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IL MARCHESE DI ROCCAVERDINA ( CAPUANA LUIGI , 1901 )
Narrativa ,
I . " C ' è l ' avvocato " , annunziò mamma Grazia affacciandosi all ' uscio . E siccome il marchese non si voltò né rispose , la vecchia nutrice , fatti pochi passi nella stanza , esclamò : " Marchese , figlio mio , sei contento ? Avremo finalmente la pioggia ! " . Infatti lampeggiava e tuonava da far credere che tra poco sarebbe piovuto a dirotto , e già rari goccioloni schizzavano dentro dall ' aperta vetrata del terrazzino . Il marchese di Roccaverdina , con le mani dietro la schiena , sembrava assorto nel contemplare lo spettacolo dei fitti lampi che si accendevano nell ' oscurità della serata , seguiti dal quasi non interrotto roboare dei tuoni . " C ' è l ' avvocato " , replicò la vecchia accostandosi . Egli si riscosse , guardò la nutrice e parve percepisse soltanto dopo alcuni istanti il suono della voce di lei e il senso delle parole . " Fallo entrare " , rispose . Poi , all ' atto della vecchia che accennava di voler chiudere la vetrata , soggiunse : " Chiudo io " . Si udì subito lo sbattere di pochi goccioloni su i vetri che tremavano scossi dall ' aria agitata dalla ondulazione dei tuoni . La tavola era sparecchiata . Un lume di ottone , a quattro becchi , illuminava scarsamente la stanza . Il marchese non poteva soffrire il petrolio , e continuava a servirsi degli antichi lumi a olio per l ' uso d ' ogni sera . Soltanto nel salotto , e perché gli erano stati regalati dalla baronessa di Lagomorto , sua zia paterna , si vedevano due bei lumi di porcellana , a petrolio ; ma non venivano accesi quasi mai . Egli preferiva le grosse candele di cera dei candelabri di argento a otto bracci , che ornavano colà le consolli dorate , nelle rarissime circostanze in cui doveva ricevere qualche persona di conto . Con l ' avvocato Guzzardi non occorreva . Era di casa , veniva a tutte le ore ; entrava fino in camera , se il marchese si trovava ancora a letto . All ' infoschirsi del viso , si sarebbe detto che quella visita , a quell ' ora , con quel tempaccio , non riuscisse molto gradita al marchese . Rimasto in piedi , accigliato , mordendosi le labbra , affondando le dita tra i folti capelli neri , egli si era voltato verso l ' uscio , attendendo . L ' avvocato gl ' incuteva una specie di paura da che si era dato agli esperimenti spiritici . Un giorno o l ' altro , quei diabolici esperimenti , povero avvocato , lo avrebbero fatto ammattire ! Fortunatamente , fin allora , la sua intelligenza si era conservata benissimo , per ciò il marchese continuava ad affidargli tutte le sue liti e tutti i suoi affari . A Ràbbato , dove trovarlo un altro avvocato più esperto e più onesto di don Aquilante Guzzardi ? Bisognava prenderlo così com ' era , con quelle sue stravaganze , che infine provenivano da troppa dottrina . Latinista , grecista , filosofo , teologo , giureconsulto , egli era tenuto meritatamente in grandissima stima anche nei paesi vicini . " Peccato che sia ammattito per gli Spiriti ! " , dicevano tutti . Il marchese non era giunto ancora ad esclamare così ; ma quelle magherie , come le chiamava , lo impensierivano per l ' avvenire . E quantunque egli fosse incerto se si trattasse di operazioni diaboliche o di fantasticaggini e allucinazioni , non poteva difendersi dal senso di paura che in quel momento lo turbava più forte , forse perché il vento , i lampi e i tuoni imperversanti fuori influivano su i suoi nervi e accrescevano l ' effetto della solita e invincibile impressione . Quando l ' alta e magra figura dell ' avvocato comparve su la soglia dell ' uscio , quasi ritagliata sul fondo dell ' altra stanza rischiarata dal lume portato a mano da mamma Grazia , il marchese si sentì correre un lieve brivido ghiaccio da capo a piedi . Visto a quel modo , gli parve più alto , più magro , più strano , con la scialba faccia interamente rasa , col lungo collo fasciato dal nero fazzoletto di seta , le cui punte formavano un piccolo nodo davanti , con le falde dell ' abito nero che gli scendevano oltre il ginocchio , coi calzoni neri quasi aderenti alle secche e interminabili gambe , con quelle stecchite braccia che si agitavano in ossequioso saluto : " Buona sera , marchese ! " . Anche la voce , che sembrava uscisse dalle profonde cavità dello stomaco , parve più cupa dell ' ordinario al marchese , che rispose con un cenno del capo e un gesto della mano invitante a sedere . " Pareva dovessimo avere chi sa che tempesta , eh ? E invece !...", esclamò don Aquilante . " Per questo non ho voluto rimettere a domani la buona notizia che posso recarvi . " E appena il marchese si era seduto dal lato opposto della tavola , don Aquilante riprendeva : " Finalmente ci siamo ! " . Il marchese spalancò gli occhi , interrogando . " Neli Casaccio sarà arrestato questa notte . " "Ma!...", fece quegli . La voce gli moriva improvvisamente nella gola . " La deposizione della moglie di Neli ha finito di convincere il giudice istruttore . Il mandato di arresto è stato firmato quattr ' ore fa e consegnato al brigadiere dei carabinieri . Vedete , marchese , se io m ' ingannavo nelle mie induzioni ! " " Che cosa ha detto quella donna ? " " Ha confermato le testimonianze di Rosa Stanga , di Paolo Giorgi , di Michele Stizza . Neli aveva esclamato più volte : " Se Rocco Criscione non smette gli faccio fare una fiammata ! " . E quando si convinse che non smetteva d ' insidiargli la moglie ... Tutto si spiega , tutto è chiaro ora ; e possiamo ricostruirci la scena . Egli lo ha atteso su la strada di Margitello , nascosto dietro la siepe di fichi d ' India , dove la strada fa gomito . Era passato da Margitello la mattina , fingendo di cacciare da quelle parti . " Salute , compare Neli . " " Salute , compare Rocco . " C ' è la testimonianza del bovaro . " Se stasera tornate a casa , potrò ripassare da qui ; faremo la strada assieme . " " Non vi scomodate , compare ; tornerò molto tardi . " Abbiamo pure la testimonianza del garzone di Santi Dimaura , che udì queste parole e intervenne nel discorso , dicendo : " La vostra mula sa la strada meglio di voi , e non ha paura dei fanghi di Margitello " . " Con la mia mula andrei anche all ' inferno ! " , rispose Rocco . " E dicono che la strada sia peggio . " " In paradiso dobbiamo andare , con la grazia di Dio ! " Risposto così , Neli Casaccio si allontanò , chiamandosi dietro il cane . Egli stesso ha deposto che il garzone di Santi Dimaura ha detto la verità . Il garzone non ha saputo riferire se l ' intonazione di quelle parole sia stata semplice , naturale o con qualche accento d ' ironia : ma l ' ironia ha dovuto esservi . Rocco , scherzando , parlava della strada dell ' inferno , e Neli parlava ... del paradiso , per non dire apertamente : " Ti manderò all ' inferno io , questa notte !"." " Nessuno però ha visto Neli Casaccio . " " Capisco ; voi , marchese , vorreste la certezza assoluta . In questo caso non ci sarebbe stato bisogno del giudice istruttore , né di tanti testimoni per raccogliere un indizio qua , un altro là , e aggrupparli , confrontarli , svilupparli . Neli Casaccio è furbo . Cacciatore di mestiere ; figuriamoci ! Ma è spaccone , ha lingua lunga . " Gli faccio fare una fiammata ! " Quando alla minaccia segue il fatto , che cosa si può chiedere di più ? " Parlando , don Aquilante aggrottava le sopracciglia , storceva le labbra , sgranava gli occhi , agitava le braccia , tenendo combaciati l ' indice e il pollice delle due mani e allargando le altre dita con gesto dimostrativo , da uomo che vuole aggiungere evidenza alle sue ragioni . E incupita la voce nel pronunziare queste ultime parole , si era arrestato , fissando in viso il marchese che lo guardava con occhi smarriti , pallidissimo , umettandosi con la lingua le labbra inaridite . " È venuta da me , l ' altra mattina , la povera vedova di Rocco " , riprese don Aquilante , vedendo che il marchese stava zitto . " Sembrava la Madonna Addolorata : " Non avrò pace fino a che gli assassini di mio marito non saranno in galera !"." " Perché dice : assassini ? " , domandò il marchese . " Perché lei crede che siano stati più di uno . " " Il colpo di fucile è stato più di uno ? " " Che ne sappiamo ? Uno quello che ha ucciso . E nessuno ha udito , nella notte , neppure quel colpo . " Don Aquilante socchiuse gli occhi , scosse la testa e fece una lunga pausa . Di tratto in tratto , quasi spruzzati per forza , pochi goccioloni sbattevano sui vetri simili a chicchi di grandine ; ma i tuoni rimbombavano con lunghi echeggiamenti , tra le grida di gioia della povera gente smaniante per la pioggia nelle scoscese viuzze attorno alla vasta casa dei Roccaverdina , isolata da ogni lato e quasi arrampicata a quell ' angolo della collina di Ràbbato che aveva in cima le torri dell ' antico castello rovesciate dal terremoto del 1693 . Dalla parte del viale che conduceva lassù , la casa dei Roccaverdina aveva l ' entrata a pianterreno , mentre dal lato opposto la facciata di pietra intagliata si elevava con tre alteri piani su le povere casette di gesso dalle quali era circondata . Gli altri lati , a mezzogiorno e a tramontana , seguivano la ripida elevazione del terreno , e davano a chi guardava l ' impressione che l ' edificio si fosse sprofondato per un avvallamento della collina . Il terrazzino della sala da pranzo rispondeva a ponente , e il vento impetuoso lo investiva di faccia . Durante la lunga pausa , il marchese aveva osservato con crescente inquietudine l ' atteggiamento dell ' avvocato che , tenendo socchiusi gli occhi e scotendo la testa , sembrava ragionasse da sé , sotto voce , poiché di tratto in tratto agitava le labbra quantunque non ne facesse uscire nessun suono . " Per conto mio " , disse don Aquilante , destandosi improvvisamente dalla concentrazione che lo aveva fatto ammutire , " io sto tentando un ' inchiesta più concludente dell ' istruttoria del processo ; ma forse è ancora troppo presto . " " Non parliamo di queste sciocchezze ... scusate , avvocato , se dico così " , lo interruppe il marchese . " E avete torto ! " Don Aquilante , col viso rischiarato da un orgoglioso sorriso di compatimento , appoggiava i gomiti su la tavola , incrociava le dita delle mani e ne faceva sostegno al mento , intanto che con voce cupa e lenta riprendeva : " L ' ho veduto ieri , per la prima volta . Non ha ancora coscienza di essere morto . Accade così per tutti gli uomini materiali . Erra per le vie del paese , si accosta alle persone , interroga , s ' indispettisce di non ricevere risposta da nessuno ... " . " Sì ... va bene ; ma io non amo ragionare di queste cose " , tornò a interromperlo il marchese , che però non riusciva a nascondere il suo turbamento . " Lasciamo in pace i morti . " " Invece i morti soffrono di vedersi dimenticati . Io lo attirerò verso di me , lo interrogherò per sapere proprio da lui ... " " E quando sarete arrivato a sapere ? ... Che valore avrà la vostra testimonianza ? " " Non voglio testimoniare , ma sapere , unicamente sapere . Ecco : io avevo già appreso , per altre vie , che l ' assassino è stato uno solo , appiattato dietro la siepe di fichi d ' India . " Il nome ! " , ho chiesto . Non me lo hanno potuto rivelare , per leggi inviolabili del mondo di là di cui noi ignoriamo la ragione . " " Ah ! " , fece il marchese . " Ma se quel che voi volete darmi a intendere fosse vero , non rimarrebbe più nessun delitto impunito e il governo potrebbe abolire la polizia . " " È un altra quistione ! " , rispose don Aquilante . " Lasciamo andare ; non mi convincerete mai , mai , mai ! E poi , la Chiesa proibisce queste operazioni diaboliche . È provato che si tratta di inganni del diavolo . Vi siete lasciato invischiare , così dotto come siete . Ma già voi altri dotti incappate negli errori più di noi ignoranti ... " " Non direte così tra qualche mese ! " " Oh , vi prego di lasciarlo in pace ... cioè , di lasciarmi in pace ! " , si corresse il marchese . " Penso all ' arresto di Neli Casaccio . Se il giudice istruttore si è deciso a ordinarlo ... " " La giustizia umana fa quel che può . O prove evidenti , o indizi che conducano a una prova morale ; non ha altri mezzi . " " E così , spesso , condanna qualche innocente ! " " Non lo fa a posta ; errare humanum est ! Ma nel caso nostro è difficile che sbagli . Rocco era un brav ' uomo ; non aveva nemici . Chiassone , sì ; donnaiolo , anche ! Da che aveva preso moglie però ... Gli piaceva di scherzare ciò non ostante . La stessa moglie di Casaccio ha detto al giudice istruttore : " Tempo fa , è vero , mi si era messo attorno , non mi dava requie . Mandava imbasciate , quando non aveva occasione di parlarmi lui stesso . Ed io : ' Siete pazzo , santo cristiano ! Non faccio un torto a mio marito . Povera , ma onesta ! ' . Poi si era chetato . E mio marito lo sapeva , e non lo minacciava più ... Erano tornati amici "." " Ha detto : si era chetato ? " " Sarà stato vero ? La donna ha interesse di scusare sé e il marito . " " Si era chetato ! " , mormorò il marchese . E strizzò gli occhi , levandosi da sedere . Respirava fortemente , quasi sentisse mancar l ' aria nella stanza . Aperti prima gli scuri dell ' imposta , spalancò poi la vetrata e si affacciò al terrazzino . Don Aquilante lo raggiunse . Dietro le nuvole diradate e sospinte dal vento , sembrava che la luna corresse rapidamente pel cielo . Al velato chiarore lunare i campanili , le cupole delle chiese di Ràbbato si scorgevano nettamente tra la bruna massa delle case affollate nell ' insenatura della collina . Tutt ' a un tratto , il vasto silenzio fu rotto da una roca voce che gridava quasi imprecando : " Cento mila diavoli al palazzo dei Roccaverdina ! Oh ! oh ! - Cento mila diavoli alla casa dei Pignataro ! Oh ! oh ! - Cento mila diavoli alla casa dei Crisanti ! Oh ! oh ! " " È la zia Mariangela , la pazza ! " , disse il marchese . " Ogni notte così . " E il grido riprendeva , roco , con una specie di cantilena feroce . " Suo marito la tiene incatenata come una bestia " , rispose don Aquilante . " Dovrebbe immischiarsene l ' autorità ; farla rinchiudere in un manicomio . " La pazza tacque . Il vento aveva già spazzato le nuvole . Il temporale si era già allontanato , con gli stessi lampi che incendiavano un largo spazio di cielo , verso Aidone , dietro le colline di Barzino . " Sempre così ! Sarà un gran guaio anche quest ' anno ! " , disse don Aquilante . " Buona notte , marchese . " Il marchese stava per rispondere , quando un altro grido , acuto , straziante , gli arrestò le parole in gola : " Figlio ! ... Figlio mio ! " . " È la moglie di Neli Casaccio ! " , esclamò l ' avvocato , voltandosi verso il punto da cui il grido veniva . " I carabinieri sono andati ad arrestarlo . Guardate , là , nella Piazzetta delle Orfanelle ... " Al chiarore della luna , essi poterono scorgere il gruppo dei carabinieri che conducevano via l ' arrestato . E l ' affettuoso grido della moglie di Neli Casaccio vibrò di nuovo , dolorosamente , nell ' oscurità , tra il sibilare del vento che riprendeva violentissimo . " Figlio ! ... Figlio mio ! " II . Due giorni dopo , il marchese di Roccaverdina vedeva ricomparire l ' avvocato che questa volta non veniva solo . L ' anticamera era piena di contadini e di operai , tutti in piedi attorno al tavolino dove il marchese , seduto , esaminava liste di conti scarabocchiate con grossa scrittura . " Scusate , marchese " , disse l ' avvocato inoltrandosi tra le persone che si scostavano per lasciarlo passare . " Dobbiamo parlare di cosa urgente . C ' è qui compare Santi Dimaura ... " " Voscenza mi benedica ! " , soggiunse questi , sporgendo la testa dietro le spalle di don Aquilante . " Andate di là ; mi spiccio subito . " Don Aquilante abbozzò un gesto per significare : " Fate pure con comodo ! " , e accennò al vecchio contadino di seguirlo . Dalla stanza dov ' erano entrati essi udirono , poco dopo , la robusta voce del marchese che pareva litigasse con parecchi . Timide risposte interrompevano , a intervalli , le sfuriate , i rabbuffi , le parolacce , le bestemmie che gli sgorgavano dalla bocca simili a un torrente . E durò una buona mezz ' ora . Don Aquilante , con una gamba accavalciata all ' altra , una mano davanti agli occhi e il mento chinato sul petto , assorto in profonda meditazione , non aveva risposto a due o tre domande del vecchio che , seduto in un canto , vicino a l ' uscio , girava tra le mani il berretto di panno nero , di Padova , e sembrava atterrito dagli urli del marchese che non finivano più . Finalmente si udì sbatacchiare la porta di entrata e , quasi subito , acceso in viso pel sangue che gli saliva alla testa ogni volta che montava in collera , il marchese irruppe nella stanza , facendo balzare in piedi l ' avvocato che in quel momento chi sa dov ' era con la fantasia . " Qualche giorno mi scoppierà una vena del petto ! Vogliono far le cose a modo loro ! E se uno non sta loro addosso come un aguzzino , gli rubano fin l ' aria che respira ! Posso essere dappertutto ? Non sono Domineddio ! " Era l ' ultima vampata . " Che c ' è di nuovo ? " , poi domandò rabbonito d ' un tratto , aggiustandosi in capo il berretto di martora . " Dice compare Santi ... " , cominciò l ' avvocato . " Per fare un piacere a voscenza " , soggiunse il vecchio contadino . " Un piacere a me ? A voi stesso più tosto . Si tratta , suppongo , di quella lingua di terreno , è vero ? " " Eccellenza , sì . " " Compare Santi era mal consigliato " , disse don Aquilante . " Sono vecchio , eccellenza . Ho consumato la mia vita su quelle zolle . Che vuole ? Ho piantato io quegli alberi ; e mi paiono figli miei . E quella casetta l ' ho fabbricata io , con queste povere mani . Voscenza vuol bene a Margitello ? Vuol bene alla casina , colà ? È la stessa cosa per me . Chi poco ha , caro tiene . Le male persone però vogliono farmi passare una cattiva vecchiaia . Come hanno potuto dire che ce l ' avevo a morte con la buon ' anima di compare Rocco ? E voscenza lo ha pure creduto ! E il giudice istruttore mi ha tenuto due ore tra le tanaglie , per strapparmi di bocca : " L ' ho ammazzato io ! " . Perché dovevo ammazzarlo ? Perché compare Rocco faceva gl ' interessi del suo padrone ? Perché più volte mi aveva accusato di alterare il limite ? Il pretore però non ha potuto mai condannarmi ... Basta ! Ho detto : finiamola ! Il signor marchese vuole così ? Sia fatta la sua volontà ! " La voce del vecchio tremava ; le parole gli uscivano lentamente di bocca , quasi bagnate di lagrime . " Ve l ' ho già spiegato " , disse don Aquilante . " Nell ' operato del giudice istruttore il signor marchese non c ' entra . La giustizia fa il suo dovere ; non ha riguardi per nessuno . " " Ora hanno arrestato Neli Casaccio , poveretto ! " " Che ve n ' importa ? Badate ai fatti vostri . " " Sceglieremo due periti " , fece il marchese . " Stavo per dire di no , sentendovi piagnucolare . Non ve la rubo quella lingua di terreno ; ve la pago ... Vi piacerebbe , se qualcuno venisse in casa vostra a occupare una stanza ? Così voi , a Margitello ; siete in mezzo alla mia tenuta , come quell 'estraneo." " Ma io mi trovavo là fin da quando i fondi attorno erano di altri proprietari . Se essi li hanno venduti a voscenza , che colpa ne ho io ? ... Quando dovrò dare il consenso al notaio mi sentirò strappare un brano di cuore ! ... Pur troppo , in questo mondo , la brocca di terra cotta che vuol cozzare col sasso ha sempre la peggio ! " " Ora non sapete quel che vi dite ! " , lo ammonì don Aquilante . " Lo so anzi , signor avvocato ! E il pianto che faccio io Gesù Cristo deve farlo scontare con lagrime di sangue a colui che ha ammazzato compare Rocco Criscione ! Senza di questo , io non sarei costretto , per vivere in pace gli ultimi quattro giorni di vita , a vendere il fondo che mi ha lasciato mio padre , e che fu di mio nonno e che doveva essere dei figli di mio figlio , orfani da due anni ! Rimarranno poveri e nudi in mezzo alla strada , perché la terra non la porta via nessuno , e i danari si squagliano tra le mani come la neve . " " Potrete comprare un altro pezzo di terreno . " " Ah , signor avvocato ! Non sarà mai quello che ho innaffiato tanti anni col sudore della mia fronte . Lagrime di sangue deve piangere colui che ha tolto la vita a compare Rocco Criscione ! È vero , eccellenza ? Per voscenza è stato come se le avessero troncato la mano destra . Compare Rocco era un altro padrone ! " Rabbuiatosi in volto , il marchese andava su e giù per la stanza , stringendosi le mani . " Vedete ? " , disse don Aquilante . " Il marchese non vuole neppure aver l ' aria di farvi una soperchieria . Chi vi ha detto niente ? Siete venuto da me per vostra spontanea volontà . E intanto uscite fuori con certi discorsi ! " " Non vi faccia specie , signore mio ! Il cuore vuole il suo sfogo . " E il vecchio contadino si asciugava gli occhi col dorso d ' una mano mezza anchilosata dal rude lavoro dei campi . Intravedendo , con la coda dell ' occhio , qualche cosa di nero fermatosi silenziosamente in mezzo all ' uscio , il marchese rizzò la testa . " Che vuoi ? Che vieni a fare qui ? " , gridò con voce turbata . L ' avvocato e compare Santi si voltarono . E , riconosciuta la vedova di Rocco Criscione , si tirarono da parte . Vestita a lutto , avviluppata nell ' ampia mantellina di panno nero che le copriva la fronte , lasciando scorgere , tra le falde tenute strette con le due mani sul mento , appena gli occhi il naso e la bocca , la donna non fece un passo né un movimento . Rispose quasi sottovoce : " Sono venuta per qualche notizia , se mai ... " . Quell ' atteggiamento e il tono della voce dovettero irritare maggiormente il marchese . " Sono forse il giudice istruttore io ? " , esclamò con stizza . " Ne so quanto te , quanto gli altri ! " E , a un tratto , accortosi che le dava del tu , si morse le labbra , tentò di frenarsi : " Si farà la causa alle Assise , in Caltagirone ... Sarete chiamata . Ci saranno tre avvocati da parte vostra . E questo qui " , soggiunse il marchese indicando don Aquilante , " vale per dieci ! Alle spese penso io . Non c ' è bisogno che veniate a stimolarmi , a sollecitarmi ... Che posso fare più di quel che ho fatto e faccio ? Era vostro marito ; ma era anche il mio fattore , la mia mano destra , come diceva or ora compare Santi ; ed io l ' ho pianto e lo piango più di voi ... Che bisogno c ' è di venire qui ? ... Ve l ' ho detto e ridetto : è inutile venire da me ! " . Parlando , il marchese si era nuovamente irritato , alzava la voce , gesticolava agitatissimo . Anche una persona che non avesse saputo quel che era corso tra quella donna e lui , avrebbe facilmente capito che la irritazione sorpassava il motivo apparente , e che le parole e l ' accento con cui venivano pronunziate significavano qualche cosa di più di quel che veramente dicevano . A Ràbbato nessuno ignorava che Agrippina Solmo era stata fino a tre anni addietro la femina del marchese , come colà si esprimono con vocabolo poco indulgente . Nessuno ignorava che egli aveva posseduto quella contadina sin da quando ella aveva sedici anni ; che l ' aveva mantenuta meglio di una signora , e che per qualche tempo anche i parenti di lui avevano creduto che finalmente avrebbe commesso la pazzia di renderla marchesa di Roccaverdina . Intorno ai fatti avvenuti dopo , non si sapeva niente di certo . Ognuno diceva la sua per spiegare la subitanea risoluzione del marchese di dar marito a colei . La cosa era passata tra il marchese e Rocco Criscione , detto anche Rocco del marchese perché factotum di casa Roccaverdina . Solamente , ragionando con un amico , una volta Rocco si era lasciato scappare di bocca : " Se il marchese mi avesse ordinato : " Buttati giù dal campanile di Sant ' Isidoro " , mi sarei buttato a chiusi occhi ! " . Vedendo che la donna restava là , con lo sguardo implorante fisso addosso al marchese , chiusa nella mantellina nera e immobile come una statua su la soglia dell ' uscio , don Aquilante , che si era già dato una spiegazione di quella scena , pensò bene d ' intervenire . E avvicinatosele , cominciò a dirle a bassa voce : " Il marchese ha ragione . Ormai tutto è in mano della giustizia . Per quel che lo riguarda , non dubitate , spenderebbe fino all ' ultima stilla del suo sangue , se occorresse . Tornate a casa vostra ; e quando vorrete sapere notizie , venite da me , sarà meglio ... Andate dunque ! " . Agrippina Solmo abbassò gli occhi , stiè un istante indecisa , poi , senza un motto né un gesto , lentamente volse le spalle e sparì come se avesse avuto le suole delle scarpe foderate di ovatta . Il marchese , quasi masticando qualcosa di amaro , si era accostato alla vetrata della finestra per evitare di guardare la vedova . " Vestita di nero , col viso pallido , gli occhi intenti e le labbra scolorite , essa deve sembrargli una fantasima di mal augurio " , pensava don Aquilante , " anche forse perché gli fa temere una ripresa che potrebbe produrre quelle conseguenze da lui volute evitare dandola in moglie a Rocco Criscione ! " " Bisogna compatirla , poveretta " , egli disse tornando indietro . E annunziò : " È andata via ! " . " Quella stupida di mamma Grazia ! Perché la lascia entrare ? " , brontolò il marchese . E riscotendosi , soggiunse : " Ah ! ... Mi ero scordato che voi eravate qui per l ' affare di Margitello . Insomma , che dobbiamo concludere ? Vogliamo fare alla buona , tra noi , senza periti né altro ? ... Cinquant ' onze ! " . " Che dice mai , voscenza ? " , rispose il vecchio contadino rimasto presso l ' uscio . " Sessanta ? " " È il meglio pezzo di terreno , eccellenza ; il cuore di Margitello . " " Più sassi che terra . Dovrò pagarlo a peso d ' oro ? " " Quel che vale , eccellenza . " " Oh ! Se intendete di prendermi per la gola ... " " No , eccellenza ! " " Sentiamo dunque : che pretendete ? " Il vecchio stette un po ' a riflettere , portò la mano destra al petto , quasi si accingesse a pronunziare un giuramento , e balbettò : " Cent ' onze , eccellenza ! " . Il marchese diè uno scatto . " Per farmi piacere , eh ? Cent ' onze ! ... Per farmi piacere ? ... Vi paiono fichi secchi cent ' onze . E venite a dirmelo qui ! E scomodate l ' avvocato , quasi fosse vostro servitore ! ... Cent ' onze ! " " Compare Santi però ... " , tentò d ' interromperlo don Aquilante per calmarlo . Ma il marchese non gli diè retta , e continuò a gridare come un ossesso : " Cent ' onze ! ... Volete scommettere che non vi faccio più andare nel vostro feudo ? ... Lo stimate certamente un feudo , se ne chiedete cent ' onze ... Chiudo tutti i sentieri ; litigheremo ... Intanto dovrete andarvi col pallone nel gran feudo di cent ' onze ! ... Avrei dovuto fare così da un pezzo . Domani ! Manderò a disfare con un aratro sentieri e viottole . E chi crede di avere diritti , procuri di farli valere ! " . " Ma , eccellenza !..." " Zitto , compare Santi ! " , disse l ' avvocato . " Lasciate che parli io ... " " Cent ' onze ! " , sbraitava il marchese . " E se facessi un taglio ? " , propose l ' avvocato . Il vecchio assentì con un gesto e soggiunse : " Fate come vi pare ! Sono venuto qui ad afforcarmi ; coi miei propri piedi ci sono venuto ! Il signor marchese non dovrebbe approfittarsi delle circostanze ... Dio non vuole ! " . " Zitto ! ... Settant ' onze ! " , buttò là in mezzo don Aquilante . E fece il gesto , quasi aprisse il pugno pieno di monete e le spargesse per terra . Il vecchio abbassò il capo , si prese il mento tra l ' indice e il pollice d ' una mano ; poi , rassegnatamente alzò le spalle . " Andiamo dal notaio , eccellenza ! " , conchiuse con un fil di voce . III . Ogni volta che entrava nel camerone , come veniva chiamato il salone della baronessa di Lagomorto , don Silvio La Ciura si sentiva compreso da un sentimento di ammirazione che lo rendeva più timido del solito . Era rimasto in piedi , con una punta del cappello da prete appoggiata alle labbra , e sembrava quasi smarrito tra i vecchi mobili che davano allo stanzone bislungo un ' aria di decrepitezza e di abbandono . Attendendo che la baronessa comparisse da uno dei quattro usci alti fino al cornicione , dopo di aver dato una rapida occhiata ai ritratti polverosi ; ai quadri anneriti e screpolati ; agli specchi con cornici barocche , appannati e mezzi rosi dall ' umidità , che coprivano le pareti ; ai canterali tinti in verde pallido con fiori e fregi bianchi , alla pompeiana , nei margini e nel centro delle cassette ; alle esili seggiole con spalliere dorate , alle poltrone e ai due canapè di stile impero , rivestiti con damasco rosso già stinto e logoro , don Silvio si era fermato a contemplare il gran quadro senza cornice , dove si scorgevano a mala pena la calva testa di san Pietro , quelle di altre cinque figure di fantesche e di soldati che lo circondavano nel pretorio di Pilato , e un gallo , su la balaustrata del portico , col becco aperto in atto di cantare . Egli avrebbe voluto vedere quel quadro in chiesa , su l ' altare di una cappella , e non là irriverentemente sovrapposto alla spinetta verniciata in giallo smorto con fregi neri e sorretta da tre sottili gambe quadrate , che stava appoggiata lungo il muro , con la parte della tastiera verso il finestrone . Ma non osava di tornar a suggerire alla baronessa l ' idea di regalarlo alla parrocchia . Quel quadro era stato portato da Roma , nel Seicento , da uno degli antenati di suo marito , ed ella voleva conservare intatti tutti i ricordi di famiglia , come li aveva trovati il giorno che dalla casa dei Roccaverdina era venuta in quella degli Ingo - Corillas , baroni di Lagomorto , sposa al baroncino don Alvaro più di mezzo secolo addietro . Il fruscio della gonna sui mattoni verniciati del pavimento rivelò al prete la presenza della baronessa soltanto mentr ' ella gli passava accanto per andare a sedersi in quell ' angolo di canapè dove soleva rannicchiarsi le rare volte che riceveva la visita di un parente o di persone molto intime . Don Silvio era tra queste . Alta , stecchita , piena di rughe ma ancora rubizza , con capelli bianchissimi divisi in due bande che le coprivano le orecchie e le rimpicciolivano il volto tra le pieghe del fazzoletto di seta nera annodato sotto il mento ; vestita di leggera stoffa grigia e coi mezzi guanti di filo dello stesso colore alle mani scarne e affilate , la baronessa era entrata senza far rumore dall ' uscio a cui don Silvio voltava in quel momento le spalle . Il prete fece un profondo inchino , si accostò a baciarle la mano appena ella , messasi a sedere , gli ebbe accennato una poltrona ; poi , con umile atteggiamento ed esile voce , incominciò : " Mi manda Gesù Cristo ... " . " Gesù Cristo vi manda da me troppo spesso ! " , lo interruppe la baronessa , sorridendo benignamente . " Si rivolge alle persone che possono fare e fanno volentieri la carità " , rispose don Silvio . E così dicendo , parve volesse rendere più piccola la sua personcina bassa , magra , che nelle occhiaie e nelle pallide gote infossate mostrava i segni dei digiuni e delle penitenze con cui macerava il misero corpo . " Gesù Cristo però " , riprese la baronessa crollando la testa , " si ricorda dei poveri che non hanno come sfamarsi , e dimentica che ricchi e poveri abbiamo già bisogno della pioggia pei seminati , per le vigne , per gli ulivi ! " " Pioverà , a suo tempo , se i nostri peccati non vi mettono ostacolo . " " Voi fate penitenza per tutti , voi " , soggiunse la baronessa . " Io sono più peccatore degli altri ! " " Diteglielo , diteglielo a Gesù Cristo . Ci vuole la pioggia , Signore ! Ci vuole la pioggia ! " " Glielo dirò " , rispose con semplicità il buon prete . " Intanto vengo a raccomandarle di nuovo quella povera donna , la moglie di Neli Casaccio . Ora che suo marito è in carcere , perisce di stenti la poveretta , con quattro figli che non possono darle nessun aiuto . Ella giura , al cospetto di Dio e dei santi , che suo marito è innocente . " " Se è così , non potranno condannarlo . " " Quando era in libertà , provvedeva lui alla famigliuola col suo mestiere di cacciatore . " " Manderò un sacco di grano , anzi di farina ; sarà meglio . " " Dio glielo renda , tra cent ' anni , in paradiso . " " Vorrei piuttosto " , riprese la baronessa , " che Dio me lo rendesse un po ' anche in questo mondo , almeno aggiustando il cervello a mio nipote il marchese , liberandolo dalle male arti di quella donnaccia ... Tenta di riafferrarlo la sfacciata ! Non ho chiuso occhio questa notte , dopo di aver saputo ... " " Sia fatta la volontà di Dio ! " , esclamò don Silvio , giungendo rassegnatamente le mani . " La volontà di Dio qui non c ' entra per niente " , replicò quasi stizzita la baronessa . " Dio non può permettere certe enormità ; non può volere che la figlia di una raccoglitrice di ulive diventi marchesa di Roccaverdina . Pares cum paribus , ha detto il Signore . " " Siamo tutti uguali davanti a lui ! " " Oh , no , no ! " , ella protestava . " Perché dunque Gesù Cristo ha voluto nascere da una madre di stirpe reale ? San Giuseppe , falegname , fu padre putativo soltanto . " La baronessa si fermò un istante , aspettando che don Silvio le desse ragione . E siccome il prete rimaneva zitto , con gli occhi bassi , ella continuò : " Ai miei tempi si rimediava a tutto col braccio delle autorità ; ma oggi ! ... Io però ho mandato a chiamare quella donna ; dovrebbe già essere qui , se lo stolido di don Carmelo ... " . In quel punto , il vecchio servitore che faceva da maestro di casa , da cameriere e da cuoco in casa della baronessa , affacciava la testa da uno degli usci , annunciando che quella donna attendeva nell ' anticamera : " Posso farla entrare ? " . " Subito " , rispose la baronessa . Agrippina Solmo salutò , con un cenno del capo , prima lei , poi don Silvio e , chiusa nella mantellina , eretta , quasi altera , gettando sguardi diffidenti e scrutatori ora su l ' una , ora su l ' altro , si avvicinò lentamente verso il canapè . " Che comanda , voscenza ? " Il tono della voce era umile , l ' atteggiamento no . " Non comando niente ; sedete . " E rivolgendosi a don Silvio , la baronessa soggiunse : " Ho piacere che voi siate testimone . Sedete " , replicò , vedendo che la Solmo restava ancora in piedi . Poi , dopo alcuni istanti di paura , con aria severa e accento duro , disse : " Figlia mia , parliamoci chiaro . Se avete fatto ammazzare vostro marito ... " . " Io ? ... Io ? " La baronessa , senza lasciarsi intimidire dall ' energica protesta , né dall ' occhiata divampante di indignazione che l ' aveva accompagnata , continuò : " C ' è chi lo sospetta e lo farà sapere anche alla giustizia ! " . " E perché , perché lo avrei fatto ammazzare ? Io ? Oh , Vergine santissima ! " " Chi sa che vi è passato per la testa ! Tentazioni del demonio , certamente . Vi eravate messa in grazia di Dio prendendo marito ... Non vi accuso per quel che è accaduto prima ; vi compatisco anzi ... La miseria , i cattivi consigli , la giovinezza ... Forse neppure comprendevate il male che vi si faceva commettere . Infatti , vi siete comportata quasi da donna onesta ... Mio nipote , dall ' altra parte , ha fatto il suo dovere . Si è tolto ogni scrupolo di coscienza . Siete ricca , si può dire , con la dote ch ' egli vi ha dato ... Perché dunque non lo lasciate in pace ? Che vi passa per la testa ? Fingete di non capire quel che vi dico , eh ? " " Ma ... signora baronessa ! " " Sbagliate , figlia mia , se v ' immaginate che possa riuscirvi ora quel che non vi è riuscito l ' altra volta ! " " Che cosa , signora baronessa ? " " Segnatevelo qui , su la fronte . C ' è chi tiene bene aperti gli occhi e vi sorveglia ! Se avete fatto ammazzare vostro marito per ... " Agrippina Solmo scattò dalla seggiola , lasciò cascare su le spalle la mantellina , e levando in alto le braccia , imprecava : " Fulmini del cielo , Signore ! Fuoco in questa e nell ' altra vita a chi mi vuol male ! " . E coprendosi il volto con le mani , scoppiava in pianto dirotto . " Calmatevi ! " , intervenne don Silvio . " La baronessa parla pel vostro bene ... " " Voi che siete un santo servo di Dio ! " , singhiozzava la vedova , asciugandosi le lagrime e facendo sforzi per frenarle . " Parlo a un confessore , come se fossi in punto di morte . L ' hanno ammazzato ... mio marito ... a tradimento ! Oh ! ... Farlo ammazzare io ! ... Chi lo dice ? ... Venga in faccia a me ! ... Giuri su l ' ostia consacrata ! ... Se c ' è Dio in cielo ... " " C ' è , c ' è , figliuola mia ! " , esclamò don Silvio , stendendo le mani , quasi volesse chiuderle la bocca e impedirle di bestemmiare . " Per quale scopo dunque andate così spesso da mio nipote ? " , strillò la baronessa . " Non vi cerca lui ; non vi manda a chiamare lui ! " " Pel processo , pei testimoni . " " Il processo ? L ' ha istruito il giudice . I testimoni ? Deve forse scovarli mio nipote ? Pretesti ! Pretesti ! Ormai dovreste averla capita . Se vi lusingate di ricominciare da capo , se vi siete messa in testa ... di salire alto dalla vostra condizione ... Ecco perché la gente sospetta : l ' ha fatto ammazzare essa il marito ! " Agrippina Solmo si era rimessa a sedere . Non piangeva più ; sembrava irrigidita contro la terribile accusa gettatale in viso dalla vecchia signora . E , quasi continuasse ad alta voce il rapido ragionamento interiore che le agitava le labbra e la faceva errare con sguardi smarriti lontano lontano , parlava senza rivolgersi a nessuno , ora lentamente , ora a sbalzi : " Dio solo può saperlo ! ... Avevo sedici anni . Non pensavo al male ; ma , insistenze , preghiere , promesse , minacce ... In che modo resistergli ? ... E sono stata la sua serva , la sua schiava , dieci anni , volendogli bene come a un benefattore . In prova , il giorno che all ' improvviso egli mi disse : " Devi prendere marito , il marito che ti do io ... " . Ah , signora baronessa ! ... Abbiamo un cuore anche noi poverette ! ... Avrei voluto continuare ad essere soltanto sua serva , sua schiava ... Che ombra potevo dargli ? Eppure non fiatai . Ha comandato , ed ho obbedito . Che ero io rimpetto a lui ? Un verme della terra ... Ed ora , infami ! dicono che ho fatto ammazzare mio marito perché vorrei ... Ma a chi devo ricorrere in questa circostanza ? Non ho più nessuno al mondo ! " . " Abbiate fiducia in Dio , figliuola mia ! " " Se il Signore voleva proteggermi , non mi toglieva il marito ! " , ella rispose bruscamente a don Silvio , alzando le spalle . " È peccato mortale quel che dite ! " " Si perde anche la fede in certi momenti ! " Raccolse la mantellina , se l ' aggiustò su la testa , chiuse sdegnosamente attorno al volto le falde davanti e , ritta , aggrottando le sopracciglia , stringendo le labbra , attese così che la baronessa la licenziasse . La baronessa in quell ' istante parlava sottovoce all ' orecchio di don Silvio . " Ma è poi vero ? " , rispose il prete . " Le donnacce come lei sono capaci di tutto ! " " Comanda altro , voscenza ? " Agrippina Solmo non dissimulava l ' impazienza di andarsene . " Badate a quel che fate ! Uomo avvisato è mezzo salvato " , rispose seccamente la baronessa . E la seguì fino all ' uscio con gli sguardi aguzzi , tetri di rancore , che sembrava la sospingessero fuori per le spalle . " Questa è la grossa spina che ho nel cuore ! " , ella esclamò . " Dopo d ' aver fatto tanto per indurre mio nipote a darle marito ! ... Almeno non c ' era più pericolo di vedergli commettere una pazzia ! ... Ma già noi Roccaverdina siamo , chi più chi meno , col cervello bacato ! Mio fratello il marchese , padre di mio nipote , sciupava tempo e danaro con le corse dei suoi levrieri . Voi non lo avete conosciuto . Si era fatto fare un vestito da burattino , all ' inglese , diceva lui , e andava attorno pei paesi vicini a ogni festa di santi patroni , facendo la concorrenza ai ginnetti ... Mio fratello il cavaliere si è rovinato per le antichità ! Scava ossa di morti , vasi , brocche , lucerne , monetacce corrose , ed ha la casa piena di cocci . Suo figlio se ne è andato a Firenze a studiare pittura , in apparenza ; a buttar via quattrini , in realtà ; quasi suo padre non bastasse da solo a mandar per aria il patrimonio ! ... Mio nipote , il marchese attuale ... Oh ! C ' è il castigo di Dio su la nostra casa ! " S ' interruppe vedendo entrare dall ' uscio rimasto socchiuso quattro canini neri , bassi , mezzi spelati , con gli occhi cisposi , quasi vecchi quanto lei , che volevano saltarle tutti insieme su le ginocchia . " La mia pazzia , lo so " , ella disse allontanando dolcemente i canini , " sono questi qui . Ma io non rovino nessuno ; e per gli affari , me ne vanto , il cervello l ' ho a posto . Così lo avesse avuto a posto il barone mio marito ! ... Bravo , don Carmine ! " Strascicando la gamba , reggendo con le due mani uno scodellone di pane e latte , il vecchio s ' inoltrava cautamente per non versare la zuppa , imbarazzato dalla ressa delle quattro bestioline che , alla vista del loro pasto , erano corse ad abbaiargli e a saltellargli attorno alle gambe . Inutile precauzione ! Sospingendosi , urtando lo scodellone con le zampe e coi musi , i cani facevano schizzare parte della zuppa sul pavimento ; e la baronessa , intenerita , si chinava soltanto ad accarezzarli , chiamandoli per nome , per impedire che si mordessero , esclamando ripetutamente : " Povere bestie ! Avevano fame , povere bestie ! " . Don Carmine , piegato in due , con le mani dietro la schiena , tentennava la testa osservando i bei mattoni di Valenza insudiciati . " Non occorre ripulire ; ripuliscono essi " , gli disse la baronessa mentre egli si chinava per riprendere lo scodellone vuotato . E leccato bene il pavimento , i cani andavano quatti quatti ad accucciarsi , raggomitolandosi a due a due , sui seggioloni destinati a loro in un angolo , con cuscini a posta . " Anche questa è carità , caro don Silvio ! " , disse la baronessa accomiatandolo . IV . Poco più in là del portone da cui era uscita , Agrippina Solmo si trovava a faccia a faccia con mastro Vito Noccia , calzolaio . " Che vi accade , comare Pina ? Avete un viso ! " " Niente ; lasciatemi andare ! " Voleva evitare di fermarsi ; ma quegli soggiunse : " Ho ricevuto or ora la cedola per la testimonianza alle Assise . Sentite , comare Pina : in quanto a Neli Casaccio , ve lo giuro , non so nulla . Non voglio dannarmi , comare ! " . " Chi vi forza a dire il falso ? " " Quell ' anima lunga di don Aquilante ... " Ella lo interruppe : " Lo avete sentito dire , per caso , che ho fatto ammazzare io mio marito ? " . " Voi ? Oh , Vergine Maria ! " " Me l ' han rinfacciato or ora , mastro Vito ! " E accennò , con significativa occhiata , la terrazza centrale sovrastante al portone dei Lagomorto . " L ' avete sentito dire ? " , insisteva con sordo fremito nella voce . " Io , io che darei tutto il sangue delle mie vene per farlo risuscitare un solo minuto ! " " E il marchese che ne pensa ? " " Ah , mastro Vito ! Non si può più discorrere con lui . Diventa un animale feroce appena gli si parla di Rocco . " " Povero signore ! Gli voleva un gran bene . Ma non vi angustiate per questo . Voci di mala gente . " " Vi saluto ; scusate . " Andava a rapidi passi , rialzando con una mano la gonna , guardando dove metteva i piedi per evitare le pozze rossastre formate dall ' acqua mista con feccia versata da una cantina dove travasavano il vino . E intanto pensava al marchese che diventava , come si era espressa , un animale feroce ogni volta che ella andava da lui per parlargli del processo . " Perché ? Perché ? " Non sapeva spiegarselo . Sospettava dunque anche lui quel che dicevano le male genti ? Era impossibile ! E affrettava più il passo . Gli occhi le si velavano di lagrime , il cuore le batteva con violenza , come più ora rifletteva intorno allo strano contegno di lui . Era cangiato dalla mattina alla sera , pochi giorni prima della disgrazia . Una volta , appena vistala entrare e mentre ella stava per togliersi la mantellina , le aveva gridato : " Vattene ! Vattene ! " . L ' aveva quasi scacciata . Poi , richiamatala addietro , si era rabbonito tutt ' a un tratto . E quante domande ! " A che ora Rocco è tornato da Margitello ? Perché è venuto ed andato via senza farsi vedere da me ? " Quasi lo facesse spiare o lo spiasse . Ripensando alcuni particolari a cui non aveva mai badato , sentiva un turbamento profondo , una specie di smarrimento . E affrettava ancora il passo . " Perché ? Perché ? " , tornava a domandarsi . " È possibile ? Sospetta anche lui ? Ah , Signore ! " Mamma Grazia , che spazzava l ' anticamera , se la vide davanti come un fantasma . " Dov ' è ? " " Ma , santa cristiana , non lo sapete che non vuole ? " " Lasciatemi entrare . Dov ' è ? " " Mi sgriderà ; se la prenderà con me ! " " Glielo dirò , state tranquilla , che sono entrata di forza . " E attraversando stanze , e spalancando usci , e frugando , si rivedeva là non da serva , come aveva detto alla baronessa , ma da vera padrona , con le chiavi della dispensa o del magazzino alla cintola , per averle pronte quando arrivavano i garzoni col mosto o col grano al tempo della vendemmia o del raccolto . Si rivedeva occupata a riguardare la biancheria , a riporre negli armadi quella lavata e stirata ; in faccende per la casa , assieme con mamma Grazia che brontolava , povera vecchia , perché si credeva spodestata della sua autorità di nutrice . " Lo hai stregato ! Lo hai stregato ! " Glielo diceva sul viso , povera vecchia ! E ciò non ostante , la rispettava , perché da colui ch ' ella aveva nutrito col suo latte le era stato ordinato : " Voglio così , mamma Grazia ! " . Ma dov ' era ? Non lo aveva trovato in camera , né nella sala da pranzo , né in salotto , né nello studio , né in quella stanza ingombra di selle vecchie e nuove , di briglie , di cavezze , di arnesi di ogni sorta per carrozza e per carri . Là , in un angolo , coi capelli disciolti , ella si era dati tanti pugni su la testa ! Accoccolata per terra aveva singhiozzato e pianto una intera nottata , quando le era stato annunziato : " Domani te n ' andrai a casa tua , per l ' occhio della gente . Vi sposerete fra un mese ! " . Erano passati quasi tre anni , ma in quell ' istante le pareva di vedere in quell ' angolo un ' altra se stessa e ne sentiva immensa pietà . Ah ! Si sarebbe buttata di nuovo per terra , dandosi pugni su la testa , a sfogarsi a piangere la sua mala sorte anche ora ! ... Dov ' era ? Come non lo trovava ? Giunta davanti al pianerottolo della scala che conduceva al piano di sotto , cominciò a scendere . La testa le vagellava talmente , da sentir bisogno di appoggiarsi al muro per non ruzzolare gli scalini . " Voglio saperlo ! Dalla sua bocca voglio saperlo ! " E attraversava altre stanze quasi vuote , e spalancava altri usci , fino alla cameretta laggiù , in fondo , dove aveva dormito nei primi mesi , allora ! e dove era restata parecchie settimane quasi nascosta , vergognandosi di farsi vedere per le stanze da mamma Grazia , da Rocco , dalle altre persone di casa . E nell ' atto di stendere la mano al pomo di rame dell ' uscio , quasi la parete fosse sparita a un tratto , le parve di vedere il lettino con la coltre bianca , e il tavolino con lo specchio , e il lavamano di ferro , e le vesti appese al muro , e la cassa nuova di abete , tinta in verde , allato all ' uscio , con la biancheria che ella si era cucita da sé , con le calze che si era lavorate da sé a casa sua , prima che il marchese si risolvesse di farla venire là , seccato di andare da lei , di notte , a ora tarda , in quel remoto vicoletto dov ' ella abitava ... Stese la mano . L ' uscio resistette . " Chi è ? ... Mamma Grazia !..." Quella voce grossa di stizza l ' atterrì . Se ella avesse risposto e si fosse fatta riconoscere , il marchese certamente non avrebbe aperto . E girò di nuovo il pomo , quantunque avesse già capito che l ' uscio era chiuso dall ' interno . Sentì un rumore di oggetto duro buttato sul tavolino ; sentì lo scricchiolio della seggiola smossa ... " Tu ! ... Tu ! " E il marchese indietreggiò alla vista inattesa . Indietreggiò anche lei davanti a quell ' aspetto sconvolto . " Perdoni , voscenza ! " Non gli aveva mai parlato altrimenti , anche negli istanti più intimi , piena di gran rispetto per colui che ella aveva sempre stimato , più che amante , padrone . Uscito fuori e richiuso l ' uscio dietro a sé , il marchese la interrogava con sguardi feroci , stringendo i pugni , rialzando le larghe spalle , quasi volesse avventarsele contro . " Senta , voscenza ! " , ella pregò . " Farà poi quel che vuole , ma senta , per carità ! " Sembrava invecchiato di dieci anni , con la faccia non rasa da parecchi giorni , coi folti capelli in disordine . " Chi sa chi ti manda ! " , mugolò . " Domineddio ? O il diavolo ? " " Perché , voscenza ? " " Che vuoi ? Parla ! Spicciati ! " " Mi ha fatto chiamare la baronessa . Dice ... " " Che cosa dice ? " " Dice ... che sono stata io che ho fatto ammazzare mio marito ! " " E vieni a contarlo a me ? " " Lo vedo ! ... Non sono più niente per voscenza ... Mi scaccia come una cagna arrabbiata . Che ho fatto ? Che ho fatto ? Anche voscenza dunque crede ?..." " Che ti deve importare di quel che credo o non credo ? " " È un ' infamia ! " " Oh ! ... Ci sono peggiori infamie in questo mondo ! " " Ma che ho fatto , Madonna Santa ? " " Che hai fatto ? ... Che hai fatto ? ... Niente ! " Agrippina Solmo , sforzandosi di capire , andandogli dietro , lo supplicava con gli occhi pieni di lagrime . " Niente ! Niente ! " , ripeteva il marchese aggirandosi per la stanza , assorto nella triste idea che pareva lo torturasse , masticando parole che evidentemente non voleva lasciarsi sfuggire di bocca . " Me ne vado " , disse Agrippina Solmo , rassegnandosi . " Questa è l ' ultima volta che voscenza mi vede qui . Il Signore dovrebbe farmi cascare fredda prima di uscire dal portone ! " E fece atto di avviarsi . Il marchese si era voltato . Ella credette che stesse per risponderle qualche cosa . No ; la guardava soltanto , forse per accertarsi che andasse veramente via . " Le ho voluto bene ! " , ella si lamentava , senza che dal suo accento trasparisse nessuna intenzione di rimprovero . " L ' ho adorato come si adora Gesù sacramentato ! ... Mi ha preso dalla strada , mi ha colmata di benefici , lo so ! ... Ma in compenso , non le ho dato il mio onore , la mia giovinezza , il cuore , tutto ? Nessuno saprà mai quel che ho sofferto dal giorno che voscenza ... Quasi fossi stata uno straccio da buttar via ! Oh ! Era padrone di fare quel che le pareva e piaceva . Mi disse : " Devi giurare ! " . Ed io giurai , davanti al Crocifisso . Mi sarei fatta polvere per essere calpestata dai suoi piedi ! Crede forse voscenza che non sentissi repugnanza ? ... Che la coscienza non mi rimordesse ? ... Che importava ? Ero nel peccato ( quando è destino , una che può farci ? ) e restavo nel peccato come prima . Per questo avevo giurato , alzando la mano dritta davanti al Crocifisso ! ... E ora , me ne vado ! ... Mi scoppiava il cuore , se non parlavo ! ... È convinto voscenza che ho fatto ammazzare io Rocco Criscione ? ... Mi denunzi alla giustizia ! Mi faccia condannare a vita ! ... Ma no , voscenza non lo crede , non può crederlo !..." " Dici bene ! Non posso crederlo !..." E con voce ancora più cupa , il marchese soggiungeva : " Meglio per te e per me , se fosse stato così ! ... Chi t ' ha fatto venire in questo momento ? Domineddio o il diavolo ? " . Agrippina Solmo , incrociate desolatamente le mani e scotendo con atto di compassione la testa , riprendeva a lamentarsi con voce più fioca : " Non diceva così voscenza quando io le ripetevo : " Mi lasci stare ! Mi lasci stare ! " . E mia madre piangeva , poveretta : " È la tua disgrazia , figlia mia ! " . È stato vero ! Che m ' importa se ora non mi manca niente ? Casa , oro , roba , voscenza può riprendersi tutto ... Un ' altra non parlerebbe così ! E intanto la baronessa , il Signore la perdoni ! , dice che io vengo qui per tornare di nuovo con voscenza , per ... Mi vergogno di ripetere quel che mi ha rinfacciato ! ... Quando mai ? Quando mai ? ... Neppure allora che voscenza , ogni giorno : " Sei la padrona qui , sarai sempre la padrona ! " ... Oh , non si arrabbi ! ... Me ne vado ! ... Tutto avrei potuto credere , non questo di vedermi trattata così ! " È la tua disgrazia , figlia mia ! " Mia madre aveva ragione ! " . " Zitta ! Zitta ! " , urlò il marchese . Ella uscì , più turbata e più smarrita che non fosse venendo , e con qualche cosa nel cuore che somigliava a un rimorso . Quei torbidi sguardi del marchese le erano penetrati nelle carni come lama ghiaccia , l ' avevano frugata ne le più intime profondità della coscienza dove ella stessa non osava di guardare ; e le sembrava che vi avessero già scoperto la infedeltà che stava per commettere e che avrebbe certamente commesso , se il fucile dell ' assassino non avesse colpito Rocco Criscione tra le siepi di fichi d ' India di Margitello , mentr ' ella lo attendeva alla finestra , al buio , come si attende un amante ! V . Mamma Grazia , vedendola ricomparire , nell ' anticamera , l ' aveva rimproverata . " Siete contenta ? Quasi gli mancassero dispiaceri a quel povero figlio mio ! " Ella lo chiamava così da più di quarant ' anni . Anzi , ora che la casa era stata vuotata e dai matrimoni e dalle morti , e vi rimanevano soltanto il marchese e lei , il suo sentimento di maternità si era accresciuto fino al punto che in certi momenti le sembrava di non avergli dato il solo latte , ma di averlo partorito con gli stessi dolori con cui aveva messo al mondo la creaturina , frutto di un amore disgraziato , volata in paradiso pochi giorni dopo . Allora vivevano il marchese padre , e quella santa della marchesa , bella come una madonna , che la paralisi delle gambe inchiodava in fondo a un letto , dopo l ' aborto che l ' aveva tenuta più mesi tra la vita e la morte ! Ed erano in famiglia il cavaliere e la signorina , zii del marchese , che la chiamavano mamma anche essi quantunque belli e grandi . La signorina , divenuta baronessa , continuava a chiamarla mamma Grazia tuttavia , ed era vecchia come lei ... Il cavaliere , pure ! Ma per loro ella non sentiva nessuna tenerezza . Colui pel quale avrebbe preso passione e morte era il marchese nutricato col vivo sangue del suo petto . Infatti non sapeva darsi pace di vederlo diventato un altro da che avevano ammazzato Rocco Criscione . Si poteva dire che non mangiava e non dormiva più , quasi gli avessero tolto , con lui , metà della sua vita . Certe notti ella lo sentiva andare e venire su e giù per la camera , per le altre stanze . E si levava da letto e accorreva , mezza svestita : " Ti senti male , figlio mio ? Hai bisogno di qualche cosa ? " . " Niente , mamma Grazia . Dormite tranquilla ; niente ! " E mamma Grazia si addormentava recitando il rosario ; e riprendeva a recitarlo durante la giornata , appena terminato di fare quel po ' di pulizia che le sembrava urgente nella casa . Don Aquilante non riusciva a capire in che modo il marchese potesse vedersela attorno , tutta scapigliata , con certe vesti addosso che parevano cenci e certe ciabatte che le sfuggivano dai piedi a ogni due passi : " La pulizia non è davvero il forte di mamma Grazia ! " . " Povera vecchia " , rispondeva il marchese , " fa quel che può . " Poco , quasi niente . Per fortuna egli viveva come un orso . Pagava la mesata di socio al Casino , ma non vi andava mai . Con suo zio il cavaliere non parlava da anni . Dalla zia baronessa si faceva vedere alla sfuggita , soltanto nelle feste di Natale , di Capo d ' anno e di Pasqua , o quando la baronessa lo mandava insistentemente a chiamare . Col cavaliere Pergola , altro parente , l ' aveva rotta nel sessanta , perché , rivoluzionario e ateo , sedotta la figlia dello zio cavaliere , l ' aveva sposata solamente al municipio , dopo cinque anni di disonore per la famiglia , con due figli che crescevano come due bestioline e già bestemmiavano peggio del padre . Unico svago del marchese era la passeggiata , lassù , su la spianata del Castello , tra le rovine dei bastioni e delle torti abbattute dal terremoto del 1693 . Ne rimaneva ben poco . Il marchese grande , come chiamavano suo nonno quando viveva , non aveva avuto scrupoli di servirsi delle pietre intagliate di quelle storiche rovine , per rivestirne la facciata della sua casa ; e nessuno aveva osato opporsi a quell ' atto di vandalismo . Così ora il marchese , passeggiando per la spianata , con le mani dietro la schiena , in pianelle , vestito come si trovava , stimava quasi di essere in casa sua , e teneva udienze seduto su gli scalini di gesso dello zoccolo , sul quale anni addietro i missionarii liguorini avevano piantato una croce di legno che un colpo di levante aveva portato via sfasciandola , e non era stata sostituita . Verso il tramonto , i contadini del vicinato salivano lassù per osservare come si coricava il tempo e per dare un ' occhiata alla campagna ; e il marchese si degnava di attaccar discorso con loro ; e li interrogava , e dava consigli . E se c ' era qualcuno che osava di fargli osservare che si era fatto sempre così , da Adamo in poi e che era meglio continuare a far così , il marchese alzava la voce , lo investiva : " Per questo siete sempre miserabili ! Per questo la terra non frutta più ! Avete paura di rompervi le braccia zappando a fondo il terreno ? Gli fate un po ' di solletico a fior di pelle , e poi pretendete che i raccolti corrispondano ! Eh , sì ! Corrispondono al poco lavoro . E sarà ancora peggio ! " . Sembrava che stesse per azzuffarsi con qualcuno ; lo sentivano fin da piè della collina coloro che tornavano dalla campagna e ne riconoscevano la voce : " Il marchese predica ! " . Ormai sapevano quasi tutti di che si trattava . Durante l ' estate , venivano lassù a prendere una boccata d ' aria fresca anche parecchi galantuomini dal Casino , e il canonico Cipolla , dopo l ' ufficio del Vespro nella chiesa di Sant ' Isidoro . Ma il marchese evitava più che poteva di attaccar discorso con quei signori ; non voleva mescolarsi affatto nei loro torbidi intrighi di partiti municipali . Gli bastava pagare le tasse , che erano troppe ! Quei signori infatti non sapevano ragionare d ' altro che del sindaco che si lasciava menar pel naso dal segretario ; dell ' assessore per le liti , che rovinava il comune e i debitori di esso per la nota ragione : Fabbriche e liti , padre Priore ; dell ' assessore per l ' annona che chiudeva un occhio e anche tutti e due sul conto dei macellai e dei panettieri ... perché i migliori bocconi dovevano essere per lui ! ... Sempre le stesse accuse , per tutti , sempre una musica ! ... " Ah , lei , marchese , potrebbe fare un gran bene al comune !..." " Con lei sindaco , le cose andrebbero diversamente ! " " Ci vogliono persone pari a lei !..." Venivano lassù , come il diavolo , per tentarlo . Ma egli non li lasciava neppur finire : " E gli affari di casa mia ? Ho appena tempo di badare ad essi ! Gente sfaccendata ci vuole per servire il comune ! ... Buona sera , signori ! " . E scappava , quando non poteva lasciarli a prendere il fresco , e continuava le sue passeggiate in su e in giù , dal bastione agli scalini dello zoccolo , e dagli scalini al bastione , affondando i piedi tra le pianticine di malva che coprivano la spianata . Neppure col canonico Cipolla aveva molto piacere di discorrere . Che gli importava a lui , marchese di Roccaverdina , e del papa Pio IX e dei conventi e dei monasteri che il governo voleva abolire ? Il papa era lontano , e a Palermo c ' era la Monarchia che funzionava da papa pei siciliani . In quanto ai conventi e ai monasteri , certamente erano una risorsa per certe famiglie ... Ma i frati non avevano aiutato i rivoluzionari ? Ben fatto , se ora i rivoluzionari li ringraziavano coi calci ! ... Egli non voleva impicciarsi di politica , né d ' amministrazione comunale , né del papa , né dei conventi ! " Bado ai fatti miei , signor canonico ! E , vedete , i fatti miei sono laggiù , a Margitello ; e lassù , per le colline di Casalicchio ; e da questo lato , a Poggiogrande ; e da quest ' altro , a Mezzaterra , lungo il fiume ... E il papa qua sono io , e il padre guardiano pure ; stavo per dire : e la madre badessa anche ! " Il canonico Cipolla sorrideva , pensando che allora la madre badessa il marchese se la teneva chiusa in casa , e non era un bell ' esempio di moralità ! Intanto gli rispondeva : " Dite bene . Si parla per chiacchierare e per nient ' altro ! " . E lo lasciava a misurare col compasso delle gambe la spianata . In quel tempo , il marchese restava spesso lassù fino a tardi assieme con Rocco o con l ' avvocato . L ' avvocato gli raccontava le sue frottole spiritiche , seduto di faccia a lui sul bastione che sovrastava alla vallata , ed egli lo canzonava rudemente ; non ne aveva ancora paura . Intanto dietro le colline sorgeva la luna , enorme , rossastra , e montava su pel cielo , quasi arrampicandosi lesta lesta dietro le nuvole , inondando di luce biancastra la immensità della campagna , fino alle montagne lontane che si confondevano col cielo all ' orizzonte . E il marchese interrompeva l ' avvocato per indicargli : " Vedete quel lume laggiù ? È nella stalla di Margitello ; danno la paglia alle mule . Ora Rocco chiude le finestre della casina . Una , due , tre ! ... Sembra che un lume si accenda e si spenga . Continuate ! È Rocco che passa da una stanza all 'altra..." . Erano più di due mesi che il marchese tralasciava spesso quella passeggiata di cui sembrava non avesse potuto fare a meno . Infatti chi aveva bisogno di parlargli , in quelle ore , si avviava difilato lassù , sicuro di trovarlo a passeggiare o a tenere udienza su gli scalini di gesso dello zoccolo senza croce . Era andato soltanto quattro o cinque volte in campagna , non a Margitello , ma a Poggiogrande , a Casalicchio . E da due settimane non si muoveva di casa , mettendo mobili e oggetti sossopra , quasi per stancarsi con quel lavoro manuale ; ricevendo soltanto l ' avvocato che veniva , come le nottole , sempre di sera ; o qualcuno dei garzoni di Margitello mandato dal massaio a chiedere ordini , perché nessuno voleva assumersi la responsabilità d ' una risoluzione qualunque . Il garzone andava via grattandosi il capo . Oggi , un ordine ; domani , uno contrario . E se esitava : " Bestia ! Avresti dovuto capire ! " . Ci andava di mezzo lui . Mamma Grazia lo compativa : " Se non si fa la causa , questo inferno non finisce ! " . Ma ora che si trattava di giorni il marchese era di peggior umore del solito e sbraitava con don Aquilante : " Che istruttoria mi andate contando ? Che processo ? ... Tutto è imbastito male . Le testimonianze ? Le prove ? Basterà un soffio dell ' avvocato della difesa per buttarle giù ! Saremo daccapo . Dovrò stare ancora mesi e mesi con l ' animo sospeso ... " . " Perché ? È curiosa questa ! " " Perché se io me ne lavo le mani , diranno : " Al marchese non glien ' è importato niente del povero Rocco ! Chi muore giace e chi vive si dà pace " . E verranno fuori nuovi funghi ... Vedrete . " " Perché ? È curiosa questa ! " " Vi sembra curiosa , perché voi non vedete altro che la causa , la bella causa e la bella difesa che farete ... E se il giurì manderà assolto Neli Casaccio ? ... Qualcuno ... l ' ha ammazzato il povero Rocco , giacché è morto ... e non si è ammazzato con le proprie mani ... E così daccapo ! " " Attendiamo che il giurì abbia giudicato . Ero venuto per sapere l ' ora precisa della partenza . " " Quando vorrete . La carrozza è a vostra disposizione . Io non vengo . " " Siete citato anche voi . " " La mia deposizione è scritta nel processo ; possono leggerla . " " Ma gioverà anche la vostra presenza . I giurati , lo sapete , giudicano secondo le impressioni del momento , secondo la loro coscienza ; non hanno neppur bisogno di fatti precisi ... " E don Aquilante aveva dovuto stentare per indurlo ad andare assieme con lui alla Corte d ' Assise . Se n ' era quasi pentito . " Badiamo , marchese ! ... Badiamo ! " , egli si raccomandava . Ma il marchese non gli dava retta , e continuava a dar colpi di frusta alle mule , lanciandole in corsa vertiginosa per quelle rampe di stradone che giravano in declivio attorno al monte in cima al quale Ràbbato stava esposto ai quattro venti , che qualche volta sembrava se lo palleggiassero tra loro . " Badiamo , marchese ! " Invano Titta , il cocchiere , seduto in cassetta accanto al marchese , si voltava di tanto in tanto per rassicurarlo . Don Aquilante ricordava , raccapricciando , che appunto lungo quelle rampe le mule avevano preso , tempo fa , la mano al marchese , e lo avevano trascinato giù per la china , tra sterpi e sassi , come impazzite , fino all ' orlo del ciglione a precipizio , dove si erano fermate per miracolo ; e pensava che certi miracoli non si ripetono , se si ripetono i guai . Doveva ricordarselo , il marchese ! Invece le mule , spumanti di sudore , perdevano il fiato , smaniando sotto i colpi di frusta che piovevano fitti . Evidentemente il marchese sfogava contro di loro tutto il suo malumore , quasi l ' istruttoria ed il processo li avessero fatti quelle povere bestie e potesse essere colpa di esse se Neli Casaccio veniva assolto ! Erano trasvolati , come un lampo , accanto ai carretti coi testimoni , che scendevano senza fretta . Don Aquilante aveva intravisto Rosa Stanga , mastro Vito Noccia , Michele Stizza e non aveva avuto tempo di rispondere al loro saluto . Li invidiava . Stavano scomodi , sì , sui carretti , esposti alla polvere e al sole ; ma almeno andavano tranquilli , senza pericolo di rompersi la noce del collo . " Badiamo , marchese ! " E per distrarsi , don Aquilante si sforzava di pensare al marchese grande , di cui si raccontava ancora la storiella dei testimoni ... Quegli era un vero Roccaverdina ! ... Altri tempi , altri uomini ! ... Doveva vincere una lite ? Occorrevano prove ? E scriveva al suo agente , in paese : " Manda subito , subito , un ' altra carrettata di testimoni ! " . Si compravano a due tarì l ' uno ! ... Falsi , s ' intende ! Il marchese grande , oh ! oh ! non guardava tanto pel sottile ! La razza , su certi punti , è rimasta la stessa . Quando un Roccaverdina prende un drizzone , è capace di tutto , nel bene e nel male ! ... Anche a costo di far scavezzare il collo a chi non c ' entra ... " Badiamo , marchese ! " Il marchese però scendeva da cassetta appunto quando , raggiunta la pianura , lo stradone filava dritto a perdita d ' occhio , tra il frinire delle cicale su per gli ulivi e il zirlare dei grilli tra le stoppie . " Dicono che avremo la ferrovia fra quattro o cinque anni " " Anche i treni prendono la mano ai macchinisti negli scontri " , rispose il marchese , sorridendo stranamente . " E con le macchine è inutile gridare : Badiamo , marchese ! " VI . A Ràbbato si era già saputa , per telegrafo , la notizia della condanna di Neli Casaccio : " Quindici anni ! " . E due giorni dopo , i testimoni , di ritorno , erano assediati dalla gente che voleva conoscere tutti i particolari della causa . Neli , appena udito " Quindici anni ! " si era coperto il volto con le mani scoppiando in singhiozzi . Poi , levata in alto la mano destra , aveva gridato : " Signore , lo giuro al vostro divino cospetto : sono innocente ! E se non dico la verità , fatemi cascare morto , qui , davanti a voi ! " . Nella sala tutti gli occhi si erano rivolti verso il Crocifisso appeso alla parete dietro il seggio del Presidente , quasi il Crocifisso avesse dovuto dare davvero la risposta al gesto e alle parole del condannato . Ma i carabinieri , presolo per un braccio , lo avevano condotto via , che si reggeva male su le gambe e balbettante : " Poveri figli ! Poveri figli miei ! " . E la moglie ! Si era buttata ai piedi del Presidente della Corte , coi capelli disciolti , col viso inondato di lagrime , chiedendo grazia pel marito : " È innocente come Gesù Cristo , eccellenza ! " . Gli si era aggrappata ai ginocchi , disperatamente , né voleva lasciarlo . " Ma io non sono il Re , figliuola mia ! Le grazie può farle lui soltanto . " " Vostra eccellenza può tutto ! ... Vostra eccellenza ha in mano la giustizia ! ... Un padre di quattro bambini ! " Bisognò farle violenza per staccarla . E la gente , chi giudicava che Neli Casaccio era stato condannato a torto , chi a ragione . Non aveva egli detto : " Gli faccio fare una fiammata ? " . Questo dovrebbe insegnare a tenere in freno la lingua ; chi non parla non falla ! I signori del Casino di conversazione attendevano il ritorno del marchese di Roccaverdina e di don Aquilante per conoscere tutto l ' andamento della discussione e il verdetto dei giurati . Gli avevano negato fin le attenuanti ? Non era possibile ! Per ciò alcuni dei più curiosi si erano aggruppati in Piazza dell ' Orologio per fermare la carrozza al passaggio . E fu proprio una sorpresa il vedere la strana compiacenza del marchese che , sceso dalla carrozza assieme con don Aquilante , circondato da quei signori e seguito da una folla di persone , si avviò verso il Casino dove egli , quantunque socio , aveva messo piede due o tre volte in tanti anni , anche perché , secondo lui , vi si ammetteva facilmente troppa gentuccia . Il marchese sembrava trasfigurato . Da due giorni , don Aquilante lo guardava stupito e stava ad ascoltarlo ancora più stupito . I soci del Casino si erano schierati in semicerchio ; e , dietro i seduti , si pigiava la siepe dei curiosi che , invaso quel salone a pianterreno , stendevano il collo e si sollevavano su la punta dei piedi per sentir parlare il marchese o l ' avvocato seduti là in faccia sul canapè addossato al muro . Alcuni erano fin montati su gli zoccoli delle quattro colonne di finto marmo che reggevano la volta del salone , per vedere e udir meglio . Questo mosse a sdegno il marchese . " Che c ' è ? L ' opera dei pupi ? Che cosa vogliono tutti costoro ? Non siamo in Piazza dell ' Orologio qui ... Cameriere ! " E scoperto il poveretto del cameriere che si affaticava inutilmente a fare uscir fuori quegli intrusi , lo apostrofava : " Don Marmotta ! Ma che : prego , signori miei ! Prendeteli per le spalle se non sanno l ' educazione " . Allora parecchi soci si levarono da sedere , e cominciarono a spingere indietro la gente , che esitava e si voltava a guardare dopo aver fatto pochi passi , non sapendosi rassegnare a dover andar via senza cavarsi la curiosità . Intanto il marchese aveva cominciato a parlare . Ora , anche per lui il processo era stato imbastito maravigliosamente . Il giudice istruttore , dapprima , era andato tastoni , senza lume , senza guida . Aveva poi trovato il filo conduttore , e le prove erano balzate fuori , chiare e lampanti . " Ah , quel Procuratore del Re ! Un fiume di eloquenza . Gelosia ? Forza irresistibile ? Chiudiamo dunque le prigioni e lasciamo assassinare la gente ! ... Qui ci troviamo davanti a una premeditazione di lunga mano ! ... Sì , o signori giurati , c ' è la legge anche per coloro che disturbano l ' altrui pace domestica , che insidiano l ' onore delle famiglie ! Se tutti volessimo farci giustizia con le nostre mani , addio società ! Ognuno crede di avere ragione soprattutto quando ha torto . Soltanto il magistrato imparziale e giusto , perché non interessato , soltanto i giudici popolari istituiti per questo scopo ... " Sembrava che il Procuratore del Re fosse lui , e che quei soci , seduti in semicerchio là attorno , fossero i giurati che dovevano giudicare . La sua voce prendeva il solito tono alto , come quando egli teneva udienza lassù , nella spianata del Castello ; e la gente messa fuori del salone e rimasta davanti a l ' aperta grande vetrata poteva udirlo meglio che se fosse rimasta dentro , perché la voce rimbalzava per la sonorità della volta e si faceva sentire vibrante fin dal centro della piazza . " E così il povero avvocato della difesa si è vista chiusa la bocca prima di parlare ... Oh , non già che non abbia parlato ! Un ' ora e mezzo , con furia di gesti , battendo i pugni sul tavolino ... Se l ' è presa anche contro i pezzi grossi che autorizzano con l ' esempio le soperchierie dei loro dipendenti ! Come se , in questo caso , il marchese di Roccaverdina avesse detto a Rocco : " Va ' a rubargli la moglie a Neli Casaccio ! " . Povero avvocato ! Non sapeva dove sbatter la testa ; armeggiava con le braccia e con la lingua , dopo che il Procuratore del Re gli aveva troncato anticipatamente i soliti argomenti . La gelosia ! La forza irresistibile ! Si capiva che parlava unicamente per parlare . E poi ... voleva provar troppo . Processo d ' indizi ! Le testimonianze ? " Ho sentito dire ! .... Mi è stato detto ! .... Ha minacciato ! " " È un uomo feroce ; cacciatore di mestiere ! Si può decidere della libertà di un cittadino su così fragili basi ?"..." E il marchese rifaceva la voce e i gesti dell ' avvocato con evidentissimo accento d ' ironica commiserazione , ridendo perché i circostanti ridevano , lieto dell ' effetto prodotto su coloro che dovevano sembrargli proprio i giurati , o altri giurati da giudicare in appello , tanto egli si animava nel ripetere le frasi più altisonanti e più comuni dell ' avvocato , aumentando l ' ironica intonazione fino alla ripresa del Procuratore del Re che volle parlare l ' ultimo per dare il colpo di grazia ! " Una botta da maestro intanto l ' aveva già data il nostro avvocato qui . Poche parole , ma sostanziose , ma gravi , di quelle che non ammettono replica ... " Don Aquilante che , con le mani incrociate , gli occhi socchiusi , ora storceva le labbra , ora scoteva la testa , e sembrava di non accorgersi del mormorio di approvazione seguito alle parole del marchese , si scosse con un sussulto allo scatto di voce , che parve un tuono , con cui quegli rispondeva al dottor Meccio , detto San Spiridione non si sapeva perché . Il dottor Meccio , seduto proprio di faccia al marchese , era stato ad ascoltarlo a testa bassa , col mento appoggiato al pomo dorato della sua canna d ' India quasi più lunga di lui ; non si era mosso , né aveva fatto nessun altro segno di approvazione , né riso come tutti gli altri . E rizzandosi improvvisamente su le interminabili magre gambe - la sua vecchia tuba pareva dovesse arrivare a toccar la volta del salone - avea sentenziato : " L ' han condannato a torto . È il mio parere " . Il marchese era scattato : " Come torto ? Con tante prove ? Che ne sapete voi ? " . " È il mio parere . I giurati non sono infallibili . " " Chi ha dunque ammazzato Rocco ? " " Non lo ha ammazzato Neli Casaccio . " " Chi dunque ? Ci vuole un bel coraggio a parlare così ! Perché non siete andato a dirlo al giudice istruttore quand ' era tempo ? Non vi rimorde la coscienza di aver lasciato condannare , secondo voi , un innocente ? Ecco come siamo ! " È il mio parere ! " Ma il vostro parere non vale un fico contro la sentenza dei giurati ! Il giudice istruttore è stato dunque un bestione ? Il Presidente e i giudici della Corte di Assise sono stati pure bestioni ? Chi è dunque l ' assassino ? Dov ' è ? " " Non vi scaldate troppo , marchese ! " " Dite , dite : chi è stato l ' assassino ! Dov ' è ? " Il marchese , in piedi , pallido dalla collera , gesticolava , urlava , ripetendo : " Chi è stato l ' assassino ? Dov ' è ? " . " Può essere qui , tra noi , tra quella folla davanti la vetrata , e forse ride di me , di voi , dei giurati , dei giudici , della giustizia ! E se dico una sciocchezza , lasciatemela dire ! La parola è libera ! " San Spiridione gli teneva testa imperterrito , mentre parecchi tentavano di condurlo via per por termine a quella scena sconveniente , e altri circondavano il marchese pregandolo di compatire un presuntuoso che diceva sempre no quando uno diceva sì , per vizio d ' indole , per abitudine ... " E perché me lo dice in faccia ? L ' ho fatto forse io il processo ? L ' ho discussa io la causa ? L ' ho condannato io Neli Casaccio ? " E , tornato a sedersi , riprendeva la relazione daccapo , minuziosamente , riferendo le testimonianze a una a una , e l ' arringa del Procuratore del Re , e le arringhe degli avvocati ... " Tanto , a me che può importare se hanno condannato uno invece di un altro ? È affare dei giurati , dei giudici della Corte ... Disgraziatamente " , conchiuse , " per gli assassinii che commettono i medici ignoranti non c ' è processi né Corte di Assise !..." Ma il dottor Meccio non poté rispondere a questa frecciata . Era andato via borbottando : " Se il marchese si figura che il Casino sia la spianata del Castello ! " . VII . " Bene ! Bene ! " , disse la baronessa . " Ed ora che tutto è finito , mi darai retta , nepote mio ? " " Ho altro per la testa ! " , rispose il marchese . " Lo so , pur troppo : quella donnaccia . " " Non me ne parlate , zia ! " " Anzi debbo parlartene . " " È inutile , vi dico . Per me , è come se non esistesse più , ve lo giuro . " " Tu conosci le mie intenzioni . " " Vi sono grato e vi ringrazio , zia ! " " Il mio testamento è in mano del notaio Lomonaco . Non vorrai costringermi a rifarlo . " " Siete padrona disporre del vostro come vi pare e piace . " " Voglio che casa Roccaverdina rifiorisca . Tuo zio è uno scioperato . Ha già dato quasi fondo a tutto il suo patrimonio ; e suo figlio è più matto di lui . Della nepote non ragioniamo ; ha disonorato la famiglia . Vive in peccato mortale , sposata soltanto in municipio , per la tirannia di quell ' eretico marito che essa ha voluto per forza ... Se lo tenga ! " " Che possiamo farci ? Non è colpa nostra . " " Dammi retta . Suol dirsi : matrimoni e vescovati dal cielo son destinati . E questo di cui intendo parlarti è certamente tra i destinati , se non m ' inganno . Ricordi ? ... Sì , sì ; non c ' è stata nessuna promessa tra voi due ; non vi siete mai detta una parola di amore ; ma non occorreva dirla . Eravate troppo ragazzi allora , e gli occhi e gli atti dicevano assai più di qualunque parola . Così essa si è tenuta sempre come vincolata . Se si fosse chiusa in un monastero , non avrebbe potuto vivere più fuori del mondo . È rimasta sempre in attesa , non ha disperato neppure quando tu eri tutto di quella donnaccia e davi lo scandalo di tenerla in casa ... " " Ma zia ! " " Non m ' interrompere , lasciami dire . Parlo per tuo bene . " Il marchese chinò il capo rassegnandosi . Lo aveva mandato a chiamare col pretesto di consultarlo su certi miglioramenti da fare nel vigneto di Lagomorto . Ma egli , capito subito di che si trattava , si era preparato le risposte . Questa volta , però , a dispetto di ogni suo proposito , il marchese si sentiva imbarazzato da una strana fiacchezza di volontà . Da prima , lo avevano un po ' rassicurato le domande intorno alla causa e alla condanna di Neli Casaccio . E si era diffuso a posta nella narrazione per sviare la zia baronessa . Gli sembrava di vedere agitarlesi su le labbra gli insistenti consigli con cui lo assediava ogni volta che veniva a vederla , mandato a chiamare per lo più ; e per ciò aveva tentato di tirare in lungo il discorso , ad evitare la noia della temuta predica : Prendi moglie ! Si era però eccitato per la fissazione della baronessa che Agrippina Solmo avesse fatto ammazzare il marito con l ' intenzione di tornare ad essere quella che era una volta e raggiungere uno scopo lasciatosi sfuggire con l ' aver sposato Rocco Criscione . E appunto il vederlo eccitare appena gli era stato accennato questo sospetto , aveva spinto la baronessa a rompere ogni indugio . Egli aveva dovuto ascoltarla , rispondendole quasi sbadatamente , girando gli sguardi pel salone , fissando un ritratto , osservando un vecchio mobile , guardando i cani accovacciati sui cuscini dei loro due seggioloni , e che riposavano riaprendo di tratto in tratto gli occhi e alzando le teste , quasi capissero che non dovevano muoversi per non interrompere la conversazione . Dall ' alto di uno dei balconi era entrato improvvisamente uno sprazzo di sole in tramonto . La striscia di luce rossiccia aveva rischiarato per alcuni istanti il soprapporto dell ' uscio di faccia , e il marchese aveva strizzato gli occhi per distinguere le figure annerite di quel Giudizio di Paride malamente dipinto , cercando di distrarre anche con questo la sua attenzione dalla predica che la baronessa aveva cominciato a fargli e che minacciava di non finire più ! Poi , nella penombra della sera e mentre la zia gli evocava quel ricordo di giovinezza quasi scancellato dalla sua memoria , egli si era sentito prendere da una sottile angoscia di rimpianto che gli increspava la fronte e lo induceva a interromperla con quel " Ma zia ! " che non era un diniego , né una protesta , e non poteva avere nessuna efficacia per impedirle di continuare : " Lasciami dire ; parlo per tuo bene ... Io la vedo spesso da anni . Sempre la stessa ! Vestita sempre di scuro , come una vedova , poveretta ! E silenziosa , specialmente dopo il tracollo della sua famiglia , che è nobile quanto la nostra , nepote mio ... Faresti la felicità tua , e anche un ' opera buona ! Dignitosa , anzi orgogliosa in quella miseria che deve nascondersi , mai un accenno di te e della sua ostinata speranza . E quando io gliene parlai , tempo fa , divenne , prima , rossa rossa , poi impallidì , rispondendo soltanto : " Ormai , baronessa ! Sono vecchia ! " . A trentadue anni ? Non è vero . È fina , delicata , signorile . E quando sorride , sembra che tutta la sua persona si rischiari e si illumini e lasci scorgere l ' anima gentile e pietosa ... Perché non vuoi ? Perché ti ostini a vivere solo ? ... Che malia ti ha dunque fatto quella donnaccia ? " . Pur troppo , quella donnaccia avea dovuto gettargli addosso una terribile malia ; lo sentiva e fremeva . Ma la zia baronessa faceva peggio rammentandogliela ; egli ora tentava , appunto , di strapparsela dal cuore , insofferente della prepotenza e irritato della propria inettezza di vincerla e di liberarsene . Non amava più , odiava Agrippina Solmo ; ma l ' odio gliela teneva radicata nell ' animo più assai dell ' amore ! Ah , se la zia baronessa avesse saputo ! ... Egli però non aveva mentito giurandole : " Per me , è come se non esistesse più ! " . Non voleva vederla neppur da lontano ; le aveva interdetto di passare la soglia di casa Roccaverdina ! Intanto ... ! E si rizzò dalla poltrona , ripetendo : " Ho altro per la testa in questo momento . Ne riparleremo , zia ! " . I quattro canini , saltati tutt ' insieme giù dai seggioloni , e stiratisi e sbadigliato , circondavano il marchese , mostrando di riconoscerlo col dimenare festosamente le code e saltellargli attorno e abbaiare . La baronessa li guardava sorridendo dalla commozione . " Non fai loro neppure una carezza ! " , esclamò . Gli passava davvero ben altro per la testa in quel momento che accarezzare quelle decrepite bestie mezze spelate e con gli occhi pieni di cispa ! La zia baronessa aveva ragione . Perché egli non voleva ? Perché si ostinava a vivere solo ? E rientrando in casa , gli parve di rientrare in una spelonca . Mamma Grazia , che non aveva ancora acceso i lumi , venne ad aprirgli portando con una mano la sporca lumiera di terracotta stagnata , col lucignolo a olio , che essa adoprava in cucina . Dalla zia baronessa tutto era un gran vecchiume ; ma vi si scorgeva la sorveglianza d ' una intelligente e pulita padrona . Qua si sentiva il tanfo della trascuratezza , del disordine e dell ' abbandono . Dal giorno che quella - non la nominava più neppure col pensiero - era andata via , egli non aveva più badato a niente , lasciando che mamma Grazia facesse quel po ' che poteva , non osando di rimbrottarla , di sgridarla , per via dell ' età e del rispetto che le portava come nutrice e come vecchia persona di casa . Altra donna di servizio non voleva , anche per non fare dispiacere alla povera vecchia ; servitori non gli piaceva di averne attorno , perché li stimava indiscreti e ciarlieri . Era vita questa ? La solitudine ora gliene faceva sentire tutto il fastidio e la nausea . Vita bestiale ! Egli , marchese di Roccaverdina , godeva forse delle ricchezze ereditate ? I suoi massai , i suoi fittaiuoli godevano meglio di lui . Da più di dieci anni si era ridotto un selvaggio , schivando il commercio delle persone , arrozzendosi , chiuso in quella spelonca d ' onde usciva soltanto per fare quattro passi su la spianata del Castello , o per vivere in campagna , tra contadini che lo temevano e non gli volevano bene perché li trattava peggio di schiavi , senza trovar mai una buona parola per essi . Ah , la zia baronessa aveva ragione ! Perché non voleva ? Le altre volte la zia gli aveva parlato su le generali . Ora aveva precisato , pur non nominando colei che era stata la segreta aspirazione dei suoi sedici anni , quando timido ed esitante si era contentato di manifestare il sentimento che gli tremava in fondo al cuore soltanto con gli sguardi o con fanciullesche intimità di scherzi e di atti forse meno espressivi degli scherzi ; quando gli era bastato di scorgere o d ' indovinare , dal pudibondo contegno , che ella si era accorta e che acconsentiva con maggiore serietà di propositi , non mai smentita dopo . Ed egli l ' aveva dimenticata ! Ed egli l ' aveva offesa anteponendole quella donna poi divenuta sua tortura e suo castigo . Perché ora non voleva ? Non lo sapeva neppur lui ! Era seduto a tavola . Mamma Grazia , portato il vassoio dell ' insalata , vedendo che il marchese mangiava con aria cupa , evitando di guardarla e di rivolgerle la parola , si era fermata a osservarlo , incrociando le mani sotto il grembiale di traliccio . Due grigi cernecchi dei pochi capelli mal pettinati le si sparpagliavano su la fronte piena di grinze , cascandole sugli occhi , da uno dei quali , con gli orli delle palpebre rossi , non ci vedeva per un disgraziato accidente di molti anni addietro , quando , divezzato il marchese , era rimasta come serva dai Roccaverdina . " A che pensi , figlio mio ? " , ella disse teneramente . E all ' inattesa domanda il marchese faceva una rapida mossa di tutti i muscoli della faccia , quasi volesse , con essa , trafugare nel più oscuro posto del cervello i pensieri che lo tormentavano e nasconderli anche a se stesso . Ella , che aveva notato , altre due o tre volte , una mossa simile e in identiche circostanze , ne fu addolorata . " A me puoi dirlo " , soggiunse accostandosi alla tavola . " Sono la tua mamma Grazia ! " " Non trovo certe antiche scritture ; pensavo appunto dove cercarle " , rispose il marchese . " Giù , nel mezzanino ce n ' è una catasta . " " Dici bene . " " Ce n ' è tante altre anche in un baule . Io so qual è la chiave . " " Me la darai domani . " " Farò prendere aria a quelle stanze . Saranno piene di topi . Non vi è entrato nessuno da anni . " " Sì , mamma Grazia . " Non convinta della risposta , dopo alcuni momenti di silenzio , ella riprendeva : " Che ti cuoce , figlio mio ? Dimmelo . Pregherò il Signore e la Vergine Santissima del Rosario . Ho fatto dire una messa alle anime sante del Purgatorio perché ti diano la pace dell ' animo ... Senti : se è per quella ... richiamala pure ... Le farò da serva , come prima ! " . Il marchese alzò la testa e le spalancò gli occhi in viso , impaurito dalla chiaroveggente penetrazione di quella rozza e semplice creatura . " Oh , mamma Grazia ! ... È venuta qui ? Che ti ha detto ? Non voglio più vederla , non m ' importa più niente di essa ! ... Ti ha forse suggerito di dirmi così ? " " No , figlio mio ! ... Non irritarti ; ho parlato da vecchia stolida ! " Si era irritato , invece , per la vergogna di sentirsi quasi alla mercé degli altri . Non sapeva , non poteva più dissimulare dunque ? Allo sgomento che gli intorbidava lo sguardo , mamma Grazia , intimidita , replicò : " Non irritarti ! Ho parlato da vecchia stolida ! " . E andò via strascicando le ciabatte . VIII . Quantunque , il giorno dopo , mamma Grazia lo avesse avvertito ch ' ella aveva già dato aria al mezzanino , lasciando la chiave nella serratura dell ' uscio perché dalla scala interna nessuno passava , il marchese non era disceso a ricercare le vecchie scritture . Fatte attaccare le mule alla carrozza , era partito per Margitello . Titta , il cocchiere , si meravigliava di vedere il padrone rannicchiato in fondo alla carrozza chiusa , e insolitamente silenzioso . Aveva tentato , ma inutilmente , di fargli dire qualcosa . " Ci vuole la pioggia ! Guardi , voscenza ; non un filo d 'erba." La pianura si estendeva da ogni lato , con terreni riarsi dal sole e screpolati , con aride piante di spino irte sui margini dello stradone ... E si era alla fine di ottobre ! Qua e là , un paio di buoi attaccati all ' aratro si sforzavano di rompere le zolle indurite , procedendo lenti per la resistenza che incontravano . Qualche asino , un mulo , una cavalla col puledro dietro , pascolavano , legati a una lunga fune , o con pastoie ai piedi davanti , tra le poche stoppie non ancora abbruciate . " Quest ' anno la paglia rincarirà . Non vi sarà altro per le povere bestie ! " La carrozza , lasciato lo stradone provinciale , aveva infilato , a sinistra , la carraia di Margitello , tra due siepi di fichi d ' India contorti , polverosi , coi fiori appassiti su le spinose foglie magre e quasi gialle per mancanza di umore . Le mule trottavano , sollevando nembi di polvere e facendo sobbalzare la carrozza su le ineguaglianze del suolo . A un certo punto , le ruote avevano urtato in un mucchio di sassi che ingombrava metà della carraia . " Qui accadde la disgrazia ! " , disse Titta . Quel mucchio di sassi indicava il posto dove era stato trovato il cadavere di Rocco Criscione , con la testa fracassata dalla palla tiratagli quasi a bruciapelo dalla siepe accanto . Chi era passato di là in quei giorni vi avea buttato un sasso , recitando un requiem , perché tutti si rammentassero del cristiano colà ammazzato e dicessero una preghiera in suffragio di quell ' anima andata all ' altro mondo senza confessione e senza sacramenti . Così il mucchio era diventato alto e largo in forma di piccola piramide . Ma neppure questa volta Titta sentì rispondersi niente ; e frustò le mule , pensando a quel che sarebbe avvenuto a Margitello dove nessuno si attendeva l ' arrivo del padrone . Stormi di piccioni domestici , usciti alla pastura , si levavano a volo dai lati della carraia al rumore dei sonagli delle mule e delle ruote della carrozza , che ora correva su la ghiaia sparsa sul terreno a poca distanza dalla casina . Si scorgevano il recinto della corte e le finestre chiuse , a traverso gli alberi di eucalipti che la circondavano da ogni parte . Contrariamente alle previsioni di Titta , il massaio e i garzoni l ' avevano passata liscia . Il marchese avea visitato la dispensa , le stalle delle vacche , il fieno , la pagliera ; aveva ispezionato minutamente gli aratri di nuovo modello fatti venire da Milano l ' anno avanti , la cantina , le stanze di abitazione dei contadini , seguito dal massaio che gli andava dietro , timoroso di qualche lavata di capo ; e non aveva fiatato neppure quando allo stesso massaio era parso opportuno scusarsi per un oggetto fuori posto , per un ingombro che avrebbe dovuto essere evitato , per qualche arnese buttato là trascuratamente , guasto e non riparato . Poi il marchese era salito , solo , nelle stanze superiori ; e il massaio , dalla corte , gli vedeva spalancare le finestre , lo sentiva passare da una stanza all ' altra , aprire e chiudere cassetti di tavolini e di cassettoni , armadii , spostare seggiole e sbattere usci . Due o tre volte , il marchese si era affacciato ora da una ora da un ' altra finestra , quasi volesse chiamare qualcuno . Invece , avea dato lunghe occhiate lontano e attorno , per la campagna , o al cielo che sembrava di bronzo , limpido , senza un fiocco di nuvole da dieci mesi , infocato dal sole che bruciava come di piena estate . Tre ore dopo , egli era disceso giù aveva ordinato a Titta di riattaccare le mule , ed era ripartito senza dare nessuna disposizione , senza mostrarsi scontento né soddisfatto . A mezza strada della carraia di Margitello , là dove era il pezzo di terreno di compare Santi Dimauro , che aveva dovuto venderlo per forza , per evitarsi guai , il marchese , scorgendo dallo sportello il vecchio contadino seduto su un sasso rasente la siepe dei fichi d ' India , coi gomiti appuntati su le ginocchia e il mento tra le mani , avea ordinato a Titta di fermare le mule . Compare Santi rizzò la testa , e salutò il marchese sollevando con una mano la parte anteriore del berretto bianco , di cotone . " Voscenza benedica ! " " Che fate qui ? " , gli domandò il marchese . " Niente , eccellenza . Trovandomi al mulino , ho voluto dare uno sguardo ... " " Rimpiangete ancora questi quattro sassi ? " " Il mio cuore è sempre qua ! Verrò a morirvi un giorno o l 'altro." " E avete faccia di lagnarvi , dopo che ve li ho pagati settant ' onze ? " Il vecchio si strinse nelle spalle , e riprese la sua positura . " Montate in serpe con Titta " , soggiunse il marchese . " Grazie , voscenza . Ho lasciato l ' asino al mulino ; vo ' a riprenderlo , con la farina . " Titta si era voltato per convincersi se il padrone avesse parlato sul serio invitando compare Santi a montare in serpe , tanto gli era parsa straordinaria la cosa ; ma la sua curiosità rimase insoddisfatta . Il marchese gli accennò con la mano di tirar via , e le mule si rimisero al trotto al primo schiocco di frusta . Lungo la ripida salita , Titta avea risparmiato le povere bestie . Alla svoltata della Cappelletta però , da dove lo stradone comincia a salire dolcemente , egli faceva riprendere il trotto ; e pel movimento a sbalzi , i sonagli delle testiere squillavano all ' ombra degli ulivi e dei mandorli che sporgevano dietro i ciglioni le chiome grige e verdognole tra cui stridevano alcune cicale ritardatarie , illuse forse dal persistente caldo che l ' estate durasse ancora . " Che c ' è ? " , domandò il marchese all ' improvviso arrestarsi della carrozza . E , affacciatosi allo sportello , vide l ' avvocato don Aquilante , con le lunghe gambe penzoloni dal parapetto di un ponticello , il cappellone di feltro nero , a larghe falde , che gli riparava dal sole , come un ombrello , la faccia sbarbata , con la grossa canna d ' India tenuta ferma da una mano sul paracarro sottostante . Don Aquilante socchiuse gli occhi , scosse la testa con l ' abituale movimento , portò l ' altra mano allo stomaco , quasi volesse reggere la cintura rilasciata dei calzoni , e scese dal parapetto , aggrottando le sopracciglia , stringendo le labbra con l ' aria di un uomo importunatamente disturbato . " Qui , con questo sole ? " , disse il marchese aprendo lo sportello della carrozza . Don Aquilante fece soltanto una mossa che voleva significare : se sapeste ! e , accettando l ' invito espressogli con un gesto , montò accanto al marchese . Le mule ripartirono al trotto . " Qui , con questo sole ? " , tornò quegli a domandare . " Voi siete scettico ... Non importa ! ... Vi convincerete un giorno o l ' altro ! " , rispose don Aquilante . Il marchese sentì corrersi un brivido per tutta la persona . Pure fece il bravo , sorrise ; e quantunque avesse pregato don Aquilante di non più riparlargli di quelle cose , ed ora ne sentisse più che mai invincibile terrore , provò un impeto di sfida per vincere la sensazione che gli sembrava puerile in quel punto , all ' aria aperta e con tutta quella luce . " Ah ! Venite a cercare gli Spiriti fin qui ? " " L ' ho seguito a dieci passi di distanza , senza potere raggiungerlo . Ora è agitato ; comincia ad aver coscienza della sua nuova condizione ... Voi non potete intendere ; siete fuori della verità , tra la caligine dei pregiudizi religiosi . " " Ebbene ? " , balbettò il marchese . " Un giorno vi persuaderete , finalmente , che io non sono un allucinato , né un pazzo . Vi sono persone " , soggiunse con severo accento , " che posseggono facoltà speciali per vedere quel che gli altri non vedono , per udire quel che gli altri non odono . Per esse , il mondo degli uomini e quello degli Spiriti non sono due mondi distinti e diversi . Tutti i santi hanno avuto questa gran facoltà . Non occorre , però , di essere un santo per ottenerla . Particolari circostanze possono accordarla a un meschino avvocato come me ... " " E non vi è riuscito a raggiungerlo ! " , disse il marchese , con accento che avrebbe voluto essere ironico e tradiva intanto l ' ansia da cui era turbato . " Si è fermato presso il ponticello ed è rimasto un istante in ascolto ; poi , tutt ' a un tratto , udito lo strepito dei sonagli delle mule e il rumore delle ruote della vostra carrozza che saliva per la rampa sottostante , si è precipitato giù pel ciglione dirimpetto . Evidentemente , ha voluto evitare d ' incontrarsi con voi . " " Perché ? " " Ve l ' ho detto . Egli comincia ad aver coscienza della nuova condizione . In questo caso , tutto quel che rammenta la vita ispira orrore . È il più penoso dell ' altra esistenza . Rocco che già si accorge di non essere più vivo ... " Il marchese non osava d ' interromperlo , né osava di domandarsi se colui che gli parlava in quel modo avesse smarrito il senno o fosse ancora in pieno possesso della ragione . A furia di udirlo discorrere di queste stramberie , come il marchese soleva chiamarle , si sentiva attratto da esse , non ostante che da qualche tempo in qua gli ispirassero una gran paura del misterioso ignoto , a dispetto del suo scetticismo e delle sue credenze religiose . E l ' Inferno ? E il Paradiso ? E il Purgatorio ? Don Aquilante li spiegava a modo suo ; ma la Chiesa non dice che si tratta di cose diaboliche ? Titta aveva spinte le mule al gran trotto , per fare una bella entrata in paese con schiocchi di frusta , gran tintinnio di sonagli e rumore di ruote ; e questo distrasse il marchese dal torbido rimescolio di riflessioni e di terrori che gli passava per la mente mentre don Aquilante parlava . Rimescolio di riflessioni e di terrori che lo riprendeva però appena posto il piede in quelle stanze deserte dove non si udiva altro di vivente all ' infuori dello strasciar delle ciabatte di mamma Grazia e del borbottio dei suoi rosarii , quando essa non aveva niente da fare . " Ho lasciato la chiave nella serratura dell ' uscio " , gli rammentò mamma Grazia . E il marchese , per occuparsi di qualche cosa , quantunque veramente non avesse nessuna vecchia scrittura da ricercare , scendeva giù nel mezzanino . Mamma Grazia aveva dato aria a quei due stanzoni , ma il tanfo di rinchiuso prendeva alla gola ciò non ostante . Larghe amache di ragnateli pendevano dagli angoli del soffitto . Un denso strato di polvere copriva i pochi vecchi mobili sfasciati , le casse , le tavole rotte che ingombravano la prima stanza e vi si distinguevano appena , perché essa prendeva luce da l ' altra che rispondeva su la via . Entrato quasi diffidente , arricciando il naso pel forte puzzo di muffa , strizzando gli occhi per vedervi , il marchese si era fermato più volte a fine di raccapezzarsi . Tutta roba da buttar via ! Era là fin da quando viveva il marchese grande . Nessuno aveva mai pensato di fare un bel repulisti ; lo avrebbe fatto fare lui e subito . Ma pur pensando a questo , tornavano a frullargli nella testa le parole di don Aquilante , quasi qualcuno gliele ripetesse sommessamente dall ' angolo più riposto del cervello : " Ha voluto evitare di scontrarsi con voi ! Comincia ad aver coscienza della sua condizione ! " . Ormai ! Che doveva importargli delle stramberie dell ' avvocato ? ... Ma se fosse vero ? Eh , via ! ... Ma , infine , se fosse vero ? ... E si arrestò con un senso di puerile paura , appena passata la soglia dell ' altra stanza . La stessa angosciosa impressione di una volta , di molti e molti anni addietro ! Allora aveva otto o nove anni . Ma allora il lenzuolo che avvolgeva il corpo di Cristo in croce , di grandezza naturale , appeso alla parete di sinistra , non era ridotto a brandelli dalle tignuole ; e non si affacciavano dagli strappi quasi intera la testa coronata di spine e inchinata su una spalla , né le mani rattrappite , né i ginocchi piegati e sanguinolenti , né i piedi sovrapposti e squarciati dal grosso chiodo che li configgeva nel legno . La vista di quel corpo umano , che il lenzuolo modellava avvolgendolo , lo aveva talmente impaurito da bambino , ch ' egli si era aggrappato al nonno , al marchese grande , da cui era stato condotto là , ora non si rammentava più perché ; e i suoi strilli avevano fatto accorrere mamma Grazia e la marchesa nuova non ancora assalita dalla paralisi . Il nonno aveva tentato di convincerlo che quello era Gesù Crocifisso , e che non ne doveva aver paura ; ed era salito sulla cassapanca sottostante per togliere gli spilli dal lenzuolo e fargli vedere il Signore messo in croce dai Giudei , del quale la mamma gli aveva raccontato la storia della passione e morte , un venerdì santo , prima di farlo assistere nella chiesa di Sant ' Isidoro alla sacra cerimonia della Deposizione . Anche quella volta egli aveva strillato dalla paura , come altri bimbi suoi pari ; e mamma Grazia era stata costretta a portarlo via in collo facendosi largo a stento tra la folla delle donne accalcate nella chiesa quasi buia , e singhiozzanti e piangenti , mentre un prete picchiava con un martello sul legno della croce per sconficcare i chiodi del Crocifisso , e una tromba squillava così malinconicamente che sembrava piangesse anch ' essa . Questi ricordi gli eran passati , come un baleno , davanti agli occhi della mente ; e intanto la paura di bambino si riproduceva in lui ugualmente intensa , anzi raddoppiata dalla circostanza che il vecchio lenzuolo , ridotto in brandelli , rendeva più terrificante quella figura di grandezza naturale , che sembrava lo guardasse con gli occhi semispenti e volesse muovere le livide labbra contratte dalla suprema convulsione dell ' agonia . Quanti minuti non aveva avuto forza e coraggio d ' inoltrarsi né di tornare addietro ? Quanto poté vincersi e dominarsi , aveva le mani diacce e il cuore che gli batteva forte . E non riusciva a formarsi un ' esatta idea del tempo trascorso . S ' impose però , facendosi violenza , di fissare il Crocifisso , anzi di accostarsi ad esso . E soltanto dopo che si sentì un po ' tranquillo , uscì dallo stanzone , indugiò un istante nell ' altro , e chiuse l ' uscio a chiave . Ma nel salire le scale gli sembrava che quegli occhi semispenti continuassero a guardarlo a traverso la spessezza dei muri , e che quelle livide labbra contratte dalla suprema convulsione dell ' agonia si agitassero , forse , per gridargli dietro qualche terribile parola ! IX . Don Silvio La Ciura si era alzato più volte dal tavolino dove teneva aperto davanti a sé uno dei quattro tomi del breviario . Quella sera sembrava che i venti di levante e di tramontana si fossero dati la posta a Ràbbato per una sfida di gara ; e soffiavano , fischiavano , stridevano , urlavano , strisciando lungo i muri delle case , scotendo le imposte , sconvolgendo le tegole sui tetti , azzuffandosi agli svolti delle cantonate , pei vicoli , nelle piazze con gridi rabbiosi , con ululi prolungati , ora vicini , ora lontani , che davano i brividi al povero prete . Ai ripetuti assalti , l ' imposta poco solida del balconcino della sua cameretta avea minacciato di cedere , di spalancarsi , di lasciar invadere la casa da quel che sembrava un nemico assediante , inasprito sempre più della resistenza che trovava . Don Silvio , interrompendo la recita dell ' ufficio , era stato costretto a puntellarla con un pezzo di tavola e con una stanghetta . Ma quantunque rassicurato , si arrestava spesso a metà d ' un versetto di salmo , e si sentiva diventare piccino piccino a quegli ululi , a quegli impeti fischianti che facevano fin tintinnare , a intervalli , la piccola campana del vicino monastero di Santa Colomba , o buttavano , di tratto in tratto , sul selciato della via qualche tegola o qualche vaso da fiori che vi si fracassavano con pauroso rumore . La sua casetta a un solo piano , all ' angolo del vicoletto breve e contorto , investita da un lato dal vento di levante e , di faccia , dal tramontano , sembrava vacillasse . Tutti gli usci delle stanze si agitavano e i vetri delle finestre e del balconcino trabalzavano , e sul tetto era un continuo acciottolio di tegole , quasi vi spasseggiasse a salti un grosso animale . Don Silvio levava gli occhi dal breviario , tendeva le mani giunte alla Madonna Addolorata appesa al capezzale del lettino , invocandola , o si rivolgeva al Crocifisso di ottone che aveva davanti sul tavolino : " Sia fatta la vostra santa volontà , Signore ! Abbiate pietà di noi , Signore ! " . E si sarebbe detto che i venti , indispettiti di quella preghiera , assalissero allora con maggior violenza la casetta , e urlassero con più forza dietro la porta , dietro le finestre e il balconcino . Per ciò don Silvio rimaneva un po ' incerto se quei colpi che gli era parso di udire alla porta di casa provenissero dal rabbioso furore del vento o da qualche persona che veniva a chiedere per un moribondo la sua opera spirituale . Di là , la vecchia sua sorella lo chiamava : " Silvio ! Silvio ! Non senti ? Picchiano " . Scesi con un lume in mano gli scalini di gesso della scaletta , egli avea domandato da dietro la porta : " Chi siete ? Che volete ? " . " Aprite , don Silvio ! Sono io . " " Oh , signor marchese ! " , egli esclamò stupito , riconoscendolo alla voce . E posato il lume su uno scalino , toglieva la stanghetta di sorbo che sbarrava trasversalmente la porta di entrata . Una folata di vento spense il lume . " Lasciate fare a me " , disse il marchese , richiudendo subito la porta e puntellandola forte con una mano , mentre con l ' altra cercava tastoni la stanghetta che don Silvio aveva appoggiato in un angolo . " Ho i cerini " , soggiunse , dopo di averla rimessa trasversalmente a posto , introducendone i capi nelle due buche laterali che dovevano tenerla fissa . E riaccese il lume . " Signor marchese ! Che accade ? ... A quest ' ora ? ... Con questo inferno scatenato ? " Alto , robusto , con la cappotta di panno scuro il cui cappuccio gli nascondeva metà della faccia , il marchese di Roccaverdina sembrava un gigante di fronte al magro corpicino del prete , in quella cameretta imbiancata a calce e che aveva , soli mobili , il tavolino con su un crocifisso di ottone , i volumi del breviario e poche carte alla rinfusa , il lettino con la coperta bianca e quella Madonna Addolorata al capezzale , e due seggiole col piano rozzamente impagliato , una davanti al tavolino e una accanto al letto . " Permettete " , disse il marchese sbarazzandosi della cappotta che buttò su la seggiola più vicina . Don Silvio non osava di tornare a interrogarlo , dopo che non avea ricevuto nessuna risposta a piè della scala . Il marchese si passò più volte le mani su la faccia , si tolse di capo il berretto di martora , posandolo su la cappotta ; poi , quasi facesse uno sforzo , disse : " Voglio confessarmi ! " . E scorgendo l ' occhiata di stupore di don Silvio , soggiunse : " Ho anche fretta " . " Eccomi " , rispose il prete . " Un momento , e vengo subito . " Andò di là , rassicurò sua sorella mezza cieca e malaticcia , senza dirle chi fosse venuto a trovarlo , e tornando nella cameretta chiudeva dietro a sé gli usci delle altre poche stanze . Il marchese era rimasto in piedi , e l ' ombra della sua persona proiettata dal lume si disegnava nera e ingrandita su la parete bianca , ingombrandola con la larghezza delle spalle e del torace , toccando la volta del soffitto con la testa attorno a cui si sparpagliavano , enormi come tentacoli di polipo , i ciuffi di capelli che egli aveva arruffati con rapido atto delle dita irrequiete . Don Silvio intanto , cavata dalla cassetta del tavolino una stola di stoffa scura con due crocette di gallone di argento nelle estremità , se la passava dietro il collo , facendone ricadere i lembi sul petto . Tolse dal tavolino il lume , posandolo per terra nella stanza accanto , vicino all ' uscio , in modo che la cameretta restasse in penombra ; e sedutosi su la seggiola davanti al tavolino e fattosi il segno della croce , ripeté : " Eccomi ! " , invitando nello stesso tempo , col gesto , il marchese a inginocchiarsi . Il marchese esitò un istante . Volgendosi inquieto verso il balconcino contro cui il vento faceva impeto , tendeva l ' orecchio all ' urlo selvaggio che , imboccato il vicolo , passava rapidamente oltre , seguito da altri ululi , da altri fischi , da altri stridi quasi umani che passavano pure rapidamente oltre in sinistra rincorsa , lasciandosi dietro un intervallo di morto silenzio più sinistro di loro . Così , durante uno di questi intervalli , egli poté udire benissimo le gravi parole che il confessore gli rivolgeva a bassa voce , dopo di averlo aiutato a recitare il confiteor . " Dimenticate ora la mia povera persona e il misero luogo dove vi trovate . Al cospetto di quel Dio che vi legge nel cuore , e che è Padre di misericordia e di perdono , confessate umilmente le vostre debolezze , i vostri falli , giacché la sua santa grazia vi ha spinto a questo atto per la vostra eterna salute . " La voce di don Silvio aveva preso un accento solenne ; e il marchese che , quantunque ginocchioni , si trovava con la fronte all ' altezza della testa del prete sorretta da un braccio appoggiato al tavolino , rimase stupito della severa dignità di quel viso pallido , emaciato dai digiuni e dalle penitenze , che nelle circostanze ordinarie aveva un ' umile espressione di sorridente dolcezza e di bontà quasi femminile . Per vincere quest ' impressione che lo aveva assai turbato , il marchese aspettò che il vento riprendesse a soffiare e a urlare ; e giusto nel momento in cui parve che esso volesse trascinar via nella sua furia tutte le case del vicolo , balbettò : " Padre , ho ammazzato io Rocco Criscione ! " . " Voi ! Voi ! " , esclamò don Silvio con voce tremante , sollevandosi a metà da sedere , tanto gli era sembrato enorme quel che aveva udito . " Meritava di essere ammazzato ! " , soggiunse il marchese . " Dunque non siete pentito del fallo , figlio mio ! " , esclamò il prete riprendendo alquanto la sua calma . " Sono qui , ai piedi vostri , per ottenere il perdono . " " E avete permesso " , riprese quegli severamente , " che l ' umana giustizia condannasse un innocente ? " " L ' accusa non è venuta da parte mia . " " Voi però non avete fatto niente per impedire quest ' infamia ! " " È colpa dei giurati e dei giudici , se lo han condannato a torto , quasi senza prove . " " E perché , perché avete ammazzato Rocco Criscione ? " " Se lo meritava ! " " Chi vi ha dato il diritto di farvi arbitro della vita e della morte d ' una creatura di Dio ? " " Giacché Dio lo ha permesso ... " " Oh ! Non bestemmiate a questa maniera per scusarvi e giustificarvi . " " Il Signore ci toglie il senno in certe circostanze . " " Quando meritiamo tale castigo ! " " Ero pazzo , forse ... certamente ... in quella terribile notte ! " " Ma dopo ? Non avete riflettuto , non avete sentito rimorsi ? " " Oh , padre ! Che giornate e che nottate per lunghi mesi ! " " Ebbene ; era la voce di Dio che vi premeva , vi consigliava , vi chiamava ... " " E sono venuto ! ... Lasciatemi parlare ; non mi togliete con la vostra severità la forza di dirvi tutto . Aiutatemi anzi , siate misericorde ! " " Dite , dite , figliuolo mio ! Vi assisteranno la Beata Vergine e i santi da voi invocati col confiteor . " Ah ! Perché il vento taceva in quel momento ? Il marchese aveva paura della sua stessa voce , davanti a quel sant ' uomo , nella penombra della nuda cameretta . Ma già egli aveva pronunciato le fatali parole : " Ho ammazzato io Rocco Criscione ! " . Quel segreto , da cui era stato torturato tanti e tanti mesi , gli era finalmente sfuggito di bocca ! Ed ora egli sentiva bisogno , più che di accusarsi , di difendersi , di scolparsi anche ! Dopo che la giustizia umana non poteva più colpirlo , si sentiva oppresso dal terrore della giustizia divina . Gli sguardi semispenti di quel gran Crocifisso lo inseguivano fin là , dal mezzanino ; e ora , quasi le avesse sotto gli occhi , egli vedeva agitarsi quelle livide labbra che gli era parso volessero pronunziare la parola : Assassino ! E gridarla forte perché tutti la udissero e tutti apprendessero ! Invano egli aveva tentato di persuadersi che tutto questo era opera della sua immaginazione esaltata . I sentimenti religiosi con i quali era stato educato dalla madre , attutiti dall ' età , dai casi della vita , dalla poca frequenza con cui li aveva praticati specialmente in questi ultimi anni , suscitati quel giorno dalla vivissima impressione dell ' inattesa vista del Crocifisso , gli erano rifioriti , da una settimana , nel cuore con la stessa semplicità , con la stessa sincerità di quand ' era fanciullo . Egli vi aveva opposto , sì , una specie di resistenza , quasi per istinto di conservazione , di difesa personale ; ma quella notte , nello sconvolgimento della natura , il suo coraggio , il suo orgoglio avevano vacillato , avevano ceduto . Ed era uscito di casa , spinto pure dalla certezza che nessuno , durante la tempesta scatenatasi su Ràbbato , lo avrebbe visto entrare dal prete , nessuno avrebbe potuto sospettare niente dell ' atto ch ' egli andava a compire . Per questo non era umile davanti al confessore , per questo si ostinava a ripetere : " Se lo meritava ! " , parlando dell ' ucciso . Visto che il marchese intendeva di diffondersi nella narrazione , e comprendendo che avrebbe sofferto stando lungamente in ginocchio , don Silvio lo interruppe : " Per le facoltà accordatemi , vi dispenso di continuare a confessarvi ginocchioni . Sedete ; potrete parlare più liberamente " . Il marchese obbedì grato di quel che gli pareva un giusto riguardo alla sua persona ; e riprese : " Mia zia diceva bene : non dovevo sposare quella donna , per l ' onore della nostra famiglia dove non è mai avvenuto nessun incrociamento con sangue basso ... Ma io non sapevo staccarmene . Convivevo da quasi dieci anni con lei ... " . " In peccato mortale " , suggerì il prete . " Come tanti altri " , replicò il marchese . " La società non è un convento di frati che hanno fatto voto di castità . La carne ha le sue imposizioni ; e i pregiudizi sociali sono talvolta più potenti delle stesse leggi umane e divine . Ho fatto male , come tanti altri ; non mi accorgevo di far male . Eppure volevo impedirmi di arrivare fino all ' eccesso paventato da mia zia e dagli altri miei parenti . Ci sarei arrivato più tardi , se non avessi preso la risoluzione ... Fu un patto , fra noi tre . Una sera , chiamai Rocco e gli dissi : " Devi sposare Agrippina Solmo ... " . Contavo su la devozione di lui , su la sua fedeltà . Rispose : " Come vuole voscenza " . " Dovrai però essere suo marito soltanto di nome !..." Non esitò ; rispose : " Come vuole voscenza " . " Giuralo ! " Giurò ... Poteva rifiutarsi ... " " Ma è stato un gran sacrilegio ! " , esclamò il prete . " Allora , chiamai lei . Ero sicuro della sua risposta . Per quasi dieci anni , l ' avevo vista davanti a me umile , obbediente come una schiava , senza ambizioni di sorta alcuna . Questo formava la sua forza , il suo potere sul mio cuore . Le dissi : " Devi sposare Rocco !..." Mi guardò supplicante , ma rispose anche lei : " Come vuole voscenza ! " . " Sarai però sua moglie soltanto di nome , per l ' occhio della gente ; giuralo ! " E giurò ... Poteva rifiutarsi ... " " È stato un gran sacrilegio ! Al concubinato avete sostituito l ' adulterio ! " , lo interruppe con accento di grande tristezza don Silvio . " Non dovevo , non potevo sposarla io , e la volevo sempre mia . Non badai ad altro . Nel mio cuore c ' era allora una tempesta assai più tremenda di questa che sconvolge l ' aria fuori ... Voi siete un santo ... non potete intendere ... " Le parole gli morirono su le labbra . I due venti in contrasto riprendevano in quell ' istante i loro ululati , i loro stridi ; urtavano alle imposte , strisciavano lungo i muri , pel vicolo , come una masnada in rivolta , inseguentisi , e la campanella di Santa Colomba tintinnava , quasi annunziasse lamentosamente un prossimo disastro . " Avrei voluto subito prevedere che esponevo quei due a un gran cimento ! " , continuò il marchese coprendosi il viso con le mani . " Ma la provata devozione di Rocco mi affidava ; ma la gratitudine e l ' affezione , non meno provate , di essa mi affidavano ancora più ! E l ' ostacolo apparente metteva un sapore nuovo nella mia vita ; non godevo di altro ! Per compensare Rocco del suo sacrificio , gli lasciavo mano libera . A Margitello , a Casalicchio , a Poggiogrande , il padrone era lui . Spendeva e spandeva con le donne ; tanto meglio . Mi pareva rassicurante segno di fedeltà al giuramento . A lei avevo regalato , in dote , anche quella casa vicino a casa mia . Essa veniva da me tutti i giorni , con la scusa di aiutare nelle faccende mamma Grazia , che non ha mai sospettato niente , e che la soffriva malvolentieri . E davanti a tutti , io conservavo con gran scrupolo le apparenze . Mi son divagato con questo giuoco ... fino all ' istante che cominciò a infiltrarmisi nell ' animo il bieco sospetto . Per quali indizi ? Non saprei dirlo precisamente . Perdei la pace . Ella se n ' accorse subito ; e il suo contegno più non fu schietto e sincero come prima . Ah , che fiera trafittura pel mio cuore ! La gelosia mi faceva spalancare gli occhi su ogni minimo atto di Rocco e di lei , ma mi dava insieme forza di dissimulare . Ora egli non correva più dietro alle donne . Aveva perseguitato con le sue insistenze la bella moglie di Neli Casaccio ... Poi , si era chetato ; lo ha confermato pure essa , nella sua deposizione davanti al giudice istruttore ... Perché ? Come mai ? ... Avrei dovuto prevederlo ! ... Erano sposi davanti alla Chiesa e alla legge ; erano giovani e costretti a vivere nella stessa casa , a vedersi quasi tutti i giorni ... Ma ... non avevano accettato il patto ? Non avevano giurato ? Se si fossero presentati a me e mi avessero confessato : " Non vogliamo , non possiamo più ! " io ... non so che cosa avrei risposto , che cosa avrei fatto . Avrei perdonato forse , li avrei sciolti dal giuramento ... Invece ... " " E della legge di Dio non vi ricordate mai ? " " Voi siete un santo ; non potete intendere ! Ella giunse fino a non nascondermi che colui le faceva pena ; fino a pretendere che le apparenze fossero conservate anche davanti a lui ! ... Me la sentivo sfuggire di mano ; perdevo la testa pensando all ' infame tradimento che quei due mi avevano fatto o stavano per farmi . Ingrati ! Spergiuri ! Dissimulavo tuttavia . Volevo essere certo ... O tutta mia , o né mia né di altri ! Pensiero fisso che mi ribolliva nel cervello , e mi offuscava la ragione ... E quando mi parve di non poter più dubitare ... È avvenuto così ! ... L ' ho ammazzato per questo ! ... Se lo meritava ! " E la durezza dell ' accento con cui il marchese aveva pronunziato queste ultime parole vibrò in quell ' intervallo di calma come uno scoppio di frusta e parve riempire la cameretta . Pallidissimo , con la testa china , gli occhi socchiusi pieno di terrore e di compassione , il prete aveva ascoltato il penitente , quasi dimenticando la sua funzione di confessore . Quella gran miseria umana , di cui egli ignorava i bassi avvolgimenti e le angosce , gli faceva stillare dalle palpebre cocenti gocce di lagrime che gli cascavano su una mano . Mai , da confessore , gli era accaduto un caso che avesse avuto almeno qualche lontana somiglianza con questo . E quel che più gli stringeva il cuore non era tanto il delitto confessato , quanto lo stato d ' animo di colui che sembrava non avesse una chiara idea del gran sacramento di penitenza a cui era venuto a ricorrere . Mentre il marchese parlava , egli levava la mente a Dio , pregando per la contrizione del peccatore , invocando lumi perché i suoi consigli giungessero a serenare quell ' anima sconvolta e rabbuiata . " Prostratevi di nuovo davanti a Dio " , disse con voce lenta . Il marchese si lasciò cascare pesantemente sui ginocchi , affranto ; e si coprì un ' altra volta la faccia con le mani convulse . " Dio perdona soltanto a chi è pentito , a chi è pronto a riparare il male commesso . Sentite voi un profondo sentimento di contrizione dell ' assassinio commesso e dei gravi peccati che lo hanno preceduto e preparato ? " " Sì , padre " , rispose il marchese . " Siete voi pronto a riparare i danni prodotti alla persona e alla reputazione altrui , unica positiva assicurazione del vostro pentimento ? " " Sì , padre ! ... Se è possibile " , quegli aggiunse esitando . " C ' è un innocente che soffre per colpa vostra . Bisogna giustificarlo , salvarlo . " " In che modo ? " " Nel modo più semplice e più diretto . " " Non capisco ... " " Egli sconta immeritatamente una pena che avrebbe dovuto ricadere sul vostro capo ... " " Aiuterò , soccorrerò sua moglie e i suoi figli , in ogni maniera ... " " Non basta . " " Che altro potrei fare ? " " Liberarlo , prendendo il suo posto . Soltanto a questo patto ... " " Padre , imponetemi qualunque gran penitenza ... " " Questo vi dice il Signore per bocca del suo umile ministro ; ne dipendono la vostra pace in questa vita , la vostra salvezza eterna nell 'altra." " Ho sentito dire che c ' è un mezzo di riscatto dei peccati , beneficando chiese , istituzioni religiose , opere pie ... " " Dio non mercanteggia il suo perdono . Egli che vi ha concesso la ricchezza può togliervela in un momento , se vuole . È stato immensamente misericordioso ispirandovi di accorrere al suo santo tribunale . " " Dovrei disonorare il nome dei Roccaverdina ? " " Un misero orgoglio vi fa parlare così . Badate ! Dio è giusto , ma inesorabile ! Egli saprà vendicare l ' innocente . Le sue vie sono infinite . " Il marchese abbassò il capo e non rispose . " Pentirsi , quando il male da noi fatto è irreparabile , basta alla misericordia del Signore . Ma se la riparazione è possibile , urgentissima , il pentimento non vale niente . Io non potrei alzare la mano in nome di Dio ed assolvervi . Qualunque più grave penitenza sapessi imporvi sarebbe insufficiente , irrisoria . Riflettete bene ! " " Rifletterò ! " , disse il marchese con cupa irritazione nella voce . " Badate intanto ; io vi ho rivelato la mia colpa sotto il sigillo della confessione . Voi non potete denunciarmi alla giustizia ... " " Denunciarvi ? Che vi passa pel capo ? Pensate piuttosto che in questo momento voi rifiutate la grazia del Signore ... " " Assolvetemi ! ... Farò penitenza ! " , supplicò il marchese . " Riparerò in qualunque altro modo ! Tutto si compensa nel mondo ! " " Sentite ? " , rispose il confessore . " Dio ci parla anche coi venti , coi terremoti , con la fame , con la peste , e ci palesa l ' ira sua e ci ammonisce ... " " Tornerò un ' altra volta ! " E il marchese si rizzò in piedi . " Il Signore vi aiuti ! " , esclamò il prete . E mentre il marchese si rimetteva in testa il berretto di martora e indossava la cappotta , egli andò a riprendere il lume ; e su quel viso pallido ed emaciato riapparve l ' abituale dolce sorriso di bontà quasi femminile . " Voi non potrete denunciarmi ! " , replicò il marchese . E sembrava minacciasse . " Ho dimenticato " , rispose don Silvio . " Ah , signor marchese ! Ah , signor marchese ! " X . Non aveva avuto agio di riflettere lungo il faticoso giro per straducole e vicoletti a fine di evitare in qualche modo la furia del vento ; ma appena chiuso cautamente il portoncino di casa e acceso il lume , il marchese respirò a larghi polmoni , quasi si sentisse liberato da insopportabile oppressione . Era soddisfatto . Con lieta meraviglia , si sentiva tranquillo . La coscienza non gli rimordeva più , o almeno non lo atterriva coi tetri fantasmi che per poco - ne sorrideva compiacendosi - non lo avevano spinto al suicidio , quel giorno che era andato a rinchiudersi nella cameretta al secondo piano , deciso di tirarsi un colpo di revolver alla tempia . Due volte era stato sul punto di far scattare il grilletto ; e perciò , trovatosi inattesamente faccia a faccia con Agrippina Solmo , aveva esclamato : " Chi sa chi ti manda ! Domineddio ? O il diavolo ? " . Ora non gl ' importava più di sapere precisamente chi l ' avesse mandata quel giorno . Pensava soltanto che la giustizia umana si era legate le mani da sé , condannando Neli Casaccio ; e che la giustizia divina doveva essere , in parte , già appagata dalla confessione spontaneamente e sinceramente fatta un ' ora fa . Se il confessore non avea voluto imporgli una penitenza , se si era rifiutato di assolverlo , non era colpa sua . Forse , scegliendo un altro sacerdote ... Si era lusingato che don Silvio La Ciura , tenuto per santo dal popolino - gli attribuivano anche parecchi miracoli - avesse dovuto giudicare meglio di tutti le circostanze per le quali un marchese di Roccaverdina era potuto diventare assassino . E spogliandosi per andare a letto , esaminava freddamente il suo stato d ' animo di quei giorni . Una vampa di pazzia lo aveva avvolto ! Si era creduto davvero stregato , come diceva mamma Grazia . Il colpo di fucile che aveva ucciso Rocco doveva però anche aver rotto la opera diabolica di quella donna , se egli si era sentito invadere immediatamente da invincibile avversione , da odio verso colei , appena ella poteva essere tutta sua , unicamente sua , come la desiderava e voleva prima di ammazzare lo spergiuro ! E quel sant ' uomo di don Silvio gli proponeva di denunciarsi , di prendere il posto di Neli Casaccio ! Se Dio intanto aveva permesso che costui fosse condannato , voleva dire probabilmente che gli pesava addosso qualche altro grave delitto rimasto occulto . In quanto a lui , visto che il confessore si era rifiutato di assolverlo , perché non si sarebbe rivolto a chi sta più in su di qualunque confessore , a chi ha piena facoltà di sciogliere da tutti i peccati , al Papa in persona ? Il Papa è Dio in terra . Col pretesto di un viaggio nel continente , egli sarebbe andato a Roma per buttarsi ai piedi di Sua Santità . - Doveva fondare un altare con messa perpetua ? Dotare un orfanotrofio ? Regalare un calice di oro con brillanti a San Pietro ? - Purché il nome e l ' onore dei marchesi di Roccaverdina non fosse macchiato ! ... Oh ! Pio IX avrebbe capito subito le buone intenzioni di lui ; non era povero di mente come don Silvio ! E si era addormentato in ginocchio davanti a Pio IX che alzava la mano per assolverlo . Così si rimetteva alla solita vita con vivissima eccitazione di occuparsi , di stordirsi , quasi le energie del suo organismo volessero prendersi la rivincita dell ' inerzia in cui le aveva lasciate per tanti mesi , abbandonando gli affari di campagna in mano di garzoni incapaci e senza scrupoli , di mezzadri che col pretesto della cattiva annata , oltre di non pagare i fitti , venivano a piangergli davanti per avere soccorsi di semenza e di alcune giornate di quegli aratri di nuovo modello da lui fatti venire da Milano . La lunga siccità aveva reso duri come il ferro i terreni , e i vomeri ordinari non riuscivano a spezzarli per preparare i maggesi . " Abbiamo la mano di Dio addosso ! " , conchiudevano malinconicamente . Egli non osava di rispondere , come le altre volte : " La vera mano di Dio che vi pesa addosso è la vostra pigrizia ! " . Guardava un po ' scoraggiato anche lui quelle campagne dove non si scorgeva un fil d ' erba , quel cielo che , da mesi e mesi , non mostrava agli occhi ansiosi l ' ombra di una nuvoletta all ' orizzonte . Soltanto l ' Etna fumava , quasi volesse ingannare la gente facendo scambiare per nuvole le dense ondate di fumo del suo cratere , che il vento disperdeva lontano . Verso sera , la spianata del Castello si popolava di contadini , di gente di ogni condizione che venivano a interrogare il cielo per trarne qualche buon augurio . Le serate erano dolci , quantunque già si fosse alla fine di novembre . Non spirava un alito . Il canonico Cipolla , che aveva letto i giornali in Casino , prognosticava vicina la pioggia . " A Firenze piove da un mese , giorno e notte ! In Lombardia , fiumi rigonfi straripano , allagano le campagne . Il cattivo tempo è in viaggio ; arriverà anche qui ! " E i contadini che stavano a udirlo a bocca aperta , volgevano gli occhi verso il levante per scorgere qualche indizio che annunziasse il prossimo arrivo del cattivo tempo in viaggio , e sarebbe stato tempo benedetto ! L ' anno avanti non si era raccolto neppur tanto da compensare della semenza gettata nei solchi . Le ulive si erano rinsecchite su le piante . Per ciò tutti si sforzavano di raddoppiare la sementa , risparmiando il grano da molire , stringendosi le cigne dei calzoni attorno allo stomaco , sperando di rifarsi col nuovo raccolto . E il marchese parlava poco e senz ' alzare la voce , ora passeggiando su e giù per la spianata , dal bastione allo zoccolo della croce , ora seduto su uno scalino di esso , sentendosi lentamente compenetrare dalla costernazione che si leggeva su tutti i volti e dalle parole di tristezza che uscivano dalla bocca di quei poveretti . Essi se ne andavano a uno a uno , a due , voltandosi indietro per dare un ' ultima occhiata a quel cielo limpidissimo , a quelle campagne riarse , a quei monti lontani che non si erano coperti di neve e dietro i quali non si affacciava da mesi uno straccio di nuvoletta . Anche quei del Casino che venivano lassù non a godere il fresco ma a spiare , come la povera gente , il cielo di bronzo , l ' orizzonte senza vapori e l ' Etna che fumava , anche quei del Casino non discutevano più del sindaco , degli assessori , di tutte le loro misere gare municipali per cui ordinariamente si accapigliavano trovandosi insieme . " Sarà una mal ' annata peggiore della precedente ! " " I piccoli furti non si contano più ! " " Che volete ? La fame è cattiva consigliera ! " " Dobbiamo pensare ai fatti nostri , marchese ! " " Ognuno ha i suoi guai ! " , egli rispondeva . E siccome , una sera , assieme con altre persone , era venuto lassù anche il cavalier Pergola , suo cugino , col quale stava in rottura , il marchese fu costretto a rivolgere la parola pure a lui che si era avvicinato salutandolo il primo . Il cavaliere , ad arte o no , lo aveva toccato nel debole , domandandogli se era vero che quell ' anno avrebbe adoperato la trebbiatrice a Margitello . " Forse , per prova , togliendola in prestito dal Comizio agrario provinciale . " " Voi potete farlo ; ma i piccoli proprietari ? " " Si tratterebbe di trasportare i covoni . La spesa verrebbe largamente compensata dalla celerità e dalla perfezione del lavoro . Margitello è un punto centrale ... Noi abbiamo quel che ci meritiamo " , aveva soggiunto il marchese . " Non ci curiamo di associarci , di riunire le nostre forze . Io vorrei mettermi avanti , ma mi sento cascare le braccia ! Diffidiamo l ' uno dell ' altro ! Non vogliamo scomodarci per affrontare le difficoltà , né correre i pericoli di una speculazione . Siamo tanti bambini che attendono di essere imboccati col cucchiaino ... Vogliamo la pappa bell ' e preparata ! " " Parole d ' oro ! " " I nostri vini se li prende la Francia , con quattro soldi , e ce li rimanda trasformati in Bordeaux . I nostri olii sono buoni appena per saponi o per macchine , e abbiamo intanto le migliori ulive del mondo . Io ho prodotto vini , così , per saggio , da mettersi in tasca tutti i Bordeaux , tutti gli Xeres , tutti i Reni dell ' universo ; olii da dar dei punti a quei di Lucca e di Nizza ... Ma bisognerebbe produrre in grande , esportare ... E non parlo dei formaggi , del burro ... ! " Erano rimasti soli lassù , senz ' accorgersi che la sera si era inoltrata ; il plenilunio ingannava . All ' ultimo , il cavalier Pergola gli aveva detto : " Pur troppo è così ! Siamo ancora mezzi barbari ! ... Ecco : per parlare di noi , giacché l ' occasione è capitata , noi ci guardiamo da un bel pezzo in cagnesco . Perché ? Per un pregiudizio . Non ho sposato in chiesa ! È il mio gran delitto . Vostro zio non vuol vedere in viso , nemmeno da lontano , sua figlia ! Voi avete fatto lo stesso con me " . " Il torto è vostro , cugino ! Siete scomunicato , non lo sapete ? E fate vivere in peccato mortale anche quella poveretta ! " " Perché un prete sudicio non ci ha buttato addosso due gocce di acqua salata ? " " Benedetta , cugino ! Dio vuole così ! " " Quale Dio ? Chi lo ha visto cotesto Dio ? " " Io vi rispondo come don Silvio La Ciura , quando don Aquilante voleva provargli che le persone della Santissima Trinità sono quattro : il Padre , il Figlio , lo Spirito Santo e il Dio che vien formato dalla riunione di tutti e tre . " " E che rispose quel bestione ? " " Tre ! Tre ! Tre ! E s ' inginocchiò e baciò per terra ... Lasciamo andare questo discorso . " " Ebbene , scomunicato qual sono , io sto bene quanto gli altri . Che mi fa la pretesa scomunica ? Niente . Se fosse vera , dovrei vedermi cascare i panni d ' addosso ; le mie campagne non dovrebbero fruttare ; i miei affari andare a rotoli . Invece ! Guardate là . Che cosa concludono quei gonzi che si affollano dietro a don Silvio , recitando il rosario del Sagramento , con la croce e i lanternoni , in processione per le vie ? Sciupano scarpe e fiato . Da mesi , ogni sera , essi vanno attorno , mettendo malinconia alla gente , invocando la pioggia . Se esistesse davvero un Dio che fa la pioggia e il bel tempo , avrebbe dovuto muoversi a compassione . Non piove e non pioverà fino a che le leggi della Natura ... " " La Natura ? Che cos ' è ? " " Il mondo , il cielo , l ' universo , la materia ; non c ' è altro ! E piove quando deve piovere , quando può piovere . E se noi crepiamo di fame , la Natura non si turba per ciò . Siamo insetti impercettibili di fronte al Creato . " " Ma cotesta Natura chi l ' ha fatta ? " " Nessuno . Si è fatta da sé , e da per sé ... " " Chi ve l ' ha insegnate tutte queste fandonie ? " " Chi ? I libri che voialtri non leggete . Fandonie ? Verità sacrosante ; e i preti che hanno paura di perdere la cuccagna , se esse si diffondono nel popolo ... " " Voi l ' avete sempre coi preti ! " " Sono nemici d ' ogni bene dell 'umanità." Tacquero , per guardare la folla fermatasi e inginocchiatasi laggiù davanti a la chiesa di Sant ' Isidoro recitando il rosario del Sagramento dietro a don Silvio che portava la croce nera , tra una dozzina di lanternoni . Si udivano distinte le parole cantate : " E cento mìlia volte sia lodato e ringraziato ... ! " . In quel momento la campana del convento di Sant ' Antonio dava il segno dell ' un ' ora di notte . Il marchese si avviò . Al lume di luna , si vedeva la folla dei preganti che sfilava inoltrandosi per la via di rimpetto , dietro la croce nera e le fiammelle gialle dei lanternoni che pareva traballassero . XI . Rocco Criscione , Agrippina Solmo , le Assise , la stessa nottata della confessione erano ormai pel marchese di Roccaverdina persone ed avvenimenti così lontani , ch ' egli stesso si maravigliava di questo strano fenomeno della sua memoria . Di tratto in tratto però , con lunghi intervalli , qualcuna di quelle figure gli si rizzava improvvisamente davanti e lo faceva sobbalzare , quasi apparizione reale . Rivedeva ora Rocco ora la Solmo in un particolare atteggiamento , come li aveva visti anni addietro , in qualche circostanza insignificante , in campagna o in casa sua ; e non riusciva a spiegarsi perché mai quei ricordi gli scattassero dalle oscure profondità del cervello limpidi , precisi , senza che nessun apparente richiamo avesse potuto sollecitarli . Rocco che maneggiava un arnese rusticano ; che mangiava sul desco di pietra , nella corte di Margitello , un ' insalata di pomidori , col fiasco di terracotta stagnata da un lato , e con la grossa pagnotta di pane scuro dall ' altro , nell ' atto di tagliarsene larghe fette da intingere nel condimento . La Solmo , coi capelli disciolti , quando si pettinava in maniche di camicia , e buttava indietro , con grazioso movimento della testa , parte della chioma nera e folta , legata rasente la nuca con la stringa ; o quando , lavata e pettinata , innaffiava le graste di basilico e di garofani su pei terrazzini , orgogliosa di quei folti e rotondeggianti cesti di basilico , che ella accarezzava con le mani per impregnarsele di odore e annusarle deliziata . E mai l ' uno o l ' altra in circostanze gravi , in atteggiamenti di rimprovero o di accusa , o semplicemente in atto di discorrere con lui o di stare ad ascoltarlo , no ; ma occupati in qualche faccenda per conto loro , senza sospetto di essere osservati . Apparivano improvvisamente e allo stesso modo sparivano , e non gli lasciavano altra impressione all ' infuori dello sbalzo e di quella curiosità di sapere per quale nascosta ragione fossero apparsi e spariti . Soltanto allorché , allo stesso modo , egli rivedeva il gran Crocifisso che lo guardava , lo guardava con gli occhi velati dallo spasimo dell ' agonia , agitando le labbra tumide e pavonazze per pronunziare parole che non prendevano suono , soltanto allora egli si sentiva rimescolare da terrore quasi puerile , e chiamava subito : " Mamma Grazia ! " . In quel momento voleva qualcuno che gli stesse vicino e lo aiutasse a vincere quell ' impressione . Mamma Grazia accorreva . " Che vuoi , figlio mio ? " Ed egli la intratteneva con un pretesto qualunque , fino a che la interna visione non si affievoliva , non si scancellava e non lo lasciava di nuovo tranquillo . Qualche volta gli passava anche per la testa il timore che don Silvio andasse a denunciarlo , in un impeto d ' ingenuità o di compassione pel condannato a torto . Incontrandolo , è vero , il sant ' uomo lo salutava umilmente , al suo solito , con quel soave sorriso che gli illuminava il volto pallido e scarno . Il saluto : " Buon giorno , marchese ! " , " Servo suo , marchese ! " , aveva però , o gli sembrava , la stessa intonazione delle ultime sue parole in quella notte , miste di compianto e di rimprovero : " Ho dimenticato ! ... Ah , signor marchese ! Ah , signor marchese ! " . Ma la convinzione che i confessori , per speciale grazia divina , non potessero rivelare i peccati dei penitenti , lo rassicurava . Infine , che prove avrebbe potuto dare don Silvio ? La sola sua affermazione non era sufficiente ! Per tutto questo , sere addietro , egli aveva ascoltato senza indignarsi le empietà del cugino Pergola , e poi le aveva ripensate lungamente , ripetendosi spesso : " E se ha ragione lui ? ... Non è solo nel pensare così ... E se ha ragione lui ? " . Il marchese non si era mai occupato di quelle intricate questioni , come non si era mai occupato di politica , di amministrazione comunale , né di tante altre cose che non lo riguardavano da vicino . Doveva badare ai suoi affari , non voleva avere grattacapi per nessuno . Che gl ' importava che fosse re Ferdinando II , o Franceschiello , o Vittorio Emanuele ? Tanto , era la stessa solfa : " Pagare tasse ! " . La libertà ? Ma egli aveva sempre fatto quel che gli era parso e piaciuto . Si sentiva meglio di un re in casa sua . Comandava ed era obbedito più di Vittorio Emanuele che non poteva far niente , dicevano , senza il consenso dei ministri . E allora che valeva l ' essere re ? In quanto alla religione ... No ! No ! Il cugino Pergola , con quei libri proibiti , aveva dato l ' anima al diavolo . Era protestante , frammassone , ateo ; bestemmiava peggio di un turco ... Bestemmiava anche lui , ne conveniva , ma per cattiva abitudine , perché aveva da fare con gente che non capiva le ragioni , ma le parolacce . E poi , una cosa era il praticar poco la religione , un ' altra il negare l ' esistenza di Dio , della Madonna , dei Santi ! Intanto , quando si era fortificato , per un poco , contro l ' impressione dei discorsi del cugino , la pulce cominciava a ronzargli dentro l ' orecchio : " E se ha ragione lui ? E se ha ragione lui ? " . Una mattina quel demonio tentatore era andato insolitamente a fargli una visita . " Vedete , caro cugino ! Sono più cristiano di tutti voialtri ; dimentico le offese . Non vi dispiacerà , spero , che sia venuto a trovarvi . Io sono indulgente . Capisco le debolezze umane , come le chiamano i preti . Quando tutti vi biasimavano perché tenevate in casa la Solmo , vi difendevo , solo contro tutti i parenti . Mio suocero , vostro zio , buttava fuoco e fiamme dalla bocca e dagli occhi ; la zia baronessa , peggio . Credete che fosse per la morale ? Per vanità , per interesse . Avevano paura che la sposaste ... Oh , io l ' avrei sposata per dispetto . Belloccia , giovane , onesta , via , più di parecchie maritate ... Siete stato troppo buono ! Basta ; avete fatto il comodo vostro ; ve ne siete sbarazzato . Potrete ricominciare con un 'altra." " Ah , no ! " , esclamò il marchese . " Perché ? Per quel che direbbe la gente ? Lasciatela strillare ! Voi fate una vita impossibile . Siete il marchese di Roccaverdina e non contate per niente . Se fossi nei vostri panni , non si dovrebbe muovere foglia in paese senza il mio consenso ; e anche per fare un po ' di bene . Vi siete imprigionato qui , come se il mondo non esistesse . " " Bado agli affari miei . " " Potreste badarvi egualmente . Accumulate quattrini ? A che scopo ? Quando il danaro non serve a far godere la vita , è cosa senza valore . " " La godo a modo mio . " " Avete gli occhi chiusi , caro cugino . Se credete di guadagnarvi il paradiso ! ... Il paradiso è quaggiù , mentre respiriamo e viviamo . Dopo , si diventa un pugno di cenere e tutto è finito . " " E l ' anima ? " " Ma che anima ! L ' anima è il corpo che funziona ; morto il corpo , morta l ' anima . Chi ha mai visto un ' anima ? Soltanto don Aquilante e i pochi pazzi suoi pari si illudono di parlare con gli Spiriti . " " Che ci assicura che sia come dite voi ? " " La scienza , l ' esperienza . Nessuno è mai tornato dall ' altro mondo ... Ma già , per voi , le fandonie dei preti sono verità sacrosante . " " Le ha rivelate Dio . " " A chi ? Se riflettete un momento , vi avvedreste di qual ammasso di contraddizioni è composta la Fede . E i preti , che la sanno lunga , dicono : " Fate quel che vi diciamo noi , non quel che facciamo noi !"." " Sono uomini anche loro ... " " Siamo uomini pure noi ; ci lascino tranquilli ! " " Perché Dio ci ha dunque creati ? " " Non ci ha creato nessuno ! La Natura ha prodotto un primo animale e da esso , per trasformazioni e perfezionamenti , siamo venuti fuori noi . Siamo figli di scimmia , animali come gli altri animali . " " Oh , questo poi !..." " Animalissimi ! Solamente , invece dell ' istinto , abbiamo la ragione ; ed è la stessa cosa . Con la scusa della ragione , facciamo però tante cose irragionevoli . Abbiamo inventato l ' anima immortale , il paradiso , l ' inferno ... I cani , gli uccelli hanno l ' anima anch ' essi . Dove vanno le anime loro dopo la morte ? C ' è il paradiso dei cani ? C ' è l ' inferno degli uccelli ? Sciocchezze ! Fantasticherie ! Tutte invenzioni dei preti . E quando si avvedono che una loro balordaggine non si regge più , ne inventano subito un ' altra . I sacerdoti pagani : Giove , Giunone , cento mila divinità . I preti cattolici hanno preso Dio agli ebrei e hanno inventato Gesù Cristo . " " State zitto ! Inventato ? " " Gesù Cristo era un uomo come voi e come me , bravo , caritatevole , che odiava i sacerdoti , che non voleva templi ... Che ne hanno fatto i preti ? Un Dio , col papa , coi cardinali , con chiese piene di fantocci , di madonne e di santi ... " " State zitto ! State zitto ! " Il cavalier Pergola scoppiò a ridere . " Che ? Temete che ci si sprofondi il pavimento sotto i piedi ? Ecco ; non si sprofonda niente ! ... Ah ! Ah ! Ah ! Voglio portarvi certi libri . Dovete leggerli ; tanto , non avete nulla da fare . " " Sono proibiti . " " Figuratevi ! I preti vorrebbero impedire il trionfo della verità ... " E mentre il cavalier Pergola , parlando , agitava i quattro peli della barbetta che gli orlava il mento , il marchese si meravigliava di stare ad ascoltarlo con grande interesse . Se fosse così , come diceva il cugino ? Si sentiva rimescolato , quasi una mano crudele tentasse di strappargli dalle viscere qualcosa di vivo e di tenace . " Secondo voi " , disse , " ognuno potrebbe commettere qualunque delitto e scialarsela , giacché non c ' è inferno né paradiso . " " C ' è la legge , fin dove può ; c ' è la coscienza umana che ci dice : Non fare agli altri quel che non vuoi fatto a te stesso ! " " È uno dei dieci comandamenti di Dio . " " Di Mosè , che era un gran sapiente , un politicone come non ne nascono più . Fingeva di salire sul Sinai a discorrere col Padre Eterno , quando era cattivo tempo e tonava ; e poi veniva giù : " Il Padre Eterno mi ha detto questo ; il Padre Eterno ordina quest ' altro ! " . E faceva bene ; col popolo ignorante si deve agire così ... Dopo che avrete letto quei libri di cui vi ho parlato ... " " Non li leggerò ; è inutile prestarmeli . Non voglio guastarmi la testa . " Eppure li lesse , con una specie di terrore , e li rilesse anche . Ragionavano assai meglio del cugino , che riferiva le cose buccia buccia , e , sentendosi a corto di argomenti , scaraventava fuori due , tre bestemmie in fila per sfogarsi contro i preti , contro il papa , fin contro il governo che non li impiccava tutti . " Eh ? " , gli domandava il cavaliere . " Vi siete convinto ? " Tutte le cose lette gli turbinavano nella mente e nella coscienza , senza che egli avesse coraggio di mostrargli che lo avevano scosso . Gli sembrava di essere penetrato in una regione nuova , dove si respirava meglio , con più larghi polmoni , ma dove egli si sentiva ancora , come le persone arrivate di recente , un po ' sbalordito e solo . Bisognava abituarsi ; e si accorgeva con piacere che non era difficile . Di giorno in giorno , rimuginando le cose udite e lette , vedeva che una difficoltà , una repugnanza , un ostacolo erano già superati . Incontrando don Silvio , al saluto : " Servo suo , marchese ! " , ora rispondeva con tono di celata ironia , quasi volesse dirgli : " Non me la date più a intendere , prete mio ! " . E si sbalordiva di sorprendersi a pensare così . Certe sere , durante la cena , dal balcone aperto , gli arrivava all ' orecchio il confuso rumore delle voci che andavano cantando il rosario del Sagramento dietro a don Silvio , in penitenza per la siccità ; e alzava le spalle , compassionando quei poveretti che sciupavano scarpe e fiato , ripeteva le stesse parole del cugino , con la speranza che il cielo si movesse a pietà di loro ! E non si turbava più , se udiva nella notte il rauco ritornello cantilenato dalla zia Mariangela : " Cento mila diavoli al palazzo dei Roccaverdina ! Oh ! Oh ! Cento mila ... " . Quei diavoli mandati attorno dalla povera pazza , cento mila qua , cento mila là , per tutte le case dei ricchi , gli facevano soltanto rivedere con l ' immaginazione la figura della infelice , che portava i capelli tagliati alla mascolina , coperta di cenci , pavonazza in viso pel sangue che le saliva alla testa . Così andava girando per le vie , sboccata ma innocua , quando il marito non la incatenava al muro come una bestia feroce , per costringerla a restare in casa . Ma poi , appena egli credeva di essere già certo , ridiveniva a poco a poco perplesso . A letto , prima di addormentarsi , in campagna sorvegliando i lavori e dando ordini , nell ' andare e venire da Ràbbato a Margitello , o a Casalicchio , o a Poggiogrande , rannicchiato in fondo alla carrozza , tutte quelle storie del cugino , tutte le cose lette e rilette gli crollavano nella mente come un giuoco di carte . E riprendeva a pensare al progettato viaggio in Roma , per farsi assolvere dal papa . Nel dubbio , non era meglio mettersi in salvo ? Intanto l ' irrequietezza lo riafferrava . Il cugino Pergola aveva ragione quando gli diceva : " Voi fate una vita impossibile ! " . E la zia baronessa aveva pure ragione : " Perché non vuoi ? Perché ? " . Inoltre , in fondo in fondo al cuore , l ' odio ora gli rimescolava più spesso i ricordi di Agrippina Solmo . " Potrete ricominciare con un ' altra ! " , gli aveva suggerito il cugino Pergola . " Oh , no ! Oh , no ! " E rimpiangeva la calma felicità di quegli anni in cui non dava retta a nessuno e faceva il piacer suo ; e la sua casa era pulita come uno specchio , ed egli possedeva non un ' amante delle solite , ma una vera schiava , buona , sottomessa ... che aveva anche il gran pregio di non fare figliuoli ! Ah , se non avesse ascoltato i rimproveri e i suggerimenti della zia baronessa ! Niente sarebbe accaduto di quel che era accaduto ! Ed egli non si sarebbe trovato un delitto su la coscienza - gli sembrava quasi incredibile ! - e Agrippina Solmo starebbe ancora là ... " E dire che c ' è gente che m ' invidia ! " , sospirava , scotendo la testa . XII . Quella domenica andando , cosa insolita , dalla zia baronessa senza che fosse mandato a chiamare , il marchese ebbe la sorpresa di trovarvi la signorina Mugnos accompagnata dalla sorella minore e dalla serva . Riconosciuta costei nell ' anticamera , dove don Carmelo le dava spiegazioni , a modo suo , intorno a certi ritratti di antichi personaggi dei Lagomorto , appesi ai due lati della stanza sopra le cassapanche strette e lunghe con spalliere ornate dello stemma gentilizio rozzamente dipinto , il marchese aveva subito indovinato chi si trovava dalla zia . E suo primo movimento era stato quello di tornare addietro ; per timidezza , come ai tempi ormai lontani in cui non aveva osato di fare alla giovinetta un ' aperta dichiarazione ; e anche per vergogna di trovarsi ora faccia a faccia con lei che già sapeva le intenzioni della zia baronessa e , forse , pure le riluttanze di lui , non essendo la prudenza una delle principali virtù della vecchia signora . Ma don Carmelo era corso ad annunciare alla padrona : " C ' è il marchese ! " . E per alcuni istanti anche la baronessa si era trovata in imbarazzo . " Si parlava della mal ' annata " , ella riprese . " Si può parlar d ' altro ? La povera gente muore di fame . È uno strazio ! " " Dicono che il governo manderà dei soccorsi " , fece il marchese . " E queste cucine ... come le chiamano ? " " Economiche . Distribuiranno , per pochi soldi o gratis , minestre di riso e pane . Al Municipio sono in faccende per metterle su . " Tacquero . La signorina Zòsima , la maggiore delle Mugnos , non aveva detto una parola e non aveva alzato gli occhi . La minore avea continuato ad andare attorno pel camerone , osservando minutamente i vecchi mobili e i quadri , dopo aver risposto con un inchino al saluto del marchese quando era entrato . Così egli , trovandosi ora a lato della baronessa e di faccia a colei che era stata la sua breve passione giovanile , si sentiva su le spine ; e non sapendo come riattaccare la conversazione , si arrabbiava internamente contro la zia che non gli veniva in aiuto e che pareva lo facesse a posta , per costringerlo a parlare . Ah ! Era molto cangiata la Mugnos . E il viso pallido , con quei capelli castagni pettinati all ' antica , semplicemente , con quel fazzoletto di seta scuro che glielo contornava , e col vestito quasi nero , semplicissimo anch ' esso , mostrava più anni che ella non avesse in realtà . Qualche cosa però della primitiva grazia sussisteva tuttavia nei lineamenti , nell ' espressione ; qualche cosa di soave , di gentile , di signorile , quantunque la modesta decenza dell ' abito lasciasse scorgere la triste condizione in cui la famiglia era caduta per colpa del padre . Costui aveva voluto vivere sempre da signore , senza far niente , indebitandosi , vendendo a uno a uno i fondi , le case , i canoni , tutto , pei vizii della gola e del giuoco . Era morto all ' improvviso , a tavola ; e , dalla mattina alla sera , la sua famiglia s ' era vista sprofondare in un abisso . Metà della scarsa dote della vedova , strappata a stento alle rapaci mani dei creditori accorsi subito , come corvi , faceva vivere miseramente lei e le figlie . Tutte e tre lavoravano , nascondendosi per pudore , di cucito , di ricamo o filando lino ( così correva voce ) fino a tarda notte , chiuse in casa come monache , uscendo soltanto le domeniche per la messa cantata o per qualche rarissima visita . E si intristivano in quelle stanze quasi nude , dormendo su pagliaricci perché avevano dovuto vendere fin la lana delle materassa , orgogliose però di non chiedere niente a nessuno ; la mamma , invocando silenziosamente la morte che si era dimenticata di venire a prendersela , e paventando nello stesso tempo , ma soltanto per quelle due angeliche creature , che essa venisse ; le figlie , rassegnate a tutto e non lamentandosi mai . Queste cose , parte egli le aveva sapute dalla baronessa ; parte , da don Aquilante che , come avvocato , aveva dovuto rimediare per loro parecchi brutti affari , servendole con premura di amico , disinteressatamente . E la baronessa , dicendogli , l ' altra volta : " Faresti la tua felicità e anche un ' opera buona " , accennava appunto a tali circostanze , che ella , evitando di offendere la dignitosa verecondia delle tre donne e con diversi delicati pretesti , si era sempre ingegnata di raddolcire . Il marchese intanto , durante quei momenti di silenzio , si sentiva invadere da un impeto improvviso . La voce della coscienza gli suggeriva : " Se tu lasci passare quest ' occasione , se tu non parli ora , non si darà più il caso , mai più ! E non potrai rimediare ! " . Questa voce era la conseguenza di quel che aveva pensato e fantasticato nei giorni avanti , quando avea fin temuto di vedersi di nuovo in balìa dei rinascenti stimoli che gli facevano rimpiangere il passato , quasi la creduta fattura di Agrippina Solmo tornasse a oprargli addosso . Era anche la conseguenza della decisione da lui presa di far vita nuova , con intendimenti nuovi ; di mescolarsi con gli altri , di agire insieme con gli altri , di non rimanere più oltre un ' ombra , un nome , come aveva fatto fin allora . Il cugino diceva benissimo : " Il paradiso è quaggiù , se sappiamo godercelo ! " . E , ora , il marchese voleva goderselo , largamente ; convinto ormai che appena morti si è morti per sempre . Non se ne sa niente di certo , per lo meno ; e poteva darsi , in ogni caso , che nel mondo di là fossero più di manica larga dei confessori di quaggiù . In quanto a Neli Casaccio ... Soccorrendone sotto mano , per mezzo di mamma Grazia , la famiglia , il marchese si era già messo l ' animo in pace . E poiché si trovava là , di faccia alla signorina Mugnos che non osava di guardarlo ; e poiché sentiva l ' impulso di non lasciarsi sfuggire l ' occasione , e il cuore gli predicava : " O ora , o il caso non si darà più , mai più ! " , egli cercava una parola , una frase con cui riprendere il discorso , quando la baronessa ruppe il silenzio : " Ebbene ? Non vi dite niente ? Come se non vi foste mai conosciuti ! " . " Zòsima ! " , esclamò il marchese . " Permettetemi di chiamarvi così , come anni fa ... Ricordate ? " La signorina Mugnos alzò gli occhi , e un dolente sorriso le fiorì su le labbra ; ma si spense subito . La baronessa allora si rizzò da sedere con la scusa di mostrare all ' altra sorella certi oggetti curiosi , conservati in una cassetta del cantonale davanti a cui quella si era fermata . Rimasti soli , Zòsima e lui , il marchese esitò un istante . L ' atto della zia baronessa gli aveva fatto smarrire il filo delle idee , ed egli cercava di rintracciarlo . " Ricordate ? " , poi replicò . " Non ho mai dimenticato ! " " E nel cuore non avete niente , proprio niente , contro di me ? " " Che mi avete fatto di male ? " " Ho fatto molto male a voi e me ; ora lo comprendo . E ... se fosse possibile ... " " Ormai ! " , ella rispose con una leggera mossa delle spalle . " La mia vita , finora , è stata un grande sbaglio , da cima a fondo " , continuò il marchese . " Peggio che uno sbaglio , forse ! ... Ma non sono così vecchio da non poter rimediare . " " Tante cose sono cangiate ; io , soprattutto . Mi avreste riconosciuta incontrandomi altrove ? Sono parecchi , parecchi anni che non ci troviamo faccia a faccia . Siamo due fantasmi venuti fuori chi sa come ! ... Non vi pare ? " " Voglio rinunciare al mio isolamento ; voglio vivere come gli altri , in mezzo agli altri . " " Fate bene . " " La zia baronessa vi ha parlato qualche volta ... " " La baronessa è buona , e s ' illude riguardo a me ! " " In che modo ? Perché s ' illude ? " " Non so che dire . In questo momento mi par di sognare di star qui , a discorrere insieme . " " E non vi dispiacerebbe di svegliarvi e di accorgervi che avete sognato ? " " Da anni , non mi dispiace più nulla . Voi sapete quel che è avvenuto in casa nostra . Mi sembra ovvio , naturale che le disgrazie si seguano e si somiglino , anzi , che non si somiglino ! " " Bel tempo e cattivo tempo non durano gran tempo ! dice il proverbio . " " I proverbi dicono tante cose ! " " Riflettete . Se noi ci fossimo incontrati di nuovo un anno fa , io non vi avrei parlato così ; forse avrei evitato di rivolgervi la parola . Ero altro uomo un anno fa ! ... Ero un bruto ! Lasciatemelo dire ; lasciatemi arrossire davanti a voi ! Oggi , tutto mi sembra congiurare perché ogni cosa si muti per voi e per me . Non sapevo di trovarvi qui . Non credevo che avrei avuto il coraggio di dirvi , e con l ' animo con cui ve l ' ho detto : ricordate ? " " Mia sorella si volta spesso a guardarmi , meravigliata di vederci discorrere insieme . Quando mi domanderà : " Che cosa ti ha detto ? " io non saprò ... " " Rispondetele : " Mi ha detto se voglio fargli l ' onore di essere la marchesa di Roccaverdina !"." " No , marchese ! Ormai ! ... E per tante ragioni . L ' onore sarebbe mio ; ma , ripensateci ! ... Ormai ! " " E se insistessi ? E se vi dicessi che voi commettereste una cattiva azione , rifiutando di cooperare alla rinnovazione della mia vita ? Non chiedo una pronta risposta ... Se poi il cuore vi consigliasse di no ; se il mio passato v ' ispirasse repugnanza - può darsi - non sarebbe giusto che vi sacrificaste . Consultate vostra madre . Darete la risposta alla zia . " Egli si era chinato verso di lei per dirle sommessamente e rapidamente queste ultime parole , tanto era grande il suo stupore di aver potuto parlare a quella maniera , con delicatezza di voce e di forma che ignorava di possedere , e non meno grande il timore che non potesse andar oltre senza riprendere la sua abituale rozzezza . La baronessa veniva a rioccupare il suo posto . " Vi siete riconosciuti , finalmente ! " " Un poco " , rispose il marchese ridendo . La signorina Mugnos lo supplicò , con gli occhi , di non tornare sul soggetto della loro conversazione . E , rassicurandola allo stesso modo , egli fu lieto di scorgere una notevole trasformazione in lei , quasi un ' istantanea rifioritura di grazia e di giovinezza che le coloriva leggermente la bianca pelle della faccia , le ravvivava le labbra , le accendeva le pupille , e le metteva un dolce tremito nella voce , allorché domandò alla sorella Cristina se non le paresse che la mamma poteva stare in pensiero , vedendole ritardare . La giovane , accostatasi timidamente , rispose : " La mamma sa che dopo la messa dovevamo venire qui " . " Tu non conosci mio nipote " , le disse la baronessa . " Era bambina allora " , soggiunse il marchese . " Di vista , sì " , fece Cristina . " Me lo ha indicato Zòsima , dalla finestra che dà su lo stradone . Passa spesso , in carrozza . " " Com ' è il mondo ! " , esclamò la baronessa . " Nello stesso paese , nello stesso quartiere - no , veramente voi siete del quartiere di San Paolo ; non è in capo al mondo , infine ! - e persone amiche non s ' incontrano da anni , quasi vivessero separate da grandi distanze ! " " Per noi " , disse Cristina , " il mondo è racchiuso tutto nelle quattro mura di casa nostra . " " Anche per me , figlia mia ! Ma io sono vecchia e non me n ' importa niente . " " Non ce n ' importa niente neppure a noi , baronessa " , rispose Zòsima . " Siamo abituate ... Ormai ! " " Ah , tu con questo " ormai ! " " " La zia mi ha tolto di bocca quel che stavo per dire . Perché : " Ormai ! Ormai ! " . Perché ? " " Perché è così ! " , disse Zòsima tristamente . Dai seggioloni dov ' erano accovacciati , due canini ricominciarono a tossire con rauchi scoppi . " Senti ? " , disse la baronessa al marchese . " Tossono da quattro giorni , poveretti ! Non si muovono più dalla cuccia . " " Sono vecchi , zia . " " Gli altri due li tengo in camera mia ; ho paura che si contagino . Questi bevono appena un po ' di latte caldo . Se morissero , nepote mio , sarebbe malaugurio per me ! " " Dicevate la stessa cosa anni fa , quando morirono prima Bella e poi Fifì . " " Senti ? Senti ? Mi strappano l 'anima." Zòsima lo guardò sorridendo benignamente del gesto della baronessa che aveva portato le mani alle orecchie per non sentire i rauchi scoppi di tosse . Ed egli andò via con la soave impressione di quel sorriso che gli illuminò il cuore parecchi giorni . XIII . Non già che il marchese fosse innamorato come un giovanotto ( egli anzi si meravigliava un po ' di non provare per la Mugnos qualche cosa di più che un sentimento di gratitudine e di rispetto ) , ma perché la immagine di lei sorridente lo rasserenava tenendolo occupato . La risposta poteva essere diversa da quella che egli desiderava ? Intanto bisognava pensare a ripulire la casa , a farvi grandi mutamenti . Mai , come in quei giorni , essa non gli era sembrata un laberinto . Ah , quel marchese grande , che aveva avuto il mal del calcinaccio in città e in campagna ! Fare e disfare era stato per lui davvero tutto un lavorare . Che mostruosità quella massiccia facciata , con lo smisurato portone e le pesanti mensole dei balconi , in quel vicoluccio , tra casette che non permettevano di poterla osservare da vicino ! E il brutto atrio , col pozzo in mezzo , la stalla a destra , la cantina a sinistra , e in fondo la legnaia e la pagliera da far andare in fiamme tutta la casa , se qualcuno vi avesse buttato un zolfanello acceso ! E la scala ! Buia , storta , non poteva servire ad altro che a far scavezzare l ' osso del collo alla gente . Inutile anche , perché dal lato opposto si entrava a pian terreno , e soltanto affacciandosi ai balconi si capiva di trovarsi al terzo piano . Egli già aveva tracciato uno schizzo dei mutamenti da fare . Ma l ' ingegnere , che mostrava di non raccapezzarsi , avea voluto , innanzitutto , rendersi conto della solidità dei muri sottostanti , delle volte , della possibilità dei passaggi da praticare . " Capisce , marchese !..." Parlava con aria severa , di uomo che la sa lunga e che vuole far valere la sua scienza , stirandosi le grige fedine alla Francesco - Giuseppe , girando il collo dentro il largo colletto con lunghe punte a canale , aggiustandosi gli occhiali affumicati , a capestro , le cui enormi lenti rotonde sembravano due buchi neri sotto la fronte . Il marchese avea cominciato a irritarsi delle minute osservazioni di lui . " Guardi , guardi : buttando giù questo muro , non avremo un ' ariosa camera quasi immediata alla sala da pranzo ? " " Ma capisce , marchese , che allora non sapremo più d ' onde cavare un discreto corridoio per liberare le altre stanze ! " " Come ? E questo spazio qui ? " " Ah ! Su la carta , sta bene . Io però non guardo la carta ... " Don Aquilante , che veniva per render conto al marchese dell ' andamento di una lite , lo sentì sin dall ' anticamera gridare : " Capisce ! Capisce ! Sono uno stupido forse ? Il corridoio qui ... Un uscio . Un altr ' uscio . E così avremo un salottino avanti il salone ! Capisce , sì o no ? " . E rivolgendosi all ' avvocato che entrava in quel momento , esclamò forte , quasi non potesse raffrenare l ' impeto della voce : " Oggi non è possibile . Domani , domani l ' altro ! " . " Quando vi fa comodo , marchese " , rispose don Aquilante , un po ' sconcertato da quell ' accoglienza . Il marchese intanto continuava a discutere come se l ' avvocato non fosse rimasto là , irritandosi sempre più per la testardaggine dell ' ingegnere che scovava difficoltà da ogni parte : " Io debbo avvertirla avanti , marchese ; non voglio assumere responsabilità . " E si stirava le fedine . Il marchese , insistendo nella difesa del suo progetto , invocava anche il parere di don Aquilante , che lo ascoltava socchiudendo gli occhi , tirandosi su , col solito movimento delle mani e del ventre , la cintura rilasciata dei calzoni , approvando con la testa , senza pronunciare un monosillabo . " Ho ragione ? ... Che ne dite ? " , strillò all ' ultimo il marchese . Era impazientissimo ; quasi le obbiezioni dell ' ingegnere ritardassero i lavori e potessero mettere qualche impedimento alla rinnovazione della sua vita che quel matrimonio doveva iniziare . E pochi giorni dopo , la casa era piena di operai che buttavano giù pareti intermedie , smattonavano pavimenti , abbattevano volte reali ; di ragazzi che ammonticchiavano i calcinacci ai lati del portoncino , donde li portavano via i carrettieri , di mano in mano , per non ingombrare il viale che conduceva alla spianata del Castello . Impolverato peggio dei manovali , il marchese andava da un punto all ' altro dando ordini , gridando come un ossesso se si vedeva mal capito , togliendo di mano il piccone a un operaio se questi esitava nel dare i colpi per paura di vedersi crollare addosso un pezzo di muro : " Così , animale ! Debbo insegnarti io il tuo mestiere ? " . E la domenica appresso , non avendo chi sgridare né di che occuparsi , sentì con piacere che due forestieri , pecorai a giudicarli dall ' apparenza , chiedevano di consegnargli una lettera e di parlare con lui . Li squadrò mentre apriva la busta . Vestiti da festa , con camicia di grossa tela candidissima sotto il bianco corpetto di frustagno casalingo , ornato di fitti bottoncini di madreperla ; giacchetta di albagio nero con maniche attillate ; calzoni della stessa stoffa , a ginocchio , dall ' orlo dei quali scappavano i lembi delle mutande ; calze di lana grigia , e calzari a punta , di pelle suina , legati con corregge di cuoio incrociate attorno al collo del piede , quei due , un vecchio e un giovane , parevano intimiditi dalla circostanza di trovarsi al cospetto del marchese di Roccaverdina . " Di che si tratta ? La lettera non spiega nulla " , egli disse . " Vostra eccellenza scuserà l ' ardire " , balbettò il vecchio . " Questi è mio figlio . " " Me ne rallegro con voi ; bel pezzo di giovane ! " " Grazie , voscenza ! Abbiamo detto ! " È giusto richiedere prima il permesso al padrone " . I grandi meritano rispetto . Noi non vogliamo offendere nessuno ... Se voscenza acconsente ... " "Spiegatevi." Si vedeva che non era facile spiegarsi perché padre e figlio si guardarono negli occhi , invitandosi l ' un l ' altro a parlare . " Siamo di Modica , eccellenza " , riprese , esitante , il vecchio . " Ma , pel pascolo delle pecore , veniamo spesso da queste parti ... Così si sono conosciuti , per caso . Egli mi ha detto : " Padre , che ne pensate ? Io la sposerei , però ... "." " Chi ? " , domandò il marchese che cominciava a comprendere . " La vedova ... di voscenza , cioè , la Solmo ... " " E venite da me ? Che può importarmi a me di cotesta signora ? ... Vi compatisco , perché non siete del paese . " " Voscenza deve perdonarci " , s ' intromise il giovane . " Ci hanno consigliato ... " , balbettò l ' altro . " Vi hanno consigliato male . Non ho niente che spartire con costei ... Sono suo parente , forse ? Perché è stata ... al mio servizio ? Ha preso marito ... È vedova , libera ... Che c ' entro io ? " Il marchese alzava la voce , corrugando le sopracciglia , facendo gesti di negazione con le mani . " Che c ' entro io ? " , agitato da improvviso sentimento di rancore , quasi di gelosia , contro colui che infine ( egli lo riconosceva nello stesso tempo ) veniva a rendergli un bel servizio portando via , lontano , quella donna che forse tratteneva la signorina Mugnos dal prendere una risoluzione affermativa . " Chi vi ha consigliato ? ... Essa ? " " Eccellenza , no . Un nostro amico che rispetta tanto voscenza ... " " Ditegli che lo ringrazio , e che poteva far a meno di suggerirvi una sciocchezza ... E sposatevi , sposatevi pure ! È libera , vi ripeto . Io non c ' entro , né voglio entrarci ... Subito vi sposereste ? " " Bisogna cavar fuori le carte e fare i bandi in chiesa . " " E la condurreste a Modica ? " " Se voscenza permette . " " Io non c ' entro ; non volete intenderlo ? " , urlò il marchese . Era rimasto turbato . Per poco non gli sembrava che Agrippina Solmo gli facesse ora un altro tradimento ; giacché doveva essere di accordo con lui , se pure quel tentativo non nascondeva un ' insidia , un mezzo di rammentare a lui , marchese , che ella era viva e che si teneva ancora come legata ! ... Sposasse ! Purché gli si levasse di torno ! ... Non voleva darle neppure la soddisfazione di rinfacciarle la sua infamia ! Aveva dunque fretta di riprendere marito ? E una sconcia parola gli uscì di bocca , quasi la Solmo fosse là , a riceverla , in pieno viso ! Per sfogo , ne parlò con mamma Grazia . " Meglio così , figlio mio ! " " Se venisse , bada ! ... non voglio vederla ! " " La ha incontrata parecchie volte a messa . Ultimamente mi ha domandato : " È vero che il marchese prende moglie ?"." " Chi gliel ' ha detto ? " " Non so . Risposi : " Se fosse vero , lo saprei prima degli altri " . Ah , se le anime sante del Purgatorio facessero questo miracolo ! " " E ... insistette ? " " Disse : " Dio lo renda felice ! " . Nient ' altro . E ogni volta ha soggiunto : " Baciategli le mani , se credete ! " . Ma io te l ' ho sempre taciuto , per non farti dispiacere , figlio mio ! " Eppure no , non doveva lasciare andar via quella donna senza prima rinfacciarle il suo nero tradimento ! Doveva , invece , strappargliene la confessione , perché ella non potesse vantarsi , in cor suo , di essere riuscita a farsi gioco del marchese di Roccaverdina . Voleva che piangesse , che avesse rimorso dell ' atto infame da lei commesso , e non ignorasse per quale motivo egli si era rifiutato di più vederla e le aveva chiuso in faccia la porta di casa ! Poi rifletteva : " Ho torto . Vada via ! Lontano ! Vada ! " . Aveva paura di tradirsi , di farla sospettare per lo meno . E s ' indignava contro se stesso della vigliaccheria che gli rimestava nel cuore i ricordi del passato , che gli faceva risentire il contatto delle verginali carni di lei , come la prima volta , a Margitello , quando egli le aveva giurato : " Non avrò altra donna ! " . Era un fiore , allora ! ... E dopo ... anche ! E , nei giorni scorsi , mentre il piccone dei manovali abbatteva le pareti della sua camera , non si era sentito stringere il cuore ... ? " Ho torto ! Vada via ! Lontano ! ... Vada ! ... E se ella avesse l 'audacia..." Ma quella sera , al vedersela improvvisamente davanti , avvolta nella mantellina nera e vestita a lutto , nell ' andito del portoncino dov ' ella lo aveva atteso quasi un ' ora , sapendo che doveva arrivare da Margitello , al sentirsi salutare don voce commossa : " Voscenza benedica ! " , il marchese non ebbe animo di passare sdegnosamente innanzi , né di fare un gesto o di dirle un ' amara parola che la scacciasse . L ' umile atteggiamento , il suono di quella voce che , non udita da un pezzo , gli ronzava da qualche giorno nell ' orecchio col ricordo di parole e di frasi evocate suo malgrado ( egli stesso non avrebbe saputo dire se per rimpianto , o per indignazione , o per rigurgito di odio ) , lo sopraffecero , anche perché lo coglievano alla sprovveduta . " Che fai qui ? ... Perché non sei entrata ? " , le disse in risposta al saluto . " Volevo almeno vederlo ... Per l ' ultima volta ! " " Entra ! Entra ! " La voce del marchese si era già alterata , e il gesto era diventato brusco , imperioso . Mamma Grazia , accorsa ad aprire l ' uscio al tintinnio dei sonagli delle mule e al rumore delle ruote della carrozza , indietreggiò spalancando gli occhi vedendoseli apparire insieme , e non poté trattenersi dall ' esclamare sotto voce : " Oh , Vergine santa ! " . Agrippina Solmo la salutò con un cenno della testa , inoltrandosi dietro al marchese tra le impalcature e gli arnesi da muratori che ingombravano le stanze , fino alla sala da pranzo , rimasta intatta , dove il marchese si fermò , sbatacchiando nervosamente l ' uscio per chiuderlo . " Volevo almeno vederlo ... per l ' ultima volta " , ella replicò tra i singhiozzi irrompenti . " Sto per morire , forse ? " , disse il marchese con cupa ironia . " Per te , lo so , sono morto da un pezzo ! " " Perché , voscenza ? " " Perché ? ... Non avevi giurato ? " , egli proruppe . " Ti ho costretto con la forza quel giorno ? Ti feci una proposta . Potevi rifiutarla , rispondermi di no ! " " Ogni sua parola era comando per me . Ho obbedito ... Ho giurato , sinceramente . " " E poi ? ... E poi ? ... Nega , nega , se hai coraggio ! " " Per Gesù Cristo che deve giudicarmi ! " " Lascia stare Gesù Cristo ! Nega , nega , se puoi ! ... Ti sei data ... a tuo marito , come una sgualdrina ! Non era , non doveva essere marito di apparenza soltanto ? ... Lo avevate giurato , tutti e due ! " " Ah ... Voscenza ! " " Tu , tu stessa me l ' hai fatto capire ! " " Com ' è possibile ? " " Ti faceva pena ! Ti sembrava avvilito davanti alle persone ! Me lo hai detto più volte . " " È vero ! È vero ! Ma pensi , voscenza ! ... Da prima , niente ; come due estranei , come fratello e sorella . Spesso lo vedevo appena mezza giornata , le domeniche ... Dopo quattro o cinque mesi ... oh ! sembrava scherzasse : " Bellavita , eh ? Ho sotto gli occhi la tavola apparecchiata e debbo restare digiuno ! " . Io lo lasciavo dire . E poi , di tratto in tratto , mordendosi le mani : " Ci voleva il santissimo ... del marchese di Roccaverdina per farmi fare questo sacrificio ! " . E una volta : " Vi pare che io non indovini che cosa dice la gente ? Quel cornutaccio di Rocco ! " . Gli risposi : " Dovevate pensarci prima !..." . " Avete ragione !..." . Pensi , voscenza . Sentirlo parlare così ! ... Non ero di bronzo ! " " E allora ? ... Allora ? ... Non me ne dicevi niente però ! " " A che scopo ? Perché voscenza andasse in collera ?..." " E ... poi ? " " E poi ... Ma pensi , voscenza ! ... Un giorno gli risposi : " Femine ne avete quante volete ... Chi v ' impedisce ? ... Non vi bastano ? " . Si mise a piangere ; come un bambino piangeva , imprecando : " Sangue ... qua ! Sangue ... là ! Dobbiamo finirla questa storia ! Non reggo più ! ... Che cuore avete dunque ? " . Che cuore ? Non glielo davo a vedere , ma piangevo , di nascosto , pel peccato mortale in cui vivevo ... " " E per lui pure ! ... Dillo ! Confessalo ! " " Niente ! Niente , voscenza ! ... No " , ella soggiunse dopo breve pausa , " non voglio mentire ! ... Ma il Signore ci ha castigati ... per la mala intenzione soltanto ! E , quella notte , non lo fece arrivare a casa ! ... Oh ! ... Saremmo venuti da voscenza , a pregarlo , a scongiurarlo ... Tanto , a voscenza che le è più importato di me ? ... Il mio destino ha voluto così ! Sia fatta la volontà di Dio ! ... Ed ora , si perderà di me anche il nome . Vado via , in un paese dove nessuno mi conosce ; per disperazione vado via ... Se un giorno però ... Serva , serva e nient ' altro ! Ah ! Vorrei dare il mio sangue per voscenza ! " Il marchese l ' aveva ascoltata con crescente ansietà , stringendo tra i denti il labbro per non irrompere ; e quando , fermatasi un istante , ella aveva subito soggiunto : " No , non voglio mentire ! " , il sangue gli aveva dato un tuffo , quasi egli dovesse vedere compirsi di nuovo l ' infame tradimento e proprio sotto i suoi occhi . Stette immobile , senza fiato . Immediatamente però il petto gli si gonfiava con un gran respiro di tetra soddisfazione . Aveva colpito a tempo ! Aveva impedito che il tradimento fosse compiuto ! ... Ma la intenzione , la mala intenzione , c ' era dunque stata ! E , chi sa ? - non osava di confessarglielo - essa rimpiangeva ancora il morto ! Un feroce pensiero gli attraversò la mente : impedirle di sostituire il morto con un vivo ! Tenersela sempre schiava , e colmarla di disprezzo , non guardandola neppure in viso ! Quei singhiozzi , quelle lagrime , quelle proteste erano certamente menzognere ! E già stava per dirle : " Non sposare ! ... Resta ! " . Si trattenne a stento . Agrippina Solmo gli si era accostata umilmente , asciugandosi le lagrime ; e , presagli una mano , gliela baciava con labbra gelide e convulse : " Voscenza benedica ! E il Signore le dia tutte le felicità ... se è vero che sposa ! " . Un lieve senso di tenerezza lo invase al contatto , ed egli ritrasse lestamente la mano . E prima che maggiore commozione lo vincesse , al gesto di commiato , fece seguire , con voce turbata , queste sole parole : " Se , per caso ... avessi bisogno ... Ricordati !..." . XIV . La baronessa di Lagomorto , che da dieci anni usciva di casa soltanto per andare ad ascoltar una messa , le domeniche , nella vicina chiesetta delle Orfanelle , era venuta dal nipote per portargli senza indugio la risposta della signorina Mugnos , e anche per vedere i mutamenti da lui fatti nel vecchio palazzo dei Roccaverdina dov ' ella era nata . " Dovresti accendermi un bel torcetto ! " " Anche venti , zia ! " " Ma che hai operato qui ? Non mi raccapezzo . " " Vita nuova , pelle nuova ! " , esclamò il marchese , dandole braccio per condurla attorno . Mamma Grazia , che si era messa subito a piangere dalla consolazione di rivedere colà la baronessa , dopo tanti e tanti anni che non ci veniva più , si affacciava timidamente a questo o a quell ' uscio , facendo strani gesti , cacciandosi indietro i cernecchi che gli cascavano davanti agli occhi . " Siete contenta , mamma Grazia , ora che il marchese prende moglie ? " " Ah , se fosse vero , eccellenza ! " " Se non fosse vero non ve lo direi . Bisogna ripulirsi , mamma Grazia , per far piacere alla bella padrona che verrà qui . " " Mi ripulirò , per l ' altro mondo ! Oh , morrei contenta , se fosse vero ! " Non osava di credere alla notizia . Come mai suo figlio non glien ' aveva fatto neppure un accenno finora ? Era l ' ultima a saperlo ! Tempo fa - rammentava - fin quella le aveva detto : " So che sposa ! " . E per ciò , a ogni risposta , mamma Grazia aggiungeva : " Se fosse vero ! " , quasi per rimproverare il marchese . " È vero ! È vero ! " , egli le confermò accorgendosi che la povera vecchia si era imbronciata . " Ma la certezza l ' ho avuta or ora , dalla zia baronessa . Ecco perché non te n ' ho detto niente . Se poi non fosse accaduto ... " " Hai ragione , figlio mio ! " E si ritrasse dietro un uscio per nascondere la commozione . " E il salone ? " , domandò la baronessa . " È rimasto intatto . " " Con la sconcia donna nuda dipinta nel soffitto ? " " L ' Aurora , opera pregevole , zia , dello stesso pittore che ha fatto gli affreschi nella chiesa di Sant 'Isidoro." " Poteva coprire certe parti però ! ... No , non voglio rivederla " , soggiunse la baronessa , mentre il marchese stendeva la mano al pomo dell ' uscio . Vita nuova , pelle nuova ! Una riunione delle principali persone a cui era stato invitato personalmente dal Sindaco per provvedere alla gran miseria della bassa gente , aveva fornito il pretesto al marchese di andare in Casino , d ' intrattenervisi a lungo , di tornarvi altre volte con lo stesso pretesto . " C ' è voluta la mal ' annata per rivedervi qui ! " " Tutto sta nel prender l ' aire ! " Non era però divertente la conversazione nel Casino . Non si sentiva ragionar d ' altro che di fame , di miseria , d ' intere famiglie di contadini emigrate nei paesi fortunati dove la terra aveva fruttato e c ' era da trovar lavoro e pane ; di gente che moriva di tifo per aver disseppellito e mangiato carne di animali morti dell ' infezione maligna che distruggeva gli armenti , quasi la carestia non fosse stato sufficiente castigo di Dio ! Oh , questa volta era ben diverso dalle terribili cattive annate di cui parecchi avevano memoria ! Nel '46 , mancava il grano ; non se ne trovava neppure a pagarlo a peso d ' oro ! Il nuovo governo , sì , aveva fatto venire grano da ogni parte ; ma i quattrini dove erano ? Dissanguati dalle tasse e dalla mal ' annata dell ' anno avanti , i proprietari non sapevano più a qual santo votarsi . Ogni lavoro era arrestato . Lo stesso marchese non osava di avventurarsi a intraprendere niente nelle campagne , con quella persistente siccità ! Non era nato un fil di erba da tutta la semenza prodigata sperando che finalmente , dopo quasi un anno , il cielo si sarebbe sciolto in pioggia feconda ! Dietro la gran vetrata del Casino , larve di vecchi , di donne , di fanciulli si affacciavano , mute , senza gesti , con lo stupore dello sfinimento negli occhi , attendendo che il cameriere apportasse loro qualche soldo , o che venisse a cacciarle via perché nessuno là dentro aveva più niente da dare . E , poco dopo ecco altre larve , mute , senza gesti , con lo stesso stupore di sfinimento negli occhi , che attendevano , che non mormoravano vedendosi scacciate , e riprendevano a trascinare di porta in porta i corpi ischeletriti , reggendosi a mala pena su le gambe , senza un fil di voce per invocare la carità . Si vedevano oggi , domani , e poi certi visi non comparivano più . " È morto il tale , di fame ! È morto il tal altro , di fame ! " E davanti la porta del convento di Sant ' Antonio , dove il municipio distribuiva , a mezzogiorno , minestre di riso bollito nell ' acqua , condite con un po ' di lardo , e grosse fette di pane nero , i carabinieri , la guardia forestale e gli inservienti del municipio stentavano molto a trattenere la ressa ! Nessuno aveva vergogna di accorrere là . " Anche il tale ! " " Anche il tal altro ! " Li nominavano con triste maraviglia . Persone che mai si sarebbe sospettato potessero arrivare al punto di dover stendere la mano , e che senza quella misera minestra e quella fetta di pane nero , sarebbero morte forse anch ' esse di fame ! La sera , non più rosario del Sagramento per invocare la pioggia . Don Silvio La Ciura aveva visto assottigliarsi a poco a poco la folla che soleva seguirlo . In che modo aggirarsi in processione per le vie e cantare il rosario a stomaco vuoto ? E il sant ' uomo , che aveva gran fede ed era ingenuo quanto un bambino , dicendo messa , ogni mattina picchiava con le nocche delle dita alla porticina dorata del tabernacolo , e con commovente semplicità , invocava : " Gesù Salvatore ! ... Gesù Salvatore ! ... Ti sei dunque dimenticato di noi ? " . E , dopo messa , via , di casa in casa , a chiedere l ' elemosina per gli affamati , riempiendosi le tasche coi tozzi di pane che gli davano , portandone in un fazzoletto , fin nella falda del mantello ; e due tozzi qua , tre tozzi là , uscio per uscio in quelle sudice catapecchie dove i malati di tifo guarivano per miracolo , senza assistenza di medici , senza medicine ... E avrebbero preferito di morire ! Sembrava una larva anche lui ; e intanto saliva e scendeva scale , correva da un quartiere all ' altro , con quei suoi brevi passi da perniciotto , rasentando il muro dei vicoli , quasi non volesse farsi scorgere ; portando dappertutto , oltre il soccorso materiale , il conforto di una buona parola , di un sorriso , d ' una benedizione ... E pane e pane e pane , che non si capiva d ' onde potesse cavarlo ; talché la gente credeva che gli si moltiplicasse tra le mani , come una volta a Gesù Cristo . La baronessa di Lagomorto gli aveva detto : " Faccio fare , ogni tre giorni , una fornata di pagnotte da due soldi ; pensate a distribuirle voi " . " Dio la rimeriti , buona signora ! " " O perché non andate pure da mio nipote ? " " So che ha dato molto grano e molti quattrini al Municipio . " " Darà dei soldi anche a voi , non dubitate . " E si era risoluto a seguire il consiglio , quantunque si fosse già accorto che il marchese di Roccaverdina , da qualche tempo in qua , lo salutasse a denti stretti ogni volta che lo incontrava . Egli si sentiva trafiggere l ' anima pensando a quel peccatore che non era più tornato a confessarsi ! E ogni sera , nella nuda cameretta dove lo aveva visto inginocchiato ai suoi piedi , pregava intensamente perché il Signore gli spietrasse il cuore e lo inducesse ad aver compassione dell ' innocente che scontava la pena del delitto altrui . Ma appunto quella mattina , nell ' aiutarlo a indossare i paramenti sacri per la messa , don Giuseppe il sagrestano gli domandava : " Avete sentito , don Silvio ? Il marchese di Roccaverdina ha regalato un Crocifisso al convento di Sant ' Antonio . I frati fanno una gran processione . Non lo sapevate ? " . Don Silvio , che non voleva distrarsi dal recitare i versetti rituali , indossato il camice , lo ammonì : " Zitto ! ... Porgetemi il cingolo " . E intanto ch ' egli se lo legava ai fianchi , il sagrestano , giratogli attorno per aggiustargli le pieghe , e datagli in mano la stola , riprendeva : " Grand ' offesa per la nostra parrocchia ! Il canonico Cipolla è furibondo ; e anche gli altri canonici . Non andremo , s ' intende , alla processione del trasporto ... Il padre guardiano ha mandato l ' invito . Aspetta , che vengo ! " . Don Silvio adattatosi il manipolo al braccio destro , abbassava la testa perché il sagrestano gli infilasse la pianeta . " Non ve n ' importa niente , a voi , di questa offesa alla parrocchia ? " Preso di sul pancone il calice col corporale e il sovraccalice , don Silvio si era avviato per l ' altare . Su la soglia della sacrestia il canonico Cipolla lo fermava . " Siete avvertito : noi non interverremo . Ve l ' ha detto don Giuseppe ? " Ospite incomodo quel Crocifisso che , di tanto in tanto , pareva si svegliasse per turbare con la sua importuna visione la coscienza del marchese ! Egli non avrebbe dovuto badargli più , dopo che il cugino Pergola gli aveva sbarazzato il cervello di tutte le superstizioni dei preti . Intanto , che cosa poteva farci ? la figura di quel Cristo agonizzante su la croce , abbandonato laggiù nello stanzone del mezzanino , con la testa , le mani e le ginocchia fuori dai brandelli del lenzuolo roso dalle tignuole , come egli lo aveva inattesamente visto quel giorno ... che cosa poteva farci ? ... quella figura gli dava un senso di inquietudine , di malessere ogni volta che gli invadeva l ' immaginazione . E meno male se , col fantasma di essa , altri ed ugualmente tetri , non gli si fossero ripresentati davanti , altri che egli già credeva scacciati lontano e da parecchio tempo ! E così ora ecco Rocco Criscione , a cavallo della mula , nell ' oscurità , tra le siepi di fichi d ' India di Margitello , che veniva avanti , canticchiando sotto voce - gli era rimasto nell ' orecchio ! - Quannu passu di ccà , passu cantannu e non aveva avuto tempo di dire : Gesù ! Maria ! ... con quella palla ben assestata che gli avea fracassato la testa ! E il tonfo del corpo ! ... E lo scalpito della mula che fuggiva spaventata ! ... E il gran silenzio nell ' oscurità , terribile , seguito allo scoppio della fucilata ! ... E così , ora ecco Neli Casaccio che dal gabbione delle Assise , alzando la mano destra e piangendo , gridava : " Sono innocente ! Sono innocente ! " . E tanto forte , che il suo giuramento sembrava si trasformasse in urlo , in quegli urli del vento , la nottata della confessione , e ch ' egli assumesse le sembianze di don Silvio , pallido , con la stola , e inesorabile : " Bisogna riparare il mal fatto ! Ah , marchese ! " . Nervi ! Immaginazione esaltata ! ... Se lo ripeteva cento volte , n ' era persuasissimo . Ma che cosa poteva farci ? Era andato a sorvegliare , con altri della Commissione municipale , la distribuzione delle minestre e del pane alla povera gente ; e Padre Anastasio , guardiano del convento di Sant ' Antonio , parlava di una gran processione di penitenza , a piedi scalzi , con corone di spine e disciplina per placare lo sdegno divino . Dovevano intervenirvi persone di ogni ceto , sacerdoti , signori , maestranze , contadini , senza distinzione alcuna , come egli si era sognato che gli ordinasse Sant ' Antonio , due notti di seguito . Il marchese tentennava il capo . Quel padre Anastasio , alto , nerboruto , col naso a tromba e gli occhi che gli scoppiavano fuor dell ' orbita , non era tenuto per stinco di santo nei dintorni del convento . Caso mai , Sant ' Antonio sarebbe andato proprio da lui per ordinargli la processione ? Ma gli altri della Commissione approvavano . " E col simulacro della Regina degli Angioli " , proponeva uno . " È miracoloso ! " " Con la statua del Cristo alla Colonna " , suggeriva un altro . " È più miracolosa ancora ! Si dice : " Ora per la pioggia , ora pel vento . Non si fa la festa del giovedì santo ! " . Ed è quella del Cristo alla Colonna . " " Ho un gran Crocifisso . Ve lo regalo per la vostra chiesa , padre Anastasio . E farete la processione trasportandolo da casa mia . " L ' idea gli era balenata in mente tutt ' a un tratto . Il marchese si stupiva di non averci pensato prima . " Quando il Crocifisso non sarà più laggiù nel mezzanino , col lenzuolo roso dalle tignuole " , egli rifletteva , " i miei nervi rimarranno certamente tranquilli , e tutto il resto si cheterà anch ' esso . Che diamine ! " E sorrideva in faccia a padre Anastasio profondentesi in ringraziamenti con quel naso che pareva volesse squillare proprio come una tromba , con quegli occhi che , dalla gioia , si sgangheravano più dell ' ordinario ... " Che fortuna pel convento ! Un Crocifisso grande ? " " Al naturale . " " Di carta pesta ? " " Scolpito in legno duro e con una croce immensa . Non lo reggeranno due uomini . Figuratevi che un giorno ... " Suo malgrado , senza poter ritenersi , il marchese si sentì spinto a raccontare quel che gli era accaduto quel giorno . " Ha avuto paura ? " " Un pochetto . " " Ah ! Lo credo ... Una notte , anni fa , nel convento di Nissorìa ... " E padre Anastasio rideva anticipatamente di quel che stava per dire : che paura anche la sua ! Nell ' andare dalla cella in fondo al corridoio ... in un certo posto ... miseria umana ! ... si doveva passare davanti a un gran San Francesco , dipinto nella parete , con le braccia aperte e rapito in estasi dal suono del violino di un angelo a cavalcioni delle nuvole . Lo vedeva almeno venti volte al giorno , da sei mesi che si trovava in quel convento , passando e ripassando pel corridoio . Ma quella notte , al lume della lampadina recata in mano ... Come se quel San Francesco - che alla dubbia luce sembrava vivo e parlante , con gli occhi travolti in su - come se quel San Francesco gl ' imponesse : " Padre Anastasio , di qui non si passa ! " . E non era passato , con tutta l ' urgenza ! Che cosa fosse allora accaduto , miseria umana ! ... Ora rideva , ma in quel momento ! ... E la pancia di padre Anastasio sobbalzava sotto la tonaca ; e gli occhi gli erano diventati lustri dal convulso provocato dalle grosse risate . XV . Il cavalier Pergola trovò il marchese che sbraitava ancora : " Sono padrone io in casa mia ! O che ? Dovevo chiedere il permesso al canonico Cipolla ? ... Al prevosto Montoro ? ... Anche a don Giuseppe il sagrestano ? " . " Con chi l ' avete , cugino ? " L ' impeto della collera gl ' impediva di raccontare con ordine la scena avvenuta poco prima davanti ai muratori che davano l ' intonaco alle pareti di quella stanza ; giacché il marchese aveva fatto introdurre colà , senza cerimonie , amichevolmente , il canonico e il prevosto venuti a trovarlo . " " Ma come , signor marchese ! E la parrocchia ? Il Cristo spettava ad essa ... Alla cappella del Crocifisso ! Non ci faccia quest ' affronto ! ... Ripari ! " Sissignore , pretendevano questo ! È forse un buffone il marchese di Roccaverdina , da fare prima una promessa e poi rimangiarsela ? " " E vi guastate il sangue per loro ? " " Ah , cugino ! Sentirsi dire dal prevosto : " Vi dava noia in casa quel Crocifisso , marchese ? Meglio tenerlo nascosto nel mezzanino , che esporlo nella chiesucola di un convento ridotto una mandria indecente da padre Anastasio e dagli altri frati ! " . Predica la morale , lui ! il signor prevosto , quasi non si sapesse ... " " Benissimo ! Quasi non si sapesse !..." Il cavalier Pergola si stropicciava allegramente le mani , rideva battendo i piedi , mentre il marchese tornava a ripetere : " Dovevo chiedere il permesso a loro ? ... Anche a don Giuseppe il sagrestano ? " . E ripeteva che , soprattutto , lo avevano irritato le parole del prevosto : " Vi dava noia in casa quel Crocifisso , marchese ? " . Da che cosa poteva sospettarlo quel faccione da mulo del prevosto ? Doveva avergliele suggerite , certamente , don Silvio La Ciura ! E il giorno della processione ... Uno spettacolo ! Tutti a piedi scalzi , e con corone di spine in testa , una sfilata che non finiva più , a dispetto dei canonici di Sant ' Isidoro ! ... E pianti e colpi di discipline ... E , mescolati insieme , preti , frati , confraternite , signori , maestranze , massai , contadini ! ... Tutta Ràbbato per le vie ! E padre Anastasio che accorreva da un punto all ' altro , con in testa la corona di vimini un po ' di traverso e la disciplina in mano , per mostra . Poteva fare due cose nello stesso tempo , flagellarsi le spalle e badare all ' ordine della processione , alle fermate , alle riprese ? " Psi ! Psi ! Psi ! Avanti ! " Si udiva soltanto la sua voce , si vedeva soltanto un suo braccio , messo fuori dalla larga manica , trinciante l ' aria con rapidi segnali . E la imperiosa tromba del suo naso e la sua poderosa pancia che sporgeva stretta dal cordone trionfavano allorché egli si fermava a gambe larghe , in mezzo alla via , quasi argine , per far passare a giusta distanza le due file della processione che accennavano a serrarsi incalzate dalla folla . E quel giorno ... Il marchese avea dovuto andare dalla zia baronessa per trovarsi colà con la famiglia Mugnos che voleva assistere da un terrazzino al passaggio della processione . Nervoso , irrequieto , rispondeva spesso fuori tono alle domande della zia e della signora Mugnos . Si affacciava , rientrava , tornava ad affacciarsi ; e la processione sfilava , sfilava , interminabile , tra la folla enorme . " Che hai , nepote mio ? " " Niente . Certi spettacoli ... non so ... fanno un effetto ... " " È vero . " " È stata una santa ispirazione , marchese ! " , gli ripeteva per la terza volta la signora Mugnos . Il marchese appoggiato all ' imposta del balcone dov ' erano affacciate Zòsima e la sorella , chiamò : " Zòsima , sentite ! " . Ella si piegò col corpo verso di lui , tenendosi attaccata con una mano alla ringhiera di ferro . " E ditemi la verità ! " , soggiunse il marchese sottovoce . " La dico sempre " , rispose Zòsima . " Ditemi la verità : perché avete tardato tanto ad acconsentire ? " " Per riflettere bene ; e anche per ... " " Per gelosia di ... quella ... ? Oh ! " " Forse ! Cosa passata non conta più ... Ecco il Crocifisso . " Dovette affacciarsi anche lui . Si attendeva di riceverne un ' impressione violenta e avrebbe voluto evitarla . Invece , alla luce diffusa , nello spazio della via , il suo Crocifisso gli parve rimpicciolito di proporzioni e meno doloroso di aspetto . Egli stentava a persuadersi che fosse proprio quello stesso che laggiù , alla parete del mezzanino , gli era sembrato quasi colossale e così terrificante con quegli occhi semispenti e quelle sanguinolenti piaghe che spuntavano dagli strappi del lenzuolo ! Intanto , padre Anastasio se lo portava via , in coda alla processione , a dispetto dei canonici di Sant ' Isidoro ... Solo don Silvio non avea voluto mancare , e , confuso coi più umili , con la corona di spine in testa , a piedi scalzi , si sbatteva forte la disciplina su le magrissime spalle . E quel giorno , a quella vista , il marchese si confermò nel sospetto che don Silvio avesse suggerito al prevosto le parole : " Vi dava noia in casa Gesù Crocifisso ? " . Non intendeva di ripetergliele in quel momento col prender parte , lui solo della parrocchia di Sant ' Isidoro , alla processione promossa da padre Anastasio ? Il marchese aggrottò le sopracciglia e si ritrasse indietro . Quando la via tornò deserta e silenziosa , traversata soltanto da qualche povera donna che infilava frettolosamente un vicolo per arrivare in tempo alla chiesa di Sant ' Antonio e ricevere la benedizione dal Crocifisso nuovo , come dicevano , quantunque fosse vecchissimo di qualche centinaio di anni , il marchese era già tranquillo , col gran sollievo della liberazione finalmente ottenuta , che gli traspariva dagli sguardi e da tutto l ' aspetto . Visto che Zòsima stava per seguire nel salone la sorella Cristina , le accennò di fermarsi . " Zòsima , ora tutto dipende da voi . " " La baronessa sa ... " , ella rispose un po ' meravigliata di quelle parole . " Che cosa ? " " Il mio voto ... " " Che voto ? È una novità ! " "...Di sposare dopo che il Signore ci avrà concesso la pioggia ! " " E se non piovesse ? " " Pioverà presto ... Bisogna sperarlo ! " " Come mai vi è venuto in testa ?..." " C ' è tanta povera gente che muore di fame . Non sembrerebbe malaugurio anche a voi ? " " Avete ragione . " Egli era stato ad osservarla attentamente durante le due ore che si trovavano insieme . Sì , c ' era una soave finezza di espressione nei tratti di quel viso , specialmente negli occhi e nella bocca ; ma il sangue non più scorreva rapido e caldo sotto la bianca epidermide ; ma il cuore non più batteva agitato da baldo impulso di passione ! Le disgrazie , le sofferenze avevano ammortito ogni rigoglio nel non giovane corpo ; e per ciò sembrava che anche quell ' anima vivesse quasi in preda a continuo sbalordimento . Ma , forse , egli s ' ingannava . C ' era voluto e una straordinaria forza di volontà e un gran coraggio e un nobilissimo orgoglio per rassegnarsi a vivere dignitosamente nella miseria dopo aver gustato la soddisfazione e i piaceri della ricchezza e spesso pure quelli del fasto , come lo aveva amato e praticato , a intervalli , suo padre ! E nei momenti in cui , suo malgrado , il marchese si sentiva spinto a fare confronti che gli sembravano profanazioni , scuoteva la testa per scacciarli via , ripetendo mentalmente : " Questa , questa è la donna che ci vuole per me ! " . Glielo dicevano anche gli altri in Casino , fin il dottor Meccio che pareva volesse entrargli in grazia dopo la sfuriata di mesi addietro . " Bravo marchese ! ... Un angiolo ! ... Avete scelto un angiolo ! ... Tutte le virtù ! ... Debbo confessarvelo ? Io ce l ' ho avuta un po ' con voi , vedendovi vivere come un romito , lassù ! Questo è il primo passo ; poi verrà l ' altro . Siamo qua , tutti , per portarvi in palma di mano . Il paese ha bisogno di uomini energici e onesti , onesti specialmente ! Voi mi capite . Stiamo passando un brutto quarto d ' ora . Povero Comune ! " " Niente , dottore ! Riguardo ad affari comunali ... " " Ma se gli uomini come voi si tirano indietro ! " " Ho troppi grattacapi in casa mia . " " È casa vostra , è casa nostra il Comune ! " " Niente ! Da quest ' orecchio non ci sento . " E lo lasciava a spasseggiare su e giù pel salone del Casino , con la gran canna d ' India infilata sotto braccio , come una spada , lungo , diritto , impettito . Nell ' attesa che l ' intonaco delle stanze si asciugasse , che arrivassero da Catania il pittore pei soffitti e gli operai per tappezzarle , il marchese , ora , andava quasi tutti i giorni in Casino , prima di assistere alla distribuzione delle minestre e del pane insieme con gli altri colleghi della Commissione . Aveva preso gusto alla partita di tarocchi che don Gregorio , cappellano del monastero di Santa Colomba , il notaio Mazza , don Stefano Spadafora e don Pietro Salvo facevano colà , in un angolo appartato , due volte al giorno , inchiodati per lunghe ore col Giove , l ' Impiccato , il Matto e coi Trionfi tra le mani , accalorandosi , bisticciandosi , insultandosi con parolacce e tornando , poco dopo , più amici di prima . Spesso , don Pietro Salvo gli cedeva il posto , appena vinto qualche soldo : " Volete divertirvi , marchese ? " . Don Stefano sbuffava . In presenza del marchese , gli toccava di contenersi , ed era una gran sofferenza per lui . Il marchese , che lo sapeva , sedendosi gli faceva il patto : " Senza bestemmie , don Stefano ! " . " Ma il giocatore deve sfogarsi ! Voi parlate bene ! Debbo crepare ? " E un giorno , a ogni svista del compagno , a ogni giocata andatagli a male , don Stefano , invece di dirne qualcuna di quelle da schiodare dal Paradiso mezza corte celeste , fu visto togliersi rabbiosamente di capo la tuba , sputarvi dentro e rimettersela , subito . " Che fate , don Stefano ? " " Lo so io ! Debbo crepare ? ... Questa vale per Giove ... " E buttò la carta picchiando forte con le nocche delle dita , quasi volesse sfondare il tavolino . Sembrava che quella volta i tarocchi lo facessero a posta , e il compagno pure . E don Stefano , a cavarsi rabbiosamente di capo la tuba , a sputarvi dentro e rimettersela subito . " Che fate , don Stefano ? " " Lo so io ! ... Volete che crepi ? " Soltanto all ' ultimo , quando egli , fuori dei gangheri , scaraventava la tuba per terra , gli astanti si avvidero della figurina del Cristo alla Colonna ficcata là in fondo , contro la quale egli aveva inteso di bestemmiare , silenziosamente , a quella maniera ! ... Doveva proprio crepare ? E non gli importò che gli appiccicassero per questo il nomignolo di Maometto . Almeno , da quel giorno in poi , egli poté bestemmiare in pace , a libito suo , anche in faccia al marchese . Intanto il dottor Meccio e parecchi altri tornavano spesso alla carica : " Un signore come voi ! Vi porteremmo in trionfo al Municipio ! " . E siccome il marchese da questo orecchio non voleva sentirci , così cominciò a riprendere le passeggiate serali su per la spianata del Castello , dove quasi nessuno più osava di andare , tanto era desolante lo spettacolo di quelle campagne brulle , riarse che si stendevano , di qua , fino a piè delle colline , e , di là , fino a piè dell ' Etna sempre pennacchiato di fumo , con appena un piccolo orlo di neve in cima al cratere , coi boschi di castagni e di lecci attorno ai fianchi , scabroso in alto e rigato da nere strisce di lava che l ' aria senza vapori permetteva di distinguere nettamente . Ma , dopo tre o quattro volte , avea dovuto smettere . Trovandosi solo lassù , in faccia a quell ' immenso orizzonte e con gran silenzio che lo circondava , egli sentiva venirsi addosso un ' inesplicabile tristezza . Le miserie udite raccontare o viste durante la giornata gli tornavano in mente . Da Margitello , da Casalicchio , da Poggiogrande gli erano arrivate , una dietro a l ' altra , cattive notizie . " Ieri sono morti quattro animali ! Oggi , tre altri ! " Il tifo bovino continuava la sua strage . Come non impensierirsi ? ... Ma non era questo , no ! Tristi presentimenti gli scurivano l ' animo ; si addensavano , passavano via , come nuvoloni spazzati dal vento , tornavano di quando in quando , senza ragione alcuna e senza significato preciso . Si distraeva ruminando grandi progetti agrari da attuare , appena sposato : un ' Associazione di proprietari di vigneti e di uliveti , sotto la sua direzione ; e macchine di ogni sorta , le più recenti ; e produzione da spedire nei mercati della penisola e fuori , in Francia , in Inghilterra , in Germania ! Altro che le misere brighe municipali con cui non si cavava un ragno da un buco e che significavano soltanto : levati di lì , che mi ci metto io ! E rizzava , con l ' immaginazione , vasti edifici , laggiù , a Margitello ... Sentiva rinascere in sé il mal del calcinaccio del nonno ... Da una parte gli strettoi per le ulive , e la dispensa coi coppi panciuti per gli olii ; dall ' altra , i pigiatoi delle uve e la cantina , fresca , ariosa , per le botti e i bottaccini ... E vedeva olii dorati , limpidissimi , in belle bottiglie , da vincere al paragone quelli di Lucca e di Nizza ; e vini rossi , e moscati da contrastare coi Bordeaux , coi Reno , con tutti i migliori vini del mondo ! XVI . Il povero don Silvio attendeva da più di mezz ' ora nell ' anticamera , e mamma Grazia veniva di tanto in tanto a tenergli compagnia . " Abbiate pazienza ! C ' è l 'ingegnere." " Non ho fretta , mamma Grazia . " " Siamo con la casa sossopra . " " Pel matrimonio , l ' ho sentito dire . " " Che tosse ! ... Riguardatevi , don Silvio ! " " Sia fatta ... la volontà ... di Dio ! " Con la tosse che gli soffocava le parole in gola , il petto di quel magro corpicciuolo , scosso rudemente a ogni assalto , pareva dovesse schiantarsi . " Mettetevi a letto ; fate una buona sudata ! " " E i poveretti che muoiono di fame ? Per questo sono qui . " " Ah , don Silvio ! Non si finisce mai ! Il marchese ha vuotato il magazzino del grano ... Fave , ceci , cicerchia ... Che non ha dato ? " " Lo so , lo so ! Chi più ha più deve dare . " " Famiglie intere su le spalle ! " " Lo so . Ma ci sarà qualche cosa anche pei miei poveretti , mamma Grazia . " " Figuratevi ! Non se lo lascerà nemmeno dire . " Il marchese , che accompagnava l ' ingegnere fino all ' anticamera , si fermò , turbato , alla inattesa vista di don Silvio . " E andate attorno con questa tosse ? " , gli disse l ' ingegnere dopo averlo salutato . Don Silvio si levò a stento da sedere , inchinandosi al marchese e all ' ingegnere , senza poter pronunziare una sola parola , scusandosi con umile gesto di rassegnazione . " Che abbiamo ? " , gli domandò il marchese , ostentando disinvoltura . " Qua , su questa poltrona ; è più comoda . " Lo aveva fatto entrare nella stanza accanto , e gli si era fermato davanti , in piedi , con le braccia dietro la schiena , guardandolo fisso , per indovinare il motivo di quella visita prima che quegli parlasse . " Mi manda Gesù Cristo ! " , disse don Silvio . " Quale Gesù Cristo ? Perché ? ... Andate a raccontare queste storie alle femminucce ! " Il marchese quasi balbettava , pallido , da la improvvisa concitazione . " Mi perdoni ... voscenza ! ... Me ne vado ... " E don Silvio non poté proseguire , sopraffatto dalla tosse . Vedendolo avviare verso l ' uscio , il marchese lo fermò pel braccio : " Perché siete venuto ? ... Che volevate da me ? ... Perché siete venuto ? " . " Pei poveretti , marchese ! Non ho saputo esprimermi . " " Ci sono soltanto io a Ràbbato ? Ho dato assai . Troppo ! Troppo ! ... Sono già dissanguato . " " Si calmi ! ... Non ha obbligo ... " " Eh ? ... Siete stato voi che avete detto al prevosto Montoro ... ? " Gli si era piantato davanti , ringhiando le parole , fissandolo negli occhi . " Che cosa ? " , domandò timidamente don Silvio . " Che cosa ? Gli dava noia in casa quel Crocifisso al marchese ! " " E ha potuto supporlo ? Oh , voscenza ! Io , anzi , ho lodato il bell ' atto che toglieva quella sacra immagine da un posto non degno . " " Non degno ? " " Certamente ; il suo degno posto era l 'altare." " Perché dunque or ora dicevate : mi manda Gesù Cristo ? ... Mi avete scambiato per una donnicciuola , mi avete scambiato ? " " Ha ragione ! Sono parole piene di superbia quelle ! ... Me ne accorgo ; ha ragione ! ... Credevo che quando uno va a chiedere pei poveri fosse quasi mandato da Gesù Cristo ... Se la prenda con me . I poveretti che hanno fame non debbono scontare il mio peccato . Gliene chiedo perdono ... anche in ginocchio ... " Il marchese lo trattenne . Si vergognava di esser trascorso ; ma non voleva lasciarsi intimidire da quel pretucolo . Gli pareva che colui intendesse di abusare della circostanza di essere stato messo a parte , in confessione , di un terribile segreto ... Doveva farglielo capire , perché non ricominciasse più e la finisse una volta per sempre ! Non osò . " Che vi immaginate ? " , riprese con un tono meno alterato . " Mi è rimasto appena tanto grano da bastare per me . " " Oh , penserà il Signore a ricoprirle di nuovo i canicci ! " " Infatti ! ... Infatti ! " " Non disperi della misericordia di Dio , marchese ! " " E intanto la gente muore come le mosche . Dovrei avere la zecca in casa , o stampare carte false ... Ma non vedete che non vi reggete in piedi ? " Don Silvio assalito da un nuovo e più forte accesso di tosse , aveva dovuto rimettersi a sedere , mezzo tramortito . " Ecco ! ... Soltanto per mostrarvi la buona intenzione " , aggiunse il marchese . " Lo sapevo che non sarei venuto invano ! " , rispose don Silvio ringraziandolo . Aveva le lagrime agli occhi . Il marchese rimase , tutta la giornata , con un senso di sorda irritazione nell ' animo , quasi il sentimento di pietà che all ' ultimo lo aveva commosso fosse stato una specie di soverchieria , una prepotenza usatagli , con fine arte , da quel prete . Si sfogò con mamma Grazia : " Ci mancava lui per venire a smungermi ! " . " È un santo , figlio mio ! " " I santi ... stiano appiccicati al muro , o in Paradiso " , rispose duramente il marchese . E due giorni dopo , don Silvio era davvero in via di andarsene in Paradiso , dove il marchese lo voleva . Davanti la porta della sua abitazione , gruppi di gente costernata , con gli occhi al balconcino della cameretta del malato . Il dottore aveva dovuto ordinare di tener chiusa la porta perché la cameretta non fosse invasa . Di tratto in tratto , qualcuno dei pochi ammessi in casa veniva fuori asciugandosi le lagrime , ed era subito circondato . Lo interrogavano con gli sguardi , con una lieve mossa del capo , quasi il suono delle parole potesse disturbare l ' agonizzante . " Si è confessato ! " " Udite ? Gli portano il viatico e l ' estrema unzione ! " La campanella di Sant ' Isidoro dava il segnale con pochi squilli affrettati ; e , subito dopo , la campana grande un tocco , due , tre , che ondulavano lenti tristamente . Tutti in orecchie , a contarli : " Quattro ! Cinque ! " . Dappertutto ; in Casino , nelle farmacie , nelle botteghe , in ogni casa , davanti le porte . " Sei ! Sette ! " Come se quei rintocchi cupi e lenti stessero per annunziare una pubblica sciagura . Si sapeva : otto tocchi per le donne ; nove per gli uomini ; dieci pei sacerdoti ! E il decimo rintocco , più cupo , più lento , ondulò a lungo per l ' aria . Altra gente accorreva : popolane , contadini , tutti i poverelli da lui beneficiati , magri , squallidi , che dimenticavano in quel momento la mal ' annata e la fame , con occhi gonfi di lagrime , con visi sbalorditi . Ah , il Signore avrebbe dovuto prendersi , invece , qualcuno di loro ! Ed ecco il viatico ! Si udiva il campanello che precedeva il prete con la pisside e l ' olio santo . Il canonico Cipolla , sotto il baldacchino , circondato dai fedeli che portavano le lanterne di scorta e seguito da un centinaio di persone recitanti il rosario , passava a stento tra la folla inginocchiata che ingombrava il vicolo da un capo all ' altro . La porta fu spalancata ; il campanello cessò di suonare . Anche il marchese aveva contato : " Uno ! ... Due ! ... Cinque ! ... Dieci !...", i rintocchi della campana grande di Sant ' Isidoro . Da parecchi giorni , tre , quattro volte il giorno , egli mandava Titta , il cocchiere , a prendere notizie . Lo atterriva l ' idea che la febbre facesse delirare don Silvio , e che nel delirio gli sfuggisse una parola , un accenno ! ... Poteva darsi ! Smaniava attendendo il ritorno del messo . " Sei entrato proprio in camera ? Lo hai visto ? " " Già sembra un cadavere . Non c ' è più speranza ! " Il marchese socchiudeva gli occhi , un po ' deluso , crudele . Aveva la pelle dura quel prete ! E il giorno appresso : " Come va ? Perché hai tardato tanto ? " . " Non volevano farmi entrare . Mi ha riconosciuto . Mi ha detto : " Ringraziate il marchese ! " , parlava con un fil di voce . " Ditegli che preghi per me ! " " " Ah ! ... Poveretto ! " Ma , nel suo interno , egli dava un significato ironico alle parole riferitegli da Titta ; e così giustificava il rancore che gli faceva desiderare più pronta la sparizione di colui che possedeva il suo segreto , e che era per lui , non solamente un rimprovero continuo , ma un pericolo ; o , se non un pericolo , una ossessione che gli dava fastidio . E quando udì in Casino ( vi era andato a posta per sentire quel che si diceva ) , quando udì raccontare dal notaio Mazza che don Silvio aveva detto a sua sorella : " Abbi pazienza , fino a venerdì a ventun ' ora ! " , i tre giorni e mezzo che ancora mancavano gli parvero una eternità . Sarebbe stato vero ? Il venerdì non poté restare ad attendere che la campana grande di Sant ' Isidoro suonasse a morto a ventun ' ora , com ' è di rito . Il cameriere del Casino era stato mandato a informarsi , anche per la curiosità di sapere se la predizione - e tutti lo credevano - si sarebbe avverata . Vedendo che don Pietro Salvo cava a ogni cinque minuti l ' orologio di tasca , il dottor Meccio esclamò : " Stiamo qui a tirargli il fiato di corpo . È sconveniente ! " . " Andatevene . Chi vi trattiene ? " Erano sul punto di bisticciarsi ; ma dalla cantonata spuntava don Marmotta come il cameriere era soprannominato . Veniva col suo comodo , dando la notizia a quanti lo fermavano , riprendendo a camminare a passi lenti , con la testa ciondoloni che secondava il movimento dei passi , senza curarsi che fosse impazientemente aspettato . Il marchese gli andò incontro : " Ebbene ? " . " È ispirato proprio allo scocco di ventun 'ora." Si era immaginato di dover respirare più liberamente a quella notizia . Invece , rimase là , dubbioso . Non credeva ai suoi orecchi , quasi don Silvio avesse potuto fargli il cattivo scherzo di fingere di morire . A casa , trovò mamma Grazia che recitava il rosario in suffragio dell ' anima del sant ' uomo . " È morto ! Che disgrazia ! A trentanove anni ! Gli uomini come lui non dovrebbero morire mai ! " " Muoiono tanti padri di famiglia ! " , la rimbrottò . " La morte non porta rispetto a nessuno . " Quel lutto di tutto il paese lo irritava . Lo irritava anche il pensiero della morte , che ora gli ronzava alla mente con insolita vivacità e strana insistenza . Gli sembrava che qualcuno gli sussurrasse dentro il cervello : " Oggi a me , domani a te ! " . E quel qualcuno , a poco a poco , prendeva le sembianze di don Silvio . Avrebbe voluto esser sordo per non udire le campane di tutte le chiese che suonavano a mortorio , tacevano un po ' , riprendevano a suonare ! Sarebbe scappato per Margitello , se non avesse riflettuto che le avrebbe udite ugualmente e più incupite dalla distanza . Eppure non si sentiva ancora rassicurato ! Volle vedere il trasporto dalla terrazza davanti al Casino . In Piazza dell ' Orologio gran calca . Il mortorio che andava attorno da un ' ora , secondo la costumanza , per le vie principali del paese , doveva passare di là per deporre il cadavere nella chiesa di Sant ' Isidoro dove gli avrebbero cantato la messa funebre . E già affluiva in piazza la gente che si riversava dalle traverse precedendo il convoglio . La processione s ' inoltrava lentamente : confraternite con gli stendardi avvolti all ' asta , frati Cappuccini , frati di Sant ' Antonio , frati Minori conventuali , preti in cotta e stola nera , canonici con mozzetta di lutto , tutti coi torcetti accesi in mano , salmodianti ; e dietro , sul cataletto , il cadavere , scoperto , con le mani in croce , in cotta e stola , e col berretto a tre spicchi in testa , che spiccava su la coltre nera di broccato orlata con frangia di argento ; corto , sparuto , col viso giallo , con gli occhi socchiusi e il naso affilato , sembrava che tentennasse il capo a ogni passo dei portatori . Giunti vicino al Casino , essi deponevano a terra il cataletto , e la gente faceva ressa attorno al cadavere per baciargli le mani . Quattro carabinieri erano pronti , dai lati , a impedire che strappassero in brandelli gli abiti del morto per tenerli come reliquie . E così il marchese poté osservar bene quella bocca chiusa per sempre , che non avrebbe potuto mai più , mai più , ridire a nessuno il segreto da lui rivelato in confessione ! Allora si sentì forte , vittorioso , quasi la fine di quell ' uomo fosse stata opera sua . E soltanto per decenza non sorrise , quando il cugino Pergola gli disse all ' orecchio : " Dev ' essere rimasto male don Silvio , non trovando di là il Paradiso ! " . XVII . Una mattina , quando il marchese meno se lo aspettava , don Aquilante era ricomparso non per parlargli , come al solito , di affari , ma per annunciargli con gravità : " Finalmente si è smaterializzato ! " . Il marchese , che non aveva udito bene , guardatolo in viso con stupore , replicò : " Si è ... ? " . " Smaterializzato ! " , sibilò don Aquilante . Quantunque le idee e le credenze del marchese di Roccaverdina fossero compiutamente cangiate , ed egli avesse anzi , più volte , domandato ironicamente all ' avvocato : " Che dicono gli Spiriti ? Si divertono ancora a tormentarvi ? " - don Aquilante gli aveva raccontato , tempo addietro , che Spiriti cattivi , di tanto in tanto , gli riducevano catalettico il braccio destro per impedirgli di scrivere - lo strano annunzio lo aveva rimescolato , quasi si fosse trattato di un fatto di cui non si potesse dubitare . " E ora ? " , domandò , nell ' improvviso turbamento . " Ora sarà più facile interrogarlo con certezza di ottenere precise risposte . Ieri Rocco Criscione mi è apparso , spontaneamente , un minuto secondo . Ha voluto forse dirmi : eccomi a vostra disposizione . " " Eh , via ! " , fece il marchese che già riprendeva padronanza di sé . " La vostra incredulità è irragionevole . " " Ma , innanzitutto , dovreste convincermi che l ' anima umana è immortale . " Don Aquilante rizzò il capo , maravigliato di questo inatteso linguaggio . " La scienza ... " , continuò il marchese . " Non mi parlate della scienza officiale " , lo interruppe l ' avvocato . " È la più massiccia ignoranza ! " "...la scienza positiva richiede fatti accertati , che si possano provare e riprovare . La scienza ... " Il marchese gli ripeteva , con enfasi , frasi , periodi interi dei libri prestatigli dal cugino , e credeva di chiudergli la bocca . " Fatti , sissignore ! " , riprese don Aquilante . " Accertati , sissignore ! Solamente , poiché certi fatti non fanno comodo ai materialisti , essi fingono di non vederli . Ma i fatti non per questo non sono veri , non per questo rimangono annullati ! " " Quando non si può vedere né toccare con mano ... " " Vedreste , tocchereste con mano , se aveste l ' animo di tentare l 'esperimento." " Ah ! ... Credete , forse , che scaldandomi la fantasia e mettendomi paura , giungerete a farmi vedere quel che non è ? Infine , sarebbe un ' allucinazione , niente altro ! " " E se Rocco ci rivelasse : " Mi ha ucciso il tal dei tali ?"." " È impossibile ! " " E ci desse le prove ? " " È impossibile ! " " Dovreste fare da medium . Egli vi era persona affezionata e fedele . Nessuno meglio di voi potrebbe servire ad evocarlo . " " Ma io non mi metto a fare certe sciocchezze ! " " I vostri famosi scienziati rispondono appunto così . " " Ed hanno ragione . " " Che ci rimettereste , a coadiuvarmi ? " " Siete venuto a posta per questo ? " " Sì , marchese . Da qualche tempo in qua , un rimorso mi tortura . Ho lungamente riflettuto intorno al processo e alla condanna di Neli Casaccio . Temo che i giurati siano incorsi in uno di quegli inevitabili errori giudiziari che fanno scontare a un innocente il delitto di un reo rimasto ignoto . " " Perché ? ... E che vorreste fare ? " " Quel che fareste voi , che farebbe qualunque onesta persona in questo caso : rimettere la giustizia su la giusta via . " " In che modo ? ... Su quali indizi ? " " Ce lo dovrebbe dire lui ! " " Pensate di farmi impazzire con le vostre stregonerie ? ... Domandate piuttosto agli Spiriti se avremo presto la pioggia . Non possono far piovere cotesti signori ? ... Mi stupisco che un uomo intelligente e dotto come voi si perda dietro a tali fandonie . Volete una spiegazione ? " , soggiunse . " Ve la darò io , che sono un ignorante a petto vostro . Ora che siete stato preso dagli scrupoli intorno a quel processo , pensa e ripensa , vi è esaltata la fantasia ... Ed ecco in che modo vi è parso di vedervi apparire dinanzi ... " Non volle neppure nominare Rocco Criscione . Come mai don Aquilante si era messo a riflettere , per l ' appunto , intorno al processo di Neli Casaccio ? ... Che sospetti aveva dunque ? E contro di chi ? Era venuto per tastar terreno ? ... L ' apparizione poteva essere una storiella inventata a bella posta per notare che impressione gli avrebbe prodotto su l ' animo . Fortunatamente , egli era rimasto tranquillo ... Perché mostrargli di aver paura delle pretese possibili rivelazioni ? Chi doveva poi farle , in realtà ? Quando si è morti , è per sempre ! Aveva anche pensato a tutto questo parlando . E quantunque gli titubasse in fondo al cuore lo sgomento delle cose misteriose che invade , in certi momenti , fin gli uomini più intrepidi , non aspettò che don Aquilante gli rispondesse . " Intanto " , riprese subito , " per farvi vedere che non sono , come dite , irragionevole , mi dichiaro pronto a contentarvi . Vedere e toccare con mano , s ' intende ! E così non ne riparleremo più ... Purché non ci siano pratiche difficili e troppo lunghe ; non ho tempo da perdere . E spero di rendervi il gran servizio di togliervi di testa queste corbellerie . " " Lo fate per curiosità , o con animo ostile ? " " Mettete le mani avanti ? Agisco in buona fede , ve lo assicuro ; più per voi che per me . Vedrete . Vi passeranno pure gli scrupoli , i rimorsi . " " Eccolo ! " , esclamò don Aquilante . " Non ha atteso la chiamata . " Istintivamente , il marchese girò gli occhi attorno . Il cuore gli batteva forte , la lingua gli si era tutt ' a un tratto inaridita . " State in orecchio ! " La voce di don Aquilante era diventata cavernosa . " Darà un segnale della sua presenza . " Il pallore , il lieve tremito che gli agitava la testa e le mani , la voce alterata mostravano che don Aquilante non era davvero nello stato ordinario . E il marchese tendeva l ' orecchio , trattenendo il respiro . " Avete sentito ? " , domandò don Aquilante . "No." " Eppure ha picchiato forte sul tavolino ! " " Non abbastanza forte , pare . " Dopo questo primo insuccesso , il marchese cominciava a rassicurarsi ; continuava però a trattenere il respiro , a stare in orecchio . " Avete sentito ora ? " "No." " Udite ? Picchia più forte . " " Non credo di esser sordo ! " " Vi prendo una mano " , disse don Aquilante dopo qualche istante di paura , " per assorbire altro fluido vostro e poter produrre il fenomeno in modo che possiate percepirlo anche voi ... Prestatevi , cedete . " Il marchese ebbe un brivido ghiaccio per tutta la persona . Don Aquilante lo guardava negli occhi con ansiosa intensità . " Niente ! " , esclamò il marchese . L ' avvocato corrugò la fronte e stette un pezzetto a capo chino , agitando le labbra quasi parlasse da sé . "Insomma?...", domandò il marchese impaziente . " Non vuol dirmelo ! " " Ah ! " " Vuol dirlo soltanto a voi . Promette che verrà a dirvelo in sogno . " " Lo sapevo ! " , esclamò il marchese emettendo un gran respiro di soddisfazione . " Lo sapevo che la cosa doveva terminare in burletta ! " " Verrà , certamente . Ecco , va via ! ... È sparito ! " " E questo lo chiamate vedere e toccare con mano ? " Il marchese rideva , si muoveva per la stanza , stirando le braccia , tendendo le gambe , quasi per sgranchirsi e scuotersi d ' addosso quel senso di faticosa aspettativa che lo aveva fatto stare immobile più di tre quarti d ' ora . " E questo lo chiamate vedere e toccare con mano ? " Voleva prendersi la rivincita su don Aquilante che gli aveva messo una bella paura , non ostante ch ' egli non avesse mai creduto , e molto meno ora , a quelle magherie . In sogno ? ... Va bene ! E sorrideva internamente . Raccontò la scena al cugino Pergola e ne risero insieme ; la raccontò anche alla zia baronessa , a cui nessuno poteva levar di testa che nella brutta faccenda non ci fosse entrato lo zampino di quella donnaccia ! E così facendo , gli sembrava di acquistare maggiore coscienza della sua sicurezza . Pure , per più notti di seguito , andò a letto con l ' indefinito terrore di rivedere in sogno la sua vittima . Se Rocco avesse mantenuto la parola , sarebbe significato che davvero ... Ma non la mantenne né allora , né dopo ! Il marchese però non sapeva spiegarsi quella smania di attività che da qualche tempo in qua lo urgeva , spingendolo troppo fuori dalle sue vecchie abitudini . Il cugino , il dottor Meccio e parecchi altri , picchia e ripicchia , avevano un po ' scosso la sua risoluzione di mantenersi assolutamente estraneo alle fiere lotte municipali . Resisteva ancora , ma con visibile fiacchezza : " Dove volete condurmi ? A che pro ? Tanto , non mi persuaderete che vi sia da fare un po ' di bene nell ' arruffata amministrazione comunale che si regge appena a furia di tasse ! " . " Il Comune ha tesori , marchese ! Ma bisogna strapparli di mano a coloro che se li posseggono tranquillamente perché non si è mai ardito di disturbarli . Affari del Comune , affari di nessuno ! È la bella massima che prevale . " " E pretendereste che mi metta all ' opera io , dottore ? " " Lei non ha interessi particolari . Cioè , ne ha : è debitore del Comune anche lei , per Margitello , dopo lo scioglimento dei diritti promiscui . Dovrebbe dare l ' esempio con un ' onesta transazione . " " E i sequestri dei creditori ? Non me li levate di addosso voi . " " Si convochino , tutti ; s ' invitino a transigere anche loro . Sarebbe come invitarli a nozze . Non vedono , da mezzo secolo , il becco d ' un quattrino ! Se lei potesse dire agli altri debitori : " Fare come ho fatto io ... "." " Penserebbero : " Il marchese di Roccaverdina è proprio ammattito ! " . E dovrei stuzzicare il vespaio io ? Perché tutti mi diano addosso ? Perché io perda quel po ' di pace che i miei affari mi lasciano ? " " Non dobbiamo essere egoisti , cugino ! " " E voialtri ? Ve ne state con le mani in mano voialtri . " " Io predico al deserto , da anni ed anni ! Sono un povero medico , non ho autorità ... " " Eppure ho sentito dire che una volta , per tapparvi la bocca , non so qual sindaco vi disse : " Fate . Avete carta bianca "." " A parole ! ... Non mi costringete a vuotare il sacco , marchese ! " Lo attiravano in un angolo del salone del Casino , insistenti , parlando sottovoce come se stessero a macchinare una tenebrosa congiura , dando occhiate di traverso a coloro che passeggiavano in su e in giù , e che , fingendo di discorrere insieme , tendevano l ' orecchio , spie del sindaco e degli assessori . " Vedete quel don Pietro Salvo ? Non si muove mai di qui . Si direbbe tutt ' assorto nella lettura dei giornali . Invece , non perde una sillaba di quel che qui dentro si dice ; la sera va dal suo compare l ' assessore , ad referendum ! " Il marchese non si decideva a rispondere sì o no : " Vedremo . Sono cose da pensarci bene . Quando uno prende un impegno , si trova poi legato mani e piedi . Non voglio impegnarmi alla cieca " . " S ' intende ! S ' intende ! " Ma se imprendeva a parlare dei suoi progetti agrari , subito si accalorava . Allora tutti facevano circolo attorno a lui , spalancavano tanto di orecchi , sgranavano gli occhi , quasi stessero per afferrare , là , con avide mani , la loro parte delle immense ricchezze che il marchese faceva rigurgitare , con un colpo di bacchetta fatata , davanti alle immaginazioni che la miseria di quelle tristi annate lasciava sovreccitare facilmente . E ogni vite si trasmutava in un ceppo di oro ! E ogni chicco d ' uva in un brillante ! Filati interminabili ! La vasta pianura , laggiù , doveva diventare , in poco tempo , un unico meraviglioso vigneto ! E le colline con quei boschi di ulivi ! Bisognava costringerli a produrre annualmente , portandoli bene , non diramandoli troppo , non mortificandoli con la barbarica bacchiatura che ne troncava i nuovi polloni ancora teneri e disperdeva il futuro raccolto ! Soltanto una forte Società poteva produrre questo miracolo ! Nemmeno un sol grappolo di uva di tutto il territorio di Ràbbato doveva essere pigiato nei palmenti privati ! Nemmeno una stilla di vino doveva entrar in botti che non fossero quelle del loro stabilimento ! E le ulive , colte a mano a una a una , fresche fresche , di filato alla macina , senza che vedessero neppur da lontano quei fetidi camini , quelle stufe che le concocevano e le facevano rancidire ! E nemmeno una goccia d ' olio fuori dei coppi della Società ! " E i quattrini , marchese ? " " Si trovano , si debbono trovare . Si va a una banca : " Ecco qua l ' intera nostra produzione ; noi vogliamo attendere , per la vendita , che i prezzi si rialzino ; intanto dateci il denaro che ci occorre " . E subito : " Tanto a te ! Tanto a me ! Tanto per la coltivazione ; tanto per fondo di riserva ... " . Si fa così dappertutto . Soltanto noi dormiamo come ghiri ; e svegliandoci , vorremmo trovare la tavola apparecchiata e metterci a mangiare e a scialare ! " Gli ascoltanti avevano l ' acquolina in bocca , assaporavano la imbandigione , storditi anche dalla voce del marchese che si era elevata a poco a poco , ai toni più acuti . " Ma io mi sfiato inutilmente " , egli aveva conchiuso una volta ( e infatti si era arrochito ) . " Basterebbe , per cominciare , che fossimo soltanto una diecina . Gli altri accorrerebbero dopo , dovrebbero pregarci in ginocchio per essere ammessi nella nostra Società ... Fatti però , non parole . Contratto in piena regola con firma e bollo notarile ; se no , lo so bene come si andrebbe a finire . Si dice : " Tric - trac di Ràbbato " . È proprio vangelo . Prendiamo fuoco , facciamo un po ' di rumore , un po ' di fumo ... e festa ! Chi si è visto si è visto . " " Io sono pronto a redigere gratis il contratto " , disse il notaio Mazza . " Chi vuol dare l ' assegno sa dove trovarmi . " E il tric - trac , quel giorno , prese fuoco ; e la Società Agricola fu fondata , con otto soci appena , pur di cominciare ! " E voi , don Pietro ? Con le vostre vigne delle Torretta , coi vostri ulivi di Rossignolo ? " Don Pietro Salvo che entrava in quel momento e aveva capito di che si trattava , rispose con una spallucciata , e soggiunse : " Volete sapere una notizia ? Neli Casaccio è morto nel carcere ; me l ' ha detto il sindaco or ora " . Il marchese trasalì . " Belle notizie ci apportate ! " , esclamò per nascondere il turbamento . Per alcuni minuti non si parlò di altro . E quando il notaio Mazza , tratto in disparte don Pietro , cercò d ' indurre anche lui ad entrare assieme con gli altri nella Società , don Pietro rispose : " I Roccaverdina sono stati sempre uno più matto dell ' altro ; e il marchese non di razza . Ha scelto bene il momento ! Si muore di fame ; e , se non piove , chi sa dove andremo a finire tutti quanti ! " . XVIII . Erano anni che il marchese e suo zio il cavaliere don Tindaro non si guardavano in faccia . Dal giorno che il marchese non aveva voluto permettergli di metter sossopra i terreni di Casalicchio per scavarvi le antichità che , secondo lui , vi si trovavano sepolte , don Tindaro , soprannominato sprezzantemente marchese contadino , gli aveva fin tolto il saluto . Ora si erano trovati inattesamente faccia a faccia nello stesso albergo , in Catania ; il marchese , per un prestito di settantamila lire presso il Banco di Sicilia , il cavalier don Tindaro per la vendita della sua collezione di vasi antichi , di statuette e di monete , a un lord inglese che , egli diceva , buttava via le sterline quasi fossero soldi . E la gioia per quella vendita era stata tale , che il cavaliere , dimenticata la grave offesa della non permessa esplorazione di Casalicchio , gli aveva steso la mano : " Infine , sei figlio di mio fratello ! ... Vieni a vedere " . La collezione si trovava ancora nella sua stanza esposta sui commò e sui tavolini ; doveva consegnarla il giorno dopo . Egli non usciva dall ' albergo un istante , per farle la guardia , e anche per riempirsene gli occhi l ' ultima volta . Non li avrebbe più riveduti quei preziosissimi oggetti che formavano , da trent ' anni , la sua consolazione e il suo orgoglio ! Si sentiva stringere il cuore ripensandoci . Lo confortava però l ' idea che il suo nome si leggerebbe su una targa del Museo di Londra ; questo era il patto . Quel lord comprava per conto del Museo di Londra . " Trentamila lire , nepote mio ! " " Vi sembrano molte ? Ne avete speso per lo meno il doppio . " " Fandonie ! Dieci lire oggi , venti un altro giorno ... E tornano a casa tutte a una volta ... A questi chiari di luna ! " " Me ne rallegro . Ma non dovreste ricominciare ; scapperebbero di nuovo . " " Ah , se tu volessi permettermi ! ... La indicazione è precisa : Casalicchio ! Ora là non c ' è casale né grande né piccolo . Ma in antico doveva esservi ; i nomi non si danno a caso . Né a caso si dice : a Casalicchio c ' è il tesoro ! " " Se vi facessi una proposta ? " , lo interruppe il marchese . " Quale ? " " Vi leverei certamente la tentazione di sciupare queste povere trentamila lire . Impiegatene due terzi soltanto nelle costruzioni della Società Agricola fondata da me . Io sono qui per conchiudere un prestito di settantamila lire a tale scopo . " " Ne riparleremo ... Intanto osserva : questo solo vaso , sei mila lire ! Della più bella epoca greca ! Sisifo che spinge in alto un masso ... Mitologia ! ... Prima della venuta di Gesù Cristo ! " " Quando penso che avete spianato le vigne a Porrazzo per scavarvi sepolcreti ! Dovreste ripiantarle . Quelli di Porrazzo sono i migliori terreni per vigneto . " " Ne riparleremo , nepote . Tu hai la testa alle vigne , ai vini . Io non bevo vino , lo sai . " " Lo bevono gli altri , e debbono comprarlo per forza . " " Non pianterai vigne anche a Casalicchio ! Lasciami , prima , fare almeno qualche saggio . Quando di un posto si dice : " C ' è il tesoro " , significa ... " " Ebbene , scaverete a Casalicchio ! " Il cavaliere don Tindaro gli saltò al collo per abbracciarlo . " Allora ... Tutto quel che vuoi ... Due terzi , no ; metà , quindici mila lire ... Non si trovassero là che due soli vasi del valore di questo col Sisifo ... ! " " E se non si trovano ? " " Li veggo da qui ; mi pare di averli tra le mani ... Ma , un momento ! ... C ' entra pure quell ' empio nella tua Società ? " " Oh , zio ! Bisogna finirla , oramai è vostro genero . " " Niente ! Finché non avrà sposato in chiesa ... " " Sposerà , ve lo assicuro , un giorno o l ' altro . Legalmente intanto ... " Don Tindaro si trasse indietro , imbronciato . " Mi è stato detto " , riprese , quasi masticando le parole , " che vi siete riconciliati , come se la offesa fosse stata fatta a me solo e non alla parentela tutta . Una Roccaverdina ... concubina ! È sua concubina " , incalzò , " non moglie mia figlia ! Per la Chiesa , il matrimonio ... come lo chiamate ? " "Civile." " Incivile dovrebbe esser detto ! ... Matrimonio da bestie ! ... Per la Chiesa , non ha nessun valore ... " " Coi pregiudizi che avete in testa ! " " Pregiudizi ? Pregiudizio uno dei sette Sacramenti ? Sei dunque diventato protestante come lui ? E tu pure , giacché sposi - so che sposi , dagli altri l ' ho saputo , per caso . Non vuol dire ! - tu pure non sposerai in chiesa ? " " Io ... io farò come fanno tutti . " Il marchese arrossì . Aveva dovuto arrossire e sentirsi imbarazzato parecchie altre volte , con la zia baronessa e con Zòsima specialmente , per la mancanza di sincerità riguardo ai mutati suoi sentimenti religiosi . Ma in quel punto , aveva anche arrossito per l ' improvvisa coscienza che , da più di un anno , la sua vita era una continua ipocrisia , una continua menzogna fin con se stesso . Un attimo era bastato per fargli comprendere che la smania di distrarsi , di stordirsi da cui si sentiva travolgere era un inconsapevole mezzo di addormentare , di far tacere l ' intima voce che minacciava di elevarsi tanto più forte , quanto più egli cercava di soffocarla . " Come fanno tutti ? " , riprese don Tindaro ? " Com ' è dovere , ti faccio osservare io . Sei cristiano cattolico apostolico romano ? " " Non mi son fatto sbattezzare ! " " Neppure quell ' empio si è fatto sbattezzare ! " " Pensate che il Vangelo comanda di perdonare le offese . E poi certe persone bisogna prenderle pel loro verso . Con le buone si ottengono tante cose che non si riesce a ottenere con le cattive . " " Perdoneresti tu nel caso mio ? Ah , tu non sei padre ; tu non puoi intendere che cosa voglia dire vedersi strappare di casa una figlia unica ! Era maggiorenne ? Che importa ? Il padre è sempre padre ; la sua autorità dura fino alla morte , oltre la morte ! E mia figlia ( una Roccaverdina ! ) si è ribellata , si è avvilita fino al punto ... ! Avrei voluto vederti , se qualcuno fosse venuto a portarti via Agrippina Solmo quando era con te ! ... E si sarebbe trattato di un ' amante . Lo avresti ammazzato , per semplice gelosia , se le volevi bene davvero ! ... Ma una figlia è ben altro . Carne della nostra carne , sangue del nostro sangue ! ... Non so come mai , allora , io non abbia commesso un eccidio ! " " Avete ragione , zio . Quando però il male è fatto , dobbiamo cercarvi il rimedio . " " Sono un Roccaverdina schietto , io ; non mi piego , mi spezzo ! Se tu , invece di sangue , hai siero nelle vene ... Quanti anni sono che non ti ho più guardato in viso per l ' affare di Casalicchio ? Oggi il caso ci ha fatto incontrare in terreno neutrale , in un albergo . Ricorda però che io sono di acciaio ; non mi piego , mi spezzo . Frangar non flectar ! Nel secolo scorso i Roccaverdina erano soprannominati i Maluomini ... Coi nostri antenati non si scherzava . Ora siamo una razza incarognita ; tu , agricoltore ; io ... almeno ! ... Non c ' intendiamo . Faccio conto di non esserci visti . " " Non ritiro la mia parola , no . Scavate pure quanto volete a Casalicchio . Darò ordini che vi lascino fare . " " A quel patto ? " " Con nessun patto . " " No , grazie ! Non voglio restarti obbligato . " Il marchese stette un po ' a guardare con gratitudine il vecchio parente rimessosi a riempirsi gli occhi di quei suoi preziosi oggetti che non avrebbe riveduti più . Lo vedeva andare da un vaso all ' altro , soffiare diligentemente sopra uno per mandar via qualche granellino di polvere che gli pareva lo deturpasse ; rivoltare un altro per ammirarne ancora , mentr ' era in tempo , le bellissime figure disegnate con contorni neri su fondo rossiccio ; e palpare una statuetta , una patera con dolce carezza di amatore . E intanto che lo guardava , si sentiva rinascere in cuore tutto l ' orgoglio della razza dei Maluomini , e la compiacenza di non riconoscersi degenere , come il vecchio lo giudicava . Il rincrescimento della continua ipocrisia , della continua menzogna , da cui poco prima era stato turbato , già gli pareva debolezza indegna di un Roccaverdina . " Avrei voluto vederti ! ... Lo avresti ammazzato ! " Non erano parole di approvazione , di giustificazione ? Non si scherzava neppure con lui , come coi suoi antenati , che certamente avevano ricevuto quel soprannome perché forti e potenti ! ... I tempi però erano cangiati , e la razza si adattava ai tempi . La Società Agricola gli sembrava un atto di potenza e di forza ; oggi non era possibile mostrarsi Maluomini altrimenti . A Margitello , dopo tanti mesi di trista inerzia , cagionata dalla insistente siccità , e interrotta soltanto dall ' occupazione di curare i pochi bovi rimasti , e di bruciare e seppellire i cadaveri di quelli che il tifo continuava ancora ad ammazzare , il massaio e i garzoni avevano visto arrivare il marchese , l ' ingegnere e parecchi azionisti della Società Agricola ; i quali erano rimasti colà una settimana per assistere agli studi e alle prime operazioni di sbarazzamento del terreno su cui l ' edificio ideato dal marchese doveva sorgere . Più di una cinquantina di contadini , tra uomini e ragazzi , scavavano le fondamenta , trasportavano il terriccio , felici di guadagnare pochi soldi al giorno che almeno servivano a non farli morire di fame , loro e le loro famiglie . Qualche socio aveva , timidamente , fatto osservare al marchese che la spesa sarebbe stata , forse , eccessiva per un tentativo ... " Dovremo poi rifarci da capo ? Tra due anni ci troveremo costretti ; vedrete ! ... E se sopraggiunge la pioggia , addio ! Occorrerà di scappellarci alla gente , perché ci faccia la grazia di venire a lavorare qui . " Nessuno aveva più osato di fiatare dopo questa strillata . Si sarebbe detto che i denari presi in prestito dal Banco di Sicilia , gli scottassero le mani , ed egli avesse fretta di buttarli tutti via , in legname , in mattoni , in tegole , in calce , in gesso , in ferramenta di ogni sorta . L ' atrio era già ridotto un arsenale con un brulichio , simile a quello di un formicaio affaccendato , di uomini che in certi momenti perdevano la testa , storditi dalle sfuriate del marchese , dagli ordini e dai contr ' ordini , quand ' egli mutava tutt ' a un tratto di parere intorno alla costruzione di un muro , all ' impostatura di una porta o d ' una finestra che non gli garbavano più , quantunque stabilite da lui stesso e segnate nella pianta eseguita , col suo consenso , dall ' ingegnere . Allorché questi , ogni due o tre giorni , arrivava a Margitello , trovava sempre qualche novità . " Ma , signor marchese !..." " Mi meraviglio anzi che non ci abbiate pensato prima voi ! " E spiegava la ragione del mutamento ; e il torto doveva essere sempre dell ' ingegnere , non di lui . Era preso interamente da quelle costruzioni ; avrebbe voluto vederle già in piedi , col tetto , con le imposte e tutto il resto ; e gli sembrava che venissero su lentamente , quasi per ostile esitanza . Appena le domeniche si rammentava di fare una visita in casa della zia , dove sapeva di trovare Zòsima con la madre e la sorella . Alla signora Mugnos non era parso conveniente che il marchese andasse a casa loro . " Per evitare pettegolezzi " , ella aveva detto alla baronessa . Ma , in realtà , perché voleva evitare a sé e alle figlie l ' umiliazione dello spettacolo di quelle squallide stanze dove esse nascondevano la loro misera condizione , e dove le figlie passavano le giornate , e spesso le nottate , lavorando di cucito o di ricamo ; e lei , che non s ' era mai sporcate le mani quando la famiglia era in auge , vi s ' incalliva le signorili dita tirando il pennecchio della rocca e girando il fuso per conto di altri . " Ah zia ! ... Dovreste venir a vedere , tutte e quattro . Una scarrozzata di poche ore . " " Il mal del calcinaccio è ereditario in casa nostra ! " " Ma di che si tratta ? Non ho capito bene . D ' un palmeto ? D ' un fattoio ? " , domandava la signora Mugnos . E al marchese non sembrava vero di riparlarne , di dare ampie spiegazioni , di fare descrizioni particolareggiate ; di condurre , quasi , le quattro signore per mano a traverso i tini , i tinelli , le botti e i bottaccini che ancora non erano al lor posto , ma che si sarebbero trovati là tra non molto ; a traverso i frantoi , gli strettoi , i coppi pieni di olio , che non c ' erano neppur vuoti , ma che erano stati ordinati , tutti di una misura e di unico modello , uguali a quello in uso nel Lucchese e a Nizza , verniciati dentro e fuori , e non di semplice terracotta che comunicava agli oli il rancido e ne alterava il colore ! Zòsima stava ad ascoltarlo con soave aria di rassegnazione , sorridendogli ogni volta che egli si rivolgeva specialmente a lei per dimostrarle che la stimava di maggiore intelligenza delle altre , e che la sua approvazione gli riusciva gradita assai più di quella di ogni altra persona . Ma le sole parole di tenerezza che il marchese le rivolgeva accomiatandosi erano sempre queste : " Non piove ! Vedete ? ... Non piove ! " . " C ' è forse fretta ? " , rispose Zòsima una volta . " Margitello intanto non vi lascia tempo di pensare ad altro . " " Lo dite per rimproverarmi ? " " Non saprei rimproverarvi neppure se avessi ragione di farlo ... Quando sarò davvero marchesa di Roccaverdina ... " " Siete già tale , Zòsima , almeno per me . " " Quando sarò davvero marchesa di Roccaverdina " , lo ripeteva con accento scherzoso , " avrò certamente più agio di vedervi e di darvi qualche preghiera . " " Perché dite così ? " " Perché dovrei parlarvi di una poveretta venuta l ' altro giorno da noi ... " " È vero " , disse la signora Mugnos . " Voleva la signora marchesa . " Ma qui non c ' è nessuna marchesa , figlia mia ! .... Eccellenza sì , la marchesa di Roccaverdina ! " " Non ancora , figlia mia . " " Eccellenza sì , la marchesa di Roccaverdina ; debbo gettarmele ai piedi , per questa creatura qui , per quest ' orfanello ... Il signor marchese ha fatto tanto ! Gli dobbiamo la vita . Senza di lui , saremmo morti tutti di fame anche prima della disgrazia di mio marito ... " E bisognò farla parlare " , la signora Mugnos sorrideva , " con la marchesa di Roccaverdina ! " " Per quel figliuolo di dieci anni " , riprese Zòsima . " Che cosa voleva ? ... Chi era costei ? " " La povera vedova di Neli Casaccio . " "Ma...", fece il marchese . " E insisteva : " Per niente , pel solo pane e vestiti ; con quattro cenci lo ricopre ... O pure , se lo prenda voscenza , per ragazzo da mandare qua e là . È svelto di mente e lesto di gamba " . Che potevo risponderle ? Non ha voluto persuadersi che non sono marchesa di Roccaverdina ! " " E su questo punto ha fatto bene " , egli rispose . " In quanto al ragazzo , no , non è possibile che lo prendiamo in casa nostra . La sua presenza mi rammenterebbe continuamente troppe cose tristi ; no , no ! " " Povera donna ! " , esclamò la baronessa . " Zia mia , se si dovesse beneficare tutte le persone nel modo che esse richiedono ! ... Ognuno fa quel che può . " " Osservo solamente " , riprese la baronessa , " che gli uomini di una volta erano più cortesi di quelli del giorno d ' oggi . Alla prima preghiera di una signorina " , e calcò su le parole prima e signorina , " non avrebbero mai risposto con una negativa . Per lo meno , avrebbero promesso ; e poi ... Si sa , le circostanze ... " " Zòsima " , disse il marchese , " scommetto che voi preferite la mia ... scortesia . " " Sì " , ella rispose . XIX . E una mattina , dietro i colli di Barrese , si erano affacciate le nuvole , lentamente , quasi non avessero viso di mostrarsi dopo di essersi fatte desiderare diciotto mesi , o quasi non riconoscessero più la strada da percorrere per andare verso Ràbbato . Si erano affacciate lungo un gran tratto , addensandosi una dietro all ' altra , spingendosi una su l ' altra ; poi , si erano fermate . Dalle finestre , dai balconi che guardavano verso Barrese , uomini , donne , ragazzi protendevano le mani , invocandole , chiamandole come persone vive capaci di udire e d ' intendere . E dalle casupole rasente il ciglione , dai vicoli , dalle vie la gente sbucava , affluiva nei punti da dove avrebbe potuto accertarsi coi proprii occhi che la voce corsa rapidamente attorno : " Le nuvole ! Le nuvole ! " , non fosse stato un perfido scherzo di qualche cattivo burlone . La spianata del Castello formicolava di persone d ' ogni classe accorse ad osservarle come spettacolo nuovo e inatteso . Sarebbero rimaste ferme là ? Si sarebbero disperse ? Che attendevano ormai per farsi avanti e dirompersi in pioggia ? Dense , nerastre , bianchicce agli orli , esse si distendevano , si avvolgevano , si allungavano , si confondevano insieme , formando un cupo velario sul fil dei colli di Barrese . " Non si muovono ; hanno paura di noi che stiamo a guardarle " , disse un vecchio contadino ; e rise . Ma nessuno rise con lui . Tutti erano intenti a seguire con occhi ansiosi le instabili forme che , lente lente , si andavano mutando , agglomerandosi qua , assottigliandosi là ; e le labbra mormoravano preghiere , voti , esortazioni a le capricciose che non si decidevano a prendere il volo per venire a spargere il lor fecondo tesoro di pioggia su quelle terre laggiù , languenti di sete , invocanti dalle mille fenditure , simili a bocche riarse , il refrigerio di qualche stilla d ' acqua e da lunghi mesi , incessantemente . Poi , una delle nuvole più lievi si staccò , si avviò come nave di avanguardia , subito seguita da un ' altra e da una terza ; e le palpebre di quegli occhi che stavano a spiarne ogni movimento cominciarono a battere frequenti dalla profonda commozione ; e quei cuori , tremanti per la dubbiosa aspettativa , palpitarono di gioia vedendole venire avanti , non più una dietro all ' altra , ma insieme , silenziosamente , e invadere il cielo azzurro e oscurarlo , abbassandosi verso terra quasi appesantite dal carico che portavano in seno . E , dietro i colli di Barrese , altre già ne spuntavano più cupe , più scure che salivano su spinte dal vento di levante messosi a spirare tutt ' a un tratto , impregnato di umidore ; e non appena queste si eran liberate nell ' aria uscite fuori dalla linea curva dei colli , altre si affacciavano , sormontavano lo spazio , incalzando le precedenti che affrettavano la corsa verso Ràbbato , coprendo con la loro ombra le campagne , le vallate illuminate dal sole , quasi ne divorassero lo splendore dorato di mano in mano che s ' inoltravano verso le braccia tese incontro a loro , benedicenti quelle di esse già arrivate su Ràbbato e che passavano avanti frettolose . E alle prime gocce di pioggia rare e stentate : " Viva ! Viva la divina Provvidenza ! " . Non lo gridava soltanto quel centinaio di persone che parevano impazzite dalla gioia su la spianata del Castello , ma tutte le campane delle chiese squillanti a distesa , ma Ràbbato intera dai balconi , dalle finestre , dalle vie , dalle piazze dove la gente si era riversata per inebriarsi dello spettacolo della pioggia fina , fitta , e che ancora sembrava incredibile . Nessuno pensava a scansarsi , tutti volevano sentirsela sbattere su le teste scoperte , su le facce sporte indietro , su le mani levate in alto con le palme riunite a mo ' di coppa per raccogliere quella grazia di Dio , che irrompeva con impeto , rumoreggiando su le tegole , riversandosi dai canali , formando rigagnoli e gore dove si gonfiavano e scoppiavano mille bollicine , quasi l ' acqua ribollisse . E , sotto la pioggia , parecchi erano tornati prima di sera lassù , a osservare dalla spianata del Castello le campagne sottostanti che bevevano , bevevano , bevevano e non riuscivano a saziarsi . Le viottole però , i sentieri , le carraie luccicavano , segnando una gran rete argentata su i terreni scuriti ; e luccicava il fiume ingrossato , che serpeggiava lambendo il piè delle colline ; e luccicavano i rigagnoli rovesciantisi su la pianura dai dossi rocciosi delle colline che non sapevano che farsi dell ' acqua e la rimandavano a chi più ne aveva bisogno . E la pioggia continuava , fitta , uguale , senza tregua , stendendo un immenso velo che nascondeva le linee ; i contorni , i colori , sfumando le masse delle colline e delle montagne , facendo quasi scomparire l ' Etna , da farlo supporre una nuvola scioglientesi in pioggia anch ' essa , laggiù , lontano . Il cavaliere Pergola , riparato dall ' ombrello , cercava con gli occhi i suoi piccoli fondi che si distinguevano appena , uno a diritta , uno a sinistra , un terzo più giù : e guardava anche verso Margitello , dove l ' edificio della Società Agricola biancheggiava tra il bruno dei terreni inzuppati di acqua , e con le buche nere delle finestre senza imposte e con le mura senza tetto sembrava lo scheletro di un grande animale buttato a marcire colà . " Anche voi qui , compare Santi ? Ora non avete più niente da venire a vedere da questo lato . " " Vengo a guardare quel che non ho più , dice bene voscenza . La roba mia se la gode il marchese di Roccaverdina ! " " Ve l ' ha pagata . " " Chi lo nega ? Ma se l ' è presa quasi di prepotenza ; ed io ho dovuto appollaiarmi su le rampe delle Pietrenere , che sono rampe maledette ! " " Con questa pioggia però ... " " Là , a Margitello , era la pupilla dei miei occhi ! Lo sa voscenza com ' è stato ? Volevano impigliarmi nel processo ... perché era corsa qualche parola di rabbia tra Rocco del marchese e me , pel limite di ponente . Rocco ( il Signore gliel ' avrà perdonato ) faceva gli interessi del padrone a diritto e a torto ; a torto per quel che mi riguardava . " " Ne parlate ancora ? " " Ne riparlerò sempre , finché avrò fiato ! " " Vedrete ; con questa pioggia anche le rampe delle Pietrenere produrranno . Non le avete scelte male quelle rampe ; vi lagnate d ' una gamba sana , per non perdere il mal vezzo . " " Eh , già ! Noi poveretti abbiamo sempre torto ! " " Tempo chiuso , cavaliere ! Ogni goccia è un pezzo di oro che casca dal cielo ! " " Proprio così , don Stefano ! " " Sant ' Isidoro finalmente ci ha fatto la grazia ! " " Voi , don Giuseppe , s ' intende , tirate l ' acqua al vostro mulino ; non siete sagrestano per nulla ! " Si aggruppavano imperterriti , senza curarsi che gli ombrelli li riparassero male ; e , per uno che andava via , due , tre ne sopraggiungevano , quasi non potessero contentarsi di sentir scrosciare i canali e veder gonfiare i rigagnoli per le vie ; volevano godersi la vista delle campagne che bevevano , bevevano , bevevano e non arrivavano a saziarsi ! Ah , quella pioggia avrebbe dovuto durare una settimana , senza smettere un solo momento ! Ci volevano pei terreni almeno tre palmi di tempera ! Da una finestra di Margitello l ' ingegnere additava al marchese la gente che stava a guardare su la spianata del Castello . Non ostante il velo steso dalla pioggia , si distinguevano le macchiette nere che apparivano , cangiavano posto , si diradavano , tornavano a radunarsi . Era giunto fin laggiù lo scampanio di tutte le chiese alle prime gocce di pioggia . E colà , contadini e lavoranti si erano abbandonati a una frenesia di grida , di salti di gioia nel cortile , mentre i ragazzi si divertivano a pestare coi piedi nelle pozze e a sbruffarsi in faccia , l ' uno a l ' altro , l ' acqua raccolta nelle palme . Ora , affacciati alle porte delle stanze a pianterreno , si davano spintoni per buttarsi fuori a vicenda a prendere un ' insaccata di quella che veniva più fitta quasi la rovesciassero con gli orci . " Eh , ragazzi ! ... Finitela ! " , gridò il marchese sporgendosi dal davanzale . Eppure tutta quell ' allegria avrebbe dovuto fargli piacere ! La pioggia tanto desiderata e tanto invocata , gli aveva messo addosso , al contrario , un senso di tristezza ; gli scherzi dei ragazzi lo irritavano . Aveva ripetuto anche ultimamente a Zòsima : " Non piove ! Vedete ? Non piove " , e la risposta di lei : " Non c ' è fretta ! " , gli aveva fatto una cattiva impressione , che però si era subito dileguata appena ella aveva soggiunto : " Margitello non vi lascia pensare ad altro ! " . E ora che la pioggia era venuta , e che pioggia ! ora che il solo lieve ostacolo frapposto tra loro due era già rimosso , egli non solamente non ne sentiva gioia , ma stava là , davanti a quella finestra , con gli occhi fissi su gli eucalitti grondanti acqua dai rami curvi e dalle lunghe vecchie foglie lavate dallo strato di polvere che le aveva fatte ingiallire e inaridire ; stava là , con gli occhi fissi , quasi il sogno che avrebbe dovuto presto avverarsi si allontanasse rapidamente , ed egli non potesse far nulla per arrestarlo o richiamarlo . E quel senso di tristezza che gl ' invadeva il cuore era tanto più penoso e vivo , quanto meno egli scorgesse occasioni e circostanze da doverlo indurre a pensare così . La casa , rinnovata , era pronta ; il voto di Zòsima esaudito . Che altro gli occorreva di fare , all ' infuori di andare a prendere lei per mano , condurla davanti al sindaco e poi davanti al parroco , in riprova del proverbio citato spesso dalla zia baronessa : Matrimoni e vescovati dal cielo son destinati ? In quel momento però gli sembrava che la riprova , sì , sarebbe avvenuta , ma nel modo opposto a quel che egli credeva e si aspettavano tutti . E , appunto , quasi gli avesse letto nel pensiero , l ' ingegnere gli diceva : " La signorina Mugnos dev ' essere lietissima oggi . Per dire la verità , essa si merita la fortuna di diventare marchesa di Roccaverdina ; ma credo che se qualcuno , mesi addietro , glielo avesse predetto , la signorina si sarebbe fatto il segno della santa croce , come suol dirsi , quasi per scacciare una tentazione . " " Forse ... anch ' io ! " , disse il marchese . " Il mondo va così , per salti . Non c ' è mai niente di sicuro per nessuno . Agrippina Solmo ... per esempio ... chi sa che cosa si era immaginato di dover raggiungere ! ... Ed è finita , prima in un modo , poi moglie di un pecoraio di Modica , che forse le farà desiderare fin il pane ... " " No ; anzi la tratta come una signora . " " Gliel ' ha fatto scrivere lei ? Brava ragazza ! " , continuò l ' ingegnere . " Non è facile trovarne , nella sua condizione , una uguale . Qualunque altra , padrona , com ' era qui lei , di ogni cosa , avrebbe pensato ai casi suoi , si sarebbe fatto il gruzzoletto . Essa , niente ! Ammirevole anche per la modestia . Avea voluto rimanere quella che era , fin nell ' apparenza . Non smise mai la mantellina , e avrebbe potuto portare , meglio di tant ' altre , lo scialle che ora portano tutte le popolane , anche se più miserabili . E poi , bocca serrata ! ... Anche dopo , quando non poteva più lusingarsi con nessuna speranza , mai , mai una parola di dispetto o di sdegno . Dinanzi a lei , il marchese di Roccaverdina era Dio ! E se qualcuno , per commiserarla o per stuzzicarla e provocarla , le diceva : " Il marchese avrebbe dovuto comportarsi meglio con voi ! ... E qua ! ... E là ! " , sa come sono certe persone ! essa non lo lasciava finir di parlare : " Il marchese ha fatto bene ! Ha fatto più di quel che doveva ! Dio solo glielo può rendere ! " . Me l ' ha raccontato mia moglie , che l ' ha sentito proprio con i suoi orecchi , senza esser vista ... Insomma , lei , marchese , è fortunato con le donne ... L ' una meglio dell ' altra ! ... Se lo faccia dire dal notaio Mazza che cosa significhi incappar male ! " Il marchese avrebbe voluto interromperlo subito , appena pronunciato il nome di Agrippina Solmo ; ma , nella gran tristezza che gl ' infondeva la pioggia , quello spiraglio sul passato aperto dalle parole dell ' ingegnere , quell ' evocazione inaspettata lo avevano un po ' commosso , spingendolo a ricordare tante e tant ' altre cose con lieve senso di rimpianto . Perché , infine , la colpa era stata tutta sua . Per vanità di casta , per premunirsi contro se stesso , egli aveva dato marito alla Solmo , con quel tirannico patto , senza punto riflettere alle sue possibili conseguenze . L ' ingegnere , vedendo che il marchese taceva , e supponendo che gli accenni al passato gli fossero dispiaciuti , tratto di tasca un sigaro e accesolo , si era messo a fumare e a passeggiare per la stanza , stirandosi le fedine . Il marchese intanto , tenendo ancora fissi gli occhi su gli eucalitti grondanti d ' acqua , rincorreva col pensiero una figura bianca , con le trecce nere sotto la mantellina di panno blu cupo ; e rincorrendola per luoghi da lui visti anni addietro , tra casupole arrampicate a la roccia quasi ad accovacciarvisi al riparo del vento , sentiva un sordo impeto di gelosia diversa assai di quella sentita una volta ... Poteva forse dubitare ora ? Poteva forse indignarsi ? ... Non era egli stato contento che colei fosse andata ad abitare in quella lontana città mezza rannicchiata nell ' insenatura di una roccia , in una di quelle casupole arrampicate su pei fianchi di essa quasi per accovacciarvisi al riparo del vento ? E si voltò bruscamente verso l ' ingegnere , che passeggiava su e giù col sigaro in bocca stirandosi le fedine , in atto di dirgli : " Ma perché mi avete rimestato nel petto queste ceneri ancora calde ? " . Come se la tristezza che lo aveva invaso gliel ' avesse soffiata addosso colui , come se gli avesse messo lui sotto gli occhi la visione di Zòsima malinconicamente rassegnata e che diceva con voce dolente : " Non c ' è fretta . Margitello non vi lascia pensare ad altro ! " . Ed era vero ! XX . Nelle ore , nei giorni in cui l ' affaccendamento per la fabbrica e le cure della campagna non lo assorbivano interamente - era bisognato provvedere alla rinnovazione dell ' armento più che decimato dal tifo bovino , al dissodamento dei terreni , ad acquistare il grano della sementa per rifarsi dei danni delle due terribili mal ' annate - egli provava la strana sensazione di camminare su un terreno poco solido , che avrebbe potuto da un momento all ' altro sprofondarglisi sotto i piedi . In quelle ore , in quei giorni , ogni sua sicurezza di coscienza svaniva , quasi si fosse potuto trovare daccapo col processo riaperto , con la imminente minaccia che qualche indizio sfuggito alle prime indagini del giudice istruttore dovesse rimetterlo su le piste di lui ; quasi le parole rivelatrici , nella confessione , avessero potuto imprimersi con misterioso processo su le pareti imbiancate a calce della cameretta di don Silvio e apparire , tutt ' a un tratto , come le bibliche parole di fuoco nel convito di Balthassar , per perderlo irremissibilmente ; quasi le magherie di don Aquilante , andate a vuoto l ' altra volta , potessero , per ignote condizioni , da un momento all ' altro riuscire ; quasi tutte le cose apprese nei libri datigli a leggere dal cugino Pergola fossero dottrine inconsistenti , fallaci , ed egli si fosse vanamente rassicurato intorno a questa e all ' altra vita ! Una mattina aveva dovuto scendere , con Titta e un falegname , nei mezzanini per vedere se certe vecchie tavole ammonticchiate nella prima stanza fossero ancora adoperabili . Vi era sceso calmo , senza nessun timore che il ricordo del Crocifisso regalato alla chiesa del convento di Sant ' Antonio potesse turbarlo . Ed era risalito su più sconvolto che se gli fosse accaduto di ritrovare di nuovo al suo posto la sanguinante figura inchiodata su la gran croce nera e avvolta nel lenzuolo sbrandellato . Su la parete ingiallita dal tempo , lo spazio coperto dalla croce e dal Cristo avvolto nel lenzuolo aveva conservato intatto il colore primitivo , e la impronta dei tre bracci della croce e del corpo del Cristo era rimasta così netta , così precisa , da sembrare segnata a contorni sul giallo della parete da l ' abile mano di un pittore che non aveva potuto svilupparla e dipingerla . Il marchese si era poi dato piena spiegazione del fatto ; ma l ' impressione improvvisa era stata così forte che egli aveva potuto vincerla a stento durante la giornata . Un altro giorno , entrato nella cameretta dove si era rinchiuso per tirarsi una revolverata alla tempia , gli era tornata in mente la scena avvenuta là fuori tra lui e la Solmo corsa a cercarlo colà . E gli era parso di rivedersela davanti , con quegli occhi accesi che lo scrutavano , mentr ' ella gli diceva : " Non sono più niente per voscenza ! Mi scaccia come una cagna arrabbiata . Che ho fatto ? Che ho fatto ? " . Se non che ora gli sembrava di non aver notato allora la terribile espressione di quegli occhi che forse volevano dirgli : " Io so ! Ma taccio ! E voscenza lascia credere che ho fatto ammazzare io Rocco Criscione ? ... Io so ! Ma taccio ! " . Sospetto che non gli era passato mai per la testa . Perché gli spuntava in mente ora ? Le brevi lettere che di tanto in tanto ella gli faceva scrivere quasi per rammentargli che era viva , non significavano forse : " Io so ! Ho taciuto finora ; ma potrei parlare . Non mi disse , ricorda voscenza ? meglio per te e per me se lo avessi fatto ammazzare tu ? Che intendeva ? " . Gli era parso di sentirla parlare così ! Anche quel giorno avea dovuto stentare per vincere l ' ossessione dell ' orribile sospetto . E per ciò e per altro ancora egli aveva talvolta la turbatrice sensazione di camminare su un terreno poco solido che avrebbe potuto , da un momento all ' altro , sprofondarglisi sotto i piedi . Si aggrappava a tutto per sostenersi ; e , appena sentitosi di nuovo rassicurato , sorrideva di quei terrori , se la prendeva coi suoi nervi . Che il marchese avesse i nervi irritati lo vedevano tutti . Guai a fare una piccola cosa che non gli andasse a verso ! Lo sapevano , pur troppo ! mamma Grazia , Titta , il massaio e i garzoni , l ' ingegnere , i muratori e i falegnami che lavoravano a Margitello , e quei poveri contadini mal pratici nell ' adoprare gli aratri di nuovo modello , nonostante le lezioni e i consigli da lui prodigati . Erano due settimane che egli non tornava a Ràbbato , anche per evitare l ' impaccio di una visita alla zia baronessa e di un abboccamento con Zòsima . Non poteva più dirle : " Non piove ! " . Acqua n ' era cascata tanta , per due giorni e due notti di seguito ! E le terre già schiumavano , inverdivano , frettolose di far germogliare i semi delle erbe d ' ogni sorta rimasti addormentati e inoperosi tra le zolle indurite . Ma come pensare al matrimonio con quella fabbrica dello Stabilimento a cui egli doveva badare da mattina a sera , perché si fosse potuto trovare pronto prima che arrivassero le macchine e i coppi e le botti da collocare a posto ? Come pensare al matrimonio con tante faccende campestri per le quali era costretto a scarrozzarsi da Margitello a Casalicchio , da Casalicchio a Poggiogrande , volendo osservare ogni cosa lui , sorvegliare tutto lui ! Poteva fidarsi di quei stupidi contadini che non capivano nulla o fingevano di non capire ed eseguivano gli ordini a rovescio per farlo disperare e sgolare ? Quando però , dopo la colazione con l ' ingegnere o con qualcuno dei soci , andato a Margitello a osservare lo stato dei lavori , si affacciava alla finestra e vedeva là , a un centinaio di passi di distanza , le mura già coperte coperte dal tetto , le finestre con le solide inferriate e le imposte , e il via vai dei muratori che lavoravano nell ' interno , e udiva il rumore delle seghe , delle pialle , dei martelli dei falegnami che allestivano le porte , egli si sentiva gonfiare il petto di orgogliosa soddisfazione . " Ve lo sareste immaginato mesi fa ? " " Portenti vostri , marchese ! " Quei soci erano un po ' imbalorditi pensando anche ai gran quattrini già spesi . Li aveva anticipati il marchese , è vero , ma alla fine essi dovevano venir fuori dalle loro vigne , dai loro oliveti , quantunque a poco a poco ; intanto avrebbero assorbito altro che i primi guadagni ! E questi erano poi certi , sicuri ? " Ci siamo imbarcati in una grossa impresa ! " " Chi non risica non rosica . Ecco come siete ! " S ' indispettiva di vederli dubitare davanti a quel fabbricato sorto da sottoterra per incanto e che , tra non molto , sarebbe avvivato dall ' attività delle macchine e colmato , negli spazi ora vuoti , dai coppi e dalle botti contenenti tesori ! E per rincorare gli spericolati , li conduceva là dentro , tra l ' ingombro dei materiali , facendoli montare su le impalcature non disfatte , saltare qua e là attraverso sbarre di ferro , legname , arnesi da muratori ; fermandoli a ogni quattro passi per ridare spiegazioni cento volte date , per eccitare le loro immaginazioni perché vedessero le cose come apparivano agli occhi di lui , in pieno assetto , coi torchi sprementi le ulive infrante e colanti olio a rivoli ; coi mosti che fermentavano nei tini e davano alla testa . Per poco egli non spillava limpidi vini dalle botti e non glieli porgeva nei bicchieri ad assaggiarli ! " Ma dunque , nepote mio ? " Finalmente avea dovuto andare dalla zia , preparato ai rimproveri che ella gli avrebbe fatto . " Cara zia ! ... Appena mi sarò sbarazzato di questi impicci . Faremo presto , in poche settimane . " " Tutto alla buona , modestamente , senza lusso , desidera Zòsima . " " Questo non deve dirlo lei . Il marchese di Roccaverdina non può sposare come un galantomuccio qualunque . " " Lo credo anch ' io . Ma quella povera figliuola non rinviene ancora dallo stupore di veder avverare il suo sogno . Ha paura di rallegrarsi troppo presto della sua buona sorte . E io debbo trovare ogni volta un nuovo sotterfugio per far accettare a lei e alla sua mamma quel po ' con cui tu ed io vogliamo farle accorgere della loro mutata fortuna . " Abbiamo quel che c ' è sufficiente . Ormai , ci siamo abituate !..." Quel suo famoso " ormai ! " Mi fa pena intanto l ' altra ragazza . Si farà monaca , dice . " " Ora che stanno per abolire i monasteri ? " " Dio non lo permetterà ! " " Penseremo anche a lei . Ci penserà Zòsima . La marchesa di Roccaverdina riceverà una dote , e potrà disporre di qualunque somma , a suo piacere . " " La conosci poco . Le parrebbe di abusare del suo stato . Ha tutte le delicatezze quella figliuola . Giorni fa , mi diceva : " Deve trovarsi male con mamma Grazia . È persona fidata , affezionata , proprio una mamma . Una casa come quella però ha bisogno di una donna che sappia ... "." " Infatti ha ragione . Da qualche tempo in qua , mamma Grazia va giù , va giù ; è mezza istupidita . Ma posso mandarla via ? Chiuderà gli occhi in casa Roccaverdina , poveretta ! " " Mi diceva anche ... Debbo riferirtelo , perché tu la disinganni ; il tuo modo di comportarti non è tale , in verità , da tranquillarla . Mi diceva anche : " Se lo fa unicamente per contentare sua zia ( giacché io so quanto interesse ha preso lei perché questo matrimonio avvenga ) , se il suo cuore non sente per me quel che il mio sente per lui " , e le tremava la voce , " lasciamo andare ! Non vorrei che egli si sacrificasse . Ormai ! " . Sempre quell ' " ormai ! " La ho sgridata ; ho risposto per te . " " Avete fatto bene , zia . " " Sarebbe assai meglio che cercassi di convincerla altrimenti tu stesso . Non pretendo che , alla tua età , tu ti metta a fare lo spasimante . Ma c ' è modo e modo , nepote mio . " È un po ' orso ! " , le ho detto . Lo addomesticherai tu , lo renderai un altro in poco tempo . " Il marchese non sapeva che rispondere . Sentiva di trovarsi dalla parte del torto . Il suo cuore non era preso , e quando egli pensava a Zòsima gli si agitava poco o niente . Provava un piacevole sentimento , una dolce soddisfazione ; non altro . I suoi sensi non vibravano , come gli accadeva se una folata di ricordi , investendolo improvvisamente , gli avvampava il sangue e lo lasciava turbato e sconvolto , con un indefinito senso , che egli non distingueva bene se di rancore o di rimpianto . Appena la vide entrare però , assieme con la sorella e con la mamma , le andò incontro e le strinse fortemente la mano che ella gli porgeva commossa . " La campagna dev ' essere un paradiso " , disse la signora Mugnos . " Germoglia a vista d ' occhio ; sembra che scoppi ! " , rispose il marchese . " Era tempo ! " , esclamò la baronessa . Cristina non diceva niente . Si era seduta vicino ai seggioloni dove i due superstiti canini della baronessa stavano accovacciati coi musi appoggiati sul piano imbottito e con gli occhi socchiusi , e ne accarezzava con una mano le teste che mostravano di gradire assai la carezza , tremando leggermente ed abbassandosi sotto la mano . Intanto il marchese , tratta un po ' in disparte Zòsima , le diceva quasi sottovoce : " Voglio giustificarmi " . " Di che cosa ? " " Di quel che voi sospettate . " , " Non sospetto niente ; temo . È naturale . " " Non dovete temere di nulla . " Guardandola e sentendola parlare , egli riconosceva più chiaramente il suo torto ; e le parole di una volta : " Questa è la donna che ci vuole per me ! " , gli ronzavano nel cervello come un rimprovero . " Un po ' di pazienza " , rispose . " Qualche altro mese ancora . Voglio liberarmi dall ' ingombro di parecchi affari . In certi giorni , ho una specie di stordimento , tante sono le cose a cui mi tocca di badare . Dovrebbe farvi piacere questa febbre di attività , dopo il mio balordo isolamento . " " Non me ne sono mai lagnata . " " Lo credo ; siete immensamente buona . Voglio farvi ridere . Ho pensato di dare il vostro nome alla botte grande dello Stabilimento ; porterà fortuna all 'impresa." " Grazie ! " , disse Zòsima sorridendo . " È una sciocca idea , forse ... " " Niente è sciocco se fatto seriamente . " Lieto della risposta , egli tacque un istante ; poi riprese : " È vero che vostra sorella pensi di farsi monaca ?..." . " Non lo so ; può darsi . " "Dissuadetela." " Assumerei una grande responsabilità . " " Non vi ho mai palesato una mia idea . Non voglio separarvi dalla mamma e dalla sorella . La mia casa è abbastanza vasta da poter accogliere anche loro . " " Ve ne sono gratissima da parte mia . La mamma però ha una particolar maniera di vedere le cose . " " La sua delicatezza non potrà offendersi dell ' invito ad abitare in casa di sua figlia . " " La nostra condizione c ' impone molti riguardi di dignità . Quante volte non ho io pensato : " Che diranno di me ? " . È vero che non bisogna occuparsi della malignità della gente . Basta la propria coscienza . " " Io non mi sono mai occupato dell ' opinione degli altri . Non mi chiamo Antonio Schirardi marchese di Roccaverdina per nulla ! " " A voi sarà lecito ; ma una famiglia come la nostra ... " " I Mugnos non sono da meno dei Roccaverdina . " " Erano ! " " Il sangue non muta ; il nome è qualche cosa . " " C ' è un orgoglio che non può essere scompagnato dai mezzi di farlo valere . Io la penso come la mamma . E per ciò ho detto alla baronessa quel che deve avervi riferito , se ho ben compreso il significato delle vostre prime parole . Siate sincero , per vostro bene e mio ! Tutto è rimediabile ora . " " Quando il marchese di Roccaverdina ha impegnato la sua parola ... " " Potete esservi ingannato . Qui non si tratta della vanità di mantenere o no la propria parola . Io vorrei detto da voi ... " Ella parlava con gentile timidità , quantunque non timide fossero le parole . La voce era alquanto affiochita dalla commozione , e anche dalla circostanza di dover ragionare alla presenza della baronessa , della mamma e della sorella . Il marchese , ammirando l ' assennatezza delle parole di Zòsima , cominciava a scoprire che sotto quel contegno nobile e riservato covava un fuoco intenso , a cui soltanto la fortezza della volontà di lei non permetteva di divampare . Ebbe uno slancio ; e prendendole le mani con rapido gesto , senza ch ' ella avesse tempo d ' impedire quell ' atto , disse : " Non ho altro da dirvi , Zòsima , che sono dispiacentissimo di avervi dato occasione di dovermi parlare così ! " . Una leggera pressione delle belle mani di lei fu la risposta . Zòsima abbassò gli occhi , col volto colorito da una sfumatura di roseo . XXI . Ma non si decideva . Sentiva qualche cosa dentro di sé , che sopravveniva sempre ad arrestarlo nei momenti in cui egli avrebbe voluto prendere finalmente una risoluzione ; qualche cosa che somigliava a una superstiziosa paura , a una vaga apprensione di pericoli appiattati nell ' ombra e pronti a slanciarsi sopra di lui appena si fosse deliberato ad attuare quel progetto iniziatore della nuova fase della sua vita . E cavava fuori oggi un pretesto , domani un altro , con una specie di inconsapevolezza feconda che gli dava un senso di soddisfazione e di sollievo , quasi la scusa , il pretesto non fossero stati cercati , ma offertisi spontaneamente col naturale andamento delle cose . Per questo il cugino Pergola , il dottor Meccio e gli altri erano riusciti a far breccia nell ' animo di lui , a vincerne la repugnanza di prender parte alle lotte municipali , quantunque , secondo la sua espressione , non si arrivasse per mezzo di essere a cavare un ragno da un buco . Scadeva di carica il Sindaco . Menato pel naso da due o tre consiglieri furbi e prepotenti che non avevano voluto essere della Giunta per levare le castagne dal fuoco con la zampa altrui , egli non osava di muovere un dito senza aver preso prima l ' imbeccata da loro . Appunto i nomi di essi erano stati sorteggiati per la rinnovazione del quinto dei consiglieri . Bisognava impedire che venissero rieletti , o almeno far entrare nel Consiglio , invece di qualcuno di loro , il marchese che sarebbe poi stato il personaggio più importante tra quei pecoroni , capaci soltanto di dire sì o no come veniva loro imposto . Nome , censo , onestà , che altro poteva chieder di meglio il governo per nominare sindaco il marchese ? E la cuccagna di quei signori sarebbe finita di botto . " Il marchese di Roccaverdina " , esclamava il dottor Meccio , " non è un burattino da muoversi secondo che quei signori tireranno i fili da dietro la scena . " " Avrete un plebiscito , cugino ! " , soggiungeva il cavalier Pergola . E a quattr ' occhi , quando il dottor Meccio non era più là , con le sue fisime clericali , a trattenerlo di parlare , si sfogava : " Siamo in mano di una serqua di sagrestani ! Bisogna spazzarli via . Sagrestani e borbonici ! Attendono da un momento all ' altro il ritorno di Franceschiello ... " . In fondo in fondo il marchese era un po ' borbonico anche lui . L ' Italia una , sì , gli sarebbe parsa forse una bella cosa , se non avesse portato con sé tante tasse che non lasciavano rifiatare ; ma a lui , che di politica non si era mai occupato , poco importava che il re si chiamasse Franceschiello o Vittorio Emanuele . La libertà egli la capiva fino a un certo punto . Chi gli aveva dato noie nel passato ? Aveva sempre fatto qual che gli era parso e piaciuto in casa sua ; non cercava altro . Suo nonno e suo padre si erano procurati parecchi fastidi per essersi mescolati in certi affari ; il nonno specialmente , carbonaro arrabbiato nel venti ! Che n ' avea ottenuto ? Aveva dovuto acquattarsi per vivere in pace . E suo padre nel quarantotto ? Capitano della guardia nazionale , per poco Satriano non lo aveva fatto fucilare . Ecco i bei guadagni dell ' occuparsi di politica ! Almeno con Ferdinando II e Franceschiello , si stava tranquilli . Niente lotte municipali . I Decurioni , come allora si chiamavano i consiglieri , li eleggeva il Sottintendente e nessuno osava di rifiatare . Il cugino Pergola si arrabbiava sentendogli ripetere queste cose : " E la dignità umana la contate per nulla ? Ora ci amministriamo da noi con deputati e consiglieri eletti da noi . Se scegliamo male , la colpa è nostra ... " . " Precisamente ; ed è impossibile sceglier bene . Le persone oneste non sono sfacciate , non amano di mettersi avanti , come coloro che niente hanno da perdere e tutto da guadagnare . " " Le persone oneste hanno torto . Lasciarsi sopraffare è da minchioni . " " Certe volte i minchioni la indovinano , cugino ! " Intanto si lasciava travolgere dalle incitazioni e dall ' esempio . Il cugino e gli altri digrossavano gli elettori , lasciando al marchese la cura di fare soltanto l ' operazione dell ' ultima mano , con un saluto , con un sorriso , con un bel grazie , con un ' accorta promessa che diceva e non diceva per non trovarsi poi troppo impegnato . Così nelle prime settimane il marchese si era tenuto un po ' in disparte . A poco a poco però , il fervore della lotta aveva eccitato anche lui , spingendolo fino ad andare personalmente in casa di alcuni elettori influenti . " Oh , signor marchese ! Troppo onore ! ... Si figuri ! Il suo nome ... " " Non è il mio solamente . Capite ; sarei una noce nel sacco . Bisogna votare la lista intera . " " Ha ragione ; ma ... come si fa ? " " Transigiamo . Due , tre nomi : questi . " " Si può dire di no al marchese di Roccaverdina ? " Gli altri , contadini , operai , qualche galantuomo di quelli col don ma scarsi di quattrini , li mandava a chiamare con diverse scuse , o semplicemente con un : " Il marchese vuol dirvi una parola " . " Vi darò io la scheda . " " Come voscenza comanda . " " Segnata , badate ! " " A mio compare , eccellenza , non posso fare un torto ; ho promesso . " " Vada per vostro compare . " Qualcuno si grattava la testa , impacciato . " Che c ' è ? ... Ti pagano ? " " Che vuole , voscenza ! Ho moglie e figli ... Le male annate ... Con lo stomaco non si scherza ! " " Ti do il doppio ; ma , il giorno avanti , in casa mia , per evitare le tentazioni ; non sarai solo . " E se incontrava qualche resistenza , il maluomo veniva fuori in lui . Si trovava nel ballo , e doveva ballare , in tutti i modi , con tutti i mezzi , e non rifuggiva dalle minacce : " Me la legherò al dito ! Arriva un momento che in questo mondo si ha bisogno di qualcuno . Non vi lagnate se allora ... " . Addentratosi subito nelle manovre elettorali , già prendeva gusto alla lotta e vi si accaniva come non aveva mai immaginato che potesse accadergli . Era proprio vero che certe cose bisognava provarle per darne equo giudizio . Pensava egli forse agli interessi del Comune , alle piaghe da guarire , alle questioni da risolvere , al bene da fare ? No . Lo attraeva unicamente la lotta ; e questa non tanto per la smania di vincere a ogni costo le forze avversarie , quanto per quell ' affaccendamento con questo e con quello che lo distoglieva dal riflettere ad altro , che gli porgeva occasione di mostrarsene occupato e preoccupato assai più che non fosse in realtà . Giacché , di tratto in tratto , una parola , un accenno , un avvenimento , qualche cosa che insorgeva dentro di lui ciò non ostante , bastava a fargli scorgere la inanità di tutti quei suoi sforzi . Tra poco bisognava ricominciare a combattere l ' aspra intima lotta che non voleva lasciarlo tranquillo , quasi niente avesse egli fatto sin allora per soffocarla , per nientarla ! Giusto in quei giorni gli si era presentata la vedova di Neli Casaccio coi suoi quattro bambini . " Voscenza , ch ' è stata la nostra divina Provvidenza ! ... Ha fatto cento , faccia , per carità , cento e uno ! Prenda al suo servizio il grandicello . Io m ' ingegnerò per sfamare gli altri , finché avrò braccia e salute . Lo mandi in campagna col bovaro . Non chiedo salario . È buono anche per mandarlo qua e là , dove occorre . Ora che voscenza prende moglie ... Ho pregato anche la signora marchesa . Mi avevano consigliato : " Andate da lei ! " . Che ne so io come vanno queste cose ? E la buona signora mi ha risposto ... " " Niente ! È impossibile ! Ho fatto quel che ho potuto ! " Aveva rabbia di tremare , come dinanzi a un giudice , davanti a quella povera donna coperta di miserabili stracci neri , sfiorita pel dolore e per la miseria , mal lavata e mal pettinata , e che conservava un lampo della vantata bellezza soltanto negli occhi grandi e neri , gonfi di lagrime . " È vero ! Glielo renderà in paradiso la Bella Madre Santissima ! Io non ho parole per ringraziare voscenza ! E il Signore deve darle , in compenso , cento anni di salute e di prosperità ! Come dovrà dare fuoco in questa e nell ' altra vita alle male persone che hanno fatto morire in carcere l ' innocente di mio marito ! ... Era innocente , eccellenza ! Innocente come Gesù Cristo messo in croce ! " " Non l ' ho condannato io " , biascicò il marchese . " Che c ' entra voscenza ? Dicevo : le male persone . " Ogni parola di lei gli aveva trapassato il cuore come una punta di stile . Fortunatamente era sopravvenuto il cavalier Pergola , affannato , sudato , con gli occhi scintillanti per le buone notizie che recava . La povera donna si risolve anche a lui : " Ah , signor cavaliere ! Metta una buona parola , voscenza ! " . " Sì , sì ; intanto andatevene . Se credete che il marchese non abbia altro da fare ! " E la nottata precedente alla domenica in cui doveva avvenire la votazione , il marchese era andato attorno , accompagnato dal cugino e da parecchie persone fidate , a bussare alle porte degli elettori che dormivano tranquilli , per incoraggiare gli esitanti , per tentare gli ultimi assalti su coloro che resistevano , per condurre , come prigionieri , in casa sua quelli di dubbia fedeltà , o che non avrebbero saputo resistere alle pressioni degli avversari . E per le vie , pei vicoli , le squadre dei due partiti s ' incontravano guardandosi in cagnesco , scambiandosi motti ironici , prendendo allegramente la cosa , secondo gli umori delle persone . Il marchese non si era mai sognato di dover arrivare fino a questo punto . In certi momenti , sentiva nausea , stanchezza di quei piccoli intrighi . Intanto , si trovava nel ballo ; doveva ballare ! Un bel giorno , quando si sarebbe seccato , avrebbe mandato tutti - Municipio , Consiglio , elettori - tutti a farsi benedire ! Non voleva ridursi il servitore di nessuno . Era tornato a casa all ' alba , e si era messo a letto , che non ne poteva più . Di là , intanto , nella sala da pranzo , quei mascalzoni vuotavano bottiglie di vino dietro bottiglie e mangiavano a due ganasce uova sode , formaggio , salame , ulive nere salate , noci , fichi secchi , con montagne di pani freschi che sparivano di su la tavola quasi fossero pilloline ; mangiavano e bevevano , in attesa di essere condotti nella chiesetta di San Luigi , dove la votazione aveva luogo per mancanza di locali più adatti . Venivano a prenderli a due , a tre , a quattro per volta , secondo la prima lettera dei nomi ; e il cavalier Pergola e il dottor Meccio facevano da carabinieri , non lasciandoli avvicinare da nessuno per timore che non accadesse qualche rapido scambio di scheda , scortandoli fino al tavolino del seggio tra le risate , le parole sarcastiche , le velate minacce degli avversarii , che però non protestavano , facendo la stessa cosa per conto loro . Poi il marchese avea dovuto uscire di casa in fretta per andare a deporre la sua scheda , al secondo appello ; ed era passato in mezzo a due ali di elettori , quasi vergognoso di quel suo primo atto di vita pubblica che lo esponeva alla vista di tanta gente non meno di lui maravigliata di vederlo apparire colà . E la sera , fino a tardi , la sua casa era stata invasa da persone di ogni sorta , venute a rallegrarsi della vittoria . Raccontavano episodi , magnificavano i loro sforzi , e gli si affollavano attorno per rammentargli tacitamente : " Dovrà ricordarsi di noi quando occorrerà ! " . " Non abbiamo lavorato pei suoi begli occhi ! " " Non ci siamo messi allo sbaraglio unicamente per farle piacere ! " " Così è il mondo ! " , pensava il marchese . " Tutto apparenza . Mi credono onesto , irreprensibile perché ignorano . Così è il mondo ! Forse parecchi di questi qui hanno fatto peggio di me , e , ignorando , anche io li stimo e li rispetto . Forse , non hanno avuto coraggio , ardire , astuzia , onesti loro malgrado ; forse , loro è mancata l ' occasione , onesti per caso ! " Sentiva rinascere proprio in quei momenti la solita superstiziosa paura , la solita apprensione di pericoli appiattati nell ' ombra . Gli pareva che il contatto con tanta gente lo costringesse a vivere in un ' atmosfera insidiosa , dove non poteva respirare liberamente . Non vedeva l ' ora di sottrarsi ai loro sguardi , di tornare a Margitello . Colà i lavori erano stati sospesi ; voleva sorvegliarli lui , non si fidando molto dell ' ingegnere . Stavano per arrivare i pigiatoi , i frantoi , le botti , i bottaccini , i coppi ; e i locali erano ancora ingombri di materiali , e certe opere di muratura appena iniziate ! Inoltre , aveva fretta di assestare la sua casa , la sua vita ; di riprendere un po ' la vecchia abitudine d ' isolamento ; di riposarsi dopo tante agitazioni che , infine , non erano servite a difenderlo , come aveva creduto , dagli intimi turbamenti dai quali era reso scioccamente irrequieto . La baronessa di Lagomorto non aveva visto di buon occhio l ' intromissione del marchese negli affari municipali . " Che t ' immagini ? Si servono di te pei loro fini . Ti hanno mai ricercato prima ? " " Ho sempre rifiutato . " " Avresti fatto meglio a lasciarli cantare anche ora . Zòsima , ieri mi diceva : " Ha tanto da fare a casa sua ! " . Quasi , poveretta , temesse ... Insomma , quando ti risolverai ? Io non voglio morire prima di assistere alle tue nozze . " " Tra qualche mese , zia . " " Li so , per prova , i tuoi mesi . Hai la felicità sotto mano , e non ti scomodi a stendere il braccio ! Perché ? Non ti capisco ; Zòsima ha ragione di sospettare ... " " Mi dispiace . " " Lo dici in certa maniera ! Comincio ad impensierirmi anch 'io." " Non credevo che la fabbrica laggiù , a Margitello , dovesse tenermi tanto occupato . Ora poi queste elezioni ... " " Domani chi sa che cos ' altro ! " " Niente , zia ! Mi sento stanco ; ho bisogno di pace , di tranquillità . Ecco ! Voi lo sapete , se una cosa mi afferra ... " "Appunto." " Uno di questi giorni , domenica prossima anzi , con voi , con la signora Mugnos , con Zòsima , parleremo dei preparativi ; e in due o tre settimane ... Ho riflettuto ; l ' idea di Zòsima mi persuade ; tutto alla buona , senza sfarzo , senza chiasso . Non potranno dire che faccia così per avarizia o perché mi manchino i quattrini . Un matrimonio è festa di famiglia . " " Zòsima ne sarà molto contenta . " Ed era partito per Margitello assieme con l ' ingegnere e il cavalier Pergola , il quale gli stava alle costole più che mai . Bisognava battere il ferro mentre era caldo ; non perdere i beneficii della grande vittoria ottenuta . " Gli amici sono rimasti scombussolati ; ma lavorano con le mani e coi piedi presso il sottoprefetto , presso il deputato , perché la scelta del sindaco caschi sopra uno di loro . " " Non posso farmi sindaco da me ! " , rispondeva il marchese un po ' seccato . " Se li lasciamo mestare , se non ci facciamo vivi ! ... Una visita al sottoprefetto ... " " E chi lo conosce cotesto signore ? " " Non importa ; è un funzionario del governo , e si terrà onorato di ricevere l ' ossequio del marchese di Roccaverdina . " " Lasciamo , per ora , questo discorso . Guardate . Le campagne sembrano un giardino ! " Un ' immensa stesa di verde , di mille toni di verde , dal tenero al cupo che sembrava quasi nero ; un trionfo , una follia di vegetazione fin nei terreni più ingrati , che non avevano mai prodotto un fil d ' erba ! I ciglioni dello stradone sembravano due interminabili siepi folte di meravigliosi fiori gialli , rossi , bianchi , azzurri , che si rizzavano su giganteschi steli tra foglie di smeraldo , come se un ' esperta mano di giardiniere avesse pensato a mescolare i colori e le loro sfumature per produrre effetti di sorprendente decorazione . Ed erano erbe selvatiche senza nome , che s ' intrecciavano , si pigiavano , non lasciando il minimo spazio tra loro , sorridenti , smaglianti al sole che le vivificava dall ' alto . E i seminati ! Un tappeto di velluto verde che non finiva più , cosparso di macchie rosse dai papaveri , punteggiato di ricami cilestrini e violetti dalle iridi . E qua i papaveri dilagavano in larghe chiazze sanguigne ; là , i fiori del lino coprivano liste e quadrati col loro tenero azzurro argentato ; e , dappertutto , miriadi di farfalle che s ' inseguivano con ali tremolanti , piccole , grandi , di ogni forma e colore , quali non se n ' erano mai viste , quante non se n ' erano mai dischiuse dalle crisalidi e dai bozzoli a memoria di uomo ! Le mule della carrozza trottavano allegramente , e gli stormi dei piccioni di Margitello , incontrati alla svolta della carraia , tornavano addietro , verso il casamento con rapido fruscio d ' ale , quasi ad annunziare colà la visita del padrone . XXII . Erano già arrivate le macchine e gli operai che dovevano montarle e metterle a posto . L ' atrio di Margitello sembrava di nuovo un arsenale , peggio dell ' altra volta , coi bottai che dogavano botti , bottaccini e tini pel mosto ; coi carretti che sopravvenivano carichi ciascuno di un coppo da olio , e coi manovali e i contadini che , imbracatili , li portavano nella dispensa già pronta , col suolo di cemento , liscio e un po ' avvallato verso il centro , dove la morta , cioè un coppo sotterrato fino all ' orlo , apriva la nera bocca per ricevervi l ' olio nel caso che uno dei coppi si fendesse . E grida , e bestemmie da ogni parte ; e su tante diverse voci , stentorea e dominatrice , quella del marchese che dava ordini , rimbrottava , sacrava , e faceva perdere la testa a tutti . Non c ' erano voluti meno di otto giorni prima che ogni cosa fosse in assetto . Ma , finalmente , gli strettoi con le grosse viti e le madreviti di acciaio luccicavano , quasi fossero d ' argento , di faccia alle macine piccole e svelte ; i coppi protendevano , torno torno , la pancia verniciata ; le botti , insediate sui sostegni di pietra intagliata , si allineavano in ordine digradante , dalla botte grande ai bottacci e ai bottaccini con le cannelle e gli zaffi sporgenti . " La chioccia coi pulcini ! " , aveva esclamato il massaio , ammirando . E l ' immagine era piaciuta al marchese che l ' aveva ripetuta all ' ingegnere . Quando tutto fu in ordine e gli stanzoni sgombrati , spazzati , parevano più larghi , più luminosi , quasi una chiesa da farvi le sacre funzioni , secondo un ' altra immagine del massaio ( l ' altar maggiore era la botte grande ed egli avrebbe voluto celebrarvi la messa cantata allorché essa sarebbe stata piena del vero sangue di Cristo ! ) ; i soci dell ' Agricola vennero invitati a un pranzo di inaugurazione dei locali , e alla tavola , rizzata fra gli strettoi e le macine , mancò soltanto il cugino Pergola , a cui gli strapazzi per le elezioni avevano fatto gonfiare le tonsille come spesso gli accadeva . Giornata di grandissima soddisfazione pel marchese , che in quell ' occasione battezzava la botte grande col nome di Zòsima tra i brindisi di auguri e gli applausi dei commensali . " A questa accanto " , disse il notaio Mazza , " metteremo nome San Giurranni che è il patrono del vino , perché ripeta il miracolo di far rimanere le botti sempre piene , come quella sotto cui lo avevano sepolto i suoi assassini per nascondere il loro delitto . Più ne spillavano da essa e più ne veniva fuori . E di che qualità ! Come mai ? Un giorno la mamma di San Giurranni , cerca e guarda , si accorge che un tralcio verde e pampinoso , spuntato dal terreno dietro la botte , era montato su fino al cocchiume e vi si era immerso . Fece scavare là sotto e rinvenne il corpo del figlio ancora intatto ... Ma la botte non diede più vino ! ... Bisogna ammazzare qualche santo , caro marchese " , concluse il notaio ridendo , " e seppellirlo qui ! " Il marchese non rise con gli altri ; si fece anzi scuro in viso , quasi il notaio non avesse parlato di San Giurranni ma di Rocco Criscione . E al ritorno a Ràbbato , passando con la carrozza tra le siepi di fichi d ' India dietro cui egli aveva tirato quella notte il colpo fatale , gli parve di vedere steso per terra il cadavere di Rocco con la fronte fracassata dalla palla e il volto insanguinato . Non lo rivedeva così da un pezzo . Gli era accaduto di passare da quel punto anche senza che un rapido ricordo del fatto gli si destasse nella memoria ; quella volta però , non ostante la visita degli alti seminati che ondeggiavano come il mare , e delle prode della carraia tutte in fiore sotto il sole che tramontava maestosamente dorando la campagna attorno , egli ebbe , lungo la strada , sempre davanti agli occhi la visione della cupa notte , in cui la gelosia lo aveva spinto ad appostarsi dietro la siepe ; e col bagliore della fiammata e con la sensazione del rimbombo del colpo sparato , il grido acuto del colpito che cascava da cavallo e quella dello scalpito della mula fuggente spaventata . E intanto , rispondendo al notaio Mazza che gli stava a fianco nella carrozza , parlava a voce alta quasi per stornarlo dal leggergli su la fronte il pensiero che gli sembrava dovesse essere visibile , tanto insistentemente lo tormentava . Quell ' imbecille di notaio gli aveva mutato in veleno tutto il piacere della lieta giornata ! E così il marchese era arrivato a casa di gran cattivo umore . Mamma Grazia gli annunciava dolente : " Tuo cugino sta male , figlio mio ! Ha mandato tre volte da questa mattina , vuole vederti prima di morire " . " Prima di morire ? " , esclamò il marchese stupito . " Così ha detto la serva . Piangeva . Il Signore lo ha chiamato ; si mette in grazia di Dio ! " " Sì , va bene " , rispose il marchese . " Andrò domattina . " Aveva crollato la testa sorridendo delle ultime parole di mamma Grazia . Ed ecco don Aquilante , per parlargli delle pratiche di un altro prestito di cui il marchese lo aveva incaricato settimane addietro , di una ventina di mila lire con ipoteca su Casalicchio , giacché le settanta mila del Banco di Sicilia erano state ingoiate dalla fabbrica di Margitello , dalle macchine , dalle botti e dai coppi . " Marchese , andiamo adagio ! " , gli disse don Aquilante . " Non tocca a me darvi consigli . Ma io conosco i miei polli . Facciamo ! Facciamo ! da noi significa : Fate ! Fate ! " " C ' è un atto di Società , bollato e registrato ... " " Lo so ... Alle strette , poi , se doveste mettervi a far liti ... vedreste , marchese , che cosa vi rimarrebbe in mano : un pugno di mosche . " " Lo stabile , le macchine , ogni cosa ... " " Che ne fareste ? " " Ciò che ne faremo ora . Le ventimila lire , dunque ? " " Sono pronte , al sette per cento ; impossibile per meno . Quel canonico è un gran strozzino , quantunque servo di Dio ! " " Allora sarà meglio ricorrere di nuovo al Banco di Sicilia . Pago a rate , in vent 'anni." "Forse." Don Aquilante si voltò tutt ' a un tratto indietro come se qualcuno lo avesse chiamato . " Che c ' è ? " , domandò il marchese . " Nulla ... Al solito ... È qui . Da un pezzo mi viene davanti senza che io lo evochi . " Don Aquilante non aveva più osato di riparlargliene dopo quell ' esperimento mal riuscito , né il marchese gli aveva più domandato , per canzonarlo : " E gli Spiriti ? " , distratto da tante occupazioni . Ma in quel momento , colto alla sprovvista egli si lasciò sfuggire : " Lasciatemi in pace !..." . Si corresse subito però : " Ricominciamo la farsa ? " , disse . " Mandatelo al diavolo , se è vero ! ... Parliamo di affari . " " È un grande affare anche questo " , rispose don Aquilante con gravità . " Se si potesse almeno rivendicare la reputazione del poveretto morto in carcere !..." " Non avete altra gatta da pelare , voi ? " E tagliò corto al discorso . " In quanto al canonico " , soggiunse dopo alcuni istanti di silenzio , " scrivetegli pure che strozzi un altro . " Mentre mamma Grazia preparava la cena , il marchese , con un lume in mano , andava da una stanza all ' altra per distrarsi , osservando l ' effetto delle novità operate , fantasticando intorno a quel che ancora mancava nell ' ammobiliamento ; tentando d ' immaginarsi Zòsima da padrona di casa colà dove quell ' altra era stata quasi tale dieci anni ; riflettendo su l ' avvenire che doveva accecare straordinari mutamenti alla sua vita . Ma quella solitudine , quel silenzio , quelle ombre che si raccoglievano negli angoli per la scarsa luce del lume gli davano una paurosa sensazione che gli faceva girare timidamente gli occhi attorno e della quale si garriva nell ' intimo come di fanciullesca viltà . La paura dell ' ignoto ! Oh ! Lo sapeva benissimo ; aveva creato tutte le chimere delle religioni , tutte le leggende del mondo di là ; gliel ' avevano insegnato i libri prestatigli dal cugino Pergola ! Li rileggeva di tanto in tanto , per fortificarsi , quando i suoi convincimenti vacillavano , quando le influenze ataviche rialzavano la testa per ridurlo simile ai selvaggi , agli uomini primitivi che tremavano pei fantasmi creati dalla loro fantasia e poi stimati realtà . Quei libri avevano ragione . Ciò non ostante , le impressioni della giornata agivano ancora sui suoi nervi . Bisognava rassegnarsi a sopportarle finché non si fossero affievolite e dileguate , proprio come le allucinazioni prodotte dalla febbre , che svaniscono appena l ' accesso diminuisce di grado . Così talvolta , durante il delirio , si capisce di delirare , ma non si subiscono meno le allucinazioni morbose . Si sentiva in uno di questi momenti . Infatti ragionava , derideva i terrori suscitatigli dalle parole del notaio Mazza , dalle sciocchezze di don Aquilante che pretendeva di vedere gli Spiriti e di parlare con loro ; e intanto trasaliva allo scricchiolio di un mobile , guardava sospettosamente verso i punti che rimanevano meno illuminati , quasi nascondessero qualcuno che poteva venirgli innanzi all ' improvviso ... A fare che cosa ? ... Stupidaggini ! E intanto si affrettava a tornare nella sala da pranzo , sentendosi venir meno il coraggio di rimanere più a lungo solo solo . Si era affacciato al balcone . Nel vicolo , neppure un lampione davanti alle porte delle casupole ; le vicine recitavano in comune il rosario . La fiammata dei focolari , le misere lucerne dall ' interno gettavano rossicce strisce di luce su la via mal selciata , su un gruppo di persone , su quella vecchia accoccolata sul sedile di pietra , con la testa china e le mani in grembo . Ombre passavano e ripassavano di tratto in tratto a traverso le strisce di luce . E le avemmarie si rispondevano da un punto all ' altro del breve vicolo , monotonamente , interrotte da una chiamata , dal pianto di un bambino che faceva accorrere la mamma , dall ' arrivo di un contadino che scaricava dall ' asino due fasci di legna . Poi il rosario riprendeva monotono , un po ' frettoloso ; e il marchese pensava che un anno addietro egli non era dissimile da quella povera gente . Essa si figurava che le sue preghiere prendevano la via del cielo , arrivavano fino all ' orecchio di Dio e della Madonna per interessarli dei suoi bisogni , delle sue disgrazie , e andava a letto consolata da un luccicore di speranza . La qualcosa poi non impediva che quella gente in certi momenti non agisse , quasi Dio e la Madonna non esistessero punto . E pensava che il mondo era un inesplicabile enimma . Perché si nasceva ? Perché si moriva ? Perché tanta smania di affaticarsi , di arricchirsi , di affrettarsi a godere , e di soffrire con l ' intento di arrivare un giorno a godere ? Qualche istante la vita gli appariva come una folle fantasmagoria . E stupiva di quelle riflessioni così insolite per lui , di quella tristezza che gli pensava su l ' anima , di quella sorda agitazione che gli serpeggiava per tutta la persona , presagio di sinistri avvenimenti . Il rosario era finito ; tutte le porte delle casupole si erano chiuse ; pel vicolo rimasto buio non passava anima viva . E sotto il cielo senza luna , chiazzato di nuvole cineree , risuonò improvvisamente la serale imprecazione della zia Mariangela . " Centomila diavoli alla casa dei Crisanti ! Oh ! Oh ! - Centomila diavoli alla casa dei Pignataro ! Oh ! Oh - Centomila diavoli al palazzo dei Roccaverdina ! Oh ! Oh ! " Il marchese si ritrasse dal balcone . Quella volta la voce della povera pazza gli era riuscita insopportabile . La mattina dopo egli andava dal cugino . Cecilia , figlia dello zio don Tindaro , gli venne incontro nell ' anticamera , tenendo i suoi due bambini per mano . " Grazie , marchese ! " singhiozzava . " Fategli coraggio . " " Ma è dunque vero ? Io credevo che si trattasse di un ' esagerazione di mamma Grazia . " " Questa volta è grave assai ; può rimanere soffocato da un istante all ' altro ... Per fortuna il Signore gli ha toccato il cuore ... C ' è di là il prevosto Montoro ... Lo ha voluto lui , per confessarsi . " " Per confessarsi ? " , domandò il marchese , sospettando di aver capito male . Cecilia non badò a rispondergli vedendo uscire il prevosto dalla camera del malato . " Vado e torno subito " , disse questi , avvicinandosi senza salutare il marchese a cui teneva ancora broncio pel crocifisso regalato alla chiesa di Sant ' Antonio . " Precauzione e nient ' altro signora . Il cavaliere può essere fuori di pericolo in un baleno ; è caso ovvio in questo genere di malattie . Non bisogna disperare . " La signora Pergola si asciugò le lagrime , si ricompose e disse al marchese : " Venite , venite ! " . Ma egli si era arrestato su la soglia della camera ; non credeva ai suoi occhi . Sul cassettone , parato con tovaglia da altare , tra candelabri di legno dorato con candele di cera accese a già consumate a metà , aveva subito riconosciuto le teche d ' argento delle reliquie vedute esposte nella sacrestia di Sant ' Isidoro nell ' occasione dell ' ultima vista diocesana del vescovo . La piccola , con le falangi di un dito di san Biagio , protettore contro il mal di gola , l ' altra , con un avambraccio in cera che serviva da astuccio a un osso dell ' avambraccio di sant ' Anastasia . Di rimpetto al cassettone , sul tavolino parato egualmente con tovaglia da altare , tra due candelabri con candele accese e sgocciolanti , in un vassoio di cristallo stava il cordone di argento del Cristo alla Colonna , della chiesa di San Paolo , che si concedeva soltanto in casi estremi e a fedeli di riguardo . Poteva mai aspettarselo ? E guardò , sbalordito , il cugino che , con cenni del capo e mugolando stentate e quasi incomprensibili parole , lo invitava ad accostarsi . Seduto sul letto , appoggiato a un mucchio di guanciali , con in testa un berretto bianco di cotone , a maglia , che gli nascondeva anche le orecchie , coi sacchetti degli empiastri applicati alla gola e tenutivi aderenti da una larga fascia di lana grigia , col viso congestionato , con gli occhi rigonfi , coperto da un mantello di panno verde - bottiglia dai cui lembi uscivano le mani che stringevano un piccolo Cristo di ottone su croce di ebano , il cavalier Pergola , così infagottato , era quasi irriconoscibile . E soltanto la presenza dell ' afflitta signora e dei bambini poté trattenere il marchese dal prorompere in una lunga e sonora risata . La risata però gli fremeva dentro ed era anche qualche cosa di amaro , di profondamente triste , convulsione nervosa e sgomento prodotti dall ' immensa delusione che lo inchiodava là , imbalordendolo , su la soglia . " Ma ... dunque ? ... Ma ... dunque ? " , pensava ansiosamente , accostandosi al letto del malato . " Perdonatemi ! ... Vi ho ... dato ... scandalo ! " " Zitto ! Non vi sforzate ! " , egli lo interruppe . Quelle parole , che uscivano strascicanti dalla gola quasi senza aiuto della lingua , facevano soffrire anche lui . " Vi ho dato ... scandalo ... con quei libri ... ! Bruciateli ! " Il marchese si sentiva già preso da vertigini , come su l ' orlo di un abisso senza fondo . " Ma ... dunque ? ... Ma ... dunque ? " Faccia a faccia con la morte l ' ateo , il baldo bestemmiatore , il feroce odiatore d ' ogni religione e dei preti , rinnegava tutt ' a un tratto i suoi convincimenti , diventava una femminuccia , si circondava di reliquie , chiamava il confessore , voleva benedetto il suo matrimonio ! Ed era stato il suo iniziatore , il suo maestro quasi ! Oh ! ... A chi doveva egli credere ormai ? All ' uomo sano , nel pieno possesso di tutte le sue facoltà intellettuali , o a questo qui , infiacchito dal male , atterrito dalle rinascenti paure del mondo di là , ma che forse intravvedeva con lucido sguardo verità nascoste alle menti troppo annebbiate dai sensi , o sviate dagli interessi e dalle passioni mondane ? ... E la risata che tornava a fremergli dentro , amara , profondamente triste e sarcastica , gli dava un ' acuta sensazione di dolor fisico all ' epigastro , mentre il cavalier Pergola riprendeva a strascicare le parole , stralunando gli occhi nei momenti che fin il respirare gli riusciva difficile . " Perdonatemi ! ... Pregate ... che Dio mi conceda ... almeno la salute dell ' anima ... se non quella del corpo ! " " Eh , via ! Non mi sembrate neppur voi ! " , gli disse il marchese , simulando tranquillità . E guardava attorno , non riuscendo ancora a convincersi che lo spettacolo che gli stava sotto gli occhi fosse cosa reale . Un senso di smarrimento e di gran vuoto gli faceva correre rapidi brividi di freddo per la schiena , quasi tutto stesse per crollare e miseramente inabissarsi attorno a lui . E , questa volta , senza nessuna speranza di prossimo aiuto , senza nessuna lusinga di lontana salvezza ! Così egli assisté , da quarto testimone , alla celebrazione del matrimonio religioso , che il prevosto Montoro venne a sbrigare alla lesta , accompagnato da don Giuseppe e da due conoscenti , raccolti per strada , giacché non era il caso di perdere tempo nella scelta . Indossate la cotta , la mozzetta e la stola , prima di aprire il rituale che don Giuseppe gli porgeva , il prevosto , cavata dalla tasca della sottana una carta , la presentava , spiegata , al cavaliere . " È indispensabile ! ... Anche per mia giustificazione . Bisogna firmarla . " Fu portato il calamaio ; e , mentre il malato firmava , il prevosto invitava gli astanti a ringraziare Dio per quella spontanea ritrattazione di tutte le eresie , di tutti gli errori , di tutte le empie dottrine professate con scandalo di tante anime , con corruzione di tanti cuori . La commovente cerimonia in articulo mortis durava pochi minuti ; e il sole , che inondava la camera dalla vetrata del balcone di faccia al letto , la rendeva più triste con la sua luminosa letizia . Tra i ceri ardenti sui candelabri davanti alle sacre reliquie , nel raccolto silenzio dei pochi astanti inginocchiati attorno alla povera signora che non poteva frenare le lagrime , i due sì parvero singhiozzati , e le due mani stese , una per porgere , l ' altra a ricevere in dito l ' anello benedetto , furono viste tremare . " Ego conjungo vos in matrimonio ! " , pronunciò il prevosto con voce robusta e solenne , benedicendo gli sposi . Al marchese tornarono in mente in quel punto le parole del cugino , di un anno addietro , quando si lagnava che i parenti di sua moglie fossero indignati contro di lui perché non aveva voluto farsi buttare addosso da un prete sudicio due gocce di acqua salata ! E si levò in piedi , senza avere la forza di dire una sola parola di rallegramento e di augurio , con quella convulsione di riso amaro e sarcastico che la compiuta delusione tornava a fargli fremere internamente . XXIII . Uscendo dal vicoletto , dov ' era rintanata la casa del cavalier Pergola , il marchese di Roccaverdina aveva incontrato don Aquilante con un fascio di carte sotto braccio e la grossa canna d ' India impugnata , quasi dovesse servirgli di sostegno , quantunque egli andasse ben diritto , scotendo di tratto in tratto la testa sul collo circondato dall ' ampio fazzoletto nero da lui usato per cravatta . Tornava dalla Pretura . " Oh ! Buon giorno , marchese ! Da queste parti ? Capisco ! Il cavaliere sta dunque proprio male ? " " Malissimo ! ... Non lo crederete : si è confessato ! " Il marchese , che non rinveniva ancora dallo stupore e dal turbamento prodottigli dalla scena a cui aveva assistito , fu meravigliato di sentirsi rispondere : " È naturale ; doveva accadere così " . " Perché ? " " Perché tutte le convinzioni superficiali vengono spazzate facilmente via dal primo vento che vi soffia su . Il povero cavaliere aveva letto qualche mezza dozzina di pretesi libri scientifici - me l ' ha buttati in viso parecchie volte , disputando - e materialista ed ateo in pelle , in faccia al mistero della morte è subito ridiventato quel che era una volta : credente , cattolico , bestia prima e più bestia ora ! ... Vi accompagno ... " "Spiegatevi." " In due parole . Voi siete tranquillo , avete fede nella Chiesa , credete alla Trinità , all ' inferno , al paradiso , al purgatorio , alla Madonna , agli angeli , ai santi ... È comodo . Non sospettate neppure che ci possa essere una verità più vera di quella che insegnano i preti ... " Il marchese , abbassando la testa , vergognoso di non avere mai avuto il coraggio di manifestare sinceramente le sue convinzioni , domandò : " Quale ? " . " Quella che è stata rivelata al mondo dallo Swedenborg , dall ' apostolo della Nuova Gerusalemme ... " " Ah ! Intendo " , esclamò amaramente il marchese . " Ma dunque non abbiamo certezza di nulla ! C ' è da perdere la testa ! " " Assoluta certezza , marchese . " " Insomma , secondo voi , esiste Dio ? Sì o no ? " " Esiste ; non quello però di cui ci parlano i preti . " " E il paradiso ? l ' inferno ? il purgatorio ? " " Certamente , ma non nel modo che spacciano la Chiesa e i suoi teologi , con le loro fantasie pagane , con le loro leggende da donnicciuole ! Fuoco materiale , supplizio eterno , visione beatifica ... Vi paiono cose serie ? " " C ' è da perdere la testa ! " , replicò il marchese . " Al contrario . Niente è più consolante della nuova dottrina . Noi siamo arbitri della propria sorte . Il bene e il male che facciamo influiscono su le nostre esistenze future . Passiamo di prova in prova , purificandoci , elevandoci ... se siamo stati capaci di emendarci , di spiritualizzarci ... " " Intendo ... me lo avete già detto tant ' altre volte ... Ma la certezza ? La certezza , domando io ? " " Picchiate e vi sarà aperto , ha detto Gesù . La verità vuol esser ricercata insistentemente , con animo puro e disinteressato . Voi e tutti coloro che sono nella vostra condizione non ve ne date pensiero . Siete immersi nella materia . Fate il bene con l ' unico intento di guadagnarvi un posticino in paradiso ; non fate il male , quando non lo fate , per paura dell ' inferno e del purgatorio ... La certezza ? Primieramente sta nella logica . Voi credete all ' assurdo . Che certezza avete ? Perché vi hanno affermato : È così ? E noi proviamo che non è così . Proviamo , badate bene ! ... Quel povero cavaliere ... " " C ' è da perdere la testa ! " Il marchese non sapeva dir altro . A chi doveva dar retta ? Avrebbe voluto , con una gran scrollata di spalle , tornare almeno allo stato di una volta , quando pensava soltanto ai suoi affari e viveva a modo suo , da bruto , sia pure , ma in pace e affidandosi al caso che lo aveva servito bene fin allora . Ah ! Il cugino Pergola gli aveva fatto un gran tradimento con quella conversione . Ma don Aquilante poi che cosa conchiudeva con le sue nuove dottrine ? Parole ! Parole ! Parole ! ... Eppure i libri prestatigli dal cugino gli erano sembrati così convincenti ! Perché non doveva fidarsi della propria ragione ? E passò la intera nottata a rileggerli nei punti che più lo interessavano . Ahimè ! L ' effetto era assai diverso da quello ottenuto altra volta . Ora gli sembrava che quei libri affermassero troppo sbrigativamente , che gli sgusciassero di mano quando egli avrebbe voluto meglio stringerli in pugno . Interrompeva la lettura , rifletteva , ragionava a voce alta , quasi avesse là davanti una persona con cui discutesse , passeggiando su e giù per la camera , tentando invano di combattere i terrori che gli insorgevano attorno da ogni parte , e non soltanto a spaventarlo ma a irriderlo . Un ' inesorabile lucidità di coscienza lo faceva irrompere contro se stesso : " Eh ? Ti sarebbe piaciuto che Dio non esistesse ! Ti sarebbe piaciuto che l ' anima non fosse immortale ! Hai tolto la vita a una creatura umana , hai fatto morire in carcere un innocente , e volevi goderti in pace la vita quasi non avessi operato niente di male ! Ma lo hai visto : c ' è stato sempre qualcuno che ha tenuto sveglio in fondo al tuo cuore il rimorso , non ostante tutto quel che tu hai fatto per turarti gli orecchi e non sentirne la voce . E questo qualcuno non si arresterà , non si stancherà , finché tu non abbia pagato il tuo debito , finché tu non abbia espiato anche quaggiù !..." . Parlava e aveva paura della sua voce , che gli sembrava la voce di un altro ; parlava e abbassava la testa , quasi quel qualcuno gli giganteggiasse di fronte , senza forma , senza nome , simile a un terribile misterioso fantasma , facendogli sentire la stessa prepotente forza da cui , la notte che il vento urlava per le vie , era stato trascinato in casa di don Silvio per confessarsi e sgravarsi la coscienza dell ' orrido incubo che l ' opprimeva . Ed ora , che doveva egli fare ? Accusarsi , come gli aveva imposto don Silvio ? Gli sembrava inutile ormai . Neli Casaccio era morto in carcere . Nessuno , all ' infuori di lui , pensava più a Rocco Criscione ! Che doveva egli fare ? Andare a buttarsi ai piè del papa per ottenere l ' assoluzione , per farsi imporre una penitenza ? Oh ! Non poteva più vivere così ... E tornava ad irrompere contro se stesso : " L ' orgoglio ti acceca ! ... Non vuoi macchiare il nome dei Roccaverdina ! ... Dei Maluomini ! Ah ! Ah ! E vorresti continuare ad ingannare il mondo , come hai ingannato la giustizia umana ! ... Hai scacciato di casa tua il Cristo , che t ' importunava col rimprovero della sua presenza ! ... Ed ecco dove ora ti trovi ! Egli , sì , egli ti è stato addosso , non ti ha dato tregua ... E ti perseguiterà , fino all ' estremo , e smaschererà la tua ipocrisia , inesorabilmente ! ... Che potrai tu contro di lui ? " . Con un manrovescio fece volar via dal tavolino quei libri che più non riuscivano a convincerlo , e già gli sembravano balorda mistificazione ; e stette a lungo , con la testa tra le mani , con gli occhi sbarrati , guardando verso il letto , dov ' egli aveva dormito , facendo brutti sogni , la notte avanti e dove non avrebbe più potuto trovar sonno fino a che non avesse ottenuto , espiando , la divina grazia del perdono ! Si stupiva di vedersi ridotto in questo stato , come travolto da un turbine improvviso . Gli sembrava che il tempo fosse trascorso con incredibile celerità , e ch ' egli fosse , in poche ore , invecchiato di vent ' anni . Eppure niente era mutato attorno a lui . Ogni oggetto della sua stanza era al posto di prima , li scorreva con gli occhi , li numerava ... No , niente era mutato . Egli soltanto era diventato un altro . Perché ? Perché ? Suo cugino , sentendosi in pericolo di morte , aveva rinnegato le sue convinzioni ? Che doveva importargli di lui ? E non poteva essere stata una debolezza piuttosto fisica che intellettuale ? Raccolto da terra uno dei volumi , sfogliò parecchie pagine , si rimise a leggere , irritandosi di non ritrovare in quei ragionamenti l ' evidenza persuasiva e convincente che lo aveva prima turbato un po ' e poi consolato e confortato , facendogli vedere il mondo e la vita sotto un aspetto positivo , affatto nuovo per lui . Forza e materia , nient ' altro ... E le cose che scaturivano per propria virtù dal seno della materia cosmica , dall ' atomo all ' uomo , via via con lunga serie di lente evoluzioni ... E gli organismi che si perfezionavano per continuo e interminabile movimento , dalla coesione minerale alla germinazione vegetativa , dalla sensazione all ' istinto e alla ragione umana ... E tutto senza soprannaturale , senza miracoli , senza Dio ! ... La materia che si disgregava assumeva nuove forme , sviluppava nuove forze ... Ah ! Si era lasciato convincere facilmente , perché gli accomodava di credere che le cose andassero così ! E non era mai rimasto proprio convinto . No ! No ! Come espiare ? Era inutile illudersi ; doveva espiare ! Gli sembrava impossibile che quella parola fosse potuta uscire dalla sua bocca . Ma si sentiva vinto ; non ne poteva più ! La sua volontà , il suo orgoglio , la sua fierezza erano cascati giù tutt ' a un tratto , come vele abbattute da un tremendo colpo di vento . C ' era , da un pezzo , dentro di lui qualcosa che lavorava a logorarlo , se n ' era già accorto ... Aveva tentato di opporvisi , di contrastarlo ... Non era riuscito ! ... Bisognava espiare ! Bisognava espiare ! Il silenzio gli faceva paura . Un gatto cominciò a lamentarsi nella via con voce quasi umana ora di bambino piangente , ora di uomo ferito a morte ; e il lamento si allontanava , si avvicinava , elevandosi , abbassandosi di tono , prolungatamente ; grido di malaugurio , sembrava al marchese , quantunque lo sapesse richiamo di amore . Non poté fare a meno di stare in ascolto , distraendosi , o piuttosto confondendo con quel grido l ' intima voce che gli si lamentava nel cuore , mentre gli sfilavano quasi davanti agli occhi a intervalli o confusamente Rocco Criscione , Agrippa Solmo , don Silvio La Ciura , Zòsimo , Neli Casaccio , dolorose figure di vittime sacrificate alla sua gelosia , al suo orgoglio , alla sua impenitenza . Rocco , bruno , con neri capelli folti , con occhi nerissimi , penetranti , con impeto di virilità che scattava nella parola e nei gesti , eppure devoto a lui , altero di sentirsi chiamare Rocco del marchese , e in atto di ripetergli le parole di quel giorno . " Come vuole voscenza ! " . Agrippina Solmo , chiusa nella mantellina di panno scuro , che andava via singhiozzando , ma con un cupo rimprovero , quasi minaccia , nello sguardo . Don Silvio La Ciura , steso sul cataletto , col naso affilato , con gli occhi affondati nelle occhiaie illividite dalla morte , la bocca sigillata per sempre , come egli si era rallegrato di vederlo , davanti a la cancellata del Casino , tra la folla . Zòsima , con quella bianchezza smorta , con quel sorriso di tristezza rassegnata , che non osava ancora credere alla sua prossima felicità , con quel diffidente " Ormai ! " su le labbra , che in quel punto gli sembrava profetico : " Ormai ! Ormai !..." . Come avrebbe potuto avere il coraggio di associarla alla sua vita , ora che egli si sentiva alla mercé di una vindice forza , avverso alla quale non poteva nulla ? ... No , no ! Doveva espiare , solo solo , non procurarsi un nuovo rimorso travolgendo quella buona creatura nella inevitabile ruina ! Inevitabile ! ... Non sapeva da che parte , né da parte di chi , né come , né quando ; ma non poteva più dubitare che una parola rivelatrice sarebbe pronunciata , che un castigo gli sarebbe piombato addosso presto o tardi , se non si fosse volontariamente imposta una penitenza , un ' espiazione , fino a che non si sentisse purificato e perdonato . Don Silvio gli aveva detto : " Badate ! Dio è giusto , ma inesorabile ! Egli saprà vendicare l ' innocente . Le sue vie sono infinite ! " . E con l ' accento di queste parole gli risuonava nell ' orecchio anche il ricordo del vento che scoteva le imposte della cameretta , e passava e ripassava via pel vicolo , urlando e fischiando . Non osava più alzarsi dalla seggiola , con la strana sensazione che la sua camera fosse diventata una prigione murata da ogni parte , dove lo avrebbero lasciato morire di terrore e di sfinimento , com ' era morto Neli Casaccio , immeritatamente , in scambio di lui . Si era lusingato di sfuggire alla giustizia umana e alla divina , dopo che i giurati avevano emesso il loro verdetto ; dopo che don Silvio era stato reso muto prima dal suo dovere di confessore , poi dalla morte ; dopo ch ' egli si era illuso di essersi sbarazzato di Dio , della vita futura e di avere acquistato la pace con le dottrine e con l ' esempio del cugino Pergola ... E , tutt ' a un tratto ! ... O aveva sognato ? ... O continuava a sognare a occhi aperti ? Sentì il primo cinguettio dei passeri sui tetti , vide infiltrarsi a traverso gli scuri mal chiusi del balcone il chiarore dell ' aurora , e gli parve di destarsi davvero da un orribile sogno . Spalancò l ' imposta , respirò a larghi polmoni la frescura mattutina , e sentì invadersi da un dolce senso di benessere di mano in mano che la luce del giorno aumentava . I passeri saltellavano , si inseguivano sui tetti , cinguettando allegramente ; le rondini gorgheggiavano su la grondaia , dove avevano appesi i loro nidi ; pel vicolo , per le case riprendeva il rumore , l ' affaccendamento della vita ordinaria . E il sole , che già dorava la cima dei campanili e delle cupole , scendeva lentamente , gloriosamente sui tetti , faceva venire avanti , quasi le ravvicinasse , le colline lontane , le montagne che formavano una lieta curva di orizzonte attorno alle colline che digradavano e si perdevano nella vasta pianura verde , coi seminati qua e là luccicanti di rugiada , nell ' ombra . Con la crescente luminosità del giorno , i tristi fantasmi che lo avevano contristato durante la nottata si erano già dileguati . E appena gli tornò davanti agli occhi la figura del cugino Pergola , col berretto bianco , di cotone , calcato fin su le orecchie , il collo circondato d ' empiastri sorretti dalla grigia fascia di lana , seduto sul letto , appoggiato al mucchio dei guanciali , col viso congestionato e gli occhi rigonfi , quella risata che colà , nella camera , tra le candele ardenti sui candelabri di legno dorato attorno alle teche delle reliquie e al cordone di argento del Cristo alla Colonna , quella risata che gli era stata soffocata in gola , più che dal turbamento , dalla presenza dell ' afflitta signora e dei bambini , gli scoppiò ora irrefrenabile in faccia al cielo azzurro , luminoso , in faccia alle cupole , ai campanili , alle case di Ràbbato , alla campagna , alle colline ; e senza nessuna amarezza di delusione , quasi finalmente comprendesse di aver ecceduto , di essersi lasciato vigliaccamente impressionare anche lui ! E apriva soddisfatto i polmoni a lunghi respiri di soddisfazione ! XXIV . Mamma Grazia , portandogli il caffè , gli diede la buona notizia : " Figlio mio , sta ' tranquillo ; tuo cugino è fuori pericolo . Ha mandato a dirtelo la signora . La gola gli è scoppiata tutt ' a un tratto , verso mezzanotte . Ha potuto mangiare una minestrina . San Biagio e il Cristo alla Colonna gli hanno fatto il miracolo " . " In due , mamma Grazia ? Ci voleva tanto ? " Tentò di ridere , ma il riso gli si ghiacciò su le labbra . Più tardi , lanciando a tutta corsa le mule della carrozza per la discesa dello stradone , il marchese si sentiva riprendere da una sorda inquietudine , da una inattesa tristezza che gli facevano tornare in mente le terribili ansietà della nottata . Le mule sbuffando , scotendo le teste sotto i frequenti colpi di frusta , infilata la carraia di Margitello , passarono , come un fulmine , tra le siepi di fichi d ' India , entrarono rumorosamente nella corte ; e il massaio , uscito incontro al padrone dal ripostiglio a pian terreno , non poté trattenersi dall ' esclamare sotto voce : " Povere bestie ! " . Il marchese saltò giù dalla carrozza , fosco , con le sopracciglia corrugate e rispose appena con un cenno della testa al saluto del massaio . Andò di filato allo stabile dell ' Agricola , fece spalancare tutte le finestre , e si aggirò lentamente per quegli stanzoni , osservando le macchine , i coppi , le botti ; provando un senso di malinconia davanti a quegli strettoi , a quei pigiatoi , a quelle macchine , ancora non adoprate e che in quel punto gli pareva non sarebbero mai arrivate ad essere adoprate ; davanti a quelle botti , a quei coppi vuoti e che gli pareva egualmente non sarebbero mai arrivati ad essere riempiti ... Perché questo scorato presentimento ? Non sapeva spiegarselo . Uscì fuori , oltre la cinta degli eucalipti , su la linea dei seminati che già incominciavano a ingiallire . Mai egli aveva visto tale meraviglioso spettacolo di sano rigoglio . Le spighe si piegavano in cima dei pedali del grano così alti da nascondere un uomo a cavallo che si fosse inoltrato in mezzo ad essi ; e i seminati si stendevano , a perdita d ' occhio , da ogni parte della pianura , ondeggiando dolcemente fino a piè delle colline attorno a Ràbbato . Là i vigneti nereggiavano in grandi scacchi , col fitto fogliame , e gli ulivi arrampicati per l ' erta , macchinosi , protendevano i rami in basso quasi volessero toccare il terreno . Ma quelle vigne ch ' egli sapeva cariche di piccoli grappoli che tra qualche mese si sarebbero ingrossati e anneriti o ambrati sotto il benefico calore del sole ; ma quegli uliveti che , avuta una felicissima fioritura , erano già onusti di frutti inverdicanti lietamente per la maturazione , non gli producevano , quel giorno , nessuna impressione di gioia ; quasi vigne ed uliveti non avessero poi dovuto dar lavoro alle macine , agli strettoi , ai pigiatoi , e riempire i coppi e le botti . Perché questo scorato presentimento ? Non sapeva spiegarselo . Era scontento di sé , de ' suoi progetti , di quel che aveva fatto , di quel che avrebbe voluto fare in seguito , di tutto . Gli pareva che ogni sua cosa dovesse risolversi in vanità , in inanità , e che la stessa sua esistenza fosse intanto un ' inanità e una vanità maggiore delle altre . E cominciava a ripensare : " Non v ' è certezza di niente ! " . E tornava a domandarsi : " Ma dunque ? ... Ma dunque ? " . Sempre daccapo ! Quando s ' immaginava di aver domato o vinto quel tormentoso nemico interiore , lo vedeva insorgere , tornare all ' assalto più vigoroso e più insistente di prima . Ogni tregua riusciva illusoria ; ogni mezzo messo in opera , un palliativo che lo calmava per qualche tempo ma non guariva radicalmente . Forse la colpa era sua . Egli non opponeva alle circostanze e alle impressioni sufficiente energia di resistenza . Non era dunque un Roccaverdina ? ... Ah ! Voleva essere un Maluomo come i suoi d ' una volta . Non vi era certezza di niente ? Ebbene ... egli doveva agire come se vi fosse piena certezza ! Con le mani dietro la schiena , le gambe allargate e piantate solidamente sul ciglione sotto cui i seminati ondeggiavano , con lo sguardo che errava attorno , lontano , su quella vigorosa esplosione di vita , egli stette un pezzo quasi senza pensare , radunando con intenso sforzo le riposte energie del suo corpo d ' atleta e del suo spirito rude ; e quando sentì corrersi ribollente nei polsi e nelle tempie il sangue spinto in su dal cuore che palpitava rapidissimo ; quando sentì diventar saldi nella mente quei proponimenti di ribelle resistenza contro tutto quel che si opponeva alla sua tranquillità , alla sua felicità , alzò le mani con un secco gesto di affermazione e di sfida ... E si sentì un altro ! Quello di anni fa , quando legge e norma di sua vita era per lui il personale interesse , e anche il capriccio . Tutti i suoi guai presenti originavano dall ' unica debolezza di aver dato marito alla Solmo ! E aveva creduto di fare atto di forza quel giorno ! Il passato ? Bisognava annullarlo dentro di sé , poiché non si poteva più fare che quel che era avvenuto non fosse avvenuto . Riparare , fin dove era possibile , sì ; ma non scoraggiarsi , non avvilirsi , non disperare ; e , soprattutto , prendere il mondo qual è , fare come gli altri . " Dio ... se c ' è ... C ' è ! ... Dev 'esservi!...", soggiunse . " Dio sarà certamente più misericordioso degli uomini . Egli solo può valutare con esattezza le nostre azioni , egli che può leggerci nell ' intimo anche meglio di noi stessi . Sappiamo forse , spesso , perché ci siamo risoluti ad agire in una maniera piuttosto che in un ' altra ? Siamo fragili steli che il vento fa piegare di qua o di là secondo la parte da cui soffia ... " E guardava attorno , e stendeva le mani ad accarezzare il seminato , che si piegava sotto la lieve pressione e si rialzava subito , quasi egli volesse attingere con quel contatto , e direttamente , dalla operosa natura nuovi e freschi elementi di vigoria fisica e intellettuale . Si sentiva un altro , quello di anni fa . E il massaio , che lo vide tornare con l ' aspetto schiarito , gli disse : " Voscenza si è rifatto il cuore con la vista dei seminati ! " . " È vero , massaio " , rispose sorridendo . La baronessa di Lagomorto era andata a letto da un quarto d ' ora quando il marchese picchiava al portone . " Mi hai messo una gran paura , nepote mio !..." " Se avessi potuto supporre ! non è tardi , zia ! " La baronessa , in cuffia , sotto il padiglione che circondava il letto , spariva tra le coperte ; e le magre mani sporgenti fuori dalle maniche della camicia da notte , e che tentavano di nascondere i diavolini con cui ella aveva ancora la debolezza di arricciarsi i capelli , sembravano più scheletrite e più scure tra tanto bianco attorno . " Dunque ? " , ella riprese vedendo che il nepote rimaneva zitto , in piedi , e accennandogli di sedersi . " Sono venuto per pregarvi di avvisare la signora Mugnos , per domani ... " " Ah ! Finalmente ! " " E per sentire , avanti , quel che voi mi consigliate . Io non so ... " " Zòsima desidererebbe che le si risparmiasse di andare al Municipio . Le due cerimonie , insieme . C ' è la cappella in casa tua , privilegio ottenuto dal nonno . Io mi sono sposata là . Allora un prete veniva a dirvi la messa ogni domenica . La nonna non andava in chiesa neppure pel precetto pasquale . Altri tempi ! " " Pel Municipio sarà difficile . Parlerò con l ' assessore che funziona da sindaco . Ho sentito dire che non vogliono fare eccezioni . " " Le dita della mano non sono tutte uguali ! Non sei il marchese di Roccaverdina per niente ! Vorrei vedere che ti dicessero di no . " " È probabilissimo . Quei signori della Giunta ce l ' hanno un po ' con me , per la lotta di mesi fa . " " Vorrò vederla ! " " In ogni caso , al Municipio andremo di sera , tardi ... " " Festa di famiglia , hai detto l ' altra volta . Ora che quel disgraziato ha celebrato anche il matrimonio religioso , Tindaro non vorrà più tener duro con sua figlia . " " È in rottura anche con me , per gli scavi che non gli ho permesso di fare a Casalicchio . " " È in rottura con tutti quel matto ! Suo figlio già ritorna da Firenze ammalato , pare , di tisi . Povero giovane ! Chi sa che stravizi ha fatto ! ... Basta : non dovremo far ridere la gente . Questo matrimonio sarà una bella occasione per riconciliare tutti . " " Lo pensavo anch ' io , zia . In quanto ai vestiti e al corredo per Zòsima ... " " Lascia fare a me . Mi metterò d ' accordo io con la signora Mugnos . Eccellente persona , ma un po ' orgogliosa , o meglio , di troppo delicato pensare . So io come prenderla , per non offendere il suo amor proprio . " " Sì , zia . Verrò qui domani ; a che ora ? " " Ti manderò a chiamare io . " Egli non si era accorto dei canini che dormivano sul letto , dappiè , coperti da una piccola coltre imbottita . Svegliati dalla voce del marchese , sollevate le teste fuori dai lembi della coltre , si erano messi a ringhiare . " Come ? Dormono con voi , zia ! " , egli esclamò . " Per tenermi caldi i piedi . Hanno freddo anch ' essi , poverini ! " Uscendo dal palazzetto della baronessa , il marchese esitò un momento , poi si diresse verso la casa del cugino Pergola . Si sentiva abbastanza forte contro le impressioni che vi avrebbe potuto ricevere . Era risoluto ormai . " Prenderò il mondo com ' è ; farò come gli altri ! " Non intendeva di voler essere un santo . Il cavalier Pergola stava ancora a letto , ma senza berretto bianco calcato fin su le orecchie , senza empiastri attorno al collo riparato soltanto con un fazzoletto di seta . Di sul tavolino e di sul cassettone erano spariti i candelabri di legno dorato , le teche delle reliquie , il cordone di argento del Cristo alla Colonna ; e la sua parola suonava spedita quantunque la voce fosse un po ' rauca . Seduto sul letto , appoggiato al mucchio dei guanciali , egli raccontava in quel momento una fiaba ai suoi bambini , che si mostrarono molto malcontenti dell ' interruzione prodotta da quella visita . Infatti , appena il cavaliere ebbe finito di raccontare come le tonsille gonfie erano scoppiate tutt ' a un tratto quando egli già si sentiva soffocare - aveva visto proprio la morte con gli occhi ! - il maggiore dei bambini , impaziente , disse : " E allora , babbo , l ' Orco che fece ? " . " Ve lo dirò domani ; ora andate a letto . " " No , vogliamo saperlo ora ! " , soggiunse la sorellina quasi piagnucolando . " Che fece ? " , riprese il cavaliere . " Prima di mangiarsi viva la fanciulla , afferrò la capra che era con lei e ne fece un boccone . Ma , nella fretta d ' inghiottire , un osso gli si mise per traverso nella gola , e morì soffocato . E la fanciulla tornò libera a casa sua . Stretta la foglia , larga la via , dite la vostra , che ho detto la mia . Siete contenti ? Andate a letto . " La signora Pergola , all ' arrivo del marchese , aveva lasciato di cucire accanto al tavolino : alzatasi da sedere e presi per mano i due bambini rimasti delusi dal troppo rapido scioglimento della fiaba , uscì con loro dalla camera . Il cavaliere , impacciato di trovarsi da solo col cugino , disse : " Questa volta l ' ho vista brutta ! È difficile immaginare che cosa significhi sentirsi morire nella pienezza della vita e con l ' intera lucidità delle facoltà intellettuali . Il pericolo fa perdere la testa , riduce imbecilli . Nelle malattie ordinarie , le forze sono già prostrate , l ' intelligenza è annebbiata ; si muove allo stesso modo con cui ci si addormenta , senza accorgersi di niente ... Ma quando un ostacolo materiale vi stringe la gola , vi toglie il respiro , vi fa provare lentamente tutti gli orrori della morte vicina , oh , credetemi , cugino ... ! Non si resiste ... Io mi sarei squarciato la gola con le mie stesse mani ... Voi sorridete , capisco perché ... Ho commesso una bestialità ... Quel vampiro del prevosto Montoro ne ha approfittato ... Mi ha strappato una ritrattazione . Dovrà rendermela . Lo afferrerò pel collo ... " " Lo avete mandato a chiamare voi , mi ha detto la cugina . " " Chi si rammenta più quel che ho fatto in quei momenti ? Mi sarei attaccato ai rasoi ... Mia moglie che mi stava davanti con gli occhi rossi dal pianto ... I bambini ... Non ragionavo più ... " " E così San Biagio , il Cristo alla Colonna ... " " Non me ne parlate , cugino ! " " E voi , ve lo avverto , non mi parlate più dei vostri libri . Ve li rimando domani . Non voglio guastarmi la testa ... Ho altro a cui pensare . Tanto , il mondo andrà sempre allo stesso modo ... Brancoliamo tastoni , nel buio ... È meglio premunirsi , in ogni caso . Che ci rimettiamo ? Se di là non c ' è nulla ... buona notte ! Ma se c ' è ? " " È un rimprovero ? " " No ; ognuno la pensa a modo suo . E per certe cose , la miglior maniera di pensarci , secondo me ... è non pensarci affatto . Prendo moglie ; ho i miei affari , voglio vivere tranquillo . Che avete guadagnato voi coi vostri famosi libri ? Non ci danno da mangiare essi , non ci tolgono un guaio di addosso ; e ne abbiamo tanti ! Dunque ? Dunque stringiamoci nelle spalle , e lasciamo che le cose vadano come debbono andare . E poi , caro cugino , noi non siamo scienziati . Gli scienziati fanno tante belle scoperte ; se le tengano per loro . Noi non possiamo rispondere : " È vero ! Non è vero ! " . Che ne sappiamo ? Dobbiamo stare in fede loro . Non sono infallibili . Dunque ? ... Me ne vado ; è tardi . " " I preti non vogliono altro ; contano su la nostra ignoranza . " " Voi ce l ' avete coi preti . Per me , sono uomini come noi . Perché hanno la chierica ? Perché dicono messa ? Fanno il loro mestiere . Io sto a sentirli , e poi ... agisco come mi persuado . Anche don Aquilante ce l ' ha coi preti . E intanto egli le sballa più grosse di loro . Non voglio dar retta a nessuno da oggi in avanti . Fate come me . Ve ne troverete bene . Che male ci sarebbe stato se aveste celebrato a suo tempo il matrimonio religioso ? Avete riparato ora , e vi approvo . " " Per contentare mia moglie ... " " Dovevate contentarla prima , se le volevate bene . Avete avuto paura . Significa che , in fondo , non siete proprio convinto neppure voi ... " " Vi avrei voluto nei miei panni , con queste maledette tonsille ! Ma le farò strappare . Un ' operazione da nulla , senza dolore e senza sangue ; le afferrano con uno strumento che taglia e caustica nello stesso tempo , e in un minuto è fatta ! " " Bravo ! ... Ma intanto avete avuto paura ! " Il marchese rideva , soddisfatto di aver potuto mortificare il cugino , e d ' essersi presa la rivincita del turbamento prodottogli quella mattina con la confessione , con lo spettacolo delle reliquie e il resto . In quanto a sé , tornando a casa , era contento di ripetersi mentalmente : " Non voglio essere un santo io ! " . XXV . Due mesi dopo , Zòsima Mugnos , diventata marchesa di Roccaverdina , era ancora quasi incredula della felicità raggiunta non tanto col trovarsi in mezzo alle ricchezze dalla pudica miseria della sua famiglia decaduta , quanto col vedere finalmente avverato quel che era stato per lei il lungo sogno della sua giovinezza . Segreto sogno , lusinga , ricordo piuttosto che lusinga , dopo che il marchese , giovanissimo - fattole nascere in cuore un affetto con atti e parole che l ' avevano tratta in inganno lasciandole supporre che egli non osasse di dirle apertamente quel che le pareva di indovinare - si era allontanato da lei , proprio quando avveniva la improvvisa rovina della sua famiglia , e più tardi aveva accettato in casa una donna che tutti credevano destinata ad occupare , un giorno o l ' altro , il posto ch ' ella s ' era immaginato potesse essere suo . Aveva pianto nella sua cameretta , si era chiusa nell ' ombra discreta con nel cuore sempre vivissima l ' immagine di colui che l ' aveva fatto palpitare la prima volta ; e si era votata a quel ricordo nell ' isolamento , senza nessuna speranza , non osando neppure lamentarsi della sua cattiva sorte , sopportando con mirabile rassegnazione tutte le umiliazioni della miseria ; consolata unicamente dal ricordo di quei lontani giorni , di quei mesi , di quei due anni in cui tanti piccoli fatti , tanti lievi indizi le avevano popolato di gentili chimere la mente , e rallegrato di un continuo sorriso la bella bocca e gli occhi azzurri . Così era quasi sfiorita , pregando ogni sera per lui ; grata di dovergli una consolazione ch ' egli certamente ignorava ; grata di potere , di quando in quando , pensare e fantasticare quel che sarebbe potuto avvenire e non era avvenuto e che ella credeva non sarebbe più avvenuto . Orgogliosa che mai un suo atto o una sua parola non avessero rivelato a qualcuno la sopravvivenza di un ' illusione della sua giovinezza , ella era rimasta turbata il giorno in cui la baronessa di Lagomorto le aveva fatto capire fuggevolmente , con rimpianto , che anche lei si era illusa di vederla entrare in casa Roccaverdina per continuare la tradizione delle sante donne massaie e caritatevoli , delle quali il ricordo durava ancora . Una santa la nonna , vecchietta grassa e piccola , che negli ultimi anni di sua vita andava a messa col bastone , quasi strascinando le gambe , e intonava il rosario dal banco di famiglia posto sotto il pulpito ; banco nel quale non doveva mai sedere nessun estraneo , e per ciò fatto col piano che si rilevava e veniva chiuso a chiave terminata la messa . Ogni venerdì mattina la buona vecchietta attendeva nel portone i suoi poveri , seduta su un seggiolone coperto di cuoio , con ai lati due cofani ricolmi di grosse fette di pane infornato a posta , che distribuiva ella stessa , facendo sfilare i poveri a uno a uno , dicendo una buona parola a questo , dando doppia razione a quelli che sapeva carichi di famiglia , domandando notizie di qualcuno che non si presentava , se mai fosse malato . Santa la mamma , nonna del marchese Antonio . Ne aveva visto di tutti i colori con le scapataggini del marito . Era padre della baronessa , ma elle soleva dire : " La verità innanzi tutto ! " . E poi , chi non sapeva che la povera sua mamma era stata una martire ? Tra bracchi , levrieri , segugi , cani di ogni razza e campai armati fino ai denti e con certe facce da metter paura - arrivavano , sparivano , ricercati dai gendarmi , e riapparivano poco dopo , senza barba , con altri nomi , sotto altre spoglie , e dovevano accompagnare il padrone dovunque , come guardie del corpo - la santa donna tremava davanti al marito ; e doveva fare la carità di nascosto perché al marchese non piaceva di vedere la casa assediata dalla poveraglia , come avveniva quando la nonna era ancora in vita e non le si poteva impedire di fare a modo suo . Santa e martire pure essa la cognata , col marito che pensava soltanto ai levrieri da far correre , vestito come un burattino , all ' inglese , e che sciupava quattrini per questa sua smania e per le donne di teatro a Palermo , lasciando rodersi di gelosia e di umiliazione la bella e buona creatura che Dio poi aveva inchiodata paralitica nel letto dove era morta di sfinimento . Oh ! Quando la baronessa cominciava a parlare delle persone di casa sua , non finiva più ; ed era così schietta e sincera da far sospettare che sentisse una specie di compiacimento nel mostrare che , infine , i Roccaverdina appartenevano quasi a una razza diversa dall ' ordinaria , non importava se nelle cose buone o nelle cattive . Le donne però vi erano state tutte sante ; e forse ella attribuiva un po ' di santità anche a se stessa , pensando ai guai che le aveva fatto patire il barone suo marito . Zòsima stava ad ascoltarla con vivissimo piacere ogni volta che la baronessa ragionava della gente di casa Roccaverdina . E quella sera che nell ' accomiatarsi si sentì mormorare nell ' orecchio : " Ah , figlia mia , forse Dio esaudirà le mie preghiere ! " , e l ' accento e l ' espressione degli occhi le fecero intendere di che cosa si trattasse , ebbe una vampa alla faccia e non poté neppure rispondere come voleva : " Perché mi dite così ? " , vergognandosi di mostrare che aveva subito capito . Dopo che il marchese aveva fatto chiedere la sua mano , e durante i lunghi mesi scorsi tra la richiesta e il compimento del matrimonio , quanta ansietà , quanti silenziosi pianti nella sua cameretta , pensando a quell ' altra che forse aveva lasciato qualche profonda impronta nel cuore del marchese , e dubitando di poter riuscire a scancellarne ogni traccia ! Aveva manifestato i suoi timori prima alla mamma per consultarla intorno alla risposta da dare ; poi alla baronessa , per scusare il ritardo di quella risposta , che le riusciva strano e inesplicabile . La signora Mugnos l ' aveva sgridata : " Come ? Ti metti a pari di una donnaccia ? Ti credi così poca cosa , da non poter fargliela dimenticare ? Ma quelle disgraziate , figlia mia , non lasciano segno alcuno . Infatti , egli le ha dato marito anche prima di chiedere te , e forse pensando a te . Che temi dunque ? " . E la baronessa : " Hai avuto torto , figliuola mia ! Posso assicurarti che colei gli è andata via tutta intera dal cuore . Mio nepote non vuol sentirne nemmeno ragionare ; se qualcuno gliela nomina , gli tronca le parole su le labbra " . Eppure , che farci ? La marchesa di Roccaverdina , dopo due mesi , quando ormai non poteva ragionevolmente più dubitare di appartenere per sempre a colui che era stato il sogno della sua giovinezza , e se lo vedeva attorno premuroso , affettuoso , con evidenti prove di spontanea sottomissione , sentiva rinascere dentro di sé i sordi assalti di gelosia che le avevano tormentata segretamente tanti anni ; quasi appunto quelle affettuose premure , quelle prove di sottomissione fossero da parte del marchese , più che altro , sforzi di volontà coi quali egli cercasse di ascondergli il vero stato d ' animo di lui . Mamma Grazia , vedendola arrivare dal Municipio , per ricevere la benedizione nuziale nella cappella di casa , dove dopo la morte della marchesa madre non era più stata celebrata nessuna funzione religiosa , si era buttata ginocchioni , piangendo di contentezza , e aveva baciato il pavimento per ringraziare Iddio della consolazione concessale prima di chiudere gli occhi , esclamando : " Ora questa casa è ribenedetta ! Ora v ' è entrata la grazia del Signore ! " . E nei giorni appresso la povera vecchia un po ' istolidita aveva ripetuto tante volte quelle esclamazioni , da spingere la marchesa a domandarle : " Perché ? Che intendere di dire ? " . Mamma Grazia si era sfogata , raccontando tutto quel che aveva dovuto soffrire in silenzio per non dar dispiacere al figlio marchese , allorché era stata costretta a servire quell ' intrusa venuta a far da padrona là dove non era degna neppure di spazzare le stanze ! " Non posso però dirne male " , aveva soggiunto : " mi ha sempre rispettata . E Dio mi castigherebbe , se affermassi che era cattiva , interessata , vanitosa ; no , no ! ... Ma il suo posto non era qui . E glielo dicevo : " Come hai fatto ? Lo hai stregato ? " . Ed ora ho qui la mia bella padroncina ! Ho la mia bella figlia , che mi permette di chiamarla così perché è sposa di colui che è quasi figlio per me ... Ora questa casa è ribenedetta . Il peccato mortale è andato via ! Ora vi è entrata davvero la grazia del Signore ! " La signora Mugnos , venuta ad abitare dalla marchesa nelle prime settimane , aveva voluto tornare assieme con la figlia minore nella casa dov ' era nata , dove era stata parecchi anni moglie e madre felice , e dove poi aveva assistito , col cuore straziato e con gli occhi in pianto , alla rovina venuta subito dietro alla improvvisa morte del marito . Due , tre volte la settimana , ella e Cristina pranzavano in casa Roccaverdina e vi restavano l ' intera giornata le domeniche ; ma questo non impediva che la testa della marchesa non fosse invasa lentamente dall ' ossessione dell ' altra che si era aggirata , dieci anni , per quelle stanze , e che sembrava vi avesse lasciato l ' acuto odore di donna peccaminosa , così repugnante per lei casta di corpo e di pensieri . Il marchese aveva già ripreso la sua vita di affaccendamento che lo faceva partire quasi ogni giorno per Margitello dove la vendemmia ferveva ; e il raccolto delle ulive era vicino . Due volte egli aveva condotto la marchesa laggiù , altiero di mostrarle quelle macchine che luccicavano quasi fossero state di argento , e che tra poco avrebbero avuto un bel da fare ; altiero di mostrarle la trebbiatrice tolta in prestito dal Comizio Agrario provinciale , che ingoiava i covoni con la larga bocca , immettendo dagli sbocchi posteriori il grano crivellato nei sacchi pronti a riceverlo . Ella aveva fatto sembiante d ' interessarsi della trebbiatrice che una lunga correggia metteva in comunicazione col motore fumigante là accanto ; di interessarsi delle macchine che da lì a non molto sarebbero state rosseggianti di mosto , unte di olio , sudice di morga , e più belle che non sembrassero ora con quell ' aria di ordigni di lusso posti là , apparentemente , per delizia degli occhi . Ma intanto che il marchese le faceva visitare ogni cosa , dando minuziose spiegazioni , esaltando la sua iniziativa , la sua aspirazione e descrivendo l ' avvenire della Società Agricola , quasi non si potesse menomamente dubitare che esso dovesse essere quale appariva alla sua immaginazione o quale egli lo desiderava , Zòsima si sentiva sopraffare da un senso di delusione , da un ' inattesa tristezza , cominciando ad avvedersi che ella era entrata nella vita di lui con la stessa importanza delle macine , della pigiatrice , degli strettoi e di tutti gli altri arnesi che lo tenevano occupato , senza che gli facesse vibrare nel cuore qualche cosa di più intimo , di più dolce di cui ella stessa non aveva chiara e precisa idea , ma di cui le era doloroso notare la evidente mancanza . Temeva però di ingannarsi ; temeva specialmente di sembrare o di essere incontentabile e quasi ingrata , chiedendo alla sua sorte un compenso più largo di quel che era stato ora concesso alle sue lunghe sofferenze , alla sua costanza , a quella segreta dedizione con cui ella si era votata a lui quando egli ne aveva perduto ogni ricordo , tutto preso dall ' altra , più giovane , più fresca di lei , e che certamente doveva essergli parsa anche molto più bella . E perciò la gelosia di quel passato tornava a rigermogliarle nel cuore come una volta . Allora si era rassegnata ; oggi ella sentiva che non avrebbe potuto rassegnarsi più . Che confronti faceva dunque il marchese ? Che cosa occorreva per impedirgli che li facesse ? La signora Mugnos , la baronessa , Cristina , tutti coloro che per una ragione o per un ' altra l ' avvicinavano , le facevano capire chiaramente che la credevano felice . E quando , accorgendosi della lieve ombra di tristezza che le velava gli occhi o traspariva da un caratteristico atteggiarsi delle labbra , o da una cert ' aria stanca della persona , le domandavano se per caso non si sentisse leggermente indisposta , sorridevano credendo che si trattasse di indizi da cui potevano trarsi lieti auspici . Ella negava : " No , no ; sto bene , molto bene anzi . Che mi manca ? " . " Che può mancarti , figlia mia ? " , le diceva la baronessa . " Ma non c ' è da arrossire , se hai già la fortuna ... " " No , zia ! ... Ve l ' assicuro ! " " Che ti senti dunque ? Sei palliduccia ... " " Niente mi sento , zia . Sono sempre stata un po ' pallida . " " Un mese fa eri diventata rosea ; sembravi un ' altra . Ora tua madre n ' è un po ' impensierita . Dovresti smettere questi abiti troppo scuri . Ricordati che sei sposa , che sei la marchesa di Roccaverdina ... " Zòsima aveva voluto conservare le modeste apparenze di quand ' era semplicemente la signorina Mugnos , anche per un riguardo alla madre e alla sorella . Il marchese , nel contratto matrimoniale , le aveva costituito in dote la vasta tenuta di Poggiogrande , autorizzandola a voce , anzi volendo che ella disponesse della rendita in favore della madre e della sorella in maniera da non offendere il loro legittimo orgoglio . La signora Mugnos aveva risposto alla figlia : " Siamo due mosche ; quel che ci rimane ci basta " . Ed era occorsa una grande insistenza da parte della marchesa per farle accettare tanto grano e vino e legna da impedire che essa e Cristina dovessero continuare a lavorare , come due misere donne , mentre ella viveva nella ricchezza . Parecchi oggetti superflui di casa Roccaverdina erano andati a rendere meno squallide le stanze della famiglia Mugnos . " Oh mamma ! Potrei sentirmi felice pensando al vostro stato e a quello di Cristina ? Fatelo per me , giacché non vi è piaciuto di venir a convivere in casa nostra , come il marchese ed io avevamo desiderato . " Ma quando il suo cuore avea cominciato a turbarsi con l ' ossessione dell ' immagine di quell ' altra che aveva desinato faccia a faccia col marchese , nella stessa sala da pranzo e forse seduta nello stesso posto dove ora sedeva lei ; che aveva dormito , se non nello stesso letto e nella stessa camera , certamente sotto lo stesso tetto , e aveva toccato con le sue mani la stessa biancheria , e parecchi oggetti che le stavano sotto gli occhi e che non potevano non ridestare il fantasma di colei nella immaginazione del marchese , la gioia di far partecipare la mamma e la sorella alla mutata condizione della sua esistenza non era più bastata a compensarla dell ' angoscia prodotta dal perfido pensiero che le si insinuava a ogni istante nel cervello , appena rimaneva sola , e specialmente ogni volta che mamma Grazia le faceva sentire il suo ritornello di vecchia un po ' istupidita : " Ora questa casa è ribenedetta ! Ora v ' è entrata davvero la grazia del Signore ! " . E fu una gran trafittura per lei il giorno che il marchese , uditole ripetere quel ritornello , sgridò aspramente mamma Grazia : " Non hai altro da dire ? Sta ' zitta ! Mi hai già rotto le tasche con la tua ribenedizione ! " . " Poveretta ! " , s ' interpose la marchesa . E avrebbe voluto anche domandargli : " Perché vi dispiace ? " . XXVI . Dal canto suo , nelle prime settimane dopo il matrimonio , il marchese aveva avuto la dolcissima sensazione di un compiuto rinnovellamento della sua vita , vedendo animate da tre figure femminili quelle stanze dove egli , da più di un anno , non vedeva altra donna all ' infuori della vecchia nutrice che andava attorno curva , mal pettinata , strascicando le ciabatte , larva di donna più che donna . La signora Mugnos e Cristina avevano aiutato la marchesa nel dare ai mobili , agli oggetti , alle disposizioni del servizio quell ' impronta che soltanto l ' istinto , l ' occhio e la mano della donna sanno imprimervi ; e al marchese sembrava che ora tutta la sua tetra casa fosse illuminata da altra luce , sorridesse e quasi cantasse , tanto era insolito quel risonar di voci femminili da stanza a stanza , a cui lo scoppio argentino di certe risate di Cristina dava una gaiezza di freschi gorgheggi che ringiovaniva ogni cosa . Quando però la signora Mugnos e Cristina erano andate via , il marchese aveva avuto la sgradita sorpresa di riconoscere che quella sensazione di rinnovellamento proveniva principalmente dalle impressioni puramente materiali della presenza di persone quasi estranee a lui , e che niente o poco assai era mutato dentro di lui . Nell ' intimità dei primi colloqui , Zòsima aveva commesso l ' imprudenza di parlargli del passato , di quegli anni di tristezza trascorsi nella sua cameretta , senza il minimo luccicore d ' una speranza lontana , delle trepidanze e degli scoraggiamenti che l ' avevano fatta esitare ad accorrere al richiamo di felicità quando egli aveva chiesto la mano di lei . " Saprò farvi dimenticare tutto ? " " Ho già dimenticato , poiché voi siete qui . " " Vorrei darvi ogni felicità ... Mi sentivo più sicura , più coraggiosa allora , quando attendevo di giorno in giorno , di momento in momento , una parola che non vi usciva mai da le labbra , e che pure mi sembrava di leggervi chiaramente negli occhi . " " Non v ' ingannate . Ero timido ; e poi , allora vivevano mio padre e mia madre ; mi sembrava che io non avessi il diritto di manifestare un desiderio , di prendere una risoluzione . Mi avevano educato a una sottomissione assoluta . Dopo , quando acquistai piena libertà ... di fare a piacer mio , tante e tante cose erano mutate . Non vi vedevo più da un pezzo . Le nostre famiglie avevano cessato ogni relazione ... La zia però dice bene : matrimoni e vescovati dal cielo son destinati . È stato proprio così . Non siete contenta che sia stato così ? " Oh , se era contenta ! Egli però non poteva far a meno di rammentare , di paragonare ; e Zòsima gli appariva troppo riserbata , troppo fredda in confronto dell ' altra a cui involontariamente correva il pensiero . Se ne adontava quasi commettesse in quel momento un sacrilegio , ma non poteva distrarsi , non poteva scacciar via il fantasma che gli si ripresentava con tanti particolari da cui a poco a poco gli venivano ridestati nell ' animo altri ricordi che egli aveva creduto dovessero essere annientati dal solo fatto che Zòsima era sua legittima moglie . E quando la marchesa gli ripeteva , affermativamente , con gentile carezza di voce : " Saprò farvi dimenticare tutto ! " , egli rimaneva male , si sentiva rimescolare , cercando di intendere che mai ella volesse significare con la parola tutto . Pur troppo non riusciva a dimenticare ! Tornava anzi a sentirsi pesare addosso quell ' oscura fatalità , quella continua , vaga minaccia di parecchi mesi addietro ; e provava rimorso d ' aver messo anche lei nella circostanza di partecipare alle conseguenze di quella fatalità , agli effetti di quella minaccia , legandola inconsideratamente alla sua vita . Così tra la marchesa e lui , sin dalle prime settimane della loro vita in comune , si era interposto qualche cosa , che a lei pareva freddezza e a lui istintiva repulsione ; a lei naturale rifiorire di sensazioni e di sentimenti che lo inducevano a confronti nei quali ella immaginava di doversi trovare inferiore a quell ' altra ; a lui , se non rancore , dolente rimprovero di scoprirsi immeritatamente ingannata . Nessuno dei due osava affrontare una spiegazione ; temevano di far peggio , di apprendere cose che avrebbero voluto ignorare e delle quali sarebbe stata peggiore la certezza che il sospetto . Ella cercava di prevenirne ogni desiderio , fargli scorgere che se nella di lui vita era avvenuto un gran mutamento , era stato in meglio e non in peggio . Egli tentava di mostrarle in ogni occasione un ' assoluta fiducia nella bontà e nell ' affetto di lei ; e metteva in ciò una specie di ostentazione , di cui la marchesa si accorgeva e che non le sembrava buon segno . Timidamente un giorno ella gli aveva detto : " La povera mamma Grazia si stanca subito ; non può badare a tutto . Io non vorrei darle il dolore di veder in casa nostra un ' altra persona di servizio ; l ' aiuto dove e come posso . Ma non solamente le mancano le forze , perde ogni giorno più la memoria " . " Siete voi la padrona , marchesa . Fate come vi pare , non avete bisogno di consultarmi ; tutto quel che voi disponete e ordinate , io lo approvo anticipatamente . Mostratemi col fatto di sentirvi qui marchesa di Roccaverdina per davvero . " " No " , ella rispose . " Dovreste prima parlargliene voi . Merita questo riguardo . Non vorrei che ella vedesse in me una nemica . Le donne come lei sono sospettose . Vi ha chiamato sempre con l ' affettuoso nome di figlio . Vive qui da tanti anni , quasi da parente . Ed è così buona , così affezionata ! " In quel punto mamma Grazia si era affacciata all ' uscio . Da qualche tempo in qua commetteva stranezze . Accorreva immaginandosi di essere stata chiamata , e spesso , pochi minuti dopo , tornava a presentarsi per lo stesso motivo . " Hai sentito , mamma Grazia , quel che dice la marchesa ? " " No , figlio mio . " " Vuol mettere una serva a tua disposizione , per aiutarti nelle faccende di casa . Ti strapazzi troppo , le sembra . " " Non sono una signora io . " " Sei grandetta ; le ossa ti pesano . Eh ? " " Finché mi reggo in piedi , figli miei ... " " Ti tocca il ben servito . Mi farai tante e tante calze ; te ne starai seduta nella tua cameretta , o al sole in un balcone , quando è bel tempo . " " Vi dispiace , mamma Grazia ? " , soggiunse la marchesa . " Una serva ? Per me ? ... Vuol dire che non sono più buona a niente , figli miei ! ... Avete ragione . Non son più buona a niente . La testa non mi regge ... " " C ' è bisogno di piangere ? " , la rimproverò il marchese . " Avrei voluto servirvi sempre io ... " " E ci servirai sempre tu ; l ' altra ti aiuterà . La marchesa anzi vorrà essere servita soltanto da te . Intanto quella farà le faccende più grossolane . " Mamma Grazia si asciugava le lagrime col grembiale , ripetendo : " Lo so ; non sono più buona a niente ! " . " Chi vi dice questo , mamma Grazia ? Se vi dispiace , lasciamo andare ; non ne parliamo più ... " " Hai ragione , figlia mia ! Non sono più buona a niente . " " Zitta ! Così mi farai tante belle paia di calze ! " , le aveva ripetuto il marchese per consolarla . Non aveva egli detto : " Tutto quel che voi disponete e ordinate io lo approvo anticipatamente ? " . E la marchesa avea creduto di potersi servire di quest ' ampia autorizzazione compiendo un ' opera di carità . Una settimana dopo , era tornata da lei la povera vedova di Neli Casaccio a implorare di nuovo che prendessero il maggiore dei suoi figliuoli a servizio . " Eccolo : ho voluto condurlo con me perché voscenza e il marchese si persuadano che è forte e svelto , quantunque abbia appena dieci anni . Ne facciano quel che vogliono ; in città , in campagna , purché io sappia che non gli manca un boccone di pane . Non so più dove dare la testa . Non mi resta che andare attorno a chiedere l ' elemosina per me e pei miei poveri figliuolini ! ... Ma il Signore dovrà farmi morire avanti che io arrivi a quest ' estremo , e portarseli tutti in paradiso prima di me . " La marchesa non avea potuto risponderle in modo evasivo come l ' altra volta ; e alla vista del bambino scalzo , coperto di stracci , pallido e macilento , ma che dimostrava nella faccia e specialmente negli occhi intelligenza precoce , si era sentita commuovere . " Vuoi restare qua ? " , gli domandò . " Eccellenza , sì ! " " O vuoi andare in campagna ? " " Eccellenza , sì ! " La marchesa sorrise . La povera mamma ravviava con le dita i capelli arruffati del bambino , sorridendo anch ' essa , e le ciglia le palpitavano lasciandole cascare qualche lagrima su le gote scarnite . Da qualche tempo in qua il marchese non si era più ricordato di lei ; mamma Grazia non era più ricomparsa a portarle quel piccolo soccorso che aveva tenuto in vita mamma e figliuoli durante i terribili giorni della mal ' annata . Ella , povera donna , non se ne lagnava . Si era ingegnata , come tanti altri , andando a raccogliere cicoria , amarella , tutte le erbe mangiabili che la pioggia aveva fatto ripullulare per le campagne , nutrendo sé e i bambini con esse appena condite con un po ' di sale e con qualche stilla di olio , spesso senza neppur questo ; benedicendo la divina Provvidenza che con tal mezzo aveva impedito che tanta misera gente perisse di fame . " Ora m ' industrio alla meglio " , soggiungeva la vedova . " Cucio , filo . Andrò anche a raccogliere ulive , raccomandando i bambini alla carità di una vicina . Ma siamo cinque bocche , eccellenza ! " " Prendo il ragazzo " , risolse la marchesa tutto a un tratto . " Bisogna rivestirlo , provvederlo di scarpe . Pel vestito , comprate la roba e portatela da mastro Biagio , il sarto ... Lo conoscete ? Le scarpe bisognerà ordinarle a posta , credo . Vi do il denaro occorrente per tutto . Quel che rimarrà lo terrete per voi . " E le lagrime della povera donna le avevano bagnato la mano , voluta baciare per forza . Quella sera , il marchese , tornato tardi da Margitello , si era messo a tavola di buon umore . La marchesa , seduta di faccia a lui , attendeva che egli finisse di parlare delle meraviglie delle pigiatrici e degli strettoi delle uve , che agivano con la precisione di un orologio . " Se penso " , egli continuava , " che in questo vino qui hanno sguazzato i piedacci di un pestatore , mi vien nausea di berlo ! Ai tempi di Noè non si faceva altrimenti ! Un mascalzone grosso e tarchiato va su e giù pel palmento affondando nell ' uva ammonticchiata le pelose gambaccie fino alla caviglia , reggendosi a un bastone per non scivolare , spiaccicando i chicchi coi piedi mal ripuliti ... E questa incredibile porcheria dovrebbe continuare ancora tra noi !..." " Non mi sgriderete " , lo interruppe finalmente la marchesa , " se vi dirò che sono contenta anch ' io della mia giornata . Ho fatto un ' opera di carità ... Ho preso un servitorino ... " " Come mai ? " " Mi sono lasciata intenerire ... Un bambino di dieci anni ... Povera creatura ! ... Quell ' orfanello ... ricordate ? di cui vi parlai tempo fa ... figlio del disgraziato Neli Casaccio ... Ho fatto male ? " Ella si era arrestata un istante , meravigliata di vederlo rannuvolare in viso e di vedergli abbassare gli occhi quasi volesse evitare di guardarla o sfuggire di essere osservato ; poi aveva ripetuto la domanda : " Ho fatto male ? " . " No . Certamente " , proseguì il marchese con voce turbata , " non potrà riuscirmi piacevole l ' avere sempre dinanzi chi mi ricorderà avvenimenti che mi hanno contristato assai ... " " Posso riparare , se ho sbagliato . " " La marchesa di Roccaverdina , quando ha dato la sua parola , deve mantenerla a ogni costo . " " Ma , infine , che tristi cose può rammentarvi quel ragazzetto ? Se suo padre è morto in carcere , non ci ha colpa lui . Il male , se mai , l ' ha fatto quello ; dico così perché ha ammazzato , per gelosia . Non era un cattivo soggetto , non rubava ; campava facendo il cacciatore . Tutti lo proclamano anzi un brav ' uomo . Voleva troppo bene a sua moglie ; la gelosia lo ha perduto . In certi momenti , quando la passione ci offusca il cervello , noi non sappiamo più quel che facciamo ... Io lo avrei assolto ... " " E ... l ' ucciso ? " , disse il marchese ... Ma subito , quasi questa domanda gli fosse sfuggita suo malgrado , si affrettò a soggiungere : " Che bei discorsi a tavola !..." . " Io non credevo di vedervi accigliare per un mio atto di carità ... " , rispose Zòsima dolcemente . " Eppure la povera vedova non si stanca di benedirvi , gratissima di tutto quel che voi avete fatto per essa e pei suoi bambini , durante la mal ' annata . Volevate essere solo nel beneficarla ? Ah , da ora in poi le buone opere dobbiamo farle insieme ! " Sorrideva , tentando di scancellare la cattiva impressione da lei involontariamente prodotta ; e si meravigliava che restasse silenzioso , e non riprendesse a mangiare . " Non avrei mai creduto di farvi tanto dispiacere ! " , esclamò . " È una mia ubbia , scusate " , egli rispose . " Forse m ' inganno ... E poi ... Mi abituerò a vedere il ragazzo ... Parliamo d 'altro." Prese dalla fruttiera un bel grappolo di uva e lo porse in un piatto alla marchesa , dicendole : " È cosa vostra , di Poggiogrande " . Vedendo che ella , assaggiatone soltanto pochi chicchi , riprendeva a picchiare distrattamente su la tavola con la punta della forchetta , il marchese , un po ' impacciato , le domandò : " Non vi piace ? " . " È eccellente ... L ' ucciso avete detto ?..." Il marchese la guardò negli occhi , stupito di sentirle riprendere il discorso di prima . " L ' ucciso , capisco , era persona di casa vostra " , ella continuò . " Lo chiamavano Rocco del marchese ! Gli volevate bene perché abile , fedele ; non avete ancora trovato chi possa sostituirlo ... Ma ... giacché , per caso , siamo venuti a parlarne , voglio dirvi schiettamente la mia impressione . " "Dite." " Se fosse vivo , quell ' uomo mi farebbe ribrezzo . " " Ribrezzo ? " " Sì . Uno che può sposare l ' amante del padrone ... per interesse , non per altro ... Oh ! La sua condotta lo prova . Se l ' avesse sposata per passione , io ora lo compatirei ... Ma non l ' amava , non si curava nemmeno di salvare le apparenze ... Insidiava le mogli degli altri . Voialtri uomini però giudicate a modo vostro ... La stessa sua moglie doveva forse disprezzarlo ... Vedete ? In questo momento vi ricordo persone e fatti che vorrei dimenticati da voi ; che voi mi avete detto più volte di ricordare appena , come fantasmi di un sogno lontano ... " " Non mi avete creduto ? " " Se non vi avessi creduto , non ve ne parlerei ; quantunque di tanto in tanto ... Ecco ; ve ne parlo per questo . Avrei dovuto avere la franchezza , il coraggio di domandarvi ... E , invece , faccio come coloro che intraprendono un gran giro per arrivare a un punto dove temono di trovare una trista notizia , quasi il ritardare per via fosse un sollievo anticipato ... " " Che avete , Zòsima ? " , disse il marchese , levandosi da sedere , e avvicinandosi a lei premurosamente . " Che vi hanno detto ? ... Che sospettate ? Quella stupida di mamma Grazia , forse ... " " No , poveretta ! ... Ho il cuore gonfio . Sappiatelo , Antonio . Non mi sento ... amata da voi ! " E alcuni singhiozzi soffocarono queste ultime parole . " Perché ? Perché ? " , balbettò il marchese . " Dovreste dirmelo voi perché ! " XXVII . Non aveva saputo dirle niente , cioè soltanto poche parole stentatamente scherzose che dovevano rassicurarla pel tono con cui le aveva pronunciate e che invece la turbarono di più . Era rimasto turbatissimo anche lui . Gli pareva che la marchesa , accettando in casa loro quel ragazzo , vi introducesse qualche cosa di più che un malaugurio , un germe di fatalità ; e pensava al modo con cui impedire che questo avvenisse , senza che ella potesse sospettare l ' opera di lui . Ma , infine , tutto ciò non era puerile ? Fece una scrollata di spalle . E per mostrare alla marchesa che egli non era uomo da lasciarsi dominare da un ' ubbia , il giorno dopo , sul punto di partire per Margitello , le diceva : " Dovreste ordinare una piccola livrea per quel ragazzo ; calzoni e giacchettina di panno scuro , filettati di giallo , colore dei Roccaverdina , con berretto gallonato " . " Oh ! " " Al tempo del nonno , i nostri servitori dovevano vestire così . Mamma Grazia sa dove si trova qualcuna di quelle vecchie livree tarlate e i cappelloni di feltro a soffietto . " " Altri tempi , altri usi . " " Volete che me n ' occupi io ? " " No ; lo manderemo in campagna . Il boaro di Poggiogrande mi diceva appunto la settimana scorsa , che aveva bisogno di un ragazzo . " " Forse sarà meglio pel ragazzo . " " E per noi " , soggiunse la marchesa , con lieve accento di tristezza . Il marchese , in piedi , sorbiva lentamente il caffè , mentre la marchesa , seduta vicino al tavolinetto , agitava , pensosa , col cucchiaino lo zucchero in fondo alla tazza che le fumava davanti . " Temevo di trovarvi già partito per Margitello " , disse il cavalier Pergola entrando all ' improvviso . " Scusate , cugina . Capperi ! Mattiniera ! Vi credevo ancora a letto . Buon giorno . Una tazza di caffè ? Volentieri ; non l ' ho preso in casa mia per la fretta di venire qui . " " Che cosa è accaduto ? " , domandò il marchese . " L ' amico ... quello della Sottoprefettura mi ha scritto . Siete il primo nella terna ; il colpo è riuscito !..." " È inutile ; io non voglio essere sindaco ! " " Come ? Dopo tutto quel che abbiamo fatto ? " " Che me n ' importa ? Sbrigatevela tra voi . Io ho i miei affari . Ho troppe cose a cui badare . " " Il marchese ha ragione , cugino . " " Mah ! ... Ci siamo compromessi . Si è compromesso anche lui ... In ogni caso , basterà dare il nome , circondarsi di assessori di fiducia . " " Ho appena fiducia in me stesso " , rispose il marchese . " Questa non se l ' aspettava nessuno ! Riflettete bene , cugino ! " " Quando ho detto no , è no ! ... Volete venire a Margitello ? Oggi imbottiamo il vino bianco ... Poco , ma tutto d ' uva sceltissima . " " Attenderò di assaggiarlo a suo tempo ! " E il marchese era partito lasciando là il cavaliere che bestemmiava internamente , per rispetto della cugina . " Ci abbandona così , nelle peste ! Dovreste persuaderlo voi " , egli disse , rivolgendosi alla marchesa e giungendo le mani in atto di preghiera . " Le donne fanno miracoli , se vogliono . " " Lo avete sentito : " Quando ho detto di no , è no ! " . E poi ... Lo conoscete meglio di me . " " Pur troppo , è un Roccaverdina ... Preso un dirizzone , non c ' è verso di stornarnelo . Bisogna lasciarlo stancare . Ora è tutto oli e vini ; non gli si può ragionare d ' altro . Probabilmente , tra un anno o due , butterà per aria macchine , botti , coppi ! Con quella donna - ve ne parlo perché è cosa già passata da un pezzo - ha fatto pure così . Sembrava che , dopo dieci anni , dovesse commettere la corbelleria di sposarla ... e un bel giorno la dà in moglie a Rocco Criscione . Gliel ' ha data lui , gliel ' ha imposta quasi ... Rocco non poteva dirgli di no ; si sarebbe fatto squartare pel suo padrone ... Era sua moglie e non era sua moglie , dicevano le male lingue ... E quando Rocco fu ammazzato , tutti credevano : ora la Solmo ritorna al padrone . Che ! ... Ve l ' ho nominata per questo ; non potete essere gelosa . Se mai , ora , delle macchine e della Società Agricola ... In quanto a donne , egli è uscito di razza . Tutti i Roccaverdina sono stati famosi donnaioli : il marchese grande , il padre del cugino , anche vecchio ... È vero che , dopo , aveva la scusa della paralisi della moglie ... Povera zia ! Bocconi amari ne ha inghiottiti parecchi ... Ed era bellissima ... L ' avete conosciuta ? No , non potete averla conosciuta . E per le elezioni comunali ? Un altro dirizzone ; ma si è stancato subito ... Fate il miracolo , cugina ! Dobbiamo abbandonare il Comune in mano a certa gentaccia ? Che penseranno ? Che il marchese di Roccaverdina ha avuto paura ! Non è vero ; ma così penseranno e lo diranno ! ... Mi mordo le mani ! ... Bella figura facciamo col Sottoprefetto ! Egli lo ha proposto , sicuro che il marchese avrebbe accettato la nomina . Abbiamo lavorato tanto ! Fate il miracolo !..." Ah , ella avrebbe voluto fare ben altro miracolo ! Ma si sentiva impotente . E lo diceva quello stesso giorno alla sua mamma che insisteva presso di lei : " Che hai dunque ? Che ti accade ? " . " Forse ho sbagliato , mamma ! " " Perché ? " " Mi sento sola sola , mamma ! " " Che intendi dire ? " " Ci siamo illusi , egli ed io . Il suo cuore è chiuso per me . Ha preso me come avrebbe preso qualunque altra ... Può darsi che il torto sia mio ... Non avrei dovuto entrare in questa casa ... C ' è ancora il fantasma dell ' altra . Lo sento , lo veggo ... " " Ma che cosa senti ? Che cosa vedi ? " " Niente ! Non so ... Eppure sono certa di non ingannarmi . " " Vergine benedetta ! Che gusto tormentarsi così ! " " Ah , mamma ! Non avrei voluto parlartene per non angustiarti . Ma il cuore mi si schianterebbe se non potessi sfogarmi . Lasciami sfogare ... Mi ero rassegnata , da anni . Tu non hai saputo mai nulla fino a pochi mesi fa . Avevi dolori assai più grandi del mio ; perché avrei dovuto confidartelo ? E quando , tutt ' a un tratto , quel che sembrava stoltezza sperare mi si presentò dinanzi come possibile , te ne rammenti ? io esitai , a lungo esitai , temendo quel che , pur troppo , è avvenuto ! Sì , mamma . Tra me e lui sta sempre quell ' altra - ricordo vivo ... ! Non m ' inganno . Sono forse una persona , sono un cuore qui ? ... Sono un mobile . " " Che aberrazione , figlia mia ! C ' è un malinteso tra voi ; dovreste spiegarvi . Marito e moglie debbono fare così , altrimenti le cose s ' ingrandiscono . Ognuno immagina che sotto ci sia qualche cosa di grave ... E non c ' è nulla ! " " E se c ' è peggio di quel che uno sospetta ? " " Non può essere . Dopo sei soli mesi ! Il marchese ha cento cose per la testa . Gli affari assorbono , danno tanti pensieri . Tu rimani a fantasticare , a roderti il fegato ... Che vuoi che ne sappia lui ? Come pretendi che indovini ? " " Gliel ' ho detto : " Antonio , non mi sento amata da voi ! " . Gliel ' ho detto singhiozzando ... " " Ebbene ? " " Si è messo a ridere , mi ha risposto scherzando , ma rideva male , scherzava a stento . " " Ti è sembrato . Ha ragione . Gli uomini non possono intendere certe cose di noi donne , che non hanno importanza per loro . E intanto tu ti logori la salute ; tu non ti accorgi che deperisci di giorno in giorno . Sei pallida ... Non sei mai stata così . Che credevi , sposando ? Di non dover avere nessuna croce ? È un carattere strano ; sopportalo come è . Ho sopportato peggio io ! Ho fatto la volontà del Signore , mi sono rassegnata sempre ; lo hai visto ! Di che sei gelosa ? " " Del suo silenzio , mamma ! " " Il marchese non è espansivo ; è fatto così . Vorresti rifarlo ? " " Che so ? Certe volte rimane assorto , col viso scuro scuro ; e allora , quando si riscote , mi guarda con occhi smarriti , quasi avesse paura che io indovinassi . E se gli domando : " Che pensate ? " , risponde , sfuggendomi : " Niente ! Niente !"." " E sarà niente davvero . Vuoi che gliene parli io ? Che gliene faccia parlare dalla baronessa ? " " No . Può darsi che io abbia torto . " " Hai torto certamente . " " Sì , sì , mamma , ho torto ; lo comprendo . Non affliggerti per me ! " Andando via , il marchese le aveva detto : " Tornerò presto questa sera " . Ma era già un ' ora di notte , e la marchesa , affacciata al terrazzino a pian terreno allato al portoncino d ' entrata , cominciava a impensierirsi del ritardo . Si atterrì vedendo arrivare soltanto Titta a cavallo d ' una mula . " Il marchese ? " " Non è niente , eccellenza . " Titta , saltato giù da cavallo , legata la mula a uno degli anelli di ferro confitti a posta nel muro ai due lati del portoncino , si affrettava ad entrare . Ella gli corse incontro nell ' anticamera . " Stia tranquilla , voscenza . È accaduto ... " " Il marchese sta male ? " " No , eccellenza . Devo andare dal pretore e dai carabinieri ... Si è impiccato uno a Margitello : compare Santi Dimauro . " " Oh , Dio ! ... Perché ? Come ? " " È venuto a impiccarsi nel suo fondo venduto al marchese due anni fa . L ' aveva detto tante volte : " Verrò a morirvi un giorno o l ' altro ! " . E finalmente il disgraziato ha mantenuto la parola . Si era pentito di aver venduto quel fondo ... Di tanto in tanto lo trovavano là , nella carraia , coi gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani . " Che fate qui , compare Santi ? " " Guardo la mia terra , che non è più mia ! " " Avete preso un sacco di quattrini ! " " Sì , ma io vorrei la mia terra ! " " " Perché l ' ha venduta ? " " Oh ! Egli soleva raccontare una storia lunga . Pel processo di Rocco Criscione ... L ' aveva col marchese , che non c ' entrava ... Il giudice istruttore ... sa , voscenza ; quando si fa un processo si raccolgono tutte le voci ... E siccome il giudice istruttore ... Una storia lunga ! ... Ma era venuto lui stesso a dire al marchese : " Voscenza vuole quel pezzo di terra ? Se lo prenda " . Era proprio nel cuore di Margitello , e di tratto in tratto il vecchio alterava il limite ... I contadini quando possono rubare un palmo di terreno , non hanno scrupoli . Compare Rocco , buon ' anima , non era omo da lasciarlo fare , nell ' interesse del padrone . " E il marchese non ne troverà un altro eguale , eccellenza ! " Il vecchio si era dunque presentato dal marchese : " Voscenza vuole quel pezzo di terra ? E se lo prenda ! " . Poi il vecchio si era pentito . Veniva a piangere là , quasi ci avesse un morto ... Che colpa n ' aveva il padrone ? E ora , per fargli dispetto , si è impiccato a un albero ... Chi se n ' era accorto ? Spenzolava davanti la casetta ... Le mule della carrozza - gli animali hanno il fiuto meglio di noi cristiani - non volevano andare né avanti né indietro . Io guardo attorno per veder di che cosa s ' impaurissero le povere bestie ... Ah , Madonna santa ! Salto giù di cassetta , scende di carrozza anche il marchese , tutti e due più pallidi del morto . Non lo dimenticherò finché campo ! ... Pavonazzo , con gli occhi e la lingua di fuori ... Lo tocco ; era freddo ! ... Allora siamo tornati a Margitello ... Il marchese , sturbato , non poteva parlare ... Ha dovuto buttarsi sul letto . Ora sta meglio ... E mi ha mandato per avvertire voscenza . Devo andare dal pretore e dai carabinieri ... Il morto è là , che spenzola ancora ... Ha voluto dannarsi ! " La marchesa era stata ad ascoltare senza interromperlo , corsa da brividi per tutta la persona , quasi avesse davanti il corpo del vecchio contadino col viso pavonazzo , con gli occhi e la lingua di fuori , che dondolava dal ramo dell ' albero a cui disperatamente era andato a impiccarsi . " Il Signore lo avrà perdonato ! " , ella disse commossa . " Ma il marchese però non è tornato ? Ditemi la verità , Titta : sta male ? " " Eccellenza , no ! Aspetta la giustizia coi carabinieri e i manovali che dovranno portar via il morto ... Mi ha mandato a posta ... E se voscenza permette ... " La marchesa quella notte ebbe paura di dormire sola in camera sua . Disse a mamma Grazia : " Recitiamo un rosario in suffragio del disgraziato " . A metà del rosario , mamma Grazia era già addormentata su la poltrona dove la marchesa l ' aveva fatta sedere ; ed ella si buttò sul letto vestita , certa di non chiudere occhio , con nel cuore un ' inesplicabile angoscia , un invincibile presentimento di tristissimi casi che sarebbero sopravvenuti , presto o tardi , per cattiva influenza di quel morto . XXVIII . Quella notte , neppure il marchese era andato a letto a Margitello . Aveva mandato due uomini a fare la guardia all ' impiccato finché non fosse arrivato qualcuno dei nipoti di lui ; e riavutosi dal malessere prodottogli dal repugnante spettacolo , era sceso giù nella stanza terrena dove i garzoni , il massaio e gli altri uomini mangiavano la minestra di fave lesse , discorrendo dell ' accaduto . La presenza del marchese li aveva fatti tacere . Poi uno degli uomini , presentando il piatto vuoto al massaio perché glielo riempisse di nuovo , si permise di dire : " Mandiamo un piatto di fave anche a compare Santi ! " . E rise per quella facezia ; parecchi risero con lui . Il massaio , rivolgendosi al marchese , notò : " Era un pezzo che a Ràbbato non s ' impiccava nessuno . Anni e anni fa , il Rospo , gessaio , poco dopo tornato dalla galera . Poi mastro Paolo il droghiere , perché gli era scappata la moglie col campaio dei Pignataro , portandogli via gli ori e i quattrini ; e non se ne seppe più né nova né novella ! " . " Compare Santi ha fatto il terzo ! Ci vuole coraggio a impiccarsi con le proprie mani ! " , disse uno dei garzoni . " E ora spargeranno che si è impiccato per me ! " , esclamò il marchese . " O che gliel ' ha detto voscenza : Impiccatevi ? " , rispose il massaio . " Quasi io gli avessi rubato quei quattro sassi maledetti ! È venuto da me coi suoi piedi . Si è preso settant ' onze , in tanti bei pezzi di dodici tarì d ' argento , uno sopra l ' altro ! E dopo andava dicendo , a chi voleva saperlo e a chi non voleva saperlo , che io gli avevo fatto violenza , con le liti , quando il vecchio ladro spostava il limite ... Questo però non lo diceva ! " " È il destino " , disse gravemente il massaio . " Il destino ci chiama . Quando il destino ci sta sopra ... Dicevamo del Rospo , gessaio . Me lo raccontava mio padre ... Quegli , sì , fece bene a impiccarsi !..." " Perché ? " , domandò un giovanotto contadino , continuando a mangiare . " Aveva rubato il pettorale della Madonna ... Anelli , orecchini , spille , tutti i voti dei fedeli , e la corona d ' argento , anche quella del bambino Gesù nella cappella di Sant ' Isidoro , e calici e patene nella sacristia ... Erano stati quattro , e vennero scoperti perché il Rospo si era presa doppia parte , e uno dei compagni cantò . Li avevano condannati alla galera a vita . Allora non si scherzava , trattandosi di cose sacre . Ma nel quarantotto , la rivoluzione mise in libertà tutti i galeotti ... E il gessaio , trovata in casa una figlia di sedici anni , non volle credere che fosse sua , quantunque la moglie giurasse che egli l ' avesse lasciata incinta di un mese quando era stato arrestato . Che doveva fare ? Ammazzare la moglie pel tradimento e tornarsene in galera ? Voscenza si annoia con questa storia ... Già potrebbe raccontarla meglio di me . " " Continuate " , rispose il marchese . " L ' ho udita accennare una volta , ma non so tutti i particolari . " " Bisognava sentirla raccontare da mio padre ... Il Rospo stava di faccia a casa nostra , dove ora abita don Rosario il farmacista , che vi ha fabbricato su un altro piano , coi balconi , e ha tinto in rosso la facciata . Diceva mio padre che il Rospo era un ometto corto , segaligno , tutto nervi ; parlava poco , e dalla galera era tornato con la pelle bianca . Sfido ! Era stato all ' ombra sedici anni . Chi si aspettava di vederlo tornare ? E la moglie e la figlia se lo videro comparire davanti come un morto risuscitato ; neppure la moglie lo riconosceva . E quando egli sentì dirsi : " Questa è tua figlia ! " , guardò la ragazza con tanto d ' occhi . " Ringraziamo Iddio ! " , rispose secco secco . La moglie capì , e si mise a piangere . Il Rospo era diventato verde come l ' aglio , raccontava mio padre . Tutti i vicini , che erano accorsi , si posero in mezzo in difesa della moglie . E il Rospo chinava la testa : " Sì , sì ; va bene . Che ho detto ? Ringraziamo Iddio ! " . Ma metteva paura , raccontava mio padre ... Scusi , voscenza " , soggiunse il massaio , rivolgendosi di nuovo al marchese che sembrava ascoltasse distrattamente . " Io non so raccontarla bene questa storia ; non c ' ero allora , non ero neppur nato ; ma la ho udita tante e tante volte da mio padre , che posso ripeterla con le sue stesse parole ... " " E s ' impiccò pel tradimento ? " , domandò un altro contadino . " Ma che ! Tutti credevano : " Ora ammazza la moglie ! " . Niente . Dal giorno dopo , egli riprese il suo mestiere di gessaio . E con la moglie non una parola , non un gesto ; se non che , di tratto in tratto , conduceva via la figlia alla fornace dove cuoceva il gesso . E la moglie tremava : " Che farà ? Scannerà quella povera creatura ? " . Non osava di fiatare però . E i vicini , zitti ; avevano paura di lui , tornato dalla galera , con quel viso smorto smorto che inverdiva sempre peggio dell ' aglio , come se il sole e l ' aria non riuscissero ad abbronzarlo . Per farla breve ... Vergine benedetta ! Pare impossibile ! ... Ormai egli era convinto che quella non fosse sua figlia ; anche la disgraziata se ne era convinta , indotta da lui : e cominciò ad odiare la madre . Ogni giorno , bisticci , parolacce , quando non andava alla fornace col padre ... Finalmente , la madre se n ' accorse . Piangeva da mattina a sera nei giorni che restava sola . Le vicine : " Che avete , comare ? " . " Ho la maledizione di Dio in casa ! " Non si spiegava . Poi , la cosa diventò palese a tutti ... Bisognava esser ciechi per non capire . Quella sfacciata non si conteneva ... Insomma la povera madre doveva vedere e tacere . Fosse stata un ' altra donna ... sia ! Ma la propria figlia ! Uno scandalo immenso ! E i vicini facevano finta di non avvedersi di niente , per paura del galeotto . " " Cristo ! Fece bene , giacché non era sua figlia ! " " Non parlate così , compare Cola " , riprese il massaio . " Era proprio figlia sua ! Un giorno la moglie cade malata , arriva in punto di morte , e prima di ricevere i sacramenti , glielo giura davanti al sacerdote con l ' ostia consacrata in mano , davanti a tutti . " Sto per presentarmi al cospetto di Dio ! " Oh ! In punto di morte non si mentisce . E due giorni dopo ... Mio padre raccontava : " Avevo bisogno di un carico di gesso , e domando alla figlia : ' Dov ' è tuo padre ? ' . Risponde : ' Nella stalla ; dà la paglia agli asini ' . Aveva sei asini per trasportare il gesso . E vo ' nella stalla , una porta accanto . Chiamo ; nessuno mi risponde . Spingo la porta , entro ... - mio padre qui si faceva sempre il segno della santa croce ... - Il Rospo s ' era impiccato a uno degli anelli della mangiatoia con la cavezza d ' un asino ... I sei asini mangiavano tranquillamente la paglia ... Si era fatto giustizia con le sue proprie mani ! E la gente disse che era stato il castigo di Dio perché il Rospo aveva rubato gli ori della Madonna e i calici e le patene ! ... Fu il primo a Ràbbato . Nessuno si ricordava che un rabbatàno si fosse ammazzato da sé fino a quel giorno "." " Il Rospo ha aperto la strada e gli altri gli vanno dietro ! " , disse compare Cola . " Io intanto me ne vado a dormire " " Anch ' io ! Anch ' io ! È tardi . Santa notte ! " Tre rimasero , col massaio e il marchese . " Pure voscenza ha sonno . " " No , massaio . " " E ora , chi passerà più di notte per la carraia ? " , disse uno dei contadini accendendo la pipa . " Hai paura dello Spirito ! Ah ! Ah ! " " Voi ridete , compare . Ma chi ha visto coi suoi occhi , come in questo momento vedo il padrone e voi ... " " Eri ubbriaco quella volta . " " Eh sì , col vino che danno i Crisanti ! Aceto battezzato . Credetemi , per strada pensavo a mia madre che avevo lasciato malata , poveretta . C ' era un fil di luna . Il cielo , sereno , con le stelle che ammiccavano ; e il cane dei Sidoti uggiolava lassù davanti a la casa con la porta aperta , e gli uomini che discorrevano . Si udivano le voci , non le parole ... Questo per dirvi che non era tardi ; un ' ora di notte , forse , poco più ... " " E così ? " , disse il marchese , vedendo che il contadino si era fermato per riaccendere la pipa . " Mi sento accapponare la pelle ogni volta che ne parlo . Prima , rispondevo anche io : " Sciocchezze ! Fantasia alterata ! " , quando udivo parlare di queste cose ; ma ora mi farei mozzare il collo , eccellenza , perché è la verità , se volessero costringermi a dire che non è vero ... Ero arrivato a metà della carraia qui , di Margitello , e davanti a me non c ' era nessuno . Ci si vedeva bene ... Via , si fosse trattato di uno a piedi , forse non avrei potuto accorgermene ... Ma di uno a cavallo ! Avrei dovuto almeno sentire il rumore delle zampe della mula ... Tutt ' a un tratto ! ... Come se la mula e l ' uomo che la cavalcava fossero sbucati di sotto terra ! La mula faceva salti , girava a destra , a sinistra ... A una ventina di passi , eccellenza , gridai : " Ohè ! Badate ! " . Temevo che non mi venisse addosso ... Coi fichi d ' India della siepe non potevo scansarmi , e mi fermai . E la mula saltò e girò , imbizzita , sbruffando dalle narici . Vidi vacillare quell ' omo e sentii il suo tonfo per terra ... Volevo accorrere ... Gesù sacramentato ! Omo e mula se li era inghiottiti il terreno dond ' erano sbucati ! ... Se in quel momento mi avessero salassato , non avrei dato una stilla di sangue ! ... Proprio nel punto dove ammazzarono compare Rocco Criscione , eccellenza ... Pensavo a mia madre malata , non pensavo al morto ! ... Ho visto con quest ' occhi , ho udito con queste orecchie ; e non ripasserei di là , a notte avanzata , neppure se mi dicessero : " Ti diamo mille onze !...", non mi crede , voscenza ? " Il marchese si era alzato da sedere , pallido , con la lingua inaridita , e un tremito dai piedi alla testa ch ' egli cercava di nascondere mettendosi a passeggiare su e giù per la stanza , voltando le spalle al massaio e ai tre contadini . " Degli uomini io ho paura , non delle anime dei morti ! " , esclamò il massaio . " Una volta tornavo dalla campagna verso la mezzanotte . C ' era un lume di luna che ci si vedeva come di giorno . E nel piano di Sant ' Antonio ecco un fantasma , avvolto in un lenzuolo , e in testa un arcolaio che girava , girava ! Mi fermo ... e lui si ferma ; l ' arcolaio però girava sempre . Lì per lì , si capisce , mi sentii gelare il sangue ! ma siccome mi pareva che il fantasma volesse impedirmi di passare , " Per la Madonna ! " , grido ... Con la chiave di casa , e un coltellaccio dal manico di ferro , da due soldi , avevo fatto un rumore come quando viene alzato il grilletto d ' una pistola ... e mi ero slanciato con impeto ad afferrare un lembo del lenzuolo . " Compare Nunzio , che fate !..." Era quel gran boia di Testasecca ! " Voi , compare ? " " Zitto non avete visto niente !..." E quel che vidi infatti non l ' ho mai detto a nessuno ... Una persona che scendeva da un certo balcone con la scala di corda ... " " Un ladro ? " " Già , di quelli che fanno spuntare qualcosa su la testa dei mariti ... Chiunque altro sarebbe tornato indietro , e ora racconterebbe , come voi , la storiella del fantasma col lenzuolo e l ' arcolaio in testa . " " Ma la mula e l ' uomo a cavallo , che sparirono in un batter d ' occhio , inghiottiti dal terreno ? " , riprese il contadino che aveva finito di fumare e vuotava la pipa sul palmo della mano . " Che ne dice , voscenza ? " , domandò il massaio . Il marchese non rispose , e continuò un bel pezzo ad andare su e giù per lo stanzone , a testa bassa , con le mani dietro la schiena , contraendo a intervalli le labbra , quasi per trattenere le parole che gli si agitavano su la lingua , scrollando spesso le spalle , assorto in un ragionamento interiore che sembrava gli facesse fin dimenticare il luogo in cui si trovava . " Andiamo a dormire anche noi ! " , disse uno dei contadini . Anche gli altri due si alzarono da sedere . " Buona notte , voscenza ! " Il marchese accennò col capo una risposta al saluto , e si fermò in mezzo allo stanzone . " Destino ! " , esclamò il massaio . " Che vuol farci , eccellenza ? Pietre dell ' aria , che ci cascano addosso quando non ce le aspettiamo ! Se permette , mi butterò sul letto di Titta , caso voscenza avesse bisogno di qualche cosa . " E prese in mano il lume per accompagnarlo . " Sì " , rispose il marchese . Il cortile era inondato dal lume di luna . Nella gran pace notturna si sentiva , in lontananza , una voce che cantava . XXIX . Aveva trovato la casa piena di gente . La signora Mugnos , Cristina , il cavalier Pergola , don Aquilante erano accorsi alle prime notizie sparsesi per Ràbbato del suicidio del vecchio Dimauro . Correvano stranissime voci . Il vecchio , preparato il cappio , atteso al passaggio il marchese , gli aveva imprecato addosso tutte le maledizioni del cielo e si era impiccato sotto gli occhi di lui . Il marchese , dallo spavento , cascato come morto per terra , trasportato alla Casina , era rinvenuto dopo due ore ! ... Il vecchio si era presentato al marchese con la corda in mano : " Vi restituisco le settant ' onze ; datemi il mio fondo o , quanto è vero Iddio , m ' impicco a un albero , là ! " . " Impiccatevi , se vi fa piacere . Volete un po ' di sapone per la corda ? " E alla dura risposta del marchese , il povero compare Santi era andato davvero a impiccarsi . Il marchese lo aveva guardato dalla finestra , senza commuoversi e senza mandare nessuno ad impedire quella pazzia ! ... Il vecchio aveva detto a un nepote : " Domani il marchese troverà un frutto nuovo a un ramo del mandorlo nel mio fondo di Margitello . Gli farà stranguglioni ! " . Il nepote : " Che frutto nuovo ? " . "Vedrai." E la mattina era andato via senza dire altro . Il nepote lo credeva a messa ... Invece , povero diavolo , era corso a impiccarsi ! ... Titta , ripartito di buon ' ora col pretore e coi carabinieri , aveva lasciato la marchesa in grande agitazione . Alla vista della madre , Zòsima le si era gettata tra le braccia singhiozzando : " Che disgrazia , mamma , che disgrazia ! " . Ma era sopraggiunto quasi subito il cavalier Pergola : " Eh , via , cugina ! ... Che colpa ne ha il marchese ? " . Don Aquilante l ' aveva poi confortata un po ' , raccontando minutamente com ' era andata la cosa ; nessuno poteva saperlo meglio di lui che aveva conchiuso l ' affare . Il marchese aveva tutt ' altro pel capo , in quei giorni , che il terreno di compare Santi ! " Il vecchio venne da me : " Signor avvocato , finiamola ! " . Io alla prima non avevo capito . " Che dobbiamo finire ? " " Questa storia del mio fondo di Margitello . " " Vi siete deciso finalmente ?..."" " Ma dunque perché ?...", aveva esclamato all ' ultimo la marchesa strizzandosi le mani . " Ma dunque perché ? " " Perché il vecchio avaro avrebbe voluto insieme e fondo e denari . Tutti i contadini sono così ; uno più ladro dell ' altro . Bruti ! Anime di animali in corpo umano . " E pronunziava queste parole con aria misteriosa scrollando la testa , socchiudendo gli occhi , quasi nascondessero un concetto profondo che sarebbe stato inutile spiegare ; né la signora né il cavalier Pergola lo avrebbero capito . All ' apparire del marchese su l ' uscio del salotto , nessuno aveva osato di dire una parola . " Che cosa c ' è ? Fate il lutto ? " , egli esclamò bruscamente . Gli era parso proprio di entrare in una di quelle stanze dove i parenti di un morto vi ricevono silenziosamente le persone più intime , con costume forse orientale tuttora vivo in Sicilia . " Come state ? " , gli domandò la marchesa . " Io ? ... Benissimo !..." Era pallido invece e rivelava una profonda irritazione nel tono della voce . " Benissimo , vi dico ! " , egli replicò a un gesto dubitativo della marchesa . " Non ci mancherebbe altro " , intervenne il cavalier Pergola , " che il cugino dovesse star male perché un imbecille si è impiccato ! " " Mi dispiace soltanto di non aver potuto dormire la notte scorsa " , soggiunse il marchese . " Vado subito a letto , per un paio di ore . " La marchesa lo seguì in camera . " Grazie , non ho bisogno di niente " , egli disse . " Prendete almeno un torlo d ' uovo col caffè . " " Niente . Lasciatemi dormire un paio d 'ore." " So che vi siete sentito male ... " " Male , perché ? Sono un bambino forse ? " " Lo hanno portato via ? " , domandò la marchesa dopo un istante di pausa . " Sì , il diavolo se lo è portato via ! ... Ma non capite che non voglio parlarne ? ... Che voglio ... dormire ? " La marchesa lo guardò stupita e uscì di camera mortificatissima , quasi si fosse sentita scacciata . Chiuso l ' uscio , e tenendo una mano sul pomo di rame della serratura , stette là alcuni secondi , per ricomporsi prima di tornare in salotto . " È già andato a letto ? " , le domandò lo zio don Tindaro , arrivato in quell ' intervallo . " Peccato ! ... Volevo mostrargli ... " E tolse di mano al cavalier Pergola uno strano idoletto di argento , il suo più bello acquisto di quell ' anno , egli diceva . " Eh nepote ? ... Un tesoro ! ... Cosa egiziana ! ... Un Anubi , il Dio Cane ... Come è venuto qui ? ... Da quanti secoli ? Era a un metro sotterra ... Lo ha scavato , per caso , un contadino e me lo ha portato ... " Ti do due piastre , sei contento ? " E non ne avevo ancora capito l ' importanza , lo confesso . Dopo , osservandolo meglio ... Argento ... non c ' è dubbio ... Ma quand ' anche non fosse ? ... Il valore non consiste ne la materia , ma nella cosa rappresentata ... Pensate , nepote mia , che voi avete tra le dita un oggetto di parecchie migliaia di secoli ! ... Ero venuto a posta per farglielo vedere ... E anche per sapere che c ' è di vero in quel che mi è stato detto . Si è impiccato sotto gli occhi del marchese ? ... Ma nessuno ha pensato a tagliare la corda ? Dovevano fare così ... " " Ma vi pare , papà ! " , lo interruppe il cavalier Pergola . " È quel che ho risposto io : ma vi pare ! " " Potrebbe accadere anche a voi . Figuriamoci che qualche maligno dicesse al contadino che vi ha venduto questo idoletto : " Sciocco ! Ti sei lasciato cavar di mano una fortuna . Quel cosettino valeva più di mille onze ... " . E che costui dal dispiacere ... " " Ma io gliel ' ho già detto prima : " Guarda ; ti do due piastre . Se intanto c ' è qualcuno che volesse dartene di più ... Mostralo a chi ti pare ; solamente io vorrei la preferenza . C ' è chi te ne dà dieci ? Ed io ti darò dieci piastre e mezza " . Se costui però venisse a dirmi ... ( sono così ignoranti i contadini ! Si credono sempre rubati dai galantuomini !...) Ma io gli risponderei : " Tieni ! Restituiscimi le mie due piastre " . E mi costerebbe un grande sforzo . Mio nepote il marchese è di altro parere . I negozi sono negozi ; non si fanno per disfarli . Ha ragione . Ma quando si combatte con ignoranti che poi sono anche sospettosi e maligni ? Il meglio è non avere che spartire con essi . Tanto , possedere o non possedere quella spanna di terreno che dovrebbe importargli ? Visto che il vecchio si era pentito della vendita , e che andava là a piangere su le zolle - a un contadino potete prendergli la moglie , la figlia ... sta zitto , chiude gli occhi ; ma un pizzico di terra no ! è come strappargli un brano di cuore - visto che il vecchio si era pentito della vendita , io gli avrei subito proposto : sciogliamo il contratto ; ecco il vostro fondo , qua le mie settant ' onze ... e sputiamoci su , come suol dirsi . Gliel ' avevo consigliato , poche settimane fa : " Nepote mio , levatelo di torno questo compare Santi Dimauro ! " . Tuo marito , scusa , nepote mia ... ha una testa ! ... La testa dei Roccaverdina ! Se mi avesse dato retta , quel che è accaduto non sarebbe accaduto , e tu non staresti ora spaventata spaventata , con quegli occhi che guardano e non vedono ... Lo hai osservato bene il mio idoletto ? Non ti sei neppure accorta che ha la testa di un cane ! " Era proprio spaventata spaventata , come diceva lo zio Tindaro . Le rombava nell ' orecchio il tono aspro , quasi villano , della voce del marchese , quale fin ' allora non le era accaduto di udirlo in parole rivolte a lei . Per giungere a questo punto , ella rifletteva , il turbamento del marchese doveva essere grandissimo ; rimorso più che turbamento , se lo zio gli aveva consigliato : " Levati di torno quel compare Santi ! " , ed egli non aveva voluto dargli retta perché un affare quando è concluso ... è concluso ! In un angolo del salotto , il cavalier Pergola discuteva ad alta voce con don Aquilante intorno ai primi capitoli della Genesi . Di tratto in tratto si udiva la voce severa di don Aquilante che ripeteva : " Parole il cui senso non è stato ancora compreso ! " . E la replica del cavaliere : " Bisognava appunto attendere voi per sentirselo spiegare ! " . Come fossero arrivati fino alla Genesi parlando del suicidio di compare Santi , nessuno dei due avrebbe saputo dirlo ; certamente avevano fatto presto . Lo zio don Tindaro che si era avvicinato ad essi , udito di che si trattava , guardato in faccia suo genero e crollata la testa , si era allontanato borbottando : " E poi si ricorre alle reliquie dei santi ! " . Passando davanti a la signora Mugnos e Cristina che cercavano di confortare la marchesa , il cavaliere don Tindaro fece il gesto di chi non vuol disturbare un intimo colloquio ; ma la signora Mugnos lo richiamava : " Diteglielo anche voi , cavaliere ; non è un ' imprudenza pretendere che il marchese renda quel fondo agli eredi ? " . " E senza chiedere la restituzione del prezzo , aggiungerei io ! Settant ' onze non fanno né ricco né povero il marchese di Roccaverdina ; con quella spanna di terreno o senza di esso , Margitello sarà sempre Margitello . Margitello ha fatto come il pesce grande che ingoia il pesce piccolo ; si è mangiato Roccaverdina . Roccaverdina , che è il titolo di famiglia , è sparito in Margitello , dopo l ' abolizione dei fidecommessi . Un pezzo tu , un pezzo io , un pezzo quegli ... come le spoglie di Gesù Cristo , che i crocifissori si giocarono ai dadi . Dico così per modo di esprimermi ... Il marchese , d ' altra parte , non ha torto . " Perché debbo avere quella soggezione in casa mia ? Per questo ho comprato qua , ho comprato là , sbarazzandomi di tutti i vicini . " Ora Margitello è un gran rettangolo , chiuso dai quattro lati dallo stradone provinciale e dalle carraie comunali , perfettamente isolato . Ma quel vecchio testardo voleva star conficcato là per far dispetto al marchese ... " " Ah ! ... Non posso pensarci ! ... Mi sembra che ci sia la maledizione su quel terreno !..." " Chi può dirti il contrario , cara nepote ? " " La mamma ha paura che il marchese ... " " In questo momento non vi sembra imprudente prenderlo di fronte ?...", la interruppe la signora Mugnos . " Più tardi , forse ... Ma serebbe sempre meglio lasciarlo fare a modo suo . " " Ed è capace di continuare a fare a modo suo , anche per picca ! " , concluse ridendo don Tindaro . " Sì , mamma ; vo ' vedere se m ' ama ! " , esclamò Zòsima poco dopo , appena rimasta sola con la signora Mugnos e Cristina . " Vo ' metterlo a questa prova ! " " E poi ? " , disse Cristina guardando con profonda espressione di disinganno la sorella . " E poi ? ... Almeno avrò la certezza . " " Io non la cercherei . " " Perché ? " " Perché ... La penso così . " Ella pensava diversamente . Era entrata con molta cautela in camera , non volendo svegliare il marchese , se per caso dormisse ancora . Vistolo supino , con gli occhi aperti , immobile , come se non si fosse accorto della presenza di lei , la marchesa lo chiamò con un grido : " Antonio ! ... Oh , Dio ! ... Mi avete fatto paura ! Vi sentite ancora male ? " . Si era accostata , ansiosa , tremante , e lo aveva preso per una mano . " Ma che cosa immaginate dunque ? " , egli disse con voce che mal nascondeva l ' irritazione . " Che vi hanno riferito ? Che vi hanno insinuato nell 'animo?..." " Ah ! ... Sentite " , ella riprese , giungendo le mani in atto supplichevole , " ve lo chiedo per grazia ! ... Se mi volete veramente bene ... " " Avete bisogno di altre prove ? Dopo quel che ho fatto ? " " Di altre prove no ... Mi sono espressa male . Per la nostra tranquillità , per disperdere qualunque mal augurio - che volete ? Io sono superstiziosa come tutte le donne . Voialtri uomini forse non potete credere che certi sentimenti sieno spesso previsioni , ammonizioni del cuore - per la nostra tranquillità , sentite ... ! " Esitava , non osava di esprimere con parole più schiette e più semplici il suo vivo desiderio , di imporglielo anzi con la tenerezza che in quel momento le vibrava per tutta la persona e che ella avrebbe voluto almeno indovinata se non scorta da lui . Esitava , aspettando che le accorresse spontaneamente in soccorso e che la prevenisse accordandole , quasi in regalo , quel che ella gli richiedeva con timido gesto di preghiera . Appena però si avvide che il marchese la guardava diffidente e in atto di difesa e di resistenza , si sentì invadere da un impeto di coraggio e di forza e con accento risoluto riprese : " Sentite : dovreste rendere quel fondo agli eredi , come vi ha consigliato lo zio don Tindaro , e senza volerne restituito il prezzo ... Vi prego di fare così , per amor mio ! " . " E con ciò confermare che il vecchio si è impiccato per colpa del marchese di Roccaverdina ! " Saltò giù dal letto , buttando da lato le coperte sotto cui si era ficcato vestito . " Mio zio non capisce niente , con le sue antichità ! " , soggiunse . " Ve lo chiedo come dono ... come sacrificio ; non vorrete rifiutarmelo . Non sarò mai tranquilla finché quel fondo di malaugurio farà parte di Margitello ... " " Che sospettate ? Che vi hanno detto ? Parlate ! " " Che cosa potrebbero dirmi ? ... Che potrei sospettare ?...", ella domandò lentamente , indietreggiando un po ' davanti a quella domanda scoppiata con un urlo di collera . " Non mi dite più niente , non mi parlate più di questo ! " , fece il marchese . C ' erano nell ' espressione della faccia e nel tono della voce così evidenti segni di terrore e di angoscia , che la marchesa poté significargli soltanto con un dolce gesto delle due mani : " Farò come volete ! " . E uscì di camera . XXX . Infatti non gliene aveva riparlato più ; ma tutti e due capivano che ognuno di essi pensava continuamente a quel silenzio impostosi e ne soffriva in diversa maniera . Egli , stizzito che la marchesa col rassegnato contegno , col muto dolore gli rammentasse che attendeva una risposta , una rivelazione , o un atto , quell ' atto richiestogli con supplichevoli parole , come prova di amore ; ella , offesa dell ' inesplicabile rifiuto , e dei modi chiusi e bruschi con cui si vedeva trattata , e che la sua vivace fantasia contribuiva a ingrandire e a renderle penosissimi . Durante quei tre ultimi mesi , la povera mamma Grazia se n ' era andata all ' altro mondo , senza neppure accorgersene , restando immobile con la calza in mano , su la seggiola dov ' era seduta nel balcone per godersi il sole di febbraio ; e la baronessa di Lagomorto l ' aveva seguita venti giorni dopo , estinguendo tranquillamente sotto il baldacchino bianco del suo letto , coi canini là accucciati che più non valevano a tenerle ben riscaldati i piedi . " Li raccomando a te " , ella aveva detto alla marchesa . " Come figliuoli ! " E aveva soggiunto : " Muoio contenta ... Non mi avete dato la consolazione di sapere almeno che un marchesino è per via ... Non importa ; verrà . Lo solleciterò io , di lassù , con le mie preghiere " . " Ma che cosa dite , zia !..." " Oh ! Non credere che io non capisca che questa volta ... è finita ! " , continuò la baronessa . " Che ci faccio più in questo mondo ? ... Tu non mi dimenticherai ... Ho contribuito un po ' alla tua felicità ... Sei felice , è vero ? " " Sì , zia ! " " Come si può essere felici in questa valle di lagrime ... Valle di lagrime dice la Salveregina ... È la morte non ricordo più la canzonetta che comincia così e finisce : Un rimedio a tutti i mali Per quei miseri mortali Che son stanchi di soffrir ! Me la facevano recitare quando ero bambina ... La ripeteva spesso la mamma ... " Con straordinaria lucidità di mente , la baronessa aveva provveduto in quegli ultimi due giorni a modificare il suo testamento . " Ero in collera con mio fratello e con mia nepote allora ... Non voglio che maledicano la mia memoria . Tu sei ricco a bastanza " , disse al marchese . " Tindaro ha più bisogno di te ... E Cecilia ha due figli ... " Ed era morta due giorni dopo balbettando la canzonetta del Metastasio , stringendo la mano di Zòsima , cercando con gli occhi i canini accucciati dappiè sul letto , e che poterono essere allontanati a stento . Minacciavano di avventarsi e mordere chi si accostava alla loro padrona , stesa rigida sotto le coltri , col capo abbandonato sui guanciali , e tra i capelli sotto la cuffia , i diavolini voluti farsi fare la sera avanti perché da anni ed anni ogni sera aveva praticato così . La marchesa pensava ancora dopo un mese alle parole della baronessa : " Sei felice , è vero ? " , e alla sua risposta : " Sì , zia ! " . Ora la baronessa doveva vedere di lassù che ella le aveva mentito per non turbarle quegli ultimi giorni di vita . Non si era mai sfogata con lei , come con la mamma e la sorella ; la baronessa non avrebbe avuto la prudenza di confortarla e di tacere col nepote ; e Zòsima non voleva che tra il marchese e lei vi fossero intermediari ; preferiva soffrire . Poi era stata distratta dalle cure di scartare , di mettere a posto i mobili , i quadri , gli oggetti diversi che il marchese aveva fatto trasportare in casa dal palazzotto della baronessa lasciato in eredità alla nepote maritata col cavalier Pergola , a cui premeva di uscir presto dal vicoletto dove ora gli pareva di sentirsi mancar l ' aria e di non avere a bastanza luce . La marchesa aveva riposto assieme con quelle di famiglia le gioie antiche , di molto valore , destinate a lei dalla zia . E un giorno che ella ammirava , tra gli altri oggetti ereditati , due vestiti di broccato laminati in oro , della prima metà del Settecento , conservati perfettamente con tutti gli accessori e le scarpine - la baronessa li mostrava raramente tanto n ' era gelosa - si era sentita fin prendere dalla curiosità di indossarne uno che , a occhio , sembrava tagliato e cucito proprio per lei . Il marchese , tornato inattesamente da Margitello , l ' aveva sorpresa mezza vestita , e l ' aveva , con insolita compiacenza , aiutata nel travestimento . Quel cantusciu si adattava perfettamente alla sua persona . Ma ella , appena terminato di abbigliarsi , e guardatasi nello specchio , si era vergognata della sua curiosità , quasi si fosse mascherata fuori stagione . " Vi sta benissimo ; sembrate un ' altra persona " , le disse il marchese . " Il marchese grande raccontava che , ogni volta che la marchesa bisnonna indossava questo vestito , egli soleva ripeterle : " Marchesa , approfittate della circostanza ; in questo momento non saprei negarvi niente ! " . Ma la marchesa " , egli soggiungeva , " non ne approfittò mai . " " Da donna prudente " , rispose Zòsima . Il marchese fece una mossa interrogativa . " Perché una signora " , ella spiegò , " non deve chiedere , ma attendere che il suo desiderio sia indovinato . " Per un istante si era illusa intorno alla intenzione del marchese . E vedendolo pensieroso , un po ' accigliato , aveva aspettato che le dicesse : " Indovino il vostro desiderio . Sarà fatto come voi volete " . Invece egli cambiò discorso . " Verrete domani a Margitello ? Faremo l ' assaggio dei vini ... È la prima festa della Società Agricola . " " Grazie " , ella rispose freddamente . E la mattina dopo finse di dormire per evitare che il marchese ripetesse la proposta sul punto di andar via . Egli si era aggirato un po ' per la camera , esitante se dovesse svegliarla o no ; si era fermato a guardarla , e la marchesa che teneva gli occhi socchiusi fu meravigliata di vedergli fare un gesto , quasi volesse scacciare con le mani qualche tristo pensiero che lo tormentava , tanto dolorosa era stata l ' espressione del suo viso in quell ' atto . Soffriva dunque anche lui ? Di che cosa ? Per qual motivo ? Aveva dunque ragione la sua mamma dicendo che tra marito e moglie c ' era di mezzo un malinteso , un equivoco , e che il non tentare da una parte o dall ' altra di chiarirli o dissiparli , serviva unicamente a prolungare quel penoso stato d ' animo e a renderlo peggiore ? " Come ? La cugina non viene ? " , domandò il cavalier Pergola che era già montato nella carrozza fermata davanti al portone . " È un po ' indisposta " , rispose il marchese . " Gli altri ci attendono alla Cappelletta " , disse il cavaliere dopo di aver acceso un sigaro . " Ecco don Aquilante ! " Don Aquilante arrivava di corsa scusandosi di essere in ritardo . Titta fece schioccare la frusta e le mule partirono di buon trotto . Il cavalier Pergola non poteva trovarsi insieme con l ' avvocato senza cavarsi il gusto di provocarlo a qualche discussione . Quando la carrozza raggiunse le altre due coi soci dell ' Agricola alla Cappelletta e passò avanti per la discesa , il cavaliere gli disse : " Oggi voglio vedervi prendere una sbornia . In vino veritas ; così ci direte la vera verità intorno ai vostri Spiriti ... Ma ci credete , proprio ? " . " Non ho mai preso sbornie in vita mia ; né ho bisogno di essere ubriaco per dire la verità " , rispose severamente don Aquilante . " Bevono vino anche gli Spiriti ? " " Potrei dirvi sì ; e vi parrebbe una sciocchezza . " Il cavaliere scoppiò in una risata : " Meno male . Se nel mondo di là non si dovesse più bere vino , mi dispiacerebbe assai . Avete udito , cugino ? Bisogna turar bene le botti a Margitello ; c ' è il caso di trovarne qualcuna già vuotata . " E rideva , pestando i piedi , strofinandosi le mani , come soleva quando era di buon umore . " Quel che gli Spiriti non possono vuotare , sono certi cervelli dove non c ' è niente " , replicò don Aquilante , socchiudendo gli occhi e scrollando compassionevolmente la testa . Il marchese non aveva risposto subito . Da qualche tempo in qua andava soggetto a certe intermittenze di pensiero dalle quali si riscoteva tutt ' a un tratto quasi rinvenisse da uno sbalordimento . Doveva fare uno sforzo per rammentare l ' idea , o il fatto dietro a cui si era sperduto , e qualche volta non riusciva a rintracciarlo . Gli sembrava di aver camminato , camminato in mezzo a densa nebbia senza distinguere niente attorno a lui , in uno spazio deserto , silenzioso , o su l ' orlo di un abisso dove poteva porre il piede in fallo , e di cui risentiva l ' orrore rientrando in sé . Aveva fatto un lieve balzo all ' interrogazione del cavaliere , e atteggiava le labbra a un sorriso stentato indovinando a chi andasse la risposta di don Aquilante . " Mio cugino è incorreggibile " , egli disse mentre il cavaliere rideva . " Ha però in serbo le solite reliquie per quando si vede in pericolo ! " , rispose don Aquilante senza scomporsi . " Se credete di chiudermi la bocca col rinfacciarmi una debolezza di moribondo ! " , esclamò il cavaliere . " Ecco , ora son qua in perfetta salute e posso tener testa a voi e a tutti i preti della terra . E a Margitello farò un bel brindisi al Diavolo davanti a la botte grande col migliore vino della Società ... Evviva Satana ! Ribellione , O forza vindice Della ragione ! ... Li ho letti ieri in un giornale ; versi di un gran poeta , diceva il giornale . " " Ai poeti è permesso affermare e negare nello stesso tempo . " " Affermare e negare ?..." " Se non m ' intendete , è colpa mia forse ? Voi vi figurate di fare chi sa che cosa con un brindisi al Diavolo . Credete in lui dunque ; e vi proclamate libero pensatore ! " " Siete più irragionevole voi che credete negli Spiriti . Almeno il Diavolo è una potenza , che tenta , induce al male e porta , lui solo , più anime all ' inferno che non tutti gli angioli e i santi in paradiso . E a questo suggerisce : " Ruba ! " . A quegli insinua : " Ammazza ! " . A uno : " Fornica ! " . A un altro : "Tradisci!..." . E tutti ubbidiscono , e tutti gli vanno dietro ... se è vero che esiste !..." " Volgarità vecchia , stantia , caro cavaliere ! Voi siete addietro di un secolo , a dir poco ! " " E voi all ' infanzia dell ' umanità ! " " Intanto con questi discorsi facciamo addormentare il marchese " , disse don Aquilante . Il marchese era ricaduto in quello stato di intermittenza di pensiero da cui si era destato un istante poco prima ; solamente gli risuonavano negli orecchi fioche , quasi indistinte , la parole del cugino : " A quegli insinua : ammazza ! A questi insinua : ammazza ! " . Sì ! Sì ! Il diavolo gliel ' aveva soffiata , ohimè ! un ' intera settimana la terribile parola ... Ed egli aveva ammazzato ! ... Così , dopo , il diavolo aveva suggerito a compare Santi Dimauro : " Impiccati ! Impiccati ! " . E quegli si era impiccato ! ... Non si sarebbe dunque mai sbarazzato di questi incubi ? Non dormiva , come diceva in quel punto don Aquilante . E dormiva poco da parecchie settimane , nel letto , a fianco della marchesa ; giacché non poteva dirsi sonno quel chiudere gli occhi per qualche quarto d ' ora e destarsi di soprassalto col terrore che ella , accorgendosene , gli domandasse : che cosa avete ? C ' era già una incessante interrogazione negli occhi di lei , in quella chiusa rassegnazione , in quelle brevi risposte , che sembravano insignificanti e che significavano tanto , quantunque egli fingesse di non prestarvi attenzione . Aveva un tristo significato anche il rifiuto di andare quel giorno a Margitello . E il notaio Mazza glielo rammentava scendendo dalla carrozza nella corte : " Peccato anche manchi la nostra cara marchesa ! " . Intanto doveva mostrarsi allegro con gli ospiti , dare una cert ' aria solenne a quell ' assaggio , battesimo dell ' impresa per la quale aveva speso tanti quattrini , tante cure e tanto entusiasmo , e suscitato tante avidità e tante speranze . Fortunatamente erano allegri i soci . Il notaio Mazza si era quasi prostrato in ginocchio davanti a la botte grande , levando in alto le braccia ed esclamando in latino : " Adoramus et benedicimus te ! " . Il cavalier Pergola , tra una bestemmia e l ' altra , parlava di tipi di vini . " Se non si arriva a creare un tipo , tutto è inutile ! " E così , da lì a poco , anche il marchese era già eccitato allorché i dieci soci si trovarono coi bicchieri in mano , ascoltando , con qualche impazienza , le spiegazioni ch ' egli dava intorno ai tagli operati e alle manipolazioni dovute fare appunto per creare il tipo , che doveva chiamarsi Ràbbato , bello e strano nome da portare buona fortuna . Poi il vino sgorgò dalla cannella della botte Zòsima limpido , di un vivo color di rubino , coronando con lieve cerchio di spuma rosseggiante i bicchieri ; ma il notaio Mazza , assaggiatolo , nel punto di fare un brindisi , si era arrestato , assaporando , facendo scoppiettare le labbra , tornando ad assaggiare , guardando negli occhi tutti gli altri che assaggiavano come lui , senza che nessuno si decidesse a dire il suo parere , quasi ognuno avesse paura di essersi ingannato . " Ebbene ? " , fece il marchese . " Cavaliere , dica lei ... " " Oh ! ... Voi , caro notaio , siete assai più fino conoscitore di me . " " Allora , don Fiorenzo Mariani ... " , riprese il notaio . " Io ? " , lo interruppe questi , atterrito di dover pronunziare un parere in faccia al marchese . " Parli l ' avvocato , e questa volta da giudice ... " " Dichiaro la mia incompetenza " , s ' affrettò a rispondere don Aquilante che aveva già riposto nel vassoio il bicchiere ancora colmo . " Tipo Chianti , ma più forte " , disse il marchese , dopo aver assaggiato . " Troppo forte , forse ! " , soggiunse maliziosamente il notaio . " E poi , i vini si gustano a tavola . " " Dice benissimo il cavaliere ! " Erano usciti d ' imbarazzo così . E a tavola , con la scusa che i vini nuovi sono traditori , tutti avevano bevuto il vino vecchio ; e il cavalier Pergola che voleva far prendere una sbornia a don Aquilante , l ' aveva presa invece lui , leggerina , sì , come quella di don Fiorenzo Mariani che gli sedeva dirimpetto , ma chiassona e con la fissazione : " Don Aquilante , evocate gli Spiriti , o li evoco io ! " , mentre don Fiorenzo , levato in piedi col bicchiere in mano , per dimostrar che la sua testa era serena , ripeteva sfidando il cavaliere : " Pietro ama la virtù ! Qual è il soggetto della proposizione ? " . Soltanto il notaio mangiava e beveva zitto zitto . " Tipo Chianti " , rifletteva , " un po ' più forte ! ... Aceto addirittura !..." " Mi sono ingannato io , o pure ?...", lo interrogava sottovoce il socio che gli sedeva accanto . " Da condire l ' insalata , volete dire ? " " Questo è il Ràbbato bianco . " Il marchese andava attorno egli stesso per riempirne i bicchieri dei commensali , e giunto dietro al cavaliere , che continuava a gridare : " Don Aquilante , evocate gli Spiriti , o li evoco io ! " , gli disse in tono severo : " Cugino , via , finitela con questo stupido scherzo !..." . " Scherzo ? " , rispose il cavaliere rosso in viso , con gli occhi accesi e la lingua un po ' incerta . " Ma io parlo seriamente ... Carte in tavola ! ... Dove sono cotesti suoi Spiriti ? Vengano , vengano qui . Io vi evoco in nome ... del Diavolo : " Spiriti erranti , che non potete abbandonare il posto dove siete morti ... In nome del Diavolo ! " . Ah ! Ah ! Ah ! Si fa così ... O ci vuole per forza il tavolino ? C ' è la tavola qui pronta e c ' è il vino ... e anche l ' aceto che il cugino ha manipolato ... Cugino mio , questa volta , aceto da peperoni ! ... Aceto Ràbbato !..." Il notaio Mazza e gli altri volevano turargli la bocca , condurlo di là . " Buona persona il cavaliere , ma un dito di vino di più lo mette subito in allegria ... " Il notaio tentava di attenuare la brutta impressione di quella scena , vedendo il viso scuro del marchese che scrollava le spalle e voleva far le viste di non dare importanza alle parole del cugino . Il quale , mentre don Aquilante , appoggiati i gomiti su la tavola , con la testa fra le mani e gli occhi socchiusi non gli dava ascolto , seguitava a ripetere : " Si fa così ? Si fa così , gran mago ? Evocate compare Santi Dimauro ! ... Evocate Rocco Criscione ! ... Devono essere in queste vicinanze ... Spiriti erranti ! ... O voi siete un mago impostore ! " . Il marchese , impallidito , gridò forte : " Cugino ! " . E quel grido di rimprovero parve che tutt ' a un tratto gli snebbiasse il cervello ; il cavaliere tacque sorridendo stupidamente . Don Fiorenzo , dall ' altra punta della tavola , urlava intanto : " Chi non è ubriaco risponda : Pietro ama la virtù ! Qual è il soggetto della proposizione ? " . XXXI . Maria , la nuova serva , era venuta incontro al marchese per annunziargli : " La signora marchesa si è messa a letto dopo mezzogiorno ; è un po ' indisposta . Ha un forte dolore di capo " . " Perché non avete mandato a chiamare sua madre ? " " Non ha voluto . " " Riposa ? " " Eccellenza , no ; è sveglia . Credo che abbia anche un po ' di febbre . Cosa da niente ... Porto il lume . Ha voluto essere lasciata allo scuro . " Mario lo precedette in camera . " Che cosa è stato ? " , egli domandò chinandosi su la giacente . " Non so ; mi sono sentita male tutt ' a un colpo . Ora mi par di star meglio " , rispose la marchesa con voce turbata . " Mando pel dottore ? " " Non occorre . " " Lo faccio avvertire perché venga domattina , di buon 'ora." " È inutile . Mi sento meglio . " Egli ficcò la mano sotto le coltri per tastarle il polso . E siccome la marchesa evitò che la toccasse , sforzandosi di sorridere e schermendosi , il marchese le posò la mano su la fronte . " Scottate ! " " È il calore del letto " , ella rispose . " Non ha preso nulla ? " , domandò il marchese alla serva . " Nulla . Il brodo è pronto in cucina . " " Bevetene almeno una tazza . Non potrà farvi male " , egli disse con accento di preghiere , rivolgendosi alla marchesa . " Più tardi , forse . " " Portalo " , ordinò alla serva . " Sarà meglio che lo prendiate subito " , soggiunse tornando a posare la mano su la fronte della moglie . Ella non rispose e chiuse gli occhi . " Vi dà fastidio il lume ? " " Un poco . " Il marchese tolse il lume dal posto dove la serva lo aveva posato , lo collocò su un tavolinetto coprendolo con una ventola che quasi abbuiò la camera , e rimase ritto in piedi davanti a la sponda del letto , attendendo che la serva recasse la tazza col brodo . " Avete avuto brividi di freddo ? " , domandò dopo lunga pausa . "No." " Avreste potuto almeno mandare a chiamare la mamma " , egli disse dopo altra pausa . " Per così poco ? " Egli prese la tazza di mano della serva . " È un sorso " , fece . " Bevetelo prima che si freddi . " La marchesa si sollevò su un gomito e bevve lentamente . " Grazie ! " , disse lasciandosi ricadere sul letto . Egli la guardava con grande apprensione . Gli sembrava che qualche altra terribile cosa stesse per accadde e che quella povera creatura innocente dovesse pagare per lui . L ' insolita tenerezza nei suoi modi e nella sua voce proveniva da questo . E mentre egli restava là , in piedi , silenzioso con le mani appoggiate a la sponda del letto , un po ' chino e con gli sguardi intenti , la marchesa pensava a quel gesto , a quella dolorosa espressione del viso di lui osservata la mattina , quando il marchese stava per partire per Margitello , e che l ' aveva tenuta in profonda agitazione . Pensava anche alla cesta e alla lettera arrivate da Modica quel giorno . L ' aveva portata un giovane capraio spedito a posta . " Chi vi manda ? " , ella gli aveva domandato , quantunque già avesse capito da chi potessero provenire lettera e cesta . " Mia zia Spano ... Solmo la chiamavano qui . Bacia le mani a voscenza . " La marchesa , a quel nome , si era sentita rimescolare . " Il marchese è in campagna . Volete aspettarlo ? " , ella disse . " Aspetterò per la risposta . Mia zia vuole la risposta . Dice : loro eccellenze devono scusare la sua impertinenza ; sono cacicavallo . Qui non ne fanno ; per questo si è presa la libertà ... " " Va bene . Siete stanco ? Mangerete un boccone . " E dato l ' ordine alla serva perché lo servisse in cucina , era rimasta con crescente turbamento , davanti a quella lettera da lei buttata sul tavolino quasi le avesse scottato le dita . Che voleva costei ? Perché si faceva viva ? Le parve di vederla , a un tratto , aggirarsi di nuovo per quelle stanze dov ' era stata quasi dieci anni padrona assoluta della casa e più del cuore del marchese , come a lei , moglie , non era riuscito ; le parve che quella lettera e quella cesta nascondessero un tranello per far riprendere a colei l ' antico posto , e scacciarne chi vi era divenuta legittima signora . E fissava , con sguardi diffidenti , la cesta dove poteva , fosse , essere qualche opera di malìa . Le tornavano in mente casi uditi raccontare da popolane ( allora l ' avevano fatta sorridere d ' incredulità ) , casi di malìe , preparate in una torta , in una frittata dalle quali erano stati prodotti o una lenta malattia di sfinimento e poi la morte , o un rinfocolamento di passione da confinare con la pazzia . No , non avrebbe permesso che il marchese mangiasse di quei cacicavallo , e lei non li avrebbe neppure toccati . Chi lo sa ? Tante cose che paiono fiabe , sono vere ; altrimenti non si racconterebbero . E , a poco a poco , si affondò talmente in questo sospetto , che esso assunse per lei evidenza di certezza . Sentiva diffondersi , a traverso dei vimini della cesta , la maligna influenza colà rinchiusa , e invaderla e inquinarle il sangue e attossicarle la fonte della vita . Ebbe la tentazione di aprire la lettera , di strapparla anche senza leggerla , giacché fin le parole colà scritte potevano avere qualche malefica potenza . Resisté ; intanto ordinava alla serva di mettere cesta e lettera in un ripostiglio nascosto . " Che ti ha detto quell ' uomo ? " , le domandò . " Dice che sua zia ha sempre su le labbra il nome del padrone , benedicendolo . " " Niente altro ? " " Dice che vorrebbe venire a baciargli le mani , e che verrà un giorno o l ' altro . E mi ha domandato se il padrone ha già avuto un figlio . " " Che gliene importa ? " " Così mi ha detto . " " Ha un figlio ... sua zia ? " " Vuole voscenza che glielo domandi ? " "No." Ma quando la serva ebbe portato via cesta e lettera , la marchesa ripensò lungamente quella domanda che le pareva insidiosa quanto il regalo e la lettera . E per tutta la mattinata non poté distrarsi , con dinanzi gli occhi la figura di Agrippina Solmo come l ' aveva veduta di sfuggita due o tre volte , anni addietro . L ' aveva invidiata allora , sentendosi inferiore a lei per giovinezza e bellezza , ma senza sdegno e senz ' odio , perché allora stimava che non era colpa di colei se il marchese l ' aveva voluta e se l ' era tenuta in casa . Ne aveva avuto anzi compassione , povera giovane ! La miseria , le insistenze del marchese ... Come non cadere in peccato ? E talvolta l ' aveva ammirata per la devozione , per la sottomissione assoluta , pel quasi incredibile disinteresse ; lo dicevano tutti . Ma dopo ? Zòsima rammentava il sospetto della baronessa intorno alla Solmo per l ' uccisione di suo marito . Rammentava il respiro di soddisfazione della vecchia signora quando la Solmo era andata via da Ràbbato col secondo marito . " Non mi par vero , figlia mia ! " , aveva esclamato . " Ti si è levata di torno una gran nemica ! " Ma ella era piena di illusioni e di fiducia in quei giorni , e le parole della baronessa le erano parse esagerazioni . Invece ... Invece oggi le riconosceva molto minori del vero . La sua gran nemica ella l ' aveva subito ritrovata , invisibile , ma presente in quella casa dove si era lusingata di regnare sola e senza contrasti ; l ' aveva ritrovata su la soglia del cuore del marchese , e non aveva permesso che la moglie vi penetrasse ... Ed eccola ora ; arrivata da lontano , col regalo e con la lettera , per rafforzare il suo potere , forse creduto in punto di diminuire : eccola , arrivata forse per mettere in opera una mortale malìa , contro di lei certamente ! Andando da una stanza all ' altra , torcendosi le mani , parlando a voce alta , reprimendosi di tratto in tratto per timore di essere osservata , con gli occhi pieni di lagrime che non potevano sgorgare , ella metteva tutto questo in confronto col contegno del marchese verso di lei , e vi trovava una chiara conferma di quel che pensava e che non avrebbe voluto credere . Ma come non credere ? Ah , Signore ! Che aveva mai fatto per meritarsi tale castigo ? Non aveva già rinunciato al bel sogno della sua giovinezza ? Non si era già rassegnata a morire in quella sua triste casa dove ora le sembrava di non aver sofferto niente a paragone di quel che soffriva là , tra la ricchezza e il lusso che le facevano sentire maggiormente la desolazione del suo povero cuore ? E un lentore l ' aveva invasa , e un cerchio di ferro le aveva stretto le tempie e gliele stringeva ancora , mentre il marchese , nella penombra della camera , con le mani appoggiate alla sponda del letto , più non osava di interrogarla , ed ella avrebbe voluto gridargli : " La lettera è di là ! La cesta è di là ! " , quasi il marchese stesse muto e chino su di lei in attesa di tale rivelazione perché già sapeva ! Spalancò gli occhi , lo fissò in viso , e con voce velata dal turbamento , gli disse : " Avete visto il capraio arrivato da Modica ? " " No . Che cosa vuole ? " " Ve lo dirà lui e la lettera che ha portato . Ha portato anche una cesta . " " Ah ! " , fece il marchese accigliandosi . " Lettera e cesta sono nel ripostiglio . " Il marchese rispose con una spallucciata . " Se vi pregassi ... " , disse la marchesa quasi balbettando dalla commozione . E arrestatasi un istante , riprese subito : " Sono una sciocca ! ... Non voglio procurarmi un rifiuto ! " Scoppiò in pianto dirotto . " Zòsima ! ... Zòsima ! Che cosa è accaduto ! ... Non mi nascondete nulla ! " , esclamò stupito il marchese . " Voi , voi mi nascondete qualche cosa ! " , ella rispose tra i singhiozzi . Si sollevò , si mise a sedere sul letto , e frenando il pianto , ripeté : " Sì , sì ! Voi mi nascondete qualche cosa ! ... Mi trattate da moglie forse ? Neppure da amica ! A un ' amica spesso si confida tutto , si chiedono conforti o consigli . Ma io qui sono una estranea che deve ignorare , che deve macerarsi il cuore nel buio . Oh , non parlo per me , non mi curo soltanto di me . Anche voi soffrite ; lo veggo ! Non state continuamente in guardia ? Ogni mia domanda , anzi , ogni mia parola non vi mettono in sospetto ? Credete che non me ne sia accorta ? Da un pezzo ! Se non vi volessi bene , non baderei a niente . Se non vi volessi bene , non mi torturerei pensando e ripensando : " È per cagione mia ? In che ho potuto dispiacergli ? " . Involontariamente , se mai ; dovreste dirmelo pure ... Non ho voluto ingannarvi , io . Siete venuto voi a cercarmi , quando già non m ' illudevo più , non speravo più ... " . " Oh , marchesa ! Oh , Zòsima ! " " Chiamatemi Zòsima ! Marchesa di Roccaverdina non son potuta divenire finora ! " " Non dite così ! " " Debbo dirlo per forza ! ... Vorreste darmi a credere , per esempio , che la notizia di quella cesta e di quella lettera non vi ha prodotto nessuna impressione ? Quale , non so . Avete alzato le spalle ; ma questo non prova nulla ; non rivela quel che avete pensato , né quel che pensate in questo momento ... Chiamate Maria , fatevi dare la lettera ... Conterrà forse cose che potrebbero farvi molto piacere ... commuovervi , distrarvi dal presente che sembra vi pesi ... Se io fossi un ostacolo ... Oh ! io sono un fuscellino che potere cacciar via con un soffio ! ... Voi lo sapete ... Voi lo sapete ! " La voce , vibrata un momento con dolorosa ironia , e poi diventata tremula , incerta , le si era affievolita tra i singhiozzi di nuovo irrompenti ; e le ultime parole le erano uscite dalle labbra soffocate dallo scoppio di pianto che l ' accasciava sui guanciali , con la faccia nascosta tra le mani . " Ma ditemi la verità ! Che cosa vi hanno insinuato ? Ditemi la verità ! " Il marchese non sapeva persuadersi che unicamente la cesta e la lettera avessero prodotto quell ' esplosione di gelosia , quel grido d ' anima trambasciata ! Immaginava che , nella sua assenza , fosse dovuto accadere qualche cosa di inatteso , di grave , e per ciò insisteva a ripetere : " Ditemi la verità ! Ditemi la verità ! " . Stringendosi forte la fronte con le mani convulse era andato premurosamente a mettere il paletto all ' uscio , per impedire che Maria - non ancora abituata a picchiare prima di introdursi in una stanza - entrasse all ' improvviso ; e tornato davanti al letto , premendo con una mano carezzevolmente la testa della marchesa , la supplicava , sottovoce , di frenarsi , di tranquillarsi . " Siete eccitata ... Forse avete la febbre ... Voi un ostacolo ? Come avete potuto pronunziare questa parola ? Ostacolo a che ? ... Oh , non voglio farvi l ' offesa di credervi gelosa di un ' ombra ; sarebbe indegno di voi ... Mi giudicate male . Quella cesta ? ... La farò buttar via , con tutto quel che contiene . Quella lettera ? ... Non la leggerò , la getterò nel fuoco senza aprirla . Dovreste leggerla voi , per disingannarvi ... Che cosa potrei nascondervi ? La mia vita trascorre sotto i vostri occhi ... Non sono galante , lo so ; sono anzi rozzo di maniere . Marchese contadino mi chiamava una volta lo zio don Tindaro ; e me ne glorio , ve lo confesso . Avrei potuto vivere in ozio come tant ' altri , meglio di tant ' altri ... Avete veduto ; ho rifiutato di essere Sindaco , per continuare a fare il contadino . Il cugino Pergola mi tiene il broncio ; il dottor Meccio sparla di me in Casino , nelle farmacie , dovunque ; mi ha fin chiamato : " Fantoccio di cencio ! Pulcinella ! " . Che me n ' importa ? Ma voi , voi , Zòsima , non dovreste giudicarmi come lo zio don Tindaro , come il cugino Pergola , come il dottor Meccio ! ... Sì , ho preoccupazioni ... di interessi ... Sono cose che non vi riguardano ... Si accomoderanno . Forse io do troppa importanza a certe difficoltà , a certi incidenti ... Me lo ripeteva , giorni addietro , don Aquilante ... Ma neppur lui mi capisce . Ormai la mia vita è così ; non posso stare inoperoso , non posso arrestarmi ... Se verrà un figlio - e spero che verrà - non dovrà dire che suo padre è stato un fannullone , superbo soltanto del suo titolo di marchese . E se vorrà essere un marchese contadino , come me , se vorrà fare tutt ' altro ... non potrà dire che io abbia offuscato il nome dei Roccaverdina ; non potrà dire ... " Parlando , parlando , con foga che maravigliava lui stesso , il marchese sentiva di divagare , di fare uno sforzo per lottare contro la terribile fatalità che si rinnovellava quando già gli era sembrata per lo meno respinta assai lontano ; che per bocca altrui ( come quello stesso giorno a Margitello , o per mezzo della sua coscienza , allorché egli aveva creduto di poter sfuggire all ' ossessione del ricordo immergendosi nelle lotte municipali , negli affari , mutando condizioni di vita ) veniva a sconvolgerlo , a turbarlo ! ... Il tempo , le circostanze , non valevano dunque niente ? ... E la sua voce si addolciva , intenerita dal pensiero che quella dolce creatura , singhiozzante sui guanciali perché gli voleva bene , non chiedeva infine altra ricompensa all ' infuori di un po ' di affetto , d ' una buona parola , di un gesto di carezza ; poco , quasi niente ! ... Ah ! C ' era qualcosa che gli aggelava il cuore , che gli irrigidiva la lingua , che rendeva duri i suoi modi , proprio nel punto ch ' egli stava per manifestarsi veramente qual era ... l ' opposto di quello poi che appariva per la parola interdetta , per la carezza vietata ... E Zòsima doveva per ciò credere ch ' egli non si accorgesse di nulla , che rimanesse indifferente alle sue smanie , alle sue torture , e che il passato ... Ah , se Zòsima avesse potuto sapere com ' egli imprecava ogni giorno contro di esso ! ... Se avesse potuto sapere ! ... E intanto continuava a parlare , a parlare , senza notare che , di mano in mano , la sua voce diveniva meno dolce , meno dimessa , e la parola egualmente , anche per lo sforzo di pensare nello stesso tempo a cose diverse ; anche per lo sforzo maggiore , di resistere all ' improvvisa tentazione di gridare alla marchesa : " Vi spiegherò ... Vi dirò . Tutto vi dirò " , tentazione che cercava di sostituirgli su le labbra queste alle altre parole che non spiegavano e non rivelavano nulla . " Sentite , Zòsima ! ... Ascoltatemi bene . Io non posso vedervi piangere , non voglio vedervi piangere più ! Mai più , mai più non voglio vedervi piangere . Siete la marchesa di Roccaverdina ... Siate fiera e orgogliosa come sono io . E non mi dite mai più , mai più , che dubitate di me , che non vi sentite amata ; mi fate offesa grave ; non la tollero ... La gelosia è da donnicciuola . La gelosia del passato è peggio che da donnicciuola ... Io ho bisogno di tranquillità , di pace ; per ciò sono venuto a cercarvi . Vi ho stimata degna di questa casa , e non credo di essermi ingannato ... Capisco che non state bene ; forse avete la febbre ... Domani manderò a chiamare il dottore ... e vostra madre che è donna di molto senno e saprà consigliarvi bene , ne sono certo ... Ma voi non avete bisogno che altri vi consigli , all ' infuori di me . Dovete avere fiducia in me ... E questa sia l ' ultima volta che noi ragioniamo intorno a un argomento così dispiacevole . Se mi volete bene , sarà così ! Se non volete contristarmi , sarà così ! " La sua voce era divenuta all ' ultimo talmente severa che la marchesa , quasi intimidita , aveva cessato di piangere ; e seguitolo un po ' con gli occhi , mentre a testa bassa , con la fronte corrugata e le mani dietro la schiena andava su e giù , davanti al letto , da un punto all ' altro della camera , non poté fare a meno di accennargli di accostarsi . " Perdonatemi ! " , gli disse . " Mai più ! Mai più ! " " Vedremo " , rispose il marchese seccamente . XXXII . Don Aquilante , venuto per parlargli delle minacciate procedure del Banco di Sicilia , si era sentito interrompere dal marchese con l ' inattesa domanda : " Lo avete più riveduto ? " . " Chi ? " " Lui ! ... E quell ' altro ? " Parlava basso , quasi avesse paura di essere udito da qualcuno ; ed erano loro due soli nello studio , e l ' uscio era chiuso . E dicendo : lui e quell ' altro , ammiccava strizzando un occhio . A don Aquilante parve molto curioso che il marchese avesse voglia di scherzare sul punto di ragionare di affari seri ; pure rispose : " Non me ne sono più occupato . Ma di questo riparleremo un ' altra volta ; per ora pensiamo al Banco di Sicilia " . " Sì , pensiamo al Banco di Sicilia ... Pensateci bene " , soggiunse il marchese . E rimase assorto , con gli sguardi fissi nel vuoto . Don Aquilante lo guardò stupito . " Vi sentite male ? " , gli domandò esitante . " Chi ve lo ha detto ? " , fece il marchese riscotendosi . " Ho un chiodo , qui , proprio nel centro della fronte . Passerà . Non dormo da parecchie notti , come se mi tenessero due dita appuntate su le palpebre per impedire che si chiudano . " " Tornerò domani ; sarà meglio . " " Sarà meglio " , replicò il marchese distrattamente . Don Aquilante uscì dallo studio scotendo la testa . Passando davanti a l ' uscio del salotto , si sentì chiamare : " Avvocato ! " . " Oh , signora marchesa !..." " Andate già via ? Sedete . " " Tornerò domani . Il marchese è un po ' sofferente , dice . " "Infatti..." " Si strapazza troppo ... " " Io non oso neppur domandargli come sta ; s ' irrita , non risponde . " " Effetto dell 'insonnia." " E della debolezza ; mangia così poco da qualche giorno ! Sono impensierita . Sta chiuso nello studio , rovistando carte ... La vostra visita , scusate , non mi rassicura . Affari che vanno male , forse ? " " Li ha un po ' trascurati . I tempi sono duri ; e il marchese non è abituato a contare i quattrini che spende . Quella benedetta Società Agricola ne ha ingoiati molti . Se mi avesse dato retta ! Io so come vanno , disgraziatamente , queste cose tra noi . Il marchese però vuol sempre fare di sua testa !..." " Non si tratta di case gravi , spero . " " Ma che possono diventare gravi , se non si ripara con prontezza . La storia della palla di neve ; rotola , rotola e s ' ingrossa e si riduce valanga . " " Dev ' essere preoccupato di questo ... " " Non c ' è motivo per ora . " " Lo sa egli ? Ve lo domando perché , ripeto , il suo contegno m ' impensierisce . Non l ' ho mai visto così concentrato , così silenzioso ! Da ieri , ha detto appena una ventina di parole ; e ho dovuto strappargliele di bocca . " " È solido , ha salute di ferro ; potete stare tranquilla intorno a questo punto . Figuratevi ! Aveva cominciato a scherzare con me , al suo solito , ma era uno sforzo . " " Ieri non ha voluto vedere lo zio Tindaro venuto a trovarlo . " " Sono stati sempre un po ' in urto . Anche lui , con quelle sue antichità ! " " Da che il marchese gli ha permesso di scavare a Casalicchio , oh ! ... nepote mio , qua ! nepote mio , là ! Ieri appunto veniva per regalargli una statuina di terracotta trovata negli scavi la settimana scorsa . Guardate , quella lì ; io non me ne intendo . A sentire lo zio Tindaro , vale un tesoro . " " Bella e ben conservata . Cerere ; si capisce dal mazzo di spighe che porta in braccio . " " E il marchese intanto , quando gliela mostrai , mi rispose : " Buttatela via ! Volete giocare con la bambola ? Mio zio è pazzo "." Don Aquilante sorrise . " Che vi ha detto ? Che si sente ? " , domandò la marchesa . " Un po ' di mal di capo , niente altro . " Da quattro giorni , il contegno del marchese era così strano , che Zòsima non sapeva che cosa pensare o fare . Ella aveva promesso : " Mai più ! Mai più ! " , e temeva che le sue parole non provocassero qualche scena violenta come l ' altra volta . Chi sa ? Forse egli intendeva di metterla al cimento . E questo dubbio la rendeva timida , riguardosa in ogni atto , in ogni parola . Il massaio di Margitello aveva chiesto ordini intorno a certi lavori da intraprendere . Doveva attendere il padrone ? Fare di suo capo ? E il marchese era entrato in furore appena Titta aveva aperto bocca : " Dice il massaio ... " . " Bestia tu e lui ! Bestie ! Bestie ! Bestie ! Dovrei mandarvi via ! Bestioni ! " E , chiusosi nello studio , sbatacchiando con impeto l ' uscio , aveva continuato a gridare ancora : " Bestie ! Bestie ! " , con quel vocione che in casa non si faceva udire così forte da un pezzo . A cena , quella sera , mangiò poco e mala voglia . " Questa ... so che vi piace " , disse la marchesa mettendogli nel piatto un ' ala di pollo arrosto . " Via , imboccatemi , come un bambino ! " , esclamò il marchese con tono sarcastico . E allontanò il piatto , sdegnosamente . Era pallido , con gli occhi torvi , che sembrava guardassero senza vedere , anche quando si fissavano intensamente su qualche punto , su un oggetto , in viso a una persona , come faceva in quel momento . Allora la marchesa , turbata da quegli sguardi , ebbe l ' impulso di dirgli : " Voi non state bene , Antonio ... Che vi sentite ? " . " È vero " , egli rispose docilmente , " non sto bene ... Non mi fa star bene ! ... Non vuole che io stia più bene !..." " Chi ? Chi non vuole ?..." " Ah ! Nessuno , nessuno ! ... Questo chiodo qui ! " E fece atto di strappare stizzosamente con la mano il chiodo che si sentiva conficcato nella fronte . " Mettetevi a letto ; il riposo vi gioverà " , soggiunse la marchesa . " Andiamo , andiamo a letto ... Venite a letto anche voi . " Si era rincantucciato con le ginocchia piegate , quasi raggomitolato , con le mani davanti agli occhi , dopo essersi lasciato insolitamente aiutare a spogliarsi dalla marchesa ; e parve che si fosse subito addormentato . Ella stette a osservarlo , col cuore gonfio dal tristo presentimento di grave malattia . E pel timore che , entrando nel letto anche lei , non le accadesse di svegliarlo , si sedette su la seggiola dappiè , attendendo . Pregava mentalmente , e sussultava ogni volta che il marchese riprendeva a mugolare nel sonno parole incomprensibili . In un momento di calma del dormente , ella andò di là , e ordinò a Titta che prevenisse il dottore per domattina e avvertisse anche la signora Mugnos . " Sta male il padrone ? " , fece Titta . " È un po ' indisposto . Dite così alla mamma . " E più tardi , ordinato a Maria di andare a letto , si era affrettata a tornare in camera . " No , no ... Non lo fate entrare ! ... Chiudete bene l ' uscio ! " , balbettò il marchese . " Venite qui , davanti a la sponda ; così non potrà tenermi le dita su le palpebre per non farmi dormire ... A voi non può nuocere ... Non siete stata voi !..." Con gli occhi sbarrati , le mani brancolanti e un tremito per tutta la persona e nella voce , il marchese si agitava sotto le coperte , voltandosi inquietamente da un fianco all ' altro , alzando la testa dai guanciali per rivolgere attorno sguardi di sospetto e di terrore , fissando la marchesa quasi volesse interrogarla e non osasse . Ella non sapeva che cosa dirgli , un po ' impaurita da quelle parole di delirio che il marchese tornava a ripetere ; e gli riaggiustava le coperte , cercando di impedire così gli scomposti movimenti di smania con cui egli accompagnava le parole . " È andato via ! Va , viene ... Don Aquilante dovrebbe scacciarlo ... " " Glielo dirò ... Lo scaccerà " , rispose la marchesa per secondarlo ed acchetarlo . Tacque , senza però levarle i sospettosi sguardi di addosso , e a bassa voce , cautamente , riprendeva : " Nessuno mi ha visto ... Con quel gran vento ! ... Non c ' era anima viva per le vie ... E , infine ... un confessore ha la bocca sigillata ... È vero ! " . " Senza dubbio . " " E , infine ... i morti non parlano ... È vero ? Era giallo nel cataletto , con gli occhi chiusi , la bocca chiusa , le mani incrociate . Come si chiamava ! ... Ah ! Don Silvio ... " Che significavano quei ragionamenti ? La marchesa non capiva a quali circostanze accennassero ; essi intanto le facevano intravedere qualche trista cosa , nel buio ; e avrebbe voluto dissiparlo , spinta da penosa curiosità . Ma il marchese già taceva di nuovo o balbettava parole che non potevano avere nessun senso per lei : " Sì , hanno giurato ? ... Perché hanno giurato ? Volevano ridersi di me ? " . Tornava ad agitarsi , a smaniare , a sconvolgere le coperte . Una sconcia parola gli uscì di bocca . Non poteva essere rivolta a lei . Egli la ripeté con accento incalzante , quasi la sputasse in faccia a una donna lontana ; si capiva dall ' espressione e dal gesto ... La marchesa ebbe una stretta al cuore . L ' idea della malìa , che l ' aveva sconvolta il giorno in cui erano arrivate la cesta e la lettera della Solmo , le si riaffacciò alla mente , atterrendola . Ne vedeva già gli effetti ? E diè un grido , chiamando : " Maria ! Titta ! " , allo sbalzo del marchese che , saltato giù dal letto , cominciava frettolosamente a rivestirsi . Aperse l ' uscio , chiamando più forte finché non sentì rispondere ; poi , vincendo la paura che l ' atto del marchese le ispirava , tentò di impedirgli che finisse di vestirsi . " Antonio ! Marchese ! " , pregava afferrandolo per le braccia , incurante delle rudi scosse con cui egli la respingeva . Ritto , con le labbra serrate , e gli occhi aggrottati , il marchese respingeva più vigorosamente i tentativi di Maria e di Titta accorsi mezzi vestiti in aiuto della padrona . " Delira ... È la febbre ... " , ella spiegava . Maria era stata rovesciata su la sponda del letto dal vigoroso movimento d ' un braccio del marchese , e Titta , stordito da un manrovescio , non osava più di accostarglisi . " Antonio ! Antonio ! ... Per carità ! " , supplicava la marchesa . Egli la guardava intento ad abbottonarsi il panciotto , e non mostrava di riconoscerla . E appena ebbe finito di infilarsi la giacchetta , scostò la marchesa davanti a sé con gesto violento , e uscì di camera , facendo sbattere al muro Titta che cercava di trattenerlo . " Oh Dio ! Che fare ? Dove va ? ... Chiamate gente ! Titta , chiamate gente ! " Nella gran confusione , non sapevano dove rintracciarlo ; Titta , col lume in mano , la marchesa dietro e Maria che invocava : " O Bella Madre Santissima ! " , e non sapeva dir altro . " Chiamate gente , Titta ! " , insisteva la marchesa . Visto aperto l ' uscio dell ' anticamera , Titta si affacciò sul pianerottolo della scala ... " Ha preso il fucile ! Ah , Madonna ! " , egli esclamò . " Va fuori ! " E tutti e tre furono su la via , gridando , correndogli dietro , quasi senza sapere quel che facessero . Egli scendeva affrettatamente per la strada sotto il Castello , sordo agli appelli della marchesa e di Titta , col fucile a bandoliera . " Vado io solo ... Voscenza torni a casa ... Ecco gente ! " Tre contadini erano accorsi alle grida . " La febbre ... Il delirio ! ... Raggiungetelo ! ... Fermatelo ! " Alla Cappelletta , la marchesa si abbandonava , singhiozzante e sfinita dalla corsa , tra le braccia di Maria ; non avevano potuto raggiungerlo . Per alcuni istanti la marchesa poté udire la voce di Titta che gridava : " Signor marchese ! Eccellenza ! " , e il rumore dei passi dei contadini che correvano assieme con lui ; poi , nell ' oscurità , udì soltanto lo stridere delle ruote di carretto che saliva lentamente per lo stradone ; e l ' abbaio di un cane . XXXIII . La mattina , tutta Ràbbato già sapeva la notizia dell ' improvvisa pazzia del marchese . " Ma come ? Ma come ? " Lo zio don Tindaro era accorso tardi ; nessuno aveva pensato di farlo avvertire ; e per strada parecchi lo avevano fermato , chiedendo particolari - se ne dicevano tante ! - meravigliandosi che il cavaliere dichiarasse di non saper niente e di accorrere appunto per persuadersi - gli pareva impossibile ! Uno così equilibrato come il marchese suo nepote ! - se si trattasse di delirio febbrile o di vera pazzia . All ' ultimo , nel piano di Sant ' Isidoro , gli era andato incontro il notaio Mazza : " È vero ? Che disgrazia ! " . " Ne so meno di voi . Io abito , per dir così , all ' altro polo . Voglio prima vedere coi miei occhi . " " Ha tentato di ammazzare la marchesa ... " " Ah ! Questa poi !..." " Scambiandola per la Solmo ... Fuoco che è covato sotto cenere . " " Eh , via ! Il canonico Cipolla ne ha detta una più stupida : " La colpa è di don Aquilante che gli ha sconvolto il cervello con lo spiritismo , facendogli evocare Rocco Criscione ! " " " Può anche darsi , cavaliere ! Può anche darsi ! Infatti pare che il marchese si accusi di averlo ammazzato lui ... " " Nel delirio , giacché io credo che sia un caso di febbre maligna , si dicono tante stramberie ! " " Dio volesse , caro cavaliere ! ... Ma i contadini che lo hanno raggiunto , con Titta il cocchiere , nella carraia di Margitello ... " " Nella carraia di Margitello ? " " Già ! È scappato di casa , col fucile ... Ma dunque non sapete proprio nulla ! E laggiù , tra la siepe di fichi d ' India ha sparato , nel punto preciso dove fu ammazzato Rocco Criscione , gridando : " Cane traditore ! ... Avevi giurato ! Cane traditore ! " . Miracolo che ora non abbia colpito Titta ! Hanno dovuto imbavagliarlo , togliendosi le giacche di dosso - non avevano altro - per impedirgli di farsi male . Lo spiritismo ? Può darsi benissimo ! ... E vedrete che don Aquilante finirà pazzo anche lui ! " " Mi par di sognare ! " " Povera marchesa ! Nemmeno un anno di felicità ! " Avevano dovuto picchiare più volte prima che venissero ad aprire il portoncino , chiuso perché la folla dei curiosi non invadesse la casa . " Ma come ? Ma come ? " , ripeteva don Tindaro , nel salotto dove la marchesa era svenuta per la terza volta quando egli vi entrava assieme col notaio . Fra tante persone , nessuno gli dava retta . La signora Mugnos e Cristina , aiutate dal cavalier Pergola , portavano in camera la marchesa che sembrava un cadavere , con le braccia penzoloni , gli occhi chiusi , bianca bianca in viso . " Ma come ? Ma come ? ... Dottore ! " " È di là , nello studio " , rispose il dottor Meccio . " Pazzia furiosa ! Vi ricordate , notaio , in Casino , quella volta ? Eh ? Eh ? Che ne dite ora ? " E seguì le donne in camera per soccorrere la svenuta . Dal corridoio , don Tindaro e il notaio udivano gli urli del marchese , quantunque l ' uscio dello studio fosse chiuso ; il cavalier Pergola li aveva raggiunti . " Ci sarebbe voluta la camicia di forza ! ... Ma in questo porco paese dove trovarla ? ... Abbiamo dovuto legarlo su una seggiola a bracciuoli ... mani e piedi ! Chi poteva mai supporre ... ! " Lo zio don Tindaro non osava d ' inoltrarsi , inorridito dalla vista dell ' infelice marchese che si dibatteva urlando scomposte parole , con la bava alla bocca , i capelli in disordine , agitando qua e là la testa , stralunando gli occhi , quasi irriconoscibile ! Solide corde lo tenevano fermo su la seggiola , e Titta e mastro Vito Noccia , il calzolaio , reggevano dai lati la seggiola che scricchiolava , asciugando di tratto in tratto la bava che dalla bocca colava sul mento e sul petto del demente . " Ma come ? ... Ma come ? " " All ' improvviso ! " , spiegava il cavalier Pergola . " Da più giorni si lagnava di una trafittura al cervello , di un chiodo , diceva , conficcato nella fronte ... Il male ha lavorato , lavorato sottomano ... Ormai è certo ... " , riprese a un gesto interrogativo del suocero . " Lo ha ammazzato lui , per gelosia !..." " Inesplicabile ! " , esclamò il notaio Mazza . " Anzi , ora tutto diventa chiaro " , riprese il cavalier Pergola . E stettero un pezzo muti , a guardare il marchese che non cessava un minuto di agitare la testa , di stravolgere gli occhi , urlando con una specie di ritmo : " Ah ! Ah ! ... Oh ! Oh ! " , mandando bava dalla bocca , intramezzando agli urli parole che rivelavano le rapide allucinazioni della mente sconvolta : " Eccolo ! Eccolo ! ... Mandatelo via ! ... Ah ! Ah ! Oh ! Oh ! ... Zitto ! Siete confessore ! ... Voi non potete parlare ! Siete morto ! ... Non potete parlare ... Nessuno deve parlare ! Ah ! Ah ! Oh ! Oh ! " . " Sempre così ! " , disse Titta stralunato . " Sempre così ! " , confermò mastro Vito . " E una settimana fa , passando davanti a la mia bottega qui vicino si era fermato su la soglia . " Bravo ! Di buon ' ora al lavoro , mastro Vito . " " Se non si lavora non si mangia , eccellenza ! " Ah Signore ! Che miseria siamo ! " E mentre , non ostante la terribile rivelazione che faceva compiangere il povero Neli Casaccio condannato a torto e morto in carcere , la gente da due giorni s ' impietosiva in vario modo della pazzia del marchese , soltanto Zòsima rimaneva inesorabile , inflessibile , sorda a ogni ragione . " No , mamma , non posso perdonare ! ... È stata un ' infamia , una grande infamia ! ... Non capisci , dunque ? L ' ha amata fino a diventare assassino per essa ! ... Te lo dicevo ! Io non sono mai stata niente , oh niente ! per lui . " " Ma che si dirà di te ? " " Che m ' importa di quel che si dirà ? Voglio andar via ! Non voglio restare un altro solo giorno in questa sua casa ... Mi fa orrore ! " " Anche questa è pazzia ! Sei la moglie . Ora egli è un infelice , un malato ... " " Ha tanti parenti , ci pensino loro ! Qui c ' è la maledizione ! Mi sento morire ! Mi vuoi morta dunque ? " " Oh , Zòsima ! ... Gesù Cristo ci comanda di perdonare ai nostri nemici . " " Sta ' zitta tu ! ... Non puoi intendere tu ! " , aveva risposto sdegnosamente alla sorella . " Se non mi volete in casa vostra ... " " Figlia mia , che dici mai ? " " Fino a diventare assassino ... per quella ! " Non sapeva darsene pace . Il suo cuore traboccava di odio , quanto aveva traboccato di amore fino a pochi giorni addietro . Il sangue le si era cangiato in fiele . Ah ! ora ella doveva , con più ragione , invidiare colei che poteva insuperbirsi apprendendo di essere stata amata tanto ! Si sentiva umiliata , ferita mortalmente nella più delicata parte di se stessa , in quel legittimo orgoglio di donna che si era formata un culto della sua prima ed unica passione , e aveva sofferto in silenzio , nascostamente , senza illusioni e senza speranze , tanti anni ! Perché non aveva dato ascolto all ' ammonimento delle sue esitanze ? Perché si era lasciata indurre dalla baronessa e dalla madre ? Non sarebbe stata , com ' era stata , marchesa di Roccaverdina di nome soltanto ! Nulla , nulla poteva più compensarla , consolarla ! E doveva fingere , per l ' occhio della gente ? Sentirsi compassionare ? Oh , chi sa quante in quel momento ridevano di lei ! Tutte coloro che avrebbero voluto essere al posto di lei ; parecchie , lo sapeva ! No , no ! Ormai era finita ! Se il marchese fosse guarito , non guarirebbe egualmente l ' atroce piaga che le si era aperta nel cuore ! Giorni fa , poteva confortarsi , lasciarsi lusingare dalle buone parole , dalle apparenze ; ora , impossibile ! Doveva stimarsi un ' estranea in quella casa che neppure la sua presenza di moglie legittima aveva potuto ribenedire ... Mamma Grazia , povera vecchia , s ' era ingannata ! E , ferma nella risoluzione di andar via , rispondeva : " Questa sera , tardi , quando nessuno potrà accorgersene , con le sole vesti che ho indosso ! ... È inutile , mamma , non potrai persuadermi ! " . " Se tu lo vedessi , ne avresti pietà ! " " Dio è giusto ! È la mano di Dio che lo punisce ! " " Castigherà anche te che non avrai fatto il tuo dovere ... Non ti riconosco , Zòsima ! Tu , così buona ! " " Mi ha resa cattiva lui ; mi ha pervertita lui ! Mi ha fatto diventare una creatura senza cuore ! Peggio per lui ! " La signora Mugnos , addoloratissima di quest ' altra pazzia ( tornava a qualificare per tale l ' ostinazione della figlia ) , aveva voluto parlarne allo zio don Tindaro e al cavalier Pergola . Il vecchio rispose crudamente : " Lo ringrazia così del bene che le ha fatto ? " . Il cavalier Pergola alzò le spalle , borbottò una bestemmia e domandò : " La casa , in mano di chi l ' abbandona la casa ? " . " N ' esce come vi è entrata ! " , replicò fieramente la signora , che in quel punto sentì ribollirsi in petto tutto l ' orgoglio delle nobili famiglie Mugnos e De Marco - ella era una De Marco da ragazza - delle quali portava il nome . Ciò non ostante , tornò ad insistere presso la figlia : " Rifletti bene ! Hai tante responsabilità ! " . " Ho riflettuto abbastanza ! " , rispose Zòsima . " Consigliati col tuo confessore ! " " In questo momento non posso ascoltar altro che il mio cuore . Non voglio essere un ' ipocrita ; sarebbe un ' indegnità ... Oh , mamma ! " E vestita di scuro , quasi da vedova , sotto lo scialle nero che le copriva la fronte , a sera avanzata ella scendeva assieme con la mamma sorretta al braccio della sorella , la vecchia scala dell ' atrio , e usciva nel vicolo buio sotto il palazzo Roccaverdina . Aveva voluto evitare di attraversare il corridoio e di passare davanti a l ' uscio dello studio dove il marchese urlava giorno e notte da quattro giorni - assistito da Titta e da mastro Vito che si davano lo scambio - agitandosi su la sedia a bracciuoli , senza che mai il nome di Zòsima gli fosse venuto alle labbra . Lo zio don Tindaro e il cavalier Pergola entravano , a intervalli , dal demente che non li riconosceva , e ne uscivano atterriti . Ora , invece del dottor Meccio , accorso il primo giorno più per maligna soddisfazione che per zelo , lo visitava il dottor La Greca , medico di famiglia , soprannominato il Dottorino perché piccolo e smilzo di persona . Alle corde egli aveva fatto sostituire larghe fasce , fino a che non fossero arrivati la camicia di forza e l ' apparecchio per le docce mandati a comprare a Catania . Con lui si poteva ragionare . Invece quel clericalaccio di San Spiridione aveva fatto andare su le furie il cavalier Pergola , ripetendogli più volte : " Caro cavaliere , qui si vede la mano di Dio ! " . " E la zia Mariangela dunque , che riammattiva a ogni gravidanza ? E bestemmiava e imprecava , mentre quando ritornava in senno era la più buona e onesta donna ? E gli altri pazzi ? La mano di Dio ! Esquilibri di nervi , sconvolgimento di cervello prodotto dal pensiero fisso , fisso sempre su la stessa idea . " Il dottor La Greca andava di accordo con lui . E se quel fanatico di don Aquilante aveva davvero iniziato il marchese nelle pratiche spiritiche , ce n ' era d ' avanzo per spiegarsi perfettamente quel che avevano sotto gli occhi . Gli ospedali di Parigi , di Londra , di Nuova York - egli affermava - rigurgitavano di spiritisti ammattiti , uomini e donne . Per ciò il cavaliere aveva fatto capire all ' avvocato di non farsi più vedere in casa Roccaverdina . " Insomma , dottore , non si può far nulla ? Dobbiamo stare a guardare ? " Lo zio don Tindaro avrebbe voluto ordinazioni di rimedi , tentativi almeno . Gli urli del marchese lo straziavano ; e si desolava alla risposta del dottore : " È assai se riusciamo a farlo mangiare ! " . Dovevano imboccarlo , indurlo a inghiottire con minacce , ingozzarlo talvolta come una bestia . Opponeva resistenza , serrava i denti , agitava furiosamente la testa - " Oh ! Oh ! Ah ! Ah ! " - e il ritmo di questi urli si udiva fin dalla spianata del Castello , ora che il dottore aveva fatto trasportare il marchese in una stanza più larga e più ariosa , dove si era potuto rizzare comodamente l ' apparecchio per la doccia , arrivato il giorno avanti . Steso sul letto , con la camicia di forza , il demente sembrava avesse intervalli di calma , allorché con gli occhi sbarrati , fissi in qualcuna delle sue continue allucinazioni , borbottava accozzaglie di suoni che avrebbero voluto essere parole ; ma era calma illusoria . La forza dell ' allucinazione lo domava , travagliandolo internamente , ed egli usciva da quello stato scoppiando in urli più violenti , più forti , in esclamazioni di terrore : " Eccolo ! Eccolo ! ... Mandatelo via ! Ah ! Ah ! Oh ! Oh ! il Crocifisso ! ... Rimettetelo al suo posto , giù , nel mezzanino ! Oh ! Oh ! Ah ! Ah ! " . E i nomi di Rocco Criscione , di Neli Casaccio , di compare Santi Dimauro , facevano capire il tristo cumulo di impressioni che gli aveva sconvolto il cervello , dove la pazzia già si mutava in ebetismo , senza speranza di guarigione . Lo zio don Tindaro , per la sua età , non resisteva alla tortura del miserando spettacolo ; e il cavalier Pergola , rimasto in casa Roccaverdina , dopo quindici giorni non ne poteva più , anche perché doveva badare ai proprii affari , e per quelli del cugino non sapeva come regolarsi . La imperdonabile risoluzione della marchesa lo faceva uscire in escandescenze : " E si dicono cristiane ! E si confessano e ingoiano particole ! E ... ! E ... ! E ... ! " . La sfilata degli improperi non finiva più se qualcuno , venuto ad informarsi dello stato del marchese , tentava di scusare la povera signora che avea dovuto mettersi a letto appena giunta a casa , con febbre che durava ancora e faceva temere per la sua vita . " Qui , qui era il suo posto ! ... E quel che ho detto a voi glielo direi in faccia ! ... Voglio che lo sappia ! " Poteva durare più a lungo , così ? " Non durerà molto " , gli aveva risposto una sera il dottore . " L ' ebetismo si aggrava con terribile rapidità . " Ed egli e il dottore che stava per accomiatarsi , erano rimasti stupiti e quasi non credevano ai loro occhi , vedendo apparire su l ' uscio del salotto Agrippina Solmo , che Maria non era riuscita a far restare in anticamera . " Dov ' è ? ... Lasciatemelo vedere ! " Maria teneva ancora afferrata per la falda della mantellina quella sconosciuta , parsale pazza quando le aveva aperto la porta d ' entrata . " Dov ' è ? ... Me lo lascino vedere ... Per carità , cavaliere ! " E gli si era buttata ai piedi , ginocchioni . XXXIV . Il dottore si era lusingato che la vista di quella donna avesse potuto produrre qualche crisi nello stato del demente ; ma aveva dovuto disingannarsi . Il marchese , fissatala con quegli sguardi smarriti dove la pupilla sembrava già coperta da un leggero strato di polvere , era stato zitto alcuni istanti , concentrato , quasi frugasse in fondo alla memoria per trovarvi un lontano ricordo ; poi , indifferente , aveva ripreso il triste ritmo dei suoi gridi : " Ah ! Ah ! Oh ! Oh ! " , agitando la testa , lasciando colare dagli angoli della bocca la bava che Agrippina Solmo , pallida come una morta , coi neri capelli in disordine , buttata per terra la mantellina , si era messa ad asciugargli , senza una parola , senza una lagrima , con un pietoso stupore negli occhi che non si staccavano dal viso sfigurato del suo benefattore ; non lo chiamava altrimenti . Aveva pregato di restare là l ' intera nottata . E lo aveva vegliato ripulendogli le labbra , in piedi davanti al letto , non sentendo stanchezza , con un groppo di pianto che la soffocava e in certi momenti le annebbiava la vista , ma non giungeva a prorompere ; con le mani dolorosamente incrociate , e il petto ansante di angoscia a quel continuo agitare della testa con cui il marchese accompagnava gli " Ah ! Ah ! Oh ! Oh ! " quando le allucinazioni gli concedevano qualche ora di tregua . " Andate a riposarvi ; noi abbiamo dormito a bastanza " , le disse Titta rientrando nella camera verso l ' alba . " Ah , comare Pina ! Chi lo avrebbe mai sospettato ! " , esclamò mastro Vito , ancora un po ' imbarazzato dal sonno . " No ! Lasciatemi stare qui !...", ella rispondeva senza neppure voltarsi . " E a voi , chi è venuto a dirvelo fino a Modica ? " , domandò Titta . " Un signore di Spaccaforno ... Gliel ' aveva scritto un amico di qui . Die ' la notizia a mio marito ... E sono accorsa , con la morte nel cuore ... Due giorni di viaggio , con un garzone . Mi pareva di non arrivar mai ! " " Andate a riposarvi ... C ' è un letto nell ' altra stanza ... " " Lasciatemi stare qui , mastro Vito . " " Comare " , egli disse , esitante , " ora è inutile fingere ... Voi già lo sapevate ... di Rocco !..." " Ve lo giuro , mastro Vito ! Niente ! ... Neppure un sospetto ! ... Avevo anzi voluto andarmene da Ràbbato , per levarmegli di mezzo . Il marchese non voleva più vedermi , mi trattava male ... Che colpa ne avevo io ? Era stato lui ... Io avrei voluto morire qui , da serva , per gratitudine ... E sua zia pretendeva che avessi fatto ammazzare io Rocco Criscione ... per tornare col marchese e farmi sposare ! ... Il Signore non gliene chieda conto là dove si trova ! La colpa è dei suoi parenti , della baronessa soprattutto ... Ora non sarebbe in questo stato ! ... Che strazio , mastro Vito ! " " Potete vantarvelo ! ... Vi ha voluto bene ! " " È vero ! È vero ! " , ella rispose , scotendo tristamente la testa , asciugando la bava dell ' infelice che aveva ammazzato per gelosia di lei e che ora non la riconosceva più e smaniava : " Ah ! Ah ! Oh ! Oh ! " , tenuto stretto e immobile dalla camicia di forza . Vergine Santa , che pietà ! Il cavalier don Tindaro , la mattina , apprendendo dal genero l ' arrivo della Solmo , gli aveva detto : " Hai fatto male a farla entrare " . " Per dispetto della marchesa ! ... E poi , dove trovare in questo momento una persona più fidata ? Lo ha vegliato , sola , tutta la nottata . " " La marchesa può mandare a scacciarla . È lei la padrona . " " Ha perduto ogni suo diritto , abbandonando casa e marito . Io ammiro immensamente questa povera donna che ha fatto due giorni di strada , a cavallo , quasi senza fermarsi , soltanto per vederlo . Ieri sera , quando si è presentata e si è buttata ginocchioni , supplicante , io ... che non sono di cuore tenero ... io e il dottore ... eravamo commossi come due ragazzi . Non abbiamo saputo dirle : " Tornatevene donde siete venuta " . Sarebbe stata una gran crudeltà . " " Ma ora ... " " Ora , la lasceremo qui , fino a che non vengano a scacciarla via , se ne avranno il coraggio . È stata l ' amante ? E voi avete tali scrupoli ? " " Non li chiamare scrupoli ... Il marchese di Roccaverdina non deve morire con quella donna al capezzale ... Sarebbe uno scandalo ! " " Deve morire come un cane , alle mani di gente prezzolata , di Titta e di mastro Vito ! ... Questo , ah ! non vi sembra uno scandalo ! E poi dite che io sono uno scomunicato ! ... Ma c ' è da rinnegare cento Cristi vedendo simili cose !..." Tre giorni dopo , l ' ebetismo aveva fatto passi da gigante . Il marchese , liberato dalla camicia di forza , restava seduto su la seggiola a bracciuoli , cupo , silenzioso , con le mani sui ginocchi . Agrippina Solmo lo vestiva , gli lavava la faccia , lo pettinava , gli dava da mangiare , con cura materna . Certe volte , al suono della voce che lo chiamava : " Marchese ! Marchese ! " , che lo sgridava con dolcezza quando si ostinava a rifiutare il cibo , egli rivolgeva lentamente la testa verso di lei , la guardava sottocchi , con aria sospettosa , quasi quella voce ridestasse dentro di lui riminiscenze di lontane sensazioni , che però dileguavano rapidissime e lo facevano ricadere nella cupa immobilità per ore ed ore . E nella giornata gli si sedeva vicino ; e mentre l ' animalità di quel corpo sembrava di sentire qualche godimento pel tepore dell ' occhiata di sole che lo investiva presso al balcone , ella gli parlava piano , per sfogo , quantunque sapesse di non essere capita : " Perché ha fatto così , voscenza ? Perché non mi disse mai una parola ? ... Ah , se mi avesse detto : " Agrippina , bada ! " . Mezza parola sarebbe bastata ! Non era voscenza il padrone ? Che bisogno c ' era di ammazzare ? ... È stato il destino ! Chi credeva di far male ? Ah , Signore ! Ah Signore !..." . Ella si rallegrava di vederlo tranquillo , di non più udirlo gridare né smaniare . Le sembrava che questo fosse miglioramento . E rimaneva dolorosamente maravigliata che il dottore ogni volta venisse , guardasse , scotesse la testa e andasse via alzando le spalle , senza risponderle nemmeno quando gli domandava : " Va meglio , è vero ? Ora è docile come un agnellino " . Si sentiva però stringere il cuore vedendogli voltare e rivoltare lentamente le mani e osservarle a lungo e tastare le punte delle dita a una a una quasi volesse contarle , incurante della bava che riprendeva a colargli . Gliela asciugava col fazzoletto e ne seguiva ogni movimento della testa e degli occhi per scoprirvi qualche lampo di coscienza allorché gli ripeteva : " Sono io ! Agrippina Solmo ! Non mi riconosce , voscenza ? Sono venuta a posta ; non mi muoverò più di qui !..." . Poi , udendogli mugolare qualche parola , gli s ' inginocchiava davanti , prendendolo per le mani che brancicavano i calzoni , e tentava di farsi fissare da quegli occhi che parevano inerti . " Sono io ; Agrippina Solmo ! ... Faccia uno sforzo , voscenza ! Si ricordi , si ricordi ! ... Mi guardi in viso ! " Lo sollevava pel mento su cui la barba era già cresciuta ispida , pungente ; gli scansava dalla fronte i capelli cascatigli giù nel tenere sempre abbassata la testa come appesantita per la malattia del cervello ; e all ' ultimo , rizzatasi con scatto disperato , nascondeva la faccia tra le mani convulse , balbettando : " Che castigo , Signore ! Che castigo ! " . E intendeva di dire pure per sé , quasi gran parte della colpa fosse stata sua , se il marchese aveva ammazzato Rocco Criscione . Titta , di tratto in tratto , veniva a tenerle compagnia . " Voi non l ' avete visto nei primi giorni . Non si chetava un momento ! Sono stato tre giorni e tre notti senza chiudere occhio ! ... Faceva terrore . " " E la marchesa ? Con che cuore ha potuto abbandonarlo ? " " Ringraziate Iddio ! ... Se ci fosse stata lei , non sareste qui ... " La osservava . Era tuttavia bella , meglio della marchesa , con quel viso affilato , bianco come il latte e quegli occhi neri e quei folti capelli nerissimi , alta e snella . E parlando di lei con mastro Vito , Titta dichiarava che , secondo lui , la prima pazzia il marchese l ' aveva commessa dandola per moglie a Rocco che non se la meritava . " Non sapete il patto ? Non doveva toccarla neppure con un dito ... Per questo il marchese lo ha ammazzato . " " Aveva messo l ' esca accanto al fuoco ... Che avreste fatto voi ? " " Capriccio di gran signore ! ... A voi e a me non sarebbe passato per la testa quel patto . E n ' è andato di mezzo un innocente ! La marchesa non sa che la Solmo è qui . Verrebbe a cavarle gli occhi . Maria mi ha raccontato di averle sentito dire alla madre : " Non lo posso perdonare ! È diventato assassino per quella donna ! " . Ed ha voluto andarsene . " " Il marito è sempre marito ! In quello stato poi ! " " Dicono che ha rinunziato alla dote per mano di notaio ... Il marchese le aveva assegnato Poggiogrande . " " Per mano di notaio ? " " Ci credete voi ? Io vorrei sapere intanto chi comanderà qui e provvederà ai fatti miei . " Lo zio don Tindaro e il cavalier Pergola venivano tre , quattro volte nella giornata , in compagnia del dottor La Greca . " Ah dottore ! Non vuole mangiare più ! Serra i denti , si volta di là ; come fare ? " " Ci siamo ! " Il dottore non die ' altra risposta ; e Agrippina Solmo , che ne comprese il significato , si buttò su una seggiola , con le mani nei capelli , singhiozzando : " Figlio , figlio mio ! " . La desolata tenerezza di queste parole non commosse il vecchio zio del marchese , che le si avvicinò e la prese per un braccio , riguardosamente ma severo : " Dovete capirlo " , le disse , " non potete restare più qui . Mastro Vito , pensateci voi ... Poveretta ! " . Ella gli sfuggì per baciare e ribaciare quelle mani quasi inerti che avevano ammazzato per gelosia di lei ; e pareva volesse lasciarvi tutta l ' anima sua grata e orgogliosa di essere stata amata fino a quel punto dal marchese di Roccaverdina . " Figlio ! figlio mio ! " E si lasciò trascinar via da mastro Vito , senza opporre resistenza , umile , rassegnata com ' era stata sempre , convinta anche lei che non poteva restare più là , perché il suo destino aveva voluto così .
CENERE ( DELEDDA GRAZIA , 1904 )
Narrativa ,
PARTE PRIMA I . Cadeva la notte di San Giovanni . Olì [ 1 ] uscì dalla cantoniera biancheggiante sull ' orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada , e s ' avviò pei campi . Era una ragazza quindicenne , alta e bella , con due grandi occhi felini , glauchi e un po ' obliqui , e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore , spaccato nel mezzo , pareva composto da due ciliegie . Dalla cuffietta rossa , legata sotto il mento sporgente , uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie : questa acconciatura ed il costume pittoresco , dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve , davano alla fanciulla una grazia orientale . Fra le dita cerchiate di anellini di metallo , Olì recava striscie di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare [ 2 ] i fiori di San Giovanni , cioè i cespugli di verbasco , di timo e d ' asfodelo da cogliere l ' indomani all ' alba per farne medicinali ed amuleti . D ' altronde Olì pensava che anche non segnando i cespugli che voleva cogliere , nessuno glieli avrebbe toccati : i campi intorno alla cantoniera dove ella viveva col padre ed i fratellini , erano completamente deserti . Solo in lontananza una casa campestre in rovina emergeva da un campo di grano , come uno scoglio in un lago verde . Nella campagna intorno moriva la selvaggia primavera sarda : si sfogliavano i fiori dell ' asfodelo e i grappoli d ' oro della ginestra ; le rose impallidivano nelle macchie , l ' erba ingialliva , un caldo odore di fieno profumava l ' aria grave . La via lattea e l ' ultimo splendore dell ' orizzonte , fasciato da una striscia verdastra e rosea che pareva il mare lontano , rendevano la notte chiara come un crepuscolo . Vicino al fiume , la cui acqua scarsissima rifletteva le stelle e il cielo violaceo , Olì trovò due dei suoi fratellini che cercavano grilli . « A casa ! Subito ! » , ella disse con la sua bella voce ancora infantile . « No ! » , rispose uno dei bimbi . « Allora voi non vedrete spalancarsi il cielo , stanotte ! I bimbi buoni , nella notte di San Giovanni vedono aprirsi il cielo e poi vedono il paradiso e il Signore e gli angeli e lo Spirito Santo ... Ma voi vedrete un cornino se non andate a casa subito . » « Andiamo » , disse pensieroso uno dei bimbi . L ' altro protestò ancora un po ' , ma finì col lasciarsi condurre via dal fratello . Olì andò oltre : oltre l ' alveo del fiume , oltre il sentiero , oltre le macchie di olivastro : qua e là si curvava e legava con un nastro le cime di qualche cespuglio , poi si rizzava e scrutava la notte con lo sguardo acuto dei suoi occhi felini . Il cuore le balzava forte , d ' ansia , di timore e di gioia . La notte fragrante invitava all ' amore e Olì amava , Olì aveva quindici anni e con la scusa di segnare i fiori di San Giovanni andava ad un convegno amoroso . Sei mesi prima , una sera d ' inverno , un giovane contadino , mezzadro d ' un ricco proprietario nuorese a cui appartenevano i campi intorno alla casa in rovina , era entrato nella cantoniera per chiedere un po ' di fuoco . Era un giovane alto , con lunghi capelli neri lucidi d ' olio : i suoi occhi nerissimi non si lasciavano quasi guardare , tanto erano luminosi , e soltanto Olì poteva fissarli con i suoi , che non si abbassavano davanti a nessuno . Il cantoniere , uomo ancora giovane ma già grigio , stanco di fatiche , di affanni e di miseria , accolse benevolmente il contadino , gli diede una pietra focaia , lo interrogò sul suo padrone e lo invitò a tornare sempre che voleva . Da quella sera il contadino frequentò assiduamente la cantoniera : nelle sere piovose raccontava storielle ai bambini raccolti intorno al focolare fumoso , e ad Olì insegnò i posti ove meglio crescevano i funghi e le erbe mangereccie . Un giorno egli trasse la fanciulla fin verso un avanzo di nuraghe , sopra un ' altura , fra macchie coperte di bacche rosse , e le disse che fra i blocchi della tomba gigantesca stava nascosto un tesoro . « Eppoi so di tanti altri accusorgios [ 3 ] » , egli disse con voce grave , mentre Olì coglieva finocchi selvatici ; « io finirò bene col trovarne uno , ed allora ... » « E allora ? » , chiese Olì , un po ' beffarda , sollevando gli occhi che al riflesso del paesaggio parevano verdi . « Allora me ne andrò lontano ; e se tu vorrai venir con me ti porterò via , in Continente . Io conosco bene il Continente , perché è da poco tempo che ho finito il servizio militare . Sono stato a Roma e poi in Calabria ed in altri posti ancora . Là tutto è bello ... Se tu verrai ... » Olì rise , piano piano , lusingata e felice , sebbene un po ' ironica . Dietro il nuraghe due dei suoi fratellini , nascosti in una macchia , fischiavano richiamando un passero : per l ' immensità del paesaggio non s ' udiva voce umana , non passava nessuno . Il servo prese Olì per la vita , la sollevò , chiuse gli occhi e la baciò ; e da quel giorno i due giovani s ' amarono selvaggiamente , diffondendo il segreto della loro passione alle macchie più silenziose , ai cespugli della riva , ai neri nascondigli dei nuraghes solitarî . Oppressa dalla solitudine e dalla miseria Olì amava il giovine per ciò che egli rappresentava , per le cose e le terre maravigliose che egli aveva vedute , per la città dalla quale veniva , per il ricco padrone che serviva , per i fantastici disegni che egli tracciava nell ' avvenire ; ed egli amava Olì perché era bella ed ardente : entrambi incoscienti , primitivi , impulsivi ed egoisti , si amavano per esuberanza di vita e per bisogno di godimento . Anche la madre di Olì , a quanto narrava la figliuola , era stata una donna fantastica e ardente . « Ella era di famiglia benestante » , raccontava Olì , « ed aveva parenti nobili che volevano maritarla con un vecchio possidente . Mio nonno , il padre di mia madre , era un poeta : in una notte improvvisava tre o quattro canzoni , e tanto erano belle che , appena un cantastorie le ripeteva per la strada , tutto il popolo le apprendeva e le ripeteva con entusiasmo . Ah , sì , mio nonno era un gran poeta ! Alcune sue poesie le so anch ' io , insegnatemi da mia madre . Aspetta , senti questa . » Ella recitava qualche strofa in dialetto logudorese , poi riprendeva : « Il fratello di mia madre , zio Merziòro Desogos , dipingeva nelle chiese e scolpiva i pulpiti : però si uccise perché aveva da scontare una condanna . Sì , i parenti di mia madre erano nobili ed istruiti : tuttavia ella non volle sposare il vecchio proprietario . Vide invece mio padre , che allora era bello come una bandiera , se ne innamorò e fuggi con lui . Ella soleva dire , mi ricordo : " Mio padre mi ha diseredata , ma non importa ; gli altri si tengano le loro ricchezze , io mi tengo il mio Micheli e basta ! " » . Un giorno il cantoniere si recò a Nuoro per comprare del frumento , e ritornò più triste e disfatto del solito . « Olì , bada a te , Olì ! » , disse alla figlia minacciandola con la mano . « Guai se quel servo rimette ancor piede qui ! Egli ci ha ingannati persino sul suo nome . Disse di chiamarsi Quirico ed invece si chiama Anania . È oriundo di Orgosolo , razza di pastori , parente di banditi e di galeotti . Bada a te , donnicciuola : egli ha moglie ! » Olì pianse e le sue lagrime caddero , assieme col frumento , entro l ' arca di legno nero ; ma appena l ' arca fu chiusa e zio Micheli tornò al lavoro , la fanciulla andò in cerca del servo . « Tu ti chiami Anania ! Tu hai moglie ! » , gli disse , e gli occhi le fiammeggiavano di rabbia . Anania finiva di seminare il grano sul prato smosso : due merli cantavano dondolandosi su una fronda d ' olivastro ; grandi nuvole bianche rendevano più intenso l ' azzurro del cielo . Tutto era dolcezza , silenzio , oblìo . « Ecco » , disse il giovane , che teneva ancora la bisaccia sulla spalla , « io ho una moglie vecchia . Ah , me la diedero per forza ... come i parenti volevano dare a tua madre il vecchio possidente ... perché io sono povero ed ella ha molti soldi . Ma che cosa importa ? Ella è vecchia e morrà presto ; noi siamo giovani , Olì , ed io voglio bene soltanto a te . Se tu mi abbandoni io muoio . » Olì s ' intenerì e credette . « E che faremo ora ? » , domandò . « Mio padre mi bastonerà se continueremo ad amarci . » « Abbi pazienza , agnellino mio . Mia moglie morrà presto ; ma anche non morisse io troverò il tesoro e ce ne andremo in Continente » . Olì protestò , pianse , non sperò molto nel tesoro , ma continuò ad amoreggiare col servo . La seminagione era terminata , ma Anania andava spesso in campagna per osservare se il grano spuntava , e per estirpare le male erbe dal seminato : nelle ore di riposo , invece di coricarsi , egli diroccava il nuraghe , con la scusa di costruire un muro con le pietre divelte dal monumento , ma in realtà per cercare il tesoro . « Se non qui altrove , ma lo troverò ! » , diceva ad Olì . « Ebbene , a Maras un servo come me trovò un fascio di verghe d ' oro . Egli non si avvide che erano d ' oro e le consegnò ad un fabbro . Stupido ! Ma io mi accorgerò bene ... Nei nuraghes » , raccontava poi , « abitavano i giganti che usavano le masserizie d ' oro . Persino i chiodi delle loro scarpe erano d ' oro . Oh , si trovano sempre dei tesori , cercandoli bene ! A Roma , quando io ero soldato , vidi un luogo dove si conservano ancora le monete d ' oro e gli oggetti nascosti dagli antichi giganti . Anche ora , del resto , nelle altre parti del mondo , vivono ancora i giganti , e sono così ricchi che usano gli aratri e le falci d 'argento.» Egli parlava sul serio , con gli occhi splendenti di sogni aurei ; se però gli avessero chiesto che avrebbe fatto dei tesori che sperava ritrovare , forse non avrebbe saputo dirlo . Per allora progettava soltanto la fuga con Olì : all ' avvenire non pensava che in modo fantastico . Verso Pasqua la fanciulla ebbe occasione di recarsi a Nuoro , e domandate notizie della moglie di Anania seppe che costei era una donna anziana , ma niente affatto benestante . « Ebbene » , egli disse , appena Olì gli rinfacciò la sua menzogna , « sì , ella adesso è povera , ma quando la sposai era ricca . Dopo le nozze io andai al servizio militare , mi ammalai , spesi molto ; anche mia moglie si ammalò . Oh , tu non sai cosa vuol dire una lunga malattia ! Poi prestammo dei denari e non ce li restituirono . Poi credo un ' altra cosa ; che mia moglie tenga i denari nascosti . Ecco , ti giuro che è così . » Egli parlava seriamente , ed Olì credeva . Credeva perché aveva bisogno di credere e perché Anania l ' aveva abituata a ritener vere le cose più inverosimili , suggestionato egli stesso dalle sue fantasie . Così , verso i primi di giugno , zappando in un orto del padrone , egli trovò un grosso anello di metallo rossiccio e lo credette d ' oro . « Qui ci deve essere certamente un tesoro » , pensò , e subito andò a raccontare le sue nuove speranze ad Olì . La primavera regnava nella campagna selvaggia ; il fiume azzurrognolo rifletteva i fiori del sambuco , i narcisi esalavano voluttuose fragranze ; nelle notti rischiarate dalla luna o dalla via lattea , tiepide e silenti , pareva che nell ' aria ondeggiasse un filtro inebbriante . Olì vagava qua e là , con gli occhi velati di passione ; nei lunghi crepuscoli luminosi e nei meriggi abbaglianti , quando le montagne lontane si confondevano col cielo , ella seguiva con uno sguardo triste i fratellini seminudi , neri come idoletti di bronzo , e mentre essi animavano il paesaggio con le loro grida di uccelli selvatici , ella pensava al giorno in cui avrebbe dovuto abbandonarli per partire con Anania . Ella aveva veduto l ' anello ritrovato dal giovine , e sperava e aspettava , col sangue arso dai veleni della primavera . « Olì ! » , chiamò la voce di Anania , dietro una macchia . Olì tremò , avanzò cauta , cadde fra le braccia del giovine . Sedettero sull ' erba ancora tiepida , accanto ad un fascio di puleggi e d ' alloro selvatico che esalava un forte profumo . « Quasi quasi non venivo » , disse il giovine . « La padrona deve sgravarsi stanotte , e mia moglie , che sta ad assisterla , voleva che io restassi in casa . " No " , le dissi , " stanotte devo cogliere il puleggio e l ' alloro ; non sai che è San Giovanni ? " E son venuto . Ecco . » Si frugava in seno , mentre Olì toccava l ' alloro chiedendo a che serviva . « Non lo sai , dunque ? L ' alloro colto stanotte serve per medicina e per tante altre cose : se , per esempio , tu spargi le foglie di quest ' alloro qua e là sui muri intorno ad una vigna o ad un ovile , gli animali rapaci non potranno penetrarvi , né rosicchiar l ' uva , né rapire gli agnelli . » « Ma tu non sei pastore . » « Io però guarderò la vigna del padrone : poi queste foglie le metterò anche intorno all ' aia , perché le formiche non rubino il grano . Verrai tu , quando io batterò il grano ? Ci sarà molta gente ; faremo festa e alla notte canteremo . » « Oh , mio padre non vorrà ! » , ella disse sospirando . « Ma è curioso quell ' uomo ! Si vede che non conosce mia moglie : ella è decrepita come le pietre » , disse Anania , sempre frugandosi in seno . « Ma dove l ' ho messa ? » « Che cosa ? Tua moglie ? » , chiese maliziosamente Olì . « Ebbene , una croce ! Ho trovato anche una croce d 'argento.» « Anche una croce d ' argento ? Dove era l ' anello ? E tu non me lo dicevi ? » « Ah , eccola . Sì , è d ' argento vero . » Egli trasse di sotto l ' ascella un involtino : Olì lo svolse , palpò la crocetta e domandò ansiosa : « Ma è dunque vero ? Il tesoro c ' è ? » . E pareva così felice che Anania , sebbene avesse trovato la crocetta in campagna , credette bene di lasciarla nella sua illusione . « Si , là , nell ' orto . Chissà quanti oggetti preziosi ci saranno ! Ma bisognerà che io frughi di notte . » « Ma il tesoro è del padrone . » « No , è di chi lo trova ! » , rispose Anania ; e quasi per avvalorare questo suo principio egli cinse Olì con un braccio e cominciò a baciarla . « Se io troverò il tesoro tu verrai ? » , le chiese tremando . « Verrai , dimmi , fiore ? Bisogna che io lo trovi subito perché non posso più vivere lontano da te . Ah , vedi , quando vedo mia moglie sento voglia di morire , mentre vorrei vivere mille anni con te . Fiore mio ! » Olì ascoltava e tremava . Intorno era profondo silenzio ; le stelle brillavano sempre più perlate , come occhi sorridenti d ' amore , e sempre più dolci erravano nell ' aria i profumi delle erbe aromatiche . « Mia moglie morrà presto , Olì , cuoricino mio ! Sì , che fanno i vecchi sulla terra ? Chissà ? Fra un anno , forse , noi saremo sposi . » « San Giovanni lo voglia ! » , sospirò Olì . « Ma non bisogna desiderare la morte di nessuno . Ed ora lasciami andare . » « Rimani ancora un po ' » , egli supplicò con voce infantile , « perché vuoi andartene così presto ? Che farò io senza di te ? » Ma ella si alzò tutta vibrante . « Forse ci rivedremo domani mattina , perché coglierò le erbe prima che sorga il sole : ti farò un amuleto contro le tentazioni ... » Ma egli non aveva paura delle tentazioni : s ' inginocchiò , cinse Olì con ambe le braccia e si mise a gemere . « No , non andartene , non andartene , fiore ; rimani ancora un poco , Olì , agnellino mio ; tu sei la mia vita ; ecco , io bacio la terra dove tu posi i piedi , ma rimani ancora un poco ; altrimenti io muoio . » Egli gemeva e tremava , e la sua voce commoveva Olì fino alle lagrime . Ella rimase . Solo in autunno zio Micheli si accorse che sua figlia aveva peccato . Una collera feroce invase allora l ' uomo stanco e sofferente che aveva conosciuto tutti i dolori della vita , fuorché il disonore . A questo si ribellò . Prese Olì per un braccio e la cacciò via di casa . Ella pianse , ma zio Micheli fu inesorabile . Egli l ' aveva avvertita mille volte ; e forse avrebbe perdonato se ella avesse peccato con un uomo libero ; ma così no , non poteva perdonare . Per qualche giorno Olì visse nella casa in rovina intorno alla quale Anania aveva seminato il grano ; i fratellini le portavano qualche tozzo di pane , ma zio Micheli se ne accorse e li bastonò . Allora Olì , per non morire di fame e di freddo , giacché l ' autunno copriva di grandi nubi livide il cielo , e il vento umido soffiava attraverso le macchie arrossate dal gelo , s ' avviò verso Nuoro per chiedere aiuto all ' amante . Fosse caso od avvertenza , a metà strada incontrò Anania che la confortò , la coprì col suo gabbano e la condusse a Fonni , paese di montagna , al di là di Mamojada . « Non aver paura » , disse il giovine , « ora ti conduco da una mia parente , presso la quale starai benissimo ; sta tranquilla , ché io non ti abbandonerò mai . » La condusse in casa di una vedova che aveva un figliolino di quattro anni . Nel vedere questo bambino , nero , lacero , tutto orecchie ed occhi , Olì pensò ai fratellini e pianse . Ah , chi si sarebbe più curato dei poveri orfanelli ? Chi avrebbe dato loro da mangiare e da bere ; chi preparerebbe il pane nella cantoniera , chi laverebbe più i panni nel fiume azzurro ? E che avverrebbe mai di zio Micheli , il povero vedovo febbricitante ed infelice ? Basta , Olì pianse un giorno ed una notte ; poi si guardò attorno con occhi foschi . Anania era partito ; la vedova fonnese , pallida e scarna , con un viso di spettro , circondato da una benda giallastra , filava seduta davanti ad un fuocherello di fuscelli : tutto intorno era miseria , stracci , fuliggine . Dal tetto di scheggie annerite dal fumo pendevano , tremolanti , grandi tele di ragno ; pochi arnesi di legno formavano le masserizie della misera casa . Il bimbo dalle grandi orecchie , vestito già in costume , con un berrettone di pelle lanosa , non parlava né rideva mai : soltanto si divertiva ad arrostire castagne fra la cenere ardente . « Abbi pazienza , figlia » , disse la vedova alla fanciulla , senza sollevare gli occhi dal fuso . « Sono cose del mondo . Oh , ne vedrai delle peggiori , se vivrai . Siamo nati per soffrire : anch ' io da ragazza ho riso , poi ho pianto ; ora tutto è finito . » Olì si senti gelare il cuore . Oh , che tristezza , che tristezza immensa ! Fuori cadeva la notte , faceva freddo , il vento rombava con un fragore di mare agitato . Al chiarore giallognolo del fuoco la vedova filava e ricordava ; ed anche Olì , accoccolata per terra , ricordava la notte calda e voluttuosa di San Giovanni , il profumo dell ' alloro , la luce delle stelle sorridenti . Le castagne del piccolo Zuanne scoppiavano fra la cenere che si spargeva sul focolare . Il vento batteva furiosamente alla porta come un mostro scorrazzante nella notte cupa . « Anch ' io » , disse la vedova , dopo un lungo silenzio , « anch ' io ero di buona famiglia . Il padre di questo moscherino si chiamava Zuanne ; perché , vedi , sorella cara , ai figli bisogna sempre mettere il nome del padre affinché gli somiglino . Ah , sì , era molto abile mio marito . Alto come un pioppo , vedi là , il suo gabbano è ancora appeso al muro . » Olì si volse e sulla parete color terra vide infatti un lungo gabbano d ' orbace nero , fra le cui pieghe i ragni avevano tessuto i loro veli polverosi . « Non lo toccherò mai » , riprese la vedova , « anche se dovrò morire di freddo . I miei figli lo indosseranno quando saranno abili come il padre loro . » « Ma cosa era il padre ? » , chiese Olì . « Ebbene » , disse la vedova , senza cambiar tono di voce , ma col viso spettrale lievemente animato , « egli era un bandito . Dieci anni stette bandito , sì , dieci anni . Egli dovette darsi alla campagna pochi mesi dopo le nostre nozze : io andavo a trovarlo sui monti del Gennargentu , egli cacciava mufloni , aquile , avoltoi , ed ogni volta ch ' io andavo a trovarlo , egli faceva arrostire una coscia di muflone . Dormivamo all ' aperto , sotto il vento , sulle cime dei monti ; ma ci coprivamo con quel gabbano là e le mani di mio marito ardevano sempre , anche quando nevicava . Spesso si stava in compagnia ... » « Con chi ? » , domandò Olì , che ascoltando la vedova dimenticava le sue pene . Anche il bimbo ascoltava , con le grandi orecchie intente : sembrava una lepre quando sente il grido della volpe lontana . « Ebbene , con altri banditi . Erano tutti uomini abili , svelti , pronti a tutto e specialmente alla morte . Tu credi che i banditi siano gente cattiva ? Tu ti inganni , sorella cara : essi sono uomini che hanno bisogno di spiegare la loro abilità ; null ' altro . Mio marito soleva dire : " Anticamente gli uomini andavano alla guerra : ora non si fanno più guerre , ma gli uomini hanno ancora bisogno di combattere , e commettono le grassazioni , le rapine , le bardanas [ 4 ] non per fare del male , ma per spiegare in qualche modo la loro forza e la loro abilità !".» « Bella abilità , zia Grathia ! E perché non si battono la testa al muro , se non hanno altro da fare ? » « Tu non capisci , figlia » , disse la vedova , triste e fiera . « È il destino che vuole così . Ora ti racconterò perché mio marito si fece bandito . » Ella disse si fece con una certa fierezza , non priva di vanità . « Sì , raccontate » , rispose Olì , con un lieve brivido per le spalle . L ' ombra addensavasi , il vento urlava sempre più forte , con un continuo rombo di tuono : pareva di essere in una foresta sconvolta dall ' uragano , e le parole e la figura cadaverica della vedova , in quell ' ambiente nero , illuminato solo a sprazzi dalla fiamma lividognola del misero fuoco , davano ad Olì una infantile voluttà di terrore , e pareva di assistere ad una di quelle paurose fiabe che Anania aveva narrato ai suoi fratellini : ed ella , ella stessa , con la sua miseria infinita faceva parte della triste storiella . La vedova raccontò : « Eravamo sposi da pochi mesi ; eravamo benestanti , sorella cara : avevamo frumento , patate , castagne , uva secca , terre , case , cavallo e cane . Mio marito era proprietario ; spesso non aveva che fare e s ' annoiava . Allora diceva : " Voglio diventar negoziante ; così ozioso non posso vivere , perché sono sano , forte , abile , e mentre sto in ozio mi vengono le cattive idee " . Però non avevamo capitali abbastanza perché egli potesse fare il negoziante . Allora un suo amico gli disse : " Zuanne Atonzu , vuoi prender parte ad una bardana ? Si andrà in gran numero , guidati da banditi abilissimi , e si assalterà , in un paese lontano , la casa di un cavaliere che ha tre casse piene d ' argenteria e di monete . Un uomo di quel paese è venuto apposta nel Capo di Sopra [ 5 ] per raccontare la cosa ai banditi , invitandoli a fare una bardana ; egli stesso ci indicherà la via . Ci son foreste da attraversare , montagne da salire , fiumi da guadare . Vieni " . Mio marito mi svela l ' invito del suo amico . " Ebbene " , dico io , " che bisogno hai tu dell ' argenteria di quel cavaliere ? " " No " , risponde mio marito , " io sputo sulla forchetta che può spettarmi dopo il bottino , ma ci son foreste e montagne da attraversare , cose nuove da vedere , ed io mi divertirò . Sono poi curioso di vedere come i banditi se la caveranno . Non accadrà niente di male , via ; tanti altri giovani verranno , come me , per dar prova di abilità e per passare il tempo . Ebbene , non è peggio se vado alla bettola e mi ubriaco ? " Io piansi , scongiurai » , continuò la vedova , sempre torcendo il filo con le dita scarne , e seguendo con gli occhi cupi il movimento del fuso , « ma egli partì . Disse di recarsi a Cagliari per affari ... Egli partì , » ripeté la donna , con un sospiro , « ed io rimasi sola : ero incinta . Dopo seppi come andarono i fatti . La compagnia era composta di circa sessanta uomini : viaggiavano a piccoli gruppi , ma di tanto in tanto si riunivano in certi punti stabiliti , per deliberare sul da farsi . Serviva da guida l ' uomo del paese verso cui erano diretti . Capitano della bardana era il bandito Corteddu , un uomo dagli occhi di fuoco e col petto coperto di pelo rosso ; un gigante Golia , forte come il lampo . Nei primi giorni del viaggio piovette , si scatenarono uragani , i torrenti strariparono , il fulmine colpì uno della compagnia . Di notte procedevano al fulgore dei lampi . Allora , arrivati in una foresta vicina al Monte dei Sette Fratelli , il capitano riunì i capi della bardana e disse : " Fratelli miei , i segni del cielo non sono per noi propizi . L ' impresa riuscirà male ; inoltre sento l ' odore del tradimento ; credo che la guida sia una spia . Facciamo una cosa : sciogliamo la compagnia ; vuol dire che l ' impresa si farà un ' altra volta " . Molti approvarono la proposta , ma Pilatu Barras , il bandito d ' Orani , che aveva il naso d ' argento perché il vero glielo aveva portato via una palla , sorse e disse : " Fratelli in Dio " , egli usava sempre dire così , " fratelli in Dio , io respingo la proposta . No . Se piove non vuol dire che il cielo non ci protegga : anzi un po ' di disagio fa bene , abitua i giovani a vincere la mollezza . Se la guida ci tradisce la ammazzeremo . Avanti , puledri ! " . Corteddu scosse la testa di leone , mentre un altro bandito mormorava con disprezzo : " Si vede che colui non può fiutare ! " . Allora Pilatu Barras gridò : " Fratelli in Dio , sono i cani che fiutano , non i cristiani ! Il mio naso è d ' argento e il vostro è di osso di morto . Ebbene , ecco che cosa io vi dico : se noi sciogliamo ora la compagnia sarà un brutto esempio di viltà ; pensate che fra noi ci sono dei giovani alle prime armi ; essi non chiedono che di spiegare la loro abilità come si spiega una bandiera nuova ; se ora invece voi li mandate via , date loro esempio di vigliaccheria , ed essi ritorneranno fra la cenere dei loro focolari , resteranno oziosi e non saranno più buoni a niente . Avanti , puledri ! " . Allora altri capi diedero ragione a Pilatu Barras e la compagnia andò avanti . Corteddu aveva ragione , la guida li tradiva . Entro la casa del ricco cavaliere stavano nascosti i soldati : si combatté e molti banditi rimasero feriti , altri vennero riconosciuti , uno fu ucciso . Perché non lo riconoscessero , i compagni lo denudarono , gli tagliarono la testa , la portarono via con le vesti e la seppellirono nella foresta . Mio marito fu riconosciuto e perciò dovette farsi bandito ... Io abortii » . Mentre parlava la donna aveva cessato di filare e aveva steso le mani al fuoco . Olì rabbrividiva di freddo , di terrore e di piacere : come il racconto della vedova era orribile e bello ! Ah ! Ed essa , Olì , aveva sempre creduto che i banditi fossero gente malvagia ! No , erano poveri disgraziati , spinti al male dalla fatalità , come era stata spinta lei . « Ora ceniamo » , disse la donna , scuotendosi . Si alzò , accese una primitiva candela di ferro nero , e preparò la cena : patate e sempre patate : da due giorni Olì non mangiava altro che patate e qualche castagna . « Anania è vostro parente ? » , chiese la fanciulla dopo un lungo silenzio , mentre cenavano . « Sì , mio marito era parente di Anania , ma in ultimo grado , poiché anche lui non era fonnese natìo . I suoi avi erano di Orgosolo . Però Anania non rassomiglia punto al beato [ 6 ] » , rispose la donna scuotendo il capo con disprezzo . « Ah , sorella cara , mio marito si sarebbe appiccato ad una quercia prima di commettere l ' azione vile di Anania . » Olì si mise a piangere ; fece chinare la testa del piccolo Zuanne sulle sue ginocchia , gli strinse una manina sporca e dura , e pensò ai suoi fratellini abbandonati . « Essi saranno come gli uccellini nudi entro il nido , quando la madre , ferita dal cacciatore , non torna da loro . Chi darà loro da mangiare ? Chi farà loro da madre ? Pensate che l ' ultimo , il più piccolo , non si sa ancora vestire né spogliare . » « Dormirà vestito , allora ! » , rispose la vedova per confortarla . « Perché piangi , idiota ? Dovevi pensarci prima : ora è inutile . Abbi pazienza . Iddio Signore non abbandona gli uccelli del nido . » « Che vento ! Che vento ! » , si lamentò poi Olì . « Credete voi ai morti ? » « Io ? » , disse la vedova , spegnendo la candela e riprendendo il fuso . « Io non credo né ai morti né ai vivi ... » Zuanne sollevò il capo , disse piano piano : « Io cì ! » e nascose ancora il viso in grembo ad Olì . La vedova riprese i suoi racconti : « Io poi ebbi un altro figlio , che ora ha otto anni ed è già servetto in un ovile . Poi ebbi questo . Ah , siamo ben poveri adesso , sorella cara ; mio marito non era un ladrone , no ; viveva del suo e perciò dovemmo vendere tutto , tranne questa casa » . « Come morì ? » , domandò la fanciulla , accarezzando la testa del bimbo che pareva addormentato . « Come morì ? In un ' impresa . Egli non stette mai in carcere » , osservò con fierezza la vedova , « sebbene la giustizia lo ricercasse , come il cacciatore ricerca il cinghiale . Egli però sfuggiva abilmente ad ogni agguato , e mentre la giustizia lo cercava sui monti , egli passava la notte qui , sì , proprio qui , davanti a questo focolare , dove stai seduta tu ... » Il bimbo sollevò la testa , con le grandi orecchie improvvisamente accese , poi la riabbassò sul grembo di Olì . « Sì , proprio lì . Una volta , due anni or sono , seppe che una pattuglia doveva percorrere la montagna ricercandolo . Allora mi mandò a dire : " Mentre i dragoni mi ricercheranno , io prenderò parte ad una impresa ; al ritorno passerò la notte in casa ; mogliettina mia , aspettami " . Io aspettai , aspettai , tre , quattro notti : filai un rotolo di lana nera . » « Dove era andato ? » « Non te lo dissi ? Ad una impresa , ad una bardana , ecco ! » esclamò la vedova con una certa impazienza : poi riabbassò la voce : « Io aspettai quattro notti , ma ero triste : ogni passo che udivo mi faceva battere il cuore ; e le notti passavano , il mio cuore si stringeva , si faceva piccolo come il seme d ' una mandorla . Alla quarta notte udii battere alla porta e aprii . " Donna , non aspettare più " , mi disse un uomo mascherato . E mi diede il gabbano di mio marito . Ah ! » . La vedova diede un sospiro che parve un grido , poi tacque ; e Olì la fissò a lungo , ma ad un tratto il suo sguardo seguì lo sguardo atterrito di Zuanne . Le manine del bimbo , dure e brune come zampe d ' uccello , si agitavano e additavano la parete . « Che hai ? Che cosa vedi ? » « Un motto ... » , egli sussurrò . « Ma che morto !...», ella disse ridendo , improvvisamente allegra . Ma quando fu a letto , sola , in una specie di soffitta grigia e fredda , sul cui tetto il vento urlava ancora più tonante , smuovendo e sbattendo le assi , ella ripensò ai racconti della vedova , all ' uomo mascherato che le aveva detto : « donna , non aspettare più ! » , al lungo gabbano nero , al bimbo che vedeva i morti , agli uccellini nudi del nido abbandonato , ai suoi poveri fratellini , ai tesori di Anania , alla notte di San Giovanni , a sua madre morta ; ed ebbe paura e si sentì triste , così triste che , sebbene si ritenesse dannata all ' inferno , desiderò di morire . II . Il figlio di Olì nacque a Fonni , al cominciare della primavera . Per consiglio della vedova del bandito , che lo tenne a battesimo , fu chiamato Anania : egli passò a Fonni la sua infanzia , e ricordò sempre con nostalgia quel bizzarro paese adagiato sulla cima d ' un monte come un avoltoio in riposo . Durante il lungo inverno tutto era neve e nebbia ; ma in primavera l ' erba invadeva anche i ripidi viottoli del paese , selciati di grosse pietre , dove gli scarafaggi si addormentavano beatamente al sole , e le formiche uscivano dalle loro buche , e vi rientravano e vi si aggiravano attorno indisturbate . Le casupole di pietra bruna , coi tetti di scandule [ 7 ] sovrapposte a guisa di squame di pesce , aprivano sui viottoli le porticine nere , i balconi di legno corroso , le scalette talvolta inghirlandate di vite ; il pittoresco campanile della Basilica dei Martiri , emergente dal verde delle quercie del vecchio cortile del convento , dominava il quadretto del paese , disegnato sul cielo di cristallo azzurrino . Un orizzonte favoloso circonda il villaggio : le alte montagne del Gennargentu , dalle vette luminose quasi profilate d ' argento , dominano le grandi valli della Barbagia , che salgono , immense conchiglie grigie e verdi , fino alle creste ove Fonni , con le sue case di scheggia e i suoi viottoli di pietra , sfida i venti e i fulmini . D ' inverno il paese era quasi deserto , perché i numerosi pastori nomadi che lo popolavano ( uomini forti come il vento e astuti come volpi ) scendevano con le greggie nelle tiepide pianure meridionali ; ma durante il bel tempo un bizzarro viavai di cavalli , di cani , di pastori vecchi e giovani , animava le straducole . Anche Zuanne , il figlio della vedova , a undici anni era già pastore . Durante la giornata conduceva al pascolo attraverso i selvaggi dintorni del paese un certo numero di capre appartenenti a diverse famiglie fonnesi ; all ' alba egli passava fischiando lungo le vie , e le capre , che ne conoscevano il fischio , uscivano dalle case e lo seguivano mansuete . Verso sera egli le riconduceva fino all ' entrata del villaggio ; di là le intelligenti bestie s ' avviavano da sole alle case dei loro padroni . Il piccolo Anania seguiva quasi sempre il suo amico e fratello Zuanne dalle grandi orecchie : entrambi costantemente scalzi , con ghette e giubboncino di orbace , lunghi e sudici calzoni di grossa tela , berretto di pelo di montone . Anania aveva sempre gli occhi malaticci , e in conseguenza cisposi ; dal suo nasino rosso colava continuamente un umore salato che egli non esitava a leccarsi , od a spandere con la manina sporca , di qua e di là dal naso , formandosi in tal modo due baffi di crosta d ' una materia indefinibile . Mentre le capre pascolavano nei dintorni montuosi del paese , fra i cespugli aromatici e le roccie verdi di caprifoglio , i due bambini girovagavano , scendevano verso la strada per lanciare sassolini a chi passava , penetravano nelle piantagioni di patate , dove lavoravano le donne solerti , cercavano all ' ombra umida dei noci giganteschi qualche frutto sbattuto dal vento . Zuanne era alto e svelto , Anania più forte e più ardito . Entrambi bugiardi di una forza unica e agitati da fantasie barbare , Zuanne parlava sempre di suo padre , lodandolo e proponendosi di seguirne l ' esempio e di vendicarne la memoria , e Anania voleva diventar soldato . « Io t ' arresterò » , diceva tranquillamente ; e Zuanne rispondeva con ardore : « Ed io t ' ammazzerò » . Quindi giocavano spesso ai banditi , armati di fucili di canna . Avevano certo uno sfondo adatto , ed Anania non riusciva mai a scovare il bandito , sebbene Zuanne , dalla macchia dove si celava , imitasse la voce del cuculo . Un cuculo vero rispondeva in lontananza , e spesso i due bambini , smessi i feroci propositi , s ' avviavano in cerca del melanconico uccello ; ricerca non meno infruttuosa di quella del bandito . Quando sembrava loro di esser vicini al covo misterioso , il grido triste singhiozzava più lontano , più lontano ancora . Allora i due fratellini di sventura , affondati fra l ' erba e sdraiati sul musco delle roccie , si contentavano di interrogare il cuculo . Zuanne era modesto ; chiedeva soltanto : Cuccu bellu agreste , [ 8 ] Narami itte ora est ; e l ' uccello rispondeva con sette gridi , mentre invece potevano esser le dieci . Ciò nonostante Anania slanciava le sue coraggiose domande : Cuccu bellu ' e mare [ 9 ] Cantos annos bi cheret a m ' isposare ? «Cu-cu-cu-cu...» « Quattro anni , diavolo ! Ti sposi presto !...» canzonava Zuanne . « Sta zitto , ché non ha sentito bene . » Cuccu bellu ' e lizu [ 10 ] Cantos annos bi cheret a fagher fizu ? Qualche volta il cuculo dava un numero ragionevole ; e i due bimbi , nel silenzio immenso del luogo , interrotto solo dalla voce del melanconico oracolo , continuavano le domande non sempre allegre : Cuccu bellu ' e sorre , [ 11 ] Cantos annos bi cheret a mi morrer ? Una volta Anania si avviò solo per la montagna , e salì e salì per la strada bianca , attraverso le macchie e i blocchi di granito , su per le chine coperte dai fiorellini violetti del serpillo , finché gli parve d ' esser giunto ad una cima altissima . Il sole era scomparso , ma dietro le montagne turchine dell ' orizzonte pareva che grandi fuochi ardessero mandando in alto , sul cielo tutto rosso , una luce ardentissima . Anania ebbe paura di quel cielo ardente , dell ' altezza ove era giunto , del silenzio terribile che lo circondava . Pensò al padre di Zuanne , e si guardò attorno con terrore : ah , benché si proponesse la carriera delle armi aveva paura dei banditi , - mentre Zuanne desiderava vivamente di vederli , - ed il lungo gabbano nero sulla parete fuligginosa gli faceva spavento . Ridiscese quasi rotolando dalla cima dove aveva veduto il cielo tutto rosso e le montagne turchine , e a Zuanne , che lo chiamava urlando , raccontò dove era stato e che li aveva veduti . Il figlio della vedova , dapprima irritatissimo , si commosse e guardò Anania con rispetto ; poi entrambi rientrarono in paese pensierosi e taciturni , seguiti dalle capre i cui campanacci risonavano tristemente nel silenzio del crepuscolo . Quando non seguiva Zuanne , il piccolo Anania passava la giornata nel grande cortile della chiesa dei Martiri , coi figli del fabbricante di ceri , il cui laboratorio era in uno stambugio addossato alla chiesa . Grandi alberi ombreggiavano il cortile melanconico , circondato di tettoie in rovina : una scalinata di pietra conduceva alla chiesa , sulla cui facciata semplicissima stava dipinta una croce . Su questa scalinata Anania ed i figli del fabbricante di ceri passavano ore ed ore , al sole appena tiepido , giocando con qualche pietruzza , o fabbricando piccoli ceri di creta . Alle finestre dell ' antico convento s ' affacciava qualche carabiniere annoiato : nell ' interno delle celle si scorgevano stivali e giubbe militari , e si udiva una voce cantare in falsetto , con accento napoletano : A te questo rosario ... Qualche fraticello , - degli ultimi rimasti nell ' umido e decadente luogo , - lacero , sporco , coi sandali rotti , passava nel cortile , pregando in dialetto : spesso il carabiniere dalla finestra , il frate dalla scalinata , s ' intrattenevano in puerili discorsi coi bimbi del cortile ; qualche volta il carabiniere si rivolgeva direttamente ad Anania chiedendogli notizie di sua madre : « E cosa fa tua madre ? » . «Fila.» « E altro ? » « Va alla fonte . » « Dille che venga qui , ché ho da parlarle . » « Sissignore » , rispondeva il piccolo innocente . E riferiva la cosa ad Olì , ed Olì gli somministrava in risposta qualche paio di schiaffi e gli proibiva di tornare nel cortile ( eppure una volta egli la vide discorrere con un carabiniere ) ma egli naturalmente non obbediva , perché non sapeva vivere se non con Zuanne o coi figli del fabbricante di ceri . Tranne la domenica e i giorni della gran festa dei Martiri , in primavera , una solitudine triste regnava nel grande cortile soleggiato , sotto le tettoie in rovina , piene d ' odor di cera , sotto l ' enorme noce che ad Anania sembrava più alto del Gennargentu , e nell ' interno della Basilica , le cui pitture e gli stucchi pareva si consumassero per l ' abbandono e l ' oblio in cui erano lasciati ; eppure egli ricordò sempre con dolcezza nostalgica quel luogo deserto , dove in primavera l ' avena cresceva fra le pietre , ed in autunno le foglie rugginose del noce cadevano come ali d ' uccelli morti , Zuanne , che si struggeva per il desiderio di giocare nel cortile , e s ' annoiava quando Anania non lo seguiva , era geloso dei figli del ceraiuolo e faceva di tutto perché l ' amico non li frequentasse . « Vieni domani con me » , diceva ad Anania , mentre arrostivano le castagne sulle brage del focolare . « T ' insegnerò dove si trova un nido di lepri . Ce ne sono tante , vedi , così piccole che sembrano le dita di una mano : e sono nude , con le orecchie lunghe . Eh , come sono lunghe quelle orecchie , diavolo ! » , concludeva , fingendo meraviglia . Anania andava in cerca delle lepri e naturalmente non le trovava . L ' altro giurava che prima c ' erano , che dovevano essere scappate , e peggio per Anania che non era andato prima . « Tu vai con quelli » , diceva con disprezzo . « Peggio per te : ora le lepri fattele di cera ! Vedi , se venivi ieri con me ! » « E perché non le hai prese tu ? » « Volevo prenderle con te , ecco ; ora vediamo se troviamo il nido della cornacchia . » Il piccolo pastore faceva di tutto per trattenere Anania , ma il bimbo cominciava ad aver freddo lassù , ai piedi del monte già coperto di nebbia , e tornava in paese . Di sua madre , in quel tempo , egli serbò pochi ricordi perché la vedeva di rado ; ella stava sempre fuori ; lavorava a giornata per le case o pei campi , nelle coltivazioni di patate , e ritornava verso sera , lacera , livida dal freddo , affamata . Da lungo tempo il padre di Anania non era più tornato a Fonni , anzi il bambino non si ricordava di averlo mai veduto . Chi faceva un po ' da madre al piccolo bastardo era la vedova del bandito : essa lo aveva cullato , lo aveva addormentato tante volte con la nenia melanconica di strane canzoni ; tante volte gli aveva pulito la testa , tante volte tagliato le unghie dei piedini e delle manine terrose , e gli aveva soffiato violentemente il naso . Ogni sera , filando accanto al fuoco , ella narrava le gesta eroiche del bandito ; i bambini ascoltavano avidamente , ma Olì non si commoveva più , anzi spesso rintuzzava la vedova , o abbandonava il focolare e andava a coricarsi nel suo giaciglio . Anania dormiva con lei , ai piedi del letto : spesso trovava sua madre già addormentata , ma fredda , gelida , e cercava di riscaldarle i piedi coi suoi piedini caldi . Talvolta la sentiva singhiozzare , nel silenzio della notte , ma non osava chiederle che avesse , perché aveva soggezione di lei : però si confidò con Zuanne , che a sua volta gli spiegò certe cose . « Devi sapere che tu sei un bastardo , cioè tuo padre non è marito di tua madre . Ce ne sono molti così , sai . » « E perché non l ' ha sposata ? » « Perché ha un ' altra moglie : la sposerà quando questa muore . » « E quando muore , questa ? » « Quando Dio vuole . Devi sapere che tuo padre prima veniva a trovarci , io lo conosco , sai . » « Com ' è ? » chiedeva Anania , corrugando le ciglia , con un impeto di odio istintivo verso quel padre sconosciuto che non veniva a trovarlo , e certo che sua madre piangeva per il suo abbandono . « Ecco » , diceva Zuanne , interrogando i suoi ricordi , « è bello , alto , sai , con gli occhi come lucciole . Ha un cappotto da soldato . » « Dove si trova ? » « A Nuoro . Nuoro è una città grande , che si vede dal Gennargentu . Io conosco il Monsignore di Nuoro perché mi ha cresimato . » « Ci sei stato tu , a Nuoro ? » « Sì , io ci sono stato » , mentiva Zuanne . « Non è vero , tu non ci sei stato . Io mi ricordo che tu non ci sei stato . » « Io ci sono stato prima che tu nascessi ; ecco , se vuoi saperlo ! » Anania , dopo questi discorsi , seguiva volentieri Zuanne anche quando aveva freddo , e continuamente gli domandava notizie di suo padre , di Nuoro , della strada che bisognava percorrere per arrivare alla città . E quasi ogni notte sognava questa strada , e vedeva una città con tante chiese , con palazzi , circondata da montagne ancora più alte del Gennargentu . Una sera , agli ultimi di novembre , Olì , dopo essere stata a Nuoro per la festa delle Grazie , litigò con la vedova ; già da qualche tempo ella si bisticciava con tutte le persone che incontrava , e percuoteva i bambini . Anania la sentì piangere tutta la notte , e sebbene il giorno prima ella lo avesse bastonato , provò una grande pietà per lei : avrebbe voluto dirle : « Tacete , mamma mia : Zuanne dice che se fosse come me , quando sarebbe grande andrebbe a Nuoro per cercare il padre e imporgli di venirvi a trovare : io ci voglio andare ora , invece : lasciatemi andare , mamma mia ... » . Ma non osava fiatare . Era notte ancora quando Olì si alzò : scese in cucina , risalì , ritornò a scendere , rientrò con un fagotto . « Alzati » , disse al ragazzetto . Poi lo aiutò a vestirsi e gli mise intorno al collo una catenella dalla quale pendeva un sacchettino [ 12 ] di broccato verde , fortemente cucito . « Cosa c ' è dentro ? » chiese il bimbo , palpando il sacchettino . « Una ricetta che ti porterà fortuna ; me la diede un vecchio frate che incontrai in viaggio ... Tieni sempre il sacchettino sul seno nudo ; non perderlo mai . » « Come era il vecchio frate ? » , chiese Anania , pensieroso . « Aveva una lunga barba ? Un bastone ? » « Sì , una lunga barba , un bastone ... » « Che fosse lui ? » « Chi lui ? » « Gesù Cristo Signore ... » «Forse...», disse Olì . « Ebbene , promettimi che non perderai né darai mai a nessuno il sacchettino . Giuramelo . » « Ve lo giuro , sulla mia coscienza ! » , rispose Anania gravemente . « È forte la catenella ? » « È forte . » Olì prese il fagotto , strinse nella sua la manina del fanciullo e lo condusse in cucina dove gli diede una scodellina di caffè e un pezzo di pane . Poi gli gettò sulle spalle un sacchetto logoro e lo trascinò fuori . Albeggiava . Faceva un freddo intensissimo ; la nebbia riempiva la valle , copriva l ' immensa chiostra dei monti : solo qualche alta cresta nevosa emergeva argentea simile al profilo d ' una nuvola bianca , ed il monte Spada appariva or sì or no come un enorme blocco di bronzo tra il velo mobile della nebbia . Anania e la madre attraversarono le viuzze deserte , passarono davanti al grande panorama occidentale sommerso nella nebbia , cominciarono a scendere lo stradale grigio e umido che si sprofondava giù giù , in una lontananza piena di mistero . Anania si sentì battere il cuoricino : quella strada grigia , vigilata dalle ultime case di Fonni i cui tetti di scheggie parevano grandi ali nerastre spennacchiate , quella strada che scendeva continuamente verso un abisso ignoto colmo di nebbia , era la strada per Nuoro . Madre e figlio camminavano frettolosi : spesso il bambino doveva correre , ma non si stancava . Era abituato a camminare , ed a misura che scendeva si sentiva più agile , caldo , vispo come un uccello . Più volte chiese : « Dove andiamo , mamma mia ? » . « A cogliere castagne » , diss ' ella una volta , e poi : « in campagna : lo vedrai » . Anania scendeva , correva , inciampava , rotolava : ogni tanto si palpava il petto in cerca del sacchettino . La nebbia diradavasi ; in alto il cielo appariva d ' un azzurro umido solcato come da grandi pennellate di biacca : le montagne si delineavano livide nella nebbia . Un raggio giallo di sole illuminava finalmente la chiesetta di Gonare sulla cima del monte piramidale , che sorgeva su uno sfondo di nuvole color piombo . « Andiamo là ? » , domandò Anania , additando un bosco di castagni , umidi di nebbia e carichi di frutti spinosi spaccati . Un uccellino strideva nel silenzio dell ' ora e del luogo . « Più avanti » , disse Olì . Anania riprese le sue corse sfrenate : mai s ' era spinto tanto avanti nelle sue escursioni , ed ora questo continuo scendere a valle , la natura diversa , l ' erba che copriva le chine , i muri verdi di musco , le macchie di nocciuoli , i cespugli coperti di bacche rosse , gli uccellini che pigolavano , tutto gli riusciva nuovo e piacevole . La nebbia svaniva , il sole trionfante schiariva le montagne ; le nuvole sopra monte Gonare avevano preso un bel colore giallo - roseo , sul cui sfondo la chiesetta appariva chiara e sembrava vicina a chi la guardava . « Ma dov ' è questo diavolo di luogo ? » , chiese Anania , volgendosi a sua madre con le manine aperte , e fingendosi sdegnato . « Subito . Sei stanco ? » « Non sono stanco ! » , egli gridò , rimettendosi a correre . Arrivò però il momento in cui egli cominciò a sentire un piccolo dolore alle ginocchia : allora rallentò la corsa , si pose a fianco di Olì e cominciò a chiacchierare ; ma la donna , col suo fagotto sul capo , il viso livido e gli occhi cerchiati , gli badava appena e rispondeva distratta . « Torneremo stanotte ? » , egli chiedeva . « Perché non me lo avete lasciato dire a Zuanne ? È lontano il bosco ? È a Mamojada ? » « Sì , a Mamojada . » « Ah , a Mamojada ? Quando c ' è la festa a Mamojada ? È vero che Zuanne è stato a Nuoro ? Questa è la strada di Nuoro , io lo so , e ci vogliono dieci ore , a piedi , per arrivare a Nuoro . Voi siete stata a Nuoro ? Quando è la festa a Nuoro ? » « È passata , era l ' altro giorno » , disse Olì , scuotendosi . « Ti piacerebbe stare a Nuoro ? » « Altro che ! E poi ... e poi ... » « Tu sai che a Nuoro c ' è tuo padre » , rispose Olì , indovinando il pensiero del fanciullo . « Ti piacerebbe stare con lui ? » Anania ci pensò ; poi disse con vivacità , corrugando le sopracciglia : «Sì!.» A che pensava egli dicendo quel « sì » ? La madre non indagò oltre ; chiese soltanto : « Vuoi che ti conduca da lui ? » . « Sì ! » Verso mezzogiorno si fermarono presso un orto dove una donna , con le sottane cucite fra le gambe a guisa di calzoni , zappava vigorosamente : un gatto bianco le andava dietro , slanciandosi di tanto in tanto contro una lucertola verde che appariva e scompariva fra le pietre del muro . Anania ricordò sempre questi particolari . La giornata s ' era fatta tiepida , il cielo azzurro ; le montagne , come asciugantisi al sole , apparivano grigie , chiazzate di boschi scuri ; il sole , quasi scottante , riscaldava l ' erba e faceva scintillare l ' acqua dei ruscelli . Olì sedette per terra , aprì il fagotto e chiamò Anania che si era arrampicato sul muro per guardare la donna ed il gatto . In quel momento apparve allo svolto della strada la corriera postale di Fonni , guidata da un omone rosso coi baffi gialli . Olì avrebbe voluto nascondersi ; ma l ' omone , che pareva ridesse continuamente perché aveva le guancie gonfie , la vide e gridò : « Dove vai , donnina ? » . « Dove mi pare e piace » , ella rispose a voce bassa . Anania , ancora arrampicato sul muro , guardò entro la vettura , e vedendola vuota disse al carrozziere : « Prendetemi , zio Battista , prendetemi nella vettura , prendetemi » . « Dove andate ? Dunque ? » , gridò l ' omone , rallentando la corsa . « Ebbene , che tu sii sbranato , andiamo a Nuoro . Vuoi farci la carità di prenderci un po ' in vettura ? » , disse Olì , mangiando . « Siamo stanchi come asini . » « Senti » , rispose l ' omone , « va al di là di Mamojada , intanto che io faccio la fermata . Vi prenderò . » Egli tenne la promessa : giunto al di là di Mamojada fece sedere in serpe accanto a lui i due viandanti e cominciò a chiacchierare con Olì . Anania , veramente stanco , sentiva un vivo piacere nel trovarsi seduto fra sua madre e l ' omone che scuoteva la frusta , davanti ai freschi paesaggi dallo sfondo azzurrino che si disegnavano nell ' arco del mantice . Le grandi montagne erano scomparse , scomparse per sempre , ed il bambino pensava a quello che avrebbe detto Zuanne sapendo di questo viaggio . « Quando tornerò quante cose avrò da dirgli ! » , pensava . « Gli dirò : io sono stato in carrozza e tu no . » « Perché diavolo vai a Nuoro ? » , insisteva l ' omone , rivolto ad Olì . « Ebbene , vuoi saperlo ? » , ella rispose finalmente . « Vado per mettermi a servire . Ho già fatto il contratto con una buona signora . A Fonni non potevo più vivere ; la vedova di Zuanne Atonzu mi ha cacciato di casa . » « Non è vero » , pensò Anania . Perché sua madre mentiva ? Perché non diceva la verità , che cioè andava a Nuoro per cercare il padre di suo figlio ? Basta , se ella diceva le bugie doveva aver le sue buone ragioni ; e Anania non indagò oltre , tanto più che aveva sonno . Chinò la testina sul grembo della madre e chiuse gli occhi . « Chi c ' è ora nella cantoniera ? » , chiese ad un tratto Olì . « Mio padre non c ' è più ? » « Non c ' è più . » Ella diede un profondo sospiro : la vettura si fermò un momento , poi riprese la sua corsa , ed Anania finì di addormentarsi . A Nuoro egli provò una forte delusione . Era questa la città ? Sì , le case erano più grandi di quelle di Fonni , ma non tanto come egli s ' era immaginato : le montagne poi , cupe sul cielo violaceo del freddo tramonto , erano addirittura piccole , quasi per far ridere . Inoltre i bambini che s ' incontravano per le strade , le quali , a dire il vero , gli parevano molto larghe , lo impressionavano stranamente perché vestivano e parlavano in modo diverso dai bambini fonnesi . Madre e figlio girovagarono per Nuoro fino al cader della sera , ed infine entrarono in una chiesa . C ' era molta gente ; l ' altare ardeva di ceri , un canto dolce s ' univa ad un suono ancor più dolce che veniva non si sa da dove . Ah , ciò parve veramente bello ad Anania , che pensava a Zuanne ed al piacere di narrargli quanto ora vedeva . Olì gli disse all ' orecchio : « Vado a vedere se c ' è l ' amica presso cui andremo a dormire ; non muoverti di qui finché non torno io ... » . Egli rimase solo in fondo alla chiesa ; sentiva un po ' di paura , ma si distraeva guardando la gente , i ceri , i fiori , i santi . Eppoi l ' incoraggiava il pensiero dell ' amuleto nascosto sul suo seno . Ad un tratto si ricordò di suo padre . Ah , dov ' era egli ? Perché dunque non andavano a trovarlo ? Olì tornò presto ; attese che la novena fosse terminata , prese Anania per la mano e lo fece uscire per una porta diversa da quella ov ' erano entrati . Camminarono per diverse vie , finché non vi furono più case : era già sera , faceva freddo , Anania aveva fame e sete , si sentiva triste e pensava al focolare della vedova ed alle castagne ed alle chiacchiere di Zuanne . Arrivarono in un viottolo chiuso da una siepe , dietro la quale si vedevano le montagne che avevano colpito il bimbo per la loro piccolezza . « Senti » , disse Olì , e la voce le tremava , « hai visto quell ' ultima casa con quel gran portone aperto ? » «Sì.» « Là dentro c ' è tuo padre : tu vuoi vederlo , non è vero ? Senti : ora torniamo indietro , tu entri nel portone , di fronte al quale vedrai una porta pure aperta : tu entri là e guardi ; c ' è un molino ove fanno l ' olio ; un uomo alto , con le maniche rimboccate , a capo scoperto , va dietro al cavallo . Quello è tuo padre . » « Perché non venite dentro anche voi ? » , domandò il bimbo . Olì cominciò a tremare . « Io entrerò dopo di te : tu va innanzi ; appena entrato dici : " Io sono il figlio di Olì Derios " . Hai capito ? Andiamo . » Ritornarono indietro ; Anania sentiva sua madre tremare e battere i denti . Giunti davanti al portone ella si chinò , accomodò il sacchetto sulle spalle del bimbo , e lo baciò . « Va , va » , disse , spingendolo . Anania entrò nel portone ; vide l ' altra porta , illuminata , ed entrò : si trovò in un luogo nero nero , dove una caldaia bolliva sopra un forno acceso , e un cavallo nero faceva girare una grande e pesante ruota oleosa entro una specie di vasca rotonda . Un uomo alto , con le maniche rimboccate , a capo scoperto , con le vesti sudice , nere di olio , andava appresso al cavallo , rimuovendo entro la vasca , con una pala di legno , le olive frantumate dalla ruota . Altri due uomini andavano e venivano , spingendo in avanti e indietro una spranga infilata in un torchio , dal quale colava l ' olio nero e fumante . Davanti al fuoco stava seduto un ragazzetto con un berretto rosso ; e fu questo ragazzetto che primo si accorse del bimbo straniero . Lo fissò bene , e credendolo un mendicante gli impose aspramente : « Va via ! » . Anania , timido , immobile sotto il suo sacchetto , non rispose . Vedeva tutto confuso ed aspettava che sua madre entrasse . L ' uomo dalla pala lo guardò con occhi lucenti , poi s ' avanzò e chiese : « Ma che cosa vuoi ? » . Quello era suo padre ? Anania lo guardò timidamente , pronunziando con vocina sottile le parole suggeritegli da sua madre : « Io sono il figlio di Olì Derios » . I due uomini che giravano il torchio si fermarono di botto , e uno di essi gridò : « Tuo figliooo ! » . L ' uomo alto gettò per terra la pala , si curvò su Anania , lo fissò , lo scosse , gli chiese : « Chi ... chi ti ha mandato ? Cosa vuoi ? Dove è tua madre ? » . « È fuori ... adesso verrà ... » Il mugnaio corse fuori , seguìto dal ragazzetto col berretto rosso ; ma Olì era scomparsa e nulla più si seppe di lei . Avvertita del caso accorse zia Tatàna , la moglie del mugnaio , una donna non più giovane , ma ancora bella , grassa e bianca , con dolci occhi castanei circondati di piccole rughe , e un po ' di baffi biondi sul labbro rialzato . Ella era tranquilla , quasi lieta ; appena entrò nel molino prese Anania per gli omeri , si chinò , lo esaminò attentamente . « Non piangere , poverino » , gli disse con dolcezza . « Or ora ella verrà . E voi zitti ! » , impose agli uomini e al ragazzetto che si immischiava forse un po ' troppo nella faccenda e fissava Anania con due piccoli occhi turchini cattivi e un sorriso beffardo nel rosso visino paffuto . « Dov ' è andata ? Non viene dunque ? Dove la ritroverò ? » , si domandava con disperazione il piccolo abbandonato , piangendo sconsolatamente . Ella avrà avuto paura . Dove sarà adesso ? Perché non viene ? E quell ' uomo lurido , oleoso , cattivo , quello è suo padre ? Le carezze e le dolci parole di zia Tatàna lo confortarono alquanto ; cessò di piangere , si leccò le lagrime e se le sparse di qua e di là delle guance , col gesto che gli era abituale ; poi subito pensò alla fuga . La donna , il mugnaio , gli uomini , il ragazzetto , tutti gridavano , imprecavano , ridevano e si bisticciavano . « È proprio tuo figlio . Tale e quale ! » , diceva la donna , rivolta al mugnaio . E il mugnaio gridava : « Non lo voglio , no , non lo vogliooo !...» . « Sei ben scomunicato , sei senza viscere . Santa Caterina mia , è possibile che vi sieno uomini così malvagi ? » , diceva zia Tatàna , un po ' scherzando , un po ' sul serio . « Ah , Anania , Anania , sei sempre tu ! » « E chi dunque vuoi ch ' io sia ? Ora vado subito in Questura . » « Tu non andrai in nessun posto , stupido ! Tu vuoi tirar fuori di tasca le tue corna per mettertele sul capo ! [ 13 ] » , osservò energicamente la donna . Ma siccome egli insisteva , ella disse : « Ebbene , andrai domani . Ora finisci il tuo lavoro , e ricordati ciò che diceva il re Salomone : " La furia della sera lasciala alla mattina ... " » . I tre uomini tornarono al lavoro : ma spingendo sotto la ruota la pasta delle olive frante , il mugnaio gridava , borbottava , imprecava , mentre gli altri lo deridevano e la moglie gli diceva tranquillamente : « Via , non prenderti poi la porzione più grande [ 14 ] . Dovrei arrabbiarmi io , Santa Caterina mia ! Ricordati , Anania , che Dio non paga il sabato » . « Taci , figliolino mio » , disse poi al bimbo , che singhiozzava nuovamente , « domani aggiusteremo tutto . Ecco , così gli uccelli volano dal nido appena hanno le ali . » « Ma sapevate voi che quest ' uccellino esisteva ? » , chiese ridendo uno dei due uomini che spingevano la spranga . « Dove sarà andata tua madre ? Com ' è fatta , dimmi ? » , domandò il ragazzetto , mettendosi davanti ad Anania . « Bustianeddu » , gridò il mugnaio , « se non te ne vai ti mando via a calci ... » « E provate un po ' ! » , diss ' egli , spavaldo . « E diglielo dunque tu come è fatta Olì ! » , esclamò uno dei due uomini . L ' altro rise tanto che dovette abbandonar la spranga e premersi il petto . Intanto zia Tatàna , premurosa e carezzevole , interrogava il bimbo , esaminandogli le povere vestine . Egli raccontò tutto con vocina incerta e lamentosa , ogni tanto interrotta da singhiozzi . « Poverino , poverino ! Uccellino senz ' ali : senz ' ali e senza nido ! » , diceva pietosamente la donna . « Taci , anima mia ; tu avrai fame , non è vero ? Adesso andiamo a casa , e zia Tatàna ti darà da mangiare , e poi ti manderà a letto , con l ' angelo custode , e domani aggiusteremo tutte le cose . » Con questa promessa ella lo condusse in una casetta vicina al molino , e gli diede da mangiare pane bianco e formaggio , un uovo ed una pera . Mai Anania aveva mangiato tanto bene : e la pera , dopo le carezze materne e le dolci parole di zia Tatàna , finì di confortarlo . «Domani...», diceva la donna . «Domani...», ripeteva il fanciulletto . Mentre egli mangiava , zia Tatàna , che preparava la cena per il marito , lo interrogava e gli dava buoni consigli , avvalorandoli con l ' affermare che erano già stati dettati dal re Salomone ed anche da Santa Caterina . Ad un tratto , sollevando gli occhi ella scorse alla finestruola il visetto paffuto di Bustianeddu . « Va via » , disse , « va via , piccola rana . Fa freddo . » « Lasciatemi dunque entrare » , egli supplicò . « Fa freddo davvero . » « Va dunque al molino . » « No , c ' è mio padre che mi ha mandato via . Ih , quanta gente è venuta là ! » « Entra dunque , povero orfano , anche tu senza madre ! Che cosa dice zio Anania ? Grida ancora ? » « E lasciatelo gridare ! » , consigliò Bustianeddu , sedendosi accanto ad Anania , e raccogliendo e rosicchiando il torso della pera , abbastanza rosicchiato e già buttato via dal piccolo straniero . « Son venuti tutti » , raccontò poi , parlando e gestendo come un uomo maturo . « Maestro Pane , mio padre , zio Pera , quel bugiardone di Franziscu Carchide , zia Corredda , tutti vi dico insomma ... » « Che cosa dicevano ? » chiese la donna con viva curiosità . « Tutti dicevano che dovete adottare questo bambino . E zio Pera diceva ridendo : " Anania , e a chi dunque lascerai i tuoi beni , se non tieni il bambino ? " . Zio Anania lo rincorse con la pala ; tutti ridevano come pazzi . » La donna dovette esser vinta dalla curiosità , perché ad un tratto raccomandò a Bustianeddu di non lasciar solo Anania ed uscì per tornare al molino . Rimasti soli , Bustianeddu cominciò a fare qualche confidenza al piccolo abbandonato . « Mio padre ha cento lire nel cassetto del canterano , ed io so dove è la chiave . Noi abitiamo qui vicino , e abbiamo un podere per il quale paghiamo trenta lire di imposta : ma l ' altra volta venne il commissario e sequestrò l ' orzo . Cosa c ' è qui , dentro il tegame , che fa cra - cra - cra ? Ti pare che prenda fumo ? » , sollevò il coperchio e guardò . « Diavolo , ci son patate . Credevo fosse altro . Ora assaggio . » Con due ditina prese una fetta bollente , ci soffiò sopra più volte , se la mangiò ; ne prese un ' altra ... « Che cosa fai ? » , disse Anania , con un po ' di dispetto . « Se viene quella donna !...» « Noi sappiamo fare i maccheroni , io e mio padre » , riprese imperturbato Bustianeddu . « Tu li sai fare ? E il sugo ? » « Io no » , disse Anania , melanconico . Pensava sempre a sua madre , assediato da tristi domande . Dove era andata ? Perché non era entrata nel molino ? Perché lo aveva abbandonato e dimenticato ? Adesso che aveva mangiato e sentiva caldo , egli aveva voglia di piangere ancora , di fuggire . Fuggire ! Cercar sua madre ! Questa idea lo afferrò tutto e non lo lasciò più . Poco dopo rientrò zia Tatàna , seguìta da una donna lacera , barcollante , che aveva un gran naso rosso ed una enorme bocca livida dal labbro inferiore penzolante . « È questo ... è questo ... l 'uccellino?...», chiese balbettando l ' orribile donna : e guardò con tenerezza il piccolo abbandonato . « Fammi vedere la tua faccina , che tu sii benedetto ! È bello come una stella , in verità santa ! E lui non lo vuole ? Ebbene , Tatàna Atonzu , raccoglilo tu , raccoglilo come un confetto ... » Si avvicino e baciò Anania , che torse il viso con disgusto perché l ' enorme bocca della donna puzzava d ' acquavite e di vino . « Zia Nanna » , disse Bustianeddu , facendo cenno di bere , « oggi l ' avete presa giusta ! » « Co ... co ... cosa sai tu ? Che fai qui ? Moscherino , povero orfano , va a letto . » « Anche tu dovresti andare a letto ! » , osservò zia Tatàna . « Andate , andate via tutti e due : è tardi . » Spinse dolcemente l ' ubriaca , ma prima d ' uscire ella chiese da bere . Bustianeddu riempì d ' acqua una scodella e gliela porse : ella la prese con buona grazia , ma appena v ' ebbe guardato dentro , scosse il capo e la rifiutò . Poi andò via traballando . Zia Tatàna mandò via anche Bustianeddu e chiuse la porta . « Tu sarai stanco , anima mia ; adesso ti metterò a dormire » , disse ad Anania , conducendolo in una grande camera attigua alla cucina e aiutandolo a spogliarsi . « Non aver paura , sai ; domani tua madre verrà , o andremo a cercarla noi . Sai farti il segno della croce ? Sai il Credo ? Sì , bisogna recitare il Credo tutte le notti . Poi io ti insegnerò tante altre preghiere , una delle quali per San Pasquale che ci avvertirà dell ' ora della nostra morte . E così sia . Ah , tieni anche la rezetta ? E come è bella ! Sì , bravo , San Giovanni ti proteggerà : sì , egli era un bimbo ignudo come te , eppure battezzò Gesù Signore Nostro . Dormi , anima mia : in nome del Padre , del Figliuolo e dello Spirito Santo . Amen . » Anania si trovò in un gran letto dai guanciali rossi ; zia Tatàna lo coprì bene ed uscì , lasciandolo al buio . Egli mise la manina sull ' amuleto , chiuse gli occhi e non pianse , ma non poté dormire . Domani ... Domani ... Ma quanti anni erano trascorsi dopo la partenza da Fonni ? Che pensava Zuanne non vedendo ritornare l ' amico ? Pensieri confusi , immagini strane gli passavano nella piccola mente ; ma la figura della madre non lo abbandonava mai . Dov ' era andata ? Aveva freddo ? Domani la rivedrebbe ... Domani ... Se non lo conducevano da lei egli fuggirebbe ... Domani ... Sentì il mugnaio rientrare e litigare con la moglie : il cattivo uomo gridava : « Non lo voglio ! Non lo voglio ! » . Poi tutto fu silenzio . Ad un tratto qualcuno aprì l ' uscio , entrò , camminò in punta di piedi , s ' avvicinò al letto e sollevò cautamente la coperta . Un baffo ispido sfiorò lievemente la guancia di Anania , ed egli , che fingeva di dormire , socchiuse appena appena un occhio e vide che chi l ' aveva baciato era suo padre . Pochi momenti dopo zia Tatàna entrò e si coricò nel gran letto , a fianco di Anania , che la sentì lungamente pregare bisbigliando e sospirando . III . Nessuno denunziò alle autorità l ' abbandono del piccolo Anania , ed Olì poté scomparire indisturbata . Non si seppe mai precisamente dove ella fosse andata : ma qualcuno disse di averla veduta sul piroscafo che faceva il servizio fra la Sardegna e Civitavecchia : e qualche tempo dopo un negoziante fonnese , ch ' era stato in continente per affari , assicurò di aver incontrato Olì a Roma , vestita da signora , in compagnia di allegre donnine , e di aver passato qualche ora con lei . Tutte queste cose si dicevano nel molino , presente il fanciulletto che ascoltava avidamente . Simile ad una bestiola selvatica , in apparenza addomesticata , egli meditava continuamente la fuga : come a Fonni , mentre viveva con la madre , desiderava di fuggire per andare alla ricerca del padre , ora che il suo sogno s ' era avverato , non pensava che ad un viaggio per ritrovare Olì . Tanto meglio se ella era lontana , al di là del mare ; più ella era lontana , più egli si sentiva capace di ritrovarla . Eppure egli non la amava : non la amava perché da lei aveva sempre ricevuto più busse che carezze , e l ' affronto dell ' abbandono , di cui sentiva istintivamente tutta la vergogna ; ma non amava neppure suo padre , quell ' uomo oleoso che , nei primi istanti dell ' abbandono , lo aveva accolto con odio e quindi gli aveva destato un senso di terrore e di repugnanza ; quell ' uomo infine che lo baciava in segreto e davanti alla gente lo maltrattava e lo umiliava continuamente . Zia Tatàna , però , lo proteggeva e lo amava , ed egli a poco a poco le si affezionò : ella lo lavava , lo pettinava , lo vestiva , gli insegnava le preghiere e i precetti del re Salomone , lo conduceva in chiesa , lo faceva dormire con lei , gli dava cose buone da mangiare . In poco tempo egli si trasformò , ingrassò e diventò addirittura un signore , abbandonando il rozzo costume fonnese per un abituccio di fustagno scuro . Inoltre cominciò a parlar nuorese e ad assumere i modi spigliati di Bustianeddu . Ma il suo cuoricino non cambiava , non poteva cambiare . Strani sogni di fughe , di avventure , di avvenimenti straordinari si confondevano , nella piccola anima , con l ' istintiva nostalgia per il luogo natìo , per le persone e le cose perdute ; col desiderio della libertà selvaggia fino allora goduta , ed infine col sentimento arcano di pietà e di vergogna , col pensiero costante , col segreto anelito per la madre lontana . Egli anelava a qualche cosa d ' ignoto , voleva sua madre perché tutti avevano la madre , e perché il non averla gli causava , più che dolore , umiliazione . Capiva che ella non poteva stare col mugnaio , perché costui aveva un ' altra moglie ; ma fra i due , egli avrebbe preferito vivere con lei . Forse istintivamente intuiva già che ella era la più debole , e anche per ciò si sentiva dalla sua parte . A misura che il tempo passava , questi sentimenti si attenuavano , ma non scomparivano dal piccolo cuore ; come nella piccola memoria si trasformava ma non spariva la figura fisica e morale della madre lontana . Un giorno poi egli venne a sapere da Bustianeddu , che lo perseguitava con la sua amicizia subìta più che accettata , una cosa straordinaria . « Mia madre non è morta » , gli confidò il ragazzetto , quasi vantandosene . « Si trova anch ' essa in continente , come la tua : scappò una volta che mio padre stette in carcere . Ma quando sarò grande andrò a trovarla ; eh , sì , te lo giuro ! Eppoi io ho anche uno zio , che studia in continente ; ed egli scrisse d ' aver veduto mia madre passare in una via , e voleva bastonarla , ma la gente lo tenne fermo . Ecco , questo berretto rosso era di mio zio . » Questa breve storia confortò Anania , e lo legò di viva amicizia con Bustianeddu . Essi trascorsero molti anni assieme : nel frantoio , nella casa di zia Tatàna , per le straducole del vicinato . Bustianeddu aveva quasi la stessa età di Zuanne , l ' amico perduto , e in fondo era generoso e ardente . Andava o diceva d ' andare a scuola , ma spesso il maestro scriveva un bigliettino al padre per chiedere notizie dell ' invisibile scolaro : allora il genitore , che era un piccolo negoziante di lana e di pelli , legava il bimbo con una corda di pelo e lo chiudeva in una stanza , imponendogli di studiare . Come i delinquenti dal carcere , Bustianeddu usciva da questa specie di prigionia più astuto e indurito di prima . Solo durante le lunghe e frequenti assenze del padre , egli , solo in casa , diventava serio : pareva sentisse la responsabilità della sua posizione ; guardava la casa , scopava , preparava da mangiare , lavava la biancheria . Spesso Anania lo aiutava di gran cuore ; in cambio Bustianeddu gli dava qualche consiglio e gli insegnava molte cose buone e moltissime cattive . Passavano buona parte delle giornate e delle lunghe sere fredde nel molino , ove Anania grande , - come lo chiamavano per distinguerlo dal figlio , - lavorava per conto del ricco signor Daniele Carboni , al quale il frantoio apparteneva . Il mugnaio , - che secondo le stagioni si trasformava in contadino , in ortolano , in vignaiuolo , - dava al signor Carboni il rispettoso titolo di padrone perché lo serviva da lunghi anni , ma in realtà il suo lavoro era molto indipendente , ben rimunerato e non privo di incerti . Il frantoio dava da una parte su un cortile e dall ' altra su un orto che scendeva fino allo stradale sopra la valle ; un bell ' orto alquanto selvatico , con roccie , siepi di biancospino e di fichi d ' India , peschi e mandorli e una quercia dal tronco corroso , nido di grosse termiti , di cavallette , di bruchi e d ' uccelli . Anche quest ' orto apparteneva al signor Carboni , ed era il sogno di tutti i monelli del vicinato ; ma zio Pera Sa Gattu [ 15 ] , il vecchio ortolano sempre armato d ' un randello , non lasciava mai penetrare nessuno . Da quest ' orto si vedevano le belle ed agili fanciulle nuoresi scendere alla fontana con l ' anfora sul capo come le donne bibliche : e zio Pera le sbirciava con occhi da satiro mentre seminava le fave e i fagiuoli , mettendo tre semi per buco , e gridando per spaventare i passeri . Dal finestrino del molino Anania e Bustianeddu guardavano anch ' essi con intenso desiderio l ' orto soleggiato , aspettando che l ' ortolano si assentasse : ma zio Pera , ch ' era un ometto secco , dal viso rosso - terreo , sbarbato e sarcastico , amava troppo le sue fave e i suoi cavoli per abbandonarli durante la giornata : solo verso sera saliva al molino per riscaldarsi e chiacchierare . Era un ' annata abbondante di olive ; anche i proprietari dei paesi vicini s ' affannavano per ottenere l ' opera del frantoio che funzionava giorno e notte ; per ogni macinata di circa due ettolitri d ' olive si lasciavano due litri d ' olio . Accanto alla porta c ' era una latta per l ' olio da alimentar la lampada di questa e quella Madonna , e le persone devote non mancavano mai di versarvi un po ' del prodotto delle olive macinate durante la giornata . Sacchi d ' olive nere lucenti , sansa fumante , barili ed altri recipienti sporchi ingombravano sempre l ' ambiente nero , caldo e sucido del molino ; e in questo ambiente , intorno alla ruota trainata dal lungo cavallo baio , davanti alla caldaia bollente , accanto al torchio sempre in moto , sempre stillante olio , fra l ' odore non sgradevole ma troppo forte della sansa e dei rifiuti dell ' olio , muovevasi di continuo una folla di tipi caratteristici . La sera , poi , si riunivano intorno al fuoco della caldaia le persone più freddolose del vicinato : per lo più la compagnia veniva composta , oltre che dal mugnaio e dai clienti , che aiutavano a spingere la sbarra del torchio , da cinque o sei individui sempre alticci . Uno di questi , Efes Cau , già ricco possidente , ridotto in estrema miseria dal vizio del vino , dormiva quasi ogni notte nel molino , infestando di insetti l ' angolo dove si coricava . Una sera , appunto , sorse questione fra il mugnaio ed un ricco contadino che aveva trovato un brutto insetto in un sacco di olive . « Dovresti vergognarti , per Dio ! » , gridava il contadino . « Perché lasci entrare qui tutti i vagabondi di Nuoro ? » « Dopo tutto egli era ricco , più ricco di te ! » , gridò il mugnaio , difendendo il Cau . « Questo non impedisce che ora egli viva di elemosine e sia pieno di insetti » , rispose l ' altro con disprezzo . Allora zio Pera l ' ortolano , che stava seduto accanto al fuoco col suo randello fra le ginocchia , recitò una canzonetta : Onzi pessone [ 16 ] Nde juchet de munnia . - E tue chi lu ses nende Nde juches unu andende Issu collette ! Il contadino si toccò istintivamente il colletto e tutti risero . Anche il contadino rise , si calmò ed anzi fece portare da casa sua un bottiglione di vino . Anania e Bustianeddu , seduti in un angolo , sulle sanse calde , si divertivano nell ' udire i discorsi dei grandi : e quando arrivò Efes , come sempre ubriaco , barcollante , vestito d ' un vecchio abito da caccia del signor Carboni , Bustianeddu gli andò incontro e gli cantò la canzonetta di zio Pera . Onzi pessone bia ... Efes lo guardò coi suoi occhi vitrei , rotondi e sporgenti , e mentre sulle sue guancie gialle e cascanti passava come un brivido di disgusto , la sua mano palpava il lurido collo della giacca abbottonata . La gente ricominciò a ridere , e l ' infelice si guardò attorno e barcollò ; poi si mise a piangere accorgendosi che lo deridevano . « Efes ! » , gridò zio Pera , mostrandogli un bicchiere colmo che al riflesso del fuoco pareva di rubino . L ' ubriaco si avanzò , sorridendo fra le lagrime con un sorriso ebete . « No » , disse Franziscu Carchide , il giovane calzolaio , nonché ricamatore di cinture , bel giovine galante , dal viso roseo , « se tu non balli non bevi . » E preso il bicchiere dalle mani del vecchio lo sollevò in alto , mentre Efes guardava e tendeva le braccia animato dal brutale desiderio del vino . « Dammi , dammi ... » « No , se non balli , no . » Egli fece un giro intorno a sé , reggendosi in equilibrio . « Bisogna anche cantare , Efes ! » Ed egli aprì la bocca puzzolente ed emise una nota rauca : Quando Amelia sì pura e sì candida ... Egli tentava sempre questo motivo ; ma arrivato all ' ultima parola contorceva la bocca come spasimando per la vana ricerca dell ' altro verso che non ricordava . Anania e Bustianeddu ridevano sgangheratamente , accoccolati sulle sanse , simili a due pulcini . « Senti » , propose Bustianeddu , « mettiamogli delle spille , nel posto dove si corica » . « Perché vuoi mettergli delle spille ? » « Perché si punga , ecco : allora ballerà davvero . Io ho le spille . » « Mettiamole » , rispose l ' altro , sebbene a malincuore . L ' ubriaco ballava ancora , barcollante , cascante , tendendo le mani verso il bicchiere ; e la gente rideva . Ma l ' allegria giunse al colmo quando entrò nel molino Nanna , l ' ubriacona . Quella sera , però , ella era sana , aveva le vesti pulite e la faccia meno ripugnante del solito ; i suoi occhietti brillavano d ' una certa intelligenza . Era stata durante il giorno a cogliere erbe mangereccie selvatiche , e veniva a domandare un po ' d ' olio per condirle . Vedendo Efes in quello stato , fatto ludibrio della gente , ella ebbe un lampo negli occhi ; si avanzò , prese l ' infelice per un braccio e nonostante le comiche proteste del ricco contadino , lo costrinse a sedersi su un sacco di olive . « Non ti vergogni , Efes Cau ? Non hai occhi ? Non vedi che tutti questi mendicanti , tutte queste immondezze ridono di te ? E perché hanno raddoppiato le risa vedendomi ? Eppure oggi io ho lavorato , come è vero Dio , ho lavorato . Ah , Efes , Efes ! Ricordati come era ricca la tua casa ! Io venivo per portare l ' acqua dalla fontana , e mi ricordo che tua madre aveva bottoni d ' oro della camicia grossi come il mio pugno : la tua casa sembrava una chiesa , tanto era ricca e lucente . Se tu ti fossi guardato dal vizio , ora tutti avrebbero cercato di raccoglierti come si raccoglie un confetto . Invece tu ora sei schernito dai più miserabili pezzenti ; e tutti ridono di te come dell ' orso che balla per le strade ... Ecco che ridono ancora , eppure essi sono più ubriachi di noi , come è vero Dio . Suvvia , mugnaio , dammi un po ' d ' olio : tua moglie è una santa , ma tu sei un diavolo : quando lo trovi il tesoro ? » « Veramente egli lavora un po ' più di te ; perché te la prendi con lui ? » chiese zio Pera , accennando al mugnaio . « Vecchio peccatore » , rispose la donna , « voi state zitto , quando ci sono io ... » « Poh ! Poh ! » disse il vecchio con disprezzo . « Tu fai la predica , oggi , perché non hai vino in corpo . » « Io so tenere in corpo il vino ed altre cose ancora ... Dammi l ' olio , Anania Atonzu ; oggi nella valle ho visto una cosa ; sembrava una moneta d 'oro.» « Tu non l ' hai raccolta ? » , gridò il mugnaio , rizzandosi sulla sua pala nera . « Eccola » , rispose Nanna , frugandosi in tasca e avvicinandosi al mugnaio , che si pulì le mani passandosele sulle ginocchia , e poi esaminò la moneta di rame fatta nera - verde dal tempo . Bustianeddu ed Anania corsero anch ' essi a vedere . Intanto Efes , seduto sul sacco , piangeva ricordando la madre e la ricca casa paterna e invano il Carchide cercava di consolarlo offrendogli il bicchiere . No , neppure il vino poteva lenire il dolore di quei ricordi . Tuttavia egli prese il bicchiere e bevette piangendo . Il ricco contadino ed il padre di Bustianeddu , giovine olivastro con gli occhi turchini e la barba rossa , congiuravano per far ubriacare Nanna onde ella dicesse ciò che sapeva sul conto di zio Pera ; e intanto l ' ortolano gridava contro i due uomini che spingevano la spranga perché , secondo lui , essi non spiegavano abbastanza le loro forze . « Che una palla vi trapassi il fegato ; conservatevi bene , ragazzi » , diceva con ironia . « Come sono poltroni i giovani d ' oggi ! » « Provate un po ' a mettervi qui , voi , al posto delle olive , per sentire la nostra forza . » « Che una palla vi trapassi la milza , che una palla vi trapassi il calcagno » , continuava ad imprecare zio Pera . « Bene ! » , esclamò Maestro Pane , il vecchio falegname gobbo , che aveva un solo baffo grigio sulla gran bocca sdentata ; poi egli andò e mise il chiodo sotto . Seduto contro il muro sotto il finestruolo , egli si batteva di tanto in tanto i pugni sulle ginocchia , ma nessuno badava a lui , che usava parlare fra sé ad alta voce . « Nanna » , disse il contadino , « ora si porta la cena da casa mia . Resta . » « Tu vuoi divertirti ? » , disse la donna , guardandolo maliziosamente . « Non ti basta Efes ? » Tuttavia ella restò ; andò presso il poveretto che piangeva sempre , e ricominciò a rimproverarlo , consigliandolo di non bere più , di non essere più il disonore dei suoi parenti ; ma intanto avveniva una cosa strana . Il Carchide le mostrava il bicchiere colmo , facendo dei cenni con la bocca , invitandola silenziosamente a bere , ed ella guardava il vino affascinata . « E dammelo ! » , proruppe alfine . Bustianeddu ed Anania , ritti dietro i due disgraziati ubriaconi , ridevano a più non posso . « Perdio , come sei brutto ! » , disse Maestro Pane , sempre parlando fra sé . Nanna prese il bicchiere , bevette e cominciò a raccontare brutte storielle sul conto di zio Pera . Sì , il vecchio ortolano aspettava la mattina per tempo che qualche ragazzetta passasse nello stradale ; la chiamava promettendole fave e insalata , e quando l ' aveva attirata entro l ' orto cercava ... « Ah , otre schifosa ! » , gridò zio Pera , minacciandola col randello . « Aspetta , aspetta un po '...» « Ebbene , cosa dico io ? Voi cercavate d ' insegnarle l 'ave-maria...» Tutti ridevano , ed anche Anania rideva , sebbene non capisse perché zio Pera volesse insegnare per forza l ' ave - maria alle ragazzette che andavano alla fontana . Intanto Bustianeddu aveva seminato le spille sul posto ove Efes soleva coricarsi , Anania se ne accorse e non si oppose , ma appena fu a casa , coricato nel gran letto di zia Tatàna , provò un impeto di rimorso . Non poteva dormire ; si voltava e rivoltava , sembrandogli d ' esser anche lui tormentato da migliaia di spille . « Che hai , bambino ? » , chiese zia Tatàna , con l ' usata dolcezza . « Ti fa male il ventre ? » « No , no ... » « Ma che hai dunque ? » Egli non rispose subito , ma dopo qualche momento rivelò il segreto . « Abbiamo sparso tante spille sul posto ove dorme Efes Cau ... » « Ah , cattivi ragazzi ! Perché avete fatto ciò ? » « Perché egli si ubriaca ... » « Ah ! Santa Caterina mia ! » , sospirò la donna . « Come sono cattivi i ragazzi d ' oggi ! E se qualcuno mettesse delle spille dove dormite voi ? Vi piacerebbe ? No , vero ? Eppure voi siete più cattivi di Efes . Tutti nel mondo siamo cattivi , agnellino mio , ma bisogna che ci compatiamo a vicenda : altrimenti guai , ci divoreremmo come i pesci del mare . Re Salomone disse che spetta soltanto a Dio giudicare ... Hai capito ? » E Anania pensò a sua madre , a sua madre che era stata così cattiva da abbandonarlo . IV . Un giorno , verso la metà di marzo , Bustianeddu invitò Anania a pranzo . Il negoziante di pelli era dovuto partire improvvisamente per affari , e il ragazzetto trovavasi solo a casa , solo e libero dopo due giorni di prigionia per una delle solite assenze dalla scuola : inoltre serbava sulla guancia destra il segno d ' un poderoso schiaffo somministratogli dal genitore . « Vogliono che io studi ! » , disse ad Anania , aprendo le mani , col solito fare da uomo serio . « E se io non ne ho voglia ? Io desidero fare il pasticciere : perché non me lo lasciano fare ? » « Sì , perché ? » , chiese Anania . « Perché è vergooogna ! » , esclamò l ' altro , allungando la parola con accento ironico . « È vergogna lavorare , apprendere un mestiere , quando si può studiare ! Così dicono i miei parenti : ma ora voglio far loro una burletta . Aspetta , aspetta ! » « Che cosa vuoi fare ? » « Te lo dirò poi : ora mangiamo . » Egli aveva preparato i maccheroni : così egli chiamava certi gnocchi grossi e duri come mandorle , conditi con salsa di pomidoro secchi . I due amici mangiarono in compagnia d ' un gattino grigio che con lo zampino bruciacchiato prendeva famigliarmente i gnocchi dal piatto comune e se li portava furbescamente in un angolo della cucina . « Come è curioso ! » , diceva Anania , seguendolo con gli occhi . « A noi ce l ' hanno rubato , il gatto . » « Anche a noi . Ce ne hanno rubati tanti ! Scompaiono e non si sa dove vadano a finire . » « Scompaiono tutti i gatti del vicinato ! Chi li ruba cosa ne fa ? » « Ebbene , li fa arrostire . La carne è buona , sai ; sembra carne di lepre . In continente la vendono per lepre : così dice mio padre . » « Tuo padre è stato in continente ? » « Sì . Ed anch ' io ci andrò , e presto . » « Tu ? ! » , disse Anania , ridendo con un po ' d ' invidia . Bustianeddu allora credé giunto il momento di svelare all ' amico i suoi pericolosi progetti . « Io non posso più viver qui » , cominciò a lamentarsi ; « no , io voglio andar via . Cercherò mia madre e farò il pasticciere ; se vuoi venire , vieni anche tu . » Anania arrossì d ' emozione , e sentì il suo cuore battere forte forte . « Non abbiamo denari » , osservò . « Ecco , noi prendiamo le cento lire che sono nel cassetto del comò ; se vuoi , le prendiamo subito ; poi le nascondiamo , perché se partiamo subito mio padre si accorge che le ho prese io ; aspettiamo finché passa il freddo , poi partiamo . Vieni . » Condusse Anania in una camera sucida e disordinata , ingombra di pelli d ' agnello puzzolenti ; cercò la chiave del cassettone in un nascondiglio e si fece aiutare ad aprire il cassetto : oltre il biglietto rosso delle cento lire c ' erano altre carte - monete e denari in argento , ma i due ladruncoli domestici presero soltanto il biglietto rosso , richiusero , rimisero la chiave . « Ora lo tieni tu » , disse Bustianeddu , ficcando il biglietto in seno ad Anania ; « stanotte lo nasconderemo nell ' orto del molino , nel buco della quercia , sai ; poi aspetteremo . » Ancor prima che avesse potuto opporsi , Anania si trovò col biglietto nel seno , sotto l ' amuleto di broccato ; e passò una giornata febbrile , piena di rimorsi , di paura , di speranze e di progetti meravigliosi . Fuggire ! Fuggire ! Come e quando non sapeva , ma oramai sentiva che il sogno stava per avverarsi , e ne provava gioia e terrore . Fuggire , passare il mare , penetrare nel regno fantastico di quel continente misterioso dove si nascondeva sua madre ! Che ansie , che sogni , che gioia ! Le cento lire gli sembravano un tesoro inesauribile ; ma intanto sentiva d ' aver commesso un grave delitto , rubandole , e non vedeva l ' ora che arrivasse la notte per liberarsene . Non era la prima volta che i due amici penetravano nell ' orto coltivato da zio Pera , scavalcando la finestruola che dalla stalla attigua al molino dava nell ' orto ; di notte , però , non c ' erano stati mai , quindi spiarono a lungo prima d ' azzardarsi . Cadeva una sera chiara e fredda ; la luna piena sorgeva fra le roccie nere dell ' Orthobene , illuminando l ' orto con un chiarore d ' oro . Giungeva ai due bimbi affacciati alla finestruola un disperato miagolìo di gatto che pareva un lamento umano . « Che cosa è ? Pare il diavolo ! » , disse Anania . « Io non scendo , no , io ho paura . » « E rimani qui , allora ! È un gatto , non senti ? » , rispose l ' altro con disprezzo . « Scendo io ; nascondo il denaro entro la quercia , dove zio Pera non guarda mai ; poi torno . Tu resta qui a guardare ; se c ' è pericolo , fischia . » In che consistesse poi questo pericolo i due amici non sapevano ; ma entrambi provavano un acuto piacere a render fantastica l ' avventura , alla quale il chiarore della luna e quel lamento straziante di gatto davano un sapore ancor più piccante . Bustianeddu saltò nell ' orto , ed Anania rimase alla finestra , un po ' avvilito dalla paura che lo rendeva tremante , ma tutto occhi e tutto orecchi . Ed ecco , appena il compagno fu scomparso in direzione della quercia , due ombre passarono sotto la finestruola ; Anania sussultò , emise un fischio sottile sottile , e si nascose sotto il davanzale . Che impeto di terrore e di piacere strano provò in quel momento ! Come si sarebbe salvato Bustianeddu ? Che avveniva laggiù ? Ecco , i lamenti del gatto raddoppiarono , si fusero tutti in un gemito rabbioso e straziante ; poi cessarono . Silenzio . Che mistero , che orrore ! Anania sentiva il cuore spezzarglisi in seno . Che accadeva all ' amico ? L ' avevano preso , l ' avevano arrestato ? Ora lo porterebbero in prigione ; ed anche lui , anche lui subirebbe la sua parte di guai . Tuttavia non pensò un solo istante a mettersi in salvo , ed attese coraggiosamente sotto la finestra . Ed ecco un passo , un respiro ansante , una voce sommessa e tremula . « Anania ? Dove diavolo sei ? » Anania balzò su , porse la mano al compagno salvo . « Diavolo » , disse Bustianeddu , ansante , « l ' ho scampata bella . » « Hai sentito il fischio ? Eppure ho fischiato forte . » « Niente . Ho sentito invece il passo di due uomini , e mi sono nascosto sotto i cavoli . Ecco , sai chi erano i due uomini ? Zio Pera e Mastru Pane . Sai che hanno fatto ? Ebbene , c ' è un laccio pei gatti ; il gatto che miagolava era preso al laccio , e zio Pera lo ha ammazzato col randello . Maestro Pane prese la povera bestia sotto il mantello e disse , tutto contento : " Per Dio , come è grasso ! Meno male " , disse zio Pera , " quello di avantieri sembrava uno stecco " . Poi andarono via . » « Oh ! » , esclamò Anania a bocca aperta . « Ora lo fanno arrostire , capisci , e cenano . Sono loro che rubano i gatti , così , prendendoli al laccio ! Meno male che non mi hanno veduto ! » « E i denari ? » « Nascosti . Andiamo , mammalucco ; non sei buono a niente . » Anania non si offese : chiuse la finestra e rientrò nel molino , dove si svolgeva la solita scena . C ' era Efes che si grattava le spalle contro il muro , cantando Quando Amelia si pura e si candida ... e il Carchide che raccontava d ' essere stato in un paese vicino , per certi suoi affari . « Il sindaco era amico di mio padre , quando noi eravamo ricchi » , diceva il bel giovine , la cui famiglia era stata sempre miserabile . « Appena sa che io arrivo nel paese , mi manda a chiamare e mi ospita in casa sua . Accidenti , che gente ricca ! Trenta servi e sette serve : per arrivare alla casa bisogna attraversare tre cortili , uno dentro l ' altro , con muri altissimi : i portoni di ferro , le finestre della casa tutte munite d 'inferriate.» « E perché ? » , chiese il mugnaio . « Per i ladri , caro mio . Perché il sindaco è ricco come il Re . » « Boumh ! Boumh ! » , gridò un uomo che spingeva la spranga . « Cosa ne sai tu ? » , riprese il Carchide , guardando l ' uomo con disprezzo . « Il sindaco ed i suoi fratelli , quando morì il loro padre , si divisero le monete d ' oro con una misura capace d ' un ettolitro ! La moglie del sindaco , poi , ha otto tancas in fila , irrigate da fiumi , con più di cento fontane ! Ebbene , dicono che il padre del sindaco trovò un ascusorju [ 17 ] , dove il re di Spagna , quando fece la guerra con Eleonora d ' Arborea , nascose più di cento mila scudi in oro . » « Ah ! » , esclamò il mugnaio , con un fremito d ' emozione , appoggiandosi sulla pala nera . « Quelli sì , quelli son signori ricchi » , riprese il Carchide . « E dunque i rognosi Nuoresi ? » « Il mio padrone è ricco ! » protestò il mugnaio . « Possiede più lui nell ' angolo della scopa che tutti i tuoi sindaci pulciosi . » « E va ! » , gridò il giovine , facendo le fiche . « Tu non sai quel che dici . » « Tu , non sai quel che dici , tu ! » « Il tuo padrone è pieno di debiti : ne vedremo la fine , ne vedremo . » « Che tu possa diventar cieco , prima ! » « Che tu possa schiantare prima ! » Per poco il mugnaio ed il giovane calzolaio non vennero alle mani : ma la loro lite fu interrotta da un assalto di delirium tremens che colpì il povero Efes Cau . Egli cadde sulle sanse , avvoltolandosi , contorcendosi , saltando come un verme , con gli occhi spaventosamente aperti e i lineamenti contratti . Anania si gettò in un angolo , gridando e piangendo per lo spavento , mentre Bustianeddu corse , assieme col mugnaio ed altri , per aiutare il disgraziato . A poco a poco Efes tornò in sé , si sedette sulle sanse sparse , guardò attorno con quei suoi grandi occhi sporgenti pieni di terrore , ancora tutto contorto e tremante . Gli diedero da bere , lo confortarono . « Chi ... chi mi ha assalito ? Perché mi avete bastonato ? Ah , non mi ha abbastanza castigato Dio perché abbiate a bastonarmi anche voi ? » Poi si mise a piangere . Lo fecero coricare , ed egli si assopì , delirando , chiamando sua madre ed una sorellina morta . Anania lo guardava con terrore e pietà : avrebbe voluto fare qualche cosa per aiutarlo , ed intanto provava un istintivo disgusto per quell ' uomo una volta ricco , ora ridotto ad un involto di cenci puzzolenti , buttato sulla sansa come un mucchio di immondezze . Chiamata da Bustianeddu venne zia Tatàna : si chinò pietosamente sul malato , lo toccò , lo interrogò , gli mise un sacco sotto il capo . « Bisogna dargli un po ' di brodo » , disse sollevandosi . « Ah , il peccato mortale , il peccato mortale ! » « Figliolino mio » , disse ad Anania , « va dal signor padrone a chiedere un po ' di brodo per Efes Cau . Va : vedi come riduce il peccato mortale ? Va , prendi questa scodella , va . » Egli andò con piacere , e Bustianeddu lo accompagnò . La casa del padrone non era lontana , ed Anania vi si recava spesso per farsi dare la prebenda del cavallo , i lucignoli per la candela del molino , e per altre commissioni . Le strade erano qua e là illuminate dalla luna ; gruppi di paesani passavano cantando un coro melanconico ed appassionato . Davanti alla casa bianca del signor Carboni si stendeva un cortile quadrato recinto d ' alti muri e con un grande portone rosso . I due ragazzetti dovettero picchiar forte per farsi aprire ; ed Anania porse la scodella , esponendo il caso di Efes Cau alla domestica che dischiuse il portone . « Non sarà per voi , il brodo , eh ? » , sogghignò la serva , squadrando sospettosa i due amici . « Va al diavolo , Maria Iscorronca [ 18 ] , noi non abbiamo bisogno di brodo » , gridò Bustianeddu . « Animaletto , ora ti pago gli insulti » , disse la serva , rincorrendolo per la strada . Ma egli fuggì , mentre Anania penetrava nel cortile illuminato dalla luna . « Chi è : cosa vogliono ? » , chiedeva una vocina sottile , dall ' ombra di una tettoia sotto cui aprivasi la porta della cucina . « Sono io ! » , gridò Anania , avanzandosi , con la scodella fra le mani . « Efes Cau è malato , nel molino , e mia madre prega la signora padrona che dia un po ' di brodo al disgraziato . » « Oh , vieni ! » , rispose la vocina . In quel momento rientrò la serva , che non avendo potuto raggiungere Bustianeddu prese a spintoni il piccolo Anania . Allora la bimba che aveva detto « vieni » balzò fuori e difese il figlio del mugnaio . « Lascialo : che ti ha fatto ? » , disse , tirando la sottana alla serva . « Dagli subito il brodo . Subito ! » Questa protezione , quel tono da padrona , quella figurina grassa e rossa , vestita di flanellina turchina , quel nasetto prepotente rivolto all ' insù fra due guancie molto paffute , quei due occhi scintillanti alla luna , fra due bende ricciolute di capelli rossicci , piacquero immensamente ad Anania . Egli conosceva già la figlia del padrone , Margherita Carboni , come la chiamavano tutti i bimbi che frequentavano il molino ; qualche volta ella gli aveva dato i lucignoli ed anche l ' orzo per il cavallo , e quasi tutti i giorni egli la vedeva nell ' orto e ad intervalli anche nel molino , dove essa si recava con suo padre ; ma mai s ' era immaginato che quella signorina grassa e rossa e dall ' aria superba fosse così affabile e buona . Mentre la serva entrava in cucina per prendere il brodo , Margherita domandò ad Anania qualche particolare sulla malattia di Efes Cau . « Egli oggi ha mangiato qui , in questo cortile » , ella disse con serietà . « Pareva sano . » « È un male che viene agli ubriaconi » , spiegò Anania . « Si contorceva come un gatto ... » Appena dette queste parole egli arrossì ricordando il gatto preso al laccio da zio Pera , e le cento lire rubate e nascoste nell ' orto . Cento lire rubate ! Che avrebbe detto Margherita Carboni se avesse saputo che lui , Anania , lui , il figlio del mugnaio , lui , l ' abbandonato , lui , il servo , verso cui la piccola padrona si degnava mostrarsi affabile e buona , aveva rubato cento lire e che queste cento lire erano nascoste nell ' orto ? Ladro ! Egli era un ladro , e di una somma enorme ! Solo in quel momento percepì tutta la vergogna della sua azione , e sentì dolore , umiliazione , rimorso . « Come un gatto , ah ! » , disse Margherita stringendo i denti e torcendo il nasino ; « Dio mio , Dio mio ; è meglio che egli muoia . » La serva tornò , con la scodella colma di brodo . Anania non poté più aprir bocca : prese la scodella e andò via piano piano , badando di non versare il brodo . Sentiva una strana voglia di piangere , e quando raggiunse Bustianeddu , nello svolto della strada , ripeté le parole di Margherita : « È meglio che egli muoia » . « Chi ? È caldo quel brodo ? Ora lo assaggio ... » , disse l ' altro , allungando il collo verso la scodella . Ma Anania si irritò . « Non toccare ! » , gridò . « Tu sei cattivo ; tu diventerai come Efes . Perché hai preso i denari ? » aggiunse , abbassando la voce . « È peccato mortale , rubare . Va a riprenderli e rimettili nel cassetto . » « Poh ! Poh ! Sei matto ? » « Ed io lo dico a mia madre ! » « Tua madre ! » , disse l ' altro con ironia . « Va a cercarla ! » Intanto camminavano lentamente , ed Anania guardava sempre la scodella . « Siamo ladri ! » , disse a bassa voce . « Il denaro è di mio padre , e tu sei un mammalucco . Andrò via io solo , io solo ed io solo ! » « Va , che tu non possa più ritornare ! Ma io ... io lo dirò a ... a zia Tatàna » ( sì , ora si vergognò di dire mia madre ! ) . « Spia ! » , proruppe Bustianeddu , minacciandolo coi pugni stretti . « Se tu parli ti ammazzo come una lucertola , ti rompo i denti con una pietra , ti faccio cacciar le viscere per gli occhi . » Anania abbassò le spalle , pauroso di rovesciar il brodo e di ricevere i pugni dell ' amico , ma non ritirò la minaccia di rivelare ogni cosa a zia Tatàna . « Che diavolo ti han detto dentro quel cortile ? » , proseguì l ' altro , fremente . « Che ti ha detto quella servaccia ? Parla . » « Niente . Ma io non voglio essere un ladro . » « Tu sei un bastardo » , gridò allora Bustianeddu , « ecco cosa sei . Ed io ora vado , riprendo i denari e non ti guardo più in faccia . » S ' allontanò di corsa , lasciando Anania colpito da un dolore profondo . Ladro , bastardo , abbandonato ! Era troppo , era troppo ! Egli pianse e le sue lagrime caddero entro la scodella . « Ed ora anche Bustianeddu mi abbandona e va via solo ! Ed io , quando potrò partire io ? Quando potrò ricercarla ? Quando sarò grande ! » , rispose a se stesso , rianimandosi . « Ora non m 'importa.» Tuttavia , appena consegnò la scodella a zia Tatàna , corse al finestruolo della stalla . Silenzio . Non si vedeva nessuno , non s ' udiva nulla nel grande orto umido e chiaro sotto la luna . Le montagne si delineavano azzurre sullo sfondo vaporoso del cielo ; tutto era silenzio e pace . Ad un tratto giunse dal molino la voce di Bustianeddu . « Egli non ha ripreso i denari ? » , pensò Anania . « Non è entrato nell ' orto . Se andassi io ? » Ma ebbe paura ; rientrò nel molino e cominciò ad aggirarsi come un gattino affamato intorno a zia Tatàna che curava il malato . Ella gli fece la solita domanda : « Che hai ? Ti fa male il ventre ? » . « Sì , andiamo a casa . » Zia Tatàna capì che egli voleva dirle qualche cosa e lo accompagnò fuori . « Gesù , Gesù , Santa Caterina bella ! » , proruppe , appena seppe tutto . « In che mondo siamo noi ! Anche gli uccelli , anche i pulcini dentro l ' uovo commettono il male ! » Anania non seppe mai come zia Tatàna avesse persuaso Bustianeddu a rimettere il denaro nel cassetto : però d ' allora in poi i due amici si guardarono un po ' in cagnesco , e per ogni piccola cosa si insultavano e venivano alle mani . L ' inverno passò , ma anche in aprile il frantoio continuò a funzionare perché l ' abbondanza delle olive era quell ' anno straordinaria . Qualche volta però , Anania il mugnaio chiudeva il frantoio , andava nei campi a zappare il frumento del padrone e conduceva con sé il piccolo Anania , del quale voleva fare un contadino ; ed il bimbo lo seguiva tutto lieto di rendersi utile , recando con alterezza sulle spalle la zappa e la bisaccia delle provviste . In mezzo ai campi quell ' anno coltivati dal mugnaio , sorgevano due pini alti , sonori come due torrenti . Era un paesaggio dolce e melanconico , qua e là sparso di vigne solitarie , senza alberi , né macchie . La voce umana vi si perdeva senza eco , quasi attratta e ingoiata dall ' unico mormorìo dei pini , le cui immense chiome pareva sovrastassero le montagne grigie e paonazze dell ' orizzonte . Mentre il padre zappava , curvo sulla distesa verde - chiara del frumento tenero , Anania si perdeva attraverso i campi nudi e melanconici , cantando con gli uccelli , cercando funghi ed erbe . Qualche volta il padre , sollevandosi , lo vedeva in lontananza e provava una stretta al cuore , poiché il luogo , il lavoro , la figurina del bimbo , tutto gli ricordava Olì , i suoi fratellini , l ' errore commesso , l ' amore , le gioie perdute . Dov ' era Olì ? E chi lo sapeva ? Ella s ' era perduta , s ' era smarrita come l ' uccellino nei campi : ebbene , peggio per lei ; Anania il mugnaio credeva di compiere abbastanza il proprio dovere allevando il figliuolo ; se trovava il tesoro che sempre sognava , manderebbe il bimbo agli studi , se no ne farebbe un buon contadino : che pretendere di più ? E quelli che non riconoscono i propri figli , e che invece di raccoglierli ed allevarli cristianamente , come egli faceva , li abbandonavano alla miseria ed alla mala sorte ? Sì , anche certe persone ricche , anche certi signori facevano così . Sì , anche il padrone ... sì , anche il signor Carboni ... Basta , Anania grande si consolava pensando a ciò ; tuttavia gli rimaneva in cuore un senso di tristezza , e guardando in lontananza gli pareva di scorgere i nuraghi che circondavano la cantoniera di Olì ; e durante l ' ora dei pasti , o mentre si riposava all ' ombra dei pini sonori , interrogava il figliuolo sulle sue vicende passate . Anania aveva soggezione del padre , e non osava mai guardarlo negli occhi ; ma una volta spinto nella via dei ricordi chiacchierava volentieri , abbandonandosi al piacere nostalgico di raccontare tante cose passate . Ricordava tutto ; Fonni , la casa e i racconti della vedova , il buon Zuanne dalle grandi orecchie , i carabinieri , i frati , il cortile del convento , le castagne , le capre , le montagne , la fabbrica dei ceri . Ma parlava pochissimo di sua madre , mentre il mugnaio lo tirava sempre su quell ' argomento . « Ebbene , ti bastonava tua madre ? » « Mai , mai ! » , protestava Anania . « Io so invece che ti bastonava . » « Possiate vedermi senza occhi , se è vero ! » , spergiurava il ragazzetto . « E dimmi ... che cosa faceva essa ? » « Lavorava sempre ... » « È vero che un carabiniere la voleva in isposa ? » « Non è vero ! Essi i carabinieri , mi dicevano : " Di ' a tua madre che venga ; abbiamo da parlarle ... ".» « Ed essa ? » , chiedeva un po ' ansioso il mugnaio . « Ah , essa si arrabbiava come un cane ! » « Ah ! » Il mugnaio sospirava : provava un senso di sollievo nel sentire che ella non andava dai carabinieri . Ebbene , sì ; egli le voleva ancora bene , egli ricordava con tenerezza gli occhi chiari e ardenti di lei , ricordava i fratellini , il povero e sofferente cantoniere ; ma che poteva farci ? Se fosse stato libero l ' avrebbe certamente sposata ; invece aveva dovuto abbandonarla : adesso tornava inutile pensarci . « Va » , diceva ad Anania , finito il pasto frugale ; « là dove c ' è quel fico , vedi , c ' era una casa antichissima . Va e fruga per terra , chissà che tu trovi qualche cosa . » Il fanciullo partiva di corsa , mentre il padre pensava : « Le anime innocenti trovano più facilmente i tesori . Se trovassimo qualche cosa ! Passerei un tanto ad Olì , e , morta mia moglie , la sposerei . Dopo tutto sono stato io il primo ad ingannarla » . Ma Anania non trovava niente . Verso sera padre e figlio tornavano lentamente in paese , attraversando lo stradale chiaro nei cui sfondi ardeva il crepuscolo d ' oro . Zia Tatàna li aspettava con la cena pronta ed il fuoco cigolante nel focolare pulito . Ella soffiava il naso al piccolo Anania , gli puliva gli occhi , narrava al marito gli avvenimenti della giornata . Nanna l ' ubriacona era caduta sul fuoco , Efes Cau aveva un paio di scarpe nuove , zio Pera aveva bastonato un bambino ; il signor Carboni era stato al molino per vedere il cavallo . « Dice che è orribilmente dimagrato . » « Diavolo , ha lavorato tanto : cosa vuole il padrone ? Anche le bestie son di carne e d 'ossa.» Dopo cena il mugnaio andava alla bettola , perfettamente dimentico di Olì e delle sue avventure ; e zia Tatàna filava e raccontava una fiaba al suo figlio d ' adozione , qualche volta assisteva anche Bustianeddu . « " Dicono che una volta c ' era un re con sette occhi d ' oro in fronte che sembravano sette stelle . " » Oppure la fiaba dell ' Orco e di Mariedda . Mariedda era fuggita dalla casa dell ' Orco : «"...Ella fuggiva , fuggiva , gittando dei chiodi che si moltiplicavano , si moltiplicavano , coprivano tutta la pianura . Zio Orco la inseguiva , la inseguiva , ma non riusciva a prenderla perché i chiodi gli foravano i piedi ... " » Dio , Dio , che brivido di piacere destava nei bimbi la fuga di Mariedda ! Che differenza fra la cucina , la figura e i racconti della vedova di Fonni , e la cucina pulita e calda e la figura soave e le storielle meravigliose di zia Tatàna ! Eppure qualche volta Anania si annoiava , o almeno non provava l ' emozione fremente che i racconti della vedova gli avevano un tempo destato ; forse perché al posto del buon Zuanne , del fratellino amato , c ' era Bustianeddu cattivo e maligno , che gli dava dei pizzicotti e lo chiamava spia e bastardo anche davanti alla gente e nonostante gli ammonimenti di zia Tatàna . Una sera lo chiamò bastardo davanti a Margherita Carboni , che assieme con la serva era venuta per una commissione in casa del mugnaio . Zia Tatàna gli si gettò sopra e gli turò la bocca , ma troppo tardi . Ella aveva udito , ed Anania provò un dolore indicibile , non raddolcito neppure dal pezzo di pane intinto nel miele che zia Tatàna diede a lui ed a Margherita . A Bustianeddu niente . Ma che cosa era un pezzo di pane intinto nel miele dopo la profonda amarezza di sentirsi chiamato bastardo davanti a Margherita Carboni ? Ella era vestita di verde , con calze violette ed aveva intorno al capo una sciarpa di lana rossa che coloriva ancor più le sue guancie paffute e faceva risaltare l ' azzurro degli occhi lucenti . Quella notte Anania la sognò così , bella e colorita come l ' arcobaleno , ed anche nel sogno provava il dolore d ' essere stato chiamato bastardo davanti a lei . Nella Settimana Santa , però , - quell ' anno la Pasqua ricorreva agli ultimi d ' aprile , - il mugnaio compié il precetto pasquale ed il confessore gli impose di riconoscere legalmente il figliuolo . Nello stesso tempo Anania , che compiva gli otto anni , venne cresimato : padrino il signor Carboni . Fu un grande avvenimento per il ragazzo e per la città tutta che s ' era data convegno nella cattedrale , ove Monsignor Demartis , il bel vescovo imponente , impartiva la cresima a centinaia di fanciulletti . Per le porte spalancate , che ad Anania parevano grandissime , la primavera con la sua viva luce e il suo tepore fragrante penetrava nella chiesa gremita di donne dai costumi di porpora , di signore , di bimbi lieti . Il signor Carboni , grosso , rosso in viso , con gli occhi azzurri e i capelli rossicci , col gilè di terziopelo attraversato da una enorme catena d ' oro , veniva salutato , riverito , ricercato dai personaggi più cospicui , dai paesani e dalle paesane , dalle signore e dai bimbi che gremivano la chiesa , Anania si sentiva altero e felice di tanto padrino ; è vero che il signor Carboni doveva cresimare altri diciassette bambini ; ma ciò non toglieva importanza al singolo onore di tutti i diciotto figliocci . Dopo la cerimonia questi diciotto figliocci , coi rispettivi parenti , accompagnarono a casa il padrino , ed Anania poté ammirare la sala di Margherita , di cui aveva sentito dir mirabilia , - una vasta stanza tappezzata di carta rossa , con seggioloni del secolo scorso e cassettoni ornati di fiori artificiali sotto lampade di cristallo , nonché di alzatine con frutta di marmo e piattini con fette di salame e di cacio pure di marmo . Furon serviti liquori , caffè , biscotti e amaretti ; e la bella signora Carboni , che aveva due profonde fossette sulle guancie e i capelli neri tirati tirati sulle tempie , graziosamente adorna d ' un vestito da camera , d ' indiana a quadretti azzurri e rossi , con volante e merletto in fondo , fu amabile con tutti e baciò i bimbi consegnando a ciascuno di loro un involtino . Lungamente Anania ricordò questi particolari . Ricordò che invano aveva ardentemente desiderato che Margherita entrasse nella sala e notasse il suo costumino nuovo , di fustagno gialliccio , duro come la pelle del diavolo , e ricordò che la signora Cicita Carboni , baciandolo e battendogli lievemente la mano inanellata sulla testina orribilmente rasa , aveva detto al mugnaio : « Ah , compare , perché l ' avete conciato così ? Sembra calvo ... » . « Lasciate , comare » , aveva risposto Anania grande , secondando il benevolo scherzo della signora , « la testa di questo buon pulcino sembrava un bosco ... » « Ebbene » , riprese la signora , « avete dunque fatto il vostro dovere ? » « Fatto ! Fatto ! » « Me ne rallegro . Credete pure , solo i figli legittimi sono il sostegno dei padri nella vecchiaia . » Poi s ' avvicinò il signor Carboni . « Che occhi indiavolati ha questo montanaro ! » , disse , guardando il bimbo negli occhi . « Ebbene , perché li abbassi ? Ridi ? Ah , diavoletto ... » Anania rideva di gioia nel vedersi osservato dal padrino , e guardato con affetto dalla signora Carboni . « Che cosa diventerai , diavoletto ? » Egli abbassava e sollevava gli occhi lucenti ( che le cure di zia Tatàna avevano guarito perfettamente ) , e cercava di nascondersi dietro del padre . « Dunque , rispondi al padrino ! » , esclamò il mugnaio scuotendolo . « Che cosa ti farai , diavoletto ? » « Mugnaio ? » , chiese la signora . Egli accennò di no , di no . « Ah , non ti piace ? Contadino ? » No , e sempre no . « Ebbene , vuoi studiare ? » , chiese astutamente il mugnaio . «Sì.» « Ah , bravo ! » , disse il signor Carboni , « tu vuoi studiare ? ti farai prete ? » « Ancora no . » « Avvocato ? » , chiese il mugnaio . «Sì.» « Diavolo ! Diavolo ! Lo dicevo io che ha gli occhi vivi ! Vuol farsi avvocato il piccolo topo ! » « Ah , caro mio , siamo poveri » , osservò sospirando il mugnaio . « Se il bimbo ha voglia di studiare la provvidenza non mancherà » , disse il padrone . « Non mancherà ! » , ripeté come eco la padrona , queste parole decisero il destino di Anania : ed egli non le dimenticò mai più . Il frantoio venne definitivamente chiuso , - per quell ' anno , - ed il mugnaio si trasformò del tutto in contadino . Una primavera ardente ingialliva già le campagne ; le vespe e le api ronzavano intorno alla casetta di zia Tatàna ; il grande sambuco del cortiletto coprivasi di un meraviglioso merletto di fiori giallognoli . Nel cortile d ' Anania conveniva quasi sempre tutti i giorni la compagnia che già usava riunirsi nel molino : zio Pera col randello , Efes e Nanna costantemente ubriachi , il bel calzolaio Carchide , Bustianeddu ed il padre , nonché altre persone del vicinato . Inoltre Maestro Pane aveva messo su bottega in un bugigattolo in faccia al cortiletto ; tutto il santo giorno era un viavai di gente che rideva , gridava , s ' insultava , diceva male parole . Il piccolo Anania passava le sue giornate fra questa gente meschina e violenta , dalla quale apprendeva atti e parole sconcie , abituandosi allo spettacolo dell ' ubriachezza e della miseria incosciente . A fianco della bottega di Maestro Pane , in un altro bugigattolo nero di fuliggine e di ragnatele , marciva una misera ragazzetta inferma , del cui padre , partito per lavorare in una miniera africana , non s ' era saputo più nulla : l ' infelice creatura , soprannominata Rebecca , viveva sola , abbandonata , piagata , su una stuoia lurida , fra nugoli d ' insetti e di mosche . Più in là abitava una vedova con cinque bambini che mendicavano ; lo stesso Maestro Pane chiedeva spesso l ' elemosina . Con tutto ciò la gente era allegra : i cinque bimbi mendicanti ridevano sempre , Maestro Pane parlava con se stesso ad alta voce , raccontandosi storielle amene e ricordandosi fatti allegri della sua gioventù . Solo nei meriggi luminosissimi , quando il vicinato taceva e le vespe ronzavano tra i fiori del sambuco , conciliando il sonno al piccolo Anania coricato supino sul limitare della porta , vibrava nel silenzio caldo il lamento acuto di Rebecca , che saliva , si spandeva , si spezzava , ricominciava , slanciavasi in alto , sprofondavasi sotterra , e per così dire pareva trafiggesse il silenzio con un getto di freccie sibilanti . In quel lamento era tutto il dolore , il male , la miseria , l ' abbandono , lo spasimo non ascoltato del luogo e delle persone ; era la voce stessa delle cose , il lamento delle pietre che cadevano ad una ad una dai muri neri delle casette preistoriche , dei tetti che si sfasciavano , delle scalette esterne e dei poggiuoli di legno tarlato che minacciavano rovina , delle euforbie che crescevano nelle straducole rocciose , delle gramigne che coprivano i muri , della gente che non mangiava , delle donne che non avevano vesti , degli uomini che si ubriacavano per stordirsi e che bastonavano le donne ed i fanciulli e le bestie perché non potevano percuotere il destino , delle malattie non curate , della miseria accettata incoscientemente come la vita stessa . Ma chi ci badava ? Lo stesso piccolo Anania , coricato supino sul limitare della porta , scacciava le mosche e le vespe agitando un fiore di sambuco , e pensava istintivamente : « Uh ! Perché grida sempre quella lì ? Cosa la fa gridare ? Non ci devono essere gli ammalati nel mondo ? » . Egli s ' era fatto tondo tondo , ingrassato dai cibi abbondanti , dal dolce far niente , e sopratutto dal sonno . Dormiva sempre . Ed anche nei meriggi silenziosi , nonostante il grido continuo di Rebecca , egli finiva con l ' addormentarsi , col fior di sambuco nella manina rossa , e il naso coperto di mosche . E sognava di trovarsi ancora lassù , nella casa della vedova , nella cucina vigilata dal gabbano nero che pareva un fantasma appiccato : ma sua madre non c ' era più , era fuggita , lontano , in una terra ignota . Ed un frate veniva dal convento , ed insegnava a leggere e scrivere al piccolo abbandonato , che voleva studiare per mettersi in viaggio alla ricerca di sua madre . Il frate parlava , ma Anania non riusciva a sentirlo , perché dal gabbano usciva un lamento acuto e straziante che assordava . Dio mio , che paura ! Era la voce dello spirito del bandito morto . Ed oltre alla paura , Anania provava un gran fastidio al naso ed agli occhi . Erano le mosche . V . Finalmente il suo sogno s ' avverò . Una mattina di ottobre egli s ' alzò più presto del solito , e zia Tatàna lo lavò , lo pettinò , gli fece indossare il vestitino nuovo , quello di fustagno duro come la pelle del diavolo . Anania grande , che divorava già la sua colazione , - un arrosto di viscere di pecora , - quando vide il fanciullo pronto per recarsi alla scuola rise di gioia , e gli disse , minacciandolo con un dito : « Ohi , ohi , se non fai da bravo ! Ti mando da Maestro Pane a far le casse da morto ... » . Bustianeddu venne a prendere Anania e lo accompagnò con una certa aria di sprezzante protezione . La mattina era splendida ; nell ' aria limpida passava un dolce odore di mosto , di caffè , di vinaccia in fermentazione ; le galline ed i galli cantavano per le strade ; i contadini si recavano in campagna coi lunghi carri coperti di pampini , preceduti dai cani allegri e frementi . Anania si sentiva felice , benché il compagno parlasse male della scuola e dei maestri . « Il tuo maestro , Ananì , pare un gallo , col berretto rosso e la voce rauca . Io l ' ho dovuto sopportare per un anno , che il diavolo gli roda il calcagno . » Le scuole erano all ' altra estremità di Nuoro , in un convento circondato da orti melanconici ; la classe di Anania , al pianterreno , guardava sulla strada solitaria ; molta polvere copriva le pareti , la cattedra del maestro sembrava rosicchiata dai topi ; macchie d ' inchiostro , incisioni e graffiti , nomi che parevano geroglifici , decoravano i banchi . Anania provò una vera delusione nel veder comparire , invece del maestro descrittogli da Bustianeddu , una maestra vestita in costume , piccola e pallida , con due baffetti neri sul labbro superiore come li aveva anche zia Tatàna . Quaranta bambini animavano la classe . Anania era il più grande di tutti , e forse per ciò la piccola maestra , che aveva anche due terribili occhi neri , si rivolgeva a lui di preferenza , chiamandolo col solo cognome e parlandogli un po ' in dialetto sardo , un po ' in lingua italiana . Quest ' attenzione ostinata non gli piaceva , ma gli giovò : dopo tre sole ore di scuola egli sapeva già leggere e scrivere due vocali ; è vero che una era la vocale o , ma ciò non toglieva importanza al suo merito . Verso le undici , però , egli era già stufo della scuola e della maestra , nonché del vestito nuovo che lo impacciava assai : sbadigliava e pensava al cortiletto , al sambuco , al cestino dei fichi d ' India ove ogni tanto egli usava cacciar le manine agguerrite contro le spine . Non veniva mai l ' ora d ' andar via , dunque ? Molti compagni piangevano , e la maestra si sfiatava invano , predicando l ' amor della scuola e la tranquillità . Finalmente l ' uscio s ' aprì : comparve e disparve come un lampo la figura sbarbata del bidello , - anche lui vestito in costume , - risuonò la sua voce : « È ora ! » I bambini si precipitarono verso la porta spingendosi , gridando , ed Anania rimase ultimo accanto alla maestra che lo accarezzò sulla testa con la piccola mano scarna . « Bravo » , gli disse : « sei il figlio di Anania Atonzu ? » . «Sissignora.» « Bravo . Tanti saluti a tua madre . » Egli naturalmente capì che questi saluti erano per zia Tatàna : e subito la maestra , che lo lasciò per mischiarsi alla folla dei bambini schiamazzanti , gli diventò cara . « Ma che modo è questo ? » , ella gridava agli scolaretti afferrandoli e fermandoli . « A due a due ! In riga ! » A due a due , in riga , essi percorsero un buon tratto di strada : dopo furono lasciati liberi , e si dispersero per lo spiazzo come uccellini scappati dalla rete , correndo e girando . Anche dalle altre classi uscivano in ordine gli alunni via via più adulti e più seri . Bustianeddu piombò sopra Anania , battendogli i quaderni sul capo , e lo trasse con sé . « Ti piace , dunque ? » « Sì » , rispose Anania , « ma ho fame . Non finiva mai . » « Oh , che credevi fosse un minuto ? Aspetta , e vedrai ! Ti calerà il moccio e la bava , ti verrà la fame e la sete . Oh , oh , guarda Margherita Carboni . » La bimba , con le calze violette , la sciarpa rossa , i polsini di lana verde , s ' avanzava fra un nugolo di scolarette , - uscite dalla scuola dopo i maschi , - e passò davanti ai due amici senza degnarsi di guardarli . Dopo il gruppo che la circondava venivano altri gruppi di ragazzette , povere e ricche , paesane e borghesi , alcune già alte e civettuole . I ragazzi di quarta e di quinta si fermavano a guardarle e ridevano fra loro . « Fanno all ' amore » , disse Bustianeddu . « Se i maestri li vedono !...» Anania non rispose , convinto che gli scolari e le scolare di quarta e quinta fossero abbastanza grandi per far all ' amore . « Si scambiano anche delle lettere ! » riprese Bustianeddu , con grande importanza . « Anche noi , quando saremo in quarta , faremo all ' amore ! » disse Anania con semplicità . « Che cosa fai tu , mammalucco ! Impara prima a pulirti il naso . » E si presero per mano e si misero a correre . Dopo quel giorno altri ed altri ne passarono ; tornò l ' inverno , venne riaperto il molino , ricominciarono le scene dell ' anno avanti . Anania era il primo della classe e fin d ' allora tutti dissero che egli sarebbe diventato medico o avvocato o magari giudice . Tutti sapevano che il signor Carboni aveva promesso di assisterlo negli studi ; ed anche lui lo sapeva , ma ancora non riusciva a farsi una giusta idea del valore di questa promessa . Solo più tardi cominciò in lui la gratitudine ; per allora provava una soggezione invincibile e nello stesso tempo una vera felicità quando vedeva la florida ed affabile persona del padrino . Spesso veniva invitato a pranzo dal signor Carboni , ma , strano invito , egli doveva mangiare in cucina , con le serve ed i gatti ; del che non si lamentava perché gli pareva che a tavola , coi signori , non avrebbe potuto aprir bocca per la soggezione e per la gioia . Dopo il pranzo Margherita usciva in cucina e s ' intratteneva con lui , per lo più chiedendogli informazioni sulle persone che frequentavano il molino ; poi lo conduceva di qua e di là , nel cortile , nei granai , in cantina , compiacendosi quando egli esclamava col fare di Bustianeddu : « eh , diavolo , quanta roba avete ! » , ma non si abbassava mai a giocare con lui . Gli anni passarono . Dopo la maestrina dai baffi venne la volta del maestro che pareva un gallo ; poi d ' un vecchio maestro tabaccone che additando l ' isola di Spitzberg diceva piangendo : « qui fu imprigionato Silvio Pellico » ; poi di un piccolo maestro dalla testa rotonda , pallido , molto allegro , che si suicidò . Tutti gli scolari rimasero morbosamente impressionati dal fatto doloroso ; per molto tempo non pensarono e non parlarono d ' altro , ed Anania , che non sapeva persuadersi come il maestro si fosse potuto uccidere mentre era un uomo allegro , dichiarò in piena scuola che era pronto a suicidarsi alla prima occasione . Fortunatamente l ' occasione mancava ; egli in quel tempo non aveva dispiaceri ; era sano ; amato dai suoi , sempre primo nella scuola . Intorno a lui la vita si svolgeva sempre eguale , con le stesse figure ed i meschini avvenimenti , - un giorno simile all ' altro , un anno simile all ' altro , - come la stoffa a disegni eguali che il mercante svolge dall ' interminabile pezza . D ' inverno convenivano nel frantoio sempre le stesse persone , gli stessi tipi , e si rinnovavano le stesse scene . In primavera il sambuco fioriva nel cortiletto , le mosche e le api ronzavano nell ' aria luminosa ; nelle strade e nelle case si delineavano sempre le stesse figure ; zio Barchitta il pazzo , con gli occhi azzurri fissi e la barba ed i capelli lunghi , simile ad un vecchio Gesù mendicante , continuava nelle sue innocue stravaganze , - Maestro Pane segava le assi , e parlava fra sé a voce alta . - Efes passava barcollando , - Nanna lo seguiva , - i bambini laceri giocavano coi cani , i gatti , le galline , i porcetti , - le donnicciole si bisticciavano , - i giovanotti cantavano cori melanconici nelle notti serene illuminate dalla luna , il lamento di Rebecca vibrava nell ' aria simile al canto del cuculo nella tristezza d ' un paesaggio desolato . Come appare il sole in uno squarcio improvviso di cielo velato , qualche volta appariva nel misero vicinato ove Anania viveva , la florida figura del signor Carboni . Le donne uscivano sulla porta per salutarlo e sorridergli ; gli uomini disoccupati , sdraiati indolentemente al sole , balzavano in piedi arrossendo ; i bambini gli correvano dietro , baciandogli le mani ch ' egli teneva bonariamente intrecciate dietro la schiena . Durante un rigido inverno di carestia egli provvide di polenta e d ' olio tutto il vicinato . Tutti ricorrevano a lui per piccoli prestiti che non venivano mai restituiti : qua e là , per tutte le stradette dove il vento portava foglie , paglia e immondezze , egli incontrava bambini e ragazzi che lo chiamavano « padrino » e donne ed uomini che lo chiamavano « compare » ; ormai non ricordava più il numero dei suoi figliocci , e zio Pera affermava malignamente che non poche persone si fingevano compari e comari del padrone per carpirgli danari . « Eppoi molti sperano che egli aiuti negli studi i loro figliuoli ! » , disse un giorno il vecchio ortolano , seduto davanti al forno del frantoio , col randello sulle ginocchia . « Eh , qualcuno ne aiuterà bene ! » , osservò il mugnaio , con evidente compiacenza , guardando Anania che stava affacciato alla finestra . « Non più d ' uno ! Il padrone è un po ' vano , ma non si rovina , poi ! » « Che dite voi , vecchia cavalletta ! » , esclamò il mugnaio , adirandosi . « Come il diavolo , voi , più invecchiate , più diventate maligno . » « Andiamo ! » , riprese il vecchio raschiando e tossendo . « E le cose forse non si sanno ? Ebbene , solo i cani riescono a nascondere le loro immondezze . Perché il padrone non fa studiare i suoi bastardi ? » Anania , che guardava alla finestra , sotto la quale odorava un mucchio di sanse fumanti , sentì un fremito di dolore , come se qualcuno l ' avesse percosso . Il mugnaio raschiò e tossì a sua volta , e avrebbe voluto che Anania non udisse le parole sacrileghe dell ' ortolano , ma anche lui non poté contenersi , e cominciò ad inveire contro zio Pera . « Schifoso , maligno , topo morto , che modo di parlare è il vostro ? » « E che le cose non si sanno ? » , ripeté il vecchio , prendendo il randello in mano , come per difendersi da un possibile attacco . « Il bambino che lavora nella bottega di Franziscu Carchide è forse figlio di Gesù Cristo ' ? Ebbene , perché il padrone non fa studiare quel bambino , che è suo ? » « È il figlio d ' un prete » , disse il mugnaio , abbassando la voce . « Non è vero . È del padrone . Osservalo ; è tal e quale a Margarita . » « Ecco » , rispose il mugnaio completamente disarmato , « quel bambino è cattivo come il diavolo : non si può far studiare . Si può combattere contro le pietre ? » « Ah , bene ! » , mormorò zio Pera , ripreso da un attacco di tosse . Anania stette ancora alla finestra , sputando sul mucchio di sanse , oppresso da una misteriosa tristezza . Egli conosceva il ragazzetto che lavorava presso il Carchide , e sapeva che era discolo , ma non più di Bustianeddu e d ' altri ragazzi che frequentavano la scuola . Perché il signor Carboni non lo prendeva in casa sua , se era suo figlio , come lui era stato preso dal mugnaio ? Poi pensò : « Ha madre , quel ragazzetto ? » . Ah , la madre , la madre ! A misura che egli cresceva , che la sua mente aprivasi e le sue idee e le sue percezioni prendevano forma , il pensiero della madre delineavasi sempre più chiaro nel crepuscolo della sua coscienza nascente . In quel tempo egli frequentava la quarta elementare , tra fanciulli di ogni condizione e di ogni carattere , e cominciava ad aver sentore della scienza del bene e del male . Si vergognava già coscientemente se qualcuno alludeva a sua madre , e ricordava di essersene sempre vergognato per istinto ; e nello stesso tempo provava un desiderio struggente di sapere ove ella era , di rivederla , di rimproverarle la sua fuga . Già la terra ignota , lontana e misteriosa , ove ella s ' era rifugiata , prendeva ai suoi occhi linee e parvenze decise , come la terra che tra i vapori dell ' alba s ' avvicina al naviglio viaggiante . Egli studiava con piacere la geografia , e sapeva già perfettamente l ' itinerario da percorrere per arrivare dall ' isola a quel continente dove si nascondeva sua madre . E come un tempo , nel villaggio dell ' alta montagna , sognava la città dove viveva suo padre , adesso pensava alle grandi città di cui leggeva notizie nei libri di scuola , ed in una di esse , ed in tutte , vedeva sua madre . L ' immagine fisica di lei si scoloriva sempre più nella sua memoria come una vecchia fotografia , ma egli se la figurava sempre vestita in costume , scalza , svelta e triste . Un fatto accaduto qualche anno appresso sconvolse però le sue fantasticherie . Fu il ritorno della madre di Bustianeddu . In quel tempo Anania frequentava il ginnasio ed era segretamente innamorato di Margherita Carboni : si credeva quindi già una persona seria , e finse di non interessarsi al fatto che commoveva tutti i suoi vicini di casa , mentre invece vi pensava giorno e notte . Oppresso da un cumulo d ' impressioni dolorose . Egli non vide presto la donna , nascosta in casa di una sua parente , ma giorno per giorno riceveva le confidenze di Bustianeddu , che era diventato un giovinetto serio ed astuto . Siccome zio Pera perdeva le forze , s ' era associato il mugnaio nella coltivazione delle fave e dei cardi . Anania aveva quindi libero ingresso nell ' orto , e amava studiare seduto sull ' erba del ciglione , nella corta ombra dei fichi d ' India , davanti al selvaggio panorama dei monti e della vallata . Qui Bustianeddu veniva a trovarlo ed a confidargli i suoi pensieri . « È tornata ! » , diceva , steso a pancia a terra sull ' erba , e muovendo le gambe in aria . « Era meglio che non tornasse . Mio padre voleva ammazzarla , ma poi s ' è calmato . » « L ' hai veduta ? » « Sicuro che l ' ho veduta . Mio padre non vuole che io vada da lei , ma io ci vado egualmente . È grassa , vestita da signora . Io non l ' ho riconosciuta , diavolo ! » « Tu non l ' hai riconosciuta ! » , esclamava Anania , palpitando , meravigliandosi di Bustianeddu e pensando a sua madre . Ah , egli l ' avrebbe riconosciuta subito ! Ma poi diceva a se stesso : « Anche lei sarà vestita da signora , pettinata alla moda ... Dio , Dio , come sarà ? » . « In tutti i modi la riconoscerei , oh , ne sono certo ! » , pensava poi , confidando nel suo istinto . « Perché è tornata tua madre ? » , chiese un giorno a Bustianeddu . « Perché ? Oh , bella , perché questo è il suo paese . Essa cuciva a macchina , in una sartoria di Torino ; era stanca ed è tornata . » Un grave silenzio seguì a queste parole : i due ragazzi sapevano che la storia della sartoria era una menzogna , ma l ' accettavano incondizionatamente . Anzi , dopo un momento , Anania osservò : « Ed allora tuo padre dovrebbe far la pace » . « No ! » , disse Bustianeddu , fingendo di dar ragione a suo padre . « Ella non aveva bisogno di lavorare per vivere ! » « Oh , che tuo padre non lavora ? È vergogna lavorare ? » « Mio padre è un negoziante ! » , corresse l ' altro . « Che farà ora tua madre ? E tu con chi andrai a stare ? » « Chi lo sa ! » Di giorno in giorno , però , le notizie diventavano sempre più emozionanti . « Se tu sapessi quanta gente viene da mio padre per pregarlo di far la pace con lei ! Anche il deputato , sì . Poi venne la nonna , ieri notte , e disse a mio padre : " Gesù perdonò alla Maddalena ; ebbene , figlio mio , pensa che siamo nati per morire ; pensa che al di là noi rechiamo con noi solo le buone azioni . Guarda come è desolata la tua casa ; i topi vi fanno continuamente festa ".» « E tuo padre ? » « " Andate via " , disse arrabbiandosi , " andate via subito ; vergognatevi . " » « Ed ora » , disse Bustianeddu il giorno appresso , « ora s ' è immischiata anche zia Tatàna ! Che sermone ha fatto ! " Ecco " ha detto a mio padre , " figurati di prendere in casa un ' amica . Prendila : ella è pentita , si emenderà . Se tu rifiuti chissà che cosa avverrà di lei ! Re Salomone aveva settanta amiche in casa sua ed era l ' uomo più savio del mondo " » . « E lui ? » « Duro come la pietra ; anzi disse che le amiche fecero perder la testa a Salomone . » Infatti il negoziante non si piegò mai ; e la donna andò ad abitare dall ' altra parte del paese , verso il convento ov ' erano le scuole ; rivestì il costume , ma un costume un po ' falsato , arricchito di nastri e di merletti , e dal quale si riconosceva subito la donna di fama equivoca . Il marito non perdonò , ed ella continuò la sua vita . Anania la vide un giorno , e poi sempre , mentre si recava al ginnasio ; ella abitava una casa nerastra , intorno alle cui finestre biancheggiava una striscia di calce che terminava in una croce . Sotto la porta c ' erano quattro scalini , e spesso la donna , che era alta e bella , sebbene non più giovanissima e molto bruna di viso , stava seduta sugli scalini , cucendo o ricamando una camicia paesana . In estate rimaneva a testa nuda , coi capelli nerissimi rialzati un po ' a ciuffo sulla breve fronte , e teneva un fazzolettino di seta grigia intorno al lungo collo . Anania arrossiva ogni volta che la vedeva ; provava una morbosa simpatia per lei , e nello stesso tempo gli pareva di odiarla . Avrebbe voluto cambiar strada per non vederla , ma una forza occulta e maligna lo attirava sempre in quella via . VI . Erano le vacanze pasquali . Un giorno , mentre Anania studiava la grammatica greca , passeggiando in un piccolo viale solcato tra il verde cinereo d ' una distesa di cardi , udì picchiare al cancello . Nell ' orto c ' era anche il mugnaio , che zappava canticchiando una poesia amorosa del poeta Luca Cubeddu ; Nanna estirpava male erbe , aiutata da zio Pera ; ed Efes Cau , naturalmente ubriaco , stava coricato sull ' erba . Faceva quasi caldo ; nuvolette rosee correvano sul cielo latteo , perdendosi dietro i ceruli picchi dei monti d ' Oliena ; dalla vallata salivano , quasi da una immensa conchiglia colma di verde , profumi e suoni sfumati nell ' aria calda . Ogni tanto Nanna si sollevava , con una mano sulla schiena , con l ' altra gettando baci allo studente . « Anima mia » , diceva con tenerezza . « Dio ti benedica . Eccolo là che studia come un piccolo canonico . Chissà cosa diventerà ! Diventerà giudice istruttore ; tutte le ragazze della città lo vorranno raccogliere come un confetto . Ah , la mia povera schiena ! » « Lavora ! » , rispondeva zio Pera . « Che una palla ti trapassi il fegato , lavora , e lascia tranquillo il ragazzo ... » « Che voi siate pelato ; se fossi stata una ragazzetta di tredici anni non mi avreste parlato così ... » ella insinuava malignamente , curvandosi : poi tornava a sollevarsi e ad inviar baci ad Anania , che non se ne accorgeva affatto . « Che è ? » gridò il mugnaio , udendo picchiare al cancello . Anania ed Efes sollevarono il viso , l ' uno dal libro , l ' altro dall ' erba , quasi con la stessa espressione d ' attesa angosciosa . Che fosse il signor Carboni ? Sì , Anania e l ' ubriacone provavano quasi la stessa soggezione vergognosa quando il signor Carboni li sorprendeva nell ' orto : Efes Cau sentiva tutto il peso della sua abbiezione quando l ' uomo benefico , con uno sguardo dolce e triste , senza rivolgergli - unico fra tanti - inutili parole di rimprovero , lo salutava e si intratteneva con lui ; Anania ricordava sua madre e sentiva vergogna di se stesso che osava pensare a Margherita ; eppure entrambi , lo studente e il vizioso , dopo aver veduto la figura bonaria dell ' uomo retto , provavano una gioia timida e grata . Picchiarono ancora . « Ebbene , chi è ? » , gridò il mugnaio , smettendo di cantare e di zappare . « Vado io » , disse Anania , mettendosi a correre e agitando il libro in aria , mentre zio Pera diceva : « Se è il padrone bisogna che Efes si alzi e finga di lavorare : è una vergogna che lo si trovi sempre lì , buttato per terra come un cane morto » . Nanna emise una specie di grugnito , raccogliendosi fra le gambe rosse seminude le sottane lacere . Zio Pera gridò , rivolto all ' ubriaco : « E dunque , palandrone , alzati e fingi di aiutarci ... » . Efes fece atto di sollevarsi , ma subito Nanna si ribellò : « Ed io me ne vado ! Perché deve egli fingere di lavorare ? Perché lo insultate , zio Pera Sa Gattu , che voi siate pelato ? Non sapete che egli era ricco , e che anche così come è vale sempre più di voi ? » . « Tu lo difendi ! Corvo con corvo non si cavan gli occhi ! » sogghignò il vecchio , alludendo al vizio della donna : ma la contesa fu tosto troncata dal ritorno di Anania . Lo seguiva un giovinetto in costume di Fonni , magro e pallido e con un visetto da topo . « Conoscete costui ? » , chiese lo studente , rivolgendosi al padre . « Neppur io l ' ho riconosciuto . » « Chi sei ? » , chiese il mugnaio , pulendosi le mani con un ciuffo d ' erba . Il giovinetto rise timidamente e guardò Anania . « Eh , Zuanne Atonzu ! » , gridò lo studente . « Guardate come si è fatto grande ! » « Salute ! Noi siamo parenti » , esclamò il mugnaio abbracciando il fonnese . « Che tu sii il benvenuto ; come sta tua madre ? » «Bene.» « Perché sei venuto ? » « Sono testimonio in una causa in Tribunale . » « Dove hai lasciato il cavallo ? Nella locanda ? Non ricordavi che noi siamo parenti ? Eh che , dunque ? Perché siamo poveri non vuoi ospitare da noi ? » « Siccome io son ricco !...», osservò sorridendo il giovinetto . « Ebbene , andiamo e conduciamo il cavallo a casa nostra » , disse Anania cacciandosi il libro in tasca . Uscirono assieme ; Anania puerilmente felice di rivedere l ' umile pastorello in rozzo costume , che gli ricordava tutto un mondo lontano e selvaggio , Zuanne vinto da una grande timidezza davanti al bel signorino pallido e fresco , dalla cravatta fiammeggiante sul colletto lucido . « Mamma , dateci il caffè » , gridò Anania dalla strada ; poi introdusse l ' ospite nella sua cameretta e cominciò come un bimbo a fargli vedere le sue cose . Mobili strani riempivano la camera lunga e stretta , dal soffitto di canne coperte di calce , e il pavimento di terra : due arche di legno , rassomiglianti agli antichi cofani veneziani , sulle quali un primitivo artista aveva scolpito grifi ed aquile , cinghiali e fiori fantastici ; un cassettone piramidale , canestri appesi alle pareti accanto a quadretti con la cornice di sughero ; in un angolo un ' olla per olio , nell ' altro il lettino di Anania , coperto da una stoffa di lana grigia filata da zia Tatàna ; e fra il lettino e la finestruola , che guardava sul sambuco del cortile , un tavolino con un tappeto di percalle verde , ed una scansa di legno bianco nei cui angoli la fantasia artistica di Maestro Pane aveva traforato , forse ad imitazione delle arche , foglie e fiori antidiluviani . Sul tavolino e nella scansìa stavano pochi libri e molti quaderni ; tutti i quaderni scritti da Anania ; parecchie scatole legate misteriosamente , calendari e pacchetti di giornali sardi . Tutto era pulito ed ordinato : dalla finestra penetravano onde d ' aria profumata , sul pavimento bruno qua e là screpolato volteggiavano , quasi inseguendosi e scherzando , due foglie di sambuco ; sul tavolino stava aperto un volume dei Miserabili . Quante , quante cose Anania avrebbe potuto e voluto far vedere al giovinetto straniero , come ad un fratello lungamente atteso ! Ma mentre egli apriva e richiudeva qualcuna di quelle scatole legate misteriosamente , Zuanne taceva , e il suo contegno gelido spense la gioia puerile di Anania . A che serviva ? Perché aveva egli introdotto quel mandriano nella cameretta ove assieme con la fragranza del miele , delle frutta e dei mazzi di spigo che zia Tatàna conservava entro le arche , si spandeva il profumo dei suoi sogni solitari ? In quella cameretta dalla cui finestruola sul sambuco , sui tetti erbosi delle casette di pietra , il mondo s ' apriva per lui vergine e fiorito come i monti granitici del vicino orizzonte ? Dopo la gioia provò un impeto di tristezza : gli sembrò che il villaggio natìo , il passato , i primi anni della sua vita , i ricordi nostalgici , l ' affetto poetico per il fratellino d ' adozione , tutto fosse stato un sogno . « Andiamo » , disse quasi con dispetto . E trasse il pastorello per le vie di Nuoro , scansando i compagni di scuola , pauroso che lo fermassero e gli chiedessero chi era il paesano che gli camminava goffamente accanto . Ma passando davanti alla casa del signor Carboni , videro affacciarsi al portone un viso grassotto , colorito e quasi illuminato dal riflesso di una fiammante camicetta rossa . Anania si tolse rapidamente il cappello , mentre pareva che il riflesso della camicetta illuminasse anche il suo viso : Margherita gli sorrise , e mai guancie tonde di signorina furono segnate da più irresistibili fossette . « Chi è quella donna ? » , chiese rozzamente Zuanne , appena oltrepassata la casa . « Donna ! È una ragazza della mia età ! » , osservò un po ' bruscamente Anania . « Ha solo nove mesi più di me . » Al che Zuanne fu còlto da grande imbarazzo e non osò più fiatare mentre Anania , come se la volontà non gli bastasse per tener ferma la lingua , mentiva pur sapendo di mentire , ma provando una struggente felicità al pensare che ciò che diceva potesse esser vero . « Quella è la mia innamorata » , disse . La notte , mentre in cucina il mugnaio , coricato su una stuoia , si faceva raccontare da Zuanne la scoperta delle rovine di Sorrabile , l ' antica città dissotterrata nei dintorni di Fonni , e domandava se vi si potevano trovare ancora tesori , Anania guardava dalla sua finestruola il lento sorgere della luna fra i denti neri dell ' Orthobene . Finalmente era solo ! La notte regnava , piena di fremiti e di dolcezza , e già il cuculo riempiva di gridi palpitanti la solitudine della valle . Ah , così tristemente Anania sentiva gridare e palpitare il suo cuore , in una solitudine infinita . Perché aveva mentito ? E perché quello stupido pastore aveva taciuto nell ' udire la grande rivelazione ? Non capiva dunque che cosa era l ' amore , l ' amore senza confine e senza speranza ? Ma perché s ' era egli abbassato fino alla menzogna ? Ah , vergogna , vergogna ! Gli pareva di aver calunniato Margherita , tanto si credeva ignobile e lontano da lei : e che lo stesso spirito di vanità e il desiderio dell ' inverosimile , che una volta gli avevano fatto dire a Zuanne l ' incontro dei banditi sulla montagna , in un lontano tramonto , l ' avessero ora spinto a rivelargli quest ' amore impossibile . Attaccò le mani fredde alle guancie ardenti , con gli occhi rivolti al viso melanconico della luna , e rabbrividì . Ricordava un freddo e luminoso plenilunio d ' inverno , la vergogna e la rivelazione del furto delle cento lire , la figura di Margherita che spandeva luce nell ' ombra , come la luna nella notte . Ah , forse il suo amore datava da quella sera ; ma soltanto adesso , dopo anni ed anni , scaturiva irrefrenabile come una sorgente che non vuole più scorrere sotterra . Questi paragoni , - dell ' ombra e della sorgente improvvisa , - venivano fatti da lui ; ed egli si compiaceva delle sue immagini poetiche , ma non cancellava con esse la vergogna ed il rimorso che lo tormentavano . « Come sono vile » , pensava , « vile fino alla menzogna . Io potrò studiare e diventare avvocato , ma anche moralmente resterò sempre il figlio d ' una donna perduta ... » Rimase lungo tempo alla finestra : un canto triste passò e dileguò , lontano , ridestando nell ' anima dell ' adolescente i ricordi della patria selvaggia , i tramonti sanguigni , le memorie d ' infanzia . E sogni melanconici e luminosi come la luna gli sorsero nell ' anima . S ' immaginò di trovarsi ancora a Fonni ; non aveva studiato , non aveva mai sentito la vergogna della sua condizione sociale ; lavorava , faceva il mandriano , era anche lui un po ' semplice come Zuanne . Ed ecco che si trovava sull ' orlo della strada , in un rosso crepuscolo d ' estate e vedeva Margherita passare , - povera anch ' essa ed esiliata sull ' alto paesello - coi fianchi stretti dalla gonna d ' orbace , l ' anfora sul capo , simile alle donne bibliche come lo sono ancora tutte le Barbaricine . Egli la chiamava ed essa volgeva il viso illuminato dal bagliore del crepuscolo , e gli sorrideva voluttuosamente . « Dove vai , bella ? » , egli chiedeva . « Vado alla fontana . » « Posso venire con te ? » « Vieni pure , Nanìa . » Egli andava : e scendevano assieme alla fontana , camminando sull ' orlo della strada , sull ' alto delle immense valli , nella cui profondità la sera già si stendeva , mentre il cielo porpureo si scoloriva e veli d ' ombra cadevano su tutte le cose . Margherita deponeva l ' anfora sotto il filo argenteo della fontana gorgogliante , e il mormorio dell ' acqua cambiava di tono , e di monotono pareva diventasse allegro , come se il cader dentro la brocca interrompesse la sua eterna noia . I due giovanetti allora si sedevano su una pietra , davanti alla fontana , e parlavano d ' amore . L ' anfora si riempiva , l ' acqua traboccava e per qualche istante taceva , quasi ascoltando ciò che i due innamorati dicevano . Ed ecco che il cielo si scoloriva e i veli dell ' ombra si stendevano anche sulle falde più alte della montagna , come il desiderio di Anania invocava . Egli allora cingeva con un braccio la vita della fanciulla ; Margherita posava il capo sulla spalla di lui ; egli la baciava ... In quel tempo Anania , poco più che diciassettenne , non aveva amici , e coi compagni di scuola andava poco d ' accordo perché era diffidente e scontroso . Temeva continuamente che qualcuno gli rinfacciasse la sua origine , e un giorno , avendo sorpreso un brano di dialogo fra due studenti : « tu cosa faresti ? » « nelle sue condizioni io non resterei col padre » credette accennassero a lui . Non salutò più i ricchi compagni che avevano pronunziato quelle parole , ma nel profondo del cuore diede loro ragione . « Sì » , pensava , « perché rimango presso quest ' uomo sucido che ha ingannato mia madre e l ' ha gettata nella via del male ? Io non lo amo e non lo odio , ma non lo disprezzo come dovrei . Egli non è cattivo e neppure completamente triviale come tutti i nostri vicini : coi suoi sogni bambineschi di tesori e di cose meravigliose , col suo affetto rispettoso verso la vecchia moglie , con la sua fedeltà costante per la famiglia del padrone , egli mi riesce talvolta simpatico , e questo mi dispiace , perché io dovrei e vorrei disprezzarlo . Che cosa è per me lui ? Gli ho chiesto io di farmi nascere ? Io dovrei abbandonarlo , ora che sono cosciente ... » Ma un po ' d ' affetto e molta confidenza lo univano a zia Tatàna . Essa non era riuscita a far di lui quello che aveva sognato , cioè un ragazzo religioso e obbediente , ma anche così come egli era , indifferente a Dio , maldicente dei preti e del re , protervo e spregiudicato , lo amava egualmente , convinta che egli , nonostante i suoi difetti , sarebbe diventato un grande uomo . Egli rideva e scherzava con lei , la faceva ballare , le raccontava tutti gli avvenimenti del paese . Ogni mattina ella gli portava a letto una tazza di caffè , e gli annunziava se la giornata era bella o brutta ; tutte le domeniche , poi , gli prometteva denari se egli andava a messa . « No , ho sonno » , egli rispondeva ; « ho studiato tanto ieri notte . » « Allora andrai più tardi » , ella insisteva . Egli non prometteva , ma zia Tatàna gli dava egualmente i denari . E sempre intorno a lui svolgevasi la stessa scena , con gli stessi personaggi : ancora il sambuco profumava l ' aria e gettava foglie nella cameretta silenziosa ; il vento portava dalle valli il soffio della selvaggia primavera nuorese ; le api ronzavano nell ' aria tiepida , e ancora , a intervalli , vibrava il lamento di Rebecca . Anania frequentava tutte le case del vicinato , e specialmente la domenica s ' indugiava qua e là , portando nei miseri ambienti neri l ' eleganza del suo vestito bleu , della cravatta rossa e del colletto alto , sotto il quale celavasi il cordoncino dell ' amuleto di Olì . L ' indomani del sogno idilliaco fatto al chiaro di luna sul davanzale della sua finestruola , appena Zuanne ritornò dal Tribunale egli lo condusse fuori , con la buona intenzione di fargli bere un calice di anisetta nella bettola del vicinato . « Chissà quando ci rivedremo ! » , disse il mandriano , « quando dunque verrai a trovarci ? Vieni per la festa dei Martiri . » « Non posso . Ho tanto da studiare : quest ' anno devo prendere la licenza ginnasiale . » « E poi dove andrai ? In continente ? » « Sì ! » , rispose Anania con impeto . « Andrò a Roma . » « Ci sono tanti conventi a Roma , e più di cento chiese , non è vero ? » « Oh ! più di cento , certamente . » « Ieri notte tuo padre raccontava che quando era soldato ... » « Dovrai fare il servizio militare , tu ? » , interruppe Anania , che non badava all ' espressione del volto di Zuanne . « Lo farà mio fratello . Io ... » Tacque . Entrarono nella bettola . Un nugolo di mosche ronzava attorno ad una fanciulla bruna e bella , ma spettinata e sucida , seduta al banco . « Buon giorno , Agata ; come hai passato la notte ? » Ella si alzò e si rivolse ad Anania con triviale famigliarità . « Che vuoi , bello ? » « Che vuoi ? » , ripeté egli a Zuanne . « Quello che vuoi tu » , disse impacciato il pastorello . La fanciulla si mise a rifare la voce e l ' atteggiamento di Zuanne . « Quello che vuoi tu ... E tu cosa vuoi , agnellino mio ? » Guardò sfacciatamente Anania , ed anche Anania la guardò . Dopo tutto egli non era un santo ; ma si avvide che Zuanne arrossiva e chinava gli occhi , e quando uscirono si sentì chiedere timidamente : « Anche quella è tua innamorata ? » . « Perché ? » , egli domandò un po ' irritato , un po ' allegro . « Perché mi guardava ? Oh , bella , a che servono gli occhi ? Ti farai frate , tu ? » « Sì » , rispose l ' altro semplicemente . « E va a farti frate ! » , esclamò Anania , ridendo . « E adesso andiamo a vedere il Camposanto : così staremo allegri . » « Eppure dobbiamo andarci tutti ! » , disse gravemente l ' altro . Mentre ritornavano verso casa , incontrarono un compagno di scuola di Anania , un brutto ragazzo che s ' era già fatto crescere i baffi e la barba a forza di strofinarsi e radersi il volto . « Atonzu , vengo da te . Ti vuole il direttore . Tu dunque farai da donna » , egli disse , fermando Anania . « Io ? Macché donna d ' Egitto ! Non farò niente , io ! » , rispose Anania con molto sussiego . « Come si fa , allora ? Sei l ' unico tipo adatto ! Non è vero che rassomiglia a una donna ? Guarda ! » , esclamò lo studente brutto rivolgendosi a Zuanne . « Sei bello ... » , disse timidamente il giovinetto . Anania si inchinò , levandosi il cappello . « Grazie , altrettanto ! » « Sì , dunque , non fare il modesto : sei bello ! » ripeté lo studente brutto : « vieni dunque dal direttore » . « Più tardi , ma io non farò da donna , parola d ' onore , no ! » « Perché deve far da donna ? » , domandò con meraviglia Zuanne . « In una commedia , capisci : ed è per beneficenza ... per gli studenti poveri ... » « Io sono povero , fatela dunque voi in mio favore , la commedia ! » , disse Anania . « Povero ! Sentilo ! Il diavolo ti porti , tu sei più ricco di noi ! » « Che cosa vuoi dire ? » , chiese Anania minaccioso , rabbuiandosi al pensiero che il compagno accennasse alla protezione del signor Carboni . « Tu sei bello , sei il primo , tu diventerai giudice istruttore e tutte le fanciulle ti vorranno raccogliere come un confetto ... » Questa espressione , che Nanna ripeteva dappertutto , fece ridere e calmò Anania ; ma egli tenne la parola e non prese parte alla commedia . E non se ne pentì , perché la sera della rappresentazione egli poté assistervi seduto in seconda fila , subito dietro la sedia del padrino ( in quel tempo sindaco di Nuoro ) al cui fianco Margherita , in abito rosso e cappello bianco , risplendeva come una fiamma . Il capitano dei carabinieri , il segretario della Sottoprefettura , l ' assessore anziano ed il direttore del Ginnasio sedevano in prima fila , accanto al sindaco ed alla sua splendida signorina ; Margherita , però , non sembrava soddisfatta di tanta compagnia , perché si voltava indietro guardando con dignità gli studenti e gli ufficiali . In fondo alla sala adorna di ghirlande d ' edera e di vitalba , il sipario di percalle qua e là rattoppato ondulava e lasciava scorgere coppie di studenti che ballavano allegramente . Alla fine il tendone fu tirato su con grande stento e la commedia cominciò . La scena risaliva al tempo delle Crociate , e si svolgeva in un castello molto turrito e vetusto all ' esterno , per quanto all ' interno fosse arredato con un solo tavolino rotondo e mezza dozzina di sedie di Vienna . La fida Ermenegilda , uno studentino dal viso tinto con carta rossa , indossava un largo vestito da camera della signora Carboni ; seduta presso il balcone , con le gambe accavalcate indecentemente , ricamava una sciarpa per il non meno fido Goffredo , guerriero lontano . « Ora si punge le dita » , mormorò Anania , chinandosi verso Margherita . Ella si chinò a sua volta , portando il fazzoletto alla bocca per soffocare una risata . Il capitano dei carabinieri , seduto accanto a lei , volse lentamente il capo , dando un bieco sguardo allo studente . Ma Anania si sentiva tanto felice , aveva una pazza voglia di ridere e voleva comunicare a Margherita tutta la gioia che la vicinanza di lei gli destava . Nel secondo atto il conte Manfredo , padre di Ermenegilda , voleva costringere la fanciulla ad obliare Goffredo e sposare un ricco barone di Castelfiorito . « Padre mio ! » , diceva la donzella , aprendo le gambe in modo sguaiato . « A che mi vuoi tu costringere ? Mentre il prode Goffredo langue forse in una prigione orrenda , tormentato dalla fame , dalla sete e da ... » «...dagli insetti » , mormorò Anania , chinandosi nuovamente verso Margherita . Il capitano si volse di botto e disse con disprezzo : « La finisca , dunque ! » . Anania sussultò , si ritrasse , gli parve d ' essere umile e pauroso come la chiocciola che appena disturbata si ritira nel guscio ; e per qualche minuto non vide e non udì più nulla . « La finisca , dunque ! » Sì , egli non poteva scherzare , non poteva parlare : sì , egli aveva capito benissimo ; non poteva sollevare neppure gli occhi : egli era povero , era figlio della colpa ... « La finisca , dunque ! » Che faceva , lui , fra tutti quei signori , fra tutti quei giovani ricchi ed onorati ? Come gli avevano permesso di entrare ? Come aveva potuto chinarsi all ' orecchio di Margherita Carboni e sussurrarle frasi volgari ? Perché ora sentiva tutta la volgarità delle osservazioni fatte . Ma non poteva parlare altrimenti il figlio d ' un mugnaio e di una donna ... « La finisca , dunque ! » Ma a poco a poco riprese animo , e guardò con odio la nuca rossa e la testa calva del capitano . Non udendolo più ridere né parlare , Margherita si volse alquanto e lo guardò : i loro occhi si incontrarono ed ella s ' offuscò vedendolo triste , ed egli se ne accorse e le sorrise . Immediatamente tornarono allegri tutti e due ; ella rivolse il viso al palcoscenico , ma sentì che gli occhi lunghi e socchiusi di Anania non cessavano di guardarla e di sorriderle . Una sottile ebbrezza li avvolse entrambi . Verso mezzanotte Anania accompagnò i Carboni fino alla loro casa : l ' assessore anziano , un vecchio medico chiacchierone , camminava a fianco del sindaco : Anania e Margherita andavano avanti , ridendo e inciampando sui ciottoli della strada buia e diruta . Gruppi di persone passavano , ridendo e chiacchierando . La notte era scura , ma tiepida , vellutata : di tanto in tanto arrivava un soffio di levante , profumato da un odore di bosco umido . Stelle e pianeti , infiniti come le lagrime umane , oscillavano sul cielo profondo ; sopra l ' Orthobene Giove brillava vivissimo . Chi non ricorda nella sua prima giovinezza una notte , un ' ora così ? Stelle oscillanti nell ' oscurità d ' una notte più luminosa d ' un tramonto , stelle pronte a cadere sovra la nostra fronte , come un diadema regale ; l ' Orsa brillante , a guisa d ' un carro d ' oro che ci attenda per condurci in un lontano paese di sogni ; una strada buia , la Felicità vicina , così vicina da poterla afferrare e non lasciarla mai più . Due o tre volte Anania sentì la mano di Margherita sfiorare la sua ; ma il solo pensiero di poterla prendere e stringere gli parve un delitto . Egli parlava e gli pareva di tacere e di pensare a cose ben lontane da quelle che diceva ; camminava e inciampava e gli sembrava di non sfiorare la terra ; rideva e si sentiva triste fino alle lagrime : vedeva Margherita così vicina da poterle stringere la mano , e gli pareva lontana e inafferrabile come il soffio del vento che veniva e passava . Ella rideva e scherzava , ed egli aveva ben veduto negli occhi di lei il riflesso della sua sdegnosa tristezza ; ma gli sembrava che ella non potesse badare a lui che come ad un cane fedele . « Se ella » , pensava , « potesse immaginare che io mi struggo dal desiderio di stringerle la mano , griderebbe d ' orrore come al morso di un cane arrabbiato . » Ad un certo punto la voce alta e nasale dell ' assessore tacque ; Margherita ed Anania si fermarono , salutarono , ripresero la via , ma lo studente parve destarsi da un sogno ; tornò a sentirsi solo , triste , timido , barcollante nel vuoto della strada scura . « Bravo , bravo ! » , disse il sindaco che si era messo fra i due ragazzi ; « ti è piaciuta la commedia ? » « È una stupidaggine » , sentenziò Anania con tono sicuro . « Braaavo ! » , ripeté meravigliato il padrino . « Sei un critico acerbo , tu ! » « Ma son cose da farsi quelle ? Già , il direttore è un fossile ; non poteva scegliere altro . La vita , la vita non è quella , non è stata mai quella ! » « Potevano dare una commedia moderna : una cosa commovente : queste stupide contesse han fatto il loro tempo ! » , disse Margherita , prendendo il tono e l ' accento d ' Anania . « Brava ! Anche tu ! Sì , davvero , dovevano dare una cosa più commovente : per esempio la commedia di quegli indiani che quando la moglie partorisce si mettono a letto e si fanno trattare da puerpere anche loro ... avete sentito l ' assessore ? » Margherita rise : rise anche Anania , ma il suo riso si spense subito , come troncato da un improvviso pensiero triste . Camminarono in silenzio . « Ebbene , questi lampioni ; bisognerà provvedere » , disse piano , parlando a se stesso , il signor Carboni ; poi a voce alta : « Cosa hai detto per il direttore ? » . « Che è un fossile . » « Bravo ! E se vado a dirglielo ? » « Che mi fa ? Tanto l ' anno venturo me ne vado . » « Ah , te ne vai ? E dove ? » Anania arrossì , ricordandosi che non poteva andar via senza l ' aiuto del signor Carboni . Che significava ora la sua domanda ? Non ricordava più ? O si burlava di lui ? O voleva fargli pesare già la sua protezione ? « Non lo so » , disse a bassa voce . « Ah ! » , riprese il sindaco , « tu vuoi andar via ? Non vedi l ' ora di andar via ? Andrai , andrai : tu vuoi volare già , tu scuoti già le ali , uccellino ! Ebbene , ssssst , vola ! » Fece atto di lanciare in aria un uccello , poi batté la mano sulle spalle del figlioccio . Ed Anania sospirò , e si sentì leggero , lieto e commosso come se veramente avesse spiccato il volo . Margherita rideva : e nel silenzio della notte , il riso vibrante di lei pareva ad Anania , fattosi uccello , il fremito arcano d ' un ramo fiorito sul quale egli poteva posarsi e cantare . VII . S ' avanzava l ' autunno . Erano gli ultimi giorni che Anania passava in famiglia , ed egli si sentiva sempre più lieto , come l ' uccello che sta per volare , ma una vaga tristezza velava talvolta la sua gioia , un trepido timore dell ' ignoto lo inquietava . Mentre si chiedeva come era fatto il mondo verso cui si slanciava già col pensiero , doveva dire addio , lentamente , giorno per giorno , al mondo umile e triste nel quale s ' era svolta la sua fanciullezza incolore , non oscurata che dal dolore dell ' abbandono di sua madre , non rischiarata che dal fantastico amore per Margherita . La stagione languida e dolce contribuiva a renderlo sentimentale . L ' autunno incipiente velava il cielo d ' infinita dolcezza ; l ' orizzonte si copriva d ' un vapore latteo e roseo , che pareva velasse ma lasciasse intravedere un mondo di sogni ineffabili . Nei crepuscoli verdognoli , rischiarati da nuvole rosse che serpeggiavano , svanivano e ricomparivano continuamente sul cielo glauco , Anania sentiva negli orti il crepitìo e l ' odore delle erbe secche bruciate dagli agricoltori , e gli sembrava che qualche cosa dell ' anima sua svanisse col fumo di quei fuochi melanconici . Addio , addio , orti guardanti la valle ; addio scroscio lontano del torrente che annunzia il tornar dell ' inverno ; addio canto del cuculo che annunzia il tornar della primavera ; addio grigio e selvaggio Orthobene dagli elci disegnati sulle nuvole come capelli ribelli d ' un gigante dormente ; addio rosee e cerule montagne lontane ; addio focolare tranquillo e ospitale , cameretta odorosa di miele , di frutta e di sogni ! Addio umili creature inconscie della propria sventura , vecchio zio Pera vizioso , Efes e Nanna disgraziati , Rebecca infelice , Maestro Pane stravagante , pazzi , mendicanti , delinquenti , fanciulle belle e inconsapevoli , bambini votati al dolore , gente tutta infelice o spregevole che Anania non ama ma sente attaccata alla sua esistenza come il musco alla pietra , gente tutta che egli abbandona con gioia e con dolore ! E addio dolcezza e luce sopra tanti oscuri dolori , arcobaleno incurvato come cornice di perle sul quadro screpolato di una miseria antica ed eterna - Margherita , addio ! Il giorno della partenza si avvicinava , Zia Tatàna preparava una infinità di cose , ed altre teneva pronte nella memoria : camicie , calze , dolci , frutta , focaccie lucide come avorio , pezze di formaggio , e un pollo e dodici uova col sale e vino e miele e uva passa , riempivano mano mano bisaccie , cestini e scatole . « Diavolo » , osservava Anania , « pare debba partire un intero esercito . » « Silenzio , figlio mio ! quando sarai là vedrai come tutto sarà necessario . Là nessuno penserà a te , poverino : ah , come farai tu ? » « Non dubitate , ci penserò io . » Il mugnaio e sua moglie tenevano lunghi colloqui segreti , ed Anania ne indovinava il motivo ; una sera poi li vide uscire assieme e attese ansioso il loro ritorno . Zia Tatàna rientrò sola . « Anania » , disse , « dove dunque hai deciso di andare ? A Cagliari o a Sassari ? » Egli veramente aveva fino a quel momento accarezzato il sogno di attraversare il mare ; ma dalle parole della donna capì che qualcuno aveva stabilito di non lasciarlo ancora andar oltre le coste sarde . « Siete stata dal signor Carboni ? » , chiese con fiera amarezza . « Non negate . C ' è bisogno di far segreti con me ? Io so tutto , io . Perché dunque non mi lascia partire pel Continente ? Gli restituirò tutto , io ! » « Bah ! bah ! » , esclamò zia Tatàna , mortificata e addolorata dall ' impeto di fierezza dello studente . « Santa Caterina mia , che cosa ti passa in mente , adesso ? » Anania sbuffò , sospirò , curvò il viso su un libro senza vederne una parola . La donna gli si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla . « Che cosa mi dici , dunque , figliuolo mio ? Cagliari o Sassari ? Non hai detto fino a ieri che volevi andare a Cagliari o a Sassari ? Perché vuoi andare più in là ? Gesù Maria , il mare è una brutta cosa : dicono che si soffre e che si può morire . E le tempeste poi ? Non pensi alle tempeste ? » « Voi non capite niente ... » , disse Anania , irritato , guardando e svolgendo le pagine come se leggesse vertiginosamente . « Se l ' hai detto tu ! Che capricci son questi ? Non si studia lo stesso tanto in Sardegna che in continente ? Perché vuoi andare là ?...» Ah , perché voleva andare là ? Che ne capivano loro ? Era forse per studiare ? Fin dal primo giorno , quel dolce giorno d ' autunno , in cui Bustianeddu l ' aveva condotto alla scuola nel convento , non aveva egli pensato ad un ' altra cosa che non era lo studio ? Le ragioni di zia Tatàna calmarono alquanto la sua impazienza . « Vedi dunque , tu sei ancora un bambino ; a diciassette anni tu vuoi già correre solo pel mondo ? Vuoi morire in mare , solo , lontano da tutti , o vuoi smarrirti in una città che tu stesso dici grande come una foresta ? Va dunque a Cagliari , adesso : il signor Carboni ti darà tante lettere di raccomandazione : egli conosce tutta Cagliari : anche un marchese conosce . Ebbene , abbi pazienza . Santa Caterina mia ! Andrai , andrai anche là , quando sarai più grande . Tu ora sei come la lepre appena slattata : ecco che essa lascia il covo e fa un piccolo giro fino al muro della tanca : poi torna , cresce , poi s ' arrischia più in là , più in là ancora , guarda dove deve andare , vede la via da percorrere . Abbi pazienza . Pensa che siamo vicini , pensa che potrai tornare con più facilità ad ogni occorrenza . Nelle vacanze di Natale potrai tornare ... » « Vado dunque a Cagliari ! » , decise Anania , rasserenato . L ' indomani cominciò a far le visite di congedo . Andò dal direttore del Ginnasio , da un canonico amico di zia Tatàna , dal medico , dal deputato , ed infine dal sarto , dal pasticciere e dal calzolaio Franziscu Carchide , il bel giovinotto che un tempo frequentava il molino . Ora il Carchide aveva fatto fortuna , non si sapeva né come né perché ; possedeva una bella bottega , con cinque o sei lavoranti , vestiva in borghese , parlava affettato , e si permetteva di fare il galante con le signorine che serviva ! « Addio » , disse Anania entrando nella bottega , « posdomani parto per Cagliari : desideri qualche cosa ? » « Sì , » rispose uno dei giovani , sollevando il volto sorridente , « mandagli un anello col diamante , perché egli deve sposarsi con la figlia del sindaco ! » « E perché no ? » esclamò boriosamente il Carchide . « Accomodati , dunque . » Ma Anania , disgustato per lo scherzo che gli pareva un ' ingiuria a Margherita , s ' accomiatò subito . Uscendo incontrò sulla porta il giovinetto che la voce pubblica diceva figlio del Carboni ; un ragazzo molto alto per la sua età , un po ' curvo , pallido , con le mascelle sporgenti e gli occhi tristi e cerchiati , azzurri come quelli di Margherita . « Addio , Antonino » , salutò lo studente , mentre l ' altro lo guardava con un baleno d ' odio nelle pupille melanconiche . Rientrato a casa Anania riferì ogni cosa a zia Tatàna , mentre la donna , seduta davanti a un braciere , preparava un dolce di scorze d ' arancio , mandorle e miele [ 19 ] , da portare in regalo ad un importante personaggio cagliaritano . « Sentite » , disse Anania , « il vostro canonico mi ha regalato uno scudo , e due lire il medico . Io non volevo ... » « Ah , cattivo figliuolo ! È uso , questo , di regalare denari agli studenti che partono la prima volta » , osservò la donna , rimovendo e rimescolando delicatamente con due forchette i sottili fili della scorza d ' arancio entro la lucida casseruola di stagno . Un acuto odore di miele bollente profumava la cucina tranquilla : qua e là facevano capolino i piccoli cestini gialli colmi di provviste per lo studente . Anania sedette presso la donna , prese il gatto sulle ginocchia e cominciò ad accarezzarlo . « Dove sarò tra otto giorni ? » , chiese pensieroso . « Sta fermo , Mussittu , giù la coda . Il vostro canonico mi ha fatto una lunga predica . » « E ti consigliò di confessarti e comunicarti prima di partire ? » « Ciò si faceva venti anni fa , quando si partiva a cavallo per Cagliari , e s ' impiegavano tre giorni per arrivarci . Adesso non si usa più » , rispose maliziosamente Anania . « Cattivo figliuolo , tu non credi più in Dio ! » « Col cuore , sì ! » Queste parole consolarono alquanto la buona donna che gli narrò l ' episodio biblico di Eli ; dopo gli chiese : « Dove dunque sei stato ? » . Egli ricominciò a narrare : il gattino gli si era arrampicato sulle spalle e gli leccava le orecchie , dandogli un solletico strano che lo faceva , egli non sapeva perché , pensare a Margherita . Mentre raccontava il volgare scherzo del Carchide entrò Nanna , che zia Tatàna aveva mandata a comperare droghe e confetti per ornare il dolce : ella puzzava di vino , aveva le sottane lacere , in modo che le si scorgevano le gambe legnose e violacee , ed era ributtante più del solito . « Ecco qui » , disse , estraendo dal seno i pacchettini delle droghe , e fermandosi ad ascoltare i discorsi di Anania . « Hai sentito ? » , esclamò ingenuamente zia Tatàna . « quell ' immondezza di Franziscu Carchide vuole sposare Margherita Carboni . » « Non è così ! » , disse Anania , irritato . « Non capite niente ! » « Sì , » disse Nanna , « io lo so ; egli è pazzo . Ha chiesto la mano delle figlie del medico ; voleva o l ' una o l ' altra ! L ' hanno cacciato via col manico della scopa . Ora vuole Margheritina , perché prendendole la misura delle scarpine le ha stretto il piede ... » « Doveva dargli un calcio ! » , gridò Anania , balzando in piedi , col gattino intorno al collo . « Un calcio sul viso ! » Nanna lo guardò : i suoi piccoli occhi rifulgevano stranamente . « Ecco » , disse , svolgendo i pacchettini con le mani tremolanti , « è quel che dissi io . Eppoi c ' è anche un militare , un ufficiale o un generale , non so , che vuole sposare Margherita . Ma io dissi : no , ella è una rosa e deve sposare un garofano ; freschi entrambi ... Prendine dunque uno ... » S ' avvicinò ad Anania , porgendogli i confetti ; ma egli balzò indietro gridando : « Puzzate come una botte ! Lontana da me ! » . Nanna traballò ; qualche confetto cadde e rotolò sul pavimento . « Il garofano mio ! » , diss ' ella carezzevole , nonostante le cattive parole di Anania . « Sei tu il garofano di Margherita ! Tu dunque parti ? Va , studia , diventa dottore . » Anania si curvò , raccolse i confetti ; poi rise e disse tutto felice : « Mi raccatteranno così , le ragazze : non è vero ? » . E si mise a ballare col gattino fra le braccia . Ma d ' improvviso ridiventò cupo . Chi era il militare che voleva sposar Margherita ? Forse quel capitano dal collo rosso , che a teatro gli aveva detto con disprezzo : « La finisca , dunque » ? Improvvisamente gli balenò al pensiero una visione tormentosa : Margherita sposa d ' un uomo giovane e ricco , Margherita perduta eternamente per lui ! Depose il gattino per terra , e fuggì , si chiuse nella sua cameretta , s ' affacciò alla finestra . Gli pareva di soffocare . Non era stato mai geloso , né aveva mai pensato che Margherita potesse sposarsi così presto . « No , no » , pensava , stringendo e scuotendo la testa fra le mani , « non si deve sposare . Bisogna che aspetti , finché ... Ma perché dovrebbe aspettare ? Io sono un bastardo , io sono il figlio d ' una donna perduta . Io non ho altra missione che quella di cercare mia madre e di ritrarla dall ' abisso del disonore ... Margherita non può abbassarsi a me ; ma finché non avrò compiuto la mia missione ho bisogno di lei come di un faro . Dopo posso morire contento . » E non pensava che la sua missione poteva prolungarsi indeterminatamente e senza esito ; e l ' idea che rinunziando alla sua missione avrebbe potuto sperare nell ' amore di Margherita gli sembrava mostruosa . Il pensiero di ritrovare sua madre cresceva e si sviluppava con lui , palpitava col suo cuore , vibrava coi suoi nervi , scorreva col suo sangue ; solo la morte poteva sradicarlo , questo pensiero , ed appunto alla morte di sua madre egli pensava quando desiderava che il loro incontro non si avverasse ; ma anche questa soluzione , o il desiderio di questa soluzione , gli sembrava una grande viltà . Più tardi egli si domandò se era stata la sua natura sentimentale a creargli il pensiero della sua missione , o se questo pensiero aveva formato la sua natura sentimentale : ma alla vigilia della sua partenza egli accettava ancora le sue sensazioni ed i suoi sentimenti senza analizzarli ; ed accettandoli così , come da bambino , non faceva che meglio radicarli nella sua anima e nella sua carne , in modo che nessuna logica e nessun ragionamento cosciente avrebbero poi potuto strapparglieli . Passò una notte febbrile . Ah , era già lontano il tempo quando egli si contentava di veder Margherita nei piccoli viali dell ' orto , senza badare al colore dei suoi capelli e alla forma del suo busto . Allora egli sognava cose fantastiche , rapimenti , incontri , fughe in luoghi misteriosi , magari nelle bianche pianure della luna ; ma se gli avessero dato la notizia delle nozze di lei non avrebbe sofferto . Una volta aveva progettato di convincerla a seguirlo su una montagna ; là si avvelenavano , d ' un veleno che non deformava i cadaveri ; si stendevano sulle roccie , fra l ' edera ed i fiori , e morivano assieme : ed in questo sogno non s ' era delineato neppure il desiderio di un bacio o di una stretta di mano . Ma dopo era venuto il sogno idilliaco della fontana di Fonni , il bacio , l ' abbandono di Margherita ; e durante la sera della rappresentazione , il profumo dei capelli di lei , lo splendore dei suoi occhi , il calore che pareva emanasse dalla sua persona fiorente gli avevano dato ebbrezze ineffabili . Ed ora soffriva al pensiero che ella potesse diventare d ' altri ; e nel sonno febbrile si affannava , sognando , a scriverle una lettera disperata , alla quale univa un sonetto , uno dei molti sonetti dialettali che egli aveva già composto per lei . Si svegliò , s ' alzò ed aprì la finestra . L ' alba gli parve vicina ; il cielo era limpido , sopra una guglia nera dell ' Orthobene tremolava una stella rossastra , simile ad una fiammella su un candelabro di pietra ; i galli cantavano , rispondendosi l ' un l ' altro con una gara di gridi rauchi , e parevano indispettiti reciprocamente di ciò che gridavano e tutti contro la luce che non arrivava . Anania guardava il cielo e sbadigliava : ad un tratto un brivido di freddo lo investì dai piedi alla testa . Oh , Dio , che accadeva in lui ? Gli pareva che qualche cosa volesse staccarglisi dall ' anima , restare sotto quel cielo , davanti al monte selvaggio le cui creste servivano da candelabri alle stelle . Come il viandante oppresso da un carico troppo grave vuol liberarsene in parte onde poter continuare la sua strada , così egli sentiva il bisogno di lasciare un po ' del suo segreto a Margherita . Chiuse la finestra e sedette davanti al tavolino , tremando e sbadigliando . « Che freddo ! » , disse a voce alta . Il sonetto che egli voleva mandare a Margherita era già copiato a stampatello , su un foglio di carta rosea rigata traversalmente di viola : eccone la traduzione in prosa : « Una bellissima margherita cresceva in un verde prato . Tutti i fiori l ' ammiravano , ma specialmente un ranuncolo pallido ed umile , cresciutole accanto , moriva di amore per lei . Ed ecco , in una splendida giornata di primavera , una bellissima fanciulla andava a passeggiare nel prato , coglieva la margherita , la baciava , la poneva sul morbido seno , mentre senza avvedersene schiacciava l ' infelice ranuncolo che , d ' altronde , privato dell ' adorata vicina , si sentiva beato di morire » . Rileggendo i versi il poeta provò una tristezza dispettosa ; vedeva , al posto della simbolica fanciulla , un capitano dei carabinieri dai baffi provocanti ; ripiegò il foglio , ma restò a lungo indeciso se doveva chiuderlo o no nella busta . Che avrebbe pensato Margherita ? Avrebbe ricevuto lei il sonetto ? Sì , perché quando il postino batteva al portone tre colpi terribili che parevano picchiati dalla ferrea mano del destino , Margherita correva lei a ricever la posta . Bisognava però che ella fosse in casa nelle ore in cui passava il postino , cioè verso mezzogiorno ed a sera . A mezzogiorno ella certamente era in casa ; occorreva dunque impostar subito il sonetto . Un ' agitazione febbrile invase Anania ; senza esitare oltre uscì e camminò come un sonnambulo per le straducole buie e deserte . Dietro i muri dei cortili , nelle rozze tettoie delle case paesane , i galli continuavano i loro canti dispettosi ; l ' aria umida odorava di stoppia ; una povera infornatrice di pane d ' orzo , che tornava dal compiere il suo faticoso mestiere , attraversò una viuzza ; il passo di due alti carabinieri risuonò sinistramente sul lastrico del Corso : poi più nessuno , più nulla . Anania rasentava i muri , pauroso d ' esser riconosciuto nonostante il buio , e appena impostata la lettera si mise a correre . Ma non poté rientrare in casa ; gli pareva di soffocare , aveva bisogno d ' aria , di immensità . Scese verso lo stradale di Orosei , risalì il ciglione , e solo quando si trovò ai piedi dell ' Orthobene respirò , aprendo le narici come un puledro sfuggito al laccio . Avrebbe voluto gridare di gioia e di spasimo . Albeggiava ; tenui veli azzurrognoli coprivano le grandi valli umide , le ultime stelle svanivano . Non sapeva perché , Anania ripeteva i versi : Care stelle dell ' Orsa , io non credea ... e cercava di ricacciare da sé il pensiero di ciò che aveva fatto , mentre se ne sentiva felice fino allo spasimo . Prese a salire l ' Orthobene , strappando fronde , ciuffi d ' erba , lanciando pietre e ridendo ; pareva pazzo . I cespugli odoravano , il cielo dietro l ' enorme scoglio cerulo di monte Albo diventava in color di ciclamino ; Anania si fermò su una roccia , guardò l ' immensa chiostra azzurra delle montagne lontane battute dal riflesso delicato dell ' aurora , e ridiventò pensieroso . Addio ! Domani egli sarebbe al di là delle montagne , e Margherita penserebbe invano all ' ignoto ranuncolo che l ' amava e che era lui . Ed ecco , una cinzia cantò nel suo nido selvaggio , nel cuore d ' un elce , e nella sua nota tremolò tutta la poesia del luogo solitario ; Anania ricordò allora il canto di un altro uccellino entro l ' umido fogliame d ' un castagno , in una lontana mattina d ' autunno , lassù , lassù , in una di quelle montagne dell ' orizzonte , e rivide un bimbo che scendeva lieto la china , ignaro del proprio triste destino . « Anche adesso » , pensò rattristandosi , « anche adesso sono lieto di partire , e chissà invece che cosa mi aspetta ! » Rientrò a casa pallido e triste . « Ma dove sei stato , galanu meu [ 20 ] ? Perche sei uscito prima dell ' alba ? » , chiese zia Tatàna . « Datemi il caffè ! » , diss ' egli , aspro . « Ecco il caffè , ma che cosa hai , cuoricino amato ? Sei pallido ; rimettiti , riprendi colore prima di recarti dal padrino . Come ? Scuoti il capo ? Non andrai stamattina dal padrino ? Cosa guardi ? C ' è qualche formica nel caffè ? » Egli guardava fisso la piccola scodella rossa filettata d ' oro , che serviva esclusivamente per lui : addio piccola scodella ; ancora domani e poi addio . Le lagrime gli salivano agli occhi . « Andrò più tardi dal padrino ; ora finisco di preparare la roba » , disse piano piano , come parlando alla scodella . « E se non ci rivedessimo più ? » , chiese poi alla donna . « S ' io dovessi morire prima del ritorno ? E forse sarebbe meglio ... Perché dobbiamo vivere a lungo ? Giacché si deve morire è meglio morir presto . » Zia Tatàna lo guardò ; fece un segno di croce per aria , e disse : « Tu hai fatto cattivi sogni , stanotte ? Perché parli così , agnellino senza lana ? Ti fa male il capo ? » . « Voi non capite niente ! » , proruppe egli , balzando in piedi . Entrò nella sua cameretta e cominciò a riporre in una piccola valigia i libri e gli oggetti più cari ; e di tanto in tanto volgeva gli occhi alla finestra aperta , nel cui sfondo si scorgeva un lembo di cielo autunnale che pareva una tela graziosamente dipinta : una pianura bianchiccia con un laghetto azzurro . Che avrebbe egli veduto dalla finestra della cameretta che l ' aspettava a Cagliari ? Il mare ? Il mare vero , le lontananze infinite dell ' acqua azzurra sotto le infinite lontananze del cielo azzurro ? Tutto quell ' azzurro , veduto e desiderato , lo rasserenò : si pentì d ' aver contristato zia Tatàna , ma che poteva farci ? Sì , egli sentiva d ' essere ingrato , ma i nervi son nervi e non si può loro comandare . Però egli non vuole essere completamente ingrato , no ! Lascia la valigia , i libri , le scatole , si precipita in cucina , dove la buona donna scopa con aria tra melanconica e filosofica , forse pensando alle parole funebri dell ' « agnellino senza lana » , le va sopra , stringe lei e la scopa in uno stesso abbraccio , e le trascina in un giro vorticoso di ballo . « Ah , cattiva lana , che cosa c ' è ? » , grida la vecchia , palpitando di gioia ; ma sul più bello Anania scappa , correndo e imitando lo sbuffare del treno . Chiusa la valigia egli andò a congedarsi dai vicini di casa , cominciando da Maestro Pane . La bottega del vecchio falegname , di solito piena di gente , era deserta , e lo studente dovette attendere alquanto , seduto sullo scalino interno della porta , coi piedi fra gli abbondanti trucioli che coprivano il pavimento . Un leggero soffio di vento entrava per la porta , agitando le grandi ragnatele del tetto , cosparse di fili di segatura . Finalmente Maestro Pane arrivò : indossava una vecchia tunica da soldato , della quale curava molto i bottoni lucidissimi , e sorrise con infantile compiacenza quando Anania gli disse che sembrava un generale . « Ho anche il kepì ! » , disse con serietà . « Vorrei metterlo , ma i ragazzi ridono . E così tu parti , caro bambino ? Dio ti accompagni e ti aiuti . Io non ho niente da regalarti ! » « Ma vi pare , Maestro Pane ? » « Il cuore non manca , ma il cuore non basta ! Ebbene , io ti farò una scrivania quando sarai dottore : ho già il modello , vedi ? » Cercò un catalogo di mobili , gelosamente nascosto sotto il banco , e fece vedere allo studente una splendida scrivania a colonnine e trafori . « Ti pare impossibile ? » , disse , risentito , accorgendosi che Anania sorrideva . « Tu non conosci Maestro Pane ! Io non ho mai lavorato mobili preziosi e fini perché non avevo fondi , ma sarei buono ... » « Lo credo , lo credo , Maestro Pà ! Ed io , quando sarò dottore e ricco , vi farò eseguire tutti i mobili del mio palazzo ... » « Davvero ? e quanti anni ci vorranno ancora ? » « Eh , chi lo sa ? Dieci , quindici ... » « Troppo ! Sarò in cielo , allora , nella bottega di San Giuseppe glorioso » ( nonostante lo scherzo si fece devotamente il segno della croce ) . « E , dimmi » , riprese , fissando una pagina del catalogo , « cosa vuol dire mobili al - la - Lui - gi - de - ci - mo - quin - to ? » « Era un re ... » , cominciò Anania . « Questo lo so » , rispose vivacemente Maestro Pane , con un malizioso sorriso sulla gran bocca sdentata , « era un re al quale piacevano le ragazzine ... » « Maestro Pane » , gridò Anania , strabiliato , « come sapete ciò ? » Il vecchietto cominciò a ridere , togliendosi la giubba e piegandola accuratamente . « Ebbene » , disse , fingendo un ingenuo stupore per non turbare oltre l ' innocenza di Anania , « perché siamo ignoranti non dobbiamo saper nulla ? A quel re piaceva giocare e divertirsi coi bambini , come alla regina Ester piaceva andar pei campi a cogliere spighe , ed a Vittorio Emanuele zappare l 'orto...» Ma Anania la sapeva più lunga di Maestro Pane , e chiese anche lui con finta ingenuità : « Avete dunque studiato , voi ? » . « Io ? Avrei voluto , ma non ho potuto ; fiore mio , non tutti nascono sotto una buona stella come te . » « E dunque , come sapete queste storie ? » « Si raccontano , diavolo ! La storia della Regina Ester l ' ho udita da tua madre , e quella del Re da Pera Sa Gattu ... » Anania andò via inorridito , ricordando una storiella raccontata molti anni prima da Nanna , una sera d ' inverno , nel molino delle olive ... Bussò alla porticina chiusa di Nanna , ma il vecchio pazzo , seduto su una pietra , disse che la donna non c ' era . « L ' aspetto anch ' io » , aggiunse , « perché Gesù Cristo ieri sera mi disse che ha bisogno d ' una serva . » « Dove l ' avete incontrato ? » « Nel viottolo ... laggiù » , indicò il pazzo ; « aveva un cappotto lungo e le scarpe rotte . Ebbene , perché tu non mi dai un paio di scarpe vecchie , Anania Atonzu ? » « Vi starebbero strette » , disse lo studente , guardandosi i piedi . « E perché non vai scalzo , che una palla ti trapassi la milza ? » , chiese minaccioso il pazzo , corrugando le irte sopracciglia grigie . « Addio » , disse Anania , senza rispondere alla minacciosa domanda , « io parto per gli studi . » Gli occhioni azzurri del vecchio presero una espressione maliziosa . « Tu vai ad Iglesias ? » « No , a Cagliari . » « Ad Iglesias ci sono i vampiri e le faine . Addio , dunque : toccami la mano . Così , bravo ; non aver paura , non ti mangio . E tua madre dove si trova ora ? » « Addio , state bene » , disse Anania , ritirando la sua piccola mano dalla manaccia dura del pazzo . « Anch ' io devo partire » , annunziò il vecchio . « Andrò in un luogo dove si mangiano sempre cose buone : fave , lardo , lenticchie , viscere di pecora . » « Buon pro vi faccia ! » « Eh ! » , gridò il pazzo , quando lo studente si fu allontanato . « Bada alle coreggie gialle ! E scrivimi . » Anania si congedò dagli altri vicini , ed anche dalla donna mendicante , che lo ricevette in una cameretta discretamente pulita e gli offrì una tazza di buonissimo caffè . « Tu andrai anche da Rebecca ? » , gli domandò , con invidia , « quella stupida si è data a mendicare , adesso ! Non è una vergogna , una ragazza come lei ? Diglielo , dunque ! » « È piagata ! può appena camminare ... » « No , è guarita . Cosa guardi lassù ? È una falce da mietitore . » « Perché sta appesa sulla porta ? » « Per il vampiro , che quando penetra di notte nella camera si ferma a contare i denti della falce , e siccome non arriva che al sette ricomincia sempre . Così arriva l ' alba , e appena vede la luce il vampiro fugge . Tu ridi ? Eppure è vero . Che Dio ti benedica » , disse poi la mendicante , accompagnandolo fin sulla strada . « Buon viaggio ; e fa onore al vicinato . » Anania entrò da Rebecca : ella pareva ancora una bambina , sebbene avesse più di venti anni , livida , calva , accoccolata nel suo buco nero come una fiera malata nella sua tana . Vedendo lo studente arrossì , e tutta tremante gli offrì , su un primitivo vassoio di sughero , un grappolo d ' uva nera . « Lo prenda , dunque ... » , balbettò . « Non ho altro ... » « E dammi dunque del tu ! » , esclamò Anania , strappando un acino dal grappolo . « Non ne sono degna ! Io non sono Margherita Carboni ; sono una povera immondezza ! » , rispose animandosi la fanciulla . « Lo prenda dunque questo grappolo ! È pulito ; io non l ' ho neppure toccato ! Me lo portò zio Pera Sa Gattu . » « Zio Pera ? » , chiese Anania , ricordando con disgusto la storiella di Maestro Pane . « Sì , poveretto ! Egli si ricorda sempre di me , e tutti i giorni mi porta qualche cosa : il mese scorso sono stata malata perché mi si sono riaperte le piaghe , e zio Pera fece venire il medico e portò le medicine . Ah , egli fa per me ciò che farebbe mio padre se ... Ma egli mi ha abbandonata ! Basta ! » disse poi Rebecca , accorgendosi di aver toccato un tasto doloroso per Anania . « Lei dunque non vuole il grappolo ? È pulito , però . » « E dallo qui ! Ma dove lo metto ? Aspetta : lo avvolgo in questo giornale . Io dunque parto , sai . Vado a Cagliari per gli studi . Arrivederci ; sta bene e curati . » « Addio ! » , diss ' ella , con gli occhi pieni di lagrime . « Anch ' io vorrei partire ! » Anania uscì e vedendo sulla porta della bettola la bella Agata si avvicinò per congedarsi anche da lei . Appena lo scorse , la ragazza cominciò a sorridergli , con gli occhioni lucenti , ed a fargli segni d ' addio con la mano . « Tu facevi all ' amore con quel mucchietto di marcia ! » , chiese accennando Rebecca affacciatasi alla porta . « Allontanati , che puzzi orribilmente . » Anania fece un gesto di raccapriccio , pensando istintivamente a Margherita . « Eppure » , proseguì l ' altra , ridendo e guardandolo languidamente , « essa è gelosa di me . Osserva come guarda ! Stupida ! Ella pensa sempre a te perché l ' ultima notte dell ' anno scorso , quando sorteggiammo gli innamorati , il tuo nome venne fuori assieme col suo ! » « Lo so , dunque ! Finiscila ! » , diss ' egli infastidito . « Io parto domani ; addio . Desideri qualche cosa ? » « Prendimi con te ! » , ella propose con ardore . Un pastore , che aveva finito di sorseggiare un calice d ' acquavite , uscì dalla bettola e pizzicò la fanciulla . « Sas manos siccas [ 21 ] , lepre pelata ! » , gridò Agata ; poi attirò Anania entro la bettola e gli chiese che cosa desiderava bere . « Niente , addio , addio . » Ma Agata gli versò un calice di vino bianco , e mentre egli beveva , ella , appoggiatasi languidamente al banco , guardava fuori e diceva : « Anch ' io verrò presto a Cagliari ; appena avrò un costume nuovo e i bottoni d ' oro per la camicia , verrò a Cagliari e cercherò servizio . Così ci rivedremo ... Oh , diavolo , ecco che viene Antonino ; egli mi vuole in isposa ed è molto geloso di te . Ah , gioiello mio , addio , vattene ... » . Dicendo così si gettò su lui con uno slancio felino e lo baciò sulla bocca ; poi lo spinse ad uscire , ed egli andò via sbalordito e turbato ; e incontrando Antonino capì finalmente perché costui lo guardava con odio . Per qualche minuto camminò senza avvedersi dove andava : gli pareva d ' aver baciato Margherita e il desiderio di vederla lo rendeva fremente . « Ah » , gridò ad un tratto , trovandosi fra le braccia d ' una donna . « Figliuolino del mio cuore » , disse Nanna , piangendo comicamente e porgendogli un involtino , « tu dunque parti ? Il Signore ti accompagni e ti benedica come benedice la spiga del frumento . Noi ci rivedremo ancora , ma intanto ecco ... non rifiutare , sai , perché io ne morrei di dolore ... » Per impedire la morte di Nanna egli prese l ' involtino ; poi trasalì sentendo sulla sua guancia qualcosa di viscido e un pestilenziale soffio di acquavite . « Ebbene » , balbettò Nanna , dopo averlo baciato , « non ho potuto resistere . Pulisciti la guancia : no , essa non deve restar macchiata pei baci odorosi come garofani , delle fanciulle d ' oro che ti raccatteranno come un confetto . » Anania non protestò , ma quel terribile urto con la realtà lo rimise in equilibrio , cancellando la sensazione ardente del bacio d ' Agata . Rientrato a casa svolse l ' involtino e trovò tredici soldi che cominciò a far risonare fra le mani . « Sei stato dal padrino ? » , chiese zia Tatàna . « Andrò fra poco , dopo mangiato . » Ma appena mangiato uscì nel cortile e si sdraiò sopra una stuoia , sotto il sambuco . L ' aria era tiepida ; attraverso i rami Anania vedeva grandi nuvole bianche passare sul cielo turchino ; egli guardava e sentiva una dolcezza infinita calare da quelle nuvole ; pareva una pioggia di latte tiepido . Ricordi lontani , erranti e cangianti come le nuvole , gli sfioravano la mente , confusi con le impressioni recenti . Ecco , egli rivede il paesaggio melanconico vigilato dai pini sonori , dove suo padre ara la terra per seminare il frumento del padrone . I pini hanno un rombo che pare la voce del mare ; il cielo è profondamente e tristemente azzurro . Anania ricorda due versi ... « I suoi occhi sono azzurri , vuoti e profondi come il cielo . » Gli occhi di Margherita ? No ; egli offende Margherita pensando così ; ma intanto è felice di ripetere versi così originali ... « I suoi occhi sono azzurri , profondi e vuoti come il cielo . » Chi passa dietro il pino ? Il portalettere dai baffi rossi : una cornacchia , con le ali aperte , batte forte il becco sulla fronte del povero uomo . Dun , dun , dun ! Margherita corre ad aprire , prende la lettera rosea a fili verdi , e comincia a volare . Anania vorrebbe seguirla , ma non può : non può muoversi , non può parlare ; ecco però il portalettere che si avvicina e lo scuote ... « Sono le tre , figlio mio ; quando dunque andrai dal padrino ? » , chiese zia Tatàna , scuotendolo . Egli balzò in piedi con un occhio chiuso e l ' altro aperto , una guancia pallida e rossa l ' altra . « Che sonno ! » , disse stirandosi . « È che stanotte non ho dormito per niente . Ora vado . » Andò a lavarsi , si pettinò , perdette mezz ' ora a farsi la scriminatura da una parte , poi nel mezzo , poi a farla scomparire del tutto . Il cuore gli batteva con angoscia . « Che è questo ? Che diavolo ho ? » , pensava , e voleva dominarsi ma non ci riusciva . « Sei ancora lì ? quando dunque andrai ? » , gridò la vecchia dal cortile . Egli si affacciò alla finestra . « Cosa dunque gli dirò ! » « Che parti domani ; che farai da bravo ; che sarai sempre un figlio rispettoso . » « Amen ! E lui cosa mi dirà ? » « Ti darà dei buoni consigli . » « Non mi parlerà di quella cosa ... » « Di quale cosa ? » « Dei denari ! » , diss ' egli , abbassando la voce e portandosi le mani alla bocca . « Oh , benedetto ! » , rispose la vecchia sollevando le braccia . « Che ci hai da veder tu ? Tu non sai nulla ! » « E allora vado ... » Ma invece andò da Bustianeddu , poi nell ' orto per congedarsi da zio Pera ed anche dai fichi d ' India , dai cardi , dal panorama , dall ' orizzonte ... Trovò il vecchio sdraiato sull ' erba col randello posato anch ' esso sull ' erba con attitudine di riposo . « Dunque parto zio Pera , addio : state bene e divertitevi ! » « Eh ? » , chiese il vecchio , che diventava sordo e cieco . « Parto ! » , gridò Anania . « Vado a Cagliari per studiare ... » « Il mare ? Sì , a Cagliari c ' è il mare . Dio ti accompagni e ti benedica , figlio mio . Il vecchio zio Pera non ha nulla da darti , ma pregherà per te ... » « Avete niente da comandarmi ? » , chiese Anania , curvandosi , con le mani sulle ginocchia . Il vecchio si sollevò , lo guardò fisso e sorrise : « Che vuoi che ti comandi ? Anch ' io devo partire ! » . « Anche voi ? » , esclamò lo studente , sorridendo per la smania che tutti , anche i vecchi decrepiti , avevano di partire . «Anch'io.» « E per dove , zio Pera ? » « Ah , per un paese lontano ! » , disse il vecchio stendendo la mano verso l ' orizzonte . « Per l ' Eternità ! » Soltanto sul tardi , dopo esser passato e ripassato sotto le finestre di Margherita senza poter scorgere la fanciulla , Anania entrò e chiese del padrino . « Non c ' è nessuno in casa . Se attendi rientreranno fra poco » , disse la serva con arroganza . « Perché non sei venuto prima ? » « Perché faccio quel che mi pare e piace » , diss ' egli entrando . « È giusto , meglio perdere il tempo con quella schifosa d ' Agata che venire a riverire i benefattori . » « Auff ! » , egli sbuffò , appoggiandosi alla finestra dello studio . Ah , la serva lo umiliava come in quella notte lontana quando egli con Bustianeddu eran venuti per chiedere una scodella di brodo : nulla era cambiato ; egli era sempre un servo , un beneficato . Lagrime di rabbia gli inumidirono gli occhi . « Ma io sono un uomo ! » , pensò . « Posso rinunziare a tutto , lavorare la terra , fare il soldato , ma non esser vile . Ora me ne vado . » E si staccò dalla finestra , ma sfiorando la scrivania già illuminata dalla luna , scorse fra le carte buttate su alla rinfusa una busta rosea a righe verdi . Il sangue gli salì al capo ; le orecchie gli arsero , percosse da una vibrazione metallica ; incoscientemente si curvò e prese la busta . Sì , era quella , squarciata e vuota . Gli parve di toccare la spoglia di una cosa per lui sacra , ch ' era stata violata ; ah , tutto , tutto era finito per lui , l ' anima sua era vuota e sbranata come quella busta . D ' un tratto una viva luce inondò la stanza ; egli vide Margherita entrare , ed ebbe appena il tempo di lasciar cadere la busta , ma si accorse che la fanciulla aveva indovinato il suo atto , ed una viva vergogna si unì al suo dolore . « Buona sera » , disse Margherita deponendo il lume sulla scrivania , « ti hanno lasciato al buio . » « Buona sera » , egli mormorò , deciso a spiegarsi e poi fuggire e non lasciarsi vedere mai più . «Siedi.» Egli la fissava con occhi attoniti ; sì , quella era Margherita , ma in quel momento egli la odiava . « Scusa » , cominciò a balbettare . « Non l ' ho fatto apposta , non sono un vile , io , ma ho veduta quella ... questa busta » , la toccò col dito , « e non ho potuto ... L ' ho guardata ... » « È tua ? » « È mia . » Margherita arrossì e si confuse , mentre Anania , come liberato da un peso , cominciava a distinguere le cose e a ragionare . Il suo orgoglio , offeso dalla vergogna patita , lo consigliava a dire che l ' invio del sonetto era stato uno scherzo ; ma Margherita , nel suo vestito da passeggio , con la vita stretta da un nastro verde lucente , era così bella e pura che mentire con lei sarebbe stato come mentire con un angelo ! Anania avrebbe voluto spegnere il lume e restare al chiaro di luna , solo con lei , e caderle ai piedi , e chiamarla coi più dolci nomi ; ma non poteva , non poteva , sebbene s ' accorgesse che anche lei sollevava e abbassava gli occhi con delizioso terrore , in attesa del suo grido d ' amore . « Ha letto , tuo padre ? » , egli chiese a bassa voce . « Sì , ha letto ; e rideva » , ella rispose , commossa . « Rideva ? » « Sì , rideva . Alla fine mi diede il foglio e disse : " Chi diavolo sarà ?".» « E tu ? E tu ? » « Ed io ... » Essi parlavano piano , ansiosi , già avviluppati dal mistero di una complicità deliziosa ; ma improvvisamente Margherita cambiò voce ed aspetto . « Oh , ecco papà . C ' è Anania ! » , esclamò correndo verso l ' uscio ; e uscì rapidamente , mentre Anania ricadeva nel massimo turbamento . Egli sentì la mano calda e molle del padrino stringere la sua , e vide gli occhi azzurri e la catena d ' oro scintillare , ma non ricordò mai precisamente i buoni consigli e le barzellette che il padre di Margherita quella sera gli prodigò . Un dubbio amaro lo tormentava . Aveva o no capito Margherita il vero significato del sonetto ? E che ne pensava ? Ella non aveva detto nulla a proposito , nei preziosi istanti che egli s ' era così stupidamente lasciato sfuggire . L ' aspetto turbato di lei non gli bastava ; no ; ed egli voleva sapere di più , voleva sapere tutto ... « Che cosa ? » , si domandò con tristezza . Niente . Era tutto inutile . Anche se ella aveva capito , anche se ella gli voleva bene ... Ma questa era una stupidaggine . Eppoi tutto era inutile ! Un vuoto immenso lo circondava , e in questo vuoto la voce del signor Carboni si perdeva senza essere ascoltata , come in un abisso deserto . « Sta lieto e non pensare ad altro che a studiare ! » , concluse il padrino , vedendo che Anania sospirava . « Allegro dunque ! Sii uomo e fatti onore ! » Margherita rientrò accompagnata dalla madre , che prodigò allo studente la sua parte di consigli e d ' incoraggiamenti . La fanciulla andava e veniva per la stanza ; s ' era ravviata i capelli in modo civettuolo , lasciando un ciuffetto sulla tempia sinistra , e , quel che più importa , s ' era incipriata . I suoi occhi scintillavano ; era bellissima , ed Anania la seguiva con uno sguardo delirante , ripensando al bacio di Agata . Come attirata dal fascino di quello sguardo , quando egli andò via ella lo seguì e lo accompagnò fino al portone . La luna illuminava il cortile , come in quella sera lontana , quando la visione altera eppur soave di lei aveva destato nel bimbo la coscienza del dovere : anche adesso ella appariva altera e soave , e camminava leggera , con un fruscìo d ' ali , pronta a volare : ed Anania credeva ancora di sognare , di vederla sollevarsi davvero e sparire nell ' infinito , e di non poterla raggiungere mai più ; e il desiderio di stringerle la vita sottile , cinta dal nastro lucente , gli dava le vertigini . « Non la vedrò più ! Cadrò morto appena ella avrà chiuso il portone » , pensò , quando giunsero al limite fatale . Margherita tirò il catenaccio , poi si volse e porse la mano allo studente . Era pallidissima . « Addio ... Ti scriverò ... Anania ... » « Addio » , egli disse , tremando di gioia ; ma invece di andarsene si ritrasse nell ' ombra e attirò a sé Margherita . E parve ad entrambi che il contatto delle loro labbra facesse scoppiare qualche cosa di terribile e di grandioso nell ' aria , perché , mentre si baciavano perdutamente , sentirono come il rombo e l ' ardore e la luce del fulmine . VIII . A Cagliari Anania frequentò il Liceo e per due anni l ' Università : studiava leggi . Quegli anni furono come un intermezzo , nella sua vita ; un intermezzo pieno di dolcezza e di armonia . Già in treno , mentre attraversava i solitari paesaggi sardi resi più tristi dall ' autunno egli sentiva una nuova vita . Gli pareva di esser un altro ; di aver cambiato vestito , smettendone uno lacero e stretto per uno nuovo , soffice e comodo . Era il bacio di Margherita che lo rendeva felice , o l ' addio a tutte le piccole e misere cose del passato , o la gioia un po ' paurosa della libertà , o il pensiero del mondo ignoto verso cui correva ? Egli non sapeva , né cercava sapere . Un ' ebbrezza profonda , fatta di orgoglio e di voluttà , lo avvolgeva come un vapore odoroso , attraverso il cui velo egli intravedeva orizzonti mai prima sognati . Come era bella e facile la vita ! Egli si sentiva forte , bello , vittorioso : tutte le donne lo amavano , tutte le porte della vita si aprivano davanti a lui . Lungo il viaggio da Nuoro a Macomer stette sempre sul terrazzino del vagone , scosso fortemente dall ' urto dispettoso del piccolo treno . Poca gente saliva o scendeva nelle stazioni desolate , e le acacie , lungo la linea , pareva aspettassero il treno per gettargli contro nembi di foglioline gialle . « Ecco » , dicevano le acacie al treno , « prendi , piccolo mostro dispettoso : noi stiamo sempre ferme e tu cammini . Che cosa pretendi di più ? » « Sì » , pensava lo studente , « la vita è nel moto . » E gli pareva di sentire la forza gioconda dell ' acqua agitata , mentre fino a quel giorno la sua anima era stata una piccola palude con le sponde soffocate da erbe fetide . Sì , le acacie smarrite nelle immote solitudini sarde avevano ragione : sì , muoversi , andare , correre vertiginosamente , questa era la vita . Eppure ! ... passando sotto un nuraghe nero su un ' alta roccia , simile ad un nido d ' uccelli giganteschi , Anania desiderò di trovarsi lassù con Margherita , soli tra le rovine e i ricordi che spiravano col selvaggio odor del lentischio ; soli , suggestionati da ombre e da fantasmi di età epiche . Ah , come si sentiva grande ! Ma ecco che le cerule montagne della Barbagia natìa svaniscono all ' orizzonte : una sola cresta dell ' Orthobene appare ancora , dietro altre cime , violacea sul cielo pallido ; ancora un lembo , una punta , una pietra ... più niente . Anche i monti tramontano come il sole e la luna , lasciando un triste crepuscolo nell ' anima di chi si allontana dal paese natìo . Addio , addio . Anania si sentì triste , ma per scuotersi pensò intensamente al bacio di Margherita , il cui ricordo , del resto , non lo abbandonava un istante . A momenti però trasaliva . Non era stato tutto un sogno ? Se ella dimenticava o si pentiva ? Ma subito l ' orgoglio gli ridonava la speranza . La sua ebbrezza durò parecchi giorni , finché durò lo stordimento della nuova esistenza . Tutte le cose gli andavano a seconda ; appena arrivato a Cagliari trovò una bellissima camera con due balconi , da uno dei quali si godeva un paesaggio chiuso da colline e dal mare luminoso , talvolta così calmo che i piroscafi ed i velieri si disegnavano come incisi sull ' acciaio , e dall ' altro il panorama della rosea città , che coi suoi bastioni , il suo Castello , i palmizi , i giardini , rassomigliava ad una città moresca . Di fronte al palazzo nuovo dove egli abitava , sorgeva una fila di casette antiche ritinte di rosa , con balconi spagnuoli pieni di garofani e di stracci stesi ad asciugare al sole ; ma egli non guardava laggiù ; i suoi occhi ammaliati correvano sullo stupendo scenario della città , e si fermarono sulla linea dei bastioni e dei palazzi medioevali che chiudevano l ' orizzonte grandioso . Tutto lassù era leggenda e poesia . Agli ultimi di ottobre faceva ancora caldo : l ' aria odorava di alghe e di fiori ; e le signore che passavano sotto il balcone d ' Anania vestivano di mussolina e di stoffe leggere . Allo studente pareva di essere in un paese incantato , e l ' aria fragrante e snervante , e le comodità nuove della sua camera , e le dolcezze della nuova vita , gli davano un senso di mollezza e di languore . Fu preso da una specie di sonnolenza voluttuosa : tutto gli sembrava bello e grande ; e ricordando il molino e le sudice figure che vi si raccoglievano , si domandava come aveva potuto per tanto tempo vivere laggiù . La vita umile del povero vicinato proseguiva certamente il suo corso melanconico , mentre qui , nei caffè lucenti , nelle vie luminose , nelle alte case battute dal sole , dal riflesso del mare , tutto era luce , gioia , poesia . L ' arrivo della prima lettera di Margherita accrebbe la sua gioia di vivere : era una lettera semplice e tenera , scritta su un gran foglio bianco , con caratteri rotondi , quasi maschili . Veramente Anania si aspettava una letterina azzurra , con un fiore dentro ; e sul principio gli parve che Margherita volesse fargli sentire la sua superiorità e volesse dominarlo ; ma poi , dalle espressioni semplici e affettuose della fanciulla , che pareva continuasse con quella lettera una lunga e ininterrotta corrispondenza , s ' accorse che ella lo amava sinceramente , con ingenuità e con forza , e ne provò una dolcezza inesprimibile . Ella gli scriveva : « Ogni sera sto lunghe ore alla finestra , e mi sembra che tu debba da un momento all ' altro passare , come usavi prima di partire ; mi dispiace molto la nostra lontananza , ma mi conforto pensando che tu studi e prepari il nostro avvenire » . Poi gli indicava dove indirizzare la risposta , e lo pregava del più gran segreto , perché naturalmente la famiglia di lei , venendo a sapere del loro amore , vi si sarebbe opposta . Anania rispose subito tutto vibrante d ' amore e di felicità , sebbene un tantino oppresso dal rimorso di tradire il suo benefattore . Però sofisticava già : « Se amandola io rendo felice la figlia , non faccio male al padre ... » . Le descrisse le meraviglie della città e della stagione . « Mentre scrivo sento le rane gracidare ancora negli orti lontani , e vedo la luna salire come un volto d ' alabastro sul cielo verdognolo del crepuscolo tiepido . È la stessa luna che vedevo salire sul solitario orizzonte nuorese , è lo stesso viso rotondo e melanconico che vedevo affacciarsi sopra le roccie dell ' Orthobene , ma come ora mi sembra più dolce , diverso , quasi sorridente ! » E di nuovo , appena impostata questa prima epistola , egli sentì un impetuoso desiderio di correre all ' aperto , e salì sul colle di Bonaria . Una dolcezza orientale calava con la sera splendida ; il viale che conduce al Santuario era deserto , e la luna cominciava a brillare attraverso gli alberi immobili : il cielo di un azzurro verdastro prendeva , sopra la linea madreperlacea del mare , una tinta d ' un verde inverosimile , e nuvole rosse e violette lo solcavano . Pareva un sogno . Anania si fermò davanti al Santuario , e guardò il mare : le onde riflettevano la luminosità del cielo , delle nuvole colorate e della luna , e venivano ad infrangersi sotto il colle , come enormi conchiglie di madreperla che arrivate alla riva si scioglievano in liquido argento . E le barche veliere , allineate sullo sfondo luminoso , parevano ad Anania immense farfalle scese a riposarsi sull ' acqua . Mai egli si sentì felice come in quell ' ora : gli pareva che la sua anima fosse luminosa come il cielo , grande come il mare . Al bagliore della luna e dell ' estremo crepuscolo decifrò qualche frase della lettera di Margherita ; poi baciò il foglio , ed a malincuore si decise a ritornare in città . La luna seminava il viale di monete e disegni argentei ; s ' udivano ancora le rane e i canti dei pescatori ; tutto era dolcezza , ma arrivato davanti alla sua casa , Anania udì grida , urli , strilli di donne , e voci d ' uomini che pronunziavano parole infami : si volse e vide , davanti alle casette rosee che si scorgevano dal suo balcone , un gruppo di persone accapigliate . Alle finestre dei palazzi non si affacciava nessuno ; pareva che gli abitanti del quartiere fossero abituati alla scena , all ' ossessione di quella gente che si accapigliava in una mischia infernale , gridando le più luride ingiurie che l ' uomo possa pronunziare contro il suo simile . Davanti al giardino un grosso uomo vestito di velluto nero , immobile alla luna , si godeva la scena con aria quasi beata . « Ma le guardie ? Perché non vengono le guardie ? » , gli chiese Anania , turbato . « Che fanno le guardie ? » , rispose l ' uomo senza guardare lo studente . « Ogni settimana son qui le guardie ! Spintoni di qua , spintoni di là , tutto finisce e poi tutto ricomincia il giorno dopo . Bisogna mandar via quelle donne » , riprese l ' omone , minacciando da lontano i rissanti . « Aspettate , ve la do io , adesso ! Aspettate che tutti abbiano firmato il ricorso alla questura ! » « Ma che cosa è ? » L ' omone lo guardò con disprezzo . « Son donne perdute , dunque ! » Anania rientrò a casa pallido e ansante , e la padrona si accorse del suo turbamento . « Ma che cosa ha ? » , gli disse . « Si è spaventato ? Son donne allegre , coi loro ... giovanotti ; e si azzuffano per gelosia . Ma le faranno andar via ; abbiamo ricorso alla questura . » « Di che paese sono ? » , egli domandò . « Una è cagliaritana ; l ' altra , credo , del Capo di Sopra . » Le urla raddoppiavano ; si distingueva la voce d ' una donna che si lamentava quasi l ' avessero ferita a morte ... Dio , che orrore ! Anania tremava , e attratto da una forza irresistibile corse ad aprire il balcone . In alto , sul cielo purissimo , la luna e le stelle : in basso , ai piedi del vaporoso quadro della città , quel gruppo di demoni , quelle grida di rabbia , quelle parole abbominevoli ... Ed Anania stette a guardare angosciosamente , con l ' anima oppressa da un tremendo pensiero ... « Fate che ella sia morta , Dio mio , Dio mio ! Abbiate pietà di me , Signore ! » , singhiozzava egli a tarda notte , tormentato dall ' insonnia e dai tristi pensieri . L ' idea che una delle due donne che abitavano le casette rosee potesse essere sua madre era svanita , dopo le informazioni date , durante il pranzo , dalla padrona di casa ; ma che importava ? Se non qui , là , in un punto ignoto ma reale , a Cagliari , a Roma od altrove , ella viveva e conduceva , o aveva condotto , una vita simile a quella delle donne che gli abitanti di Via San Lucifero volevano scacciare dal loro quartiere . « Perché Margherita mi ha scritto ? » , egli pensava , « e perché le ho risposto ? Quella donna ci dividerà per sempre . Perché ho sognato ? Domani scriverò a Margherita , le dirò tutto . Ma che posso dirle ? E se quella donna fosse morta ? Perché devo rinunziare alla felicità ? Non lo sa , forse , Margherita , che io sono figlio del peccato ? Se si fosse vergognata di me non mi avrebbe scritto . Sì , ma certamente ella crede che mia madre sia morta , o che per me sia come morta ; mentre io sento che è viva , e non rinunzio al mio dovere , che è quello di cercarla , trovarla , trarla dal vizio ... E se si è emendata ? No , essa non si è emendata . Ah , è orribile ; io la odio ... La odio , la odio ! » Visioni truci gli attraversavano la mente : vedeva sua madre accapigliata con altre donne , con uomini luridi e bestiali , udiva grida terribili , e tremava d ' odio e di disgusto . Verso mezzanotte ebbe una crisi di lagrime ; soffocò i singhiozzi mordendo il guanciale , torse le braccia , si graffiò il petto ; si strappò dal collo l ' amuleto datogli da Olì il giorno della loro fuga da Fonni , e lo scaraventò contro il muro : oh , così avrebbe voluto strappare e buttare lontano da sé il ricordo di sua madre ! Ad un tratto si meravigliò d ' aver pianto ; s ' alzò e cercò l ' amuleto , ma non lo rimise più al collo : poi si domandò se , senza il suo amore per Margherita , avrebbe sofferto egualmente al pensiero di sua madre : si rispose di sì . Di tanto in tanto avveniva una specie di vuoto nella sua mente ; stanco di tormentarsi , allora egli vagava col pensiero dietro visioni estranee al crudele problema che lo urgeva : la voce del mare gli pareva il muggito di mille tori cozzanti invano contro la scogliera ; e per contrapposto pensava ad una foresta scossa dal vento e inargentata dalla luna , e ricordava i boschi dell ' Orthobene dove tante volte , mentre egli coglieva viole , il rumore del vento sugli elci gli aveva dato appunto l ' illusione del mare . Ma all ' improvviso il crudele problema tornava . «...E se si fosse emendata ? È lo stesso ; è lo stesso . Io devo cercarla , trovarla , aiutarla . Ella mi ha abbandonato per il mio bene , perché altrimenti io non avrei avuto mai un nome , mai un posto nella società . Rimanendo con lei sarei andato a mendicare ; sarei vissuto nella vergogna , forse ; forse sarei diventato un ladro , un delinquente ... Sì ... e così come sono non è la stessa cosa ? Non sono perduto lo stesso ? ... No , no ! Non è lo stesso ! Così sono figlio delle mie azioni . Però Margherita non vorrà esser mia , perché ... Ma perché ? ma perché ? Perché non vorrà esser mia ? Sono io forse disonorato ? Che colpa ho io ? Ella mi vuole , sì , ella mi vuole , appunto perché sono figlio delle mie azioni . Chi sa , del resto , che quella donna non sia morta ? Ah , perché mi illudo ? Essa non è morta , lo sento ; è viva , è giovane ancora , quanti anni ha adesso ? Trentatré anni , forse ; ah , è ben giovane ! » Quest ' idea lo inteneriva alquanto . « Se ella avesse cinquant ' anni non potrei perdonarle . Ma perché mi ha ella abbandonato ? Se mi avesse tenuto con sé non sarebbe più caduta : io avrei lavorato , a quest ' ora sarei un servo , un pastore , un operaio . Non conoscerei Margherita , non sarei infelice ... Mio Dio , mio Dio , fate che ella sia morta ! Ma perché faccio questa stupida preghiera ? No , ella non è morta . Ma perché dovrei io cercarla ? Non mi ha ella abbandonato ? Io sono un pazzo , e Margherita riderebbe se sapesse ch ' io combatto una così stupida lotta . Ebbene , sono io forse il primo o l ' ultimo figlio della colpa , che si innalza e si fa stimare ? Sì , ma lei è l ' ombra . Io devo cercarla e farla vivere con me , e una donna onesta non vorrà mai vivere con noi : io e lei saremo la stessa persona . Domani io devo scrivere a Margherita . Domani . Se ella mi volesse egualmente ? » Questo pensiero lo colmò di dolcezza ; ma subito dopo ne sentì tutta l ' assurdità e ricadde nella disperazione . Né l ' indomani né poi egli poté svelare a Margherita il segreto proposito che lo incalzava , lo sollevava e lo avviliva continuamente . « Glielo dirò a voce » pensava , ma sentiva che tanto meno a voce avrebbe avuto il coraggio di spiegarsi , e s ' adirava per la sua viltà , ma nello stesso tempo si confortava nella vergognosa certezza che la sua viltà appunto gli avrebbe impedito di compiere quella che egli chiamava la sua missione . A volte , però , questa missione gli appariva così eroica che l ' idea di rinunziarvi lo rattristava . « La mia vita sarebbe inutile , come per la maggior parte degli uomini , se io rinunziassi a ciò ! » pensava . Ed in quei momenti di romanticismo non gli dispiaceva la lotta fra il suo dovere terribile e il suo amore ingrandito morbosamente dalla lotta . Dopo la sera della rissa non s ' affacciò più al balcone sulla strada ; la vista delle casette , dalle quali neppure i ricorsi alla questura riuscivano a snidare le triste inquiline , gli faceva male ; tuttavia , rientrando a casa , egli vedeva spesso le due donne , o sul balcone , fra i garofani e gli stracci , o sedute sul limitare della porta . Una specialmente quella del Capo di Sopra alta e snella , coi capelli nerissimi e gli occhi d ' un turchino vivo , attirava la sua attenzione . Si chiamava Maria Rosa ; era quasi sempre ubriaca e a giorni vestiva miseramente e girava per le strade scarmigliata , scalza o in ciabatte rosse , a giorni usciva elegantemente vestita , in cappello , in mantellina di velluto viola guarnita di piume bianche , qualche volta si metteva sul balcone , fingendo di cucire , e cantava , con voce rauca , graziosi stornelli del suo paese , interrompendosi per gridare insolenze ai passanti che la molestavano coi loro scherzi , o alle vicine con le quali litigava continuamente perché ne seduceva i mariti ed i figli . La sua voce giungeva fino alla camera di Anania , ed egli l ' ascoltava con dolore . Maria Rosa gli destava rabbia e pietà , e sebbene la sapesse del tal paese , della tale famiglia , qualche volta egli tornava nella folle supposizione che ella potesse essere sua madre . Sì , dovevano per lo meno rassomigliarsi ... Ah , che triste e terribile ossessione ! Una sera poi , Maria Rosa e la compagna lo fermarono in mezzo alla strada , invitandolo a seguirle ; egli fuggì , preso da un tremito di disgusto e d ' orrore . Dio ! Dio ! Gli pareva fosse stata lei a fermarlo ... Egli studiava con ardore e scriveva lunghe lettere a Margherita . Il loro amore era perfettamente simile a centomila altri amori fra studenti poveri e signorine ricche : ma ad Anania pareva che nessuna coppia al mondo potesse amarsi come si amavano loro , e che nessun uomo avesse mai amato con l ' ardore con cui egli amava . Nonostante il dubbio che Margherita potesse abbandonarlo se egli ritrovava sua madre , era felice del suo amore ; la sola idea di riveder la fanciulla gli dava vertigini di gioia . Contava i giorni e le ore ; in tutto il suo avvenire misterioso e velato non scorgeva che un punto luminoso : l ' incontro con Margherita , al suo ritorno per Pasqua . Anche a Cagliari , durante il primo anno di liceo , egli non ebbe amici e neppure conoscenti ; quando non studiava o non vagava solitario in riva al mare , sognava sul balcone , come una fanciulla . Un giorno , verso il tramonto , salì sulle colline di monte Urpino , al di là dei campi ove i mandorli fiorivano dal gennaio , e s ' inoltrò nella pineta . Sul musco dei viali abbandonati il sole calante tra i pini rosei gettava riflessi delicati ; a sinistra s ' intravedevano prati verdi , mandorli in fiore , siepi rosse al tramonto ; a destra boschetti di pini , e chine ombrose coperte di iris . Egli non sapeva dove fermarsi , tanto i posti erano deliziosi ; colse un fascio d ' iris , e infine salì sopra una cima verde di asfodeli , dalla quale si godeva la triplice visione della città rossa al tramonto , degli stagni azzurrognoli e del mare che pareva un immenso crogiuolo d ' oro bollente . Il cielo ardeva ; la terra esalava delicate fragranze ; le nuvole azzurrastre , che disegnavano sull ' orizzonte d ' oro profili di cammelli e figure bronzee , davano l ' idea d ' una carovana e ricordavano l ' Africa vicina . Anania si sentiva così felice che sventolò il fazzoletto e si mise a gridare salutando un essere invisibile , - che era l ' anima del mare , del cielo , lo spirito dei sogni : Margherita . D ' allora in poi le pinete di monte Urpino diventarono il regno dei suoi sogni : a poco a poco egli si considerò talmente padrone del luogo che si irritava quando incontrava qualche persona nei viali solitari : spesso rimaneva nella pineta fino al cader della sera , assisteva ai rossi tramonti riflessi dal mare , o seduto fra le iris guardava il sorgere della luna , grande e gialla , fra i pini immobili . Una sera , mentre stava seduto sull ' erba di una china , al di là di un piccolo burrone , udì un tintinnio di greggie pascenti , e fu assalito da un impeto di nostalgia . Davanti a lui , al di là del burrone , il viale perdevasi in una lontananza misteriosa : i pini rosei sfumavano sul cielo puro , il musco aveva riflessi di velluto ; Venere splendeva sull ' orizzonte roseo , sola e ridente , quasi affacciatasi prima delle altre stelle per godersi la dolcezza della sera senza essere disturbata . A che pensava la solitaria stella ? Aveva un amante lontano ? Anania osò rassomigliarsi all ' astro radioso , così solo nel cielo come egli era solo nella pineta . Forse in quell ' ora Margherita guardava la stella della sera . E che faceva zia Tatàna ? Il fuoco ardeva nel focolare , e la buona vecchia preparava melanconicamente il pasto della sera , pensando al suo caro fanciullo lontano . Ed egli , egli non pensava quasi mai a lei ; egli era un ingrato , un egoista . Ah , ma che poteva farci ? Se al posto di zia Tatàna ci fosse stata un ' altra donna , il suo pensiero sarebbe volato costantemente a lei . Invece quella donna ... Dove era quella donna ? Che faceva in quell ' ora ? Scorgevano anche i suoi occhi la stella della sera ? Era morta ? Era viva ? Era ricca o mendicante ? E se fosse in carcere ? Egli si meravigliò di non arrossire a questo pensiero . Per la prima volta , dopo tanti anni , provò un senso di pietà , come quando , bambino , cercava di scaldare coi suoi piedini i piedi gelati di Olì ... Finalmente il giorno del ritorno arrivò . Egli partì , quasi oppresso dalla sua felicità : aveva paura di morire in viaggio , di non arrivare a rivedere le care montagne , la nota strada , il dolce orizzonte , il viso di Margherita ... « Se però io morissi ora » , pensava , con la fronte appoggiata alla mano , « se morissi ora ella non mi dimenticherebbe mai più ... » Fortunatamente arrivò sano e salvo ; rivide le care montagne , le valli selvaggie , il dolce orizzonte , il viso paonazzo di Nanna venuta ad incontrarlo alla stazione . Ella aspettava da più di un ' ora ; appena vide il bel volto di Anania aprì le braccia e cominciò a piangere . « Figliuolino mio ! Figliuolino mio ! » « Come la va ? Prendi ! » , egli gridò , e per impedirle di abbracciarlo le gettò addosso la valigia , un involto , un cestino . « Avanti ! Avanti ! Va avanti , passa di qui ; io devo passar di là . Andiamo . » Si mise quasi a correre , e sparve , lasciando la donna stupefatta . Ecco , ecco . Egli deve rivedere la nota strada : ella lo aspetta alla finestra , e non hanno bisogno di testimoni per rivedersi . Come le case di Nuoro sono piccole e le strade strette e deserte ! Meglio ! Fa quasi freddo , a Nuoro ! La primavera c ' è , ma è ancora pallida e delicata come una fanciulla convalescente . Ah , ecco alcune persone che s ' avanzano : fra esse è Franziscu Carchide che , riconoscendo lo studente , comincia a far gesti di gioia . Che rabbia ! « Ebbene , come stai ? Ben tornato ! Come ti sei fatto grande ! Ed elegante , poi ! E che scarpette da damerino ! quanto le hai pagate ? » Finalmente Anania è libero . Avanti , avanti ! Il suo cuore batte , batte sempre più forte . Una donna s ' affaccia al limitare di una porta , guardando curiosamente ; ma Anania passa , fugge , e da lontano sente esclamare : « È lui , sì , proprio lui ! » . Ebbene , sì , è proprio lui , che vi importa ? Ah , ecco , ecco ; ecco la strada che conduce all ' altra , alla nota , alla cara strada . Finalmente : non è un sogno ? Anania sente dei passi e si stizzisce ; è un bambino che attraversa di corsa la strada , lo urta , vola via . Egli vorrebbe correre così , ma non può , non deve . Prende anzi un aspetto rigido , composto , si accomoda la cravatta , si sbatte con due dita i risvolti del soprabito . Già ; egli ha un soprabito lungo , chiaro , elegante che lei non ha ancora veduto . Lo riconoscerà subito con quel soprabito ? Forse no . Ecco finalmente la nota strada ! Ecco il portone rosso , ecco la casa bianca con le finestre verdi . Margherita non c ' è ! Perché ? Perché , Dio mio ? Egli si ferma , palpitando . Fortunatamente la strada è deserta : solo una gallina nera passeggia , alzando molto le zampe prima di posarle per terra , e si diverte a battere il becco sul muro ... Basta , bisogna passare oltre , a scanso di essere notato da qualche occhio curioso . Egli comincia a camminare lentamente come la gallina ; e benché le finestre rimangano vuote egli non cessa di fissarle un istante , e si commuove e sente il cuore saltargli in gola . Ad un tratto gli parve di svenire . Margherita s ' era affacciata , pallida di passione , e lo guardava con occhi ardenti . Egli impallidì e non pensò neppure a salutare , a sorridere ; non pensò a nulla , e per parecchi istanti non vide che quegli occhi ardenti dai quali gli pioveva una voluttà ineffabile . Camminò automaticamente , voltandosi ad ogni passo , seguito da quegli occhi inebbrianti ; e solo quando Nanna , con la valigia sul capo , l ' involto in una mano e il cestino nell ' altra , apparve ansante in fondo alla strada , egli trasecolò , sorpreso , e affrettò il passo . PARTE SECONDA I . Era nell ' ora che volge il desìo ai naviganti ed a quelli che stanno per salpare verso ignoti lidi . Anania è fra questi . Il treno lo trasporta verso il mare ; cade una limpida sera d ' autunno , grave di melanconia ; i dentellati monti della Gallura sfumano nelle lontananze violacee , l ' aria odora di brughiere ; un ultimo paesetto appare , grigio e nero su uno sfondo di cielo rossastro . Anania guarda gli strani profili dei monti , il cielo colorato , le macchie , le roccie , e solo il timore di apparire ridicolo agli altri due viaggiatori , un prete e uno studente già suo compagno di scuola , gli impedisce di piangere . Eppoi , ormai , egli è un uomo . È vero che egli si credeva un uomo fin da quando aveva quindici anni : ma allora si credeva un uomo giovane , mentre adesso si crede un giovine vecchio . Eppure la salute e la gioventù brillano nei suoi occhi ; egli è alto , svelto , con due seducentissimi baffetti castanei dalle punte d ' oro . La sera cadeva ; già qualche stella appariva « sovra i monti di Gallura » e qualche fuoco rosseggiava tra il verde - nero delle brughiere . Addio dunque , terra natìa , isola triste , antica madre amata ma non abbastanza perché una voce potente d ' oltre mare non strappi i tuoi figli migliori dal tuo grembo , incitandoli a disertare , come aquilotti , il nido materno , la roccia solitaria . Lo studente guardava l ' orizzonte ed i suoi occhi si offuscavano a misura che s ' offuscava il cielo . Da quanti anni egli aveva sentito la voce che lo attirava lontano ! Ricordava l ' avventura con Bustianeddu , il progetto della fuga infantile ; poi i continui sogni , il desiderio mai spento di un viaggio verso la terre d ' oltre mare : eppure sul punto di lasciar l ' isola egli si sentiva triste , e si pentiva di non aver proseguito gli studi a Cagliari . Era stato così felice laggiù ! Nell ' ultimo maggio Margherita gli era apparsa tra lo splendore fantastico delle feste di Sant ' Efes , e insieme con lei , fra allegre brigate di compaesani , egli aveva trascorso ore indimenticabili . Ella era elegante , molto alta e formosa ; i suoi capelli splendenti e gli occhi turchini solcati dall ' ombra delle lunghe ciglia nere attiravano l ' attenzione dei passanti che si voltavano a guardarla . Anania , meno alto e più sottile di lei , le camminava al fianco , trepidante di piacere e di gelosia ; gli pareva impossibile che la bella creatura regale e taciturna , nei cui occhi sdegnosi brillava tutta la fierezza d ' una razza dominatrice , si abbassasse ad amarlo e neppure a guardarlo . Margherita parlava poco ; non era civetta , non cambiava aspetto né voce , quando gli uomini le rivolgevano lo sguardo o la parola ; e Anania l ' amava anche per questo , e non vedeva che lei , non guardava altra donna che per paragonarla a lei e trovarla inferiore ; e più egli diventava uomo e lei donna , e più la passione lo infiammava : spesso gli sembrava impossibile che anni ed anni dovessero ancora passare prima che ella diventasse sua . Durante le ultime vacanze si erano spesso trovati soli , nel cortile di Margherita , favoriti dalla serva che facilitava la loro corrispondenza . Di solito essi tacevano , ma mentre Margherita , o per paura o per pudore tremava , vigile e melanconica , Anania sorrideva completamente dimentico del tempo , dello spazio , delle cose e delle vicende umane . « Perché non mi ripeti le parole che mi scrivi ? » , le domandava . « Taci ! ... Ho paura ... » « Di che ? Se tuo padre ci sorprende io mi getterò per terra , gli dirò : " no , non facciamo del male ; siamo già uniti per l 'eternità..." . Non aver paura ; io sarò degno di te , io ho un avvenire davanti ... Io sarò qualche cosa ! » Margherita non rispondeva , e vedendola così bella e gelida , con gli occhi illuminati dalla luna come gli occhi di perla d ' un idolo , egli non osava baciarla , ma la fissava silenzioso e sussultava , non sapeva bene se di angoscia o di felicità . « Il mare è calmo . Dio sia lodato ! » , disse uno dei viaggiatori . Anania si scosse dai suoi ricordi e guardò la distesa verde - dorata del mare , che nel crepuscolo pareva una pianura illuminata dalla luna . Le rovine d ' una chiesetta , un sentiero attraverso le macchie , perduto sull ' estremo limite della costa , quasi tracciato da un sognatore che l ' avesse condotto fin laggiù con la speranza di proseguirlo sul velluto marezzato delle onde , attirarono gli sguardi di Anania . Egli pensò a Renato del quale gli parve intravedere il triste profilo su una roccia guardante il mare ... No , non è lui , è un altro eroe di Chateaubriand , Eudoro , che sulle roccie marine della Gallia selvaggia sogna le rose dell ' Ellade lontana ... Ebbene , no , non è neppure Eudoro ... è un poeta che si domanda : Questa roccia granitica erta sul mar che fa ? ... Ma la roccia , la chiesetta ed il sentiero sono già spariti e con essi il profilo dell ' incerto personaggio ... La tristezza dello studente aumentava : domande gravi e inutili gli attraversavano la mente , cadevano senza risposta , come pietre buttate nell ' acqua . Perché non poteva egli fermarsi su quella costa selvaggia , dolcemente melanconica , e perché il profilo intraveduto sulla roccia non poteva essere il suo ? Perché non poteva egli costrurre una casa sulle rovine della chiesetta ? Perché pensava a queste stupide romanticherie , perché andava a Roma , perché studiava , perché studiava leggi ? Chi era lui ? Che cosa era la vita , la nostalgia , l ' amore , la tristezza ? Che cosa faceva Margherita ? Perché egli l ' amava ? E perché suo padre era servo ? E perché suo padre lo aveva replicatamente avvertito di visitare , appena giunto a Roma , quei luoghi dove si conservano monete d ' oro ritrovate sotterra o nelle antiche rovine ? Suo padre era o no un delinquente , o un pazzo affetto dall ' idea fissa dei tesori ? Che aveva egli ereditato da suo padre ? L ' idea fissa in forma diversa ? Era dunque soltanto un ' idea fissa , una malattia mentale , il pensiero costantemente rivolto a quella donna ? Ma trovavasi ella veramente a Roma , e la ritroverebbe egli ? « Anninia [ 22 ] » , disse con voce beffarda l ' altro studente , dando ad Anania il nomignolo che i compagni gli avevano affibbiato , « fai la nanna ? Su , via , non piangere , la vita è fatta così : un biglietto per viaggio circolare , con diritto di fermate più o meno lunghe . Consolati almeno che il mal di mare non verrà a interrompere i tuoi sogni d 'amore...» Infatti il mare era calmissimo e la traversata cominciò coi migliori auspici . La luna nuova calava illuminando fantasticamente le coste e la roccia enorme di Capo Figari , sentinella ciclopica vigilante il melanconico sonno dell ' isola abbandonata . Addio , addio , terra d ' esilio e di sogni ! Anania rimase immobile , appoggiato al parapetto del piroscafo , finché l ' ultima visione di Capo Figari e delle isolette , sorgenti azzurre dalle onde come nuvole pietrificate , svanirono tra i vapori dell ' orizzonte ; poi sedette sulla panchina , battendosi dispettosamente un pugno sulla fronte per ricacciar dentro le lagrime che gli velavano gli occhi ; e rimase lì , pallido e sconvolto , intirizzito dalla brezza umida , finché vide la luna , rossa come un ferro rovente , calare in una lontananza sanguigna . Finalmente si ritirò , ma tardò ad assopirsi ; gli pareva che il suo corpo s ' allungasse e si restringesse incessantemente , e che una interminabile fila di carri passasse sopra il suo petto indolenzito ; i più tristi ricordi della sua vita gli tornarono in mente : gli sembrava di udire , nello scroscio delle acque frante dal piroscafo , il rumore del vento sopra la casetta della vedova , a Fonni ... Oh , come , come la vita era triste , inutile e vana ! Che cosa era la vita ? Perché vivere ? Così , tristemente , si assopì ; ma svegliandosi si sentì un altro , agile , forte , felice . Si era addormentato in un tetro paese di dolore , fra onde livide vigilate da una luna sanguigna : si svegliava in mezzo ad un paese d ' oro , in un paese di luce , - vicino a Roma . « Roma ! » , pensò , palpitando di gioia . « Roma , Roma ! Patria eterna , abisso d ' ogni male e fonte d ' ogni bene ! » Gli pareva di poterla abbracciare tutta , di muovere alla conquista del mondo intero . Già a Civitavecchia , attraversando la città umida e nera sotto il cielo mattutino , tutto gli sembrava bello , e diceva allo studente Daga : « Vedi , mi par d ' essere nel vestibolo d ' una grotta marina meravigliosa » . Il Daga , che aveva già vissuto un anno a Roma , sorrideva beffardo , invidiando l ' entusiasmo enfatico del suo compagno . L ' arrivo rombante del diretto diede al giovane provinciale sardo un senso di terrore , la prima impressione vertiginosa d ' una civiltà quasi violenta e distruggitrice . Gli parve che il mostro dagli occhi rossi lo portasse via , come il vento porta la foglia , lanciandolo nel turbine della vita . A Roma i due studenti andarono ad abitare al terzo piano di una casa in Piazza della Consolazione , presso una vedova , madre di due graziose ragazze telegrafiste , maestre , dattilografe , civette . I due studenti dormivano nella stessa camera , vasta , ma poco allegra , divisa da una specie di paravento formato con una coperta gialla ; la loro finestra guardava su un cortile interno . La prima volta che Anania guardò da quella finestra provò un senso disperato di sgomento . Non vedeva che muri altissimi , d ' un giallo sporco , bucati da lunghe finestre irregolari , e panni miseri , d ' un candore equivoco , appesi a fili di ferro ; uno di questi fili , con anelli scorrevoli , dai quali pendevano laccetti di spago attorcigliati , passava davanti alla finestra degli studenti . Mentre Anania guardava con disperata tristezza i muri perdentisi sul pallido cielo della sera , Battista Daga scosse il filo e cominciò a ridere : « Guarda , Anninia , guarda come gli anelli e i laccetti di spago ballano . Sembrano vivi . Così è la vita : un filo di ferro attraverso un cortile sporco : gli uomini si agitano , sospesi sopra un abisso di miserie » . « Non rompermi le scatole » , disse Anania , « sono abbastanza melanconico ! Usciamo , mi par di soffocare . » Uscivano , camminavano , si stancavano , storditi dal rumore delle carrozze e dallo splendore dei lumi , dal passaggio violento e dal rauco urlo delle automobili . Anania si sentiva triste , tra la folla ; gli pareva d ' essere solo in un deserto , e pensava che se si fosse sentito male e avesse gridato nessuno lo avrebbe udito e soccorso . Ricordava Cagliari con nostalgia struggente ; oh , balcone incantato , orizzonte marino , dolce occhio di Venere ! qui non esistevano più né stelle , né luna , né orizzonte : solo un disgustoso ammasso di pietre , un pullulamento di uomini che allo studente barbaricino parevano d ' una razza diversa e inferiore alla sua . Veduta attraverso lo sbalordimento , la stanchezza dei primi giorni , la suggestione melanconica del buio appartamentino di Piazza della Consolazione , Roma gli dava una tristezza quasi morbosa ; nella città vecchia , dalle vie strette , dalle botteghe puzzolenti , dagli interni miserabili , dalle porte che parevano bocche di caverne , dalle scalette che sembrava si perdessero in un tenebroso luogo di dolore , egli ricordava i più miseri villaggi sardi ; nella Roma nuova si sentiva smarrito , tutto gli appariva grande , le strade tracciate dai giganti per giganti , le case montagne , le piazze tancas sarde ; anche il cielo era troppo alto e troppo profondo . Anche all ' Università , dove egli cominciò a frequentare assiduamente i corsi di Diritto civile e penale e le lezioni di Enrico Ferri , lo aspettava una delusione . Gli studenti non facevano altro che rumoreggiare e ridere e beffarsi di tutto . Pareva si beffassero della vita stessa . Specialmente nell ' aula IV , mentre si aspettava il Ferri , il chiasso e il divertimento oltrepassavano il limite ; qualche studente saliva sulla cattedra e cominciava una parodia di lezione accolta da urli , fischi , applausi , grida di « Viva il Papa » , « Viva Sant ' Alfonso de ' Liguori » , « Viva Pio IX » . Qualche volta lo studente , dalla cattedra , con una faccia tosta indescrivibile imitava il miagolar del gatto o il canto del gallo . Allora le grida e i fischi raddoppiavano ; venivano lanciate pallottole di carta , pennine , fiammiferi accesi , finché l ' arrivo del professore , accolto da applausi assordanti , metteva fine alla scena . Anania si sentiva solo , triste fra tanta gioia , e gli sembrava di appartenere ad un mondo diverso da quello ove era costretto a vivere . Solo quando il professore cominciava a parlare , egli provava una commozione profonda , quasi un senso di gioia . Fantasmi di delinquenti , di suicidi , di donne perdute , di maniaci , di parricidi , passavano , evocati dalla voce possente del professore , davanti al pensiero turbato di Anania . E fra tante figure egli ne distingueva una , che passava e ripassava davanti a lui , ad occhi bassi . Ma invece di fissarla con orrore egli la guardava con pietà , col desiderio di stenderle la mano . Una sera lui e il Daga attraversavano Via Nazionale : lo splendore delle lampade elettriche si fondeva col chiarore della luna : le finestre del palazzo della Banca erano tutte vivamente illuminate . « Sembra , che tutto l ' oro racchiuso nella Banca brilli attraverso le finestre » , disse Anania . « Ma bbraaavooo ! Si vede che la mia compagnia ti dirozza . » « Sono più che mai romantico stasera . Andiamo al Colosseo ! » Andarono . Si aggirarono a lungo nel divino mistero del luogo , guardando la luna attraverso ogni arco ; poi sedettero su una colonna lucente e sospirarono entrambi . « Io sento una gioia simile al dolore , » disse Anania . Il Daga non rispose , ma dopo un lungo silenzio disse : « Mi sembra d ' essere nella luna . Non ti pare che nella luna si debba provare ciò che si prova qui , in questo gran mondo morto ? » . « Sì » , disse Anania , con voce flebile . « Questa è Roma . » Al ritorno passarono ancora per Via Nazionale . Chiacchieravano in dialetto . Era tardi , e su e giù , attraverso i marciapiedi quasi deserti vagavano molte farfalle notturne , così le chiamava il Daga . A un tratto una di esse passò accanto a loro e li salutò in dialetto sardo . « Bonas tardas , pizzoccheddos ! » Era alta , bruna , con grandi occhi cerchiati : la luce elettrica dava al suo piccolo viso , emergente dal collo di pelo d ' un soprabito chiaro , un pallore cadaverico . Come a Cagliari , la sera in cui Rosa e la compagna lo avevano fermato , Anania sussultò , preso da un senso d ' orrore , e trascinò via il Daga che rispondeva insolentemente alla donna . Era lei ? Poteva esser lei ? Era una sarda ... poteva esser lei ! II . Sdraiato sul suo lettuccio , dopo ore ed ore di amarezza , di dubbio , di opprimente melanconia , egli pensava : « È inutile illudermi : non sono pazzo , no ; ma non posso più vivere così ; bisogna ch ' io sappia ... Oh , fosse morta ! fosse morta ! Bisogna che io cerchi . Non sono venuto a Roma per questo ? Domani ! domani ! Dal giorno che arrivai ripeto questa parola , e l ' indomani arriva ed io non faccio niente . Ma che posso fare ? Dove devo andare ? E se la trovo ? » . Ah , era di questo che egli aveva paura . Non voleva neppur pensare a quanto poteva accadere dopo ... Improvvisamente si domandò : « E se mi confidassi col Daga ? Se io ora gli dicessi : " Battista , devo uscire , devo recarmi in questura per chiedere informazioni ... " . Ah , non ne posso più ! Sono tanti e tanti anni che io trascino con me questo peso : ora vorrei liberarmene , gettarlo via come si getta un carico opprimente ... liberarmene , respirare ... Bisogna snidarlo questo verme roditore . Mi diranno che sono uno stupido , mi convinceranno che lo sono , mi diranno di smettere ... Ebbene , tanto meglio se mi convinceranno ... Che giornata triste ! Il cielo si abbassa ... si abbassa sempre più ... Avrei sonno ? Bisogna ch ' io vada subito » . Pioveva dirottamente . Anche il Daga sonnecchiava sul suo lettuccio , al di là del paravento . « Battista » , disse Anania , sollevandosi , col gomito sul guanciale , « tu non esci ? » «No.» « Mi presti il tuo ombrello ? » Sperava che il compagno gli chiedesse dove voleva andare , con quel tempo orribile , ma il Daga disse : « Non potresti farmi il piacere di comprartene uno ? » Anania sedette sul letto , rivolto al paravento , e mormorò : « Devo andare in questura ... » . E sperò ancora che una voce fraterna gli chiedesse il suo segreto ... Ecco , egli palpitava già pensando come cominciare ... Ma attraverso il paravento una voce beffarda chiese : « Vai a far arrestare la pioggia ? » . Il segreto gli ripiombò sul cuore , più amaro e grave di prima . Ah , non un paravento , ma una muraglia insuperabile lo divideva dalla confidenza e dalla carità del prossimo . Non doveva chiedere né aspettare aiuto da nessuno ; doveva bastare a se stesso . S ' alzò , si pettinò accuratamente e cercò nel cassetto la sua fede di nascita . « Prendilo pure , l ' ombrello . Ma perché vai ? » , chiese l ' altro , sbadigliando . Egli non rispose . Sulle scale buie si fermò un momento , ascoltando lo scroscio sonoro dell ' acqua sull ' invetriata del tetto : pareva il rombo d ' una cascata , che dovesse di momento in momento precipitarsi entro la casa , già inondata dal fragore dell ' imminente rovina . Una tristezza mortale gli strinse il cuore . Uscì e vagò lungamente per le strade lavate dalla pioggia : salì su per una viuzza deserta , passò sotto un arco nero , guardò con infinita tristezza i chiaroscuri umidi di certi interni , di certe piccole botteghe , nella cui penombra si disegnavano pallide figure di donne , di uomini volgari , di bimbi sudici : antri ove i carbonari assumevano aspetti diabolici , dove i cestini di erbaggi e di frutta imputridivano nell ' oscurità fangosa , ed il fabbro e il ciabattino e la stiratrice si consumavano nei lavori forzati , in un luogo di pena più triste della galera stessa . Anania guardava : ricordava la catapecchia della vedova di Fonni , la casa del mugnaio , il molino , il misero vicinato e le melanconiche figure che lo animavano ; e gli pareva d ' esser condannato a viver sempre in luoghi di tristezza e tra immagini di dolore . Dopo un lungo ed inutile vagabondare rientrò a casa e si mise a scrivere a Margherita . « Sono mortalmente triste : ho sull ' anima un peso che mi opprime e mi schiaccia . Da molti anni io volevo dirti ciò che ti scrivo adesso , in questo triste giorno di pioggia e di melanconia . Non so come tu accoglierai la rivelazione che sto per farti ; ma qualunque cosa tu possa pensare , Margherita , non dimenticare che io sono trascinato da una fatalità inesorabile , da un dovere che è più terribile d ' un delitto ... » Arrivato alla parola « delitto » si fermò e rilesse la lettera incominciata . Poi riprese la penna , ma non poté tracciare altra parola , vinto da un gelo improvviso . Chi era Margherita ? Chi era lui ? Chi era quella donna ? Cosa era la vita ? Ecco che le stupide domande ricominciavano . Guardò lungamente i vetri , il filo di ferro , gli anellini ed i lacci bagnati e saltellanti su uno sfondo giallastro , e pensò : « Se mi suicidassi ? » , Lacerò lentamente la lettera , prima in lunghe striscie , poi in quadrettini che dispose in colonna , e tornò a fissare i vetri , il filo di ferro , i laccetti che parevano marionette . Rimase così finché la pioggia cessò , finché il compagno lo invitò ad uscire . Il cielo si rasserenava ; nell ' aria molle vibravano i rumori della città rianimatasi , e l ' arcobaleno s ' incurvava , meravigliosa cornice , sul quadro umido del Foro Romano . Al solito , i due compagni salirono per Via Nazionale e il Daga si fermò a guardare i giornali davanti al Garroni , mentre Anania proseguiva distratto , andando incontro ad una fila ciangottante di chierici rossi , uno dei quali lo urtò lievemente . Allora egli parve destarsi da un sogno , si fermò e aspettò il compagno , mentre i chierici s ' allontanavano , e il riflesso dei loro abiti scarlatti dava uno splendore sanguigno al lastrico bagnato . « Nella mia infanzia ho conosciuto il figliuolino d ' un bandito famoso ; il bimbo era già arso da passioni selvaggie , e si proponeva di vendicare suo padre . Ora invece ho saputo che si è fatto frate . Come tu spieghi questo fatto ? » , domandò Anania . « Quell ' individuo è pazzo ! » , rispose il Daga con indifferenza . « Ebbene , no ! » , riprese Anania animandosi . « Noi spieghiamo o vogliamo spiegare molti misteri psicologici , dando il titolo di matto all ' individuo che ne è soggetto . » « Per lo meno , però , è un monomaniaco . D ' altronde anche la pazzia è un mistero psicologico complicato ; un albero il cui ramo più potente è la monomania . » « Ebbene , ammetto . Ma l ' individuo in questione aveva la monomania del banditismo ; aggiungi , monomania atavica . Facendosi frate egli , sebbene uomo quasi primitivo , ha voluto liberarsi dal suo male ... » « E finirà con l ' impazzire davvero , quel frate . Un uomo cosciente , colto dal malanno di un ' idea fissa qualunque , deve liberarsene secondandola . » « Tu forse hai ragione » , disse Anania , pensieroso . E non parlò più finché non arrivarono all ' angolo di Via Agostino Depretis . Allora disse , svoltando strada : « Voglio prendere ... mi hanno incaricato di prendere l ' indirizzo di una persona ... Devo andare in questura » . Il compagno lo seguì , curioso . « Chi è questa persona ? Chi ti ha incaricato ? È del tuo paese ? » Ma Anania non si spiegava . Arrivati davanti a Santa Maria Maggiore il Daga dichiarò che non sarebbe andato oltre . « Allora aspettami qui » , disse Anania , senza fermarsi , « ti dirò poi ... » Messo in curiosità il Daga lo seguì per un tratto , poi lo aspettò sulla gradinata della chiesa . « Il dado è gettato ? » chiese con enfasi , quando Anania ricomparve . Ma nonostante le sue domande e i suoi scherzi non riuscì a sapere che cosa il suo compagno era andato a fare in questura . Appoggiato al muro Anania guardava l ' orizzonte e ricordava la sera in cui , bambino , era salito sulle falde del Gennargentu ed aveva veduto un pauroso cielo tutto rosso , animato da spiriti invisibili . Anche adesso sentiva un mistero aleggiargli intorno , e la città gli sembrava una foresta di pietra attraversata da fiumi pericolosi , e sentiva paura . III . Sì , come si legge nelle vecchie storie romantiche , il dado era gettato . La questura , dopo la domanda e le indicazioni di Anania , fece ricerca di Rosalia Derios , e verso la fine di marzo informò lo studente che al numero tale di Via del Seminario , all ' ultimo piano , abitava una donna sarda , affitta - camere , il cui passato e i connotati corrispondevano a quelli di Olì . Questa signora si chiamava , o si faceva chiamare , Maria Obinu , nativa di Nuoro . Abitava in Roma da quattordici anni , e nei primi tempi aveva vissuto un po ' irregolarmente . Da qualche anno , però , menava vita onesta - almeno in apparenza - affittando camere mobiliate e facendo pensione . Anania non si commosse troppo nel ricevere queste informazioni . I connotati combinavano ; egli non ricordava precisamente la fisonomia di sua madre , ma ricordava che ella era alta , coi capelli neri e gli occhi chiari : e la Obinu era alta , coi capelli neri e gli occhi chiari . Inoltre egli sapeva che a Nuoro non esisteva alcuna famiglia Obinu , e che nessuna donna nuorese viveva e affittava camere a Roma . Evidentemente quindi la Obinu falsava il suo nome e la sua origine ... Tuttavia egli sentì che la donna indicatagli dalla questura non era , non poteva essere sua madre ; questa non viveva a Roma dal momento che la questura non riusciva a scoprirla . Dopo giorni e mesi di attesa e di ansia , egli provò come un senso di liberazione . La primavera penetrava anche nel cortile melanconico di Piazza della Consolazione , in quell ' enorme pozzo giallo esalante odori di vivande , animato dal canto delle serve e dal gorgheggio dei canarini prigionieri . L ' aria era tiepida e dolce ; sul cielo azzurro passavano nuvolette rosee , e il vento portava fragranze di rose e di viole . Affacciato alla finestra , Anania si abbandonava ai suoi sogni nostalgici . L ' odore delle viole , le nuvole rosee , il tepore della primavera , tutto gli ricordava la terra natìa , i vasti orizzonti , le nuvole che dalla finestra della sua cameretta egli vedeva affacciarsi o tramontare fra gli elci dell ' Orthobene . Poi ricordava la pineta di monte Urpino , il silenzio delle cime coperte d ' asfodeli e di iris violette , il mistero dei viali vigilati dal puro sguardo delle stelle . E la figura diletta di Margherita dominava i freschi paesaggi natii , circondata di asfodeli e di gigli selvatici , coi capelli di rame sfumati nel fulgore del cielo metallico . La primavera romana non lo commoveva che per le rimembranze : gli sembrava una primavera artificiale , troppo ardente e luminosa , troppo abbondante di fiori e di profumi . Piazza di Spagna , ornata come un altare , con la scalinata coperta di petali di rose mosse dalla brezza , il Pincio con gli alberi avvolti di fiori violacei , le vie profumate dai cestini di narcisi e di ranuncoli che le fioraie , ferme sull ' orlo dei marciapiedi , offrivano ai passanti , - tutta questa ostentazione , tutto questo mercato della primavera , dava allo studente l ' idea di una festa banale , che a lungo andare rattristava e disgustava . La primavera palpitava al di là dell ' orizzonte ; giovinetta selvaggia e pura ella scorrazzava attraverso le tancas coperte d ' erbe alte aromatiche , e cantava con gli uccelli palustri in riva ai torrenti , e scherzava coi mufloni e con le lepri , fra i ciclamini , sotto le immense quercie sacre ai vecchi pastori della Barbagia , e si addormentava all ' ombra delle roccie fiorite di musco , nei voluttuosi meriggi , mentre intorno al suo letto di felci e di pervinche gli insetti dorati ronzavano amandosi , e le api suggevano le rose canine estraendone il miele amaro ; amaro e dolce come l ' anima sarda . Anania amava e viveva in questa primavera lontana ; seduto accanto alla finestra guardava le nuvolette rosee , e s ' immaginava di essere un prigioniero innamorato . Una sonnolenza piacevole gli velava lo spirito , togliendogli la forza e la volontà di pensare a determinate cose . Le idee venivano e passavano nella sua mente , - così come le persone passano per la via ; lo interessavano per un attimo , ma non si fermavano ed egli le dimenticava subito . Più che mai amava la solitudine ; e persino la presenza del compagno lo irritava , anche perché il Daga lo derideva continuamente . « Noi vediamo la vita sotto aspetti ben diversi » , gli diceva , « cioè io la vedo e tu non la vedi . Io sono miope e vedo , attraverso lenti fortissime , le cose e le umane vicende , nitidamente , rimpicciolite ; tu sei miope e non possiedi neppure un paio d 'occhiali.» Talvolta infatti pareva ad Anania di aver un velo davanti agli occhi ; egli viveva di diffidenza e di dolore . Anche la sua passione per Margherita , in fondo , era composta di tristezza e di paura . Un giorno , agli ultimi di maggio , egli sorprese il compagno stretto in tenero amplesso con la maggiore delle padroncine . « Sei un bruto » , gli disse con disprezzo . « Non amoreggi anche con l ' altra sorella ? Perché ti burli di entrambe ? » « Scusami , stupido : son loro che vengono a buttarmisi fra le braccia , le posso respingere ? » , chiese cinicamente il Daga . « Poiché il mondo è diventato un gambero , profittiamone . Ora son le donne che seducono gli uomini ; ed io sarei più stupido di te se non mi lasciassi sedurre ... fino ad un certo punto ... » « Ma perché certe cose non accadono che a certi tipi ? A me no , per esempio . » « Perché agli asini non può succedere ciò che succede agli uomini : eppoi le nostre soavi padroncine hanno , in fondo , l ' onesto desiderio di trovarsi un marito e sanno che tu sei fidanzato . » « Io fidanzato ?...», gridò Anania , « chi lo ha detto ? » « Chi lo sa ? E di una Margherita , anche , che questa volta , meno male , va gettata ante asinos . » « Ti proibisco di ripetere quel nome ! » , proruppe Anania , andando addosso al Daga . « Capisci , te lo proibisco ! » « Abbassa le dita , ché mi cavi gli occhi ! Il tuo amore è feroce ! » Fremente di collera Anania si mise a impacchettare i suoi libri e le sue carte . « Ah » , diceva , a denti stretti , « me ne vado subito , subito . Io non so vivere fra gente curiosa e volgare . » « Addio , dunque ! » , disse Battista , gettandosi sul letto . « Ricordati almeno che nei primi giorni che siamo giunti , se non c ' ero io rimanevi vilmente schiacciato da una carrozza . » Anania uscì , col cuore gonfio di fiele : si diresse automaticamente verso il Corso , e quasi senza avvedersene si trovò in Via del Seminario . Era un pomeriggio ardente ; lo scirocco sbatteva le tende dei negozi : l ' aria odorava di vernici , di droghe e di vivande . Anania sentiva i suoi nervi fremere come corde metalliche . In Via del Seminario passò in mezzo a uno stormo di chierici e di preti dalle mantelline svolazzanti e mormorò dispettosamente : « Corvi ! » , A un tratto , accanto a una piccola porta che dava su un andito buio , egli vide un numero , il numero della casa ove abitava Maria Obinu . Entrò , salì all ' ultimo piano e suonò . Una donna alta e pallida , vestita di nero , aprì : egli si turbò , sembrandogli di aver veduto altra volta i grandi occhi verdastri di lei . « La signora Obinu ? » « Sono io » , rispose la donna con voce grave , « No » , egli pensò , « non è lei ; non è la sua voce . » Entrò . La Obinu gli fece attraversare un piccolo vestibolo buio e lo introdusse in un salottino grigio e triste ; egli si guardò attorno , vide una testa di cervo e una pelle di muflone attaccate al muro , e immediatamente sentì i suoi dubbi rinascere . « Vorrei una camera ; io sono sardo , studente » , disse , esaminando la donna da capo a piedi . Ella era pallida e scarna , col collo lungo , il naso affilato quasi trasparente ; ma i folti capelli neri , pettinati ancora alla sarda , cioè a trecce strette appuntate fortemente sulla nuca , le davano un ' aria graziosa . « Lei è sardo ? Ho piacere ... » , rispose disinvolta . « Adesso non ho camere disponibili , ma se lei può pazientare una quindicina di giorni , ho una signorina inglese che deve partire ... » Egli chiese ed ottenne di veder la camera ; il letto stava al centro , fra due cataste di libri vecchi e d ' oggetti antichi ; entro una vasca di gomma , ancora piena d ' acqua insaponata , olezzava un fascio di gaggie ; dalla finestra si scorgeva un giardinetto melanconico . Sul tavolino Anania vide , fra gli altri , un volumetto che egli amava con passione dolorosa . Erano i versi di Giovanni Cena : Madre . « Ho bisogno di andar subito via dalla casa dove sto ; prenderò questa camera , ma intanto , non potrebbe darmene un ' altra , fosse anche un buco ?...» Rientrarono nel salottino , ed egli si fermò a guardare la testa imbalsamata del cervo . « È un ricordo di mio padre , che era cacciatore » , disse la donna , sorridendo con bontà . « È di Nuoro , lei ? » « Sì , ma sono nata là per caso . » « Anch ' io sono nato per caso nel villaggio di Fonni » , egli disse , guardandola in viso . « Sì , sono nato a Fonni ; mi chiamo Anania Atonzu Derios . » Ella non batté palpebra . « No , non è lei ! » , egli pensò , e si sentì felice . « Per questi quindici giorni le darò la mia camera » , disse finalmente la Obinu , cedendo alle insistenze di lui , ed egli accettò . La cameretta pareva la cella d ' una monaca ; il lettino candido , odorante di spigo , ricordava i semplici giacigli di certe patriarcali abitazioni sarde . E come in quelle abitazioni , Maria Obinu aveva appeso lungo le pareti grigie della sua camera una fila di quadretti e di immagini sacre ; tre ceri , poi , e tre crocefissi , un ramo d ' olivo e un rosario che pareva di confetti , pendevano in capo al letto ; in un angolo ardeva una lampadina davanti ad una immagine dove le Sante Anime del Purgatorio , tinte di livido da un lapis turchino , pregavano tra fiamme insanguinate da un lapis rosso . Anania prese possesso della camera , e ben presto fu riassalito dai suoi dubbi . Perché la Obinu gli cedeva la sua camera ? perché si mostrava così premurosa con lui ? Mentre egli metteva a posto i suoi libri , Maria bussò e , senza avanzare , gli domandò se desiderava che la lampadina delle « Sante Anime » venisse spenta . « No » , egli rispose con voce forte , « venga avanti , anzi , che le faccio vedere una cosa . » Ella entrò , pallida , sorridente ; pareva avesse sempre conosciuto il suo inquilino e gli volesse bene . Egli teneva fra le mani uno strano oggetto , un sacchettino di stoffa unta , attaccato ad una catenina annerita dal tempo . Disse , mettendosi l ' amuleto al collo : « Veda , anche io sono devoto , questa è la ricetta di San Giovanni , che allontana le tentazioni . » La donna guardava . Improvvisamente cessò di sorridere , ed Anania sentì il suo cuore battere forte . « Lei non crede a queste cose ? » , domandò Maria . « Ebbene , se non ci crede , almeno non se ne burli . Sono cose sacrosante . » Steso sul lettino odorante di spigo , Anania pensava continuamente al suo segreto . ... E se Maria Obinu era Olì ? Se era lei ? Così vicina e così lontana ! qual filo misterioso lo aveva condotto fino a lei , fino al guanciale su cui ella doveva qualche volta piangere ricordando il figliuolo abbandonato ? Che strana cosa la vita ! Egli era dunque giunto così al suo destino , solo per forza di una volontà misteriosa che lo aveva guidato quasi a sua insaputa . Ma non era pazzo , dunque ? Che sciocchezze , che puerilità ! No , non era lei , non poteva esser lei . Ma se lo era ? Se ella già sapeva di essere vicina a suo figlio , mentre egli si dibatteva nel dubbio ? No , non poteva essere lei . Una madre non può non tradirsi , non può non gridare nel rivedere suo figlio . Era assurdo . - Sciocchezze , idee convenzionali . Una donna sa dominarsi anche tra le più violente emozioni . Essa , poi , che aveva abbandonato e buttato via la sua creatura ! Appunto per questo doveva tradirsi , gridare , sussultare . Una madre è sempre una madre . Eppoi Olì , una selvaggia , una semplice figlia della natura , non poteva aver assimilato la perfidia delle donne di città , tanto da fingere come una commediante , da sapersi dominare così ! Impossibile . Era assurdo , Maria Obinu era Maria Obinu , simpatica donna , mite e incosciente , che aveva avuto la fortuna , più che la forza , di emendarsi . Non poteva esser lei . Ma intanto egli ricordava la prima notte passata a Nuoro e il bacio furtivo di suo padre , e di momento in momento aspettava che l ' uscio s ' aprisse , e un ' ombra si avanzasse , nel chiarore della lampadina , e un bacio rivelatore gli sfiorasse la fronte ! ... « E se ciò fosse ... che farei io ? » si chiedeva trepidando . I rumori della città si affievolivano , s ' allontanavano , quasi ritirandosi anch ' essi , stanchi , verso un luogo di riposo . Anania sentì rientrare i tardivi inquilini , poi tutto fu silenzio , nella casa , nella via , nella città . Ed egli vegliava ancora ! Ah , forse quella lampadina ? ... « Ora la spengo ... » Si alzò . Un rumore , un fruscio ... È l ' uscio che si apre ? Oh , Dio ! Egli si gettò nuovamente sul letto , chiuse gli occhi e attese . Il cuore e la gola gli pulsavano febbrilmente . Ma l ' uscio rimase chiuso , ed egli si calmò e rise di sé . Però non spense la lampadina . IV . Roma , 1 giugno Margherita mia Ricevo in questo momento la tua lettera e rispondo subito . Sono un po ' stordito ; in questi giorni ho almeno una ventina di volte preso in mano la penna per scriverti , senza riuscirci . Eppure ho tante cose da dirti . Ho cambiato casa : sto presso una signora sarda che dice di esser nata a Nuoro , è una buona donna , simpatica , molto devota ; ha per me delle cure veramente materne , tanto che mi ha dato la sua camera in attesa della partenza d ' una bellissima signorina inglese che deve cedermi la sua . Questa Miss rassomiglia a te in modo straordinario ; ti scongiuro però di non esser gelosa : 1 . - perché io sono pazzamente innamorato di una signorina nuorese ; 2 . - perché Miss deve partire fra otto giorni ; 3 . - perché è matta da legare ; 4 . - perché é fidanzata ; 5 . - perché io sono sotto la salvaguardia di tutte le sante ed i santi del cielo appesi alle pareti della mia camera , nonché delle Anime Sante del Purgatorio illuminate giorno e notte da una mariposa . Presso la mia nuova padrona abitano altri stranieri che vanno e vengono , e un sarto piemontese , elegantissimo e coltissimo , e un commesso viaggiatore , che per le bugie che dice mi ricorda il colendissimo signor Francesco Carchide di Nuoro , tuo sfortunato pretendente . La signora Obinu tiene poi una vecchia cuoca sarda , che sta a Roma da oltre trent ' anni ed ancora non ha appreso l ' italiano . Povera vecchia zia Varvara ! Essa è nera e piccina come una jana [ 23 ] : conserva gelosamente nel baule il suo costume natìo , ma veste un ridicolo abito comprato a Campo dei Fiori . Spesso io vado a trovarla , nella cucina buia e torrida , ed essa mi domanda notizie delle persone del suo paese , e crede che il mare sia sempre in tempesta come l ' unica volta in cui ella lo attraversò . Per lei Roma è un luogo dove tutte le cose son care , e dove si può morire da un momento all ' altro investiti da una vettura . Mi domandò se da noi si fa ancora il pane in casa ; risposi di sì ed essa si mise a piangere , ricordando gli scherzi e il divertimento dei giorni nei quali si cuoceva il pane , a casa sua . Poi volle sapere se i pastori mangiano ancora seduti per terra , sotto gli alberi . Come sospirava ricordando un banchetto di Pasqua , a cui prese parte quarant ' anni or sono , in un ovile del Goceano ! Qui fa già molto caldo , ma verso sera , di solito , l ' aria si rinfresca : io passeggio lungo le rive del Tevere , e sto ore ed ore a guardare l ' acqua corrente , rivolgendo a me stesso delle domande perfettamente inutili . Nelle sere tranquille il gran fiume è tutto latteo , e riflette i lumi , i ponti , la luna , come un marmo levigato . Io rassomiglio il corso perenne dell ' acqua al mio amore per te ; così , continuo , silenzioso , travolgente , inesauribile . Perché , perché tu non sei qui con me , Margherita mia ? Già tutte le cose mi sembrano più interessanti quando io le guardo pensando a te ; ah , come dunque mi parrebbero belle se potessi vederle riflesse dai tuoi occhi adorati ! Ma quando dunque , ma quando si potrà avverare il sogno tormentoso e delizioso delle anime nostre ? In certi momenti mi pare impossibile che io possa vivere ancora tanto tempo diviso da te , ed uno spasimo indicibile mi fa tremare il cuore ; poi trasalisco di gioia al pensare che fra due mesi ci rivedremo . O mia Margherita , mio fiore adorato , io non so esprimerti ciò che sento , e mi pare che nessuna parola umana potrebbe esprimerlo . È un fuoco continuo che mi arde e mi divora , è una sete inesprimibile che una sola fontana potrà estinguere . Io sono così solo nel mondo , Margherita ! Tu sei tutto il mio mondo , e quando io mi smarrisco tra la folla , in un mare di gente sconosciuta , basta che pensi a te perché l ' anima mia vibri d ' amore per tutti gli ignoti esseri che mi circondano , e intorno a me senta vibrare l ' anima della moltitudine , come un mare sonoro . Quando ricevo le tue lettere , provo una felicità così intensa che mi dà le vertigini ; mi pare d ' essere giunto alla cima d ' una montagna , e che debba appena stender la mano per sfiorare le stelle . È troppo ... è troppo ... ho quasi paura ; paura di precipitare in un abisso , paura di essere incenerito dal contatto degli astri vicini . Che accadrebbe di me se tu mi venissi a mancare ? Ah , tu non sai , tu non puoi capire che bestemmia pronunzi quando mi scrivi che sei gelosa delle donne che io posso incontrare qui a Roma . Nessuna donna può essere , può rappresentare per me ciò che tu sei e rappresenti . Sei la mia vita stessa , sei il passato , la patria , la razza , il sogno . * * * Riprendo la lettera , tutto stordito da una confidenza fattami da zia Varvara pochi minuti or sono . La vecchietta entrò qui con la scusa di portare dell ' acqua : era tutta arrabbiata con la padrona e cominciò a parlar male di lei . Mi disse che la Obinu ha un passato tenebroso , che ha abbandonato in Sardegna due suoi figliuoli , e che adesso continua ad avere qualche relazione equivoca ... Egli interruppe di nuovo la lettera , di cui aveva scritto le ultime righe sotto l ' impulso d ' un improvviso stordimento . « Sì » , pensò , « io sono troppo vicino alle stelle ... e non vedo l ' abisso dove ineluttabilmente devo cadere ... » « No , no , no ! » , disse poi a voce alta , disperatamente , scuotendo la testa . « Perché mi ostino ? Essa può essere mia madre , e non si rivela a me per continuare a vivere nel vizio ! » Egli singhiozzava senza lagrime , balbettando parole sconnesse e scuotendo follemente il capo ; ma ad un tratto balzò in piedi , pallido , rigido , con gli occhi vitrei . « Bisogna uscirne , bisogna che io sappia . Ma perché questa lampada accesa , perché questi quadretti , perché le continue preghiere ? Ebbene , appunto per ciò . Ma io ti saprò smascherare , anima perduta , io ti ucciderò ! » I suoi occhi balenavano d ' odio , ma all ' improvviso tremò , si lasciò nuovamente cadere seduto e batté la fronte sul tavolo : oh , avrebbe voluto spaccarsi la testa , non pensare più , dimenticare , annullarsi ... Si sentì vile , gli parve d ' essere viscido e nero ; d ' essere carne della carne venduta di sua madre , anch ' egli delinquente , misero , abbietto . Ricordi tumultuosi gli passarono nella mente ; rammentò i generosi propositi tante volte accarezzati , il sogno di cercarla e di redimerla , la pietà infinita per l ' incoscienza e la irresponsabilità di lei , l ' orgoglio che egli provava nel sentirsi così pietoso , la sete di sacrifizio ... Tutto menzogna . Basta un vago indizio , dato da una vecchia rimbambita , per ridestargli nell ' anima una tempesta di fango , e suggerirgli l ' idea del delitto ! Tutto illusione , tutto sogno in « questa cosa strana » che è la vita . « E se fosse illusione anche ciò che penso adesso ? Se io mi ingannassi ? Se Maria non fosse lei ? Ebbene , se non Maria è un ' altra » , concluse disperato ; « vicina o lontana , ella esiste e mi chiama , ed io devo ritornare sui miei passi , ricominciare , ritrovarla , viva o morta . Oh , fosse morta ! » . Attese il ritorno della padrona , e per calmarsi cercò di analizzare la strana passione che lo tormentava , ripetendo a se stesso che la maggior sua pena proveniva dal crudele contrasto dei due esseri che formavano lo sdoppiamento del suo io . Uno di questi due esseri era un bambino fantastico , appassionato e triste , col sangue malato ; era ancora lo stesso bambino che scendeva la montagna natìa sognando un mondo misterioso ; lo stesso che nella casa del mugnaio aveva per lunghi anni meditato la fuga senza compierla mai ; lo stesso che a Cagliari aveva pianto credendo che Maria Rosa potesse essere sua madre : l ' altro essere , normale e cosciente , cresciuto accanto al bambino incurabile , vedeva la inconsistenza dei fantasmi e dei mostri che tormentavano il suo compagno , ma per quanto combattesse e gridasse non riusciva a liberarlo dalla sua ossessione , a guarirlo dalla sua follia . Una lotta continua , un crudele contrasto agitava notte e giorno i due esseri ; e il bambino fantastico e illogico , vittima e tiranno , riusciva sempre vincitore . Egli voleva sapere , voleva scoprire , voleva raggiungere il suo intento ; e soffriva della vanità della sua ricerca e della speranza di arrivare al suo scopo . Molte volte Anania si era chiesto se , libero dall ' amore per Margherita , egli avrebbe sofferto egualmente in questa sua triste ricerca . E sempre s ' era risposto di sì . La Obinu rientrò verso sera . « Signora Maria » , disse Anania , aprendo l ' uscio , « venga ; devo dirle una cosa » . Ella entrò e si buttò a sedere accanto a lui : ansava per le scale salite di corsa , era insolitamente rossa , con la fronte lucente di sudore . « Perché sta al buio ? Che cosa ha da dirmi , signor Anania ? Si sente male ? » La sua voce era tranquilla : e di nuovo egli sentì cadere i suoi sospetti , e gli parve ridicolo fare una scena a quella donna stanca che doveva apparecchiare la tavola per i suoi pensionanti . V . Era vicino il giorno della partenza . « Zia Varvara » , diceva lo studente alla vecchia serva che preparava il caffè , « come sono felice ! Fra pochi giorni ... addio ! Mi pare di aver le ali . Adesso salto sulla finestra , faccio zsss ... e via , spicco il volo e sono in Sardegna » . « Aaah ! » , gridò la vecchia , comicamente spaventata . « Non montare sulla finestra , cuore mio ! Bada che caschi ... » « Ebbene , datemi una tazza di caffè , allora ! Come è buono il vostro caffè ! Solo mia madre , a Nuoro , riesce a farlo altrettanto buono . Volete venire con me , a Nuoro ? » La vecchia sospirò : ah , se non ci fosse stato il mare ! « Sei molto ricco ? » « Eh , altro ! » « Quante tanche hai ? » « Sette od otto , non ricordo bene . » « E alveari ne hai ? E servi pastori ? » « Tutto , tutto , zia Varvara , ho tutto ! » « Ma allora perché studi ? » « Perché la mia innamorata vuole ch ' io diventi dottore . » « E chi è la tua innamorata ? » « La figlia del barone di Baronia . » « Ah , vivono ancora i baroni di Baronia ? Io ho sentito narrare che nel loro castello s ' aggirano i fantasmi . Una volta un taglialegna passò la notte sotto le mura del castello e vide una dama con una lunga coda d ' oro che pareva una cometa . Oh , Nostra Signora mia del Buon Consiglio , tu mi rovini ... bada che ti farà male tutto questo caffè ! » « Raccontate dunque , zia Varvara . Quando il taglialegna vide la dama cosa fece ? » Zia Varvara raccontava . Confondeva le leggende del castello di Burgos con le leggende del castello di Galtellì , mischiava ricordi storici , diventati oramai tradizioni popolari , con avvenimenti accaduti durante la sua lontana infanzia . « E i nuraghes , poi ! Quanti tesori nascosti ! Sai , quando i mori venivano in Sardegna per rapire le donne e gli armenti , i Sardi nascondevano le monete nei nuraghes . » Anania pensava a suo padre , che anche ultimamente gli aveva scritto pregandolo di visitare i musei « dove si conservano le antiche monete d ' oro » . « Una volta » , ricominciava zia Varvara , « io andai a cogliere spighe intorno ad un nuraghe ; mi ricordo come fosse oggi . Avevo la febbre , e verso sera dovetti coricarmi fra le stoppie , aspettando che passasse qualche carro che mi conducesse in paese . Ed ecco cosa vedo . Il cielo , dietro il nuraghe , era tutto color di fuoco : pareva un drappo di scarlatto ; ad un tratto un gigante sorse sul patiu [ 24 ] e cominciò a cacciar fumo dalla bocca . In breve tutto il cielo si oscurò . Che paura , Nostra Signora mia del Buon Consiglio ! Ma ad un tratto vidi San Giorgio con in testa la luna piena , ed in mano una leppa lucente come l ' acqua . Tiffeti , taffati ! » , concluse la vecchia , roteando un coltello da cucina . « San Giorgio tagliò la testa al gigante , e il cielo ritornò sereno . » « Era la febbre . » « Ebbene , sarà stata la febbre , ma io vidi il gigante e Santu Jorgj : sì , li vidi con questi occhi . » Anania ascoltava con piacere i suggestivi racconti di zia Varvara . Sentiva , nelle parole nostalgiche della vecchia esiliata , l ' aroma della terra natìa , il soffio carico delle essenze selvagge dell ' Orthobene e del Gennargentu . « Ah , come mi divertirò , queste vacanze ! » , diceva alla vecchia . « Voglio recarmi a tutte le feste , voglio visitare il mio paesello natìo : voglio salire sul Gennargentu , su Monte Rasu , sui monti di Orgosolo . » « E lei non viene più in Sardegna ? » , chiese una sera a Maria Obinu . « Io ? » , ella rispose , un po ' cupa . « Mai più ! » « Perché ? Venga qui alla finestra , signora Maria , guardi che bella luna ! Ebbene , non le piacerebbe fare un pellegrinaggio alla Madonna di Gonare , così , con una luna splendida ? Salire a cavallo piano piano , pei boschi , pei dirupi , avanti , sempre avanti , mentre la chiesetta si disegna sul cielo , in alto , in alto , in alto !...» Maria scuoteva la testa con indifferenza ; zia Varvara , al contrario , sussultava tutta e sollevava gli occhi , quasi per cercare con lo sguardo la chiesetta campeggiata sull ' azzurro tenero del cielo lunare , in alto , in alto , in alto ! ... « Salvo lei e le persone che le vogliono bene ... » , maledì Maria , « e salvo le chiese e i devoti di Maria Santissima ! ... ma il fuoco passi per la Sardegna prima che io ci ritorni » . Anania interrogava spesso zia Varvara sul passato di Maria , e sul perché dell ' odio di questa per il paese natìo . « Ah , cuoricino mio , ella ha ben ragione ! Laggiù l ' hanno assassinata ... » « Ma se è ancora viva , zia Varvara ! » « Ah , tu non sai ! È meglio assassinare una donna che tradirla ... » Egli pensava a sua madre , e il dubbio , la chimera e il sogno lo riafferravano tutto . « Zia Varvara , voi avete detto che ella è stata tradita da un signore ... Ditemi , dunque , come si chiama quel signore ... cercate di saperlo ... Ditemi , ha delle carte la signora Maria ? Io potrei aiutarla , cercare il suo seduttore . » « Perché ? » « Perché la aiuti ... » « Ma essa non ha bisogno d ' aiuto : ha dei soldi , sai ! Lasciala in pace , piuttosto , perché ella non vuole che si ricordi la sua sventura . Non una parola , sai ! Mi strangolerebbe se sapesse che io parlo di lei con te ... » « E dei suoi figli non si sa niente ? » « Ma pare sia una figlia , solo . Credo stia coi parenti di lei . Maria manda spesso denari , in Sardegna . » Ma Anania non abbandonava l ' idea che Maria e Olì potessero formare la stessa persona . « Eppure bisogna sapere » , pensava , camminando distratto per le vie animate da una folla sempre più scarsa . « Se non è lei perché mi tormento ? Ma dove , dove è lei ? Che fa ? È vicina o lontana ? Al fragore della città , a questo rombo che mi sembra la voce di un mostro dalle mille e più mila teste , è mescolato il respiro , il gemito , il riso di lei ? E se non qui , dove ? » Una notte egli ebbe un po ' di febbre , e nell ' incubo gli parve di vedere più volte la figura di Maria curva sul suo guanciale . Era delirio o realtà ? Il chiarore della lampada rischiarava la camera . Egli vedeva altre figure fantastiche , ma pensava « ho la febbre » e solo la figura di Maria Obinu gli sembrava reale . Visioni apocalittiche sorgevano , s ' incalzavano , si mescolavano , sparivano , come nuvole mostruose , intorno a lui . Fra le altre cose egli vedeva il nuraghe col gigante ed il San Giorgio del sogno febbrile di zia Varvara ; ma la luna si staccava dalla figura del Santo e volava sul cielo ; altre due lune , rosse e immense , la seguivano . Era imminente un cataclisma . Una folla enorme si pigiava su una spiaggia di mare in tempesta . Le onde erano cavalli marini che lottavano contro spiriti invisibili . Ad un tratto un urlo salì dal mare , Anania sussultò d ' orrore , aprì gli occhi e gli parve di averli azzurri . « Che stupidaggini ! » , pensò . « Ho la febbre . » Maria Obinu riapparve nella camera , si avanzò , silenziosa , si curvò sul lettuccio . Allora Anania cominciò a delirare . « Ti ricordi , mamma , tu mi insegnavi la piccola poesia : Luna luna Porzedda luna Perché non vuoi dirmi che sei la mia mamma , tu ? Dimmelo dunque ; tanto io lo so , che tu sei la mia mamma , ma devi dirmelo anche tu . Ricordi l ' amuleto ? Possibile che tu non ricordi quella mattina , quando scendevamo ... e il fringuello cantava fra i castagni umidi e le nuvole volavano via dietro il monte Gonare ? Ma sì che ti ricordi ! dimmelo dunque ... non aver paura ... Io ti voglio bene , vivremo assieme . Rispondi . » La donna taceva . Il sofferente fu assalito da un vero spasimo di tenerezza e d ' angoscia . « Madre ... madre , parla ; non farmi soffrire oltre : sono stanco ormai . Se tu sapessi che pena ! Tu sei Olì , non è vero ? E inutile che tu dica il contrario ; tu sei Olì . Che cosa hai fatto sinora ? Dove sono le tue carte ? Ebbene , non parliamo del passato ; tutto è finito . Ora non ci lasceremo più ... ma tu vai via ? No , no , Dio , aspetta ... non andartene ... » E si sollevò sul letto , con gli occhi spalancati , mentre la figura si allontanava lentamente e scompariva ... Soltanto pochi minuti prima di partire prese la solenne decisione di lasciare in sospeso , fino al ritorno , tutte le ricerche e tutti i vani progetti . Si sentiva stanco , disfatto ; il caldo , gli esami , la febbre , le fantasticherie lo avevano esaurito . « Mi riposerò » , pensava , preparando rapidamente la valigia e ricordando i lunghi preparativi della sua prima partenza da Nuoro . « Ah , quanto vorrò dormire queste vacanze ! Non voglio diventare nevrastenico . Salirò sulle montagne natìe , sul Gennargentu vergine selvaggio . Da quanto tempo sogno quest ' ascensione ! Visiterò la vedova del bandito , il fraticello Zuanne , il figlio del fabbricante di ceri . E il cortile del convento ? ... E quel carabiniere che cantava A te questo rosario ? » Il pensiero poi di riveder fra poco Margherita , di immergersi tutto nel fresco amore di lei come in un bagno profumato , gli dava una felicità così intensa che lo faceva spasimare . Pochi momenti prima della partenza zia Varvara gli consegnò un piccolo cero , perché lo offrisse per lei alla Basilica dei Martiri , a Fonni , e Maria gli diede una medaglia benedetta dal pontefice . « Se lei non la vuole , miscredente , la porti alla sua mamma » , gli disse , sorridendo , un po ' commossa . « Addio , dunque , e buon viaggio e buon ritorno . Si ricordi che la camera resta a sua disposizione . E faccia da bravo , e mi scriva subito una cartolina . » « Arrivederci ! » , egli gridò dal basso della scala , mentre Maria , curva sulla ringhiera , lo salutava ancora con la mano . « Figlio del cuoricino mio » , disse zia Varvara , accompagnandolo fino alla porta , « saluta per me la prima persona che incontri in terra sarda . E buon viaggio e ricordati del cero . » Lo baciò lievemente sulla guancia , piangendo , ed egli fu tentato di risalire le scale per vedere se anche Maria Obinu piangeva : poi sorrise della sua idea , abbracciò zia Varvara , chiedendole scusa se qualche volta l ' aveva fatta stizzire , e si allontanò . Tutto sparve ; la vecchia che piangeva il suo esilio dalla patria diletta , la strada melanconica , la piazza in quell ' ora deserta e ardente , il Pantheon triste come una tomba ciclopica ; e Anania , col viso accarezzato dal vento di ponente , provò un senso di sollievo , come svegliandosi da un incubo . VI . Prima di scendere a cena , egli s ' affacciò al finestruolo della sua cameretta e rimase colpito dal silenzio profondo che regnava nel cortile , nel vicinato , nel paese . Gli parve d ' essere diventato sordo . Ma la voce di zia Tatàna risuonò nel cortile , sotto il sambuco . « Nania , figlio mio , scendi . » Egli scese in cucina e sedette davanti al piccolo tavolo apparecchiato solo per lui , mentre i suoi « genitori » , al solito , cenavano seduti per terra , intorno ad un canestro colmo di focacce e di vivande . La cucina era sempre la stessa , povera e scura , ma pulita , col focolare nel centro , i muri adorni di spiedi e di taglieri , di grandi canestri , di vagli e di setacci e d ' altri arnesi per pulir la farina ; in un angolo c ' erano due sacchi di lana colmi d ' orzo ; accanto alla porticina spalancata stava appesa la tasca di cuoio per le sementi e le provviste da campagna del contadino . Un porchetto grugniva lievemente e sbuffava e sospirava , legato al sambuco del cortile . Un gattino rossastro andò tranquillamente a mettersi accanto al piccolo tavolo , e cominciò a sbadigliare , sollevando i grandi occhi gialli verso Anania . Egli si guardava attorno quasi con stupore . Ah , nulla era mutato ; eppure egli provava l ' impressione di trovarsi per la prima volta in quell ' ambiente , con quel contadinone dagli occhi ancora fosforescenti e i lunghi capelli oleosi , e con quella graziosa vecchia , grassa e bianca come una colomba . « Finalmente siamo soli » , disse Anania grande , che mangiava l ' insalata prendendola e stringendola fra due pezzi di focaccia . « Ora non ti lasceranno più in pace , vedrai ! Atonzu di qua , Atonzu di là . Sì , oramai tu sei un uomo importante , perché sei stato a Roma . Anche io quando tornai dal servizio militare ... » « Eh , che paragoni son questi ! » protestò un po ' scandolezzata zia Tatàna . « Ebbene , lasciami dire ! Mi ricordo che provavo difficoltà a parlare in dialetto . Mi pareva d ' essere in un mondo nuovo ! » Lo studente guardò suo padre e sorrise . « Anch ' io ! » , disse . « Oh , meno male ! Io però , dopo , mi abituai di nuovo , mentre fra tre giorni tu sarai stufo di restare in questo paese pettegolo ... e ... e ... » La vecchia lo guardò corrugando le sopracciglia , ed egli cambiò discorso . « Che c ' è dunque ? Raccontatemi : che cosa dicono di me ? » , domandò Anania . « Ma niente , ma niente ! Lascia gracchiare le cornacchie ... » , rispose la vecchia . Egli si turbò ; per un momento dubitò che si sapesse a Nuoro qualche cosa di Maria Obinu . Depose la forchetta attraverso il piatto e dichiarò che non avrebbe continuato a mangiare se non parlavano ... « Come sei impetuoso ! Sempre tu » , osservò la vecchia . « Diceva re Salomone che l ' uomo impetuoso è simile al vento ... » « Oh , c ' è ancora re Salomone ! » , disse Anania con voce acerba . La vecchia tacque , addolorata : il marito la guardò , poi guardò Anania e volle castigarlo : « Re Salomone diceva sempre la verità » . Indi aggiunse : « Eh , dicono a Nuoro che tu fai all ' amore con Margherita Carboni » . Anania arrossì : riprese la forchetta , ricominciò a mangiare e borbottò : « Che stupidi ! » . « Senti , no , non sono stupidi , » riprese il mugnaio guardando entro il bicchiere a metà colmo di vino . « Se la cosa è vera , hanno ragione di mormorare , perché tu devi dichiararti francamente al padrone e dirgli : " Benefattore mio , io oramai sono un uomo ; mi perdoni se finora le ho nascosto le mie speranze come le ho nascoste ai miei stessi genitori ".» « Tacete ! Voi non sapete nulla ! » , proruppe adirato ed infiammato il giovine . « Ah , santa Caterina mia ! » , sospirò zia Tatàna , « lascialo dunque in pace quel povero ragazzo stanco . C ' è sempre tempo a parlare di queste cose , e tu sei un contadino e sei un uomo ignorante che non capisce niente . » Il contadino bevette , scosse la mano per accennare « calma , calma » , poi parlò con voce tranquilla : « Sì , io sono ignorante e mio figlio è istruito , va bene . Ma io sono più vecchio di lui . I miei capelli , ecco qui ( se ne tirò un ciuffo sugli occhi , cercò e strappò un capello bianco ) , cominciano ad incanutire . L ' esperienza della vita , moglie mia , rende l ' uomo più istruito d ' un dottore . Ebbene , figlio mio , io ti dico una sola cosa : interroga la tua coscienza e vedrai che essa ti risponderà che non si deve ingannare il proprio benefattore » . Lo studente batté sul tavolo il bicchiere , così forte che il gattino trasalì . « Sì , figlio » , proseguì il contadino , ricacciandosi indietro sulla testa i capelli oleosi , « tu devi andare dal padrone , devi baciargli la mano e dirgli : " Io sono figlio di contadini , ma per grazia vostra e del mio talento diventerò dottore , ricco e signore . Io amo Margherita e Margherita mi ama : io la renderò tanto felice , che essa dimenticherà di essersi abbassata a scegliere per isposo il figlio del suo servo . La Signoria Vostra ci benedica , nel nome del Padre , del Figliuolo e dello Spirito Santo " » . « E se invece di benedirlo lo scaccia via come un cane ! » , domandò la vecchia . « Va là , femminuccia » , esclamò il contadino , versandosi ancora da bere , « il tuo re Salomone diceva che le donne non sanno quel che dicono ! Se io invece parlo ho già pesato le mie parole . Il padrone benedirà » . « Ma se non è vero niente ! » , proruppe Anania , pieno di gioia . Si alzò , s ' avvicinò alla porta e si mise a fischiare : non capiva più nulla , sentiva il cuore battergli forte . « Il padrone benedirà ! » Se il contadino parlava così doveva avere le sue ragioni . Ma perché Margherita non aveva mai accennato alle buone disposizioni di suo padre ? E se le ignorava lei , come poteva conoscerle il servo ? « La vedrò fra poco » , pensò Anania , e tutti i suoi dubbi , le ansie , la stanchezza del viaggio , la gioia stessa delle nuove speranze , tutto dileguò davanti al dolce pensiero : « La vedrò fra poco » . Al lieve tocco della sua mano il portone s ' aprì silenziosamente . « Ben tornato » , mormorò la serva che favoriva la corrispondenza dei due innamorati . « Ella verrà subito . » « Come stai ? » egli chiese con voce commossa . « Ecco , prendi un ricordo che ti ho portato da Roma . » « Ma che cosa hai fatto ! » , ella disse , prendendo subito l ' involtino . « Ti disturbi sempre , tu ! Aspetta . » Egli attese , appoggiato al muro ancora tiepido del cortile , sotto il cielo velato della notte silenziosa . Margherita apparve , ma più che vederla , egli la sentì : sentì la guancia liscia e calda , il cuore balzante contro il suo , la vita agile , le labbra molli , e gli sembrò di svenire . Follemente , cominciò a baciarla sui capelli , sul volto , accecato da una inestinguibile sete di baci . « Basta e basta ! » , ella disse , riavendosi per la prima . « Come stai , dunque ? Sei guarito ? » « Sì , sì ! Ah , Dio , finalmente ! Senti come mi batte il cuore . Ah » , proseguì , respirando a stento , e stringendosi la mano di lei al petto , « non posso neppure parlare ... E neppure ti vedo ! Ah , se tu portassi un lume ! » « Che dici , Nino ! Ci vedremo poi domani ; ora ci sentiamo » , ella rispose , ridendo piano piano , mentre sotto la palma della mano che Anania si premeva sul petto sentiva il cuore di lui palpitare convulso . « Come batte il tuo cuore ! sembra quello d ' un uccello ferito . Ma sei guarito davvero , dimmi ? » « Guarito , guarito ! ... Margherita , dove sei ? Ma siamo davvero assieme ? » Egli cercava di distinguere i lineamenti di lei nell ' oscurità della notte velata . Grandi nuvole nere passavano incessantemente sul cielo grigiastro ; di tanto in tanto un lembo ovale di firmamento chiaro , circondato di cupe vaporosità , appariva come un viso misterioso , con due stelle rossastre per occhi , e pareva spiasse gl ' innamorati . Anania sedette sulla panchina e attirò la fanciulla sulle sue ginocchia . « Lasciami » , ella disse , « peso troppo ; sono troppo grassa ... » « Sei leggera come una piuma » , egli affermò . « Ma è dunque vero che ti ho con me ? Ah , mi pare un sogno ! Quante volte ho sognato questo momento , che mi pareva non dovesse giungere più ! Ed ora eccoci assieme , uniti , uniti , capisci , uniti ! Mi pare d ' impazzire . Ma sei davvero tu , Margherita ? ma è proprio vero che ti ho qui , sul mio cuore ? Parla , dimmi qualche cosa , altrimenti mi par di sognare . » « Tocca a te raccontare . Io ti scrissi tutto , tutto ; parla tu , Nino ; sai parlare così bene tu ! Raccontami di Roma ; parla tu , io non so parlare ... » , ella mormorò , turbata . « No , invece ! no , tu sai parlare benissimo . Tu hai una voce così dolce ! Io non ho mai sentito una donna parlare come parli tu ... » « Non dir bugie ... » « Ti giuro che non mentisco . Perché dovrei mentire ? Tu sei la più bella , tu sei la più gentile , la più dolce tra le fanciulle . Se tu sapessi come pensavo a te quando le mie padroncine , a Roma , nei primi tempi , si buttavano addosso a me ed a Battista Daga ! Mi pareva d ' essere accanto a creature appestate , e pensavo a te come a una santa , soave , pura , fresca e bella . » « Ma anche io , adesso ... » « Non bestemmiare , Margherita » , egli proruppe . « Noi siamo sposi : non è dunque vero che siamo sposi ? Dimmi di sì . » «Sì.» « Dimmi che mi ami . » «Sì.» « Non sì soltanto . Dimmi così : Ti ... amo ! » « Ti ... a ... mo ... Se non ti amassi sarei forse qui ? » ella chiese poi , animandosi . « Ti amo , sicuro ! Io non so esprimermi , ma ti amo , forse più di quanto mi ami tu . » « Non è possibile ! Ma anche tu mi ami , lo so » , egli riprese , « tu che sei bella e ricca ... » . « Ricca ... chissà ! E se non lo fossi ? » « Sarei più contento . » Tacquero seri entrambi quasi dividendosi per seguire ciascuno il proprio pensiero . « Sai dunque » , egli disse ad un tratto , timidamente , seguendo il filo delle sue idee , « mi han riferito che la tua famiglia sa del nostro amore . È vero ? » « Vero » , ella rispose , dopo breve esitazione . « Ah , cosa mi dici ? Tuo padre dunque non sarebbe contento ? » Margherita esitò di nuovo ; poi sollevò il capo e rispose con freddezza : « Non lo so » , e dall ' accento di lei Anania intuì qualche cosa di triste , d ' insolito ; e la sua mente corse a lei , al fantasma che forse si intrometteva fra lui e la famiglia di Margherita . « Senti » , disse , pensieroso , carezzandole distrattamente le mani : « devi rispondermi con franchezza . Che cosa succede ? Posso o no aspirare a te ? Posso sempre sperare ? Tu sai bene quello che io sono : un povero , un beneficato dalla tua famiglia , il figlio d ' un tuo servo » . « Ma che cosa dici ! » , ella esclamò , impaziente più che addolorata . « Tuo padre non è affatto un servo , e quando lo fosse è un uomo onorato e basta ! » « Un uomo onorato ! » , ripeté fra sé Anania , colpito nell ' anima . « Oh , Dio , ma lei non è una donna onorata . » « Margherita » , insisté sforzandosi invano a restar calmo , « bisogna che tu mi apra tutta l ' anima tua , e che mi guidi e mi consigli . Dimmi tu che cosa devo fare . Devo aspettare ? Devo agire ? Il mio orgoglio e la mia coscienza mi imporrebbero di presentarmi a tuo padre e dirgli tutto : altrimenti egli può considerarmi come un traditore , un uomo senza onore e senza lealtà . Però io seguirò i tuoi consigli , tutto fuorché perderti . Sarebbe la mia morte questa , la mia morte morale . Io sono ambizioso , vedi , e lo dico altamente , perché , ove tu non venga a mancarmi , la mia non sarà un ' ambizione sterile . Tu sei lo scopo della mia vita ! Se tu mi venissi a mancare , io non avrei più forza né volontà di far bene ... Se tu però mi dicessi : " Io amo un altro " , ebbene , io ... » . « Basta ! Taci ora ! » , comandò Margherita . « Sei tu che bestemmi , adesso ! Piove ? » Una goccia d ' acqua era caduta sulle loro mani intrecciate . Entrambi sollevarono il viso e guardarono le nuvole che ora passavano più lente , più dense , mostri nebulosi e torpidi . « Senti , dunque » , disse Margherita , parlando un po ' distratta e frettolosa , come per paura che la pioggia interrompesse il convegno . « Noi non siamo più ricchi come prima . Gli affari di mio padre vanno male . Egli , poi , ha prestato denari a tutti quelli che glieli hanno chiesti e che ... non glieli restituiranno mai . Egli è troppo buono . La nostra lite col comune di Orlei , quell ' eterna lite per le foreste incendiate , va male per noi : se la perderemo , e purtroppo pare così , io non sarò più ricca . » « Perché non mi hai scritto mai questo ? » « Perché dovevo scrivertelo ? Eppoi io stessa , fino a pochi giorni fa , ignoravo certe cose . Oh , ma piove davvero ! Vattene , adesso ... » Si alzarono e si rifugiarono sotto la tettoia . I lampi brillarono fra le nuvole , e al loro chiarore violetto Anania poté finalmente veder Margherita , pallida come la luna . « Che hai ? Che hai ? » , chiese stringendola a sé . « Non aver paura dell ' avvenire . Se non sarai più tanto ricca sarai però felice . Non temere . » « Oh no ! Tremo perché mia madre , che ha paura dei fulmini , può alzarsi da letto . Vattene , adesso ... » , ella rispose , respingendolo dolcemente . «Vattene...» . Egli dovette ubbidire , ma rimase un bel po ' sotto il portone aspettando che la pioggia cessasse . Impeti di gioia gli illuminavano l ' anima , a intervalli , violentemente , come la luce dei lampi illuminava la notte . Ricordò quel giorno di pioggia , a Roma , quando il pensiero della morte gli aveva solcato l ' anima come il guizzo d ' una folgore . Sì : il dolore e la gioia si rassomigliano : tutti e due bruciano . Ma mentre si dirigeva a casa sua sotto gli ultimi spruzzi di pioggia , egli pensò : « Come sono vile ! Mi rallegro della sventura del mio benefattore . Che cosa lurida è il cuore umano ! » . L ' indomani mattina per tempo scrisse a Margherita esponendole molti progetti , uno più eroico dell ' altro . Voleva dare lezioni per proseguire gli studi senza essere oltre di peso al suo benefattore ; voleva presentarsi al signor Carboni per fargli la domanda di matrimonio ; voleva infine far capire alla famiglia di Margherita che egli sarebbe stato il suo conforto ed il suo orgoglio . Mentre finiva di scrivere la lettera , davanti alla finestra aperta donde penetrava la fragranza delle campagne rinfrescate dalla pioggia notturna , sentì alle sue spalle uno scoppio di riso represso . Nanna , lacera e tentennante , con gli occhi pieni di lagrime e l ' orribile bocca livida spalancata al riso , s ' avanzava , con una tazza in mano . « Buon giorno , Nanna , come va ? Sei viva ancora ? » « Buon giorno alla Vossignoria . Ecco che non mi è riuscito di sorprenderla ! Ho chiesto in grazia a zia Tatàna di portarle il caffè . Eccolo qui . Ho le mani pulite , Vossignoria . Oh , che consolazione , che consolazione ! » « Dov ' è l ' Eccellenza con cui parli ? Da ' qui il caffè , e dammi tue notizie . » « Ah , noi viviamo nelle tane , come bestie feroci che siamo . Come posso dare del tu alla Vossignoria , che è un sole risplendente ? » « Oh , non sono più un confetto ? » , egli disse , sorbendo il caffè dall ' antica chicchera filettata d ' oro . « Che tu sii benedetto ! ... Ah , mi scusi ! Ah , ricorda la prima volta che ritornò da Cagliari ? Sì , Margheritina aspettava alla finestra . Come la luna non può aspettare il sole ? » Anania si alzò e depose la chicchera sul davanzale della finestra ; poi respirò forte . Come si sentiva felice ! Come il cielo era azzurro , come l ' aria odorava ! Che grandiosità nel silenzio delle umili cose , nell ' aria non ancora sfiorata dal soffio e dal rombo della civiltà ! Anche zia Nanna non era più la donna orribile e nauseante di un tempo ; sotto l ' involucro immondo di quel corpo nero e puzzante , palpitava un ' anima poetica ... « Senti questi versi ! » , egli gridò agitando le braccia : Ella era assisa sopra la verdura , Allegra ; e ghirlandetta avea contesta : Di quanti fior creasse mai natura Di tanti era dipinta la sua vesta . E come in prima al giovin pose cura Alquanto paurosa alzò la testa : Poi con la bianca man ripreso il lembo Levossi in piè con di fior pieno un grembo . Nanna ascoltava , senza capire una parola , e apriva la bocca per dire ... per dire ... lo disse infine : « Li ho sentiti altra volta » . « Da chi ? » , gridò Anania . «...Da Efes Cau ! » « Non dire bugie ; raccontami piuttosto tutto ciò che è accaduto a Nuoro durante quest 'anno.» Nanna cominciò , ritornando ogni tanto a Margherita . Ella era la rosa delle rose il garofano , il confetto . E i suoi vestiti ! Oh , Dio non se n ' erano visti mai di più meravigliosi : quando ella passava la gente la guardava come si guarda una stella filante . Un signore aveva incaricato lei , Nanna , di rubare il laccio della scarpa di Margherita ; la serva della famiglia Carboni diceva che tutte le mattine la sua padroncina trovava sulla finestra lettere d ' amore legate con nastrini azzurri ... « Ma la rosa è una sola e non può unirsi che al garofano ... Ebbene , dammi qui la chicchera ... ah ! » , concluse l ' ubriacona , dandosi un pugno sulla bocca . « È inutile , perdio ! io ho visto la Vossignoria quando aveva la coda ed ora non posso abituarmi a darle del lei ... » « Ma quando è che io avevo la coda ? » , gridò Anania minaccioso . La donna scappò , tentennando , ridendo , turandosi la bocca ; e dal cortile disse , rivolta alla finestra di Anania : « La coda della camicia ... » . Egli continuò a minacciarla ; ella continuò a barcollare ed a ridere . Il porchetto , slegatosi , andò a fiutarle i piedi ; una gallina saltò sul collo del porchetto , piluccandogli le orecchie ; un passero si posò sul sambuco , dondolandosi elegantemente sull ' estremità d ' una fronda . E lo studente si sentì così felice che si mise a cantare altri versi del Poliziano : Portate , venti , questi dolci versi Dentro all ' orecchio della Ninfa mia ... E gli sembrava di essere agile e leggero come il passero sull ' estremità della fronda . Più tardi andò nell ' orto , dove poté consegnare alla serva di Margherita la lettera già preparata . L ' orto ancora umido per la pioggia notturna esalava un forte odore di terra bagnata e di vegetazione secca . I bruchi avevano ridotto i cavoli a mazzi di strani merletti grigiastri ; le altee , filogranate di bocciuoli e adorne di fiori violacei senza stelo , tagliavano lo sfondo azzurro del cielo coi loro disegni bizzarri . Sull ' orizzonte perlato le montagne sorgevano vaporose , coi picchi più lontani immersi in nuvole d ' oro . In un angolo dell ' orto Anania trovò Efes Cau ubriaco , invecchiato , ridotto ad un mucchio di stracci , e lo toccò col piede : l ' infelice sollevò il volto , che pareva una maschera di cera affumicata , aprì un occhio vitreo e mormorò il suo verso favorito : Quando Amelia sì pura e sì candida ; poi ricadde , senza aver riconosciuto lo studente . Più in là zio Pera , cieco del tutto , si ostinava ad estirpare le male erbe , che riconosceva al tatto e all ' odore . « Come state ? » , gridò Anania . « Sono morto , figlio mio » , rispose il vecchio . « Non vedo più . Non sento più . » « Coraggio , guarirete ... » « Nell ' altro mondo , nel mondo della verità , dove tutti guariremo , dove tutti vedremo e sentiremo ; ah , figlio mio , non importa , quando io vedevo con gli occhi del corpo la mia anima era cieca ; adesso invece io vedo , vedo con gli occhi dell ' anima . Ma raccontami : hai veduto il papa ? » Uscito dall ' orto Anania girovagò per il vicinato : sì , quel cantuccio di mondo era sempre lo stesso ; ancora il pazzo , seduto sulle pietre addossate ai muri cadenti , aspettava il passaggio di Gesù Cristo , e la mendicante guardava di sbieco la porta di Rebecca , sul cui limitare la misera creatura tremava di febbre e fasciava le sue piaghe ; e maestro Pane fra le sue ragnatele segava le tavole e parlava fra sé ad alta voce , e nella bettola la bella Agata civettava coi giovani e coi vecchi , ed Antonino e Bustianeddu si ubriacavano e di tanto in tanto scomparivano per qualche mese e ricomparivano con volti un po ' sbiancati dal servizio del re [ 25 ] . E zia Tatàna preparava ancora i dolci per il suo diletto « ragazzino » , sognando il giorno della sua laurea e già numerando col desiderio i presenti che amici e parenti gli avrebbero inviato ; ed Anania grande , nei giorni di riposo , ricamava una cintura di cuoio , seduto in mezzo alla strada , e pensava ai tesori nascosti nei nuraghes . No , niente era cambiato ; ma lo studente vedeva le cose e gli uomini come ancora non li aveva veduti , e tutto gli sembrava bello , d ' una bellezza triste e selvaggia . Passava e guardava come uno straniero ; e nel quadro di quei tuguri neri e cadenti , in mezzo a quelle figure semplici primitive , gli sembrava di essere un gigante di passaggio . Sì , gigante ed uccello : gigante per la sua superiorità , uccello per la sua gioia . Agli ultimi di agosto , dopo vari convegni , Margherita permise che Anania rivelasse il loro amore al signor Carboni . « Dunque posso sperare ! » , egli esclamò colpito , quasi avesse fino a quel momento disperato . « È proprio vero ? Sarà vero ? » « Ma siiì ! » , ella disse , vezzeggiando , accarezzandogli i capelli con affetto quasi materno . Egli la strinse a sé , chiuse gli occhi , nascose il viso sull ' omero di lei , concentrandosi per vedere tutta l ' immensità della sua fortuna . Era mai possibile ? Margherita sarebbe diventata sua ? Sua davvero ? Sua nella realtà come lo era sempre stata nel sogno ? Ricordò il tempo in cui egli non osava confessare il suo amore neppure a se stesso : ed ora ? « Quante cose succedono nel mondo ! » , cominciò a pensare . « Ma che cosa è il mondo ? Che cosa è la realtà ? Dove finisce il sogno e dove comincia la realtà ? E non può essere tutto sogno ? Chi è Margherita ? Chi sono io ? Siamo vivi ? E che cosa è la vita ? Che cosa è questa gioia misteriosa che mi solleva tutto , come la luna solleva le onde ? E il mare che cosa è ? Sente il mare ? È vivo ? E la luna che cosa è ? Ed è vero tutto questo ? » Sollevò la testa e sorrise delle sue domande . La luna illuminava il cortile , e nella notte diafana il canto tremulo dei grilli faceva pensare ad un popolo di folletti minuscoli , ciascuno dei quali suonasse un violino scordato , accompagnando con quel motivo monotono il mormorio delle foglie umide di rugiada . Tutto era sogno e tutto era realtà . Anania credeva di vedere i folletti suonatori e nello stesso tempo scorgeva distintamente la camicetta rosea , la catenella e gli anellini di Margherita . Le strinse il polso , premé un dito sulla perla di uno dei suoi anelli , le guardò le unghie , distinguendone le macchiette bianche : sì , tutto era vero , visibile , tangibile . La realtà ed il sogno non avevano confine : tutto si poteva vedere , toccare , raggiungere , dal sogno più folle all ' oggetto meno visibile ... In quel momento pareva ad Anania che , come toccava l ' anellino di Margherita , avrebbe potuto , stendendo il braccio , sfiorare la luna o stringere nel pugno il canto dei grilli ... Ma poche parole pronunziate da Margherita gli segnarono nuovamente i confini tra il sogno e la realtà . « Cosa dirai a mio padre ? » , ella chiese , sempre un po ' canzonandolo . « Dimmi dunque che cosa gli dirai . " Signor padrino ... io ... e ... e sua figlia ... sua figlia Margherita ... fa ... facciamo una ... una cosa ... " » Egli arrossì : capì che non avrebbe mai avuto il coraggio di presentarsi al padrino per rivelargli il suo amore . « Io non potrò mai ... » , confessò subito . « Gli scriverò . » « Oh , questo poi no ! » , disse Margherita , facendosi seria . « Bisogna assolutamente parlargli : egli si piegherà di più . Se non puoi tu , mandagli qualcuno . » « Ma chi ? » Margherita disse timidamente : « Tua madre » . Egli capì che ella alludeva a zia Tatàna , ma il suo pensiero corse all ' altra e gli parve che anche Margherita ci pensasse . L ' ombra lo riavvolse : ah , sì , la realtà ed il sogno erano ben divisi da terribili confini : un vuoto , eguale a quello che divide la terra dal sole , li separava . «Tuttavia...», egli pensò , « se potessi in questo momento parlare ! Questo è l ' attimo : se me lo lascio sfuggire forse non lo ritroverò mai più . Il vuoto si può varcare ... » Aprì le labbra . Sentì il cuore battergli forte , ma non poté parlare : l ' attimo passò . Qualche sera dopo zia Tatàna , molto sbalordita , ma altrettanto orgogliosa , e fiduciosa nell ' aiuto del Signore , dopo aver lungamente pregato e fatta la salita trascinandosi ginocchioni dalla porta all ' altare della chiesa del Rosario , fece la sua ambasciata . Anania rimase a casa , aspettando con ansia il ritorno della vecchia . Per un bel po ' stette sdraiato sul letticciuolo , leggendo un libro di cui non ricordava assolutamente il titolo . « Ma io sono tranquillo ! » pensava . « Che posso temere ? La cosa è più che sicura ... » Intanto leggeva , senza capire una sillaba , e il suo pensiero seguiva la vecchia . « Zia Tatàna cammina lentamente , tutta compresa dalla solennità della sua missione . Ha anche un po ' di paura , la buona vecchia colomba candida e soave ; ma , pazienza ! Con l ' aiuto del Signore e di Santa Caterina e di Maria Santissima del Rosario qualche cosa si farà ... Per l ' occasione ella ha indossato le sue vesti più belle ; la tunica orlata da tre nastrini , - verde - bianco - verde - il corsetto di broccato verdolino , la cintura d ' argento , il grembiule ricamato , la benda tinta con lo zafferano . E non ha dimenticato gli anelli , no ; i grandi anelli preistorici , ornati di cammei , di pietre gialle e verdi , di cornìole incise . Così , grave e adorna , simile ad una vecchia madonna , ella si avanza lentamente , salutando con solenne compostezza le persone che incontra . Cade la sera ; l ' ora sacra a queste gravi missioni d ' amore . Al cader della sera la paraninfa è sicura di trovare a casa il capo della famiglia al quale reca il messaggio arcano . » « Zia Tatàna va ... va sempre più grave e lenta ... Pare che abbia paura di arrivare ; e giunta al fatale limite , davanti al portone chiuso , silenzioso e scuro come la porta del destino , esita un momento , si accomoda gli anelli , il nastro del grembiule , la cintura ; cinge il mento col lembo della benda , e infine si decide e batte al portone ... » Parve ad Anania che quel colpo si ripercotesse sul suo petto . Balzò in piedi , sollevò la candela e si guardò nello specchio . « L ' ho detto io ! Sono pallido . Guarda che stupido ! Ebbene , non voglio pensarci più ... » S ' affacciò alla finestra . Nel cortile chiuso , illuminato dall ' ultimo barlume del giorno , il sambuco immobile disegnava una macchia scura . Silenzio perfetto . Le galline dormivano già , ed anche il porchetto dormiva . Le stelle scaturivano , scintille d ' oro , fra la cenere azzurrognola del caldo crepuscolo . Al di là del cortile , nella straducola , passava un piccolo mandriano a cavallo , cantando in dialetto : Inoche mi fachet die Cantende a parma dorata ... Anania pensò alla sua infanzia , alla vedova , a Zuanne . Che faceva il fraticello sul suo alto convento ? « E dire che voleva diventare un bandito ! Sarei curioso di vederlo ! Lo vedrò . Entro questo mese mi recherò certamente a Fonni . » Ah ! D ' un colpo il suo pensiero tornò là , dove si decideva il suo destino . « La vecchia colomba è nello studio semplice e ordinato del signor Carboni . Ecco , quella è la scrivania dove una sera lo studente ha frugato e ... Oh , Dio , è mai possibile che egli abbia commesso una così vile azione ? Sì , quando si è ragazzi non sì è coscienti ; tutto è facile , tutto è possibile . Come siamo pazzi , da fanciulli ! Potremmo anche commettere un delitto con la massima incoscienza ! Basta ; zia Tatàna è là . Ed anche il signor Carboni è là , grasso , tranquillo , con la catena d ' oro scintillante attraverso il petto . » « Ma che cosa dunque dice quella vecchietta ? » , pensò Anania , sorridendo nervosamente . « Sarei curioso di vedere come se la cava . S ' io potessi esser là , non veduto ! Se avessi l ' anello che rende invisibili ; ecco , lo infilerei al dito e ... via ... subito là ... Ma se il portone fosse chiuso , come farei ? Ebbene , picchierei , diamine ! Mariedda aprirebbe , stizzita contro i ragazzi che picchiano al portone e scappano . Io ... Ma come sono pazzo a pensar queste cose puerili ! Uff ! non voglio pensarci più !...» Si tolse dalla finestra , prese la candela , scese in cucina , andò a sedersi davanti al focolare acceso . Ma d ' un tratto ricordò che era d ' estate e si mise a ridere : poi guardò a lungo il gattino rosso che stava davanti al forno , immobile e pronto , coi baffi irti e la coda tesa , aspettando il passaggio di un topo . « No » , disse Anania , pensando allo strazio del topolino , « per stasera non te lo lascio prendere : neppure un topolino , deve stasera soffrire in questa casa . Usciu , usssciuu ! [ 26 ] » , gridò balzando in piedi e correndo verso il gattino che vibrò tutto e saltò sopra il forno . Sempre agitato da una inquietudine nervosa , Anania si mise a camminare su e giù per la cucina ; di tanto in tanto palpava i sacchi ricolmi d ' orzo e mormorava : « Mio padre non è poi tanto povero ; egli è un mezzadro del signor Carboni , non il suo servo . No , egli non è povero ; ma non potrebbe certo restituire quello ... che spendo io , se non avvenisse ciò che ... deve avvenire . Ma avverrà poi ? Che cosa si combina in questo momento ? Ecco , zia Tatàna ha parlato ... Che ha detto ? Ah , no , no , no , non bisogna neppure pensarci ... Bisogna piuttosto pensare alla risposta che darà , che dà , il benefattore ... Che dirà egli , l ' uomo più leale del mondo , sapendo che il suo protetto ha osato tradire così la sua buona fede ? Ecco , egli cammina pensieroso attraverso la stanza : zia Tatàna lo guarda , pallida , oppressa ... » . « Dio , Dio , che accade mai ? » , gemé Anania , stringendosi il capo fra le mani . Gli pareva di soffocare ; uscì nel cortile , si sporse sul muricciuolo di cinta , attese , ascoltò ... Niente , niente . Solo , dopo un quarto d ' ora circa , due voci risuonarono dietro il muricciuolo ; poi una terza , una quarta : erano i vicini che si riunivano così ogni notte davanti alla bottega di maestro Pane , per godersi il fresco e chiacchierare . « Nostra Signora mia » , diceva la voce stridula di Rebecca , « ho visto cinque stelle cadere sul cielo . Ah , ciò non è invano ... Deve succedere qualche disastro ... » « Che tu stii per mettere al mondo l ' anticristo ? » , chiese la voce ironica di un contadino . « Dicono che deve nascere da un animale . » « L ' anticristo lo metterà al mondo tua moglie , animale schifoso ! » , rispose adirata la ragazza . « Prenditi questa , garofano ! » , disse la bella Agata che mangiava rideva e parlava nello stesso tempo . Il contadino cominciò a dire parole insolenti ; il vecchio falegname s ' irritò e gridò : « Se non la finisci ti butto un sasso , faina pelata » . Ma il contadino proseguì nella sua bella impresa : allora le donne si allontanarono e andarono a sedersi sotto il muricciuolo del cortile , e zia Sorichedda - una vecchietta che quaranta anni prima era stata serva in casa dell ' Intendente , - cominciò a raccontare per la millesima volta la storia della sua padrona . « Era una marchesa . Suo padre era amico intimo del re di Spagna , e le aveva dato in dote mille scudi in oro . Quanto fanno mille scudi ? » « E cosa sono mille scudi ? » , disse Agata con disprezzo . « Margherita Carboni ne ha quattro mila ... » « No » , osservò Rebecca , « altro che quattro mila ! Quaranta mila » . « Voi non sapete quel che dite ! » , gridò zia Sorichedda . « Mille scudi in oro non li possiede neppure don Franceschino . » « E andate ! Siete rimbambita ! » , gridò Agata , accalorandosi . « Che cosa contano mille scudi ? Se li ha Franziscu Carchide in suole di scarpe ! » La questione diventò seria ; le donne cominciarono a ingiuriarsi : « Lo sai tu perché vanti il tuo Franziscu Carchide , questa immondezza rifatta !...» . « Immondezza siete voi , vecchia peccatrice . » « Ah ! » Foglia di gelso , Chi la fa la pensa ... Anania ascoltava , e ad un tratto , nonostante l ' inquietudine che lo agitava , scoppiò a ridere . « Oh » , gridò Agata , affacciandosi al muricciuolo , « buona notte alla Vossignoria . Che cosa fai lì al buio , pipistrello ? Fa vedere il tuo bel viso » . « Prego ! » egli rispose , avvicinandosi e pizzicandola al braccio , mentre Rebecca , che all ' udire la risata del giovane s ' era accoccolata per terra , quasi volendo nascondersi , pizzicava Agata alla gamba . « Al diavolo chi vi ha formati ! » , imprecò la bella ragazza . « Questo è un po ' troppo ! Lasciatemi o ... svelo ! » Ma i due la pizzicarono più forte . « Ahi ! ahi ! Al diavolo ! Rebecca , è inutile che tu faccia la gelosa ... ahi ! zia Tatàna stasera ... è andata a chiedere ... parlo o no ? Ah !...» Anania si ritrasse , chiedendosi come mai la indiavolata Agata sapeva ... « Cuoricino mio , un ' altra volta rispetta zia Agata ! » , ella disse sogghignando , mentre Rebecca , che aveva capito , taceva , impietrita , e zia Sorichedda domandava : « Fammi il piacere , Nania Atonzu , dimmi , chi a Nuoro può avere mille scudi in oro ? » . Anche il contadino s ' avvicinò e chiese : « Dimmi , Nania , è vero che il papa ha settantasette donne ai suoi comandi ?...» . Anania non rispose , forse non intese neppure : vedeva una figura avanzarsi dal fondo della straducola e si sentiva venir meno . Era lei , la vecchia colomba messaggera , era lei che tornava portando fra le pure labbra , come un fiore di vita o di morte , la parola fatale . Egli si ritirò e chiuse la porticina che dava sul cortile , mentre zia Tatàna rientrava dall ' altra parte e chiudeva la porta di strada . Ella sospirava ed era ancora un po ' pallida e oppressa ; s ' avvicinò al focolare , e i suoi primitivi gioielli , i suoi ricami , la cintura , gli anelli , scintillarono al riflesso del fuoco . Anania le corse incontro e la guardò ansioso , e siccome ella taceva le domandò con impazienza : « Che cosa vi hanno detto ? » . « Pazienza , figlio del Signore ! Ora ti dirò ... » « No , Dite subito . Mi vogliono ? » « Sì ! Ti vogliono , sì , ti vogliono ! » , annunziò la vecchia , aprendo le braccia . Egli sedette , sbalordito , e si prese la testa fra le mani : zia Tatàna lo guardò e scosse la testa , mentre con le mani un po ' tremule si slacciava la cintura . « Mi vogliono ! Mi vogliono ! È mai possibile ? » , ripeteva fra sé Anania . Davanti al forno il gattino aspetta ancora il passaggio del topo , e deve già sentire qualche rumore perché la sua coda freme : infatti , dopo un momento , Anania sente uno stridio , un piccolo grido di morte . Ma adesso la sua felicità è così completa che egli non ricorda più che nel mondo esiste il dolore . La relazione particolareggiata di zia Tatàna gettò un po ' d ' acqua fredda su quel grande incendio di gioia . La famiglia di Margherita non si opponeva all ' amore dei due giovani , ma , naturalmente , non dava ancora un consentimento pieno , irrevocabile . Il « padrino » aveva sorriso , aveva battuto le mani e scosso la testa come per dire : « me l ' hanno fatta quei due ! » . Aveva anche detto : « Fanno presto a metter le ali questi ragazzi ! » , ma poi era diventato serio e pensieroso . « Ma , infine , che avete concluso ? » , gridò Anania , facendosi anch ' egli serio e pensieroso . « Che bisogna aspettare , Santa Caterina bella ! Non hai ancora capito ? Ma la padrona disse : " Bisognerebbe interrogare anche Margherita " . " Eh , credo proprio che non occorra " , rispose il padrino , battendo le mani . Io sorrisi . » Anche Anania sorrise . « Abbiamo dunque concluso ... Va via , gatto ! » , gridò zia Tatàna , tirando il lembo della tunica , sul quale il gattino s ' era comodamente adagiato leccandosi i baffi con orribile soddisfazione . « Abbiamo concluso che bisogna aspettare . Il padrone mi disse : " Che il ` fanciullo ' pensi a studiare ed a farsi onore . Quando egli avrà un posto onorevole noi gli daremo la nostra figliuola : intanto si amino pure , e che Dio li benedica " . Ecco , tu ora cenerai , spero ! » « Ma , infine , posso presentarmi in casa loro come fidanzato ? » « Per adesso no : per quest ' anno no ! Tu corri troppo , galanu meu ! La gente direbbe che il signor Carboni è rimbambito , se permettesse una tal cosa : bisogna che tu prenda la laurea , prima ... » « Ah » , gridò Anania , adirandosi , « è dunque meglio ... » Stava per dire : « è dunque meglio che ci vediamo di notte , di nascosto , per non urtare la falsa suscettibilità della gente ? » ; ma subito pensò che vedersi di notte , di nascosto da soli , era forse meglio che vedersi di giorno e alla presenza dei genitori , e si calmò completamente . Peggio per loro , dunque ! Per consolarsi ricominciò le visite la notte stessa : la fantesca , appena socchiuse il portone gli augurò la « buona fortuna » come se le nozze fossero già celebrate , ed egli le diede la mancia e attese trepidando la sposa . Essa venne , cauta e silenziosa , profumata d ' ireos , con un abito chiaro biancheggiante nella notte diafana . Si abbracciarono a lungo , silenziosi , vibrando assieme , ebbri di gioia : il mondo era loro . Per la prima volta Margherita , ormai sicura di potersi abbandonare senza paure né rimorsi all ' amore del bel giovane che impazziva per lei , si mostrò appassionata e ardente , quale Anania non osava sognarla : ed egli uscì dal convegno barcollando , cieco , fuori di sé . La notte appresso , il convegno fu ancora più lungo , più delirante . La terza notte la serva , che vigilava nella cucina , forse stanca di vegliare , fece il segno convenuto in caso di sorpresa e gl ' innamorati si lasciarono alquanto spaventati . L ' indomani Margherita scrisse : « Ho paura che ieri notte il babbo si sia accorto di qualche cosa . Badiamo di non comprometterci , ora appunto che siamo tanto felici : è bene , quindi , che per qualche giorno non ci vediamo . Abbi pazienza , e sii anzi coraggioso come lo sono io , che faccio un enorme sacrifizio rinunziando , per qualche tempo , alla immensa felicità di vederti : mi pare di morire , perché ti amo ardentemente , perché mi sembra di non poter più vivere senza i tuoi baci , ecc . , ecc . » . Egli rispose : « Adorata mia , tu hai ragione : tu sei una santa , per bontà e per saviezza , mentre io non sono che un pazzo , pazzo d ' amore per te . Non so , non vedo più quel che faccio . Ieri notte potevo compromettere tutto il nostro avvenire e non me ne accorgevo neppure . Perdonami : quando sono vicino a te perdo la ragione . Ho la febbre ; mi consumo tutto , mi pare che entro di me arda un fuoco distruttore . Rinunzio con spasimo alla suprema felicità di vederti per qualche sera ; e siccome ho bisogno di moto , di svago , di un po ' di lontananza , per attutire alquanto questo fuoco che mi divora e mi rende incosciente e malato , penso di fare un ' escursione sul Gennargentu . Tu vuoi , non è vero ? Rispondimi subito , cara , adorata , mio spasimo e mia gioia . Ti porterò sul cuore : dalla più alta cima sarda ti manderò un saluto , griderò ai cieli il tuo nome e il mio amore , come vorrei gridarlo dalla più eccelsa cima del mondo affinché tutta la terra ne restasse attonita . Ti abbraccio , ti porto con me , unita a me , per tutta l ' eternità » . Margherita diede graziosamente il suo permesso . Altra lettera di Anania : « Parto domani mattina con la corriera per Mamojada - Fonni . Passerò sotto la tua finestra alle nove . Vorrei vederti stanotte ... ma voglio essere prudente . Vieni , vieni con me , Margherita , adorata mia , non lasciarmi un solo istante , vieni qui , sul mio cuore , ardi del mio fuoco d ' amore , fammi morire di passione » . VII . La corriera attraversava le tancas selvaggie , gialle di stoppie e di sole ardente , qua e là ombreggiate da macchie di olivastri e di querciuoli . Anania , seduto in serpe , a fianco del vetturale che scuoteva la frusta ( entro la vettura si soffocava dal caldo ) , dimenticava le impressioni febbrili dei giorni scorsi per rivivere in un giorno lontano . Rivedeva il carrozziere dai baffi gialli e dalle guancie gonfie ; ed a misura che la corriera si avvicinava a Mamojada , la suggestione dei ricordi diventava quasi dolorosa . Nell ' arco del mantice si disegnava lo stesso paesaggio che egli aveva intraveduto quel giorno , mentre abbandonava la testolina sulle ginocchia di lei , e stendevasi lo stesso cielo di un azzurro chiaro melanconico . Ecco la cantoniera : nel paesaggio , a linee forti , ondulato , verde di macchie selvaggie , s ' intravede qua e là qualche filo d ' acqua violacea ; s ' odono fischi d ' uccelli palustri ; un pastore , bronzeo su uno sfondo luminoso , guarda l ' orizzonte . La corriera si fermò un momento davanti alla cantoniera . Seduta sul gradino della porta , una donna in costume tonarese , tutta fasciata nelle ruvide vesti come una mummia egiziana , scardassava un mucchio di lana nera con due pettini di ferro : poco distante tre bimbi laceri e sporchi giocavano , o meglio si accapigliavano fra loro . Ad una finestra apparve un viso scarno e giallo di donna ammalata , che guardò la vettura con due grandi occhi verdognoli , pieni di stupore . La cantoniera desolata pareva l ' abitazione della fame , della malattia e del sudiciume . Anania si sentì stringere il cuore : egli conosceva perfettamente il dramma tristissimo svoltosi ventitré anni prima in quel luogo solitario , in quel paesaggio rude e fresco , che sarebbe stato così puro senza l ' immondo passaggio dell ' uomo . La corriera riprese il viaggio : ecco Mamojada , emergente tra il verde degli orti e dei noci , col campanile chiaro disegnato sull ' azzurro tenero del cielo ; da lontano il quadretto aveva le tinte delicate d ' un acquerello , ma appena la corriera si inoltrò su per lo stradale polveroso , il profilo del paesetto prese tinte cupe , ancor più forti di quelle del paesaggio . Davanti alle casette nere costrutte sulla roccia s ' aggruppavano caratteristiche figure di paesani : donne graziose , coi capelli lucenti attortigliati intorno alle orecchie , scalze , sedute per terra , cucivano , allattavano , ricamavano . Due carabinieri , uno studente annoiato , un vecchio nobile , che era anche contadino , chiacchieravano davanti alla bottega d ' un falegname , intorno alla cui porta stavano appesi molti quadretti sacri dipinti a vivi colori . Dopo mezz ' ora di fermata la corriera ripartì . Ecco le rovine della chiesetta , ecco gli orti , ecco la piantagione di patate dove l ' altra volta Olì ed Anania si erano fermati . Egli ricordò la donna che zappava , con le sottane cucite fra le gambe , e il gatto bianco che si slanciava contro la lucertolina verde guizzante sul muro . Nell ' arco del mantice i paesaggi si disegnavano sempre più freschi , con sfondi luminosi : la piramide grigiastra di monte Gonare , le linee cerule e argentee della catena del Gennargentu apparivano come incise sul metallo del cielo , sempre più vicine , sempre più maestose . Ah , sì : ora davvero Anania respirava l ' aria natìa , e sentiva tutti gli istinti atavici .. « Vorrei balzare giù dalla vettura , correre su per le chine , fra l ' erba ancora fresca , tra le macchie e le roccie , gridando di gioia selvaggia , imitando il puledro sfuggito al laccio e ritornato alla libertà delle tancas . Sì » , egli pensava , mentre la corriera rallentava la corsa su per la strada in salita , « io ero nato per fare il pastore . Sarei stato un poeta , forse un delinquente , forse un bandito fantasioso e feroce . Oh , contemplare le nuvole dall ' alto d ' un monte ! Figurarsi d ' essere il pastore d ' una torma di nuvole : vederle errare sul cielo argenteo , incalzarsi , svolgersi , passare , scomparire ! » Poi pensò : « E non sono un pastore di nuvole ? Fra le nuvole ed i miei pensieri che differenza c ' è ? Ed io stesso non sono una nuvola ? Se fossi costretto a vivere in queste solitudini mi dissolverei , diventerei una stessa cosa con l ' aria , col vento , con la tristezza del paesaggio . Sono io vivo ? Che cosa è , dopo tutto , la vita ? » . Come sempre , egli non seppe rispondere alla sua domanda : la corriera saliva lentamente , sempre più lentamente , con moto dolce , quasi cadenzato ; il cocchiere sonnecchiava , e pareva che anche il cavallo camminasse dormendo . Dal sole alto verso lo zenit calava uno splendore eguale , melanconico ; le macchie ritiravano le loro ombre ; un silenzio profondo e una sonnolenza ardente pervadevano l ' immenso paesaggio . Ad Anania pareva in realtà di dissolversi , di diventare una stessa cosa con quel panorama sonnolento , con quel cielo luminoso e triste . Ecco , egli aveva sonno ; e come l ' altra volta finì col chiudere gli occhi e addormentarsi infantilmente . « Zia Grathia ? Nonna [ 27 ] ! » , chiamò con voce ancora assonnata , entrando nella casetta della vedova . La cucina era deserta : la straducola soleggiata ; deserto tutto il villaggio che nella desolazione del meriggi pareva una stazione preistorica da secoli abbandonata . Anania guardò curiosamente intorno . Nulla era cambiato : miseria , stracci , fuliggine , un po ' di cenere sul focolare , grandi tele di ragno fra le scheggie del tetto ; e , imperatore truce di quel luogo di leggende , il lungo e vuoto fantasma del gabbano nero appeso al muro terreo . « Zia Grathia , dove siete ? » , gridò Anania , aggirandosi intorno . « Zia Grathia ? » Finalmente la vedova , ch ' era andata ad attingere acqua ad un pozzo vicino , rientrò , con un malune [ 28 ] sul capo e la secchia in mano . Era sempre la stessa , stecchita , giallastra , col viso spettrale circondato da una benda di tela sporca : gli anni erano passati senza invecchiare oltre quel corpo già disseccato ed esaurito dalle emozioni della lontana giovinezza . Nel vederla Anania si turbò : un fiotto di ricordanze gli salì dalle profondità dell ' anima ; gli parve di ricordare tutta una esistenza anteriore , di rivedere uno spirito che aveva già albergato nel suo corpo prima dello spirito che lo animava al presente . « Bonas dies ! » , salutò la vedova , guardando meravigliata il bel giovine sconosciuto . E depose prima la secchia , poi il malune , lentamente , guardando sempre lo straniero . Ma appena egli sorrise chiedendole : « Ma non mi riconoscete dunque ? » , zia Grathia diede un grido ed aprì le braccia : Anania l ' abbracciò , la baciò , la investì di domande . E Zuanne ? Dov ' era ? Perché si era fatto monaco ? Veniva a trovarla ? Era felice ? E il figlio maggiore ? E i figli del fabbricante di ceri ? E questo e quell ' altro ? E come era trascorsa la vita a Fonni durante quei quindici anni ? E chi era il pretore ? E si poteva l ' indomani far la gita sul Gennargentu ? « Figlio mio caro ! » , cominciò la vedova , dandosi attorno . « Ah , come trovi la mia casa ! Nuda e triste come un nido abbandonato ! Siediti dunque , lavati ; ecco l ' acqua pura e fresca , vero argento puro ; lavati , bevi , riposati . Io ora ti preparerò un boccone : ah , non rifiutare , figlio delle mie viscere ; non rifiutare , non umiliarmi . Per cibarti io vorrei darti il mio cuore ; ma tu accetta quel che posso offrirti ; ecco , asciugati , ora , anima mia ! Come sei grande e bello ! Dicono che tu debba sposare una ricca e bella fanciulla : ah , non è stata stupida quella fanciulla . Ma perché non mi hai tu scritto prima di venire ? Ah , figlio caro , tu almeno non hai dimenticato la vecchia abbandonata ! » « Ma Zuanne , Zuanne ? » , insisteva Anania , lavandosi con l ' acqua freschissima della secchia . La vedova diventò cupa . Disse : « Ebbene , non parlarmene ! Egli mi ha fatto tanto soffrire ! Era meglio che ... egli avesse seguito l ' esempio del padre ... Ebbene , no , non parliamone . Egli non è un uomo ; sarà un santo , come dicono , ma non è un uomo ! Se mio marito sollevasse il capo dalla tomba e vedesse suo figlio scalzo , col cordone , con la bisaccia , frate mendicante e stupido , che direbbe mai ? Ah , lo fustigherebbe , in verità » . « Dove si trova ora frate Zuanne ? » « In un convento lontano ; sulla cima d ' un monte . Almeno fosse rimasto nel convento di Fonni ! ma no , è destino che tutti debbano abbandonarmi ; anche Fidele , l ' altro figliuolo , ha preso moglie e raramente si ricorda di me : il nido è deserto , abbandonato ; la vecchia aquila ha veduto volar via i suoi poveri aquilotti e morrà sola ... sola ... » « Venite a viver con me ! » , disse Anania . « Quando sarò dottore vi prenderò con me , nonna . » « In che potrei servirti ? Almeno un tempo ti lavavo gli occhi e ti tagliavo le unghie ; ora invece tu dovresti fare altrettanto a me ... » « Mi raccontereste delle storie ... a me ed ai miei bambini ... » « Anche le storie non so più raccontarle , adesso . Sono rimbambita del tutto : il tempo , vedi , il tempo s ' è portato via il mio cervello come il vento porta via la neve dai monti . Ebbene , ragazzino mio , mangia ; non ho altro da offrirti , accetta di buon cuore . Oh , questo cero , è tuo ? Dove lo porterai ? » « Alla Basilica , nonna , davanti all ' immagine dei santi Proto e Gianuario . Viene di lontano , nonna ; me lo diede una vecchia donna sarda che vive a Roma : anch ' essa mi narrava delle storie , ma non belle come le vostre . » « Vive a Roma ? E come fece ad andarci ? Ah , io morrò senza aver veduto Roma !...» Dopo il modestissimo pasto , Anania cercò la guida , con la quale combinò per l ' indomani l ' ascensione sul Gennargentu : poi si avviò alla Basilica . Nell ' antico cortile , sotto i grandi alberi , susurranti , sui gradini corrosi , nelle loggie rovinate , entro la chiesa odorante d ' umido come una tomba , da per tutto silenzio e desolazione . Anania depose il cero di zia Varvara sopra un altare polveroso , poi guardò i primitivi affreschi delle pareti , gli stucchi dorati da una luce melanconica , le rozze figure dei santi sardi , tutte le cose infine che un tempo gli avevano destato meraviglia e terrore , e sorrise , ma col cuore oppresso da una languida tristezza . Ritornato nel cortile vide , attraverso una finestra aperta , il cappello d ' un carabiniere e un paio di stivali appesi al muro d ' una cella , e nella memoria gli risuonò ancora l ' aria della Gioconda : « A te questo rosario » . L ' odor della cera vagava nel cortile solitario ; dov ' erano i bimbi , compagni d ' infanzia , gli uccelletti seminudi e selvatici , che un tempo animavano i gradini della chiesa ? Anania non desiderava di rivederli ; ma con quanta dolcezza ricordava i giuochi fatti con loro , mentre dagli alberi le foglie secche cadevano come ali d ' uccelli morti ! Una donna scalza , con un ' anfora sul capo , passò in fondo al cortile . Anania trasalì , sembrandogli di riconoscere sua madre . Dove era sua madre ? Perché egli non aveva osato , pur desiderandolo , parlarne alla vedova , - e perché questa non aveva accennato alla sua ingrata ospite ? Per sfuggire ai ricordi amari egli andò alla posta e inviò una cartolina illustrata a Margherita ; poi visitò il Rettore , e verso il tramonto percorse la strada che guardava sulla immensità delle valli . Vedendo le donne fonnesi che andavano alla fontana , strette nelle tuniche bizzarre , egli ripensò ai suoi primi sogni di amore , quando desiderava d ' esser lui un mandriano e Margherita una paesana , fine ed elegante sebbene con l ' anfora sul capo , simile alla figurina d ' uno stucco pompejano . Come il passato era lontano e come diverso dal presente ! Un tramonto meraviglioso illuminava l ' orizzonte : pareva un miraggio apocalittico . Le nuvole disegnavano un paesaggio tragico ; una pianura ardente solcata da laghi d ' oro e da fiumi porpurei , e sul cui sfondo sorgevano montagne di bronzo profilate d ' ambra e di neve perlata , qua e là squarciate da aperture fiammanti che sembravano bocche di grotte e dalle quali sgorgavano torrenti di sangue dorato . Una battaglia di giganti solari , di formidabili abitanti dell ' infinito , si svolgeva entro quelle grotte aeree : balenava il corruscare delle armi intagliate nel metallo del sole , ed il sangue sgorgava a torrenti , inondando le infuocate pianure del cielo . Col cuore balzante di gioia Anania rimase assorto nella contemplazione del magnifico spettacolo , finché le ombre della sera , fugato il miraggio , stesero un drappo violaceo su tutte le cose : allora egli rientrò nella casa della vedova e sedette accanto al focolare . I ricordi lo riassalirono . Nella penombra , mentre la vecchia preparava la cena e parlava con voce tetra , egli rivedeva Zuanne dalle grandi orecchie , intento a cuocer le castagne , ed un ' altra figura silenziosa e incerta come un fantasma . « Dunque hanno ammazzato tutti i banditi nuoresi ? » , chiedeva la vecchia . « Ma credi tu che passerà lungo tempo prima che nuove compagnie sorgano qua e là ? Tu ti inganni , figlio mio . Finché vivranno uomini dal sangue ardente , abili al bene ed al male , esisteranno banditi . È vero che ora essi sono così cattivi , talvolta vili , ladroni e spregevoli ! Ah , ai tempi di mio marito era altra cosa , sai ! Come erano coraggiosi allora ! Coraggiosi e benefici . Una volta mio marito incontrò una donna che piangeva perché ... » Anania s ' interessava mediocremente ai ricordi di zia Grathia : altri pensieri gli passavano per la mente . « Sentite » , egli disse , appena la vedova ebbe finito la pietosa storia della donna che piangeva , « non avete saputo mai nulla di mia madre ? » Zia Grathia era intenta a rivoltare una piccola frittata , e non rispose . « Ella sa qualche cosa ! » , pensò Anania , turbandosi . Ma dopo un istante di silenzio zia Grathia osservò : « Se niente ne sai tu , come vuoi che ne sappia qualche cosa io ? E adesso , figlio , mettiti qui , davanti a questa sedia , ed accetta il buon cuore » . Anania sedette davanti al canestro che la vedova aveva deposto sopra una sedia , e cominciò a mangiare . « No » , disse , confidandosi con la vecchia come non s ' era mai potuto confidare con nessuno , « per lungo tempo io non seppi nulla di lei . Ora però credo di essere sulle sue traccie . Dopo che mi ebbe abbandonato ella partì dalla Sardegna , ed un uomo la vide a Roma , vestita da signora . » « Ma la vide davvero ? » , chiese vivacemente zia Grathia . « Le parlò ? » « Altro che le parlò ! » , rispose amaramente Anania . « Egli disse d ' aver passato qualche ora con lei . Dopo non si seppe più nulla ; ma io , mesi fa , la feci ricercare dalla Questura e venni a sapere che ella vive a Roma , sotto un falso nome . Però si è emendata , sì , si è emendata , e adesso vive onestamente lavorando . » Zia Grathia era venuta a porsi davanti alla sedia , ed a misura che Anania parlava ella spalancava gli occhietti foschi , e si curvava e trasaliva , e apriva le mani come per raccogliere le parole di lui . Egli si rasserenava pensando a Maria Obinu : quando disse « ella ora si è emendata » provò un impeto di gioia , sicuro , in quel momento , di non ingannarsi supponendo che Maria e Olì fossero la stessa persona . « Ma sei sicuro , ma sei proprio sicuro ? » , chiese la vecchia , sbalordita . « Ma sì ! Ma sìii !...», egli rispose , imitando Margherita nel pronunziare quel sì lieto e un po ' canzonatore . « Ho vissuto due mesi in casa sua . » Si versò da bere , guardò il vino attraverso la luce rossastra della lucerna di ferro , e sembrandogli torbido lo assaggiò appena ; poi nel pulirsi la bocca vide che il vecchio tovagliolo grigiastro era bucato , e se ne coprì scherzosamente il viso . « Ricordate quando io e Zuanne ci mascheravamo ? » , chiese , guardando attraverso il buco . « Io mettevo sul viso questo tovagliolo . Ma che avete ? » , esclamò subito con voce mutata , scoprendosi il volto lievemente impallidito . Egli vedeva il viso della vedova , di solito impassibile e cadaverico , animarsi in modo strano , e dopo una profonda meraviglia esprimere la pietà più intensa ; e capì immediatamente che l ' oggetto di questa pietà quasi violenta era lui . Di un colpo l ' edifizio del suo sogno rovinò . « Nonna ! Zia Grathia ! Voi sapete ! » , gridò con aria spaventata , stirando nervosamente il tovagliuolo quanto era lungo . « Finisci di mangiare , adesso : parleremo poi , figlio . Non ti piace quel vino ? » Ma Anania la guardò con rabbia e balzò in piedi . « Parlate ! » , le impose . « Ah , Santissimo Signore » , si lamentò zia Grathia , sospirando e schioccando le labbra , « che cosa vuoi ch ' io ti dica ? Perché non finisci di cenare , Anania , figlio caro ? ... Parleremo poi ... » Egli non sentiva e non vedeva più nulla . « Parlate ! Parlate ! Voi sapete tutto , dunque ? Dov ' è ? È viva , è morta , dov ' è ? Dov ' è ? Dov ' è ? » Quel « dov ' è ? » lo ripeté almeno venti volte , mentre s ' aggirava automaticamente intorno alla cucina , piegando , spiegando , stirando il tovagliuolo , mettendolo sul viso , guardando attraverso il buco : pareva un po ' impazzito , ma più irritato che commosso . « Calmati » , cominciò a dirgli la vecchia , andandogli appresso , « io credevo che tu sapessi ... Sì , ella è viva , ma non è la donna che ti ha ingannato fingendosi tua madre . » « Non è stata lei a ingannarmi , nonna ! L ' ho creduto io ... Ella non sa neppure che io abbia supposto ... Ah , dunque non è lei ? » , aggiunse a bassa voce , con meraviglia , come se fino a quel momento fosse stato certo che Maria Obinu era sua madre . « Ma parlate dunque ! » , esclamò poi . « Perché mi tenete così sulla corda ? Perché non mi avete parlato ancora di lei ? Dov ' è ? dov ' è ? » « Ma se non ha mai lasciato la Sardegna ! » , disse la vedova , camminandogli sempre a fianco . « In verità , io credevo che tu lo sapessi . Io l ' ho riveduta quest ' anno , ai primi di maggio ; ella venne a Fonni per la festa dei Santi Martiri , e conduceva un cantastorie , un giovine cieco suo amante . Essi erano venuti a piedi da un villaggio lontano , da Neoneli ; ella soffriva le febbri di malaria , e sembrava una vecchia di sessanta anni . Terminate le feste , il cieco , che aveva guadagnato assai , abbandonò Olì per seguire una comitiva di mendicanti diretti ad un ' altra festa campestre . So che ella , in giugno e luglio , fece la mietitrice nelle tancas di Mamojada . La febbre la distruggeva : stette lungamente malata nella cantoniera e ci sta ancora ... » Anania si fermò , sollevò il viso e aprì le braccia con atto disperato . « Ed io ... io ... l ' ho ... vista ! » , gridò . « Io l ' ho vista ! L ' ho vista ! ... Siete certa di quanto mi dite ? » , chiese poi fissando la vedova . « Certissima : perché dovrei ingannarti ? » « Ditemi » , egli insisté , « ma c ' è davvero ? Io vidi alla finestra una donna febbricitante , gialla , terrea , con due occhi da gatto ... Era lei ? Ne siete certa ? » « Certissima , ti dico . Era lei certamente . » « Ed io ... io l ' ho vista ! » , egli ripeté , e si strinse il capo fra le mani , torcendoselo , preso da una collera violenta contro se stesso che si era così lungamente , così stupidamente ingannato ; che aveva cercato sua madre al di là dei monti e dei mari , mentre ella trascinava la sua miseria e il suo disonore attraverso l ' isola natìa ; che si era commosso davanti a tanti volti stranieri e non aveva sentito un palpito nello scorgere il volto della mendicante , della miseria viva , di sua madre , incorniciato dalla finestruola tetra della cantoniera . Che cosa dunque era l ' uomo ? E il cuore umano ? E la vita , l ' intelligenza , il pensiero ? Ah , sì , ora che queste domande gli salivano non più oziosamente alle labbra , ora che la realtà batteva intorno a lui le sue ali funebri e squarciava i vapori dell ' illusione , ora egli rispondeva alle sue domande e sapeva che cosa era l ' uomo , il suo cuore , la sua vita : inganno , inganno , inganno . A un tratto zia Grathia lo prese per un braccio e lo costrinse a sedersi : poi gli si accoccolò davanti , gli strinse una mano , e lo guardò di sotto in su , lungamente , pietosamente . « Bambino mio » , gli disse , « piangi , piangi . Ti farà bene . Come sei freddo ! » . Anania strappò la mano dal morso duro delle mani della vedova . « Ma per chi mi prendete ? » domandò offeso . « Non sono un ragazzino , io ! Perché devo piangere ? » « Eppure ti farebbe bene , figlio ! Ah , sì , io so quanto fa bene piangere ! Quanto fu picchiato alla mia porta , una notte , ed una voce che pareva quella della Morte mi disse : " Donna , non aspettare più ! " io diventai di pietra . Per ore ed ore non potei piangere ; e furono le ore più terribili per me : mi pareva che il cuore , dentro il petto , fosse diventato di ferro rovente , e mi bruciasse , mi bruciasse le viscere , mi lacerasse il petto con la sua punta acuta . Ma poi il Signore mi concedé le lagrime , ed esse rinfrescarono il mio dolore come la rugiada rinfresca le pietre arse dal sole . Figlio , abbi pazienza ! Siamo nati per soffrire : e cosa è mai questo tuo dispiacere in confronto di tanti altri dolori ? » . « Ma io non soffro ! » , egli protestò . « Dovevo aspettarmelo , questo colpo ; me lo aspettavo anzi , vedete ! Sono stato spinto a venir qui quasi da una forza misteriosa ; una voce mi diceva : va , va , là saprai qualche cosa ! Certo , ho provato un colpo ... un po ' di sorpresa ... ma adesso è passato : non datevi pena . » Ma la vedova lo fissava , lo vedeva livido in viso , con le labbra pallide contratte , e scuoteva il capo . Egli prosegui : « Ma perché nessuno mi ha detto mai nulla ? Eppure qualche cosa dovevano sapere . Il carrozziere , per esempio , possibile che non sapesse nulla ? » . « Forse . Ella sola poteva farti sapere qualche cosa ; ma no , essa ha paura di te . Quando venne qui , per la festa , con quel miserabile cieco che si fece condurre da lei e poi la abbandonò , nessuno qui la riconobbe , tanto sembrava vecchia , piena di stracci , istupidita dalla miseria e dalla febbre . Del resto , neppure tu l ' hai riconosciuta . Il cieco la chiamava con un brutto nomignolo : soltanto a me ella confidò il suo vero essere , mi raccontò la sua triste storia e mi scongiurò di non farti mai saper nulla di lei . Essa ha paura di te . » « Perché ha paura ? » « Ha paura che tu la faccia mettere in prigione perché ti ha abbandonato . Ha anche paura dei suoi fratelli che sono cantonieri della ferrovia ad Iglesias . » « E suo padre ? » , domandò Anania , che non aveva mai pensato a questi suoi parenti . « Oh ! è morto da tanti anni , morto maledicendola . E Olì crede sia stata questa maledizione a perseguitarla . » « Sì ! È lei che è pazza ! Ma che ha ella fatto durante tutti questi anni ? Come ha vissuto ? Perché non ha lavorato ? » Egli sembrava di nuovo calmo , e faceva le sue domande senza curiosità , pensando alle conseguenze di questo disastroso avvenimento . Ma quando la vedova sollevò un dito e disse solennemente : « Tutto sta nelle mani di Dio ! Figlio , c ' è un filo terribile che ci tira e ci tira ... Forse che mio marito non avrebbe voluto lavorare , e morire sul suo letto , benedetto dal Signore ? Eppure ! ... Così di tua madre ! Ella certo avrebbe voluto lavorare e vivere onestamente ... Ma il filo l ' ha tirata ... » , egli s ' accese in volto , e di nuovo contorse le dita e si sentì soffocare da un impeto di vergogna e di spasimo . « Tutto ... tutto è finito per me , dunque ! » , singhiozzò . « Che orrore , che orrore ! Che miseria , che onta ! Ma raccontatemi , dunque , ditemi tutto . Come ha vissuto ? ... Voglio sapere tutto ... tutto ... tutto , capite ! voglio morire di vergogna , prima ancora che ... Basta ! » , disse poi scuotendo la testa , come per scacciare via da sé ogni turbamento . «Raccontatemi.» Zia Grathia lo guardava con infinita pietà : avrebbe voluto prenderselo sulle ginocchia , cullarlo , cantargli una nenia infantile , calmarlo , addormentarlo ; ed invece lo torturava . Ma ... sia fatta la volontà del Signore : siamo nati per soffrire , e non si muore di dolore ! Tuttavia la vedova cercò di raddolcire alquanto il calice amaro che Dio porgeva per le sue mani al disgraziato fanciullo . Disse : « Io non so raccontarti precisamente come ella visse e ciò che fece . So che ella , dopo averti lasciato , e fece benissimo , perché altrimenti tu non avresti avuto mai un padre e non saresti stato fortunato come lo sei ... » . « Zia Grathia ! Non fatemi arrabbiare !...», egli interruppe impetuosamente . « Tranquillità ! Pazienza ! » , gridò la donna . « Non disconoscere la bontà del Signore , ragazzo mio ! Se tu fossi rimasto qui , che avresti fatto ? Forse avresti finito vilmente col farti anche tu frate ... frate mendicante ... frate poltrone ! ... Basta , non parliamone più ! Meglio morire che finire così ! E tua madre avrebbe seguìto egualmente la sua via , perché quello era il suo destino . Anche qui , prima di partire , credi tu ch ' ella menasse una vita santa ? Ebbene , no : era questo il suo destino . Ella aveva qui , negli ultimi tempi , un amante carabiniere che fu trasferito a Nuraminis pochi giorni prima della vostra fuga . Dopo che ti ebbe abbandonato , almeno così la disgraziata mi raccontò , ella partì per Nuraminis , a piedi , nascondendosi di giorno , camminando di notte , attraversando metà della Sardegna . Raggiunse il carabiniere e la loro relazione continuò per qualche mese ; egli aveva promesso di sposarla , ma invece si stancò presto di lei , la maltrattò , la percosse , poi l ' abbandonò . Ella seguì la sua fatale via . Mi disse , - e piangeva , poveretta , piangeva da commuovere le pietre , - che cercò sempre del lavoro , ma che non poté trovarne mai . È il destino , te lo dissi ! Il destino che priva del lavoro certi esseri disgraziati , come ne priva altri della ragione , della salute , della bontà . L ' uomo e la donna inutilmente si ribellano . No , avanti , morite , crepate , ma seguite il filo che vi tira ! Basta , ultimamente però ella si era emendata : s ' era unita con un cieco cantastorie e vivevano da due anni come marito e moglie : ella lo conduceva per i paesi , per le feste campestri , da un luogo all ' altro ; camminavano quasi sempre a piedi , qualche volta soli , qualche volta in compagnia di altri mendicanti girovaghi . Il cieco cantava certe poesie che egli stesso componeva : aveva una bellissima voce . Qui , mi ricordo , cantò la Morte del re , una poesia che faceva piangere la gente . Il Municipio gli diede venti lire , il Rettore lo invitò a pranzo . Raccolse , in tre giorni che stette qui , più di venti scudi . Ed era un ' immondezza ! Anche lui prometteva di sposare la disgraziata ; invece , quando la vide ammalata , che non poteva trascinarsi oltre , la piantò , per paura che lo costringessero a spendere per curarla . Di qui partirono assieme ; andarono alla festa di Sant ' Elia ; là il cieco schifoso incontrò una compagnia di mendicanti campidanesi che dovevano recarsi ad una festa campestre nella Gallura , e andò via con loro , mentre la disgraziata moriva di febbre in una capanna di pastori . Dopo , come ti dissi , sentendosi meglio , ella vagò di qua e di là , mietendo , raccogliendo spighe , finché la febbre l ' atterrò del tutto . L ' altro giorno , però , mi mandò a dire che stava meglio ... » Un fremito , invano represso , percorreva tutte le membra di Anania . Quanta miseria , quanta vergogna , quanto dolore , e che iniquità divina ed umana nel racconto della vedova ! Nessuno dei sanguinosi e tristi racconti ch ' egli aveva sentito narrare nella sua infanzia dalla strana donna , gli era mai parso più spaventoso di questo : nessuno lo aveva mai fatto tremare come questo . Ad un tratto ricordò il pensiero balenatogli una volta in mente , in una dolce sera lontana , nel silenzio della pineta interrotto appena dal canto del galeotto pastore . « È stata anche in carcere ? » , domandò . « Sì , credo , una volta . Furon trovati in casa sua certi oggetti , che un suo amico aveva preso da una chiesa campestre ; ma fu rilasciata perché provò di non sapere neppure di che si trattasse ... » « Voi mentite ! » , disse Anania con voce cupa . « Perché non dite tutta la verità ? Essa è stata anche ladra ... ebbene , perché non dirlo ! Credete che mi importi niente ? Proprio niente , vedete , neppure così » , aggiunse , mostrandole la punta del mignolo . « Che unghie , Signore ! » , osservò la vecchia . « Perché ti lasci crescere così le unghie ? » Egli non rispose , ma balzò in piedi e camminò su e giù , furioso , mugolando come un toro . La vedova non si mosse , ed egli , dopo pochi istanti , tornò a calmarsi , e fermandosi davanti alla donna chiese con voce dolente ma rassegnata : « Ma perché son nato io ? Perché mi hanno fatto nascere ? Vedete , io ora sono un uomo rovinato : tutta la mia vita è distrutta . Non potrò proseguire gli studi , e la donna che dovevo sposare , e senza la quale non potrò più vivere , ora mi lascerà ... cioè devo lasciarla io » . « Ma perché ? Non sa chi sei tu ? » « Sì , lo sa , ma crede che quella donna sia morta o così lontana da non udirne più neanche il nome . Ed ora invece ecco che essa ritorna ! Come volete voi che una fanciulla pura e delicata possa vivere vicino ad una donna infame ? » « Ma che cosa vuoi fare ? Non hai tu stesso detto che non ti importa nulla di lei ? » « E voi che cosa mi consigliate ? » « Io ? Che cosa ti consiglio ? Di lasciarle proseguire la sua via » , rispose ferocemente la vedova : « non ti ha abbandonato lei ? Se tu lo vorrai , la tua sposa non incontrerà mai la disgraziata , e tu stesso non la vedrai mai più ... » . Anania la guardò , a sua volta pietoso ma anche sprezzante . « Voi non capite , non potete capire ! » disse . « Lasciamo andare ; ora bisogna pensare al modo di vederla ; bisogna ch ' io vada là domani mattina . » « Tu sei matto ... » « Voi non capite ... » Si guardarono ; entrambi reciprocamente sdegnati e pietosi . Allora cominciarono a discutere e quasi a litigare . Anania voleva partire subito , o al più tardi la mattina dopo ; la vedova proponeva di far venire Olì a Fonni senza dirle il perché . « Giacché ti ostini ! Ma va là ! io la lascerei tranquilla ; come ha camminato sinora camminerà d ' ora in avanti ... Lasciala stare ... Mandale qualche soccorso ... » « Nonna , pare che anche voi abbiate paura . Quanto siete semplice ! Io non le torcerò un capello ; io la prenderò con me ; ella vivrà con me ed io lavorerò per lei : le voglio fare del bene , non del male , perché tale è il mio dovere ... » « Sì , questo è il tuo dovere ; ma d ' altronde , figlio , pensa , rifletti . Come vivrete voi ? Come camperete ? » « Non pensateci ! » « Come , come farete ? » « Non pensateci ! » « Bene , allora ! Ma ti ripeto che essa ha una folle paura di te , e se tu vai ad affrontarla così , improvvisamente , è capace di commettere qualche pazzia . » « Ed allora facciamola venir qui : ma subito , domani mattina . » « Sì , subito , sulle ali d ' un corvo ! Come sei impaziente , figlio delle mie viscere ! Va e riposati , adesso , e non pensare a niente . Domani notte a quest ' ora ella sarà qui , non dubitare . Dopo , tu farai quel che vorrai . Domani tu salirai sul Gennargentu : io direi anzi di rimanerci fino a posdomani ... » « Vedrò io ! » « Ora va ... va a riposarti » , ella ripeté , dolcemente spingendolo . Anche nella stanzetta ove egli aveva dormito con sua madre nulla era cambiato ; vedendo il misero giaciglio , sotto cui c ' era un mucchio di patate ancora odoranti di terra , egli ricordò il lettino di Maria Obinu e le illusioni ed i sogni che lo avevano per tanto tempo perseguitato . « Come ero bambino ! » , pensò amaramente . « E dicevo di esser uomo ! Ah , soltanto adesso sono uomo ! Ah , soltanto ora la vita mi ha spalancato le sue orribili porte ! Sì , sono un uomo , ora , e voglio essere un uomo forte ! No , vile vita , tu non mi vincerai ; no , mostro , tu non mi abbatterai ! Tu mi perseguiti , tu mi hai finora combattuto a viso coperto , vigliacca , miserabile , e solo oggi , in questo giorno lungo come un secolo , solo oggi hai svelato il tuo volto orrendo ! Ma non mi vincerai , no , non mi vincerai ! » Aprì le imposte tentennanti che davano su un balcone di legno , del quale rimanevano appena i sostegni ; si afferrò a questi e si sporse fuori . La notte era limpidissima , fresca , chiara e diafana come sono in montagna le notti sul finir dell ' estate . Nel silenzio indicibile che regnava , la visione delle montagne vicine e le linee vaghe delle montagne lontane sembravano più solenni e grandiose . Ad Anania , che vedeva quasi ai suoi piedi le valli profonde , pareva di star sospeso sopra un abisso : e mentre le linee delle montagne lontane gli destavano in cuore una dolcezza strana , e gli davan l ' idea di versi immensi scritti dalla mano onnipotente d ' un divino poeta sulla pagina celeste dell ' orizzonte , il vicino colosso nero - turchiniccio di Monte Spada , protetto dalla formidabile muraglia del Gennargentu , lo opprimeva , gli sembrava l ' ombra del mostro al quale poco prima aveva lanciato la sua sfida . E pensava a Margherita lontana , a Margherita sua , non più sua , che in quell ' ora sognava certamente di lui guardando anch ' essa l ' orizzonte ; e sentiva una grande pietà per lei , più che per se stesso , e lagrime soavi e amare come il miele amaro gli salivano agli occhi ; ma egli le respingeva , queste lagrime , le respingeva come un nemico felino e sleale che tentasse vincerlo a tradimento . « Son forte ! » , ripeteva , fermo sul balcone senza ringhiera . « Mostro , sono io che ti vincerò , ora che mi stai davanti ! » E non si accorgeva che il mostro gli stava alle spalle , inesorabile . VIII . Nella lunga notte insonne egli decise , o credette decidere , il proprio destino . « Io la costringerò a viver qui , presso zia Grathia , finché non avrò trovato la mia via . Parlerò francamente al signor Carboni e a Margherita . Ecco , dirò loro , le cose stanno così : io ho intenzione di far vivere mia madre presso di me , appena la mia posizione me lo permetterà : questo è il mio dovere , ed io lo compio , caschi l ' universo . Essi mi scacceranno come si scaccia una bestia immonda ; io non mi illudo . Allora io cercherò un impiego , e lo troverò bene , e prenderò con me la disgraziata , e vivremo assieme di miseria , ma pagherò i miei debiti , e sarò un uomo . Un uomo ! » pensò amaramente . « O un cadavere vivente ! » Gli pareva d ' esser calmo , freddo , già morto alla gioia di vivere ; ma in fondo al cuore sentiva una crudele ebbrezza d ' orgoglio , una smania di stolto combattimento contro la fatalità , contro la società e contro se stesso . « L ' ho voluto io , dopo tutto ! » , pensava . « Sapevo bene che doveva finir così : mi sono lasciato trascinare dalla fatalità . Guai a me ! Devo espiare io : espierò . » Questa illusione di coraggio lo sostenne tutta la notte , ed anche il giorno dopo , durante l ' ascensione al Gennargentu . La giornata era triste , annuvolata e nebbiosa , ma senza vento : egli volle partire egualmente , con la speranza , diceva , che il tempo si rasserenasse , ma in realtà per cominciare a dar a se stesso una prova di fermezza , di coraggio e di noncuranza . Che gli importava oramai delle montagne , degli orizzonti , del mondo intero ? Ma egli voleva fare ciò che aveva stabilito di fare . Solo un momento , prima della partenza , esitò . « E se ella , avvertita della mia presenza , non venisse e fuggisse ancora ? E io non prendo forse del tempo perché ciò avvenga ? » La vedova lo rassicurò impegnandosi a far venire Olì al più presto possibile , ed egli partì . La guida , su un cavallino forte e paziente , precedeva per gli erti sentieri , talvolta dileguandosi fra la nebbia argentea delle lontananze silenziose , talvolta disegnandosi sullo sfondo del sentiero come una figura dipinta a guazzo sopra una tela grigia . Anania seguiva : tutto era nebbia intorno a lui , dentro di lui , ma egli distingueva attraverso quel velo fluttuante il profilo ciclopico del Monte Spada , e dentro di sé , fra le nebbie che gli avvolgevano l ' anima , scorgeva quest ' anima come scorgeva il monte , grande , immensa , dura , mostruosa . Un silenzio tragico circondava i viaggiatori , interrotto soltanto , a intervalli , dal grido degli avoltoi . Forme strane apparivano qua e là fra la nebbia , ai lati del sentiero roccioso , e il grido degli uccelli carnivori sembrava la voce selvaggia di quelle misteriose parvenze , disturbate dal passaggio dell ' uomo . Anania credeva di camminare fra le nuvole , sentiva qualche volta il senso del vuoto , e per vincere la vertigine doveva guardare intensamente il sentiero , sotto i piedi del cavallo , fissando le lastre umide e lucenti dello schisto e i piccoli cespugli violetti del serpillo la cui acuta fragranza profumava la nebbia . Verso le nove , fortunatamente pei viaggiatori che in quell ' ora percorrevano un sentiero strettissimo tagliato sul dorso immenso di Monte Spada , la nebbia diradò : Anania diede un grido di ammirazione , quasi strappatogli violentemente dalla bellezza magnifica del panorama . Tutto il monte apparve coperto da un manto violetto di serpillo fiorito ; e al di là , la visione delle valli profondissime e delle alte cime verso cui si avvicinavano i viaggiatori , pareva , tra il velo squarciato della nebbia luminosa , fra giuochi di sole e d ' ombra , sotto il cielo turchino dipinto di strane nuvole che si diradavano lentamente , un sogno d ' artista impazzito , un quadro d ' inverosimile bellezza . « Come la natura è grande , e come è bella e come è forte ! » , pensò Anania , intenerito . « Nel suo cuore immenso tutto è puro : ah , se ci trovassimo qui soli , tutti e tre , io , Margherita e lei , chi più penserebbe alle cose impure che ci separano ? » Un soffio di speranza gli attraversò lo spirito : e se Margherita lo amasse davvero tanto quanto aveva dimostrato d ' amarlo in quegli ultimi giorni , e se acconsentisse ? ... Con questa folle speranza in cuore camminò lungo tratto , finché raggiunse il fondo del versante di Monte Spada per ricominciare la salita verso la più alta cima del Gennargentu . Un torrente passava in fondo alla valle , fra enormi roccie e boschi di ontani che un improvviso soffio di vento scuoteva . Nel silenzio profondo del luogo misterioso il mormorio degli ontani diede ad Anania una bizzarra impressione ; gli parve che la sua speranza animasse le cose intorno , e che gli alberi tremassero , come sorpresi da una gioia arcana . Ma ad un tratto ricadde nelle sue cupe idee e un progetto stravagante gli attraversò la mente : farsi romito . « Se mi nascondessi su queste montagne e vivessi solo , cibandomi d ' erbe e di uccelli ? Perché l ' uomo non può viver solo , perché non può spezzare i lacci che lo avvincono agli altri uomini e lo strangolano ? Zarathustra ? Sì , ma anch ' Egli una volta scrisse : " Oh , quanto sono solo ! Non ho più nessuno con cui possa ridere , nessuno che mi consoli dolcemente ... " » Per tre ore l ' ascesa continuò , lenta e pericolosa . Il cielo si rasserenò completamente , il vento soffiò : le cime schistose brillarono al sole , profilate di argento sull ' azzurro infinito ; l ' isola svolse i suoi cerulei panorami , disegnati di montagne chiare , di paesi grigi , di stagni lucenti , e qua e là sfumati nella linea vaporosa del mare . Ogni tanto Anania si distraeva , ammirava , seguiva con interesse le indicazioni della guida e guardava col binocolo ; ma appena egli cercava di godere la dolcezza del panorama magnifico , il dolore gli dava come una zampata da tigre per riafferrarlo interamente a sé . Verso mezzogiorno arrivarono alla vetta Bruncu Spina . Appena smontato , Anania s ' arrampicò fino al mucchio di lastre schistose del punto trigonometrico , e si gettò per terra onde sfuggire alla furia del vento che lo assaltava d ' ogni parte . Sotto il suo sguardo irrequieto stendevasi quasi tutta l ' isola , con le sue montagne azzurre e il suo mare argenteo , rischiarata dal sole allo zenit : sopra il suo capo brillava il cielo turchino , vuoto e infinito come il pensiero umano . Il vento rombava furiosamente nel vuoto , e le sue raffiche investivano Anania con rabbia pazza : pareva l ' ira violenta d ' una belva formidabile che cercasse di scacciare ogni altro essere dall ' antro aereo dove voleva dominare sola . Anania resisté a lungo : la guida gli si trascinò accanto , gettandosi anch ' essa carponi sulle lastre schistose , e cominciò a indicare le principali montagne ed i paesi ed i borghi dell ' isola . Il vento rapiva le parole e mozzava il respiro ai due uomini . « Quella è Nuoro ? » , gridò Anania . « Sì : la collina di Sant ' Onofrio la divide in due . » « Sì , è vero . Si vede distintamente . » « Peccato che questo vento sia così rabbioso ! Va al diavolo , vento maledetto ! » , urlò la guida . « Altrimenti si poteva mandare un saluto a Nuoro , tanto oggi sembra vicina ! » Anania ripensò alla promessa fatta a Margherita : «...Dalla più alta cima sarda ti manderò un saluto ; griderò ai cieli il tuo nome ed il mio amore , come vorrei gridarlo dalla più eccelsa cima del mondo affinché tutta la terra ne restasse attonita ... » . E gli sembrò che il vento gli portasse via il cuore , sbattendolo contro i colossi granitici del Gennargentu . Al ritorno egli credeva di trovare sua madre presso la vedova , e ansiosamente , dopo aver lasciato il cavallo presso la guida , attraversò il paese deserto e si fermò davanti alla porticina nera di zia Grathia . La sera scendeva triste , un vento gagliardo soffiava per le straducole erte , rocciose : il cielo era pallido : pareva d ' autunno . Anania , fermo davanti alla porticina , ascoltava . Silenzio . Attraverso le fessure scorgevasi il chiarore rosso del fuoco . Silenzio . Anania entrò e vide soltanto la vecchia , che filava seduta sul solito sgabello , tranquilla come uno spettro . Sulle brage gorgogliava la caffettiera , e da un pezzo di carne di pecora , infilato in uno spiedo di legno , sgocciolava il grasso sulla cenere ardente . « E dunque ? ... Nonna , dunque ? » « Pazienza , gioiello d ' oro ! Non ho trovato una persona fidata che potesse andare laggiù . Mio figlio non è in paese . » « Ma il carrozziere ? » « Pazienza , ti ho detto , oh ! » , esclamò la vedova , alzandosi e deponendo il fuso sullo sgabello . « Ho pregato appunto il carrozziere di dirle che venga assolutamente , domani . Gli dissi : " La pregherai a nome mio che venga , poiché ho da comunicarle cose importantissime che la riguardano . Non le dirai che qui c ' è Anania Atonzu ; va , figlio , che Dio ti ricompensi perché fai un ' opera di carità ".» « E lui ? E lui ? » « Lui ha promesso di condurla qui in vettura . » « Ella non verrà ! Vedrete che non verrà » , disse Anania , inquieto . « Purché non fugga ancora . Ho fatto male a non recarmi io stesso ... ma sono ancora a tempo ... » E voleva partire subito : ma poi si lasciò facilmente convincere a rimanere , e attese . Un ' altra triste notte passò . Nonostante la stanchezza che gli fiaccava le membra , egli dormì pochissimo , - su quel duro giaciglio dove era tristamente nato e sul quale avrebbe voluto quella notte stessa morire . Il vento urlava sul tetto , con boati da mare in tempesta , e la sua voce rombante , ricordava ad Anania l ' infanzia melanconica , i terrori lontani , le notti d ' inverno , il contatto di sua madre che lo stringeva a sé più per paura che per amore . No , ella non lo aveva amato : perché illudersi ? ella non lo aveva amato ; ma forse questa era stata la più orrenda sventura e la perdita inesorabile di Olì . Egli lo sentiva , lo sapeva ; e provava una tristezza mortale , un ' improvvisa pietà per lei che era vittima del destino e degli uomini . S ' ella fosse arrivata quella notte , mentre la voce del vento destava nel cuore di Anania impeti di terrore e di pietà , egli l ' avrebbe accolta con tenerezza ; ma la notte passò , e spuntò una giornata che il vento rendeva melanconica , ed egli trascorse ore che mise fra le più tristi e irrequiete della sua vita . Durante quelle ore egli girò per le viuzze , come spinto dal vento , andò in qualche casa , bevette molta acquavite , ritornò dalla vedova e sedette accanto al fuoco , assalito da brividi di febbre e da una acuta irritazione nervosa . Anche zia Grathia non trovava pace ; vagava su e giù per la casa , e un ' ora prima che arrivasse la corriera s ' avviò per andare incontro ad Olì . Prima di uscire pregò Anania di tenersi calmo . « Bada che ella ha paura di te ... » « Andate , santa donna ! » , egli disse con disprezzo . « Non la guarderò neppure : le dirò soltanto poche parole . » Passò più di un ' ora . Anania ricordava con amarezza la dolce ora passata nell ' attendere zia Tatàna : e mentre anelava l ' arrivo di Olì , il triste arrivo che doveva una buona volta porre fine ai suoi tormenti , si sentiva divorato da un cupo desiderio : che ella non arrivasse , che fosse di nuovo fuggita , scomparsa per sempre ! « Ma è anche malata » , pensava con triste conforto , « morrà ben presto ! » La vedova rientrò , sola , frettolosa . « Zitto , non arrabbiarti ! » , disse a voce bassa , rapidamente . « Viene ! Viene ! È qui : io le ho detto tutto . Zitto ! Ha una paura terribile . Non farle del male , figlio ! » Uscì di nuovo , lasciando aperta la porticina che il vento cominciò a sbattere , spingendola , attirandola , quasi trastullandosi con essa . Anania attese , pallido , incosciente . Ogni volta che la porta si apriva il sole ed il vento penetravano nella cucina , illuminavano e scuotevano ogni cosa , e sparivano per ricomparire subito . Per uno o due minuti Anania seguì incoscientemente il gioco del sole e del vento , ma ad un tratto s ' irritò contro la porta e mosse per chiuderla , nervoso e col volto cupo d ' ira . Egli apparve così alla misera donna che si avanzava tremando , timida e lacera come una mendicante . Egli la guardò : ella lo guardò : lo spavento e la diffidenza era negli occhi d ' entrambi . Né l ' uno né l ' altra pensarono neppure a stendersi la mano , neppure a salutarsi : tutto un mondo di dolore e di errore era fra loro e li divideva inesorabilmente , come due mortali nemici . Anania tenne ferma la porta , appoggiandovisi , tutto inondato di sole e di vento , e seguì con gli occhi la misera figura di Olì , mentre ella , quasi spinta da zia Grathia , si avanzava verso il focolare . Sì , era ben lei , la pallida e scarna apparizione intravveduta nella finestra nera della cantoniera ; nel viso giallo - grigiastro i grandi occhi chiari , sbiaditi dalla debolezza e dalla paura , parevano gli occhi d ' un gatto selvatico ammalato . Appena ella si fu seduta , la vedova ebbe una magnifica idea : lasciò soli i suoi ospiti ! Ma Anania sbatté la porta e corse irritatissimo dietro zia Grathia . « Dove andate ? Venite , tornate subito , altrimenti vado via anch ' io ! » disse aspramente , raggiungendo la vecchia su per la scaletta . Olì dovette sentire la minaccia , perché quando Anania e la vedova rientrarono in cucina ella piangeva presso la porta , pronta ad andarsene . Cieco di vergogna e di dolore , Anania le si slanciò sopra , l ' afferrò per un braccio e la spinse contro il muro , poi chiuse a chiave la porta . « Nooo ! » , egli gridò , mentre la donna s ' accoccolava per terra , restringendosi tutta come un riccio e piangendo convulsa . « Non partirete più ! Non farete più un passo senza il mio consentimento . Rimanete , piangete finché volete , ma di qui non vi muoverete più . I tempi allegri son finiti . » Olì pianse più forte , tutta scossa da un fremito di spasimo ; ma nello scoppio del suo pianto risuonò quasi una frenetica irrisione alle ultime parole di Anania ; ed egli lo sentì , e la vergogna subitanea per le mostruose parole pronunziate accrebbe il suo furore . Ah , il pianto della donna lo irritava , invece di commuoverlo ; tutti gli istinti dell ' uomo primitivo , barbaro e feroce , vibravano nei suoi nervi frementi : ed egli lo sentiva , ma non sapeva dominarsi . Zia Grathia lo guardava atterrita , domandandosi se Olì non avesse ragione a temerlo ; e scuoteva la testa , minacciava con ambe le mani , s ' agitava , pronta a tutto pur d ' impedire una scena violenta ; ma non sapeva che dire , non poteva parlare . Ah , era indiavolato quel bel ragazzo ben vestito : era più terribile d ' un pastore orgolese con la mastrucca , più terribile dei banditi che ella aveva conosciuti sulla montagna . Ella s ' era immaginata una scena ben diversa da quella ! « Sì » , egli riprese , abbassando la voce , e fermandosi davanti a Olì , « i vostri viaggi son finiti . Ragioniamo un po ' : è inutile piangere , anzi dovete rallegrarvi perché avete ritrovato un buon figliuolo che vi restituirà bene per male : quindi dovete aspettarvi da lui molto bene . Di qui voi non vi muoverete più , finché non l ' ordinerò io . Capite ? capite ? » , ripeté , sollevando di nuovo la voce , e battendosi la mano sul petto . « Adesso sono io il padrone : non sono più il bimbo di sette anni , che voi avete vilmente ingannato e abbandonato ; non sono più l ' immondezza che voi avete buttato via ; sono un uomo ora , capite ? e saprò difendermi , sì , saprò difendermi , saprò , perché voi finora non avete fatto altro che offendermi , uccidermi giorno per giorno , sempre a tradimento , sempre ! sempre ! e rovinarmi , capite , rovinarmi sempre più , sempre più , come si rovina una casa , un muro , così , pietra per pietra , così ... » Egli faceva atto di buttar giù un muro ; si curvava , sudava , quasi oppresso da una vera fatica fisica ; ma d ' un tratto , improvvisamente , guardando Olì che piangeva sempre , sentì la sua ira sbollire , svanire . Un senso di gelo lo invase . Chi era quella donna che egli ingiuriava ? Quel mucchio di stracci , quella lurida lumaca , quella mendicante , quell ' essere senza anima ? Poteva ella capire ciò che egli le diceva ? ciò che ella aveva fatto ? E d ' altronde che poteva esserci di comune fra lui e quella creatura immonda ? Era poi davvero sua madre , quella ? E se lo era , che significava , che importava ? Madre non è la donna che dà materialmente alla luce una creatura , frutto d ' un momento di piacere , e poi la butta nel mezzo della strada , in grembo al perfido Caso che l ' ha fatta nascere . No , quella donna lì non era sua madre , non era una madre , sia pure incosciente : egli non le doveva nulla . Forse non aveva diritto di rimproverarle i suoi errori , ma non doveva neppure sacrificarsi per lei . Sua madre poteva essere zia Tatàna , poteva essere zia Grathia , e magari Maria Obinu , e magari zia Varvara o Nanna l ' ubriacona ; tutte , fuorché la miserabile creatura che gli stava davanti . « Avrei fatto bene a non occuparmene , davvero , come consigliava zia Grathia » , pensò . « E forse è meglio che essa riprenda la sua via . Che può importarmi di lei ? No , non me ne importa niente . » Olì continuava a piangere . « Finitela » , diss ' egli freddamente , ma non più irato ; e siccome ella piangeva più forte , egli si volse alla vedova e le fece cenno di confortarla e farla tacere . « Non vedi che ha paura ? » , mormorò la vedova , passandogli vicina . « Su ! su ! » , disse poi , battendo una mano sulle spalle di Olì . « Finiscila , figlia . Fatti coraggio , abbi pazienza . È inutile piangere ; egli non ti divorerà , poi ; è figlio delle tue viscere , dopo tutto . Su ! su ! Adesso prendi un po ' di caffè , poi discorrerete meglio . Fammi il piacere , figlio , Anania , va un po ' fuori : poi ragionerete meglio . Va fuori , gioiello d 'oro.» Egli non si mosse , ma Olì si calmò alquanto , e quando zia Grathia le portò il caffè , ella prese tremando la tazza e bevette avidamente , guardandosi attorno con occhi ancora spaventati , diffidenti , eppure attraversati da balenii di piacere . Ella era avida del caffè , come quasi tutte le donnicciuole sarde , ed Anania , che aveva un po ' ereditato questa passione , la guardava e la studiava , ridiventato perfettamente cosciente ; e gli pareva di scorgere una bestia selvatica e timida , una lepre rosicchiante l ' uva nella vigna , trepida per il piacere del pasto e per la paura di venir sorpresa . « Ne vuoi ancora ? » , domandò zia Grathia , chinandosi e parlando ad Olì come ad una bambina . « Sì ? No ? Se ne vuoi ancora dimmelo pure . Da ' qui la chicchera , e alzati , su , lavati gli occhi , sta tranquilla ! Hai sentito ? Su , figlia ! » Olì si alzò , aiutata dalla vecchia , e andò diritta alla tinozza dell ' acqua dove usava lavarsi venti anni prima : volle pulire la chicchera , poi si lavò , e s ' asciugò col grembiale bucherellato . Le sue labbra tremavano , qualche singhiozzo le gonfiava ancora il petto , i suoi occhi arrossati e cerchiati , enormi nel viso piccolo , sfuggivano lo sguardo freddo di Anania . Egli guardava il grembiale bucherellato e pensava : « Bisognerà subito farle una veste : è veramente lurida . Ho ancora sessanta lire delle lezioni date a Nuoro : ho fatto bene a fare quelle ripetizioni ... Ne troverò anche altre . Venderò anche i libri ... Sì , occorre subito vestirla e calzarla ... Avrà anche fame ... » . Quasi indovinando il suo pensiero , zia Grathia disse ad Olì : « Hai fame ? Se hai fame dimmelo pure , subito : non star lì vergognosa ; chi si vergogna patisce . Hai fame ? No ? » . « No » , rispose Olì con voce rauca . Anania si turbò nell ' udire quella voce : era ancora la voce d ' un tempo , sì , la voce lontana , la voce di lei . Sì , quella donna era lei , era lei , la madre , la sola , la vera , l ' unica madre ! Era la carne della sua carne , il membro malato , il viscere fracido che lo straziava , ma dal quale non poteva staccarsi senza lasciar la vita . « Ebbene , allora siedi qui » , disse zia Grathia avvicinando due sgabelli al focolare , « siedi qui , figlia , e tu siedi qui , gioiello mio . Sedete qui entrambi e discorrete ... » . Fece sedere Olì , e pretendeva di fare altrettanto con Anania , ma egli si scosse bruscamente . « Lasciatemi dunque ; non sono un bimbo , vi ho detto ! D ' altronde » , egli riprese , camminando su e giù per la cucina , « c ' è poco da discorrere . Ho già detto quanto dovevo dire . Ella rimarrà qui finché io non ordinerò altrimenti : voi ora le comprerete le scarpe e un vestito ... vi darò i danari ... , ma di questo parleremo poi ... Intanto » , e alzò la voce , per significare che si rivolgeva ad Olì , « rispondete voi : che cosa rispondete dunque ? » Credendo che egli parlasse con la vedova , Olì non rispose . « Hai sentito ? » , le disse zia Grathia , con voce dolce . « Che cosa rispondi ? » « Io ? » , ella chiese a bassa voce . « Sì , tu . » « Io ... nulla . » « Avete debiti ? » , domandò Anania . «No.» « Verso il cantoniere , no ? » . « No . Si hanno tenuto tutto quanto avevo . » « Che cosa avevate ? » « I bottoni d ' argento della camicia , le scarpe nuove , dodici lire in argento . » « Che cosa possedete ora ? » « Nulla . Come mi vedi , mi scrivi [ 29 ] » , diss ' ella , toccandosi il grembiale . La sua voce era cupa , cavernosa . « Avete qualche carta ? » « Cosa ? » « Qualche carta » , spiegò zia Grathia . « Sì , la fede di nascita ? » « Sì , la fede di nascita » , ella rispose toccandosi il petto . « L ' ho qui . » « Fate vedere » . Ella trasse una carta gialliccia , macchiata d ' olio e di sudore , mentre Anania ripensava amaramente alle ricerche e alle indagini fatte per scoprire se Maria Obinu possedeva carte rivelatrici . Zia Grathia prese la carta e gliela diede ; egli la svolse , la lesse , la restituì . « Perché ve la siete procurata ? » , domandò . « Per sposarmi con Celestino ... » « Il cieco » , spiegò la vedova , e aggiunse borbottando : « quell ' immondezza vile » . Anania tacque , e continuò a camminare su e giù per la cucina : il vento sibilava incessantemente intorno alla casetta ; dalle fessure del tetto piovevano alcune striscie di sole che disegnavano fantastiche monete d ' oro sul pavimento nero . Anania camminava divertendosi automaticamente a mettere i piedi su quelle monete , come usava una volta , da bambino : si domandava che cosa gli restava da fare e gli sembrava d ' aver già esaurito una parte del suo grave compito . « Io ora chiamerò di là zia Grathia » , pensava , « e le consegnerò i danari perché le compri le vesti e le scarpe e le dia da mangiare , poi partirò e vedrò ... Qui non mi resta altro da fare : è tutto fatto ... È tutto fatto ! » , ripeté fra sé con infinita tristezza . « Tutto è finito . » Gli venne in mente di sedersi accanto a sua madre , di chiederle come aveva vissuto , di rivolgerle una sola parola di dolcezza e di perdono : ma non poteva , non poteva : il solo guardarla lo disgustava ; gli pareva che ella puzzasse ( e in realtà ella emanava quello sgradevole odore tutto speciale dei mendicanti ) , e non vedeva l ' ora di andarsene , di fuggire , di togliersi dagli occhi quella vista dolorosa . Eppure qualche cosa lo tratteneva ; egli sentiva che la scena non poteva terminare così , dopo poche frasi ; pensava che Olì forse , fra la sua paura e la sua vergogna , gioiva d ' aver un figlio bello , forte , civile ; e nel suo disgusto , nel suo dolore anch ' egli provava un meschino conforto dicendo a se stesso : « Almeno non è sfrontata : forse si può redimere ancora . È incosciente , ma non sfrontata . Non si ribellerà » . Eppure ella si ribellò . « Ecco » , egli ricominciò , dopo un lungo silenzio , « voi rimarrete qui finché non avrò aggiustato i miei affari . Zia Grathia comprerà le vesti e le scarpe ... » La voce rauca e dolente risuonò forte : « Io non voglio nulla . Io no ... » . « Come no ? » , egli chiese , fermandosi di botto davanti al focolare . « Io non resto . » « Che cosa ? » , egli gridò sporgendosi in avanti , coi pugni stretti e gli occhi spalancati . « Spiegatevi meglio . » Ah , dunque non era tutto finito ? Ella osava ? perché osava ? Ah , ella dunque non capiva che suo figlio aveva sofferto e lottato durante tutta la sua vita per raggiungere uno scopo : quello di ritirarla dalla via della colpa e del vagabondaggio , anche sacrificandole tutto il suo avvenire ? Perché ora ella osava ribellarglisi , perché voleva sfuggirgli ancora ? Non capiva che egli le avrebbe impedito di far ciò , anche a costo d ' un delitto ? « Spiegatevi ! » , egli ripeté , dominando a stento la sua collera . E stette ad ascoltare , fremente , esaltato , ficcandosi le unghie puntute sulle palme delle mani , mentre il suo viso andava di momento in momento deformandosi sotto la pressione di un dolore senza nome . Zia Grathia lo fissava , pronta anch ' essa a gettarglisi sopra se egli osava toccare Olì . Fra le tre creature selvagge , riunite intorno al focolare , la fiamma di un tizzo sorgeva azzurrognola e cigolava : pareva piangesse . « Ascoltami » , disse Olì animandosi , « non adirarti , tanto oramai la tua collera è inutile . Il male è fatto e nulla più lo può rimediare : tu puoi uccidermi , ma non ne ritrarrai alcun benefizio . L ' unica cosa che tu possa fare è di non occuparti di me . Io non posso restare qui : me ne andrò e tu non udrai più mie notizie . Figurati di non avermi mai incontrata ... » « Dove vuoi andare ? » , chiese la vedova . « Anch ' io gli ho detto queste cose , ma egli non capisce la ragione : ci sarebbe però un mezzo ... Rimani qui egualmente , invece di andar per il mondo : non diremo chi tu sei ed egli vivrà tranquillo come se tu fossi lontana . Perché , povera te , se vai via di qui , dove andrai ? » « Dove Dio vuole ... » « Dio ? » , proruppe Anania , dandosi forti pugni sul petto . « Dio ora vi comanda di obbedirmi . Non osate neppur più ripetere che non volete restare qui . Non osate » , egli disse come in delirio . « Credete che io scherzi , forse ? Non osate muovere un passo senza ordine mio ; altrimenti sarò capace di tutto ... » « Per il tuo bene » , ella insisté . « Ascoltami almeno : non essere feroce con me , mentre sei indulgente con tuo padre , con quel miserabile che fu la mia rovina . » « Ella ha ragione ! » , disse la vedova . « Tacete ! » , impose Anania . Olì prese ancor più coraggio . « Io non so parlare , Ananì ... io ora non so parlare perché le disgrazie mi hanno reso stupida ; ma una sola cosa ti domando : non avrei tutto da guadagnare restando qui ? Se voglio andar via non è per il tuo bene ? Rispondi . Ah , egli neppure mi ascolta ! » , disse poi , rivolta alla vedova . Anania camminava nuovamente su e giù per la cucina , e pareva non udisse davvero le parole di Olì ; ma a un tratto trasalì e gridò : « Ascolto ! » . Ella riprese umilmente : « Perché dunque vuoi che io rimanga qui ? Lasciami andare per la mia via : come un giorno ti feci del male , lascia che ora possa farti del bene . Lasciami andare : io non voglio esserti d ' impedimento : lasciami andare ... per il tuo bene ... » . « No ! » , egli ripeté . « Lasciami andare , te ne supplico : sono ancor buona a lavorare . Tu non saprai più nulla di me : sparirò come la foglia portata dal vento ... » Egli s ' aggirò su se stesso ; una terribile tentazione lo insidiò : lasciarla andare ! Per un minuto secondo una folle gioia gli brillò nell ' anima , al pensiero che tutto poteva considerarsi come un sogno maligno : una sola parola e il sogno svaniva e tornava la dolce realtà ... Ma subito ebbe vergogna di se stesso : la sua ira crebbe , il suo grido echeggiò nuovamente nella tetra cucina . « No ! » « Tu sei una belva » , mormorò Olì , « non sei un cristiano : sei una belva che morde le sue stesse carni . Lasciami andare , fanciullo di Dio , lasciami ... » « No ! » « Una belva davvero ! » , confermò zia Grathia , mentre Olì taceva e pareva vinta . « C ' è bisogno di urlare così ? Nooo ! Nooo ! Nooo ! Fuori , se sentono , crederanno che c ' è un toro selvatico , chiuso qui dentro . Son queste le cose che ti hanno insegnato a scuola ? » « A scuola mi hanno insegnato questa ed altre cose » , egli disse , abbassando la voce che gli si era fatta rauca . « Mi hanno insegnato che l ' uomo non deve lasciarsi disonorare , a costo di morirne ... Ma voi non potete capire certe cose ! Infine , tagliamo corto , e state zitte tutt ' e due ... » « Io non capisco ? Io capisco benissimo » , protestò la vecchia . « Nonna , voi capite davvero . Ricordatevi ... Ma basta , basta ! » , esclamò egli , agitando le mani , stanco , nauseato . Le parole della vecchia lo avevano colpito ; egli ritornava cosciente , ricordava che si era sempre ritenuto un essere superiore , e voleva porre fine alla scena dolorosa e volgare . « Basta » , ripeté a se stesso , lasciandosi cader seduto in un angolo della cucina e prendendosi la testa fra le mani . « Ho detto no e basta . Finitela ora » , aggiunse con voce affranta . Ma Olì s ' accorse benissimo che era invece il momento di combattere : ella non aveva più paura , e osò tutto . « Senti » , disse con voce umile , sempre più umile , « perché vuoi rovinarti , " figlio mio ? " ( Sì , ella ebbe il coraggio di dir così , ed egli non protestò ) . Io so tutto ... Tu devi sposarti con una fanciulla ricca e bella : se ella viene a conoscere che tu non mi rinneghi , ti rifiuterà . Ed ha ragione : perché una rosa non può stare vicina ad una immondezza ... Fallo per lei ; lasciami andare , ella crederà sempre che io non esista più . Ella è un ' anima innocente ; perché dovrebbe soffrire ? Io andrò lontano , cambierò nome , sparirò portata via dal vento . Basta il male che ti feci involontariamente ... sì ... involontariamente ; figlio mio , io non voglio farti più del male , no . Ah , come una madre può fare il male a suo figlio ? Lasciami andare » . Egli ebbe desiderio di gridare : « Eppure voi non mi avete fatto altro che del male » , ma si vinse . A che serviva gridare ? Era inutile e indecoroso ; no , egli non voleva più gridare : solo , col capo sempre stretto fra le mani , con voce nello stesso tempo lamentosa e rabbiosa , continuò a rispondere : « No , no , no » . In fondo sentiva che Olì aveva ragione , e capiva che ella veramente voleva andarsene per non renderlo infelice , ma appunto l ' idea che in quel momento ella era più generosa e più cosciente di lui lo irritava e gliela rendeva odiosa . Ella si era trasformata : i suoi occhi illuminati lo guardavano supplichevoli e amorosi ; quando ripeteva : « lasciami andare » la sua voce vibrava e tutto il suo volto esprimeva una tristezza senza nome . Forse un sogno soave , che giammai prima d ' allora aveva rischiarato l ' orrore della sua esistenza , le sfiorava l ' anima : restare , vivere per lui , trovar finalmente pace . Ma dal profondo dell ' anima primitiva un istinto di bene , - la scintilla che si cela anche nella selce , - la spingeva a non badare a quel sogno . Una sete di sacrifizio la divorava , ed Anania lo capiva , e sentiva finalmente che ella voleva a modo suo compiere il proprio dovere , come egli a modo suo voleva compiere il suo . Egli però era il più forte e voleva e doveva vincere con tutti i mezzi , anche con la violenza , anche con la necessaria crudeltà del medico che per guarire il malato gli apre la carne coi ferri . Ad un tratto ella si gettò per terra , ricominciò a piangere , supplicò , gridò . Anania rispose sempre no . « Che farò dunque io ? » , ella singhiozzò . « Nostra Signora mia , cosa farò io ? Bisogna che ti abbandoni ancora con inganno , per farti il bene per forza ? Sì , io ti lascerò , io me ne andrò . Tu non sei il mio padrone . Io non so chi tu sei ... Io sono libera ... e me ne andrò ... » Egli sollevò il volto e la guardò . Non era più irato ; ma i suoi occhi freddi e il suo viso livido , improvvisamente invecchiato , incutevano spavento . « Sentite » , disse con voce ferma , « finiamola . È deciso tutto , e non c ' è da discutere oltre . Voi non muoverete un passo senza che io lo sappia . E badate bene , e tenete a mente le mie parole come se fossero le parole di un morto : se finora ho sopportato il disonore della vostra vita vergognosa era perché non potevo impedirlo , e perché speravo di por fine a tale obbrobrio . Ma d ' ora in avanti sarà altra cosa . Se voi vi permettete di andar via di qui vi seguirò , vi ucciderò e mi ucciderò ! Tanto non mi importa più nulla di vivere ! » Olì lo guardava con terrore : in quel momento egli era rassomigliantissimo a zio Micheli , il padre , quando l ' aveva cacciata via dalla cantoniera ; gli stessi occhi freddi , lo stesso volto calmo e terribile , la stessa voce cavernosa , lo stesso accento inesorabile . Le parve di vedere il fantasma del vecchio , che risorgeva per castigarla , e sentì l ' orrore della morte intorno a sé . Non disse più parola , e si accoccolò per terra , tutta tremante di spavento e di disperazione . Una triste notte cadde sul villaggio desolato dal vento . Anania , che non aveva potuto trovare un cavallo per ripartire subito , dovette passare la notte a Fonni , e dormì d ' un sonno inquieto , simile al sonno di un condannato nella prima notte dopo la sentenza . Olì e la vedova vegliarono lungamente accanto al fuoco : Olì aveva il freddo foriero della febbre e batteva i denti , sbadigliava e gemeva . Come in una notte lontana , il vento rombava sopra la cucina vigilata dalla spoglia nera del bandito , e la vedova filava , alla luce giallognola del fuoco , impassibile e pallida come uno spettro : ma questa volta ella non narrava alla sua ospite le storie del marito , e non osava confortarla . Solo , di tanto in tanto , la supplicava inutilmente di andare a letto . « Andrò se mi fate una carità » , disse finalmente Olì . «Parla.» « Chiedetegli se egli ha ancora la rezetta che gli diedi il giorno che siamo fuggiti di qui ; e pregatelo di farmela vedere . » La vecchia promise , e Olì si alzò : tremava tutta , e sbadigliava tanto che le sue mascelle scricchiolavano . Tutta la notte vaneggiò , arsa dalla febbre ; ogni tanto chiedeva la rezetta e si lamentava infantilmente perché zia Grathia , coricatale a fianco , non si alzava e non andava da Anania per chiedergliela . Un dubbio le attraversava la mente in delirio : che Anania non fosse suo figlio . No , egli era troppo crudele e spietato ; ella , che era stata la vittima di tutti non poteva convincersi che suo figlio dovesse torturarla più degli altri . Nel delirio raccontò a zia Grathia che aveva attaccato al collo di Anania quel sacchettino per riconoscerlo quando sarebbe stato grande e ricco . « Io volevo andare a trovarlo un giorno , vecchia vecchia , col bastone . Dun ! Dun ! picchiavo alla sua porta . " Io sono Maria Santissima trasformata in mendicante ! " I servi ridevano e chiamavano il padrone . " Vecchia , che cosa vuoi ? " " Io so che tu hai un sacchettino così e così : io so chi te lo ha dato ; se tu oggi hai tante tancas e servi e buoi lo devi a quella povera anima che ora è ridotta a sette once di polvere . Addio , dammi un po ' di pane col miele . E perdona alla povera anima . " " Servi , segnatevi , questa vecchia che indovina ogni cosa è Maria Santissima ... " Ah , ah , ah , la rezetta , la voglio ... Quel giovine non è ... lui ! La rezetta ... la rezetta ... » All ' alba zia Grathia entrò da Anania e gli raccontò ogni cosa . « Ah » , diss ' egli con un sorriso amaro , « ci voleva anche questa ! che ella dubitasse ! Gliela farò vedere io ... se sono io ! » « Figlio , non essere snaturato : contentala almeno in questa piccola cosa ... » , supplicò zia Grathia . « Ma io non l ' ho più quel sacchettino ; l ' ho buttato via : se lo ritroverò ve lo manderò . » Zia Grathia insisté inoltre per sapere l ' esito del colloquio che Anania avrebbe avuto con la fidanzata . « Se ella veramente ti vuol bene , si rallegrerà della tua buona azione » , gli disse , per confortarlo . « No non ti rifiuterà , anche se tu le dici che non rinneghi tua madre . Ah , l ' amore vero non bada ai pregiudizi del mondo : io amavo pazzamente mio marito quando tutto il resto del mondo lo disprezzava ... » « Vedremo » , disse melanconicamente Anania , « vi scriverò ... » « Per carità , non scrivermi , gioiello d ' oro ! Io non so leggere , lo sai , e non voglio far sapere a nessuno i fatti tuoi . Piuttosto mandami un segno . Senti , se ella non ti rifiuta mandami la rezetta avvolta in un fazzoletto bianco ; se ti rifiuta , mandala avvolta in un fazzoletto di colore ... » Egli promise di contentare la vecchia . « Ma tu quando tornerai ? » « Non so ; fra non molto certamente , appena avrò aggiustato i miei affari . » Egli partì senza aver riveduto Olì ; un ' angoscia infinita l ' opprimeva ; il viaggio gli sembrava eterno , e sebbene un tenue filo di speranza lo guidasse , non avrebbe voluto arrivare mai a Nuoro . « Ella mi ama » , pensava , « forse mi ama come nonna amava suo marito . La sua famiglia mi disprezzerà , mi caccerà ; ma ella mi dirà : " Ti aspetterò , ti amerò sempre ... " . Sì , ma che posso io prometterle ? Oramai il mio avvenire è distrutto » . Un ' altra speranza inconfessabile , egli sentiva però in fondo al cuore : che Olì fuggisse ancora : egli non osava palesare a se stesso questa speranza , ma la sentiva , la sentiva ; e se ne vergognava , e ne calcolava tutta la viltà , ma non poteva scacciarla ... Nel momento in cui aveva gridato : « Vi ucciderò e mi ucciderò » , era stato sincero , ma ora gli pareva che tutto fosse stato un orribile sogno ; e nel rivedere la strada e i paesaggi che tre giorni prima aveva attraversato con tanta gioia nell ' anima , e nell ' avvicinarsi a Nuoro , il senso della realtà lo stringeva acerbamente . Appena arrivato cercò il sacchettino , e per un ' idea superstiziosa , - poiché egli credeva che le cose prevedute non avvengono , - lo avvolse in un fazzoletto di colore . Ma poi pensò che i tristi avvenimenti di quei giorni egli li aveva sempre attesi e preveduti , e si irritò contro la sua puerilità . « Del resto , perché debbo mandare il sacchettino ? Perché debbo contentarla ? » , disse fra sé , sbattendo l ' involto contro il muro . Ma subito lo raccattò , pensando : « Per zia Grathia . Alle quattro vado dal signor Carboni e gli dico tutto » , decise poi . « Bisogna finirla oggi stesso . Bisogna esser uomini . Ed Ora dormiamo . » Si buttò sul letto e chiuse gli occhi . Eran circa le due ; un meriggio caldissimo e silenzioso . Egli aveva ancora nelle orecchie il rombo del vento , ricordava il freddo della notte passata a Fonni , e provava una strana impressione . Gli pareva d ' esser caduto in un abisso roccioso , fra montagne erte desolate che soffocavano il breve orizzonte ; ricordi lontani gli risalivano dal profondo dell ' anima : le notti di febbre a Roma , il fragore del vento su Bruncu Spina , una poesia del Lenau : I Masnadieri nella Taverna della landa , la canzone del mandriano che era passato nella straducola la sera in cui zia Tatàna aveva chiesto la mano di Margherita . Ma nello sfondo della sua immaginazione nereggiava sempre la cucina della vedova , col cappotto nero e vuoto come un simbolo , con la figura di Olì dai grandi occhi di gatto selvatico . Che dolore e che tristezza gli causavano ora quegli occhi ! Così rimase a lungo , senza poter dormire , ma con gli occhi ostinatamente chiusi , immerso in un cupo torpore . A un tratto pensò alla morte , meravigliandosi che questo pensiero non gli fosse ancora balenato in mente . « Nessuna cosa è più certa della morte ; eppure ci tormentiamo tanto per cose che passano inesorabilmente . Tutto passerà : tutti morremo : perché soffrire così ? ... E se alle quattro mi suicidassi ? Sì . » Per qualche momento l ' impressione della fine lo gelò tutto . Passò , ma gli lasciò una oppressione così spaventosa che egli sentì il bisogno di scuotersi per liberarsene . Solo allora si accorse che , in fondo , mentre gli pareva d ' esser in preda alla più cupa disperazione , egli sperava sempre . « Margherita ! Margherita ! Parlerò con lei stanotte ; ella mi dirà di tacere ogni cosa a suo padre , di aspettare , di fingere . No , non voglio essere vile . Voglio essere uomo . Alle quattro sarò dal signor Carboni . » Alle quattro , infatti , egli passò davanti alla porta di Margherita , ma non poté fermarsi , non poté suonare . E passò oltre avvilito , pensando di ritornare più tardi , ma convinto , in fondo , che non sarebbe riuscito giammai di aver il colloquio col padrino . Due giorni e due notti trascorsero così in una vana battaglia di pensieri cangianti come onde agitate . Nulla pareva mutato nella sua vita e nelle sue abitudini ; egli aveva ripreso a dar lezioni agli studentelli in vacanza , leggeva , mangiava , passava sotto le finestre di Margherita e vedendola la guardava ardentemente : ma durante la notte zia Tatàna lo udiva camminare per la camera , scendere nel cortile , uscire , rientrare , vagare : pareva un ' anima in pena , e la buona vecchia lo credeva ammalato . Che aspettava egli ? Che sperava ? Il giorno dopo il suo ritorno , vedendo un uomo di Fonni attraversare la viuzza , impallidì mortalmente . Sì , egli aspettava qualche cosa ... qualche cosa d ' orribile : la notizia che ella fosse scomparsa nuovamente ; e si accorgeva benissimo della sua viltà , ma nello stesso tempo era pronto ad eseguire la sua minaccia : « vi seguirò , vi ucciderò , mi ucciderò » . In certi momenti gli pareva che niente fosse vero ; nella casa della vedova c ' era soltanto la vecchia , col suo cappotto e le sue leggende : niente altro ... niente altro ... La seconda notte dopo il suo ritorno udì zia Tatàna raccontare una fiaba ad un bimbo del vicinato : «...La donna fuggiva , fuggiva , gettando dei chiodi che si moltiplicavano , si moltiplicavano , coprivano tutta la pianura . Zio Orco la inseguiva , la inseguiva , ma non arrivava a prenderla perché i chiodi gli foravan i piedi ... » . Che piacere angoscioso aveva destato quella fiaba in Anania bambino , specialmente nei primi giorni dopo il suo abbandono ! Quella notte egli sognò che l ' uomo di Fonni gli aveva portato la novella : ella era fuggita ... egli la inseguiva , la inseguiva ... attraverso una pianura coperta di chiodi ... Eccola , ella è là , all ' orizzonte : fra poco egli la raggiungerà e la ucciderà ; ma egli ha paura , ha paura ... perché ella non è Olì , è il mandriano passato nella viuzza mentre zia Tatàna era dal signor Carboni ... Anania corre , corre ; i chiodi non lo pungono , eppure egli vorrebbe che lo pungessero ... Olì , trasformata in mandriano , canta : canta i versi del Lenau : I Masnadieri nella Taverna della landa ; ecco , egli sta per raggiungerla e ucciderla , e un gelo di morte lo agghiaccia tutto ... Si svegliò coperto da un sudore freddo , mortale ; il cuore non gli batteva più , ed egli scoppiò in un pianto d ' angoscia violenta . Il terzo giorno Margherita , meravigliata che egli non scrivesse , lo invitò al solito convegno . Egli andò , raccontò la gita , si abbandonò alle carezze di lei come un viandante stanco si abbandona alle carezze del vento , all ' ombra d ' un albero , sull ' orlo della via ; ma non poté dire una sola parola sul cupo segreto che lo divorava . 18 settembre , ore due di notte Margherita , Sono rientrato a casa adesso , dopo aver pazzamente errato per le strade . Mi pare d ' impazzire da un momento all ' altro ed è anche questa paura che mi spinge a confidarti , - dopo una lunga inenarrabile indecisione , - il dolore che mi uccide . Ma voglio esser breve . Margherita , tu sai chi io sono : figlio della colpa , abbandonato da una madre più disgraziata che colpevole , io sono nato sotto un astro terribile e devo espiare delitti non miei . Inconsapevole del mio triste destino , spinto dalla fatalità , io ho trascinato con me , nell ' abisso dal quale io non potrò mai uscire , la creatura che ho amato sopra tutte le creature della terra . Te , Margherita ... Perdonami , perdonami ! Questo è il mio più immenso dolore , il rimorso terribile che mi strazierà per tutto il resto della vita , se pure vivrò ... Senti . Mia madre è viva : dopo una esistenza di colpe e di dolori , ella è risorta davanti a me come un fantasma . Essa è miserabile , malata , invecchiata dal dolore e dalle privazioni . Il mio dovere , tu stessa lo dici a te stessa in questo momento , è di redimerla . Ho deciso di riunirmi con lei , di lavorare per sostenerla , di sacrificare la vita stessa , se occorre , per compiere il mio dovere . Margherita , che dirti altro ? Mai come in questo momento ho sentito il bisogno di aprirti tutta l ' anima mia , simile ad un mare in tempesta , e mai ho sentito mancarmi le parole come mi mancano in quest ' ora decisiva della mia vita . La ragione stessa mi manca ; ho ancora sulle labbra il profumo dei tuoi baci e tremo di passione e di angoscia ... Margherita , Margherita , la mia vita è nelle tue mani ! Abbi pietà di me ed anche di te . Sii buona come io ti ho sempre sognata ! Pensa che la vita è breve , e che la sola realtà della vita è l ' amore , e che nessun uomo della terra ti amerà come ti amo e ti amerò io . Non calpestare la nostra felicità per i pregiudizi umani , i pregiudizi che gli uomini invidiosi inventarono per rendersi scambievolmente infelici . Tu sei buona , sei superiore : dimmi almeno una parola di speranza per l ' avvenire . Ma che dico ? Io divento pazzo ; perdonami , e ricordati che , qualunque cosa accada , io sarò sempre tuo per l ' eternità . Scrivimi subito ... A . 19 settembre Anania , La tua lettera mi sembra un orrendo sogno . Anch ' io non trovo parole per esprimermi . Vieni stanotte , alla solita ora , e decideremo assieme il nostro destino . Sono io che devo dire : la mia vita è nelle tue mani . Vieni , ti aspetto ansiosamente ... M . 19 settembre Margherita , Il tuo bigliettino mi ha gelato il cuore ; sento che il mio destino è già deciso , ma un filo di speranza mi guida ancora . No , non posso venire ; anche volendolo non potrei venire . Non verrò se tu non mi dirai prima una parola di speranza . Allora correrò a te per inginocchiarmi ai tuoi piedi e per ringraziarti e adorarti come una santa . Ma ora no , non posso , e non voglio . Quanto ti scrissi la notte scorsa è la mia irrevocabile decisione ; scrivimi , non farmi morire in questa attesa terribile . Il tuo infelicissimo A . 19 settembre , mezzanotte Anania , Nino mio , Ti ho aspettato fino a questo momento , palpitante di dolore e di amore , ma tu non sei venuto , tu forse non verrai mai più , ed io ti scrivo , in quest ' ora soave dei nostri convegni , con la morte nel cuore e le lagrime negli occhi non ancora stanchi di piangere . La luna smorta cala sul cielo velato , la notte è melanconica e quasi lugubre e mi pare che tutto il creato si rattristi per la sventura che opprime il nostro amore . Anania , perché mi hai tu ingannato ? Io sapevo sì , come tu dici , quello che tu sei , e ti amai appunto perché sono superiore ai pregiudizi umani , perché volevo ricompensarti delle ingiustizie che la sorte aveva tramato a tuo danno , e sopratutto perché credevo che anche tu , anche tu fossi superiore ai pregiudizi , e avessi riposto in me , come io avevo riposto in te , tutta la tua vita . Invece mi sono ingannata ; o meglio sei stato tu ad ingannarmi , tacendomi i tuoi veri sentimenti . Ho sempre creduto che tu sapessi che tua madre viveva , e dove si trovava , e la vita che conduceva ; ma ero certa che tu , vilmente abbandonato da lei , non facessi più caso d ' una madre snaturata , tua sventura e disonore , e la ritenessi come morta per te e per tutti ... Non solo , ma ero certa che se ella osava presentarsi a te , come pur troppo é accaduto , tu non ti saresti degnato neppure di guardarla ... E invece , invece ! Invece tu ora scacci chi ti ha lungamente amato e ti amerà sempre , per sacrificare la tua vita e il tuo onore a chi ti ha abbandonato , bambino inconsapevole ; a chi ti avrebbe ucciso o lasciato in un bosco , in un deserto , pur di liberarsi di te . Ma è inutile che io ti scriva queste cose , perché tu certamente le capisci meglio di me ; ed è inutile che tu continui ad illudermi e ad invocare sentimenti che io non posso avere dal momento che neppure tu li hai . Perché , vedi , io capisco benissimo che tu vuoi sacrificarti non per affetto , e neppure per generosità , - perché probabilmente tu odii giustamente la donna che fu la tua rovina , - ma spinto da quei pregiudizi umani inventati dagli uomini per rendersi scambievolmente infelici . Sì , sì : tu vuoi sacrificarti per il mondo ; tu vuoi rovinarti e rovinare chi ti ama , solo per la vanità di sentir dire : " hai fatto il tuo dovere ! " . Tu sei un fanciullo , e il tuo è un sogno pericoloso ma anche , permettimi di dirtelo , anche ridicolo . La gente , sapendolo , ti loderà , sì , ma in fondo riderà della tua semplicità . Anania , torna in te , sii buono , con te e con me , come tu dici , e sopratutto sii uomo . No , io non dico di abbandonare tua madre , debole e infelice , come essa ti ha abbandonato : no , noi l ' aiuteremo , noi lavoreremo per lei , se occorre , ma che essa stia lontana da noi , che essa non venga a mettersi fra noi , a turbare la nostra vita con la sua presenza . Mai ! mai ! Perché dovrei ingannarti , Anania ? Io non posso neppure lontanamente ammettere la possibilità di vivere assieme con lei ... Ah , no ! Sarebbe una vita orrenda , una continua tragedia ; meglio morire una buona volta che morire lentamente di rancore e di disgusto . Io non ho mai amato quella disgraziata ; ora ne sento pietà , ma non posso amarla ; e ti scongiuro di non insistere nel tuo pazzo progetto , se non vuoi farmela nuovamente odiare mille volte più di prima . Questa la mia ultima decisione ; sì , aiutarla , ma tenerla lontana , che io non la veda mai , che possibilmente il mondo dove vivremo noi ignori che ella esiste . Pensa che anche lei , forse , sarà più contenta di vivere lontana da te , la cui presenza le causerebbe un continuo rimorso . Tu dici che é invecchiata dal dolore , dalle privazioni , miserabile e malata ; ma di chi la colpa se non sua ? Per te , ed anche per lei , è meglio che ella si trovi in quello stato ; così cesserà di vagabondare , e , non ti disonorerà più ; ma che ella , dopo averti oltraggiato quando era sana e giovane , non si faccia un ' arma della miseria e della debolezza per richiedere il sacrifizio della tua felicità ! ... Ah , questo no , non devi permetterlo mai ! No , non è possibile che tu compia una aberrazione fatale ! A meno che tu non mi ami più e colga l ' occasione per ... Ma no , no , no ! Neppure voglio dubitare di te , della tua lealtà e del tuo amore ! Anania , ritorna in te , ti ripeto , non essere malvagio e crudele con me , che ti diedi tutti i miei sogni , tutta la mia giovinezza , tutto il mio avvenire , mentre vuoi essere generoso verso chi ti ha odiato e rovinato . Abbi pietà ... vedi ... io piango , io ti imploro , anche per te , che vorrei veder felice come sempre sognai ... Ricordati tutto il nostro amore , il nostro primo bacio , i giuramenti , i sogni , i progetti , tutto , tutto ricorda ! Fa che tutto non si risolva in un pugno di cenere ; fa che io non muoia di dolore ; fa che tu stesso non abbi a pentirti del tuo pazzo procedere . Se non vuoi dar retta ai miei consigli interroga persone serie , persone di Dio , e vedrai che tutti ti diranno qual è il tuo vero dovere , che tutti ti diranno di non essere ingrato , né malvagio . Ricorda , Anania , ricorda ! Anche ieri notte mi dicevi che dalla vetta del Gennargentu gridasti il tuo amore , proclamandolo eterno . Dunque mentivi ; anche ieri notte mentivi ? E perché ? ... Perché mi tratti così ! Che ho fatto io per meritarmi tanto dolore ? Possibile che tu non ricordi come ti ho sempre amato ? Ricordi una sera che io stavo alla finestra e tu mi buttasti un fiore , dopo averlo baciato ? Io conservo quel fiore per ornarne il mio vestito da sposa ; e dico conservo perché son certa che tu sarai il mio sposo diletto , che tu non vorrai far morire la tua Margherita ( e il tuo sonetto lo ricordi ? ) , che saremo tanto felici , nella nostra casetta , soli soli col nostro amore ed il nostro dovere . Sono io che aspetto da te , subito , una parola di speranza . Dimmi che tutto fu un sogno tormentoso ; dimmi che la ragione è ritornata in te , e che ti penti d ' avermi fatto soffrire . Domani notte , o meglio stanotte , perché è già passata la una , ti aspetto ; non mancare ; vieni , adorato , vieni , diletto mio , mio amato sposo , vieni : io ti aspetterò come il fiore aspetta la rugiada dopo una giornata di sole ardente ; vieni , fammi rivivere , fammi dimenticare ; vieni , adorato , le mie labbra , ora bagnate d ' amaro pianto , si poseranno sulla tua bocca amata come ... « No ! no ! no ! » , disse convulso Anania , torcendo la lettera senza leggerne le ultime righe . « Non verrò ! Sei vile , vile , vile ! Morrò ma non mi vedrai mai più . » Coi fogli stretti nel pugno si gettò sul letto , e nascose il viso sul guanciale , mordendolo , comprimendo i singhiozzi che gli gonfiavano la gola . Un fremito di passione lo percorreva tutto , dai piedi alla nuca ; le invocazioni di Margherita gli davano un desiderio cupo dei baci di lei , e a lungo lottò acerbamente contro il folle bisogno di rileggere la lettera sino in fondo . Ma a poco a poco riprese coscienza di sé e di ciò che provava . Gli parve di aver veduto Margherita nuda , e di sentire per lei un amore delirante e un disgusto così profondo che annientava lo stesso amore . Come ella era vile ! Vile sino alla spudoratezza . Vile e coscientemente vile . La Dea ammantata di maestà e di bontà aveva sciolto i suoi veli aurei ed appariva ignuda , impastata d ' egoismo e di crudeltà ; la Minerva taciturna apriva le labbra per bestemmiare ; il simbolo s ' apriva , si spaccava come un frutto , roseo al di fuori , nero e velenoso all ' interno . Ella era la Donna , completa , con tutte le sue feroci astuzie . Ma il maggior tormento di Anania era il pensare che ella indovinava i suoi più segreti sentimenti e che aveva ragione : sopratutto ragione di rimproverargli l ' inganno usatole , e di pretendere da lui il compimento dei suoi doveri di gratitudine e d ' amore . « È finita ! » , pensò . « Doveva finire così . » Si rialzò e rilesse la lettera : ogni parola lo offendeva , lo disgustava e lo umiliava . Margherita dunque lo aveva amato per compassione , pur credendolo vile come era vile lei . Ella forse aveva sperato di farsi di lui un servo compiacente , un marito umile ; o forse non aveva pensato a nulla di tutto questo ; ma lo aveva amato solo per istinto , perché era stato il primo a baciarla , il solo a parlarle d ' amore . « Ella non ha anima ! » , pensò il disgraziato . « Quando io deliravo , quando io salivo alle stelle e mi esaltavo per sentimenti sovrumani , ella taceva perché nella sua anima era il vuoto , ed io adoravo il suo silenzio che mi sembrava divino ; ella ha parlato solo quando si destarono i suoi sensi , e parla ora che la minaccia il pericolo volgare del mio abbandono . Non ha anima né cuore . Non una parola di pietà : non il pudore di mascherare almeno il suo egoismo . Eppoi come è astuta ! La sua lettera è copiata e ricopiata , sebbene riveli la grossolana ignoranza di lei : quanti " che " , ci sono ! Mi sembrano martelli , pronti a fracassarmi il cranio . Le ultime righe , poi , sono un capolavoro ... ella sapeva già , prima di scriverle , l ' effetto che dovevano produrre ... ella è più vecchia di me ... ella mi conosce perfettamente , mentre io comincio appena adesso a conoscerla ... ella vuole attirarmi al convegno perché è sicura che se io ci vado mi inebrio e divento vile ... Inganno ! inganno ! inganno ! Come la disprezzo ora ! Non una parola buona , non uno slancio generoso , niente , niente ! Ah , che rabbia ! » ( torse di nuovo la lettera ) « Vi odio tutti ; vi odierò sempre ! Voglio essere cattivo anch ' io ; voglio farvi soffrire , schiantare , morire ... Cominciamo ! » Prese il sacchettino ancora avvolto nel fazzoletto di colore , e poco dopo lo mandò a zia Grathia . « Tutto è finito ! » , ripeteva ogni momento . E gli pareva di camminare nel vuoto , fra nuvole fredde , come sul Gennargentu ; ma adesso invano guardava sotto , intorno a sé : non via di scampo ; tutto nebbia , vertigine , orrore . Durante la giornata pensò cento volte al suicidio ; s ' informò se poteva presentarsi subito agli esami per maestro elementare o per segretario comunale ; andò nella bettola e presa fra le braccia la bella Agata ( già fidanzata con Antonino ) , la baciò sulle labbra . Turbini di odio e di amore per Margherita gli attraversavano l ' anima ; più rileggeva la lettera più ella gli sembrava perfida ; più sentiva d ' allontanarsele più l ' amava e la desiderava . Baciando Agata ricordava l ' impressione violenta che il bacio della bella paesana gli aveva destato un giorno ; anche allora Margherita era tanto lontana da lui , un mondo di poesia e di mistero li divideva ; e questo stesso mondo , crollato , li divideva ancora . « Che hai ? » , gli chiese Agata , lasciandosi baciare . « Vi siete bisticciati , con lei ? Perché mi baci ? » « Perché mi piaci ... Perché sei puzzolente ... » « Tu hai bevuto » , diss ' ella , ridendo . « Se ti piacciono le donne così , puoi andare da Rebecca ... Se però Margherita viene a saperlo ! » « Taci ! » , diss ' egli , adirandosi . « Non pronunziar neppure il suo nome ... » « Perché ? » , chiese Agata , freddamente maligna . « Non diverrà mia cognata ? È forse diversa da noi ? È una donna come noi . Perché noi siamo povere ? Chissà poi se anch ' ella sarà ricca ! Se fosse stata certa di ciò , forse ti avrebbe tenuto sempre a bada finché trovava un partito migliore di te ! » « Se non la finisci ti batto ... » , diss ' egli furibondo . Ma l ' insinuazione di Agata accrebbe i suoi sentimenti : oramai egli riteneva Margherita capace di tutto . Verso sera si mise a letto , con la febbre , deciso a non alzarsi , l ' indomani , affinché Margherita venisse a sapere ch ' egli era malato , e ne soffrisse . Giunse ad immaginarsi una segreta visita di lei ; e pensando alla scena che ne sarebbe seguita , tremava di dolcezza . Ma ad un tratto questo sogno gli apparve qual era , puerilmente sentimentale , e ne provò vergogna . Si alzò ed uscì . Alla solita ora si trovò davanti al portone di Margherita . Ella stessa aprì . Si abbracciarono e si misero entrambi a piangere ; ma appena Margherita cominciò a parlare , egli sentì un invincibile disgusto per lei , poi un senso di gelo . No , egli non l ' amava più , non la desiderava più . Si alzò e andò via senza pronunziar parola . Giunto in fondo alla strada tornò indietro , s ' appoggiò al portone e chiamò : « Margherita ! » . Ma il portone rimase chiuso . IX . 20 settembre Il tuo procedere d ' ieri notte mi ha finalmente rivelato il tuo carattere ed i tuoi sentimenti . Crederei inutile dirti che tutto è finito e inesorabilmente fra noi , se tu non prendessi il mio silenzio per un segno di attesa umiliante . Addio dunque e per sempre . M . PS Desidero riavere le mie lettere : - io ti restituirò le tue . Nuoro , 20 settembre Caro padrino , Volevo io stesso venire da Lei per dichiararle a voce quanto sto per scriverle , ma in questo momento ricevo da Fonni la notizia che mia madre trovasi là gravemente malata e sono costretto a partire immediatamente . Ecco dunque quanto volevo dirle . Sua figlia mi avverte che ritira la promessa di matrimonio , stretta fra noi con consentimento Suo . Margherita Le spiegherà meglio , se già non lo ha fatto , il perché di questa sua decisione , da me pienamente accettata . I nostri caratteri sono troppo diversi perché noi possiamo andare d ' accordo ; per fortuna nostra , ed anche delle persone che ci amano , abbiamo fatto in tempo questa triste scoperta , che se ci rende infelici adesso , impedisce però un errore che poteva causare la disgrazia di tutta la nostra vita . Sua figlia sarà certamente fortunata quanto merita , e incontrerà un uomo degno di lei ; nessuno più di me le augura ogni felicità ; io ... seguirò il mio destino ... Ah , caro padrino , rileggendo questa mia lettera , dopo le spiegazioni che Le darà Sua figlia , non mi accusi d ' ingratitudine e d ' orgoglio . No , qualunque cosa succeda , resti io libero o no di compiere gravissimi doveri verso una madre infelice , io considero finito ogni rapporto fra me e la Sua famiglia ; ma nel mio cuore conserverò sempre , fino all ' ultimo soffio di vita , la riconoscenza e sopratutto la venerazione per Lei . In quest ' ora dolorosa della mia vita , mentre gli avvenimenti mi spingono a disperare di tutto e di tutti , e specialmente di me stesso , la sua figura , padrino , la sua figura onesta e buona mi guida ancora , come mi guidò fin dal primo giorno che La conobbi ; e mi fa ancora credere che esista la bontà umana . E il dovere della riconoscenza verso di Lei mi anima ancora a vivere , mentre la luce della vita mi manca intorno ... Altro non so dirle : ma l ' avvenire Le dimostrerà meglio i miei sentimenti , e , spero , non le permetterà di pentirsi di avermi fatto del bene . Suo sempre riconoscentissimo Anania Atonzu Verso le tre del pomeriggio Anania era già in viaggio verso Fonni , su un vecchio cavallo cieco d ' un occhio , che in verità non procedeva come l ' occasione avrebbe richiesto . Ma , ahimè , perché nasconderlo ? Anania non aveva fretta , sebbene il carrozziere , per mezzo del quale zia Grathia aveva mandato la notizia del grave stato di Olì , avesse detto : « Bisogna che vostè parta subito ; forse troverà la donna già morta » . Per un pezzo Anania pensò solamente alla lettera ch ' egli stesso , passando a cavallo , aveva consegnato alla serva del signor Carboni . « Egli mi disprezzerà » , pensava . « Darà ragione a sua figlia quando essa gli avrà esposto le mie strane pretese . Sì , qualunque donna avrebbe agito come ha agito lei ; io ho avuto torto , ma con qualunque donna anch ' io avrei agito come ho agito con lei . » Poi ripensò alle ultime righe della sua lettera . « Faranno buona impressione . Forse dovevo aggiungere che il torto è tutto mio , ma che non potevo agire altrimenti : ma no , essi non potrebbero capirmi , come non potranno mai perdonarmi . Tutto è finito . » E all ' improvviso sentì un impeto di gioia ricordandosi che sua madre moriva ; ma subito cercò di inorridire di se stesso . « Sono un piccolo mostro » , pensò ; ma la sua gioia era così profonda e crudele che le stesse parole « piccolo mostro » gli parvero qualche cosa di buffo e lo esilararono . Dopo un momento , però , sentì davvero orrore di ciò che provava . « Ella muore » , pensò , « e sono io che la uccido : ella muore di paura , di rimorso , di dolore . Sì , io l ' ho vista l ' altro giorno ripiegarsi , restringersi , con gli occhi pieni di disperazione : le mie parole l ' hanno ferita come pugnalate . Che cosa lurida è il cuore umano ! Ecco che io gioisco del mio delitto , e godo come un prigioniero che riacquista la libertà dopo aver ucciso il carceriere , - mentre accuso di viltà Margherita e la disprezzo perché ella dice sinceramente di non potere amare una donna perduta . Ah , io sono ben più vile ; cento volte più vile di lei . Ma posso io sentire altrimenti ? Qual turbine di contraddizioni spaventevoli , qual forza malvagia trascina e contorce l ' anima umana ? E perché , anche comprendendo e aborrendo questa forza , non possiamo vincerla ? Il Dio che governa l ' universo è il Male , un Dio mostruoso che vive entro di noi come il fulmine nell ' aria . E chissà , forse , mentre io mi rallegro per la probabile morte di quella disgraziata , questa potenza infernale che ci opprime e ci deride fa migliorare l ' infelice , e la farà guarire per mio castigo » . Questo pensiero lo rattristò di nuovo ; ed egli sentì orrore della sua tristezza , come aveva sentito orrore della sua gioia : ma non poté vincere né l ' una né l ' altra . Il tramonto lo avvolse mentre egli saliva da Mamojada a Fonni : un velo di dolcezza stendevasi sul grande paesaggio roseo : le ombre che si allungavano soavemente sul tappeto dorato delle stoppie davano l ' idea di persone dormienti , e le montagne rosee si fondevano col cielo roseo , ove la luna mostrava già la sua unghia di perla . Anania cominciò a sentirsi meno cattivo ; anche l ' anima sua s ' elevava verso un paesaggio mistico e puro . « Un tempo ho creduto di esser buono » , egli pensava : « inganno , sempre inganno . Pensando a lei mi esaltavo come quando pensavo a Margherita : mi pareva di amarla e di poterla redimere , e di rendere così la mia esistenza utile . Invece l ' ho uccisa . Che farò ora ? Che ne farò della mia libertà ? Della mia " miserabile tranquillità " ? Non sarò mai più felice ; non crederò più né agli altri né a me stesso . Ora sì , ora capisco che cosa è l ' uomo : è una vana fiamma che passa nella vita e incenerisce tutto ciò che tocca , e si spegne quando non ha più nulla da distruggere ... » . A misura che egli saliva , il sole calava : era un tramonto meraviglioso . Passando sotto un albero egli fermò il cavallo per contemplare uno squarcio di paesaggio che sembrava un quadro simbolico : le montagne s ' eran fatte violette ; una lunga nuvola dello stesso colore oscurava l ' orizzonte in alto : fra la nuvola e le montagne il cielo d ' oro e un grande sole cremisi senza raggi . In quel momento , non seppe perché , Anania si sentì buono buono e triste . Arrivò a desiderare sinceramente la guarigione di sua madre : gli parve di provare una infinita pietà per lei , e il bel sogno infantile , d ' una vita di sacrifizio dedicata interamente alla redenzione dell ' infelice , gli brillò nell ' anima , grande e melanconico come quel sole morente . Ma ad un tratto s ' accorse che egli faceva quel sogno esclusivamente per sé , - perché ormai non gliene restava altro , - e paragonò la sua tardiva generosità ad un arcobaleno incurvato sopra una campagna devastata dall ' uragano ; splendore inutile . « Che farò io ? » , ripeté disperandosi nuovamente . « Non amerò più , non crederò più . Il romanzo della mia vita è finito . Finito a ventidue anni , quando per gli altri i romanzi cominciano . » Arrivò a Fonni ch ' era già notte . La luna nuova cadeva sul cielo lucido frastagliato dal profilo nero dei tetti di scheggia ; l ' aria era freschissima , profumata ; si udivano distintamente i tintinnii delle capre ritornanti dal pascolo , il passo dei cavalli , i latrati dei cani ; ed Anania pensò a Zuanne e ricordò l ' infanzia lontana come non l ' aveva ricordata durante la sua prima gita a Fonni . Il suo arrivo davanti alla casa della vedova richiamò ai finestrini , alle porticine , ai poggiuoli di legno delle casette attigue , molte teste curiose . Dovevano aspettarlo : un bisbiglìo misterioso sorse intorno , ed egli se ne sentì come avvolto , e gli parve che una rete pesante lo stringesse tutto e lo attirasse giù , in un abisso di tenebre . « Deve esser morta ! » , pensò , smontando dal vecchio cavallo che rimase immobile . Zia Grathia apparve subito sulla porticina , con un lume in mano : era più cadaverica del solito , con gli occhietti rossi affondati in un gran cerchio livido . Anania la guardò inquieto . « Come sta ? » , chiese , sforzandosi a render la sua voce desolata . « Ah , sta bene ! Ha finito la sua penitenza terrestre ! » , rispose la vecchia con tragica solennità . Anania capì che sua madre era morta : non se ne rattristò troppo , ma non ne provò neppure sollievo . « Dio ! Dio ! Ma perché non avvertirmi ? A che ora è spirata ? Posso almeno vederla ? » , chiese , con ansia in parte vera e in parte finta , entrando nella cucina illuminata da un gran fuoco . Seduto accanto al focolare vide un paesano che pareva un sacerdote egizio pallido , con una lunga barba nerissima quadrata , e due occhi neri rotondi spalancati . Lo strano tipo , che teneva fra le mani un grosso rosario nero , guardò ferocemente Anania , e il giovine se ne accorse e cominciò a sentire una misteriosa inquietudine . Una idea terribile gli balenò in mente . Ricordò l ' aria impacciata del carrozziere che gli aveva recato la notizia della grave malattia di sua madre ; ripensò che pochi giorni prima Olì era sofferente , ma non malata , e capì che gli si voleva nascondere qualche cosa di truce . Intanto la vedova , rimasta accanto alla porta , diceva al paesano : « Fidele , bada al cavallo : ecco , la paglia è là . Muoviti » . « A che ora è morta ? » , chiese Anania , rivolgendosi anch ' egli al paesano , i cui occhi neri rotondi come due buchi lo suggestionavano stranamente . « Alle due ! » , rispose una voce di basso profondo . « Alle due ! Ho ricevuto la notizia a quell ' ora , io ! Ah , perché non avvertirmi prima ? » « Che potevi fare ? » , osservò la vedova , che badava sempre al cavallo . « Muoviti , Fidele , figlio » aggiunse con un po ' di impazienza . « Perché non avvertirmi ? » , ripeté Anania con voce lamentosa , curvandosi automaticamente per togliersi lo sprone . « Ma che cosa ha avuto ? Ma il medico , dunque ? ... Dio , Dio mio ... io non sapevo niente ! Ora vado a vederla . » Si avanzò verso la scaletta ; ma zia Grathia , sempre col lume in mano , lo rincorse e lo afferrò per un braccio . « Che cosa , figlio ? ... Ma che cosa tu vuoi vedere ? ... Un cadavere ! » , gridò , quasi spaventata . Allora egli si turbò profondamente . « Nonna ! Nonna mia ; credete che io abbia paura ? Andiamo ! » « Bene , andiamo ... Aspetta ! » , disse la vecchia , e lo precedette su per la scaletta di legno : la sua ombra deforme tremolò sul muro , allungandosi fino al tetto . Davanti all ' uscio della cameretta ove giaceva la morta , zia Grathia si fermò esitando , e strinse nuovamente il braccio di Anania ; egli si accorse che la vecchia tremava , e , non seppe perché , anch ' egli sentì un brivido . « Figlio » , disse zia Grathia a bassa voce , quasi in segreto , « non spaventarti . » Egli impallidì ; il pensiero che da qualche momento lo tormentava , deforme e mostruoso come le ombre tremolanti sui muri , prese forma e gli riempì l ' anima di terrore . « Che è ? » , gridò , indovinando intera l ' orrenda verità . « Sia fatta la volontà del Signore ... » « Si è uccisa ? » «Sì...» « Oh , Dio ! Oh , che orrore ! » Egli gridò due volte , e gli parve che i capelli gli si rizzassero sul capo , e sentì la sua voce risonare nel lugubre silenzio della casetta . Ma subito si dominò , e spinse l ' uscio . Sul lettuccio , dove egli aveva dormito , vide il cadavere di Olì , delineato dal lenzuolo che lo copriva ; per le imposte aperte entrava l ' aria fresca della sera , e la fiammella di un cero , che ardeva accanto al letto , pareva volesse volar via , fuggirsene per la notte fragrante . Anania s ' avvicinò subito al letto , e cautamente , quasi temendo di svegliarlo , scoprì il cadavere . Una benda coperta di macchie già secche di sangue nerastro fasciava il collo , passava sotto il mento e sulle orecchie e si annodava tra i folti capelli neri della morta ; in questo cerchio tragico il viso di lei si disegnava grigiastro , con la bocca ancora contorta per lo spasimo : attraverso le grandi palpebre socchiuse si scorgeva la linea vitrea degli occhi . Anania capì subito che Olì s ' era recisa la carotide . Colpito sinistramente dalle macchie di sangue , ricoprì il viso della morta , lasciando solo scoperti i capelli che si aggrovigliavano sull ' alto del guanciale : i suoi occhi s ' erano riempiti di terrore , la sua bocca si contorse alquanto , quasi imitando la contrazione spasmodica della bocca di Olì . « Dio ! Dio ! Che orrore , che orrore ! » , egli disse , intrecciando disperatamente le dita e scuotendo le mani . « Il sangue ! Ha sparso il sangue ! Ma come ha fatto , dunque , come ha potuto ? Ma come ha fatto ? Ma si è dunque tagliata la gola ? Che orrore ! Che errore fu il mio ! Dio ! Dio ! ... No , zia Grathia , non chiudete ... io soffoco . Sono stato io a dirle di uccidersi ... Ah ! ah ! ah ! » Egli singhiozzò , senza lacrime , soffocato da un impeto di rimorso e di orrore . « Ella è morta disperata » , disse poi , « ed io non le ho detto una sola parola di conforto . Dopo tutto ella era mia madre , ed ha sofferto nel mettermi al mondo . Ed io ... l ' ho uccisa ... ed io vivo ! » Mai , come in quel momento , davanti al terribile mistero della morte , egli aveva sentito tutta la grandezza ed il valore della vita . Vivere ! Non bastava soltanto vivere , muoversi , sentire la brezza profumata mormorare nella notte serena , per essere felici ? La vita ! La cosa più bella e più sublime che una volontà eterna ed infinita abbia potuto creare ! Ed egli viveva ; ed egli doveva la vita alla misera creatura che ora gli stava davanti immobile e priva di questo sommo bene . Perché egli non aveva mai pensato a questo ? Ah , egli non aveva mai capito il valore della vita , perché non aveva mai veduto da vicino l ' orrore e il vuoto della morte . Ed ecco ella , ella sola s ' era riserbata il compito di rivelargli col dolore della sua morte , la gloria suprema di vivere : ella , a prezzo della sua propria vita , lo faceva nascere una seconda volta , e questa nuova vita era incommensurabilmente più grande della prima . Come un velo gli cadde dagli occhi ; egli vide tutta la meschinità delle sue passioni , dei suoi odi e dei suoi dolori passati . Egli aveva sofferto perché sua madre aveva peccato , perché lo aveva abbandonato ed era vissuta nella colpa ! Sciocco ! Che importava tutto ciò ? Che importavano queste sfumature nel quadro grandioso della vita ? Non bastava che Olì lo avesse fatto nascere , perché ella rappresentasse per lui la più meritevole delle creature , la madre , ed egli dovesse amarla ed esserle riconoscente ? Egli singhiozzò ancora : ma attraverso la sua angoscia sentiva sempre più intensa la gioia di vivere . Sì , egli soffriva : dunque viveva . La vedova gli si avvicino , prese fra le sue le mani di lui , strette convulsivamente , lo confortò , gli fece coraggio , poi lo supplicò d ' allontanarsi . « Andiamo giù , figlio , andiamo . No , non tormentarti : ella è morta perché doveva morire . Tu hai fatto il tuo dovere , ed essa ... forse anch ' essa fece il suo , sebbene il Signore ci abbia dato la vita per penitenza , imponendoci di vivere ... Andiamo giù . » « Era giovane ancora ! » , disse Anania , calmandosi alquanto e fissando i capelli neri della morta . « No , non ho paura , zia Grathia , aspettate , restate un momento . Quanti anni aveva ? Trentotto ? Ditemi » , chiese poi , « a che ora è morta ? Come ha fatto ? Raccontatemi tutto . È stato qui il pretore ? » . « Andiamo ; ti dirò tutto , vieni » , ripeteva zia Grathia , dirigendosi verso l ' uscio . Ma egli non si mosse : guardava sempre i capelli della morta , meravigliandosi che fossero così neri ed abbondanti , ed avrebbe voluto ricoprirli col lenzuolo , ma provava una strana paura ad avvicinarsi nuovamente al cadavere . La vedova tornò presso il letto , ricoprì i capelli , e preso Anania per la mano lo trascinò fuori . Egli si voltò per guardare il tavolinetto appoggiato al muro , ai piedi del letto ; poi , quando furono usciti , si mise a sedere su un gradino della scala . La vedova depose il lume per terra , sedette anch ' essa sulla scaletta , e cominciò a narrare una lunga storia , della quale Anania serbò sempre nella memoria questi tristi frammenti : « Ella diceva sempre , sempre : " Oh , me ne andrò , vedrete , me ne andrò , anche se egli non vuole . Gli feci abbastanza del male , zia Grathia mia : ora bisogna che lo liberi di me , in modo che egli non senta più il mio nome . Lo abbandonerò una seconda volta , ora che non vorrei lasciarlo più ... lo abbandonerò nuovamente per espiare la colpa del primo abbandono ... " » . « Ella fece arrotare il coltello a serramanico , che teneva sempre con sé ... » «...Quando ricevemmo il sacchettino entro il fazzoletto colorato , ella diventò livida ; poi squarciò un po ' il sacchettino e pianse ... » «...Sì, ella s ' è tagliata la gola . Sì , stamattina alle sei , mentre io ero alla fontana . Quando rientrai la trovai in un lago di sangue : era ancora viva , con gli occhi spalancati orribilmente ... » «...Tutta la giustizia , - il brigadiere , il pretore , il cancelliere , - invase la casa . Ah , pareva l ' inferno ! Il popolo s ' affollò nella strada , le donne piangevano come bambine . Il pretore sequestrò il coltello , mi guardò con occhi terribili , mi chiese se tu avevi minacciato tua madre . Poi vidi che anch ' egli aveva le lagrime agli occhi ... » « Ella visse fin quasi a mezzogiorno ; agonia per tutti . Figlio , tu sai se nella mia vita io vidi cose terribili ; ma nessuna come questa . No , non si muore di dolore e di pietà , poiché io oggi non sono morta . Ah , perché siamo nati ? » ella concluse , piangendo . Anania provò un indicibile turbamento nel veder piangere quella donna strana , che il dolore pareva avesse da lungo tempo pietrificato ; ma egli , egli che la notte prima aveva pianto d ' amore fra le braccia di Margherita , egli non poté piangere di rimorso e d ' angoscia : solo qualche singhiozzo convulso gli stringeva ogni tanto la gola . Si alzò e pregò la vedova di lasciarlo rientrare un momento nella camera . « Voglio vedere una cosa ... » disse , con voce tremula da bambino . La vedova riprese il lume , riaperse l ' uscio , lasciò passare Anania , e attese : così triste e nera , con quell ' antica lucerna di ferro in mano , ella pareva la figura della Morte in attesa vigilante . Anania si avvicinò in punta di piedi al tavolinetto , sul quale aveva notato il suo sacchettino , squarciato , deposto su un piatto di vetro . Prima di toccarlo lo guardò quasi con diffidenza , poi lo prese e lo vuotò . Ne uscì fuori una pietruzza gialla , e cenere , cenere annerita dal tempo . Cenere ! Anania palpò a lungo , con tutte e due le mani , quella cenere nera che forse era l ' avanzo di qualche ricordo d ' amore di sua madre ; quella cenere che aveva posato lungamente sul suo petto , sentendone i palpiti più profondi . E in quell ' ora memoranda della sua vita , della quale capiva di non sentire ancora tutta la solenne significazione , quel mucchiettino di cenere gli parve un simbolo del destino . Sì , tutto era cenere : la vita , la morte , l ' uomo ; il destino stesso che la produceva . Eppure , in quell ' ora suprema , vigilato dalla figura della vecchia fatale che sembrava la Morte in attesa , e davanti alla spoglia della più misera delle creature umane , che dopo aver fatto e sofferto il male in tutte le sue manifestazioni era morta per il bene altrui , egli ricordò che fra la cenere cova spesso la scintilla , seme della fiamma luminosa e purificatrice , e sperò , e amò ancora la vita . FINE Note : [ 1 ] Olì . Rosalia . [ 2 ] Segnare i cespugli , cioè legarli con un nastro affinché nessuno li tocchi . [ 3 ] Accusorgios . Tesori nascosti . [ 4 ] bardana , da gualdana , impresa brigantesca per la quale si radunavano in gran numero malfattori armati che andavano così uniti ad assaltare un ovile , una casa , a rapire un armento , a commettere una grassazione . [ 5 ] Capo di Sopra . La provincia di Sassari . [ 6 ] Al beato . Al morto . [ 7 ] Scandule . Scheggie . [ 8 ] Cuculo bello agreste , Dimmi che ora è . [ 9 ] Cuculo bello del mare , Dimmi quanti anni ci vogliono ancora perché io mi sposi ? [ 10 ] Cuculo bello del giglio , Quanti anni ci vogliono ancora perché io abbia un figlio ? [ 11 ] Cuculo bello di sorella , Quanti anni ci vogliono perché io muoia ? [ 12 ] La rezetta : questi sacchettini - amuleti contengono o scongiuri o preghiere scritte su un foglietto di carta , o erbe e fiori raccolti la notte di San Giovanni , o pezzetti di carbone , cenere , frammenti della vera croce , ecc . [ 13 ] Tu vuoi tirar fuori di tasca le tue corna per mettertele sul capo . Espressione locale . Fare scandalo a proprio danno . [ 14 ] Non prenderti poi la porzione più grande . Espressione locale . Offendersi , mentre si ha torto . [ 15 ] Sa Gattu . Il Gatto . [ 16 ] Ogni persona viva Porta pidocchi E tu che lo stai dicendo Ce ne hai uno che cammina Sul colletto . [ 17 ] Ascusorju . Nascondiglio contenente un tesoro . [ 18 ] Maria Iscorronca . Nomignolo spregiativo che equivale a strega o a qualcosa di simile . [ 19 ] ... dolce di scorze d ' arancio , mandorle e miele ... È l ' aranciata , con la quale forse il Sardo primitivo ha voluto imitare o riprodurre il favo del miele , del quale realmente l ' aranciata prende la forma , il colore ed anche un po ' la sostanza . [ 20 ] Galanu meu . Bello mio . [ 21 ] Sas manos siccas . Ti si rattrappiscano le mani . [ 22 ] Anninia . Ninna - nanna . [ 23 ] Jana . Fata nana delle tradizioni sarde . [ 24 ] Patiu . Il cortile , o meglio una specie di terrapieno che circonda quasi tutti i nuraghes . [ 25 ] A servizio del re . Il carcere . [ 26 ] Usciu , usssciuu ! . Voce per allontanare i gatti . [ 27 ] Nonna . Madrina . [ 28 ] Malune . Recipiente di sughero . [ 29 ] Come mi vedi , mi scrivi . Espressione locale : « Non ho altro che quel che ho indosso » .
IL SANTO ( FOGAZZARO ANTONIO , 1905 )
Narrativa ,
CAPITOLO PRIMO . Lac d ' amour . Jeanne si posò aperto sulle ginocchia il volumetto sottile che stava leggendo presso la finestra . Contemplò pensosa dentro la ovale acqua plumbea dormente a ' suoi piedi il passar delle nubi primaverili che ad ora ad ora trascoloravano la villetta , il giardino deserto , gli alberi dell ' altra sponda , le campagne lontane , a sinistra il ponte , a destra le quiete vie che si perdevano dietro il Bèguinage , e i tetti acuti della grande mistica morta , Bruges . Ah se quella Intruse di cui stava leggendo , se quella funerea visitatrice movesse ora , invisibile , per la città sepolcrale , se le rughe brevi dell ' acqua plumbea fossero l ' orma sua , s ' ella toccasse già la riva , la soglia della villetta , con il suo sospirato dono di sonno eterno ! Suonarono le cinque ; su su , presso le bianche nubi , magiche voci d ' innumerevoli campane cantarono sopra le case , le piazze , le vie di Bruges il malinconico incantesimo che ne eterna il sopore . Jeanne si sentì su gli occhi due mani fresche , un ' aura profumata sul viso , e sui capelli un alito , un sussurro " encore une intruse ! " un bacio . Non parve sorpresa . Alzò la mano ad accarezzare il viso chino sopra di lei e disse solamente : " Addio , Noemi . Magari fossi tu l ' Intruse ! " La signorina Noemi non intese . " Magari ? " diss ' ella . " È italiano , questo ? Non è arabo ? Spiegati subito . " Jeanne si alzò . " Non capiresti lo stesso " diss ' ella con un sorriso triste . " Dobbiamo fare il nostro esercizio di conversazione italiana , adesso ? " " Ma , prego ! " " Dove sei andata con mio fratello ? " " All ' Ospitale di S . Giovanni a salutare Memling . " " Bene , parla di Memling . - No , prima dimmi se Carlino ti ha fatto dichiarazioni . " La signorina rise . " Sì , mi ha dichiarato la guerra e io gli . " " E io a lui , si dice . - Vorrei che s ' innamorasse di te " soggiunse Jeanne , seria . La signorina aggrottò le ciglia . " Io non vorrei " diss ' ella . " Perché ? Non è simpatico ? Non ha spirito ? Non è colto ? Non è distinto ? Ed è anche ricco , poi , sai . Disprezziamo pure la ricchezza , ma è una cosa comoda . " Noemi d ' Arxel posò le mani sulle spalle dell ' amica e la guardò nelle pupille . Gli azzurri occhi erano gravi e tristi . I bruni occhi indagati sostenevano quello sguardo con fermezza lampeggiante a vicenda di sfida , di cruccio e di riso . " Intanto " disse la signorina " il signor Carlino mi piace per vedere Memling , per suonare a quattro mani musica classica e anche per farmi leggere Kempis , benché questo suo nuovo amore di Kempis pare una profanazione pensando che crede niente . Je suis catholique autant qu ' on peut l ' être lorsqu ' on ne l ' est pas , eppure quando sento un miscredente come tuo fratello leggere Kempis così bene , perdo quasi anche la mia fede cristiana ! Gli voglio poi bene perché è tuo fratello , ma è tutto ! Oh , questa signora Jeanne Dessalle dice qualche volta cose ... cose ... ! Non so , non so , non so . Ma warte nur , du Räthsel , mi diceva la mia istitutrice . Aspetta , enigma ! " " Cosa devo aspettare ? " Noemi cinse di un braccio il collo dell ' amica : " Io ti sonderò l ' anima con una sonda che porterà su perle tanto grandi , tanto belle e anche forse qualche alga , qualche poco di fango del fondo e forse una piccolissima pi œuvre." " Non mi conosci " replicò Jeanne . " Sei la sola persona , fra i miei amici , che non mi conosce . " " Già , solamente quelli che ti adorano ti conoscono , penso io , eh ? Oh sì , questa è una mania che hai , di credere che tutta la gente ti adora . " Jeanne fece la solita boccuccia di bambina infastidita . " Che sciocca ! " diss ' ella . E subito corresse la parola con un bacio e una smorfia , mezzo sorriso , mezzo lamento . " Le donne ! " riprese . " Le donne , ti ho sempre detto , mi adorano ! Vuoi dire che non mi adori , tu ? " " Mais point du tout ! " esclamò Noemi . Jeanne brillò negli occhi di malizia e di dolcezza : " In italiano si dice : sì , di tutto cuore ! " I fratelli Dessalle avevano passato l ' estate precedente a Maloja , Jeanne studiandosi di essere una compagna gradevole , nascondendo quanto poteva la sua insanabile piaga ; Carlino cercando , nelle ore mistiche , a Sils Maria e nei dintorni , le traccie di Nietzsche , farfalleggiando nelle ore mondane di dama in dama , pranzando spesso a S . Moritz e persino a Pontresina , facendo musica con un addetto militare dell ' ambasciata germanica di Roma e con Noemi d ' Arxel , discorrendo di religione con la sorella e il cognato di lei . Le due sorelle d ' Arxel , orfane , erano belghe di nascita , olandesi di origine e protestanti . La maggiore di esse , Maria , aveva sposato , dopo un idillio singolare e poetico , il vecchio pensatore italiano Giovanni Selva , che sarebbe popolare in Italia se gl ' italiani avessero maggiore interesse per gli studi religiosi ; poiché il Selva è forse il più legittimo rappresentante italiano del cattolicesimo progressista . Maria si era fatta cattolica prima del matrimonio . I Selva passavano l ' inverno a Roma , il resto dell ' anno a Subiaco . Noemi , serbatasi fedele alla religione de ' suoi padri , alternava Bruxelles con l ' Italia . Ora la vecchia istitutrice , colla quale viveva , era morta a Bruxelles da un mese , alla fine di marzo . Né Giovanni Selva né sua moglie avevano potuto , per una indisposizione del primo , venire ad assistere Noemi in quei frangenti . Jeanne Dessalle , che si era legata particolarmente a Noemi , aveva persuaso il fratello a un viaggio nel Belgio , da lui non conosciuto , e quindi offerto ai Selva di recarsi a Bruxelles in loro vece . Così era avvenuto che Noemi si trovasse con i Dessalle a Bruges verso la fine di aprile . Vi abitavano una villetta in riva al breve specchio d ' acqua che chiamano Lac d ' amour . Carlino si era innamorato di Bruges e particolarmente del Lac d ' amour come titolo di un romanzo che andava sognando di scrivere , senza tenerne ancora in mente molto più che la compiacenza profetica di aver mostrato al mondo uno squisito e originale magistero di arte . " En tout cas " replicò Noemi " di tutto cuore , no ! " " Perché ? " " Perché il mio cuore lo sto dedicando a un ' altra persona . " " A chi ? " " A un frate . " Jeanne trasalì , e Noemi , confidente dell ' amica , del suo insanabile amore per l ' uomo scomparso , probabilmente sepolto in qualche ignota solitudine claustrale , tremò di aver sbagliato il tôno dell ' esordio di un discorso che aveva in mente . " A proposito , Memling ! " diss ' ella arrossendo forte . " Dobbiamo parlare di Memling ! " Lo disse in francese e Jeanne le sussurrò : " Sai che devi parlare italiano . " Gli occhi suoi erano così tristi e amari che Noemi non parlò italiano , le disse , ancora in francese , tante cose tenere , implorò una parola buona , un bacio , ebbe l ' una e l ' altro . Non riuscì a rasserenare Jeanne che tuttavia , blandendo a due mani l ' amica lungo l ' arco dei capelli e guardando il proprio lavoro amoroso , le diceva piano che non temesse di averla ferita . Triste , sì , lo era . Che novità ! Vero , gaia non era mai , Noemi lo ammise ; oggi però le nuvole interne parevano più dense . Colpa della Intruse , forse . Jeanne fece " proprio ! " con un viso e un accento che significavano come l ' Intruse colpevole della sua malinconia non fosse quella immaginaria del libro ma la Falciatrice terribile in persona . " Ho avuto una lettera dall ' Italia " diss ' ella dopo aver debolmente resistito alle domande pressanti di Noemi . " È morto don Giuseppe Flores . " Flores ? Chi era ? Noemi non lo ricordava più e Jeanne la rimproverò con acerbità , come se una tale smemoratezza la rendesse indegna del suo ufficio di confidente . Don Giuseppe Flores era il vecchio prete veneto che le aveva portato a villa Diedo l ' ultimo messaggio di Piero Maironi . Ella lo aveva creduto consigliere all ' amante della sua uscita dal mondo e non le era bastato di fargli un ' accoglienza gelida , lo aveva trafitto di allusioni ironiche all ' azione sua , proprio degna di un ministro della infinita Pietà . Il vecchio le aveva risposto con tanto lume , nelle parole gravi e soavi , di sapienza spirituale , il suo bel viso si era fatto , parlando , così augusto , ch ' ella aveva finito con domandargli perdono e pregarlo di venire qualche volta da lei . C ' era infatti ritornato due volte e mai ella non s ' era trovata in casa . Allora lo aveva visitato lei nella sua villa solitaria e di quella visita , di quella conversazione col vecchio tanto alto d ' intelletto , tanto umile di cuore , tanto caldo nell ' anima , tanto verecondo e quasi timido nella parola , serbava ricordi non cancellabili . Egli era morto , le scrivevano , donandosi dolcemente alla Divina Volontà . Poco prima di morire , durante una notte intera , aveva sognato senza tregua le parole del servo fedele nella parabola dei talenti : " ecce superlucratus sum alia quinque " e l ' ultima voce era stata : " non fiat voluntas mea sed tua . " Chi le aveva scritto non sapeva che , malgrado certi turbamenti del senso interno , malgrado certi assalti di desideri religiosi , Jeanne respingeva , tanto inesorabilmente quanto in passato , Iddio e l ' immortalità umana come illusioni eterne , ch ' ella andava di quando in quando a messa per non darsi l ' aria spiacente di libera pensatrice e non per altro . Ella non raccontò a Noemi quei particolari della morte di don Giuseppe , ma li ripensava con l ' oscuro senso , mortalmente amaro , di una ben altra sorte che le sarebbe toccata s ' ella pure avesse potuto credere così ; perché in fondo all ' anima di Piero Maironi vi era sempre stata una religiosità atavica e oggi ella era convinta che confessandogli , la sera dell ' eclissi , di non credere , aveva scritto la propria sventura nel libro del destino . E pensava un ' altra taciuta parte angosciosa della lettera venuta dall ' Italia . Si vedeva il suo soffrire benché non lo dicesse . Noemi le posò , le fermò silenziosamente le labbra in fronte , vi sentì l ' occulto dolore che accettava la sua pietà , si sciolse infine dal bacio lenta lenta , quasi temendo guastar qualche delicato filo tra le congiunte anime , mormorò : " Forse questo vecchio buono sapeva dove .... Credi che fosse in relazione ... ? " Jeanne accennò di no . Nel settembre successivo al luglio doloroso il suo disgraziato marito era morto a Venezia , di delirium tremens . Ella era andata a villa Flores nell ' ottobre e là nello stesso giardino dove anche la marchesa Scremin era venuta aprendo a Don Giuseppe il suo povero vecchio cuore tribolato , gli aveva espresso il desiderio che Piero sapesse di questa morte , sapesse di poter pensare a lei , se ciò gli avvenisse mai , senza ombra di colpa . Don Giuseppe l ' aveva prima dolcemente sconsigliata dal perdersi dietro a quel sogno , e poi le aveva detto , con sincerità intera , che nessuna notizia gli era pervenuta mai di Piero dal giorno della sua scomparsa . Temendo altre domande , schiva di sentirsi toccar la ferita da mani inesperte , Jeanne desiderò uscire dall ' argomento . " Raccontami pure del tuo frate " diss ' ella . Ma proprio allora si udì nell ' anticamera la voce di Carlino . " Adesso no " rispose Noemi . "Stasera." Carlino entrò , fasciato il collo di seta bianca , brontolando contro il Lac d ' amour che infine era una grandissima corbellatura , e infettava poi anche l ' aria di piccole creature odiose , velenose per le sue tonsille . " Già " diss ' egli . " L ' amore stesso non vale meglio . " Noemi gli volle proibire di parlar dell ' amore . Lui , parlarne , che non lo intendeva ! Carlino la ringraziò . Stava appunto per innamorarsi di lei , ne aveva avuto una paura enorme . Queste parole venute presto presto dopo l ' apparizione di certa disordinata piuma sopra un cappello detestabile e dopo certa frase molto borghesemente ammirativa su quel povero diavolo noioso di Mendelssohn , lo avevano salvato à jamais . I due si scambiarono altre impertinenze e Carlino fu tanto brioso malgrado le tonsille infette , che la signorina d ' Arxel lo felicitò per il suo romanzo . " Si capisce che va bene " diss ' ella . " Che ! Punto ! " rispose il romanziere . Non andava punto bene , anzi aveva dato nelle secche di una situazione disperata . Lo sapeva l ' esofago dell ' autore che ci aveva lì due personaggi incapaci di scendere e di risalire , uno grasso e buono , l ' altro sottile e pungente , similissimo alla signorina d ' Arxel . Gli pareva di aver inghiottito insieme un fico e un ' ape , come certo disgraziato contadino toscano che n ' era morto in quei giorni . L ' ape capì che aveva voglia di parlarne , lo punse e lo ripunse tanto che infatti ne parlò . Il suo romanzo poggiava sopra un caso curioso di contagio spirituale . Il protagonista era un prete francese di ottant ' anni , pio , puro e dotto . Francese ? Perché francese ? Ma ! Perché il personaggio abbisognava di certo colore di fantasia poetica , di certa mobilità sentimentale e queste belle cose non si trovano in un prete italiano , secondo Carlino , a sgusciarne mille . Accadeva un giorno a questo prete di confessare un uomo di grande ingegno , combattuto da terribili dubbi circa la fede . A confessione finita il penitente se n ' andava tranquillo e il confessore rimaneva scosso nelle credenze proprie . Qui doveva seguire un ' analisi minuta e lunga dei successivi stati di coscienza di questo vecchio , che aspettava la morte di giorno in giorno con lo sgomento di uno scolare il quale attenda nell ' anticamera della scuola il suo turno di esame e non si trovi più in testa niente . Egli capita a Bruges . Qui l ' ostile interruttrice esclamò : " A Bruges ? Perché ? " " Perché io sono il suo Papa " rispose Carlino " e lo mando dove voglio . Perché a Bruges c ' è un silenzio di anticamera dell ' Eternità e quel carillon , che in fondo comincia a seccarmi , può anche passare per un richiamo di angeli . Finalmente perché a Bruges c ' è una signorina brunetta , sottile , alta e che si può anche dire intelligente benché parli l ' italiano male e non capisca la musica . " Noemi porse le labbra e arricciò il naso . " Che sciocchezza ! " diss ' ella . Carlino proseguì dicendo che non sapeva ancora come , ma che insomma , in qualche modo , la brunetta sarebbe diventata penitente del vecchio prete . Noemi protestò ridendo : come mai ? allora non era lei ! Un ' eretica ? Confessarsi ? Carlino si strinse nelle spalle . Dramma di follia più , dramma di follia meno , protestantesimo e cattolicismo erano la stessa cosa . Dunque il vecchio prete ritroverebbe la sua fede antica nel contatto di quella semplice e sicura di lei . Qui Carlino aperse una parentesi nel suo racconto per confessare che veramente non sapeva che qualità di fede avesse Noemi . Ella arrossì , rispose che aveva la fede protestante . Protestante , sì ; ma semplice ? Ma sicura ? Noemi s ' impazientì . " Insomma sono protestante " diss ' ella " e Lei non si occupi della mia fede ! " In fatto Noemi era molto ferma nella propria religione non per virtù di ragionamenti ma per affetto riverente alla memoria dei genitori ; e in cuor suo non aveva approvato la conversione della sorella . Carlino tirò avanti . Una influenza mistica del sesso conduce il vecchio a ricercare un ' armonia di anime con la fanciulla . " Che pasticcio ! " fece Noemi con il solito atto delle labbra . E Carlino tirò imperterrito avanti . Il fine , il nuovo , lo squisito del suo libro era l ' analisi appunto di questa recondita influenza del sesso sul vecchio prete e anche sulla fanciulla . " Carlino ! " fece Jeanne . " Cosa ti viene in mente ? Un vecchio di ottant ' anni ? " Carlino guardò in aria come per dire a qualche invisibile amico superiore : " Non capiscono niente ! " Il suo desiderio era d ' invecchiare ancora il prete e dargliene novanta degli anni , farne una specie di essere intermedio fra l ' uomo e lo spirito , che avesse negli occhi le profondità nebulose delle cose eterne imminenti . E la signorina avrebbe nel sangue quella misteriosa inclinazione ai vecchi , non rarissima nel suo sesso , ch ' è il vero stigma della nobiltà femminile , per il quale la donna si distingue dalla femmina . Carlino si sentiva in mente delle cose divine a dire su questo mistico senso che attrae la fanciulla di ventiquattro anni verso l ' uomo di novanta , sacerdote , quasi già eternato , diafano , non però curvo né tremolo né infiacchito nella voce . Si vedono di questi vecchioni che lo spirito alto erige , invitti dal tempo . Ma come finirebbe poi tutto ciò ? Né Noemi né Jeanne sapevano immaginarlo . Eh già , Carlino lo aveva ben detto fino dal principio , il fico e l ' ape che non potevano né scendere né risalire . Se ne consolava però . Questa necessità di finire , in fondo , è un pregiudizio da droghiere . Cosa finisce mai al mondo ? Va bene , dicevano le signore , ma il libro deve pure avere una fine . Oh certo ! L ' ultima scena , di bellezza ineffabile , sarebbe una passeggiata notturna , al chiaro di luna , del prete e della giovine per le vie di Bruges , dove le loro anime si aprirebbero a confidenze quasi di amanti , a sogni quasi di profeti . I due si troverebbero a mezzanotte davanti alle acque addormentate del Lac d ' amour , ascolterebbero immobili il suono mistico del carillon sotto le nuvole e avrebbero allora la rivelazione vaga di una sessualità delle loro anime , di un avvenire di amore nella stella Fomalhaut . " Perché mai proprio in Fomalhaut ? " esclamò Noemi . " Lei è insopportabile ! " rispose Carlino . " Perché è un nome delizioso , ha il suono di una parola indurita dal gelo tedesco ma piena di anima , che si scioglie nel sole di Oriente . " " Dio mio , che chimica ! A me piace Algol . " " Lei e il Suo pastore andranno in Algol . " Noemi rise , e Carlino si appellò a Jeanne . Quale stella preferiva ? Jeanne non sapeva , non aveva fatto attenzione . Carlino ne fu irritatissimo , parve volerla rimproverare non tanto della sua distrazione quanto degli occulti pensieri che ne fossero in colpa , e , quasi temendo dir troppo , la mandò a meditare , a sognare , a scrivere la filosofia del fumo e delle nuvole . Ma poi quand ' ella , niente malcontenta , se n ' andava , la richiamò per domandarle se almeno avesse udito come il romanzo si sarebbe chiuso . Sì , questo lo aveva udito : con una passeggiata dell ' eroina e dell ' eroe per Bruges , al chiaro di luna . " Bene " fece Carlino " siccome stasera c ' è luna , io ho bisogno di passeggiare dalle dieci a mezzanotte con Noemi e te per prender note . " " Debbo vestirmi da prete ? " rispose Jeanne , uscendo . Noemi voleva seguirla ma la stessa Jeanne la pregò di rimanere . Rimase per dire a Carlino ch ' egli era indegno di una simile sorella . Carlino andò a pescare nel portamusica un fascicolo di Bach brontolandole che lei non sapeva niente , non sapeva niente . Scaramucciarono alquanto e neppure Bach li poté pacificare subito ; per un bel pezzo tennero duro , anche suonando , a insolentirsi , prima per Jeanne , poi per le note sbagliate . Finalmente il musicale rivo limpido che le loro collere rompevano come sassi spumeggianti , le soverchiò , corse via liscio , specchiando cielo e idilliache sponde . Jeanne si portò in camera l ' Intruse , ma non la lesse più . Anche la sua camera guardava il Lac d ' amour . Sedette presso la finestra contemplando di là da un ponte , di là da vette spoglie di alberi tondeggianti fra casa e casa , il fantasma piramidale di una torre altissima velata di nebbioline azzurrognole . Udiva discorrere pietosamente la vena limpida di Bach e pensava a don Giuseppe col malinconico senso di chi si allontana per sempre da una casa diletta , e vi torna con lo sguardo ogni momento , e ad una svolta del cammino ne vede sparire l ' ultimo angolo , l ' ultima finestra . La sua tristezza aveva una viva punta inquieta . Le avevano scritto che fra le carte del morto si era trovato un plico suggellato con questa soprascritta di suo pugno : " da consegnarsi per cura del mio esecutore testamentario nelle mani di Monsignor Vescovo " . L ' incarico era stato adempiuto e voci uscite dall ' episcopio dicevano che fossero nel plico una lettera di don Giuseppe a Sua Eccellenza e una busta suggellata con la scritta di altra mano " Da aprirsi dopo la morte di Piero Maironi . " Riferivano pure questo motto del Vescovo : " Speriamo che il signor Piero Maironi , d ' ignota dimora , ricomparisca per farci sapere che è morto . " Jeanne ignorava che Piero Maironi , prima della notte in cui era fuggito di casa senza lasciare traccia di sé , avesse consegnato a don Giuseppe il racconto scritto di una visione della propria vita nel futuro e della propria morte , visione pure ignorata da lei , avuta da Piero nella chiesetta vicina al manicomio dove sua moglie stava morendo . Che mai poteva contenere la busta suggellata ? Certo uno scritto suo ; ma quale ? Una confessione , probabilmente , delle sue colpe . Il concetto e la forma dell ' atto rispondevano bene al suo misticismo innato , al predominio della sua fantasia sulla ragione , alla sua fisionomia intellettuale . Tre anni erano corsi dal giorno in cui Jeanne , disperata , a Vena di Fonte Alta , si era detto che non avrebbe più voluto amare Piero e che niente altro mai avrebbe potuto amare al mondo . Ancora lo amava così e ancora , come in passato , lo giudicava col suo intelletto indipendente dal cuore : indipendenza cara al suo orgoglio . Lo giudicava severamente in tutte le sue azioni , in tutto il suo contegno , dal momento in cui lo aveva conquistato di viva forza nel monastero di Praglia sino al momento in cui le loro labbra si erano congiunte presso la vasca dell ' Acqua Barbarena . Egli si era mostrato incapace di amare , incapace di agire , irresoluto , femmineo nella mobilità dell ' animo . Ecco , lo era stato fino all ' ultimo , femmineo ; femmineo , inetto ad esercitare alcuna critica virile sul suo isterismo mistico . Vi era forse in questo giudizio una sincerità imperfetta , un eccesso di acerbità voluto , un proposito vano di ribellione contro il prepotente , invincibile amore . Se si era fatto frate , Jeanne prevedeva che si sarebbe pentito . Era troppo sensuale . Passato un primo periodo di dolore e di fervore , la sensualità si sarebbe risvegliata , lo avrebbe ricondotto alla rivolta contro una fede radicata piuttosto nel sentimento e nelle abitudini dell ' età prima che nell ' intelletto . Ma si era veramente fatto frate ? Jeanne pensò che la torre colossale di Notre Dame colla sua sottile punta saettata nel cielo , e le mura tristi del Béguinage , e il povero stagnante scuro Lac d ' amour , e lo stesso silenzio solenne della città morta le significassero di sì , ma che sarebbe superstizioso di creder loro . " Dove andiamo ? " chiese Jeanne , alle dieci , mettendo i guanti , mentre Carlino , dato a tenere a Noemi un capo della sua sciarpa sesquipedale ben tesa , se ne fermava l ' altro all ' occipite e rotava poi sul suo proprio asse come un fuso , sino al farsi il collo più grosso della testa . " E il prete di novant ' anni ho proprio a esser io ? " Carlino si arrabbiò perché Noemi rideva e non teneva tesa a dovere la sciarpa . " Tu o lei non importa " rispose , quando Noemi , fermatagli la sciarpa con uno spillo , licenziò il romanziere in fasce . " E andate dove volete ! Purché adesso si vada verso il centro e si ritorni per l ' altro lato del Lac d ' amour . E parlate di qualche cosa che v ' interessi molto . " " Presente Lei ? " fece Noemi . " Com ' è possibile ? " Carlino le spiegò che non si sarebbe accompagnato a loro , che le avrebbe seguite col taccuino e la matita alla mano . Bisognava però che sostassero di tratto in tratto a piacer suo , e che , s ' egli significasse loro qualche altra sua volontà , obbedissero . " Va bene " disse Noemi . " Intanto andiamo al Quai du Rosaire a vedere i cigni . " Si avviarono verso Notre Dame , Carlino dietro le signore , a venti passi . In principio fu un continuo battibecco , per le vie deserte , fra l ' avanguardia e la retroguardia . L ' avanguardia camminava troppo forte , e Carlino : " A novant ' anni ? A novant ' anni ? " oppure rideva , e Carlino : " Ma che fate ? Ma che fate ? Zitto ! " oppure si fermava a guardare una chiesa antica , le cuspidi , i pinnacoli strani al chiaro di luna , il cimitero accanto alla chiesa e Carlino : " Ma parlate , discorrete , fate qualche gesto ! Niente il naso all ' aria ! " Dall ' avanguardia venivano le ribellioni ; le più acerbe , da Noemi . Ella si voltò sul Dyver battendo i piedi e protestando di volersene ritornare a casa se il noiosissimo romanziere in fasce non la smetteva con i suoi comandi e rimbrotti . Allora Jeanne le sussurrò : " Parlami del tuo frate . " " Ah , il frate , sì ! " rispose Noemi e gridò a Carlino che l ' avrebbero accontentato ma che stesse più lontano . Dal quai du Rosaire non si vedevano più i cigni che Noemi aveva scôrti la mattina pavoneggiarsi nel canale , turbandovi con le scie lente i languidi spettri di quell ' accozzaglia di case e casucce che levano dall ' acqua , come bestie satolle , le lunghe facce orecchiute , e guardano stupide , quale a un verso , quale a un altro , nella custodia dell ' imminente torrione delle Halles . Ora la luna batteva di sghembo alle case , stampava sulle une l ' ombra delle altre , e glorificava comignoli e pinnacoli , l ' aguzzo cappello da mago caldeo di una vecchia torricciula , e sopra la intera scena il sublime diadema ottagonale della torre possente ; ma non toccava l ' acqua nera . Tuttavia Jeanne e Noemi , chine sulla sbarra del parapetto , guardarono a lungo , Noemi parlando sempre , nell ' acqua nera ; tanto a lungo che Carlino ebbe tempo di riempire tre o quattro pagine del suo taccuino e anche di disegnare i fregi onde un ambizioso mercante brugitano cinse sulla facciata della propria casa cifre dell ' anno memorabile 1716 , in cui fu veduta per la prima volta dal sole , dalla luna e dagli astri . Il frate era un benedettino del monastero di Santa Scolastica in Subiaco . Si chiamava don Clemente . Era un conoscente dei Selva . Giovanni lo aveva incontrato la prima volta per caso sul sentiero di Spello , presso certe rovine . Gli aveva chiesto della via , eran venuti a discorrere . Mostrava aver passato di poco i trent ' anni , aveva modi e aspetto signorili . Il discorso era stato prima delle rovine , poi dei monasteri e della Regola , poi di religione . Dalla stessa voce del benedettino spirava come un aroma di santità . Si sentiva però in lui uno spirito avido del sapere e del pensiero moderno . Si erano lasciati col desiderio reciproco e la promessa di rivedersi . A Giovanni era stata benefica l ' aura spirituale del giovine monaco illuminato nel viso da una bellezza interna ; e il giovine monaco aveva sentito il fascino della cultura religiosa di Giovanni , degli orizzonti che la breve conversazione aveva pure aperti alla sua fede cupida di lume razionale . Giovanni aveva inteso parlare a Subiaco di un giovine di nascita nobile , venuto a vestir l ' abito benedettino in Santa Scolastica per morte di una donna amata . Non dubitava che fosse lui . Ne aveva poi chiesto ad altri monaci senza poterne cavar niente . Ma si erano riveduti più volte e trattenuti lungamente insieme . Giovanni aveva prestato dei libri a don Clemente e don Clemente era venuto a casa Selva , aveva conosciuto Maria . Si era rivelato musicista , aveva suonato un " Salmo dell ' aurora " composto da lui per organo e canto , dopo aver udito Selva paragonare il lento manifestarsi del sole , dal primo punto rutilante fra i vapori alla gloria trionfale del mezzogiorno , con il manifestarsi lento di Dio dal fumo lampeggiante intorno agli alti dirupi del Sinai fino alla gloria trionfale che ancora tutta non si è svolta nello spirito dell ' uomo . Un ' altra volta Giovanni gli aveva proposta certa questione già da lui dibattuta con Noemi : se le anime umane all ' uscir di questa vita sieno subito fatte conscie della loro sorte futura . La risposta di don Clemente era stata che dopo la morte ... A questo punto della narrazione di Noemi , Carlino domandò se dovesse piantare lì tre tabernacoli per passarvi la notte . Le signore si rizzarono e si avviarono per la rue des Laines . " La risposta " riprese Noemi " era stata che probabilmente dopo la morte le anime umane si troveranno in uno stato e in un ambiente regolati da leggi naturali come in questa vita ; dove , come in questa vita , l ' avvenire potrà prevedersi per indizi , senza certezza . " Un viandante , che avevano incontrato all ' entrata della stretta via tenebrosa , tornò indietro e ripassando accanto alle signore , le guardò fisso . Jeanne pretese di aver paura di quell ' uomo , si fermò , chiamò Carlino , propose di ritornare a casa . La sua voce era veramente alterata ma Carlino non poteva credere che avesse paura . Paura di che ? Non vedeva là davanti , a pochi passi , i lumi della Grande Place ? Egli conosceva , del resto , quell ' uomo e lo avrebbe posto nel suo romanzo . Era il fratello di Edith dal collo di cigno , ora spirito delle tenebre , condannato a vagare la notte per le vie di Bruges , in pena di avere tentata la seduzione di Santa Gunhild , sorella di re Harold . Ogni volta che Carlino si era avventurato la notte per i quartieri più deserti di Bruges , aveva veduto aggirarvisi come a caso quell ' uomo sinistro . " Bel modo " fece Noemi " di rassicurare la gente ! " Carlino si strinse nelle spalle e dichiarò che l ' incontro era stato fortunato perché gli aveva fatto venire in mente il nome di Gunhild per la sua eroina , Noemi essendo un nome da suocera . Nell ' ombra nera delle Halles enormi , torreggianti da manca sulla via , l ' uomo sinistro ritornato sui suoi passi sfiorò quasi il fianco di Jeanne che stavolta rabbrividì davvero . In quel mentre le innumerevoli campane suonarono fra le nubi sopra il suo capo . Ella strinse convulsivamente , senza parlare , il braccio di Noemi . Attraversarono la piazza in silenzio . Carlino le mise per una via a sinistra , pure deserta ma tutta chiara della luna imminente ai dentati culmini bruni delle case . Jeanne mormorò alla sua compagna : " Affrettiamo , ritorniamo a casa presto " . Ma Carlino , udendo un suono di musica da ballo venire dall ' Hôtel de Flandre , ordinò loro di fermarsi e diede di piglio al taccuino . Noemi stava dicendo qualche cosa sull ' Hôtel de Flandre dove aveva alloggiato anni prima , quando Jeanne le domandò di scatto : " È Maria che ti scrive una storia tanto lunga ? " Noemi rispose , non sorpresa ma piuttosto trepidante : " Sì , Maria . " " Non capisco , " replicò Jeanne " perché si sia presa tutta questa briga . " Noemi non rispose . Carlino diede l ' ordine di rimettersi in cammino . S ' incamminarono e Noemi non parlava . " Eh ? " riprese Jeanne . " Perché si sarà presa tutta questa briga ? " Noemi non parlò . Jeanne le scosse il braccio che teneva ancora . " Non rispondi ? Cosa pensi ? " Benché ambedue , ora , tacessero , non udirono Carlino che gridava di piegare a sinistra . Egli sopraggiunse arrabbiato , le spinse , tempestando , per le spalle , alla volta di un ' altra via , ed esse ubbidirono senz ' accorgersi mai di quelle voci né di quel modo . " Non rispondi ? " ripeté Jeanne fra risentita e attonita . Noemi le strinse il braccio alla sua volta . " Aspettiamo di essere a casa " diss ' ella . Carlino gridò : " Fermatevi sotto gli alberi ! " Ma Jeanne si fermò subito , nell ' affacciarsi a un improvviso largo , a piccoli alberi , a un gran fianco di cattedrale vetusta , battuto dalla luna . Si fermò e allungando il braccio che teneva sotto quello di Noemi , le afferrò la mano , le disse vibrando affannosamente : " Noemi , dimmelo subito ; hai raccontato qualche cosa a tua sorella ? " Carlino gridò che potevano fermarsi anche lì , ma che simulassero un discorso interessante . Noemi rispose all ' amica un sì così debole , così timido , che Jeanne capì tutto . Maria Selva credeva che il suo frate , questo don Clemente , fosse Piero Maironi . " Oh , Signore ! " esclamò stringendo forte forte la mano di Noemi . " Ma lo dice , lo dice , anche ? " " Cosa ? " " Eh , cosa ! " Santo cielo , che ci voleva per farla parlar chiaro , questa creatura ? Jeanne si sciolse da lei che subito , spaventata , le si riappiccò al braccio . " Brave ! " gridò Carlino . " Ma non troppo ! " " Perdonami ! " supplicò Noemi . " È un dubbio , dopo tutto , è una congettura . Sì , lo dice . " " No ! " fece Jeanne , risoluta , scotendo via il dubbio e la congettura . " Non è lui , non è possibile . Non è mai stato musicista ! " " No , no , non sarà lui , non sarà lui " si affrettò a dire a Noemi , sotto voce , perché veniva Carlino . Questi sopraggiunse , lodò , espresse il desiderio che si inoltrassero lentamente fra gli alberi . Sotto gli alberi Jeanne si dolse , quasi sdegnosamente , che l ' amica avesse aspettato quel momento a farle un discorso simile , che non avesse parlato prima , in casa . E tornò a protestare che questo benedettino non poteva essere Maironi , che Maironi non era mai stato musicista . Noemi si giustificò . Aveva avuto in animo di parlare al ritorno dall ' Ospitale di S . Giovanni , dalla visita ai Memling , ma Jeanne era già tanto triste ! Però ne avrebbe parlato se non fosse venuto Carlino . E ora , a passeggio , interrogata , non aveva saputo schermirsi . Se , quando erano ferme presso l ' Hôtel de Flandre , Jeanne non avesse ricondotto il discorso a quel tema , sarebbe stata cosa finita ; e lei , Noemi , non ne avrebbe riparlato che a casa . " E tua sorella crede proprio ... ? " disse Jeanne . Ecco , Maria dubitava . Pareva che il persuaso fosse Giovanni . Giovanni era certo ; almeno Maria scriveva così . A questa risposta di Noemi Jeanne scattò . Come poteva esser certo , suo cognato ? Che ne sapeva ? Maironi non era capace di metter giù un accordo , sul piano . Ecco la bella certezza ! Noemi osservò sommessamente che in tre anni poteva avere imparato , che i frati hanno interesse a educare i musicisti per l ' organo . " Allora lo credi anche tu ? " esclamò Jeanne . Noemi balbettò un non so così incerto che Jeanne , agitatissima , dichiarò di voler partire subito per Subiaco , di voler sapere . C ' era già l ' intelligenza con Maria Selva di condurle sua sorella . Adesso penserebbe lei a persuadere Carlino di partire immediatamente . Noemi si mostrò spaventata . Suo cognato non avrebbe voluto che la Dessalle venisse più a Subiaco , tanto per la pace di lei quanto per la pace di don Clemente . Noemi aveva la missione di farle comprendere la convenienza di una tale rinuncia . Selva era guarito e offriva di venir lui a prendere la cognata ; anche nel Belgio , se fosse necessario . Ella si trovò a combattere , intanto , l ' idea di partire subito . Non fece che irritare Jeanne , la quale protestò e riprotestò che i Selva s ' ingannavano ; né seppe dare altra ragione del suo violento resistere . Carlino , udito un aspro " basta ! " di sua sorella , accorse . Litigavano , il prete e la signorina ? Adesso che dovevano cominciare le tenerezze mistiche ? " Ci lasci in pace " rispose Noemi . " A quest ' ora il Suo prete di novant ' anni sarebbe morto dieci volte di stanchezza . Non ci dia più ordini . Guiderò io , che conosco Bruges meglio di Lei . E Lei stia cento passi indietro . " Carlino non seppe replicare che " oh oh ! - oh oh ! - oh oh ! " e la D ' Arxel si portò via Jeanne avviandosi lungo la cancellata del piccolo cimitero di Saint - Sauveur . Le parve giunto il momento di metter fuori l ' ultima rivelazione . " Credo che Giovanni abbia ragione , sai " diss ' ella . " Questo don Clemente è di Brescia . " Allora Jeanne , presa da un impeto di dolore , cinse con un braccio il collo dell ' amica , ruppe in singhiozzi . Noemi , atterrita , la supplicò di chetarsi . " Per amor di Dio , Jeanne ! " Questa le domandò , fra un singhiozzo soffocato e l ' altro , se Carlino sapesse . Oh no , ma che direbbe adesso ? " Qui non può vedere " singhiozzò Jeanne . Erano nell ' ombra della chiesa . Noemi ammirò che Jeanne , in preda a quell ' emozione , se ne fosse accorta . " Per carità , non sappia niente ! Per carità ! " Noemi promise di non parlare . Jeanne si venne a poco a poco chetando e fu la prima a muoversi . Ah esser sola , esser sola nella sua camera ! La vista della torre di Notre Dame saettante il cielo con la guglia affilata le fece male come la vista di un nemico vincitore e implacabile . Lo comprendeva bene adesso , si era illusa per tre anni di non avere più speranza . Come soffriva e si dibatteva la sua speranza creduta morta , come si ostinava a tempestarle nel cuore : no , no , non si è fatto frate , non è lui ! Ella strinse con uno spasimo di desiderio il braccio di Noemi . Lo voce consolatrice si affievolì , venne meno . Probabilmente era lui , probabilmente tutto era proprio finito per sempre . Il silenzio della notte , la tristezza della luna , la tristezza delle vie morte , un ' aria gelida che si era levata , consentivano con i pensieri amari . Oltrepassata di poco Notre Dame , ecco ancora scivolare lungo il muro , dalla parte ombrosa della via , l ' uomo sinistro . Noemi affrettò il passo , desiderosa ella pure di arrivare a casa . Quando Carlino si avvide che le signore andavano diritte alla villetta invece di pigliare il ponte che conduce all ' altra sponda del Lac d ' amour , protestò . Come ? E l ' ultima scena ? Avevano dimenticato ? Noemi voleva ribellarsi , ma Jeanne , trepidante che Carlino venisse a scoprire qualche cosa , la pregò di cedere . " Sul ponte " gridò Carlino " fermatevi due minuti ! " Si appoggiarono alla sbarra , guardando l ' ovale specchio dell ' acqua immobile . La luna si era nascosta dietro le nuvole . " Questa illunità è divina per me " disse Carlino " Ma ora io darei metà della mia gloria futura perché nelle nuvole si aprisse una piccola finestra con una piccola stella nel mezzo , che si potesse veder nell ' acqua . Voi non sapete immaginare come mi verrà quest ' ultimo capitolo . Sentite . Sul quai du Rosaire voi guardavate i cigni . " " Ma non c ' erano " interruppe Noemi . " Non importa " riprese Carlino " voi guardavate i cigni illuminati dalla luna . " " Ma la luna non batteva sull ' acqua " fece ancora Noemi . " Ma che importa ? " replicò Carlino , seccato . E siccome Noemi osservò che allora era inutile di trascinarle attorno per Bruges a quell ' ora , egli paragonò poeticamente il suo studio preparatorio , le sue note quasi fotografiche , all ' aglio che in cucina serve ma in tavola non si porta . E continuò a dire dei cigni e della luna . " Voi avete allora paragonato il candor vivente e il candor morto . Il vecchio prete viene fuori con questa squisita cosa che forse il candore vivo della giovinetta s ' irradia ai suoi pensieri scolorati come i suoi capelli da un principio di morte e ch ' egli si sente ora nell ' anima un ' alba di candore tepido . Mormora poi fra sé involontariamente : " Abisag " . Allora la fanciulla dice : " Chi è Abisag ? " perché è ignorante come voi due che non conoscete chi è Abisag , il mio primo amore . Il prete non risponde , si avvia con la ragazza per la rue des Laines . Ella domanda ancora chi sia Abisag e il vecchio tace . Ecco quell ' ombra torva , nera , che va , che viene , che si dilegua al suono delle ventiquattro campane . " Non è esatto " mormorò Noemi . Carlino fu per dirle : stupida ! " Il prete " proseguì " paragona quell ' ombra nera a uno spirito maligno che va e viene intorno agli spiriti candidi , voi non capite il legame ma il legame c ' è , avido di cacciarvisi a star dentro , lui con altri peggiori di lui . Poi , qui il legame non l ' ho ancora trovato ma lo troverò , si viene a parlar dell ' amore . Voi avete traversato la Grande Place . Questa sera non c ' era la musica , ma di solito c ' è , e suppongo che allora vi si faccia molto all ' amore cogli occhi come in tutto il mondo . Il vecchio torrione e il vecchio prete mostrano certa indulgenza ; invece la giovinetta trova stupide queste forme dell ' amore , le sdegna . È l ' amore della terra , dice il prete . Ed ecco l ' Hôtel de Flandre , la musica del ballo di nozze . " Come ? " esclamò Noemi " Era un ballo di nozze ? " Carlino strinse , scrollò i pugni , soffiando dall ' impazienza ; e proseguì , dopo un sospiro : " La giovinetta domanda : vi è un amore del cielo ? Allora io vi ho detto di fermarvi sotto gli alberi di Saint - Sauveur e voi vi siete invece fermate all ' entrata della piazza . Fa niente , si vedeva la cattedrale , basta . Il prete risponde : sì , vi è un amore del cielo . La maestà della cattedrale antica , della notte , del silenzio , lo esalta . Egli parla . Io non posso dirvi adesso la sua tirata , l ' ho in mente assai confusa , ma insomma il succo è questo che anche l ' amore del cielo nasce sulla terra e che non vi matura mai . Il vecchio si lascerà andare quasi a delle confessioni . Confesserà col petto ansante , colla parola accesa , di aver sentito , non particolari inclinazioni a persone , né inclinazioni da doversene vergognare , ma un ' aspirazione intellettuale e morale a congiungersi con una femminilità incorporea che fosse complemento dell ' essere suo incorporeo , restandone però insieme tanto divisa da poter intercedere amore fra l ' una e l 'altro." " Misericordia ! " mormorò Noemi . Carlino si era tanto riscaldato che non la udì . " Pare al vecchio " diss ' egli " d ' intravvedere in questa unione una trinità umana simile alla Trinità divina e trova quindi giusto , trova santo che l ' uomo vi aspiri . Finalmente egli tace , tutto pieno , tutto fremente delle cose che ha dette ; e s ' incammina verso Notre Dame . La fanciulla gli prende il braccio . Ecco l ' uomo sinistro , lo spirito tentatore . Lo avete ben veduto ! Dite se tutto questo non è ben trovato , non è combinato bene ! Il vecchio e la fanciulla lo sfuggono , ma , come il cielo , anche il loro cuore si oscura . Adesso mi occorrerebbe un finestrino nelle nuvole , una stellina nel mezzo . Il vecchio e la fanciulla guarderebbero silenziosi la stellina tremolare nel Lac d ' amour e tanti movimenti segreti dei loro pensieri metterebbero capo a quest ' idea : forse , oltre le nuvole della Terra , là , in quel mondo lontano ! " Jeanne non aveva mai detto parola né mostrato di fare attenzione al racconto di suo fratello . China sulla sbarra , guardava nell ' acqua scura . A questo punto si rizzò impetuosamente . " Ma tu non lo credi ! " esclamò . " Tu lo sai che sono illusioni , sogni ! Tu non vorresti mai che io credessi così ! Saresti capace di cacciarmi ! " " No ! " protestò Carlino . " Sì ! E per fare della bella letteratura ti metti a fomentare anche tu questi sogni che snervano già tanto la gente , che sviano già tanto dalla vita vera ! Non mi piace niente ! Un incredulo come te ! Uno persuaso , come sono persuasa io , che noi siamo bolle di sapone , che si brilla un momento e poi si ritorna non nel niente ma nel Tutto ! " " Io ? " rispose Carlino , intontito . " Io non sono persuaso di niente . Io dubito . È il mio sistema , lo sai bene . Se adesso uno mi dicesse che la religione vera è quella dei Cafri o quella dei Pelli Rosse , direi : forse ! Non le conosco ! Io vedo la falsità di quelle che conosco e per questo non vorrei certo che tu diventassi cattolica sul serio . Cacciarti di casa , poi ... ! " " Intanto ci posso andare , prima di esserne cacciata ? " Così dicendo , Jeanne prese il braccio di Noemi . Carlino pregò che facessero il giro del Lac d ' amour . Chi sa , forse intanto si aprirebbe il finestrino nel cielo . Ci teneva . Noemi espresse il dubbio , ricordando la conversazione di poche ore prima , che alla finestra ci venisse proprio la signorina Fomalhaut . " Già " fece Carlino , pensieroso . " Non avevo più pensato a Fomalhaut . Se non sarà Fomalhaut adesso , sarà Fomalhaut allora . " Ma Noemi non aveva finito con le sue difficoltà . Se alla finestra non ci venisse nessuna stella , né grande né piccola ? A questo , Carlino trovò subito rimedio . La stella ci sarà . Potrà essere telescopica , perduta in una profondità immensa , ma ci sarà . La fanciulla non la vede ; la vede il prete , con i suoi occhi di presbite decrepito . Dopo la vede anche la fanciulla , per fede . " " E così quella povera fanciulla " disse Jeanne amaramente " sulla fede di un vecchio prete mezzo cieco vedrà delle stelle che non ci sono , perderà il suo buon senso , la sua giovinezza , la sua vita , tutto . La farai bene seppellire lì al Béguinage , dopo ? " E si avviò con Noemi senz ' attendere la risposta . Fatto il giro del Lac d ' amour , le due signore si trattennero lungamente sull ' altro ponte ; ma nessun finestrino si aperse nel cielo . Il torrione lontano delle Halles , il campanile enorme di Notre Dame , una tozza torre imminente allo stagno , gli acuti comignoli del Béguinage si disegnavano , venerabile concilio di alti vecchioni , sulle nubi lattee . Carlino , non potendo far di meglio , incominciò un ragionamento ad alta voce sul posto più opportuno per la sua finestra . " Che giorno è oggi ? " chiese Jeanne all ' amica , sotto voce . "Sabato." " Domani parlo a Carlino , lunedì e martedì si regolano tante cose , mercoledì si fanno i bagagli e giovedì partiamo . Puoi scrivere a tua sorella che saremo a Subiaco l ' altra settimana . " " Non decidere così ! Pensaci ! " " Ho deciso . Voglio sapere . Se è lui , non lo impedirò nel suo cammino . Ma voglio vederlo . " " Ne riparleremo domani , Jeanne . Non decidere ancora . " " Ho pensato e ho deciso . " Mezzanotte suonò al torrione delle Halles ; suonò nelle nuvole , a lungo , il solenne canto malinconico delle innumerevoli campane . Noemi , che prima voleva insistere , tacque , piena il cuore di sgomento ; come se quelle malinconiche voci del cielo notturno parlassero a lei di un destino dell ' amica sua , di un destino di amore e di dolore , che si dovesse compiere . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO SECONDO . Don Clemente . La luce veniva meno , nello studio di Giovanni Selva , sul tavolino ingombro di libri e di carte . Giovanni si alzò , aperse la finestra di ponente . L ' orizzonte ardeva , dietro il prossimo Subiaco , sulla obliqua fuga dei monti Sabini che da Rocca di Canterano e Rocca di Mezzo vanno verso Rocca San Stefano . Subiaco , l ' aguzza catasta di case e casupole grigie che si appunta nella Rocca del Cardinale , si era velata di ombra ; non si moveva fronda degli ulivi affollati a tergo della villetta rossa dalle persiane verdi , ritta in testa dello scoglio tondo cui la pubblica via cinge al piede ; non si moveva fronda della gran quercia pendente al suo fianco , sopra il piccolo oratorio antico di S . Maria della Febbre . L ' aria , odorata d ' erbe selvagge e di pioggia recente , spirava fresca da Monte Calvo . Erano le sette e un quarto . Nella conca bella che l ' Aniene riga le campane suonarono ; prima la grossa di Sant ' Andrea , poi le querule di Santa Maria della Valle e in alto , a destra , dalla chiesetta bianca presso la grande macchia , quelle dei Cappuccini , poi altre ancora , lontane . Una femminile voce sommessa , soave , una voce di venticinque anni , disse dall ' uscio socchiuso alle spalle di Giovanni , quasi timidamente , in francese : " Posso venire ? " Giovanni si volse a mezzo , sorridendo , stese un braccio , raccolse e strinse a sé la giovine signora senza rispondere . Ella sentì che non doveva parlare , che suo marito seguiva con l ' anima la luce moribonda e il canto mistico delle campane . Gli piegò il capo sull ' omero e solo dopo un minuto di silenzio religioso , gli disse piano : " Diciamo la nostra preghiera ? " Una stretta del caro braccio le rispose . Né le labbra di lei né quelle di lui si apersero . Soltanto gli occhi dell ' una e dell ' altro ingrandirono aspirando all ' Infinito , si colorarono di riverenza e di tristezza , dei pensieri che non si dicono , dell ' incerto futuro , delle porte oscure che mettono a Dio . Le campane tacquero e la signora Selva pose negli occhi del marito gli azzurri suoi , avidi , gli porse la bocca . La testa canuta dell ' uomo e la bionda della donna si congiunsero in un lungo bacio che avrebbe fatto stupire il mondo . Maria d ' Arxel si era innamorata a ventun ' anni di Giovanni Selva per averne letto un libro di filosofia religiosa , tradotto in francese . Scrisse all ' ignoto autore parole tanto calde di ammirazione che Selva le rispose accennando ai suoi cinquantasei anni e ai suoi capelli bianchi La signorina replicò che sapeva , che non offriva né chiedeva amore , che avrebbe soltanto desiderato qualche rigo di tanto in tanto . Le sue lettere lucevano d ' ingegno infuocato . Giunsero a Selva mentr ' egli si dibatteva in una oscura crisi , in una lotta amarissima che non accade raccontare qui . Pensò che questa Maria d ' Arxel poteva essere una stella di salute . Le scrisse ancora . " Sai che anniversario è oggi " disse Maria . " Ti ricordi ? " Giovanni ricordava ; era l ' anniversario del loro primo incontro . Le due anime si erano rivelate l ' una all ' altra , nella corrispondenza , sino al fondo , con indicibili ardori di sincerità ; e le persone non si erano vedute che nei ritratti . Sin dalla quarta o dalla quinta lettera scambiata , Giovanni aveva chiesto alla signorina sconosciuta il suo ; attesa , temuta domanda . La signorina consentì a patto di riavere tosto la fotografia , e spasimò fino a che non le giunse di ritorno con parole dolcissime dell ' amico rapito dalla giovanilità intellettuale , appassionata , del viso di lei , dalla dolcezza degli occhi grandi , dalla eleganza del busto . Poi , quando si erano accordati d ' incontrarsi , venendo lui dal lago di Como e lei da Bruxelles , a Hergyswyl , presso Lucerna , erano state febbri di terrori per l ' uno e per l ' altra . Ella pensava : " Il ritratto piacque , ma le movenze della persona vera , una linea , un colore delle vesti , il modo dell ' incontro , le parole prime , il tono della voce possono forse distrugger d ' un colpo il suo amore . " Egli pensava : " Conosce il mio viso guasto dagli anni , i miei capelli bianchi , li ama nei ritratti ma ogni giorno più mi sciupa , forse al vedermi questo incredibile amore cadrà di un colpo . " Egli era giunto a Hergyswyl qualche ora prima di lei col piroscafo ; ella , partita il mattino da Basilea , vi era arrivata nel pomeriggio con la Brünigbahn . " Sai " soggiunse Maria " quando non ti vidi alla stazione il mio primo sentimento fu di piacere ; tremavo tanto ! Il secondo no , il secondo fu di terrore . " Giovanni sorrise . " Questo non me lo hai mai raccontato " diss ' egli . La giovine moglie lo guardò , sorrise alla sua volta . " Anche tu , forse , non mi hai detto proprio tutto tutto di quei momenti . " Giovanni le prese il collo fra le mani , le mormorò all ' orecchio : "Vero." Ella trasalì , rise di aver trasalito ; e Giovanni rise con lei . " Cosa , cosa ? " diss ' ella , rossa in viso , malcontenta e tuttavia ridente . Suo marito le sussurrò ancora , in tono di grande mistero : " Che avevi il cappello in disordine . " " No , non è vero ! Non è vero ! " Scintillante di riso e fremente insieme all ' idea di un gran pericolo corso senza saperlo , ella protestò che non era possibile , che si era tanto guardata , prima di arrivare a Hergyswyl , nello specchietto del suo nécessaire . E riandarono insieme scherzando , baciando ella spesso il petto di lui ed egli i capelli di lei , ogni momento di quell ' ora passata da due anni . Giovanni non l ' aveva attesa alla stazione dov ' era una folla di villeggianti , ma pochi passi lontano , sulla via dell ' albergo . L ' aveva veduta venire , alta , snella , con una piccola fronda in seno di olea fragrans , il segno convenuto ; le era andato incontro a capo scoperto , si erano stretta la mano forte forte , senza parlare . Egli aveva fatto cenno al portiere , che seguiva con la valigia della viaggiatrice , di precederli . Poi si erano incamminati adagio , stretti alla gola da una emozione senza nome . Ell ' aveva sussurrato per la prima , con la sua voce dolce e fine di dama : " Mon ami . " Allora egli aveva parlato sommessamente , con parole rotte , della sua ebbrezza , del suo amore , del suo rapimento , e non si era poi accorto di avere oltrepassato l ' albergo e per ben due volte né l ' una né l ' altro avevano udito il portiere chiamarli alle spalle : " Monsieur ! Madame ! C ' est ici ! C ' est ici ! " Poi la viaggiatrice era salita nella sua camera , sorridente , ma pallida di stanchezza e di mal di capo . Giovanni aveva ripreso a passeggiare fra gli orti e i frutteti piani di Hergyswyl , a caso , respirando da uomo spossato per l ' eccesso del sentire , benedicendo ogni sasso e ogni foglia del verde angolo di terra straniera , il lago che gli dorme in seno , la folla , in faccia , delle grandi religiose montagne , benedicendo Iddio che gli aveva donato , alla sua età , un tale amore . Ed era ritornato presto , troppo presto , all ' albergo . I due soli ospiti del piccolo albergo in quel giorno di maggio , un vecchio professore tedesco e sua figlia , erano saliti al Pilato . Nel salottino di lettura non c ' era nessuno . In quel salottino Maria e Giovanni avevano passato due ore felici , tenendosi per mano , parlando a bassa voce , palpitando spesso di paura che qualcuno entrasse . " Ti ricordi " disse Maria " che nel salottino , di fianco al canapè dove eravamo seduti , ci stava un caminetto ? " " Sì , cara . " " E che faceva freddo benché fosse maggio , tanto che un cameriere è venuto ad accendere il fuoco ? " " Sì , e mi ricordo che allora ti ho fatto piangere . " " Potresti ripeterla oggi , quella cosa ? " " Oh no ! " Così dicendo , Giovanni baciò riverente la bianca fronte della donna sua come una cosa santa . Quando a Hergyswyl il cameriere era venuto ad accendere il fuoco nel salottino , Giovanni aveva lasciato la mano diletta e , indugiandosi colui , aveva detto : " il vecchio ceppo brucierà bene sino alla fine , ma chi sa quanto possa durare la vampa giovine ? " Maria non aveva risposto , lo aveva guardato con occhi dilatati , offuscati nel freddo tocco dell ' ingiusto sospetto , come vetri di una serra infocata nel tocco del gelo esterno . No , Giovanni non aveva mai più pensata una cosa simile . Si dicevano spesso , egli e Maria , che non v ' era forse sulla terra un ' altra unione come la loro , altrettanto piena e penetrata di pace per la sicurezza solennemente grave e dolce che , comunque Iddio avesse a disporre le esistenze loro dopo la morte , certo l ' uno e l ' altro spirito sarebbero stati congiunti nell ' amore della Divina Volontà . Però non lasciavano di confidare al Signore il sospiro dell ' anima . La preghiera che avevano dianzi pregata insieme contemplandola nel proprio interno , era stata composta da Giovanni e diceva così : " Padre , sia di noi come pregò Gesù l ' ultima sera ; una vita con Esso in Voi , per l 'eternità." Eran due e uno anche in presente , nel senso più stretto ed esatto della parola , perché pure nella loro unità spirituale si vedeva la dualità ; come a una corrente cerulea talvolta si confonde una corrente verde e nel primo lor fluire commisto balenano qua e là rotte ondate color di bosco , rotte ondate color di cielo . Giovanni era un mistico che di ogni amore umano si faceva in cuore un ' armonia col divino . Sua moglie , venuta per lui dal protestantesimo a un cattolicismo assetato di ragione , gli si era infusa quanto aveva potuto nell ' anima mistica ; ma in lei l ' amore di Giovanni soverchiava ogni altro sentimento . Ella era ricca , egli agiato ; vivevano tuttavia quasi poveramente , per aver modo di liberalità larghe , l ' inverno in Roma , dall ' aprile al novembre in Subiaco , nella modesta villetta di cui avevano appigionato il secondo piano . Non spendevano abbondantemente che in libri e nella corrispondenza . Giovanni preparava un ' opera sulle ragioni della morale cristiana . Sua moglie leggeva per lui , scriveva sunti , pigliava note . " Mi piacerebbe tanto andare a Hergyswyl , l ' anno venturo " diss ' ella . " Vorrei che tu vi scrivessi l ' ultimo capitolo del libro , il capitolo della Purità ! " Giunse le mani , così dicendo , felice nella visione del paesello appiattato fra i meli in fondo al piccolo golfo , del lago sereno , delle grandi montagne religiose , di giorni tranquilli dati al lavoro e alla contemplazione in pace . Conosceva tutto il disegno dell ' opera di suo marito e la tesi di ogni capitolo con i suoi principali argomenti . Il capitolo della Purità le piaceva più di tutti , per la forte trama razionale . Suo marito intendeva porvi e sciogliervi questo problema : " Perché il Cristianesimo esalta come un elemento di perfezione umana la rinuncia che contraddice alle leggi della Natura , che travaglia l ' uomo di lotte fierissime senza giovare a nessuno , che a possibili vite umane chiude la via dell ' esistere ? " La risposta doveva discendere dallo studio del fenomeno morale nelle sue origini storiche e nel suo sviluppo , cui erano dedicati i primi capitoli dell ' opera . Selva vi dimostrava con l ' esempio de ' bruti che si sacrificano per la prole o per i compagni del branco e sono talvolta capaci di unioni strettamente monogamiche , come nella natura animale inferiore lo stimolo morale si palesi e si venga sviluppando in antagonismo con gli stimoli dell ' istinto corporeo . Egli vi sosteneva l ' ipotesi che si elaborasse così progressivamente nelle specie inferiori la coscienza umana . Si proponeva ora di rifarsi da queste conclusioni e determinare il principio generale che la rinuncia al piacere corporeo per una soddisfazione di ordine superiore significa sforzo della specie verso una superiore forma di esistenza . Avrebbe quindi esaminato il fatto straordinario di quegl ' individui umani che agli stimoli del piacere corporeo , grandemente ringagliarditi per la complicità dell ' intelligenza e della immaginazione col senso , contrappongono energie di rinuncia più forti ancora , senz ' altro obbietto che di onorare la Divinità . Avrebbe dimostrato che parecchie religioni ne forniscono esempi , che la rinuncia vi è glorificata , che resta però sempre un atto libero dell ' individuo . Avrebbe riconosciuto che sarebbe atto biasimevole e stolto se non rispondesse a un misterioso impulso della stessa natura , dell ' elemento detto spirituale che persiste nell ' antico antagonismo con gli stimoli dell ' istinto corporeo per effetto di una legge cosmica . Inconscii collaboratori di Colui che governa l ' Universo , gli eroi della rinuncia suprema si credono di onorarlo col semplice sacrificio , mentre incarnano in fatto , giusta il Divino Disegno , la energia progressiva della specie , preparano al proprio elemento spirituale il potere di crearsi una forma corporea superiore , più simile ad esso ; onde la purità loro è perfezione umana , è altezza in cui la natura nostra culmina e tocca i nebulosi principii d ' una ignota natura sovrumana . " Se io penso alla Purità incarnata " disse Giovanni " mi vedo davanti don Clemente . Ti ho detto che viene alla riunione di stasera ? Scenderà subito dopo cena . " Maria trasalì . " Oh ! " diss ' ella , " e io che dimenticavo ! Mi ha scritto Noemi . Partiva da Milano ieri , con i Dessalle . Si fermano a Roma forse un paio di giorni e poi vengono . " " Te ne sei ricordata perché ho nominato don Clemente " disse Giovanni sorridendo . " Sì " rispose sua moglie " ma però , sai che non credo . " L ' alta fronte , gli occhi azzurri di don Clemente tanto sereni e puri , come avrebbero conosciuta la passione ? Anche nella voce soffice , sommessa , quasi timida del giovane benedettino era , secondo Maria , un troppo delicato pudore , un candore troppo virgineo . " Non credi " replicò Giovanni " e forse avrai ragione , forse non sarà Maironi . Però stasera converrà pure fargli sapere , in qualche modo , che questa signora Jeanne Dessalle sta per venire a Subiaco e che visiterà , naturalmente , i Conventi . È anche il Padre foresterario , lui ; dovrebbe accompagnarla . " Di questo non c ' era dubbio . Lo avvertirebbe lei , Maria . Poiché non lo credeva l ' amante della Dessalle , le sarebbe più facile di parlargliene con semplicità . Che cosa terribile , però , se fosse veramente lui , Maironi , e nessuno l ' avvertisse e si trovassero improvvisamente a fronte del monastero , egli e questa donna ! Era certo , Giovanni , che il frate venisse alla riunione ? Sì , n ' era certissimo . Don Clemente ne aveva ottenuto il permesso dal Padre Abate , stando lui , Giovanni , al monastero ; e gliel ' aveva detto subito . Verrebbe e condurrebbe seco quel garzone ortolano di cui gli aveva parlato , per farglielo conoscere . Così un ' altra volta l ' ortolano verrebbe solo e gl ' insegnerebbe a rincalzar le patate nel campicello dietro la villa che Giovanni aveva pure preso in affitto per lavorarlo con le proprie mani . Questa del lavoro manuale era una piccola mania di Giovanni , venutagli tardi , che dispiaceva un poco a Maria , parendole cosa non più conveniente alle sue abitudini , alla sua età . La rispettava , però , e tacque . In quel momento la ragazza di Affile che li serviva entrò ad avvertire che quei signori stavano salendo la scala , e che la cena sarebbe pronta subito . Tre persone salivano infatti per la scaletta a chiocciola del villino . Giovanni scese loro incontro . Il primo era il suo giovane amico di Leynì , che si scusò , salutandolo , di precedere i compagni , due ecclesiastici . " Sono il cerimoniere " diss ' egli . E li presentò lì sulla scala : " Il signor abate Marinier , di Ginevra . Don Paolo Farè , di Varese , che Lei conosce già di nome . " Selva rimase un po ' perplesso ma poi si affrettò a far salire i suoi visitatori , li avviò alla terrazza dov ' erano già disposte delle sedie . " E Dane ? " diss ' egli , inquieto a di Leynì , pigliando a braccetto . " E il professor Minucci ? E il padre Salvati ? " " Sono qui " rispose il giovine sorridendo . " Sono all ' Aniene . Le racconterò , è tutta una storia , verranno subito " Intanto l ' abate Marinier esclamava uscendo sulla terrazza : " Oh , c ' est admirable ! " E don Paolo Farè , da buon comasco , mormorava : " sì , bello , bello , " col tôno discreto di chi pensa : " Ma se vedeste il mio paese ! " . Sopraggiunse Maria , si rinnovarono le presentazioni e di Leynì raccontò la sua storia , mentre Marinier girava i piccoli occhi scintillanti per il paesaggio , dalla piramide di Subiaco , quinta fosca del chiaro sfondo di ponente , ai prossimi carpineti selvaggi del Francolano che serra , scuro e grande , il levante . Don Farè divorava con gli occhi Selva , l ' autore di scritti critici sul Vecchio e Nuovo Testamento , e particolarmente di un libro sulle basi della futura teologia cattolica , che avevano innalzata e trasfigurata la sua fede . La storia del barone di Leynì era che alla stazione di Mandela tirava un gran vento , che il professore Dane temeva forte di esservisi buscata un ' infreddatura , che sospettando di non trovare cognac in casa di un odiatore dell ' alcool come il signor Selva , ed essendo anche l ' ora in cui soleva pigliare ogni giorno due uova , s ' era fermato all ' Albergo dell ' Aniene per avere le uova e il cognac ; che sulla terrazza della trattoria , verso il fiume , c ' era troppa aria e negli stanzini attigui troppa poca ; che si era fatto servire il suo pasto in una camera dell ' albergo e aveva rimandato le uova due volte ; che loro erano partiti a piedi lasciando il professore Minucci e il padre Salvati a tenergli compagnia . Poiché il delicato , freddoloso professore Dane non c ' era , Giovanni propose il cenare sulla terrazza . Ne smise però subito l ' idea vedendo che garbava poco all ' abate di Ginevra . L ' elegante , mondano Marinier , amico di Dane , aveva la stessa cura del proprio individuo , con maggiore dissimulazione e senza scuse di salute . Non aveva cenato all ' Aniene con l ' amico suo perché la cucina dell ' Aniene gli era parsa , in una sua prima visita a Subiaco , troppo semplice , e sperava dalla signora Selva una cena francese . Di Leynì sapeva bene quanto la speranza fosse fallace ; maliziosamente , non lo aveva istruito . Nel salottino da pranzo appena ci capivano i cinque commensali . Guai se fossero venuti anche gli altri due ! Per verità né l ' abate Marinier , né don Farè erano attesi . Altri , invece , mancava . Mancavano un frate e un prete , uomini conosciuti , che avrebbero dovuto venire dall ' alta Italia . Si erano scusati l ' uno e l ' altro , per lettera , con vivo rincrescimento di Selva e di Farè pure , e del di Leynì . Marinier si scusò , invece , di essere venuto . Era stato Dane , il colpevole . E per don Paolo Farè il colpevole era stato di Leynì . Selva protestò . Amici di amici , come non sarebbero graditi ? E tanto di Leynì quanto Dane sapevano di potere accompagnare persone di loro fiducia , persone che dividessero le loro idee . Maria non parlava ; Marinier le piaceva poco . Anche le pareva che Dane e di Leynì avrebbero fatto bene a non portare altri senza avvertire . Parlò Marinier , dopo aver esplorato con gli occhi , aggrottando lievemente le sopracciglia , una zuppa di fave . " Io non so " diss ' egli " se recheremo noia alla signora Selva discorrendo un poco adesso di quello che sarà poi il discorso della riunione . " Maria lo rassicurò . Ella non avrebbe partecipato alla riunione ma pigliava moltissimo interesse allo scopo . " Bene " proseguì Marinier " allora sarà molto utile per me che io conosca esattamente questo scopo , perché Dane me ne ha parlato non con tanta precisione , e io non posso esser sicuro di dividere le vostre idee in tutto . " Don Paolo non seppe trattenere un gesto d ' impazienza . Anche Selva parve un po ' seccato , perché davvero un consenso in certe idee fondamentali era necessario . Senza di esso la riunione poteva riescire peggio che inutile , pericolosa . " Ecco " diss ' egli " siamo parecchi cattolici , in Italia e fuori d ' Italia , ecclesiastici e laici , che desideriamo una riforma della Chiesa . La desideriamo senza ribellioni , operata dall ' autorità legittima . Desideriamo riforme dell ' insegnamento religioso , riforme del culto , riforme della disciplina del clero , riforme anche nel supremo governo della Chiesa . Per questo abbiamo bisogno di creare un ' opinione che induca l ' autorità legittima ad agire di conformità sia pure fra venti , trenta , cinquant ' anni . Ora noi che pensiamo così siamo affatto disgregati . Non sappiamo l ' uno dell ' altro , eccetto i pochi che pubblicano articoli o libri . Molto probabilmente vi è nel mondo cattolico una grandissima quantità di persone religiose e colte che pensano come noi . Io ho pensato che sarebbe utilissimo , per la propaganda dalle nostre idee , almeno di conoscerci . Stasera ci si riunisce in pochi per una prima intesa . " Mentre Giovanni parlava , gli altri tenevano gli occhi sull ' abate ginevrino . L ' abate guardava nel suo piatto . Seguì un breve silenzio . Giovanni lo ruppe il primo . " Il professore Dane " diss ' egli " non Le aveva detto questo ? " " Sì sì " rispose l ' abate , levando finalmente gli occhi dal piatto " qualche cosa di simile . " Il tono fu d ' uno che approvasse poco . Ma perché , allora , era venuto ? Don Paolo faceva smorfie di malcontento , gli altri tacevano . Vi fu un momento d ' imbarazzo . Marinier disse : " Ne parleremo stasera . " " Sì " ripeté Selva , tranquillo . " Ne riparleremo stasera . " Pensava che avrebbe trovato nell ' abate un avversario e che Dane aveva commesso un errore di giudizio e di tatto invitandolo alla riunione . Si confortò in pari tempo con la tacita riflessione che l ' udirsi rappresentare tutte le obbiezioni possibili sarebbe utile ; e che un amico del professore Dane sarebbe almeno onesto , non propalerebbe nomi e discorsi ancora da tacersi . Invece il giovine di Leynì si crucciava di questo pericolo , sapendo quante e quanto diverse amicizie tenesse l ' abate Marinier in Roma , dove dimorava da cinque anni per certi suoi studi storici ; e si crucciava di non avere saputo della sua venuta in tempo di scriverne ai Selva , per suggerir loro che intraprendessero la sua conquista incominciando dal palato . La mensa di casa Selva , sempre nitidissima e fiorita , era , quanto ai cibi , molto parsimoniosa , molto semplice . I Selva non bevevano vino mai . Il vino chiaretto , acerbetto di Subiaco non poteva che inasprire un uomo avvezzo ai vini di Francia . La ragazza di Affile aveva già servito il caffè quando arrivarono , a un punto , don Clemente a piedi da Santa Scolastica , Dane , il padre Salvati , e il professore Minucci in un legno a due cavalli da Subiaco . Ma don Clemente , ch ' era seguito dal suo ortolano , vista la carrozza movere verso il cancello del villino e non dubitando che portasse gente a casa Selva , affrettò il passo perché Giovanni e l ' ortolano potessero vedersi , parlarsi un minuto , prima della riunione . I Selva e i loro tre commensali si erano levati da cena e Maria , uscendo , a braccio del cavalleresco abate Marinier , sulla terrazza , vide , benché annotasse già , il benedettino sul ripido sentiero che sale dal cancello aperto sulla via pubblica . Lo salutò dall ' alto e lo pregò di aspettare , a piè della scala , che gli facessero lume . Scese ella stessa col lume la scala a chiocciola , accennò a don Clemente di volergli parlare e diede un ' occhiata significativa all ' uomo che gli stava dietro le spalle . Don Clemente si voltò a costui , gli disse di stare ad attenderlo lì fuori sotto le rubinie ; e saliti , al muto invito della signora , alcuni scalini , sostò ad ascoltarla . Ella gli parlò , frettolosa , dei suoi tre ospiti e particolarmente dell ' abate Marinier . Disse che stava in pena per suo marito il quale aveva posto tanto amore e tanta fede nell ' idea di questa associazione cattolica e ora si troverebbe a fronte di una inattesa opposizione . Desiderava che don Clemente lo sapesse , che fosse preparato . Glielo diceva lei perché suo marito non poteva in quel momento lasciare i suoi ospiti . E si congedava , nel tempo stesso , da don Clemente , non avendo intenzione , lei donna e tanto ignorante , di assistere alla seduta . Forse lo avrebbe riveduto fra pochi giorni , al monastero . Non era il Padre foresterario , egli ? Ella verrebbe forse fra tre o quattro giorni a Santa scolastica con una sua sorella ... A questo punto la signora Selva alzò involontariamente il lume per vedere meglio il suo interlocutore in viso , e subito se ne pentì come di un mancato rispetto a quell ' anima certamente santa , certamente pari di virile e verginale bellezza all ' alta , snella persona , al viso eretto abitualmente in atto quasi di franca modestia militare , tanto nobile nella fronte spaziosa , negli occhi cerulei chiari , spiranti a un punto dolcezza femminea e maschio fuoco . " Ci sarà pure " disse a bassa voce , vergognando di sé " un ' amica intima di mia sorella , certa signora Dessalle . " Don Clemente voltò la testa di scatto , e Maria n ' ebbe il contraccolpo , tremò . Era dunque lui ! Egli le rivolse subito il viso da capo . Era un po ' acceso ma composto . " Scusi " diss ' egli " questa signora , come si chiama ? " " Chi ? La Dessalle ? " "Sì." " Si chiama Jeanne . " " Che età può avere ? " " Non lo so . Tra i trenta e i trentacinque anni direi . " Adesso Maria non comprendeva più . Il padre faceva queste domande con tanta indifferente calma ! Ne arrischiò una essa pure . " Lei la conosce , padre ? " Don Clemente non rispose . Sopraggiungeva in quel momento il povero gottoso Dane , che con grande stento si era trascinato su dal cancello a braccio del professore Minucci . Erano amici di casa l ' uno e l ' altro ; la signora Selva fece loro un ' accoglienza gentile ma lievemente distratta . La seduta si tenne nello studiolo di Giovanni . Era così piccolo che il bollente don Farè , non potendosi tenere aperte le finestre per un dovuto riguardo ai reumi di Dane , vi si sentiva soffocare e lo disse con la sua rudezza lombarda . Gli altri finsero di non udire , meno di Leynì , che gli accennò silenziosamente di non insistere , e Giovanni che aperse l ' uscio del corridoio e l ' altro vicino che dal corridoio mette sulla terrazza . Dane sentì subito un odore di bosco umido e bisognò chiudere . Sullo scrittoio ardeva una vecchia lampada a petrolio . Il professore Minucci soffriva di occhi e chiese timidamente un paralume , che fu cercato , trovato e posto . Don Paolo si fremette dentro : " questa è un ' infermeria ! " e anche il suo amico di Leynì , a cui pareva che tante piccole cure si dovessero in quel momento dimenticare , ebbe uno spiacevole senso di freddo . Lo ebbe lo stesso Giovanni ma riflesso ; sentì l ' impressione che del Dane e forse anche del Minucci doveano riportare coloro , fra i presenti , che non li conoscevano . Egli li conosceva . Il Dane , con tutti i suoi reumi e i nervi e i sessantadue anni , possedeva , oltre al sapere grande , una indomita vigoria di spirito , un coraggio morale a tutta prova . Andrea Minucci , malgrado il biondo pelo rabbuffato , gli occhiali , certa rigidezza di movimenti , che gli davano un aspetto di erudito tedesco , era una giovane anima delle più ardenti , provata dalla vita , non effervescente alla superficie come l ' anima del prete lombardo , ma chiusa nel proprio fuoco , severa , probabilmente più forte . Giovanni prese la parola con animo franco . Ringraziò i presenti e scusò gli assenti , il frate e il prete , dolendosi però molto che mancassero . Disse che a ogni modo la loro adesione era sicura e insistette sul valore di quest ' adesione . Soggiunse parlando più alto e più lento , tenendo gli occhi sull ' abate Marinier , che per ora stimava prudente non divulgare niente né della riunione , né delle deliberazioni che vi si prendessero ; e pregò tutti a considerarsi legati al silenzio da un impegno di onore . Quindi espose l ' idea che aveva concepita , lo scopo della riunione , un po ' più diffusamente che non avesse fatto a cena . " E adesso " conchiuse " ciascuno dica quel che pensa . " Seguì un silenzio profondo . L ' abate Marinier stava per parlare quando si alzò in piedi , stentatamente , Dane . Il suo pallido viso scarno , fine , pregno d ' intelletto , era atteggiato a gravità solenne . " Io credo " diss ' egli in un italiano esotico , rigido e tuttavia caldo di vita " che trovandoci noi sul cominciamento di una comune azione religiosa , dobbiamo fare due cose ; subito ! Prima cosa ! Dobbiamo raccogliere l ' anima nostra in Dio , silenziosamente , ciascuno la sua , fino a sentire la presenza , in noi , di Dio stesso , il desiderio Suo stesso , nel nostro cuore , della Sua propria gloria . È questo che io faccio e prego fare con me . " Ciò detto , il professore Dane s ' incrociò le braccia sul petto , piegò il capo , chiuse gli occhi . Tutti si alzarono e , meno l ' abate Marinier , giunsero le mani . L ' abate se le raccolse al petto con un ampio gesto , abbracciando l ' aria . Si poté udire un gemer dolce della lucerna , un passo al piano terreno . Marinier fu il primo a guardar sottecchi se gli altri pregavano ancora . Dane rialzò il capo e disse : "Amen." " Seconda cosa ! " soggiunse . " Noi ci proponiamo di obbedire sempre l ' autorità ecclesiastica legittima ... " Don Paolo Farè scattò . " Secondo ! " Un vibrare di subiti pensamenti , un fremere sordo di parole non nate scosse ogni persona . Dane disse lentamente : " esercitata con le debite norme . " Quel moto discese a un mormorio di consenso , posò . Dane riprese : " Ancora questo ! Mai non sarà odio né su nostro labbro , né in nostro petto verso nessuno ! " Don Paolo scattò da capo . " Odio no ma sdegno sì ! Circumspiciens eos cum ira ! " " Sì " disse don Clemente con la sua dolce voce velata " quando avremo edificato Cristo in noi , quando sentiremo una collera di puro amore . " Don Paolo , che gli stava vicino , non rispose niente , lo guardò con le lagrime agli occhi , gli afferrò una mano per baciargliela . Il benedettino la ritrasse spaventato , tutto una fiamma in viso . " E non edificheremo Cristo in noi " disse Giovanni , commosso anche lui , felice di quel mistico soffio che gli pareva spirare nell ' adunanza " se non purificheremo nell ' amore le nostre idee di riforma ; se , quando venisse il momento di operare , non ci purificheremo prima le mani e gli strumenti . Questo sdegno , questa ira che Lei , don Paolo , dice , è una grande potenza del Maligno sopra di noi , appunto perché ha un ' apparenza e qualche volta , come nei Santi , una sostanza di bontà . In noi è quasi sempre vera inimicizia perché non sappiamo amare . La preghiera a me più cara dopo il Pater noster è la preghiera dell ' Unità , la preghiera che ci unisce allo spirito di Cristo quando prega il Padre così : " ut et ipsi in nobis unum sint . " Abbiamo sempre il desiderio e la speranza dell ' unità in Dio con i fratelli che sono divisi da noi nelle idee . E adesso , dunque , dite se accettate la proposta di fondare l ' associazione che io vi propongo . Prima discutete questo e poi , se la proposta è accettata , si vedrà in qual modo sia da porla in atto . " Don Paolo esclamò impetuosamente che il principio nemmanco era da discutere e Minucci osservò in tono sommesso che lo scopo della riunione era stato conosciuto da tutti i presenti prima d ' intervenire , che perciò , intervenendo , essi lo avevano implicitamente approvato , avevano implicitamente consentito di legarsi per un ' azione comune , salvo appunto a decidere sui modi e le forme . L ' abate Marinier chiese di parlare . " Me ne rincresce veramente " diss ' egli sorridendo , " ma per legarmi io non ho portato con me il menomo filo . Io sono pure di coloro che vedono molte cose andar male nella Chiesa e tuttavia , quando il signor Selva mi ha bene spiegato , prima a cena e ora qui , la sua idea che non avevo bene compresa dal mio amico professore Dane , mi si sono affacciate obbiezioni che credo serie . " " Già " pensò Minucci che aveva udito parlare di certe ambizioni del Marinier " se vuoi far carriera non ti devi mettere con noi . " E soggiunse forte : " Dica ! " " In primo luogo , signori " cominciò il fine abate " mi pare che abbiate principiato dalla seconda riunione . Dirò con un rispetto grande che voi mi parete bravissime persone , le quali si mettano festosamente a sedere per giuocare insieme alle carte , e non possono andare avanti perché uno ha le carte italiane , un altro le francesi , un altro le tedesche e non s ' intendono . Io ho udito parlare di idee comuni , ma forse vi ha fra noi piuttosto una comunanza di idee negative . Noi siamo d ' accordo , probabilmente , in questo , che la Chiesa Cattolica è venuta somigliando a un tempio antichissimo di grande semplicità originaria , di grande spiritualità , che il seicento , il settecento e l ' ottocento hanno infarcito di pasticci . Forse i più maligni di voi diranno pure che vi si parla forte solamente una lingua morta , che le lingue vive appena vi si possono parlare piano e che il sole vi prende alle finestre un colore falso . Ma io non posso credere che siamo poi tutti d ' accordo nella qualità e nella quantità dei rimedii . Prima dunque di iniziare questa frammassoneria cattolica , io credo che vi converrebbe intendervi circa le riforme . Dirò di più ; io credo che anche quando fosse fra voi un pienissimo accordo nelle idee , io non vi consiglierei di legarvi con un vincolo sensibile come propone il signor Selva . La mia obbiezione è di una natura molto delicata . Voi pensate certo di poter navigare sicuri sott ' acqua come pesci cauti , e non pensate che un occhio acuto di Sommo Pescatore o vice - Pescatore vi può scoprire benissimo e un buon colpo di fiocina cogliere . Ora io non consiglierei mai ai pesci più fini , più saporiti , più ricercati , di legarsi insieme . Voi capite cosa può succedere quando uno è colto e tirato su . E , voi lo sapete bene , il grande Pescatore di Galilea metteva i pesciolini nel suo vivaio , ma il grande Pescatore di Roma li frigge . " " Questa è buona ! " fece don Paolo con un sussulto di riso . Gli altri tacevano , gelidi . L ' abate continuò : " Non credo poi che con questa lega possiate far niente di buono . Le associazioni fanno progredire forse i salari , forse le industrie , forse i commerci ; la scienza e la verità , no . Le riforme si faranno un giorno , perché le idee sono più forti degli uomini e camminano ; ma voi , armandole in guerra e facendole marciare per compagnie , le esporrete a un fuoco terribile che le arresterà per un pezzo . Sono gl ' individui , i Messia , che fanno progredire la scienza e la religione . Vi è un Santo fra voi ? Oppure sapete dove prenderlo ? Prendetelo e mandatelo avanti . Parola ardente , grande carità , due o tre piccoli miracoli , suggeritegli quello che deve dire e il vostro Messia farà più che tutti voi insieme . " L ' abate tacque e Giovanni prese la parola . " Forse il signor abate " diss ' egli " non ha potuto formarsi ancora un giusto concetto della unione che noi desideriamo . Noi ci siamo associati testé in una preghiera silenziosa e intensa , cercando di tenerci uniti nella Presenza Divina . Questo indica il carattere della nostra unione . Considerando i mali che affliggono la Chiesa , i quali , in sostanza , sono disaccordi del suo elemento mutabile umano con il suo elemento immutabile di Verità Divina , noi ci vogliamo unire in Dio Verità col desiderio ch ' Egli tolga questi disaccordi ; e vogliamo sentirci uniti . Una tale unione non ha bisogno di intelligenze circa idee particolari , benché alcuni di noi ne abbiamo alquante di comuni . Noi non pensiamo di promuovere un ' azione collettiva né pubblica né privata per attuare una riforma o l ' altra . Io sono abbastanza vecchio per ricordare i tempi del dominio austriaco . Se i patrioti lombardi e veneti si raccoglievano allora a parlare di politica , non era mica sempre per congiure , per atti di rivoluzione ; era per comunicarsi notizie , per conoscersi , per tener viva la fiamma dell ' idea . È questo che noi vogliamo fare nel campo religioso . Lo creda il signor abate Marinier , quell ' accordo negativo ch ' egli diceva può bastare benissimo . Facciamo che si allarghi , che abbracci la maggioranza dei fedeli intelligenti , che salga nella gerarchia ; vedrà che gli accordi positivi vi matureranno dentro occultamente come semi vitali dentro la spoglia caduca del frutto . Sì , basta un accordo negativo . Basta di sentire che la Chiesa di Cristo soffre , per unirci nell ' amore di nostra Madre e almeno pregare per essa , noi e i nostri fratelli che , come noi , la sentono soffrire ! Che ne dice , signor abate ? " L ' abate mormorò con un lievissimo sorriso : " C ' est beau mais ce n ' est pas la logique . " Don Paolo scattò : " Ma che logica ! " " Ah ! " rispose il Marinier con una maligna faccia compunta . " Se rinunciate alla logica ... ! " Don Paolo , tutto acceso , era per protestare ma il professore Dane gli accennò di chetarsi . " Noi non vogliamo rinunciare alla logica " diss ' egli . " Solamente non è facile misurare il valore logico di una conclusione in materia di sentimento , di amore , di fede , come è facile misurare il valore logico di una conclusione in materia di geometria . Nella materia nostra il procedimento logico è occulto . Certo il mio caro amico Marinier , una delle menti acutissime che io conosco , non ha voluto dire questa cosa in risposta al mio caro amico Selva , che quando una persona molto amata da noi cade inferma , è necessario a noi di accordarci sulla cura che le faremo , prima di correre insieme al suo letto ! " " Queste sono bellissime figure " disse l ' abate Marinier alquanto vivacemente . " Ma sapete bene che le similitudini non sono argomenti ! " Don Clemente , che stava in piedi nell ' angolo tra l ' uscio del corridoio e la finestra , e il professore Minucci seduto presso a lui , fecero atto di parlare . Subito si arrestarono , volendo ciascuno dei due cedere la parola all ' altro . Selva propose che prima parlasse il monaco . Tutti guardarono a quel nobile viso di arcangelo , arrossente ma eretto . Don Clemente esitò un poco , e quindi parlò con la sua voce soffice , velata di modestia : " Il signor abate Marinier ha detto una cosa che io credo molto vera . Ha detto : ci vuole un Santo . Io pure lo credo . Chi sa ? Io non dispero che possa già esistere . " " Lui " mormorò don Paolo . " Ora " proseguì don Clemente " io vorrei dire al signor abate Marinier : siamo in qualche maniera i profeti di questo Santo , di questo Messia , prepariamo le sue vie , che poi significa solo far sentire universalmente il bisogno di un rinnovamento di tutto che nella religione nostra è veste , non corpo della verità , anche se questo rinnovamento sarà doloroso per certe coscienze . Ingemiscit et parturit ! E far sentire tutto ciò stando sopra un terreno assolutamente cattolico , aspettando le nuove leggi dalle autorità vecchie , dimostrando però che se non si cambiano le vesti portate da tanto tempo , fra tante intemperie , nessuna persona civile si avvicinerà più a noi , e Dio non voglia che molti di noi le svestano senza permesso , per un disgusto insopportabile . Vorrei anche dire al signor abate Marinier , se me lo permette : non abbiamo troppi timori umani ! " Un mormorio caldo di assenso gli rispose e Minucci scattò tutto vibrante . Mentre parlava l ' abate Marinier , di Leynì e Selva lo avevano visto bollire accigliato ; e appunto Giovanni , che conosceva il carattere fiero di quel mistico asceta , si era proposto , facendo parlare prima don Clemente , di dargli tempo a chetarsi . Egli scattò . La parola non gli veniva fluida , gli si rompeva per soverchio impeto , e rotta gli sgorgava dal labbro a ondate , precisa , però , e potente nel vigoroso accento romano : " Ecco ! Non abbiamo timori umani ! Noi vogliamo cose troppo grandi e le vogliamo troppo fortemente per avere timori umani ! Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivo , quanti sentiamo che il concetto della Via , della Verità e della Vita si ... si ... si ... - si dilata , ecco , si dilata nel nostro cuore , nella nostra mente ! E rompe tante - come dirò ? - vecchie fasce di formole che ci stringono , che ci soffocano , che soffocherebbero la Chiesa , se la Chiesa fosse mortale ! Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente , quanti abbiamo sete - sete , signor abate Marinier ! Sete ! Sete ! - che la nostra fede , se perde di estensione , cresca di intensità - a cento doppi , cresca , viva Dio ! - e possa radiare fuori di noi , e possa , dico , purificare come il fuoco , prima il pensiero e poi l ' azione cattolica - ecco . Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente quanti sentiamo ch ' Egli prepara una lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e di Santi , la quale si opererà con sacrificio , con dolore , con divisione di cuori ; quanti sentiamo che i profeti sono sacri al soffrire e che queste cose non ci vengono rivelate dalla carne o dal sangue ma dall ' Iddio vivo nelle anime nostre ! Comunicare , vogliamo , tutti , di ogni paese , ordinare la nostra azione . Massoneria Cattolica ? Sì , Massoneria delle Catacombe . Lei teme , signor abate ? Teme che si taglino tante teste con un colpo solo ? Io dirò : dov ' è la scure per un tal colpo ? Uno alla volta tutti si possono colpire : oggi il professore Dane , ad esempio , domani don Farè , posdomani qui il padre ; ma il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse , attaccati a un filo , laici di grido , preti , frati , vescovi , cardinali fors ' anche , quale sarà , ditemi , il pescatore , piccolo o grande , che non lascerà cadere nell ' acqua , spaventato , la fiocina e ogni cosa ? - Ma poi mi perdoni , signor abate , se io dico a Lei e ai prudenti come Lei : dov ' è la vostra fede ? Esiterete voi , per paura di Pietro , a servire Cristo ? Uniamoci contro il fanatismo che lo ha crocifisso e che avvelena ora la Sua Chiesa e se ne avremo a soffrire , ringraziamone il Padre : " beati estis cum persecuti vos fuerint et dixerint omne malum adversum vos , mentientes , propter me . " Don Paolo Farè saltò in piedi e abbracciò l ' oratore . Di Leynì si affisava in lui con occhi accesi di entusiasmo . Dane , Selva , don Clemente , l ' altro frate tacevano , imbarazzati , sentendo , specie i tre ecclesiastici , che Minucci era trascorso troppo , che le sue frasi sulla estensione e la intensità della fede , sul timore di Pietro , non erano misurate , che tutta l ' intonazione del suo discorso era stata troppo bellicosa e non si accordava né col mistico esordio di Dane né con le parole usate da Selva a delineare il carattere dell ' unione proposta . L ' abate di Ginevra non aveva levato un momento dal viso di Minucci , mentr ' egli parlava , i suoi piccoli occhi brillanti . Guardò l ' amplesso di don Paolo con un misto d ' ironia e di pietà , poi si alzò in piedi : " Sta bene " diss ' egli . " Io non so se il mio amico Dane in particolare divida le opinioni del signore . Veramente ne dubito un poco . Il signore ha nominato Pietro . Ecco , mi pare che qui ci si dispone a uscire dalla barca di Pietro sperando forse di camminare sopra le onde . Io dico umilmente che non ho fede abbastanza e andrei subito al fondo . Io intendo di restare nella barca e forse tutt ' al più adoperarvi qualche piccolo remo secondo la mia intenzione , perché , come ha detto il signore , sono molto pauroso . È dunque necessario che ci separiamo e non mi resta che a domandarvi perdono di essere venuto . Ho anche bisogno di una piccola passeggiata per la mia vile digestione . - " Caro amico " soggiunse rivolgendosi a Dane " ci ritroveremo all 'Aniene." E mosse verso Selva con la mano stesa , per accomiatarsi . Subito gli furono tutti attorno , meno don Paolo e Minucci , per non lasciarlo partire . Egli insisteva tranquillo , arrestava ora con un gelido sorrisetto , ora con una parolina graziosamente sarcastica , ora con un gesto elegante gli assalitori troppo veementi . Di Leynì si voltò a Farè , gli accennò di unirsi agli altri ; ma il focoso don Paolo gli rispose con una violenta spallata , con una smorfia di fastidio . Intanto dal gruppo che attorniava il Marinier una voce toscana si alzò sopra le altre : " Stia bono ! Non si è ancora deciso niente ! Aspetti ! Io non ho ancora detto la mia ! " Era il padre Salvati , scolopio , che aveva parlato ; un vecchio dai capelli candidi , dal volto rubizzo , dagli occhi vivaci . " Non si è ancora deciso niente ! " ripeté . " Io , per esempio , per l ' unione ci sto ma io vorrei una cosa e i discorsi che si son fatti me ne arieggiano un ' altra . Progresso intellettuale , sta bene ; rinnovamento delle formole della fede secondo vogliono i tempi , sta bene ; riforma cattolica , benissimo ! Io sto con Raffaello Lambruschini , che era un grand ' omo ; io sto con i Pensieri di un solitario ; ma per il signor professore Minucci il carattere della riforma mi pare che avrebbe a essere sopra tutto intellettuale e questo , scusate ... " Qui Dane alzò la sua bianca , piccola mano di dama . " Permetta , padre " diss ' egli . " Il mio caro amico Marinier vede che si ritorna a discutere . Io lo prego di rimettersi a sedere . " L ' abate levò un poco le ciglia in su , mise un sospiro scettico e obbedì . Gli altri sedettero pure , soddisfatti . Non si fidavano della discrezione dell ' abate , sarebbe stato un grosso guaio ch ' egli fosse partito ab irato . Il padre Salvati riprese a parlare . Egli era contrario a che s ' imprimesse al movimento riformista un carattere sopra tutto intellettuale , non tanto per il pericolo di Roma quanto per il pericolo di turbare nella loro fede semplice una quantità immensa di anime tranquille . Voleva che l ' Unione si proponesse anzi tutto una grande opera morale , il richiamo dei credenti alla pratica della parola evangelica . Illuminare i cuori era secondo lui il primo dovere di uomini , che aspiravano a illuminare gl ' intelletti . Evidentemente non importava tanto di trasformare secondo un ossequio razionale la fede cattolica nella Bibbia , quanto di rendere effettiva la fede cattolica nella parola di Cristo . Bisognava dimostrare che generalmente dai fedeli si onora Cristo con le labbra ma che il cuore del popolo è lontano da lui ; dimostrare quanto posto sia lasciato agli egoismi da certe pietà fervorose che credono santificarsi ... Qui don Paolo e Minucci brontolarono : " Questo non c 'entra." Il Salvati esclamò che c ' entrava benissimo e che avessero la bontà di aspettare . Continuò a dire di un pervertimento generale nel concetto del dovere cristiano intorno alla ricerca e all ' uso della ricchezza , pervertimento difficilissimo a raddrizzare perché indurato da secoli e secoli nelle coscienze cristiane con la piena complicità del clero . " Il tempo , signori " esclamò il vecchio frate " domanda un ' azione francescana . Ora io non ne vedo segno . Vedo antichi Ordini religiosi che non hanno più forza di agire sulla Società . Vedo una Democrazia Cristiana amministrativa e politica che non ha lo spirito di S . Francesco , che non ama la santa Povertà . Vedo una società di studi francescani ; trastulli intellettuali ! Io intenderei che noi si provvedesse all ' azione francescana . Dico se si vuole una riforma cattolica ! " " Ma come ? " domandò Farè . Minucci brontolò seccato : " Non è questo . " Selva sentiva disgregarsi le anime che si erano unite in un primo slancio . Sentiva che Dane , Minucci , probabilmente anche Farè , intendevano , com ' egli stesso intendeva , iniziare un movimento intellettuale e che quella divampata francescana era venuta fuor di tempo e fuor di luogo . Era tanto più inopportuna quanto più calda di verità viva . Perché molta verità c ' era senza dubbio nelle parole del padre Salvati , egli lo riconosceva , egli che si era più volte dibattuto nel pensiero il dubbio se non convenisse promovere , per il bene della Chiesa un ' azione piuttosto morale che intellettuale . Ma egli non sentiva in sé le attitudini all ' apostolato francescano e non le vedeva negli amici suoi , neppure nel più ardente , Luigi Minucci , un solitario , un asceta schivo della folla come lui , Selva . Le ragioni del Salvati valevano a guastare e non a edificare . Giovanni sentiva segrete ironie andare al Marinier e anche al Dane , di cui si conoscevano i gusti poco francescani , il palato difficile , i nervi delicati , gli affetti dati a cagnolini e a pappagalli . Se si voleva riescire a qualche cosa , conveniva correre al riparo . " Mi perdoni " diss ' egli " il carissimo padre Salvati se io gli osservo che il suo discorso , tanto caldo di spirito cristiano , è intempestivo . Mi pare ch ' egli consenta con noi nel desiderio di una riforma cattolica . Stasera non è davanti a noi che una proposta ; quella di promuovere una specie di Lega fra quanti hanno lo stesso desiderio . Ora decidiamo questo ! " Lo scolopio non si arrese . Non poteva comprendere una Lega inattiva , e un ' azione secondo le idee degli intellettuali non gli piaceva . L ' abate ginevrino esclamò : " Je l ' avais bien dit ! " E si alzò per andarsene davvero , stavolta . Selva non lo permise , propose di sciogliere la seduta , pensando di richiamare l ' indomani o più tardi il professore Dane , Minucci , di Leynì , Farè . Con Salvati non c ' era niente a fare , ed era meglio lasciar partire Marinier dandogli a credere che tutto fosse andato a monte . Minucci indovinò il suo pensiero e tacque , l ' inconsiderato don Paolo non capì nulla e strepitò che si doveva deliberare , votare subito . Selva , e per ossequio a Selva , di Leynì , lo fecero aspettare . Fremeva , però ; fremeva contro lo svizzero , sopra tutto . Dane e don Clemente erano poco soddisfatti , quale per una ragione , quale per un ' altra . Dane era molto irritato in cuor suo contro Marinier e si doleva di averlo portato con sé ; don Clemente avrebbe voluto dire che le parole del padre Salvati erano state molto belle e sante e non intempestive perché anzi era bene che ciascuno lavorasse giusta la vocazione propria , gl ' intellettuali per una via , i francescani per un ' altra . Colui che chiama provvederebbe a coordinare l ' azione dei chiamati ; le diverse vocazioni potevano benissimo stare insieme nella Lega . Avrebbe voluto dire così ma non fu pronto , lasciò passare il momento , anche per verecondia intellettuale , per paura di non dir bene , per un riguardo verso Selva , che desiderava evidentemente di troncare . E fu troncato , tutti si alzarono , uscirono sulla terrazzina , meno Dane e Giovanni . L ' abate Marinier intendeva recarsi l ' indomani a Santa Scolastica e al Sacro Speco ; poi , forse , ritornare a Roma per Olevano e Palestrina , una via nuova per lui . Chi gliela poteva indicare di lì ? Gliela indicò don Clemente . Era la stessa che aveva percorso venendo da Subiaco . Passava lì sotto , valicava l ' Aniene poco più a sinistra , sul ponte di S . Mauro , volgeva a destra , saliva verso i monti Affilani , là di fronte . L ' aria veniva , odorata di boschi , dalla gola stretta ond ' esce il fiume sonoro sotto i Conventi . Il cielo era coperto , salvo sul Francolano . Là sopra il gran monte nero tremolavano due stelle . Minucci le mostrò a di Leynì . " Guardi " diss ' egli " quelle due stelline come sfavillano ! Dante le direbbe le fiammelle di San Benedetto e di Santa Scolastica che sfavillano vedendo nell ' ombra un ' anima simile ad esse . " " Voi parlate di Santi ? " fece Marinier , accostandosi . " Io ho domandato poco fa se avete un Santo e vi ho augurato di possederne uno . Queste sono figure oratorie , perché so bene che non lo avete . Se lo aveste , il vostro Santo sarebbe subito ammonito dalla questura o spedito in China dalla Chiesa . " " Ebbene ? " rispose di Leynì " E se fosse ammonito ? " " Se fosse ammonito oggi , sarebbe imprigionato domani . " " Ebbene ? " replicò il giovane . " E S . Paolo , signor abate ? " " Eh , mio caro , S . Paolo , S . Paolo ... ! " Con questa reticenza l ' abate Marinier intendeva probabilmente dire che S . Paolo era S . Paolo . L ' altro pensò invece che Marinier era Marinier . Don Clemente osservò che neppure tutti i Santi si potevano mandare in China . Perché non sarebbe laico il futuro Santo ? " Questo lo credo " esclamò il padre Salvati . Invece l ' entusiasta don Faré si teneva certo che sarebbe Sommo Pontefice . L ' abate rise . " Idea semplice ed eccellente " diss ' egli . " Ma io sento la carrozza che viene a pigliarci , Dane , me e chi vuol venire con noi a Subiaco ; per cui vado a congedarmi dal signor Selva . " Si chinò dal parapetto a cogliere una frondetta dell ' olivo piantato nel terrazzo del piano inferiore . " Dovrò presentargli questo " disse . " E anche a Loro signori " soggiunse con un gesto grazioso , sorridendo . E uscì della terrazza . Si udì infatti , giù nella strada , il rumore di un legno a due cavalli che , venendo da Subiaco , girò lo scoglio sul quale la villetta è assisa e si fermò davanti al cancello . Pochi momenti dopo vennero nella terrazza Maria Selva e Dane col suo gran pastrano e il grandissimo cappello nero a cencio . Seguivano Giovanni e l ' abate . " Chi viene con noi ? " disse Dane . Nessuno parlò . S ' intesero , sul rumore fondo dell ' Aniene , voci e passi che salivano dal cancello verso la villa . Minucci che stava sull ' angolo di levante della terrazza , guardò e disse : " Signore . Due signore . " Maria trasalì . " Due signore ? " diss ' ella . Balzò al parapetto , vide due figure chiare che salivano lentamente , facevano allora la prima svolta del ripido viottolo . Non era possibile distinguerne le forme , erano ancora troppo giù e faceva troppo scuro . Giovanni osservò che probabilmente si trattava di persone dirette al primo piano , a visitare i padroni di casa . Il professore Dane sorrise misteriosamente . " Potrebbero venire anche al secondo " diss ' egli . Maria esclamò : " Lei sa qualche cosa ! " e gridò abbasso : " Noemi ! est - ce vous ? " La voce limpida di Noemi rispose : " Oui , c ' est nous ! " Si udì un ' altra voce femminile dirle forte : " Che bambina ! Dovevi tacere ! " Maria mise un piccolo grido di gioia e disparve , corse giù per la scala a chiocciola . " Lei sapeva , professore Dane ? " fece Selva . Sì , Dane sapeva , aveva veduto a Roma la signora Dessalle , conosciuta da lui nella sua villa del Veneto , nella villa degli affreschi del Tiepolo . Suo fratello , il signor Carlino Dessalle , era rimasto a Firenze . Lei e la signorina d ' Arxel volevano fare una sorpresa , gli avevano proibito di parlare . Il nome Dessalle richiamò alla mente di Selva , in un baleno , quello cui subito non aveva pensato , la presenza di don Clemente , il dubbio che fosse lui l ' amante scomparso di quella signora , la necessità di evitare un incontro che poteva essere terribile per l ' una e per l ' altro . Del colloquio fra sua moglie e il padre egli non sapeva , naturalmente . Intanto si udì Maria scender di corsa il sentiero , poi suonare le esclamazioni e i saluti festosi . Dane , inquieto per la troppo lunga fermata sulla terrazza , propose di scendere . Quelle signore si erano certo servite della carrozza che veniva a prender lui ! Anche don Clemente pareva molto inquieto . Selva si affrettò , dissimulando la commozione propria , di prenderlo a braccetto . " Se Lei non vuole imbarazzarsi con signore " diss ' egli " venga subito con me che La faccio passare dal Casino , per il sentiero alto . " Il padre parve contentissimo , i due partirono in gran fretta , il benedettino senza nemmeno salutare . " È anche tardi " diss ' egli " Ho detto all ' Abate , chiedendogli il permesso , che sarei ritornato alle nove e mezzo . " Scesero a precipizio la scala a chiocciola ; ma quando uscirono sul piazzaletto delle robinie , Jeanne Dessalle vi metteva il piede dall ' altro capo con Maria e Noemi . Non era tanto buio , sotto le robinie , che Maria non potesse riconoscere suo marito e don Clemente nelle due ombre che uscivano di casa sua . Ella , che a fianco di Jeanne precedeva sua sorella , prontamente piegò e fece piegare a destra la sua vicina , verso il piccolo casino ch ' è un ' appendice della villa , voltando le spalle a questa . Dal canto suo , Selva , vedendo l ' atto di sua moglie , prontamente sussurrò al padre : " Scenda diritto , subito ! " Ma non valse . Non valse perché Noemi , meravigliata di veder sua sorella svoltare a destra , si fermò esclamando : " Dove andate ? " e don Clemente , forse per aver veduta questa signora ferma sulla sua via , invece di passare e scendere , andò a raccogliere l ' ortolano che lo attendeva nell ' angolo più oscuro del piazzaletto , dove il fianco della casa s ' incontra col monte . Chiamò " Benedetto ! " e si volse a Selva . " Se Lei volesse mostrargli il campicello ? " Giovanni rispose : " A quest ' ora ? " mentre sua moglie diceva piano a Noemi : " C ' è forestieri che partono , lasciamoli passare , restiamo qui al casino . " Ella le accennò in pari tempo del capo così risolutamente che la Dessalle se ne avvide , pensò tosto a qualche mistero . " Perché ? " disse . " Sono terribili ? " E rallentò il passo . Invece Noemi che aveva afferrato l ' intenzione della sorella , non però le ragioni occulte , mise troppo zelo a secondarla , abbracciò alla vita le due compagne , le spinse verso il casino . Jeanne Dessalle ebbe un moto istintivo di ribellione , si voltò di botto dicendo : " che fai ? " vide Selva che veniva alla loro volta e che subito salutò allargando le braccia , come per nascondere don Clemente , il quale , seguito dall ' ortolano , passò frettolosamente a cinque passi da Jeanne , prese la discesa . Noemi , che al saluto di suo cognato si era pure voltata , corse ad abbracciarlo . Intanto Selva si compiacque di vedere che don Clemente era sfuggito all ' incontro . Selva , scioltosi dall ' abbraccio di Noemi , stese la mano a Jeanne , che non se ne avvide , mormorò , trasognata , qualche incomprensibile parola di saluto . In quel momento uscirono dalla villa Dane , Marinier , Faré , di Leynì , il padre Salvati . I due Selva mossero loro incontro , lasciando Noemi e la Dessalle ad aspettare in disparte . I saluti di commiato furono abbastanza lunghi . Dane desiderava salutare anche la Dessalle . Maria non la scorse più dove l ' aveva lasciata , suppose che lei e Noemi fossero entrate in casa girando alle loro spalle , s ' incaricò dei saluti del professore . Finalmente quando i cinque discesero , accompagnati da Giovanni , si udì chiamare da Noemi : " Maria ! " Un accento particolare nella voce di sua sorella le disse che era accaduto qualche cosa . Accorse ; la signora Dessalle , seduta sopra un fascio di legna , nell ' angolo lasciato cinque minuti prima dall ' ortolano di Santa Scolastica , ripeteva con voce debole : " niente , niente , niente , adesso entriamo , adesso entriamo . " Noemi , tutta palpitante , raccontò che l ' amica si era sentita mancare a un tratto mentre quei signori discorrevano e che a lei era appena riuscito di trarla fino a quel fascio di legna . " Andiamo , andiamo " ripeté Jeanne e si sforzò di alzarsi , si trascinò , sorretta dalle altre due , fino all ' uscio della villa , sedette sullo scalino , aspettando un po ' d ' acqua che poi assaggiò appena . Altro non volle e presto si rimise tanto da poter salire , adagio adagio , le scale . Si scusava ad ogni sosta e sorrideva ; ma la fantesca che saliva innanzi col lume , a ritroso , venne quasi meno ella stessa vedendo quegli occhi smarriti , quelle labbra bianche , quel terribile pallore . La condussero al canapè del salottino ; e là , dopo un momento di silenzioso abbandono a occhi chiusi , poté dire alla signora Selva , sorridendo ancora , ch ' erano affetti di anemia e che c ' era avvezza . Noemi e Maria si parlarono piano fra loro . Jeanne intese le parole " a letto " e assentì del capo con uno sguardo di gratitudine . Maria aveva disposto per lei e per Noemi la migliore camera del piccolo alloggio , la camera d ' angolo opposta allo studio di Giovanni , dall ' altra parte del corridoio . Mentre Jeanne vi si avviava stentatamente a braccio di Noemi , ritornò Selva che aveva accompagnato gli amici sino al cancello . Sua moglie ne udì il passo sulla scala , gli scese incontro , lo trattenne . Si parlarono al buio , sotto voce . Era dunque lui , ma come lo aveva riconosciuto ? Eh , Giovanni aveva ben cercato di frapporsi , nel momento pericoloso , fra la signora e don Clemente , il padre era anche passato quasi di corsa , ma egli aveva sospettato subito , perché la Dessalle non aveva quasi risposto al suo saluto , non gli aveva stesa la mano , era rimasta come una statua . Anche il padre , quando aveva udito sulla terrazza ch ' era arrivata la signora Dessalle , si era mostrato inquieto ; poi aveva mostrato un vivo desiderio di evitarla ; si era però serbato molto padrone di sé . Oh sì , molto padrone di sé ! Questo era pure il giudizio di Maria che raccontò il suo colloquio con lui , lì in fondo alla scala . Marito e moglie salirono lentamente , compresi di quello straordinario dramma , di quel dolor mortale della povera donna , dell ' impressione terribile che doveva aver riportato anche lui , dopo tutto , della notte che passerebbero l ' uno e l ' altra ; pensosi di quel che accadrebbe l ' indomani , di quel che farebbe lui , di quel che farebbe lei . " Per queste cose è bene di pregare , non è vero ? " disse Maria . " Sì , cara , è bene . Preghiamo ch ' ella sappia donare il suo amore e il suo dolore a Dio " rispose suo marito . Entrarono , tenendosi per mano , nella camera nuziale , divisa in due da un cortinaggio pesante . Si affacciarono alla finestra guardando il cielo , pregarono silenziosamente . Un alito di tramontana passò come un lamento per la quercia che pende sulla piccola Santa Maria della Febbre . " Povera creatura ! " disse Maria . Parve a lei e a suo marito di amarsi anche più teneramente del solito e tuttavia sentirono ambedue , senza dirselo , che qualche cosa li tratteneva dal bacio dell ' amore . Jeanne , appena Noemi ebbe chiuso dietro a sé l ' uscio della loro camera , le si avvinghiò al collo , ruppe in singhiozzi irrefrenabili . La povera Noemi , avendo compreso , per l ' effetto vedutone , che quell ' ecclesiastico passato in fretta davanti all ' amica sua era Maironi , si struggeva di pietà . Disse parole della più ardente , della più soave tenerezza con la voce di chi blandisce un bambino che soffre . Jeanne non rispondeva , singhiozzava sempre . " È quasi meglio , cara " si arrischiò a dire Noemi " è quasi meglio che tu sappia , che tu non possa illuderti ; è quasi meglio che tu lo abbia veduto con quell ' abito ! " Stavolta udì rispondersi , fra i singhiozzi , tanti appassionati " no , no " così strani nel loro impeto quasi non doloroso , che ne rimase interdetta . Riprese quindi i suoi conforti ma più timidamente . " Sì , cara , sì , cara , perché non essendoci più rimedio ... " Jeanne alzò il viso tutto lagrimoso . " Non capisci che non è lui ? " diss ' ella . Noemi si sciolse , stupefatta , dalle sue braccia . " Come , non è lui ? Tutto questo perché non è lui ? " Ancora Jeanne le si lanciò al collo . " Non è quel frate che mi è passato davanti " disse fra i singhiozzi " è l ' altro ! " " Chi , l ' altro ? " " Quell ' uomo che lo seguiva , che è partito con lui ! " Noemi neppure se n ' era accorta , di quest ' uomo . Jeanne le strinse il collo da soffocarla , con un riso convulso . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO TERZO . Notte di tempeste . Nello scendere al cancello della villa don Clemente si domandava con ansia segreta : l ' avrà riconosciuta o no ? E se l ' ha riconosciuta , quale impressione gli avrà fatto ? Giunto al cancello , si voltò a colui che aveva chiamato Benedetto , gli scrutò il viso , un viso scarno , pallido , intellettuale . Non vi lesse turbamento . Quegli occhi lo fissavano attoniti , quasi dicendo : perché mi guarda ? Il monaco pensò : forse non l ' ha riconosciuta o forse non suppone che io sappia del suo arrivo . Passò il braccio sotto quello del compagno , pigliò , tenendoselo stretto senza parlare , a sinistra , verso la fragorosa gola oscura dell ' Aniene . Fatti pochi passi sotto gli alberi che fiancheggiano la via , gli disse : " Non mi domandi della riunione ? " con maggiore dolcezza che le parole indifferenti non comportassero . Quegli rispose : " Sì , mi racconti . " La voce era fioca e vuota di desiderio . Don Clemente si disse : " l ' ha riconosciuta " e parlò della riunione come persona preoccupata di altro , senza calore , senza cura di particolari ; né fu interrotto mai dal compagno con domande o commenti . " Ci si è sciolti " diss ' egli " senza conchiuder nulla , anche perché sono arrivati dei forestieri . Così non ho potuto nemmeno combinar niente per te col signor Giovanni . Ma , domani , o tutti o in parte , credo che ci riuniremo ancora . E tu " soggiunse esitante " sei disposto a ritornare o non sei disposto ? " Benedetto rispose nel medesimo tôno sommesso di prima e sempre camminando : " Le forestiere che ho vedute , restano ? " Don Clemente gli strinse il braccio forte forte . " Non so " diss ' egli . E soggiunse con un ' altra stretta , commosso : " Se avessi saputo ... ! " Benedetto aperse la bocca per parlare ma si trattenne . Procedettero così in silenzio verso le due nere fronti della gola fragorosa , e , lasciata la strada maestra volgente a cavalcar l ' Aniene sul ponte di San Mauro , presero la mulattiera dei Conventi che sale alla fronte di sinistra . Là in faccia l ' obliquo scoglio enorme parve a don Clemente , in quel momento , simbolo minaccioso di una demoniaca forza ferma sul cammino di Benedetto ; come gli parve minacciosa simbolicamente la cresciuta oscurità , minaccioso il cresciuto rombo profondo del fiume nella solitudine . Passato l ' Oratorio di san Mauro , dove la mulattiera dei Conventi gira a sinistra , sul fianco del monte , verso la Madonnina dell ' Oro e un ' altra mulattiera entra diritta nella gola per i ruderi delle Terme neroniane , Benedetto si sciolse dolcemente dal braccio del monaco e si fermò . " Senta , padre " diss ' egli . " Avrei bisogno di parlarle . Forse un poco a lungo . " " Sì , caro , ma è tardi . Entriamo nel monastero . " Benedetto abitava nell ' Ospizio dei pellegrini , la casa rustica dove sono anche le stalle di Santa Scolastica a cui si accede da un cortile che comunica per un cancello grande colla via pubblica e per un cancello piccolo con il corridoio del monastero , che dalla via pubblica mette alla chiesa e al secondo dei tre chiostri . " Non vorrei entrare nel monastero , stanotte , padre mio " diss ' egli . " Non vorresti entrare ? " Altre volte Benedetto , nei tre anni passati al servizio libero del monastero , aveva ottenuto da don Clemente licenza di passar la notte fuori , sulla montagna , pregando . Il Maestro pensò tosto che fosse giunto per il discepolo uno di quei terribili cimenti interni che gli facevano fuggire il povero giaciglio e le ombre chiuse , complici del Maligno nel martoriargli la immaginazione . " Mi ascolti , padre " disse Benedetto . Il suo accento fu così fermo , significò a don Clemente tanta gravità di prossime parole , che questi non credette di dover insistere sull ' ora inoltrata . Uditi in alto zoccoli ferrati di cavalcature scendere alla loro volta , i due uscirono sul breve piano erboso che porta umili avanzi delle magnificenze neroniane incontro ad archi sperduti nel carpineto selvaggio dell ' altra sponda , membra un tempo delle uniche Terme , cui ora divide in profondo il pianto dell ' Aniene . Sopra quegli archi era la dimora del prete diabolico e delle peccatrici insidianti ai figli di San Benedetto . Il monaco pensò a Jeanne Dessalle . Là in fondo alla gola , alte sopra il monte Preclaro e il monte di Jenne Vecchio , splendevano le due stelle di cui si era parlato sulla terrazza dei Selva come di luci sante . Aspettarono che passassero le cavalcature . Passate che furono , Benedetto abbracciò il suo maestro in silenzio . Don Clemente , sorpreso , sentendolo scosso da tremiti , da sussulti , immaginando che lo avesse turbato così la vista di quella signora , gli ripeteva : " Coraggio , caro , coraggio , questa è una prova che il Signore ti manda . " Benedetto gli mormorò : " Non è quello che Lei pensa . " E ricomposto , pregò il Maestro di sedere sopra un rudero al quale egli stesso , postosi ginocchioni sull ' erba , appoggiò le braccia incrociate . " Da questa mattina " diss ' egli " io ho segni di una volontà nuova del Signore a mio riguardo , senza ch ' io possa intendere quale . Ella sa cosa mi è avvenuto tre anni sono in quella piccola chiesa dove stavo pregando mentre la mia povera moglie era per morire . " " Vuoi parlare della tua Visione ? " " No , prima della Visione , tenendo chiusi gli occhi , mi sono lette nelle palpebre le parole di Marta : " MAGISTER ADEST ET VOCAT TE " . Questa mattina , mentre Lei celebrava , all ' Elevazione , mi sono vedute nel mio interno le stesse parole . Ho creduto a un ritorno automatico di ricordi . Dopo la Comunione ebbi un momento di ansia , parendomi che Cristo mi dicesse nell ' anima : non intendi , non intendi , non intendi ? Passai la giornata in un ' agitazione continua , benché cercassi di affaticarmi più del solito nell ' orto . Nel pomeriggio stetti un poco a leggere sotto il leccio dove si raccolgono Loro padri . Avevo Sant ' Agostino : " De opere monachorum " . Passa gente sulla strada alta , discorrendo forte . Io alzo il viso , meccanicamente . Poi , non so perché , invece di riprendere la lettura , chiudo il libro , mi metto a pensare . Pensavo a quello che scrive Sant ' Agostino del lavoro manuale dei monaci , pensavo alla Regola di san Benedetto , a Rancé , e come si potrebbe ritornare , nell ' Ordine benedettino , al lavoro manuale . Poi , in un momento di stanchezza , avendo però in cuore quella grandezza immensa di Sant ' Agostino , ho creduto proprio di udire una voce dalla strada alta : " MAGISTER ADEST ET VOCAT TE " . Sarà stata un ' illusione , sarà stato per Sant ' Agostino , per un ricordo inconscio del " Tolle , lege " , non dico di no , ma intanto tremavo , tremavo come una foglia . E mi venne questo dubbio pauroso : che il Signore mi voglia monaco ? Ella lo sa , padre mio , perché gliel ' ho detto ancora forse due o tre volte , che questo si accorderebbe con la fine della mia Visione , almeno in una cosa . Le ho però anche detto , quando Lei mi consigliava , come don Giuseppe Flores , di non credere nella Visione , che appunto per me questa era una ragione di non crederci , non solo perché mi sento indegno di essere sacerdote , ma più ancora perché mi ripugna stranamente di entrare in qualsiasi Ordine religioso . Però , se Iddio me lo imponesse ! Se questa grande ripugnanza fosse appunto una prova ! Volevo parlarle quando siamo andati dai Selva , ma Lei aveva fretta , non era possibile . Là , su quel fascio di legne , sotto quelle rubinie , ho avuto l ' ultimo colpo . Ero stanco , tanto stanco , e mi sono lasciato vincere dal sonno per cinque minuti . Ho sognato che camminavo con don Giuseppe Flores sotto le arcate del cortile pensile di Praglia . Io gli dicevo piangendo : ' Ecco , è stato qui . ' E don Giuseppe mi rispondeva con tanto affetto : ' sì ma non pensi a questo , pensi che il Signore La chiama . ' E io replicavo : ' ma dove , dove mi chiama ? ' con tanta angoscia che mi svegliai . Udii una voce dall ' alto della casa . Si rispose dal fondo del giardino , in francese . Vidi una signora uscire correndo dal fondo della villa , udii i saluti che si scambiarono lei e le persone arrivate , distinsi quella voce . Subito non la riconobbi con certezza , ma poi , siccome le voci si avvicinavano , non dubitai più . Era lei . Per un attimo sbigottii , ma fu proprio un attimo . Mi si fece una gran luce nella mente . " Benedetto alzò il viso e le mani giunte . La voce gli s ' infiammò di ardore mistico . " Magister adest " diss ' egli . " Comprende ? Il Divino Maestro era con me , non avevo niente a temere , padre mio . E non temetti niente , né lei , né me . La vidi montare sul piazzaletto . Il mio sentimento fu : se c ' incontriamo soli , le parlerò come a una sorella , le domanderò perdono , Iddio mi darà forse per lei una parola di verità , le mostrerò di sperare per l ' anima sua e non di temere per la mia ! " Don Clemente non poté a meno d ' interromperlo . " No no no , figlio mio " diss ' egli , quasi atterrito , prendendogli il capo a due mani , pensando appunto come avrebbe potuto evitare un simile incontro , come allontanare Benedetto . I Selva , i Selva ! Bisognava avvertire i Selva . " Comprendo che Lei mi dica così " riprese Benedetto affannosamente " ma se la incontro , non devo io cercare di metterla a parte del mio bene come cercai di metterla a parte del male ? E non mi ha insegnato Lei che l ' amare Dio sopra ogni cosa e il porre sopra ogni cosa la salute dell ' anima propria non possono andare insieme ? Che quando si ama non si pensa mai a sé ? Che si desidera solamente fare la volontà dell ' amato e si vorrebbe che tutti la facessero ? Che in questo modo uno si salva certo e che chi ha sempre in mente la salute dell ' anima propria arrischia di perderla ? " " Bene bene bene , caro " rispose il padre , accarezzandogli la testa . " Tu intanto domani vai a Jenne e ci stai fino a che non ti richiamo io . Ti do una lettera per l ' arciprete , che è una buona persona , e stai con lui . Hai capito ? E adesso andiamo al monastero perché è tardi . " Si alzò e fece alzare Benedetto . Sopra il loro capo l ' orologio di Santa Scolastica suonava le ore . Erano dieci ? Erano undici ? Don Clemente non le aveva contate dal principio e temeva il peggio , aveva perduta , per tante diverse emozioni , la misura del tempo . Che andava mai a capitare ! Chi avrebbe previsto ? E che accadrebbe ora ? Uscirono dal piano erboso e s ' incamminarono per la ripida , sassosa mulattiera , don Clemente davanti , Benedetto alle sue spalle , ambedue con l ' anima in tempesta , silenziosi , rispondendo ai loro pensieri la scura voce dell ' Aniene . Ecco , ad una svolta , i lumi lontani di Subiaco . Pochi ; sono forse le undici ! In breve l ' angolo nero del recinto di Santa Scolastica sorge a fronte dei viandanti . Per quali occulte vie , pensa Benedetto , non lo ha condotto Iddio dalle logge di Praglia , dove Jeanne lo ha tentato e vinto , a questa faticosa salita nelle tenebre , verso un altro luogo santo , con lei vicina e il cuore fondato in Cristo ! Intanto le ragioni della prudenza pratica , prementi , in quella distretta , su don Clemente e le ragioni della santità ideale , insegnate da lui al diletto discepolo in tempo di calma , si contendevano la sua volontà non più tanto ferma ; le prime da vicino con violenza imperiosa , le seconde da lontano , con la sola bellezza severa e mesta . Le due " luci sante " , alte sopra l ' angolo nero del recinto , lo guardavano appunto , come gli parve , severe e meste . Oh terra impura , pensò , terra trista ! E forse prudenza impura , prudenza trista , la prudenza terrena ! Giunti all ' angolo , i due viandanti presero a sinistra voltando le spalle al rombo profondo dell ' Aniene , passarono davanti al cancello grande del monastero e , girato l ' altro canto del recinto , giunsero , per la galleria oscura che corre sotto la biblioteca , a una porticina . Don Clemente suonò . C ' era da aspettare alquanto perché alle nove o poco dopo tutte le chiavi del monastero si portano all ' Abate . " Dunque mi permette " chiese Benedetto " di restare fuori ? " Le altre volte che il Maestro glielo aveva permesso , egli era salito a passar la notte in preghiera sui greppi nudi del Colle Lungo , imminenti al monastero , o su quelli del Taleo o sulla costa petrosa che si taglia movendo dall ' oratorio di Santa Crocella al bosco del Sacro Speco . Il Maestro esitò un poco , non ci aveva più pensato . E il discepolo gli era parso quel giorno più smunto , più esangue del consueto ; temeva per la sua salute alquanto logora dalle fatiche del lavoro campestre , dalle penitenze , dal vivere disagiato . Glielo disse . " Non pensi al mio corpo " supplicò il giovane , umile e ardente . " Il mio corpo è infinitamente lontano da me ! Abbia solo paura che io non faccia il possibile per conoscere la Volontà Divina ! " Soggiunse che avrebbe pregato anche per aver lume circa questo incontro e che mai aveva sentito Iddio come pregando la notte sui monti . Il Maestro gli prese il capo a due mani , lo baciò in fronte . " Va " diss ' egli . " E Lei pregherà per me ? " " Sì , nunc et semper . " Passi nel corridoio . Una chiave gira nella toppa . Benedetto si dilegua come un ' ombra . Il buon vecchio fra Antonio , portinaio del monastero , aperse , non mostrò di essersi atteso a vedere anche Benedetto , e con quel rispetto dignitoso in cui si confondevano la sua umiltà d ' inferiore e la sua coscienza di onesto famigliare antico , disse a don Clemente che il padre Abate lo attendeva nel suo alloggio . Don Clemente salì con un lanternino al corridoio grande dove mettevano l ' alloggio dell ' Abate e , poco discosto , la sua cella stessa . L ' Abate , padre Omobono Ravasio da Bergamo , lo stava aspettando in un salottino male rischiarato da una povera lucernina a petrolio . Il salottino , nella sua severa modestia ecclesiastica , non aveva di singolare che una tela del Morone , bel ritratto d ' uomo , due piccole tavole con teste d ' angeli di maniera luinesca , un piano a coda , carico di musica . L ' abate , appassionato per i quadri , la musica e il tabacco da fiuto , dedicava a Mozart e a Haydn gran parte del tempo non largo che gli concedevano i suoi doveri religiosi e le cure del governo . Era intelligente , alquanto bizzarro , ricco di una cultura letteraria , filosofica e religiosa ferma sdegnosamente sul 1850 . Piccolo , canuto , aveva una fisonomia arguta . Certi suoi modi orobii , certe familiarità ruvide avevano meravigliato i monaci , avvezzi alle maniere squisitamente signorili del suo predecessore , nobile romano . Veniva da Parma ed era entrato in carica da soli tre giorni . Don Clemente gli s ' inginocchiò davanti , gli baciò la mano . " Che mode avete voialtri a Subiaco ? " disse l ' Abate . " Fate venire le dieci alle undici ? " Don Clemente si scusò . Aveva tardato per un dovere di carità . L ' Abate lo fece sedere . " Figlio mio " diss ' egli . " Voi soffrite il sonno ? " Don Clemente sorrise , non rispose . " Ebbene " riprese l ' Abate " voi ne avete buttato via un ' ora e adesso io ho le mie ragioni di prendervene un altro poco . Vi devo parlare di due cose . Mi avete chiesto il permesso di recarvi a visitare certi signori Selva . Ci siete andato ? Sì ? Potete dirmi di essere tranquillo nella vostra coscienza ? " Don Clemente fu pronto a rispondere con un lieve gesto di sorpresa : " Eh , sì ! " " Bene bene bene " fece l ' Abate ; e fiutò , contento , una grossa presa di tabacco . " Io non conosco questi signori Selva , ma c ' è a Roma chi li conosce o crede di conoscerli . Non è uno scrittore , il signor Selva ? Non ha scritto di religione ? Mi figuro che sarà un rosminiano , a giudicare dalla gente che ce l ' ha su con lui ; gente indegna di allacciar le scarpe a Rosmini , ma intendiamoci ! Rosminiani sicuri sono quelli di Domodossola e non quelli che hanno moglie , eh ? Dunque stasera , dopo cena , ho ricevuto una lettera da Roma . Mi scrivono - un pezzo grosso , capite , - che appunto stasera si doveva tenere in casa di questo falso cattolico signor Selva un conciliabolo di altri insetti malefici come lui , e che probabilmente vi ci sareste recato anche voi , e che io dovevo impedirlo . Non so cosa avrei fatto , perché se parla il Santo Padre obbedisco , se non parla il Santo Padre rifletto ; ma per vostra fortuna voi eravate già fuori . Del resto c ' è della brava gente che scoverà qualche eretico anche in Paradiso . Adesso voi mi dite che la vostra coscienza è tranquilla . Dunque non devo credere alla lettera ? " Don Clemente rispose che certamente a casa Selva non ci erano venuti né eretici , né scismatici . Vi si era parlato della Chiesa , dei suoi mali , di possibili rimedî , ma come lo stesso padre Abate avrebbe potuto parlarne . " No , figlio mio " rispose l ' Abate . " Ai mali della Chiesa e ai possibili rimedî non ci ho a pensar io . Ossia , ci posso pensare ma non ho a parlarne che a Dio perché ne parli poi Lui a chi tocca . E così fate anche voi . Tenete a mente , figlio mio ! I mali ci sono e i rimedî ci saranno , ma questi rimedî , chi sa ? possono essere veleni e bisogna lasciarli adoperare al Grande Medico . Noi , preghiamo . Se non si credesse alla comunione dei Santi , cosa si starebbe a fare nei monasteri ? E in quella casa , figlio mio , per la nostra pace , non ci ritornare ! Non me lo chiedere più ! " Passando paternamente così dal voi al tu , l ' Abate posò una mano affettuosa sulla spalla del suo monaco afflitto di non poter rivedere quei buoni amici e anche particolarmente di non poter l ' indomani mattina conferire col signor Giovanni , avvertirlo del pericolo che correva Benedetto , avvisare insieme al riparo . " Sono cristiani aurei " diss ' egli con voce sommessa , dolente . " Lo credo " rispose l ' Abate " Credo che saranno migliori assai di questi zelanti che scrivono di queste lettere . Vedi che non faccio complimenti . Tu sei di Brescia , eh ? Bene , io sono di Bergamo . Noi si direbbe che sono piaghe . Sono infatti piaghe della Chiesa . Io risponderò a tôno . I miei monaci non prendono parte a congreghe di eretici . Ma tu a , casa Selva , non ci ritornerai . " Don Clemente baciò rassegnato la mano del paterno vecchio . " Adesso all ' altro argomento ! " disse costui . " Apprendo che qui nell ' Ospizio dei pellegrini , dove di regola non ci dovrebbe abitare stabilmente che il vaccaro , ci sta da tre anni un giovine che ci avete collocato voi ; oh , col permesso del mio predecessore , s ' intende ! Un giovine che vi è molto legato , che voi dirigete spiritualmente , che fate anche studiare in biblioteca . Vero che lavora nell ' orto , vero che mostra una pietà grande , ch ' è di edificazione a tutti , ma però , siccome non pare che abbia intenzione di farsi religioso , questo suo soggiorno nell ' Ospizio nostro dove occupa un posto da tre anni , è poco regolare . Cosa me ne potete dire ? Sentiamo . " Don Clemente sapeva che alcuni suoi confratelli , e non i più vecchi ma proprio i più giovani , non approvavano l ' ospitalità concessa dall ' Abate defunto a Benedetto . Neppure andava loro troppo a sangue che don Clemente e lui fossero tanto legati . Qualche dispiacere per questo , don Clemente l ' aveva già avuto . Comprese che quei tali non avevano perduto tempo , che stavano già lavorando il nuovo Abate . Il suo bel viso si colorò di rossore . Egli non rispose subito , volendo prima spegnersi dentro il suo corruccio con un atto di perdono mentale ; poi disse ch ' era suo dovere e suo desiderio d ' informarlo . " Questo giovine " diss ' egli " è un tale Piero Maironi , di Brescia . Ell ' avrà udito nominare la famiglia . Suo padre , don Franco Maironi , sposò una donna senza nobiltà né ricchezza . Egli allora non aveva più i genitori , viveva colla nonna paterna , la marchesa Maironi , donna imperiosa , orgogliosa . " " Oh ! " esclamò l ' Abate . " L ' ho conosciuta ! Uno spavento ! Mi ricordo ! A Brescia la chiamavano la marchesa Haynau ! Aveva dodici gatti ! Una gran parrucca nera ! Mi ricordo ! " Io non l ' ho conosciuta che per fama " ripigliò don Clemente , sorridendo , mentre l ' Abate si faceva passare con una buona presa di tabacco e un mugolio gutturale il cattivo sapore di quell ' antipatica memoria . " La nonna , dunque , non volle assolutamente saperne di questo matrimonio disuguale . Gli sposi furono ospitati da uno zio della sposa , ella pure orfana . Lui , don Franco , si fece soldato nel 1859 e morì di ferite . Sua moglie morì poco dopo . Il figliuolo venne raccolto dalla nonna Maironi e , morta lei , da certi Scremin , suoi parenti veneti . La nonna lo lasciò ricchissimo . Sposò una figlia di questi Scremin , che disgraziatamente perdette la ragione poco dopo le nozze , credo . Lui ne fu afflittissimo , condusse vita ritirata fino a che s ' incontrò , per sua sventura , in una signora divisa dal marito . Allora venne un periodo di traviamento ; traviamento di costume e traviamento di fede . Quando , pare un miracolo del Signore ! , ecco che sua moglie viene a morire e nel morire ricupera la ragione , fa venire il marito , gli parla , muore come una Santa . Questa morte gli volta il cuore verso Dio , egli lascia la signora , lascia le ricchezze , lascia tutto , fugge di notte da casa sua senza dire a nessuno dove va . Siccome aveva conosciuto me a Brescia una volta che ci andai per una malattia di mio padre , e sapeva ch ' ero a Subiaco , siccome anche aveva caro il nostro Ordine e certe memorie della nostra povera Praglia , è capitato qua . Mi ha raccontato la sua storia , mi ha supplicato di aiutarlo a condurre una vita di penitenza . Credetti che aspirasse a entrare nell ' Ordine . Egli mi disse invece di non sentirsene degno , di non aver potuto ancora conoscere , circa questo punto , la Divina Volontà , di volere intanto far penitenza , lavorare colle proprie mani , guadagnarsi il pane , un poverissimo pane . Mi disse altre cose , mi parlò di certi fatti sovrannaturali che gli sarebbero intervenuti . Io ne parlai subito al padre Abate di allora e si combinò così : alloggiarlo nell ' Ospizio , farlo lavorare nella chiusura come aiuto all ' ortolano e fornirgli il vitto magrissimo ch ' egli desiderava . In tre anni non ha preso né vino , né caffè , né latte , né un uovo . Pane , polenta , frutta , erbaggi , olio , acqua pura : non ha preso altro . La sua vita è stata una vita di Santo , ciascuno glielo può dire . E si crede il più gran peccatore del mondo ! " " Hm ! " fece l ' Abate , pensoso . " Hm ! Capisco ! Ma perché non entra nell ' Ordine ? Altra cosa : so che ha passato qualche notte fuori . " Don Clemente sentì ancora corrersi un fuoco al viso . " In preghiera " diss ' egli . " Sarà così ma forse non tutti crederanno . Sapete cosa dice Dante : " Sempre a quel ch ' ha faccia di menzogna Dee l ' uom chiuder la bocca quant ' ei puote , Però che senza colpa fa vergogna . " " Oh ! " esclamò don Clemente arrossendo , nella sua dignità vereconda , per coloro che potessero aver concepito un vile sospetto . " Scusate , figlio mio " disse l ' Abate . " Non si accusa . Si biasimano le apparenze . Non riscaldatevi . È meglio pregare in casa . E questi fatti soprannaturali , dite su , cosa sono ? " Don Clemente rispose che erano state visioni , voci udite nell ' aria . " Hm ! Hm ! " fece ancora l ' Abate con un complicato gioco di rughe , di labbra e di sopracciglia , come se avesse inghiottito un sorso di aceto . " Avete detto che si chiama ? ... Il nome proprio ? " " Piero , ma quando è venuto ha desiderato separarsi da questo nome , mi ha pregato d ' imporgliene un altro . Ho scelto Benedetto ; mi parve il più appropriato . " L ' Abate , a questo punto , espresse la volontà di vedere il signor Benedetto e ordinò a don Clemente di mandarglielo l ' indomani mattina , dopo il coro . Allora don Clemente si turbò un poco , dovette confessare che non poteva prometterlo assolutamente perché appunto anche in quella notte il giovine era uscito a pregare ed egli non sapeva con certezza a quale ora sarebbe rientrato . L ' Abate s ' inquietò molto , borbottò una sequela di rimbrotti e di riflessioni acide . Don Clemente si decise perciò a raccontare l ' incontro colla signora Dessalle , l ' antica amante , quel ch ' era poi seguito per via , la sua idea di mandare Benedetto a Jenne e di farvelo rimanere fino a che la signora non fosse partita . Il superiore lo ascoltò a ciglia aggrottate , con un continuo brontolîo sordo . " Qui " esclamò finalmente " si torna a san Benedetto ! Si torna alle insidie delle peccatrici ! Vada vada vada , il nostro Benedetto ! A questo Jenne e anche più in là ! E non mi dicevate questo ? Vi pareva poco ? Vi pareva niente che si ordissero intorno al monastero delle trame di questa fatta ? Andate , adesso ; andate pure ! " Don Clemente fu per rispondere che non sapeva se si ordissero trame , se la signora avesse riconosciuto o no il suo discepolo , che a ogni modo egli aveva già espresso a Benedetto il proposito di allontanarlo ; ma impose silenzio a questo inutile sfogo di amor proprio , e prese , ginocchioni , congedo . Ritolto il lanternino che aveva lasciato nel corridoio , non entrò nella sua cella . Percorse lento lento il corridoio sino al fondo , scese lento lento , non senza qualche sosta , per una scaletta a chiocciola , nell ' altro corridoio strettissimo che mette al Capitolo . Il pensiero del diletto discepolo orante nella notte sul monte , l ' aspettazione delle risoluzioni che prenderebbe dopo avere comunicato con Dio , le coperte ostilità dei fratelli , i cipigli e i dubbî dell ' Abate , il timore ch ' egli ponesse Benedetto nella necessità di scegliere fra i voti monastici e il bando dal convento , gli accumulavano sul cuore un peso spossante . Il fervore mistico di Benedetto , quella sua grande inconscia umiltà , i suoi progressi nella intelligenza della Fede giusta le idee che originavano dal signor Giovanni , certi lumi nuovi che gli scaturivano , conversando , dal pensiero , la forza crescente del mutuo affetto , gli avevano fatto concepire speranze di una prossima rivelazione , in quel naufrago del mondo , della Divina Grazia , della Divina Verità , della Divina Potenza , per il bene delle anime . Lo avevano detto , alla riunione di casa Selva : ci vorrebbe un Santo . Lo aveva detto per il primo quell ' abate svizzero . Secondo altri era desiderabile un Santo laico . E questo era pure il suo pensiero , e gli pareva provvidenziale che a Benedetto ripugnasse la vita monastica . Quasi quasi gli parve provvidenziale anche la venuta della signora , che lo costringeva a lasciare il convento . Ma che gli succedeva ora sul monte ? Che gli diceva Iddio nel cuore ? E se ... Questo balenare di un se nuovo , inatteso , formidabile , arrestò il meditabondo nel suo lento cammino . " MAGISTER ADEST ET VOCAT TE . " Forse lo stesso Maestro Divino chiamava Benedetto a servirgli sotto le vesti del monaco . Egli cessò , sbigottito , di pensare , e dal Capitolo , posato il lanternino , entrò nella chiesa , mosse diritto alla cappella del Sacramento . Con quella dignità che nessuna tempesta interna poteva togliere alle movenze signorili della persona , alla pura bellezza del viso , si compose sull ' inginocchiatoio nel mezzo della cappella , fra le quattro colonne , sotto la lampada ; e alzò gli occhi al Tabernacolo . Il Maestro della Via , della Verità e della Vita , il Diletto dell ' anima , era là e dormiva come la procellosa notte sul mare di Genezareth , fra Gadara e la Galilea , nella barca che altre barche travagliate dai flutti seguivano per le tenebre sonore . Era là e pregava come un ' altra notte , solo , sul monte . Era là e diceva con la sua dolce voce eterna : - venite a me , voi dolenti ; voi cui la vita è grave , tutti venite a me . - Era là e parlava , il Vivente : credete in me che sono con Voi , ristoro vostro e pace , io l ' Umile , figlio del Potente , io il Mite , figlio del Terribile , io lavoratore dei cuori per il regno della giustizia , per la futura unità di voi tutti meco nel Padre mio . Era là , il Pietoso , nel Tabernacolo e spirava l ' invito ineffabile : vieni , apriti , abbandonati a me . E Clemente si abbandonò , gli disse quello che non aveva mai confessato neppure a sé stesso . Sentiva nell ' antico monastero , tutto , tranne Cristo nel Tabernacolo , morire . Come cellula dell ' organismo ecclesiastico , elaboratrice di calore cristiano radiante al mondo , il monastero si ossificava nella vecchiaia inesorabile . Onorandi fochi di fede e di pietà chiuse nelle forme tradizionali , simili alle fiamme dei ceri accesi sugli altari , vi consumavano i loro involucri umani inviandone al cielo il vapore invisibile , senza che una sola onda calorifica o luminosa ne vibrasse al di là delle muraglie antiche . Le correnti dell ' aria viva non vi entravano più e i monaci non uscivano più a cercarle come nei primi secoli , lavorando nei boschi e sui prati , cooperando alle vitali energie della natura , nell ' atto stesso che magnificavano Iddio col canto . I colloquii con Giovanni Selva lo avevano indirettamente condotto , poco a poco , a sentire così della vita claustrale nelle sue forme presenti , pure essendo convinto che ha indestruttibili radici nell ' anima umana . Ma forse ora per la prima volta gli avveniva di guardare il suo sentimento in faccia . Era da un pezzo suo voto , era sua speranza che Benedetto diventasse un grande operaio del Vangelo ; non un operaio comune , un predicatore , un confessore , bensì un operaio straordinario ; non un soldato dell ' esercito regolare , impedito dall ' uniforme e dalla disciplina , bensì un libero cavaliere dello Spirito Santo ; ma la Regola monastica non gli si era mai ripresentata in tale antagonismo con il suo ideale di un Santo moderno . E se ora la Volontà Divina si manifestasse a Benedetto proprio diversa dal desiderio suo ? Ah non era egli già quasi sull ' orlo di un peccato mortale ? Non presumeva già egli quasi , polvere tracotante , di giudicare le vie di Dio ? Prosternato sull ' inginocchiatoio , s ' immerse nell ' Onnipotente , anelando senza parole al perdono , alla rivelazione , in Benedetto , della Volontà Divina , adorandola da quel momento qualunque fosse . Nell ' alzarsi con un naturale defluire dell ' onda mistica dal cuore , con gli occhi vôlti ancora all ' altare ma non più fissi nel Tabernacolo , non poté a meno di pensare alla Dessalle e al discorso di Benedetto . La mediocre pala di quell ' altare rappresenta la martire Anatolia che offre dal paradiso la palma simbolica ad Audax , il giovine pagano che tentò sedurla e ne fu invece condotto a Cristo . La Dessalle aveva sedotto Benedetto ; per quanto Benedetto si fosse studiato di scolpare lei e d ' incolpare sé , don Clemente non dubitava che le cose fossero andate così . Se ora egli operasse la conversione di lei ? Se fosse giusto che la tentasse ? Se il sentimento di Benedetto fosse realmente più cristiano che il timore suo e gli spasimi del padre Abate ? Don Clemente si dibatteva in testa questi problemi attraversando a capo basso la chiesa . Anatolia e Audax ! Gli sovvenne che un forestiere scettico , udita da lui la spiegazione del quadro , aveva detto : sì , ma se non li avessero ammazzati , né l ' uno né l ' altra ? E se Audax avesse avuto moglie ? E queste beffarde parole gli erano parse una indegna profanazione . Le ripensò e , sospirando , raccattò da terra il lanternino posato nel Capitolo . Invece di avviarsi alla sua cella si recò nel secondo chiostro a guardare il dorso del Colle Lungo , dove forse Benedetto stava in orazione . Alcune stelle brillavano sul roccioso dorso grigio macchiato di nero e il loro lume oscuro mostrava nel chiostro il piazzale , gli arboscelli sparsi , la torre possente dell ' Abate Umberto , le arcate , le mura vecchie di nove secoli e , sulla ogiva del portale grande dove don Clemente stava contemplando , la doppia riga dei fraticelli di sasso che vi salgono in processione . Il chiostro e la torre si affermavano nella notte con maestà di potenza . Era proprio vero che stessero morendo ? Nel lume delle stelle il monastero pareva più vivo che nel sole , grandeggiava in una mistica comunione di senso religioso con gli astri . Era vivo , era pregno di effluvi spirituali diversi , confusi in una persona unica , come le diverse pietre tagliate e scolpite a comporre la unità del suo corpo , come diversi pensamenti e sentimenti in una coscienza umana . Le vetuste pietre , sature di anime commiste ad esse in amore , sature di desiderii santi e di santo dolore , di gemiti e di preci , radiavano un che oscuro , penetrante nel subcosciente . A quei lavoratori di Dio che nelle ore aride vi si ritraessero dal mondo a breve riposo , potevano rinfondere forza come d ' estate al falciatore in deserti montani una fonte . Ma perché le pietre durassero vive , un continuo fiume di vita doveva pure trapassar per esse , un fiume di spiriti adoranti , contemplanti . Don Clemente sentì quasi rimorso dei pensieri volontariamente accolti in chiesa circa la decrepitezza del monastero , pensieri radicati nel suo giudizio personale , piacenti al suo amor proprio , quindi viziati di quella concupiscenza dello spirito che i suoi diletti Mistici gl ' insegnavano a discernere e ad aborrire . Giunte le mani , fissò il dorso selvaggio del monte dove si figurava Benedetto pregante , fece un atto mentale di rinuncia , di umile abbandono delle proprie idee circa l ' avvenire di quel giovine . Benedisse Iddio se lo voleva laico , benedisse Iddio se lo voleva monaco , se scopriva la Sua volontà e se non la scopriva . " Si vis me esse in luce sis benedictus , si vis me esse in tenebris sis iterum benedictus . " E si avviò alla sua cella . Nel grande corridoio dove le due fioche lampade ardevano ancora , passando davanti all ' uscio dell ' Abate , ripensò la conversazione avuta col vecchio e quelle sue massime circa i mali della Chiesa e la opportunità di operare contro di essi . Ricordò un discorso del signor Giovanni sulle parole " fiat voluntas tua " che il comune dei fedeli intende soltanto come un atto di rassegnazione , e che implicano , invece , il dovere di lavorare con tutte le nostre forze per il prevalere della legge divina nel campo della libertà umana . Il signor Giovanni gli aveva fatto battere il cuore più forte e l ' Abate glielo aveva fatto battere più fiacco . Quale dei due aveva detto la parola di Vita e di Verità ? La sua cella era l ' ultima a destra , presso il balcone che guarda la conca rigata dall ' Aniene , Subiaco e i monti Sabini . Prima di entrar nella sua cella don Clemente si fermò a guardar i lumi lontani di Subiaco , pensò alla villetta rossa , più vicina ma invisibile , pensò a quella donna . Trame , aveva detto l ' Abate . Amava ella ancora Piero Maironi ? Aveva scoperto , sapeva ch ' egli si era rifugiato a Santa Scolastica ? Lo aveva riconosciuto ? Se sì , che meditava di fare ? Probabilmente non aveva preso stanza nel minuscolo quartiere dei signori Selva ; probabilmente alloggiava in un albergo di Subiaco . Quei lumi lontani erano fuochi di un campo nemico ? Si fece il segno della croce ed entrò nella sua celletta per un breve sonno fino alle due , ora di coro . Benedetto prese la via del Sacro Speco . Oltrepassato , all ' altro angolo del monastero , il letto asciutto di un torrentello , raggiunto a destra l ' oratorio antichissimo di Santa Crocella , salì per la petraia che ruina giù verso il rombo dell ' Aniene di fronte ai carpineti del Francolano , erto e nero fino alla croce del vertice , incoronata di stelle . Prima di toccare l ' Arco che mette al bosco del Sacro Speco , uscì di via , si arrampicò a sinistra , cercando il posto dell ' ultima sua veglia , alto sui tetti quadrati e sulla torre tozza di Santa Scolastica . La ricerca del sasso dove aveva pregato ginocchioni un ' altra dolorosa notte , sviandogli il pensiero dal mistico foco in cui era chiuso , glielo raffreddò . Se ne avvide tosto , ne sentì un rammarico affannoso , una impazienza di ricuperar calore acuita dal timore di non riuscirvi , dal senso di esserne in colpa , dal ricordo di altre aridità tristi . Gelava , gelava sempre più . Cadde ginocchioni , chiamò Iddio con uno spasimo di preghiera . Come piccola fiamma inutilmente apposta ad un fascio di legna verde , lo slancio della volontà gli venne meno senza movere il cuore inerte e mancò in uno stupido ascoltare del rombo eguale dell ' Aniene . La mente gli ritornò in un assalto di terrore . Forse la notte passerebbe intera così ; forse al gelo arido seguirebbe la tentazione calda ! Impose silenzio al fervere delle immaginazioni , si raccolse nel proposito di non smarrirsi d ' animo . Allora sorse in lui l ' idea chiara che spiriti nemici gli erano sopra . Se avesse veduto intorno a sé fiammeggiare occhi diabolici nei fessi delle pietre , ne sarebbe stato meno certo . Sentiva in sé il vaporare di un veleno , sentiva un ' assenza di amore , un ' assenza di dolore , un tedio , un peso , l ' aggravarsi di un assopimento mortale . Ricadde nello stupido ascoltare il rumore del fiume , fissi gli occhi senza sguardo al bosco nero del Francolano . Gli passò nella visione interna , lento automa , la immagine del prete malvagio vissuto là colla sua corte di peccatrici . Sentì stanchezza di star ginocchioni , si accasciò su sé stesso . Ecco ancora l ' automa lento . Si voltò con un faticoso sforzo a sedere , abbandonò le mani sui ciuffi dell ' erba soffice , fra sasso e sasso , odorante . Chiuse gli occhi nella dolcezza di quel tocco morbido , dell ' odor selvaggio , del riposo ; e vide Jeanne pallida sotto l ' ala obliqua di un cappello nero , piumato , che gli sorrideva con gli occhi umidi di lagrime . Il cuore gli batté forte , forte , forte ; un filo , un filo solo di volontà buona lo tratteneva sulla china dell ' abbandono all ' invito di quel volto . Spalancò gli occhi , mise , a braccia distese , a mani aperte , un lungo gemito . E subito pensò che qualche viandante notturno potesse averlo udito , trattenne il respiro , stette in ascolto . Silenzio ; silenzio di tutte le cose fuorché del fiume . Il cuore gli si venne chetando . " Dio mio , Dio mio " mormorò , inorridito del pericolo corso , dell ' abisso intravvisto . Si afferrò con gli occhi , con l ' anima , al gran dado sacro , lì sotto , di santa Scolastica , al torrione tozzo , tanto buono , che amava . Trapassò con lo spirito l ' ombre e i tetti , attrasse in sé la visione della chiesa , della lampada ardente , del Tabernacolo , del Sacramento , vi si affisse avido . Si raffigurò con uno sforzo i chiostri , le celle , le grandi croci presso i giacigli dei monaci , il volto serafico del suo Maestro addormentato . Durò nello sforzo quanto poté , reprimendosi dentro con angoscia un balenar frequente dell ' obliquo cappello piumato e del viso pallido , fino a che i baleni gli si affiochirono , gli si perdettero giù nelle profondità inconscie dell ' anima . Allora sorse faticosamente in piedi e lento come se la maestà di una grandezza pensata governasse gli stessi suoi moti , giunse le mani , vi piegò il mento su . Fermò il pensiero nella preghiera dell ' Imitazione : " DOMINE , DUMMODO VOLUNTAS MEA RECTA ET FIRMA AD TE PERMANEAT , FAC DE ME QUIDQUID TIBI PLACUERIT . " Non vi era commozione nel suo interno , pareva che gli spiriti di nequizia se ne fossero allontanati ; ma neppure vi erano discesi angeli . La mente stanca gli posò nel senso delle cose esterne , delle vaghe forme , dei fiochi biancori nell ' ombra , del lontano ululo di un gufo nei carpineti , del tenue aroma d ' erba che le mani giunte odoravano ancora . L ' aroma selvaggio gli richiamò il momento in cui aveva posato le mani sull ' erba , prima che gli apparisse il sorriso triste di Jeanne . Sciolse le mani impetuoso , tornò con gli occhi avidi al monastero . No no , Iddio non avrebbe permesso ch ' egli fosse vinto , Iddio lo serbava alle opere sue . Allora dal profondo dell ' anima , senza che il volere vi avesse parte , gli si levarono fantasmi non più evocati , per consiglio del Maestro , da quando era venuto a Santa Scolastica ; fantasmi della visione affidata in iscritto alla custodia di don Giuseppe Flores . Egli si vide ginocchioni a Roma in piazza San Pietro , di notte , fra l ' obelisco e la fronte del tempio immenso , illuminato dalla luna . La piazza era vuota ; il rumore dell ' Aniene gli diventò il rumore delle fontane . Dalla porta del tempio si porgeva sulla gradinata un gruppo di uomini vestiti di rosso , di violetto e di nero . Lo fissavano minacciosi , appuntando gl ' indici verso Castel Sant ' Angelo , come per intimargli di partirsi dal luogo sacro . Ma ecco , questa non era più la Visione , questo era un immaginar nuovo ! Egli sorgeva , diritto e fiero , in faccia al manipolo nemico . Gli ruggiva improvviso alle spalle un rombo di moltitudini accorrenti che irrompevano nella piazza dalle bocche di tutte le vie , a fiumi . Un ' ondata lo travolgeva con sé acclamando al riformatore della Chiesa , al vero Vicario di Cristo , lo posava sulla soglia del tempio . Di là egli si volgeva come ad affermare autorità sull ' Orbe . In quel momento gli folgorò nel pensiero Satana offrente a Cristo il regno del mondo . Precipitò a terra , si stese bocconi sulle pietre , gemendo nello spirito : " Gesù , Gesù , non son degno , non son degno di venir tentato come Te ! " E porse le labbra strette , le affisse al sasso , cercando Iddio nella creatura muta , Iddio , Iddio , il sospiro , la vita , la pace ardente dell ' anima . Un soffio di vento gli corse sopra , gli mosse l ' erbe intorno . " Sei Tu " egli gemette " sei Tu , sei Tu ? " Il vento tacque . Benedetto si stringe i pugni alle guancie , leva il capo puntando i gomiti al sasso , sta in ascolto senza saper di che . Sospira , si ripone a sedere . Iddio non gli parlerà . L ' anima stanca tace , vuota di pensiero . Passa il tempo , lento . L ' anima stanca richiama a fatica per suo ristoro l ' ultima parte della Visione , il suo ascendere , per un notturno cielo tempestoso , incontro ad angeli discendenti . E pensa torbidamente : se questa sorte mi aspetta , perché rattristarmi ? Se sarò tentato non sarò vinto e se sarò vinto Iddio mi rialzerà . Neppure è necessario di domandargli cosa voglia da me . Perché non scendo a dormire ? Benedetto si alzò , greve il capo di stanchezza plumbea . Il cielo si era tutto coperto di nuvole pesanti fino ai monti di Jenne , dove la valle dell ' alto Aniene gira . Appena Benedetto poteva discernere la tenebra nera del Francolano , in faccia , e i lividori , a ' suoi piedi , della petraia . Mosse per discendere e al secondo passo si arrestò . Le gambe non lo reggevano , un soffio di sangue gli accese il viso . Era quasi digiuno da trent ' ore . Non aveva preso che un tozzo di pane a mezzodì . Si sentì punger la persona da miriadi di spilli , batter forte il cuore , annebbiar la mente . Quali viluppi di serpi gli si attorcigliavano ai piedi simulando la innocenza dell ' erba ? E qual demonio sinistro lo attendeva lì sotto , carponi sulla pietra , simulando un cespuglio per avventarglisi ? Non lo aspettavano i demonii anche nel monastero ? Non si annidavano negli occhi del torrione ? Non avevano quegli occhi una fiamma nera ? No , no , adesso non più ; adesso lo fissavano semichiusi e beffardi . Il rombo dell ' Aniene , questo ? No , il ruggito dell ' Abisso trionfante . Non credeva interamente a quello che vedeva , a quello che udiva , ma tremava tremava come una festuca nel vento e le miriadi di spilli gli camminavano per tutta la persona . Cercò svincolar i piedi dai viluppi di serpi , non gli riuscì . Dal terrore alla collera : " devo potere ! " esclamò , forte . Dalla gola fosca di Jenne gli rispose il sordo rumor del tuono . Guardò a quella volta . Un lampo aperse le nubi sopra il negrore del monte Preclaro e sparì . Benedetto si provò di levar i piedi dalle serpi e ancora la leonina voce del tuono lo minacciò . " Cosa faccio ? " si diss ' egli , cercando raccapezzarsi . " Perché voglio scendere ? " Non lo sapeva più , ebbe bisogno di uno sforzo mentale per ricordare . Ecco , aveva pensato di scendere a dormire perché la preghiera era inutile a un uomo sicuro di salire al cielo . E un lampo arse anche dentro di lui : " Io tento Iddio ! " Le serpi lo stringevano , il demonio strisciava carponi alla sua volta per la petraia tutta infernalmente viva di spiriti feroci , le fiamme nere ardevano negli occhi del torrione , ruggendo sempre l ' Abisso a trionfo . Ma il rugghio sovrano del tuono romoreggiò per le nubi : " NON TENTARE IL SIGNORE IDDIO TUO . " Benedetto levò al cielo il viso e le mani congiunte , adorando , come poté , con l ' ultimo lume della offuscata coscienza , vacillò , allargò le braccia , afferrò l ' aria , piegò lentamente all ' indietro , stramazzò riverso sulla china , giacque senza moto . Il suo corpo giaceva immobile nel vento del temporale , come un tronco schiantato , fra il dibattersi delle ginestre e il mareggiare dell ' erba . L ' anima dovette chiudersi nel contatto centrale con l ' Essere senza tempo e senza spazio , perché Benedetto , al primo ritorno della coscienza , non ebbe senso né del luogo né dell ' ora . Sentiva una levità strana delle membra , una spossatezza fisica piacevole , una infinita dolcezza interna ; prima sul viso , poi sulle mani tanti minuti titillamenti come di animati atomi amorosi dell ' aria : teneri sussurri di voci timide intorno a quello che gli pareva il suo letto . Si rizzò a sedere , guardò smarrito ma in pace ; dimentico del dove e del quando , ma tanto in pace , tanto contento della quieta fonte interna di un indistinto amore che gli fluiva in tutti i vasi della vita e se ne spandeva per le cose intorno , per le dolci piccole vite fatte amorose a lui . Sorridendo fra sé del suo proprio smarrimento , riconobbe il dove e il come . Il quando , no . Neppure ne sentì desiderio , neppure si domandò se dalla caduta fossero trascorse ore o minuti , tanto lo appagava il beato presente . Il temporale era disceso verso Roma . Nel mormorio della pioggia senza vento , piana piana , nella voce grande dell ' Aniene , nella riposata maestà dei monti , nell ' odore selvaggio della petraia umida , nello stesso proprio cuore , Benedetto sentiva un Divino confuso alla creatura , un ' ascosa essenza di paradiso . Sentiva di fondersi con le anime delle cose come piccola voce in un coro immenso , di essere uno con la montagna odorante , con l ' aria beata . E così sommerso nel mare della paradisiaca dolcezza , abbandonate le mani sulle ginocchia , socchiusi gli occhi , blandito dalla pioggia piana piana , godeva non senza un vago desiderio che tanta soavità fosse conosciuta dalla gente che non crede , dalla gente che non ama . Nel declinare del rapimento gli ritornarono a mente i perché della presenza sua sul monte deserto nelle tenebre della notte , e le incertezze del domani , e Jeanne , e l ' esilio dal monastero . Ma ora incertezze e dubbî erano indifferenti all ' anima sua ferma in Dio , come al Francolano immobile i tremolii del suo manto di foglie . Incertezze , dubbî , ricordi della mistica Visione gli si disciolsero nel profondo abbandono alla Divina Volontà , che avrebbe disposto di lui a suo piacimento . La immagine di Jeanne , contemplata quasi dall ' alto di una inaccessibile torre , gli moveva solo il desiderio di operare fraternamente per lei . La tranquilla ragione ripigliando intero l ' ufficio suo , egli si accorse di esser molle di pioggia fin dentro le vesti ; e la pioggia , piana piana , continuava . Che fare ? Rientrare all ' Ospizio dei pellegrini no perché il vaccaro dormiva ; svegliarlo per farsi aprire non avrebbe voluto né sarebbe stato facile . Pensò di riparare sotto i lecci del Sacro Speco . Alzatosi faticosamente , ebbe un assalto di vertigini . Aspettò un poco e poi scese adagio adagio sulla via che da Santa Scolastica mette all ' Arco d ' ingresso nel bosco . Là nella nera ombra dei grandi lecci chini e protesi , a braccia sparse , sulla china del monte , fra il chiarore fioco , a sinistra , della costa esterna al bosco , cadde a sedere , sfinito . Desiderava un po ' di cibo e non osò domandarlo al Signore , parendogli domandare un miracolo . Si dispose ad attendere il giorno . L ' aria era tepida , il suolo quasi asciutto , radi goccioloni battevano qua e là dal fogliame dei lecci . Benedetto si assopì di un sopor lieve che appena gli velava le sensazioni , tramutandole in sogno . Si figurò di stare in un sicuro asilo di preghiera e di pace , all ' ombra di braccia sante , protese sopra il suo capo ; e gli pareva di doverlo abbandonare per ragioni di cui gli era evidente l ' impero , benché non avesse coscienza della loro natura . Poteva uscirne per una porta cui metteva capo la via discendente al mondo , poteva uscirne dalla parte opposta , per un cammino ascendente a solitudini sacre . Pendeva incerto . Il batter vicino di una grossa goccia gli fece aprire gli occhi . Dopo un primo momento di torpore riconobbe l ' Arco a destra , cui metteva capo il cammino discendente verso Santa Scolastica , Subiaco , Roma ; a sinistra il cammino ascendente verso il Sacro Speco . E notò attonito che dall ' uno e dall ' altro lato , fuori dei lecci , le pietre scoperte erano molto più chiare di prima , che tanti minuti chiarori traforavano il fogliame sopra il suo capo . Giorno ? Si fa giorno ? Benedetto avrebbe creduto oltrepassata di poco la mezzanotte . Le ore suonano a Santa Scolastica ; una , due , tre , quattro . È giorno e sarebbe anche più chiaro se il cielo non fosse tutto una pesante nube dai monti di Subiaco a quelli di Jenne , quantunque non piova più . Un passo da lontano ; qualcuno sale verso l ' Arco . Era il vaccaro di Santa Scolastica che , per un caso insolito , portava a quell ' ora il latte al Sacro Speco . Benedetto lo salutò . Colui all ' udir questa voce , tramortì e fu per lasciar cadere il vaso del latte . " Oh , Benedè ! " esclamò riconoscendo Benedetto . " Qui , siete ? " Benedetto gli chiese un sorso di latte per amor di Dio . " Lo racconterete ai padri " diss ' egli . " Direte ch ' ero sfinito e che vi ho chiesto un po ' di latte per amor di Dio . " " Eh sì ! eh sta bene ! eh pigliate ! eh bevete ! " fece colui , rispettoso , avendo Benedetto per un Santo . " Che ci avete passato la notte qui ? Che ci avete preso tutta quella pioggia ? Dio come siete molle ! Siete inzuppato come una spugna , siete ! " Benedetto bevve . " Benedico Iddio " diss ' egli " per la bontà vostra e per la bontà del latte . " Lo abbracciò e , anni dopo , il vaccaro , Nazzareno Mercuri , soleva raccontare che mentre Benedetto lo stringeva fra le sue braccia non gli pareva esser lui ; che il sangue gli era diventato prima tutto un gelo poi tutto un foco ; che il core gli batteva forte forte come la prima volta che aveva ricevuto Cristo in Sacramento ; che un gran dolor di capo statogli addosso due giorni gli era sfumato via ; che allora egli aveva capito subito di trovarsi nelle braccia di un Santo da miracoli e gli era caduto ginocchioni ai piedi . In fatto non s ' inginocchiò ma restò di sasso e Benedetto gli dovette dire due volte : " ora andate , Nazzareno ; andate , figliolo caro . " Avviatolo amorevolmente così al Sacro Speco , s ' incamminò egli stesso verso Santa Scolastica . La petraia chiara era vôta di spiriti buoni e rei . Montagne , nuvole , le stesse fosche mura del monastero e la torre parevano , nella luce scialba , gravi di sonno . Benedetto entrò nell ' Ospizio e coricatosi , senza spogliar le vesti bagnate , sul misero giaciglio , si raccolse al petto le braccia in croce , si addormentò profondamente . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO QUARTO . A fronte . Il rombo del tuono svegliò , dopo le due , Noemi , che da pochi momenti aveva potuto prender sonno . Ella dormiva nella camera vicina a quella di Jeanne , con l ' uscio aperto . Jeanne la chiamò subito . Avevano conversato fino alle due e Noemi , esausta , aveva finalmente ottenuto dall ' instancabile amica , dopo molto pregare inutile , di essere lasciata in pace . Finse di non udire . Jeanne la chiamò da capo : " Noemi ! Il temporale ! Ho paura ! " " Non hai paura niente ! " rispose Noemi , irritata . " Taci ! Dormi ! " " Ho paura ! Vengo da te ! " " Proibisco ! " " Allora vieni tu ! " Noemi replicò un " vuoi finirla ? " tanto risoluto che l ' altra si chetò . Per poco . La voce di bambina dolente , che Noemi conosceva bene , ricominciò : " Non hai dormito abbastanza ? Non puoi parlare , adesso ? Avrai dormito tre ore ! " Noemi accese uno zolfanello e guardò l ' orologio col quale alla mano aveva prima invocato il silenzio . " Ventidue minuti ! " diss ' ella . " Basta ! " Jeanne tacque un momento e poi mise fuori quei piccoli hm ! - hm ! - hm ! che son preludio al pianto di un bambino viziato . E seguì la voce sommessa : " Non mi vuoi niente bene ! - Hm ! Hm ! - Abbi pietà , parliamo un poco ! - Hm ! Hm ! " Noemi sospirò nella sua lingua nativa : " Oh , mon Dieu ! " E si rassegnò con un secondo sospiro : " Avanti ! Cosa puoi dirmi che tu non abbia già detto in quattr ' ore ? " Il tuono ruggì ma Jeanne oramai non se ne curava più . " Domattina andremo al monastero " diss ' ella . " Ma sì , va bene ! " " Andremo noi due sole ? " " Ma sì , è già inteso ! " La voce piagnolosa tacque un momento e riprese : " Tu non mi hai mica promesso , ancora , che qui in casa non dirai niente ? " " Dieci volte te l ' ho promesso ! " " Sai , non è vero , cosa devi dire per quello svenimento di ieri sera , se ti domandano ? " " Lo so ! " " Devi dire che quel padre non è lui , che ho perduta una illusione e che mi sono sentita male per questo . " " Ma mio Dio , Jeanne , queste son venti , delle volte ! " " Come sei cattiva , Noemi ! Come non mi vuoi bene ! " Silenzio . La voce di Jeanne riprende : " Dimmi quello che pensi . Credi proprio che mi abbia dimenticata ? " " Non rispondo più . " " Rispondi , invece ! Una parola sola ! Dopo ti lascio dormire . " Noemi pensa un poco e poi risponde asciutta , per finirla : " Ebbene , credo di sì . Credo che non ti abbia mai amata ! " " Questo lo dici perché te l ' ho detto io " ribatte Jeanne , aspra , senza lagrime nella voce . " Tu non puoi saperlo ! " " Bon , ça ! " brontolò Noemi . " C ' est elle qui me l ' a dit et je ne dois pas le savoir ! " Silenzio . La voce flebile : "Noemi." Nessuna risposta . " Noemi , ascolta . " Niente . Jeanne si mette a piangere e Noemi cede . " Ma , santo cielo , cosa vuoi ? " " Piero non può sapere che mio marito è morto . " " Bene . E allora ? " " Allora non può sapere che sono libera . " " E dunque ? " " Stupida ! Mi fai venire una rabbia ! " Silenzio . Jeanne sa bene quale specie di rabbia è la sua . L ' amica pensa troppo come lei stessa che vorrebbe tanto essere contraddetta nel suo presentimento doloroso , avere una parola di speranza . Rise un riso lieve , forzato : " Noemi , fai l ' offesa , adesso , apposta , per non parlare . " Silenzio . Jeanne riprende , mansueta : " Senti . Non credi che avrà delle tentazioni ? " Silenzio . Jeanne non si cura , stavolta , che Noemi non risponda . Esclama : " Sarebbe bella che proprio adesso non avesse più intenzioni ! " Il suo sdegno è tanto comico che Noemi , pure molto scandolezzata , non può a meno di ridere ; e ride anche lei . Noemi ride ; però anche la sgrida di queste sciocchezze enormi che dice senza riflettere . Perché Noemi conosce Jeanne e sa che Jeanne in questo momento non è la vera Jeanne , conscia e signora di sé ; o forse è la Jeanne più vera ma non certo quella che starà a fronte di Piero Maironi se mai s ' incontrano . Il tuono tace e Jeanne vorrebbe vedere il tempo che fa , ma le pesa di scendere dal letto , teme di sentirsi male , teme il dubbio di non poter salire fra qualche ora al monastero . Teme poi anche le difficoltà che gli ospiti farebbero se il tempo fosse troppo cattivo ; le preme dunque di sapere come si dispone il cielo . Bisogna che scenda Noemi , la schiava cui ben di rado riescono vittoriose le ribellioni . Noemi scende , apre la finestra , esplora il buio con la mano distesa . Minute frettolose goccioline le titillano la mano . Il buio si varia un poco agli occhi di lei . Ella distingue , lì sotto , Santa Maria della Febbre , grigia sul campo nero . Le si rischiara la nuvolaglia pesante , vi nereggiano su le braccia della quercia imminente a destra , i profili delle montagne . Le minute frettolose goccioline titillano titillano la mano distesa , che si ritrae . Jeanne domanda : " Dunque ? " "Piove." Ella sospira : " che noia ! " come se avesse a piovere in eterno . E le goccioline prendono maggior voce , riempiono di sommesse parole la camera , si affiochiscono ancora . Jeanne non ha inteso le sommesse parole , non ha inteso che l ' uomo di cui ha pieno il cuore giace svenuto sulla petraia deserta che la pioggia lava . A mattina inoltrata la signora Selva , un po ' inquieta per non avere ancora veduto comparire né l ' una né l ' altra delle due signore , entrò pian piano nella camera di sua sorella . Noemi era quasi vestita e le accennò di tacere . Jeanne dormiva , finalmente . Le due sorelle uscirono insieme , si recarono nello studio di Giovanni che ve le attendeva . Dunque ? Don Clemente era proprio l ' uomo ? Marito e moglie desideravano sapere , per regolarsi . Giovanni non dubitava più e sua moglie dubitava ancora . Noemi ! Noemi doveva sapere ! Giovanni chiuse l ' uscio , mentre Maria , interpretando il silenzio di sua sorella per una conferma , insisteva : " ma davvero ? ma davvero ? " Noemi taceva . Avrebbe forse tradito il segreto dell ' amica nell ' intento di cospirare con i Selva per la sua felicità , se non l ' avesse trattenuta il dubbio di un disaccordo con i Selva e anche il senso di qualche cosa di malfermo in sé stessa . Probabilmente i Selva , cattolici , non desideravano che l ' uomo fuggito dal mondo vi ritornasse . Lei , protestante , non poteva pensare così . Almeno non lo avrebbe dovuto . Lei doveva pensare che Iddio si serve meglio nel mondo e nel matrimonio . Lo pensava , ma non si nascondeva che se il signor Maironi adesso sposasse Jeanne non lo potrebbe stimare molto . Insomma era meglio tacere la strana verità . " Cosa pensate ? " diss 'ella." Che quell ' ecclesiastico di ieri sera , che è passato davanti a noi dopo tutta quella vostra mimica , fosse l ' amante antico ? È quello il vostro don Clemente ? Bene , non è lui . " " Ah ! Proprio no ? " esclamò Giovanni fra sorpreso e incredulo . Sua moglie trionfò . " Ecco ! " diss ' ella . Ma Giovanni non si diede per vinto . Domandò a Noemi se fosse ben certa di quello che diceva , e come potesse spiegare il tramortimento della signora Dessalle . Noemi rispose che non c ' era da spiegar niente . Jeanne soffriva di anemia ed era soggetta ad accessi di spossatezza mortale . Giovanni tacque , poco persuaso . Se proprio era stato così , come poteva Noemi affermare con tanta sicurezza che don Clemente non era l ' uomo ? Nelle parole , nel fare , nel viso di sua cognata , Giovanni sentiva qualche cosa di poco chiaro , di poco naturale . Maria s ' informò della notte . Come l ' aveva passata la signora Dessalle ? Inquieta ? Ma di quale inquietudine ? " È stata inquieta ! Che vi debbo dire ? " fece Noemi , un po ' seccata . E si accostò alla finestra aperta come per spiare le intenzioni delle nuvole . Giovanni fece un passo verso di lei , risoluto di venire a capo delle sue reticenze . Ella lo presentì e si affrettò ad un rifugio , a chiedergli il suo pronostico del tempo . Il cielo era tutto coperto , grandi nuvole basse traboccavano dai dorsi di Monte Calvo sopra i Cappuccini e la Rocca . L ' aria era tepida , il fragore dell ' Aniene , forte . Giù in basso il curvo nastro della strada di Subiaco traspariva fosco di mota fra i fogliami degli ulivi . Giovanni rispose : "Pioggia." Noemi domandò subito quanta strada ci fosse dal villino ai Conventi . A Santa Scolastica venti minuti . Perché lo domandava ? Udito che Jeanne intendeva andarvi con Noemi quella mattina stessa , Maria protestò . Con un tempo simile ? L ' ultimo tratto bisognava farlo a piedi . Non potevano aspettare , rimandare a domani , a dopo domani ? " Quando te l ' ha detto ? " chiese Giovanni , quasi brusco . Noemi esitò e poi rispose : "Stanotte." Comprese , nel dire la parola , che suggeriva sospetti , specie dopo quell ' attimo di esitazione ; e attese un assalto , incerta se resistere o cedere . " Noemi ! " esclamò Giovanni , severo . Ella lo guardò , soffusa il viso di un lieve rossore . Non disse neppure - che c ' è ? - ; tacque . " Non negare ! " ripigliò suo cognato . " Questa signora ha riconosciuto don Clemente . Non negare , dillo , è un dovere di coscienza per te ! Non è possibile di permettere che s ' incontrino ! " " Quello che ho detto è vero " rispose Noemi , ferma oramai della via che terrebbe . Nella sua voce senza sdegno , quasi sommessa , era una implicita confessione di non aver detto la verità intera . " Non lo ha riconosciuto ? Però tu , qualche cosa sai ! " " So qualche cosa " rispose Noemi " sì , ma non posso dire quello che so . Vi dico solo di far avvertire subito don Clemente che la signora Dessalle e io si va stamane a visitare i Conventi . Altro non vi dico e vado a vedere se Jeanne si è svegliata . " Ella uscì di volo . I Selva si guardarono . Che significava questo voler avvertire don Clemente ? Maria lesse nel pensiero di suo marito qualche cosa che le dispiacque , che non avrebbe voluto gli venisse alle labbra . " Scrivi questo biglietto a don Clemente , intanto " diss ' ella . Ma Giovanni , prima di scrivere , volle pur dire quello che pensava . Per lui vi era una sola spiegazione possibile . Don Clemente era veramente l ' uomo . Noemi aveva promesso alla signora Dessalle di non dirlo ma voleva impedire l ' incontro . Maria esclamò vivacemente : " Oh Noemi , mentire , no ! " e poi arrossì , sorrise , abbracciò suo marito come se temesse di averlo offeso . Perché appunto Giovanni si era offeso una volta di certe parole sfuggite a lei sulla poca sincerità degl ' italiani e adesso un ' ombra di quella nube poteva forse ritornare per effetto della sua esclamazione . Egli fu punto infatti , più dall ' abbraccio che dalla protesta , e arrossì pure , ricordando , e sostenne che al posto di Noemi anche Maria avrebbe negato . Maria tacque , uscì dallo studio , brillandole negli occhi una lagrima importuna . Giovanni si compiacque , in principio , di avere rintuzzata una tenerezza offensiva e si mise a scrivere il biglietto per don Clemente . Non l ' aveva finito di scrivere e il suo corruccio gli era già diventato rimorso . Si alzò , uscì in cerca della moglie . Era nel corridoio con Noemi che discorreva piano . Volse tosto il viso a lui , lo intese , gli sorrise con gli occhi ancora umidi , gli fé cenno di accostarsi e di parlar sotto voce . Che c ' era ? C ' era che Jeanne voleva partire subito per Santa Scolastica . Noemi avvertì ch ' era appena svegliata e che questo subito significava un ' ora e mezzo , almeno . Ma bisognava mandare a Subiaco per una carrozza , poiché Jeanne non era in grado di fare a piedi che lo stretto necessario , l ' ultimo tratto di via . Un tocco di campanello richiamò Noemi . Jeanne l ' aspettava , impaziente . " Che cameriera pettegola ! " diss ' ella , tra sorridente e crucciata . " Cosa sei andata a raccontare a tua sorella ? " Noemi la minacciò di andarsene . Jeanne giunse le mani , supplichevole . E le domandò fissandola negli occhi , scrutandone l ' anima : " Come mi pettino ? Come mi vesto ? " Noemi rispose sbadatamente : " Ma come vuoi ! " L ' altra batté il piede a terra , sbuffando . Allora Noemi capì . " Da contadina " diss ' ella . " Sciocchissima creatura ! " Noemi rise . Jeanne gemette il solito ritornello : " Non mi vuoi bene ! Non mi vuoi bene ! " Allora Noemi si fece seria , le domandò se volesse proprio riprenderselo , il suo Maironi . " Voglio esser bella ! " esclamò Jeanne . " Ecco ! " Ella era veramente bella così , nella sua veste da camera di un giallo ardente , con il suo fiume di capelli bruni , cadenti un palmo sotto la cintura . Era molto più bella e più giovine che la sera prima . Aveva negli occhi quella intensità di vita che prendevano un tempo quando Maironi entrava nella stanza dov ' era lei , quando anche solo ella ne udiva il passo nell ' anticamera . " Vorrei la mia toilette di Praglia " diss ' ella . " Vorrei comparirgli davanti col mio mantello verde foderato di pelliccia , adesso in maggio . Vorrei che vedesse subito quanto sono ancora la stessa e quanto voglio essere la stessa . - Oh Dio Dio ! " Gettò le braccia , con un subito slancio , al collo di Noemi , le impresse la bocca sulla spalla , soffocando un singhiozzo , mormorò parole che Noemi non poteva distinguere . " No no no " diceva " sono pazza , sono cattiva , andiamo via , andiamo via . " Alzò il viso lagrimoso . " Andiamo a Roma " diss ' ella . " Sì sì " rispose Noemi , commossa " andiamo a Roma , partiamo subito . Adesso domando a che ora c ' è un treno . " Jeanne l ' afferrò di colpo , la trattenne . No , no , era una pazzia , cos ' avrebbe detto sua sorella ? Era una pazzia , era una cosa impossibile . E poi , e poi , e poi ... Si coperse il viso , si mormorò dentro le mani che le bastava di vederlo , di vederlo un solo momento , ma che partire senza vederlo non poteva , non poteva , non poteva . " Andiamo ! " diss ' ella , dopo un lungo silenzio , scoprendosi il viso . " Vestiamoci ! Mi vestirò come vorrai tu ; di sacco , se vorrai , di cilicio . " Ell ' aveva ricuperato il suo sorriso cruccioso di prima . " Chi sa ? " disse . " Forse mi farà bene di vederlo vestito da contadino . " " Io guarirei subito " mormorò Noemi ; e arrossì , sentendo di aver detto una grossa falsità . Quando la signora Selva bussò all ' uscio per avvertire che la carrozza era pronta , Jeanne pregò Noemi , con umiltà comica , di lasciarle mettere il grande cappello Rembrandt che prediligeva . Le nere ali piumate , curve sul viso pallido , sui neri fuochi degli occhi , sull ' alta persona avvolta in un mantello scuro , parevan vive dell ' anima stessa di lei , cupa , appassionata e altera . Ella sentì , nel dare il buongiorno a Maria Selva , l ' ammirazione che destava . La sentì anche negli occhi di Giovanni , ma diversa , non simpatica . Appena lasciatolo per scendere con Noemi al cancello dove la carrozza aspettava , le domandò se avesse detto niente , proprio niente , a suo cognato . Avutane una risposta rassicurante , mormorò : " Mi pareva . " Fatti pochi passi , le strinse forte il braccio , esclamò lieta come per una scoperta improvvisa : " Però sono ancora bella ! " Noemi non le dava retta . Noemi si domandava : il nome Dessalle avrà detto qualche cosa al quel frate ? Lo avrà egli udito da Maironi ? Se Maironi gli ha raccontato di questo amore , non potrebbe avere taciuto il nome della signora ? In fondo ell ' aveva un ' acuta curiosità di conoscere l ' uomo che aveva ispirato a Jeanne un sentimento così forte ed era scomparso dal mondo in un modo così strano . Ma lo avrebbe voluto vedere da sola . Era uno sgomento di pensare che i due s ' incontrassero senza qualche preparazione . Almeno poter prima parlare a questo frate , a questo don Clemente , accertarsi che sa , informarlo se non sa , apprendere da lui qualche cosa di quell ' altro , il suo stato d ' animo , le sue intenzioni ! Basta , pensò salendo in carrozza , faccia la Provvidenza ! E assista questa povera creatura ! Nel metter piede a terra dove comincia la mulattiera , Jeanne propose timidamente , come chi prevede un rifiuto e lo riconosce ragionevole , di salire ai Conventi sola , colla guida di un monello corso da Subiaco dietro la carrozza . Il rifiuto venne infatti e vivacissimo . Non era possibile ! Che mai le veniva in mente ? Allora Jeanne supplicò di essere almeno lasciata sola con lui , se lo avesse trovato . Noemi non seppe che rispondere . " E se ti precedessi ? " diss ' ella . " Se domandassi del padre Clemente ? Se cercassi di capire cos ' è , cosa fa e cosa pensa il tuo ... " Jeanne la interruppe , esterrefatta . " Il padre ? Parlare al padre ? " esclamò squadernandole ambedue le mani sul viso come per turarle la bocca . " Guai a te se parli al padre ! " S ' incamminarono lentamente per la sassosa mulattiera . Jeanne si fermava spesso , presa da tremiti , vibrando come un filo teso al vento . Porgeva allora in silenzio a Noemi le mani gelate perché sentisse e le sorrideva . Nel mare delle nebbie correnti a monte comparve , curioso anche lui , l ' occhio smorto del sole . II . Don Clemente celebrò messa verso le sette , parlò coll ' Abate e poi si recò all ' Ospizio dei pellegrini . Trovò Benedetto addormentato con le braccia in croce sul petto , le labbra socchiuse , il viso composto a una visione interna di beatitudine . Gli accarezzò i capelli , lo chiamò sottovoce . Il giovine si scosse , alzò , smarrito , il capo , balzò dal letto , afferrò e baciò la mano a don Clemente che la ritrasse con un impeto di umiltà frenato subito dal suo pudore d ' anima , dalla coscienza dignitosa del suo ministero . " Dunque ? " diss ' egli . " Il Signore ti ha parlato ? " " Sono nella Sua volontà " rispose Benedetto " come una foglia nel vento . Come una foglia che non sa niente . " Il monaco gli prese il capo a due mani , lo attirò a sé , gli posò le labbra sui capelli , ve le tenne a lungo in una silenziosa comunicazione di spirito . " Devi andare dall ' Abate " diss ' egli . " Dopo verrai da me . " Benedetto lo fissò , lo interrogò senza parole : perché questa visita ? Gli occhi di don Clemente si velarono di silenzio e il discepolo si umiliò in uno slancio muto ma visibile di obbedienza . " Subito ? " diss ' egli . "Subito." " Posso lavarmi al torrente ? " Il Maestro sorrise : " Va , lavati al torrente . " Lavarsi all ' acqua che talvolta , per abbondanza di pioggie , suona nella valle Pucceia a levante del monastero e taglia di rigagnoli la via del Sacro Speco sotto Santa Crocella , era il solo piacere fisico che Benedetto si concedesse . Piovigginava ; nebbie fumavano lente nel vallone alto , le tremole acque tenui si dolevano a Benedetto fuggendo attraverso la via , gli tacevano contente nel cavo delle mani , gl ' infondevano per la fronte , gli occhi , le guance , il collo , fino al cuore , un senso della loro anima casta , dolce , un senso di bontà Divina . Benedetto si versò l ' acqua sul capo largamente , e lo spirito dell ' acqua gli alitò nel pensiero . Sentì che il Padre lo avviava per novo cammino , che ve lo avrebbe portato nella Sua mano potente . Benedisse riverente la creatura per la quale gli si era infuso tanto lume di grazia , l ' acqua purissima ; e ritornò all ' Ospizio . Don Clemente , che lo attendeva nel cortile , trasalì al vederlo ; tanto gli parve trasfigurato . Sotto la selva umida dei capelli in disordine gli occhi avevano una quieta gioia celestiale , e lo scarno viso di avorio una spiritualità occulta quale fluiva dai pennelli del Quattrocento . Come poteva quel volto accordarsi con gli abiti contadineschi ? Don Clemente si applaudì in cuor suo di un pensiero concepito nella notte e già espresso all ' Abate : dare a Benedetto un vecchio abito di converso . Prima di concedere o rifiutare il proprio consenso , l ' Abate voleva vedere Benedetto , parlargli . L ' Abate aspettava Benedetto suonando un pezzo di sua composizione con le nocche delle dita , e accompagnando il suono con diabolici storcimenti delle labbra , delle narici , delle sopracciglia . Udito bussar discretamente all ' uscio , non rispose né tralasciò di suonare . Terminato il pezzo , lo ricominciò , lo suonò una seconda volta da capo a fondo . Poi stette in ascolto . Fu bussato ancora , più lievemente di prima . L ' Abate esclamò : " Seccatore ! " E , strappati alcuni accordi , si pose a fare delle scale cromatiche . Dalle scale cromatiche passò agli arpeggi . Poi stette ancora in ascolto , per tre o quattro minuti . Non udendo più nulla , andò ad aprire , vide Benedetto che s ' inginocchiò . " Chi è costui ? " diss ' egli , ruvido . " Il mio nome è Piero Maironi " rispose Benedetto " ma qui al monastero mi chiamano Benedetto . " E fece l ' atto di prender la mano dell ' Abate per baciarla . " Un momento ! " disse l ' Abate , accigliato , ritraendo e alzando la mano . " Cosa fate qui ? " " Lavoro nell ' orto del monastero " rispose Benedetto . " Sciocco ! " esclamò l ' Abate . " Domando cosa state facendo qui davanti alla mia porta ! " " Ero per venire da Vostra Paternità . " " Chi vi ha detto di venire da me ? " " Don Clemente . " L ' Abate tacque , considerò lungamente l ' uomo inginocchiato , poi brontolò qualche cosa d ' incomprensibile e finalmente gli porse la mano a baciare . " Alzatevi ! " diss ' egli ancora brusco . " Entrate ! Chiudete l ' uscio ! " L ' Abate , entrato che fu Benedetto , parve dimenticarlo . Inforcò gli occhiali , si pose a sfogliare libri e a leggere carte , voltandogli le spalle . Benedetto aspettava diritto in piedi , con ossequio militare , ch ' egli parlasse . " Maironi di Brescia ? " disse l ' Abate , con la voce ostile di prima e senza voltarsi . Avuta la risposta , continuò a sfogliare e a leggere . Finalmente si levò gli occhiali e si voltò . " Cosa siete venuto a fare " diss ' egli " qui a Santa Scolastica ? " " Sono stato un gran peccatore " rispose Benedetto . " Iddio mi ha chiamato fuori del mondo e fuori ne son venuto . " L ' Abate tacque un momento , guardò fisso il giovine , disse con dolcezza ironica : " No , caro . " Trasse la tabacchiera , la scosse ripetendo dei piccoli " no - no - no " quasi sotto voce , guardò nel tabacco , vi piantò le dita e levati gli occhi da capo su Benedetto , gli disse articolando lentamente le parole : " Questo non è vero . " Ghermita la presa con il pollice , l ' indice e il medio , alzò la mano rapidamente come per gettar il tabacco in aria e proseguì con il braccio alzato : " Sarà vero che siete stato un gran peccatore , ma non è vero che siate venuto fuori del mondo . Non siete né fuori né dentro . " Fiutò rumorosamente la sua presa e ripeté : " Né fuori né dentro . " Benedetto lo guardava senza rispondere . Vi era in quegli occhi qualche cosa di tanto grave e di tanto dolce che l ' Abate riabbassò i suoi alla tabacchiera aperta , tornò a frugarvi , a giocherellare col tabacco . " Non vi capisco " diss ' egli . " Siete nel mondo e non siete nel mondo . Siete nel monastero e non siete nel monastero . Ho paura che la testa vi serva come a vostro bisnonno , a vostro nonno e a vostro padre . Belle teste ! " Il viso di avorio di Benedetto si colorò lievemente . " Sono anime in Dio " diss ' egli " superiori a noi ; e le parole Sue vanno contro un comandamento di Dio . " " Fate silenzio ! " esclamò l ' Abate . " Dite di avere lasciato il mondo e siete pieno del suo orgoglio . Se volevate lasciare il mondo sul serio , dovevate cercare di farvi novizio ! Perché non l ' avete cercato ? Avete voluto venir qua in villeggiatura , ecco la storia . O forse avevate degl ' impegni a casa vostra , dei pasticci , mi capite ! Nec nominentur in nobis . E avete voluto liberarvi per farne poi degli altri . E contate delle frottole a quel buon don Clemente , prendete il posto a un povero pellegrino , eh dite su , magari cercando di darla a intendere ai frati , che è facile , e a Domeneddio , che è difficile , con orazioni e sacramenti . Non dite di no ! " Il lieve rossore si era dileguato dal viso di avorio , le labbra apertesi un momento a parole pacatamente severe non si muovevano più , gli occhi penetranti fissavano l ' Abate con la dolce gravità di prima . E l ' Abate parve inasprito da quel silenzio tranquillo . " Parlate , dunque ! " diss ' egli " Confessate ! Non vi siete anche vantato di doni speciali , di visioni , che so io , di miracoli forse anche ? Siete stato un gran peccatore ? Mostrate che non lo siete ancora ! Scolpatevi , se potete . Dite come avete vissuto , spiegate la vostra pretensione che Iddio vi abbia chiamato , giustificatevi di essere venuto a mangiare il pane dei frati a ufo , perché frate non avete voluto essere e quanto a lavorare avete lavorato ben poco ! " " Padre " rispose Benedetto e il tôno severo della voce , la severa dignità del volto mal si accordavano con la mansuetudine umile delle parole , " questo è buono per me peccatore che da tre anni vivo , per lo spirito , nella mollezza e nelle delizie , vivo nella pace , vivo nell ' affetto di persone sante , vivo in un ' aria piena di Dio . Le Sue parole sono buone e dolcissime all ' anima mia , sono una grazia del Signore , mi hanno fatto sentire con le loro punte quanto orgoglio vi è ancora in me che non lo sapevo , perché nel disprezzarmi da me sentivo piacere . Come servo , poi , della santa Verità , le dico che la durezza non è buona neppure con uno che inganna , perché forse la soavità lo farebbe pentire del suo inganno ; e che nelle parole della Paternità Vostra non è lo spirito del nostro Padre solo e vero , al quale sia gloria . " Nel dire " al quale sia gloria " Benedetto cadde ginocchioni , acceso in viso da un fervore augusto . " Sei tu , peccatore tristo , che vuoi fare il maestro ? " esclamò l ' Abate . " Ha ragione , ha ragione " rispose Benedetto di slancio , affannosamente e giungendo le mani . " Ora Le dico il mio peccato . Desiderai l ' amore illecito , mi compiacqui della passione di una donna ch ' era d ' altri come d ' altri ero io e l ' accettai . Lasciai ogni pratica di religione , non curai di dare scandalo . Questa donna non credeva in Dio e io disonorai Dio presso di lei colla mia fede morta , mostrandomi sensuale , egoista , debole , falso . Iddio mi richiamò colla voce dei miei morti , di mio padre e di mia madre . Mi allontanai allora dalla donna che mi amava , ma senza vigore di volontà , ondeggiando nel mio cuore fra il bene e il male . In breve ritornai a lei , tutto ardente di peccato , conoscendo di perdermi e risoluto a perdermi . Non vi era più un atomo di volontà buona nell ' anima mia quando una mano morente , cara , santa , mi afferrò e mi salvò . " " Guardatemi bene " disse allora l ' Abate senza farlo alzare . " Avete mai fatto sapere a nessuno ch ' eravate qui ? " " A nessuno . Mai . " L ' Abate rispose secco : " Non vi credo . " Benedetto non batté ciglio . " Voi sapete " ripigliò l ' Abate " perché non vi credo . " " Lo suppongo " rispose Benedetto piegando il viso . " Peccatum meum contra me est semper . " " Alzatevi ! " comandò l ' inflessibile Abate . " Io vi caccio dal monastero . Ora vi recherete a salutare don Clemente nella sua cella e poi partirete per non ritornare mai più . Avete inteso ? " Benedetto assentì del capo , ed era per piegare il ginocchio all ' omaggio di rito quando l ' Abate lo trattenne con un gesto . " Aspettate " diss ' egli . Rinforcò gli occhiali , prese un foglio di carta e vi scrisse , stando in piedi , alcune parole . " Cosa farete " disse scrivendo " quando sarete fuori ? " Benedetto rispose piano : " Il bambino preso in braccia dal padre mentre dormiva , sa egli cosa il padre farà di lui ? " L ' Abate non replicò niente , finì di scrivere , pose il foglio in una busta , la chiuse , la tese , senza voltare il capo , a Benedetto che gli stava dietro le spalle . " Prendete " disse " portate a don Clemente . " Benedetto gli chiese il permesso di baciargli la mano . " No , no , andate via , andate via ! " La voce dell ' Abate tremava di collera . Benedetto ubbidì . Appena fu nel corridoio udì l ' uomo incollerito strepitare sul piano . Prima di entrare nella celletta di don Clemente , Benedetto si fermò davanti alla grande finestra che termina il corridoio . Ivi si era trattenuto , poche ore prima , il Maestro a contemplare i lumi di Subiaco pensando la nemica , la creatura di bellezza , d ' ingegno , di naturale bontà , venuta forse a contendergli il suo figliuolo spirituale , a contenderlo a Dio . Ora il figliuolo spirituale era misteriosamente certo che la donna male amata da lui nel tempo del suo gravitare cieco e ardente sulle cose inferiori , aveva scoperto la sua presenza nel monastero e sarebbe venuta a cercarlo . Disceso dentro lo Spirito interno al proprio cuore , egli vi attingeva un pio sentimento del Divino ch ' era pure in lei , ascoso a lei stessa , una mistica speranza che per qualche oscura via ella pure arriverebbe un giorno al mare di verità eterna e di amore , che attende tante povere anime erranti . Don Clemente lo aveva udito venire e aperse a mezzo l ' uscio della cella . Benedetto entrò , gli porse la lettera dell ' Abate . " Debbo lasciare il monastero " diss ' egli , sereno . " Subito e per sempre . " Don Clemente non rispose , aperse la lettera . Letta che l ' ebbe , osservò a Benedetto , sorridendo , che la sua partenza per Jenne era stata decisa fin dalla sera precedente . Vero , ma l ' Abate aveva detto : per non ritornare mai più . Don Clemente aveva le lagrime agli occhi e sorrideva ancora . " Lei è contento ? " disse Benedetto , quasi dolente . Oh , contento ! Come avrebbe potuto dire il suo Maestro , quel che sentiva ? Partiva il discepolo diletto , partiva per sempre , dopo tre anni di dolce unione spirituale ; ma ecco , l ' ascosa Volontà si era manifestata , Iddio lo toglieva dal monastero , lo chiamava per altre vie . Contento ! Sì , afflitto e contento , ma della sua contentezza non poteva dire il perché a Benedetto . La parola divina non avrebbe avuto valore per Benedetto s ' egli non la intendeva da sé . " Contento , no " diss ' egli . " In pace , sì . Noi c ' intendiamo , vero ? E adesso raccogliti per le mie parole ultime , che spero ti saranno care . " Don Clemente , nel dir così a voce bassa , si colorò tutto di rossore . Benedetto piegò il capo a lui che gl ' impose ambo le mani con dignità soave . " Desideri " disse la virile voce piana " dare tutto te stesso alla Verità Suprema , alla sua Chiesa visibile e invisibile ? " Come se si fosse atteso a quell ' atto e a quella domanda , Benedetto rispose pronto con voce ferma : "Sì." La voce piana : " Prometti tu , da uomo a uomo , vivere senza nozze e povero fino a che io ti sciolga della tua promessa ? " La voce ferma : "Sì." La voce piana : " Prometti tu essere sempre obbediente all ' autorità della Santa Chiesa esercitata secondo le sue leggi ? " La voce ferma : "Sì." Don Clemente attirò a sé il capo del discepolo e gli parlò sulla fronte : " Ho chiesto all ' Abate di poterti dare un abito di converso , perché uscendo di qua tu porti sopra di te almeno il segno di un umile ministero religioso . L ' Abate , prima di decidere , ha voluto parlarti . " Qui don Clemente baciò il discepolo in fronte , significando così il giudizio dell ' Abate dopo il colloquio , chiudendo in quel bacio silenzioso parole di lode , non credute convenienti al suo carattere paterno né alla umiltà del discepolo . E non si avvide che il discepolo tremava da capo a piedi . " Ecco " diss ' egli " quel che l ' Abate scrive dopo averti parlato . " Mostrò a Benedetto il foglio dove l ' Abate aveva scritto : " Concedo . Fatelo partire subito perché io non sia tentato di trattenerlo . " Benedetto abbracciò di slancio il suo Maestro e gli appoggiò la fronte a una spalla , senza parlare . Don Clemente mormorò : " Sei contento ? Adesso te lo domando io . " Ripeté due volte la domanda senza ottenere risposta . Venne finalmente un sussurro : " Posso non rispondere ? Posso pregare un momento ? " " Sì , caro , sì . " Accanto al lettuccio del monaco , alta sopra l ' inginocchiatoio , una grande croce nuda diceva : Cristo è risorto , configgi ora tu a me l ' anima tua . Infatti qualcuno , forse don Clemente , forse un suo predecessore , vi aveva scritto sotto : " omnes superbiae motus ligno crucis affigat . " Benedetto si stese bocconi a terra , posò la fronte ov ' eran da posare le ginocchia . Per la finestra aperta della cella uno scialbo lume del cielo piovoso batteva , di sghembo , sul dorso dell ' uomo prosteso e dell ' uomo ritto in piedi con la faccia levata verso la croce grande . Il mormorio della pioggia , il rombo dell ' Aniene profondo avrebbero detto a Jeanne uno sconsolato compianto di tutto che vive sulla terra e ama . A don Clemente dicevano un consenso pio della creatura inferiore con la creatura supplice al Padre comune . Benedetto non li udiva . Egli si alzò , pacato in viso , vestì , a un cenno del Maestro , la tonaca di converso stesa sul letto , cinse la cintura di cuoio . Vestito che fu , si mostrò , aprendo le braccia e sorridendo , al Maestro , che si compiacque di vederlo così dignitoso , così spiritualmente bello in quell ' abito . " Lei non ha inteso ? " disse Benedetto . " Non ha pensato una cosa ? " No , don Clemente aveva pensato che quella gran commozione di Benedetto fosse stata effetto di umiltà . Adesso capiva che altro gli sarebbe dovuto venire in mente ; ma cosa ? " Ah ! " esclamò a un tratto . " Forse la tua Visione ? " Certo . Benedetto si era visto morire sulla nuda terra , all ' ombra di un grande albero , nell ' abito benedettino ; e argomento di non credere nella Visione giusta i consigli di don Giuseppe Flores e di don Clemente gli era stata la contraddizione di ciò con la sua ripugnanza strana per i voti monastici , venutagli sempre crescendo da quando aveva lasciato il mondo . Ora questa contraddizione pareva dileguarsi ; pareva quindi risorgere la credibilità di un carattere profetico della Visione . Don Clemente ne conosceva questa parte e avrebbe potuto leggere nel cuore di Benedetto il suo sbigottimento al riaffacciarsi di un misterioso disegno Divino sopra di lui , il suo terrore di cadere in peccato di superbia . Non ci aveva pensato . " Non pensarci neppure tu " diss ' egli . E si affrettò a mutar discorso . Gli diede una lettera e dei libri per l ' arciprete di Jenne . Intanto l ' arciprete lo avrebbe ospitato . Se dovesse restare a Jenne o no , ritornare , in questo caso , a Subiaco o recarsi altrove , glielo farebbe sapere la Divina Provvidenza . " Padre mio " disse Benedetto " proprio non penso cosa sarà di me domani . Penso unicamente questo : " magister adest et vocat me " ma non come una voce sovrannaturale . Ho avuto torto di non capire che il Maestro è presente sempre e chiama sempre : me , Lei , tutti . Basta farsi un po ' di silenzio nell ' anima , la sua voce si sente . " Un raggio fioco di sole entrò nella cella . Don Clemente pensò subito che , se cessasse di piovere , la signora Dessalle verrebbe probabilmente a visitare il monastero . Non disse niente ma la sua inquietudine interna si tradì con un trasalire della persona , con un ' occhiata al cielo , che significarono a Benedetto come fosse tempo di partire . Egli domandò in grazia di poter pregare , prima nella chiesa di Santa Scolastica e poi al Sacro Speco . Il sole si nascose , ricominciò a piovere , Maestro e discepolo scesero insieme nella chiesa , vi si trattennero in preghiera l ' uno accanto all ' altro e fu quello il loro solo addio . Benedetto prese la via del Sacro Speco alle nove . Uscì di Santa Scolastica inosservato , mentre fra Antonio stava confabulando col messo di Giovanni Selva . In quel momento , il lume del sole redivivo riaccese rapidamente i vecchi muri , la via , il monte ; acuto gioire , ali veloci di uccelletti ruppero in ogni parte il verde , e alle sue labbra salì spontanea la parola : "Vengo." III . Jeanne e Noemi arrivarono al monastero alle dieci . A pochi passi dal cancello Jeanne fu presa da una palpitazione violenta . Avrebbe desiderato visitare l ' orto prima del Convento , poiché il monello di Subiaco le aveva detto che i frati di Santa Scolastica ci avevano un bell ' orto e gente loro che vi lavorava : un vecchio di Subiaco e un giovine forestiere . Non era più da parlarne . Pallida , sfinita , si trascinò male , al braccio di Noemi , fino alla porta dove un accattone aspettava la minestra . Per fortuna fra Antonio aperse prima ancora che Noemi suonasse e Noemi lo pregò di una sedia , di un bicchier d ' acqua per la signora che si sentiva male . Sgomentato alla vista di Jeanne , smorta smorta , cadente sul fianco della sua compagna , il vecchio umile fraticello pose in mano a Noemi la scodella di zuppa che aveva portata per l ' accattone , corse per la sedia e per l ' acqua . Un po ' la comicità di quella scodella fra le mani di Noemi sbalordita , un po ' il riposo , un po ' l ' acqua , un po ' la visione del chiostro antico dormiente in pace , un po ' il reagire della volontà ristorarono sufficientemente Jeanne in pochi minuti . Fra Antonio andò in cerca del Padre foresterario che guidasse le visitatrici . " Gli dica le due signore di casa Selva " fece Noemi . Don Clemente si presentò arrossendo , nel suo verginale candore d ' animo , di conoscere i casi di Jeanne all ' insaputa di lei , come avrebbe arrossito di un inganno . Scambiò Noemi , che prima gli si fece incontro , per la Dessalle . Alta , snella , elegante , Noemi rappresentava bene una seduttrice ; però non mostrava più di venticinque anni , non poteva essere , per questo verso , la donna di cui Benedetto gli aveva raccontate le vicende . Ma il benedettino non seppe fare di questi calcoli . A Noemi premeva di assicurarsi che fra Antonio avesse adempiuto bene il suo incarico . " Buongiorno , padre " diss ' ella con la sua bella voce cui l ' accento straniero aggiungeva grazia . " Ci siamo visti iersera . Lei usciva di casa Selva . " Don Clemente fece un lievissimo cenno del capo . Veramente Noemi lo aveva appena intravvisto . Era però rimasta colpita dalla sua bellezza e aveva pensato che se quello era il signor Maironi si capiva la passione di Jeanne . Nella coscienza della propria fresca gioventù non le passò per la mente che i suoi venticinque anni fossero stati scambiati per i trentadue di Jeanne . Jeanne , intanto , meditava di trar partito dal suo malessere . " Non erano aspettate , iersera " disse don Clemente a Noemi . " Lei viene dal Veneto ? " Dal Veneto ? Noemi parve sorpresa . " I signori Selva mi hanno detto " soggiunse il padre " che Lei abita nel Veneto . " Allora Noemi capì , sorrise , rispose con un monosillabo che non era né un sì né un no , e pensò ella pure di trar partito dal caso , di prepararsi , grazie a questo equivoco , un colloquio particolare con don Clemente , per istruirlo se fosse necessario . Le parve anche divertente di conversare con quel bel frate essendo creduta Jeanne . Avvertì con un ' occhiata quest ' ultima che guardava ora lei , ora il frate , imbarazzata , avendo capito l ' errore di lui , non sapendo se tacere o parlare . " La mia amica " diss ' ella " conosce già Santa Scolastica , naturalmente . Io invece non ci sono stata mai . Si volse a Jeanne : " Se il padre " disse " ha la bontà di accompagnarmi , mi pare che tu , poiché non ti senti bene , potresti restare . " Jeanne acconsentì tanto prontamente che Noemi dubitò di qualche suo segreto disegno , si domandò se non commettesse un errore . A ogni modo adesso era troppo tardi . Don Clemente , poco soddisfatto di aver ad accompagnare una signora sola , propose di attendere . Forse l ' altra signora , fra poco , si sentirebbe meglio . Jeanne protestò . No , non dovevano attendere , ella era contentissima di rimaner lì . Nel passare dal primo al secondo chiostro Noemi ricordò nuovamente al padre l ' incontro della sera precedente . " Lei aveva un compagno ? " diss ' ella e subito vergognò del suo simulare , di non aver tratto il monaco dall ' inganno in cui era caduto . Don Clemente rispose quasi sotto voce ; " Sì signora , un ortolano del monastero . " Erano rossi in viso tutt ' e due ma non si guardarono , ciascuno sentì solo il rossore proprio . " Lei sa chi siamo ? " riprese Noemi . Don Clemente rispose che supponeva di saperlo . Dovevano essere le due signore aspettate dalla signora Selva . Gli pareva che la signora Selva gli avesse nominata sua sorella e la signora Dessalle . " Ah Lei lo ha saputo da mia sorella ? " A queste parole di Noemi don Clemente non poté trattenersi dall ' esclamare : " Dunque la signora Dessalle non è Lei ? " Noemi comprese che l ' uomo sapeva . Quindi aveva provveduto , certo ; un improvviso incontro non era possibile . Respirò , e il suo cuore femminile , vôto d ' inquietudine , si riempì di curiosità . Don Clemente le parlava della torre , delle arcate antiche , degli affreschi presso la porta della chiesa ed ella pensava : come farlo parlare di Maironi ? Lo interruppe spensieratamente mentre le mostrava la processione dei fraticelli di sasso , per domandargli se capitassero spesso al monastero anime stanche del mondo , disilluse , avide di darsi a Dio . " Sono protestante " diss ' ella . " Questo mi interessa molto . " Don Clemente pensò in cuor suo che questo le interessasse molto non per il suo protestantesimo ma per la sua amicizia colla signora Dessalle . " Spesso no " rispose " Qualche volta . Di solito quelle anime preferiscono altri Ordini . Ah , Lei è protestante ? Non Le rincrescerà , però , di entrare nella nostra chiesa ? Non dico nella Chiesa cattolica " soggiunse sorridendo e arrossendo " dico nella chiesa del nostro monastero . " E raccontò di un inglese , protestante , innamorato di San Benedetto , che faceva lunghi soggiorni a Subiaco , frequentava Santa Scolastica e il Sacro Speco . " È un ' anima bellissima " diss ' egli . Ma Noemi voleva ritornare al primo soggetto , sapere se qualcuno venisse mai dal mondo a servire il monastero per spirito di penitenza , senza vestire l ' abito . Non ebbe risposta perché don Clemente , veduto un colossale monaco entrare nel chiostro , le si scusò , andò a parlargli e ritornato a lei con il maestoso compagno , Le presentò in don Leone una guida superiore a lui di gran lunga per copia e profondità di dottrina ; e , con molto dispetto di lei , si allontanò . Rimasta sola , Jeanne fu ripresa dalla palpitazione violenta . Dio , come riviveva il passato , come riviveva Praglia ! Pensare ch ' egli andava e veniva per quell ' ingresso , per quei chiostri , chi sa quante volte al giorno , che aveva tanto dovuto ricordare Praglia , quell ' ora disposta dal destino , quell ' acqua versata , quell ' ebbrezza , quelle mani strette , nel ritorno , sotto la coperta di pelliccia ! Pensare ch ' egli era libero e che anche lei lo era ! Che febbre , che febbre ! Fra Antonio , sgomentato sulle prime di trovarsi lì questa signora che pareva senza fiato , rimase poi sbalordito della rapida loquela con la quale , a un tratto , ella lo assalì di domande . Il monastero , non aveva un orto vicino ? - Sì , vicinissimo , a tramontana . Di mezzo non c ' era che una stradicciuola . - E chi lo coltivava ? - Un ortolano . - Giovane ? Vecchio ? Di Subiaco ? Forestiere ? - Vecchio . Di Subiaco . - E nessun altro ? - Sì , Benedetto . - Benedetto ? Chi era Benedetto ? - Un giovane , del paese del Padre foresterario . - Di dov ' era il Padre foresterario ? - Di Brescia . - E questo giovine si chiamava Benedetto ? - Tutti lo chiamavano Benedetto ; se fosse proprio il suo vero nome fra Antonio non lo poteva dire . - Ma che uomo era ? - Oh , questo sì , fra Antonio lo poteva dire . Era quasi più santo dei frati . Si capiva dalla faccia che doveva essere di buona famiglia e alloggiava come un cane , non mangiava che pane , frutta ed erba , qualche notte la passava in preghiere , magari sulla montagna . Lavorava la terra e anche studiava in biblioteca col Padre foresterario . E un cuore , un cuore grande ! Tante volte aveva dato ai poveri anche quel magro vitto del convento . - E dove lo si potrebbe vedere adesso ? - Eh , nell ' orto certamente . Fra Antonio supponeva che stesse amministrando il solfato di rame alle viti . A Jeanne batte il cuore tanto forte che la vista le si oscura . Ella tace e non si move . Fra Antonio crede che non pensi più a Benedetto . " Ah signora " dice " Santa Scolastica è un bel monastero , ma bisogna vedere Praglia ! " Perché fra Antonio nella sua giovinezza , prima della soppressione dell ' Abbazia di Praglia , vi ha passato alcuni anni , e ne parla come di una madre venerata . - Ah , la chiesa di Praglia ! I chiostri ! Il chiostro pensile , il refettorio ! - Alle inattese parole Jeanne si esalta . Esse le dicono : va , va , va subito ! Ella scatta dalla seggiola . " Quest ' orto ? Per qual parte ci si va ? " Fra Antonio , un po ' sorpreso , le risponde che può recarvisi attraversando il monastero oppure girandolo di fuori . Jeanne esce , chiusa nel suo pensiero ardente , passa il cancello , gira a destra , entra nella galleria sotto la biblioteca , vi si ferma un momento stringendosi le mani sul cuore e procede . Il vaccaro del convento , fermo sull ' entrata del cortile dov ' è l ' Ospizio dei pellegrini , le mostra sull ' opposto fianco della viuzza chiusa fra due muri , l ' uscio dell ' orto . Ella gli domanda se avrebbe trovato nell ' orto un tale Benedetto . Malgrado lo sforzo di dominarsi , le trema la voce nell ' attesa di un sì . Il vaccaro risponde che non sa , si offre di andar a vedere , bussa più volte , chiama : " Benedè ! Benedè ! " Un passo , finalmente . Jeanne si appoggia allo stipite , per non cadere . Dio , se è Piero , cosa gli dirà ? L ' uscio si apre , non è Piero , è un vecchio . Jeanne respira , contenta , per un momento . Il vecchio la guarda , meravigliato , dice al vaccaro : " Benedetto non c 'è." La contentezza di lei è già svanita , ella si sente gelare ; quei due la guardano curiosi , in silenzio . " È questa signora " disse il vecchio " che cerca di Benedetto ? " Jeanne non rispose . Rispose per lei il vaccaro ; e poi raccontò che Benedetto aveva passato la notte fuori , ch ' egli lo aveva trovato all ' alba , tutto molle di pioggia , nel bosco del Sacro Speco , che gli aveva offerto del latte e che Benedetto aveva bevuto come un moribondo in cui rifluisca la vita . " Udite , Giovacchino " soggiunse il vaccaro , fattosi a un tratto solenne . " Quell ' omo bevuto ch ' ebbe , mi abbracciò così . Io stavo male , non avevo dormito , mi doleva il capo , mi dolevano tutte l ' ossa . Ebbene , dalle sue braccia mi vennero come tanti piccoli brividi e poi come un calore buono , un piacere , un sentirmi così bene che mi pareva avere nello stomaco due sorsi di acquavite , la più fina . Via il mal di capo , via il male d ' ossa , via tutto . E mi sono detto : per Caterina , quest ' omo è un Santo . E un Santo è . " Passò , mentr ' egli parlava , un povero sciancato , un accattone di Subiaco . Vista la signora , si fermò , le tese il cappello . Jeanne , tutta in quel che il vaccaro diceva , non si avvide di lui né lo udì quando , avendo il vaccaro finito di parlare , le chiese l ' elemosina per l ' amore di Dio . Ella domandò all ' ortolano dove questo Benedetto si potesse trovare . L ' ortolano si cercò una risposta nella nuca . Allora la voce flebile dell ' accattone gemette : " Cercate Benedetto ? Sta al Sacro Speco , sta al Sacro Speco . " Jeanne gli si voltò avida . " Al Sacro Speco ? " diss ' ella . E l ' ortolano domandò all ' accattone se ce l ' avesse veduto lui . L ' accattone raccontò , lagrimoso più che mai , come si fosse trovato più di un ' ora prima sulla strada del Sacro Speco , oltre il bosco dei lecci , proprio a due passi dal Convento con un fastello di legna ; come fosse caduto malamente e rimasto a giacere sotto il fastello . " Iddio e san Benedetto " diss ' egli " fecero che passasse un monaco . Questo monaco mi rialzò , mi confortò , mi prese a braccio , mi accompagnò al Convento dove gli altri monaci mi ristorarono . Io me ne venni via e il monaco rimase al Sacro Speco . " " E che c ' entra ? " fece l ' ortolano . " C ' entra che prima , vestito com ' era , non lo riconobbi , ma poi lo riconobbi . Era lui . " " Chi , lui ? " "Benedetto." " Ma chi era Benedetto ? " " Il monaco . " " Ma che sei pazzo ! - Scemo che sei ! " fecero l ' ortolano e il vaccaro . Jeanne diede allo sciancato una moneta d ' argento . " Pensate bene " diss ' ella . " Dite la verità . " Lo sciancato si sdilinquì in benedizioni , intercalandovi degli umili " quello che volete , quello che volete , - mi sarò sbagliato , mi sarò sbagliato " e se ne andò con la sequela di pii borbottamenti . Jeanne interrogò ancora il vaccaro e l ' ortolano . Possibile che Benedetto avesse vestito l ' abito ? Ma che ! L ' accattone era un povero scemo . Se n ' andò anche il vaccaro e Jeanne entrò nell ' orto , sedette sotto un ulivo , pensando che Noemi avrebbe facilmente saputo del portinaio dove trovarla . Il vecchio ortolano , curioso la sua parte , le domandò con molte scuse se fosse parente di Benedetto . " Perché si sa ch ' è un signore " diss ' egli . " Un signore grande . " Jeanne non rispose alla domanda . Volle invece sapere perché si avesse quell ' opinione della ricchezza di Piero . Ecco , si capiva dai modi , e anche dalla faccia ; una faccia da signore , proprio . E non s ' era fatto monaco ? Eh , no . E perché non s ' era fatto monaco ? Non si sapeva , di certo . Se ne dicevano tante . Si diceva persino che avesse moglie e che la moglie gli avesse fatto ciò che l ' ortolano chiamava un brutto gioco . Jeanne tacque e all ' ortolano balenò che quella lì fosse la moglie appunto , la donna del brutto gioco , che venisse , pentita , a implorar perdono . " Se questo fatto della moglie è vero " diss ' egli allora " la ci avrà avuto le sue ragioni , non dico , ma però come bontà d ' uomo , la non ne avrà trovato di certo uno migliore . Guardi , signora , questi padri sono persone sante , non c ' è che dire , ma uno buono come lui , né a Santa Scolastica né al Sacro Speco , glielo giuro io , non ci sta , benché c ' è don Clemente ch ' è santissimo ! Però come questo Benedetto , no . " A Jeanne tornarono subitamente in cuore le parole dell ' accattone : Benedetto , fatto monaco . Perché mai ? Si sgomentò che le tornassero in cuore senza una ragione . Non avevan detto quei due ch ' era una stoltezza e che l ' accattone era uno scimunito ? Sì , una stoltezza , lo capiva anche lei ; sì , uno scimunito , era parso tale anche a lei ; ma le parole stolte battevano e ribattevano al suo cuore , sinistre come maschere dalle facce assurde che battessero al vostro uscio in altro tempo che di carnevale . " Se si trattiene , signora " disse l ' ortolano " non passa una mezz ' ora che capita . Che ! Un quarto d ' ora ! Sta forse in biblioteca con don Clemente a studiare , o forse in chiesa . " Dalla biblioteca che cavalca la stradicciuola si esce direttamente nell ' orto . " Eccolo ! " esclamò il vecchio . Jeanne balzò in piedi . L ' uscio che mette dalla biblioteca nell ' orto si aperse lentamente . Invece di Piero comparve Noemi seguita da un gran frate . Noemi vide l ' amica fra gli ulivi e si arrestò di botto , sorpresa . Jeanne nell ' orto ? Possibile che ... ? No , il vecchio che le stava accanto non poteva essere Maironi e nessun altro era con lei . Sorrise , la minacciò col dito . Don Leone , inteso da Noemi che quella era la signora della quale gli aveva detto durante la visita del monastero ch ' era rimasta in portineria , prese congedo . Naturalmente le signore salirebbero al Sacro Speco e la passeggiata del Sacro Speco non conveniva più alla sua mole . Erano quasi le undici , la carrozza doveva trovarsi alle dodici e mezzo dove l ' avevano lasciata , perché a casa Selva si pranzava al tocco ; se Jeanne voleva vedere il Sacro Speco non c ' era tempo da perdere , posto che il suo malessere si fosse dileguato , come pareva . Noemi consigliava così e non s ' indugiò a chiedere spiegazioni , in presenza dell ' ortolano , dell ' aver piantato fra Antonio per correre a esplorare l ' orto . Si accontentò di sussurrare : " fingevi , eh ? " Jeanne rispose che al Sacro Speco ci doveva andar lei , Noemi , e subito , appunto . Ella intendeva di stare ad aspettarla nell ' orto . Noemi indovinò un ' altra commedia . " Oh no ! " diss ' ella . " O vieni al Sacro Speco o , se non stai bene , scendiamo subito a Subiaco ! " Jeanne obbiettò che scendere subito era inutile perché non si sarebbe trovata la carrozza ; ma Noemi non si arrese . Avrebbero fatto la discesa a grande agio , sarebbero state pronte a salire in carrozza appena venisse . Jeanne rifiutò ancora , più vivacemente , non avendo altre ragioni a opporre . Allora Noemi la guardò in silenzio , cercando leggerle negli occhi un disegno nascosto . In quell ' attimo di silenzio Jeanne fu rimorsa nel cuore dalle parole dell ' accattone . Prese impetuosamente il braccio dell ' amica . " Vuoi che venga al Sacro Speco ? " diss ' ella . " Bene , andiamo . Tu credi una cosa e non sai . Faccia il destino ! " Ma prima ancora di muovere un passo si sciolse da Noemi , che la guardava trasognata , scrisse a matita nel suo portafogli : " Sono al Sacro Speco . In nome di don Giuseppe Flores , mi aspetti . " Non firmò , stracciò la paginetta , la diede all ' ortolano " per quell ' uomo , se ritornava " riprese il braccio dell ' amica , dicendo : " Andiamo ! " Il sole ardeva sulla petraia fumante umidi odori di erbe e di sasso , inargentava i cirri di nebbione erranti lungo i fianchi della stretta valle selvaggia fino al cumulo enorme assiso là sul fondo , a cappello delle cime di Jenne ; la voce grande dell ' Aniene empiendo le solitudini . Jeanne saliva senza dir parola , senza rispondere alle domande di Noemi più e più sgomentata del suo silenzio , del suo pallore , del vederle le labbra strette a comprimere il pianto , del sentir sussultare il suo braccio . Perché ? Nella notte e fino all ' entrata di Santa Scolastica la povera creatura aveva ondeggiato fra il timore e la speranza , in una febbre di aspettazione . Adesso era un ' altra febbre . Almeno pareva . Pareva che avesse saputo , là nell ' orto , qualche cosa di cui non volesse parlare , qualche cosa di penoso , di pauroso . Cosa poteva essere ? Il tragico pianto delle acque invisibili , il tremare silenzioso dei fili d ' erba per la petraia , lo stesso calore ardente stringevano il cuore . Pochi passi prima dell ' Arco ritto a contenere la folla nereggiante dei lecci , Noemi ebbe il conforto di udire voci umane . Erano Dane , a cavallo , Marinier e l ' Abate a piedi , che scendevano insieme dal Sacro Speco . Dane mostrò molto piacere dell ' incontro , trattenne la sua cavalcatura , presentò le signore all ' Abate , parlò con entusiasmo del Sacro Speco . Jeanne , scambiata qualche parola coll ' Abate , gli domandò se qualcuno avesse pronunciato i voti solenni , o almeno vestito l ' abito , di recente . L ' Abate rispose ch ' era venuto a Santa Scolastica da pochi giorni e non era in grado di risponderle lì per lì ; ma non credeva che da un anno , a dir poco , nessuno a Santa Scolastica avesse fatto la professione solenne né vestito l ' abito di novizio . Jeanne s ' illuminò di gioia . Adesso lo capiva , era stata una stupida di dubitare possibile , anche per un solo momento , che Piero fosse diventato frate , da contadino , in dodici ore . Avrebbe voluto ritornare subito all ' orto di Santa Scolastica ; ma come fare ? Quale pretesto prendere ? Proseguì , ansiosa di sbrigarsi presto del Sacro Speco . Noemi propose di sostare un poco all ' ombra dei lecci che là sulla via delle anime agitate dall ' amor divino paiono torti anch ' essi da un interno furore ascetico , da un frenetico sforzo di svellersi dalla terra per avventar le braccia nel cielo . Jeanne rifiutò , impaziente . Aveva ripreso colore nel volto e luce negli occhi . Si mise spedita per la scaletta che termina il breve cammino e malgrado le proteste di Noemi , che non capiva il perché di tanto mutamento , non volle neppure riprender fiato in capo alla scala , ove improvvisamente si scopre la scena cupa , profonda della vallea , e alto , a sinistra , l ' orrido sasso caro ai falchi e ai corvi , rigonfio sopra le murature squallide , bucate di fori disadorni , che vi s ' incrostano per traverso sugli anfratti nudi e sono il monastero del Sacro Speco . Sotto il monastero , nel profondo , pende il roseto di san Benedetto e sotto il roseto pendono gli orti , pendono gli uliveti al ruggente Aniene scoperto . Il cumulo assiso sui monti di Jenne saliva invadendo il cielo . Una ondata d ' ombra passò sul sasso enorme , sul monastero , sul parapetto cui Noemi aveva appoggiato i gomiti , contemplando . " Questo è magnifico " diss ' ella . " Lasciami fermare un po ' qui almeno , ora che c ' è ombra ! " Ma in quel momento , a due passi da loro , si apriva la porticina del monastero e ne usciva una compagnia di stranieri , signori e signore . Il monaco che li aveva guidati , vedendo Jeanne e Noemi , tenne aperto l ' uscio in atto di aspettazione . Jeanne si affrettò a entrare e Noemi , mal suo grado , la seguì . " Affreschi del Trecento " disse il benedettino nell ' oscuro corridoio di entrata , con voce indifferente e passando . Noemi si fermò , curiosa delle pitture antiche . Jeanne tenne dietro al benedettino , senza guardare né a destra né a sinistra , distratta , tentata da un dubbio . Se l ' Abate non avesse detto il vero ? Se lo avesse detto l ' accattone ? La fantasia le rappresentò l ' incontro felice nel cortile di Praglia , il viso pallidissimo di lui , il " grazie " che l ' aveva fatta tremar di gioia . Le correvano brividi nel sangue e , come per una strappata di redini all ' immaginazione , si voltò a Noemi : " Vieni " diss ' ella . Seguì il monaco nulla udendo di quello ch ' egli diceva , nulla guardando di quello che indicava . Noemi dissimulava a fatica le proprie inquietudini . Presentiva un pericolo nel ritorno . Il punto pericoloso era l ' orto di Santa Scolastica dove Jeanne intendeva rientrare , secondo aveva detto al vecchio ortolano . Adesso le era passato il desiderio di vedere questo famoso Maironi . Non desiderava che di ritornare con Jeanne a casa Selva senz ' aver fatto incontri e avrebbe voluto indugiarsi al Sacro Speco il più possibile perché poi mancasse loro il tempo di sostare a Santa Scolastica . Perciò fingeva prendere alle viscere preziose del monastero dalla squallida pelle un interesse continuo , mentre invece sentiva solamente desiderio di ritornarvi un ' altra volta , con sua sorella o con suo cognato , in pace . Nel discendere in quella miniera della santità , né l ' una né l ' altra sapevano qual via facessero per l ' aria morta e fredda , per le ombre mistiche , per i chiarori giallognoli pioventi dall ' alto , per gli odori di sasso umido , di lucignoli fumosi , di arredi vecchioni , per le visioni di cappelle , di grotte , di croci negli sfondi bui di scale perdentisi in fuga , a paro con le loro volte acute , giù verso caverne inferiori , di marmi color di sangue , color di notte , color di neve , di rigide folle pie dalle facce bizantine ingombranti le pareti , i timpani delle arcate , di monacelle e di fraticelli ritti nelle strombature delle finestre , nei pennacchi delle vôlte , lungo il giro degli archivolti , ciascuno con la sua venerabile aureola . Non sapevano quale cammino vi facessero e Jeanne appena ne sentiva la realtà . Nello scendere la Scala Santa , precedendo il monaco seguito immediatamente da Jeanne e Noemi venendo ultima a cinque o sei gradini di distanza , Jeanne , improvvisamente , gittò le mani alle spalle della guida e subito , vergognando dell ' atto involontario , le ritolse mentre il monaco , fermatosi , le volgeva il capo , attonito . " Scusi " diss ' ella . " Chi è quel padre ? " Fra due ripiani della Scala , dietro un risalto della parete di sinistra , una figura tutta nera nella tonaca benedettina si teneva ritta nell ' angolo oscuro , appoggiando la fronte al marmo . Jeanne l ' aveva oltrepassata di quattro o cinque gradini senza vederla . S ' era voltata a guardare per caso , l ' aveva veduta , un istintivo sospetto le era lampeggiato nel cuor tremante . Il monaco rispose : " Non è un padre , signora . " Si chinò ad aprire con la chiave la cancellata di una cappella . " Cosa c ' è ? " chiese Noemi , sopraggiungendo . " Non è un padre ? " ripeté Jeanne . Nell ' udire la voce strana dell ' amica , Noemi trasalì . Neppure lei aveva notato la figura ritta nell ' ombra della parete . " Chi ? " diss ' ella . Il monaco , che intanto aveva aperto , intese " qui ? " e riferì la parola a un discorso di prima . " No " disse " il ritratto autentico di san Francesco non è qui . Più abbasso c ' è un san Francesco dipinto dal cavalier Manente . Lo vedranno dopo . Se vogliono passare ... " Noemi disse piano a Jeanne " cos ' hai ? " e avendo l ' altra risposto con voce più tranquilla " niente " le passò avanti , entrò nella cappella , ascoltando le spiegazioni del monaco . Allora la figura nera si staccò dalla parete . Jeanne la vide salire lenta nell ' ombra sotto le arcate ogivali . Toccato il ripiano superiore , la figura sparve a destra e subito ricomparve in un braccio di scala attraversato dall ' obliquo sfondo della scena , luminoso nel raggio di una finestra invisibile . La figura saliva lenta , quasi faticosamente . Prima di sparire dietro il fianco enorme di un ' arcata , piegò il capo a guardare in basso . Jeanne la riconobbe . Sull ' attimo , quasi obbedendo a una fulminea volontà impostasi a lei , quasi portata dal turbine del suo destino , pallida , risoluta , senza sapere cos ' avrebbe detto , cos ' avrebbe fatto , ella prese l ' ascesa . Attraversato il ripiano superiore , nel metter piede sulla scala chiara , traboccò a terra , vi giacque un momento ; sì che Noemi , uscita della cappella , non la vide , la credette discesa in cerca del ritratto di san Francesco . Si rialzò , riprese la via , povera creatura di passione , richiamata invano dalle immagini di celeste pace , irrigidite sulle mura sacre . Tutto era davanti a lei silenzio e vuoto . Ell ' andava per vie ignote a lei , veloce , sicura , come nella chiaroveggenza dell ' ipnosi . Passava per buie stretture , per chiarori larghi , senza esitar mai , senza guardare né a destra né a sinistra , chiusi e acuiti tutti i sensi nell ' udito , seguendo attimi di sussurri lontani , il dolersi lieve di un uscio , il vento di un altro , lo sfiorar di un abito a uno stipite . Così dai due spinti battenti dell ' ultima porta ella emerse rapida in faccia a lui . Anch ' egli l ' aveva riconosciuta sulla Scala Santa , all ' ultimo momento . Si tenne quasi certo di non essere stato riconosciuto alla sua volta ; cercò tuttavia di togliersi dal solito cammino dei visitatori . Quando udì giungere a quella recondita sala un fruscìo rapido di vesti femminili , comprese , aspettò , a fronte della porta . Ella lo vide e impietrò sull ' atto fra i battenti aperti , fissi gli occhi negli occhi di lui , che non avevano più lo sguardo di Piero Maironi . Era trasfigurato . La persona , forse per le vesti nere , pareva più sottile . Il viso pallido , scarno , spirava dalla fronte , fatta più alta , una dignità , una gravità , una dolcezza triste , che Jeanne non gli aveva conosciute mai . E gli occhi erano del tutto altri occhi , avevano un inesprimibile divino , tanta umiltà e tanto impero , l ' impero di un amore trascendente , originario non del suo cuore ma di una mistica fonte ad esso interna , di un amore oltrepassante il cuore di lei , ricercantele più addentro una recondita regione dell ' anima , ignota a lei stessa . Ella giunse lenta lenta le mani e piegò i ginocchi a terra . Benedetto si recò alle labbra l ' indice della sinistra e tese l ' altro alla parete fronteggiante il balcone aperto sui carpineti del Francolano e sul fragore del fiume profondo . Nel mezzo della parete nereggiava , grande , la parola SILENTIUM . Per secoli , da quando la parola era stata scritta , mai voce umana si era udita là dentro . Jeanne non guardò , non vide . A lei bastò quell ' indice alle labbra di Piero per serrar le sue . Ma non bastò per costringerle il pianto in gola . Guardava guardava lui con le labbra strette e le sdrucciolavano grosse sul viso lagrime silenziose . Immobile , pendenti le braccia lungo la persona , Benedetto chinò un poco il capo e chiuse gli occhi , assorto nello spirito . La grande , nera parola imperatoria , grave di ombre e di morte , trionfava sulle due anime umane , ruggendo contro a lei dal balcone lucente le anime belluine dell ' Aniene e del vento . A un tratto , pochi secondi dopo che gli occhi di Benedetto si erano chiusi allo sguardo di lei , ella balenò e si spezzò , dalle spalle alle ginocchia , in un singhiozzo amaro di tutta l ' amara sua sorte . Egli aperse allora gli occhi , la guardò dolcemente , ed ella ribevve avida il suo sguardo , ebbe ancora due singhiozzi , quasi di dolorosa gratitudine . E perché l ' amato si recò nuovamente l ' indice alla bocca , gli accennò del capo di sì , di sì , che avrebbe taciuto , che si sarebbe chetata . Obbedendo sempre al suo gesto , al suo sguardo , si alzò in piedi , si fece da banda , lo lasciò passare per i battenti aperti , lo seguì umile , con la sua speranza morta nel petto , con tanti dolci fantasmi morti nella mente , con il suo amore fatto tremore e venerazione . Lo seguì fino alla cappella che chiamano la chiesa superiore . Colà , di fronte alle tre piccole ogive che chiudono interne ombre dove si disegna un altare e una croce di argento brilla su parvenze fosche di pitture antiche , Jeanne s ' inginocchiò , com ' egli accennolle , sull ' inginocchiatoio appoggiato al fianco destro della grande arcata che gira sulla volta acuta , mentr ' egli s ' inginocchiava su quello appoggiato al fianco sinistro . Sul timpano dell ' arcata un pittore del secolo XIV ha dipinto il poema del massimo Dolore . Da un ' alta finestra di sinistra scendeva la luce alla Dolorosa ; Benedetto era nell ' ombra . La voce di lui mormorò appena udibilmente : " Senza fede ancora ? " Sommesso come aveva parlato egli e senza volgere il capo , ella rispose : "Sì." Egli tacque un momento e poi riprese con la stessa voce : " La desidera ? Potrebbe operare come se credesse in Dio ? " " Se non è necessario di mentire , sì . " " Promette di vivere per i miseri e per gli afflitti , come se ciascuno di essi fosse una parte dell ' anima da Lei amata ? " Jeanne non rispose . Era troppo veggente e troppo leale per affermare che lo poteva . " Promette di farlo " riprese Benedetto " se io prometto di chiamarla presso di me in un ' ora fissa dell ' avvenire ? " Ella non sapeva quale ora solenne , non lontana , egli pensasse , parlando così . Rispose palpitante : " Sì sì . " " In quell ' ora La chiamerò " disse la voce nell ' ombra . " Però non cerchi mai rivedermi prima . " Jeanne si strinse le mani sugli occhi , rispose un " no " soffocato . Le pareva di turbinare negli angosciosi sogni di una febbre mortale . Piero non parlava più . Passarono due , tre minuti . Ella si levò le mani dagli occhi lagrimosi , li fissò sulla croce che brillava là in faccia , oltre gli archetti ogivali , sulle fosche parvenze di pitture antiche . Mormorò : " Sa che don Giuseppe Flores è morto ? " Silenzio . Jeanne volse il capo . Nessuno era più nella chiesa . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO QUINTO . Il Santo . I . La luna era già tramontata e nel vento della tarda sera l ' Aniene discorreva ora forte ora piano , come colui che parlando concitato ricorda di tratto in tratto al suo interlocutore cosa da non lasciar udire ad altri . Il solo forse che in tutta la bella conca di Subiaco stesse attento al suo discorso , era Giovanni Selva . Seduto presso il parapetto della terrazza , egli vi teneva appoggiati i gomiti e guardava silenzioso nell ' ombra sonora . Maria e Noemi uscite anch ' esse a goder la frescura e gli aromi selvaggi del vento notturno , si tenevano in disparte . Maria sussurrò una parola all ' orecchio della sorella , che uscì . Rimasta sola , si accostò pian piano al marito , gli posò un bacio sui capelli : " Giovanni " diss ' ella . Quante volte , oppressa dalla violenza dell ' amore , non gli aveva ella data l ' anima sua , tutta sé stessa , in questa sola parola detta sotto voce , tutte l ' altre essendo manchevoli , per lei , o sciupate da troppe labbra ! Giovanni rispose mestamente , come stanco : "Maria." Non sentendosi più il viso di lei sui capelli , temette di esserle parso freddo . " Cara " diss ' egli . Ella tacque un momento e posategli ambedue le mani sul capo , prese ad accarezzarglielo lentamente , dicendo : " Beati coloro che soffrono per la Verità . " Egli si voltò con un sorridente fremito di affetto , guardò se Noemi fosse ancora presente , si attirò con un braccio il caro viso sulla bocca . " Ho tanto bisogno di te , " disse " della tua forza ! " " Sono tua per questo " rispose Maria " e sono forte solo perché tu mi ami . " Egli le prese una mano , la baciò , riverente . " Vedi ? " esclamò poi , alzando il viso . " Forse non sai proprio il più profondo del mio soffrire , perché è una cosa oscura anche a me che sono vecchio e non mi conosco ancora . Ci pensavo adesso . Pensavo che quando si soffre di una ferita la causa del soffrire si vede , ma quando si soffre di una febbre la causa è oscura così e non si arriva mai a conoscerla bene . " Un mese non era ancora trascorso dalla sera della riunione in cui si era parlato di una lega fra i cattolici progressisti . Nessuna lega n ' era venuta fuori ma uno strano seguito di fatti spiacevoli non poteva ragionevolmente attribuirsi ad altra origine . Il professore Dane era stato richiamato in Irlanda dal suo arcivescovo . Egli si era subito recato da un cardinale di curia , inglese , per rappresentargli le sue cattive condizioni di salute e chiedergli di appoggiare presso l ' Arcivescovo una domanda di dilazione . Sua Eminenza gli aveva aperto gli occhi . Il colpo era venuto da Roma dove si era malissimo disposti verso di lui . Soltanto per un riguardo al cardinale stesso , amico del Dane , e sopra tutto per riguardo al governo inglese , non si accontenterebbero coloro che avrebbero voluto far mettere all ' Indice i suoi libri e costringer lui a lasciare la cattedra . Il cardinale gli aveva consigliato di partire da Roma , dove il caldo era già molesto , e di ammalarsi un po ' più sul serio a Montecatini o a Salsomaggiore , dove lo avrebbero lasciato tranquillo . Don Clemente non si era più visto . Giovanni era andato a trovarlo a Santa Scolastica , dove il monaco gli aveva significato con le lagrime agli occhi che la loro amicizia doveva seppellirsi come un tesoro in tempo di guerra . A don Paolo Farè , che teneva in Pavia un corso di religione per gli adulti , era stato imposto di tacere . Il giovane di Leynì era stato colpito per mezzo della sua famiglia . La sua pia , eccellente madre lo aveva supplicato piangendo , in nome del morto padre suo , di rompere con i pericolosi amici Selva ; ed egli credeva che il passo le fosse stato suggerito dal confessore . Aveva resistito ma a prezzo della sua pace domestica . Finalmente , un periodico clericale aveva pubblicato tre articoli sull ' opera intera di Giovanni , riassumendo parziali lodi temperate e parziali biasimi aspri in un giudizio severissimo sul carattere , secondo il censore , razionalistico dell ' opera stessa e sulla temerità intollerabile dell ' autore , che , unicamente armato di sapere laico , aveva osato pubblicare scritture dove il difetto di scienza teologica si rivelava miseramente . In sostanza quegli articoli erano una terribile condanna preventiva proprio del libro che Giovanni stava scrivendo sui fondamenti razionali della morale cristiana , e preannunciavano , a giudizio degli esperti , l ' Indice per gli altri suoi lavori . " Dubiti delle tue idee ? " disse Maria . La domanda non era sincera . Ell ' aveva , malgrado il suo grande amore , una conoscenza profonda e chiara dell ' animo di suo marito . Pensava che soffrisse nel suo interno per il presentimento di una condanna ecclesiastica . Giovanni poteva parlare con disistima di certe sentenze della Congregazione dell ' Indice , ma la sua coscienza , riverente verso l ' autorità più ch ' egli stesso non pensasse , si turbava , secondo Maria , più ch ' egli stesso non volesse , del minacciato colpo . E Maria , temendo di ferirlo se dicesse " hai paura ? " aveva simulato un altro dubbio per aprirgli la via di confessare spontaneamente il vero . La risposta di Giovanni la sorprese . " Sì " diss ' egli . " Dubito di me . Non però nel modo che tu credi . Dubito di essere puramente un intellettuale e di esagerarmi l ' importanza , davanti a Dio , delle mie idee . Dubito di non viverle , le mie idee . Dubito di sentire troppo sdegno contro coloro che non le dividono , contro dei persecutori che dobbiamo amare , contro quell ' abate svizzero che venne qua con Dane e poi ha probabilmente parlato di ciò che si è detto allora tra noi , dove e come non doveva . Dubito di condurre una vita troppo inoperosa , troppo facile , troppo piacevole , perché a me lo studio è piacevole . Dubito del mio stesso amore di Dio perché sento troppo poco l ' amore del prossimo . Mi viene in mente che le dolcezze mistiche mi possono addormentare circa questo punto . Tu , Maria , tu vivi la tua fede ! Tu visiti gl ' infermi , tu lavori per i poveri , tu conforti , tu istruisci . Io non faccio niente . " " Io sono tu " mormorò Maria . " Sei tu che mi hai fatta così . E poi tu eserciti la carità intellettuale . " " No no , questa è per me una parola presuntuosa ! " Egli ricadde a contemplare in silenzio l ' ombra sonora . Maria sapeva che veramente il sentimento affettuoso della fraternità umana non era vivace in lui . Sentiva , non volendolo quasi confessare a sé stessa , che questa deficienza toglieva a suo marito di esercitare con successo il grande apostolato religioso che avrebbe dovuto rispondere alle sue disposizioni intellettuali , a quella fede profonda e luminosa ch ' era in lui frutto d ' ingegno , di studio , di amor divino più che di tradizione e di abitudine . Si rimproverava di essersi qualche volta compiaciuta della freddezza di Giovanni verso gli uomini , per il prezioso sapore che ne prendevano i tesori di affetto dati a lei . Egli aveva però la coscienza del dovere fraterno e mai ella non lo aveva conosciuto sordo alla preghiera , duro al dolore altrui . Non sentiva e quindi non amava Dio negli uomini , ch ' è il più sublime fuoco della carità ; sentiva e amava gli uomini in Dio , ch ' è freddo amore , come di un fratello buono al fratello soltanto per compiacere al padre . Ma quest ' ultima è la tempra comune anche dei cuori umani migliori . Quello di Giovanni era temprato così , non poteva dare la carità sublime di cui umilmente , tristemente si conosceva vôto . Maria , accarezzandogli i capelli con infinita tenerezza pia , sognava che fluisse per il proprio cuore , per le proprie mani a quel capo la soave indulgenza Divina . " Sai " diss ' ella " ti offro subito io un ' opera di carità che avrà molto merito . C ' è Noemi che ha ricevuto una lettera della sua amica Dessalle e dice di aver bisogno del tuo aiuto . " " Chiamala " diss ' egli . Noemi venne . Una leggera nube era passata quel giorno fra lei e Giovanni . Caso raro , avevano conversato insieme di religione . Noemi si teneva ciecamente aggrappata alla propria e non amava discuterne . Malgrado la sua tenerezza per Maria , il suo affettuoso rispetto per Giovanni , temeva di piegare , se esaminasse le ragioni e la natura del proprio credere , piuttosto verso lo scetticismo di Jeanne che verso il cattolicismo liberale e progressista dei Selva . Questo cattolicismo le pareva una cosa ibrida e forse aveva appreso da Jeanne a giudicarlo così , perché Jeanne , in qualche momento di cattiveria nervosa , difendeva con acrimonia il proprio scetticismo da quella fede che per essere luminosa di spirito e verità poteva riuscirgli formidabile . Ell ' era poi anche sempre in sospetto , non di sua sorella , ma di Giovanni che meditasse di convertirla ; e il sospetto era trapelato , quel giorno , discorrendo i due della confessione , nella vivacità di qualche risposta . Allora Giovanni le aveva dolcemente e gravemente ricordato che l ' errore accolto senz ' averne coscienza , col desiderio sincero e puro della verità , era incolpevole davanti a Dio ; ma che se un sentimento estraneo a quel desiderio avesse parte nella ripulsa della verità , ne sorgeva il peccato . Questo argomento ferì Noemi ancora più addentro . Ella fu per domandare al cognato i suoi titoli di vice - giudice divino . Si contenne e lasciò cadere il discorso . Più tardi , ripensandoci , ebbe rimorso del suo silenzio imbronciato ; non tanto perché le ultime parole di Giovanni avessero fatto cammino nella sua mente , quanto perché sapeva dei dispiaceri che le opinioni religiose da lui professate gli fruttavano , perché lo vedeva abbattuto di spirito . Anche per questo , richiamata da lui , pregata da sua sorella d ' essergli molto affettuosa , ella si risolse a una infedeltà verso Jeanne . Di quanto Jeanne le aveva scritto sotto il suggello del segreto , si era aperta con Maria solo fino al confine dello stretto necessario . Jeanne , sempre malata di corpo e di spirito , aveva udito parlare del Santo di Jenne che guariva i corpi e le anime , la pregava di recarsi a Jenne , di vedere questo Santo , di scrivergliene qualche cosa . Ora Noemi non poteva andare a Jenne tutta sola , doveva pur chiedere a Giovanni di accompagnarla . La sua prima confidenza si era fermata qui . Adesso ruppe tutti i suggelli dell ' amicizia e parlò . La povera Dessalle era più infelice che mai . Nel breve soggiorno a Subiaco aveva incontrato l ' antico amante . Esclamazione di Giovanni : era dunque proprio don Clemente ? No , era l ' uomo venuto alla villa col padre la sera dell ' arrivo di Jeanne , il garzone ortolano di Santa Scolastica , colui che non era più al monastero , colui del quale si parlava già in tutta la valle dell ' Aniene , e anche a Roma , come del Santo di Jenne . Noemi si scusò di non averlo detto subito , allora . Guai se Jeanne fosse venuta a saperlo , dopo le sue proibizioni di parlare ! E poi non serviva . Giovanni prese quasi furtivamente una mano di sua moglie e se la recò alle labbra . Maria intese e sorrise . Ambedue assalirono Noemi di domande . Sì , lo aveva riconosciuto la sera dell ' arrivo e adesso Giovanni e Maria potevano intendere il perché di quel tramortimento che si era visto . L ' incontro era poi avvenuto l ' indomani al Sacro Speco . Noemi ne sapeva soltanto che le speranze di lei n ' erano state distrutte , ch ' egli vestiva da monaco e aveva parlato come un uomo datosi a Dio per sempre , ch ' ella gli aveva promesso di dedicarsi ad opere di carità e che nessuna relazione diretta era più possibile fra loro . Adesso la Dessalle scriveva da villa Diedo , il soggiorno veneto dove si era ricondotta col fratello da Roma , due giorni dopo aver lasciato Subiaco . Scriveva in un ' ora di amarissimo sconforto . Il fratello , sorpreso ch ' ella si occupasse tanto de ' poveri , s ' irritava di questa novità nei suoi pensieri e nella sua vita . Largheggiasse di denaro , se le piaceva , quanto le piaceva ! Farsi venire una fila di pezzenti in casa , visitarli nei loro tugurii , no ! Questo era sciocco , era inutile , era noioso , era ridicolo , era pazzesco , era clericale . C ' erano altre difficoltà . Ell ' avrebbe desiderato entrare nelle associazioni femminili caritatevoli della città . Al contatto della signora che aveva tanto fatto parlare di sé per Maironi , che se pure andava qualche volta in chiesa la domenica però non adempiva il precetto pasquale , esse indietreggiavano chiudendosi in sé stesse come sensitive . E finalmente anche le sue abitudini di dama oziosa si ricomponevano via via dopo il primo strappo a impedirle il nuovo cammino , tanto più pronte quanto più il cammino si faceva difficile . Sentiva di dover soccombere se non le venisse una parola di consiglio , di aiuto da lui . Vederlo non poteva , scrivere non osava perché certamente egli aveva inteso vietare anche questo ed ella sarebbe morta piuttosto che fargli cosa sgradita , potendo evitarlo . Aveva letto una corrispondenza romana del Corriere sul " Santo di Jenne " dove si diceva che il Santo era giovine e aveva lavorato da bracciante nell ' orto di Santa Scolastica . Era lui , dunque ! Supplicava Noemi di andare a Jenne , di chiedergli per lei l ' elemosina di un conforto . Noemi era risoluta di andare . Vorrebbe Giovanni accompagnarla ? Nel tôno umile col quale lo chiese Giovanni sentì una tacita offerta di scuse e di pace , le stese la mano . " Di tutto cuore " diss ' egli . Maria si offerse per terza compagna . Fu stabilito di andare l ' indomani , a piedi , e di partire alle cinque del mattino per non avere il sole ardente sulla costa di Jenne , nuda e scoscesa . Poi si parlò del Santo . Tutta la valle ne era piena . La corrispondenza letta dalla Dessalle diceva che una quantità di gente affluiva a Jenne per vedere e udire il Santo , che si proclamavano guarigioni miracolose operate da lui , che i benedettini raccontavano con ammirazione la vita di penitenza e di preghiera ch ' egli aveva condotto per tre anni lavorando nell ' orto di Santa Scolastica . A Subiaco si raccontava ben altro . Un tale Torquato , guardaboschi , brav ' uomo , parente della domestica dei Selva , aveva detto a costei di essere andato a Jenne con un forestiere , una specie di poeta , venuto da Roma per parlare al Santo . Nell ' andata e nel ritorno aveva veduto , tutt ' assieme , forse una cinquantina di persone che si recavano a Jenne per lo stesso scopo . Fior di signori , anche ; sulla costa di Jenne una processione di donne che cantavano le litanie . A Jenne aveva saputo tutta la storia . Una notte l ' arciprete di Jenne aveva sognato un globo di fuoco sulla grande croce piantata a sommo della costa e questo globo di fuoco aveva acceso la croce che ardeva e splendeva senza consumarsi , illuminava tutte le montagne e le valli . Il giorno di poi egli si era visto capitare un giovine vestito da converso benedettino , che aveva l ' incarico di recargli una lettera . Questa lettera era dell ' Abate di Santa Scolastica e diceva : " Vi mando un angelo di fuoco ardente che farà parlare di Jenne in tutto l ' universo mondo . " Anche vi era scritto che questo giovine era nato principe grande di sangue di re , e che per servire Dio in umiltà si era fatto ortolano per tre anni a Santa Scolastica . E l ' arciprete si era come impazzito per la commozione di questo fuoco sognato e di questo fuoco arrivato , e gli era venuta una grandissima febbre . L ' indomani era giorno di festa . Degli altri due preti che stanno a Jenne uno era infermo e l ' altro se n ' era andato a Filettino due giorni prima per vedere sua madre inferma . La fantesca del parroco aveva raccontato nel paese di questo benedettino e del sogno e ogni cosa . La gente del paese era andata in chiesa per udir la messa del benedettino che avean veduto entrarvi , e non voleva credere che il benedettino non dicesse messa . Volevano che almeno predicasse , malgrado le sue proteste di non averne il diritto in chiesa ; e , presolo in mezzo , gli facevano tanta ressa intorno ch ' egli aveva accennato con la mano di uscire della chiesa promettendo ai vicini di parlare fuori . E fuori aveva parlato . Che avesse propriamente detto , la fantesca non l ' aveva saputo dire a Maria , né Maria l ' aveva poi potuto cavar bene a Torquato . Un po ' interrogando , un po ' immaginando , ella si ricostituì il suo discorso così : Potete voi entrare in chiesa ? Siete voi riconciliati con i vostri fratelli ? Sapete cosa Vi dice il Signore Gesù con questa parola che non si può avvicinarsi all ' altare senza essersi riconciliati con i fratelli ? Sapete che non potete entrare in chiesa se avete mancato contro la carità e la giustizia e non ne avete fatto ammenda , o non ne siete pentiti quando nessuna ammenda è possibile ? Sapete che non Vi è lecito di entrare in chiesa se nutrite qualche rancore verso i fratelli vostri non solo , ma pure se avete fatto torto loro in qualunque modo , negl ' interessi o nel ' onore , se avete detto loro ingiuria , se portate nel cuore desiderii disonesti contro i loro corpi e le loro anime ? Sapete che tutte le messe , le benedizioni , i rosarii , le litanie contano meno che niente se voi prima non vi purificate il cuore secondo la parola di Gesù ? Siete voi immondi di odio , d ' impurità ? Andate , Gesù non vi vuole in chiesa ! Ma che ! diceva Torquato . Il discorso era niente , era la voce , era il viso , erano gli occhi ! Il buon uomo ne parlava come se vi ci fosse trovato . Allora la gente , giù , in ginocchio , e pianti ; e certe donne , nemiche fra loro , ad abbracciarsi . Già non c ' erano che donne e vecchi perché gli uomini di Jenne son tutti pecorai a Nettuno e ad Anzio , e prima della fine di giugno non ritornano alla montagna . Il Santo , vedutili così contriti , aveva detto : entrate , inginocchiatevi , Iddio è dentro di voi , adoratelo in silenzio . La gente era entrata , una moltitudine . Eran caduti in ginocchio , tutti , e per un quarto d ' ora , Torquato raccontava così , si sarebbe udita , in quella grande chiesa , una mosca volare . Poi il Santo aveva intonato il " Padre nostro " a voce alta e , seguito dal popolo , lo aveva recitato lentamente sostando a ogni versetto . E Torquato raccontava che l ' arciprete , udito tutto questo , aveva baciato il suo ospite e nel baciarlo era guarito della febbre . Ecco portare infermi al Santo , in canonica , perché li benedica e li sani . Egli non voleva ma quanti riuscivano a toccargli , magari di furto , la tonaca , guarivano . E tanti andavano a lui per consiglio . C ' era stato un miracolo grande di una mula imbizzarrita sulla discesa della costa , ch ' era per gittare il suo cavaliere sulle pietre in vista del Santo , il quale saliva dall ' Infernillo portando acqua . Il Santo aveva stesa la mano e la mula si era chetata sull ' atto . Il racconto del guardaboschi fu riferito da Maria . " Che tutto sia vero come il principe di sangue reale ? " disse Noemi . " Domani si saprà " rispose Giovanni , alzandosi . II . Partirono verso le sei , col cielo coperto e un venticello fresco , fragrante di bosco e di montagna , vivo di vocine allegre di uccelli , purificatore anche dell ' anima . Ai bagni di Nerone presero la mulattiera ch ' entra nella stretta gola verde risalendo la destra dell ' Aniene . Si lasciarono a sinistra , in alto , Santa Scolastica , il Sacro Speco , la Casa del Beato Lorenzo , bianca sotto lo scoglio ferrigno . Si lasciarono a destra il ponte della Scalilla , una trave gettata alla sinistra sponda selvaggia del turbolento fiumicello . Parlarono molto , per la via , di questo strano Santo . Giovanni si stupiva che don Clemente non gli avesse detto nulla , in passato , della qualità di quel garzone ortolano . Gli piaceva il discorsino in piazza . Eran cose di cui aveva parlato con don Clemente , mostrandogli come quella parola di Gesù non sia affatto praticata né insegnata a dovere , come i cristiani migliori non l ' applichino che all ' uso dei sacramenti , come se i fedeli sapessero di non poter entrare in chiesa senz ' avere il cuore puro , il popolo cristiano sarebbe veramente di esempio al mondo e non si oserebbe affermare che la moralità è presso a poco la stessa dappertutto e non dipende dalle credenze . Gli piaceva molto anche il " Padre nostro " recitato in chiesa così . Non gli piacevano invece i miracoli ; dubitava di una debolezza dell ' uomo che non sapesse romperla risolutamente con la superstizione popolare a lui lusinghiera . Che poteva dire Noemi del carattere di quest ' uomo ? Quale concetto se n ' era fatto per le confidenze di Jeanne ? Noemi s ' imbarazzò . Tutto quello che ne aveva udito da Jeanne la persuadeva che Maironi si fosse condotto male con essa , che non l ' avesse veramente amata mai ; e le suggeriva in pari tempo una curiosità intellettuale che , combattuta , ritornava sempre : la curiosità di sapere se quell ' uomo avrebbe amato lei meglio di Jeanne . Rispose che il carattere di Maironi era per lei un enigma . E l ' intelligenza ? E la cultura ? Dell ' intelligenza né della cultura non poteva dir nulla ; però , se una donna come Jeanne Dessalle lo aveva tanto amato , doveva essere intelligente e colto . E le sue idee religiose di una volta ? A quest ' ultima domanda Noemi rispose che da certi fatti di cui le aveva parlato Jeanne , dalla influenza decisiva che le tradizioni religiose di famiglia avevano esercitato sopra di lui , secondo Jeanne , in una crisi del loro amore , ell ' arguiva che fosse allora un cattolico della vecchia scuola , non un cattolico ... Qui , Noemi s ' interruppe , arrossì e sorrise . Sorrise anche Giovanni . Invece Maria si oscurò un poco . Il discorso cadde . Camminarono per alquanto tempo in silenzio , solo scambiando un saluto con qualche montanaro che scendeva ai mulini di Subiaco sul mulo carico di grano . Sostarono a riposare sul prato di S . Giovanni che parte quel di Subiaco da quel di Jenne . Il Beato Lorenzo , bianco sotto lo scoglio ferrigno , li guardava alle spalle oramai , dall ' alto . Lumi di sole , rotte le nuvole , doravano i monti , e la piccola compagnia , pensando alla costa bruciata di Jenne , si rimetteva in cammino quando la incontrò il medico di Jenne che riconobbe Maria per averla veduta , tempo addietro , in casa di un collega di Subiaco . Salutò , trattenne la sua mula , sorridendo . " Loro signori vanno a Jenne ? Vanno a vedere il Santo ? Troveranno gran gente , oggi . " Gran gente ? Noemi è seccata perché teme di non poter vedere Maironi a suo agio , i Selva son curiosi di sapere . Perché , gran gente ? Perché vogliono il Santo a Filettino , lo vogliono a Vallepietra , a Trevi , e le donne di Jenne intendono averlo per sé . " Tutto per farmi riposare ! " soggiunse il medico . " E anche per far riposare il farmacista . Oggi il medico è il benedettino e la farmacia è la sua tonaca . " E raccontò che quel giorno doveva venir gente da Filettino , gente da Vallepietra , gente da Trevi per parlamentare con Jenne , venire a un accordo e dividersi il Santo . " Chi sa se non si bastoneranno ! " Intanto a Jenne c ' erano già i carabinieri . " Anche lei lo chiama " il Santo " ? " disse Maria . " Eh ! " rispose il medico , ridendo . " Così lo chiaman tutti . Meno però chi lo chiama il Diavolo , perché adesso a Jenne c ' è anche di questi . " Sorpresa . Questa era nuova . Chi lo chiamava il Diavolo ? E perché ? " Eh ! " Il medico fece il viso del furbo che la sa lunga e non la vuole dire tutta . " Ma ! " diss ' egli " ci sono due preti di Roma che villeggiano a Jenne ; due preti , due preti ... ! Son fini di molto . Cosa pensino del Santo a me non l ' hanno detto , ma intanto l ' arciprete s ' è tirato molto indietro e qualche altro pure . Quella è gente che lavora . Non si vede ma lavora . Sono insetti ... non per dirne male ! Anzi , forse , in questo caso , per dirne bene !...Sono insetti che quando si mettono ad ammazzare una pianta non toccano i frutti , non toccano i fiori , non toccano le foglie , sto per dire non toccano neanche le radici perché un beveraggio li arriverebbe , un colpo di zappa li scoprirebbe e loro non vogliono essere arrivati , non vogliono essere veduti . Si ficcano nel midollo . Ora ci stanno , nel midollo . Andrà un mese , andranno due , la pianta deve seccare e seccherà . " " Ma Lei " domandò Maria " cosa ne pensa ? Quest ' uomo si spaccia proprio per un santo ? È contento che della gente superstiziosa se lo disputi così ? È vero che ha guarito degli ammalati ? " Mentr ' ella parlava il medico rideva sempre . " Io rido " rispose . " È un caso di psicopatia mistica contagiosa . Scusino , devo trovarmi a Subiaco alle otto . Buon divertimento ! " Dato il colpo del suo malanimo , scosse le redini al mulo , e se n ' andò per paura di dover mostrare come colpissero le sue ragioni . Noemi , la più commossa dei tre per l ' atteso incontro con l ' uomo amato da Jeanne , incominciava a sentirsi stanca . Una seconda sosta si fece a piedi della costa di Jenne , sulle ghiaie rigate dai sottili rivoletti che vanno al fiume dalla grotta dell ' Infernillo . Ecco sopraggiungere qualcuno alle loro spalle . Che sorpresa e che gioia ! Don Clemente ! Anche il bel volto del padre si accese . Egli amava e riveriva Giovanni Selva come un grande cristiano , aveva talvolta a difendersi contro la tentazione di giudicar il suo superiore , l ' Abate , che gli aveva interdetto di visitarlo , contro la tentazione di appellarsi dall ' Abate a Qualcuno maggiore degli Abati e anche dei Pontefici , interno all ' anima sua . Ora Questi gli disse nell ' anima : " l ' incontro è mio dono " e il monaco si unì lieto agli amici . Maria lo presentò a Noemi ed egli arrossì ancora nel riconoscere la persona che aveva scambiato per la persecutrice di Benedetto . " E la sua amica ? " diss ' egli , tremando di apprendere che fosse lì presso . Rassicurato , lampeggiò di sollievo nel viso . Noemi ne sorrise ed egli , avvedutosene , rimase confuso . Sorrisero anche gli altri ma nessuno parlò . Il primo a rompere il silenzio fu Giovanni . Certo don Clemente andava a Jenne come loro ? E forse ci andava per lo stesso scopo , per vedere la stessa persona , l ' ortolano , eh , l ' ortolano di quella sera ? Ah don Clemente , don Clemente ! Sì , don Clemente andava pure a Jenne , ci andava per vedere Benedetto . E quanto all ' ortolano , si scusò . Inganno non c ' era stato , c ' era stato il desiderio che le due anime si avvicinassero senza violenza , nel modo più spontaneo , senza raccomandazioni e informazioni preventive . Preso a salire insieme la costa , parlarono di Benedetto . Noemi , dimentica della stanchezza , pendeva dalle labbra del padre , e il padre , appunto per questo , parlava così poco e così circospetto ch ' ella ne fremeva d ' impazienza , e in breve si sentì stanca da capo . Prese il braccio di Maria , lasciò che don Clemente si dilungasse con suo cognato . Allora don Clemente confidò a Giovanni che aveva una missione penosa . Pareva che qualcuno avesse scritto a Roma da Jenne in modo ostile a Benedetto , accusandolo di tenere discorsi non perfettamente ortodossi , di spacciarsi per taumaturgo e di vestire senza diritto un abito religioso che rendeva gravissimo lo scandalo . Certo da Roma era stato scritto all ' Abate e l ' Abate aveva dato l ' incarico a lui , don Clemente , di recarsi a Jenne e di chiedere a Benedetto la restituzione dell ' abito . Don Clemente aveva cercato invano dissuadere il vecchio Abate che se l ' era cavata con una barzelletta : " leggete il Vangelo , la Passione secondo S . Marco : chi segue Cristo quando tutti lo abbandonano bisogna che ci rimetta l ' abito . È un segno di santità . " E poiché qualcuno doveva portare questo messaggio a Jenne , don Clemente preferì di portarlo egli . Aveva poi anche ricevuto una strana lettera dell ' arciprete di Jenne . L ' arciprete , brav ' uomo ma timido , gli aveva scritto che Benedetto , a suo avviso , era veramente un pio cristiano ma che discorreva troppo di religione alla gente e che i suoi discorsi avevano qualche volta un certo sapore di quietismo e di razionalismo ; che lo si accusava di esercitare a profitto delle sue idee non tanto ortodosse un potere diabolico ; che l ' accusa era sicuramente falsa ma ch ' egli non aveva potuto , per prudenza , tenerlo ancora presso di sé , che forse il miglior partito sarebbe per lui di andarsene in qualche paese dove non fosse conosciuto e viverci quieto . Il dialogo fu interrotto da una chiamata di Maria . Noemi , spossata dal sole ardente , presa da palpitazione , aveva bisogno di un ' altra sosta . Le signore si erano sedute all ' ombra di un sasso . Don Clemente si congedò . Si sarebbero riveduti a Jenne ! Maria era molto angustiata per sua sorella , si rimproverava in cuor suo di non essersi opposta a che venisse a piedi . Lei e Giovanni tacevano guardando Noemi che sorrideva loro , pallida . In quel deserto di montagne senza bellezza , su quei sassi bruciati dal sole , il silenzio pesava di un peso mortale . Fu per tutti e tre un sollievo di udire voci di viandanti che salivano . Erano sei o sette persone , avevano seco due muli e salivano cantando il rosario . Quando furono vicini si videro sui muli una giovinetta e un uomo , sparuti ambedue , quasi cadaverici . La giovinetta , visti i Selva , spalancò gli occhi ; l ' uomo li teneva chiusi . Gli altri guardarono con certe facce compunte , continuando le preghiere . La nenia monotona si dilungò insieme al calpestio dei muli , si perdette nell ' alto . Poco dopo la triste processione sopraggiunse dal basso una brigata allegra di giovinotti borghesi che ridevano parlando di Quiriti a caccia piuttosto di Sabine che di Santi . Al vedere Giovanni e le due signore ammutolirono . Passati , ripresero a ridere e a scherzare ; scherzarono su Giovanni che forse era il Santo fra le tentatrici . Una grande nube dagli orli di argento , la prima di una flotta che veleggiava verso ponente , oscurò il sole ; e Noemi , alquanto rinfrancata , propose di approfittare dell ' ombra per rimettersi in via . Pochi passi sotto la croce sognata , secondo quel Torquato , dall ' arciprete , incontrarono un borghese vestito di nero che scendeva sul mulo . " Scusino " diss ' egli alle signore , trattenendo il mulo , " una di Loro è Sua Eccellenza la duchessa di Civitella ? " Udita la risposta , si scusò dicendo che un senatore suo amico gli aveva raccomandata questa duchessa , da lui non conosciuta , che doveva capitare a Jenne per vedere il Santo . " Già " diss ' egli sorridendo . " Forse anche Loro . Tutti adesso . Una volta ci venivano a vedere un Papa . Sicuro . A Jenne c ' era un Papa . Alessandro IV . Vedranno l ' iscrizione . " Calores aestivos vitandi caussa . " Adesso ci vengono per un Santo . Dovrebb ' essere più che un Papa . Ho paura che sia meno ! Hanno visto i due malati ? Hanno visto gli studenti di Roma ? Eh , vedranno altro , vedranno altro ! Ma ho paura che sia meno . Buon viaggio a Loro signori ! " Oltrepassata la croce , montarono in faccia al cielo aperto , fra i dorsi verdi pendenti alla conca romita di Jenne , incoronata là di fronte dalla povera greggia di casupole che il campanile governa . Giovanni era stato a Jenne altre volte e non gli parve diversa perché ora vi dimorasse un Santo e vi si operassero miracoli . Sua moglie , che ci veniva per la prima volta , ebbe l ' impressione di un luogo spirante raccoglimento religioso per quel senso di altezza non suggerito da vedute lontane , per quel cielo profondo dietro il villaggio , per la solitudine , per il silenzio . Noemi pensò con pietà profonda alla povera lontana Jeanne . III . L ' oste di Jenne , un brav ' uomo in occhiali , nobilmente cortese , che conosceva il mondo per essere stato in America e tuttavia pareva immune delle sue corruzioni , parlò di Benedetto ai nuovi arrivati con favore , in sostanza ; però non senza certo riserbo diplomatico . Non lo chiamava il Santo ; lo chiamava fra Benedetto . I Selva seppero da lui che Benedetto viveva in una capanna sua , lavorandogli per compenso un campicello . Chi lo volesse vedere doveva aspettare le undici . Adesso stava falciando l ' erba . La sua vita era questa . Sull ' alba andava alla messa dell ' arciprete . Lavorava fino alle undici . Mangiava pane , erbe , frutta , non beveva che acqua . Nel pomeriggio lavorava per niente le terre delle vedove e degli orfani . La sera , seduto sulla sua porta , parlava di religione . Alle dieci e mezzo i Selva e Noemi andarono a veder Sant ' Andrea , la chiesa di Jenne , accompagnati dall ' ostessa , bella donna poderosa , pulitissima , semplice , ilare modestamente . Usciti in piazza dal dedaluccio di vicoletti dov ' è l ' osteria , vi trovarono gran capannelli di donne , a detta dell ' ostessa , forestiere . Ella le distingueva dai busti , dai guarnelli , dalle calzature . Queste erano di Trevi , quelle di Filettino , quell ' altre di Vallepietra . L ' ostessa entrò in un forno a destra della chiesa dove parecchie donne di Jenne si facevan cuocere le stiacciate , ciascuna la propria . " Forestiere che vogliono parlare al nostro Santo " diss ' ella a Maria . Ella non diceva " Fra Benedetto " come il marito ; diceva " il Santo " . " Non a lui , però " dichiarò arrossendo " perché lui si stizzisce . " No , non si stizziva veramente , perché gli era un Santo ; ma pregava con dolore di non venir chiamato così . Nel gran chiesone rovinoso che " una domenica o l ' altra " diceva l ' ostessa " ce schiaccia tutti come topi " non c ' erano che i due malati e la loro compagnia . I due malati erano stati adagiati sul pavimento , proprio nel mezzo della chiesa , con due guanciali sotto il capo . I loro compagni salmeggiavano ginocchioni e non guardarono a chi entrava , continuarono a salmeggiare . " Forse li hanno condotti per farli benedire al Santo " disse l ' ostessa sotto voce " ma di questo il Santo ha dolore . Non vuole . Forse cercheranno di toccargli l ' abito di soppiatto e questo pure è difficile , ora . " Quella povera gente cessò di salmeggiare e una donna venne a domandare all ' ostessa se le undici fossero suonate . Le rispose Maria che mancava un quarto d ' ora e le domandò degl ' infermi . L ' uomo era malato di febbri , da due anni ; la ragazza , sua sorella , di cuore . Venivano dal piano di Arcinazzo , una strada di parecchie ore , per farsi guarire dal Santo di Jenne . Una donna di Arcinazzo , malata di cuore , era guarita giorni prima solo con toccargli l ' abito . Maria e Noemi parlarono agli infermi . La ragazza era fidente . L ' uomo , che tremava di febbre , pareva fosse esser venuto per accontentare i suoi , per provare anche questa . Aveva molto sofferto del viaggio . " So ' strade per andare all ' altro mondo " diss ' egli " e la guarigione sarà quella . " Una donna , forse sua madre , ruppe in pianto e lo supplicò di pregare , di raccomandarsi a Gesù e Maria . Le due signore si allontanarono , richiamate da Giovanni per un tafferuglio che avveniva sulla piazza fra le donne e quegli studenti che avevano oltrepassato i Selva sulla costa di Jenne . Gli studenti dovevano avere scherzato male sulla devozione loro al Santo . Erano inviperite . Quelle di Jenne sbucarono dal forno . Da un ' altra parte sbucarono due pennacchi di carabinieri . Noemi e Maria entrarono fra le donne a metter pace . Giovanni arringò gli studenti che ridevano per braveria , con pericolo di peggio . Un canto suonò dalla chiesa , prima velato , poi , aprendosi la porta , forte : " Sancta Maria , ora pro nobis . " Comparvero i due ammalati . La ragazza camminava sorretta , l ' uomo era portato a braccia , dalla testa e dai piedi , spenzolato come un cadavere . E anche le portatrici cantavano , solenni in viso : " Sancta Virgo virginum , ora pro nobis . " Sulla piazza le donne caddero ginocchioni tutte insieme , intorno ai carabinieri sbalorditi ; gli studenti ammutolirono ; una cavalcata di signori e signore che entrava in piazza dalla mulettiera di Val d ' Aniene , si arrestò . Maria prima , quindi Noemi , tratte a terra da uno spirito che metteva loro brividi di commozione , s ' inginocchiarono . Giovanni esitò . Quella non era la sua fede . A lui sarebbe parso di offendere il Creatore e Donatore della ragione facendo viaggiare a lungo sul mulo degli ammalati perché un simulacro , una reliquia , un uomo , li guarisse miracolosamente . Però era fede . Era , dentro un rude involucro d ' ignoranze caduche , il senso , negato alle menti superbe , dell ' ascosa Verità che è Vita , radio misterioso dentro un ammasso di minerale impuro . Era fede , era incolpevole errore , era amore , era dolore , era un che visibile degli accolti più alti misteri dell ' Universo . La terra stessa e la grande faccia triste della chiesa e le piccole facce umili delle casupole intorno alla piazza , parevano averne intelletto e riverenza . Giovanni si vide in mente la immagine di una morta , statagli cara , che aveva creduto così , un ' aura gelata corse anche a lui nel sangue , le ginocchia gli si piegarono sotto . La compagnia degli ammalati passò cantando colla faccia levata : " Mater Christi " . Le donne inginocchiate risposero colla faccia a terra : " Ora pro nobis " . Poi si alzarono e seguirono il corteo . Intanto tre o quattro donne di Jenne dissero forte : " Non vole ! Non vole ! " Una spiegò a Maria che il Santo non voleva gli fossero portati infermi . Non furono ascoltate e seguirono anche loro , curiose di quel che sarebbe . Pure i Selva , sulle prime renitenti , si mossero dietro a Noemi , avida . Alle loro spalle , con quel giusto intervallo che li dimostrasse spettatori e non seguaci , si avviarono gli studenti . Soli , assai più da lontano , seguivano i carabinieri , ultima coda del serpe di gente , che guizzò e scomparve dentro un fesso dell ' ammasso di casolari fronteggianti la chiesa . Scomparve , si torse per i vicoletti oscuri dai nomi pomposi , che riescono a un ' altra fronte del villaggio , la più misera , la più deforme . Ivi , sulla ruina sassosa del monte , male affisse ai ronchioni , alle lastre della roccia , sdrucciolano in basso fra i ciottoli le stamberghe ammassellate . Le finestrine nere guardano come occhiaie di scheletri il silenzio della valle profonda , chiusa . Le porte versano sulla ruina scalini diruti . Le più non ne hanno che tre o quattro scheggioni . Qualcuna n ' è rimasta del tutto vedova . Quando ci si è a fatica inerpicati dentro si trovan caverne senza luce né aria . " So ' mali passi , vigoli cattivi " disse alle signore dalla sua porta una vecchia , sorridendo . Una di questa caverne male accessibili era la dimora di Benedetto . Due rivi della turba , rotta nella discesa , vi si riunirono sotto la porta aperta . Da un forno lì accanto le donne uscirono a dire che Benedetto non c ' era . La turba ondeggiò intorno ai due infermi , si levarono voci di lamento . Domande ansiose , diversi mormorii risalirono per i due rivi di gente su all ' altro capo della processione , dove non si era inteso il perché di quei gemiti e si faceva ressa per scendere , per vedere . Forse qualche maggior guaio era accaduto agli ammalati , fermi nel sole ardente . Tre studenti scivolarono giù fra le donne levandone grugniti di male parole . Ecco , una donna di Jenne ha detto : " Portateli dentro , poverini . " Sì , sì , dentro , dentro ! Nella casa del Santo ! La gente si aspetta già il miracolo dalle pareti fra le quali egli vive , dal suolo che preme , dagli arredi pregni della sua santità . Sul letto del Santo ! Sul letto del Santo ! Si posano delle assicelle sui pietroni smozzicati che salgono alla porta di Benedetto , i due infermi sono tra spinti e portati su da un ' ondata . Eccoli stesi per traverso sul giaciglio del Santo . L ' ondata empie la caverna . Tutti cadono ginocchioni , a pregare . È caverna veramente . Un fianco intero n ' è parete giallastra di roccia , tagliata per isghembo . Si cammina sulla terra nuda , mal calcata . Accanto al giaciglio , alto due palmi , è un focolare . Non vi son finestre , ma un raggio di sole , entrato per il camino , batte , celeste fiamma , sulla pietra senza cenere del focolare . Una coperta bruna è stesa sul letto . Una croce è scolpita rozzamente sulla parete obliqua di roccia , presso all ' entrata . In un angolo si vede , sola ricchezza , una gran secchia piena d ' acqua , un catino verde , una bottiglia , un bicchiere . Alcuni libri sono accatastati sopra una sdruscita seggiola di paglia . Un ' altra seggiola porta un piatto di fave e del pane . Il luogo ha l ' aspetto di una estrema povertà , ordinata e pulita . L ' uomo , febbricitante , si lagna del freddo , dell ' umido , del buio . Dice di star peggio e che lo hanno condotto a morire . Lo scongiurano di chetarsi , di sperare . Invece la sua giovinetta sorella dal cuore ammalato , un minuto dopo che l ' han posata sul letto , sente sollievo . Lo annuncia subito , annuncia che guarisce . Intorno a lei si lagrima e si ride insieme , si loda il Signore . Le si baciano le vesti come s ' ella pure fosse divenuta santa , si grida l ' annuncio fuori . Voci di gioia rispondono , altra gente si caccia nella caverna col viso acceso , con gli occhi avidi . Ma in quel momento qualcuno , ch ' è sceso più abbasso in cerca del Santo , grida da lontano : il Santo viene ! il Santo viene ! Allora la caverna rigurgita gente sulla china , un fracasso di voci e di passi trabocca in giù , in un attimo tutto è vuoto intorno ai Selva e a tre o quattro studenti , fermi sotto l ' entrata della capanna . Delle donne di Jenne parte è ritornata nel forno al lavoro , parte sta a guardare sulla porta . Maria scambia qualche parola con queste . Tutta forestiera quella gente ch ' è scesa ? Eh sì , non tutta ma quasi . Gente di Vallepietra , la più parte . Sarebbe meglio che da Vallepietra ci venisse l ' acqua . E che vogliono ? Portarsi via il Santo da Jenne ? Sì , dicevano anche questo , parlavano di far gran cose . E voi ? Noi si sa che lui non vole andare . E poi ... Le compagne gridano qualche cosa dal di dentro , la donna si volta , succede un litigio , i due Selva e gli studenti entrano a vedere la guarita miracolosamente . Noemi rimane fuori . È impaziente di vedere Benedetto , palpita , non ne comprende il perché , si chiama stupida nel suo cuore ; ma non si muove . Due tonache benedettine venivano per i campicelli del basso , da lontano . Sopra la seconda lampeggiava tratto tratto un ferro di falce . Udito piombar dall ' alto lo scroscio delle voci e dei passi , Benedetto disse al suo compagno con un sorriso : " Padre mio . " Don Clemente , appena arrivato a Jenne , aveva raggiunto Benedetto sul praticello che stava falciando , gli aveva recato il messaggio doloroso e promesso , dopo un lungo colloquio , di tenere a chi lo chiamava santo certo discorso che Benedetto desiderò . Udì anche lui lo scroscio della folla che scendeva , le grida " il Santo ! il Santo ! " e quando Benedetto gli ebbe detto sorridendo : " Padre mio ! " impallidì , fece un gesto di acquiescenza e passò avanti . Benedetto depose la falce , uscì un poco del sentiero , sedette dietro un masso e un gran melo fiorito , che lo nascondevano ai sopravvegnenti . Don Clemente li affrontò solo . Al primo vederlo coloro si arrestarono . Più voci dissero : " non è lui ! " e altre voci : " lui è dietro ! " e altre ancora dalla retroguardia : " passate avanti ! " La colonna si mosse . Allora don Clemente levò la mano e disse : "Ascoltate." L ' uomo che non sapeva parlare a due persone sconosciute senza coprirsi di rossore , adesso era pallidissimo . La voce dolcemente velata si udì appena ma si vide il gesto . Il bellissimo viso sereno , l ' alta persona , imposero riverenza . " Voi cercate Benedetto " diss ' egli . " Voi lo chiamate Santo . Questo è un grandissimo dolore che voi gli date . Egli ha pur detto a tutti dal primo giorno del suo arrivo a Jenne di essere un gran peccatore ridotto a penitenza per la infinita bontà di Dio . Ma egli vuole che io vi confermi questo . Lo confermo , è la verità . È stato un gran peccatore . Domani potrebbe cadere ancora . Se vi credesse un solo momento quando voi lo chiamate Santo , Iddio si allontanerebbe da lui . Non lo chiamate più Santo e soprattutto , poi , non gli domandate più miracoli . " " Padre " lo interruppe con voce solenne , facendosi avanti e allargando le braccia , un vecchio alto , magro , sdentato , dal profilo d ' aquila . " Padre , noi non domandiamo il miracolo , il miracolo è fatto , la donna , come ha toccato la dimora dell ' uomo è guarita , e noi Le diciamo che l ' uomo è santo e se a Jenne vi è gente che dice altre cose è gente degna di bruciare nel fondo dell ' inferno . Padre , noi Le baciamo le mani ma diciamo questo . " " C ' è un ammalato , ancora ! C ' è un ammalato , ancora ! " gridarono dieci , venti voci . " Venga il Santo ! " Dal gruppo degli studenti , alla retroguardia , si gridò : " avanti il Santo ! Il Santo parli ! " " O che modo è questo ? " fece il vecchio volgendosi addietro con dispetto , da spodestato oratore del popolo . " Che modo è questo ? " Un subisso di voci sdegnose coperse la sua , gridando gli studenti sempre più forte : " Venga il Santo ! Parli il Santo ! Via il prete ! Via ! " Le donne si voltarono minacciose : " Via voi , via ! " E in alto , dalle stamberghe appollaiate sulla rovina , sbucarono i pennacchi dei carabinieri . Allora Benedetto si alzò , uscì allo scoperto . Appena fu veduto , un gran clamore di gioia lo accolse . I Selva si fecero sulla porta della caverna a guardare in giù , Noemi scese di corsa . Benedetto si trovò attorniato in un lampo da gente che gli baciava la tonaca benedicendo . Molti , ginocchioni , piangevano . Noemi , ch ' era discesa sola dietro gli studenti , si slanciò avanti , vide finalmente l ' uomo . Jeanne le ne aveva mostrate più fotografie , dicendo però che di nessuna era soddisfatta pienamente . Nella fisonomia simpatica di Piero Maironi Noemi aveva letto un ' ombra interna di tristezza ; quella di Benedetto luceva di straordinaria vita . Da due giorni egli si era fatto radere capelli e barba per aver udito una donna sussurrare : " è bello come Gesù . " La espressione dell ' anima dominatrice gli si era accentuata nel naso più prominente per la maggiore magrezza , nelle grandi occhiaie scure . Gli occhi avevano un fascino inesprimibile . Spiravano tristezza anche adesso ma una tristezza dolce , piena di vigore e di pace , di devozione mistica . Attorniato , sotto la bianca nuvoletta del melo fiorente , dalla turba prostrata , circonfuso di sole e di mobili ombre , pareva una visione di pittore antico . Noemi impietrò , stretta alla gola da un groppo di pianto . Presso a lei parecchie donne piangevano , solo per averlo veduto , penetrate da una suggestione vicendevole . Una di esse , ammalata , stanca , si era seduta sull ' orlo del sentiero , non poteva vedere il Santo , piangeva di commozione senza saperne il perché . Sopraggiunsero dei ritardatarii , un vecchio e tre donne di Vallepietra . Subito le tre donne , scambiando don Clemente per Benedetto , si misero a singhiozzare e a gridare : " com ' è bello , com ' è bello ! " Intanto , sotto la bianca nuvoletta del melo fiorito , Benedetto riuscì con parole di dolore , di supplica , di rampogna , a respingere l ' assalto della turba adoratrice , a farla rialzare in piedi . Un grido partì dal gruppo degli studenti : " parli ! " In quello stesso momento , lassù in alto , le campane di Jenne annunciarono solenni il mezzogiorno al villaggio , alle solitudine , al monte Leo , al monte Sant ' Antonio , al monte Altuino , alle nubi veleggianti verso ponente . Benedetto si pose l ' indice alla bocca , le campane parlarono sole . Guardò don Clemente come per un tacito invito . Don Clemente si scoperse e cominciò a dire l ' Angelus Domini . Benedetto , in piedi , a mani giunte , lo disse con lui e fino a che le campane suonarono tenne gli occhi fissi sul giovane che gli aveva gridato di parlare : gli occhi pieni di tristezza , di dolcezza mistica . Quello sguardo ineffabile , il suono delle campane solenni , il tremar dell ' erba , l ' ondular lieve dei rami fioriti al vento , il rapimento di tante facce lagrimose volte a una sola si componevano insieme per Noemi in una parola unica che la esaltava senza rivelarsi , come tormenta l ' anima nel desiderio di sé la parola occulta sotto una tragica processione di accordi musicali . Le campane tacquero e Benedetto disse dolcemente a chi gli stava di fronte : " Chi siete voi e cosa è accaduto che vi ha fatto venire a me come se io fossi quello che non sono ? " Gli fu risposto da più voci a un tempo , gli fu detto del miracolo e com ' egli fosse desiderato nel villaggio degli uni e nel villaggio degli altri . " Voi esaltate me " diss ' egli " perché siete ciechi . Se questa giovine è guarita non io l ' ho guarita ma la sua fede . Questa forza della fede che l ' ha fatta alzarsi e camminare è nel mondo di Dio , dappertutto e sempre , come la forza dello spavento che fa tremare e cadere . È una forza nell ' anima come le forze che sono nell ' acqua e nel fuoco . Dunque se la giovine è guarita è perché Dio ha disposto nel suo mondo questa gran forza ; datene lode a Dio e non a me . Ma poi udite . Voi offendete Dio se la Sua potenza e bontà vi paiono più grandi nei miracoli . Esse sono dappertutto e sempre infinite . È difficile di capire come la fede risani , ma è impossibile di capire come questi fiori vivano . Il Signore non sarebbe mica meno potente né meno buono se questa giovane non fosse guarita . Pregate di guarire sì , ma pregate più ancora di comprendere questa grande cosa che vi ho detto ora , pregate di poter adorare la volontà del Signore quando vi dà la morte come quando vi dà la vita . Vi sono nel mondo degli uomini che credono di non credere in Dio e quando le malattie e la morte entrano nelle loro case , dicono : è la legge , è la natura , è l ' ordine dell ' Universo , noi pieghiamo il capo , noi accettiamo senza mormorare , noi proseguiamo il cammino del nostro dovere . Guardate che questi uomini non passino avanti a voi nel regno dei cieli . E pensate anche quali miracoli domandate . Voi venite per esser guariti dalle malattie del corpo , voi volete che io venga nei vostri villaggi per questo . Abbiate fede e guarirete senza di me . Ricordatevi però che potreste usare anche meglio la vostra fede secondo la volontà di Dio . Siete voi tutti e interamente sani dell ' anima vostra ? No , voi non lo siete ; e che vi servirà di aver l ' otre sana se il vino è guasto ? Voi amate voi stessi e le vostre famiglie più della verità , più della giustizia , più della legge divina . Voi avete presente sempre quello ch ' è dovuto a voi e ai vostri e ben di rado quello ch ' è dovuto agli altri . Voi credete di salvarvi colla moltitudine delle preghiere . E nemmeno sapete pregare . Voi pregate allo stesso modo i Santi che sono i servi e Iddio ch ' è il Padrone ; quando non fate peggio ! Voi non pensate che al Padrone non importano le molte parole , ch ' Egli preferisce essere servito fedelmente in silenzio col pensiero sempre alla Sua volontà . E non intendete i vostri mali , siete come il moribondo che dice : " sto bene . " Forse alcuno di voi pensa in questo momento : se non intendo il male che faccio , il Signore non mi condannerà . Ma il Signore non giudica come i giudici del mondo . L ' uomo che ha preso un veleno senza saperlo deve cadere come colui che lo ha voluto prendere . L ' uomo che non ha la veste bianca non può entrare nella cena del Signore anche se non sapeva che la veste non era necessaria . Colui che ama se stesso sopra ogni cosa , sappia o non sappia il suo peccato , non passa per la porta del regno dei cieli , allo stesso modo che il dito della sposa , se è ripiegato sopra sé stesso , non entra nell ' anello offerto dallo sposo . Conoscete le infermità dell ' anima vostra e pregate con fede di esserne sanati . Vi dico in nome di Cristo che lo sarete . La guarigione del vostro corpo è buona per voi , per la famiglia vostra , per gli animali e le piante che avete in cura ; ma la guarigione dell ' anima vostra , credete questa cosa benché non la comprendete ! la guarigione dell ' anima vostra è buona per tutte le povere anime dei viventi sbattuti fra il bene e il male , è buona per tutte le povere anime dei morti che si purificano con fatica e dolore , come la vittoria di un soldato è buona per tutti della sua nazione . È anche buona per gli Angeli , che sentono tanta gioia , ha detto Gesù , per la guarigione di un ' anima , e la gioia fa crescere la loro potenza , e la loro potenza , credete voi che sia per le tenebre o per la luce , per la morte o per la vita ? Domandate con fede , prima la guarigione dell ' anima e poi la guarigione del corpo ! " Dal ripido pendìo gli si porgeva una fitta di visi ; avidi i più alti cui soltanto giungeva il suono della voce , e rigati di pianto ; parte attoniti i più vicini , parte entusiasti , parte dubbiosi . Anche a Noemi colavano lagrime lungo le guancie smorte . Gli studenti avevano smesso l ' aria beffarda . Quando Benedetto tacque , uno di loro avanzò risoluto e serio , per parlare . In quel mentre il vecchio esclamò : " E voi ci guarite l ' anima ! " Altre voci ripeterono ansiose : " E voi ci guarite l ' anima ! E voi ci guarite l ' anima ! " In un baleno , tutta l ' avanguardia , presa dal contagio , traboccò in ginocchio tendendo le braccia supplici : " E voi ci guarite l ' anima ! E voi ci guarite l ' anima ! " Benedetto si gettò avanti con le mani nei capelli , esclamando : " Che fate ancora ? Che fate ancora ? " Un grido suonò dall ' alto : " la miracolata ! " La giovinetta che , posata sul giaciglio di Benedetto , si era sentita risanare , scendeva al braccio di una sorella maggiore , cercando Benedetto . Questi non badò al grido , al balenar della gente lassù , che si divideva per lasciar passare le due donne . Non valendo a far rialzare la gente , cadde ginocchioni egli pure . Allora coloro che gli stavano intorno si rialzarono , e giungendo ad essi il fremito commosso e le voci : " La miracolata ! La miracolata ! " fecero rialzare lui che pareva non avere udito . " La miracolata ! " gli diceva ciascuno , " la miracolata ! " cercando sul suo viso la compiacenza del miracolo con occhi che gridavano : " viene per voi , l ' avete guarita voi ! " come s ' egli poco prima non avesse detto nulla . La giovinetta scendeva , smorta e giallognola come la petrosa via battuta dal sole , triste nel visetto gentile inclinato al braccio della sorella . E la sorella pure era triste . La turba si divise davanti a loro e Benedetto si fece da parte , riparò dietro don Clemente con un involontario moto che parve deliberato . Tutti trepidavano e sorridevano come nell ' attesa di un altro miracolo . Le due donne non s ' ingannarono , passarono davanti a don Clemente senza neppur guardarlo , si volsero a Benedetto e la maggiore gli disse , sicura : " Uomo santo di Dio , tu hai guarito questa , guarisci l ' altro ! " Benedetto rispose quasi sotto voce , tutto fremente : " Io non sono un uomo santo , io non ho guarito questa , per quest ' altro che dite io potrò solamente pregare . " Udito che l ' altro era loro fratello , che stava nella sua capanna , sul suo letto e che soffriva molto , disse a don Clemente : " Andiamo ad assisterlo . " E si mosse con il suo Maestro . Dietro a loro si ricompose rumoreggiando il fiotto diviso della gente . Benedetto si voltò a proibire che lo seguissero , a comandare che le donne si prendessero invece cura di quella giovinetta , la quale non doveva risalir l ' erta a piedi sotto la sferza del sole ardente . Comandò che la portassero all ' osteria , la facessero porre a letto , la ristorassero con cibo e vino . Quelli che lo seguivano si fermarono , gli altri fecero ala per lasciarlo passare . Lo studente che prima aveva chiesto di parlare , lo accostò rispettosamente , gli domandò se più tardi egli e alcuni amici suoi avrebbero potuto trattenersi un poco , soli , con esso . " Oh sì ! " rispose Benedetto con un virile , caldo impeto di assenso . Noemi ch ' era lì presso , si fece coraggio . " Devo chiederle cinque minuti anch ' io " diss ' ella in francese , arrossendo ; e subito le balenò di aver dato così a capire che lo conosceva persona colta , si fece tutta una vampa e ripeté la sua preghiera in italiano . Don Clemente premette un poco , quasi senza volerlo , il braccio a Benedetto , che rispose garbato ma un po ' asciutto : " Vuol far del bene ? Si occupi di quella povera ragazza . " E passò oltre . Entrò nella sua stamberga , solo con Don Clemente . Nessuno lo aveva seguito . Una vecchia , la madre dell ' ammalato , vedutolo entrare , gli si gettò piangendo ai piedi con le parole di sua figlia : " Siete voi l ' uomo santo ? Siete voi ? Una me ne avete guarita , guaritemi anche l ' altro ! " Sulle prime Benedetto , entrando dal sole in quel buio , non discerneva niente . Poi vide steso sul letto l ' uomo che respirava male , gemeva , piangeva , imprecava ai Santi , alle femmine , al paese di Jenne , al suo maledetto destino . Inginocchiata accanto a lui , Maria Selva gli tergeva con un fazzoletto il sudore della fronte . Nessun altro era nella caverna . Presso alla porta luminosa la grande croce scolpita per isghembo sulla parete giallastra di roccia diceva in quel momento una oscura parola solenne . " Sperate in Dio " rispose Benedetto alla vecchia , dolcemente . E si accostò al letto , si piegò sull ' infermo , gli prese il polso . La vecchia cessò di singhiozzare , l ' infermo d ' imprecare e di gemere . Si udì il ronzio delle mosche nel focolare chiaro . " Avete chiamato il medico ? " mormorò Benedetto . La vecchia riprese a singhiozzare : " Guaritelo voi , guaritelo voi , in nome di Gesù e Maria ! " L ' infermo riprese a gemere . Maria Selva disse sotto voce a Benedetto : " Il medico è a Subiaco . Il signor Selva , che Lei forse conosce , è andato alla farmacia . Io sono sua moglie . " In quel punto rientrò Giovanni , ansante , afflitto . La farmacia era chiusa , il farmacista assente . L ' arciprete gli aveva dato del marsala . Dei signori venuti da Roma con gran provvigioni gli avevano dato del cognac e del caffè . Benedetto chiamò a sé con un cenno don Clemente , gli disse all ' orecchio che facesse venire l ' arciprete ; quell ' uomo stava morendo . Avrebbe potuto andar egli a chiamarlo ma gli pareva duro per la povera madre di allontanarsi . Don Clemente uscì senza far motto . A pochi passi dalla casupola , la compagnia elegante venuta da Roma per curiosità del Santo di Jenne , tre signore e quattro signori , guidata da quel signore di Jenne che s ' era incontrato con i Selva sulla costa , si stava consultando . Veduto il benedettino , si parlarono sottovoce rapidamente e uno di loro , un giovinotto elegantissimo , incastratasi nell ' occhio la caramella , avanzò verso don Clemente che era guardato dalle signore con ammirazione , con rammarico che il Santo , come avevano udito dalla loro guida , non fosse lui . Anche costoro desideravano un colloquio con Benedetto . Lo desideravano specialmente le signore . Il giovinotto soggiunse con un sorriso beffardo che quanto a sé non se ne credeva degno . Don Clemente gli rispose breve breve che per ora era impossibile di parlare a Benedetto ; e tirò via . Colui riferì alle signore che il Santo stava nel tabernacolo chiuso a chiave . Intanto Benedetto , supplicandolo sempre la madre desolata che non usasse medicine , che facesse il miracolo , confortava il giacente con qualche sorso dei cordiali portati da Giovanni Selva e più con parole , con lievi carezze , con la promessa di altre parole di salute che altri gli avrebbe portato . E la voce pia , tenera , grave , operò un miracolo di pace . L ' infermo respirava male assai , gemeva ancora , ma non imprecava più . La madre , folle di speranza , mormorava a mani giunte , lagrimando : " Il miracolo , il miracolo , il miracolo . " " Caro " diceva Benedetto " sei in mano di Dio e la senti terribile . Abbandònati , la sentirai soave . Ti poserà da capo nel mare di questa vita , ti poserà nel cielo , ti poserà dove vorrà lei , abbandònati , non ci pensare . Quand ' eri bambino la tua mamma ti portava , tu non domandavi né il come né il quando né il perché , tu eri nelle sue braccia , tu eri nel suo amore , tu non domandavi altro . Così anche ora , caro . Io che ti parlo ho fatto tanto male nella mia vita , forse un poco ne hai fatto anche tu , forse te ne ricordi . Piangi piangi così abbandonato sul seno del Padre che ti chiama , che ti vuole perdonare , che vuol dimenticare tutto . Ora verrà il sacerdote e tu glielo dirai , il male che forse hai fatto , così come ricordi , senza angoscia . E poi , sai chi verrà da te nel mistero ? Sai che amore , caro , sai che pietà , sai che gioia , sai che vita ? " Lottando con le ombre della morte , figgendo in Benedetto gli occhi vitrei , lucenti di un desiderio intenso e del terrore di non poterlo esprimere , il povero giovine che aveva inteso male il discorso di Benedetto , credendo di doversi confessare a lui , cominciò a dire i suoi peccati . La madre che durante il discorso di Benedetto , buttatasi ginocchioni alla parete di roccia vi teneva le labbra sulla croce aspettando il compimento del miracolo , scattò , al suono strano di quella voce , in piedi , balzò al letto , comprese , gittò un grido disperato con le mani al cielo , mentre Benedetto , atterrito , esclamava : " no , caro , non a me , non a me ! " Ma l ' infermo non intese , gli cinse con un braccio il collo , lo raccolse a sé , continuò la sua confessione ambasciata , ripetendo Benedetto : " Dio mio ! Dio mio ! " nello sforzo di non udire , né avendo cuore di strapparsi dal morente . Non udì infatti né udire era facile , tanto rade , rotte e torbide venivano le parole . E non si vedeva arrivare l ' arciprete , e don Clemente non ritornava ! Passi e voci sommesse si udirono bene al di fuori , qualche testa curiosa comparve all ' uscio , ma nessuno entrò . Le parole del morente si perdettero in un garbuglio di suoni fiochi , egli tacque . " C ' è gente fuori ? " chiese Benedetto . " Qualcuno vada dall ' arciprete , dica di far presto . " Giovanni e Maria stavano attorno alla madre che , fuori di sé , trabalzava dal dolore alla collera . Dopo aver creduto al miracolo , non voleva credere che il suo figliuolo si fosse ridotto naturalmente a quegli estremi , ora singhiozzava per lui , ora imprecava alle medicine che gli aveva date Benedetto , per quanto i Selva le dicessero che non erano state medicine . Maria se l ' era abbracciata e per confortarla e per trattenerla . Accennò a Giovanni che andasse lui dall ' arciprete e Giovanni corse via . Gli occhi lucenti del moribondo supplicarono . Benedetto gli disse : " Figlio mio , desideri Cristo ? " Il poveretto accennò di sì col capo e con un gemito inesprimibile . Benedetto lo baciò , lo ribaciò teneramente . " Cristo mi dice che i tuoi peccati ti sono rimessi e che tu parta in pace . " Gli occhi lucenti sfavillarono di gioia . Benedetto chiamò la madre che dalle aperte braccia di Maria si precipitò sul figlio suo . Ecco entrare don Clemente trafelato , con Giovanni e l ' arciprete . Don Clemente aveva trovato in canonica un ecclesiastico non conosciuto da lui , alle prese coll ' arciprete . A sentir costui , una turba fanatica voleva portare in Sant ' Andrea la pretesa miracolata per un ringraziamento a Dio . Era dovere dell ' arciprete impedire un tale scandalo . La guarigione della ragazza se non era impostura non era nemmanco realtà . Il preteso taumaturgo poi aveva predicato un sacco di eresie sui miracoli e sulla salute eterna , aveva parlato della fede come di una virtù naturale , aveva criticato Gesù che guariva gl ' infermi . Adesso stava fabbricando un altro miracolo con un altro disgraziato . Bisognava finirla . Finirla ? pensava il povero arciprete che sentiva già odore di Sant ' Uffizio . Era presto detto " finirla " . Ma come , finirla ? La visita di don Clemente , che sopravvenne a questo punto del discorso , lo fece respirare . Adesso , pensò , mi aiuterà lui . Invece le cose volsero al peggio . Udito il triste messaggio di don Clemente , quel prete esclamò : " Vede ? Ecco i miracoli come finiscono ! Ma Lei non deve entrare col Santo Viatico nella casa di quell ' eretico s ' egli prima non esce e non esce per non tornarci più ! " Don Clemente avvampò nel viso . " Non è un eretico ! " diss ' egli . " È un uomo di Dio ! " " Lo dice Lei ! " esclamò il prete . " E Lei " proseguì volto all ' arciprete " Lei ci pensi ! Faccia come vuole , del resto ; io non c ' entro . A rivederla . " Fatto un inchino a don Clemente , senza parole , scivolò fuori della camera . " E adesso ? E adesso ? " gemette il povero arciprete recandosi le mani alle tempie . " Quello è un uomo terribile ma io non voglio mancare verso Domeneddio . Dimmi tu , dimmi tu ! " Aveva un santo timore di Dio , sì , l ' arciprete , ma non era neppure senza un timore fra santo e umano di don Clemente , della coscienza severa che lo avrebbe giudicato . A don Clemente lampeggiò , nella stretta del momento , il partito da prendere . " Disponi per il Viatico " diss ' egli " e vieni subito con me a confessare quel povero giovane . Benedetto farà vedere se è un eretico o se è un uomo di Dio . " La fantesca venne ad avvertire che un signore pregava il signor arciprete di far presto , presto , perché quell ' ammalato moriva . Don Clemente , trafelato , entrò nella stamberga con Giovanni e l ' arciprete . Chiamò Benedetto a sé , presso l ' uscio e gli parlò sotto voce . L ' ammalato rantolava . Benedetto ascoltò , a capo chino , le parole dolorose che gli chiedevano un atto di umiliazione santa , s ' inginocchiò senza rispondere davanti alla croce scolpita da lui nella roccia , la baciò avidamente nell ' incontro delle braccia tragiche e riaspirare in sé dal solco della pietra il segno del sacrificio , il suo amore , il suo bene , la sua forza , la sua vita ; e , rialzatosi , uscì di là per sempre . Il sole scompariva in un turbinoso fumo di nuvoli montanti a settentrione , dietro il villaggio . I luoghi che avevano poco prima brulicato di gente erano un livido deserto . Dalle svolte dei viottoli ghiaiosi , dietro gli usci socchiusi , dai canti dei casolari , donne spiavano . All ' apparire di Benedetto si ritrassero tutte . Egli sentì che Jenne sapeva l ' agonia dell ' uomo venuto a lui per salute , che l ' ora della potestà era venuta per i suoi avversari . Don Clemente , il Maestro , l ' amico , gli aveva prima chiesto di deporre il suo abito e ora di uscire della sua casa , di uscire da Jenne . Con dolore e amore , ma glielo aveva chiesto . Fra l ' amarezza e il digiuno , poiché non aveva potuto prendere la sua refezione meridiana di pane e fave , si sentì quasi venir meno , gli si oscurò la vista . Sedette sulla soglia ruinosa di una porticina chiusa , all ' entrata della viuzza della Corte . Un lungo rombo di tuono suonò sul suo capo . Poco a poco , nel riposo , si riebbe . Pensò all ' uomo che moriva nel desiderio di Cristo e un ' onda di dolcezza gli tornò nell ' anima . Sentì rimorso di aver dimenticato per alcuni istanti quel gran dono del Signore , di avere disamata la croce appena bevutone vita e gioia . Si nascose il viso fra le mani e pianse silenziosamente . Un rumor lieve , in alto , d ' imposte che si aprono ; qualche cosa di molle gli batte sul capo . Si toglie trasalendo le mani dagli occhi ; ai suoi piedi è una rosellina selvatica . Rabbrividì . Da parecchi giorni , o la sera rientrando nella sua spelonca o uscendone la mattina , ogni giorno aveva trovato fiori sulla soglia . Non li aveva tolti mai . Li poneva da banda , sopra un sasso , perché non fossero calpestati ; non altro . Neppure aveva mai cercato di sapere qual mano li recasse . Certo la rosellina selvatica era caduta dalla stessa mano . Non alzò il capo e comprese che pur non raccogliendo la rosellina né accennando a raccoglierla , gli bisognava partire . Cercò levarsi , le gambe non lo reggevano ancora bene , tardò un momento a rimettersi in cammino . Il tuono rumoreggiava da capo , più forte , continuo . Una porticina si aperse , se ne porse una giovine vestita di nero , bionda , bianca come la cera , piena gli occhi azzurrini di sbigottimento e di lagrime . Benedetto non poté a meno di volgere il capo a lei . Riconobbe la maestra del Comune , che aveva veduto un momento in casa dell ' arciprete , e già proseguiva senza salutarla quando ella gli gettò un gemito : " mi ascolti ! " e , fatto un passo indietro nell ' andito , cadde sulle ginocchia , gli stese le mani imploranti , ripiegando il capo sul petto . Benedetto si fermò . Esitò un momento e poi disse , con gravità severa : " Che vuole da me ? " Si era fatto quasi buio . I lampi abbagliavano , il fragore del tuono empiva la misera viuzza , impediva ai due di udirsi . Benedetto si accostò all ' uscio . " Mi hanno detto " rispose la giovine senz ' alzare il viso e sostando agli scoppi del tuono " che Lei forse dovrà partire da Jenne . Una Sua parola mi ha dato la vita , la Sua partenza mi farà morire ancora . Mi ripeta quella parola , la dica per me , solo per me ! " " Quale parola ? " " Lei stava col signor arciprete , io ero nella stanza vicina colla fantesca e l ' uscio aperto . Lei diceva che un uomo può negare Dio senza essere veramente ateo e senza meritare la morte eterna , quando nega quel Dio che gli è proposto in una forma ripugnante al suo intelletto ma poi ama la Verità , ama il Bene , ama gli uomini , pratica questi amori . " Benedetto tacque . Lo aveva detto , sì , ma parlando a un prete e non sapendo di venire udito da persone forse non atte a comprenderlo . Ella sospettò la cagione di quel silenzio . " Non si tratta di me " disse . " Io credo , sono cattolica . È per mio padre che ha vissuto così ed è morto così e ... se sapesse ! ... hanno persuaso anche mia madre ch ' egli non ha potuto salvarsi ! " Mentr ' ella parlava , rade gocce , grosse , cominciarono a battere , fra i lampi e i tuoni , sulla via , macchiarono la polvere di grandi macchie , scrosciarono col vento , sferzando i muri ; ma né Benedetto riparò dentro l ' uscio né lei gliene fece invito , e questa fu da parte di lei la confessione sola del sentimento profondo che si copriva di misticismo e di pietà filiale . " Mi dica , mi dica " implorò , alzando finalmente il viso " che mio padre è salvo , che lo ritroverò in Paradiso ! " Benedetto rispose : "Preghi." " Dio ! Solo questo ? " " Si prega forse per il perdono di chi non può essere perdonato ? Preghi . " " Oh , grazie ! Lei è sofferente ? " Queste ultime parole furono sussurrate così piano che Benedetto non poté udirle . Fece un gesto di addio e si allontanò fra le ondate di pioggia che flagellavano e urtavano via per il fango la morta rosellina selvatica . Forse da una finestra , forse dalla porta dell ' osteria , Noemi , che vi stava con la ragazza di Arcinazzo , lo vide passare . Si fece dare un ombrello dall ' oste e lo seguì sfidando la violenza del vento e della pioggia . Lo seguì , soffrendo di vederlo a capo scoperto e senza ombrello , pensando che se non fosse stato un Santo , lo si sarebbe detto un pazzo . Uscita sulla piazza della chiesa , vide socchiudersi un uscio a mano diritta , un prete lungo e magro guardare dall ' interno . Credette che il prete avrebbe invitato Benedetto a entrare , ma invece il prete , quando Benedetto gli fu vicino , chiuse l ' uscio rumorosamente , con grande sdegno di lei . Benedetto entrò in Sant ' Andrea ed ella pure vi entrò . Quegli andò a inginocchiarsi davanti all ' altar maggiore , ella si tenne presso la porta . Il sagrestano , che sonnecchiava seduto sui gradini di un altare , uditi i loro passi , si alzò , mosse verso Benedetto . Ma egli era del partito dei preti romani e , riconosciuto l ' eretico , ritornò indietro , domandò alla signorina forestiera se potesse dirgli niente di quel giovine ammalato di Arcinazzo ch ' era stato portato in chiesa la mattina , quando il sagrestano ci aveva veduta anche lei . E soggiunse che ne domandava perché aveva l ' ordine di aspettare l ' arciprete che sarebbe venuto per portargli il Viatico . Noemi sapeva che l ' uomo di Arcinazzo era moribondo ma non più di così . " Ho capito " disse il sagrestano , forte , con intenzione . " Non vorrà saperne di Cristo . Questi sono i belli miracoli ! Sia benedetto Iddio per i tuoni e i fulmini che altrimenti ci portavan qui la ragazza ! " E ritornò a sedere , a sonnecchiare sul suo gradino . Noemi non sapeva levare gli occhi da Benedetto . Non era un proprio e vero fascino né il sentimento appassionato della giovine maestra . Lo vide vacillare , poggiar le mani ai gradini e poi voltarsi , stentatamente , a sedere , né si domandò se soffrisse . Guardava lui ma più assorta in sé che in lui , assorta in un mutamento progressivo del proprio interno che la veniva facendo diversa , non riconoscibile a se stessa , in un senso ancora confuso e cieco di una verità immensa che le si venisse comunicando per vie misteriose , che le torcesse con sofferenza intime fibre del cuore . I ragionamenti religiosi di suo cognato potevano averle turbata la mente ; il cuore non glielo avevano toccato mai . E ora perché ? Come ? Cos ' aveva detto , infine , quell ' uomo macilento ? Oh ma lo sguardo , ma la voce , ma ... Che altro ? Qualche altra cosa , impossibile a comprendere . Un presentimento , forse . Quale ? Ma ! Chi sa ? Un presentimento di qualche futuro legame fra quell ' uomo e lei . Lo aveva seguito , era entrata in chiesa per non perdere l ' occasione di parlargli e adesso ne aveva quasi paura . Parlargli di Jeanne , poi anche . Jeanne , lo aveva ella compreso ? Come mai aveva potuto Jeanne , amandolo , resistere alla corrente di pensiero superiore ch ' era in lui , che forse a quel tempo sarà stata latente ma che una Jeanne doveva pur sentire ? Cos ' aveva ella amato ? L ' uomo inferiore ? Se gli parlasse , non gli parlerebbe solamente di Jeanne , gli parlerebbe di religione , pure . Gli domanderebbe quale fosse la sua , proprio . E poi , s ' egli le rispondesse una cosa sciocca , una cosa volgare ? Per questo aveva quasi paura di parlargli . Una folata di pioggia batté dalle invetriate rotte di una finestra sul pavimento . Noemi pensò che mai più non avrebbe dimenticato quell ' ora , quella grande chiesa vuota , quell ' oscuro cielo , quel colpo di pioggia entrato come un colpo di pianto , il naufrago del mondo assorto sui gradini dell ' altare maggiore , Dio sa in quali sublimi pensieri , e neppure il sagrestano suo nemico , postosi a dormire sui gradini di un altro altare con la famigliarità noncurante di un collega di Domeneddio . Passò molto tempo , forse un ' ora , forse più . La chiesa si venne rischiarando , parve che smettesse di piovere . Suonarono le quattro . Entrò in chiesa don Clemente e dietro a lui entrarono Maria e Giovanni , contenti di trovar Noemi , della quale non sapevano che fosse avvenuto . Si mosse anche il sagrestano che conosceva il padre . " Dunque ? Il Viatico ? " Il Viatico ? L ' uomo , pur troppo , era morto . Al Viatico si era pensato troppo tardi . Il padre domandò di Benedetto e Noemi glielo indicò . Parlarono del colloquio che Noemi desiderava . Don Clemente arrossì , esitò , ma poi non seppe come rifiutarsi a chiederlo e raggiunse Benedetto . Mentre i due discorrevano insieme , Giovanni e Maria ragguagliarono Noemi di quel ch ' era accaduto . Entrato l ' arciprete , l ' infermo non aveva parlato più . Non era stato possibile di confessarlo . Intanto era scoppiato il temporale con tale veemenza , tali torrenti strepitavano intorno alla capanna che l ' arciprete non aveva potuto uscirne per andar a prendere l ' olio santo . Si credeva che l ' ammalato durasse qualche ora ; invece , alle tre , era morto . Don Clemente e l ' arciprete erano usciti appena lo avevano permesso i torrenti . Giovanni e Maria erano rimasti colla madre , che pareva impazzita , fino all ' arrivo della sorella maggiore del morto . Allora erano partiti , anche per venire in cerca di Noemi . Non l ' avevano trovata all ' osteria , si erano diretti alla chiesa . Avevano incontrato sulla piazza il padre che usciva da una casa civile . Non sapevano che ci fosse andato a fare . Maria parlò con entusiasmo di Benedetto , de ' suoi conforti spirituali al moribondo . Era sdegnatissima , come suo marito , della guerra fattagli da gente che adesso aveva buon giuoco a voltargli contro tutto il paese . Biasimavano la debolezza dell ' arciprete e non erano contenti neppure di don Clemente . Don Clemente non avrebbe dovuto prestarsi alla cacciata del suo discepolo ! Perché gli aveva detto lui di andarsene , quando era venuto l ' arciprete . Il suo primo torto era stato di portare il messaggio dell ' Abate . Noemi non sapeva di questo messaggio . Udito che si voleva spogliare Benedetto della sua tonaca , scattò : Benedetto non doveva obbedire ! Intanto Benedetto e il padre mossero verso la porta . Benedetto si tenne in disparte ; il padre venne a dire ai Selva e a Noemi che , parecchia gente volendo parlare a Benedetto , egli aveva combinato un ritrovo comune presso un signore del paese . Doveva ora precederli , con Benedetto , colà . Sarebbe venuto a riprenderli in chiesa fra pochi minuti . Il signore era quel tale che i Selva avevano incontrato sulla costa di Jenne dove stava in attesa della duchessa di Civitella . La duchessa era poi arrivata con altre due dame e con alcuni cavalieri fra i quali un giornalista , il giovinotto elegantissimo dalla caramella . Il signore di Jenne non capiva più nella pelle , si sentiva per quel giorno in corpo uno spirito ducale di bontà e di magnificenza . Perciò don Clemente , consigliato dall ' arciprete di rivolgersi a lui , ne aveva facilmente ottenuto la promessa , per Benedetto , di un vecchio abito nero da mattina , di una cravatta nera , di un cappello nero a cencio . Quando , nella camera dov ' erano preparate le vesti laicali , il discepolo , svestita la tonaca , prese , tacendo sempre , a indossarle , il Maestro , che stava alla finestra , non poté trattenere un singhiozzo . Pochi momenti dopo Benedetto lo chiamò dolcemente . - Padre mio diss ' egli . " Mi guardi . " Vestito dei nuovi panni , troppo lunghi e larghi , egli sorrideva , mostrando pace . Il padre gli afferrò una mano per baciargliela ; ma Benedetto , ritratta con impeto la mano , allargò le braccia , si strinse al petto lui che parve allora il minore , il figliuolo , il penitente ministro di tristi prepotenze umane che sul palpito divino di quel petto si sciogliessero in polvere , cenere e niente . Stettero così abbracciati lungamente senza dir parola . " L ' ho fatto per te " mormorò alfine don Clemente . " Ti ho portato io il messaggio ignominioso per vedere la grazia del Signore risplendere in questo tuo abito vile più che nella tonaca . " Benedetto lo interruppe . " No no " diss ' egli " non mi tenti , non mi tenti ! Ringraziamo Iddio , invece , che appunto mi castiga per quel compiacimento presuntuoso che ho avuto a Santa Scolastica quando Lei mi ha offerto l ' abito benedettino e io ho pensato che nella mia visione mi ero visto morire con quell ' abito . Il mio cuore si alzò allora come dicendosi : " sono veramente prediletto da Dio ! " E adesso ... " Oh ma .. ! " esclamò il padre e subito tacque , tutto una fiamma nel viso . Benedetto credette intendere che avesse pensato : " non è detto che tu non lo riprenda , l ' abito che hai spogliato ! non è detto che la visione non si avveri ! " e che poi non avesse voluto dire il suo pensiero , sia per prudenza , sia per non alludere alla sua morte . Sorrise , lo abbracciò . Il padre si affrettò a parlare d ' altro , scusò l ' arciprete ch ' era dolente di quanto accadeva , che non avrebbe voluto allontanare Benedetto ma temeva i Superiori . Non era un don Abbondio , non temeva per sé , temeva per lo scandalo di un conflitto con l ' Autorità . " Io gli perdono " disse Benedetto " e prego Dio che gli perdoni , ma questo difetto di coraggio morale è una piaga della Chiesa . Piuttosto che mettersi in conflitto con i Superiori ci si mette in conflitto con Dio . E si crede di sfuggire a questo sostituendo alla propria coscienza , dove Dio parla , la coscienza dei Superiori . E non s ' intende che operando contro il Bene o astenendosi da operare contro il Male per obbedire ai Superiori si è di scandalo al mondo , si macchia davanti al mondo il carattere cristiano . Non s ' intende che il debito verso Dio e il debito verso i Superiori si possono compiere insieme non operando mai contro il Bene , non astenendosi mai da operare contro il Male , ma senza giudicare i Superiori , ma obbedendo loro con perfetta obbedienza in tutto che non è contro il Bene o a favore del Male , deponendo ai loro piedi la propria vita stessa , solo non la coscienza ; la coscienza , mai ! Allora questo inferiore spogliato di tutto fuorché della sua coscienza e della sua obbedienza giusta , questo inferiore è un puro grano del sale della terra e dove molti di questi grani si trovino uniti , ciò cui essi aderiscono resterà incorrotto e ciò cui non aderiscono cadrà imputridito ! " A misura che parlava , Benedetto si veniva trasfigurando . Nel pronunciare le ultime parole sorse in piedi . Gli occhi avevano lampi , la fronte un chiarore augusto dello spirito di Verità . Posò le mani sulle spalle di don Clemente . " Maestro mio " diss ' egli raddolcendosi nel viso " io lascio il tetto , il pane e l ' abito che mi furono offerti , ma non lascerò di parlare di Cristo Verità fino a che avrò vita . Me ne vado ma non per tacere . Si ricorda di avermi fatto leggere la lettera di S . Pier Damiano a quel laico che predicava ? E quello là predicava in chiesa ! Io non predicherò in chiesa ma se Cristo vuole che io parli nei tugurii , nei tugurii parlerò ; se vuole che io parli nei palazzi , nei palazzi parlerò ; se vuole che io parli nei cubicoli , parlerò nei cubicoli ; se vuole che io parli sui tetti , parlerò sui tetti . Pensi all ' uomo che operava nel nome di Cristo e ne fu proibito dai discepoli . Cristo ha detto : lasciatelo fare . È da obbedire ai discepoli o è da obbedire a Cristo ? " " Per l ' uomo del Vangelo sta bene , caro " rispose don Clemente " ma ora sulla volontà di Cristo ci si può anche ingannare , bada . " Il cuore di don Clemente non parlava propriamente così ; ma le parole imprudenti , indisciplinate del cuore non furon lasciate passare alle labbra . " Del resto , padre mio " riprese Benedetto " lo creda , io non sono bandito per avere evangelizzato il popolo . Vi sono due cose ch ' Ella deve sapere . La prima è questa : mi è stato proposto , qui a Jenne , da qualcuno che mi parlò quella volta e poi non vidi più , di abbracciare la carriera ecclesiastica per diventare missionario . Risposi che non mi sentivo chiamato . La seconda è questa . Nei primi giorni dopo la mia venuta a Jenne , discorrendo di religione con l ' arciprete , gli parlai della vitalità eterna della dottrina cattolica , del potere che ha l ' anima della dottrina cattolica di trasformare continuamente il proprio corpo , accrescendone senza limiti la forza e la bellezza . Lei sa , padre mio , da chi mi sono venute queste idee per mezzo di Lei . L ' arciprete deve avere riferito il mio discorso , che gli era piaciuto . Il giorno dopo mi domandò se a Subiaco avessi conosciuto Selva , se avessi letto i suoi libri . Mi disse ch ' egli non li aveva letti ma sapeva ch ' erano da fuggire . Padre mio , Ella comprende . È per causa del signor Selva e dell ' amicizia di Lei col signor Selva che io parto da Jenne così . Non La ho mai tanto amata quanto adesso , non so dove andrò ma dovunque il Signore mi mandi , vicino o lontano , non mi abbandoni nell ' anima Sua ! " Così dicendo con un tumulto , nella voce , di dolore e di amore , Benedetto si gettò un ' altra volta nelle braccia del Maestro che , straziato egli pure da una tempesta di sentimenti diversi , non sapeva se domandargli perdono o promettergli gloria , la vera ; e solamente poté dirgli , ansando : " Anch ' io , tu non sai ! ho bisogno di non essere abbandonato dall ' anima tua . " Don Clemente raccolse in un fardello , maneggiandolo con mani guardinghe , riverenti , l ' abito deposto dal discepolo . Raccolto che l ' ebbe , disse a Benedetto che non poteva offrirgli l ' ospitalità di Santa Scolastica , che aveva avuto in animo di pregare i signori Selva , ma che ora gli sorgeva il dubbio se a Benedetto fosse opportuno , nell ' interesse del suo stesso apostolato , mettersi così pubblicamente sotto la protezione del signor Giovanni . Benedetto sorrise . " Oh , questo no ! " diss ' egli . " Temeremo noi le tenebre più che non ameremo la luce ? Ma ho bisogno di pregare il Signore che mi faccia conoscere , se possibile , la Sua volontà . Forse vorrà questo , forse altro . E adesso vorrebbe farmi portare un po ' di cibo e di vino ? Poi mi mandi chi mi vuole parlare . " Don Clemente si meravigliò , nel suo interno , che Benedetto gli domandasse del vino ma non ne fece mostra . Disse che gli avrebbe mandata pure quella signorina che stava con i Selva . Benedetto lo interrogò cogli occhi , ricordando che quando la signorina , poi riveduta in chiesa , gli aveva chiesto un colloquio , don Clemente gli aveva stretto il braccio come per ammonirlo tacitamente di stare in guardia . Don Clemente , arrossendo molto , si spiegò . Aveva veduta la signorina a Santa Scolastica insieme a un ' altra persona . Quel moto era stato involontario . L ' altra persona era lontana . " Non ci rivedremo " diss ' egli " perché appena ti avrò mandato il cibo e avrò avvertite queste persone , dovrò partire per Santa Scolastica . " Benedetto , parlando di andare a Subiaco o altrove , aveva detto " forse questo , forse altro " con un accento così pregno di sottintesi , che don Clemente , nel congedarsi , gli sussurrò : " Pensi a Roma ? " Invece di rispondere , Benedetto gli prese dolcemente di mano il fardello dov ' era la povera tonaca concessa e ritolta , se l ' accostò , non senza un tremito delle mani , alle labbra , ve le impresse , ve le tenne lungamente . Era il rimpianto dei giorni di pace , di lavoro , di preghiera , di parola evangelica ? Era l ' attesa di un ' ora lucente nell ' avvenire ? Rese il fardello al Maestro . " Addio " diss ' egli . Don Clemente uscì a precipizio . La stanza offerta dal padrone di casa per le udienze di Benedetto aveva un grande canapè , un tavolino quadrato coperto di un panno giallo a fiorami azzurri , delle sedie sgangherate , delle poltrone che mostravano la stoppa per gli squarci del vecchio cuoio stinto , due ritratti di avoli parrucconi dalle cornici annerite , due finestre , una quasi accecata da una muraglia greggia , l ' altra aperta sui prati , sulla faccia di un bel monte pensoso , sul cielo . Benedetto , prima di ricevere visitatori , vi si affacciò per un addio ai prati , al monte , al povero paese . Preso da spossatezza , si appoggiò al davanzale . Era una spossatezza dolce dolce . Non si sentiva quasi più il peso del corpo e il cuore gli si ammolliva di beatitudine mistica . Poco a poco , perdendo i suoi pensieri oggetto e forma , il senso della quieta innocente vita esterna , delle stille che gocciavano dai tetti , dell ' aria odorata di montagna , lievemente , occultamente mossa ora in questa ora in quella parte , lo intenerì . Gli rinacquero nella memoria ore lontane della sua giovinezza prima , quando non aveva moglie né pensava al matrimonio , la fine di un temporale nell ' alta Valsolda , sui dorsi del Pian Biscagno . Quanto diversa la sua sorte se i suoi genitori avessero vissuto trenta , vent ' anni di più ! Almeno uno di essi ! Si vide nel pensiero la lapide del camposanto di Oria : A FRANCO IN DIO LA SUA LUISA e gli occhi gli si gonfiarono di pianto . Venne allora una reazione violenta della volontà contro questi languori molli del sentimento , questa tentazione di debolezza . " No no no " mormorò egli , udibilmente . Una voce , alle sue spalle , rispose : " Non ci vuole ascoltare ? " Benedetto si voltò , sorpreso . Tre giovani stavano davanti a lui . Egli non li aveva uditi entrare . Quello di essi che pareva il maggiore , un bel ragazzo , basso di statura , bruno , dagli occhi esperti di molte cose , gli chiese arditamente perché avesse spogliato l ' abito clericale . Benedetto non rispose . " Non lo vuol dire ? " fece colui . " Non importa , senta . Noi siamo studenti dell ' Università di Roma , gente di poca fede , glielo dico schietto e subito . E ci godiamo la nostra giovinezza , più o meno ; glielo dico subito anche questo . " Uno dei compagni tirò l ' oratore per la falda dell ' abito . " Sta zitto ! " disse il primo . " Sì , uno di noi crede poco ai Santi ma è un purissimo . Quello però non è qui davanti a Lei , come non vi sono altri che stanno giuocando all ' osteria . Il Purissimo non ha voluto venire con noi . Dice che troverà modo di parlarle da solo a solo . Noi siamo quello che Le ho detto . Siamo venuti da Roma per fare una gita e per vedere un miracolo , s ' era possibile ; insomma per stare allegri . " I compagni lo interruppero , protestando . " Ma sì ! " ribatté lui . " Per stare allegri ! Scusi , io sono più sincero . Infatti mancò poco che la nostra allegria ci costasse cara . Si scherzò e ci volevano accoppare , capisce ; a Suo onore e gloria . Ma poi s ' è udito il discorsino ch ' Ella fece a quella turba fanatica . Per il demonio , si disse , questo è un linguaggio che ha del novo in una bocca pretina o semipretina , questo è un Santo che ci va meglio degli altri , scusi la confidenza . E ci si accordò subito di chiederle un colloquio . Perché poi , se siamo un poco scettici e gaudenti , siamo anche un poco intellettuali e certe verità religiose c ' interessano . Io , per esempio , sono forse per diventare un neo buddista . " I suoi compagni risero ed egli si voltò ad essi adirato . " Sì , non sarò buddista nella pratica ma il Buddismo m ' interessa più del Cristianesimo ! " Qui successe un battibecco fra i tre per quest ' uscita poco opportuna ; e un secondo oratore , lungo , sottile , in occhiali , prese il posto del primo . Costui parlava nervoso , con frequenti scatti del capo e degli avambracci rigidi . Il suo discorso fu questo . I suoi compagni e lui avevano discusso più volte intorno alla vitalità del Cattolicismo . Tutti ammettevano che fosse esausta e che la morte seguirebbe presto se non intervenisse una riforma radicale . Alla possibilità di questa riforma chi credeva e chi non credeva . Desideravano conoscere l ' opinione di un cattolico intelligente e moderno nello spirito come si era rivelato Benedetto . Avevano molte domande a fargli . Qui il terzo ambasciatore della compagnia studentesca giudicò venuto il suo momento e scaraventò addosso a Benedetto una tempesta disordinata di quesiti . Sarebb ' egli stato disposto a farsi propugnatore di una riforma della Chiesa ? Credeva nell ' infallibilità del Papa e del Concilio ? Approvava il culto di Maria e dei Santi nella sua forma presente ? Era democratico cristiano ? Quale concetto aveva di una riforma desiderabile ? Avevano veduto a Jenne Giovanni Selva . Benedetto , conosceva i suoi libri ? Approvava le sue idee ? Gli piaceva che fosse proibito ai cardinali di uscire a piedi e ai preti di andare in bicicletta ? Cosa pensava della Bibbia e dell ' ispirazione ? Prima di rispondere , Benedetto guardò a lungo , severo in viso , il suo giovine interlocutore . " Un medico " diss ' egli finalmente " aveva fama di saper guarire tutte le malattie . Qualcuno che non credeva nella medicina andò da lui per curiosità , per interrogarlo sull ' arte sua , sugli studî , sulle opinioni . Il medico lo lasciò parlare lungamente e poi gli prese il polso , così . " Benedetto prese il polso del primo che gli aveva parlato e proseguì : " Glielo prese , glielo tenne un momento in silenzio , poi gli disse : - Amico , voi soffrite di cuore . Io ve l ' ho letto in viso e ora sento battere il martello del falegname che vi lavora la bara . " Il giovine dal polso prigioniero non poté a meno di batter le ciglia . " Non parlo per Lei " disse Benedetto . " Parla quel medico a quel tale che non crede nella medicina . E continua : - Venite voi a me per avere vita e salute ? Io vi darò l ' una e l ' altra . Non venite per questo ? Io non ho tempo per voi . - Allora colui , che si era sempre creduto sano , allibbì e disse : - Maestro , eccomi nelle vostre mani , fate che io viva . " I tre rimasero per un momento sbalorditi . Quando accennarono a riaversi e a replicare , Benedetto riprese : " Se tre ciechi mi domandano la mia lampada di verità , cosa risponderò io ? Risponderò : andate prima e preparate gli occhi vostri ad essa perché se io ve la dessi nelle mani ora , voi non ne avreste alcun lume , voi non potreste che guastarla . " " Non vorrei " disse lo studente lungo , smilzo e occhialuto " che per vedere questa Sua lampada di verità si dovessero chiudere le finestre alla luce del sole . Ma insomma capisco ch ' Ella non voglia spiegarsi con noi , che ci prenda per dei reporters . Oggi noi non abbiamo o almeno io non ho le disposizioni che Lei desidera . Sarò un cieco ma non mi sento di domandar la luce al Papa e nemmeno a un Lutero . Però , se Lei viene a Roma , troverà dei giovani disposti meglio di me , meglio di noi . Venga , parli , permetta anche a noi di udirla . Oggi abbiamo la curiosità , domani , chi sa ? potremo avere il desiderio buono . Venga a Roma . " " Mi dia il Suo nome " disse Benedetto . Colui gli porse una carta da visita . Si chiamava Elia Viterbo . Benedetto lo guardò , curioso . " Sì signore " diss ' egli " sono israelita , ma questi due battezzati non sono più cristiani di me . Del resto io non ho nessun pregiudizio religioso . " Il colloquio era finito . Nell ' uscire , il più giovane dei tre , quello dalla gragnuola di domande , tentò un ultimo assalto . " Ci dica almeno se i cattolici , secondo Lei , dovrebbero andare alle urne politiche ? " Benedetto tacque . L ' altro insistette : " Non vuoi rispondere neppure a questo ? " Benedetto sorrise . " Non expedit " diss ' egli . Passi nell ' anticamera ; due colpettini leggeri all ' uscio ; entrano i Selva con Noemi . Maria Selva entra prima e vedendo Benedetto così vestito , non può trattenere un movimento di sdegno , di compianto e di riso ; arrossisce , vorrebbe dire una parola di protesta , non la trova . A Noemi vengono le lagrime agli occhi . Tutti e quattro tacciono per un momento e si comprendono . Poi Giovanni mormora : Non fu dal vel del cuor giammai disciolto e stringe la mano all ' uomo che nei suoi goffi abiti gli pare augusto . " Sì ma Lei non deve portare questa roba ! " esclamò Maria , meno mistica di suo marito . Benedetto fece un gesto come per dire " non parliamo di ciò ! " e guardava il maestro del suo Maestro con occhi desiderosi e riverenti . " Sa " diss ' egli " quanto Vero e quanto Bene mi sono venuti da Lei ? " Giovanni non sapeva di avere tanto influito su quell ' uomo attraverso don Clemente . Suppose che avesse letto i suoi libri . Ne fu commosso e ringraziò nel suo cuore Iddio che gli faceva sentire con dolcezza un po ' di effettivo bene operato in un ' anima . " Quanto sarei stato felice " ripigliò Benedetto " di lavorare nel Suo orto per vederla qualche volta , per udirla parlare ! " Noemi , all ' udir ricordare quella sera , si lasciò sfuggire una esclamazione sommessa piena di memorie che non si potevano dire . Giovanni ne prese occasione per offrire a Benedetto l ' ospitalità , poiché don Clemente gli aveva detto che intendeva lasciare Jenne la sera stessa . Potremmo partire insieme , quando piacesse a lui , dopo il colloquio ch ' egli avrebbe concesso a sua cognata . Noemi , pallida , fissò Benedetto per la prima volta , aspettando la sua risposta . " La ringrazio " diss ' egli , dopo avere pensato un poco . " Se busserò alla Sua porta Ella mi aprirà . Ora non Le posso dire altro . " Giovanni fece atto di ritirarsi con sua moglie . Benedetto li pregò di restare . Certo la signorina non aveva segreti per loro ; almeno per sua sorella se non per il cognato . Anche questo coperto invito a Maria cadde perché Noemi osservò , imbarazzata , che non si trattava di segreti suoi . I Selva si ritirarono . Benedetto rimase in piedi e non disse a Noemi di sedere . Egli sapeva di avere a fronte l ' amica di Jeanne , presentiva il discorso che verrebbe , un messaggio di Jeanne . " Signorina " diss ' egli . Il modo non fu scortese ma significò chiaramente : " quanto più presto , tanto meglio . " Noemi intese . Qualunque altro l ' avrebbe offesa . Benedetto , no . Con lui si sentiva umile . " Ho l ' incarico " diss ' egli " di domandarle se sa niente di una persona ch ' Ella deve avere conosciuto molto . Anche molto amato , credo . Il nome , io non so se lo pronuncio bene perché non sono italiana , è don Giuseppe Flores . " Benedetto trasalì . Non si aspettava questo . " No " esclamò ansioso . " Non so niente ! " Noemi lo guardò un momento in silenzio . Avrebbe voluto , prima di parlare , domandargli perdono del dolore che gli avrebbe recato . Disse a bassa voce , mestamente : " Mi è stato scritto di apprenderle che non è più di questa vita . " Benedetto piegò il viso , se lo nascose fra le mani . Don Giuseppe , caro don Giuseppe , cara grande anima pura , cara fronte luminosa , cari occhi pieni di Dio , cara voce buona ! Pianse dolcemente due lagrime , due sole lagrime che Noemi non vide , si udì dentro la voce di don Giuseppe che gli diceva : non senti che sono qui , che sono con te , che sono nel tuo cuore ? Noemi , dopo un lungo silenzio , mormorò : " Mi perdoni . Vorrei non averle dovuto recare un dolore così grande . " Benedetto si scoperse il viso . " Dolore e non dolore " diss ' egli . Noemi tacque , riverente . Benedetto le domandò se sapesse quando quella persona fosse morta . Verso la fine di aprile , credeva Noemi . Ella era allora fuori d ' Italia . Era nel Belgio , a Bruges , con un ' amica sua alla quale era stata scritta la notizia . Per quanto ne aveva udito dall ' amica , quella persona , Noemi non ne ripeté il nome per un delicato riguardo , aveva fatto una morte santa . Le sue carte , ella era incaricata di riferire anche questo , erano state affidate al Vescovo della città . Benedetto fece un gesto di approvazione che poteva servire anche per chiusa del colloquio . Noemi non si mosse . " Non ho ancora finito " diss ' ella . E soggiunse subito : " Ho un ' amica cattolica ... io non sono cattolica , sono protestante ... che ha perduta la fede in Dio . Le hanno consigliato di dedicarsi a opere di carità . Vive con un fratello contrarissimo a qualunque religione . Questa novità che sua sorella si occupi di beneficenza , che si metta in relazione con gente dedita alle opere buone per principio religioso , gli è spiacente . Adesso è ammalato , s ' irrita , si esalta , inveisce contro le bigotte del Bene , non vuole che sua sorella si occupi di visitare poveri , né di proteggere ragazze , né di raccogliere bambini abbandonati . Dice che tutto questo è clericalismo , è utopia , che il mondo va come vuole andare , che si deve lasciarlo andare e che con questo mescolarsi alle classi inferiori non si fa che metter loro in testa delle idee false e pericolose . Ora è stato detto alla mia amica che deve o mentire a suo fratello facendo di nascosto ciò che prima faceva in palese , o separarsi da lui . Essa ha tanto bisogno di un consiglio sicuro ! Mi scrive di domandarlo a Lei . Ha letto nei giornali ch ' Ella consiglia qui tanta gente di queste montagne , spera che non rifiuterà . " " Poiché suo fratello " rispose Benedetto " è ammalato di corpo e anche di spirito , non le si offre il Bene nella sua casa stessa ? Diventerà una cattiva sorella per arrivare a conoscere Iddio ? Interrompa le sue opere , si dedichi a suo fratello , lo curi come del male del corpo così del male dello spirito , con tutto l ' amore che ... " Stava per dire " che gli porta " si corresse per non ammettere così espressamente che conosceva la persona , " ... con tutto l ' amore di cui è capace , gli si faccia preziosa , lo vinca poco a poco , senza prediche , solo colla bontà . Farà tanto bene anche a lei di cercar d ' incarnare in sé la bontà stessa , la bontà attiva , instancabile , paziente e prudente . E lo vincerà , lo persuaderà , poco a poco , senza discorsi , che tutto quello che fa lei è ben fatto . Allora potrà riprendere le sue opere e le potrà riprendere anche da sola . E vi riuscirà meglio . Adesso le fa per un consiglio avuto , forse non vi riesce tanto bene . Allora le farà per quest ' abitudine del Bene acquistata con suo fratello , vi riuscirà meglio . " " Grazie " disse Noemi . " Grazie per l ' amica mia e anche per me , perché mi piace tanto questo che ha detto . E posso io ripetere i suoi consigli , il Suo incoraggiamento in Suo nome ? " La domanda pareva superflua poiché incoraggiamento e consigli erano chiesti proprio a Benedetto , proprio per incarico dell ' amica . Ma Benedetto si turbò . Era un esplicito messaggio che Noemi gli chiedeva per Jeanne . " Chi son io ? " diss ' egli . " Che autorità posso avere ? Le dica che pregherò . " Noemi tremò nel suo interno . Sarebbe stato tanto facile , ora , parlargli di religione ! E non osava . Ah perdere una occasione simile ! No , bisognava parlare ma non poteva mica pensare per un quarto d ' ora a quello che direbbe . Disse la prima cosa che le venne in mente . " Scusi , poiché dice di pregare ; vorrei tanto sapere se Lei proprio le approva tutte , le idee religiose di mio cognato ? " Appena proferita la domanda , le parve tanto impertinente , tanto goffa , da vergognarne . E si affrettò a soggiungere sentendo di dir cosa ancora più sciocca e dicendola irresistibilmente : " Perché mio cognato è cattolico , io sono protestante e vorrei regolarmi . " " Signorina " rispose Benedetto " verrà giorno in cui tutti adoreranno il Padre in ispirito e verità , sulle cime ; oggi è ancora il tempo di adorarlo nelle ombre e nelle figure , in fondo alle valli . Molti possono salire , quale più , quale meno , verso lo spirito e la verità ; molti non possono . Vi hanno piante che oltre una certa zona non fruttificano e , portate ancora più su , muoiono . Sarebbe follia di toglierle al loro clima . Io non La conosco , non posso dirle se le idee religiose di suo cognato possano , portate in Lei così , senza preparazione , dare un frutto buono . Le dico però di studiare molto molto il cattolicismo con l ' aiuto di suo cognato , perché non vi è un solo protestante convinto che lo conosca bene . " " Lei non verrà a Subiaco ? " chiese Noemi timidamente . Qualche nascosta malinconia salì nella sua voce che fece salir nel cuore a Benedetto un senso di dolore dolce , tosto fatto sgomento , tanto era nuovo . " No " diss ' egli " non credo . " Noemi volle e non volle dire che n ' era dolente , pronunciò alcune parole confuse . Si udì gente nell ' anticamera . Noemi piegò il viso , Benedetto pure ; e il colloquio si sciolse senz ' altro saluto . Anche la duchessa volle parlare a Benedetto . Portò con sé compagni e compagne . Non più giovine ma galante ancora , mezzo superstiziosa e mezzo scettica , egoista e non senza cuore , voleva bene alla figliuola tisica di un suo vecchio cocchiere . Udito parlare del Santo di Jenne e de ' suoi miracoli , aveva combinata la gita , un po ' per divertimento , un po ' per curiosità , per vedere se fosse il caso di far venire il Santo a Roma o di mandargli la ragazza . Cugina di un cardinale , aveva conosciuto presso di lui uno dei preti che villeggiavano a Jenne . Ora colui , incontratala , le aveva già parlato a modo suo del Santo e annunciato il crollo della sua riputazione . Però siccome la duchessa non si fidava di nessun prete ed era curiosa di conoscere un uomo cui si attribuiva un passato romanzesco , e la stessa curiosità avevano i suoi compagni , una compagna in particolare , si risolse di avvicinarlo a ogni modo . Era venuta con lei una vecchia nobildonna inglese , famosa per la sua ricchezza , per le sue toilettes bizzarre , per il suo misticismo teosofico e cristiano , innamorata metafisicamente del Papa e anche della duchessa che ne rideva con i suoi amici . I quali amici , nel vedere Benedetto in quell ' arnese , si scambiarono occhiate e sorrisi che per poco non diventarono sghignazzamenti quando la vecchia inglese , prevenendo tutti , prese la parola . Disse , in un cattivo francese , che sapeva di parlare a una persona colta : che lei , con amici e amiche di ogni nazione , lavorava per riunire tutte le Chiese cristiane sotto il Papa , riformando il cattolicismo in alcune parti troppo assurde che nessuno nel suo cuore credeva più buone a niente , come il celibato ecclesiastico e il dogma dell ' inferno ; che avevano bisogno , per fare questo , di un Santo ; che questo Santo sarebbe lui perché uno spirito - ella non era spiritista ma un ' amica sua lo era - anzi proprio lo spirito della contessa Blawatzky aveva rivelato questo ; ch ' era perciò necessaria la sua venuta a Roma e che a Roma egli avrebbe potuto con i suoi doni di santità rendere servigio anche alla duchessa di Civitella , ivi presente . Finì il suo discorso così : " Nous vous attendons absolument , monsieur ! Quittez ce vilain trou ! Quittez - le bientôt ! Bientôt ! " Benedetto , girato rapidamente lo sguardo severo per la cerchia delle facce sardoniche o stolide , dall ' occhialetto della duchessa alla caramella del giornalista , rispose : " A l ' instant , madame ! " E uscì della camera . Uscì della camera e della casa , attraversò la piazza camminando male negli abiti disadatti , prese la via della costa senza guardare né a destra né a sinistra , portato dallo spirito più che dalle forze affievolite del corpo , pensando passar la notte sotto qualche albero e l ' indomani portarsi a Subiaco e di là , con l ' aiuto di don Clemente , a Tivoli dove conosceva un buon vecchio prete solito venire di tanto in tanto a Santa Scolastica . All ' ospitalità dei Selva , che gli sarebbe stata cara , non pensava più . Il suo cuore era puro e in pace ma egli non poteva dimenticare che la voce soave di quella signorina straniera e l ' accento mesto col quale aveva detto : " Lei non verrà a Subiaco ? " gli avevano risuonato dentro in un modo strano , che un minuto secondo era bastato perché gli balenasse in mente questo pensiero : " se Jeanne fosse stata così non mi sarei sciolto . " Avevano ragione i mistici : penitenza e digiuno non valgono . A ogni modo tutto era oramai dileguato . Restava solamente l ' umile sentimento di una fralezza essenzialmente umana che , uscita vittoriosa da prove difficili , può ricomparire improvvisamente ed essere vinta da un soffio . Il paesello era deserto . La gente di Trevi , di Filettino , di Vallepietra , cessato il temporale , era partita commentando i fatti della mattina , la guarigione dubbia , la guarigione fallita , i moniti seminati alacremente da seconde mani contro il seduttore del popolo , il falso cattolico . All ' uscita del villaggio Benedetto fu veduto da due o tre donne di Jenne . L ' abito laico le fece allibire , lo credettero scomunicato , lo lasciarono passare in silenzio . Pochi passi più in là fu raggiunto da qualcuno che correva . Era un giovinetto magro , biondo , dagli occhi azzurri , intelligentissimi . " Lei va a Roma , signore Maironi ? " diss ' egli . " La prego di non chiamarmi così " rispose Benedetto , spiacente di apprendere che il suo nome , chi sa in qual modo , si era divulgato . " Non so se vado a Roma . " " Io La seguo " disse il giovine , impetuoso . " Mi segue ? Perché mi segue ? " Il giovine gli prese , per tutta risposta , una mano , se la recò alle labbra malgrado la resistenza e le proteste di Benedetto . " Perché ? " diss ' egli . " Perché ho il disgusto del mondo e non trovavo Dio e oggi mi pare , per Lei , di essere nato alla gioia . Permetta , permetta che La segua ! " " Caro " rispose Benedetto , commosso , " non so neppur io dove andrò . " Il giovinetto lo supplicò di dirgli almeno quando avrebbe potuto rivederlo , e siccome Benedetto non sapeva veramente come rispondergli , esclamò : " Oh La vedrò a Roma ! Lei andrà a Roma , certo ! " Benedetto sorrise . " A Roma ? E dove trovarmi , a Roma , se ci vado ? " Quegli rispose che sicuramente a Roma si parlerebbe di lui , che tutti saprebbero dove trovarlo . " Se Dio vorrà ! " disse Benedetto con un affettuoso cenno di saluto . Il giovinetto gentile lo trattenne un momento per la mano . " Sono lombardo anch ' io " diss ' egli . " Sono Alberti , di Milano . Si ricordi di me ! " E seguì Benedetto con lo sguardo intenso finché , a una svolta della mulattiera , disparve . Alla vista della croce dalle grandi braccia , sull ' orlo della discesa , Benedetto ebbe un improvviso sussulto di commozione , dovette arrestarsi . Quando si rimise in cammino fu preso da vertigini . Fece pochi passi ancora , barcollando , fuori della via per togliersi dal passaggio della gente e si lasciò cadere sull ' erba in un grembo del prato . Allora , chiusi gli occhi , sentì che non era un malessere passaggero , ch ' era qualche cosa di più grave . Non smarrì del tutto la conoscenza , smarrì l ' udito , il tatto , la memoria , la nozione del tempo . Al primo riaversi , la sensazione , ai dorsi delle mani , del panno grosso , diverso da quello della solita sua veste , gli mise una curiosità non tormentosa , quasi divertente , circa l ' identità propria . Si andò tastando il petto , i bottoni , gli occhielli , senza capire . Pensò . Un ragazzo di Jenne che gli passò vicino sul prato , corse a Jenne , raccontò ansante che il Santo giaceva morto sull ' erba , presso la croce . Benedetto pensò con quell ' ombra di ragione oscura che ci governa nel sogno e al primo svegliarci . Non erano i panni suoi , erano i panni di Piero Maironi . Egli era Piero Maironi ancora . Ne fu sgomentato e rinvenne del tutto . Si levò a sedere , si mirò la persona , girò lo sguardo intorno , per il prato , per i monti velati dalle ombre della sera . Alla vista della grande croce la sua mente si ricompose . Si sentiva male , male assai . Cercò di rimettersi in piedi e vi riuscì a fatica . Si avviò verso la mulattiera domandandosi che potrebbe fare in quello stato . Vide qualcuno venir frettoloso per la mulattiera , da Jenne , fermarglisi in faccia ; udì esclamare : " Dio , è Lei ! " riconobbe la voce della donna che gli aveva parlato con tanta passione fra i tuoni e i lampi . Ella sola , di tanti che avevano udito a Jenne il racconto del ragazzo , era venuta . Gli altri non avevano creduto o non avevano voluto credere . Era venuta correndo , folle di angoscia . Ora si era fermata di botto , a due passi da lui , incapace di proferir parola . Egli non sospettò che fosse venuta per lui , le diede la buona sera e passò . Ella non gli ricambiò il saluto , affannata , dopo la prima gioia , di vederlo camminare male , non osando seguirlo . Lo vide fermarsi con un uomo a cavallo che saliva , parlargli ; fece un balzo avanti per udire . L ' uomo era un mulattiere mandato dai Selva in cerca di Benedetto . I Selva erano partiti da Jenne poco dopo quest ' ultimo , con due muli per le signore , credendo raggiungerlo sulla costa . Giunti all ' Aniene senza veder nessuno , avevano interrogato un viandante che veniva da Subiaco . Colui non seppe darne notizia . Noemi che doveva prendere l ' ultimo treno per Tivoli , era partita con Giovanni , nascondendo il suo rammarico ; il mulattiere era stato rimandato a Jenne per cercarvi di Benedetto e anche per riportarne un ombrellino dimenticato all ' osteria ; Maria era rimasta ad aspettarlo sulle ghiaie dell ' Infernillo . La giovine maestra udì Benedetto domandare al mulattiere , per carità , che gli portasse da Jenne un po ' d ' acqua . I due si parlarono ancora ma lei non attese altro , scomparve . Benedetto aveva accettato , dopo una breve conversazione col mulattiere , di raggiungere , a cavallo , la signora Selva . Rimasto solo , sedette sotto la croce aspettando il ritorno del mulattiere con l ' acqua e con l ' ombrello . La luna falcata si veniva dorando nel cielo chiaro sopra i monti di Arcinazzo ; la sera era senza vento , tepida . Benedetto si sentiva le tempie pulsare e ardere , celere e breve il respiro . Dolore non sentiva ; e l ' erba odorante del prato , gli alberi sparsi , le grandi montagne ombrose , tutto gli era vivo , tutto gli era pio , tutto gli era dolce di un mistero di amore orante che inclinava la stessa falce della luna verso le cime placide nel cielo di opale . Don Giuseppe Flores gli diceva nel cuore che sarebbe soave di morire così col giorno , pregando insieme alle cose innocenti . Passi frettolosi , dalla parte di Jenne . Si fermarono un po ' discosto . Una bambina si avanza verso Benedetto , gli porge timidamente una bottiglia d ' acqua e un bicchiere , fugge indietro . Benedetto , meravigliato , la richiama ; ella viene lenta , vergognosa . Richiesta del suo nome , tace ; dei suoi genitori , tace . Una voce dice : " È la bambina dell 'oste." Benedetto riconosce la voce e , al fioco lume della luna , la persona silenziosa rimasta indietro per lo stesso squisito sentimento che le ha fatto prender con sé la bambina . " Grazie " diss ' egli . Ella si appressò un poco , tenendo la bambina per mano , sussurrò : " Sa che i preti hanno parlato colla madre del morto ? Sa che ora questa donna accusa Lei di averlo fatto morire ? " Benedetto rispose con qualche severità nella voce : " Perché mi dice questo ? " Ella conobbe di avergli fatto dispiacere accusando alla sua volta , esclamò desolata : " Oh mi perdoni ! " E riprese : " Posso farle una domanda ? " "Dica." " Ritornerà mai a Jenne ? " "No." La donna tacque . Si udirono venire , da lontano , il mulattiere e il suo mulo . Ella disse , a voce più bassa : " Per pietà , una domanda ancora . Come si figura Lei l ' altra vita ? Crede che uno possa ritrovare le persone conosciute in questa ? " Se il lume della luna non fosse stato così fioco , Benedetto avrebbe vedute due grosse lagrime rigar il viso della giovine . " Credo " rispose gravemente " che fino alla morte del nostro pianeta l ' altra vita sarà per noi un grande continuo lavoro sopra di esso e che tutte le intelligenze aspiranti alla Verità e all ' Unità vi si ritroveranno insieme all 'opera." Le scarpe ferrate del mulattiere suonano vicine sui ciottoli . La donna dice : "Addio." Stavolta le lagrime suonano anche nella voce . Benedetto le risponde : " A Dio . " Egli scende sul mulo , ardendo di febbre , nelle ombre della valle . Andrà dunque a casa Selva . Sa , lo ha saputo dal mulattiere , che non troverà Noemi , ma questo gli è indifferente , non la teme , neppure ricorda quel momento di lieve emozione . Un altro pensiero si agita , infiammato dalla febbre , nell ' anima sua . Vi turbinano parole di don Clemente , parole di quel giovine Alberti , parole della vecchia dama inglese , vi lampeggiano dentro immagini rotte della Visione . A casa Selva , sì , ma per poco ! Egli scende e la gran voce dell ' Aniene gli rugge in profondo , più e più forte : " Roma , Roma , Roma . " _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO SESTO . Tre lettere . Jeanne a Noemi . Vena di Fonte Alta , 4 luglio ... Perdonami se ti scrivo colla matita . Ho riletto la tua lettera qui , a mezz ' ora dall ' albergo , seduta sull ' orlo di una vasca dove le mandre vengono ad abbeverarsi . L ' acqua piccola che vi cade da un canaletto di legno mi ricorda con la sua voce tenera qualche cosa che mi fa dolere il cuore : una passeggiata con lui per i prati e i boschi , nella nebbia , una sosta presso questa fonte , parole dolorose , qualche lagrima , una cosa scritta nell ' acqua , un momento felice , l ' ultimo . È stato un grande sacrificio che ho fatto a Carlino di ritornare a Vena dopo tre anni . Gli ho sempre voluto bene ma il messaggio di Jenne mi farebbe affrontare per lui ben altri sacrifici che questo , e lietamente , e sapendo di averne perduto tutto il merito . Non sono contenta della tua lettera , te ne dirò il perché ; non però adesso . Qui scrivo troppo male e ora scende il nebbione dai prati alti sopra la fonte , soffia una tramontana fredda . Debbo curare la mia salute per Carlino . Anche questo è un sacrificio perché odio la mia salute ! Più tardi . Noemi , non potresti far sì che il mezzo foglietto di carta qui unito , scritto a matita , gli cadesse sotto gli occhi ? Tu esiti a dirgli come l ' obbedisco ; non potresti almeno aiutarmi a farglielo sapere così ? Non sono contenta delle tue lettere sopra tutto perché sono troppo corte . Tu sai quanto io sia insaziabile di udire di lui , egli è ospite della casa dove lo sei anche tu , a Subiaco non devi assolutamente saper che fare , e te la sbrighi in due parole ! - Sta meglio . - Legge molto . - Ha lavorato nell ' orto . - Forse passerà l ' estate con noi . - Scrive . - E non hai ancora saputo dirmi che male veramente abbia , cosa legga , dove andrà se non passa l ' estate con voi , se scrive lettere o libri , e di cosa parlate fra voi ; perché è impossibile che non parliate insieme qualche volta . Non ripetermi la tua scusa che quanto meno mi si parla di lui , tanto meglio è per me . È una scusa comoda che hai trovato ma è sciocca ; perché , mi si parli o non mi si parli , è la stessa cosa . La mia speranza è ben morta . Non rinasce . Dunque scrivi a lungo . Sono certa ch ' egli ti vuole convertire , che avete insieme delle conversazioni intime e che mi parli poco di lui per questo . Sarebbe una piccola gloria , sai , di convertire te perché in religione tu sei una sentimentale , non hai la visione chiara , fredda e sicura della verità che ho pur troppo io senz ' avere studiato e che tanto non vorrei avere . Quando pensi di ritornare nel Belgio ? I tuoi interessi non ti richiamano lassù ? Mi hai parlato una volta di un tuo agente che non t ' ispirava molta fiducia . Pare che in agosto viaggeremo . Almeno così dice ora Carlino che poi cambia facilmente assai . Mi piacerebbe vedere l ' Olanda in settembre , con te . Addio . Dunque scrivi . S ' egli legge molto potresti farti prestare un libro da lui e lasciarvi dentro il mezzo foglietto per segno . Insomma , trova ! O questo o altro ; sei donna . Trova , se pure mi vuoi bene . Penso del resto che non me ne vuoi più niente . È così , di ' la verità . Invece qui all ' albergo c ' è una signora innamorata di me . Ridi pure , è proprio vero . Vive a Roma . Suo marito è sottosegretario di Stato . Vuole a ogni costo che io passi l ' inverno venturo a Roma . Dipenderà da Carlino . La signora lo assedia ed egli si lascia assediare , né ben resiste né ben capitola . Addio , scrivi , scrivi e scrivi . Noemi a Jeanne ( dal francese ) . Subiaco , 8 luglio ... Ho fatto meglio . Mio cognato gli disse a memoria , in presenza mia , un passo latino che lo colpì , un passo su certi monaci del tempo antico , prima di Cristo . Egli pregò Giovanni di scriverglielo . Eravamo nell ' uliveto sopra la villetta , seduti sull ' erba . Io porsi prontamente a Giovanni una matita e il mezzo foglietto , presentandogliene il lato bianco . Egli scrisse e Maironi prese il mezzo biglietto , vi lesse il passo latino , se lo pose in tasca senza guardare l ' altra facciata . È stato un vero tradimento e ho tradito per amor tuo . Dubiterai ancora di me ? Cosa ti potrei dire della sua malattia più che non ti abbia già detto ? Per due settimane , circa , gli è stata addosso la febbre . Un giorno il medico diceva ch ' era tifoide , un giorno diceva che non era . Cessò ma le forze non sono ancora interamente ritornate , la magrezza è grande , pare che qualche disordine interno persista , il medico è rigoroso riguardo alla qualità dei cibi , egli ha rinunciato al suo regime , prende carni e anche un po ' di vino . È venuto ieri da Roma a trovare Giovanni un suo amico , un professore famoso , il professore Mayda . Giovanni lo ha pregato di vedere Maironi , di consigliare qualche cosa . Ha consigliato una cura di acque che Maironi certamente non prenderà . Mi pare di conoscerlo abbastanza per poterlo dire . Da otto giorni in qua ha migliorato sensibilmente , del resto . Lavora nell ' orto qualche poco la mattina e qualche poco la sera . Stamani si è levato per tempissimo e non gli è venuto in mente di lavare la scala ? Maria rimproverò ieri la sua vecchia fantesca perché la scala non era pulita . Questa vecchia , che dorme a Subiaco , quando venne alle sette trovò il lavoro fatto da Maironi . Mia sorella e mio cognato lo rimproverarono , quest ' ultimo quasi aspramente , forse perché è tanto diverso da Maironi e non gli verrebbe in mente di pigliare la granata neppure se si trovasse dentro una nuvola di ragnatele . Cosa Maironi legge ? A me di letture sue non parlò che una volta e per breve tempo , come ti dirò . Ti ho scritto che forse passerà l ' estate con noi , perché so che Maria e Giovanni lo desiderano . Il mio presentimento è che ora non resterà e che andrà a Roma . Però è una mia idea , niente di più , non ne so niente . Quanto a volermi convertire , io non so se la cosa sia facile né se Maironi ci pensi . Bada , io lo chiamo Maironi scrivendo a te ; parlando a lui lo chiamo Benedetto senz ' altro , perché il suo desiderio è questo . Sono sicura che a convertirmi ci pensava Giovanni . L ' ha trovato tanto facile che non me ne parla più . Di Maironi non lo crederei . Mi pare che per lui il Cristianesimo sia sopra tutto azione e vita secondo lo spirito di Cristo , del Cristo risorto che vive sempre in mezzo a noi , del quale noi abbiamo , com ' egli dice , l ' esperienza . Mi pare che la sua propaganda religiosa non abbia per oggetto il Credo di una Chiesa cristiana piuttosto che di un ' altra , benché senza dubbio la santità del suo vivere sia rigorosamente cattolica . Quando l ' ho inteso parlare di dogmi con Giovanni non era mai per discutere le differenze fra Chiesa e Chiesa , era piuttosto per aprire certe formole della Fede e mostrare la luce grande che n ' esciva aprendole in un certo modo . In questo Giovanni è maestro ma quando parla Giovanni si sente sopra tutto che nella sua mente vi ha un sapere immenso , e quando parla Maironi si sente sopra tutto che nel suo cuore vi ha il Cristo vivo , il Cristo risorto , e ci si accende . Per essere interamente , scrupolosamente sincera , ti dirò che se non credo ch ' egli desideri di convertirmi , però non posso esserne certissima . Eravamo un giorno nell ' uliveto . Egli e Giovanni discorrevano di un libro tedesco sull ' essenza del Cristianesimo che pare aver fatto rumore ed è stato scritto da un teologo protestante . Maironi osservava come questo protestante , quando parla del Cattolicismo , ne parli colla più onesta attenzione d ' imparzialità , ma come in fatto non conosca la religione cattolica . Secondo lui nessun protestante la conosce , son tutti pieni di pregiudizi , giudicano essenziali al Cattolicismo certe alterazioni della sua pratica , esteriori e sanabili . C ' era lì un panierino di albicocche ed egli ne tolse una bellissima , però un poco guasta . " Ecco " disse " un frutto guasto . Se io offro questo frutto a uno che non conosce ma vuole esser gentile , mi dice che vi è del sano e del buono ma che pur troppo vi è anche del malato e che perciò egli , con dispiacere , non lo prenderà . Così parla del Cattolicismo questo protestante insigne . Ma se io offro il frutto a uno che conosce , egli lo accetterà quand ' anche fosse tutto putrido e porrà il nocciuolo immortale nel proprio terreno con la speranza di avere albicocche bellissime e sane . " Il discorso era rivolto a Giovanni , ma gli occhi guardavano sempre me . Devo soggiungere che anche a Jenne egli mi aveva detto d ' imparare a conoscere il Cattolicismo . A ogni modo se io rimango protestante non è per il conoscere e il non conoscere , è perché così vogliono i miei sentimenti più sacri . Mia cara Jeanne , vi ha un ' altra cosa che ti voglio schiettamente dire . Sospetto che tu sia gelosa . Ho paura che tu non possa comprendere il dolore indicibile che mi faresti se lo fossi veramente ; ho paura che tu non possa comprendere la gravità immensa dell ' offesa che faresti a lui prima e poi anche a me . Adesso io ti apro il mio cuore . Avrei rimorso di non farlo , amica mia ; rimorso rispetto a te , rispetto a lui , rispetto a me stessa . Quanto a lui , egli è buono e dolce a tutti coloro che avvicina ma in modo particolare ai più umili , e forse tu potresti esser gelosa della vecchia di Subiaco che viene in casa per i bassi servizî . Con Maria e con me la sua bontà e dolcezza si mostrano silenziosamente più che con parole . Con noi egli è sereno , semplice , affabile ; non ha mai l ' aria di sfuggirci ma non è mai accaduto che si trattenesse a parte né con l ' una né con l ' altra . Io sono agli occhi di lui un ' anima e le anime sono per lui tutte come erano per mio padre le menome pianticelle del suo grande giardino , ch ' egli avrebbe voluto difendere dal gelo col calore del suo cuore , far crescere e fiorire colla comunicazione della sua vita . Ma sono un ' anima come un ' altra , forse appunto colla differenza sola ch ' egli mi giudica più lontana dalla verità e perciò più minacciata dal gelo ; benché questo non si vede nel suo contegno . Quanto a me , cara , io provo certamente un sentimento profondo per lui ; ma sarebbe abbominevole dire che il mio sentimento somigli anche da lontano a quello che gli uomini chiamano col solito nome . Il mio sentimento è riverenza , è una specie di timore devoto , una specie di awe per cui io sento intorno alla sua persona come un circolo magico che non oserei passare . Nella sua presenza il mio cuore non ha un battito di più . Non lo so , direi piuttosto che ne abbia uno di meno . Non potrei essere più sincera di così , cara Jeanne . Dunque ti prego , ti supplico di non immaginare altra cosa . Per ora non penso al Belgio . Può darsi che vi faccia una corsa più tardi . Salutami tuo fratello , del quale vorrei sapere se ha finalmente portato il vecchio prete e la signorina in Fomalhaut . Ci penso anch ' io qualche volta , alla sua Fomalhaut . Digli che se quest ' inverno verrete a Roma faremo musica insieme . Addio , ti abbraccio . Benedetto a don Clemente . ( Non spedita ) . Padre mio , il Signore si è ritirato dall ' anima mia , non dico per abbandonarmi al peccato ma per togliermi ogni senso della presenza Sua , e il desolato grido di Gesù Cristo sulla croce freme , a momenti , in tutto il mio essere . Se mi sforzo di richiamare ogni mio pensiero nel pensiero della Presenza Divina , ogni mio sentimento in un atto di abbandono alla Divina Volontà , non ne ho che pena e scoramento , mi par di essere una bestia caduta sotto il carico , che a un primo colpo di frusta fa uno sforzo , ricade ; a un secondo colpo , a un terzo , a un quarto trasalisce appena , neppure tenta rialzarsi . Se apro il Vangelo o l ' Imitazione , non vi trovo sapore . Se ripeto preghiere mi vince il tedio e ammutolisco . Se mi prostro sul pavimento , il pavimento mi gela . Se mi lamento a Dio di essere trattato così , il Suo silenzio mi par diventare più ostile . Se con l ' autorità dei grandi mistici mi dico che ho torto di avere tanto affetto alle dolcezze spirituali , di soffrire tanto per la loro privazione , mi rispondo che hanno torto i mistici , che nello stato di grazia sensibile si cammina sicuri e che invece in questa notte spirituale senza stelle il cammino non si vede , non c ' è altra regola che ritrarre il piede quando si sente molle l ' erba , e ciò non basta , ch ' è anche possibile di porlo addirittura , il piede , nel vuoto . Padre , padre mio , mi apra le Sue braccia , ch ' io senta il calore del Suo petto pieno di Dio ! Vi sono cento ragioni per me di non venire a Santa Scolastica , ma in ogni modo preferirei scrivere . Ella è qui presente a me più che nel corpo ; io mi unisco , mi confondo meglio a Lei col pensiero che se Le fossi davanti ; e ho bisogno di confondermi a Lei col pensiero , ho bisogno di costringere l ' anima mia dentro la Sua . Forse Le manderò questa lettera , forse neppure la manderò . Padre mio , padre mio , mi fa bene di scriverti più che di parlarti , non ti potrei parlare colla foga che ora mi viene alla penna e non mi verrebbe alle labbra . Scrivendo , io parlo , io grido a te immortale , io ti spoglio dalle mortalità che sono anche nell ' anima tua e che mi romperebbero , nella tua presenza , questa foga , delle mortalità di conoscenze incomplete delle cose , di prudenze che ti consiglierebbero veli al tuo pensiero . No , non te la spedirò questa lettera , eppure tu l ' avrai ; l ' arderò , eppure tu l ' avrai , sì , tu l ' avrai , non è possibile che il mio tacito grido non ti raggiunga , forse adesso nelle tenebre della notte , mentre dormi , forse fra due ore , ancora nelle tenebre della notte , mentre preghi con i fratelli nella dolce chiesa dove tanto abbiamo adorato insieme . Io so perché sono arido , io so perché Dio mi abbandona . Sempre quando Dio mi abbandona , quando tutte le sorgenti vive dell ' anima mia inaridiscono e i germi vivi si disseccano e il mio cuore diventa un mare morto , io so perché . Perché ho udita una musica soave alle mie spalle e mi sono voltato , oppure perché il vento mi recò fragranze dai prati in fiore a lato della mia via e mi arrestai , oppure perché la nebbia mi è salita di fronte e ho temuto , oppure perché uno spino mi offese il piede e ne ho concepita ira . Istanti , baleni , ma intanto l ' uscio si apre , un soffio maligno entra . È sempre così , basta uno sguardo raccolto , una lode gustata , una immagine trattenuta , una offesa rimeditata , il soffio maligno entra . E adesso è tutto questo insieme ! È scesa la notte sul mio cammino , ho messo il piede nell ' erba molle , la ho sentita , ho ritratto il piede ma non subito . Perché adopero figure ? Scrivi scrivi , mano mia vile , la nuda verità ! Scrivi che questa casa è un nido di mollezza e che se ho gustato il letto soffice , la biancheria fine , l ' odore di lavanda , ho molto più gustato la conversazione del signor Giovanni e le letture assorbenti nel diletto della mente , l ' aura di due giovani donne pure , intellettuali , piene di grazia , la loro ammirazione segreta , il profumo di un sentimento che una di esse mi è parsa chiudere in sé , la visione di una vita nascosta in questo nido fra queste persone , lontana da tutto ch ' è volgare , ch ' è basso , ch ' è immondo , ch ' è schifoso . Ho sentito il male del mondo con il ribrezzo che se ne ritrae e non con il focoso dolore che lo affronta per strappargli le anime . Istanti , baleni ; mi rifugiai come un tempo nell ' abbraccio della Croce ma la Croce , poco a poco , altrimenti da un tempo , mi diventò nelle braccia legno insensibile e morto . Mi sono detto : spiriti di nequizia , male volontà sapienti e forti che sono nell ' aria , congiurano contro di me , contro la mia missione . Mi sono risposto : superbia , giù ! E poi la prima idea mi riprese , ondeggiai cieco in questa vicenda trista , ogni giorno , tutto il giorno . E poiché niente ne ho lasciato trasparire , poiché capivo che il signor Giovanni e le signore non dubitavano che io non fossi nell ' interno così sereno , così puro come il mio esterno pareva , mi disprezzai , certi momenti , come un ipocrita , per dirmi , il momento dopo , che invece il mio esterno puro e sereno mi aiutava a vivere , parlo della vita spirituale ; che il parer forte mi obbligava a esser forte . Mi paragonai a un albero che ha il midollo divorato dai vermi , il legno consunto dalla putrefazione e vive per la corteccia , può dare foglie e fiori per lei , può dare ombra benefica . E poi mi dissi che questo era buono per gli uomini ; ma davanti a Dio , davanti a Dio ? E poi mi dissi ancora che Dio mi potrebbe sanare perché l ' albero divorato nel midollo non è sanabile ma l ' uomo sì ; e allora mi torturai per la impotenza di fare quello che Dio avrebbe chiesto a me come cooperazione della mia volontà alla Sua : fuggire , fuggire . Dio è nella voce dell ' Aniene che dalla sera della mia partenza da Jenne mi dice : " Roma , Roma , Roma " ; e Dio è pure nella forza dei vermi invisibili che mi hanno rosô le virtù vitali del corpo . E allora e allora e allora ? Signore , ascolta il mio gemito che Ti domanda giustizia . Ho detto tante volte che certamente partirò appena ne avrò la forza e qui mi vorrebbero trattenere e come potrò io dir loro : amici miei , voi mi siete nemici ? Ecco , viltà mia ! Perché non potrei dirlo ? Perché non lo dirò ? Ho letto un giorno nello sguardo della giovine protestante : - Se Lei parte che sarà dell ' anima mia ? Non deve Lei desiderare di condurmi alla fede Sua ? Io non mi lascio condurre ancora . - No , non posso , non debbo scrivere tutto . E come scrivere l ' espressione di uno sguardo , l ' intonazione di una parola per sé indifferente ? Non sono sguardi come quello per il quale San Girolamo s ' immerse nell ' acqua gelata o almeno la commozione mia non somiglia alla sua . Non vale acqua gelata contro uno sguardo puro nella sua dolcezza . Solo il fuoco vi arriva , il fuoco dell ' Amore supremo . Oh chi mi libera dal mio cuore mortale che non si move di un solo picciol moto senza movere tutte le fibre del corpo , chi mi libera il cuore immortale che gli è interno come il germe al frutto e si prepara un corpo celeste ? Non posso , non debbo scrivere tutto , ma questo sì lo voglio scrivere : il Signore mi tende insidie e lacci ! Caduto , mi deriderà ! Perché è avvenuto che io scrivessi il passo latino sulla gente che vive in penitenza fra il Mar Morto e il deserto , " sine pecunia , sine ulla femina , omni venere abdicata , socia palmarum " su quel pezzo di carta che recava sull ' altra faccia parole di J . D . , calde ancora del mio peccato antico e del suo , delle memorie più terribili ? Perché una persona così timida ha osato impormi una comunicazione segreta ? Il vento mi ha spalancata la finestra . Oh Aniene Aniene , come non ti stanchi di ruggirmi il tuo comando ! Che io parta sul momento ? Impossibile , le porte sono chiuse . E poi sarebbe indegno di partire così . Disonorerei Dio , farei dire : che qualità di servi ingrati e pazzi ha il Signore ? Vieni , spirito del mio Maestro , vieni , vieni , parla , io ti ascolto . Che mi dici ? Che mi dici ? Ah tu sorridi delle mie tempeste , tu mi dici di partire , sì , ma di partire nobilmente , di annunciare che il Signore me lo comanda . Tu mi dici di obbedire alla voce di Dio nell ' Aniene . Ecco che il vento si allontana , pare chetarsi , contento . Sì , sì , sì , con lagrime . Domani , domattina . Lo annuncierò . E so a chi andrò in Roma . Oh luce , oh pace , oh sorgenti redivive dell ' anima mia , oh mare morto che ti gonfii in una calda ondata ! Sì , sì , sì , con lagrime . Grazie , grazie . Gloria a Te , Padre nostro che sei nei cieli , sia santificato il nome Tuo , venga il regno Tuo , sia fatta la Tua volontà ! _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO SETTIMO . Nel turbine del mondo . Una carrozza signorile si fermò sull ' imbrunire davanti a una casa di via della Vite , in Roma . Due signore ne discesero frettolosamente e sparirono dentro la porta oscura . La carrozza partì . Due minuti dopo ne arrivò un ' altra , versò due altre signore nella stessa porta e partì . In un quarto d ' ora ne capitarono cinque . La porta oscura non inghiottì meno di dodici signore . La piccola via ritornò silenziosa . Trascorsa una mezz ' ora cominciarono a venire dal Corso gruppi di uomini . Si fermavano davanti a quella stessa porta , leggevano il numero al lume del fanale vicino , entravano . E la porta oscura inghiottì a questo modo un ' altra quarantina di persone . Gli ultimi furono due preti . Quello che guardò il numero era miope , non riusciva a decifrarlo . L ' altro gli disse ridendo : " Entra , entra , io sento puzzo di Lutero , dev ' essere qui . " E il primo entrò nelle tenebre puzzolente . Salirono per una scala nera , sucida , su su verso l ' unico lumicino a olio che ardeva al quarto piano . Quando furono al terzo , accesero dei fiammiferi per leggere i nomi sulle placche degli usci . Una voce chiamò dall ' alto : " Qui , signori , qui ! " Un giovine affabile signore in abito nero di mattina discese a incontrarli , li ossequiò molto , disse che si aspettava solamente loro , li fece entrare , per un ' anticamera e un andito quasi tanto oscuri quanto la scala , in una stanza grande , piena di gente , illuminata alla meglio da quattro candele e da due vecchie lucerne a olio . Il giovine signore si scusò dell ' oscurità . I suoi genitori non volevano in casa né luce elettrica né gaz né petrolio . Tutti gli uomini venuti a gruppi erano raccolti lì . Tre o quattro vestivano l ' abito ecclesiastico . Gli altri , meno un vecchio dalla faccia rossa e dalla barba bianca , parevano studenti . Nessuna signora . Erano tutti in piedi , eccetto il vecchio , persona di riguardo , certamente . Conversavano sottovoce . La stanza sussurrava come una grotta tutta rivoletti e goccie cadenti . Entrati i due preti , il giovine padrone di casa disse : "Allora!..." Le persone strette nel gruppo maggiore si scostarono a cerchio e vi apparve nel mezzo Benedetto . Un tavolino con due candele e una sedia erano preparati per lui . Pregò che si togliessero le candele . Poi gli dispiacque anche il tavolino . Si disse stanco , chiese di parlare seduto sul canapè , vicino al vecchio signore dal viso acceso e dalla barba bianca . Vestiva di nero , era pallido e magro più ancora che a Jenne . La fronte gli si era scoperta di capelli , aveva preso qualche cosa della fronte solenne di don Giuseppe Flores . E gli occhi avevano un azzurro più lucente . Molte delle facce volte avidamente a lui parevano piuttosto affascinate da quegli occhi e da quella fronte che ansiose di udire la sua parola . Egli prese a parlare così , senza un gesto , tenendosi le mani sulle ginocchia : " Io devo dire subito a chi parlo perché non tutti qui hanno le stesse disposizioni di anima verso Cristo e la Chiesa . Non credo di parlare ai sacerdoti presenti , credo e spero ch ' essi non abbiano bisogno della parola mia . Non parlo a questo signore seduto presso a me , perché egli pure , lo so , non ne ha bisogno . Non parlo ad alcuno che sia fermo nella fede cattolica . Io parlo unicamente a quei giovani che mi hanno scritto così . " Trasse una lettera e lesse : " Noi siamo stati educati nella fede cattolica e , fatti uomini , abbiamo accettato con un nuovo atto di libera volontà i suoi più ardui misteri , abbiamo lavorato per essa nel campo amministrativo e sociale ; ma ora un altro mistero sorge sul nostro cammino e la nostra fede tituba davanti ad esso . La Chiesa cattolica che si proclama fonte di verità , oggi contrasta la ricerca della verità quando si esercita sui fondamenti suoi , sui libri sacri , sulle formole dei dogmi , sull ' asserita infallibilità sua . Questo per noi significa ch ' essa non ha più fede in sé stessa . La Chiesa cattolica che si proclama ministra della Vita , oggi incatena e soffoca tutto che dentro di lei vive giovanilmente , oggi puntella tutte le sue cadenti vecchiaie . Questo per noi significa morte ; lontana , ma ineluttabile morte . La Chiesa cattolica che proclama di volere rinnovar tutto in Cristo , è ostile a noi che vogliamo contendere ai nemici di Cristo la direzione del progresso sociale . Questo per noi significa , insieme a molti altri fatti , avere Cristo sulle labbra e non nel cuore . La Chiesa cattolica oggi è tale e Dio vorrà che noi le obbediamo ancora ? Ecco perché noi veniamo a Voi . Che dobbiamo fare ? Voi che vi professate cattolico e , predicate il cattolicismo e avete fama ... " Qui Benedetto troncò la lettura , dicendo : " Seguono parole inutili . " E riprese a parlare : " Io rispondo a chi mi ha scritto così : - Ditemi ; perché vi siete rivolti a me che mi professo cattolico ? Mi credete voi forse , nella Chiesa , un Superiore dei Superiori ? È forse per questo che se la parola mia sarà diversa da quella che voi dite la parola della Chiesa , voi riposerete in pace sulla parola mia ? Udite una figura . Pellegrini assetati si accostano a una fonte famosa . Trovano una vasca piena di acqua stagnante , ingrata al gusto . La scaturigine viva è sul fondo della vasca , non la trovano . Si volgono mesti a un cavatore di pietre che lavora in una cava vicina . II cavatore offre loro acqua viva . Gli chiedono il nome della sorgente . " È la stessa della vasca " dice . " È tutta , nel sottosuolo , una sola corrente . Chi scava , trova . " I pellegrini sitibondi siete voi , il cavatore oscuro sono io e la corrente occulta nel sottosuolo è la Verità , cattolica . La vasca non è la Chiesa , la Chiesa è tutto il campo corso dalle acque vive . Voi vi siete rivolti a me per un vostro inconscio conoscere che la Chiesa non è la sola gerarchia , è la universale assemblea dei fedeli , gens sancta , che dal fondo di ogni cuore cristiano può zampillare acqua viva della sorgente stessa , della stessa Verità . Inconscio conoscere ; perché se non fosse inconscio , voi non direste - la Chiesa contrasta questo - la Chiesa soffoca quello - la Chiesa invecchia - la Chiesa ha Cristo sulle labbra e non nel cuore . " Intendetemi bene . Io non giudico la gerarchia , io riconosco e onoro l ' autorità della gerarchia , io dico unicamente che la Chiesa non è la gerarchia sola . Udite un ' altra similitudine . Vi ha nei pensieri di ciascun uomo una specie di gerarchia . Prendete un uomo giusto . Certe idee , certi propositi sono in lui pensieri dominanti , governano la sua vita , e sono questi : compiere il dovere religioso , il dovere morale , il dovere civile . Egli ha dei varii doveri il concetto tradizionale che gliene fu appreso . Ma poi questa gerarchia d ' idee ferme con impero non è tutto l ' uomo . Sotto di essa vi è in lui una moltitudine di altre idee , una moltitudine di pensieri che continuamente si muovono e si modificano per le impressioni e l ' esperienza della vita . E sotto questi pensieri vi ha un ' altra regione dell ' anima , vi ha l ' Inconscio dove facoltà occulte lavorano un lavoro occulto , dove avvengono i contatti mistici con Dio . Le idee dominanti esercitano autorità sul volere dell ' uomo giusto , ma tutto l ' altro mondo del suo pensiero ha pure una importanza immensa perché attinge continuamente alla Verità con l ' esperienza del reale nell ' esterno , con l ' esperienza del Divino nell ' interno , e quindi tende a rettificare le idee superiori , le idee dominanti in quanto il loro elemento tradizionale non è adeguato al Vero ; è per esse una perenne fonte di fresca vita che le rinnova , una sorgente di autorità legittima fondata sulla natura delle cose , sul valore delle idee , più che sui decreti degli uomini . La Chiesa è tutto l ' uomo , non un solo gruppo d ' idee eminenti e dominanti ; la Chiesa è la gerarchia con i suoi concetti tradizionali ed è il laicato con il suo continuo attingere alla realtà , con il suo continuo reagire sulla tradizione ; la Chiesa è la teologia ufficiale ed è il tesoro inesausto della Verità divina che reagisce sulla teologia ufficiale ; la Chiesa non muore , la Chiesa non invecchia , la Chiesa ha nel cuore il Cristo vivente meglio che sulle labbra , la Chiesa è un laboratorio di verità in azione continua e Iddio comanda che voi restiate nella Chiesa , che voi operiate nella Chiesa , che voi siate , nella Chiesa , sorgenti di acqua viva . " Uno spirito di commozione e di ammirazione agitò l ' uditorio con il rumore del vento . Benedetto , ch ' era venuto alzando la voce , sorse in piedi . " Ma qual fede è la vostra " esclamò acceso " se parlate di uscire dalla Chiesa perché vi offendono certe dottrine antiquate dei suoi capi , certi decreti delle Congregazioni romane , certi indirizzi del governo di un Pontefice ? Quali figli siete voi che parlate di rinnegare la madre perché veste come a voi non aggrada ? È forse cambiato , per una veste , il seno materno ? Quando piegati sovr ' esso voi dite piangendo a Cristo le vostre infermità , e Cristo vi sana , pensate voi all ' autenticità di un passo di S . Giovanni , al vero autore del quarto Vangelo o ai due Isaia ? Quando raccolti sovr ' esso vi unite a Cristo in sacramento , vi turbano i decreti dell ' Indice o del Sant ' Uffizio ? Quando abbandonati sovr ' esso entrate nelle tenebre della morte , vi è meno dolce la pace che a voi ne spira , perché un Papa è , contrario alla democrazia cristiana ? " Amici miei , voi dite : noi abbiamo riposato all ' ombra di questo albero , ma ora la sua corteccia si fende , la sua corteccia si dissecca , l ' albero morrà , andiamo in cerca di un ' altra ombra . L ' albero non morrà . Se aveste orecchi udreste il moto della corteccia nuova che si forma , che avrà il suo periodo di vita , che si fenderà , che si disseccherà alla sua volta perché un ' altra corteccia le succeda . L ' albero non muore , l ' albero cresce . Benedetto sedette spossato e tacque . L ' uditorio ebbe un moto e un fremito di onda verso di lui . Egli , lo arrestò alzando le mani . " Amici " riprese con voce stanca e dolce " ascoltatemi ancora . Scribi e Farisei , anziani e principi dei sacerdoti zelanti contro le novità sono in ogni tempo e anche in quest ' ora . Non ho a parlar di loro a voi , Iddio li giudicherà . Noi preghiamo per tutti coloro che non sanno quello che fanno . Ma forse nell ' altro campo cattolico militante non si è senza peccato . Nell ' altro campo si è inebbriati della idea di modernità . La modernità è buona ma l ' eterno è migliore . Io temo che colà non si tenga l ' eterno nel debito conto . Vi si attende molta salute alla Chiesa di Cristo dall ' azione cattolica collettiva nel campo amministrativo e politico , azione di battaglia per la quale il Padre riceverà ingiuria dagli uomini , e non se ne attende abbastanza dalla luce delle opere buone di ciascun cristiano per la quale il Padre è glorificato . Supremo fine delle creature umane è glorificare il Padre . Ora gli uomini glorificano il Padre di coloro che hanno lo spirito di carità , di pace , di sapienza , di povertà , di purità , di fortezza , che adoperano per i fratelli le energie della vita . Uno di questi giusti che professi e pratichi il Cattolicismo è profittevole alla gloria del Padre , di Cristo e della Chiesa più di molti Congressi , di molti Circoli , di molte vittorie elettorali cattoliche . " Ho inteso testé uno di voi mormorare : " e l ' azione sociale ? " L ' azione sociale , amici miei , è sicuramente buona come opera di giustizia e di fraternità , ma , simili ai socialisti , certi cattolici la marchiano con il marchio delle loro opinioni religiose e politiche , rifiutano di accomunarvi gli uomini di buona volontà se non accettano quel marchio , respingono da sé il buon Samaritano e questo è abbominevole agli occhi di Dio . Improntano col marchio cattolico anche opere che sono strumenti di lucro e questo pure è abbominevole agli occhi di Dio . Predicano la giusta distribuzione della ricchezza ed è bene , ma troppo dimenticano di predicare insieme la povertà del cuore ; e se lo ommettono deliberatamente per ragioni di opportunità , questo è abbominevole agli occhi di Dio . Purgate l ' azione vostra di questi abbominii . Chiamate alle opere particolari di giustizia e di amore tutti gli uomini di buona volontà , contenti di esserne voi gli iniziatori . Predicate a ricchi e poveri , con la parola e con l ' esempio , la povertà del cuore . " L ' uditorio ondeggiò confusamente , sospinto in parti diverse . Benedetto si raccolse un momento celando il viso fra le mani . " Voi mi avete domandato che fare ? " diss ' egli , scoprendo il viso . Pensò ancora un poco e riprese : " Io vedo nell ' avvenire cattolici laici , zelatori di Cristo e della Verità , trovar modo di costituire unioni diverse dalle presenti . Si armeranno un giorno cavalieri dello Spirito Santo per l ' associata difesa di Dio e della morale cristiana nel campo scientifico , artistico , civile , sociale , per l ' associata difesa delle legittime libertà nel campo religioso , con certi particolari obblighi , non però di convivenza né di celibato , integrando l ' ufficio del clero cattolico dal quale non avranno a dipendere come Ordine , ma solo come persone nella pratica individuale del Cattolicismo . Pregate che la volontà di Dio si manifesti circa quest ' Opera nelle anime che la pensano ; pregate ch ' esse anime si spoglino lietamente della compiacenza di averla immaginata e della speranza di vederla compiuta , se Dio si rivela contrario ad essa . Se Dio si rivela favorevole , pregate che gli uomini la sappiano bene ordinare in ogni parte a gloria di Lui e a gloria della Chiesa . Amen . " Egli aveva finito e nessuno si mosse . Tutti gli occhi lo fissavano , ansiosi , avidi di altre parole dopo le inattese ultime di tôno scuro e grande . Molti avrebbero voluto e non osarono rompere quel silenzio . Ma quando Benedetto si alzò e tutti gli si scostarono d ' intorno a cerchio riverenti , si alzò pure il vecchio signore dal viso rosso e dai capelli bianchi , e disse con voce rotta dalla emozione : " Ella riceverà oltraggi e battiture , sarà incoronato di spine e abbeverato di fiele , sarà deriso dai farisei e dai pagani , non vedrà l ' avvenire che desidera , ma l ' avvenire è per Lei , i discepoli dei discepoli suoi lo vedranno . " Abbracciò Benedetto e lo baciò in fronte . Due o tre vicini batterono le mani timidamente , uno scroscio di applausi suonò nella sala . Benedetto , turbatissimo , accennò a un giovinetto biondo che lo aveva accompagnato , e questi corse a lui , proprio lucente in viso di commozione e di gioia . Qualcuno sussurrò : " Un discepolo . " Altri soggiunse , piano : " Sì , e il prediletto . " Il padrone di casa si prostrò , quasi , davanti a Benedetto con parole di ossequio e di gratitudine . Allora uno dei sacerdoti ardì pure farsi avanti , disse con voce commossa : " E per noi , maestro , non avrà un consiglio ? " " Non mi chiami maestro " rispose Benedetto , tutto ancora turbato ; " preghi luce a questi giovani , ai nostri Pastori e anche a me . " Uscito ch ' egli fu , si levò nella sala un crepitìo di voci vibrate , brevi e fioche , premendo ancora lo stupore sulle anime commosse . Poi la commozione scoppiò qua e là , forte , ruppe da ogni banda , urtandosi anche le ammirazioni fra loro nell ' esaltare queste o quelle parole , queste o quelle idee del discorso , l ' accento o lo sguardo dell ' oratore , o lo spirito di santità diffuso nel suo volto , spirante anche dalla sua mano . Ma il padrone di casa congedò gli ospiti ; con molte scuse , sì , con molte parole di cerimonia , ma con una fretta quasi scortese . Rimasto solo , aperse un uscio ch ' era chiuso a chiave , s ' inchinò dentro l ' apertura . " Signore ! " diss ' egli . E spalancò l ' uscio . Uno sciame di signore irruppe nella sala vuota . Una signorina matura si slanciò addirittura verso il giovine , a mani giunte , esclamando : " Oh quanto Le siamo grate ! Oh che Santo ! Non so perché non siamo corse tutte fuori ad abbracciarlo ! " " Cara " disse una signora con ironica flemma veneta , sorridendo nei due grandi belli occhi , " perché , fortunatamente per lui , l ' uscio era chiuso a chiave . " Erano dodici signore . Il padrone di casa , professore Guarnacci , figlio dell ' agente generale di una di queste , la marchesa Fermi , romana , le aveva raccontato della riunione che doveva tenersi in casa sua , del discorso che vi avrebbe pronunciato lo strano personaggio di cui si parlava già in Roma come di un agitatore religioso entusiasta e taumaturgo , popolare nel quartiere del Testaccio . La marchesa si era posta in capo di udirlo non veduta . Presi gli accordi col Guarnacci , aveva tratte nella congiura tre o quattro amiche e ciascuna di queste aveva ottenuto di aggregarsi delle appendici . Era una miscela curiosa , in vista . Molte avevano toilettes da società , due vestivano proprio come quacchere , una sola di nero . Le due quacchere , straniere , parevano impazzite dall ' entusiasmo e fremevano contro la marchesa , una vecchia scettica , alquanto sarcastica , che diceva tranquillamente : " Sì , ha parlato bene ma però avrei voluto vedere la sua faccia mentre parlava . " E dichiarando di saper giudicare gli uomini dalla faccia meglio che dalle parole , la vecchia marchesa rimproverò il Guarnacci di non aver praticato un buco nell ' uscio o almeno levata la chiave dalla toppa . " Sei troppo santo " diss ' ella . " Non conosci le donne . " Il Guarnacci rise , si scusò con l ' ossequio dovuto alla padrona di suo padre e affermò che Benedetto era bello come un angelo . Ma una giovine signora insipidetta , venuta , pensavano rabbiosamente le quacchere , Dio sa perché , uscì a dire quieta quieta che lo aveva veduto due volte e ch ' era brutto . " Bisognerebbe conoscere la Sua idea di bellezza , signora " disse acremente una quacchera . E l ' altra quacchera mise subito fuori , ma sottovoce per acuire la malignità espressamente , un velenoso : " Naturellement ! " La signora insipidetta replicò , un poco arrossendo fra l ' imbarazzo e il dispetto , ch ' era magro , pallido ; e le due quacchere si guardarono , si sorrisero con tacito disprezzo . Ma dove lo aveva veduto ? Questo volevano sapere le altre dalla Insipidetta . " Eh ! Sempre nel giardino di mia cognata " diss ' ella . " Sempre nel giardino ? " esclamò la marchesa . " È un angelo in piena terra o è un angelo in vaso ? " La Insipidetta rise e le quacchere fulminarono la marchesa con gli occhi furiosi . Entrò il thè , compreso nell ' invito del professore Guarnacci . " Bella discussione , eh ? " disse piano la signora Albacina , moglie dell ' onorevole Albacina , sottosegretario di Stato per l ' Interno , all ' orecchio della signora vestita di nero , che non aveva mai aperto bocca . Colei sorrise tristemente e non rispose . Il thè , servito dal professore e da una sua sorellina , ammorzò per un momento la conversazione che si riaccese sul discorso di Benedetto e diventò un guazzabuglio tale di ragionamenti senza ragione , di giudizi senza giudizio , di dottrine senza dottrina , che la signora silenziosa vestita di nero propose all ' Albacina , con la quale era venuta , di andarsene . Ma in quel momento la marchesa Fermi , scovato un campanellino sopra una caminiera , si mise a scampanellare per ottenere silenzio . " Vorrei sapere di questo giardino " diss ' ella . Le quacchere e la signorina matura , infervorate a discutere l ' ortodossia cattolica di Benedetto , non avrebbero taciuto per dieci campanelli ; ma la curiosità della signorina matura , all ' udire la parola " giardino " scattò . Scattò fuori tutta intera . Altro che giardino ! Il signor professore doveva raccontare tutto che sapeva di questo padre Hecker italiano e laico . Un po ' per sfoggio di cultura , un po ' per avventatezza , ella aveva già battezzato Benedetto così . Allora la Insipidetta guardò l ' orologio . La sua carrozza avrebbe dovuto trovarsi alla porta . La piccola Guarnacci disse che di carrozze ce n ' erano già quattro o cinque . La Insipidetta voleva arrivare al Valle per il terzo atto della commedia . Due altre signore avevano altri impegni e partirono con lei . La Fermi restò : " Fa presto , però , professore , " diss ' ella , " perché stasera mia figlia ci aspetta , me e queste altre signore di cui vedi le spalle . " " Faccia prestissimo " disse , dispettosetta , la signorina matura . " Dopo parlerà per la povera gente che non mostra le spalle . " Una forestiera bionda , molto scollata , bellissima , lanciò uno sguardo ineffabile alle povere coperte spallucce magre della dispettosa , che diventò rossa di rabbia come un gambero . " Allora " incominciò il professore " siccome la signora marchesa e forse anche le altre signore che hanno fretta sanno già quanto so io del Santo di Jenne prima della sua partenza da Jenne , quello lo lascio . Io dunque un mese fa , in ottobre , neanche ricordavo di aver letto nei giornali , in giugno o in luglio , di questo Benedetto che predicava e faceva miracoli a Jenne , quando un giorno uscendo da S . Marcello m ' incontrai in un tale Porretti che una volta scriveva nell ' Osservatore e adesso non vi scrive più . Questo Porretti mi si accompagna , si parla della condanna dei libri di Giovanni Selva che si aspetta di giorno in giorno e , tra parentesi , non è ancora venuta , e Porretti mi dice che adesso in Roma c ' è un amico di Selva , il quale farà parlare di sé più che lo stesso Selva . " Chi è ? " faccio io . " II Santo di Jenne " dice . E mi racconta questo . L ' uomo è stato cacciato da Jenne per opera di due preti , farisei terribili , che a Roma si conoscono . Si è rifugiato a Subiaco presso i Selva che villeggiano lì e si è ammalato gravemente . Guarito , è venuto a Roma circa alla metà di luglio . Il professore Mayda , amico del Selva anche lui , e che lo aveva conosciuto a Subiaco , lo prese per aiuto ­ giardiniere nella villa che si è fabbricata due anni sono sull ' Aventino , sotto Sant ' Anselmo . Il nuovo aiuto ­ giardiniere che si fa chiamare Benedetto e nient ' altro , come a Jenne , è diventato presto popolare in tutto il quartiere del Testaccio . Divide il pane con pezzenti , assiste malati , pare che ne abbia guarito qualcuno con l ' imposizione delle mani e la preghiera . È divenuto tanto popolare che la nuora del professore Mayda , benché sia credente e praticante , lo avrebbe licenziato volentieri per non avere la seccatura di tanta gente che viene a cercarlo ; ma il suocero , che non è né praticante né credente , non ha voluto . Il suocero gli ha riguardi grandissimi . Se sopporta di vederlo rastrellare i viali , annaffiare i fiori , è solo per rispetto alle sue idee di Santo , e non glielo permette oltre una certa misura di tempo , molto breve . Vuole che attenda liberamente alla sua missione religiosa . Egli stesso scende sovente in giardino a parlare di religione con lui . Benedetto , per compiacergli , ha smesso il regime di pane , erbaggi e acqua che teneva a Jenne , prende carne e vino . E per compiacere a Benedetto il professore ne fa distribuire molto largamente agli ammalati del quartiere . Vi ha chi ride di lui e magari lo ingiuria , ma dal popolino è venerato come , in principio , a Jenne . Ed esercita la carità delle anime più ancora che l ' altra . Ha levato certi disordini morali di famiglie , fu minacciato di morte per questo da una mala femmina , ha fatto ritornare in chiesa gente che non ci aveva più messo piede dalla fanciullezza in poi . Lo sanno i benedettini di Sant ' Anselmo . La sera poi , due o tre volte la settimana , parla nelle catacombe . " La signorina matura esclamò : " Nelle catacombe ? " E si porse , palpitante , verso il narratore . Una delle quacchere mormorò : " Mon Dieu ! Mon Dieu ! " e un ' altra voce , grave di stupore riverente : " Che senso ! " " Ecco " riprese il giovine , sorridendo " Porretti ha detto " nelle catacombe " ma intendeva in un luogo privato , conosciuto da pochi . Adesso lo conosco anch 'io." " Ah ! " fece la signorina matura . " Lei lo conosce ? Dov ' è ? " Guarnacci tacque ed ella sentì la sua indiscrezione . " Scusi , scusi ! " disse , frettolosa . " Lo sapremo , lo sapremo " fece la marchesa . " Ma senti un po ' , figliuolo mio , questo tuo Santo che predica in segreto , non sarebbe una specie di eresiarca ? Cosa ne dicono i preti ? " " Stasera " rispose il professore Guarnacci " ne avrebbe veduto qui tre o quattro e sono andati via contentissimi . " " Saranno preti poco preti , preti mal cotti , pretoidi . Ma cosa dicono gli altri ? Vedrai che gli altri , presto o tardi , gli daranno il torcibudella . " E con quest ' allegra profezia la marchesa se n ' andò seguita da tutte le spalle scoperte . La signorina matura e le quacchere , felici che quello spregevole sciame mondano se ne fosse andato , assalirono il professore con domande . Non si poteva proprio sapere il posto delle nuove catacombe ? Quante persone vi si radunavano ? Anche donne ? Quali erano i temi dei discorsi ? Cosa dicevano i frati di Sant ' Anselmo ? E della vita passata di quest ' uomo si era venuti a sapere nulla ? Il professore si schermì quanto poté , riferì solamente le parole di un padre di Sant ' Anselmo : " un Benedetto per ogni parrocchia di Roma e Roma diventa davvero la Città Santa . " Ma quando , partite tutte le altre signore , si trovò solo con l ' Albacina e con la Silenziosa che aspettavano la loro carrozza , siccome all ' Albacina era legato di amicizia , lasciò capire a questa che avrebbe parlato ma che la presenza di una signora sconosciuta lo imbarazzava , pregò l ' Albacina di presentarlo . L ' Albacina non ci aveva pensato . " Il professore Guarnacci " diss ' ella . " La signora Dessalle , mia buona amica . " La " catacomba " era proprio la sala stessa dove stavano in quel momento . Prima , le riunioni avevano luogo nell ' alloggio dei Selva , in via Arenula . Quel posto non pareva molto adatto , per diverse ragioni . Guarnacci , fattosi discepolo egli pure , aveva offerto la casa propria . Le riunioni vi si tenevano due volte la settimana . Ci venivano i Selva , una sorella della signora , alcuni ecclesiastici , quella stessa signora veneta ch ' era partita poc ' anzi , alcuni giovani fra i quali certo Alberti , prediletto dal Maestro che quella sera era venuto e partito con lui , e anche un ebreo , certo Viterbo , già prossimo a farsi cattolico e dal quale il Maestro sperava cose grandi ; un operaio tipografo , qualche artista , persino due membri del Parlamento . Lo scopo delle riunioni era di far conoscere a persone attratte da Cristo ma ripugnanti al Cattolicismo , ciò che il Cattolicismo è veramente , la essenza vitale , indistruttibile della religione cattolica e il carattere umano di quelle sue diverse forme che la rendono appunto ripugnante a molti , che sono mutabili e mutano e muteranno per una elaborazione dell ' interno elemento divino combinata con le reazioni dell ' esterno , della scienza e della coscienza pubblica . Benedetto era severissimo nell ' ammettere alle riunioni perché nessuno più di lui sapeva trattare delicatamente colle anime , rispettarne i candori , farsi piccino alle piccine , alto alle alte , usare con le timide il linguaggio riguardoso che istruisce e non turba . " La marchesa " continuò il professore " dice : sarà un eresiarca , i preti che lo seguono saranno eretici . No . Con Benedetto non c ' è a temere di eresie né di scismi . Proprio nell ' ultima riunione egli ha dimostrato che scismi ed eresie , oltre ad essere condannabili per sé , sono funesti alla Chiesa non solamente perché le sottraggono anime , ma perché , anche , le sottraggono elementi di progresso , perché se i novatori restassero nella soggezione della Chiesa gli errori loro perirebbero e quell ' elemento di verità , quell ' elemento di bene che quasi sempre è unito , in qualche misura , all ' errore , diventerebbe vitale nel corpo della Chiesa . " L ' Albacina osservò che questo era molto bello e che se le cose stavano a questo modo la sinistra profezia della marchesa non si sarebbe avverata . " La profezia del torcibudella , no ! " disse il professore , ridendo . " Queste cose non accadono e io non credo che sieno accadute mai . Sono calunnie . Bisogna essere la marchesa e certa gente come la marchesa che si trova qui a Roma per crederle . Un prete romano , capisce , un prete ha osato avvertire Benedetto che si guardasse ! Ma Benedetto gli ha levato il coraggio di parlargliene un ' altra volta . Dunque , torcibudella no ; ma persecuzione sì . Quei tali due preti di Roma ch ' erano a Jenne non hanno mica dormito . Io non volli dirlo prima perché la marchesa non è persona cui raccontare queste cose , ma ci sono in aria dei guai grossi . Si è spiato ogni passo di Benedetto , si è adoperata anche la nuora di Mayda , a mezzo del confessore , per avere informazioni dei suoi discorsi , si è saputo delle riunioni . La sola presenza di Selva dà loro il carattere che quella gente abborre e siccome contro un laico non può far niente , così pare che si cerchi l ' aiuto del braccio secolare contro Benedetto , l ' aiuto dei carabinieri e dei giudici . Loro si meravigliano ? Eppure è così . Finora non c ' è niente di positivo , niente di fatto , ma si macchina . Siamo stati avvertiti da un ecclesiastico straniero che un ' altra volta ha chiacchierato male ma stavolta ha chiacchierato bene . Si preparano e si fabbricano materiali per un ' azione penale . " La Silenziosa trasalì , uscì finalmente del suo mutismo . " Come è possibile ? " diss ' ella . " Signora mia , " disse il professore " Lei non sa di cosa sieno capaci alcuni intransigenti in tonaca . Gl ' intransigenti laici sono agnelli , in paragone . Si vuol servirsi di un disgraziato caso successo a Jenne . Ora però noi speriamo in un fatto nuovo , che non occorre di raccontare a molti , senza discernimento , ma ch ' è importantissimo . " II professore tacque un momento , assaporando l ' acuta curiosità che aveva destato e che , muta sulle labbra , sfavillava dagli occhi intenti delle due dame . " L ' altro giorno " riprese " il segretario del cardinale .... un giovine prete tedesco , si recò a Sant ' Anselmo e parlò coi frati . In seguito a questa visita Benedetto fu chiamato a Sant ' Anselmo dove i benedettini gli hanno un grande affetto e un grande rispetto . Gli fu chiesto se non avesse intenzione di rendere omaggio a Sua Santità , di domandare udienza . Rispose ch ' era venuto a Roma con questo desiderio nel cuore , che aspettava un cenno dalla Provvidenza , e che questo era il cenno . Allora gli fu detto che Sua Santità lo avrebbe ricevuto certamente volentieri ed egli domandò l ' udienza . Questo fu raccontato a Giovanni Selva da un benedettino tedesco . " " E quando ci va ? " chiese l ' Albacina . " Posdomani sera . " Il professore soggiunse che da parte del Vaticano la cosa era tenuta segretissima , che si era imposto a Benedetto di non parlare con alcuno , che niente ne sarebbe trapelato senza l ' indiscrezione di quel frate tedesco , e che gli amici di Benedetto speravano grandi cose da questa visita . L ' Albacina domandò cosa si proponesse Benedetto di dire al Pontefice . Il professore sorrise . Benedetto non se n ' era aperto con nessuno e nessuno aveva osato interrogarlo . Secondo il professore , Benedetto parlerebbe a favore di Selva , pregherebbe che i suoi libri non fossero posti all ' Indice . " Sarebbe poco " disse l ' Albacina , sottovoce ; Jeanne ebbe un fremito di consenso . " Pochissimo ! " esclamò , quasi pigliandosela col professore che parve sorpreso di quel subito scatto dopo tanto silenzio . Egli si scusò . Non aveva inteso dire che Benedetto non parlerebbe anche di altre cose , al Papa . Aveva inteso dire che , secondo lui , di quell ' argomento gli parlerebbe certo . L ' Albacina non sapeva spiegarsi il desiderio del Papa di vedere Benedetto . Come lo spiegavano i suoi amici ? Come lo spiegava Selva ? Eh , nessuno lo sapeva spiegare ; né Selva né gli altri . " Io lo spiego ! " disse Jeanne , impetuosa , compiacendosi di capire quello che nessuno capiva . " Il Papa , non è stato vescovo a Brescia ? " Guarnacci sorrise di un sorriso fra l ' ammirativo e l ' ironico , rispose . Ah , la signora era molto informata del passato di Benedetto ! La signora sapeva con certezza cose che a Roma si dicevano ma che però trovavano anche degli increduli ! Solo una cosa non sapeva . Il Papa non era mai stato vescovo a Brescia , aveva coperto due sedi vescovili nel Mezzogiorno . Jeanne irritata con se stessa , vergognosa di essersi quasi tradita , non replicò . L ' Albacina voleva sapere quale opinione Benedetto avesse del Papa . " Oh lui " rispose il professore " nel Papa non considera e non venera che l ' ufficio . Almeno credo . Della persona non l ' ho inteso parlare mai . Dell ' ufficio sì . Ne ha discorso una sera magnificamente , contrapponendo il Cattolicismo al Protestantesimo , svolgendo il suo ideale di governo della Chiesa : principato e giusta libertà . Del resto il nuovo Papa non si sa ancora cosa sia . Si dice che sia santo , intelligente , malato e debole . Nell ' accompagnare le signore alla carrozza , sulla scala buia , il professore uscì a dire sospirando : " Quello che pur troppo si teme è che Benedetto non viva . Almeno Mayda lo teme . " L ' Albacina , che scendeva a braccio del professore , esclamò senza fermarsi : " Oh poveretto ! Di che soffre ? " " Ma ! " rispose il professore . " Di un male inguaribile , pare ; conseguenza della tifoide ch ' ebbe a Subiaco e sopra tutto della vita disagiatissima che ha fatto , delle penitenze , dei digiuni . " E continuarono la lunga discesa in silenzio . Soltanto in fondo alla scala si avvidero che la loro compagna era rimasta indietro . Il professore risalì rapidamente e trovò Jeanne ferma sul penultimo pianerottolo , aggrappata alla ringhiera . Sulle prime non si mosse né parlò . Poi mormorò : " Non ci si vede . " Guarnacci non sapeva e non fece attenzione né a quel momento di silenzio né al tôno sommesso e incerto della voce . Le offerse il braccio e discese con lei , scusando sé del buio , accusandone l ' avarizia del padrone di casa . Jeanne salì nella carrozza dell ' Albacina che la portò al Grand Hôtel . Nel tragitto l ' Albacina parlò con rammarico della notizia che le aveva dato il Guarnacci . Jeanne non aperse bocca . Il suo mutismo dispiacque all ' amica . " Lei non è stata contenta del discorso ? " diss ' ella . Non conosceva affatto le idee religiose di Jeanne . " Sì " rispose questa . " Perché ? " " Così . Mi pareva . Allora non Le dispiace di essere venuta ? " L ' Albacina si sentì , con molta sorpresa , prendere una mano e rispondere : " Le sono tanto grata ! " La voce fu sommessa e quieta , la stretta della mano quasi violenta . " Nientemeno ! " pensò l ' Albacina . " Questa è una futura dama dello Spirito Santo . " " Per conto mio " riprese ad alta voce " capisco che mi terrò la mia religione vecchia , quella degl ' intransigenti . Saranno farisei , saranno tutto quello che vi piace , ma ho paura che a volerla tanto ritoccare e ristaurare , la religione vecchia , essa crolli e non resti più niente in piedi . E poi volendo seguire i Benedetti bisognerebbe cambiare troppe cose . No no . Però l ' uomo m ' ispira un interesse straordinario . Adesso bisognerebbe cercare di vederlo . Bisogna che lo vediamo . Molto più se proprio è condannato a morire presto . Non Le pare ? E come si fa ? Pensiamo . " " Io non desidero di vederlo " s ' affrettò a dire Jeanne . " Davvero ? " esclamò l ' amica . " Ma come ? Mi spieghi questo enigma . " " Così . Non desidero . " " Curiosa ! " pensò l ' Albacina . La carrozza si fermò davanti all ' entrata del Grand Hôtel . Nell ' atrio Jeanne s ' incontrò con Noemi e suo cognato , che uscivano . " Finalmente ! " disse Noemi . " Va , corri , tuo fratello è arrabbiatissimo con questa Jeanne che non arriva mai . Noi siamo discesi ora perché è venuto il medico . " I Dessalle erano a Roma da quindici giorni . Un principio di ottobre umido e freddo , preoccupazioni di salute , il progetto di uno studio sul Bernini seguito al progetto di romanzo , avevano persuaso Carlino ad accontentare la signora Albacina più presto che non avrebbe voluto , a lasciare villa Diedo per i tepori di Roma prima dell ' inverno , con molta chiusa gioia di sua sorella . Due o tre giorni dopo l ' arrivo fu preso da una leggera bronchite . Si diede per tisico , si tappò in camera con il proposito di starci tutto l ' inverno , volle il medico due volte al giorno , tiranneggiò Jeanne con un egoismo spietato , le numerò i minuti di libertà . Ella si fece sua schiava , parve godere di quell ' irragionevole soprappiù di sacrificio , che passava la misura del suo affetto fraterno . Lo donava mentalmente , con dolce ardore , a Benedetto . Vedeva spesso i Selva e Noemi , non a casa loro , al Grand Hôtel . Anche i Selva erano soggiogati dal suo fascino di donna superiore , bella , gentile e triste . Tutto che aveva udito di Benedetto in casa Guarnacci lo sapeva già da Noemi . Solo non sapeva che Mayda avesse espresso quel giudizio . Noemi , pietosamente e anche per non lasciar trasparire la commozione propria , gliel ' aveva taciuto . Carlino l ' accolse male . Il medico , che gli aveva trovato il polso frequente , capì subito che era un polso collerico . Scherzò un poco sulla gravità del male e se ne andò . Carlino , burbero , volle sapere dove Jeanne si fosse tanto indugiata ed ella non glielo nascose . Solamente gli nascose il nome vero di Benedetto . " Non ti sei vergognata " diss ' egli " di star ad ascoltare alle porte ? " E senza lasciarle il tempo di rispondere inveì contro le nuove tendenze che le aveva scoperte . " Domani andrai a confessarti ! E posdomani reciterai il rosario ! " Sotto la usuale tolleranza cortese del suo linguaggio , la benevolenza che mostrava pure a non pochi ecclesiastici , si nascondeva una vera fobìa antireligiosa . L ' idea che sua sorella potesse un giorno accostarsi ai preti , alla fede , alle pratiche , gli faceva perdere il lume degli occhi . Jeanne non rispose , si offerse mansuetamente per la solita lettura serale . Carlino le dichiarò netto di non volerne sapere , pretese di sentire degli spifferi , la tenne un quarto d ' ora colla candela in mano a scrutar usci , finestre , pareti , pavimento , e poi la mandò a dormire . Ma Jeanne entrata nella sua camera , non pensò a dormire né a coricarsi . Spense la luce e sedette sul letto . Strepiti di carrozze sonavano nella via , passi e fruscii di vesti femminili nei corridoi ; immobile fra le tenebre , ella non udiva . Aveva spento la luce per pensare , per non vedere che il proprio pensiero , l ' idea balenatale nello scender la scala di casa Guarnacci al braccio del professore dopo che , udite le parole sinistre " si teme che non viva " aveva quasi smarriti i sensi . In carrozza con l ' Albacina , in camera con suo fratello , mentre doveva pur parlare e con l ' una e con l ' altro , fare attenzione a tante diverse cose , era stato un balenar continuo , nel suo profondo , di quest ' idea , di questa proposta offerta dal cuore ardente alla volontà . Adesso non balenava più . Jeanne la contemplava in sé , ferma . Nella figura seduta sul letto , immobile fra le tenebre , due anime si stavano tacite a fronte . Una Jeanne umile , appassionata , persuasa di poter tutto sacrificare all ' amore , si misurava con una Jeanne inconsciamente orgogliosa , persuasa di possedere una dura e fredda verità . Gli strepiti delle carrozze si fecero più radi nella via , i passi e i fruscii più radi nei corridoi . A un tratto le due Jeanne parvero riconfondersi in una che pensò : " Quando mi annuncieranno la sua morte , mi potrò dire : almeno hai fatto questo . " Si alzò , accese la luce , sedette alla scrivania , prese un foglietto e scrisse : " A Piero Maironi , la notte del 29 ottobre ... " Credo . " JEANNE DESSALLE . " Scrisse e guardò a lungo , a lungo , la parola solenne . Più la guardava , più le due Jeanne si venivano lente ridividendo . La Jeanne inconsciamente orgogliosa soverchiò , oppresse l ' altra quasi senza lotta . Tutta amara di amarezza mortale , lacerò il foglio macchiato della parola impossibile a mantenere , impossibile a scrivere sinceramente . Spenta da capo la luce , accusò di crudeltà Iddio se mai esistesse , pianse , pianse nelle volontarie tenebre , senza freno . II L ' orologio di San Pietro suonò le otto . Benedetto lasciò un piccolo gruppo di persone allo sbocco della via di Porta Angelica , entrò solo nel colonnato del Bernini , si avviò lentamente verso il Portone di bronzo , sostò ad ascoltar il rumore delle fontane , a guardar i grappoli di fiamme dei quattro candelabri intorno all ' obelisco , e tremolo , opaco sul volto della luna , il sommo getto della fontana di sinistra . Fra cinque , fra dieci minuti , forse fra un quarto d ' ora egli si sarebbe trovato alla presenza del Papa . Il suo pensiero era fermo e vibrante in questo apice come nell ' apice suo la saliente acqua viva della fontana . La piazza era vuota . Nessuno lo avrebbe visto entrare in Vaticano fuorché la corona spettrale dei Santi , ritti là in faccia sopra il giro dell ' altro colonnato . I Santi e le fontane gli dicevano insieme che a lui pareva di vivere un ' ora solenne ma che questo atomo del tempo ed egli stesso ed il Pontefice passerebbero in breve , si perderebbero per sempre nel regno dell ' oblio , continuando le fontane il loro monotono lamento e i Santi la loro tacita contemplazione . Egli sentiva invece che la parola della Verità è parola di vita eterna ; e raccolto un ' ultima volta in sé stesso , chiusi gli occhi , pregò intensamente , come da due giorni pregava , che lo Spirito gliela suscitasse , davanti al Papa , nel petto , gliela portasse alle labbra . Egli aspettava qualcuno , fra le otto e le otto e un quarto . Le otto e un quarto erano suonate ma nessuno compariva . Si voltò a guardar il Portone di bronzo . Non n ' era aperto che uno sportello e si vedeva luce nell ' interno . Vi entravano di tempo in tempo , come spensierati moscerini nelle fauci di un leone , gruppetti di genterella minuta . Finalmente vi si affacciò dal di dentro un prete , accennando . Benedetto si avvicinò . Quegli disse : " Lei viene per Sant ' Anselmo ? " Era la domanda convenuta . Come Benedetto gli ebbe risposto di sì , il prete gli fece segno di entrare . " Favorisca " diss ' egli . Benedetto lo seguì . Passarono fra le guardie pontificie che salutarono militarmente il prete . Svoltarono a destra , salirono la Scala Pia . All ' entrata del Cortile di San Damaso altre guardie , altri saluti , un ordine del prete , dato sottovoce ; Benedetto non lo intese . Attraversarono il Cortile lasciando a sinistra la porta della Biblioteca , a destra la porta per la quale si accede alle stanze del Papa . In alto , le vetrate delle logge sfavillavano alla luna . Benedetto , che ricordava un ' udienza , avuta dal Pontefice defunto , si meravigliò della strana via che gli si faceva prendere . Attraversato il cortile in linea retta , il prete si avviò per l ' andito stretto che conduce alla scaletta dei Mosaici , e si fermò davanti all ' uscio che si apre a destra , ove scende la scala del Triangolo . " Lei conosce il Vaticano ? " diss ' egli . " Conosco i musei e le logge " rispose Benedetto " e sono stato ricevuto dal predecessore del Pontefice attuale nel suo appartamento . Altro non conosco . " " Qui non è stato mai ? " "Mai." Il prete si mise primo per la scaletta debolmente illuminata da lampadine elettriche . A un tratto , dove la prima branca della scaletta monta sur un pianerottolo , le lampadine si spensero . Benedetto , fermatosi con un piede sul pianerottolo , udì la sua guida salir di corsa una scala , a destra . Poi non udì più nulla . Pensò che la luce fosse mancata per caso , che il prete fosse salito per farla riaccendere . Attese . Nessun lume , nessun passo , nessuna voce . Montò sul pianerottolo ; sentì a sinistra , tentando l ' aria buia , una parete ; procedette verso destra , sempre a tentoni ; si accorse , urtandovi il piede , di due diverse branche di scala che salivano dal pianerottolo . Attese ancora , non dubitò che il prete non avesse a ritornare . Ma cinque , dieci minuti passarono e il prete non ritornava . Che poteva essere accaduto ? Si era voluto ingannarlo , deriderlo ? Ma perché ? Benedetto s ' interdisse un sospetto inutile a discutere . Pensò invece al partito da prendere . Aspettare ancora non gli parve ragionevole . Era da ridiscendere ? Era da salire ? In quest ' ultimo caso , per quale delle due vie ? Si raccolse in sé stesso interrogando l ' Onnipresente . Ridiscendere , no . Gli ripugnava . Salì a caso una delle scale , quella che conduce alle camere dei domestici . Era corta , Benedetto trovò subito un altro pianerottolo . Ora egli aveva udito il prete salir di corsa e di seguito molti scalini , il rumore de ' suoi passi si era perduto molto in alto . Ridiscese , tentò l ' altra scala . Era più lunga . Il prete doveva avere salito quella . Decise di seguire il prete . Giunto alla sommità , sbucò da una porticina in una loggia illuminata dalla luna . Si guardò attorno . A destra , quasi immediatamente , una cancellata partiva quella dalla loggia . Le due vi s ' incontravano ad angolo retto . A sinistra la loggia terminava , alquanto lontano , a una porta chiusa . La luna piena batteva per le grandi vetrate sul pavimento , mostrava i fianchi del Cortile di San Damaso e nello sfondo , tra le due grandi ali scure del Palazzo , umili tetti , gli alberi di villa Celsi , le alture di Sant ' Onofrio . Tanto la porta di sinistra quanto la cancellata di destra parevano chiuse . Benedetto guardò , guardò , a destra e a sinistra . Impronte antiche gli venivano ricomparendo poco a poco nella memoria . Sì , in quella loggia egli era stato ancora , aveva veduto quella cancellata recandosi con un suo conoscente , lettore della Vaticana , a visitare la Galleria delle lapidi , la via Appia del Vaticano . Ecco , sì , adesso ricordava bene . La porta di sinistra , in fondo alla loggia , doveva mettere agli appartamenti del cardinale segretario di Stato . La loggia oltre la cancellata era la loggia di Giovanni da Udine , le grandi finestre colle inferriate che mettevano nella loggia di Giovanni da Udine erano le finestre dell ' appartamento Borgia , l ' entrata della Galleria delle lapidi doveva aprirsi proprio nell ' angolo . Allora presso la cancellata ci stava uno svizzero . Adesso non c ' era nessuno . Tutto era deserto , a destra e a sinistra , tutto era silenzio . A tentar la porta del cardinale segretario di Stato non era da pensare . Benedetto spinse la cancellata . Era aperta . Sostò , si trovò davanti all ' entrata della Galleria delle lapidi . Stette ancora in ascolto . Silenzio profondo . Gli parve che una voce interna gli dicesse : " Sali , entra . " Salì , franco , i cinque gradini . La via Appia del Vaticano , larga forse quanto l ' antica , non aveva una lampada . Fiochi chiarori ne rigavano il pavimento , a intervalli , dalle finestre che fra le lapidi e i cippi e i sarcofaghi pagani guardano Roma . Da quelle della parete cristiana , che guardano il cortile del Belvedere , non entrava lume . Il fondo lontano , verso il museo Chiaramonti , si perdeva nelle tenebre più nere . Allora , sentendosi nel tacito cuore del Vaticano immenso , Benedetto ebbe un assalto di terrore sacro . Si accostò a una grande finestra onde si vedeva Castel Sant ' Angelo , infiniti dispersi lumi nel piano , e all ' orizzonte , più alti , più splendenti , quelli del Quirinale . La vista , non di Roma illuminata , ma di una panca bassa e sottile , coperta di tela verde , che correva lungo i cippi e i sarcofaghi , gli quietò lo spirito . Intravvide poi nell ' ombra un padiglione mezzo disfatto . Che poteva essere ? Anche lungo la parete opposta correva una panca eguale all ' altra . Procedendo , urtò in qualche cosa che trovò essere un seggiolone a bracciuoli . Adesso al terrore era sottentrato un proposito sicuro . La interna voce imperiosa che gli aveva prima detto di entrare , ora gli diceva : " procedi " . Glielo disse così chiaro , così forte , che un subito bagliore gl ' illuminò la memoria . Si percosse la fronte . Nella Visione egli si era visto a colloquio col Papa . Questo non lo aveva potuto dimenticare mai . Bensì aveva dimenticato , e adesso glien ' era ritornata la memoria in un lampo , che lo guidava per il Vaticano al Papa uno spirito . Procedette lungo la parete di sinistra presso la quale aveva urtato nel seggiolone . Si teneva sicuro che giunto al fondo della Galleria avrebbe trovato un ' uscita e , finalmente , luce . Che nel fondo ci fosse il cancello del museo Chiaramonti non ricordava . Procedeva appoggiando spesso la mano alla parete , alle lapidi . A un tratto sentì che non toccava più né marmo né muro . Batté leggermente la parete col pugno . Era legno , una porta . Si fermò involontariamente , sospeso . Un passo suonò dall ' interno , una chiave girò nella toppa , una lama di luce fendette di sghembo la Galleria , si allargò ; comparve una figura nera , il prete che aveva abbandonato Benedetto sulla scala . Egli uscì con un atto rapido , richiuse la porta , disse a Benedetto come se niente fosse stato : " Lei sta per trovarsi alla presenza di Sua Santità . " Lo fece entrare e chiuse la porta daccapo , rimanendo fuori . Benedetto , entrando , non vide che un tavolino , una lucernetta col paralume verde , una figura bianca seduta in faccia a lui , dietro il tavolino . Cadde ginocchioni . La Figura Bianca stese un braccio e disse : " Alzati . Come sei venuto ? " Il viso incorniciato di capelli grigi , singolarmente dolce , aveva una espressione di stupore . La voce , dall ' accento meridionale , era commossa . Benedetto si alzò e rispose : " Dal Portone di bronzo fino a un luogo che non so indicare sono venuto col sacerdote che stava presso Vostra Santità ; poi sono venuto solo . " " Conoscevi il Vaticano ? Ti hanno detto che mi avresti trovato qui ? " Quando Benedetto gli ebbe risposto che aveva visitato anni prima i musei vaticani , le logge e la Galleria lapidaria una sola volta , che alla logge non era salito dal Cortile di San Damaso , che non sapeva affatto dove avrebbe trovato il Sommo Pontefice , questi tacque un momento , pensoso ; poi disse benignamente , affettuosamente , indicandogli una sedia in faccia a lui : " Siedi , figlio mio . " Se Benedetto non fosse stato assorto nel volto ascetico e benigno del Papa , avrebbe , mentre il suo angusto interlocutore stava raccogliendo alcune carte sparse sul tavolino , girato lo sguardo non senza meraviglia per quella strana sala di ricevimento , un polveroso caos di vecchi quadri , di vecchi libri , di vecchi mobili , un ' anticamera , si sarebbe detto , di qualche biblioteca , di qualche museo dove si fossero intraprese opere di riordino . Ma egli era assorto nel volto del Papa , nel magro , cereo volto che aveva una espressione ineffabile di purezza e di bontà . Si avvicinò , piegò il ginocchio , baciò la mano che il Santo Padre gli stese dicendo con gravità soave : " Non mihi , sed Petro . " Quindi sedette . Il Papa gli porse un foglio , gli avvicinò la lucernetta . " Guarda " diss ' egli . " Conosci la scrittura ? " Benedetto guardò , trasalì , non poté frenare un ' esclamazione di mesta riverenza . " Sì " rispose " è la scrittura di un santo prete che ho molto amato , che è morto e si chiamava don Giuseppe Flores . " Sua Santità riprese : " Adesso leggi . Ad alta voce . " Benedetto lesse . " Monsignore Affido al mio Vescovo il plico suggellato , chiuso insieme a questo foglietto in una busta recante l ' indirizzo a Lei . Lo lasciò a me per essere aperto dopo la sua morte , come sopra vi è scritto , il signor Piero Maironi , ben conosciuto da Lei , prima di scomparire dal mondo . S ' egli ancora viva o sia passato di vita né so né ho modo di sapere . Il plico deve contenere il racconto di una visione di carattere soprannaturale che il Maironi ebbe nel ritornare a Dio dal fuoco di una passione colpevole . Sperai allora che Iddio lo avesse veramente eletto per ministro di qualche singolare opera Sua . Sperai che la santità dell ' opera verrebbe confermata dopo la morte del Maironi dalla lettura di questo documento , che se ne rivelerebbe un carattere profetico . Lo sperai benché mi fossi studiato , per prudenza di nascondere al Maironi stesso la mie speranze segrete . Due anni sono trascorsi dal giorno in cui egli scomparve e nulla si è mai saputo di lui . Quando Monsignore , ella starà leggendo quello che adesso io scrivo , sarò scomparso anch ' io . La prego di volersi sostituire a me in questa custodia religiosa . Ella ne disporrà secondo la coscienza Sua come crederà meglio . E preghi per l ' anima del Suo povero don GIUSEPPE FLORES . " Benedetto depose lo scritto e guardò il Pontefice in viso , aspettando . " Sei tu Pietro Maironi ? " disse questi . " Sì , Santità . " Il Pontefice sorrise con bontà . " Intanto " diss ' egli " mi rallegro che vivi . Quel Vescovo ti suppose morto , aperse il plico e credette di doverlo rimettere al Vicario di Cristo . Questo avvenne circa sei mesi sono , vivendo il mio santo Predecessore che ne parlò ad alcuni cardinali e anche a me . Poi si è saputo che vivevi , e dove e come . Ora ti devo movere alcune domande . Ti esorto a rispondermi la esatta verità . " Il Pontefice fermò gli occhi gravi negli occhi di Benedetto che piegò lievemente il capo . " Qui hai scritto " diss ' egli " che stando in quella piccola chiesa veneta ti sei visto in Vaticano a colloquio col Papa . Cosa ricordi di questa parte della tua visione ? " " La mia visione " rispose Benedetto " nel tempo che passai a Santa Scolastica , circa tre anni , mi si venne spezzando nelle memoria , anche perché il mio maestro spirituale di Santa Scolastica , come il povero don Giuseppe Flores , mi ha sempre consigliato di non tenerne conto . Alcune parti ne restano nette , altre si oscurarono . Che mi ero veduto in Vaticano a fronte del Sommo Pontefice , mi restò sempre fisso nella mente ; ma non più di così . Invece , pochi momenti sono , nella galleria buia dalla quale sono entrato qua , mi risovvenni improvvisamente che nella Visione io ero guidato al Pontefice da uno spirito . Me ne risovvenni quando trovandomi solo , di notte , al buio , in un luogo ignoto o quasi ignoto perché c ' ero stato una volta sola molti anni addietro , senz ' avere un ' idea della direzione che avrei dovuto tenere , fui per ritornare sui miei passi e una voce interna , molto chiara , molto forte , mi disse di andare avanti . " " E quando hai bussato alla porta " chiese il Papa " sapevi di trovarmi qui ? Sapevi di bussare alla porta della Biblioteca ? " " No , Santità . Non intendevo neppure di bussare . Ero al buio , non vedevo niente , intendevo di saggiare colla mano la parete . " Il Papa stette alquanto sopra pensiero e poi osservò che nel manoscritto ci stava pure : " prima mi guidava un uomo vestito di nero . " Di questo , Benedetto non aveva memoria . " Sai " riprese il Papa " che il profetare non è , per sé solo , sufficiente prova di santità . Sai che si possono avere , che si sono avute visioni profetiche , non dico per opera di spiriti maligni , noi ne sappiamo troppo poco per poterlo dire , ma insomma per effetto di forze occulte , forze insite alla natura umana , le quali , a ogni modo , non hanno che fare colla santità . Puoi dirmi le disposizioni dell ' anima tua quando hai avuto la Visione ? " " Sentivo " rispose Benedetto " un amarissimo dolore di essermi allontanato da Dio , di averne respinto i richiami , una gratitudine infinita per la Sua paziente bontà , un infinito desiderio di Cristo . Mi ero appena viste nella mente , proprio viste , proprio distinte , bianche sopra un fondo nero , queste parole del Vangelo che prima , nel tempo buono , mi erano state tanto care : " Magister adest et vocat te . " Don Giuseppe Flores celebrava e la Messa era presso alla fine quando , stando in preghiera , con gli occhi coperti dalle mani , ebbi la Visione ; ma istantanea , fulminea ! " Benedetto ansava nel ritorno violento delle memorie . " Ha potuto essere un ' illusione " diss ' egli " Opera di spiriti maligni , no . " " Gli spiriti maligni " disse il Pontefice " possono trasfigurarsi in angeli di luce . Possono avere operato allora contro lo spirito buono ch ' era in te . Ti sei inorgoglito poi , di questa visione ? " Benedetto piegò il capo e pensò alquanto . " Forse una volta " diss ' egli " per un momento , a Santa Scolastica , quando il mio maestro , a nome dell ' Abate , mi offerse una veste di converso , la veste che poi mi fu tolta a Jenne . Allora pensai per un momento che questa offerta inattesa confermasse l ' ultima parte della Visione e n ' ebbi un moto di compiacenza , mi stimai oggetto di una predilezione divina . Ne domandai subito perdono a Dio e adesso ne domando perdono a Vostra Santità . " Il Pontefice non parlò , ma la sua mano si alzò spiegata e ridiscese in un atto di indulgenza . Egli si diede poi a maneggiare le carte diverse che aveva sul tavolino , parve consultarne attentamente più d ' una . Quindi le posò , le raccolse , le fece da banda , riprese a parlare . " Figlio mio " diss ' egli " ti devo domandare altre cose . Hai nominato Jenne . Io neppure non sapevo che esistesse , questo Jenne . Me lo hanno descritto . Diciamo il vero , non si capisce perché tu ti sia andato a cacciare a Jenne . " Benedetto sorrise lievemente ma non volle discolparsi , interrompere il Papa , il quale continuò : " È stata un ' idea disgraziata , perché chi può dir bene cosa succede a Jenne ? Sai di aver avuto lassù della gente che ti vedeva di mal occhio ? " Benedetto pregò semplicemente Sua Santità che lo dispensasse dal rispondere . " Ti capisco " rispose il Papa " e debbo dire che la tua preghiera è cristiana . Tu non dirai niente ma io non posso tacere che sei stato accusato di molte cose . Lo sai ? " Benedetto sapeva di un ' accusa sola o almeno ne dubitava . Il Papa aveva l ' aria più imbarazzata di lui . Egli era sereno . " Ti accusano " ripigliò il Papa " di esserti spacciato , a Jenne , per un taumaturgo e di essere stato causa , per questi tuoi vanti , che un disgraziato morisse in casa tua . Si arriva persino a dire ch ' egli è morto per certi beveraggi che gli hai dati . Ti accusano di aver predicato al popolo piuttosto da protestante che da cattolico e anche ... " Il Santo Padre esitò . Al suo pudore verginale ripugnava persino accennare a certe cose . " Di relazioni non lecite " disse " con la maestra del paese . Cosa rispondi , figlio mio ? " " Santo Padre " rispose Benedetto , tranquillo , " lo Spirito risponde per me nel Suo cuore . " Il Pontefice lo guardò , attonito , ma non solamente attonito ; anche un poco turbato , come se Benedetto gli avesse letto nell ' anima . Il viso gli si dipinse di un lieve rossore . " Spiegati " diss ' egli . " Iddio mi dona di leggere nel Suo cuore che Lei non crede ad alcuna di quelle accuse . " A queste parole di Benedetto il Papa contrasse lievemente le sopracciglia . " Adesso " riprese Benedetto " Vostra Santità pensa che io mi attribuisca una chiaroveggenza miracolosa . No , è una cosa che vedo nel Suo viso , che sento nella Sua voce , da povero uomo comune quale sono . " " Forse tu sai " esclamò il Papa " chi è stato in questi giorni da me ! " Egli aveva fatto chiamare a Roma l ' arciprete di Jenne , lo aveva interrogato su Benedetto . L ' arciprete , trovato un Papa di suo genio , un Papa ben diverso dai due zelanti che lo avevano intimorito a Jenne , non aveva perduta l ' occasione di mettersi facilmente in pace colla propria coscienza , aveva dato sfogo ai rimorsi lodando e rilodando . Benedetto non ne sapeva niente . " No " rispose " non lo so . " Il Pontefice tacque , ma il suo viso , le mani , la intera persona , tradivano una viva inquietudine . Egli si abbandonò finalmente sulla spalliera della seggiola , chinò il capo sul petto , stese le braccia al tavolino e appoggiatevi le mani , una presso all ' altra , pensò . Mentre pensava , immobile , fissi gli occhi nel vuoto , la fiamma della lucernina a petrolio salì fumigando , rossa , nel tubo . Egli non se n ' avvide subito . Quando se n ' avvide la regolò e poi ruppe il silenzio . " Credi tu " diss ' egli " avere veramente una missione ? " Benedetto rispose , con una espressione di fervore umile : " Sì , lo credo . " " E perché lo credi ? " " Santità , perché ciascuno viene al mondo con una missione scritta nella sua natura . Quand ' anche non avessi avuto visioni né altri segni straordinari , la mia natura ch ' è religiosa mi imporrebbe il dovere di un ' azione religiosa . Come posso dirlo ? Ecco , lo dirò ... " Qui la voce di Benedetto tremò di emozione "...come non l ' ho detto a nessuno . Io credo , io so che Dio è il nostro Padre di tutti , ma io sento nella mia natura la Sua paternità . Quasi non è un dovere il mio , è un sentimento di figlio . " " E credi avere il cómpito di esercitarla qui , adesso , un ' azione religiosa ? " Benedetto giunse le mani come se implorasse già di venire ascoltato . " Sì " diss ' egli " anche qui , anche adesso . " Ciò detto , pose un ginocchio a terra tenendo sempre giunte le mani . " Alzati " disse il Santo Padre . " Di ' liberamente quello che lo Spirito ti consiglia . " Benedetto non si alzò . " Mi perdoni " diss ' egli " io devo parlare al solo Pontefice e qui non mi ascolta il solo Pontefice ! " Il Papa trasalì , lo interrogò con gli occhi , severo . Benedetto porse un poco il mento , inarcando le sopracciglia , verso una porta grande alle spalle del Papa . Questi prese un campanello di argento che stava sul tavolino , accennò imperiosamente a Benedetto di alzarsi e suonò . Ricomparve dalla porta della Galleria il prete di prima . Il Papa gli ordinò di far venire in Galleria don Teofilo , il cameriere fedele che aveva portato con sé dalla sua sede arcivescovile del Mezzogiorno . Venuto don Teofilo , egli andrebbe ad attendere Sua Santità nelle sale della Biblioteca . " Ripasserai di qua " diss ' egli . Parecchi minuti trascorsero nell ' attesa silenziosa che colui rientrasse . Il Pontefice , pensoso , non alzò mai gli occhi dal tavolino . Benedetto , in piedi , teneva chiusi i suoi . Li aperse quando rientrò il prete . Uscito che fu costui per la porta sospetta , il Papa accennò con la mano e Benedetto parlò , a voce bassa . Il Pontefice lo ascoltava stringendo i bracciuoli della sedia , pôrta in avanti la persona e chino il viso . " Santo Padre " disse Benedetto " la Chiesa è inferma . Quattro spiriti maligni sono entrati nel suo corpo per farvi guerra allo Spirito Santo . Uno è lo spirito di menzogna . Anche lo spirito di menzogna si trasfigura in angelo di luce e molti pastori , molti maestri della Chiesa , molti fedeli buoni e pii ascoltano devotamente lo spirito di menzogna credendo ascoltare un angelo . Cristo ha detto : " io sono la Verità " e molti nella Chiesa , anche buoni , anche pii , scindono la Verità nel loro cuore , non hanno riverenza per la Verità che non chiamano religiosa , temono che la verità distrugga la verità , pongono Dio contro Dio , preferiscono le tenebre alla luce e così ammaestrano gli uomini . Si dicono fedeli e non comprendono quanto scarsa e codarda è la loro fede , quanto è loro straniero lo spirito dell ' apostolo che tutto scruta . Adoratori della lettera , vogliono costringere gli adulti a un cibo d ' infanti che gli adulti respingono , non comprendono che se Dio è infinito e immutabile , l ' uomo però se ne fa un ' idea sempre più grande di secolo in secolo e che di tutta la Verità Divina si può dire così . Essi sono causa di una funesta perversione della Fede , che corrompe tutta la vita religiosa ; perché il cristiano che con uno sforzo si è piegato ad accettare quello ch ' essi accettano e a respingere quello che respingono , crede aver già fatto il più per servire Iddio , mentre ha fatto meno che niente e gli resta di vivere la fede nella parola di Cristo , nella dottrina di Cristo , gli resta di vivere il fiat voluntas tua , che è tutto . Santo Padre , oggi pochi cristiani sanno che la religione non è principalmente adesione dell ' intelletto a formole di verità ma che è principalmente azione e vita secondo questa verità , e che alla fede vera non rispondono solamente doveri religiosi negativi e obblighi verso l ' autorità ecclesiastica . E quelli che lo sanno , quelli che non scindono la Verità nel loro cuore , quelli che hanno il culto supremo di Dio verità , che ardono di una fede impavida in Cristo , nella Chiesa e nella Verità , ne conosco , Santo Padre ! , quelli sono combattuti acremente , sono diffamati come eretici , sono costretti al silenzio , tutto per opera dello Spirito di menzogna , che lavora da secoli nella Chiesa una tradizione d ' inganno per la quale coloro che oggi lo servono si credono di servire Iddio , come lo credettero i primi persecutori dei cristiani . Santità ... " Qui Benedetto pose un ginocchio a terra . Il Papa non si mosse . Pareva aver abbassato il capo ancora di più . Il zucchetto bianco era quasi tutto nel lume della lucernina . "...io ho letto proprio oggi grandi parole di Lei ai Suoi diocesani antichi , sulla molteplice rivelazione di Dio Verità nella Fede e nella Scienza , e anche direttamente , misteriosamente , nell ' anima umana . Santo Padre , molti , moltissimi cuori di sacerdoti e di laici appartengono allo Spirito Santo ; la Spirito di menzogna non ha potuto entrarvi neppure sotto una veste angelica . Dica una parola , Santo Padre , faccia un atto che rialzi questi cuori devoti alla Santa Sede del Pontefice romano ! Onori davanti a tutta la Chiesa qualcuno di questi uomini , di questi sacerdoti che sono combattuti dallo Spirito di menzogna , ne sollevi qualcuno all ' episcopato , ne sollevi qualcuno al Sacro Collegio ! Anche questo , Santo Padre ! Consigli esegeti e teologi , se è necessario , a camminare prudenti poiché la scienza non progredisce che a patto di essere prudente ; ma non lasci colpire dall ' Indice né dal Sant ' Uffizio per qualche soverchio ardimento uomini che sono l ' onore della Chiesa , che hanno la mente piena di Verità e il cuore pieno di Cristo , che combattono per difesa della fede cattolica ! E poiché Vostra Santità ha detto che Iddio rivela le sue verità anche nel segreto delle anime , non lasci moltiplicare le divozioni esterne , che bastano , raccomandi ai Pastori la pratica e l ' insegnamento della preghiera interiore ! " Benedetto tacque un momento , spossato . Il Papa alzò il viso , guardò l ' uomo inginocchiato che lo fissava con occhi dolorosi , luminosi sotto le sopracciglie contratte , vibrando nelle mani giunte dove si appuntava lo sforzo dello spirito . Il viso del Papa tradiva una commozione intensa . Egli voleva dire a Benedetto che si alzasse , che sedesse ; e non parlò per timore di tradire la commozione anche nella voce . Insistette a cenni , tanto che Benedetto si alzò e presa la sua seggiola , appoggiatevi alla spalliera le mani ancora giunte , ricominciò a parlare . " Se il clero insegna poco al popolo la preghiera interiore che risana l ' anima quanto certe superstizioni la corrompono , è per causa del secondo spirito maligno che infesta la Chiesa trasfigurato in angelo di luce . Questo è lo spirito di dominazione del clero . A quei sacerdoti che hanno lo spirito di dominazione non piace che le anime comunichino direttamente e normalmente con Dio per domandarne consiglio e direzione . A buon fine ! Il Maligno inganna , così la loro coscienza ; a buon fine ! Ma le vogliono dirigere essi in qualità di mediatori e queste anime diventano fiacche , timide , servili . Non saranno molte , forse ; i peggiori maleficî dello spirito di dominazione sono diversi . Egli ha soppressa l ' antica santa libertà cattolica . Egli cerca fare all ' obbedienza , anche quando non è dovuta per legge , la prima delle virtù . Egli vorrebbe imporre sottomissioni non obbligatorie , ritrattazioni contro coscienza , dovunque un gruppo d ' uomini si associa per un ' opera buona prenderne il comando , e , se declinano il comando , rifiutar loro l ' aiuto . Egli tende a portare l ' autorità religiosa anche fuori del campo religioso . Lo sa l ' Italia , Santo Padre . Ma cosa è l ' Italia ? Non è per essa che io parlo , è per tutto il mondo cattolico . Santo padre , Ella forse non lo avrà provato ancora , ma lo spirito di dominazione vorrà esercitarsi anche sopra di Lei . Non ceda , Santo Padre ! Ella è il Governatore della Chiesa , non permetta che altri governi Lei , non sia il Suo potere un guanto per invisibili mani altrui . Abbia consiglieri pubblici e siano i vescovi raccolti spesso nei Concilii nazionali e faccia partecipare il popolo alla elezione dei vescovi scegliendo uomini amati e riveriti dal popolo , e i vescovi si mescolino al popolo non solamente per passare sotto archi di trionfo e farsi salutare dal suono delle campane ma per conoscere le turbe e per edificarle a imitazione di Cristo , invece di starsene chiusi da principi orientali negli episcopii , come tanti fanno . E lasci loro tutta l ' autorità che è compatibile con quella di Pietro ! Santità , posso parlare ancora ? " Il Papa , che da quando Benedetto aveva ricominciato a parlare gli teneva gli occhi in viso , rispose con un lieve abbassar del capo . " Il terzo spirito maligno " riprese Benedetto " che corrompe la Chiesa , non si trasfigura in angelo di luce perché saprebbe di non poter ingannare , si accontenta di vestire una comune onestà umana . È lo spirito di avarizia . Il Vicario di Cristo vive in questa reggia come visse nel suo episcopio , con un cuore puro di povero . Molti Pastori venerandi vivono nella Chiesa con eguale cuore , ma lo spirito di povertà non vi è bastantemente insegnato come Cristo lo insegnò , le labbra dei ministri di Cristo sono troppo spesso compiacenti ai cupidi dell ' avere . Quale di essi piega la fronte con ossequio a chi ha molto solamente perché ha molto , quale lusinga con la lingua chi agogna molto , e il godere la pompa e gli onori della ricchezza , l ' aderire con l ' anima alle comodità della ricchezza pare lecito a troppi predicatori della parola e degli esempî di Cristo . Santo padre , richiami il clero a meglio usare verso i cupidi dell ' avere , sieno ricchi , sieno poveri , la carità che ammonisce , che minaccia , che rampogna . Santo Padre ! " Benedetto tacque , fissando il Papa con una espressione intensa di appello . " Ebbene ? " mormorò il Papa . Benedetto allargò le braccia e riprese : " Lo Spirito mi sforza a dire di più . Non è opera di un giorno ma si prepari il giorno e non si lasci questo cómpito ai nemici di Dio e della Chiesa , si prepari il giorno in cui i sacerdoti di Cristo dieno l ' esempio della effettiva povertà , vivano poveri per obbligo come per obbligo vivono casti , e servano loro di norma per questo le parole di Cristo ai Settantadue . Il Signore circonderà gli ultimi fra loro di tale onore , di tale riverenza quale ora non è nel cuore della gente intorno ai Principi della Chiesa . Saranno pochi ma la luce del mondo . Santo Padre , lo sono essi oggi ? Qualcuno lo è ; i più non sono né luce né tenebre . " Qui , per la prima volta , il Pontefice assentì del capo mestamente . " Il quarto spirito maligno " proseguì Benedetto " è lo spirito d ' immobilità . Questo si trasfigura in angelo di luce . Anche i cattolici , ecclesiastici e laici , dominati dallo spirito d ' immobilità credono piacere a Dio come gli ebrei zelanti che fecero crocifiggere Cristo . Tutti i clericali , Santità , anzi tutti gli uomini religiosi che oggi avversano il cattolicismo progressista , avrebbero fatto crocifiggere Cristo in buona fede , nel nome di Mosè . Sono idolatri del passato , tutto vorrebbero immutabile nella Chiesa , sino alle forme del linguaggio pontificio , sino ai flabelli che ripugnano al cuore sacerdotale di Vostra Santità , sino alle tradizioni stolte per le quali non è lecito a un cardinale di uscire a piedi e sarebbe scandaloso che visitasse i poveri nelle loro case . È lo spirito d ' immobilità che volendo conservare cose impossibili a conservare ci attira le derisioni degl ' increduli ; colpa grave davanti a Dio ! " Il petrolio veniva mancando nella lucerna , il cerchio delle tenebre si stringeva , si addensava intorno e sopra la breve sfera di luce in cui si disegnavano , l ' una in faccia all ' altra , la bianca figura del Pontefice seduto e la bruna di Benedetto in piedi . " Contro lo spirito d ' immobilità " disse questi " io la supplico di non permettere che sieno posti all ' Indice i libri di Giovanni Selva . " Quindi , posta la seggiola da banda , s ' inginocchiò nuovamente , stese le mani al Pontefice , parlò più trepido e più acceso : " Vicario di Cristo , io La scongiuro di un ' altra cosa . Sono un peccatore indegno di venire paragonato ai Santi ma lo Spirito di Dio può parlare anche per la bocca più vile . Se una donna ha potuto scongiurare un Papa di venire a Roma , io scongiuro Vostra santità di uscire dal Vaticano . Uscite , Santo Padre ; ma la prima volta , almeno la prima volta , uscite per un ' opera del vostro ministero ! Lazzaro soffre e muore ogni giorno , andate a vedere Lazzaro . Cristo chiama soccorso in tutte le povere creature umane che soffrono . Ho vista dalla Galleria delle lapidi i lumi che fronteggiano un altro palazzo di Roma . Se il dolore umano chiama in nome di Cristo , là si risponderà forse : " no " ma si va . Dal Vaticano si risponde " sì " a Cristo , ma non si va . Che dirà Cristo , Santo Padre , nell ' ora terribile ? Queste parole mie , se fossero conosciute dal mondo , mi frutterebbero vituperî da chi più si professa devoto al Vaticano ; ma per vituperi e fulmini che mi si scagliassero non griderei io fino alla morte : che dirà Cristo ? Che dirà Cristo ? A Lui mi appello . " La fiammella della lucerna mancava , mancava ; nella breve sfera di luce fioca che le tenebre premevano non si vedeva quasi più di Benedetto che le mani stese , non si vedeva quasi più del Papa che la destra posata sul campanello d ' argento . Appena Benedetto tacque , il Santo Padre gli ordinò di alzarsi , poi scosse il campanello due volte . La porta della Galleria si aperse , entrò il fido cameriere già popolare in Vaticano col nome di don Teofilo . " Teofilo " disse il Papa , " in Galleria , è riaccesa la luce ? " " Sì , Santità . " " Allora passa in Biblioteca dove troverai monsignore . Digli che venga qua , che mi aspetti . E tu provvedigli un ' altra lucerna . " Ciò detto , Sua Santità si alzò . Era piccolo di statura e tuttavia un po ' curvo . Mosse verso la porta della Galleria accennando a Benedetto di seguirlo . Don Teofilo uscì dalla parte opposta . Triste presagio , nella buia sala dov ' eran corse tante fiammelle di parole accese dallo Spirito , non rimase che la piccola lucernina morente . La Galleria delle lapidi , là dove il Papa e Benedetto vi entrarono , era semibuia . Ma nel fondo una grande lampada a riflettore illuminava l ' iscrizione commemorativa a destra della porta che mette nella loggia di Giovanni da Udine . Fra le grandi ali di lapidi schierate da capo a fondo della Galleria , che guardavano l ' oscuro dibattito delle due anime viventi come testimoni muti che già conoscessero i misteri di oltre tomba e del giudizio divino , il Papa si avanzava lento , silenzioso , seguito , un passo indietro e a sinistra , da Benedetto . Sostò un momento presso il torso del fiume Oronte , guardò dalla finestra . Benedetto si domandò se guardasse i lumi del Quirinale , palpitò , attendendo una parola . La parola non venne . Il Papa riprese , tacendo sempre , il suo lento andare , con le mani congiunte dietro il dorso , e il mento appoggiato al petto . Sostò presso al fondo , nella luce della grande lampada ; parve incerto se ritornare o procedere . A sinistra della lampada la porta della Galleria si apriva sopra uno sfondo di notte , di luna , di colonne , di vetri , di pavimento marmoreo . Il Papa si avviò a quella volta , scese i cinque gradini . La luna batteva per isghembo sul pavimento rigato dalle ombre nere delle colonne , tagliato in fondo alla loggia dall ' obliquo profilo dell ' ombra piena , dentro la quale mal si discerneva il busto di Giovanni . Il Papa percorse la loggia fino a quell ' ombra , vi entrò , vi si trattenne . Intanto Benedetto , fermatosi molti passi indietro per non avere l ' aria di premere irriverentemente nel desiderio di una risposta , mirava l ' astro veleggiante fra nuvole grandi su Roma . Mirando l ' astro , domandò a sé , a qualche Invisibile che gli fosse vicino , quasi anche allo stesso volto severo e triste della luna , se avesse troppo osato , male osato . Si pentì subito del suo dubbio . Aveva forse parlato egli ? Oh no , le parole gli erano venute alle labbra senza meditazione , aveva parlato lo Spirito . Chiuse gli occhi in uno sforzo di preghiera mentale ancora levando la faccia verso l ' astro , come un cieco che porgesse il viso avido al divinato splendore di argento . Una mano lo toccò lievemente sulla spalla . Trasalì e aperse gli occhi . Era il Papa e il suo viso diceva come avesse finalmente maturate nel pensiero parole che lo appagavano . Benedetto chinò il capo rispettosamente ad ascoltarlo . " Figlio mio " disse Sua Santità " alcune di queste cose il Signore le ha dette da gran tempo anche nel cuore mio . Tu , Dio ti benedica , te la intendi col Signore solo ; io devo intendermela anche cogli uomini che il Signore ha posto intorno a me perché io mi governi con essi secondo carità e prudenza ; e devo sovratutto misurare i miei consigli , i miei comandi , alle capacità diverse , alle mentalità diverse di tanti milioni di uomini . Io sono un povero maestro di scuola che di settanta scolari ne ha venti meno che mediocri , quaranta mediocri e dieci soli buoni . Egli non può governare la scuola per i soli dieci buoni e io non posso governare la Chiesa soltanto per te e per quelli che somigliano a te . Vedi , per esempio ; Cristo ha pagato il tributo allo Stato e io , non come Pontefice ma come cittadino , pagherei volentieri il mio tributo di omaggio là in quel palazzo di cui hai veduto i lumi , se non temessi di offendere così i sessanta scolari , di perdere anche una sola delle loro anime che mi sono preziose come le altre . E così sarebbe se io facessi togliere certi libri dall ' Indice , se chiamassi nel Sacro Collegio certi uomini che hanno fama di non essere rigidamente ortodossi , se , scoppiando un ' epidemia , andassi , ex abrupto , a visitare gli ospedali di Roma . " " Oh Santità ! " esclamò Benedetto " mi perdoni ma non è sicuro che queste anime disposte a scandolezzarsi del Vicario di Cristo per ragioni simili poi si salvino , e invece è sicuro che si acquisterebbero tante altre anime le quali non si acquistano ! " " E poi " continuò il Papa come se non avesse udito " sono vecchio , sono stanco , i cardinali non sanno chi hanno messo qui , non volevo . Sono anche ammalato , ho certi segni di dover presto comparire davanti al mio Giudice . Sento , figlio mio , che tu hai lo spirito buono ma il Signore non può volere da un poveruomo come me le cose che tu dici , cose a cui non basterebbe neppure un Pontefice giovine e valido . Però vi sono cose che anch ' io , con il Suo aiuto , potrò fare ; se non le cose grandi , almeno altre cose . Le cose grandi preghiamo il Signore che susciti chi a loro tempo le sappia fare e chi sappia bene aiutare a farle . Figlio mio , se io mi metto da stasera a trasformare il Vaticano , a riedificarlo , dove trovo poi Raffaello che lo dipinga ? E neppure questo Giovanni ? Non dico però di non fare niente . " Benedetto era per replicare . Il Pontefice , forse per non volersi spiegare di più , non gliene lasciò né il modo né il tempo , gli fece una domanda gradita . " Tu conosci Selva " diss ' egli . " Privatamente , che uomo è ? " " È un giusto " si affrettò a rispondere Benedetto . " Un gran giusto . I suoi libri sono stati denunciati alla Congregazione dell ' Indice . Forse vi si troveranno alcune opinioni ardite ma non vi è confronto fra la religiosità calda e profonda dei libri di Selva e il formalismo freddo , misero di altri libri che corrono , più del Vangelo , per le mani del clero . Santo Padre , la condanna di Selva sarebbe un colpo alle energie più vive e più vitali del Cattolicismo . La Chiesa tollera migliaia di libri ascetici stupidi che rimpiccioliscono indegnamente l ' idea di Dio nello spirito umano ; non condanni questi che la ingrandiscono ! " Le ore suonarono da lontano . Nove e mezzo . Sua Santità prese tacendo una mano di Benedetto , la chiuse fra le sue , gli fece intendere con quella muta stretta sensi e consensi trattenuti dalla bocca prudente . La strinse , la scosse , l ' accarezzò , la strinse ancora , disse finalmente con voce soffocata : " Prega per me , prega che il Signore m 'illumini." Due lagrime brillavano nei belli occhi soavi di vecchio che mai non si macchiò di un volontario pensiero impuro , di vecchio tutto dolcezza di carità . Benedetto non riuscì , per la commozione , a parlare . " Vieni ancora " disse il Papa . " Dobbiamo discorrere ancora . " " Quando , Santità ? " " Presto . Ti farò avvertire . " Intanto l ' ombra , avanzando , aveva inghiottito la Figura bianca e la Figura nera . Sua Santità pose una mano sulla spalla di Benedetto , gli domandò sommessamente , quasi esitante : " Ricordi la fine della tua visione ? " Benedetto rispose , pure sottovoce , abbassando il viso : " Nescio diem neque horam . " " Non sono nel manoscritto " riprese Sua Santità . " Ma ricordi ? " Benedetto mormorò : " In abito benedettino , sulla nuda terra , all ' ombra di un albero . " " Se così sarà " riprese il Santo Padre , dolcemente " ti voglio benedire per quel momento . Allora sarò ad aspettarti in cielo . " Benedetto s ' inginocchiò . La voce del Papa suonò solenne nell ' ombra : " Benedico te in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti . " Il Papa risalì rapidamente i cinque gradini , scomparve . Benedetto rimase ginocchioni , assorto in quella benedizione che gli era parsa venire da Cristo . Si alzò al suono di un passo nella Galleria . Pochi momenti dopo egli scendeva , accompagnato da don Teofilo , al Portone di bronzo . III . La camera , al quarto piano , era appena decente . Un letto di ferro , un tavolino da notte , uno scrittoio con pochi libri logori e sfasciati , un cassettone di abete , un lavamani di ferro , qualche sedia impagliata , n ' erano tutto il mobiglio . Un abito grigio pendeva da un chiodo , un cappello nero a cencio da un altro . Un baglior frequente di lampi entrava dalla finestra aperta , entravano soffî della buia notte burrascosa , facevano oscillare la fiammella della lampada a petrolio che ardeva sul tavolino da notte , oscillare il lume e le ombre sulle lenzuola non tanto bianche , su due mani scarne , sur un fascio di rose sciolto fra le due mani , sulla camicia di flanella dell ' uomo infermo che si era tratto su a sedere , sul suo viso rugoso , magro , grigiastro di barba d ' un mese . Dall ' altra parte del letto povero , nella penombra , stava Benedetto , in piedi . L ' uomo infermo guardava i fiori e taceva . Le sue mani , anche le sue labbra , tremavano . Egli era stato frate . A trent ' anni aveva gettato la cocolla e preso moglie . Uomo di poco ingegno e di pochi studî , era vissuto miseramente colla moglie e con due figliuole , facendo lo scrivano . La moglie era morta , le figliuole si erano date alla mala vita . Si spegneva lentamente anche lui , adesso , in quel quarto piano di via della Marmorata , presso all ' angolo di via Manuzio , consunto dalla miseria , dalla tabe , dall ' animo amaro . Un singhiozzo irrefrenabile gli ruppe dal petto . Allargò le braccia , raccolse e strinse a sé il capo di Benedetto e subito fece atto di respingerlo , si coperse il viso colle mani . " Non son degno , non son degno ! " diss ' egli . Ma Benedetto gli abbracciò alla sua volta il capo , glielo baciò , rispose : " Neppur io son degno di questa grazia che mi fa il Signore . " " Quale grazia ? " chiese l ' infermo . " Che Lei pianga con me ! " Così dicendo , Benedetto si levò dall ' abbraccio ; e durava a fissare affettuosamente il vecchio . Questi lo guardò attonito , come per dire : " voi sapete ? " Egli accennò del capo lievemente , silenziosamente , di sì . Colui non sospettava che il suo passato fosse conosciuto . Abitava lì da tre anni . Una vicina più vecchia di lui , una povera gobbina caritatevole e pia , gli rendeva dei servigi , lo assisteva nelle sue infermità , trovava modo di soccorrerlo con le due lire giornaliere di pensione ch ' erano tutta la sua sostanza . Aveva saputo dai portinai ch ' egli era un frate sfratato , lo vedeva tanto triste , tanto umile , tanto riconoscente , pregava sera e mattina la Madonna e tutti i Santi del Paradiso che le facessero la grazia di aiutarla presso Gesù che gli perdonasse e lo facesse ritornare in grembo alla Chiesa . Raccontava le sue pene e le sue speranze ad altre vecchiette pie , diceva : " Non oso pregarlo io , Gesù ; quel disgraziato gliel ' ha fatta troppo grossa . Ci vuole anche un pezzo grosso che preghi . " Quel giorno il vecchio le era andato dicendo più volte che sarebbe stato felice di avere delle rose . Allora la gobbina aveva pensato : " C ' è l ' uomo santo di cui tutti parlano , che fa il giardiniere . Io vado , gli racconto la cosa , gli dico che le rose gliele porti lui e chi sa cosa ne può venire ! " Aveva pensato così e subito si era detto : " Questo pensiero , se non mi viene dalla Madonna , mi viene di sicuro da Sant ' Antonio ! " Allora il semplice suo cuore puro aveva dato un ' ondata di dolcezza e di letizia . Senza por tempo in mezzo ella era andata a villa Mayda , alla elegante villa pompeiana biancheggiante sull ' Aventino fra belle palme , quasi in faccia alla finestra del vecchio ex - frate . Benedetto stava per coricarsi in obbedienza al professore che gli aveva trovato la febbre , la piccola frodolenta febbre che di tempo in tempo lo rodeva da qualche settimana senz ' altre sofferenze . Udito di che si trattava , era venuto subito colle rose . Il vecchio si coperse ancora il viso , vergognando . Poi , senza più guardare Benedetto , parlò delle rose , spiegò il perché del suo desiderio . Era figlio di un giardiniere , avrebbe voluto fare il giardiniere anche lui ma gli piaceva di frequentare le chiese e i suoi trastulli erano tutti di cose sacre : altarini , candelabri , busti di vescovi mitrati . I padroni , gente religiosissima , avevano lasciato intendere ai suoi genitori che se gli si fosse manifestata la vocazione ecclesiastica , lo avrebbero fatto educare a proprie spese ; e i genitori lo avevano destinato senz ' altro a quella via . Egli si era accorto ben presto di non avere forze bastanti a tener le promesse sacerdotali ; ma neppure gli bastò l ' animo di prendere una risoluzione che avrebbe afflitto i suoi mortalmente . Invece si figurò che se uscisse del tutto dal mondo potrebbe forse andar salvo , e seguendo imprudenti consigli entrò là ond ' ebbe poi a venir fuori male , si fece di quella frateria della quale soleva dire più tardi , questo non lo raccontò , scherzando copertamente cogli amici : " quando stavo al reggimento . " Ragazzo , aveva amato i fiori ; dall ' entrata nel Seminario in poi non ci aveva pensato più , mai più , per quarant ' anni . La notte prima della visita di Benedetto aveva sognato un gran rosaio del giardino dov ' era trascorsa la sua fanciullezza . Le bianche rose piegavano tutte a lui , lo guardavano , nel mondo dei sogni , come curiose anime pie un pellegrino nel mondo delle ombre . Gli dicevano : " dove vai , dove vai , povero amico , perché non ritorni a noi ? " Destatosi , aveva sentito un desiderio di rose , tenero , pungente fino alle lagrime . E quante rose adesso sul suo letto , per la bontà di una persona santa , quante belle , odoranti rose ! Tacque e fissava Benedetto a bocca semiaperta , lucenti gli occhi di una domanda dolorosa : tu sai , tu comprendi ; cosa pensi di me ? Pensi che vi sia speranza di perdono ? Benedetto , curvo sull ' ammalato , prese a parlargli accarezzandolo . La vena delle parole soavi fluiva fluiva con un suono vario di tenerezza ora lieta ora dolente . Ora il vecchio ne pareva beato , ora usciva in domande affannose ; subito allora la fluida vena soave gli ristorava beatitudine in viso . Intanto la gobbina andava e veniva col rosario in mano dalla sua camera all ' uscio del vicino , divisa fra il desiderio di precipitare le avemarie in quel momento decisivo e il desiderio di udire se là dentro parlassero , cosa dicessero . Ma giù nella strada si era venuta raccogliendo , malgrado il cattivo tempo , della gente che aspettava il Santo di Jenne . Una merciaia lo aveva veduto entrare colle rose in mano , accompagnato dalla gobbina . In un batter d ' occhio si erano aggruppate davanti alla porta forse cinquanta persone , donne la maggior parte , quali per vederlo , quali per avere un sua parola . Aspettavano pazientemente , parlando piano , come se fossero in chiesa , di Benedetto , dei miracoli che faceva , delle grazie che avrebbero implorate da lui . Sopraggiunse un ciclista , scese dalla bicicletta , domandò il perché di quell ' assembramento , si fece informare appuntino del luogo dove stava il Santo di Jenne e risalito in macchina ripartì di gran corsa . Poco dopo , una botte seguita dal ciclista di prima venne a fermarsi davanti alla porta . Ne discese un signore che attraversò l ' assembramento ed entrò in casa . Il ciclista rimase presso la botte . L ' altro parlò col portinaio , si fece accompagnare da lui fino all ' uscio dove la gobbina stava col suo rosario in mano , palpitante . Bussò malgrado le tacite giaculatorie di lei che implorava la Madonna di allontanare quell ' importuno . Benedetto venne ad aprire . " Scusi " disse colui , cortesemente . " Lei è il signor Pietro Maironi ? " " Non porto più questo nome " rispose Benedetto , tranquillo " ma l ' ho portato . " " Mi rincresce d ' incomodarla . Le sarei grato se si compiacesse di venire con me . Le dirò poi dove . " L ' infermo udì queste parole dello sconosciuto e gemette : " No , sant ' uomo , non andate via per amor di Dio ! " Benedetto rispose : " Favorisca dirmi il Suo nome e perché dovrei venire con Lei . " L ' altro parve imbarazzato . " Ecco " disse . " Sono un delegato di P . S . " L ' infermo esclamò : " Gesummaria ! " e la gobbina , esterrefatta , lasciò cadere il rosario , guardò Benedetto che non poté trattenere un atto di sorpresa . Il delegato si affrettò a soggiungere , sorridendo , che la sua visita non aveva un significato troppo pauroso , ch ' egli non era venuto ad arrestare nessuno , che non aveva a comunicare ordini , ma solamente un invito . Siccome gl ' inviti della Questura hanno un carattere speciale , Benedetto non pensò a scusarsi , domandò di restar solo con l ' infermo e con la donna per cinque minuti , sussurrò qualche cosa all ' orecchio del primo che parve assentire con lagrime nella voce , prese la gobbina a parte , le disse che l ' infermo era disposto a ricevere un sacerdote , ch ' egli ora non sapeva quando sarebbe stato libero di condurgliene uno egli stesso . La povera piccola creatura tremava tutta fra lo sgomento e la gioia , non sapeva dire che " Gesù mio ! Madonna mia ! " Benedetto la rincorò , promise di ritornare appena lo potesse e , preso congedo , discese le scale col delegato . Nella via il gruppo di gente si era fatto più grosso e rumoreggiava , stringeva minacciosamente il ciclista rimasto presso la botte , ch ' era stato riconosciuto per una guardia di P . S . e non voleva dire perché fosse prima venuto a informarsi e poi ritornato con l ' altro individuo . Si voleva forzare il fiaccheraio ad andarsene , si parlava di staccare il cavallo . Quando apparve il delegato con Benedetto , gli si fecero tutti addosso gridando : - Via , birro ! - Via ! - Abbasso ! - Lasciate quell ' uomo ! Badate ai ladri , per Dio ! Voi pigliate i servi di Dio e lasciate i ladri ! - Via ! - Abbasso ! - Benedetto si fece avanti , accennò , a due mani , di tacere , pregò e ripregò che se n ' andassero in pace poiché nessuno gli voleva far male , egli non era arrestato , se n ' andava con quel signore di sua libera volontà . Nello stesso momento scrosciò un tuono in cielo , un impeto di acquazzone sul marciapiede . La folla balenò , si disperse rapidamente . Il delegato diede un ordine al ciclista e salì nella botte con Benedetto . Partirono verso il Tevere , fra i tuoni , i lampi e la pioggia furiosa . Benedetto domandò al delegato , molto quietamente , che si volesse da lui alla Questura . Il delegato rispose che non si trattava di Questura . Chi voleva parlare al signor Maironi era un pezzo più grosso del questore . " Non so se avrei dovuto dirlo " soggiunse " ma già glielo dirà lui . " E raccontò che lo aveva cercato inutilmente a villa Mayda , disse quanto gli sarebbe seccato di non trovarlo presto . Benedetto si provò a domandargli se sapesse la cagione della chiamata . Realmente il delegato non la sapeva , ma finse un silenzio diplomatico , si rannicchiò nel suo angolo come per salvarsi dalle folate di pioggia . Un lampo mostrò a Benedetto il fiume giallastro , i neri barconi di Ripagrande ; un altro il tempio di Vesta . Poi non si raccapezzò più affatto , gli parve di attraversare una sconosciuta necropoli , un dedalo di vie funeree dove ardessero lampade sepolcrali . Finalmente la carrozzella entrò con fracasso in un atrio , si fermò al piede di uno scalone scuro , fiancheggiato di colonne . Benedetto lo salì col delegato fino al secondo ripiano sul quale si aprivano due porte . Quella di sinistra era chiusa , quella di destra guardava sullo scalone per un occhio ovale lucente . Il delegato la spinse , entrò con Benedetto in un bugigattolo , in una specie di anticamera . Un usciere che dormicchiava si alzò stentatamente . Il delegato lasciò Benedetto e passò in un ' altra stanza . Allora l ' usciere si chinò come per raccogliere qualche cosa e disse a Benedetto porgendogli una lettera chiusa : " Guardi che Le è caduta una carta . " Perché Benedetto si meravigliava , insistette : " Lei è bene quello del Testaccio ? Veda che sarà Sua , faccia presto ! " Faccia presto ? Benedetto guardò l ' uomo che si era rimesso a sedere . Quegli lo guardò alla su volta e confermò il suo consiglio con uno scatto secco del capo che significava : tu sospetti che ci sia sotto qualche cosa e realmente c ' è . Benedetto guardò la busta . Vi si leggeva questo indirizzo : " Al garzone giardiniere di villa Mayda " E sotto , a caratteri più grandi : " SUBITO " La scrittura era femminile ma Benedetto non la riconobbe . Aperse e lesse : " Sappia che il Direttore generale della Pubblica Sicurezza farà il possibile per indurla a lasciare volontariamente Roma . Rifiuti . Quello che segue lo potrà leggere a Suo agio . " Benedetto ripose frettolosamente la lettera . Ma poiché nessuno compariva e tutto pareva dormire intorno a lui , la cavò , riprese a leggerla . Seguiva così : " In Vaticano si è poco contenti , dopo le sue visite , del Santo Padre , il quale , fra l ' altre cose , ha richiamato a sé l ' affare Selva dalla Congregazione dell ' Indice . Ella non può immaginare gl ' intrighi che si tramano contro di Lei , le calunnie che si fanno arrivare anche ai Suoi amici , tutto per lo scopo di allontanarla da Roma , di impedire ch ' Ella veda più il Pontefice . Si è ottenuto che il Governo aiuti la congiura promettendogli in compenso di non mandare ad effetto certa nomina di persona molto sgradita al Quirinale , per la sede arcivescovile di Torino . Non ceda , non abbandoni il Santo Padre e la Sua missione . La minaccia per l ' affare di Jenne non è seria , sarebbe impossibile di procedere contro di Lei e lo sanno . Chi non Le può scrivere ha saputo tutto questo , lo ha fatto scrivere a me , lo farà pervenire a Lei . NOEMI D ' ARXEL . Benedetto guardò involontariamente l ' usciere , quasi dubitando ch ' egli conoscesse il senso di quella lettera passata per le sue mani . Ma l ' usciere dormicchiava da capo e non si scosse che al ricomparire del delegato , il quale gli ordinò di accompagnare Benedetto dal signor commendatore . Benedetto fu introdotto in una stanza spaziosa , tutta buia fuorché nell ' angolo dove un signore sui cinquant ' anni stava leggendo la Tribuna nel chiarore di una lampada elettrica , vivo sul suo cranio calvo , sul giornale , sul tavolo coperto di carte . Sopra di lui , nella penombra , si intravvedeva un grande ritratto del Re . Egli non levò dal giornale il capo grave di conscio potere . Lo levò quando gli piacque e guardò con occhi noncuranti l ' atomo di popolo che aveva davanti a sé . " Prenda una sedia " diss ' egli , gelido . Benedetto ubbidì . " Lei è il signor Pietro Maironi ? " " Sì signore . " " Mi rincresce di averla incomodata ma era necessario . " Sotto le parole cortesi del signor commendatore si sentiva un fondo di durezza e di sarcasmo . " A proposito " diss ' egli . " Perché non si fa chiamare col Suo nome , Lei ? " Alla improvvisa domanda Benedetto non rispose immediatamente . " Bene bene " ripigliò colui . " Questo adesso importa poco . Qui non siamo in Tribunale . Io penso che se si vuole fare il bene si deve farlo col proprio nome . Ma io non vado in chiesa , ho idee diverse dalle Sue . Non importa , dico . Lei sa chi sono io ? Il delegato gliel ' ha detto ? " " No signore . " " Bene , sono un funzionario dello Stato che s ' interessa un poco della sicurezza pubblica e che ha un certo potere ; sì , un certo potere . Ora io voglio dimostrarle che ho interesse anche per Lei . Lei , mi dispiace il dirlo , è in una situazione critica , mio caro signor Maironi o signor Benedetto , a Sua scelta . È pervenuta all ' Autorità giudiziaria un ' accusa contro di Lei , veramente grave ; e io vedo molto in pericolo non soltanto la Sua fama di santità ma pure la Sua libertà personale e quindi la Sua predicazione almeno per qualche anno . " Una fiamma salì al viso di Benedetto , i suoi occhi scintillarono . " Lasci la santità e la fama " diss ' egli . L ' augusto funzionario dello Stato riprese senza scomporsi : " Lei si sente ferito . Badi , sa , che la Sua fama di santità corre altri pericoli . Altre cose si dicono di Lei che non hanno a che fare , per questo stia tranquillo , col codice penale ma che non si accordano molto colla morale cattolica ; e Le assicuro che sono abbastanza credute . Dico per dire ; son cose che non mi riguardano affatto . Del resto la santità non è mai reale , è sempre , più o meno , una idealizzazione che lo specchio fa della immagine . Se c ' è una santità è quella dello specchio , è quella della gente che crede ai Santi . Io non ci credo . Ma veniamo al serio . Le ho dovuto dire delle cose sgradevoli , La ho anche ferita ; ora medicherò . Io non sono credente ma però apprezzo il principio religioso come elemento di ordine pubblico , e questo è poi il sentimento dei miei superiori , è il sentimento del Governo . Perciò il Governo non può aver piacere che si faccia un processo scandaloso a qualcuno che presso il popolo passa per santo ; un processo che potrebbe poi anche provocare dei disordini . Ma c ' è di più ! Noi sappiamo che Lei è persona gradita al Papa il quale La vede spesso . Ora in alto non si ha nessuna voglia di recare dispiaceri personali al Papa . Si ha dunque la buona intenzione di evitargli questo , se possibile . E sarà possibile a una condizione . Qui in Roma Lei ha dei nemici attivi , non di parte nostra , sa ! non di parte liberale ! , che si preparano a rovinarla interamente ; nella riputazione e in tutto . Se vuole che Le apra il mio pensiero , il mio pensiero è questo : dal punto di vista cattolico hanno ragione . Io modifico un poco , per mio uso e per loro uso , il motto famoso dei Gesuiti : " aut sint ut sunt " dico io " aut non erunt . " Mi riferiscono che Lei è un cattolico largo . Ciò significa semplicemente che lei non è cattolico . Tiriamo via . I Suoi nemici L ' hanno denunciata al Procuratore del Re . Per verità noi dovremmo far arrestare dai carabinieri il signor Pietro Maironi condannato in contumacia dalla Corte d ' Assise di Brescia per mancato servizio di giurato ; ma questa è una bazzecola . Lei si figura di avere guarito della gente a Jenne ed è accusato non solamente di esercizio illegale della medicina ma persino di aver avvelenato un paziente , niente meno ! Ora noi abbiamo i mezzi di salvarla . Noi faremo in modo che la denuncia si ponga a dormire . Ma se Lei resta in Roma i Suoi nemici di Roma faranno un rumore così grande che non ci potremo fingere sordi . Bisogna che Lei se ne vada lontano ; e subito ! Meglio se va fuori d ' Italia . Vada in Francia , dove c ' è carestia di santità . O almeno ... non ci ha una casa , Lei , sul lago di Lugano ? Adesso vi sono delle suore , vero ? Suore e Santi stanno benissimo insieme . Vada colle suore e lasci passare la burrasca . " Il commendatore parlava serio serio , lento lento , coprendo lo scherno di flemma più insolente . Benedetto si alzò in piedi , risoluto e severo . " Io stavo " rispose " presso un infermo che aveva bisogno della medicina illegale mia . Mi si poteva lasciare al mio posto . Lei e il Governo sono i peggiori miei nemici se mi offrono di fuggire la giustizia . Lei faccia il Suo dovere di mandare i carabinieri ad arrestarmi per il mancato servizio di giurato . Io proverò poi che non potei ricevere la citazione . Il signor procuratore del Re faccia il dovere Suo di procedere contro di me per la denuncia di Jenne ; mi si troverà sempre a villa Mayda . Lo dica ai Suoi superiori . Dica loro che non mi moverò da Roma , che temo un Giudice solo e ch ' essi pure lo temano nel loro doppio cuore , perché Egli sarà più terribile al doppio cuore che alla violenza sincera ! " Il commendatore , impreparato a quel colpo , livido di veleno impotente , prorompeva già in parole di collera quando si udì il rumor sordo di una carrozza ch ' entrava nell ' atrio . Levò allora lo sguardo da Benedetto , stette in ascolto . Benedetto afferrò la spalliera della sua seggiola per levarsi quell ' impaccio a voltar le spalle . L ' altro si scosse , riacceso negli occhi dall ' ira un momento sopita ; gettò il giornale che aveva sempre tenuto in mano , batté il pugno sul tavolo , esclamando : " Che fa ? Non si muova ! " I due uomini si fissarono per alcuni secondi in silenzio , uno con autorità maestosa , l ' altro bieco . Poi questi riprese , veemente : " Debbo farla arrestare qui ? " Benedetto durò a fissarlo in silenzio . Quindi rispose : " Aspetto . Faccia . " Un usciere , che aveva bussato più volte inutilmente , comparve sulla soglia , s ' inchinò al commendatore senza dir parola . Il commendatore disse subito " vengo " e alzatosi frettolosamente uscì con una faccia strana dove la collera spariva e spuntava l ' ossequio . L ' usciere rientrò immediatamente , disse a Benedetto che aspettasse . Passò un quarto d ' ora . Benedetto , tutto fremente , con il cuore in tumulto e la testa in fiamme , eccitato e spossato dalla febbre , era ricaduto sulla sua seggiola , turbinandogli dentro alla rinfusa i più diversi pensieri . - Dio gli perdoni a quest ' uomo ! - A tutti ! - Che gioia se il Pontefice non permette la condanna di Selva ! - La persona che non mi può scrivere , come sa ? - E adesso perché mi fanno aspettare ? - Cosa vogliono ancora da me ? - Oh , con questa febbre , se non avessi a esser più padrone dei miei pensieri , delle mie parole ! - Che terrore ! - Dio , Dio , non lo permettete ! - Ma che orride viltà sono nel mondo , che vergogna di fornicazioni occulte fra questa gente della Chiesa e dello Stato che si odia , che si disprezza ! Come , come lo permetti , Signore ? - Nessuno viene ancora ! - La febbre ! - Dio , Dio , fa che io resti padrone dei miei pensieri , delle mie parole . Dio Verità , il tuo servo è in potere de ' suoi nemici congiurati , fa ch ' egli Ti glorifichi anche nel fuoco ardente ! - Quelle due persone pensano a me , adesso . Io non devo pensare a loro ! - Esse non dormono , pensano a me . - Non sono ingrato , non sono ingrato , ma non devo pensare a loro ! - Penserò a te , vecchio santo del Vaticano , che dormi e non sai ! - Ah quella scaletta non la farò più , quel dolce viso pieno di Spirito Santo non lo vedrò più ! - Però , Dio sia lodato , non lo avrò visto invano . - Ma cosa faccio qui ? - Perché non me ne vado ? - Potrò poi andare ? - Questa febbre ! Si alzò , cercò di legger l ' ora sur un occhio tondo di orologio biancheggiante nell ' ombra . Mancavano cinque minuti alle undici . Fuori , il temporale continuava . La potenza degli elementi furibondi e la potenza del tempo che spingeva la piccola sfera sul quadrante , parevano amiche a Benedetto nel loro prevalere indifferente sulla potenza umana che aveva sede dov ' egli era e lo teneva in sua balìa . Ma la febbre , la crescente febbre ! Ardeva di sete . Se almeno avesse potuto aprire una finestra , tendere la bocca all ' acqua del cielo ! Un tocco di campanello elettrico , passi affrettati nell ' anticamera , finalmente . Ecco il commendatore , in soprabito e cappello . Chiude l ' uscio dietro a sé , raccoglie delle carte sul suo tavolo , dice a Benedetto con piglio sprezzante : " Stia attento . Lei ha tre giorni per lasciare Roma . Ha capito ? " Non cura di aspettare risposta , preme un bottone . Entrato l ' usciere , gli ordina : " Accompagnate ! " Giunto colla sua guida sullo scalone , Benedetto , credendosi oramai libero di scendere , le chiese un po ' d ' acqua . " Acqua ? " rispose l ' usciere . " Non posso andarne a prendere , adesso . Sua Eccellenza aspetta . Favorisca qui . " Lo fece entrare , con sua meraviglia , nell ' ascensore . " Anzi le Loro Eccellenze " diss ' egli ; e mentre l ' ascensore saliva al secondo piano , venne guardando Benedetto come si guarda qualcuno cui è fatto un grande onore e che non pare meritarlo . Giunti al secondo piano , i due attraversarono una grandissima sala semioscura . Da questa sala Benedetto venne fatto passare in una stanza illuminata così riccamente ch ' egli ne provò fastidio e sofferenza , ne rimase quasi acciecato . Due uomini , seduti ai due angoli di un largo canapè , ve lo attendevano in attitudine diversa ; il più giovine con le mani in tasca , una gamba a cavalcioni dell ' altra , il capo rovesciato sulla spalliera ; il più vecchio col busto piegato in avanti e le mani occupate in un continuo blando maneggio alterno della barba grigia . Il primo aveva una guardatura sarcastica ; il secondo l ' aveva scrutatrice , malinconica , buona . Questi , evidentemente il più autorevole dei due , invitò Benedetto a sedere sur una poltrona di fronte a lui . " Non creda , sa , caro signor Maironi " diss ' egli con voce armoniosa e sonora ma rispondente in qualche modo alla malinconia dello sguardo , " non creda che noi siamo qui due artigli potenti dello Stato . Noi siamo qui in questo momento due individui di una specie rara , due uomini politici geniali che conoscono bene il loro mestiere e che lo disprezzano meglio . Siamo due grandi idealisti che sanno mentire idealmente bene colla gente che altro non merita e sanno adorare la Verità ; due democratici , ma però adoratori di quella Verità recondita che non è stata mai toccata dalle mani sudicie del vecchio Demos . " Detto così , l ' uomo dalla barba grigia fluente riprese a farvi scorrere su le due mani a vicenda e strinse gli occhi scintillanti di un sorriso acuto , pago delle proprie parole , cercando la sorpresa sul viso di Benedetto . " Siamo poi anche credenti " riprese . Allora l ' altro personaggio alzò , senza levar il capo dalla spalliera , le mani distese e disse quasi solennemente : "Piano." " Lascia , caro amico " ripigliò il primo senza volgersi all ' amico . " Siamo ambedue credenti , però in modo diverso . Io credo in Dio con tutte le mie forze che sono molte e lo avrò sempre meco . Tu credi in Dio con tutte le tue debolezze che sono poche e non lo avrai che al tuo letto di morte . " Altro sorriso acuto e pago , altra pausa . L ' amico scosse il capo alzando le sopracciglia come per una udita corbelleria che meritasse pietà e non risposta . " Io poi " continuò la voce sonora e armoniosa " sono anche cristiano . Non cattolico ma cristiano . Anzi , come cristiano , sono anticattolico . Il mio cuore è cristiano e il mio cervello è protestante . Io vedo con gioia nel cattolicismo i segni , non dico della decrepitezza ma della putrefazione . La carità si va disfacendo nei cuori più schiettamente cattolici in una melma oscura tutta vermi di odio . Vedo il Cattolicismo fendersi da ogni parte e vedo spuntare per le fessure la vecchia idolatria cui si è sovrapposto . Le poche energie giovani , sane , vitali , che vi si manifestano , tendono tutte a separarsene . So che Lei è appunto un cattolico radicale , ch ' è amico di un uomo veramente sano e forte che si dice cattolico ma ch ' è giudicato eretico , però , dai cattolici puri ; e lo è certamente . Mi hanno detto che Lei è scolare di questo nobile eretico , che fa una propaganda riformatrice e che in pari tempo cerca di agire sul Pontefice . Ora un grande riformatore lo aspetto anch ' io ma dev ' essere un antipapa ; non un antipapa nel piccolo senso storico ; un antipapa nel grande senso luterano della parola . " Curiosità ci punge di sapere " come Lei creda possibile ringiovanire questo povero vecchione di Papato che noi laici precediamo non soltanto nella conquista della civiltà ma nella scienza di Dio , anche , e persino nella scienza di Cristo ; che ci anfana dietro a grande distanza e ogni tanto si pianta sulla via , restio come una bestia che fiuta il macello , e poi , quando è tirato ben forte , fa un salto avanti per tornarsi a piantare fermo fino a un altro strappo di fune . Ci dica il Suo concetto di una riforma cattolica . Sentiamo . " Benedetto rimase silenzioso . " Parli " riprese il nume ignoto che pareva imperare in quel luogo . " Il mio amico non è Erode né io sono Pilato . Noi potremmo forse diventare due apostoli della Sua idea . " L ' amico stese ancora le due mani aperte , senza levar il capo dalla spalliera , disse ancora , però pigiando più forte sulla prima sillaba : "Piano." Benedetto tacque . " Mi pare , caro mio " disse l ' amico voltando il capo , senz ' alzarlo , verso il collega " che questo sarà il primo fiasco della tua eloquenza . Qui il modello del nihil respondit è preso molto sul serio . " Benedetto trasalì , atterrito dal richiamo al Divino Maestro , dal dubbio di parerne un imitatore superbo . Cessò in quel momento di sentire il suo male , la febbre , la sete , la gravezza del capo . " Oh no " esclamò " adesso io rispondo ! Lei dice che non è Pilato . Il vero è invece che io sono l ' ultimo dei servi di Cristo perché gli sono stato infedele e che Lei mi ripete proprio la domanda di Pilato : - Quid est veritas ? Ora Lei non è disposto a ricevere la verità , come non vi era disposto Pilato . " " Oh ! " esclamò il suo interlocutore . " E perché ? " L ' amico rise rumorosamente . " Perché " rispose Benedetto " chi opera tenebre , le tenebre lo avvolgono e la luce non gli può arrivare . Lei opera tenebre . È facile di comprenderlo , Lei è il signor ministro dell ' Interno , La conosco di fama . Lei non è nato per operare tenebre , vi è stata molta luce in certe opere Sue , vi è molta luce nella Sua anima , molta luce di verità e di bontà ; ma in questo momento Lei opera tenebre . Io sono questa notte qui perché Lei ha pattuito un mercato non confessabile . Lei dice di adorare la Verità , domanda a un fratello se possiede la Verità e tace che lo ha già venduto ! " Mentre Benedetto parlava , l ' amico del ministro , Eccellenza egli pure ma in sottordine , alzò finalmente il capo dalla spalliera del canapè . Parve che incominciasse soltanto allora a stimar degno di attenzione l ' uomo e quello che diceva . Parve anche divertirsi della lezione toccata al principale del quale ammirava l ' ingegno grandissimo ma derideva in cuor suo le velleità idealistiche . Il principale rimase , sulle prime , sbalordito ; poi scattò in piedi , gridando come un ossesso : " Siete un mentitore ! Siete un insolente ! Non meritate la mia bontà ! Non vi ho venduto , non valete niente , vi regalerò ! Andate ! Andate via ! " Cercò il bottone del campanello elettrico e non trovandolo nella cecità della collera , gridò : " Usciere ! Usciere ! " Il sottosegretario di Stato , avvezzo a queste scenate ch ' eran poi sempre fuochi di paglia perché il ministro aveva un cuore d ' oro , se la rideva , in principio sotto i baffi . Ma quando lo udì chiamar l ' usciere a quel modo , conoscendo bene le indiscrezioni degli uscieri e pensando i pettegolezzi pericolosi che potevano nascere di questo incidente , il ridicolo che ne sarebbe schizzato anche sopra di lui , trattenne risolutamente il ministro imponendogli , quasi , di chetarsi , e disse brusco a Benedetto : " Lei se ne vada . " Il ministro si diede a camminare per la sala , muto , a capo basso , a passi frettolosi e brevi , male vincendo in sé il bambino che avrebbe voluto battere i piedi sul posto . Benedetto non ubbidì . Ritto e severo , radiante invisibili raggi di uno spirito dominatore , che tennero a distanza il sottosegretario di Stato , egli costrinse l ' altro con questo potere magnetico a voltarsi verso di lui , a fermarsi , a guardarlo in faccia . " Signor ministro " diss ' egli " io sto per uscire non solo da questo palazzo ma credo anche , fra non molto , da questo mondo . Non La rivedrò più , mi ascolti un ' ultima volta . Ella non è ora disposto alla Verità , però la Verità è alle Sue porte , e verrà l ' ora , e non è lontana perché la Sua vita discende , che si farà notte sopra di Lei , sopra i Suoi poteri , i Suoi onori , le Sue ambizioni . Allora Ella udrà la Verità chiamare nella notte . Potrà rispondere - parti - e non la incontrerà più mai . Potrà rispondere - entra - e la vedrà comparire velata , spirante dolcezza dal velo . Ella non sa ora come risponderà , né io lo so , né alcuno al mondo . Si prepari colle opere buone a risponder bene . Qualunque sieno gli errori Suoi , vi è religiosità nel Suo spirito . Iddio Le ha dato molto potere nel mondo ; lo adoperi per il Bene . Lei ch ' è nato cattolico dice di essere protestante . Forse Lei non conosce abbastanza il Cattolicismo per comprendere che il Protestantesimo si sfascia sopra il Cristo morto e che il Cattolicismo evolve per virtù del Cristo vivente . Ma io parlo adesso all ' uomo di Stato , non certo per domandargli di proteggere la Chiesa cattolica che sarebbe una sventura , ma per dirgli che se lo Stato non ha ad essere né cattolico né protestante , non gli è però lecito d ' ignorare Iddio e voi osate negarlo in più di una scuola vostra , di quelle che chiamate alte , in nome della libertà della scienza che voi confondete colla libertà del pensiero e della parola perché il pensiero e la parola sono liberi di negare Iddio ma la negazione di Dio non ha né può avere carattere di scienza e voi solo la scienza dovete insegnare . Voi conoscete bene la piccola politica che vi fa transigere in segreto con la vostra coscienza per avere celatamente un favore dal Vaticano , nel quale non credete ; ma voi conoscete male la grande politica di mantenere l ' autorità di Chi è il principio eterno di ogni giustizia . Voi lavorate a distruggerla ben peggio che con i professori atei ; in fondo i professori atei hanno un piccolo potere ; voi uomini politici che dite spesso di credere in Dio , voi ne distruggete l ' autorità molto più che quei professori , con i mali esempî del vostro ateismo pratico . Voi che vi figurate di credere nel Dio di Cristo , siete in realtà profeti e sacerdoti degli dei falsi . Voi li servite come li servivano i principi idolatri ebrei , nei luoghi alti , in cospetto del popolo . Voi servite nei luoghi alti gli dei di tutte le cupidigie terrestri . " " Bravo ! " interruppe il ministro , conosciuto per la sua morigeratezza , per le virtù famigliari , per la noncuranza del danaro . " Mi divertite ! " E soggiunse , vôlto all ' amico : " Proprio non valeva la pena . " " M ' intenda bene ! " riprese Benedetto . " Sì , anche Lei è uno di questi sacerdoti . Parlo io forse di gaudenti comuni ? Parlo di Lei e di altri come Lei che si credono gente onesta perché non cacciano le mani nel danaro dello Stato , che si credono gente morale perché non si danno ai piaceri dei sensi . Vi dirò due cose . Intanto , voi adorate piaceri più perversi . Voi fate di voi stessi i vostri falsi dei , voi adorate il piacere di contemplarvi nel vostro potere , nei vostri onori , nell ' ammirazione della gente . Ai vostri dei voi sacrificate colpevolmente molte vittime umane e la integrità del vostro stesso carattere . Fra voi vi è il patto che ciascuno rispetti il falso dio del collega e ne aiuti il culto . I più puri di voi sono colpevoli almeno di questa complicità . Voi torcete lo sguardo da torbide congiure d ' interessi vili , da non confessabili intrighi di sêtte che strisciano nell ' ombra e li lasciate passare in silenzio . Voi vi credete incorrotti e corrompete ! Voi distribuite regolarmente denaro pubblico a gente che vi vende la parola e l ' onestà della coscienza . Voi disprezzate e nutrite questa infamia sotto di voi . È più empio comperare voti e lodi che venderne ! I più corrotti siete voi ! Secondo peccato , voi considerate il mentire una necessità della vostra condizione , voi mentite come bere acqua , mentite al popolo , mentite al Parlamento , mentite al Principe , mentite agli avversarî , mentite agli amici . Lo so , qualcuno di voi personalmente non pratica l ' abituale mentire , solamente lo tollera nei colleghi , molti di voi prendono con ripugnanza quest ' abito nell ' entrare dove si governa , come entrando in una miniera si prende talvolta una veste sudicia che difende la nostra ; e all ' uscire lo depongono con gioia . Ma costoro che sono i migliori , si diranno essi buoni e fedeli servi della Verità ? Voi credete in Dio e forse al vostro letto di morte pensate di avere maggiormente offeso Iddio come uomini politici con azioni di violenza contro la Chiesa nel nome dello Stato . No , non saranno state queste le vostre maggiori offese . Se vengono in Parlamento e dal Parlamento al Governo uomini che professino come filosofi di non conoscere Dio ma che insorgano nel nome della Verità contro quest ' arbitraria tirannia della Menzogna , meglio serviranno Dio e saranno più grati a Dio di voi che credete in esso come in un idolo e non come nello Spirito di Verità , di voi che osate parlare di putrefazioni del Cattolicismo , puzzolenti di falsità come siete . Sì , puzzolenti ! Voi fate tanto impura l ' aria delle altezze , a rovescio di quello che sarebbe naturale , da rendere ben difficile di respirarla . Voi avete un cuore religioso , signor ministro ; non rispondetemi che in questo palazzo non si può servire Iddio ... " " Sa Lei ... " esclamò con ira il ministro incrociando le braccia sul petto . Il sottosegretario di Stato stese graziosamente una mano verso di lui per arrestarne la parola sdegnosa . " Piano piano piano " diss ' egli . " Permetti ? Perché mi ci diverto . " Il sottosegretario di Stato , piccolo , rotondetto , rispettoso della propria sottosegretarietà , simile a un uovo in possesso cosciente di un sacro pulcino , ben minore uomo del ministro e ben diverso da lui , non aveva affatto le curiosità intellettuali del Superiore e non era venuto che per compiacere al Superiore . Il Superiore , luminosa intelligenza , soleva fermare il proprio lume ora sull ' una ora sull ' altra delle persone che gli giravano attorno e crederli allora lucenti per loro virtù come forse penserà il sole degli astri che gli fanno la corte . Il sottosegretario di Stato rifletteva luce al ministro e il ministro rifletteva ammirazione al sottosegretario di Stato . Il ministro lo aveva desiderato a quel colloquio non comprendendo affatto che il piccolo Mercurio del suo sistema planetario , avendo risoluto da giovine di sciogliersi dal soprannaturale che gl ' impediva i movimenti più spontanei della sua natura egoistica , si era preso per il soprannaturale dell ' odio che gl ' infermi concepiscono talvolta per la persona della quale sanno che ha fatto delle infermità loro un pronostico triste . Come questi infelici vogliono persuadersi che il profeta non merita fede e più la sua profezia si viene avverando , più s ' irritano , più si struggono di abbattere quell ' autorità minacciosa ; così colui , più sentiva declinargli il vigor giovanile e perder credito i dogmi materialistici e folgorargli nel cuore di quando in quando certe apprensioni lancinanti di una verità formidabile che poi venivano lentamente meno , più s ' inveleniva nell ' odio coperto d ' ironica noncuranza . " Senta un po ' , caro Lei " diss ' egli a Benedetto dopo essersi fatto largo nella conversazione con quella parola e quel gesto . " Lei parla molto di dei falsi e di dei veri . Io non so se il Suo sia falso o vero . Sarà vero ma è certamente irragionevole . Un Dio che ha creato il mondo come gli è piaciuto , in modo che deve andare come va , e poi viene a dirci che dobbiamo farlo andare in un modo diverso , eh senta , via ! non è un Dio ragionevole ! Lei si è permesso di vuotare un sacco di contumelie , un sacco di accuse agli uomini politici , che sono calunnie , specialmente se le vuole applicare a quel signore lì e a me ; ma io Le concedo che la politica , per forza , non è mestiere da Santi . Chi ha fatto il mondo non ha voluto che lo sia ! Se la sbrighi con lui . Ebbene , bisogna pure che qualcuno lo faccia , quel mestiere lì . Adesso lo facciamo noi che se non siamo Santi , almeno Lei vede quanto pazientemente trattiamo con i Santi . E senta . " Il sottosegretario guardò l ' orologio . " Si fa tardi " diss ' egli " e nelle vie di Roma , a ora tarda , la santità corre qualche pericolo . È meglio che Lei se ne vada . " Stese la mano al campanello elettrico per chiamare l ' usciere . " Signor ministro ! " esclamò Benedetto con tal vigore di accento che il sottosegretario rimase immobile a braccio steso come colto da un colpo di gelo . " Lei teme per lo Stato , per la monarchia , per la libertà , i socialisti e gli anarchici ; tema molto più i Suoi colleghi schernitori di Dio , perché i socialisti e gli anarchici sono febbre , gli schernitori di Dio sono cancrena ! - Quanto a Lei " soggiunse vôlto al sottosegretario " Lei deride Uno che tace . Tema il suo silenzio ! " Senza che né l ' uno né l ' altro dei due potenti dicesse una parola , facesse un gesto , Benedetto uscì della sala . Egli discese lo scalone vibrando tutto nel contraccolpo delle parole che gli erano scoppiate dal cuore e nel fuoco febbrile del sangue . Le gambe gli tremavano , gli mancavano sotto . Fu costretto due o tre volte di afferrarsi al parapetto e di sostare . Giunto all ' ultima colonna , vi premette la fronte pulsante , cercando frescura . Se ne staccò subito , sentì ripugnanza della stessa pietra di quel palazzo come se fosse infetta di tradimento , complice del commercio vile che vi si era fatto , atrocemente vile , fra ministri di Cristo e ministri della Patria . Sedette sul penultimo gradino , non potendone più , senza guardare ai fanali accesi della carrozza che aspettava lì a due passi , senza dubbio la carrozza del ministro ; non curando esser veduto . Respirò un poco , lo sdegno gli si venne quietando un poco , quietando in dolore , in desiderio di piangere sulle tristi cecità del mondo . E cominciò anche a sentirsi solo , amaramente solo . Unica lei , la donna del suo passato errore , aveva vegliato , aveva scoperto , aveva agito . Solo per lei gli era stato dato di far fronte al ministro sapendo quale linguaggio fosse da tenergli . Gli altri amici suoi , gli amici devoti alle sue idee religiose , avevano dormito e dormivano . Gli piacque l ' acre pensiero che non si curassero più di lui . Gli piacque di abbandonarsi almeno una volta alla pietà della propria sorte , di gustarla , almeno una volta , sino al fondo , di figurarsi la propria sorte anche più dolorosa e amara che non fosse . Tutti erano contro di lui , si accordavano contro di lui , tutti ! Solo , solo , solo . E i suoi sostegni interni eran proprio buoni ? Eran proprio sicuri ? Quell ' uomo là in alto , quel ministro di tanto ingegno , di tanto sapere , di tanta bontà personale , se avesse ragione ? Se il Cattolicismo fosse veramente insanabile ? Oh , ecco , anche il Signore , il Signore da lui servito , il Signore che lo colpiva nel corpo , che lo metteva in potere dei suoi nemici , adesso lo abbandonava nell ' anima . Angoscia , mortale angoscia ! Desiderò morire lì , aver pace . Le voci , in alto , del ministro e del sottosegretario che discendono . Benedetto si sforzò di alzarsi , si trascinò nella via , vide a sinistra , pochi passi oltre il portone , un ' altra carrozza ferma . Un domestico in livrea stava sul marciapiede discorrendo col cocchiere . Al comparire di Benedetto il domestico gli si fece premurosamente incontro . Benedetto riconobbe alla luce del gas il romano antico di villa Diedo , il cameriere dei Dessalle . Gli balenò nel cervello torbido che Jeanne fosse ad aspettarlo in carrozza , diede un passo indietro . " No " diss ' egli . Intanto la carrozza era venuta avanti . Benedetto immaginò di vedere Jeanne , esser fatto salire con lei , di non avere forza sufficiente a impedirlo . Preso da vertigine , retrocesse ancora e sarebbe caduto se il domestico non lo avesse raccolto nelle sue braccia . Si trovò in carrozza senza saper come , con un fastidioso lume vivo incontro e un forte ronzio negli orecchi . A poco a poco si raccapezzò . Era solo , una lampadina ad acetilene gli luceva in faccia . Lo sportello alla sua destra era aperto e il domestico gli parlava . Che diceva ? Dove andare ? A villa Mayda ? Sì certo , a villa Mayda . Non si poteva spegnere quel lume ? Il domestico spense e parlò ancora , di una carta . Quale carta ? Una carta che la signora aveva fatto mettere nel taschino interno del coupé , coll ' ordine di consegnarla al signore . Benedetto non capiva , non vedeva . Il domestico prese la carta e gliela pose in tasca . Poi domandò , per ordine dei signori , stavolta disse così , come il signore stesse di salute . Se lo avesse veduto morto , il rigido uomo avrebbe ugualmente eseguito l ' ordine . Benedetto pregò , per tutta risposta , che gli fosse portata un po ' d ' acqua ; bevette avidamente quella che il domestico gli recò da un caffè vicino , ne provò alquanto ristoro . Riprendendo la tazza vuota , il domestico credette bene di compiere la sua missione : " La signora mi ha ordinato di dirle , se Lei domanda , che i signori hanno mandato la carrozza perché sanno che Lei non sta bene e hanno pensato che qui , a quest ' ora , non ne troverebbe . " Il coupé aveva molle eccellenti e le gomme alle ruote . Che riposo era per Benedetto di correre silenziosamente così , solo dentro un ' oscura carrozza soffice , nel cuore della notte ! Di quando in quando apparivano a destra e a sinistra sfondi di vie lucenti e allora era per lui una sofferenza , come se quelle lunghe file di lumi fossero nemiche . Tornava subito l ' ombra delle vie strette , la fuga , sui marciapiedi e sulle case , della luce trabalzante dai fanali del coupé . Il cocchiere mise il cavallo al passo e Benedetto guardò fuori , nel buio . Gli parve che incominciasse la salita dell ' Aventino . Si sentiva meglio ; la febbre , inasprita dai travagli fisici e morali di quella notte di battaglia , declinava rapidamente . Avvertì allora , per la prima volta , il sottilissimo profumo del coupé , il solito profumo usato da Jeanne , e lo morse la memoria viva del ritorno da Praglia con lei , del momento in cui , lasciata lei al piede della salita di villa Diedo , si era allontanato solo nella victoria profumata e tepida di lei ; solo , ebbro del suo segreto di amore . Atterrito dalla vivezza dei ricordi , si strinse le braccia al petto , si sforzò di ritrarsi dai sensi e dalla memoria nel centro di sé , ansava a bocca semiaperta non riuscendo a spinger la immagine fuori dalla sua visione interna . E altre gliene lampeggiavano nel cuore senza vincere la sua volontà resistente ma facendola fremere come una corda tesa . Era l ' idea che soltanto lei , Jeanne , lo amasse davvero , che soltanto lei soffrisse del suo soffrire . Era la voce di lei che si doleva di non essere riamata , la voce di lei che lo pregava di amore con una cantilena di Saint - Saëns , tanto dolce , tanto triste , nota ad ambedue , della quale egli le aveva detto a villa Diedo che nulla saprebbe ricusare a chi pregasse così . Era l ' idea di fuggir lontano , ben lontano e per sempre , da Roma pagana e farisea . Era una visione di pace , di colloquî purissimi con la donna ch ' egli conquisterebbe finalmente alla fede . Era un desiderio ardente di dire al Signore : troppo tristo è il mondo , concedi che ti adori così . Era il pensiero che in tutto ciò non vi fosse colpa , che non fosse colpa l ' abbandono della sua missione a fronte di tanti nemici . Era il dubbio di non avere realmente missione alcuna , di aver ceduto a suggestioni d ' inganno , di aver creduto a realtà di fantasmi , di essere stato illuso da parvenze del caso . Erano le fisionomie spirituali e morali dei suoi amici e seguaci , fatte difformi agli occhi suoi come da uno specchio convesso ; era la scorata certezza che ogni speranza posta in essi gli fallirebbe . Era da capo la cantilena tenera e triste , con un senso non più di preghiera ma di pietà , di una pietà circonfusa alla sua lotta amara , dell ' accorata pietà di qualche spirito ignoto che pure soffrisse e si dolesse di Dio ma umilmente , dolcemente , e parlasse per tutto che ama e soffre nel mondo . La carrozza si fermò a un crocicchio e il domestico scese dal serpe , si affacciò allo sportello . Pareva che tanto egli quanto il cocchiere non avessero un ' idea chiara del posto di questa villa Mayda . A destra scendeva una stradicciuola fra due muri . Dietro quello più alto di sinistra colossali alberi neri ruggivano al tramontano che aveva spazzato le nubi . Nello sfondo nereggiavano al fioco lume stellare il Gianicolo e San Pietro . Era una stradicciuola da pedoni . Doveva il signore scendere lì per andare a villa Mayda ? No , ma " il signore " volle scendere a ogni modo , uscire della carrozza avvelenata . Si trascinò , lottando col suo povero corpo infermo e col vento , fino a Sant ' Anselmo . Rifinito , pensò a domandare l ' ospitalità dei monaci ma non lo fece . Scese lungo il grande , silenzioso asilo benedettino di pace , passò sospirando davanti alla porta chiusa che dice vanamente quieti et amicis , giunse infine al cancello di villa Mayda . Il giardiniere venne ad aprirgli mezzo svestito e si meravigliò molto di vederlo . Gli disse che lo credeva in prigione perché verso le nove un delegato di P . S . e una guardia erano venuti a cercarlo . Anzi la signora , la nuora del professore , saputo questo , aveva dato senz ' altro l ' ordine di non lasciarlo entrare se per caso ritornasse ; ma poi , con molta gioia del giardiniere , affezionato a Benedetto e al padrone quanto avverso alla signora , era venuto un fiero contrordine del professore . Udito ciò , Benedetto sarebbe ripartito subito se gliene fossero bastate le forze . Ma non era in grado di fare cento passi . " Sarà per questa sola notte " diss ' egli . Abitava una cameretta nella casina del giardiniere . Sperò , nell ' entrarvi , che vi avrebbe ritrovata la pace del cuore ; ma non fu così . Lo cacciavano anche di là ; ecco l ' annuncio amaro che il suo cuore diede al povero lettuccio , ai poveri arredi , ai pochi libri , alla fumosa candela di sego . Fissi gli occhi nel Crocifisso pendente sopra uno sgabello a fianco del letto , egli gemette mentalmente con uno sforzo di volontà : " Come posso io dolermi tanto , Signore , delle croci mie ? " Invano ; il suo spirito non aveva senso vivo né di Cristo né della Croce . Sedette desolato , non volendo coricarsi così , aspettando una stilla di dolcezza che non veniva . Una folata di vento gli fece volgere il capo alla finestra che si era spalancata . Vide laggiù nel cielo lucidissimo , sopra i merli di Porta San Paolo e la nera punta della piramide di Cestio e le vette dei cipressi che cingono la tomba di Shelley , un grande pianeta . Il vento urlava intorno alla casina . Oh la notte nel manicomio dove sua moglie moriva , e le urla delle agitate , e il grande pianeta ! Nel reclinare il capo grave di tristezza si accorse per caso della carta che il domestico gli aveva cacciata in tasca . Era una grande busta orlata di nero . La spiegò , vi lesse il nome e i titoli della sua povera vecchia suocera , la marchesa Nene Scremin , e le due semplici parole che seguivano : IN PACE . Impietrò col foglio aperto nelle mani e gli occhi fissi alle due parole anguste . Poi le mani gli cominciarono a tremare e dalle mani il tremito gli salì al petto , crescendo , crescendo , e dall ' affollar del petto gli ruppe su per la gola una tempesta di pianto . Piange per il ritorno di tante memorie ricondotte a lui dalla povera morta , dolorose e soavi ; piange affissandosi nel Crocifisso , in Cristo , al quale , oh certo , ella si abbandonò fidente , nel morire , come l ' altra cara , come la sua Elisa ; piange di gratitudine a lei che ancora dal mondo ignoto gli è pia , gl ' intenerisce il cuore . Ricorda le ultime parole udite dalla sua bocca : " Allora , vederci , mai più ? " Sorride nell ' anima presaga , si volge alla finestra spalancata , contempla il grande pianeta . _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO OTTAVO . Jeanne . I . Un piccolo gruppo di operai veniva sul mezzogiorno da una casa in costruzione di via Galvani verso via della Marmorata . Vedendo capannelli di gente sotto gli alberi e capannelli agli usci , gente alle finestre delle due ultime case di destra e di sinistra , un operaio che seguiva il gruppo a pochi passi di distanza disse forte ai compagni : " Quanti scemi per un furbo ! " Un omaccione barbuto che stava sulla soglia d ' una botteguccia l ' udì e gli si fece incontro , lo apostrofò minaccioso : " Tu che dici ? " L ' altro si fermò a squadrarlo , gli rispose beffardo : " To ' ! Quello che piace a me ! " L ' omaccione gli menò un pugno , gli altri operai gli si fecero addosso in aiuto del compagno . Grida , bestemmie , lampeggiar di coltelli , strilli di donne dalle finestre , accorrer di gente dal viale , accorrer di guardie e di vigili , in un baleno la via fu tutta un bollimento nero , un ondeggiar della calca urlante trabalzata da destra a sinistra e da sinistra a destra come a bordo di una nave sul mare in tempesta ; e a due passi dal fitto dove contendevano gli operai e le guardie , bravo chi avesse saputo quel che accadeva . La folla era feroce contro gl ' insultatori del Santo ma cieca ; quali fossero non sapeva ; voleva a morte con cento voci discordi l ' omaccione , gli operai , le guardie , uno che aveva riso , uno che aveva fatto il paciere e chi dava gomitate per cacciarsi avanti e chi ne dava per tirarsi fuori . Un conduttore del tram di S . Paolo , passando davanti a via Galvani , vide il tumulto e si divertì a gridare a un gruppo di popolane , cento metri più in là , che il Santo di Jenne era stato ritrovato in via Galvani . La voce corse per i viali pieni di capannelli e di curiosi solitari , come fuoco per la polvere . I capannelli si ruppero , precipitarono verso via Galvani , interrogandosi le persone , nel correre , a vicenda . I curiosi solitari seguirono più lenti , più cauti , e videro presto alquante facce seccate ritornare indietro . Che Santo ritrovato ! Era una cagnara delle solite . Qualcuno vede gente scendere in fretta da Sant ' Anselmo . Un ' altra voce corre : quelli vengono da villa Mayda , quelli sanno ! E si fa popolo da destra , da sinistra , tutti si affrettano , come piccioni a una manciata di grano , allo sbocco della via di Santa Sabina . E i curiosi solitari , più lenti , più cauti , dietro . Che ! A villa Mayda non sanno niente , neppure vogliono più rispondere , tanto sono infastiditi dalla processione di gente che viene a suonare il campanello . E un drappello di carabinieri arriva serrato , a passo di carica , svolta in via Galvani . Si odono dei fischi , delle grida irose : " Quelli sanno ! Quelli lo hanno menato via ! " " No ! " grida una fruttivendola in un gruppo fermo sull ' angolo di via Alessandro Volta . " È stato un delegato ! Sono state le guardie ! " In quel gruppo s ' inveisce non tanto contro il delegato e le guardie quanto contro le marmotte che avrebbero potuto , se volevano , buttare a fiume delegato , guardie , botte , cavallo e cocchiere e si son lasciate sgominare da quattro parole , da quattro gocce d ' acqua . La vecchietta che ha fatto venire Benedetto dall ' ex - frate è lì anche lei . L ' hanno fermata mentre usciva dal fornaio e racconta per la centesima volta la storia dell ' arresto , s ' intenerisce per la centesima volta dicendo delle rose e delle parole pie e dell ' aria tanto malata che il Santo aveva . Gli uditori si commovono , gemono le odi del Santo . E chi racconta una guarigione miracolosa ch ' egli ha operata e chi ne racconta un ' altra e chi dice di quel suo parlare che va all ' anima e chi di quel viso che vale una predica e chi della sua povertà e chi della carità che trova modo , così povero , di fare . Ecco da via Galvani guardie , carabinieri , arrestati e folla . Un curioso solitario si avvicina a un altro individuo della sua specie , gli domanda che sia avvenuto nel quartiere . Colui non sa niente . I due si mettono insieme , interrogano un popolano che pare averne abbastanza , volersene andare . Il popolano risponde che lì sopra , in una villa presso Sant ' Anselmo , ci sta un sant ' uomo adorato in tutto il quartiere perché visita gli ammalati e ne guarisce molti e parla di religione meglio dei preti , così che tutti lo chiamano il Santo . Il Santo di Jenne , anzi ; perché ha fatto molti miracoli in un paese dei monti , che si chiama Jenne , e ne hanno parlato anche i giornali . E iersera , mentre stava assistendo un povero infermo , la Questura lo ha portato via , non si sa perché . Si diceva che poi lo avessero rilasciato e ch ' egli fosse ritornato a casa , alla villa dove lavora da giardiniere ; ma la gente della villa nega ch ' egli vi si trovi più e non dà spiegazioni . Il popolo è riscaldato , vuole ... Ecco un tram , dei passeggeri fanno segno alla gente e la gente grida , corre verso la prossima fermata , il popolano pianta i due , corre anche lui là dove una folla già si addensa rapida intorno al tram . Lo strascico lento dei curiosi si avvia dietro alla folla , i due apprendono come il tram abbia ricondotto sei cittadini del quartiere che , motu proprio , si erano recati dal Questore . I sei discesero fra la turba impaziente di udire , di sapere . Non parevano lieti . Alla tempesta delle domande rispondevano di chetarsi . Avrebbero parlato , avrebbero riferito , ma non lì nella strada . E già la gente protestava , l ' ingiuria fremeva su molte labbra . Colui che pareva il capo dei sei , un tabaccaio , si fece levar sulle spalle dei colleghi e arringò brevemente la folla . " Abbiamo notizie " diss ' egli . " Possiamo assicurarvi fin d ' ora che il Santo non è in carcere ! " Scoppiarono dei viva , dei bravo , degli applausi . " Ma dov ' egli sia " proseguì l ' oratore " propriamente non si sa . " Urla e fischi . L ' oratore allibbì e dopo essersi debolmente provato di parlare , cedette alla burrasca e calò dai suoi rostri viventi . Ma un ' altro dei sei , più gagliardo e ardito , balzò su a rispondere violentemente . Allora le urla , le invettive raddoppiarono . " Vi hanno infinocchiato ! " gridava la gente . " Scemi che siete ! In prigione lo hanno cacciato ! In prigione ! " Il grido si diffonde , l ' odono i lontani che altro non hanno udito e persino coloro che né questo né altro udirono , sentono attraversarsi il petto dalle magnetiche onde oscure dell ' ira . Parecchi urlano : " abbasso ! " senza sapere chi vogliano giù . Ed ecco da capo i grandi cappelli dei carabinieri , da capo le guardie . Invano i sei si sgolano a protestare , le grida di abbasso e di morte ne coprono la voce . Un delegato fa dare gli squilli . Al terzo succede un fuggi fuggi . Fugge anche la Deputazione col tabaccaio a capo ; ma , fuggendo , i sei riescono a trar con sé chi l ' uno e chi l ' altro dei popolani meno infuriati , con la promessa di dare in un luogo opportuno spiegazioni che non si possono gridare in piazza . Riparano in un deposito di materiali da fabbrica , cinto di un assito . Parecchi li seguono , filtrano , a uno a uno , per l ' uscio dell ' assito ; e il tabaccaio , pensando avere nel petto cose da far crollare il mondo , parla in cospetto della piramide di Caio Cestio , che aspetta indifferente il passar dei secoli fino al silenzio , alle rovine , alla selva . Il tabaccaio parla , con voce misurata , fra una trentina di facce attente . Dice che il Santo di Jenne non è sicuramente in prigione , che non si sa dove sia , ma che si sanno altre cose , pur troppo . E dice le altre cose . Se le avesse dette alle turbe scendendo dal tram , lo avrebbero fatto a brani . In Questura ridono del Santo e di chi gli crede . Raccontano ch ' egli ha un amante , una signora molto ricca ; che nella notte è stato interrogato dal Direttore generale della P . S . per ragioni non tanto belle ; che quando è uscito del ministero , ha trovato l ' amante che lo attendeva in carrozza ed è partito con lei . " Io non volevo credere " conchiude il tabaccaio " ma ecco ! Adesso dica lui . " Uno dei sei , oste a Santa Sabina , si fece a raccontare che sua moglie aveva udito nel cuore della notte una carrozza fermarsi presso l ' osteria ; che si era alzata e aveva veduta la carrozza , un legno signorile , con il cocchiere e il domestico in tuba ; che il domestico stava allo sportello e aiutava una persona a scendere ; che la persona scesa di carrozza era passata a piedi sotto la finestra andando verso Sant ' Anselmo e ch ' ella aveva riconosciuto il Santo di Jenne . L ' oste soggiunse che non aveva creduto al riconoscimento perché non c ' era luna ed era piovuto fin dopo le undici , per cui la notte doveva essere stata molto buia ; che non avendo creduto neppure aveva parlato ; ma che poi , all ' udire il racconto della Questura , si era dovuto persuadere . E sua moglie aveva dell ' altro a raccontare . Si era alzata alle sei . Fra le sette e le otto era passata una botte andando verso Sant ' Anselmo . Poco dopo , la botte era ripassata . Questa volta sua moglie ci aveva veduto dentro il Santo di Jenne . Era pronta ad attestarlo con giuramento . Qui , alcuni fra gli uditori sgattaiolarono dal recinto , corsero a sussurrare le notizie nel quartiere . Ne successe che mentre il tabaccaio e l ' oste e i loro amici stavano ancora nel recinto , si fece gente sulla strada di Santa Sabina e un grosso gruppo salì , seguito da due guardie , verso l ' osteria . Entrarono nel cortile . L ' ostessa ciarlava con un cliente , sotto il pergolato . La interrogarono ed essa rifece il racconto che aveva fatto al marito . La interrogarono ancora , volevano sapere questo e quello , tanti particolari . La donna finì con rispondere di non ricordar bene . Avrebbe portato da bere , da rinfrescare ad essi l ' ugola , a sé la memoria . Che ! Quelli non erano venuti per bere , glielo dissero bruscamente . Due ferrovieri , attavolati sotto il pergolato , poco discosto , si seccarono di quell ' interrogatorio . Uno di essi chiamò l ' ostessa , le parlò a voce alta : " Che voglion sapere ? L ' ho veduto io l ' uomo che cercano . È partito stamattina alle otto , con una ragazza , per la linea di Pisa . " La gente si volse a lui , lo interrogò e quegli giurò incollerito che aveva detto la verità , che il loro Santo di Jenne era partito alle otto in una vettura di seconda classe con una bella bionda , conosciutissima . Allora coloro , mogi mogi , se n ' andarono . Usciti che furono tutti , una guardia travestita si avvicinò al ferroviere , gli domandò alla sua volta se fosse ben certo di quello che aveva detto . " Io ? " rispose colui . " Se sono certo ? Che si ammazzino ! Non so nulla di nulla , io . Le ho fatte chetare , le ho fatte andare al diavolo , quelle bestiacce . Corrano almeno fino a Civitavecchia , adesso , e affoghino tutti in mare , loro e il loro Santo ! " " E allora ? " fece l ' ostessa . " Dove sarà andato ? " " Vada a cercarlo in cantina " rispose il ferroviere " che il fiasco è vuoto e noi si ha sete ancora . " II . " Se continui così " esclamò Carlino udendo sua sorella ordinare alla cameriera cappello , pelliccia e guanti , " se mi lasci solo tutto il giorno , ti giuro che ritorniamo a villa Diedo . Almeno là non saprai dove andare . " " Ho pensato di mandarti Chieco " diss ' ella . " Oggi alle due suona dalla Regina e poi verrà da te . Addio . " E partì senza lasciare al fratello il tempo di replicare . Il suo coupé l ' aspettava . Diede al domestico l ' indirizzo del sottosegretario di Stato per l ' Interno e salì . Era un sabato . Da più giorni Jeanne non dormiva né , quasi , mangiava . Il martedì sera aveva saputo dall ' Albacina quello che si tramava contro Piero e come suo marito , il sottosegretario di Stato , fosse invitato dal ministro ad unirsi a lui per avere al ministero una conversazione con quest ' uomo tanto temuto e odiato dalla corte del Sommo Pontefice , dalla fazione intransigente che voleva prevalere in Vaticano . Ella corse da Noemi , le fece scrivere quel biglietto , telefonò a un giovine segretario suo ammiratore di venire al Grand Hôtel e diede a lui l ' incarico di trovare la persona che consegnasse il biglietto , perché di mandarlo a villa Mayda non era forse più in tempo . Ma sapeva pure , questo gliel ' aveva detto Noemi , che Piero era febbricitante . Pensò di fargli trovare alla porta del ministero la sua carrozza col domestico che aveva conosciuto Maironi a villa Diedo . Un ' imprudenza ; ma che le ne importava ? Niente le importava fuorché la vita cara . La partecipazione di morte della marchesa Nene le era arrivata quella sera stessa , coll ' ultima distribuzione . Volle che Piero l ' avesse subito , che potesse subito pregare per la povera morta . Strana cosa ma vera : ella si trasfondeva in lui , dimenticando sé , la propria incredulità , per sentire cosa dovesse sentire o desiderar egli con la sua fede . La notte stessa il domestico le diede conto della sua missione . Le descrisse Maironi come uno spettro , un cadavere . Ella si disperò . Sapeva del conflitto fra il professore Mayda e sua nuora , sapeva che il professore era chiamato molto spesso fuori di Roma , lo stimava un grande chirurgo ma non un grande medico , immaginava che nella sua assenza la giovine signora non avrebbe avuto un riguardo , un ' attenzione al mondo per l ' infermo . E sapeva dei tre soli giorni che s ' intendevano concedere dal Direttore generale . Oh non era possibile lasciar Piero a villa Mayda ! Portarlo via , bisognava ! Trovargli un nascondiglio dove né Questura né carabinieri sapessero scovarlo , dove fosse assistito bene , con ogni cura e da un medico valente ! Non pensò a consultare i Selva . Neppure aveva detto a Noemi la propria intenzione di mandare la carrozza al ministero . Le passò per la mente l ' idea di proporre loro che ospitassero Piero ma non le parve buona ; le relazioni di Piero con Giovanni Selva erano troppo note perché quello fosse un nascondiglio sicuro . Dentro questa considerazione prudente fremeva una segreta gelosia di Noemi , una gelosia di carattere particolare , non violenta , non ardente , perché Noemi non amava Piero di un amore simile al suo , ma quasi più tormentosa perché ella comprendeva che Piero poteva accettare il sentimento mistico di Noemi , perché di un tale sentimento ella era incapace e anche perché non aveva una ragione giusta di dolersi dell ' amica , di rimproverarla , di sfogarsi . Un altro possibile nascondiglio le si offerse al pensiero , l ' alloggio di un vecchio senatore suo conoscente , stato amico intimo di suo padre , molto religioso e pieno di ammirazione affettuosa per Maironi . Afferrò quell ' idea . Ora , rivolgendosi al senatore per chiedergli nientemeno che di accogliere a casa sua un uomo ammalato e in pericolo di arresto , le conveniva di giustificare il proprio zelo . Ella non figurava fra i discepoli di Piero e il senatore ignorava affatto il passato . Ma il senatore conosceva Noemi ; egli era quel vecchio dai capelli bianchi e dalla faccia rossa che si era trovato alla riunione di via della Vite ; Noemi e lui s ' incontravano spesso nella " catacomba " . Jeanne gli scrisse immediatamente dicendo di farlo a nome dell ' amica Noemi che non osava ; mise fuori le condizioni di salute e le circostanze che sempre per questo riguardo consigliavano di togliere Maironi da villa Mayda ; tacque del pericolo di arresto ; espose la preghiera dell ' amica ; soggiunse che lo stato dell ' infermo rendeva la cosa urgentissima , che se il senatore acconsentisse lo pregava di consegnare al latore della lettera una sua carta di visita per Maironi con due semplici parole di offerta . Chiuse domandandogli un colloquio al Senato nella giornata e pregandolo di tacere , intanto , ogni cosa . Poi scrisse a Noemi , l ' avvertì di quanto aveva fatto a suo nome , la incaricò di ottenere da suo cognato , se il senatore avesse dato la carta di visita , che si recasse subito in vettura , con la detta carta di visita , a villa Mayda , che persuadesse Maironi ad accettare l ' offerta e il professore Mayda a lasciarlo partire , servendosi delle ragioni politiche . Scritte le due lettere ebbe un accesso di prostrazione con fenomeni così gravi che la cameriera si sgomentò . Costei non svegliò Carlino perché Jeanne trovò la forza di vietarglielo imperiosamente ma fece chiamare il medico senza dirlo alla signora . Il medico pure si sgomentò . Venendo per Carlino l ' aveva conosciuta nervosa ; però non gli era mai accaduto di vederla in uno stato simile , irrigidita , cadaverica , incapace di parlare . L ' accesso durò fino alle sei della mattina . Il primo segno di miglioramento fu questo che Jeanne domandò l ' ora . La cameriera , pratica , mormorò al medico " passa " e rispose forte : " Le sei , signora . " La parola parve miracolosa . Jeanne ch ' era stata adagiata sul letto senza spogliarla , si alzò a sedere , smarrita sì ma padrona delle sue membra e della sua voce . Domandò subito di Carlino , ansiosamente . Carlino dormiva , non aveva udito nulla , non sapeva nulla . Ella respirò , disse sorridendo al medico : " Adesso caccio Lei . " E non ebbe pace fino a che il medico non se ne andò . La cameriera si accinse a spogliarla ; si prese prima della stupida e poi delle scuse , quasi lagrimose . " Oh ! " disse la ragazza " Lei vuol prima mandare quelle lettere ! Sì , sì , le mandi via , quelle cattive lettere , che Le hanno fatto tanto male ! " Jeanne le diede un bacio . Quella giovine l ' adorava e lei pure le voleva bene , la trattava qualche volta come una cara sorellina scioccherella . Chiuse le due lettere , le disse di chiamare il domestico , gli diede le istruzioni : prendere una botte , andare dal signor senatore ... , via della Polveriera , 40 , consegnare la lettera diretta a lui , aspettare la risposta . Se gli si rispondesse che non c ' era risposta , ritornare al Grand Hôtel e riferire . Se invece il signor senatore gli facesse rimettere un biglietto , portarlo con l ' altra lettera , in via Arenula , a casa Selva . Un ' ora dopo , il domestico venne a riferire che tutto era stato fatto ; due ore dopo , un biglietto del senatore avvertiva Jeanne che Benedetto era già a casa sua . A mattina inoltrata venne Noemi . Jeanne riposava , finalmente . Noemi attese che si svegliasse , le raccontò che suo cognato si era subito recato a villa Mayda ; che non vi aveva trovato il professore il quale era partito a mezz ' ora dopo mezzanotte per Napoli ; che Maironi aveva subito accettato l ' offerta del senatore ; che conoscendo l ' umore della persona , Giovanni non aveva creduto di farne saper niente alla giovine signora Mayda ; che aveva trovato Maironi molto giù , ma però senza febbre ; per cui era sicuro che non avrebbe sofferto del tragitto dall ' Aventino a via della Polveriera . Quel buon giardiniere lo aveva bene avviluppato , colle lagrime agli occhi , in una grossa coperta . Forse Jeanne s ' ingannava ma le pareva che Noemi , pure mostrandole molto interesse nel parlarle di Piero , mostrandole molto riguardo ai sentimenti di lei , le parlasse però in un tôno diverso da quello di una volta e come un ' amica che non avesse mutato linguaggio ma si fosse fatta straniera nel cuore . Avrebb ' ella forse desiderato Piero a casa Selva ? Probabile . Da quel mercoledì mattina in poi erano state corse continue . A Palazzo Madama si sorrideva di un riverito collega dai capelli bianchi e dalla faccia rossa , che riceveva ogni giorno , nella sala dei telegrammi , lunghe visite di una bella ed elegante signora . Dal Senato Jeanne correva al Grand Hôtel per somministrare una medicina a Carlino ; dal Grand Hôtel a via Arenula per avere e dare notizie o in via Tre Pile per vedere il medico del senatore , che aveva in cura Piero . Corse il giorno e lagrime la notte ; lagrime di angoscia per lui consumato da un recondito male invincibile , ripreso dalla febbre dopo ventiquattr ' ore di apiressia perfetta . Anche altre lagrime , altre crucciose lagrime per le accuse ch ' erano state sparse fra i discepoli e gli amici di Piero e non da tutti respinte . Ella n ' era informata da Noemi . Le accuse che riguardavano presunti amori di Piero a Jenne non eran credute , ma era invece creduto da molti ch ' egli avesse in Roma relazioni segrete con una signora maritata della quale però nessuno sapeva il nome . Che fossero relazioni tanto colpevoli quanto dicevano i calunniatori non si credeva . I più fedeli non credevano neppure a un legame ideale ; ma erano pochi . Una volta Noemi , nel riferire a Jeanne certe defezioni , certe freddezze , ruppe improvvisamente in pianto . Jeanne fremette , si rabbuiò ; vide allora negli occhi dell ' amica uno sgomento tanto supplice che , trapassando dalla collera gelosa a un impeto di affetti senza nome , le aperse le braccia , se la strinse al seno . Questo era successo il venerdì sera , la sera in cui spiravano i tre giorni concessi a Maironi per allontanarsi da Roma . Verso il mezzogiorno di sabato Jeanne ricevette un biglietto dell ' Albacina . La signora del sottosegretario di Stato aspettava Jeanne in casa sua , alle due . Fu per questo invito ch ' ella uscì in carrozza poco prima delle due , non curando le proteste di Carlino . Appena la carrozza partì , Jeanne rialzò il velo , tolse il biglietto dal manicotto e chinatovi su il bel viso pallido , lo fissò non già leggendo , non già scrutando il senso molto piano e semplice delle parole , ma pensando che avesse a dirle l ' Albacina , immaginando ogni cosa possibile . Si era deciso di lasciare Maironi in pace ? O la Questura ne aveva scoperto la dimora e s ' intendeva procedere all ' arresto ? " Certo sarà il peggio ! " si disse Jeanne . " Ah , Dio ! " E dimentica un momento di sé , si levò il manicotto al viso , vi premette la fronte . Ah forse no , forse no ! Rialzato rapidamente il capo , guardò fuori , se qualcuno l ' avesse veduta . La carrozza correva veloce , silenziosa sulle ruote di gomma . Ella tornò alle sue congetture , vi si perdette a segno di non avvedersi che la carrozza si era fermata se non quando il cameriere aperse lo sportello . Discese . L ' Albacina le venne incontro sulle scale , pronta per uscire . Jeanne doveva ripartire con lei , subito . Subito ? E dove andare ? Sì , subito , subito , con la carrozza di Jeanne , perché l ' Albacina non poteva in quel momento disporre della propria . E l ' Albacina stesse diede l ' indirizzo al cameriere di Jeanne , un indirizzo ignoto a Jeanne , molto lontano . Si sarebbe spiegata in viaggio . E la carrozza riprese la corsa veloce , silenziosa sulle ruote di gomma . Ah , l ' Albacina aveva dimenticate le carte di visita ! Fece fermare ma poi guardò l ' orologio , vide che si perdeva troppo tempo ; avanti ! Jeanne ne fremeva d ' impazienza . Dunque , dunque ? Dove si va ? Ecco , si va dal cardinale ... Jeanne trasalì . Dal cardinale ... ? Il cardinale aveva fama d ' intransigente fra i più fieri . L ' Albacina lo doveva assolutamente vedere e un quarto d ' ora più tardi non lo avrebbe più trovato in casa . Ah che complicazione di cose ! Ella non poteva spiegare tutto in poche parole . Lo scopo della visita , s ' intende , era sempre quello per il quale donna Rosetta Albacina lavorava da tre giorni con il confessato interesse alle idee e alla persona del Santo di Jenne , e il non confessato piacere di condurre un intrigo difficile senza dissapori con la propria coscienza . Ella si era incapricciata di Jeanne a Vena di Fonte Alta , nulla sapendo del suo passato . E nulla ne sapeva ora . La sospettava innamorata del Santo ma supponeva un amore mistico , nato all ' udirlo parlare nella catacomba di via della Vite . Si teneva certa ch ' ell ' avesse avuto parte nella scomparsa di lui da villa Mayda , che conoscesse il suo nascondiglio e non volesse dirlo per aver promesso il segreto agli amici . Perché Jeanne , fidandosi poco della signora che le pareva leggera e della quale non poteva dimenticare ch ' era moglie di un nemico potente , le aveva ripetutamente negato di saperlo . Questa scarsa fiducia di Jeanne la offendeva un poco perché in fondo , lei , donna Rosetta , moglie di un ' Eccellenza , arrischiava molto più ; ma insomma il suo amor proprio era oramai impegnato nel giuoco la cui posta era la permanenza libera del Santo di Jenne in Roma , ed ella era ferma di tirare avanti la partita . Una gran complicazione di cose , dunque . Intanto , almeno fino a venerdì sera , la Questura non aveva ancora scoperto l ' asilo del Santo . Riteneva che fosse in Roma , questo sì . Qui donna Rosetta fece una pausa , sperando che Jeanne dicesse qualche cosa . Niente . Ammise , riprendendo il discorso , che suo marito potesse sospettare i maneggi ch ' ella gli nascondeva , non essere interamente sincero con lei . Questo non era però verisimile . Quando suo marito non parlava sincero , donna Rosetta lo capiva in aria . Capiva pure gli altri , del resto . Quanto a suo marito , donna Rosetta s ' ingannava . A Palazzo Braschi si sapeva fino da mercoledì sera dove trovare Maironi , e non lo si voleva dire , e il sottosegretario di Stato si fidava di sua moglie meno ancora che se ne fidasse Jeanne . Ma le novità grosse erano le vaticane . Avevano raccontato al Papa i fatti di via della Marmorata e Sua Santità era irritatissima contro il Governo perché le si era fatto credere che il Governo fosse strumento , in questo affare , degli odiiche massonici contro un uomo gradito al Papa . Intorno al Papa gli animi erano divisi . Gl ' intransigenti più fanatici , contrarii al cardinale segretario di Stato , caldeggiavano la nomina sgradita al Quirinale per la sede arcivescovile di Torino e disapprovavano gl ' intrighi segreti col Governo italiano . Secondo il loro capo , l ' Eminentissimo che donna Rosetta si proponeva ora di visitare , altri mezzi dovevano adoperarsi per sottrarre il Santo Padre alla influenza pestifera di un razionalista inverniciato di misticismo . Queste cose l ' Albacina le sapeva dall ' abate Marinier che veniva a sorriderne argutamente nel suo salotto . Bisognava sentire quanto veleno di accuse , con quali arti , si seminava dagl ' intransigenti , tutti d ' accordo in questo , contro quel povero diavolo di razionalista mistico del quale l ' abate sorrideva non meno che de ' suoi nemici ! C ' erano novità anche al ministero dell ' Interno . Quali novità ? Donna Rosetta stava per rispondere quando la carrozza si fermò davanti a un grande convento . Il cardinale alloggiava lì . Donna Rosetta discese sola . Dal cardinale la presenza di Jeanne non occorreva , sarebbe anzi stata inopportuna . Occorreva in altro luogo . Jeanne attese in carrozza , crucciata di non sapere ancora , dopo tante chiacchiere , il perché di quella visita . Passarono cinque , dieci minuti . Jeanne si rizzò sulla persona , dall ' angolo dove si era raccolta nei suoi pensieri , a guardar l ' entrata del convento , se donna Rosetta ricomparisse . Radi viandanti passavano lenti per la via silenziosa , guardavano nella carrozza . A Jeanne pareva offensivo che vi fosse della gente tanto tranquilla . Ah Dio , e lui , e lui ? Il medico le aveva promesso un bollettino al Grand Hôtel per le sette . Non erano ancora le tre . Più di quattr ' ore di attesa . E cosa direbbe il bollettino ? Tante corse , tante pratiche , tanti maneggi , tante cose , e poi ? Dio Dio , e poi ? Si morse le labbra , si soffocò un singhiozzo in gola . Ah , ecco donna Rosetta , finalmente . Il cameriere apre lo sportello , ella gli ordina : " Palazzo Braschi ! " E sale in carrozza , si getta un libriccino ai piedi , si strofina a furia le labbra , invece di parlare , col fazzoletto profumato , dice fremendo che ha dovuto baciar la mano al cardinale e ch ' era tanto poco pulita . Però la visita è andata bene . Ah se suo marito sapesse ! Ell ' aveva fatto una parte veramente orribile . Il cardinale era quello famoso che si era incontrato una volta con Giovanni Selva nella biblioteca del monastero di Santa Scolastica a Subiaco , e lo aveva assalito chiamandolo profanatore delle mure sacre , promettendogli che sarebbe andato all ' inferno e più giù . Donna Rosetta aveva soffiato nel suo fuoco per mandare a monte l ' accordo segreto fra Vaticano e palazzo Braschi , era andata a raccontargli che la haute religiosa di Torino voleva l ' uomo scelto dal Vaticano e sgradito al Quirinale . Quel diavolo di cardinale , conosciuto da lei nel salotto di un prelato francese , aveva sulle prime risposto solamente , col suo accento né francese né italiano : " C ' est vous qui me dites ça ? C ' est vous qui me dites ça ? " Infatti donna Rosetta aveva risposto ridendo : " Oh c ' est énorme , je le sais ! " Era un discorso che poteva costare l ' Eccellenza a suo marito . Ma poi l ' Eminentissimo le aveva quasi promesso che i voti della haute di Torino parrebbero stati soddisfatti : " Ce sera lui , ce sera lui ! " Finalmente le aveva detto : " Comment donc , madame , avez - vous épousé un franc - maçon ? Un des pires , aussi ! Un des pires ! Faites lui lire cela ! " E le aveva dato un libretto sulle dottrine infernali e la dannazione inevitabile dei framassoni . Era il libretto che l ' Albacina si era gettato ai piedi salendo in carrozza . " Figuriamoci " diss ' ella " se mio marito legge questa roba ! " Ma che ne importava a Jeanne ? Jeanne era impaziente di conoscere le novità del ministero dell ' Interno . E ora da chi si andava , al ministero dell ' Interno ? Dal ministro o dal sottosegretario di Stato ? Si andava dal sottosegretario di Stato , dal marito di donna Rosetta . Donna Rosetta aveva taciuto fino a quel momento il proposito e l ' oggetto di questa visita per non lasciare a Jeanne il tempo di schermirsi né di prepararsi troppo . L ' on . Albacina sapeva dell ' amicizia di sua moglie per la signora Dessalle e dell ' amicizia della signora Dessalle per i Selva , tanto legati , alla loro volta , a Maironi . Egli aveva detto a sua moglie di voler parlare direttamente a questa signora , per fini suoi che intendeva tacere . L ' avrebbe aspettata al ministero dopo le tre . Ce la poteva portare lei , sua moglie ; ma senz ' assistere al colloquio . Il movimento primo di Jeanne fu un ' esclamazione di rifiuto . Donna Rosetta la persuase facilmente a mutar consiglio . Ella non poteva dire che progetti avesse in testa suo marito , non lo sapeva ; ma secondo lei sarebbe stata follia di non andare , di non udire , poiché non ci poteva essere pericolo , da parte di Jeanne , d ' impegnarsi a niente . Jeanne si arrese , benché il silenzio serbato dall ' Albacina fino all ' ultimo in cosa di tanto momento , la facesse trepidare come un infermo cui si annunci , dopo molti discorsi scherzosi , la visita di un chirurgo celebre che verrà per dargli un ' occhiata e non più . " Non Le direi di andar sola " conchiuse sorridendo l ' Albacina . " Gli uscieri ne hanno viste tante , al tempo di certi ministri e vice - ministri ! Ma ci vengo io che al ministero sono conosciuta ; e poi adesso quello che accadeva una volta non accade più . " L ' on . Albacina stava presso il ministro . Un deputato , chiamato allora allora per entrare , riconobbe donna Rosetta e le offerse di annunciarla a suo marito . Egli non aveva che due parole a dire , sarebbe uscito subito . Infatti dopo cinque minuti l ' on . deputato uscì insieme ad Albacina che pregò Jeanne di passare dal ministro con lui . Le due signore non si attendevano a ciò , donna Rosetta domandò a suo marito se non fosse lui che voleva parlare a Jeanne . Sua Eccellenza non si smarrì per così poco , congedò sua moglie con modi molto sommarî e portò , di sorpresa , la Dessalle dal ministro . La presentò al superiore , imbarazzata , quasi offesa . Il ministro l ' accolse colla più rispettosa cortesia , da uomo austero solito a onorare la donna tenendosene a distanza . Egli aveva conosciuto il banchiere Dessalle , padre di Jeanne , e le ne parlò subito : " Un uomo " disse " che aveva molto oro nei suoi forzieri ma il più puro nella sua coscienza ! " Soggiunse che questa memoria lo aveva incoraggiato ad abboccarsi con lei per una faccenda delicatissima . Proferite ch ' egli ebbe queste parole , anzi mentre le diceva , Jeanne sentì con certezza che quell ' uomo sapeva il passato . Ella non poté a meno , di guardare alla sfuggita il sottosegretario . Gli lesse negli occhi la stessa scienza ; ma lo sguardo del sottosegretario la turbava e la irritava ; quello del ministro , invece , le apriva un ' anima paterna . Il ministro entrò in argomento parlando di Giovanni Selva del quale fece ampie lodi . Si dolse di non avere con lui relazioni personali . Disse di sapere che Jeanne era amica della famiglia Selva . Egli si rivolgeva a lei per affidare a questi suoi amici una missione importante presso un ' altra persona . E parlò di Maironi , sempre avendo cura d ' interporre i Selva fra lo stesso Maironi e Jeanne , di evitare ogni accenno a possibili comunicazioni dirette fra l ' uno e l ' altra . Jeanne lo ascoltava , divisa fra l ' attenzione alle sue parole , intensa , lo studio , pure intenso , di preparare una risposta prudente , misurata , e il fastidio sdegnoso che le dava la presenza del piccolo , mefistofelico Albacina . Il discorso del ministro fu diverso da quello che , in principio , ella si attendeva ; migliore ma più imbarazzante . Egli le disse che non parlava come ministro ma come amico ; che con lei non voleva fare misteri ; che certe ombre non avevano avuto assolutamente corpo ; che né ministri , né magistrati , né agenti di P . S . avevano a occuparsi affatto del signor Maironi il quale era perfettamente libero di sé e niente aveva a temere dalla giustizia del suo paese , fattasi persuasa della inanità di certe accuse mossegli per odio religioso ; ch ' egli aveva molta simpatia per le idee religiose del signor Maironi e anche molta stima per i suoi propositi di apostolato , ma che il signor Selva doveva persuaderlo della opportunità di allontanarsi , almeno per qualche tempo , nell ' interesse del suo stesso apostolato , da Roma dove gli si faceva dai suoi nemici religiosi una guerra tale , a colpi di calunnie , ch ' egli era per rimanere ben presto , inevitabilmente , senza discepoli . Qui il ministro , anche credendo fare cosa gradita a Jeanne , affermò la propria religiosità ; abbaglio tragico , pensò lei amaramente . Egli sperava che in un prossimo avvenire il signor Maironi potesse esercitare liberamente la propria influenza in luogo altissimo ; vi erano molti segni di una prossima trasformazione di quel tale ambiente , di una prossima disgrazia degl ' intransigenti ; ma per ora gli era opportuno di eclissarsi . Questo era il consiglio amichevole ma pressante che si desiderava di fargli pervenire per mezzo del suo illustre amico . Accettava la signora Dessalle di parlare all ' illustre amico ? Jeanne trepidava . Era da fidarsi ? Era da dir cose che forse coloro non sapevano e cercavano sapere da lei ? Guardò involontariamente il sottosegretario e gli occhi suoi parlarono così chiaro ch ' egli non poté a meno di pigliare una risoluzione . " Signora " disse col suo abituale sorriso sarcastico , " vedo che Lei non mi desidera . La mia presenza non è necessaria e me ne vado per ossequio al Suo desiderio : desiderio giusto e che si capisce . " Jeanne arrossì ed egli se ne accorse , si compiacque di averla ferita con la coperta allusione che si conteneva nelle sue ultime parole e più ancora nel sorriso maligno . " Però " soggiunse collo stesso sorriso " non me ne andrò senz ' affermarle , sulla mia parola , che mia moglie Le è un ' amica fedelissima , che non mi ha mai tenuto sul Suo conto un solo discorso indiscreto ; come , sullo stesso argomento , non ne ho mai tenuto io a mia moglie . " Vendicatosi così , l ' omino se ne andò , lasciando Jeanne agitatissima . Dio , intendevano proprio che avesse a parlare lei , a Piero ? Supponevano che lo vedesse , pensavano essi pure che la santità di Piero fosse mentita ? Si ricompose con uno sforzo supremo , cercò aiuto nello sguardo grave , mesto , rispettoso del ministro . " Parlerò al signor Giovanni " diss ' ella . " Credo però " soggiunse esitando " che il signor Maironi sia ammalato , che non possa viaggiare . " Nel nominare Maironi le salirono le vampe al viso . Ella le sentì assai più che non si vedessero . Però il ministro se ne avvide e venne in suo soccorso . " Forse , signora " diss ' egli " Ella dubita di compromettere i Suoi amici Selva . Non abbia questo dubbio . Prima Le ripeto che il signor Maironi non ha niente a temere da nessuno e poi aggiungo che noi sappiamo tutto . Sappiamo ch ' è in Roma , che sta , per poche ore ancora , presso un senatore del Regno , in via della Polveriera . Sappiamo pure ch ' è ammalato ma ch ' è in grado di viaggiare ; anzi Lei può dire al signor Selva che io gli farò avere , se vuole , dal mio collega dei Lavori Pubblici un coupé riservato . " Jeanne , tremante , fu per interromperlo , per esclamare : poche ore ancora ? Si contenne appena e prese congedo per correre al Senato , sapere . " Forse il signor Selva lo ignora " disse il ministro , accompagnandola verso l ' uscio " ma il senatore aspetta non so quali parenti e non potrà più alloggiare il signor Maironi . Gli rincresce . Gran brav ' uomo ! Siamo vecchi amici . " Jeanne tremava di avere intravveduta la verità . A palazzo Braschi che il senatore congedasse Piero ; un ' altra spinta per allontanarlo da Roma ! Ma possibile che il senatore si fosse lasciato persuadere ? Congedare un infermo in quello stato ? Salì nel suo coupé , si fece portare a palazzo Madama , chiese del senatore . Non c ' era . L ' usciere che le rispose così le parve un po ' imbarazzato . Aveva una consegna ? Non osò insistere , lasciò una carta colla preghiera di passare dal Grand Hôtel prima di pranzo . Ella stessa partì per il Grand Hôtel fremendo , e gemendo insieme nel suo cuore , battendo colla punta del piede il libretto contro la Massoneria , dimenticato da donna Rosetta . Avrebbe voluto che i due sauri volassero . Erano le quattro e tre quarti e il suo dovere quotidiano era di preparare la medicina per Carlino alle quattro e mezza . II . Mezz ' ora prima ch ' ella fosse di ritorno al Grand Hôtel , vi capitarono Giovanni e Maria Selva . In pari tempo vi capitò il giovane Leynì che veniva egli pure a domandare della signora Dessalle e parve soddisfatto dell ' incontro , però senza letizia . Udito che la signora Dessalle era fuori , i tre visitatori chiesero di aspettarla nella sala di conversazione . I Selva parevano ancor più tristi che di Leynì . Dopo un breve silenzio , Maria osservò ch ' erano le quattro e un quarto e che Jeanne non avrebbe potuto tardar molto perché alle quattro e mezzo , ogni giorno , aveva un impegno presso suo fratello . Di Leynì pregò di venirle presentato , quando arrivasse . Aveva un messaggio per lei che non conosceva ; un messaggio , del resto , che riguardava pure gli amici di Benedetto , quindi anche i Selva . Maria trasalì . " Un messaggio di lui ? " diss ' ella , impetuosa . " Un messaggio di Benedetto ? " Di Leynì la guardò , sorpreso di quell ' impeto , e tardò un poco a rispondere . No , non era di Benedetto ma lo riguardava . Poiché la signora Dessalle poteva sopraggiungere di momento in momento e si trattava di cosa non tanto breve , non tanto semplice , gli pareva opportuno di non cominciare a parlarne prima del suo arrivo . Domandò poi ingenuamente come mai avesse preso interesse alla sorte di Benedetto questa signora Dessalle che non si era veduta mai alle riunioni di via della Vite , e della quale non aveva mai udito il nome . " Ma Lei " disse Maria " perché crede che ci abbia interesse ? " " Eh " rispose di Leynì " ho un messaggio per lei , che riguarda lui , capirà ! " Di Leynì , devoto a Benedetto di una devozione senza confini , non aveva mai creduto alle voci calunniose sparse sul suo conto , le aveva respinte sempre con appassionato sdegno . Non ammetteva del suo maestro né amori colpevoli né amori ideali . Nel fare quella domanda non gli era potuto passare per la mente che fra la Dessalle e Benedetto vi fosse una relazione non confessabile . Giovanni troncò il discorso dicendo che la Dessalle avrebbe anche potuto tardare molto e che intanto di Leynì parlasse . Di Leynì parlò . Egli aveva visitato Benedetto . Arrivando in via della Polveriera da San Pietro in Vincoli , aveva riconosciuto due guardie travestite che passeggiavano . Poteva essersi ingannato oppure anche poteva essere stato un caso . Però era cosa da farne menzione . Il senatore lo aveva fatto pregare , appena entrato in casa , di passare nel suo studio . Là , parlando con molta cortesia ma con un manifesto imbarazzo , gli aveva detto ch ' era lieto di vedere , proprio in quel momento , un amico del suo caro ospite ; che Benedetto era fortunatamente senza febbre e , secondo lui , avviato alla guarigione ; che un telegramma lo avvertiva dell ' arrivo imminente di una sua vecchia sorella ; ch ' egli aveva una sola camera da letto , nel suo alloggio , oltre alla propria e a quella della fantesca ; che gli era impossibile di mandare sua sorella all ' albergo e anche impossibile oramai di telegrafarle che ritardasse la sua venuta perché era già in viaggio ; quindi ... Il senatore aveva lasciato a di Leynì la cura di venire alla conclusione . Di Leynì ch ' era con altri pochi fedeli nel segreto delle trame contro Benedetto , era rimasto sbalordito . Cosa rispondere ? Che il senatore era solo padrone in casa sua ? Era forse l ' unica risposta possibile . Di Leynì aveva osato esprimere riguardosamente il dubbio che un trasloco riescisse fatale all ' ammalato . Il senatore si teneva certo del contrario . Credeva che un cambiamento di aria gli sarebbe utilissimo . Non aveva ancora potuto parlare al medico ma non ne dubitava . Suggeriva Sorrento . Siccome di Leynì né sapeva più che dire né si muoveva , il senatore lo aveva congedato pregandolo di recarsi in nome suo al Gran Hôtel dalla signora Dessalle , per le istanze della quale egli aveva ospitato Benedetto , e di invitarla a voler provvedere perché sua sorella sarebbe arrivata la sera stessa , prima delle undici . Di Leynì si era poi recato da Benedetto . Dio , in quali condizioni lo aveva trovato ! Senza febbre , sì , forse ; ma con l ' aspetto e la guardatura di un moribondo . Il giovine aveva le lagrime agli occhi nel parlarne . Benedetto non sapeva di dover partire . Gliene aveva parlato lui come di una cosa non sicura ma possibile . Benedetto lo aveva guardato in silenzio per leggergli nell ' animo , e poi gli aveva detto sorridendo : devo andar in prigione ? Allora di Leynì si era pentito di non aver aperto subito a un uomo tanto forte e sereno in Dio tutta la verità e gli aveva riferito per intero il discorso del senatore . " Egli mi prese " disse il giovine con voce rotta dalla commozione " la mano e tenendomela e accarezzandomela pronunciò queste parole precise : " Da Roma non parto . Vuoi che venga a morire da te ? " Io mi turbai tanto che non ebbi la forza di rispondergli , perché poi non so nemmeno se il pericolo dell ' arresto non ci sia veramente , se l ' atto incredibile del senatore non sia appunto un pretesto per evitare che glielo arrestino in casa e come si potrebbe portarlo in un altro asilo sfuggendo alle guardie . Lo abbracciai , borbottai qualche parola senza senso e corsi via , corsi qua per parlare a questa signora Dessalle . Potrebbe forse venir lei dal senatore e persuaderlo . " I Selva avevano spesso interrotto di Leynì con esclamazioni di sorpresa e di sdegno . Finito ch ' egli ebbe il suo racconto , tacquero , sbalorditi . Prima a interrompere il silenzio fu la signora Maria . " Questa Jeanne che non viene ! " diss ' ella , piano . Fece un segno impercettibile a suo marito e gli propose di andare insieme a vedere se fosse rientrata e non l ' avessero avvertita . Nell ' attraversare il jardin d ' hiver gli disse che le pareva necessario di far sapere a di Leynì chi fosse veramente la signora Dessalle . Jeanne non era rientrata . Giovanni prese a parte il giovine , gli parlò sotto voce . Maria , che lo guardava , lo vide trasalire , spalancare gli occhi , impallidire ; quindi parlare alla sua volta , domandare qualche cosa . Jeanne Dessalle entrò frettolosa , sorridente . Il portiere le aveva consegnato un biglietto del medico . Diceva : " Non credo di poterci ritornare . Stamane era sfebbrato . Speriamo che l ' accesso non si rinnovi . " Jeanne notò subito che non vi si parlava di portare l ' ammalato altrove . Ell ' abbracciò la signora , stese la mano a Selva che le presentò di Leynì . Ella si scusò poi con tutti di doverli lasciare per cinque minuti . Suo fratello l ' aspettava . Uscita che fu promettendo di ritornare subito , di Leynì si affrettò ad appartarsi ancora con Selva . Maria gli vide ricomparire in viso l ' ansia di prima , vide che faceva molte domande e che alle risposte di suo marito si andava ricomponendo . Vide finalmente suo marito posargli le mani sulle spalle , dirgli qualche cosa ch ' ella indovinò , una segreta cosa , ancora non conosciuta da Jeanne ; vide negli occhi del giovine una commozione , una riverenza profonda . Un cameriere entrò a dire che la signora Dessalle aspettava i signori nel suo alloggio . Vi era molto movimento nell ' albergo . Sussurri di strascichi e sordi tocchi di passi si confondevano sui tappeti dei corridoi , sommesse voci straniere , gaie , crucciose , lusinghiere , indifferenti , andavano e venivano , agli ascensori si faceva ressa . Ciascuno della piccola comitiva silenziosa aveva in cuore lo stesso senso amaro di quella mondanità indifferente . Jeanne era nel suo salotto , attiguo alla camera di Carlino che vi stava accompagnando al piano il violoncello di Chieco . Ella venne incontro ai suoi amici con un sorriso che insieme alla musica , un ' antica musica italiana semplice e serena , strinse loro il cuore . Parve un po ' sorpresa di vedere di Leynì , del quale non attendeva la visita . Li aveva fatti salire per parlare più libera ; disse invece che aveva pensato di offrir loro un concerto di Chieco , il quale però non voleva che si aprisse l ' uscio . Del resto si udiva egualmente abbastanza bene . Giovanni l ' avvertì subito che il cavaliere di Leynì aveva un messaggio per lei del senatore . " Mentre Loro parlano " diss ' egli " noi ascolteremo la musica . " E si scostò con sua moglie da Jeanne ch ' era diventata pallida e nascondeva male malgrado estremi sforzi l ' angosciosa impazienza di udire questo messaggio . Seduto presso a lei , di Leynì cominciò a parlarle sottovoce . Il violoncello e il piano scherzavano insieme sopra un tema pastorale , pieno d ' ingenua tenerezza ilare e di carezze . Maria non poté a meno di mormorare : " Dio , poveretta ! " E suo marito non poté a meno di seguire sul viso di Jeanne , al suono della tenera musica ilare , le parole affliggenti del suo interlocutore . Osservava pure il viso del giovine , il quale , parlando alla signora , guardava spesso lui come per significar pena e attingere consiglio . Jeanne lo ascoltava con gli occhi fissi a terra . Quando egli ebbe finito , li alzò ai Selva , i grandi occhi pietosamente addolorati ; guardò l ' una , guardò l ' altro , dicendo muta , involontariamente : " voi sapete ? " Gli occhi tristi dell ' uno e dell ' altra le risposero : sì , sappiamo . La musica ebbe uno scoppio sonoro di gioia . Maria ne approfittò per mormorare al marito : " Le avrà riferito anche il discorso del voler morire a Roma ? " Il marito rispose che sarebbe stato meglio , che lo sperava . Jeanne pose gli occhi all ' uscio onde veniva il fragore della musica , attese un poco e poi accennò ai Selva di avvicinarsi , disse con voce tranquilla che il senatore avrebbe dovuto far avvertire loro , che non sapeva perché si fosse rivolto a lei . Vedessero loro , adesso , che fosse a fare . La musica tacque , si udirono Carlino e Chieco discorrere . Di Leynì , che abitava un quartierino di scapolo alla salita di Sant ' Onofrio , l ' offerse . Ma se c ' era un mandato di arresto ? Se non si attendeva , per eseguirlo , che l ' uscita di Benedetto da quella casa ? Jeanne smentì , pacatamente , la possibilità dell ' arresto . I Selva la guardavano pieni di ammirazione per quella calma voluta . Jeanne aveva supposto da un pezzo ch ' essi sapessero il nome vero di Benedetto ; come non sarebbe sfuggita una parola a Noemi , malgrado tutti i divieti ? E un istante prima , nel tacito scambio di sguardi dolorosi , i Selva e lei si erano intesi . Giovanni e sua moglie comprendevano che Jeanne si faceva eroicamente violenza non per loro ma per di Leynì . E adesso anche di Leynì , per le confidenze di Giovanni , sapeva ! Parve loro di avere quasi commesso un tradimento . Essi si tennero certi che se Jeanne diceva di non credere alla possibilità dell ' arresto doveva averne ragioni da loro non conosciute . Osservarono che Benedetto avrebbe potuto accettare l ' ospitalità loro . Jeanne ricordò pronta che Benedetto stesso aveva espresso un desiderio e che la salita di Sant ' Onofrio pareva più adatta di via Arenula per il soggiorno di un ammalato bisognoso di pace . Però , secondo lei , non era possibile ammettere che il trasporto avesse luogo senza un ' espressa licenza del medico . In questo si accordarono tutti . I Selva diedero incarico a di Leynì di riferire al senatore che gli amici di Benedetto avrebbero provveduto a trovargli un altro asilo ma però a condizione che il medico curante autorizzasse in iscritto il suo trasporto . Mentre Giovanni parlava , irruppe dalla stanza vicina un tumultuoso allegro del piano , tutto singhiozzi e grida . Egli tacque , non volendo alzar troppo la voce , lasciò passare l ' impeto della musica straziante . E straziante fu la parola che gli occhi di lui e gli occhi del giovine si dissero durante quel silenzio delle labbra . Di Leynì non aveva tempo da perdere , prese congedo . Gli spiaceva di andare solo , avrebbe desiderato presentarsi al senatore con qualcuno fra gli amici di Benedetto che potesse mettergli un po ' di soggezione , perché il suo contegno non si capiva . Giovanni Selva mormorò qualche cosa circa una vicepresidenza del senato cui quel vecchio aspirava e che non otterrebbe . Amaro dolore , scoprire miserie tali dove meno si sarebbe creduto ! Maria si alzò , offerse a di Leynì di andare con lui . " Lei resta ? " chiese Jeanne , vivacemente , a Giovanni . L ' accento diceva : Lei deve restare . Selva rispose che sarebbe rimasto a ogni modo e l ' espressione della sua voce , del suo viso fu tale da significare a Jeanne che gli pesavano sul cuore parole tristi non ancora dette . Oh , pensò Jeanne , se adesso Chieco uscisse , se Carlino chiamasse e non fosse più possibile di parlarsi ! Perché anche lei doveva parlare a Selva . Gli doveva riferire il discorso del ministro . I due musicisti avevano nuovamente smesso di suonare , discorrevano . Jeanne bussò discretamente all ' uscio , vi soffiò dentro due paroline gaie : " Bravi ! Già finito ? " " No , bella mia " rispose Chieco , di dentro . " Accidenti a Voi se vi seccate ! " E modulò un fischio infernale , da forare l ' uscio . Jeanne batté le mani . Piano e violoncello attaccarono un grave andante . Ella si volse a Selva che rientrava dall ' avere accompagnato fuori sua moglie per dirle di telegrafare a don Clemente . Gli andò incontro a mani giunte , colle lagrime agli occhi . " Selva " mormorò con voce soffocata , " Lei già sa tutto , a Lei non posso nascondermi . Vi è qualche cosa di peggio , mi dica la verità . " Selva le prese le mani , gliele strinse in silenzio mentre il violoncello rispondeva per lui , amaro e grave : " Piangi , piangi , perché non è sorte di amore e di dolore come la tua sorte . " Egli stringeva le povere mani di ghiaccio , non riuscendo a parlare . Lo capiva bene , di Leynì non aveva osato riferirle le parole terribili - vengo a morire da te - ; toccava a lui di darle il primo colpo . " Cara " diss ' egli dolcemente , paternamente , " non Le ha egli detto al Sacro Speco che in un ' ora solenne La chiamerebbe a sé ? L ' ora è venuta , egli la chiama . " Jeanne diede un balzo , le parve di non aver capito . " Oh , come ? No ! " diss ' ella . Poi , tacendo Selva con la stessa pietà negli occhi , ebbe un lampo al cuore , fece " ah ! " , si porse tutta in una muta angosciosa domanda . Selva le strinse le mani ancora più forte , un singhiozzo represso gli scosse il petto , gli contorse le labbra serrate . Ella non disse niente ma cadeva se non la sorreggevano le mani di lui . La sorresse , la pose a sedere . " Subito ? " diss ' ella . " Subito ? È una cosa imminente ? " " No , no , La chiama per domani . Lui crede che sia domani , ma può essere che s ' inganni , speriamo che s ' inganni ! " " Dio , Selva , ma se il medico scrive ch ' è senza febbre ! " Selva fece il gesto di chi è costretto ad ammettere una sventura senza comprenderla . La musica taceva , egli parlò sotto voce . Benedetto gli aveva scritto . Il medico lo aveva trovato senza febbre ma egli presentiva un nuovo accesso dopo il quale sarebbe venuta la fine . Iddio gli faceva la grazia di un ' attesa quieta e dolce . Aveva una preghiera da fargli . Sapeva che la signora Dessalle , amica della signorina Noemi , era in Roma . Egli aveva promesso a questa signora , davanti a un altare del Sacro Speco , di chiamarla a sé , prima di morire , per un colloquio . Molto probabilmente la signorina Noemi gliene potrebbe dire il perché . Selva s ' interruppe . Aveva in tasca la lettera , fece l ' atto di cavarla . Jeanne se n ' avvide , fu presa da un tremito convulso . " No no " diss ' egli . " Le ripeto che può ingannarsi . " Aspettò che si chetasse e invece di trarre la lettera , ne disse l ' ultima parte a memoria : " L ' accesso ritornerà stasera o stanotte , domani sera o dopodomani mattina sarà la fine . Desidero vedere domani la signora Dessalle per una parola nel nome del Signore , al quale vado . Ho testé pregato il senatore di ottenermi questo colloquio ma egli si scusò . Mi rivolgo dunque a Lei . " Jeanne si era coperto il viso colle mani e taceva . Selva credette bene di suggerire speranze . L ' accesso poteva non ritornare , poteva esser vinto . Ella scosse violentemente il capo ed egli non osò insistere . A un tratto le parve udire Chieco prender congedo . Trasalì , scostò le mani dal viso spettrale fra i capelli scomposti . Invece scoppiarono le prime allegre note del Curricolo napoletano , il pezzo che Chieco suonava sempre per ultimo . Ella balzò in piedi , parlò convulsa , senza lagrime : " Selva , so che Piero muore , so che non s ' inganna . Lo faccia restare dov ' è , s ' è possibile . Gli conduca i suoi amici , me lo giuri che glieli condurrà , che gli procurerà questo conforto . Dica tutto ad essi di me , dica loro la verità , dica loro quanto è puro , quanto è santo , Piero . Io aspetto qui . Non mi muovo . Andrò quando Lei mi dirà , dove lei mi dirà . Sono forte , vede , non piango più . Telegrafi a don Clemente che il suo discepolo muore e che venga . Facciamo tutto quello che dobbiamo fare . È tardi , vada . E Lei già in un modo o nell ' altro lo vedrà , Piero , stasera . Gli dica ... " Qui un colpo di spasimo ruppe la parola . Chieco entrò zufolando , battendo palma a palma nella sua bizzarra maniera e Selva scivolò fuori dell ' uscio . Jeanne gli corse dietro nel corridoio scuro , gli afferrò una mano , v ' impresse un bacio frenetico . Qualche ora dopo , verso le dieci , Jeanne stava leggendo il Figaro a Carlino sprofondato in una poltrona con le gambe avvolte in una coperta , e sulle ginocchia , strettavi a due mani , una gran tazza di latte . Jeanne leggeva talmente male , talmente noncurante di punti e di virgole , che suo fratello la interrompeva ogni momento , s ' impazientiva . Leggeva da cinque minuti quando la cameriera venne ad avvertirla che c ' era la signorina Noemi . Jeanne gettò il giornale , balzò in un lampo fuori della camera . Noemi raccontò frettolosamente , in piedi , premendole per l ' ora tarda di ripartire , che mentre Giovanni e Maria stavano al Grand Hôtel , il professor Mayda , reduce da Napoli , era venuto a casa Selva , fuori di sé , a chiedere spiegazioni della scomparsa di Benedetto da casa sua ; che allora ella gli aveva raccontato tutto ; che Mayda era andato direttamente in via della Polveriera ; che ci aveva trovato Maria , di Leynì , il senatore e il medico , il quale era di opinione che Benedetto si potesse trasportare ; che fra il medico e Mayda vi era stato un diverbio a proposito di ciò e che Mayda lo aveva troncato dicendo : " ebbene , piuttosto di lasciarlo qui , me lo riporto via io . " Ed era ritornato più tardi con una carrozza piena di guanciali e di coperte , se lo era portato via . Pareva che il viaggio fosse andato bene . Udito il racconto , Jeanne abbracciò silenziosamente l ' amica , stretta stretta . E l ' amica , palpitante , lagrimosa , le sussurrò : " Senti , Jeanne . Per domani , preghi ? " " Sì " rispose Jeanne . Tacque , lottando contro l ' insorgere di una tempesta di pianto . Quando ebbe vinto , riprese sotto voce : " Non so pregar Dio . Sai chi prego ? Prego don Giuseppe Flores . " Noemi le posò il viso sur una spalla , disse con voce soffocata : " Vorrei che dopo egli ci vedesse lavorare insieme per la sua fede . " Jeanne non rispose ed ella partì . Jeanne ritornò da Carlino per la lettura e Carlino l ' accolse aspramente . Le dichiarò che ne aveva abbastanza di quella vita e ch ' ella doveva prepararsi a partire con lui l ' indomani per Napoli . Jeanne rispose che era una follia e che non sarebbe partita . Allora Carlino diede in escandescenze , le afferrò i polsi , la scosse a segno da farle male . Doveva assolutamente partire ! Poiché resisteva , era venuto il momento di dirle che si sapevano i motivi dei suoi andirivieni , dei suoi misteri , dei suoi occhi rossi , del suo leggere male e anche , ora , del suo non voler partire da Roma . Egli n ' era stato informato da lettere anonime . Guai a lei se non la rompesse con quel pazzo ! Guai a lei se gli sacrificasse le sue idee , se si lasciasse conquistare dalla superstizione , dal bigottismo , dalla religione dei preti ! Non l ' avrebbe mai più guardata in faccia . L ' avrebbe rinnegata per sorella , da libero pensatore come voleva vivere e morire . No no , troncare , troncare , Napoli , Palermo , l ' Africa , se occorresse ! " Libero pensatore ? Certo . E la libertà mia ? " disse Jeanne senza sdegno , a ricordo di un diritto e non per il proposito di usarne . Carlino intese invece che proprio volesse usarne come a lui non piaceva e perdette addirittura il lume degli occhi . Jeanne tramortì nell ' udire quell ' uomo nervoso ma creduto da lei buono e gentile scagliar tante ingiurie con tanto fiele . Non rispose niente , si ritirò , tutta tremante , nella sua camera , gli scrisse due righe per dirgli che la sua dignità non le permetteva di restare con lui fino a che non si fosse disdetto delle sue offese , che se ne andava , che s ' egli avesse una parola per lei la mandasse a casa Selva . Non prese con sé che una piccola borsa e uscì accompagnata dalla cameriera lasciando la lettera sulla scrivania . Non vide carrozzelle presso l ' albergo e si avviò verso l ' esedra per prendervi il tram . Infuriava il tramontano , i lecci del viale si dibattevano stridendo , era buio , si camminava malissimo sul suolo tutto sossopra , la cameriera esclamò sgomenta : " Gesummaria , signora , dove andiamo ? " Jeanne , col capo in fiamme , col cuore e i polsi in tumulto , continuò la via senza rispondere ; parendole venir portata dai flutti di un mare ignoto , nelle tenebre , verso lui . Verso lui , verso lui . Anche verso il suo Dio ? Il vento potente la stordiva ruggendole sopra e ai lati . Le parole di Noemi , le parole di Carlino le straziavano l ' anima con opposta violenza . Anche verso il suo Dio ? Ah che ne poteva sapere ? Intanto verso lui ! _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ CAPITOLO NONO . Nel turbine di Dio . I . Alle due pomeridiane del giorno seguente Jeanne aspettava in casa Selva , con Maria e Noemi , le notizie di villa Mayda non senza pensare di quando in quando al silenzio pertinace del Grand Hôtel . Giovanni era andato a villa Mayda prima delle sette . N ' era ritornato alle nove . Non aveva potuto vedere Benedetto . Il professore Mayda non l ' aveva permesso né a lui né ad altri . Sapeva che l ' ammalato aveva ricevuto i Sacramenti , ma piuttosto per devozione che per imminenza di pericolo . Però nella notte un filo di febbre si era rifatto . Si sperava ora di poter dominare l ' accesso , contenerlo . Forse Giovanni nel fare la sua relazione a Jeanne l ' aveva un po ' colorata di ottimismo . Benedetto stava nella camera stessa del professore . Non era possibile , disse Giovanni , immaginare con quale femminile squisitezza di cure egli fosse assistito da questo terribile Mayda che tanti credevano duro e superbo . Giovanni era ritornato colà dopo colazione , sul mezzogiorno . Da parte di Carlino , niente ; né scritti né messaggi . Jeanne , malgrado l ' altra grande angoscia , non poteva a meno di pensare anche a lui . Se il dolore , la collera , lo avessero fatto ammalare ? Le amiche la rassicuravano . La cameriera o il cameriere sarebbero venuti ad avvertirla ! Ella dubitava della intelligenza di quella gente . Che fare ? Jeanne era per chiedere che si mandasse qualcuno ad informarsi , quando , alle due e un quarto , si udì un passo frettoloso nell ' anticamera ed entrò Giovanni col soprabito indosso e col cappello in mano . Jeanne lo guardò in faccia , intese ch ' era venuto il momento . Si alzò , bianca come una morta . Subito si alzarono silenziosamente anche Maria e Noemi , la prima guardando Jeanne , Noemi guardando suo cognato che non sapeva , davanti a quel viso spettrale di Jeanne , trovar parole . Furono cinque o sei terribili secondi , non più . Maria disse sommessamente : " Si va ? " Suo marito rispose : " È meglio . " Niente altro fu detto . Le tre signore si ritirarono per mettere mantello e cappello ; Jeanne in una stanza , Maria e Noemi in un ' altra . Giovanni seguì quest ' ultime . Dunque ? La febbre è salita molto , il professore non ha più speranza . Noemi , udito questo , mette il cappello in furia e va nella camera di Jeanne che sta mettendo il suo . Jeanne si volta , la vede venire a un bacio , la ferma col gesto , si pone un dito alle labbra . Noemi intende . È l ' ora della fortezza , Jeanne non vuole baci né parole né lagrime . E non domanda particolari , non domanda niente . Si raccolgono tutti ; Maria dice piano a suo marito di prendere due carrozzelle coperte , anche perché il cielo si è annerito , un temporale da inverno romano è imminente . Non occorrono carrozzelle . Giovanni è venuto col landau di casa Mayda . Si sale nel landau , chiuso . Jeanne si accorge allora che le sue compagne sono vestite di scuro e che lei ha un vestito cenere , troppo chiaro , troppo elegante . Trasalisce lievemente , gli altri la interrogano collo sguardo . Ella esita un momento , pensa che non ha né tempo né modo di rimediare , risponde : "Niente." Si parte . Nessuno parla più . Svoltando in via del Pianto , la carrozzella si ferma per un impedimento . Si è fatto ancora più buio , tuona , i cavalli s ' impennano , Maria guarda inquieta dallo sportello ; Jeanne , ch ' è seduta in faccia a Giovanni , gli domanda sotto voce se ha telegrafato a don Clemente . Giovanni risponde che don Clemente è a villa Mayda fino dalle dieci e mezzo . La carrozza prosegue . A Piazza Montanara comincia la pioggia . I cavalli trottano serrato . Quando finalmente il cocchiere li mette al passo , Maria guarda suo marito : - È bene l ' Aventino ? Dobbiamo essere vicini . - Questo è detto con gli occhi , non con le labbra . Jeanne non era mai passata di là ma sente anche lei che si è per arrivare . Eretta sulla persona , guarda il muro che le passa davanti agli occhi . Lo guarda attentamente come se volesse contare le commessure delle pietre . I cavalli riprendono il trotto . Passato Sant ' Anselmo , si scende al basso . Popolani fermi , a destra e a sinistra , guardano nella carrozza . Giovanni Selva mormora involontariamente : "Ecco." Allora Jeanne ha un sussulto , si copre impetuosa il viso colle mani . Maria , seduta al suo fianco , le cinge il collo con un braccio , si piega tutta a lei , le sussurra : " Coraggio ! " Ma Jeanne si stringe in sé , si schermisce quanto può , e Noemi accenna a sua sorella , scuotendo il capo , di smettere . Maria sospira e la carrozza svolta a sinistra fra due fitte ali di gente , passa un cancello . Le ruote stridono sulla ghiaia , si fermano . Un domestico viene allo sportello . Il signor professore prega di favorire nella villa . Solamente allora Giovanni Selva dice alle sue compagne che Benedetto non è più nella villa , che ha voluto essere portato nella sua vecchia cameretta in casa del giardiniere . La carrozza procede di qualche passo , i quattro scendono fra due gruppi di palme , davanti a una gradinata di marmo bianco . Piove ancora ma non molto e nessuno se ne cura , né il popolo che si affolla al cancello né un gruppo di persone che dal viale di aranci discendente lungo il muro di cinta alla casina del giardiniere sta guardando i nuovi arrivati . Qualcuno si stacca da quel gruppo . È di Leynì che sale la gradinata di marmo bianco dietro a Selva , lo ferma sotto un ' arcata del vestibolo pompeiano e discorre con lui a voce bassa , senza dare un ' occhiata alla magnifica scena distesa fra i due gruppi di palme , al fiume di begonie che casca fra due sponde di muse giù per la china dell ' Aventino , al nero cielo procelloso tagliato da strie bianche laggiù sopra i merli di Porta San Paolo , sopra la piramide di Caio Cestio e la selvetta funebre che pullula dal cuore di Shelley . Selva entrò nel vestibolo e ricomparve un momento dopo con sua moglie . I due scesero la gradinata insieme a di Leynì , si avviarono verso le persone che parevano aspettarli nel viale degli aranci . In quel momento un fuoco di voci sdegnose divampa al cancello . La via è piena di popolo . Aspettano da ore , da quando è corsa nel quartiere del Testaccio la voce che il Santo di Jenne è ritornato infermo a villa Mayda . Finora si sono accontentati di notizie . Adesso hanno chiesto che una deputazione possa entrare , vederlo ; i domestici rifiutano di portare il messaggio , avviene uno scambio di parole irose che improvvisamente si cheta . Compare dal viale degli aranci l ' alta figura bruna del professore Mayda , i popolani si levano il cappello . Egli ordina di aprire il cancello , dice al popolo che tutti vedranno Benedetto ma più tardi , che intanto entrino pure nel giardino . " Ma sì , povera gente ! " . E il popolo entra lento , rispettoso , alcuni attorniano il professore , lo interrogano colle lagrime agli occhi : " È vero , signor professore ? È vero che muore ? Dica ! " E dietro a loro si accalcano altri , ansiosi , aspettando la risposta . La risposta è solamente questa : " Ma ! Cosa volete che vi dica ? " Il virile viso malinconico dice più delle parole e la folla s ' inoltra compunta per le verdi chine , livide in faccia al cielo nero striato di bianco , mistico simbolo di morte , di un oscuro passo dalle ombre terrestri alle alte vie dalla chiarità infinita . II . Benedetto amava il professore Mayda . Quando , nella casa del senatore , udì ch ' egli aveva risoluto di portarlo con sé a villa Mayda , ebbe un momento di gioia . Amava il professore , forse incapace ancora di fede ma profondamente convinto che vi hanno enigmi insolubili per la scienza , generoso , fiero ai potenti , mite agli umili . Amava pure il giardino , gli alberi , i fiori e l ' erba ond ' era stato , come del professore , il servo e l ' amico . Tutto vi era pieno di care , innocenti anime , con le quali in certi momenti di rapimento spirituale aveva adorato Iddio posando le labbra sulle loro vesti picciolette , sopra un fiore , sopra una foglia , sopra uno stelo , dentro un alito di frescura verde . Gli piaceva l ' idea di morire in mezzo ad esse . Talvolta , sotto un pino volgente al Celio l ' ombrello pieno di vento e di suono , aveva pensato all ' ultima scena della Visione , si era contemplato lì steso sull ' erba nell ' abito benedettino , pallido , sereno tra faccie compiangenti , cantando il pino sopra di lui un canto misterioso del cielo . Ogni volta si era soffocata nel cuore questa compiacenza non scevra di vanità egoistiche , umane , non tutta raccolta e chiusa nell ' ossequio della Divina Volontà ; ma non aveva potuto svellerne la radice . Tese dunque le braccia , riconoscente , al professore . Ma subito fu preso da uno scrupolo . La sua intelligenza e il suo sentimento cristiano si trovarono in contraddizione . Sapeva di essere sgradito alla signora che aveva sposato il figlio del professore , ufficiale di marina , allora in Oriente ; capiva che ritornando a villa Mayda sarebbe stato causa di dispiacere a lei e perciò di dissapori con il suocero . Ma come ora dirlo senz ' accusare di poca giustizia e di poca carità una persona che appunto per essergli nemica egli doveva particolarmente amare ? Pregò il professore di lasciarlo andare a Sant ' Onofrio . La mutazione fu così repentina che Mayda ne meravigliò , pensò un momento , capì , gli disse aggrottando le ciglia : " Volete che io non perdoni mai più qualche cosa a qualcuno ? " Benedetto non si oppose più . Soltanto quando a notte venne il momento di scendere alla carrozza ed egli si sentì incapace di reggersi , sorrise , disse al professore posandogli la mano sul braccio : " Lei sa che a questo modo domani o posdomani avrà un morto in casa ? " Il professore rispose che con lui non mentiva , che questo era possibile , ma non certo . " Lei sa " rispose Benedetto , non più sorridente , " che prima vi avrà ... " " So quello che volete dire " interruppe il professore . " Venite in pace , caro . Non sono credente come voi ma lo vorrei essere e aprirò rispettosamente la mia porta a chi vorrete voi . Intanto prenderemo questo , vero ? " Staccò dalla parete il Crocifisso che Benedetto aveva portato con sé e prese l ' infermo nelle sue braccia potenti . Il tragitto si fece senza guai . Adagiato nel traverso nel landau sopra una diga di cuscini , Benedetto , che sembrava diminuito di statura , rispondeva più col sorriso che colla voce fievole alle frequenti domande del professore . Questi gli teneva continuamente la mano al polso e di tempo in tempo gli amministrava un cordiale . All ' entrata della villa , fosse commozione o stanchezza , il povero viso scarno dell ' infermo imbiancò e si coperse di sudore , i grandi occhi lucenti si chiusero . Mayda lo portò nel suo proprio letto . Così avvenne che Benedetto , nel ricuperare la coscienza , non si raccapezzasse più . Egli non la ricuperò , in quella sua spossatezza estrema , senza passare per ombre di pensamenti vani . Gli parve esser morto , giacere steso sulla faccia perpetuamente oscura della luna , avere a cerchio di sé l ' imbuto dei raggi solari fuggenti all ' infinito e vedere sul fondo nero dell ' imbuto fiammeggianti occhi di stelle . Poco a poco si conobbe in un letto enorme , tutto scuro , cinto di un chiaror fioco che si perdeva ai lati verso pareti male visibili . Grandi ombre gli si movevano intorno . A fronte gli si apriva un azzurro tutto sparso di punti lucenti . Gli batté il cuore ; non erano veramente stelle ? Dovette richiamarsi alle sensazioni del letto e del proprio vivere per comprendere ch ' erano veramente stelle ma ch ' egli non giaceva sulla luna . Allora dov ' era ? Si lasciò andare a una dolcezza che lo invadeva , alla dolcezza di non sentirsi quasi più il corpo e di sentirsi Dio nell ' anima , tanto vicino e tenero e ardente . Era dove piaceva a Dio . Una mano gli si posò sulla fronte , una lampadina elettrica lo abbagliò , un ' affettuosa voce forte disse : " Come va ? " Egli riconobbe Mayda . Allora domandò a lui dove fosse , perché non fosse nella sua cameretta antica . Prima ancora che il professore gli rispondesse , lo assalse un dubbio angoscioso . Il Crocifisso ? Il caro Crocifisso ? Era rimasto in casa del senatore ? Il Crocifisso era sul tavolino da notte . Il professore glielo mostrò . " Non sai " diss ' egli " che lo abbiamo portato con noi ? " Benedetto lo guardò , contento del nuovo tu e porse la mano tremante cercando quella di Mayda che gliela prese fra le proprie , dolcemente . In pari tempo si sentì umiliato della sua dimenticanza . Era egli vicino a perder la mente ? Tutto il giorno prima aveva pensato le ultime parole da dire agli amici e alla persona che tanto gli aveva fatto sentire la sua presenza invisibile . Ma se perdeva la mente ? Il professore diede mano a saturarlo di chinino . In principio Benedetto accettò volontieri iniezioni dolorose e pozioni amare , così per il desiderio di rinvigorirsi un poco e quindi di difendersi contro un oscuramento dello spirito , come per il desiderio di soffrire . Oh sì , soffrire , soffrire ! Nei giorni precedenti aveva sofferto molto , non di sofferenze locali , non di sofferenze acute , ma di una sofferenza inesprimibile , diffusa dalle radici dei capelli alle estremità dei piedi . Era stata una beatitudine dell ' anima poter associare in tali momenti la volontà propria alla Volontà Divina , accettare dall ' Amore tutto il dolore che gli aveva destinato senza dirgliene il misterioso perché , un perché nascosto nel disegno dell ' Universo , certo un perché di bene ; non di solo bene della persona sofferente ma di bene universale , di un bene radiante dal suo povero corpo senza conosciuto confine , come il moto da un vibrante atomo del mondo . Grande cosa soffrire , continuare umilmente Cristo , continuare la redenzione come un peccatore può , compensare col dolore proprio il male altrui ! Là sul sentiero solitario del Sacro Speco , nel fragore dell ' Aniene , fra le montagne religiose , don Clemente gli aveva parlato così . E adesso quel soffrir mortale era cessato . Quando il chinino cominciò a rombargli nel capo , se ne sgomentò . Questi rimedî lo istupidivano . Chiamò il professore ; gli rispose una suora . Chiese che gli facessero venire un sacerdote dalla Bocca della Verità . Il professore ch ' era andato a riposare per un ' ora , venne a rassicurarlo e credette allora dirgli quello che prima aveva taciuto . Don Clemente aveva telegrafato a Selva che sarebbe giunto a Roma l ' indomani mattina alle dieci . Benedetto n ' ebbe una gran gioia . " Ma non sarà tardi ? " diss ' egli " Non sarà tardi ? " No , non poteva esser tardi . Egli non si trovava presentemente in pericolo prossimo . Questione di vita o di morte era il rinnovarsi della febbre e nel caso più disgraziato vi sarebbero state ancora molte ore . Mayda dubitò di avere parlato troppo crudamente , gli sussurrò : " Ma guarirai . " E uscì della camera . Benedetto , pensando a don Clemente , passò dalla quiete della sua contentezza nel sopore e nel sogno , dove discesero gli spiriti mali a comporgli con le ultime parole del professore una visione d ' inganno . Egli si vide in faccia un colossale muraglione di marmo , incoronato di ricche balaustrate , tutto bianco di luna . Là in alto , dietro le balaustrate , agitavasi al vento una densa foresta . Sei scale , pure fiancheggiate di balaustri , scendevano per isghembo , tre da sinistra e tre da destra , sulla fronte del muraglione , terminando a sei ripiani sporgenti . Le balaustrate superiori erano partite da pilastrini che reggevano urne . Ed ecco fra le urne , a mezzo di ciascun intervallo , apparire come in danza , nello stesso istante , nello stesso abito celeste scollato , nello stesso grazioso atto del capo , sei giovani donne bellissime ; e con lo stesso armonioso gesto delle braccia ignudo tendere a lui dall ' alto , piegando il busto , sei scintillanti coppe di argento . Si ritraevano quindi a un punto dalla balaustrata e a un punto ricomparivano sulle sei scale , le scendevano uguali velocemente , e , toccati i ripiani , a un punto riporgevano graziose il busto , gli tendevano , guardandolo con una gravità strana , le sei coppe scintillanti . Dalle loro labbra non usciva parola e tuttavia gli era evidente che le sei giovani gli offrivano nell ' argento un liquore di vita , di salute , di piacere . Egli sentiva di averne uno sgomento morale angoscioso e tuttavia di non poter levare lo sguardo dalle coppe scintillanti , dai bei volti gravi , chini sopra di esse . Si sforzava di chiudere gli occhi e non poteva , di levarsi e non poteva , d ' invocare Dio e non poteva . Le sei danzatrici piegarono a un punto le coppe verso di lui , sei mobili nastri di liquore rigarono l ' aria . " Come io " pensò il dormente scambiando persone nella memoria turbata " a Praglia . " E tutto scomparve , si vide davanti Jeanne . Ritta in piedi , chiusa nel mantello verde foderato di skuntz , ombrata il viso dal grande cappello nero , ella lo guardava come lo aveva guardato a Praglia nel momento del primo incontro . Ma stavolta il dormente vide una rispondenza fra la gravità di quello sguardo e la gravità dei volti delle danzatrici , vide con lo spirito la parola silenziosa delle sette anime : povero uomo , tu ora conosci il tuo doloroso errore , tu ora sai che Dio non è . La gravità degli sguardi non era che tristezza di pietà . Le coppe della vita , della salute e del piacere gli erano offerte discretamente e senza gioia come a uno ch ' è nel lutto , che ha perduto ogni cosa più cara ; come il solo povero conforto che gli rimane . Così Jeanne offriva il suo amore . E il dormente fu invaso da questa presunta evidenza nuova che Dio non è . Era una vera e propria sensazione fisica , un gelo diffuso per tutte le membra , movente lento al cuore . Egli prese a tremare , a tremare , e si destò . Mayda pendeva sopra di lui col termometro in mano . Benedetto mormorò con gli occhi sbarrati : Padre ! - Padre ! - Padre ! - La suora suggerì : - Padre nostro che sei nei cieli ... - e avrebbe continuato con la sua voce disgraziatamente sciocca senza un brusco richiamo del professore . Questi mise il termometro a Benedetto che quasi non se ne avvide . Era tutto nello sforzo di staccare dall ' intimo sé le immagini delle figure tentatrici e della orribile loro parola , di gettarsi , anima e coscienza , in seno al Padre , di aderire a Lui con l ' intero essere proprio , di annientarsi in esso . Le immagini cedevano lentamente , con ritorni di assalto sempre più brevi , sempre più deboli . Il viso appariva tanto trasfigurato nella mistica tensione dell ' anima che Mayda si pietrificò a contemplarlo , dimenticò di guardar l ' orologio fino a che i lineamenti contratti nell ' affannosa preghiera non si vennero distendendo in una compostezza di pace . Allora si sovvenne , levò il termometro . La suora , dietro a lui , reggeva la lampadina elettrica cercando pure di vedere . Egli non discerneva , sulle prime , il grado . In quei pochi secondi di silenzio e di attenzione intensa né l ' uno né l ' altra si avvidero che l ' infermo si era voltato sul fianco e guardava il professore . Finalmente Mayda scosse lo strumento . Che grado aveva segnato ? La suora non osò chiederlo e la faccia del professore era impenetrabile . L ' ammalato allungò la mano senza ch ' egli se ne avvedesse , lo toccò lievemente sul braccio . Mayda si volse a lui , gli lesse negli occhi sorridenti la domanda : " e dunque ? " Non rispose a parole ma solo con l ' ondular della mano spiegata : né bene né male . Poi sedette accanto al letto , silenzioso ancora , impenetrabile , guardando Benedetto che non guardava più lui ma guardava , rimessosi a giacere supino , i punti lucenti nell ' immenso azzurro . " Professore " diss ' egli " che ore sono ? " " Le tre . " " Alle cinque mandi ad avvertire a Bocca della Verità . " " Va bene . " " Sarebbe tardi ? " A quest ' ultima domanda il professore rispose con un " no " sonoro , vibrato . E dopo un momento di silenzio soggiunse a voce più bassa " no " come a conclusione di un ragionamento interno . Il termometro era salito a trentasette e cinque ; dalla sera precedente , più d ' un grado . Se l ' ascensione continuasse rapida , se vi fosse pericolo di delirio avrebbe mandato a Bocca della Verità prima delle cinque . L ' ascensione rapida non gli pareva probabile benché quel trentasette e cinque avesse un colore nero . Domandò all ' ammalato se la luce della lampadina l ' offendesse . Benedetto rispose che materialmente non l ' offendeva , spiritualmente sì ; gli toglieva di vedere per la finestra il cielo , la notte stellata . " Illuminatio mea " diss ' egli , dolcemente . Il professore non capì , gli fece ripetere la parola , chiese quale fosse il suo lume , udì la voce fievole mormorare : "Nox." Mayda non conosceva i Salmi , la parola profonda dell ' antico ebreo , al quale parve oscuro il nostro piccolo sole che occulta il mondo superiore . Intese e non intese . Tacque riverente . Benedetto cercava con gli occhi le stelle . La sua propria coscienza trapassava in esse che lo guardavano austere sapendolo presso a raccogliere , prima della morte imminente , tutta la storia morale della sua vita per dirla con parole che sarebbero un primo giudizio pronunciato nel nome di Dio Giustizia per impulso del Dio Amore , che non si perderebbero perché nessun moto si perde , che apparirebbero , chi sa come , chi sa dove chi sa quando , per la gloria di Cristo , come testimonianza suprema di uno spirito alla Verità morale contro sé stesso . Così gli parlavano le stelle silenziose , animate del suo pensiero . E la sua vita gli si disegnò nella mente da capo a fondo , non tanto nei punti salienti esterni , come nella linea morale interna . Egli ne vide tutta la prima parte dominata da una concezione religiosa prevalentemente egoistica , ordinata a far convergere l ' amore di Dio e degli uomini a un bene individuale , a un fine di perfezione propria e di premio . Sentiva dolore di avere così obbedita solamente a parole la legge che all ' amore di sé stesso antepone l ' amore di Dio ; ed era un dolore dolce , non perché gli fosse facile trovare scuse all ' errore , imputarlo a maestri , ma perché gli era dolcezza sentire il proprio niente nell ' onda di grazia che lo avvolgeva . E sentiva il proprio niente in quel passato sfacelo di una religiosità manchevole , operato dall ' insorgere dei sensi , nella depressione centrale della sua vita , tutta un tessuto di sensualità , di debolezze , di contraddizioni e di menzogne ; il proprio niente anche nella vita posteriore alla sua conversione , impulso e opera di una Volontà interna e prevalente alla sua , durante il quale ultimo tempo gli pareva di avere , per conto proprio , solamente gravato contro l ' impulso buono . Anelò a deporre come una spoglia pesante tutto quel " sé " che lo tardava . Conobbe parte di questo " sé " pesante anche l ' affetto alla Visione , aspirò alla Verità Divina nel suo mistero qualunque ella fosse , si donò a lei con tale violenza di desiderio da spezzarsi , quasi , nel palpito ; e le stelle gli folgorarono un senso così vivo della incommensurabile grandezza della Verità Divina di fronte alla concezione religiosa sua e dei suoi amici , e insieme una fede così certa di essere avviato a quella immensità , ch ' egli esclamò alzando di scatto la testa dal guanciale : " Ah ! " La suora si era appisolata ma il professore no . " Cosa c ' è ? " diss ' egli . " Vedi qualche cosa ? " Sulle prime Benedetto non rispose . Il professore alzò la lampadina e si chinò sopra di lui che volse il viso a guardarlo con una espressione di desiderio intenso e dopo averlo guardato lungamente sospirò : " Ah professore , c ' è che Lei deve venire dove vado io . " " Ma sai " disse Mayda " dove vai , tu ? " " So " rispose Benedetto " che mi separo da tutto quello che si corrompe e che pesa . " Poi domandò se qualcuno fosse andato alla parrocchia . Come , se non era passato che un quarto d ' ora ? Si scusò , gli pareva che fosse passato un secolo . Supplicò il professore di ritirarsi , di prendere riposo , contemplò daccapo i lumi celesti ; poi chiuse gli occhi , desiderò Gesù , due braccia umane che lo sollevassero e lo cingessero , un petto umano , animato di Divino , dove celare il viso entrando nell ' immenso mistero . Ebbe i sacramenti alle sei . Il termometro era salito di qualche linea . Alle nove Benedetto domandò di Giovanni Selva . Seppe ch ' era venuto , ch ' era ripartito e che c ' era invece di Leynì . Volle vederlo malgrado l ' opposizione del professore . Gli disse che desiderava salutare almeno alcuni dei suoi amici delle catacombe . Di Leynì lo sapeva , gliene aveva parlato Selva . Poté annunciare che si erano dato convegno a villa Mayda verso il tocco . La suora infermiera , venuta poco prima a sostituire la sua compagna , ebbe l ' imprudenza di dire che tanta gente del popolo domandava notizie . Benedetto , lì per lì , non disse nulla ; ma , uscito di Leynì , fece chiamare il professore . Il professore non c ' era , aveva dovuto recarsi all ' Università . Il discorso della suora avea fatto prendere definitivamente a Benedetto una risoluzione pensata fin da quando la prima luce del giorno gli aveva mostrato le pareti della camera dipinte di soggetti mitologici nello stile della Casa di Livia . Desiderò di un desiderio indicibile la sua cameretta antica . Là avrebbe veduto gli amici , i popolani che volessero visitarlo , e , se fosse venuta , l ' altra persona . Pregò di parlare al giardiniere e ai servi , espresse il suo desiderio ; e perché coloro rifiutavano di trasportarlo , li supplicò per amor di Dio , li commosse tanto che si arresero , a rischio di venir cacciati . " Idee proprio di Santi " pensò la suora . Benedetto fece il tragitto nelle braccia del giardiniere e di un servo , avviluppato di coperte , col Crocifisso in mano . La sua consolazione di trovarsi nella cameretta povera fu così grande che parve a tutti migliorato . Ma il termometro saliva . Dopo il tocco il termometro segnava trentanove . Don Clemente era arrivato alle dieci e mezzo . III . I Selva e di Leynì raggiunsero il gruppo di persone che li aspettavano nel viale degli aranci . Erano tutti laici meno uno , un giovine sacerdote abruzzese , piccolo , dal viso olivastro , dagli occhi neri , profondi e ardenti . Vi era lo studente Elia Viterbo , ora cristiano , stato battezzato da quel sacerdote . Vi era il biondo giovinetto lombardo prediletto dal Maestro . Vi era un giovine operaio , abruzzese anche lui , amico del prete , bellissimo , dalla faccia di apostolo ; vi era quell ' Andrea Minucci della riunione religiosa di Subiaco ; vi erano un pittore , un ufficiale di marina comandato al Ministero e altri ; tutti uomini che ogni amore terreno avrebbero sacrificato all ' amore di Benedetto . Nessuno di loro aveva creduta vera una sola delle voci calunniose sparse contro di lui . Lo avevano difeso con impetuoso sdegno contro i compagni diffidenti . Si potrà dire di essi un giorno che furono posti alla prova dalla Provvidenza ed eletti quindi a continuatori dell ' opera del Maestro . Di Leynì era della loro schiera ; in Giovanni Selva essi ammiravano e riverivano un uomo ammirato e riverito dal Maestro , provandone però soggezione . Stavano da un pezzo nel viale degli aranci ad aspettare appunto lui ; perché a entrar dal Maestro non si aspettava che il signor Giovanni . Molti di loro avevano le lagrime agli occhi . All ' avvicinarsi dei Selva , tutti si levarono il cappello in silenzio . Giovanni si avviò , seguito dall ' intero gruppo , verso la casina . Sua moglie veniva ultima . Uno dei giovani le accennò di passare avanti , ma ella non volle e nessuno insistette . Non era luogo né ora di cerimonie ; Maria sentiva che quegli uomini erano chiamati prima di lei a continuare l ' opera di Benedetto dopo la sua morte . Camminavano in silenzio e a capo scoperto malgrado la pioggia , Selva come gli altri . Mayda li ricevette sulla soglia . Al suo ritorno dall ' Università , egli aveva accolto la notizia del passaggio di Benedetto alla casina con un terribile scoppio di collera . Non aveva poi disarmato con la suora , con il giardiniere , con i servi ; ma si era persuaso in cuor suo , considerando la nota delle temperature prese ogni mezz ' ora , che quel colpo di follia non aveva modificato sensibilmente il corso fatale della febbre . Alla domanda se si dovesse restar poco nella camera , cercare che l ' ammalato parlasse il meno possibile , rispose : " Fate tutto quello che desidera ; è il banchetto del condannato . " E li precedette sur una scaletta di legno . " I tuoi amici " diss ' egli , entrando nella camera . Li fece passare , e , chiuso l ' uscio , si appoggiò a uno stipite della porta , con le mani incrociate dietro il dorso , guardando Benedetto . L ' alta figura bruna non si mosse più di là tutto il tempo che Benedetto trattenne i suoi fedeli . Benedetto aveva il viso acceso , gli occhi lucenti , il respiro frequente . Salutò gli amici con un " grazie " vibrante di sovreccitazione lieta che strappò a qualcuno dei singhiozzi . Allora egli alzò la mano come pregando di chetarsi . Dopo ricevuto il Viatico la sua continua preghiera era stata di poter parlare ai suoi discepoli prediletti , di avere da Dio parole di verità e forza bastevole a pronunciarle . Si sentiva ora il petto pieno dello Spirito . " Venitemi vicini " diss ' egli . Il giovinetto biondo passò avanti agli altri , s ' inginocchiò , rigato il viso di tacite lagrime , al letto del Maestro che gli posò la mano sul capo e riprese : " Restate uniti . " Le dolorose parole taciute accorarono maggiormente ; ma ciascuno sentì che quell ' anima era per dare l ' ultima luce di ammaestramento e di consiglio , ciascuno represse il pianto . La voce di Benedetto suonò nel silenzio più profondo . " Pregate senza posa e insegnate a pregare senza posa . Questo è il fondamento primo . Quando l ' uomo ama veramente di amore una persona umana o una idea della propria mente , il suo pensiero aderisce in segreto continuamente al suo amore mentr ' egli attende alle più diverse occupazioni della vita , sia vita di servo , sia vita di re ; e ciò non gli toglie di attendervi bene ed egli non ha bisogno di rivolgere molte parole al suo amore . Gli uomini del mondo possono portare così nel loro cuore una creatura , una idea di verità o di bellezza . Portate voi sempre nel vostro il Padre che non avete veduto ma che avete sentito tante volte come uno Spirito di amore spirante in voi , che vi metteva il desiderio dolcissimo di vivere per esso . Se così farete , l ' azione vostra sarà tutta viva di spirito di Verità . " Riposò un poco , guardò don Clemente seduto accanto al letto , sorrise . " Parole Sue della cara Santa Scolastica " diss ' egli . E continuò : " Siate puri nella vita perché altrimenti disonorerete Cristo davanti al mondo ; siate puri nel pensiero perché altrimenti disonorerete Cristo davanti agli spiriti di bontà e agli spiriti di nequizia che si combattono nelle anime dei viventi . " Detto così , egli cinse col braccio la testa del giovinetto biondo quasi a difenderla dal male e pregò nell ' anima per lui ch ' era forse la sua maggiore speranza . Poi ripigliò : " Siate santi , non cercate né lucri né onori , mettete in comune per le vostre opere di verità e di carità il superfluo misurato secondo la voce interna dello Spirito . Siate benefici amici a tutti i dolori umani nei quali v ' incontrerete , siate mansueti ai vostri offensori e derisori che saranno molti anche nell ' interno della Chiesa , siate intrepidi a fronte del male ; datevi alle necessità l ' uno dell ' altro ; perché se tali non vivrete non potrete servire lo Spirito di Verità e perché il mondo riconosca la Verità dai vostri frutti , perché i fratelli riconoscano dai vostri frutti che voi siete di Cristo . " Don Clemente si piegò sopra di lui per la pietà del suo respirare affannoso , gli disse piano che riposasse . Benedetto gli prese , gli strinse la mano , tacque alcuni istanti . Poi , levatigli in viso i grandi occhi lucenti , rispose : " Hora ruit . " E ricominciò : " Ciascuno di voi adempia i suoi doveri di culto come la Chiesa prescrive , secondo stretta giustizia e con perfetta obbedienza . Non prendete nomi per la vostra unione , né parlate mai collettivamente , né fatevi regole comuni oltre a queste che vi ho dette . Amatevi , l ' amore basta . E comunicate gli uni con gli altri . Molti lavorano nella Chiesa lo stesso lavoro al quale vi preparate voi con la preparazione morale che vi ho prescritta : voglio dire un lavoro di purificazione della fede e di penetrazione della fede purificata nella vita . Onorateli e apprendete da essi ma non fateli partecipi della vostra unione se spontaneamente non vengano a voi per mettere il loro superfluo in comune . Questo sarà il segno che Iddio li manda a voi . " Qui Benedetto s ' interruppe , pregò dolcemente Giovanni Selva di venirgli più vicino . " Desidero vederla " diss ' egli . " Quello che ho detto e più ancora quello che dirò è nato da Lei . " Stese la mano a prendere quella di don Clemente , soggiunse : " Il padre lo sa . - Noi dobbiamo sentire Iddio presente in noi stessi ma dobbiamo anche sentirlo ciascuno di noi nell ' altro e io lo sento tanto in Lei . - Sì " proseguì volgendosi a don Clemente come per un appello alla sua autorità " questo è il fondamento vero della fraternità umana e per questo coloro che amano gli uomini e si figurano di essere freddi con Dio sono più vicini al Regno di tanti che si figurano di amare Dio e non amano gli uomini . " Il giovine prete che stava , quasi timidamente , dietro Selva , esclamò : " oh sì sì ! " Selva piegò il capo , sospirando . L ' alta figura bruna addossata a uno stipite della porta non si mosse , ma il suo sguardo fermo a Benedetto ebbe una intensità , una tenerezza , una tristezza indicibili . Don Clemente si piegò da capo all ' infermo , gli disse di sostare un poco ; anche la suora ne lo pregò . Mayda non parlò né parlarono i discepoli . Benedetto bevve un po ' d ' acqua , ringraziò e riprese il suo dire . " Purificate la fede per gli adulti ai quali è incomportabile il cibo degl ' infanti . Questa parte del vostro lavoro è per quelli che sono fuori della Chiesa , le appartengano di nome o no , per quelli ai quali voi vi mescolerete incessantemente . Lavorate a glorificare l ' idea di Dio adorando sopra ogni cosa la Verità e insegnando che non vi è verità contro Dio né contro la Sua legge . Badate però con altrettanta cura che gl ' infanti non accostino la bocca al cibo degli adulti . Non vi offenda una fede impura , una fede imperfetta dove pura è la vita e giusta è la coscienza ; perché rispetto alle profondità infinite di Dio poca differenza vi è tra la fede della femminetta e la fede vostra e se la coscienza della femminetta è giusta , se la sua vita è pura , voi non passerete avanti a lei nel Regno dei Cieli . Non pubblicate mai scritti intorno a questioni religiose difficili perché sieno venduti ma distribuiteli secondo prudenza e mai non vi apponete il vostro nome . " Lavorate per la penetrazione della fede purificata nella vita . Questo lavoro è per quelli che nella Chiesa sono e nella Chiesa vogliono essere e si chiamano turba , popolo infinito ; per coloro che veramente credono nei dogmi e si compiacerebbero di crederne anche più , che veramente credono nei miracoli e si compiacciono di crederne anche più , ma veramente non credono nelle Beatitudini , che dicono a Cristo : " Signore , Signore ! " ma pensano che sarebbe troppo duro di fare tutta la Sua volontà e neppure hanno zelo di cercarla nel Libro Santo e non sanno che religione è sopra tutto azione e vita . A costoro che pregano abbondantemente , spesso idolatricamente , insegnate voi a praticare , oltre alle preghiere prescritte , anche la preghiera mistica in cui è la fede più pura , la più perfetta speranza , la più perfetta carità , che purifica per sé l ' anima e purifica la vita . Vi dico io di prendere pubblicamente il posto dei Pastori ? No ; ciascuno lavori nella propria famiglia , ciascuno lavori fra i propri amici , chi può lavori nel libro . Così lavorerete anche il terreno onde i Pastori sorgono . " Figli miei , non vi prometto che rinnoverete il mondo . Lavorerete nella notte senza profitto apparente come Pietro e i suoi compagni sul mare di Galilea , ma Cristo alfine verrà e allora il vostro guadagno sarà grande . " Tacque , pregò per i suoi discepoli , sospirò nella prescienza di molto loro soffrire da molte specie di nemici e disse le ultime parole : " Più tardi le vostre preghiere ; adesso il vostro bacio . " I discepoli domandarono a una voce di essere benedetti . Egli si schermì , disse di non sentirsi degno : " Non sono che il povero cieco , al quale il Signore ha aperti gli occhi col fango . " Don Clemente non parve udire , s ' inginocchiò dicendo : " Anche me . " Benedetto gl ' impose con umile obbedienza la mano sul capo , disse le parole latine della benedizione rituale e lo baciò . Così fece agli altri , uno per uno . Parve a ciascuno sentirsi fluire nell ' interno da quella mano il vento dello Spirito . Quando fu la volta del prete , questi mormorò : " Maestro , e noi ? " Il morente si raccolse alcuni istanti , rispose : " Siate poveri , vivete da poveri , siate perfetti , non compiacetevi né di titoli né di vesti di onore , non dell ' autorità personale né dell ' autorità collettiva , amate coloro che vi odiano , astenetevi dalle parti , pacificate nel nome di Dio , non accettate uffici civili , non tiranneggiate le anime né vogliate governarle troppo , non fate culture artificiali di sacerdoti , pregate Dio di esser molti ma non temete di esser pochi ; non crediate che vi abbisogni molta scienza umana , solo vi abbisogna molto rispetto per la ragione e molta fede nella Verità universale e inscindibile . " Ultima si avvicinò Maria Selva . S ' inginocchiò a due passi dal letto . L ' infermo le sorrise , le fe ' cenno di alzarsi . " La ho già benedetta in Suo marito " diss ' egli . " Non li so distinguere . Ella è una parte dell ' anima sua . Ella è il suo coraggio , lo sia sempre più nelle ore penose che lo aspettano . E siate insieme la poesia dell ' amore cristiano fino all ' ultimo . Fermatevi ora qui un poco tutt ' e due . " La luce venne meno rapidamente nella camera mentre i discepoli uscivano . Si udì il rombo del tuono , la suora andò a chiudere la finestra . Prima guardò nel giardino , esclamò : " poverini ! " Benedetto udì , volle sapere , apprese che il giardino formicolava di persone venute per vederlo , che una pioggia tempestosa era imminente . Pregò i Selva di attendere e Mayda di far entrare il popolo . Un calpestio pesante suonò sulla scaletta di legno . La porta si aperse , parecchi popolani entrarono adagio in punta di piedi . In un momento la camera fu piena . Una calca di teste scoperte si affacciava alla porta . Nessuno parlava , tutti guardavano Benedetto , smarriti , riverenti . Benedetto salutò colle due mani , a braccia aperte . " Vi ringrazio " diss ' egli . " Pregate come certo a qualcuno di voi ho insegnato . E Dio sia con voi , sempre . " Un omone grande gli rispose , tutto rosso : " Noi si pregherà ma Lei non more , sa . Lei non creda sta cosa . Però ce benedica . " " Sì , ce benedica " suonò da ogni parte . " Ce benedica . " Intanto dalla scaletta venivano voci impazienti di gente che voleva e non poteva salire . Benedetto disse qualche cosa , piano , a don Clemente . Don Clemente ordinò che i presenti sfilassero davanti al letto uscendo poi dalla camera perché potessero sfilare anche gli altri . A uno a uno passarono tutti . Erano genterella del Testaccio , operai , garzoni di negozio , venditrici di frutta , piccoli merciaiuoli , accattoni . Benedetto andava ripetendo di tanto in tanto , con voce stanca , parole di congedo . - Addio . - Pregate per me . - A rivederci in paradiso . - Chi passando davanti lui piegava il ginocchio in silenzio , chi toccava il letto e si faceva il segno della croce , chi gli raccomandava sé o persone care , chi gli diceva benedizioni . Uno gli domandò perdono di aver creduto ai suoi calunniatori . Fu allora una sequela di " anche a me , anche a me . " Passò la gobbina di via della Marmorata , cominciò a raccontargli piangendo che il suo vecchio prete si era confessato e avrebbe voluto dirgli tutta la sua gratitudine . Chi seguiva la spinse via ed ella passò per sempre dagli occhi di lui . Tanti così gli passarono davanti l ' ultima volta e piangendo si allontanarono da lui per sempre , ch ' egli aveva consolati nello spirito e nel corpo . Molti ne riconobbe e salutò col gesto . Quelli giravano via pure girando il volto lagrimoso continuamente a lui . La fila che scendeva sfiorando sulla scaletta la fila che saliva , le antecipava le impressioni della camera dolorosa . - Ah che viso ! - Ah che voce ! - Dio , muore ! - È un angelo di Dio ! - Vedrete ! - Ci ha il paradiso negli occhi ! - E non pochi mormoravano maledizioni agi ' infamacci che lo avevano calunniato , non pochi parlavano , fremendo , di veleno e di assassinio . Dio , portato via dai questurini , ritornava così ! Un lugubre tuonare continuo e il gran pianto uguale della pioggia coprivano i sussurri pietosi e irosi . Finito di scolare il fiume del popolo , Mayda fece aprire la finestra perché l ' aria si era viziata . Benedetto pregò che gli alzassero un poco il capo , desiderando vedere il gran pino inclinato al Celio . La verde livida corona dell ' ombrello tagliava obliqua il cielo tempestoso . La guardò a lungo . Riadagiato il capo sul guanciale , accennò a don Clemente di piegarsi verso di lui , gli disse , quasi all ' orecchio : " Sa , quando mi hanno portato qua dalla villa , ho sentito un fortissimo impulso a pregare che mi portassero sotto il pino che si vede dalla finestra , per morire lì . Ma ho anche pensato subito ch ' era una cosa troppo voluta , e che non era buona . E poi - soggiunse sorridendo - sarebbe sempre mancato l 'abito." Un lieve moto delle labbra di don Clemente gli rivelò ch ' egli aveva recato l ' abito con sé da Subiaco . N ' ebbe un assalto di commozione intensa . Giunte le mani , stette in silenzio fino a che durò la lotta interna fra il desiderio che la Visione si compiesse e la coscienza che non si sarebbe compiuta naturalmente . Si raccolse in un atto di abbandono alla Divina Volontà . " Il Signore vuole che io muoia qui " diss ' egli . " Però mi permette di avere almeno l ' abito sul letto prima di morire . " Don Clemente si chinò sopra di lui e lo baciò in fronte . Intanto i Selva attendevano in disparte . Benedetto li chiamò a sé , disse loro che avrebbe ricevuto la signora Dessalle fra mezz ' ora , ma che la pregava di non venire sola . Poteva venire con loro . Insieme ai Selva uscì anche Mayda . La suora dormicchiava . Allora Benedetto pregò don Clemente di recarsi poi dal Pontefice , di dirgli come la fine della Visione non si fosse avverata , come quindi tutto l ' apparente miracoloso della sua vita svanisse , come finalmente egli avesse sentita con grande dolcezza , prima di morire , la benedizione del Papa . " E gli dica " finì " che spero di poter parlare ancora nel suo cuore . " L ' ambascia era diminuita ma la voce si affiochiva , le forze venivano mancando colla febbre . Don Clemente gli prese e tenne a lungo il polso . Poi si alzò . " Lei va a prendere l ' abito ? " mormorò Benedetto con un sorriso dolcissimo . Il bel viso del padre si coperse di rossore . Egli vinse presto il sentimento umano che gli consigliava di simulare , e rispose : " Sì , caro . Credo che sia il tempo . " " Che ore sono ? " " Le cinque e mezzo . " " Lei crede alle sette ? Alle otto ? " " No , non così presto , ma desidero che tu abbia questa consolazione subito . " In un salottino della villa , Giovanni Selva , guardato l ' orologio , disse a sua moglie : "Andate." L ' intelligenza era che con Jeanne andassero da Benedetto Maria e Noemi . Questa stese le mani a suo cognato . " Sai " diss ' ella , tutta tremante " vado a dargli una notizia che riguarda l ' anima mia . Non ti offendere se la do a lui prima che a te . " Jeanne intuì la notizia che Noemi avrebbe portato al morente : la sua prossima conversione al Cattolicismo . Tutta la forza ch ' ell ' aveva raccolto in sé per il momento supremo l ' abbandonò . Abbracciò Noemi e scoppiò in lagrime . I Selva le fecero animo , ingannandosi circa quel pianto . Ella pregò , fra i singhiozzi , che andassero , che andassero ; a lei era impossibile di venire . Noemi sola intese . Jeanne non voleva venire perché aveva indovinato e non poteva fare quanto avrebbe fatto lei . La supplicò , la scongiurò , le mormorò tenendola abbracciata : " perché non cedi , in questo momento ? " Jeanne rispose solamente , singhiozzando : " Oh tu mi capisci ! " E perché Noemi protestava di non voler più andare , la supplicò alla sua volta di andare , di andare subito , di non tardare a dargli questa consolazione . Ella non poteva , non poteva , non poteva ! Non ci fu verso di smuoverla . Un domestico venne a chiamare Selva . Maria e Noemi uscirono . Rimasta sola , Jeanne ebbe un momento l ' idea di raggiungerle , di arrendersi , di andargli a dire ella pure una parola di gioia . Cadde ginocchioni , stese le braccia , quasi a lui che le stesse davanti , singhiozzò : " caro , caro , come ti potrei ingannare ? " Aveva lottato più volte col proprio scetticismo imperioso e sempre invano . Uno slancio di dedizione alla fede , lo sapeva , non sarebbe stato durevole . " Perché non mi vuoi sola ? " gemette ancora , sempre ginocchioni . " Perché non mi vuoi sola ? Perché le coscienze pie non si offendano ? Perché la mia disperazione non ti turbi ? Perché non mi vuoi sola ? Posso io dire davanti a loro quello che ho dentro di me ? Tu che sei buono come il tuo Signore Gesù , perché non mi vuoi sola ? Oh ! " Ella scattò in piedi , convinta che se Piero la udisse risponderebbe " sì , vieni . " Stette un attimo come impietrata , colle mani alle tempie ; e mosse poi lentamente , simile a una sonnambula , uscì del salotto , attraversò il vestibolo , scese in giardino . Pioveva tanto dirottamente , il cielo , corso tuttora di tempo in tempo dal tuono , era tanto fosco che prima delle sei , quella sera di febbraio , pareva già quasi notte . Jeanne entrò come stava , a capo scoperto , nella pioggia fitta e fredda , prese , senz ' affrettar il passo , non il viale degli aranci a destra ma il sentiero che scende a sinistra fra due righe di grandi agavi a un boschetto di lauri , di cipressi e di ulivi cui si aggrappano rose . Passò dal gran pino che guarda il Celio e girando al basso verso destra per un lungo arco di via , si condusse alla fonte che un avello antico raccoglie nel pendìo ripido fra una cintura di mirti , pochi passi più giù che la casina del giardiniere . Ivi si fermò . Una finestra della casina luceva ; certo la finestra di Piero . Vi passò un ' ombra ; forse Noemi ! Jeanne sedette sull ' orlo marmoreo della vasca . Era possibile di affogare lì dentro ? Avrebbe cercato di morire se non ci fosse Carlino ? Pensieri vani ; non vi si trattenne . Attese , attese , sotto la pioggia fredda , con gli occhi e l ' anima fermi alla finestra lucente . Altre ombre . Partono , adesso ? Sì , forse partono Maria e Noemi ma non lasceranno Piero solo . Ci sarà Mayda , ci sarà il benedettino , ci sarà la suora . Ebbene , ella tenterà . Un passo frettoloso nel viale degli aranci ; qualcuno che si avvia alla casina . Jeanne , che si era alzata , torna a sedere . Ecco , quell ' ignoto è entrato . Movimento di ombre alla finestra . Due persone escono parlando vivacemente ; le voci del professore e di Giovanni Selva . Pare che parlino di qualcuno venuto a prendere notizie . Altre persone escono , l ' acqua delle grondaie mormora sugli ombrelli . Devono esser loro , Maria e Noemi . Jeanne si alza da capo , si avvia . Passa l ' uscio della casina , vede gente nella cucina del giardiniere , prega una ragazza di salire a vedere presso l ' ammalato , chi ci sta . Quella esita , cerca schermirsi , ma poi va , scende subito . Ci stanno il prete e la suora . Jeanne domanda un po ' di carta , una matita , un lume . Comincia a scrivere : " Padre - Mi rivolgo ... " S ' interrompe , sta in ascolto . Qualcuno scende la scaletta di legno . Un passo d ' uomo ; dunque il padre . Allora gli parlerà . Butta via la matita , gli va incontro sulla scaletta . È scuro , don Clemente la scambia per Maria Selva . " È quieto " dice , prima ch ' ell ' apra bocca . " Pare che dorma . Gli ha fatto tanto bene quello che Sua sorella gli ha detto . Il professore crede che passerà la notte . Faccia venire anche l ' altra signora . L ' ha domandata . Credevo che fossero andate a prenderla . " Jeanne tace , si fa da banda . Egli dice " permesso " e passa senza guardarla , va in cucina per avere un po ' di pane e un po ' d ' acqua , digiuno com ' è dalla sera precedente . Jeanne trema come una foglia . Egli l ' ha domandata ! Queste parole , il favore del caso le danno le vertigini . Sale piano piano , spinge l ' uscio piano piano . La suora la vede , fa per alzarsi . Ella le accenna , col dito alla bocca , di non si muovere , si accosta piano piano al letto , vede una lunga cosa nera distesa sulle coltri , si arresta esterrefatta , non comprende . Ode un lievissimo gemito . Il giacente alza la mano destra con un gesto vago , come se cercasse qualche cosa . La suora si alza ma Jeanne , più pronta , è di slancio al guanciale , si china su Piero che ha ripreso a gemere , ad agitar la mano . Jeanne lo interroga affannosa , egli non risponde , geme , guarda qualche cosa accanto al letto e Jeanne offre un bicchiere d ' acqua , gli vede scotere il capo , si dispera di non capire . Ah , il Crocifisso , il Crocifisso ! La suora alza il lume da terra , Jeanne porge il Crocifisso a Piero che gli affligge le labbra e la guarda , la guarda con gli occhi grandi , vitrei , dov ' è la morte . La suora getta un grido , corre a chiamare il padre . Piero guarda Jeanne , guarda Jeanne , si sforza di prendere il Crocifisso a due mani , di alzarlo verso lei , le sue labbra si agitano , si agitano , non ne esce suono . Jeanne si raccoglie nelle proprie le mani di Piero , bacia il Crocifisso di un bacio appassionato . Egli chiude allora gli occhi , il suo volto s ' irradia di un sorriso , si piega un poco sulla spalla destra , non si move più . FINE . 95
LA FAMIGLIA DE-TAPPETTI ( GANDOLIN (L. A. VASSALLO) , 1903 )
Narrativa ,
I La Rivista Policarpo De - Tappetti , incauto padre e scrivano presso il Fondo per il culto , ha promesso al figlio Agenore , sei anni e quattro mesi , di condurlo al Macao . - Agenore - gli ha detto , la sera del sabato , con accento severo - tu appartieni a una nazione di ben trenta eziandio milioni di abitanti , non ficcarti le dita nel naso ! a una nazione che è stata maestra di civiltà .... non grattarti ! perdio , la testa , quando parla papà , hai capito ? a una nazione insomma , di cui è operoso scrivano colui che ti ha messo all ' onore del mondo . Domani è la festa dello Statuto . - Papà , che cos ' è lo Statuto ? - Lo Statuto è , figlio mio , quella cosa per cui non c ' è che la gente senza educazione , che finga d ' ignorare i proprii doveri , tra cui , te lo dico una volta per sempre , quello di ubbidire mammà e papà , e di non fare certe risposte ; che non le farebbe neanche un monello di strada . Sono le sette di mattina . Casa De - Tappetti pare un inferno . La signora Eufemia , tutta discinta , con le papillotes in testa , mette sossopra i cassettoni , e butta in aria quanto trova , cercando un involtino di carta azzurra , contenente una dozzina di bottoni per camicia . Policarpo è in mutande , coi piedi infilati in un paio di ciabatte , che ogni tanto gli scappano , insieme con la pazienza maritale e paterna . Egli ha in mano un solino finto e una cravatta di seta nera , veneranda memoria sopravvissuta a tempi migliori . - Per bacco baccaccio ! - egli mormora tra i denti - queste cose non succedono che a me .... Non c ' è una camicia a cui non manchi un bottone . Specialmente di quelli a parte di dietro . Ma dove li avete gli occhi ? .... a casa del diavolo ? .. - Sta un po ' zitto . - Zitto , un corno ! sarà la trentesima volta .... ma che dico ? sarà l ' ottantesima volta che trovo la camicia senza il bottone a parte di dietro .... Agenore ! lascia stare l ' orologio . Conoscerò , a dire poco , mille persone ; pure tutte hanno i bottoni in regola . - Ma finiscila una volta .... ecco , li ho trovati . Rosa ! un ago , e un po ' di filo bianco . - Oh ! non si troverà né ago , né filo , ne sono sicuro . Serva e padrona si sbracciano , si affannano , frugano , rifrugano e non trovano nulla . - L ' avevo detto io ! Agenore ! lascia stare l ' orologio . - Dimmi - soggiunse la moglie tutta stravolta - non ti basterebbe uno spillo messo per bene ? - Sicuro ! per farmi scoppiare una vena . - Aspetta .... ecco l ' ago .... manca il filo .... ah ! un po ' di filo nero . - Lo sapevo ! - Papà . - strilla Agenore - non mi voglio lavare la faccia . - Non ti vergogni , sudicione ? ( alla serva con autorità ) . Rosa , non risparmiate il sapone , specialmente nel collo .... e che sia pettinato , mi raccomando .... sangue di bacco . - Che cosa c ' è ? - Te l ' ho detto mille volte ! non abbottonare i manichetti delle camicie pulite !...uno si infila la camicia e non riesce a mettere fuori le mani . Non c ' è mai stato verso .... mai .... mai .... - T ' ha preso il nervoso stamane ? - Sfido io ! guarda l ' orologio , son già le otto ; presto , il mio fazzoletto bianco , quello delle feste .... il mio fazzoletto turchino , quello per il naso .... il fazzoletto rosso , di seta , per il sudore .... dopo sette anni di matrimonio ho sempre da chiedere le stesse cose . Agenore , sei pronto ? .. il mio bastone ! dammi la chiave del portone .... me la voglio cucire in tasca ! non c ' è caso che vi ricordiate di darmela .... Agenore , sei pronto ? .. l ' astuccio degli occhiali dov ' è .... non si trova mai .... già ! l ' avrete dato al ragazzo per baloccarsi , si capisce questa casa è un inferno ... dammi un giornale . - Per che farne ? - Dammi un giornale vecchio .... si sa mai .... quando c ' è dei ragazzi .... Dio , come stirano queste bretelle ! e il gilet poi pare un sacco .... te l ' avevo detto , io , di farmi una piccola basta di dietro ? - Che dici ? - Basta di dietro ! ... sei sorda ? Finalmente si riesce a porre sesto a tanta confusione . Policarpo dà gli ultimi avvertimenti al figlio , e presolo per mano , scende le scale del domicilio , in via dei Coronari , attraversa via di San Luigi dÈ Francesi , pozzo delle Cornacchie , piazza di Pietra , via delle Muratte , e per l ' Angelo Custode , Si spinge verso il Macao , gridando ogni cinque minuti : - Non cacciarti tra le gambe della gente .... sta zitto .... non scendere dal marciapiede , non vedi che ci sono i legni ? Dalle finestre pendono le bandiere a tre colori . Agenore opprime di domande l ' illustre genitore . - Papà , che vuol dire tre colori ? - Vuol dire che l ' Italia è divisa in tre grandi regioni : alta Italia , Italia centrale e Italia meridionale , - Meridionale che significa ? - Ch ' è mezzogiorno . - L ' ora del pranzo ! papà , ho fame . - Non si dice fame : le persone per bene dicono : appetito . - Si , papà ! ma io ho fame . - Appetito . - Sì , papà : ho anche appetito . Comprami una ciambella . - Mangiare a digiuno fa sempre male . - Io mi metto a piangere . - E io ti porto a casa . - No , papà ; voglio vedere la rivista ; piuttosto piangerò stasera . Non so come Policarpo e suo figlio riescono , malgrado la folla , a penetrare nel recinto del Macao . Enormi spirali di polvere salgono al cielo , simili a turbini del deserto , e accecano soldati e spettatori . I reggimenti , immobili , paiono muraglie d ' uomini . Lampeggiano le sciabole dei cavalleggieri . Il generale comandante in capo galoppa di qua , di là , facendo ondeggiare marzialmente il ricco pennacchio che pare una nuvoletta di bianchi vapori . Romba il cannone . Le bande musicali suonano l ' inno reale . Agenore non istà piú nella pelle . Un drappello di carabinieri splendidi , come campioni di un torneo , entra nel recinto . Sono i corazzieri . Ecco il re , seguìto da un codazzo di splendide , svariate , pittoresche uniformi . - Papà ! Io non vedo niente ; qual è il re ? .. - Vedi : è quello laggiú , pallido , con quei grandi baffi .... non lo vedi ? - Li hanno tutti i baffi . - Non capisci niente . Non mi seccare . - Lo so che non capisco : ma la mamma dice sempre : " Papà non sa mai quello che si dica " Policarpo dà un ' occhiata fulminante al piccolo Agenore , che si ficca il dito nelle narici . - Via quel dito ! - Tu ce lo metti sempre e nessuno ti dice nulla . Ah , quando sarò grande ! Policarpo trascina il figlio sul piazzale dell ' Indipendenza . C ' è un quadrato di fanteria e un quadrato di curiosi ; molte signore , in abiti assai carini ; molta ragazzaglia inerpicata sui cancelli , sui lampioni . Agenore assiste alla sfilata , provocando fieri rabbuffi dalla giusta collera del genitore , per le domande stupidissime con cui mette a dura prova l ' erudizione paterna . A un certo punto , Policarpo afferra il figlio e facendolo galoppare come un dannato dantesco lo trascina sulla piazza del Quirinale . La folla si agglomera davanti al regio palazzo . - Papà , - chiede Agenore indicando la Consulta , - chi ci sta in quella casa ? - Ci sta l ' onorevole Crispi . - Non me ne importa nulla . - Non me ne importa nulla neanche a me , pure egli è il capo del governo , e lo dobbiamo amare , come si amano le istituzioni . La folla applaude , il Re e il Duca d ' Aosta si affacciano e salutano dalla loggia , agitando gli elmi piumati . Policarpo trascina verso casa il figlio che ha un palmo di lingua fuori , e gli occhi rossi dal sudore e dal polverio . - Ti sei divertito ? - gli chiede la mamma togliendogli l ' abitino . - Sì , mamma : ho tanto fame . - Si dice : appetito ! - grida Policarpo . - Povero figlio ! - esclama la mamma , dandogli un bacetto . - papà ti dà i tormenti eh ? poverino ! - Bella educazione ! - soggiunge Policarpo - voi , o signora , diminuite il prestigio dell ' autorità . - Ma che prestigio ? - Voi , o signora , eccitate una creatura inconsapevole allo sprezzo verso il superiore immediato , voi seminate la diffidenza tra le diverse classi sociali , voi .... - Oh non mi gonfiare la testa ! andiamo a tavola , chè ci sono le fettuccine al pomidoro . Policarpo con accento maestoso : - Signora ! Non è al pomidoro che si forma il carattere della gioventú . II Le gioie di De - Tappetti . La casa , tutt ' insieme , si compone di due camere e una cucina . È bene conoscere l ' ambiente , poichè , un filosofo antico - fors ' anche un greco - non si sa mai ! - ha detto : - La casa è l ' individuo . Veramente io direi : la casa è il padrone di casa . E il padrone di casa che spesso , in Roma , è una padrona , è poi uno spettro mensile e trimestrale ! che nuoce alle funzioni dell ' organismo umano , poichè non accorda il respiro . Per andare da Policarpo De - Tappetti , si entra in un andito stretto e buio , che comincia coi cestini d ' una fruttarola , donna magra , untuosa ( la quale passa i tre quarti della vita a grattarsi la testa ) , e finisce con un laghetto , una specie di compluvio naturale , alimentato con singolare costanza dalle donne del vicinato . In fondo all ' andito c ' è una porta butterata dal vaiuolo , incrostata di ruggine , di ragnatele , d ' immondezze ; qualche cosa di schifoso . È la porta , per cui le donne vanno a fare la pulizia - pare impossibile - dei panni , in una specie di grotta , dai muri stillanti acqua e sudiciume . Saliti quattro capi di scale , c ' è un ripiano , dai mattoni sconnessi , regolarmente disseminati di gusci d ' ova , di buccie di patate , e altri elementi commestibili , come sarebbe a dire cartaccie , stracciolini , chiodarelli e una quantità enorme di noccioli di ciriegia , abilmente disposti , in modo da far cascare la gente , a rischio di rompersi , Dio scampi , l ' osso del collo . La prima camera di De - Tappetti è mobiliata con un magnifico sofà di reps giallo , comprato dal perito Stella con 7 lire e 45 centesimi ; un cassettone coi tiretti scortecciati e mancante di un piede ; un orologio a pendolo , e che segna sempre le ore 5 e due centimetri , con l ' unica lancetta che gli è rimasta ; uno specchio , dalla cornice nera , e col cristallo rotto agli angoli e attaccato mediante margini di francobolli ; quattro sedie di paglia perfettamente scompagne ; una elegante poltroncina di reps azzurro , comprata dal perito Stella a 5 lire e 90 centesimi ; una tavola rotonda intarsiata di macchie e di minuzzoli di pane , un mobile misterioso , coperto da due vecchi scialli della signora De - Tappetti , e che , poi , non è altro che un lettuccio di ferro incaricato di fingere , durante il giorno , un sofà , e accogliere , la notte , le stanche e non rimunerate membra della serva . È dunque una sala , una camera da ricevere , stanza da letto , sala da pranzo , il cui servizio cumulativo richiede una quantità di ingegnosi artifizi . Nella seconda camera , una toletta di legno dipinta a marmi preziosi , due lettucci di ferro i cui pezzi sono mantenuti , per mezzo di vecchie corde d ' imballaggio , quasi in relazione tra loro , e una culla a gabbioncino per Agenore che pure ha quasi sette anni , un attaccapanni i cui piuoli si staccano al peso di un soprabito , e una quantità di quadri ( poichè De - Tappetti ama le arti ) le cui vecchie muffite litografie rappresentano le cinque parti d ' Europa , una delle quali è la Primavera . La cucina non è che uno sgabuzzino in cui i predecessori di Policarpo hanno lasciato molte memorie di famiglia in una quantità di sorci , i quali vivono non si sa proprio di che . È festa , è la festa di San Pietro . - Oggi ci dobbiamo divertire un pochetto ? - esclama Policarpo giocondo , e affibbiandosi gli straccali - vi condurrò tutti e due ai prati di Castello , passando per porta Angelica . - Papà ? io voglio passare per il ponte di Ripetta . - No , figlio mio ; invece spenderemo i soldi del pedaggio in tante ciambelle di Lucca . - Voglio passare per il ponte e voglio le ciambelle di Lucca . - Mi meraviglio , e mi vergogno per voi , discolaccio ? ... Corpo di bacco , non trovo piú la mia cravatta nera . Eppure l ' ho messa . Dico sempre : lasciate le cose dove le metto io ! Nossignore ? come parlare al muro . - Fai adagio ! - dice la moglie - con un po ' di pazienza .... - Pazienza un corno non mi si dà retta , mai . Ce la voglio inchiodare , la cravatta ! Si cerca , si fruga , la famosa cravatta è dentro una scarpa di Agenore . - Ecco , ecco come si sciupa la mia guardaroba . Una cravatta che porto da dodici e che è ancora nuova fiammante . Credete forse che vada a rubare la notte ? che faccia il falso monetario ? La ci vuol tutta per non morir di fame al servizio dello Stato , e intanto mi si mette la cravatta nelle scarpe . Con 95 lire il mese : un ragazzo che mangerebbe un patrimonio , una moglie che vuole assolutamente un cappello ogni due anni ? una serva che divora un chilo di pane ogni giorno , e 45 lire di pigione ! Manco male i nuovi organici mi porteranno un aumento . Benedetto sia questo Ministero ! io l ' ho sempre detto : fior di brava gente , benchè abbia dato la croce al mio capo sezione . Non s ' accosta mai all ' ufficio , lui . Policarpo faccia questo , Policarpo faccia quest ' altro , giú , giú , tutto addosso a questo somaro ! - A proposito : c ' è stato il salumaio ? - Vada al diavolo ! aspetti i nuovi organici .... li aspetto bene io , mentre mi premono piú che a lui . Il giorno in cui andranno in vigore , vi condurrò tutti nell ' omnibus da Piazza Venezia a Porta del Popolo . Indi con voce solenne : - E se non mi farete inquietare , torneremo sull ' omnibus , da Porta del Popolo a Piazza Venezia . E poi , una bella domenica , vi farò vaccinare . La serva rientrando . Il postino col Don Chisciotte . Policarpo levando al cielo gli occhi .... - Dio mi ha mandato anche questo canchero di giornale ! - dando un ' occhiata al foglio - è un ' infamia ! - Che è successo ? - I nuovi organici .... - Ebbene ? - Tutto per aria . Ah ! l ' ho sempre detto : questo Ministero è un poco di buono . - Papà ? andiamo ai prati di Castello ? - È inutile , figlio mio , anche qui siamo completamente al verde . III Il banchetto della famiglia . La serva sbuffa in cucina . Donna Eufemia sta capando uno spicchio d ' aglio . Policarpo gratta un formaggio che appesta il vicinato . Agenore , impicciando tutti quanti , giunge a spingere , surrettiziamente , alcune patate sotto la cenere calda , nella quale , naturalmente , si scotta e strilla come un ' aquila . È una rivoluzione . Policarpo si caccia in tasca il pezzo di formaggio . Eufemia depone l ' aglio sopra lo sciacquatore . La serva rovescia tutto quanto il barattolo del sale dentro la pignatta . - Presto , la concolina ? - grida Eufemia pestando un piede . La serva si slancia nella camera da letto . Policarpo osserva le dita di Agenore , e non vedendo nulla di sospetto , gli tasta il polso e si fa mostrare la lingua . - Non piangere ; - gli dice - non è niente . - Già : brontola Eufemia , - per voi tutto è niente . Vieni qua , da me , figlietto caro .... sta zitto , che poi ti compro due bei centesimi di nocchie . - Se non aveste messo la mano vicino al fuoco , non vi sareste scottato ! - dice severamente Policarpo ; - la vostra condotta non è che una serie di dispiaceri per la famiglia . - Ma questa concolina viene o non viene ? - Che fa quella somara ? - Dille che si sbrighi . Policarpo si volta con impeto , e ne viene uno scontro colla serva , che sta correndo colla concolina in mano . I calzoni di Policarpo sono fracidi d ' acqua insaponata . La concolina va in mille pezzi . Tutta la famiglia , costernata , si raccoglie intorno a quei frantumi , come davanti a una catastrofe . Una lacrima spunta dal ciglio di Policarpo . Donna Eufemia batte le mani congiungendole , con voce straziante : - La concolina di mia nonna ! Policarpo , per nascondere la sua emozione , si fruga in tasca , ne cava il pezzo di formaggio , e lo fissa con straordinaria intensità . Intanto la pignatta dà disopra , e il brodo , cascando nel fuoco , solleva spirali di fumo bianco . Policarpo , Eufemia e la serva , con unanime slancio , si precipitano verso la pignatta , che viene alzata da sei mani e messa da pàrte . Agenore s ' appende alle ginocchia del genitore e strilla : - Le mie patate ! La serva , confusa , afferra uno strofinaccio fradicio di acqua e cenere , dà una ripulita alla pignatta , poi sempre rintontita , lo depone sul casto seno di Donna Eufemia . Policarpo si curva per dare una correzione al figlio . Eufemia manda un grido drammatico , prende lo strofinaccio con due dita e lo butta lungi da sé con atto di ribrezzo . Lo strofinaccio s ' avvolge come un turbante intorno al cranio nudo di Policarpo . - Un asciugamani , presto un asciugamani ! - urla Policarpo . La serva afferra una cosa bianca , e gliela porge . Policarpo si asciuga la testa e il collo . Altro grido di donna Eufemia : - La mia camicia da notte ! La cucina è un inferno . Policarpo guarda con desolazione profonda i calzoni fradici , quasi fosse l ' ultimo atto dei Due Sergenti . - Come fare ? Non ce n ' hai nessun altro paio di mezza stagione . - Lasci a andare : s ' asciutteranno . - Ma tu t ' ammalerai . - Che poi non m ' avessi da pigliare un febbrone ? - Levateli subito : credi a me . - Ma che mi metto ? non posso mica restare in mutande . - Aspetta facciamo così : Rosa , prendete la mia veste di lana turchina . Per un momento , ti metterai quella .. - Un funzionario dello Stato vestito da donna ? La dignità di Policarpo si rivolta , ma la necessità è urgente e superiore all ' amor proprio . Così avviene che Policarpo , un momento appresso si avvia solennemente verso la tavola , mezzo vestito da uomo e mezzo da donna . Agenore ci ride . Il genitore lo fulmina con un ' occhiata . - Non si deve mai ridere sulle sventurate emergenze della famiglia , e dovreste invece apprendere , che il genitore afflitto da sventura idraulica , sa sempre nobilmente indossare la veste del sacrificio . Finalmente la famiglia è seduta a tavola . Agenore ha un tovagliolo , che lo strozza , legato intorno al collo . La serva porta la minestra . Agenore domanda che per lo meno la sua scodella sia coperta da due chilogrammi di formaggio . Il genitore si rifiuta . Agenore si tira i capelli . Il genitore gli tira gli orecchi . Eufemia tira la manica di Policarpo , il quale si mette in bocca la prima cucchiaiata di minestra , Per poco non la sputa , - Dio clemente e misericordioso ! esclama Policarpo - questa minestra è una salina di Orbetello . - Le tue solite esagerazioni .... - Eufemia mia ! non eccitare , te ne prego , la mia sacrosanta indignazione . Fammi il piacere di degustare la minestra e poi .... Eufemia assaggia , - C ' è un po ' di sale , ma non mi pare che ci sia da strillare a quel modo che fai tu . - Ma è salata o non lo è ? rispondi categoricamente , poichè la vita domestica è fondata sulla logica . - Non ti stranire , fammi questo piacere . - Signora Eufemia ! i sett ' anni di matrimomio non vi autorizzano a denigrare la sincerità dei miei sensi . Non tergiversiamo , per amore di Dio . È salata o no , questa minestra ? - Quanto sei seccante ! - Papà - soggiunge Agenore - perché la mamma dice sempre che sei seccante ? - È un ' espressione confidenziale che tu non devi ultroneamente ripetere ! Hai capito ? Ma guarda che fai ? tu intingi la manica dentro la scodella . Ma , disgraziato , non te l ' ho detto mille volte ? a che cosa servono le maniche ? - A ripulirsi la bocca . Policarpo resta atterrito , davanti al crescente idiotismo di quel figlio unico che un giorno dovrà essere il capo della sua stirpe . La signora Eufemia con voce acre e acutissima : - Impossibile ! non passa giorno che a tavola non si faccia qualche lite . Tutti mi dicono : quanto dovete esser felice con vostro marito ; è un uomo che fa ridere tutti . Ma già , si capisce ! fuori di casa il signore sarà amabile , sarà spiritoso , sarà . ciarliero , sarà brillante . Appena messo piede in casa , non fa che brontolare , brontolare , e dalla mattina alla sera : ora i bottoni non sono cuciti ; ora s ' è persa la cravatta ; ora la minestra ha il bruciato ora non c ' è calza abbastanza nella lampada a petrolio .... Ma dimmi un ' altra cosa : non potresti dare un altro giro ai tuoi discorsi ? - Eufemia ! - risponde severamente Policarpo - Eufemia , te ne prego , rientra in te stessa . Tu demolisci il prestigio della patria potestà ! tu scuoti , nella loro base , quei principii inconcussi che ho procurato sempre d ' instillare nel tenero animo di Agenore nostro . - Ma io sono inconcussa da un pezzo e te lo dico francamente : o parla d ' altro o sta zitto . Agenore , vuoi un pezzettino d ' arrosto ? - Ma me le compri poi le nocchie ? - Ti ho detto di sì . Non seccarmi neppure te . - Ecco - mormora Policarpo - ecco come si finisce per traviare il senso retto della gioventú ! Le nocchie sono il primo passo sul sentiero dell ' abisso . La nocchia è la madre dei vizi . - Policarpo , te lo ripeto : non essere così brontolone . Non ci hai altro da dirmi ? Ma scusa tanto ; perché leggi tanti giornalacci ? Non ci trovi niente di bello da raccontarmi ? Perché non ci dici tante belle cose ? - Non vi si trovano che cose brutte . - Perché leggi , allora ? - Per ornare il mio spirito di quella cultura unissona , che deve cementare le facoltà intellettuali e intangibili della coscienza cittadina . Ma che vuoi ti narri , cara mia ? Vuoi che venga a tavola , per dirti che la locomotiva ha rovesciato il ministero ? - Come ? - Con un break di sfiducia : pur troppo il capo del governo è stato trascinato con un vagone senza ruote .... lui ! un uomo che trascina giorno e notte il carro dello Stato . - E s ' è fatto male ? - Nessun male , grazie al cielo . - Ma figuriamoci , che paura , Gesú ! Policarpo con accento severissimo : - La paura è un sentimento subalterno . - Queste ferrovie ! - esclama la signora Eufemia , con profonda convinzione . - Per me non vorrei servirmene mai . - Tu esageri - risponde Policarpo basta avere un poco di prudenza , e non viaggiare che con treni esenti da scontri , e da deviazioni o altri simili disastri . - Se io fossi capo del Governo .... - Non è possibile ; saresti una capa . - Mettiamo il caso . Ebbene , non andrei che in carrozza . - Come fare ? A giorni il presidente del gabinetto andrà a Vienna in compagnia dei sovrani . - È lontano assai Vienna ? - Lontanissima . Io non vi sono mai stato , ma conosco il fratello d ' uno che suo cugino doveva andare a Vienna e anche piú lontano , eppure è capitale dell ' Austria . - Ma che ci vanno a fare a Vienna ? - A fare amicizia con l ' Austria . - Papà . - interrompe Agenore - non m ' hai detto sempre che l ' Austria è una brutta aquila bicipite ? - Lo era nel quarantotto . Perché lo stato dell ' Europa , figlio mio , è tutto cambiato . Napoleone III è stato sconfitto a Sadova . Bismarck è sceso nella penisola balcanica , e ha battuto i russi a Plevna ; i bulgari hanno invaso l ' Erzegovina , sbarcando nell ' isola di Tabarca ; la Francia ha dichiarato guerra all ' Enfida , e ha levato a Thiers le redini del governo , tanto è in trambusto ; per questo appunto , l ' Austria , ch ' era nemica , ora poi , sfido , è piú amica di prima ; e lo stesso imperatore degli austriaci è anche ungherese , perché sono due governi , che diventano un solo , anche per la ragione che Kossuth è sempre stato a Torino , la nostra capitale , dove fu amico sempre dell ' Italia . Così sono amici al di qua dalla Leitha , e al di là dalla Leitha . - Scusa un momento - interrompe Eufemia ; - ho capito tutto , ma questa Leitha che vuol dire ? . - I governi dell ' Austria sono due , cisleitano , e transleitano , mi capisci ? ma poi veramente non sono che uno , e questo governo ogni tanto passa al di là dalla Leitha per poi venire al di qua . - Scusa tanto , amico mio , ma levami una curiosità : la Leitha che cos ' è ? - La Leitha con cui si governa , e che si chiama la Dieta . - Ma se è Dieta come può essere Leitha ? Policarpo con doloroso stupore : - Scusa tanto , cara mia . Io sono Policarpo e non sono anche De - Tappetti ? Dieta è il cognome . IV De - Tappetti in villeggiatura . Il sogno della signora Eufemia De - Tappetti è diventato una realtà . Policarpo è riuscito a farsi subaffittare , da un suo collega , una casa di campagna nelle vicinanze di Frascati . Nei tre giorni precedenti alla partenza per la villeggiatura Policarpo non ha fatto che ripetere a tutto il vicinato - Ah , non ne posso piú ; sarà meglio che ce ne andiamo subito al nostro villino . - Un villino ? - Oh , una cosa da niente : una palazzina di due piani , con un po ' di giardino . Venite pure a trovarmi .... quando volete .... ma è così lontano .... c ' è due ore di cammino , a piedi .... con questo sole .... eppoi , una strada impossibile .... il governo non pensa mai alle strade .... ma venite pure , mi farete tanto piacere . La palazzina , tutt ' insieme ! è una casuccia rustica , molto vituperata dalle intemperie . Una porta sbocconcellata , munita di un semplice saliscendi , mette in una specie di stalla , che sarebbe la sala da pranzo , per la ragione che c ' è la cucina fatta unicamente per abbrustolire le focacce dei tempi d ' Isacco e di Giacobbe . Una magnifica scala di legno , tarlata a dovere , e abbellita di spaventosi ragnateli , porta al secondo piano della palazzina , che si compone di una cameraccia schifosa , divisa in due da un tramezzo d ' assi sconnesse , abitacolo sacro alle pulci , che professano un verace attaccamento ai membri della famiglia De - Tappetti . Il giardino consiste in un pezzetto di terreno incolto , pieno d ' erbacce , di sterpi , tra cui cresce rigoglioso il papavero , l ' ortica abbonda , e i cespugli di corbezzoli si aggraziano dei loro bottoni di corallo . Il terreno è cinto da una staccionata cadente in cui lo stesso compianto Mazzarella non avrebbe trovato piú posto , per una nuova interruzione . In un angolo , si vede una cisterna in cui , secondo la leggenda che corre in paese , i gatti defunti avrebbero trovato l ' estrema dimora fin dalla piú remota antichità . Policarpo , per godere una mesata intiera tale delizia , ha promesso di pagare 22 lire dicendo : - Il sacrificio è grave , ma la salute prima di tutto . La signora Eufemia , sposa e madre felice , avanti di partire ha gabellato alle amiche questa pietosa menzogna : - Policarpo mi voleva fare un abito , ma io gli ho detto : abbi pazienza , caro mio , ma mi pare una bestialità : la prima cosa che si deve fare , in campagna , è di mettersi in piena libertà . E poi , non ce l ' ho il mio abito di seta marron ? Da lunghi anni , la signora Eufemia parla con accento convinto e possessivo , di questo abito di seta marron , che nessuno ha mai visto e nemmeno lei . La cosa è talmente penetrata nelle abitudini , che lo stesso Policarpo ha detto piú volte , disponendosi alla passeggiata : - Per l ' amor di Dio , dolce Eufemia ! ... non mettere il tuo abito di seta marron ; il tempo è minaccioso . I miei calli non s ' ingannano mai . La partenza per la campagna è un vero avvenimento per la famiglia De - Tappetti , e per l ' intero vicinato che - sia detto a , sua lode - non ci aveva mai creduto . Le lenzuola dentro a un secchio - i fazzoletti , i calzoncini di Agenore stiacciati nella cazzerola , le calze e le mutande del genitore , pigiate bene dentro la pignatta - altri indumenti rassettati con garbo dentro parecchi utensili di cucina ; il tutto caricato sul gobbone della serva , l ' infelice Rosa , che viene spedita alla stazione due ore prima della partenza del convoglio . La signora Eufemia , s ' è messa due abiti , quello per casa , e quello per fuori , uno sull ' altro , a scanso di maggiori impicci . Policarpo ha le tasche piene d ' ogni sorta di roba , dai pettini ai cucchiai , dalla scatolina del lucido per le scarpe , al macinino per il caffè . Il piccolo Agenore è ovattato di stracci per la cucina , di cartaccia per accendere il fuoco , ha una padella sullo stomaco e un soffietto sulla schiena , del quale dice talvolta di sentire il soffio , la qual cosa non è sufficientemente appurata dalla storia . Tutti e tre hanno le mani impacciate da fagotti , in cui si celano i misteri della famiglia , dalle scarpe vecchie , alla conserva di pomidoro . I De - Tappetti salgono sopra un omnibus , e arrivano alla stazione un ' ora prima della partenza del treno . - Scusi - dice De - Tappetti , cavandosi il cappello , a un facchino - mi saprebbe dire a che ora parte il treno delle 5,50 ? - Dieci minuti prima delle sei . - Sempre ritardi ! - esclama Eufemia : indi , volgendosi al marito : - in che classe si va ? - Andremo in terza .... non essendovi una quarta . Finalmente la famiglia è in viaggio . Agenore non lascia un minuto il finestrino , e tempesta il babbo di domande imbarazzanti . - Papà ! che cosa è il vapore ? - Il vapore è il fumo che penetra nelle ruote e si converte in forza motrice , per modo che quando una locomotiva è in movimento tutti i vagoni le corrono appresso fino a che si scenda a una stazione che sarebbe per esempio Frascati . - Papà ! perché si chiamano vagoni ? - Perché vagano sulle ruote . - Papà ! perché gli alberi fuggono ? - Non è che un ' illusione ottica ; quanto piú si va innanzi , l ' albero va sempre indietro , rimanendo fermo al suo posto , così che , a poco a poco , si perde di vista ; mentre al contrario , se noi si restasse fermi , l ' albero camminerebbe , cosa che non può stare , e che io tuo genitore , non dovrei neanche permettere . Finalmente si scende a Frascati . Un facchino si offre per il trasporto di tutto il bagagliume che affligge la famiglia De - Tappetti . - No ! - risponde con voce grave il De - Tappetti - l ' uomo deve bastare a sé stesso ; noi abbiamo , in questi fagotti , dei preziosi ricordi dei nostri avi , e non devono essere toccati da mani profane , e comecchessia mercenarie . La giornata è afosa ; il sole scotta , la strada è faticosa , la polvere accieca , il caldo è soffocante ; Agenore ha fuori un palmo di lingua ; la signora Eufemia va in acqua dal sudore ; l ' infelice Rosa fa salire gli ultimi rantoli d ' una serva oppressa al trono dell ' eterno . Policarpo s ' asciuga la fronte , con un grembialino di Agenore , e dice con voce tronca e affaticata : - Qui almeno .... si respira un po ' d 'aria....un po ' d ' aria sana .... fa piacere .... in verità .... che bella frescura ! - A me pare - soggiunge Rosa - che ci si crepi di caldo . - Tu non calcoli il peso delle parole , disgraziata ! - grida Policarpo . - Tu calunnii la villeggiatura , tu vorresti insinuare nel core inesperto del mio tenero figlio , un sospetto : il sospetto che Policarpo De - Tappetti sacrifichi 22 lire d ' affitto per fargli soffrire in piena campagna il caldo insopportabile delle grandi città . - Scusami tanto , ma io provo un caldo simile a quello di Roma Policarpo , con un sorriso di profonda commiserazione : - È naturale : tu ignori che cosa sia un termometro , il tuo caldo non è che un , frutto della tua ignoranza ! La famiglia De - Tappetti entra in possesso della palazzina . - Papà ! quanto è brutta ! - esclama il piccolo Agenore . - Dio mio ! - mormora la signora Eufemia ; - mi pare una spelonca da ladri . - Voi vi fermate alle apparenze - brontola Policarpo ; - voi non cercate che l ' opera dell ' uomo , innalzate invece le vostre menti a contemplare la bellezza della natura . La catapecchia , del resto , sarebbe comodissima , se non mancasse di tutto , specialmente di mobilio . Rosa accende il fuoco , e la palazzina si riempie di fumo . I De - Tappetti sono costretti a fare un cenino all ' aperto , con cinque uova al tegame , e un po ' di prosciutto . All ' ora delle galline vanno a letto . Rosa dorme in cucina sopra un pagliericcio e Agenore nella stanza superiore , sopra sei sedie , rese soffici da una quantità di stracci e di giornali vecchi . Prima di coricarsi , Policarpo scrive al suo capo d ' ufficio il seguente biglietto : " Illustre Signore ! " Ho preso oggi possesso del mio villino " di Frascati . Non è una gran cosa ; è una " modesta palazzina da povera gente come " siamo noi ; ma tutte le volte che V . S . "Ill.ma ci volesse onorare di sua presenza " sarei lieto di porre un appartamento a " sua disposizione . " Umilissimo servo " POLICARPO DE -TAPPETTI." - Ma che fai ? - gli dice la moglie , diventi matto ? - Mi fo un merito senza costo di spesa ; il principale non accetterà mai e poi mai la mia graziosa offerta . Indi Policarpo si sveste e sale a letto : un letto alto quanto l ' arco di Tito , con durezza analoga , e travertino . Poco dopo è quasi colto da vertigini , e prima di chiudere gli occhi , formula questa preghiera : - Signore ! fate che domattina io riesca a ridiscendere sulla superficie della terra . V Gli amici . L ' erbarola ha detto alla fornaia : - Proprio vero , sapete ! il signor Policarpo ha affittato una magnifica casina di campagna , ma una cosa che , dice , bisogna vedere . - Come faccia a spendere quella famiglia , io non lo so . Io che non sono ricca , ma , infine .... - Eh , vorrei averne io la metà ! - Insomma si vive abbastanza bene ; un po ' di quattrini in disparte ce l ' ho .... e grazie a Dio , debiti non ne ho fatto mai . Dicevo , dunque , che in campagna al giorno d ' oggi , per chi non voglia sfigurare , ci vuole un sacco di denari . Io lo so , perché quando sono stata a Nettuno , in due mesi ho speso piú di cinquanta scudi . - Notate poi , che la signora Eufemia , a quanto m ' ha detto il cicoriaro , fa un lusso strepitoso , e la sua serva sostiene che , la mattina , quando si leva , infila un abito di seta marron , ch ' è cosa da rimanere tonti . - Perdio , che razza di sprechi ! e dire che l ' ho conosciuta , io , che non aveva neanche camicia indosso . - Eh ! già : è appunto in .... questi casi che arrivano le risorse , quando meno ci si pensa . Discorsi quasi simili avvengono tra l ' oste e il salumaio ; tra il droghiere e il merciaio , tra il macellaio e l ' orzarolo . In questi giorni , il villino De - Tappetti , sulle bocche del vicinato , è salito alle proporzioni gigantesche del palazzo reale di Caserta ; l ' erbarola è convinta che la signora Eufemia si cambi , ogni quindici minuti , un abito di seta marron . Sabato , il povero Policarpo , ricevè questa cartolina postale : Di casa , 13 Agosto . " Chaco amicco ! ... Veniamo con questa " a dirte che sttiamo Bene tutte cuante , " come spero di Te , con la tua siniora e il re - " gazzino . Dichome è positivo che vi nuoiate , " abbiamo pensato di farve un improvissata " per la madona d ' Agosto venendo - che " siamo in Domenica - tuttin sieme , Vale " a dire la mi ammoglie con Augusto , e li " nostri vicini , la famiglia Pulitano , indove " che cè pure la Sora Amalia , e si farà " molta allegria che portiamo noi due polli " e che ti ringrassio dell ' hamicizia Tanti " saluti . Fessio natissimo COLANDREA . " De - Tappetti resta pietrificato . La signora Eufemia non trova , in mezzo a tanto dolore , una parola di conforto . Non proverebbe spavento maggiore , se le dicessero che la sua veste di seta marron esiste realmente , e che si è macchiata d ' olio sul davanti . È domenica . Tutta la famiglia De - Tappetti sta in piedi fino dall ' alba . Policarpo , ogni cinque minuti , alza gli occhi al cielo nella speranza d ' una burrasca che mandi a monte ogni cosa . Il cielo invece è così beffardamente sereno , che mette l ' urto di nervi . Eufemia dà ordini alla serva ; ma Policarpo non dà quattrini . Perciò si passa di modificazione in modificazione . Lunga e dolorosa è la compilazione del menu , che resta fissato in queste proporzioni : due chili di carne , due di fettuccine , dieci soldi di formaggio , tre litri e mezzo di vino , con incarico a Rosa di allungarli in sei bottiglie ; infine otto soldi di frutta , piú tre soldi di pizzutello , per procurare una conveniente colica ai ragazzi . Agenore ha l ' incarico di togliere i sassi dal giardino . Rosa leva le ragnatele dalla cucina , Policarpo , con metodica regolarità , pianta una serie di chiodi nelle gambe vacillanti delle sedie , con la speranza che ne derivi qualche strappo ai calzoni del Colandrea o del Pulitano . Si fanno sforzi inauditi per dissimulare la crollante miseria della casupola ; perfino un vecchio scialle di Rosa viene messo , a guisa di cortinaggi , alla finestra della camera da letto . Sopra il giaciglio di Agenore viene posto un mucchio di paglia , e lo si copre di mutande , di camicie , di pedalini , di straccetti , di grembiali , e altro , per far credere che sia la resa della lavandaia . Suonano le dieci .... le dieci e mezzo .... sono quasi le undici .... Policarpo comincia a respirare . - Ah ! forse non verranno , quei birbaccioni .... avranno riflettuto , che , francamente , sarebbe un incomodo troppo grave .... . quel Colandrea è uomo di buon senso .... fors ' anche avranno perso il treno .... Ma ecco Agenore che viene gridando . - Eccoli che arrivano ! - Il diavolo se li porti ! indiscreti , scrocconi , villanacci , infami ! - strilla Policarpo , indi correndo incontro alla signora Paolina Colandrea , alla signora Amalia Codarelli , alla signora Eulalia Pulitano : - Ma che dolce sorpresa ! ah ! una magnifica improvvisata .... avete fatto bene .... è una gran prova d ' amicizia ; entrate , accomodatevi ; Rosa ! prendi i cappelli .... dia pure a me , signora Eulalia .... ecco , prendi , mettili al piano superiore . - Ho detto .... andiamo a fare una visita a Policarpo - esclama Tonio Colandrea , omaccione dalle larghe spalle . - Benone .... benone .... ne sono incantato ! - balbetta Policarpo , ma viene interrotto dalle grida e dai pianti del piccolo Augusto . - Che hai , che strilli in questo modo ? - gli domanda la signora Paolina . - Agenore m ' ha messo in bocca una manata di terra . - Agenore ! - grida severamente il padre - è questa dunque l ' educazione che t ' insegno ? Ricordati bene che l ' amore del prossimo è la prima cosa . Chi dimentica le massime paterne , si trova sempre esposto alle torture del rimorso , come pure a un paio di calci , che ti darò senza pregiudizio di un altro paio che tu potrai ricevere , a sussidio di questi miei insegnamenti . La signora Eufemia , con impetuosa rapidità , affinchè non si possano fermare all ' esame dei dettagli , fa visitare agli ospiti la casuccia e il giardino . La famiglia Colandrea scambia occhiate e sorrisi epigrammatici con la famiglia Pulitano , mentre va soffocando di complimenti esagerati la povera Eufemia , che suda sangue come Cristo nell ' orto . - Ma che bella casina ! quant ' è pulita ! quant ' è ariosa con tutti i comodi ! Finalmente si va a tavola . Gli uomini si sono messi in maniche di camicia . I coniugi De - Tappetti hanno , in luogo dei tovaglioli ceduti agli ospiti , due asciugamani sulle ginocchia . Rosa versa abilmente una porzione di fettuccine sull ' abito sgargiante della signora Amalia . Nestore Pulitano rovescia una bottiglia di vino e Policarpo esclama con le lacrime agli occhi : - Non è niente , allegria ! Tonio Colandrea comincia uno dei suoi invariabili discorsi : - Una volta è accaduto lo stesso nel 65 .... anzi no , nel 72 : eravamo in casa di Atanasio , quello che ha sposato la figlia di quel droghiere , che aveva due case , una in via Rasella , e l ' altra .... non mi ricordo piú , quel droghiere che era il nipote di Boccolini il notaio .... Boccolini per Dio ! .... il famoso Boccolini , quello che sua moglie si faceva corteggiare dal giovane Alessi .... Alessi , quello di borsa .... che suo padre - figuratevi ! ci davamo del tu - vendeva pannine all ' angolo di via dei Coronari .... come ? il vecchio Alessi ? che aveva tre figlie una delle quali maritata col segretario del principe di Cassano , è impossibile che non l ' abbiate conosciuto . Paolina Colandrea non parla d ' altro che del gran caro dei viveri . Nestore Pulitano , il barbiere , passa in rassegna i suoi avi , risalendo all ' epoca delle crociate , mentre Eulalia Pulitano esclama , ogni tanto , meccanicamente : - Era una grande e nobile famiglia quella dei Pulitano ! La vedova Amalia Codarelli non parla mai . A un tratto Agenore fa strillare il piccolo Augusto , come un demonio . - Che hai ? - M ' ha cacciato in bocca un mucchio di ragnatele . - Agenore ! - grida con voce stentorea Policarpo ; - scendete subito di tavola e venite a ricevere , da figlio obbediente , quei due calci che vi spettano , e che un padre deve inculcare , nei piú gravi momenti della vita , alla propria figliuolanza . Il pranzo è finito . Gli ospiti se ne vanno in fretta e in furia . Eufemia bacia le donne , mostrando sugli occhi il pianto dell ' amicizia . Policarpo stringe la mano agli uomini , dicendo : - Venite pure tutte le domeniche .... Venite , per amor di Dio . Indi rimasto solo : - Se avessero il coraggio di ritornare , sento che offrirei loro un piatto di fettuccine all ' arsenico . Rientrando in casa , egli vede Agenore immobile a capo chino , in mezzo alla cucina . - Che fai ? - Aspetto due calci , papà ! ... E Policarpo dolcemente : - Va pure a riposare , figlio mio ; te li darò domani , a colazione . VI Ruoli organici . Policarpo De - Tappetti ha letto sui giornali che all ' ordine del giorno della Camera erano comparse quelle cose girevoli che si chiamano i ruoli organici . Policarpo ha provato , nelle sue viscere di impiegato straordinario , un rimescolio a cui non doveva certamente essere estranea , insieme con l ' affezione rispettosa verso i proprii superiori , una zuppa di fagioli andata a male , per colpa della serva , la quale ha stretto col garzone del salumaio un ' untuosa relazione , di cui non si darà certo lettura in apposita commissione parlamentare . Policarpo De - Tappetti , forte della sua lunga e provata devozione agli ordini costituzionali , ha comunicato al suo caposezione , per debito d ' ufficio , una regolare e documentata flussione di denti , grazie alla quale egli ha potuto assistere alla seduta , sia per acquistare la convinzione personale dell ' esistenza dei ruoli organici , sia per abituare suo figlio Agenore alla religione d ' un progetto di legge , che potrà essere discusso nei giorni in cui Policarpo De - Tappetti sarà sceso sotterra , lasciando un ' eredità di affetti e di scarpe di panno , mentre suo figlio Agenore De - Tappetti tirerà il carro dello Stato , o altro veicolo congenere e non meno nazionale . Policarpo è alla tribuna pubblica , appoggiato all ' ultimo banco , e Agenore , che ha trovato posto nel banco sottostante , si volge al babbo e dice : - Papà , i fagiuoli mi hanno fatto male . - Non mormorare , figlio mio : anche nell ' umiltà dei fagiuoli c ' è qualche volta la mano della provvidenza . Emesso questo pensiero filosofico , Policarpo si concentra in sé stesso , come , al pari forse di Agenore , udisse qualche voce interna non abbastanza amalgamata con quella della coscienza . Comincia intanto la discussione sugli organici . - Papà ! - domanda Agenore , reprimendo un moto dell ' anima , che somiglia ad un sospiro - papà mio , me li fai vedere i ruoli organici ? - Figlio mio : i ruoli organici sono una cosa essenzialmente immateriale : nessuno li può vedere e , purtroppo , nessuno li può toccare . Guarda piuttosto il deputato Plebano , che parla adesso sopra i pubblici bisogni ; egli era l ' unica persona che avesse - un Avvenire sul quale ha scritto tanti articoli , a favore di noi poveri impiegati ; ma ormai non c ' è piú avvenire disgraziatamente per noi , e grazie al cielo neanche per lui . Momento di pausa . - Ascolta , bene quello che dice l ' onorevole Plebano ; gli organici non potranno mai essere cosa seria e stabile , se non si organizzano prima i pubblici servizi i quali non rispondono ai pubblici bisogni . - Papà , quand ' è che si provano i pubblici bisogni ? - È meglio passarci sopra , figlio mio ; l ' argomento è troppo grave . Quando un regnicolo ha un bisogno , questo non è che un bisogno privato , poichè deriva appunto da una privazione . Ma se , invece , un popolo , compenetrato nella propria esistenza di consorzio civile , s ' inculca bene nel potere legislativo , e manomette le riforme organiche delle tabelle definitive , allora tutti provano qualche cosa che non si spiega , la quale sarebbe appunto un pubblico bisogno , che deve corrispondere ai pubblici servizi . - Corrispondere .... che cosa ? - Mi spiegherò con un esempio : un cittadino morigerato prova un bisogno pubblico . Che cosa fa egli in simile frangente ? ricorre , col rispetto che si deve , al potere legislativo , e gli dice : io ho il tale bisogno pubblico , la mi faccia un po ' lei corrispondere a quel servizio che di dovere . - E allora ? - Allora il potere legislativo lo manda a quel servizio . L ' onorevole Treppunti intanto dice che non capisce come si vogliano migliorare gli stipendi senza migliorare i servizi ; l ' onorevole Cavalletto parla della piaga dei sollecitatori e del sospetto di corruzione ; l ' onorevole Fortis raccomanda la sorte degli impiegati straordinari ; l ' onorevole Zeppa sostiene che la sinistra ha migliorate le condizioni della travetteria , e Policarpo De - Tappetti , che ha paura di perdere ogni speranza , comincia , non foss ' altro , a perdere la testa . Agenore , intanto , torcendosi e facendo qualche cosa che somiglia a un singhiozzo , esclama : - Papà ! i fagiuoli . - Agenore ! - risponde Policarpo con accento d ' ineffabile malinconia : - ti prego di sospendere , momentaneamente le dolorose manifestazioni di un animo , turbato da legumi troppo coriacei . Noi ci troviamo davanti a un ' assemblea legislativa che sta votando un milione in nostro favore .... - Un milione ? - Si , figlio mio ! ... un milione , di cui non avrò , naturalmente , neanche un soldo ; ma è sempre decoroso , per una famiglia come la nostra , avere partecipato moralmente , idealmente , al possesso d ' un milione . - Dimmi , papà : con questo milione , mi comprerai qualche cosa ? Policarpo intenerito : - Sì , figlio mio , ti procurerò qualche divertimento : domani ti porterò al Pincio a vedere il tramonto . È bene che gli animi dei giovincelli si ritemprino ai grandi spettacoli della natura . VII Il Natale . È la mattina di domenica . Dalle nove alle undici , consulto tra Eufemia , Policarpo e Rosa , per decidere il programma del pranzo natalizio . Solamente alle undici e un quarto la lista definitiva rimane composta così , a base di patate : Gnocchi al sugo , Patate con contorno di pollo , Arrosto di manzo con contorno di patate , Patate fritte con contorno di spinaci , Cicoria e patate per insalata , Mezzo fiaschetto di Aleatico , Caldallesse , invece di marrons glaces troppo indigesti , Sei soldi di cialdoni , Tre mele e quattro soldi di formaggio . Policarpo vorrebbe aggiungere alla lista due tazze di caffè : ma resta spaventato dalla propria audacia . Combinato il pranzo , la famiglia De - Tappetti procede al proprio abbigliamento festivo . Agenore , col pennello da barba , insapona religiosamente una spalliera di seggiola , e ogni tanto strilla , con voce acutissima : - Papà , oggi che è Natale , mi ci porti al teatro meccanico ? Policarpo fruga in ogni ripostiglio e grida : - Eufemia . EUFEMIA . - Che hai , che strilli ? POLICARPO . - In nome di quei doveri di sposa e di madre , a cui si deve ispirare la tua condotta , mi sai dire dove diamine hai ficcato il lustro per le scarpe ? EUFEMIA ( alla serva ) . - Rosa : dove avete messo il lustro per le scarpe ? dov ' è il mio talma , quello con le perline nere ? POLICARPO ( esterrefatto ) . - Gesummio ! Si sarebbe perduto il tuo talma ! dunque la mia famiglia è sopra un abisso ? AGENORE . - Papà oggi ch ' è Natale , mi ci porti al teatro meccanico ? Policarpo , volgendosi verso Agenore , lo vede piú che mai dedicato all ' insaponatura della spalliera , e gli grida : - Nequitosa creatura , tu sperperi in tal modo quella schiuma che è precisamente destinata al mento del genitore ? e tu mi rovini , con tanta animadversione , quella seggiola , che servì di base alla santa memoria di tuo nonno ? e tu manometti con precoce impulso di brutale malvagità , quel pennello cui può solamente adibire la barba paterna ? EUFEMIA ( minacciando Agenore ) . - Metti subito via il pennello se no ti tiro quello che mi viene alle mani . POLICARPO . - Ed io quello che mi viene ai piedi , che poi sarebbe il frutto della mia legittima indignazione . La serva con faccia stordita , esce , tutta impolverata , dalla cucina e dice : - Signora , il lustro non si trova . POLICARPO . - Come : non si trova ? Bisognerà trovarlo per forza . I miei mezzi non permettono enormi spese voluttuarie in tante scatole di lustro . Ne abbiamo comprata una , che non sono neppure tre mesi . ( agitato da fiero sospetto ) Ma dunque voi me lo mangiate ? AGENORE . - Papà : oggi che è Natale mi ci porti al teatro meccanico ? La signora Eufemia , tutta rossa , scalmanata : - Ecco qua : l ' ho trovato io il lustro , ( porgendolo a Policarpo ) era fra le tue carte . POLICARPO ( alzando il lustro e gli occhi al cielo ) . - Fra i miei documenti ! Fra quelle pagine immarcescibili , che sono il testimonio oculare della mia integrità cittadina ! ( principiando a lustrare ) Un giorno , di questo passo , lo troveremo nella sporta del pane , o nella concolina in cui ci laviamo le fisonomie familiari , o su quel cuscino , ch ' è il capezzale delle mie notti . Eufemia : casa De - Tappetti è nella piú assoluta decadenza . ( scopettando con rabbia ) Agenore : lascia stare il gatto ! Te l ' ho detto cento volte . AGENORE . - Papà : l ' ho mandato via perché era sullo scendiletto e stava facendo .... POLICARPO ( con amarezza ) . - Anche l ' altro giorno era sul mio soprabito blú e fece .... quel gatto non ha principio di educazione ! AGENORE . - Papà : oggi ch ' è Natale , mi ci porti al teatro meccanico ? POLICARPO . - Quanto sei noioso e degenere , figlio mio ! EUFEMIA ( irritata ) . - E tu rispondigli una volta , senza farlo svociare . POLICARPO ( al figlio ) . - Che vuoi ? parla ! e parla senza omologare di singhiozzi il tuo ragionamento . AGENORE . - Papà : oggi ch ' è Natale , mi ci porti al teatro meccanico ? POLICARPO ( con voce solenne ) . - Prima di tutto , dobbiamo andare a spasso , e per via decideremo quale spettacolo convenga alla puerizia . I soli divertimenti educativi dovranno , onestamente , ricreare questo connubio nell ' atto che , manoducendo la sua prole , si permetterà di gavazzare , senza intempestivo dispendio . Entra Rosa con un cencio nero in mano , che butta in braccio alla signora Eufemia . ROSA . - Ecco il talma con le perline nere . EUFEMIA . - Dov ' era ? ROSA . - Era .... era .... POLICARPO . - Siate veridica nei vostri domestici referti . ROSA . - Io non so chi ce lo abbia messo , ma era sulla cesta del carbone . EUFEMIA . - Il mio talma sulla cesta del carbone ! . POLICARPO . - Il carbone sul talma della cesta di mia consorte ? Rosa sparisce di corsa , in cucina . Policarpo fissa sul talma due occhi pieni di lagrime . La signora Eufemia incretinisce a vista d ' occhio . POLICARPO ( con gesto pieno di nobiltà e di energia ) . - Mostriamoci forti e parati sempre , nelle piú dure controversie della vita . Mettiti quel talma che ci costa tanti dolori e usciamo . Nulla turbi la nostra festiva giocondità natalizia . La signora Eufemia eseguisce meccanicamente . Escono tutti e tre . Poca gente nelle vie . Policarpo trascina Eufemia , che trascina Agenore , che trascina un carrettino sfiancato mediante un pezzo di spago . La famiglia De - Tappetti si reca al Pincio . Sono le dodici e mezzo , e in tutto il Pincio non si vedono dieci persone . Policarpo costringe il figlio a leggere i nomi dei grandi uomini in marmo ; indi gli infligge un ' ammirazione di un quarto d ' ora avanti ai cigni del laghetto . In ultimo dilapida la somma di tre soldi per procurargli cinque minuti d ' altalena . Dal Pincio , la famiglia De - Tappetti corre a San Pietro . Sulla piazza non c ' è anima viva . Policarpo spiega il sistema ingegnoso col quale fu eretto l ' obelisco , mediante funi riscaldate , secondo lui , mentre il Papa gridava : Fuori i barbari ! Da San Pietro , la famiglia De - Tappetti corre a piazza di Termini per vedere i cartelloni del serraglio delle belve . Da piazza di Termini , la famiglia De - Tappetti corre nella chiesa d ' Aracoeli , dove Agenore declama la seguente poesia davanti al presepe : Queste feste natalizie Faccia il ciel che concilii Le sue grazie piú propizie Come ciò che ci ha concesso Dopo avercelo promesso Ch ' apparisce alla capanna E nascesseci il Messia ; Tra gli evviva tra gli osanna Gridiam tutti e così sia . Versi , manco a dirlo , di Policarpo . Dall ' alto della scalinata dell ' Aracoeli , la famiglia De - Tappetti si precipita verso casa . POLICARPO ( con gioia repressa dalla dignità ) . - Che ne dici , moglie mia ? ci siamo divertiti abbastanza ? EUFEMIA ( cascando a pezzi ) . Quanto a me .... POLICARPO . - E tu , Agenore , ti sei divertito ? AGENORE . - No , papà . POLICARPO . - Ecco le conseguenze dell ' abuso dei piaceri ! Agenore , ti do cinque minuti di tempo , per rettificare la tua primitiva asserzione . AGENORE . - Ma io mi sono seccato . POLICARPO . - E io , forse , non mi sono seccato piú di te ? Ma oggi è festa , e tu devi imitare la paterna ilarità . Ti ordino di essere contento , e di abbandonarti a segni di giubilo manifesto . Vuoi ubbidirmi , sì o no ? AGENORE . - Ti ubbidisco subito , papà . E si mette a piangere come una fontana . VIII De - Tappetti al veglione . Sono le otto di sera e la signora Eufemia De - Tappetti non connette piú . Agenore salta sulle sedie . Policarpo ha promesso di condurli , tutt ' e due , al veglione del Costanzi . La seta di un vecchio ombrello , prendendo la forma d ' un prodotto assai comune della ceramica nazionale , sarà la cuffia della signora Eufemia : il resto del costume da maschera è composto d ' una cortina e d ' un vecchio scialle a scacchi neri e rossi , ridotto a qualche cosa che potrebbe essere classificata appena tra il domino e il sacchetto della tombola . Il costume di Agenore è , forse , meno splendido quanto ai particolari , ma di elegante e incantevole semplicità . Egli ha indosso un paio di mutandine sue , una camicia della mamma legata alla cintura ; un cachenez di papà messo a tracolla ; infine un cappello conico , formato di gazzette , incollate una sull ' altra , con rabeschi di carta dorata , il cui costo non può essere inferiore ai due soldi , senza contare una costellazione d ' ostie da lettere , attaccate dalle mani stesse del genitore . Il quale , quanto a sé stesso , ha deciso di non alterare le proporzioni quotidiane della persona . Egli ha detto : - Un funzionario dello Stato non può comecchessia obliterare la compagine individuale , e tu stesso , figlio mio , impara che , arrivati ad una certa età , se continui ancora a mangiare le ostie del cappello , ti mando subito a letto su due piedi , e anche sopra il mio . L ' andata dei coniugi De - Tappetti al veglione è un avvenimento per il vicinato . La signora Eufemia , verso il meriggio , era scesa a comprare spilli e fettuccie , spesa molto notata dalla cicoriara che sta sul portone ; e poi la stessa signora Eufemia aveva detto al norcino : - Piú tardi manderò la serva a prendere una costoletta di maiale ; badate che sia buona , poiché stasera dobbiamo andare al Costanzi . Al momento della partenza , casa De - Tappetti pare una maledizione . Policarpo , con gli occhi di fuori , ha un pezzo di sapone in una mano e la scatolina del grasso lucido nell ' altra . Agenore strilla che gli cascano le calze . Policarpo sputa sul sapone , e lo strofina contro le scarpe . Accortosi dello sbaglio , butta lungi il sapone , corre alla catinella , e vi immerge la scatola del grasso lucido , per lavarsi le mani . La signora Eufemia pare una spiritata : ella non fa che gridare : - Dio mio , questi balli saranno la mia rovina . Finalmente tutto è in ordine . La signora Eufemia s ' è messa in testa la cuffia , e Agenore ha mangiato le ultime ostie rosse . Policarpo dà il braccio destro alla sua signora , prende per mano il bambino , e scendono in istrada , fra i susurri delle lavandaie , della cicoriara , del norcino e dell ' orzarolo , il quale si mette a gridare : - Fate largo , che passa il tabernacolo . Trafelati , con la lingua di fuori , le scarpe piene di fango , i De - Tappetti arrivano al Costanzi , dopo un ' ora di cammino . Ballottato dalle maschere , trascinato in mezzo a ondate di giovanotti , Policarpo conserva , a stento , la sua proverbiale dignità . Dopo una quantità di guai , i coniugi De - Tappetti riescono a penetrare nella platea . La signora Eufemia resta incantata . Dice che le pare di essere in chiesa . Agenore non vede nulla e pretende di salire sulle spalle del babbo . Policarpo resiste , Agenore piange e pesta i piedi . Per farla finita , Policarpo lo prende in collo . Ma una quantità di maschere circonda la famiglia De - Tappetti e le dà la baia . Policarpo alzando gli occhi al cielo ha la fortunata ispirazione di salire in galleria . Quivi respira . Eufemia si mette a sedere , Agenore può vedere tutto quanto , e tempesta di domande il genitore . - Papà ! che cos ' è quella luce bianca ? - È la luce elettrica . - Come la fanno ? - Mediante una combinazione chimica : si mettono a bagno i carboni , s ' avvicinano i poli , s ' accende un fiammifero davanti a uno specchio , si gira la corda di bengala , e allora viene l ' ingegnere Sfondrini , e dice : questa è la luce elettrica . - Anche il gaz è una luce elettrica ? - No , figlio mio . Il gaz non è altro che il risultato della compagnia che lo fabbrica , e che si chiama gazometro : poi lo chiudono nei tubi , e lo portano al Municipio , chi ne vuole va dal sindaco , paga , e si fa dare la pressione , che gli serve anche di ricevuta . - Papà ! guarda quella mascherina bianca .... la vedi ? perché quel signore le ha dato un bacio ? - Egli è un suo fratello , che le dà l ' addio , essendo in procinto di partire per l ' America . - Policarpo - bisbiglia la signora Eufemia con accenti di terrore - mi si sono rotti parecchi uncinetti : mi casca .... Tutto quanto .... - Per amor di Dio ! - Vedi un po ' di trovarmi degli spilli ! - E dove vuoi che te ne trovi ? - Papà : che significa tutte quelle figure nel soffitto ? - Sono le nove muse ... dovevi badarci prima d ' uscire di casa .... quelli sono i cavalli che tirano i carri del sole .... ti casca sempre qualche cosa ! .... quest ' altro è il genio della commedia .... bella figura facciamo , perdio ! ... il mare coi cigni rappresenta la mitologia .... vedi , se puoi aggiustarti in qualche modo .... e quelle nere che ballano , sono altre nove muse .... ce la fai ! ce la fai ? - Non è possibile . - Papà , papà . - Ma stai zitto un momento , non vedi che la mamma si demolisce ? I coniugi De - Tappetti scendono con precipitazione . La signora Eufemia si regge le gonnelle , Agenore si fa trascinare come un carretto e giunto nel vestibolo , indica la statua di Giulio Cesare e grida : - Papà , chi è quell ' uomo nero ? - Quell ' uomo è un imperatore romano , il quale .... il quale .... - Il quale che ? - Il quale , figlio mio , se me lo domandi ancora una volta t ' arriva un paio di schiaffi IX Rivolta femminile . Sono le otto e tre quarti di sera . Sul tavolino , coperto da un vecchio scialle a scacchetti verdi e turchini , risplende un lume a petrolio col piede lucido per l ' untume , il cristallo incrinato e un giornale ridotto a paralume col sussidio d ' una spilletta arrugginita e di due mollichelle di pane masticato . Questo paralume , da oltre due anni , forma l ' orgoglio dell ' autore , Policarpo De - Tappetti , il quale , con gli occhiali sul naso e il labbro inferiore penzoloni , sta rifacendo la punta a un par di vecchi pedalini che paiono rosicchiati dai sorci . Agenore , con un paio di forbicette , fa una quantità di ritagli di carta , ai quali , mentalmente , si propone d ' appiccare il fuoco , appena i genitori abbiano voltato le spalle . La signora Eufemia , vestita di percalle a righe pistacchio , è sprofondata nel vecchio monumentale seggiolone comprato all ' asta pubblica per lire 14,75 , e destinato a serbatoio di pulci per uso esclusivo della famiglia . La signora Eufemia è assorta nella lettura di un mezzo foglio , dentro al quale Rosa ha portato la senape destinata ai pediluvii di Policarpo . L ' attenzione della signora Eufemia è concentrata su questo breve resoconto : - Domenica le donne radicali di Parigi tennero un gran comizio . Luisa Michel teneva la presidenza . Era vestita di nero . Essa disse : " È giunta l ' ora della rivolta per le donne . Il codice civile è fatto contro di lei ; essa lo deve riformare . Se essa lo avrà sarà libera . Vi dovete rifiutare a lavorare se non vi pagheranno come volete " . Martel disse : " L ' uomo è un animale tanto basso , che non ve n ' è alcuno che lo equipari . Mercanteggia il cibo alla donna , quando non glielo ruba " . Un ' altra donna , la cittadina Grippa , disse : " Rifiutatevi di dare i vostri amplessi agli uomini . Non siate piú operaie , se non vi mettono allo stesso livello dell ' uomo : non siate piú donne perdute : scioperiamo . Lo Stato dovrebbe indennizzare la donna tutte le volte che questa prestasi a farsi fecondare " . Questa lettura getta il turbamento nel cervello ancora verginale , nonché idiota , della signora Eufemia , mentre Policarpo , da cinque minuti sani , si riprova inutilmente a introdurre il filo nella cruna dell ' ago . Agenore , con la fatale irriverenza di questo secolo , guarda gli sforzi del genitore con sorriso di scherno . Policarpo ci si prova ancora sei o sette volte , poi si inquieta e dice a Eufemia : - Fammi il piacere d ' infilarmelo tu , perché io non ce la fo . E volgendosi al piccolo Agenore : - E non è lecito a qualsiasi prole ostentare la prevaricazione d ' una perniciosa ilarità , mentre il genitore è periclitante nell ' adempimento delle sue funzioni notturne , hai capito ? E poi alla moglie : - Eufemia ! Saresti dunque sorda alla voce , del dovere nonché a quella del tuo consorte ? Eufemia trasalendo : - Che vuoi ? - Infilare quest ' ago . La signora Eufemia , con accento pieno di amarezza : - Riformate prima il codice civile , o Policarpo , e poi v ' infilerò . Policarpo , stupefatto , guarda fisso il paralume , poi guarda Agenore , che guarda la mamma , che guarda Policarpo , che dice : - Eufemia , rientra in te stessa , tu sei evidentemente sotto l ' erubescenza . d ' un sogno . Guardami bene : io sono Policarpo tuo . Tu ti trovi nel santuario della tua famiglia , e questi pedalini stessi ( agitandoli ) rappresentano uno di quei teneri vincoli sui quali riposa il matrimoniale consorzio . Eufemiuccia ! dà un poco di pizzichi alle tue sembianze e riconduci la mente sul sentiero della realtà e di questo salottino dove aleggia la domestica gioia e dove anche la domestica dorme sul canapè . Eufemia ! infilami l 'ago....cidenti! m ' è cascato ! Policarpo si mette pecoroni alla ricerca dell ' ago , che dev ' essere sparito in una delle tante crepe polverose dell ' ammattonato . Eufemia , guardando il marito carponi , si fa rossa d ' indignazione e borbotta : - Martel ha ragione . L ' uomo è un animale tanto basso che non c ' è alcuno che lo equipari . Policarpo s ' insinua sotto il tavolino e riceve dal figlio Agenore , una pedata sopra un occhio . Il genitore , offeso , irritato , alza la testa , batte nel tavolino , si fa un bernoccolo , il lume traballa , minaccia di rovesciarsi e Policarpo strilla : - Figlio sciagurato ! . Tu vuoi dunque abbandonarti al massacro di chi t ' ha dato la vita ? ( uscendo di sotto alla tavola ) Tu hai attentato al lume dei miei occhi e a quello a petrolio , che avrebbe potuto distruggere nelle fiamme il nostro modesto patrimonio e anche il matrimonio , te compreso , mostro d ' ingratitudine chi t ' ha insegnato di venire alle mani coi piedi ? Policarpo alza sopra Agenore un braccio minaccioso , precursore d ' uno schiaffo paterno . Agenore scappa in cucina . Eufemia corre nella camera da letto esclamando . - Dire che mi sono prestata a farmi fecondare da un uomo simile e .... senza indennità governativa ! Policarpo rimane atterrito , estatico , davanti alla scomparsa fulminea dei membri della famiglia . Per un momento , egli crede d ' esser ecceduto nell ' esercizio della paterna potestà , e mezzo tonto , entra nella camera da letto . Eufemia , curva sui cuscini , pare oppressa dai singulti . Policarpo la piglia dolcemente sotto le ascelle , con movimento di burocratica tenerezza . Memore delle parole della cittadina Grippa , Eufemia si rivolta come una biscia e dice a Policarpo : - Tutto è inutile , o signore ! io rifiuto di dare i miei amplessi agli uomini . Io comincio a mettermi in isciopero . - Eufemia ! - dice Policarpo , trasognato - tu non sai quello che dici . La tua esagitata parola dimostra l ' abrogazione delle tue facoltà mentali . Eufemia ! guardami : guardami bene .... sono Policarpo . - No ; tu sei un animale tanto basso , che non vi è alcuno che ti equipari . - Ma no : Eufemiuccia ! io sono Policarpo tuo , sono quel Policarpo identico al quale sei unita in nodo indefettibile : raccogli i tuoi ricordi ! tu hai associato la tua vita integerrima alle mie immacolate generalità , e questa unione è stata fecondata . Eufemia con accento drammatico : - Arrestatevi ; io non intendo piú di prestarmi , a farmi .... - Eufemia : tu dunque vuoi postergare i santi doveri di sposa e di madre ? - Voglio essere posta allo stesso vostro livello - Come ! tu vorresti emarginare le pratiche ? le circolari ? archiviare gli atti ? protocollare delle evasioni ? - Voi avete fatto il codice civile contro di me ! - urla donna Eufemia . - Signora ! - conclude gravemente Policarpo - voi accusate un pubblico funzionario d ' avere manomesso il palladio della convivenza civile , e questo è il colmo dell ' animadversione , contro gli ordinamenti sociali . Voi offendete , in me , il funzionario , il marito , l ' uomo , il Policarpo , voi , voi che dovreste essere l ' angelo del cubicolo familiare , voi che .... Dopo un minuto di riflessione : - Fra noi due dovrà , ulteriormente , intercedere una separazione di beni e di toro .... - Ma che toro ! - esclama Eufemia . - L ' uomo è un animale così basso che non c ' è toro che lo equipari . X Agenore smarrito . Sono le nove e tre quarti di sera . Casa De - Tappetti è immersa nella piú profonda costernazione . La serva , seduta nel cantone piú oscuro della sala da pranzo , appoggia la fronte sopra la spalliera e dorme in preda alle piú strazianti inquietudini . La signora Eufemia - dimentica di ogni delicato senso di pudore - è mezzo vestita e mezzo no , e il suo seno potrebbe presentare ancora qualche attrattiva agli occhi autorevoli di Policarpo , s ' egli non si ostinasse a fissarli sui propri stivali con una costanza degna di migliore scarpa . La signora Eufemia , ogni tanto , fa un salto alla finestra , e guarda , con rapido movimento di testa , ai due lati della via . Indi , ritorna mestamente accanto a Policarpo che continua a considerare le proprio scarpe sotto un altro punto di vista , piú patriottico , ma non meno doloroso del precedente . Policarpo , con voce cavernosa : - Hai visto niente ? - Niente ; povera creatura . Policarpo , reprimendo i singulti : - Era il nostro amore ! Era il nostro sangue , Eufemia ! Era il mio ritratto ! Il mio animo di padre è straziato nelle sue viscere immediate ! Dio , abbiate pietà di noi ; io non domando al cielo che una grazia sola : ricuperare mio figlio , per abbracciarlo teneramente , e metterlo , dieci giorni , a pane e acqua . Indi , volgendo gli occhi sopra la serva : - Oh femmina religiosamente devota ai doveri di cittadina e di domestica ! La tua vita è un sacerdozio , che mantiene acceso il sacro focolare della famiglia , e comprende nel salario gli affetti d ' un vergine cuore , retribuito mensilmente con pari tenerezza . Guarda , moglie mia , la povera Rosa . Ella non ha piú il coraggio di pronunciare una qualsivoglia parola . La commozione la opprime . - Perdona , amico mio , a me pare che russi . - T ' inganni ! non è che il rantolo d ' un cuore esulcerato . La signora Eufemia , sospirando a mantice , ritorna , quasi barcollando , alla finestra . Policarpo fa due o tre passi , poi s ' arretra e dice con accento severo e fatale : - Eufemia , non è piú tempo d ' esitare . Io devo perlustrare tutti i sette colli , anche a costo di fiaccare il mio . O ritroverò il nostro caro Agenore , o tu sarai vedova anzi tempo . - Io ne morirò . - E io verrò a piangere continuamente sulla tua fossa . Così dicendo , cadono uno nelle braccia dell ' altra . Per essere storicamente esatto , devo dire anzi che Policarpo , avendo sbagliato la misura , cade invece sopra il lavamani , e manda in pezzi la catinella . Rosa si sveglia di schianto , e grida : - Madonna mia , gli spiriti ! E Policarpo , uscendo , con accento filosofico : - Gli spiriti sono eccessivamente depressi . E , ricalcando la bomba sin sugli orecchi , scende nella via . Ah ! voi non sapete .... È una storia , questa , lugubre e nazionale . Agenore è fuggito di casa . Il figlio dell ' orzarolo gli ha detto che tutte le sere c ' è una dimostrazione , con squilli di tromba , e Agenore s ' è lasciato incautamente sedurre da quella prospettiva rivoluzionaria . Agenore è fuggito di casa alle otto scusandosi col dire che andava a comprare un soldo di cialdoni . Come mai l ' oculata signora Eufemia ha prestato facile orecchio a così sfacciata bugia ? Come mai ella ha potuto , anche per un momento , supporre che nella vita di Agenore potesse intercalarsi un episodio , rappresentato da un soldo di cialdoni ? Non calunniate questa eccellente madre di famiglia . Il sospetto aveva subito attraversato l ' animo suo . - Agenore ha un soldo ? Dio mio ! si sarebbe egli macchiato di qualche crimine ? Ma non può essere . L ' avrà trovato per la strada . Ma quand ' anche ciò fosse , come mai egli si getta subito in braccio ai bagordi , alla disperazione , al libertinaggio ? - Agenore , Agenore ! Hai tempo a strillare ! Agenore è già lontano , Agenore è già a piazza Navona , insieme col figlio dell ' orzarolo , suo compagno di traviamenti e di perdizione . Policarpo ferma un agente municipale , davanti a San Luigi de ' Francesi , e gli domanda : - Avete visto mio figlio ? - E chi siete voi ? - Io ? io sono un padre infelice . La guardia si spazientisce e risponde : - Che vuole che sappia io ? - Ma come ! scusate - esclama DeTappetti - non è forse affidata a voi la tutela , la salvaguardia dei cittadini ? - Sono o non sono un regnicolo ? Voi stesso siete o non siete un regnicolo ? - Badi come parla ! misuri le parole ! Policarpo spaventato dalla propria audacia teme di avere offeso la maestà della legge , e fugge mezzo tonto , verso piazza Navona , pigliando di petto tutte le persone . Appena giunto in faccia alla fontana , sente uno squillo di tromba , e vede un maresciallo che porta via di peso qualche cosa che pare un cencio , mentre invece è il giovane Agenore , figlio unico di Policarpo De - Tappetti . Quale vista per un padre ! quale vista , per un Policarpo ! È questo il punto culminante dell ' azione drammatica . POLICARPO . - Figlio mio ! AGENORE ( con voce strozzata ) . - Papà , mi portano carcerato . MARESCIALLO . - Ah , è vostro figlio , questo pezzo di birbaccione ? - perché non l ' avete messo a letto ? perché non gli date un po ' piú di educazione ? POLICARPO ( dignitoso ) . - Maresciallo , ve ne prego .... non diminuite il mio prestigio davanti a un ' indocile prole , che versa a piene mani il disonore sulla mia testa , che un giorno sarà canuta . MARESCIALLO . - Meno chiacchiere ! POLICARPO . - Rendetemi mio figlio . MARESCIALLO . - Ma siete matto ! POLICARPO . - L ' avete forse colto in flagrante ? MARESCIALLO . - Gridava l ' Inno ! l ' ho udito io . POLICARPO ( rivolgendosi al figlio con tutta l ' amarezza d ' un genitore offeso e deluso ) . Agenore ! come mai , dopo tanti anni del mio fecondo apostolato , hai potuto emettere gridi sovversivi ? come mai ti vedo in mezzo a gruppi di facinorosi ? ahi , tu che dovevi essere il bastone della mia vecchiaia ! AGENORE ( piangendo ) . - Lo sarò , lo sarò . POLICARPO ( inesorabile ) . - Ah , troppo tardi ! il bastone della mia vecchiaia piomberà sulle tue spalle . Momento di pausa e di raccoglimento . POLICARPO ( con gesto autorevole ) . - Maresciallo : io sono un funzionario del governo ; uno zio di mia moglie è amico d ' un ministro , del ministro Mezzanotte , buon ' anima sua ; si davan del tu .... MARESCIALLO . - Vedo bene che lei è un galantuomo .... si prenda pure questo birichino e lo mandi a letto . Agenore , mezzo sconquassato , passa nelle mani del genitore , che lo afferra per l ' avambraccio , e lo trascina verso casa ruggendo : - Disgraziato , che ci sei andato a fare in piazza Navona ? - A sentire la musica . - E chi ha destato , nel tuo petto , questi gravi istinti musicali ? - È il figlio dell ' orzarolo che m ' ha detto che bisognava gridare : Vogliamo l ' inno . - Ma non hai tu riflettuto che il tuo grido offendeva i grandi corpi dello Stato ? Ma dimmi : hai tu mai visto che tuo padre anche nelle grandi circostanze della vita abbia mai chiesto un inno ? perché hai emesso , dunque , grida sediziose ? Silenzio prudente da parte di Agenore . - Ah ! tu non rispondi ? tu ti avvolgi in dignitoso silenzio ? Ma io non mi farò illudere da questo tardivo mutismo . Una correzione è necessaria . Vedi tu questa mano ? Gli dà uno schiaffo e conchiude con voce solenne : - Questa mano impedisce al tuo piede di rimanere , ulteriormente , sull ' orlo dell ' abisso . XI L ' istruzione di Agenore . Il lume a petrolio sopra un sottolume ottagonale , fatto di scatole di cerini appiccicate a un panno , fiammeggia in mezzo alla tavola . Il globo di cristallo smerigliato , è incrinato da cima a fondo e picchiettato di pezzetti di decalcomania , fatica speciale della pazienza e della saliva di Agenore . La serva , al buio , sbadiglia sull ' uscio della cucina . Policarpo , Eufemia , Agenore , pieni di raccoglimento e di aspettativa , stanno seduti intorno alla tavola , accigliati , preoccupati , come se , da un momento all ' altro , attendessero i conforti di nostra santa religione . Policarpo De - Tappetti è infagottato in un vecchio cappotto militare , comprato a Campo dei Fiori , e trasformato dalla signora Eufemia in veste da , camera , mediante certi paramani gonfi , e un bavero enorme d ' un verde cosi sfacciato che la testa di Policarpo , per via di riflesso e d ' analogia , pare , occhiali a parte , una gran testa di cavolo . La toeletta della medesima signora Eufemia è piena di pretese , con una quantità di nastrini e di fettuccie stinte , e con un " fisciú " tutto accartocciato , che pare un gran mazzo d ' indivia . Le pendono dagli orecchi due goccie di falso corallo che somigliano , fino all ' illusione , a due bastoni di ceralacca Agenore , come nei giorni di festa , ha la faccia pulita fino al giro del collo . Si notano pure traccie di tentativi audaci ma infruttuosi nella pulitura delle unghie e nella pettinatura dei capelli . L ' orologio della chiesa vicina suona le tre ; Agenore le conta . Policarpo segue con tenerezza paterna gli sforzi aritmetici del figlio , poi dice a Eufemia stropicciandosi un occhio . - Vedrai che non verrà ; il tempo è minaccioso , il cielo è intempestivo . - Papà , - gli chiede Agenore , - ma a che ora ha detto che tu lo aspetterai , con noi , perché lui avesse venuto ? - La grammatica , la grammatica , figlio mio ! - esclama Policarpo , con accento di terrore profondo , - ma le tue facoltà commemorative sono dunque cosi fiacche , malgrado le suggestività del tuo genitore ? D ' onde mai tanta oblivione , mentre ti ho detto di badar bene a quello che dici ? - Ma perché dovessi parlare con la grammatica , se il mio padrino non c ' è ? - La vita dell ' uomo è unissona , - risponde gravemente Policarpo ; - e sia detto per l ' ultima volta che , quando in te stesso venisse meno il rispetto ai tempi , io non avrei la menoma oscillazione di tirar bene le orecchie alla tua inconsapevole puerizia . Agenore che , durante questa predica , ha tenuto l ' occhio fisso sopra un insetto alato , che passeggia sul tappeto : - Papà , le mosche hanno le mani ? - S ' ode un passo lento per le scale , virgolato da colpi di tosse e da sospiri asmatici . - Dev ' essere lui ! esclama la signora Eufemia , facendosi un pochino rossa in mezzo all ' indivia . Una scampanellata pare confermi l ' ipotesi della signora De - Tappetti . La serva corre , traballando , apre l ' uscio e dice : - Si accomodi , signor cavaliere . La famiglia De - Tappetti si alza con entusiasmo , si precipita verso il visitatore , lo sbarazza dell ' ombrello , del paletot , del cachenez e della tuba , sulla quale Agenore si affretta a disegnare un gigantesco 14 col dito intinto di saliva . - Oh caro compare ! che onore ! che piacere ! - Davvero ! con questo tempaccio ! - Vi siete bagnato ? - Venite qui , vicino alla tavola . : c ' è piú luce , - dice Policarpo con premura . , come se lo invitasse ad accostarsi a un caminetto . E il cavaliere Anassagora Caramelli , compare di Policarpo e di Eufemia , impiegato al fondo per il culto , viene trascinato a una poltrona che si regge per miracolo . Il cavaliere siede , ma si alza di botto , con faccia spaventata e portando una mano sotto la falda del soprabito . L ' estremità d ' una molla a spirale , fuori di sesto , acuta quanto un cava - tappi , lo ha punto vicino l ' osso sacro . - Che è successo ? - chiede la signora Eufemia : - uno spillo forse ? una forcinella ? - Non saprei , - risponde il cavaliere un po ' confuso , - qualche cosa di pungente che mi è penetrato nel .... - Sedere comodamente , - dice , con intenzione faceta , Policarpo , - è una delle vicissitudini agognate dall ' individuo comecchessia lasso di questa , dirò così .... cavaliere , fate il favore , ecco una sedia scevra di qualsiasi punta inopportuna . Finalmente il cavaliere Anassagora Caramelli è seduto , con tutto il comodo suo . È un tipo né vecchio né giovane , né bello né brutto , né intelligente né idiota . Le male lingue dicono che , prima della nascita di Agenore , Anassagora frequentasse molto casa De - Tappetti , mentre Policarpo stava in ufficio . Certo è che la signora Eufemia si è spesso vantata del compare al quale attribuisce , con visibile compiacenza , patenti di nobiltà . - Mio compare , - soleva dire . - possiede ancora un seggiolone dei suoi avi , con lo stemma della famiglia sulla spalliera , e c ' è una bestia rampante . - Dunque , - comincia il cavaliere , per iniziare un qualsiasi discorso . - Eccomi qua , - risponde Policarpo con accento maestoso di Coriolano alle porte di Roma . - La salute ? - Benone , - risponde sorridendo Eufemia . - E il nostro piccolo Agenore ? - Il nostro piccolo Agenore adorna l ' animo di studii preclari , - dice Policarpo , facendo la bocca a cuore ; - vieni qua , Agenoruccio mio , dà un saggio al tuo padrino di quelle discipline letterarie che abbelliscono la tua adolescente precocità . Agenore introduce tre dita nel naso , e con la testa bassa va a situarsi tra le gambe di papà , come un gruppo in gesso di Amore e Venere . - Il nostro Agenore , - continua Policarpo , - è ancora ai primi rudimenti della sapienza , subordinata alla sua tenerezza , e anche alla mia , che gli voglio tanto bene , ma egli non difetta di quella larghezza costitutiva di cervello , che sua madre glielo dice sempre : studia , figlio mio , come tuo padre , che s ' è fatta una posizione , e procura di ottenere quella perspicacia , con la quale fidiamo noi tutti nel tuo desiderio , che sarà il bastone della mia vecchiaia . E ora a te , Agenore , e vedi un po ' di farti onore , davanti a questo padrino che è cavaliere nel fondo del culto , persona altolocata , che ci elargisce i beneplaciti d ' una preziosa amicizia . Su dunque , Agenore . E Agenore con voce stridula : Farfallina , bella e bianca Vola , vola , e non si stanca Sopra questo o su quel ... - Ma no ! - gli grida Policarpo ; la poesia la dirai per ultimazione dell ' esperimento . Dimmi invece , quante sono le dita della mano ? Dopo un momento di dolorosa aspettativa , Agenore risponde : - Cinque ! - Bene ! - esclama Policarpo dando un ' occhiata trionfale al cavaliere Anassagora , - e come si chiamano ? Agenore osserva le dita della destra , poi balbettando risponde : - Pollice , indice , martedì , giugno , primavera . - Ma tu confondi , figlio mio . Si vede che l ' erudizione ti si affolla al cervello ! Calma ! calma ! Pensa bene a quello che dici . Quante sono le quattro stagioni dell ' anno ? - Sono cinque : pollice , ind .... - Ma no le dita ! dico le stagioni . - Sono quattro . - Bene ! e come si chiamano ? prim .... primav .... . - Primavera , agosto , anulare , oceania . - Mi pare , - osserva con indulgenza il cavaliere , - che sia piú forte in geografia . - Credo anch ' io , - miagola Policarpo atterrito , e , con voce strozzata , chiede al figlio : - chi ha scoperto l ' America ? Silenzio glaciale per parte di Agenore . - L ' America , - ripiglia Policarpo fremendo , - non fu scoperta da Cristoforo Colombo ? Momento di viva trepidazione nei genitori . Finalmente Agenore guarda in faccia suo padre e risponde con accento risoluto . - No . - Che dici ? Cristoforo Colombo non è forse stato il primo a sbarcare nel nuovo mondo ? - No . - Agenore , - strilla il padre irritatissimo , - tu accorda quest ' onore storico e incontestato a Cristoforo Colombo , o io ti fo mettere a letto dalla serva e subito . Agenore si mette a piangere , pesta coi piedi , smania , fa l ' inferno . La mamma lo piglia per un braccio , e lui le graffia il naso . S ' interpone il cavaliere Anassagora e Agenore gli afferra una manata di ricci . - Sciagurato ! che fai ? lasciami ! Invece di lasciarlo Agenore tira . I ricci si staccano dalla tempia del cavaliere e con essi .... tutta la parrucca . Policarpo perde il lume degli occhi , piglia Agenore di peso , lo porta nella camera da letto , chiama la serva e al suo cospetto somministra al figlio tutti gli schiaffi che la morale oltraggiata mette a disposizione della paterna autorità . Messo a letto Agenore , con tutte le violenze del caso , Policarpo rientra nella camera da ricevere e dice al cavaliere Anassagora Caramelli : - Compare carissimo , io vi domando scusa a nome mio , e interinalmente anche a nome di quella canaglia di mio figlio , che ho consegnato nelle braccia di Rosa , perché lo passi in quelle di Morfeo . Dio mi è testimonio che fo di tutto per infondere il mio sapere nella sua personalità , ma le idee moderne cominciano a traviare il suo spirito . Io non so a quale carriera potrò avviare questo mio unigenito . - Papà , - grida Agenore , mettendo il naso fuori del coltroncino , - voglio fare il cocchiere . Il cavaliere a scanso di una nuova scena , fa due complimenti alla signora , saluta Policarpo e si ritira , in fretta e in furia . Rimasti soli , Policarpo lancia un ' occhiata di desolazione alla signora Eufemia . - Come mai Agenore s ' è ostinato a negare che Colombo abbia scoperto l ' America ? - Ohi sa ! ma sei ben sicuro poi che l ' abbia scoperta lui ? - Io ? ... credo di sì .... mi pare .... almeno .... l ' ho inteso dire . - Perché a me , sembra , invece , che sia un altro . - Hai ragione , perbacco ! Ora mi ricordo che è un altro . Colombo non è , ma è un nome che gli somiglia . Per questo ho fatto confusione . Un nome che finisce in ombo .... in ombo .... La signora Eufemia radiante : - È vero ! Flavio Gioia . XII De - Tappetti all ' Esposizione . - Scegli , - aveva detto con gravità al figlio Agenore : - o l ' esposizione o il tramvai . - Papà , - aveva risposto Agenore , scelgo anche il tramvai . Policarpo rimase dolorosamente colpito da questa tendenza scialacquatrice del suo primo unigenito , ma non seppe reagire , pensando che questa gita sul tramvai era stata decisa fin dall ' anno passato , in tre successivi consigli di famiglia . Mentre il tramvai con tiro a quattro sale rapidamente per la erta di Magnanapoli , Agenore domanda : - Perché s ' attaccano i muli assieme ai cavalli ? - Perché la malagevolezza della salita richiede un servizio co ' mulativi . - Ma il mulo non è fratello del cavallo ? - No , caro , è lo zio . Il tramvai s ' arresta davanti al palazzo dell ' esposizione , e Policarpo discende , col figlio , non senza insinuare nella tenera intelligenza un ' alta idea della paterna generosità . - Vedi , figlio mio ! i nostri sei soldi ci davano diritto imprescrittibile di farci portare fino alla stazione ; ma noi abbiamo abdicato a due metà della corsa , perché la voce dell ' interesse deve taciturnizzare davanti alle glorie dell ' arte , per cui riverbera sul nome italiano tanto lustro , che faresti meglio a badare dove metti i piedi . È la terza volta che calpesti le basi del tuo genitore . - Papà : che cosa sono quelle statue ? - chiede Agenore indicando il gruppo che corona il palazzo . - Quello , figlio mio , è lo Statuto , con l ' Italia e l ' Indipendenza , che ci fu largito in occasione della festa annuale , che appunto si chiama giorno dello Statuto . - - E quelle statue piú basse ? - Sono i duchi Torlonia , coi quali fu inaugurato questo tempio del genio . - E artiglieria ! - dice canzonando uno strillone che passa . - Concentratevi nella venale esposizione delle vostre effemeridi , brutto vassallo , - gli replica , con voce severa , Policarpo , - e non turbate un padre , nell ' atto d ' impartire alla prole una saggia collaudazione intellettuale . Lo strillone fa un giretto , poi torna pian piano e attacca una coda di carta ai bottoni retrospettivi di Policarpo ; Agenore se ne accorge benissimo , ma il suo animo , inquinato da traviamenti immaturi , gli consiglia una muta ma odiosa complicità . Un signore che passa , avverte piamente Policarpo del tiro che gli hanno fatto . Policarpo con gesto maestoso porta la mano destra sulla parte interessata , strappa la coda , e grida : - Questo non è soltanto un oltraggio individuale , ma è eziandio un attentato al soprabito di un pubblico funzionario .... E rivolgendosi a una guardia : - Custode severo , ma giusto delle patrie leggi , io vi denuncio un crimine testè compiuto sotto i miei occhi . - Dove ? - Dietro la schiena . Ai miei bottoni posticipati fu annessa un ' appendice cartilaginosa . Eccola : è una coda . Anzi una codardia . Policarpo , con la sua cieca fiducia nella tutela delle leggi , pianta la guardia con la coda in mano , e conduce Agenore al portone centrale del palazzo . - È permesso ? - domanda col dovuto ossequio al guardiano . - No , di qui non s ' entra . - Che si entri dalle finestre ? - pensa Policarpo , - scusi : mi farebbe il favore d ' indicarmi .... - Lei ha il biglietto o la fotografia ? - La fotografia ! - mormora Policarpo interdetto , poi con sorriso di trionfo : - sì , ne ho una . - Allora entri per via Genova . Policarpo trascina , giú per la scalinata , il riluttante Agenore , che strilla : - Papà , che cos ' è la fotografia ? - Vuol dire che non è permesso accedere negli ambienti espositivi senza presentare una fotografia . Per fortuna , ho in tasca quella di mamma tua . Policarpo si presenta all ' ingresso di via Genova . Il portiere domanda : - La fotografia ? - Un momento . Essa è sul mio seno , dice Policarpo e cava dalla tasca del soprabito un vecchio protocollo , nel quale è con diligenza incartato il ritratto ( tre per una lira ) della signora Eufemia . Il portinaio guarda stupefatto e dice : - Ma non le somiglia per niente . - Domando scusa : mi somiglia nell ' integrità del carattere , nell ' assiduità perspicua ai lavori civili e familiari , nell ' inconcussa contribuzione al benessere . - Qui non c ' intendiamo ! Lei ha forse esposto qualche cosa ? - Io no : ma un mio cugino ha esposta la sua vita per salvare un pericolante .... - Ma lei allora chi rappresenta ? Policarpo accigliato e solenne : - Rappresento l ' amore della famiglia , l ' ordine , il progresso , la moralità . - Ho capito ! quand ' è cosi , paghi una lira , si provveda di biglietto , e vada a entrare dalla parte di via Nazionale . - Già ci sono stato , mio Dio , poichè la mia vita oramai non è piú che una sequela di porte inaccessibili . Agenore comincia a pestar i piedi . - Stai cheto , stai cheto , Agenore . Noi finiremo per entrare , onde uscire da questa perplessità . Vieni : tergiversiamo nuovamente il cammino già compiuto , torniamo a questa via non meno Crucis che nazionale . Tutto si trova a questo mondo e Policarpo De - Tappetti , finalmente , trova la porta per cui si entra . Ma proprio al momento in cui sta per introdurre il proprio individuo in quell ' invenzione di Procuste ch ' è il contatore , un portiere gli dice : - Se vuole entrare , entri pure , ma l ' avverto che tra sei minuti si chiude l ' esposizione . - Figlio mio , - esclama Policarpo , sbigottito : - sulle pratiche emarginate del destino era scritto che noi non dovessimo entrare in questo santuario dell ' arte . Vieni : torniamo alle tranquille ma nutritive gioie domestiche . - Ma io voglio andare sul tram . - Il tram , figlio caro , è un tramite costoso , che va usato con parsimonia . - Voglio il tram , se no mi butto per terra . - Bada , Agenore , - grida Policarpo con voce iraconda : - non atterrirti , perché io ti terrificherei . Ti sia quindi sacro il fondo dei calzoni come al genitore il fondo per il culto , sul quale resterebbe l ' orma di una punizione inconcussa . - Fine -
UN VAMPIRO ( CAPUANA LUIGI , 1906 )
Narrativa ,
a Cesare Lombroso Illustre amico , Quando , nello scorso aprile , veniva celebrato il suo giubileo scientifico , rivedendo le bozze di questo volumetto io pensavo di fargliene riverente omaggio per unire la mia fioca voce di novelliere alle unanimi acclamazioni degli Scienziati del mondo intero . E m ' induceva a questo non solamente l ' antica affettuosa venerazione , ma anche l ' idea che il soggetto delle due novelle qui riunite , avendo qualche relazione coi suoi ultimi spassionatissimi studi intorno ai fenomeni psichici , dei quali abbiamo ragionato in Roma ogni volta che ho avuto il piacere di rivederla , evitava all ' omaggio il difetto di una troppo grave stonatura . Lo accetti , Illustre Amico , con la sua solita bontà , e mi creda sempre suo aff.mo Luigi Capuana . Catania , 28 giugno 1906 UN VAMPIRO « No , non ridere ! » , esclamò Lelio Giorgi , interrompendosi . « Come vuoi che non rida ? » , rispose Mongeri . « Io non credo agli spiriti » . « Non ci credevo ... e non vorrei crederci neppur io » riprese Giorgi . « Vengo da te appunto per avere la spiegazione di fatti che possono distruggere la mia felicità , e che già turbano straordinariamente la mia ragione » . « Fatti ? ... Allucinazioni vuoi dire . Significa che sei malato e che hai bisogno di curarti . L ' allucinazione , sì , è un fatto anch ' essa ; ma quel che rappresenta non ha riscontro fuori di noi , nella realtà . È , per esprimermi alla meglio , una sensazione che va dall ' interno all ' esterno ; una specie di proiezione del nostro organismo . E così l ' occhio vede quel che realmente non vede ; l ' udito sente quel che realmente non sente . Sensazioni anteriori , accumulate spesso inconsapevolmente , si ridestano dentro di noi , si organizzano come avviene nei sogni . Perché ? In che modo ? Non lo sappiamo ancora ... E sogniamo ( è la giusta espressione ) a occhi aperti . Bisogna distinguere . Vi sono allucinazioni momentanee , rapidissime che non implicano nessun disordine organico o psichico . Ve ne sono persistenti , e allora ... Ma non è questo il tuo caso » . « Sì ; mio e di mia moglie ! » . « Non hai capito bene . Noi scienziati chiamiamo persistenti le allucinazioni dei pazzi . Non occorre , credo , che io mi spieghi con qualche esempio ... Il fatto poi che siete due a soffrire la stessa allucinazione , e nello stesso momento , è un semplice caso d ' induzione . Probabilmente sei tu che influisci sul sistema nervoso della tua signora » . « No ; prima è stata lei » . « Allora vuol dire che il tuo sistema nervoso è più debole o ha più facile ricettività ... Non arricciare il naso , poeta mio , sentendo questi vocabolacci che i vostri dizionari forse non registrano . Noi li troviamo comodi e ce ne serviamo » . « Se tu mi avessi lasciato parlare ... » . « Certe cose è meglio non rimescolarle . Vorresti una spiegazione dalla scienza ? Ebbene , in nome di essa , io ti rispondo che , per ora , non ha spiegazioni di sorta alcuna da darti . Siamo nel campo delle ipotesi . Ne facciamo una al giorno ; quella di oggi non è quella di ieri ; quella di domani non sarà quella di oggi . Siete curiosi voialtri artisti ! Quando vi giova , deridete la scienza , non valutate nel loro giusto valore i tentativi , gli studi , le ipotesi che pur servono a farla progredire ; poi , se si dà un caso che personalmente v ' interessa , pretendete che essa vi dia risposte chiare , precise , categoriche . Ci sono , pur troppo , scienziati che si prestano a questo gioco per convinzione o per vanità . Io non sono di questi . Vuoi che te la dica chiara e tonda ? La scienza è la più gran prova della nostra ignoranza . Per tranquillarti , ti ho parlato di allucinazioni , di induzione , di recettività ... Parole , caro mio ! Più studio e più mi sento preso dalla disperazione di sapere qualcosa di certo . Sembra fatto apposta ; quando gli scienziati già si rallegrano di aver constatato una legge , pàffete ! ecco un fatto , una scoperta che la butta giù con un manrovescio . Bisogna rassegnarsi . E tu lascia andare , quel che accade a te e alla tua signora è accaduto a tanti altri . Passerà . Che t ' importa di sapere perché e come sia avvenuto ? T ' inquietano forse i sogni ? » . « Se tu mi permettessi di parlare ... » . « Parla pure , giacché vuoi sfogarti ; ma ti dico anticipatamente che fai peggio . L ' unico modo di vincere certe impressioni è quello di distrarsi , di sovrapporre ad esse impressioni più forti , allontanandosi dai luoghi che probabilmente han contribuito a produrle . Un diavolo scaccia l ' altro : è proverbio sapientissimo » . « Lo abbiamo fatto ; è stato inutile . I primi fenomeni , le prime manifestazioni più evidenti sono avvenuti in campagna , nella nostra villa di Foscolara ... Siamo scappati via . Ma la stessa sera dell ' arrivo in città ... » . « È naturale . Che distrazione poteva darvi la vostra casa ? Dovevate viaggiare , far vita d ' albergo , un giorno qua , un giorno là ; andare attorno l ' intera giornata per chiese , monumenti , musei , teatri ; tornare all ' albergo a sera tardi , stanchi morti ... » . « Abbiamo fatto anche questo , ma ... » . « Voi due soli , m ' immagino . Dovevate cercare la compagnia di qualche amico , di una comitiva ... » . « Lo abbiamo fatto ; non è valso a niente » . « Chi sa che comitiva ! » . « Di gente allegra ... » . « Gente egoista vuol dire , e vi siete trovati isolatissimi in mezzo ad essa , capisco ... » . « Prendevamo anzi molta parte alla loro allegria , sinceramente , spensieratamente . Appena però ci trovavamo soli ... Non potevamo mica condurre la comitiva a dormire con noi ... » . « Ma dunque dormivate ? Ora non capisco più , se tu intendi parlare di allucinazioni o pure di sogni ... » . « E picchia con le allucinazioni , coi sogni ! Eravamo svegli , con tanto di occhi spalancati , nelle più limpide funzioni dei sensi e dello spirito , come in questo momento che vorrei ragionare con te e tu ti ostini a non volermi concedere .. » . « Tutto quel che vuoi » . « Vorrei almeno esporti i fatti » . « Li so , me li figuro ; i libri di scienza ne sono pieni zeppi . Potranno esservi diversità insignificanti nei minuti particolari ... Non contano . L ' essenziale natura del fenomeno non muta per ciò » . « Non vuoi darmi neppure la soddisfazione ... ? » . « Cento , non una , giacché ti fa piacere . Tu sei di coloro che amano di grogiolarsi nei dolori , quasi vogliano centellinarseli ... È stupido , scusa ! ... Ma se ti fa piacere ... » . « Francamente , mi sembra che tu abbia paura » . « Paura di che ? Sarebbe bella !...» . « Paura di dover mutare opinione . Hai detto : Io non credo agli spiriti . E se , dopo , fossi costretto a crederci ? » . « Ebbene , sì ; questo mi seccherebbe . Che vuoi ? Siamo così noi scienziati : siamo uomini , caro mio . Quando il nostro modo di vedere , di giudicare ha preso una piega , l ' intelletto si rifiuta fin di prestar fede ai sensi . Anche l ' intelligenza è affare di abitudine . Tu intanto mi metti con le spalle al muro . Sia . Sentiamo dunque questi famosi fatti » . «Oh!...», esclamò con un largo respiro Lelio Giorgi . « Già sai per quali tristi circostanze dovetti andarmene a cercar fortuna in America . I parenti di Luisa erano contrari alla nostra unione ; come tutti i parenti - e non dico che avessero torto - anch ' essi badavano , più che ad altro , alla situazione economica di colui che doveva essere il marito della loro figliuola . Non avevano fiducia nel mio ingegno ; diffidavano anzi della mia pretesa qualità di poeta . Quel volumetto di versi giovanili pubblicato allora , è stato la mia maggiore disgrazia . Non che pubblicati , non ne ho scritti più da quell ' anno in poi ; ma anche tu , poco fa , mi hai chiamato caro poeta ! L ' etichetta mi è rimasta appiccata addosso , quasi fosse stata scritta con inchiostro indelebile . Basta . Suol dirsi che c ' è un Dio per gli ubriachi e pei bambini . Bisognerebbe aggiungere : E talvolta anche pei poeti , giacché devo passare per poeta » . « Ecco come siete voialtri letterati ! Cominciamo sempre ab ovo ! » . « Non spazientirti . Ascolta . Durante la mia dimora di tre anni a Buenos Aires , non aveva più avuto nessuna notizia di Luisa . Piovutami dal cielo quell ' eredità di uno zio che non s ' era mai fatto vivo con me , tornai in Europa , corsi a Londra ... e con dugentomila lire di cartelle della Banca d ' Inghilterra volai qui ... dove mi attendeva il più doloroso disinganno . Luisa era sposa da sei mesi ! Ed io l ' amavo più di prima ! ... La povera creatura aveva dovuto cedere alle insistenti pressioni dei suoi . Ci mancò poco , te lo giuro , che non commettessi una pazzia . Questi particolari , vedrai , non sono superflui ... Commisi però la sciocchezza di scriverle una focosissima lettera di rimproveri , e di spedirglierla per posta . Non avevo previsto che potesse capitare in mano del marito . Il giorno dopo egli si presentò a casa mia . Compresi subito l ' enormità del mio atto e mi proposi di esser calmo . Era calmo anche lui . " Vengo a restituirle questa lettera " mi disse . " Ho aperto sbadatamente , non per indiscrezione , la busta che la conteneva ; ed è stato bene che sia accaduto così . Mi hanno assicurato che lei è un gentiluomo . Rispetto il suo dolore ; ma spero che lei non vorrà turbare inutilmente la pace di una famiglia . Se può fare lo sforzo di riflettere , si convincerà che nessuno ha voluto arrecarle del male volontariamente . Certe fatalità della vita non si sfuggono . Lei intende qual è ormai il suo dovere . Le dico intanto , senza spavalderia , che son risoluto a difendere a ogni costo la mia felicità domestica " . Era impallidito parlando e gli tremava la voce . " Chiedo perdono dell ' imprudenza " risposi . " E , per meglio rassicurarla , le dico che domani partirò per Parigi " . Dovevo essere più pallido di lui ; le parole mi uscivano a stento di bocca . Mi stese la mano ; gliela strinsi . E mantenni la parola . Sei mesi dopo , ricevevo un telegramma di Luisa : " Sono vedova . T ' amo sempre . E tu ? " . Suo marito era morto da due mesi » . « Il mondo è così : la disgrazia di uno forma la felicità di un altro » . « È quel che egoisticamente pensai anch ' io ; ma non sempre è vero . Mi era parso di toccare il cielo col dito la sera delle nozze e durante i primi mesi della nostra unione . Evitammo , per tacito accordo , di parlare di colui . Luisa aveva distrutto ogni traccia del morto . Non per ingratitudine , giacché quegli , illudendosi di essere amato , aveva fatto ogni sforzo per renderle lieta la vita ; ma perché temeva che l ' ombra di un ricordo , anche insignificante , potesse dispiacermi . Indovinava giusto . Certe volte , il pensiero che il corpo della mia adorata era stato in pieno possesso , quantunque legittimo , di un altro mi dava tale stretta al cuore , che mi faceva fremere da capo a piedi . Mi sforzavo di nasconderglielo . Spesso però l ' intuito femminile velava di malinconia i begli occhi di Luisa . E per ciò la vidi raggiante di gioia , quando ella fu sicura di potermi annunciare che un frutto del nostro amore le palpitava nel seno . Ricordo benissimo : prendevamo il caffè , io in piedi , ella seduta con una posa di dolce stanchezza . Fu quella la prima volta che un accenno al passato le sfuggì dalle labbra . " Come sono felice " esclamò " che questo sia avvenuto soltanto ora ! " . Si udì un gran colpo all ' uscio , quasi qualcuno vi avesse picchiato forte col pugno . Trasalimmo . Io corsi a vedere , sospettando una sbadataggine della cameriera o di un servitore ; nella stanza allato non c ' era nessuno » . « Vi sarà parso colpo di pugno qualche schianto forse prodotto nel legno dell ' uscio dal calore della stagione » . « Diedi tale spiegazione , visto il turbamento grandissimo di Luisa ; ma non ne ero convinto . Un forte senso di impaccio , non so definirlo altrimenti , si era impossessato di me e non riuscivo a celarlo . Stemmo alcuni minuti in attesa . Niente . Da quel momento in poi , però , notai che Luisa evitava di rimaner sola ; il turbamento persisteva in lei , quantunque non osasse di confessarmelo , né io di interrogarla » . « E così , ora comprendo , vi siete suggestionati , inconsapevolmente , a vicenda » . « Niente affatto . Pochi giorni dopo io ridevo di quella sciocca impressione ; e attribuivo allo stato interessante di Luisa l ' eccessivo eccitamento nervoso che traspariva dai suoi atti . Poi parve tranquillarsi anch ' essa . Avvenne il parto . Dopo qualche mese però , mi accorsi che quel senso di paura , anzi di terrore , l ' aveva ripresa . La notte , tutt ' a un tratto , ella si avvinghiava a me , diaccia , tremante . " Che cosa hai ? Ti senti male ? " le domandavo ansioso . " Ho paura ... Non hai udito ? " . " No " . " Non odi ?..." insistette la sera appresso . " No " . Invece quella volta udivo un fioco suono di passi per la stanza , su e giù , attorno al letto ; dicevo di no per non atterrirla di più . Levavo il capo , guardavo ... " Dev ' essere entrato qualche topo in camera ... " . " Ho paura ! ... Ho paura ! " . Per parecchie notti , ad ora fissa prima della mezzanotte , sempre quello scalpiccio , quell ' inesplicabile andare e venire , su e giù , di persona invisibile , attorno al letto . Lo attendevamo » . « E le fantasie riscaldate facevano il resto » . « Tu mi conosci bene ; non sono uomo da essere eccitato facilmente . Facevo il bravo anzi , per riguardo di Luisa ; tentavo di dare spiegazioni del fatto : echi , ripercussioni di rumori lontani ; accidentalità della costruzione della villa , che la rendevano stranamente sonora ... Tornammo in città . Ma , la notte appresso , il fenomeno si riprodusse con maggior forza . Due volte la spalliera appiè del letto venne scossa con violenza . Balzai giù , per osservar meglio . Luisa , rannicchiata sotto le coperte , balbettava : " È lui ! È lui ! " » . « Scusa » lo interruppe Mongeri « non te lo dico per metter male tra tua moglie e te , ma io non sposerei una vedova per tutto l ' oro del mondo ! Qualcosa permane sempre del marito morto , a dispetto di tutto , nella vedova . Sì . " È lui ! È lui ! " . Non già , come crede tua moglie , l ' anima del defunto . È quel lui , cioè sono quelle sensazioni , quelle impressioni di lui rimaste incancellabili nelle sue carni . Siamo in piena fisiologia » . « Sia pure . Ma io » riprese Lelio Giorgi « come c ' entro con la tua fisiologia ? » . « Tu sei suggestionato ; ora è evidente , evidentissimo » . « Suggestionato soltanto la notte ? A ora fissa ? » . « L ' attenzione aspettante , oh ! fa prodigi » . « E come mai il fenomeno varia ogni volta , con particolari imprevisti , poiché la mia immaginazione non lavora punto ? » . « Ti pare . Non abbiamo sempre coscienza di quel che avviene dentro di noi . L ' incosciente ! Eh ! Eh ! fa prodigi anch ' esso » . « Lasciami continuare . Riserva le tue spiegazioni a quando avrò finito . Nota che la mattina , nella giornata , noi ragionavamo del fatto con relativa tranquillità . Luisa mi rendeva conto di quel che aveva sentito lei , per raffrontarlo con quel che avevo sentito io , appunto per convincerci , come tu dici , se mai le fantasie sovraeccitate ci facessero , nostro malgrado , quel brutto scherzo . Risultava che avevamo sentito l ' identico rumore di passi , nella stessa direzione , ora lento , ora accelerato ; la stessa scossa alla spalliera del letto , lo stesso strappo alle coperte e nella stessissima circostanza , cioè quando io tentavo , con una carezza , con un bacio , di calmare il suo terrore , d ' impedirle di gridare : " È lui ! È lui ! " quasi quel bacio , quella carezza provocassero lo sdegno della persona invisibile . Poi , una notte , Luisa , aggrappandosi al collo , accostando le labbra al mio orecchio , con un suono di voce che mi fece trasalire , mi sussurrò : " Ha parlato ! " , " Che dice ? " , " Non ho sentito bene ... Odi ? Ha detto : Sei mia ! " . E siccome anch ' io la stringevo più fortemente al petto , sentii che le braccia di Luisa venivano tratte indietro , violentemente , da due mani poderose ; e dovettero cedere non ostante la resistenza che mia moglie opponeva » . « Che resistenza poteva opporre , se era lei stessa che agiva in quel modo , senza averne coscienza ? » . « Va bene ... Ma ho sentito l ' ostacolo anche io , di persona che si frapponeva tra me e lei , di persona che voleva impedire , a ogni costo , il contatto tra me e lei ... Ho visto mia moglie rigettata indietro con una spinta ... Giacché Luisa voleva stare in piedi , per via del bambino che dormiva nella culla accanto al letto , ora che sentivamo scricchiolare i ferri a cui la culla era sospesa e vedevamo la culla dondolare , traballare e le copertine volare via per la camera , buttate per aria malamente ... Non era allucinazione questa . Le raccoglievo ; Luisa , tremante , le rimetteva al posto ; ma di lì a poco esse volavano per aria di nuovo , e il bambino , destato dalla scossa , piangeva . Tre notti fa , peggio .... Luisa sembrava vinta dal malefico fascino di colui ... Non mi udiva più , se la chiamavo , non si accorgeva di me che le stavo davanti ... Parlava con colui e , dalle sue risposte , capivo quel che colui le diceva . " Che colpa ho io , se tu sei morto ? Oh ! no , no ! ... Come puoi pensarlo ? Avvelenarti io ? ... Per sbarazzarmi di te ? ... È un ' infamia ! E il bambino che colpa ha ? Soffri ? Pregherò per te farò dire delle messe ... Non vuoi messe ? ... Me , vuoi ? ... Ma come mai ? Sei morto !..." . Invano io la scotevo , la chiamavo per destarla da quella fissazione , da quell ' allucinazione ... Luisa si ricomponeva tutt ' a un tratto . " Hai sentito ? " , mi diceva , " Mi accusano di averlo avvelenato . Tu non ci credi ... Tu non mi sospetterai capace ... oh Dio ! E come faremo pel bambino ? Lo farà morire ! Hai sentito ? " . Io non avevo udito niente , ma capivo benissimo che Luisa non era pazza , non delirava ... Piangeva , abbracciando stretto stretto il bambino levato dalla culla per proteggerlo dal maleficio di colui . " Come faremo ? Come faremo ? " » . « Il bambino però stava bene . Questo avrebbe dovuto tranquillarvi » . « Che vuoi ? Non si assiste a fatti di tale natura senza che la mente più solida non ne riceva una scossa . Io non sono superstizioso , ma non sono neppure un libero pensatore . Sono di quelli che credono e non credono , che non si occupano di quistioni religiose perché non hanno tempo né voglia di occuparsene ... Ma nel mio caso e sotto l ' influenza delle parole di mia moglie : " Farò dire delle messe " pensai naturalmente all ' intervento di un prete » . « L ' hai fatta esorcizzare ? » . « No , ma ho fatto ribenedire la casa , con gran spargimento di acqua benedetta ... anche per impressionare l ' immaginazione della povera Luisa , se mai si fosse trattato d ' immaginazione esaltata , di nervi sconvolti ... Luisa è credente . Tu ridi , ma avrei voluto veder te nei miei panni » . « E l ' acqua benedetta ? » . « Inefficace . Come se non fosse stata adoperata » . « Non l ' avevi pensato male . Anche la scienza ricorre talvolta a mezzi simili nelle malattie nervose . Abbiamo il caso di quel tale che credeva gli si fosse allungato enormemente il naso . Il medico finse di fargli l ' operazione , con tutto l ' apparato di strumenti , di legatura di vene , di fasciature ... e il malato guarì » . « L ' acqua benedetta invece fece peggio . La notte dopo ... Oh ! ... Mi sento rabbrividire al solo pensarci . Ora tutto l ' odio di colui era rivolto contro il bambino ... Come proteggerlo ? ... Appena Luisa vedeva ... » . « O le sembrava di vedere ... » . « Vedeva , caro mio , vedeva ... Vedevo anche io ... quasi . Giacché mia moglie non poteva più avvicinarsi alla culla ; una strana forza glielo impediva ... Io tremavo allo spettacolo di lei che tendeva desolatamente le braccia verso la culla , mentre colui - me lo diceva Luisa - chinato sul bambino dormente , faceva qualcosa di terribile , bocca con bocca , come se gli succhiasse la vita , il sangue ... Sono tre notti di seguito che la nefanda operazione si ripete e il bambino , il caro figliuolino ... non si riconosce più . Bianco , da roseo che era ! come se realmente colui gli abbia aspirato il sangue ; deperito in modo incredibile , in tre sole notti ! È immaginazione questa ? È immaginazione ? Vieni a vederlo » . « Si tratta dunque ?..» . Il Mongeri rimase alcuni minuti pensoso , a testa bassa , aggrottando le sopracciglia . Il sorriso un po ' sarcastico e un po ' compassionevole apparsogli su le labbra mentre Lelio Grandi parlava , si era spento tutt ' a un tratto . Poi alzò gli occhi , fissò l ' amico che lo guardava con ansiosissima attesa e ripetè : « Si tratta dunque ? ... Ascoltami bene . Io non ti spiego niente , perché sono convinto di non poter spiegarti niente . È difficile essere più schietto di così . Ma posso darti un consiglio ... empirico , che forse ti farà sorridere alla tua volta , specialmente venendoti da me ... Fanne l ' uso che credi » . « Lo eseguirò subito , oggi stesso » . « Ci vorrà qualche giorno , per parecchie pratiche che occorrono . Ti aiuterò a sbrigarle nel più breve tempo possibile . I fatti che mi hai riferito non li metto in dubbio . Devo aggiungere che , per quanto la scienza sia ritrosa di occuparsi di fenomeni di tale natura , da qualche tempo in qua non li tratta con l ' aria sprezzante di prima : tenta di farli rientrare nella cerchia dei fenomeni naturali . Per la scienza non esiste altro , all ' infuori di questo mondo materiale . Lo spirito ... Essa lascia che dello spirito si occupino i credenti , i mistici , i fantastici che oggi si chiamano spiritisti ... Per la scienza c ' è di reale soltanto l ' organismo , questa compagine di carne e di ossa formante l ' individuo e che si disgrega con la morte di esso , risolvendosi negli elementi chimici da cui riceveva funzionamento di vita e di pensiero . Disgregati questi ... Ma appunto la quistione si riduce , secondo qualcuno , a sapere se la putrefazione , la disgregazione degli atomi , o meglio la loro funzione organica si arresti istantaneamente con la morte , annullando ipso facto la individualità , o se questa perduri , secondo i casi e le circostanze , più o meno lungamente dopo la morte ... Si comincia a sospettarlo ... E su questo punto la scienza verrebbe a trovarsi d ' accordo con la credenza popolare ... Io studio , da tre anni , i rimedi empirici delle donnicciuole , dei contadini per spiegarmi il loro valore ... Essi , spessissimo , guariscono mali che la scienza non sa guarire ... La mia opinione oggi sai tu qual è ? Che quei rimedi empirici , tradizionali siano i resti , i frammenti della segreta scienza antica , e anche , più probabilmente , di quell ' istinto che noi possiamo oggi verificare nelle bestie . L ' uomo , da principio , quando era molto vicino alle bestie più che ora non sia , divinava anche lui il valore terapeutico di certe erbe : e l ' uso di esse si è perpetuato , trasmesso di generazione in generazione , come nelle bestie . In queste opera ancora l ' istinto ; nell ' uomo , dopo che lo svolgimento delle sue facoltà ha ottenebrato questa virtù primitiva , perdura unicamente la tradizione . Le donnicciuole , che sono più tenacemente attaccate ad essa , ci han conservato alcuni di quei suggerimenti della natura medicatrice ; ed io credo che la scienza debba occuparsi di questo fatto , perché in ogni superstizione si nasconde qualcosa che non è unicamente fallace osservazione dell ' ignoranza ... Perdonami questa lunga disgressione . Quello che qualche scienziato ora ammette , cioè che , con l ' atto apparente della morte di un individuo , non cessi realmente il funzionamento dell ' esistenza individuale fino a che tutti gli elementi non si siano per intero disgregati , la superstizione popolare - ci serviamo di questa parola - lo ha già divinato da un pezzo con la credenza nei Vampiri , ed ha divinato il rimedio . I Vampiri sarebbero individualità più persistenti delle altre , casi rari , sì , ma possibili anche senza ammettere l ' immortalità dell ' anima , dello spirito ... Non spalancar gli occhi , non crollare la testa ... È fatto , non insolito , intorno al quale la così detta superstizione popolare - diciamo meglio - la divinazione primitiva potrebbe trovarsi d ' accordo con la scienza ... E sai qual è la difesa contro la malefica azione dei Vampiri , di queste persistenti individualità che credono di poter prolungare la loro esistenza succhiando il sangue o l ' essenza vitale delle persone sane ? ... L ' affrettamento della distruzione del loro corpo . Nelle località dove questo fatto si produce , le donnicciuole , i contadini corrono al cimitero , disseppelliscono il cadavere , lo bruciano ... È provato che il Vampiro allora muore davvero ; e infatti il fenomeno cessa ... Tu dici che il tuo bambino ... » . « Vieni a vederlo ; non si riconosce più . Luisa è pazza dal dolore e dal terrore ... Mi sento impazzire pure io , anche perché invasato dal diabolico sospetto ... Ma ... Invano mi ripeto : Non è vero ! Non può esser vero ! ... Invano ho tentato di confortarmi pensando : E dato pure che fosse vero ? ... È una gran prova d ' amore . Si è fatta avvelenatrice per te ! ... - Invano ! Non so né posso più difendermi da una vivissima repugnanza , da una straziante violenza di allontanamento , altra malefica opera di colui ! ... Egli insiste nel rimprovero : lo capisco dalle risposte di Luisa , quando colui la tiene sotto il suo orrido fascino , e la poverina protesta . " Avvelenarti ? Io ? ... Come puoi crederlo ?..." . Oh ! Non viviamo più , amico mio . Sono mesi e mesi che sopportiamo questo tormento , senza farne parola a nessuno per timore di far ridere di noi le persone che si dicono spregiudicate ... Tu sei il primo a cui ho avuto il coraggio di farne la confidenza per disperazione , per invocare un consiglio , uno scampo ... E avremmo ancora pazientemente sopportato tutto , lusingandoci che così strani fenomeni non avrebbero potuto prolungarsi troppo , se ora non corresse pericolo la nostra innocente creaturina » . « Fate cremare il cadavere . È una prova che m ' interessa , oltre che come amico , come scienziato . Alla moglie , quantunque non più vedova , sarà facilmente concesso ; ti aiuterò nelle pratiche occorrenti presso le autorità . E non mi vergogno per la scienza di cui sono un meschino cultore . La scienza non scapita di dignità ricorrendo anche all ' empirismo , facendo tesoro di una superstizione , se poi potrà verificare che è superstizione soltanto in apparenza ; ne riceverà impulsi a ricerche non tentate , a scoprire verità non sospettate . La scienza deve essere modesta , buona , pur di aumentare il suo patrimonio di fatti , di verità . Fate cremare il cadavere . Ti parlo seriamente » , soggiunse il Mongeri , leggendo negli occhi del suo amico il dubbio di esser trattato da donnicciuola , da popolano ignorante . « E il bambino intanto ? » , esclamò Lelio Giorgi torcendosi le mani . « Una notte io ebbi un impeto di furore ; mi slanciai contro colui seguendo la direzione degli sguardi di Luisa , quasi egli fosse persona da potersi afferrare e strozzare ; mi slanciai urlando : " Va ' via ! Va ' via , maledetto !..." . Ma fatti pochi passi , ero arrestato , paralizzato , inchiodato là , a distanza con le parole che mi morivano in gola e non riuscivano a tradursi neppure in indistinto mugolio ... Tu non puoi credere , tu non puoi immaginare ... » . « Se volessi permettermi di tenervi compagnia questa notte ... » . « Ecco : me lo chiedi con tale accento di diffidenza ... » . « T ' inganni » . « Forse faremo peggio : temo che la tua presenza non serva che ad irritarlo di più , come la benedizione della casa . Questa notte no . Verrò a riferirti domani ... » . E , il giorno dopo , egli tornò così spaventato , così disfatto che il Mongeri concepì qualche dubbio intorno all ' integrità delle facoltà mentali del suo amico . « Egli sa ! » , balbettò Lelio Giorgi appena entrato nello studio . « Ah , che nottata d ' inferno ! Luisa lo ha sentito bestemmiare , urlare , minacciare terribili gastighi se noi oseremo » . « Tanto più dobbiamo osare » , rispose il Mongeri . « Se tu avessi visto quella culla scossa , agitata in modo che io non so spiegarmi come il bambino non sia cascato per terra ! Luisa ha dovuto buttarsi ginocchioni , invocando pietà , gridandogli : " Si , sarò tua , tutta tua ! ... Ma risparmia quest 'innocente..." . E in quel momento mi è parso che ogni mio legame con lei fosse rotto , ch ' ella non fosse davvero più mia , ma sua , di colui ! » . « Càlmati ! ... Vinceremo . Càlmati ! ... Voglio esser con voi questa notte » . Il Mongeri era andato con la convinzione che la sua presenza avrebbe impedito la manifestazione del fenomeno . Pensava : « Accade quasi sempre così . Queste forze ignote vengono neutralizzate da forze indifferenti , estranee . Accade quasi sempre così . Come ? Perché ? Un giorno certamente lo sapremo . Intanto bisogna osservare , studiare » . E , nelle prime ore di quella notte , accadeva proprio com ' egli aveva pensato . La signora Luisa girava gli spauriti occhi attorno , tendeva ansiosamente l ' orecchio ... Niente . La culla rimaneva immobile : il bambino , pallido pallido , dimagrito , dormiva tranquillamente . Lelio Giorgi , frenando a stento l ' agitazione , guardava ora sua moglie , ora il Mongeri che sorrideva soddisfatto . Intanto ragionavano di cose che , nonostante la preoccupazione , arrivavano in alcuni momenti a distrarli . Il Mongeri aveva cominciato a raccontare una sua divertentissima avventura di viaggio . Bel parlatore , senza nessun ' affettazione di gravità scientifica , egli intendeva di deviare così l ' attenzione di quei due , e intanto non perderli d ' occhio , per notare tutte le fasi del fenomeno caso mai dovesse ripetersi , e già cominciava a persuadersi che il suo intervento sarebbe stato salutare , quando nell ' istante che il suo sguardo si era rivolto verso la culla , egli si accorse di un lieve movimento di essa , il quale non poteva esser prodotto da nessuno di loro perché la signora Luisa e Lelio gli sedevano dirimpetto e discosti dal posto dov ' era la culla . Non poté far a meno di fermarsi , di farsi scorgere , e allora Luisa e Lelio balzarono in piedi . Il movimento era aumentato gradatamente e quando la signora Luisa si volse a guardare là , dove gli occhi di Mongeri si erano involontariamente fissati , la culla si dondolava e sobbalzava . « Eccolo ! » , ella gridò . « Oh , Dio ! Povero figliuolino ! » . Fece per accorrere , ma non poté . E cadde rovesciata su la poltrona dov ' era stata seduta fin allora . Pallidissima , scossa da un fremito per tutta la persona , con gli occhi sbarrati e le pupille immobili , balbettava qualcosa che le gorgogliava nella gola e non prendeva suono di parola , e sembrava dovesse soffocarla . « Non è niente ! » , disse Mongeri , levatosi in piedi anche lui e stringendo la mano di Lelio che gli si era accostato con vivissimo atto di terrore , quasi per difesa . La signora Luisa , irrigiditasi un istante , ebbe un tremito più violento e subito parve ritornasse allo stato ordinario ; se non che la sua attenzione era tutta diretta a guardare qualcosa che gli altri due non scorgevano , a prestar ascolto a parole che quelli non udivano , e delle quali indovinavano il senso dalle risposte di lei . « Perché dici che voglio continuare a farti del male ? ... Ho pregato per te ! ... Ho fatto dir delle messe !...» . « Ma non si può sciogliere ! Tu sei morto ... » . « Non sei morto ? ... Dunque perché mi accusi di averti avvelenato ?...» . « D ' accordo con lui ? Oh !...» . « Ti aveva promesso , sì ; ed ha mantenuto ... Per finzione ? C ' intendevamo da lontano ? Lui m ' ha spedito il veleno ? ... È assurdo ! Non dovresti crederlo se è vero che i morti vedono la verità ... » . « Va bene . Non ti stimerò morto ... Non te lo ripeterò più » . « È in istato di trance spontanea ! » , disse Mongeri all ' orecchio di Lelio . « Lasciami » . Presala pei pollici , dopo qualche minuto , e ad alta voce , chiamò : «Signora!...» . Alla voce cupa e irritata , voce robusta , maschile , con cui ella rispose , Mongeri dié un salto indietro . La signora Luisa si era rizzata sul busto con tal viso rabbuiato , con tale espressione di durezza nei lineamenti , da sembrare altra persona . La speciale bellezza della sua fisionomia , quel che di gentile , di buono , quasi di verginale che risultava dalla dolcezza dello sguardo dei begli occhi azzurri e dal lieve sorriso errante su le labbra , come un delicato palpito di esse , quella speciale bellezza era compiutamente sparita . « Che cosa vuoi ? Perché t ' intrometti tu ? » . Mongeri riprese quasi subito padronanza di sé . L ' abituale sua diffidenza di scienziato gli faceva sospettare di aver dovuto sentire anche lui , per induzione , per consenso dei centri nervosi , l ' influsso del forte stato di allucinazione di quei due , se gli era parso di veder dondolare e sobbalzare la culla che , ora , egli vedeva benissimo immobile , con dentro il bambino tranquillamente addormentato , ora che la sua attenzione veniva attirata dallo straordinario fenomeno della personificazione del fantasma . Si accostò , con un senso di dispetto contro se stesso per quello sbalzo indietro al rude suono di voce che lo aveva quasi investito , e rispose imperiosamente : « Finiscila ! Te l ' ordino ! » . Aveva messo nell ' espressione tale sforzo di volontà che il comando avrebbe dovuto imporsi all ' esaltamento nervoso della signora , superarlo - egli pensava - . La sardonica e lunga risata che rispose subito a quel te l ' ordino , lo scosse , lo fece titubare un istante . « Finiscila ! Te l ' ordino ! » , replicò poi con maggior forza . « Ah ! Ah ! Vuoi essere il terzo ... che gode ... Avvelenerete anche lui ? » . « Mentisci ! Infamemente ! » . Mongeri non aveva potuto trattenersi di rispondere come a persona viva . E la lucidità della sua mente già un po ' turbata , non ostante gli sforzi ch ' egli faceva per rimanere osservatore attento e imparziale , venne sconvolta a un tratto quando si sentì battere due volte su la spalla da mano invisibile , e nel medesimo istante si vide apparire davanti al lume una mano grigiastra , mezza trasparente , quasi fosse fatta di fumo , e che contraeva e distendeva con rapido moto le dita assottigliandosi come se il calore della fiamma la facesse evaporare . « Vedi ? Vedi ? » , gli disse Giorgi . E aveva il pianto nella voce . Improvvisamente ogni fenomeno cessò . La signora Luisa si destava dal suo stato di trance , quasi si svegliasse da sonno naturale , e girava gli occhi per la camera , interrogando il marito e Mongeri con una breve mossa del capo . Essi s ' interrogavano , alla lor volta , sbalorditi di quel senso di serenità , o meglio di liberazione che rendeva facile il loro respiro e regolari i battiti del cuore . Nessuno osava parlare . Solamente un fioco lamento del bambino li fece accorrere ansiosi verso la culla . Il bambino gemeva , gemeva , dibattendosi sotto l ' oppressione di qualcosa che sembrava aggravarglisi sulla bocca e gli impedisse di gridare ... Improvvisamente , cessò anche questo fenomeno , e non accadde più altro . La mattina , andando via , Mongeri non pensava soltanto che gli scienziati hanno torto di non voler studiare da vicino casi che coincidono con le superstizioni popolari , ma tornava a ripetersi mentalmente quel che aveva detto due giorni avanti ai suo amico : Non sposerei una vedova per tutto l ' oro del mondo . Come scienziato è stato ammirevole , conducendo l ' esperimento fino all ' ultimo senza punto curarsi se ( nel caso che la cremazione del cadavere del primo marito della signora Luisa non avesse approdato a niente ) la sua reputazione dovesse soffrirne presso i colleghi e presso il pubblico . Quantunque l ' esperimento abbia confermato la credenza popolare e dal giorno della cremazione dei resti del cadavere i fenomeni siano compiutamente cessati , con gran sollievo di Lelio Giorgi e della buona signora Luisa , nella sua relazione , non ancora pubblicata , il Mongeri però non ha saputo mostrarsi interamente sincero . Non ha detto : « I fatti sono questi , e questo il resultato del rimedio : la pretesa superstizione popolare ha avuto ragione su le negazioni della scienza : il Vampiro è morto completamente appena il suo corpo venne cremato » . No . Egli ha messo tanti se , tanti ma nella narrazione delle minime circostanze , ha sfoggiato tanta allucinazione , tanta suggestione , tanta induzione nervosa nel suo ragionamento scientifico , da confermare quel che aveva confessato l ' altra volta , cioè : che anche la intelligenza è affare d ' abitudine e che il mutar di parere lo avrebbe seccato . Il più curioso è che non si è mostrato più coerente come uomo . Egli che proclamava : « Non sposerei una vedova per tutto l ' oro del mondo » ne ha poi sposata una per molto meno , per sessantamila lire di dote ! E a Lelio Giorgi che ingenuamente gli disse : « Ma come ? ... Tu !...», rispose : « A quest ' ora non esistono insieme neppure due atomi del corpo del primo marito . È morto da sei anni ! » , senza accorgersi che , parlando così , contraddiceva l ' autore della memoria scientifica Un preteso caso di Vampirismo , cioè se stesso . FATALE INFLUSSO « Lascia andare ! » , fece Blesio , vedendo impallidire tutt ' a un tratto il suo amico Raimondo Palli , che aveva cessato di parlare quasi interrotto da un groppo di singhiozzi . « Mi racconterai il resto un ' altra volta » . « Delia non rispose » proseguì Raimondo dopo qualche secondo di pausa . « Mi fissò con grandi occhi neri scrutatori che da un pezzo non potevo più sostenere , e sorrise tristamente . Quegli sguardi mi scendevano nella più riposta profondità del cuore come raggi luminosi , e ne rivelavano a lei e a me stesso i più intimi segreti . Giacché mi accadeva spesso di non avere piena coscienza dello stato dell ' animo mio verso di lei , e di sentirmi invadere da brividi di terrore ogni volta che la luminosità delle sue vividissime pupille mi faceva scorgere quanto vana fosse la lusinga di poter illudere lei e me . Non l ' amavo più quanto una volta e mi ostinavo intanto a ripeterle che niente era mutato tra noi due , un po ' per compassione di lei , un po ' per sdegno di quel che non giudicavo , qual era , naturale miseria dell ' amore , ma vero delitto d ' ingratitudine verso colei che mi aveva fatto , incondizionatamente , dono di tutta se stessa . E lo sdegno era misto col rimorso di aver violentato l ' organismo della povera creatura , di aver contribuito a svolgere in esso facoltà che , senza dubbio , vi sarebbero rimaste latenti o non sarebbero mai arrivate al punto di riuscire nocive . Tu ignori la vera ragione da cui sono stato spinto a tentare su quel delicatissimo fiore di vita gli esperimenti che avrebbero dovuto essere una vittoria e che divennero invece , in meno di un anno , tristissimo gastigo . Tu credi ancora che io abbia fatto ciò per invincibile curiosità di studiare , a modo mio , le misteriose forze della nostra psiche in un soggetto che presentava le migliori condizioni per tale studio . Disingànnati , caro Blesio . Sin dai primi giorni del mio matrimonio , nello stordimento prodottomi dalla felicità di vedere e di sentire accanto a me quell ' esile figura di bruna il cui possesso mi era sembrato , per quattro lunghi anni , irrealizzabile sogno , sin dai primi giorni mi ero lentamente sentito invadere da un infinito inesplicabile senso di sgomento , che mi rendeva pensoso e distratto . " Che cosa hai ? " mi domandava Delia , allacciandomi le braccia attorno al collo con gesto di suprema grazia affettuosa . " Niente ! La troppa felicità , vedi ? mi stordisce come un potente liquore " . Non mentivo , rispondendo così , ma non dicevo intera la verità . Non avrei saputo dirla in quei giorni , fino al mattino in cui , svegliatomi prima di lei , e contemplandola , al fioco lume della lampadina da notte , abbandonata sui guanciali , coi nerissimi capelli disciolti e il petto lievemente ansante pel respiro , contemplandola più come deliziosa visione d ' arte che come realtà , all ' improvviso ebbi coscienza della natura di quell ' indefinito sgomento che da parecchie settimane mi rendeva pensoso e distratto . " Mi ama davvero ? Per quale nascosto scopo vuol darmi a intendere che mi ama ? " . Ora mi pareva impossibile che la dolcissima creatura che avrebbe potuto aspirare per bellezza , per bontà , per intelligenza , a un ' unione più degna di lei , si fosse lasciata indurre a sposare me , non ricco , quasi brutto , con l ' unico prestigio di un po ' di abilità ... o di qualcosa di più , via , nella mia arte di scultore , e di una discreta cultura che , secondo certi critici , ha molto nociuto al mio ingegno di artista » . « Questa botta tocca anche a me ! » , disse Blesio , ridendo . « Tu hai avuto sempre il torto di badar troppo a quel che scriviamo noi pretesi critici d ' arte . Lasciaci cantare ! Lavora » . Si scorgeva però che il riso di Blesio era sforzato , e che tentava di nascondere il triste presentimento di quel che poteva da un momento all ' altro accadere , se l ' eccessivo perturbamento del suo amico non si fosse arrestato . Raimondo fece una spallucciata , e continuò : « Da prima scacciai via sdegnosamente come indegno di me e di lei l ' importuno pensiero . Ma già un ' intima voce tornava insistente a sussurrarmelo a ogni nuova manifestazione di affetto prodigatami da Delia . Allora , la prendevo per le mani , la fissavo tenendola ferma innanzi a me , interrogandola : " Mi ami davvero ? " e lo stupore che si manifestava sul bel volto di Delia e il doloroso sorriso che le spuntava su le labbra prima della timida risposta : " Perché me lo domandi ? " invece di farmi comprendere la sciocchezza e la villania della mia interrogazione , mi sembrava involontaria conferma di quel dubbio anche quando ella , liberatasi rapidamente dalla stretta delle mie mani , aggrappandomisi al collo con l ' abituale gesto di suprema grazia affettuosa , mi baciava e ribaciava , senza aggiungere una sola parola . Pareva volesse dirmi : " Sei contento ? ... Si bacia così soltanto quando si ama davvero ! " . Quella muta risposta però non mi appagava ; né avrei saputo dire intanto qual altra avrebbe potuto ella darmene per disperdere il mio dubbio . Mi tornava in mente il motto di quel diplomatico , che la parola ci è stata data per nascondere il nostro pensiero . Quei baci erano meno della parola , o qualcosa di eguale , o anche qualcosa di poco più ; non me n ' importava . Sapevo , caro Blesio , che il pensiero di una persona può irridersi facilmente di qualunque altrui violenza per scoprirlo . Passarono parecchi mesi prima che mi balenasse l ' idea di servirmi dell ' azione magnetica per ottenere , all ' insaputa di lei , la schietta rivelazione della verità . E anche dopo concepitone il disegno , esitai ancora per altri mesi , temendo di poter produrre irrimediabili disturbi in quel sensibilissimo organismo , che alle minime impressioni vedevo sobbalzare quasi fosse stato punto da uno spillo , o toccato da un carbone ardente . Mi trattenne pure , dopo che ero già risoluto , il leggero velo di tristezza che le mie ripetute domande : " Mi ami davvero ? " avevano steso sul volto di Delia , e il lieve tremito della sua voce che mi pareva rivelasse , invece della parola , la protesta del suo cuore : " Perché dubiti di me ? " . Infatti , perché dubitavo ? Perché - e questo era il peggio - non ricevendo risposte che mi soddisfacessero , perché mi sentivo , a poco a poco , distaccare da Delia , quasi la sua bella manina mi allontanasse e volesse tenermi a distanza ? Dall ' ampia vetrata del mio studio , la vedevo comparire ogni mattina nel giardinetto , con la preferita vestaglia color crema , ornata di larghi nastri rossi , coi capelli nerissimi appena ravviati e che le davano intanto un ' aria di arcaica eleganza seducentissima . Si aggirava lentamente pei viali , si fermava , riprendeva ad andare o a cogliere fiori dai vasi e dalle aiuole che ella stessa coltivava con arte di giardiniera provetta . Di tanto in tanto , alzava il capo verso la vetrata , guardava intenta , quasi si attendesse di vedermi col viso incollato ai vetri per osservarla ; e crollava la testa , delusa , mortificata . Lo capivo , perché potevo benissimo vederla senz ' essere visto . Perché fingevo la sorpresa com ' ella entrava nel mio studio , esitando su la soglia con la cestina colma di fiori , quasi simile alla bionda Flora tizianesca della Galleria degli Uffizi ? ... Cominciavo a sentire , e ne avevo dispetto , un senso di lieve rancore per quella che mi sembrava sua ostentazione d ' ingannarmi . Non so che cosa avrei poi fatto , se Delia mi avesse risposto : " No , non t ' amo ! Meriti forse d ' essere amato ? " . Da due settimane , notte per notte , mentr ' ella dormiva al mio fianco , io m ' ingegnavo di saturarla del mio fluido , come avevo appreso dai libri letti e studiati per tale scopo . Ella non doveva accorgersi della mia intenzione di addormentarla ; temevo che , richiesta di accondiscendere , si rifiutasse . E durante la giornata spiavo se mai apparisse in lei qualche sintomo da rivelarmi che la mia azione magnetica fosse riuscita a dominarla . Niente ! Già disperavo del buon resultato , quando un pomeriggio ... Oh , tu non puoi farti un ' idea della profonda commozione che mi assalì in quel momento ! Delia avea voluto posare da modello per una figurina di donna commissionatami da un americano . " Sta ' ferma , così ! " , le dissi vivamente , lieto dell ' atteggiamento da lei preso appena sedutasi davanti a me poco lontana dal cavalletto . La vidi irrigidirsi , chiudere gli occhi , impallidita , col respiro ansante ... Era entrata , quando meno me l ' aspettavo , nel più profondo sonno magnetico . Ne fui spaventato , come se avessi compiuto su lei il più vile dei delitti colpendola a tradimento . Rinfrancàtomi un po ' e presala pei pollici con mani tremanti , mi affrettai però a interrogarla : " Dormi ? " . " Si " . " Sei lucida ? " . " Lucidissima " . " Potresti leggermi nel pensiero ? " . " Sì . Tu dubiti ... " . " Ecco " la interruppi , facendo gli opportuni passaggi . " Ecco la mano di una persona che tu non conosci : è moglie di un mio amico . Ama il marito ? ... Osserva bene " . E così dicendo le avevo messo in una mano l ' altra sua mano . Vidi che la stringeva forte , corrugando la fronte , abbassando la testa in atto di scrutare . " Lo ama tanto ! " . " Non t ' inganni ? " . " No . Il cuore di costei è come un limpidissimo fonte di cui si scorge nettamente il fondo . L ' ama . Oh , tanto ! " , replicò . " Osserva meglio " insistei . " Non occorre . Povera donna ! Ha già capito che egli dubita , e piange spesso , in segreto . È dunque cieco costui da non accorgersi che quegli occhi hanno pianto ? È strano : io provo la stessa sofferenza di lei ... Devo piangere , come lei ... Lasciami piangere ! " . E copiose lacrime le inondarono il volto accompagnate da singhiozzi . Attesi che si sfogasse un po ' . " Ora ti sveglio " la suggestionai . " Non dovrai ricordarti di niente " . " Non mi ricorderò di niente " . Le ripresi i pollici , aspirando , perché sapevo che così doveva farsi per riattirarmi il fluido ; e nel momento in cui ella riapriva gli occhi , finsi , sorridendo , di aggiustarle la testa per la posa . " Così ! " . E mi misi a lavorare come se niente fosse stato . Avrei dovuto esser pago dell ' esperimento ; ma sapevo che i soggetti , come li chiamano , possono mentire anche durante la inconsapevolezza del sonno magnetico . Non era il caso di Delia ? Per ciò ripetei per un ' intera settimana , col pretesto delle pose , due o tre volte il giorno , l ' esperimento e sempre con l ' identico risultato , quantunque io avessi fatto ogni sforzo per indurre Delia ad essere veramente sincera . E questo , forse - anzi senza forse , ora ne sono convinto - ha prodotto gli incredibili fenomeni che per un intero anno mi han dato l ' impressione di una vita fuori della vita , d ' una vita che non so distinguere se sia stata sogno o realtà , e che aggiungerà presto un ' altra catastrofe a quella avvenuta tre mesi addietro » . « Eh , via ! Non dire così ! » , esclamò Blesio . « A furia d ' immaginare la possibilità di una disgrazia , noi contribuiamo spessissimo a farla accadere davvero » . Raimondo Palli portò le mani alla fronte e alle tempie , premendo , quasi volesse impedire che gli scoppiassero : poi , rigettati indietro , con vivace movimento della testa , i folti capelli , e socchiudendo gli occhi , riprese : « Una mattina , dovetti accorgermi che Delia mi sfuggiva di mano , resistendo alla mia volontà , non cadendo più nel sonno magnetico così facilmente provocato ed ottenuto fino allora . Posava per gli ultimi tocchi della mia figurina , che era e non era il suo ritratto perché io avevo sentito ripugnanza di vendere a un estranio la precisa immagine di mia moglie . Le solite parole : " Sta ' ferma ! Cosi ! " che le altre volte erano bastate a farla istantaneamente addormentare , riuscivano inefficaci quantunque replicate più volte . " Che cosa vuoi farmi ? ... Che cosa mi hai fatto ? " ella domandò , diffidente , guardandomi fisso negli occhi . E siccome io non avevo saputo risponderle , stupito di sentirla parlare a quel modo , ella soggiunse : " Mi sembra di avere qualcosa di strano dentro di me , qualcosa che mi scote , che m ' eccita ... Non so come esprimermi ... Oh ! oh ! ... Veggo , ma non cogli occhi , lontano , fin in fondo al giardino ... Laggiù , nell ' aiuola a destra , un gatto raspa la terra e danneggia le pianticine di violette ! ... È possibile ? ... Vieni ; andiamo a vedere ! " . E mi trascinò per mano fuori dello studio , laggiù , dove un gatto faceva precisamente quel ch ' ella aveva visto stando a sedere presso il cavalletto , da un punto dove si scorgevano appena le cime degli alberi del giardino smosse dal vento dietro la vetrata . " Sei diventata una veggente " le dissi con tono di voce che voleva essere scherzoso e non nascondeva intanto il mio stupore . " Male ! " ella rispose con improvvisa serietà . " È assai meglio non vedere ! ... È assai meglio ignorare ! " . Non aggiunse altro , né io le seppi dir altro » . Blesio , impensierito dell ' esaltazione del suo amico , resa più manifesta dalla crescente irrequietezza delle mani e dai rapidi alteramenti della voce in evidente contrasto con la minuziosa limpida narrazione , tentò nuovamente d ' impedirgli di proseguire . « Non stancarti ; ho già capito , sei stato un po ' imprudente , forse ... » . « Forse ? ... Troppo dovresti dire » , riprese Raimondo Palli . « Troppo » . E , implorando con lo sguardo , continuò : « Da quel giorno in poi , caro Blesio , io ho assistito a tali portenti di chiaroveggenza da far perdere l ' equilibrio a qualunque più solido intelletto . Non osai più d ' interrogarla : " Mi ami ? Di ' , mi ami davvero ? " . Ma Delia sentiva anche da una stanza all ' altra le vibrazioni del mio pensiero , come se le nostre anime , fuse insieme , pensassero la stessa cosa , nello stesso momento . La vedevo apparire su la soglia del mio studio , col viso contratto da dolore intenso , e la sua voce piena di lacrime mi rimproverava : " Perché dubiti di me ? Lo sento , non negarlo ! Che cosa dovrei fare , parla ! per darti la prova suprema dell ' immenso amore mio ? " . Pietà , o vigliaccheria , io mi ostinavo a negare . Inutilmente . La vedevo andare via niente convinta delle affettuose parole , delle carezze , dei baci che - lo capivo dopo - non producevano su lei l ' effetto voluto per l ' esagerazione a cui mi induceva la paura di non poter più sfuggire a quell ' ispezione che mi aveva ridotto in uno stato peggiore di ogni peggiore schiavitù . Come ? Non sarei più stato libero di formolare un ' idea , un desiderio , una speranza , senza che Delia non venisse a dirmi : " Si , è una buona idea ; dovresti attuarla . - O pure : Dipende da te , perché quel bagliore di fantasia diventi realtà . - O pure : - No , quel desiderio è troppo ambizioso per noi ; non lasciartene lusingare . - O pure : Dici bene , questa speranza è un gran conforto per me ! " . E ciò come se io l ' avessi messa a parte di tutto con le più precise parole , per consultarla , per averne l ' approvazione o la disapprovazione ? ... Oh ! Non aver niente da nasconderle ! Nei primi mesi della nostra unione , era stata anzi gran delizia per me comunicarle i più riposti pensieri , chiederle consigli , suggerimenti che mi rivelavano sempre più squisite delicatezze d ' animo , sempre più fine penetrazione d ' intelligenza in ricambio del mio cordiale abbandono . Volevo così dimostrarle la mia profonda gratitudine per la gioia , la felicità , la nuova essenza di vita che ella era venuta a diffondere attorno a me , tanto da farmi credere divenuto un altro , quando mi accorgevo dell ' agile sviluppo di alcune mie facoltà artistiche rimaste fin allora quasi latenti . E provavo un senso di mortificazione , se Delia , con delicata modestia , mi diceva : " Che bisogno hai tu di consultarmi ? Tutto quel che tu fai lo giudicherò sempre ben fatto , anche quando gli altri potranno giudicarlo altrimenti " . Non avevo dunque proprio niente da nasconderle . E intanto ora stimavo violato il sacro penetrale del mio pensiero , di cui prima le spalancavo a due battenti le porte . Una cupa irritazione mi invadeva a ogni nuova manifestazione della sua inevitabile chiaroveggenza e nello stesso tempo una viva indignazione per quello che , in certi momenti , mi sembrava atto di ingrato ribelle . Non avrei dovuto essere piuttosto felicissimo per l ' assoluta compenetrazione delle nostre anime , della quale la chiaroveggenza di Delia era mirabile testimonianza ? " No ! " riflettevo subito . " Ella rimane chiusa , impenetrabile . Io , soltanto io , sono in sua compiuta balìa ! " . Tentai di difendermi con lo stesso mezzo servito , involontariamente , a produrre l ' incredibile fenomeno . Ma Delia non sentiva più il mio influsso ; era già più forte di me » . « Avresti dovuto ricorrere ad uno specialista » lo interruppe Blesio . « Un magnetizzatore di professione , probabilmente avrebbe domato quelle forze ancora non bene conosciute e che la tua malaccortezza aveva scatenate ... Ma , te ne prego , rimandiamo a qualche altro giorno questi dolorosi ricordi ... Nella foga del parlare , non ti accorgi che essi ti commuovono fortemente » . « Li ripenso quando non parlo ; vale lo stesso . Lasciami proseguire » rispose Raimondo , stirandosi nervosamente i baffi e la barba . « Sopravvennero intanto alcuni mesi di sosta . Credei che la eccitazione nervosa da me provocata si fosse finalmente esaurita , e che la cura consigliatami da un dottore consultato all ' insaputa di Delia avesse realmente contribuito a fortificarne l ' organismo . Era un po ' dimagrita in quei mesi , e aveva perduto la vivace tinta che coloriva le sue guance di bruna con lieve sfumatura rosea . Soltanto lo splendore degli occhi era rimasto immutato . Vedendola rifiorire , non sospettando affatto che quella tregua potesse essere passeggera , avevo ripreso a lavorare alla statua La Giovinezza , quasi suggeritami da lei , un mattino di primavera , passeggiando insieme tra la splendida esplosione dei fiori delle aiuole che fiancheggiavano i brevi viali del nostro giardinetto . La Giovinezza , nella mia intenzione , doveva essere Delia trasformata in Dea , idealizzata , se pure ci fosse stato bisogno d ' idealizzare una figura che era , pei miei occhi , un ' idealità artistica in atto . Il lavoro mi assorbiva talmente che le lunghe ore di quella giornata di estate sembravano insufficienti alla mia smania di condurre a termine la statua in brevissimo tempo . Delia veniva spesso a tenermi compagnia , seduta in un angolo , leggendo e ricamando zitta zitta per non distrarmi : ed io mi accorgevo della sua presenza soltanto nei momenti di riposo della modella . Mi accorgevo pure , con doloroso stupore , che mai Delia mi era parsa così lontana da me , come in quelle lunghe giornate che più mi stava silenziosamente vicina . Eppure quella statua che mi si vivificava sotto la stecca e il pollice era la libera traduzione del bozzetto improvvisato con insolita rapidità mentre ella , che me n ' aveva quasi suggerito l ' idea , posava perché io fissassi nella creta il movimento delle linee della sua persona , così come l ' immaginazione me la andava trasformando in fantasia d ' arte . Una sera , tutt ' a un tratto , Delia mi disse : ! Ah , Raimondo ! ... Tu stai per cessare di amarmi ! " . " Non pensare assurdità ! " , risposi bruscamente . " Tu però in quest ' istante mentre neghi , pensi : - Oh , Dio , ella indovina ! " . Tornai a negare : ma era vero . In quell ' istante pensavo proprio : " Oh , Dio , ella indovina " . " Come avvenga non so " riprese Delia . " C ' è dentro di me o una anima nuova , o qualcosa che direi malia , se potessi credere alla malia . Strana malia , Raimondo ; malefica malia che mi fa vedere quel che non vorrei vedere , che mi fa udire quel che non vorrei udire , quasi il tuo pensiero parli per me ad alta voce ... E sto in ascolto , da mesi , costretta , decisa di non dirti niente , di soffrire in silenzio perché mi sembra che anche tu soffra ... Ah , Raimondo ! Tu stai per cessare di amarmi ... Mi sento impazzire ! " . Non ricordo più quel che dissi per consolarla , per confortarla . Dovetti essere efficacissimo , se Delia mi si gettò tra le braccia scoppiando in pianto dirotto , balbettando tra i singhiozzi : " Perdonami ! Ti faccio soffrire ! " . Ma il giorno dopo e così tutti i giorni , per parecchi mesi , si ripeté la stessa scena , fino a che Delia quasi estenuata dallo sforzo inconsapevolmente fatto dall ' organismo , non parlò più , e si ridusse a fissarmi , a fissarmi a lungo , crollando dolorosamente la testa , sorridendo con tale tristezza che io ero forzato ad abbassare gli occhi , o a rivolgerli altrove avvilito da quella luminosità di cui ti ho parlato , che mi pareva scendesse a illuminare le più riposte profondità del mio cuore ... Che terribili mesi di sofferenza , caro Blesio ! Noi vivevamo isolati , per deliberato disegno , sin dai primi giorni del nostro matrimonio , entrambi orgogliosi di bastare a noi stessi ... E la gente , che per maligna o benevola curiosità si occupava dei fatti nostri , ci giudicava felici ! Tali avremmo potuto essere , certissimamente , se le mie stesse mani non avessero distrutto , con imperdonabile caparbietà , il magnifico immeritato dono benignamente concessomi dalla sorte . Giacché io ero stato caparbio , stupidamente caparbio nel volermi accertare , a ogni costo , se il mio dubbio : " Mi ama davvero ? Perché vuol darmi a intendere che m ' ama ? " , corrispondesse o no alla realtà . Che terribili mesi , caro Blesio ! Tu non potrai mai formartene neppure un ' idea approssimativa . Invano cercavo un rifugio nel lavoro ; invano la mia coscienza di artista mi confortava con attestarmi che la statua ormai quasi compiuta , sotto l ' impulso di tante agitazioni , fosse riuscita più bella di quanto io , incontentabile , non l ' avevo sperata . Lavoravo febbrilmente , quasi la mia mano fosse stata mossa da un altro me stesso che conviveva dentro di me assieme con quello che si tormentava , e smaniava e delirava , sì , a volte delirava , intanto che la mano dell ' altro dava gli ultimi tocchi alle estremità della figura con meticolosa accuratezza ... Fu allora ... Oh , non avevo badato alla nuova espressione degli sguardi con cui Delia osservava il mio lavoro , aggirandosi attorno al cavalletto , muta , intenta , in visibile ammirazione , mi pareva , di quella Giovinezza in parte sua geniale ispirazione . Ne ero lusingato , anche perché in quel punto non provavo l ' impressione scrutatrice di quelle nere pupille luminosissime , che mi rivelavano quanto il mio cuore fosse mutato , vinto da grave stanchezza di amare per aver troppo amato » . Raimondo si arrestò quasi volesse riprendere forza . La sua voce infatti si era andata affievolendo ; le ultime parole gli erano uscite dalle labbra seguite da un profondo sospiro . Blesio osservava con pena il rapido movimento delle palpebre e il tremito delle labbra che rendevano più triste quella pausa . Raimondo alzò le mani , come per rimovere qualche ostacolo davanti a sé , e tratto un altro profondo sospiro , riprese : « Quella splendida mattina di maggio , lo studio era invaso da tale giocondità di luce , che i gessi dei miei precedenti lavori sembravano inattesamente scossi da misteriosi brividi di vita . La creta della Dea , assai più di essi , prendeva così mirabili chiaroscuri , riflessi così formicolanti da darmi l ' illusione che sotto le carni del seno e delle braccia ignude si avverasse il miracolo della pulsazione del sangue . Delia , entrata con lievi passi , si era fermata dietro di me , senza che io me ne fossi accorto ... Tutt ' a un tratto , mi sentii afferrare violentemente pel braccio ; e prima che , spinto da lei vigorosamente da parte , potessi accorrere e impedire l ' atto di quelle furibonde mani , Delia ... Oh ! oh ! " No , non è così ! " balbettava con voce roca , che io non avrei saputo riconoscere se l ' avessi udita senza veder lei . " No , non è così ! " . E le esili mani , tese come artigli , si affondavano nella creta , disformando braccia , seno , volto alla Dea che mi era costata tanti mesi di lavoro ! ... Ero rimasto impietrito davanti a quell ' orrore . " No , non è così ! ... Non è così ! " . E Delia brancicava la creta , quasi tentasse di rimodellarla , voltandosi verso di me con gli occhi sbarrati dall ' improvviso scoppio di pazzia , le labbra sformate da un terribile sorriso , balbettando con voce aspra e roca : " Ecco ! ... Ecco come dev ' essere ! ... Ecco ! Tu non hai saputo ... Io , io sì ! " . E cadde riversa sul pavimento in violenta convulsione . Quando rinvenne , non mi riconosceva più ! La ho assistita , la ho vegliata per tre eterni mesi , giorno e notte , istupidito dal dolore , attanagliato dal rimorso di aver prodotto lo sfacelo di quella povera creatura con lo stolto esperimento che avrebbe dovuto disperdere il mio sospetto , e invece ... invece ! " Mi amava davvero ? " . Ho ancora integra la mia ragione continuando a domandarmelo ? E quel che è accaduto è stato colpa mia o inesorabile opera di quella fatalità che regge la nostra esistenza ? ... Dimmelo tu ! Rischiarami tu ! » . E Raimondo Palli , convulso , singhiozzava , torcendosi le mani tese supplichevoli verso l ' amico . Blesio aveva anche lui le lacrime agli occhi e non riusciva a trovare una sola parola di conforto , incerto se Raimondo fosse già pazzo o sul punto di divenir tale .
IL MIO CARSO ( SLATAPER SCIPIO , 1912 )
Narrativa ,
a Gioietta Parte prima Vorrei dirvi : Sono nato in Carso , in una casupola col tetto di paglia annerita dalle piove e dal fumo . C ' era un cane spelacchiato e rauco , due oche infanghite sotto il ventre , una zappa , una vanga , e dal mucchio di concio quasi senza strame scolavano , dopo la piova , canaletti di succo brunastro . Vorrei dirvi : Sono nato in Croazia , nella grande foresta di roveri . D ' inverno tutto era bianco di neve , la porta non si poteva aprire che a pertugio , e la notte sentivo urlare i lupi . Mamma m ' infagottava con cenci le mani gonfie e rosse , e io mi buttavo sul focolaio frignando per il freddo . Vorrei dirvi : Sono nato nella pianura morava e correvo come una lepre per i lunghi solchi , levando le cornacchie crocidanti . Mi buttavo a pancia a terra , sradicavo una barbabietola e la rosicavo terrosa . Poi son venuto qui , ho tentato di addomesticarmi , ho imparato l ' italiano , ho scelto gli amici fra i giovani piú colti ; ma presto devo tornare in patria perché qui sto molto male . Vorrei ingannarvi , ma non mi credereste . Voi siete scaltri e sagaci . Voi capireste subito che sono un povero italiano che cerca d ' imbarbarire le sue solitarie preoccupazioni . È meglio ch ' io confessi d ' esservi fratello , anche se talvolta io vi guardi trasognato e lontano e mi senta timido davanti alla vostra coltura e ai vostri ragionamenti . Io ho , forse , paura di voi . Le vostre obiezioni mi chiudono a poco a poco in gabbia , mentre v ' ascolto disinteressato e contento , e non m ' accorgo che voi state gustando la vostra intelligente bravura . E allora divento rosso e zitto , nell ' angolo del tavolino ; e penso alla consolazione dei grandi alberi aperti al vento . Penso avidamente al sole sui colli , e alla prosperosa libertà ; ai veri amici miei che m ' amano e mi riconoscono in una stretta di mano in una risata calma e piena . Essi sono sani e buoni . Penso alle mie lontane origini sconosciute , ai miei avi aranti l ' interminabile campo con lo spaccaterra tirato da quattro cavalloni pezzati , o curvi nel grembialone di cuoio davanti alle caldaie del vetro fuso , al mio avolo intraprendente che cala a Trieste all ' epoca del portofranco ; alla grande casa verdognola dove sono nato , dove vive , indurita dal dolore , la nostra nonna . Era bello vederla seduta nella larga terrazza spaziante su enormi spalti le montagne e il mare , lei secca e resistente accanto all ' altra mia nonna , la veciota venesiana , rubiconda e spensierata , che aveva quasi ottant ' anni e le si vedeva ancora il forte palpito azzurrino del polso sollevarsi e cadere nella pelle morbida come una foglia . Questa mi parlava dell ' assedio di Venezia , del sacco di patate in mezzo la cantina , della bomba che fracassò un pezzo di casa . E aveva un fazzolettino bianco sui pochi capelli fini , ed era allegra . Quando veniva a mangiare da noi , babbo le diceva sempre : " Beati i oci che i la vedi " . Ma allora essa non m ' interessava . Io filavo in campagna a giocare con gli alberi . Il nostro giardino era pieno d ' alberi . C ' era un ippocastano rosso con due rami a forca che per salire bisognava metterci dentro il piede , e poi non potendolo piú levare ci lasciavo la scarpa . Dall ' ultime vette vedevo i coppi rossi della nostra casa , pieni di sole e di passeri . C ' era una specie di abete vecchissimo , su cui s ' arrampicava una glicinia grossa come un serpente boa , rugosa , scannellata , torta , che serviva magnificamente per le salite precipitose quando si giocava a ' sconderse . Io mi nascondevo spesso su quel vecchio cipresso ricco di cantucci folti e di cespugli , e in primavera , mentre spiavo di lassú il passo cauto dello stanatore , mi divertivo a ciucciare la ciocca di glicine che mi batteva fresca sugli occhi come un grappolo d ' uva . Il fiore del glicine ha un sapore dolciastro - amarognolo , strano , di foglie di pesco e un poco come d ' etere . C ' erano anche molti alberi fruttiferi , àmoli , ranglò , ficaie , specialmente . Appena i fiori perdevano i petali e i picciòli ingrossavano , io ero lassú a gustarli , non ancora acerbi . Acerbi son buoni ! Il guscio del nocciolo è ancora tenero , come latte rappreso , e dentro c ' è un po ' d ' acqua limpidissima e ciucciosa . Poi , dopo qualche giorno , quando la mamma è uscita di nuovo per andare dalla zia , essa diventa una gomma gelatinosa dolce a sorbirsi con la punta della lingua . Ma la carne com ' è buona , cosí aspra . Prima il dente ha paura di toccarla , e la strizza guardingo , mentre la lingua riccamente la inumidisce e assapora la linfa delle piccole punture . Poi la si addenta . Le gengive bruciano , i denti si stringono l ' uno addosso dell ' altro , si fanno scabri e ruvidi come pietre , e tutta la bocca diventa una ricca acqua . Ma quando viene l ' estate , per arrivare i pochi frutti rimasti bisogna essere ghiri . Andare dove gli uccelli non hanno paura , perché non sono abituati a trovarvi anche lassú . Alla biforcazione delle due frasche piú alte mi tenevo agganciato con un piede e bilanciandomi con la destra distesa procedevo a modo di bruco con la sinistra sulla fraschetta svettante , trattenendo il respiro , finché arrivavo al punto dove si piegava e a poco a poco s ' avvicinava fino alla mia bocca . Qualche volta dovevo lasciarla riscattar via perché la nonna sgridava " Fioi , ve ' mazarè su quei alberi ! " . Allora stavo zitto , rosso , e scivolavo giú fluendo . E c ' era anche , accosto al muro della strada , un tasso baccata che scortecciavo facilmente a larghi brani per vederlo piú pulito e piú rossiccio . Aveva , al terzo piano , due rami come un letto , e lí dormivo qualche dopopranzo ; oppure contemplavo tronificante la mularia stradaiola che faceva a ruffa di sotto per agguantare le bacche rosse che buttavo giú da signore . ( Io non le mangiavo , mi schifavano ) . Poi imbaldanzita cominciava a fiondar sassi , e io allora , saltato giú come un demonio , correvo al portone , ne strappavo la verghetta di ferro che serviva da chiavistello , e giú a rotta di collo per le strade , fino quasi al centro della città , con una maglietta e calzoncini a righette bianche e blu , lunghi riccioli biondi , urlando : " daghe ! daghe ! " . E alla sera m ' addormentavo disteso sul letto , mentre ancora mamma mi levava le calze piene di terriccio e ghiaiola . Cara e buona mamma mia . La mularia ! Fecero la guerra a terribili sassate in Sanza , un ' antica fortezza triestina diroccata , accanto alla nostra campagna . Li sentimmo urlare , correre , massacrarsi . Erano italiani e negri . Vinsero gl ' italiani . E uno d ' essi scendeva col collo rotto e cantava cadenzatamente : « Ma intanto mi go vinto ! ma intanto mi go vinto ! » . Io vidi tutta la guerra abissina su una grande carta geografica che babbo aveva inchiodato nella nostra camera , e ci spiegava , tenendo in mano il Piccolo , dove gl ' italiani procedevano . Di sotto c ' erano , a cavallo , con piume in testa e neri in viso , Menelik , ras Alula : e io gli bucavo il naso con lo spillo delle bandierine . Ero molto contento che gl ' italiani vincessero . Credo d ' aver pregato per loro . Allora credevo in Dio e pregavo ogni sera : " Padre nostro che sei nei cieli " , e poi stringevo gli occhi , stavo fermo fermo , pensando soltanto quella persona che desideravo Dio amasse . E questo era pregare . E pregavo per la mia bella Italia , che aveva una grande corazzata , la piú forte del mondo , che si chiamava Duilio . La nostra patria era di là , oltre il mare . Invece qui , mamma chiudeva le persiane alla vigilia della festa dell ' imperatore , perché noi non s ' illuminava le finestre e si temeva qualche sassata . Ma l ' Italia vincerà e ci verrà a liberare . L ' Italia è fortissima . Voi non sapete cos ' era per me la parola " bersagliere " . La nostra casa era bella e patriarcale . L ' atrio era come un grande tempio , arioso , intorno a cui giravan le scale con le balaustre bianche , incorniciate di legno lustro , giallo bruno . D ' inverno il sole entrando per i finestroni cercava di scaldare i cacti sgonfi di zio Daghelondai . Era la casa del nonno in cui abitavano i molti figliuoli del nonno , e i molti nipoti . La domenica e le feste il nonno sedeva a capo della tavola parentale , laggiú in fondo . Era alto di torace con un viso largo e indulgente e una gran barba bianchissima . Guardava contento i suoi figliuoli e le loro donne . Quanti cari parenti erano seduti intorno alla tavola nella gran sala domenicale ! Tutti erano seduti al loro posto , e quando altri venivano , si aggiungeva un ' asse alla tavola e si prendeva una piú lunga tovaglia dall ' armadio . Perché i nostri parenti erano molti , e arrivavano da Zagabria , da Padova , dall ' America e portavano baicoli e giocattoli . C ' era zio Boto , intorno a quella tavola , che faceva quadri e ci contava le avventure di Saturnino Farandola , e zia Tilde con due grandi occhi dolci , color mare , e Biancolina , cuginetta , che stava sempre con mio fratello e io cercavo rabbioso di sapere i loro segreti , e zio Daghelondai che ci diceva sempre con voce burbera : " Turco alla predica ! Daghelondai ! " , e io ridevo e mio fratello saltava spiritato pestando i piedi , e zio Guido , e zio Feliciano , e zia Mima , e Mario e Bruno , la nonna , zia Bice , papà , Toci , mamma . E zia Ciuta , prosperosa e matronale . Aveva uno sguardo benefico , e le cose diventavan facili e semplici com ' ella ne parlava . E quando tutti avevan già finito di mangiare e bevevano il caffè fumando i lunghi sigari virginia , la porta si apriva con grande sforzo e tu entravi nel tuo grembiulino candido con alle spalle i bei nastrini rosa , dormiglioso Pipi . Eri bello e sano , coi capelli biondi e le gambocce nude , la giovane carne ancora tiepida di sonno . I tuoi occhi strani , inquieti o estatici , guardavano contenti la bella tovaglia bianca che aspettava ancora te prima d ' esser portata via , e i tanti piatti che papà aveva coperti con altri piatti a rovescio per conservarti calde le vivande . E ti annodavano un tovagliolone odoroso di lavanda , ti mettevano davanti i lunghi , teneri risi nel grasso brodo di pollo ; la coscia di pollo e l ' ala per i tuoi denti aguzzi ; l ' ombolo liscio cosparso dalla salsa di capperi ; le rosse ciliege carnose , a ciocche , con cui t ' orecchinavi deliziato del loro fresco ; il fettone di torta , la piú grande fetta che il nonno tagliava apposta per te . E tu zitto , metodico , grave , sparecchiavi tutto senza domandare cos ' era . Ma tutto ti piaceva , e tutto bastava appena per una corsa in giardino . Eri sano e forte ; i tuoi compagni ti nominavano subito comandante , poiché li vincevi in corsa , in lotta e in tirar sassi . Eri buono , e tutti ti volevano bene . Steno , Gigetto , Toci , Oidecani , Eugenio , Vincenzo , Scarpa , Pipi op - là , in acqua , in acqua ! Oggi si combatte per l ' onore del club " Dagli ! " . Schizza il mare a ondate quando il " Dagli ! " si butta a testa giú dalle palafitte . Il panciuto col cappello di paglia stinta che prima d ' adagiarsi nell ' acqua bagna igienicamente l ' ombilico e la fronte , scappa via impaurito dal nostro tuffo . Scappan via tutti i pacifici bagnanti dalla zattera , dalla corda , dal trampolino , perché nessuno sa dove oggi il " Dagli ! " ha deciso di domiciliarsi , nessuno sa che nuova invenzione porta oggi il " Dagli ! " mentre si tuffa ridendo dalle palafitte . Il mare schizza di gioia , e spuma . Ché il mare non ama il lento arranchío asmatico dei vecchi , lo sbattacchío affannoso degli inesperti . Ama il mare d ' essere tagliato , battuto , disfatto da gambe muscolose e braccia bronzine . Ama la serena irrequietezza della gioventú , che lo penetra in tutti i sensi ridendo , bevendolo , sprizzandolo dalla bocca in lunghi zampilli . Ama i freschi occhi spalancati in corsa tra le profondità e l ' alighe . Avanti delfinotti ! Oggi si combatte per l ' onore del " Dagli ! " . Perché il " Dagli ! " domenica scorsa , buttandosi giú a gnocco in fila ordinata dalle palafitte , spruzzò allegro le nude corpora dei conti e signori tedeschi che non lo lasciarono passare , seccati , l ' angolo delle palafitte . Protestarono a terra , e il direttore minacciò d ' impedire il bagno al " Dagli ! " . Oggi è giorno di vendetta . Le ondate si gonfiano da Salvore per far piú turbolenta la battaglia . I signori tedeschi sono in acqua e procedono ridendo ironici nei loro mustacchi . Ah , ah ! ... uno ha la reticella sul labbro superiore per tener assettato il diritto mustacchio . Dagli , dagli ! « In semicerchio ! Schizzo lento e stretto ! Mirare gli occhi ! Procedere in ordine , serrando . » E rispondemmo al nostro capo : « Dagli ! » . Codeste sono le schizzate dei tedeschi ! Flosce e piatte come carnume di medusa . Ma queste del " Dagli ! " van dritte e elastiche come colpi di fionda . Aspra salsedine nelle pupille bionde dei tedeschi ! « Attenti ! Serrare ! » Ché il nemico smaniante si butta addosso ai nostri primi e li affonda . Dagli ! dagli ! da ... Giú . Sento sul collo l ' unghiata di rabbia del tedesco setoloso e l ' acqua che si rompe sotto il mio corpo . Tocco fondo . Due gambe mi tengono fisso quaggiú . Il mare turbina . M ' accuccio , agguanto una gamba , e giú te , porco ! « Viva il Dagli ! Da ... » Giú . Su . Dagli , dagli ! « Al largo ! » Steno è sparito dopo aver gridato l ' ordine . Noi sappiamo perché . D ' improvviso uno dopo l ' altro i tedeschi rapidissimamente piombano in fondo , tirati da qualche polipo mostruoso . « È Steno ! Viva Steno ! Dagli ! » Ora li massacriamo . Metri d ' acqua si rovesciano sulle bocche affannose . Gli occhi biondi non vedono piú . Si voltano e fuggono . E ora comincia il colpo della ritirata . Steno l ' ha inventato , perché il " Dagli ! " non può dar quartiere prima della sponda . Freddo , calmo , metodico colpo di ritirata ! I tedeschi fuggono , ma uno per uno li stiamo dietro le spalle , e scattando nell ' acqua con i piedi ci rovesciamo giú a braccia larghe intorno al loro capo . L ' acqua aguzza rompe nell ' orecchie , negli occhi , nella bocca , nel naso . Il tedesco respira . E sciampf ! nella bocca aperta . E sciampf negli occhi brucianti . Nelle sorde orecchie . Sciampf . Sciampf . Viva il " Dagli ! " Chi resisteva al " Dagli ! " , amici d ' una volta ? Chi era capace di stare sott ' acqua come Toci , quando il barbuto Calligaricicicich cercava di affogarlo con dieci , venti tocciade consecutive ? Ed egli gli respirava in faccia : " cih , cih , cich " , e rispariva . Chi sapeva dar schizzata piú tagliente di Vincenzo ? Era come una fiatata di mostro marino la mezzaluna di mare che balzava su , sotto le sue mani a cuneo rovesciato . E Steno notava sott ' acqua per un minuto , e Pipi era come un piccolo pescecane predace . E se uno di noi cedeva nella lotta , per sette giorni doveva passare attraverso il fuoco di fila dei compagni . Perché il " Dagli ! " era una società con leggi severe , e nessuno s ' arrischiava di disobbedire al nostro capo . Ora Steno , il nostro capo , è morto . Era un professore che s ' è ammazzato , nevrastenico . E raccontavo belle storie ai piccoli cugini che m ' ascoltavano accoccolati d ' intorno , nell ' ombrosa veranda sul mare . Il mare stava zitto , ascoltando . La casa vicino a lui , dove abitò Tartini , aveva chiuse tutte le persiane e dormiva , bianca nel sole , con gli zii e gli altri villeggianti . Silenziose erano le larghe camere matrimoniali sostenute da travoni squadrati . Era l ' ora del caldo e del riposo . La terra s ' ampliava nella distesa del sole . Il cielo era chiuso e grave . Neanche una vela sul mare . Tacevano le vespe e i bombi . Un frutto tonfava giú dal ramo . Era il grande silenzio infocato , quando gli occhi dei colombi stanno chiusi sotto l ' ala e il bue rumina accosciato corpulento sulla paglia fresca . Ma solo i bimbi in quell ' ora si buttano nei prati come un ciapo di storni autunnali e saccheggiano le ficaie , stroncando i rami aridi , perché anche il padrone dorme , il signor Vatta dagli occhietti di gobbo . E poi si raccolgono , a tasche piene , nella veranda ombrosa e Scipio conta una bella , strana , lunga storia . È una storia che continua ogni giorno e non finisce piú . Nella piccola capanna del bosco è nato un eroe , forte come cento leoni e furbo come cento volpi . Le sue avventure fanno sgranare gli occhi di stupore , ridere di allegria chi ascolta . È un ragazzo bello , sereno , buono . È quello che tutti desiderano d ' essere . E dopo due , tre ore zia Ciuta chiamava ch ' era lettera per me , e mi portava contenta la lettera di mamma . Cara mamma mia . Tu allora preparavi , nel grande caldo d ' agosto , le casse per il trasloco . Bisognava andar via dalla casa dov ' erano nati i tuoi figli . Sí , mi ricordo che prima di partire avevo visto che rompevano i muri e i viali del giardino per i tubi dell ' acqua , del gas ; e lavoravano muratori , meccanici , falegnami , vetrai , tappezzieri , terrazzieri . Mi divertivo vederli lavorare . Ma noi s ' andava via perché il nonno era morto e venivano a stare altri parenti , piú ricchi . E io , tornato da Strugnano , fui molto contento di trovarmi in una campagna cento volte piú grande , con infiniti frutti e viti , e molti compagni di gioco . Il giorno che arrivai arrivò pure , vestita d ' una camicia rossa e tocco da fantino , la nipote del padron di casa . Ucio la guardava , un po ' commosso , fra i viticci del capannuccio . Bella è la vendemmia . Oltre i vignali vanno grida e risate ; i cani sbalzano , accucciandosi sulle zampe davanti , da questo a quel gruppo di vendemmiatori , e i passeri frullano sbandati . Il padrone eccita : " Dai , dai , dàghe , dàghe , forza , prr , prr , prr , dai , dai ! " . Le labbra e il mento sono appiccicose di miele stillato , e le mani , la maglia , il manico della roncola , i pampani , le brente , i carri . Tutto è una gomma rossastra . E ci si lava pigiando a palme aperte gli scricchiolanti grappoli nella brenta . Buona è l ' uva , addentata a grani dal tralcio , mentre dagli occhi sgocciola il sudore e la palma della mano è stanca della roncola . Ma ancora questo filare , ancora questa vite , ancora questo grappolo ! Qua con una brenta ! Alloo ! E , tornati giú sbalzellando , il pane e il brodo sono buoni come mai . Si gode della bella tovaglia bianca sotto la lampada . Domani si ricomincia . Piovigginava a stento . Sulla melma del piazzale sfilavano due strisce giallastre di luce . Entrai nella cantina . « Bonasèra ! » « Ah ! ; bonasèra ! » La cantina era bassa . Nel mezzo , su una botticella fumazzava una fiamma rossastra di petrolio . Il padron di casa sedeva vicino alla fiamma , con un bicchiere in mano . Nel volto era del color dei fondi violacei di botte . Tutt ' intorno gravavano grandi botti brune e tini panciuti . Su i muri , nei cantoni , tra l ' inferriata del finestrino murato c ' erano mille ragnateli stracciati e aggomitolati dalla polvere . Una gatta baia sotto le botti annusava indolente ma nervosa l ' odor di pantigane che impregnava l ' aria . Uno degli uomini che si rimboccava su i calzoni a sforzo , perché la dura coscia non voleva cedere , alzò gli occhi , guardandomi . Vila era lassú , in piedi , sui tronchi squadrati che reggevano i tini . Era dritta e fresca , nella sua camicia rossa , e mi sorrise . Io ero un timido bimbo . E lei mi disse piano : « La salti su » . I bei grappoli pieni che avevamo colti ieri si pigiavano nel tino . Spilluccammo i grani piú grossi , stufi d ' uva . Mi dette un grano tondo , grosso come una noce , limpido . Disse : « La guardi che man che go ! » . Piccole , ma di pelle callosa , tagliuzzata alla punta delle dita , nera di pentole , le unghie rosicchiate . Disse poi : « Lei la ga bele man » . Poi gridò : « Ala , Toni , scuminziemo ! » . Lo zio di Vila , il padron di casa , pulí un bicchiere con la fodera della giacca e m ' offrí da bere . Bevvi . Zappavano l ' uva , curvi , aggrappati sull ' orlo del tino , anelando come i taglialegna . Le gambe pelose , rosse , alternavan la battuta con frenesia , e il tino si squassava sotto i colpi . Gli acini e i gusci e il succo schizzavano tra le larghe dita dei piedi . Vila stava dritta , tenendosi sul tino . Le sue unghie eran diventate rosse . Poi le gambe degli zappatori scomparvero fino alla coscia nello sguazzacchio vinoso . Il doppio colpo divenne metodico , come di stantuffo . Pesante e uguale . Lo zio di Vila beveva , radendosi il succo dai mostacchi setolosi con il dorso della mano . Il suo grifo era rosso . Il mosto bolliva nelle botti aperte , sciamante di moscerini ubbriachi . Assorbivo un caldissimo odore asfissiante . Gli uomini s ' accendevano . Rovesciarono una brenta piena di mosto , e il vino schizzò a ondata sull ' uomo e sul muro , corse a rivoletti impetuosi , tinse la gatta spaurita . Uno si buttò per terra a sorbire la motriglia vinosa . Il padron di casa bestemmiò , rise , mi tese un bicchiere di mosto . Bruciava . La cantina era bassa e rossastra . « Vila , un toco de legno per la bota ! » Io corsi prima di lei , per scappar via ; ma ella mi rincorse . Pioveva . La notte era oscura e fangosa . Scridivano gli agostani . Mi prese per mano e correndo mi baciò il braccio nudo , sgocciante d ' acqua . Io dissi : « Vila » a bassa voce , meravigliato . Nella cantina gli uomini zappavano ritmicamente , il padron di casa beveva , la gatta si leccava il pelo intriso . Mi sedetti contento per terra . Correvo per una lunga strada piena di sole . Correvo , correvo . Quando il sole è alto nel luglio , correndo nei prati l ' uomo si ferma perché il respiro è pieno d ' un veleno e d ' un calore cosí dolci e forti ch ' egli deve sdraiarsi nel sole e dormire . Chiude gli occhi , e le palpebre gli fiammeggiano come cielo infocato , e da tutte le parti s ' alzano vampate immense barcollanti d ' albero in albero . L ' aria trema inquieta nell ' arsura . Ma m ' alzai furioso e corsi in campagna , gridando come un falco ch ' abbia lasciato per la prima volta il suo nido . La sua camera aveva un intonaco a stampi rossocinerini , mattoni slabbrati per pavimento , un pianoforte coperto da un canovaccio crocettato , un letto , un armadio con su boccette medicinali e una civetta impagliata . Una lastra della finestra era di latta rugginosa , con un foro per il tubo della stufa . Siccome il foro s ' era slargato , d ' inverno , quando mettevano la stufa , Vila incassava con le punte delle forbici un po ' di stracci intorno al tubo . E fumigavano . Non era bella la casa dove stava Vila ! Io entravo come un ladro inesperto , ripiegato in tasca il mio frustino da cani , il mio bel frustino che schioccava con un colpo secco come d ' acciaio , camminando lesto in punta di piedi , trattenendo il respiro . L ' aria odorava di muffa , di polvere , di vino . Qualche volta la porta dell ' ultima camera in fondo , vicina a quella di Vila , era aperta , e Vila la chiudeva subito . Era un disordine tanfoso di stracci , bottiglie , cassette , con le pareti scrostate dall ' umido , e ci dormiva la vecia , la mamma del padron di casa , gottosa , reumatica , gonfia , con baffi neri sul grosso labbro . La vecia io non la vedevo che di domenica , quando seduti intorno alla tavola del salotto , bimbi e babe e il fratello del padron di casa , tutto contento se vinceva un soldo , giocavamo a tombola . Essa non si poteva muovere . Era seduta su una poltrona portabile , con ruote , e teneva la destra , grassa come una pera che si sfà , accanto alla cartella , sul mucchio dei vetrini - segnanumeri . Quando doveva pagare la cartella , Vila le si accostava , le metteva la mano dietro la schiena e tirava fuori un sacchetto gonfio di tela grezza , chiuso con spago . La vecia aveva gli occhietti di un barbagianni di giorno : erano cattivi e fermi . Io li sfuggivo . Quando seduto accanto a Vila , ginocchio a ginocchio , facevo finta di giocare , sapevo che quella vecia vedeva tutto , anche ciò che gli altri non vedevano , e ci odiava tutti , ma non poteva alzarsi . Avevo schifo di lei , e non mi fece niente pietà quando un giorno Vila mi disse che lo zio sputava in faccia alla mamma . Lo zio era il terrore di tutti . Non era cattivo . Ma beveva rum , e in rabbia , sputava addosso alla gente e bestemmiava sempre sporcamente . Ma io non voglio parlare di questa genía ! Io voglio bene a Vila . Vila è buona e bella . Ha una camicia rossa scarlatta , un berrettino da giochei , scarpettine con tacco alto , e quando gioca a tamburello salta meravigliosamente da una parte all ' altra . Secchi , netti colpi battevamo col tamburello nell ' ampio piazzale davanti alla grande casa gialla ! Quando Scipio e Vila giocano , gl ' inquilini guardano sorridenti dalle finestre e gridano : " Bravo ! bene ! " . La palla rota come un punto di fuoco da me a lei , da lei a me : " stan - e stan ; stan - e stan " . Dice il colpo : ti voglio bene . Risponde il colpo : ti voglio bene . Il sole è alto . È l ' estate , amore . Cari tempi erano quelli , amorosi e gloriosi . Mia era Vila , una signorina , Vila amata da Ucio , corteggiata da tutti i ragazzi della campagna . Riceveva cartoline da ricchi giovanotti , da studenti delle lontane università ; ma ella rideva con me e mi baciava . Era mia . Io solo andavo con lei per la campagna , in cerca delle gocce di gomma sui tronchi dei susini , dei quadrifogli nell ' erba , coprendola colle mie braccia quando pioveva . Mi accompagnava nelle scorrerie ladresche oltre il confine della campagna , temendo quando scalavo cauto i muri sconnessi che minacciavan rovina . Portavo per lei , fra le labbra , la piú bella pera , ed essa mi calava sui suoi ginocchi e mi baciava avidamente . Io ero come un piccolo signore . Ero felice che lei godesse della mia forza e della mia temerarietà . Perché avevo undici anni , ma neanche i contadini mi sapevano agguantare in corsa , e scalai il pioppo e l ' elianto che tutti dichiaravano impossibili . Il padrone di casa mi dette in premio cinque bottiglie di vino ; Vila mi sorrideva impaurita dalla finestra . Era il crepuscolo . Sotto l ' albero i compagni scoppiarono in urli di evviva , e io , sfinito , temevo il vento come un uccello senz ' ali , e guardavo superbo le case della città che s ' accendevano di punti giallastri . Ah , se ora che Vila è sposata e ha due , tre figlioli che forse leggono già quello che io scrivo per i bambini , ed è piú bella , assai piú bella d ' allora , giovane mamma contenta , e non mi guarda nemmeno quand ' io passo arrossendo accanto a lei , si ricordasse dei nostri due anni spensierati ! E la caccia col flobert ai merli e alle gatte ? C ' era quella civetta impagliata in camera tua , con l ' ali chiuse e inchinata un po ' sullo stecco , solenne come una persona a modo . Aveva i gialli occhi di vetro , chiari nel semibuio della stanza , tondi , come un bersaglio . E un giorno tu caricasti misteriosamente il flobert e stic ! un occhio si spaccò . Ricordi ? E io ti guardavo felice e meravigliato . E un giorno ti dissi : « Vila , no ti xe piú quela de una volta » . E tutto finí . Ero stufo di lei . Aveva dei gusti strani che mi toglievano la libertà . Quando assieme ai compagni si dava la caccia con pali e forconi a un cane rinselvatichito , Vila d ' improvviso s ' arrampicava su un albero , e mi pregava : « Vieni su » . Io m ' arrampicavo , e guardavo dalle cime alte , scotendole stizzoso . « Vien qua , dai ! » E m ' accarezzava i capelli e il collo ; poi mi baciava : e io sentivo le urlate dei compagni in caccia e i ringhi sfiniti del cane . Forse anche , Vila non m ' amava , non m ' aveva mai amato . Avevo lievissimi sospetti ; un colpo di sangue , e sparivano . Io non so com ' era di me . A volte mi buttavo sull ' erba , stanco e scontento . Ero inquieto e mi sarebbe piaciuto star qualche volta solo , benché avessi bisogno di sentirmela vicina . E perciò , quando le dissi , quasi senza sapere , quelle strane parole , non capii perché le avevo dette e per rabbia misi la mano dentro una siepe di rovo . Vila stette zitta . Io fissavo alcune piccole cose sul terreno : un ramettino rotto irregolarmente con due foglie passe e raggricciate , un batuffoletto di seta del pioppo , che s ' estendeva tutt ' intorno in lenti filamenti argentei per l ' opera predace di decine di formiche . Ella alzò gli occhi e mi guardò a lungo . Io sentivo un silenzio che non finiva piú e che mi seccava assai . Allora la presi fra le braccia con forza , e Vila perdonò . Fummo beati e pieni di amore per tutta la giornata . Ma la mattina dopo Vila mi sfuggí . Correndo a perdi fiato io l ' accerchiai di lontano e sbucai fuori da un cespuglio davanti a lei . La presi per i polsi e le dissi duro « Coss ' ti ga ? » . « Ti ga votú ti . » Si svincolò , e andò via . Poi , dopo qualche settimana , l ' incontrai , mi prese le mani e le baciò . Io fui subito contento di non esser piú con lei ; ma avevo confusi desideri , non m ' interessava niente , m ' annoiavo . A volte disteso per terra , con gli occhi semiaperti nel cielo accarezzavo le giovani foglie , e d ' un tratto m ' avvoltolavo nell ' erba dura dei prati . Ucio è un giovanotto lungo e forte , le braccia pelose anche alla piegatura , i labbri tumidi , le gengive sanguinolente . Coltiva nel suo giardino begliomini , daglie s ' ciave , crisantemi di S . Anna . Aveva bisogno d ' un fondo per il cesto di fiori che annunziava pronto da cinque domeniche , e ha rubato la nostra tavola del bucato . Ma l ' adoperò senza raschiar via il sapone incrostato . Aveva bisogno di rosai perché noi lo burlavamo dei suoi fiori scempi , e li rubò dal nostro giardino , ma smarrendo sul terreno il gemello d ' ottone matto della camicia . Babbo disse la domenica dopo in presenza di molta gente : « Go trovà sto botton . De chi ' l xe ? » . E Ucio esclamò : « ' l xe mio , ' l xe mio ! » . Cosí è Ucio , ragazzone . Il suo rutto puzza d ' aglio e le sue mani sono piote . Quando va a fare la scorreria in campagna , torna con la camicia carica di pere dure , strappate senza gambo , come vien vien , ruggini dall ' unghie , fracide di sudore del suo ventre pratoso . Egli non sa distinguere il buono dal cattivo , e mangia fagioli e patate , e brontola dalle profondità : « Xe bon , xe bon ! » . Ucio è innamorato di Vila . Dice : « Vila xe ' na stela » . E poiché lo zio di Vila l ' ha cacciata infamemente dalla campagna , Ucio cammina a grandi passi su e giú per il piazzale , poi si stravacca di schianto sulla panca e giura vendetta . Io ci sto . Ottima cosa è la vendetta ! Sgusciare di notte tra gli spini della siepe con una lunga stanga in mano e la roncola in tasca ! La notte è fonda e muta . Ormai tutti dormono . Le persiane del padron di casa sono chiuse . I cani abbaiano dall ' altra parte della campagna . Ucio dà una risata e diventa bestia . Agguanta la prima vite che trova e la stronca netta . Agguanta un ramo carico di susine e lo divarica puntandosi con le zampe sul tronco ; poi piomba a terra con lui . Tonfa un enorme pietrone fra le crote dello stagno che gracidano a squarciapancia , e l ' acqua putrida schizza e l ' inonda . Si scuote , con una scarponata schianta il pesco nano e si slancia avanti sghignazzando come un satiro in fregola . Viva la vendetta ! Ma io sono quieto e maligno . Apro silenziosamente la roncola , e incido la vite sottoterra perché muoia e nessuno saprà perché . D ' una stangata rompo la cima del pero , e m ' acquatto di colpo per timore che il crac svegli qualcuno . Silenzio . Le rane . I cani lontano . Una stella cadente . Ucio chiama dal melo . Egli divora e stronca : per ogni pomo un ramo . Io unghio fondo , uno per uno , i grandi pomi che piacciono molto al padron di casa . Mi lecco le unghie . Ah ? Ucio ! come la cacciò via , ah ? ! Era una notte come questa . Gridarono nel quartiere del padrone . Il nostro campanello sonò disperatamente . Balzo a sedere sul letto , l ' uscio di babbo s ' apre , apre la porta . Vila si precipita in camicia piangente : « El me copa , ' l me copa . El me cori drio col s ' ciopo ! » Papà incatenacciò l ' uscio . Disse calmo : « Qua drento no vien nissun . La se calmi » . Vila tremava e si torceva le mani . « I me lassi andar , i me lassi andar , li prego . No ' l me fa niente . I scusi . No savevo de chi andar . Ah dio , dio ! » Un pugno sulla porta : « Vila ! ! » . Vila saltò su ; papà la fece sedere e andò ad aprire . Non c ' era piú nessuno . Ma Vila scappò via , corse dalla famiglia di Ucio , poi rivolò giú a casa sua . « Porca ! puttana ! Fora de qua , fora ! Va de quela scrova de to mare ! Fora ! » E la cacciò via di notte , con la serva e un fagotto di biancheria , minacciandola dalla finestra con il duecanne . « Ah ? Ucio ? ! » Ricordiamo e ci narriamo godendo della scena drammatica , e poi decidiamo a freddo di rislanciarci alla devastazione . Ucio infuriò come la grandine e la bora . Io ero già annoiato , e mangiando un grappolo d ' uva pensavo : " Lavora , lavora , Ucio ! Vila iera mia " . Povero Ucio . Io andai in villeggiatura , in Italia , oltre il confine , oltre il ponte dell ' Iudrio e Ucio intanto , per la vendetta , bersagliò con il flobert un fanale della carrozza del padron di casa , e ci lasciò dentro la palla . La sua famiglia fu mandata via dalla campagna . Io gli scrissi : " Caro Ucio , quando c ' è un solo flobert 6 mm . in campagna , dopo tirato bisogna levar la palla dal fanale " . E cosí a me il padron di casa voleva molto bene , e quando stetti male mi condusse spesso a caccia . Perché avevo terribile mal di capo . Ero cresciuto troppo presto , e letto e studiato troppo nella convalescenza del tifo . Mi condussero da un dottore che mi visitò tutto , poi si levò gli occhiali e mi guardò fisso negli occhi . Fu uno sguardo lungo e una lotta zitta fra me e lui . Io l ' odiai fortemente perché egli vedeva oltre la mia aria da malato . Non aveva pietà di me . Solo in quel momento m ' accorsi d ' aver sempre esagerato con molta verità l ' emicrania . E lo guardai in viso , come a dirgli : " lo non sto male , sto benissimo , sono pigro , ecco , semplicemente . Mi secca andare a scuola " . Sentivo il sangue corrermi piú sano nelle vene , rialzarsi di colpo il capo un po ' inclinato in atto di debolezza : ero pieno di salute e di forza . Egli mi guardò a lungo , dubbioso , severo e quasi maligno ; poi mi proibí la scuola e m ' ordinò vita selvaggia . Avevo vinto . Perché voi non sapete quant ' astuzia s ' impara guardando come un ' ape entra in un fiore e il ragno chiappa la mosca ... Voi non sapete come un ragazzo possa , obbedendo , costringere i genitori a fare quello ch ' egli vuole . Il nostro mondo raffinato è molto ingenuo . Basta che voi vi fabbrichiate una situazione in cui è ormai stabilito come ognuno degli altri si deve comportare . Se per esempio uno scolaro sviene all ' esame di greco , non c ' è professore che abbia l ' audacia di non credergli , di fargli ripetere l ' esame e bocciarlo . Ognuno può pensare , dentro di sé , come vuole , ma v ' assicuro che ognuno finisce per credere a ciò che per convenienza deve fare . E cosí lo scolaro lo portano in quattro nella sala della direzione , lo posano con le gambe alte sul bracciolo del sofà , gli slacciano la cravatta , il vecchio bidello accorre barcollando con la cassetta croce - rossa , gli toccano il polso , lo spruzzano . - Ma voi non sapete trattenere il respiro per un minuto . Ah se un barbaro venisse tra noi , compagni miei , come ci metterebbe tutti in sacco ! Ma questo si dice a cose finite . In realtà io ero ammalato sul serio di anemia cerebrale e vissi per sei mesi continuamente in carso . Fu allora che scopersi per la prima volta il mio carso . Mi conosceva la terra su cui dormivo le mie notti profonde , e il grande cielo sonante del mio grido vittorioso , quando sobbalzando con l ' acque giú per i torrenti spaccati o franando dai colli in turbine di lavine e terriccio , d ' un colpo di piede rompevo la corsa per cogliere il piccolo fiore cilestrino . Correvo col vento espandendomi a valle , saltando allegramente i muriccioli e i gineprai , trascorrendo , fiondata sibilante . Risbalestrato da tronco a frasca , atterrato dritto sulle ceppaie e sul terreno , risbalzavo in uno scatto furibondo e rumoreggiavo nella foresta come fiume che scavi il suo letto . E dischiomando con rabbia l ' ultima frasca ostacolante , ne piombavo fuori , i capelli irti di stecchi e foglie , stracciato il viso , ma l ' anima larga e fresca come la bianca fuga dei colombi impauriti dai miei aspri gridi d ' aizzamento . E ansante mi buttavo a capofitto nel fiume per dissetarmi la pelle , inzupparmi d ' acqua la gola , le narici , gli occhi e m ' ingorgavo di sorsate enormi , notando sott ' acqua a bocca spalancata come un luccio . Andavo contro corrente abbrancando nella bracciata i rigurgiti che s ' abbattevano spumeggianti contro il mio corpo , addentando l ' ondata vispa , come un ciuffo d ' erba fiorita quando si sale in montagna . E l ' ondata mi strappava giú a scossoni , voltolandomi nella correntía e mi rompevo sul fondo ripercotendomi al sole , strascinato per un tratto sulle erte rive , fra radici e sassi invano inghermigliati . Poi m ' affondavo , e carrucolandomi per gli scogli rimontavo sfinito la corrente . Il sole sul mio corpo sgocciolante ! il caldo sole sulla carne nuda , affondata nell ' aspre eriche e timi e mente , fra il ronzo delle api tutt ' oro ! Allargavo smisuratamente le braccia per possedere tutta la terra , e la fendevo con lo sterno per coniugarmi a lei e rotare con la sua enorme voluta nel cielo - fermo , come una montagna radicata dentro al suo cuore da un ' ossatura di pietra , come un pianoro vigilante solo nell ' arsura agostana , e una valle assopita caldamente nel suo seno , una collina corsa dal succhio d ' infinite radici profondissime , sgorganti alla sommità in mille fiori irrequieti e folli . E a mezzo mese , nell ' ora in cui la luna emerge dal lontano cespuglio e si fa strada fra le nubi , candida e limpida come un prato di giunchiglie in mezzo al bosco , io mi sentivo adagiato in una dolce diffusità misteriosa , come in un tremor di quieto sogno infinito . Conoscevo il terreno come la lingua la bocca . Camminando guardavo tutto con affetto fraterno . La terra ha mille segreti . Ogni passo era una scoperta . In ogni luogo sapevo l ' ombra piú folta e la piú vicina caverna quando mi coglieva la piova . Amo la piova pesa e violenta . Vien giú staccando le foglie deboli . L ' aria e la terra è piena di un trepestio serrato che pare una mandra di torelli . L ' uomo si sente come dopo scosso un giogo . Ai primi goccioloni balzo in piedi , allargando le narici . Ecco l ' acqua , la buona acqua , la grande libertà . L ' acqua è buona e fresca . Invade ogni cosa . La pietra se ne inumidisce bollendo . Se si mette il dito nell ' umidiccio intorno ai fusti , si sente come le radici la poppano . Tutte le vite in patimento respirano libere . Perché la terra ha mille patimenti . Su ogni creatura pesa un sasso o un ramo stroncato o una foglia piú grande o il terriccio d ' una talpa o il passo di qualche animale . Tutti i tronchi hanno una cicatrice o una ferita . Io mi sdraiavo bocconi sul prato , guardando nell ' intorcigliamento dell ' erbe , e a volte ero triste . Triste delle belle creature della terra . Io le conoscevo . Le mie mani sapevano le fonde spaccature estive dove lo zinzino occhieggia all ' orlo con le sue lunghe antenne , e basta un fuscello o un soffio a farlo tracollar dentro ; i muriccioli di sabbia con cui il filo d ' acqua s ' argina maestosamente ; e seducevo la formica carica a salir su una largta foglia di platano per deporla cautamente al li là dell ' alpe . Tutto m ' era fraterno . Amavo le farfalle in amore impigliate nella trama nerastra del rovo , sbattenti disperatamente le ali in una pioggia di bianco pulviscolo , il bel ragno vellutato dalle secche zampe che sfilava nell ' aria tremula il suo filo argentino perché s ' incollasse sulla peluria uncinata di una foglia , e tentava con la zampina il filo per slanciarvisi dritto e tessere l ' elastica tela . Ronzava disperata nel mio pugno la mosca colta a volo ; accarezzavo il bruco liscio e fresco che si raggrinzava come una fogliolina secca ; tenevo avvinta per le grandi ali cilestrine la libellula ; affondavo il braccio nell ' acqua per sollevar di colpo in aria il rospicino dalla pancia giallonera ; tentava di ritorcersi l ' addome della vespa contro le mie dita e partorirvi il pungiglione . Squarciavo a sassate le biscie . Sorridevo agli sbalzelli alati dei moscerini , tagliati dal colpo imperioso d ' una mosca smeraldina , al pispillare roteante delle rondini , alle nuvole che si trastullano nella luce , rabbrividenti pudiche sotto le fredde dita curiose del vento , alla foglia navigante con rulli e beccheggi nell ' aria , alle stelle germoglianti nel cielo quando col vespero si diffonde sul mondo un tepore leggero come fiato primaverile . Scivolando negli arbusti , tenendomi agganciato al masso dirupante con due dita artigliate in una ferita muscosa della pietra , palpeggiando e sguazzacchiando con la palma aperta sull ' orlo degli stagni , andavo spiando la nascita della primavera . Nel nascondiglio piú benigno del boschetto , in un calduccio umido di seccume , ancora ancora quasi riscaldato dal sonno d ' una lepre , io frugando trovavo la prima primola , il primo raggio di sole ! l ' occhio stupito della piccola primavera svegliata ! E seguivo l ' ondeggiar lieve del suo passo , annusando come cane in traccia , fra radici gonfie e germogli diafani , dietro un alioso sbuffo di rugiade erbose , di terra umida , di lombrichi , di succhi gommosi ; un odor di latte vegetale , di mandorle amare - eccolo qui il sorriso roseo dei peschi , incerto com ' alba invernale , cara , cara ! e scuoto freneticamente questo tronco e quello e questo , spargendomi di petali e di profumi . Per terra schizzano violacee pozzerelle d ' acqua , il passerotto vi frulla con le ali , a becco aperto . Dolce amata mia , primavera ! Qualche volta mi fermavo nel bosco e alzavo il capo verso gli alberi alti e allineati . Udivo sgricciar una foglia , cader una coccola , un pigolío . Poi tutto era silenzio . Io non mi movevo . Avevo voglia di buttarmi su uno di quei tronchi , stringerlo fra le braccia , stare con lui . Ma avevo paura di far strepito . Cercavo lentamente con gli occhi una farfalla , un insetto . Niente si moveva . Qualche cosa era nascosta nel fogliame , mi guardava , e io non la vedevo . Nel bosco rimparai a pregare . Dicevo : " Dio voglimi bene ; Dio voglimi bene " . Una volta mi buttai per terra e piansi a lungo . Salto e sbalzo verso il lembo aperto di cielo . Sotto il sole lampeggia e rutila in fondo il dolce ricordo . Dove vado ? Lontana è la patria , e il nido disfatto . Ma il vento trascorre con me , desiderando , oltre il margine roccioso del carso , e sono sopra il mare , la larga strada del vento e del sole . Io sono nato nella grande pianura dove il vento corre tra l ' alte erbe inumidendosi le labbra come un giovane cerbiatto , e io l ' inseguivo a mani tese , ed emergevo col caldo viso nel cielo . Lontana è la patria ; ma il mare luccica di sole , e infinito è il mondo di là del mare . E la fertilità della terra sgorga pregna di succo nelle grandi foglie carnose e accende di vermiglio i pomi tondi sulle piante intrecciate fra loro , empiendo di gioia l ' anima degli uomini . Calda è la messe d ' oro , e il profumo dei cedri e delle magnolie ha colto l ' uomo nella sua fatica , ond ' egli s ' è ripiegato sulle spighe e dorme ravvolto nel sole . Pennadoro , nuovo venuto , se tu non dormi , tua è la terra del sole . Il monte Kal è una pietraia . Ma io sto bene su lui . Il mio cappotto aderisce sui sassi come carne su bragia ; e se premo , egli non cede : sí le mie mani s ' incavano contro i suoi spigoli che vogliono congiungersi con le mie ossa . Io sono come te freddo e nudo , fratello . Sono solo e infecondo . Fratello , su di te passa il sole e il polline , ma tu non fiorisci . E il ghiaccio ti spacca in solchi dritti la pelle , e non sanguini ; e non esprimi una pianta per trattenere le nuvole primaverili che sfiorandoti passano oltre e vanno laggiú . Ma l ' aria ti abbraccia e ti gravita come grossa coperta su maschio che aspetti invano l ' amante . Immobile . La bora aguzza di schegge mi frusta e mi strappa le orecchie . Ho i capelli come aghi di ginepro , e gli occhi sanguinosi e la bocca arida si spalancano in una risata . Bella è la bora . È il tuo respiro , fratello gigante . Dilati rabbioso il tuo fiato nello spazio e i tronchi si squarciano dalla terra e il mare , gonfiato dalle profondità , si rovescia mostruoso contro il cielo . Scricchia e turbina la città quando tu disfreni la tua rauca anima . Fratello , con la tua grande anima io voglio scendere laggiú . Perdonami , s ' io balzo su come tu non puoi e t ' abbandono . È come se d ' improvviso una fonte t ' infertilisse sgorgandoti dentro il cuore . Gorgoglia e fiotta la nostalgia irrequieta . Ho desiderio d ' andare , fratello . Ho desiderio di possedere grandi campi di frumento e prati ombrosi . La patria è laggiú . Bisogna ch ' io sia fratello d ' altre creature che tu non conosci , che io non conosco , monte Kâl , ma vivono unite laggiú dove calano le nuvole turgide di piova . Anni giovani , che vi spalancate tremando come corolle di violette nella neve , dove volete gioiosi portarmi ? Alzo le braccia e le riabbasso freneticamente come se avessi ali , e a ogni colpo i miei denti aggrappassero materia piú leggera e tanto diafana che l ' anima mi si spandesse a formar l ' alba d ' una nuova vita . E sbalzo sul suolo , ripercosso dallo stesso monte che mi comprende e m ' aiuta . Calo giú . La bora mi schiaffa a ondate nella schiena e piombo , torrentaccio . I sassi voltolano e rotolano rombando . Ogni passo è nuovo , ché se il piede trova traccia si storce e stracolla . Giú . Il petto rompe a sperone l ' aria . Giú , scivolando : un volo fino al ramo prossimo , al ciuffo d ' erba che - un dito toccandolo - mi tiene in piedi . Scatta il sasso in bilico per buttarmi a rovina , s ' apre in dirupo la terra per accogliermi sfragellato ; ma le mie gambe sono dure e flessibili . Cosí calava Alboino . Lichene sotto ai piedi , scricchiolante , rigido ; erba giallastra come foglie morte ; un querciolo torto , e eccoli i piccoli verdi pini che ondeggiano la testa come bimbi dubitosi . Stretti e intrecciati , cosí che i piedi s ' impastoiano , e com ' io mi chino ad aprirmi la strada mi punzecchiano pruriginosi le guance . Procedo : sono tra i pini giganti . Un contadino con la frusta di pastore si ferma e mi guarda . Mongolo , dagli zigomi duri e gonfi come sassi coperti appena dalla terra , cane dagli occhi cilestrini . Che mi guardi ? Tu stai istupidito , mentre ti rubano gli aridi pascoli , i paurosi della tua bora . Barbara è la tua anima , ma sol che la città ti compri cinque soldi di latte te la rende soffice , come le tue ginepraie se tu vi cavi un palmo di macigno . Fermo nel bosco , intontito , aspetti che si compia il tuo destino . Che fai , cane ! O diventa carogna putrida a impinguare il tuo carso infecondo . Calcare che si sfà e si scrosta e frana , tu sei , terriccio futuro . Di ' , sloveno ! quanti narcisi produrrai tu questa primavera per le dame del Caffè Specchi ? S ' ciavo , vuoi venire con me ? Io ti faccio padrone delle grandi campagne sul mare . Lontana è la nostra pianura , ma il mare è ricco e bello . E tu devi esserne il padrone . Perché tu sei slavo , figliolo della nuova razza . Sei venuto nelle terre che nessuno poteva abitare , e le hai coltivate . Hai tolto di mano la rete al pescatore veneziano , e ti sei fatto marinaio , tu figliolo della terra . Tu sei costante e parco . Sei forte e paziente . Per lunghi lunghi anni ti sputarono in viso la tua schiavitú ; ma anche la tua ora è venuta . È tempo che tu sia padrone . Perché tu sei slavo , figliolo della grande razza futura . Tu sei fratello del contadino russo che presto verrà nelle città sfinite a predicare il nuovo vangelo di Cristo ; e sei fratello dell ' aiduco montenegrino che liberò la patria dagli osmani ; e tua è la forza che armò le galere di Venezia , e la grande , la prosperosa , la ricca Boemia è tua . Fratello di Marko Kraglievich tu sei , sloveno bifolco . Molti secoli giacque Marko nella sua tomba sul colle , e molti di noi lo credettero morto , per sempre morto . Ma la sua spada è risbalzata ora fuor dal mare e Marko è risorto . Trieste deve esserti la nuova Venezia . Brucia i boschi e vieni con me . Lo sloveno mi guarda seccato . " Brucia i boschi che gli italiani , gente sfatta di venti secoli , portarono qui per potere andare a sentire la conferenza di Donna Paola e entrar nella Borsa senza bora ! " Lo sloveno mi dà un ' occhiata sghignante , taglia un ramo , estrae di tasca vecchi fiammiferi che ardon con lenta fiamma violetta , e accende paziente il foco . Io l ' aizzo , ma egli fa un passatempo di pastore ; io l ' aizzo come se fossi slavo di sangue . O Italia no , no ! Quando il boschetto cominciò ad ardere , io m ' impaurii e volli correre per soccorso . Ma egli mi disse : " Xe lontan i pompieri " ; sorrise lentamente , raccolse la frusta , e andò spingendo le quattro vacche . Io mi sdraiai , sfinito . " Cosí calava Alboino ! " Povero sangue italiano , sangue di gatto addomesticato . È inutile appiattarsi e guatare e balzare con unghioni tesi contro la preda : la polpetta preparata è ferma nel piatto . Tu sei malato d ' anemia cerebrale , povero sangue italiano , e il tuo carso non rigenererà piú la tua città . Sdraiati sul lastrico delle tue strade e aspetta che il nuovo secolo ti calpesti . Cosí stagnai , acqua marcia . E il bosco ardeva e la bella fiamma crepitante insanguinava il cielo . All ' alba rinacqui . Non so come fu . Il cielo era puro e io scorsi la bella bianca città laggiú , e la terra arata . E di un balzo , come chi abbia visto Dio , mi buttai su di lei . Sparito era il sogno e l ' incubo : perché io sono piú che Alboino . Tremando mi caccio nel solco e mi ricopro della terra gravida , sconvolgendo la sementa . E questo tocco di zolla ghiacciata io l ' addento come pane . Sotto , pulsano le radici . E la mia anima veramente s ' allarga come acqua in una conca immensa , e sento che un albero lontano sussulta per il vento comprimendo intorno a sé la terra , e certo quest ' idea che mi nasce è la prima primola nei campi . A carponi e a tentoni cerco le cose , sbarrando gli occhi , e i rami invernali pingui di gemme contenute , gli stecchi senza linfa del vigneto , la terra ghiaiosa che mi preme i calzoni sul ginocchio , tutto freme com ' io lo tocco , perché io sono la primavera . Rose , rose , rose . E io pungendomi colgo e empio di rose la mia via . Di qui passerà un giorno ella e mi troverà seguendo la rossa traccia . Ah anima amata , è nato oggi nel mondo un poeta , e t ' attende . È nato un poeta che ama le belle creature della terra perché egli deve ridare puro il loro torbido pensiero , come acqua succhiata dal sole . E ruba e stronca dalle belle creature della terra perché egli non è pietoso e sa soltanto di dover nutrire di sangue vivo . Troppe mammelle di latte nel mondo , e la forza vitale è debole e accasciata , e gli uomini si lagnano d ' essere vivi . Nella mia città facevano dimostrazione per l ' università italiana a Trieste . Camminavano a braccetto , a otto a otto ; gridavano : viva l ' università italiana a Trieste , e strisciavano i piedi per dar noia alle guardie . Allora mi misi anch ' io nelle prime file della colonna , e strisciai anch ' io i piedi . S ' andava cosí giú per l ' Acquedotto . A un tratto la prima fila si fermò e dette indietro . Dal caffè Chiozza marciavano contro noi in doppia , larga fila i gendarmi , baionetta inastata . Marciavano come in piazza d ' armi , a gambe rigide , con lunga cadenza , impassibili . Ognuno di noi sentí che nessun ostacolo poteva fermarli . Dovevano andare avanti finché l ' Imperatore non avesse detto : halt ! Dietro quei gendarmi c ' era tutto l ' impero austrungarico . C ' era la forza che aveva tenuto nel suo pugno il mondo . C ' era la volontà d ' un ' enorme monarchia dalla Polonia alla Grecia , dalla Russia all ' Italia . C ' era Carlo Quinto e Bismarck . Ognuno di noi sentí questo , e tutti scapparono via interroriti , pallidi , spingendo , urtando , perdendo bastoni e cappelli . Io rimasi a guardarli con meraviglia . Marciavano dritti avanti , senza sorridere , senza ridere . La gente che scappava era per loro lo stesso che la compatta colonna che marciava per l ' università italiana . Io rimasi fermo a guardarli , e fui arrestato . Un gendarme mi prese per il polso sinistro e andammo . Era una cosa molto strana . Egli continuava a camminare del suo passo ; io cercavo d ' imitarglielo . Gli occhi della gente che passava mi percorrevan tutto come gocce fredde nella schiena , dandomi un brivido , tanto che il gendarme pensò : Der Kerl hat Furcht . Ma forse non pensò niente , e continuava a camminare del suo passo . Ricordo benissimo che un giovanotto passando estrasse la destra inguantata per arricciarsi il mostacchio destro , poi tirò fuori la sinistra per arricciarsi il mostacchio sinistro . Io avevo voltato la testa per vederlo , sí che , il gendarme procedendo , mi sentii tirare avanti . Una donna , con un bel boa , torse gli occhi , ma vidi che rideva . Perché mi lascio condurre da questo imbecille ? Ha le spalline grosse , giallonere . Perché non lasciarmi condurre da lui ? Si va dove non so , ma non è necessario ch ' io sappia . Mi conduce lui , svolta , scantona , e i miei piedi si pongono sempre paralleli ai suoi . La baionetta scintilla molto lucida . È carico il tuo schioppo ? Perché non mi risponde ? E un garzone di beccaio , invece di far due passi di piú , salta oltre la panca di passeggio , e il grembiule macchiato di sangue vecchio si gonfia e sbatte svolazzando . Appena siamo passati ci guarda e urla : « Dèghe al giandarmo ! » . Scappa . Io vedo bene pulsare l ' arteria nel collo di questo imbecille . E le mie mani sono molto lunghe , e sono come ossa ai polpastrelli . E non c ' è gente . Alboino ... Ma io sono piú che Alboino . Io sono piú che Bismarck . Io stringo insensibilmente il pollice dentro le altre dita e faccio della mano una piú sottile prolungazione del polso . Lentamente scivolo fra le sue dita rallentate per il freddo . Intanto parlo : « Triste vita la loro ! Ché ! Capisco bene che lei fa il suo dovere . Quante ore di servizio hanno ? otto ? consecutive ? e lassú in carso , con tutti i tempi , di notte » . Nella gola mi cantano alcune parole fresche che la mia bella veciota venesiana me l ' insegnò : " Né per torto né per rason , no state far meter in preson " . Guardo negli occhi il gendarme , strappo , via . Viva la libertà ! Io sono italiano . Neanche mi rincorse . E io , dopo duecento metri di corsa furiosa , rimasi male a vederlo impalato , lontano . Poi riprese la sua marcia cadenzata , toc , tac , in direzione opposta . Toc , tac , pare che s ' avvicini , che sia qua dietro a me , con la sua mano sulla mia spalla . Filai in un portone : nel casotto del portinaio c ' è un cranio calvo , assiepato da una corona di capelli fini , di bimbo , curvo su una scarpetta da signora . Esco ; mi pianto la berretta piú salda in testa , mi ravvolgo nella mia mantella e cammino picchiando con forza il lastrico , come se tra esso e i miei scarponi sia qualche cosa che bisogna vincere . Poi corsi al mare . Nel mare mi lavai il viso e le mani . Bevvi l ' acqua salsa del nostro Adriatico . Lontano , nel tramonto , le alpi italiane eran rosse e oro come dolomiti . Sui trabaccoli romagnoli calavano le allegre bandiere tricolori , e il focolaietto di bordo fumava per la polenta . Mare nostro . Respirai libero e felice come dopo un ' intensa preghiera . Ma m ' accorsi , dopo , che la gente mi guardava . I miei scarponi bullettati eran polverosi e i miei atti curiosi . Non avevo il viso di quella gente perfetta che camminava su e giú per le rive senza andare in nessun posto . Era gente che guardava ed era guardata . I giovanotti avevano larghi soprabiti a campana , con di dietro un taglio lungo , come le giubbe dei servitori , e bastoni grossi e lievi che volevano sembrare rami appena scorzati . Le signorine erano accompagnate dal babbo o dalla mamma , e avevano stivalini lustri , come i dorsi delle blatte . Erano stivalini assai piú puliti e limpidi che i loro occhi . Anch ' esse mi guardavano , con contegno ; ma s ' io le guardavo , voltavan gli occhi . Non sanno sostenere uno sguardo d ' uomo . Ora in questo via vai i giovanotti schivavano le signorine con accortezza in modo da sfregarle un poco , ma non tanto che alcuno potesse dire un bada a te . In generale tutti sorridevano e si levavano a ogni cinque passi il cappello inchinandosi leggermente di schiena . Io li guardavo meravigliato , e mi cacciavo tra loro , stordito dal trepestio e bisbiglio di quell ' andar senza ragione . Andai lentamente per la città , trasportato dal loro lento fluire . Difficile è camminare tra gente inoperosa . Quello che precede si ferma d ' un tratto ; un ' altra esce di bottega con la testa rivolta a ringraziare il commesso che le ha sganciato dalla maniglia la manica a sbuffi ; il terzo vuol camminare dietro a una signorina : tanto che io , stufo di schivare , misi le mani in tasca e camminai a linea retta facendo crocchiare le bullette sul lastrico . Stracciai una sottana e mi lasciaron camminare facendomi largo . Ma anche cosí , non si è liberi camminando in città . Ogni vostro passo in città è controllato da spie che fanno finta di non vedere . I portinai dai portoni aperti adocchian , di sotto , chi entra ; i caffeioli passano lunghe ore mirando le gambe della gente ; la signora tiene stretta la borsetta badando a destra e a sinistra se alcuno le si avvicini . Nessuno si fida di nessuno , benché tutti salutano tutti . E benché io sia coperto molto bene dalla mia mantella , questi occhi , questo controllo nascosto mi opprimono . I fanali s ' accendono rossi sfolgoranti ; le grandi case rettangolari incombono . Se mi sdraiassi sul selciato ? Io sono stanco . Mi volto bruscamente . Lassú è il monte Kâl . Perché scesi ? Bene : ora sei qui . E qui devi vivere . Mi abbranco il petto con le mani per sentire se il mio corpo è , e resiste . E dunque avanti . Io voglio entrare nella taverna piú lurida di Cità vecia . Fumo e puzza . Soffoco . Ma accendo anch ' io la pipa , fumo nel fumo , e sputo . « Camarier ! mezo quarto de petess . » Anche l ' acquavita io posso bere , se altri la bevono , e questo bicchiere è pulito , se altri possono accostarci le labbra e trincare . Sull ' orlo di questo bicchiere ci può essere , invisibile , l ' agonia per tutta la mia vita ; ma io bevo . E alzo gli occhi sui miei compagni . Un carbonaio , dalla spalla sinistra cresciuta come un enorme tumore , sputa chiazze nere . Una donna con peli duri sul labbro , spruzzati di cipria , si netta la bocca con le dita cicciose . Sotto la tavola lo scamiciato che le sta seduto dirimpetto le tira , freddo , una ginocchiata fra le gambe . Tra i capelli neri , unti , della padrona della bettola splende rosea al becco del gas una natta . La guardo oltre il fondo appannato del bicchiere . « Camarier ! ' ncora mezo quarto ! » E picchio col pugno chiuso sulla tavola zoppa . Mi guardano , e continuano i loro discorsi . Accanto a me due figuri con la giacca buttata sulla spalla e la camicia blu parlano d ' una brocca di stagno , come fu rubata . Altri schiamazzano e cantano . Bene . Niente è qui strano , e tutto è duro e definito come gli spigoli del corso . S ' io dò un pugno sul muso di quel facchino , lui mi tira due pugni . S ' io faccio la filantropia schiave - bianche a quella donna , essa mi risponde dandosi una manata sul culo . Sono tra ladri e assassini : ma se io balzo sul tavolo e Cristo mi infonde la parola io con essi distruggo il mondo e lo riedifico . Questa è la mia città . Qui sto bene . Parte seconda Eh , ma in città , prima ancora di andar lassú in carso , io mi annoiai molto . Ora ci penso ; e vorrei raccontarvi dei miei anni di scuola , dei miei cari condiscepoli , delle prime persone che conobbi ; ma non m ' interessa abbastanza . Vi scriverei lunghe pagine seccanti . Invece è bello raccontare godendo delle proprie avventure e dei sogni . Io mi diverto pensando alla mia vita . Anche la città è divertente , sebbene qualche volta m ' abbia seccato . Mi piace il moto , lo strepito , l ' affaccendamento , il lavoro . Nessuno perde tempo , perché tutti devono arrivare presto in qualche posto , e hanno una preoccupazione . Nei visi e negli stessi passi voi potete riconoscere subito in che modo il passante sta preparando l ' affare . Se guardate bene , siete subito presi in un gioco eccitante d ' operosità , e la vostra intelligenza batte e rimanda istantaneamente i possibili attacchi d ' astuzia , di coltura , di bontà , di vendetta . Un inquieto e giovine animale s ' agita in voi , e voi andate per le strade ricchi della sua vita istintiva , com ' uno a cui ricircoli il sangue nella mano stecchita di freddo sotto il guanto . Andate contenti nell ' aria fusa di strepiti e volontà , sentendo che qui , dove l ' interesse d ' ogni passante trabocca , comunica , scorre negli altri , e si scansan gli urti e i carri accogliendo con logica inavvertenza le mosse altrui qui , nella strada , si decide il domani del mondo . E io vado per le strade di Trieste e sono contento ch ' essa sia ricca , rido dei carri frastornanti che passano , dei tesi sacchi grigi di caffè , delle cassette quasi elastiche dove fra trine e veli di carta stanno stivati i popputi aranci , dei sacchi di riso sfilanti dalla punzonatura doganale una sottile rotaia di bianca neve , dei barilotti semisfasciati d ' ambrato calofonio , delle balle sgravitanti di lana greggia , delle botti morchiose d ' olio , di tutte le belle , le buone merci che passano per mano nostra dall ' Oriente , dall ' America e dall ' Italia verso i tedeschi e i boemi . Se voi venite a Trieste io vi condurrò per la marina , lungo i moli quadrati e bianchi nel mare , e vi mostrerò le tre nuove dighe nel vallon di Muggia , fisse nell ' onde , confini della tempesta , costruite su enormi blocchi di calcare cementato . Per il nuovo porto minammo e frantumammo una montagna intera . Mesi e mesi di furibondi squarciamenti che rintronavano l ' orizzonte e s ' abbattevano come il terremoto sulle nostre case piene di finestre . E piccoli vaporini , un po ' superbi del loro pennacchio di fumo , facevan rigar dritte lunghe file di maone tutte pancia , - e dalla strada napoleonica si vedeva sfolgorar nel mare i carichi di pietra scintillante . Quest ' è il quarto porto di Trieste . La storia di Trieste è nei suoi porti . Noi eravamo una piccola darsena di pescatori pirati e sapemmo servirci di Roma , servirci dell ' Austria e resistere e lottare finché Venezia andò giú . Ora , l ' Adriatico è nostro . Io avrei dovuto fare il commerciante . Mi piacerebbe di piú trattare e contrattare che studiare i libri . La bella cosa viva che è l ' uomo ! le sue mani che s ' insaccocciano per nascondervi i moti istintivi alle vostre parole , i suoi misteriosi occhi fondi che s ' attaccano su i vostri per impedirvi il salto di fianco , la sua idea precisa , sotterranea , che vi chiama al centro vorticoso girandovi in spirale ironica dietro le spalle ! Bella cosa è l ' uomo , e mette voglia di combattere . Dal suo modo di parlare voi capite che prezzo bisogna fargli . Egli guadagna tempo , sorride , pulisce gli occhiali , accende una sigaretta - voi , ecco sapete la vostra strada e le tappe . Oh ! anch ' egli è giunto all ' improvviso , e fa finta di non guardarvi , ma tutto il suo corpo si meraviglia della scoperta e si slaccia gioioso di sicurezza : e voi siete due uomini smascherati di fronte , e armati che l ' altro non si rificchi nella macchia . Ma chi di voi sa far smaniare quell ' altro della sua insufficiente certezza ? Chi sa rigirarlo nelle mani e spremer acqua dal fuoco e spegnerlo , e bruciarlo secco ? Anche domani è un giorno : e un giorno che può dar mille per le cento corone che oggi vi siete fatte rubare . Ah quel caffè che nel Brasile fiorisce male questa primavera ! Primavera , calda primavera , amici miei , nuovo sole su grano nuovo , strade piú larghe e braccia piene di rami fioriti - e noi andiamo a scuola con il pacco di libri al fianco . Andiamo fra la gente e le carrozze , trasognati dietro i nostri desideri di commercianti , di soldati , di pompieri ; levandoci ogni mattina alle sette , alle sette e qualche minuto di dolce coscienza semisveglia di letto , ogni mattina , perché , la domenica , c ' è messa . Primavere lampanti ai verdi scuretti . Grigia piovosità d ' inverno . Pomi e pere grasse sugli alberi . Autunno ritornato . Ogni mattina . Il falegname pialla ; - l ' officina nera con la macchia sfavillante , alcuni mezzivisi , un martello in alto ; - gli operai con i calzoni blu sollevare il lastricato e picconare il massiccio terreno per una conduttura d ' acqua o di gas . Com ' è triste il piccone e la vanga nel terreno battuto della città ! Si lavora senza che nessuno vi possa seminare . Ecco il casamento arido . Otto classi , venti parallele . Qua dentro ho passato nove anni della mia vita . Una buona ragazza , di carne incitante e un glovane alto e forte , qualche volta triste . Essi si sposeranno fra ott ' anni . Essi stanno seduti su un largo sofà , tenendosi strette le mani e godendo dei loro caldi corpi . La mamma vuol assai bene alla figliola , ed è un po ' seccata dei lunghi anni e della serietà del giovane . Sarà contenta quando si sposeranno , se il giovane non porterà via la figliola e staranno insieme , allegri e senza tormenti . La zia corre , alzando e calando con la sua gamba zoppa , a preparare l ' arrosto per la nipote bella che le promette un bacio . La zia è contenta che essa faccia come vuole il giovane , non vada ai balli , vada poco al teatro , legga qualche libro . Egli è l ' unico che la difenda contro la cognata , e la zia gode che l ' idee di lui siano opposte a quelle della cognata . Il babbo , a tavola , si sbottona il gilè e additando con la mano grassa e unta la sovrabbondanza delle vivande dice soddisfatto : " Se moro mi , i mii no i ga de magnar " . Egli è contento d ' aver sulle spalle un peso sempre piú grave , e brontola sempre perché i suoi capiscano com ' egli sappia lavorar bene . Il giovane comprende benissimo tutta la piccola famiglia estranea , e anche l ' ammira . E la ragazza è buona , e quando egli la rimprovera o s ' addolora perché non si capiscono , gli dice con carezza : " Sí , sí , ti ga ragion , ma ti vederà , studierò , legerò , semo tanto giovini . No stemo esser tristi , dai ! " . E gli anni passano , passano tre anni , e ognuno un giorno vede la sua strada . Cosí il giovane intruso lasciò la povera ragazza disperata , salutò la mamma , andò via e soffrirono per qualche tempo . Ero stato socio della " Giovine Trieste " , non mi ricordo piú sotto che nome , perché il regolamento delle scuole medie austriache proibiva allora di far parte di qualunque società , " specialmente se politica " . Pagavo regolarmente i dieci soldi settimanali . Assistevo regolarmente alle sedute . Tintinno del campanello automatico , il socio entrava , diceva : " Bonasera " , guardava attorno per trovare un conoscente , si faceva portare una bottiglia di birra dal custode - un ometto simpatico con orecchie a vela e naso grosso e lungo , a cui sarebbero stati bene i colletti a risvolto dei nostri nonni , - accendeva una sigaretta , leggeva i giornali , chiacchierava . Non si faceva niente , ma ci si consolava pensando alla preparazione . Tutti si lagnavano della " Patria " , la direzione del partito liberale di cui noi eravamo l ' ala sinistra ; ma prima di decidere un leggero rimprovero a questo o quel nostro uomo rappresentativo , si domandava il permesso alla " Patria " . Una sera , in seduta , quando l ' i . r . commissario era già andato via - perché quando c ' era lui si davano annoiatamente i resoconti di cassa e si leggeva sorridendo la relazione ufficiale , - si inveí con forte parola contro l ' apatia remissiva di Hortis e degli altri deputati . Poi si votò un vibrato ordine del giorno ; e , come cosa implicita , il presidente domandava chi volesse venir con lui da Venezian per il nulla osta . Io chiesi timidamente dalle sedie : « Ma perché domandare il permesso a Venezian ? » . Tutti rimasero stupiti . S ' alzò su un giovanotto dal viso insecchito e mummificato in buchi e angolosità , e sorrise con indulgente compassione fra i denti guasti , salivando abbondante . Poi disse , un po ' tartaglia , ma come chi la dice buona : « Se vedi che ' l mulo ga de magnar ' ncora pagnote ! » . Si sedette contento , e tutti risero battendo le mani . Fu quella l ' unica volta che pronunziai mezza parola in seduta pubblica . Del resto brontolavo con i pochi altri ingenui intorno a un tavolo - scacchiere , progettando ogni sera di formar la " montagna " nel seno stesso della società . Ma non si concluse mai nulla . E soprattutto ascoltavo i discorsi dei maggiori , per imparar di politica , per aver armi contro la zia che disapprovava l ' occuparsi d ' irredentismo . Parlavano in generale di trucchi da fare alle guardie , dell ' ultima schifoseria giallonera dei socialisti , del loro capo ufficio come si sedeva sulla sedia e teneva la penna . Uno poteva imparare come si fabbrica lo schizzetto triplice per dipingere di biancorossoverde la k . k . polizia ; e poteva anche essere informato che Franzca del 41 era passata , per cause ignote , nel casino in via del Solitario . Un giovanottino con un neo - tre - peli - lunghi raccontava della campagna a Domokos e della strippata data a Roma per l ' anniversario dello Statuto . Perché la patria era mescolata al risotto alla milanese e all ' ipermanganato di potassa al 3% . La patria era per loro come quando i giornali pubblicarono il telegramma della morte di Carducci , e un po ' piú in su , un po ' piú in sotto , dicevano della neve in Carinzia , e dell ' ambasciatore francese in viaggio . Io mi meravigliavo . Io sentivo la patria , esclusiva e sacra . Mi tremava il petto leggendo di Oberdan . Avrei voluto morire come lui . E seguivo sulla carta geografica le campagne di Garibaldi , commovendomi degli eroi . Garibaldi mi fu un venerato amico e dio . Ancora oggi quando sento parlare storicamente di lui , il cuore mi balza in rivolta . Io sono ancora un bimbo che vorrebbe combattere sotto i suoi occhi . Ma noi nascemmo in altra generazione . Noi cantammo per le strade : All ' armi , all ' armi ! Ondeggiano le insegne giallo e nere . Fuoco , per dio ! sul barbaro , su le tedesche schiere ; scappammo davanti alle guardie di pubblica sicurezza e lontani , a branchi , continuammo a cantare : Non deporrem la spada fin che sia schiavo un angolo dell ' itala contrada . Non deporrem la spada fin che sull ' alpi Giulie non splenda il tricolor . E a casa trovammo la mamma piangente di affanno e di paura per noi . Ci si bacia , e si va a dormire , soddisfatti . Io ebbi uno zio garibaldino che a quattro anni mandava in lettera al babbo un pezzo di pane di collegio per fargli gustare che roba gli davano ; e a tredici scappò dal collegio , di notte , gridando : " Viva l ' Italia ! " , e camminò , senza un soldo , da Fiume a Venezia , per arrolarsi con Garibaldi . Non lo presero perché era troppo giovane ; ma gli promisero una lira al giorno per il mantenimento . Egli prese la lira e la buttò nel canale : che non voleva soldi da chi aveva meno di lui . Un parente lo trovò seduto su un rio , sbocconcellante un tocco di pane , soddisfatto . Da giovane combatté . Era abile commerciante , pieno di risorse e iniziative . Fu povero , ricchissimo , quasi povero , agiato . Una volta capitò nel suo scrittoio uno , dicendo che zio gli doveva dieci fiorini . Zio rispose che glieli aveva già restituiti . L ' altro negò . Zio prese di portafoglio una banconota da dieci , la pose sul tavolo , prese un fiammifero , accese una candela , e tenne la banconota , delicatamente per un angolo , sulla fiamma , finché bruciò tutta . « Ghe fazo veder che no me interessa de diese fiorini ; ma a lei no ghe devo un soldo . Bongiorno . » Sposò a modo suo contro la volontà e il piacere di tutti i suoi parenti ; studiò in tre mesi il croato e andò con la sua donna nelle foreste della Croazia , a fare il mercante di legnami . Cosicché egli fu sempre per quasi tutti i parenti uno screanzato mistero da stare in guardia , un uomo presuntuoso e senza giudizio . Lo sfuggivano seccati ; e se mai dovevano parlare con lui per convenienza , l ' ascoltavano come s ' ascolta la storiella mille volte ripetuta del vecchio parroco di campagna , e guardandolo di sfuggita in viso per presentire che nuovo tiro meditasse . Pure era ottimo e calmo , benché anima di passioni . Era alto , e tarchiato di petto : il viso largo , a tratti grossi , senza delicatezze , ma gli occhi come quelli di mamma , e la barba bionda chiara , ingiallita dal fumo . Camminava con il passo delle guide . Parlava lentamente , con voce bassa , profonda , negli occhi una gioia quasi puerile per ciò che raccontava , ma d ' una puerilità pregna di dolore e disperazione . Non aveva che la famiglia ; e la moglie gli era morta ; una figlia gli s ' era uccisa ; un ' altra aveva abbandonato il marito e s ' era fatta canzonettista . Non piangeva ; ma quando , seduto nel nostro salotto , tossiva , la corda piú bassa dell ' arpa di mamma dava una vibrazione lunga , terribile . Era stanco e quasi sfinito . Mamma gli diceva : « Eh , su , coragio , ti xe ancora come un giovinoto ! » ed egli sorrideva : « Sí , son ancora forte ; ma ... » e sollevava il braccio destro nella posizione in cui si spiana lo schioppo , e il braccio gli tremava benché egli alzandolo aveva sperato che gli stesse fermo . « Ma le gambe le xe ancora bone » concludeva . E ancora , per la terza o quarta volta , si rimise , a cinquant ' anni , e andava a caccia , e progettava di costruirsi una casetta in carso , vicino a Gropada , su una terrazza calcarea dominante un vasto orizzonte di grebani e cielo . Mi ricordo che ci tracciò col bastone ferrato i limiti dove sarebbe sorta la casa . Era intelligente e nessuno sa quante cose nostre , che ora a poco a poco cominciano a esser discusse , egli già ne parlava con chiarezza , come uno cosí fuori dalle osservazioni e valutazioni abituali che gli è naturale e ovvio comprendere verginamente le cose , e si meraviglia che la gente non abbia le sue idee . Era sempre in carso e i contadini lo chiamavano " el paron " . I conoscenti gli chiedevano , tanto per dir qualche cosa : « Ma no ti ga paura d ' esser sempre fra quei s ' ciavi duri ? » . « Ma se no i ghe fa mal nianca a una mosca ! I xe boni come fioi . Ciò , natural ! se va uno de quei ebreeti triestini co ' le gambe storte e ' l ghe canta in te le recie : " Nela patria de Rosseti no se parla che italian " , lori i xe a casa sua e i ghe dà un fraco de legnade , se capissi . Cossa i dovaria far ? » Dopo continuava : « Ma mi vado per i campi , su l ' erba , e nissun me disi mai niente . Un ' unica volta , ghe stavo drio a una pernise , camminavo ne l ' erba , e me son sentí ciamar da un contadin : " Paron , chi me pagarà l ' erba ? " . El iera lontan , e no ' l se ris ' ciava de ' vizinarse . Mi lo go vardà . E ghe go dito a pian : " Vien qua che contemo insieme i fili de erba che go zapà , che te li pago " . Ma ghe lo go dito con un ' aria che ... e lú fila via come el levro » . Concludeva : « Xe natural : el s ' ciopo no sta mai mal . Ma provè andar in Italia , in Friul , per le campagne , e po ' me savarè dir . Qua i xe tropo boni , co ' sti farabuti de cità » . Odiava la gente vuota e ingiusta , benché nei suoi giudizi egli fosse tutto fuoco . Non sopportava le chiacchiere di Venezian e compagni : " ... la patria romana ... i venti secoli di civiltà ... " - « ma la panza per i fighi ! Fioi de cani ! Ve volevo là quando che subiava . I se la saria fata in braghe . » - Di Garibaldi non l ' ho sentito parlar mai , neanche una volta . Io ho piacere d ' aver avuto questo zio . Gli voglio sempre piú bene , e qualche volta mi rammarico di esser stato cosí bimbo , allora , quando viveva , e non averlo conosciuto veramente . Ora qualche sera poggio la testa sulle ginocchia di mamma e mi faccio raccontare di lui . Mi disse una volta che dieci muloni m ' avevano aggredito e tutti i parenti si condolevano del gnocco susinoso lasciatomi in una guancia ; mi disse girando gli occhi quasi sbadatamente : " Spero che no ti sarà restà debitor de assai " . No credo , zio . Mamma è malata . Io sto sdraiato accanto a lei sul margine del letto , accarezzandole la fronte e le mani . Cosí passiamo qualche ora . Ogni tanto ella mi guarda e mi domanda : « Credi che guarirò ? » . Io la sgrido come una bimba e le racconto di quando sarà guarita . Io vorrei difenderla contro il male e tenerla allegra . Mamma è buona . Ha sofferto assai nella vita , piangendo in silenzio , e cercando di giustificare chi la maltrattava . Non disse mai una parola d ' odio , si rinchiuse in sé con i suoi figli , come una povera creatura battuta . Io non perdono a chi le fece male . Io voglio che la nostra mamma possa godere di noi piú bravi degli altri . « Quando sarai guarita verrai un mese con me a Firenze , vuoi ? C ' è le colline e gli ulivi , e staremo in pace . Ora son passati tre mesi , poi passa ancora uno , e dopo facciamo una gran festa . Io butto il cappello in aria : mamma è guarita . Vuoi ? » Ella tace rabbrividendo di gioia . E io le parlo e le racconto tante cose buone , ma sono stanco di questa triste camera oscura , con poca aria , con l ' orologio che batte il suo tempo . Vorrei rifugiarmi al mio tavolino e lavorare , scrivere un ' allegra poesia , uscire in campagna ed esser solo con il sole e l ' aria . Io avrei bisogno di prosperità e contentezza . Sono quasi irritato contro il suo male , contro l ' oscurità che è calata da tanti anni nella nostra casa . Si vive paurosi di svegliare negli altri certe cose che sono sempre presenti dentro di noi ; si vive a bassa voce , guardandoci di sfuggita in viso dopo una risata . Molti giorni si imbocca la minestra e la carne senza dir parola , sforzandoci a interessarci dei piccoli che raccontano della scuola . Si vive cosí da molti anni . E la mamma guarda i nostri occhi che s ' abbassano come in colpa , e non può far niente per i suoi figlioli . Ella ci bacia il capo , e ci chiede scusa in silenzio . Un giorno metteva ad asciugare alcuni panni alla stufa e piangeva . Io le chiesi : « Mamma , cos ' hai ? » . Le chiesi ancora ... essa piangeva e negava , cercava di trattenere lo spasimo , ed era stanca : « Che hai mamma ? perché piangi ? » . « Vedi , figliolo , non è niente , gli affari di babbo vanno male . » E un giorno babbo tornò da un viaggio , che era stato anch ' esso inutile , e non c ' era da far piú nulla . Noi eravamo seduti intorno alla tavola e cenavamo . Egli entrò , ci salutò , e si sedette al suo posto . Noi tacevamo . Egli prese la forchetta e ingollò i bocconi . Ci disse : « Mangiate dunque ! » . La sua voce era senza tremito . Mai ho visto piangere babbo . Gli occhi gli si incassano nelle tempie , la sua fronte si fa gonfia , ed egli sta fermo con la testa dritta in su . Egli è un uomo , non si lamenta e s ' irrigidisce . Babbo m ' ha insegnato a tacere e a disprezzare il dolore . E cosí passarono i mesi e gli anni . E io cominciai ad amare la mia famiglia , e ero consolato ch ' essa credesse in me . E mamma una sera mi disse , poggiandosi sul mio petto : « Figliolo , sono stanca , vai avanti tu » . Io amo i miei fratelli e i miei genitori perché la nostra vita è stata dolorosa e confidente . Io vado avanti con essi e non cedo . Noi vogliamo anche noi il nostro posto . Ci hanno fatto molto male . Alcuni sono stati buoni con noi , ma non ci hanno capiti . Noi vogliamo esser noi , con i nostri difetti e le nostre virtú , liberi di respirar l ' aria che ci spetta . Io sono contento di aver avuto una famiglia povera . Sono cresciuto con un dovere e uno scopo . Essi mi vogliono bene , e il mio nome è il loro . L ' orologio batte egualmente il suo tempo e la camera è stretta e scura . Che sarà di noi se mamma non guarisce ? La sua fronte è sudata , e il suo pallido viso è pieno d ' amarezza . Voglio oscura la camera . Non filtri il sole dagli scuretti . Io sono sdraiato bocconi sul letto , immobile , e non penso . Non soffro . Nell ' oscurità dilaga una noia infinita , e io sto dimentico , intravedendo con disgusto gli scaffali dei libri sulla parete di faccia . Ho letto , ho guardato dalla finestra , ho fumato : inutile ritentare . Non ho voglia di niente , e la camera è fredda . Sento stridere bimbi in strada , e ombre di carrozze sfumano rapide sulla parete . Presto sarà notte , e si spegnerà finalmente anche questo raggio denso di sole che illumina il mazzo di fiori dipinto lassú . Intanto gli uomini tornano dal lavoro e si salutano l ' un l ' altro . E la terra cammina nella sua via fissa . Ho girato tutta la città in questa notte di martedí grasso , annoiato e disgustato senza causa . Forse ricordavo l ' altr ' anno , con lei , in caffè . L ' ho cercata per tutti i caffè , temendo di esser visto . Pensavo che le avrei rovinato maggiormente la serata . Povera putela . Su per l ' Acquedotto ho incontrato un condiscepolo , Nando Baul , che m ' ha fatto entrare alle " Gatte " . Era la prima volta che entravo in un caffè concerto . Guardavo la carne floscia e la gente che guardava . Il direttore d ' orchestra aveva un naso terribile , e le canzonettiste ci facevano le spiritosaggini . Nando si divertiva , ma con ostentazione di esperienza . Nando aveva gli occhi lustri . Mi disse che qualche volta xe piú bel . Credo . Saluti . Feci un giro per Cità vecia sperando di trovare per le strade una sporca baldoria . Io sono ancora casto - ma come la vergine che guai a essere nei suoi sogni - dice all ' incirca Nietzsche . Sono rimasto puro fisicamente per paura di malattie . Forse anche no . Del resto non importa . Mi sono fatto spiegare dai libri e dai compagni esperti , e ora sono qui nervoso ad annusare . Avrei gusto di vedere qualche scena : ma non c ' è niente . Odor di piscio . Non ho coraggio di tener su la testa e guardare agli sburti . Qua abbasso c ' è le solite otto , nove che passeggiano con il loro andare di oche culone , incappottate sulla camiciaveste . Fin qui arriva il belletto rosso , qui comincia il viola del freddo , a zone . Come passo mi toccano il braccio : « ' Ndemo su mulo ? » . Divento rosso , passo via senza rispondere . Mi fanno schifo . Schifo terribile . Questa è la ragione . Specialmente i capelli e le mani . Sento un untume muschiato che non posso sopportare . Se no , non mi parrebbe niente . Capisco benissimo senza romanticherie . Io dò tanto ; tu dai tanto . È pulito . Porca è la società che per pulizia ha chiamato ciò ... amore . ( I puntini non sono miei : ma della società . Io non adopero puntini . ) Dal caffè dove bevvi petess la sera della calata , sbocca una comitiva di ominacci con barba , vestiti da donna ; donne spanciate e altro negrume , urlando , saltando con fanaletti e bastoni . Mi tiro da parte . Sono contento di avere a casa un letto bianco , pulito , senza cimici . Ma una donna , una femmina , per me , per avvoltolarsi insieme nel letto , per farla urlare di strette e morsi ! Questo letto è troppo grande . Troppo soffice . È meglio dormire con una coperta per terra . Andai a vedere al Credit se mi prendevano impiegato . Appena montai la larga scalinata , piena di stucchi e d ' indicibili lampadari , il silenzio del lavoro mi fece poggiare i piedi zitto , come se disturbassi , alla fonte , la pulsazione di un mondo misterioso . Mi dissero ch ' era impossibile perché avevo fatto il ginnasio e non l ' accademia di commercio , e poi non sapevo bene il tedesco . Appena uscito , vedendo il bel verde chiaro degli orti sotto il Castello , mi tornarono a mente le fantasie puerili salgariane . Belle cavalcate d ' avventurieri ch ' incontro ad ogni svoltata della mia vita , e mi danno il buon saluto augurale inebbriandomi gli occhi con il luccichio delle carabine strofinate e pronte . Strofinate sul tavolo , la candela un poco piú in là : e il respiro della mamma dormente è tanto lungo che la mano strofinante con foga , su e giú , si rallenta , e s ' accorda al respiro lungo , mentre l ' anima comincia a pensare alle difficoltà , e si riempie di dubbio , come di acqua i fori della tenda appena tolta , Cominciando la piova . Rividi la brunastra tenda nel primo lume dell ' alba , sgocciante di rugiada , e mi curvai a uscirne dallo stretto pertugio , guardandomi intorno cauto , spiando gli scricchiolii dell ' erba che si rialzava . Uno scalone tirato da due cavalloni , carico di stanghe di ferro , correva a precipizio insordando la città . Il cocchiere , piantato con le gambe aperte sui due lunghi tronchi scorzati del margine , frustava e incitava i cavalli . Davanti a quel carro d ' inferno tutti i sogni sparvero . Ero in Corso , fra gente impellicciata e automobili . Me n ' andai a casa stranito . Pensavo : picchiar porta per porta . Otterrò d ' esser mandato in una grande casa di commercio dell ' Indie , a Rangoon , come Ucio . Un cinese schiavo moverà nella mia stanza un ' enorme ventola rossastra , perché le zanzare malariche non si fermino sulla mia pelle . Non scriverò altro che , in inglese : " In possesso vostra stimata del " . Imbroglierò astutamente , come i commercianti non sanno fare ancora . In tasca la rivoltella . Risi : perché in India ? perché la rivoltella , lucida come le carabine degli avventurieri ? Bimbo , sei letterato . E rimarrai letterato per quanto mare frammetta tra la tua ultima e la nuova pedata . Anche se a Rangoon , anche se nell ' isola di Robinson , la ventola ti sembrerà , che so io : l ' azione contro le idee : insomma una di quelle tue immagini strampalate che mettono in sussulto e in compassione la gente . E scriverai nella tua lettera d ' affari cosa che il copialettere non potrà copiare senza che la sezione controllo ti dia del matto . Uscii deluso . Toccai le foglie degli alberi umidi di piova , sforzandomi a non paragonarle con niente . Un ' impressione tattile di bagnato e di freddo , e basta . Avrei voluto mi fossero disaggradevoli . Camminai lungamente , evitando di pensare . Poi decisi : Parto . Andai alla stazione a pigliare il biglietto di terza classe . « Per dove ? » mi chiese il bigliettinaio . Lo guardai . Io pensavo di viaggiare senza destinazione ; viaggiare perché speravo in un disastro ferroviario che avesse schiantato due macchine e piú vagoni , e io mi salvo aggrappandomi fortemente fra i due valigiai , cosí che l ' urto non mi tocca . Poi esco rompendo il vetro dal vagone rovesciato , striscio a carponi ; non salvo nessuno ma corro alla prossima stazione per avvertire , con calma , dell ' accaduto . « Ha la mano insanguinata » mi dice premuroso il capostazione . Io la guardo estraggo il fazzoletto e la fascio . Poi , per favore , domando al capostazione di permettermi inviare un dispaccio al mio giornale . « Per dove ? » si spazientí il bigliettinaio . « Per Milano . » E pensai : mi presento al « Corriere della Sera » . Il treno andava a Vienna , e il bigliettinaio dicendomelo sorrise . Tornai a casa deciso di farmi giornalista . Il Piccolo mi accettò a cento corone il mese : orario da mezzogiomo alle sedici , e dalle venti alle tre . La prima volta che andai a intervistare un ' attrice non ricordo piú se era la Bellincioni o la Tina di Lorenzo - pensavo mettendo il pollice nel taglio ascellare del gilè bianco : Rappresentazione d ' una novità che non conosco ; intervista antr ' act ; caffè neri ; accendo un sigaro ; in redazione : è il tocco . Ordino in pacchetto regolare le lunghe cartelle verdognole , le numero : devo scrivere due articoli : la recensione della novità e l ' intervista : in un ' ora e mezza . ( L ' intervista potevo scriverla la mattina dopo ; ma mi piaceva aumentare il lavoro febbrile . ) Bene . Che dirò a lei ? È bella . E il Piccolo è il giornale piú diffuso di Trieste : io , in questo momento , ne sono il critico teatrale . Una folata d ' immagini come al ritorno delle rondini : ero accanto a un bosco autunnale , e soffiava la bora , e le foglie d ' oro e di porpora turbinavano intorno a me ? Nella mia anima , certo , fu un subbuglio , un accorrere , un saltellío guizzante , come in una vasca di parco quando un bimbo butta una mica di pane . Ma il rosso belletto delle labbra e la polvere d ' oro dei capelli di lei mi parodiò ; e io ne fui spaventato come guardandomi in uno specchio convesso . Scrissi molto male della commedia che m ' era piaciuta , per vendetta , perché anch ' io avevo bisogno di violare la realtà altrui . Ma il direttore si fece portare le cartelle prima che andassero in tipografia , mi chiamò , mi rimproverò aspramente e stracciò l ' articolo . Uscendo di redazione , la prima alba mi faceva male sugli occhi stanchi . Una notte , dopo qualche anno , una notte di lavoro terribile perché era morto il papa , io fissavo la lampada a gas sul mio tavolo . Sentivo andare , borbottare , scartabellare , rombare intorno a me , sempre piú lontano , lontanissimo , e pensavo , chissà perché , a Caino e Abele . Dicevo a Dio ch ' egli era molto ingiusto con Caino : perché non accetti il suo fumo ? i rami carichi di frutti e le biade non valgono l ' agnello di Abele ? Che male ti ha fatto egli , prima di uccidere Abele ? perché ? La bibbia non dice niente . Pensai che questo poteva essere il pensiero centrale d ' una tragedia , e mi misi a ridere malignamente . Io avevo già ucciso Abele . Abele aveva teso le corde fra i corni del bufalo fucilato da me , e cantava . Io l ' uccisi . Ma ora le foglie che mi toccavano erano dure e aspre di veleno come pennini . Desiderai ardentemente : " Abele Abele se tu fossi ancora melodioso in me , in quest ' ora di suprema stanchezza ! Io ho voglia di veder le stelle in cielo e cantare un grande canto " . Ma mi ghignai . L ' anima mi s ' era ormai coagulata per il gocciare della vita inacidita , rabbiosa , negatrice , e mi corrose in rughe la faccia , incassandosi una tana nelle occhiaie . Non vedevo piú le cose , e diedi di cozzo senza sapere in spigoli acuti onde gli altri mi credettero un eroe . Io andavo per la strada già scavata , disgustoso a me stesso , desiderando che qualcuno mi bastonasse a morte . Una volta anche mi proposi d ' uccidermi , ma davanti allo specchio non potei ammazzare l ' essere maligno e ironico che mi guardava . La donna che m ' amava non torse il viso , mi si avvinghiò nervosamente al collo e tentò con tutta la sua anima di darmi un bacio ; ma le sue labbra non aderirono sulle mie . Ora sono quieto e viaggio negli espressi . No , no , la mia vita non fu cosí , ma lo stesso io mi trovo inquieto e spostato . Io ho trovato compagni e amicizia , e ho lavorato con essi , ma io sono meno intelligente di loro . Io non so dir niente che li persuada . Essi invece sanno discutere e dimostrare che bisogna esser convinti di questa o quella cosa . Io sono impersuaso e contraddittorio . Bisogna star zitti e prepararsi . Ma perché essi qualche volta s ' accasciano disperando di tutto ? Chi vuol riformare gli altri non ha diritto d ' esser debole . Bisogna andar avanti e dritti . Bisogna accogliere con amore la vita anche quand ' essa è pesante . Bisogna obbedire al proprio dovere . Essi sono piú intelligenti e piú colti e piú stanchi . Forse io sono d ' una città giovane e il mio passato sono i ginepri del carso . Io non sono triste ; a volte mi annoio : e allora mi butto a dormire come una bestia in bisogno di letargo . Io non sono un grübler . Ho fede in me e nella legge . Io amo la vita . Ma i discorsi d ' arte e di letteratura m ' annoiano . Io sono un po ' estraneo al loro mondo , e me n ' addoloro , ma non so vincermi . Amo di piú parlare con la gente solita e interessarmi dei loro interessi . Può essere che tutta la mia vita sarà una ricerca vana d ' umanità , ma la filosofia e l ' arte non m ' accontentano né m ' appassionano abbastanza . La vita è piú ampia e piú ricca . Ho voglia di conoscere altre terre e altri uomini . Perché io non sono affatto superiore agli altri , e la letteratura è un tristo e secco mestiere . Dunque facciamo l ' articolo . Da molto tempo sto zitto : è tempo di risbucare . Lapis rosso : 1 , 2 , 3 , 4 , 5...; le cartelle sono numerate e pronte . Accendiamo la sigaretta . Inchiniamoci sul tavolino per venerare il pensiero che gorgoglia , commisto all ' inchiostro , giú dalla penna . Lo sviluppo d ' un ' anima a Trieste . Comincio a scrivere ; lacero ; di nuovo , e altro strappo . Sigarette . La stanza s ' empie di fumo , e i pensieri si serrano come corolle al vespro . Inutile illudersi : non ho da dire niente . Sono vuoto come una canna . " Cosa fai qui , davanti a questo tavolino , in questa sporca camera d ' affitto ? Anche se tuffi il muso nella frasca verde della boccia con cui i tuoi occhi , stanchi del grigiume stampato sulle pareti , cercano di sognare , tu , qui , non respiri . Ora , qui anche Shakespeare è una pila di libri che ti ruba un brano d ' orizzonte . Dirimpetto , l ' Incontro s ' inrossa per l ' aurora , e se t ' affacci alla finestra e guardi a sinistra , Fiesole è chiara come un cristallo ambrato . Sul Secchieta c ' è la neve . Andiamo sul Secchieta . " Fasce ai piedi ; doppia maglia al petto , un boccone di cioccolata in tasca : e mentre pesto forte il lastricato della città perché dai piedi il sangue mi scorra piú caldo alla testa , penso : " Che ha da fare con la vita dello spirito cotesta improvvisa scampagnata ? C ' era un ostacolo in te , un poco piú alto del Secchieta : e tu invece di pigliarlo di petto e darci dentro col cranio , gli giri attorno credendo di andare cosí verso il sole che illuminerà a tuo uso e consumo tutte le cose . Sei già stanco ? e ieri ancora sbalzavi oltre i vigneti e giú dai muriccioli scontorti e assodati dall ' edera che t ' intralciava i piedi , e pumpf ! col muso per terra , cervo vinto che i tuoi coetanei cacciatori sbraitando l ' alalà di vittoria legavan con venchi per le zampe e trascinavano a casa - il viso rosso dalla scalmana e dal trionfo . Buttavi giú litri d ' acqua , immersa bocca e naso e occhi nella secchia del pozzo , sbuffando e ingorgogliandoti , senza tregua : sicché l ' alenare delle narici scavava due fondi buchi nell ' acqua . Stanco ? " . Qui nel treno che mi porta a Sant ' Ellero c ' è contadini che appena montati dormicchiano rovesciando la testa sullo schienale di legno . Io cammino su e giú per la corsia centrale del vagone . Stanco ? Non so piú niente , ora . Non sono piú in città . Non ho piú obbligo di dimostrarmi perché faccio questa o quella cosa . Sono una bestia irrazionale . Scampagnata , gita , fuga , pazzia , leggerezza , sciocchezza : non so ; so che vado sul Secchieta dove c ' è la neve . Scendo dal treno , e respiro . Su per gl ' intrigati viottoli de ' carbonai , che qui là si allargano in uno spiazzo nero . Dove vado ? La collina nasconde Vallombrosa . Bene , se non mi sperdo ; se mi sperdo , meglio . Tocco vecchi castagnoni senza midollo né carne ; l ' elleboro nero è fiorito . Forse i miei occhi troveranno tra le foglie brune e il musco la prima primola , accanto alla macchia di neve . Allenta il passo : l ' animo si può ingrassare rapinando la natura . Tutto è fiorito d ' immagini intorno a te . Stendi la mano ! : non i getti del rovo tu tocchi , né il cespuglio tenace delle ginestre , né i sassi della terra : accarezzi e ti pungi del tuo spirito , che è svolato via da te a crearti il tuo mondo . S ' è abbattuto contro l ' oscuro amorfo , e ha piantato di colpo le sue radici , entro di lui ; onde il vento lo agita , rami invernali gonfi come pugno che piú s ' ingrossa come piú si sforza in se stesso ; e i tuoi scarponi marchiano il terreno umido di linfa succhiata su in mille forme dal sole ; e il tuo sguardo si spande fraternamente nel cerchio divino dei colli verdineri , sotto il cielo limpido e lieve che par s ' elevi - luce - piú in su dell ' aria . Cammina amorosamente nel tuo regno meraviglioso . Le case di Saltino . La prima neve nei fossi lungo il binario dentato . Dentro , gambe mie ! : è dura e crocchia come ossi fra i molari d ' un cane . C ' è degli alberi carichi di gemme incuffiate di peluria argentea , come strani fiori . Da una stalla aperta mugghia il muso d ' una vacca , e si lecca dentro le larghe froge . R . R . Telefoni : 50 centesimi e sono a Firenze . Eppure cammino urlando sulla neve , e non c ' è nessuno che si fermi a guardare il pazzo . Tutt ' è bello . Capisco la riforma della scuola media e il cipresso stronco sotto il peso della neve , che giace infissato nella neve attraverso la strada e m ' obbliga a un salto allegro , fermati sul petto i lembi della mantella . Ed è buono il salame , il burro , il tè , il pane casalingo d ' una settimana dell ' osteria di Vallombrosa . Qui è impossibile sian mai venute dame strascicanti lunghe gonnelle per campi ben pettinati e rasati , né ministri hanno mai giocato tennis in solino : molti alberghi attendono di spalancarsi : ma io non credo . Però potrei pigliare a sassi quelle due aquile insaccate in stracci gialli , appollaiate col pernio sui pilastri d ' un portone . Ma su , che al Secchieta c ' è neve assolutamente intatta . Nessuna traccia sul dorso del monte : dove sono i giovani italiani ? Aspettano che si bandiscano domenicate invernali con schi e pattini e signorine . Scrivo con il chiodo dell ' alpenstoc le lettere Voce nella neve . Propongo che la festa vociana sia un ' annua salita al Secchieta , di febbraio . Lupercalia . Ah , ah , in questo momento qualcuno esce dalla redazione d ' un cotidiano e va a dormire ! Venite a bever l ' alba sui monti ! E basta : il disotto sparisce . Non c ' è che una cosa , alta , non vista , che bisogna raggiungere . Nessun ' immagine . I rami sono rami irrigiditi che scattano sul viso se ti sfuggono di mano . Picchia il tacco nella neve per farti il tuo scalino , e un altro piú in su . Ficca l ' alpenstoc . Anche se affondandosi tutto , t ' avverte che la neve è alta come te , non camminare a serpentina ; pianta dritte le pedate . Niente mi giunge dentro di consentaneo , attorno a cui s ' affollino l ' idee e lo poppino e lo assimilino restituendolo mio , frutto dell ' anima piú profonda . Tutto è sensazione di ostacolo che bisogna vincere : io e il monte siamo ; altro no . E non devo esser che io , in vetta . Ti volti a contemplare ? Sei già stanco che ti metti a fare il poeta , caro amico mio ? Se i polpacci ti scoppiano e la schiena ti si ripiega insieme e per ogni centimetro di conquista stronchi col viso , col petto un ramo ; e un altro ramo , e rami chissà fino a dove ti aspettano , duri , ghiacci , ipocritamente velati di neviscolo come una fiorita di mandorli , e i ghiaccioli ti si frantumano nel collo , negli occhi abbacinati dall ' eterno luccicor del bianco ; e il berretto che ti sguizza giú ti costringe a ricalare , e l ' alpenstoc ti s ' incunea tra ramo e tronco , cosicché tutte le cose indispensabili tentano d ' impedirti ciò che devi - agguanta coi denti la lingua che vorrebbe imprecare , e cammina . E se la neve intenerita dal sole cala sotto il tuo piede , in modo che tu potresti adagiarti dolcemente su essa , e riposare , non cedere alla soffice bontà , non poggiar lieve gli scarponi : batti , affondati , tirati fuori e avanti lassú . E lassú - non sai dove , perché forse tu non cammini verso la cima reale , delle carte geografiche - e il tuo lassú è grave di nebbia , forse ; onde tu raggiuntolo a cuore spasimante non vedrai gli Appennini imbrunirsi come giovane carne sotto il sole , né la neve immensa , che tu hai vinto , accendere i colori , né lontano , in basso , Firenze . Ma tu , amico mio , ti sei levato da tavolino per salire sul Secchieta ; e s ' anche tutte le opinioni della strada , che ti si sono infiltrate nell ' orecchio dalla finestra , col frastuono dei barocci scampanellanti e le canzoni sporche di vino indigerito ; s ' anche tutta la vita degli altri è presente in te pur ora e tenta , come una ventata polverosa , di storcerti il collo verso quello che hai già superato a rimirarlo , e accosciarti , tra l ' alto e il basso , sulle tue gambe stanche ; anche se in eterno tutta la città e la sua stanchezza è in te e non la puoi sfuggire - non importa : tu vai in su : questo solo è vero ; tu devi : questo solo è bello . Un dirupo nevoso che mi permetto di superare a zigzag : l ' attacco due tre volte con l ' unghie . E ... Sul Secchieta c ' è una bassa cappella con una madonnina dipinta . Ho acceso un fiammifero per timore che vi fosse dentro il lupo . Sono sgusciato strisciando per il pertugio ostruito dalla neve e sono ruzzolato sotto la madonnina . Penetro con le dita spalancate nell ' acqua del mare , come tra i capelli morbidi e resistenti d ' una donna ; e m ' arrovescio sulla superficie a riposarmi . Le piccole onde sbattono mormorando al mio orecchio , come il cuore della donna all ' amante che riposa su di lei . Allargo lo sguardo : e il mare s ' increspa sotto il sole . La sua anima è quieta e serena , ed egli si stende sulla spiaggia soffice e si culla cantandosi piccole parole ; e cerca con dita di bimbo le conchigline e i granchietti fra la ghiaiola della riva . Mi riposo sul mare . Passano sul cielo bianche nuvole e migrano . Se sollevo un poco la testa vedo tremare gli ulivi di Muggia : nient ' altro . Il riposo è grande e infinito . Una barca apre lenta la vela , si sbanda leggermente , e esita . Poi va , raccogliendosi il poco vento . Io sono qui , portato dallo smuoversi lento dell ' onde increspate . E il mare mi porta lontano dove io non veda altro che mare e cielo , e tutto sia zitto e pace . Apro la bocca e fra i denti mi scorre l ' acqua salsa , e il corpo si lascia calare lentamente nel mare . Son qua per terra come un cane in agonia e i nervi mi si inturgidano per il bisogno d ' amare , e stiro la testa come se un capestro mi si avvincolasse sempre piú stretto intorno al collo . Poi balzo in piedi e guardo nella notte . Dove sei creatura bella che un giorno mi devi amare ? Guardi nella notte ? Sotto le stelle l ' aria ha uno scintillío come di specchio e noi ci vediamo . Creatura fresca , dentro all ' anima tutto è speranza di vita come in un bosco sotto la calura . La piccola erba carezza il ceppo rugoso , tremando nell ' aspettativa . La terra mormora , l ' acqua è vicina . Ecco l ' acqua , la fresca acqua . E tu sei qui fra le mie braccia , creatura . Io ti posso baciare perché mi sono conservato puro . Ho sofferto e pianto per te . Ora è agosto , e i rami rigurgitano di succo e si drizzano smaniosi . Io voglio abbrancarti furioso e sentire questa tua carne intatta torcersi sotto le mie dita , qua sulla terra calda come il mio sangue , perché tu devi esser mia . O creatura bella , io non so che colore abbiano i tuoi occhi , ma sono azzurri perché la grande aria su di noi è azzurra . Non so dove tu sia , ma guardi dall ' alto e rassereni come il sole . In tutte le cose tu sei perché tutto io amo : nella campanula bianca del prato e nel fiume che ti rispecchia e va per l ' ampia pianura portandoti nel suo cuore . O creatura nuova , non so chi tu sei , ma ti sento dentro di me come se nell ' anima un seme mi radicasse . E sono un bimbo che va su per un monte verde , saltando e cogliendo fiori , e d ' un tratto gli s ' apre davanti la valle con i suoi villaggi e la città lontano , piena di luce nebulosa . Tu sorridi di certo , perché le stelle scintillano tanto questa notte . Sento il tuo sorriso sul mio volto come un soffio di vento in un ciuffo d ' erba . Ah cara ! tutti i miei pensieri vanno verso di te come l ' api intorno a un fiore dolce . E vanno e vanno a turbinare intorno a te , creatura mia . Tutte le cose son vere ; ma alcune accadono ora , altre accadranno nel futuro . E s ' io ti racconto in questa triste notte invernale d ' una fata che viene portando odoranti fiori in grembo , tu mi devi credere , o povera anima mia . Ho voglia di cose lievi , dove mi conduce un volo di rondine , l ' orecchio sfiorandomi . Il sole è tiepido come guancia adolescente . Camminando leggermente vado verso a bianchi meli . Lunghesso la strada un ramo d ' olivo il volto mi tocca . Cose fresche ! Rose gonfie di rugiada ; erba su d ' un rivo . Ah se potessi baciar la tua bocca ! Il notturno sogno dei fiori si disperde come la rugiada della prima alba lo tocca . Eppure volentieri io sentirei le tue labbra sui miei occhi quando la mattina penso cosí dolcemente . Andiamo per i prati senza sentieri , perché oggi un tiepido sole ci carezza le palpebre . Camminiamo lungamente , godendoci il sole invernale e le piccole viole fra le foglie dell ' edera sparsa sul suolo . È un giorno che l ' anima è portata in alto dal proprio fiato . Se respiriamo , lasciamo bianca vaporosa traccia di noi nell ' aria . Andiamo ancora avanti un poco , dove il sole scalda il tronco del bianco platano , e poggiamoci la fronte leggera . Sotto ai piedi fruscia l ' erba nuova , mentre andiamo tenendoci stretti per mano e guardando tra le ciglia . Parte terza Ho ritrovato il mio carso in un periodo della mia vita in cui avevo bisogno d ' andar lontano . Camminavo spesso , lento , alle rive per veder la gente che partiva . Studiavo l ' orario dei piroscafi lloydiani , e se avessi avuto qualche centinaio di corone sarei andato in Dalmazia , a Cattaro , poi mi sarei arrampicato su fino a Cettigne , poi chissà ? nell ' interno della Croazia dove c ' è boschi immensi e bisogna cavalcare lunghe ore per arrivare a una casipola di legno bigio . Il pater familias è ancora l ' antico ospite . Di notte , quand ' uno non può dormire , sente un canto triste che lo culla . Forse piuttosto sarei andato nell ' Oriente . Guardavo i bragozzi ciosoti che con una gran spinta si staccavano , gonfi e carichi , dalla riva . Il padrone della barca si levava la camicia per non infradiciarla di sudore , s ' arrampicava sull ' albero , e agganciandosi con la gamba sulla scala a corda sbrogliava la vela , giallastra a macchie mattone . Tutta la notte avrebbero corso l ' Adriatico col borino , e poi un altro giorno , e un altro sotto il sole . Specialmente mi desideravo la piena calma marina , se il vento fosse cessato improvvisamente . Avevo bisogno di star solo . Andavo per le strade poco frequentate , nell ' ombra degli alti casamenti rettangolari , e mi guardavo intorno spiando di lontano il viso dei passanti . Temevo d ' esser conosciuto , d ' esser salutato , di dover salutare . Un amico mi mandò una cartolina : perché non gli scrivevo ? " Poiché non vuoi , non vengo . Ma non è bello che tu sia cosí scontroso ed egoistico nel tuo dolore . Proprio ora l ' amicizia ti farebbe bene . " Tutte buone care persone : ma io ero in cerca di lontananza . Stavo solo , nella mia stanzetta , e ogni sera sentivo battere lente le nove , poi le nove e mezzo , poi le dieci , poi le dieci e mezzo ... Il tempo camminava come si va nei pomeriggi domenicali , portandosi addosso la noia di tutti gli uomini . E ogni notte sentivo passare una carrozza nella via , poi la voce di tutti i nottambuli che gridavano alla moglie o alla mamma per la chiave . Ecco - pensavo - ora mi metto a leggere , piglio appunti , studio . Ma calavo la testa sulle braccia raggomitolate - e non potevo piangere . Non potevo dormire . Ero sotto l ' incubo di un ' afa grave . E uno usciva di casa nella notte e camminava con passi stanchi . Sognavo di una lunga notte di bora , che i pochi viandanti camminano curvi contro di essa , senza pensare . Mi sognavo soprattutto di cedri infissi nel fondo del mare , che a poco a poco impietravano . Avevo bisogno di sassi e di sterilità . E mi ricordai del carso , e dentro ebbi un piccolo grido di gioia come chi ha ritrovato la patria . Quante storie mi raccontai quella notte ! M ' ero sdraiato sul materasso poggiando la testa sul braccio destro , e ero un bimbo che aspettava con occhi aperti un po ' di lume alla fessura della porta e la mamma entrasse : " Non dormi ? È tardi . Dormi , dormi . Ti racconto una storia " . Avevo pietà e tenerezza per me stesso . E mi raccontavo a voce alta una storia del carso : " Molti anni prima di noi una donna del carso con capelli biondi , aveva partorito un piccolo che tremava anche sotto la pelle d ' orso . Allora lei poiché il suo fiato non bastava , accese il fuoco per la prima volta . Il piccolo crebbe e non andava a caccia . Mangiava carne cotta e le notti d ' inverno quando si svegliava d ' improvviso e non vedeva la fiamma , l ' oscurità e il freddo entravano in lui , ed egli pensava strane cose , rabbrividendo . Dalla volta della grotta stillavano gocce , piú lente del battere del suo sangue , e come cadevano sullo strame del giaciglio egli sentiva camminare fuori della grotta . Ma molto lontano ; chissà dove , chi era ? " Pascolava le capre ; si ficcava dentro un cespuglio e guardava il cielo tra le frasche . Un cervo passava annusando , un uccello fischiettava , e quei suoni entravano in lui e si intricavano . Poi dormiva un poco . Poi tornava al calar del sole , e raccontava con parole chiare come le foglie dopo la piova . La sua famiglia l ' ascoltava . " Un giorno , mentr ' egli raccontava , vennero uomini , il torso come macigno spaccato dal ghiaccio ; ammazzarono la famiglia , rubarono il fuoco , e condussero lui in servitú . " Anche altre storie mi raccontai . Ma poi fui stanco , e non potevo dormire . La mia testa erano tanti pensieri rotti che nascevano e svolavano via da tutte le parti , portandomi in mille posti contemporaneamente . Sudavo . Allora m ' alzai , mi vestii in furia , intascai il mio coltello a serramanico , e andai . In via Chiadino c ' era ancora una coppia d ' amanti , e la donna giocava con le dita del compagno che la teneva avvincolata a sé . Io pensai : " Quella donna gli può benissimo morire proprio questa notte " . I cani abbaiavano . Appena su , verso Kluch , dopo la stanga giallonera della dogana , io fui solo e respirai . Camminavo senza pensare . Anche questa mattina s ' è alzato il sole . E come al solito i muratori camminavano nella strada silenziosa , con i loro grossi tacchi . Ho visto una donna dirimpetto alla mia finestra spalancare le imposte e chiamare il figliolo ch ' era ora di scuola . Dentro di noi s ' accumulano molte nausee e schifi , e un giorno escono e ci appestano l ' aria che respiriamo . Secca assai vestirsi , mangiare , alzarsi dalla sedia , ed è inutile ; ma è meglio non turbare le abitudini e mettere un piede davanti all ' altro perché ci hanno insegnato a camminare . Soltanto non porre ostacoli alla noia , perché allora il pensiero s ' agita e fa patire ; ma se no , la vita procede calma , senza scosse né sussurri . Silenzio e pace . Si cammina per le strade senza far rumore . Non bisogna svegliare . La gente dorme , male , bene , ma dorme . Nessuno ha diritto di svegliare il sonno di nessuno . Passa qualche nottambulo , e una guardia di pubblica sicurezza piantona a passi larghi . Vicino ai fanali senti il fruscio del gas ch ' esce dal beccuccio . Un tratto di luce ; la tua ombra cammina davanti a te , poi si smarrisce un poco ; una seconda ti segue ; si fa piccola , s ' avvicina , eguale a te . Ti puoi fermare , sdraiarti su lei , nel lastricato della città , e dormire anche tu . Ma puoi anche andare avanti , svoltare a sinistra o a destra , è indifferente . Ora sei in mezzo a una puzza di petrolio bruciato ; poi , quando questa zona finisce , comincia la ventata calda di grasso dalla cucina d ' un albergo . Tu puoi camminare fino all ' alba per la città zitta , mentre la polvere cala lenta per terra . Piove . È una giornata lunga . Il campanello suona : entra Guido , lascia cader l ' ombrello nel portaombrelli , va in camera sua , butta giú i libri , va a mangiare . Mamma passa piano vicino la mia porta , perché spera io riposi . Il giorno s ' allunga eguale e infinito . Un carro traballa lento per la strada . Odo picchiare su ferro . I colombi tubano sul cornicione della casa . Non so che sarà della mia vita . Due uomini passano vicino e si salutano levandosi il cappello . Uno ha un viso triangolare , tutt ' ossi , con occhi stanchi e erranti ; l ' altro cammina a piccoli passi svelti , tutto contento . È contento d ' aver appetito . È contento della sua casa , della giovane sposa che lo aspetta alla finestra . Ha il Piccolo ripiegato in tasca e porta un cartoccio di ciliege per il pranzo . - Perché si sono salutati ? Che rapporto vi può essere tra questi due uomini ? Tutta la vita è intrecciata cosí ridicolmente . Nessuno può capire l ' altro , ma s ' infinge d ' amarlo e d ' odiarlo . Perché ? L ' altro fa un atto e allora si dice che ha fatto bene , che ha fatto male . In nome di che cosa ? Io passo e lascio passare , e guardo questa ignota vita come un forestiero . Io sono qui perché in questo momento cammino per questa strada e vedo un orologiaio curvo su un panchetto svitare una molla con una piccola punta di acciaio . Tien stretto nell ' incavo dell ' occhio una lente a tubo , naturalmente , senza increspare un muscolo per lo sforzo . Nella bottega mille pendoli dondano ritmicamente e mille lancette segnano l ' ora identica e gl ' identici minuti . Tornan da scuola le bimbe del Liceo , a frotte , tutte vestite di turchino , e cianciano occhieggiando di straforo i giovanotti che fanno l ' aspetta . Un ragazzotto spruzza d ' acqua il selciato davanti a un negozio , poi entra , esce con una scopa e butta la polvere in mezzo alla strada . Un fiaccheráio dorme rannicchiato nella carrozza , sui cuscini rovesciati , e il cavallo , con il muso insaccato , mastica la biada . I colombi di Piazza Grande ogni tanto si levano a tormo e volteggiano in grandi cerchi , poi ricalano e zampettano fra le fossette d ' acqua . Il soldato bosniaco davanti al palazzo della luogotenenza marcia a passi duri , si volta in tre tempi , torna in su . Dove sono ? L ' aria calda mi fa socchiudere gli occhi , e cammino trasognato . Cammino lentamente e guardo come un forestiero stanco di viaggio , e che tuttavia debba vedere perché qualcuno lo attende pieno di affetto e interesse . Ma nessuno m ' aspetta e nessuno si sederà accanto a me tornato chiedendomi con occhi amorosi : " E dunque ? come fu il viaggio ? " . Io sono solo e stanco . Posso tornare e restare . Posso fermarmi qui in mezzo alla piazza finché il sole mi faccia vacillare e cader per terra ; e posso andare fra il frastuono dei carri come nel silenzio della notte , perché in nessun luogo c ' è riposo per questa mia grande stanchezza . E i carbonai che dalla maona carrucolano le ceste di carbone sul Baron Gautsch mi guardano con quei loro occhi infossati e sanguinosi meravigliandosi del mio interessamento . Uno tosse , sputa , l ' aria gli riporta sul torso seminudo , impastato di carbone e sudore , i lunghi filamenti di mucco e forse egli pensa stizzosamente che io ho compassione di lui . No , no : io sono indifferente . Soltanto non capisco . Vedo che si lavora intorno a me . Un bastimento greco imbarca grosse travi ; due pescatori issano la grande vela scura , gocciolante ; un gelataio grida la sua merce ; uno con occhiali neri nota su un libruccio il numero sacchi cemento ; un servo di piazza si fa avanti con il carretto rosso ; s ' accosta , spumando , il vapore di Grado ; un manzo tira un vagone carico di balle di cartone . Sul vagone è scritto : Troppau - Triest - Rozzol - Assling . Ora un treno sbuffa su per il colle d ' Opcina ; un altro arriva a Pola , un altro rintrona sul ponte del Po . L ' aria è piena di strepito . Il movimento s ' allarga . La terra lavora . Tutta la terra lavora in una grande frenesia di dolore che vuol dimenticarsi . E fabbrica case e si rinchiude tra muri per non vedere reciprocamente i propri corpi avvoltolarsi insonni fra le lenzuola , e si tesse vestiti per poter pensare che almeno il corpo dell ' altro è sano e regolare , e congegna milioni di orologi perché l ' attimo l ' insegua perpetuamente frustandola avanti nello spazio , come una dannata che si precipiti senza tregua per non cadere . Non fermarti mai per un minuto , o laboriosa terra ! Cosí sentivo ; e stavo fermo , come se fossi nel punto morto della terra . Avrei voluto pregare i carbonai di lasciarmi lavorare con loro ; ma ridevo malignamente e pensavo : Sí , sí , lavorate . C ' è sempre dentro di voi il mistero come un piccolo grumo che non si scioglie . Lo portate con voi in tutte le vostre faccende , ed esso sta quieto e buono per darvi l ' unghiata all ' improvviso . Mangiate il vostro pane e bevete il vostro vino ; crescete e moltiplicatevi ; perché del pane che mangiate e del vino che bevete si nutre il vostro mistero , ed è l ' unica verità certa che i vostri figlioli daranno ai loro figlioli . Incallite le vostre mani e il vostro spirito penetri oltre i tessuti piú stretti e sia cosí limpido da farsi specchio a se stesso . Torturatevi ogni membro del vostro corpo con tutti gli istrumenti di lavoro , e anche , se volete , buttatevi su un letto comodo e affaticate il vostro spirito . Il mistero non lo estenuate . In che parte di voi è rintanato il piccolo mistero ? Potete stritolarvi tutti , e il vostro ultimo sguardo non lo vede . Lo potete anche cercare nelle notti stellate e tra i filoni di ferro , sotto , nell ' oscurità , fra le radici delle foreste . Anche , se volete , potete ammazzarvi ; ma la palla che passa oltre le vostre tempie non lo brucia , e esso vive in voi anche dopo voi , eternamente , il piccolo mistero che ha fatto questa bella distesa di mare e ha fatto noi e ci ha fatto costruire i piroscafi rossoneri . Ridevo quasi forte . M ' accorsi che mi guardavano . Allora ebbi ribrezzo di me . Stetti duro , fermo . Ero tutto infetto . Mi pareva che una mia parola avrebbe impestato il mondo . Guardai il mare largo , puro , e avrei voluto pregare . Ma no : tutto il mio dolore è mio , tutto il mio strazio è per me solo . E mi rinserrai il petto con le mani , e fui un sussulto di dolore attorto contro se stesso . Mi parve di poter morire perché il mio segreto bruciava avidamente il mio sangue , rosso , come il sole maledetto che tramontava nel mare . Perché non lavori ? Ricordati che qualcuno ha sperato in te . Ella aspetta , e non è contenta . Ogni minuto che tu implori è un delitto . Pesta il capo dentro il tavolino , ma lavora benedicendola . È giusto che sia morta , perché tu sei un vigliacco . Mi sedetti al tavolino , presi la penna , cominciai a fare scarabocchi sulla carta , e facevo freghi con su scritto il suo nome . Improvvisamente mi spaventai e corsi allo specchio . Guardavo fisso i miei occhi e mi domandavo : " Sono molto lucidi ? Ma Vedrani dice che non si può capire dai segni esterni se uno è pazzo . Non sono pazzo . Sta calmo , Scipio " . Guardavo le cose riflesse nello specchio . Le cose riflesse nello specchio - per legge fisica - sono distanti dagli occhi come sono distanti dallo specchio le cose che si riflettono . Cercavo di calcolare se anch ' io vedevo cosí . " Se mi pesto devo sentire dolore . Ma anche i pazzi lo sentono . Come posso avere una prova esterna che io non sono pazzo ? " Il tappeto nello specchio faceva un angolo con il tappeto reale . Guardavo per la prima volta , come un bimbo . I lunghi fili rossi , i lunghi fili blu . Corsi in stanza da pranzo ; c ' era Vanda che lavorava . - Ora parlo . - Ma non potevo . Avevo terrore della mia voce . Giravo su e giú . Se fosse strana , e Vanda mi guardasse spaventata ? " Xe in casa mama ? " Ma no , no : avevo domandato con naturalezza e semplicità . Tornai in camera mia . Mi buttai per terra , tenendomi stretta la testa ; la chiamai , due volte , tre volte , quattro volte , cinque volte ... , e continuai a dire il suo nome lungamente , lungamente , a bassa voce , sempre piú piano . Poi mi misi a ninnare : Din , don , campanon - Tre putele xe sul balcon - Una la fila , l ' altra la canta , - L ' altra la fa putei de pasta - Una la prega sior Idio - che ' l ghe mandi un bel mario ... Poi non ricordo piú . Mi prese il sopore . Mi rialzai dopo pochi minuti e stetti calmo . Non so per dove passai . Ma molte volte ho pregato la pazzia e la morte . Vorrei farmi legnaiolo della Croazia . Amo le frondose querce e la scure . Andrei al lavoro camminando un po ' storto a destra per l ' uso del colpo , e il lungo manico della scure ficcata in cintola mi batterebbe la coscia . Il capo mi dà una manata sulla spalla , ridendo tra denti bruni . Il capo è forte e esperto e noi gli obbediamo con riconoscenza . A noi piace esser comandati . Il capo beve petecchio come acqua , e non traballa mai , ma andando coi suoi passi ben piantati vigila dall ' alba alla notte il lavoro - e gira per la foresta come una grossa bestia affamata . Se tu non lavori , subito senti dietro alle spalle uno schianto di rami , una risata di cornacchia infuriata e una pedata in mezzo della schiena . Ma il capo è buono e mi dice : Uh , Pennadoro ! Ho scoperto una pianta per te . È dura di cent ' anni . Come va la scure ? Alla ! alla ! stavolta mette il primo dente . Il primo colpo , qua . Sentirai che carne ! La mia scure è bella , col manico lungo di rovere , e un occhio quadrato . Ride freddamente come il ghiaccio . È svogliata e pigra , piena di disprezzo . Ama starsene affondata nell ' erba guazzosa e contemplare il cielo . Qualche volta si diverte di giocar con le teste dei cespugli e i getti spumosi del frassino . Allora sorride come una bimba della saliva amarognola che le sgocciola sulle guance . Ma piú spesso è triste e tetra . Ah , ma quando si scalda come dà dentro ! Dà dentro come una bestia infoiata . Piomba , piccola e chiara , senza respiro , e han ! come un tuono che scoppi , è incassata nella carne dell ' albero . Tutta l ' aria attorno ne vibra , e i fringuelli rompono la nota . Si disficca a stratte per assaporar bene la ferita , si libra a dritta ala per un istante , immobile , e han ! è dentro all ' ossa . La quercia sussulta drittamente , senza piegarsi , e accarezza con le frondi basse i quercioletti giovani , attorno , per non impaurirli , come se solo il dolce vento del mare la muovesse . La grande quercia è silenziosa come una madre che muore . Ma la scure canta . La scure s ' alza , s ' abbassa e canta . Ride rutilante , rossa . È come pazza . Io n ' ho paura . Non vedo che questo lampo davanti che fischia e scroscia . Han ! han ! Non sento piú le mani . Il lampo mi sbatte contro l ' albero , e mi ribatte via ! Han ! Piccola mano d ' acciaio , distruggiamo la foresta ! Perché dunque ci estrassero dalla terra ? Dormivamo quieti nel tepore umido delle radici . Piú fondi ancora eravamo , eravamo il buio cuore duro della terra . Venne giú un ' ondata di luce , ci squarciarono , ci portarono al sole . Ebbene : ora viviamo . Ora vogliamo sole sulla terra . Grande sole di deserto . Sole che spacchi le fronti . Distruggiamo la foresta ! I colpi cantano senza respiro , fra il ronzar dello scheggiume . Ah com ' è buono arrivare al cuore della vecchia quercia ! Il colpo s ' insorda . Via ! - Un crollo : rintronan gli echi lontani . Ora gli squartatori e squadratori hanno lavoro per una settimana . Sono venuti i bimbi a vederla morta per terra , e ne unghiano la corteccia lichenosa con roncolette dal manico rosso . Sono contenti . M ' hanno dato fragole e lamponi . Io mi frego con l ' indice disteso il sudore delle sopraciglia e li guardo . Vorrei essere piuttosto sorvegliante d ' una piantagione di caffè nel Brasile . Ho parlato oggi con un negoziante di qui : dice che sapendo lo spagnolo potrei farlo benissimo . Basta un po ' di durezza . Badare che lavorino . Dar di frusta non fa male . Avrei piacere di assaggiare quelle larghe spalle di meticci . È strano che la gente non crederebbe io possa essere aguzzino . La gente non crede ch ' io sono freddo e calmo e che la loro miseria mi dà semplicemente un senso di noia . E io ? Io sono come voi , non badate . Le mani del giovane barbaro sono diventate bianche e deboli come le mani delle femmine . Ora è tempo di sognare : alberi spaccati , schiene frustate , altre cose . Tante altre forti cose . Mamma mi diceva timidamente ch ' era naturale non dormissi , tutto il giorno su e giú per la tua stanzetta senz ' aria ! - Come un condannato : cinque passi in su e cinque in giú , fra due scaffali di libri letti e riletti e un muro bianco dove sta scritto da tanto tempo : Tutte le cose son vere , ma alcune accadono ora , altre accadranno nel futuro . E s ' io ti racconto questa triste notte invernale d ' una fata che viene portando odoranti fiori in grembo , tu mi devi credere , o povera anima mia . - È passato parecchio tempo . Ora il piccolo salmo è tagliato con un frego del dito . E scritto anche , a lapis rosso : Guardami ben : ben son ... ben son Beatrice . Su e giú , giú e su . E poi sedere davanti a questo piccolo tavolinetto , e poi sdraiarsi per terra . In strada gl ' innumerevoli bimbi urlano e piangono e tiran sassate sulla ruletta chiusa dell ' erbivendola . Tornano in rimessa , con gran fracasso , i carri d ' una fabbrica di birra . La casa grigia di fronte è orribile . Quando piove , sgocciola di sudore giallastro . La luce invade camere soffocate , angoli di grandi armadi scrostati , uno straccio per terra , una donna grassa che si leva le calze . A qualunque ora del giorno sono ammassate sulle finestre lenzuola e coperte stinte . Tutto il giorno c ' è una brutta baba sdentata che sbraita discinta dalla finestra contro il suo bambino : " Ah , porco ! Dove te xe , fiolduncàn ? " ' Speta che te guanto mi , mulo ! Cori , Paulin ! Che dio te maledissi in tel anima , porco de mulo ! ' Speta mi , co ' te vien a magnar ! " . Tutto il giorno . Alle diciannove e mezzo una moglie alza lo sportello della finestra e con una piccola in collo aspetta il marito che viene a passi brevi , col bastoncello . Ogni sera . La notte passano comitive di ragazzoni cantando l ' inno della Lega o dei Lavoratori . All ' alba i muratori camminano battendo con i loro tacchi di legno , e la donna apre le imposte e chiama il suo figliolo che è ora di scuola . Usciamo , perché qui non si può piú stare . Andavo nel bosco di Melara . Traversavo i prati e mi godevo del sussurro dei piedi fra l ' erba già alta , camminando lentamente , un po ' curvo , a capo scoperto , sotto il sole , come chi va spiando da piccole tracce e piccoli strepiti una cosa che s ' allontana cautamente . Tutte le carnose papilionacee , rosse , gialle , screziate , sono in fiore . Le foglie delle querce s ' inturgidiscono di succo , e i ginepri sono piú coccole che aghi : coccole verdognole , lisce , fresche come gocce marine . I tronchi dei platani si spellano , e all ' annodatura i primi rami sono gonfi di muscoli crespi come braccia di forti creature . L ' erba dai prati s ' allarga sulla strada maestra . Dolce principio d ' estate in cui tutto è vivo . Io sento d ' intorno a me la sicurezza meravigliosa della vita che s ' eterna . Cede la primavera benignamente , con piovere di petali sanguinei e bianchi al vento vaporante , mentre i calici ingrossano e s ' insolidano e le farfalle rompono il bozzolo filamentoso e le guaine dei nuovi germogli si ripiegano secche e scolorite . Ancora ondula qualche fraschetta gommata e rossiccia , e avvolta dall ' esuberanza dell ' erba ancora qualche viola impallidisce negli umidi nascondigli : lievi parole infantili che tornano sulla bocca della donna che ha partorito . Io mi sdraio sotto un rovere e guardo svolettare tra le foglie mille insettucci rosso turchini , in amore . Tutta l ' aria sul mio capo è piena dei loro brevi svoli . Alcuno cade sfinito , si agguanta al filo d ' erba inarcato e drizza le sue antenne , stupefatto . Per il tronco gropposo scende e sale la doppia carovana delle formiche ; dall ' erba sbalzano sui miei vestiti esili puntolini neri come cicale minutissime . E mi slungo piú fondo in questa forte erba fiorita , e sono pieno di dolore e di morte . Sta quieto . Il cielo è chiaro , come dopo un ' acquata . Nel turchino del cielo lo sguardo si riposa calmamente , come nella distesa del mare . Veleggia un cirro bianco tremolando . Gli orli delle foglie contro il sole lameggiano d ' argento . Riposa . Il vento che vien da lontano ti porta un buon sogno se tu stai fermo e lentamente t ' assopisci . Reclina il capo sulla terra . Ora ti giunge un suono tranquillo di campana . Vicina è la patria . No , non posso dormire . Le braccia dormono , abbandonate lungo i fianchi , gli occhi dormono ; tutto il corpo e l ' anima smania verso il ristoro del sonno : ma una , una cosa veglia che nessuna nenia di mamma addormenta e l ' acqua che a goccia a goccia fluisce vicina non placa , e il vento non porta via tra i fiori con sé , natura , natura ! Una cosa . Non posso dormire . Le stoppie vecchie dell ' erba inquietano come questo pensiero che neanche nel sonno mi dà pace ed è insolubile a tutte le buone virtú della terra , ed è duro , e mi tormenta in ogni posto . Non posso dormire . Un disgusto orribile storce le mie guance per tutta questa vita piena di gioia che mi circonda . Che ho commesso io di non potermi fondere dentro quest ' ora calda in cui una divina certezza d ' amore freme da foglie e tronchi e fiori e uccelli e sole ? Ficco le dita aperte nel groviglio dell ' erbe come si fa per scoprire la bianca fronte dell ' amata , e gli occhi suoi mi guarderebbero fissi serrando l ' infinito fra i nostri due sguardi . Dov ' è la tua bocca , creatura , ch ' io la baci ? Dove sei ? Solo m ' hai lasciato qui . E posso percorrere tutte le vie e i monti e i mari della grande terra , e in nessun posto ti ritroverò piú . Sono ampie e immense le strade del vento piene di spume e ondeggiamenti ; ma tu sei piú in là . E se anche il sole mi fa chiari questi stanchi occhi , io non ti posso piú vedere , tanto lontana sei andata . Quando la notte è viva di stelle , ti cerco negli spazi immensi ; ma l ' infinito è senza di te , perché io non ti posso piú stringere fra le braccia , creatura . Ed eri fresca e odorosa come l ' alba . Eri un ' alberella di primavera . Quando tenevi la mia mano nella tua bella mano lunga , dovevo camminare dritto , con passo fermo . Io ti guardavo negli occhi irrequieti , curiosi di foglioline sotto le foglie secche , che improvvisamente si spalancavano meravigliati o profondi come il dolore , e ti sorridevo . Cantavi a bassa voce , limpida come un filo d ' acqua tra l ' erbe . Dolce creatura ! E quando chinavi la testa sulla mia spalla , io ti tenevo il mento nella mano , t ' accarezzavo le guance e i fini capelli , e una tenerezza tremante mi prendeva non potendo io comprendere che tu eri mia . Piccola , piccola ! perché m ' hai fatto questo male ? Solo m ' hai lasciato qui , dopo averti baciato . E ora non c ' è pace piú , in nessun posto , anima . Dove potremo nascondere la nostra amarezza ? Alziamoci e camminiamo con i nostri cotidiani passi lenti , in cerca della nostra solitudine . Il carso è un paese di calcari e di ginepri . Un grido terribile , impietrito . Macigni grigi di piova e di licheni , scontorti , fenduti , aguzzi . Ginepri aridi . Lunghe ore di calcare e di ginepri . L ' erba è setolosa . Bora . Sole . La terra è senza pace , senza congiunture . Non ha un campo per distendersi . Ogni suo tentativo è spaccato e inabissato . Grotte fredde , oscure . La goccia , portando con sé tutto il terriccio rubato , cade regolare , misteriosamente , da centomila anni , e ancora altri centomila . Ma se una parola deve nascere da te - bacia i timi selvaggi che spremono la vita dal sasso ! Qui è pietrame e morte . Ma quando una genziana riesce ad alzare il capo e fiorire , è raccolto in lei tutto il cielo profondo della primavera . Premi la bocca contro la terra , e non parlare . La notte ; le stelle impallidenti ; il sole caldo ; il tremar vespertino delle frasche ; la notte . Cammino . Dio disse : Abbia anche il dolore la sua pace . Dio disse : Abbia anche il dolore il suo silenzio . Abbia anche l ' uomo la sua solitudine . Carso , mia patria , sii benedetto . Ma una notte il dolore fu quasi piú forte di me . Lo sentivo raccogliersi a goccia a goccia , e l ' anima sí chiudeva arida e indifferente , cercando di non dargli presa . Io so la paura . Non si capisce altro : ora quell ' uomo viene avanti e m ' ammazza . Io non posso muovermi . Non posso sottrarmi . Fare strepito , no . Devo guardarlo fisso . Cosí era di me . Camminavo rabbrividendo sulle scaglie calcaree , sonanti come piastre di ferro ai miei passi , fra cespugli e pini giovani . Lo strepito dei miei piedi non mi faceva terrore ; ma mi sgomentavo , sudante , come la scaglia toccata scivolava piú in giú , urtando le altre , crepitando fra stecchi e foglie . L ' anima era stanca e non voleva piú patire . Voleva rimanere sola e oscura . Pregava con nenia , che non venisse il dolore , che non venisse l ' affanno , che la lasciassero sola e oscura . Ma non c ' era pace nella preghiera ; non m ' ascoltavo . Ero tutto teso e doloroso verso uno sfrondare improvviso , un lampo , un colpo di fucile , uno scroscio . Una terribile cosa presentita ; che mi può cogliere qui , da questa macchia nera , dietro quel muricciolo , eccola . Correvo , per sfuggire il dolore che m ' inseguiva fra i cespugli mossi , verso il cielo aperto , dove si vede da tutte le parti intorno , nella luce dell ' orizzonte stellato . Ma nell ' infinito notturno fui piú solo e senza difesa . Solo , col mio dolore , unico compagno , buon compagno , da reclinare la testa in lui e piangere . Piansi come un bimbo sperduto . La luna bianchissima nell ' aria , soffusa sui sassi e sulle piante da inumidirsi le labbra e toccarla , fredda , con la mano . Il mare sotto di lei s ' innalzava in una strada d ' argento , procedente a larghissime spire . Nell ' immensa luce d ' alba l ' orizzonte lontanissimo guardava da tutte le parti , penetrando indifferente in ogni cosa . E io piangevo solo , alta ombra nera osservata e vana . M ' accoccolai fra le rocce a picco sul mare , nascondendo vergognosamente la faccia nelle mani . Io non credo in Dio , non credo in Dio . Ma forse lei è qui sopra di me , in questa luce senza scampo , in questo cielo , in questa terra . Anche tu sei qui con me . Forse anche tu soffri . Aiutami , creatura . Ch ' io senta solo una sillaba della tua voce e la tua mano sulla fronte , perché è silenzio e solitudine qui , e nessuno disturba . Intorno , nessuna cosa respira . La terra si può aprire e restituire la sua preda . Il cielo si può riunire per ricrear la sua forma . L ' anima è diffusa in tutte le parti ; ma io voglio averti ancora qui , amore . Io posso farti rinascere . Basta ch ' io creda . Io credo che tu puoi rinascere . Tu non sei ancora morta . Aspetti prima che ritorni . Io ti scrivevo che si sarebbe stati contenti assieme . Vedi , quando s ' ha te tutto è cosí semplice e bello . Arrivederci presto , amore . Aspettami presto . In luglio sarò di ritorno . - Allora , quando ti scrivevo questo , tu eri già morta . Ma ora sono tornato , e t ' aspetterò fino all ' alba , perché tu sei ancora mia , e non è possibile che tu sia morta . Non avermi abbandonato ! Sta ' con me , piccola . Ti prego , ti prego . Creatura . - Non alzavo la faccia per non disturbare la sua volontà . E bisogna credere e star fermi e credere . Un tocco fra i capelli . Forse era il vento . La terra è chiarissima sotto la luna . Perché tu sei eternamente morta . Ella è morta . Non è comprensibile questa parola . Nessuno la può veder piú . Nessuno ode piú la sua voce . È morta . Io non capisco la morte . Io non so nulla . Io sono davanti alla morte e la guardo incantato come guardo questa roccia spaccata sotto ai miei piedi . Ma io non voglio morire , perché non so che cos ' è la morte . Ella è in una tomba nella pietra liscia , nella bara , serrata con viti . Come facevano quando invitavano le viti ? Ella è con le mani distese lungo i fianchi . Di fuori c ' è un nome e due date . Bisognerebbe strappare quella lapide . Bisogna portare tutti i ginepri del carso sulla sua tomba . Porterò un macigno grande ; e rami di quercia giovane , perché tu stia sotto il fresco delle foglie , e i boccioli , e i narcisi , tutti , cosí i fiori non nasceranno piú in carso . I fiori del carso seccano sulla sua tomba , brava gente mia ! Avanti , avanti , cercate se siete bravi . Io li ho presi tutti , e ora scendo e la porto quassú con me e stiamo in pace . Occorrono tutti i boschi di pino per bruciare il suo bianco corpo . Riposiamo , riposiamo . Ella è morta , è inutile . Uno vive tra noi . Per anni e anni . Ha bevuto il latte d ' un ' altra donna , ha imparato a scrivere da un altro , ha insegnato a scrivere a un altro . Io le ho dato un tormento , tu hai sofferto per lei . Sí , perché aveva degli amici , e quando essi eran lontani a lei pareva di non essere neanche viva . Ha parlato con migliaia di persone . Ogni suo atto e ogni sua parola è allacciata con i nostri atti e le nostre parole , e forma un cosa unica , non sua , non nostra , di tutti noi , di tutti . Niente interviene . Un piccolo niente , un atto di volontà : un attimo : quella persona non è piú eternamente con noi . Com ' è possibile che uno può morire mentre gli altri continuano a vivere ? Io non domando com ' uno può morire , io domando come gli altri continuino a vivere . Egli è morto , egli solo . Gli altri alla mattina dopo vedono levarsi il sole . Si stampa il suo nome sul giornale . I treni corrono . Potete già leggere il suo nome nell ' avviso mortuario del giornale comperato in una stazione intermedia . Io non patisco . Anche questa signora qui di faccia legge il suo nome sullo stesso giornale che ho in mano io . Trentamila copie . Io vado a vederla morta . Ma questo non fa niente ; ma io domando : se egli solo , egli addolorato da noi , egli amato da noi , egli solo è potuto morire , continuando la nostra vita dunque l ' odio , l ' amore , la comprensione ? Nessuno può penetrare dentro una persona e amarla cosí perfettamente ch ' essa sia legata a noi come corpo nel corpo . Uno può morire poiché nessuno lo può comprendere ; dentro ogni individuo c ' è un segreto tutto suo che l ' amante e il maestro non toccano . E l ' individuo è per l ' eternità staccato dagli altri individui ed egli aspira a esser tutto , dalla punta delle dita alla sua fede , tutto un segreto invisibile , senza che gli altri lo possano cercare , muto e solo ; egli aspira alla sua pace d ' individuo , dove la sua forma non sia turbata dall ' altre ; esser tutto suo . Ed egli patisce finché non arriva : questa ricerca è la vita . L ' individuo desidera di morire dagli altri . E naturalmente noi non possiamo comprendere la sua morte . Già da bimbo esiste nell ' uomo il rimpianto . Già allora sentiamo che ci manca qualche cosa che godemmo e che s ' è persa , e piangiamo ; e tutti gli uomini assieme , tutta la storia degli uomini non può consolare il piccolo bimbo che rimpiange una cosa . Questa è l ' umanità in cui ho creduto . Lavorare è cercar invano un ristoro per la cosa perduta . Ognuno si cerca , ipocritamente , selvaggiamente , sul corpo della donna , nella mano dell ' amico , nella fede , in Dio . Ognuno , vanamente . Io solo , quassú , solo , sono sincero ; ma anche la solitudine e la sincerità non bastano . Non basta sapere . Io penso in parole che gli altri pensano . È necessario morire . Solo questo è indispensabile : essere . Ma com ' è possibile che l ' individuo sia , quando ha raggiunto la sua solitudine e non c ' è piú ostacolo davanti a lui ? Egli muore imperfetto : come si perfeziona senza misura , meta , mezzo , attività ? Egli muore uomo . Che cosa avviene nello spirito individuale che muore , perché si possa mutare cosí integralmente il suo carattere umano ? Dunque l ' ultimo atto di vita è l ' integratore dell ' individuo ? In quell ' attimo egli è perfetto , e gode umanamente della sua perfezione divina , perché nessuna cosa umana può morire prima d ' aver raggiunto la sua meritata divinità . Ma chi ha detto ciò ? Che verità afferma che per morire bisogna esser perfetti ? Questa può essere l ' illusione con cui tu hai tenuto su la tua debole vita . Chi dimostra che c ' è perfezione nell ' individuo ? Egli può anche morire benissimo essendo imperfetto , rimanere inespresso nella sua parte ottima , per tutti i tempi inespresso , senza possibilità di futuro . Con questa eterna , ferma angoscia . La morte non è pace . La morte è un tormento orribile . Ma lo sente ? rimane la coscienza individuale ? Il tormento orribile del tutto attraverso di te . O il tutto patisce senza riposo ? Il tutto ? cos ' è ? T ' hanno abituato a questa parola . Forse non esiste un tutto , esistono parti staccate che cercano inanemente di fondersi . Qual Dio t ' ha rivelato che la morte sia sola ? Può essere un tuo pensiero d ' angoscia . Può essere che neanche il tuo tormento piú duro tocchi la verità . Non è scritto che ci sia una verità . Perché è necessario che ci sia ? E anche se c ' è , al dolore non è dato la grazia speciale di veggente . Quest ' è la rettorica del dolore veggente . Perché il dolore dovrebbe essere piú profondo della gioia ? La cosa pensata da tutti non è necessario sia vera . Per esempio , cosa parlano di annullamento nella pace cosmica , di trasformazione organica perché nasca una forma particolare ? Ma può anche essere vero , chi ha detto di no ? La tua superbia di non appagarti in ciò che gli altri dicono . E che vale la tua superbia davanti al mistero ? Tu sei uno che non sa perché perisce questa pianta adesso che l ' hai strappata di terra . Era una pianta di timo . Sei venuto quassú , portato dal suo profumo . L ' accarezzavi tanto . Le volevi bene . Era una dolce pianta di timo . Snella , con un ciuffo lieve , odorosa . Tu l ' hai strappata perché non hai capito cos ' era . Tu non l ' hai capita , perché sei un letterato . L ' avresti radicata piú fonda nella terra , nessuno piú l ' avrebbe potuta strappare . Potevi esserle dio . Ora marcisce . Nascerà nuova vita da essa . Vita ? ma mille vermi e mille gramigne valgono la pianta di timo che hai fatta morire ? Dio , perché i buoni , perché anche i buoni ? Ma è dunque necessario alla vita che i suoi scompaiano perché essa possa continuare ? Cosí debole è la vita . Indifferente , senza legge . Muore anche il buono perché anche il cattivo nasca . Nessuna legge . Non un buono per un cattivo : sarebbe legge . Buono o cattivo , buono e cattivo : ma queste son distinzioni nostre ! Nell ' universo non c ' è legge . Regna ancora il caso , anche ora che è nato l ' uomo e la volontà . Tu ti sforzi d ' esser buono , ma la natura non ricava niente da questo tuo sforzo . Ma gli uomini sí , gli uomini ! E , signori uomini , dopo gli uomini ? dopo la vostra alta sapienza ? L ' universo nuovo sarà migliore perché Dante ha scritto ? I Prigioni di Michelangelo terranno sulle loro spalle la notte eterna perché non fracassi la terra che gira intorno al sole , e il sole che gira intorno a Ercole , e Ercole che gira intorno - Intorno a che cosa ? - Ma tu uomo , tu che vivi e obbedisci alla tua coscienza , sapendo che non migliori niente , sei un eroe . Sei il tutto di fronte al niente . Dio tu sei . Dio ? - Ma non potrebbe anche essere che tu vivi soltanto perché ci sei abituato e ti secca provare l ' ignoto ? No , non facciamo storie grandi ; vediamo semplicemente come stanno le cose . La vita è dopo tutto molto comoda per chi non sa arrischiarsi nel largo mondo . Chi esce dalla casa può smarrirsi , non ti pare ? E c ' è una persona che ama assai il suo cervello e il suo largo petto . C ' è qualcuno che vive perché è ambizioso ; ma , umile , dovrebbe morire . Costui sogna nella sua superbia di avere un compito e una strada , ma che conti tu in realtà ? senza fede , senza lavoro , senza amore , carne accasciata ! Il tuo spirito è soggetto al caso . Una persona è morta : e tu non credi piú . Sei una forma qualunque dell ' universo che solo in questo può essere superiore : vincere l ' orgogliosa abitudine , e morire . Tu ti puoi persuadere del mistero . Puoi rinunziare . Essere umile , sereno . L ' abisso non fa orrore . Si può scivolare giú . Solo bisogna lanciarsi piú in là per non portare con sé i sassi fragorosi . Andar giú zitti . Non disturbare il freddo silenzioso dell ' universo . Come l ' acqua nell ' acqua . O , o ! - ma anche può essere che tu non sai sopportare un dolore , amico . Può essere , non è assolutamente certo , caro . Può anche essere che ora io ti parli soltanto per paura di morte . Ma se fosse vero che tu muori perché non sai sopportare un dolore ? Perché sei incerto ? Ora viene l ' angoscia . La sentite ? L ' aria è spasimante sotto le sue grandi mani . Le nuvole serrano la luna . Sangue , nero . Silenzio . Dio ! Dio muto e fermo sul trono . Non voglio ! È vigliacco morire senza una certezza . Per nessuno ; ma per me , per me , non posso ancora morire . No , sincero , sí , sincero : perché bisogna esprimere questo momento . Esprimere . Tutta la vita è espressione . E dunque osserva la tua morte con la calma necessaria , e preparati un efficace stato d ' animo . Ma perché ? Io vado avanti . Io sono un poeta . Sí , vado avanti , certamente . Il mare è in fiamme . Il cielo è grande . Notte , buona sorella , un po ' di vento va e viene . Come sarebbe quieto dormire . Notte ! voglio te , mamma ! non venga la luce , non voglio l ' alba . Ho strappato tutte le peonie di Lipizza , piena la mantella , e le ho versate sulla sua tomba . Mamma , di ' che non facciano strepito , vado a dormire . Arrivederci , mucci , addio . Per la strada venivano tutti gli asinelli carichi di latte . Erri ! erri ! Quasi montavo su uno perché ero stanco . Che effetto fa , tornar di lassú e per le scale puzza d ' olio bruciato , non so che odore . Ma chi sta in questo casamento enorme ? No , no , grazie , non ho fame . A rivederci . Ora ha vinto la pioggia . Un respiro caldo di vento fa tremare i fogli sparsi sul tavolo , un respiro umido , di malato . Dalle stanche nuvole s ' infiltra la pioggia , giú per l ' aria . Tutto s ' ingrigia in un languore d ' affanno e la gente cammina senza meta nelle silenziose strade lunghe . Torniamo alla vita cosí , rassegnati e muti , perché forse è meglio , e il dolore e la gioia sono vani . Finiti gli studi , tornerò a Trieste , e farò il professore . Io non ho molti bisogni , vivo con poco , e il piú sarà per le sorelle . Alle domeniche andrò dagli amici e passeremo un po ' di tempo insieme , seduti vicini , chiacchierando affettuosamente . Questa buona figliuola è cosí felice che sono venuto , dopo tanto tempo ! , a trovarla . Mi prende le mani guardandomi con tanto affetto ; e non chiede e non è curiosa . Forse ella sa , ma mi lascia godere in pace il tepore della stanza riscaldata e la tranquillità della sua casa . « Berremo una tazza di tè , vuole ? Aspetti : dico di non essere in casa per nessuno , sono cosí contenta ! » Ma no , perché ? Anzi , ho voglia di vedere un po ' di gente e discorrere con loro . Son rimasto qualche giorno lontano . Ho sofferto un poco ; ma ora mi son rimesso quasi completamente . Beviamo il suo buon tè , aspetti , questo biscotto è piú buono . E cosí mentre si sta chiacchierando da buoni amici , viene una signorina , porta nuovi discorsi , si parla , anche si discute . Poi io saluto affettuosamente e torno a casa e sorrido ai miei e gioco con loro . Essi sono contenti . A poco a poco , meravigliandosi l ' un l ' altro , tornano a parlare con voce naturale , senza guardarmi piú di sfuggita e chinare la testa sulla tavola , imbarazzati , non sapendo che dire . Ora a poco a poco la vita nostra riprenderà l ' usato tono , vedrai mamma ; anche lavorerò . Sono un po ' cambiato , è vero , ma tornerà anche la speranza , aspettiamo un poco . Ma l ' anima mia benedetta ha ancora tanta forza da negare duramente , no , no ! cosí , no . Via dagli uomini finché tu non li ami . Via ! rispetta almeno il tuo dolore . Meglio questa scrosciante piova sul mio capo , e tornare lassú , magari per sempre . I cani di notte ! Vengo su , via dalla città , dimenticando per la fatica di metter un piede davanti all ' altro , e non sento frondeggiare gli alberi lungo la mia salita , non vedo queste piccole case solitarie , serrate e sbarrate come per un assassino notturno che sempre sia pronto . Cammino . La via è acquitrinosa . Non so della città che dorme o luccica o impazza dietro le mie spalle . Non so del cielo . Cammino nella fedele oscurità , svoltando perché il viottolo svolta - e sempre mi pare che stia per finire e io mi trovi chiuso dove non si può piú andare avanti . Cammino . La smania dell ' incerto , l ' ansia dei muscoli hanno ingoiato il dolore . Penso semplicemente di metter bene il piede per non sdrucciolare . Ah l ' oblio , l ' oblio in questo andare anelante , col petto proteso in avanti per sbilanciare in su tutto lo stanco corpo ! Il sangue mi batte rotto nelle tempie . Piú presto ! E d ' improvviso , nell ' orecchia , qui sul capo , l ' urlo vigliacco d ' un cane . Un urlo rauco , furibondo , quasi disperato . Un urlo di vendetta per le inutili notti di veglia . L ' anima si riscote e trema . Che cosa faccio qui a quest ' ora ? All ' urlo risponde il cane vicino che non aveva sentito il mio passo silenzioso , e un altro dirimpetto , l ' altro piú in su , giovane , allegramente . È dato l ' allarme . E subito tutto l ' anfiteatro di colli è sveglio , e la notte ulula e ringhia contro questo mio povero passo che evitava lo stelo secco per non svegliare , per passare via , andar solo e ignorato . Una finestra s ' apre cautamente , io m ' allontano impaurito come colto sul fatto . Tutto è di nuovo presente . Torna il dolore e l ' angoscia . Ho paura . C ' è troppe cose ignote , gravide d ' oscurità , intorno a me . Sono veramente in un bosco ? Non fui mai qui . Non trovo nulla d ' amico . Tocco i tronchi umidi e gommosi - è un frassino , certo , questa scorza liscia come pelle . Non senti ? Cade una piova di piccole corolle bianche , come perle minute . Tutto è riposo . Non muoverti . Non disturbare . Eppure qualcosa è sveglio . Scricchiola e crepita leggermente . Che è che anche di notte non dorme ? Non fa vento ; l ' aria pesante era ostacolo all ' andare . Sto fermo e ascolto senza respiro . Chi è nascosto nel bosco ? Ma ho il mio coltello qui . " Chi è ? " Nulla . E tremo di questo mio vagabondare notturno , in posti deserti dove solo chi deve nascondersi cerca il suo letto ! Come se io meditassi qualcosa contro gli uomini . No , no ! Ecco , vedo la bragia della sigaretta , scende un uomo . Mi passa accosto con cautela , guardandomi di sfuggita . Perché ha paura ? Ma io non gli faccio niente ! io sento il suo passo allontanarsi e perdersi ... ora è già nella sua casa , accende il lume e guarda i suoi figlioli che dormono . Io ? Neanch ' ella dormiva . Anch ' ella era sola e dolorosa . Io veglio la sua notte . Io batto i boschi e le macchie come un guardiano notturno in cerca dell ' assassino . Io non tollero che la notte nasconda nessun malfattore nella sua ombra nera . Dalla sera all ' alba io cammino cercando , e alla mattina mi butto sotto un albero e aspetto fino alla sera . Una volta o l ' altra lo devo trovare . Fino allora non ho diritto di dormire la notte . Anch ' ella non dormiva . La notte ella balzava dal letto e spalancando la finestra avrebbe voluto star sola col vento nella sua angoscia . Guardava le scure masse del carso diffondersi davanti a lei , ma laggiú per le strade camminano , cianciano e si fermano per discutere di politica e d ' affari quelli che camminavano e si fermavano lí , sotto la sua casa , quelle notti . Si sdraia accanto alla moglie grassa . - Sogna che venti giovanotti elegantissimi le si accalcano intorno ammirati del suo cappello nuovo . - S ' inquieta perché non seppe vendere quelle casse d ' agrumi . - Pensa che finalmente le vacanze universitarie sono finite , e si ritorna a Vienna . - Chissà perché la sorella ha guardato cosí fisso quell ' uomo ? - Bisogna che tu sia piú cortese con lui . Questa è la vita che esigeva il suo sorriso . Ella doveva esser allegra . Ella aveva tutto . C ' era uno perfino che studiava i segni di lapis sui libri ch ' ella leggeva , e sapeva tutte le strade dove passava ogni giorno . Tutto ella aveva . E si ammazzò . Ah ! - È lucido il mio coltello , natura ! Gli occhi vi si specchiano come in volto fraterno . La sua lama è pura di macchia come punta di piccone . Acciaio di Solingen , manico di corno , serramanico durissimo . Fedele e vigile compagno delle mie notti , ficcati dritto nella terra accanto alla mano destra . Silenzioso e sicuro . Io chiesi un temperino a un ' amica ; essa mi portò questo quindici centimetri di acciaio . Silenzioso s ' arrotò sui rami e sui tronchi . Ora ride di freddo e di tormento . Silenzioso vuoi riscaldarti ? Tu mi bruci le labbra dal freddo . Ricordi quella notte ? Era caldo , no , dentro la faina ? Come la infiggemmo ! Sussultava torgendosi rotta come una biscia , e tentava di strattarti dalla terra . Ma io , ridendo benignamente , le sputavo fra i denti fradici di sangue , e ti aiutavo da buon fratello affondandoti col pugno , sicché il tuo manico incassava un solco sempre piú fondo nella schiena stroncata , e la sua pancia s ' appiattiva contro il suolo , il suo strido s ' inveleniva come un cantino sempre piú strinto piú strinto . - Stinc ! Hai dimenticato ? i suoi bei mostacchi da ratto ! Rigido d ' ozio tu sei ! o via ! Ecco che nel frassino tu fai il tuo netto incasso triangolare , e ne geme un succo biancastro come sangue marcito . - Come ? Eh , eh ! tu hai sete di piú buon liquore , Silenzioso ! La vendetta dissecca . Vieni qua : dammi un bacio ! Come tu ridi ! Caro . Zitto ! La torre municipale batte l ' ora . Va bene : è proprio l ' ora . La città schifosa è laggiú , nel fumo e nella luce . Andiamo , Silenzioso . Natura , io ti ringrazio . Tu m ' hai fatto libero , e ti ringrazio . Io ero pieno di legge e di dovere . Io sapevo cosa era la bontà e cos ' era il male . Ma tu mandi gli uomini cattivi e poi mandi altri uomini per vendicarti di essi . Li strappi , con un piccolo atto , dalle preoccupazioni del mondo , e li fai tutti tuoi , per la vendetta . Tu fai morire i buoni per i tuoi giusti fini . Tu ci fai spremere d ' angoscia per i tuoi giusti fini . Tu ci crei e ci annienti per i tuoi giusti fini . Natura tu sei dal principio dei tempi giusta , e io ti ringrazio d ' avermi fatto nascere . Io t ' obbedisco , o divina e buona natura . Che vuoi con questo tuo bimbo sano che fai crescere nell ' amore di te ? Aspettiamo che cresca , vuoi ? Aspettiamo che venga su e lavori e ami . Ora riposa . Lascialo riposare , natura . Egli ti vede bella come la sposa e parla con santità di te . Quel piccolo bambino crede , t ' assicuro . Egli crede , e bacia i fiori che incontra per i campi e saluta gli uomini meravigliandosi della loro bellezza . Egli guarda come lavora il fabbro e come mettono il lastrico nelle vie . Egli ha voglia di sedersi insieme ai forti facchini sul carro che corre e aiuta la donna a mettersi il mastello in testa . Egli ha voglia di aiutare gli uomini . Lasciamolo crescere . Io ho tempo , molto tempo , aspettiamo . Qui , qui in questa grande casa verde è nato . Non credete ? Perché mi guardate negli occhi ? È già l ' alba ? Presto rosseggia laggiú . Bisogna far presto . Ma non guardatemi cosí , non temete affatto ! Io sono un bimbo che aspetta , che ha tempo , che ha tanto tempo , e aspetta di crescere e di amare . Toccate come sono già fredde le mie mani , sono un pezzo di carne gelata . Ho freddo . Datemi un po ' di fuoco e un po ' d ' acqua , vi prego . Ma non sentite , non sentite come patisco , fratelli ? Lasciatemi dormire qualche ora sul vostro letto , perché sono assai stanco . Sto seduto in riva allo stagno dove le armente vengono a bere , allungo la mano , prendo un sasso e lo butto nell ' acqua . Il sasso fa un tonfo motoso e sparisce . Cammino a testa bassa , scoprendo i pezzettini di vetro , il filo di paglia , i batufoletti di capelli mischiati con la ghiaia . Rompo uno zolfanello in due , prendo il temperino , taglio i pezzi per lungo , taglio i nuovi pezzi ; poi butto via tutto . Avrei voglia di fresche perline da infilare con l ' ago . Non riposerai . Questo ti prometto . Lavorerai piangendo dal disgusto , ma lavorerai . Sei stanco , e forse non puoi far piú nulla . Le tue mani non sono piú abbastanza forti per il martello ; il tuo cervello è annebbiato . Sei una bestia ferita a morte che cerca un nascondiglio per crepare . Sta bene . Ma lavorerai . Tu non sai niente . Un piccolo atto incomprensibile ha disperso le meschine verità che t ' eri racimolato a schiena curva . Sei solo e nudo . Sei inerte . Sei davanti a un mistero che ti sarà impenetrabile per sempre . Sta bene . So . Ma lavorerai . Non sai perché l ' erba cresce e il mondo esista . Non sai se il mondo esiste o no . Non sai cosa tu sei . Può essere che l ' universo sia nato da una maledizione . Il tuo dannato lavoro sarà , forse , eternamente vano . Ma lavorerai , come se tu fossi l ' ultimo dei rimasti . Dopo - non so se vi sarà riposo . Ma ti prometto che qui non avrai riposo . Qui lavorerai . Questo è certo . Io voglio rifarmi forte e duro . L ' aria del carso ha già sfregato via dal mio viso il color di camera . I polmoni tiran piú lungo la fiatata . La schiena sente poco i sassi . Io amo il corpo robusto , capace di patire , di resistere , di lavorare . I deboli mi fanno schifo , come creature dipendenti dalla pioggia e dal bel tempo . Salute è condizione di libertà . Le malattie vadano da chi è abituato a stare in letto - diceva mio zio - e non mi vengano a rompere le scatole . Mi fa piacere poter stroncare sul ginocchio un tronco di nocciolo , e buttar venti passi lontano la pietra che quasi non posso alzar fino alla spalla . Mi fa piacere ricordare che una volta c ' erano uomini che sradicavano un quercione dalla terra per servirsene di bastone . Buona cosa è poter difendere col proprio pugno la propria vita . Non amo il revolver ; non saprei , forse , sparare contro un uomo . Difendermi a coltellate , sí . Vivrei quassú in carso , solo . Forse troverei la mia vera Vila , Carsina . Lei non doveva morire . Credeva che io fossi tutto forza e bontà . Io non sono forte . Io ho bisogno d ' amare come tutti gli uomini . Io voglio la vita piena , completa , col suo fango e i suoi fiori . Io non sono fedele alla morte . Io voglio bene alla carne sana , piena di sangue e di prosperità . Io voglio bene alla mia carne . Carsina sarà dritta e avrà i capelli un po ' resinosi come i ciuffi dei ginepri primaverili . Denti bianchi e aguzzi , per mordere . Elastica alla vita da rovesciarsi in una rossa risata col capo all ' ingiú sotto la mia stretta . Sarà bello svegliarsi alla prima alba e vedere i piccioli delle foglie e il cielo bianco tra esse . Baciarci nella rugiada . Carsina , finché tu sarai giovane io vivrò quassú solo con te . Io avrei dovuto vigilare nel suo sonno come un cane nella camera del padrone perché nessuno v ' entri . Avrei dovuto tenermela tutta nelle braccia , e radicarla nella terra . Quando la baciai non seppi pensare che nel suo cuore poteva essere il pensiero di morte . Io non l ' ho capita . Ora non è dolore , ma punizione . Accetto e non mi lagno . Non patisco . Il male sussulta di tratto in tratto in me anche nel sonno , nel torpore e nella stanchezza fisica . Io credo anche dopo la morte . C ' è un grumo sanguinoso dentro il cervello che non mi permette di pensare limpidamente . Creatura , io benedico il giorno che sei nata e il giorno che hai voluto morire . Non chiedo e non urlo . Io so che tu sei morta ferma e sicura . Le piccole parole non possono spiegare la tua morte . Ma ogni buon atto nostro viene da te , e tu continui a vivere nel laborioso amore . Cercheremo d ' esser degni di te . La nostra opera è tua , e se possiamo esser contenti di lei , il tuo sorriso ci dà gioia e pace . Noi ti ringraziamo , sorella , e amiamo la tua morte come abbiamo amata la tua vita . Tu non conosci il mistero , ma anche il dolore che ti fermò gli occhi sul nulla è parte di esso ; e se tu lo esprimi sinceramente , una parte del mistero è svelata . Perché dal fiore tu conosci le radici , non dalle radici la pianta . Se il tuo dolore è inerte , che vale il tuo dolore ? Allora esso è vano , e tu , la tua vita , e il mondo . Come nella sacra forma umana tu devi cercare il mistero , cosí il dolore e la gioia sono lo sformato nulla da cui tu devi estrarre un nuovo mondo . Se tu fai , il tuo dolore ha preparato agli uomini una piú intensa eternità . Perché non sai cos ' è il bene , ma senti chiaramente cos ' è il meglio . Il patimento è buono , se esige da te un piú profondo dovere . Cosí tu ti allarghi nel mistero , nutrendoti di lui , e le sue tenebre diventano sole nella tua anima . Per questo , che tu devi essere piú buono , tu sei uomo fra gli uomini . Ora li puoi amare perché hai sofferto e disperato . Benedici il tuo dolore e scendi , sereno e severo , fra essi . Sono disteso nell ' erba . Sugli occhi mi sventola il sole con il tremolio soffuso degli olivi . Giunge giunge pieno di salute e di gioia il maestrale dell ' Adriatico . Abbrividisce il verde mare di Grignano , e sprazza in innumeri fiamme e scintille dorate , e la fresca pace mi penetra disciogliendomi come terra di marzo . In bocca balza un canto ingenuo e scomposto . Come il corpo s ' adagia avidamente sulla terra ! Le braccia si distendono grandi su di essa , e il mio respiro si fonde come una preghiera nell ' infinita aria gioconda . Madre , madre ! s ' io ti maledii , tu m ' accogli piú amorosa e serena . I tuoi alberi giovinetti mi circondano sussurrando in coro e crepita e sciaborda il frumento verso il ciuffo rosso del giunco , mentre dalla nera verdura i pomi tondeggiano e s ' acquattano all ' alitare delle vespe e dei moscerini tramanti a punteggi e sbalzelli il fondo azzurro . E via , d ' uno scatto e un trillo si buttò sul mare lo scassacodola . Dolce è riposare cosí , amando delicatamente questa lunga erba , e palpitare persi con lo sguardo nel cielo . Io sono una dolce preda desiderosa d ' inghiottirsi nella natura . Carso , che sei duro e buono ! Non hai riposo , e stai nudo al ghiaccio e all ' agosto , mio carso , rotto e affannoso verso una linea di montagne per correre a una meta ; ma le montagne si frantumano , la valle si rinchiude , il torrente sparisce nel suolo . Tutta l ' acqua s ' inabissa nelle tue spaccature ; e il lichene secco ingrigia sulla roccia bianca , gli occhi vacillano nell ' inferno d ' agosto . Non c ' è tregua . Il mio carso è duro e buono . Ogni suo filo d ' erba ha spaccato la roccia per spuntare , ogni suo fiore ha bevuto l ' arsura per aprirsi . Per questo il suo latte è sano e il suo miele odoroso . Egli è senza polpa . Ma ogni autunno un ' altra foglia bruna si disvegeta nei suoi incassi , e la sua poca terra rossastra sa ancora di pietra e di ferro . Egli è nuovo ed eterno . E ogni tanto s ' apre in lui una quieta dolina , ed egli riposa infantilmente fra i peschi rossi e le pannocchie canneggianti . Disteso sul tuo grembo io sento lontanar nel profondo l ' acqua raccolta dai tuoi abissi , una sola acqua , e fresca , che porta la tua giovane salute al mare e alla città . L ' acqua delle tue grotte io amo che s ' incanala benefica per le strade dritte . Amo queste donne carsoline che stringendo fra i denti , contro la bora , la cocca del fazzolettone , scendono a gruppi in città , con in testa il grande vaso nichelato pieno di latte caldo . E la striscia bianca dell ' alba , e il bruciar doloroso dell ' aurora fra la caligine della città . Qui è ordine e lavoro . In Puntofranco alle sei di mattina l ' infreddito pilota di turno , gli occhi opachi dalla veglia , saluta il custode delle chiavi che apre il magazzino attrezzi . I grandi bovi bruni e neri trainano lentamente vagoni vuoti vicino ai piroscafi arrivati iersera ; e quando i vagoni sono al loro posto , alle sei e dieci i facchini si sparpagliano per gli hangars . Hanno in tasca la pipa e un pezzo di pane . Il capo d ' una ganga monta su un terrazzo di carico , intorno a lui s ' accalcano piú di duecento uomini con i libretti di lavoro levati in alto , e gridano d ' esser ingaggiati . Il capo ganga strappa , scegliendo rapidamente , quanti libretti gli occorrono , poi va via seguíto dagli ingaggiati . Gli altri stanno zitti , e si risparpagliano . Pochi minuti prima delle sei e mezzo il meccanico con la blusa turchina sale sulla scaletta della gru , e apre la pressione dell ' acqua ; e infine , ultimi , arrivano i carri , i lunghi scaloni sobbalzanti e fracassanti . Il sole strabocca aranciato sul rettifilo grigio dei magazzini . Il sole è chiaro nel mare e nella città . Sulle rive Trieste si sveglia piena di moto e colori . E levan l ' ancora i grossi piroscafi nostri verso Salonicco e Bombay . E domani le locomotive rintroneranno il ponte di ferro sulla Moldava e si cacceranno con l ' Elba dentro la Germania . E anche noi ubbidiremo alla nostra legge . Viaggeremo incerti e nostalgici , spinti da desiderosi ricordi che non troveremo nostri in nessun posto . Di dove venimmo ? Lontana è la patria e il nido disfatto . Ma commossi d ' amore torneremo alla patria nostra Trieste , e di qui cominceremo . Noi vogliamo bene a Trieste per l ' anima in tormento che ci ha data . Essa ci strappa dai nostri piccoli dolori , e ci fa suoi , e ci fa fratelli di tutte le patrie combattute . Essa ci ha tirato su per la lotta e il dovere . E se da queste piante d ' Africa e Asia che le sue merci seminano fra i magazzini , se dalla sua Borsa dove il telegrafo di Turchia e Portorico batte calmo la nuova base di ricchezza , se dal suo sforzo di vita , dalla sua anima crucciata e rotta s ' afferma nel mondo una nuova volontà , Trieste è benedetta d ' averci fatto vivere senza pace né gloria . Noi ti vogliamo bene e ti benediciamo , perché siamo contenti di magari morire nel tuo fuoco . Noi andremo nel mondo soffrendo con te . Perché noi amiamo la vita nuova che ci aspetta . Essa è forte e dolorosa . Dobbiamo patire e tacere . Dobbiamo essere nella solitudine in città straniera , quando s ' invidia il carrettiere bestemmiante nella lingua compresa da tutti attorno , e andando sconsolati di sera fra visi sconosciuti che non si sognano della nostra esistenza , s ' alza lo sguardo oltre le case impenetrabili , tremando di pianto e di gloria . Noi dobbiamo spasimare sotto la nostra piccola possibilità umana , incapaci di chetare il singhiozzo d ' una sorella e di rimettere in via il compagno che s ' è buttato in disparte e chiede : " Perché ? " . Ah , fratelli come sarebbe bello poter esser sicuri e superbi , e godere della propria intelligenza , saccheggiare i grandi campi rigogliosi con la giovane forza , e sapere e comandare e possedere ! Ma noi , tesi di orgoglio , con il cuore che ci scotta di vergogna , vi tendiamo la mano , e vi preghiamo d ' esser giusti con noi , come noi cerchiamo di esser giusti con voi . Perché noi vi amiamo , fratelli , e speriamo che ci amerete . Noi vogliamo amare e lavorare .
ORO, INCENSO E MIRRA ( ORIANI ALFREDO , 1904 )
Narrativa ,
I - Mostratemi dunque un piedino . Ella lo allungò subito fuori dalla corta sottana nera . - Grazie , principessa . - Mi avete riconosciuta ? - domandò con un tremito nella voce sottile , abbassando vezzosamente il volto sotto il mascherino per guardare la scarpetta scollata , in pelle bronzina , a bottoncini rotondi sopra un fianco , che teneva ancora alzata . - Talento di calzolaio ! - l ' altro replicò , mentre il gruppo delle maschere si scioglieva come per incanto a quel nome di principessa . Infatti Lelio Fornari , non ancora celebre , ma già abbastanza noto per un romanzo crudele di satira contro le signore della città , aveva pronunciato quel titolo con una inflessione di voce ben diversa dal tono mordace , col quale da mezz ' ora teneva testa agli attacchi di tutte quelle mascherine borghesi . In fondo il suo spirito , bizzarro ed altero , si compiaceva di tale minimo trionfo al veglione del grande club cittadino , ove capitavano talvolta anche le dame dell ' aristocrazia clericale . La principessa era allora fra esse quella più in voga . Quindi Lelio Fornari inchinandosi elegantemente le offerse il braccio senza parlare ; ella accettò . Ma una delle prime maschere tornò indietro sbarrando loro il passo . - Guardatene - si rivolse alla principessa col tono confidenziale da maschera a maschera : - è un uomo cattivo . Lelio , che la conosceva , sdegnò di rispondere . - Non amerà che i tuoi piedi . - Sarebbero mai più piccoli del suo cuore ? - ribatté con accento canzonatorio la principessa . - Un uomo , che insulta le signore nei propri libri ! - Vi lagnate dunque per qualche amica ? - Vi avrebbe riconosciuta ! - esclamò la principessa , aggravando quella ironia . La mascherina , moglie di un maggiore di fanteria , una brunetta piccante , che non mancava mai ad una festa del club e si lasciava corteggiare troppo palesemente da tutti , trasalì sotto la maschera . - Da che cosa credereste di avermi indovinata ? - La principessa si volse aspettando . - Dai piedi - rispose insolentemente Lelio : - voi siete molto più piccola , eppure li avete più grandi della principessa . La folla delle maschere si pigiava in due immensi saloni , rumorosamente , sotto la luce cruda dei lampadari a gas , che gli enormi specchi incastrati nella parete ripetevano all ' infinito per una infilata luminosa , come un altro corso di maschere silenziose nel baccanale dei propri vestiti . La principessa sospesa al braccio di Lelio , che glielo premeva insensibilmente profittando di tutte le spinte , disse : - Siete stato brutale . - Vi piacerei per questo difetto ? - No . - Ne ho altri . - Sentiamo : ditemi prima i migliori . - Vi amo . - Così presto ? - Perché così presto ? Vi siete pure accorta che vi seguo per strada da sei mesi . - Davvero ! - Egli non rispose . - Allora ditemi anche perché mi amate . - Non lo so . - Ditemi come . - Nemmeno . - Non sapete proprio altro ? - Altro ... cioè ... - Ebbene ? - Questo rientra ne ' miei difetti peggiori . - Sentiamo egualmente . - So che un giorno mi permetterete di amarvi . Una franca risata le agitò dinanzi alle labbra la blonda di merletto nero . - Ma chi può averlo detto ? - Voi stessa . - Oh ! diventate enigmatico . - Tutti gli enigmi non sono tali se non perché debbono venire sciolti . Io vi seguo da sei mesi , ve l ' ho detto quantunque lo sapeste già ; ve ne accorgeste subito , la prima volta , all ' angolo del Pavaglione , allorché , urtandovi quasi , io mi arrestai , sorpreso dalla strana espressione del vostro volto . - Strana ! - ella ripeté quasi irritata di non ricevere un complimento migliore . - Oh ! non siete bella , ecco la vostra superiorità . Se aveste le forme statuarie e il viso classico della contessa Ghigi , non vi avrei nemmeno guardata : la bellezza che si può misurare al compasso non serve più che negli esemplari d ' accademia e pei romanzieri della vecchia scuola . Allora una modella dovrebbe essere la donna più adorata e più adorabile , mentre invece la si paga ad ore , e nessuno pensa a lei se non per paragonarla a qualche altra meno difettosa , perché nella sua classe la vera bellezza è la statua . - Conosco questa vostra teoria , l ' avete già sviluppata nell ' ultimo romanzo . - Aspettate : ecco quello che non vi ho messo . Voi sorrideste all ' urto , col quale vi respinsi quasi allo svoltar di quell ' angolo : eravate vestita di una lana azzurra listata di bianco , cogli stivalini alti , un piccolo cappello da uomo , una bizzarria di acconciatura , che vi attirava tutti gli sguardi e che voi sola potevate arrischiare in provincia . - Avete buona memoria . - Io mi volsi , tornai indietro per seguirvi : non vi avevo ancora veduta . La vostra figurina snella mi ondulava dinanzi con passo quasi saltellato piegando appena la testa per ricevere un saluto fra la gente , che si rivolgeva a guardarvi , e che avevate quasi l ' aria di allontanare colla graziosa alterigia del portamento . Mi erano rimasti impressi i vostri occhi : dovevano essere glauchi , di un verde - mare inesplicabile nella mobilità del suo colore fra le iridi improvvise degli sguardi . Vi sorpassai ; mi vedeste , mi fermai in fondo al portico per studiarvi meglio , poi vi seguii dappertutto , sino al vostro palazzo . Vi avevo veduta . - Non ero bella . - Per fortuna . - Altrimenti non mi avreste amata ? - Ve l ' ho pur detto . - Ma davvero non vi piacciono le belle signore ? - Né signore , né belle . - Cosicché ... ? - Voi non siete né l ' una né l ' altra . Ella non s ' irritò , presa in quella bizzarra conversazione , che il luogo e l ' abito potevano permettere ; tornò a ridere . - Perché mi amate dunque ? - Non lo so , vi dirò invece perché mi piacete . Questo lo so bene . Vi conosco come voi stessa forse non vi conoscete , benché sentiate che la vostra forza di donna non sta nella bellezza e nel vostro titolo di principessa . Erano passati nel secondo salone , più vasto , parato di una carta gialla , e un po ' meno affollato . Molti avevano già notato la nuova maschera di Lelio e la studiavano acutamente , indovinando dall ' aria altera di lui che dovesse essere qualche gran dama . Lelio Fornari non era simpatico . Sebbene fosse quasi bello e le brillanti qualità del suo spirito lo rendessero prezioso in tutte le conversazioni , si temeva troppo la mordacità improvvisa dei suoi frizzi , spesso anche troppo veri , e si seguitava a negargli l ' importanza dell ' ingegno , meno per l ' arditezza della sua originalità che per l ' immodestia battagliera , colla quale egli l ' adoperava . Si trovò quindi serrato nuovamente in un gruppo di maschere , cui si aggiunsero alcuni eleganti , in marsina , colle camicie lucenti come la porcellana , gli occhi vividi della curiosità leggermente sguaiata di tutti i veglioni . La principessa era tutt ' altro che una maschera signorile : non aveva che uno scialle bianco , antico , a ricami finissimi e frangiato sopra un abito di seta nera a sottana corta ; nessuna altra traccia di ricchezza . Portava lo scialle sulla testa come le donne del popolo , con un mascherino nero , volgarissimo , i guanti a due soli bottoni . Nullameno l ' eleganza del portamento , e quella indefinibile disinvoltura delle grandi dame , lasciavano trapelare da tale borghese acconciatura un sentore aristocratico con qualche acredine di mistero , che attirava la gente . - Finirai in un suo romanzo , mascherina . - Oh ! i romanzi scritti ! - ella ghignò sotto la blonda . - Ti ha letto ! - esclamò il conte Turolla , uno dei più eleganti . - Sarei allora al suo braccio ? - replicò in falsetto la principessa . Tutti scoppiarono a ridere . Lelio tacque : evidentemente quell ' intoppo l ' irritava . - Hai dunque perduto il tuo spirito ? - lo aggredì una mascherina afferrandogli l ' altro braccio . - Mascherina , voi dovete averlo già innamorato : vedete , non è più riconoscibile ! - Non m ' innamoro mai . - Vanteria ! - esclamò la mascherina . - Abilità , altrimenti non si è mai amati . La principessa lo guardò involontariamente . - Adesso improvviserai una teorica - intervenne daccapo il conte Turolla ; - l ' amore vero è contagioso . - Non vi sono più amori veri ; voi stesso , conte , ne siete una prova . Sareste così elegante se credeste alla possibilità di essere amato per voi stesso ? - L ' altro non seppe rispondere subito . - Toccato ! conte ! - gli si rivolse la principessa . - Toqué - egli ribatté con un mediocre gioco di parole . - E di me , senza dubbio - ella rispose tirando il proprio cavaliere fuori del gruppo , e gittando al conte sotto la maschera con voce di scherno : - Ma , e Cornelia ? - Sarà coi Gracchi . - A gracidare . - Ih ! ih ! oh ! - Allora Lelio profittò del chiasso provocato da quelle scempiaggini per fare due altri salti e perdersi nella folla . - Idioti ! - mormorò la principessa . - Sono i vostri cortigiani . - Infatti mi dicono talvolta che sono bella - replicò appoggiandoglisi al braccio ; e tradendo così il desiderio di riprendere con lui l ' interrotta conversazione . - Hanno ragione perché non vi conoscono . Infatti che cosa siete per loro ? La principessa Montalto di origine vecchia , con un gran patrimonio , un gran nome e un magnifico palazzo , nel quale li ricevete quando non siete o a Roma o in villa . Avete dei cavalli , date delle feste , invitando , benché la vostra sia una famiglia clericale , quasi tutte le persone eleganti di ogni classe e di ogni partito . Vi debbono ben dire che siete bella , poi lo credono . Siete alta , sottile , avete un portamento inimitabile , una freschezza di gran fiore . Le vostre eleganze parigine disorientano i loro gusti e i loro giudizi provinciali ; qualche volta , in teatro o in carrozza , vi obliate in pose da sognatrice . Lelio , che la guardava negli occhi , glieli vide battere improvvisamente : le loro ciglia troppo lunghe passavano dai fori del mascherino come una peluria di seta . - Per voi non sono così ? - Io vi conosco . - Senza avermi mai parlato prima d ' ora . - Mai . - Siete stravagante . - Confessate che da quattro anni , i quattro anni del vostro matrimonio , non siete mai stata come vi credono i vostri cortigiani . - Vorreste il mio segreto . - Sono io che ve lo dirò . Ella ebbe un gesto . - Bisogna amarvi per averlo indovinato . Voi non siete la principessa di Montalto nata contessa Malavolti ; eravate come straniera nella casa fredda di vostra madre , siete appena un ' ospite in quella di vostro marito . Dovunque siate nata e comunque viviate , in voi è qualche cosa di diverso dalla famiglia e dalla razza , cui appartenete . Il vostro mondo non è questo , l ' ignorate voi stessa , e nemmeno io saprei dirvelo ; ma deve essere lontano , in una di quelle regioni e di quelle epoche nelle quali il disordine era la poesia della vita , e ogni passione alzava la bandiera della propria libertà . Adesso invece vi manca tutto , siete malcontenta , annoiata : la vostra eleganza non è che un omaggio reso alla folla , e che essa vi restituisce col suo gusto infantile delle cose rare . - Per farmi il ritratto , ecco che disegnate una testa di fantasia . - La vostra è appunto una testa fantastica . I vostri capelli troppo crespi per una signora sembrano aver conservato l ' arsura dei grandi soli , ma non sono veramente belli che spettinati , mentre invece li bipartite a madonna con una violenza di contrasto , che dà al vostro volto una espressione beffarda di idealità . Avete gli occhi verdi , la bocca larga ed ardente , la pelle bruna , ombrata di peluria ; il vostro sorriso è quasi sempre violento , la vostra voce invece è sottile e dolce come quella di un bambino . Nessuna delle altre signore è così : esse non sono più che piccole borghesi , di una educazione più corretta , ma di un gusto raramente fino . La loro bellezza , quando sono belle , è nota anticipatamente : è una riproduzione più o meno castigata dei modelli , che servirono così bene ai nostri grandi vecchi pittori di razza latina . - Sono dunque una gitana ? - Nel corpo , ma avete tutto il mare negli occhi e ... - E ? - Ve lo dirò più tardi : voi non avete mai amato , non amerete mai . - Nemmeno mia madre , nemmeno i miei figli , se ne avrò ? - Nemmeno . - Mi concedete poco - ribatté sardonicamente . - Nullameno vorreste amare - egli seguitò scrutandola con acutezza negli occhi . - I vostri capricci , costretti a storpiarsi per passare attraverso il piccolo mondo elegante delle vostre relazioni , vi rendono cattiva : lo sentite voi stessa , talvolta al punto di insuperbirne . Ella abbassò la testa come colpita dalla verità di questa analisi . - Avete finito ? - Quello che volevo dirvi adesso ? Sì . - E voi solo mi amate ? - Sì . - Perché ? - Ve l ' ho pur detto : non siete né signora , né bella ; avete qualche cosa della donna fuori della nostra civiltà , la quale non ha saputo farne che una dama o una serva . - Siete un romantico . - Può essere , ma vi ho indovinata . - Chi sa ! - Perché siete venuta a parlarmi ? - Per sentirvi rispondere . - E adesso ? - Fatevi presentare . - Quando ? - Appena mi sarò tratta la maschera per il cotillon . La sua voce breve sembrava dare un ordine . Alla sua volta Lelio Fornari s ' imbarazzò : dopo tutta quell ' arditezza di fraseologia la semplicità della conclusione lo sorprendeva . - Irma ! - esclamò improvvisamente come in un impeto di passione . - Lelio - ella ribatté quasi col medesimo accento sfuggendogli dal braccio , e perdendosi fra la folla prima che egli riuscisse a riafferrarla . - Battuto al primo capitolo ! - gli sussurrò una voce all ' orecchio , mentre altre maschere lo riassalivano senza lasciargli il tempo di riprendere il solito tono di braveria spirituale . Il veglione non era che a mezzo , e malgrado l ' ampiezza di quei due saloni , si poteva appena ballare . Nel meno vasto , tutto a stucchi e a specchi , un suonatore noleggiato , bel vecchio dal colorito rosso e dalla testa calva , suonava quasi sempre dei valtzer appena la piccola orchestra taceva nell ' altro ; ma la ressa delle maschere era tale che solo nel mezzo si era potuto aprire un circolo per le coppie più ballerine . Gli ispettori del club , col nastrino azzurro all ' occhiello della marsina , s ' affannavano indarno a conservare l ' ordine del ballo , presi anch ' essi nello stordimento di tutta quella confusione educata , fra l ' abbarbaglio dei colori , la stravaganza dei costumi , lo scintillìo , l ' addensarsi subitaneo dei gruppi , che una parola bastava a sciogliere talvolta , mentre spesso ingrossavano come nella violenza di un tumulto . Era tutta la borghesia di Bologna , ricca , avida di piacere in quegli ultimi giorni di carnevale , e che la confidente promiscuità della maschera liberava amabilmente dalla fatica di fingere come nelle altre feste una eleganza di modi superiori alla sua vita . Le signore più note per sfarzo erano già state riconosciute e girellavano con dietro un crocchio di ammiratori ; altre , fanciulle o mogli di piccoli impiegati , camuffate alla meglio , andavano sole o s ' arrestavano agli angoli , respinte da quella folla più felice , allineandosi involontariamente alle pareti come quei rimasugli ributtati dalle acque del mare senza cessa alla riva , e che vi rimangono come una indefinibile orlatura . Poi l ' onda delle maschere sboccando dalle porte dei due saloni dilagava per tutte le altre sale del club , ove alcuni vecchi solitari giuocavano ostinatamente la partita di tutte le sere , o qua e là sui divani qualche coppia dalla posa impacciata sembrava attendere sempre un momento più opportuno per restringere ancora il proprio duetto . Nella sala del camino un giovane deputato della città , grassoccio e bonario come un curato di campagna , discuteva di politica fra l ' attenzione di pochi , paghi di affettare così per l ' allegria di quel veglione una trascuranza di gente superiore . E la lunga fila delle mamme e delle zie venute sino lì a rimorchio da tutte le case , anche le più lontane della città , passavano in una processione lenta , come di ombre nere e silenziose fra gli scoppi irrefrenabili delle voci e i passi , le piccole corse saltellanti delle coppie più giovani , che sfuggivano pazzamente per ritornare subito indietro cogli occhi ardenti , il volto roseo , lasciando quasi sempre una traccia acuta di profumo . Lelio Fornari appena poté rompere la folla uscì dalla porticina del salone giallo a sinistra , presso il palcoscenico , e pel corridoio a specchi , fra due file di sofà gremiti di maschere e di marsine , venne sino alla sala del caminetto . Il giovane deputato gli rivolse la parola . - Già stanco lei ! - Si soffoca . E gettandosi sulla poltrona accese una sigaretta . Ma anche lì seguitarono per lui i saluti e i frizzi delle maschere . Realmente era seccato : una noia improvvisa di quel grande gaudio volgare gli era entrata nell ' animo dopo quel colloquio così facile e insieme temerario colla principessa . Adesso scrutava nella memoria i suoi più effimeri atteggiamenti , meravigliandosi di quanto aveva potuto dirle senza che ella se ne mostrasse minimamente offesa . Come mai si era tanto inoltrato ? Perché l ' altra glielo aveva permesso ? Lelio Fornari non era ricco . Malgrado la facilità di essere accolto per la sua nascita e per la sua educazione anche nei migliori saloni del piccolo olimpo bolognese , egli non aveva davvero molte relazioni : sdegnava la piccola borghesia , quantunque affollata di belle ragazze , e temeva d ' ingolfarsi in spese maggiori delle proprie risorse frequentando troppo l ' alta società . Le sere , quando non lavorava , o qualche cagione improvvisa non lo traeva solitario per le vie più remote della vecchia città , le passava tutte al « Caffè delle Scienze » fra un gruppo di amici , già invidiosi della sua piccola gloria , ma con tutto l ' ardore delle più nuove idee nel cervello e la gioconda virulenza della giovinezza nel sangue . Naturalmente egli li dominava . Lo conoscevano , o almeno credevano di conoscerlo ancora più orgoglioso che ambizioso , di un pessimismo affettato in quella sua posa di non innamorarsi e di non credere all ' amore delle donne . Egli invece ne soffriva segretamente . Un piccolo ventaglio lo percosse sulla spalla . Egli balzò in piedi , ma la maschera dallo scialle bianco , frangiato a bellissimi ricami , passò oltre al braccio del prefetto , un omiciattolo sulla quarantina già calvo , con due fedine bionde e due gambe grottescamente arcate , che gli davano malgrado la solennità della fisonomia un ' aria bizzarra di pagliaccio . Poi la mascherina ripassò gettandogli dagli occhi verdi un rapido sguardo abbagliante . Il circolo si era diradato intorno al caminetto . - La conosce quella mascherina ? - chiese il giovane deputato a Lelio Fornari . - Ho appena qualche sospetto . - Io credo di averla riconosciuta . Lelio già ricomposto aspettò la rivelazione , ma l ' altro , che voleva essere pregato , tacque . - Vuoi fare un giro con me , cattivo ? - arrivò saltellando quella mascherina , la brunetta del maggiore , che aveva tentato di turbargli il primo incontro colla principessa . Allora Lelio ridiventò amabile . - Temo di attirarmi troppi odi . - Vieni egualmente , sono io che ti difenderò . - Avresti il coraggio di comprometterti per così poco ? - Ella ebbe un grazioso movimento di testa , prendendogli il braccio per trascinarlo dietro la principessa , della quale si vedeva lo scialle bianco riflesso nell ' ultimo specchio in fondo all ' appartamento . - Tu ami la principessa . - No . - Provamelo . - Non vi è che un modo . - Quale ? - Provare invece che ti amo , lo accetteresti ? - Prima che mi sia offerto ? È vero che non sono una signora , me lo hai detto dianzi : tratti così con tutte le altre donne ? - Senti , mascherina , in questo momento tu mi abbomini : vorresti vendicarti di tutto il male che non ti ho fatto . La principessa tornava indietro ; Lelio ebbe un fremito , sul suo viso apparve come uno sdegno di noia . - Me ne vado , me ne vado , non voglio rendere altri geloso - gli urlò sul viso la mascherina piantandolo improvvisamente in mezzo alla stanza così che la principessa udisse ; e fuggì con un grande svolazzo di sottane tutta contenta di aver potuto compiere quella piccola malignità . Allora Lelio scioccamente si mise dietro alla principessa rimproverandosi di fare una così magra figura , e pensando a quale degli amici avrebbe chiesto il favore di quella presentazione . Ma il cotillon tardava . Nell ' allegria crescente delle sale passavano dei soffi di follia e di passione ; l ' aria troppo riscaldata da quell ' eccesso d ' illuminazione a gas si era riempita di profumi e di una polvere sollevata dallo scalpiccio di tutti quei piedi , che turbinava sulle larghe fiamme dei becchi dorati ; tutti i visi si erano animati , i gesti parevano febbrili , le voci salivano sino alle urla più squarrate per ridiscendere ad un murmure sommesso nella stretta dei colloqui ostinati , fra lo stridore vitreo delle malignità e le tentazioni di tutte quelle carezze arrischiate o sopportate . Persino molti vecchi si erano lasciati vincere dall ' orgasmo generale , e passavano a braccetto di qualche maschera affettando di satireggiare sè medesimi nell ' esagerazione del portamento , ma in fondo trepidanti di una tale ripresa di giovinezza , che li rituffava nell ' onda inebriante della vita dopo tanti anni trascorsi in secco sull ' ultimo lido . Solo la processione delle mamme e delle zie , ammantellate di nero , seguitava colla stessa lentezza annoiata , riposandosi a grandi distanze da un divano all ' altro , o nel passare davanti ad una pendola la consultavano con lunghe occhiate , mentre la ressa fuggente delle mascherine le urtava momentaneamente , e qualcuna affannata , saltellante , nell ' iride dei propri colori , stringeva all ' improvviso una di esse al collo , le sussurrava fra il nero del cappuccio qualche parola , e scappava furbescamente prima di ricevere la risposta . Quindi le ombre proseguivano crollando il capo con una rassegnazione contenta della gioia altrui . I più annoiati erano i pochi provinciali , perché anche Bologna come tutte le capitali per quanto piccole ha questa categoria alle proprie feste , e i giovanetti di primo carnevale , cui la confidente facilità degli altri eleganti faceva soffrire nell ' amor proprio ; quindi si raggruppavano qua e là per riunire tutte le loro debolezze in un assalto di maldicenza , o isolati sopra una poltrona tentavano tratto tratto di ostentare la noia . Alcuni bevevano . Lelio Fornari si riconobbe ridicolo . Tutto il suo orgoglio era prostrato da quelle poche scherzose parole della principessa , che dicendogli di farsi presentare aveva risposto così repentinamente al suo urlo inconsapevole . - Irma ! Girellò ancora pel vasto appartamento seguendola da lontano per attendere almeno qualche gesto , ma ella sembrava averlo dimenticato . Benché riconosciuta già da tutti , seguitava a tenere la maschera per divertirsi di quel frastuono senza prendervi troppa parte , barattando qualche stretta di mano colle più intime conoscenze , che le si inchinavano ossequiosamente come se fosse già smascherata . E a poco a poco il suo codazzo si era ingrossato , molte signore in toeletta da ballo venivano a complimentarla , altre l ' avevano invitata a cena . - E Giulio , tuo marito ? - È a Roma . Le sale per la cena erano al pianterreno , ma un piccolo gruppo di signore con quella prepotenza aristocratica , cui i circoli borghesi non sanno mai resistere , si era fatta apparecchiare una tavola nell ' ultimo gabinetto presso il botteghino del caffè , malgrado il tintinnìo dei bacili e dei bicchieri , che ne usciva come da uno sbocco di officina . Lelio a poca distanza dalla principessa in quel momento , avrebbe dato un anno della propria superba giovinezza per essere fra quegli invitati , ma tutto il suo ingegno e la sua educazione non potevano meritargli simile onore . Il conte Turolla invece , capitando in quel punto , offrì il braccio alla principessa , che lo pregò di trarle il mascherino . Egli levò prima delicatamente i due lunghi spilloni , che le fissavano lo scialle sul mazzo dei capelli , quindi tirando al disopra di questo la fettuccia elastica le liberò il viso . La principessa apparve rossa , cogli occhi gonfi , tutta in sudore : la sottile peluria delle sue gote pareva brinata . - Oh ! - esclamò scherzosamente - chissà come sono ! E si avviò la prima senza degnare Lelio Fornari nemmeno di uno sguardo . Questa indifferenza , che qualunque altro di quel piccolo mondo aristocratico avrebbe preso per una necessità dell ' etichetta , ferì profondamente l ' amor proprio del giovane romanziere . Tutti gli odi malati della sua vanità proruppero come una muta di cani al primo allentare dei guinzagli dietro le orme fuggenti di una volpe . Nessuno degli eleganti invitati a quella breve cena olimpica valeva quanto lui , che senza titoli sapeva di discendere da un ' antica famiglia feudale , forse con poco lustro nelle cronache , ma di un sangue più puro , se mai sangue puro poté conservarsi nelle famiglie , che quello medesimo dei Montalto . Sciaguratamente una stessa decadenza economica aveva forzato tutti i suoi parenti a destreggiarsi nelle professioni : alcuni erano rimasti in campagna , mutati in piccoli proprietari , economi ed incolti senza più alcun orgoglio di tradizione . Suo padre era fra questi . Egli invece aveva studiato legge , ma non ne avrebbe mai esercitato il mestiere subdolo e proficuo , meno ancora per una ripugnanza dell ' ingegno che per la nativa alterezza del carattere . Viveva quindi parcamente colla pensione assegnatagli dal vecchio padre sulla dote materna la prima metà dell ' anno a Bologna , e nella estate si ritirava sui monti ad una villa assai malandata col nobile pretesto di comporvi qualche libro . Tutto ciò gli sembrava ancora di un grande tono aristocratico , sebbene quella vita a Bologna gl ' infliggesse tratto tratto dolorose umiliazioni . Infatti dal grosso club cittadino avendo voluto passare all ' altro dei nobili frammezzato anch ' esso di borghesi importanti , benché un qualche arricchito troppo presto venisse periodicamente escluso , si era urtato a parecchie difficoltà di antipatie . Non vi si giuocava e non vi si faceva grande lusso , ma la poca pensione ve lo esponeva egualmente ad amari riserbi nell ' evitare certe partite di piacere o nell ' accettare certi inviti . Infatti egli rimproverava sovente a se medesimo questa debolezza . La sua larga cultura filosofica , gli istinti ribelli , che nella prima giovinezza , quando in Italia il socialismo non era ancora partito , lo avevano tratto passionatamente nel campo dei novatori più rivoluzionari , e un buon senso sicuro , cui doveva le migliori osservazioni ne ' suoi romanzi ancora saturi di vecchio romanticismo , gli mettevano facilmente a nudo l ' inane vanità di tale pretensione . E non pertanto l ' alterigia inguaribile dello spirito , esagerata ancora dalla finezza del suo gusto , lo condannava inesorabilmente a cercare l ' eletta compagnia mondana fra gente , alla quale gli sarebbe stato impossibile comunicare le proprie idee , e che giudicava i suoi libri un semplice dilettantismo . Quindi tale noncuranza della principessa lo sferzò a sangue sul cuore . « Una civetta come tutte le altre ! » mormorò poco dopo mentalmente rituffandosi nel veglione . Ma lo spettacolo gli parve allora anche più volgare . Nessuna maschera era elegante , nessun costume rivelava un ' idea o almeno una sufficiente cultura nell ' imitazione : poco lusso e non molta grazia . Oramai tutte le signore erano discese a cena ; rimanevano le figlie e le mogli degli impiegati , che profittando dell ' intervallo cominciavano a ballare senza più soggezione degli altri , in un allegro oblio della propria meschinità . Qualche coppia vagava a braccetto , assorta , beata momentaneamente di una intimità chissà da quanto tempo sospirata . Egli non volle ballare : alcune fra quelle ragazze senza maschera lo ammirarono sinceramente . « Che buffonata ! » pensò all ' improvviso insolentendo tristamente contro quel sollazzo di una piccola gente curvata tutto l ' anno sotto il peso della economia domestica . Tuttavia una vanità anche più piccola lo attirava irresistibilmente verso quell ' ultimo gabinetto , nel quale cenava la principessa . Resistette , poi colla solita sofistica di tutte le passioni si persuase di vincere una falsa paura coll ' andarvi , e traversò il vasto appartamento fino allo stanzino del caffè per chiedere delle sigarette . Nel passare per quell ' ultimo gabinetto , ove non sedevano a tavola che quattro uomini e quattro donne , nessuno gli badò ; egli ripassò altero , senza guardare , avendo già rinunciato internamente a quella presentazione . - To ' ! non ceni ? - gli chiese gaiamente un maestro di pianoforte , allegro giullare torinese non senza qualche piccola qualità di artista , che divertiva tutte le signore di Bologna . - Non ho fame . - Sei innamorato ? Ah ! tu no , me lo ero scordato . - E tu dove ceni ? - Dalla contessa Ghigi , la divina ; dev ' essere laggiù nell ' ultima saletta colla principessa Montalto , la marchesa Ruffoni e la signorina Antici . Me lo hanno detto . Tu non conosci alcuna di loro ? - Alcuna . - Vuoi che ti presenti ? ... fra noi artisti .... Lelio Fornari frenò a stento un sorriso di albagia . - Come vorrai . - Allora vieni con me . - Alla loro tavola ? - C ' inviteranno : ci vado a posta . - Tu puoi farlo , io no ; non le conosco . L ' altro s ' ingannò sul tono sardonico delle parole . - Dopo , non mancherà tempo . Quale ti piace di più ? - Nessuna veramente . - Io preferirei la principessa come donna . E il giullare commentò questa preferenza con un gesto lubrico . - Allora presentami a lei . - Ciao . Lelio Fornari tornò nella sala del caminetto . Il giovane deputato , in colloquio grave col prefetto , parlava dell ' ultima crisi ministeriale così incostituzionalmente risolta dal presidente Agostino Depretis ; il prefetto andava guardingo , mentre l ' altro ripeteva con una certa enfasi i soliti luoghi comuni dei giornali . Egli si mescolò alla conversazione . Più colto e perspicace d ' entrambi si mise a difendere Depretis , disegnando un po ' confusamente la sua complessa figura di vecchio parlamentare . Naturalmente la discussione si rinfocolò , ma egli otteneva così di trattenerli finché ripassasse tutto quel gruppo di signore colla principessa , e allora il prefetto le avrebbe indubbiamente fermate fornendo al maestro Armandi un momento opportuno per la presentazione . Poi non gli spiaceva di farsi vedere da lei in tale compagnia semi - diplomatica . Quindi il suo spirito aizzato trovò qualche paradosso originale : Agostino Depretis , così profondamente scettico dopo essere stato così caldo rivoluzionario , era la più viva espressione del momento politico in Italia . - Chi può credere adesso fra l ' epopea , che si dissolve , e la commedia , che riannoda la vita suscitata dall ' epopea ? È l ' ora dei volteggiatori politici : la sinistra arrivata al potere ne impara le difficoltà tradendo tutto il proprio programma . Agostino Depretis è forse ancora il solo fra tutti quelli che gli mutano intorno , il quale conservi alto il sentimento della grandezza nazionale . - Egli inizia una nuova êra di corruzione - proruppe il deputato . - L ' avrà dominata . - È certamente un uomo superiore - replicò il prefetto contento dell ' aiuto imprevedibile , che gli veniva dal giovane romanziere . - Ah ! ecco un gruppo di signore . Infatti la principessa si avanzava prima fra il conte Turolla ed Armandi ; questi affettava grottescamente delle arie da domestico . Il prefetto e il deputato s ' inoltrarono per salutarle , si formò crocchio : Lelio rimaneva un po ' dietro al prefetto . Allora Armandi lo presentò : la principessa ricevette il suo inchino , gli tese la mano colla solita cortesia , e passò oltre senza parlare . Lelio e il deputato rimasero addietro , soli . - La più bella è sempre la contessa Ghigi : la principessa non è che piccante . Lelio Fornari sollevò bruscamente la testa come sotto la puntura di una ironia , ma quando tornò nel salone gli dissero che la contessa Ghigi e la principessa Montalto se n ' erano già andate . II Tutte le volte che Lelio Fornari incontrava la principessa Irma riceveva il medesimo saluto . Ella sembrava averlo già veduto da lontano e dava al proprio volto o alla propria posa una seduzione più acuta : egli invece si irrigidiva traendosi seccamente il cappello , ma si rivolgeva tosto a guardarla , e allora , qualunque distanza li separasse , i loro sguardi s ' incrociavano rapidi e sfavillanti . Lelio fremeva cupamente di collera . Da quella conversazione in maschera non era più riuscito ad averne altra colla principessa partita poco dopo per Roma ; ma vi era rimasta quasi tutta la quaresima , e quindi al ritorno non aveva aperto che il salotto per i più intimi . Lelio Fornari , conoscendo il marito solamente di vista , non avrebbe potuto andarvi senza un invito speciale : aveva portato le due carte da visita al palazzo il giorno dopo la presentazione , e tutto era rimasto lì . Chi era stato dunque più audace in quella conversazione , egli dandole della gitana e schizzandole un ritratto insolente quanto bizzarro , o ella lasciandolo dire e rispondendo a quel grido col suo nome nell ' atto di fuggire senza lasciarsi più riprendere ? Conosceva egli davvero quella donna , della quale si raccontavano tanti scandali , mentre il marito , beone e cacciatore , sembrava non accorgersi di nulla ? Malgrado un indefinibile convincimento in quella intuizione , che credeva aver avuto del suo carattere o piuttosto della sua figura , si era dovuto confessare amaramente di aver trasceso nel fare con lei dello spirito con una vanteria di romanziere sempre in agguato per sorprendere qualche carattere eccezionale . La goffaggine di quest ' ultima posa , resa ridicola da troppi autori , aveva certamente fatto sorridere in lei la gran dama . Generalmente le signore non hanno per l ' arte , e più ancora per quella dello scrittore , che una stima mediocrissima : la giudicano uno dei tanti passatempi offerti alla superiorità della loro posizione , accordando appena qualche importanza ai grandi nomi consacrati dalla fama . Tutti gli altri non sono che della gente , la quale vive del proprio lavoro e cui si può giovare comprando il libro . Lelio Fornari era già rimasto offeso da questo giudizio della grande classe mondana . Tale dispregio della propria arte , nella quale sentiva di poter diventare qualche cosa , gli pareva una ingiustizia più dolorosa di quante altre avvelenavano o schiacciavano la vita degli altri poveri : quindi il suo primo sentimento era stato di odio verso la principessa . La superbia di artista , aiutata dall ' orgoglio della giovinezza , gli faceva sentire di essere abbastanza bello per contendere una donna a qualunque altro uomo sino alle conseguenze più pericolose ; ma i saluti e i sorrisi della principessa , appena tornata da Roma , lo avevano daccapo imbrogliato . Perché civettava ella così pubblicamente con lui ? A teatro lo cercava insistentemente col binoccolo , gli sorrideva , una volta aveva persino risposto al piccolo saluto , col quale egli provocantemente aveva osato affettare verso di lei una ingiustificabile intimità . Poi all ' uscita , nell ' atrio , passando a braccio del marito , gli aveva rivolto un cenno confidenziale . Egli fremente si era slanciato per seguirla , ma non aveva potuto scorgere dal portico troppo gremito di gente che allontanarsi la sua carrozza ; poi l ' indomani era ripassato almeno dieci volte sotto le alte finestre del suo palazzo nella inutile speranza di vederla . Oramai molti si erano accorti di questo maneggio , e colla facilità del pubblico ad accrescere il numero degli amanti alle dame della grande galanteria avevano fatto a Lelio Fornari i primi complimenti insidiosi sulla sua nuova conquista . Invece egli credeva di sapere molto esattamente che la principessa era ancora in relazione con un principino della città , bel giovane magro , di un ' antica famiglia rovinata , e che un matrimonio avrebbe un giorno o l ' altro rimesso a galla . Si erano narrati particolari su particolari di quell ' amore . Ella imprudente talvolta sino alla sfrontatezza si era mostrata con lui dappertutto , ad ogni ora , di notte e di giorno , per le stradicciuole remote e sotto i portici del Pavaglione : aveva persino viaggiato sola con lui da Bologna a Milano , mentre il marito stava a Roma . L ' altro , geloso di quanti le facevano la corte , avrebbe voluto abbandonarla cento volte , ma ritornava sempre ai suoi piedi , piangendo , vinto da una malìa impudica , alla quale tutti non avrebbero domandato che di soccombere . Poi erano altre novelle di corteggiatori trascinati fino all ' orlo della felicità e beffardamente respinti , o accettati con un capriccio da sultana per rigettarli poco dopo ancora più ammalati di quel sogno di amore , e vanamente indiscreti nelle rivelazioni di un segreto , che la gente fingeva per invidia di non voler credere . Ella passava dovunque altera , soventi un po ' sciatta nelle vesti e nei modi , col suo portamento inimitabile , accendendo tratto tratto nei propri occhi verdi delle fiamme fatue , colla larga bocca socchiusa sui grandi denti bianchi , e il nasino corto , rialzato leggermente , che le faceva un musetto adorabile di perversità . Ma non era robusta . Malgrado l ' ampiezza del petto e la snella elasticità di tutta la persona , ogni tanto compariva pallida , di un giallore ambrato sotto il bruno della pelle cogli occhi languidi un sorriso indolorito sulle labbra : allora i suoi capelli pettinati quasi sempre a madonna le davano un ' aria anche più strana : pareva una graziosa bestiolina ammalata uno di quegli animali sacri ed infelici che le antiche religioni prodigavano nelle decorazioni dei templi . Era quella la sua grande originalità , l ' agguato , nel quale prendeva anche i più scettici , lasciandosi sfuggire parole amare di melanconia , tutto un rimpianto di vita ideale , che nessuna ebbrezza d ' amore o di vanità avrebbe mai potuto consolare . Quindi molti combattevano per lei attribuendo gli scandali delle sue relazioni alla sincerità temeraria del suo carattere , giacché si era sempre mostrata più che tenera del marito . Le sue stesse abitudini religiose sembravano contraddire all ' immoralità dei suoi capricci . La si vedeva spesso di buon mattino , modestamente vestita , col viso ancora gonfio di sonno , andare alla chiesa parrocchiale per restarvi lunghe ore sola , ginocchioni , nel fervore della preghiera come le più umili donnicciuole . Poi aveva osato mantenere da moglie l ' uso impostole da ragazza di seguire vestita di nero , con un immenso velo nero sulla testa e un cero in mano , la processione della Madonna di San Luca ; mentre tutte le altre giovani signore non lo ardivano più tra la beffarda incredulità della maggioranza e la brutta superstizione dei villani , rimasti ormai soli in quella passeggiata decorativa . Ma Lelio Fornari , abbastanza perspicace per conciliare in lei tutte queste apparenti contraddizioni , non aveva ancora saputo indovinare il perché di quella affettazione quasi amorosa verso di lui . Pretendeva ella di arrolarlo nel manipolo dei giovanetti , prime speranze dell ' aristocrazia bolognese , che la seguivano per le strade o s ' affollavano nel suo palchetto in una vanità di mostra , abbarbagliati dai suoi sorrisi od ingannati dalla più semplice delle sue pose ? Allora tutta l ' amara , precoce esperienza del romanziere si destava in lui per renderlo anche più cinico : il suo disprezzo per la donna egualmente incapace di grandi pensieri e di grandi passioni diventava odio di battaglia , una voglia gelida ed acuta di misurarsi con questa principessa , che dominava già tutta Bologna senza altri mezzi che una eleganza e una civetteria un po ' meno volgari . Un caso gli aperse i saloni della contessa Ghigi : egli vi andò e vi ottenne molto successo velando la propria superiorità intellettuale . Sulle prime erano rimasti freddi verso questo romanziere , già denunciato alla pubblica indignazione per lo scandalo del suo ultimo libro ; ma presto il suo riserbo , le maniere squisite e una suprema insospettabile ironia nel lusingare i difetti più personali , e quindi più inconsci , di ognuno gli valsero la simpatia degli uomini . La sua stessa cortese freddezza colle signore calmò ogni apprensione . La contessa Ghigi , bellissima , dal viso e dal corpo di statua , ma del pari massiccia nello spirito , finì di compiacersi di lui come di un ornamento acquistato al proprio salone . Egli invece vi attendeva la principessa . La prima sera , incontrandosi , rimasero egualmente in guardia : si cantò al piano , si cenò dopo mezzanotte sui piccoli tavoli , e i cavalieri servivano le dame ; non si poté fare molto spirito , si ballò , ma Lelio rimase abilmente sopra un divano col principe Giulio a parlare di caccia e del Papa . Il principe , clericale militante , riportò di lui una eccellente impressione . Dopo quindici giorni Lelio accettava dal principe l ' invito per una caccia nelle valli comasche , e al ritorno trovava modo destramente di causarne un altro a pranzo . - Avete dunque mutato teorica ? - gli chiese quella sera medesima la principessa Irma nel salone della contessa Ghigi , credendo di sorprenderlo nella contemplazione estatica di quest ' ultima . Egli finse di non comprendere . - Adesso amate la bellezza . - La studio : la contessa è una delle donne più belle che io abbia visto . Osservate quanta finezza di disegno nell ' attacco delle gote col collo , e come la sua fronte è serena ; poche statue greche sono più classicamente belle , ma la contessa avrebbe sempre , anche su queste , l ' incalcolabile vantaggio della pelle sul marmo . La sua ha un candore di camelia più puro ancora che nel bellissimo fiore inanime . - Non è che una statua . - Alludete forse alla freddezza del suo spirito ? Questo prudente riserbo la irritò . - Via ... siete troppo artista per aver potuto resistere al fascino della sua bellezza . Lelio le rispose con un sorriso di provocazione . - Non ballate ? - No , sono troppo lungo : voi invece , principessa , avete nel ballo una posa adorabile tenendo la faccia volta come quella del cavaliere , e arrovesciandovi sul suo braccio . È una trovata che poche donne potranno imitare , perché ci vuole la vostra figura e soprattutto la vostra testa . - Brutta . Che cosa scrivete ora ? - Nulla . - Chi amate ? - Voi . - Sempre enigmaticamente ? - Sempre . - Sempre colla sicurezza che un giorno ve lo permetterò ? - Sempre . Lelio pareva tranquillo . - Sapete che questa potrebbe essere una insolenza ? - Per voi no , perché vi credete sicura del contrario . Ella fece per voltargli le spalle , ma si ostinò ; quella provocazione calma cominciava a dominarla . - Ah ! dunque , un giorno dovrò permettervelo ? - Perché no ? L ' accento di queste ultime parole era così insolentemente pieno di tutte le ciarle , che si facevano sul suo conto per la città , che ella sobbalzò come sotto una ferita . I suoi occhi verdi sfavillarono , mentre il sorriso le si irrigidiva sulla larga bocca sensuale . - In questo momento i vostri occhi hanno avuto una di quelle ondulazioni luminose , che dal mare sembrano perdersi nella luce del cielo . - Tornate poeta . - Con voi lo si diventa . - Non avete voluto venire a pranzo ? - lo interruppe bruscamente . - Troppo poco . - Perché vi aveva invitato solamente mio marito ? - Fors ' anche . - Se vi invitassi io ? - Provate . - Non proverò . - Proverete . - Testardo ! La contessa Ghigi li separò ; ella si avanzava verso di loro vestita di un cupo abito rosso scollato , che lasciava vedere tutta la prestigiosa bellezza delle sue spalle . I suoi grandi occhi neri lucevano senza ardere . - Parlate d ' arte ? - ella disse col suo sorriso sempre un po ' ingenuo e cortese d ' intenzione . - La principessa non ama né l ' arte né gli artisti . - Che ne sapete ? - questa proruppe . - Tutto quello , che voi stessa mi avete detto : detestate i romanzi scritti , come ne amereste gli autori ? - Oh ! alcuni possono essere amabili - ribatté la contessa senza accorgersi del loro imbarazzo . - Non saranno amati per questo . Altre signore interruppero il dialogo : Lelio notò che la principessa allontanandosi al braccio dell ' amica lo sorvegliava in uno dei grandi specchi della parete , e allora finse abilmente di ammirare la superba figura della contessa . Poco dopo vennero a cercarlo per una sciarada : ma nell ' andarsene la principessa gli disse che tutti i giovedì restava in casa per ricevere gli amici . Egli vi andò una volta , vi trovò un mondo di signore , e non si fece più vedere . Ella gliene chiese il perché . - Come potete ricordarvi di me in un giorno , nel quale dovete rispondere ai complimenti di tutta Bologna ? - Appunto perché non me ne fate mai : li aspetto sempre . - Ne volete domani ? Verrò a trovarvi sulle tre . Ella ebbe un delizioso sorriso di accettazione , gli tese la mano e la lasciò per qualche secondo nella sua ; a Lelio parve che la sottile manina si schiacciasse sotto la sua stretta con una mollezza di seta , ma erano sotto il portico del Pavaglione e dovettero separarsi per non attirare troppo l ' attenzione della gente . Ella si rivolse due volte a guardarlo . Quella notte Lelio non dormì . Nel suo appartamentino di due stanze appena , una da letto e l ' altra da studio , che gli costavano una sessantina di franchi al mese , fece ad occhi aperti i sogni più strani , trovando sempre nel fondo di ognuno la medesima amarezza . La principessa era troppo ricca per poterla solamente invitare in quelle due camerette ammobigliate , delle quali il tappeto mostrava la corda e i mobili scompagnati raccontavano troppo chiaramente le loro ultime vicende nei magazzeni dei rigattieri . Poi quella nuova avventura finirebbe forse per costargli al di là delle proprie risorse , giacché le signore molto ricche nella loro ignoranza del denaro non s ' immaginano mai quali difficoltà possa incontrare un amante , povero o quasi , nel seguire il loro meno signorile capriccio . Ma una voglia sensuale gli mordeva tutti i muscoli di stringersi finalmente sul petto , in un delirio di prepotenza , quella duttile donnina dalle movenze così voluttuose e l ' espressione così multipla della fisonomia . Se non era una gitana , come le aveva detto temerariamente al veglione , aveva però qualche cosa della razza zingaresca ; non era nemmeno molto pulita nella pelle e nella biancheria , si pettinava colle dita attorcigliandosi i capelli sulla nuca e fermandoli quasi sempre con un fiore . Poi a certe ondulazioni del suo passo o nell ' abbandono di alcune pose balenava una lubricità , che turbava persino le fanciulle ancora condannate alla modestia di educande sotto l ' occhio vigile della madre . Domani lo riceverebbe sola ? In questo caso egli aveva già deciso , sebbene gli tremasse ancora qualche dubbio nel cuore , di arrischiare tutto per tutto , giacché con una donna simile le misure ordinarie della galanteria non dovevano valere ; ella avrebbe forse ceduto ad un assalto subitaneo , o magari resistendovi , lo stimerebbe doppiamente per quell ' audacia . Quindi l ' indomani , in soprabito e cilindro , un po ' pallido per la notte d ' insonnia , salì lo scalone del palazzo Montalto : la principessa era uscita . - Da poco ? - chiese imprudentemente . - Or ora - rispose il cameriere gallonato che gli aveva aperto la grossa porta dell ' appartamento : nell ' anticamera si vedevano quattro enormi casse intagliate del quattrocento . Egli ridiscese verde di sdegno per tentare d ' incontrarla : infatti sulle cinque la vide sotto al Pavaglione , dentro la pasticceria di moda , fra un circolo di eleganti e di signore , che ridevano . Egli passò e ripassò davanti alla vetrina tutta piena di scatoline in raso a dolci colori , quasi aspettando un richiamo ; finalmente spinse la porta . La sua faccia pallida colpì tutti . - Guardati ! - gli si rivolse il conte Turolla accennandogli uno dei grandi specchi , sotto il quale la principessa seguitava a ridere senza aspettare il suo saluto . Lelio s ' accorse di essere vicino a commettere una odiosa sciocchezza : con uno sforzo supremo di volontà costrinse la propria collera ad abbassarsi e mirandosi nello specchio rispose : - Hai ragione , ho lavorato tutta la notte . La principessa si alzò gaiamente per contemplarlo nello specchio invece di guardarlo in faccia : un ' altra risata accolse questo scherzo , ma Lelio rimesso del tutto si era già tratto il cappello e le tendeva la mano . Ella la strinse come al solito . Poi si levò proponendo a tutti quei giovani di accompagnarla in un giro lungo tutto il Pavaglione ; Lelio si era rivolto a proposito verso il banco per ordinare un vermouth chinato . - Non viene lei , signor Fornari ? - gli domandò con accento vibrante di sottile ironia la principessa . - Mille grazie , ma ho un altro appuntamento . - Con chi era il primo ? - Potrei forse dirlo se fosse andato a vuoto . - Altrettanta fortuna pel secondo - rispose dall ' uscio salutandolo con un gesto amichevole . Egli si morse le labbra per rattenere una ingiuria plebea . Erano le cinque , l ' ora del passeggio elegante sotto il portico del Pavaglione prima di rincasare per il pranzo ; i negozi erano affollati , la giornata splendida , il sole di marzo aveva messo nell ' aria una mollezza tiepida e profumata . Lelio sperando che la principessa sarebbe tornata a casa forse sola , a piedi , andò verso il suo palazzo per tagliarle la strada ; in quel momento avrebbe voluto con lei una spiegazione a qualunque costo , anche a quello di uno scontro col marito o di sembrare grottesco a tutta la città . Ma anche quel fanciullesco proposito gli andò a vuoto , perché la principessa rientrò nel proprio palazzo dentro la carrozza della contessa Ghigi e col marito di questa . Lelio dovette rispondere al loro cortese saluto , quantunque gli sembrasse di leggere negli occhi verdi della principessa una bravata di canzonatura . Ormai quel duello lo preoccupava tutti i momenti . I compagni lo tentavano malignamente su quell ' avventura , che lo aveva tanto mutato : si notavano le sue frequenti distrazioni , il suo imbarazzo nei discorsi offensivi che si tenevano su lei , si erano osservate le loro occhiate a teatro , certi fremiti in lui , quel minuscolo dramma di silenzi , di parole , di bugie pressoché uguale in tutti gli amori . Egli per difendersi affettava un cinismo anche più volgare verso tutte le donne , e si era lasciato trascinare a più di una cena con ballerine di ultima fila . Intanto il tempo passava . Una sera sui primi di maggio la contessa Ghigi invitò la principessa ad una gita sulle colline di Ozzano ad un suo podere , ove era solita recarsi tutti gli anni , almeno una volta , a pranzo dalla propria balia . Ella v ' andava in confidenza entro un vecchio calesse , senza livree , col cavallo di un fattore : il principe Giulio presente all ' invito domandò di esservi compreso , perché sarebbe stata per lui una eccellente occasione per apprendere se in quelle colline vi fossero delle quaglie . Lelio Fornari sopravvenne in quel punto . Ma la contessa Ghigi sembrava poco disposta ad accettare il marito dell ' amica per non turbare il carattere di quella visita : i contadini avrebbero avuta troppa soggezione , e la piccola festa sarebbe diventata un ' ordinaria gozzoviglia di signore in campagna . - Io sono cacciatore , trattatemi a pane di granturco : non sarà la prima volta che ne mangio - insisteva il principe . - Niente , poi nella calesse non ci si cape in più di due signore . - Ebbene , un ' altra idea : vi raggiungeremo lungo la strada , magari solo al podere , io e il signor Fornari . Ella accetta , non è vero , signor Lelio ? sul mio biroccino da caccia . Oh ! vi attacco sempre delle rozze , io vesto male anche in città , quei contadini non mi riconosceranno . - Ma il signor Fornari - intervenne la principessa - consentirà a non essere elegante ? Io - aggiunse ironicamente - mi farò prestare un abito dalla cameriera . - Io invece verrò in maniche di camicia - ribatté Fornari sul medesimo tono . La contessa rise , la partita era vinta : Lelio e la principessa si guardarono negli occhi , quindi si separarono senz ' altro . L ' indomani sul mezzogiorno , perché le signore malgrado tutte le vanterie della sera innanzi si erano alzate tardi , la contessa Ghigi e la principessa Irma arrivavano al podere Cà de ' Varchi al disopra della vecchia badia , precedute dal principe Giulio e da Lelio Fornari montati sopra un rozzo biroccino e vestiti da caccia . Lelio conservava un certo aspetto signorile , il principe invece pareva davvero uno di quei fattori da buoi , arrossati dal sole dei mercati e dal vino delle bettole . Secondo il solito , credendo tutti quattro di andare incontro ad una grande gioia , rimasero seccati sino dal primo momento : i contadini , tranne il reggitore e i due vecchi , erano scappati per la soggezione , la casa era sporca , l ' aia piccola , la buca pel letame si apriva presso la porta della cucina , unica porta di tutta la casa . Due gelsi brulli , già sfogliati pei bachi , dei quali si vedevano le stuoie dalle piccole finestre del piano superiore , battevano coi rami sui tetti . Si dovettero porre i due cavalli nella stalla dei buoi , chiamando a grandi grida uno dei ragazzi fuggiaschi pei campi , perché venisse a cavarne prima un paio di vitelli ; la calesse e il biroccino rimasero sull ' aia , momentaneamente all ' ombra di due grossi fienili . Siccome la contessa aveva mandato avanti il cuoco con molte provviste , il pranzo era quasi pronto in una camera attigua alla cucina , e dalla quale con grave incomodo dei contadini si erano dovuti sgombrare un letto e due cassettoni . La balia , vecchia e secca , affettava molta servilità verso la contessa , che credeva ingenuamente di essere adorata da lei e da tutta la famiglia , mentre invece quella gita non riusciva loro grata se non pei cinquanta franchi , che ella lasciava sempre per regalo nelle manine sporche del ragazzo più piccolo . Né la contessa né i suoi invitati , quando per caso ne accompagnava qualcuno , avevano il senso o il gusto della campagna : volevano mostrarsi indulgenti verso le maniere o la povertà dei contadini , ed invece li umiliavano doppiamente senza trovare mai un solo accento , che destasse un ' eco della loro vita . Lelio Fornari invece entrò nella cucina e coll ' acuta sensibilità dell ' artista si mise subito all ' unissono con tutti : il cuoco già brillo vi si affaccendava col reggitore ed il nonno , intanto che la balia vestita cogli abiti della domenica doveva accompagnare la contessa , che le aveva passato il braccio sotto il braccio per mostrarsi buona in faccia agli altri invitati . Poco dopo capitò nella cucina una ragazza alta , scalza , bruna , cogli occhi ancora tutti pieni di sole , chiamata improvvisamente dal campo per girare l ' arrosto . Le due signore e il principe seduti nell ' aia all ' ombra dei fienili si volgevano spesso verso la cucina , dalla quale venivano sino a loro risa , fumi e profumi , colla voce del cuoco e quella di Lelio , che scherzavano colla ragazza . Questa , passata sull ' aia a testa bassa per la presenza dei signori , si era tosto rimessa ; il cuoco diceva qualche barzelletta in bolognese , Lelio le acuminava e la ragazza imporporata dalle fiamme del focolare , sul quale girava il lungo spiedo carico di polli e di piccioni , sembrava anche più bella . Il busto rozzo , da cui la rozza camicia bianca emergeva vivamente , le dava una apparenza fantastica , coi capelli così scarduffati , più neri nell ' ombra densa del camino , e le braccia nude e gagliarde , che avrebbero potuto brandire subitamente quello spiedo come un ' arma . Lelio non aveva ancora pronunciata una sola parola d ' italiano in quella cucina , movendovisi come se vi fosse sempre stato : anzi la sua disinvoltura , solleticata dalla loro famigliarità , lo aveva fatto trascendere sino a sturare una bottiglia dell ' eccellente vino bianco , mandato su dalla contessa per berla tutta insieme nei bicchieri piccoli . - Signor Fornari - chiamò con voce secca la principessa dalla finestra , sorprendendolo , mentre pizzicava scherzosamente il collo alla ragazza . Egli invece di uscire corse all ' inferriata . - Che cos ' è , principessa ? - e mise le mani presso le sue nel medesimo ferro . Egli stesso aveva il volto rosso , caldo ; il principe Giulio e la contessa Ghigi volgevano loro in quel momento le spalle . La principessa sentì la voluttà di quel bel viso giovane . - Perché non esce sull ' aia ? - gli domandò con sussiego forzato dandogli del lei per la prima volta , mentre si erano trattati sino allora col voi francese . - Siete voi che lo desiderate ? - l ' altro replicò appressandole maggiormente il volto al volto . Nella cucina si era fatto un silenzio improvviso ; la ragazza si volse di sbieco . - Vedete , principessa , avete fatto loro paura : venite dentro . Ella ebbe una smorfia di ripugnanza , Lelio si staccò dalla finestra freddamente . - Se voi amate le serve , a me non piacciono i servitori . Un lampo di collera si accese negli occhi neri di Lelio , ma seppe frenarsi , e senza nemmeno rispondere tornò al focolare presso la ragazza . Il pranzo parve anche più squisito in quella cameruccia dalle pareti scalcinate , a travi sudice , su quella tavola un po ' zoppa , che la balia aveva coperta colla propria migliore biancheria ; ma le posate erano rugginose , perché il cuoco aveva dimenticata a casa la sporta delle argenterie . Il principe avvezzo ai contrattempi della caccia ne rise , ma le due signore dovettero fare qualche sforzo per vincersi , mentre la vecchia balia a fianco della contessa ne restava umiliata , e suo figlio , il reggitore , bel pezzo di contadino già sui cinquanta , che serviva a tavola , cercava di scusarsi offrendo di forbirle subito un ' altra volta colla sabbia . Poi l ' allegria ricominciò . Lelio sentendosi in vena seppe divertire le signore con una girandola di motti fini ed originali , che finirono di guadagnargli il cuore dei contadini : nella cucina si udiva ridere , giacché tutti i ragazzi vi erano tornati dai campi . Solo la principessa ridiventava tratto tratto accigliata . Lelio la punse scherzosamente più volte , e allora ella si atteggiò nella sua bella posa di sognatrice ; mangiava poco , abbandonandosi sulla sedia rustica , mentre la contessa sempre così serena le diceva dolcemente : - Ecco che ti annoi ! te lo avevo predetto . - No , mia cara , sono anzi contentissima , è una giornata deliziosa . In quel momento Lelio le premé sotto la tavola un piede , ella si volse , ma non lo ritirò . Allora il dialogo si fece più scintillante ; il principe , gran mangiatore , ratteneva sempre il reggitore in quella sua intensa preoccupazione di mutare i piatti per parlargli di quaglie ; i prati sui colli vicini dovevano esserne pieni , perché le quaglie vi nidificano in gran numero , e l ' inverno era quasi stato senza neve . Lelio corteggiava amabilmente la vecchia balia tenendo sempre fra i propri piedi un piedino della principessa , della quale il volto si velava sempre più di una fantasticheria poetica . Fuori il sole incendiava tutta l ' aia di una gloria di luce , mentre da lontano gli alberi verdi sussurravano mollemente . Ogni tanto , all ' aprirsi dell ' uscio , si vedeva la cucina piena di gente , che mangiava in piedi , seduta , in tutte le pose ; la bella ragazza scalza era sempre nell ' angolo del focolare con un piatto sulle ginocchia . - Lasciate aperto - disse Lelio ; - è più bello così ! Ci vediamo tutti . - Sì - ripeté il principe ; - democrazia almeno in campagna . Ma la principessa sorprendendo una occhiata di Lelio alla ragazza ritirò bruscamente il piedino . Lelio si sentì nel cuore un grido di trionfo ; temerariamente allungò daccapo un piede sotto le sue sottane , e lasciandosi cadere il tovagliolo , le sfiorò un ' anca . - Vi piacciono le contadine , signor Fornari ? - domandò la principessa . - Non osereste la stessa domanda col principe . - Lo so , lo so , a lui piacciono , e a voi ? - Perché negarlo ? Sì . - Così sudicie - ella soggiunse a bassa voce con una moina di ripugnanza . - Come la frutta : chi lava le ciliegie in campagna ? - Ben detto ! - esclamò il principe . - Ah ! voi dovreste tacere - gli si rivolse minacciandolo col dito la contessa : - vi si conosce anche troppo . Siete tutti così voialtri ! - Che cosa trovate dunque voialtri uomini di meglio nelle contadine ? - insisté la principessa . - Chi ha detto meglio ? - ribatté il principe . Ma la domanda era rivolta a Lelio . - La sincerità . - O la facilità ? - Spesso sono la medesima cosa - , e il suo sguardo la dominò dall ' alto . Erano alle frutta . Lelio andò in cucina con una bottiglia sturata e un gran piatto di dolci per far bere i ragazzi , il principe lo seguì mettendo mano al portasigari ; la confidenza tornava in tutti , ridevano fra un tintinnire di bicchieri e di piatti , perfino il vecchio cane pastore bianco era riuscito ad introdursi . Volevano scacciarlo , ma Lelio protestò gettandogli un gran pezzo di pagnotta , che l ' altro scappò subito a mangiare dietro i fienili . Le due signore rimaste sole attendevano il caffè . Il cuoco brillo lo preparava in un pentolino sul focolare , ma avrebbero dovuto berlo nei bicchierini , perché si era scordato egualmente delle chicchere e del caffè , e la balia aveva dovuto andarne a cercare un cartoccino nella propria cassa . Ella sola ne prendeva qualche volta in famiglia . - Signor Fornari - chiamò la contessa - ci lasciate sole , tutti . - Usciamo piuttosto , qui si soffoca : prenderemo il caffè all ' ombra del gran susino dietro la casa . Infatti uscirono tutti , anche la balia : furono portate delle sedie , si formò il crocchio . Giù da quella eminenza la valle si stendeva incantevole sino a Bologna restringendosi dietro verso i colli , che la chiudevano come un immenso muraglione giallastro . Potevano essere le due : si parlò ancora , si rise , poi la conversazione venne languendo in quella fatica della prima digestione . A poco a poco anche la cucina si era vuotata , il reggitore dopo aver condotto i cavalli a bere in una pozza non era più uscito dalla stalla , si udivano da lungi cantarellare voci fresche sui gelsi che i ragazzi sfogliavano per i bachi , e una pace dolce , voluttuosa , veniva da tutta quella campagna in fiore , colle grandi erbe ondeggianti e i grani , che si doravano lentamente alle prime intensità del sole . Lelio era caduto in una contemplazione di artista accanto alla principessa , coll ' occhio vagante sulla vallata ; improvvisamente si sentì addosso il suo sguardo . Si levò , anch ' ella fece altrettanto ; il principe discorreva tranquillamente di agricoltura colla balia e colla contessa , ma vedendoli alzarsi , tutti domandarono ad una voce : - Dove si va ? - Bisogna pur muoversi . - Con questo sole ! - esclamò la contessa , cui l ' aria aperta metteva una bianchezza più fulgida sulle carni . - Appunto nel sole . Ah ! contessa , non vi diventereste più bella perché è impossibile , ma vi mutereste per qualche giorno di bellezza . - Sì , davvero ! A Rimini nel tempo dei bagni divento di un bruno orribile . - Confessate però che nessun uomo ve lo ha ancora detto . Anche la contessa , il principe e la balia si erano levati ; entrarono tutti nell ' aia cacciandosi nella poca ombra fra il calesse e i fienili . Il sole era ardente , la balia propose di salire nelle stanze superiori a vedere i bachi , e infatti ogni tanto si scorgeva dalla finestra il busto rosso della ragazza che li mutava di stuoia . - Ah ! sei tu ... - esclamò Lelio , che aveva girato il pagliaio , scorgendo il cane accosciato con un osso fra le zampe . Il cane agitò la coda come ad un saluto , ma si scostò appena di qualche passo per riaccovacciarsi subito . - La brutta bestiaccia ! - disse la principessa arrivando dall ' altra parte . - È un povero .... Ella era ancora così melanconica , ma negli occhi verdi le tremava una luce insolita ; il sole dardeggiando sul fieno l ' aveva arroventato e faceva intorno ad essi come un ' aureola d ' incendio . Ella alzò una mano per ripararsi la fronte . - Irma ! - egli proruppe piegandosele sul volto col viso pallido e gli occhi ardenti . Erano soli ; dietro il fienile un altro terrapieno si curvava quasi in una svolta , nessuno poteva vederli , ma udivano sempre dall ' altro lato la vecchia balia vantare i bachi , che dormivano della seconda . - Se vogliamo andare a vederli ... - Aspettiamo che abbiano finito di dar loro la foglia , si veggono meglio - rispose la contessa . - Irma ! - ripeté Lelio , ma questa volta con voce così strozzata che l ' altra ribatté come sfidandolo improvvisamente : - Che cosa vi prende ? - Egli si guardò attorno , l ' altra ebbe un moto di spavento , ma era tardi : l ' aveva già afferrata alla cintura , premendola nella parete del fienile . Ella si sentì raschiare il collo , ardere la schiena , mentre il sole le batteva sugli occhi accecante , trionfale . - No , no ... - Gridate dunque ! - Ella fece ancora uno sforzo , ma l ' altro la soverchiò con una demenza sùbita ed irresistibile . Fu un attimo . Ella dovette abbassargli il capo sulla spalla sotto la furia dei baci che le mangiavano il collo , presa dentro una stretta delirante , nella quale tutte le sue resistenze di donna svanivano , mentre una paura orribile , inutile le cresceva dalle voci parlottanti sempre all ' altro lato . - No ! - rantolò ancora sentendosi ardere improvvisamente i ginocchi da un raggio di sole , poi credette di svenire nella sensazione delle punte , che le foravano gli abiti sottili e le mani . Non era forse stato più di un minuto . Ella si ricompose per la prima , vinta , offesa , guardando istintivamente il cane , che non si era mosso ; Lelio più sbalordito non riusciva a parlare , poi delicatamente , con due dita , le trasse una festuca dai capelli . - Questa la conserverò - disse finalmente . - Oh ! - ella esclamò con accento tremulo e guardandosi intorno - se ... - Io arrischiavo la vita , voi no - rispose l ' altro superbamente . - Bestiaccia ! - Perché dunque vi pare così brutto questo povero cane ? - ribatté Lelio ad alta voce per farsi udire dall ' altra parte . - Non gli guastate l ' unica festa dell ' anno : vedete bene che anche in questa gli toccano solamente le ossa . Questa disinvoltura finì di vincerla : Lelio calmo non si affrettava a ritornare dall ' altro lato . - Andate , andate - ella diceva affannosa . - Perché ? - rispose gettando un sorriso trionfante d ' ironia attraverso il fienile . - Oh ! Lelio ! vai . III A questo modo Lelio Fornari era diventato l ' amante della principessa Irma Montalto , però la loro relazione rimase per abbastanza tempo secreta malgrado le molte dicerie dei primi incontri . Quella violenza istantanea aveva sconfitto tutte le civetterie della donna e della dama , come accade quasi sempre quando il maschio rompendo il fragile inviluppo della educazione sociale riappare nella irresistibile sincerità della natura . Ma allora le parti s ' invertirono , Lelio diventò freddo , ella si fece più amorosa ; pareva che finalmente avesse trovato l ' uomo della propria vita , questo ideale secreto di tutte le donne , che spiega forse la maggior parte dei loro inintelligibili capricci . Egli invece le serbava rancore dell ' aver voluto tenerlo a bada sino quasi a renderlo ridicolo nella folla degli altri adoratori . In fondo quella di Lelio non era stata che una passione di vanità vivificata dal succo della giovinezza . Egli era ritornato col principe dinanzi al loro calesse . Al momento di scambiare i saluti ella poté sussurrargli : - Venite stasera . Lelio la guardò fisso . - Vieni ... Contessa , stasera verrete tutti da me : finiremo così la giornata insieme . Nel vano di una finestra sotto una tenda bianca raddoppiata da un cortinaggio di seta , ella fingendo di affacciarsi alla strada osò di buttargli le braccia al collo . - Mi ami ? - E tu ? - Cattivo ! - mormorò con voce spenta ; poi con una dolcezza inesprimibile : - Mi ami ? - ripeté stringendosi sotto al suo sguardo come una colomba . Una grande rosa purpurea le profumava i capelli ; Lelio sentì di non poter resistere alla seduzione , e colla sua precoce esperienza cinica di romanziere , invece di renderle il bacio , le strinse con una mano quanto più poté di carne sotto il busto . Ella si allontanò tutta ilare per andarsi a poggiare dietro la sedia del marito , che giocava a scopa colla contessa . - Ha il sette bello , sai . - Vuoi dunque rovinarmi in tutto ? - Ella cercò maliziosamente gli occhi di Lelio , che rimase impassibile . Ma quando egli uscì dal palazzo circa sulla mezzanotte per tornare a casa , avendo già con lei un appuntamento per l ' indomani , un ' amara rampogna gli strinse il cuore , di aver sperato per un istante qualche cosa di più nobile in un amore di principessa . Lelio non era geloso : fosse albagia di carattere o freddezza di cuore , non aveva ancora amato davvero attraverso le sue molte avventure femminili . Eppure dal fondo della sua anima si levavano spesso impeti tempestosi di passione che lo facevano urlare come un perduto nel primo sbigottimento della solitudine , quando la paura non ha ancora uccisa la speranza . Ed erano invocazioni deliranti di dolore , appelli forsennati di una voluttà , cui nulla aveva mai potuto appagare , e che riprendevano talvolta le vie del cielo come un ritorno mistico a Dio , il tormentatore che consola anche quando vuole distruggere la propria creatura . Ma appena di fronte alla donna lo riprendeva un ' ira fredda di analisi , cercava minutamente , quasi maliziosamente , tutti i suoi difetti , decomponeva le sue sensazioni , disseccava tutti i suoi sentimenti . L ' amore non era lì , in quella fragilità di corpo e di spirito , che l ' uomo era sempre sicuro di spezzare al primo contatto ; ma non era nemmeno altrove , o non sapeva trovarlo . Come per molti scrittori della nuova scuola naturalista , la crudità del suo pessimismo era un ' angosciosa reazione contro l ' inafferrabile divinità della vita , che le cose e le anime sembravano piuttosto nascondere che rivelare . Quindi tutta la malìa seduttrice della principessa non poteva trionfare della sua diffidenza . Lelio sapeva o credeva di sapere il nome di molti altri suoi amanti , ai quali naturalmente ella doveva aver prodigate le medesime scene . Se talora vinto dalle sue carezze si diceva che nessuno aveva forse saputo accendere in lei tanto ardore , poco dopo la coscienza di quella troppo facile promiscuità col marito e cogli altri lo riagghiacciava . Ella ne restava impermalita . Una volta , ed era il terzo appuntamento sempre nel suo magnifico salottino lilla , ella glielo chiese : - Tu non mi credi . - Di che fede vuoi tu parlare ? - e il suo accento era duro . - Eppure devi sentirlo che ti amo - ripeté strisciandogli con una palma così lievemente sulla faccia che al buio egli avrebbe potuto prenderla per una piuma di ventaglio . - Tu sei geloso . - Di tuo marito ? L ' altra s ' imbarazzò , non voleva accusarsi da sé stessa . Ma Lelio sdraiato indolentemente sopra una bassa poltrona trapunta la lasciava fare ; tutto il suo spirito era teso nell ' analizzarla ; ella ne provava una pena strana , che non avrebbe saputo nemmeno accennare colle parole , qualche cosa di aspro e di freddo come gli accusati debbono risentirne nel primo interrogatorio . Andò a rannicchiarsi nell ' angolo del divano , ma quantunque paresse mesta il suo atteggiamento era di una lubricità pruriginosa . Allora Lelio venne a sedersi sulla spalliera alla quale essa poggiava la testa . - Dunque mi ami ... - No , poiché questo ti fa anche più piacere , tristo violatore di donne , che non sai nemmeno fartelo perdonare colla sincerità della violenza . Perché mi hai tu presa ? - Perché mi tentavi tu ? - Ti amavo . - Avresti amato di vedermi soffrire indarno ? - Non soffro io adesso indarno ? Tu non mi ami , lo so , quindi sono io che mi degrado cedendoti , ma tu rimani più basso di me . Che cosa ti avevo io fatto , cattivo soggetto ? Eri bello , venni da te al veglione ; e poi mi avevano tanto detto che eri un grande ingegno , uno spirito satanico ... Noi non conosciamo generalmente che degli sciocchi , quelli che riempiono i nostri saloni . Tu mi dicesti quanto nessuno aveva mai osato , io quella notte non dormii . Avevo paura di darti ragione : era proprio così ? Come lo sapevi tu ? Era un mistero ; allora volli fuggire . Sei tu - continuò violentemente - che hai voluto tutto , e mi tratti così . Pronunciando queste ultime parole era diventata pallida , cogli occhi verdi socchiusi . Una seduzione morbosa esalava da tutto il suo corpo impregnato di un triste odore di sandalo , mentre la sua lunga veste da camera di un giallo spento sembrava quasi bagnata , tanto le si modellava sul corpo . - Non ti basta una donna come me ? - le sfuggì in un impeto d ' orgoglio . - Forse perché sei principessa ? - Fors ' anche . Lelio s ' alzò per andarsene , ma ella non lo credette . Infatti tardava a trovare il cappello ed i guanti : ella lo seguiva cogli occhi dilatati , si era rapidamente con una mano ravviati i capelli , mentre un piedino le spenzolava entro la calza rosea dal divano , lasciando vedere sino a mezzo la gamba . Lelio salutò sull ' uscio . Ella attese ancora qualche secondo , poi gli corse dietro , lo raggiunse al secondo salone ; egli si voltò al fruscio delle sottane e si sentì già avvinghiato per le spalle . - Torna subito indietro . Quando si furono daccapo seduti sul divano , ella tacque : voleva che parlasse lui per il primo . - Che cosa vuoi ? - le disse finalmente . - Mi ami ? - Io sì - rispose colla solita menzogna degli uomini . - La vuoi sapere la verità ? Se qualcuno ama fra noi due , sono io . - Chi amate dunque , principessa ? - Uno scemo che me lo domanda . E saltandogli sulle ginocchia lo morse ad una guancia . - Lo voglio , sai , lo voglio : sono io che ti violento . Credi che sia un privilegio degli uomini ? - E lo aveva rovesciato sotto un ' onda di risa cristalline sul divano , facendogli il solletico un po ' dappertutto , così che rimaneva quasi coperto interamente dalla sua veste gialla ; quindi prendendolo al collo con ambo le mani in una rabbia ipocritamente graziosa di pantera : - Ecco il violento ! - esclamò . Ma dieci minuti dopo , quando Lelio fatto più molle , col volto ancora un po ' madido , la lasciava baciandola sui capelli come una bambina , ella tornò a chiedere : - Mi ami ? - Tu no . - Niente , niente ? - ella ripeté biascicando le parole . - Nemmeno come un vestito . - Scommettiamo . Lelio era triste . - Hai paura di perdere ? - insisté provocantemente : - scommettiamo . - Sia pure , ti proverò , che io per te non valgo neppure un vestito . Ella cessò di sorridere . - Ma fai davvero ? - Poiché lo esigi . Involontariamente si erano staccati riprendendo ognuno la propria posa ; egli pareva in visita dinanzi ad una signora , che si fosse alzata cortesemente per gli ultimi saluti , ma un freddo improvviso li aveva egualmente sorpresi . La donna fu più impaziente . - È un modo di darmi della borghese . Ma sono curiosa : me lo proverai presto ? - Lo temo . - Grazie . Che cosa scommetti ? - soggiunse tosto in tono canzonatorio tendendogli daccapo la mano . - Più di quello che io abbia , poiché ti perderò . - Sai , in questo momento tu non provi che una scena da romanzo : ecco perché io odio i romanzi scritti : sono sempre così falsi ! - Fra un autore e una principessa chi dirà la verità ? - Va via , non ti voglio più vedere sino a questa sera in teatro : oh ! se non vieni a farmi visita ... Quella sfida troppo seria malgrado l ' aria di scherzo colla quale era stata gittata e raccolta rinfocolò naturalmente la loro passione . In fondo avrebbero voluto entrambi aver torto , mentre un secreto presentimento li avvertiva di una non lontana rottura . Perché ? Non erano abbastanza belli , giovani e caldi per potersi amare ? Tuttavia trepidavano di essersi già troppo conosciuti . In una fra le più deliziose leggende di Heine un ondino e un ' ondina s ' incontrano ad un ballo campestre : tutti ammirano la loro danza dalle ondulazioni di una strana grazia , poi la dama dice all ' orecchio del cavaliere : « Sul vostro cappello tremola un giglio che cresce solo in fondo all ' oceano » . « Bella dama » , rispose l ' altro , « perché dunque la vostra mano è così gelida e l ' orlo della vostra veste tanto inzuppato d ' acqua ? » . La musica tace e la bella coppia si separa assai civilmente : per sciagura si conoscono già troppo . Ma Lelio raffreddandosi si abituava con una specie di crescendo al bisogno di quella donna di una lubricità così originale . Ella invece voleva domarlo , come fanno le donne cogli uomini , indebolendolo : senonché in tale crudele rivincita femminile spesso s ' inteneriva sino alle lagrime , e allora erano deliziose melanconie , effusioni poetiche , nelle quali il fine gusto di entrambi si accordava come in una suonata a quattro mani . Ella una mattina andò a trovarlo : Lelio , umiliato da tale visita in quelle due camerette ammobigliate , dovette cedere subito alla gaiezza , colla quale ella saltellava volendo tutto vedere e frugando invece abilmente fra i suoi manoscritti per cercarvi le tracce di qualche avventura , forse non del tutto passata . Non trovò quasi nulla , poche fotografie di belle donne , che Lelio le dichiarava ad ogni sua dimanda cortigiane o modelle . - Qualcuno non ti ha veduto entrare ? - le chiese diventando prudente per una improvvisa tenerezza di tenerla così in quella cameretta nella quale aveva tante volte sognato di lei . Ella vi rimase più d ' un ' ora . - Verresti qui una notte con me ? - Nel tuo letto ! - ella esclamò rispondendo al suo guardo con una smorfia di ripugnanza . - Perché ? - Ma è una via pubblica , lo so . L ' altro invece credette ad una schizzinosa aristocrazia di gran dama , e se ne offese . Rimasero entrambi impacciati , poi ella se ne andò nullameno sorridendo . Ma sulle dieci della sera stessa la vide sola col principino fuori di strada . Camminavano stretti l ' uno contro l ' altro , parlando a bassa voce , concitati : egli allungò il passo e traversò la strada cacciandosi sotto l ' altro portico per seguirli non visto . Non era gelosia , ma un ' amarezza della vanità e del non aver mai potuto sino allora credere ad alcuna donna . Sapeva che il principe stava per sposare una baronessa tedesca ricca a milioni , quindi i due dovevano certamente parlarne ; fors ' anche era la loro ultima scappata in una deliziosa soffocante ripresa di tutte le follie , studiando già il modo d ' intendersi dopo quel matrimonio . Lelio sentiva che fra la principessa e il principino una vera rottura poteva anche non accadere mai in quella costante famigliarità creata loro dai rapporti mondani : egli invece doveva già affrettare il proprio ritorno in campagna per non ingrossare troppo i primi debiti contratti nella necessità di frequentare quegli ultimi mesi più assiduamente i massimi saloni bolognesi . La principessa , vana e dissoluta come quasi tutte le sue pari , aveva invece voluto prenderlo al modo che si spicca un frutto da un albero : per curiosità gelosa , convinta di fargli lo stesso onore della contessa Ghigi alla propria balia in quella visita di tutti gli anni . I due strisciavano lungo i muri nell ' ombra senza voltarsi . Per un momento pensò di fare uno scandalo coll ' oltrepassarli , fermandoli magari con qualche ironica trovata , ma se ne vergognò quasi subito : sarebbe stato un confessarsi ridicolamente geloso , poi tutta Bologna sapeva che il principino in altra occasione aveva dichiarato di non battersi per motivi di religione . E soprattutto a che pro , dal momento che non amava ? Tuttavia si era loro appressato . Adesso non perdeva una mossa di lei , avrebbe quasi scommesso d ' indovinare anche le sue risposte ; passava poca gente , nullameno qualcuno si rivoltò ad osservarli avendoli forse riconosciuti . Dopo parecchi giri e rigiri arrivarono alla Seliciata di Strada Maggiore , nella quale stazionavano parecchi fiaccheri , e semplicemente , temerariamente salirono sul primo , un brougham . - Con me non lo farebbe . Ah ! glielo domanderò . Invece l ' indomani appena entrato nel suo gabinetto ella gli disse che andava a Parigi col principe Giulio . - Vieni anche tu ? - L ' altro si sentì come una stoccata nel petto . - Perché ? Giulio è invitato a due lunghe partite di caccia , io resterò sola , vieni . Sei stato a Parigi ? La vedrai , è la sola città dove si viva . Ma egli si era fatto anche più triste di quanto avrebbe voluto mostrarlo . - Debbo andare in campagna a scrivere un libro . - Lo scriverai dopo . - Non posso . - Lo hai già impegnato col tuo editore ? - La semplicità di questa domanda parve all ' altro un insulto . - Sai bene che non scrivo per commissioni - ribatté seccamente . Non si era ancora seduto . - Ah ! Noi partiamo giovedì immancabilmente . - Addio - egli disse tendendole la mano . - Ma perché mi lasci così ? Quando ci rivedremo ? - Al mio ritorno a Bologna quest ' inverno . - Non prima ? - Forse che tu lo vorrai ? - Oh ! - esclamò finalmente - ma sei uggioso col tuo tono ! Gli voltò le spalle con atto nervoso , ma l ' altro non sapeva più andarsene . Una mollezza lo aveva preso in quel gabinetto tutto pieno di fiori e dell ' odore di quella donna così adorabilmente fatua e voluttuosa ; si sentiva vinto , finito . Una malinconia di abbandono come un anticipo della tristezza che lo aspettava alla villa in compagnia del vecchio padre , prostrava in quel momento tutto il suo orgoglio giovanile . - Hai freddo stamane : che ti faccia accendere il fuoco ? - ella si volse gaiamente . - Allora io parto oggi stesso - egli disse . - Subito ! Lelio le si avvicinò , la prese delicatamente fra le braccia come per piantarsela dentro alle carni , e si mosse per fuggire . - Lelio ! - ella lo richiamò dal divano sul quale era caduta : - qui , in ginocchio . Promettetemi , bel signorino , che in tutti questi mesi non mi tradirete con nessuna contadina . - E tu con nessun principe . - Insolente ! - ribatté con un lieve rossore alla fronte . - Addio , amore . - Addio , principessa . IV Lelio scrisse parecchie volte alla principessa dalla campagna , seguendola un po ' dappertutto nelle sue peregrinazioni da Parigi alle stazioni balneari , poi alle due ville grandiose di Vignola e di Bazzano . Ella rispondeva a bigliettini muschiati saltellando sui propri ricordi con quella disinvoltura civettuola così accorante per la vanità dell ' uomo , che vorrebbe sempre aver lasciata la propria traccia nella donna . In quella solitudine verde e villana , ove nessuna eco di mondo spirituale gli giungeva mai all ' orecchio , Lelio dovette accorgersi anche troppo presto di soffrire realmente per l ' assenza di lei . La sua vita domestica tutt ' altro che fortunata col vecchio padre diventava anche più uggiosa per la rozzezza dei vicini incapaci di comprendere il valore de ' suoi libri e di gustare le sue maniere signorili . Anzi molti fra essi , ( e v ' erano pure de ' suoi parenti rimasti semplici proprietari di campagna , alcuni dei quali molto più ricchi di lui ) , se ne offendevano come di una affettazione . Era questo in fondo il dibattito fra padre e figlio ; l ' uno rimproverava all ' altro l ' ozio letterario e di mantenersi per giunta troppo costosamente mangiandosi la dote materna . Infatti il padre non gli aveva mai dato un soldo del proprio . Quell ' estate Lelio non seppe trovare in sè stesso la solita energia di lavoro . Aveva concepito un grande romanzo di costumi provinciali , i soli che conoscesse davvero per esservi vissuto nel mezzo , sebbene siano forse più difficili degli altri sotto la loro omogenea apparenza . Ma un disgusto amaro di sè medesimo gli toglieva colla prontezza d ' intuizione la perseveranza necessaria a tutte le imprese . Quella donna trattata prima altezzosamente , quindi brutalmente conquistata , gli era sfuggita di mano alle prime carezze nella medesima sera della conquista , colla stessa umiltà di voluttuoso raccoglimento sotto il suo sguardo trionfatore . Gli pareva di sentire in tutti i suoi atti una sottile canzonatura , simile a quella dei servi verso i padroni , quando arrivano a farsi imporre da questi un ordine lungamente agognato , qualche cosa d ' ipocrita e di prepotente , che sbertava tutte le sue albagie di uomo e di artista . Infatti non era ella principessa con un milione di dote e due altri milioni del marito , mentre egli non era per tutti che un piccolo borghese , così decaduto anche dal proprio nome , che non avrebbe osato premettervi il titolo nobiliare conquistato dai suoi lontani antenati ? Il suo contatto con lei era un effimero risultato di quella democrazia male definibile , che rimescola oggi tutte le vecchie classi sociali senza poterle rifondere in un tipo nuovo . Se lo si accoglieva nei palazzi più aristocratici , vi rimaneva pur sempre lo stesso estraneo senza importanza , al quale si sarebbero potuti accordare tutti gli appoggi per la migliore delle carriere , ma che nessuno avrebbe voluto per genero nemmeno nelle case meno ricche . Quindi lo giudicavano uno di quei tanti provinciali , che l ' università pulisce e la gioventù sostiene qualche anno a galla , finché ritornano nella lontananza delle provincie , o peggio ancora discendono la gamma delle false posizioni , che la mancanza di una ricchezza o di un nome impone agli spostati della grande vita mondana . Lelio Fornari non doveva finire in alcuna delle due categorie , ma allora nessuno avrebbe potuto fargli il complimento di un diverso avvenire , mentre egli medesimo nelle ore più cupe di scoraggiamento , dinanzi alla indifferenza del pubblico all ' altezza della meta , cessava spesso di meritarlo . Quindi trascorreva i giorni in una sorda irritazione , dalla quale scaturivano tristi litigi col padre . Questi , avendo saputo dei pochi debiti contratti a Bologna , si era affrettato a negare ogni soccorso ; l ' altro , già poco disposto a chiederlo aveva potuto a stento frenarsi ; poi la scena era peggiorata . - Tu somigli tutto a tua madre ! - aveva esclamato il vecchio . - E per questo la trattaste sempre così male ? La risposta era troppo vera e fulminea . - Lo sai tu se questa ragione non poteva essere sufficiente ? - replicò l ' altro dopo una pausa guardandolo pesantemente . Lelio , che malgrado il suo pessimismo amava la memoria della madre , ebbe paura di aver troppo compreso . Per quel giorno non osarono dirsi altro , ma il loro dissidio diventò un divorzio ; si parlarono più di rado , quasi a forza . Il vecchio affettava una superba indifferenza , sapendosi ricco in faccia al figlio , cui i 50 mila franchi della dote materna non potevano bastare , e che mangiandoseli inevitabilmente avrebbe dovuto presto o tardi cadere o sotto di lui o sotto un impiego ; Lelio invece nella coscienza orgogliosa del proprio ingegno non considerava più quel padre che come un padrone , del quale aveva già sorpassato l ' autorità . Ma per tornare a Bologna gli occorrevano parecchie migliaia di lire , e non sapeva dove trovarle . Allora si rimise violentemente al lavoro . Un bigliettino della principessa venne daccapo a turbarlo . « Mio caro grand ' uomo , avete finito il capolavoro ? Quando verrete a leggermelo ? IRMA » Le rispose con un ' ode . Finalmente la fortuna gli sorrise ; un suo vicino di campagna , vecchio senza figli , che gli aveva sempre mostrato una certa deferenza pel fatto dei libri stampati , gli si offerse spontaneamente in quell ' imbarazzo di quattrini . Naturalmente Lelio lo avviluppò in un racconto fantastico sulle ladrerie degli editori e le spese necessarie in certi studi di ambiente moderno ; l ' altro incantato della confidenza si riconfermò nella fede del suo avvenire . Però volle una cambiale : erano quattromila lire , che Lelio sperava pazzamente di potergli rendere col primo libro . Quell ' anno rimasto celebre nelle cronache teatrali bolognesi doveva darsi per la prima volta il Vascello fantasma di Wagner ; ma Lelio , caso strano in un giovane di quel tempo e pieno d ' intenzioni rivoluzionarie in arte , non era un wagneriano . La principessa stava ancora in villa ; poi si videro la prima volta ad una rappresentazione di prosa nel teatro del Corso : ella gli fece un cenno , Lelio salì subito a farle visita e la trovò più deliziosa . La Campagna le aveva dorato le carni , il sole le era rimasto negli occhi verdi pieni di baleni , pareva persino diventata più semplice . La sua toeletta di quella sera , in casimiro grigio , era di una modestia adorabile . Parlarono subito vivacemente , egli tentò qualche allusione , cui l ' altra rispose con un sorriso discreto senza un accenno alla ripresa della loro relazione . Egli s ' irritava : sentiva mancarsi il terreno ad ogni parola , incapace di trovare uno scatto per impadronirsi di quella donna , che avendolo dimenticato non sembrava disposta a cercarlo nuovamente . Poi dovette ritirarsi perché tutti gli amici , anche i meno confidenziali , si affollavano nel palchetto per farle i primi complimenti del ritorno . Egli rimase ferito , cupo di una umiliazione , dinanzi alla quale tutti i ragionamenti per rinunziare a quella avventura , degna solo di riempire la giovinezza di qualche sfaccendato elegante , diventavano inutili ora che un desiderio lo aveva ripreso vicino a lei , improvviso e famelico , di possederla ancora come la prima volta per lasciarle in qualche punto una traccia incancellabile . La secreta inimicizia dei sessi , raramente sopita per qualche istante dall ' amore vero , gli riaccendeva dentro il sangue le tentazioni della lotta in una smania anche più iraconda di sentirsi mordere da ' suoi baci , e di soffocarla in una di quelle strette , sotto le quali la voluttà stessa urla di spasimo . Poi rinvenendo come da un sogno vedeva nettamente la serie delle volgarità inevitabili a tale passione , forse la più pericolosa per gli uomini d ' ingegno , perché contro di essa non valgono appunto né forza di pensiero né finezza di sentimento ; ma capiva pure che l ' unico modo di salvezza sarebbe stato nel cangiar paese per qualche tempo , mentre tale muta confessione di sconfitta faceva sanguinare il suo orgoglio più di qualunque umiliante abbandono . Lelio aveva appena ventiquattro anni . Il suo disprezzo per le ordinarie passioni dei suoi compagni era dunque piuttosto una posa che una vera virtù di combattimento ; giacché solo più innanzi negli anni , e seguitando nello studio assiderante dell ' anatomia sopra tutti i sentimenti umani , avrebbe poi attinto l ' orgoglio impassibile dei grandi artisti così simile a quello dei grandi navigatori . L ' indomani scrisse invece alla principessa scioccamente : « Il capolavoro è appena cominciato ; aiutatemi a finirlo » . Per due giorni attese indarno la risposta . Allora tornò dalla contessa Ghigi e negli altri due o tre saloni dove poteva incontrare la principessa : infatti ella vi era già , corteggiata da tutti , in uno sfolgorio di grazia e di spirito , che eccitava nuove ammirazioni . Egli sospettò subito di un altro amante , ma non scorse che il principino tornato a Bologna per introdurre la moglie nell ' alta società . Invece era stato per entrambi un vero disastro . La baronessa tedesca , alta , con una faccia quasi di uomo , malgrado la sceltissima educazione , era riuscita a tutti insoffribile : le donne l ' odiavano per i suoi milioni compiangendo il principino , che gli uomini e la principessa , questa volta passata dal loro canto , giudicavano spregevole per la stessa ragione . Ella era inesauribile di frizzi sulla canonichessa , come aveva subito battezzata la rivale , ed inventava i più perfidi aneddoti sulle sue esigenze di moglie . Solo la contessa Ghigi dall ' alto della propria bellezza difendeva la straniera . - Essa sarà una virtù : il principe aveva bisogno di trovare una donna simile . - Badate , contessa , che la frase non sia troppo esatta - insinuò malignamente il conte Turolla . Ella comprese allora il doppio senso delle proprie parole . - Le virtù sono belle - disse la principessa Irma . - Per questo vi è un piacere così irresistibile a farle perdere . - Ah ! ma tacete , siete orribili voi altri uomini colle vostre massime . - Credete che anche il principe diventerà un grande virtuoso ? - chiese Lelio . - Perché no ? - Infatti gli basterà per questo rimanerle fedele . Il motto era così mordace che la principessa Irma gli si volse sorridendo . La loro amicizia tornava quindi a riscaldarsi , ma l ' altra , accecata da una inesplicabile rivalità contro la cultura forse troppo vantata della canonichessa , seguitava a tradirsi . - È già annunziato un suo articolo sul Vascello fantasma : badate , signor Fornari , voi che non siete un wagneriano . - Come ! - gli gridarono tutti , benché lo sapessero già , ma in quell ' anno l ' entusiasmo per Wagner arrivava alle esagerazioni di un ' ultima moda nella buona società . - Appunto perché tutta la musica di Wagner è una musica di fantasmi : gettatele dentro un raggio di sole e non rimarranno di quelle nebbie che poche gocce di rugiada . - Perle ! - ribatté la principessa Irma . - Anzi lagrime , questa grande parola di tutti i romanticismi , perché anche Wagner è un romantico . E la discussione deviò , ma Lelio vi aveva ottenuto di attirare sopra di sé l ' attenzione generale . - Il vostro libro ? - ella gli chiese poco dopo . Si parlavano in piedi : ella era scollacciata colle braccia nude , brune di una peluria finissima , e un grande occhio di tigre brillantato nei capelli . Il lungo strascico dell ' abito nero pareva farla più grande . Egli corretto dentro la marsina la fissava con occhi febbricitanti ; per un attimo fu il più forte , quindi nel farle un complimento le si chinò sul seno quasi a respirarne il profumo , ma allora un sorriso sfiorò le labbra della dama . - Come siete ! ... - egli esclamò volgarmente con quella sincerità di bramosia alla quale le donne sono quasi sempre sensibili . - Avete bisogno di me per un capitolo ? - Vi trascinerò fino in fondo al libro . - Ah ! sapete già anticipatamente la fine ? quale orrore ! - sogghignò malignamente . - Irma , se non scappi ti do un bacio qui . - Scemo ! - Te lo do . - Me ne vado . Egli la seguì ; nel secondo gabinetto , pei fumatori , non v ' era alcuno ; allora improvvisamente , violentemente le si attaccò colla bocca sopra una spalla . Ella acconsentì tutto colla bella testa arrovesciata , muta , rivolgendosi già per tornare nel salone , mentre la coda lunga dell ' abito le strisciava dietro sul tappeto con un fruscìo sommesso . Fin dal primo appuntamento la battaglia era scoppiata con una veemenza d ' incendio . Quei cinque mesi di assenza parevano aver accumulato dentro di loro le energie di una nuova giovinezza , ma ella risorgeva sempre più provocante da ogni prostrazione di un minuto , con quell ' appagamento insaziato della donna , che per seguitare a volere non ha nemmeno bisogno di seguitare a sentire . Infatti certe sue dissolutezze avevano l ' acredine di una sfida , cui l ' altro rispondeva nell ' orgasmo dei propri ventiquattro anni . Eppure non si amavano ; egli non era geloso , ella non s ' inquietava di nulla , ma uguali nella tempra della giovinezza potevano abbastanza contendere nella disparità dell ' ingegno e della posizione perché quella lotta sensuale durasse ancora qualche tempo . Nullameno una medesima dolente passione di non sapere amare li spingeva così freneticamente l ' uno nelle braccia dell ' altro quasi a frugarsi dentro l ' anima , attraverso le carni , nella folle speranza di trovarvi finalmente il secreto di quell ' amore , senza cui il piacere rimane sempre così al disotto della felicità . Intanto per un tacito accordo , suggerito da una stessa condizione di spirito , non s ' interrogavano mai al di là del presente , divorandolo più festosamente nella coscienza secreta della sua brevità . Lelio però aveva una pretensione , che durante quel periodo ella non potesse accettare la corte di nessun altro : doveva essere questo il suo trionfo , la originalità del ricordo , che ne resterebbe ad entrambi , perché Lelio medesimo avrebbe dovuto serbarle per forza quella specie di fedeltà ; poi un bel giorno o in una notte anche più bella , prima che l ' amabile ingannatrice si fosse decisa a tradirlo , egli l ' abbandonerebbe bruscamente . Ma certi sintomi gli davano a pensare : ella non gli aveva ancora offerto alcun regalo , nemmeno di quelle quisquiglie che le donne prodigano sempre . Voleva essa così risparmiare delicatamente il suo orgoglio di gentiluomo povero ? O in quella inimicizia , risorgente fra loro da tutti gli abbandoni più voluttuosi , cercava piuttosto di avere con lui meno addentellati per balzare più agile in una improvvisa rottura ? Lelio aveva creduto di riconoscere fra i suoi piccoli gioielli abituali , a certe preferenze o a certe frasi , parecchi regali di altri amanti conservati poi per gradevolezza di ricordi o di uso . A lui solo non aveva mai chiesto nulla : valeva egli meno per lei ? Forse anche meno di un vestito , come si era vantato di provarle in quella scommessa ? Allora lo riprendeva più dolorosa la collera di non poterla amare malgrado tutta la frenesia dei trasporti , nei quali perdeva naturalmente più di quanto ricevesse . Questa micidiale superiorità della donna lo irritava talvolta sino all ' odio di sè medesimo . Perché cedere così il sangue più puro della propria giovinezza ? Quella donna non l ' avrebbe abbandonato forse in quel medesimo carnevale , dimenticandolo per sempre , fra la turba volgare degli altri amanti ? Non era lei la vincitrice , che poteva passare la vita nei piaceri senza perdervi nulla di più importante ? Colla abitudine critica di ogni vero artista egli aveva già analizzato abbastanza bene la propria passione ; era una frenesia di sensi e di vanità , una forza composta di due debolezze , e profezia forse di una debolezza peggiore . Altri illustri erano caduti in quella stessa passione brutale della femmina , e vi erano morti . Da Shakspeare a Byron , da Molière a Goethe , da Heine a Garibaldi , quale triste odissea di grandi teste singhiozzanti sopra ginocchia aperte a tutto il volgo ! Era sempre la stessa tragedia provocata da misteriose ed irresistibili affinità , un vizio che cresceva in un corpo e ne guastava l ' anima , distruggendo quasi sempre la vita di entrambi . Forse tutti quei grandi avevano cominciato come lui , con una sensualità o una galanteria , poi l ' abitudine si era fatta forte , ed era scoppiata la frenesia di amare nello sforzo impossibile di voler essere amato ; e mentre la donna , forse incolpevole a forza di essere inintelligente , seguitava a discendere nelle bassure degli amori senza nome , essi le si attaccavano alle gonne piangendo di adorazione e di vergogna . Intanto quell ' avventura diventata pubblica cominciava a nuocergli seriamente , alcuni amici insinuavano con delicata malignità ch ' egli non avrebbe potuto durarvi per mancanza di danaro , altri più apertamente dicevano già che la principessa doveva avergliene dato : lo si sorvegliava nelle spese , si valutavano minuziosamente tutte le sue nuove eleganze . Al club pareva una intesa per comprometterlo con ogni sorta d ' inviti . Una volta per una partita di caccia alla volpe nella tenuta di un ricco conte , e alla quale la principessa Irma doveva partecipare con quasi tutti gli eleganti del suo circolo e molti ufficiali di cavalleria , egli cercò invano una scusa onorevole per rimanerne fuori : non aveva cavallo . Un ufficiale con gentilezza insidiosa gliene offerse uno dei propri . - Come ! le fanno dunque paura i cavalli ? - Lelio ebbe la debolezza di arrossire . - No - rispose alteramente . - Ma dunque , signor Fornari , lei non sa montare ? - intervenne la principessa . - Una cosa che sanno fare anche i marinai . - Lo sapessi pure , non monterei che un cavallo mio . - Siete così puritano in fatto di bestie ? - Tutti sorrisero . Egli le serbò rancore , ma per quanto si fosse giurato di non entrare più in quel salone , vi andò la sera stessa del ritorno dalla caccia ; ella sfolgorante di brio e di felicità parve non accorgersi di lui . Lelio invece non l ' aveva mai veduta così tentatrice : cercò di affettare l ' indifferenza , ma il suo orgoglio soffriva troppo di non potersene nemmeno andare senza una specie di abdicazione , perché vi riuscisse . Quella sera il principe Giulio , cacciatore solamente da uccelli , quindi un po ' trascurato fra tutti quei racconti di galoppi e di salti , gli venne incontro . La loro conversazione durò troppo : la canonichessa ne fece l ' osservazione in francese come della più bizzarra avventura nel carnevale , l ' amante che perdendo la moglie si metteva per consolazione a corteggiare il marito , e Lelio l ' apprese poco dopo dal conte Turolla . In quel momento il principino scherzava colla principessa Irma . La canonichessa gelosa impallidì : allora Lelio , che le si era già avvicinato per pungerla con qualche motto crudele , colto da un senso improvviso di pietà verso quella brutta donna , colpita come lui al cuore da una stessa ingiustizia , uscì dal salone . Questa volta era ben deciso a ritornare in campagna , subito , per riguadagnarvi , lavorando , il tempo perduto . Nullameno passarono ancora alcuni giorni , poi la rivide ad un concerto , e la sera medesima sedendole accanto nel palchetto ella si mise a premergli un piede . La mutevole creatura rideva pazzamente di un ufficiale , il più brutto del reggimento , che le faceva dalla barcaccia una corte troppo palese . - Giulio , lo vedi ? - si volse al marito . - Oh ! sono tranquillo sul conto suo . Infatti il principe doveva andare a Roma l ' indomani per restarvi una settimana . - Bada , è troppo bello . La volgarità di questi scherzi ripugnava a Lelio , che ritirò il piede sotto il divano : ella bruscamente si volse a guardare altrove , ma l ' indomani si videro per strada . Egli l ' accompagnò un tratto . - Venite alla festa della canonichessa ? - Non sono invitato . Ella ne fece le meraviglie . - Ah ! non siete wagneriano . - Voi andrete certamente . - Sì , da sola ... Sono sola sola in casa . Il suo sorriso aveva la solita lubricità , poi si passò rapidamente la punta della lingua sulle labbra . - Invitatemi a pranzo - l ' altro proruppe . - Perché sono sola ? - Egli capì tosto che acconsentiva . - Trovate un pretesto . - Se non è che questo ! Siccome è la prima festa della canonichessa , e vi sarà tutta Bologna , avrete certamente un abito nuovo per eclissare tutte le signore . Verrò a vederlo . Ma si pentì subito dopo di averlo trovato sentendo come fosse volgare . - Sì , è veramente bello ! - esclamò la donnina con uno scoppio di orgoglio infantile . Alle cinque e mezzo Lelio in marsina e cravatta bianca entrava trionfalmente nel salotto della principessa , perché a casa aveva trovato un invito per la festa da ballo . La principessa si turbò . - Allora il pretesto non serve più . Se lo sapessero ! - Fammi vedere l ' abito . - Non vi mostro niente . Il dibattito durò dieci minuti , ma siccome il cameriere entrava nel gabinetto per avvisare che la signora era servita , Lelio troncò ogni difficoltà col chiederle sfacciatamente d ' essere invitato a pranzo , e le offerse il braccio . Il pranzo modestissimo era mal servito : ella stava contegnosa , egli disinvolto faceva dello spirito accorgendosi di riuscirle sempre più seccante . Perché ? Aveva ella calcolato sulla sua assenza in quella festa , o si pentiva già di compromettersi troppo con quel pranzo , sola con lui , in faccia a tutti i domestici ? Allora Lelio si fece vile : conoscendo la sua debolezza per i complimenti si profuse in frasi dolci , piene di scurrili allusioni , e finì per raccontare scherzosamente tutta la storia di un amante , che la contessa Ghigi , la divina impeccabile , avrebbe finalmente trovato in un ufficiale di artiglieria . Ella non lo credeva , ma i particolari erano così minuti e scabrosi che dovette riderne per forza . Poi tornarono un momento nel gabinetto a prendere il caffè . Pareva ridivenuta allegra . Improvvisamente Lelio , inginocchiandosele innanzi per baciarla sulla cintura , le chiese il permesso di assistere alla sua toeletta con Clelia , la cameriera di confidenza , che , al corrente di tutto da un pezzo , non ne avrebbe fatto alcuna meraviglia . Ella gli pose per risposta la mano sulla bocca . - Se invece della festa rimanessimo qui insieme fino alle undici ? Poi tu vai a letto ed io faccio altrettanto : lo faresti per me un simile sacrificio ? - La proposta era così stravagante che l ' altra non la comprese nemmeno . - Vattene , è già tardi . - No , ti aspetterò qui . Voglio vederti prima di tutti gli altri . Ella non badò al tono freddo di quelle parole . Appena rimasto solo , Lelio si voltò verso lo specchio e vi si scorse livido di collera : il gabinetto poco illuminato da una lampada sopra un alto piede dorato , coperta di trine , pareva più piccolo ; egli le sollevò dalla grossa palla di vetro appannato gettandole sopra una poltroncina , e in quella luce più viva tornò a guardarsi . Eppure gli pareva d ' essere bello , almeno più che il principe Giulio e quell ' altro della canonichessa , dalla quale aveva così tardi e forse a stento ricevuto l ' invito alla festa . Perché dunque la principessa Irma non lo amava ? La puerilità di questa dimanda , che non avrebbe osato rivolgere a nessun altro , in quel momento lo fece soffrire . La sua anima degna di più alte passioni si trovò daccapo in quel gabinetto minuscolo , di un lusso raffinato ed insignificante come la vita della donna , dietro la quale egli si perdeva da un anno ; si rammentò tutto , il primo incontro , la gita a Cà de ' Varchi , la scena violenta dietro al fienile , tutta la serie dei minimi drammi , i ripicchi , le carezze , i delirii della carne nella più torrida arsura della passione , quando si abbracciavano così strettamente che avrebbero potuto credere per un istante di non lasciarsi più . Poi tutto finiva un istante dopo per ricominciare ancora in una alternativa di luci e di ombre , mentre un gran vuoto gli si allargava in cuore e il cervello spossato gli si intorpidiva sotto una nebbia pesante . Perché durava ancora quella meschina novella , buona tutto al più per raccontarsi in poche pagine ? Intanto egli era ancora lì ad attendere fanciullescamente la principessa trionfante nell ' abito nuovo , che le avrebbe attirato gli omaggi di nuove passioni . Se ella invece lo avesse amato , quale deliziosa circostanza quella assenza del marito , e come si sarebbero sentiti entrambi felici di rinunziare alla festa per trascorrere insieme la sera , fors ' anche la notte , arrischiando per questa beatitudine di poche ore magari tutta la vita ! Ella intenta ad abbigliarsi non pensava invece più a lui in tal momento , perché appena incomincia per una signora la toeletta da ballo , questo solo diventa l ' amante , e ogni altro scompare . Lelio aveva acceso una sigaretta quantunque sapesse che la principessa non permetteva mai di fumare nel proprio gabinetto ; quindi si era gettato sopra un divano . Poi consultò l ' orologio , non erano che le otto e mezzo . Quanto impiegherebbe ella a vestirsi ? Per un momento ebbe quasi voglia di andarsene . Che cosa faceva lì ? Non gli sarebbe toccato di uscire peggio , solo , a piedi , mentre l ' altra monterebbe nella propria carrozza , giacché per nulla al mondo ella avrebbe consentito a farsi accompagnare da lui al ballo ? Per così segnalato favore Lelio avrebbe dovuto essere per lo meno il principino ; allora il mondo non vi avrebbe trovato nulla a ridire , ma un borghese come lui l ' avrebbe resa ridicola . Il mondo riconosce parecchie categorie negli amanti come in ogni altra classe di funzionari . E l ' idea di un amore profondo , tenace , con una dama bella ed elegante , che avesse potuto comprendere almeno in parte i bisogni della sua anima e la grandezza dei suoi ideali d ' artista , gli appariva dentro la magia di un quadro dalle tinte delicate sopra un fondo misterioso ; egli vi si sarebbe sentito più uomo nella forte calma della fede inspirata ad un ' altra anima , colla soavità di un abbandono , che lo avrebbe riposato dalle virili fatiche del pensiero . Che cosa direbbe suo padre vedendolo in tal momento ad aspettare come un valletto che la principessa fosse vestita ? Gettò la sigaretta e tornò a camminare . Era stanco , irritato di quella attesa troppo lunga anche per un vero amante , e nullameno senza gran cosa di anormale , dacché la festa cominciava alle dieci , e la toeletta di una signora non può in simili casi durare meno di qualche ora . Istintivamente si cercò un libro intorno , fuori nevicava . Egli aveva lasciato la pelliccia in anticamera , ma andando alla festa avrebbe avuto bisogno di trovare subito un fiacre per non sporcarsi le scarpe . Questa preoccupazione gli suggerì di chiamare un servo , che glielo andasse a cercare , poi improvvisamente diventò timido e non l ' osò . Che avrebbe pensato costui ? Daccapo si distrasse : quindi un altro più meschino pensiero lo fece sorridere quasi con gioia nella speranza che l ' abito della principessa fosse brutto e non le attirasse che l ' ironia delle signore ; sarebbe stata sempre una piccola rivincita per lui , che a quella festa non avrebbe avuto alcuna importanza . Ma gli ultimi quarti d ' ora furono addirittura convulsi . Finalmente intese un fruscìo . Ella entrò sorridente col viso in alto : aveva sulla testa un diadema e al collo una collana di oro massiccio ad anella e piastrine , qualche cosa di barbaro e di elegante come il diadema e la collana di Elena , che il dottore Schliemann aveva pochi mesi prima scoperto in Grecia , e già diventati di moda a Parigi . La sua bella testa di gitana ne acquistava un ' aria bizzarra d ' impero . Rimase un istante sull ' uscio quasi incorniciata dalle sue modanature in legno pallido ; aveva il busto di un rosso cupo a ricami dorati e , sotto , una campana di merletti rugginosi egualmente ricamati d ' oro le copriva la sottana , della quale lo strascico si perdeva al di fuori . Ella s ' avanzò guardandolo negli occhi per cogliervi il primo lampo di ammirazione , ma appena nel gabinetto si voltò allo specchio . Un odore acuto di sandalo era entrato con lei . Lelio taceva : allora ella trionfante gli sorrise nello specchio . Le sue spalle brune , nude , parevano più delicate sotto quella pesante fornitura d ' oro , senza una gemma , e tutto quell ' oro nel busto e nella gonna , che le accendeva intorno una strana fosforescenza . Un ' idea passò lampeggiando nel cervello di Lelio . Ella sorrideva ancora . Lelio chinò lievemente la testa al suo sorriso e , affettando la massima circospezione , poiché lo strascico del vestito riempiva quasi tutto il gabinetto , le si accostò per di dietro colle labbra tese per deporle un bacio sulla spalla sinistra . La sua testa spuntò dallo sfondo lucente del cristallo , altrettanto bella , forse più pallida nell ' abito nero e sopra quella camicia bianca come la porcellana , mentre ella si aggiustava un riccio sotto il diadema ; ma Lelio nel piegarsi per darle il bacio traballò improvvisamente incespicando nell ' abito , così che per balzare indietro ne sfondò con un piede la campana dei merletti . Lo stridore della seta lacerandosi anch ' essa per oltre la metà della loro altezza fece voltare la principessa , che urtò quasi colla testa in quella di Lelio ; era diventata verde come i propri occhi , cogli occhi sfolgoranti . - Villano ! - gridò raccogliendo nella mano la strappatura . Lelio attese che rialzasse il capo ; i suoi sguardi si urtarono allora in quelli della principessa umidi di lagrime . - Avete perduto la scommessa . Nell ' ira di quel dolore ella non comprese nemmeno . - Clelia ! - esclamò . - Eppure ve lo aveva detto che non avrei mai avuto per voi il valore di un abito ! - soggiunse Lelio tristamente . Ma l ' altra l ' interruppe con un gesto di disprezzo così violento che l ' altro dovette indietreggiare ; ella rimaneva sempre così piegata colla strappatura fra le mani . Allora Lelio , che nell ' iracondo pentimento di quella vittoria stava per rispondere una ingiuria grossolana , le si inchinò freddamente e , prima ancora che la cameriera accorresse , uscì dal gabinetto . Fuori la neve seguitava a cadere . - Dove vai ? - lo chiamò una voce amica all ' angolo di via Farini . - sei di ballo ? - No . Ho mutato pensiero - rispose abbottonando solamente allora la pelliccia , sotto la quale l ' altro aveva veduto il piastrone e la cravatta bianca . - Allora vieni con me , abbiamo una cena con cinque o sei sgualdrine del teatro Brunetti . Staremo allegri . Almeno quelle sono donne che si conoscono prima ; non c ' è pericolo di essere ingannati . - Tanto peggio , mio caro ! - replicò l ' altro . E si lasciò trascinare . INCENSO I Un signore , che villeggiava presso il suo paesello nell ' estate , lo aveva un giorno scherzosamente chiamato « vescovo » , e quel nomignolo gli era rimasto . Era un povero ragazzo di sedici anni , benché ne mostrasse appena tredici , lungo e sottile quasi quanto la grama veste talare , che il parroco gli aveva regalato per quella occasione della sua discesa al seminario della città , famoso in tutta la provincia perché Vincenzo Monti , il grande poeta romagnolo , e forse il solo poeta delle Romagne , vi aveva fatto gli studi nella seconda metà del secolo passato . Ora il seminario non valeva gran cosa come scuola , ed è probabile che anche allora non valesse di più . Ad ogni modo pel « vescovo » era stato quello il massimo , indimenticabile giorno della sua giovine vita . A casa la mamma era morta tisica da un pezzo : vi rimanevano il babbo alto e secco , buon uomo , di carattere mite , con due figlie già grandi ed un ragazzetto : erano cinque in tutto , e il padre , cantoniere della provincia , non aveva che quarantacinque lire al mese di stipendio . I conti non furono difficili , ne diede dieci a Giannino , che andava a farsi prete , e serbò le altre trentacinque per il resto . La miseria diventava presso a poco eguale da ambo le parti . Con quei dieci franchi al mese Giannino doveva campare da novembre a luglio pensando ai libri , alla carta , alle penne , al lume , a tutto : un grasso , grosso e ricco prete del paese , ora morto , che possedeva nella città una bella casa , gli concesse gratis un piccolo granaio ; nella stessa casa abitava una vecchia , povera , sorella del prete . Fu dunque mandato giù per un carrettiere un letticciuolo , un tavolinetto , quattro lenzuoli , due salviette , una coperta e null ' altro ; Giannino calò tre giorni dopo con un fagotto , nel quale aveva messo i libri e pochi cenci di biancheria , ma l ' arciprete ammirato dal suo coraggio gli aveva regalato un vecchio mantello , perché se ne servisse contro il freddo nell ' inverno . Il futuro « vescovo » penetrò nella città a piedi , poco stanco malgrado le venti miglia fatte , perché la giornata era bella ; un magnifico sole stendeva le sue ultime dorature su tutta la campagna , e le passere svolazzavano monellescamente lungo le siepi . Avrebbe potuto salire gratuitamente in quel lungo tratto di strada su qualche biroccia scarica , ma la dignità della veste ecclesiastica e un giovanile orgoglio del primo viaggio glielo vietarono . Andò difilato alla casa circa nel mezzo del Corso , pel quale era entrato , e si presentò alla vecchia . Questa viveva all ' ultimo piano in due camerette nude e gelide , appunto sotto il piccolo granaio , nel quale aveva essa medesima disposto il letto per lui . Era curva , mal vestita , con pochi denti in bocca e due occhietti grigi di falco sotto la fronte rugosa . Si era ridotta così per alcune scappate di gioventù , che l ' avevano guastata col ricco fratello senza che si fosse più potuta rappattumare con lui . Egli non le mandava quasi nulla , permettendole solo di alloggiare in quella casa ; ella viveva non si sa di che . Il ragazzo era simpatico . Le loro due miserie si vollero bene quasi subito , d ' istinto . Giannino le raccontò tutto , l ' altra taceva . Nella camera , sopra un fornello di terra cotta , fumava un pentolino . - Vuoi farti prete come mio fratello : egli avrebbe potuto almeno darti qualche cosa . Il ragazzo sorrise lietamente , poi le mostrò la carta da dieci lire e volle consegnargliela per evitare tutti i rischi : in tasca gli rimanevano ventotto soldi regalatigli dalle sorelle , tre dei quali erano del fratello più piccolo . Egli aveva già fatto in testa il proprio bilancio : bisognava spendere meno di sette soldi al giorno calcolando che gli altri pochi soldi necessari per le penne , per la carta e per il lume potesse guadagnarli da chierico in qualche funzione : lo stesso carrettiere che aveva portato il letto , era disposto a riportare gratuitamente al villaggio ogni quindici giorni il fagottino della biancheria , perché le sorelle potessero lavarla . Dal momento che l ' acqua non costava nulla e il pane lo si vendeva sei soldi il chilogramma , gliene rimanevano tre per il companatico , perché il ragazzo sapeva di poter vivere con solo mezzo chilo ; poi ad ogni vacanza di Natale , di carnevale e di Pasqua , sarebbe tornato al paese per una settimana , e là mangiando cogli altri avrebbe risparmiato i sei soldi quotidiani . La vecchia non era solita a spendere molto di più : un caffè col latte la mattina , tre soldi di minestra a pranzo , presso a poco altrettanto da cena . Questo impossibile bilancio era purtroppo vero , ma la vecchia non propose nulla : fu il ragazzo che coll ' adorabile confidenza della sua età la pregò di tenerlo a dozzena . Ella ricusò per non aver responsabilità , quindi finì coll ' accordargli che avrebbero mangiato insieme quei giorni che essa accenderebbe il fornello : negli altri ognuno restava libero di uscirne come poteva . E così il « vescovo » cominciò la carriera ecclesiastica . L ' altro vescovo vero della città , ricco ed avaro , niente impietosito del caso , gli concesse appena la esenzione dalle tasse di scuola , ammonendolo severamente che in quella vita fuori del seminario , fra i pericoli del mondo , avrebbe dovuto vigilare doppiamente sopra sé stesso . Il ragazzo pieno di timore dinanzi a quell ' alta autorità , che un viso burbero , butterato dal vaiuolo , rendeva in tale momento anche più terribile , non sentì nemmeno il ridicolo di simili ammonizioni contro i piaceri mondani , dai quali i dieci franchi al mese lo garantivano anche troppo bene . Al primo esame d ' ammissione i professori gli furono benevoli , invece entrando nella classe gli piovvero addosso dileggi da tutti i banchi . Naturalmente i seminaristi esterni , ( si chiamavano così quelli che praticavano solamente le scuole ) erano i più poveri : nel seminario affollato di centocinquanta allievi , una categoria , quella dei ricchi , che pagavano intera la dozzena , vestiva di rosso , un rosso splendido , abbacinante ; l ' altra , di coloro a mezza dozzena , portava la veste nera con una larga fascia rossa a nodo sulla cintura : i paria del di fuori vestivano da prete come potevano . Spessissimo il nero dei loro abiti diventava rameo , ferrigno , gialliccio : tutta la gamma delle slavature vi si mostrava al sole , i cappelli di felpa lasciavano dalle cuciture passare il cartone , i mantelli nascondevano male i propri buchi fra le pieghe , mentre le scarpe al disotto sembravano sorridere con troppa allegria di tutti questi inconvenienti . Nullameno anche fra questi esterni vi erano delle suddivisioni : alcuni vivevano abbastanza bene presso qualche parente , tutti avevano già delle relazioni , mentre Giannino non conosceva nella città che il signore , dal quale aveva già ricevuto il soprannome di vescovo . Questi , ancora giovane , era caduto poco prima assai pericolosamente , azzoppandosi dalla gamba destra . Quel primo inverno fu rigidissimo . Il piccolo « vescovo » tutte le mattine sulle otto passava per il Corso , svoltando all ' angolo del palazzo Zannoni per andare al seminario senza attraversare la piazza , giacché la miseria degli abiti e l ' aria sparuta del viso lo avevano segnalato alle atroci buffonerie dei monelli , che una volta gli erano già corsi sopra a palle di neve fra le risate di tutti . Nullameno il suo coraggio , simile a quello dei passeri che seguitano a cantare anche quando la neve ha coperto tutti i campi , non aveva bisogno di molti sforzi per resistere a tale vita . La mattina non faceva colazione : tornando a casa dal seminario , se per la vecchia Geltrude non era giorno di fornello , comprava in una piccola bottega , sempre la stessa , il solito mezzo chilo di pane bruno e tre soldi di frutta o tre soldi di maiale ; divideva il tutto in due parti , e la giornata era trascorsa . Nel pomeriggio bisognava tornare a scuola , poi andava a spasso se non capitava qualche funzione di chiesa , e finalmente a letto col mantello dell ' arciprete e tutti gli altri vestiti sulle coperte . Lì studiava allo scarso lume di un lanternino a petrolio , ma anche questo bisognava non lasciarlo ardere troppo . Ai libri aveva già provveduto : un canonico ricco e quasi pazzo per le anticaglie gliene aveva prestati parecchi , alcuni fra i migliori compagni ne diedero altri , da ultimo un ex professore di filosofia , prete buono e strano , malviso al vescovado , gli fornì il resto . Restava ancora la spesa per la carta quando non gli riusciva di farsela regalare . Nel primo mese guadagnò sedici soldi in due accompagnamenti funebri al cimitero , e poté così comprare qualche quaderno con un cartoccino di penne : a quella per le male copie pensavano i manifesti delle colonne . In una sera di neve , rincasando sull ' ora di notte , aveva osato strappare un lembo di avviso che il vento gli sbatteva quasi sul volto : sulle prime , spaventato della propria audacia , credette in buona fede che i manifesti non si potessero rompere , poi si rinfrancò e , avendo studiato nel giorno i luoghi più propizi , usciva la sera circa sulle otto a fare così la propria provvista . Era una vita povera e semplice , alla quale per diventare sublime sarebbe bastata la coscienza del sacrifizio . Egli invece non ne sapeva nulla : aveva una voglia ardente di farsi prete in quel fanciullesco entusiasmo delle prime preghiere e dei primi abbarbagli mistici : sapeva che a casa il padre e le sorelle mangiando quasi sempre formentone lavoravano anche più di lui , ed egli li amava dolcemente , senza passione . Alla parrocchia futura non pensava mai , anzi quando il padre gliene aveva parlato sognando già di riposarsi vecchio all ' ombra del campanile figliale , egli ne aveva quasi sofferto : benché torbido , il suo sogno sarebbe stato di studiare sempre e magari di predicare , se la voce glielo avesse permesso . Ma allora era troppo gracile , con un collo non più grosso di una canna e una voce roca , attraverso la quale tratto tratto passavano sibili di mal augurio . Non ci voleva meno di una giovinezza così casta e calma per non provocare lo stesso terribile malore , del quale la mamma era morta , appiattato quasi visibilmente sotto le sue carni biancastre . Giornali non ne leggeva perché scomunicati , poi i compiti di scuola lo tenevano occupato tutto il giorno . Egli voleva figurarvi fra i migliori nella speranza per sé e pe ' suoi di essere l ' anno venturo accolto gratis nel seminario , come ad alcuni altri era accaduto . Ma il suo ingegno non era molto , e la miseria invece di attirargli simpatie gli manteneva intorno quella diffidenza fredda , che tutti sentono per la gente troppo povera . Solo quel vecchio professore di filosofia sembrava prediligerlo : ma anzitutto , poverissimo anch ' egli e malato nelle gambe , viveva con una sorella altrettanto vecchia , poi afflitto da una formidabile voracità non aveva di che appagarla in casa propria . Però gli era rimasto dell ' abitudine professorale un bisogno insaziato di ripetere le antiche lezioni di seminario , le stesse che vi si danno oggi ancora , tutto un guazzabuglio di frasi e di pensieri dentro un mulinello di sillogismi buoni tutto al più per divertire l ' incapacità di un seminarista , ma che per lui erano invece tutta la verità possibile allo spirito umano . Il suo odio contro Rosmini , del quale negava iracondamente anche l ' ingegno , lo faceva alla prima obbiezione uscire dai gangheri . Sulle quattro pomeridiane , finita l ' ultima lezione , il « vescovo » doveva quindi andare da don Riva in via del Filatoio per accompagnarlo a spasso : uscivano adagio dall ' uscio alto tre scalini e andavano lungo il muro verso porta Montanara . Il vecchio appoggiato sul bastone , colla grossa testa bianca , un mantellone bigio e le povere gambe grosse come due tronchi , parlava forte fermandosi spesso con un gran gesto della mano sinistra per confermare un argomento . Le ragazze sorridevano incontrando quella strana coppia . Forse la loro più lunga passeggiata fra andata e ritorno non oltrepassava un chilometro , ma v ' impiegavano un ' ora e mezzo : qualche volta il « vescovo » , sospeso quasi gelosamente a tutte le parole dell ' altro , osava una obbiezione che faceva fermare di botto il professore . - Ah ! tu credi - ribatteva coll ' aspra superiorità del dotto , cui l ' invidia degli emuli contristò la vita fra l ' ignara indifferenza del pubblico : - ecco .... E spessissimo invece di rispondere all ' argomento oppostogli non faceva che ripetere il proprio . Nullameno quella vita era ben dura . Ogni giorno l ' ingenua confidenza del ragazzo riceveva atroci smentite : come tutti i buoni , specialmente quando sono poveri , egli aveva preso alla lettera le parole di carità , di amore , di pietà verso Dio e verso gli uomini , che sbocciavano come piccoli fiori celesti nei manuali di preghiere , o passavano con una sonorità grossolana in tutte le prediche dei parroci . La sua anima innocente aveva sperato quasi colla certezza della fede che nel seminario tutti i professori gli farebbero da padre e i compagni da fratello , mentre il vescovo alto e solenne nella dolcezza della propria autorità avrebbe vegliato su lui come un santo . Invece i professori simili a tutti gli altri maestri praticavano di mala voglia il proprio mestiere prediligendo gli scolari più servili , o dai quali potessero nelle feste attendere qualche regalo ; i compagni , come quelli del suo villaggio , gareggiavano odiandosi reciprocamente e i più ricchi dominavano fra di loro , mentre egli povero , colle scarpe rattoppate e quella vesticciuola talare tutta a rammendi , diventava il bersaglio di ogni motteggio . Persino la mingherlina struttura gli nuoceva . Poi avendo confessato imprudentemente ad un amico di campare con sette soldi al giorno , questo miracolo di sacrificio parve a tutti ignobile , e lo battezzarono « Ugolino » il sublime affamato del più tragico fra i canti di Dante . Egli sulle prime rispose , poscia piegò la testa piangendo . Alle funzioni ecclesiastiche gli accadeva lo stesso ; i preti se ne disputavano i pochi lucri accorrendo di lontano alle buone messe , mercanteggiando tutti gli uffici con una crudità di linguaggio troppo inconsapevole , perché non fosse una necessità della loro vita . Al disotto di loro i chierici si aspreggiavano anche più biricchinescamente nella contesa dei piccoli servigi , pagati a soldi , così che abbisognava davvero il caso di una gran festa o di un mortorio molto ricco perché il povero Giannino vi potesse penetrare . Il suo incasso più lauto in un mese furono tre lire . Siccome nessuno era più magramente vestito di lui , si divideva dai compagni sulla porta del seminario per tornare a casa coi libri stretti da una correggia fra due assicelle , scantonando vergognoso ai vicoli , colla bocca sempre sorridente per un difetto del labbro superiore e gli occhi buoni ombrati da ciglia lunghissime . I suoi giorni migliori erano quelli di vacanza , il giovedì e la domenica , perché poteva restare a letto fino alle dieci leggendo qualche libro prestatogli da don Riva , mangiando ad un ' ora dopo mezzogiorno la minestra calda colla vecchia Geltrude . Questi erano sempre giorni di fornello : Giannino vi metteva tre soldi , essa quattro per cucinare generalmente dei maccheroni : talvolta la vecchia vi aggiungeva un pezzo di formaggio o di tonno o una pera . Due volte l ' anno - per santa Geltrude e per la madonna della chiesa di San Francesco , la madonna mora come la chiamavano le treccole - ella lo convitava per quel bisogno anche nei più miseri , specialmente quando vivono solitari , di fare un sacrificio a qualcuno . Ma il ragazzo alla prima occasione rendeva l ' invito aggirandosele intorno con una festosità di cagnolino , mentre l ' altra cucinava il suo regalo : e quei giorni egli parlava anche di più , colla illusione di aver mangiato il doppio , sebbene qualche po ' di fame gli fosse egualmente rimasta . La vecchia invece discorreva sempre pochissimo , stava molte ore del giorno fuori guadagnando misteriosamente quanto le serviva a campare , poi rincasava con un grosso caldano pieno di carbonella , che si metteva sotto le sottane , e nell ' angolo della prima stanzetta presso la finestra ricominciava a fare la calza . Passavano dei giorni interi senza vedersi . Ella non saliva al granaio se non per spazzarlo perché il ragazzo si rifaceva il letto e si tirava l ' acqua necessaria da sé . E nei momenti più tristi della sua solitudine , appena sbocconcellato in piedi , alla finestra , il poco pane , scendeva da lei per sentirsi dire qualche parola con uno di quei bruciori di essere amato , così dolorosi nella giovinezza quando la mamma sola potrebbe ancora accarezzarci come un bambino , ed è morta invece da gran tempo , ella lo salutava senza parlare con una occhiata , reclinando subito dopo la testa sulla calza . La finestra di quella cameretta , come l ' altra del suo granaio , davano sui tetti di contro ; non si vedeva che un piccolo piano inclinato , rigato , muffoso , scuro : quasi nessuna voce arrivava fino lassù , i vetri erano appannati , il freddo più intenso che nella strada . La vecchia andava a letto sull ' avemaria per non accendere il lume , chiudendosi dentro a catenaccio ; egli rincasava un ' ora e mezzo o due ore dopo per fare altrettanto , spesso sorpreso da un gelo , che nemmeno il letto bastava a vincere , perché gli veniva dallo stomaco non abbastanza pieno . Faceva tutto a letto , le preghiere , le lezioni , i conti , i sogni , nei quali la giovane fantasia si rifugiava coll ' istinto degli uccelli , che cercano il bosco , ma dai quali usciva spesso con una stanchezza desolata . Quanti anni gli occorrerebbero per diventare prete ? Anche senza perderne alcuno , fra rettorica , filosofia , morale , teologia , tutti gli ordini e il tempo della coscrizione , sarebbero sette ; sempre così solo , come un piccolo viaggiatore smarritosi al primo viaggio verso una mèta , che gli s ' intorbidava nel pensiero . Infatti il seminario e il duomo grande della città colla pompa delle loro scuole e delle loro funzioni gli avevano offuscato quel primo ingenuo ideale di prete orante fra gl ' increduli e i derelitti . E però la sua devozione più dolce era per la madonna , che gli ricordava la mamma morta pregando che lui , il primogenito maschio , si facesse prete : in famiglia non aveva altra tenerezza di ricordo perché la vita dura vi rendeva più esigenti tutti gli egoismi , e fuori non aveva ancora trovato un cuore che rispondesse al suo . Tutti lo avevano più o meno deriso , anche i migliori ; gli altri , i preti , avviandolo per la loro carriera , erano stati anche più freddi . Ma per quanto desolata quella solitudine dei suoi sedici anni in un granaio , con dieci franchi al mese per vivere , rare volte la malinconia lo vinceva sino al pianto , anzi nelle giornate più rigide e caliginose di quel primo inverno il suo coraggio si mantenne imperterrito come nella tensione delle prime ore in una battaglia ; poi la primavera lo vinse . Si sentì più solo : nella scuola gli pareva quasi d ' essere smarrito fra i compagni , mentre le parole dei professori vi passavano lentamente come un gorgoglio e le orazioni stesse , rompendoglisi nella testa , svanivano in alto simili ai bioccoli bianchi delle siepi fra il vento e il sole . Era la prima volta che questo gli accadeva . Una tristezza accorata gli veniva dalla ebrietà della natura in quei primi giorni di fecondazione , mentre le donne passavano per le strade con uno splendore sul viso pari a quello dei santi dipinti nelle vetriate , e tutti , anche i monelli , presi nell ' allegria di quella immensa festa , non lo guardavano più . Egli invece , deposto il pesante mantello regalatogli dall ' arciprete , se ne andava entro quella veste talare appena sufficiente per disegnare un ' ombra sul selciato : era più pallido , senza appetito nemmeno per mangiare il poco che aveva . Ma nessuno se ne accorgeva . Allora lo ripigliavano improvvisi pentimenti . Sarebbe stato meglio per lui rimanere col padre a fare il cantoniere : a sedici anni avrebbe avuto già mezza paga con poca fatica , e passerebbe la giornata nella strada sbadilando un fosso fra una chiacchiera ed un saluto , lieto nel sole primaverile come i suoi compagni . Invece era un malato , vestito di un ragnatelo che gli faceva freddo anche adesso che tutti incominciavano ad aver caldo , segregato dalla vita comune in una esistenza claustrale , senza la fraternità del convento e la sua quiete studiosa . I suoi condiscepoli nel seminario potevano forse soffrire per la mancanza di libertà , ma avevano tutte le ore occupate e si tenevano l ' un l ' altro compagnia . Egli invece , solo con don Riva , finirebbe come lui . Il vecchio prete peggiorava tutti i giorni , giacché avendo bisogno di cibi sostanziosi non ne aveva neppure abbastanza di quelli più ordinari , e gli altri preti lo sfuggivano appunto per la sua miseria ; mentre il vescovo , arricchito per la terza volta da un ' altra eredità di centomila franchi , fingeva d ' ignorare come l ' antico professore di filosofia nel seminario morisse quasi di fame . Adesso per condurlo a spasso bisognava dargli il braccio portandolo quasi di peso , quantunque Giannino anch ' esso male in gambe si sentisse soventi la schiena bagnata da cattivi sudori . Una domenica fuori di Porta Pia , mentre passavano lentamente dinanzi alla bottega dei sali e tabacchi , il vecchio ritirò il braccio disotto al suo , ed appoggiando ambo le mani sulla canna disse col viso quasi nascosto dietro il bavaro rialzato del soprabitone : - Pagami un soldo di caradà ... non ne ho ... non ne ho ! Il ragazzo provò alla gola uno stringimento improvviso di pianto a quella voce così sorda , ed entrò nella bottega . II Nell ' estate dell ' anno seguente don Riva morì . Durante gli ultimi due mesi , nei quali non poté più alzarsi , nessuno era venuto a trovarlo tranne don Costantino , il parroco , e Giannino . La più squallida miseria rendeva freddo quel pianterreno sempre un po ' umido , colle finestre sopra un cortile stretto come un pozzo , dal quale sorgevano esalazioni mefitiche . Nella casa non si cucinava più , la vecchia sorella era sempre in giro dai vicini per accattare qualche soccorso al morente , diventato in quella lunga insonnia prodottagli dal vizio cardiaco di una asprezza ancora più insofferente . Talvolta nelle crisi più acute di collera contro il vescovo e gli altri colleghi di chiesa , che lo lasciavano morire così , pareva che perfino la sua fede vacillasse . - Dio non è sempre giusto ! - gli era sfuggito una sera vedendo ritornare la sorella senza la minestra , che una vicina le aveva promesso . Queste sinistre parole agghiacciarono l ' anima di Giannino : se avesse avuto del danaro , lo avrebbe dato nascostamente alla vecchia sorella , come aveva fatto l ' ultima domenica col franco della grande messa cantata in duomo dal vescovo , ma quella sera non aveva un soldo in tasca : anzi si sentiva lui stesso ammalato . Frequenti vertigini lo coglievano da qualche tempo , anche passeggiando ; il cuore gli batteva convulsamente nel fare le scale , non poteva dormire , e peggio ancora quel pane di tutti i giorni non gli riusciva spesso di mandarlo giù . Siccome dall ' anno scorso si era allungato , sembrava anche più magro . Quindi si alzò per andarsene . - Anche tu mi lasci ... - Alle nove chiudono il portone e io non ho la chiave . - Hai ragione : prendilo , prendilo - soggiunse con nuova amarezza vedendolo sbirciare sul comodino un libro . Erano le Sette giornate di Galileo . - Un ' altra vittima - brontolò - del clero e non della chiesa . Come è ben vendicato oggi ! Il padre Secchi , la maggior gloria dei Gesuiti , non è che un piccolo continuatore di Galileo . Quando il ragazzo fu nella strada , si accorse di piangere . Quella sera non gli era accaduto nulla di speciale , eppure si sentiva invaso da un sentimento così scorato della morte che ne singhiozzava , come se fosse imminente anche per lui . Tutto gli era andato male : sul finire dell ' altr ' anno , essendosi ammalato , non aveva potuto dare che la metà degli esami e con esito quasi infelice ; era passato a stento nella filosofia e nella fisica , ma per cadere miserevolmente nella matematica , appunto la materia , nella quale si sentiva più forte . Quindi rabbuffi dai professori , un ' altra severa ammonizione dal vescovo , che vedeva in questo le conseguenze di una vita troppo libera fuori del seminario , male parole a casa , perché un anno perduto vi rappresentava un più lungo sacrificio di quei dieci franchi al mese , scherni dai compagni per la sua incapacità a diventare prete , il più facile fra tutti i mestieri . Ogni speranza di entrare nel seminario svaniva per sempre . Egli resistette , studiò tutte le vacanze con maggiore accanimento , ma negli esami di riparazione lo colse la solita timidezza , e per poco non vi fallì daccapo . Allora non lottò più . L ' inguaribile avvilimento dei poveri , che si rassegnano anticipatamente a sopportare tutto , lo colse come una malattia in quella giovinezza ancora così aperta a tutte le speranze della vita ; al pari di sua madre morta tisica a venticinque anni , e di don Riva , che agonizzava a settanta nel più triste abbandono , egli sarebbe sempre una vittima . Già fino a quel giorno non aveva mangiato una sola volta tanto da cavarsi la fame ; i suoi vestiti erano cenci di elemosina , nessuno lo amava neppure nella propria casa , ove rappresentava una speculazione fallita . La morte giovane , prima di tutti quegli inutili sforzi in una carriera , dalla quale ognuno lo respingeva , sarebbe stata la migliore fortuna . Quindi rilesse le poesie di Leopardi , cullandosi nella loro immensa tristezza senza misurarne la profondità , come talvolta errando la notte nelle tenebre aveva provato una indefinibile compiacenza di smarrimento senza chiedersi il significato di tutta quell ' ombra , o che cosa potesse esservi al di là . Ogni giorno , all ' ora una volta abituale del passeggio , veniva a trovare don Riva per leggergli l ' Osservatore Cattolico , unica lettura della quale ancora s ' interessasse , poiché i libri , diceva lui , lo avevano tradito . - Non studiare , sai . Bisogna essere ignoranti per fare carriera nella nostra classe , poi così si comprendono forse meglio le miserie dei poveri . - Voi vi siete rovinato a fare il professore di seminario , ve l ' ho sempre detto - interveniva stizzosamente la vecchia sorella quasi calva , col capo coperto anche nell ' estate da un fazzolettone turchino e gli occhi quasi senza palpebre , rossi fors ' anche dalle troppe veglie . Ella adorava quel fratello , l ' ultima persona che le restasse al mondo , col quale viveva da oltre quarant ' anni . - Tacete , pettegola : quella poteva anch ' essere la strada per diventare vescovo , se non avessero voluto rovinarmi per forza . Adesso il maggior tedio gli veniva dalle mosche , insistenti , ghiotte del suo sudore viscoso di ammalato . - Mi mangiano già prima che sia morto ! Ma la cosa non poteva durare molto . L ' idropisia gli era salita dalle gambe al ventre , gonfiandoglielo enorme sotto i lenzuoli ; mentre le gote gli si scavavano in un color di cenere , e negli occhi vitrei s ' irrigidiva già la fissazione spaventata dell ' invisibile . Egli non aveva voluto ancora i sacramenti , credendosi sempre in tempo per riceverli , ma una mattina alle otto mandò egli stesso la sorella a chiamare il parroco don Costantino ; si confessò , si comunicò piamente , piangendo qualche lagrima silenziosa , l ' ultima ribellione della sua vita conculcata di professore , e si mise un crocifisso sul lenzuolo . Quando Giannino arrivò colle Giornate in mano per chiedergli il Sommario della storia d ' Italia di Cesare Balbo , la fisonomia del vecchio prete era quasi serena . L ' uomo cessando di lottare aveva cessato di soffrire . In quell ' ombra della stanza , ammorbata dall ' acre odore del decrepito materasso e delle povere lenzuola , fra le quali moriva , la sua grossa testa bianca pareva dentro un ' aureola . La sorella seduta presso la finestra taceva . Giannino si sentì prendere da un sudore freddo , l ' altro non mosse la testa , poi chiuse gli occhi . Il suo respiro era affannoso , gorgogliante di catarro . Il ragazzo attese nel mezzo della stanza qualche minuto , quindi si accostò alla sorella , ma questa gli fece capire tutto con un gesto . Anche la sua faccia pareva impietrita . Era la morte nella maestà senza nome del proprio mistero , senza lagrime , senza parole : nessuna commedia umana vi si agitava intorno . Egli non pensò più , tutto quanto sapeva e credeva gli dileguò improvvisamente dallo spirito , mentre i suoi occhi atoni vedevano senza guardare , e il rantolo del malato si abbassava lentamente . Questi ebbe ancora un gemito . Allora la sorella , adagio , venne col grembiule a cacciargli le mosche dal volto : anche Giannino si era appressato . Dopo qualche minuto l ' altro lo riconobbe , poi chiese che gli raddrizzassero i cuscini sudici sotto la schiena , e parve star meglio . - Ero venuto ... - cominciò Giannino cercando di dare alla propria voce una intonazione disinvolta per dissimulare il proprio terrore , - ho qui il libro da renderle . - Tienilo ... è il legato che ti faccio - e ricadde nuovamente in quella specie di torpore . Ma questa volta vi durò qualche ora . Giannino e la sorella non parlavano , quegli per sfuggire all ' angoscia di tale tensione aveva preso dal comodino uno dei libri , L ' uomo sotto la legge del soprannaturale del cardinale Alimonda . Si era fatto tardi ; il medico , un signore vicino , non veniva che prima di mezzogiorno o assai tardi la notte rincasando , ma aveva dichiarato che forse la cosa durerebbe ancora qualche giorno . Don Costantino occupatissimo per la festa di San Saverio , nella quale la sua chiesa avrebbe sfoggiato un ricco addobbo , era tornato sulle due dopo pranzo , e rassicurato da quella frase del medico non verrebbe più nella notte senza una chiamata . Giannino ne parlò sommessamente colla sorella , che gli rispose con quella rassegnazione ormai vicina all ' indifferenza , nell ' impossibilità di qualunque speranza . - È tardi ? - domandò improvvisamente l ' infermo agitando la testa , mentre il ragazzo stava per ritirarsi inosservato . - Sì , bisogna ch ' io vada : sono le otto e mezzo . L ' altro gli tese la mano con uno sforzo così spossato che Giannino cadde in ginocchio per baciarla . Un ' ultima luce si accese nei grandi occhi vitrei dell ' agonizzante ; la sorella seduta alla finestra vide il ragazzo alzarsi quasi subito per fuggire dallo spasimo di quella emozione : il libro gli era caduto , lo raccolse vergognoso che avesse potuto sciuparsi davanti a lui , e vi soffiò sulle costole per cacciarne la polvere . - Non studiare ... - ammonì ancora , spegnendosi , la voce del vecchio professore . Due giorni dopo Giannino verso le sette ritornava in città con la cotta bianca sotto il braccio , per una stradicciuola che dal cimitero passava presso il convento dei cappuccini , solo e triste dopo aver accompagnato il mortorio di don Riva . Anche il funerale era stato miserabile ; avevano coperta la bara col panno sbiadito dei poveri , poi don Costantino l ' aveva seguìta con altri quattro preti e poche beghine del vicinato : egli portava dinanzi la croce fra due monelli in cotta . Appena deposta la bara al cancello , don Costantino aveva mormorato in fretta le solite preghiere , e il piccolo corteo si era disperso . In quel vespero luminoso di letizia , per la larga strada da porta Montanara al cimitero , passavano molti gruppi di persone e qualche carrozza ; quindi egli sfiancò per quel viottolo fra gli orti e i due bracci del canale Naviglio . La sua anima tutta piena della morte provava una strana dolcezza nella contraddizione di quel crepuscolo estivo , vibrante di sussurri e di profumi , mentre nel cielo limpido e tremulo grandi nuvole rosse sembravano isole in fiamme . Dagli orti densi di verzura e lungamente inaffiati veniva un sito terroso . Egli camminava a testa bassa rivedendo ancora nel pensiero gli ultimi istanti del morto : dov ' era egli adesso ? La terra , che gettavano forse in quell ' istante sulla sua cassa era tutto il premio de ' suoi giorni tribolati quaggiù , mentre il suo spirito salito sino a Dio aveva già ricevuto la benedizione della felicità eterna ? Eppure egli sentiva con una specie di terrore che l ' anima del vecchio aveva protestato amaramente sino all ' ultimo minuto , come se le consolazioni della vita futura non bastassero a chiudere le cicatrici di tutta la sua vita umana . Si moriva , morivano i credenti e gl ' increduli dopo essere passati sotto le medesime verghe , sparendo nel mistero : solo la religione aveva saputo accendere una lampada sul gran varco per gittare nelle tenebre dell ' infinito il bagliore di qualche raggio . E in mezzo a questo trionfo continuo della morte , la vita si manteneva egualmente lieta nella pompa spensierata della propria bellezza , come se la gente e la natura non potessero mai ricordarsene . Improvvisamente ad un gomito della stradicciuola si vide venire incontro due signore , ricche negli abiti , con un servo gallonato di dietro a pochi passi . Erano madre e figlia , ma questa , forse quindicenne , camminava con una lentezza impressionante . Il suo viso piccino , rotondo , sebbene le gote fossero già un po ' scavate , era di un pallore simile a quello dei vecchi ceri sugli altari ; una immensa capellatura bionda , di un oro ardente , le scendeva sulle spalle , mentre coi grandi occhi azzurri , bistrati , guardava tristamente la mamma , che le parlava con tenerezza . Egli si tirò vergognoso verso il fosso per non urtarle , con uno spasimo nuovo per quella sottana così lagrimevole , dai bottoni sfilacciati e quasi sordida malgrado tutto il suo studio di tenerla pulita , ma la fanciulla accorgendosi forse della sua confusione deviò gli occhi . Quei pochi passi diventavano una immensa distanza , s ' imbrogliava a camminare , colla testa bassa , guardando con inconsapevole ardimento il viso della fanciulla . Anch ' essa era pallida , più di lui , irremissibilmente ammalata . Una indefinibile dolcezza le spirava intorno come se non camminasse nemmeno , così sospesa al braccio della madre , una donna alta e bella , cogli occhi neri e un battito nelle palpebre , che tradiva la dolorosa fatica per reprimere una troppo lunga emozione . Infatti quella passeggiata , a piedi , fuori dalla città , se vi ritornavano così lentamente , doveva essere per la madre la più orribile delle torture . Chi erano ? Egli non le aveva mai vedute e non avrebbe saputo a chi chiederlo , ma il suo cuore si era aperto impetuosamente dinanzi all ' aspetto moribondo di quella fanciulla . Nessun ' altra bellezza di giovinetta o di angelo dipinto gli era mai sembrata più eterea : la sua esile ed alta figurina si disegnava appena sotto le vesti accanto al corpo così splendido e vigoroso della mamma , mentre in quell ' ombra della sera le sue labbra violette lasciavano ancora vedere i denti bianchi . Quando le ebbe oltrepassate si voltò , ed arrossì vivamente , vedendo che anche la fanciulla aveva girato la testa per guardargli dietro . Che cosa pensava ella di lui ? Aveva indovinato colla chiaroveggenza misteriosa degli infermi , pei quali la vita non è più che un velo , la sua profonda tristezza in quel momento , dopo aver accompagnato al cimitero il cadavere dell ' unico amico ? Aveva sentito che povero , abbandonato , infermo desiderava anche egli di morire ? Senza rendersene conto , giacché in questo caso gliene sarebbe mancato il coraggio , ritornò sui propri passi dietro di loro : camminava adagio attardandosi nello svellere qualche germoglio dalle siepi per mantenere la distanza ; il suo sguardo si attaccava ad ogni passo di quell ' effimera creatura con una inesprimibile emozione , ma non vedeva che il suo abito chiaro e tutto quell ' oro sulle spalle sotto un cappellino di una eleganza incomprensibile per lui , che non aveva mai osservato una donna . Ella teneva penzoloni nella mano sinistra , stancamente , un grande merletto bianco per avvolgersene il volto al primo soffio fresco . La mano era sguantata . Ci vollero venti minuti per ritornare sulla strada , che dalla porta della città conduce al cimitero : allo sbocco aspettava una magnifica carrozza con due grandi cavalli bai . Allora egli affrettò il passo inconsideratamente , e poté essere visto dalla fanciulla nel momento che i cavalli partivano al gran trotto ; ma nel farla salire sul predellino con quale delicatezza la mamma aveva saputo aiutarla per nascondere agli occhi della gente la sua estrema prostrazione ! Alcuni passanti avevano salutato rispettosamente . Egli tornò in fretta da quella porta entro la città , e sull ' altra porta di un gran palazzo barocco sorprese fra due donnicciuole questo dialogo : - La contessina non arriverà in fondo al mese . - È tisica marcia : quasi tutti i signori sono così . - Allora la famiglia Naldi è finita . - Bel male ! non hanno da morire anche i signori ? La contessa vedova tornerà a maritarsi ; come ama però la sua creatura ! ... - Poveretta ! - replicò l ' altra , addolcendo la voce a questa osservazione , che la toccava nelle fibre di madre . A lui sembrò di aver saputo tutto . Ma da quel giorno la sua vita interiore parve aver trovato finalmente la tenerezza consolatrice , che le era mancata sino dall ' infanzia . Quella morente fra tutti gli splendori della ricchezza era una derelitta come lui : glielo aveva letto nei grandi occhi cilestri , pallidi di uno smarrimento , che si sentiva anch ' egli nel cuore così spesso . Prima di coricarsi pregò anche per lei , perché la madonna la guarisse , lasciandola quaggiù come una immagine degli angeli adoranti intorno al suo trono . E a poco a poco quella tenerezza si fece più intensa : non era l ' amore inevitabile a ' suoi diciotto anni , quel primo fervore di tutto l ' essere verso di un altro in uno slancio d ' ispirazioni infinite , entusiasta e vivace come tutte le illuminazioni della fantasia ; ma una passione delicata e profonda , che lo faceva vivere collo spirito di quella sconosciuta , in una confidenza fraterna e nullameno trepidante di riserve . Nessuna immagine impura , nessun volgare sottinteso turbava la serenità ardente del suo affetto . Egli non sapeva nemmeno abbastanza chiaramente che cosa fosse la donna , benché avesse dovuto studiare sui libri la torbida epopea di peccato e di espiazione per la quale essa aveva traversato il cristianesimo fino all ' apoteosi di Maria . Poi la sua stessa miseria di seminarista , costretto a vivere con dieci franchi al mese , perdeva ogni dolore dinanzi alla miseria mortale di quell ' altra , vacillante come un ' ombra fra tutti i riverberi della ricchezza , e già vicina a sparire improvvisamente nel chiarore di un ' alba . L ' indomani ripassò sotto le finestre del palazzo , avventurandosi per tutta la città sino nello Stradone , un largo viale fiancheggiato di platani , all ' ombra dei quali nel pomeriggio le signore uscivano a farsi vedere . Tutto fu indarno , dovettero trascorrere delle settimane prima che la rivedesse in carrozza , poi la incontrò ancora a piedi sempre così lenta , vestita di chiaro , col viso bianco dentro l ' aureola dorata dei capelli . Avrebbe voluto conoscere il suo nome , ma quando lo seppe gli parve volgare , Tecla , perché sentì dolorosamente l ' impossibilità di aggiungervi un diminutivo ; quindi ascoltando , talvolta chiedendo imprudentemente , seppe il resto . Era l ' unica figlia del conte Naldi morto tisico dopo pochi mesi di matrimonio colla contessa Crivelli . Tutta la città s ' interessava del caso pietoso , perché i più illustri professori avevano già dichiarata perduta ogni speranza . Solo la madre colla sublime assurdità dell ' amore confidava sempre . Ma gli esami gli caddero addosso nella prostrazione fantasiosa di quel sogno , dentro il quale oramai rimaneva chiuso , senza avere ancora potuto rendersene un conto abbastanza chiaro . Egli sapeva solo di amarla con tutta la forza dell ' anima dal momento che il suo pensiero si perdeva affascinato dietro di lei . La notte ed il giorno , nel silenzio delle scuole o nelle solitudini del proprio granaio , vedendo sempre la sua esile figura di fanciulla passare lentamente cogli occhi cilestri , pallidi di quello stesso smarrimento , che si sentiva nel cuore . - Merlini , che cosa avete dunque da essere sempre così intontito ? Lo sgridava talora la voce aspra del professore , mentre gli altri ridevano intorno . Egli si turbava , ma nella purezza della propria coscienza non credette nemmeno di aprirsene col confessore . Quell ' anno gli esami andarono meglio , poi restò ancora due giorni in città per tentare di vederla , e la terza mattina ripartì a piedi per il villaggio . Là si ammalò . Un tifo , forse dovuto all ' insalubrità del pozzo di casa , lo tenne due mesi tra la vita e la morte : il medico lo aveva spacciato , il parroco volle amministrargli i sacramenti , egli invece era quasi contento pensando che forse anch ' ella stava per morire . Il loro breve viaggio , così dissimile eppure egualmente triste , finiva allo stesso modo ; avevano appena traversato un lembo della terra , che Dio già impietosito della loro stanchezza li richiamava . Invece guarì . Allora provò tutte le amarezze della malattia , le prostrazioni , gli scoramenti , e soprattutto l ' umiliazione della miseria , che gli contendeva di rimettersi in forza coi cibi sostanziosi prescritti dal medico . Intorno a lui il padre e le sorelle erano freddi : oramai credendolo svogliato degli studi e così poco in gambe si erano rassegnati a perderlo , quindi le querimonie scoppiarono alle spese provocate dalla malattia . Egli si sentì discusso , valutato coll ' atroce discernimento dei poveri , pei quali tutto deve soggiacere alla misura del danaro . Quando ripartì ai Santi per la città pareva uno scheletro , ma l ' appetito gli era tornato in un rigoglio improvviso di giovinezza . Sciaguratamente i dieci franchi al mese non gli avrebbero permesso di mangiare di più , se qualche buona fortuna di chiesa non venisse ad aggiungere loro un altro guadagno . I primi mesi furono terribili , il freddo e la fame gli attanagliarono spesso lo stomaco . Rivide la giovinetta sempre così diafana , coi capelli d ' oro sulle spalle , e le guance di un pallore cinereo : forse questo poteva essere un effetto del freddo , ma i suoi occhi incontrandola gli rivelarono subito , come la prima volta , che nulla era migliorato nella sua vita di fantasma . Come la prima volta ella rivolse la testa a guardarlo , ed egli arrossì nuovamente . Essa pure cominciava ad alzarsi solo con quei primi freddi a rovescio di tutte le previsioni , che non le avevano concesso altri giorni dopo la caduta delle foglie . Naturalmente si era ingiallita in un colore d ' ambra sottilmente venato : solo l ' oro dei suoi capelli regali scintillava agli ultimi soli . Egli la rivide ancora , e non trascorse più giorno che almeno cinque o sei volte non passasse e ripassasse sotto le sue finestre , dacché una mattina aveva creduto di scorgerla fra due tende , altrettanto bianca , col viso ai vetri , immobile . I cristalli di un pezzo solo , purissimi , lasciavano apparire la sua figura sino alle ginocchia . Egli si arrestò di botto come dinanzi ad una di quelle sante dipinte nelle alte vetriate : i capelli d ' oro le facevano sul capo un nimbo di gloria attraverso la luminosità dei cristalli , che rendeva quasi trasparenti anche i suoi abiti . Per fortuna in quel momento la strada era deserta , ma quando poté finalmente sottrarsi all ' incanto di quella apparizione senza che ella lo avesse ancor veduto , per rattenere uno scoppio di pianto lì nel mezzo del Corso si disse di aver fatto una grande scoperta . Quella era dunque la sua camera ? Una voce segreta , inconfutabile , glielo affermava . Infatti tornandovi tutte le sere vi scorse sempre il lume ; l ' indizio era tutt ' altro che sicuro , ma nullameno egli si sentiva certo di non ingannarsi . Quell ' anno l ' inverno rigido cominciò a San Martino . Egli tormentato sempre più dalla fame aveva finalmente potuto trovare un condiscepolo , al quale ripetere le lezioni di ogni giorno , nel figlio di un calzolaio , che impietosito dalla miseria di questo nuovo maestro lo invitava tutte le sere a cena . Non era un vitto molto fine , ma abbondante come in vita sua non gli era mai capitato : poi il calzolaio gli risuolò le scarpe e sua moglie gli fece un paio di calze in grossa lana nera . Così col mantellone dell ' arciprete e lo stomaco pieno non aveva più freddo , ma in quella casa lo trovarono presto svogliato . Durante le ripetizioni , cui l ' altro si prestava di mala voglia , frequenti distrazioni gli facevano spesso sbagliare i temi esponendolo alle berte dello scolaro contento di potersi a quel modo mostrare superiore in faccia ai propri parenti . Era una nuova tortura più aspra della fame ; poi in quella famiglia il padre ateo e la madre villana non avviavano il figlio al sacerdozio che come ad un mestiere , calcolandone anticipatamente i guadagni senza un riguardo né a se stessi né a lui . I loro discorsi osceni lo facevano soffrire nelle fibre più delicate dell ' anima ; nullameno resistette per quella necessità di dovere pur mangiare , e soprattutto perché le ripetizioni gli avevano fornito la scusa per ottenere dal padrone di casa la chiave della porta . La libertà gli parve immensa . Tutte le sere sulle dieci ripassava due o tre volte sotto il palazzo Naldi fermandosi a considerare lungamente quella finestra illuminata . La sua sottile ombra nera si disegnava sinistramente sulla bianchezza della neve ; talvolta i passanti si voltavano meravigliati a considerarlo , e allora egli riprendeva il passo nascondendo il viso magro nell ' alto bavero del mantellone , colto da un senso pauroso di vergogna al pensiero che qualcuno potesse parlarne col vescovo . Perché un seminarista giovane come lui era ancora fuori ad ora così tarda ? Ma siccome all ' angolo della casa di contro , prima di arrivare al palazzo , v ' era una piccola Madonna di maiolica rischiarata da un lampione , tutte le sere si fermava devotamente a dirle tre Salve Regina per lei . Certamente quella neve avrebbe preso prima di sciogliersi la tenue fanciulla nella propria bianchezza per nasconderla agli occhi di tutti , lieve e pura dentro l ' ombra di un ' altra notte più profonda . Egli lo sapeva già con una certezza che talvolta lo faceva rabbrividire . Infatti imparò presto dalla voce di tutti che la giovinetta , da quindici giorni sdraiata sopra una poltrona nella camera della mamma prospiciente sull ' ampio giardino perché non poteva stare a letto , era in fin di vita . Egli ebbe uno schianto al cuore : che cosa vi era dunque in quell ' altra camera perennemente illuminata ? Poi la notte degli otto dicembre , festa della Immacolata Concezione , nel passare alla solita ora vide dentro l ' atrio del palazzo una carrozza bruna con due immensi fanali accesi , che lo rischiaravano come di una luce d ' incendio . Nevicava fittamente , silenziosamente , a larghe falde . La neve turbinava ai vetri dei fanali con un battito di piccole ale bianche crescendo pura e fredda sulla strada : nessuno passava . Egli già tutto bianco , colle scarpe sepolte nella neve e il mantellone che vi strideva dietro ad ogni passo , si diresse verso la Madonna . Dentro quella opacità la fiamma del lampione gli parve come di lampada sepolcrale . Improvvisamente sentì un soffio più freddo negli occhi e un bisogno irresistibile d ' inginocchiarsi dinanzi alla Madonna singhiozzando sotto il mantello perché nessuno potesse vederlo . Appoggiò la testa al muro e si prostrò col mantello sulla testa congiungendo disperatamente le mani : le sue orazioni salirono a quella piccola immagine quasi invisibile come una fiamma fra il pianto dirotto che gli inondava il viso . La fanciulla moriva : egli se ne accorgeva come la madre ginocchioni anche essa accanto alla poltrona . Era allucinazione ? Era una di quelle misteriose visioni , che la scienza nega ancora , e che lo spirito ebbe sempre ? Egli mormorava sommessamente le parole del salmista ai moribondi con lo stesso accento monotono dei preti in tali istanti , simile ad un murmure di acque , che avvallino per un fondo senza fine . Quando i ginocchi intirizziti dalla umidità della neve lo fecero rinvenire , si sentì tutto bagnato : tentò di rialzarsi colle mani al muro , ma l ' impressione del freddo fu così acuta che gli fece quasi gettare un urlo . Una carrozza passò rotolando sulla neve , mentre il portone si chiudeva strepitosamente . Egli intontito di quanto aveva fatto si avviò rabbrividendo per tornare a casa ; nella notte lo colse la febbre . III La gente si attardava . A quell ' ora nella vasta chiesa , tutta parata di nero , l ' ombra diventata più misteriosa non era rotta che laggiù ai lati dell ' altare maggiore dalle due lampade sospese sotto la piccola cupola . Ma dinanzi alla terza cappella della navata sinistra , ove il feretro coperto d ' immense ghirlande giaceva sopra un tappeto di fiori , il chiarore era intenso ; centinaia di torce fiammeggiavano intorno a quella specie di recinto , che il parroco aveva avuto l ' idea di costruirvi intorno coi panconi della navata principale per frenare la curiosità villana della gente . Un odore acuto d ' incenso errava ancora fra gli aromi di tutti quei fiori nelle tenebre . Poi anche i più curiosi cominciarono a diradarsi ; qualche prete in abito nero passava per la chiesa , ogni tanto s ' intendevano sussurri interrotti dal tonfo del pesante portello , dal quale la gente entrava od usciva ; e nuovi gruppi si formavano intorno a quel recinto fiammeggiante come un incendio , sempre cogli stessi gesti di meraviglia e un qualche subitaneo riso indiscreto tra il fruscìo delle sottane , alle quali i bimbi condotti ad ammirare lo spettacolo si aggrappavano timidamente . Ma la chiesa alta e vasta rimaneva nullameno grave . L ' ombra sempre più cupa sembrava tratto tratto oscillare ; improvvisamente dei profili di cappella lucevano nella pulitezza del marmo , o qualche bagliore sprizzava dalle cime di una balaustra , mentre nella navata principale il grande crocifisso , stretto da una mano di legno , si protendeva minacciosamente nel vuoto , dal pulpito nero . Egli rientrò nella chiesa dalla porticina della sacrestia , nella quale era andato a spogliare la cotta ; altri due preti gli passarono davanti , chiacchierando ad alta voce del mortorio riuscito al di là di ogni previsione . Quasi tutti i preti della città vi avevano partecipato guadagnando uno scudo a testa ; poi l ' uffizio seguiterebbe ancora due giorni , e verrebbero la settima e la trigesima . Il lusso dei fiori e della cera era stato addirittura fantastico . - È fortunato don Camillo ... prima che ne càpiti più un altro ! - Chi lo sa ? - A me no certamente ; nella mia parrocchia non vi è alcun signore di questa forza . La contessa Naldi ha potuto fare così perché rimane vedova senza figli . - Già . A questa conclusione commercialmente giusta , Giannino trasalì ; i due preti sfiancarono per dare ancora un ' occhiata al feretro , la gente voltò il viso a guardarli , ma si erano nuovamente ricomposti con quella fisonomia grave ed insieme indifferente del clero nelle proprie funzioni . Alcune donnicciuole del popolo inginocchiate sui panconi dicevano il rosario a mezza voce girando curiosamente gli occhi sopra ognuno degli ultimi visitatori , quasi per rispondere con un battito di palpebre alla loro prima impressione di stupore , e riabbassavano devotamente il capo , mentre le corone balenanti nella incandescenza di tutte quelle torce battevano tratto tratto seccamente nel legno . Un bambino si mise a piangere . Giannino non aveva osato accostarsi . Benché la chiesa fosse tiepida , si era stretto nel mantellone nascondendovi sotto il piccolo tricorno : la sua testa sparuta , bianca come di gesso , cogli occhi ardenti di febbre , spiccava così vivamente che alcuni si volsero a considerarlo . Egli si allontanò verso la porta , ma invece di uscire tornò indietro , dall ' altra navata deserta , fermandosi ogni tanto nel buio dei larghi pilastri . Se qualcuno avesse potuto esaminarlo , sarebbe rimasto meravigliato alla espressione del suo viso . Una contrazione dolorosa glielo stirava sino alle orecchie ; teneva la bocca più dischiusa del solito quasi nello sforzo di respirare , mentre gli occhi vitrei , immobili , bruciavano internamente di una fiamma bianca . Adagio , con una circospezione sospettosa , come se la piccola percossa delle sue scarpe di vacchetta gli rintronasse spasmodicamente nel cervello , trasaliva volgendosi indietro . Una idea fissa , tenace , gli aveva avvinghiato tutto lo spirito senza lasciargli fare alcun altro movimento : egli non la capiva ancora bene , ma sino dal principio della funzione la sua volontà vi era soggiaciuta . Quindi colla abilità , che svegliano certe sorta di sonnambulismo , adesso procedeva senza far rumore per trovare il nascondiglio : tratto tratto gli arrivavano buffi olezzanti così acuti che il suo cervello già malato in quella tensione ne vaneggiava . La navata aveva sette cappelle , ma solo in due ardeva sull ' altare entro un vasetto di cristallo , pieno di acqua e di olio , un lucignolo galleggiante : il cristallo azzurrino rendeva quella luce come lontana . Tutte le cappelle avevano la balaustra bassa , interrotta nel mezzo da un cancelletto di ferro a palle di ottone . Egli le conosceva , erano piccole , coll ' altare addossato al muro , senza tendine di fianco , come quelle che lo hanno discosto ; sarebbe quindi bastato al sacrestano , passandovi dinanzi col lume nel suo giro prima di chiudere la chiesa , gittarvi una occhiata per scorgere se vi fosse qualcuno . Poi in quella navata sboccava l ' uscio della sacrestia , dalla quale dovevano uscire ancora parecchi preti . Forse la maggior parte di loro avrebbe preso dalla grande navata centrale per inginocchiarsi l ' ultima volta davanti al feretro , ma egli tremava nullameno di essere ancora lì appoggiato ad un pilastro , non osando entrare nel vano dell ' arco , dirimpetto al quale nell ' altra navata rutilavano tutti quei ceri intorno alla morta . La loro luce , proiettandosi vivamente , malgrado l ' ingombro delle ultime persone , arrivava sino dentro l ' arco , nel quale avrebbe dovuto passare . La sua coscienza tentò un moto supremo di rivolta , che si risolse in un sentimento più doloroso . Invece di rimanere addossato a quel pilastro , del quale il freddo gli penetrava nelle carni attraverso il mantellone , passò dal lato delle cappelle e si appoggiò al confessionale sporgente dal loro muro divisorio . Il confessionale , chiuso a chiave secondo il solito , aveva al disopra dello sportello solamente una tendina . Sarebbe bastato lasciarvisi cadere nell ' interno dietro la tenda per essere al sicuro . Certo il sacrestano non verrebbe col lume a frugare dentro ogni confessionale per cercarvi un imprudente come lui , molto più che nella chiesa non era esposta alcuna immagine abbastanza riccamente gemmata da attirare la cupidigia dei ladri ; ma nella sua fantasia sino allora come atonica scoppiarono improvvisamente tutte le paure dei racconti sulle imprese sacrileghe tentate appunto di notte nelle chiese . Un terrore sacro gli gelò il sangue , l ' ombra stessa pareva appesantirglisi intorno con una gravezza spirituale . La gente se ne andava sempre , facendo dare un tonfo al portello , poscia altri entravano , si distingueva dalla differenza dei passi quella delle persone : le donne , quasi tutte del popolo a quell ' ora , trascinavano le ciabatte , mentre qualcuna si allontanava con una percossa sottile ed affrettata dei piccoli tacchi . Gli uomini avevano la battuta pesante e parlavano a voce più alta . Egli ascoltava anelante , senza il coraggio di muoversi ; che cosa voleva dunque fare ? Oramai quanti nella sacrestia lo conoscevano , avendolo veduto uscire da venti minuti , dovevano immaginarselo a casa tutto contento dei due franchi guadagnati come turiferario : infatti quei quaranta soldi , avvolti nel fazzoletto entro la tasca sinistra della sottana , gli battevano quasi dolorosamente sulla coscia ad ogni moto . Dovevano essere le sette e mezzo , alle otto la chiesa verrebbe chiusa senza dubbio . Eppure l ' orrore del sacrilegio che stava per compiere , gelandogli ogni vena , lasciava il suo cervello più limpido per giudicarne tutta la indefinibile follìa . Una attrazione quasi voluttuosa , e quella sinistra poesia del pericolo , che sembra dare al peccato un sofistico incanto di eroismo , gli mantenevano l ' esaltazione del primo proposito , quando fra il coro delle voci e il profumo di tutti i fiori , agitando l ' incensiere dinanzi al feretro , egli solo aveva subitamente deciso di volere ancora una volta guardare la morta . In quel momento il feretro era sparito ai suoi occhi fra l ' abbarbaglio delle torcie , nella confusione iridescente dei fiori , sui quali le nuvole degli incensi s ' innalzavano pigramente in volute leggere come di nebbia . La prestigiosa funzione era finita , ma quel proposito gli rimaneva fisso nel cervello come un chiodo , del quale sentiva la pressione rovente in mezzo alla fronte . Quindi era ancora lì , nella preparazione sonnambula di quel disegno inesplicabile e irresistibile , che lo faceva rabbrividire di un freddo angoscioso . I suoi occhi si tesero nell ' ombra verso l ' uscio socchiuso della sacrestia ; l ' ultimo gruppo di preti lo spalancò restando sulla soglia a parlottare , egli distinse dietro loro il sacrestano vestito di pavonazzo , colla canna dello spegnitoio nella mano ; ma improvvisamente , quasi la poca luce di quell ' uscio potesse arrivare sino al confessionale , provò una percossa nel petto , che lo fece indietreggiare col busto sotto la tendina . Il cappello gli cadde dentro al confessionale con sordo rimbombo , e allora colle mani già allungate per raccoglierlo , senza più riflettere , trepidante , cercò la panchina del dossale , e ritirò dentro i piedi a furia . Un gran fracasso doveva essersi prodotto , giacché rimase cogli orecchi intronati , e gli parve d ' intendere molte voci interrogarsi curiosamente . Rimase chiotto , senza battere palpebra , come nei terrori senza nome del sogno , quando la morte ci arresta subitanea . Il mantello gli si era ammassato dietro la schiena , impedendogli quasi di star seduto , mentre la tenda oscillando ancora batteva leggermente negli spigoli dello sportello . Egli contò macchinalmente quelle percosse come una ultima eco della propria vita , poi si acquetò . Fuori il rumorìo scemava : ritirò adagio il piede col quale era caduto sopra il cappello , e stette seduto in quel buio , con una oscurità non meno densa sul cuore , senza sentire più altro . Trascorse molto tempo : qualcuno passò frettolosamente accanto al confessionale , il portello aprendosi e chiudendosi diede ancora molti tonfi , mentre i rumori si attutivano lentamente . Un silenzio enorme , spaventevole , parve dilatarsi nella chiesa . Quindi udì le voci del parroco e del sacrestano intorno al feretro , del quale spegnevano alternativamente le torce per risparmiare la cera regalata alla chiesa ; i loro passi vagarono nell ' ombra . Il sacrestano aveva le scarpe grosse , mentre il parroco camminava con un fruscìo leggero di donna ; dal fondo del confessionale egli avvertì questa differenza con una acutezza , della quale prima non sarebbe stato capace . Ma il tempo doveva essersi allentato : gli pareva che i minuti si prolungassero indefinitamente , una oppressione di terrore , di rimorsi , di ebbrezza soffocava il suo spirito . Quel confessionale gli si mutava nella fantasia in mille immagini difformi , oscillava , affondava precipitosamente in una tenebra senza intoppo . Che cosa aveva egli voluto nascondendovisi ? Quando ne uscirebbe ? Perché ? Adesso non aveva più freddo . Il mantellone gli pesava sulle spalle stirandoglisi sulle ginocchia così violentemente che quasi quasi avrebbe creduto allo sforzo di una mano misteriosa , la quale volesse strapparglielo . Un abbarbaglio di visioni gli bruciava nel cervello spegnendosi subitamente , poi una specie di calma , quella rassegnazione dei propositi irrevocabili , gli si allargò adagio nel cuore . Finalmente il sacrestano fece l ' ultimo giro prima di chiudere la chiesa , i grandi catenacci striderono , il parroco dalla sacrestia tornò al feretro e si rimise a spiccare i grumi della cera colata lungo le torce , mentre l ' altro raschiava quella caduta per terra . Allora Giannino arrischiò di rimuovere un lembo della tenda , ma siccome il confessionale stava dirimpetto al pilastro , non vide nulla ; solamente indovinò dal pallore di un riverbero in alto che intorno al feretro la maggior parte delle torce era stata spenta . Per quanto conoscesse già questo uso economico delle chiese e lo trovasse ragionevole , in quel momento gli fece male come una profanazione del quadro , nel quale la morta giaceva . Aveva una fretta convulsa di uscire , ma dovette attendere ancora lungamente . I due si attardavano nella bisogna : ogni tanto si udiva un suono fesso della pentola , cui mutavano luogo gittandovi dentro i grumi della cera , poi uno stridore del rampichino sui mattoni , mentre nella luce sempre più pallida i fiori morenti accrescevano l ' intensità dei proprii profumi . D ' un tratto Giannino provò un sussulto così terribile che quasi quasi sbatté colla testa nel dossale : egli non ci aveva ancora pensato ; perché ? Come aveva potuto non pensarci ? Era possibile che ciò non accadesse in un mortorio come quello ? Si ricordò che anche nelle case più povere si faceva sempre la veglia al cadavere , quindi tutte le sue idee si confusero in un attimo . Una certezza istantanea , soffocante , come se lo avesse già saputo anteriormente , dimenticandolo nel modo più inesplicabile , gli tolse il respiro : doveva essere così , era impossibile che non fosse così ! Eppure nella sua inesperienza di chierico non lo sapeva davvero se qualcuno vegliasse in orazione i cadaveri , quando restavano una notte nella chiesa . Chi sarebbe rimasto in tal caso presso il feretro , poiché nella chiesa non v ' era più che don Camillo col sacrestano ? Vi avrebbe egli durato fino al mattino ? Evidentemente , se veglia doveva esservi , non sarebbe finita prima , ma la notte sarebbe stata ben lunga . Gli pareva impossibile che don Camillo , noto a tutta la città per la mollezza delle sue abitudini , potesse resistere in tale pio esercizio : poi egli non aveva avuto colla morta nessun vincolo . Un altero e doloroso sorriso sfiorò le labbra secche del ragazzo a questo confronto fra sé stesso e il ricco parroco di Sant ' Agostino : nessuno della città , nemmeno la contessa madre , aveva indovinato la secreta , indefinibile relazione di lui , miserabile ragazzo morente di fame e di tristezza , con quella incantevole fanciulla moribonda di freddo e d ' inappetenza fra tutti gli splendori della ricchezza . Essi soli si erano intesi in quella prima occhiata , senza parlare salutandosi impercettibilmente come due fratelli . Quindi egli aveva sentito giorno per giorno la sua agonia , aveva pianto quando ella piangeva , si era destato ai suoi soprassalti , aveva trasalito a tutti i suoi spasimi . Un amaro orgoglio lo faceva adesso pensare astiosamente a don Camillo , il parroco ricco , dalle maniere effeminate , che veniva di notte a raschiare avaramente la cera delle torce di una morta . Non aveva dunque cuore colui ? Avrebbero mai ragione i miscredenti , quando accusavano i preti di fare un mestiere del loro sacerdozio ? Ma in mezzo a tutto questo tumulto di pensieri lo colpì la voce di don Camillo nella sonorità echeggiante della chiesa : - Dio ! ma si soffoca tra questi fiori - aveva esclamato tossendo potentemente . - Quanti quattrini sprecati ! - rispose il sacrestano . - Che cosa farebbero d ' inverno i giardinieri ? - soggiunse don Camillo sedendosi sopra un pancone , che scricchiolò . - Avete finito ? - Ventiquattro torce bastano per la notte , io direi . - Lasciate vedere la pentola . Poco dopo Giannino li udì ripassare per la chiesa . - È pesante , eh ! ? - domandava don Camillo . Poi disparvero nella sacrestia , e l ' uscio si chiuse . Era solo . Quello che provò in tale momento , nessuno potrebbe esprimerlo : fu come se la chiesa , diventando improvvisamente immensa come la notte che fuori la circondava , vacillasse tutta nelle tenebre . Egli rimaneva rincantucciato rattenendo il respiro con maggiore sforzo adesso che non c ' era più alcuno , gli orecchi tesi nell ' ansia di un perseguitato . Qualche orazione gli salì alle labbra fra una paura di rimorsi . Era davvero un sacrilegio ? Perché avrebbe dovuto esserlo ? Nella purezza del proprio cuore egli non vi sentiva nulla di male , malgrado tutte le recriminazioni del suo pensiero . Vederla , solamente vederla per inginocchiarsi all ' altare , e pregare tutta la notte per lei ! Egli solo , all ' insaputa di tutti , farebbe la veglia per quella sorellina spirituale morta dentro il proprio profumo mattiniero . Un fervore di orazione lo infiammava come quel giorno della prima comunione , quasi ancora da fanciullo , nella chiesa parrocchiale del suo villaggio parata a festa : la sua anima era assorta allora agli splendori stellanti della fede , con tutti i sensi surreccitati da una ebbrezza di raggi e di suoni che si perdevano in alto . Erano queste le ineffabili consolazioni , i deliranti conforti , che la religione riserbava agli spiriti fedeli nella tragica prova del mondo , dentro il quale la vita è così perigliosa e la morte tanto desolata . L ' amore divino ricongiungeva prima o poi quelli , che la natura aveva diviso , permettendo nell ' intimità della preghiera il riconoscimento soave della loro fraternità , o lasciando alla morte stessa la dolcezza di tale rivelazione . Ma questo ardore si spense d ' un tratto appena fece il primo movimento per alzarsi ; raccolse il tricorno e rimase in piedi tremante dietro la tendina . Nulla era ancora accaduto . Avrebbe potuto restare nascosto in quel confessionale sino all ' alba , dicendo il rosario per la morta , senza commettersi né a rischi né a peccati ; poi uscirebbe non visto , appena il sacrestano riaprisse la porta . Nella chiesa tiepida non sentiva alcun freddo ; certo il suo granaio era molto più indifeso , giacché il vento vi fischiava da tutte le fessure , e in qualche punto i tegoli lasciavano stillare la neve sull ' ammattonato a gocce lente , sonanti , uguali . Quante volte quelle gocce gli avevano tenuto compagnia ? Ma sporgendo solo il busto dalla tendina capiva che sarebbe andato sino in fondo . Un ' ultima paura lo fece ricadere seduto ; si vedeva già scoperto , arrestato , in una orribile scena di rimproveri : don Camillo , che accorreva contro di lui nel sonno senza capire perché a quell ' ora egli fosse lì presso la morta , e avesse voluto vederla . O era piuttosto un tentativo di furto ? Questa domanda rintronava agli orecchi del ragazzo con un fracasso di torrente , enorme e diffuso . Poi l ' indomani ricominciava il processo , i professori lo interrogavano a scuola fra lo stupore inorridito dei condiscepoli , finché arrivava il vescovo col collare pavonazzo e la grande croce d ' oro sul petto . Il suo volto butterato dal vaiuolo , cogli occhi bianchi , era livido di minacce ; e il ragazzo si sentiva crollare tutto d ' intorno , la chiesa , il proprio granaio , i muri del seminario , che non bastavano nemmeno essi a seppellirlo , a nasconderlo per sempre nella vergogna di seminarista scomunicato . Fu l ' ultimo , tormentoso sforzo della sua volontà ; quindi sporse risolutamente il busto , arrivò a toccare il pavimento colle mani e ritirando adagio , uno per volta , i piedi dallo sportello si trovò in mezzo della navata . La tenebra vi era cresciuta : nella cappella a sinistra del confessionale un lucignolo mandava entro uno di quei vasetti azzurrini fino a lui un tenue filo di luce , ma la sua attenzione fu subito attratta dal bagliore dell ' altra navata laterale , ove le ventiquattro torce bruciavano ancora intorno al feretro . Rimase lungamente in piedi immobile , ascoltando ; le lampade dell ' altar maggiore splendevano come due carbonchi , il silenzio sacro , tiepido della vasta chiesa , aromatizzato dai fiori morenti intorno alla morta , aveva una solennità inesprimibile ; vi si sarebbe udito sonoramente , a qualunque distanza , il soffio di un respiro . Appena fatto il primo passo , il suo rimbombo lo arrestò : allora non osando traversare la grande navata centrale , in punta di piedi , senza respirare , risalì fino al fondo di quella verso la porta , strisciò come un ' ombra nel muro e arrivò sotto l ' altra . Il feretro vi faceva in mezzo una aiuola ardente , fiorita , di un incanto stupefacente nell ' ombra . Le torce piantate su alti candelabri dorati bruciavano con fiamme quadrilingui , di un colore rossastro , abbassandosi tratto tratto come sotto il battito di un ' ala invisibile , mentre i pesanti panconi neri parevano chiuderle con una barricata di guerra , e in alto il feretro nereggiava sotto l ' immensa coperta frangiata d ' argento . Ma le ghirlande vi si ammucchiavano come cadute dal cielo , coi fiori ancora sorridenti nel lume delle torce . La sua anima vacillò . Non era la morte quella , ma una inesplicabile pompa nuziale intorno ad un talamo poggiato sui fiori e coperto di fiori per nascondere sotto la castità della loro bellezza un più casto imeneo . Le tede ardevano allineate ventando carezzevolmente ad ogni sospiro . Solo il panno mortuale era troppo nero , e la sua frangia d ' argento stava immobile in una pesantezza sinistra . Chi dormiva lì sotto , mentre i fiori e le torce vegliavano ancora ? Si avvicinò adagio , cogli occhi sbarrati , come tratto al profumo dei fiori ; una scritta sul finto muro di legno che sosteneva il feretro lo arrestò . Era a caratteri biancastri sotto un teschio e due stinchi incrociati : - MEMENTO HOMO QUIA PULVIS ES ET IN PULVEREM REVERTERIS . - Egli l ' aveva letta ben altre volte , ma in quel momento il terribile avviso lo colpì come una rivelazione . Infatti era veramente la morte a due passi da lui , sotto l ' ombra troppo densa di quella coperta frangiata d ' argento , la morte infinitamente terribile nel proprio mistero malgrado tutte quelle luci e quei fiori , che parlava minacciosamente nella lingua consacrata dalla chiesa di Cristo , il redentore risuscitato . Come uno spettatore qualunque egli indietreggiò per girare intorno al feretro e contemplarlo da tutti i lati , quasi scordandosi di averlo già studiato durante la lunga funzione fra la ressa dei preti , che cantavano , e cantando lui stesso col turibolo in mano . Nell ' altro fianco la scritta ammoniva : HODIE MIHI CRAS TIBI e altri motti ripetevano sempre la stessa minaccia misteriosa sotto il medesimo teschio e i medesimi stinchi incrociati , di un colore scialbo fra la vivezza dei fiori e delle torce . Ma i fiori riempivano tutto lo spazio intorno al feretro come trapunti su tanti cuscini enormi senza una foglia , serrati l ' uno contro l ' altro , quasi soffocando nei propri odori . L ' occhio non poteva cogliere né toni né forme ; era una densità multicolore con qualche pennacchio come di piume bianche fra strisce uniformi , e righe che formavano parole illeggibili in un abbacinamento di tinte quasi tormentoso . Invece le ghirlande dai lunghi nastri spioventi si arrotondavano in contorni delicati : una , la più bella , tutta a viole mammole , di un colore malinconico e di un olezzo languente doveva posare sopra la testa della morta , poi ve n ' erano di camelie , di gigli dai calici aperti , assetati : poi i mughetti , le rose , tutti i fiori giovani dal profumo intenso e dalla vita breve , una improvvisazione di giardino in quell ' inverno così bianco di neve ; mentre la neve seguitava sempre a cadere sulla neve , ultimo spettacolo che la giovanetta aveva contemplato dalla propria grande finestra sul giardino . Era venuto dall ' altro lato , presso l ' ultimo pancone che toccava la balaustra della cappella ; sull ' altare ardevano sei ceri dinanzi ad una immagine della Madonna , e una piccola lampada d ' argento sospesa ad una funicella scura luceva appena in un angolo . La predella , gli scalini , tutto il pavimento erano coperti di fiori . Oramai il cervello gli si annebbiava . Nel passare pel vano , tra il pancone e la balaustra , siccome il mantello lo impacciava , se lo scrollò dalle spalle , quindi venne tra i fiori ad inginocchiarsi sul gradino davanti al piccolo cancello . Mormorò rapidamente un ' avemaria e si voltò verso il feretro . Era impossibile avvicinarvisi senza calpestare quei cuscini fioriti , ma se ne accorse solo alla loro morbida resistenza . Con un coraggio , del quale non si rendeva alcun conto , cacciò le mani sotto il pesante coltrone e tentò replicatamente di sollevarlo traballando volta per volta sotto il suo peso ; allora un brivido gli passò dentro le ossa a questa gravità invincibile della morte , come se la sua ombra stessa , dalla quale nessuno può ritirarsi , gli fosse caduta sul capo . Tutti i terrori gli sibilarono con un guizzo vipereo alle orecchie , mentre una disperazione ancora più forte gli faceva cacciare la testa sotto la frangia d ' argento per rialzare con un supremo sforzo delle spalle tutto il lembo da quel lato . Fu un istante . Trovò brancicando due capi dell ' armatura che reggeva la coperta , s ' irrigidì sulla punta dei piedi , col collo teso , le braccia scricchiolanti sotto l ' enorme peso , e riuscì ad appoggiarne una piega sopra quello , cui era più vicino colla testa . Allora gli si scoperse l ' interno , una specie di gabbia nera in mezzo alla quale posava la cassa ; febbrilmente sollevò l ' altro lembo . Tutta la luce delle torce , alte dinanzi all ' immagine della Madonna e intorno alla balaustra della cappella , batté nel vano pauroso traendo un baleno dal cristallo che copriva la faccia della morta . Egli si sporse col busto , arrampicandosi colle ginocchia sul basamento senza poterla ancora discernere , ma gli parve nullameno di vederla come la prima volta . Il piccolo volto bianco giaceva fra l ' oro dei capelli , cogli occhi chiusi , addormentato . Soltanto le labbra erano più scure . Forse egli non vedeva nulla per la troppa obliquità dei raggi sul cristallo , ma i suoi occhi dilatati nello sforzo supremo di quella visione vi scorgevano l ' immagine , che si formava dietro di loro nel suo cervello . Tecla dormiva di un sonno tranquillo ; il nimbo dei suoi capelli aveva la luce dei soli più belli di maggio , mentre la bocca le faceva una piccola ombra sulla faccia . La morte doveva essere passata di lì suggellandogliela per sempre col proprio bacio . E Tecla non aveva parlato più , ma egli la comprendeva ancora : il suo volto esprimeva la calma di un riposo senza fine , in un sonno pieno di visioni come i santi ne avevano avuto talora prima di morire . Era morta ? Lo sentiva ella in quel momento curvo su lei per darle tutto il proprio amore di fratello abbandonato ? Non poteva ella rivivere in un miracolo come Dio ne aveva fatti tanti ? Tutto era intatto in lei : basterebbe un pensiero di Dio a rianimarla , quel soffio spirato nel primo uomo uscito dalle sue mani di creatore . Si chinò lentamente , sfiorò di un bacio il cristallo sopra la fronte della morta , e ritraendosi colla massima cautela riabbassò il panno sino al basamento come prima . Allora si accorse di aver sciupati troppi fiori colle scarpe per giungere fino lì , ricalcò le proprie orme e tornò ad inginocchiarsi sui gradini della balaustra . Il suo volto livido esprimeva una sofferenza convulsa nello sforzo di mantenersi alto verso l ' immagine della Madonna ; infatti non lo poté , e gli cadde poco dopo fra le palme delle mani . Intorno a lui i fiori odoravano acutamente , confondendo tutti i propri sospiri in un vapore invisibile , sempre più greve , che ondeggiava sul feretro sotto l ' ombra cupa della navata , nel gran silenzio della chiesa . Si sarebbe detto che anche le fiamme delle torce ne provassero l ' oppressione spezzandosi tratto tratto per risalire più rapide in un getto . Egli invece vi era immerso : alle sue ginocchia , ai suoi piedi tutti i fiori dagli aromi più penetranti , i garofani , i reseda , i gelsomini , le rose , le gardenie dai grandi occhi pallenti , le magnolie grosse come un frutto , i narcisi , le piccole viole e le piccole gaggie riunite a quella festa della morte agonizzavano dentro i propri profumi , coi petali già vizzi nell ' angoscia del mattino imminente . Egli respirava il loro alito con un ' asma crescente . Alzando gli occhi vide la Madonna dipinta sull ' altare sorridere dolcemente . Le fiamme dei ceri agitavano le ombre del quadro intorno alla sua bella figura bianca , discendente da un trono di nuvole all ' appello devoto di san Filippo , inginocchiato nell ' angolo colle mani giunte e il viso estatico . Era lei , la divina onnipotente , la Vergine Madre , che piegava Dio a tutti i propri voleri , la pietosa , che intendeva ancora le voci singhiozzanti della terra . Lo splendore del suo volto aveva la dolcezza di un ' alba . - Maria , Maria ! - sospirò Giannino tendendole le braccia in una ultima delirante invocazione , perché con un miracolo della sua bontà facesse risorgere quella morta . - Oh ! Maria , essa è vostra figlia e mia sorella ... Oh ! Maria , Maria - ripeté ancora mentre la testa gli ricadeva più pesantemente sulle palme . Quindi pianse silenziosamente , vagamente , in una dolcezza di fede , sempre cogli occhi fisi nel sorriso della Madonna , finché le lagrime cessarono , e cogli occhi aperti , immobili , rimase a guardarla adorando . I fiori colti dal freddo crescente della notte esalavano gli ultimi odori . Allora parve a lui che la Vergine discendesse dal quadro lentamente , tutto rimaneva immoto dintorno : sempre così adagio gli si accostò senza che egli potesse tentare un solo atto e stette a mirarlo . Egli non sapeva più se era desto o sognava , ma si accorse di piangere nuovamente . Un sorriso pietoso schiuse le labbra della Madonna . - Non piangere , povero ragazzo . Sai tu chi sono ? Duecento trentatré anni fa in un mattino d ' inverno mia madre mi condusse nello studio di un pittore a servire da modella nuda per una baccante : io non volevo , ma la miseria e le insistenze furono tali che dovetti presto finire come tante altre . Tre anni dopo incontrandomi in una bettola di carnevale egli mi propose di tornare nel suo studio per una posa di madonna apparente sopra un gruppo di nuvole alle preghiere di san Filippo ... Da san Filippo posò un notaio vecchio , uscito allora dal carcere dopo dieci anni per crimine di falso : ma le lunghe sofferenze gli avevano fatto un viso di martire , nel quale due grandi occhi splendevano di un fuoco selvaggio . Da duecentotrent ' anni eccoci qui dipinti insieme a fare dei miracoli ; tutto il mio quadro , vedi , è ornato di voti . Quante cose ho imparato da Madonna , che non sapevo nella vita malgrado tutti i disastri delle mie avventure ! Preghiere e bestemmie salgono dal cuore umano come uno stesso vapore , che il vento spazza , perché il cielo non ne resti macchiato . In duecentotrent ' anni fra le centinaia di migliaia venuti al mio altare supplicando non uno , che avesse il cuore puro o chiedesse soltanto per un altro ! - Sei dunque la Madonna ! - Anch ' ella era una donna come me . Non piangere , povero ragazzo ; la vita è sempre ugualmente infelice per tutti ; nessuna preghiera , nessuna illusione può salvarla , nemmeno quella di un altro mondo . Se Dio esistesse , tutti sarebbero buoni e felici , perché contro di lui chi oserebbe ribellarsi ? Invece la triste e cattiva anima umana è costretta a contendere tutto l ' universo ad ogni altra anima per tentare di essere egoisticamente felice nel minuto della propria esistenza . Tu solo , povero ragazzo , in duecentotrent ' anni ti sei inginocchiato al mio altare pregando non per te . - Oh ! Maria , Maria ! - egli singhiozzò . Ma l ' altra seguitò con voce più dolce : - Tu preghi per lei senza aver preteso prima al suo amore , per lasciare quelli , che ne sarebbero nati , ad espiare nella durata dei secoli umani la vostra voluttà di un minuto . Ora non chiedere che risorga ; ma il miracolo che invocavi è già compìto . La mia apparizione ti resterà qui confitta nella mente per sempre fino al giorno della morte . E chinandosi adagio mentre egli la guardava col volto mezzo nascosto fra le palme , lo toccò appena coll ' indice della mano destra sulla fronte . - Va : tutto d ' ora innanzi sia diverso per te . Ella indietreggiò salendo verso il quadro prima ancora che egli ubbidendo al comando si alzasse colla faccia bianca e gli occhi secchi . I fiori gli mandarono intorno un ultimo buffo di odori . Traversò tutta la chiesa stretto nel mantellone nero come quando era uscito cinque o sei ore prima dall ' uscio della sacrestia per andarsene , e spingendo colle spalle il pesante portello si nascose dietro l ' ombra del tamburo , nel quale si apriva dal di dentro la porta della chiesa . La mattina il sacrestano ancora assonnato non lo vide nel tirare i chiavistelli ; nevicava ancora . Giannino venne dritto a casa e si mise subito a letto sorpreso da un gelo di febbre acutissima : naturalmente la vecchia nei primi due giorni non se ne occupò giudicandolo un caso piuttosto violento di raffreddore , poi gli altri vicini lo seppero , e fu chiamato un medico che abitava al pianterreno . Questi , sinistramente impressionato , invece di spiegarsi sulla diagnosi ordinò dell ' antipirina con applicazioni assidue di ghiaccio sul capo . Però mancando i danari per tutto questo , nessuno li offerse . Otto giorni dopo suo padre , disceso alla città per riscuotere la paga e ricevere le istruzioni dell ' ingegnere provinciale , seppe il triste caso . Le sue prime parole furono di lagnanza per non avere relazioni sufficienti da far ricevere il ragazzo nell ' ospedale ; questi invece non parlava , ma riconosceva ancora la gente , e ad ogni domanda si portava l ' indice della mano destra alla fronte , appoggiandone la punta proprio dove il dito della Madonna lo aveva toccato . Il miracolo si compiva . Dopo qualche giorno Giannino non riconobbe più alcuno : adesso , da quattro anni , è ancora nel grande manicomio di Imola , sempre vestito da seminarista , cosicché lo chiamano il « vescovo » . Questo nomignolo lo ha perseguitato sino laggiù . MIRRA Fior di sambuco . Io filo intorno a te come fa il baco Per chiudermi e morir dentro il tuo buco . Vociò Mengo , il carrettiere toscano , picchiando il pugno sulla tavola e sfidando collo sguardo lucido Rocco , il suo avversario romagnolo ; ma questi , più vecchio , lungo e scarno , coi pomelli già rossi dalla sbornia , si alzò per rimbeccare . Lo stornello toscano era sembrato a tutti molto piccante . - Eh ! non vincerai - lo apostrofò Tugnazza , un gran tocco di contadino bugiardo , che si vantava sempre di aver servito come soldato nella cavallerizza della regina a Moncalieri , quando essa non era ancora che una piccola principessa del sangue . - Non vincerai questa volta : bravo Mengo ! Questi aveva già ripreso il bicchiere colmo di sangiovese , e lo alzava al disopra della testa in segno di vittoria , allora il vecchio Rocco adattandosi con una scrollatina il pesante gabbano biancastro , dal bavero di volpe , che non deponeva mai per quanto facesse caldo nell ' osteria , si girò tre dita nel collo per allentare il nodo della larga sciarpa rossa in lana , e cantò con voce squarrata : Fior d ' erba amara . Per me non torna più la primavera , Ma tu conserva un fior per la mia bara . - Ohé , Rocco , bene ! - Non basta , un altro ! Lo stornello di Mengo era migliore . - Un altro , un altro ! - gridarono parecchi stringendoglisi intorno , mentre egli guardava sorridente cogli occhi piccini . Nella stanza non grande il caldo e il puzzo erano opprimenti , quantunque né la finestra né la porta a vetri chiudessero troppo bene ; su pel camino nella parete di contro saliva il fumo fetido di una aringa riscaldata sulle bracie , e le voci s ' incrociavano urlanti , stonate , fra lo scalpiccìo della gente pigiata come ad uno spettacolo . Un grosso lume a petrolio , poco pulito , illuminava abbastanza vivamente la stamberga , dietro la quale in un altro camerino si giocava a tresette . - Tira via , Rocco . - Finito ! - uno replicò . - È come il gallo de la botte ! Tutti si rivolsero a guardare sulla porta del camerino la grande oleografia , inchiodatavi recentemente dall ' ostessa , e che rappresentava una botte con un magnifico gallo sul cocchiume e nel fondo questa scritta : « Quando questo gallo canterà - credenza si farà . » - Gallo lo sono ancora - ribatté Rocco : - portami una ragazza , tu . - Tira via dunque . - Tieni . - Eh ! va là che non trovi altro - disse Mengo . Quindi le voci crebbero ancora quasi schernendo il vecchio Rocco , ma con una secreta simpatia per lui , se avesse potuto battere Mengo , uno fra i migliori stornellisti di Cignale , il paese più vicino di Toscana . Era ancora l ' antica rivalità fra i due stati del duca Leopoldo e del Papa . Ci fu come un momento di ansia quando Rocco abbassò la testa per raccogliersi ; dall ' altro camerino scoppiò un ' atroce bestemmia . Fiore di brina . Chi picchia donne suona una campana , Chi spicca rose prenderà una spina . - Toh ! - uno ruggì . - Oh Dio ! Il fracasso di un tavolo rovesciato , dal quale cadevano litri e bicchieri , arrestò l ' applauso , che l ' ultimo stornello di Rocco avrebbe provocato ; la gente si precipitò per la porta , vi ebbero subito delle braccia alzate , delle urla , una colluttazione di molti contro un solo , il quale si vedeva a stento stretto fra la ressa , mentre Viù , il ragazzaccio gobbo , che tutti conoscevano così tristo , si era già tirato indietro livido come la cenere . La gente lo interrogava . - È stato lui ... - cercò di rispondere malignamente , ma l ' altro dando uno strattone fra le braccia che lo tenevano avvinghiato , alzò il coltello . - Tu sei stato , maledetto ! Volevi piantarmi questo nella pancia , ma te l ' ho strappato di mano , e te lo caccio io dentro la gobba . Un sogghigno perverso stirò le labbra del ragazzo , momentaneamente rassicurato da tutta quella folla , che ratteneva il suo avversario ; già i pareri oscillavano . Toto e Ghino , compagni di Viù nella partita , cercarono di dare la colpa all ' altro , all ' uomo , come lo avevano chiamato per dileggio sino dal principio del giuoco per marcare la sua differenza con loro , che non arrivavano ai vent ' anni . Viù , il meno giovane , ne aveva appena diciotto . Ma gli sforzi di Santone per divincolarsi , mentre nessuno ancora era riuscito a trargli di mano il coltello strappato al gobbo , cominciavano ad impensierire la folla sballottata in quello stanzino troppo angusto contro i muri e nell ' impossibilità di potere spiegare la propria forza . - Mi raccomando , mi raccomando ! - si udiva la voce acuta di Teresa , la ricca ostessa , alta , grassa , odiosa , quantunque non brutta , per la esosità della avarizia e l ' ipocrita servilità , colla quale trattava gli avventori . - Se non fosse per Santone , avrei piacere - le rispose sprezzantemente Sughetto , un giovane calzolaio - che venissero i carabinieri e vi facessero chiudere l ' osteria . Ma ella si era già cacciata più avanti senza ripugnanza per tutte le mani che la brancicavano , riuscendo finalmente a riunire Rocco e Mengo perché disarmassero Santone . - E tu sta zitto - si volse al gobbo . La raccomandazione era inutile . Quella specie di furore muto , col quale Santone spiegando una forza prodigiosa tentava sempre di svincolarsi dalla folla per piombare sopra di lui , aveva gelato di terrore la fredda malvagità dell ' altro . Istintivamente si era ritirato dietro il banco coperto di marmo , sul quale nei giorni di grande cucina , quando s ' accendevano anche i fornelli del camerino , la Teresa disponeva i piatti e li barattava ; ma appena lì dentro tremò di non poterne più uscire . Rapidamente tentò colla mano destra , senza che alcuno se ne avvedesse , i cassetti del banco per cercarvi un ' arma : erano chiusi . - Ti sei messo da te nella trappola - uno gli disse ghignando dallo spigolo dell ' uscio . - Lasciatemi , corpo di Dio ! - urlava Santone . - Nessuno m ' impedirà di finirlo . Ha voluto darmi una coltellata nel fianco , all ' improvviso : glielo farò mangiare io il coltello , tutto a pezzettini . Ridi , ah ! - gridò essendo già riuscito a liberare la mano , nella quale teneva il coltello . Tutti si ritrassero istantaneamente , solo il vecchio Rocco gli rimase di faccia . - E adesso dove vai ? - Lo ammazzo . - Bella forza ! per schiacciare una cimice come lui basta un ' unghia . L ' osservazione era così vera che tutti fremettero ; Viù , cogli occhi sbarrati , tremava . - Lo vuoi ammazzare ? - seguitò Roccò staccandosi dal banco per mostrargli il ragazzaccio , mentre prima glielo nascondeva quasi col corpo . - Non lo vedi che è già morto di paura ? Va là , Santone , che la è proprio cosa da te ! Lascia andare , tu sei un uomo . - Ha voluto ammazzarmi - mormorava l ' altro , lasciandosi afferrare nuovamente la mano , nella quale brandiva il coltello . - Date mente a Rocco , Santone - interloquì la Teresa . - Tu porta subito una bottiglia , vecchia avara , ma se non è di quello , mi hai capito , invece di tirare il collo al gobbo lo tiriamo a te - le si volse Rocco di mala voglia . - Bravo , Rocco ! Si cominciava già a ridere , questi aveva tratto il coltello di mano all ' altro e , conoscendo il suo carattere impetuoso ma buono , glielo aveva di buona grazia restituito . - Tienilo , è di buona guerra . Una carogna come lui non paga la carica . - Adesso sei tu che torni a soffiare - disse qualcuno . - No . - Andiamo , via , bisogna fare la pace : quello che è stato è stato . Che diavolo ! Viva il carnevale ... Quindi le voci alzandosi e spezzandosi tutte in una volta ruppero la tensione della scena ; oramai tutto era sedato , Santone ricadde sulla panca fra Mengo e Rocco , Toto e Ghino senza avere ancora parlato rimettevano a posto il tavolo , mentre la Teresa scopando i frantumi più grossi dei vetri brontolava già : - Li paghi tu , Santone , i rotti : il litro e tre bicchieri . - Due : vedete pure che questo è intatto - intervenne Ghino . - Va da Dio a farteli pagare . - No , sono io che li ho rovesciati - si fece avanti Viù con voce conciliante , benché non fosse vero . - Allora se paghi tu , paga subito , altrimenti non ti credo - si volse l ' ostessa . - Ecco . E con un pugno di soldi nella mano sinistra tornò presso il tavolo . Non pareva più quello : colla prontezza odiosamente scaltra che lo distingueva , appena convinto di averla scappata bella voleva la rivincita . - Gran cosa ! ecco qua , nove soldi in tutto , ma io avevo perso anche la partita : noi stavamo per quattordici punti e gli altri per due . Pago io la bottiglia . - Tienti il tuo danaro - mugghiò Santone , facendo atto di alzarsi per gettarglielo in faccia , se lo avesse deposto sul tavolo . - E perché ? Hai vinto . Che cosa vuoi di più ? Sono io che confesso di aver torto . - E il coltello ? - Lo hai pure nella tasca : io sono senza , eppure mi rimetto qui a sedere . Se vuoi ammazzarmi ammazzami ; che diavolo ! tutti possiamo sbagliare una volta , non siamo uomini ? Si rinviene , non è vero , Mengo ? Ohe , Mengo , canta uno stornello . Cantavi pure di là . Santone ancora rosso dalla fatica di quella lotta guardava quasi trasognato la disinvoltura del ragazzaccio , che sembrava irriderlo con tutto il corpo : una contorsione antipatica gli faceva infatti piegare la testa sulla spalla gobba con atto sgraziato , mentre la larga bocca sensuale e gli occhi piccoli , cilestri , seguitavano a ridere del loro riso cattivo . Con una mano dalle dita lunghe lunghe aveva posato i danari sulla tavola e li teneva coperti . Santone alto e tarchiato , coi capelli rossi , i baffi ispidi , il naso corto e grosso , sembrava un bufalo ; tratto tratto abbassava i sopraccigli villosi saettando in giro sguardi diffidenti . Viù lo vide tastarsi il coltello nella tasca interna della giubba . - Così non canti , Mengo ? - Quella falsa scioltezza impacciava anche gli altri , quando finalmente arrivò Teresa colla bottiglia . - Un ' altra , la mia - ordinò Viù spianandosi meglio sulla sedia . - Vada , tutto è accomodato . Datevi la mano - insisté due o tre volte Mengo . - Io sempre - rispose Viù , interrogando l ' avversario collo sguardo . Questi gl ' indovinò forse nel fondo degli occhietti la sottile canzonatura , e strinse daccapo i pugni ; poi vi fu ancora uno scambio lungo , noioso delle solite raccomandazioni , molti già rientrati nella stanza tornarono intorno al tavolo per bere gratis a quella pace , vi ebbero spinte , considerazioni sciocche , complimenti sotto forma d ' ingiuria , qualche ingiuria vera fra i pacificatori . Rocco , vessato da tutto quell ' intervento , che riduceva a zero la parte così importante avuta nella crisi , se ne andò brontolando , e la pace fu conchiusa finalmente con una terza bottiglia pagata da Santone . Nullameno questi rimaneva accigliato ; Viù invece alzando la voce provocantemente , come un vincitore , aveva già fatto cenno a Toto di ravviare la partita . Santone ricusò brutalmente , ma dopo dieci minuti , bloccato , vinto , giocava nuovamente avendo per compagno lo stesso Viù . - Asino ! - questi gli gridò confidenzialmente alla prima svista : - non vedi che serbando il re di bastoni avremmo fatto l ' ultima presa ? Tua figlia Santina gioca meglio di te . - Va dunque a giocare con lei e cavami quattro dita dai ... - Là , là , t ' inquieti ancora ! Bevevano già da tre ore . La partita proseguì facendosi mano mano più seria senza attirare altrimenti l ' attenzione del pubblico : si sapeva sin troppo che Viù non lasciava passare giorno senza accattare briga , quantunque in fondo fosse un vigliacco e ne buscasse soventi di sonore . Suo padre , un ' altra canaglia , era stato lungo tempo il terrore del paese , poi invecchiando aveva fatto meno paura malgrado l ' abitudine delle minacce , e ora diventato idropico per un vizio cardiaco non era più che uno spettro giallo , il quale passava ancora lungo i muri delle case , cogli occhi opachi e il viso smunto , così grottesco nella propria orridezza che i monelli gli davano la baia . E il primo era sempre Viù , il suo unico figlio . Quel giorno stesso dalla porta della pizzicheria vecchia , questi vedendolo attraversare adagio adagio la piazzetta , lo aveva apostrofato : - Morite pure contento , babbo : io mi bevo anticipatamente i danari per la vostra cassa . - Maledetto ! Ma l ' ingiuria raccapricciante aveva ghiacciato il riso sulle labbra di tutti . Viù non se n ' era dato per inteso , anzi scorrazzando per il paese lo aveva riempito del proprio chiasso di bettola in bettola , seguìto da una torma di giovinastri , che bevevano alle sue spalle . Difatti in quel martedì egli aveva intascato parecchie lire colla tassa sul posteggio , della quale il padre aveva dovuto cedergli la riscossione per non potersi più reggere dritto tutta la mattina a farsi pagare dai villani , che venivano colle ceste al mercato . Però l ' ultima scena con Santone era rimasta sullo stomaco a Viù . Già , prima , aveva combinato con Toto e con Ghino di prenderlo in mezzo per vincergli una bottiglia e sbertarlo poi ignominiosamente ; ma nonostante tutta la sua semplicità quegli se n ' era accorto minacciandogli uno scapaccione . Viù di rimando aveva messo mano al coltello , se non che la grossa mano di Santone gli era piombata subito sul pugno stritolandoglielo quasi nello strappargli l ' arma . Adesso ci pensavano ambedue scontrandosi tratto tratto con una occhiata seria . - Mi rendi il mio coltello ? - chiese Viù all ' improvviso . - No . Un lampo sprizzò dagli occhi del ragazzaccio , che finse di stringersi nelle spalle con bonomia . - Ne comprerò un altro . Santone non rispose , bevvero ancora , quindi sopraggiunsero altri monelli in sudore , perché uscivano dal ballo . Se ne parlò , si fecero i nomi delle donne che vi pestavano i piedi sino dal mezzogiorno ; uno citò Girella , il peggiore ubbriaco del paese che vi ballava colla moglie e la figlia già grandicella , due sgualdrine , facendosi pagare i poncini da tutti ; poi un altro si chinò all ' orecchio di Viù : - C ' è anche Santina mezzo ubbriaca . - Oh ! La partita era alla fine . - Pago io l ' ultimo litro - si volse Viù ; poi disse : - Andiamo tutti nel pozzangherone . Così chiamavano in paese la sala dove si ballava . - E tu non vieni con noi , Santone ? Via ! balleremo io e te : io farò da donna , andiamo . « Si scopron le tombe , si levano i morti » - stridé Viù aprendo la marcia a braccio di Santone invano riluttante fra tutti quei ragazzacci , che lo trascinavano quasi a forza cantando e ridendo . Fuori la notte era buia , ma uno scirocco umido la manteneva così calda che si sarebbe potuto girare senza gabbano ; per la larga ed unica strada del paesello i pochi fanali sembravano scavare delle pozzanghere giallastre entro l ' oscurità dell ' acciottolato , e lontano , dove il paese finiva ad un muraglione poggiato sopra una fila di archi a difesa della ripa contro la corrente del fiume , e i freddi invernali , si udivano i rantoli di un organetto . Non erano più delle dieci di notte . Tutti coloro che intendevano prendere parte al carnevale ubbriacandosi nelle bettole o ballando nel pozzangherone , erano già rincasati ; dai vetri dei due caffè ancora aperti si vedeva qualche coppia ostinata in una ultima partita a carte entro la luce nebbiosa : quindi un sordo rumore di battenti percossi avvertì la comitiva che anche la Teresa chiudeva l ' osteria . Un centinaio di passi più innanzi , dalle due larghe finestre , al primo piano , di una casetta tutta nera uscivano con un gran lume le battute asmatiche di una polka , che un organetto suonava appoggiandosi sui bassi di un violoncello . - Senti Caputo come raschia ! - osservò Toto spiccando un salto per arrivare primo lassù . La combriccola invece si arrestò un momento al portone aperto ; nel muro di contro , alla stessa altezza , si vedevano passare gesticolando delle grandi ombre entro una specie di vano luminoso , e sparire istantaneamente nell ' oscurità della parete ; sopra al portone e giù per l ' andito nero che si apriva più basso della strada rintronavano le battute di tutti quei piedi , la maggior parte colle scarpe imbullettate , così che i muri ne tremavano ; mentre uno strido rauco o un colpo di tacco più violento tentavano di affrettare ancora quel galoppo rovinoso . - E forza ... dalli , dalli dunque ! - urlarono cinque o sei voci . Allora l ' organetto , come preso anch ' esso nella vertigine della ronda , strinse così freneticamente il tempo che le note stesse sembrarono pestarsi l ' una l ' altra come i piedi che , non trovando più il terreno sotto , si ammaccavano balzelloni fra il polverìo rosso dell ' ammattonato e il vapore di tutti quegli aliti . Infatti dalle finestre spalancate usciva come una nebbia . - Ballano , ballano ! - disse Santone con un sorriso bonario contemplando i salti delle ombre nel muro opposto . Dall ' andito aperto nel fondo , dietro la scala , sopra la ripa del fiume , venivano tra il tanfo della fanghiglia lasciatavi da tutti quei piedi fetori umani più acuti , che non permettevano alcun dubbio sul come gl ' inquilini della casa ed altri forse del paese , essendo quel portone sempre aperto anche di notte , usassero del cortiletto . Non v ' era lume , ma giù dalla scala scendeva un filo di luce sottile come un ragnatelo , appena sufficiente per indicare per dove dall ' andito si montasse alla sala . Alcuni calavano già le scale , benché il galoppo non si fosse ancora arrestato . La comitiva entrò . Sopra il secondo pianerottolo quattro scalini mettevano alla sala , altri due invece scendevano in una specie di cucinetta , improvvisata a caffè , con due lunghe tavole da bettola e qualche cocoma sul focolare , ma era quasi vuota in quel momento . Il padrone , un gran pezzo di facchino dai capelli rossi , senza giacca e con un lercio mozzicone di pipa in bocca , raccolse il loro soldo a testa in un vecchio bacile di ferro , che tornò a posare sopra una sedia mezzo spagliata ; più in alto , entro un pezzo di legno , era piantata una candela di sego . - Avanti , avanti ! - diceva con un gran gesto , ma vedendo Santone cercarsi in tasca i fiammiferi staccò gentilmente la candela dal muro . Era impossibile entrare . In quel momento le coppie dei ballerini si precipitavano dall ' uscio verso il caffè sudanti , trafelate ; gli uomini trascinando a forza le donne , che sembravano non volervi accondiscendere per quella finta ripugnanza imposta loro dall ' uso di dover sempre opporre un rifiuto prima di accettare un rinfresco , e rotolavano quasi dai gradini a grappoli nel buio del pianerottolo , rumoreggiando . Dentro , la sala era ancora piena . Tre lumi a petrolio , sospesi ai travicelli del soffitto , la illuminavano vivamente ; in fondo , presso una delle finestre spalancate , il palco dell ' orchestra non era composto che di una tavola con sopra due sedie , e i suonatori affranti guardavano con occhio vago . Si girava a stento . Quasi tutti gli uomini , specialmente quelli che non ballavano , rimanevano ritti , ammantellati come la domenica in piazza , senza muoversi : molte donne attempate sedevano sopra due panche lungo le pareti , ed erano le mamme delle più giovani venute a ballare , ma nessuno le invitava mai se non per lazzo ; in un altro angolo due carabinieri in berretto e mantello vigilavano scuri , seri , quasi inosservati . Ma nonostante le finestre aperte era caldo . Un puzzo di cenci sudanti , di scarpe unte colla grascia , di petrolio , di polvere , di fiati mozzava il respiro ; si parlava a gruppetti sogghignando , la maggior parte fumavano . E un altro odore acuto di vino cotto veniva per l ' uscio della cucina , ove i ballerini bevevano secondo il solito dopo ogni ballo . Giga , la bella mora , non aveva voluto a nessun patto discendervi quella volta , benché fosse anche essa fra quelle scritturate dal padrone per il ballo : paga non ne riceveva come tutte le altre , ma solamente a mezzogiorno e sull ' avemaria da mangiare : al resto bisognava pensarci da sé eccitando la baldoria e facendo bere i ballerini , perché lì appunto stava il guadagno del ballo . Ogni bicchierino costava due soldi e non valeva forse due centesimi , poi vi erano le zucchette di aleatico a quindici , a trenta , magari a cinquanta soldi l ' una , giacché si ballava sempre a sfida . Uno scommetteva di piroettarvi intorno mulinando colla donna senza mai urtarvi del piede ; nel caso contrario doveva pagare , ma se gli riusciva invece toccava all ' avversario . Ed era il ballo più festoso , che eccitava tutti gli orgogli e tutte le curiosità come gli a solo in teatro . Viù si accostò a Giga . - Ohé , Mora , vuoi fare una galletta con me ? - Perché no ? adesso , dopo . - Allora chi pigliamo ? Santina ? - È andata via poco fa . - Con chi ? - Lo so io ? - rispose la Mora con un sorriso sprezzante che le scoperse tutti i magnifici denti bianchi . - Cerca tu le donne che vuoi . Per il ballo della galletta ce ne volevano quattro , e un uomo solo nel mezzo . Viù invece si accostò a Toto : - Dov ' è Santina ? - Era quasi ubbriaca del tutto , sarà andata a casa . - Imbecille ! Lei non va a casa se è ubbriaca : l ' avranno portata fuori . Toto si mise in cerca che già Perpignano , il direttore di sala , batteva le mani per il nuovo ballo ; i ballerini ritornavano lentamente dal caffè a coppie , perdendosi fra la folla , mentre Caputo tentava d ' accordare il violoncello e la gente rimaneva sempre lì nel mezzo . - Indietro dunque , indietro ! - gridava Perpignano colle lunghe braccia distese per disegnare il circolo , e intanto chiedeva il soldo a tutti gli uomini che si disponevano in fila con una donna . - Indietro dunque ! Paga il soldo tu , Cristiano : va bene , spingi indietro . Ehi , Tonio ! non hai pagato nemmeno l ' altra volta , credi che me ne sia scordato ? Per Dio ! ma se non date indietro vi pesto i piedi : lasciate dunque ballare . Monferrina , avanti ! To , ... il soldo ? Mora , in fila , bella Mora , e tu , Cocca , fatti avanti con Santone . Bene , Santone ! quattro salti anche tu , crepi la malinconia , bisogna divertirsi al mondo ! - Viva il carnevale ! - strillò Viù spingendo Santone un po ' impacciato colla sua ballerina , la Berta del beccamorti , una ragazza sottile come una faina , dal musetto nero e due occhi che foravano la pelle . Ella rideva con Viù . Ma l ' ondeggiamento della sala seguitava sempre impedendo al circolo di formarsi malgrado tutti gli sforzi di Perpignano , alto e secco , che pigliava la gente per le spalle , dove meglio poteva , respingendola in fila . Il pubblico troppo affollato quella sera , finiva coll ' aver ragione dei ballerini . L ' organetto aveva gettato la prima battuta in una nota di falsetto stridula come di una punta sul vetro , che si era perduta nel fracasso ; dalle finestre aperte improvvisi buffi di vento abbassavano le fiamme dei lumi a petrolio producendo bizzarri effetti di ombra sopra quella massa grigia , compatta ed oscillante , cui le donne allineate alla parete facevano come una cornice anche più scura . Tratto tratto a un grido di ragazzetto nascosto fra le gambe degli altri , a un urto imprevisto trasalivano . Viù impaziente di primeggiare apostrofò Perpignano : - Ridammi il mio soldo , se non sai far stare la gente a posto . - Ti cogliesse un accidente ! come vuoi fare ? - Musica , musica ! vedrai che si scostano . Infatti egli per il primo urtò in Santone spingendoselo innanzi , e tutte le coppie spostandosi in una specie di curva riuscirono a fare il vuoto nel mezzo . La monferrina , intonata con una veemenza di fanfara sugli acuti più stridenti dell ' organetto , si allentava ogni tanto nella scarica di quattro passi di polka per riprendere daccapo sopra un ritmo di una monotonia accorante , senza che alcuno se ne impressionasse . Invece si notavano già le bizzarrie del ballo : quelli che non pigliavano mai il tempo e galoppavano pettoruti , o curvi , o dinoccolati , con un braccio intorno alla cintura della donna nella goffaggine pesante di una carezza , che talvolta tentavano di compiere accostandole di più il volto , mentre ella si ritraeva con ripugnanza ; altre coppie più strette , che si parlavano all ' orecchio brancicandosi ; parole ed atti lubrici scattavano come scintille fra il polverio , senza che nessuno di quei volti esprimesse una gioia . Tutti sembravano faticare , colle carni in sudore e la bocca semi aperta . Le donne , meno grevi degli uomini , si lasciavano trascinare guizzando talora negli scambietti della polka con subita agilità . - A me ! - gridò Viù cacciandosi fra Santone e Berta per portargliela via ; e difatti vi riuscì col tagliare il circolo insinuandovisi poco più lungi fra le altre due coppie , mentre Santone rimasto nel mezzo fra lo scoppio di una risata generale si sentiva improvvisamente preso alle spalle . Era Cocca , la ballerina di Viù , che per non restare sola lo aveva abbracciato sospingendolo nuovamente al galoppo . - Ih , ih ! frusta , Cocca - si gridava da ogni parte : - tira di fianco come un cavallo da bilanciere . Allo stesso momento Viù e Berta , nel passargli dinanzi colla leggerezza di due uccelli , sfiancavano daccapo per piroettare nel mezzo . La piccola Berta sembrava scodinzolare dentro le sottane scartando rapidamente il piede e torcendosi sui fianchi con una mossa , che faceva quasi sempre dare un urlo alla massa . Viù invece era sgarbato , ma la disgustosa brutalità della sua faccia in quelle contorsioni del ballo si animava di una lascivia esilarante . A testa bassa , col comignolo della gobba , che gli saliva quasi sopra un orecchio , fingeva ad ogni istante di precipitarsi contro il ventre della ballerina , e le donne ne ridevano più degli uomini . - Che duri , che duri ! - vociavano le coppie tornate al passo per ripigliare il fiato . - Vuoi venire a bere ? - domandò Santone alla Cocca . - No . Ma ad un gesto di Perpignano il galoppo ricominciò così frenetico che tutti ne indovinarono la fine ; allora si alzarono proteste , gridii , pestando più violentemente i piedi fra lo scherno di quelli che non ballavano e si compiacevano di vedere i ballerini mezzo frodati del loro soldo . - Che duri , per Dio ! - È finita , gobbo ... - Bella Mora , avanti ! - La Cocca squittì colla sua voce di volpe : - Santone , tira gli ultimi . - Vengo io - le saltò innanzi Ghino , mentre l ' altro preso dalla vertigine di quel circolo troppo stretto girava sopra sè stesso come un bue colpito da una mazzata fra le corna , ma si rimise quasi subito e , riafferrando la Cocca di volo , all ' ultima battuta , la sostenne per aria con una mano . - A bere , a bere ! - urlarono quasi tutti aggruppandosi intorno a Santone , che si era messo violentemente la Cocca sotto un braccio : Viù li seguiva con Berta , Ghino con la bella Mora . Si misero a tavola nel camerino con dinanzi un piattello di paste e dei bicchierini di vermouth per le donne , gli uomini presero del vino caldo , ma anche lì c ' era ressa . La gente non arrivava a potersi sedere , trasudata , senza un pensiero delle correnti di aria che s ' infilavano su per le scale , non domandava insistentemente che da bere . - Se muta vento , Mora , farai la brina su tutto il pelo . - E tu ? - Dammi una mano che ti faccia sentire fin dove son bagnato . La Mora alzò le spalle voltandosi a guardare negli occhi Ghino , che le pizzicava una coscia sotto la tavola . - Non è lì ! - ghignò con un impudore sprezzante . L ' altro rimase interdetto . Santone invece non sapendo cosa dire aveva già vuotati due bicchieri di vin caldo , e badava ad offrire delle paste battendo leggermente col labbro del piattello nel seno delle ragazze perché ne prendessero ; nel camerino così pieno era un continuo via vai , molti si affacciavano all ' uscio per scambiare una parola o guardavano solo curiosamente senza entrare , mentre la Veronica , sorella del padrone , si affannava indarno per servire tutti . Viù aveva indettato Berta . - Perché , Santone , non vuoi che Santina venga anche lei a ballare ? - Non voglio - replicò l ' altro duramente senza accorgersi dei sorrisi che la sua risposta provocava . - E se fosse venuta ! Io almeno non l ' ho vista : bel male che ci sarebbe ... Adesso sarà a casa . E la voce di Berta aveva uno squillo tagliente , poiché aveva già saputo tutto prima di Toto , e lo aveva detto a Viù . - Anch ' io voglio andarmene presto - disse Santone . - Perché ? Qui si sta bene - rispose Ghino . - Voialtri potete starci , io me ne vado . - Santina non ha paura di rimanere sola a casa ? - Perché paura ? - Tu l ' avresti , Berta ? - Io sì - ribatté con atto monellesco che smentiva le parole . Ma un altro accordo si era fatto sentire e nuovi ballerini vennero a cercare le ragazze ; i tre uomini rimasero a tavola , poi Santone alzatosi per accendere un mozzicone di sigaro ad una bracia del focolare vi rimase seduto presso alla Veronica . Era una vecchia ragazza sdentata , con un gran naso nel quale una narice molto più larga faceva come un buco ; ma tutti le volevano bene perché lavorava tutto l ' anno da tessitrice per mantenere il fratello ubbriacone . Quella fatica di fare da sola i ponci , i caffè e il vino caldo , sempre col viso nel fuoco , le aveva fatto diventare le guance giallastre un po ' lucide . - Non ho potuto trovarla ancora - mormorò Toto , rientrando , all ' orecchio di Viù . - Io so dov ' è . - Tu ? - Me lo ha detto Berta : è giù nel capanno della Costa con Prugnolina , Scopetta e Sandro . A quest ' ora ci saranno già altri . Toto scattò per andar via . - Aspetta - fe ' l ' altro , gittando una occhiata sinistra a Santone : - si sono portati dietro un fiasco per finire di ubbriacarla , la metteranno in cuccagna . - Nel capanno ci si sta bene . Turulù vi ha lasciato l ' altra settimana un fascio di paglia - replicò Toto cogli occhi luccicanti . - Adesso bisogna tener qui Santone . - Vado a vedere . - No , se vai ci resti : sta qui - conchiuse imperiosamente guardandogli in faccia così che l ' altro si sottomise . - Allora che cosa vuoi fare ? - Andremo giù noi con Santone . L ' altro ebbe un gesto d ' incredulità . - Gli dico che è la Sghemba di Porciano ; noi l ' abbiamo condotta laggiù d ' accordo cogli altri e vedrai che viene anche lui . Tu vai avanti ad avvisare che scappino perché arriva Santone . L ' altro non capiva ancora . - E se la scopre ? - Non la scoprirà . È buio ; Santina , riconoscendolo alla voce , starà zitta . Mengo e Rocco entrando dalla scala tagliarono loro il dialogo ; allora Santone tornò alla tavola e la Veronica servì altri cinque ponci . - Abbiamo cantato fino adesso : ohé , Mengo ! , torna a dire l ' ultimo stornello - esclamò Rocco , che una sbornia affettuosa traeva a confessare la propria inferiorità davanti al rivale . Fiori di cesta . Se Adamo c ' ebbe a perdere una costa nel far la donna Dio perdé la testa . Ma gli stornelli non facevano più effetto a quella ora . Fortunatamente Santone s ' impegnò con Mengo in un discorso di fieno , che non poteva essere breve , perché quegli ne aveva ancora da vendere una buona partita , tutto il suo ricolto dell ' estate . Allora Toto e Viù diedero una occhiata in sala e , non potendo stare neanche lì , uscirono a passeggiare . La notte era sempre così tiepida , umida e nera ; non si sarebbe riconosciuto un uomo a cinque passi di distanza . - Andiamo laggiù a vedere - insisteva sempre Toto con un tremito spaurito nella voce dopo quella confidenza . Il gobbo invece rideva silenziosamente : ogni tanto qualcuno usciva o rientrava dal portone . - Dunque nessuno lo sa ancora , perché andrebbero per di là in questo caso ? - egli osservò accennando verso il fiume . - Che Berta abbia tenuto il secreto ? Sarà stato Sandro che non ha voluto avvisare altri ; lo conosco . Se gli fosse capitato il tiro da solo , sarebbe stato anche più contento . - Ma Berta come lo ha saputo ? - Non ha voluto dirmelo . - Andiamo a vedere . - Andiamo . Oltrepassarono il muraglione a passi concitati , quindi sfiancando per un sentiero discesero la sponda del fiume per tornare quasi sotto la casa del pozzangherone . In quella oscurità il pericolo di tombolare giù sino all ' acqua era imminente ad ogni passo , ma i due ragazzacci conoscevano troppo bene cinghione per cinghione tutta la ripa per darsene pensiero . Appena in fondo Viù si arrestò mettendo un fischio . - Vado io . - No , verrà uno di loro - e ripeté cinque o sei volte quel sibilo del quale era solito servirsi come di un segnale . Nullameno s ' inoltrarono . La corrente del fiume ingrossata dallo sciogliersi delle nevi rumoreggiava sordamente ; si distingueva appena il vecchio ponte , e giù pel greto una casa perché v ' era lume ad una finestra . Dall ' altro lato non si vedeva che buio . Viù fischiò ancora , poco dopo un ' ombra gli si parò davanti . - Sei tu , Sandro ? - Sì . Ah ! lo hai saputo . - Lo ha saputo anche Santone , almeno cerca Santina . - Oramai è talmente ubbriaca che non ci riconosce più . Vieni . - No , torno su per trattenere Santone ; ma se mi sentite ancora a fischiare , scappate subito ; vuol dire che egli viene giù . Lo conoscete ! - L ' altro era rimasto interdetto . La voce di Viù , la sua premura , mentre tutti lo sapevano così pronto a godersi il male altrui , gli parevano sospette . - Di ' , vuoi mandarci via per restare tu con lei ? - La pigli così ? Ti saluto . - Aspetta . Toto era perplesso , ma la soggezione verso Viù lo vinse anche questa volta ; allora Sandro andò loro dietro per qualche passo , quindi concluse : - Per me ne ho avuto già abbastanza . - No , per Dio ! - ribatté Viù - io torno subito . Se posso , imbroglio Santone e lo mando a cercare dal lato opposto , altrimenti calo anch ' io con lui fischiando . Voialtri fuggite per il fiume : ma se veniamo soli io e Toto , ci divertiremo . Com ' è , com ' è Santina ? - chiese mutando tono . - Oh ! è da ridere ; spranga calci come una cavalla . - Su , svelto , Toto ! - E si separarono . Santone scendeva appunto le scale per tornare a casa , quando essi rientrarono nell ' andito . - Dove vai ? - A letto . - Vuoi venire con noi invece ? - Dove ? - Abbiamo la Sghemba di Porciano nel capanno della Costa . - Ohé ! - esclamò Santone sorridendo - siamo noi soli ? - Ritorno adesso di là , è mezzo ubbriaca : ho detto che venivo a prendere un fiasco . Vedrai che rideremo . - Andiamo pure . Toto non aveva fiatato ; malgrado la sua precoce malvagità quel tentativo lo spaventava . Lungo il muraglione diede una gomitata a Viù , ma questi gli disse di andare innanzi ; quindi scesero adagio , circospetti , perché Santone meno agile di loro veniva ultimo . - Com ' è che non parliamo ? Pare che andiamo a seppellire un morto - questi esclamò . - Sta zitto , qualcuno potrebbe seguirci ; è meglio che siamo soli . - La Sghemba ne ha viste ben altre . - Sai pure che quando s ' impunta è capace di non volere alcuno . - Questa volta la vedremo ! - replicò Santone con un franco riso . - È tutto carnevale . Erano scesi . - Vado io , voialtri venite adagio - disse Viù sparendo rapidamente nell ' ombra . I due si fermarono . Toto tremava . Benché il capanno non si distinguesse ancora , non era a più di cinquanta passi entro una insenatura della ripa coperta di virgulti , pei quali coll ' agilità della giovinezza non sarebbe stato molto difficile arrampicarsi ; e davanti gli si apriva un bel pezzo di fiume asciutto . Santone andò innanzi . - Vieni , è mezzo addormentata - gli sussurrò improvvisamente Viù sorgendogli di faccia ad una svolta : - Entra tu per il primo che sei il più forte : con te certo non la può . - Non c ' è nessun altro ? - No , io non sono nemmeno entrato : l ' ho sentita dal di fuori nicchiare sul fieno . - Lascia fare a me . - Bada che ci siamo anche noi dopo - riprese Viù sogghignando . - Diavolo ! - Ecco . Toto e Viù si ritrassero , mentre Santone allungando due passi imboccava l ' apertura del capanno . - Ohé , Sghemba ! - chiamò a mezza voce . Un urlo soffocato fu la risposta , intanto che Toto e Viù sgattaiolavano su per la macchia , nella quale gli altri tre erano già fuggiti . Ma Viù si fermò : il rombo del fiume in quel momento gli parve spaventevole . Aspettò ansiosamente con Toto senza capire che cosa potesse accadere , giacché Santone era sparito dentro al capanno ridendo all ' urlo di Santina senza riconoscerla . S ' intese un rumore sordo di lotta e la voce di Santone che disse : - Va là , Sghemba , che non mi scappi . - No , no - esclamò soffocatamente Toto alzandosi . - Che fai ? - Vado via . - Vigliacco ! hai paura - rispose Viù con voce tremula . - Tu sei il vigliacco - replicò l ' altro : - va là , questo non ti tornerà a conto . Un urlo di donna , sottile , disperato , si spense dentro al capanno . Allora Viù rimasto solo ebbe paura . Benché la notte fosse buia , si sentì veduto fra quei cespugli : l ' aria era pesante , la corrente del fiume scura come l ' aria trabalzava rantolando sui sassi , tutto il resto era solitudine . Coll ' orecchio teso colse i più piccoli suoni , seguì su per la ripa l ' ascensione di Toto , che si separava fuggendo da quel delitto per correre senza dubbio a letto . Nel capanno non si udiva più altro . Santone scambiando la figlia per la Sghemba non si era fatto naturalmente alcun riguardo , mentre l ' altra inorridita , inebetita dalla violenza aveva tentato invano di difendersi , poi si era taciuta per una ultima disperata lusinga di non essere così riconosciuta . - Cercherà di sfuggirgli improvvisamente dal capanno , dopo - pensò Viù . Ed egli aveva voluto questo per vendetta dello scapaccione toccato come risposta alla coltellata colla quale per poco non aveva aperto un fianco a Santone . Tutto quanto gli restava ancora di meno guasto nella precoce perversità del cuore balzò in sussulto ; poi il silenzio dentro il capanno , come se quei due vi fossero morti , gli dié una paura istantanea , pazza , di poter essere anch ' egli ucciso . D ' un salto , col medesimo ribrezzo di Toto , si cacciò a caso su per l ' erta , ma quando giunse sulla cima era già pentito di aver ceduto a quel moto istintivo ; allentò il passo e si dispose a tornare nel pozzangherone . - Sei stato da Santina ? - gli chiese Berta col suo sorriso sfrontato . La festa non gli parve più quella . Infatti la maggior parte di coloro che non ballavano l ' avevano abbandonata ; per le finestre spalancate l ' aria della notte , entrando con un freddo umido , sbatteva sinistramente le fiamme dei lumi a petrolio , mentre gli ultimi ballerini , i più ostinati , ballavano come trottano i cavalli da vettura poco più discosti dalla stalla anche se sfiniti . Egli non rideva più . Gli sembrò che la gente lo esaminasse , Toto e Ghino erano spariti , nel botteghino vuoto del caffè la Veronica affranta dormigliava sopra una sedia . Nell ' insopportabile crescendo di quella oppressione si ricordò l ' atroce ingiuria detta nel pomeriggio al padre , ridotto ad uno spettro , spregiato da tutti per le violenze di una volta , e che nullameno lo aveva sempre amato alla propria maniera . La mamma era morta l ' anno passato , in una sera di carnevale , mentre egli , Viù , ballava in quello stesso pozzangherone : se ne ricordava benissimo , che erano venuti indarno a chiamarlo , ma sin d ' allora anche i peggiori giovinastri del paese lo avevano giudicato e condannato senza appello . - Vogliamo fare il saltarello ? - gli passò innanzi Berta . - Balla tu l ' ultima zucchetta - aggiunse un altro . - Balliamola , balliamola ! - replicò Berta . - Ti ho detto di no , figlia di beccamorti . - Tu sei il beccamorti , che uccidi tuo padre . - Ohé , ohé ! - intervenne il padrone - qui si sta allegri . Balli o non balli la zucchetta ? - Viù scrollò la spalla gobba senza rispondere . - Che canaglia ! - gli disse dietro il padrone . Ma appena fuori il tormento gli si fece più acuto , avrebbe voluto sapere a qualunque costo come la era andata a finire , e invece appena il pensiero gli si fermava su quella domanda si sentiva correre per le ossa un brivido gelato . Qualche cosa , che prima non avrebbe mai supposto , gli capovolgeva la coscienza , bizzarri rimorsi della vita condotta sino allora gli battevano sul cervello colla violenza di un ' accusa , contro la quale non trovava risposta ; perché aveva fatto così ? Involontariamente tornò al muraglione spiando giù nelle tenebre , ma non udì altro che il rombo del fiume , continuo e misterioso , perdersi nell ' invisibile . La notte buia diventava sempre più fredda senza stelle e senza vento : egli solo era così agitato . Sapeva dove abitava Santone , ma non ebbe il coraggio di passare da quel vicolo per vedere se vi era lume alle sue finestre , e Santina vi fosse tornata . Ella era come lui depravata e perversa . Era riuscita a scappare senza farsi riconoscere ? Avrebbe voluto sperarlo , perché non ne sarebbe a quel modo rimasto più che uno scherzo : che importava il fatto , se Santone non se ne accorgeva ? Questa strana moralità era la sola , nella quale vedesse chiaro . Poi quella tensione troppo forte per il suo spirito si spezzò lasciandolo in una specie di sonnolenza bruta , con un malessere di sbornia e una ripugnanza istintiva a tornare in casa , dove suo padre solo sul pagliericcio stava senza dubbio rantolando come tutte le altre notti . Accese la pipa e ripassò per tutto il villaggio , quanto era lungo , mettendosi sulla strada di Porciano . Adesso pensava alla Sghemba , quell ' altra sgualdrina egualmente nota ai due paesi per la brutalità chiassosa delle proprie avventure , e ancora abbastanza bella malgrado i quarant ' anni passati . Cantò Mengo , da lontano : Fior di cicuta . Io remo e la barchetta va spedita Perché , donna , dal cor mi sei caduta . Allora Viù affrettò il passo per incontrarlo , ma quando poté scorgere un ' ombra s ' accorse che un ' altra le veniva dietro . Si avvicinava lentamente , egli riconobbe Santone e saltò la siepe nascondendosi dietro un grosso olmo . Si capiva che andavano a spasso per digerire il troppo vino ingollato , poi Mengo traballando riprese il discorso di prima con quella ostinazione degli ubbriachi , specialmente quando un ricordo affettuoso li mette sui racconti di famiglia . - Perché vedi - si sentiva piagnucolare la sua voce - io le volevo un gran bene ; l ' avevo sposata senza la camicia contro la volontà di mio padre , che mi avrebbe voluto dare in moglie la Ghita . Va là , vi avrei trovato duecento scudi di dote , che non mi avrebbero giovato gran cosa . Bisogna amarsi piuttosto in famiglia : allora , anche se torni a casa qualche volta ubbriaco , tutto si accomoda . La Ghita ha sposato Giustino , ebbene , Giustino ha fatto un cattivo affare ... bisogna che porti sempre il basto e lei sopra . Tu capisci . Ma se vi volete bene in famiglia ... la non dura . Qualche cosa ci ha sempre da essere di guasto in casa , o la moglie o la figlia . Santone dié un soprassalto . - Non dico per la tua , ma è così . Io non ho figlie , se le avessi , farebbero come le altre ; che colpa ne abbiamo noi ? Io me lo sono detto mille volte , i primi giorni , quando mi veniva da piangere anche per strada ; e che , la colpa è mia , se Teresa mi è morta di parto ? Lo so , doveva accadere così , perché fu così , ma mi pare , guarda , mi pare talvolta ancora di avercene avuto colpa . Non è vero : io non ce ne ho avuta , dillo anche tu . Non avrebbe potuto accadere anche a te ? Tu vai a casa , e la moglie resta gravida : ebbene ? Dovevo saperlo io che sarebbe morta ? - Santone alzò la testa ; erano oramai presso l ' olmo , ma l ' altro non finiva il discorso . - Infine - mormorò Mengo - chi non ne ha colpa non ne ha . Che cosa ci può fare un uomo ? Ti capitano alle volte delle cose che non si crederebbero a raccontarle : io ho ammazzato mia moglie , sono io l ' assassino ! - esclamò Mengo con un singhiozzo . - L ' assassino è chi lo sapeva ! - mugghiò Santone cupamente stringendo i pugni nell ' ombra . Eppure nessun altro assassinio n ' è seguìto . Il fatto narrato la mattina da Toto occupò tutti i discorsi del paese senza che alcuno pensasse a denunciarlo alle autorità . Viù , sbigottito , sulle prime tentò di negare , ma siccome Santone era partito per Porciano , dove andava qualche volta a lavorare nelle carbonaie , non stette molto a vantarsene . Quindi la lubricità dello scherzo ne fece presto dimenticare l ' orrore , molto più che Santina negando risolutamente non se ne mostrava affatto preoccupata . - Il rovescio di Mirra ! - disse un giorno il segretario comunale , appassionato filodrammatico , vedendola passare sgonnellando per la strada . - Mirra , che cosa ? - chiese il sindaco , ex maresciallo dei carabinieri , che aveva preso moglie nel paese . E l ' altro colse a volo l ' occasione di spiegargli lungamente il caso della tragedia alfieriana . A POPPA Viveva solo a Manna , piccola città di provincia . Da molti anni non usciva più di casa che ai bei giorni rifacendo invariabilmente la stessa passeggiata da Porta Santa Cecilia a Porta Maggiore , mentre i fanciulli lo guardavano con occhi curiosi e molte persone si scappellavano senza che egli le conoscesse . Poi il suo unico pronipote , un bimbo , che si era allevato negli ultimi anni , aveva naufragato mozzo di bastimento nelle Indie . Quando il vecchio soldato ricevette la notizia non diede che un crollo , forse il primo di tutta la sua vita ; per molti giorni non comparve nella strada , quindi una mattina qualcuno lo aveva veduto dirigersi alla stazione e salire sul primo treno . Era sempre così vestito , con un cappello a cilindro di felpa lunga , dalle ali molto ricurve , stranissimo al nostro tempo ; con un soprabito nero a bavero dritto , chiuso sino al mento , con due file di bottoni metallici , frammezzo ai quali brillava la vecchia croce , e di un paio di pantaloni scuri , con una larga striscia fiorata sulle costole . Era andato alla stazione solo , rasato come al solito : aveva la grande canna di zucchero in mano , non portava seco valigia . Dopo quella suprema sciagura il suo viso non aveva invecchiato , giacché a novant ' anni non s ' invecchia più : solamente i suoi occhi , già sguerniti di palpebre , parevano più fissi , e forse senza quel cravattone nero , a collare , la testa gli sarebbe caduta sul petto . La stazione era deserta . Allo sportellino chiese un biglietto per Tolone . L ' impiegato , un forestiere giunto da poco in paese , non capì , mise fuori il naso curiosamente , e vedendosi dinanzi quella figura mummificata sorrise . - Vuole andare in Francia ? - Sì . - Allora - proseguì l ' impiegato colla gentilezza metà orgogliosa e metà servile del proprio ufficio - bisogna prendere la linea di Firenze - Spezia - Genova ... - e la spiegazione durò più di un minuto , mentre l ' altro , che aveva posato sul davanzale dello sportellino una vecchia moneta da cento lire , appoggiato militarmente sulla canna , come sopra un fucile , sembrava ascoltarlo e non lo ascoltava . Quando il treno arrivò , il bigliettinaio uscito sotto la tettoia per veder salire quello strano signore si appressò coll ' intenzione di aiutarlo . I facchini , che per essere della città , conoscevano tutti il colonnello , parlavano sommessamente fra loro : il vecchio si era arrampicato da solo sul vagone reggendosi vigorosamente allo sportello . Il vagone era vuoto , il treno si fermava cinque minuti . All ' ultimo i facchini , gli altri impiegati , il bigliettinaio , il capo stazione , tutta la poca gente di quell ' ora si aggruppò in silenzio sotto quel vagone : il vecchio stava in piedi incorniciato dallo sportello nella luce smorta dell ' alba , che dava un pallore di ritratto antico alla sua faccia . Poi la locomotiva gettò il solito fischio , e il treno oscillando fece traballare il colonnello : nell ' istante medesimo tutto quel crocchio pallido di una indefinibile emozione si traeva macchinalmente il cappello come per un supremo saluto . Parve che il colonnello si rovesciasse ; ma improvvisa la sua mano , tagliando coll ' antico gesto automatico l ' aria fuori dallo sportello , fece un saluto militare , che il treno già in moto interruppe . La locomotiva fischiava ancora . Il colonnello sedette nel vagone vuoto colla canna fra le mani e il mento sulla canna . Così viaggiò più di venti ore : giunse a Tolone . Nel porto molti bastimenti arrivavano e partivano ; gliene fu indicato uno che faceva rotta per il Capo di Buona Speranza . Era un vapore inglese , l ' « INFLEXIBLE » . Quando il bastimento fu al largo , il colonnello rimasto insensibile al tramestio della partenza andò alla punta di poppa e stette guardando verso la Francia . Naturalmente egli fu subito una meraviglia a bordo . I passeggeri , francesi ed inglesi , ammirati della sua alta figura , cui l ' abbigliamento e la croce davano quasi un carattere di apparizione , si domandavano sussurrando dove mai quel soldato di quasi un secolo potesse andare . Egli non parlava con nessuno . Il suo occhio fisso sull ' infinito del mare pareva inerte , la sua fisonomia era immobile . Ma sebbene il mare fosse agitato , e il vapore avesse un forte rollìo , e molti soffrissero il mal di mare , il suo passo pareva quello di un viaggiatore rotto a tutte le traversate . All ' indomani un ' altra curiosità venne a contendergli il primato . Era un bel giovane biondo , di statura atletica , coi capelli lunghi a riccioli , che contrastavano colla severa eleganza del suo soprabito nero . Il volto illuminato da due grandi occhi azzurri , pieni di riverberi freddi come quelli di un blocco di ghiaccio al sole , era quasi macilento ; aveva il mento quadro , il naso aquilino , e una striscia bianca e sottile di cicatrice , che dall ' orecchio sinistro gli si perdeva nelle frequenti contrazioni della bocca . Ma la sua macilenza finiva al viso , sotto aveva un collo da toro e due spalle da Ercole . Al momento d ' imbarcarsi nessuno gli aveva badato , il mattino seguente tutti lo ammiravano . Egli passeggiava sul ponte come assorto in una idea senza accorgersi degli altri , a un tratto s ' imbatté nel colonnello . - Voi foste un soldato di Napoleone I , signore ? - gli chiese con moto repentino in eccellente francese . - Lo sono - ribatté il colonnello con voce lenta e fredda . Quegli stava per replicare , ma si rattenne : il colonnello passò oltre . Alcune signore avevano avvertito quello scambio di parole senza intenderle , quindi il colonnello non si vide più per quella giornata . Un ' altra mattina comparve all ' alba sul ponte , poi si accostò al pilota e gli domandò indicandogli un ' isola già oltrepassata : - Si chiama ? - L ' Assunzione . - Questo - mormorò - sarebbe stato il nome per la sua isola ! - Tutto quel giorno il tempo fu cattivo , soffiavano molti venti , il mare aveva come dei muggiti d ' impazienza , delle onde colleriche , le quali si rompevano schiumando contro la chiglia del vapore . Molti passeggeri divennero inquieti , il cielo era quasi bianco di serenità . Poi venne la sera e il sole sparve improvvisamente all ' orizzonte come inghiottito da un vortice . A mezzanotte il ponte era deserto . Il colonnello seduto a poppa volgendovi le spalle guardava innanzi a sé nel buio ; il vapore ansava , ma sotto il suo rullìo si sentiva sempre il silenzio del mare . Improvvisamente una figura nera gli si fermò dinanzi , parve attendere un istante , quindi gli sedette vicino . - Io sono di Mosca - disse poi . - Eravate voi , signore , della Grande Armata contro la Russia ? - Sì . Il giovane si alzò , gli prese una mano e recandosela repentinamente alle labbra esclamò : - Permettetemi , permettetemi , signore ! Noi , l ' ultimo popolo nella storia d ' Europa , dobbiamo il nostro attuale risveglio a Napoleone . Voi ci avete invasi , ci avete sconfitti , perché la civiltà sconfiggerà sempre la barbarie ; poi le nostre nevi vi copersero , il nostro ghiaccio vi gelò . Noi v ' inseguimmo come lupi , arrivammo sino a Parigi , e Parigi ci rivelò a noi stessi . Allora sentendo di essere barbari cessammo di esserlo . Voi eravate , signore , della grande campagna ! - Sono stato di tutte . - Tutte ! - proruppe guardandolo con ammirazione : - a tutte le battaglie , a tutti gli assedi , da Madrid a Mosca , da San Giovanni d ' Acri a Waterloo ! - A tutte - rispose il vecchio con un accento , che sembrava uscire da un sogno . - Quale epopea e quale grandezza per Napoleone se invece di essere un conquistatore fosse stato un apostolo come la storia gl ' imponeva ! Ma fu ben punito : Sant ' Elena è stata la prigione del tiranno . - Napoleone non fu mai prigioniero - tuonò il vecchio ; - nessuno lo batté mai veramente : solo qualche volta noi ci trovammo in troppo pochi o morimmo in troppi per poter vincere , ecco tutto ! Gl ' Inglesi , che lo tradirono sulla parola , non osarono tenerlo , e lo misero sopra uno scoglio coll ' Oceano per sentinella . Eppure - mormorò con una pausa , quasi parlando coi propri ricordi - gl ' Inglesi sono buoni soldati ! - E la conversazione cadde ; ma il giovane , che evidentemente vi si appassionava , tentò di riannodarla . - Il mondo è mutato : alle battaglie sanguinose stanno per succedere le lotte feconde del lavoro . Tutti i tiranni d ' Europa , meno il nostro , hanno dovuto transigere col popolo , la libertà arriva da tutte le parti e scalza il vecchio edificio del privilegio : non più guerre dinastiche , non più oziosi e signori , prepotenti e mezzani . Che tutti lavorino e siano liberi , la donna diventi uguale all ' uomo , per unica patria il mondo . Benché con linguaggio diverso , tutti diremo la stessa parola , c ' intenderemo negli scopi e nei mezzi : Napoleone non ha voluto credere al vapore , e oggi il vapore vale più di tutte le sue vittorie . - Che ! - proruppe il vecchio , scagliando sul giovane uno sguardo , di cui il bagliore brillò nelle tenebre . La canna gli tremava nelle mani , parve voler prorompere , poi si rivolse verso il mare con un gran gesto . La notte era fosca , il mare ascoltava . - Vi ho offeso ? - mormorò umilmente il giovane . Il vecchio si piegò : - Siete russo , avete detto : comanda ancora lo czar a Pietroburgo ? - Per poco ! - ribatté a denti stretti con un suono che parve di bramito . - A Parigi che cosa c ' è ? - La Repubblica . - E prima ? - La Comune . - Che cosa è ? Che cosa ha fatto ? - La Comune - replicò l ' altro con accento entusiasta - è l ' uguaglianza di tutti nel lavoro e nella retribuzione . - Ne parlavano anche prima di Napoleone : che cosa ha fatto ? - Ha abbattuto la sua colonna - rispose il giovane punto dal freddo di quella indifferenza . Il vecchio non ebbe che un fremito . - Nemmeno i vermi avranno rispettato il suo cadavere ! L ' Europa è dunque come egli l ' ha lasciata . Napoleone solo poteva farne un impero ; era la sua idea , noi l ' abbiamo seguita dappertutto . Io aveva quindici anni quand ' egli mi prese nel suo esercito , camminavo quasi nascosto nell ' ombra della bandiera . Allora un sergente valeva un re ! A Roma abbiamo battuto il papa , alle Piramidi abbiamo sconfitto Maometto , abbiamo trionfato dovunque : egli guardava , noi vincevamo . A Madrid , quando l ' imperatore ha fatto scoperchiare la tomba di Carlo V , io ero lì : a Vienna ho visto l ' imperatore Francesco seguire Napoleone col cappello in mano , a Berlino pigliammo la spada di Federico , da Mosca ci trasportammo dietro nella ritirata la grande croce d ' Ivano il Terribile . - E la perdeste . - La buttammo in un lago , Napoleone buttava via tutto , le croci e le corone , i reggimenti e gl ' imperi . Che cosa credete che sia un regno ? Ci avevano messo dei secoli a farlo , noi lo conquistavamo in una settimana . Noi eravamo la Grande Armata , il resto era il mondo . Se Napoleone non fosse morto giovane , l ' avremmo preso tutto , saremmo andati per le Indie e ritornati per l ' America . Tutti i popoli ci aspettavano . - E che cosa avreste recato loro ? - Il vecchio sostò , poi guardandolo serenamente rispose : - Napoleone . - Comprendo - proseguì l ' altro rattenuto un istante da quella immensa parola . - Il vostro è stato un gran sogno , ma la nostra realtà è anche più grande . Voi eravate la gloria e noi siamo la libertà , voi eravate l ' esercito e noi siamo la moltitudine : voi siete stati gli ultimi conquistatori della storia . La guerra millenaria dell ' umanità condensandosi in uno sforzo supremo ha prodotto le vostre battaglie ; ora la guerra dei popoli è conchiusa e comincia quella delle classi : la prima condensò le nazioni , la seconda le dissolverà in un solo popolo . Una volta il soldato si batteva per il generale , domani vincerà per se stesso . Il vecchio evidentemente affaticato fece uno sforzo . - Vedete là quella costellazione ? Un giorno la chiameranno forse di Napoleone : io ci sono , voi con chi siete ? - Sono nichilista ! - Poi abbassando la voce soggiunse : - Noi lavoriamo nel secreto a rovinare il vecchio impero per costruire la giovane Russia , cospiratori nell ' ombra , martiri al sole . - Le vostre armi ? - Tutte quelle che un uomo può usare . - Avete vinto nessuna battaglia ? - Abbiamo ucciso un imperatore . - Ma l ' impero è rimasto . E il vecchio non parlò più . Il mare era buio , le stelle brillavano ancora . Passarono forse due ore senza che i due strani interlocutori , caduti in una meditazione , forse profonda come quel mare , e scintillante di pensieri come il cielo di stelle , parlassero . Il vapore avanzava sempre agitando nell ' ombra un pennacchio di fumo . Poi il vecchio mormorò : - Sono tutti morti ... - e la testa gli ricadde pesantemente sopra le mani congiunte sulla canna , come sotto il peso di quell ' enorme poema , del quale era l ' ultimo verso , di quei due milioni e mezzo di soldati , ai quali solo era sopravvissuto . In quel momento l ' alba cominciava a spuntare ; lontano , in fondo all ' orizzonte , una macchia bruna ed immobile poteva essere un ' isola . - Eccola ! - esclamò il giovane levandosi . La faccia del vecchio raggiò . Il mare mormorava , l ' alba cresceva , il vapore rantolava sordamente . Allora il vecchio alzò ambo le mani come invocando e una lagrima , l ' ultima , gli scese dagli occhi appannati . L ' altro lo guardò trasalendo . Il vecchio soldato si trasfigurava : i primi rossori dell ' alba sembravano vampate di cannoni lontani , l ' onde avevano dei fremiti di battaglia , la costellazione era scomparsa , quando uno scoppio immenso squarciò l ' Oceano e il sole sfolgorò . - Viva Napoleone ! - gridò il vecchio salutando militarmente come se lo pigliasse per il fantasma del morto imperatore . Il sole saliva sopra Sant ' Elena . - Andate a visitare la sua tomba ? - domandò il giovane . - A morirvi . Egli è stato il primo , io sono l ' ultimo . E fu l ' ultima parola . IL CANARINO Il magnifico gatto d ' Angora tornò a sdraiarsi sullo sgabello . Ella riprese il libro dal tavolo , e abbandonando il capo sulla spalliera con un morbido atto di civetteria , che contrastava colla dura marmorea bellezza del suo volto , riprese : - Bonghi ha ragione : naturalmente , voi , suo avversario politico e filosofico , non potrete convenirne , troverete forse questa sua prefazione al Fedone fiacca e pesante , ma chi potrebbe oggi scriverne una degna ? Forse noi non lo possiamo più . - Perchè ? - Non me lo domandate , giacchè lo sapete fin troppo . Io , una signora , che ha letto poco e capito meno , non posso spiegarvelo , ma noi sentiamo oggi diversamente dai greci , giudichiamo con altri criteri , amiamo un ' altra bellezza . Nessun oratore parlando alla Camera si fa accompagnare da un flauto , nessun avvocato come Iperide sveste oggi la propria accusata davanti alle Assise : il nostro abbigliamento troppo complicato darebbe tempo ai carabinieri d ' intervenire , mentre la stessa accusata non sentirebbe forse più la forza di tale argomento . - Siete ben sicura che l ' aneddoto d ' Iperide non sia una favola ? - egli ribattè cercando evidentemente d ' irritarla . - In questo caso non sarebbe che più vera : credete che se ne potrebbe inventare una simile sui nostri giurati ? Bonghi ha tradotto Platone ... - Perchè ? - Se mi aveste domandato per chi , vi avrei risposto : per noi , per tutti coloro , che ignorano il greco ; vedete bene che dedica la prefazione alla principessa di Teano , la più bella signora d ' Italia . Certo una traduzione dovrebbe essere come un ritratto , ma Bonghi non è un artista , non sarà forse nemmeno un filosofo , come voi sostenete , però è un ingegno . Come quegli scienziati , che vanno a studiare le flore dei paesi lontani e ritornano con una cassetta di fiori secchi , egli ci reca un Platone vizzo , senza colore e senza profumo . Non importa , io ringrazio Bonghi . - Ma egli - proseguì l ' illustre critico , rattenendo un moto di dispetto ed ammirando involontariamente la superba bellezza della duchessa - pretende di tradurre davvero . Non è il gentiluomo , che tenta l ' impossibile per una signora affrontando magari il ridicolo e trionfandone con un sorriso . Voi siete troppo buona con lui , e vi dimenticate che il nostro secolo possiede ancora un uomo capace di tradurre Platone : perchè non lo ha voluto ? Indovinate il suo nome ? - E chi non indovinerebbe ? Vi sono forse due scrittori come lui ? Come mi dispiacque di vederlo a Firenze per il congresso degli orientalisti ! Io , che me lo ero immaginato con una bella testa di filosofo antico ammorbidita da una eleganza femminile , non vidi che un fattore volgare ed atticciato , cui l ' essere stato quasi prete dava ancora un impaccio indefinibile , e due occhi troppo belli facevano una fisonomia inaccettabile . Evidentemente quegli occhi li aveva rubati . - A chi ? - Ad una donna , che avrebbe dovuto essere un poeta se Dio avesse consentito alle donne di esprimere la poesia invece d ' ispirarla . Avete ragione Renan solo poteva tradurre Platone . Vi ricordate la sua preghiera sull ' Acropoli di Atene ? Avete ancora letto l ' ultimo capitolo del suo Ecclesiaste ? È uscito ieri . La lingua francese può rendere la greca ? A giudicare da Cousin m ' hanno detto di no : a leggere Renan io , che non so il greco , affermo intrepidamente di sì . - Forse Renan non ha mai ricevuto complimento più bello . Invano Zola disperato d ' imitarlo tenta d ' impicciolirlo paragonandolo a Gauthier : Renan scrive e Gauthier bulina , a Gauthier il pensiero deriva quasi sempre dalla frase , Renan ha la frase del proprio pensiero . La loro lingua è diversa : quella di Gauthier a girandole di fiori e di fuochi , piena di ricercatezze recondite e profumate , di parole rare come le gemme , scoppiettanti d ' iridi e di baleni . I suoi periodi oscillano come incensieri , in tutti i suoi disegni predomina il rabesco , la confusione prodiga ed inesauribile dell ' ornato , la ricchezza che impazza nella ricchezza , la melodia che si perde nel labirinto delle variazioni . - Vi è del Talberg in lui . - Forse ... Renan è semplice , non si può essere bello altrimenti . Guardate Zola , che combatte Gauthier e Victor Hugo : ebbene , il suo stile è una fusione dei loro due , talvolta nelle qualità più spesso nei difetti , mentre la sua arte discende da Balzac , che confessa , e dai romanzieri inglesi , che nega . La sua originalità di artista e di pensatore sta nei soggetti prescelti ; Zola oggi è il più grande perchè è il più moderno . Un passo ancora e le finezze linguistiche e sensistiche di Gauthier si cambieranno pei Goncourt in vanità di astruserie , che annebbieranno loro sovente la verità dei quadri . Il fino diventerà impalpabile , l ' indicibile sarà detto , ma l ' incompreso sarà aumentato . La duchessa ebbe un sorriso . - E Renan ? Parlatemi di Renan , di questo uomo , che discutendo è sempre della opinione del proprio avversario . - Vi piace questa ultima formula del suo scetticismo ? - Se tutti gli uomini fossero scettici con noi alla sua maniera , e se Renan fosse bello ! - Lo è . A chi paragonarlo per farvelo meglio sentire ? Egli non è un pensatore nel senso altissimo della parola , non ha il genio , che apre o chiude una epoca . Tutte le creazioni sono informi , tutte le sintesi incompiute : nelle prime la forma recalcitra , nelle seconde la materia sfugge . Egli non ha inventato nulla , ma sa quasi tutto , ha percorso la storia e la geografia del mondo : l ' Oriente gli ha ceduto coi propri colori le sorgenti della poesia e della pittura , la Grecia gli ha dato la bellezza , Roma antica il senno dell ' equità , la Germania moderna la critica per tutte le dottrine . Scettico vero , egli concilia in sè stesso le contraddizioni di tutti i sistemi , come la vita risolve nel proprio fatto l ' antagonismo di tutte le forze . Michelet ha detto che la storia è una resurrezione , ma scrivendola non ha sempre potuto trionfare della morte ; Renan ha giudicato la vita un romanzo , e ha scritto quello di un uomo oggi ancora creduto da quasi tutti un Dio . Il romanzo è per lo più una tragedia indebolita , nella quale la disperazione diventa malinconia e il singhiozzo sorriso . Renan sorride . Egli credente solo nella vita , non ne accetta che la formula più alta , impossibile a tutti i sistemi , la bellezza . La vita è un fatto che la scienza cerca di decomporre , la storia di raccontare , l ' arte di ripetere : l ' arte è ancora la più fortunata . Forse Schelling aveva ragione affermando in essa l ' ultimo momento del pensiero , se la creazione fu il primo momento della vita . - Oh ! - Non mi credete ? Ritorniamo dunque a Renan . Che direbbe oggi di lui Balzac morto nell ' ammirazione di Gauthier ? Uno scrittore per diventare veramente bello non deve essere novatore né del pensiero , né della forma ; forse questa affermazione scritta susciterebbe polemiche e spropositi , ma io mi vi ostino perchè ogni individuo non può essere perfetto che adulto . La Grecia rappresenta la perfezione del pensiero moderno , quella del nostro secolo non so dove o quando avverrà . Uno scrittore per sperare di essere perfetto deve trovare tutto fatto attorno a sé , nel meriggio di un sistema , il quale abbia felicemente maturato tutto lo spirito di un popolo . Vedete , Renan giunge dopo che i romantici hanno rinnovellato la vecchia lingua classica e prima che i nuovi naturalisti la rimettano nel crogiuolo : ecco forse perché egli scrive meglio di tutti . Però Renan è ancora più scrittore che artista , non rappresenta ma dice ; solamente per questo non basta la sapienza della lingua , giacchè Littré sapendo la storia intima di ogni parola gli rimane incalcolabilmente inferiore . Filologia e chimica formano le parole e i colori , la natura e i pittori inventano i toni . E si fermò . - Renan , Renan ! - tornò a provocarlo la duchessa senza lasciargli nemmeno il tempo di respirare - fatemi il suo ritratto . Avete cominciato e vi siete ancora distratto : volete Bonghi in compenso ? Ve lo cedo , sebbene incominci a diventarmi simpatico , oggi , che tutti si vantano d ' insultarlo . - Non crediate così di chiedermi poco e di offrirmi troppo - rispose con certa amarezza . - voi , duchessa , che sapete tanto bene il latino , vi ricordate senza dubbio la definizione della bellezza data da Cicerone : la bellezza si può esprimere talvolta , più raramente raffigurarla , analizzarla mai . Non vi è spesso sembrato che una pagina di Renan rassomigli a una pagina di Mozart , ne abbia la stessa malinconia latente , lo stile puro quantunque capriccioso , l ' inimitabilità dell ' espressione precisa nella parola e illimitata nel sentimento ? Balzac ha detto che la prima qualità di un libro è di far pensare ; per un libro di filosofia , forse , ma per un libro d ' arte ne dubito . Renan ottiene di meglio : la sua prosa è una musica che vi fa sognare ; ecco il prestigio , il fine ultimo dell ' arte , dare all ' anima una seconda vita , sostituire alla creazione della natura quella dello spirito . L ' arte non può avere sistemi . Vedete come Zola , che sarebbe benissimo dotato , sia costretto ad esagerare le scene per sostenere l ' esagerazione delle proprie polemiche . In tutte le opere di Renan non vi è forse una sola vera negazione ; egli sa che un ' idea ne vale un ' altra , e che per un ' idea come per un individuo il fatto di esistere ne implica il diritto e ne contiene la ragione . La negazione , che pretende distruggere , è al tempo stesso un ' impotenza ed una assurdità ; essa deve semplicemente essere il limite di ogni individuo attorno a sé medesimo , l ' orbita della sua attività . Quindi , se Cousin disse impropriamente che l ' errore è la forma della verità nella storia , Renan più fortunato comprese che la verità non può risultare se non da tutte le contraddizioni , ed affermò che solo nel contraddirsi sempre e sinceramente stava la speranza di avere qualche volta ragione . Volete un libro , che contenga la verità ? - C ' è ? - Sì . - Datemelo . - Ma non avrete né il tempo né la pazienza di leggerlo . Pigliate il catalogo di una biblioteca , e se la biblioteca ha qualche milione di libri quel catalogo contiene la verità . - Non si potrebbe farne un estratto ? - Si è tentato , si tenterà ancora inutilmente . Nessun ingegno sarà mai così vasto da abbracciare tutto , nessuna vita così lunga da concederne il tempo ; l ' arte sola , essendo come la vita una creazione , può talvolta essere vera mantenendosi inconscia . Intervenga la coscienza , e subito una sensazione o un ' idea facendosi dell ' arte un baluardo per difendersi o un monumento per glorificarsi , l ' opera d ' arte sarà un ' opera morta . Vi siete mai domandata se Renan creda in Dio con una fede più forte che in qualunque altro principio ? Domandate a voi stessa , dopo averlo letto , se ci credete : non ne saprete nulla . Vi parrà di essere in alto , nell ' azzurro , che le stelle vi guardino con sorrisi di bontà , che la terra vi richiami col sospiro dei fiori , che le nubi si aprano per accogliervi , che il vento si rattenga per sostenervi ; vi sentirete l ' anima più pura , il pensiero più vivido , il cuore più caldo . E Dio ? Forse quella non è che la sua presenza : domandatelo a Renan , domandatelo a voi stessa , e non otterrete risposta . L ' arte vi avrà barattate l ' estasi della natura , una strofa avrà avuto lo sfondo di una prospettiva , una pagina vi sarà parsa un panorama ; le due creazioni si saranno valse , ma se vorrete analizzarle , la scienza non vi darà che dei misteri e dei cadaveri , la critica che delle contraddizioni e delle parole . Si può forse , esprimere in altro modo ciò che la musica dice ? Sarebbe essa ancora l ' ultimo sforzo del linguaggio , il verbo dei pensieri muti altrimenti ? Ebbene , anche la bellezza è una musica ineffabile come la vita stessa . - Triste musica , allora ! - Siete pessimista ? - Sì . Egli sorrise . La duchessa si alzò per offrirgli da un tavolino prezioso d ' intarsi l ' astuccio delle sigarette , e rimase qualche istante in piedi guardandolo . La sua bella testa pallida aveva sempre la stessa espressione di freddezza quasi crudele . - La prefazione di Bonghi conclude per la vita - egli soggiunse con accento leggero di provocazione . Io potrei ripetervi la sua frase : poiché siete tanto bella , tutto non è dunque dolore quaggiù . - Allora perché la bellezza non basta alla felicità dell ' amore e l ' amore spesso non si cura nemmeno della bellezza ? Bonghi ha ragione quando afferma contro la falsa serenità dei nuovi pagani che il mondo antico è stato infelice quanto il moderno , e che la malinconia non è un male cristiano . Noi siamo tutti infelici ! - Voi ! - egli esclamò con accento duro , forse irritato seco medesimo dalle troppe idee sciupate in quel dialogo , e che avrebbero potuto bastare a parecchi dei suoi articoli . Ma ella non si degnò nemmeno di notare l ' interruzione . - Lo so - proseguì vivamente - ormai si è detto tutto sul dolore e sul piacere , si è preteso che siano l ' uno la cessazione dell ' altro , poi due gradi di una stessa sensazione . Vundtz e Lotze , vedete che sono bene informata , me lo diceva ieri il professore Tommasi - Crudeli , presso a poco sostengono questa tesi : ma vi è una obbiezione . Se il dolore deriva dalla vibrazione troppo violenta di un nervo , perché una parola fa spesso più male di una pugnalata , e la frattura di una gamba è meno spasmodica talvolta di una rottura galante ? Il dolore morale è dunque diverso dal dolore fisico ? La fame crea l ' accattonaggio , mentre la vergogna di aver fame produce sovente il suicidio . Perché nella maggior parte dei casi noi affrontiamo il dolore per arrivare al piacere ? Perdonate se io , donna , oso gettare con le mie mani lo scandaglio in certi abissi , ma la questione ci interessa tutti , grandi e piccoli , uomini e donne . - Non vi farò che una obbiezione la più volgare ed insieme la più forte : se la vita è infelice , perché tutti l ' accettano ? - Perché dimenticate voi i suicidi ? Coloro che accettano , sperano , ecco tutto . - La speranza deriva essa pure dalla vita : ma volete davvero una ragione irresistibile ? - seguitò con evidente intenzione di sarcasmo guardandola negli occhi . - poiché ogni fenomeno è doppio , pigliate i due estremi della gamma , la generazione e la morte : la voluttà dell ' una è più intensa del dolore dell ' altra . Anzi , Leopardi , un pessimista che non potete rinnegare , sosteneva con ragione che la morte sola è senza dolore . - Siete ben sicuri che in ogni fenomeno della vita il piacere sia maggiore del dolore ? - Il fatto della vita è per me , esaminatelo imparzialmente . - Lo volete ? - ribattè sollevando il capo dalla spalliera della poltrona . Egli tornò a sorridere . Allora la duchessa si alzò lentamente , andò alla finestra , dinanzi alla quale , fra le tende penzolava una magnifica gabbia dorata ; ne aperse lo sportello e ne trasse colla mano il canarino . Il grazioso animaletto mise due o tre stridi lasciandosi prendere dalla padrona . - Alì - ella si volse chiamando il magnifico gatto d ' Angora , che sonnecchiava sopra uno sgabello . La duchessa aveva appena avuto il tempo di sedersi che Alì le era saltato sulle ginocchia e , percotendogliele con la coda , le si strofinava con le orecchie nel seno . Poi si accovacciò nel suo grembo guardando tranquillamente il canarino . La duchessa gli passò una mano sul capo e appressandogli sicuramente l ' altra alla bocca gli presentò l ' uccellino per le zampe . Il canarino gettò un grido . Alì lo teneva già addentato sino al dosso . - Che cosa fate ? - esclamò balzando in piedi l ' illustre critico , che aveva atteso a tutta quella manovra senza capirla . - Vi confuto - rispose mostrandogli freddamente il gatto , che sgretolava con pigra ghiottoneria quel corpicino ancora vivo . Entrambi erano diventati pallidi . La duchessa scacciò Alì con un gesto , si alzò e tendendogli la mano ripeté con indefinibile sorriso : - Adesso ditemi ancora che nella vita il piacere di mangiare vale il dolore di essere mangiato . IDILLIO Secondo un motto di Pindaro « all ' ingresso di ogni opera d ' arte bisogna mettere una figura che brilli da lontano » . Quale l ' aveva dunque egli collocata nell ' atrio del proprio tempio , di cui oggi non ci rimangono che poche ruine ? Lo si ignora , ma se dagli scarsi rottami si potè conchiudere all ' edificio , la statua , che ne ornava il vestibolo , dev ' essere stata ben bella . E questa legge di estetica , da lui liricamente formulata , si verificò poi in tutte le grandi opere d ' arte . Forse la Grecia non ebbe sculture più belle del fregio del Partenone : all ' ingresso della Iliade , serena ed a un tempo sanguinante epopea di battaglia , Omero aveva già collocato la patetica figura di Andromaca : all ' ingresso dell ' Eneide Virgilio pose il tragico fantasma di Didone , nelle prime bolgie dell ' inferno Dante s ' imbatte in Francesca , dalla soglia stellata del Paradiso gli viene incontro Beatrice : Angelica passa fuggendo nelle prime strofe dell ' Orlando , il primo guerriero che arriva sulla piazza di Gerusalemme è Clorinda , la prima vittima che si presenta nel palazzo maledetto di Adelchi è Ermengarda : Margherita sta nel vestibolo del massimo poema moderno , Ofelia sulla porta del gran teatro del mondo ! Zola stesso , l ' implacabile pessimista , ha dovuto mettere davanti al proprio freddo ed enorme edificio borghese l ' agreste e pietosa sembianza di Miette , figurina idilliaca , che nella storia dell ' Idillio viene così a trovarsi fra la Simetha di Teocrito e la Regina di Tennyson , ingenua come la prima , devota a morte come la seconda . Ma fra queste due donne , fra Teocrito e Tennryson , non sono passati invano circa duemila anni . Certo non tutte le epoche , e nemmeno forse tutti i popoli , possono produrre l ' Idillio , quale apparve in Grecia , e da quella apparizione è rimasto nel nostro spirito . I romani , che derivarono dai greci tutte le arti e delle arti si applicarono tenacemente a tutti i generi , nel presentimento di una difficoltà insuperabile parvero affidare quest ' ultima prova al loro poeta più dotto nella mano e squisito nel temperamento . La dura fibra romana non si piegò , Virgilio fece miracoli di artificio , ma la vittoria dell ' arte rimase a Teocrito . Nato in Sicilia , dentro il mare più bello , sotto il cielo più puro , in una isola nella quale la casa può essere un lusso e il vestito una decorazione : dove l ' incanto della natura impone l ' ozio , e il canto come linguaggio naturale dell ' ozio può facilmente diventarne la sola preoccupazione , Teocrito si trovò sulla scena più adatta alla propria poesia . Intorno a lui la pastorizia durava da secoli e dura ancora ai nostri giorni , l ' agricoltura non aveva maggior fatica del raccogliere , e la facilità del clima vi produceva colla condiscendenza nella vita il suo oblio . Una moltitudine di barche dalle vele multicolori le facevano cintura : era libera come uno scoglio e potente come un regno , ferace quanto una pianura e poetica come tutte le montagne . Cornice , quadro , personaggi , tutto era pronto ; l ' epoca non poteva essere migliore . La Grecia , che avendo aperto con Omero il proprio lungo periodo di gloria doveva chiuderlo con Teocrito in una parentesi di grandezza e di grazia , aveva già troppa storia , troppo lottato , vinto e perduto , su tutti i campi di battaglia . Il suo pensiero era esaurito , la sua anima non aveva più la freschezza di sensazioni , quella stupefazione beata del risveglio della vita , che le aveva fatto inventare Pane prima di Apollo , il flauto innanzi alla lira . Ma nella Sicilia , sulla quale le tempeste politiche erano passate come i venti d ' Africa scrollando solamente le cime degli alberi , la siringa era ancora l ' istrumento più dolce , ancora durava l ' accordo inalterato fra spirito e natura , mondo e pensiero . Forse le prime parole cadute nell ' orecchio del poeta bambino furono un motivo di egloga modulato dalla balia : più tardi , giovinetto , era stato probabilmente giudice in più di una cantata , che riprodusse poi immortale nel verso . Partito da Siracusa per studiare nell ' isola di Cos sotto Sileta , celebre poeta , vi aveva conosciuto il figlio di Tolomeo Lago ; quindi , visitata Alessandria , allora centro intellettuale del mondo era stato di ritorno in patria , accolto alla corte di Gerone . Ma l ' erudizione accumulata negli studi e nei viaggi non aveva indurito la fibra del suo temperamento : schietto siciliano aveva voluto apprendere dai greci i canti , non le canzoni . Così la loro decrepitezza non potè intristire la sua gioventù , mentre l ' abbondanza del getto riempendogli costantemente le forme perfettissime da esse ricevute , gli tolse di cedere a quella vanità di ricercatezze , che già viziavano i suoi maestri e dovevano poi guastare tutti i suoi successori . Laonde , ingenuo d ' occhi e collo sguardo istrutto si trovò rapporto alle cose in quella condizione di mezza verità , la più favorevole alla immaginazione , come ha scritto un grande critico ; la quale può egualmente insistere e sfuggire , stringere da presso la realtà e allontanarsene , cogliere il particolare e la prospettiva . Dopo lui e il suo tempo , l ' idillio scomparve , i romani n ' ebbero uno degnissimo sebbene diverso nelle Georgiche , essi che avevano sentito l ' agricoltura con la stessa tenace serietà della guerra e della politica . Finalmente venne il cristianesimo e l ' idillio inadatto all ' anima di Roma diventò impossibile nel pensiero umano . Il concetto pessimista del mondo , che costituiva il fondo della nuova religione , dava necessariamente un altro aspetto alla natura e un altro significato alla vita ; poi l ' impero rovinante , il profondo avvilimento di una civiltà , che si sentiva esaurita e si presentiva distrutta mentre i barbari ruggivano a tutte le frontiere : l ' esistenza ridotta un ' orgia pei pagani fisi all ' Olimpo e un ' espiazione pei cristiani intenti nel Golgota ; la terra abbandonata dalle antiche divinità e non ripopolata dalle nuove ; il dubbio rimasto ultima affermazione di quanti pensavano ancora , l ' indifferenza suprema virtù di coloro che resistevano tuttavia , il martirio estremo eroismo di quelli che ricominciavano a credere . Poi i barbari irruppero , l ' impero sprofondò , la civiltà si spense , e sul suo cadavere morto di vecchiaia la natura non intese per molto tempo che canti di salmi e singulti di pianto . Un grande spostamento aveva avuto luogo ; nel mondo antico il tempio era all ' aperto , di marmo bianco , giocondo come una terma , mentre l ' Eliso stava nel centro della terra , freddo e scuro come un sepolcro . Nel mondo nuovo il primo tempio era stato sotto terra , e l ' Eliso in cielo . Quando i poeti ritorneranno a cantare , l ' elegia avrà dunque la nostalgia del sepolcro e l ' ode quella del paradiso : quindi l ' una canterà con voce più bassa , l ' altra volerà con ali più forti . Poi l ' idillio , sopravvissuto e destinato a sopravvivere sempre nelle improvvisazioni popolari come prima ed ultima forma dell ' egloga , tentò di risorgere artisticamente fra le fole , le ballate , le sirventi , ma la nuova fanciullezza del mondo , non era come l ' antica , e la purificazione esercitata dal cristianesimo sulla natura aveva messo la diffidenza nell ' uomo . La bellezza era stata dichiarata un pericolo , l ' amore un peccato . La coscienza atterrita dal problema religioso non poteva più bearsi nell ' eterna giovinezza dei campi : l ' arte avendo tutto obliato ricominciava bambinescamente sotto la ferula della religione , la vita ancora sofferente delle proprie crisi non aveva più abbandoni , onde fra la vergine e il cavaliere , i due tipi nuovi , l ' idillio non fu possibile . Ma quando nella civiltà progredita rifiorirono le lettere , e la bellezza ridivenuta plastica restaurò il regno delle forme , l ' idillio comparve nuovamente coll ' imitazione di Virgilio in Italia , più tardi coll ' imitazione dell ' Italia in Francia per finire da noi in un ' Arcadia di accademia , là in una Arcadia di corte colle pastorelle vestite di seta e il verso trapunto come i loro abbigliamenti . La letteratura aveva rinvenuto il modo , non il tempo dell ' idillio . Poscia vennero il romanticismo e la musica ; il primo invece di abbigliare le pastorelle di seta le ornò di sentimenti anche più fini , ed ebbe per la natura entusiasmi di sacerdote , tenerezze di amante ; la seconda , più intima e quindi anche più vera della poesia , accennava già di riuscire quando il contatto del romanticismo e le false abitudini del teatro la viziarono così che nello stesso capolavoro immortale di Bellini , malgrado la freschezza dell ' ispirazione e la grazia delle movenze , manca troppo spesso la semplicità . Finalmente l ' idillio passò in Inghilterra , e là , dentro una letteratura , nella quale si era sempre notato il predominio di quanto oggi chiamasi con brutta parola realismo , si disse che Tennyson era risorto . Infatti a prima vista tutte le condizioni vi sembravano riunite . Un popolo coltissimo e non ancora in decadimento , abbastanza ricco per avere il gusto e l ' abitudine della campagna , con un sentimento schietto della vita e una predisposizione alla malinconia corretta dalla fortezza della tempra . La sua campagna era feracissima , la sua religione quasi ragionevole , la sua filosofia poco teoretica , la sua poesia semplice per indole per tradizione . Tennyson stesso non poteva essere meglio dotato dalla natura ed esercitato nello studio . Ma il ferreo carattere inglese diventato di acciaio al fuoco della grande rivoluzione puritana , si era ancora più indurito nel lungo e fortunato esercizio commerciale : la religione agghiacciatasi dopo il trionfo aveva come coagulato il sentimento del popolo , il classicismo rimasto nelle lettere e nei costumi malgrado l ' influenza di Byron e di Shelley irrigidiva ancora il gusto dell ' aristocrazia . In Inghilterra più che altrove il concetto della vita e dell ' amore erano in antitesi coll ' idillio , L ' agricoltura vi ha ridotto il podere come una fabbrica cogli stessi operai , le stesse macchine , la stessa speculazione crudele e trionfante : la bigotteria protestante , molto peggiore della cattolica , aiutata dall ' indole del popolo e dalla sua storia vi ha costretto l ' arte ad un ufficio puramente morale ; quindi negate tutte le passioni , contati i generi e i tipi . Da molto tempo il teatro inglese è chiuso , per molti anni non si aprirà se la vita non vi ritorni coll ' arte , quella vita , che oggi non si vuole nel romanzo perchè si condanna il romanzo nella vita . Così la ragazza inglese , ammirabile per la sua superbia d ' individuo capace di bastare a sé medesimo , è forse meno di ogni altra incline all ' idillio , mentre nella dignità del proprio carattere deve giudicare sconveniente ogni più ingenua confessione dell ' amore . Nella Grecia non era così . La Simetha di Teocrito non è cortigiana , ma una piccola borghese come la Margherita di Goethe , camuffata così miseramente dal Gounod in angelo . Innamorata e tradita dall ' amante ricorre agli scongiuri . La scena è la stessa che ai nostri giorni , solamente il rito n ' è cambiato . Invece dei lauri oggi si usa il mazzo delle carte . È notte , il luogo deserto , un cortile o un giardino . La luna sogguarda dalle nubi . Simetha accompagna lo scongiuro cantando , e il suo canto esalato a voce bassa è di un effetto terribile . Si direbbe quasi un canto calmo se il ritornello indirizzato al fuso , che girando sopra sè stesso deve attirare l ' assente , non avesse uno stridore di arma omicida . I cani salutano dai boschi la luna , poi il mare si queta , il vento tace , ma non le tace nel petto la passione per colui , che doveva sposarla e invece ha fatto di lei una miserabile disonorata . Questo lamento di una bellezza funebre nei versi greci è tutto di amore . Simetha non piange la verginità perduta , ma l ' amante involatosi dietro un altro amore , mentre ella mostrata a dito dalle compagne più fortunate dovrà subire le baie dei giovanotti più depravati del paese . Allora il ricordo delle passate voluttà torna a fermentarle nel sangue e , levando verso la luna , che le confonde il proprio pallore sul volto , ella invoca la pianta famosa dell ' Isyomane , che fa delirare cavalli e puledre lungo le valli di Arcadia . - Ah ! ah ! odioso amore , perchè attaccandoti al mio petto come una mignatta di palude hai bevuto tutto il sangue nero del mio corpo ? - esclama cacciando un grido quasi per un morso improvviso . Questo urlo la esaurisce , ha bisogno di restare sola . La stessa presenza della vecchia Testili le diviene insopportabile , quindi la manda ad ungere la porta di Delfi con una atroce mistura di veleni . Qui la scena muta , e comincia la seconda parte dell ' idillio . Simetha si sdraia per terra come una bestia , in tormento e singhiozzando , cantando , racconta a sè medesima colla passione di tutti gli infelici il proprio male . Il racconto è un capolavoro di verità e di poesia . Il ritornello della invocazione a Diana , che lo riannoda interrompendolo , invariabile nelle parole muta significato ad ogni strofa coll ' accento della voce languida o minacciosa , famelica o supplichevole . Un giorno , non è molto , la sua amica , Anasso , venne ad invitarla per la festa di Diana ; vi si recarono coi canestri e videro molte fiere , fra le altre una leonessa , della quale le è rimasto il ricordo . Simetha aveva fatto la più accurata toeletta , perchè la giornata era splendida ed avrebbero incontrati molti giovanotti . Infatti a mezza strada s ' imbatterono in due dei più belli , Delfi e Eudamippo , che uscivano dalla palestra rossi , sudanti . Vederlo , amarlo , fu un punto solo , un colpo di vento , uno scoppio di fulmine . Forse l ' amore covava da lungo tempo nel suo cuore : l ' atmosfera era favorevole , la stagione di primavera , il cielo quasi bianco a forza di essere puro , Simetha innamorata di Delfi oblia la festa e scappa a casa ; se fosse rimasta , e Delfi le avesse rivolta la parola , sarebbe scoppiato uno scandalo . Così Shakespeare molti secoli dopo ha fatto innamorare Giulietta e Romeo : la prima qualità dell ' amore semplice è la prontezza . Appena in casa Simetha si caccia in letto e si ammala . Per dieci giorni , dieci secoli , non mangiò né bevve : un pensiero le tendeva il cervello , uno spasimo le bruciava il cuore , Delfi . La fisonomia le si emaciò , la pelle le divenne gialla come il topazio ; allora pensò agli scongiuri , risorsa di tutte le immaginazioni deboli , ma gli scongiuri furono insufficienti . Ad ogni invocazione le crebbe la smania , quantunque volte pronuncia il nome di Delfi le labbra le scottano ancora . Non rimane più che un rimedio , mandare Testili da Delfi ; la passione l ' aveva trovato subito , ma la ragione esitava . Testili va e torna con Delfi . Qui è il punto culminante del poemetto . Parla Simetha : con un solo tratto Teocrito si rivela poeta ed osservatore di primo ordine , giacchè rivedendo con gli occhi della fantasia Delfi entrare dall ' uscio ella interrompe il racconto per gettare il grido del ritornello come se la stessa emozione le si ripetesse nell ' anima , e il medesimo strido della prima volta le rompesse dalle labbra . Poi un freddo le tocca tutte le carni , un sudore abbondante come una rugiada la bagna , e non può parlare nemmeno come i bambini balbettano nel sonno vagendo verso la madre . Quest ' ultima nota è di un patetico profondamente femminino , giacchè l ' amore sveglia sempre la maternità nella donna . Delfi entra bello e fatuo conquistatore , anche adesso le pare di rivederlo ; le siede con famigliarità quasi protettrice sul letto e per farle un complimento comincia a parlarle di sé stesso , dicendo che il suo invito lo ha prevenuto come l ' altro giorno egli sorpassò il bel Filino alla corsa . Naturalmente cita il più bello fra i propri amici per provarle che non teme confronti . E Simetha gli dà ragione . Per le Delfi non è l ' elegante antipatico di tutte le decadenze , ma il Delfi bello , dal petto largo , dalle membra agili , il vincitore della palestra . Simetha non ha torto . Oggi ancora le donne , che si avvicinano al suo modo di sentire , sono forse anche meno esigenti , non pretendono neppure che Delfi sia bello . Ma come tutte le persone troppo amate , Delfi non ama ; in pochi giorni si stanca di Simetha e la trascura ; ella trema , piange , finché apprende da un ' amica che Delfi è innamorato altrove , s ' ignora se di un uomo o di una donna . Simetha stessa non lo ricerca : che le importa il nome ? Ella non è gelosa , giacchè la gelosia discende quasi sempre dalla testa mentre ella ama coi sensi : esige Delfi , ma trova forse naturale che altri lo desideri , solamente non vorrebbe perderlo . In questo ultimo caso giura piuttosto di ucciderlo , ma anche allora non si preoccupa della rivale . Simetha ama troppo Delfi per odiare un altro . Giammai vi fu idillio più povero e più bello ; oggi dopo tanto mutamento di età noi lo sentiamo ancora , noi che non possiamo più scriverlo e , quello che è peggio , rifarlo . Teocrito ha messo l ' elegia , fors ' anche la tragedia , in fondo all ' idillio giacchè Simetha può bene ammazzare Delfi in un incontro , a certe ore , in date circostanze . Tennyson ha fatto altrettanto , ma invece di Delfi è la regina che morirà : idillio , elegia e tragedia si seguono formando un solo componimento . Là un fatto che rivive in un racconto , qua un soliloquio nel quale si perde un fatto ; Teocrito ha scolpito un gruppo , Tennyson fuso una statua ; il gruppo è molto nudo , la statua molto panneggiata , il primo prorompe dalla vita , la seconda rientra nel sogno . Siamo alla vigilia della festa di Maggio . La futura regina è nella propria casetta , sola con la madre , alla quale raccomanda di svegliarla presto l ' indomani per avere il tempo di abbigliarsi : domani è la gran festa , si dà il premio della bellezza , la più bella sarà nominata regina . Essa ha già contato i voti , sono tutti suoi . Nella ingenua vanteria dei primi trionfi la regina non sa frenarsi e come Delfi particolareggia alla madre piangente di gioia le proprie bellezze . L ' apertura della scena è vera , il ritornello , che come un ' eco delle ovazioni imminenti interrompe quel soliloquio , ha una grazia e una leggerezza inimitabili . Come le frasi leggermente retoriche tornano e vibrano nelle sue spezzature ! Ma ecco che dalla ragazza prorompe la vergine . Ella non ha mai amato e non ama : la hanno detto che ha un cuore selvaggio , ma non ha risposto perché non avevano colpito nel segno . Molti giovani , dei quali non ricorda più il nome l ' amarono . Uno solo , Rubino l ' ha colpita . Ella lo vide sempre solo , raccolto in sé stesso , schivo della gente : Rubino l ' ama senza averglielo mai detto . Questo riserbo è la sua superiorità sugli altri giovani , l ' unica ragione per la quale ella talvolta pensa a lui ; anche Rubino deve essere vergine , ma ha una fisonomia pura e malinconica , il riflesso dei lunghi sogni sulla fronte . Ma la ragazza ripiglia il sopravvento , e perdendosi già con la fantasia nel tumulto glorioso dell ' indomani , con versi esultanti e sapienti , forse troppo sapienti , dipinge alla madre il quadro della festa entro il paesaggio calmo della valle che somiglia alle valli di tutte le descrizioni . Vi è persino il rivolo , che mormora tra i sassi , il sole , che al tramonto indora le cime delle colline . All ' ultimo scoppio del ritornello si sente lo scoppio del bacio , che la futura regina dà alla mamma intenta a rimboccarle le coperte . Passò un anno . La regina è ammalata di tisi , la malattia delle vergini e delle sante : quando l ' anima sola vive il corpo non ha che morire . Si è levata sentoni sul letto e prega la madre di svegliarla all ' alba per vedere l ' aurora del nuovo anno . Il soliloquio prosegue lento e stentato : un lumicino rischiara la camera , nell ' aria pesa la nausea di un alito viziato , ma l ' inferma perdendosi nei ricordi della propria incoronazione vorrebbe vivere fino alla prossima primavera . Perché ? È un rimorso , che le sale dal corpo disfatto come un bisogno supremo di sentire la natura prima di abbandonarla ? O il desiderio di avere molti fiori al proprio funerale ? Chi lo sa ? Quindi coll ' intenerimento contagioso dei malati parla della chiesetta parrocchiale , rammenta il piccolo camposanto , finché ripresa improvvisamente dalla vanità della ragazza , con un irresistibile impeto d ' affetto espresso in versi mirabili , scongiura la mamma a seppellirla sotto la spinalba , che nel mattino trionfale di maggio le fece da baldacchino al trono . La vanità è dunque la sua unica passione , come la tisi doveva essere la sua unica malattia , s ' ella non vuole che corone e non sogna che di mostrarsi dall ' alto , sui gradini di un altare o di un trono ? Forse , ma i sermoni del buon pastore le sovvengono a tempo e , soffocando tutte le voci dell ' orgoglio , le sgorgano dalle labbra scolorite in tante consolazioni per la mamma . Povera mamma ! Come dev ' essere dolorosa la morale evangelica in bocca di una figlia morente , come consolerebbe di più il sentirla piangere nel dolore dell ' abbandono che il vederla rassegnata alla necessità della partenza ! Il desiderio dell ' ammalata fu esaudito : la primavera è tornata battendo con le foglie delle pianticelle rampicanti ai vetri della sua finestra . Perché mai questa vergine , che non ha amato il mondo , questa tisica che sta per abbandonarlo con gioia , si perde ad analizzarne con arte sì fina e talvolta con particolari così dotti tutte le loro bellezze alla madre ? O fu un capriccio d ' inferma , o è stato un difetto nel poeta . L ' agonia si avvicina : il prete è uscito dopo aver benedetto la morente , mamma e figlia sono sole . Il canto del finale incomincia con un canto sacro ; gli angeli sono passati a volo pel cielo suonando le arpe ; Regina le ha sentite due volte , alla terza morirà . Un angelo librato nel vano della finestra , lontano , nell ' azzurro , la chiama . - Addio sorella , addio mamma ! La ragazza spirando rivela il proprio segreto di vergine , quindi il sogno di paradiso le ricomincia nell ' anima , e in quel sogno s ' addormenta . Ecco la figura messa da Tennyson dinanzi ai propri idilli come quella che più altamente esprime la sua poesia idilliaca . Il paesaggio è inglese , colori freddi , aria umida , vegetazione rigogliosa . Una agricoltura sapiente ha migliorato ogni pianta : case , mulini , castelli , tutto a posto , il quadro pare il paese , ma il paese pare un quadro . La regina muore : che cosa farebbe nella vita ? Diventerebbe prima sposa , poi madre , poi massaia : addio quindi poesia , perché tutta la poesia consiste nella verginità , primo grado dell ' angelo . Invano parla sempre di fiori e li conosce , ne sa persino i nomi difficili : forse li imparò adornando l ' altare della chiesetta , ma i fiori non le dissero una parola della loro vita così simile alla nostra , vita di amore e di generazione . L ' idillio di Tennyson è dunque un ' elegia ancora più romantica che cristiana , alla quale Lamartine non è estraneo , giacchè nel canto o nell ' accompagnamento , nella voce o nell ' accento , qualche cosa di suo vi si intende . Che cosa pensa Tennyson della Simetha di Teocrito ? Non lo so , ma si potrebbe forse saperlo , e forse ne pensa diversamente da noi , ma che cosa penserebbe Teocrito della Regina di Tennyson ? Adesso l ' Inghilterra è per Tennyson , poeta laureato della regina , i lords lo accettano tra di loro , i borghesi lo venerano , i pastori lo citano , il pubblico lo paga come non ha mai pagato nessun poeta , i critici lo dichiarano superiore a Byron e si sono lagnati solo una volta , quando volle imitarlo dopo aver imitato tutti ; ma il mondo è per Teocrito , il poeta della natura , che nessun periodo di civiltà ha ancora invecchiato , che forse nessun altro poeta sorpasserà . Teocrito vive in fondo a tutti i cuori : è laggiù nei nostri primi ricordi , nei nostri primi sogni d ' amore , nel nostro primo risveglio alla vita e alla verità . Tutti noi avemmo qualche Simetha e qualche Regina , vivemmo nell ' elegia e aspirammo alla sana giocondità dell ' idillio antico . Così la letteratura inglese , che ha avuto Shakespeare e avrà Tennyson ancora per poco , pare accenni anch ' essa di ritornare all ' antico per interrogare la natura con nuove intenzioni . La Francia ha ritrovato Zola e Zola ha ritrovato la Miette ; l ' Inghilterra non può quindi tardare molto a rinvenire un altro poeta , che alzi nell ' atrio del proprio monumento un ' altra maggiore statua , perché secondo il motto di Pindaro « all ' ingresso di ogni opera d ' arte bisogna mettere una figura che brilli da lontano » . LA NOTTE DI NATALE Tutte le ragazze si alzarono . La Prudenza diede ancora una occhiata in giro , accomodò un ciocco caduto da un alare , stette un momento incerta se riportasse la pentola nella cucina , poi risolvendosi d ' un tratto disse : - Andiamo . Le ragazze già impazienti si agitarono fra le sedie con un garrito di passere , vi furono ancora delle risa , qualche scherzo di mano sugli abiti e sugli sciallini ; Ghita , la più vanitosa , andò un ' altra volta a guardarsi nella specchiera . Prudenza la richiamò sgridando con bonomia e tutte insieme sparvero collo stesso saluto dalla porta . Prudenza , rimasta ultima , si rivolse col battente in mano ad osservare Gaspare . Era un vecchietto con una calotta nera sulla testa che gli teneva luogo di berretta , una veste di percalle in dosso a fiorami diluiti dagli anni e dall ' uso . Egli si alzò , tornò a scrutare dentro la pentola nella quale avevano bollito le castagne , rimosse il candeliere , lo smoccolò sebbene non ne avesse bisogno e si risedette sulla poltrona . La pezzola turchina gli spenzolava dietro ad una colonnina dello schienale . Nella camera troppo grande un muro , facendo arco a metà , formava una alcova senza tende : l ' alcova era riempita da un largo letto di noce colla cimasa coronata da una conchiglia , e da due canterani di modello antico , coi piedi alti , a due soli cassetti . Fuori dell ' alcova a mano dritta biancheggiava un armadio di alberone ; un altro comò sormontato da una specchiera a quattro colonnette nere , che si acuminavano in due testiere di ottone , era il mobile più bello della camera ; nel mezzo un tavolo rotondo vi faceva da altare , con una Madonna cilestrina tutta stellata d ' argento , e un presepio sotto una campana di vetro , dentro la quale una grande macchia rosea era senza dubbio la culla del santo Bambino . Due gatti di gesso bianco , sul quale col fumo di candela si era tentato di imitare le zebrature della pelle , si miravano dai lati del camino con una posa quasi altera nella lunga immobilità . Gaspare disteso sulla vecchia poltrona guardava distrattamente il cerchio lasciato dalla pentola nella cenere . L ' ambiente era tiepido . Le grosse palle in ottone degli alari riverberavano alle fiammelle delle brage , mentre nella camera mollemente assopita il crepitìo delle faville sfuggenti su pel camino sembrava un ' eco delle ultime risa . Fuori nella notte la luna aumentava colla propria limpidezza il freddo del vento . Gaspare pensò a Prudenza , che non si era forse affagottata bene ; ma la chiesa era vicina e senza dubbio calda in quella notte per la molta folla . Perché Gaspare non era stato anch ' egli della comitiva accompagnando la vecchia moglie e tutte quelle ragazze dei vicini alla prima messa del Natale ? Forse egli stesso non avrebbe saputo ben precisarlo , ma da oltre quarant ' anni non aveva messo piede in una chiesa . Ed ecco come le cose erano andate . Una volta sotto Gregorio XVI lo avevano arrestato innocente e tenuto sei mesi in prigione : l ' accusa era di politica e quindi gravissima , una relazione con alcuni giovanotti , dei quali due furono poi fucilati e tre perirono dopo lunghi anni nel bagno di Civitavecchia . L ' impressione di questa tragedia , che si cacciava violentemente fra le scene modeste e volgari della sua vita , e i patimenti del carcere , l ' orrore degli assassini , coi quali aveva dovuto ridere e scherzare sei mesi , le torture degli interrogatorii , le minacce lungo il processo , poi la sorveglianza oltraggiosa , che lo perseguitò anche dopo , e soprattutto il raccapriccio indicibile , indimenticabile che provò la mattina della fucilazione , quando tratto da una forza fatale volle assistervi malgrado tutte le rimostranze di Prudenza , fu tale che ne ammalò nervosamente per qualche anno . E d ' allora ebbe una ripugnanza mista di odio e di spavento per tutti i preti . Infatti smise ogni pratica religiosa , sebbene Prudenza vi scorgesse con ragione il pericolo di un nuovo incarceramento . Ma Gaspare , che non era mai stato patriota , non fu più oltre disturbato ; anzi il suo parroco , a quell ' epoca uno dei sanfedisti più arrabbiati , ogni qualvolta lo incontrasse , indovinando quel suo stato infermiccio di spirito lo salutava con un sorriso di compassione . Gaspare si sentiva rimescolare , e , quando il curato morì , quantunque di animo mite andò a veder passare il corteo funebre , perché altrimenti non gli sarebbe parso di esserne sicuro . Intanto la sua vita aveva ripreso la solita andatura : era impiegato nella amministrazione di un gran signore , che facendogli pochi complimenti lo teneva carissimo per l ' ordine scrupoloso di ogni suo atto e la specchiata onestà del carattere . Così , senza quel ricordo insanguinato , si sarebbe creduto un uomo perfettamente felice . Poi i tempi erano migliorati . L ' avvenimento di Pio IX malgrado la bufera del quarantotto e i successivi rigori al ritorno del papa da Gaeta e dei Tedeschi nelle Romagne , segnavano un ' epoca più blanda di governo ; i patrioti cospiravano meno tenebrosamente e , scoperti , andavano in esilio , e i clericali si divertivano in tutte le guise , più fermi che mai nella fede del proprio regno ; persino gli ufficiali tedeschi , una razza bellissima ed elegantissima , sarebbero sembrati amabili se la loro qualità di nemici non l ' avesse vietato . In quel torno due grandi gioie erano venute a ritemprarlo . Quel signore lo aveva messo a capo di tutta la propria amministrazione , raddoppiandogli d ' un colpo l ' importanza del grado e la somma dello stipendio ; Prudenza , la bella donnina dal volto ovale di madonna , dagli occhi neri , dalla bocca soave che illuminava di sorrisi tutte le sue ore casalinghe , era finalmente incinta dopo dieci anni . Quest ' ultimo trionfo maritale lo fece quasi impazzire , molto più che ella stessa ne delirava . Quindi in casa non vi fu più requie ; ella preparava il corredo per il bambino ; egli avrebbe voluto fare altrettanto , s ' informava , dirigeva , scompigliava , riordinava ogni cosa . Le vicine venivano su ad ogni ora da Prudenza per discorrerle del bambino e ridere vantandosene quasi , come se quella tarda gravidanza di una così bella donnina fosse una fortuna e un orgoglio per tutti . Adesso , passando tutte le giornate lunga distesa sulla poltrona , ella aveva preso una vecchia per le faccenduole di casa e mandava alla trattoria per il pranzo ; egli nel terrore di una sconciatura le proibiva continuamente ogni più piccolo moto , si ringalluzziva alle allusioni delle comari , e appena rimanevano soli , covandola collo sguardo sino a farla arrossire , finiva quasi sempre col domandare il permesso di appressarle le orecchie al ventre e di ascoltare . Poi tutte quelle aspettazioni di silenzi e di discorsi si erano risolte entro una bella notte di primavera in un vagito ; il bambino era nato grande e bello , aveva già un ciuffettino di capelli biondi , sembrava un fiore , un frutto , tutto ciò che la natura ha di più squisito e la fantasia di più ideale . Il bambino piangeva misteriosamente come piangono tutti i bambini , gli altri piangevano di gioia : la madre nel pallore e per le sofferenze del parto sembrava una martire . Quindi all ' indomani un ' altra festa per il battesimo . Gaspare si era messo un soprabito nero , magnifico come quello del suo padrone , tutta la casa era in moto : lungo la strada la gente veniva sugli usci a guardare la fanciulletta inghirlandata che portava il neonato ; Gaspare si sentiva scoppiare , vedeva dei baleni in cielo , ascoltava delle suonate dentro le case . In chiesa un altro caso aveva concluso la sacra funzione facendo straripare l ' entusiasmo . Nella immensa cattedrale , deserta a quell ' ora pomeridiana , un ufficiale austriaco di cavalleria , tutto vestito di bianco , arrivato forse da poco nella città ed entrato per ammirare il tempio , si era accostato curiosamente al corteo per assistere al battesimo . Tutti lo guardavano ; aveva un aspetto nobile , un ' aria di bontà che lo rendeva anche più bello . Sulla fine la comare , che scoppiava dalla vanità nell ' esercizio delle proprie funzioni , rispondendo al latino del prete con un latino anche più disastroso del solito , appena detta l ' ultima giaculatoria , nel rimettere il bambino entro la coltricella merlettata non poté rattenersi dal mostrarglielo con un gesto fra servile e civettuolo . Le altre donne avevano fatto ala , e l ' ufficiale , avanzatosi forse involontariamente di un passo , si era trovato al fianco di Gaspare e del prete , che gli sorrideva sotto il volto con quel sorriso dei preti di allora verso i tedeschi . Quindi sotto l ' attrazione del bambino tutti si erano inteneriti : l ' ufficiale aveva esclamato in bonissimo italiano : - Come è bello ! - E volgendosi al padre , che si riconosceva necessariamente fra tutti all ' aspetto impacciato ed insieme orgoglioso , gli aveva detto con una irresistibile gentilezza di maniere : - Questo angelo ignora ancora i nostri odii politici : mi permettete di dargli un bacio ? Egli è bello come l ' Italia , speriamo che sia più fortunato . Gaspare strozzato dall ' emozione non aveva saputo che dire , ma il bambino al soffio leggero di quel bacio aveva risposto con un vagito . Tutti avevano le lagrime agli occhi , poi l ' ufficiale fece un saluto militare cortesissimo e , per non compromettere più oltre quella buona gente colla propria presenza , uscì . Gaspare era raggiante : in casa lo raccontò subito a Prudenza , che ne pianse . Così erano passati due anni , quindi il bambino si era ammalato improvvisamente ed era morto . Lo spavento prima , il dolore poscia di quella perdita non si descrivono ; per qualche tempo ne rimasero come inebetiti , Gaspare invecchiò , Prudenza divenne quasi brutta . Invano la rivoluzione cacciando i Tedeschi e rintuzzando i preti venne ad offrir loro delle distrazioni ; e le entrate trionfali dei nostri eserciti , i bersaglieri bruni e piumati , i garibaldini colle camicie rosse , le bande , le luminarie , i discorsi , gli entusiasmi , che scoppiavano in grida di pianto e in lacrime di follìa , il mutamento profondo in ogni ordine , l ' affaccendarsi vertiginoso del nuovo assetto strepitarono , vampeggiarono intorno a loro . Gaspare costretto a far parte della guardia nazionale vi raggiunse il grado di sergente , partecipò a molte dimostrazioni , fu membro in più di un comitato , ma di ritorno a casa , rivedendo Prudenza che non ne usciva quasi più , lo sguardo gli correva fatalmente a quella cuna vuota . Ah ! se Fernando fosse stato vivo , come lo avrebbe vestito da bersaglierino . E anche questo dolore passò . Prudenza stessa , che era stata sul punto di morirne e , forse per un istinto della vita , si rifugiava in una più intensa predilezione di Gaspare , parve obliarlo : la loro esistenza solitaria avvallò lentamente nella vecchiaia come nell ' ombra di una sera umida e pacifica . Egli era stato pensionato , ella non aveva avuto altri avvenimenti : adesso si sorreggevano affettuosamente l ' un l ' altro dimenticando nella inalterabile intimità della loro concordia che la morte potesse mai separarli . Seduto sulla poltrona , coi piedi sugli alari e la testa sull ' orlo dello schienale , chiuse gli occhi . La pace tiepida dell ' ambiente penetrava nella quiete della sua coscienza onesta di vecchio , il quale non si sentiva ancora decaduto : egli poteva guardarsi intorno e dietro senza un rimprovero . Prudenza era arzilla , si amavano come al primo giorno ; mai nella loro lunga vita di sposi una cattiva parola era caduta nel mezzo di un discorso e li aveva momentaneamente divisi . E allora fra quelle ultime fiamme delle bragie che gli lambivano tiepidamente le piante dei piedi , la testa affondata nell ' imbottitura dello schienale , si ricordò Prudenza fanciulla , poi sua sposina di vent ' anni , non sapeva neppure egli come o perché , tanto era bella , persino troppo bella ! La sua figura bianca , colle trecce nere e il sorriso roseo , gli ondulò un istante dinanzi a tutte le memorie del cuore . Aperse gli occhi . La stanza era ancora la stessa della prima notte di matrimonio , solamente quel magnifico comò di noce colla specchiera invece di essere dentro l ' alcova dal canto di lei era presso il camino . Gaspare aveva allora voluto rompere appositamente la simmetria coll ' altro canterano dell ' alcova per esprimere così i diritti della bellezza . Prudenza doveva avere un comò più bello per le proprie camicie più fine e una specchiera per abbigliarsi . Ella aveva sorriso della spiegazione . Poi il comò era uscito un giorno dall ' alcova e il canterano vi era rientrato . - Perché ? - chiese Gaspare tornato a casa . - Non sono più bella . Non era vero , ma egli lasciò che Prudenza facesse il voler suo . Gaspare si alzò ; fossero quelle memorie o il riverbero del camino , aveva il volto acceso : cominciò a passeggiare fermandosi tratto tratto in un pensiero col volto sempre più animato da una gaiezza giovanile . - Che cosa dirà mai ! - esclamò improvvisamente . Aveva una grande idea . Intanto che Prudenza assisteva alle tre messe del Natale egli rimetterebbe il comò al posto del canterano e stenderebbe sul letto la coperta di seta gialla che c ' era stata solamente la prima notte di matrimonio e il giorno del battesimo . La coperta doveva essere nell ' ultimo cassetto del comò . Chissà che cosa Prudenza direbbe di questa sorpresa : era l ' ultimo scherzo , egli ne rideva e ne sorrideva . Colla mano già leggermente tremula tirò il cassetto e cercò la coperta : era ravvoltolata in quattro fazzoletti rossi di cotone ancora tutti di un pezzo . Ma s ' interruppe , perché quella doveva essere l ' ultima cosa : prima bisognava portare il canterano in mezzo alla camera e sostituirlo col comò . Vi si accinse . Siccome tutte le biancherie grevi da tavola e da letto erano nell ' armadione , il canterano non pesava troppo . Lo scostò d ' ambo i lati , e lo piegava già verso la colonna ai piedi del letto , quando intese cadere qualche cosa lungo il muro con un suono secco di carta . Nel timore di aver commesso qualche malanno corse a prendere la candela e , curvandosi sino ad inginocchiarsi , cercò : era un piccolo pacco . Per istinto , prima ancora di formare un pensiero , ricollocò con due spintoni il canterano a posto e tornò al camino : quindi cercò gli occhiali . La prima era una lettera indirizzata a Prudenza ; disciolse il plico , lo aperse a ventaglio : tutte le lettere andavano a Prudenza . Che cosa erano ? Egli non ne sapeva niente ; sulle prime si vergognò , erano forse lettere di famiglia , pettegolezzi che essa gli aveva nascosti con bontà di sposa , forse di gente già morta . Istantaneamente gli venne quasi fatto di gettarle sul fuoco per ritornare al canterano , ma la curiosità aguzzata dalla solitudine lo punse più profondamente , e ne aperse una . Alla prima parola impallidì , la lettera incominciava : « Angelo mio ! Il nostro bambino sta dunque bene ... » . Ma egli non comprendeva ancora . Tremante , ansante , portandosi istintivamente la mano agli occhiali , quasi dubitasse di leggere bene , proseguì ; non v ' era dubbio , quelle lettere venivano a Prudenza . A un certo punto era scritto : « perché il nostro bambino non potrà mai chiamarsi Fernando di Steinmetz ? » . Gaspare ricadde sulla poltrona . La camera aveva sempre lo stesso aspetto calmo , le bragie del camino sorridevano ancora : si sentiva strozzare . Il significato di quelle lettere era così assurdo , il racconto di quel fallo sino allora ignorato così incomprensibile , che in sulle prime non arrivava ad orizzontarsi . Sussulti nervosi gli scrollavano il cuore , convulsioni indefinibili gli capovolgevano il cervello : poi gli si fece come una pace morta nell ' anima ; e si rammentò l ' aneddoto dell ' ufficiale al battesimo . Sicuramente era lui . Nullameno era strano . Tutta quella vita di Prudenza che egli conosceva non dava presa al minimo sospetto ; le maniere di lei erano sempre state le stesse , i suoi occhi sempre calmi , sempre quieti , il suo sorriso sempre casto . Una simile avventura era dunque impossibile . Ma allora la sua lunga esperienza del mondo gli ricordò centomila casi egualmente impossibili e veri , e rammentandosi la sua antica inferiorità di omino brutto ed insipido vicino a quella donna bella come una divinità , e che aveva sempre vissuto nella modestia della sua vita d ' impiegato con una rassegnazione inalterabile quasi da essere strana per lui stesso , allibì . Quindi interpretandola più esattamente gli parve come una rassegnazione di prigioniero ; ma tutti i prigionieri non erano colpevoli . Egli lo sapeva , sulle prime non osò condannare . Prudenza aveva dunque amato un altro ? Quell ' ufficiale , egli ricordava , aveva tutto quanto mancava a lui ; era bello , nobile , ricco : naturalmente doveva esserle piaciuto più di un povero impiegato mal vestito , senza spirito , che aveva appena un buon cuore , e non sapeva che amare e rispettare . Quindi una malinconia dolce , piena di generosi rimpianti per se stesso , gli strinse l ' anima . Poi si ribellò ancora . Infine egli non ci aveva colpa di essere stato così : perché ella dunque lo aveva sposato ? Che cosa poteva rinfacciargli ? Non l ' aveva sempre tenuta sopra un altare ? Non era sempre stato un uomo onesto ? Tutti non lo rispettavano ? E riandando agli ultimi cinquant ' anni della sua vita , così morigerata ed attiva , si disse che valeva bene quella di un altro , giacché egli non aveva d ' arrossire in faccia a nessun gran signore . Ma una voce sorda ed ostinata gli gridava nullameno dal fondo della coscienza che il torto era suo : la primavera è dei fiori , e nella stagione dei fiori un buon frutto è senza pregio . Egli non era mai stato altro . Prudenza infatti lo aveva sempre apprezzato , ma un fiore misterioso le aveva fatto un giorno girare la testa . Povera donna ! Mentre tutte le altre fanno scontare al marito la propria colpa di sensi o di cuore , ella invece lo aveva egualmente prediletto . Allora l ' immagine di Prudenza ai bei giorni gli riapparve , quando il suo volto puro come quello di una madonna imponeva quasi silenzio alle voglie brutali dell ' amore ; o lungo i passeggi nella domenica quando tutti la guardavano , ed egli sentiva in quella ammirazione di tutti come dei rimproveri per se stesso . Egli non era degno di Prudenza ; se non avesse profittato della sua inesperienza per sposarla , forse Prudenza sarebbe diventata una gran signora . Ed ella non se n ' era mai lagnata . Ma con tutte queste ragioni il suo cuore soffriva sempre . Sciaguratamente per tutti la vita era fatta così , la bellezza aveva anch ' essa i propri diritti e la gioventù era piena di passioni . A settant ' anni egli doveva saperlo quanto un altro . Perché dunque se ne lamentava ? La sua vita , legata con quella di Prudenza a una profondità prima d ' ora nemmeno sospettata , si era sempre pasciuta di una illusione , illusione l ' amore delle prime notti , illusione l ' amore del primo ed unico bambino ! Adesso gli sembrava di non avere più passato . La sua vita , semplice impiego nell ' amministrazione di un gran signore , serie di conti e di conteggi , perdeva ogni significato : che cosa era dunque venuto a fare nel mondo ? E ora tutto era fatto ! Persino questa suprema e totale disgrazia era così lontana che non si poteva più parlarne . Nell ' oppressione di quest ' ultima idea gli parve che una mano di ferro stringendogli lo stomaco gli ricacciasse tutte le castagne mangiate nella sera su per la gola con un ' amaritudine di purgante . Per reazione si alzò . La sonnolenza tiepida ed onesta della camera gli fece male , forse la camera conosceva tutto quel triste secreto . Girò due o tre volte per l ' alcova sempre colle lettere in mano , e si fermò dinanzi al ritratto di Fernando , alto nella parete sopra quello stesso canterano cui voleva mutare posto . Quell ' idea di ricordare a Prudenza la prima notte di matrimonio gli morse allora il cuore . Chissà quante volte ella sopportando le sue carezze aveva pensato con un sospiro al bel ufficiale ! Ma Fernando era proprio loro ? Si appressò al canterano , lo assettò con un altro spintone al solito posto ed allungandovisi sopra con uno sforzo staccò il ritratto dalla parete . Fernando era miniato , nudo nello splendore della innocenza sopra un cuscino . Egli lo strinse nella mano tornando con passi febbrili verso la poltrona : si mise a guardarlo . La delicata e superba bellezza del bambino finì di atterrarlo , gli si smarrirono i sentimenti , gli si confusero le idee : Fernando non poteva essere suo . Quindi tutte le gioie e i dolori provati per lui gli ripassarono lentamente nella memoria come un corteo di funerale per un cimitero . Gli sembrò di averlo ancora in braccio , mentre la mamma col seno slacciato li guardava tutti e due sorridendo ; gli sembrò di insegnargli a camminare , di mettersi carponi perché il piccino potesse movere i primi passi reggendoglisi con una mano ai capelli ; si ricordò tutti gl ' incidenti per strada , a pranzo , a letto , poi , quando il bimbo ammalò , il terrore delle notti insonni , i lamenti della creaturina che soffriva , il medico intenerito che piangeva quasi , le vicine che venivano in punta di piedi e se ne andavano singhiozzando ; poi la morte , il vestitino bianco , la bara coll ' angioletto , i fiori , i pianti , Prudenza che ebbe a morirne , lui mezzo morto che doveva consolare tutti e bastare a tutto . Si ricordò che di notte era andato diverse volte solo a piangere lungo le mura della città , si ricordò di tutto e in mezzo a tanto squallore di memorie , fra gli echi di questi lamenti , la figura ilare di Fernando sorrideva ancora ai suoi occhi incantati , mentre la sua vocina gli batteva a strilli sul cuore . Perché dunque Fernando non era suo ? Non avrebbe potuto anche esserlo ? Che cosa aveva avuto quell ' uomo per soverchiarlo così in tutto ? Forse in quelle carte c ' era più di una spiegazione . Si pose il ritratto sulle ginocchia e riaccostando il mazzo delle lettere agli occhiali si mise a cercare nei bolli l ' ordine delle loro date . Voleva leggerle in fila per capire meglio , ma all ' improvviso un insulto di sdegno , di tristezza , di dignità amareggiata e nullameno trionfante gli fece gettare il pacco sulle bragie respingendo dispettosamente la poltrona da un lato . Le lettere arsero subito , si contorsero sotto le lingue curiose delle fiamme : qualcuna si aperse , s ' involarono su pel camino per ricadere in tanti cenci minimi ed aerei . Egli aveva già ripreso il ritratto e se lo teneva dinanzi gli occhi per non vedere le fiamme : forse non vedeva nemmeno cogli occhi il ritratto , ma la sua anima non lo ammirava che meglio . Oramai non sapeva più di avere settant ' anni , né quando avesse perduto il bambino ; invece gli contava i ricci sulla fronte e mettendogli un mignolo in bocca gli diceva : - Mordi , Nando , mordi , Nando ! - E Nando , grosso e biondo come un vitellino , era lì , c ' era sempre stato , ci sarebbe sempre , gli saltava sopra un ginocchio ed allungandogli le manine cogli occhi strizzati , i labbruzzi protesi , si metteva a battergli coi talloni gli stinchi strillando : - Cavallone , cavallone ! - Egli rideva , ritornava bambino , poi sollevandolo a tutta l ' altezza delle proprie braccia gli domandava : - Nandino , vuoi più bene a me o alla mamma ? - Una mano lo percosse sulla spalla . Gaspare si voltò di soprassalto rimanendo col ritratto alzato sopra la testa . - Che cosa fai , Gaspare ? - chiese Prudenza con voce intenerita , indovinando quella contemplazione . Gaspare ebbe una scossa violenta , si scrollò , la guardò un istante cogli occhi sbarrati , parve che un lampo gli schizzasse dalle pupille , che la bocca gli si contraesse ad una parola : tremava , aveva la faccia smarrita , le mani vibranti . Prudenza affagottata ancora nello sciallone , col viso calmo , un po ' giallo , un viso di buona vecchia che ha pregato ed è contenta di se stessa , lo guardava con amorevole rimprovero . - Gaspare .... A quella voce egli si arrese , abbassò la testa , una lagrima , che l ' altra non vide , gl ' inumidì gli occhi , e baciò il ritratto . Ella più commossa fece un gesto carezzevole per toglierglielo , ma Gaspare sollevò il capo , le prese una mano e stringendogliela esclamò finalmente : - Ah ! se fosse vivo .... CRISTO ALLA FESTA DI PURIM Pioveva . Nella piccola trattoria , vuota a quell ' ora , i quattro giovani seduti all ' ultimo tavolo in fondo , con dinanzi un fiasco di Chianti ancora intatto , parevano pensosi ; uno di essi , biondo , dalla faccia pallida , che colla schiena al muro guardava per la vetriata dell ' uscio sotto il portico , esclamò : - Eccolo ! Infatti entrò un ' alta figura di prete , curvo delle spalle , che traendosi tosto il cappello per scrollarne l ' acqua mostrò una fronte di una dolcezza straordinaria malgrado i capelli neri , ispidi e duri , che la incorniciavano ; ma così giovane non poteva essere che uno studente di teologia . - Dunque ? - domandò sedendosi famigliarmente . - Ci siamo stati , l ' attore è grande - rispose Tarlatti , il biondo , con voce sottile , passandosi spesso la mano sul capo quasi automaticamente . - Zacconi è forse più che il migliore attore d ' Italia - disse Osnaghi , il poeta : - peccato che tu non possa andare a sentirlo . - Che importa l ' attore in un ' opera simile ? - interruppe l ' abate . - Importa come la misura nel verso . Sul teatro il personaggio , essendo vivo , deve esprimere nella lealtà il pensiero , che lo ha creato , molto più che il poeta , costretto a scrivere solamente le parole , presuppone tutto il lesto nell ' attore . Tu sopprimeresti altrimenti il teatro . - Si seppellirebbe un morto , evitando così la riapparizione di scheletri scenici come il Cristo di Bovio ! Non è teatro questo , non è dramma , non è scena , non è figura - seguitò concitatamente Mattioli , che gli era vicino , più piccolo , bruno , dalla fisonomia vivacissima . - Tutto vi è egualmente falso , lo scenario e gli attori , il pubblico che ascolta , e colui che ha scritto . Il dramma riassunto in una sola scena , dalla quale il vero personaggio resterebbe fuori , era certamente una grande idea : Cristo non può essere rappresentato che così , facendolo solamente sentire : tutte le figure devono muoversi intorno alla sua ombra esprimendo nei propri atteggiamenti il variare dei suoi moti . La scena poteva essere superba , Gerusalemme , nel momento della sua fine ideale , identica a quella di Roma ; a Gerusalemme cadeva la monarchia divina , a Roma era caduta poco prima l ' unica repubblica cittadina , perché la creazione era più grande oramai del creatore , e il diritto del mondo più largo della legge romana . A Gerusalemme come a Roma la stessa corruttela di costumi , il medesimo sfacelo d ' istituzioni , una eguale anarchia d ' idee . Forse mai più magnifica scena fu apprestata dalla storia al genio di un poeta . Mentre Roma soccombeva non allo sforzo di resistere alla invasione ideale del mondo nella sua coscienza , ma alla propria impossibilità individuale di contenerla ; in Gerusalemme , più antica e più forte malgrado la schiavitù politica , il potente spirito semitico rimaneva ancora chiuso entro la coccia della legge mosaica . L ' Ebraismo vivente tuttora , sopravvissuto alle tragedie di una migrazione millenaria attraverso tutti i popoli , infrangibile come un atomo in ognuna delle sue più piccole stazioni era ancora in Gerusalemme una idea più compatta che non il gius quiritario a Roma . Ed eccola prima scena del dramma di Cristo che , detronizzando Iehova coll ' adottarlo per padre , sostituiva al dualismo del popolo eletto coi popoli gentili , assurda ed atroce primogenitura , l ' universalità dell ' uomo pari all ' unità divina . L ' abate si lasciò sfuggire un gesto . - Non interrompere , ho bisogno di dir tutto , subito , per non confondermi . Non discuto che il dramma di Bovio , io sono un artista : tu , Tarlatti , che sei un filosofo scettico : tu , abate , che sei un mistico : tu , Osnaghi , che sei un poeta : tu , Tebaldi , che sei un socialista , discuterete l ' idea . Che importa una idea nell ' arte , se non vi crea una figura ? L ' arte è vita . Bovio aveva trovato l ' opposizione drammatica , Cristo e Giuda , l ' eroe e il traditore , questa necessità di tutte le tragedie , questo segreto di tutte le catastrofi , dalle quali si sprigiona una idea . Ma che cosa diventa Giuda nella scena di Bovio ? Un patriota in ritardo , che congiura in piazza fra due legionari romani e una etèra greca , i quali parlano come lui , tutti in un modo , a concetti aforistici , con formule liriche ; non personaggi bensì maschere , dalle quali soffiano il pensiero e le parole di Bovio , come purtroppo le prodiga da anni nei libri e nei discorsi ; seicentismi di pensieri e di parole in un ' asma di stile , entro i vuoti del quale molti operai ed alcuni studenti cercano indarno la profondità . Vi è del sonnambulo e del ventriloquo in quell ' uomo . La scena - si rivolse all ' abate - giacchè bisogna ripensarla tutta per discuterla , si svolse sulla piazza di Gerusalemme : dalla porta aperta della sinagoga si vede e si ode lo Sheliach leggere il parascà al paragrafo di Ester , mentre per la piazza passano fallofore di Lesbo , tribadi di Sparta , batilli , una etèra e Giuda con due congiurati . L ' etèra l ' apostrofa dalla lettiga con uno squarcio di filosofia della storia per spiegargli la impossibilità di una rivolta giudaica contro Roma , un centurione la soccorre d ' argomenti rinfacciando agli ebrei di non avere nè un Gracco , nè un Catilina : poi l ' etèra pesando con la rapidità femminile le sue filosofie , che secondo lei si dividono il mondo , quella di Epicuro e quella del Rabbi di Nazaret , conclude rivolta al centurione : « se tu a Roma non mi troverai fra le compagne di Tiberio cercami fra le seguaci del Messia » . La prima cortigiana ha parlato , e da buona pronipote di Aspasia proibisce ai Farisei di uccidere Cristo , perchè dopo cinquanta e cinquanta olimpiadi il mondo non ha ancora perdonato agli Eliasti e ad Atene la morte di Socrate . Per una etèra , che arringa in piazza dalla lettiga , bisogna accontentarsene : evidentemente i discorsi di piazza non erano allora come adesso , se l ' etère vi parlavano come i moderni professori di filosofia del diritto . La prima cortigiana ha declamato il proprio pezzo : aspettiamo la seconda , Maria di Magdala . Ma Giuda rimasto solo sulla piazza disegna a sè medesimo il proprio ritratto in un monologo ritmato come un recitativo , e che comincia con una invocazione all ' etèra già lontana . Nella leggenda cristiana Giuda è il traditore , ma siccome il tradimento è fatto ad un Dio , Giuda vi diventa meno di uomo vendendo inesplicabilmente il maestro per trenta denari , duecento cinquanta franchi moderni , ed impiccandosi subito dopo per il rimorso . Il Cristianesimo nello sforzo di fare il Cristo un Dio ha violato intorno a lui tutti gli elementi umani : ma Giuda perchè tradì ? Questa oscura domanda ha sempre pesato sul sentimento cristiano ; il traditore nella prima parte della vita di Cristo rimane insignificante , quindi la sua negazione scoppia improvvisa ed assurda per dissiparsi subito dopo entro l ' ombra . Nell ' arte la figura di Giuda non fu mai disegnata , e Dante stesso , il poeta dei poeti , il più pensatore dei poeti come dice Bovio , vi ha fallito mettendolo in fondo all ' inferno in una delle tre bocche di Satana fra Cassio e Bruto . Dante , che applica sul Satana biblico la triplice maschera del cerbero virgiliano , e nella gamma divina delle espiazioni pareggia deicidio e legicidio ! Eppure è Dante , il poeta della Tolomea , nella quale i peccatori traspaiono come paglie nel ghiaccio e , mentre piangono per lo spasimo , le lagrime si gelano loro dentro gli occhi ! Nullameno Dante ha fallito , Bovio altera le date della leggenda cristiana per condensarne il significato ; la famosa frase - qualcuno tradisce - pronunciata all ' ultima cena cogli apostoli , la suppone detta prima dell ' aneddoto coll ' adultera , pel quale ha concepito il proprio dramma . Giuda comincia col pensare il problema di Socrate : ebbe egli ragione di morire per le leggi della sua città anzichè per la propria dottrina ? « Sarà più grande di lui questo idealista di Nazaret ? » Perché Giuda applica a Cristo questa parola moderna e nel più moderno significato ? Poi definisce gli apostoli : « Pietro che trema , Giovanni che delira , Giacomo che gonfia , Tomaso che dubita » , ma Pietro nella tragedia cristiana tremerà e rinnegherà veramente il maestro solo nel cortile di Caifas , Giovanni delirerà vecchio nell ' Apocalisse , Tomaso resterà celebre per il proprio dubbio contro Cristo risorto e riapparso alle donne e agli altri apostoli , Giacomo gonfia o gonfierà ... che cosa ? Io non lo so . Un sorriso apparve sulle labbra di tutti quei giovani . - Lascia , lascia , tutto questo sarebbe nulla : non è Giuda che parla , ma Bovio , il quale nel l894 crede di poter giudicare ognuno di quei quattro apostoli con una sola parola . E sempre l ' uomo , che nella propria Filosofia del Diritto scriveva : « Spartaco ebbe un successore , Cristo » , ed ecco pareggiata una guerra servile di Roma a tutto il cristianesimo . Ma Giuda sente una fatalità di tradimento intorno a Cristo : la battuta questa volta è buona , se non che Giuda dovrebbe sentirla in sè stesso per alzarsi a figura drammatica rivale di Cristo , e invece arzigogola sul tradimento , il quale è secondo lui nell ' aria , nella folla , nei discepoli , nei fratelli stessi di Cristo se il genio può averne , per finire al solito in una lirica , dubbiosa bestemmia : « Se dietro al tuo patibolo il traditore sono io , la complicità si addensa dal genere umano a tuo Padre » . - Ma lo sai dunque tutto a mente ? - chiese Osnaghi . - Ecco tutto il Giuda di Bovio : che cosa è quest ' uomo ? Parrebbe un patriota giudeo , poi si perde nel vaniloquio , non ha una passione , una idea , un carattere , un temperamento . Parla come un retore , declama peggio d ' un istrione essendo a sè stesso teatro ed attore , e , come questo non bastasse , ecco ancora Maria di Magdala a fargli l ' ultima lezione di filosofia . L ' etèra della prima scena avrebbe dovuto essere la donna pagana , abbastanza fine per cogliere i primi sottili aromi di un pensiero nuovo anche se religioso ; questa della seconda sarebbe già la passione novella , l ' amore umano purificato dal contatto divino e sublimatosi nel sacrificio di sè medesimo sino a diventare più limpido della innocenza . La figura di Maddadena così bella nella penombra della leggenda cristiana , schizzata con due o tre tocchi , sentite come parla : « Potrai trovare ancora un fatto , un pensiero , che superi - solo - la malizia del mondo ? « E Giuda rimbecca : « Sarà un pensiero di genio » . Maddalena : « Innanzi al quale il Nazareno è vile : chi sarà l ' eroe ? « Giuda guarda a terra , e io sono tentato di fare altrettanto , perché non credo di aver capito più di lui . Quindi disputano su Cristo ; Maddalena , con un linguaggio imitato dalle eroine di Dumas figlio , accenna alla propria caduta e al perdono del Rabbi senza potersi decidere come Giuda a prendere Cristo nè per un uomo , nè per un Dio , quantunque sia venuto un giorno a sedersi sul verone della sua , casa , e lì , sognando senza forse , gli sia sfuggito dalle labbra pallide - non mandarmi questo calice , sudo Sangue , non abbandonarmi , perdona loro perchè non sanno quello che si facciano - tutti i gridi supremi , che segneranno il crescendo spasmodico del suo sacrificio . E quasi ciò non fosse abbastanza falso drammaticamente riferisce a Giuda il giudizio su lui di Cristo , così : « Giuda non è la fede di Filippo , di Bartolomeo e degli altri semplici , nè il pensiero del filosofo di Stagira : è la mezza mente che , posta fra due mondi , oscilla fra due fini e rasenta il tradimento » . « Se egli si uccide , somiglia a quel tumido Uticense che stimò di non poter sopravvivere a repubblica morta da gran tempo : se mi uccide somiglia a quel Cassio iracondo che tentò rifare una repubblica disfatta sopra un uomo ucciso » Infine questa disputa di accento scolastico e di volgarità moderne finisce all ' ultima moda socialistica : questo ti riguarda , Tebaldi . Giuda accusa d ' insufficienza la teorica di Cristo e , profetizzando che i prelati ricchi dell ' avvenire non lo riconoscerebbero se gli saltasse il ticchio di risuscitare dopo un millennio , urla contro la promessa di una seconda vita : « Ahi ! ... qua il solco , qua il seme , qua la spiga , qua il diritto ! - Di là c ' è frode » . - Tutto questo è goffo , lo so : ma aggiungi ancora la bella parola : « Il venditore di Cristo non sono io : verrà ! » - disse Osnaghi guardando Tebaldi , che non aveva ancora parlato . - La sola bella di tutta la scena , perchè le ultime parole di Maria di Magdala sono di una fraseologia ancora più torbida : « Se il tuo redentore è nel numero , la tua redenzione non è destinata . Va e cerca nel numero il tuo Messia che non sa liberare sè dalla turba . Addio » . - Pazienza se fosse qui finita ! - sogghignò Tarlatti - ma invece siamo ancora al prologo del dramma scritto solo per il motto finale nella scena dell ' adultera : Chi è senza peccato scagli la prima pietra » . Naturalmente tutti restano colle pietre in mano tranne il centurione , che getta il proprio bastone di vite per raggiungere Cristo dietro le quinte . - Oh ! - interruppe Osnaghi - perchè non ripeti la formula frugoniana del centurione ? » « Restitusci a Roma questo mio bastone di vite , e dille che una parola è nata più equa del diritto del pretore » . Quale capitano di fanteria declamerebbe oggi così ? - E siccome Giuda piange , Maddalena per consolarlo gli dice anch ' essa il proprio giudizio : « Innanzi a te Egli è già un mito , e tu innanzi a Lui sei già la posterità incredula che simula adorazione » - La lezione è terminata ! - conchiuse Osnaghi stringendosi nelle spalle . - Se l ' arcivescovo di Napoli avesse saputo tacere , questo Cristo alla festa di Purim non lo si sarebbe rappresentato come non lo si era letto . - Oh - ribattè l ' abate - tutto ciò che tocca Cristo diventa importante . La chiesa ha creduto di opporsi a questa opera di Bovio certo non per quello che vale , ma per quello che significa . - Forse hai ragione - disse Tarlatti . - Riassumiamo prima - si ostinò daccapo Mattioli . - Che cosa c ' è in questo Cristo di Bovio ? Cristo no , Giuda nemmeno , ma tre donne , una ètera di Grecia , la cortigiana di Magdala , l ' adultera di Gerusalemme : una triade femminile , dentro la quale avrebbe dovuto mostrarci l ' idea di Cristo . La prima non è già più una ètèra per il semplice fatto di sentire anche da lungi la sua presenza , la seconda diventa una pitonessa per avergli parlato , la terza si salva dalla lapidazione per aver ottenuto senza nemmeno chiederla una sua risposta . Null ' altro . Cristo che chiama Aristotile il filosofo di Stagira è dà del tumido Uticènse a Catone , dell ' iracondo a Cassio , della mezza mente a Giuda , mandandolo a pensare la verità messianica nel deserto perchè la larghezza dello spazio gli suggerisca quello che la lunghezza dei secoli dovrà rivelare : e che passa sulla terra unicamente per risolvervi un caso di adulterio come un pretore ... tale Cristo è davvero la più sconoscente ingiuria proferita contro di lui in questo secolo , che dopo avergli conteso la divinità gli ha negato perfino l ' esistenza . Mai più vacua corpulenza di pensiero si sgonfiò in più informi sembianze di arte , e più inetta soggettività di autore , si atteggiò drammaticamente per falsare figure ed ambiente , idea e linguaggio ... - Perchè perdi in questo momento tu stesso la misura ? - Perché il dramma c ' era . - T ' inganni . Nel medioevo la chiesa rappresentò la Passione nei Misteri , ma quando sorse il teatro nessuno dei grandi poeti pensò di trarre dalla Passione una tragedia , e bada che nè Lopez , nè Calderon sono grandi poeti . - Tu opponi un fatto ad un ' idea : è troppo poco . - Forse ! - intervenne Osnaghi - ma io ti opporrò idea a idea . Tu credi al dramma di Cristo , io no : tu vedi d ' ambiente e la scena , Gerusalemme divisa fra partiti politici e sacerdotali , la doppia tirannia di Erode e del Sanhedrin , poi Roma più in alto . Cristo appare dal popolo , secondo te ; i discepoli gli si stringono intorno , le donne s ' innamorano della sua parola , i partiti si acquetano per ascoltarla . Scene di miracoli e scene domestiche abbondano gli apostoli formano una prima Tavola Rotonda , alla quale Cristo annunzia il tradimento , perché come tutti i veramente grandi egli ha presentito la catastrofe e indovinato il rivale . La bravura dei discepoli messa a dura prova nel processo soccombe , la prima fede del popolo si dissipa ; Pilato , l ' indulgente magistrato romano , spicca originalmente fra le sinistre figure dei pontefici , e l ' ultimo atto si compie sul Golgota colle donne sotto alla croce . Ebbene , mio caro , il dramma non c ' è . Se di Cristo fai un uomo , urti nel fantasma divino , che di lui è in tutte le coscienze , e in questo dissidio l ' anima del pubblico si frange . Se tu lo mostri Dio , tutto il suo valore umano non è più che un simbolo vuoto . Il dramma non può oltrepassare i limiti della individualità , noi dobbiamo cozzare nel fato , in Dio , non esserlo . - Eschilo ha scritto il Prometeo . - Tragedia umana , mio caro , perchè Prometeo e Giove non superano le proporzioni di due eroi , e l ' Olimpo non è più alto del Caucaso . Cristo nell ' arte non può apparire che solo , figura umana , dalla quale traspare lo spirito divino , nè uomo , nè donna alla fisonomia , di una bellezza vera e non reale , come lo rappresentarono i grandi pittori antichi . Guarda i loro crocifissi : il corpo non spenzola come dovrebbe dalla croce , lo spasimo della sua faccia è ineffabile , ma non vi si sente alcuna fitta corporea , il suo dolore è divino e ha atteggiato di sè stesso la bellezza del volto . Oggi credono di fare del realismo dipingendo un uomo crocifisso : la verità è nell ' altro , il Crocifisso . - La poesia è fede - esclamò l ' abate : - tu sei vicino ad accoglierla . - No - interruppe Tarlatti , - la più grande poesia è nel dubbio : ecco perchè ho amato la figura di Cristo . Tu no , abate , non puoi rileggerle perchè hai la seconda vista dei mistici ; ma voi altri pigliate ancora una volta le sue parabole , allineate le sue risposte . Vi è in tutte una mestizia irresistibile , una ironia sottile , che Renan solo ha saputo cogliere . Il dubbio trema nell ' anima del Messia : attraverso i racconti ingenuamente impossibili degli evangelisti si comprende che il suo dubbio tocca gli altri , giacchè nemmeno i suoi miracoli più stupefacenti . come quello di Lazzaro , bastano a persuadere coloro stessi che vi assistono . All ' altezza , cui è salito , la vista gli vacilla : il mondo troppo grande anche pel suo occhio di veggente sarà sempre più antico ( e più vasto di qualunque opera , e la sua redenzione trionfandovi non avrà redento che pochi . Allora , il redentore preso nella vertigine della propria illusione prova nel freddo della caduta i primi brividi del nulla . Ecco il dramma di Cristo , l ' impossibilità di credersi Dio e di farlo credere prima di morire . Infatti tutte le sue affermazioni sono ambigue , i discepoli , che lo seguono , non le comprendono più di colui che dovrà tradirlo : l ' avvenire gli è chiuso come il passato , la morte stessa , dando agli altri la fede nella sua divinità , non gli basta più . Nessun processo somiglia a quello di Cristo , giacchè tutto vi si riassume in una parola : qui est veritas . Il silenzio di Cristo davanti a questa dimanda di Pilato è la sua sconfitta di Dio . Che importa il resto ? La magnifica scena del Golgota colla ironia finale della fede , che morta nel redentore ricomincia nel ladrone crocifisso al suo fianco : l ' ineffabile malinconia della sostituzione di Giovanni , il più poeta tra i discepoli , come figlio nel cuore di Maria : l ' ultimo , delirante appello nel vuoto - Dio , dio , perchè mi hai abbandonato ? - e subito dopo tutto il peso della morte nel terribile - consumatum est - questo finale sublime non vale il silenzio di Cristo davanti alla domanda di Pilato : quid est veritas ? L ' espiezione del redentore è tutta in quel silenzio . Gli altri guardarono all ' abate come aspettando uno scatto , ma questo invece si volse a Tebaldi : - A te ora , poiché i poeti , i quali come Osnaghi fanno ancora dei versi , non sentono più Cristo che dipinto . Tu socialista , se davvero il socialismo sarà Un ' epoca nello spirito umano , devi intendere quella , dalla quale esce . Ami tu Cristo ? . - Io lo odio . - Tanto meglio ! Il tuo odio potrebbe averlo compreso più dell ' amore di Tarlatti . Cristo non ha egli detto : chi non odia l ' anima sua in questa vita non la serberà immortale ? Chi odia crede . Tebaldi il più grosso dei quattro si torse verso l ' abate appoggiando il gomito sulla tavola e guardandolo fissamente ; la sua faccia : quadra , bruna , dai sopraccigli quasi riuniti , esprimeva una fiera energia . - Non ho il vostro ingegno - cominciò - ma io credo ; per voi altri la vita è uno spettacolo , del quale vorreste riprodurre i quadri nell ' arte , e così pensereste di aver vissuto . Allora come ridete di Bovio ? Perchè il suo quadro di Cristo è brutto ? E bello a che cosa gioverebbe , se nemmeno la redenzione di Cristo ha giovato ? Quando tu , Mattioli , parlavi di Giuda , io ti ascoltavo attentamente : il cristianesimo non ha potuto comprendere il suo tradimento , tu dicevi . Ebbene , io ti rispondo : perchè tradimento non vi fu . In che cosa si poteva tradire Cristo ? Qual ' era la sua idea ? Io non la so . - Il mondo l ' ha accettata . - proruppe l 'abate.- Rimanendo tale quale , quindi non la sa come me . Egli si proclama figlio di Dio : è questa l ' idea ? Tutte le mitologie dei suoi tempi n ' erano piene . La redenzione dal peccato originale mediante una incarnazione divina ? Tutte le mitologie n ' erano piene . Un ' altra vita in un altro mondo migliore ? Tutte le mitologie n ' erano piene . L ' uguaglianza del genere umano . - Sì . - Ma non osò proclamarla . - Nel cristianesimo schiavo e padrone sono eguali . - Come dunque sono ancora schiavo e padrone ? Che egli abbia o no avuto una esistenza di uomo , mi pare la più inutile delle questioni dal momento che sarebbe stato un uomo non superiore al proprio tempo . - Perchè dunque hai detto di odiarlo ? Gli altri assistevano quasi ansiosi allo strano duello , ma dinanzi al viso sempre così oscuro di Tebaldi , la fronte dell ' abate si rischiarava ; ambedue sentivano che i discorsi fatti sino allora non erano stati che divagazioni . - Per la religione del suo nome : essa è ancora il più grande ostacolo al progresso umano colla viltà dei dogmi e l ' ipocrisia delle speranze . Il Dio di Cristo crea l ' uomo , certamente per l ' uomo e non per sè stesso , e nullameno per un primo peccato condanna tutta la sua discendenza : è una fola , lo so , ma questa fola rende ancora timida l ' umanità . Cristo si proclama suo figlio , e viene a morire con noi per redimerci dalle conseguenze di questo peccato : dove ? - In un altro mondo ; e allora a che prò discendere in questo ? E la speranza , di quell ' altro mondo , che conserva tutte le ingiustizie nel nostro . Se la vita è un pellegrinaggio , perchè preoccuparci della strada ? Basta la mèta , molto più che il viaggio è brevissimo . Il mondo invece deve inventare una stazione . - Nell ' infinito . Arrestati , se puoi , tu che parli di stazioni : il tuo giorno è un baleno fra due ombre , la tua vita è una corsa fra due mète : hai Dio dietro e Dio davanti . Arrestati : in nessun momento della tua esistenza terrena sei pari a te stesso , solo nella tua anima immortale sta la tua identità . Atteggia , combina il mondo come ti piace , non sarà bello perchè potrà guastarsi , non sarà giusto perchè tu condanni il presente , e non puoi mutare il passato . Se tu vuoi la felicità degli uomini vivi , perchè non la pretendi anche pei morti ? Il loro antico dolore non basterebbe dunque a turbare la tua gioia nel nuovo assetto sociale ? Tu , che accusi d ' ingiustizia l ' elezione del popolo ebreo fra tutti i popoli , vorresti eleggere alla beatitudine una generazione e le generazioni di essa contro tutto il numero delle altre : pretendi la felicità , e fuggi dinanzi al problema del dolore ! Perchè l ' uomo soffre ? Fino a quando non avrai risposto in te medesimo a questa domanda , il tuo appello alla gioia sarà per lo meno insensato ; tu , l ' uomo delle scienze positive , vuoi dunque risolvere l ' equazione facendo a meno dei suoi dati ? - La società sola riduce l ' uomo infelice . - Ancora l ' uomo contro l ' uomo ! Perché ? questo se tu li credi eguali ? E se invece sono dispari nella natura , solamente in Dio potranno pareggiarsi . L ' umanità non è dunque più per te socialista un uomo solo , sempre uguale a sè medesimo , nella cui vita ogni generazione è un minuto , che si ricorda al di là del proprio passato , e presagisce quanto gli si prepara nell ' avvenire ? Il primo pensiero dell ' uomo non è per sè medesimo , ma per il proprio creatore . Provati a non ascoltare la domanda , che ti sale ad ogni istante dalla coscienza : donde vengo io che vado ? E subito dopo : dove vado io che passo ? E poichè non sai rispondere , il problema diventa triplice : allora chi sono ? Domandalo a Dio . - Troppi lo hanno già chiesto indarno . - E tutti chiederanno sempre . - Perchè il dubbio è la nostra unica verità - intervenne Tarlatti . - No , esso ne è solamente la fatica . Dio risponde perchè egli stesso , suscitando in noi queste domande , ha voluto che la nostra vita sia un dialogo ininterrotto con lui . Le vostre arti dilucidano i propri quadri sul panorama della sua creazione , le vostre scienze sillabano le prime parole sul libro delle sue leggi , la nostra storia effimera comincia e finisce nella sua storia eterna . Perchè Dio non sarebbe disceso fino a noi sotto la forma di Gesù ? La leggenda mosaica , voi dite , è assurda quanto l ' altra cristiana della redenzione : ma che ci resta di più ragionevole ? Forse la ragione , che ignora tutti i perchè delle proprie domande e delle proprie risposte ? Cancellate creatore e creazione , ma resterete sempre dinanzi al pensiero , che ha potuto tanto cancellare , e alla materia incancellabile anche per il pensiero . Siete dunque al medesimo punto , nella stessa antitesi del finito coll ' infinito , dell ' uomo con Dio : e poiché nulla può disgiungere materia e spirito , forma e sostanza , ordine e cose , Cristo torna mediatore fra le sue nature inseparabili . Cristo non si riesce a negarlo ; tu , Mattioli , lo ammetti nell ' arte , tu , Tarlatti , nel dubbio , tu , Tebaldi , nell ' odio ; mentre egli vi costringe tutti e per sempre nella propria orbita divina . L ' umanità tenterebbe indarno di scordarlo , perchè in essa , ciò che fu , dura . Prima di strappare Cristo alla coscienza dell ' umanità cercatevi intorno con che cosa riempirete in essa un vuoto di duemila anni . Chi di voi , può proclamare false le figure dello spirito accettando per vere quelle della natura ? L ' indimenticabile dell ' uno non vale dunque l ' immutabile dell ' altra ? Per coloro , che credono , il presente è l ' eterno : per quelli , che dicono di non credere , il presente è l ' effimero , ma la realtà è ugualmente per tutti nel presente : Cristo è presente nell ' umanità . Tu , romanziere , hai confessato che nessun dramma è più intenso del suo : trova tu , poeta , una passione della sua più ineffabile : tu , filosofo scettico , cerca un dubbio più profondo della sua fede - se la nostra vita non viene da Dio , e non torna a Dio per mezzo di Dio , dove va la nostra vita ? - Tu , socialista , accumula tutte le risorse della materia , condensa l ' immensità del mondo nella brevità del tuo tempo , e costruisciti una vita di piaceri ; il più piccolo dei dolori spirituali simboleggiati in Cristo ti renderà per sempre , ugualmente , inconsolabile . Tutti noi portiamo Cristo crocifisso nel cuore , e la nostra passione continua la sua , finchè sia consumata la prova e vinto il mistero . Oggi come sempre il mondo appartiene a coloro che credono . - Chi crede più ? - chiesero tutti a una voce . - Coloro che interrogano senza pretendere la risposta , e coloro che rispondono senza essere interrogati : i grandi della scienza che consultano l ' universo aspettando ingenuamente le sue rivelazioni , e i piccoli della storia che rispondono , inconsciamente ai suoi appelli . Sono gli eletti di Dio . - E la chiesa , della quale tu vesti l ' abito ? - intervenne con fine sorriso Tarlatti . - Signori , è ora di chiudere - disse l ' oste appressandosi a1 loro tavolo dopo aver spento senza che se ne accorgessero , quasi tutti i becchi del gas ; questo brusco avviso li richiamò come una strappata dalle aeree regioni , nelle quali avevano spaziato sino allora , alla volgarità dell ' ambiente . Il fiasco era ancora intatto . - Oh ! - proruppe Tarlatti - bisogna pagarlo ugualmente , poichè l ' oste ha dovuto sopportare quanto abbiamo detto finora . Si erano rimessi i mantelli e si avviarono per uscire : piovigginava . Scambiarono qualche parola sulle lezioni dell ' indomani all ' università , erano tutti studenti , poi si strinsero con affetto la mano . - Dunque , caro abate - disse ancora Tarlatti - la conclusione è : Laus Christo , come l ' intestatura dell ' ultimo capitolo nell ' ultimo volume di Renan sulle Origini del cristianesimo . - E a Bovio ? - interruppe sardonicamente Mattioli prevenendo la risposta . - Il silenzio intorno alla sua opera , affinchè possa più presto sentire quella , che egli stesso chiama Voce grande di Cristo - rispose l ' abate coll ' imperturbabile fede dei mistici . TESTA O LETTERA ? Una volta era stato un signore . I vecchi del villaggio si ricordavano ancora di suo padre , il cavaliere , che Gregorio XVI nominò conte per quelle due tornature di campo offerte al paese , quando si doveva costruire la grande chiesa parrocchiale . Ma il titolo di conte non aveva attecchito , perché nelle fantasie montanare egli avrebbe dovuto essere molto più ricco per meritarlo davvero ; rimase quindi cavaliere . Fece educare il figlio , l ' estremo e l ' unico della sua vita , nel seminario della prossima città , poi sentendosi troppo vecchio lo riprese a casa e se lo tenne costantemente dappresso sino agli ultimi giorni . Il ragazzo diventato ormai giovanetto sembrava intelligente ed era bello ; quindi il cavaliere morì , e il giovanetto fattosi quasi uomo volle subito essere un giovane alla moda secondo il costume d ' allora nel villaggio . Ma siccome la moda è identica in tutti i luoghi e in tutti i tempi , si mise contemporaneamente a comprare cavalli , a giuocare , ad amoreggiare . La sua vita era una festa . Fragorosamente allegro , stordendosi nel proprio frastuono e colle adulazioni della poveraglia , che lo chiamava sempre conte e cavaliere , egli era l ' anima e l ' invidia di tutto il villaggio . A notte lo assordava di risa e di canto ubbriacando per tutte le bettole quanti ne avevano voglia , ed erano molti : di giorno passava e ripassava sul selciato roccioso dell ' unica strada , alto sopra la propria sedia . Così allora si chiamavano i biroccini ; ma la sua sedia era dorata , dipinta di rosso , con un gran tappeto , il primo che il villaggio avesse forse visto , e che egli lasciava spenzolare fra il montatoio e una stanga a guisa di gualdrappa . Le sedie di quel tempo , primo e massimo sintomo di ricchezza in una famiglia , somigliavano agli ultimi sedioli usati nelle corse al trotto , sostituiti poi dai sulki americani , ma erano a due posti ; e siccome non avevano molle sotto la grande cassa di legno festosamente dipinta o intagliata , per ottenere una qualche elasticità portavano due stanghe smisuratamente lunghe . Così gravitando e molleggiando sulle reni del cavallo , massime nelle discese , permettevano di parlare senza troppo pericolo di mangiarsi la lingua nell ' assiduo trabalzare sui ciottoli delle strade . Da alcuni paesetti montanari delle Romagne le ultime sedie hanno forse portato alla città i voti del plebiscito nel 1859 : oggi nella rapida vicenda di tutte le forme nessuno le ricorda più . La sedia del cavaliere era dunque dorata come la sua vita , chiassosa come la sua gioia , rapida come i suoi capricci , andava sovente nel fosso come la sua fortuna . Una volta fortuna e sedia vi rimasero così sbriciolate che nessuna avarizia o pietà tentò di risollevarle . Ma prima il cavaliere aveva preso in moglie una fanciulla di eccellente famiglia diventata poi quasi illustre per due uomini politici saliti ad alte cariche nella rivoluzione . La fanciulla sedotta dalle apparenze painesche del cavaliere lo aveva sposato , regalandogli presto in quella allegra vita , senza troppo capirla , due figli . Quindi nel crollo improvviso di tutta la casa restò più intontita che afflitta : la sua natura bonaria , capace di vivere in ogni condizione quasi colla stessa facilità , devota , fredda , di un appetito insaziato e di un cicalìo inesauribile , la salvò dalle cupe malinconie dei decaduti . Poi morì abbandonando il giovane dissoluto con due bambini , solo e povero . Il giuoco gli aveva già fatto perdere quasi tutte le masserizie , senza che il suo temperamento ne fosse domo : lasciò i figli crescere nel rigagnolo e iniziò per sé stesso un sistema di scroccherie basato sulle antiche relazioni di famiglia . L ' arguzia dei primi espedienti aiutata dalla sfacciataggine delle maniere gli diede per qualche anno un abbondante ricolto ; in seguito slargò le operazioni , come soleva egli stesso dire ironicamente , circuì ogni forestiere signorile capitasse nel paese , fece da scrivano e da segretario , fu sensale e mezzano , visse di tutto e di tutti . Avendo una eccellente calligrafia , qualche studio grammaticale e potendo firmare " conte " e " cavaliere " , due titoli che davano una grande rispettabilità alla sua volontaria sventura , poté spillare quattrini al vescovo , poi a quanti gli successero , finché giunto il '59 ed eletti i deputati si credette quasi ricco . Per molti anni gabbò tutti quelli della provincia col darsi a credere a volta un Giobbe e a volta un grande elettore , o partendo talora cogli abiti più sdruciti a fare il giro della diocesi si presentava ovunque e sempre col migliore italiano , mentre nel villaggio per dispregio della gente non discorreva mai che nel più sordido dialetto , ma ritornando invariabilmente senza un soldo dopo averli tutti perduti in qualche bettola . Però non sentiva rimorsi . E oltre il giuoco aveva ancora un vizio ed una passione : era goloso , nauseantemente goloso di dolciumi , e pazzo per la caccia alle reti . Nei giorni migliori , quando colla vendita di qualche uccello poteva comprarsi delle paste , veniva subito nel caffè per mangiarle dinanzi alla gente con ogni sorta di lazzi e d ' ingiurie contro i signori del paese , che facevano la più miserabile vita e non erano nemmeno da tanto che sapessero come lui cavarsi un capriccio . - Perché non le dai piuttosto ai tuoi bambini ? - gli fu chiesto un giorno . - Il bambino sono io . Ma poi ci pensò e gli parve con un certo senso di umiliazione che la risposta fosse più vera di quanto volesse . Infatti era stata accolta da una risata significativa . Alcuni parenti umiliati da quella sua vita di mendicante si offersero più di una volta a trovargli un impiego , ma egli rifiutava ostinatamente . - Se lavorassi nessuno mi crederebbe più conte . - Allora mandate almeno a bottega i ragazzi . - Prima di tutto sono conti anche loro se lo sono io : però se ci vogliono andare , non mi oppongo . Naturalmente i ragazzi se ne guardavano bene . Poi venne il '66 ed essendo allora quasi due giovanotti diventarono due garibaldini . Alla partenza , siccome in paese si era fatta una colletta per i volontari e ad essi n ' era già toccata una parte , il padre li chiamò . Erano presso un ' osteria . - I tedeschi sono sempre stati nostri nemici , ma questa volta dev ' essere finita per sempre : battetevi tutti da bravi - concluse dopo un lungo discorso alla presenza di molta plebaglia , che gli batté fragorosamente le mani . - E adesso beviamo . - Vorreste mangiarci quei due soldi che abbiamo - rispose il maggiore dei due figli , il più lacero . - Ti ho detto di bere - ribatté il conte rattenendosi . - Dove avete i quattrini voi ? - Il vecchio , che si vide penetrato , gli lanciò una occhiata sinistra ; la plebaglia rideva e fermava quanti passassero per farli assistere alla scena . - Il conte , il conte ! - vociavano i bambini . Il conte era diventato livido . - Tu dunque vai a batterti per la patria ? - replicò con voce stridula . - Sai che cosa ti darà la patria , dopo ? - Non voglio niente io . - Te lo darà ugualmente : ti darà la galera . Il figlio alzò la mano , ma la gente s ' interpose . Nullameno il conte trovò modo di farsi ubbriacare da un altro volontario , e prima di sera incontrandosi coi figli : - Ohé ! - gridò loro barcollando - io ho fatto bene la mia prima tappa . Questo scherzo li rappattumò . Ma come il vecchio aveva predetto accadde : dopo cinque o sei anni ambo i figli quantunque non malvagi finirono in galera . Egli proseguiva la solita vita , solamente era stato nominato organista della parrocchia con cento lire annue di stipendio e , ciò che maggiormente importava , con una nuova facilità a scroccare buoni pranzi . D ' allora non fu festa di campagna alla quale si suonasse o no l ' organo senza di lui . Arrivava primo , nel tempo della caccia , colle reti e i richiami , per cacciare in qualche campo vicino ove in mancanza d ' uccelli s ' ingegnava colla frutta o altro ; d ' inverno col solito mantello bucherellato di panno turchino , un residuo dell ' antica eleganza , e il caldanino sotto . Partiva ultimo non senza qualche cartoccio nelle tasche , giacché a tavola domandava quasi per ogni pietanza il permesso di conservarne un ricordo , esagerando questo uso già troppo sfacciato di molti preti . Nella primavera , a caccia proibita , invescava le cingallegre , d ' estate arretiva gli ortolani , nel settembre le passere , d ' ottobre trovava qualche paretaio disusato per i fringuelli ; e d ' inverno tornava colla pania ai tordi , o saliva malgrado la neve al paretaio , ne spazzava la platea , e lì nel casotto , semivestito , gelato , con una pignattina di caffè , nella quale intingeva un pezzo di pane , aspettava tutto il giorno che un fringuello più affamato di lui venisse a beccare l ' erba presso il boschetto . Era una caccia rabbiosa e desolata . Spesso il vento alzando turbini di neve glieli sbatteva sul volto incorniciato dal finestrino , immobile come un ritratto : aveva i diacciuoli nella barba , il naso pavonazzo , le lagrime agli occhi , e nullameno raggomitolato nel vecchio mantello , il caldanino sulla pancia e le mani sul caldanino , i piedi dentro una vecchia sporta piena di paglia , aspettava sempre . L ' uccello arrivava pigolando : allora i suoi occhi scintillavano , un brivido più freddo lo faceva tremare sulla panca , afferrava colla mano dritta la ciambella del tiratoio e attendeva senza respirare . Ma se l ' uccello saltarellando per la platea s ' involava prima di essere entrato fra le reti , la sua passione scoppiava in un delirio di collera . Poneva il caldanino sul parapetto e alzando le corna al cielo chiamava Dio ad alte grida come un nemico personale , che si compiacesse a torturarlo vigliaccamente . - Nemmeno un uccello ... To ' ! - e un gesto intraducibile conchiudeva la bestemmia . La sera giù nel villaggio , vedendolo arrivare mezzo morto dal freddo senza nemmeno un passerotto , gli davano la berta : egli tornava ad inviperirsi . Poi il governo mise una forte tassa di trentacinque lire sui paretai , di quaranta sulle reti a mano , di dieci per le panie , e proibì i lacciuoli . La nuova legge , soggetto , prima e dopo la promulgazione , di tutti i discorsi del villaggio , fu pel conte causa di nuove tragedie . Egli aveva giurato di cacciare senza nessuna licenza , ma nonostante tutti i riguardi dei carabinieri , che fingevano di non vederlo , cadde più volte in contravvenzione , e dovette scontarla con la perdita degli attrezzi e parecchi giorni di carcere . Le sue bravate al caffè , dove parlava dei carabinieri col più insultante disprezzo , li aveva costretti a catturarlo . Allora fu eroico : colle cento lire dell ' organo , la sua unica rendita , comprò tutte le licenze e venne trionfante al caffè ad inveire contro quei signori che per paura della nuova tassa avevano dismessi i paretai . - E quest ' inverno ? - gli chiese un bracciante che giuocava a scopa . - Sai leggere tu ? - No . - Io so scrivere - rispose sardonicamente , e una risata in coro gli diede ragione . Infatti le lettere restavano sempre la sua migliore risorsa , anche quando giuocava . Ma questa frenetica passione del giuoco , che gli aveva fatto perdere i lenzuoli , le sedie e una volta persino i tortellini di Pasqua , prima di cuocerli , a un centesimo l ' uno , non riusciva oramai più a soddisfarla . I due o i cinque franchi spillati ai gonzi sfumavano tosto in dolciumi , se il gioco non era pronto : nullameno se ne rifaceva alla meglio . Talora nel paretaio , mentre passava un branco di passeri e dava loro lo zimbello , aveva scommesso : - Cinque soldi che piglio almeno tre passere ? - Intanto gli uccelli giungevano al tiro . - Scommettiamo , tiravia : cinque soldi ... - Ma come vuoi fare ? Potresti prendere anche tutto il branco . - Ebbene in questo caso avrò perduto - rispondeva il giuocatore indiavolato . Un ' altra volta gli dettero tre lettere da portare a tre parrocchie : erano inviti per un funerale . Egli partì sollecitamente ; cinque soldi per lettera e senza dubbio una pagnotta e un bicchiere di vino dal prete che la riceveva . A un miglio dal paese si incontrò in un altro giuocatore , vecchio contadino , già possidente andato a male . Si fermarono a chiacchierare presso il parapetto di un ponte : ambedue non avevano sciaguratamente giuocato da un pezzo , quindi il conte mostrò le tre lettere e gli espose l ' incarico . - Eh ! - mormorò l ' altro invidiosamente - quindici soldi con poca fatica . - Vogliamo giuocarli ? - Non ho le carte - ribatté il contadino con tono amaro . Il conte ebbe un sorriso umiliante di superiorità . - Ecco , sono tre lettere a cinque soldi l ' una , vanno a tre parrocchie : scommettiamo . Se indovini la parrocchia hai vinto tu , se non la indovini ho vinto io . - Ma se non ho un soldo ! - replicò l ' altro solleticato dal giuoco e forse anche dalla sua stranezza . Poi una idea lo illuminò . - Facciamo così : se vinco , tu mi cedi l ' incarico e le porto io ; così tu non metti fuori niente . - E se perdi ? - L ' altro si grattò la testa . - Va là , imbecille , l ' ho trovata io : se perdi mi accompagnerai nel giro senza guadagnare nulla . Invece perdette il conte . Così erano passati molti anni , poi i figli uno alla volta tornarono dalla galera : il maggiore ripartì dal villaggio e andò a fare il manovale a Roma , l ' altro si acconciò nel paese da stalliere presso un oste . Il conte viveva solo . Stava lassù in un solaio screpolato , quasi senza porta , col tetto troppo incline , attraverso il quale si vedevano le stelle : d ' inverno la neve gli cadeva intorno al letto alta sino al ginocchio senza che egli pensasse a spazzarla , non aveva camino , e d ' altronde gli sarebbe mancata la legna . Il fornaio gli riempiva gratis il caldanino di carbonella : del letto non aveva rimasto che il pagliericcio , entro il quale si cacciava tutto vestito , poi col mantello si faceva una coperta e col vecchio cappellaccio una specie di berrettone . Nei giorni di gran freddo non si alzava più ; passava le lunghe ore a guardare i propri uccelli chiusi dentro un abbaino sporgente sul tetto e difeso da una rete di ferro , rifacendo forse per la milionesima volta gli stessi sogni di giuoco , di caccia o di dolciumi . Aveva pochi bisogni e meno rimorsi ; se fosse ridivenuto ricco si sarebbe nuovamente rovinato . Oramai in paese la sua miseria e le sue stravaganze si erano talmente invecchiate nell ' abitudine di tutti che nessuno gli badava più . Egli tirava dritto . Finalmente si ammalò . Un giorno la ruota di un biroccino pigliandogli il mantello lo fece cadere ; parve cosa da nulla , ma non si rimise più . Gli vennero meno le gambe , si mise a letto . Il figlio per rispetto mondano , fors ' anche per un rimasuglio di pietà , venne ad usargli qualche cura , a portargli qualche zuppa . Egli non si lagnava . Era d ' inverno . Nel solaio aperto a tutti i venti sarebbe gelato il vino : le pareti scrostate e sudicie annebbiavano la poca luce , il pavimento era tutto rotto , la porta sgangherata metteva certi urli ai buffi del vento , che parevano umani . Solo gli uccelli nell ' abbaino saltellavano o canticchiavano di quando in quando . Nessun altro mobile o soprammobile occupava un poco di quella nudità desolata , tranne un fiasco spagliato , sospeso per un chiodo a capo del letto . Una volta , quando lo poteva ancora , vi faceva il caffè attaccandolo alla catena del focolare ; adesso era vuoto , impolverato , e per coperchio aveva un guscio d ' uovo . E , sintomo di morte vicina , egli aveva venduto quasi tutti gli attrezzi di caccia , meno un sacco di reti che gli servivano da guanciale . - È morto ? - domandava talvolta la gente al figlio . Questi si stringeva indifferentemente nelle spalle . Ma un giorno l ' arciprete si credette in dovere di visitare il suo organista , che da sei mesi non suonava più e si faceva sostituire dal capobanda del villaggio , un giovane di carattere dolcissimo . Quando il conte scorse l ' arciprete : - È venuto per darmi il buon viaggio ? - esclamò . - Mi dispiace che dovrà accompagnarmi gratis al cimitero , ma io non ce ne ho colpa ; l ' uso l ' hanno inventato loro . Per me ne farei anche a meno . - Non volete dunque i conforti della religione ? - Il conte ebbe un sorriso spavaldo . Egli si era sempre vantato d ' empietà pur bazzicando nelle chiese , ma la sua fisonomia era così disfatta che il prete credette di non essere venuto inutilmente . Il medico aveva già dichiarato da tempo che il conte oltre la paralisi alle gambe soffriva di un aneurisma . Nullameno l ' occhio dell ' infermo era sicuro . Allora s ' impegnò una lunga discussione fra il prete , che voleva convertire il conte , e questi che , rabbrividendo a qualche sua ragione , non voleva mostrarlo per un ' ultima bravata di morire senza sacramento . Erano le tre dopo mezzogiorno ; il figlio uscito da un ' ora non sarebbe ritornato che a notte . Il vecchio colla testa appoggiata sulle reti , nascosto dentro il pagliericcio , col vecchio mantello sopra il cappellaccio che gli si rialzava come una sporta sulla fronte , non mostrava che la faccia bianca sotto la barba bianca cresciutagli nell ' ultimo mese . Ad un tratto si sentì male . Il prete gli si chinò sopra premurosamente : - Aspettate , vado a prendere i sacramenti - mormorò vedendolo mutare fisonomia . Ma l ' altro mise fuori una mano e lo rattenne . - È tardi . - Raccomandatevi a Dio . - Ma c ' è ? - Ne dubitereste proprio ? - Il vecchio dubitava davvero . Ma il prete richiamato a tutta la serietà del proprio ufficio da quella agonia improvvisa , si trasse di tasca una grossa medaglia e presentandogliela perché la baciasse : - È la Madonna delle Grazie , vi sono due mesi di indulgenza a dirle un ' avemaria . Il vecchio tese la mano . - Baciatela dunque . - Ma c ' è ? - Chi ? - Dio - e tacque ; poi facendo uno sforzo per voltarsi a guardare in faccia l ' arciprete , gli mostrò la medaglia . - Scommettiamo : io prendo testa , voi lettera . - Disgraziato ! - gridò il prete , offeso nella propria fede da quello che egli prendeva per uno scherzo brutale . - Avete paura di perdere ; scommettiamo : non c ' è . - Dio ? ! - Testa ... - chiamò l ' infermo gettando la medaglia in mezzo alla stanza , e piegò subitamente il capo . Rantolava : il prete si voltò al tintinnìo della medaglia , ma attratto dal rantolo del morente non poté raccoglierla . Il conte moriva , aveva gli occhi vitrei , un filo di bava sulla bocca . A un tratto , mentre il prete suo malgrado agitato da quella suprema scommessa stentava a trovare le parole rituali per raccomandargli l ' anima , il vecchio sbarrò gli occhi : parve voler parlare . - Raccomandatevi a Dio ! - La testa ricadde , era morto . Il prete si chinò atterrito per vedere se respirava ancora , ma sentendolo già freddo provò un brivido alla schiena . Allora confuso , quasi palpitante in un dubbio che non avrebbe voluto sentire , andò a raccogliere la medaglia : era dentro un crepaccio del pavimento . Così al buio non si discerneva da che parte fosse voltata . Si abbassò . - Testa ! - Il conte aveva vinto l ' ultima scommessa . L ' OMNIBUS La notte era fosca . Il viale di circonvallazione coperto dai vecchi platani sembrava alla scarsa luce dell ' unico fanale presso la barriera come un lungo andito che si perdesse nell ' ombra . L ' aria era umida , la tenebra così fitta che le mura stesse della città vi erano scomparse . Solo una stella laggiù , lontano , aveva un bagliore misterioso di lucerna sospesa nell ' infinito . Egli proseguì lentamente . Una tristezza vasta e silenziosa come quella tenebra era penetrata nella sua anima , occupandone tutto il deserto . Nessun ricordo gli vigilava più nella memoria , non una idea gli attraversava la coscienza . Era solo . Il suo passo strideva sulla ghiaia minuta del viale come un lamento . L ' ombra e il silenzio si dilatavano nella notte . Egli alzò macchinalmente gli occhi ed incontrando lo sguardo morente di quella stella trasalì . Laggiù c ' era dunque un altro che naufragava nelle tenebre . E d ' improvviso credette di udire un rotolare sordo ed insieme fragoroso che s ' inoltrasse : l ' ombra rimaneva immobile , la terra tremava . Egli attese ; in quella precipita ruina s ' intendeva già la cadenza di un ritmo che la precedeva e la guidava . Poi due lampi forarono la tenebra , mentre le foglie degli alberi palpitavano perdutamente , e lontano , al disopra dell ' ombra che pareva precipitare giù nel fossato , quei due lampi rossi tingevano di sangue i merli delle mura . D ' un tratto una fanfara di sonagli scoppiò come un riso di pazzia davanti a quel terrore invisibile : quindi una ondulazione di ombre leggere e galoppanti rimbalzò sulla strada , coi sonagli che tintinnivano disperatamente e i due fanali rossi fiammeggianti come due occhi dinanzi ad una massa più nera delle tenebre , più alta degli alberi . I platani tremavano , ma più in alto ancora , su quella massa cubica , un ' altra ombra , dritta come un camino sopra una casa , aveva una luce pallidissima alla punta . Era un omnibus a tre cavalli , quella ombra in alto il cocchiere . I cavalli , coperti da un immenso velo nero che svolazzava tratto tratto sui fanali con un battito di palpebre , si riconoscevano appena . Uno schiocco di frusta squillò : i cavalli dettero un balzo e rimasero immobili . - Vuoi salire ? - gli chiese con voce velata il cocchiere abbassando la frusta . L ' altro l ' osservò . Il cocchiere seduto in serpe sul cielo dell ' omnibus aveva un balenìo bianco sulla faccia . Erano gli occhi ? non distingueva altro : il manico della frusta era lungo come una lancia . I cavalli immoti sotto la gramaglia del loro velo non sbruffarono nemmeno . Il cocchiere mosse la frusta . - Vuoi salire ? - L ' omnibus era lunghissimo : qualche vetro dei suoi sportelli riverberava al raggio obliquo di un fanale ; l ' interno non si discerneva , le ruote arrivavano ai vetri . - Vuoi salire ? - ripeté per la terza volta . La sua faccia irriconoscibile nella ombra ebbe come un bagliore di maiolica . - No . Uno schiocco di frusta vibrò , i cavalli spiccarono un salto e l ' omnibus rotolò fragorosamente . Egli si rivolse e lo vide scomparire poco dopo a destra , per la seconda svolta , verso la campagna . La notte non si era accorta di nulla . Egli proseguì , l ' aria era sempre così tiepida , il buio così profondo . Poi tutta quell ' apparizione , i tre cavalli apocalittici , l ' omnibus , i fanali rossi che lucevano come una fiamma e guardavano come due occhi , il cocchiere quasi invisibile , il suo invito strano , tutto gli sparve colla medesima prontezza dallo sguardo e dal pensiero . In fondo al viale piegò a sinistra verso il sobborgo San Sebastiano , il più ricco e popoloso della città . I fanali erano ancora accesi , molta gente in giro . Un lungo fremito passava per la notte , il murmure lontano del fiume pareva un gemito di ferito . D ' improvviso due colonne bianche balenarono sul margine della strada : la villa nascosta dagli alberi non si distingueva , ma un filo di luce passava per l ' ultima finestra al primo piano . Aperse la porta colla chiave , salì le scale coperte da un tappeto così grosso che soffocava ogni rumore di passi , e sempre al buio infilò l ' appartamento . Un violento profumo di fiori gli batté sul viso . L ' appartamento era piccolo , dall ' ultimo uscio socchiuso sboccava un ' onda di luce . Egli lo spinse insensibilmente e si arrestò . Il gabinetto giallo , poco più grande di una tenda , era illuminato da un lampadario di bronzo dorato carico di candele trasparenti : un enorme specchio riluceva nel fondo , i mobili erano dorati ; nel mezzo , sdraiata sopra una pelle di orso nero , una donna vestita di bianco fumava una sigaretta . Ella si era passata un braccio sotto la testa e guardava in alto colle spalle rivolte all ' uscio . I suoi capelli , neri , diffusi , si discernevano appena sulla pelle della belva ; mentre una delle sue pantofole dorate fuori della veste sembrava battere nervosamente la musica di un sogno . In un angolo , sopra un plinto di marmo giallo , un ' onda di garofani traboccava da un vaso d ' argento . A un tratto il suo piede si arrestò . Ella arrovesciò il capo , sorrise e con accento tranquillo disse : - Ti ho sentito . E lo chiamò con un gesto sulla pelle nera . - Dimmelo subito , mi ami ? - Egli non rispose . - Rodolfo ... - Mi ami ? ! - esclamò con più impeto , percotendogli quasi col volto sul volto silenzioso . Poi lasciando la presa con atto inesprimibile di disperazione e di amore : - Che m ' importa ? - gridò . - Ti amo io . - Mi hai sempre amato - egli rispose con voce quasi dolce mirandola negli occhi , e una luce lontana di stella sembrava brillare in fondo al suo sguardo nero come la notte . La bellissima donna si confuse . - Non ti ho sempre conosciuto . - Quindi non mi riconoscerai sempre . Ella si era fatta malinconica , egli era rimasto tetro : il gabinetto pieno di luce e di profumi li avvolgeva come in un ' onda d ' oro . Ella si levò , rimase un istante in piedi a guardarlo così sprofondato in quella meditazione , poi andò a sedersi sopra una poltrona nascondendovi il volto contro lo schienale . Passò del tempo : quando si alzò aveva gli occhi rossi ; tornò a sedergli vicino , lo prese per le spalle ed arrovesciandosi la sua bella testa in grembo : - Rodolfo ... - esclamò rabbrividendo alla fissazione del suo sguardo : - tu guardi nel vuoto . Ma in quel momento un impeto di vita le irruppe dal cuore , la sua fronte sfavillò . - Povero Beniamino ! - proruppe cacciandogli le mani nei ricci dei capelli e squassandoli per rompergli l ' incanto di quella meditazione ; - povero Beniamino , che sei triste quando tutto ti sorride intorno . Non senti come sei bello ? La tua fronte è segnata dal dito della storia , un giorno il mondo ti riconoscerà per uno dei suoi grandi . Napoleone I era pallido come te , i capelli di lord Byron erano ricciuti come i tuoi : tu potrai vincere battaglie belle come una canzone e scrivere canzoni sonore come una battaglia . Aspetta : la tua ora fatale passerà anche troppo presto portandoti lontano dai miei occhi , e io non ti vedrò più che in mezzo ad una aureola di gloria , sullo sfondo nero di una procella . La fronte di lui balenò . - Aspetta ... - ella s ' affrettò a ripetere : - la storia non saprebbe che farsi della tua giovinezza , la primavera è dei fiori . Sei già celebre , il mondo ti osserva palpitando . Io ti credo : la fede che s ' inspira è pur sempre la migliore delle certezze . Ascolta - proseguì anelando con una moina di terrore e di adorazione : - se ti provassi che ti amo , se il tuo pensiero abituato a tutte le magnificenze dell ' infinito , se il tuo cuore pieno di tutte le pompe dell ' immortalità dovessero per forza arrestarsi davanti al mio amore ... - Fermarsi è morire . - No , non ancora . Se quando tu cerchi nelle tenebre dell ' ignoto io avessi per te conforti di luce e di rivelazioni ; se quando tutto oscilla nel dubbio del tuo pensiero io restassi salda nella fede del tuo cuore ; se quando tu lotti io fossi sempre la vittoria ; se quando tu vinci io fossi sempre il premio ... se io fossi nel tuo ieri eterno e nel tuo dimani immortale ? ... - La vita non è che l ' oggi . - E sia pure . Hai ragione , noi donne siamo caduche , siamo un fiore ed un frutto , un profumo che accarezza , un sapore che corrobora . Sali , sii grande ; io non posso nulla per te ; sii infinitamente infelice , la tua felicità è forse in questo . Vivi lassù , al disopra dell ' aria , dove le stelle guardano nel vuoto e le comete cercano Dio : io non ho né il diritto , né la forza di seguirti . Ma quando discenderai dal zodiaco fiammeggiante della tua idea al comando della storia , che avrà drizzato sopra un Golgota la tua croce nera , io sarò ad aspettarti lungo la strada e avrò lagrime che laveranno tutte le tue piaghe , parole che copriranno tutti gli insulti . Ma prima , fra l ' apoteosi e il martirio , sovvèngati qualche volta di me , che ti avrò amato colla stessa costanza della terra che gira intorno al sole , sovvèngati della mia vita , che sarà sboccata nella tua come una fontana nell ' oceano . La fontana è piccola , ma la sua acqua si può bere . Poi guardandolo improvvisamente come in atto di sfida proruppe : - Ebbene , senti : che cosa daresti tu , ambizioso , per essere il maggiore fra quanti uomini furono e saranno ? - Il sembrarlo a tutti . Ella chinò scoraggiata la fronte , mormorando : - Mi soffochi . Egli era ancora nella stessa posa , sdraiato colla testa nel suo grembo guardandola cogli occhi immobili . La sua fronte altissima era pallida come una lapide . Ma un lampo passò ancora nelle pupille tremolanti della donna . - Credi tu almeno nel tuo genio ? - Sei tu sicura di Dio ? - Quindi egli si rialzò , le tese la mano : i suoi occhi brillavano come due stelle . - Rodolfo , Rodolfo ... - ella gemé soffocatamente - tu mi abbandoni , te lo leggo negli occhi . L ' altro non rispose . Ma ella non si arrendeva , gli serrava le mani , gli si avviticchiava col sorriso , collo sguardo ; poi alzando le braccia per gettargliele al collo con atto stanco , febbrile d ' amore , mormorò : - Vieni , dunque , dormiamo .... Egli le rattenne quel gesto . - È già l ' alba - rispose freddamente . Fuori la notte era sempre così tenebrosa , il sobborgo aveva spento tutti i fanali , non s ' udiva una voce : ma laggiù , lontano , quella piccola stella non era ancora sommersa . Quando fu presso la città , egli piegò macchinalmente a dritta lungo lo stesso viale . Le mura non si discernevano ancora , i platani facevano sempre sul suo capo una volta anche più nera dell ' ombra . D ' improvviso quel medesimo fracasso rotolò lontanamente : poi quegli occhi rossi riavvamparono , i sonagli tintinnirono , gli alberi tornarono a tremare e l ' ombra indietreggiò fuggendo giù nel fossato , mentre una macchia di sangue lambiva sinistramente le mura e l ' ondulazione di un galoppo leggero e cadenzato rimbalzava sulla strada . L ' omnibus sembrava illuminato anche di dentro . Lo schiocco della frusta imitava la battuta delle nacchere . Egli era venuto sul ciglio della strada . Questa volta il balenìo bianco sulla faccia del cocchiere era come il riverbero di una vetriata . - Ferma ! - egli gridò stendendo la mano . I cavalli si arrestarono stecchiti . L ' omnibus illuminato internamente da un fanale bianco sopra lo sportello superiore appariva stipato nel fondo e sui sedili di casse bianche , segnate sul coperchio da una croce nera ; una , la più piccina , forse di un bimbo nato e morto nel medesimo giorno , sembrava un cofanetto . Il cocchiere attendeva colla frusta bassa . - Salgo ? - Pieno ! - l ' altro rispose battendo colla frusta sui fianchi dell ' omnibus . - Salgo ? - In serpe ? - Egli vi si arrampicò , ma non si era ancora assettato che il cocchiere gli domandò : - Pronti ? - Sì . Lo schiocco della frusta squillò e i cavalli si slanciarono . Allora esaminando il cocchiere egli s ' accorse che era uno scheletro vestito di una livrea nera , con un largo cappello piatto sulla testa . Il balenìo bianco della faccia gli veniva dai denti . Andavano colla rapidità di un sogno . - Donde vieni ? - egli domandò nel piegarsi sopra di lui ad una voltata vorticosa . - Dall ' ospedale di San Lorenzo . - Quanti morti hai caricato ? - Non li conto io . Vi fu una pausa . L ' omnibus rotolava furiosamente , la città si era già perduta in lontananza , un gran viale fiancheggiato di lunghi cipressi appariva . - Dove vai ? - Scarico al cimitero . - Ci fermiamo lì ? - chiese guardando laggiù quella stella oramai vicina ad affondarsi . Un lampo più bianco passò sulla faccia del cocchiere , che ripeté : - Scarico al cimitero . Nello stesso momento la testa dell ' altro gli cadeva morta sulla spalla . Lassù , lontano , la stella si era affondata . LA CITTÀ - Vi ricordate - proseguì l ' illustre critico - la pagina fine e malinconica , nella quale Sainte - Beuve paragona una biblioteca ad un cimitero ? L ' aria è umida e fredda , le sale hanno delle sonorità di sotterraneo , gli ordini degli scaffali rammentano la disposizione dei sepolcri nelle prime catacombe , i vecchi libri di carta pecora hanno il pallore giallognolo delle vecchie statue sdraiate sui coperchi dei sarcofaghi . Poi vi sono i libri rilegati a colori vistosi , colle costole luccicanti e dorate come le tombe azzimate di marmi e di fiori ; le sale proseguono una dentro l ' altra come nelle certose , si sente nell ' aria un raccoglimento solenne , un silenzio di meditazione , che vi fa abbassare la voce e sospendere lo scricchiolìo delle scarpe . Quante tombe ignorate ! Quanti libri , che non si leggono più ! Ma vi sono le tombe illustri , davanti alle quali centinaia di generazioni si son già fermate palpitando , e che altri grandi della vita vennero ad interrogare incollandovi gli orecchi per udirne le risposte profonde ; ma vi sono i libri illustri , che centinaia di generazioni hanno già imparato e altre centinaia impareranno , che discendono ogni giorno dagli scaffali , come i morti escono forse ogni notte dal sepolcro , per dare una data antica alle nostre scoperte di ogni giorno e una autorità millenaria ai nostri sogni di una notte . Una biblioteca è un cimitero - ripetè l ' illustre critico abbassando la voce . La bella duchessa lo scrutò con occhio benevolo e soggiunse sorridendo : - Mi avete detto altre volte che dobbiamo ai frati le prime biblioteche : la prima delle ultime si è aperta ieri , la - Vittorio Emanuele » . Non vi è mai sembrato che le vecchie biblioteche sentano fin troppo il convento ? Ne ho visitate poche , ma ne ho sempre ricevuto la stessa impressione : che scaffali poveri e gelidi , che panche da chiesa o da refettorio ! In fondo a tutte un tavolone con una lucerna sepolcrale pendente dal soffitto . Generalmente erano costrutte a navata . Gli uomini , che vi studiavano , dovevano essere penitenti , i libri di autori morti , tutte le opere un testamento . D ' estate vi si sentiva un freddo d ' inverno , d ' inverno vi si sarà gelato addirittura . Una volta , sola con un domenicano , calvo e terribile , udendo il pavimento echeggiare sotto il mio passo leggero di donna gli domandai se v ' erano sotto le prigioni . - E vi rispose ? - Sorridendo che v ' era la cantina . Ebbene abbiamo ragione noi moderni di volere allegri i cimiteri e le biblioteche . - Forse ! ma saranno senza monumenti . - Accettereste per caso la formula di Victor Hugo , il libro ha ucciso il monumento mentre - ella aggiunse con sardonico sorriso - i nostri municipi non fanno che smentirla tutti i giorni ? Oramai mancano le piazze per le statue . - La formula di Victor Hugo è terribile quanto giusta , ma sciaguratamente ce n ' è un ' altra più terribile , che egli forse non ha presentito : se il libro ha ucciso il monumento , il monumento è morto anche nel libro . Non si scrivono più capolavori . - Perchè ? - Le ragioni sono troppe , dirne una sola , che le riassuma tutte , non è forse meno difficile di un capolavoro . Perchè non siamo noi più belli ? Uno scienziato vi risponderà : perchè nella nostra educazione coltiviamo lo spirito trascurando il corpo , e così crederà di avere risposto . Ma questo è un effetto non una causa . Prima che il culto del corpo venisse trascurato , nello spirito sarà stata mortalmente ferita l ' idea della bellezza . Perchè ? Perchè non abbiamo noi più fede ? Se la fede è una visione , l ' arte è un processo fotografico che la fissa . Quale è dunque il nostro concetto della vita ? Quale il nostro concetto della morte ? Come ogni visione è un fatto individuale , così i sensi del corpo e le facoltà dello spirito in ogni individuo hanno una potenza forse indeterminabile ma predeterminata . La prima condizione per fare un capolavoro è dunque che esso esista nella zona , che la vita di un individuo può abbracciare . Ora la nostra vita individuale ha confini ben tracciati , abbastanza difesi , dai quali nessuna invasione di fatti o di idee possa irrompere devastando le pianure o affumicando gli orizzonti , entro cui deve formarsi la visione del capolavoro ? Oggi che tutte le barriere sono abbattute fra popolo e popolo , e si fanno le ferrovie sotto il letto dell ' oceano , e si sventrano le montagne , che cosa è la patria ? Pei popoli , che dicono di averla , è il sentimento di un fatto già trascorso ; pei popoli , che non l ' hanno ancora , il sentimento di un fatto futuro . I popoli liberi dichiarandosi uguali vogliono uniformare leggi e costumanze , conciliare tutti gli interessi per annullare tutte le differenze ; i popoli schiavi aspirano alla patria per smarrirla all ' indomani nella fratellanza universale . La patria è il mondo , non vi è dunque più patria . Quale è la nostra religione ? - La mia ? - esclamò la duchessa con un sorriso - aspetto che me lo diciate . - La vostra risposta invece di essere spiritosa è profonda . Noi non abbiamo più religione : il sentimento religioso è rimasto perchè immortale , ma delle sue molte costruzioni nessuna è ancora dritta in fondo alle coscienze . Rovine dunque ! Al principio del nostro secolo la poesia le ha cantate , adesso anche il canto è cessato perchè furono distrutte anche le rovine . La critica arrivò d ' ogni lato con un ' orda di scienziati , che si divisero ringhiosamente i rottami vantandosi con essi di ripetere l ' edificio . Qualche volta son arrivati a ridisegnarne la pianta , e urlarono al miracolo , come se la pianta del Campidoglio rifatta dal Canina , quand ' anche vera , potesse valere , non dirò nella coscienza di un popolo , ma nella immaginazione di un artista lo spettacolo del Campidoglio quale l ' anima di Roma l ' aveva profeticamente intuito , dieci secoli di storia composto , e l ' anima di Roma morente l ' aveva veduto per l ' ultima volta fra le fiamme e la bufera dei barbari trionfanti . Che cosa è oggi la famiglia ? La sovranità del padre , l ' autorità del cognome , la catena della tradizione , tutto è spezzato . Una volta ogni famiglia era una dinastia , adesso è una democrazia , che sta per diventare demagogia : il padre si vanta amico del figlio , la madre sorella delle figlie . Rovine dunque ! Anticamente la famiglia fu una torre nello stato che era una fortezza , nella patria che era un mondo contro il mondo ; poi nel medioevo la torre diventò un palazzo , il palazzo una casa , oggi i ricchi hanno un appartamento e i poveri una camera . Ecco la famiglia : il gruppo è rimasto perchè insolubile , ma l ' edificio , che s ' innalzava sopra di esso come sopra tre cariatidi , padre , madre e figlio , è crollato . - Voi mi spaventate - disse la duchessa , diventando seria suo malgrado . - Perchè ? Lo sapete pure che la vita dell ' individuo nell ' umanità è una rovina , che passa , in una rovina , che resta . Le rovine vi spaventano ? Ma non siamo noi stessi un risultato di rovine , non siamo noi composti coi ruderi di venti civiltà , che si frantumarono compenetrandosi ? Ieri Renan , il vostro scrittore prediletto , inseguito dal dubbio attraverso la propria nobile ed immensa erudizione , si domandava in un ammirabile opuscolo : che cosa è una nazione ? Renan , che nell ' estrema sensibilità della propria fibra ha sentito tutte le malattie del nostro secolo , vicino forse a morire s ' accorge che la nazione sta morendo . La vita antica aveva due termini , individuo e stato ; la vita moderna ne la ancora tre , individuo , stato e umanità ; la vita futura tornerà ad averne due , individuo e umanità . Che cosa è la nazione ? L ' orda . La patria ? L ' accampamento . Così la storia si mise in cammino , ha scritto con frase immortale il Quinet . Quando la tenda diventò di sasso e il terrapieno una muraglia , l ' accampamento si trasformò in città : allora l ' orda si mutò in popolo , e la patria arrivava fin dove gli ultimi armati dell ' orda potevano accampare lungi dalla città . Lì era il confine della patria , l ' orbita tracciata a quel popolo dalla sua doppia forza di attrazione e di ripulsione nel sistema storico del mondo . Adesso le città non hanno più mura e i doganieri passeggiano su tutti i confini invitando i viaggiatori a varcarli : non vi è più patria , non vi sarà dunque più nazione . - Ed è per questo che non si scrivono più capolavori ? - Chi sa ? Il capolavoro è un quadro : vi sono dunque condizioni di luce e necessità di prospettiva , che lo dominano : poi un quadro dev ' essere composto in modo che esprima più di quello che fa vedere . Ogni angolo di campagna non è quindi un paesaggio , nè ogni crocchio un gruppo . Un capolavoro - seguitò l ' illustre critico correggendosi con atto nervoso - è anzitutto una visione , che ha bisogno di formarsi nel popolo prima di tradursi nell ' opera dell ' artista . Laonde occorre che nello spirito del popolo , dal quale deve sorgere , istinto , sentimento e idea , queste tre forme della vita , non si siano offese collo svolgersi ; che la sua filosofia non sia troppo alta nè la sua religione troppo bassa , che la sua scienza sappia analizzare ma non ancora decomporre , che la sua civiltà sia arrivata a quel grado e la sua storia a quel punto , nel quale l ' una tocca l ' apogeo e l ' altra trova la coscienza ; bisogna finalmente che la stessa perfezione necessaria all ' artista per estrarlo si sia prima verificata nel popolo per produrlo . A venti o a settanta anni non si scrive un capolavoro , non si fonda una religione , non si costituisce un impero : le reggi della vita sono identiche nell ' individuo e nel popolo . Ci vuole dunque una unità fisica di razza , una unità morale di sentimento , una unità ideale di pensiero ; se il popolo non sarà uno come razza , non arriverà alla necessaria intensità di sensazione : se non sarà uno moralmente , mancherà l ' unità di composizione ; se non sarà uno idealmente , quella di significato alla sua opera . Orbene siamo noi uni come razza , per esempio , noi italiani ? Oggi una statistica sta contando il colore dei capelli e degli occhi per apprendere la proporzione fra le razze , che ci compongono ; sono molte , troppe anzi . Tutti i barbari attraversarono l ' Italia per andare a Roma e nel partirsene ci lasciarono dei bambini per compenso dei tesori rubati o distrutti . Prima del cristianesimo Roma era diventata l ' emporio di tutte le religioni : il cristianesimo le divorò , ma esse gli rifiorirono in pustule sulla pelle . Il vapore e il telegrafo hanno reso costante quello che era momentaneo , cioè il passaggio di un popolo attraverso un altro ; il commercio ci offre i prodotti , la scienza , le ragioni , l ' arte gli spettacoli di tutti i popoli . Noi soccombiamo sotto il peso delle nostre conquiste : lo stato non difende più la nostra personalità storica , l ' umanità non ci ha ancora dato la propria . Il cielo non è più per noi che un deserto popolato di mondi , la terra un laboratorio gremito di viventi ; la critica ha distrutto la leggenda senza creare la storia , la religione ha perduto Dio conservando i santi , la scienza non ha sorpreso il fenomeno che per disperare di rinvenire la legge . Tutti i medici sostengono oggi che l ' ingegno è una nevrosi , e infatti basta guardare la fisonomia d ' un uomo d ' ingegno per vedere quella di un malato : negli uomini moderni la testa è più grossa e il petto più angusto che nelle statue antiche . L ' ultima filosofia , la massima , l ' hegeliana , risolve l ' universo in una idea : l ' ultima scienza , il darwinismo , conclude nell ' uomo all ' animale ; l ' ultima affermazione cattolica è stata la necessità del potere temporale , l ' ultimo grido della poesia una bestemmia , l ' ultima parola dello stato una parola di abdicazione : libertà ! - Lo so che non siete liberale : e allora ? Egli si fermò . Evidentemente il lungo discorso lo aveva affaticato : la sua bella faccia di pensatore colla fronte alta sotto i lunghi capelli grigi perdette lo splendore della ispirazione , i suoi occhi si appannarono , un ' ombra gli si distese sulla bocca e vi spense il sorriso . Quindi reclinando la testa sul petto parve seguire giù nell ' oscurità di un baratro lo sprofondarsi di una visione , ma improvvisamente si raddrizzò , e con quella voce lenta e dolce , che ammaliava subito il pubblico dall ' alto della cattedra , riprese : - Sainte - Beuve pel primo ha trovato l ' immagine paragonando Renè a una torre e le altre opere di Chateaubriand ad un gruppo di case agglomerate sulla sua base . Oggi che il libro ha ucciso il monumento e il monumento è morto nel libro , giacchè non si scrivono più capolavori , l ' immagine trovata da Sainte - Beuve per Chateaubriand vale per tutti , e chi fabbrica una capanna , chi una casa , un palazzo , una villa , una città . Guardate Balzac , che Sainte - Beuve , il primo critico del secolo , ha negato : Balzac , il primo genio del secolo , che si dibatte trent ' anni per scrivere un capolavoro senza riuscirvi , e invece di alzare un monumento fonda una città . I suoi quaranta volumi sono tanti rioni , nei quali si muove una popolazione identica e diversa siccome in tutte le città : non manca una bottega , una industria , un istituto , una scuola . Dalla pescivendola alla principessa del sangue o dell ' avventura la città possiede tutte le categorie e le varietà femminili ; vi saranno trenta pittori , cento giornalisti , poeti e scienziati , preti e demagoghi , assassini e gendarmi , burocratici e soldati , parlamento e prigioni , ospedali e teatri , genio e follia , misticismo ed usura : plebe venuta dalla campagna , o germogliata fra il selciato , o nata dal fermento delle immondizie accumulate negli angiporti . Vi sono i martiri oscuri e gli eroi decorati , veri o falsi : Napoleone I vi passa parecchie volte nelle sue varie campagne , i Borboni vi soggiornano molti anni , Svedenborg vi arriva dalla Scandinavia . Vi è il passeggio pubblico costantemente pieno di carrozze , il corso rumoroso di folla ; nei quartieri aristocratici la ricchezza moltiplica il frastuono e la luce , si profonde in capolavori e in aborti , ripete tutte le sue eterne grandezze e i suoi eterni obbrobrii . Nei quartieri bassi la miseria prosegue la propria vita di stenti aiutandosi di crimini e di eroismi , ingegnandosi con gioie minuscole e con piaceri bestiali , bestemmiando Dio e credendo nei signori . Ma le stagioni passano , e il clima varia dal gelo alla canicola , mentre migliaia di persone vivono in quella città , e la loro vita vi produce centinaia di drammi , migliaia di sentimenti e di idee . Balzac ha fondato da solo questa città , nella quale tutti verranno poi a costruire . - Ah ! - esclamò la duchessa - comprendo . - Badate al primo , Flaubert . Un altro , il quale ha sognato il capolavoro , e penetrato della sua unità decise che ogni artista non può scriverne più di uno , giacchè bisogna attendere per esso il momento armonico di tutte le facoltà dello spirito con tutte le circostanze esterne . Flaubert verrà a fabbricare nella città di Balzac . Vedete quella casa ? È la casa di Madame Bovary , forse la più bella della città . Critici ed artisti non si stancano di lodarne la disposizione interna , l ' eccellenza dei materiali , l ' armonia della facciata e dei fianchi : sciaguratamente critici ed artisti oggi non sono più buoni giudici , e però se molte case di Balzac , per esempio quelle di Eugenie Grandet o di Cousine Bette , mi paiono migliori , la casa di Madame Bovary resterà un eterno modello delle case borghesi al nostro secolo . Vedete dietro di essa quel magnifico mostruoso edifizio ? Sono i palazzi di Salambò , ancora un ' opera di Flaubert : Madame Bovary doveva essere il capolavoro , Salambò il monumento : il capolavoro è forse più bello del monumento , ma vorrei aver fatto piuttosto Salambò che Madame Bovary . Siete stanca ? - No . - Allora , passeggiamo . Guardate , via Alessandro Dumas figlio : le due case all ' imboccatura sono di Margherita Gauthier e di Clemenceau , lo scultore , più innanzi in quel vasto palazzo c ' è il salone del Demi - monde . Via Emilio Augier : questa è più larga , di stile più solido e moderno . Vedete le finestre al secondo piano della terza casa a sinistra ? Là stanno Les Lionnes pauvres , l ' altra di facciata appartiene a Maitre Guerin , poi vi è quella del Gendre Poiret e subito dopo il palazzo degli Effrontès . Quest ' altra strada , che ha un solo palazzotto elegante , ma pretenzioso , verniciato , leggete : via Octave Feuillet questo è il palazzotto di Camors . Via Champfleury : oggi è poco frequentata , in fondo vi è lo studio di Courbet il pittore . Vicolo Edmondo Duranty ; è corto , senza sfondo . Oramai arriviamo alla grarnde piazza De Gonconrt . La vedete ? È formata di grandi fabbricati irregolari , palazzi del settecento , prima della rivoluzione , durante la rivoluzione , dopo la rivoluzione . Voltatevi , quella Certosa è di Stendhal , osservate la sua statua , alta in atteggiamento rigido dal profilo tagliente , che domina sul largo piedestallo Rouge et Noir . Egli solo aiutò Balzac nella fondazione della città : adesso avete dinanzi due strade , via De Goncourt , l ' altra più recente via Alfonso Daudet . Per quale volete mettervi ? - Per la più grande , via Goncourt . - Gettiamo nullameno uno sguardo nell ' altra , ne vale la pena . Quel palazzo sontuoso e barocco è del Nabab , negli altri dappresso e che paiono alberghi stanno a pensione gli ex Re in esilio : quella è la piccola casa di Jacque il macchinista , nell ' ultima in fondo abitò Numa Roumestan il ministro . Adesso entriamo in via De Goncourt : è una bella strada . Ecco lo studio di Manette Salomon , l ' ospedale di Soeur Filomene , la casa della Faustin , in quella casipola nacque la povera Elisa , in quell ' altra abitarono i fratelli Zenganno , più in là Renata Mauperin . Quella palazzina , a due passi , con una piccola facciata da museo , è la Maison de l ' Artiste , una specie di bazar pieno di mobili , di quadri e di cianfrusaglie . Un momento : osservate quella casa , che si avanza stranamente sulla strada : è di aspetto povero sotto la decenza , è la casa di Germinie Lacerteux . Svoltando si entra nel quartiere di Zola , il più vasto dei quartieri recenti , quantunque sia ancora in costruzione . L ' enorme fabbricato che si prolunga dalla casa di Germinie Lacerteux , ripetendone il disegno , dall ' insegna della grande liquoreria presso la porta si chiama L ' Assomoir : è quello che ha fatto il nome all ' ingegnere , no all ' architetto , perchè questa volta l ' ingegnere è un grande artista . Esaminate come Zola ha riprodotto minuziosamente il cattivo stile parigino moderno nel palazzotto dicontro ; questa volta l ' esattezza arriva al capolavoro , è il palazzotto della Curèe . Più in là sorge la casa dell ' altro Rougon Son Exellence , in fondo alla strada l ' immenso , prodigioso mercato , il vero Ventre de Paris . - È bello ? - Un mercato difficilmente può esserlo , ma è immenso , prodigioso . Avete ancora notata quella altana ? Là abitava Elena Mouret colla figlia , la povera piccina nervosa . - Quell ' altana è un capolavoro . - Di costruzione non direi , ma vi si respira un ' aria più pura , e sulla conca di questo mercato è di un effetto eccellente . Vogliamo salirvi ? - Perchè no ? - rispose finalmente la duchessa - forse dalla sua altezza si scorge il grande giardino del Paradou . - Spero che non vi piacerà . Giammai artificio violentò maggiormente la natura : è la farragine del mercato dentro il giardino . - Forse avete ragione , ma il giardiniere è stato nullameno un grande poeta . - E lo sarebbe parso doppiamente , se avesse saputo un po ' meno la nomenclatura . La duchessa si arrese . - Ritorniamo - disse poi . - Non vi sembra che il quartiere sia bello e soprattutto grande ? - Senza dubbio , ma vi sento due brutti difetti , la monotonia dello stile e una suprema volgarità nelle massime come nelle minime cose . - È moderno . - La città di Balzac lo è del pari e non mi fa pesare sulla coscienza la volgarità di questo quartiere . Poi non tutto vi è compiuto : si capisce che vi abita soltanto la nuova borghesia e il popolino , nessuna famiglia illustre , nessun grand ' uomo è ancora venuto a stabilirvisi . Da solo questo quartiere non potrebbe vivere e nemmeno diventare una città . - Infatti tutto vi è come provvisorio , la vita non vi ha conservato nulla . - Vi manca persino una chiesa . - No , girate quell ' angolo : ecco la chiesa , forse meglio la cappella di Lourdes : nella volta egri ha dipinto i quattro evangeli . - Povero Zola ! il terzo non potè finirlo . - Non ve ne lagnate : Zola della religione non sentiva che l ' idolatria e in lui l ' artista era finito assai prima che l ' uomo morisse . La sua opera conclude al dottor Pascal , l ' eroe della scienza , che vorrebbe da questa trarre una morale , una religione nuova , e invece sprofonda nel l ' animalità di un incesto . Zola era un pessimista inguaribile : onesto , dolorosamente ammalato della propria onestà , vide e disegnò come nessuno prima di lui l ' abbiezione del popolo sino alle classi più alte , ma non vide altro . Tutto quanto la vita ha di nobile , di eroico , di veramente tragico gli sfuggì , eppure la vita dura nella storia soltanto per questa eccellenza di pochi , che vi funzionano come un sale antiputrido : eroismo di pensiero , eroismo di cuore . Ma vinto nel giorno tardo del suo trionfo Zola ebbe paura , e si rifugiò in un sogno ancora più anarchico che socialista : allora non vide più . Le sue ultime figure furono di cartone dipinto , la sua musica rimase un frastuono , il suo colore una macchia , il suo pensiero si oscurò , il suo cuore rimbambì . - Siete violento nelle verità . - La verità lo è sempre finchè combatte : nessun artista ha potuto salvarsi entrando nel socialismo : guardate Zola , Tolstoi , oggi tocca ad Anatole France . Il socialismo è dunque ancora falso , vuoto forse , se i poeti , che hanno sempre l ' istinto e la nostalgia del nuovo , non estrarne una novità e vi perdono il senso dell ' arte . La duchessa sorrise . - Torniamo nella città di Balzac . - Temereste smarrirvi altrimenti . - Impossibile ! ho sempre tenuto d ' occhio il grande campanile della chiesta di Svedenborg , il campanile di Seraphitus . E talmente alto che nulla può nasconderlo . - Forse talvolta le nuvole . - Ah ! - proruppe quasi stizzosamente la duchessa - non avrete dunque mai un momento di entusiasmo , sarete sempre un critico ? Quindi illuminandosi in viso : - Giacchè volevate salire meco sull ' altana di Zola , accompagnatemi sul campanile di Seraphitus : là saremo più in alto , in un ' aria , in una luce più pura . - E vedremo tutta la città e il suo bel territorio , i villaggi vicini , la grande rocca di Hugo , indefinibile e portentosa agglomerazione di castelli , le ville eleganti di George Sand , il capriccioso villino di Musset , il vecchio Maniero di Lamartine ... - seguitò con accento quasi ironico . - Seraphitus ! - mormorò la duchessa . - Voi vi chinerete dall ' alto del suo campanile come egli dalla cima del Fiord , ed altrettanto impassibIrE . - No . - Non vorrete dunque guardare ? - Sì , ma in alto . L ' illustre critico non rispose . IL RITRATTO Il palazzo era del quattrocento , bruno e solenne . Aveva i finestroni a grandi vetri riparati da tendine bianche e il portone fiancheggiato da pilastri colla catena : pareva quasi nuovo nella facciata , quasi vecchio nel cortile e nell ' andito su per tutto lo scalone . La statua che ne coronava il primo plinto , mancava del braccio dritto , il sole del lucernario orlato di uno zodiaco dorato si era spento chissà da quanti anni , e i suoi ultimi raggi caduti per lo scalone erano stati forse spazzati in qualche mattina fra i calcinacci dalla scopa del portiere . Il sarto che adesso ne disimpegnava la funzione , senza livrea e senza spada , senza mazza e senza cappellone , ignorava egli pure la storia della famiglia , dalla quale quattro secoli or sono era stato costrutto questo magnifico edifizio , ancora fortezza al pianterreno , ma avendo già del palazzo al primo piano , coll ' atrio senza colonne e lo scalone pieno di statue . Il suo ultimo rappresentante , volontario fra gli eserciti del primo Napoleone , era morto nella ritirata di Mosca , ignoto ghibellino dietro la fortuna dell ' ultimo Cesare . D ' allora il palazzo aveva mutato parecchi padroni conservando sempre il proprio nome : era stato affittato in molte parti e per molti usi , a magazzini e ad appartamenti , a studio di artisti e a camere ammobigliate . Persino qualche bottega si era aperta dal di fuori fra il vano di due finestre , e i granai erano diventati laboratori . Ma il palazzo sovrastando a tutte le case della strada colla sua massa bruna e marmorea manteneva sempre lo stesso aspetto aristocratico , quantunque decaduto , col portone spalancato , i lastroni dell ' atrio rotti e il cortile deserto . La gente che lo abitava vi pareva estranea : infatti passavano frettolosamente , piccini , male vestiti come si usa oggi , non ricevendo da lui e non rendendogli nulla della sua grandiosità poetica o della sua poesia melanconica . Sul cortile , all ' abbaino di una soffitta , viveva un pittore . L ' abbaino tagliato nel cornicione , sebbene grande quasi quanto una finestra ordinaria , sembrava piccolo . Quando il pittore era in casa , si vedeva spesso la sua pipa sporgere dal cornicione fumando o battendo sugli spigoli con una cadenza musicale . Allora qualche strappo di canzone cadeva nel cortile , talvolta vi cadeva pure la pipa , ma essendo di radica non si rompeva . Il pittore era giovane e solo : aveva venticinque anni , era secco come la fame e vagabondo come l ' ozio : ma se possedeva cinque o sei tubetti di colore e due o tre pennelli , non aveva quasi mai lavori da compiere e mai voglia di lavorare . I suoi capelli crespi si sarebbero detti di un moro , i suoi abiti logori sembravano di un altro : solo il sorriso era suo , un sorriso largo sopra dei denti bianchissimi , che gli rischiarava il volto mostrando tutta la bontà spensierata ed affettuosa del suo animo . Così , sempre allegro nella miseria , temperava di sogni le troppe crudezze della realtà : diceva di abitare per la strada non tornando quasi mai a casa che per dormire , aveva più compagni che donne , desiderava tutto senza veramente invidiare nulla . La gioventù lo sorreggeva . Eppure la sua vita avrebbe dovuto essere infelice . Suo padre , verniciatore di qualche merito , era morto prestissimo : sua madre , rimasta vedova , dopo aver fatto di tutto per vivere bene aveva dovuto morire nel più triste abbandono all ' ospedale . Egli se ne ricordava perfettamente insieme ad altre cose della mamma , secreti sospettati sino da fanciullo , indovinati da ragazzo poi risaputi giovinotto da lei stessa con quell ' accorante cinismo di poveri che non nascondono più nulla perché hanno perduto ogni speranza . Ma egli resisteva . Indarno la vita quotidiana gl ' insudiciava ogni giorno più quei ricordi colla propria esperienza , o talvolta incontrando un ' antica conoscenza di casa , qualche artigiano o qualche signore , una scena oltraggiosa per la memoria della mamma , un motto , un particolare che non avrebbe osato ridire con alcuno , gli balenavano improvvisi ed accecanti al pensiero , giacché la gentilezza della sua natura trionfava egualmente di tutto . - Povera mamma ! - mormorava in cuore . Poi una ragazza lo innamorò , e allora lasciandosi riprendere dal sogno di essere un bravo pittore vestito di velluto , colla cassetta sotto il braccio , l ' ixa nel bastone , viaggiando per le campagne verso le città , festeggiato ed amato dappertutto , la sua stessa statura non gli piacque più . Avrebbe voluto essere più alto , pallido e bello , giacché era talmente brutto che doveva in parte convenirne ; ma invece della grande ricchezza si sarebbe sentito più felice solamente col danaro per vivere libero ed elegante in una piccola gloria . Quindi le storielle avventurose dei vecchi romanzi sugli artisti gli trottavano pazzamente pel capo , sebbene non avesse mai posto piede in uno studio di pittore , o deciso almeno di mettersi a studiare l ' arte sul serio . Era stato molti anni garzone nella stessa bottega , resa nota dal padre e subito dopo la sua morte rivenduta dalla mamma senza nemmeno giungere ad intascarne il prezzo ; ma garzone indisciplinato che perdeva le ore per strada e non aveva mai saputo tirare un filetto sopra una ruota ; si fece presto cacciare . Poi morta la mamma entrò impiegato in una bottega di droghiere , ne fu espulso , mutò padrone , cangiò mestiere , sempre allegro e svogliato , finché la vecchia arte , come egli diceva con un sorriso , lo riattirò trasformandolo in imbianchino . Aveva trovato un eccellente amico in un compagno ed un buon principale . Per parecchio tempo lavorò tranquillo , quindi capitò un altro guaio . Una seconda ragazza lo innamorò . La ragazza , bella sartina , civettuola ed elegante , dichiarò che non avrebbe mai accettato per amoroso un imbianchino col berretto di carta bianca e il vestitone di rigatino turchiniccio schizzato di colori : allora egli s ' improvvisò pittore di stanze ed altro , ma quantunque si vestisse meglio e parlasse sempre in italiano , tutto fu inutile : la ragazza non volle saperne . Egli rimase pittore . Il suo primo lavoro fu la riquadratura di una bottega con un rosone nel mezzo della volta , dalla quale scendeva il lume a petrolio . Il fumo della lampada vi mise un po ' di chiaroscuro intorno , la bottega era buia e il rosone passò . In seguito dipinse qualche paesaggio sulle pareti delle bettole , molti cartelli , alcune insegne , persino dei ritratti che non somigliavano a nessuno ; però il guadagno era sempre scarso , e quando il bisogno urgeva più doloroso , egli andava dietro un vicolo scuro , dove nella cantonata di una vecchia casa s ' inabissava il bugigattolo di uno scrivano , per farvi delle copie . Così aveva le miserie di tutte le arti . Ultimamente emigrando di quartiere in quartiere , di granaio in granaio , era capitato nell ' antico palazzo Lambertini . I padroni , una famiglia di canepini che vivevano lassù strettamente , quantunque guadagnassero abbastanza bene nel loro mestiere , gli fornirono la stanza con un letto , un cassettone , un portacatino in ferro collo specchio : ce n ' era d ' avanzo . Il cavalletto da pittore aggiungeva tutti gli altri significati . La soffitta vasta , col tetto inclinato e le travi grosse come quelle di un bastimento , sarebbe bastata da sola a più di una famiglia : d ' inverno l ' acqua vi gelava nella brocca , d ' estate il sole vi faceva screpolare il cassettone ; i mattoni del pavimento erano rotti , i vetri della finestra scompagnati , ma tutti questi difetti sparivano dinanzi a due grandi vantaggi . Rispondeva coll ' uscio sulla scala e si abbelliva nella parete dicontro al letto di un antico ritratto di matrona . La sua cornice ancora dorata riverberava in certe notti di luna , l ' abito cremisi della vecchia signora sembrava quasi nuovo in alcune pieghe , mentre l ' ombra coagulatasi nel fondo del quadro dava come una tristezza più pensierosa al giallore opaco della sua fronte . Non si capiva bene se fosse in piedi o seduta , ma in ogni modo il suo busto scollacciato dignitosamente sino alla sommità del seno stava eretto e il superbo atteggiamento della testa sormontata da una piuma bianca le induriva alquanto la bonarietà grassa della fisonomia . Egli lo spazzolò accuratamente il primo giorno pensando di copiarlo , poi non lo fece . Un ' altra volta , a secco di quattrini da molti giorni e non avendo quindi pranzato , pensò di venderlo , giacché il ritratto dimenticato nella soffitta dai vari rivenditori del palazzo evidentemente non apparteneva più ad alcuno . La notte fredda e ventosa urlava alla finestra . Egli aveva bighellonato tutto il giorno cercando qualche lavoro inutilmente : non si era incontrato in un amico , non aveva fermato una donna . Una tramontana frizzante levatasi nel pomeriggio assiderava le vie , ma sebbene i suoi calzoni avessero le pillacchere e il soprabito balenasse al gomito e al bavaro non poteva cangiarli . Era venuta la sera senza mangiare , il digiuno filava verso le quarant ' otto ore . Egli si prese davanti i calzoni in una mano e li strinse . Da tutti gli usci dei caffè uscivano folate calde , su dalle finestre , dalle porte delle osterie irrompevano odori mordaci di cucina , mentre la gente , più frettolosa del solito , urtando lo destava dalle sue distrazioni di affamato . Era tornato a casa per accendere la pipa e cenare così ; il tabacco gli fece bene . Quindi ravvoltolato strettamente fra le coperte , lanciando boccate di fumo come un camino , si mise a considerare fantasticamente quel ritratto . Chi era ? Che cosa le era accaduto nella sua vita di quattrocento anni fa ? Aveva avuto degli amanti ? Tutti i suoi discendenti erano morti ? La immaginazione eccitata dalla fame cominciò a battere la campagna attraverso il passato radunando le più strane novelle , i più inconciliabili aneddoti intorno a quel ritratto , finché a poco a poco la stanchezza lo vinse e la gioventù trionfando del digiuno lo addormentò . Per qualche minuto la pipa proseguì a fumare innocuamente fra le lenzuola , poi si spense , la candela poco più che a mezzo durò un ' altra ora . Sognò . La soffitta rimaneva sempre la stessa , la candela agonizzava fumando : egli era triste , colla testa affondata melanconicamente nel cuscino , quando gli parve d ' intendere un fruscio di seta . Qualcuno era entrato . Era una bella fanciulla dal viso pallido , vestita con rara eleganza , che si dirigeva sorridendo verso la vecchia signora : questa discese dal quadro e le gettò amorosamente le braccia al collo . Poi avevano parlato . In quel momento la vecchia signora sembrava ringiovanita ; i suoi occhi grigi brillavano di bontà , la piuma bianca della sua fronte tremava come del sorriso della sua bocca , ma egli non poteva più ricordarsi le loro parole ; solamente gli rimaneva il ricordo confuso di un riconoscimento , qualche cosa di drammatico fra le due donne che si ritrovavano finalmente dopo parecchi secoli di assenza . La bella fanciulla era anche più commossa ; i magnifici capelli biondi le si scuotevano fra un nimbo dorato sopra la fronte di un pallore meraviglioso . Egli nascosto sotto le coperte cercava di farsi più piccolo per non essere veduto , tendendo l ' orecchio ad ogni accento con una angoscia di curiosità che gli acuiva orribilmente le sofferenze della fame . Poi la ragazza uscì senza guardarlo ed egli vide daccapo la vecchia signora immobile nel proprio ritratto . Che cosa si erano detto ? La fanciulla era una sua discendente ? Perché era entrata in quella notte , sola ed elegante , per uscire così presto ? E a poco a poco credette di indovinarlo . Quella fanciulla nobile e ricca era sola come lui ; una mestizia desolata , quell ' abbandono inconsolabile degli orfani come lui , senza amore nel passato e senza alcuno da amare nel presente , l ' avevano spinta fuori del proprio palazzo in cerca di una mamma o di una nonna alla quale confidare la tristezza del proprio cuore . Infatti qualche cosa rischiarava adesso la fisonomia della vecchia signora dando al suo sorriso una bontà giuliva di mistero . Perché mai lo guardava così ? Avevano esse parlato di lui ? La sua immaginazione eccitata dalla febbre del digiuno gli persuase che la vecchia signora aveva raccontato alla fanciulla tutta la miseria di quella sua vita d ' artista col cuore vuoto come le tasche , in preda ai più strambi deliri della fame e dell ' amore . Anch ' egli era solo nella vita , più solo di quelli che hanno tutto perduto , giacché non aveva mai avuto nulla , aspettando sempre indarno qualche cosa o qualcuno . Ma chi era quella fanciulla ? Come si chiamava ? Dopo aver pensato lungamente concluse che si sarebbero riconosciuti infallibilmente in qualche luogo , poiché ella doveva averlo veduto in quella strana visita e non potrebbe così presto dimenticarlo . Un profumo delicato ed acuto era rimasto nella soffitta : egli avrebbe voluto interrogare la vecchia signora , ma un rispetto pauroso , insolito ed invincibile , glielo impediva . Ella sorrideva cogli occhi grigi . L ' aria del mattino dissipò quel sogno vivificandone il ricordo così che per un pezzo non poté distrarsene . La fanciulla misteriosa , l ' ideale di tutte le sue visioni , era diventata una nipote dell ' antico ritratto : qualche volta nelle stravaganze del suo lungo ozio gli accadeva di uscire appositamente per incontrarla , o più spesso tornando a casa si sorprendeva a domandarsi con ostinazione incredula se non fosse già su ad aspettarlo . Poi di commissione in commissione sperò che gli capiterebbe di farle il ritratto . Egli avendo già la sua fisonomia nell ' immaginazione era sicuro di non ingannarsi , ella tornerebbe con lui a trovare la nonna . Ma fra tutte queste aberrazioni e i sogni del lotto , dei cavalli che dovevano rubare la mano al cocchiere e che egli arrestava ad una cantonata salvandole la vita , delle lettere profumate che non arrivavano mai ; fra le fantasmagorie di troppi romanzi che si dissolvevano nell ' impossibile , il suo buon senso popolano protestava ancora . Quindi scuoteva la testa per scrollarne tutte quelle immagini , ma allora una malinconia cupa come il fondo di quel vecchio ritratto gli si addensava lentamente nel cuore . Dopo molti mesi della più rigida miseria , all ' avvicinarsi dell ' inverno parve che la stagione per lui migliorasse . Gli furono offerti da verniciare tutti gli usci e le finestre di un appartamento , più i portoni di una stalla e di una rimessa . Il lavoro era poco nobile , ma c ' erano trenta lire da guadagnare in una settimana . Accettò allegramente . A mezzo dell ' opera aveva già comprato per dieci lire un vecchio paltò , nel quale si affagottava voluttuosamente andando girelloni apposta nei primi freddi notturni lungo una qualche mura della città . La sera del sabato , finito il lavoro , ne aveva intascato il resto del prezzo : quattordici lire . Erano troppe , la testa gli girò . Venne prima a casa : voleva lavarsi , pettinarsi , mutare camicia per entrare a cena in qualche buona locanda , ma la pigrizia lo rattenne da tale grossa follìa . Invece discese in una cantina , ove si cucinava anche da bettola , e vi scialò in una cena inesauribile quasi tre lire lasciando cinque soldi di buona mano all ' ostessa . Fuori l ' aria era pungente : nullameno egli si sbottonò il pastrano e col cappello sulla nuca , le mani dietro la schiena si mise a camminare sbuffonchiando . I maccheroni e il vino ingollato gl ' infiammavano il sangue , gli pareva che la luce del gas facesse un ' aureola intorno alla testa di tutte le donne , quando passavano sotto i lampioni . Ma improvvisamente , prima ancora che questo indistinto bisogno femminino gli si acuisse nella coscienza , allo svoltare di un cantone una fanciulla che veniva correndo gli urtò col viso nel petto . Era piccina , con un fazzoletto sulla testa : ella si rattenne , trattenne una risata domandandogli scusa : egli s ' imbarazzò , ma l ' altra rideva , risero insieme . La fanciulla aveva il visetto aguzzo , sguaiato , e le scarpette , egli ne vide una sola , scollate malgrado il freddo della stagione . - Dove vai ? - finì per chiederle famigliarmente . - E tu ? - Io sono stato a cena . La ragazza accettò di andare con lui . Nel passare dinanzi ad un caffè egli la guardò bene nella faccia : era pallidissima , coi pomelli rossi dal belletto . Entrarono , egli chiese un punch bianco e le disse di ordinare tutto quello che voleva . Ella esitava . - Dopo cena , quando si è mangiato bene , non c ' è che un punch - egli concluse con una specie di vanteria beata . - Un punch dunque ! - ripeté la ragazza , che non aveva cenato , con una contrazione fuggevole alla bocca ; ma appena bevutolo d ' un fiato come una medicina parlò di andare a casa . Il suo viso era talmente sconvolto che l ' altro credette le venisse male . - Sarà il punch . - Che cosa vuoi ? il nostro stomaco è così leggero ... - ella ribatté sordamente . Strada facendo l ' aria frigida la ristorò : salirono ridendo le scale . Quando ebbero acceso la candela , la ragazza rimasta nel mezzo fece un oh ! di complimento sulla grandezza e sulla decenza della soffitta . Osservò il cavalletto . - Sei pittore ? - Ma la tela del cavalletto era ancora bianca . Poi d ' improvviso girando gli occhi gridò : - Un ritratto ! ... Tu che cosa fai ? Ti levi il paltò . Lo hai fatto tu il ritratto ? Lasciami vedere . Ma siccome era piccola corse ad una sedia , ve la portò sotto , vi salì , e cacciando la candela sotto il naso della signora : - Chi è ? - si rivolse ridendo del suo riso monellesco . - Ma se è vecchia ! Guarda , guarda la piuma bianca ... Stupida ! le piume si mettono ai cappellini . Quindi si curvò col naso sulla tela . Egli si era già levata anche la giacca e guardava dietro le sue spalle la testa del ritratto con un ricordo involontario del sogno . - Bella questa ! - ella squittì ; poi sillabando : - Aloisia comitissa ux ... qui è cancellato ... Lambertini ... Toh ! il mio cognome .
IL DESIGNATO ( ZUCCOLI LUCIANO , 1920 )
Narrativa ,
PRIMA PARTE . I Nel salotto non c ' ero che io ; io , in piedi , nell ' atteggiamento nervosissimo dell ' aspettazione , guardando dei quadri di cui conoscevo tutto , l ' autore , il tema , il valore artistico , la provenienza , la data in un angolo . Geltrude , la cameriera , entrò dallo studio e mi disse : - Il signore ha una visita ; ma si sbrigherà sùbito , e la prega di pazientare un istante . - La cameriera attraversò la sala ed uscì dalla porta che metteva al sèguito dell ' appartamento : io mi posi a sedere sul divano color foglia morta . Vecchio salotto , dove regnava un ordine insoffribile , quello del signor Pietro Folengo ! V ' era lo scaffaletto da ninnoli , con dei minerali preziosi e degli uccelli imbalsamati ; v ' era il piano , a coda ; v ' era la tavola con dei mostri cinesi , degli albi di famiglia e dei libri regalati dai giornali cui il signor Folengo era abbonato ; v ' eran quegli oggetti e quei mobili volgari , che disposti in qualunque modo , messi sotto qualunque luce , formano sempre un solo tipo di casa , producono sempre una sola impressione . Tuttavia , dopo i quadri , io passava in rivista accuratamente quelle cose notissime , rilevando la maniera sciatta con cui le si eran collocate , e così ligia alle regole di riscontro ch ' io mi volsi per vedere se non vi fossero anche due caminetti , l ' uno di faccia all ' altro . Il gusto informatore della disposizione era indubitabilmente del signor Pietro Folengo ; e il visitatore meno atto all ' osservazione poteva giudicare che il padrone di casa doveva essere inclinato meglio alle cifre che alla meditazione , meglio al commercio che all ' arte ; se poi , di questo padrone si guardava il ritratto - attaccato alla parete principale e naturalmente di fianco a quello della sua signora e , più naturalmente , al disopra di quel di sua figlia , - il signor Pietro Folengo appariva , senza speranza alcuna , ragioniere , amministratore ; uno di quei terribili uomini i quali vi parlan della Borsa , dei corsi d ' acqua , d ' edilizia e di cambiali , allo scopo di divertirvi . Il signor Folengo aveva una fisonomia senza significato , per natura e per arte ; poichè s ' era lasciato crescere i favoriti , lunghi e bianchi , che lo facevan rassomigliare a centinaia d ' altri , servitori o ministri , cocchieri del vecchio stampo o ambasciatori e plenipotenziarî : sulla sua fronte , non troppo alta , ma levigata come di marmo , nessun pensiero aveva fatta presa ; la computisteria gli era stata leggiera ; egli ignorava perfettamente l ' esistenza di Dante e di Raffaello . Dallo studio venivan le voci del visitatore e del Folengo ; la prima , tenue come d ' un implorante , la seconda , calma , con chiaroscuri studiati , che indicavan gl ' incisi dei quali il Folengo usava abbellire il discorso ; ad ora ad ora giungeva anche il fruscio di carte spiegate ; qualche colpo di tosse , che aveva un perchè ; finalmente udii che il visitatore si congedava , col solito : " Allora , siamo d ' accordo ; io le farò avere i documenti .... " La porta che dallo studio metteva all ' anticamera s ' era chiusa dietro le spalle dell ' incognito ; la porta che dallo studio metteva al salotto dov ' io mi trovava , veniva aperta per dare adito al signor Folengo . Io m ' era alzato . Il signor Pietro , basso e largo , severamente abbigliato di nero , colla faccia illuminata da un sorriso breve , mi veniva incontro a mani aperte . - Caro signor Sergio ! - egli disse . - Mi perdoni la lunga attesa : sa , queste benedette faccende ; l ' amministrazione .... Così dicendo , sedette egli pure sul divano e mi fece accomodare presso di lui . - Ora , sono tutt ' orecchi , - continuò . - Mi pare che nel suo viglietto di ieri mi chiedesse udienza per affari , anch ' ella .... - Per affari ! - dissi , brutalmente colpito . - Per affari , no : per cose di sommo rilievo , sì . - Dunque , affari ; - perseverò testardo il signor Folengo , - è question di nomi . Sto a sentirla . - M ' avvidi ch ' egli sapeva già di che cosa io volevo parlargli ; ma , in quel momento , io rappresentava un postulante , e per sistema , il signor Pietro non faceva mai un passo verso questa categoria d ' uomini . S ' io non avessi trovato sùbito le parole adatte , egli avrebbe aspettato anche un quarto d ' ora , con olimpica serenità , senz ' offrirmi il modo d ' entrare in argomento . Guardai fuori della finestra chiusa , riparata da tendine bianche ; oltre la quale si vedevan gli alberi del giardino , spogli di fronde , sotto il cielo bigio d ' ottobre ; alcuni colombi selvatici s ' erano appollajati sui rami e tubavan malinconicamente . Non faceva ancor freddo ; ma il mese era assai triste , e l ' ora - tra le cinque e le sei del pomeriggio , - piena di memorie . - Io non sono un grande oratore , - dissi sorridendo , - e per questo non userò circonlocuzioni . Che cosa pensa ella di me , signor Folengo ? - Qui avevo deluse le aspettazioni del mio interlocutore , e me n ' ero accorto sùbito dall ' impaccio in che la domanda l ' aveva gettato . Il signor Pietro pensava di me ogni bene , e per questo avevo osato chiedergli la sua opinione ; ma è sempre difficile dichiarare una simpatia senza limiti a una persona , la quale è tutto il nostro opposto per idee , per passato , per modo d ' intender la vita ; anche più difficile era nel nostro caso , in quanto il signor Folengo sapeva benissimo dov ' io tendeva , ed era per ciò in obbligo d ' esprimersi senza frasi , senza generare in me il sospetto ch ' egli dicesse per dire , per cavarsela . - Io non giudico - egli rispose - dalle parole , ma dai fatti . Certo , io so come di lei si sia molto parlato in altri tempi e con diversi criterî ; e so pure come , se si volesse giudicarlo dalle sue opinioni .... - Lei non mi farà torto - interruppi - di credere che le opinioni espresse in un salotto o in un caffè sieno le mie .... - No , - disse gravemente il signor Folengo . - So appunto che la gioventù nostra ha questo vezzo pericoloso di mettere innanzi delle idee che nella pratica della vita non vorrebbe mai applicare . Perciò , io mi tolgo affatto da questo campo e , come le dicevo , baso il mio giudizio sulla vera essenza della sua indole , per quello ch ' io ne ho intravisto . Respirò a lungo e proseguì : - A rassicurarla immediatamente , le affermo che il mio giudizio su di lei è ottimo . Questa volta respirai io . La pomposità delle frasi che ascoltavo , andava persuadendomi sempre più vero quanto io aveva presentito : il signor Folengo sapeva lo scopo della mia visita ; non solo , ma aspettandosela da un giorno all ' altro , aveva preso ragguaglio d ' ogni cosa che mi riguardava , del mio stato finanziario , de ' miei amori morti , delle mie abitudini , de ' miei difetti ; notavo quasi con vergogna ch ' io era vilissimo in quell ' istante e che se il signor Folengo m ' avesse imposta l ' abjura d ' ogni credenza più antica , la rinuncia ad ogni orgoglio più accarezzato , io avrei abjurato , io avrei rinunciato , pur d ' effettuare la mia speranza . - È ottimo in questo senso , - riprese il Folengo ; - che ella è di gran lunga migliore di quanto vorrebbe sembrare ; che ella ha dato troppo peso a sciagure intime e ha troppo generalizzati i suoi casi , scambiando l ' uomo e il mondo per gli uomini e il mondo che le furono d ' attorno lunghi anni . Ora , questo non è ; ella è assai giovane ; ha maniera di ricredersi , e nonostante certe sentenze scettiche delle quali s ' è imbevuto , ella a ricredersi volge ogni speranza , ogni forza d ' animo . Io restava in silenzio , perchè intuivo che l ' orazione del signor Folengo non sarebbe così presto finita ; mi pareva il discorso prendere un atteggiamento troppo diplomatico , e aumentarmi le difficoltà non piccole della mia domanda ; ma riservavo un ' interruzione che avrei fatta non appena se ne fosse offerta l ' opportunità . - Si vorrebbe da lei , - continuò il mio giudice , - una maggior coerenza fra le azioni e le parole , una schietta ribellione a tutti i dogmi che l ' infracidita società nostra va infiltrando nei giovani . Ma già , questo vien dall ' esperienza , dalla critica , è frutto dell ' età più vecchia . - Pausa . Il signor Folengo , - la cui testa cominciava a entrar nella penombra della camera , mentr ' io rimaneva ancora in luce , colla finestra di contro - si portò all ' indietro col corpo , quasi prendesse la rincorsa , e giunse inaspettatamente alla conclusione , per esaurimento delle frasi magnifiche . - Insomma , caro signor Sergio , io non ho che a finire come ho cominciato . Ella è per me gentiluomo irreprovevole , al quale è onore proferir dell ' amicizia e dal quale è ambizione ottenerla .... Del resto , io non so rendermi ragione di quest ' inchiesta non aspettata ; sono sorpreso .... Notai che il signor Folengo s ' era sorpreso un po ' tardi , quando cioè aveva comodamente espressi i pochi pensieri che la mia persona e la mia vita gli suggerivano . - Era necessario , - interruppi , - per ambedue ; io la ringrazio assai del concetto ch ' ella nutre di me , e spero di poterne sempre esser degno .... Guardai di nuovo fuor della finestra ; i colombi selvatici erano spariti dagli alberi . Udii la pendola sul caminetto suonar lentamente le cinque ore e la mezza . - Ora , al fatto , - disse il signor Folengo con uno sguardo scrutatore . Ne ' suoi occhi grigi lessi la sicurezza che la mia risposta doveva essere la buona , e avvertii un impercettibile moto in lui , come di preparazione . - Il fatto è semplice e grave , - risposi . Mi alzai , mi posi di fronte all ' uomo , e dissi con voce quasi tremante : - Ho l ' onore , signor Folengo , di chiederle la mano della signorina Lidia sua figlia .... - Vi fu un silenzio che giudicai spaventevole . Il signor Folengo si levò adagio , sempre tenendo gli occhi fissi ne ' miei , uscì dalla penombra , e rispose : - Una simile domanda fatta all ' improvviso .... Io sono lusingato .... - Mi morsi le labbra ; l ' istinto vittorioso aveva costretto l ' uomo a trincerarsi e a guardarsi da una promessa immediata ; le parole uscivan dalla bocca del signor Folengo meccaniche ; egli si dimenticava la sua professione di fede in me ; gli proponevo un affare , secondo lui , ed egli mi trattava da uomo d ' affari . Però , scorgendomi forse impallidire , aggiunse tosto : - Debbo dichiararle ch ' io non ho nulla , nulla in contrario al suo voto ; anzi ho molta propensione a vederlo esaudito , e sono commosso ... - Non era commosso per niente . Si allontanò alcun poco da me e premette il campanello elettrico . - Avvertite donna Teresa che ho bisogno di parlarle , - disse alla cameriera sopraggiunta . - E portate la lampada . - Mentre Geltrude usciva , il signor Folengo mi tornò vicino . - Perchè meglio si persuada ch ' io accolgo la sua domanda con viva simpatia , voglio sùbito comunicarla alla mia signora , - fece con tono affettuoso . Io m ' inchinai , ed essendo sopravvenuto un silenzio molesto , il Folengo occupò quell ' intervallo nell ' accomodare e nello spostare alcuni oggetti sulla tavola , che non ne avevano bisogno ; alla prima ansia era succeduta in me la riflessione e con essa la calma speranzosa ; non trovavo a ' miei desideri alcun ostacolo degno di essere discusso . Donna Teresa comparve , seguita dalla cameriera che posò la lampada sul caminetto e si ritirò . Donna Teresa , allevata alla scuola del marito , ebbe uno sguardo istintivo e ricostruì , evidentemente , a grandi tratti , la conversazione avvenuta fra me e il signor Folengo . Il salotto si riempiva di solennità . Donna Teresa mi venne incontro e mi strinse la mano ; la piccola e grassoccia signora non aveva rinunciato a una certa eleganza ; i suoi capelli eran tuttavia neri , e la sua carnagione , eburneamente lumeggiata dalla lampada , appariva senza rughe nè grinze ; il color delle labbra era rinforzato da una leggiera tinta di carmino abbastanza gradevole . Solo , nel suo corpo difettava l ' eleganza naturale , che l ' assiduità allo specchio non insegna mai ; le forme tozze prorompevano , in odio alla fascetta strettissima ; attorno al collo l ' adipe formava un monile , e sui fianchi si espandeva con insolenza . Noi ci eravamo seduti di nuovo . I coniugi Folengo occupavano il divano ed io , di fronte a loro , in una poltrona bassa , aspettavo con ritornata angoscia la ripresa della orazione . - Ti ho fatto chiamare , - disse il signor Folengo , - perchè il signor Sergio ci presenta l ' opportunità di stringere assai notevolmente i legami della nostra amicizia . - Donna Teresa dimostrò con un cenno della testa che tale opportunità le gradiva . - Per esprimermi chiaramente , il signor Sergio mi ha domandata la mano di Lidia . Donna Teresa balzò dal divano con un ' agilità imprevedibile e mi si precipitò incontro , colla faccia trasformata dalla gioja . Senz ' aspettare un gesto di suo marito , e parlando per istinto , come l ' altro aveva per istinto tergiversato , esclamò : - Grazie , signor Lacava ! Mille volte grazie di simile onore ! Lei effettua la mia più cara speranza ! - Presi la mano di donna Teresa , toccato dall ' effusione ingenua della buona signora . - Ella mi rinfranca , - dissi , alzandomi dalla poltrona . - Io mi sento appoggiato dalla fiducia che le ispiro .... - Ma certo , ma certo ! - rinforzò donna Teresa . - Forse mio marito non le aveva espresso ? ... Forse ella temeva ? ... - Vedi , cara amica , - mormorò il signor Folengo tranquillamente , senza muoversi dal suo posto . - Vedi : io mi sono dichiarato assai favorevole ; ma io non sono il solo arbitro , e prima di me , e prima di te , c ' è Lidia , la cui volontà deve essere libera .... - Lidia ! - esclamò donna Teresa con un ' occhiata di trionfo . - Lidia ! Non ci son che le mamme per saper certe cose .... Io annuncerò immediatamente la felice novella a Lidia .... - Stava per avvicinarsi al campanello elettrico , quando il signor Folengo , levatosi dal divano , la fermò con un cenno . - Tu vuoi ? - disse . - Così , sùbito , senza prender tempo ? ... - Ma certo , ma certo ! - ripetè donna Teresa - non vedi com ' è pallido questo povero giovane ? Io so quel che faccio .... È una tortura inutile che noi infliggiamo loro . - L ' indice di donna Teresa si posò due volte sul bottone del campanello . Il signor Folengo , vistasi levata la direzione diplomatica delle trattative , riprese il suo posto , con un sospiro di sollievo . - Sì , sì , forse è meglio ! - disse come tra di sè . - Io sono contento . - La signorina Lidia sùbito qui ! - ordinò donna Teresa a Geltrude comparsa . Quindi , ripresemi le mani : - Caro , caro figlio mio ! - disse . - Non dubiti di nulla . Io so quel che faccio ! - La signora Folengo assumeva un aspetto di franchezza che non le avevo conosciuto prima ; una leggiera onda sanguigna le aveva imporporato il viso , e la commozione sollevava a ritmo il suo largo seno . L ' uscio fu toccato lievemente , poi girò sui cardini senza romore , schiudendo il passaggio a Lidia . Io non dimenticherò mai com ' ella apparve in quell ' istante , coi capelli biondi pettinati all ' indietro , in modo da scoprir la fronte pura . Lidia vestiva un abito grigio e portava un grembiale nero ; l ' abito indicava forme così giovanili e così recenti di maturanza da ispirar piuttosto sollecitudine tenera che ammirazione ; il suo viso era un po ' pallido , ma freschissimo , e ne aumentavan l ' impressione di giovanezza rigogliosa gli occhi turchini , la bocca dalle labbra rosse e ben delineate ; aveva piccolo naso , con narici rosee , e piccolissime orecchie ; il collo , per quanto appariva dall ' abito , era d ' una bianchezza alabastrina ; il petto non troppo esile nè povero ; le mani magre , con dita affusolate . L ' espressione interrogativa ch ' era sul viso della fanciulla all ' entrar nel salotto , sparve non appena Lidia mi scorse , e fu cancellata da un tenue rossore . - Buona sera , signor Lacava ! - ella mi disse . Per la prima volta dacchè ci conoscevamo , io le tesi la mano , ch ' ella strinse , gettando un ' occhiata dubitosa a suo padre . - Vieni ! - le disse donna Teresa , avvicinandola a sè . - Vieni dalla tua mamma . - Lidia s ' accostò alla poltrona , dove la madre s ' era seduta ; non so quel che passasse allora nell ' animo della giovane , ma certo l ' insolita accoglienza doveva assai turbarla . I suoi occhi andavan senza posa da me a suo padre , e da suo padre alla signora Folengo . Questa la serrò fra le braccia , e la fece sedere vicinissima a sè . Io solo rimaneva in piedi , appoggiato al piano - forte . - Che cosa avviene dunque ? - domandò Lidia , non potendo trattenersi . - Cara ! - esclamò donna Teresa , prendendole la testa e baciandola sui capelli . - Noi ci siamo radunati qui , - cominciò il signor Folengo con voce solenne , - per parlar del tuo avvenire . - Stai bene oggi ? Hai la mente lucida ? - cominciò a sua volta la signora . - Ti senti di poter rispondere e decidere con chiarezza ? - Ma sì , senza dubbio .... - rispose Lidia , guardandomi come per invocare il mio ajuto . - Ebbene .... - disse la signora Folengo con precipitazione , - ebbene il signor Sergio Lacava ti ha chiesto in isposa , noi abbiamo acconsentito , e aspettiamo la tua risposta . - Alle prime parole , Lidia sobbalzò , mentre un rossore intenso le saliva fino alla radice dei capelli ; poi nascose la testa con rapidità sul petto di sua madre . - Oh mamma ! - disse . E scoppiò a piangere con una violenza nervosa irrefrenabile . - Io credo - osservai - che la signorina : si trovi a disagio davanti a me ; sarebbe stato forse meglio .... - Donna Teresa mi troncò la parola con un moto del capo . - Via , - fece poi a Lidia , - non essere bambina . Tu ci metti in pena .... Lo so ; non eri preparata ; è un assalto di nervi ; andiamo , alza la testa .... Lidia obbedì e prese dalle mani di sua madre il fazzoletto per asciugarsi gli occhi ; ella guardava con tanta fissità il viso di donna Teresa , da svelar la paura d ' incontrare i miei sguardi . L ' attitudine era cosi fanciullesca e così bella a un tempo , che i signori Folengo e io sorridemmo insieme . - Forse - disse il signor Folengo - noi esercitiamo su Lidia una pressione involontaria . Vuoi prender tempo ? Vuoi pensare prima ? - Oh no ! - proruppe inavvertitamente la fanciulla , tenendosi immobile . - Allora ? - Allora , è presto detto , - fece donna Teresa , volgendosi a me . - Lidia è contraria a questo matrimonio .... - La fanciulla allungò le mani verso donna Teresa e tentò l ' atto di chiuderle la bocca . - Ah ! - esclamò ridendo la signora . - Dunque , vieni qui . Dunque , sì ? - Sì ! - rispose Lidia , che aveva nascosto nuovamente il capo fra le braccia della madre . Io avventai alla fanciulla uno sguardo quasi violento di desiderio e d ' amore . Da quell ' istante , ella era tutta mia . II . Il cielo prendeva un aspetto retorico , da melodramma . Sopra uno sfondo potentemente azzurro , vagavan certe grosse nuvole bianche , fra cui la luna ora si nascondeva , ora faceva capolino . Dalla finestra della mia camera era , lo spettacolo , più curioso perchè il giardino , al disotto , andava illuminandosi ed oscurandosi a seconda della luna bizzarra . S ' alternavan gradazioni di verde lucido e gradazioni di nero opaco , ombre sul terreno scheletriche e scarmigliate , indecisioni di contorno . Queste diverse imagini s ' imprimevano forte nel mio cervello non come percezioni chiare , ma come sensazioni , che ricordo ; perchè il momento era dei più difficili . Noi ci eravamo ritirati da circa un ' ora ; gli amici , i parenti , avevano abbandonata la casa con un ' ultima stretta di mano , alcuni con un sorriso . Lidia - mia moglie - s ' era appartata nella sua camera , accompagnatavi da donna Teresa , che l ' aveva lasciata poi , baciandola sulla fronte ; pallide e commosse tutt ' e due . Io , in abito nero , sembravo una decorazione della mia stanza da letto , nervosamente allegra , perchè al giuoco della notte indecisa vi faceva robusto divario la luce artificiale ; erano accesi i due bracci a candela dell ' armadio , le due lampade sul caminetto e la lampada pensile nel mezzo . Poi , aleggiava un profumo acuto di fiori , raccolti in coppe , morenti con furiose dispersioni d ' ebrietà . Appoggiato al davanzale della finestra , vedendo ma non osservando il rimpiattino della luna , io meditava . Era necessario lasciare scorrere un certo lasso di tempo affinchè Lidia non credesse la mia un ' intempestiva sorpresa , un ' invasione da barbaro . Il suo cuore doveva battere a martello ; era necessario lasciarlo calmare . Io stesso aveva bisogno di guardare in faccia il fenomeno di questa vergine lanciatami fra le braccia dalla legge , datami esultando da sua madre , perchè la trasformassi in donna , con un mezzo che due giorni avanti si sarebbe chiamato il disonore . Con maravigliosa mutazione , pel semplice fatto che l ' amore , così insofferente di forme e di nomi , aveva preso nome e forma di matrimonio , tutto quanto era proibito , condannato , scandaloso prima , diventava lecito , onesto , doveroso adesso ; un bacio , un abbraccio , una notte , più notti , un giorno , più giorni d ' intimità , erano cosa buona ; e se io avessi dato il bacio , tentato l ' abbraccio , passata una notte con Lidia , avanti ch ' io avessi potuto chiamarmi suo marito , Lidia sarebbe stata perduta , e suo padre avrebbe avuto il diritto d ' uccidermi e di farsi applaudire come un istrione alla ribalta . Ciò non era logico , ma necessario , il che è ben diverso ; tanto diverso che la considerazione de ' miei diritti improvvisi su Lidia mi dava un umor chiaro , allegro , piacevole . Sapevo il significato di quanto era per avvenire ; significato di sì grande rilievo che da esso dipendon quasi sempre le sorti di due esistenze . Mi richiamavo alla memoria delle letture fatte sull ' argomento in altra età , per una speranza di possibile eclettismo che mi servisse di guida ; ma mi sembravano ingenue o inadatte al paragone . L ' unica mia guida dovevo essere io medesimo e trovare nel mio passato quelle cortesie , e quelle delicatezze e quelle audacie che l ' esperienza m ' aveva insegnate ottime , se non in casi identici , almeno in casi di qualche somiglianza col presente , se non in una prima notte di matrimonio , almeno in una prima notte . Accostarmi a Lidia come un amante a un ' amante , era possibile e bello ; ma Lidia , la mia amante , era una fanciulla e il nostro amore non aveva termine , e ogni falso o corrotto insegnamento si sarebbe trasformato in un germe pericoloso del quale avrei colto io il frutto . Quindi , potevo e dovevo essere l ' amante , ma un amante castigato , limitato , rettissimo . Volgendo nel mio animo questi pensieri , m ' ero ritratto dalla finestra ed ero venuto ad appoggiarmi colle braccia sul marmo del cassettone . Innanzi , lo specchio mi rifletteva pallido con un sorriso un po ' convulso , e la lucentezza dello sparato chiuso quadratamente nell ' abito , mi dava un ' aria quasi severa . Il profumo dei fiori vibrava fortissimo alle nari ; dall ' uno lato e dall ' altro dello specchio , due vasi di porcellana traboccavan di narcisi e di garofani e d ' anemoni e d ' altri fiori vigorosi . Levai dal gruppo folto una gardenia , che soffriva più dei compagni e la passai nell ' occhiello . C ' eran molte persone , le quali pensavano a noi in quell ' istante . La nuova del mio matrimonio s ' era sparsa per Milano e fuori con rapidità e maraviglia . Gli amici non si figuravano me nella notte presso Lidia ? non analizzavano con cinica irreverenza il nostro amore che s ' iniziava ? nell ' ombra non si preparavan già delle insidie ? Io avrei trovati i mezzi d ' intercludere il passaggio a qualunque insidia tesa sulla via della mia donna . E anche questo dipendeva dal momento in cui ero . Laura Uglio non era tornata dalla prima notte di matrimonio così nauseata , da giustificare il suo adulterio avvenuto tre mesi dopo ? Angela Tintaro non aveva nella prima notte di matrimonio giurato di darsi a una donna , e a uomini mai più ? Quanti mariti maldestri non avevano in poche ore mutata una fanciulla in un ' impura colomba , presto insaziabile ? Aneddoti sparsi nelle mie memorie , dei quali capivo a un tratto la sapienza .... Secchi e sonori per l ' amico silenzio , l ' orologio del giardino diffuse dodici colpi . Li contai adagio , smorzai i lumi , lasciando accesa la sola lucerna pensile . Mi diedi un ultimo sguardo nello specchio : la gardenia , lo sparato candido , l ' abito nero , anche il viso molto pallido , sembravano giovarmi . Al momento d ' aprir l ' uscio , ero tranquillo ; meglio , ero ilare e sicuro di me ; avevo un indiavolato bisogno di scherzare . Apersi , passai nel salotto oscuro , ma grave di profumi come la mia camera . Un sottil filo di luce rosseggiava sotto l ' uscio della stanza di Lidia : troppo intenso , non poteva provenire dalla lucerna da veglia ; era la luce d ' una lampada portatile . Posta dove ? Non presso il capezzale . Lidia aveva fatta un ' illuminazione nervosa come la mia ? Bussai leggiermente alla porta di Lidia , e mi sentii sorridere . L ' orologio ribattè i dodici colpi nel giardino . Che lampo era stato e che eternità quell ' intervallo ! Avvertii un lieve romore : poi il silenzio proseguì dovunque . - Lidia ! - dissi ponendo la mano alla gruccetta dell ' uscio . - Avanti ! - rispose con voce soffocata . Apersi l ' uscio e guardai . Lidia , in accappatojo , coi capelli sciolti , aspettava in piedi presso una poltrona . Da una tavola sotto la finestra , una lampada alquanto attutita dal paralume a smeriglio , sprigionava luce blanda , quasi pulviscolo azzurrato , che veniva a stendersi sui capelli , sulla fronte , sulle guance di Lidia e le dava una stanchezza , come dopo il ballo , al sorger dell ' alba . L ' atteggiamento della giovane denotava un ' apprensione vivissima , tradita pure dal respiro precipitoso che le agitava il seno . - Non ti sei coricata ? - domandai , mentre avanzavo richiudendomi l ' uscio dietro le spalle . Lidia fe ' cenno di no colla testa . - Hai avuto paura ? - dimandai di nuovo , prendendole una mano . Lidia fe ' cenno di sì . Mi sedetti sulla poltrona a cui ella era appoggiata , e tenendo tutt ' e due le mani di Lidia , attrassi la fanciulla sulle mie ginocchia . - Vediamo , - dissi , posandole le labbra sulle labbra caldissime ed immobili . - Io son desolato d ' essere costretto a disturbarti ; ma non prevedevo di trovarti ancora alzata . Volevo semplicemente augurarti la buona notte . Sorridi ? ... Non bisogna dubitare delle mie parole , - aggiunsi , mentre mi scoprivo a sorridere io pure . Noi , così seduti , avevamo la tavola colla lucerna alle spalle e di fronte il letto ; il letto sui guanciali serbava l ' impronta della testa di Lidia e le coperte apparivano già rimosse . Evidentemente , Lidia s ' era coricata , e vinta a un tratto da un ' impazienza nervosa , aveva dovuto alzarsi . La fanciulla afferrò il mio sguardo , arrossì , e rise lievemente . - Questa paura ! - continuai . - Non t ' ha lasciata riposare ? Ma di che cosa hai paura ? Di me ? - Le presi la testa fra le mani e l ' obbligai a guardarmi ; i suoi occhi azzurri continuavano a ridere sì piacevolmente , ch ' io li avvicinai e li baciai senza aspettare la risposta . Finalmente , le labbra di Lidia si mossero a restituirmi il bacio . Il sistema , come il più semplice , era dunque anche il migliore . - Di me , no , senza dubbio , - ripresi . - Non rispondi ? - Di te , no , senza dubbio , - ripetè Lidia a voce bassa . - Grazie . Ma allora , non capisco più nulla ! Lidia abbassò la testa , guardando la mia gardenia , un po ' ingiallita . Io sentiva il profumo del fiore levarsi dalla massa bionda dei capelli di Lidia , dall ' accappatojo , dalle braccia un po ' scoperte , dal busto senza fascetta , che mi s ' appoggiava contro , in una perspicuità di linee assai tormentosa . Presi la gardenia e tentai di collocarla sul petto della fanciulla ; ma non appena allungai la mano , Lidia portò le proprie , arrossendo , sopra i ganci che le chiudevan l ' accappatojo fino al collo . Il sistema non era dunque il migliore . - Perchè non hai fatta accendere la lucerna da veglia ? - chiesi , tornando a infilare il fiore nell ' occhiello . - Non ci ho pensato , - rispose Lidia . - Vuoi accenderla tu ? S ' io mi fossi alzato , Lidia avrebbe preso il mio posto ed avrei perduta una strategica posizione . - Accendila tu ! - ripetè Lidia . La mia considerazione rapida doveva essere stata fatta anche da Lidia . Ella si levò dalle mie ginocchia e rimase in piedi presso il letto ; nel mentre abbassavo e accendevo la lucerna , Lidia non si ricordò di sostituirmi nella poltrona ; mi guardava impacciata , colla mano destra sul guanciale . - Ora c ' è troppa luce , - disse . M ' avvicinai alla tavola e posi innanzi a quella lucerna una specie di ventaglio roseo , che mutò sùbito la luce viva in altra delicatissima . L ' accappatojo di Lidia prendeva una tinta deliziosa , difficile a riprodursi , che pareva gradazione di due colori soavi compenetrati . Rimasi un istante a gustare il quadro . Lidia continuava a guardarmi coi grandi occhi turchini . M ' accorgevo che se avessi ceduto alla mia volontà , invece di riprendere il posto nella poltrona , come feci , avrei abbracciata Lidia e l ' avrei atterrita coll ' irruenza d ' un amore represso e rattenuto per due anni . - Non ti senti stanca ? - le chiesi , senza pregarla d ' avvicinarsi . - Vuoi coricarti ? È passata la mezzanotte . La fanciulla girò la testa intorno , come cercasse un angolo discreto . - Io me ne andrò , - aggiunsi . - Vuoi ? - Sì , - rispose Lidia , movendosi per aprirmi l ' uscio . Quando fummo sulla soglia , ella tradì una fuggevolissima esitazione , come ogni volta respingeva un pensiero malagevole ad enunciarsi . - Io aspetto qui in sala .... Volevi dirmi ? - Volevo dirti questo , appunto , - ella confessò . E per nascondere il suo turbamento , si ricoverò fra le mie braccia . Provai tale un ' impressione di tutto il suo corpo sul mio , tale una vertigine di piacere , che dovetti ricordarmi il proposito di non fare un ' invasione da barbaro , - per resistere all ' agitazione di prender Lidia e portarla sul letto e spogliarla io . Non dubitando del cimento al quale mi sottoponeva , Lidia rispose a un tratto al mio bacio e mi circondò delle braccia il collo . - Sei molto pallido , - osservò , mentre si staccava . - Non ti senti male ? - No , cara . Ho la camera zeppa di fiori ; deve essere il profumo che m ' ha alterato un istante . - Dev ' essere il profumo ! - ripetè Lidia chiudendo l ' uscio e accompagnando il gesto con un grazioso saluto del capo . - " Sì , il profumo , - pensai . - Ma quale ? " Il salotto era oscuro ; ciò mi servì di pretesto per accomodarmi su una sedia vicinissima all ' uscio . Io udiva così Lidia muoversi nella sua camera ; il fruscìo dell ' accappatojo sciolto e cadutole ai piedi , facendole cerchio , e dell ' accappatojo raccolto su una sedia ; lo scricchiolìo del letto che accoglieva il corpo leggiero ; un fievole colpo di tosse . - Sergio ! - chiamò la voce di Lidia . Non so perchè , l ' essersi ella coricata diede ad entrambi maggiore sicurezza . Lidia medesima sorrideva , guardandomi rientrare , sebbene si fosse accuratamente volte intorno le coperte fino al collo ; aveva spinta la poltrona accanto al letto . - Il mio posto ? - domandai , restando in piedi . - Il tuo posto è lì , - ella rispose accennandomi cogli occhi la poltrona . - Ma qui avrò freddo ! - mormorai . - Nel mese di giugno ! - esclamò Lidia . - Prova . - Proviamo . Il posto non era brutto , sebbene non fosse il migliore . La testa di Lidia circondata , - aureola giovanile , - dai capelli biondi , gli occhi vividi , e quell ' indefinita sola bianchezza della carnagione , propria dell ' età più bella , m ' apparivano ben lumeggiati , precisi . L ' astuzia d ' avvolgersi diligentemente nelle coperte , dovuta al pudore , non aveva sortito il suo effetto , perchè le forme di Lidia si determinavano con procace evidenza e se la fanciulla non fosse stata volta sul fianco , le coltri sottili avrebbero delineato anche il seno . - Sarebbe possibile , - dissi , - baciare una tua manina ? - Possibile , - rispose Lidia , sporgendo la mano destra con un sorriso . La breve camicia lasciava il braccio nudo . Vidi passar negli occhi di Lidia il quesito insolubile di darmi la mano coprendo il braccio ; ma cedette all ' inattuabilità di tale disegno ; nel movimento un po ' precipitoso , le coltri si smossero , ed io le rattenni , e per stabilire e mantenere l ' insperato vantaggio , rapidamente dalla poltrona passai sul fianco del letto , mentre istintivamente Lidia si ritraeva facendomi posto . L ' atto riuscì seducentissimo nella sua schiettezza ; la cortesia femminile dominava la verecondia per un lampo e si faceva incontro alla dolce necessità di cedere . Vidi e compresi , e la improvvisa intelligenza di quel moto mi provocò un brivido lungo . Non ero più nè ilare , nè tranquillo ; consapevole d ' una veniente tristezza . Il mio amore invadeva l ' animo con tale veemenza , da sgominarlo , e farlo debole . Sorgeva misteriosa e meglio che da qualunque legge , da quella verginità , tutta profumo e sorriso , ch ' io stava per distruggere , - la comprensione di quanto io doveva alla fanciulla sacrificata . All ' ultimo baluardo , invece del goloso desiderio , io incontrava una tenerezza mesta ingiustificabile , da avaro innanzi al tesoro lungamente accarezzato . L ' avaro non avrebbe voluto spenderlo , avrebbe voluto aspettar tuttavia , gioirne tuttavia , promettersi e negarsi la frenetica sensazione di tuffar le mani nell ' oro , forse meritarsela di più . Io soffriva dell ' attimo fuggente e dell ' irreparabilità della conquista . Passai adagio le braccia sotto il busto di Lidia , attirandola a me . Ella teneva gli occhi chiusi e il suo pallore mi spaventò . - Anima , - susurrai , - soffri ? - No , - rispose Lidia , aprendo gli occhi . La luce delle due lampade si projettava troppo intensa . Lasciai Lidia e smorzai quella ch ' era sulla tavola ; ora la penombra si faceva tutelare e propizia ; ma tornando al mio posto , di nuovo il pallore della fanciulla mi spaventò . Ella mi guardava smarrita , e un ' agitazione ch ' era male vero , cresceva in lei , le pulsava nel petto , nelle arterie , moltiplicandone il ritmo . Tentò di togliersi alla mia stretta e si trovò sùbito libera . Erta sul busto , colle braccia rigide che le facevano sostegno , rimase un attimo indecisa . - Ho paura ! - esclamò poi . - Non per te , Sergio , ma ho paura ! Perdonami ! Le salivano convulsi alla gola singhiozzi senza lagrime ; chino su di lei , le mie mani sentivan le ciocche de ' suoi capelli , morbide e lisce , disordinate per il guanciale . Non osavo muovermi nè parlare ; lucide , lancinanti , memorie di spose morte così fra i primi amplessi del marito , mi si piantarono nel cervello . Ma come ella avesse intuita la mia angoscia superiore alla sua , Lidia mi gettò le braccia al collo . - Perdonami ! - disse nuovamente . - Ho paura ! Noi ci cercammo le labbra , e al caldo contatto infine le lacrime di Lidia proruppero , mi caddero brucianti sulle mani , chiamarono le mie ; la crisi quietò Lidia a poco a poco , lasciandola colla testa sul mio petto , gli occhi chiusi , da ' cui angoli scorrevan deliziosissime e infantili le lagrime . Non so quanto così rimanessimo , vittime d ' un arcano fascino . Quasi sentivamo i gravi silenzi della casa circondarci lentamente e addormentarci la coscienza dell ' ora . Tutt ' e due sulla soglia d ' una felicità agognata , rimanevamo titubanti , malinconici e paurosi , perchè nulla più del presente doveva tornare . Ella s ' era distesa nel letto , quasi calma ; io la baciava adagio sui capelli , sugli occhi , sulla bocca , sul collo , sulle mani , naufragante in un ' onda voluttuosa . L ' avaro assaporava il suo tesoro che aveva anima e forma , e si sferzava col ricordo di tutte le caducità umane per togliersi al pazzo bisogno di serbare il tesoro intatto . Quindi , la fanciulla ridivenne fiduciosa . E così l ' attimo fuggente si dileguò . III . Parecchi anni addietro , al buon signor Pfaff , io aveva domandato un giorno : - Perchè non mettete un ' epigrafe sul vostro ricovero di pace e di salute ? Il signor Pfaff m ' aveva guardato senza rispondere , ed era stata la figlia a spiegargli il mio concetto . La signorina Silesia Pfaff , dopo aver discusso alcun poco in dialetto grigione col padre , mi s ' era rivolta dicendomi in italiano sgangherato che il padre non capiva e che se volevo porre un ' epigrafe sul piccolo albergo , la dettassi a lei . Fu così che sul ricovero di pace e di salute lampeggiò in lettere d ' oro l ' iscrizione : VENITE , DOLENTES . E i dolenti venivano , uscendo dalla ressa delle città , pallidi e smunti , e cercavano il silenzio , la vita semplice , l ' armistizio di pochi mesi nella battaglia rabbiosa di tutto l ' anno . E v ' ero venuto io medesimo , ora curvo per la morte di mia madre , indimenticabile figura di donna bruna e nobile ; ora freddo , caustico , per l ' opprimente perizia degli inganni ; ora scosso e attonito per la morte inaspettata di mio padre ; ora vuoto ed aspro per diffidenza degli altri e di me stesso ; e ogni volta , l ' anima aveva ricongiunte le ferite , s ' era dilatata nel silenzio , s ' era compiaciuta di quella grande e libera solitudine . Al caro luogo avevo prestata quasi una simbolica potenza di farmaco . Vi sognavo bene , come in città non era possibile , e vi attingevo preziosi cumuli d ' energia morale ; talchè nelle gioje lo desideravo per meglio compenetrarle , e nei grandi dolori per essere umile innanzi a superbi spettacoli di paesaggio . L ' albergo del signor Pfaff era situato fra Splügen e Andeer , sulla via per Coira , in posizione così felice che sempre , quando la diligenza vi si fermava dinanzi , erano esclamazioni ammirative fra i viaggiatori . Poichè , dietro la casa , i prati si stendevan verdemente fino al Reno , indomato ancora e ruinoso ; davanti eran la strada postale e la lunga serie di pinete che costeggian quella strada per notevole tratto ; la conca nella quale l ' albergo ha fondamento , è formata da montagne , alcune ricche d ' abeti e di lecci , altre brulle quasi il fuoco vi sia passato con indileguabil traccia di devastazione . Intorno , vie numerose conducono ai boschi , ai villaggi , ai monti ; una , poco aperta allo sguardo , dietro la casa del signor Pfaff , costeggia il Reno , avvallata fra gli alberi fitti , e conserva l ' indole selvaggia delle strade raramente percorse . Più in alto , al disopra dell ' albergo , il villaggio di Sufers , con quelle case metà di legno e metà di pietra , che danno sùbito l ' imagine della Svizzera , come le pagode caratterizzano l ' India e gli edifici a più tetti e a sesto acuto indicano la Cina . Spesso , in quel villaggio di Sufers , preziosamente conservati sul davanzale delle finestre , alcuni vasi di geranî e di garofani , risvegliano una nota d ' allegria gentile . Noi eravamo diretti al ricovero di pace , non dolenti , ma lieti anzi d ' inesprimibile contentezza . Avevo pregata io Lidia di seguirmi lassù , perchè mi pareva ed era triste cosa di non aver raccolte in un sol luogo ed in un successivo spazio di tempo le più pure nostre memorie . Un po ' di vanità femminile aveva forse giovato a convincer Lidia del mio disegno ; l ' idea di varcare il confine e di veder costumi nuovi , le era parsa men comune e preferibile a un pellegrinaggio per città italiane , notissime a tutti ; ne ' suoi viaggi colla famiglia , non s ' era mai spinta oltre il lago di Como o il lago Maggiore . Salimmo nella carrozza da posta verso mezzogiorno . L ' antico veicolo dipinto in giallo e rosso e tirato da quattro cavalli , ci poteva illudere un istante di non vivere in un ' età insopportabilmente civile e meccanica . Noi avevamo agio a gustare la bellezza dei luoghi e ad aspirare una purissima aria montanina , comecchè il giorno fosse ricco d ' azzurro e di sole . Nella scossa che il veicolo ci comunicò mettendosi in moto , Lidia mi si appoggiò tutta , ridendo , ed io le strinsi le mani . D ' improvviso , mi ricordavo una molestia patita il mattino stesso durante il viaggio in battello da Como a Colico . V ' era salito un giovane elegante , il quale non aveva smesso di guardar Lidia con occhiate da scapolo esperto , date a tempo e in modo che la persona osservata non se ne avvedesse . Per l ' insistenza stupida dell ' ammiratore , avevo sofferto con ridicola intensità , e pretestando l ' aria troppo fresca , avevo finito per invitar Lidia a discender meco sotto - coperta . Era un principio di gelosia vaga ? Senza dubbio , quantunque incoerente col mio intero passato ; non ero mai stato geloso d ' alcuna donna , o perchè non ne valeva la pena , o perchè sapevo allora dominarmi . Ma indubitabilmente d ' ora innanzi , gli sguardi , i sorrisi , le parole dirette a Lidia , m ' avrebbero fatto male ; potevo affermarlo con sicurezza quasi matematica . Ciò era necessario e illogico siccome ogni paradosso di sentimento . Lidia era bella , e non d ' una bellezza così capricciosa da risvegliar l ' attenzione di pochi intelligenti ; ma d ' una bellezza fresca , ingenua , assai pura , che avrebbe stimolato il desiderio perverso , quel desiderio del male , del corrompere , dell ' insozzare un ' anima il quale è peggiore di gran lunga d ' ogni desiderio sensuale , e pur s ' annida in fondo al cuore di molti uomini . Si sarebbe annidato fors ' anco in fondo al mio cuore , se io fossi stato estraneo a Lidia ; anzi , peggio , vi s ' era annidato già , in altri tempi , ed io aveva commesso il delitto di pervertire qualcuna , pel solo piacere di pervertirla , d ' eccitarla malamente e di mutare una superba in una donna come tutte le altre . La cattiva esperienza m ' insegnava che le anime chiarissime , incitano e richiamano la malvagità ; la fede provoca la negazione , quasi processo di fenomeno elettrico . Forse non è lo stesso dei corpi femminili , tanto più procaci quanto più velati allo sguardo in vesti ondeggianti , con linea severa ? Lidia , dopo le prime esclamazioni di gioja al cospetto della vallata che si offriva alla nostra manca , - parlava con inflessioni carezzanti della voce colorita , e parlava d ' ogni cosa , ora sorridendo alla figura burbera del cocchiere appollajato e mutolo sul suo sedile , ora intenerendosi alla vista dei monelli cenciosi che ne seguivano in cerca d ' un soldo . Come la carrozza , per la salita , andava al passo , i monelli si facevano audaci , gettavano mazzolini d ' edelweiss sulle ginocchia di Lidia , senza cessare dalla loro nenia mendicante . Lidia , che credeva liberarsene coll ' offrir loro qualche moneta , se li vedeva comparir più numerosi . V ' era una bambina coi capelli arruffati , sudicia , scalza , insistentissima ; non appena un soldo veniva gettato , ella si slanciava e lo disputava ai maschi , rotolandosi con loro per terra ; la scena crudelmente selvaggia stupiva Lidia , la quale non riusciva a persuadersi che la monella appartenesse al medesimo sesso di lei . Al riprender del trotto , i monelli rimasero , addietro , sparvero ad un gomito della strada e in un nugolo di polvere . La carrozza procedeva robustamente , e il vetturale , curvo , indifferente al paesaggio di cui doveva conoscere ormai ogni anfrattuosità , spingeva i cavalli a esortazioni e a tocchi di frusta . Sui fianchi delle montagne si vedevamo sparsi poledri e giovenche , intenti al pascolo , volgendo appena la testa al passaggio del veicolo romoroso . Alcune fra le giovenche , piantate in mezzo alla strada con bruta apatia , costringevano il vetturale a frustarle perchè facessero largo , e oltrepassata la carrozza , riprendevano , la loro immobilità , coll ' occhio atono e fisso , come animali di bronzo . Dopo il cambio dei cavalli a Campodolcino , - collocato graziosamente in un ' estesa verde di praterie , - l ' aria si fece più viva , il paesaggio intorno più tetro per maestosità di montagne , la salita più decisa . M ' ero lasciato prender volentieri dalla vivacità di Lidia ; era impossibile non esultare alla soddisfazione complessa che illuminava la donna e le brillava negli occhi . Discesi dalla vettura , noi le camminavamo a fianco , studiando di precorrerla quando il terreno ce lo permettesse . La strada , scavata a giri nel fianco della montagna , ci offriva d ' accorciar di molto il cammino che il veicolo doveva seguir tutto e ci arrampicavamo sui rialzi per balzar dall ' altro lato della strada . Lidia , coll ' abito corto da viaggio , i piccoli piedi calzati in forti stivaletti di cuojo giallo , svelta , agile , s ' appoggiava alla mia mano e spiccava il salto con arditezza . Ma si stancò presto e dovemmo attender la carrozza , che avevamo vantaggiosamente distanziata , per risalirvi . Il vetturale ci guardava con occhio tenero , quasi paterno e non riprendeva il viaggio se non certo ch ' io avessi ben collocata Lidia . Una pigra ma sicura mutazione mi faceva sentire , man mano procedendo , che le memorie dei luoghi noti m ' entravan nell ' animo spalancato , ne cacciavano ogni imagine faticosa della città , mi davano una superbia di possesso quasi io solo fossi passato di là e solo conoscessi le voci sonore e profonde dell ' altitudini ; poi , guardando Lidia , - ora avvolta in uno sciallo da viaggio per ripararsi dall ' aria pungente , - provavo un fremito leggiero , nulla giudicando più dolce di simile amore in simili plaghe . A un tratto , Lidia volse il capo verso di me , i nostri sguardi s ' incontrarono , e la donna intuì il mio pensiero dilettosamente soggettivo . - Sei venuto spesso qui ? - ella chiese . - Cinque anni di séguito , in questa medesima stagione . - Solo ? - ribattè ella , con qualche esitanza . - Sempre solo .... Puoi supporre ? ... Ma no . Lidia non mi supponeva capace di condurla dove altre memorie di donne vivessero , e mi pentii del sospetto , e per cancellarlo le narrai in quali condizioni avessi scelto quel ricovero tranquillo , le dissi dell ' epigrafe sulla casa , e ormai mutabile in quest ' altra : " Venite , gaudentes " se gaudente non avesse una significazione materiale e volgare . Le brevi domande , però , mi ricordarono ch ' io doveva la storia del mio passato a Lidia . Non sapeva io tutto di lei ? La sua vita fino al mio incontro era stata così semplice , così eguale , che ponendo piede in casa Folengo , avevo capito come ogni giorno vi fosse monotono e puro , perchè Lidia non aveva amiche . Soffersi quindi , nuovamente , una curiosa molestia dacchè il mio passato era ben diverso , inutilmente ricco d ' intenzioni variate e inesorabilmente vuoto di bene e di male grande ; ero stato un uomo allegro e triste , malvagio o beffardo , a seconda dei casi , e per questo , nel mentre nulla avevo fatto che mi distinguesse da qualunque altro scapolo , - nulla , nel medesimo tempo , era più increscioso a narrarsi di quegli anni desolati , infingardi ; chiusi nella ricerca di commozioni , comunque fossero , anche bassamente colpose . Stabilii , dietro la rapida sintesi , di non parlare e d ' attendere che Lidia desiderasse o in qualsivoglia modo mi ricercasse quella storia , un po ' fosca , un po ' grigia . Pel momento , la donna era assorta nella contemplazione della cascata di Madesimo , presso Pianazzo , balzante rivo d ' acqua bianchissima , spumosa , lunga e molle , che rallegrava d ' un tratto la montagna nera e nel silenzio della strada deserta mormorava con liquida cadenza . Madesimo , l ' elegante ritrovo , era alla nostra destra e larghi affissi sopra una casa cantoniera ne indicavan la via ; ma pel bisogno di calma ch ' io sentiva , per il tepido fiorir dell ' amore di Lidia , il luogo riusciva troppo chiassoso e vivace . Più oltre , e a più fresca altezza , attirò gli sguardi della donna il villaggio d ' Isola , giù nella vallata , disperso a gruppi di capanne brune , dal tetto acuto , e arrampicate pel versante dell ' opposta montagna in notevole estensione e in una mutezza desolante di luce , anche malinconica per la nudità del monte sul quale eran disseminate . Assai piccole e quasi immobili , si scorgevan qua e là delle gregge di mucche . E tutto appariva traverso il fogliame degli alberi che avevamo a fianco della diligenza e che sembrava un immenso ornato , frapposto al villaggio da un artista bizzarro . Una particolarità del cammino erano ora le gallerie , attraversanti il ventre della montagna , e sotto le quali passavamo . Istintivamente , Lidia si curvò , come temesse d ' urtar la testa nelle travi che sostenevan l ' opera ardita , dalle vôlte umide , stillanti , le cui aperture , intervallate a guisa di finestre verso il fianco sinistro del monte , illuminavano con regolar quadrato di luce . V ' eravamo giunti per una via serpentina , talchè , volgendoci , potevamo ritrovar coll ' occhio il percorso fatto . Lidia , nella quale l ' incontro delle gallerie aveva ridestata la maraviglia graziosamente loquace delle prime tappe , si lamentava del freddo , soffiato coll ' aria violenta , che trovandoci in abiti estivi aveva buon giuoco anche sulle coperte da viaggio cui eravamo ricorsi . La molestia durò poco , perchè oltrepassata la vetta dello Spluga e l ' ultima cantoniera italiana , cominciò la discesa , prima quasi insensibile , poi rapida così che i cavalli di timone dovevan resistere all ' impeto del veicolo piuttosto che favorirlo , e quelli di volata si piegavano abilmente sul fianco per mantener l ' equilibrio . Era una bella e potente sensazione , questa della discesa . Il paesaggio svizzero si presentava foltissimo di pini , cosicchè pareva vi ci tuffassimo , e il profumo di resina , l ' aria nitida venissero ad incontrarci , penetrandoci beneficamente nei polmoni . Lidia non mostrava d ' essere stanca più di quanto fosse al principio del viaggio e come il sole andava riprendendo calore , ella si toglieva le coperte , sorridendo alla corsa piacevole , colle mani appoggiate allo sportello e il busto eretto ; l ' onda d ' ossigeno le prestava nuove forze ; la fatica , lo sbalordimento del viaggio , i mutamenti improvvisi di temperatura , di cui avevo temuto per la fragile donna , svanivano innanzi al bisogno nervoso di giungere , dal quale ella appariva animata . La discesa continuava veloce ; vedevamo , come già prima la via percorsa , in basso tutta la via da percorrere , a nastro , bianca e soleggiata , ombrosa di tanto in tanto , - e lontana , diritta , eguale , la strada che da Splügen conduce a Nufenen e a Hinterrhein . Lidia m ' interrogava sulla situazione della casa Pfaff , dimostrandosi felice del mio disegno effettuato , sentendo inconscia ella pure la voluttà d ' una solitudine amorosa , senz ' occhi indiscreti . I cavalli trottavano ora in piano , in direzione opposta a Nufenen . Erano le sei del pomeriggio e il sole si ritraeva man mano , lumeggiando le case più alte , il cimitero e la chiesetta di Splügen , senza malinconia , quasi con un senso largo di quiete abituale . Al passo , traversammo il ponte di Splügen e dal ponte ci arrestammo sulla piazzetta del villaggio , innanzi al Bodenhaus Hôtel , dove un gruppo di contadini raccolto pel riposo della sera , ci salutò con amichevol deferenza . In un angolo della piazzetta , ci aspettava la carrozzetta del signor Pfaff , linda e ripulita , colla giumenta saura ; e mentre ajutavo Lidia a scendere , il signor Pfaff , uscito dal Bodenhaus Hôtel , mi si fece incontro tenendo il cappello tra le mani . Piccolo , tozzo , formidabilmente quadrato di spalle , col viso senza neppure i peli delle sopracciglia , con due furbi occhi cilestri , - il signor Pfaff non era in nulla mutato dall ' ultima volta ch ' io l ' aveva visto , e dimostrava una diecina d ' anni meno de ' suoi sessanta . Egli mi strinse la mano , felicitandosi del mio ritorno , in una specie di dialetto lombardo , da lui imparato per frequenti corse nell ' Alta Italia ad acquisti di vini e di bestiame ; poi guardò Lidia , ch ' era presso di me , esile e dùttile figurina d ' adolescente . - La mia signora ! - dissi . Egli s ' inchinò sùbito , ma compresi che Lidia non gli piaceva . Non era un tipo svizzero ; le mancavano le allegre tinte alle guance , il seno turgido , i fianchi rotondi , e una sola mano del signor Pfaff sarebbe bastata a piegar Lidia come un virgulto . L ' istinto , che in quei paesi fa valutar la donna secondo la capacità a lavorare e a produrre attestata dal suo corpo , dava una delusione al signor Pfaff . Lidia era un essere inutile , a suo credere . Quando fummo nella carrozzella , guidata dal signor Pfaff e seguìta a distanza da un carro coi nostri bauli , io approfittai della solitudine che si ritrovava appena fuori di Splügen , per baciar lungamente la bocca di Lidia . Era una bocca sì viva di colore e così perfetta di linea , ch ' io mi compiaceva a serrarla e a riunirla fra le dita per meglio sentirla sotto le mie labbra . In quel momento , il signor Pfaff si volse dal suo sedile verso di noi , ma rigirò sùbito la testa , allo spettacolo , e la tenne poi ostinatamente fissa in avanti , per non disturbarci . - Ho fatta posticipare la cena ! - egli disse , senza guardarci . - Va bene . Avete molti viaggiatori all ' albergo ? - domandai . - Due francesi . - Maschio e femmina ? - Maschi tutt ' e due . - Volevo chiedere se fossero giovani , ma mi rattenni , vergognandomi dell ' impulso . Pensai che fossero due solitarî com ' ero io qualche anno prima , e li compiansi ; tutto quanto viveva all ' infuori del mio amore , estraneo a Lidia , mi giungeva perdutamente sconsolato , ed ero già disposto a considerare i due francesi come anime in pena . La strada , a sinistra di Splügen , discendeva per breve tratto , poi saliva e si stendeva piana , a gomiti , costeggiata quando dal Reno , quando dalle pinete , su ambo i lati . Il Reno , che interessava Lidia , quasi un personaggio storico di cui si son lette e udite mirabili gesta sanguinose , era nel tramonto quieto , assai sonoro ; una lieve brezza moveva le cime dei pini circostanti lambendoci il viso ; il cielo , privo di sole , pareva una gran vôlta sulle nostre teste , e mai quanto allora ne compresi la maestosità . - C ' è ancora molto ? - chiese Lidia . - Tre chilometri , - rispose il signor Pfaff , rigido al suo posto . - Sei stanca ? - domandai io alla donna . Ella negò col capo e mi volse la bocca in modo ch ' io fui costretto a ribaciarla . Traversando il primo dei ponti che s ' incontrano su quella strada , vedemmo il Reno orribilmente serrato fra due montagne a picco , furioso di spuma . Il vecchio fiume balzava , tutto bianco , irrompeva , accelerando la corsa verso i luoghi dove gli sarebbe stato possibile allargarsi immortale e magnifico .... Anche oggi , mentre scrivo , il Reno ulula così sotto quei monti ; ma chi lo guarda cogli occhi amorosi coi quali noi lo guardammo ? Il crepuscolo ci avvolgeva in un manto cenerognolo , passandoci nell ' animo il presentimento d ' un gran riposo , nella casetta bianca e ilare che ci aspettava a poca distanza ; pareva aleggiassero le sforate d ' una ballata di Göthe fra i rami dei pini , inclinati in uno stormir discreto . Non v ' era altro che pace , all ' intorno , e ombra , e mitissimo grado di calore . S ' incontravan qualche contadino , qualche addetto alla manutenzione della strada ; levavano il cappello , augurando buona sera . Non era il saluto al nostro amore ? Buona sera , veramente , quella in cui arrivammo all ' albergo del signor Pfaff ! Buona sera , che cancellava dallo spirito anni dolorosi d ' errori e mi offriva la fede in qualche cosa , nell ' avvenire , in me stesso ! Quando la casetta s ' abbozzò nell ' ombra , la giumenta saura aumentò l ' andatura , nitrendo ; dalle finestre si scorgevano i lumi accesi della sala di conversazione e della sala da pranzo , unici fari in mezzo ai pini , ormai simili a spettri . Prima che la carrozzella si fermasse , baciai di nuovo Lidia . Sulla soglia , la signorina Silesia Pfaff , coi capelli neri accuratamente ravviati e la tipica faccia rubiconda , comparve insieme a Leo , il grosso cane di Terranova al quale ero insoffribilmente antipatico . La signorina mi porse la mano , Leo m ' abbajò contro , secondo il solito . Ancora , Lidia fu una delusione per Silesia , per quanto questa s ' affrettasse a salutare ossequentemente ; ma certo pensò che se avessi sposata lei , avrei fatto miglior negozio . Ci avevano approntate al primo piano due camere da letto comunicanti , un salottino e una specie di studio colla scrivania , dove avrei potuto sognar di lavorare ; luce e fiori dappertutto , la quale particolarità mi parve assai gentile e mi obbligò a ringraziar vivamente Silesia Pfaff che ci accompagnava . Quando fummo nel tinello per la cena , potei notare che le razze hanno istinti non mai fallaci e sconfessabili ; perchè , se Lidia aveva delusa l ' aspettazione degli svizzeri tedeschi , provocò l ' ammirazione dei due francesi che ci avevano preceduti ; un ' ammirazione rispettosa , ma chiara per qualche sguardo e per quell ' impaccio quasi piacevole che una bella donna ispira sempre ai giovani . I due viaggiatori , sulla trentina , eleganti per abitudine , compìti per esperienza di società , eccellenti parlatori , si contentarono di discutere fra loro alcune questioni superficiali di letteratura ; ma in modo che se la buona volontà non mi fosse mancata , avrei potuto io pure esprimere delle opinioni , concordi o contrarie , il che era affatto indifferente a me e ai due francesi . Io aveva ben più dolce esca alla mia attenzione . Lidia , dai cupi occhi azzurri e dalle labbra vermiglie , appariva serenissima , e la grande notte silvestre che calava , prometteva un ' immensa voluttà di silenzio . IV . Per tutto quel mese di luglio milleottocento ottantasette , uno spettacolo di saltimbanchi e una passeggiata notturna furon le sole digressioni nella gran calma felice della nostra vita . All ' albergo eran sopravvenuti altri forastieri , i soliti dogliosi in cerca d ' oblio ; ma noi li vedevamo di rado , non intervenendo alla mensa comune . Intuivo parecchi intorno a noi che sorridevano del nostro appartarci ; quei due francesi incontrati pei primi , dovevan filosofare mirabilmente sull ' idillio che presentavamo loro , e una vecchia dama bisbetica sogguardava Lidia con qualche acredine , incolpandola d ' essere nata cinquantacinque anni dopo di lei . Ciò non era molto doloroso e noi gustavamo con tanta intensità il nostro egoismo a due , che per tutti gli altri ci sentivamo feroci . V ' erano e vi sono , in quell ' angolo delizioso dei Graubünden , lunghissimi tratti di strada quasi per null ' affatto frequentati e secretissimi e riparati fra la verzura e simiglianti a certi selvatici e vergini paesaggi , dal pennello più presto imaginati che riprodotti fedelmente ; ora chiusi come interminabili chioschi , ora aperti come giardino signorile , dove la vigile attenzione dei paesani ha collocati opportunamente i sedili pei rari passanti . Noi sceglievamo sempre quelle vie , procedendo fin che il Reno sopraggiungeva ad accompagnarci , scapigliato di schiuma , e spesso , non contenti dell ' impreveduto e del mistero , lasciavamo la via segnata , inoltrandoci pei boschi , salendo pei greppi che i lichéni avevan ricoperti di morbidissimi tappeti naturali , qualche volta anche arrischiandoci su rocce a picco , dalle quali si poteva veder sotto il ruinar vertiginoso del fiume . Lidia , cogli abiti a chiare tinte , formava in quella varietà di cose belle per dolcezza o per orrore , un inarrivabile complemento , che io ammirava col rammarico di non sapere in modo alcuno descrivere . Quando , - pel timore che le crittogame delle rocce non nascondessero qualche falla del terreno , - Lidia s ' attaccava alla mia mano e camminava così a capo chino , studiando il passo , sorridendo un po ' nervosa , aiutandosi col bastone ferrato e chiedendomi cogli occhi una parola incoraggiante , io non trovava altra parola che il bacio , dato sulle labbra fresche , volonterose . Qualche incontro inaspettato animava le nostre escursioni ; dei camosci , a gruppi di tre o quattro , s ' allontanavan lentamente , rivolgendo la testa a guardarci coi neri occhi oblunghi ; degli scoiattoli bruni fuggivan d ' albero in albero , la coda ritta , le piccole orecchie calate per la paura ; ed eran graziose macchie sullo sfondo verdastro dei tronchi antichi . Talora , alti cumuli edificati pazientemente con fuscelli di pino , c ' indicavano il soggiorno delle formiche rosse , e innanzi a quei meravigliosi risultati dell ' intelligenza animale , Lidia ed io ci soffermavamo a lungo . Quelle formiche , d ' un ' audacia e d ' un coraggio diabolici , si rizzavan sull ' addome appena tocche , s ' avventavano con furore contro la punta del mio bastone , eran tremendi guerrieri capaci dei più inauditi eroismi ; se io gettava loro qualche insetto , era un accorrere da ogni dove , un fermarlo , un assalirlo per quanto esso potesse sembrare smisurato al confronto degli assalitori ; se scoperchiavo il formicaio , le abnegative abitatrici del luogo correvan tosto a nascondere e a riseppellire le uova così esposte , e si rizzavano a guardar donde venisse l ' attacco , e senza frapporre indugio rimediavano alla catastrofe , ricostruivano immediatamente le abitazioni distrutte . Spettacoli non poco umilianti pel mio orgoglio d ' homo sapiens . Fu giusto al ritorno da una di quelle passeggiate istruttive , che , seguendo un sentiero in mezzo ai campi , protetto su un lato da un filar d ' ontani , Lidia s ' arrestò ad osservar le incisure che mani ignote avevan fatte nel tronco degli alni ; eran lettere intrecciate , numeri e motti stentatamente segnati nella corteccia , ricordi sentimentali . La donna mi domandò il coltellino per aggiungere i nostri nomi all ' elenco sospiroso ; girò intorno al tronco per trovarne una faccia priva di segni , e vedendo una S circondata da mirabili ghirigori , mi chiese : - Quando hai inciso questo , Sergio ? - Mai , cara , - risposi . - Lo vedo ora per la prima volta . - Più sotto alla S , v ' era un ' A , e più sotto ancora , la S e l ' A s ' univano in un monogramma , come due amanti che dopo battuta diversa via , si ritrovano e si congiungono per sempre . Lidia mi restituì il coltellino , prese il mio braccio e s ' incamminò meco senza far parola . - Via , bambina ; - dissi . - Che cosa c ' è ? Tutte le S indicheranno Sergio e tutti i Sergi non potranno essere altri che io ? Ti ho già detto come io sia sempre venuto solo in questi luoghi . - Sei diventato pallido , - osservò Lidia . - Pallido no , - risposi ; - triste sì , pel tuo sospetto ingiusto . - E sciogliendomi dal braccio della donna , mi fermai . Provavo un tormento , improvviso , crudele . Come mai Lidia mi credeva abbastanza vano e vile da condurla dove avevo condotte le mie amanti , da permetterle di scrivere il nostro nome sotto il nome d ' un ' altra donna ch ' era stata mia ? - Perchè mi giudichi così male ? - domandai , guardando la donna fissamente . - Chi ti ha parlato di me ? - Nessuno mi ha parlato di te , Sergio , - ella rispose , ritta , immobile come un ' accusata . - Ho creduto io ; ma non ti ho detto niente , non ti avrei detto niente mai . - La sera calava con quella solita maestà non priva di tristezza che i grandi paesaggi posseggono . Di fronte a noi , sull ' altra strada che conduceva ad Andeer , risonavano le campanelle delle mandre reduci dal pascolo ; le foreste di pini , stese lungo i fianchi dei monti , ispessivano il loro verde fino a diventar nere e lucide . - Mi credi , dunque ? - domandai , avvicinandomi a Lidia . - E tu , mi perdoni ? - ella rispose . Procedemmo in silenzio ; il brevissimo episodio m ' aveva ancor rammentato ch ' io nulla aveva detto a Lidia de ' miei anni precedenti , e simile lacuna poteva ben giustificar nella donna qualunque sospetto . Infine , ella m ' aveva sposato perchè mi amava , i suoi m ' avean data Lidia perchè io conveniva loro ; ma sapevano essi chi io era , non riguardo al mondo , non riguardo alla vita vissuta , ma in faccia alla coscienza e alla vita dei sentimenti ? Nulla sapevano essi ; potevo esser un cinico , un corrotto , un libertino , un ipocrita che avesse trascinata l ' esistenza senz ' infamia e senza lode , sol perchè gli eran mancate le occasioni di far diversamente . Rimaneva perciò un malessere tra me e Lidia , prodotto da quel velo steso sul mio passato , e bisognava rimediarvi , presto , sùbito , perchè non si prolungassero oltre i motivi a sospetti e a dubbi . Quella sera medesima , dopo cena , quando Lidia fu nella sua camera , io ve la raggiunsi . La serata aveva chiuso con un acquazzone formidabile , dando un tracollo alla temperatura , divenuta quasi fredda ; nel nostro appartamento le stufe russavano . Trovai Lidia ben disposta ad ascoltarmi , seduta in una poltrona con dei giornali sulle ginocchia . C ' illuminava chiaramente una lucerna posta a fianco di Lidia , sopra una piccola tavola . Mi sedetti presso la donna , le presi le mani , e le dissi : - Vuoi ascoltarmi , amica mia ? Debbo parlarti a lungo . - Dal movimento di viva attenzione che seguì in Lidia a queste parole , compresi ch ' ero arrivato a tempo e che s ' ella non aveva osato mai chiedere , non aveva per ciò men desiderato quell ' istante di confidenza . Quanto a me , studiai di dare alla mia voce l ' inflessione più affabile di cui era capace , e per la durata dell ' esordio , non abbandonai le mani della donna , fattasi grave subitamente . - Debbo dirti chi sono io , - cominciai sorridendo , - e come ho vissuto fino al giorno del nostro incontro . Io ne ho il dovere , ma ti parlo piuttosto per desiderio d ' una piena confidenza , che per stimolo di soddisfazione ad un obbligo . Sai che io ho perduto mia madre a vent ' anni e che d ' allora , fino all ' altra dolorosa scomparsa di mio padre , io sono stato sempre con questi , accompagnandolo in tutt ' i suoi viaggi per l ' Italia e fuori ; ma non sai quale notevolissima influenza sulla mia indole abbia esercitato questo genere di vita . Mio padre , vecchio colonnello di cavalleria , era di quegli uomini maravigliosi che han conosciuto l ' entusiasmo e che , dopo essere stati eroi in tempo di guerra , non s ' eran dimenticati d ' essere onesti in tempo di pace . Per me aveva una benevolenza sollecita , e io credo d ' aver destata in lui compassione non meno che affetto ; ero esile , gracile , e presso l ' uomo che aveva scritta la propria storia a colpi di sciabola , parevo un virgulto , non abbastanza bello per essere interessante e non abbastanza interessante per essere perdonato della sua gracilità . Quindi , mio padre credette ottima idea d ' evitarmi le noie e le ansie degli studî , supplendovi coi viaggi , ed io confortai questi col tuffarmi a corpo perduto nella lettura di qualunque libro , di qualunque giornale , di qualunque opera pesante od allegra mi fosse dato trovare . Ciò non era grave , alla fine ; conobbi molte cose superficialmente e nessuna con profondità , ma non dovendo votarmi ad alcuna professione , la cultura saltuaria mi rese eguali servigi , nelle conversazioni , dove tutta la scienza si limita ad un accenno .... Gravissime , invece , furono le conseguenze morali di quella vita febbrile e diffusa . Io non ebbi abitudini , perdetti la nozione della famiglia , non amai nulla di quanto si conveniva alla mia età ; come i viaggi m ' insegnavano che non v ' era luogo così bello da escluderne altri migliori , la vita mi si presentava quasi un viaggio lungo , ed ogni avvenimento quasi un incidente di via , che al primo gomito della strada si sarebbe dimenticato . Perciò , io dispersi le forze intellettuali e non potei indirizzarle ad un determinato scopo ; dispersi le forze affettive , non raccogliendole sopra alcuno oggetto . Feci una pausa . Lidia osservò con voce tranquilla : - Io non vedo gran male in tutto questo . Avrai avuta una giovinezza molto fredda e senza peripezie . - No , - risposi . - Allora pareva anche a me che non vi fosse gran male , perchè ero assai giovane , e quello stesso metodo di vita m ' era d ' ostacolo ad interrogarmi , a studiare se in fondo all ' animo io non sentissi qualche irrimediabile amarezza . Ma quando mio padre morì , m ' accorsi tosto d ' essere straordinariamente solo nel mondo , inutile al punto che la mia vita e la mia morte dovevan riuscire indifferenti fenomeni agli altri , non pure , ma a me stesso . Non avevo alcuno scopo , non avevo amici , non rappresentavo nulla , non ero una forza , considerevole o mediocre , nella , meccanica della società ; se fossi sparito , nessuno si sarebbe doluto della mia scomparsa . A tale idea io soffersi molto , e fui così malcontento , così irritato , che invece di tentar qualche cosa , venni in questo paese a rodermi internamente de ' miei anni sciupati . Capisci questo , amica mia ? Lo spettacolo dell ' attività altrui , invece di spingermi all ' emulazione , mi stremò di forze e mi tolse ogni speranza di poter fare . - Come mai ? - domandò Lidia , rizzando la testa a guardarmi . Nel mentre andavo parlando , m ' accorgevo che , diversamente da tutte le aspettative , la confessione mi riusciva facile , e che enunciando e sintetizzando il mio passato , illuminavo me stesso su cose prima oscure . Avevo anche avvertita una certa impazienza in Lidia , e me ne davo ragione sapendo che la donna non poteva contentarsi di quelle linee generali , ma voleva la confessione di argomenti assai più vicini a lei e più pericolosi . - Come ? - ripetei . - Non so . Saranno effetti nervosi , ma certo senz ' alcun rimedio ; avrei avuto bisogno di trovare gli altri molto addietro ; li vidi al contrario molto innanzi , e lo spazio che mi separava da essi , mi diede un vero spavento , quasi una vertigine . - Così , tu non hai fatto bene e non hai fatto male ? - chiese Lidia . La voce della donna s ' oscurò di tristezza , e mi penetrò in fondo al cuore . - No , - confessai , - no , io non ho fatto alcun bene .... - Non hai amato ? - incalzò Lidia , rizzandosi sul busto e stringendomi le mani . - Non ho fatto alcun bene , - dissi nuovamente . - Ero preso da quella specie di malattia della volontà , e divenni maligno , contro di me e contro gli altri ; fui dei più pronti a schernire , dei più volonterosi a negare ; fui un essere colmo d ' odio , perchè invece d ' incolpar me della mia vuotaggine , incolpai non so quale fatalità avversa . - E le donne non riuscirono a toglierti quell ' asprezza , a consolarti ? - Appena pronunciate queste parole , Lidia arrossì vivamente ; ma nel medesimo tempo , il mio viso ebbe forse un ' espressione così dolorosa , che la donna porse la destra sulla mia bocca , aggiungendo : - No , no , non dir nulla , se non vuoi , Sergio ! - E si chinò a baciarmi . Nell ' atto ch ' ella avanzava e serrava le labbra contro le mie , io chiusi gli occhi ed ebbi come un ' immensa visione di tutta l ' impossibilità a parlare . Lidia era ancora , una fanciulla ; donna solo fisicamente ; il suo animo era incontaminato , il suo pensiero casto , i suoi costumi ingenui . In che modo potevo io dire ? ... Perchè bisognava farsi comprendere , cioè sviscerare i fatti , analizzarli .... Quando Lidia staccò la bocca dalla mia , io aveva già divisato di non parlare . Mi diedi a passeggiare per la camera , comprendendo che non potevo tacermi immediatamente , se non col pericolo d ' ingenerar nello spirito di Lidia chi sa quale stranissimo sospetto di mistero . La donna mi seguiva dello sguardo , e per la prima volta s ' insinuò fra noi il dolore di non sentir le nostre anime sopra una medesima via . - A che giovano i fatti ? - io ripresi , avvicinandomi a Lidia e sedendomi sullo sgabello a ' suoi piedi . - In amore e per l ' amore , sono stato un perverso . Non mi chiedere altro , amica mia ; non ti dirò di non avere amata alcuna donna prima di te ; la cosa , più che mirabile , sarebbe ridicola . Ma è certo , è vero , è sacro che dal primo giorno del nostro incontro , ogni altro amore cessò e ho voluto mutarmi . - Sono contenta , - disse Lidia con semplicità . - Sono contenta e ti credo : però .... - Tacque un istante , esitando ; poi si chinò fino al mio orecchio e soggiunse a bassa voce : - Però .... vorrei sapere se fra le donne ch ' io conosco , ch ' io conoscerò e che ci verranno in casa , vi sia qualcuna che tu hai amata . - Non era ancora finita la frase , che Lidia se ne pentì , poichè corresse : - No , no , in casa ; non dubito ; ma v ' è qualcuna ch ' io conosca ? - Nessuna , - risposi prestamente , e volsi il capo perchè Lidia non mi leggesse in viso la menzogna . Una , ve n ' era ; ben conosciuta da Lidia , che l ' ammirava per la superbia e l ' eleganza ; una , che frequentava la casa Folengo , e m ' aveva irritato colle carezze finte prodigate alla fanciulla . Ma perchè dir questo a Lidia ? Non era inutile e pericoloso ? - Vedi , - continuai dominandomi . - Vedi ch ' io non ho nulla di buono nel mio passato e ch ' io ti debbo una totale rigenerazione ? Sono un vagabondo arrestato dalla tua potenza . - E tu mi ami quanto non hai amato alcuna donna , è vero ? - domandò Lidia , ancor dubitosa . - Puoi ben crederlo , - esclamai , - se a te lego tutta la mia vita ! - Vagamente e con un ' indefinita paura , io rilevava uno strano fatto ; che la mia confessione era inutile , perchè non poteva esser chiara , e che , lasciando Lidia più calma di quanto io non m ' aspettassi , aveva invece turbato me oltre ogni previsione . La colpa era mia , non avendo io il coraggio necessario a spingermi fin dov ' era possibile ; la colpa era anche di Lidia , la quale , sorvolando ai miei mali dello spirito , aveva voluto giungere sùbito ai fatti , agli amori , alle donne , alle persone che da un istante all ' altro ella poteva incontrare . In fondo , Lidia non aveva capita l ' amarezza della mia esistenza , tormentata da un inutile desiderio di fare e di lavorare : non aveva viste che delle rivali , non aveva tremato che di gelosia . Così , mentre io credeva la mia confessione dovesse prolungarsi , era invece finita d ' un tratto , proprio sul limitare della piena confidenza . Io guardai la donna ; delicatissime apparivano la bianchezza rosea del suo volto , l ' espressione degli occhi lunghi , ombrati da palpebre simili a minuscoli ventagli , coronati da ciglia simili a leggiere strisce arcuate di pennello . Ed io poteva condannarla , s ' ella non comprendeva l ' infinita melanconia , l ' infinita vacuità dell ' uomo che le parlava ? Anche troppo presto se ne sarebbe avveduta quando la nostra casa si fosse aperta agli amici miei , agli uomini che seguivano una via ben chiara , incontro a una meta ben decisa . Lidia era , del resto , come tutte le donne , chiusa entro i limiti della vita pratica ; non poteva supporre occupazioni oltre la famiglia , o supponendole non le avrebbe trovate necessarie . Io solo , che avevo sognato di giungere alla fama , ero giudice della rovina che al sogno aveva tenuto dietro invece della realtà . Non avevo mai saputo chiuder la vita entro limiti così precisi che arginassero le incomposte tendenze , dirigendole robustamente a un fine ; proclive a più cose ed avido di conoscere , avevo dispersa l ' energia creativa , atrofizzandola in un vuoto compiacimento di sapere ; privo di vanità nella sua forma più eletta ch ' è l ' ambizione , m ' ero limitato ad ammirar l ' opera altrui , spesso semplicemente induttiva , e m ' ero sfiduciato al pensiero di muovere i passi dove uomini eminenti avevan talora dubitato ed erano anche caduti numerosi ; e se di tanto in tanto il peso dell ' inerzia vergognosa mi diveniva intollerabile , - guardandomi intorno e vedendo i già noti e battaglieri preparar nuove opere e nuove battaglie , la mia nervosità suggestionabile soffriva d ' un contraccolpo mortale , la mia volontà si rannicchiava al cospetto di volontà più illuminate e più esperte . Rimaneva poi verissimo quanto io avevo detto a Lidia : che al vuoto del quale arrossivo avevo sempre trovate altrettante giustificazioni , considerandomi vittima di complicate e malaugurose vicende ; e il tempo , la solitudine , l ' incontentabilità , le difficoltà materiali per farmi conoscere , la lenta progressività dell ' esito futuro , mi sbigottirono e mi relegarono decisamente fra l ' immensa caterva di coloro che vivono come possono e che una tomba inonorata accoglie e dissolve . Nei giorni susseguenti a quel colloquio con Lidia , io ebbi più volte l ' opportunità di spiegare alla donna quanto fossi insoddisfatto dell ' indirizzo preposto alla mia giovanezza . Lidia accoglieva questi discorsi con una duplice espressione : lieta , perchè notava come le donne del mio passato fossero totalmente scomparse dalla memoria ; triste , perchè avrebbe voluto altrettale oblio de ' miei sogni e dei proponimenti frustanei . V ' era nel suo modo di rispondere , nell ' angoscia rinnovellata ad ogni apparire de ' miei rimorsi , - un chiarissimo sottinteso , ch ' io aveva sùbito spiegato così : - " Non ti basta la realtà del mio amore ? Non ti basta la vita ch ' io ti offro ? " - Ora , quando in addietro lottavo , cercando di dedicarmi alla letteratura per la quale credevo di aver qualche disposizione , - m ' ero sempre tolto a quelle spaventose lotte col medesimo pensiero : tuffarmi nella vita reale , godere quanto era più vicino e più facile ad ogni uomo . E quel pensiero d ' allora , germinato spontaneo , e quel sottinteso d ' adesso , nascosto nelle parole di Lidia , concludevano in un ' egual rinuncia , avviandomi sulla strada comune , dove non si trova gloria , ma la calma è solenne , l ' indifferenza grande , il benessere sicuro . E poichè questa volta l ' esortazione alla rinuncia veniva da una bocca giovanile e cara , io credetti poterla obbedire , e per lungo tempo i rimorsi della vanità delusa tacquero , mortalmente . V . In quella dissonanza d ' anime , lievissima e tuttavia avvertibile , sorta fra Lidia e me dalla sera in cui ella non aveva capito il mio tormento e non aveva temuto che per donne immemorabili , - so e affermo che , quantunque io volessi negarlo a me stesso , noi non potevam giudicare la giornata trascorsa se non al cominciar della notte . Era nell ' alcova di Lidia che io vedeva sciogliersi i nodi aggruppati durante il giorno ; erano il sorriso o l ' impaccio , il desiderio o la sommissione della donna , che mi davan la misura di quanto noi fossimo all ' unìsono , o delle modificazioni lentissimamente verificatesi nella nostra vita felice . Appena ombre , appena gradazioni d ' una fuggevolezza così rapida che ad uomo chiuso all ' investigazione , sarebbero andate perdute . Lidia , per la prima , non aveva nulla rilevato , e si credeva senz ' alcun dubbio ancora a quell ' altezza di passione che aveva riscaldati i primi giorni della nostra intimità . Io stesso osservava a scatti , e soltanto ora , studiando quei tempi , vedo la strada percorsa , digradante con infinitesimale declivio . Colui che batteva all ' uscio di Lidia era il medesimo , l ' identico uomo che due mesi avanti aveva passata la soglia della camera virginale e aveva pianto alle lagrime della dedizione ? colei che permetteva all ' uomo d ' entrar nell ' alcova , era la medesima , l ' identica Lidia che aveva tremato di paura e non aveva trovato requie nell ' aspettazion timorosa ? No . Oramai , eravamo diversi da quelli . Innanzi tutto , nel mio animo s ' era risvegliata l ' attenzione che m ' era particolare ; a luogo di procedere fidente , gli occhi chiusi , come nei primordî della nostra unione , - io sorvegliava . A che cosa ? A nulla e ad ogni cosa ; a Lidia , a me , ai sorrisi , alle parole , a corrugamenti di ciglia , a strette di mano , ai baci , alle forme di piacere , alla durata dei desiderî , al bisogno di confidenza , all ' intensità di molestia causata da presenza d ' estranei . In quei giorni di Sufers , io aveva ripresa l ' abitudine d ' archiviare dei fatti , e per lunghissimo tempo , a Sufers ed altrove , tutto si ridusse a questo . Onde , da quel risveglio , io aveva soltanto percepito che avvenivano delle modificazioni ; eufemismo col quale si stabilisce il principio d ' una catastrofe ; fiocco di neve , che rotola pel versante , s ' ingrossa , si dilata e forma la valanga . I fatti eran d ' una sola entità . Ne ricordo alcuni : Quando noi ci recavamo il mattino a Splügen , era nostra abitudine seguir la strada men battuta , che partendo dalle spalle dell ' albergo , giunge a quel villaggio per discreti viottoli ombrosi . Non saprei dir quante volte noi ci fermassimo e le nostre labbra si cercassero avidamente ; non saprei dire con quanta diligenza io vegliassi a che Lidia non s ' affaticasse di soverchio . Da qualche tempo , i baci eran diminuiti ; Lidia , dicendo di voler imitare gl ' inglesi , camminava innanzi a me , senza darmi mano ; se ci soffermava l ' improvvisa bellezza d ' un mattino estivo , ammiravamo silenziosi , nè sentivamo il bisogno d ' esser vicini , d ' interrogarci e di commoverci insieme . Una volta , al ritorno da Splügen , invece di riprender la via secreta , m ' incamminai sulla via postale , ch ' era più breve . Lidia mi seguì , senza mostrar noia o stupore ; giungemmo a casa , privi di baci , e risaliti in camera non ci ripagammo di quell ' insolita astinenza . Peggio : da quel giorno , le strade postali furono le preferite . Ancora : noi non parlavamo che del nostro amore , in principio , e non ci curavamo se all ' intorno si vivesse ; il bel tempo e il cattivo erano egualmente benvenuti e con egual piacere si rimaneva in casa o si usciva a passeggio . Da parecchio , - avevo cominciato io , - i nostri discorsi parlavan degli altri ; si faceva la caricatura ai compagni d ' albergo , ci si chiedeva che potessero pensar di noi i genitori di Lidia e i miei amici . Peggio ; si facevan disegni per altri luoghi , si evocavano i ricordi della città ; si prediligevan le passeggiate , nelle quali s ' inframmettevano fra noi mille oggetti e variati spettacoli ; e si leggevano i giornali . Queste modificazioni eran necessarie ; accennavano al passaggio dall ' amor violento , dalla frenesia giovanile a un più calmo possesso , a una più tranquilla felicità ; passaggio inevitabile , poichè sarebbe stato pericoloso e sovrumano che avessimo continuato come nei primissimi tempi . Nè mi potevano esse spaventare , nè eran brusche ed aspre così da lasciar fra l ' inizio e il presente una visibil lacuna ; ma avevan tuttavia qualche cosa di caratteristico , d ' indefinibile , prodotto dalla graduale conoscenza reciproca delle nostre indoli . Certamente , per noi i giorni dipendevan dalle notti , la vita dell ' anima s ' informava alla vita dei sensi , e conservo a tal riguardo la memoria di due episodî , che segnano a mio credere due punti ben chiari e diversi della nostra parabola amorosa . Com ' io aveva indugiato una sera nella mia camera a scorrere diverse lettere , ed era inavvertitamente valicata la mezzanotte , l ' ora classica in cui mi presentavo a Lidia , - sentii presso l ' uscio un tenue fruscìo d ' abiti , e sulla porta l ' errar d ' una mano in cerca della gruccetta . Aguzzai l ' orecchio ; il fruscìo pareva ripetersi ; ma sempre tenue e dubitoso . Mi diressi all ' uscio , l ' aprii sveltamente e vidi Lidia , immobile , fulminata dalla propria audacia . - Oh ! - ella esclamò , giungendo le mani , con voce tra la gioia e il malcontento . - Oh non pensar male di me ! È già mezzanotte ; non ti vedevo , temevo che fossi indisposto . Non pensar male ! - Io risi prendendola fra le braccia . - Mi duole , o signora , - dissi , mentre la portavo sopra una poltrona . - Mi duole immensamente , ma io sono costretto a pensar male di voi ! - E le diedi più baci sugli occhi e sulla bocca .... Questo era avvenuto non molto dopo il nostro arrivo all ' albergo ; ma v ' era anche il riscontro a quella scena d ' impulso ; riscontro causale di cui io aveva la maggior colpa . Leo , il cane del signor Pfaff , s ' era fatto singolarmente ringhioso e per dimostrarmi che la sua antipatia aveva concluso nel più strano odio , mi guardava con occhi torvi e brontolava se appena osassi avvicinarlo . Talchè , scendendo solo , un mattino , e trovando Leo disteso nel corritojo , lungo e stretto , che seguiva alla scala , tentai d ' accarezzare il cane , di persuaderlo all ' amicizia con qualche buona parola . Leo s ' alzò veemente e visto chiuso l ' uscio che dal corritojo metteva alla strada , ringhiò , in atto di difesa ; per punir l ' animale dell ' accoglienza eccessivamente incivile , staccai dalla parete la frusta del signor Pfaff , drizzandone la punta al muso del cane ; ma questo senza darmi tempo di colpirlo , spiccò un balzo con un latrato , mi si lanciò contro così veloce , ch ' io riuscii a mala pena a schivarne l ' urto . Quasi nel medesimo istante , sulla scala che mi era alle spalle , risonò un grido acuto e volgendomi scorsi , abbrancata alla ringhiera , Lidia , pallidissima , cogli occhi aperti su di me . Leo parve ammansato dalla inattesa comparsa della donna ; io corsi a Lidia , la riaccompagnai nella sua camera , dov ' ella , cedendo a un moto nervoso , diede in dirotto pianto , tutta scossa da un tremito . Non so perchè , quelle lacrime innocenti m ' irritarono e mi sconvolsero in modo che invece di chieder perdono a Lidia d ' averla così turbata colla mia improntitudine , non apersi bocca e aspettai ch ' ella avesse rasciugati gli occhi e si fosse dominata ; nè per quanto i suoi sguardi invocassero una scusa , io fui capace di formularla . Ci trattammo con molta freddezza pel resto della giornata , poichè , sapendo d ' aver torto , mi dicevo e mi persuadevo d ' aver ragione , ed ero arrivato ad aspettarmi io una spiegazione dello spavento di Lidia . Quando calò la sera , ci lasciammo al limitare delle nostre camere , e nessuno di noi due tentò una riconciliazione , venuta solo l ' indomani . Se questo chiaroscuro aveva potuto svelare a Lidia la dominante incoerenza del mio carattere , ben ve ne furono in séguito , che squarciarono altri veli . E , per esempio , rammento che all ' arrivo della diligenza avendo una volta osservata con qualche attenzione una signora assai giovane ed elegante , che vi si trovava , rincantucciata in un angolo , - rammento come Lidia soffrisse di quella mia curiosità senza scopo , e me ne chiedesse con insistenza delle ragioni che non potevo dare , poichè non esistevano . E , ancora , Lidia tradiva a poco a poco la smania , l ' impazienza di tornare in Italia , di ritrovarsi fra gente conosciuta , d ' ascoltar dei discorsi e delle narrazioni di fatti . I fatti soli la interessavano , mentre su di me esercitavano una noia indicibile , specie se raccontati con quella minuzia di particolari che Lidia voleva . Gli stupendi paesaggi a noi d ' intorno , eran piaciuti a Lidia , non per sè medesimi , ma per la loro novità ; laddove io , conoscendoli assai bene , li amavo perchè me n ' ero fatto padrone e ne sapevo ogni inflession di linguaggio ; cosicchè avveniva che a me l ' abitudine faceva il soggiorno più caro , e a Lidia il soggiorno non piaceva se non vario di gite e d ' escursioni . Abituato a mutar luogo dalla prima giovanezza , nulla dei costumi stranieri mi riusciva molesto o inaccettabile ; m ' allignavo così prestamente in qualunque paese da dimenticare in pochi giorni d ' avere altri costumi . Lidia , vissuta sempre sotto la tutela assorbente di donna Teresa , trovava insopportabile la minima variazione alle sue abitudini ; aveva sofferto d ' insonnia perchè il letto non era collocato di fronte alla finestra , e dopo più di due mesi , ancora arricciava il nasino quando le avvenisse d ' ascoltar gli svizzeri parlare il dialetto grigione o il romancio ; la cucina dell ' albergo le aveva tolto l ' appetito ; il romore del Reno la spaventava come al primo giorno ; e osservando ch ' io non pativa punto di questi disagi , s ' irritava leggiermente . Perchè , la collana di screzî che sono andato enumerando , era , infine , così sottile da notarsi appena , e ancora sopra tutto dominava l ' amor nostro , che appianava le piccole difficoltà e conservava il color roseo a quei primi mesi ; nessuno di noi due , certo , ingrandiva le scabrosità di carattere dell ' altro , ma al contrario , ciascuno si studiava di sorriderne con affetto e d ' obliarle tosto . Sul cominciar di settembre , donna Teresa ci scrisse , manifestando il desiderio di riveder Lidia e mi parve opportuno cedere alla preghiera nonostante che Silesia Pfaff e suo padre si rammaricassero assai della nostra partenza . - Perchè così presto , quest ' anno , signor Lacava ? - osservò Silesia , all ' annuncio . Perchè così presto , infatti ? Abitualmente , io aspettava la prima tormenta di neve , a levar le tende ; ciò mi offriva la varietà d ' un ritorno in islitta . Ma il mio volere era ormai dimezzato ; io non poteva più vivere a capriccio . Quando tentai di far capire questo a Silesia , ella di nuovo deve aver pensato che se avessi sposata lei , avrei potuto viaggiare in islitta otto mesi all ' anno . Un ultimo incidente segnò la vigilia della partenza . Avevo raccomandato a Silesia che provvedesse a prepararci le bagaglie , e tornando da un ' escursione d ' addio , trovai invece le due cameriere dell ' albergo , che si limitavano ad aiutar Lidia , la quale faceva i bauli da sè . Chiamai questa nella mia camera , e la pregai di lasciar fare ai domestici . - Come ! - esclamò Lidia stupita . - Non vuoi ch ' io sorvegli ? - Sorvegliare sta bene , - risposi . - Ma tu eri inginocchiata ad accomodare le robe nel baule . - Bisogna fare così con costoro che non capiscono niente ! - Lidia concluse , e tornò alla sua camera e riprese ad accomodar la roba . Io mi morsi le labbra . Fra tutte le cose meno tollerabili per me , la buona massaja , questa creazione della società borghese , questa tiratrice di colli d ' oca , era la più urtante . Avevo della donna un concetto quasi orientale , in cui m ' ero conservato con tenacità ; rivedevo sempre mia madre , finissima signora , le cui sole mani innamoravano , e rivedevo tutte le donne di mia conoscenza , anche le men belle , allevate per gli agi e per occupazioni aristocratiche . La concordanza di tali fatti , la vita errabonda che avevo condotta con mio padre , avevano generato in me l ' assurda opinione che la donna fosse un oggetto prezioso , degno di prezioso contorno ; una specie di regina di delizie . Ed io voleva la donna così , io poteva averla così ; nè m ' ero sognato mai di considerar la sorte di quelle che così non erano e non potevano essere . Lidia , bianca , bionda , leggiadra , - giocattolo inestimabile - doveva farsi una di queste signore inutili , uno di questi fiori esili e delicati il cui apparire è pien di regalità , come lo sboccio è luminoso d ' iridescenze . Buona massaja no ! Io mi sarei opposto con ogni mezzo . Lasciammo l ' albergo sul far del giorno , mentre piovigginava , nell ' incertezza d ' un ' alba fredda ; e l ' indomani eravamo alla Villa Folengo , tra Pallanza ed Intra , sul Lago Maggiore . Io sentiva che avevam bisogno degli altri e che la solitudine a due aveva rischiato di sgretolar con lenta marcia un grande edificio d ' amore . La società , gl ' indifferenti , i curiosi , gli amici , le esteriorità che avevam dimenticate durante il soggiorno nei Graubünden e che eran così soavi ad abbandonare in quei tempi , ci tornavan graditi ora , ci scuotevano salutarmente . Lidia , in ispecie , mandava ogni poco dei trilli di gioia , e si buttava fra le braccia di sua madre . Donna Teresa , superato un certo impaccio nel darmi del tu , era commossa della felicità che avevo portata in casa sua , e il signor Pietro Folengo trovava il nostro matrimonio bello e prezioso quanto una partita doppia scritta senza errori in eleganti calligrafie . Per una festa data da Ettore Caccianimico nella propria villa a Pallanza , ebbi occasione di ritrovar parecchie conoscenze ; Ettore Caccianimico , innanzi tutto , l ' interessante uomo la cui vita contava per due , così era stata violenta di passione , ricca d ' avventure e febbrile ; a lui mi legava grandissima amicizia , nonostante la disparità ragguardevole d ' anni . Portava lunghi i capelli bianchi e vestiva con eleganza ; avendo vissuto in quasi tutte le capitali d ' Europa , conosceva la storia di molte genti e ne inventava di molte altre . Non aveva trovato il tempo di far la solita evoluzione senile verso gli scrupoli religiosi . - Amo i divertimenti onesti , la compagnia dei giovani ed i ricordi dei vecchi , - diceva . - Quando sarò di peso , mi farò saltar le cervella . - Sua moglie , Clara Caccianimico , la quale in trent ' anni di matrimonio non s ' era visto vicino Ettore per più di quattro mesi di séguito , era una donna alta , robusta , rossa in viso , cordiale . Non appena ci vide entrare , s ' impadronì di Lidia , l ' abbracciò , le presentò una ventina di cavalieri caricandole il taccuino di tanti nomi , ch ' io a stenti riuscii a fissare un giro di valzer con lei . Appoggiato alla porta che metteva dalla prima alla seconda sala , Ettore Caccianimico mi stava al fianco enumerandomi le qualità dei convenuti . Io da lontano osservava Lidia , che pareva difendersi assai bene e rintuzzar con prontezza i complimenti dei sùbiti corteggiatori . Ella era un po ' accesa in volto , e i suoi occhi fosforici ogni tanto mi cercavano , venivano a salutarmi , sfuggivano . Per l ' abito lilla che indossava , avevo lasciato fare a lei e a donna Teresa ; ma ora mi sembrava oltremodo scollato , e quel movimento del seno alternato ad ogni respiro , quel giro di perle attorno al collo , quei fiori nei capelli , che io aveva tanto ammirati in casa , mi davan fastidio come troppo procaci . Quanto a Lidia , - quand ' ella appariva dalla porta , di fronte a quella ov ' io era con Ettore , - studiava il movimento delle mie labbra per intuire quel che dicessi ; e non appena avevo qualche signora al braccio e mi disponevo a ballare , la distrazione di Lidia arrivava al punto che il cavaliere di lei parlava , interrogava , senz ' ottener mai risposta . A quella festa , la presenza di Giorgio Uglio mi stupì non poco . Bell ' uomo , Giorgio Uglio , dalle membra flessibili per assidui esercizî di scherma ; un po ' vano , così da meritarsi il soprannome di uomo - camelia che il Caccianimico gli aveva dato a indicar la sua fatua eleganza . Quand ' io era partito con Lidia per la Svizzera , a Milano si parlava molto della riconciliazione di Giorgio con sua moglie Laura ; non già perchè il perdonare alla più volte adultera fosse cosa inaudita , ma perchè la pace in casa Uglio s ' era ristabilita con sì stretti nodi , che Giorgio e Laura parevano innamorati novelli e avevan trovato nel museo dei loro affetti una fioritura di tenerezze sbalorditoie , una passione d ' anime disgiunte che si riuniscono a dispetto del destino . Mentre chiedevo al Caccianimico perchè Giorgio fosse solo , Giorgio stesso mi venne incontro a mani aperte . - Caro , caro ! - egli esclamò . - Così presto tornato ? La tua signora è maravigliosa d ' eleganza e di bellezza . Contate di ripartire ? Un giro per l ' Italia , m ' hanno detto .... Laura è nell ' alta Engadina coi parenti ; soffre molto , lontana ; sarà qui a giorni e spero ti tratterrai per salutarla . Ella sarà felice di riveder la tua signora che le era così simpatica da fanciulla .... - Ettore Caccianimico , - nell ' angolo d ' osservazione cui ricorreva durante gl ' intermezzi , - sorrideva malignamente . Quando Giorgio si fu allontanato , domandai conto ad Ettore di quel sorriso . - Che cosa vuoi ? - rispose . - Fa bene veder tanta intimità fra vecchi amici . - E aggiunse : - Hai sentito ? Laura soffre molto , lontana . Lontana da chi ? Lontana da lui , si capisce . Dio mel perdoni , l ' idea è comica . - A me , nell ' animo , s ' era piantata un ' angoscia indicibile per le parole di Giorgio Uglio . Nella solitudine dalla quale uscivo , m ' ero dimenticato affatto che un giorno avrei dovuto incontrarmi con persone che desideravo evitare ; la scelta mi sembrava facile , e non ricordavo quanto la libertà di azione fosse circoscritta nel mondo , sottoposta a compromessi di peso granitico . Avevo una ragione chiara , plausibile , per non ammettere Laura Uglio in casa mia ? Ella era accolta dovunque , poichè il marito perdonava e ne magnificava le virtù ; non avevo speranza che nel tatto di Laura , la quale avrebbe forse compreso ch ' era di cattivo gusto una sua visita a Lidia . - Donna sul far della sera ! - mi susurrò il Caccianimico , mentre passava Angela Tintaro al braccio d ' una giovanetta bruna . - Piacevole , però . Non è piacevole ? Ti sfido a scoprirle un amante . - Anche Angela Tintaro ! Questa no ; questa , poi , in casa mia , non avrebbe messo piede . Ella si dirigeva ora verso di me , sola . - C ' è la sua signora , qui , non è vero ? - domandò offrendomi la mano . - L ' ho vista . Quanto è carina ! Di un ' eleganza tutta francese : molto giovane , molto bella ! - - - La conosceva già ? - disse il Caccianimico . - Non avevo e non ho quest ' onore , - rispose Angela Tintaro . - Stavo appunto chiedendo al signor Lacava .... - Ma prima di lasciarle terminar la frase , Ettore Caccianimico le prese il braccio e se la portò via , esclamando : - Come , non l ' hanno presentata ? Ma che cosa fa dunque mia moglie ? - Quando l ' orchestra attaccò il valzer , raggiunsi Lidia , che l ' aveva fissato con me . Dalla stretta istintiva del suo braccio , dal sorriso risplendente con cui la donna mi accolse , indovinai ch ' ella pure soffriva , soffocava fra la folla . - Andiamo via , dopo , - ella pregò sottovoce . - Sì , sì , - risposi . - Sono stanco . Ti hanno presentata Angela Tintaro ? - Un momento fa . È stata molto gentile ; piena di cortesie . - Lo so , - mormorai inavvertitamente . - Come lo sai ? - Volevo dire ch ' è naturale , - corressi . - Mi ha invitato a renderle visita , all ' Hôtel Pallanza . Ci andremo ? - Ti dirò poi , - risposi . Al cominciar del valzer , vidi che tutti gli occhi erano su di noi , ed ebbi una tremenda e voluttuosa soddisfazione di vanità . Quegli uomini che seguivan dello sguardo le movenze agili di Lidia e aspettavano l ' aria mossa dal suo abito quasi come cosa sua ; quelle donne che l ' odiavan già dell ' odio più femminile ; quell ' Angela Tintaro che aveva preso posto in un divano per goder tutta la visione di Lidia , - sapevano , dal primo all ' ultimo , ch ' io solo poteva amarla , ch ' ella era per me solo . Le loro diverse sofferenze formavano il più bello perchè il più volontario degli omaggi alla nostra felicità . Anch ' io in altri tempi avevo sopportate per altre donne simili torture ; il contrappasso era perfetto . Poco importava se qualche imbecille facesse dei disegni di conquista ; ciò non guastava nulla . Amavo Lidia in quell ' istante come non l ' avevo forse amata neppure il primo giorno della nostra unione ; io la teneva fra le mia braccia , sotto quegli occhi invidi e desiderosi ; il profumo di gardenia saliva dal suo busto , si diffondeva da ' suoi capelli ad inebbriarmi , come l ' onda musicale che avrei voluto sempre accompagnasse la mia donna . - Il signor Uglio ha detto che Laura desidera salutarmi , - Lidia riprese , mentre , lasciato il posto alle coppie seguenti , ci attardavamo a far coda . - L ' ha detto anche a me , - risposi . - Ti piace Laura ? - Dev ' esser finta . - Aspetteremo che venga lei a visitarci . - Quando il valzer finì , Lidia declinò tutti gl ' inviti pei balli successivi , e appena fu possibile , ci congedammo . Angela Tintaro , Giorgio Uglio , Clara Caccianimico , parecchi altri sopraggiunsero , e in un attimo fu una ressa d ' inviti a visite , di cortesie d ' una noiosità sorprendente . Ettore Caccianimico mi strinse la mano , gridando : - Non è permesso , non è permesso andar via a quest ' ora ! - E a bassa voce mi aggiunse : - Sta bene attento : voi vi amate troppo in fretta ! - VI . Avveniva in me da qualche tempo un fenomeno eminentemente nuovo . Avveniva che dopo i maggiori trasporti d ' affetto , dopo le ore più confidenziali , io vedessi a un tratto in Lidia un ' estranea , una donna messasi al mio fianco io non sapeva perchè . Mai simile fatto erasi avverato con altre donne , destinate a passar velocemente ; ma con Lidia sì , poichè ella doveva essere per legge e per diritto non altro che una ripetizione del mio animo , e quasi il sangue mio doveva trasfondersele , ed ella rappresentava la famiglia , il legame alla vita , il perchè della vita . Ora , io mi chiedeva : - " Può ella diventar tutto questo ? Chi è Lidia Folengo ? In qual modo ho io creduto che fossero in lei tali affinità da permetterle questa mutazione di sentimenti ? " - Io , ripeto , vedeva in Lidia un ' estranea ; ma non con amarezza , bensì con maraviglia profonda . Era come se in una corrente d ' aria caldissima , d ' improvviso precipitasse una folata diaccia di nevischio , rapida così che appena avvertita finiva , per dar di nuovo il posto all ' aria calda . Avevo degli stupori mentali , in cui mi trattenevo a forza dal gridare alla donna : - " Chi sei , chi sei ? Come hai sperato di farti un altro io ? Puoi rinunciare alle tue idee , alla tua educazione , alla tua anima per accogliere la mia ? Sai tu dove io ti conduco ? Mi conosci tu bene ? No , no , non affermarlo , perchè io stesso non l ' oserei ! " - Ed uscivo da quelle visioni fulminee più innamorato che avanti , e stringevo Lidia al mio petto con tenerezza infinita . Povera bimba ! Ella non sapeva nulla ; le avevano offerto di sposarmi e mi aveva sposato senza darsi conto di ciò che fosse il matrimonio ; non aveva io fatto altrettanto , seguendo l ' impulso del cuore ? Nè lei nè io somigliavamo a suo padre e a sua madre , nati in altri tempi , vissuti fra altre genti , cresciuti senz ' audacia di discussione . Lidia ed io eravamo giovani , fra un consorzio deturpato dalla civiltà ; io , decisamente moderno ; lei , ancora involuta , ma pronta ad accogliere il soffio turbolento , irrisorio , demolitore , dell ' età nostra . Sotto l ' influsso di tali pensieri , io mi alzava qualche volta a piena notte , e mi recavo nella camera di Lidia . L ' oscurità vi era piena , e mi dirigevo , guidato dall ' abitudine , fino al letto della donna , ascoltandone il respiro isocrono , sfiorandone le mani , la braccia , i capelli , dicendomi mentalmente : - " Chi dorme qui ? Chi è venuto qui ? " - E se mi rispondevo : - " Colei che è tua per sempre , colei alla quale sei per sempre legato , " - io sorrideva , crollava la testa quasi non comprendendo . Non dovevo aver più segreti ? il mio cuore doveva essere aperto agli occhi di Lidia ? Ma come , ma perchè , ma era ciò naturale ? Invece di creder la mia personalità duplicata compenetrando anche quella della donna , io la sentiva rimpicciolita e meschina . Il posto che Lidia prendeva nella mia vita mi pareva enorme , grottescamente sproporzionato a quello che io prendeva nella sua . Per lei , per un suo tradimento , io doveva dare il sangue , o fare uno scandalo e coprirmi di ridicolo ; per me , per un tradimento mio , ella veniva ad acquistar l ' aureola d ' una vittima e ad aumentar la simpatia della quale godeva . Ella era la donna , la classica debole , cui tutto è perdonato , di cui si esagerano la bellezza , lo spirito , l ' eleganza , la grazia .... S ' io avessi osato annoiarmi al suo fianco sarei stato un barbaro , un ottuso , un triviale .... Ma io non osava , perchè i pregiudizi avevano effetto su ' miei impulsi . Non potevo procedere in quest ' analisi irritante ; correvo da Lidia , la facevo parlare , la volevo l ' intero giorno vicina ; non era noiosa , no ; non era esagerata la fama della sua bellezza e della sua grazia . Io m ' era irritato pel principio , evidentemente , non pel mio caso speciale . E , alla scoperta , baciavo Lidia lungamente e andavo con lei in barca , la sera , remando io , sotto il pulviscolo lunare , ch ' era tutta una retorica . Una notte ch ' ero penetrato nella camera di Lidia , questa si svegliò , mi prese le mani dicendo : - Sei tu , lì ? Che fai ? - E tu , chi sei ? - Io ? Io sono la tua bimba , la tua bimba piccola ! - ella rispose colla voce assonnata . Le passai una mano sul viso ; ella aveva gli occhi serrati e teneva le labbra raccolte per ricevere un bacio . Nell ' oscurità me la figurai così graziosa , vinta dal sonno e tuttavia offrendosi per istinto affettuoso , ch ' io sentii svanire d ' un colpo le mie crudeli discussioni d ' indole generale . Ma me ne riprendeva bene la necessità , quand ' eravamo tutti riuniti , donna Teresa , Pietro , Lidia ed io , pel pranzo o per qualunque altro motivo . La villa Folengo era quanto di più inestetico avessi mai visto , con un ' architettura che non si poteva incolpare ad alcuno stile antico o moderno ; e nel villino , il salotto di riunione era il capolavoro di quell ' assenza di gusto . Già le cose m ' urtavan di per se stesse ; già io comprendeva di non poter trovarmi ad agio in una casa dove si voleva far del lusso senza spendere quanto è necessario per essere almeno convenienti . Le persone , poi , compievano quell ' impressione disgustosa e non riconoscevo loro alcun diritto alla mia reverenza . Pietro Folengo era un imbecille , nonostante i suoi favoriti bianchi da diplomatico . Un ' assoluta mancanza di critica lo costringeva alla pecorina devozione alle critiche già fatte ; un ' incurabile povertà d ' iniziativa gl ' impediva d ' agir diversamente da come s ' è agito sempre ; un cieco rispetto per le tradizioni , per tutto quanto è costituito e nei termini legali , per ogni titolo accademico , per ogni apparenza , lo sommetteva alla massa , della quale abbracciava immediatamente il giudizio e applaudiva al gusto . Se si fosse occupato di politica , non avrebbe mai osato rovesciare un Ministero ; se si fosse occupato d ' arte , non avrebbe riconosciuto mai dell ' ingegno a chi non avesse seguìti e finiti gli studi prescritti ; entrato nel commercio , lo continuava nelle proporzioni in cui l ' aveva intrapreso . Sempre , e in ogni caso , la fortuna gli era stata propizia . Per altro , non gli si poteva far colpa se la natura non gli aveva largita una mente d ' aquila , e se l ' educazione di casa aveva cooperato a foggiargliene una da gallina ; bensì , era d ' uopo tener conto della sua onestà in tempi così difficili , e dell ' eccezionale avventurosità che aveva presieduto ad ogni speculazione di lui anche alle più strane . Egli non era nè ingenuo , nè furbo ; evitava con somma cura le idee isolate , per accogliere quelle col battesimo della popolarità ; fra l ' aforisma d ' un uomo intelligente e un proverbio vecchio , s ' atteneva a quest ' ultimo , senz ' esitare . Donna Teresa non era ammiratrice del marito se non in quanto l ' esito era sempre favorevole a lui e pareva dargli ragione ; ma ella ammetteva che in teoria il signor Folengo s ' era arrestato a cinquant ' anni addietro . Donna Teresa non aveva alcun difetto capitale ; trasmodava spesso e volentieri nel raccontare un fatto , gonfiandolo sensibilmente e svisandolo fino a dar forma tragica al caso più insignificante . Troppo facile ad accettar le opinioni altrui , da qualunque parte venissero , si contraddiceva con imperturbabilità olimpica , e parlava d ' ogni cosa , ora con vedute audaci , ora con frasi fatte . Ciò produceva un vaniloquio intollerabile , del quale andavo ogni giorno meglio sentendo la tortura ; e cominciava a crescermi in cuore uno sdegno irragionevole contro donna Teresa , che obbligava Lidia a descriverle il nostro viaggio , minutamente , a renderle conto dei camosci e degli scoiattoli incontrati nelle nostre escursioni , per poi raccontar tutto questo ai visitatori e agli amici di casa . - Figuratevi , - diceva ella un giorno ai Caccianimico , - figuratevi che mia figlia ha trovato a Splügen un centinaio di camosci , che le son corsi incontro .... - Perdòno , - io interruppi , seccato ; - i camosci erano tre e invece di correrci incontro , son fuggiti con molta naturalezza . - Per questo semplice incidente , donna Teresa mi tenne il broncio un giorno intero , durante il quale compresi d ' aver mancato e di non poter vincere il bisogno di mancare in séguito . Sulle prime , con Pietro io mi divertiva ad oppormi a tutte le sue opinioni e ad inquietarlo con delle sentenze paradossali . Il buon uomo , non trovando pronti argomenti , si smarriva o portava la questione in un altro campo , dov ' io lo raggiungeva tosto e ricominciavo coi paradossi . Ma Lidia m ' aveva pregato di non tormentarlo oltre , ed io aveva finito per approvar le teorie di Pietro , limitandomi a monosillabi , secchi ed eguali come battute di pendolo . Giorgio Uglio arrivò un mattino in casa , mentr ' eravamo a colazione . Splendeva d ' una gioia intensa , e dopo i saluti , ci annunciò che Laura sua moglie giungeva l ' indomani . - Domattina , col battello delle dieci , - egli disse . - Verranno a salutarla ? Ella ne avrà molto piacere . Anche lei , signora Lidia , è vero , sarà a riceverla ? - Senza dubbio , - rispose Lidia con prontezza . - Ho tanto desiderato rivederla ! - Quando Giorgio fu uscito , nella sala da pranzo seguì un breve silenzio ; poi , donna Teresa mormorò : - Com ' è felice ! Si amano alla follia ! ... - Si comprendono ! - aggiunse Pietro . Io guardai l ' uno e l ' altra e fui stupito dell ' espressione calma e grave ch ' era sul loro viso . Avevan detto per davvero ! Non sapevano che Laura aveva tradito Giorgio quattro volte , a quanto s ' era scoperto , ed altre volte infinite , a quanto si poteva indovinare ? I romori del mondo svanivan dunque assolutamente sulla soglia di casa Folengo ? Sebbene io conoscessi quella famiglia e sebbene l ' avessi frequentata nel periodo del fidanzamento , non m ' aspettava simile cecità ; forse l ' assidua attenzione che raccoglievo allora su Lidia , m ' aveva tolto di giudicare a fondo i parenti di lei . - Da dove torna la signora Laura ? - chiesi . - Non sai ? Dalla Svizzera , - rispose Pietro Folengo . - Con chi era laggiù ? - ridomandai . - Con dei congiunti , - fece donna Teresa . - Ne sei sicura ? - osservai . - Deve fare un bel freddo in Isvizzera , ora ! - concluse Pietro , senza neanche rilevar la mia insinuazione . E si parlò del freddo , che pel venuto ottobre doveva calare anche da noi . Appena fui solo con Lidia , quel giorno , le dissi : - Andrò io a salutar la signora Uglio . Tu , rimani ; troverò un pretesto per iscusarti . - Non vuoi ch ' io ti accompagni ? - Lo credo inutile . I signori Uglio non sono simpatici nè a me , nè a te ; ce ne libereremo a poco a poco . - Non vorrei che mamma mi rimproverasse , - mormorò Lidia . - Perchè ? Sei tu , sono io , che dobbiam fare la scelta dei nostri amici ; e ci sarà ben lecito aver dei gusti diversi da quelli di tua madre . - Naturale , - assentì Lidia . Non uscii che alle dieci e un quarto l ' indomani mattina e perciò , mentre mi dirigevo al ponte di sbarco , vidi venirmi incontro Giorgio a fianco di Laura , i Caccianimico , Angela Tintaro e qualche altro conoscente . Li salutai , chiedendo venia del mio ritardo , e strinsi la mano a Laura , che mi parve singolarmente bella . - La tua signora ? - domandò Giorgio , nell ' atto ch ' io mi poneva al suo fianco e m ' incamminavo con loro all ' Eden Hôtel . - Lidia è indisposta e vi prega di volerla scusare . - Capii , dalla faccia contrariata di Giorgio , che , come avevo sperato , il pretesto non era buono ; ma nessuno si lasciò sfuggire l ' occasione di sorridere con qualche sottinteso . - Già indisposta ? - fece Laura , guardandomi di tra le ciglia socchiuse . - Oh , una cosa molto semplice , - risposi . Laura era alta , magra , degna del pallio o degli abiti con lungo strascico . La testa , piccola ed animosa , pallida e notevole per una capigliatura bruna e crespa , era capace di più espressioni violente e la tranquillità vi si sarebbe male significata ; dagli archi sopraccigliari larghi e dagli occhi castagni , ma instabili d ' irradiazioni così che parevan neri , usciva un ' energia lieta di vivere , facile a trasmodar nell ' ira e nell ' odio , senza fermarsi in graduali sentimenti ; il naso aveva rettilineo e la bocca dalle labbra carnose ; le orecchie rosee , ben disegnate , nascondevano l ' origine plebea che si rimproverava alla donna ; erano orecchie da patrizia e non anse da schiava ; la voce chiarissima , era nell ' intimità un po ' velata , ma eguale . Ettore Caccianimico , fiancheggiato dalla moglie e da Angela Tintaro , ci seguiva portando la valigetta di Laura ; io m ' offersi di prendere una piccola borsa di pelle che Laura aveva alla mano ; ma la signora si rifiutò , dicendomi : - No , no . Questa non si tocca . C ' è tutta la mia corrispondenza , qui dentro . - Di ' : tutta la nostra ; - corresse Giorgio con un sorriso celestiale . Ettore Caccianimico tossì . Io pensai che Giorgio Uglio volesse beffarsi di noi . Non si poteva ammettere ch ' egli ostentasse la pace domestica con ingenuità così fuor di proposito ; e se tale ingenuità esisteva in lui , non sapeva egli che io , fin dal primo riveder Laura , m ' ero chiesto s ' ella portasse ancora le giarrettiere che nell ' interno avevan ricamato il mio nome ? o quale altro nome chiudessero ora , dopo il soggiorno coi parenti ? Arrivati all ' albergo , Giorgio lasciò Laura , il Caccianimico diede la valigia ai servi accorsi ; vi ebbe un istante in cui Laura ed io fummo a viso a viso , discosti dagli altri . - Vieni a trovarci , - ella sussurrò prestamente . - E di ' a tua moglie che non c ' è bisogno di scuse perchè io la dispensi da ogni visita .... - M ' accomiatai , sottraendomi a un invito a colazione fattomi da Giorgio con insistenza . Quando Laura m ' aveva dette quelle parole coll ' audacia che le era propria e che l ' abitudine al tradimento aveva in lei perfezionata fino alla temerità , - io era rimasto attonito . Mai , per tutto il tempo del mio fidanzamento , Laura aveva fatto cenno al nostro passato , quantunque non di rado la incontrassi in casa Folengo ; mai s ' era curata del mio amore per Lidia .... Che cosa le frullava per la testa , ora ? Non potevo supporla così pazza da credere ch ' io conservassi di lei , non un desiderio , ma pur anco un ricordo .... Vedevo una sola cosa buona ed utile in tutto questo : la persuasione di Laura che un ' amicizia tra lei e Lidia sarebbe stata assurda e mostruosa ; persuasione , espressa da Laura coll ' altierezza sua caratteristica , quasi lei e non Lidia rifiutasse le occasioni d ' un incontro . Chiarissima era in me l ' idea dei doveri che m ' ero assunti verso Lidia e ferma la decisione di compierli , fors ' anco pel sentimento egoistico di pretendere altrettal rigida osservanza dalla donna . La compagnia di Laura m ' era quindi uggiosa ; non riuscivo a comprendere perchè in altri tempi mi fosse ella piaciuta . Osservandola bene , durante il primo rivederci e nei giorni successivi , m ' ero persuaso che Laura era fibra da tradir uomini e donne colla stessa facilità con cui avrebbe bevuto un bicchier d ' acqua . Sul suo viso stava un ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile ; gli occhi avevano sguardi equivoci , il sorriso non era aperto e cordiale , ma rapido , presto a mutarsi in sogghigno , a scomparir d ' un tratto perchè i lineamenti assumessero una gravità altrettanto falsa . L ' eleganza di Laura Uglio era capricciosa , troppo spesso procace ; se le risa della donna mi giungevano alle orecchie , mi parevano alte e sguaiate e m ' irritavano contro Giorgio , ch ' era così buono da permetter simile contegno a chi portava il nome di lui . Non sono ben certo delle impressioni che il mio atteggiamento suscitava in Laura . Se non conoscessi l ' acutezza femminile per inarrivabile nell ' avvertire e definire il fascino o la repulsione prodotta in un uomo , sarei tratto a credere che Laura ignorasse il mio mutamento a suo riguardo ; così appariva tranquilla e sicura . Ero con lei più riservato che cortese , più freddo che ostile , ma dovevo in ogni modo rispecchiar l ' antipatia per Laura , dal solo fatto che poco prima del mio matrimonio , io la trattava come ogni altra conoscenza . Noi ci vedevamo al Caffè Bolongaro d ' Intra , ove mi recavo solo . In quel momento , Laura aveva lungo corteo d ' ammiratori , i quali m ' evitavan la noia di trovarmi isolato colla moglie di Giorgio e impedivano a questa un possibile inopportuno richiamo al passato . Nel tornare a Pallanza , Ettore Caccianimico dava di piglio al mandolino e faceva da menestrello alla compagnia ; io mi offriva compagno costantemente ad Angela Tintaro , sebbene anch ' ella mi ripugnasse per le sue innaturali venture amorose . Nel susurro delle conversazioni , fra le risate , sentivo Laura dominar gli altri , avventar motti brucianti come labbra febbrili , aizzar quelli che l ' accompagnavano ; e guardando Giorgio , trovavo sulla faccia di lui il consueto sorriso celestiale . Mercè l ' opera di Laura , la villa Caccianimico s ' era tramutata in una gran sala di divertimento ; il giardino si popolava di giovanotti e di signore attratti dai giuochi eleganti che Giorgio , Ettore e Laura avevano organizzati ; il pianoforte era tormentato di notte fino a tarda ora e dalle finestre aperte prorompevan grida ilari , schiamazzi , risate femminili ; dopo il trattenimento , la baraonda usciva per le strade a far serenate coi mandolini e le chitarre , e di tutto Laura Uglio era l ' anima informatrice .... Quanti diabolici intrighi aveva ella saputo aggrovigliare , nonostante l ' idillio col marito ? Io sarei giunto forse a calcolarli , se il freddo improvviso non m ' avesse indotto a vincer l ' inerzia di quel soggiorno e a ritornare a Milano , donde contavo riprendere il nostro viaggio . VII . Saliva dalla via una sonnolenza larga e morbida , che pareva scemar gli stessi romori dei carri e delle carrozze , passanti sotto la pioggia a rovescio . In qualche negozio , le lampade elettriche splendevano , quantunque non fossero che le due del pomeriggio . Le signore , chiuse nei mantelli , non trattenute dal tempo accidioso , affollavano il Corso egualmente come nel più bel giorno d ' autunno , si soffermavano alle vetrine , trovavan la volontà di comperare e di discutere le compere fatte . Lidia apparteneva a questa categoria di signore instancabili nel passare da un magazzino all ' altro . Quando la pioggia era più violenta , Lidia si faceva allegra . Calzava stivaletti alti serrati , indossava la pelliccia , un piccolo cappello di feltro , guanti scuri , e usciva con me a pellegrinare pei negozi di mode . Aveva un umore eccellente ; mi abbracciava ad ogni poco , prima d ' andar fuori , e rideva ad ogni occasione ; sopratutto era abilissima nello scoprir la necessità degli oggetti inutili , al punto che mentre credevo di doverci trattenere solo un paio di giorni a Milano , ivi eravamo già da dieci e sembravamo incamminati a rimanervene altrettanti . S ' era cominciato cogli acquisti di gran rilievo , rappresentati dagli abiti di Lidia per la veniente stagione . Le stoffe offrivano due motivi a pensieri gravissimi : la qualità ed il colore , o meglio la combinazione dei colori , perchè con mia grande sorpresa , Lidia m ' aveva assicurato che una combinazione di colori falsi avrebbe distrutta la sua fama di signora a modo . Appena ella poneva piede nel negozio , la sua ilarità spariva e un ' ombra grave le si diffondeva sul viso bianco e fresco . Lidia ascoltava le parole del commesso con molta diffidenza , e sottoponeva l ' uomo a un ' analisi psicologica delle più accurate ; non amava i discorsi di quella gente ; non aveva scrupolo alcuno di mettere a soqquadro un magazzino intero , o d ' andarsene senza comperare . Mentr ' ella tuffava con voluttà le piccole mani fra gli ammassi di stoffe sciorinati sul banco , o confrontava gl ' infiniti campioni dei quali aveva zeppo il manicotto , - io mi sedeva presso di lei , ascoltandola , e nei casi dubbi ella si rivolgeva a me . - Che ne pensi , Sergio ? - chiedeva , mostrandomi il velluto o la seta . - Molto bene , - rispondevo . - Ma no , ma no ! - ella esclamava , con un sorriso . - Non si tratta di lodare ; non ho ancora scelto . Credi che questa guarnizione ? ... - Io aveva cura di creder sempre quanto credeva ella medesima e di fingermi anche più ignorante di quel che non fossi , perchè ella non avesse a sospettar d ' una certa mia esperienza di mode , acquisita in diverse occasioni , le quali da Lidia non si dovevan conoscere . - Se fosse qui la mamma , potrebbe consigliarmi ! - diceva ella infine . Faceva mandare a casa gl ' involti voluminosi , ma quando ve n ' era qualcuno appena possibile a portarsi , ella stessa se ne impadroniva e se lo metteva sotto l ' ascella con una tenerezza materna delle più ingenue . Poi mi diceva : - Spero che così andrà bene ; quel mantello aveva assolutamente bisogno della piuma , in basso ; quest ' anno la piuma si usa molto ; purchè la sarta non guasti ! ... Aspetta ; devo entrar qui un istante .... - E si andava in un altro negozio , dove il commesso ricominciava le chiacchiere , e Lidia l ' analisi psicologica . Avevo occasione d ' osservare che tutte le signore facevan così , e che l ' aria grave di Lidia si ripeteva sui viso di quante entravano . In qualche magazzino , il susurro femminile pareva un ronzìo d ' api laboriose ; colla differenza che le api umane qui , scialavano invece di raccogliere ; alcune s ' abbandonavano alla disperazione per non aver trovato quanto desideravano ; altre discutevan sul prezzo e mercanteggiavan per abitudine ; e tutto questo , alternato cogli sguardi rapidi , sintetici , alle compagne , delle quali si valutavano in un baleno anche il veletto e i guanti . Avvenivano incontri di amiche , sùbito unite in una lega tacita contro il commesso ; più sovente , s ' incontravan delle nemiche , riconoscibili alla ostentata cura dell ' una di non sfiorar l ' abito dell ' altra , squadrata con sovrano dispregio . Potevo cogliere a volo dei piccoli dialoghi : - " Sai , l ' ho pagato quaranta lire ; ma a Giuseppe dirò che mi costa venti . - " Naturale . - " In un caso , citerò la tua testimonianza . - " Còntaci pure ; faccio anch ' io lo stesso con Paolo . - " Stavolta donna Mercedes è sbaragliata . Compro questa pelliccia , ch ' è adorabile . - " Adorabile ; somiglia alla mia , salvo che quella mi vien da Parigi . " - Se giungeva per caso una cortigiana in momentaneo favor del pubblico , l ' attenzione delle signore si raccoglieva totalmente su di lei ; lì , era la moda , un po ' audace , ma espressiva . Forse , in qualche cuore di donna onesta non sanguinava una piaga d ' invidia , pensando che il bel giovane presso la cortigiana dava lentamente la vita e il patrimonio per lei ; non tanto per quest ' ultimo , quanto per la vita ? ( Dolce poter dire , levando gli occhi languidi al soffitto : " Ahimè , povero ragazzo ! Se avessi saputo che sarebbe giunto a morirne .... Ma chi lo imaginava , coll ' ipocrisia della nostra gioventù ? " ) Mi pareva di respirare aria più libera , all ' uscir da quei negozî , mentre Lidia rilevava con immenso sconforto che per la giornata non aveva altre compere in vista . Si consolava però sùbito a casa , trovando accatastati gl ' involti nella sua camera ; li apriva , considerava ancora gli acquisti , aspettava la sera per giudicarli alla luce artificiale ; qualche volta li rimandava o li mutava , dopo i consigli della sarta . Questa aveva libero adito in casa nostra , a qualunque ora del giorno . Era una signora alta , magra , con un neo posticcio sulla guancia destra ; compariva , - eccezionalmente e solo per Lidia condiscendeva a muoversi dalla sua officina - seguìta da una commessa che portava i giornali di moda , quei giornali di moda i quali rappresentavan per lei il limite a cui l ' umana intelligenza può giungere e donde è affatto inutile si spinga innanzi . Apertili , con suprema delicatezza quasi porte di tabernacolo , Lidia e la sarta si curvavano sul figurino , v ' appuntavan l ' indice , facevan lunghi calcoli non meno di due generali alla vigilia d ' un attacco decisivo . I consigli di quella signora eran semplicemente infernali ; dovevan partir forse dal principio che ogni cosa bella ne ammette una migliore , e per questo principio indicava lei medesima le stoffe , i colori , le guarnizioni , le fodere più opportune , spiegando a me , sottilmente , come la bellezza di Lidia volesse un ' eleganza raffinata e aristocratica , ma senza possibili confronti . Ella aveva pure intuito che nessun momento della vita coniugale meglio del nostro , si prestava a comporre e a radunare un corredo muliebre così vantaggioso per Lidia , quanto , in altro senso , per lei ; e ciò spiegava l ' attenzion matematica , l ' accuratezza con cui gli abiti erano ideati , fatti e finiti , in un giro di tempo relativamente assai breve e con approvazioni entusiastiche da parte di Lidia . Quei capolavori di buon gusto ammaliavano Lidia , la quale si sentiva diventar donna forse più per merito loro che per merito mio ; sembravan contener fra il raso , il velluto , la seta , un universo d ' insidie , d ' invidie , di frivolezze , di cattiverie , di seduzioni , di sottintesi che ancora mancavano a Lidia per poterla considerare un ' adorabile signora della buona società . L ' intervento della sarta aveva portato un ritardo nella nostra partenza . Ottobre era già venuto al termine e novembre , - in quell ' anno rimasto memorabile per la sua rigidezza , - si presentava carico di nebbioni e assai minaccioso . Al comparir dell ' ultimo abbigliamento , respirai : ora saremmo infine partiti . Ma Lidia , con un ' infinità di moine graziosissime , - dove l ' aveva imparate ? - mi pregò d ' aspettare qualche giorno , perchè v ' eran altre piccole compere a fare , di cui voleva sbrigarsi al più presto . Pensai rapidamente che le compere avevano un incalcolabile peso sulla nostra felicità : mai , come in quei giorni , Lidia raggiava di salute fisica e spirituale ; era un lumeggiar continuo di sorrisi , un brillamento d ' occhi , un accondiscendere a tutto quanto dicessi e anche a quanto stessi per dire , - senza precedenti nel nostro breve passato intimo . In séguito a tale considerazione , credetti il premio adeguato alla fatica di trattenerci qualche giorno ancora a Milano ; e ricominciammo il pellegrinaggio nei negozî , non più di stoffe , ma di gingilli . Stavolta le compere eran d ' un ' inutilità sorprendente , e Lidia non aveva nemmeno il coraggio d ' assumere l ' aria grave di circostanza ; ma quegli acquisti parevan più necessarî a lei , più fatalmente agognati , che la stilla d ' acqua alla gola riarsa d ' Epulone . Si perdeva e s ' estasiava davanti agli oggettini da salotto nei quali la diabolica scaltrezza dell ' artefice aveva sudato a raggiunger la perfezione ; e per l ' impaccio della scelta , non sapendo Lidia decidersi fra due balocchi egualmente leggiadri , finiva collo sceglierli .... ambedue ; e poichè l ' intuizion già notata nella sarta , sembrava ripetersi in tutt ' i negozianti ai quali facevamo capo , a bella posta essi mettevan troppo di frequente Lidia in quell ' impaccio della scelta , così disastroso per le sue conseguenze . In casa , meglio che in ogni altro luogo , la superfluità delle nostre compere strideva maledettamente ; le camere eran già ricche di decorazioni e d ' ornamenti , ed ogni angolo aveva un mondo di gingilli ; inoltre , poichè l ' appartamento nostro era stato arredato col consenso di Lidia e colla sua approvazione , io non riusciva a comprendere com ' ella vedesse tanti e così spaventosi vuoti là , dove alcuni mesi prima tutto le pareva giusto , appropriato , ben messo . Eppure , ella trovava modo di fare spazio , bastante non solo per ciò che aveva comperato , ma anche per ciò che doveva comperare , e innanzi alle sue acrobatiche sovrapposizioni , s ' entusiasmava vie più a cominciar da capo l ' indomani . Tutto questo m ' annoiava d ' una noia grigia e vasta ; io voleva partire . Lidia mi pareva una bimba , ma la sua infantilità si prolungava oltre misura , e s ' io non avessi avuta in fondo al cuore un ' eco di quella tenerezza che ci aveva presi ambedue , al ritorno , nel riveder la nostra camera nuziale , sarei scattato d ' improvviso . In un giorno , dunque , pieno di sonnolenza larga e morbida , che attutiva anche il romor dei carri e delle carrozze , sotto la pioggia sferzante , noi eravamo usciti come di solito . Poco prima , Lidia s ' era messa alla scrivania per mandare una lettera a donna Teresa ; ma dopo aver contemplata la carta colle cifre in carattere antico , ella m ' aveva chiamato : - Sergio ! - Dal tono di voce , era chiara una supplica . - Sergio , non ti sembra che questa carta sia sovranamente funebre ? Quelle cifre in nero .... anche il formato ? ... - L ' hai scelta tu , cara , se non m ' inganno . - Sì , è vero .... Ma ho sbagliato .... Che cosa dirà mamma , ricevendola ? Lei , così attenta a ogni cosa ? ... - Pausa , di meditazione ; poi , chiudendo l ' asse scorrevole della scrivania : - Sergio ! - Lidia ? - Se io ti pregassi .... di cambiarla ? - Cambiarla ? ... colle tue cifre ? ... Bisognerà comperarne dell ' altra ; è più spiccia .... - E tu , non te ne avresti a male ? - Di che ? Se l ' avessi fabbricata io , questa .... - Allora , Sergio .... Allora usciamo , sùbito ? Piove : una bellissima corsa , mi butto in ispalla la pelliccia , e in un minuto sono in ordine .... - E in un minuto era stata in ordine veramente , senz ' aiuto di cameriera , infilandosi i guanti sulle scale , come se la casa dietro noi si fosse incendiata e minacciasse un crollo . E perciò noi eravamo usciti , a piedi , in mezzo al fango e all ' accidia invernale . Pareva una ragazzina scappata di scuola , Lidia , colle mani ricoverate nel manicotto , appoggiandosi al mio braccio , tuffata nella pelliccia , il cui bavero alto le riparava le orecchie dall ' aria pungente . La carta fu scelta , senza cifre , ma benchè Lidia ne fosse ammirata e secondo il solito se ne portasse la scatola tra il seno e il manicotto con materna sollecitudine , - io osservai ch ' era di gran lunga migliore quell ' altra . - No , no , t ' inganni , - rispose Lidia . In fondo , ella si curava pochissimo delle mie obiezioni : aveva la più illimitata presunzione del proprio buon gusto .... - Aspetta , - diss ' io , fermandola innanzi al negozio d ' un libraio . Mentre passavo , m ' era parso di veder sulla copertina d ' un elegante volume , un nome che in quel posto era stranissimo . - Gian Luigi Sideri , - lessi . - Il lastrico dell ' inferno , romanzo ! Come è possibile ? - È un tuo amico ? - domandò Lidia . - Ma senza dubbio , un mio caro amico . È inesplicabile questo risveglio .... - È inesplicabile che abbia scritto un romanzo ? Perchè ? Non avrà avuto di meglio a fare .... - E Lidia , con un movimento del braccio mi accennò che desiderava andarsene . Dove mai Gian Luigi Sideri aveva trovata l ' energia necessaria a far qualche cosa ? - io pensava , riprendendo con Lidia il cammino verso casa . - Come mai era riuscito a darmi questa lezione di buona volontà ? Che cosa sentiva io perciò ? Era invidia ? No : era amarezza , malinconia , per la dispersion di forze che caratterizzava la mia vita .... E sorpresa anche , perchè fra quanti avrebbero potuto fermarsi sulla via inutile , certo io non ascriveva Gian Luigi Sideri . La nostra amicizia contava parecchi anni d ' esistenza . Ci eravamo conosciuti al teatro Manzoni , dove il conte Gian Luigi ed io avevamo le poltrone fianco a fianco , e la mia attenzione era stata attirata dall ' irrequietezza nervosa di Gian Luigi , a pena contenuta per l ' abitudine ai salotti ; durante gl ' intermezzi , egli si rifugiava nell ' atrio compensandosi dell ' immobilità forzata con delle evoluzioni pel lungo e pel largo , a passo celere . Fra un ' armonia di gusti e un senso estetico squisitissimo , una facilità a comprendere ogni cosa bella e originale , Gian Luigi portava talvolta una nota così discorde , così strana , da non lasciar capire come avesse potuto nascere in lui . Le sue carrozze , per esempio , eran di forme e di colori detestabili quanto la livrea della sua casa , e non gliele avevo perdonate se non come effetto d ' un certo disequilibrio di facoltà critiche . Al contrario , la sua mente era piena di concetti e di visioni graziose , sfumate ; Gian Luigi aveva una cultura tutta d ' apparenza , la quale sussidiata da un acume non volgare , gli dava maggiori vantaggi che non la mia , pesantissima ; buon musicista , Gian Luigi componeva ballabili e romanze , di colore azzurrino , su parole proprie , ma un ' ammirazione esagerata per tutto quanto veniva da Parigi , lo costringeva a scriver francese ; egli conosceva questa lingua forse meglio della propria e la parlava volentieri , con accento irreprensibile . In fatto di letteratura , Gian Luigi s ' era limitato sempre a imaginare argomenti da romanzo o da novella , nei quali si poteva sùbito rintracciar la sua tendenza per le cose un po ' indeterminate , e per gli acquerelli di piccole dimensioni ; sfuggiva il dramma o lo decorava di particolari arguti , che l ' avvolgevan quasi in una nube e gli toglievano i bagliori sinistri .... Questi argomenti , creati , modificati , accarezzati nella fantasia , rappresentavano per Gian Luigi altrettante lontane possibilità di lavoro , a cui pensava qualche volta con rammarico , lamentandosi d ' essere incapace di un ' occupazione lunga e abnegativa . Quanto all ' animo di lui , io non era tuttavia riuscito a definirlo con esattezza . Era scettico , Gian Luigi , o indifferente , o fatuo , o innamorato di qualche cosa o di qualcuno ? Probabilmente , colla instabilità sua particolare , egli era a vicenda tutto questo , ma un certo riserbo lo salvava dal dimostrarlo . Senza dubbio , conosceva il mondo , e in trent ' anni di vita aveva corse le vicende istruttive degli uomini liberi ; senza dubbio , anche , era un sognatore , ma non un sognatore classico , il quale attraversa doloroso l ' esistenza in cerca di sensazioni inaudite ; bensì , un sognatore calmo , sorridente , eclettico , il quale coglie il buono dove s ' incontra e lo paragona alle proprie aspettative . Era un ammiratore di Laura Uglio , donna che per la sua beffarda filosofia della vita , doveva singolarmente confarsi allo spirito di Gian Luigi ; forse , egli ne era stato anche l ' amante , perchè in un certo periodo , noi ci guardavamo con curiosità , stimolati dal desiderio di farci una domanda e incapaci a formularla ; ond ' era fra noi due rimasta quella specie di punto interrogativo , non mai soddisfatto . Laura , Gian Luigi , ed io , conoscevamo così profondamente i doveri ed i diritti di ciascun di noi , che non amavamo affrontarci , preferendo un fatto dubbio , larvato di convenienza , a una risposta secca e noiosa .... Certo , nel calendario d ' amanti che la società affibbiava a Laura , il nome di Gian Luigi non era comparso ; ma questo provava ben poco , perchè non era comparso neppure il mio .... Ora , Gian Luigi , - scettico , indifferente , fatuo o innamorato , che importava ? - aveva d ' un tratto raccolte le sue forze , aveva lavorato , aveva dato alla luce un volume , un grosso volume , a quanto si vedeva , che gli era costato almeno sei mesi de fatiche , i sei mesi del mio matrimonio . L ' avvenimento era così straordinario , ch ' io giunsi a casa senz ' aprir più bocca : salii le scale dietro Lidia , a testa bassa ; mi ficcai nella poltrona , presso Lidia , in salotto , dimenticando di guardar nel mio studio se fosse arrivata la posta ; e rimasi in quell ' attitudine , colle braccia incrociate , a pensare . - Ah questa sì , va bene ! - esclamò Lidia , sciogliendo l ' involto della carta da lettera . Si mise innanzi allo scrittoio , dispose i fogli , prese la penna , mi si rivolse : - Che cosa debbo scrivere a mamma ? - E il libro di Gian Luigi - mi domandavo - quale esito aveva avuto ? Un buon esito , certamente , perchè Gian Luigi doveva aver gusto , l ' istinto della misura , che non s ' insegna .... - Sergio ! - chiamò Lidia , sorpresa . - Non hai udito : come debbo scrivere a mamma ? - - Mandale i miei saluti , - risposi ; - annunciale la nostra partenza .... - La nostra partenza ! - ripetè Lidia con un sospiro . - Per quando , per dove ? - Per quando vuoi , per dove vuoi .... - Ma ero stato un imbecille a non comperar sùbito il romanzo di Gian Luigi : bisognava leggerlo , avevo urgenza di quel libro : volevo stabilire immediatamente .... - È proprio necessario partire ? - domandò Lidia , abbassando la testa sul foglio di carta . - Necessario ? - esclamai . - Che domanda ! C ' è qualche cosa di necessario , al mondo ? - Oh , Sergio ! - Ma sì ; non c ' è nulla di necessario , cara amica . Si parte , si viaggia , perchè ciò è nelle abitudini , nelle tradizioni , e perchè sarebbe lo stesso non partire , non viaggiare .... - Allora , non partiamo , e non viaggiamo ! - fece Lidia in tono secco . - Io sto bene qui . - S ' alzò dalla sedia e si mise a passeggiare pel salotto . Ella aveva indossata una vestaglia verde - cupo , che aveva la vita brevissima , e dal petto giù fino ai piedi , serbava una linea rigida e severa , appena interrotta a metà da un nastro fissato ai fianchi e incrociato sul davanti ; somigliava così , Lidia , a una scultoria figura bizantina . Cominciai dal gettarle un ' occhiata d ' ammirazione , senza muovermi dal mio posto : quindi risposi : - Allora , non partiamo e non viaggiamo ! - Lidia si fermò di botto ; poi mi si avvicinò . - Perchè dici questo ? - ella chiese con voce calma . - Perchè credo sia il tuo desiderio .... - Ah , no , no ! Non è per questo che parli in tal modo , Sergio ; io ti conosco , ormai . - Le parole furono dette quasi con benevolenza . La donna si passò una mano sulla fronte , perchè dovevan presentarsele più argomenti d ' eguale importanza , che voleva tutti enunciare , in bell ' ordine ; e all ' uopo , sedette di nuovo innanzi alla scrivania , donde mi riusciva quasi di faccia . Ma mi alzai io dalla poltrona . - Ebbene , - dissi un po ' seccato . - Non si parte , perchè partire o rimanere è affatto indifferente , come tutto il resto . - E mi diressi , verso l ' uscita , e raggiuntala senz ' opposizione da parte di Lidia , mi ritirai nel mio studio . VIII . Mi occupai sùbito a stabilire la gravità di quanto avveniva e a capire il significato d ' una recrudescenza di sogni che supponevo decisamente snebbiati dal mio animo e invece eran ricomparsi cogliendo la prima occasione favorevole . I due termini estremi della situazione eran chiari per quanto dolorosi : un lasso di sei mesi aveva trasformato Gian Luigi Sideri in un uomo che ambiva alla fama e dilatava la propria personalità utilmente ; un lasso eguale di tempo nella mia vita non aveva concluso che a mutarmi da scapolo in marito . L ' enorme abisso fra l ' una condizion di cose e l ' altra , era appena intravedibile e perciò tanto più capace d ' impressionarmi . Gian Luigi ed io , avevamo nel medesimo tempo , nel medesimo giorno forse , spalancate due porte sulla nostra via ; lui dirigendosi a lotte d ' intelligenza , a febbri di concezione , a godimenti e ad amarezze non comuni , e tali da raffinarlo e da toglierlo alla greggia umana ; io sottoscrivendo al mio volgarissimo avvenire , rinunciando a sogni smisurati , collo sposare una fanciulla , che amavo indubbiamente , ma che ancor dopo sei mesi d ' intimità non sapevo se fosse quella la quale m ' abbisognava . Intuivo di questo fatto le conseguenze . Un matrimonio non è mai stato barriera al lavoro intellettuale , ma per me , pel mio bizzarro carattere , assumeva l ' aspetto d ' una barriera insuperabile ; anzi , come altri aveva bisogno della famiglia per lavorare , io aveva invece necessità della vita libera , capricciosa , retta dal mio solo arbitrio . Le angustie derivate dalla casa , gli obblighi assunti , le convenzioni tacite che il matrimonio chiudeva in sè numerosissime , formavano il veleno più potente , più letale , più immedicabile alla mia attività , anche senza tener conto delle obiezioni e dell ' atteggiamento ostile che nel mio caso speciale poteva assumere Lidia per un tentativo , molto problematico , di darmi finalmente alla letteratura . No ; se v ' era stata ancora speranza a qualche cosa , se il destino aveva riserbata nel mio animo una miracolosa potenzialità di scuotermi e d ' agire , - io aveva distrutta quella speranza , avevo stremata quella potenzialità , fatalmente , il giorno in cui m ' ero legato a Lidia . L ' avevo guastato io , il mio destino , come al più degli uomini succede ; e m ' ero scelto l ' avvenire del buon padre di famiglia , quand ' era forse pronto per me l ' avvenire d ' un artista ! Chi m ' aveva tratto in inganno ? Lidia , colla sua fresca bellezza ? i parenti di lei , colle loro cortesie ? Nessuno : una succession di casi , una forza sottile d ' attrazione al pericolo . Onde , non avevo contro chi volgere il mio malcontento e l ' angoscia della delusione ; gli altri , eran vittime ; io era vittima ; eravamo vittime tutti quanti di quelle leggi necessarie e assurde , che ad ottener Lidia corpo ed anima m ' avevan vincolato a lei per l ' esistenza intera . Nel mio studio , l ' ombra del pomeriggio calava rapida fra scrosci di pioggia ; a momenti non ci si vedeva più , ma non sapevo muovermi dalla poltrona , nè deporre il libro che avevo mandato a comperare e che tenevo ancora intonso fra le mani , come un testimonio vivo e straziante di quanto si poteva fare e di quanto non avevo fatto . Dalla camera attigua mi veniva il romor dei passi di Lidia , e mi figuravo la donna pensosa , a testa china , le mani entro le tasche della vestaglia , passeggiando come un automa pel salotto . Lidia era tutto il mio destino ; io doveva cooperare a renderla felice , e raccogliere in questo còmpito non facile ogni facoltà dello spirito ; inutile guardare di là da simile stretta cerchia , oltre la famiglia e la casa . A poco a poco , il romor di quei passi mi divenne intollerabile ; forse Lidia piangeva per il modo brusco e inusato con cui m ' ero sottratto a quanto ella voleva dirmi .... A che stava pensando , ora ? Alla triste scoperta della mia indole , a ' miei torti , alle sue speranze di quiete , inutili .... Giovane , elegante , bella , voleva ben più attente cure di quelle che io non le prestassi ; poteva ben dolersi de ' miei sogni ridicoli i quali creavano una rivalità inafferrabile per lei .... Ma intanto , quei passi mi causavano un rimbombo doloroso nel cervello ; il fruscìo della veste m ' irritava ; il contegno silenziosamente corrucciato di Lidia mi pareva un rimprovero sproporzionato alla colpa .... Gettai il libro di Gian Luigi , d ' un tratto ; mi levai , mi diressi all ' uscio che metteva nel salotto : volevo pregar la donna di non più tormentarmi .... Di non più tormentarmi ? Ella m ' avrebbe giudicato pazzo ; che tormento mi dava ? ... Restai così un attimo innanzi all ' uscio , studiando la frase meno incomprensibile ; e non trovandola , e temendo di veder per davvero le lagrime supposte di Lidia , ritornai alla poltrona , ma l ' oscurità era ormai densa nella camera , e non interrotta se non dallo spiraglio di luce che appariva alla bocca della stufa . Come le sei suonavano all ' orologio della chiesa vicina , mi recai nel tinello , ove rimasi stupito vedendo preparata la tavola con una sola posata . Geltrude - la cameriera che aveva lasciati i signori Folengo per passare al nostro servizio - accendeva il candelabro a gas , nel mezzo del soffitto ; e allo stropiccìo de ' miei passi si volse , dicendomi : - La signora è indisposta e prega il signore a voler pranzare da solo . - Credo che così male io non abbia pranzato mai , in tutta la mia vita . Un ' ira sorda m ' aveva preso contro Lidia e la sua indisposizione pretestata ; il far partecipe la servitù di quanto avveniva tra noi , mi pareva l ' atto più stupidamente borghese che Lidia potesse commettere , e rivestiva a ' miei occhi un carattere d ' ostilità assoluta poichè la donna conosceva benissimo le mie opinioni in proposito . Neppure un istante mi balenò alla mente il pensiero ch ' ella avesse sperato in una mia sollecitudine per il suo malessere , in una mia comparsa nella camera da letto ov ' ella rimaneva . A Geltrude non chiesi spiegazioni ; pranzai male , ma pranzai , col giornale spiegato innanzi a me ; poscia accesi un sigaro e mi accomodai sul divano a fianco del caminetto , studiando con enorme attenzione i ricami della fiamma sulle legna . Verso le nove , uscii di casa ; io non m ' accorgeva d ' agire non per volontà mia , ma per fare meccanicamente ciò che avevo visto fare agli altri in simili casi : gli altri si divertivano o cercavano divertirsi ; io entrai al teatro Dal Verme , ove un Circo equestre attirava folla discreta . Nell ' atrio scansai tre o quattro conoscenze : un marito con seimila lire di rendita , nient ' affatto sorpreso che la moglie ne spendesse diecimila per la casa ; un vedovo in procinto di sposare sua cognata , quantunque la sapesse , come la sorella , già condannata per etica dai medici ; uno scapolo , che manteneva una ragazza della quale si vergognava e per la quale ostentava la massima indifferenza ; ed altri , che mi riuscivano stranamente antipatici a un tratto , mentre m ' erano appena indifferenti per lo passato . Da quanti , invece , appressai fra i miei amici , ricevetti quella sera un ' accoglienza curiosa e significante ; erano saluti e strette di mano sincere , ma diverse dalle consuete ; era un atteggiamento quasi grave che costoro assumevano alla mia presenza ; un gruppo di celibi , noto pe ' suoi discorsi pornologici , troncò una discussione , quand ' io l ' avvicinai , e ne cominciò un ' altra di politica .... Si aveva riguardo per la mia mutata condizione , e pareva s ' aspettasse di definirmi e di classificarmi fra le diverse specie di mariti , prima di scegliere un contegno deciso . Fu l ' ultimo colpo all ' irritazione che mi ribolliva dentro ; ero dunque ben morto per quegli uomini , bene straniero ormai al loro consorzio , se si trattenevano dal mostrarsi cinici e scapati quali erano , e indossavano una cappa di convenienza , pesante a me più che a loro medesimi ? Domandai di Gian Luigi Sideri . Era a Sestri a lavorare , solo . - Com ' è stato accolto il suo Lastrico dell ' Inferno ? - chiesi . - Assai bene ; ne hanno parlato anche all ' estero , - mi si rispose . - Una rivelazione ! - Me ne andai , verso le undici . Gli altri si recavano a cena . - Tu non verrai , non è vero ? - domandò uno . - Grazie ; vado a casa , - risposi dopo un lampo d ' esitazione . E negli augurî di " Buona notte ! " che m ' accompagnarono , volli trovare ironia , invidia , rispetto comico per la fedeltà con cui osservavo i miei doveri di sposo felice ; e l ' irritazione si riversò allora infine , decisamente , contro costoro , contro la buaggine del mondo . Se si fosse indovinato che già tra me e Lidia cominciavan gli screzî ! ... Screzî i quali davan ragione alle ironie sottintese , e avrebbero fatto esultare quei filosofi da marciapiede .... Ebbene , no ! Lidia era a letto ; dormiva , quando rincasai . La scossi leggiermente , la pregai di voler dimenticare , l ' ottenni ben facile , e l ' alba dell ' indomani sorse tranquillissima per noi , smemorata d ' ogni chiaroscuro spiacevole . Tornando , però , durante quella notte , al primo malinteso che aveva prodotto il nostro broncio , Lidia espresse di nuovo il desiderio di non partire ; non aveva voglia di soffrire i disagi di un viaggio lungo ; voleva attendere la migliore stagione , e nel frattempo occuparsi della sua casa , far visite e riceverne , andare a teatro , godere del carnevale prossimo ; tutto coll ' impazienza della donna nuova , che brucia dal desiderio di mostrare al mondo quale splendida farfalla sia sbucata dalla crisalide . Per non toglierle illusioni circa quei divertimenti che il suo nuovo stato le permetteva , ascoltai il programma di Lidia con animo sereno e mi compiacqui a far disegni sull ' argomento . Nei giorni successivi la presentai a quante famiglie conoscevo e mi parevan degne della sua amicizia .... Spesso in quelle case , dov ' io entrava una volta preceduto da impaziente attesa e circondato da cortesie eccezionali , trovai un ' accoglienza compitissima e tuttavia diversa da quella del passato ; le madri mi serbavan qualche rancore per non aver fatta cader la mia scelta sulla signorina , speranza e tormento della famiglia ; ero per esse una fresca tomba di illusioni . Altrove , era la signorina che usava un po ' d ' astio contro Lidia e un po ' di sprezzo contro me ; occhiate traducibili con un : " Tanto , non avrei saputo che farmi di voi ! " Eran più schietti e cortesi gli uomini , quegli stessi uomini , i quali diventavan terribili di satira e acuti di negazione non appena si trovavano in crocchio , al teatro o al caffè . Difficile stabilire il numero esatto di quelli che al veder Lidia si proponevano di sedurla in otto giorni e stringendomi la mano si rallegravan seco stessi d ' aver io preparata una nuova preda per loro ; certo , dovevan essere molti e non tutti scapoli ; certo , anche , Lidia produceva comunemente un effetto d ' ammirazione per la sua bellezza , e di simpatia viva per un ' ingenuità graziosa , per una semplicità pura di modi , che alla bellezza eran fortissimi ausiliari . E in grazia di tali ausiliari , le madri più arcigne e le fanciulle deluse , dopo quindici giorni gareggiarono a diventar l ' amica intima di Lidia , come gli uomini tutti studiaron di farsi amici intimi miei ; del che ero meno lusingato . Lidia aveva stabilito il martedì pe ' suoi ricevimenti ; io v ' assisteva sempre , quantunque i discorsi delle signore mi facessero sui nervi l ' effetto d ' uno strider di lima e non fossi compensato se non dallo spettacolo delle manovre tattiche ivi usate . La simulazione e la dissimulazione vi giuocavano aspre battaglie ; vedevo le nemiche sorridersi , darsi la mano , baciarsi e lodarsi , con un ' abilità che un diplomatico avrebbe pagata un occhio ; ascoltavo le più calunniose insinuazioni fatte col più idilliaco dei sorrisi ; notavo la gara tacita e accanita di soverchiarsi in eleganza , in bellezza , in ispirito , e rilevavo come le più maligne parlassero sempre della malignità altrui , dichiarandosi aliene da ogni vanità umana e inorridite dalla maldicenza , la quale pur troppo non rispetta alcuno . Io mi diceva frattanto che se si fosse scoperto ch ' io era adultero , giuocatore od ubbriacone , tutte le amiche di Lidia avrebbero esultato , in omaggio all ' amicizia femminile . Avevan trovato , quelle eleganti femmine , un tema che si prestava mirabile a piccoli colpi , a punture di spillo , a ferocie squisitamente melate ; ed era , il tema , l ' infecondità di Lidia . Non poteva ella avere un ' emicrania , un malessere passeggero , un pallor più accentuato , o una leggierissima tinta azzurra sotto gli occhi , senza che le amiche vi trovassero qualche significato riposto , qualche preavviso della venuta di un bimbo ; di quel bimbo , il quale , secondo loro , era indispensabile al coronamento della nostra unione , mentre io non vi aveva manco pensato . E poichè il bimbo pareva farsi aspettare , le osservazioni s ' inoltravan più ardite : - " Lei , dunque , non si tedia mai ? - " Mai , cara signora . - " Ciò è stranissimo . - " Perchè ? ... - " Sempre così soli , senza una testolina bionda da accarezzare , senza le cure deliziose per un innocente .... " - Le parole non producevano in Lidia alcun effetto doloroso ; ella non aveva nè propensione nè repulsione per la maternità ; forse non ne aveva una chiara idea , e ciò faceva sì ch ' ella rispondesse colla sua ingenuità quieta alle sollecite visitatrici , frustrando in loro ogni speranza d ' esser riuscite ad amareggiarla . - Assolutamente , si vuol vedere un frutto del nostro amore , - dissi una volta a Lidia . - Se non ci riusciamo , bisognerà adottare un trovatello per far piacere agli amici . - Lidia scoppiò a ridere , e mi tolse ogni inquietudine circa l ' esito sortito da quelle insinuazioni . Più di quanto io non m ' aspettassi , era ella abile a giudicar le persone e a sottrarsi da ogni influenza . Una vecchia signora , assidua ai martedì , s ' era proposta una tutela gratuita su di noi ; voleva insegnarci a vivere , e s ' interessava della servitù , dell ' andamento della casa , dando consigli non cercati perfin sulla disposizione dei mobili . Lidia non era in questo affatto indulgente , e un giorno in cui la signora si lamentava perchè avevamo licenziata la cuoca , Lidia le fece capire che sarebbe stata ottima cosa non si fosse più fatta vedere , nè ai martedì , nè in altri giorni della settimana . Era donna , Lidia oramai ; così donna da inquietarmi un poco per la seduzione inconscia ch ' ella esercitava sui miei amici . Io non poteva più contar quelli che la desideravano ; erano tutti , giovani e vecchi , ammogliati e celibi ; gli ammogliati non m ' avrebbero ceduta volentieri e per un lasso di tempo indeterminato , la loro sposa fedele in cambio della mia ? Sì , certo ; son cose che si fanno , salvando naturalmente le apparenze . Dovevo essere odiato quanto era desiderata Lidia , da costoro . La mia presenza immancabile li urtava come un ' offesa personale ; entravan nel salotto strisciando , la schiena curva , il sorriso rutilante ; trovavan Lidia , coi piedini sulla proda del caminetto , un libro pesante alla mano ; fuori c ' era l ' aria grigia di dicembre ; un complesso di cose molto propizie a discorsi sentimentali , a preliminari d ' attacco . Ma se domandavano : - " E Sergio , il nostro caro Sergio , come sta ? " - e si sentivan rispondere da Lidia : - " Bene , grazie . È nello studio ; ora lo faccio chiamare , " - addio speranze , addio preliminari e discorsi sentimentali ! ... Però , quando compariva io , le strette di mano eran così calorose come tornassi da un viaggio di circumnavigazione . Io mi meravigliava di una cosa sola : che quei furbi seduttori , quegli esperti ladri onorabili , non s ' accorgessero , nella loro furberia , come la mia presenza fosse affatto superflua a sventar le loro arti ; come Lidia , anche sola , anche triste , anche corrucciata contro di me , non fosse donna da cascar fra le loro braccia . Ma essi mi trovavan troppo brutto al loro confronto , per ammettere simile verità ; non so chi , aveva loro insegnato che necessariamente una donna deve cadere ; oggi , domani , fra un mese o fra un anno , la caduta avviene ; e nell ' aspettazione , essi frequentavano la mia casa , e si sedevano alla mia mensa , come già io aveva fatto con Giorgio Uglio . Nessuno di quei visitatori , per altro , aveva ancor preso un atteggiamento perspicuo ; venivano ai martedì , a qualche pranzo , a qualche festa che dava Lidia . Nessuno aveva ancor trovata l ' occasione di scriverle un biglietto o d ' inviarle un libro o d ' addentrarla nella conoscenza dei buoni autori contemporanei ; ma io non mi nascondeva che fra la turba doveva trovarsi già l ' audace , e mi chiedevo con una certa ansia se avrei potuto io stesso scoprirlo . Il concetto che avevo dell ' intuizion dei mariti , non era ottimo , per vecchia esperienza . Ora , io era un marito , dopo tutto , e tanto marito da pensare e da ragionare perfettamente all ' opposto di quanto ragionavo e pensavo un giorno . Sarei stato marito anche nel sospetto ? Anch ' io come gli altri , sarei andato a investigar le cose più assurde e a dubitar dell ' amico sincero , quando ad ogni istante avrei avuto sott ' occhio il nemico ? Era un dubbio affatto indipendente dalla gelosia per Lidia ; era un dubbio che il mio amor proprio sentiva crescere con immenso dolore , perchè avvalorato da un piccolo falso allarme recentissimo . Mi veniva per casa un giovanetto di diciannove anni , poeta : alto , magro , biondo , lezioso ; stabilito a Roma colla famiglia , si tratteneva però volentieri a Milano ; portando un bel nome , aveva molte conoscenze ; corteggiava le signore con arte precoce e con sonetti così lacrimosi da farlo creder Geremia redivivo . Mi era anche antipatico ; sentivo in lui una certa forza di seduzione la quale , non apparendo giustificata da alcuna dote particolare , se non da quei diciannove anni , che eran dote troppo caduca , - m ' inquietava . Di Lidia non sembrava affatto curarsi , pel senso pericoloso ch ' io intendeva ; ma era verso di lei insinuantissimo , e così sobrio nella lode e nell ' ammirazione , da ottener con poche parole effetto doppio di quello che gli altri ottenevan con molte . Io cominciai a sorvegliarlo , a studiare il modo di non lasciargli dire nè molte parole nè poche all ' indirizzo di Lidia ; se abitualmente ero vigile , del poeta sentimentale divenni accortissimo e sospettoso , da un giorno all ' altro aspettandomi qualche volume de ' suoi versi con opportuna dedica a Lidia , e poi un viglietto , e poi una visita nelle ore in cui ero assente . Una sera che , al teatro aveva aiutata Lidia a togliersi la pelliccia , quelle sue mani presso il collo della donna , quel gesto di lui che pareva volesse abbracciarla , mi diedero una fitta al cuore , mi svelarono che là stava il pericolo imminente . Invece , all ' improvviso , il poeta partì , raggiunse la famiglia a Roma , ed io fui stranamente sorpreso venendo a sapere com ' egli si trattenesse a Milano per amor d ' una vedova , alla quale non offriva sonetti ma denari con sì lieta prodigalità , che i suoi lo avevan richiamato al più presto . Non saprei dire se da questo episodio io ritraessi piacere o malcontento ; senza dubbio , ne uscii molto umiliato per la mia intelligenza , ch ' era in altri tempi soddisfacentissima ; e verso il poeta serbai un atroce rancore , quasi m ' avesse schernito nel modo più villano . Dicembre si chiuse per noi col ritorno dei signori Folengo da Pallanza . Io dimenticava sempre che Pietro e donna Teresa facevan parte della mia nuova famiglia , e perciò l ' idea di festeggiar con loro il Natale non mi parve eccessivamente allegra ; avrei preferito restare in casa , dove la presenza di Lidia mi confortava , e non m ' infastidiva l ' assenza di quel bambino biondo che m ' auguravano i conoscenti . Donna Teresa lodò la figlia per la sua decisione di non partire , quantunque osservasse che sarebbe stato bene continuare il viaggio per rispetto alle abitudini generali ; poi , ella e Pietro ci annunciaron la novità già accennata nelle loro lettere . Una casa commerciale importantissima offriva a Pietro l ' impiego di direttore e di procuratore , con lauto stipendio e partecipazione ai vantaggi dell ' azienda . Simile offerta si doveva a un amico di Pietro , deputato , fatto Ministro in quei giorni , il quale curava poco il benessere d ' Italia , ma sufficientemente il proprio , quel dei congiunti e degli amici ; il che gli giungeva anche troppo grave soma . Quando sentii che la casa commerciale era stabilita al Cairo , mi dichiarai avverso a tale disegno , ma fui stupito notando come Lidia l ' avversasse molto meno di me , e cedesse alle ragioni esposte da Pietro . - In ogni modo , - concluse questi , - è cosa che avverrebbe fra qualche tempo . - Mentre ritornavamo a casa , domandai a Lidia : - Perchè non ti sei opposta a quella pazza idea ? - Non so , - ella rispose . - Così ! ... - E poichè ella non agiva talora per ragioni più convincenti , io mi trattenni dal chiedere altro . IX . Fu l ' abito che indossava ? o furono le sue braccia , che le maniche scopriron fin quasi al gomito , nell ' atto in cui ella s ' appoggiava al cassettone ? o fu il suo viso , dai lineamenti un po ' stanchi ? o non fu , piuttosto , la volontà del caso , il quale aveva stabilito che di là cominciassi a soffrire ? Fatto è , che potei d ' un tratto afferrare un ' impressione , e definirla colla rapidità del lampo . Veniva spesso nella mia camera , Lidia , dopo le cure dell ' abbigliarsi e prima della colazione ; mi chiedeva che cosa si sarebbe fatto nella giornata , se ci saremmo occupati delle visite , se a teatro v ' era qualche spettacolo interessante ; anche , mi chiedeva s ' io l ' amassi ancora , come nei primi tempi . Ella cominciò , stavolta , dopo il saluto : - Credi ci convenga render la visita ai signori Cortalancia ? - S ' era appoggiata al cassettone col semplice scopo d ' ammirarsi nello specchio . Io , di fianco a lei in una poltrona , mi dimenticai d ' osservare se quello scopo era giustificato da qualche vestaglia nuova , da qualche bizzarra acconciatura dei capelli . Risposi : - Perchè non si dovrebbe render la visita ? I Cortalancia sono persone rispettabilissime . - Lidia chinò la testa a guardarsi le dita bianche e magre ; si tolse e si rimise un anello . - Mi parevano molto noiosi , - disse . - Non sei ancora abituata a sopportar le persone noiose ? - domandai . Quindi mi morsi le labbra ; il momento che noi attraversavamo rendeva la domanda piena di pericoli . - Sono abituata ! - fece Lidia , continuando ad ammirarsi nello specchio . - E non è inutile aumentare il numero ? - Ogni persona che si trascura , diventa un nemico , - sentenziai . Lidia sospirò , passandosi la mano dietro la nuca a lisciarsi dei capelli che supponeva scomposti ; ma come non si decideva a togliersi dalla sua positura , me le avvicinai , le tenni le mani per l ' estremità delle dita , e fissandola in viso : - Làsciati ammirare ! - dissi . Aveva realmente una vestaglia nuova , alla Pompadour , con fiori sul petto ; un nastro azzurro le girava attorno alla testa , pettinata secondo la foggia greca . Sentii le sue dita fredde , vidi le braccia scoperte , il viso bianco dagli occhi mavì ; in uno sguardo , riassunsi tutta la venustà di quel corpo giovanile . E afferrai l ' impressione di lunga stanchezza che quel corpo giovanile mi produceva . - Piaccio ? - Lidia domandò con frase solita , ma con insolita freddezza . - Piaci , - risposi , lasciandola Ritornammo al nostro posto . - Se si potesse ricevere in veste da camera , sarebbe una buona cosa , - osservò Lidia , sorridendosi nello specchio . - Credo d ' esser più bella ! - Ah ! ... Ce n ' è bisogno ? ... - Un fiore , dal petto passò nelle mani della donna , che cominciò a sfogliarlo e a pelarlo con molta cura . - Non c ' è un bisogno pressante , - ella rispose , - ma la vanità è senza limiti . Dunque , renderemo la visita ai Cortalancia . Stasera c ' è teatro ? - Non ho ancora i giornali . Anche a teatro vorresti andare in veste da camera ? - Oh , lì ! - ella fece , con un gesto di trionfo . - Abbiamo gli abiti scollati , per la Scala ! - Nessuno t ' impedisce di ricevere pure in abito scollato ! - Lidia modulò una risatina di sprezzo pel mio suggerimento che credeva serio , e se ne andò , alzando le spalle e dimenticando di chiuder la porta . Era certo ; la stanchezza cominciava a proiettar la sua ombra nelle nostre anime . Era anche logico ; tutti gli amori finiscono , come cosa mortale , e il nostro non poteva già trovar nella legge , oltre la tutela , l ' eternità ; bensì , era la legge assurda , che prestava la prima e fingeva credere alla seconda . L ' abitudine aveva avvelenata la sorgente del piacere ; l ' idea piatta di rappresentar noi una simmetria legale con uno scopo determinato illanguidiva e smagava tutto quanto era spontaneità ; impendeva sui nostri cuori , ne regolava i battiti , non ci lasciava la freschezza dell ' improvviso . La legge era tra noi , coprendoci ; mezzana stranissima che scemava le forze a luogo d ' eccitarle . Quale amarezza in fondo ai nostri baci ! Un ' amarezza ; non dolore , non uggia irreverente ; una delusione fisica e morale , pesantissima , che avrebbe rotto in lacrime , se tal linguaggio di sentimento ci fosse stato possibile . Soffrivamo ambedue , Lidia ed io ; ella , non arrivando a capire ciò che provava ; io , arrivandovi troppo ; ella , tormentata dall ' indeterminatezza del mistero ; io , da impeti subitanei . Se m ' arrivava d ' un tratto , acuto , inesorabile , il pensiero di poter io pretendere da lei e imporle l ' amore che in altra donna avrei meritato per elezione , - il mio abbraccio si snodava , il suo corpo mi pareva cosa , non esempio di giovane bellezza . L ' avrei respinta , Lidia , con brutalità , perchè incarnava il dovere e il diritto , il principio e la tradizione , la valvola di sicurezza della società mostruosa fatta per la massa . Lidia sentiva così bene tutto questo , da non maravigliar di nulla . Aveva lasciata la sua casa ed era entrata nella mia .... con entusiasmo ? con gioia irrefrenabile ? No ; con amore e illusioni , morte le quali , restavale in animo una congerie di teorie ridicole insegnatele da ' suoi ; teorie di cui intuiva la falsità non meno che il pericolo d ' ammetterla . Assisteva allo svolgersi di teorie nuove , sentiva il rombo di nuove idee soffiate dal secolo morente , e considerando la nostra simmetria decrepita , s ' impauriva di rappresentare ella medesima una di quelle idee agonizzanti , a ringiovanir le quali non la sua bellezza , non la sua fresca età , non il suo fascino raddoppiato mille volte , sarebbero bastati mai . Per una crudele ventura , quello sboccio di desolanti sensazioni combinò col folleggiar del carnevale , che un gruppo di volonterosi aveva tentato richiamare alla gaiezza antica ; e in tutta la mia vita non trovo memoria d ' allegria più funebre , di spigliatezza più voluta , d ' ipocrisia più sconfortevole che quelle dominanti allora per le vie e le piazze di Milano . Sotto i nostri balconi , sul Corso Venezia , passavano i carri stranamente mascherati da una fantasia stanca , talvolta dolorosa nelle sue allusioni ; e carrozze piene d ' ubbriachi , e musiche di straziante festività , e una folla muta , ostile , che non amava i coriandoli e s ' atteggiava a compassione dei falsi gaudenti . Dopo il passaggio d ' un carro mascherato , l ' odore acre del gesso rimaneva , e della polvere ; arrivavan sui nostri balconi palate di coriandoli , nembi di confetti , attràttivi dalla presenza di Lidia e d ' altre signore ; due volte , una mano di cavalieri eleganti lanciò una colluvie di fiori , e furon , sul balcone , braccia levate in alto ad afferrarli , risa discrete per il vano tentativo . Le donne sole , con quell ' inscienza che han del bambino , poteron forse divertirsi . Lidia , il viso riparato da sottile e forte veletto e il corpo da un abito chiuso e bianco , pareva agire per febbre ; intorno a lei , i sacchi di coriandoli si vuotavan magicamente ; il suo braccio , fragile e vigoroso , lanciava quel gesso con maestria sulla folla stupida , contro i carri che la mala sorte obbligava a fermarsi . Le amiche , pure in abiti bianchi e difesa la faccia , imitavan Lidia , animandosi , impazientendosi delle lacune fra l ' un carro e l ' altro . Verso le cinque , i coriandoli arrivavan per entro le finestre , ingolfandosi nelle camere con violenza ; alcune signore dovettero cedere il posto . Lidia resisteva ; irriconoscibile , tanto era soffusa di polvere . Io , dietro di lei , passandole , sul morir del giorno , i fiori dopo i coriandoli , l ' osservava con inesplicabile tristezza ; ella gettava i fiori febbrilmente , con un sorriso rigido sulle labbra . A un tratto , mi porse ancora le mani , senza guardarmi , perchè vi mettessi altri fiori , e indugiando io , Lidia si rivolse , vide i sacchi e le ceste vuote : - Finito ! - ella esclamò , scrutandomi negli occhi . - Finito ! - risposi . Sorridemmo ambedue ; ma la parola aveva un senso largo d ' angoscia . Non v ' erano tra noi se non queste allusioni ; perchè così fresco era il ricordo di gaudî e di sogni , che l ' aria ne pareva piena e ospite la casa ; quella casa la quale , nel medesimo tempo , vicino ai ricordi conservava tutta la storia delle modificazioni sopravvenute a sfatare i gaudî e a corrompere i sogni . Il carnevale , nonostante numerosi inviti a feste , era scorso per noi monotono . Lidia si schermiva con ostinazione dal prender parte a divertimenti serali ; aveva ricevute più visite della sarta , la signora alta e magra col neo posticcio , la quale sperava di ottener molte commissioni , di ripetere il periodo felice dei capolavori di seta e di raso ; ma neppur la dialettica della sarta era riuscita a smuover Lidia dal suo proposito , sebbene i tentatori giornali di mode le presentassero dei figurini superbi , che chiamavano un breve lampo negli occhi di lei . Continuavano i martedì ; qualche pranzo agli intimi , donna Teresa e Pietro ; qualche sera al teatro ; e nella settimana grassa , Lidia aveva voluto gettare i coriandoli forse per soddisfare ad un desiderio delle amiche meglio che ad uno proprio . Ciò era riuscito strano e molesto a Pietro Folengo . - Ma , figlia mia , - egli diceva , - questo non si usa . Due sposi novelli devon farsi vedere , devon prendere viva parte ai trattenimenti della stagione . - Perchè ? - domandava Lidia . - Perchè questo si usa , perchè tutto il mondo ha sempre fatto così .... - Lidia aveva allora il suo piccolo riso di sprezzo , che importunava Pietro ; le ragioni addotte eran per costui insuperabili ; non gli pareva umana cosa il sottrarsi a ciò che si usa , a ciò che il mondo ha sempre fatto ; mentre Lidia , assai più moderna , si rideva bellamente degli usi e costumi che non le quadravano . Veniva poi donna Teresa , la quale illuminava il proprio tramonto di tutti i belletti e di tutte le pomate cognite in Europa e fuori ; e si stringeva vie più nel busto , e studiava metodi arguti per distruggere l ' adipe senile . I suoi consigli erano sospirosi . - Se fossi io al tuo posto , cara Lidia , con quei tuoi vent ' anni ! Perchè non vai al ballo di casa Cortalancia ? Ma è possibile che non ti sorrida un gran trionfo ? Non c ' è nessuna delle tue amiche , elegante e bella come te ; hai qualche dispiacere ? - Lidia scoteva il capo , e da quelle insistenze usciva sempre più testarda a vivere fra le quattro pareti di casa . Un piccolo malessere di Lidia aveva servito a darmi un ' idea delle straordinarie mutazioni che la verità può subire , conservando la propria forma . Il medico aveva detto : - La signora è un po ' delicata e deve guardarsi dalla malaria che domina la città ; c ' è nella signora qualche accenno d ' anemia , facile a combattersi . - Lidia s ' era impadronita trionfalmente di quelle due frasi e non le aveva mutate d ' una parola ; ma ripetendole ad ogni occasione , aveva dato loro un significato di minaccia quasi simbolico . Non si poteva aprire una finestra , senza che la donna si portasse il fazzoletto alla bocca per salvarsi dalla malaria ; nè avveniva mai che Lidia si guardasse nello specchio senz ' accagionare all ' anemia il pallore del viso , e la striscia azzurrognola sotto gli occhi . Ciò era grazioso , dapprima , rendendola quasi più fragile nel mio concetto ; poi , divenne meno grazioso ; e infine non fu grazioso per niente , quando l ' anemia e la malaria furono usate da Lidia ad ogni scopo , e presero vita e consistenza di spettri che passavano instancabili ne ' suoi discorsi e parevano essersi collocati stabilmente a guardia della sua alcova . Gli amici avevano accolta la diagnosi del medico quasi come una notizia gravissima ; raddoppiavan di cortesie verso Lidia e mi guardavano con profondo significato per inculcarmi che da me dipendeva la vita di lei . Le amiche erano state indulgenti , perchè tutte avevano alla lor volta qualche indisposizione civettuola di cui si servivano con impareggiabile maestria e che probabilmente ponevano esse pure a guardia dell ' alcova . Gustavano la rinuncia di Lidia ai trattenimenti mondani ; una signora , assidua frequentatrice di balli , di teatri , di concerti e perfino di conferenze , aveva applaudita Lidia caldamente , assicurandole che non v ' era nulla più doloroso di quanto si chiama piacere ; e guardando la faccia di suo marito , io me n ' era sùbito persuaso . Ma fui veramente sorpreso quando , il sabato grasso , Lidia accettò un invito dei signori Caccianimico . - Faccio un ' eccezione per loro , - ella disse . - È vero , Sergio , che faremo un ' eccezione ? ... - È verissimo , - risposi , nascondendo alla meglio il mio stupore . Appena Clara ed Ettore Caccianimico partirono , domandai a Lidia : - Tu intendi veramente andare a quel ballo ? - Ma che ! - rispose Lidia . - Non , avrei nemmeno un abito decente .... - E allora ? ... - Sai , - disse la donna con aria esperta ; - rifiutar sempre è noioso , diventa quasi una parola d ' ordine ; ho accettato per far cosa nuova ; stasera scriverò un viglietto , pretestando un ' indisposizione ! - Bisognava punirla ; assolutamente , questa donna mi credeva condannato a seguire i suoi capricci , senza tener conto de ' miei ; accettava e declinava gl ' inviti , li faceva accettare e declinare da me con un ' indifferenza da bambina , come fosse identica missione accompagnarla al ballo o tenerle compagnia presso il caminetto . Bisognava punirla , immediatamente . - Bella idea ! - esclamai . - Non ti pare ? - fece Lidia , senza rilevar l ' inflessione ironica delle mie parole . La sera medesima , verso le dieci , mi ritirai in camera colla scusa di rispondere a qualche lettera . - Mandami Andrea . Lo incaricherò di portare un viglietto ai Caccianimico , - disse Lidia . - Andrea serve a me per il momento , - risposi . - Lo manderai più tardi ; così il pretesto sembrerà meno studiato . - Andrea , il domestico , aveva disposto nella mia camera l ' abito di società , e gli oggetti per un minuzioso abbigliamento . Dal giorno del mio matrimonio non avevo più indossato l ' abito nero , e , scoperto che questo può servire anche in occasioni allegre , ero divenuto gaio , d ' improvviso , attendendo colla maggior cura a farmi elegante . Alle undici , seguito da Andrea colla mia pelliccia aperta fra le mani , ricomparvi nel salotto di Lidia . - È inutile mandare il viglietto , - dissi . - Porterò io le tue scuse . - Lidia alzò il capo , e impallidì nel vedermi . - Che cosa fate voi , lì ? - domandò ella al domestico . - Tiene la pelliccia , - spiegai . - Guarda , cara , se questa cravatta è messa bene . - Benissimo , - rispose la donna , levando gli occhi al soffitto . - Vai in casa Caccianimico ? - - Certo . Non m ' hai obbligato a promettere che si sarebbe fatta un ' eccezione per loro ? - Infilai la pelliccia , misi il cappello e uscii , dopo avere stretta la mano di Lidia , che aveva senza dubbio moltissime cose interessanti a dirmi . Fui così sùbito , così largamente punito della mia piccola vendetta , da credere a una giustizia invisibile e sicura . Perchè , non appena entrato nella sala ove Ettore Caccianimico e la sua signora apparivano circondati da una folla elegante , - sentii che i varî profumi ivi sparsi mi facevan male ; un male strano , che si sarebbe detto risvegliasse la mia sensualità . La vista di donne scollate , ingemmate , ostentatrici di bellezze che avevano un padrone e ne cercavano un altro , mi atterrì con questa scoperta : io aveva bisogno d ' una di quelle donne ; d ' una qualunque , purchè non fosse Lidia , non le somigliasse in nulla ; avevo bisogno d ' una donna della quale ignorassi e il sorriso e la voce e il corpo . Finalmente , alla presenza di femmine nuove l ' angoscia che mi circolava da un pezzo nelle vene come una malattia , scoppiò e prese il suo vero aspetto : io m ' irritava di Lidia non perchè rappresentasse la legge o il principio o la tradizione ; ma perchè io la sapeva tutta , dal gesto insignificante all ' ultimo anelito . Mai la poligamia mi parve più saggia cosa e più sana che allora . Conscio di simile rivelazione e messomi in avviso , provai ad avvicinar quelle signore e ad analizzare il senso ispiratomi ; notai che le brune mi piacevan meglio , e le audaci e le esperte ; quelle , infine , le quali eran tutto l ' opposto fisico e morale di Lidia ; notai pure che , sull ' istante , avrei commessa una follia per conquistarne una , e al domani poco mi sarebbe importato di non più vederla e di saperla morta . Era la grave , dolorosa necessità di cambiare , che m ' invadeva con forma così assorbente e mi disponeva l ' animo a una passione per la prima venuta ; io trovava nel mio stato il perchè di certi adulterî che m ' eran parsi altre volte decisamente inesplicabili . Uscii da quel ballo uno degli ultimi , conservando ancora in tutta la persona un residuo di profumo avvelenatore , e nel cervello vivissima l ' impressione dei corpi femminili ignorati . Albeggiava lividamente e faceva un terribile freddo . Non avevo bisogno di guardarmi intorno per sapere come agissero gli uomini che avevano avuta la mia rivelazione , tosto o tardi . Alcuni si mettevano le mani nei capelli , si torcevano il cuore , e tradivano ; altri dubitavano sulla scelta , la determinavano con pertinacia , e tradivano ; molti non dubitavan punto , si fermavano alla cameriera , e tradivano . Io era fratello di tutti costoro , in quella notte ; ma non sarei stato loro fratello nella conclusione . Io avrei mantenute le promesse fino all ' ultima , avrei compiuto il mio dovere fino allo strazio ; perchè volevo altrettanto ed esigevo fino allo strazio i miei diritti . Ma dunque , se il bisogno di cambiare era assoluto , anche Lidia soffriva le torture cui ero in preda ? Ecco perchè non aveva voluto ella recarsi alle feste ; a me era stata necessaria la prova ; a lei era bastato l ' istinto , il fiuto inestimabile della donna - per sentire il pericolo . Rientrato in casa , un barlume di luce proveniente dalla mia camera , m ' inquietò , credendo avessi dimenticata accesa la lucerna o i bracci dell ' armadio , fin dalla sera prima ; apersi la porta , e mi fermai sulla soglia d ' un tratto . Lidia era là , addormentata , vinta dalla stanchezza ; s ' era seduta in una poltrona , reclinando la testa sui guanciali , e come io aveva quel mattino una curiosa tendenza a ricostruire sensazioni e fatti , riuscii a indovinare quant ' era avvenuto . Lidia , assai probabilmente , aveva tentato di coricarsi e di dormire ; poi , non potendo reggere al bisogno di dirmi le cose interessanti che la sera prima aveva dovuto tacere per la presenza del domestico , - s ' era avvolta nell ' accappatoio ed era venuta nella mia camera . La stufa spenta lasciava il luogo assai freddo ; la lampada quasi esausta , l ' illuminava imperfettamente ; e quella donna rannicchiata nella poltrona , coi capelli sparsi , gli occhi chiusi , la faccia pallida , il corpo tutto come piegato da una violenta angoscia , - pareva la superstite d ' una cupa tragedia . Inoltrai cautamente ; levai la lucerna dal cassettone e la posai sulla tavola ; mi tolsi il soprabito , il cappello , e gettai i guanti per terra ; cominciavo a snodarmi la cravatta , quando un lieve romore mi fece volger la testa . Lidia , appoggiato un gomito sul letto e stringendo coll ' altra mano un bracciuolo della poltrona , mi guardava fissa da qualche istante . - Buon giorno ! - le dissi . - Sono rientrato ora . - Lo so , - rispose Lidia con voce velata . - E io ti aspetto qui da mezzanotte . - Ti sono gratissimo di questa sorpresa , - mormorai . - Ma potevi coricarti ; non prendere freddo ; coricarti nel mio letto . - Nel tuo letto ? - esclamò Lidia , balzando in piedi . - Che cosa credi , dunque ! - C ' è sempre stato in me un istinto che io suppongo derivato dalle mie tendenze letterarie ; un istinto a vedere il quadro e la plastica in ogni cosa ; guardai Lidia perciò con sincera compiacenza ; ella pareva una leonessa ferita , dritta nel fondo della camera , gli occhi pieni di sdegno ; bellissima . - Perchè fingi , Sergio ? - ella disse . - Perchè fingi di non capire quel che ho sofferto ? - Che hai sofferto ? - ripetei , colpito dalla voce tremante . - Io non poteva imaginare .... - Ah , non potevi imaginare , - esclamò Lidia , avvicinandosi . - Non potevi imaginare che trattandomi peggio d ' una cameriera , mi avresti fatto male ... ? - Notavo con dolore che le nostre voci si udivano squillanti nella calma del mattino . - Ti prego di moderarti , - osservai . - Tutto si può dire con pacatezza . - Voglio ch ' Ella mi risponda , - fece Lidia . - Voglio mi dia ragione della sua condotta . - Lidia , usando quel tono freddo e straniero sapeva d ' irritarmi quanto le era possibile ; perciò scattai : - Non ho ragioni a dare ; non le darei , nemmeno se la mia condotta fosse meno onesta di quel che è ! - Lanciata la frase , non mi restò che pentirmene allorchè Lidia piegò quasi sotto un gran colpo e cadde di nuovo nella poltrona . Vi fu un lampo d ' intervallo ; quindi sentii i singhiozzi della donna , e la vidi nascondere il viso tra le mani . - Ah , è troppo ! - ella diceva a frasi rotte . - Non l ' ho meritato ! Io fuggirò da questa casa . - Via , - feci appressandomi e mettendo una mano sulla spalla di Lidia . - Ti ripeto che non avrei supposta simile interpretazione d ' un fatto innocentissimo . Sono andato dai Caccianimico , perchè tu avevi promesso di andarvi , e mi doleva mancare verso un buon amico qual ' è Ettore per me . Una volta là , non ho potuto non trattenermi fin tardi . - In quell ' istante , mentr ' ero curvo su di Lidia e le mie labbra toccavan quasi la ricca massa de ' suoi capelli , - mi passò innanzi agli occhi rapidissima una visione informe e tronca di quelle donne che avevo incontrate al ballo ; parevano riunite in gruppo e perciò non riuscivo a distinguer l ' una dall ' altra , ma vedevo capelli bruni , occhi neri , busti scollati e ritti ; serrai le palpebre e la visione passò . - Non sa dunque Ella , - rispose Lidia , guardandomi colle pupille improvvisamente asciutte , - non sa dunque Ella che talvolta basta una parola gentile a persuadere una donna ? Se m ' avesse detto che Lei desiderava recarsi da quei signori , non avrei pensato a fare un ' obiezione . Ma Lei ha voluto prendersi giuoco di me , andandosene d ' un tratto , senz ' avvisarmi , schernendomi perfino col dire che avrebbe mandato Andrea più tardi a portare il mio viglietto . - L ' idea che Lidia aveva scritto un viglietto malizioso e grazioso rimasto ignorato sulla tavola per la mia cattiveria , mi colpì stranamente ; provai un irresistibile bisogno di ridere e una tenerezza da fanciullo . - Già , ho fatto male , - dissi . - Lo riconosco . Basta riconoscere il proprio torto ? - Lidia s ' era alzata , cercando il fazzoletto ; io lo raccattai da terra , e presi posto nella poltrona rimasta libera . - Basta riconoscere il proprio torto ? - ripetei , prendendo Lidia per le braccia e cercando di attirarla sulle ginocchia . - No ! No ! No ! - ella esclamò con veemenza . Io ho passata un ' orribile notte , per Lei , e non l ' ho passata dormendo , com ' Ella potrebbe credere ; mi sono addormentata sull ' ultimo , per la stanchezza .... - E come l ' hai passata , dunque ? - domandai senza resistere allo strappo cui ricorse Lidia per togliersi alla mia stretta . - L ' ho passata meditando ! - rispose la donna , mentre s ' allontanava e si raggiustava l ' accappatoio . La frase mi turbò , e mi trasse alle labbra la risposta , che trattenni a forza . Anch ' io aveva meditato ; Lidia nell ' angoscia dell ' aspettazione , io nell ' angoscia della folla .... E ambedue sopra un istesso argomento ? Forse ; ma Lidia non me l ' avrebbe mai confessato , non avrebbe forse trovate le parole .... Ella si riprometteva certo una mia domanda ; perchè dopo essersi guardata nello specchio , girò la testa verso di me . - Non ho più nulla da dire , - mormorai . - Se non basta riconoscere un errore , non so che altro si possa attendere . - Lidia proruppe nella sua risatina di sprezzo . - Comodi , i signori uomini ! - ella disse , prendendo a camminare per la camera . - Si levano i loro capricci , e poi riconoscono d ' aver fatto male ; con tale sistema pretendono il perdono . E se facessimo noi altrettanto ? - Sentivo che c ' incamminavamo verso i paradossi femminili e non fiatai . - Se facessimo noi altrettanto ? - continuò Lidia . - Sarebbe una catastrofe , una vergogna , il finimondo , perchè non si ammette la possibilità d ' un capriccio in noi .... Siamo fatte per la casa , diavolo ! Pupattole eleganti , decorazioni da salotto , mummie senza nervi nè vibrazioni .... - Vi prego d ' espormi i capricci che io vi ho proibiti , - interruppi . - Ah certo ! - disse Lidia con accento ironico . - Io posso comperare tutto quanto m ' accomoda , vestirmi come mi piace , rimaner qui , o viaggiare .... E Lei crede che la vita d ' una donna finisca lì ? - Non oso supporre che finisca altrove , - osservai . - Volete forse uscir sola di sera , andar sola a teatro , avere un appartamento da scapolo , tirar di scherma e correre lo steeplechase ? - Lidia si fermò , quasi sotto una staffilata ; allungò l ' indice della destra verso di me , e disse in tono minaccioso : - Ricordati questo , Sergio : che tu ti pentirai delle tue parole e dei capricci di stanotte . - Si diresse verso la porta . Ebbi la tentazione fugace di correre a Lidia e di fermarla ; ma nell ' atto che m ' alzavo , dal mio abito salì quel profumo avvelenatore di che s ' era impregnato alla festa ; il profumo di dieci donne , le quali non erano Lidia , non le assomigliavano in nulla , non m ' eran cognite se non nell ' apparenza mondana . E lasciai uscir Lidia . Dalla via sorgevano i romori della città laboriosa . Tacitamente salutai i forti che trovavan l ' opportunità di lavorare anche nella domenica di quaresima ; chiusi le imposte , e mi coricai , più freddo e più tranquillo di quanto non avessi osato sperare . X . Il romanzo di Gian Luigi Sideri era rimasto intonso alcuni giorni sul mio tavolino da lavoro ; poi , nel cumulo di lettere e di giornali che quotidianamente vi si deponevano , io non l ' aveva più trovato , senz ' inquietarmene , poichè mi rammentava una delle prime cause di broncio con Lidia e temevo che , leggendolo , rinascessero i sogni e i rimorsi , or di nuovo snebbiati . Fui quindi assai perplesso allorchè Gian Luigi Sideri comparve ad uno dei nostri martedì . Io non aveva conoscenza delle frasi vaghe , usate per un autore dagli ammiratori che non hanno letti i suoi libri ; e se anche tal vocabolario mi fosse stato familiare , mi mancava il coraggio d ' adoperarlo , non sapendo se Gian Luigi se ne sarebbe contentato o se non , piuttosto , avrebbe volute le impressioni particolari delle varie scene e dei caratteri descritti . Gian Luigi tornava dalla Riviera Ligure , ove la leggenda lo figurava occupato in nuovi lavori ; ma l ' aspetto sano , la tinta viva , l ' occhio limpido , il sorriso tranquillo che vi aveva acquistati , mi sembravan resultare da un larghissimo ozio , meglio che dal lavorio intellettuale . S ' inchinò due volte innanzi a Lidia ; una volta innanzi alle altre signore ; delibò compiacente le lodi degli amici e si divertì a lasciarsi osservare come persona assicurata ai posteri ; finì coll ' accomodarsi sul divano , di fianco a Lidia . Gian Luigi aveva una statura più bassa della media ; ma non era tozzo e non produceva effetto sgradevole ; anzi , la esiguità delle forme gli prestava un che di svelto e d ' arguto , certamente simpatico . Bruno , dagli occhi grigi ; testa proporzionata , fronte alta , significante capacità d ' intelletto ; labbra sensuali e colorite , indicatrici di tendenze epicuree ; baffi ritti e puntuti , a cagion della moda . Egli vestiva con gusto e senza la cura minuziosa dell ' uomo incapace ad altro ; come dissonanza inevitabile in ogni cosa sua , portava quel giorno una cravatta gialla , di foggia molto discutibile . Fugacemente notai che , seduto a fianco di Lidia , Gian Luigi si trovava in posizione svantaggiosa , perchè appariva più piccolo della donna . Io era tuttavia sotto l ' impressione della festa di ballo e delle sue conseguenze con Lidia ; rispondevo male alle interrogazioni che mi si facevano e se non fosse stata la visita di Gian Luigi avrei raggiunte le mie camere al primo pretesto . Guardavo le donne . Ero in quel tremendo periodo di studio muto e desideroso , che non ho dimenticato mai , che si prolungò oltre misura e che mi stampò nel cervello così lucide imagini femminili , da poterle evocare nuovamente oggi , a distanza d ' anni , direi quasi con un semplice corrugar di ciglia . Esse balzan luminose nella steppa grigia del passato . Guardavo le donne , raccolte intorno a Lidia , e specialmente quelle le quali avrebbero potuto essere belle e non lo erano ; voglio dire , le non riuscite . Avevano occhi piacevoli e brutta bocca ; o bocca espressiva e naso lungo ; o naso esatto , bocca deliziosa , occhi loquaci , e mancavan d ' ovale al viso , o di capelli ricchi , o di statura elegante , o di seno giusto . Io sentiva per queste il rincrescimento d ' un artista che lo scalpello ha tradito . E mi volgevo alle altre , - poche , tre o quattro , - nelle quali v ' era armonia e disposizion di forme da sostenere un ' analisi , dopo aver soddisfatta la sintesi . Ancora , per esse non avevo alcuna tenerezza ; forse m ' erano spiritualmente antipatiche , e certo , non valevano Lidia ; ma tutte , a una , a una , rappresentavano l ' altra , l ' incognita , la donna su cui non avevo diritto alcuno ; e le guardavo perciò , e mentre mi lasciavano il cuore vuoto , dominavano il mio pensiero . Mi sarei irritato se una di costoro avesse creduto di poter prendere il posto di Lidia ; e , - ammettendo per un istante una concessione al potente bisogno di cambiare , - sentivo che avrei avuto il cattivo coraggio di spiegare tal bisogno e di respingere , nella donna che mi si fosse data , ogni speranza di stabilità nella nostra colpa . Infine , io sarei stato capace di dire : " Vi voglio , non già perchè siete voi ; ma perchè non siete Lidia " . Formola così vera , che mi toglieva speranza di trovar la donna atta ad apprezzarla . Non potevo sopportare le bionde , in quel periodo ; la sola vicinanza loro mi dava la sensazione tattile dei capelli lunghi , serpentini , di Lidia e la visione del suo corpo ; eran le brune che preferivo studiare , provando certi curiosi impeti d ' afferrarle alle spalle e di rovesciar loro la testa all ' indietro , per baciarne la gola bianca . Nessuno in quel salotto avrebbe imaginati i galoppi della mia mente ; perchè gli uomini e le donne , dopo aver tentennato a lungo per definir me , Lidia , il nostro matrimonio , e collocarci in una delle categorie prestabilite dal mondo , - avevan finalmente trovate e la definizione e la categoria , mettendoci con un gemito fra gli " esemplari " ; quel giorno stesso in cui mi gravava sullo spirito il peso enorme dell ' esemplarità . La fiamma d ' un robusto fuoco nel caminetto gettava sul viso d ' una di quelle brune agognate larghi sprazzi di luce che salivan dalle ginocchia al busto , dal busto alla testa , e le passavan dietro gli omeri a formarle uno sfondo mobile , saltellante , corrusco . Ammiravo di costei , sopra ogni altra cosa , la dolcezza del ridere , che non era contrazion di muscoli , ma lene conquista d ' espressione , di cui la bocca era la sorgente e gli occhi la foce per cui si trasmetteva agli altri . La bruna stava presso il caminetto , volgendogli il fianco sinistro , e di fronte a me , ch ' ero all ' altro lato ; ma ella teneva il capo rivolto a destra , verso il divano . Mi ricordò così , indirettamente , che a Gian Luigi Sideri eran dovute le maggiori cortesie , come ad ospite quasi celebre ; e quando mi levai , vidi gli altri tutti intenti ad ascoltar Lidia e Gian Luigi . Parlavano di letteratura . - Il suo romanzo mi ha veramente entusiasmata , - diceva Lidia a Gian Luigi . - Tutto vi è nuovo ; dal titolo al pensiero che vi domina fino alla chiusa . L ' ho letto due volte . - Io non sapeva fin allora quale dovesse essere la vendetta che Lidia mi aveva minacciata ; ma ero stato tranquillo , pensando che forse non la sapeva nemmen lei . Avevo osservato semplicemente , da quella notte di sabato al martedì , una durezza insolita nelle parole della donna , qualche sarcasmo su tutto quanto la circondava , e sebbene io non fossi personalmente attaccato , indovinavo che il sarcasmo e la durezza eran per me e non avrebbero tardato a trovare il loro indirizzo preciso . Nel veder Lidia così cortese verso Gian Luigi , mi si delineo alla mente , chiara ed innegabile , l ' essenza della vendetta promessa ; e ne sorrisi , trovando ch ' era un po ' vecchia . Lidia si riprometteva d ' eccitar la mia gelosia , come aveva imparato assistendo alle commedie d ' antico repertorio ; non le negavo la capacità a fingere la sua parte con maravigliosa intuizione ; bensì , negavo a ' suoi sforzi l ' esito ch ' ella ne sperava . Io non sarei stato geloso di simpatie volute ; ella , dopo la sua rappresentazione , avrebbe semplicemente ottenuto di allontanarmi da lei , e di farsi considerare piuttosto volgaruccia nelle sue trovate . - Ho scritto come dettava dentro , - rispose Gian Luigi . - Secondo il sistema di Dante Alighieri , - notai , sorridendo . - È ancora discreto . Io non ho letto il tuo romanzo , perchè sono .... - Stavo per dire : occupatissimo , il che avrebbe servito a confermar la definizione di marito esemplare ; ma mi corressi a tempo , e continuai : - Perchè sono un po ' impaurito da quel tremendo titolo : Il lastrico dell ' Inferno ! Ci ho pensato , e mi è parso conveniente sentir prima le impressioni di mia moglie . Mi accorgevo d ' aver detto un mucchio di sciocchezze , secondo la fatalità di chi sbaglia dal principio ; e non mi restava che sperare in un aiuto di Lidia . L ' aiuto venne così : - Tua moglie , - disse Lidia con quell ' ombra di sarcasmo che rimaneva tra me e lei , - tua moglie ti ha consigliato più volte a leggere quel bellissimo romanzo . È tutto imperniato sull ' adagio : di buone intenzioni è lastricato l ' inferno ; e pieno di sapore filosofico . - Lidia non m ' aveva mai parlato di quel libro ; non solo ; io ignorava perfino lo avesse letto . Ella non poteva quindi mentire con maggiore impudenza e con fine più crudele ; fui preso da una terribile vertigine di smascherarla , ma non soccorrendomi sùbito una frase elegante e velenosa , che rimanesse tra me e lei come il suo sarcasmo , trovai miglior partito rispondere a Gian Luigi : - Un ' idea curiosa e originale , davvero ! Di buone intenzioni è lastricato l ' inferno ! Certo , se ne può fare un poema d ' angoscia o un capolavoro di satira .... - È l ' una e l ' altra cosa , - disse freddamente Lidia , colla tranquillità delle donne che non han mai capito nulla . Gian Luigi fece un gesto , sorridendo , quasi a declinar l ' elogio smisurato . - Mi son guardato intorno , ho cercato di dire la verità ; ed ecco tutto ! - egli concluse modestamente . - Ed ora , sta preparando qualche cosa di nuovo ? - domandò la bruna , seduta presso il caminetto . - No : sono piombato nell ' ozio più vergognoso , - disse Gian Luigi volgendosi verso di lei . Non so come , respirai di piacere . Gian Luigi oziava ; ciò me lo rendeva simpatico . - È stato a Sestri , non è vero ? - chiese Lidia . - Me lo annunciò Sergio . - Sì , signora . A Sestri , al ritorno da Saint - Moritz . - M ' ero allontanato alcun poco , andando a sedermi presso una signora , i cui occhi neri e umidi pareva dicessero agli uomini : " Sì , fratello : io seguo il mio triste destino d ' appassionata " . E di quegli occhi , di cui credevo aver tradotta finalmente l ' espressione , io studiava i possibili sogni e le veemenze , lasciando che nell ' angolo , ov ' era Lidia , continuasse il discorso d ' ammirazione e di vanità . Poi , lentamente , i visitatori presero commiato , e come l ' ombra serale precipitava , restai nel salotto , vedendo ancora davanti al caminetto la bruna dal sorriso consolatore , e l ' altra dagli occhi mesti . Quella sera , a pranzo non avevamo che mio suocero , Pietro Folengo . Donna Teresa era rimasta a casa , un po ' indisposta . E un penoso silenzio regnò fra noi tre , quantunque io fossi pronto a seguir Pietro in tutte le idee vecchie di cui volesse farsi il profeta . Lidia , sulla tovaglia disegnava dei geroglifici col manico della forchetta ; assaggiava appena le vivande ch ' ella medesima aveva voluto le prescrivesse il medico , perchè ormai l ' anemia e la malaria dominavan la sua vita ; e benchè io l ' avessi più volte interrogata , non aveva spinto il discorso oltre la forma monosillabica . Stringeva le labbra , di tanto in tanto ; sintomo di malcontento represso . - Vediamo , figli miei , - disse Pietro a un tratto , guardando Lidia e me . - Che cos ' avviene ? - Niente ! - dissi io . - Niente ! - disse Lidia . - Come , niente ! - esclamò Pietro con la sua logica di ferro . - Niente produce niente . Ora niente non può essere la causa , se un broncio è l ' effetto ! - Un broncio ? Ma non siamo stati mai di migliore accordo ! - io risposi . - Mai , proprio mai ! - confermò Lidia , terminando con attenzione la curva d ' un geroglifico . Pietro s ' accarezzò i favoriti , come quando stava per dire qualche bella cosa . - Trovate il modo d ' intendervi su questi niente così disastrosi , - egli consigliò . - A ' miei tempi non s ' usavano ! - Quindi passò a raccontar di nuove instanze che la Casa commerciale di Cairo gli faceva , obbligandolo a prendere una decisione . - Quando entreresti in carica ? - domandò Lidia . - Fino al prossimo anno non se ne parla , - rispose Pietro , - ma capisci che una volta data una promessa , il tempo non conta , e un uomo serio deve mantener la parola . - Io non feci alcuna osservazione , credendo aver bastantemente criticato quel disegno assurdo di lasciar l ' Italia e di correr venture a cinquantasei anni , pel solo ùzzolo della novità ; anche Lidia tacque . Nell ' appressarmi alla finestra , levate le mense e restando Pietro e Lidia innanzi alla tavola , - lo spettacolo della sera , già assai dolce e limpida , m ' istigò un vivo desiderio d ' uscire e veder gente . Le carrozze passavan numerose , coi lucidi fanali proiettanti , nell ' amplissima via ; correvano a trasportar uomini e donne al piacere e alla soddisfazione di mille vanità , cui avevo imparato a irridere senz ' esser convinto del loro nulla . Mi scoprivo d ' un tratto ancor troppo giovane per rinunciarvi e , in fondo , l ' innocenza di quei godimenti mondani , creati per vedere un poco e per esser molto veduti , - mi sembrava il loro più bello elogio ; non s ' era mai sentito dire che , all ' uscir da una festa o da un teatro , le signore avessero abbandonato il marito per cader fra le braccia degli ammiratori ; bensì , ai teatri e alle feste , si tessevano le fila prime degli inganni : ma se le feste e i teatri non fossero stati , gl ' inganni non si sarebbero tessuti egualmente ? L ' indole è tutto . Una sola occhiata a Lidia mi persuase che avrei parlato indarno . Ella andava irrigidendosi ogni giorno più nella risoluzione di sfuggire il mondo ; e come il passato carnevale s ' era sottratta agli inviti , ora si sottraeva a qualunque proposta di svago . Varie amiche l ' avevan pregata di prender parte a delle gite ; la campagna nei dintorni di Milano , che lasciava il suo manto invernale per ricolorirsi a poco a poco , era deliziosa , e allettava a farvi delle escursioni ; ma Lidia aveva da qualche tempo assunto per divisa il motto : questo m ' è indifferente , - ch ' ella ripeteva a frustrar qualunque insistenza . Non partecipai , dunque , la mia idea a Lidia , acconciandomi a subire la conversazione di Pietro . Egli difendeva il Ministero ; dacchè io lo conosceva , Pietro non aveva fatto di meglio , ne ' suoi discorsi di politica ; taceva solo fra una crisi parlamentare e l ' altra ; quando il Ministero era costituito , se ne estasiava , ripetendo le considerazioni dei giornali officiosi , quantunque pochi giorni avanti si fosse estasiato d ' un Ministero affatto opposto . Ma Pietro Folengo era ministeriale per costituzione psicologica e avversarlo sarebbe stato come fargli un salasso . Alle undici se ne andò ; sùbito , Lidia mi disse : - Vado a letto ; mi sento poco bene . - Si levò dalla sedia con apparente fatica , e finse trascinarsi fino alla soglia della sua camera . Qui , si rivolse e appoggiò una mano alla fessura della finestra , ch ' era nell ' angolo . - Queste serramenta , - disse , - non potrebbero essere più cattive . Soffiano aria da ogni dove . - Tossì , portandosi il fazzoletto alla bocca , e uscì con andatura stanca . Le parole eran quelle ; ma il loro significato particolare m ' era sufficientemente noto per non prendere abbaglio ; senza muovermi dalla mia sedia , io sapeva che le serramenta funzionavan benissimo e che l ' aria non vi soffiava punto , e che Lidia non era affaticata nè indisposta . Ogni sera , le parole mutavano , ma rimaneva il loro significato di preghiera ; Lidia non voleva essere disturbata ; la sua alcova era chiusa per me . Da parecchio , ella non desiderava più il mio amore ; ma era obbligata ad aspettare che io desiderassi il suo ; leggiera prostituzione , inevitabile in tutte le buone famiglie amiche della quiete , nelle quali la donna si concede fredda per adempiere a ' suoi doveri e non obbligare l ' uomo a cercarsi una femmina altrove . Lidia non mi conosceva così da indovinare che tale sommissione mi faceva somigliar la donna a una specie di medicinale vivente , di cui si prendon quelle dosi notturne che riescano a calmare i nervi ; e non conoscendomi , l ' ora di ritrarsi nella sua camera sembrava penosissima a Lidia ; non si coricava più per riposare , ma perchè si sentiva poco bene ; evitava d ' incontrare i miei sguardi per timore di leggervi una domanda ; talvolta faceva la storia delle sue indisposizioni ; non si decideva a muoversi se non ben certa ch ' io era compreso di tanti malanni . Le nostre abitudini erano invariabili ; io non mi coricava alla mia volta o non usciva di casa , prima d ' esser passato nella camera di Lidia a salutarla . Vi trovai , quella sera , ancora Geltrude occupata a riporre le vesti . Io m ' avvicinai al letto , dove Lidia stava col busto appoggiato ai guanciali e i capelli sciolti per le spalle ; un bel quadro , senza dubbio , ricco di luce e d ' ombra . Geltrude augurò la buona notte ed uscì . L ' astuta cameriera , un tipo segaligno di giovane trentenne , - conoscendo , i nostri usi dei migliori tempi , aveva spinto vicino al letto una poltrona , in cui mi sedevo abitualmente a chiacchierare con Lidia . Allontanai la poltrona , osservando che sul tavolino da notte stava un romanzo francese , pel quale Lidia non si sentiva poco bene . - Vuoi leggere ? - domandai , accennando il volume . - Ah no , mio Dio ! - esclamò Lidia . - Mi farebbe male alla testa . - Buona notte . - Buona notte . - Allungò la mano , che strinsi freddamente , e tossì di nuovo . Quell ' esagerazione ostentatrice , mi diede una rabbia improvvisa . - È inutile , - dissi , - tutto questo apparato . Lo so . - Che cosa ? - fece Lidia , volgendomi la testa in piena luce . - Che cosa sai ? - Mi strinsi nelle spalle , incamminandomi verso l ' uscio . - Favorisci un istante , - ripetè Lidia . - Che cosa sai ? - Il significato di queste malattie d ' imaginazione , - risposi , nel mentre mi fermavo e mi rivolgevo . - Malattie d ' imaginazione ! L ' anemia .... la malaria ? ... - No ; la freddezza , la stanchezza , la ripulsione . E dico ingiustamente : malattie ; perchè questi sentimenti sono naturalissimi , d ' una fisiologia irreprensibile .... - Ah ecco ! La solita . Noi siamo malate , e loro pretendono una salute di ferro , un ' invariabile disposizione a subire i loro capricci ! - È strano , - dissi , - come tu abbia già appresa la logica delle signore maritate , e il giro del periodo ad hoc . Noi ; loro ; i signori uomini ; se facessimo noi altrettanto ; frasi di prammatica . - È vero o no , - rispose Lidia , - che tu mi vorresti come nei primi tempi ? - Come nei primi tempi ! - esclamai , preso dalla nostalgia . - Se ciò fosse possibile .... - Ma ciò non è possibile , amico mio , - finì Lidia . - Perchè io ora sono malata . - M ' appressai di nuovo al letto , strinsi la mano di Lidia e la baciai ; poscia uscii , mentre Lidia , dimenticando il mal di testa paventato , si disponeva a leggere tranquillamente il romanzo francese . Ettore Caccianimico aveva previsto tutto ciò da un pezzo . Noi ci eravamo amati troppo in fretta . XI . Già nella parvenza fisica , Ettore Caccianimico stupiva , perchè i suoi cinquant ' anni erano attestati non da altro se non dalla canizie e avevan sorvolato alla sua struttura magra , rigida , soldatesca . Sul viso sbarbato rimaneva l ' impronta d ' una volontà decisa ; gli occhi , di colore indefinibile , tra il grigio e l ' azzurro , potevan turbare con la fissità dello sguardo . Se la forza di volere s ' indovina dal naso forte , da labbra sottili , dal mento angoloso , - certo il profilo d ' Ettore Caccianimico era l ' espressione della massima imperiosità di cui è capace animo d ' uomo . E lo scherzo della natura stava in questo ; che tutti quei segni mentivano ; che l ' uomo di bellezza così maschia da farlo supporre uno sfidator di tempeste , era un ingenuo . E ancora , perchè meglio sfuggisse a una definizione * esatta , non era ingenuo se non a intervalli , alternando pensieri ed azioni da fanciullo a imprese da tenace esperto ; ora in preda a entusiasmi ingiustificati , ora scorato per un ostacolo illusorio ; ora senza scrupoli , ora accasciato da rimorsi ingiusti .... Qualche volta lo si poteva credere uomo da calpestar tutto per giungere anche a un capriccio ; qualche volta , un imbelle che si spaventa d ' una parola . Onde , la sua vita era in preda ai mille fattori che costituivano il suo carattere ; e la definizione più vera d ' Ettore Caccianimico poteva limitarsi a considerarlo uomo senza linea di condotta e fors ' anco senza mai un perchè d ' azione . In questo senso , egli era cieco ; si buttava a un ' impresa o ne rifuggiva con terrore , egualmente ; e se avesse dovuto spiegar la sua esistenza , avrebbe scoperto che quei motivi i quali l ' avevano annientato in una vicenda , erano i medesimi che in altra vicenda eguale l ' avevano infiammato di volontà . Così , era stato ufficiale di cavalleria , poi commerciante audace , poi ricco e instancabile cosmopolita , zerando oggi l ' opera d ' ieri ; marito per caso ; amico dubbio ; non convinto di nulla , nemmeno dei propri diritti ; intollerante di doveri certi e scrupoloso per doveri fantastici . Benchè già fossero valicate le tre del pomeriggio quando passai la soglia di casa Caccianimico , trovai Ettore in veste da camera . Lo studio , dalla tettoia vetrata , era illuminato di luce diurna ; non troppo ampio , d ' esatte dimensioni , con due finestre prospicienti la strada ; a fianco dell ' una stavan la scrivania e le poltrone di pelle a borchie d ' ottone , e innanzi all ' altra una giardiniera con alcuni vasi di fiori dai freschi sbocci . La parete cui s ' appoggiava la poltrona della scrivania era coperta fino a metà altezza da una cornice rettangolare contenente schizzi d ' autore , piccoli paesaggi , teste a tempera ; e immediatamente sotto la cornice , un divano di seta color giallo scuro , con avanti un tavolino ingombro di barattoli e di volumi rilegati . Addossati alla parete di contro , la libreria e uno scaffaletto ; poi , senz ' ordine voluto , qua e là , diverse poltrone , della medesima stoffa e del medesimo color del divano . Un odore forte di sigaretta aleggiava per la camera e si mischiava a un altro profumo , più sottile , meno dominante , come riposto e ad ora ad ora agitato dai nostri movimenti . Era un profumo non ignoto alle mie nari , ma snaturato alcun poco dal luogo ; cosicchè m ' arrestai sulla soglia , fiutando e fissando Ettore , che sedeva innanzi alla scrivania , colla testa appoggiata alle mani . - Addio , - egli disse , guardandomi dall ' alto in basso , con un ' occhiata ch ' io sapeva caratteristica delle più negre ore dell ' uomo . - Odore di violetta , d ' eliotropio , d ' avventura proibita ! - risposi , inoltrandomi e stringendo la mano del Caccianimico . - Ah sì ! - egli fece con aria annoiata . - Laura Uglio è venuta a trovar mia moglie ed è passata di qui a salutarmi . Dovreste esservi incontrati sulle scale . - No , - dissi . - Siediti . Laura Uglio non viene in casa tua ? - No . - Per che cosa ? Perchè c ' è stato fra te e lei ? ... che sciocchezze ! - esclamò Ettore , stirandosi e sorridendo d ' un pessimo sorriso . - Acqua passata non macina più . Vien pure in casa dei tuoi suoceri , Laura . - Appunto . Ed è per questo , anzi .... - Sì , sì , capisco , - osservò Ettore , alzandosi con un movimento rapido . - Tu sei ai primordî , e si fanno sempre di questi progetti sui primordî . Si redige l ' elenco di quanti entreranno in casa e di quanti ne staranno fuori . Poi , tutto ciò passa , come un soffio .... - Cacciate le mani nelle tasche , Ettore s ' avvicinò al quadro dei disegni , osservandoli attentamente , come li vedesse per la prima volta ; non sembrava parlare che per sè , quasi senza guardarmi . - Tutto questo non passerà , - dissi con intonazione ferma . - E Angela Tintaro ? - domandò Ettore d ' improvviso , abbassando lo sguardo su di me . Io mi morsi le labbra . Angela Tintaro veniva in casa mia da qualche tempo e Lidia le rendeva le visite ; un piccolo incidente , una semplice seccatura , causata dalla mia indolenza . M ' era parso che le accuse contro Angela Tintaro non fossero così provate da poterle sostenere e da impedire a Lidia quella relazione . - Una cosa ben diversa , - osservai . - La medesima cosa , l ' identica ! - ribattè il Caccianimico . - È tanto certo che la Uglio tradisce suo marito , quanto che la Tintaro seduce le donne . Fra l ' un vizio e l ' altro , fra le due corrotte , non so come tu possa fare un ' eccezione per la seconda .... - Durante la breve pausa che seguì , mi domandai involontariamente se Ettore avesse il diritto di parlarmi in tal modo . Ero rimasto , seduto sul divano , attonito per il curioso indirizzo che la conversazione aveva preso , e alla domanda appena concretata in mente mi vedevo costretto a rispondere che Ettore poteva con arditezza giudicare e criticare quanto avveniva in casa mia . Solo volgendo il pensiero ad alcuni anni prima , la figura di Ettore m ' appariva assai più simpatica di quel che non fosse al presente . L ' uomo aveva forse avuto un ' unica vera amicizia per me , un ' unica devozione per mio padre ; più d ' un viaggio in Italia e fuori era stato fatto con lui ; più d ' un consiglio opportuno m ' era stato dato da lui in varî casi , e se io non aveva corriposto con pari affezione , ciò era avvenuto pel leggiero disgusto che io provava nel vedere un uomo così saggio per gli altri , così incoerente e lato di coscienza con sè medesimo . - Tu , dunque , mi consiglieresti di ricevere anche Laura Uglio ? - ripresi . - Ma sicuro , ma indubbiamente , - egli rispose con una risata che non mi piacque . - Non la riceviamo noi ? Non la ricevono tutti ? Vediamo : quante persone veramente oneste possono entrare in una casa ? Dieci , non di più . E ogni casa ne riceve cento . Del resto , questa vecchia utopia del considerar disonesta una donna perchè non si ferma al primo uomo , dovrebbe far ridere oramai gli spiriti aperti e intelligenti . - Andò allo scaffaletto in mogano , ne tolse una bottiglia e versandone il liquore in piccoli bicchieri , me l ' offerse . - Mi pare , - dissi , riponendo il bicchiere sulla sottocoppa , - che tu non abbia un umore eccellente . - Pessimo , - rispose Ettore . - Sto per commettere una cattiva azione . - Ci sei obbligato ? - Non avrei la forza d ' evitarla . Sarà l ' ultima . - Pronunciò queste parole con amarezza , quasi l ' idea di non avere a commettere cattive azioni in séguito , gli dolesse infinitamente . Come io sorrideva per la frase e pel modo con cui era stata pronunciata , Ettore soggiunse : - Tu puoi ben ridere .... Non sei felice ? Non hai trovata la donna unica per bellezza , per amore , per onestà ? Non v ' accordate nelle cose più insignificanti ? - Ripetè , guardandomi fisso : - Non sei felice ? - Senza dubbio , - risposi . E notai che mentre formulavo tale affermativa , Ettore , ancora in piedi , s ' inclinò leggiermente dal mio lato , come per meglio afferrare il tono di sincerità con cui accompagnavo le parole . Poi si ritrasse , occupando nuovamente il suo posto innanzi alla scrivania , in modo che la luce diurna solcò di tratti argentei i capelli bianchi e lunghi dell ' uomo . - La signora Clara ? - domandai , un po ' impacciato dal silenzio che ci minacciava . - Sta bene . - Io m ' alzai in piedi , congedandomi . Sentivo , all ' improvviso , una ferita viva nel cuore per le teorie d ' Ettore e per quella freddezza che senza causa s ' era d ' un tratto infiltrata nella nostra conversazione ; mi scoprivo irritato contro il Caccianimico , il quale professava le sue idee senz ' alcun riguardo per me , che avevo moglie ; e mi dimenticavo che poco tempo addietro , mi ero invece irritato contro quelli i quali non avevano osato professare le loro idee , appunto per tal riguardo . Ettore m ' accompagnò fino alla soglia di casa ; mi vi trattenne un istante in discorsi senza importanza ; poi , scesi le scale , malcontento di me e di lui . Le giornate di marzo avevano una serenità fredda e tragica . Il cielo azzurro non era tuttavia lieto e doveva riuscire terribilmente feroce , a quanti soffrivano ; di tanto in tanto , dei periodi di vento furioso facevano discendere la temperatura , portavano ancora dei brividi , e disordinavano le abitudini di chi aveva già salutata quella primavera fallace . Appunto in uno dei giorni in cui più forti soffrivo la molestia della stagione e la paura del mio ozio , - mi rammentai d ' un tratto che Laura Uglio abitava sul corso Alessandro Manzoni , e una viva curiosità mi spinse da lei . Io non imaginavo come la donna avesse spiegato a Giorgio , suo marito , l ' indifferenza sorta fra lei e Lidia ; non imaginavo che cosa ella medesima pensasse di me ; e per saper tutto questo , salii le scale della sua casa , premetti il bottone elettrico , e mi trovai nell ' anticamera di Laura prima ancor di considerare quale accoglienza mi aspettasse . Laura riceveva , mi disse la cameriera , prendendomi il soprabito e il cappello . E spalancò la porta a vetri che dava passaggio nella sala ampia , soleggiata .... Un calore insopportabile mi afferrò sùbito alla gola ; era acceso il caminetto , e così carico di legna scoppiettanti , come a pena era logico nel più immite gennaio ... Innanzi al caminetto stava Laura Uglio , ravvolta nella pelliccia . Ella volse il capo al mio entrare , mi fissò un istante , dubbiosa ; poi fece una esclamazione di gioia , s ' alzò , e mi corse incontro , lasciando che la pelliccia le cadesse dalle spalle e s ' arrestasse sui fianchi . Era uno straordinario inganno del momento ? un ' illusione prodotta dal luogo ? ... Io non trovava più sul suo viso quell ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile , che m ' aveva ferito a Pallanza ; i suoi occhi non avevano sguardi equivoci , il suo sorriso non era rapido , facile a mutarsi in sogghigno . Si sarebbe quasi detto che una rigenerazione fosse avvenuta nella donna e si trasfondesse in ogni linea del viso , pallido ora , bene rischiarato da occhi tristi e grandi . Il vago sentimento d ' implorazione , che notavo in tutta la fisonomia di Laura , era disceso alle labbra e le aveva come addolcite agli angoli , creando nella bianchezza del volto una curva rossa e deliziosa di vita . La massa di capelli bruni , ravvolta a diadema intorno alla fronte di Laura , attirò ancora la mia attenzione , quasi fatto d ' una gravità nuova e pericolosa ; avevano un colore sì schiettamente cupo , quei capelli , che ne soffersi , come pel caldo esagerato della sala . Tutto il colloquio sembrò prender l ' intonazione da quell ' effetto inaspettato della bellezza di Laura . Ricordo ch ' ella fu singolarmente carezzevole , rimproverandomi la mia freddezza e quasi il disprezzo ostentato altra volta ; ch ' ella mi domandò se non fosse divenuta brutta , perchè era malata , e lo domandò con ansia in cui palpitava tutta la sua apprensione di donna elegante ; che io , per rassicurarla , quasi mi lasciai sfuggire di bocca delle parole passionate , veementi ; e che avvedutomi del pericolo , troncai bruscamente la visita . Poi , ebbi per l ' intero giorno la sensazione della sua mano calda fra le mie . Ero rimasto troppo vicino a Laura , guardandola con intensità , nei momenti in cui non fissava gli occhi ne ' miei ; ora , quei capelli bruni , quel viso pallido , quel corpo aggraziato , senza busto , - mi spingevano a un atroce confronto con Lidia , non meno bella , più giovane ; ma bionda , fiorente di salute , fredda nell ' animo , e mia . Non trovavo agio in casa ; l ' angolo del salotto di Laura , nel quale ella ed io eravamo rimasti a chiacchierare , mi pareva assai più desiderabile che non l ' intero mio appartamento . Laura era malata ; indubbiamente , poichè era sopravvenuta in lei quella mutazione , così dolce .... Chi le era vicino ? ... Chi la confortava ? ... Non aveva osato pregarmi di sacrificarle qualche ora ; ella si ricordava le scortesie di Pallanza , il ridicolo desiderio di sfuggirla , mentre , infine , io l ' aveva perduta pel primo , ed ella aveva ben diritto a un posto nell ' archivio del cuore .... Non avrei voluto essere vanitoso ; ma , riandando gli atti e le parole di Laura , mi convinsi ch ' ella mi amava tuttavia e ciò mi trasse alle labbra il più trionfale dei sorrisi .... Mentre io pensavo a questo , Lidia sul divano , sbadigliava , cercando di farmi capire ch ' era sofferente , molto sofferente , molto stanca , e che la sua alcova sarebbe rimasta inaccessibile anche quella notte .... SECONDA PARTE . XII . Noi eravamo in tre ; così disposti : Lidia e Gian Luigi Sideri innanzi al tavolino verde ; io seduto più basso , guardando il loro giuoco , e le carte che passavano e ripassavan sulla tavola , e le mani che si sfioravano , diverse di bianchezza sotto la luce delle due lampade a lungo stelo . Gian Luigi vinceva da un quarto d ' ora e i gettoni di Lidia restavano inoperosi : il vincitore tentava sorridere come per iscusarsi , ma Lidia , cogli occhi sulle carte , la testa un po ' chinata in avanti , non lo vedeva ; era una pessima giocatrice , Lidia ; non aveva sangue freddo , non sapeva mascherare la sua emozione , che si tradiva in graziose smorfie del viso . Non volgeva mai lo sguardo verso di me , sentendo il mio su di lei , un po ' ironico ; non parlava , appena la fortuna le volgeva le spalle , riprendendo invece , al primo colpo riuscito , un chiacchierio civettuolo , che non so come non confondesse Gian Luigi . Questi era freddo ed elegante nelle sue mosse , come al Circolo , innanzi a una somma vistosa . Le piccole mani senz ' anelli davan le carte lentamente ; non si lasciava sopraffar dal pensiero di giuocare con una giovane signora ; esercitava tutt ' i suoi diritti , e negava spesso a Lidia il favore di cambiar le carte , avanzando la testa e dicendo : - Prego , - con un sorriso dolce e irritante . Lidia , poi lo contraccambiava di pari moneta , e s ' egli concedeva , mutava carte due o tre volte , dicendo : - Propongo , - con voce fredda e squillante , quasi enunciasse una grave necessità . Il giuoco durava fin dopo mezzanotte , ed era Gian Luigi che lo troncava ; Lidia avrebbe giuocato fino al mattino , senza dar segno di noja , senza frapporre un respiro fra l ' una partita e l ' altra ; generalmente vinceva , e allo stupore di Gian Luigi per quella fortuna ostinata , ella s ' abbandonava sulla spalliera della sedia , ridendo , e confortandolo con parole sarcastiche . Poi , quando Gian Luigi riprendeva , Lidia marcando due gettoni annunciava : - À vol , e dava in un nuovo scoppio di risa ; al Gian Luigi intontito . Ma quella sera in cui ci trovavamo soli noi tre , le buone carte parevano accorrere fra le mani di Gian Luigi , troppo generoso per ridere della disdetta di Lidia , quantunque ne avesse quasi il diritto . A una partita più avversa delle altre , Lidia , che non aveva fatto un punto , mi si rivolse : - Vuoi mutar posto , Sergio ? Credo che tu influisca male sul mio giuoco .... - Gian Luigi ebbe un moto di stupore . Io m ' alzai , dicendo : - Sei una giuocatrice perfetta ; non ti mancava che la superstizione . - Ella diede le carte , mentre io mi sedeva a fianco di Gian Luigi . - Marco il re , - dichiarò la donna trionfalmente . Diede un piccolo colpo alla sottana , come per disporsi meglio ad accogliere la fortuna che ritornava , e in breve giro di carte vinse la partita . Gian Luigi volse il capo sorridendo verso di me . - Vedi se non influivi sul mio giuoco ? - osservò Lidia , con voce carezzevole . - Ora influisci sul signor Sideri . - Certo , Gian Luigi non sapeva di concorrere indirettamente a una pace coniugale . Io aveva deciso quella sera di riavvicinarmi a Lidia ; vagliando bene le cause della nostra freddezza , le trovavo così ridevolmente futili da non meritare la discussione ; una sola preghiera da parte mia sarebbe forse bastata a riconquistare Lidia e a infondere nuovo sangue vitale nell ' amore intiepidito .... Avevo bisogno anche di dimenticar la scossa prodottami dalla visita a Laura ; una scossa duratura , perchè non s ' era fermata ai sensi , ma giungeva a toccarmi nel sentimento e a suscitar ricordi assai temibili .... Se Gian Luigi vinceva , io era ben sicuro che Lidia sarebbe divenuta intrattabile e qualunque tentativo di riconciliazione avrebbe naufragato . Era così suscettibile la donna , da considerare una sconfitta al giuoco come un ' umiliazione . Io seguiva per questo le vicende delle carte con un interesse affatto insospettato da Gian Luigi , il quale pareva già pronto a vedersi battuto su tutta la linea come sempre e probabilmente desiderava ch ' io mutassi posto di nuovo e tornassi a zerare la vena di Lidia . Il sopraggiungere d ' Angela Tintaro interruppe il giuoco per un istante ; Gian Luigi si levò , e nel mentre Lidia parlava colla Tintaro , egli mi condusse innanzi alla finestra , dicendomi con inflessione maliziosa : - Una buona notizia , dunque . Un ritorno all ' antico ! - Le sue parole rispondevan così bene al mio pensiero costante di quella serata , ch ' io credetti stranamente Gian Luigi avesse indovinato il desiderio di riconciliarmi con Lidia . Egli soggiunse tosto : - Laura Uglio m ' ha detto della tua visita di ieri . Mi congratulo . Era ben giusto che tu ti mostrassi indulgente con quella buona signora ! - Il punto interrogativo ch ' esisteva fra me e Gian Luigi a proposito di Laura , fiammeggiò d ' improvviso nella mia mente . Se sapevo afferrar l ' occasione , potevo strappare al Sideri una parola che mi rischiarasse .... - Una visita innocente , - mormorai . - Senza dubbio , - rispose Gian Luigi . - Non si può mica principiare colle visite pericolose .... - Una visita che non ti deve ingelosire , - ripetei . - Ingelosire ! ... - esclamò l ' amico , alzando la voce senz ' avvedersene . - Posso essere geloso di Laura ? Ma se siamo come le parallele ? prolungati all ' infinito , non ci toccheremo mai ! - Sei un gentiluomo ! - conclusi malignamente , battendogli sulla spalla . Gian Luigi stava per rispondere , quando Lidia lo chiamò . - Al posto ! - ella diceva . - Prima che la vena mi manchi . - Angela Tintaro s ' era seduta presso Lidia , così vicina a una delle lampade , che la luce gialla veniva a inondarle il viso e a tradirne sottilissime rughe . Doveva toccar la quarantina , Angela Tintaro , quantunque l ' impressione generale del suo corpo sinuoso e del volto bruno , incorniciato da capelli castagni a riccioli , potesse ingannare d ' assai a vantaggio della donna . Spiaceva in lei , tuttavia , la rigidità dei lineamenti , che parevano scolpiti nel marmo , e di profilo eran durissimi , senza curve blande ; la sua caricatura sarebbe stata la testa d ' una bruna pecora ricciuta . Non ho mai potuto giudicare s ' ella fosse elegante ; certi particolari de ' suoi abbigliamenti m ' avrebbero deciso per affermarlo ; ma nel complesso non trovavo quella spontaneità di gusto e quell ' istinto della semplicità , ch ' erano invece una fortissima attrattiva in Lidia , per esempio , e in Laura . - Come giuochi bene ! - esclamò ella d ' un tratto , accarezzando Lidia con uno sguardo .... L ' intimità di quel tono mi ferì e lanciai un ' occhiata a Lidia . - Ah , tu non sapevi , - disse questa , - che noi ci diamo del tu . Sì , l ' ha voluto l ' Angela .... - È ben naturale , - risposi ipocritamente . Non era naturale affatto ; anzi , per me era disgustoso , perchè Angela Tintaro personificava la prima concessione al rispetto umano , la prima debolezza nell ' ammettere in casa mia una donna dei cui disordini ero persuasissimo ; e poichè questa concessione l ' avevo fatta senz ' alcun vantaggio , - a differenza della visita a Laura , - senz ' alcuna soddisfazione egoistica , mi sentivo così sfiduciato sulla fermezza de ' miei intendimenti da odiare Angela , che quella sfiducia mi rammentava e mi rappresentava ad ogni momento . La vena di Lidia persisteva , e la donna era tutta gioiosa , chinandosi verso Angela a mostrar le carte propizie , non conosciute da lei , ma salutate con un sorriso di stima . Verso mezzanotte , la vittoria di Lidia era compiuta e il suo umore serenissimo ; Gian Luigi rimetteva a posto i due mazzi di carte , ed Angela Tintaro diceva : - Sei così fortunata all ' écarté che non puoi aver fortuna in amore ! - Mi fissò gli occhi in faccia , mormorando quelle parole ; ma Lidia ed io avemmo un sorriso concorde e misterioso , che parve ad Angela una terribile mentita alla sua insinuazione . Un servo sopravvenne per riaccompagnare Angela a casa ; congedandosi , ella baciò Lidia sulle labbra socchiudendo gli occhi , e una sottilissima espressione di ribrezzo passò sul viso di Lidia , che si tolse all ' abbraccio con un movimento brusco . Gian Luigi seguì Angela a distanza di qualche minuto ; e noi ci trovammo soli , per un istante silenziosi , Lidia in piedi avanti alla finestra , dove Gian Luigi aveva sciaguratamente evocata l ' imagine di Laura . - Dodici e mezzo ! - esclamò Lidia con un ' occhiata alla pendola . - È tardi ! - Rimasi muto , aspettando ch ' ella aggiungesse : - " Sono stanca ; mi sento male ; ho una terribile sfinitezza ; l ' anemia .... la malaria .... " - Ella proseguì invece : - Come mai non ho sonno ? - Vuoi uscire a passeggio ? - dimandai . - È una notte splendida . - Che idea ! Come due amanti ? ... No : preferisco andare a letto . Il sonno verrà . - Ma aveva nella voce un tono giocondo , d ' eccellente significato . - Buona notte , dunque , - finì Lidia , avvicinandosi . - Troppo presto , - risposi , senza prendere la mano ch ' ella mi stendeva . Lidia avanzò la testa curiosamente per capir l ' intenzione delle parole e scorgendomi impassibile , colle braccia incrociate sul petto , diede in una risata argentina ... - Che cosa vuol dire ? ... - domandò . Poi , senz ' aspettar la risposta , premette il bottone elettrico a fianco della porta , e vi tenne l ' indice finchè non comparve Geltrude col lume . - Arrivederci , - concluse Lidia , incamminandosi . E l ' eccellente significato delle parole non era minore del tono eccellente con cui le usciron di bocca . Due cose tosto mi colpirono quand ' io raggiunsi nella sua camera Lidia , ch ' era già coricata : la poltroncina dov ' io mi sedeva , ricollocata da Geltrude presso il letto , certo per ordine di Lidia ; e l ' acconciatura de ' suoi capelli . Abitualmente , ella li portava disciolti e trattenuti appena da un nastro a metà ; ciò cresceva fede alle sue costanti emicranie e compiva la muta preghiera di riposo .... Ora , al contrario , ella se li era fatti annodare in due grosse trecce attorno alla testa ; il qual vezzo aveva la singolar potenza di ricordarmi Lidia fanciulla , quando la vedevo in casa sua e tutto non aveva avuto ancor principio . Ma la nota curiosa di quest ' apparato si era ch ' esso non aveva scopo alcuno , non era un invito , non derivava da intuizione del mio desiderio di pace ; Lidia m ' aveva preparato il posto vicino a lei e s ' era acconciata la testa , così per capriccio .... Chinatomi a baciarla , sentii che mi sfuggiva e le sue labbra restavano immote , come le braccia , stese lungo i fianchi .... Mi sedetti nella poltroncina , e dissi : - Noi siamo incamminati sopra una pessima strada . - Lidia quella notte aveva un ' assoluta necessità di ridere ; non meno irritante necessità che quella di piangere , e tutt ' e due sentite da Lidia quando appunto non convenivan nè l ' una , nè l ' altra . Onde , non era ancor finita la mia frase , che la donna principiò il suo ilare gorgheggio . - Ma senza dubbio , - proseguii . - Sopra una pessima strada , perchè noi viviamo di dispettucci e ci addestriamo alla guerriglia più ridicola .... Infine , a che scopo ci siamo uniti ? - Vidi con terrore Lidia alzar le spalle e atteggiare il viso come dicesse : - " Chi lo sa ? " - quindi prorompere non più in una risala allegra , ma in un piccolo ghigno sarcastico , il quale giovò a darle una magnifica espressione di scetticismo artificiale . - Non certo , - continuai , - per tenerci il broncio e per sbadigliare .... - Neanche quando si ha sonno ? - ella domandò improvvisamente . - Perchè io ho molto sonno , ora . - Tu non capisci dunque nulla ? - esclamai irritato . - Non capisci che io ti voglio bene e che se ho dei torti , sono pronto a chiedertene scusa .... - Sì , perchè io ti chieda scusa de ' miei ? Soltanto , le tue scuse hanno un interesse , e le mie dovranno essere accompagnate dalle .... dalle prove del mio pentimento ... Voi altri uomini non intendete nulla , senza .... una conclusione ... " - Mio Dio , - mormorai , - se di queste conclusioni è formato il matrimonio , ne sono io responsabile ? - Allora , la risata allegra di Lidia scoppiò ; ella sembrava più felice d ' aver fatto un piccolo discorso a sottintesi , che esilarata dalla mia risposta del medesimo genere . M ' accorgevo con piacere come la sua infantilità persistesse tuttavia ; evidentemente , ella aveva avuti capricci e graziose crudeltà , pel gusto di far da donnina , per giuocare alla signora , come a dodici anni ... - Del resto , io rinuncerò a infastidirti più oltre , - aggiunsi , facendo l ' atto di levarmi dalla poltrona . - No , - ella rispose , trattenendomi . - Se hai qualche cosa da dirmi ancora .... - La fissai negli occhi con tale insistenza , ch ' ella arrossì , e rispose a bassa voce : - Va bene . E poi ? - Senti . Il matrimonio non è la più felice delle istituzioni ; tu te ne sei accorta ; ma noi possiamo correggerne i difetti e ripararne le lacune .... - Ah , se fosse vero ! - esclamò Lidia in uno slancio di sincerità , che non mi piacque soverchiamente . - Ma in che modo , in che modo ? - Dimenticando di essere sposati .... vivendo come amanti , pensando che uno di noi due potrebbe benissimo stancarsi dell ' altro .... - Aspetta , - fece Lidia stendendo la mano , e chiudendo gli occhi . - No ; non cambia nulla .... - Come , non cambia nulla ? - esclamai . - Ma se è tutto diverso .... - Per giudicarne , - rispose Lidia ad occhi aperti , - bisognerebbe sapere che cos ' è un amante .... Infine , - continuò colla sua voce beffarda , - tu mi tieni dei discorsi immorali , ed io ho sonno .... - Il congedo così improvviso mi fece veramente male . Allontanai la poltrona , levandomi , e rimasto colle braccia appoggiate al piano del letto , sopra Lidia , dissi con lentezza : - Tu ti dimentichi che noi siamo legati per tutta la vita . - L ' effetto di quelle parole fu straordinario nella donna : ella mi gettò le braccia al collo , mi attirò sul petto , e baciandomi con emozione , ripetè : - Per tutta la vita ! Lo so bene , e ne ho paura . - Credetti capire , ch ' ella ridonandosi alfine , godesse non già d ' una voluttà materiale , ma del piacere amarissimo di sentirsi schiava e privata d ' ogni volontà ; e che la sua anima femminile soffrisse al punto da comunicare al corpo spasimi e sussulti , i quali la rendevan più sensibile di qualunque donna io abbia mai conosciuta .... Onde , non ebbi la forza di rinunciare a quel possesso , che mi feriva tanto , ed era pur così nuovo nel sentimento e così ricordevole nelle sensazioni . Qualche cosa d ' inesplicabile giaceva in fondo a simile risurrezione d ' amore . Io ne ritrassi una lunga eco di turbamenti , come fossi uscito dalle braccia di Lidia insanguinato ; e il pensiero grottesco non cessava di dominarmi ; invece d ' aver riavuta mia moglie , mi pareva d ' aver fatto male , d ' aver chiusi gli occhi allo spettacolo della sua sommissione , d ' avere esercitato brutalmente un diritto stupido e vile .... Perchè , se Lidia non avesse vibrato di dolor morale , certo non avrebbe palpitato di piacere fisico ; se l ' angoscia di sentirsi schiava non avesse reso quel corpo biondo più tremante d ' un ' asta d ' acciaio , io avrei trovato quel corpo immobile , freddo , prostituito dalla necessità della pace nel focolare domestico .... Era chiaro che , non appena la malvagità della conquista fosse cessata in me , sarei rimasto disgustato dalla mia insistenza .... Una specie di febbre s ' era comunicata improvvisamente a noi .... La suscettibilità estrema di Lidia si vedeva presa , dominata , dilaniata ogni notte , e quando ponevo piede nella camera , leggevo sul viso della donna un ' ansia , che doveva tramutarsi in tortura ; ella temeva ch ' io la volessi , e lo desiderava nel medesimo tempo , per quell ' eccitazione che si propagava sùbito in lei e sembrava più forte d ' un piacere .... Aveva insieme odio ed amore per quelle notti ; odio ed amore per la sua debolezza e per la mia prepotenza tranquilla , celata sotto la maschera del non supporre nemmeno quanto avveniva in lei .... Mi sentivo così dominatore di quella volontà sbigottita , che qualche volta domandavo a bella posta : - Vuoi che rimanga ? E Lidia rispondeva : - Sì , mio signore e padrone ! - con un accento , con un sorriso , con un passaggio d ' ombra e di luce , i quali erano straziantemente irreproducibili . Di giorno , Lidia ridiventava un po ' sarcastica ; non so , ma credo che ripensando alla propria angoscia , ella facesse ogni mattino questa promessa a sè medesima : - Stanotte , mi rifiuto ! - E la notte , desiderata da ambedue con sì diversi intendimenti , si ripeteva eguale alle altre .... Rimaneva per me difficile lo stabilire come Lidia fosse stata veemente di passione , voluttuosa , pronta al piacere , sui primi tempi del nostro matrimonio , quando ora m ' avvedevo ch ' ella non era fatta per l ' amore più che non fosse una statua .... Senza dubbio , il prorompere della giovanezza , la gratitudine per averla tolta a una casa dove tutto era imbecille , la sensibilità morale meglio che la fisica , me l ' avevano gettata fra le braccia con tanto impeto da farmi scambiar Lidia per la più amabilmente sensuale delle donne .... L ' abitudine era sopraggiunta , e Lidia aveva ripresa la sua indole , peggiorandola . Noi giuocavamo a un bruttissimo giuoco : finito il quale , io avrei trovata in Lidia assai maggiore obbedienza , poichè l ' avevo persuasa d ' una volontà più forte della sua , ma un ' obbedienza costretta , non discompagnata da un intimo rancore , che poteva avviarsi a mille diverse e perniciosissime soluzioni . Quanto a me , esaurivo l ' ultima curiosità fisica , mi familiarizzavo con quelle rosee carni , mi stancavo anche una volta di quei capelli biondi , e mi mettevo nella condizione di giustificare in Lidia una rivolta . Occupato da quel presente e da quell ' avvenire , non m ' ero accorto che dal circolo dei corteggiatori s ' avanzava verso Lidia colui che , in fondo , avevo sempre atteso , ma quando il circolo tutto si teneva ancora a rispettosa distanza .... Il bruttissimo giuoco al quale giocavamo Lidia ed io , finì in quel punto in cui ne cominciava un altro peggiore .... XIII . L ' irritazione che m ' aveva preso al rinascer della primavera , s ' era infiltrata nello spirito e nel corpo come un letargo triste e pesante , dovuto al sole , al tepore inusato , alla folla che usciva per le strade a sorbir l ' aria mite . Io vedeva ripetersi in Lidia l ' identico processo d ' inerzia , facendola debole e apatica . S ' alzava presto la mattina perchè il letto le diveniva intollerabile , e sonnecchiava distesa sul divano , parlando a monosillabi ; o ingannata dall ' aspetto fallace del giorno , voleva uscire a passeggio e ne ritornava colle membra rotte , pensando forse che la nostra vita senz ' angustie finanziarie , senza obblighi eguali , senza occupazioni grevi , era infinitamente più odiosa di quella che conducevan le famigliuole incontrate per via , beate del sole , gaudenti di poche ore libere . Non ricamava più ; leggeva spesso i libri inviatile da Ettore Caccianimico , ma saltandone molte pagine per seguire il nudo fatto raccontatovi , come un viaggiatore che fra l ' erba folta cerchi il sentiero diritto e meno faticoso , poco importandogli d ' osservare il verde circostante . Le finestre spalancate l ' infastidivano ; per di là entravan la luce , i romori , l ' accidia fino al dopopranzo , non confortato dai lumi se non tardi , e segnato invece da odiosi tramonti , schiacciati sui muri a illividirli e a renderli più volgari . Avevo lasciati i signori Folengo da un istante , e uscendo da quella casa , pensavo come nessuna stagione avesse la potenza di mutarvi l ' umore e le abitudini . Donna Teresa era inalterabile , agucchiando d ' inverno e d ' autunno , e in villa d ' estate e di primavera ; Pietro amava i suoi registri e vi spendeva attorno la vita , quando nevicava e quando v ' era il sole di luglio . Essi non soffrivano alcuna esterna influenza più che gli animali imbalsamati del loro salotto ; il matrimonio aveva finito per cementar le due indifferenze , costituendone un solito ordine di vita ; ma con molto rammarico cercavo invano nel mio spirito un ' ammirazione per quegli eccellenti campioni della monogamia . Mi rasentavan sul marciapiede le signore eleganti ; qualcuna accompagnata dallo sposo , sorridendogli compostamente e sbirciando se l ' equilibrio del suo sorriso fosse notato all ' intorno ; delle vecchie signore colle figlie , così identiche alla madre sebben giovani , che un amatore del genere poteva , sposando la figlia , già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent ' anni ; e tipi esotici , come inglesi dal passo chilometrico , seguìti da qualche orribile cane , dilettissimo al padrone . C ' eran più donne che uomini , a zonzo . ( V ' è mai stato un giorno dell ' anno in cui una signora non trovi la necessità d ' uscire a guardare le vetrine , e a furia di guardarle , non finisca per entrar nel negozio a far delle spese inutili ? ) Mi ricordavo che già mia madre m ' aveva raccontato come a ' suoi tempi le donne , le fanciulle specialmente , restassero tappate in casa tutta la settimana e non si permettessero passeggiate se non alla domenica , a fianco del marito o del padre ; ma con quella cognizione del domestico focolare che avevo ultimamente acquisita , dubitavo qual moglie fosse più sopportabile : se l ' antica , sempre innanzi al cuscinetto da lavoro , o la moderna , sempre innanzi ai magazzini di mode .... Là dove la gente era fitta , sul corso Manzoni pel quale m ' avviavo , era un ' allegria di colori vivaci , che , man mano avvicinandosi , prendevan forma d ' abiti chiassosi e di cappellini insolenti , più notevoli delle signore che li portavano .... A un tratto , da un gruppo d ' incognite , vidi uno di questi abiti , uno di questi cappellini , farmisi incontro lentamente ; e dentro l ' abito e sotto il cappellaio riconobbi Laura Uglio , senza dubbio incamminata essa pure a una passeggiata inutile ma dispendiosa . - Andavo dai vostri suoceri , - ella disse , mentre rispondeva al mio saluto . - Io ne vengo ora ; stanno benissimo , e non sentono la primavera .... - Allora risparmio la visita . Mi accompagnate fino ai giardini ? - Nell ' atto in cui s ' incamminava , l ' osservai con attenzione , mettendomele a fianco . L ' insolita espressione d ' umiltà era cresciuta in Laura , fino a diventar dolorosa ; in quel volto bianco non vedevo che le occhiaie , assolutamente livide , incavate ; occhiaie prodotte da sofferenze indicibili , continue , roditrici . Quand ' ella si mosse , potei rilevare che Laura procedeva curva , ma così insensibilmente da non esser notato se non da chi sapeva tutta l ' elastica sveltezza di quell ' andatura , tutta l ' abituale superbia di quel portamento .... - Più adagio , - ella disse con un fievole sorriso . - Non posso affrettarmi io . - Perdonate , - risposi , rallentando il passo . - Non siete guarita ? - Colle vostre cure assidue ? - mormorò Laura in tono di corruccio . - Non sono guarita ; faccio la disperazione del mio medico . - Tornai a guardarla , preso da un senso di paura . Laura decadeva con rapidità ; nelle due settimane scorse dalla mia visita , aveva dato un terribile tracollo , anche meglio accentuato dall ' abito nero ch ' ella portava . - Sono brutta , non è vero ? - domandò . E senza lasciarmi il tempo di rispondere , aggiunse : - Ho da dirti una cosa . Giorgio pare geloso di te ; s ' è messo a fare il geloso , dacchè sono malata , per rendermi più allegra l ' esistenza . Quando sei venuto a trovarmi ultimamente , egli t ' ha visto mentre uscivi e lui tornava dal suo ufficio ; mi ha fatta una scenata ; ha detto che non dovevo riceverti , dopo le scortesie di Pallanza .... Non aveva torto , in fondo , ma io ho capito che tu gli dài ombra .... - Il passaggio repentino dal voi al tu mi spiacque ; la notizia m ' indispettì .... - Io lo imaginava , - risposi . - Ecco perchè non son venuto oltre da voi .... - Eppure , poichè sono sempre sola , bisognerà che tu venga a trovarmi , almeno quando c ' è Giorgio .... - Brava ! - esclamai ridendo . - È affatto impossibile . Io parto a giorni .... - Per dove ? - chiese Laura , con tale accento d ' apprensione , che l ' idea d ' essere amato da lei soverchiò l ' angoscia di vederla sofferente e mi richiamò un fugace sorriso di trionfo . - Per dove , non so . Me l ' hanno rammentato or ora i miei suoceri : colla primavera si doveva riprendere il viaggio in Italia .... - Il viaggio ? Quale viaggio ? - Il viaggio di nozze , - mormorai a denti stretti . Eravamo giunti all ' entrata dei giardini . Passammo i cancelli senz ' aggiungere parola , io guardando la gente , Laura a testa bassa . - C ' è la musica laggiù , - diss ' ella accennando una folla immobile di persone . Piegammo verso sinistra , dov ' era il piccolo lago , per un viale disadorno e povero di piante . Sùbito , un ' aria più dolce sembrò spirare beneficamente . Laura sedette sopra una banchina a ridosso d ' un gruppo di tufo e segnò per terra delle orribili teste colla punta dell ' ombrellino . Io restai in piedi , innanzi a lei , appoggiandomi col bastone al tronco d ' una pianta . - Allora , questa è l ' ultima volta che ci vediamo ? - domandò Laura sollevando il capo all ' improvvisa . Ormai , ero certo . Laura mi riamava , per una di quelle recrudescenze di passione , che afferrano talvolta anche le anime stanche : me lo dicevano la sua voce non sicura , i suoi occhi , nei quali , s ' io avessi continuato a indagare , avrei scorte delle lagrime rattenute . La vanità del maschio , assai più adescabile della vanità femminile , ebbe un giocondo sobbalzo nel mio animo . - Ci rivedremo al ritorno , - dissi . - Oh .... al ritorno ! - esclamò Laura tristemente . - Chi sa ? ... Colla punta dell ' ombrellino cancellò sulla sabbia le teste orribili disponendosi a tracciarne delle peggio ; ma aveva appena preparato lo spazio , che richiese le ore . - Sono le tre ! - risposi , guardando l ' orologio . - Ho un appuntamento alle tre e mezzo colla sarta , - ella fece , alzandosi con qualche fatica . - Vuoi riaccompagnarmi ? - Notai di nuovo l ' andatura incerta e greve della donna ; osservandola bene , io la vedevo adesso veramente curva , e il sentimento d ' angoscia mi riprese , fugò qualunque altro pensiero . Presso l ' uscita dei giardini , mormorò : - Te beato , che dopo un anno puoi ancora intraprendere un viaggio di nozze ! - Con quale sarcastica inflessione avrebbe ella pronunciate quelle parole , pochi mesi addietro ! Ora , non vi trovai che il desiderio spossato . S ' apriva il giorno lentamente a una serenità profonda , col disciogliersi delle nuvole bianche , scoprenti all ' occhio nuovi azzurri infiniti ed eguali ; di là veniva il sole tepido che c ' intorpidiva , quasi svegliati da una notte amorosa fra caldissime piume . Quando fummo presso una carrozza chiusa , domandai a Laura : - Volete dirmi l ' indirizzo ? - Piazza del duomo , - ella rispose , mentre saliva nella vettura . - Poi , indicherò io .... - M ' inchinai salutando . Un collegio di fanciulle , numerosissimo , mi passava accanto in lunga colonna ; quante si preparavan là dentro al martirio della vita ? quante avrebbe perdute l ' amore e sciupate il matrimonio ? Avevano illanguidita la loro tinta nell ' ombra delle camerate ; sotto abiti senza linea avevano contraffatta la loro freschezza ; ma dovevano da quel periodo severo e umile sbucar nella vita , svelare le loro facoltà , edificare o distruggere una famiglia . In questo senso , la lunga colonna di fanciulle m ' appariva assai interessante ; da un ' altra simile colonna femminile , s ' eran tolte Laura e Lidia , con sì diverse idee , con sì diversi intendimenti .... E chi poteva assicurare che i primi passi dell ' una e dell ' altra non avessero avuto un oscuro impulso da memorie di collegio , da circostanze di fatto , dalla vicinanza d ' una compagna o dall ' intimità d ' una maestra ? Lidie e Laure si preparavano in silenzio , ripetendo per un ' ennesima volta il processo psicologico di altre , e di altre e di altre , infinite . Io poteva ben comprendere o almeno intuire il divario fra quelle due anime di donna , stretto com ' era da qualche tempo fra la prima e la seconda , sovrapponendo o cancellando le impressioni dell ' una colle impressioni dell ' altra . Un quarto d ' ora dopo lasciata Laura , ero a casa , dominato dal brusco urto , che la presenza di Lidia mi produceva . S ' era mutata , in quella breve mia assenza , colla rapidità con cui mutava d ' abiti . La piccola ombra d ' umiliazione che le offuscava il viso nel mattino e l ' accidia che ne spossava il corpo , lasciavano il posto a un aspetto calmo , consolato , sano fisicamente e moralmente , come dopo una confidenza in cui il cuore avesse rotte per un istante le dighe della rassegnazione e liberando il dolore , l ' avesse diminuito di profondità . Fenomeno già notato in Lidia , di quei giorni ; perciò pericoloso ; che cosa confidava ella , e a chi si confidava ? Non v ' era presso di lei , quand ' io vi giunsi , che Ettore Caccianimico , del quale tutto si poteva sospettare , fuorchè d ' esser capace di consolare alcuno . - Sei stato a passeggio ? - domandò Lidia , seduta davanti al tavolino da lavoro presso la finestra . - Sono stato da tua madre e poi ai Giardini , - risposi . - Donna Teresa mi ha rammentato un vecchio debito ; quel viaggio interrotto , o meglio non intrapreso , per l ' Italia , e rimandato alla migliore stagione .... - Ah , è vero ! - disse Lidia , con voce che pareva uno sbadiglio . Al fenomeno psicologico s ' univa d ' un tratto un fenomeno fisico , non meno degno di nota . Lidia ingrassava ; l ' abito chiaro di quel giorno svelava il fatto assai meglio di quel che non potesse la mia continua esperienza . Sì , m ' era parso di non abbracciar più le forme sottili ed esatte , tanto amate in Lidia fanciulla ; m ' era parso che il suo seno fiorisse , che i suoi fianchi s ' espandessero lievemente , che la gola avesse un ' insolita rotondità ; lento trapasso da una Psiche a una Giunone .... Ma , alla luce sfacciata del sole , questa mutazione si rivelava d ' un colpo , non lasciandomi più dubbio ; forse il confronto istintivo fra Lidia e Laura , debole , divorata dal male , - cooperava a rendere più perspicuo lo sboccio formoso della prima .... Perchè era così sana e lieta di giovanezza Lidia quando Laura moriva ? Uscii bruscamente dal salotto , lasciandovi mia moglie e il Caccianimico , nella ridicola speranza che un ' altra camera , un ' altra luce , potessero calmarmi . Passai dalla stanza da letto ; il letto di Lidia , bianco e vuoto , con un raggio di sole che cadeva diritto sui guanciali , mi lievitò in mente un substrato di amare riflessioni ; passai dalla sala , ove rividi quelle signore brune , le quali mi compiacevo a desiderare , fra il convenzionale chiacchierio dei mariti ; passai dal tinello , ch ' era già stato testimonio di paci e di guerre , di pranzi muti o afflitti dalla retorica di Pietro e di donna Teresa ; la mia camera mi rammentò quella prima notte in cui aspettavo l ' ora di presentarmi a Lidia , mia ancora soltanto per un apparato di formole ; e lo studio , ove m ' ero arrestato , strideva di sogni artistici svaniti , di buoni propositi più deboli delle abitudini , di rinuncia al lavoro per l ' inutile speranza della felicità nella famiglia . Tutto l ' appartamento aveva uno strano sapore di gioie irrancidite . Ritornai nel salotto . Ettore Caccianimico s ' era posto di faccia a Lidia ; s ' egli avesse inclinata avanti la sedia , le sue ginocchia avrebbero toccate quelle della donna . Diceva : - Si potrebbe appunto far così . Ella avrebbe la compagnia di mia moglie , quella de ' suoi parenti .... - Fece una pausa , e rivoltosi a me , soggiunse quasi spiegando : - Proponevo alla tua signora di fare un breve soggiorno con sua madre , prima di lasciarci . Il tempo è bello e a Pallanza ci dev ' essere già molta gente . - Non ho nulla in contrario , - risposi , - quando ciò piaccia a Lidia . Tu , vieni pure laggiù ? - Sì , a Pallanza , con Clara .... - disse Ettore , nominando sua moglie per la seconda volta , cosa affatto insolita e curiosa . Allora , fra Lidia ed Ettore si studiarono i vantaggi d ' un soggiorno sul lago ; c ' era la compagnia piacevole , la vita calma e tuttavia allegra , il buon clima . M ' ero disteso in una larga poltrona , con un libro fra le mani , assolutamente deciso a non prender parte alla conversazione ; Lidia volgeva il capo di tanto in tanto dal mio lato , con quell ' espressione di riposo , che mi dava qualche sospetto . Perchè Lidia era così sana e lieta di giovanezza , quando Laura moriva ? Passando lo sguardo al disopra del libro , osservavo meglio le linee del viso e del busto ; linee di profilo , leggierissimamente , ma indubitabilmente avvantaggiate da qualche tempo ; le mani di Lidia , ch ' ella posava sul tavolino , avevan pure una forma più grassoccia , non aristocratica di soverchio . Ella m ' era piaciuta da fanciulla perchè era fragile e sottile ; certo , m ' era piaciuta per altri motivi spirituali ; ma anche perchè da fanciulla era fragile e sottile . Quest ' attrattiva stava per vanire , nella donna ? Ricordando la signora Folengo , sua madre , ebbi un sussulto : a trent ' anni , Lidia sarebbe stata una bella matrona ; a quarantacinque , una signora grassa .... Frode nel contratto matrimoniale ! ... Una signora grassa e bionda , vale a dire , facilissima a sciuparsi , come certe rose tèa , di cui la floridezza eccezionale è , insieme , la decadenza e lo sfacelo . Fui interrotto nelle mie considerazioni da Ettore Caccianimico , il quale si congedava . - Voi non partirete così presto ? - domandò egli a me . - Quando vorrà Lidia , - risposi , colla formola abituale . - Decideremo , - dichiarò Lidia , stringendo la mano di Ettore , che s ' era inchinato a salutarla . Accompagnai il Caccianimico nell ' anticamera , fin sulla soglia della porta . - Ebbene ? - egli chiese a voce bassa . - Sei stato in casa Uglio ? - Giorni sono . - Hai invitata Laura a far visita alla tua signora ? - Non ne valeva la pena . È ammalatissima povera donna . - Pare anche a te ? ... Io la vedo perduta , - concluse Ettore con indifferenza , mentre se ne andava . Perduta ! Non era dunque un ' esagerazione della mia fantasia ? Ma allora , che valeva il rispetto umano ? S ' ella desiderava di vedermi vicino a lei , potevo contentarla , senza riguardi per il mondo ; perchè rifiutare quel conforto a un ' amica , la quale m ' aveva conosciuto libero , indipendente , e nel turbinìo della vita non s ' era dimenticata di me ? - Andrò da lei , stasera ! - mi dissi , rientrando nel salotto . Il volto calmo di Lidia ebbe la potenza di stornarmi il pensiero dietro altre idee non meno tristi . In quella medesima notte , Lidia aveva pianto ; adesso era serena , quasi allegra Perchè ? - C ' è stato Gian Luigi a trovarti , mentr ' ero fuori ? - domandai . - No , - ella rispose un po ' maravigliata . - Verrà stasera , forse . - M ' augurai fortemente che Gian Luigi non venisse quella sera : la sua presenza in casa mia mi avrebbe impedito di recarmi da Laura . Per la prima volta , non osavo lasciar Lidia sola di fronte a un uomo . XIV . A pranzo , ella mangiò con molto appetito , senza accorgersi ch ' io toccava appena le vivande e preferivo il vino al cibo . Ero troppo solo , nel mondo , circondato da insidie e da cause non mai stanche di dolore ; non avevo amici e mia moglie era un ' estranea che poteva diventare una nemica . Un ' estranea , certamente , dacchè i suoi gusti non somigliavano a ' miei , la sua educazione s ' era fatta entro le chiuse pareti d ' una casetta borghese , e la mia , viaggiando , sognando , osservando uomini e luoghi diversi ; avevo una donna , la cui speranza di comprendermi vacillava e cadeva , senza lasciar traccia di rammarico . Di tutto quanto ci si poteva aspettare dalla nostra unione , un sol fatto era incontestabile , per sanzione di legge : la signorina Lidia Folengo era diventata la signora Lidia Lacava Folengo ; nulla più , e troppo poco al confronto delle nostre libertà perdute . Geltrude entrò a metà del pranzo , portando a Lidia un viglietto arrivato allora . La donna lo aperse , lo lesse , lo mise in tasca , e disse a Geltrude : - Va bene . Non c ' è risposta . - A me : - È Angela Tintaro che mi scrive . - Che esagerazione ! - esclamai seccato . - Quando non viene a trovarti , ti scrive ; quando non ti scrive , ti manda dei fiori . Almeno potrebbe sceglier delle ore più adatte , per annoiare il prossimo ! - Lidia strinse le labbra senza rispondere . Da quella lettera , originò subito un mutamento in lei , palesissimo , per quanto ella volesse nasconderlo ; cosicchè , fui tratto a domandare , contro le mie abitudini , che cosa Angela Tintaro le scrivesse . - Le solite storie , - rispose Lidia con negligenza affettata . Ma la lettera le rimase in tasca . - Tuo padre ha finalmente deciso di partire per Cairo , accettando l ' impiego offertogli , - dissi . - Ha fatto bene , - mormorò Lidia . - Ecco : Cairo è una città che vedrei con piacere . - Niente c ' impedisce d ' accompagnarvi tuo padre quando vi si recherà , sui primi dell ' anno venturo . - Resterò ben sola , dopo , - riflette la donna sbadatamente . Eravamo in due a finger di mangiare , adesso : anche Lidia faceva una cattivissima accoglienza alle portate che Geltrude recava ; attribuii l ' improvvisa svogliatezza al pensiero doloroso di veder partire presto i Folengo , ed ebbi cura di non domandare spiegazioni . Tuttavia , il pranzo si trascinò così malamente , che respirai di sollievo , quando la tavola fu sparecchiata ; i giornali costituivano per noi in quell ' ora e nei giorni d ' impaccio , una salvezza molto apprezzata da ambedue .... Stavo per ricorrervi , quando Lidia mi domandò con voce un po ' tremante : - Sei andato ai Giardini , oggi ? - Mi bastò un ' occhiata alla donna per comprendere ; ella preparava quella domanda da qualche tempo , e studiava il modo di lanciarmela quando meno l ' aspettavo , perchè non potessi ricostruirne il movente ; l ' impazienza l ' aveva però tradita , e troppo breve tempo era scorso dall ' arrivo della lettera all ' interrogazione perchè non vi scorgessi una stretta relazione . - Sono andato ai Giardini , - risposi . - Mi pare d ' avertelo già detto . - Con chi ? - fece Lidia , guardandomi fissa . - La signora Angela Tintaro si assume dunque l ' incarico d ' una polizia segreta ? - domandai ironicamente . - Ho trovata la signora Uglio , che si recava da tua madre , e come io ne veniva appunto , ella ha rimandata la visita , e chiacchierando l ' ho accompagnata ai Giardini , invece . - La signora Uglio , - disse Lidia , coll ' intonazione con cui ci si fa a raccontare una lunga storia , - è fra le persone che tu m ' avevi proibito di ricevere ; anzi , nel caso poco probabile ch ' ella mi facesse visita , mi avevi pregato di non contraccambiarla .... E d ' un tratto tu le servi da cavaliere e ti mostri in pubblico al suo fianco , ai Giardini , nell ' ora più frequentata ? - Sono convenienze a cui un uomo non può sottrarsi , - mormorai ipocritamente . - Benissimo . E che cosa avresti detto tu , se le parti si fossero invertite ? se fossi andata io a passeggio col signor Giorgio Uglio ? - Alzai le spalle , irritato . - Quale assurdità ! - esclamai . - Il torto è appunto quello di supporre che le parti si possano invertire sempre ; quanto ho fatto io , era logico e necessario ; ma ciò non sottintende logico e necessario che tu faccia altrettanto col signor Uglio .... È un modo di ragionare questo , di cui t ' ho mostrata parecchie volte la falsità .... Ormai , dovresti risparmiarmelo . - Benissimo , - ripetè Lidia . - Splendida poi l ' idea di non dir nulla .... Ciò fa supporre molte cose .... - Per esempio ? - So io , - concluse la donna seccamente , alzandosi . - Saresti gelosa ? - Lidia si rivolse , come ferita ; appuntò le mani sulla tavola , e avvicinando il viso al mio , dichiarò a bassa voce : - Gelosa ? Vorrei che tu avessi dieci amanti , non una ! - V ' era nella frase tutto il disprezzo di cui vibrava la donna per la mia condotta di quei giorni ; e la rabbia frenata e accumulata nelle notti d ' obbedienza sua e di fredda prepotenza mia ; l ' uno e l ' altro sentimento davano alle parole un significato profondo , che mi colpì in pieno cuore , come innanzi a qualche cosa di definitivo , d ' irreparabile . Non trovai sùbito una formola di protesta ; rimasi sotto lo sguardo di Lidia , turbatissimo , quasi un colpevole , e quando riuscii a scuotermi da quel fascino angoscioso , Lidia fu chiamata da Geltrude , che annunciava la visita del conte Gian Luigi . Solo nel tinello , in mezzo alla luce grigiastra del dopopranzo , fui colto a un tratto da un impeto di dolore , dalla sensazione raccapricciante che deve afferrar l ' uomo in mare , chiuso in un ' ondata gigantesca . Quel solo giorno m ' aveva portato un séguito di piccole e grandi angustie , intollerabile ; nell ' istesso momento , ero combattuto da opposte idee , da disegni contrarî , i quali sollevavano tutto il mio sistema nervoso , piombandomi nel dubbio , - malattia orribile di cui non avevo mai sofferto . Si poteva la oltraggiante dichiarazione di Lidia collegare al suo mutamento , che mi pareva derivasse da un ' influenza estranea ? Intendeva ella farmi capire la propria indifferenza a qualunque mia colpa , per assolversi ella medesima d ' una simpatia colpevole ? Senza dubbio , senza dubbio alcuno , Lidia sentiva questa simpatia . Dominato da tal pensiero , m ' avvicinai all ' uscio , che metteva nella sala , ove Lidia era con Gian Luigi ; una voce fresca , tranquilla , ben modulata , - la voce della donna - mi riempì di maraviglia . In me , la breve scena del dopopranzo aveva generato un lungo strascico di riflessioni ; in Lidia era scivolata , quasi sopra un ' anima di marmo , non impedendole di mostrarsi cortese , frivola , anche civettuola , come potevo capire da certe sue risatine , gorgheggiate argutamente . Se tutto questo era finzione , meritava ch ' io me ne impensierissi peggio che se fosse stata insensibilità . Nella sala non erano accesi i lumi ancora , quando io v ' entrai . Lidia e Gian Luigi stavan sul divano , ai lati opposti ; ma l ' ombra della sera calante m ' impediva di scorgerne bene il viso ; chiaro non si vedeva che l ' abito di Lidia . Quando i lumi furono portati , rilevai qualche cosa d ' insolito in Gian Luigi e ne fui impressionato d ' un ' impressione confusa , oscillante fra la curiosità e il dispetto . Gian Luigi era abbattuto e pallido ; dacchè era giunto , non avevo sentita la sua voce che per salutarmi ; faceva le spese della conversazione Lidia , la quale aveva una facondia febbrile , ascoltata dall ' uomo con deferenza , approvata da me con qualche cenno del capo , ma incapace a snebbiare il corruccio che pareva esistere fra noi .... - Se vuole la rivincita di iersera , - disse Lidia a Gian Luigi , accorgendosi che da qualche istante era distratto .... Si levarono ambedue e si portarono innanzi al tavolino verde , prendendone dal tiretto le carte e i gettoni . - Stasera sono formidabile , - mormorò il Sideri finalmente . - Accetterei qualunque avversario . - Non vendere la pelle prima d ' ammazzar l ' orso , - diss ' io . Trovandomi di fianco a uno specchio , mi vi osservai e mi confrontai con Gian Luigi , che pareva anche maggiormente pallido , colla testa curva sulle carte e la fronte illuminata dalla lampada . Indubbiamente se non fossero state certe rughe agli angoli degli occhi , e la radezza dei capelli presso le tempia , Gian Luigi avrebbe dimostrato meno anni di me ; la sua testa aveva un ' impronta aristocratica , la quale io non possedeva affatto .... L ' essere di statura piccola non faceva poi grave danno all ' estetica , e in ogni modo , se tal danno si voleva ammettere , era pareggiato in me dalla mia barba rossastra , che m ' invecchiava . Poteva avere importanza questo per Lidia ? No ; ma poteva averne moltissima un altro fatto : il Sideri era un osservatore scrupoloso della forma , un uomo incapace di dire un ' insolenza cruda ; le insolenze le diceva , ma con tal giro di parole da farle rassomigliare a frecce avvelenate e ricoperte di bambagia .... Simile uomo , se avesse voluto assumersi la missione di confidente , avrebbe trovate le formalità più rispettose .... - Molto indovinato , molto parigino , - egli diceva in quell ' istante a Lidia , accorgendosi allora ch ' ella portava una vestaglia nuova , e gettandole un ' occhiata sintetica , da conoscitore . L ' osservazione mi parve audace , se non sconveniente ; forse perchè un lampo di vanità soddisfatta brillò negli occhi di Lidia . Che Gian Luigi potesse risvegliare nella donna la tendenza alle frivole soddisfazioni , già in lei così viva sui primi tempi , e dispersa nelle angustie del matrimonio ? Qualunque ne fosse il valore , questo avrebbe adombrato un predominio dell ' uomo sull ' animo di Lidia e m ' avrebbe fornito un mezzo di studiare fin dove il predominio arrivasse . Contento e quasi riposato da tale induzione , m ' accomiatai da Lidia e dall ' ospite , raggiunsi la mia camera , mutai d ' abiti , e uscii di casa . La serata era placida ; il corso Venezia , male illuminato , staccava anche meglio nello sfondo il corso Vittorio Emanuele , dove le lampade elettriche spandevano una luce piacevole , qua e là più viva per il concorso d ' altre lampade nelle vetrine . Quantunque avessi una meta e il desiderio di giungervi , mi dilungai prendendo la via più allegra ; m ' internai sotto i portici , ove la memoria e l ' abitudine mi ricordavano come tre correnti vi passassero in tre ore diverse del giorno ; al mattino , una fiumana di ragazze che si recavano al lavoro ; nel pomeriggio , una fiumana di signore che ostentavano in sè l ' opera manuale di quelle ragazze ; nella sera e nella notte , una fiumana di perdute . Un formicolar vasto e romoroso di gente era nella Galleria ; poi , piazza della Scala diminuiva sùbito l ' intensità di quel movimento , che andava spegnendosi sul corso Alessandro Manzoni , ove la luce non era sì viva , e la gente era poca . Innanzi alla casa di Laura Uglio , mi fermai ; certo , il marito di Laura non c ' era ; egli aveva l ' abitudine d ' uscir presto e di tornar tardi , dacchè Laura s ' era ammalata e aveva così interrotto l ' idillio , che formava la mia sarcastica ammirazione a Pallanza .... Io sarei dunque salito a prender notizie , narrando insieme come una lettera d ' Angela Tintaro avesse svelata a Lidia la nostra gita innocente di quel giorno ; mi sarei trattenuto poco , se Laura non insisteva . Se Laura insisteva , mi sarei trattenuto molto .... Chi sa ? Laura era bruna e mi amava ancora .... Nel frattempo , Giorgio Uglio .... Sorridendo , considerai la reciprocità fatale cui dava luogo un primo adulterio , senza ricordarmi che tale reciprocità minacciava anche la mia casa , dove avevo lasciato Gian Luigi con Lidia . Quando , inoltrandomi sotto l ' atrio , pensai rapidamente alle infedeltà comode e vili , cui un salotto chiuso e l ' occasione propizia potevan dar luogo , - m ' arrestai di colpo , quasi m ' avessero piantato un coltello nel fianco ; voltai le spalle , tornai in istrada , e mi gettai in una carrozza da nolo che passava . Ero così offuscato , da non ammetter divario fra Laura e Lidia ; perchè ammetterlo , se non ne ammettevo fra me e Gian Luigi ? ... Le notizie di Laura l ' avrei prese l ' indomani ; ella mi amava e non a lei , quindi , doveva esser rivolta specialmente la mia attenzione , - bensì a Lidia , che non mi amava più .... Per ora , bisognava sfuggissi al destino dei mariti , i quali creano essi medesimi le occasioni alle mogli . Nel mio salotto , non si giuocava ; i gettoni e le carte erano abbandonate sul tavolino , qualcuna per terra . Lidia sedeva sullo sgabello innanzi al piano - forte ; Gian Luigi sopra una poltrona , all ' angolo estremo della camera . - Mi manca l ' ultima strofa , - diceva Gian Luigi . - Volevo trovare un pensiero grazioso , un po ' francese , sa , una specie di birichinata elegante ; ed è difficile .... - Sì , - rispondeva Lidia , - bisognerebbe armonizzar le parole colla musica . Finora , quel che ha fatto , mi piace molto . - Hai composta una romanza ? - domandai . - Una cosetta delle solite , - disse Gian Luigi , senza stupirsi pel mio ritorno . - Una cosetta press ' a poco così .... - Prese posto al piano , mentre Lidia ed io restavamo in piedi , ai fianchi di lui ; guardò in alto un istante , quasi per ricordarsi , annunciò : - Ecco .... - e cominciò la romanza , canticchiandone sottovoce le parole con una passione man mano più accentuata .... Lidia non lo guardava , ma lo guardavo io , dicendomi che in quel momento Gian Luigi m ' era di gran lunga superiore , comechè procurasse alla donna un compiacimento intellettuale , ch ' ella sembrava apprezzar molto , anche perchè noi eravamo i primi a conoscere quella composizione inedita , anzi non ancor finita . - Molto buona , - dichiarai , quando Gian Luigi concluse . - Bello specialmente quel passaggio dell ' esordio alla prima parte , - confortò Lidia . - Oh , una cosina francese , di nessuna importanza , - fece modestamente Gian Luigi , richiudendo il piano . Egli restò accoccolato sullo sgabello ; Lidia ed io prendemmo posto innanzi al tavolino verde , rivolgendoci verso il Sideri . - E di letteratura non ti occupi più ? - domandai . - Ora son troppo nervoso ; a mala pena riesco a buttar giù le strofette che t ' ho cantate . Vedremo poi .... - Eppure il successo del tuo romanzo avrebbe dovuto infiammarti , - mormorai di mala voglia , perchè il romanzo di Gian Luigi , letto di recente , non m ' era piaciuto in nulla . - Un artista non è un operaio , - sentenziò Lidia . - Non si può pretendere un lavoro fisso . - Quali delicati riguardi per la produzione letteraria di Gian Luigi ! E tuttavia , s ' io avessi tentato d ' emularlo , mi sarebbe accaduto di sentir Lidia esclamare : - " Ancora queste sciocchezze per la testa ? " - come già l ' aveva esclamato . - Lavorerò in campagna , - promise Gian Luigi . - L ' anno scorso a Saint - Moritz ho appunto preparato il materiale .... - A Saint - Moritz ! - ripetè Lidia , quasi ascoltasse quella notizia per la prima volta . - Ella era poco lontano da noi .... - Poco lontano .... relativamente , - fece Gian Luigi . - C ' era anche la signora Uglio , a Saint - Moritz , l ' anno scorso , con dei parenti , - aggiunse Lidia . - Non ve l ' ho mai vista , - rispose il Sideri senza batter ciglio . Le parole di Lidia mi fecero riflettere .... Dopo un anno ella ricordava , forse con desiderio , gli splendidi paesi testimoni della nostra più intima esistenza , e li ricordava per rimpiangere quasi che tale intimità non fosse stata interrotta da un estraneo .... Inoltre , rilevando il soggiorno di Laura e Gian Luigi nel medesimo luogo , aveva Lidia uno scopo ? dubitava ella di qualche intesa fra i due ? e se dubitava , che cosa poteva importargliene ? Quanto a me , credevo Gian Luigi in perfetta buona fede ; se avesse incontrata Laura a Saint - Moritz , Laura non me l ' avrebbe taciuto a Pallanza , ov ' ella era in tutto il vigore della salute e della sfrontatezza . Lidia non parve della mia opinione , ma non volle insistere ; Gian Luigi parlò d ' altre cose , e si accomiatò un ' ora prima del solito , riprendendo quella tristezza che l ' écarté e il chiacchierio di Lidia avevano alcun poco scemata . XV . Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumulare delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere .... Notai in quei giorni : la serenità piena e indifferente di Lidia ( noi ci parlavamo di rado e ciascuno dormiva nella propria camera , da poi che la donna s ' era dichiarata estranea a quanto mi riguardava ; forse la visione di Laura ammalata non era ultima causa di noncuranza in me per Lidia ) ; un lieve ma crescente desiderio d ' eleganza ( la sarta aveva fatta la sua ricomparsa melliflua , inviando a intervalli di qualche giorno parecchie grandi scatole misteriose ) ; un rinascente piacere per i trattenimenti mondani ( m ' aveva pregato di condurla alle corse , ov ' ella s ' era divertita assai , scommettendo e vincendo mercè felici consigli di Ettore Caccianimico , il quale si vantava di esatte cognizioni ippiche ) ; una cura minuziosissima di tutta la sua persona e qualche posa studiata , innanzi agli indifferenti . Nulla , frattanto , aveva potuto snebbiare i miei sospetti sopra Gian Luigi ; anzi , li avevo confermati osservando come egli mancasse ai martedì abituali , in cui non era possibile la conversazione intima e gustosa . Aveva saputo dispensarsi da quelle visite , adducendo a scusa occupazioni , che lo lasciavan libero soltanto la sera ; strane occupazioni , a mio credere , le quali giovavano a renderlo triste , ogni dì meglio , molto inquieto , nervoso , incoerente , distratto . Se Ettore Caccianimico non si fosse presa la briga di venire quotidianamente da noi , le ore di insopportabile a viso a viso fra me e Lidia sarebbero state pesantissime anche per la frequenza loro . Ettore interessava Lidia colla molteplicità degli argomenti che in un solo discorso sapeva sfiorare o approfondire , a seconda della curiosità risvegliata nell ' ascoltatrice ; conosceva gli autori di grido , e perciò ogni avvenimento , ogni pubblicazione letteraria e artistica gli servivan per un aneddoto , spesse volte sconosciuto anche a quelli i quali vi figuravan come attori . Ettore irradiava a poco a poco una sapienza di vita , sua particolare ; non si poteva negargli il fascino che deriva agli uomini dall ' età matura ; fascino di confidenza , fiorita da passioni morte , non più capaci d ' appannare il terso specchio dell ' equilibrio intellettuale . Io era perciò assai tranquillo , quando vedevo Ettore presso Lidia ; e li lasciavo , recandomi a prender notizie di Laura e attardandomi poi con amici alla passeggiata delle cinque . Le notizie di Laura me le fornivano dei viglietti chiusi , rilasciati in portineria , con queste parole scritte in lapis : - Il medico è contento . Sto meglio . Oggi ho peggiorato . Non venire a trovarmi perchè Giorgio è in casa . - Alternative continue di bene e di male , di meglio e di peggio , che m ' irritavano e m ' eccitavano nel medesimo tempo . Un giorno , il viglietto diceva : - Sono quasi guarita : esco a passeggio con Giorgio . - La cosa mi sembrò di poco rilievo , anzi uggiosa , comechè venisse a scemar l ' aureola di sofferenza , che m ' era consueto vedere intorno alla figura di Laura . Quel buon ragazzo d ' Ettore Caccianimico , il quale aveva giudicata Laura moribonda ! ... Ci saremmo rivisti a Pallanza , dove la donna avrebbe riposta a soqquadro la città colle feste , le passeggiate notturne sul lago , le luminarie alla veneziana , come l ' anno prima , quando col mandolino Ettore serviva da Tremacoldo alla compagnia ! Il negozio nel quale entrai , odorava largamente di profumi stranieri , di saponi e di cosmetici , di acque e di ciprie ; lungo e stretto , era in giuoco a una diversa luce , che a me , rimasto presso il limitare , non permetteva di scorgere le persone del fondo ; ne venivano voci confuse . Poi le voci e le persone s ' avvicinarono , costringendomi a volger la testa per un fruscìo di sottane . Laura usciva a fianco di Giorgio senz ' avvertire la mia presenza e il mio sguardo fisso in lei .... Guarita ! con quel pallore spettrale ! Ebbi dentro di me una rivolta di sconforto senza fine per la donna , e di odio velenoso per tutti gli altri . Scelsi a casaccio , diedi l ' indirizzo , e me ne andai presto , fuggendo quei profumi che mi sonavano intorno una nenia da funerale , o parevano elevarsi a nembi di sinistro incenso . Nessuna esperienza di medico avrebbe potuto constatare meglio della mia , la sorte irreparabile di Laura Uglio , comechè non fossi tanto colpito dalla sua palese decadenza fisica , dall ' attestazione certa delle sue torture , quanto dall ' orribile cambiamento morale della donna ; ella non doveva più avere nè volontà , nè desideri , nè speranze , nè ribellioni .... Passava ormai nella vita , come corpo rigido travolto da un lento fiume . - Sai bene , - mi disse Ettore Caccianimico , quand ' io gli spiegai tutto questo , incontrandolo per via . - È inutile ; essa medesima non ha alcun riguardo . - Ma Giorgio , come può farsi delle illusioni ? - Non se le farà , figlio mio . Oppure , se le farà perchè è un imbecille . In ogni modo , noi non possiamo nulla . - Pur troppo ! E resta a Milano ? Dovrebbe mutare aria , andarsene di qui .... - Ci vuol altro ! - fece Ettore con una scrollata di spalle . - Une femme à la mer ; doloroso , ma irreparabile e non nuovo .... Sono stato dalla tua signora .... - Hai fatto bene , - mormorai . - C ' era qualcuno ? - Tua suocera , donna Teresa ; ci sarà ancora , se torni sùbito a casa . È contraria al vostro disegno di passar qualche tempo nella sua villa a Pallanza . - Perchè ? - Dice che non si usa ; che dovete viaggiare per non far parlare il mondo .... - Ma viaggeremo dopo .... - Pare che non si fidi troppo dei dopo . Io ti consiglio a resistere , perchè se ne dài vinta una , sei un uomo morto , colle suocere . - Sai se Laura Uglio viene a Pallanza ? - Senza dubbio , poveretta ; una buona ragione per andarvi , non ti sembra ? La campagna ti permetterà di visitarla , quando Giorgio sta a Milano per affari ; ormai , si tratta d ' un ' opera buona , di renderle meno pesante la solitudine in cui Giorgio l ' abbandona . - Ma sei certo che non si rechi a Saint - Moritz come l ' anno scorso ? - Credo non ve ne sia più lo scopo ! - disse Ettore con un rapido sorriso . Anche lui , dunque , sospettava Saint - Moritz un nido d ' amori per Laura ? Che volgari sciocchezze ! Prima che donna Teresa avesse a convincere Lidia della necessità d ' un lungo viaggio , mi conveniva dichiarare esplicitamente il mio pensiero in proposito . L ' idea d ' Ettore era giusta ; a Pallanza molte cose avrebbero preso un aspetto diverso . Strinsi la mano all ' amico e m ' affrettai a casa . Ebbi la ventura di trovar donna Teresa ancora seduta vicina a Lidia .... Com ' erano rosee le due donne ! Come si somigliavano , adesso che Lidia accennava ad ingrassare ! "....Delle vecchie signore colle figlie , così identiche alla madre , sebben giovani , che un amatore del genere poteva , sposando la figlia , già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent 'anni...." Non era una mia riflessione , questa , fatta durante una passeggiata ? Ecco , la riflessione sarcastica , si mutava in realtà , per mio conto .... Donna Teresa pareva la caricatura di Lidia , o il suo ritratto sgorbiato da un monello inesperto ; donna Teresa era Lidia a cinquant ' anni , vale a dire in un ' età lontana ; ma per giungervi , le tappe non sarebbero state piacevoli , a giudicar dalla prima , da quella leggierissima pinguedine sopravvenuta in Lidia con l ' aggravante di mutazioni anche psicologiche . L ' odio velenoso per tutti gli altri sentito alla presenza di Laura , mi dominava , e non appena venne una parola , mi suggerì la risposta insolita . - Dunque , - - fece donna Teresa rivolgendosi a me , - volete passare un mese a Pallanza ? - Certamente , - risposi . - Questa è la mia volontà . - Lidia mi guardò con espressione interrogativa . - Se noi ti rechiamo disturbo nella tua villa , - continuai verso donna Teresa , - prenderemo in affitto una cascina . - Ma no , santo Dio ! - esclamò mia suocera , levando le braccia in alto . - Voi siete i miei figliuoli , e vi aspetterei con tutto il piacere - Ma pensate che avete annunciata la ripresa del vostro viaggio in quest ' epoca .... Il rimandarlo un ' altra volta , si potrebbe interpretare malamente . - Io non rimando nulla ; dopo il mese a Pallanza , faremo i comodi altrui ; per adesso , faccio i nostri .... - Anche Lidia , - osservò donna Teresa , - è del mio parere . - Certamente , - disse Lidia , tuttora maravigliata per l ' energia con cui parlavo , - se questo viaggio si deve fare , o prima , o dopo .... - Non ammetto repliche , - interruppi bruscamente . - Fra una settimana saremo a Pallanza , in una villa d ' affitto . - Donna Teresa gettò uno sguardo a Lidia , quasi per sostenerla nell ' opposizione ; ma Lidia mormorò : - Se vuole così Sergio , non replico più . - Si vedevano ora i frutti dell ' obbedienza imparata nei notturni colloqui , e il breve episodio rischiarò certamente mia suocera sull ' attitudine che avevamo presa l ' uno di fronte all ' altra , dopo il periodo delle prime intimità , durante le quali nessuno comanda e nessuno obbedisce . Notai , di passaggio , che i piedini di Lidia erano stretti in babbucce elegantissime , non mai viste prima ; l ' abito mi pareva il solito ; e archiviate queste due osservazioni , mi recai nello studio , ove la finestra spalancata mi attrasse al davanzale . Da qualche ora , facevo parte d ' una piccola categoria d ' uomini , la cui psicologia andò per lungo tempo ignota : da qualche ora facevo parte degli uomini che stanno per tradire ; uomini come tutti gli altri in apparenza , e dagli altri invece così diversi in sostanza , che sarebbe vano sforzo il volerne rilevare le anfrattuosità sentimentali . Se quel piccolo gruppo di gente si potesse costituire in un Circolo , io direi che due condizioni sole possono giustificar la domanda d ' entrarvi come soci : o essere di coloro i quali non hanno mai tradito ; o essere di coloro i quali non hanno abitudine di tradire che un solo sesso . E direi lo scopo del Circolo potersi stabilire così : abilitare i primi a tradire , e i secondi a tradire anche il sesso fino allora rispettato . Dei secondi facevo parte io ; prima e dopo gli amori con Laura Uglio , non avevo mai esitato a impossessarmi della moglie d ' un conoscente , appoggiato dalla convinzione che uno scapolo è uno scorribanda , afferra la donna a carriera , la ruba , la trattiene , e la rilascia , pronto a sostener le conseguenze del suo furto o a difender la sua preda . Romantica e immoralissima convinzione , senza dubbio ; ma in ogni modo , essa m ' aveva avvezzato a tradire soltanto il sesso maschile . Perchè colla donna , in qualunque maniera ella fosse mia , avevo sempre sfoggiata una fedeltà eccezionale ; e non era piccolo merito il potere assolversi da ogni peccato in proposito , da ogni desiderio inconfessabile , da ogni sotterfugio .... La fedeltà nasceva per la certezza che l ' infedeltà è inutile in un amore libero ; certezza non condivisa talvolta dalla donna , la quale aveva trovata utilissima l ' infedeltà in tutti gli amori di questo mondo . A me pareva dolce cosa esser fedele ; dovere innegabile e nel medesimo tempo piacevole , appunto perchè non imposto da alcuno , e senza lode agli occhi della legge . Ma da qualche ora un bisogno vivo , pressante , imperiosissimo di tradire anche la donna , m ' aveva costretto a sconfessare le mie abitudini , così cavalleresche da un lato , così .... arabe dall ' altro ; ed ero venuto a prender posto nel Circolo summentovato , classificandomi fra i soci che si propongono di tradire ambedue i sessi . La mia decisione era grave , perchè il tradimento aveva un nome ; non già perchè mancavo a delle promesse , facevo sanguinare un ' anima femminile , dovevo vivere d ' una vita doppia e falsa ; tutto questo è comune a qualunque tradimento , anche nell ' amore libero .... Ma l ' essere stato previsto il mio caso , l ' essere stato battezzato con un nome da Codice penale , mi metteva un piccolo brivido di vergogna .... Avevo appoggiati i gomiti al davanzale della finestra e guardavo giù nel corso Venezia i non molti passanti , senza distinguerli ; poi sembrandomi che ciò mi distraesse dalla solennità del momento , mi ritrassi , e rimasi bensì presso la finestra , ma in poltrona , collo sguardo al soffitto . Raccoglievo ed elencavo gli eccellenti motivi pei quali dovevo tradire mia moglie . Innanzi tutto , l ' incompatibilità di carattere . ( Come la legge aveva saputo prevedere e battezzare anche questo caso , con dei vocaboli un po ' barbari , ma chiarissimi ! ) . Lidia non amava la letteratura ; Lidia era mutabile così da passare in un solo mese dal desiderio di solitudine , ai divertimenti più chiassosi , e da questi ai piaceri frivoli dell ' abbigliamento raffinato : non aveva alcuna idea della famiglia , e mentre in Isvizzera temevo arieggiasse alla buona massaia , in Italia s ' occupava tanto della casa , da non saper nemmeno quale servo avessi io , dopo lo sfratto d ' Andrea ; non possedeva sentimenti precisi , e per lentissime gradazioni era arrivata a mostrarsi indifferente di dieci supposte mie amanti , quando in principio s ' oscurava se soltanto io trovava bella , non una donna , ma una vestaglia femminile ; non aveva il senso della maternità , anzi peccava del senso contrario , paventando un parto , per la sua bellezza , e per la sua tranquillità se i bambini fossero venuti a troncarle la libera disposizione della giornata ; era imprudentissima , perchè ormai doveva aver compreso che Gian Luigi Sideri mi dava ombra , e tuttavia ella ogni sera lo invitava per la sera successiva , quand ' avrebbe potuto invitare quell ' ottimo Caccianimico , il quale non era men valente giuocatore del Sideri ; era presuntuosa , della presunzione irritante , che sembra ascoltare e approvare i consigli , e poi agisce a modo proprio , con un ' inesperienza sbalorditoia .... Avrei potuto accumulare altre schiaccianti accuse di questo genere , tutte classificabili sotto quel solo titolo legale ; ma mi urgeva di togliermi agli argomenti oggettivi , per vagliare i soggettivi , meno giustificati , ma più tremendi , perchè Lidia non avrebbe mai potuto allontanarli , non supponendoli neppure . Ella non supponeva ch ' io era stanco di lei ; aveva preso alloggio in casa mia , credendo che ciò solo bastasse a farmele considerar legato per l ' esistenza intera . Non ragionava male in fondo , perchè nessuno s ' era preso il disturbo di spiegarle i gravi ostacoli che una donna deve superare per impossessarsi dell ' uomo , il quale , essendo suo per legge , è perciò appunto meno suo d ' ogni altro , e più volonteroso di sottrarsi a un dominio spaventevole per forma e per durata . Nessuno le aveva spiegato che marito e moglie si trovan sempre nelle condizioni di Maometto e della montagna : onde , ne vengono disastrosissime conseguenze , comechè ciascuno ami far da montagna che non si muove , e veder l ' altro far da Maometto che la conquista . Ero stanco di Lidia ; se nessuno le aveva insegnate così belle cose , ella era abbastanza intelligente per averle comprese , quando invece Lidia pareva volersi rifare del servaggio non lungo di fanciulla , con un interminabile sultanato di donna . Cosicchè la sua freddezza complessa mi respingeva , e pur amando le sultane in genere , ero disposto a dei sacrifici per le sultane sole che avessero muscoli e nervi , sorrisi e parole .... Non riconoscevo in Lidia alcun diritto all ' idolatria senza condizioni .... Un calcolo erroneo m ' aveva consigliato ultimamente d ' imporle quelle notti ch ' ella rifiutava per capriccio ; ed avevo così resa anche più problematica la pace del focolare . D ' un tratto , Lidia s ' era assunta la divisa dell ' obbedienza , d ' un ' obbedienza curiosissima , fingendo d ' ignorare i miei gusti , e sbizzarrendosi a invitar gente che non mi piaceva e a trascurarne altra che mi piaceva assai , come quel buon Caccianimico , il quale veniva sempre a visitarci , ma ci vedeva di rado a visitar la sua signora . Da questo era conseguita la sensazione dell ' estraneità di Lidia a tutto quanto mi concerneva . Ella non era la mia donna , o la mia amante , o mia moglie , o un essere caro ed intimo per le cui fibre passassero vibrazioni concordi ad ambedue ; ella era una donna che andava e veniva per la casa , che mi dava del tu , che pranzava alla mia tavola , che mi permetteva di dormirle a fianco e che mi consegnava le note della sarta con una puntualità maravigliosa . A costei io avrei dovuto serbarmi fedele tutta la vita ? Oggi , domani , mi sarei imbattuto nella donna per la quale l ' amore non era vuota parola , e il mio poteva essere anche una salvezza o un motivo di vivere .... Io avrei dovuto rinunciare alle sconfinate gioie d ' un simile possesso , per che cosa ? Per rappresentare nella commedia la maschera del marito fedele . Calai un pugno sul bracciuolo della poltrona , e mi diedi a passeggiare infuriato . Nel lungo ragionamento avevo omessa una cosa d ' importanza non lieve : ero deciso a tradir Lidia ; ma con chi ? Senza dubbio , con una donna per la quale l ' amore non era vuota parola .... E dove si sarebbe trovata questa donna ? ... Fra le mie conoscenze , non mi pareva ; fra le mie conoscenze abbondavano le donne che non soltanto consideravan vuota parola l ' amore , ma eran vuote di cervello esse medesime ; tutte amiche di Lidia .... XVI . Sull ' uscio comparve donna Teresa , dicendo : - Allora , siamo d ' accordo . Io vi aspetto laggiù , per la settimana ventura . Solo , badate nelle visite di congedo , di far ben capire che a Pallanza resterete poco tempo .... - Le diedi uno sguardo , mentre parlava . Aveva un abito di seta scozzese , a grosse righe colorate , assolutamente ridicolo ; e l ' adipe senile , imprigionatovi dentro , protestava da ogni parte , mostrando mia suocera così attillata , angustiata e vistosa , da eccitar le beffe dei monelli . - Va bene , mamma , - risposi con un saluto della mano . Ella se ne andò . Anche costei aveva usurpati i titoli e i poteri ; se non mi fosse venuta la mattana di sposar Lidia , donna Teresa m ' avrebbe servito a maraviglia per esilararmi nei giorni di tedio . Io le doveva adesso il più illimitato rispetto , da che ella mi chiamava suo figlio , ed io chiamava lei mia madre , nei discorsi confidenziali .... Pensandovi , c ' era da riderne o da piangerne senza posa .... Un ritratto incorniciato di nero , pendente a fianco del letto , attrasse i miei sguardi , per imperiosa antitesi .... Quella era la madre mia ; quella ch ' era morta , che mi aveva amato con l ' anima tutta e per troppo brevi anni ! Quale differenza fra la bruna testa aristocratica di lei , e il viso scialbo , dai lineamenti sdruccioli di donna Teresa ! Per un istinto puerile di rivolta , mi guardai bene d ' annunciare una lunga assenza agli amici ; nelle visite di quei giorni , ebbi a rilevare come anche Lidia non determinasse la durata della nostra vacanza . " - Partiamo per qualche tempo - " era la frase di prammatica , " - Facciamo compagnia alla mamma prima che si stabilisca al Cairo . - " La nostra fama di coniugi esemplari durava tuttavia , a quanto potei capire ; davanti a noi si parlava senza paura di felicità coniugale e si condannava con entusiasmo lo stato celibe ; noi sorridevamo cortesemente , sovrani annoiati fino alla morte dalla marcia reale e rassegnati a sentirsela nelle orecchie in ogni occasione . - Molto bene , - mi disse un giorno Ettore Caccianimico , - hai saputo resistere a tua suocera ! - ( Per non sospendere le amichevoli consuetudini , egli anticipava le sue visite o veniva ad accompagnarci fuori , portando sempre a Lidia una bottoniera di fiori freschi , assai graditi dalla donna , che se li disponeva in modo ammirevole ) . - Ne valeva la pena , - risposi . - Hai notizie di Laura ? - Nulla , dacchè tu l ' hai trovata a passeggio con Giorgio . - Questo mi rendeva inquieto . I piccoli viglietti quotidiani mi mancavano da qualche tempo , e la portinaia , interrogata , non aveva saputo dirmi se non che il dottore si vedeva più volte in un sol giorno , e che la cameriera era desolata per un aggravamento della sua signora . Non osavo scrivere , nè presentarmi in casa Uglio , ricordando come l ' ultima volta appunto in cui c ' eravamo incontrati , Giorgio avesse finto di non vedermi per sottrarsi all ' obbligo del saluto . Quand ' ebbi campo d ' appartarmi con Ettore Caccianimico , gli spiegai tutto questo , un po ' titubante . - Infine , - gli dissi , - io mi sacrifico a passare un mese a Pallanza col solo scopo di .... per la sola idea di .... trovarvi Laura , di tenerle compagnia . Come tu dicevi benissimo , è ormai un ' opera buona il non lasciarla sola , poveretta ! ... Ma non vorrei che il sacrificio fosse inutile e Laura rimanesse a Milano .... In tal caso , me ne andrei con Lidia per questo benedetto viaggio . - Ah ! - esclamò Ettore . - Sei matto ? Laura verrà a Pallanza , non dubitare ; question di giorni , ma verrà senza dubbio .... Vuoi che m ' incarichi io di prender notizie ? Non far complimenti , - aggiunse sorridendo , - tra noi è difficile stabilire dove finisca l ' amico e dove cominci .... - Se tu volessi , - interruppi , - te ne sarei gratissimo .... Tu sai le mie intenzioni .... - Ma diavolo ! ... Non mi farei complice d ' idee prave .... - Sei molto allegro . Hai commessa la cattiva azione di cui mi tenesti parola ? - Uh , che ragazzo ! - fece il Caccianimico seccato . - Crede a tutto quanto mi scappa di bocca in un momento di malumore ! - L ' indomani , il colloquio fu più breve , scambiandoci le frasi nell ' intervallo in cui Lidia - che noi accompagnavamo alle solite visite , - si metteva il cappello avanti allo specchio . - Ci sei stato ? - Laura verrà . È a letto per riposo ordinatole dai medici . - L ' hai vista ? - Ho parlato con Giorgio . A proposito : mi ha chiesto se c ' era il pericolo d ' incontrarti in campagna . È diventato geloso ? - Sciocchezze ! - terminai io , alzando le spalle . - Ti ringrazio di cuore . - Da quell ' istante , respirai meglio . Laura sarebbe guarita , ritornandomi quell ' amica intelligente dalla quale avrei potuto bere dolcezze rinnovate ; e a convincermi dell ' affezione rimastami in cuore per lei , sarebbe bastato l ' estremo bisogno ch ' io aveva , di parlarne con Ettore fino alla sazietà . Lidia era l ' aurora fredda ; Laura con dieci anni più di Lidia , era il tramonto dorato d ' un ' esistenza ardentissima .... In una strana rievocazione , mi sentivo già Laura fra le braccia , assetata ella medesima di quell ' amore non tutto esausto di cui ci sapevamo capaci ; e la vedevo con certi abiti , con certi guanti , con un certo ombrellino conosciuto , che appoggiato alla sua spalla ci serviva per appartarci convenientemente dagli altri .... - Tu cominci a farmi dubitare delle tue caste intenzioni , - osservava Ettore , una volta ch ' io lo tormentava perchè mi desse la certezza della guarigione di Laura . - Ti pare ? - Sarebbe enorme , non dico , - mormorò Ettore ; - ma ne ho viste di peggio . - All ' ultimo martedì di Lidia , in mezzo al chiacchierio di visitatori e alla sfilata di gente antipatica , mi trovavo isolato sotto un ' impressione tale da richiamarmi dei sospetti , che nell ' attesa d ' un riavvicinamento a Laura , s ' eran calmati d ' assai . Lidia , soddisfatta delle molte attestazioni di simpatia avute in quei giorni , vibrava di gaiezza ; pareva si fosse iniziato un periodo nuovo per la sua anima depressa , la quale riprendeva quell ' atteggiamento d ' ingenua bontà , d ' infantile confidenza , ch ' eran sì forti ausiliari della sua bellezza . La sera prima , Gian Luigi aveva promesso di venire a Pallanza egli pure e di trattenervisi qualche tempo ; l ' aveva promesso a Lidia , perchè io m ' era guardato d ' interrogarlo sui suoi disegni .... Aveva detto che la campagna gli era necessaria ( la sua tristezza inesplicabile aumentava ) , che si sentiva stanco , sfiduciato ... ; una variazione , insomma , al tema delle sentimentalità pericolose .... E congedandosi , s ' era scusato di non poter venire a salutarci l ' indomani , perchè occupatissimo . Io dava a quelle occupazioni un senso tutto egoistico ; Gian Luigi , innamorato di Lidia , riscaldato dalle sue lodi , ambizioso di soverchiarmi e di giungere alla donna per vie non comuni , - doveva lavorare , preparava qualche romanzo .... forse avrebbe avuta l ' audacia di dedicarlo a Lidia , con le semplici iniziali trasparenti .... Lidia , la quale comprendeva questo , vibrava di gaiezza , quantunque Gian Luigi mancasse fra i pochi intimi ; e perchè mancava , ella non era elegante come di solito .... - Sei nervoso , - mi disse Ettore Caccianimico , sorprendendomi in quelle meditazioni . - Fai gli onori di casa in modo pessimo . La tua signora deve lavorar per due . - Io lo afferrai per un braccio e lo trascinai nel vano d ' una finestra . - Non ho nulla , - risposi ; - tutto si riduce a una gran seccatura per queste convenzionalità stupide di visite e controvisite , come se partissimo pel Congo . - Debbo dirti .... - mormorò Ettore . - Le notizie di Laura paiono men buone .... Domani subirà un ' operazione .... - Domani ! - esclamai ad alta voce . - Ma perchè non me l ' hai detto prima ? Avrei ritardata la partenza con un pretesto .... - L ' ho saputo ora . E poi , non è cosa grave .... Queste donne si fanno operare coll ' indifferenza colla quale noi faremmo una passeggiata .... - Mi sembri pazzo .... - Te lo assicuro . Del resto , anche partendo , avrò notizie . Giorgio ha promesso di telegrafare . - E dici che non è cosa grave ? - Per , nulla . Tanto è vero , che qualche giorno dopo l ' operazione , Laura sarà in villa a Pallanza . - I timori d ' una catastrofe s ' erano addormentati nel mio animo , dietro le parole d ' Ettore ; ma all ' annuncio presente , si risvegliavano e si drizzavano come una turba di spettri .... Solo il cinismo del Caccianimico poteva restare impassibile davanti alla tortura fisica che Laura doveva subir l ' indomani , considerandola facilissima e naturalissima cosa . Io sentiva un orrore muto , un ' apprensione terribile , che avrei sentito forse anche senza gli egoistici disegni d ' amore , anche per Laura contemplata semplicemente come buona amica . Una risata di Lidia mi trapassò in quel momento le orecchie quasi un fischio stridulo . V ' era al suo fianco una signora , la quale faceva professione di spirito e di disinvoltura , dicendo molte sciocchezze con tono rapido e sciolto ; Lidia pareva gustarle profondamente . Per quali diversi oceani veleggiavano le nostre anime ! Io non vedeva intorno a me persona più felice di Lidia ; i suoi crucci erano piccole angustie appena , e già aveva trovato a chi confidarle .... Non v ' era di comune fra noi che questo fatto : ella si riprometteva un lungo soggiorno di Gian Luigi in campagna ; io in campagna temeva di non veder giungere Laura .... Perciò Lidia poteva ridere così gaiamente ed io era in diritto di fremere a quelle risa . Non avevo notato che presso Lidia mancava un ' amica ; significantissima assenza della quale Ettore mi fece accorgere . - Perchè non è venuta a salutarvi la signora Tintaro ? - domandò . - Credo , - mormorai sottovoce , - che non si vedrà più in casa nostra . - Per ordine tuo ? - Anche , ma specialmente perchè Lidia non ama le intriganti e deve averglielo scritto . - Ettore non chiese oltre ; io pensai d ' aver fatto male a confidarmi con lui ; egli non aveva capito quanto m ' urgesse di conoscere il vero stato di Laura , dalle mie confidenze ipocrite e timorose .... Avrei voluto pregarlo di non partire con noi , di trattenersi a Milano finchè ogni pericolo fosse svanito per Laura : dieci volte in quel giorno mi avvicinai ad Ettore per parlare , e dieci volte ebbi paura delle conseguenze . Dovevo necessariamente confessargli quel ch ' io sentiva nell ' animo , ed era così grave la confessione da farmi pentire d ' aver già detto troppo . S ' io non avessi avuti dei sospetti su Gian Luigi , avrei potuto confidarmi in lui , che pure si recava in casa Uglio ; ma se la certezza della sua indifferenza per Laura toglieva l ' odiosità di parlare d ' una donna avuta in comune , - l ' attitudine di Gian Luigi di fronte a Lidia , mi respingeva da ogni intimità che potesse giustificare o perdonare le intenzioni colpevoli dell ' uomo . Non furonvi se non gradazioni di pentimento nel mio animo , quel giorno ; dal pentimento assoluto di non aver sùbito corrisposto a Laura , al pentimento meschino delle confidenze monche . Per certo , Ettore non aveva nulla capito . L ' indomani egli arrivò alla stazione tranquillo , sorridente , colla sua signora ; non aperse bocca su Laura ; dovetti io , mentre eravamo in treno e Lidia cicalava con Clara , - dovetti io domandargli se nulla vi fosse di nuovo . - Ma no , caro , - egli rispose a bassa voce . - L ' operazione è alle due ; ora è mezzogiorno . - Potevi passar da casa e chiedere come si trovasse Laura . - Col trambusto d ' una partenza ! - esclamò egli , alzando le spalle . - Ti ripeto che non c ' è niente di grave . - Ne sei sicuro come ne son sicuro io ! - dissi bruscamente , nauseato da quell ' indifferenza . Il viaggio fu odioso . Delle campagne che il treno si lasciava ai fianchi , io percepiva coll ' occhio quanto rimaneva incorniciato nel finestrino della carrozza ; allontanare una tenda , o avanzare la testa , mi pareva fatica superiore al vantaggio di riveder paesi cogniti e alberi volgari .... Un mutismo feroce , s ' era impadronito di me onninamente , fino a rendermi insensibile ; e dopo due o tre interrogazioni cui avevo risposto a cenni del capo , Lidia , Clara ed Ettore s ' accomodarono a chiacchierar tra di loro , lasciandomi in una vasta e indiana sonnolenza dello spirito . A Laveno , il lago mi parve orrendo , quantunque soleggiato . Mentre io poneva piede sul battello , il corpo di Laura Uglio doveva essere già preda di ferri chirurgici ; un viso bianco di dolore , un silenzio triste per la camera , una positura forzata , un odor d ' acido fenico , e lunghe ore di spasimi quando il corpo , sottratto al ferro , ne risentisse tuttavia l ' impressione fra le carni violate .... A Pallanza , compresi che Laura Uglio non mi avrebbe raggiunto mai . Perchè lo compresi ? Lo compresi d ' un tratto , per un risveglio d ' idee coordinanti e concludenti , sprofondate nell ' anima e ricomparse a galla con la viscida solennità di cadaveri . I signori Folengo erano allo sbarco a incontrarci . Pietro m ' accolse assai freddo , in merito di quel viaggio che mi ostinavo a non intraprendere se non quando mi fosse piaciuto . Osò anche farne accenno in casa , ma io volsi le spalle , salendo alle camere destinateci . Ero dominato dal violento impeto di togliermi a quei luoghi , dove le mie orecchie , avvezze al romore della città , soffrivano del grande silenzio bruto in cui la campagna era immersa . Davanti al letto , nell ' alcova che non aveva il mio specchio , il mio lavabo , le mie fiale , il mio bagno , mi sentii infantilmente perduto , solo e triste . L ' antipatia di quei particolari sarebbe stata così presto vinta , se Laura ci avesse raggiunti ! Perchè io l ' amava ora , senza il menomo dubbio . Non più il desiderio d ' un ' altra circolava nelle mie vene , ma il desiderio preciso ed esclusivo di Laura Uglio , il cui busto io voleva slacciar lentamente , con degli indugi , per baciarle la nuca e le spalle . Fu come una scoperta , a un tratto . Sì , io era un bambino , smarrendomi così presto ! ... Se Laura non veniva a Pallanza , chi m ' inchiodava là , chi m ' impediva d ' andare a Laura ? Un pretesto era facile a trovarsi ; poi non mi mancava il coraggio di partire anche senza pretesto . La scoperta ingenua mi consolò tutto quel giorno , e il lavorìo d ' adattamento al luogo e alla casa venne compiendosi così felicemente , ch ' io non ebbi osservazioni a sollevare quando Lidia mi pregò di condurla dopo pranzo alla villa Caccianimico . Nè la notte fu tormentosa d ' insonnia ; nè l ' indomani il paesaggio sereno fu inquinato dalle mie impressioni soggettive . Mi staccai da Pallanza con una barca , mi recai a Suna , remando adagio , in braccio a sogni colpevoli d ' un ' infinita dolcezza , d ' un carattere audacemente ribelle , quali io poteva fare soltanto se la colpa era incarnata da una donna come Laura Uglio .... Tornai per l ' ora della colazione , ancora cullandomi nella lancia graziosamente battuta alla prora da un soffio d ' aria benigno .... Laura Uglio mi amava , e a tutto il resto avrei pensato io .... Sul terrazzo della villa Folengo , Lidia mi aspettava . - Hanno portato un telegramma per te , - ella mi annunciò dall ' alto , quando fui presso la darsena . Avvicinai la barca in modo che fra essa e il muro del terrazzo non vi fosse più spazio nè acqua . - Gettamelo , - dissi ridendo . - Sei buona ? - Il foglietto giallo si librò un istante nell ' aria , e mi cadde ai piedi con maravigliosa perspicacia . Lo aprii e lessi : " - Laura morta ieri . Funerali domattina alle dieci . - Gian Luigi . - " Ripresi i remi e internai la barca nella darsena assicurandola al suo anello , fra una gondola e una yole . Poscia salii in casa tranquillamente , insensibile . XVII . Fermata una carrozza da nolo , dissi al cocchiere : - In via Alessandro Manzoni , al numero quattro , c ' è un funerale . Va laggiù e tienti un po ' discosto dalla folla ; poi , quando il corteo si muove mettiti alla coda e seguilo fino al cimitero . Hai capito ? - Il cocchiere affermò colla testa ; io entrai nella carrozza , mi cacciai in un angolo , dopo avere abbassate le tendine , e mentre la vettura s ' incamminava , chiusi gli occhi per non vedere la luce scialba . Aveva piovuto violentemente quel mattino e il giorno era rimasto grigio , torpido , stendendo ovunque un ' angoscia inesprimibile , una nausea d ' azione . La città sonnacchiosa doveva pullular d ' adulterî . Appena fui accomodato sul sedile , una confusa ribellione mi penetrò nell ' animo . Io non voleva andare laggiù ; era inutile e straziante , superiore all ' amara dolcezza di compiere un dovere . Tuttavia , quando il cavallo partì al trotto cadenzato , il dubbio scomparve e l ' energia ebbe il sopravvento . Bisognava andare e soffrire fino all ' ultimo ; se l ' anima esisteva , quell ' anima aveva d ' uopo di non sentirsi dimenticata per discendere serena nel sepolcro . Intorno al feretro doveva esservi ben numeroso stuolo di gente ; ma chi aveva palpitato con colei che oggi era morta ? chi l ' aveva conosciuta ed amata quanto ella desiderava ? ... Non sarebbero mancate le persone che vanno a un funerale per mostrarsi forti di conoscenze cospicue ; un insieme obbrobrioso d ' ipocrisie , un finto rimpiangere chi si è dilaniato fino a ieri , uno sfoggio imbecille di lusso e di fiori e di cavalli e di carrozze ; e in mezzo , il povero e caro corpo , cogli occhi serrati per sempre , inchiodato in una bara , la quale doveva infracidir con lui .... Bisognava andare . Da piazza del duomo a via Alessandro Manzoni , il tragitto non era lungo , e , dopo alcuni minuti di trotto , il cavallo da nolo rallentò ( un carro attraversava la via ) , si fermò al luogo indicato . Sùbito s ' udì un brusìo di voci sommesse , che mi fece guardar vivamente dall ' altro lato della strada , per un vetro non difeso dalle tendine , tra il sedile del cocchiere e lo sportello . La scena era questa , semplice e spaventosa : davanti alla porta , un carro funebre , dai cavalli con gualdrappa e pennacchi neri sulla testa ; un po ' indietro , sopra una carrozza a quattro posti , scoperta , infinite corone di fiori freschi , ricche di nastri e di dediche affettuose ; poi tre vetture a due cavalli , nere , dalla sagoma antica e dal cocchiere in parrucca e in tricorno , quelle tetre vetture con le molle ondeggianti che tentennano quasi navi in burrasca ; poi uno stuolo d ' uomini e donne , ora in gruppo , che al momento opportuno si sarebbe allungato come un nastro umano ; raccolti e silenziosi varî servi in livrea , portando i ceri ; e distanziato da tutti un manipolo di beghine e di prefiche venute per accattar la candela ; in ultimo , cinque o sei carrozze padronali e una dozzina da nolo .... Risultava da quell ' insieme d ' uomini e cose un ' impressione profonda e tragica , che mi guidò istintivamente colle mani allo sportello , come per precipitarmi fuori ; dovetti irrigidirmi contro il moto istintivo . I becchini eran comparsi , fra il silenzio fattosi d ' improvviso . Sulle spalle avevano il feretro , col drappo funerario steso di già , ma raccolto ai lati fra le mani dei portatori . E passando sull ' asse scorrevole del carro , il feretro diede un suono metallico e vibrante . L ' asse rientrò ; il feretro fu accomodato , il drappo steso totalmente . Alcuni servi porgevano le corone ai becchini : una fu messa alla testa , coi nastri lunghi che scendevano dietro ; altre posate per tutta la lunghezza della cassa , altre all ' intorno insieme a fiori sciolti ; ma rimanendone pur sempre in quantità notevole , anche la vettura da nolo fu mandata alla coda per seguire il corteo . Quattro signore si collocarono ai fianchi , i preti si misero innanzi , i dolenti ( le donne prima , gli uomini in séguito ) si disposero in colonna e le carrozze presero il loro posto . La coorte luttuosa si mosse lentamente . Il cocchiere seguiva il funerale a giusta distanza perchè la mia carrozza non fosse notata . Mi sembrava l ' andatura del corteo , - eguale e tarda , - ancor troppo veloce .... Costoro non sapevano che ad ogni passo la tomba s ' avvicinava ? la tomba , la dissoluzione , l ' eternità , vaste e spaventevoli cose per un fragile corpo ! Di che stavan per essere preda , quella bocca , quegli occhi , quelle labbra che il male non aveva potuto se non render più delicate ! Perchè non dare il cadavere al fuoco , perchè gettarlo nella fossa ? Vi fu un rallentare , poi una fermata . Il corteo era innanzi alla chiesa parata a drappo nero e oro , con un gran cartello che indicava un nome e due date . I dolenti entrarono ; il feretro fu tolto dal carro e portato in chiesa . Lunghissimo tempo durò la funzione sacra . S ' eran fatte le cose con lusso e i curiosi s ' urtavano formando ala presso la porta ; alcuni ridevano incoscienti , altri numeravan le carrozze ; parecchi s ' eran avvicinati alle corone , e s ' arrischiavano a toccarne o a fiutarne i fiori . Questo mi diceva come insignificante fosse il cessar d ' una vita , nell ' insolenza d ' altre vite più volgari . Avevo trasfusa l ' anima nello sguardo , con una percezione lucida d ' ogni fatto , la quale pareva giovasse a farmi soffrir di meno . Fra i primi a uscir dalla chiesa , notai Gian Luigi Sideri , pallidissimo , coll ' occhio smarrito e atono : sembrò cercare qualcuno in mezzo alla folla , si diresse verso le carrozze da nolo ad interrogare i cocchieri , e a pochi passi da me , tornò indietro , senza vedermi . Giorgio Uglio vestito a lutto , impassibile , badava a dare ordini e a sorvegliare che nulla fosse dimenticato di quanto prescriveva l ' uso in tali circostanze . Angela Tintaro venne poi , maestosa e raccolta , nella sua andatura di matrona .... . Quindi mio suocero , Pietro Folengo , partito la mattina da Pallanza qualche ora prima di me , - si pavoneggiava in una solennità retorica , nella quale il sentimento era muta parola , e aveva composto il viso a una maschera tradizionale .... Ettore Caccianimico , anche lui arrivato con Pietro , passava tra le due ali del pubblico sbirciandole con disdegno : era una delle poche figure maschili che svelassero qualche cosa di nobile e di severo ... Confuse poi fra persone sconosciute , vidi la famiglia Cortalancia , - tre signorine in ordine di statura e d ' età - colla madre enorme di corpulenza ; e quella bruna signora , i cui occhi sembravan così teneri di passione da racchiudere un poema in uno sguardo ; giovanotti eleganti , che avevano sperato di sedurmi Lidia in quindici giorni ; parecchi ufficiali . Allo scoprirsi dei curiosi , il feretro ricomparve . Mi sembrava stranamente lungo e sottile , un ' orribile scatola adattata al corpo di Laura teso come una corda dall ' ultima febbre .... Quale strana solennità doveva riflettere ora quel viso ch ' io aveva baciato e sul quale tante espressioni di speranze e di spasimo eran venute succedendosi ! Le membra già guardate con desiderio , ricoperte di seta , profumate con sapiente civetteria , - dovevano incutere lo spaventoso rispetto del mistero cui erano in preda ; s ' io avessi potuto afferrar quelle braccia che m ' avevano più volte ricinto il collo , le avrei sentite rigide come spranghe di ferro , gelate per l ' inazione del sangue , preste a chiazzarsi di livide macchie , domani mutate in piaga orrenda , formicolante di vermi .... A tutto questo il mondo aveva dato il nome di riposo eterno .... Una scossa della carrozza troncò il filo dei pensieri e mi richiamò all ' osservazione fredda . Il corteo s ' era formato di nuovo e riprendeva il passo lento , ormai senza speranza d ' altri indugi prima della tomba . Ricominciava a piovere ; ma non ve n ' era bisogno perchè il numero dei dolenti s ' assottigliasse dopo la funzione religiosa ; parecchi erano scomparsi , appunto quelli che l ' indomani avrebbero detto di non aver potuto seguire oltre il funerale , perchè troppo , troppo era stato lo schianto ! Le tetre vetture a molle dalla sagoma antica ricoveravan diverse signore ; una beghina , rimasta addietro , mi venne presso a recitare il de profundis , con sì terribile accento cavernoso da produrmi i brividi . Alzai la tendina a guardarla ; era piccola e tutt ' avvolta in uno scialle nero , dal quale spiccava netto un profilo arcigno e lurido insieme , con enorme naso , con labbra penzoloni , che sovrastavano il mento secco , breve , angoloso . Pareva fervorosissima ; aveva spenta la candela per rivenderla a miglior prezzo . La coorte lugubre s ' era internata per vie che a stento riconoscevo : l ' abitudine non mi aveva familiarizzato se non colle vie più ricche e più ilari , e ritrovandomi in quartieri operai , dove diversi erano il moto , il vociare , l ' incrociarsi dei carri , subivo l ' impressione d ' una novità spiacevole . M ' accorsi che si accelerava il passo ; la pioggia , minacciando di farsi larga , spingeva quell ' accozzaglia di gente , la quale aveva furia di compiere il pio officio e sbarazzarsi del cadavere increscioso . Laura avrebbe trovata la terra fradicia ; i fiori deposti sulla tomba si sarebbero sfogliati innanzi tempo . Allo sportello , d ' un tratto , la beghina cessando il mormorio rauco , gettò un ' occhiata innanzi per assicurarsi non la vedessero , e scomparve dentro una porticina , che menava alla sua soffitta ; pratico espediente , quello di prendere alloggio sulla via del cimitero , per risparmiare la fatica del ritorno ! Si presentiva dovunque l ' avvicinarsi di uno scroscio formidabile d ' acqua ; ad ogni poco un carro passava di corsa , romoroso e traballante ; i cocchieri immobili sotto la pioggia masticavano bestemmie ; e lentamente quell ' aria pregna d ' elettricità mi si comunicava , producendomi a un tempo una strana sfinitezza di tutto il corpo , e l ' atonia del pensiero , nel quale s ' ingrandiva la necessità assoluta di giungere . Quanto m ' era passato sotto gli occhi fino allora , non m ' aveva data idea alcuna della morte , come se l ' esteriorità di quella pompa , la lentezza di quell ' andare , m ' avessero diminuita , poi fugata interamente la sensibilità acuta di cui soffrivo sul primo istante . La sensibilità rivenne con forza quando m ' avvidi ch ' eravamo fuori delle mura e i cavalli non battevano più il selciato ma il terriccio d ' un viale . Guardai dallo sportello . Il cimitero a marmi di colore alternato , coi pinnacoli , e la strana forma che pareva stender le braccia verso la città , - era di fronte a noi .... Sui lati del viale , dei mendichi cenciosi e storpi continuavano la cantilena delle prefiche ; vidi in quell ' istante Ettore Caccianimico fissarne uno curiosamente , da capo a piedi , e negare l ' elemosina che quegli domandava . La mia carrozza si fermò . Il convoglio funebre entrava nel cimitero , piegava a destra , scompariva dietro i primi cipressi . Allora provai tutta la sensazione smisurata dell ' irreparabilità ; non avevo sofferto abbastanza . Volevo vedere il feretro calare nella fossa urtando le pareti , e ascoltare il romor della terra che vi si gettava sopra , fino a eguagliare le altre tombe intorno , e la pioggia cadervi , penetrare sottilmente nelle zolle , anticipare la dissoluzione di Laura Uglio . Spalancai lo sportello , entrai nel cimitero , quasi attirato da una gran vampa giallastra che bruciasse là dove il feretro era scomparso . L ' orizzonte oltre le tombe e i cipressi , era stretto e livido . XVIII . E sull ' orizzonte , delle piccole figure cupe spiccavano presso il carro funerario , spoglio ormai , e nudo come uno scheletro . Ero per dirigermi laggiù a corsa , perchè una più lunga attesa avrebbe sfrenato un urlo dalla mia bocca serrata e contorta .... Un uomo , in abito nero , staccandosi dal gruppo di quelle piccole figure , mi tagliò la strada , mi afferrò per il braccio , dicendomi : - Torna indietro ! Sei smunto come un cencio lavato . Prima che ti vedano ! - Restai immobile a guardar Gian Luigi . - Hai la carrozza fuori ? - egli continuò . - Andiamo . - Le parole fredde e ragionevoli mi produssero l ' effetto del lampo a due passi da un precipizio . Obbedii mutamente , ricondussi Gian Luigi fino alla mia carrozza , nella quale entrai , mentre l ' altro dava al cocchiere il proprio indirizzo . Lo scroscio d ' acqua paventato si scatenò allora con terribile veemenza , e dopo l ' acqua una gragnuola fitta , che danzava sinistramente sul coperchio della vettura , minacciando d ' interrompere la nostra corsa . Gian Luigi aveva su di me in quella contingenza l ' impero della calma sopra la passione disordinata . Ci guardavamo in silenzio pallidi tutt ' e due ; io vergognoso d ' essere stato sorpreso all ' atto di commettere una follia da un uomo che non consideravo più come amico intimo . - Sei arrivato stamane ? - domandò Gian Luigi dopo un istante . - Sì , - risposi . - Non sapevi ch ' era ammalata ? - Sì , - ripetei . - Perchè sei partito ? - Dovevo .... Ha sofferto molto ? - Gian Luigi non rispose : guardò fuori , dove la gragnuola aveva spopolate le vie totalmente .... Mi pareva ch ' egli assumesse un tono da giudice affatto insopportabile , considerandosi in diritto di non rispondere alle mie domande . Arrivammo ; pagai il cocchiere e seguii Gian Luigi . Un servo in anticamera ci precedette verso la sala ; ma il Sideri accennò la porta del suo studio , che il servo aperse e richiuse dietro di noi .... Strano gabinetto da lavoro , in cui la nota dominante era il bianco ! Le decorazioni , la pendola di porcellana , alcune statue , il raso dei mobili , la scrivania , erano bianche , producendo un chiarore ampio e senza penombre .... Ne ricevetti un ' impressione sgradevolissima , non volendo allora giustificar quella bizzarria col solito amore del nuovo che produceva tanti errori d ' estetica in Gian Luigi . Egli mi accennò una poltrona , e dopo avere spalancate le imposte socchiuse , mi si rivolse , dicendo : - Io parto questa sera medesima . Andrò a Parigi e a Londra . Ti prego quindi di pazientare finchè abbia dati gli ordini necessari . - È una risoluzione improvvisa ? - domandai . - Meditata . Ho bisogno di stordirmi per alcuni mesi e con quest ' ultima catastrofe non potrei restare in Italia più oltre . - Quale ultima catastrofe ? - Gian Luigi espresse collo sguardo tutta la dolorosa maraviglia di cui era capace . - La morte di Laura , - pronunciò quindi . Io m ' alzai di scatto dalla poltrona e posi una mano sulla spalla di Gian Luigi . - Ah dunque ! - esclamai . - Perchè non ti sei confidato a me ? - Egli mi squadrò da capo a piedi , con espressione tra l ' ironico e il disdegnoso . - Ho l ' occhio troppo esercitato per commettere simili errori , - disse . - Tu hai una stranissima opinione dei tuoi amici , dacchè non sei più libero , e a mio riguardo non ti sei contenuto come per l ' addietro .... Tu .... hai dubitato di me , hai sospettato in me le intenzioni più assurde e più maligne , hai chiaramente dimostrato che vedevi in me un importuno .... - Se tu sapessi , - mormorai , lasciandomi ricadere nella poltrona , - se tu sapessi la tremenda condizione d ' un marito ! Sì , certo io ho dubitato di te , come di tutti .... Ma una tua confidenza poteva rischiararmi e togliermi i sospetti . - Quando ho pensato di farlo , - rispose Gian Luigi , sedendosi presso la finestra , - non era più giusto .... L ' amore , cominciato da uno scherzo , era diventato tragico , mi dava troppi dolori e troppe ansie per poterne discorrere come di un ' avventura qualunque . Inoltre , io sapeva quel che tu andavi meditando .... - Cioè ? - domandai con un presentimento . - Potresti negarmi che tu hai ritardato un viaggio per la sola speranza di afferrar quest ' anno l ' occasione rifiutata l ' anno scorso ? ... Devi ricordare che io mi congratulai un giorno per la tua improvvisa ricomparsa in casa Uglio ; come seppi quello , seppi il resto : una passeggiata ai giardini , mezz ' ora dopo che ne ritornavi ; un incontro in un negozio ; una sollecitudine morbosa e inconcepibile per la salute d ' una persona alla quale avevi dimostrata un ' antipatia quasi grottesca . Non era difficile tirar la deduzione da queste premesse ; e la deduzione escludeva ogni confidenza . - Chinai il capo sotto il peso di quella duplice rivelazione . Io m ' era ingannato come marito e come amante ! Come marito perchè avevo interpretate le tristezze di Gian Luigi , la sua ostinazione a non visitarci cogli altri - quali corollarî d ' un disegno inconfessabile , quali astuzie per goder meglio dell ' intimità di Lidia , laddove un ' altra donna era la segreta causa di quella condotta . Come amante , perchè la mia vanità ridicola aveva dato alle parole e agli atti di quell ' altra donna un significato pericoloso e lusinghiero , mentre essa mi considerava un buon amico e mi voleva tale in casa sua .... Sentii una triste vergogna per il lungo periodo di sospetti onde aveva offesi Gian Luigi e la povera Laura .... Mi levai e dissi stendendo la mano : - Io ti chiedo perdono di tutto ! - Gian Luigi prese la mia mano e la strinse fortemente : - No , - egli rispose , - non c ' è bisogno di perdono . Ho ben compreso che tutto è sorto per un ' allucinazione sciagurata . Credevi di non essere amato , come credevi d ' amare chi non dovevi ; ora colle mie spiegazioni sai a che devi tenerti .... - Io sono umiliato - dissi - del mio stesso pensiero . Tu parti con quest ' ultima nota sgradevole del mio carattere e le scuse non basteranno a cancellarla . È deciso che tu parta ? - Stasera medesima , - fece Gian Luigi corrugando la fronte . Aggiunse sùbito , con uno schianto : - Non posso rimanere , capisci ? Ho quel viso innanzi agli occhi dovunque , per la casa , per le vie , nei ritrovi ; dovunque .... Ella ha sofferto come una martire , è stata capace d ' eroismi .... - S ' interruppe , diede una scrollata di spalle , guardando fuori della finestra per impedirmi di scorgere il velo profondo di dolore che gli si era steso sul volto . - Se tu rimanessi , - mormorai , - io non andrei oggi a Pallanza , e ti terrei compagnia per quanto valgo ... - Gian Luigi volse la testa con un movimento d ' interesse . - Perchè , - aggiunsi , - tu parti così solo , così agitato , che i luoghi nuovi o vecchi , qualunque siano , saranno incapaci a svagarti .... Potresti ritardare , poi venire con me a Pallanza , e di là , quando noi partissimo , intraprendere il viaggio insieme , senza meta .... Anche per il mondo : una specie di fuga come tu vuoi , sarebbe il tema di molte congetture assai dannose . - Credi ? - fece Gian Luigi , colpito dalle mie osservazioni . - Non si tratta che di un ritardo , - incalzai . - E tu rimarresti ? - Non ho che a spedire un telegramma . - Accetto ! - disse Gian Luigi semplicemente . - Ciò che mi atterrisce è la solitudine . - Susseguì un breve silenzio ; mi rimisi a sedere nella poltrona , osservando con rapidità come le cose fossero mutate in poche ore , maravigliando per la rassegnazione venuta nel mio animo a prendere il posto d ' una momentanea follia . - Io non vorrei , - soggiunse Gian Luigi , - che questa tua decisione fosse male interpretata . - Da mia moglie ? - Innanzi tutto .... - Non importa ! - mi sfuggì . - Posso scrivere e spiegarmi .... Lidia è fiduciosa . - Dovetti fare uno sforzo per non dare alle parole un ' intonazione sarcastica ; inutile sforzo , quando Gian Luigi aveva intuite le modificazioni verificatesi in un anno . Quella sera medesima , ritornando verso casa , io pensava d ' essermi assunto un compito ben difficile nel voler sanare la piaga onde il cuore di Gian Luigi sanguinava . Egli s ' era tosto richiuso in una diffidenza egoistica , forse giustificata dalla leggierezza della mia precedente condotta ; nulla più accennava in lui l ' amabile gentiluomo pronto al motteggio e all ' ammirazione , all ' entusiasmo e alla critica per quanto si vedeva intorno .... Era venuto a teatro , e alle prime battute dell ' orchestra il suo volto aveva significata una così intensa sofferenza di ricordi ch ' io gli aveva proposto d ' andarcene sùbito ; al Circolo , non aveva giuocato , limitandosi a sorbire una tazza di tè nero , la quale doveva procurargli una notte d ' odiosa insonnia ; era rincasato verso il tocco , mentre per abitudine , verso il tocco entrava al Circolo , ritornando dalle partite con Lidia ; gravi sintomi d ' assorbimento morale , contro cui non sarebbe valso alcun tentativo di reazione . Egli aveva in animo d ' assaporare fino alla fine il cordoglio insuperabile per un passato perdutissimo , rifacendosi col pensiero chi sa quante volte all ' ultimo periodo tragico onde il primo periodo ridente era stato concluso . S ' io avessi istituito un paragone fra quella specie di sofferenza e la mia , avrei trovato quanto la mia fosse più greve perchè più volgare . La morte di Laura era valsa a coprirmi di ridicolo , comechè io mi fossi martoriato , esaltato , disperato , credendo di perdere un ' amante , laddove mi dovevo presto accorgere ch ' io aveva perduta semplicemente una conoscenza piacevole ; non solo , ma potevo ( forzando con cinismo il passato vivo d ' una donna morta ) , ricostruire quel tempo in cui tutti i desiderî e i sogni risvegliatimi da Laura , si sapevano intorno a me , eran comentati da lei nei convegni con Gian Luigi , ai quali si recava mezz ' ora dopo avermi lasciato .... E forse , il danno s ' estendeva oltre . Angela Tintaro , per esempio , con quell ' arte pettegola di cui aveva date prove inconfutabili , conosceva certo l ' amore di Gian Luigi ; quale sarcastico sorriso dovevo io averle provocato lasciandomi sorprendere ai Giardini con Laura , nell ' intermezzo fra l ' uno e l ' altro appuntamento del Sideri ! Ma , onestamente , Angela Tintaro ne aveva approfittato per denunciarmi a Lidia e tentare un po ' di discordia , della quale Angela si prometteva di giovarsi . Ancora : Ettore Caccianimico ignorava forse tutto questo ? La figura d ' Ettore mi parve la più odiosa fra quante avevan rappresentata la triste farsa . Egli s ' era divertito alle mie spalle , costringendomi a riveder Laura , tormentandomi prima coi dubbi sulla salute di lei e poscia con le assicurazioni arbitrarie ch ' ella sarebbe guarita , mi avrebbe raggiunto in campagna , mi si sarebbe offerto il mezzo di riavvicinarla .... Perchè s ' era permessa una simile condotta , Ettore Caccianimico ? Da ultimo io stava per soccombere al peso della fatalità . Avevo sperato d ' essere un marito accorto ed ero semplicemente un marito , pescatore di granchî colossali .... No ; sarebbe stato assurdo negarlo : Lidia aveva un confidente , il quale andava trasformandola , insegnandole come resistere alle avversità del matrimonio , coltivando in lei una nuova tendenza a mostrarsi fredda per il bene ed il male ch ' io poteva causarle .... Stabilita questa verità , ero cascato nella prima trappola aperta sul mio passaggio . Il conte Gian Luigi Sideri era giovane , elegante , conosciuto , artista ; e per ciò m ' ero fermato a lui .... A un tratto , senza ch ' io cercassi , la soluzione dell ' enigma mi si presentava : sì , Gian Luigi aveva in cuore una donna , tradiva un amico , tesseva il suo quinto o sesto adulterio : ma con Laura Uglio , colla quale era stato in intimi rapporti anche prima , contemporaneamente a me ! In tal modo uno dei punti interrogativi onde mi vedevo circondato , trovava la sua risposta . E l ' altro , restava imperscrutabile : con chi si confidava Lidia e di che si confidava ? Il telegramma spedito a Pallanza per avvertire ch ' io rimaneva in città qualche giorno , provocò una lettera di Lidia , molto breve ; una lettera la quale ostentava dignità , quasi non si volessero indagar le vere cause del mio indugio a Milano , che non doleva ad alcuno , apparentemente . La freddezza informatrice di quelle poche righe , era puerile nel manto dell ' orgoglio offeso . Lidia credeva senza dubbio ch ' io avessi trovato al mio ritorno uno di quei simpatici ostacoli , i quali capitan così opportuni ai mariti nelle allegre commedie francesi : ella aveva del mondo l ' esperienza acquisita in un gioviale repertorio da teatro , migliorata dai comenti peregrini di donna Teresa e dal catechismo ragnato di Pietro Folengo . Il mattino dopo il funerale , nel cortile di casa Sideri , vidi una cavalla saura attaccata alla domatrice . Gian Luigi scendeva dallo scalone , abbottonandosi i guanti . - Esci ? - domandai . - Venivo a prenderti , - egli rispose . - Andiamo a provare Steppa se non hai paura di romperti il collo ! - S ' avvicinò alla cavalla , accarezzandola sulla fronte ; poi salì nel veicolo , prese le redini dalle mani del servo , e quando mi fui accomodato al suo fianco , aizzò Steppa che s ' incamminò con grande strepito di ferri sotto l ' androne . - Hai dormito ? - domandai . - Ho lavorato .... Perchè non lavori anche tu ? È una consolazione . - Bene , Severino Boezio ! E di che cosa debbo io consolarmi ? - Di tutto .... - Allora , io ti domanderò se non ci fosse qualche lavoro di consolazione .... preventiva ; qualche lavoro che ci consola prima di quanto non otterremo o non dovremmo ottenere .... - Se ci fosse , non sarei qui ! - rispose Gian Luigi che aveva capito . La prova del cavallo era un pretesto per uscir di casa . Steppa andava benissimo e percorse un lungo tratto fuor della città senza adombrarsi nè rallentare il suo trotto splendido .... Gian Luigi appariva meno cupo ; incontrato un convoglio funebre che veniva verso la città , gli diede uno sguardo breve con un sussulto , e lo evitò rapidamente . A colazione , dopo aver rimandata la domatrice per un servo , io mi lasciai trascinare dalla vicenda del discorso , a parlar di Laura ; e con quel bisogno irrefrenabile ch ' è proprio delle anime nervose e veementi , Gian Luigi si lasciò trascinare a confidenze . Là io lo volevo appunto , a quelle confidenze delicate dalle quali non venivano a prender luce se non l ' anima di Laura , i segreti angoli di quello spirito inquieto , avido , instabile , perchè aveva un determinato modo di capire il sentimento , a raggiungere il quale s ' era ella macchiata d ' errori , imperdonabili per il mondo . Rappresentava Laura , a parer mio , un bell ' esempio di monogamia forzata : dalla prima notte di matrimonio , ella aveva compresa la volgarità di Giorgio Uglio e non s ' era creduta per un tale uomo di dover rinunciare a passioni fallaci ma affascinanti di pericolo e di cortesia .... Aveva ragionato come io ragionava da qualche tempo : " Serbarmi fedele tutta la vita a un estraneo ? Oggi , domani , m ' imbatterò nell ' uomo pel quale l ' amore non è vuota parola e il mio può essere anche una salvezza o un motivo di vivere .... Io dovrò rinunciare alle sconfinate gioie d ' un simile possesso , per che cosa ? per rappresentar nella commedia la maschera della moglie fedele ? " L ' utopia sembrava doversi effettuare . Gian Luigi Sideri , arrivato , dopo infinite delusioni , a Laura Uglio dolente di infinite delusioni , - era l ' uomo pel quale molto ancora una donna avrebbe potuto contare . Le due stanchezze di vita , le due amare esperienze , s ' erano attratte , sostenute , compenetrate in una passione estesa , cui tutte le forme dell ' amore avevano concorso mirabilmente .... E ( questo si doveva dire sottovoce , perchè il mondo argutissimo non si sbellicasse dalle risa ) , per Laura Uglio aveva lavorato Gian Luigi , scrivendo quel romanzo il quale , se non altro , attestava delle eccellenti intenzioni e un non volgare uso degli agi . Poi a Saint - Moritz ( dove il mondo argutissimo supponeva Laura in compagnia di parenti , ed io per crederlo avevo dovuto innamorarmi di Laura una seconda volta , cioè chiudere gli occhi alla luce ) , a Saint - Moritz s ' era tessuto un idillio audace , quale lo potevan quei due , giuocatori all ' amor libero con circospezione , ma senza ipocrisie , e parati a rispondere ; là , un primo attacco del male onde Laura doveva morire , aveva sinistramente richiamati gli amanti alla realtà fredda e crudele . Il medico , supposto in Gian Luigi un parente di Laura , cioè un indifferente , s ' era creduto in dovere di preavvisarlo che la donna non avrebbe resistito più d ' un anno ; e Laura , per caso , aveva ascoltata la sentenza ; e fra quei due , un terzo personaggio era venuto a collocarsi , spaventosamente afrodisiaco : la morte . Talchè quando io aveva rivista Laura a Pallanza , ella usciva da un idillio mutatosi in ridda fàllica , ella era già consapevole della sua sorte ; l ' espressione cinica , dura , spudorata , volubile , sorpresa su quel volto , originava da un disprezzo vasto d ' ogni cosa , che non fosse il suo amore ; un tal disprezzo d ' ogni cosa , da permettere a Giorgio Uglio di credersi amato fedelmente , perchè Laura trovava inutile allontanarlo , non meno inutile che allontanare uno stupido cane il quale abbia un grottesco modo di mostrare la sua affezione . Questa la confidenza generale di Gian Luigi , fattami in un ' ora di rievocazione dolorosa , e non rammaricata nei giorni successivi ; anzi , ampliata in modo ch ' ebbi a provarne un involontario dispetto . Attirato dall ' argomento , il Sideri parlava con lucidità ed ordine ; semplice dapprima ; poi vario d ' inflessioni , di parole , di pensieri ; un narratore squisito , un artista di memorie ch ' egli sgranava quasi in capitoli di romanzo .... Perchè il suo racconto aveva un concetto pieno di orgoglio : Gian Luigi contava nella vita di Laura come un salvatore : era giunto a tempo , aveva impedito alla donna di perdersi , aveva trasformata l ' adultera in un ' amante saggia e devota .... Questo concetto che in altra età mi avrebbe eccitate le risa più irreverenti , si comunicava al mio spirito ; lo comprendevo e lo ammiravo , dimenticando con Gian Luigi che l ' edificio di quell ' amore aveva le basi false , comechè sorte a oltraggio delle consuetudini e della legge ; infine , io considerava Laura una donna libera di sè , trascurando Giorgio Uglio suo marito , dal quale soltanto la redenzione sarebbe dovuta venire .... Ma mentre Gian Luigi parlava , per maligna stranezza io smarriva la visione di Laura , e un dispetto involontario a poco a poco mi offriva la visione di Lidia ; pura ma fredda ; onesta ma chiusa ; intelligente ma repulsiva . Nulla avrebbe ella capito di tutto ciò che è passione ; io aveva soffocati per lei i germi di tendenze artistiche , nelle quali avrei trovati saporitissimi orgogli , e lei non aveva saputo rendermi l ' apostasia in altrettanto amore . Gian Luigi ricordava con tenera commozione gli ultimi tempi di Laura . L ' elegantissima signora aveva un animo coraggioso fino allo stoicismo ; sapendo che allorchè le forze le fossero mancate , non si sarebbe riavuta mai più , durava in una lotta spaventosa col male , ogni giorno lasciando il letto per una crispazione di volontà , facendosi abbigliare dalla cameriera , uscendo in carrozza , recandosi ai convegni di Gian Luigi nei quali ogni parvenza di piacere era scomparsa per dar posto alla matematica sicurezza della fine impendente . Nuovo rimorso in me , che avevo creduto d ' essere amato , d ' essere desiderato da quella moribonda : e n ' ero andato superbo come un collegiale a cui i primi sguardi femminili rimestano tutte le stupide cattiverie isteriche . In breve , le confidenze di Gian Luigi mi divennero intollerabili . Avrei volontieri apprese le doti di Laura : ma leggendole , non dalla bocca di uno che aveva baciata la sua bocca ; non da una viva voce cui aveva risposta la voce della donna . Poi , rapidamente , io diventava debitore di Gian Luigi , perchè alla sua rinata intimità non potevo contraccambiare .... Narrargli i miei dubbî ? Mostrargli di quali aspre delusioni il mio matrimonio fosse già macchiato ? ... Queste sciagure eran volgarissime , in fondo ; anche un po ' ridicole , perchè me le ero addossate con una scelta inadatta .... E per levarmi d ' impaccio , tentai una strada nuova . Diedi ai nostri discorsi un colore sarcastico : evitai le memorie e i fatti presenti , per raccontare vicende allegre di cui ero stato attore e spettatore : Gian Luigi capì ed accettò l ' invito , e cinque giorni dopo la morte di Laura Uglio , alla nostra tavola sfilavan nomi di donne allegre , episodî amorosi d ' una leggierezza aereostatica .... Il Sideri per l ' occasione ricorreva alla lingua francese , narrando con una malignità semplice e bonaria , la quale valeva meglio d ' ogni reticenza .... Il dolore in lui rimaneva , ma senza forma esterna . Un mattino ch ' io m ' era recato a casa sua , il servo mi disse che il signor conte era uscito . Lo aspettai : arrivò all ' ora della colazione . - Perdona , - mi disse . - Sono stato al cimitero .... Se tu vedessi .... non più un fiore , nulla ! - Ma il buon umore tornò presto : l ' indomani . Dovevamo pranzare al caffè ed io v ' era giunto , rileggendo per la quarta volta una nuova lettera di Lidia . Stranissima lettera , considerando lo stato d ' animo in cui ci trovavamo : ad ogni riga , una espressione affettuosa , un roseo pensiero , un desiderio di rivedermi , una cura della mia salute , e baci nel commiato .... Io non riusciva a stupirmene abbastanza .... Gian Luigi , che mi vedeva allegro , cominciò co ' suoi aneddoti e con allusioni .... Raccontava di un certo amore tessuto parecchi anni prima , in campagna , colla giovane moglie d ' un senatore . - Non ho mai incontrata una donna più interessante , - diceva . - Era la vittima d ' un enorme bisogno di mentire ; mentiva con tutti , e quindi si contraddiceva ad ogni piè sospinto .... Ella non scriveva a suo marito se io non le era al fianco e non la baciavo sui capelli .... Un giorno che per lei avevo scoperto un bacio nuovo , dietro la nuca , ella scrisse al senatore la sua migliore lettera ; una lettera affettuosa , desiderosa , graziosa , eccitante .... E il buon uomo non appena mi rivide , mi costrinse a leggere quella lettera , ch ' egli considerava il capolavoro dell ' affetto coniugale , ed io sapeva invece il capolavoro di tutt ' altro .... - Gian Luigi scoppiò a ridere pel ricordo curioso . Io mi morsi le labbra . - T ' avverto , - dissi qualche tempo dopo , - che domani vado a Pallanza . - Di già ? - fece il Sideri malcontento . - Ti ha scritto la tua signora ? - Mia moglie non mi scrive mai ! - risposi . XIX . Dannato viaggio ! Io credo di non aver più sentite le distanze colla nervosa acutezza d ' allora . Movimenti di passeggeri e di treni ; chiacchiere di viaggiatori ; paesaggi ; fermate e ripartenze lente come agonie ; mormorio d ' acque intorno al battello ; giuoco di colori naturali sullo specchio del lago , nel profilo dei monti ; giuoco di colori artificiali nel volto e nelle vesti delle signore che mi stavano intorno ; tutto aveva posto e si collocava nebulosamente nel mio cervello accanto a un pensiero unico e sanguinoso : Lidia mentiva nella sua lettera . Arrivai inatteso , verso mezzogiorno . Allo sbarco , un gruppo variopinto d ' uomini e signore osservava la solita manovra dell ' approdo ; io , confuso tra la folla sopra - coperta , distinsi immediatamente nel gruppo Lidia al fianco d ' Ettore Caccianimico ; ella guardò i passeggeri , non mi vide , si volse a pronunciar qualche parola con Ettore . Il ponte fu gettato , vi passai , e arrivai innanzi a Lidia e ad Ettore quasi di sorpresa . - Tornato ! - esclamò la donna , stendendomi la mano . - Perchè non ci hai scritto ? - Non sapevo , - mormorai , con uno sguardo sintetico a Lidia . Come s ' era vestita stranamente ! Aveva un abito chiarissimo e senza linee precise , secondo il gusto dominante ; ma una fascia alta color viola cupo le serrava il busto , ricadendo sul fianco sinistro a ravvivar la tinta pallida dell ' abito . Il cappello grande , col pizzo tutt ' intorno , lasciando scorgere ben poco del suo viso delicato , dava alla carnagione in compenso un tono d ' ombra soavissimo . Lidia non aveva guanti nè gioielli ; portava le scarpette di panno bianco . Mi posi al suo fianco , incamminandoci , mentre Ettore le si metteva all ' altro lato . - Il conte Sideri sta meglio ? - domandò Ettore . - Mi pare , - dissi . - In ogni modo , non potevo più resistere alla temperatura della città . - Non fai conto di ripartire , speriamo ? - osservò Lidia con sollecitudine . - No , no , - risposi . - Aspetto anzi Gian Luigi , che ha promesso di raggiungerci . - Lidia salutò in quell ' istante due signore affacciate al balcone d ' una villa . - Sono conoscenze nuove , - mi spiegò poscia . - Ho fatte molte amicizie in questi giorni e non trovo tempo a restituir le visite . La povera mamma è disperata , perchè quando non ho l ' umore per le chiacchiere , incarico lei di sostituirmi . Oggi , per esempio , l ' ho mandata in montagna col papà a una gita che mi spiaceva : torneranno per l ' ora del pranzo . - Appena fui nella mia camera , rilevai una novità . Dall ' uscio comunicante aperto , la camera di Lidia presentava un tale aspetto , di disordine che non v ' era d ' uopo di soverchia intelligenza per capire come la donna non l ' abitasse più : vi mancavano i suoi oggetti d ' abbigliamento e il misterioso profumo ond ' ella nobilitava i luoghi che l ' accoglievano . Lidia mi raggiunse quasi sùbito e leggendo sul mio volto un ' interrogazione , disse : - Non te ne ho avvertito nella lettera per dimenticanza : ho mutato camera : sto al primo piano , presso la mamma . Fu un ' idea mia , credendo ti saresti trattenuto molto in città .... - Un ' idea stranissima , - risposi . - Ma no : questa camera non si prestava a un arredo un po ' elegante , mentre l ' altra è diventata così simpatica . Stasera tornerò qua sopra : tu lo permetti , non è vero ? - Gli occhi di Lidia brillarono : ella stava non seduta , ma appoggiata al letto , colle gambe stese , il busto ritto , la testa in avanti verso di me . Io l ' avvicinai sorridendo . - Te ne avrei pregato , - risposi . E aggiunsi in tono ilare : - Dunque , grandi mutamenti su tutta la linea ? Gite , conoscenze , feste , visite ? ... - Ti dispiace ? - domandò Lidia premurosa . - Per nulla . Ciò vuol dire che la tua salute è buona . - Discreta , sì . E poi c ' è un ' altra novità .... - Io sussultai , preparandomi a una tenera notizia ; le mie braccia istintivamente si stesero verso la donna .... - Una novità , - ripetè questa . - Studio l ' inglese . - Lasciai cadere le braccia , ritornando allo specchio innanzi al quale mi ravviavo la barba . - Ah , è qui tutto ? - dissi . - E con chi ? - Col Caccianimico . - Da quando ? - Oh dalla tua partenza : cinque o sei giorni soli . - Meglio così ; perchè queste lezioni mi dispiacciono . - Lidia crollò le spalle , abbandonando la sua positura incomoda e venendomi al fianco . - Per qual motivo ? - chiese ella . - Ettore non avrà più tempo , adesso . - Se non fa nulla tutto il giorno ! - Appunto . È una crudeltà distoglierlo da simili occupazioni per delle sciocchezze . - Lidia ebbe un moto di stizza , dicendo nell ' allontanarsi : - Come si può fare ? Io non oserei ripetere al Caccianimico il tuo ordine . - Va bene , - risposi . - Lo dirò ad Ettore . Sei contenta ? - La donna mi guardò e comprese essere vana l ' insistenza . - Dovresti accompagnarmi giù , - pregò calma e affettuosa . Giù , ella aperse la porta del suo piccolo appartamento e mi vi precedette . Le camere eran due . La prima , un salottino fatto per l ' intimità : a sinistra il divano a due posti , con innanzi la tavola carica di gingilli , e sull ' impiantito di legno un tappeto alto e silenzioso : la parete di fronte era occupata dal caminetto chiuso , e la parete principale s ' apriva a due grandi finestre , che davan su quel terrazzo dal quale Lidia m ' aveva gettato il fatale telegramma ; tra l ' una e l ' altra finestra , uno scaffaletto ove i ninnoli stavan presso numerose fotografie . Ma ciò che al luogo prestava un caro significato di raccoglimento , era un gran vano che doveva essere stato un ' alcova , presso l ' entrata . La tappezzeria vi era più scura : una piccola tavola col servizio da tè e due piccole poltrone formavano tutto l ' arredo : ma vi eran diversi quadri alle pareti , e in un angolo , sopra una specie di sgabello , una pila di libri francesi , di novissima pubblicazione . - Qui prendiamo il tè , - disse Lidia , accennando . Io guardai un ' altra volta le due poltrone , e seguii la donna nella seconda camera . Non vi rilevai nulla di speciale : era la sua camera da letto , solita in villa : il letto bianco dalla coperta a ricami rossi , il tavolino d ' abbigliamento colla superficie in cristallo e un grande specchio ovale trattenuto al disopra da un grifo d ' oro ; l ' armadio , qualche mobile per sopportare altri gingilli .... Fra i gingilli , un libro , una grammatica inglese , e nella grammatica una lettera del Caccianimico , aperta . - E qui dormo ! - fece Lidia . - Era necessario questo cambiamento , finchè tu non v ' eri . Quell ' uscio mette nella camera della mamma ; così ci teniam compagnia , la notte . Sai che ho paura dei temporali ! - Nella grammatica inglese una lettera del Caccianimico , aperta ; aperta , quindi leggibile a tutti : eppure , avrei pagato non so che per leggerla io pure ; se l ' avessi fatto sùbito , come per distrazione , la cosa sarebbe venuta naturalissima ; ora , bisognava darle un significato dal quale rifuggivo . - E adesso , - mormorò Lidia venendomi incontro , - vorresti lasciarmi sola ? Debbo mutar d ' abito per il pranzo . - Voce nuova : gentilezze nuove ; peggio ancora : le braccia di Lidia mi ricinsero il collo , e le sue labbra s ' unirono spontaneamente alle mie .... Ebbi come un lampo innanzi agli occhi , un sussulto di felicità mi chiamò vivamente il sangue al cuore .... Se quelle moine fossero state sincere ! S ' ella avesse saputo trasformarsi d ' un tratto e trasformare anche me , perduto già in altri desideri , perchè ella era perennemente eguale ! - Che sapor di rosa il tuo bacio ! - dissi . - Poi mi morsi le labbra , poichè questa era una frase della morta Laura . - Ti aspetto in giardino , - aggiunsi , uscendo . Invece , quando fui in giardino , un istinto più forte mi trasse a passarne il cancello e ad avviarmi sulla strada per Intra . V ' era dovunque un delizioso profumo d ' olea fragrans ; i muri di cinta ai lati , coprivan già d ' ombra benigna la strada , così dilettevole e propizia alle meditazioni , ch ' io mi trovai ad Intra quasi senz ' avvedermene . Analizzavo il bacio di Lidia ; s ' ella non mi fosse stata cognita , l ' impressione deliziosa prodottami da quell ' abbraccio improvviso , avrebbe avuta una giustificazione ; ma perchè io conosceva Lidia di fronte alle forme dell ' amore , l ' impressione era puerile , non potendo attribuire lo slancio affettuoso della donna a un desiderio di darsi , forse l ' unico desiderio , forse l ' unica forma amorosa per rallentare se non distruggere il processo de ' miei sospetti e le dissonanze d ' indole che ci torturavano .... Quel bacio era stata una spensieratezza o una malignità , ed io n ' era rimasto vittima come a diciott ' anni . Avrei dovuto attendermi ben altro , ben più ammalianti seduzioni da una donna che stava per tradirmi : ( ormai avevo classificata Lidia così , mettendola al mio fianco in quel Circolo sul quale avevo fatte profonde meditazioni , giorni addietro ) . Bene ammalianti seduzioni doveva ella sfoderar come artigli , per ingannarmi e chiudermi gli occhi , perchè noi ci eravamo amati troppo in fretta e le seduzioni naturali eran già esauste ! Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumulare delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere . Una barca approdò alla riva , mentre formulavo quel chiaro indirizzo di condotta .... Allungai un po ' la testa dalla soglia del caffè ove m ' ero seduto , e vidi Ettore balzare agilmente sul greto , salir la piccola ascesa fino all ' altezza della strada , e dirigersi alla mia volta . Egli sedette al mio tavolino esprimendo il piacere d ' avermi incontrato . Io lo guardava con intensità : era costui che insegnava l ' inglese a Lidia e le scriveva ; era costui che nella caverna de ' miei sospetti veniva a prendere il posto di Gian Luigi Sideri ; dovevo badare stavolta a non ingannarmi , a dedurre con facilità , cernendo i fatti significanti da quelli comuni ai quali il mio amore prestava un significato fittizio . - Spiegami , - egli disse ridendo , - il mistero della tua scomparsa . Ai funerali non ti ho visto : quando hai telegrafato , credevo in qualche intrigo ; poi , quando sei ritornato , non ho saputo più che dire . - Naturalmente , - risposi . - Tu sei avvezzo a interpretare con malignità ogni cosa , ed è questo il metodo più sicuro per non capire le azioni semplici . Ho trovato a Milano il conte Sideri molto indisposto , e mi son trattenuto qualche tempo . - Malignità , - fece Ettore , alzando le spalle . - Non fui più maligno degli altri ; perchè ti debbo avvertire che le tue stranezze fecero una cattiva impressione qui . - A chi ? - Ai tuoi suoceri , per esempio . È sopravvenuto un fatto gravissimo , nella tua assenza . Si è parlato molto della defunta , e siccome se ne parlava fra gentildonne , s ' è sgranato un rosario diabolico di cattiverie : la si è accusata d ' inganni , di vita libera , di galanterie che passavano il segno , di sregolatezze mostruose ; tutto ciò perchè qualcuno voleva compiangerne la fine . - Si è osato questo ? - esclamai . - Non solo , - continuò Ettore freddamente . - Ma alla conversazione assistevano i tuoi suoceri , i quali hanno strepitato per dieci , alla rivelazione . L ' idea che simile donna avesse l ' adito in casa loro e la loro confidenza , li ha fatti arrossire fino alla radice dei capelli ; Pietro Folengo era già stato al funerale , e se n ' è pentito amaramente ; donna Teresa aveva già sparsa qualche lagrima , e l ' ha ricomprata accusando la morta della più odiosa ipocrisia . Ti dico , un pandemonio . - E .... mia moglie ? - chiesi titubando . - Questo verrà dopo , - continuò Ettore , il quale sembrava voler procedere col massimo ordine . - L ' irritazione dei signori Folengo si rovesciò sulla sua testa , perchè supponevano che tu fossi a ragguaglio della vita intima della morta , e n ' eran confermati dalla freddezza fra te e Giorgio Uglio .... Qualcuno , a Milano , s ' incaricò di soffiar nell ' orecchio del signor Pietro non so quali storie : un passato legame tuo colla povera defunta , un riavvicinamento pericoloso in questi ultimi tempi . - Angela Tintaro , senza dubbio ! - osservai . - Non so ; ma è certo che , più o meno chiaramente , i signori Folengo ti fanno l ' accusa di non aver loro aperti gli occhi e d ' aver permesso che la donna così colpevole passasse la soglia della casa ov ' era la tua fidanzata e se ne facesse un ' amica . Non tengono conto dell ' ostracismo a cui la condannasti più tardi e non capiscono come tu abbia potuto sopportare ch ' ella continuasse nella loro intimità , quando tu non la volevi in casa tua .... - Queste osservazioni sono state fatte alla tua presenza ? - No , pur troppo , - sospirò Ettore . - Io non le avrei sofferte .... Le seppi per caso .... - E mia moglie ? - La tua signora ti ha difeso strenuamente ; si è proclamata sicurissima della tua buona fede , ed ha osato tentare una discolpa della morta .... - Ettore s ' arrestò per guardare l ' orologio . - Sono le cinque , - disse . - Vuoi che ritorniamo ? Ritornammo lentamente , dandoci il braccio . - Sicchè , - ripresi , - Lidia non ha creduto nulla di queste calunnie ? - Lo puoi capire dall ' accoglienza d ' oggi ; mi è parsa felicissima di rivederti . - Sì , felicissima , - ripetei a malincuore , pensando al trasloco della sua camera da letto . - E durante la mia assenza ? ... - Io le ho tenuto compagnia quanto potevo , e non le ho mai sentito elevare un dubbio sulla verità delle tue parole .... Anzi , per distrarla , avevo cominciato a darle qualche lezione d ' inglese , la lingua elegante ch ' ella desiderava conoscere .... - Me lo disse , infatti .... - Ma l ' allieva e il maestro ne son già ristucchi , - seguitò Ettore , ridendo . - Ci fermeremo così all ' I am , thou art .... - O costui era l ' ottimo fra gli amici , o il peggiore degli ipocriti ; nell ' un caso e nell ' altro , un uomo avveduto per annunciarmi con tanta semplicità quanto io voleva chiedergli .... Quelle lezioni d ' inglese mi sembravano sospette ed eran tali , in ogni modo , da eccitare i comenti maligni degli estranei ; Ettore l ' aveva capito meglio di Lidia , evitandomi così il rincrescimento di parlarne ancora . Sulla soglia della villa , gli strinsi la mano freddamente , angustiato da quel dilemma fra l ' amico e l ' ipocrita che mi ripromettevo di snodare al più presto . Si pranzava in giardino , plebeamente , sotto un chiosco di verzura più inestetico di quanti avevo visti nelle osterie del sobborgo . Attorno alla tavola , scintillante d ' argenteria e di stoviglie , eran già seduti i signori Folengo e Lidia . - Ben tornato ! - esclamò Pietro , alzandosi a stringermi la mano . Io lo baciai sulle guance e ripetei la sacra cerimonia con donna Teresa . Quest ' abitudine rivestiva un carattere orientale a cui i miei suoceri annettevano grande importanza . Quindi baciai sulla fronte Lidia , piena di sorrisi e di gioielli . Dopo le parole d ' Ettore , ero come un segugio in attesa . Presentivo una battaglia impossibile ad evitarsi , e m ' irritavo che i signori Folengo non ripetessero a me le opinioni espresse all ' indirizzo della defunta , la cui memoria avrei difesa con accanimento . Lidia taceva , passandomi il vino , la saliera , quanto chiedevo , con movenze amichevoli : poi si parlò della gita a cui avevan preso parte i miei suoceri , e gli episodî minuti , esagerati , piovvero in larga copia . - La miglior camminatrice è la signora Giustiniani , - diceva donna Teresa . - Ella ha percorsa tutta la strada a piedi e non ha mai domandato di riposarsi . - Parte domani , non è vero ? - domandò Lidia . - Va a Milano perchè suo marito ve la richiama . - Questa signora , - mi spiegò Lidia chinandosi alcun poco verso di me , - è una simpatica giovane che ha il marito infermo . E hai notata , mamma , una stranezza ? - Donna Teresa affermò col capo . - Non avevo ragione io ? - continuò Lidia . - Proprio , una rassomiglianza non comune . - Con chi ? - domandai . - Bisognerà pensare a far rimettere in ordine la camera che Lidia occupava prima , - disse Pietro a donna Teresa . - Ci ho già pensato io , - mormorò Lidia , arrossendo brevemente . E distratto da quel rossore , non insistetti a chieder con chi avesse una strana rassomiglianza la signora Giustiniani . Si sorbì il caffè sulla terrazza ; poi ciascuno prese posto in qualche angolo , nell ' attesa del tramonto ampio e sanguigno . I signori Folengo in preda a un ' inesauribile degustazione dell ' intimità coniugale , s ' appartarono , volgendoci le spalle e chiacchierando sottovoce ; Lidia ed io rimanemmo lungamente appoggiati al davanzale : soffiava una fresca brezza , e lontana si stendeva una nebbia azzurrognola , entro cui le ville e i monti parevano spostati innanzi , isolati sull ' acqua , come avviene dei corpi chiusi fra lucidissime pareti di ghiaccio . La campagna giovava a Lidia , che in pochi giorni aveva presa una tinta bruna , assai piacevole ; e le nuoceva nel medesimo tempo , comechè dovesse aiutare quella tendenza alla pinguedine , di cui io m ' era avveduto e s ' era avveduta anche la donna , ora angustiata dalla scoperta e impensierita .... Verso le otto , ci recammo alla villa Caccianimico , ove tutte le sere si radunavano gli amici . Una bell ' accolta di provinciali , in quel salotto , curiosamente impacciati di sedersi in un divano a molle e di prendere il tè col latte : per giudicarli , bastava un ' occhiata ai colori onde le signore si pavoneggiavan nelle vesti , e alle cravatte degli uomini . - Se queste son le tue nuove conoscenze , mi congratulo della scelta , - dissi a Lidia sottovoce . Lidia crollò il capo , prendendo familiarmente da un vaso della caminiera una mano di garofani , che in un batter d ' occhio s ' appuntò sul davanti del corpetto . - Sono miei ? - chiese a Ettore . - Sì signora , - fece questi , occupato a spinger nel mezzo il tavolino da giuoco . - Mi ha tolto il piacere di offrirglieli .... - La frase mi sembrò audace ; gettai un ' occhiata rapida intorno per vedere se fosse stata notata ; ma tutti chiacchieravano gaiamente , ed ebbi l ' intuizione che se fossi rimasto più a lungo a sorvegliar l ' écarté di Lidia , avrei finito per esser notato io , peggio di qualunque frase . Dall ' angolo ove m ' ero posto , confrontai il giuoco d ' Ettore col giuoco di Gian Luigi e vi trovai spaventose differenze . Non teneva la testa curva sulle carte , Ettore ; non era triste nè pallido ; i suoi occhi guardavan Lidia prima d ' ogni altra cosa , poi venivano a cercar prudentemente i miei , e credendoli distratti o divertiti , ritornavano a Lidia . Non avrei voluto che fosse : ma mi sembrava l ' écarté potesse magnificamente sostituire qualunque lezione di qualunque lingua .... XX . Un servo entrò , portando le lampade accese e collocandone una sul caminetto , l ' altra sulla tavola . Quasi immediatamente dietro lui , giunsero Pietro e donna Teresa ; poi Lidia , vestita a nero ; tutt ' e tre ostentarono di non guardarmi . I miei suoceri sedettero sul divano : Lidia in una poltrona di fronte a loro . Io , all ' uscir del servo , chiusi le porte , assicurandomi prima che nessun romore indicasse la presenza d ' altri domestici ; le porte si chiusero in silenzio , e ritornai verso le persone sedute e taciturne . Pietro ebbe un lieve colpo di tosse nervosa . Il processo cominciava . Rimasto in piedi , appoggiato alla finestra prospiciente la terrazza , mi rivolsi a Lidia , dicendo con calma : - Vi prego ; se volete parlar voi per la prima .... - Sì , - rispose Lidia , - parlerò io . - S ' accomodò meglio nella poltrona , guardando in faccia i suoi parenti . - Il signore , - mi accennò col dito , - si è permessa una condotta che mi ha obbligata a chiamarvi qui e a chiedervi consiglio . La mia deliberazione è già presa e la vostra spero non sarà differente . Era da molto ch ' io aveva notato in Sergio un contegno insolito , ma non ne ho avuta la spiegazione che ieri solo . Il signore mi sospetta e mi accusa d ' adulterio ! - Pietro , a cui Lidia si rivolgeva in modo speciale , sussultò visibilmente ; donna Teresa si drizzò in piedi . Ma Lidia con un cenno della mano li tranquillò , continuando in pari tempo : - Sergio è venuto nella certezza della mia colpa in séguito a un fatto molto semplice : io ho ricevuta ieri una lettera , della quale non ho creduto di riferire il senso , perchè non potevo supporre vi si annettesse un significato così grave e insultante .... Sergio ha spiato però dove io posassi il foglio , e durante la notte ha aperto il cassettone , ne ha levata la chiave dello scrigno , ha aperto lo scrigno , e s ' è impadronito della lettera .... Io era coricata e dormivo : egli è venuto a svegliarmi , chiedendomi conto di quelle poche righe , e siccome io , offesa dalla domanda , mi son rifiutata di dargli spiegazioni , il signore mi ha minacciata d ' uno scandalo , di non so quale scandalo .... Peggio ancora , continuando io a rimanere muta , Sergio mi ha preso pel braccio e me l ' ha stretto in modo che .... ecco , ne porto i segni . Così dicendo , con rapida mossa , Lidia rimboccò la manica destra della vestaglia e offerse allo sguardo dei signori Folengo due chiazze livide intorno al polso .... Quantunque l ' argomento mi sembrasse una parodia di quel d ' Iperide per Frine , m ' avvicinai io pure , e fremetti alla vista ; certo , io non credeva averle fatto un tal male , io non credeva rimanessero sulle carni fragili della donna le tracce della mia violenza .... - È semplicemente una vigliaccheria ! - proruppe il signor Folengo , guardando il braccio di Lidia con attenzione . - Povera bambina ! - esclamò donna Teresa . Io tornai al mio posto , riprendendovi l ' indifferente immobilità . - I fatti che giustificarono l ' oltraggiosa supposizione del signor Sergio , - riprese Lidia , mentre riabbassava la manica , - sono ridicoli .... Sergio m ' accusa d ' aver ricevuta la persona creduta mia complice , in ogni giorno della settimana , contrariamente alle abitudini : di non aver rifiutati i fiori che quella persona mi portava fedelmente , e l ' altra sera , perchè avevo preso dei garofani e li avevo appuntati al corpetto , il signor Sergio mi rimproverò in modo assurdo .... Se volete anche il nome di quella persona , io ve la dirò , e ne rimarrete sorpresi : Ettore Caccianimico ! - Il signor Caccianimico ! - ripetè Pietro . - Un uomo della mia età ! - Bisogna essere ben corrotti per arrivare a simili supposizioni ! - osservò donna Teresa , guardandomi accigliata . Io restai muto e immobile . - Vi domando , - fece Lidia , - se potevo accogliere male un vecchio il quale veniva a tenermi onestissima compagnia quando mio marito s ' occupava d ' una donna , che se non fosse morta , dovrei giudicare .... - Ve ne prego , - dissi inoltrandomi verso Lidia , - non pronunciate parole indegne .... - Voi sapete di chi intendo parlare , - seguitò Lidia , rivolgendosi a ' suoi . - Quanto alla lettera , il signore la tiene nel portafogli e potrete giudicarla .... - Qui Lidia si alzò e continuò a parlare , camminando per la camera nervosamente : - Dopo questo , io non ho che un ' idea : verrò con voi al Cairo , subito , se volete , anticipando la partenza , o più tardi ; ma è ben certo , ben deciso , che tra me e il signore non può durar più alcun legame . V ' era già una differenza di caratteri tra noi , molto pericolosa , v ' erano altre ragioni di discordia ; ma dopo che mi si accusa d ' esser l ' amante d ' un uomo di cinquant ' anni , è impossibile perdonare e chiudere gli occhi .... - Se permettete , - dissi , - parlerò io , ora ... - Che cosa volete dire ? - interruppe Lidia . - Osereste smentirmi ? - Lascialo parlare , - fece Pietro con dolcezza . - Ne ha il diritto .... - Sì , sì , via , - incalzò donna Teresa , avvicinandosi a Lidia e riconducendola presso di sè . - Calmati un poco .... - Sono dolente , - cominciai , - di dover negare , non i fatti esposti , ma l ' interpretazione e il senso che Lidia ha prestato loro . Ella si lagna ch ' io l ' abbia trascurata per occuparmi d ' altri : mi sono interessato , è vero , d ' una persona ammalata , ma semplicemente perchè ella era una nostra conoscenza .... - Quanto a questo , - obiettò Pietro Folengo , - sarà meglio tacere . Non già che io ti accusi di troppa simpatia verso quella donna : ma senza dubbio , caro Sergio , l ' opinione pubblica ti ha indicato come .... suo amico in altri tempi e tu avresti dovuto perciò costringerti in più delicato riserbo . - L ' opinione pubblica ! - ripetei . - E che cos ' è l ' opinione pubblica ? - È tutto , per gli uomini serî , - disse gravemente Pietro . - Del resto , sarà meglio sorvolare a questo tema . Tu conoscevi la vita di quella donna e non ce ne hai parlato , lasciandola per lungo tempo al fianco di colei che doveva essere tua moglie .... Dovrei rimproverarti molto ; volevo rimproverarti , anzi , appena ritornasti da Milano .... - Hai fatto male a non farlo , - risposi . - Avrei potuto difendere una memoria .... - Che sciocchezze ! - esclamò Pietro . - Finiamola lì .... - E ti pare , - dissi , mettendomi innanzi a Pietro , poichè il duello si limitava a noi due , - ti pare che fosse giusta , ragionevole , la condotta di Lidia ? S ' ella vedeva mal volentieri ch ' io prendessi notizie di quell ' ammalata , perchè non dirmelo ? - Ah , - interruppe Lidia , sciogliendosi dalle braccia di sua madre , - ah non te l ' ho detto , quando mi fu riferito che t ' avevan visto ai Giardini con lei ? - Ai Giardini ! - fece donna Teresa . - Andavano ai Giardini insieme ? - Una volta , per caso , - dissi , volgendomi a mia suocera . E a Lidia : - quella volta , mi dicesti che t ' era affatto indifferente ch ' io avessi una o dieci amanti ! - Hai detto questo ? - domandò Pietro a Lidia . - Fu per rabbia , papà ! - rispose Lidia , mordendosi le labbra . - E con simile congedo , non era io in diritto di supporre qualcuno tenesse nel cuore di Lidia un posto più importante del mio ? - ripresi , verso Pietro . - L ' assiduità del Caccianimico non mi piaceva .... Conoscete il Caccianimico : perfetto gentiluomo , il quale non esiterebbe tuttavia a romper fede e a portare il disonore nella casa che lo ospita .... - ( Queste parole , pronunciate con forza , mi stridettero alle orecchie come un fischio ) . -....È un uomo elegante , parlatore facile , scettico fin dove si può esserlo senza pericolo .... A ' suoi cinquant ' anni , io non pensava . Lidia leggeva solo i libri prestati o indicati da lui ; non portava che i fiori inviati da lui ; ne riceveva delle lettere , e si sobbarcava a studiar l ' inglese con lui .... Ebbi troppa precipitazione formulando un ' accusa gravissima ; tuttavia , non potrete assolvere Lidia dalla taccia d ' imprudenza .... - I volti di Pietro e di donna Teresa restarono impassibili . Lidia corrugò la fronte . - Oggi , - proseguii con voce calda , - non son più i giorni in cui una moglie rappresenti agli occhi d ' un estraneo qualche cosa di sacro e di sovrano , se pure tali giorni sono mai esistiti . E quando questa moglie non si sforzi a mantenersi in ogni atto superiore al dubbio , nel cuore del marito entrano il sospetto , la gelosia , quell ' orribile tortura che io ho provata e che mi ha fatto trasmodare .... - Io credo , - osservò donna Teresa , - vi sia dell ' esagerazione . Un uomo deve conoscere la moglie . - Chi può rispondere del proprio domani ? - ribattei . - E , peggio , chi può rispondere del domani d ' un altro ? - Non divaghiamo , - disse Pietro . - Non facciamo teorie .... - Eccomi . Io sorvegliava Lidia , da qualche giorno : lo confesso . Mi sono impossessato d ' una lettera del Caccianimico quando e come ho potuto . Lidia m ' accusa d ' essere entrato stanotte nella sua camera e d ' averne aperto la scrivania furtivamente .... Voi capite benissimo che la mia idea era giusta , al contrario : s ' io non avessi trovato nulla di significante nella lettera , avrei evitata qualunque spiegazione incresciosa .... - Era meglio agire con lealtà , - fece donna Teresa . - Chieder la lettera a Lidia medesima .... - A mente fredda si fanno molte belle cose , - replicai . - Quanto alla lettera , io non dirò ch ' essa sia molto compromettente ; ma è , innanzi tutto , una lettera inutile , vale a dire una lettera scritta pel solo scopo di abbreviare le già brevissime assenze e di tenersi presente nel pensiero di Lidia .... - Frugai nella tasca interna dell ' abito , ne cavai il portafoglio e ne trassi la lettera , mettendola sulla tavola .... Lidia mi guardava con espressione avversa . - .... Eccola qui . Leggila tu , Pietro ! - C ' è la data , - osservò Pietro , guardando il foglio che teneva in mano . - Ed anche la firma . - Questo è naturale , - risposi . - Senza data e senza firma , la lettera formerebbe di per sè un documento grave . " Gentilissima signora , - cominciò Pietro . - Le faccio consegnare il libro di cui Le tenni parola ; nel medesimo tempo la ringrazio d ' avermi resa bella e interessante la serata , acconciandosi a passarla nel mio inestetico salotto , in mezzo a gente , più estetica forse , ma non meno indifferente per me . A Sergio ho annunciato che le nostre lezioni d ' inglese non proseguiranno oltre ; credo con questo d ' aver risposto a un desiderio di lui , se non al mio : egli è addolorato e nervoso per altre contrarietà e non avrei voluto che interpretasse a rovescio un così semplice passatempo , quantunque la lunga amicizia e la perfetta comprensione che Sergio ha del mio animo , dovrebbero impedire alla sua mente ombrosissima di pensar men bene di me . Ho l ' onore di dirmi , ecc . , ecc . " Un silenzio grave piombò nella camera non appena , finita la lettura , Pietro ripiegò il foglio e lo rimise nella busta . Lidia ed io avevamo compreso che la lettera lasciava tranquilli i signori Folengo ; onde ella , prima colle braccia stese e chiuse fra le ginocchia in atto d ' angoscia , sollevò la testa guardandomi : io restai muto ad aspettare . - Ebbene ? - cominciò mia suocera . - Io non trovo nulla di strano in queste righe . - Nulla di strano , - ripetè Pietro . - Una lettera convenzionale .... - C ' è della malafede , - notai irritato . - E non so come voi non ve ne siate accorti .... Io sono addolorato e nervoso per altre contrarietà , afferma il Caccianimico . È falso : quali contrarietà possono addolorarmi quando tutto il mio pensiero e la mia vita son chiusi qua dentro ? E perchè chiamarmi ombrosissimo , se non per prevenire Lidia e animarla contro ogni più giusta mia osservazione ? Io credo che tutto quanto si fa da un uomo come Ettore abbia uno scopo ; lo scopo delle sue insinuazioni era di disgiungerci , e a sua volta questo disegno ne aveva un altro che vi lascio indovinare . - Ero riuscito a flettere la voce con molti chiaroscuri sentimentali e simpatici ; mi ripromettevo dalle parole un ottimo resultato per la mia causa ; onde fui scosso da capo a piedi , quando scorsi Pietro Folengo sorridere bonariamente , stirarsi , e lasciando il divano venirmi incontro . - Tutto questo è molto buono ! - egli disse , battendomi sulla spalla . - Sei geloso e perciò pigli dei granchî ; ma se sei geloso in modo così esagerato , vuol dire che ami la nostra Lidia . - No , - proruppe Lidia , - Sergio non mi ama più .... - Tu taci , ragazza ! - si rivolse Pietro alla donna . - Tu sei troppo suscettibile e non sai che in ogni cattiva cosa può esservi del buono .... Siete due bambini oziosi e null ' altro .... Se non era che per mostrarci una piccolissima contusione , tu , Lidia , potevi risparmiar di muoverci e di minacciarci una fuga al Cairo ; quanto a te , Sergio , potevi rimetter nella scrivania quella lettera ingenua .... Questa è la mia sentenza : datevi due baci , e buona notte .... - Certo , - corroborò donna Teresa , alzandosi ella pure con un sospirone ; - avete fatto un romore indiavolato per delle fanciullaggini .... Non c ' è stata colpa in Lidia , come non ci fu nel signor Caccianimico .... - Dunque , - esclamai , - venite voi pure a concludere ch ' io sono ombrosissimo ? ... - Pietro Folengo si strinse nelle spalle . - Sono contrario alla mania di concludere , - disse . - Ma senza dubbio , io al tuo posto non avrei dubitato nè d ' una moglie nè d ' un amico , stando le cose come sono .... Al Caccianimico parlerò io .... - Tu ? Che vuoi dirgli ? - Lo pregherò di non scrivere , di farsi veder meno in casa .... Non infastidirti , Sergio : il tuo nome non sarà pronunciato : parlerò per conto mio ; sono vecchio e quanto in bocca mia ha un significato , in bocca tua ne assumerebbe uno ben diverso .... Ciò che mi preme è la pace vostra .... - In così dire gettò un ' occhiata a Lidia , la quale si alzò dal divano e rimase colle mani incrociate sul grembo .... Sembrava ella pure stupita che tutto finisse con sì inaspettata calma : la freddezza di Pietro ci toglieva la possibilità di dire altre cose , o di persistere in quanto avevamo già detto .... - Quali erano le tue idee , infine ? - mi domandò Pietro . - Volevi anche tu un estremo rimedio a un male supposto estremo ? - No , - risposi ; - non ho chiesto io , questo giudizio .... Son venuto qui per spiegare la mia condotta e in ogni caso non avrei resa Lidia responsabile , ma il Caccianimico .... - Vi fidate di me ? - disse allora donna Teresa . - Fate quel che vi ordina vostro padre , chiamato a giudicarvi . - Andò presso Lidia e la prese per mano , trascinandola dietro come una bambina .... - Datevi due baci , - concluse la signora Folengo , mentre mi spingeva Lidia fra le braccia .... XXI . Aveva concorso anche il sole a render bello il trattenimento ; un lieto sole , che s ' infiltrava fra le piante , illuminava i viali , riscaldava e faceva fremere di brividi voluttuosi . Il giardino della villa Folengo non aveva mai vista una tal varietà di gente . C ' eran dei bambini , quattordici o quindici , seduti innanzi a una tavola bianca , e serviti da noi in mezzo al frastuono ch ' essi sollevavano .... Fra i maschi ve n ' eran di precoci i quali mangiavano poco per guardar la loro vicina : tra le femmine , ve n ' era di precocissime , le quali mangiavano meno , preoccupate dall ' abito a vive tinte e dal cappello , pendente dalla spalliera della sedia .... Una mestizia , quell ' accolta d ' innocenze : avevan le loro bizze , i loro sopraccapi , le loro cattiverie . I più piccoli ci sorvegliavano attentamente perchè facessimo le parti uguali e nulla passasse innanzi a loro senz ' averlo gustato : quando un ' involontaria sbadataggine riempiva il piatto meglio all ' uno che all ' altro , il meno favorito dalla sorte cacciava le mani nel tondo del più fortunato e si serviva a suo piacere . I più grandi sentivan già la differenza dei sessi e mostravan le loro simpatie : per metterli a posto , donna Teresa , Lidia , la signora Giustiniani , Clara Caccianimico , avevan dovuto affaticarsi , rassegnandosi infine a una specie di poule de dames in cui le bambine andavano a prendere il maschio che accomodava loro e lo facevan sedere al fianco .... Quelle piccole donne , ancor vergini di convenienze , vibravano della più schietta femminilità : s ' eran guardate dal piccolo cavaliere , affettavano delle leziosaggini , e masticavano con sentimento : una , aveva rifiutate le frutta , per mostrarsi superiore ; un ' altra aveva chiesto il caffè senza zucchero , mentre a casa lo zucchero era il suo più intimo amico : fra tutt ' e due , queste sirene , contavano vent ' anni .... In quel banchetto , un marmocchio di quattro anni , era lo scandalo generale : mangiava colle mani , si rovesciava i piatti in grembo , inaffiava la tovaglia d ' acqua e di vino , e fra l ' una portata e l ' altra , si cavava le scarpe e le metteva sulla tavola : poi aveva degli urli speciali per indicare il suo aggradimento , e alla fine della colazione s ' era dovuto portarlo via perchè minacciava di bere il rosolio di tutti quanti .... Era il convitato che aveva ricevuto un maggior numero di baci .... I commensali si sparpagliarono pel giardino , quando le mense furon levate : qualche geloso impenitente restò presso la tavola a raccogliere gli ultimi biscotti e a riempirsene le tasche , ma le grida dei compagni chiamarono anche quello per i viali .... Noi , affaticati dal servizio romoroso , avevamo trovata pace sull ' erba , all ' ombra d ' una magnolia gigantesca ; le signore trascinandosi le loro sedie lunghe o dondolanti ; gli uomini s ' erano accomodati alla turca .... Quella signora Marta Giustiniani , tornata allora dalla città , sola , perchè il marito infermo le concedeva una libertà grandissima , - s ' era accorta presto dell ' impressione ch ' ella produceva su di me .... Il suo volto era il volto di Laura Uglio , il suo corpo era il corpo di Laura Uglio ; soltanto , Marta Giustiniani aveva gli occhi grigi , quegli occhi splendidi i quali non hanno uno sguardo immutabile , ma sembrano allargar l ' iride e impicciolirla a capriccio , fosforescendo nella notte ; soltanto , i suoi capelli non eran neri , ma castagno - scuro ; pel resto , io poteva ben sognare che ella fosse la morta , ritornata a darmi l ' amore .... Ecco la strana rassomiglianza già rilevata da Lidia . Si dondolava sulla sedia parlando con donna Teresa , Marta Giustiniani ; in un momento d ' oblio , era stata per accavallare una gamba sull ' altra , ma notando ch ' io sedeva più basso , innanzi a lei , s ' era trattenuta ; non così presto , ch ' io non vedessi gli stivaletti di cuoio giallo finire ai polpacci , per mostrare il principio della gamba difesa da calze di seta nera .... Un piccolo inconveniente molto gradito , per me . Tuttavia pensai che forse in avvenire sarebbe avvenuto quant ' era avvenuto già per la povera Laura : i miei suoceri si sarebbero accorti di aver dato adito in casa loro a una donna frivolissima , e m ' avrebbero tenuto il broncio per non averlo impedito .... Stavolta , però , l ' avrei impedito sùbito , non appena .... Pietro Folengo era inquieto perchè non giungeva ancora il conte Gian Luigi Sideri col principe Santanera .... - Se ha detto che verrà , non c ' è da dubitare , - osservai , mentre Pietro mi frastornava co ' suoi timori .... Che importanza assumeva quel principe agli occhi di mio suocero ! Il Folengo pareva ringiovanito per la confidenza con cui lo trattava il principe Santanera , e aveva data quella festicciuola ai bambini dei villeggianti pel solo gusto di mostrare il principe in casa propria .... A me , personalmente , quel giovanotto era antipatico . Sembrava sonnecchiasse da mattina a sera , cogli occhi socchiusi e una grinza maligna agli angoli delle labbra .... Era stata una cattiva idea di Gian Luigi , quella di presentarmelo ; ritornando da Milano , Gian Luigi se l ' era condotto seco e me l ' aveva anche raccomandato come un amico ottimo , un uomo di spirito , dottissimo in tutte le eleganze .... Io però mi chiedeva che cosa trovasse in me di così interessante , da volermi sempre a passeggio o alle gite con lui : che cosa potesse offrirgli la mia casa , da frequentarla con sì rigida osservanza .... Lidia mi domandò in quel momento : - Che cos ' ha babbo da esser nervoso ? - Nervoso ? - dissi ipocritamente . - Non mi pare . - E con un gesto della mano , la feci avvicinare , mi alzai , le diedi il braccio , e la condussi pei viali .... - Non potresti , - mormorai , - mutarti d ' abito ? Hai un abito così succinto , così attillato , che mi spiace .... Eppoi , vedi qui : se t ' inchini un po ' innanzi mostri tutto il petto .... - Tutto ! - esclamò Lidia ridendo . - Che esagerazione ! Appena un dito , se m ' inchino .... Ma io non m ' inchino .... - E se ti siedi , colla gonna così corta , mostri le gambe fino al polpaccio .... - Fino al polpaccio ! - ripetè Lidia arrossendo . - Che esagerazione ! Appena il piede fino alla caviglia .... - Bene : fa come vuoi , allora ! - dissi , rassegnato , lasciandola ritornare al gruppo delle sue amiche , le quali vedendoci così insieme parlar sottovoce confermarono per la millesima volta la nostra fama di sposi esemplari . Quando giunsi io dietro Lidia , presso la magnolia ombrosa , il principe Santanera e Gian Luigi erano arrivati e avvenivano le presentazioni .... Pietro voleva stupidamente far portare una sedia pel principe , e fu entusiasmato quando lo vide sedersi invece tra noi , alla turca : pareva non lo supponesse capace di piegar le gambe come gli altri . Era giunto anche Ettore Caccianimico , il quale conoscendo Marta Giustiniani allora per la prima volta , non potè reprimere un movimento di stupore .... Ciò io temeva , appunto : e guardai Gian Luigi Sideri .... Questi , accoccolato innanzi a Lidia , le proponeva scherzosamente una partita di écarté sull ' erba , ma girando poi gli occhi intorno e fissandoli in volto alla Giustiniani , non sembrò affatto stupito nè colpito dalla rassomiglianza colla donna che doveva avere in cuore . Il principe Santanera parlava di lawn - tennis . Non si poteva piantare il giuoco in giardino ? E socchiudeva gli occhi , dirigendosi specialmente a Lidia , la quale aveva accolta l ' idea con piacere .... Pietro Folengo , un po ' impacciato di non conoscere quel giuoco , se lo fece spiegare dal principe , il quale lo tuffò in un tal mare di parole inglesi , che poco dovette capirne , il Folengo . Così disposti , le cose andavano malissimo . Nessuno poteva far la corte alle signore o dire delle malignità cogli amici ; il convegno aveva dell ' academico : io ruminava invano delle frasi per Marta : ella era chiusa fra Lidia e le altre e guardava tutti e nessuno a un tempo , rispondendo una parola a questo , una parola a quello , stancamente . Per fortuna , venne il servo ad annunciare che il tè era pronto .... Marta Giustiniani , in sette giorni dacchè ci conoscevamo , ebbe allora il primo atto simpatico , e levandosi venne a mettersi così sapientemente , ch ' io le offrii il braccio e ci trovammo gli ultimi in coda . - S ' annoia molto ? - le domandai . - No , per nulla , - rispose . - Ci sono troppe coppie ; - osservai . - Una basterebbe per questo giardino .... - Lei e la sua signora : verissimo , - disse la Giustiniani . Se non avesse sorriso , avrei potuto credere di non essere stato compreso . Ma vi fu il sorriso e non vi fu resistenza quando le tenni la mano stretta nella mia . In sala , ci aspettavan già i bambini tumultuanti attorno alle pile di biscotti ; le piccole chicchere sollevarono da prima un grido di gioia ; poi accorgendosi i bimbi che le chicchere eran più piccole che belle , si dovette servirli nelle chicchere grandi . Ettore Caccianimico s ' occupò lui di questo , passando innanzi ai ragazzi colla guantiera e raccomandando la calma . Anche lì , le cose non andavan meglio .... C ' era della rigidezza , della mancanza di spontaneità .... Quel principe Santanera aveva portata una insoffribile freddezza con sè .... Io mi guardava attorno e leggeva sul viso d ' Ettore e di Gian Luigi il mio medesimo pensiero . Quand ' ebbi vicino Pietro Folengo , gli dissi : - Se non conti di farci muovere , ci addormenteremo tutti .... - Lo credi ? - domandò Pietro spaventato . - Che cosa posso fare ? - Non incaricarti troppo di quel Santanera imbecille e màndaci a spasso pei viali .... - Come debbo ? ... - Se vuoi , m ' incaricò io di dar l ' esempio , - risposi . Marta Giustiniani aveva finito di prendere il tè , in piedi , a fianco di Gian Luigi . Io passai dietro le spalle della donna , e le susurrai : - Vuole che fuggiamo ? - La signora si volse di soprassalto , e vedendomi sorrise : - Dove ? - domandò . - Tu , - io dissi a Gian Luigi , - fànne fuggire un ' altra .... - Gian Luigi assentì col capo e s ' avvicinò a una piccola bionda , madre di tre bambine che strillavano per aver rovesciato il tè sull ' abito nuovo . Era l ' unica signora che s ' adattasse alla statura di Gian Luigi : parva sed apta .... Mentre uscivo in giardino con Marta Giustiniani , vidi muoversi il principe Santanera e dirigersi lui pure al gruppo delle donne .... Ormai , l ' esempio attecchiva , e non mi occupai che della signora al mio fianco .... Per una leggiera salita , dietro un filar di pini , si giungeva fino al muro di cinta , e là da un rialzo si godeva la vista del lago . Noi vi ci dirigemmo , appoggiandoci quindi alla balaustrata .... - Lei avrà troppo sole , - osservò Marta , mettendo l ' ombrellino in modo che venisse a riparare anche me .... Ah , io sentiva in quell ' istante come avessi amata la povera Laura Uglio , se per l ' incontro d ' una donna che le somigliava stranamente , io era colmo di gioia , non più capace di vincere i bizzarri impeti del mio cuore ! Non avevo amata che lei , checchè ne dicesse Gian Luigi ; e non mi pareva possibile una resistenza in Marta Giustiniani . - Perchè non si chiama Laura ? - domandai curiosamente a Marta . - Le piace questo nome ? - fece la Giustiniani . - E le dispiace il mio ? - Sì , - risposi . - Io la chiamerò Laura .... nell ' intimità .... - In quale intimità ? - chiese Marta corrugando le ciglia . - Quando non ci sono gli altri , - dissi . La fronte le si spianò sùbito , quantunque dovesse rimanere nella donna un ' impressione spiacevole . - Ella deve essersi fatta una strana idea di me , - osservò Marta . - È d ' un ' arditezza punto conveniente : io voleva fidarmi di lei , sapendolo sposo da poco .... - Poteva ben parlare , Marta Giustiniani , ch ' io non l ' ascoltava affatto : o meglio , ascoltavo la sua voce e non le sue parole . Ero in preda a un risveglio gigantesco di memorie e di rammarichi . S ' io fossi stato libero , non avrei trovati ostacoli per impossessarmi di quella donna , anche a costo di farla rubare e di tenerla chiusa finchè avesse ceduto .... Così , invece , stava rigidamente fra noi la nostra condizione di gente legata ad altri , e non eran più ostacoli materiali che ci si frapponevano , ma spettri di convenzioni , scrupoli e paure . - Torniamo ! - disse la Giustiniani , accorgendosi ch ' ella arrischiava di sentirsi baciata sulle labbra da un momento all ' altro . E invero , dopo sette giorni , era troppo presto . Nel ritorno , chiacchierammo frivolamente , incontrando pel viale due bambini che facevan correre il cerchio di legno e ci avrebbero sorpresi se fossimo rimasti ancor più a lungo lassù . Quindi ci passaron daccanto Pietro Folengo ed Ettore Caccianimico , a braccio : gli uomini serî andavan senza donne e dovevan parlare di me .... sentii queste parole , pronunciate da Ettore : - " .... sciupando così le sue facoltà preziose d ' osservazione in sospetti ridicoli , non se ne potrà servire utilmente , quando venisse il giorno .... " - e i due uomini piegarono verso il chiosco ove qualche volta si pranzava . - Eppure Lei m ' interessa , - mi diceva Marta Giustiniani , rifatta ardita dalla presenza d ' altri e scintillando inconsciamente negli occhi grigi , dilatati . - Avrei un mucchio di domande a farle .... - Ora ci si avvicinava Gian Luigi colla signora bionda , seguìta dalle tre figlie . Sebbene Gian Luigi fosse tuttavia triste e scorato , la sua vista mi eccitò un sorriso maligno .... Per istinto beffardo , lo vidi ridevolmente piccolo , con una piccola testa , un piccolo fiore all ' occhiello , una piccola canna alle mani .... Diceva : - " .... Questo secondo romanzo è finito . Lo consegnerò all ' editore entro il mese , e ne spero bene . Ci si salva da molti dolori , lavorando .... " Oh , le mie speranze di gloria , i miei amori d ' arte , i miei proponimenti , dov ' erano andati ? Scossi la testa , rabbrividendo , e mi volsi a Marta Giustiniani . Costei era corpo ed anima , non vuoto fantasma : purchè ella acconsentisse , io avrei dimenticato .... Onde , risposi con viva speranza : - Un mucchio di domande vuol farmi ? E perchè manca di confidenza ? Sarei ben felice di rispondere a tutte , a tutte , nessuna eccettuata . - Non so da quale cominciare , - disse Marta sorridendo . - Ebbene , vuole scriverle ? Molte cose che non si direbbero mai , si scrivono facilmente . - Scrivere ? - mormorò la donna , guardando nel vuoto , al di là del muro di cinta , ov ' era l ' orizzonte vasto . - Scrivere a lei ? - Eravamo giunti presso la magnolia ombrosa ; vi restavan le sedie vuote . E Lidia era in piedi , appoggiata al tronco , mentre il principe Santanera si sforzava di giungere al ramo più basso e di coglierne un magnifico fiore .... Marta si allontanò da me , dirigendosi a Lidia . - Abbiamo due altri compagni di viaggio , - disse questa . - Il principe e il conte Sideri verranno al Cairo essi pure quando vi accompagneremo papà .... - Il principe si volse , tenendo fra le mani il fiore che aveva spiccato dal ramo . - Saremo in sei , - continuò egli . - Quattro uomini e due signore : una bellissima carovana , Le pare ? - Gli occhi sonnolenti e socchiusi , la piega sarcastica agli angoli delle labbra , davano un senso ironico a tutto quanto diceva il principe . Io ne fremetti . - Bella , davvero , - mormorai , osservando di sfuggita la signora Giustiniani . - Solo , il viaggio non è ancor deciso , almeno per parte mia e di Lidia . - Questa ebbe un gesto di stupore e mosse le labbra come per interrompere . Io ne la impedii con un ' occhiata . Perchè il Santanera voleva accompagnarci , intraprendendo un lungo viaggio dall ' oggi al domani , con delle semplici conoscenze ? Perchè Lidia ne pareva felice ? Le coppie giravan pei viali , alla luce meridiana : quei due s ' eran ridotti presso la magnolia ove difficilmente altri sarebbero ritornati ; Lidia non aveva il contegno rigido ch ' io avrei amato s ' imponesse col principe , e il principe fra tante signore aveva scelta Lidia appunto per una passeggiata nel giardino e nell ' ombra . Bisognava stringerla in un cerchio di ferro , spiarla attentamente , interpretarne i pensieri , accumular delle prove , dimostrarle come tutto io sapessi comprendere .... Milano , ottobre 1893 - aprile 1894 . FINE .
ROBERTA ( ZUCCOLI LUCIANO , 1919 )
Narrativa ,
I . La prima volta che Cesare Lascaris entrò in casa delle due sorelle , il cielo sfarfallava di lampi infaticabili a levante e a ponente , come per un ' alternativa di colori liquefatti e largamente diffusi sopra una cupola immensa . Roberta era stata ripresa dal suo male . Una leggera spuma rosea le era sgorgata dalla bocca , mentre innanzi alla finestra seguiva col binocolo un vapore , che all ' ultima linea delle acque passava sotto il tumulto dei lampi , sotto il cumulo più nero delle nubi . Aveva deposto sùbito il cannocchiale , e volgendosi a Emilia con la pezzuola umida di sangue , aveva detto : - Ecco ! - rispondendo alla sorda inquietudine , che dalla prima comparsa del morbo le aveva confitto gli artigli nel cuore . Il giorno , levatosi per le due giovani tranquillo come gli altri , divenne repentinamente funebre ; l ' uragano addensato fuori , parve ad ambedue il quadro naturale in cui il dramma doveva svolgersi , e l ' aria pregna di correnti elettriche , solcata dalle luci minacciose , le avvolse e le fece vibrare di spavento . L ' Implacabile risorgeva . Avevan voluto dimenticarla , fuggendo dalla città , aspirando i germi vitali nel paesello ligure inapprezzato dal capriccio misterioso della folla . Tutto della loro vita era stato tacitamente disposto per raggiungere quell ' oblio . Scorrevano ogni giorno lungo tempo sulle rocce più inoltrate nel mare , fin dove l ' onda s ' accartocciava ribollendo passeggiavano adagio , metodicamente verso il crepuscolo , dov ' era men facile incontrare i carri , che sollevavano nugoli di polvere ; la villetta era aperta sempre a finestrate di sole , a fiumi d ' aria pura . Roberta seguiva i consigli dei medici , ed Emilia si studiava d ' allontanarle ogni causa di malcontento . Se si fissavan negli occhi per leggervi il medesimo pensiero inconfessato , gli occhi tentavan sùbito d ' esprimere pensieri frivoli e pieni d ' avvenire . Il male sembrava cosa antica , pessimo sogno pessimamente interpretato dagli uomini della scienza . Guardavano innanzi a sè , lasciandosi addietro il ricordo della malattia breve e furiosa , cui Roberta s ' era sottratta per una generosità de ' suoi diciannove anni . E l ' Implacabile risorgeva ; e quella spuma sanguigna voleva dire la Morte , e quei colpi di tosse che riprendevano , erano la Morte , e tutto ; era la Morte , la Morte , la Morte nel giorno denso di luci minacciose , divenuto il primo periodo d ' un dramma del quale s ' ignoravano gli episodii futuri e s ' intuiva la fine . - Non spaventarti , - disse Emilia con la voce tronca . - Non è nulla .... Sai che non può essere nulla .... Mando a chiamare il medico ... Roberta era caduta sul divano , e nell ' ombra dell ' angolo si vedevan l ' abito turchino a merletti bianchi , il volto cereo ed ovale . Le braccia erano abbandonate lungo il corpo . Sotto l ' atteggiamento incerto , covava il terrore di chi aspetta un nuovo segno infallibile : ella attendeva un altro colpo di tosse , un rigurgito di sangue , la rottura d ' una arteria , che la soffocasse in un lago di sangue ; poichè nessuno meglio di lei conosceva tutte le possibilità spaventose d ' una soluzione certa . - Sùbito dal medico ; venga sùbito ; lasci qualunque cosa .... Hai capito ? - ordinò Emilia alla cameriera accorsa . - Sùbito , sùbito , sùbito .... Vuoi andare a letto , Roberta ? Ti aiuterò ' io .... Fatti coraggio .... E mentre parlava riprendendo il suo posto innanzi alla sciagura , si irrigidiva per resistere alla tentazione di fuggire , mandando grida laceranti .... Piegarsi , prosternarsi brutalmente alla fatalità , piangere fino al torpore e sentire il tempo uguale , infinito , passare su di lei e sopra le cose , doveva essere una voluttà divina . Ella non era creata per tener fronte alle avversità : con la morte del marito dopo un anno di matrimonio e con la prima malattia di Roberta , due volte una ribellione di inerzia era nata in lei ; il bisogno di sfuggire a sè medesima e all ' azione , era divampato così furibondo , che le era avvenuto d ' inginocchiarsi a pregare perchè fosse mutata in una statua dal gesto eterno , dalla insensibilità eterna .... Ma si riprese per quello stesso spirito di rivolta , il quale d ' ora in ora aveva forme così diverse ; allungò le mani alla sorella e l ' aiutò ad alzarsi , riuscendo a sorriderle . Sulla soglia della sua camera , Roberta si arrestò un istante sotto un nuovo attacco del male ; il fazzoletto si arrossò , una sottil bava sanguigna le scese lungo la connessura delle labbra , si ruppe .... Allora , sciogliendosi dalle mani d ' Emilia , la fanciulla corse al letto , strappò gli abiti , slacciò i cordoni delle sottovesti , gettò ogni cosa a terra , fu pronta , e si ricoverò tra le coltri , dicendo febbrilmente : - Vedi , che è proprio il male ? Vedi , che bisogna morire ? ... Non parlare , hai capito ? Non dir nulla .... Il medico , non lo voglio .... Va via , anche tu .... Emilia rimase in piedi presso il letto , fisicamenta assorta nei romori della tempesta , che dalle sbarre delle gelosie proiettava il suo livido ghigno nella camera . Così , spoglia d ' ogni attraenza materiale degli abiti , Roberta era l ' ammalata . Sotto l ' epidermide bianca , una miriade di piccoli punti rossi , qua diffusi e là raccolti in nucleo , segnava la persistenza del morbo ; il seno , questa gloria incomparabile del sesso e della giovanezza , era crivellato dai nuclei rossastri e s ' affondava , invece di protendersi esuberante .... Di quel corpo virgineo avvolto fra le lenzuola , non rimaneva attenta , vivente , perspicace , se non la testa coi capelli biondi e disordinati ; ma ancòra sotto la pelle della fronte e sulle guance , comparivano le piccole macchie rosse incancellabili . Gli occhi erano d ' un azzurro vitreo , le labbra tumide , i denti bianchissimi , il profilo netto e puro , quasi ellenico . Il resto delle sue forme non aveva linea e valore , se non corretto dalle mani scaltre delle cucitrici e lusingato dai colori festevoli o ingenui delle stoffe . Per la camera semioscura aleggiava un profumo indefinito d ' acque odorose ; i mobili modesti delle case d ' affitto variamente ricoperti e senza stile , parevano l ' avanzo di diversi addobbi ; il letto solo in mogano lucidissimo era elegante e nuovo . Sui tavolini , sui divani , s ' ammucchiavano i libri rilegati o sciolti , una collezione di romanzi , da Walter Scott agli ultimi autori russi , che Roberta leggeva senza posa e senza scelta , fino ad averne l ' emicrania . Ella era ancòra la fanciulla tipica , angariata e deliziata dai sogni un po ' umoristici del romanticismo ; si costruiva in testa una favola di principi e di re , si assegnava una parte nella favola , mutava e rimutava gli episodii , vivendo , con qualche residuo dei preconcetti acquei di collegio , in assoluto ritardo , in voluta contraddizione con tutto quanto era vita intorno a lei . Emilia , seduta a fianco del letto , tenendo fra le sue una mano di Roberta , stava sempre attenta ai romori esterni , poichè nella camera era piombato un silenzio di malattia , che la riconduceva a dieci mesi prima , richiamando a galla i terrori , le stanchezze , le disperazioni di quei giorni . Fuori , a levante e a ponente , i lampi gareggiavano ; sulla casa il tuono si trascinava con lunga eco ; di momento in momento , la camera era infiammata da una vampa lividiccia , cui seguiva il crepitio secco d ' una scarica elettrica . Roberta si drizzava a sedere , guardava Emilia negli occhi , e ricadeva sui guanciali . In quei passaggi di pesante angoscia , esse comprendevano , o chiaramente o vagamente , che nè per loro nè per altri la vita non aveva indulgenze , che i benigni non esistevano , e che la lotta non era solo in grandi giorni di battaglia , ma in tutti i meschini giorni dell ' anno , in tutte le piccole ore del giorno . - È finito ? - disse Roberta ansiosa . - Guarda se è finito .... Mi fa così male ... Emilia andò a guardare , socchiudendo le imposte . Per quanto si vedeva da quella finestra sul fianco della casa , l ' uragano pareva cominciasse allora . Il monte di Santa Croce era fosco sotto le proiezioni oscure della nuvolaglia , e la collana d ' uliveti che ne discendeva e si propagava sul versante , aveva preso il colore sinistro e scialbo dei giorni di tempesta . Le case a tinte vive , secondo il concetto degli antichi marinai , i quali da lontano volevano riconoscerle e salutarle , aspettavano silenziose la cavalcata delle nubi , illuminandosi al riflesso dei lampi .... E a un tratto , per la violenza del tuono , le nuvole si spalancarono come porte gigantesche e mostrarono il fulmine ricurvo , dorato , arme classica e divina , che si sfoderò precipitando dietro la montagna .... Susseguì il vento , la pioggia sferzò , ora verticale , ora a sghimbescio , a capriccio del vento , e l ' uragano si stabilì sopra il paese . - Siamo alla fine , - rispose Emilia , accostando le gelosie . - Come stai , cara ? Va meglio ? La sorella teneva le palpebre calate e sul volto le era scesa una maschera di sublime indifferenza per ogni cosa mortale . - Vuoi dormire ? - soggiunse Emilia con voce più cauta . Roberta scosse un poco la testa ; ad occhi chiusi sembrava assorta nell ' ascolto del male , - dava tregua o saliva di grado in grado senza ostacoli ? - e il mutismo d ' una rassegnazione interamente fisica le aveva invaso l ' anima . Emilia , rimasta a guardarla , fece un gesto perduto , a sgombrar le visioni di certezza che andavano stringendola intorno . Con le mani serrate , immobile a ' piedi del letto , ella pensava alla morte prossima ; sua sorella doveva morire , forse quello stesso giorno , soffocata dal sangue rigurgitante nelle caverne dei polmoni . La fantasia , rinforzata dalla meccanica dei racconti uditi e delle memorie , dipingeva l ' avvenimento , a grandi tratti prima , e poi ne ' particolari più minuti e dolorosi : la donna si sentiva già piangere e mormorare le parole profonde , dissennate , che echeggiano inutilmente nelle case tragiche per la morte . Aveva gli occhi fissi al letto , e lo vedeva vuoto . - Vuoi il ghiaccio ? Devo prepararlo ? - ella domandò , scuotendosi e avvicinandosi . Ma a quel ricordo della malattia antica , Roberta alzò faticosamente le palpebre e negò con la testa . Emilia le toccò il polso , la fronte , le tempia . - È fresca ; non ha febbre . Non ha mai febbre , - mormorò , quasi parlasse con le visioni di certezza ch ' erano intorno . - È la febbre , da temersi . L ' altra volta l ' aveva , ed è stata così male . Oggi non ha febbre ; è fresca .... E se avesse obbedito all ' istinto , avrebbe seguitato , gestendo contro le ombre del terrore : " - Capite , capite , che non può morire ? Si salverà pure questa volta ; continueremo la nostra via , l ' una a fianco dell ' altra , come ci siamo promesso . " . Non era passata un ' ora dalla ricomparsa della malattia , ed Emilia aveva già smarrito ogni senso della vita abituale , quasi soffrisse da mesi , da anni . La mattinata semplice e monotona s ' era dispersa tra le memorie bianche ; la giovane ritrovava in sè medesima lo stato un po ' febbrile , l ' espressione laconica , il gesto attivo e silenzioso dei momenti solenni . - Roberta , - disse con l ' inesorabile ostinazione della paura , - stai meglio ? Vuoi riposare ? L ' ammalata sbarrò gli occhi cercando per la camera : vide la sorella a ' piedi del letto e la fissò a lungo , ancòra con l ' indifferenza serena di chi è già per altre vie lontane e mute . Poi , senza tosse , senza fremiti , recò alle labbia la pezzuola , e l ' arrossò ampiamente . - Dio ! - esclamò Emilia , accorrendo a sostenerla . Il sangue sgorgava , non più roseo ma purpureo , una fontana vitale entro la catinella che Emilia teneva con una mano . - Coraggio , cara , fatti coraggio , - susurrò Emilia . - È una crisi momentanea , lo sai .... Il sangue sgorgava , e le due sorelle s ' erano avvinghiate intorno al busto tenacemente , guardando quella vita liquida , quella morte liquida , cui alcuna scienza umana non avrebbe potuto arrestare . Emilia era curva sotto un peso invisibile ; Roberta non dava segno di terrore , ma stava rigida nell ' attesa fredda e spaventevole , ritrovata fra le abitudini delle sue sofferenze . La crisi cessò , il sangue ristette . - Ti porterò il ghiaccio , - disse Emilia , posando la catinella insanguinata - Il ghiaccio ti guarisce , non è vero ? Ma non appena uscita dalla camera , traversando il gran salotto centrale , Emilia s ' aggrappò a un mobile . Libera di naufragare nella disperazione ampia , senza difese , ella vedeva immancabilmente certa la soluzione ; era destinata a seguitar tutta sola la sua strada , poichè la compagna le sarebbe caduta al fianco fra breve . E per una satanica raffinatezza della fantasia , una folla di episodii rosei le corse incontro ; e per malvagia associazione d ' idee , ella ricordò alcune pagine lette sbadatamente o alcuni discorsi distrattamente ascoltati sulla legge di selezione , sulla matematica necessità della morte precoce .... La fanciulla era senza dubbio inadatta a sostenere gli attriti dell ' esistenza , e portava in sè le mortali ferite d ' una vecchia razza esausta . Ella pareva essere stata concepita in una notte di nevrosi , per un desiderio fiacco e metodico : imperfetta opera di due creature incatenate da vincoli legali e fittizii , Roberta aveva già troppo resistito alle raffiche forti e alle acute brezze micidiali ; poichè , prima di lei , i fratelli erano stati travolti , e dopo lei , Emilia sola aveva rievocato il buon tipo originario ; e dopo Emilia , i fratelli di nuovo erano tutti scomparsi in piccola età . Ora , cotesta differenza di nervi , di muscoli , di forze , aveva più volte in Emilia risvegliato l ' antipatia latente dei sani per i malati , l ' antipatia bruta d ' un corpo vivido e fresco per un corpo fradicio e passo . " Tu ti leghi a un mostro , - le susurrava lo spirito loico . - I tuoi sforzi non serviranno se non a prolungare un ' agonia e a trasmetterti i germi , dai quali per maraviglia di natura ti sei salvata . " E alla sentenza , che sembrava macabramente scritta con le ossa d ' uno scheletro sulla via sperduta dell ' avvenire , tosto succedeva la reazione generosa , esagerata ; e per punirsene , Emilia avrebbe dato intera l ' esistenza propria , e contratto volonterosamente i germi della malattia atroce . Poichè il sordo antagonismo non giaceva soltanto in fondo alla sua coscienza ; ma con disperata tristezza erasi dovuta persuadere che anche nell ' anima di Roberta andava cristallizzandosi un rancore quasi animale contro la sanità e la procacità inconscia di lei , contro il suo avvenire , contro la facoltà di goder le gioie , cui ella , Roberta , non avrebbe avvicinato mai .... Certi misteriosi allontanamenti , certi risvegli di violenta simpatia , nei quali la fanciulla soffocava una voce imperiosa e sconsigliata , avevano quella sola spiegazione . Mai come quando le due sorelle si gettavano una nelle braccia dell ' altra , mai come allora eran così fresche reduci dall ' odio , mai come allora avevan sentito passar sulle reni una cosa viscida e molle , che si chiama ribrezzo . Anche in quel giorno in cui lo spavento rinasceva con la tenera sollecitudine , l ' istinto oscuro aveva arrestato Emilia , uscita appena dalla camera di Roberta : " Perchè ti affatichi ? - le fischiava all ' orecchio . - L ' ha detto ella stessa : il suo male ritorna e bisogna ch ' ella muoia . Vuoi contrastare il passo a una legge sovrumana ? " Una scampanellata la richiamò interamente ; doveva essere il dottor Noli , il medico del paese , che con l ' esperienza di chi ha visto innumerevoli casi d ' una stessa malattia , aveva fortificato , la sua teorica mediocre . Emilia andò ella medesima ad aprire ; la mano tremava d ' impazienza , volgendo due volte la chiave nella toppa , Sul ripiano stavano la cameriera e un uomo , che Emilia non ravvisò sùbito . - Il medico non c ' era , - disse la domestica . - È andato a Genova ; mi hanno indicato il signore ; è medico anch ' egli e si trova qui per i bagni . Ho pregato lui di accorrere ; non voleva , ma l ' ho persuaso , perchè il dottor Noli non tornerà fino a domani .... Ho fatto bene ? Le pare ? ... Mentre parlava la cameriera , Emilia aveva dato il passo all ' uomo . Cesare Lascaris entrò , mormorando un saluto . Emilia gli gettò uno sguardo : era alto , elegante , bruno in viso ; dimostrava alcuni anni più dei trenta . La giovane lo conosceva per averlo visto in paese qualche volta . - È dottore , lei ? - gli domandò bruscamente , guardandolo dritto in faccia . - Perchè non sta a Genova ? Come può essere qui in ozio , se è dottore ? ... Si tratta della vita di mia sorella .... Cesare Lascaris consegnò l ' ombrello gocciolante alla domestica , e sorrise tranquillo . - Se si tratta d ' un caso grave , sarà forse inutile perder tempo in spiegazioni che darò dopo , - rispose . - Non appena giungerà l ' amico mio dottor Noli , gli cederò il posto ; ma intanto , se si tratta d ' un caso grave ... Si fermò , annoiato di dover ripetersi , della diffidenza che l ' accoglieva , della penombra che le imposte chiuse stendevano nel salotto e che gl ' impediva di veder bene in volto la sua nemica ; ma l ' abitudine gli smorzò sùbito la voce un po ' vibrante . - S ' accomodi , - offerse Emilia , vergognosa del primo impeto . - Mia sorella ha avuto stamane uno sbocco di sangue .... Allora , innanzi di passar nella camera dell ' ammalata , Cesare Lascaris propose una serie di domande imbarazzanti su Roberta , mentre Emilia a testa bassa di fronte a lui rispondeva precisa e chiara , con una mal celata animosità contro l ' uomo , il quale aveva diritto a conoscere ogni fatto intimo della vita fisica d ' una vergine . II . Uno scoglio scabro crivellato dalle trafitte secolari dei marosi , si tuffava nel mare ardendo sotto il sole : era uno scoglio grigio , su cui il piede s ' incastrava fra le spaccature ; spesso era uno scoglio bruno , quando la spuma crepitante giungeva a superarlo , colando ai fianchi in piccoli torrenti lattei . Nella cabina drizzata a ridosso delle rocce sovrastanti alla spiaggia , Emilia vestì l ' abito pel mare ; un abito tutto candido , costellato di fioretti d ' oro con le foglioline d ' oro ; i piccoli piedi ricoverati nei sandali , ella tentò studiosamente lo scoglio che li afferrava come nel pugno d ' un innamorato ; s ' avanzò , cercò il proprio riflesso nell ' onda , si buttò a capofitto , sparve , riapparve lontana , tagliando con le braccia nude l ' acqua ritmicamente . L ' acqua ! Emilia l ' aveva sempre temuta e vi si abbandonava con un piacere non privo di fremiti .... L ' acqua che poteva essere la morte , l ' onda che aveva la forza di dieci leoni scatenati , l ' acqua e l ' onda l ' attiravano , le parlavano , la cullavano perfidamente , ed Emilia non sapeva se un giorno non si sarebbero chiuse sopra la sua testa , eternando la conquista giovanile . Il corpo di lei , peregrinando nell ' abisso tra le gòrgoni , avrebbe seguito le correnti sotto il piano del mare ; con gli occhi spalancati avrebbe visto gli scafi delle navi sommerse , i resti dei naviganti deformi e tentacolari per i filamenti delle alghe .... Laggiù avevan tomba molti cadaveri d ' uomini e di donne , ancòra paludati dalle vele entro le barche , o avviluppati ancòra tra le erbe viscide .... Ma non godevano quiete e sentivano la vita mostruosa che pullulava intorno a loro . Pel brivido che quei pensieri le scandevano sulle reni e sugli òmeri , Emilia si spinse allo scoglio , lo risalì , e in un accappatoio bianco dal cappuccio aguzzo stette a guardare la superficie maliarda , un po ' gonfia all ' orizzonte . Il sole violento bruciava lo scoglio e la spiaggia ; la donna , i gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani , tornò a imbrancarsi nel gregge silente delle sue fantasie , delle memorie senza forma , delle sensazioni vibrate a un tratto nel cervello , le quali parevano uscire un attimo da una guaina di cose vissute . Emilia non era più fanciulla , ma era stata donna per così poco tempo , che i guanciali del suo letto avevan dimenticato l ' impronta d ' una testa maschile e la luce del suo corpo risplendeva nell ' alcova deserta . Era vedova da due anni ; ma il desiderio di chiudere la solitudine dell ' anima le faceva sembrar quel tempo assai lontano . Aveva gli occhi grigi ; i capelli neri avvolti intorno alla testa e attorti presso le orecchie , davano qualche riflesso d ' acciaio . Ella entrava sola nel talamo e sola riposava . Le era avvenuto forse di svegliarsi nella notte e d ' irritarsi per uno di quegli arguti sogni , che non lascian tregua , popolano la mente di fiamme , soffiano sulle carni ; le era avvenuto forse di stendere le braccia disperatamente nell ' ombra , e di piegarsi ad arco sotto lo spasimo del sogno che sfiora e sfugge .... Ma giungeva l ' alba a quietarla , e il torpore invece del sonno .... Si guardava nello specchio al mattino , e vedeva sotto gli occhi puri un livido cerchio . Anch ' ella navigava per un ampio oceano di dubbii ; non aveva mai trovato chi la guardasse senza invidia o senza libidine ; stupita che tutto ponesse capo all ' odio o all ' amore , avrebbe voluto un senso nuovo e tranquillo . I suoi pensieri sfilavano come una torma di volpi azzurre sul disco bianco della luna ; si disperdevano , s ' interrompevano , riprendevano tutto il giorno fra lo svolgersi isocrono d ' una vita femminile incapace a mutar l ' avvenire con la sola forza della propria volontà . Emilia era votata al destino , tremendo nella sua indomabile dolcezza , che aspetta la donna , bella e giovane . Nessuno avrebbe potuto dubitarne ; un altro uomo sarebbe arrivato a conquistarla poichè era giovane e bella . Doveva vivere le delizie meschine dell ' amore ; traversare le foreste millenarie della passione , che tutte le donne pari a lei hanno traversato . Ella non possedeva memorie d ' amore , le quali non fossero anche ricordi di morte . Se si chiedeva chi l ' aveva baciata , si rispondeva che chi l ' aveva baciata era morto , lasciando la sua giovanezza in mezzo a un cumulo di rovine ; una chiara fonte in un parco abbandonato . Ma da qualche tempo i sogni molestavano la sua alcova deserta , e anche sotto la selvaggia prepotenza della luce diurna , Emilia avrebbe potuto stendere le braccia e sentir fuggire nell ' aria i fantasmi quasi afferrabili , divenutile crudelmente familiari . Il corpo roseo tra la pelurie bianca dell ' accappatoio sembrava chiamar quei fantasmi , nascenti dalla mollizie del bagno , ridenti nel gorgogliare delle acque , un istante prima così funeste e minacciose . Era la vita , l ' anima incoercibile della giovanezza , da cui i raggi si espandevano con lunga chioma di luce ; sciogliendo l ' accappatoio per rivestire l ' abito da passeggio , tutto il fulgore delle membra prorompeva , saliva , stupiva ella medesima .... Quante volte non aveva sentito che la dimane era certa , e la dissoluzione aspettava ogni sua grazia mortale , così gelosamente ornata di cure assidue ? Ma il giorno era pigro , lentissimo , in quella campagna marina . Dal sorgere del sole al calar della luna sembravano passare dei secoli ; dal frinire delle cicale al gracchiar delle rane , era un giorno e un ' epopea di sensazioni . Il mare solo , il cielo solo bastavano per una sfilata gigantesca di spiriti senza nome . La folla aveva dimenticato il piccolo paese . Non v ' erano alberghi : visto dal mare era un gruppo e una distesa d ' edifici spinti fino all ' ultimo limite della terra , ove l ' acqua spaziava o si drizzava nella furia delle tempeste . Dietro il vivente ammasso di case si snodava la strada , che dall ' altro lato , verso le colline , aveva alcune ville non illustri , coi giardini grigi per il predominio degli ulivi . E tutti i giorni Emilia tornava , dal bagno alla villetta , ove l ' attendevano Roberta e le piccole cose le quali aiutano a precipitar le ore : un libro , una lettera , un discorso con Roberta appena convalescente , una passeggiata per le camere ombrose . Ma , breve come un lampo o lungo come uno spasimo , imperava il sogno sognato ad occhi aperti sopra una poltrona a dondolo ; e le due sorelle abbandonate nelle due poltrone , sognavano ad occhi aperti con le mani sulle ginocchia in atteggiamento da idoli insensibili ; mentre quel tempo precipitava , che esse dovevano piangere in avvenire per l ' ineffabile attrattiva delle cose perdute . Dì sera , il giardino era tutto una festa ; certi fiori non s ' aprivano se non nell ' umidità dell ' ombra , ed effondevano un odor vellutato , un odor misterioso di notte romantica ed antica . Fra i bassi filari degli aranci , migliaia di lucciole nottiludie trescavano , vibrando i piccoli lampi verdognoli , alternando la loro luce così , da sembrare la fosforescenza delle acque sotto i raggi di luna . Erano disposte a brevi intervalli sapienti ; volavano e lampeggiavano ad intervalli , s ' innalzavano fin sopra la casa e ritornavano ai filari degli alberelli e vibravano la luce mite , che bastava a inebbriarle co ' suoi giuochi puerili . Emilia scendeva nel giardino ad aspirare il profumo selvatico delle notti serene . Coglieva a volo nelle mani bianche e sottili qualche lucciola sperduta e la posava tra i capelli , ridendo in su , verso Roberta che guardava dalla finestra . I cani abbaiavano invisibili , sui colli neri ; i palmizii non si muovevano per alito d ' aria ; il silenzio massimo non era calato per anco sulla terra , ma già i romori s ' affievolivano a grado a grado . In breve il sonno penetrava negli umili edifizii , mentre tutte le cose non umane proseguivano il loro ciclo eterno , senza fatica . Ma innanzi al letto , Emilia si chiedeva s ' ella pure avrebbe dormito . Le pareva che inutilmente la sua alcova fosse chiusa : qualcuno vi passeggiava in ispirito ogni sera . Inutilmente celava il suo corpo sotto vesti senza linee : qualcuno l ' aveva già posseduto in ispirito e conosceva l ' arco mortifero del suo braccio , ove la testa dell ' amante avrebbe riposato presso il seno . Le vecchie regole morali che avevano fiancheggiate la sua adolescenza , e a cui Emilia ricorreva per salvezza , si rivelavano goffe come una processione di gesuiti attraverso a una folla di donna scarlatte . Altre volte , ogni formula imperativa era agevole , un sentiero diritto per una campagna senza sterpi ; ma procedendo , a poco a poco la strada invasa da viluppi d ' erba tenace , si smarriva in una palude di verde sdrucciolo . E le idee scarne assolute dei tempi rosei mutavano in una fuga di statue , a cui il cuore appendeva corone di rimpianto o di rimorso .... Così , prima che sorgesse il dramma , la giornata simmetrica si dissolveva nel circolo del tempo . III . Mentre Cesare Lascaris percorreva la strada ineguale , a piccole salite e a piccole discese , tra il villaggio e Pieve di Sori , Emilia comparve ritornando dal bagno , per un viottolo di fianco digradante al mare . Aveva un gaio abito lilla , e camminava con passo così leggero , che non avrebbe lasciato orma se il terriccio fosse stato di cera liquefatta . Portava alta la testa , un po ' indietro ; fra le labbra semichiuse apparivano i denti candidi . Ambedue i giovani eran diretti verso Pieve , a una passeggiata ; da parecchi giorni non si erano visti . Emilia gradì l ' offerta d ' accompagnarla . Imperava dovunque una molle rilassatezza . La campagna verde , a sinistra , inturgidiva sotto il calor sensuale ; oltre la strada , a destra , il mare si stendeva ampio ; e tra i due azzurri cupi del cielo e delle acque , una vela , porporina di raggi , somigliava a una svelta lingua di fuoco . Era uno di quei giorni frequenti , in cui la complessa vita d ' ogni cosa ha una solennità d ' indimenticabile concordia ; e dagli umili ai più alti gradi della scala creativa , tutto gioisce d ' un benessere il quale sembra eterno , senza possibilità di mutamenti , senza ricordi d ' altri stati meno giocondi . Nulla rammentava il tempo , la parabola triste , la decadenza , la morte ; era nell ' aria una galoppata di note ilari , un inno d ' oblio e d ' impassibilità quasi non crudele per ogni miseria . Emilia aperse il parasole bianco a merletti : intorno alla testa e alle spalle , le sfolgorò uno scudo rotondo , una parma di luce scintillante . Ella sentiva la gioia d ' essere tra quella pomposa gioia di vita ; Cesare al suo fianco , ritraendosi un poco , la studiava furtivamente . Parlarono , sul principio , di cose leggère , variazioni di temi comuni cui era troppo difficile sfuggire in quel giorno : la tranquillità della campagna , i paragoni tra la campagna e la città , furono i temi . Poi Emilia parlò di sua sorella . Percorrevano allora l ' ultimo tratto di strada nelle vicinanze di Pieve ; a destra , il muricciuolo di riparo era finito , e sul pendio scendente alla spiaggia , i pini marittimi svelti s ' arrampicavano , chiudendo tra i naturali intercolunnii le trasparenti chiazze dell ' acqua cerulea . Emilia , di tempo in tempo , guardava Cesare in volto , ed egli vedeva i due occhi grigi sotto le ale delicate delle sopracciglia fissarsi in lui con espressione di grande fiducia . Molte piccole cose significanti erano avvenute , da quando la cameriera di Emilia era corsa a cercarlo per supplire momentaneamente il dottor Noli al letto di Roberta . Cesare aveva preso vivo interesse alla malattia di questa , aveva confortato Emilia con parole d ' amicizia , le quali eran giunte strane e inaspettate a lui medesimo ; e allorchè Roberta s ' era infine potuta levare , l ' opera del buon dottor Noli era parsa alle due sorelle ancor meno efficace , ancor meno provvidenziale che il soccorso opportuno di Cesare . E , - fra le grandi cose , - dal giorno in cui la malattia aveva fatto la sua ricomparsa , qualche legame non visibile aveva aggiogato le due donne alla sorte del giovane ; l ' invitto soffio del destino aveva sfiorato le tre esistenze . - Dunque , - domandò Emilia , acuendo l ' intensità dello sguardo , - Ella non crede mortale la malattia di Roberta ? Fra tanti medici consultati , non uno mi ha detto chiaramente si trattasse d ' etisia .... Se fosse altro , una cosa semplice ? Non è possibile ? Mi dica .... Cesare pensava all ' immancabile fatalità che tutti quanti sono a fianco d ' un ammalato s ' ingannino sull ' importanza e sui progressi del morbo . Il bisogno di sperare è testardo nell ' uomo ; e Cesare aveva udito parecchie volte i consanguinei negar l ' evidenza , e gioire del miglioramento che precede di ventiquattr ' ore la morte . - È possibile , senza dubbio , - egli affermò , dopo essersi interrogato e risposto che non aveva alcun motivo a mostrarsi rudemente sincero . - La signorina Roberta è assai giovane , e , oltre questo , ogni momento s ' incontrano dei casi di guarigione spontanea . - Non è vero ? - esclamò Emilia , arrestandosi un attimo . - Essa è uscita dal letto , passeggia , si nutre volontieri ; sta proprio bene .... Come potrebbe riammalarsi ? ... Cesare lanciò alla donna uno sguardo non visto . Quella fede assurda , quell ' inganno puerile , in cui Emilia cadeva , pel solo indizio che i moribondi giacciono a letto e Roberta era in piedi , commossero l ' uomo , il quale sapeva l ' avvenire . Trovò dolce essere assurdo a sua volta e negar l ' evidenza , come una sfida al domani .... . - Non dubiti , - soggiunse , - è certo che altre crisi non si presenteranno . - Anche il dottor Noli me lo ha fatto sperare .... Sarebbe così terribile ! - mormorò Emilia , rivedendo con la memoria la giornata di sangue . - Abbiamo tanto sofferto , l ' ultima volta ! ... ed io ho accolto Lei in un modo abbastanza strano , - aggiunse mentre sorrideva quasi umilmente . Oh sì , in modo strano ; lo pensava anche Cesare , il quale per l ' abitudine di ricercar le cause , da qualche tempo andava studiando le ragioni che lo avevano indotto , a frequentare la casa delle due sorelle ; e aveva creduto trovarne una , nella orgogliosa necessità di farsi ben conoscere , di mostrarsi migliore di quanto egli non fosse , poichè ancòra gli stillava nell ' animo la ferita dell ' ingiusta diffidenza . Ma pronunziò sùbito alcune frasi comuni , per rassicurare Emilia sulla impressione di quella accoglienza ; ed egli stesso in fondo all ' animo sentiva una curiosa tenerezza per la ruvidità inabituale , che la donna aveva mostrato nel terribile giorno di paura e di sollecitudine . - Roberta è tutta la mia vita , - ella disse . - Quando non vi fossero tra me e lei così stretti vincoli di parentela , basterebbe la delicatezza della sua salute per rendermela cara , preziosa .... Per ciò , ho diritto a sapere , come una madre ; ho diritto a non essere ingannata pietosamente . Ancòra la franchezza delle parole piacque al Lascaris , quantunque fosse ben lungi dal riconoscere quel diritto , o almeno la necessità di obbedirgli . Ella taceva , guardando alcune donne , le quali andavano a rivendere , con un canestro di pesce o di frutta sulla testa ; due carri uno dietro l ' altro , a quattro o cinque cavalli in fila , romoreggiavano pesantemente , e nella discesa il freno guaiva sui toni più striduli . Cesare approfittò dell ' attenzione ch ' ella prestava allo spettacolo caratteristico , per osservare con qualche agio la sua compagna . Appariva tranquillamente superba di bellezza ; irradiato dal senso di equilibrio ch ' era in ogni cosa intorno , il volto calmo aveva particolari squisiti : gli occhi grigi a mandorla ornati di ciglia lunghe , il naso diritto con piccole narici , la bocca purissima dalle labbra vive . Conservava fresche le linee , che il male aveva atrofizzate o guaste in Roberta ; onde , la figura era snella , la elasticità delle membra era nel passo libero e ritmico , nei movimenti di grazia , nella stessa curva del braccio e della mano , con cui sosteneva l ' ombrellino presso la spalla . Infine , coi capelli neri , potenti di attrazione , ella risvegliava l ' imagine di una donna orientale , e ancòra molte imagini di obliosa mollezza in qualche stupendo gineceo . - Come si sta bene , qui ! - riprese , guardandosi in giro . - Noi volevamo partir dopo i bagni , ma il dottor Noli .... - Certo , - esclamò il Lascaris vivamente . - Sarebbe pericoloso ricondurre la signorina a Milano durante l ' inverno . - Per ciò , rimarremo . Ho già prolungato l ' affitto per tutta la stagione invernale .... Il paese è tanto tranquillo .... E s ' interruppe , aspettando ch ' egli dicesse se partiva dopo i bagni ; ma l ' uomo tacque , sembrandogli stranamente che l ' annunzio avrebbe preso un significato d ' intenzione . - Siamo a Pieve , - egli disse , con un gesto alle case , dove la piccola discesa moriva . - Vuole andare avanti ? - No ; riposo un poco , e poi ritorno . Emilia traversò la strada , scelse un rialzo coperto di spessa erba , verso il mare , e sedette . Cesare restò in piedi , contemplandola . " Com ' è bella ! " - pensò fanciullescamente . Per vent ' anni di vita vera , e per dieci di professione medica , egli non aveva conosciuto se non il piacere comune , e s ' era fatta l ' abitudine di ricevere le lettere femminili che parlassero d ' una voluttà testè morta , e ne promettessero altre per la dimane . Dell ' amore , nulla più gli era noto : non gli ostacoli stimolanti , non i contrasti gravi , non alcuna delle condizioni per le quali la necessità fisica si purifica . Egli aveva appena assaggiato qua e là , gustosamente . Ma in quell ' ora , a fianco d ' Emilia , Cesare cominciava a provare una specie di deliziosa angoscia , turbato dal presentimento del destino . - Sì , è molto tranquillo il villaggio , - egli soggiunse , - e ci si diventa molto pigri . Io non mi occupo di nulla , e non trovo tempo di scrivere agli amici . - Io pure , - disse Emilia sorridendo , - non ho che abitudini d ' ozio .... Essi erano perduti , dimenticati in fondo al paese . I treni passavano frequentissimi , trascinando gente ignota a ignote fortune ; ma in gran parte procedevano oltre , e non rimaneva nell ' aria se non l ' eco d ' un fischio stridente , e qualche latteo globo di vapore . A mezz ' ora di cammino , a Nervi , la vita era già più intensa ; la rinomanza de ' suoi alberghi e la bellezza della sua marina vi chiamavano ogni anno una varia folla di stranieri , malati d ' anima o di corpo , o abituati a climi tepenti . E intensissima , febbrile , tumultuosa , era la vita a Genova , dove Emilia , per unica distrazione , si recava spesso con Roberta . Lasciata la carrozza , le due sorelle andavano a passeggio per le grandi vie e per le viuzze stipate di botteghe , quasi ad un viaggio d ' esplorazione , su per le lunghe salite , a capriccio , felici quando arrivavan da sole a qualche altura , che dominasse la città , il porto , il mare ampio e multicolore . Non conoscevano persona , a Genova ; non capivano una parola dei dialetto serrato ed aspro ; godevano di sentirsi forestiere , e di passare a fianco d ' una folla che le ignorava ; l ' andirivieni della gente , il frastuono dei carri , la sfilata fitta dei negozii , davan loro l ' idea d ' un gran mercato sempre in tumulto ; e diversamente che a Milano , ove sapevano a memoria i nomi delle ditte principali , e credevano sapere tutte le abitudini della città , - gustavano a Genova ogni volta qualche cosa imprevista , e osservavano l ' ansia della vita romorosa , estranee come a uno spettacolo . Sul tardi riprendevano la carrozza per tornare a casa , raccomandando al cocchiere di non frustar troppo . Esse temevano un poco ; ma la gita le divertiva appunto perchè le discese ripidissime , la strada spesso parallela alla via ferrata , incutevano un ' ombra d ' attraente pericolo . Qualche volta , il treno le sopraggiungeva , rapido e formidabile ; e il cavallo , fermo innanzi alle barriere , drizzava le orecchie , volgeva la testa a guardare . Era l ' attimo più commovente della passeggiata ; le giovani si stringevano la mano , sorridendo . Il mare pompeggiava , solenne di quieta potenza ; le ville davano al paesaggio la nota leggiadra o maestosa , incensando l ' aria coi profumi dei giardini , e tagliando il cielo puro coi ricami aggrovigliati o con le punte argute degli alberi . Di frequente il sole era tramontato , e la carrozza saliva ancòra l ' ultima ascesa tra Nervi e Sant ' Erasmo ; i monelli sulle porte schiamazzavano ; qualche carro , con le ruote pesanti affondate nel terriccio , ingombrava la strada , e nella penombra risonavano gli aizzamenti gutturali degli uomini , i tintinnabuli dei muli e dei cavalli inarcati a trarre il veicolo . Arrivavano a casa , le due sorelle , quando già i fanali modesti fiammellavano sul verde cancello del giardino ; correvano , salivan presto le scale , trovavan l ' uscio spalancato e la cameriera impaziente . Sulla tavola lumeggiata da un ' alta lucerna a colonna , la tovaglia , il vasellame , le posate mandavano bagliori ; e la serata cominciava , tutta bella d ' intimità . Non v ' erano se non i radi colpi di tosse , che potessero mettere sul volto d ' Emilia una nube fugace .... - Vuole che torniamo ? - disse a un tratto la donna , alzandosi e incamminandosi . Essi ripresero la via , involuti nella sensazione della complessa irresponsabilità delle cose , la quale sovraneggiava ovunque . - I suoi amici stanno a Milano ? - riprese quindi Emilia , più audace perchè rifletteva sempre troppo tardi . - Quasi tutti , - disse Cesare . - Ma veri amici non ne ho : colleghi , compagni di studii , conoscenze : legami , infine , che non resistono alla lontananza .... Mandò un respiro di sollievo , perchè gli sembrava d ' aver detto molto con la parola legami . - " Avrà capito ? " - si chiedeva , studiando sul viso d ' Emilia l ' impressione della risposta . Ed Emilia , che camminava con lo sguardo a terra , parve ergersi più dritta , liberata da un peso invisibile ; alzò gli occhi , incontrò gli occhi del Lascaris , e si trattenne a forza per non sorridergli . " Com ' è bella ! " - ripensò questi , un po ' umiliato di non trovare altro per lei . Ella non era corpo soltanto , ma uno spirito , un pensiero , un ' anima ; e tuttavia dal cuore di lui non salivano con violento impeto , se non quelle tre parole , che l ' avrebbero fatta arrossire , s ' egli le avesse pronunziate . Emilia fu punta da un brusco rimorso . Aveva dimenticato Roberta . Perchè aveva potuto dimenticarla e parlarne tanto poco e non insistere sulla guarigione inattesa ? Disse allora , con voce tutta diversa : - Dunque , è ben certo , signor Lascaris , che possiamo considerar salva Roberta ? Non v ' è pericolo d ' una ricaduta , d ' un peggioramento subitaneo ? ... Preso all ' impensata , in mezzo a visioni così lontane dalla malattia , dalla morte , da quella giovanetta , ch ' egli considerava col dispregio compassionevole d ' un artista per un bel quadro screpolato , Cesare ebbe la tentazione abbacinante di gridare ad Emilia : " Non legarti a lei ; è condannata . Tu sei per la vita , ed ella è per la morte . Tu hai i diritti di quelli , che il genio della specie ha creato a tutela della sua purezza , e Roberta ha i doveri di rinunzia , che il suo male e il pericolo del contagio le impongono " . Esitò un lampo a rispondere , e già Emilia s ' era arrestata , esclamando con voce angosciosa : - Ma Lei non m ' inganna , dottore ? Non avrà coraggio di farmi sperare nell ' assurdo , se fra poco ? ... Non m ' inganna , non m ' inganna ? ... Il grido confermò Cesare nell ' assoluta necessità d ' ingannare . Le ansie precedenti una catastrofe sono tutte inutili , e più torturanti per l ' incertezza del giorno e del modo . S ' egli avesse detto la verità , da quell ' ora Emilia sarebbe vissuta in uno strazio continuo , col dovere continuo di portare una maschera intollerabile di fronte all ' ammalata . Quando l ' inganno non fosse stato più possibile , egli l ' avrebbe confortata , dimostrandole la carità dell ' antica menzogna . Afferrò dunque la mano stesa dalla donna quasi ad implorare , e stringendola nella sua , rispose con fermezza : - Le dò la mia parola , signora , ch ' io non dubito dell ' avvenire .... La signorina Roberta è guarita .... - Quanto le sono grata ! - esclamò Emilia , riprendendo il cammino a fianco di lui . Poscia cedettero senza rimorsi al piacere di parlar di sè , obliando un ' altra volta la fanciulla . Quando passarono innanzi al viottolo digradante al mare , pel quale Emilia era comparsa e s ' era incontrata col Lascaris , lo guardarono ambedue un istante , e trovarono bellissima la scorciatoia stretta , impedita qua e là dagli arbusti scortesi . Parlarono degli amici , figure scialbe divenute più pallide in quell ' ora di porpora . Emilia descrisse le sue conoscenti , sfiorandole con la satira femminile ; Cesare usò la satira maschile , un po ' rude , che aveva talvolta la gravita d ' un rancore ; e l ' iconografia servì a riempire qualche lacuna , accennando ai luoghi visti in tempi diversi da ambedue , e alle persone conosciute dall ' uno e dall ' altra . Infine , l ' ultimo tratto di strada fu silenzioso , angustiato dal prossimo breve distacco e dal problema d ' occupare la giornata , il cui inizio era sorto pieno di vibranti speranze , di tremanti desiderii . Ammirarono insieme il ponte della ferrovia , a cinque grandi arcate , le quali incorniciavano cinque enormi quadri d ' orizzonte , d ' azzurro , di verde e di casupole : sfida insostenibile alla meccanica arte umana . Cesare accompagnò Emilia fino all ' ingresso della villetta , spalancandole innanzi il robusto cancello che cigolava . Dall ' ombra dei palmizii uscì incontro ai due giovani la figura curva e malaticcia di Roberta ; si avanzava adagio , svogliata , trascinando seco una folla di disgusti , e fra le mani teneva un gran libro di racconti fantastici . La fosforescenza , ch ' è nel sorriso e intorno al corpo degli innamorati , si spense tosto intorno a Cesare e ad Emilia . IV . Da quel giorno , i pensieri di Cesare Lascaris si fecero così duttili e balzani , ch ' egli avrebbe potuto comporne un facile poema , se avesse avuto l ' espressione letteraria e la pazienza d ' arrestare gli scoiattoli molleggianti sulle branche della fantasia . La fantasia gli divenne più elastica , e dovunque gli presentò visioni , lo deliziò coi gesti ricordati della donna e con la melodia della voce femminile ; il paesaggio gli riapparve asservito alla bellezza di lei ; più che quadro , umile cornice . E visse tra una flora mortifera di figurazioni sensuali . Erano gli occhi grigi , ch ' egli prediligeva ? E i capelli bruni , e la giovanezza , e il corpo alto , sottile ? Sì , era tutto questo . Nell ' animo di lei voleva un ' indefinita stanchezza , come per atavismo ? Voleva quell ' ingenuo senso della vita , che disarma una donna e la dà intera all ' uomo capace di dominarla ? Sì , tutto questo voleva . Ma tutto questo era in colei , la quale il destino gli aveva offerto nella solitudine della mite campagna . La sua vista gli aveva dato una tortura insoffribile . Sarebbe dovuto passare per la solita trafila , prima di giungere a lei ? Aprirle le braccia , non doveva bastare ? Si sarebbe offesa , s ' egli le avesse chiesto un bacio senza averle mai parlato d ' amore ? La sua bellezza l ' attraeva così , ch ' egli aveva vergogna di perdersi in lunghe e successive preghiere . Perchè non comprendeva ch ' egli l ' avrebbe amata sempre ? Qualcuno intorno a lei , poteva farsi amare e rapirla ? Essa era tutti i profumi più voluttuosi , tutti i suoni di una lenta orchestra invisibile , tutta l ' iride dell ' amore , tutte le promesse dei paradisi orientali . Egli doveva dirle che per lei avrebbe dato il suo sangue , la sua vita , il suo orgoglìo ; che avrebbe abbandonato gli amici , sfidato il mondo , portato superbo il più greve giogo da lei imposto ; che avrebbe rinnegato ogni fede , e avrebbe avuto la sua sola fede , la sua religione . Sì , tutto questo doveva dirle ; farla sorridere e pensare , turbarla , agitare le sue notti con visioni ardenti . Ch ' ella non avesse più requie se non fra le sue braccia . Che gli giungesse assetata di voluttà . Il bacio dell ' uomo le avrebbe comunicato un sì lungo spasimo di piacere , da toglierle la percettibilità d ' ogni altra sensazione ; e il suo corpo si sarebbe piegato , contorto , allacciato a rosee spire sotto le labbra di lui . Non doveva essere più nulla di conosciuto , se non una splendida forma armonizzata dalla passione . Ma eran parole o intricate formule di magìa , capaci di denudare colei ? Dove le avrebbe egli scoperte , in qual lingua , fra quali documenti di anime appassionate ? Era dunque possibile che le agili e bianche dita salissero al corpetto e intonassero la sinfonia classica dei bottoni che si slacciano ? E tuttavia qualcuno l ' aveva già posseduta .... Quale uomo ? Un uomo scomparso , travolto nell ' eternità , lasciando ad altri , per altri , il fiore da lui appena schiuso e intravisto .... Ma da tempo sì lontano - ( la voluttà più astuta non lascia traccia se non in ricordi simili a pigmei , i quali corrano dove son passati i giganti ) - da tempo sì lontano , che il corpo della donna era puro , immemore , e i frutti del suo seno avevano obliato le labbra tremanti del maschio . A pranzo in casa di lei , un giorno Cesare potè contemplarla perdutamente e vivificar le limpide acque della fantasia , in cui l ' imagine d ' Emilia si rispecchiò senza più timore di venir cancellata . Fu un pranzo al chiaro di luna , perchè cominciato assai tardi aspettando il dottor Noli , che giunse nella penombra del grasso pomeriggio estivo . La luna , sorta dietro le rocce di Portofino , interamente rossa in un guazzo rosso a filamenti , era nell ' ascesa diventata a mano a mano pallida , aveva preso la sua espressione di bamboccio anemico e imbronciato . Al momento di chiuder la finestra e d ' accendere , i raggi entrarono inattesi , le lampade furono dimenticate , e il pranzo continuò tra il pulvìscolo argenteo . In faccia a Cesare , Emilia apparve quasi un busto marmoreo . Pel cielo correvano alcune nuvole fioccose ; non velavano ma attutivano il raggio , facendolo più molle e più serico . La luna restava sullo sfondo cilestrino a guardar dolente le nubi che sfilavano , disperdendosi in forme rapide e balzane . Emilia si levò , mentre sull ' astro le nuvole gettavano il velo traslucido ; e si rivolse a prendere un Trionfo d ' argento che non avevan ricordato di porre in tavola . Ritta allora così , col Trionfo carico di tonde pesche mature e di grappoli d ' uva ricadenti , la donna si fermò innanzi alla finestra , giusto nel punto in cui succedeva alla gradazione della luce pulviscolare , una più tenue e morbida . Fu illuminata intera , tra una gloria di bianco lucido , di bianco latteo , e di bianco .... ; parve più alta , la testa cinta nel diadema di nerissimi capelli , gli occhi grigi dilatati dalla notte ; una divina statua . Cesare fu preso dal bisogno istintivo di parlar sottovoce , d ' ascoltar qualche racconto strano e cadenzato , il quale , come un fresco ragnatelo d ' argento , gli avvolgesse il cuore .... Si rattenne a pena dall ' esprimere l ' idea bizzarra , per quei due , Roberta e il dottore , che continuavano a vivere la vita normale . Ma ebbe il sottil gaudio di penetrar lo spirito d ' Emilia , di sentirlo inebbriato dalla scena fantastica . Anch ' ella era lontana dalla vita normale , in quella sera avvolta nel ricco manto della luna ; quasi il pulviscolo bianco le fosse passato attraverso le carni , dando all ' anima di lei una luminosità maravigllosa , una chiara gaiezza , quasi ella sorgesse formalmente e sostanzialmente nuova da un bagno di liquidi metalli .... ; mentre il dottor Noli e Roberta parevano due livide caricature , che assistessero senza sospetto al mistero della duplice ebbrezza , spellando gravemente le turgide pesche succose .... Quella fu la scena prediletta in cui Cesare volle conservare l ' immagine di Emilia , e le limpide acque della fantasia la ritennero poi per sempre , in uno specchio senz ' appannature . V . Roberta si svegliava di notte improvvisamente e si ascoltava respirare : il respiro era tranquillo ; sotto la scapola sinistra , il dolore sordo non rodeva più . Se le piccole macchie rosse , i nuclei di macchie sul petto e su le spalle non avessero rammentato la minaccia , il gran male sarebbe parso dominato per intero . Ma erano tuttavia frequenti le notti d ' insonnia con la paura dell ' oscurità , in cui s ' annidavano i pensieri che durante il giorno non osavano prender figura e avvicinarsi . Roberta stava distesa sul letto , ad occhi aperti ; le visioni pispigliavano nell ' ombra , e se ne udiva il passo cauto o il volo maligno d ' arpia ; qualche inesplicabile romore nella camera o in giardino dava tal brivido alla fanciulla , che le tempia le s ' imperlavano di sudore , ed ella era incapace d ' allungar la mano ad accendere il lume . Talvolta , lungo tutto il litorale , per tre giorni e tre notti di sèguito urlava il vento ; soffiasse dalla montagna o sibilasse dal mare , aveva una voce straziante d ' assassinato , una voce furiosa di chi scuota la porta per ripararsi , e negli intervalli , una flebile voce di sarcasmo , la quale prometteva nuovi assalti , nuove grida , nuove violenze . La fanciulla dimenticava le proprie angosce e viveva con l ' anima al di fuori , in ispirito nella campagna , tra le chiome convulse degli alberi , che disperatamente si torcevano e ricadevano nell ' aria . Quando aveva ben teso l ' orecchio ad assicurarsi la sinfonia notturna non fosse soprannaturale , accendeva il lume e si guardava in giro . La consolavano un poco gli oggetti con le loro forme conosciute , la tavola , il divano carico di libri , il cassettone su cui posava un alto specchio ; ma a confortarsi meglio , scendeva dal letto e correva a scrutar dalla finestra . In quel mezzo - nudo virginale , l ' unica bella cosa era la camicia dalle tinte pallide , coi merletti intorno alle maniche e al collo , col monogramma dominato da una coroncina senza significato gentilizio . Sotto il tessuto azzurro si ricoverava la magrezza ch ' era quasi deformità , e fuori balzavano due spalle pungenti : due mani allacciate con forza intorno all ' esile busto della giovanetta , avrebbero potuto ritorcerlo come un virgulto . Ella guardava dalla finestra in giardino , cercando distinguere attraverso la tenebra . I confusi moti dei due palmizii rispondevano all ' urlìo più accanito del vento , al rombo più profondo del mare ; v ' era dunque la logica dei fenomeni e nessuna vittima umana rantolava presso la villa , come pareva . La cosa era semplice ma rassicurante ; e aprendo l ' uscio della propria camera , la fanciulla volgeva l ' attenzione al silenzio della casa ; di là dal gran salotto centrale , la camera d ' Emilia aveva la porta spalancata , la soglia rischiarata mollemente da una rosea lampada notturna . Emilia godeva di tale incredulità per ogni cosa non verisimile , che qualche volta Roberta n ' era offesa ; l ' equilibrio de ' suoi nervi era assoluto e le avrebbe permesso di addormentarsi alla porta d ' un cimitero ; gli usci bene assicurati , Emilia non temeva nulla di soprannaturale , e non ammetteva ciò che sfuggiva alla logica . Una notte in cui aveva udito lo scricchiolìo lento dei mobili , e il passo cauto , e il volo maligno di visioni febbrili , Roberta balzò dal letto e corse alla camera della sorella . La lampada proiettava sopra Emilia dormente un raggio opaco e calmo ; gli occhi chiusi con le nere ciglia abbassate , la bocca chiusa con le labbra raccolte a un ' immobilità statuaria , le braccia nude e composte lungo i fianchi , indicavano una pace secura , la vittoria della giovinezza su gli abituali sogni voluttuosi . Si sarebbe detto ch ' ella si fosse abbandonata al sonno quasi sopra le acque inesplorabili e serene d ' un gran fiume che conducesse al nulla .... Roberta indugiò un istante a contemplarla , tra il rispetto e l ' invidia ; ma mentre stava per tornare alla sua camera , rammentò d ' averla lasciata oscura , e si decise . - Emilia , - disse cautamente , - Emilia , Emilia .... - posando una mano sul braccio della sorella e pensando che se qualcuno avesse chiamato lei Roberta nella notte , ella avrebbe gettato un grido dì spavento . Ma Emilia si drizzò a sedere , uscendo dal sonno per entrar con agile prontezza nella realtà , senza stati intermedii . Le due punte dei seni urgevano vigorosamente la camicia , quasi visibili ; e le lenzuola abbassate scoprivano la linea del busto fino ai fianchi . - Sei tu ? - chiese con la voce velata . - Che vuoi ? ... Non ti senti bene ? ... Roberta esitò , ancòra in contemplazione di quel bianco volto sotto le trecce nerissime , di quegli òmeri giovanili e freschi ; pensò che sua sorella avrebbe potuto lasciare il letto così , vestirsi , e comparire fra la gente , senza nemmeno rinfrescarsi il viso . - Non hai udito un romore ? - disse la fanciulla . - Un romore strano ? - Quando mai ? Non è possibile : tutti gli usci sono chiusi .... Roberta crollò la testa a quell ' argomento di prammatica : Emilia non ammetteva i romori se non quali indizio di fatti comuni e di persone vive . - Avrai udito schioccar la frusta sulla strada , - ella riprese sorridendo . - A quest ' ora ci son sempre dei carri che passano .... - No .... Infine , ho paura , - dichiarò l ' altra , più inquieta per quelle ipotesi , ch ' ella aveva già fatto e aveva dovuto respingere .... - Ho una paura terribile .... Mi permetti di dormire con te ? ... Solo fino a quando si rifaccia chiaro , solo fino all ' alba .... Gli sguardi d ' Emilia non seppero dissimulare e percorsero tutto il corpo infermiccio della sorella , il corpo madido d ' un mador contagioso . L ' istinto non affievolito dalla vita diurna si ribellò all ' idea d ' un sacrificio senza ragione , per le paure infantili della ragazza . E , come a spegnere l ' espressione di turbamento , girando incerti gli occhi per la camera , Emilia rispose : - Che pazzia , cara ? Che cosa ti passa per la testa ? Sai pure che non c ' è nulla , nulla affatto a temere .... E poi , non abbiamo mai dormito insieme .... Ma Roberta aveva afferrato lo sguardo e l ' aveva compreso con la sagacità dei malati , sempre vigili a quanto può consolarli e a quanto può ferirli .... - Hai paura ? - disse con un gesto di sdegno , serrandosi nelle spalle . - Hai paura di prendere il mio male , non è vero ? ... di diventar brutta ? ... Non disturbarti : vado via .... Trovò nell ' umiliazione il coraggio per sfidare le notturne inquietudini , ed uscì prestamente , s ' inoltrò nel buiore delle altre camere , senza curar la sorella , che aveva steso un braccio a trattenerla . Emilia restò a sedere sul letto qualche tempo , meditando gli argomenti offerti dall ' istinto egoistico per giustificare il suo rifiuto : poi si vinse , e gettò da un lato la leggera coperta . Nella fretta e nel bisogno di buttarsi qualche cosa su le spalle , afferrò l ' accappatoio bianco che giaceva sopra una sedia . Aveva , l ' accappatoio , una sottil fragranza di mare e di sole ; conservava fra le pieghe i sogni luccicanti pullulati dalla mollizie del bagno ; era un emblema di salute e di vigor giovanile . Emilia lo spiegazzò fra le mani e lo indossò con furia , quasi tentasse far tacere quei ricordi carnali . Quando fu nella camera di Roberta , il singhiozzo prolungato e sommesso della ragazza la guidò fino al letto , e trovatala nel buio , si chinò ad abbracciarla . - Perdonami , - disse Emilia ; - mi hai colta nel sonno e ti ho risposto bruscamente ; non sapevo quel che rispondessi .... Vedi che sono qui , ora ? ... Ti domando scusa .... Meglio sarebbe stato il fatto di coricarsi vicino a lei , di consolarla , rassicurarla così ; ma non appena presentatosi quel pensiero , l ' istinto lo combattè con tutte le forze , come un sacrificio inutilmente dannoso e forse inapprezzato . Roberta , aggomitolata e lagrimosa , massa oscura nell ' oscurità più tenera del luogo , non disse parola ; Emilia , cercata una sedia a tastoni , la trascinò presso il capezzale , e vi si sedette , raccogliendosi intorno l ' accappatoio . Non pensò ad accendere il lume ; rimase immota , sentendo calar sul cuore l ' ingiustizia della sorella , che non le aveva aperto sùbito le braccia . I suoi occhi fissavano la giovanetta oscura e singhiozzante , o vagavano tra le forme volubili del nero , desiderando invano che il quadrato della finestra s ' illuminasse a poco a poco della tenue alba estiva . Il sonno era svanito . Emilia riprese a parlare , e le parole fluivano nel silenzio notturno , vibranti e squillanti sotto l ' onda d ' un ' irritazione contenuta . - Suvvia , Roberta , - disse , - perchè continui a piangere ? ... Perchè hai paura di tutto , come una bambina ? Bisogna essere meno deboli , più ragionevoli .... Non ti è mai venuto il dubbio d ' essere ingiusta , con me ? E tuttavia lo sei , lo sei troppo .... Io non ho fatto nulla di bene perchè conto poco sul tuo animo .... Ti ho dato solo dei consigli : ti ho pregato di condurre una vita più attiva , di non rimaner l ' intero giorno nella tua camera , di non leggere fino a indebolirti ; ti ho pregato di tante cose semplici , che pure ti avrebbero giovato .... Ma tu sorridi , quando parlo io ; la mia buona volontà si spezza contro la tua diffidenza .... Non ti sembra , Roberta , ch ' io abbia diritto a vivere una vita mia ? Ora , invece io vivo solamente della tua , mi trovo inceppata , schiava , ho sempre timore di spiacerti .... Non me ne lagno ; sarei felicissima se tutto questo avesse un resultato .... nella tua affezione , per esempio .... Quando sono rimasta vedova .... Il ricordo che le si presentava così repentino l ' arrestò a un tratto perchè le doleva crudelmente . Ella era stata moglie innamorata , più che affettuosa ; l ' amore era conseguito dal bisogno di trovare un senso nuovo intorno a sè , il quale non fosse parso desiderio volgare ; e mentre l ' uomo intendeva a crearle l ' esistenza sognata , la morte era sopraggiunta , e ogni cosa erasi ridotta a parvenza d ' un ' idealità intravista , d ' una rarità avvicinata e scomparsa ... Roberta non piangeva più , ma raddoppiando d ' attenzione , tentava figurarsi il volto e l ' atteggiamento d ' Emilia . La cercò a lungo con lo sguardo senza muoversi e scoperse infine una forma chiara , diritta ; ascoltò il rimprovero , pensando che le parole erano inutili e rimaneva il fatto , il ribrezzo mal celato ; s ' indugiò con gli occhi a quella forma quasi chiara e diritta , indovinando l ' ombra scesa sulla fronte della donna . - Quando sono rimasta vedova .... - continuò Emilia , dolorosamente colpita che Roberta non l ' avesse interrotta e l ' obbligasse a compiere la frase , - io ti ho promesso di non allontanarmi da te , e tu mi hai promesso la tua affezione più devota .... Dovevamo percorrere la nostra via insieme , veramente da sorelle .... Io non ho ancòra nulla da rimproverarmi .... E tu , Roberta ? Non hai nulla da rimproverarti ? Ti sembra di amarmi quanto ti amo io ? ... Roberta ? ... Non mi ascolti ? ... Non vuoi rispondere ? Allungò la mano vivamente , incontrò sul tavolino la candela e l ' accese .... La fanciulla appoggiava un gomito al guanciale , stando coricata di fianco sopra le coperte ; alla luce inattesa si rannicchiò dentro la camicia per nascondere le gambe smagrite . Ella andava macchinando molte ragioni da obiettare , molte dure e taglienti parole , che avrebbe pronunziato senza ritegno col favore dell ' oscurità ; ma il lume acceso le smagò l ' energia necessaria , e le ragioni e le parole si dispersero . Guardò di nuovo Emilia avvolta nell ' accappatoio bianco , da cui sorgevano il collo tornito e la testa fiorente di vitalità ; le gambe chiuse nelle calze di seta nera erano accavallate l ' una sull ' altra ; e i piccoli piedi , seminascosti in piccole pantofole rosse . Quello spettacolo di giovanezza , quella giovanezza piena , la quale pareva dicesse : - " Io sfiorisco lentamente qui , ma qui non dovrei essere , e il mio destino è più forte d ' ogni calcolo pietoso , " - riattizzarono in Roberta l ' energia per le parole amare . - Ecco , - rispose chinando la testa a osservarsi le mani , perchè non osava sostenere lo sguardo interrogativo e dolente di Emilia , - senza dubbio quanto tu dici è vero ; ma io non ti aveva chiesto di ricordarmi i tuoi beneficii .... Mi sentivo male , stasera , e avevo paura .... Sai che io sono una sciocca e non ragiono bene come te .... Avevo paura , son venuta nella tua camera , e tu mi hai mandata via .... - Ma è falso , Roberta ! - No , non è falso : mi hai mandata via .... Perchè ? Potresti dirmelo , tu che mi ami tanto , potresti dirmi il motivo pel quale non mi hai concesso di passar teco la notte ? Non è forse perchè ti faccio orrore , perchè sai che la mia malattia è probabilmente contagiosa ; perchè hai ribrezzo di tua sorella , infine ? ... - Roberta , che cosa dici ? - Hai ribrezzo di tua sorella , e sei stanca di doverle prestar le tue cure .... Tutto ciò , io l ' ho capito , l ' ho visto ne ' tuoi sguardi , non soltanto questa notte , ma da tempo , dal giorno in cui ti è venuto il dubbio ch ' io fossi tisica , tisica , tisica ! ... Nello sforzo di lanciare le terribili parole , s ' era spinta innanzi col busto , protendendo il collo scarno ; e coi capelli sciolti per le spalle , arruffati sugli occhi , sembrava una magra femmina selvaggia che gettasse un grido lugubre nella notte ; di sotto gli archi sopraccigliari saettava una corrente d ' odio . - Ascolta , Roberta .... , - disse Emilia , sgominata dalla subitanea trasformazione della giovanotta in una energia fisica , urlante di rivolta e di dolore . - No , tutto questo mi fa peggio di qualunque malattia , - seguitò Roberta senza curare l ' interruzione . - Sei venuta a rassicurarmi , dici , e resti lì , inchiodata sulla sedia , studiando di non avvicinarti .... Se ti chiedessi di stringermi forte fra le braccia , di mettere le tue labbra sulle mie , rifiuteresti inorridita .... Sei la mia condanna , tu che mi vuoi bene ... ! Ah sì , i medici mi confortano , mi dànno a sperare , ma io vedo che le loro parole sono false , perchè tu me lo fai capire ad ogni istante , me lo dici ogni giorno , ch ' io sono ammalata per sempre .... E non hai compreso , Emilia , non hai compreso che io non voglio morire ? che ho il terrore della morte , che non posso dormire per quell ' idea ? Voglio vivere , vivere , vivere , come te , come gli altri , perchè sono giovane , perchè ne ho il diritto , perchè .... E senza compiere la frase , spalancando , le braccia nell ' aria disperatamente , mandò tale un grido di rabbia e di desiderio , che Emilia balzò in piedi quasi una scudisciata le avesse lacerata le carni .... Corse a Roberta , la strinse pazzamente al seno , appoggiandone la testa sulla propria spalla . - Roberta , - mormorò quasi con febbre , - Roberta , non è vero che sei malata e ch ' io ho ribrezzo di te ! Come hai potuto supporre ? ... Vuoi le mie labbra , vuoi che ti stringa così ? Senti che ti bacio ? Senti che ti chiedo perdono , se ti ho dato , motivo a dubitare di me ? Dormirò con te questa notte , dormirò ogni notte con te , purchè tu mi creda ... ! Aspetta .... Con la mano che non sosteneva il corpo di Roberta , Emilia slacciò i cordoni dell ' accappatoio e adagiò la fanciulla per coricarsi a fianco di lei ; ma Roberta era pallida e anelante , e la donna tacque a un tratto , e si chinò a guardarla spaurita .... - Roberta , - disse , - ti sentì male ? - No , - rispose la giovanetta , - ma sono stanca : ho bisogno di riposare ; lasciami sola .... - Che paura mi hai fatto , bambina ! Perchè mi hai detto tante cose tristi ? Hai voluto punirmi ? Emilia stava in piedi accanto al letto . Roberta , aggomitolata nella camicia azzurra , fissando gli occhi in alto , coi capelli sparsi sull ' origliere ascoltava giunger di fuori il ritmo quadruplice d ' un treno , il quale passava soffiando nella tenebra dei campi , lungo la tenebra del mare . - Bisogna resistere alle cattive idee , - continuò Emilia ; - ho parlato di te l ' altro giorno al signor Lascaris : e anch ' egli mi ha detto che tu sei guarita .... Guarita , capisci ? - Oh , il signor Lascaris dirà tutto quanto vorrai , - osservò Roberta con un riso stridulo . - Il signor Lascaris non sarà mai sincero con te , ed io non credo a lui , come non credo agli altri .... Guarda , - aggiunse , facendo uno sforzo per tornare a sedersi sul letto e rimboccando una manica della camicia , - guarda come sono ridotta , come sono divorata dal male .... Ti paion queste le braccia , il petto d ' una ragazza di diciannove anni ? ... Non vedi quante macchie ? Fin che queste macchie non spariscano , io sarò malata , avrò la morte qui dentro , - e si toccava il seno con le mani febbrili . - Il signor Lascaris , il dottor Noli , tutti possono ben parlare : nessuno oserebbe dire a me o a te , ch ' io debbo morir presto .... Si raccolse per seguire a testa bassa l ' eco della frase spietata , che le risonò nell ' animo quasi non l ' avesse pronunziata ella medesima . La luce gialla della candela le stendeva sul volto una maschera cerea , in cui gli occhi vitrei diventavano traslucidi e i capelli biondi si snaturavano in un pallidissimo color d ' ambra ; la camicia cilestrina così mite e ridente sopra un corpo rigoglioso , era sinistra su quel corpo magro , pareva un drappo ilare avvoltolato per ischerno intorno a un rigido fantoccio . Emilia s ' era collocata di fianco sul letto , a viso a viso con la sorella , e la guardava inquieta . - Non agitarti di nuovo , - ella pregò , - non esaltarti , non è vero nulla di quanto tu dici .... - Morire , morire , capisci ? - continuò Roberta . - Devo morire , presto . Tu non credi alla morte ; tu l ' hai dimenticata , perchè sei sana , sei bella .... Vedi come sei bella , - proruppe in aria di corruccio , mentre , allungando le mani , apriva ad Emilia l ' accappatoio già sciolto , e le additava il collo rotondo , i seni tondi e duri , che si delineavano , perspicui sotto la camicia . Emilia si ricoperse vivamente . - E anch ' io avrei voluto essere bella , e piacere .... Ogni cosa è per voi , che siete belle e forti .... Io devo morire , morire ! La voce , dopo essere stata mordace , era divenuta sommessa , desolatamente triste , ed Emilia non osò più resistere . Ella s ' era ben detto che doveva consolar la sorella e farla sperare e vincerne i fantasmi ; ma dove trovar le parole di conforto , le quali valessero quelle parole disperate , e le superassero ? Tacque ; poi lentamente , anche la voce di Roberta s ' abbassò a un mormorìo lamentoso : - Avrei voluto essere bella , e devo morire .... Non ho più nulla per me : non posso nemmeno respirar l ' aria che respiri tu , e goder l ' ombra ; devo andare in cerca del sole .... - Fatti coraggio , Roberta ; sono , idee .... - tentò ancòra Emilia . - Ho paura della morte .... - Perchè vuoi renderci tristi ? Sei guarita .... - Ho paura della morte , e ogni giorno , essa può entrare in questa camera .... - Sei così giovane .... La giovanezza è una forza ... - Quanti muoiono giovani ! E come , come , dovrò morire ? - Roberta , Roberta , non esaltarti . - Ma sono disperata ! Non senti la disperazione nelle nostre parole ? - È la notte ; domattina tornerà la speranza . - Sarà peggio ; e la morte continuerà il suo cammino , mentre noi aspetteremo la vita .... - Silenzio , Roberta .... Pensa a domattina , col sole , col mare calmo e illuminato .... - Tutto questo è così indifferente al mio male ! E nessuno , anche i non indifferenti , potranno giovarmi : dovranno assistere alla mia morte , senza stendere la mano per allontanarla d ' un ' ora .... Nascose il volto tra i guanciali , piangendo liberamente ; Emilia le passò le braccia attorno al busto , mettendo il capo presso il capo di lei . Così piansero a lungo , rischiarate dalla luce giallastra della candela elle si consumava : e l ' alba trovò le due donne discinte , che parlavan della morte , a testa china sul medesimo , guanciale . VI . La notìzia fu annunzìata con tanto ingenua serenità , che nessuno avrebbe supposto fosse falsa . Per sospettarlo , bisognava conoscere l ' indole impulsiva di Roberta , la quale non trovava nulla così dolce quanto inventare un fatto o raccontare una bugia . Qualche volta rimaneva ella medesima colpita dalla propria abilità , dalla spontaneità incomparabile con cui repentinamente , minutissimamente , sapeva esporre una lunga favola di sua creazione ; e in un attimo stendeva una rete di menzogne inutili , sbizzarrendosi a saldar l ' allacciatura dei nodi , che potessero resistere a qualunque sforzo d ' obiezione . Spesso con Emilia aveva fatto il giuoco infantile , ma lo aveva concluso con una risata , gettando le braccia al collo de la sorella , e dicendole : - " Non è vero . Ho inventato tutto , per divertirmi . " Con Cesare Lascaris lo esperimentò un giorno in cui era piena di speranze e si sentiva bene e aveva voglia di ridere a spese di qualcuno . D ' altra parte , Cesare non le piaceva : era bruno , coi tratti del viso irregolari e forti , senza barba , ed evidentemente magro quasi quanto lei . - Mia sorella è uscita per il bagno , - ella disse non appena l ' uomo comparve in giardino . - Tornerà ' forse fra un ' ora . Poi , mentre parlavano di cose indifferenti , la fanciulla trovò modo di farvi sgusciar dentro la notizia falsa , a guisa di parentesi : - .... Lei sa che mia sorella è fidanzata , non è vero ? ... Lo sa ? ... Cesare stava fortunatamente a testa bassa , disegnando sulla sabbia una serie di circoli concentrici ; e sùbito , al colpo non atteso , ricordò che la professione medica aveva saputo creargli una maschera di calma impenetrabile , per i casi disperati . Sollevò la testa , senza batter palpebra . - Me ne congratulo sinceramente , - rispose . - Non ne dica nulla a Emilia , però . Forse mi rimprovererebbe .... E per qualche minuto la ragazza continuò a parlare , enunziando tutte le particolarità del fidanzamento . Si trattava d ' un giovane signore di Milano : il matrimonio sarebbe avvenuto nell ' ottobre prossimo , in Riviera , perchè Emilia non voleva abbandonar la sorella un sol giorno ; quanto a lei , Roberta , sarebbe rimasta presso gli sposi . Cesare ascoltava immobile , non accorgendosi che dalle mani gli era scivolato il portasigarette di tartaruga ed era caduto a terra . Guardava la ragazza , scoprendole a un tratto qualche espressione profondamente femminile , che gli era sempre sfuggita . Con una gamba sull ' altra in modo da lasciar vedere un po ' delle calze , con le braccia aperte sulla spalliera della panchetta rustica , la testa portata indietro , le ciglia socchiuse , Roberta era in quel giorno e in quell ' atto molto sessualmente femmina , emanava inconsapevole un ' acredine sensuale , eccitava una cupidigia di violenza bruta . Il giovane aveva tentato a più riprese di sviar l ' argomento ; ma Roberta era inflessibile , quantunque la mancanza d ' obiezioni da parte dell ' ascoltatore le togliesse il meglio del suo piacere ; pur tuttavia seguitò a descrivere il carattere del fidanzato , un uomo eccezionale , senza confronti . Infine , Cesare si alzò per troncare la conversazione , e mise il piede sul portasigarette , che schizzò in frantumi . Fu la sola prova di oblio completo , ma fu anche quella la quale divertì immensamente Roberta , che lanciò alcuni trilli di gioia puerile . - Che cosa fa ? Che cosa fa ? - esclamò ridendo . - È il suo astuccio ! ... Se n ' era dimenticato ? ... Guardi come l ' ha ridotto ! Le risatine perlate della ragazza lo ferirono anche peggio . Si chinò a raccogliere i frantumi , e se li rovesciò macchinalmente in tasca insieme a un po ' di ghiaia e a qualche sigaretta , mentre Roberta raddoppiava le risatine quasi maligne . - Deve star molto bene , Lei , oggi ? - domandò Cesare . - Sì .... Perchè ? - rispose la giovanetta oscurandosi subitamente in volto , - Come mi trova ? ... - Sono pallida ? Tale era l ' umile preghiera della voce , che Cesare non ardì spingere oltre la sua vendetta . - Appunto , - si affrettò a dire . - Non l ' ho mai vista meglio : ha un colorito splendido . Roberta mandò un sospiro di conforto , e Cesare si limitò a pensare : " Con una parola potrei forse ucciderti . " Ma sentì di repente che si svegliava da un sogno , e che tutte le cose intorno a lui avevano ripreso il loro aspetto comune , laddove per qualche tempo egli aveva visto il giardino grande come una foresta , e i filari degli aranci profondi come i sentieri di quella foresta . Nauseato , stava per andarsene quando Emilia sopraggiunse ; aveva il suo solito abito , lilla , e in testa portava un cappello rotondo , di grossa paglia ; le mani erano nude . Cesare la guardò appena , rifuggendo dall ' analizzare anco una volta lo spettacolo di bellezza che non era per lui ; Roberta prestamente gli gettò un ' occhiata per implorarlo a tacere ; e la conversazione s ' avviò con una svogliatezza inabituale . - Ebbene , che cosa è accaduto ? - domandò Emilia a Roberta , quando Cesare ebbe preso commiato . - Eravate così confusi tutti e due .... Roberta scoppiò a ridere . - Ha rotto il suo astuccio da sigarette , - rispose . - Null ' altro .... Poi , più tardi , in casa , non potè trattenersi e narrò ad Emilia la sua menzogna . - Sono vere sciocchezze , - osservò la donna bruscamente . - Quale intimità abbiamo noi col signor Lascaris per prendercene giuoco ? E perchè inventare una storia di genere così delicato ? È orribile , che tu non possa vivere un giorno senza dire una bugia , a qualunque costo , al primo venuto .... Parlava con voce un po ' alta , mentre andava preparando alla sorella una tazza di cioccolata di cui Roberta aveva abitudine ; ma le sue mani tremavano , e con un movimento maldestro rovesciò la tazza di porcellana e la ruppe . Per la prima volta , Roberta ebbe a pentirsi quel giorno d ' una sua favola ; perchè Emilia andò a rinchiudersi in camera e non si mostrò fino all ' ora di pranzo . Roberta non l ' aveva mai vista così agitata : fosse imaginazione o realtà , le parve che la sorella avesse pianto . VII . Si arrampicò per il monte dietro il paese , dove la straducola mancava del muro , e apparivano , come da uno squarcio , le acque , il paesaggio , il verde , il grigio . Là , Cesare sedette ; restò a guardar lo spettacolo fantastico , in una posa d ' attenzione totale , sdraiato sopra un piano d ' erba , all ' ombra d ' alcuni folti ulivi . E lo spettacolo era così raro , che l ' uomo ne fu per qualche istante tutto assorbito , e cominciò a osservar da lontano , avvicinandosi con lo sguardo a poco a poco fin dov ' egli si trovava . Da lontano , il mare in un ' invasione di luce singolarmente nebulosa e dorata , aveva smarrito la linea d ' orizzonte , unendosi col cielo dorato e nebuloso ; talchè non si sarebbe potuto dire , nella falsa rifrazione , se le vele piccoline danzassero sul mare , o non piuttosto fossero tra cielo e mare sospese . In quella sterminata dovizie di luce impalpabile o dentro le acque animate dal formidabile riverbero , due scogli neri sorgevano , apparenti e scomparenti a capriccio dell ' onda , circonvoluti da un rigoglio di spuma gialla . Le coste lontane , che nei giorni d ' aria lucida si disegnavano perdutamente , stavan celate dietro il velario d ' oro . Ma verso le rocce violette di Portofino , a levante , le acque avevan disperso il pulviscolo solare , e una violenta chiazza azzurra restituiva la solita visione col limite ben netto dell ' orizzonte . Ancòra là , otto o dieci vele bianche , l ' una accosto all ' altra , erano farfalle posate con le ale trepide sul pelo delle acque ; e due o tre , più basse , avevano una tinta bruna , quasi la luce non fosse giunta a tangerle . Così lungi , le imbarcazioni peschereccie , tenevan forma e significato di giuocattoli ; nè si poteva credere portassero uomini massicci , curvi sul liquido specchio o stesi sulle tavole umide in aspettazione . Poi , ad un tratto , diminuendo di molti gradi la lontananza prospettica , s ' apriva agli occhi di Cesare la costeggiante verzura del paese , fitta e spessa come un vello , in numerose gamme di colore , in diverse altezze , da cui s ' ergevano , i cipressi cuspidali . E ridenti di bianco o di rossiccio , le case vivevano tra quel magnifico sopore della vegetazione , che nell ' aria calda non muoveva fronda o foglia . Verso oriente era la chiesa bigia col livido campanile , cui s ' aggruppavano stretti attorno gli altri edifici , i quali a mano a mano andavan poi disseminati in mezzo al verde , spinti fino al mare , collocati più alti sul lene pendio dei colli ; e frequenti balzavan fuori tra casa e casa i ciuffi di verzura , i ciuffi argentei degli ulivi .... Dominava il grigio , per i ciuffi degli ulivi e per le lastre di ardesia che coprivano i tetti . Più qua , immediatamente sotto il piano erboso dove Cesare stava , lo spettacolo era gentile , con due lunghi rettangoli di terra , che un giardiniere coltivava a rosai ; e le rose bianche , opulenti , molte già sfatte , innalzavano un profumo carnale , potentissimo in quell ' aria pura d ' ogni altro profumo . Una cagna volgare abbaiava dietro invisibili fantasmi , correndo sulla terra grassa a calpestar le foglie di rose disperse . Alcuni romori salivan dal paese : il grido di qualche rivendugliolo , lo schioccar delle fruste , il lamentio d ' uno zufolo stonato ; così fievoli tutti , vaganti nel grande spazio , che la lontananza pareva maggiore . Lentamente le scene diverse si mutarono in imagini d ' abitudine , per Cesare che le fissava con lo sguardo pigro di chi medita cose lontane ; assorbivano la sua attenzione fisica , dando libero il corso ai pensieri . La donna amata da lui , era per altri ; la plastica di quell ' impareggiabile corpo sul quale i suoi occhi s ' eran posati nella deliziosa trepidanza dell ' intuizione , doveva svelarsi intera a un altro uomo ; in un ' alcova ignota , la voce d ' Emilia sarebbe diventata intima .... E la sinfonia classica dei bottoni che si slacciano ? La visione della donna soffusa di bianco nel pulviscolo lunare ? Egli si trovava dunque impegolato in uno di quegli amori cui il volgo definisce , tra il rammarico e lo scherno , senza speranza ; e ne derivava la necessità di gettarsi a capofitto in pieno romanticismo , o di togliersi per sempre da una strada che cominciava a diventar malagevole . Aveva sognato . Qualche particolare dei sogni che inconsciamente era andato accarezzando in quei giorni , gli tornava alla memoria . Per esempio , aveva sognato una piccola villa con molti palmizii , addossata a una falange d ' ulivi rampicanti sui colli ; e tutto in giro , la campagna esalava quella serenità , la quale giunge così crudele alle umane sventure , ed è così piacevole per gli umani egoismi : la serenità dei grandi paesaggi alpestri , o dei graziosi paesaggi sui laghi lombardi .... Entro la villa , una voce femminile risonava nell ' ombra moderata delle camere fresche .... In abito purpureo Emilia giaceva sovra un ampio divano carico di molti origlieri bizzarri ; a ' suoi piedi , egli stesso , Cesare , seguiva la voce della donna .... Uno svelto scaffale da ninnoli era coronato da un alto vaso di porcellana riboccante di fiori , che cadevan sotto uno spiraglio di luce ; il sole ne irrubinava metà , un angolo di rose e di verbene , tra cui si drizzava qualche ciuffo di vainiglia . Questa ed altre ideali concezioni d ' avvenire , erano state bruscamente travolte , poichè non nella villa con molti palmizii , ma la voce d ' Emilia sarebbe diventata intima e flessuosa in un ' alcova ignota , per un uomo ignoto .... VIII . - Senta ! Senta ! - gridava la fanciulla , rivolgendosi a Cesare e additando le ondate furibonde che si gettavano contro la spiaggia . - Sembrano colpi di cannone ! Cesare e le due donne eran giunti in riva al mare , convulso per il soffio poderoso del vento , e tutto bianco ; eran scesi dalla strada sulle rocce più eminenti , arrampicandosi dove le onde non potevano arrivare . Ascoltavano così il rimbombo sordo dell ' acqua contro le cavità degli scogli ; un fragore talmente reiterato , che a fatica si distinguevano le voci . - È bello ! è bello ! - esclamava Roberta , aspirando l ' aria , e trovando sulle labbra un impercettibile umore salino . I riccioli intorno alla fronte e al collo le si scompigliavano sotto la veemenza del vento ; le gonne le si serravano alle gambe ; ella rimaneva forte sul dosso scabro della roccia , sorridendo alla burrasca . Dietro lei , Cesare s ' era fermato a fianco d ' Emilia . Questa , meditabonda e inquieta , aveva obliato un istante le sue riflessioni affannose , per ammirare lo spettacolo ; ma la vicinanza dell ' uomo , il quale pareva triste quel giorno e d ' una tristezza di cui ella sospettava la causa , le dava un ' immensa brama di spiegarsi , di togliere a sè e a lui dal cuore le punte , che la ingenua malizia di Roberta vi aveva affondato . E pensava , quasi tremando : " Com ' è strano che Roberta stessa ci costringa a parlare ! Ella medesima ci ha offerto un argomento grave e pericoloso . Dovrò spiegare a Cesare che io non sono fidanzata ad alcuno , che non lo sarò mai , perchè mi sono votata a un ' opera di sacrificio e ho promesso la mia esistenza alla sorella ammalata . Ma come risponderà egli ? Come accoglierà la mia rinunzia ? ... La combatterà , certo , e poi non riuscendo a vincermi , - non riuscirà , - dovrà partire .... Resteremo noi due , io e Roberta , per sempre .... " Gettò uno sguardo a Roberta e a Cesare , e per la prima volta il tormento di dovere sceglier presto , inappellabilmente , le si affacciò all ' anima con tutta la sua tremenda potenza . Doveva sacrificare in eterno l ' uno all ' altra , e la scelta non le avrebbe dato mai pace , egualmente non fosse mai avvenuta ; perchè la rinunzia di lei all ' amore e alla felicità avrebbe reso più cupa la dissonanza fra il suo spirito e lo spirito di Roberta ; nè ella avrebbe potuto perdonare a questa l ' insanabile spasimo che le era costata . E con l ' orrore abituale in lei per ogni veemente dibattito , guardava in fronte l ' avvenire , il quale si presentava amarissimo , qualunque via ella avesse percorso ; e innanzi al mare fremebondo , alle ondate gigantesche , al cielo seminascosto sotto nubi tempestose , innanzi allo spettacolo ribelle , provava l ' impeto di gridar la sua disperazione , di confondere la voce del suo furore inutile con la voce assordante di quel liquido furore , che si lanciava alla spiaggia , dopo aver già forse travolto uomini e navi . - Fa bene quest ' aria , signor Lascaris , non è vero ? - domandò Roberta , sorbendo ancòra l ' aria pregna di sali . - Ma non si esponga al vento così , - osservò Cesare , mentre pensava che sotto la gioia della giovanetta si celava tuttavia la molestia d ' un ' idea roditrice . - Venga più qua ; si ripari dietro queste rocce . Alcune rocce grigiastre bucherellate formavano una specie di profonda insenatura , e drizzandosi fino all ' altezza della strada , porgevano un ricovero naturale dalle raffiche del vento . Nella insenatura profonda , le onde si scaraventavano una sull ' altra bianchissime , andavano a battere contro il fondo , si ritorcevano , ed erano risospinte dalle sopravvenienti , con vece assidua , con un ribollir di schiuma più candida del latte . Lo strepito risonava enorme . Roberta sedette molto in basso , dove giungevano talora gli spruzzi minutissimi dei flutti ; più in alto sedettero Cesare ed Emilia , e sul principio Roberta si voltò a guardarli di tanto in tanto , additando senza parlare i cavalloni , che giungevan da lungi e si precipitavano entro la piccola baia . Poi stette , assorta , e sembrò aver dimenticato i compagni , per seguire qualche suo pensiero non anco definito e infantilmente triste . - Che cosa Le ha detto , ieri , mia sorella ? - domandò Emilia , girando a un tratto la testa verso Cesare . Sorrideva , con una fuggevole vampa di rossore sul volto ; e bastaron quel sorriso , l ' espressione involontariamente carezzevole degli occhi , per segnare un passo grande sulla via delle confidenze . Emilia pensò più tardi , - quando tutto era già per sempre finito e la sua esistenza era per sempre tracollata negli abissi della disperazione , - pensò che la sventura aveva avuto origine da quel suo moto irriflessivo .... Perchè non tacere ? Perchè spiegarsi , animando le speranze dell ' uomo , più forti quanto più gravi si presentavano gli ostacoli alla lustra di felicità , cui l ' uno e l ' altra sognavano ? Ma ormai , la frase le era sfuggita dalle labbra : - Che cosa Le ha detto mia sorella ? - Non è vero ? ... - esclamò Cesare . Gli occhi gli scintillavano , e il respiro gli usciva dal petto caldo e vibrato . - Non è vero ? ... Mi ha detto che Lei è fidanzata .... Ma non è vero ? ... La donna crollò il capo , continuando a sorridere , con un senso più mesto . - Roberta , - disse , - ha voluto scherzare . Qualche volta passa il segno e commette delle fanciullaggini ; ma è allegra così di rado , che bisogna perdonargliele .... Non è vero nulla .... E Lei ha creduto ? Io non sono fidanzata ad alcuno ; non lo sarò mai , ad alcuno .... E Lei ha creduto sùbito ! Le sembra che io potrei abbandonare Roberta ? Parlava con voce debole , molto commossa , tenendo gli sguardi alla tempesta ; e Cesare le si era un poco avvicinato per non perdere sillaba . Il mare ai loro piedi ruggiva .... Spingendo l ' occhio oltre l ' insenatura , si vedevan le onde infaticate battere disordinatamente per tutta la lunghezza della spiaggia , fino a Nervi : e gli spruzzi si levavano altissimi , aprendosi a guisa di Ventaglio e ricadendo tra il bulicame della spuma . - Perchè ? - domandò Cesare stupito . - Lei non abbandonerebbe sua sorella ? Innanzi tutto , abbandonare è cosa diversa .... - Più piano , - interruppe Emilia , temendo che Roberta non udisse . Il cuore le batteva in tumulto , ascoltando le parole divenute intime , segrete , come già l ' uomo avesse confessato il suo amore e già parlasse per difendere la propria conquista . Egli aveva sentito nel fondo dell ' anima scatenarsi la malvagità egoistica , per la quale voleva ogni cosa al suo dominio e non poteva soffrire ostacolo alcuno . S ' era fatto un po ' pallido , gli occhi neri lucenti ; aveva guardato in basso , verso Roberta , con un lampo d ' odio improvviso . - Lei vuole sagrificarsi a sua sorella ? - continuò , smorzando la voce . - È impossibile , assurdo ; sarebbe mostruoso . Pensi che ciascuno ha nella vita una strada da percorrere . Nessuno può , nessuno deve mutarla a forza , per seguire il cammino d ' un altro . E a quale scopo , a chi gioverebbe ? Ella sciuperà tutta la vita in una rinunzia inutile , la quale non sarà forse nemmeno compresa .... , nemmeno compresa ! " Perchè mi parla così ? " - domandò in quel punto Emilia a sè stessa , trasalendo sotto il soffio della scomposta eloquenza . E tentando sorridere ancòra , obiettò : - Ma ciascuno ha il diritto di scegliere la via , in capo alla quale spera di trovare una sodisfazione , un riposo della coscienza .... Non Le pare ? Quella ragazza è attaccata a me , è gelosa della mia affezione , e non reggerebbe al dolore d ' una lontananza , alla rivalità di un altro , affetto .... Io la conosco .... E Lei pure sa quanto la sua salute sia debole .... Infine , ho pensato , può crederlo : e ho giudicato che questo è il mio dovere , e che posso compierlo serenamente , anche senza sacrificio .... Sì fermò . Giungeva con fragore infernale un ' ondata verdastra , alta , e incontrando i primi scogli , spumeggiò d ' un tratto senza rompersi ; poi coperse la spiaggia , si franse , s ' ingolfò entro l ' insenatura , conquistando alcuni frastagli , fin allora intatti , della roccia su cui sedeva Roberta . - Hai visto ? - gridò la fanciulla ad Emilia . - È giunta fin qua su ! - Non sei bagnata ? - domandò Emilia con una premura timorosa , la quale significò per Cesare più di tutte le spiegazioni . - No , no . Sto benissimo qui , - rispose la giovanetta . Seguì una pausa lunga . Tutti e tre guardavano la vicenda delle acque potenti e il cielo giallastro pel riflesso di un moribondo raggio solare . - Sono le illusioni solite dell ' altruismo , - riprese Cesare , con voce cauta , piena di fremiti rattenuti . - Il tempo ne fa giustizia , ma sempre troppo tardi .... E perchè mai , a un tratto , questo sacrificio ? ... Perchè non prima ? Emilia battè le palpebre ; un pudore ardente le bruciava di rossore le guance ; ella avrebbe voluto riprendere la coscienza delle cose reali e fiaccare con lo sdegno la domanda ardita ; ma dal cuore le saliva un singulto di smarrimento . Guardò l ' uomo in volto e lo vide oscurato dalla passione dolorosa ; capì ch ' egli andava dietro ai balzi del pensiero e li ripeteva , dimenticando il riserbo tenuto fino a quel giorno e i doveri che quel riserbo gli imponeva . La comprensione della sua sofferenza incontenibile turbò maggiormente la donna . - Allora , - ella disse con voce spenta , - Roberta non era ammalata . Ella viveva con noi , non aveva bisogno della mia assistenza , nè io gliel ' aveva offerta .... E d ' altra parte .... Voleva dire : e , d ' altra parte , la dissonanza delle loro anime aveva avuto principio da quel tempo , appunto ; gli occhi di Roberta , da quel tempo s ' eran fatti vigili , gelosi , cattivi ; in quel tempo , Emilia aveva dovuto nascondere la sua gioia , misurarne gli slanci , guardarsi dalla sorella .... E , - il sospetto era atroce , ma non mancavano i dati a nutrirlo e a renderlo verisimile , - ed Emilia sospettava che il giorno in cui la morte aveva visitato la sua casa , fosse stato un giorno di letizia crudele per Roberta , infine liberata d ' una presenza agghiacciante , d ' una minacciosa rivalità . Voleva dir questo ; ed esitava tra il timore di addentrarsi troppo nelle confidenze più delicate , e la paura di non arrivare a convincere .... Ma Cesare , obbedendo all ' impazienza della sua superbia , scosso dal ricordo d ' un passato che non gli apparteneva e che aveva evocato egli stesso , interruppe : - Sì , sì , tutto questo è forse vero .... E , in ogni modo , io non ho alcun diritto a sapere , non ho alcun titolo per consigliare .... Vuole perdonarmi ? ... Perchè discutiamo di queste cose tristi ? - Infatti , - ripetè Emilia , - perchè discutiamo di queste cose inutili ... La forma brusca con cui l ' uomo aveva troncato il sèguito del colloquio , le dava un cocentissimo dolore . In fondo all ' incrollabilità del suo divisamento giaceva una oscura speranza , viveva il torturante piacere d ' ascoltar le obiezioni di Cesare . Per dissimulare lo spasimo , chiamò Roberta fortemente , nell ' intervallo fra un colpo e l ' altro delle onde . - Roberta ! - disse , - vieni qua con noi . Ti esponi troppo all ' aria .... La fanciulla s ' arrampicò per la distanza che la separava , dalla sorella , e Cesare la studiò in quell ' atto , mentre s ' appoggiava all ' ombrellino chiuso , aiutandosi contro le difficoltà dello scoglio . " Non ha un anno di vita ! " - egli pensò freddamente . Poi , a voce alta osservò : - Come si è fatta svelta , signorina ! Roberta sorrise di compiacenza , e tese la mano ad afferrar la mano che Cesare le offriva , per valicare l ' ultima scabrosità della roccia . - Ho bevuto tant ' aria di mare ! - ella rispose , quando fu seduta a fianco d ' Emilia . - Il mare è mio amico ; io gli voglio molto bene , ed esso mi lascia respirare così leggermente ! ... Emilia sorrise alla sua volta , con un ' ombra di tristezza . Qualche notte prima , Roberta aveva avuto la febbre e un nuovo sbocco di sangue , non forte , appena da arrossare la pezzuola ; ma lo spavento s ' era ridestato in Emilia , più grave poichè Roberta sembrava fatalmente illusa , ricca di speranze , e faceva molti disegni per l ' avvenire . - Questa , è la prima volta che vedo il mare , - seguitò Roberta , con la stessa volubilità fanciullesca . - Ma ne sono felice . Un altr ' anno voglio andare alla montagna , in Isvizzera .... Andremo , non è vero , Emilia ? ... C ' è un piccolo paese , con un bel lago , a mille ottocento metri d ' altezza .... Come si chiama ? Cesare ascoltava , rilevando senza pietà il sintomo delle strazianti illusioni ; e Roberta continuò a fantasticare , garrula e variabile . Aveva dei luoghi lontani una visione romantica , la visione dei giorni in cui il male non le si faceva sentire , ed ella poteva svelarsi in tutta la sua giovane ignoranza della vita e della realtà . Per inconscio paganesimo , si figurava il paesaggio ancòra popoloso di creazioni mitiche ; il mare , la montagna , il lago , la pianura , la notte ed i crepuscoli , eran gli elementi delle sue predilette fantasie .... Quando la sofferenza fisica e il terror della morte non le strappavano un grido di precoce disperazione , Roberta s ' indugiava tra quei pensieri panteistici come fra uno stormo di Fauni capripedi . Ma il chiacchierio febbrile passava sull ' anima d ' Emilia non diversamente d ' una mano incauta sopra una ferita viva ; e per troncarlo , la donna interruppe : - Sarà tempo di tornare , Roberta . Il vento arriva fin qui , ed è più forte .... Il vento rabbuffava ancòra le acque , levandole attorno agli scogli in danza alterna , senza posa ; per tornare , e ripercorrere un lungo tratto delle rocce , Cesare e le due sorelle aspettavano qualche volta l ' onda si ritraesse crepitando ; Roberta salutava con esclamazioni l ' impeto dei flutti , ma procedeva a disagio sul dorso sdrucciolo ineguale dei massi , e barcollava , e di frequente doveva valersi delle mani .... - No : aiuti Roberta , - disse Emilia a Cesare , rifiutando . - Io non ho paura . Ella non aveva paura ; guardava le ondate non anco infrante , ricurve , concave , ergersi lontano , in pieno mare , correre unite in linea di battaglia , gettare un balzo , valicando i più facili scogli , ricomporsi , correre di nuovo compatte , arrivare alla spiaggia , stendersi pianamente lattiginose , echeggiar sonore contro le cavità , dissolversi , ripiegarsi , arricchir le ondate susseguenti , riattaccar gli ostacoli ; ebbrezza del mare ampio e della goccia imponderabile . Sull ' ultimo tratto , Roberta vacillò , quantunque s ' appoggiasse alla mano ferma di Cesare ; egli stava giù avendo superato una costa rigidissima , e la fanciulla , al sommo , inciampò nelle vesti , non trovò tempo a riprendersi , e cadde sul petto dell ' uomo , che dovette stringerla fra le braccia . - Sono salva ! - ella gridò , sulla spiaggia , sciogliendosi dal non forte amplesso inopinato . E rise per confortare Emilia , la quale giungeva in quel punto . Ma la donna era impallidita , alla rapida scena ; non di paura ; per un altro sentimento confuso , per un morso al cuore ; e più da quel sentimento non mai avvertito innanzi , era turbata , che non dal fatto d ' aver visto Roberta fra le braccia di Cesare . Salirono una breve scala di pietra ; poi , arrivati sulla strada presso la chiesa , s ' accostarono al parapetto a salutare di nuovo il mare tuonante . Roberta si staccò l ' ultima , e rivolgendosi mentre gli altri s ' erano , già incamminati , mandò un grido . - È orribile ! - disse . Dalla strada provinciale veniva verso la chiesa una coorte di dolenti , alcuni recando sulle spalle un feretro coperto dello strato di velluto bruno , con una gran croce d ' oro nel mezzo ; altri al sèguito , salmodiando in lunga fila , rivestiti di càmici bianchi o di ampie vesti nere , il viso tutto nascosto dal cappuccio , ad eccezione degli occhi ; altri , pigiandosi sui fianchi del corteo , in disordine ; e la nuvolaglia tempestosa e l ' ora già tarda proiettavano una lunga ombra sinistra . Roberta s ' indugiò a guardare , accasciata , fissando ostinatamente gli uomini della Confraternita procedenti in cadenza , grotteschi e solenni ; i quali ridestavano nella giovanetta il terror della morte , la memoria , di qualche incubo .... - È orribile ! - disse ancòra ad Emilia , che tentava persuaderla a seguitar la via . - Non li dimenticherò più ! ... E a Cesare , che pure la rassicurava sorridendo , rispose : - No , no , taccia ! La prego ! Lei non sa ! Lei non sa ! ... Egli non sapeva , infatti , il motivo di quello sgomento . Tra gli spettri dolorosi della fantasia inferma , Roberta aveva fissa la visione del proprio cadavere , freddo e rigido , con le braccia incrociate sul petto , sopra un catafalco ricco di drappi funerei , presso una finestra spalancata in faccia alla campagna eterna .... IX . Forse la felicità non è che la simmetria del tempo ; l ' ora , il giorno , l ' anno , eguali all ' altra ora , all ' altro giorno , all ' altro anno .... La passione è il disordine , e il disordine è il dolore . Emilia si divincolava invano sotto l ' assillo . Celava il volto in mucchi di rose rosse , fresche e simili a labbra innamorate ; si chiudeva in lunghi silenzii o prorompeva in risa febbrili .... Neppur l ' alba riusciva ormai a quietarla : neanche il torpore suppliva al sonno . Cercava i narcotici , che distendono il corpo quasi sopra nuvole di bambagia . Fuggire ! Pareva quello il sogno più caro alla sua anima .... Era il formidabile istinto di salvezza , che sul viso del soldato nuovo diffonde un pallore mortale , e lo fu guardare indietro con immenso desiderio ai piani liberi e tranquilli , mentre la massa oscura del nemico si delinea e giganteggia di minuto in minuto .... Fuggire in qualche paese straordinario , dove il suo cuore avesse potuto riprendere il battito quieto , dove le sue notti fossero potute ridiventar calme e senza sogni .... Ma il paese straordinario , il cielo iperbolico sotto il quale tacciono le miserie , non sono cogniti ad alcuno . Nella più serena plaga del mondo non s ' incontra che tenebra umana .... Ella avrebbe voluto confessarsi a qualche anima intenditrice . A fianco di lei era soltanto Roberta , una fantasima ammalata , la quale trascinava la vita sotto un altro peso , con un altro spettro .... Oh come le teste giovanili piegavano in quei giorni al soffio delle cose implacabili , al rinascere infaticato delle visioni ! La casa era piena di silenzio , e le donne camminavano in una lieve nube di sonnambulismo , senza parlarsi ; e spesse volte calava la sera e l ' ombra si faceva sempre più densa e nessuna delle due sorelle pensava a difendersi da quell ' oscurità , in cui l ' anima cercava un rifugio avidamente .... Ciascuna era assorta nelle variazioni infinite del proprio tema . Roberta , nelle variazioni sul tema della morte ; Emilia , nelle variazioni sul tema dell ' amore .... Spingevano e rivolgevano ambedue il fardello , arrivavano al culmine d ' una faticosa salita imaginaria , e il fardello ricadeva in basso , e le due condannate riprendevano a sospingerlo , indefessamente così , l ' intero giorno . Emilia era afferrata dalla follia di gettarsi ai piedi di Roberta .... ( Roberta non s ' era a lei confessata ? non le aveva detto il mistero dello spavento che la divorava ? ) .... E di gridarle : " Ascolta , ascolta ; anch ' io sono malata . Anch ' io ho bisogno d ' illudere la mia vita e di snebbiare una visione .... Ascolta la mia tortura : da notti innumerevoli , non riposo ; da giorni e da notti innumerevoli , un pensiero mi coglie di soprassalto , mi passa traverso l ' anima come una lama infuocata .... Aiutami a salvarmi , Roberta ! ... Dimmi in qual modo potremmo distruggere gli spettri della nostra vita .... Non v ' ha un paese di silenzio , di là da quell ' orizzonte ? un paese d ' oblio , dove tutti vivano in pace solenne e la vita sia una meccanica semplice , la quale non muterà mai , non sarà mai turbata dal mistero del domani ? Vuoi che viviamo laggiù ? ... Tu non temerai la morte ; io non temerò l ' amore .... Ogni cosa avrà i suoi colori ingenui , e le notti saranno calme .... Dimmi se v ' ha una terra così felice , e dovunque ella sia , noi la raggiungeremo .... Oh fuggire all ' ignoto , comprendi ? sarà la nostra salvezza .... Anche tu soffri il terrore dell ' ignoto ; anche tu ti domandi : " Quando sarà ? Sarà oggi ? Sarà domani ? Quanto manca ancòra ?..." Dobbiamo fuggire , per non interrogare l ' anima nostra .... Non v ' è un paese dove l ' anima tace ? " . Ella avrebbe voluto confessarsi , gettarsi ai piedi di Roberta e piangere con lei , come altre volte .... Ma se la furia del tormento la spingeva fino alla sorella , e se Roberta alzava gli occhi interrogativi a guardarla , Emilia sentiva le fiamme salirle alle guance e alla fronte .... Che pensava ? ... Colei era la fanciulla , era la vergine , monda nel corpo e candida nel pensiero .... Poteva dirle ? .... Poteva confessarle ? ... Poteva dirle : - " Le mie notti sono più torturanti delle tue ; la mia vita è più spaventevole della tua ; la mia giovinezza sfiorisce in un desiderio vano di sentirmi amata , nell ' agonia di trovare un affetto più caldo , più misterioso , più inebbriante del tuo affetto di sorella ? " ; Poteva confessarle : - " Non so rimanere sola ; ti ho promesso di vivere sempre al tuo fianco , e mi sono ingannata , e ti ho ingannata , perchè invoco l ' amore , perchè invoco la felicità fuori della nostra esistenza , quotidiana . E so che l ' amore esiste , e verrà a cercarmi , e dovrò rifiutare la felicità implorata ? " Nulla poteva dirle di tutto questo ; si rinchiudeva in sè e si smarriva per le solitudini del dolore .... Oh , come in quei giorni le teste giovanili piegavano al soffio della sventura prossima ! ... La catena delle abitudini s ' era spezzata , e nulla le due donne facevano , che non fosse per ingannare la tenacità del pensiero caparbio . Uscivano a passeggio , andavano al mare , camminavano pel giardino , aspiravano i profumi dei fiori , assistevano alle feste del sole , udivano le minacce degli uragani ; e lo spirito invisibile dentro di loro martellava la domanda : - " Quando sarà ? ... Quanto manca ancòra ?..." - " Non v ' è un paese dove l ' anima tace ?..." Gli episodii esterni erano indifferenti . Esse non percepivano con acutezza se non gli episodii delle proprie ossessioni , i quali erano senza fine ; poichè all ' una tutto intorno parlava della morte , e all ' altra tutto parlava d ' amore ; l ' una , in ogni filo d ' erba , in ogni albero , in ogni farfalla , vedeva qualche cosa destinata a scomparire miseramente , e presto ; l ' altra vedeva il frutto d ' un amplesso universale , necessario , sacro , divino . E dopo aver lottato per metodica resistenza , si abbandonavano perdutamente alla sciagurata voluttà delle inquietudini diuturne , quasi calando a poco a poco in un abisso pieno di raggi lunari .... X . Ella aveva passato la notte fra un corteo di sogni lubrici e maravigliosi che s ' innestavano l ' un nell ' altro , e non finivano .... Le erano sembrati la carezza d ' una mano sagace , uno sfiorar di labbra ardite , un principio di tutte le voluttà e un ' interruzione di tutte , un invito al piacere e una lusinga ingannatrice , un vellicar di piume , dalla nuca alle reni .... Da ultimo , sull ' alba , s ' era vista per una lunga amplissima scala , i cui gradi erano dissimulati con drappi vivaci così di tinte , così poderosi nel disegno , che si sarebbero creduta l ' opera di molti artisti immortali . La scala metteva capo a una porta chiusa , pesante per ornati di bronzo a cesello . Stagnava una grigia penombra .... E sugli scalini , - indimenticabile spettacolo , - seminude o nude , erano sdraiate numerose femmine di bellezza magica .... Alcune Emilia poteva ricordar tuttavia ; adagiata alla sommità era una , intensamente bionda , una bionda simile a luce d ' oro , a torrente di luce ; ed ogni sua bianchezza appariva , ogni curva , ogni delicatezza di vene azzurreggianti .... V ' era anche una bruna ridente con la grande e pur deliziosa bocca aperta a uno schianto irresistibile . , pel quale più rosse parevano le labbra schiuse a mostrar denti perfetti .... V ' era una creola , dagli occhi ingenui e larghi .... Ah quei capelli , non lunghi ma folti , dal torpido profumo , quelle ciocche selvagge che cadevan dietro le spalle , passavano per le spalle sul petto , e lo baciavano , attorcendovisi intorno , - quale illustre guanciale , quale acqua di Lete a tutte le angosce ! ... Nessuna parlava , nessuna aveva idea del tempo . Un magnifico silenzio d ' accidia sopiva le donne , viventi d ' ineffabile vita animale . Anch ' ella , Emilia , stava tra di loro .... A capo della scala o al fondo ? Non rammentava se non d ' avere visto dopo di sè , sotto di sè altri corpi femminili digradanti in basso , fino a smarrire la perspicuità delle linee , giù nella lontananza . Non rammentava se non il turbamento che le era penetrato nell ' animo quando , imbevuti gli occhi di quelle forme e i sensi di quella invincibile pigrizia , aveva richiamato lo sguardo sopra sè medesima , e si era scorta nuda , tutta nuda , tanto crudelmente nuda , ch ' ella non aveva trovato fra le compagne se non la bionda aurea la quale potesse competere con lei d ' impudicizia .... Era rimasta sgominata dalla molesta punta di verecondia ; i suoi occhi non s ' erano più vòlti a guardare in giro , e con una mano aveva nascosto infantilmente un piccolo nèo che le macchiava d ' una macchia graziosa il petto , fra i due seni . Poi , di repente , all ' orecchio le avevano susurrato una parola , qualche parola imperativa per la quale ella s ' era alzata , aveva asceso la scala fino alla sommità , movendosi , non sapeva perchè , non meno leggiadramente che se il suo corpo fosse stato protetto dalle vesti . Nessuna delle donne al suo passaggio aveva sollevato la testa a lanciarle gli sguardi invidi , che nella realtà le dilaniavano le carni . Il silenzio e la penombra incombevano dovunque . Su , a capo della scala , s ' era trovata a seguire un essere bizzarra , nè maschio , nè femmina ; il volto era infantile e le membra , come fuse nel bronzo , erano glabre , neutre . La strana guida l ' aveva condotta in una sala marmorea , radiosa di luce .... ( Emilia soffriva ancòra la sensazione del marmo freddo sotto i piedi )...., impregnata di fragranze le quali per un attimo le avevan dato le vertigini .... Un largo bagno tepido , più limpido del cristallo , si apriva nel mezzo .... Emilia v ' era accorsa , vi si era tuffata : l ' acqua emanava globi d ' odori floreali e mormorava discreta intorno al corpo della donna . Allora la strana guida accosciata presso la vasca aveva dato principio a narrare le voluttà che aspettavano Emilia . Quali parole ! ... Non mai Emilia ne aveva udito di simili ... ! Quella bocca dalle labbra piatte , dai denti aguzzi , sprigionava un fiume incandescente , soffiava un vento infuocato , così le imagini erano procaci e le parole schiumanti di lascivia .... . Ritta nell ' acqua , la quale giungevale poco oltre i fianchi , e con le braccia stese ai due lati della vasca , Emilia ascoltava : il liquido mormorìo era cessato , ma salivano ancòra i globi di profumo ; la donna aveva conservato la sensazione del suo corpo lentamente preso da un tremito di concupiscenza , e degli occhi dilatati quasi ad afferrare le imagini fluenti dalla bocca del neutro narratore .... Che cosa egli prometteva ? Che cosa raccontava ? A chi era ella destinata , a quale non comune Iddio di libidine inesausta ? Il viso di lei doveva essere purpureo di vergogna , mentre il suo corpo si dibatteva sotto la scudisciata delle cùpide visioni ; più volte l ' aveva scossa l ' impeto di balzar dall ' acqua e di fuggire ; ma la curiosità di quella facondia sensuale la tratteneva , con le braccia spalancate e le mani ferme ai due bordi della vasca .... Se il suo sguardo vagava , sotto di sè ella poteva veder nel liquido cristallino il riverbero del seno , del collo , del viso , dei capelli diffusi per le spale ; e si sorrideva , e socchiudeva le labbra ad ammirarsi i denti piccoli ed eguali . Le parole soffiavano intanto sopra la sua testa , fischiava il vento infiammato delle promesse lascive . E come avviene nei sogni in cui la personalità non è morta intera , Emilia si diceva : " Ora , tutto sparirà ; ancòra un poco e potrò risvegliarmi e rientrar nella vita ; dopo questa tortura , tutto sparirà . " Invece la forma umana che parlava , l ' aveva afferrata intorno al busto , le aveva passato sul petto , sulle reni , una mano accorta comunicandole brividi inenarrabili , con una carezza nuova , con uno sfiorar di piume sulla vibratile colonna nervosa ; onde a poco a poco entro le vene ella aveva sentito scorrere non sangue ma lava , e dalla bocca le erano sfuggiti singulti di desiderio .... Era balzata infine dall ' acqua , le membra asciutte quasi per magìa e odoranti un balsamo più intenso dei profumi che esalavano dal bagno .... Pronta per l ' amore , era uscita , s ' era ritrovata presso la gran porta chiusa , al sommo della scala ricoperta di tappeti doviziosi e di femmine o seminude o nude . Allora ( i polsi le battevano più forte , ricordando ) s ' era incontrata nell ' uomo al cui capriccio doveva sacrificarsi ; e sùbito le mani di lei avevan tentato invano di celare la nudità , ma comprendendo il malgarbo dell ' inutile movimento , era rimasta dritta in piedi , le braccia lungo i fianchi , a testa china . Ella avrebbe detto che la sua vita fisica si fosse in quell ' istante sospesa ; assorta nella trepidanza dell ' aspettazione , solo il palpito del cuore veemente aveva segnato l ' attimo d ' angoscia . " Ti guarda ! Non temere ; sei bella . " Ma alzando gli occhi , un grido le era sfuggito . L ' uomo sorridendo le aveva preso una mano appena per l ' estremità delle dita . Ella non aveva visto di lui se non lo sguardo ; ma non s ' era ingannata , o colui che doveva possederla era ben lo stesso ch ' ella amava nella realtà d ' ogni giorno . Il misterioso lavacro l ' aveva così preparata all ' amore di lui ; il canto fescennino ricco di promesse infernali le aveva trasfuso il fuoco nelle vene , perchè ella gli fosse potuta giungere assetata di voluttà , perchè non avesse più avuto requie se non fra quelle braccia , perchè il suo corpo si fosse piegato , allacciato a rosee spire sotto le labbra dell ' uomo ; perchè non fosse stata infine più nulla di cògnito , se non una splendida forma armonizzata dalla passione . Ed aveva seguìto l ' uomo con la tremante gioia di essere costretta alla felicità . Ma qual terribile cosa , quale scherno satanico era avvenuto poi ? La donna bionda , a sommità della scala , si era gettata fra le braccia dell ' amante , ed egli , sollevatala in un amplesso gagliardo , l ' aveva raccolta trasportandola via . Sulla soglia della porta invarcabile , Emilia era piombata in ginocchio , senza il conforto delle lacrime . Risvegliatasi dal sogno , ella girò gli occhi per la camera . La lampada notturna era spenta , e l ' alba entrava dalle finestre . Nella mente della donna , le inconfessabili promesse cantate al suo fianco nel bagno eran rimaste intatte , quasi scolpite sopra tavole di bronzo ; e avrebbe potuto ripeterle in un giorno di delirio ; e le davano ancòra un brividìo di cupidigia e di spavento . Ora , con le membra estenuate di fatica , dopo il sogno molle e focoso non aveva tardato a riaddormentarsi , cercando una tranquilla pace ; e sùbito avevan ripreso le figurazioni di malìa . Erale parso le si fosse aperto innanzi un libro dalle pagine smisurate , sulle quali le imagini raggiungevano quasi la dimensione delle umane sembianze ; i fogli passavano adagio , svolti da una mano occulta . Inutilmente Emilia , aveva tentato di staccarne gli sguardi . La curiosità era viva ; attraente il mistero dei gruppi figurati , e la donna aveva finito per guardare ad una ad una le pagine enormi , seguendo tutta la liturgìa d ' amore , che di foglio in foglio diveniva più mordace . I margini erano all ' intorno carichi di ornati massicci , spesse volte intrecciantisi con l ' imagine principe , avviluppandola in tale rigiro di draghi , di convolvoli , di èdere , di gigli e di grifoni , che il disegno centrale si faceva oscuro . Sfilava , in principio , una serie di ritratti femminili ; teste di donne , classiche nelle vicissitudini amorose , delineate con gagliardìa fino al busto sopra uno sfondo turchiniccio . Ognuna portava , o negli occhi , o sulle labbra , o sulla fronte , una stimate vigorosa di passione ; ognuna aveva , in diverso grado ed espressi con diversa perizia tecnica , il senso di vitalità esuberante , la luce incontenibile , palese sul volto delle donne che amano l ' amore e gli si dànno senza limiti . L ' iconografia partiva da tempi lontanissimi e procedeva attraverso tutte le epoche , attraverso tutte le nazioni . Vi erano dapprima alcuni tipi di femmine quasi selvagge , probabilmente fantasticate dall ' artista , meglio che ricordate in una qualunque storia : seguivano di mano in mano tipi più calmi ed evoluti , i quali avevano qualche legame di somiglianza con le prime , nella manifestazione di un non comune calore ; e spesso i simboli mitologici rammentavano la loro divinità , o un diadema sui capelli indicava la loro origine gentilizia o regale . Dai margini , i capricciosi avvolgimenti degli ornati concorrevano talvolta a portare una nota originale , allargandosi dietro le teste gentili a guisa di verzura iperbolica , formando con quei visi eburnei , e quei capelli bruni e fulvi uno stridulo contrasto , creando nuovi intrecci o qualche coppa non mai veduta , da cui sorgevano e la testa e il busto , sveltamente . Eran così forse passate centinaia di ritratti , ed a similitudine di rapide meteore avevan lasciato negli occhi d ' Emilia una pertinace luminosità , lo strascico di molte scintille . Concludeva la serie una figura di donna , - questa , tutta intera da capo a piedi - con intorno al corpo e sulle reni avviticchiato un mostro ributtante , verde , in forma di ragno smisurato , gli occhi fosforescenti a fior di pelle ; il quale teneva confitti i suoi tentacoli nella carne viva della femmina , passandoli sopra le spalle a serrarle anche i seni ed il ventre in un abbraccio furioso . I tentacoli possedevano un rilievo quasi tattile , e la bocca era tremenda , appoggiata alle reni della vittima , da cui suggeva sangue e midollo . Ancòra dritta e prona innanzi , la donna s ' affaticava a divincolarsi dall ' amplesso viscido , e con le braccia stillanti gocce porporine , resisteva alla stretta che la soffocava . Sul volto , l ' impronta di raccapriccio era formidabile , la bocca aveva un rictus di strazio , gli occhi schizzavano dalle orbite , e dietro la schiena la chioma nera s ' avvolgeva attorno alle branchie del mostro orrendo . Non pareva , quello , il simbolo eterno delle anime passionali ? Non era , il mostro , una cupidità salda ed ostinata ? Ma lo sgomento del dramma terrifico era sfumato in Emilia al succedersi di pagine liete , in cui una fantasia senza confini aveva trovato un ' espressione priva d ' esitanze . Le scene si svolgevano dissimili , gli abbracci strani e contorti , i gruppi numerosi . La dormente non riusciva ad afferrarli tutti . Il cuore aveva rialzato il battito , una morsa di ferro le aveva attanagliato la gola , e con gli occhi immobili nel sogno ella stava a scrutare . Che cosa avveniva ? Un caos , un turbine , lo straripare di un torrente in dirotta ; ed ogni scena pareva di prim ' acchito semplice e casta ; a ciascun foglio , si sarebbe detto che la fantasia stanca si fosse compiaciuta di un riposo , disegnando idillii ed atteggiamenti pudichi . Ma le linee si spostavano sotto gli occhi della spettatrice ; il quadro , in cui eran raccolte le cose stridenti che nella realtà si escludono e nel sogno si sposano con tranquilla inverosimiglianza , il quadro scopriva presto , il suo concetto afrodisiaco . Corpi femminei e corpi maschili , antichi mostri e simboli nuovi foggiati dall ' ingegno balzano , contorni sfrontati , figure d ' una temerità insultante , ogni creazione sfolgorava linee di demoniaca audacia . Strette le mani , stese le braccia , aggomitolato il corpo spasmodicamente , Emilia convergeva nel sogno gli sguardi immobili , la bocca un po ' schiusa al respiro tronco . No , ella non avrebbe mai supposto una sì lunga scala di secreti piaceri .... Inorridiva , e soffriva la tentazione di ridere senza fine , d ' atteggiare la fisionomia al ghigno lubrico onde si illustravano i volti degli ossessi , che le sfilavano innanzi e le si accavallavano nella memoria . Provava l ' ambascia di un solletico mortale , abbinata colla sensazione dolorosissima della nuca , ove l ' epidermide sembrava ristringersi gradatamente . Non poteva gridare , nè di spasimo nè di rivolta , e tuttavia aveva informi nel cervello lo parole , e le si aprivano le labbra e si movevano invano . La fatica greve dell ' incubo , la luce ormai chiara che , tormentandole gli occhi chiusi , arrossava anche le imagini , finirono con lo spossarla . Ella vide ancòra passar due Centauri , maschio e femmina , rapidamente in una prateria soleggiata ; dell ' una , intese con la vista una grossa treccia bionda , il petto superbo ; del Centauro , la rincorsa avida , il raggiungere , l ' impennarsi .... Poi il corpo d ' Emilia si ribellò a un tratto , inarcandosi come un vimine che brucia .... Ed ella battè due volte con le reni sul piano del letto .... XI . Sembravano due ragazzi accaniti in una gara ingenua , ed eran due odii che si cercavano , una coppia che travisava la lotta dei sessi , la quale finisce con un abbraccio , e qui non aveva speranza di finire se non con qualche impreveduta violenza . Tale era divenuta a poco a poco l ' intimità fra Cesare e Roberta , che il dottore e la fanciulla non si chiamavano più coi nomi loro , ma con nomignoli bizzarri . Cesare per Roberta era " pipistrello " , e Roberta era " cavalletta " per Cesare . Trascinato dal giuoco , egli s ' era fatto più audace di lei , ed ella doveva talora cercare un cantuccio nascosto del giardino per leggere in pace i suoi libri ; dove il Lascaris arrivava , agitando in aria un grosso ranocchio o un ispido vermiciattolo , minacciando di gettarglielo sulle vesti . Stavano in agguato delle debolezze reciproche per cavarne il tema a uno scherzo o a un ' insolenza ; si disegnavano il ritratto sopra un pezzo di carta , prodigando linee buffonesche , musi spaventevoli , capelli incolti ; le fogge di vestire non isfuggivano alla critica ; l ' inesperienza di Roberta a descrivere una scena e ad esporre un lungo racconto , offriva a Cesare l ' opportunità di contraffare la ragazza crudelmente . Sentivano nella implacabile guerriglia una attrazione quasi sensuale , aspra . Cesare aveva bisogno di tutta la sua prudenza per vigilarsi , per costringere lo scherzo entro i confini e non eccedere . Illuminata dal male , Roberta appariva certi giorni veramente bella : un viso bianco e giovanile , che già si piegava a scrutare i vuoti abissi del nulla , un corpo fragile di cui Cesare conosceva quasi intere la forma e l ' attraenza .... Poi , la giovanetta , anelante alla bellezza , si faceva di ora in ora più seduttrice , con molta incoscienza , la quale era un ' altra seduzione ; e nel giuoco sfoggiava una naturale arte femminea , dando alla voce alcuni coloriti di preghiera e d ' ironia , che vibravano a lungo e sembravano commuovere lei medesima . Si vestiva con cura minuziosa ; aveva strappato a Emilia il permesso di portare gli orecchini di brillanti e i gioielli inibiti ancòra alle ragazze . Attillata , guantata , coi cappelli fantastici allora in moda , vivificata e rosea per la piccola febbre che la distruggeva lentamente , somigliava qualche volta a sua sorella , e , predestinata dalla malattia , qualche volta era di sua sorella più capziosa . - Non Le sembra , - aveva detto a Cesare un giorno , in cui era scoppiato il temporale , e voleva ottenere ch ' egli chiudesse la finestra , alla quale ella non osava affacciarsi , - non Le sembra che La preghi deliziosamente , con una voce da sirena ? ... Aveva intrecciato le mani , composto il viso a timida umiltà , pel timore che il Lascaris non si giovasse dell ' incidente a vendicarsi delle spesse cattiverie di lei .... Ma quella sera eran giunti anche più oltre . Per difendersi dal fulmine , Cesare aveva suggerito a Roberta la consuetudine dei pusillanimi che si nascondono nudi fra due materassi .... - È un ' idea , - aveva aggiunto , incapace a frenarsi . - La provi . Supponiamo che il fulmine cada nella sua camera , mentre Lei è così al riparo ; non imagina che gioia , che trionfo ? Aveva taciuto un attimo ; quindi , pazzamente : - Badi però di non dimenticare in quale posizione Ella si trova . Sarebbe piacevole che balzasse fuori dal nascondiglio , tutta nuda , e venisse ad annunziarmi gravemente il pericolo scampato ! ... Andare da lui , tutta nuda ? L ' imagine s ' era presentata assai monca alla fantasia della giovanetta , ed ella non vi aveva visto se non la comicità o il ridicolo ; per questo , mentre Cesare già si mordeva le labbra , risuonò nella camera una lunga risata , e Roberta concluse negligentemente : - Sì , sarebbe piacevole , Pipistrello ! ... E fu tutto . Il Lascaris la tormentava con una gragnuola di proverbii , stroppiati , confusi , mescolato il capo dell ' uno con la coda dell ' altro ; e interrompeva le parole di lei per lanciare due o tre sentenze così grottescamente camuffate , ch ' ella ricordava e ripeteva .... In tal modo infilavano discorsi strani , scintillanti qua e là di qualche lampo d ' arguzia spontanea . Poi , di repente , l ' un dei due si faceva serio e parlava di cose gravi ; ciò avveniva più spesso alla presenza d ' Emilia , la quale aveva assistito in parte al nascere della confidenza inaspettata , e non sapeva giudicarla , attonita . La conversazione diventava saggia , ma variata per le immancabili puerilità di Roberta ; discutevano del matrimonio , dell ' amore , in termini poco definiti , perdendosi . Cesare non poteva esprimersi compiutamente ; Roberta non aveva dell ' amore se non l ' idea romantica ; Emilia era distratta e nervosa . Seguitavano fin che l ' abitudine della quotidiana guerriglia non li avesse ripresi , e l ' uno non avesse dichiarato l ' altra incapace a qualunque ragionamento più volgare . Ma con abili scandagli , il Lascaris era riuscito a stabilire che , sebbene romantica , l ' idea dell ' amore era completa in Roberta . Senza madre , non vigilata da Emilia se non materialmente , in dimestichezza stretta con altre fanciulle , Roberta sapeva e indovinava con una perspicacia talvolta contradditoria . Non arrossiva mai fuor di proposito ; sapeva benissimo , ad esempio , d ' essere vergine , e ignorava in che cosa la sua verginità consistesse . La conversazione seria assumeva una vivacità estrema . Cesare si levava in piedi , camminava pel salotto , parlava come innanzi a un avversario che si deve convincere . La fanciulla ascoltava e prendeva poi la parola ad esporre i suoi dubbii ; la facondia dell ' uomo le smagava i sogni e le toglieva il concetto abituale della vita . La spauriva l ' insistenza di Cesare nel definir nettamente i termini della lotta , una cosa nuova per lei , orribile nelle sue forme infinite . Ella aveva sempre considerato l ' esistenza uno scambio d ' aiuti e una gara d ' arrendevolezze ; non poteva piegarsi a credere specialmente nel male e a diffidare del bene . Le discussioni davan luogo anche a qualche episodio . Una sera in cui parlavan di matrimonio , Cesare aveva chiesto a Roberta quale sarebbe stato per lei il marito ch ' ella avrebbe idealmente scelto ; e come la fanciulla non sapeva sbrigarsene sùbito , il Lascaris seguitò , con una fievole punta d ' ironia : - Vediamo , per esempio : io so che sarei un marito eccellente . Se io , dunque , la domandassi in isposa , Lei accetterebbe ? Emilia drizzò il capo , sussultando . Roberta esitava ; nonostante la confidenza , ella soffriva sempre innanzi a Cesare un po ' d ' impaccio , e finita la febbre dello scherzo , era ripresa dalla tema d ' offenderlo . Infine , si decise : - No , - disse . - Rifiuterei . Non è abbastanza idealista . L ' osservazione fece ridere il Lascaris , forse perchè si sentiva colpito a fondo ; ma Roberta aveva nascosto una verità più cruda . Per lei , Cesare era brutto , ed ella pensava che la bellezza era quanto si doveva cercare e portare nel matrimonio .... Ah , la bellezza eterna e l ' eterna giovanezza rappresentavano la fantasia carissima fra tutte alla fanciulla ! Solo aveva sguardi per istudiare il volto degli uomini e delle donne , la maniera di vestirsi , gli atteggiamenti e le espressioni .... - Hai visto che begli occhi ? - domandava a Emilia , quando passeggiavano . - Hai visto che bella figura ? ... Cesare coglieva il momento in cui passava , qualche deforme , per chiedere alla giovanetta : - Ha visto , che bel naso ? La bellezza era il riflesso d ' una grande bontà ; le anime belle non potevano stare se non in bei corpi ; e non era questa l ' opinione più bambinesca di lei : arrivava fino alle ultime puerilità , fino a credere una persona elegante assai superiore ad una dagli abiti modesti . L ' ingegno doveva avere un paludamento visibile .... E poi , con un ' inflessione di voce , con un nonnulla nel gesto o nella posa , risaliva all ' altezza della donna e alla scienza della seduzione . Di tratto in tratto , il Lascaris aveva per l ' inconsapevole morente un lampo di vera tenerezza ; la consigliava e la correggeva , quasi una sorella .... - Andiamo , selvaggia ! Andiamo , cavalletta , si tenga bene sul busto , porti alto il capo .... Su , un poco d ' energia , Lei che vuol essere bella ! Perchè s ' incurva così ? - Non posso , mi lasci : sono malata , - rispondeva la fanciulla , ora distrattamente , ora con un ' esclamazione di strazio indimenticabile . " Sì , non ha un anno di vita , - pensava il dottore . - Perchè la tormento ? " La condanna crudele , senza scampo , dava giusto al Lascaris tanta libertà con Roberta . I suoi discorsi non interamente scettici , ma già troppo scettici per l ' inesperta ascoltatrice , la sua intimità ardita , pericolosa , la quale nessuno sapeva fin dove sarebbe giunta , avevano scosso lui medesimo ; e non si liberava dal dubbio di coscienza , se non pensando : " Muore : non ha dimane . Sarà almeno vissuta . " Salvare la fanciulla non poteva ; crescevagli l ' odio per quel fragile e infrangibile ostacolo alla sua passione ; e tuttavia avrebbe voluto accendere la moribonda giovanezza di Roberta , non lasciarla spegnere così , semplice larva . In lui , simile tentazione non era nuova ; spesso , innanzi ai casi di fatali malattie con prògnosi sfavorevole , s ' era sentito spinto ad avvertir l ' ammalato . Avrebbe detto volentieri : " Voi avete diritto a vivere diversamente da noi , che siamo sani e rappresentiamo l ' esempio e l ' avvenire . Toglietevi dal volto la maschera , gettate lungi l ' ipocrisia atavica . Siete liberi ! " E pensava al terribile spettacolo di quei morituri , che avrebbero traversato il mondo in cerca d ' una plaga serena , ove sfrenar la rabbia degli ultimi piaceri . Ma se in tutti gli altri casi l ' uomo era stato vinto dal medico , egli per Roberta non era più il dottore che compiange e passa : aveva rapito a Emilia qualche cosa delle sue ribellioni contro il male . Indi , il combattente si rialzava improvviso da quelle prostrazioni sentimentali . Egli voleva Emilia ; ogni giorno il bavaglio imposto al suo amore lo torturava vie più ; Roberta doveva morire , poichè era l ' ostacolo .... Cominciava anzi a sospettare che la fanciulla si prestasse all ' anormalità dell ' imprevista confidenza non per altro se non per distrarlo e sviarlo dalla sorella .... Lo infiammavano allora l ' inquieto egoismo , la caparbietà di raggiungere un fine con qualunque mezzo .... No : no : egli non si lasciava sviare .... La tentazione era forte , senza dubbio : si sarebbe detto che la febbrile audacia di Roberta dèsse l ' adito a tutte le speranze . Ma Cesare nelle sue inclinazioni , per indole e per sapere era normale : amava la sanità quanto la bellezza , e non poteva cader vittima d ' un inganno momentaneo dei sensi . Il giorno stesso in cui aveva secretamente fatto pervenire a Emilia una lunga lettera appassionata , fu attentissimo a Roberta , fraterno . Il cuore gli batteva in petto , da spezzarsi ; quando Emilia comparve taciturna e pallida , egli si sentì così goffamente intimidito , che non osò guardarla in volto , nè dirigerle la parola . Dovevano recarsi il giorno appresso a una gita , a Mont ' Allegro . Vi andarono , salendo da Rapallo al monte , Emilia sopra una quieta giumenta , Roberta con un asinello piagato che l ' aveva commossa sino alle lacrime , quantunque avesse poi finito col batterlo ; e Cesare a piedi . La guida , un ragazzotto esile e sciocco , li esilarò co ' suoi spropositi di storia e di lingua . Dava a Roberta il titolo di signora , credendola moglie del Lascaris , e di signorina a Emilia , ch ' egli supponeva la cognata di Cesare .... - Signora , signorina , è poi lo stesso , - egli comentava col dottore . - Io , di queste mariuolerie non m ' intendo .... La fanciulla rideva a gola spiegata ; anche Emilia trovava qualche sorriso ; Cesare stava presso la ragazza , lasciando la guida a fianco della donna . Roberta era a cavalcioni della bestia ; per un malinteso , mancava la sella acconcia , e la giovanetta aveva bravamente inforcato la sua cavalcatura . - Su , ritta : i gomiti ai fianchi ; nella staffa , appena metà del piede , - suggeriva Cesare , fingendo una partita d ' equitazione . - Non tormenti il puro sangue colle redini del morso : andiamo , trotto leggiero ! Battute giuste in sella ! ... - Oh , insomma , - gridava Roberta , irritata e ridente . - Vuol lasciarci tranquilli ? ... A poco a poco , le dolsero i ginocchi : la presenza del Lascaris la impacciava , togliendole la libertà di mutar positura . Infine , poichè l ' asinello s ' era fermato a brucar tranquillamente l ' erba , ella riprese la sua arditezza infantile e pregò Cesare d ' aiutarla a scavalcare . Fu quello l ' istante , in cui l ' abitudine mentale di considerar la giovanetta come una larva che non provava e non comunicava alcun fluido di desiderio , spinse il Lascaris alla temerità estrema . Egli cercò di trar Roberta d ' arcione afferrandola pel busto ; non vi riuscì , e la cavalcatura avviandosi in quel punto di nuovo , Cesare non esitò a passare una mano sotto le vesti della fanciulla , ad allargarne le ginocchia indolenzite , e a strapparla di sella in tal modo , rapidissimamente . Poi la sostenne in piedi , e le disse ridendo , impassibile : - Che nessuno lo sappia ! XII . Per aprire il cancello cigolante , egli approfittò del fragore d ' un treno che scivolava nell ' ombra notturna . Il vento taceva ; le cime degli alberi stavano tutte immote ; tra i filari degli aranci , le lucciole non trescavano più . Risonava di tempo in tempo la caduta d ' un frutto delle palme , o il gracidar già fievole dei ranocchi , su in alto nel serbatoio delle acque irrigue . Il giardino grigiastro susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna , e qualche cosa placidamente singolare era fra le lucide frasche delle magnolie , fra le chiome dei palmizii , fra i cespi dei fiori .... Cesare entrò . Il passo cauto sulla ghiaia aveva risvegliato l ' attenzione del cane di guardia , che accorreva latrando . Si udiva il galoppo della bestia ; e quando gli fu vicina , Cesare la chiamò sottovoce : - Nero , silenzio ! Qui , Nero ! Il cane , un bastardo , di grandezza mediocre , nero col petto bianco , fiutò l ' uomo e tacque ; si scrollò e ripartì di galoppo , mandando ancòra qualche latrato , lontano , per chiasso . Cesare aveva anticipato di pochi istanti l ' ora del convegno . Temeva d ' incontrarsi coi figli del massaio , che lavoravan di notte al torchio in una piccola casa rustica , dietro la villa . La villa , dal chiosco ove il Lascaris era giunto , aveva contorni indefiniti , nell ' ombra , e , davanti , i due palmizii immobili sembravano proteggerne il riposo . L ' uomo si sentiva inquietamente felice ; pregustava le delizie dell ' amore che comincia , e non possedendo ricordi d ' avventure consimili , non aveva preparato nè una frase nè un gesto ; egli sapeva che la sua passione sarebbe bastata a trascinare lui e la donna nell ' ampio cerchio di luce , in cui tutte le parole sfavillano e sono grandi . A mezzanotte precisa , Emilia gli andò incontro e gli tese la mano . Teneva dall ' altra la catena di Nero , che s ' era imbattuto in lei , e ch ' ella aveva posto al guinzaglio , perchè non disturbasse oltre . - Accenda ! - disse brevemente . Cesare s ' avvide allora che sulla tavola di pietra nel mezzo del chiosco era preparata una piccola lampada . - Non tema , - aggiunse la donna . - Il giardino è deserto , questa notte : gli ulivi ci nascondono interamente . Al debole raggio della lucerna , sì guardarono . Emilia indossava un abito bruno ; per effetto della luce scialba , o per la commozione violenta , appariva di una pallidezza mortale . Seduta sopra un rozzo sgabello di legno , il cane sdraiato a ' suoi piedi , era una figura tragica , davanti alla quale i desiderii arditi dovevano svanire . Cesare ostentava una calma , che di momento in momento poteva mancargli . Il corrugare delle sopracciglia avevagli solcato la fronte d ' una linea scura . Stava in piedi ; guardava la donna con un senso di nuova inquietudine . La sola vista di lei gli richiamava anco una volta la tristezza , che mai non era giunto a dominare , avvicinando le due sorelle . Su quelle giovani , su quelle fresche esistenze , il grigio nembo del destino s ' addensava ; ed egli aveva voluto sfidarlo con loro , ed era troppo tardi per isfuggire alla solidarietà paurosa . " Chi direbbe , questo , un convegno d ' amore ? " - si domandò , mentre Emilia aveva cominciato a parlare . - Mi ha scritto che desiderava un colloquio , - ella disse , incerta nella voce . - Perchè vuole spiegarmi una cosa assurda ed inutile ? ... Non le basta avere per sempre spezzato la nostra amicizia , dandole un significato che io non posso accettare ? Egli incrociò le braccia al petto , e dichiarò : - Non è cosa assurda , il mio amore ; forse , non sarà cosa inutile . Debbo ripetervi quanto vi ho già scritto : ho bisogno di voi per vivere . - No ! - proruppe Emilia , alzando la testa a guardar , più che l ' uomo , la realtà della passione ond ' era ormai stretta e incalzata . - Io non ascolto queste frasi . Con una parola posso toglierle ogni speranza , se non le ha tutte ancora perdute .... Odio l ' amore di Lei , odio l ' amore di chiunque . Cesare fece un passo verso la leggiadra figura dolorosa , la quale parlando aggiungeva una grazia ignara al suo aspetto , e gli toglieva l ' ombra di durezza , che l ' abito aveva tentato di dargli . - Emilia , - egli disse , prendendole una mano . - Voi mi sapete incapace , per indole e per abitudini , a compor delle frasi .... Mi vedete calmo , perchè non ho esitanze , e la fine di questo convegno sarà anche la fine di lunghi tormenti .... . - Non si muore per una donna sconosciuta , - mormorò Emilia , distogliendo lo sguardo dal volto di Cesare , e liberando la mano .... - Sconosciuta ? ... - esclamò il Lascaris . - Io vi conosco . La giovane tornò a fissargli in viso gli occhi grigi , a cui la luce scialba non aveva rapito l ' espressione di smarrimento e di timida carezza . - .... E so che in questo istante nessuno è meno sincero di voi , - proseguì l ' uomo , con voce calda . - Volete ingenuamente tradire voi medesima .... Perchè non dirmi che vi sono indifferente , che non v ' ispiro la simpatia più modesta ? ... Ciò è ben possibile ! ... Ma mi dite che tutti gli amori vi sono odiosi , ed è falso , Emilia . Voi desiderate l ' amore quanto lo desidero io ; voi l ' aspettate , come vogliono la giovanezza vostra e la vostra bellezza . Siete pura , ma non fredda , nè insensibile . - Oh , ve ne prego ! ... - ella interruppe , Avvertendo una vampata di rossore salirle alle guance e alla fronte , per l ' acuta indagine , la quale pareva emergere da un di quei sogni , che non dànno tregua , e popolano la mente di fiamme , e soffian sulle carni . Cesare le afferrò di nuovo le mani , le trattenne , inginocchiato presso di lei , parlandole quasi all ' orecchio . - Ascoltami , Emilia , e rispondimi . La tua anima non ha più segreti per me ; essa vive con la mia , da lunghi giorni , da mesi .... Perchè sottrarla alla gioia ? ... Perchè odii il mio amore , se ancòra non si è espresso ? Non è una passione della quale tu debba arrossire . Non è un ingannò . Forse , colmerà la lacuna de ' tuoi sogni ... Emilia pensò in quel punto : " Davvero , dunque , la mia alcova è chiusa invano .... Qualcuno vi passeggia in ispirito ogni notte .... " Il rossore bruciante che di nuovo soffuse il volto della donna , fece pensare a Cesare : " Ah , quest ' abito nero sarà l ' ultimo , che me la tolga allo sguardo ! " Avvenne una pausa brevissima . Si guardarono negli occhi , sentendo quasi tattile il nembo del destino che li avvolgeva . Era qualche cosa tragica , fra loro , come un urlar lontano di lupi famelici , che a mandra lascino le steppe nevose , per addentrarsi ov ' è speranza di preda . Grandi visioni li turbavano , inesplicabili visioni d ' altri luoghi e d ' altri tempi . La passione quasi taceva , innanzi al mistero di due anime congiunte da ineluttabile fatalità .... Era il silenzio minaccioso , il quale precede un terribile duello ? ... Era la corrente del fascino , irradiatrice d ' ultimi bagliori , prima che i due corpi balzino , s ' allaccino , si travolgano nell ' eternità ? Ascoltavano come lo stormire di una immensa foresta . Emilia si scosse la prima , bruscamente , atterrita . Udì le parole intime dell ' uomo , e le interruppe con un grido , chinandosi su di lui : - Ma io , io , non vi conosco , Cesare ! ... Io non so chi voi siate ! ... Che cosa avete fatto di me ? - È vero , - disse il Lascaris . - Hai bisogno del mio passato , Emilia , per giudicar del nostro avvenire . - Neppur questo , - ella seguitò , con voce profonda , quasi mistica nel silenzio vivo del giardino . - Neppur questo , Cesare . I fatti son forse ben poca cosa , in paragone dei sentimenti .... Ma io non so il vostro animo .... Chi siete ? Ditemi chi siete ! Che cosa volete da me ? Vedete come sono triste ? Non vi manca il coraggio di prender parte alle mie angosce ? E perchè volete sacrificarmi il vostro avvenire ? ... Così parlando , ella non ebbe forza a trattenere un affettuoso gesto istintivo , in cui la sorella pareva confondersi con l ' amante ; e le sue mani sfiorarono i capelli del giovane , e vi s ' indugiarono in una mite carezza . - Dimmi che mi ami , prima ! - egli esclamò , stendendo le braccia a cingerle il busto , con un gioioso slancio di vittoria . Le cercò avidamente la bocca , e la risposta migrò da labbra a labbra , non udita nemmeno dalle pallide foglie immote . Ma poichè Emilia sentiva la stretta divenire ardente , e il suo cuore e il cuore dell ' uomo precipitare i battiti come nell ' ora delle supreme follie , ella aggiunse : - Lasciami ! ... Lasciami ! ... Lasciami ! ... E si scostò con un balzo . Da quel punto , tutto aveva mutato significazione . Il passato era sepolto nell ' oscurità ; non fiammeggiava di fronte ai due innamorati se non il futuro , un ' ampia via pagana , che luccicò un attimo visibilissima ai loro sguardi ; poi essa pure si spense , e Cesare ed Emilia si ritrovarono nella notte , nel chiosco , entro il circolo delle cose reali , che dovevano essere vissute ad una ad una . Nero si drizzò inquieto . Aveva udito romore e scrutava nel giardino grigiastro , le orecchie aguzze ; cominciò a ringhiare , e si slanciò fuori d ' un tratto , abbaiando distesamente . Emilia pure aveva guardato la villa , impallidendo ; e mentre Cesare la raggiungeva , ebbro di desiderii , avido di baci , ella lo arrestò con la mano . - Ve ne prego ! - disse con voce spenta . - Che cosa ho fatto ? Che cosa speri ? - Ah non pentirti di vivere ! - esclamò il Lascaris , vedendole il volto tutto bianco di sgomento . - Più tardi , più tardi , mi dirai : concedimi ancòra un lampo di felicità . E fissandola così ritta , pallida , pallidissima per l ' abito bruno , per il diadema di capelli neri , coi grigi occhi illuminati da un ' espressione in cui lottavano mille sentimenti contrarii , fissando la svelta forma , ch ' egli aveva temuto di non potere allacciar mai colle braccia , - l ' inno semplice e immortale gli sgorgò dal cuore e dalle labbra : - Come sei bella ! - proruppe , non osando quasi avvicinarla . - Come sei bella , anima mia , divina statua ! ... Come sei bella ! Emilia rabbrividì allora , al sogno : l ' uomo che sorridendo le aveva preso una mano , appena per l ' estremità delle dita , e l ' aveva condotta sulla soglia della porta invarcabile . Fuori del sogno , in quella notte estiva , Cesare era ancòra innanzi a lei , ed ella rabbrividiva di spavento e di pudore .... - Dimmi che vuoi essere mia per sempre , - egli le susurrava , prendendole una mano , timidamente , appena per l ' estremità delle dita , e chiamandola a sè . - Perchè non comprendi che io ti amerò sempre come oggi ? Io darò per te il mio sangue , la mia vita , il mio orgoglio ; abbandonerò gli amici , porterò superbo il più greve giogo che ti piaccia impormi ; rinnegherò ogni fede , e avrò la tua sola fede , la tua religione .... Quindi aggiunse , esaltato , traendola dolcemente a sedere sulle sue ginocchia , e cingendola con le braccia : - Tutto questo , io te l ' ho già detto , da molto tempo . E tu l ' hai udito , non è vero , senza che io parlassi ? Hai capito che la mia esistenza cessava , per raddoppiarsi con la , tua ? ... Abbandonata fra le braccia di lui , Emilia non osava far moto , bevendo la dolcezza dell ' inno eterno . E di repente , sollevò la testa col suo atto risoluto , e offerse il viso ai baci , perdutamente , ebbramente , avvinghiata al petto dell ' amante . Tutti i baci scesero sulla bocca di lei , sugli occhi , sui capelli , sulla gola ; ella li rese , così assetata di delizie , che non avrebbe resistito al tentativo più audace . Sotto l ' impeto della passione senz ' argini , ebbe d ' improvviso la visione della strada che conduceva a Pieve di Sori ; vide sè stessa calma in apparenza e turbata nell ' anima : vide Cesare al suo fianco ; capì come già da quel giorno tutto fosse stato predisposto .... Ella aveva resistito assai , aveva sacrificato abbastanza alla verecondia del suo sesso . Nessuno avrebbe ormai osato condannarla . - Ascoltami , - disse Cesare sottovoce . - Non mi negherai ciò che ti domanderò ? Sorrise , vedendo Emilia ritrarsi un poco , e fissarlo inquieta . - È un piccolo capriccio , - aggiunse , - una cosa puerile .... Voglio salir con te nella tua camera da letto ; voglio vedere dove tu riposi ... - No , no , no , - rispose la giovane , sgomenta . - È impossibile .... È già una pazzia riceverti qui .... Non chiedere .... Debbo rifiutare .... - Faremo così adagio , - proseguì Cesare , tranquillamente implacabile . - Saliremo all ' oscuro : tu mi condurrai . Resteremo un solo minuto ; vedrò dove tu riposi , e torneremo .... Non rifiutare , mia divina .... Voglio respirare il profumo della tua camera , un minuto solo .... Mentr ' egli parlava , la donna s ' era levata dalle ginocchia di lui , e guatava la villa piena d ' ombra . - Dov ' è la sua finestra ? - interrogò il Lascaris , ritto alle spalle d ' Emilia . - La finestra di mezzo è la sua finestra , - mormorò Emilia , immobile . - Senti che silenzio ? ... Dorme .... Non la sveglieremo .... Suvvia , anima , non rifiutare ! - Ma non capisci ? - esclamo Emilia , volgendosi a guardarlo . - Non capisci che rifuggo dal condurti nella casa dov ' ella dorme ... ? - Di che cosa siamo colpevoli , Emilia ? - rispose Cesare . - Quando vivrai dunque per te , senza spettri ? Manchi di fede a qualcuno ? Sono io legato a qualcuno ? Siamo liberi ; ci amiamo .... Perchè devi arrossire ? E camminando per il chiosco , seguitò concitato : - È dunque verO che hai rinunziato a vivere ! Non potevo credere , tanto la cosa è triste e strana ! Ti vergogni d ' amare , e ti avveleni ogni istante di gioia ! Dovrò nascondere la passione ch ' è il mio orgoglio , per lasciar dormire i tuoi scrupoli ? - Cesare ! - implorò la giovane , fermandolo e prendendogli una mano . Esitava ; guardava ora lui , ora la villa assopita coi due palmizii i quali ne vigilavano il sonno . - Vieni ! - disse rapidamente . Cesare spense la lampada sulla tavola , ed uscirono dal chiosco . Il giardino susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna , e il gracidar delle rane era cessato ; ma certi fiori che non s ' aprono , se non nell ' umidità dell ' ombra , effondevano un profumo di notte romantica ed antica . Emilia pensò alle sere innocenti in cui scendeva ad aspirar la fragranza selvatica di quei fiori , tra i quali le lucciole nottiludie vibravano i loro piccoli lampi . - Nero ! Povero Nero ! - ella mormorò , vedendo il cane sbucar da un viale , e tornare a lei . Esso veniva cautamente , trascinandosi dietro la catena ; Emilia si chinò a staccargliela dal collare , e il cane si drizzò a ringraziare , scodinzolando . - Va , va , Nero ! - disse Cesare , a bassa voce . - È inquieto : vuol seguirci , - osservò Emilia . - Non si fida .... - Non si fida di me , - soggiunse il Lascaris , sorridendo . Emilia gli strinse la mano in silenzio . Quanto più procedeva , tanto più si smarriva di coraggio ; l ' inutile audacia di ciò che stava per fare , le sembrava enorme . - Sai quale pericolo affrontiamo ? - bisbigliò , quando giunsero a ' piedi della breve scala di marmo - .... Di notte , ella si sveglia , e qualche volta entra nella mia camera , - Perchè ? - Ha paura . - Di che cosa ? La giovane fece un gesto perduto , rabbrividendo . - E tu temi anche per questa notte ? - chiese il Lascaris , con lo stesso fremito . Emilia tacque , guardò la scala bianca , e , al sommo , la porta chiusa . - Vieni , vieni ! - ripetè febbrilmente . - Non temo nulla .... Ti ho promesso .... Parve infinita la breve scala ; parve ai due innamorati che nella oscurità qualche spirito potesse ergersi minaccioso ; sentirono il respiro affievolirsi e il battito del cuore crescere vertiginosamente . Procedettero , sapendo pure che ad ogni passo il pericolo aumentava . - Eccoci ! - susurrò a un trattò la donna , aprendo cauta un uscio . - Sei nella mia camera . - Chiudi la porta che comunica , ed accendi , accendi un lume , una lampada , - pregò Cesare , stringendo Emilia fra le braccia . - No ! No ! Sei pazzo ? - balbettò questa , tutta tremante . - Se non dorme ? ... Udrà il romore , vedrà la luce .... Ebbe un sussulto che la scosse dalla testa ai piedi . Le sembrava già di scorgerla sulla soglia , d ' ascoltarne il grido .... Come erasi potuta dimenticare così ? In brevi ore , ella s ' era mutata , compieva degli atti di cui non aveva quasi coscienza , e che in pieno giorno le sarebbero parsi d ' un ' arditezza proterva e malsana . - Perchè siam venuti qua su ? ... È una cosa spaventevole , Cesare ! - continuò , soffocata dalla paura . - Ella cammina così adagio ! ... E l ' uscio è aperto ; non si può chiuderlo ; stride . - Suvvia , anima , - tentò l ' uomo , - non pensare .... Dorme ! ... Parlavano senza vedersi , ritti ed abbracciati , con le voci morte ; a un passo da loro , non si sarebbe udito verbo . Infine , dopo una pausa d ' angoscia , Emilia dichiarò : - È impossibile resistere .... Voglio assicurarmi che dorma .... Aspettami ; non muoverti di qui ; entro nella sua camera e torno . Già si avviava decisamente ; ma Cesare la trattenne . - Vuoi andare così ? - disse . - Così vestita ? ... Se non dorme , t ' interrogherà .... Che cosa risponderai ? ... Spogliati ! ... Hai dimenticato che son le due di notte , - proseguì , sorridendo . - Spògliati , Emilia ; devi fingere di essere scesa dal letto .... Spògliati ! La voce era commossa , quasi l ' invito avesse avuto un ' altra , ben più cara significazione ; e l ' idea lo incalzava senza pietà , non venuta da lui , non meditata prima , balzata viva dalle tenebre infide . - Spògliati , - ripetè . - È oscuro ; non potrò vederti . Dubiti di me ? ... Coraggio , mia divina ; l ' uscio è aperto , ed ella può giungere . - Ah , non lo dire ! - esclamò Emilia , aggrappandosi a lui , come per sottrarsi al pericolo . Angosciata , smarrita , con un ronzìo di terrore negli orecchi , la giovane avrebbe in quell ' istante obbedito a qualunque voce imperiosa .... Girò lo sguardo nella spessa tenebra ; non uno spiraglio di luce che potesse tradirla .... Si decise . - Sì , sì , mi spoglio , - acconsentì febbrilmente , senza pensare che la parola sembrava in bocca di lei un grido di passione . - Farò come tu vuoi , Cesare .... Mi spoglio ! ... Cesare la sentì staccarsi e avventurarsi nella camera , francamente , con l ' infallibile destrezza dell ' abitudine . Egli aveva trovato il vano della finestra , e vi stava immoto . Non mai un più energico dominio di sè stesso gli era stato imposto ; si curava ben poco del pericolo , si rideva dell ' uscio aperto . A due passi da lui , l ' amante si spogliava tutta , e rivestiva la molle veste notturna . Oh , giungere alla donna invisibile , e sentirla palpitare fra le braccia ! ... Vi doveva essere un momento in cui l ' oscurità ammantava il corpo nudo di Emilia , e glie la sottraeva allo sguardo innamorato . Egli pensava alla sventura dei ciechi , profonda come un abisso . E sussultò , udendo ; la voce della donna mormorare sommessamente : - Ecco ; ora vado .... Aspettami .... Tornerò sùbito .... Egli protese le braccia nell ' ombra , bevendo , il profumo della giovane discinta ; ma non riuscì se non a sfiorare una mano di lei , che non si lasciò attrarre . - Aspettami , - disse ancòra Emilia . - Dopo , sarò più tranquilla . Cesare si calmò . Ella doveva tornare . Nessuna forza umana , allora , avrebbe potuto contenderla al suo destino . XIII . Il cane , che aveva abbaiato buona parte della notte , e che ancòra abbaiava , da lontano , da vicino , per una grande inquietudine , - non aveva permesso a Roberta di addormentarsi . Era a letto , ma leggicchiava uno de ' suoi libri romantici , alla luce di un doppiere , sul tavolino ; e le avveniva di ripetere una stessa frase , senz ' afferrarne il significato . Quando scorse Emilia varcar la soglia , stese le braccia , ed un buon sorriso le rischiarò il volto . Emilia s ' accostava , tutta chiusa in una leggera veste da camera , con un gran collare alla Stuart , i capelli crespi e lunghi snodati per le spalle . - Anche tu non dormi ? - chiese Roberta . - Nero non è mai stato così cattivo ... ! Come sei rosea ! - aggiunse , guardandola attentamente , nell ' abbracciarla . - Come sei calda ! - osservò ancòra , prendendole le mani . - Smetti di leggere , - le ordinò Emilia . - Ora dormirai , non è vero ? I suoi occhi contemplarono quasi con ostilità il volto della sorella e le forme che s ' indovinavano sotto le lenzuola . Ella tremava al pensiero che se non avesse affrontato così il pericolo , Roberta sarebbe venuta a trovarla ; e sentiva nell ' animo agitarsi il rancore per colei , la quale anche da lungi dava ombra a tutta la sua vita , e le dimezzava , le rubava un ' ora della breve felicità . Accomodò i guanciali a Roberta , e le tolse il libro . Sapeva d ' avere sulla giovanetta un impero senza confini ; la sua mano passata nei capelli di lei , per materna carezza , poteva addormentarla ; la sua presenza era più volte bastata a rassicurarla da qualunque timore . - Come sei calda ! - ripetè la fanciulla , avvertendo la carezza tra i capelli biondi . - Dormi , dormi ! - Emilia mormorò impaziente . Agiva con la tranquillità consueta ; e tuttavia , se Roberta avesse voluto oltrepassar la soglia , ella si sarebbe uccisa , piuttosto che darle il passo . - Chi sa perchè Nero , abbaia in questo modo ? - osservò Roberta , udendo ancòra il latrato del cane , sotto la finestra . - Risponde agli altri , che abbaiano nelle altre ville , - disse la giovane . - Hai paura anche del cane , stanotte ? - No , non ho paura .... Rimani fin che mi sono addormentata ? - Sì , certo ; fin che ti sei addormentata .... Roberta sorrise , e chiuse gli occhi , tossendo di tempo in tempo . " Dormi , - le imponeva la sorella col pensiero . - Io sfiorisco lentamente qui , ma qui non dovrei essere , e il mio destino è più forte d ' ogni calcolo pietoso . Dormi ; non rapirmi il tempo che è mIo , non amareggiarmi l ' ebbrezza che tu ignori , e che mi appartiene . " La guardava con uno sguardo quasi magnetico , e la sua mano non ristava dalla lenta carezza , in cui si era trasfusa una volontà imperativa , in cui vibrava un dominio nuovo e assoluto . A poco a poco , il respiro della giovanotta si fece eguale ; sotto le palpebre , gli occhi non vagarono più ; la bocca si schiuse leggiadramente ; il corpo tutto si distese in una quiete benefica e profonda . Allora Emilia ritrasse la mano ; il suo còmpito era terminato ; Roberta dormiva .... Fu , d ' un tratto , come se in un perduto villaggio di montagna risonassero inaspettate mille trombe di guerra .... Nell ' animo d ' Emilia , la quietudine della camera virginale e il proprio contegno affettuoso , non ebbero più senso ; ella si volse ad altre imagini ; una turba d ' aspettazioni gioconde la invase .... L ' intermezzo candido era finito , e la notte di fiamme la riallacciava .... Prima di spegnere il doppiere , si chinò sopra Roberta per udirne ancòra il respiro eguale , e la fissò un attimo duramente , con la crudeltà d ' un egoismo che trionfa . Poi soffiò sulle candele , uscì , accostò la porta , stette un poco in ascolto , e quasi di corsa traversò il salotto per raggiungere l ' amante . XIV . - Non dormiva , - ella disse in un tronco bisbiglio . - Ora l ' ho addormentata .... Ma , tu partirai , Cesare , non è vero ? ... È l ' alba .... - Mancano tre ore all ' alba . Non mandarmi via , adorata , - pregò Cesare , trovando la donna nell ' ombra , e abbracciandola come avesse temuto di non più rivederla . Egli , aspettando , aveva fatto il giro della camera , e nella densa oscurità poteva adesso muoversi non meno destramente d ' Emilia .... Pure aspettando , aveva udito i colpi di tosse , e aveva pensato alla fanciulla ; un confronto audace tra le due sorelle gli si era imposto allo spirito , gli aveva infiammato le vene d ' un ardore quasi cupo .... Andò all ' uscio che comunicava , e lo chiuse , senza farlo stridere , prudentemente . - Che cosa fai ? - domandò Emilia , la quale conosceva il romore . - Chiudo .... Voglio vederti .... - rispose il Lascaris , tornato a lei , riprendendola fra le braccia . - Per carità , non pensarlo .... - Voglio vederti , mia unica bellezza , coi capelli sciolti così .... Che profumo hanno i tuoi capelli ! - Non insistere , Cesare .... Appena siamo sfuggiti a un pericolo . - Dorme ; se anche si sveglia , non oserà disturbarti nuovamente . Emilia s ' accorse ch ' egli la lasciava ... - Si vedrà il lume , - disse , impaurita . - È inutile ; è tutto inutile , - esclamò il Lascaris , abbassando poi sùbito la voce imprudente . - Non resisto più a una simile tortura ; dovessi perderti per sempre , voglio vederti così , come ti ho sognata e non ti ho vista mai .... Questa notte , non ha paura , è tranquilla , - continuò , mentre s ' avvicinava al tavolino , sul quale aveva prima tastato un lungo candelabro . - Tu l ' hai rassicurata , - soggiunse . - Una forza divina ci protegge .... E accese i cinque bracci del candelabro , e si rivolse . Emilia s ' avvide che il momento era terribile ; non tanto pel pericolo di Roberta , forse , poichè ogni notte in camera era accesa la lampada pènsile , e l ' oscurità sarebbe parsa alla fanciulla più strana della luce ; quanto per l ' uomo , superbo di desiderio e di speranze . No ; Emilia doveva confessarselo : ella non lo conosceva , non aveva mai supposto d ' essere così violentemente agognata , di poter così intimamente mutarlo .... Per tutto il volto di lui raggiava un maschio tripudio ; la linea scura della fronte era scomparsa ; si sarebbe detto che la morte sola potesse arrestarlo .... Emilia lo fissava , amandolo ; e cercava un mezzo , pensava a un grido per isfuggirgli . - Non vi avvicinate ! - gli ordinò , a bassa voce . - Non vi avvicinate ! Girò lo sguardo intorno , più sgomenta di sè che di lui , non sapendo come togliersi all ' abbraccio , che presentiva invincibile . - Volete approfittare della mia debolezza e del pericolo ! - gli lanciò ancòra . - È un tranello , questo ! Cesare s ' era fermato , pallido . - Che cosa dici , Emilia ? - susurrò , - che cosa temi ? - Non avvicinatevi ! - ripetè la giovane , con lo stesso imperio nella voce . Ella ignorava d ' essere straordinariamente bella . Abbandonata sul letto , svelata dalla luce aurea in ogni linea della sua positura di battaglia e di rifiuto , dominava l ' uomo e i desiderii con uno sguardo bruciante .... Aveva chiamato a raccolta le formidabili energie di resistenza , insite nella donna ; e ormai riposava tranquilla , sapendo che così debole , così indifesa , non aveva tuttavia nulla a temere , poichè non temeva più nulla da sè medesima . Cesare capì . - Perdonatemi , - disse lentamente . - Vi ho spaventata ! , e ve ne chiedo perdòno .... Volete concedermi di baciarvi le mani ? Emilia lo lasciò avvicinare e gli diede le mani , ch ' egli si chinò a coprire d ' intensi baci ; ella lo guardava , sommesso e vinto ; ma quando Cesare allungò un braccio per cingerla intorno al busto , la donna si sciolse vivamente . - Non osate di più , - disse . - O mi alzo , e vado da Roberta , e mi vi rinchiudo . Poi , mentre il Lascaris le si sedeva ai piedi , sulla candida pelle d ' orso ch ' era stesa di fianco al letto , Emilia seguitò : - Questa , è stata una notte di pazzie .... Anche ora , siamo in mano del caso , ed io posso perdermi , da un minuto all ' altro .... Una simile notte , non tornerà più . Avete voluto sapere s ' io vi amassi .... Lo avete saputo ; ed è molto .... , ed è tutto .... - Tutto ? ... Tutto finirà qui ? - domandò Cesare angosciosamente . - Vi ho chiesto se volete essere mia per sempre .... Tu lo vedi , Emilia ; io non ho mai supposto che tu potessi essere una conquista .... Per il tuo amore , ti offro la mia vita .... . " Dove vai ? " - gridò in quel punto lo spirito loico nell ' animo dell ' uomo libero .... Ma l ' uomo non ebbe tempo a rispondersi , che già l ' attitudine d ' Emilia s ' era cangiata , e sul viso di lei tornava la chiara fiducia , e nella sua preziosa figura splendeva il gaudio d ' una felicità senza sospetto . Poi ebbe un cenno muto della testa , verso l ' uscio chiuso . - Il nostro avvenire è là , - disse . - S ' ella si oppone , siamo perduti per sempre .... - Tu non lo pensi ! - esclamò il Lascaris , levatosi in ginocchio a guardarla con intensità . - Non è possibile fidar due esistenze al capriccio d ' una fanciulla ! ... - Noi giuochiamo anche la sua vita , e tu non lo capisci ! - insistette Emilia , solcando ancòra teneramente con la mano i capelli di lui . - Tu non capisci quale strazio sarebbe per me stessa il compiere un atto che potesse amareggiarla ! ... Ma lo capirai , non è vero ? quando ti dirò che sono pronta a rinunziare , se la mia rinunzia le darà un giorno di pace .... - Siete pronta a rinunziare ? - ripetè Cesare . - E come chiamate , allora , il sentimento vostro per me ? ... Se mi amaste , non esitereste un istante a superare un ostacolo ... Si drizzò in piedi , e rimase a testa bassa , pensando .... Aveva pronunziato le ultime parole con tanto odio , che la giovane sentì un leggero , brivido correrle per le spalle . - Voi non pensate .... - egli proruppe quindi . Emilia fece un gesto di preghiera , perchè smorzasse la voce incauta ; scivolò dal letto , continuando il gesto silenzioso , e andò all ' uscio , e vi restò qualche minuto , con tutto il sangue alle tempia e al cuore .... Le era parso d ' udire un colpo secco di tosse , lontano ; poi , rassicurata dalla taciturnità successiva , s ' appressò a Cesare . - Può svegliarsi , - disse . - Non abusiamo della nostra fortuna ! ... Va ! Va ! Tornerai quest ' altra notte , mio amore ! Ma Cesare non ascoltava ; osservando l ' atto pieno di grazia , col quale ella s ' era un po ' inchinata a studiare il silenzio oltre la porta , e l ' armonìa del suo passo inavvertibile , - l ' uomo le andò incontro , di nuovo in preda a un ' esultanza veemente , l ' accolse e la serrò nel cerchio delle braccia , la ricoperse di baci vivi , sentendola tutta fremere . Fu di quegli schianti appassionati , che sfiorano i giovani corpi come folate aquilonari , e in una vita rimangono , inestinguibili . Ambedue gl ' innamorati risplendevano , per la gioia di spezzar fugacemente la catena diuturna , di riscattare il passato gelido , forse l ' avvenire temibile , con un magnifico slancio d ' oblio .... Cesare adagiò sul letto la donna , languida ; le mani di lui avevano sganciato l ' abito notturno d ' Emilia , e ancòra un gesto gli avrebbe tutta scoperta l ' amante , nuda e bianca , sotto i cinque raggi del candelabro .... E osò il gesto rapido , e la contemplò nivea fra la molle custodia della veste , e le sue labbra diedero i baci ultimi .... La scena era stata così violentemente fuggevole , che Emilia sentì quasi a un tempo il gesto e i baci .... Si sollevò d ' un balzo , si ristrinse l ' abito attorno al corpo . Era pallida del mortale pallore che aveva sgomentato Cesare , al principio del convegno .... - Ah , tu credi , - bisbigliò questi , chiamandola a posare il capo su la sua spalla , - ah tu credi ch ' io vorrò rinunziare a te ? ... È dunque così diffìcile , a voi donne , penetrare il senso della vostra propria bellezza , e comprendere ciò che potete in noi ? Nessuna forza umana , capisci ? ... arriverà a contrastare la mia passione ! ... Perchè sei così pallida , anima ? Perchè piangi ? Perchè piangi ? ... Ella piangeva , ma , dominata ed ebbra , non si staccava da lui .... Rimasero in un calmo silenzio lungamente , avvinti ; udirono nell ' aria qualche cosa eterna passare , - il tempo , l ' amore , la morte ? - e sfiorarli , e procedere incontro ad altri destini , che aspettavano . - Ancòra mi darai una notte come questa , è vero ? - mormorò Cesare timidamente . - Ancòra molte notti di gioia ? - Sì , ancòra molte notti di gioia ! - ripetè Emilia . - Non senti come tutto è strano , in questa notte ? Noi rapiremo alla sorte una grande felicità senza confine .... Bisogna vivere , vivere diversamente . Emilia rabbrividì . V ' era infatti qualche grande energia che li stimolava all ' amore quasi ad un farmaco delizioso , dalle inesauste ebbrezze ; era in loro il bisogno di vivere la doppia esistenza degli appassionati , con doppia forza , con doppia anima , per gli altri e per sè . Tutte le cose grige dovevano fondersi nel calore febbrile di molte notti misteriose , fra gli alti silenzii che vanno dispersi nel sonno . Lo stridore di una candela più breve li fece sussultare insieme . Guardarono insieme la finestra oramai chiara . - È giorno ! - disse Emilia , sciogliendosi dall ' abbraccio , e correndo smarrita alla finestra . - È giorno ! Mio Dio , come farai ? Cesare l ' aveva raggiunta e guardava l ' alba apparire , con le nuvolette rosee ; una fresca alba estiva , sotto il cui sorriso si stendeva il mare .... Mostruoso d ' ombra , solo il puntazzo di Portofino pareva ancòra addormentato . - Va presto , mia vita ! - susurrò Emilia . - Che non ti vedano ! - Non mi vedranno , - disse Cesare . - Rassicurati ; nessuno è alzato , a quest ' ora ! Emilia lo abbracciò la prima , offrendogli la bocca ; sotto gli occhi puri , un livido cerchio aveva cominciato a disegnarlesi .... - Ancòra quest ' altra notte , anima ! - le rammentò Cesare , innanzi di lasciarla presso la porta che metteva alla scala . La scala bianca di marmo era vivida nello sbozzo di luce lividiccia . - Sì , sì , ancòra una notte ; tutte le notti che vorrai , Cesare ! E appena egli fu in basso della scala , ella rientrò , corse di nuovo alla finestra , e vide Cesare traversar cauto il giardino , lungo le siepi , e dove gli alberi offrivano qualche incerta ombra . Da ultimo , nel silenzio cristallino s ' udì il cancello cigolare e richiudersi . XV . Ma no , per lungo tempo , ella rifiutò ogni altro convegno . Troppo temeva di sè , troppo di lui .... Emilia lo amava di quel formidabile amor delle vedove , che paiono spinte dai ricordi del morto fra le braccia dei vivi .... A pena , scambiavano qualche frase , congiungevano le labbra , quando Roberta non era presente . Le molte notti che la donna aveva promesso e Cesare aveva sperato di gioia , si dissolvevano oscure , senza memorie , se non di tristezza e d ' insonnia . Era succeduta la stagione media , quando il periodo dei bagni è finito , e ancòra non ha avuto inizio il periodo invernale , caro alle anime e ai corpi malati . Sul paese , la solitudine pesava ; v ' erano stati in settembre inesorabili giorni di scirocco , durante i quali l ' aria scottava e il sole pareva non dover tramontare mai . Nelle caldissime serate , salivano Cesare e le due sorelle sopra un canotto a remi , con un agile marinaio più cùpreo del rame ; e si facevan trasportar lentamente verso Nervi , verso Quinto , o a capriccio .... In mare l ' aria era ricca e buona ; ma Roberta aveva dovuto ben presto rinunziare alle fresche gite , poichè il lene ondeggiamento della barca le dava le vertigini . Se pure quelli del paese avessero supposto o mormorato , ciò importava ben poco a Cesare e ad Emilia , già ciechi per la necessaria imprudenza della passione ; ed essi continuarono ogni dopo pranzo , spesso col marinaio , soli più spesso , remando il Lascaris .... Roberta stava ad aspettarli , e qualche volta indugiava una lunga ora sulle rocce , a guardare il canotto lontano e tardo , fra la porpora del tramonto , fra le maravigliose zone di luce irrubinata .... L ' imbarcazione , minuscola nella latitudine delle acque , non poteva affondare e sparire ? Le vele bianche o rosee eran lungi , alle estremità dell ' orizzonte , dove anche un pennacchio di fumo svelava qualche invisibile vapore ; mentre dalla spiaggia la distanza era grande .... La fanciulla sentiva d ' odiare qualcuno , là dentro . E la deliziosa strada che da Nervi sale a Sant ' Ilario , s ' appiana , discende per viottoli aspri fino a sboccar di nuovo sulla strada comunale , - anche vedeva talvolta Cesare ed Emilia incontrarsi e passeggiare nella tenera oziosità di chi aspetta giorni felici e si studia a render felici i giorni comuni . Passavano per quella strada sempre le medesime persone alle medesime ore ; quando un gruppo di monache in abito bruno col soggòlo bianco , per la questua ; e quando un curiosissimo carretto tirato da un asinello grigio , guidato da un omiciattolo , che gridava a giusti intervalli , per tutta la durata del viaggio : - Aaah ! ... Iiih !...., e spingeva l ' animale , e scambiava parole coi conoscenti che incontrava . Cesare aveva chiesto all ' uomo da quanto tempo egli percorresse quella strada .... Da venti anni ; da venti anni , tutti i giorni egli scendeva a Genova a portare involti e a raccoglierne , e risaliva a Sant ' Ilario , senz ' affrettarsi , parlando col ciuco , se gli mancavano incontri .... L ' alba rischiarava il suo andare ; il tramonto salutava il suo ritorno .... - Aaah ! ... Iiih ! ... Cesare l ' aveva seguìto con l ' occhio , fino a un gomito della salita , invidiandolo .... Passione ? dolore ? desiderio ? ... Vocaboli ignoti all ' umile ; egli non si augurava se non di poter gridare : - Aaah ! ... Iiih ! ... per altri venti anni . Il Lascaris meditava così , dietro le sensazioni del momento , per qualche spettacolo semplice e fugace ; fin che non fosse comparsa Emilia , che saliva adagio , sorridendo da lungi all ' amico .... Sempre , quell ' apparizione aspettata lo toglieva dalla supina realtà d ' ogni giorno ; ma dentro l ' animo gli si risvegliava , l ' amarezza intollerante di uno che abbia sognato , che abbia sentito sul proprio corpo il contatto fresco d ' un corpo femmineo , e al risveglio si sia trovato in una camera deserta e priva di lume . In quel periodo , Cesare soffriva presso Roberta qualche molestia , quasi lo spettacolo tuttora vivissimo d ' Emilia ignuda sotto i suoi occhi , gli avesse conficcato nel cervello la cupidigia sacrilega di giungere una notte alla camera della giovanetta , di risvegliarla e dominarla come la sorella . Fra le due sessualità ancòra per lui misteriose , egli aveva dei lampi d ' esitanza . Quelle voci si rassomigliavano assai , e Cesare sussultava , udendosi chiamare da Roberta con la stessa inflessione , che gli aveva reso caro il proprio nome pronunziato dalle labbra d ' Emilia . Ambedue le donne adoperavano un solo profumo , aliante intorno ai corpi in una nube leggera ; un profumo , il quale , sorgendo dagli abiti e dalle mani di Roberta , rammentava ostinatamente all ' uomo il gesto , ch ' egli aveva osato quella notte per veder tutta Emilia , e ch ' egli avrebbe voluto osare anche più audace sopra la fanciulla gettata attraverso al letto , per rivelarla pure , fra la molle custodia dell ' abbigliamento intimo . Ambedue avevano un certo movimento risoluto del capo , e certi atti di grazia nel chinarsi fino a un fiore , nel dar la mano , nel sedersi e acconciarsi le gonne intorno . Differivan poco di gusti , e si vestivano quasi a un modo , portando gli stessi gioielli ai polsi e alle orecchie , e gli stessi monili . Non di rado , Emilia esprimeva a metà un ' idea o una sensazione , e Roberta continuava e concludeva .... Si sorridevano , allora , come se le loro anime fossero vissute un attimo nel medesimo cerchio invisibile . Ma sotto quelle e simili apparenze , restava il fenomeno , inquietante per Cesare , che l ' una completava l ' altra ; la bionda ammalata s ' era avvinta per sempre alla sorella bruna , perchè da questa pareva trarre qualche mistico alimento alla propria anima ; ed Emilia aveva contesto il filo della sua esistenza al filo tenue dell ' altra . Egli erasi interposto fra di loro , ma esse . all ' infuori di lui , seguitavano una vita comune , indissolubile per le oscure simiglianze del sangue ; erano carne d ' una medesima carne , due rami d ' un albero unico . - Perchè , - domandò Cesare una volta a Emilia , - perchè ti vesti come tua sorella ? Perchè usi del suo profumo ? Perchè da lontano io posso scambiarti con lei ? - Vi spiace ? Egli scosse la testa , incerto . - Vorrei che nessuno ti somigliasse , anche da lontano .... - Ma la somiglianza con Roberta non è cosa che possa ferirvi . Io ho forse la sua voce , e probabilmente uno stesso modo di esprimermi .... Ciò avviene quando si vive tutta la vita con una persona , tanto più se questa ci è legata da parentela . Non vi è nulla di strano o di voluto .... - Si può volere il contrario .... - Odiate Roberta al punto da non tollerar nemmeno un abito simile al suo ? - Comprendimi , Emilia .... E si arrestò . Non avrebbe potuto comprenderlo mai , perchè non sapeva il turbamento arrecatogli con quella notte di mezza voluttà ; pel quale turbamento , la pace dei sensi era scomparsa , e innanzi a Cesare s ' era spalancata la voragine dissolvitrice delle fantasie , dei sogni , delle figurazioni carnali .... - Oh lasciatemi amarla ! - esclamò Emilia , credendo d ' aver capito . - Dovrò sfuggire ogni somiglianza con Roberta , come si trattasse d ' una nemica ? Perchè odiate tanto una fanciulla , che non vi ha fatto male alcuno ? - È certo , - mormorò Cesare , trascinato in quel nuovo ordine d ' idee , - è certo che voi non capirete mai la lotta . Io non odio ; mi difendo .... Fin che il tuo cuore sarà pieno di lei , io non potrò sperare nulla da te .... Devo darti la forza di comparare e di scegliere , se la scelta sarà necessaria .... Tu ti sei chiusa nel presente e ti sei innamorata del tuo dolore ! ... - Non ammettete alcun legame . Siete un selvaggio , - disse la giovane , cercando , di sorridere per calmarlo .... Erano le cinque del pomeriggio ; avevan preso il tè , in casa , e Roberta era andata sùbito dopo a visitar la figlia del massaio , che giaceva ammalata . Il sole prorompeva dalla finestra aperta nel salotto , chiazzando d ' oro le pareti e il pavimento a mosaico . Nero latrava in giardino , allo strepito d ' un carro . E gli amanti ricordavano ; ella , la scena del chiosco , non osando spingersi fino al ricordo impudico ; egli , la scena della camera , parendogli che di là fosse cominciato il gaudio . - Non ammetto alcun legame ? - ripetè . - Vorrei poter non ammetterlo ; e sarei libero , e la mia vita riprenderebbe il suo corso tranquillo , e non aspetterei tutto il mio avvenire dalla volontà capricciosa di due bambine crudeli .... È questa , ormai , la condizione difficile in cui mi trovo : chi devo vincere ? Te , o Roberta ? Di quale animo devo essere padrone ? Del tuo , o dell ' animo di tua sorella ? Emilia si concedeva qualche atteggiamento un po ' oblioso , appena si trovavan soli ; e s ' era allungata sul divano , col gomito e la mano destra sostenendo il capo ; sottil figura , che rammentava a Cesare quel suo nèo prezioso fra i due seni , e le calze di seta nera alte fino alla coscia . Ella si raddrizzò di scatto , e restò immota , ascoltando . - Per liberarmi da questo dubbio , bisogna che la soluzione venga da noi , da te , - seguitò Cesare , il quale aveva notato e goduto l ' effetto della propria domanda . - Bisogna , infine , parlare a tua sorella , poichè la vuoi arbitra della nostra sorte .... - E se rifiuta ? Se minaccia ? - chiese Emilia . - Se mi fa comprendere che una diminuzione del mio affetto le toglierà ogni forza di vivere e di sperare ? Il Lascaris si strinse nelle spalle ; egli era innanzi al tavolino da tè , e passava macchinalmente le tazze , guardandone il fondo zuccherato , quasi a trovarvi un ' idea . - Non è probabile , - disse finalmente , per dire . - - È molto probabile , invece , che ella si opponga . Vivere con noi , adattarsi a un posto secondario nel mio cuore , cedere a te , le parranno cose assurde e spaventevoli .... Oh , continuiamo così , Cesare , fin che è possibile ! Io sono felice , ora per ora ; non cerchiamo di più , non affrettiamo nulla ! ... Tu sei troppo impaziente .... Egli obbedì a uno slancio , con le braccia tese verso la donna ; ma sùbito si vinse , e abbassò la testa . Urtava nuovamente contro a una barriera : tra il suo concetto della vita e il concetto d ' Emilia , l ' indole , la coltura , l ' esperienza , avevano scavato un abisso .... Egli era non meno sollecito della vita morale che della fisica ; il contatto femmineo , la cupidità esaltata e imprigionata , gli avevano sconvolto la mente e il cuore ; sotto la fustigazione della brama inutile , stava per sorgere l ' uomo pervertito ; ed egli lo intuiva .... Già gli era balenato il pensiero di Milano , dove si sarebbe potuto tuffare in una palude di stravizio , e aspettare coi nervi calmi . Dir questo a Emilia e perderla , doveva essere una cosa sola . Ella , come quasi tutte le donne , ignorava il fascino proprio : ignorava che , ad essere serenamente amata , doveva sodisfar prima la bramosia del maschio , eccitata da lei stessa con l ' incautela d ' una visione , con la vicinanza continua , ch ' era uno stimolo a fantasticare . Sapeva resistere , o almeno fuggir le opportunità , perchè ciò stava nel suo medesimo spirito femminile ; e non sapeva che , al contrario , cercar quelle occasioni , avversar senza posa la resistenza di lei , eran nell ' indole maschile . - Ebbene ? - chiese la donna , vedendo l ' atto di Cesare . - Non è possibile continuare a questo modo , - disse il Lascaris , rialzando la testa . La ruga profonda e dritta gli solcava ancòra la fronte . - Se tu pensassi a raddolcire la mia impazienza , se tu mi dessi qualche convegno , come quella notte , in giardino .... Emilia s ' era inavvertitamente stesa di nuovo sul divano , con un moto di voluttuosa pigrizia ; sentiva ascendere fino al suo egoismo di donna il nembo di quella preghiera incessante , e lo aspirava a guisa di profumo , trovandovi tutto il compenso alla sua resistenza tenace , tutta la ragione della sua resistenza futura . Cesare la vide , e si alzò . Ma ella ebbe appena il tempo a comporsi in un atteggiamento calmo , che sulle scale risonò il passo di Roberta . - Non partire così presto , Cesare , - disse Emilia , sottovoce . Quando Roberta entrò , scorse la sorella intenta a tagliar le pagine d ' un libro e Cesare , in piedi nel vano della finestra , parlando della prossima stagione di Nervi . La giovanetta spense immediatamente lo sguardo che aveva lanciato sui due , e s ' inoltrò con un sorriso pallido . - Lei dovrebbe visitare quella povera ragazza , - fece al Lascaris , mentre si accomodava sulla poltrona a dondolo , in faccia a Emilia . - È in cura del dottor Noli , ma il consiglio di Lei sarebbe utile .... Il tòno metallico della voce e lo studio insolito con cui Roberta spiccava le parole chiarissime , avvertirono Emilia dello stato d ' agitazione in che la sorella si trovava ; ma il Lascaris tardò a rispondere . Guardava la fanciulla , vestita come l ' amante , con una camicetta , una cintura di cuoio giallo , una sottana azzurro - mare ; la camicetta d ' Emilia era rosea ; la camicetta di Roberta , cilestre . Tutt ' e due le giovani portavano i capelli annodati in giro al capo , folti e copiosi . - Non potrebbe visitarla ? - chiese di nuovo Roberta . - No , - rispose Cesare scuotendosi . - È in cura del dottor Noli , il quale non ha bisogno di consigli .... - Soltanto un ' occhiata , passando . - È impossibile , signorina ... - Sta malissimo .... Grida , ha le convulsioni , la schiuma alla bocca .... Il dottor Noli non verrà fino a domani . - Possono chiamarlo sùbito , - osservò Emilia . - L ' ho suggerito , ma i parenti dicono , ch ' è inutile , e sanno ciò che devono fare ; è una famiglia di zotici .... E come è possibile , - seguitò Roberta verso Cesare , - come è possibile negare aiuto a un ' infelice , che è forse in pericolo ? - So di che cosa si tratta , - assicurò il Lascaris . - Me ne ha parlato il dottor Noli ; non v ' è pericolo alcuno .... E pronunziando le parole , le quali caddero in un corto silenzio susseguito , egli osservava la testa bionda e animosa di Roberta , a riscontro con la testa bruna d ' Emilia ; quella superava questa , per la venustà dell ' espressione , e una debole tinta azzurrognola sotto gli occhi , dava alla giovanetta un senso tra di ardore e tra di allettamento . - Quanti anni ha l ' ammalata ? - domandò Emilia , che , pur volendo schivare quel tema , vi era caduta meglio , d ' un colpo . - Diciannove , - rispose Roberta . - Oh , morire a questa età , è spaventoso ! La scena aveva dovuto sinistramente colpirla ; fra sè stessa e la giovane epilettica , fra il male che rodeva l ' una e il male che minava l ' altra , aveva forse trovato qualche occulta rispondenza ; e la esclamazione venutale di lancio , dal cuore , diede una scossa agli amanti . Ella recava sempre nei colloquii di loro una nota acre , un presentimento cupo ; e , partiti già da tempo dietro imagini diverse , gagliarde , quali le imagini d ' amore , essi eran di tanto in tanto soprappresi , arrestati e torturati dal richiamo aspro della fatidica . Emilia la fissò con un ' interrogativa di mite rimprovero , quasi per trattenerla ; ma ella aveva sentiti gli artigli della paura Si levò in piedi , senza curar la presenza del Lascaris , che , rivolte le spalle alla finestra , seguiva attento l ' atto della ragazza . irrequieta . - Se sapessi di dover morire fra un anno , non so che cosa farei oggi , - ella continuò intensamente . - È orribile , simile dubbio , quando la vita ci dà l ' abitudine di pensar sempre all ' avvenire , come se il presente non contasse .... Ecco un esempio , l ' esempio di quella giovane , che non ha vissuto , che non ha gioito , e che un giorno , assai presto , rimarrà vittima d ' una crisi .... Povera anima ! Povera bambina ! Cesare avvertì uno sguardo supplichevole d ' Emilia , per invitarlo a rassicurar la sorella ; ma egli non si mosse dalla sua posa consueta , le braccia incrociate al petto , gli occhi freddi sopra Roberta , che camminava concitata per la camera .... - Perdere questa bella , bella vita , perdere il sole , perdere questi spettacoli , - ella aggiunse , delineando un gesto verso l ' amplitudine del mare e dell ' orizzonte , - perdere tutto , senza aver conosciuto nulla ! ... No , io voglio ancòra vivere , dovunque , comunque , purchè viva ; non è cosa umana rassegnarci al destino , e passare così , quando ancor nessuno ci è tanto legato da poter ricordarci sempre ! ... Perchè se morissi io oggi , chi mi ricorderebbe fra dieci anni ? ... Che bene ho fatto ? ... Che cosa sono stata ? ... Allora , vedendola tutta vibrare di nervosa esaltazione , e rilevando un nuovo sguardo angosciato di Emilia , Cesare si staccò adagio dalla finestra , e andò incontro a Roberta , la prese dolcemente per un braccio , e fissàtole negli occhi gli occhi imperativi , le disse : - Basta , signorina . Che significano queste idee ? Dove le ha lette ? ... È guarita , è forte , e nulla contrasta il suo avvenire .... Tutta la colpa della sua tristezza , è in Lei medesima . Sotto lo sguardo attanagliante dell ' uomo , Roberta parve decadere da un ' alta allucinazione ; il colorito le si diffuse alle guance vivissimo , e nel punto in cui Cesare la lasciava , ella andò a sedersi , e restò a capo chino , umiliata .... - Suvvia , - finì il Lascaris con un sorriso , - la sua povera malata guarirà , e non valeva la pena di trarre deduzioni pessimiste contro il destino .... Quale comunanza poi , Ella abbia con l ' epilettica , dall ' età infuori , io non saprei ; e l ' età è poca cosa , per credere che se quella morisse , dovrebbe morire anche Lei .... Non è vero ? Mi dica che ho ragione , ... Con una fievole punta d ' ironia , egli era a bella posta passato al di là de ' suoi diritti ; s ' era compiaciuto a far sentire l ' indulgenza mordace che le debolezze di Roberta suscitavano nel suo animo , quasi le debolezze d ' una bimba .... - Sì , - ella rispose a voce bassa , levando infine lo sguardo in volto a Cesare . - Ho avuto torto . Quello spettacolo mi ha tanta commossa ! E per sottrarsi al dominio di lui , corse alba sorella , che la ricevette e la strinse fra le braccia . - Non recarti oltre , laggiù , - disse Emilia con dolcezza . - Vi andrò io , se vuoi . Tu ti lasci troppo impressionare . Innanzi alle due giovani riavvicinate e avvinte , le quali lo guardavano con occhi sì diversamente intensi , il Lascaris provò ancòra la vampa di calda sensualità che lo bruciava ormai sempre alla vista delle due sorelle ; e quell ' entrare di un tratto nel possesso spirituale di Roberta , quell ' impero ch ' egli poteva , ch ' egli avrebbe potuto stendere più ampio su di lei , col diritto del medico sull ' ammalata inconscia , gli piacquero e lo aizzarono . Un fastidioso silenzio chiuse la rapida scena . Cesare stava per tôrre commiato , quando la fanciulla lo prevenne , diede un bacio a Emilia , e salutato il Lascaris , ridiscese in giardino . - Nessuna speranza , dunque ? - egli ricominciò non appena furono soli . - Non parlerai ? Emilia era tuttavia circonfusa dalla tristezza , che Roberta sembrava aver lasciato con la sua assenza . - Chi oserebbe parlare ? - rispose . - Non vedi ? Non capisci ? È crudelmente ammalata di spirito .... Chi oserebbe parlarle , in simili condizioni ? - Ammalata di spirito ? - ripetè il Lascaris . - Io ho conosciuto parecchie fanciulle , le quali inghiottivano il sale e bevevan l ' aceto , nella ingenua speranza di morir consunte .... Sono le piccole follìe , cui poche normalissime si sottraggono ; sono i perturbamenti dell ' età .... La signorina legge forse troppi romanzi . - Cesare ! - interruppe Emilia . - Non posso lasciarvi parlare così di Roberta .... - Legge troppi romanzi , - proseguì Cesare pacatamente , nell ' atto che riprendeva la canna e il cappello . - La morte è sempre descritta nei romanzi con un lusso di particolari falòtici , che fanno ridere ; non è un fenomeno naturale e semplice , ma una trovata dello scrittore , una punizione d ' Iddio , una giustizia degli uomini , uno scioglimento di qualche terrifico dramma , che diversamente non sarebbe mai più finito .... Questo ha turbato la fantasia di tua sorella , e una contadinotta qualunque non può patir di capogiro , senza che la signorina ne preveda la morte e le esequie .... E noi , qui ad attendere che i fantasmi passino , mentre andranno sempre rinnovandosi poichè non sono formazioni esterne e occasionali , ma flora indigena , creazioni caratteristiche del suo cervello .... . - Cesare ! ... Cesare ! ... Cesare ! ... - esclamò nuovamente la donna , su tre tòni diversi . - Non vi avrei supposto tanta ingenerosità .... Essa è malata .... - Addio , Emilia , - egli rispose , prendendole ambo le mani . - Cercate di non farmi ricordare quanto può un uomo che vuole .... Cercate di parlarle .... O le parlerò io , benchè non abbia su di lei autorità alcuna . Una maschera di sarcasmo gli era scesa sul volto , e traverso le frigide parole di lui sembrava minacciare qualche imprevedibile ribellione . Emilia non consentì alla stretta delle sue mani ; e lo lasciò partire , pensando che non lo conosceva , che in fondo al cuore dell ' uomo doveva giacere una malvagità sottile , una acerba indifferenza per i mali altrui . Forse , tutto ciò ch ' egli era apparso fino allora , poteva essere stato frutto d ' ipocrisia , di quella ipocrisia non volgare , cui la lotta medesima suggerisce e insegna .... Certo , il sarcasmo , il lieve disprezzo per Roberta e probabilmente per lei stessa , rivestivano i suoi lineamenti arguti meglio assai delle altre espressioni delle quali il volto mobilissimo di Cesare era capace . Quando fu a ' piedi della scalinata marmorea , egli scorse Roberta china sopra un cespo di gaggìa , da cui staccava a uno a uno i granelli dorati e fragranti , serrandoli nel cavo della mano . Cesare avrebbe voluto scansarla ; ma ella avvertì il passo , lasciò la sua leggiadra occupazione , e andò incontro al Lascaris . - Ascolti , - gli disse . - Le grida giungono fin qui .... L ' ammalata è nel rustico .... Vada , vada a vederla .... Veramente , grida non s ' udivano , e il silenzio non era interrotto se non da un canto acutissimo sulla strada , un canto lamentoso e azzurro , che i popolani liguri trascinano in note di falsetto . - Sarebbe indelicatezza verso l ' amico mio dottor Noli , - osservò Cesare annoiato . - Non v ' è pericolo , non ve n ' è affatto .... E , d ' altra parte , io non rappresento nulla ; sono il signor Lascaris , un passante , un villeggiante qualunque . Da due anni , lo sa , ho lasciato la carriera .... Il mio intervento non può essere scusato se non da casi eccezionali . - Ero dunque ben gravemente ammalata , quando Lei è venuto a visitarmi la prima volta ? - chiese Roberta con una triste lentezza . S ' erano fermati poco lungi dalla villa , sul principio del viale che digradava fino alla verde cancellata ; ed Emilia udiva le loro voci , senza afferrar le parole .... Ricordò allora , la donna , la dubbia frase dell ' amante : " Di quale animo devo impadronirmi ? Del tuo , o dell ' animo di tua sorella ? " Un malefico intento di torturar la fanciulla nacque sùbito nello spirito affaticato dell ' uomo ; e invece di protestare , di confortare , di toglierle ogni apprensione sulla malattia d ' ieri , che poteva essere la malattia di domani , egli non rispose motto , e finse l ' impaccio di chi cerca una benevola menzogna . Gli fiammeggiava in mente la sensazione da lui medesimo definita : " Con una parola potrei forse ucciderti " e la parola stava per iscattare , rovesciando ai suoi piedi la giovane dritta e titubante . Ma fu tosto , ridestato dall ' incubo . - Abbiamo una giornata ideale , - egli disse . - Perchè non esce a passeggio ? Le gioverebbe assai più che occuparsi di quella ragazza . - Se ero tanto malata , come posso essere guarita d ' un tratto ? - soggiunse Roberta , allentando il pugno e lasciandosi sfuggire i grani odorosi della gaggìa . - E perchè Lei m ' illude ? Aveva nella voce qualche cosa umile e paziente , qualche cosa forse anco vile e trepida , non mai udita da Cesare nelle domande di lei . Ella era innanzi al giudice , al quale voleva carpire per insidia la sentenza intima e sepolta . Studiava d ' avvicinarsi alla verità , fingendo una rassegnazione consapevole ; ma sotto alla scaltra indagine , il terrore , l ' angoscia istintiva della giovanezza per la tenebra eterna , vibravano . Pur di assaporare la vita , il sole , la felicità d ' una lunga dimane , la vergine intatta nel corpo e monda nel pensiero , si sarebbe macchiata di qualunque impudicizia ; colui che avesse potuto offrirle la salvezza , avrebbe imprigionato la fanciulla in una schiavitù senza limiti , per sempre . O forse , rispondendo alla visione che balenava qualche volta alla mente di Cesare , fors ' ella si sarebbe gettata ai piaceri con la fame avida di chi vuol tutto conoscere in breve giro di tempo , con la febbre di chi alle spalle intende il galoppo macabro . - Che cosa posso dirle più di quanto non Le abbia detto ? - egli rispose freddamente . - Io non ho mai incontrato anima meno fiduciosa ... ! Ella turba la pace d ' una persona che le è cara , e rattrista un ' esistenza che non le appartiene .... Si mosse per allontanarsi , e già s ' era incamminato , quando la voce di Roberta lo richiamò tenera e sommessa : - Almeno , mi saluti , - diceva . - Almeno , mi saluti .... Un ' altra fanciulla , Cesare vide venirgli incontro , nell ' animo della quale le parole di lui secche , brevi , imperiose , avevano prodotto la reazione . Gli veniva incontro Roberta , il volto irradiato da un lampo di gioia riconoscente ; bella di fiducia , a testa alta , con la mano tesa , ormai sulla via della schiavitù assoluta , per quanto piccola sicurezza di bene egli avesse potuto offrirle . - Addio , fantastica ! - Cesare disse , stringendo quella mano , la quale già rispondeva alla sua stretta con qualche abbandono femminile . - Addio , dottore ! - ella replicò , mettendo in quell ' appellativo un arcano senso di devozione e di fede . Allora , veramente , l ' ululo della epilettica lacerò l ' aria , rompendosi in un sèguito di singulti barbari . Cesare fissò in viso Roberta ; ma questa gli sorrideva ancòra , e tutta colma di speranze egoistiche , non aveva udito . XVI . - Se lei volesse mandarci il fidanzato di sua sorella .... - pregò la vecchia . Roberta , incamminata per uscir dalla casupola , si volse bruscamente . - Il fidanzato di mia sorella ? - ripetè . - Che cosa dite ? - Sì , quel signore , il medico che viene tutt ' i giorni dalle Signorie Vostre .... La fanciulla s ' abbrancò allo stipite per non vacillare ; e rispose , impallidendo : - Va bene , glielo dirò . Poscia si fece forza , e uscita rapida in giardino , entrò in casa , risalì nella sua camera . Non aveva trovato energia per protestare . Cesare Lascaris , agli occhi di quei contadini , era il fidanzato d ' Emilia ; probabilmente , anche agli occhi delle cameriere , agli occhi di chiunque avesse voluto spiegar l ' assiduità del giovane presso le due sorelle . E fidanzato era certo l ' eufemismo che significava l ' amante . In tal modo , Roberta veniva punita della sua pietà ; poichè dal giorno della crisi , quotidianamente s ' era recata a visitar l ' epilettica . Nella famiglia de ' massai , tutti piagnucolavano , per l ' ereditaria viltà delle razze inferiori ; e tutti s ' occupavano , guadagnavano , spendevano avaramente ; tenevano a fitto la terra circostante alla villa , facevan da procaccia tra il paese e Genova , lavoravan da falegname ; e tutti piagnucolavano . Pareva che il lamentìo sommesso della schiatta si fosse impersonato nell ' avolo , un vecchio d ' ottantatrè anni , curvo e disseccato ; il quale non moveva piede , non si poneva a sedere , non girava lo sguardo , non s ' appoggiava alla lunga canna , senza trarre dal petto concavo un lagno querulo e abitudinario . Roberta s ' era lasciata cogliere , e portava cibo , vesti , danaro . Vigilava con gli occhi inteneriti la scialba fanciulla , che non sembrava notarla mai al suo fianco . E scorrendo quasi l ' intera giornata in quella casupola , tanto malinconiosa da non credersi piantata come la villa a oriente di una vaghissima costiera , - Roberta intendeva di tempo in tempo qualche allusione , o coglieva qualche sorriso , che le riuscivano strani e la facevan pensare . Senza dubbio , lievi cose ; ma l ' animo di lei , dopo aver lavorato nella vacuità del sospetto , era avido ormai d ' indizii , e cercava inconsapevole una traccia , una guida , purchè fosse . - È il cane del diavolo , cotesto , - diceva la massaia , accenando Nero , che andava a scodinzolare presso la fanciulla . - Abbaia sempre .. Vossignoria non l ' ode , qualche volta ? ... Sveglia tutti quanti , la notte .... Ma .... , di guardia ! ... Oh , se è di guardia ! Quando urla , sa perchè .... Vien qua , Nero ! ... Eh , gli piacciono i signori ! I signori , li rispetta .... Sorrideva , d ' un sorriso decisamente sciocco ; ma non sorrideva con lo sguardo , irresoluto , fuggevole ; e il piccolo corpo secco e magro della femmina pareva allungarsi ; e il collo s ' allungava di certo , aiutando la voce senile che fischiava il polifono dialetto ligure . - Una notte , perfino , mio marito è dovuto scendere a vedere .... Nero abbaiava .... Come abbaiava forte ! ... Ma sapeva perchè .... C ' era qualcuno in giardino .... - Qualcuno , di notte ? - esclamò Roberta . - Chi , dunque ? - Eh , qualcuno ! - ripetè l ' altra , seguitando il suo ghigno melenso . - Un ladro , un vagabondo , senza dubbio .... - Eh no , un ladro ... ! Qualcuno , insomma .... Basta : quando Nero abbaia , sa perchè .... Ma Roberta , guidata da una bieca luce improvvisa , aveva voluto sapere , aveva insistito , per combinar la data del trascurabile episodio con un certo suo ricordo , esso pure , fino a quel giorno , trascurabile . Poi , avvistasi della curiosità feroce cui si dava in pascolo , sentì una nausea violenta , troncò l ' interrogatorio , gettando alla femmina un involto che le aveva portato . E non essendo riuscita a definir tuttavia se la fanciulla avesse compreso o non avesse avuto bisogno di comprendere , la femmina aveva allora tentato il colpo maestro , fingendo l ' ingenuità : - Se la Signoria Vostra ci mandasse il fidanzato di sua sorella .... Roberta uscì rapida in giardino , entrò in casa , risalì nella sua camera . Ella aveva toccato il colpo , quasi piegando sopra sè medesima ; e avvertiva lo scatenarsi d ' un gran male fisico , non diversamente che ne ' suoi giorni di terrore . Il fatto prendeva nella imaginazione mobile e ignara della giovanetta le proporzioni d ' un delitto , del quale sua sorella , la sua Emilia , si fosse macchiata . Ella ritrovava nella mente la figura incomparabile della donna , chiusa in una leggera vestaglia con gran collare alla Stuart , i capelli crespi snodati e lunghi fino oltre le reni ; bella , giovane , fresca , esultante per una delizia attesa ; e finta , simularda , egoista come tutti i felici .... Era entrata nella camera di Roberta ; cosa strana , non mai avvenuta prima ; e aveva rassicurato la fanciulla , nervosa per l ' abbaiare , anche strano , di Nero ; l ' aveva così caramente ripresa delle sue inquietudini ; le aveva imposto le care mani sul volto , l ' aveva addormentata . E un uomo , nel giardino , stava ad aspettarla ! Perchè non si poteva nutrir dubbio ; e l ' aneddoto narrato dalla vecchia , rispondeva benissimo alla maraviglia interrogativa onde Roberta era stata colpita quella notte . In giardino ? La donna era scesa in giardino , con la vestaglia piena di fruscìo , coi capelli snodati ? Il cuore di Roberta cominciò a battere violentemente . Ricoveratasi nella camera , era corsa al cassettone , vi aveva appoggiato i gomiti , e secondo l ' abitudine delle sue ore meditative , vi era rimasta , guardandosi nello specchio , a pensare .... Una vampata calda di sangue le affluì al volto .... In giardino era avvenuto il convegno ? Non poteva dubitarne ; non osava , benchè tale convegno non fosse verosimile , con quell ' abbigliamento , col pericolo di essere uditi .... Ma dell ' abbigliamento ella sapeva alcuni particolari , i quali ritornatile alla memoria , le avevan chiamato tutto il sangue al volto . Sotto la vestaglia , sua sorella era indifesa .... Dunque , mentre Roberta credeva sè medesima ed Emilia serrate in un inviolabile cerchio di sventura , la donna aveva spezzato il cerchio , n ' era uscita , abbandonando la fanciulla alle sue angosce , al suo male , a ' suoi spettri .... La voce della giovanezza l ' aveva chiamata all ' amore . E la parola magica sfolgorò un gran raggio , passando traverso la mente di Roberta ; a lungo fu assorta nella contemplazione del mistero , non diversa dalla femminetta innanzi al Tabernacolo , timorosa della maestà del luogo e impaziente di varcarne la soglia , per essere inondata di luce . L ' amore , alle giovani veniva carico di promesse , ricco di secrete e di palesi delizie , invitto di superba possanza nel ridente aspetto d ' Iddio ; e nulla aveva più senso , nulla aveva più forza , nulla poteva essere d ' indugio o d ' ostacolo alla sua via trionfale . Era l ' Iddio eternamente pagano ; l ' agile sua navicella varcava insommergibile gli oceani del tempo , sfidava tutte le tempeste .... A lei , forse , povera , di sangue , attanagliata fra le branche del male senza pietà , a lei non doveva giungere l ' amore ; non mai avrebbe avuto potere di strapparla alla sua vita letargica , di lanciarla nelle spire della passione , di farle obliare i presentimenti sconsolati .... - Ebbene ? - disse Emilia , aprendo la porta . - Che fai lì , tutta sola ? Roberta sussultò , ritraendosi , e guardando la sorella . Vestiva Emilia un abito chiaro , largo di gonne , aggraziato e snellissimo di busto ; portava un cappello di paglia con qualche piuma ; attraverso il veletto , gli occhi splendevano e le labbra apparivano tumide , ingranate . - Niente , - rispose la fanciulla , sentendosi ancor tremare . - Tu esci ? - Andrò alla marina , un poco .... , verso Nervi .... Roberta notò che Emilia non la fissava negli occhi , e le sembrò di avvertire che un debole rossore salisse alla fronte della donna . Ebbe una stranissima pietà per il lieve impaccio di lei ; ebbe lo stranissimo bisogno d ' aiutarla a mentire . - Va , - disse . - È una magnifica giornata .... Avrai forse un po ' d ' emicrania ? - Sì , un po ' d ' emicrania , - confermò Emilia . - Vado ; l ' aria mi farà bene . Addio , cara . - Addio . E in preda sempre al desiderio d ' aiutarla , Roberta si mosse , andò a posare un piccolo bacio sulla fronte della donna , e stringendone la mano , le sorrise . Dall ' orrore temerario , decadeva quasi alla complicità ; dallo sdegno , si sentiva repentemente portata all ' occulta simpatia . Non riusciva a comprendere ella medesima come le fosse mancato ogni impeto di rivolta . Il suo cuore stava muto ; nulla che significasse lo sfacelo d ' un sogno , il precipitare d ' un ' illusione ; l ' abbandono d ' Emilia la lasciava fredda .... Di più ; ascoltando bene il cuore bizzarro , una voce pareva sorgerne : " Sono libera anch ' io ; debbo anch ' io procedere sola , vivere una vita mia , cercare altrove la mia strada . " Ella volse in giro lo sguardo . Come aveva potuto credere che l ' esistenza intera fosse racchiusa fra le quattro pareti della sua cameretta ? Andò a sedere sul divano , facendosi posto tra i libri ch ' erano stati i soli confidenti delle sue speranze tumultuose ; e appoggiato il capo alla spalliera , partì con l ' anima dietro una selvaggia orda di visioni , afferrando di tempio in tempo il filo d ' un ragionamento seguìto , e sùbito riperdendolo tra la baraonda . Quanto era stata ingenua ! ... Da più mesi , sua sorella amava ; sua sorella godeva le squisitezze d ' un sentimento immortale , ed ella , Roberta , l ' aveva supposta ancòra meschinamente chiusa nelle abitudini quotidiane ! Ella , Roberta , s ' era lasciata sfuggire una infinità d ' indizii preziosi , che ora le tornavano ad uno ad uno , col loro significato certo ; e v ' era stato bisogno che una contadina maligna l ' avviasse , quasi facendo i nomi , quasi offrendo le date ! Mentre il fatto era così manifesto , che Cesare Lascaris aveva tentato addormentare i sospetti , traendola a un ' amicizia bonaria , fanciullesca , mostrandosi di lei più sollecito che di Emilia . Sarebbe rimasta sola . Era ricca ; da tempo , ella poteva disporre liberamente della propria agiatezza , e alla sua inesperta fantasia , l ' indipendenza materiale sembrava il càrdine d ' una grande felicità . Aveva cancellato d ' un tratto le figure dei due amanti , e si fingeva sola . Innanzi alla finestra , fissando le acque sterminate , col mobilissimo luccichìo solare , pensava : " Tutto ciò mi è indifferente ; tutto ciò non ha ancòra senso per me . In questo decembre , Milano , la città , i teatri , le feste , mi sarebbero assai più cari . Io sono sola , e non posso godere cotesto spettacolo magnifico , ma eterno e pieno di silenzio . No ; v ' è qualche cosa pronta e facile , nella vita , che io non conosco : io non conosco i sodisfacimenti dell ' ambizione , la delizia di sentirsi ammirata , il gaudio d ' essere libera , padrona d ' oggi , di domani , arbitra di restare o di partire .... Sono bella ? " - Tornò allo specchio , e interrogò la propria imagine , un poco pallida , con gli occhi febbrili , i capelli biondi e arruffati . " Potrò essere elegante .... Ma perchè non soffro ? Mio Dio , perchè non soffro ? Non amo più Emilia ? Ci siamo ingannate ambedue , forse , imponendoci una schiavitù senza ragione . Le sorelle non si amano come noi volevamo amarci , chiusi gli occhi a tutto quanto non fosse del nostro affetto .... Emilia se n ' è avveduta la prima . Presto , ella dovrà parlarmi e confessarsi : io la stringerò fra le braccia e le dirò ch ' ella è libera , che noi siamo libere . Poi , comincerò a vivere sola , per me stessa , d ' una vita elegante .... " - E , poichè era sempre la fanciulla angariata e attratta dai sogni un po ' umoristici del romanticismo , perdette ogni nozione della realtà , cominciò a imaginare il mondo alla stregua delle sue fantasie . Vide luce , molta luce sulla strada dell ' avvenire , e vide sè medesima incedere tra quei nimbi aurati , vergine superba e intatta . Curva su gli abissi della disperazione , non aveva mai pensato all ' amore ; e lo scoperto amore d ' Emilia prendeva un significato di giocondo auspicio anche per lei . Aveva creduto morire , mentre non si moriva alla sua età ; aveva paventato che l ' amore non fosse mai per giungere , e sarebbe giunto a tutte . Ella avrebbe saputo farsi amare ed esser fedele quanto una schiava ; le sue gioie , le sue sciagure , si sarebbero confuse con un altro destino , nell ' ora dell ' incontro . Questi pensieri andò volgendo , su questi pensieri variando in gradazioni infinite . Respirava come un ' assetata d ' aria pura in una pinnacolata selva di balsamifere . Alcuni giorni squallidi ed inutili seguirono , di cui Natura non dava credito ; li contava buoni sulla bilancia , e li avrebbe fatti pagar con la morte . Il giuoco di Cesare Lascaris appariva ormai così semplice agli occhi di Roberta , ch ' ella si stupiva di non averlo compreso avanti ; e docile alla solidarietà istintiva per la sorella , per la donna innamorata , - pur rilevando ad ogni poco un cenno , uno sguardo , un fatto , i quali sempre le erano prima sembrati differenti , - si prestava all ' inganno . Le piaceva ridere ; perdeva la sensibilità onde aveva trovato tutt ' i giorni un argomento di dolore : la fanciulla irriflessiva era risorta . Non mai amicizia le era parsa più saporosa che quella di Cesare Lascaris , dell ' uomo caro alla sorella sua , destinato ad avviar l ' esistenza dell ' una e dell ' altra verso la strada piena di luce . Egli le avrebbe tolte al malaticcio incubo del reciproco obbedire , legando a sè la vita d ' Emilia , liberando Roberta di fronte all ' indomani . Già aveva liberato questa dal fantasma della morte precoce ; già la sua prima apparizione in casa loro era stata salutare , provvidenziale . Roberta gli doveva la vita , e più che la vita , la fede ; e più che la fede , l ' avvicinamento insperato d ' un sogno . Perchè dalla nuova sorte d ' Emilia , scaturiva naturale che Roberta sarebbe rimasta sola , intutelata , arbitra di tutta sè medesima . Tali vertiginose mutazioni s ' eran fatte manifeste . L ' istante venne , in cui Cesare sentì che il cuore della giovinetta era colmo di gratitudine , e ch ' egli aveva imprigionato la fanciulla in una schiavitù senza limiti , per sempre . Ancòra lontana , l ' idea dell ' amore ; limpido , il sentimento di lei ; ma ella era entrata nello stadio più favorevole alla suggestione , quando l ' anima femminile si confida , e dall ' uomo aspetta la parola che la calmi o che la inciti . Se Cesare si fosse lasciato trascinare a posar le labbra sulla bocca di Roberta , ella non si sarebbe opposta , concedendo senza sapere , forse come tributo d ' obbedienza , in un oblio fulmineo . Dopo , e invano , sarebbe venuto lo sguardo tragico , pazzo , col quale le fanciulle sedotte si risvegliano dalla colpa . Cesare palesavasi finalmlente a Roberta nel fàscino dell ' uomo freddo ; ella scopriva d ' aver creduto a lui solo , d ' avere sperato solo per opera di lui ; non alcun altro medico , non Emilia avevano osato irridere alle sue paure , al suo presentire , a ' suoi vaticinii puerili . Nessuno al mondo l ' aveva avvicinata con tanta familiarità ; a lui nemmeno era balenato il pensiero d ' adularla ; il motto piacevole e comune , la lusinga piccola , la meschina frasuccia erangli ignote . L ' aveva presa , collocata più alta delle convenzioni , dominata per maschia semplicità , combattuta e salva . Tutto ciò , nello spirito di Roberta , aveva prodotto un ' eco lenta , che saliva a poco a poco , ma tenace e prolungata ; così come gli indizii dell ' amore di Cesare per Emilia erano stati torpidi a collegarsi nello spirito di lei , e poi a poco a poco le si erano svelati agli occhi della mente con una logica sicura . E alla sua ammirazione anche la conquista d ' Emilia giungeva quale argomento . La donna pareva scusare la giovanetta ; la donna aveva tutto dimenticato ; era scesa nel giardino , formidabile di ombra , a notte alta . Roberta ammirava il romanticismo di quel colloquio , dell ' amore che a quel colloquio aveva concluso ; e comprendendo che le vicissitudini del dramma dovevano essere state per la giovane altrettante ore di dubbio , d ' angoscia , forse di rammarichi , la fanciulla fu tutta nuova intorno a lei ... - È strano , - osservò Emilia , un di quei giorni , a Cesare . - In mia sorella non trovate nulla di mutato ? Vi pare ch ' ella tema ? Non l ' ho vista mai così affettuosa , in nessun tempo .... Mi parla con dolcezza , mi ascolta con devozione , mi circonda di cure gentili .... Accennò presso all ' uomo , sopra lo scaffale da ninnoli , una leggiadra statuetta eburnea , rappresentante Diana in atto di scoccar la freccia , un grosso cane avido ed intento al suo fianco . - Ecco : ieri è andata a Genova e n ' è tornata con codesta piccola statua d ' avorio , ch ' io desiderava .... Quel mazzo di rose sulla tavola , è stato colto e messo insieme da lei ; è il suo regalo d ' ogni mattina .... V ' è , infine , un mutamento senza causa , che mi turba .... Non avete notato nulla ? - È ancòra triste ? - domandò Cesare . - No , non è più triste . Poco fa , mi diceva che vuole andare a Parigi ; ella sogna Parigi , come potrebbe sognarla una bambina , la quale non sappia che cosa sia una città . Ma una volta , io aveva parte a ' suoi disegni ; ora mi dimentica , parla di sè , quasi volesse andare a Parigi sola .... Poi , vi sono altre cose inesplicabili .... Non vi sembra , ad esempio , che da qualche tempo moltiplichi le sue assenze e le prolunghi ? Appena giungete voi , trova un pretesto per allontanarsi . Mentre la donna parlava , Cesare andava mentalmente enumerando i segni delle mutazioni che in Roberta aveva egli pure afferrato ; e sopra tutti , certi sguardi fissi , poco meno che affettuosi e caldi , i quali venivano a lui dall ' amica incapace a simulare ; e ancòra meglio , la sommissione timida che impediva a Roberta di rifarsi alla confidenza , una volta così audace , con Cesare . - Chi può indagare il significato d ' un capriccio ? - egli disse . - Forse noi diamo troppo peso alle variabilità del suo umore ; e aspettando , ci torturiamo . Suvvia , Emilia , bisogna affrontar gli ostacoli , d ' un colpo , e uscire da queste incertezze , che non muteranno nulla , poichè io non rinunzierò mai a te .... Dovessi commettere la più strana follìa , dovessi spingere il mio diritto fino alla crudeltà , non esiterei .... Io ti amo , e il mio diritto è divino . Egli aveva meditato in quei giorni , e il terrore della solitudine , che non ha grida , ma risuona dentro l ' anima in vibrazioni echeggianti , lo prendeva d ' un tratto .... Egli soffriva la responsabilità della propria solitudine ; non aveva mai saputo meritarsi una pronta amicizia , un tenero amore , una commovente solidarietà . Non aveva saputo esser nulla fra le energie simpatiche le quali attraggono ; era stato piuttosto , quando per fatalità , quando per orgoglio o per indifferenza , era stato un ' energia repulsiva , un solitario , un egoista , un nomade , un parassita , che gode la civiltà e la disprezza , che ha bisogno degli altri e non se lo confessa , che vive la vita di tutti e finge di vivere una vita speciale . Ora , tra lui e Roberta , tra l ' uomo forte , calcolatore , e la fanciulla esile , quasi moribonda , inutile , impacciante , egli non doveva essere sacrificato . - Hai inteso , anima mia ? - continuò . - Questo periodo di miraggi non sarà distrutto , qualunque cosa sia per accadere .... Io ti voglio , perchè tu devi essere la mia vita . - Te ne prego , Cesare , - interruppe Emilia , avvertendo ch ' egli dimenticava il luogo ove si trovavano e il pericolo d ' essere uditi dalle persone di servizio . Rapidamente , ella intuiva l ' uomo , passionale e cupo sotto la maschera della freddezza ; capace d ' arrivare al delitto per il chiuso egoismo del possesso , per la difesa della conquista . Se ne sentiva atterrita e sdegnata ; l ' ardore incontenibile dell ' amante le pareva brutale , e certo assai dubbio per il sèguito , quando l ' ardore fosse stato soddisfatto e Cesare non avesse saputo mitigarne la vuota fine con un sentimento più puro . - Dunque , parlerai , le annunzierai ? - egli insisteva , baciando ; le mani della donna . - Le annunzierò .... - disse Emilia . - Oggi , oggi stesso ? - Appena se ne offrirà l ' occasione , Cesare .... - No , oggi stesso , quando sarò partito .... - Ebbene , oggi , quando sarai partito .... Ella sapeva avanti che non avrebbe trovato la forza di dire una parola a Roberta . Da tempo , aveva preso l ' abitudine d ' aspettare , paurosamente ; sapeva che a toglierla da quella incerta aspettazione , solo qualche fatto non voluto e non cercato , avrebbe avuto potere .... Dopo un lampo d ' esitanza , Cesare le si avvicinò , le prese la testa che ricoperse di baci fitti e ardenti .... - E promettimi ancòra .... - egli soggiunse . - Promettimi .... Terminò la frase presso l ' orecchio di lei , sorridendo ; mentr ' ella ebbe un gesto di diniego col capo e con la mano .... - Perchè ? - implorò Cesare . - Dammi questa prova ; non tenermi in angoscia .... Vuoi ? - È inutile , - disse Emilia . - No , non è inutile , - proruppe il giovane . - quando tu mi ami .... - Ma se oggi non potessi parlarle ? - osservò la donna , risentendo , al solo pensiero di quel colloquio , battere dolorosamente il cuore . - Se vorrai , potrai parlarle .... E per ciò .... - Sta bene , - concluse Emilia . - Ti prometto anche questo . Stranamente , concepiva in quell ' ora contro il Lascaris un ' ombra di avversione ; quasi l ' insistenza di lui l ' avvertisse che non era più libera di sfuggire alle battaglie temute , e di adagiarsi nella sua bella viltà femminile . Il periodo d ' indugio veniva dunque a morire ? La dolce gioia di contemplar l ' avvenire era finita ? Ella avrebbe voluto ancòra tuffarvisi , in un fiume d ' oblio ; laddove , più rudemente , l ' uomo desiderava la realtà , avvicinava il futuro tenue e roseo , si stancava dell ' aspettazione dubbiosa , non comprendeva neppur lontanamente la delicata fragilezza di quei giorni , che non sarebbero tornati mai più . Era il maschio . Ma intanto , Cesare la ringraziava con lo slancio , che la passione faceva in lui ribollire ; chinato sulle mani della donna , le baciava minutamente . Egli così appariva , in vicenda alterna , or l ' uomo cùpido , inquieto , fosco ; ora , per una lieve speranza o per una scarsa grazia , il fanciullo entusiasta , sommesso , incurante del giogo . E vedendolo in tal modo scendere e salir dolorosamente la scala del travaglio amoroso , Emilia fu tòcca , e gli rendette i baci . Più tardi , quando ella si trovò sola , il pensiero del colloquio con Roberta sùbito l ' agghiacciò . Avrebbe dovuto addentrarsi in una difficile spiegazione ; avrebbe dovuto dire alla sorella , che aveva sull ' affetto di lei fondato ogni cara speranza : " Io amo Cesare Lascaris , e mi darò a lui per sempre ; egli terrà nel mio cuore un dominio invincibile e assoluto .... Senza interrogarti , noi abbiam disposto anche del tuo avvenire : ci seguirai ; vivrai , non più nella calda intimità della sorella tua , ma presso la moglie d ' un uomo che tu appena conosci , e che per mio consenso avrà i diritti poderosi della legge , il diritto di consiglio sopra di te , l ' autorità d ' un fratello .... Io ho deciso del mio avvenire ; e senza interrogarti , ho deciso del tuo .... " Quantunque ella sapesse che nulla in simile procedere era strano o inusitato , pure qualche cosa l ' avvertiva sottilmente come la sua potestà fosse falsa , come per Roberta le vicende future si riducessero a una diminuzione di libertà . E la critica spontanea faceva sì ch ' Emilia presentisse le obiezioni della giovinetta , contro le quali , in caso estremo , non avrebbe potuto opporre se non la volgarità della solita prudenza , i ragionamenti gretti e senza luce delle consuetudini sociali , che avevano statuito la più severa tutela per le fanciulle minorenni , quasi la differenza d ' un anno o d ' un giorno rappresentasse gran cosa in un ' indole o nelle inclinazioni d ' una giovane anima . Fu inquietissima , sentendo nascere da ' suoi stessi dubbii la necessità " d ' affrontar gli ostacoli , d ' un colpo " , perchè ella medesima non demolisse in breve le sue ragioni . Fu irrequieta , rifuggendo dalle quotidiane abitudini , andando e venendo per l ' appartamento , senza posa ; affacciandosi alle finestre , scendendo in giardino , cercando aria diversa , cielo diverso , un sèguito di diverse libertà ; arrossendo del proprio necessario egoismo , ribellandosi all ' idea antipatica di giocar non l ' esistenza sua , ma quella anche della giovanetta ignara , sopra l ' àlea d ' un amore che doveva essere di lei sola . Infine , tentò . Si diresse alla camera di Roberta ; ne spalanco l ' uscio , decisa a uscir d ' angustia , e a parlare . La fanciulla stava , tutta grave , raccolta a un suo leggiadro lavoro di uncinetto ; un gran lavoro , del quale non lasciava ad alcuno vedere il disegno complicato , del quale non diceva ad alcuno lo scopo , attendendovi instancabile ; sebbene Emilia avesse compreso che l ' opera paziente era destinata a lei . La fanciulla stava tutta raccolta , mentre viaggiava forse per qualche città d ' oro , nella sua prossima vita d ' eleganza . Una buona finestrata di sole erale intorno . Ella andava soffocando le fisiche ambasce con un ' interpretazione nuova ; soffriva nel petto un ' arsura di fiamma , le granfie d ' un dolor sordo a le spalle , per tutto il corpo la ripugnanza di vivere , di muoversi , di agire ? erano impressioni nervose , bizzarrie sensitive , fantasticaggini . Tossiva , arrossando la pezzuola portata alle labbra ? perturbazioni fuggevoli della donna . Aveva la febbre ? caldura della pelle , generata dall ' ansia di quei giorni . Si sdoppiava , facendo a un tempo da malata e da medico ingannatore ; interrogandosi e rispondendosi . - Hai bisogno di me ? - chiese , al vedere Emilia così repentemente comparsa . - Debbo parlarti .... - cominciò questa . S ' interruppe bruscamente , soggiogata dalla propria commozione . Roberta si levò , riponendo i suoi arnesi nel panierino da lavoro , e prendendo un atteggiamento non solito , quasi avesse aspettato quell ' ora , da tempo . Ma trovata infine la formula per cominciare , Emilia sentì il desiderio irresistibile di non usarne . Già era per colorir qualche pretesto ; già respirava , felice del ritardo che poteva concedersi ; già pensava a calmar l ' impazienza di Cesare ; quando , nell ' alzar lo sguardo in volto a Roberta , vide questa sorridere mitemente e stendere le braccia verso lei .... La novissima êra di libertà pareva alla fanciulla dovesse principiar da quel giorno . XVII . Con gli occhi chiusi , immobile , si fingeva addormentata .... Udì posar cautamente la bugìa sul tavolino ; alcuni passi , non più materiali che il fruscìo del velluto sul velluto .... Una pausa ; certo , Emilia la guardava dormire ; e poco dopo s ' appoggiava al letto , lievissima , e si chinava fino al volto di Roberta .... Ancòra un attimo d ' esitanza ; sopra i capelli della dormente lo sfiorar delicato delle mani d ' Emilia , il tatto appena d ' una piuma , quant ' era bastevole per richiamarla se fingeva , per non turbarla se dormiva .... Poi , sempre camminando così leggera da essere indovinata piuttosto che udita , Emilia si ritraeva , sicura ; tentava prudentemente la finestra , ad assicurarsi fosse ben chiusa ; riprendeva la bugìa sul tavolino , riaccostava l ' uscio .... Al di là , stava ancòra in ascolto ; indi , osava un passo più deciso , allontanandosi ... E tutto ripiombava nel silenzio . S ' era svelata da sè medesima , per la cautela soverchia di verificare se Roberta dormisse : e sùbito , nel pensiero di questa lampeggiò la certezza disgustosa : - " Qualcuno ancòra l ' aspetta in giardino ! " - La fanciulla si sciolse dalla immobilità forzata ; si levò a sedere sul letto , guardando con gli occhi fissi nel buio ... " Che cosa si diranno ? - pensò . - Certamente parleranno di me , faranno dei disegni per l ' avvenire ; disporranno della mia vita e della mia libertà , come di cosa loro ! " Allungò il braccio ad accendere una candela ; s ' intrattenne , fra la luce giallognola , a riflettere , sentendosi a poco a poco tutta conquidere dalla brama d ' udire , mentre numerava i pericoli di quello spionaggio , la probabilità d ' essere sorpresa , la difficoltà di raggiungere gli amanti senza incontrar Nero , che accusasse la presenza di lei , latrando . Ma pur nel tempo in cui meditava , si lasciava scivolar dal letto , e , prese le sue vesti , le indossava rapidamente . Quando si trovò vestita , la riflessione tacque ; spense il lume , ed uscì , incontro alla morte dell ' anima . XVIII . Che qualche cosa di grave fosse avvenuto , Cesare capì , non appena Emilia giunse al convegno e si liberò dalla stretta delle sue mani . - No , no ! Lasciatemi ! - ella disse . - Ascoltatemi ! La luna circondava , magnifica di tralucente azzurro , la testa e il corpo della donna , come la sera in cui Cesare aveva prima ammirato Emilia , ritta in una gloria di bianco , di bianco latteo , e di bianco e di bianco . La luna era dovunque ; batteva sui gruppi degli alberi , creava un paesaggio di tenui chiaroscuri ; illividiva la villa , massiccia ; stendeva dietro le foglie un velame cilestre a gradazioni argentee ; abbozzava sul terreno ombre leggere . - Ebbene ? - egli domandò avidamente . - Le hai parlato ? - Sì , oggi : me ne ha dato forza ella stessa , perchè s ' aspettava .... Aveva indovinato , sapeva .... E notando un atto di maraviglia nel Lascaris , aggiunse : - Oh , ci saremo traditi le mille volte ! - Ma che cosa ha risposto ? - Ah ! ... È stata una cosa orribile ! - esclamò Emilia , ancòra vibrando . - Sapeva , ed era felice ! ... Io non credeva .... Nessun rammarico , nessun dolore , nessun rimpianto per la mia affezione .... No , non imaginavo tanta facilità d ' oblio .... Mi ha parlato gravemente : ha detto che io sono libera , che noi ci siamo ingannate , supponendo di poter vivere sempre l ' una per l ' altra .... Ha espresso perfino riconoscenza a voi , che siete giunto a toglierci dalla nostra illusione .... Cesare sospirò e le andò incontro , le mani tese , il volto rischiarato di viva gioia . - Se tutto è riuscito bene , perchè non siete felice , perchè così pallida e spaurita ? - egli chiese con espressione di mite rimprovero . - Dubitate del mio amore ? - Oh , Cesare , - disse Emilia . - Non affliggetemi anche voi ; ascoltatemi .... Le sue speranze eran fondate sopra un malinteso , sopra un inganno .... - Un inganno ? - ripetè l ' uomo . - Che cosa ? - Sì ; era felice , ma per sè ; insisteva sull ' idea della mia libertà , soltanto per conquistare la propria .... Non vedeva se non questo ; non capiva , non si augurava che ogni cosa avvenisse in breve , se non per essere libera , per vivere sola , per viaggiare .... Vi fu un intervallo di pausa . Cesare guardava Emilia , trasognato e quasi sorridendo . - Per vivere sola ? - osservò poscia , decisamente sorridendo . - E tu non volevi ammettere ch ' ella leggesse troppi romanzi ! ... Sono idee trovate fra quelle pagine .... - Cesare , - disse Emilia bruscamente , - voi non capite la gravità di quanto vi narro , perchè non imaginate l ' animo di mia sorella , non sapete di che cosa è capace per una follia o per un sogno .... Quando le ho annunziato i nostri disegni , la necessità ch ' ella vivesse con noi , ha gettato un grido come cadesse da una grande altezza .... Sta male , e tutto mi atterrisce .... Tutto mi atterrisce , - seguitò con voce tremula , già prossima al pianto . - Una piccola contrarietà le ha portato altre volte conseguenze gravi , e questo è un forte dolore per lei .... Invece di proseguire , Emilia trasalì ; stette in ascolto , il busto prono , gli sguardi al limitare del chiosco , ove la luna delineava fra le macchie degli alberi un lungo viale , quant ' era lungo impolverato d ' argento . - Il romore delle foglie , - spiegò sotto voce il Lascaris , che aveva origliato a sua volta . E riprese incalzando : - Dunque ? Dunque ? ... Che cosa vuole ? - Un fruscìo , non il romore delle foglie , - osservò la donna ancòra inquieta . - Non vi può essere alcuno , Emilia ; ho girato tutto il giardino , aspettandoti .... Suvvia , dimmi .... - Certo , ella vive di quelle speranze dal primo istante in cui ci siamo traditi , - continuò la giovane . - E da allora , è vissuta per la gioia d ' essere libera , per l ' illusione di disporre a suo capriccio l ' esistenza propria ! .... - Cose incredibili ! - esclamò il Lascaris , passandosi una mano sulla fronte . - Cose folli ! - Sì , sì , chiamatele idee romantiche , assurde ; ma , ahimè , ciò non muta l ' attrazione che hanno per lei ! ... - E tu , - interruppe Cesare , prendendola per le mani , - tu non hai saputo opporre nulla , non hai saputo vincerla , non ti sei ricordata che si trattava del nostro amore , della nostra vita ! - Io ho tanto , tanto combattuto , che l ' ho vista mutarmisi innanzi ! ... Come non la conoscevo ! ... Esitò un poco , involontariamente assorta nel ricordo ; avrebbe voluto tacere , sentendo ch ' era difficile manifestare all ' uomo l ' esaltazione della fanciulla , convincerne lui , così logico e normale . Ma l ' ansietà dipinta sul viso del Lascaris , la stretta delle sue mani impazienti , la diressero : - Ah , che mi ha detto ! - riprese , affievolita dall ' angoscia indimenticabile . - Che colore aveva negli occhi ! Mi ha detto che non l ' ho amata mai , che ho cercato solo la sodisfazione del mio egoismo , che sempre l ' ho trattata e ancòra la tratterò da schiava , da cosa , disponendo di lei , della sua giovanezza , della sua volontà , del suo avvenire ! ... Come non la conoscevo ! ... Questo , ho udito dirmi ! ... Questo ho meritato con le mie cure ! ... Questo , questo , questo , ella pensava di me ! ... Si lasciò cadere sul rozzo sedile , e ruppe in lacrime convulse , le prime lacrime di disperazione che Cesare avesse mai visto sgorgar dagli occhi dell ' amata .... Egli ne fu tòcco dolorosamente ; e inginocchiandosi al suo fianco , accarezzandola con sì lieve carezza quale la donna stessa sapeva usare ne ' suoi momenti d ' abbandono , baciandola discreto con casti baci , tentò il conforto solito con la voce insolita dell ' amore : - Oh io ti amerò per ogni affetto che il mio amore ti sarà costato ! Non piangere , anima ; saremo ugualmente felici ; rimedieremo .... Vedrai ; non disperarti ! ... Ella si sciolse adagio da lui , asciugò gli occhi , rimase taciturna ; mentre nel cuore di Cesare l ' inevitabile parte d ' egoismo appariva , cercando a sua volta la consolazione . - Ed io , - mormorò , - io son venuto al nostro colloquio con tanta gioia , con tanta speranza ! Non ho voluto attendere fino a domani per ricever dalla tua bocca la notizia che nessun ostacolo ci separava più ! ... - Aggiunse , rizzandosi , movendosi nervoso entro il piccolo spazio della chiosca : - Chi si sarebbe aspettato ? ... Egli mentiva , ingannandosi senz ' averne coscienza . Al convegno s ' era recato nella sicurezza della prossima conquista , e perciò calmo , sereno , sodisfatto della liberazione dai malsani istinti carnali , che le due sorelle riavvicinate stimolavano in lui ; ben sapendo che il possesso certo d ' Emilia avrebbe fiaccato e rotto l ' incanto suggestivo di Roberta , per sempre . Il dubbio della conquista , la quale pareva , non isfuggirgli , ma allontanarsi di nuovo assai , gli dava ora fuoco nel sangue . - Chi si sarebbe aspettato una tale pazzia ? ... Lasciarla libera , lasciarla vivere sola ? - seguitò , interrogandosi . - Non ha ancòra vent ' anni ! Le manca perfin l ' ombra dell ' esperienza volgare ! E , quando pure , non è qui , non è qui il pericolo più grave .... Il pericolo più grave .... No , no , Emilia , non hai saputo parlare , non hai saputo dominarla , tu per la prima non hai sentito l ' assurdità intollerabile delle sue pretensioni ! Le si rivolgeva poco men che accigliato , egli stesso non trovando in qual modo , contro chi sfrenare lo sdegno per la forma insospettata della difficoltà .... Gli prorompeva dal cuore , infine , l ' odio non più velato , dalla perversion sessuale , ma chiaro , ma virulento , ma bramoso di frantumare e disperdere la volontà contraria . - Cesare , abbiate pietà , - implorò la donna , alzando il volto nel quale gli occhi , ancòra umidi sfavillavano un voluttuoso languore . - Perchè vuoi giudicarmi ? Ti amo , ti amo , e ho trovato tutte le parole del nostro affetto e della ragione ! S ' arrestò , prolungando il gesto supplice , che le piccole mani intrecciate volgevano al Lascaris ; tese l ' orecchio , seguì un misterioso fremito delle foglie ; poi , riprendendosi , continuò : - Mi pare che ad ogni istante qualche cosa di terribile debba avvenire .... - Sì ; sì , lo so , che hai sofferto molto , per me , per noi , - disse Cesare intensamente .... - Sì , devi aver lottato ; ma come non si è arresa all ' evidenza , come non ha capito ? Emilia aveva uno spontaneo moto di sbigottimento , passandosi le mani sul viso , sui capelli , ricco di grazia quasi infantile , che nel cuore dell ' uomo sempre risvegliava tenerezza infinita . Ella fece il gesto , e l ' amante l ' attirò a sè , stringendola al petto . - Sono arrivata fino a minacciarla , - ella rispose , fra le braccia di lui . - È stata una cosa orribile , ti dico . Ha mutato espressione , ha mutato voce ; non la riconoseevo più .... E tossiva , tossiva , senz ' arrestare la veemenza delle parole .... Un istante , l ' ho creduta pazza .... Uscì dall ' amplesso , di Cesare , e appoggiandosi alla tavola di pietra , soggiunse : - Pure , mi ha fatta dubitare di me ; e perchè dubitava , perchè non mi sentivo forte innanzi a lei , ho voluto insistere , odiosamente . - Odiosamente ? - ripetè il Lascaris . - Non potevi cedere .... La donna tacque . I suoi sguardi vagavano tra gli arabeschi delle foglie cupe sullo sfondo lunare ; e pensava , non udendo l ' altra voce , ma ancòra la voce di Roberta , ancòra punta dall ' inutile pietà della scena , rabbrividendo all ' idea di ritrovarsi domani ancor di fronte alla sorella così mutata . - Non potevi cedere a lei , o ritardare , o sacrificare la nostra felicità , - egli continuava , serrato nell ' implacabile egoismo . - Che v ' ha d ' odioso , rifiutando l ' una e l ' altra soluzione imposte ? La rinunzia ? Pensi tu sempre a rinunziare ? ... - Mi diceva , - interruppe Emilia , senza avere udito , - mi diceva che è forte e risanata ; l ' esistenza meschina di paure e di precauzioni , priva di svaghi , non è più per lei , mi diceva .... È forte , e vuol vivere ; si sente giovane , e non può acconciarsi a star nell ' ombra , sempre . Desidera conoscere il mondo , prender parte alla vita che le è intorno .... Certo , di tutto ciò non sarebbe nulla , presso noi ; forse non ci cureremmo di lei , e non potremmo occuparcene con la tenerezza che avevo io sola , quand ' ero libera .... Ella prevede questo , e la logica fredda non vale , non ha forza alcuna contro i suoi sogni .... - Ma così ? - domandò il Lascaris , inquieto . - Ti sei lasciata vincere ? Emilia , inerte presso la tavola , senza uno sguardo a lui , le braccia abbandonate , si scosse e lo fissò d ' improvviso , con durezza . Che cosa egli sapeva delle sue lotte diuturne ? Che cosa apprezzava , che cosa agognava , che cosa voleva conoscere , se non le bellezze del suo corpo , ignorandone l ' anima insanguinata ? Egli aveva sempre studiato i fenomeni materiali , i fatti , gli indizii dei fatti ; ma non gli era mai occorso di riflettere ai fluidi imponderabili dello spirito , alle delicatissime correnti tra spirito e spirito .... Per ciò , non aveva dato alcun valore alla colleganza delle due sorelle ; per ciò , Roberta era per lui un ' ammalata ; non altro ; ed egli poteva esserne il medico diligente , non l ' amico pietoso . - Ho taciuto , - disse Emilia . - Ed ora ? - insistette Cesare , attonito . - Ma voi credete ch ' io abbia taciuto alle prime obiezioni ? ... Ho taciuto quando non potevo altro .... Sono arrivata al punto .... Crollò la testa , angosciosamente .... Come sentiva , allora , che la tristezza non inganna mai ! Proseguì , decisa : - Io la teneva fra le braccia , perchè cessasse dai rimproveri che mi facevan tanto male ; e andavo pregandola di pensare , di capire .... A un tratto .... Ah , che spavento , Cesare ! ... A un tratto , m ' è sfuggita , è corsa alla finestra .... Sai che sotto la finestra , a parecchi metri , è il ripiano della scala di marmo ; e sporgendosi infuori , tutta diversa , stravolta , mi ha detto : " Non insistere , non insistere , non insistere ! Voglio essere libera per sempre .... Promettimi .... O mi getto di qui ! " Era bianca ; io vedeva il suo cuore battere attraverso il busto .... Che orrore ! ... Che orrore ! ... - E tu , e tu ? .... - incalzò Cesare , divenuto pallido . - Io ho promesso , e ho taciuto .... Non la conosci , - disse poi la donna , a un movimento avverso del Lascaris . - Ella è ben capace ! ... Sì , sì , mi sembra che qualche cosa di terribile debba avvenire ! Cesare rimase muto . L ' abitudine dottrinale di considerare i fenomeni dell ' anima in istrettissima dipendenza dai fenomeni del corpo , gli suggeriva dubbii , osservazioni , risposte , che non avrebbe osato esporre all ' amante . Rimaneva la gravità della minaccia ; e alcuni ricordi , dai più lontani , dal giorno in cui aveva visitato la prima volta Roberta , ai più vicini , alla sollecitudine per l ' epilettica , alla facilità con la quale aveva visto la fanciulla disperare e sperare senza ragione , - questi ricordi gl ' impedivano di sorridere e d ' alzar le spalle . Rimaneva la promessa strana di Emilia a Roberta . - Sì , - affermò poscia , lentamente . - Sì , tu sei libera verso di lei , e il tuo dovere è finito .... Che cosa pretende ? Abusare della tua affezione , approfittare d ' un mutamento della tua vita , per disfrenare la sua .... Hai parlato , hai pregato , hai imposto .... Non hai ottenuto nulla .... Ti ha spaurita con la violenza .... Si opporrà sempre ai nostri diritti , fin che tu non cessi dall ' opporti alle sue follie . I diritti ! ... La parola spontanea sulle labbra dell ' uomo , produceva in Emilia un senso di ripugnanza .... Egli non pareva comprendere se non questo , non vedeva in una squisita dubitanza di sentimenti e di libertà , se non un altaleno di diritti e doveri . Ella battè le palpebre , smarrita , provando la vertigine d ' essere spinta giù per una china , inesorabilmente . - Ebbene ? - domandò , guardando il Lascaris . Ma egli non osava concludere ; sedette , appoggiò le braccia alla tavola , si strinse la testa fra le mani , pensoso e freddo . - Ebbene ? - ridisse Emilia . - Che cosa dunque mi consigliate ? ... Ah , come si capisce , come si capisce che non avete affezioni ! - soggiunse amaramente . - Arrivate a credere ch ' io pensi davvero ad abbandonar mia sorella in faccia all ' ignoto , in mezzo ai pericoli ? ch ' io abbia promesso , coll ' intenzione di mantenere ? ... Per chi ? ... Per me ? Io posso sacrificarmi ! ... Per voi ? ... L ' amante alzò la testa a guardar la dolorosa , e fu colpito dalla mutazione . Rigida era la figura , tesa da un supremo sforzo , gagliarda di rilievo sulla cortina tremula del fogliame ; la piccola fronte femminea s ' era corrugata per lo sforzo d ' una volontà che sembrava incrollabile . Fissava , Emilia , il giovane con espressione ostile , forse esagerata , quasi avesse voluto abituare i proprii occhi a non più risplendere di dolcezza , a non più balenar di speranze . - Emilia ! - sclamò Cesare balzando in piedi . - Che cosa ho fatto ? Perchè mi parlate così aspramente ? Dov ' è il vostro amore ? Che significa ciò ? - Oh , non chiedetemi ! - proruppe la donna , cedendo alla nervosa tensione e singhiozzando . - Non chiedetemi nulla , non so nulla , non potrei rispondere ! ... Tutta la mia esistenza è avvelenata ; io non mi riconosco .... Soffro , soffro , soffro ! Si torceva le mani , piangendo ora fra le braccia di Cesare accorso a lei , commosso della commozione dura e illacrimante dell ' uomo . Rimasero stretti un lungo intervallo in amplesso convulso , senza parlare , e tuttavia disgiunti , opposti , nello scatenarsi d ' opposti sentimenti per una medesima persona . L ' odio , l ' odio solo , l ' odio fremeva nell ' anima di Cesare , quanto più sentiva tenerezza e dolore per l ' amante disperata ; l ' odio arrivava a fargli rammaricare d ' aver più volte soggiogato l ' impulso che lo spingeva contro la fanciulla , a fargli rammaricare di non averla martirizzata di spavento , egli che con una parola avrebbe potuto ucciderla ! Ma già Emilia , dominando la crisi , interrogava , la voce un po ' rauca per le lacrime : - Aspetteremo , è vero ? Ella capirà , più tardi ; e noi aspetteremo , ci ameremo così .... Dimmi ? - Non è cattiva , non vuol farci male ; si tratta forse d ' un capriccio improvviso , e noi avremo ancòra pazienza .... Tu mi aiuterai a vincerla ; tu sai parlare meglio di me , e a poco a poco verrà a comprendere le nostre ragioni .... Dimmi ! Il silenzio all ' intorno era solenne e poderoso ; anche il rombo del mare aveva taciuto nel grande assopimento notturno ; così che gli amanti circonfusi dalla complice sicurezza avevan di poco levato il tòno delle voci , senza bisbigli ormai , senza susurri . - Poichè non osi .... - disse il Lascaris . - Poichè non osi .... , aspetteremo ! E già in mente fermava di non aspettare oltre , di affrettare con qualunque mezzo , a qualunque costo , la soluzione . - Non oserò mai acconsentire a simile follia , che è momentanea , - dichiarò Emilia . - E se tu fossi calmo , tu stesso non oseresti consigliarmi ad abbandonare mia sorella .... Qui l ' astuzia femminile si drizzò repentina , istintiva ; perchè , nonostante l ' ambascia di quell ' ora , nonostante la tenebra in cui la sua anima era avvolta , Emilia vide a un tratto la possibilità di attirar Cesare in inganno . Proseguì , accortamente lenta , togliendosi alle braccia di lui e andando a sederglisi a viso a viso : - Sai tu stesso che la sua salute è fragile .... Questo , il vero , il grande pericolo ! ... Ella può ammalarsi di nuovo , e si troverebbe sola , sola , in quali mani ! È il pericolo peggiore d ' ogni altro .... Può ammalarsi gravemente , gravissimamente ancòra ; lo prevedi anche tu ? - Sì , certo , - rispose il Lascaris , senza difendersi , assorto nel pensiero molesto del ritardo , nel pensiero difficile di giungere tuttavia all ' amore , al possesso . - La sua , è di quelle malattie che non guariscono , - seguitava la donna , dissimulando il brivido ond ' era stata presa all ' inconsulta affermazione . - La sua malattia è orribile , senza speranze ! ... Ascolta ! ... - mormorò improvvisamente , con la voce fioca . - Che cosa è questo ? ... Un romore ! Addossato a uno dei tronchi i quali sostenevano il chiosco ai quattro angoli , il Lascaris appena gettò uno sguardo fuori , dicendo : - Sarà Nero , che passeggia .... - L ' ho messo io alla catena , Nero .... Non può essere . Ascoltarono allora tutt ' e due , guardandosi ; ma sùbito echeggiò da lungi il ritmo fragoroso d ' un treno ; veniva crescendo , si spezzò in cadenze distinte , accompagnato da un tremulo fischio ; riprese l ' onda unisona , s ' affievolì e si spense . Ancòra una pausa , ad ascoltare il silenzio susseguito ; indi , Emilia procedette decisa : - Io vorrei che per un istante dimenticassi noi e non vedessi che mia sorella ammalata . Potresti in coscienza abbandonarla senza cure , lasciarla vivere a capriccio ? ... Pensiamo a questo , Cesare ! ... Noi non saremmo felici .... Egli cadde nella rete ; con la mano tesa , inoltrò verso Emilia , e stringendone la mano : - È vero , - disse . - È vero ; non possiamo abbandonarla .... Come ho dimenticato tutti i sacri doveri della mia arte ? ... Mi sono mutato ! ... Ella deve stare presso di noi : da un giorno all ' altro , qualche grave crisi può sopraggiungerle . Il colpo arrivò così crudele alla donna , ch ' ella sentì un ronzìo nelle orecchie , e ne rimase stordita ; ma sottraendo la mano , perchè il Lascaris non ne avvertisse il tremito febbrile , ebbe la forza di non retrocedere : - Una crisi imminente .... Imminente ! ... I suoi sogni , le sue pretensioni , la triste follia che noi condannavamo senza pietà ; tutto , forse , è il sintomo del male .... E non v ' è speranza ! - ella esclamò , sussultando da capo a piedi . - Nessuna speranza ! Il medico tacque . Con lo spirito lontano dalla realtà presente , s ' interrogava ; notava attonito l ' oblio in cui era caduto sùbito , al primo divampar della passione , quell ' oblio di sè stesso , pel quale non aveva visto in Roberta se non l ' ostacolo da infrangere , la debole da vincere , la larva da distruggere . Il cuore , la mente , annebbiati dall ' egoismo senza confine degli innamorati , avevano avuto per la fanciulla contemplazioni malvage , sensi d ' odio , o fugaci desiderii perversi ; non mai uno slancio durevole di tenerezza e di casta sollecitudine ! Egli n ' era atterrito , e taceva pensando . Ma d ' improvviso , riudì la voce d ' Emilia , che mormorava : - Condannata ! ... È condannata per sempre .... - Sì , - egli proruppe , inconscio . - È condannata per sempre .... Come ho potuto odiarla ? ... È condannata .... Si fermò . Vide l ' amante sorgere in piedi , tutta bianca nel volto , tutta agitata da un brividìo convulso , muovere alcuni passi verso di lui , cercando un appoggio ; arrestarsi , barcollare .... - Un grido ! ... - ella esclamò con la voce rauca . - Ho udito un grido .... Cesare , Cesare , gridano , là fuori ! ... Chi grida ? ... Gli cadde sul petto , s ' aggrappò ai suoi abiti , ripetendo la parola di terrore , nella notte : - Chi grida ? ... Chi grida ? ... L ' uomo la sostenne fra le braccia , l ' adagiò sul sedile . E si slanciò fuori del chiosco a vedere , a cercare , per la prima volta in sua vita , anch ' egli tutto livido di spavento .... XIX . Giunta innanzi alla sorella , Roberta sentì nel cuore l ' odio aprirsi un varco fino al fondo , e il corpo gelarsi di repulsione . Fiaccata dalle paure della notte prima , Emilia era stesa sul divano , tranquilla e composta , similmente che nel riposo della morte . Di fianco a lei , sopra un tavolino era un calice d ' acqua ghiaccia , per le labbra in arsura ; insaziabile , la sete della fatica doveva torturarla . Ma nel rilassato atteggiamento conservava pur sempre la superbia della bellezza ; ma con largo ritmo il seno si alzava e s ' abbassava in un valido respiro ; ma il busto libero dalla fascetta era centrifugo e scultorio ; ma era tutta bella , la giovane , la forte , la destinata ai gaudii molteplici del vivere ; tutta bella , dalla massa robustamente cupa della capigliatura , ai piccoli piedi serrati negli alti stivaletti . Colma di grazie fisiche , era un ' arpa dalla quale poteva la passione risvegliar gli echi vibranti delle intime felicità , che inebbriano gli uomini . Dormiva ? ... Pensava ? ... Dentro la fronte , più angusta per i riccioli tenaci , chiudeva o credeva chiudere il secreto della fine prossima della sorella , con altri secreti d ' amore , con altre secrete intenzioni di voluttà e d ' avvenire . Nè mai la terribile consapevolezza del lutto imminente si sarebbe tradotta in parole ; Emilia , come il Lascaris , come i medici , come tutti , voleva perseverar nell ' inganno , fare sperar Roberta , additarle il futuro da cui la fanciulla era divisa per un abisso insuperabile . Oh , la spaventevole realtà , balzata alla gola della giovanetta quasi una tigre dal covo ! Aveva udito ; prima , aveva udito parole d ' amore , le quali non le avrebbero dato impeto alcuno di rivolta ; aveva indovinato gesti e baci , i quali avevanle svelato l ' amore come un ' inclinazione grottesca , assurda , e pur piacevole , se nessun curioso poteva notarne la forma delirante . In ultimo , dalle labbra più pronte a mentire e a ingannare , in ultimo aveva ascoltato la propria condanna , chiara , fredda , atroce ! Sì , il falso amico , l ' uomo da lei già ammirato non per altro se non per la forza prepotente del suo egoismo , colui che trattandola aveva dimenticato ogni riserbo , teneva dunque chiusa nell ' animo la certezza ch ' ella era per morire in breve ; e la beffava del suo presentire , e ne calpestava i sentimenti , e godeva a farla vibrare di speranze folli ! Divincolandosi sotto il morso feroce della realtà , ella aveva gettato un grido fievolissimo ; e s ' era messa a correre inavvertita nell ' ombra , rientrando in casa non avrebbe potuto dire in qual modo . Ma prigioniera ormai d ' un mostro dai tentacoli enormi , che le succhiava sangue e midolla ad ogni passo . Urtò a bella posta nel tavolino , per richiamar la sorella . Emilia diè un sobbalzo , levandosi repentemente sul gomito ; guardò Roberta , ancòra con lo sguardo velato dal sogno . - Vado a Nervi , - disse la fanciulla . - Tornerò per il pranzo . - Vuoi che ti faccia accompagnar dalla cameriera ? - domandò Emilia , dopo un istante in cui aveva sperato invano una parola di scusa pel modo brusco col quale Roberta l ' aveva strappata alla breve quiete . Ma tremava intanto ; sulle labbra della donna un ' altra domanda , trattenuta a forza . Poco prima , in camera di Roberta le era venuta alle mani una salvietta arrotolata quasi rabbiosamente , e largamente fradicia di sangue ; testimonio orribile del male ricomparso . Non osava parlarne , sentendo che la sorella medèsima voleva tacerne , per paura , forse per disdegno di conforto . - No . Vado sola ; devo comprar qualche cosa pel mio ricamo . Andrò sola . La voce erasi fatta rauca , incerta , con alterni suoni di metallo prossimo a fendersi . - Non fi stancherai ? - osservò timidamente Emilia . - Se tu aspettassi fino a domani ? O vuoi mandare a prendere una carrozza ? - Stancarmi ? Andare in carrozza ? - ripetè la giovanetta . - Si direbbe che tu mi credi sempre in agonia . L ' altra ebbe un tremito improvviso , rapidissimo . - Dicevo , perchè tu ritornassi più presto , - spiegò quindi col medesimo accento di sommessione . - Anche perchè c ' è molto sole ; un sole abbastanza forte .... Non irritarti .... Sarai di ritorno pel pranzo ? Io mi ero addormentata qui .... Confusa , cercava distogliere sè e la sorella dall ' argomento unico , il quale si presentava con malignità caparbia ; ma poichè s ' avvide che i loro occhi parlavano , che il pensiero si rifiutava , che qualunque parola sarebbe riuscita inutile , si tacque . Roberta era a un passo da lei ; immobile . Aveva un semplice abito grigio e tra le mani guantate portava un involto . Lo sforzo penoso d ' Emilia non le sfuggiva , avvertendola che la vita loro , con quello studio di menzogne , di dissimulazioni , con quella commedia di sorrisi e di fiducie , la vita loro diveniva intollerabile . - Vado , - ella annunzio , quasi a malincuore . - Arrivederci , Emilia . Emilia si levò , allora , d ' un colpo , e andò incontro alla sorella . Il ricordo del grido nella notte era venuto a fustigarla crudamente di nuovo ; chi aveva gridato ? Chi era nascosto a udir la rivelazione paurosa ? ... Doveva saperlo , affinchè il grido non le risonasse più nell ' orecchio , nel cervello , mentr ' era sveglia , mentre dormiva , come soffiato da mille bocche . Ma si arrestò a tempo .... Aveva detto Cesare sùbito ch ' era stata una allucinazione .... In ogni modo non poteva interrogare , non poteva confessar l ' orrore .... La fanciulla stava innanzi a lei ; pallida , irrigidita dallo spavento di una domanda . - Arrivederci , - disse Emilia , lasciandosi trascinar dal destino ; e tese la mano ardente . Roberta l ' afferrò e trasse la sorella fra le braccia . - Addio , cara , - susurrò , baciandola , stringendola al petto . - Addio ; riposa . " Che cosa è ? ... Che cosa pensa ?..." - chiese Emilia a sè stessa , nell ' atto in cui rendeva i baci . E per celare nuovamente il fremito improvviso , disse a voce alta : - Siamo tristi tutt ' e due , oggi .... Le rilucevano negli occhi le lacrime , e volse il capo , sciogliendosi presto da Roberta . - Non farmi aspettare troppo , - soggiunse . - Tornerai per il pranzo , è vero ? Avrebbe voluto vivere ora per ora , minuto per minuto , l ' esistenza della sorella ; non allontanarsene mai più , non perdere un attimo della vita di lei ; adorarla come una fragile e pura idealità , luminosa di grazia e di sventura . - Ma sì ; quante volte me lo chiedi ? - osservò Roberta con un sorriso stentato . Poi , sul limitare si rivolse : - Non impensierirti per me , - soggiunse . - Riposa . E abbozzò un saluto ultimo con la mano . Emilia , ritta in mezzo alla camera , ebbe ancòra un dubbio . - Aspetta ! - disse . - Mi vesto .... Verrò anch ' io .... Roberta aveva chiuso l ' uscio , e discendeva . Allora Emilia corse alla finestra che guardava in giardino , e vedendo la sorella passare indi a poco , mosse le labbra per ripetere la preghiera . Ma di nuovo , il destino la trascinò : " No , è inutile ; di che cosa temi ? Va a Nervi ; perchè inquietarla con le tue paure ? " E la donna , obbedendo , cadde sul divano , e scoppiò in pianto dirotto . In istrada , la prima persona che s ' offerse allo sguardo di Roberta fu Cesare Lascaris , il quale era incamminato verso la villa , quietamente , secondo l ' abitudine . L ' espressione di lui appariva serena , della serenità fredda ed energica , onde quel volto era riuscito dapprima spiacevole alla giovanetta . Cesare la scorse e la salutò ; ma poichè faceva l ' atto d ' andarle incontro , Roberta attraversò la via e passò sull ' altro marciapiede . Egli ignorava d ' averla ferita a morte con una parola ; egli ignorava d ' aver messo in quel cuore un gruppo di vipere infaticabili .... Appena vistala , aveva già forse preparato la frase di speranza e d ' inganno .... E andava da Emilia a parlar d ' avvenire ! ... " Costui potrà consolarla , - si disse Roberta . - Potranno consolarsi tutti in breve ! " - Sentì accerchiante l ' impeto di tornare indietro ella pure , di correre a casa , e di baciare Emilia e d ' abbracciarla , d ' abbracciarla furiosamente . Nè fu libera dalla suggestione se non quando accelerò il passo , e arrivata a Sant ' Erasmo , discese verso Nervi , dove i passanti eran numerosi e potevano distrarla . La giornata splendeva ; quell ' ultimo periodo di decembre recava la stupenda fragranza dei giardini tempestati di rose , le quali traboccavan fin dai muri di cinta per una catena ininterrotta di colori diversi , di diversa ricchezza . Soffiava mordace la fragranza del mare , denso di tinta , e pur tuttavia dardeggiato di raggi , che sembravano frangersi alla superficie e lasciarvisi pigramente onduleggiare . Sulla piazza di Nervi , a capo del lungo viale fiancheggiato di palme che conduce alla stazione , Roberta salì in una carrozza , ordinando di portarla a Genova ; e quando fu seduta , avvertì la greve stanchezza della notte insonne , la debolezza estrema per il sangue perduto in quello sbocco furioso . Ebbe paura ; il male poteva riprenderla , ucciderla sulla pubblica via . Ma se fosse rimasta , lo avrebbe forse fermato ? Ella aveva la mente in un cerchio di follia , e si volse d ' un tratto a guardar lo spettro che le stava alle reni , minacciandola di continuo . La carrozza partì . Roberta mise sui ginocchi l ' involto che teneva fra le mani ; era tutta la sua ricchezza , là dentro , una grossa somma in titoli dì rendita , ch ' ella aveva divisato di vendere a poco a poco ; gettandola anche a profusione , non sarebbe finita tanto presto quanto la vita di lei . Trasse una lettera , ancòra con la busta aperta ; la ripercorse con l ' occhio , temendo che il ribrezzo , l ' odio , la certezza della fine , le avessero suggerito qualche parola di rimprovero o d ' ingratitudine . Il senso ne era calmo ed affettuoso ; nessun cenno alla scoperta della notte ; perchè aggravare la disperazione d ' Emilia con la possibilità d ' un rimorso ? ... Ella non aveva se non la colpa di voler trattenere la sorella , di voler farne un oggetto miserevole su cui sfogare tutta la ferocia della sua pietà . Ma come si sentiva male ! Ardevano le tempia , ardevano le mani ; dentro il petto era insostenibile l ' artiglio della tortura ; di quando in quando , la sofferenza fisica raggiungeva tal grado da parere una voluttà calda , che le corresse le membra e le facesse ribollir le vene .... Chiudere gli occhi , oh chiudere gli occhi al sole fiammeggiante ! ... Sarebbe stato più dolce chiuderli sotto freschi baci , che avrebbero potuto placar l ' ardore delle carni . Voleva distrarsi , guardando .... La strada bianca , fra la spiaggia ilare e le ville pregne d ' effluvio , quanto era crudele di ricordi ! Ben per quella medesima strada le due sorelle tornavano un tempo dalle loro gite ; e le discese ripidissime e la prossimità della via ferrata incutevano un ' ombra d ' attraente pericolo . Qualche volta il treno le sopraggiungeva rapido e formidabile ; e il cavallo fermo innanzi alla barriera drizzava le orecchie , volgeva la testa a guardare . Era l ' attimo più commovente della passeggiata ; le giovani si stringevano la mano sorridendo . Il mare pompeggiava , solenne di quieta potenza ; le ville davano al paesaggio la nota leggiadra o maestosa , incensando l ' aria coi profumi dei giardini , e tagliando il cielo puro coi ricami aggrovigliati o con le punte argute degli alberi . Roberta ebbe così l ' imagine di quel molle passato , che portò le mani alla fronte con un gesto di sbigottimento ; poi restò attonita , gli occhi fissi sul sedile vuoto innanzi a lei , per non più vedere , per non pensare , per non obbedire alla sorda voce , che le gridava nell ' intimo , che gridava dalle cose tutte : - " Ritorna ! ritorna ! Non trascinare altri nella tua rovina ! " Solo dopo Sturla , quando la fiumana della gente , delle carrozze , dei carri , si fece più tumultuosa sotto il biondo sole , ella abbandonò il suo atteggiamento inerte ; si drizzò e finse . La vita incombeva . Roberta passava tra la vita e le speranze mostruose di quegli sconosciuti , e doveva fingere vita e speranze ella pure ; già il suo volto era insolitamente pallido e malato . Si drizzò sul busto ; trovò uno sguardo impersonale per lo stupido spettacolo . Alcuni giovanotti fermi in gruppo a chiacchierare , si volsero insieme e la fissarono .... Ah , il suo corpo e il suo animo ! Non avevano ormai se non un valore d ' effimera . L ' animo era in agonia . Volevano il corpo ? Avrebbe potuto offrirlo al primo passante cui fosse piaciuto , per distruggere anche la sua verginità inutile , per sentire una qualunque nausea degli altri e di sè stessa . Arrivata a Genova , tenne la carrozza e discese presso varii negozii , ad acquisti . Ella eseguiva automaticamente il disegno stabilito nella notte e calcolato fin nei più minuti particolari di tempo . Ai commessi parve una strana compratrice . Era molto distratta ; non osservava la merce , e faceva domande alle quali non aspettava risposta . Dal negoziante di valigie aveva dimenticato di ritirar l ' avanzo di cinquecento lire e avevan dovuto rincorrerla per consegnarglielo . I suoi occhi s ' offuscavano d ' una espressione poco men che atterrita quando qualcuno le diceva la frase abituale : - " Vedrà , signora , che questa stoffa le farà una gran durata . " . Ed era molto , molto stanca ; si sedeva appena giunta e non si alzava se non per uno sforzo visibilissimo . Dalla sua guantaia , aveva chiesto un cordiale , un po ' di liquore , e aveva trangugiato un bicchierino di cognac , ch ' era parso animarla un istante . Risalì in carrozza , e si fece condurre alla stazione di Piazza Principe . Si rammentò , in quel punto , della lettera ; pensò che , inviandola per posta , non sarebbe arrivata se non la dimane , ed Emilia avrebbe sofferto un ' altra notte di dubbii , più spaventosi di qualunque spaventosa certezza . Chiuse la busta , e quando fu alla stazione guardò il cocchiere , il quale la conosceva e aveva frequentemente servito le due sorelle . Poteva fidarsene . - Voi tornate a Nervi ? - gli domandò Roberta . - Sì , signorina , sùbito . - Sùbito ; bisogna vi andiate sùbito ; io vi pagherò il ritorno . Ma vi spingerete fino a casa mia , e consegnerete questa lettera alla signora , sapete ? l ' altra signora che è sempre con me .... Andate sùbito ; non fermatevi per via .... Fra un ' ora dovete essere lassù ! Poi , quando l ' uomo voltò briglia e traversò la piazza , stette a guardarlo fin che le si tolse alla vista .... Fra un ' ora sarebbe arrivato .... Oh , solo a vederlo comparire , solo a leggere la soprascritta della busta , Emilia avrebbe gettato un grido ! La fanciulla si strinse nervosamente le mani fino a farle scricchiolare ; diede un ' occhiata in giro ad assicurarsi nessuno avesse rilevato l ' atto ; ma non v ' erano se non viaggiatori frettolosi e portatori in attesa di bagagli . Entrò sotto il peristilio della stazione , seguendo il facchino impadronitosi degli oggetti ch ' ella aveva posato a terra . Ritirò la tessera . Contava recarsi a Nizza , verso quelle coste di Francia , ch ' ella aveva tante volte sognato , verso quella Parigi , che le sembrava chiusa da un velario d ' oro , oltre il quale erano gioie insidiose ed ebbrezze ignote . Proveniente da Milano , il treno per Ventimiglia era in ritardo di trenta minuti ; la giovanetta si recò nella sala d ' attesa . Sedette ; sentì che il male e la stanchezza precipitavano su di lei con peso inesorabile ; doveva fortemente resistere per non curvare le spalle , per tener gli occhi aperti ; ma portava spesso la mano al collo , al petto , dove un ' arsura di fuoco la divorava ; batteva la lingua contro il palato , temendo d ' assaggiar l ' orribile sapor dolciastro del sangue . Ebbe di nuovo il movimento brusco per volgersi a guardare se non le stesse alle reni uno spettro visibile ; s ' accorse di ciò che faceva , e rabbrividì pensando che aspettava la morte e poteva giungere la follia . Dove andava ? ... Non aveva scritto in fronte l ' angoscia e il terrore ? ... Perchè la guardavano tutti ? ... Che cosa diceva il suo volto ? ... A fatica si alzò e andò fino a un grande specchio nel mezzo della parete centrale . Il suo volto diceva che in un sol giorno la freschezza della giovane età era smarrita per sempre ; magre e pallide le guance , accese le labbra , cerchiati gli occhi d ' un giro lividastro ; poteva essere bella , per la straordinaria espressione di sfinitezza e per la grande ombra di malinconia . Poichè udiva dei passi , il dovere della vita la riprese , e finse d ' acconciarsi il veletto ; ritornò al divano , studiandosi d ' allargar le spalle e d ' ergere il busto . Era prudenza , forse , passar la notte a Genova e partire il giorno appresso . Cercò il facchino con lo sguardo , per consegnargli le valigie e farle recare a gualche prossimo albergo . Aveva deciso d ' essere prudente , di fermarsi a Genova , di riposare . Ma in quel punto , un impiegato gridò la partenza per Ventimiglia . - Per Ventimiglia ? - domandò il facchino , accorso a riprender gli oggetti . - Va a Ventimiglia , la signora ? - egli ripeteva . - Sì , - disse la fanciulla , ancora guardandosi intorno smarrita . - Per Ventimiglia ! Fermarsi a Genova ? Con quale scopo ? ... Essere prudente ? Per chi ? Da quell ' ora , tutte le vicende erano sue ; ella si trovava sola e libera . L ' aveva desiderata con ogni forza , quell ' ora , l ' aveva sognata ! Ed ecco , la realtà ; ecco , il sogno tramutatosi in fatto : non la visione di un ' esistenza piena di avvenimenti inaspettati e rosei ; ma la visione , più lucida che mai , del proprio cadavere freddo e rigido sopra un catafalco ricco di drappi funerei , presso una finestra spalancata in faccia alla campagna eterna ... Trovò posto in uno scompartimento di prima classe , vuoto , sperando di potere stendersi e dormire , non appena uscito il treno dalla stazione . E sentiva che già Emilia aveva udito la carrozza fermarsi avanti al cancello , che già l ' uomo aveva portato la lettera , che già la sorella aveva mandato il grido .... Ritornare ? Non trascinare altri nella rovina ? ... Cesare Lascaris avrebbe ripetuto con la voce fischiante di sarcasmo : " Lo sapevo , che la signorina legge troppi romanzi ! " Mentre sotto la tettoja annerita accendevano i bracci a gas , e mentre i viaggiatori passavano e ripassavano , - romore di treni in moto , globi di vapor bianco diffusi , cantilene d ' impiegati ad annunziare le partenze , suoni della campana ad avvertir gli arrivi , - mentre la vita fremeva , Roberta si tolse i guanti , e studiò la morte sulle pallide mani , dalle dita lunghe e affusolate , dalle unghie lucenti ; pallide mani , che narravan tutta l ' anima di lei , facile a smarrirsi , incapace a calcolare , pronta a violenze ingenue . La fanciulla piombò in una disperata tristezza così assorbente , che ella non s ' avvide come all ' ultimo , quando il treno s ' avviava a ritroso fuor della stazione , - un viaggiatore fosse salito nel suo scompartimento ; ma sollevando gli occhi , ebbe un moto involontario di stupor timoroso . L ' uomo la salutò , prese posto di fronte , l ' avvolse tutta dalla testa ai piedi in uno sguardo scrutatore , che la fanciulla non aveva mai sofferto e che la costrinse a volgere il capo , fingendo di guardar dallo sportello . Il treno si lanciava sotto la bella luce del tramonto tingente di carnicino gli edifizii dei sobborghi di Genova e poi la conca azzurra del porto , reticolata d ' alberi di navi , ingombra di barchi massicci . Chi era lo sconosciuto ? La mancanza d ' Emilia doleva con nuova forma ; Emilia sapeva bene rassicurar la sorella , diffondeva attorno a sè un ' aura di tanta fiducia , che Roberta ne viveva giorno e notte . Ora , Emilia non v ' era più . Roberta l ' aveva abbandonata , e si trovava sola di fronte ad uno sconosciuto . Una paura strana l ' afferrò ; si mise a tremare , irrigidendosi con le mani nude strette ai bracci del sedile ; se l ' uomo avesse fatto un movimento , ella avrebbe gettato un urlo , poichè senz ' altro Roberta aveva stabilito ch ' egli era un ladro e che doveva ucciderla .... Ma il viaggiatore trasse dalla valigia un libro , vi cercò la pagina segnata , e cominciò a leggere ; allora , a poco a poco , di tra le ciglia , cautamente , la giovanetta si sforzò a indovinare il titolo del volume , e quando giunse a comporre in mente le lettere , e quando scoperse ch ' era un romanzo cui ella conosceva ed amava , il cuore le battè di gioja infantile , e concluse che lo sconosciuto non era un ladro , non doveva ucciderla . Poi , con la medesima astuzia lenta , si studiò a osservare l ' uomo , inosservata . Egli era giovane ed elegante ; nel volto un poco abbronzato luccicavano gli occhi neri ed acuti ; aveva un profilo quasi rettilineo , volitivo ; la testa era bella ; la bocca pura , con labbra sensuali , coi mustacchi piegati in su . Apparteneva alla razza di quelli che mai non hanno lavorato in nessuna cosa , e mai non lavoreranno . Roberta aveva incontrato simili uomini ai bagni , ai teatri , ai concerti , ovunque s ' offriva un passatempo di moda o un trattenimento per lo spirito ; e sempre ella aveva avvertito una specie d ' attrazione verso i giovani epicurei , lasciandosi cogliere dalla forma della loro cortesia , dalla scelta della loro eleganza . Anche ora , guardando lo sconosciuto , la fanciulla si fermava all ' apparenza ; non rilevava una piega amara all ' angolo delle labbra di lui , nè sul volto l ' energia fosca di chi si getta ai piaceri passionatamente , correndo l ' alternativa d ' uscirne per un mortale disgusto , o di non uscirne se non insieme con la vita . Pareva uno di quegli uomini , cui la donna unica può arrestare , salvare , vincere e domare col dono della propria esistenza , della verginità assoluta , con la forza d ' una sincerità non attesa . Egli aveva notato nella giovanetta il destreggiar degli sguardi , e pur fingendo di leggere , si lasciava studiare ; ma quando appena s ' accorse che la compagna era tranquilla e sicura ( forse , molto aveva giovato una piccola corona , dominante due cifre intrecciate sopra la targhetta argentea della valigia ) , - egli stesso , con maggiore astuzia , non lasciandosi mai sorprendere , guardò Roberta a lungo . Fu colpito dalla bellezza malinconica di quel viso giovanissimo , prima ancòra che dall ' aspetto di sofferenza onde il viso e il corpo sembravano chiedere sollecitudine . La fanciulla sfolgorava negli occhi , pieni di febbre e tuttavia ignari di sguardi procaci e ingannevoli ; le labbra curve eran deliziose di colorito , un poco umide ; per tutto il volto , la stanchezza , la commozione , la malattia , avevan diffusa un ' ombra grave , in aperto contrasto con la palese giovanezza di Roberta . Non mai era stata così bella , e il sole morente che dallo sportello la illuminava senza darle molestia , cresceva forza al significato romantico della gentile figura . Lo sconosciuto ritornò al libro aperto , notando un ' occhiata della fanciulla , che sembrava disporsi a continuare il suo studio . In verità , il giovane attirava l ' attenzione di lei potentemente , ed ella cominciava a farsi delle domande che non trovavano risposta ; andava a Nizza egli pure ? come si chiamava ? era ammogliato ? ... Cercò sulle dita di lui il cerchietto d ' oro , ch ' ella credeva indivisibile dalle persone non più libere ; ma alla mano destra , nuda , non aveva anelli , e la sinistra era ancòra guantata . E perchè non parlava ? In molti romanzi , Roberta aveva letto i dialoghi d ' un giovane e d ' una giovane incontratisi nel treno ; e veniva poi una sfilata , di capitoli interessanti , che si rannodavano tutti a quel primo capitolo dell ' incontro . Lo sconosciuto non le parlava , non la degnava d ' uno sguardo ; credendo fare piacere , aveva tirato la cortina per toglierle il sole ultimo , e sùbito s ' era rimesso a leggere , in modo ch ' ella non aveva potuto ringraziarlo con un cenno del capo , come in quei romanzi .... Egli pure vestiva un abito grigio , calzava stivaletti di cuoio giallo , - aveva i piedi piccoli - e il collo della camicia era molto alto , con una cravatta enorme , di gusto inglese . La fronte di lui era ampia , con qualche sottilissima ruga , visibile a pena ; ma i capelli erano tutti nerissimi , naturalmente lucidi , un poco arricciati . Solo , pareva a Roberta ch ' egli fingesse di leggere , perchè non voltava mai pagina ; e a un tratto , ella s ' avvide con maraviglia , che lo sconosiciuto non poteva leggere affatto , perchè aveva ripreso il libro capovolto . Cominciò a temere di nuovo ; perchè fingeva ? a che cosa pensava ? In quel punto gli sguardi suoi s ' incontrarono con gli sguardi del giovane , e non sapendo come reggere all ' onda carezzevole di quegli occhi bruni , e sentendo d ' arrossire , Roberta cercò in fretta i guasti e cominciò a calzarli , con la testa china . Il treno si fermò a Sampierdarena lungamente . La fanciulla guardò in basso la sfilata gaja dei molti edifizi , dispersi in una pianura grigia e uniforme ; l ' ombra cominciava a scendere tristissima . Il ricordo di Emilia , la visione della villetta , l ' intuizione dello spavento cui la sorella doveva essere in preda , vennero tutti insieme a turbarla . Che cosa aveva fatto ? Dove andava ? Aveva commesso un crimine .... Fra il brusco estollersi di quei pentimenti , una cosa sola poteva consolarla ; ella si sentiva bene , d ' improvviso , quanto non s ' era ; mai sentita , e irrompeva nel suo cuore una turba di speranze magnifiche , audaci , sicure ; era tuttavia molto affaticata molto languida , ma la cosa pareva ben naturale , dopo le orribili torture . Sperava , tornava a sperare violentemente nell ' avvenire ; la giovane età avrebbe trionfato de ' suoi mali nervosi . E ritraendosi dal finestrino perchè il treno ripartiva , questa volta per una ben lunga corsa , Roberta vide gli sguardi del compagno fissi ai capelli di lei , biondi , copiosi , rutilanti sotto il raggio della lampada elettrica , la quale pendeva dall ' alto della carrozza e cominciava a dar luce non contrastata dalla luce diurna . La fanciulla gli fu riconoscente ; l ' attenzione del giovane significava l ' avvenire e la vita : egli doveva pensare a lei , non come a larva moritura , ma come a donna vibrante di calda sensibilità , ricca di delicati sentimenti . Allora , non sapendo d ' agire in modo strano , ella si abbandonò a quell ' attenzione , vi si offerse scaltramente . Perchè l ' uomo non avesse a temere d ' essere sorpreso , restò col capo inclinato , ma non così che il suo volto bianco non si vedesse , non così che i suoi occhi azzurri paressero spenti ; e si dispose un po ' in obliquo sul sedile , perchè tutta la linea dei fianchi acerbi risaltasse sopra lo sfondo grigiastro . Provò un gaudio nuovo , a quella dedizione capricciosa ; più forte , accorgendosi che il giovane si lasciava attirare , e la studiava , l ' ammirava con intensità , riusciva a definirla in quanto aveva di raro e di meno atteso : l ' incoscienza virginale e la civetteria mite .... La curiosità di lui non era volgare e momentanea , ma doveva , certo doveva risvegliare a poco a poco un sentimento , una brama di non finire così la muta avventura . Vi fu un istante , in cui Roberta osò levare il capo , e da tutto l ' atteggiamento del compagno vide perspicua la certezza ch ' egli si accingeva a parlare , a gettare la rete , la quale avrebbe involto lei , e forse non lei sola , per sempre . - Ora mi parla ! - ella pensò . Fu come un tremendo schianto , un balzo in una voragine profonda . La fanciulla avvertì di nuovo l ' orribile sapore dolciastro del sangue ; ebbe un sussulto visibilissimo , tossì seccamente due volte , e con la fronte imperlata di sudor freddo , aspettò . Poi , quando la prima spuma rosea comparve alla connessura delle labbra , portò il fazzoletto alla bocca , serrandolo contro , perchè nulla si vedesse ; ma non era un filo di schiuma , e non cessava , diffondendosi per la pezzuola , empiendole la bocca tutta , minacciando di soffocarla . Tossì ancòra ; venne ancòra il liquido vermiglio su per la gola ; e smarrendo ogni speranza , ogni senso della vita formale , Roberta balzò in piedi , afferrò le mani già tese del giovane , e rantolò con un urlo : - Muoio ! L ' impeto enorme del sangue proruppe , non più affievolito dal lieve ostacolo del fazzoletto ; e la figura bianca della vergine insanguinata , ritta fra le braccia del compagno che la sorreggeva , precipitò nella spessa ombra d ' una galleria come in una voragine profonda .
I VECCHI E I GIOVANI ( PIRANDELLO LUIGI , 1909 )
Narrativa ,
PARTE PRIMA CAPITOLO PRIMO La pioggia , caduta a diluvio durante la notte , aveva reso impraticabile quel lungo stradone di campagna , tutto a volte e risvolte , quasi in cerca di men faticose erte e di pendii meno ripidi . Il guasto dell ' intemperie appariva tanto più triste , in quanto , qua e là , già era evidente il disprezzo e quasi il dispetto della cura di chi aveva tracciato e costruito la via per facilitare il cammino tra le asperità di quei luoghi con gomiti e giravolte e opere or di sostegno or di riparo : i sostegni eran crollati , i ripari abbattuti , per dar passo a dirupate scorciatoje . Piovigginava ancora a scosse nell ' alba livida tra il vento che spirava gelido a raffiche da ponente ; e a ogni raffica , su quel lembo di paese emergente or ora , appena , cruccioso , dalle fosche ombre umide della notte tempestosa , pareva scorresse un brivido , dalla città , alta e velata sul colle , alle vallate , ai poggi , ai piani irti ancora di stoppie annerite , fino al mare laggiù , torbido e rabbuffato . Pioggia e vento parevano un ' ostinata crudeltà del cielo sopra la desolazione di quelle piagge estreme della Sicilia , su le quali Girgenti , nei resti miserevoli della sua antichissima vita raccolti lassù , si levava silenziosa e attonita superstite nel vuoto di un tempo senza vicende , nell ' abbandono d ' una miseria senza riparo . Le alte spalliere di fichidindia , ispide , carnute e stravolte , o le siepi di rovi secchi e di agavi , le muricce qua e là screpolate erano di tratto in tratto interrotte da qualche pilastro cadente che reggeva un cancello scontorto e arrugginito o da rozzi e squallidi tabernacoli , i quali , nella solitudine immobile , guardati dagl ' ispidi rami degli alberi gocciolanti , anziché conforto ispiravano un certo sgomento , posti com ' eran lì a ricordare la fede a viandanti ( per la maggior parte campagnuoli e carrettieri ) che troppo spesso , con aperta o nascosta ferocia , dimostravano di non ricordarsene . Qualche triste uccelletto sperduto veniva , col timido volo delle penne bagnate , a posarsi su essi ; spiava , e non ardiva mettere neppure un lamento in mezzo a tanto squallore . Vi strillava , al contrario ( almeno a prima vista ) , una giumenta bianca montata da un fantoccio in calzoni rossi e cappotto turchino . Se non che , a guardar bene , quella giumenta bianca si scopriva anch ' essa compassionevole : vecchia e stanca , sbruffava ogni tanto dimenando la testa bassa , come se non ne potesse più di sfangare per quello stradone ; e il cavaliere , che la esortava amorevolmente , pur in quella vivace uniforme di soldato borbonico , non appariva meno avvilito della sua bestia , le mani paonazze , gronchie dal freddo , e tutto ristretto in sé contro il vento e la pioggia . - Coraggio , Titina ! E intanto il fiocco del berretto a barca , di bassa tenuta , pendulo sul davanti , gli andava in qua e in là , quasi battendo la solfa al trotto stracco della povera giumenta . Dei rari passanti a piedi o su pigri asinelli qualcuno che ignorava come qualmente il principe don Ippolito Laurentano tenesse una guardia di venticinque uomini con la divisa borbonica nel suo feudo di Colimbètra , dove fin dal 1860 si era esiliato per attestare la sua fiera fedeltà al passato governo delle Due Sicilie , si voltava stupito e si fermava un pezzo a mirare quel buffo fantasma emerso dai velarii strappati di quell ' incerto crepuscolo , e non sapeva che pensarne . Passando innanzi allo stupore di questi ignoranti , Placido Sciaralla , capitano di quella guardia , non ostanti il freddo e la pioggia ond ' era tutto abbrezzato e inzuppato , si drizzava sulla vita per assumere un contegno marziale ; marzialmente , se capitava , porgeva con la mano il saluto a qualcuno di quei tabernacoli ; poi , chinando gli occhi per guardarsi le punte tirate su a forza e insegate dei radi baffetti neri ( indegni baffi ! ) sotto il robusto naso aquilino , cangiava l ' amorevole esortazione alla bestia in un : « Su ! su ! » imperioso , seguito da una stratta alla briglia e da un colpetto di sproni giunti , a cui talvolta Titina - mannaggia ! - sforzata così nella lenta vecchiezza , soleva rispondere dalla parte di dietro con poco decoro . Ma questi incontri , tanto graditi al capitano , avvenivano molto di rado . Tutti ormai sapevano di quel corpo di guardia a Colimbètra , e ne ridevano o se n ' indignavano . Il Papa in Vaticano con gli Svizzeri ; don Ippolito Laurentano , nel suo fèudo con Sciaralla e compagnia ! E Sciaralla , che dentro la cinta di Colimbètra si sentiva a posto , capitano sul serio , fuori non sapeva più qual contegno darsi per sfuggire alle beffe e alle ingiurie . Già cominciamo che tutti lo degradavano , chiamandolo caporale . Stupidaggine ! indegnità ! Perché lui comandava ben venticinque uomini ( ohè , venticinque ! ) e bisognava vedere come li istruiva in tutti gli esercizii militari e come li faceva trottare . E poi , del resto , scusate , tutti i signoroni non tengono forse nelle loro terre una scorta di campieri in divisa ? Veramente , dichiararsi campiere soltanto , scottava un po ' al povero Sciaralla , che « nasceva bene » e aveva la patente di maestro elementare e di ginnastica . Tuttavia , a colorar così la cosa s ' era piegato talvolta a malincuore , per non essere qualificato peggio . Campiere , sì . Campiere capo . - Caporale ? - Capo ! capo ! Che c ' entra caporale ? Ammettete allora che sia milizia ? Di chi ? come ? e perché vestita a quel modo ? Sciaralla si stringeva nelle spalle , socchiudeva gli occhi : - Un ' uniforme come un ' altra . Capriccio di Sua Eccellenza , che volete farci ? Con alcuni più crèduli , tal ' altra , si lasciava andare a confidenze misteriose : che il principe cioè , mal visto per le sue idee dal governo italiano , il quale - figurarsi ! - avrebbe alzato il fianco a saperlo morto assassinato o derubato senza pietà , avesse davvero bisogno nella solitudine della campagna di quella scorta , di cui egli , Sciaralla , indegnamente era capo . Restava però sempre da spiegare perché quella scorta dovesse andar vestita di quell ' uniforme odiosa - Boja , piuttosto ! - s ' era sentito più volte rispondere il povero Sciaralla , il quale allora pensava con un po ' di fiele quanto fosse facile al principe il serbare con tanta dignità e tanta costanza quel fiero atteggiamento di protesta , rimanendo sempre chiuso entro i confini di Colimbètra , mentre a lui e ai suoi subalterni toccava d ' arrischiarsi fuori a risponderne . Invano , a quattr ' occhi , giurava e spergiurava , che mai e poi mai , al tempo dei Borboni , avrebbe indossato quell ' uniforme , simbolo di tirannide allora , simbolo dell ' oppressione della patria ; e soggiungeva scotendo le mani : - Ma ora , signori miei , via ! Ora che siete voi i padroni ... Lasciatemi stare ! È pane . Dite sul serio ? Gli volevano amareggiare il sangue a ogni costo , fingendo di non comprendere che egli poi non era tutto nell ' abito che indossava ; che sotto quell ' abito c ' era un uomo come tutti gli altri costretto a guadagnarsi da vivere in qualche porca maniera . Con gli sguardi , coi sorrisi , componendo il volto a un ' aria di vivo interessamento ai casi altrui , cercava in tutti i modi di stornar l ' attenzione da quell ' abito ; poi , di tutte quelle arti che usava , di tutte quelle smorfie che faceva , si stizziva fieramente con se stesso , perché , a guardar quell ' abito senza alcuna idea , gli pareva bello , santo Dio ! e che gli stésse proprio bene ; e quasi quasi gli cagionava rimorso il dover fingersi afflitto di portarlo . Aveva sentito dire che su a Girgenti un certo « funzionario » continentale , barbuto e bilioso , aveva pubblicamente dichiarato con furiosi gesti , che una tale sconcezza , una siffatta tracotanza , un così patente oltraggio alla gloria della rivoluzione , al governo , alla patria , alla civiltà , non sarebbero stati tollerati in alcun ' altra parte d ' Italia , né forse in alcun ' altra provincia della stessa Sicilia , che non fosse questa di Girgenti , così ... così ... - e non aveva voluto dir come , a parole ; con le mani aveva fatto un certo atto . Oh Dio , ma proprio per lui , per quell ' uniforme borbonica dei venticinque uomini di guardia , tanto sdegno , tanto schifo ? O perché non badavan piuttosto codesti indignati al signor sindaco , ai signori assessori e consiglieri comunali e provinciali e ai più cospicui cittadini , che venivano a gara , tutti parati e impettiti , a fare ossequio a S . E . il principe di Laurentano , che li accoglieva nella villa come un re nella reggia ? E Sciaralla non diceva dell ' alto clero con monsignor vescovo alla testa , il quale , si sa , per un legittimista come Sua Eccellenza , poteva considerarsi naturale alleato . Sciaralla gongolava e gonfiava per tutte queste visite ; e nulla gli era più gradito che impostarsi ogni volta su l ' attenti e presentar le armi . Se veniva monsignore , se veniva il sindaco , la sentinella chiamava dal cancello il drappelletto dal posto di guardia vicino , e un primo saluto , là , in piena regola , con un bel fracasso d ' armi , levate e appiedate di scatto ; un altro saluto poi , sotto le colonne del vestibolo esterno della villa , al richiamo dell ' altra sentinella del portone . Rispetto al salario , era così poco il da fare , che tanto lui quanto i suoi uomini se ne davano apposta , cercandone qua e là il pretesto ; e una delle faccende più serie erano appunto questi saluti alla militare , i quali servivano a meraviglia a toglier loro l ' avvilenza di vedersi , così ben vestiti com ' erano , inutili affatto . In fondo , con tali e tanti protettori , Sciaralla avrebbe potuto ridersi della baja che gli dava la gente minuta , se , come tutti i vani , non fosse stato desideroso d ' esser veduto e accolto da ognuno con grazia e favore . Non sapeva ridersene poi , e anzi da un pezzo in qua ne era anche più d ' un po ' costernato , per un ' altra ragione . C ' era una chiacchiera in paese , la quale di giorno in giorno si veniva sempre più raffermando , che tutti gli operaj delle città maggiori dell ' isola , e le contadinanze e , più da presso nei grossi borghi dell ' interno , i lavoratori delle zolfare si volessero raccogliere in corporazioni o , come li chiamavano in fasci , per ribellarsi non pure ai signori , ma a ogni legge , dicevano , e far man bassa di tutto . Più volte , essendo di servizio nell ' anticamera , ne aveva sentito discutere nel salone . Il principe ne dava colpa , s ' intende , al governo usurpatore che prima aveva gabbato le popolazioni dell ' isola col lustro della libertà e poi la aveva affamata con imposte e manomissioni inique ; gli altri gli facevano coro ; ma monsignor vescovo pareva a Sciaralla che meglio di tutti sapesse scoprir la piaga . Il vero male , il più gran male fatto dal nuovo governo non consisteva tanto nell ' usurpazione che faceva ancora e giustamente sanguinare il cuore di S . E . il principe di Laurentano . Monarchie , istituzioni civili e sociali : cose temporanee ; passano ; si farà male a cambiarle agli uomini o a toglierle di mezzo , se giuste e sante ; sarà un male però possibilmente rimediabile . Ma se togliete od oscurate agli uomini ciò che dovrebbe splendere eterno nel loro spirito : la fede , la religione ? Orbene , questo aveva fatto il nuovo governo ! E come poteva più il popolo starsi quieto tra le tante tribolazioni della vita , se più la fede non gliele faceva accettare con rassegnazione e anzi con giubilo , come prova e promessa di premio in un ' altra vita ? La vita è una sola ? questa ? le tribolazioni non avranno un compenso di là , se con rassegnazione sopportate ? E allora per qual ragione più accettarle e sopportarle ? Prorompa allora l ' istinto bestiale di soddisfare quaggiù tutti i bassi appetiti del corpo ! Parlava proprio bene , Monsignore . La vera vera ragione di tutto il male era questa . Insieme però con Monsignore che veramente , ricco com ' era , sentiva poco le tribolazioni della vita , Sciaralla avrebbe voluto che tutti i poveri la riconoscessero , questa ragione . Ma non riusciva a levarsi dal capo un vecchierello mendico , presentatosi un giorno al cancello della villa col rosario in mano , il quale , stando ad aspettar l ' elemosina e sentendo un lungo brontolio nel suo stomaco , gli aveva fato notare con un mesto sorriso : - Senti ? Non te lo dico io ; te lo dice lui che ha fame ... La costernazione di Sciaralla , per quel grave pericolo che sovrastava a tutti i signori , proveniva più che altro dalla sicurezza con cui il principe , là nel salone , pareva lo sfidasse . Riposava certo su lui e sul valore e la devozione dei suoi uomini quella sicurezza del principe , al quale poteva bastare che dicesse di non aver paura , lasciando poi agli altri il pensiero del rimanente . Fortuna che finora lì a Girgenti nessuno si moveva , né accennava di volersi muovere ! Paese morto . Tanto vero - dicevano i maligni - che vi regnavano i corvi , cioè i preti . L ' accidia , tanto di far bene quanto di far male , era radicata nella più profonda sconfidenza della sorte , nel concetto che nulla potesse avvenire , che vano sarebbe stato ogni sforzo per scuotere l ' abbandono desolato , in cui giacevano non soltanto gli animi , ma anche tutte le cose . E a Sciaralla parve di averne la prova nel triste spettacolo che gli offriva , quella mattina , la campagna intorno e quello stradone . Aveva già attraversato il tratto incassato nel taglio perpendicolare del lungo ciglione su cui sorgono aerei e maestosi gli avanzi degli antichi Tempii akragantini . Si apriva là , un tempo , la Porta Aurea dell ' antichissima città scomparsa . Ora egli ranchettava giù per il pendìo che conduce alla vallata di Sant ' Anna , per la quale scorre , intoppando qua e là , un fiumicello di povere acque : l ' Hypsas antico , ora Drago , secco d ' estate e cagione di malaria in tutte le terre prossime , per le trosce stagnanti tra gl ' ispidi ciuffi del greto . Impetuoso e torbido per la grande acquata della notte scorsa , investiva laggiù , quella mattina , il basso ponticello uso , d ' estate , ad accavalciare i ciottoli e la rena . Veramente da quella triste contrada maledetta dai contadini , costretti a dimorarvi dalla necessità , macilenti , ingialliti , febbricitanti , pareva spirasse nello squallore dell ' alba un ' angosciosa oppressione di cui anche i rari alberi che vi sorgevano fossero compenetrati : qualche centenario olivo saraceno dal tronco stravolto , qualche mandorlo ischeletrito dalle prime ventate d ' autunno . - Che acqua , eh ? - s ' affrettava a dire capitan Sciaralla , imbattendosi lungo quel tratto nella gente di campagna o nei carrettieri che lo conoscevano , per prevenire beffe e ingiurie , e dava di sprone alla povera Titina . Non a caso però , quel giorno , metteva avanti la pioggia della notte scorsa . Trottando e guardando nel cielo la nera nuvolaglia sbrendolata e raminga , pensava proprio a essa per trovarvi una scusa che gli quietasse la coscienza , avendo trasgredito a un ordine positivo ricevuto la sera avanti dal segretario del principe : l ' ordine di recare sul tamburo una lettera a don Cosmo Laurentano , fratello di don Ippolito , che viveva segregato anche lui nell ' altro fèudo di Valsanìa , a circa quattro miglia da Colimbètra . Sciaralla non se l ' era sentita d ' avventurarsi a quell ' ora , con quel tempo da lupi , fin laggiù ; aveva pensato che Lisi Prèola , il vecchio segretario , avendo una forca di figliuolo che aspirava a diventar capitano della guardia , non cercava di meglio che mandar lui Sciaralla all ' altro mondo ; che però forse quella lettera non richiedeva tale urgenza ch ' egli rischiasse di rompersi il collo per una via scellerata , al bujo , sotto la pioggia furiosa , tra lampi e tuoni ; e che infine avrebbe potuto aspettar l ' alba e partir di nascosto , senza rinunziare per quella sera alla briscola nella casermuccia sul greppo dello Sperone , dove si riduceva coi tre compagni graduati a passar la notte , dandosi il cambio ogni tre ore nella guardia . L ' uscir di Colimbètra era sempre penoso per capitan Sciaralla , ma una vera spedizione allorché doveva recarsi a Valsanìa , dove ogni volta gli toccava d ' affrontar paziente l ' odio d ' un vecchio energumeno , terrore di tutte le contrade circonvicine , chiamato Mauro Mortara , il quale , approfittando della dabbenaggine di don Cosmo , a cui certo i libracci di filosofia avevano sconcertato il cervello , vi stava da padrone , né sopra di lui riconosceva altra signoria . - Coraggio , coraggio , Titina ! - sospirava pertanto Sciaralla , ogni qual volta gli si presentava alla mente la figura di quel vecchio : basso di statura , un po ' curvo , senza giacca , con una ruvida camicia d ' albagio di color violaceo a quadri rossi aperta sul petto irsuto , un enorme berretto villoso in capo , ch ' egli da se stesso s ' era fatto dal cuojo d ' un agnello , la cui concia col sudore gli aveva tinti di giallo i lunghi cernecchi e , ai lati , l ' incolta barba bianca : comico e feroce , con due grosse pistole sempre alla cintola , anche di notte , poiché si buttava a dormir vestito su uno strapunto di paglia per poche ore soltanto : a settantasette anni sveglio ancora e robusto , più che un giovanotto di venti . - E non morrà mai ! - sbuffava Sciaralla . - Sfido ! che gli manca ? Dopo tant ' anni è considerato come parte della famiglia anche da don Ippolito , che è tutto dire . Con don Cosmo per poco non si dànno del tu . E ripensava , proseguendo la via , alle straordinarie avventure di quell ' uomo che , al Quarantotto , aveva seguito nell ' esilio a Malta il principe padre , don Gerlando Laurentano , il quale gli s ' era affezionato fin da quando , privato del grado di gentiluomo di camera , chiave d ' oro , per uno scandalo di corte a Napoli , sera ritirato a Valsanìa , dove il Mortara era nato , figlio di poveri contadini , contadinotto anche lui , anzi guardiano di pecore , allora . A un ' avventura segnatamente , tra le tante , si fermava il pensiero di Placido Sciaralla : a quella che aveva procurato al Mortara il nomignolo di Monaco ; avventura dei primi tempi , avanti al Quarantotto , quando a Valsanìa , attorno al vecchio principe di Laurentano , acceso di vendetta dopo quello scandalo di corte a Napoli , si radunavano di nascosto , venendo da Girgenti , i caporioni del comitato rivoluzionario . Mauro Mortara faceva la guardia ai congiurati a piè della villa . Ora una volta un frate francescano ebbe la cattiva ispirazione di avventurarsi fin là per la questua . Il Mortara , chi sa perché , lo prese per una spia ; e senza tante cerimonie lo afferrò , lo legò , lo tenne appeso a un albero per tutto un giorno ; alla notte lo sciolse e lo mandò via ; ma tanta era stata la paura , che il frate non poté più riaversene e ne morì poco dopo . Quest ' avventura era più viva delle altre nella memoria di Sciaralla , non solo perché in essa Mauro Mortara si mostrava , come a lui piaceva crederlo , feroce , ma anche perché l ' albero , a cui il francescano era stato appeso , era ancora in piedi presso la villa , e Mauro non tralasciava mai d ' indicarglielo , accompagnando il cenno con un muto ghigno e un lieve tentennar del capo , atteggiato il volto di schifo nel vedergli addosso quell ' uniforme borbonica . - Coraggio , coraggio , Titina ! Conveniva soffrirseli in pace gli sgarbi e i raffacci di quel vecchio . Il quale , sì , guaj e rischi d ' ogni sorta ne aveva toccati e affrontati in vita sua , senza fine ; ma che fortuna , adesso , servire sotto don Cosmo che non si curava mai di nulla , fuori di quei suoi libracci che lo tenevano tutto il giorno vagante come in un sogno per i viali di Valsanìa ! Che differenza tra il principe suo padrone e questo don Cosmo ! che differenza poi tra entrambi questi fratelli e la sorella donna Caterina Auriti , che viveva - vedova e povera - a Girgenti ! Da anni e anni tutti e tre erano in rotta tra loro . Donna Caterina Laurentano aveva seguito lei sola le nuove idee del padre ; e poi si diceva che , da giovinetta , aveva recato onta alla famiglia , fuggendo di casa con Stefano Auriti , morto poi nel Sessanta , garibaldino , nella battaglia di Milazzo , mentre combatteva accanto al Mortara e al figlio don Roberto , che ora viveva a Roma e che allora era ragazzo di appena dodici anni , il più piccolo dei Mille . Figurarsi , dunque , se il principe poteva andar d ' accordo con quella sorella ! Ma con Cosmo , intanto , perché no ? Questi , almeno apparentemente , non aveva mai parteggiato per alcuno . Ma forse non approvava la protesta del fratello maggiore contro il nuovo Governo . Chi aveva però ragione di loro due ? Il padre , prima che liberale , era stato borbonico , gentiluomo di camera e chiave d ' oro : che meraviglia , dunque , se il figlio , stimando fedifrago il padre , s ' era serbato fedele al passato Governo ? Meritava anzi rispetto per tanta costanza : rispetto e venerazione ; e non c ' era nulla da ridire , se voleva che tutti sapessero com ' egli la pensava , anche dal modo con cui vestiva i suoi dipendenti . Sissignori , sono borbonico ! ho il coraggio delle mie opinioni ! Un toffo di terra arrivò a questo punto alle spalle di capitan Sciaralla , seguíto da una sghignazzata . Il capitano diè un balzo sulla sella e si voltò , furente . Non vide nessuno . Da una siepe sopra l ' arginello venne fuori però questa strofetta , declamata con tono derisorio , lento lento : Sciarallino , Sciarallino , dove vai con tanta boria sul ventoso tuo ronzino ? Sei scappato dalla storia , Sciarallino , Sciarallino ? Capitan Sciaralla riconobbe alla voce Marco Prèola , il figlio scapestrato del segretario del principe , e sentì rimescolarsi tutto il sangue . Ma , subito dopo , il Prèola gli apparve in tale stato , che le ciglia aggrottate gli balzarono fino al berretto e la bocca serrata dall ' ira gli s ' aprì dallo stupore . Non pareva più un uomo , colui : salvo il santo battesimo , un porco pareva , fuori del brago , ritto in piedi , cretaceo e arruffato . Con le gambe aperte , buttato indietro sulle reni a modo degli ubriachi , il Prèola seguitò da lassù a declamare con ampii e stracchi gesti : Oppur vai , don Chisciottino , all ' assalto d ' un molino ? od a caccia di lumache t ' avventuri col mattino , così rosso nelle brache , nel giubbon così turchino , Sciarallino , Sciarallino ? - Quanto sei caro ! - sbuffò Sciaralla , allungando una mano alle terga , ove la mota gli s ' era appiastrata . Marco Prèola si calò giù , sul sedere , dall ' arginello lubrico di fango , e gli s ' accostò . - Caro ? No , - disse , - mi vendo a buon mercato ! Ti piace la poesia ? Bella ! E séguita , sai ? La stamperò su L ' Empedocle domenica ventura . Capitan Sciaralla stette ancora un pezzo a guardarlo , col volto contratto , ora , in una smorfia tra di schifo e di compassione . Sapeva che colui andava soggetto ad attacchi d ' epilessia ; che spesso vagava di notte come un cane randagio e spariva per due o tre giorni finché non lo ritrovavano come una bestia morta , con la faccia a terra e la bava alla bocca , o su al Culmo delle Forche o su la Serra Ferlucchia o per le campagne . Gli vide la faccia gonfia , deturpata da una livida cicatrice su la gota destra , dall ' occhio alla bocca , con pochi peli ispidi biondicci sul labbro e sul mento ; gli guardò il vecchio cappelluccio stinto e roccioso , che non arrivava a nascondergli la laida calvizie precoce ; notò che calvo era anche di ciglia ; ma non poté sostenere lo sguardo di quegli occhi chiari , verdastri , impudenti , in cui tutti i vizii pareva vermicassero . Cacciato dalla scuola militare di Modena , il Prèola era stato a Roma circa un anno nella redazione d ' un giornalucolo di ricattatori ; scontata una condanna di otto mesi di carcere , aveva tentato di uccidersi buttandosi giù da un ponte nel Tevere ; salvato per miracolo , era stato rimpatriato dalla questura , e ora viveva alle spalle del padre , a Girgenti . - Che hai fatto ? - gli domandò Sciaralla . Il Prèola si guardò l ' abito cretoso addosso , e con un ghigno frigido rispose : - Niente . Un insultino ... Con le mani aggiunse un gesto per significare che s ' era voltolato per terra . Poi , all ' improvviso , cangiando aria e tono , gli ghermì un braccio e gli gridò : - Qua la lettera ! So che l ' hai ! - Sei matto ? - esclamò Sciaralla con un soprassalto , tirandosi indietro . Il Prèola scoppiò a ridere sguajatamente . - Mi serve soltanto per annusarla . Càvala fuori . Voglio sentire se sa odor di confetti . Animale , non sai che il tuo padrone sposa ? Sciaralla lo guardò , stordito . - Il principe ? - Sua Eccellenza , già ! Non credi ? Scommetto che la lettera parla di questo . Il principe annunzia le prossime nozze al fratello . Non hai visto monsignor Montoro ? È lui il paraninfo ! Veramente monsignor Montoro in quegli ultimi giorni s ' era fatto vedere molto più di frequente a Colimbètra . Che fosse vero ? Sciaralla si sforzò d ' impedire che quella notizia incredibile , di un avvenimento così inopinato , gli accendesse in un lampo la visione di splendide feste , di una gaja animazione nuova in quel silenzioso , austero ritiro ; la speranza di regali per la bella comparsa che avrebbe fatto coi suoi uomini e il servizio inappuntabile che avrebbe disimpegnato ... Ma il principe , possibile ? così serio ... alla sua età ? E poi , come prestar fede al Prèola ? Cercando di nascondere la meraviglia e la curiosità con un sorriso di diffidenza , gli domandò : - E chi sposa ? - Se mi dài la lettera , te lo dico , - rispose quello . - Domani ! Va ' là ! Ho capito . E Sciaralla si spinse col busto per cacciar la giumenta . - Aspetta ! - esclamò il Prèola , trattenendo Titina per la coda . - M ' importa assai delle nozze , e che tu non ci creda ! Forse ... vedi ? questo mi premerebbe più di sapere ... forse il principe parla al fratello delle elezioni , della candidatura del nipote . Non sai neanche questo ? Non sai che Roberto Auriti , « il dodicenne eroe » , si presenta deputato ? - So un corno io ; chi se n ' impiccia ? - fece Sciaralla . - Non abbiamo l ' on . Fazello per deputato ? - Non lo dico io che siete fuori della storia , vojaltri , a Colimbètra ! - ghignò il Prèola . - Abbiamo le elezioni generali , e Fazello non si ripresenta , somaro , per la morte del figliuolo ! - Del figliuolo ? Se è scapolo ! Il Prèola tornò a ridere sguajatamente . - E che uno scapolo , uomo di chiesa per giunta , non può aver figliuoli ? Bestione ! Avremo l ' Auriti , sostenuto dal governo , contro l ' avvocato Capolino . Fiera lotta , singolar tenzone ... Dammi la lettera ! Sciaralla diede una spronata a Titina e con uno sfaglio si liberò del Prèola . Questi allora gli tirò dietro una e due sassate ; stava per tirargli la terza , quando dalla svoltata si levò una voce rabbiosa : - Ohè , corpo di ... Chi tira ? E un ' altra voce , rivolta evidentemente a Sciaralla che fuggiva : - Vergògnati ! Fantoccio ! Ignorante ! Buffone ! E dalla svoltata apparvero sotto un ombrellaccio verde sforacchiato , stanchi e inzaccherati , i due inseparabili Luca Lizio e Nocio Pigna , o , come tutti da un pezzo li chiamavano , Propaganda e Compagnia : quegli , uno spilungone ispido e scialbo , con un pajo di lenti che gli scivolavano di traverso sul naso , stretto nelle spalle per il freddo e col bavero della giacchettina d ' estate tirato su ; questi , tozzo , deforme , dal groppone sbilenco , con un braccio penzolante quasi fino a terra e l ' altro pontato a leva sul ginocchio , per reggersi alla meglio . Erano i due rivoluzionarii del paese . Capitan Sciaralla credeva a torto che nessuno si movesse a Girgenti . Si movevano loro , Lizio e Pigna . È vero che , l ' uno e l ' altro , quella mattina , così bagnati e intirizziti , sotto quell ' ombrello sforacchiato , non davano a vedere che potessero esser molto temibili le loro imprese rivoluzionarie . Nessuno poteva vederlo meglio di Marco Prèola , il quale avendo già da un pezzo abbandonato al caso la propria vita , tenuta per niente da lui stesso più che dagli altri e senza più né affetti né fede in nulla , sciolta non pur d ' ogni regola , ma anche d ' ogni abitudine e gettata in preda a ogni capriccio improvviso e violento , tutto vedeva buffo e vano e tutto e tutti derideva , sfogando in questa derisione le scomposte energie non comuni dell ' animo esacerbato . Sapeva che , tre giorni addietro , quei due si erano recati alla marina di Porto Empedocle a catechizzare i facchini addetti all ' imbarco dello zolfo , gli scaricatori , gli stivatori , i marinaj delle spigonare , i carrettieri , i pesatori , per raccoglierli in fascio . Vedendoli di ritorno a quell ' ora , in quello stato , arricciò il naso , si fermò in mezzo allo stradone ad aspettarli per accompagnarsi con loro fino a Girgenti ; quando gli furon vicini , aprì le braccia , quasi per reggere un fiasco , di que ' grossi , e disse loro : - Andiamo ; niente : lo porto io . Il Pigna si fermò e , sforzandosi di dirizzarsi meglio sul braccio , squadrò con disprezzo il Prèola . Il corpo , tutto groppi e nodi ; ma una faccia da bambolone aveva , senza un pelo , arrossata sulle gote dal salso che gli aveva dato fuori alla pelle , e un pajo d ' occhi neri , smaltati e mobilissimi da matto , sotto un cappellaccio tutto sbertucciato , che lo faceva somigliare a uno di quei fantocci che schizzan su dalle scàtole a scatto . Marco Prèola lo chiamò con un vezzeggiativo dispettosamente bonario , e gli disse ammiccando : - Nociarè , non te n ' avere a male ! Mondaccio laido è questo , d ' ingrati . Marinaj , piedi piatti . Oh , e chiudi il paracqua , Luca ! Dio ci manda l ' acqua , e non te ne vuoi profittare ? Laviamoci il visino , così ... E levò la faccia fangosa verso il cielo . Spruzzolava ancora dalle nuvole che s ' imporporavano negli orli frastagliati , correndo incontro al sole che stava per levarsi , un ' acquerugiola gelida e pungente . - Che son aghi ? - gridò , sbruffando come un cavallo , squassando la testa e buttandosi apposta addosso al Pigna . Sozzo com ' era già da capo a piedi e tutto fradicio di pioggia , si sentiva ormai libero da ogni angustia di guardarsi dall ' acqua e dalla zàcchera , e provava la voluttà , sguazzando nel fango senza più impaccio né ritegno , di potere insozzarne gli altri impunemente . - Scànsati ! - gli gridò il Pigna . - Chi ti cerca ? chi ti vuole ? chi ti ha dato mai confidenza ? Il Prèola , senza scomporsi , gli rispose : - Quanto mi piaci arrabbiato ! Creta madre , caro mio . Te ne volevo attaccare un po ' ... Mi scansi ? Poi ti lagni degli altri , che sono ingrati . - Ci vuole una faccia ... - brontolò il Pigna , rivolto al Lizio . Ma questi andava chiuso in sé , non curante e accigliato . Diede una spallata , come per dire che non voleva esser frastornato dai suoi pensieri , e avanti . Il Prèola li seguì un pezzo in silenzio , un po ' discosto , guardando ora l ' uno ora l ' altro . Aveva nelle viscere la smania di fare qualche cosa , quella mattina ; non sapeva quale , si sarebbe messo a urlare come un lupo . Per non urlare , apriva la bocca , si cacciava una mano sui denti e tirava fin quasi a slogarsi la mascella ; poi sospirava o si scrollava tutto in un fremito animalesco . Poteva solo sfogarsi con quei due ; ma , a stuzzicare il Lizio , che gusto c ' era ? Disperatonaccio come lui e , per giunta , con la testa piena di fumo . Due disgrazie , una sopra l ' altra , il suicidio del padre , bravo avvocato ma di cervello balzano , poi quello del fratello , gli avevano cattivato in paese una certa simpatia , mista di costernazione , e anche un certo rispetto . Studiava molto e parlava poco , anzi non parlava quasi mai . La ragione c ' era , veramente : gli mancava quasi mezzo alfabeto . Di lui si poteva ridere soltanto per questo : che aveva trovato nel Pigna il suo organetto ; e organetto e sonatore , ogni volta , ai comizii , comparivano insieme . Se il Pigna stonava , egli lo rimetteva in tono , serio serio , tirandolo per la manica . Rivoluzione sociale ... fratellanza dei popoli ... rivendicazione dei diritti degli oppressi ... parole grandi , insomma ! E forse perciò , distratto , s ' era attaccato intanto a un tozzo di pane faticato da altri per lui . Faceva benone , oh ! Solo che , con questo po ' po ' di freddo ... - Una caffettierina , volesse Iddio ! - invocò con improvviso scatto il Prèola , levando le braccia . - Tre pezzetti di zucchero , un vasetto di panna , quattro fettine di pane abbruscato . Oh animucce sante del Purgatorio ! Luca Lizio si voltò , brusco , a guatarlo . Proprio a una tazzina di caffè pensava in quel momento , così accigliato ; e la vedeva , e se ne inebriava quasi in sogno , aspirandone il fumante aroma ; e stringeva in tasca , nel desiderio che lo struggeva , il pugno intirizzito . Partito a bujo , e sconfitto , da Porto Empedocle , sentiva un freddo da morire ; non gli pareva l ' ora d ' arrivare . Avvilito da quel bisogno meschino , si vedeva misero , degno di conforto , d ' un conforto che sapeva di non poter trovare in nessuno . Poc ' anzi , tra quel fantoccio fuggito di là su la giumenta bianca e il Prèola fermo più su ad aspettare con un ghigno rassegato sulle labbra , aveva avuto lui stesso un ' improvvisa strana impressione di sé , che gli era penetrata fino a toccare e sommuovere dal fondo del suo essere un sentimento finora sconosciuto , quasi di stupore per tutti i suoi sdegni , per tutte le sue furie ardenti , le quali a un tratto gli s ' erano scoperte , come da lontano , folli e vane , là in mezzo a quella scena di desolato squallore . Nella magrezza miserabile del suo corpo tremante di freddo e pur madido di un sudorino vischioso , s ' era veduto simile a quegli alberi che s ' affacciavano dalle muricce , stecchiti e gocciolanti . Gocciolavano anche a lui per il freddo la punta del naso e gli occhi miopi dietro le lenti . S ' era ristretto in sé ; e , quasi quell ' impressione , toccato il fondo del suo essere e vanita in quello stupore , gli si fosse ora serrata attorno come un ' irta angustia , s ' era sentito tutto dolere : doler le tempie schiacciate , le aguzze sporgenze delle scapole , su cui la stoffa della giacchettina d ' estate aveva preso il lustro , e i polsi scoperti dalle maniche troppo corte e i piedi bagnati entro le scarpe rotte . E tutto ora gli pareva un di più , una soperchieria crudele : ogni nuova pettata di quello stradone divenuto una fiumara di creta ; la cruda luce dell ' alba che , non ostante la cupezza di quelle nuvole , si rifletteva su la motriglia e lo abbagliava ; ma sopra tutto la compagnia di quel tristo , da capo a piedi imbrattato di fango , fango fuori , fango dentro , che stuzzicava il Pigna a parlare . Avvezzo ormai da anni a star zitto , provava uno stordimento a mano a mano più confuso per quel suo silenzio che , all ' insaputa di tutti , si nutriva e s ' accresceva dentro di lui di certe stravaganti impressioni , come quella di poc ' anzi , che non avrebbe potuto esprimere neppure a se stesso , se non a costo di togliere ogni credito e ogni fiducia all ' opera sua . Marco Prèola , intanto , seguitava a dire , quasi tra sé : - Io , va bene ; che sono io ? un vagabondo ; mi merito questo e altro . Ma vedete Domineddio che tempo pensa di fare , quando sono in cammino per una santa missione due poveri umanitarii che una turba irriverente ha cacciato via , di notte , a nerbate ! Il Pigna accennò di fermarsi , fremente ; ma Luca Lizio lo tirò via con uno strappo alla manica e un grugnito rabbioso . - Nerbate ... ma bada , sai ! - masticò quello tra i denti . - Gliele darei io , le nerbate ... - E da te me le piglierei , Nociarè , - s ' affrettò a dirgli il Prèola con un inchino , - perché tu , non sembri , ma sei un eroe . Puzzi , mannaggia , ma sei un eroe ; e quando te lo dico io ci puoi credere . Il popolo non ti può capire . Non può capire la tua idea , perché per disgrazia l ' idea non ha occhi , non ha gambe , e non ha bocca . Parla e si muove per bocca e con le gambe degli uomini . Se dici , poniamo : « Popolo , l ' umanità cammina ! T ' insegnerò io a camminare ! » - son capaci di guardarti le cianche , come le butti : « Ma guarda un po ' , chi vuole insegnarci a camminare ! » . - Pezzo d ' asino ! - sbottò Propaganda , non potendo più tenersi . - E non si chiama ragionare coi piedi , codesto ? - Io ? Il popolo ! - rimbeccò il Prèola . - Il Popolo , per tua norma , - ribatté il Pigna , roteando gli occhi da matto ; ma subito si trattenne . - Non lo nominare , il Popolo ; non sei degno neanche di nominarlo , tu , il Popolo ! Troppe cose ha capito il Popolo , caro mio , per tua norma ; e prima di tutte questa : che i tuoi patrioti lo ingannarono ... - I miei ? - fece il Prèola , ridendo . - I tuoi , quelli che lo spinsero a fare la rivoluzione del Sessanta , promettendo l ' età dell ' oro ! I patrioti e i preti . Noi , caro mio , per tua norma , gli dimostriamo , quattr ' e quattr ' otto e con le prove alla mano , che ... capisci ? per virtù della sua stessa forza , capisci ? per virtù , dico bene , della sua stessa forza , non per concessione d ' altri , esso può , se vuole , migliorare le sue condizioni . - Meglio sarebbe per forza della sua virtù , - osservò , placido , il Prèola . Il Pigna lo guardò , stordito . Ma subito quello s ' affrettò a tranquillarlo : - Niente , non ci badare . Giuoco di parole ! - Per virtù ... per virtù della sua stessa forza , - ribatté a bassa voce , non più ben sicuro il Pigna , rivolgendosi al Lizio per consigliarsi con gli occhi di lui se aveva detto bene ; e seguitò , un po ' sconcertato : - Migliorare , sissignore , questo iniquo ordinamento economico , dove uomini vivono ... cioè , no ... oppure , sì ... uomini vivono senza lavorare , e uomini , pur lavorando , non vivono ! Capisci ? Noi diciamo al Popolo : « Tu sei tutto ! Tu puoi tutto ! Unìsciti e detta la tua legge e il tuo diritto ! » . - Bravissimo ! - esclamò il Prèola . - Permetti che parli io , adesso ? - La tua legge e il tuo diritto ! - ripeté ancora una volta il Pigna , furioso . - Parla , parla . - E non t ' offendi ? - Non m ' offendo : parla . - Fosti , sì o no , sagrestano fino a poco tempo fa ? Propaganda si voltò di nuovo a guardarlo , stordito . - Che c ' entra questo ? E il Prèola , placido : - Hai promesso di non offenderti ! Rispondi . - Sagrestano , sissignore , - riconobbe il Pigna , coraggiosamente . - Ebbene ? Che vuoi dire con ciò ? Che ho cambiato colore ? - No , che colore ! Lascia stare . Al massimo , casacca . - Ho imparato a conoscere i preti , ecco tutto ! - E a far figliuoli , - raffibbiò il Prèola : - sette figlie femmine , tutte di fila ; lo puoi negare ? Nocio Pigna si fermò per la terza volta a guatarlo . Aveva promesso di non offendersi . Ma dove voleva andare a parare con quell ' interrogatorio ? Aveva perduto il posto alla chiesa , perché una delle figliuole , la maggiore , e un certo canonico Landolina ... - Col patto , oh , di non toccare certi tasti , - lo prevenne , scombujandosi e abbassando gli occhi . - No no no , - disse precipitosamente il Prèola , con una mano al petto . - Senti , Nocio , io sono , a giudizio de ' savi universale , quel che si dice un farabutto . Va bene ? Sono stato otto mesi dentro ... figùrati ! E vedi qua ? - soggiunse , indicando la cicatrice sulla gota . - Quando mi buttai a fiume , come dicono a Roma ... Già ! ... Figùrati dunque se certe cose mi possono fare impressione ! Sai , anzi , che mi fa impressione ? Che tu , a quella disgraziata ... - Non tocchiamo , t ' ho detto , certi tasti . - Caro mio ! - sospirò il Prèola , socchiudendo gli occhi . - Ti faccio una confidenza . Quelli che combatto sono i soli per cui abbia una certa stima . Ma questi tali , per le mie ... diciamo disgrazie , non vogliono averne di me , e non mi vorrebbero lasciar vivere . Qui sbagliano . Vivere debbo ! E per vivere , sto coi preti . Gli uomini non perdonano ; Dio invece , a detta dei preti , m ' ha da un pezzo perdonato ; e con questa scusa si servono di me . Guarda , oh , che piazza , Nocio ! - aggiunse , buttandosi indietro il cappelluccio per mostrare la fronte . - E ce n ' ho , dentro , sai ! Se le cose mi fossero andate per il loro verso ... Basta , lasciamo stare . Io , voi ... tutto ... ma guardate ! Fango . Ci stiamo tutti e tre , coi piedi affondati ; ebbene , parliamoci chiaro , in nome di Dio , diciamoci le cose come sono , senza vestirle di frasi , nude ; pigliamoci questo piacere ! Io sono un porco , sì , ma tu che sei , Nociarè ? che lavoro è il tuo , me lo dici ? Pàssati una mano sulla coscienza : tu non lavori ! - Io ? - esclamò il Pigna , stupito più che offeso dell ' ingiustizia , allungando il braccio e ripiegandolo sul petto con l ' indice teso . - Lavori per la causa ? Frase ! - ribatté il Prèola , pronto . - T ' ho pregato : la verità nuda ! Poi te la vesti a casa come vuoi , per quietarti la coscienza . Lavoravi ... ti cacciarono via dalla chiesa ; poi , da un banco di lotto ... Calunnia , lo so ! Ma pure , se davvero ti fossi messo in tasca i bajocchi dei gonzi che venivano a giocare al botteghino , credi che per me avresti fatto male ? Benone avresti fatto ! Ma ora che fai ? Lavorano le tue figliuole , e tu mangi e predichi . E qua , quest ' altro San Luca evangelista ... Come lo chiamate ? Amore libero . Va bene : frase ! Il fatto è che s ' è messo con un ' altra delle tue figliuole , e ... Luca Lizio , a questo punto , livido e scontraffatto , si avventò con le braccia protese alla gola del Prèola . Ma questi si trasse indietro , ridendo , finché poté ghermirgli i polsi e respingerlo senza furia . - Ma va ' ! - gli gridò , con un lustro di gioja maligna negli occhi e nei denti . - Io sto dicendo la verità . - Lascialo perdere ! - s ' interpose il Pigna , a sua volta trattenendo Luca Lizio e riavviandosi . - Non vedi che fa professione di mosca canina ? - Canina , già : gli ho punzecchiato la nudità , - sghignò il Prèola . - E con questo freddo ... Sì sì , meglio nasconderla ! Volevo spiegarti soltanto , caro Nocio , senza offenderti , perché non puoi fare effetto . - Perché questo è un paese di carogne ! - gridò il Pigna , voltandosi a fulminarlo con tanto d ' occhi . - D ' accordo ! - approvò subito il Prèola . - E io , piú carogna di tutti . D ' accordo ! Ma tu non lavori : le tue figliuole lavorano , e Luca mangia e studia , e tu mangi e predichi . Studiare , predicare : parole . La sostanza è il boccone che si mangia . Vorrei sapere come non vi strozza , pensando che le tue figliuole sgobbano a cucire e non dormono la notte per procurarvelo . Il Pigna finse di non udire ; scrollò più volte il capo e brontolò tra sé , di nuovo : - Paese di carogne ! Va ' ad Aragona , a due passi da Girgenti ; va ' a Favara , a Grotte , a Casteltermini , a Campobello ... Paesi di contadini e solfaraj , poveri analfabeti . Quattromila , soltanto a Casteltermini ! Ci sono stato la settimana scorsa ho assistito all ' inaugurazione del Fascio . - Col lumino acceso davanti alla Madonna ? - domandò il Prèola . - Altro è Dio , altro il prete , imbecille ! - rispose alteramente il Pigna . - E le trombe che suonano la fanfara reale ? - Disciplina ! Disciplina ! - esclamò il Pigna . - Fanno bene ! Bisognava vederli ... Tutti pronti e serii ... quattromila ... compatti ... parevano la terra stessa , la terra viva , capisci ? che si muove e pensa ... ottomila occhi che sanno e che ti guardano ... ottomila braccia ... E il cuore mi si voltava in petto pensando che soltanto da noi , qua a Girgenti , capoluogo , a Porto Empedocle , paese di mare , aperto al commercio , niente ! niente ! non si può far niente ! Come i bruti ! Peggio ! Ma sai come vivono giù a Porto Empedocle ? Come si fa ancora l ' imbarco dello zolfo ? Lo sai ? Marco Prèola era stanco : crollò il capo , mormorò : - Porto Empedocle ... E a tutti e tre si rappresentò l ' immagine di quella borgata di mare cresciuta in poco tempo a spese della vecchia Girgenti e divenuta ora comune autonomo . Una ventina di casupole prima , là sulla spiaggia , battute dal vento tra la spuma e la rena , con un breve ponitojo da legni sottili , detto ora Molo Vecchio , e un castello a mare , quadrato e fosco dove si tenevano ai lavori forzati i galeotti , quelli che poi , cresciuto il traffico dello zolfo , avevano gettato le due ampie scogliere del nuovo porto , lasciando in mezzo quel piccolo Molo , al quale in grazia della banchina , è stato serbato l ' onore di tener la sede della capitaneria del porto e la bianca torre del faro principale . Non potendo allargarsi per l ' imminenza d ' un altipiano marnoso alle sue spalle , il paese s ' è allungato sulla stretta spiaggia , e fino all ' orlo di quell ' altipiano le case si sono addossate , fitte , oppresse , quasi l ' una sull ' altra . I depositi di zolfo s ' accatastano lungo la spiaggia ; e da mane a sera è uno stridor continuo di carri che vengono carichi di zolfo dalla stazione ferroviaria o anche , direttamente , dalle zolfare vicine ; e un rimescolìo senza fine d ' uomini scalzi e di bestie , ciattìo di piedi nudi sul bagnato , sbaccaneggiar di liti , bestemmie e richiami , tra lo strepito e i fischi d ' un treno che attraversa la spiaggia , diretto ora all ' una ora all ' altra delle due scogliere sempre in riparazione . Oltre il braccio di levante fanno siepe alla spiaggia le spigonare con la vela ammainata a metà su l ' albero ; a piè delle cataste s ' impiantano le stadere su le quali lo zolfo è pesato e quindi caricato su le spalle dei facchini , detti uomini di mare , i quali , scalzi , in calzoni di tela , con un sacco su le spalle rimboccato sulla fronte e attorto dietro la nuca , immergendosi nell ' acqua fino all ' anca , recano il carico alle spigonare , che poi , sciolta la vela , vanno a scaricar lo zolfo nei vapori mercantili ancorati nel porto , o fuori . - Lavoro da schiavi , - disse il Pigna , - che stringe il cuore , certi giorni d ' inverno . Schiacciati sotto il carico , con l ' acqua fino alle reni . Uomini ? Bestie ! E se dici loro che potrebbero diventar uomini , aprono la bocca a un riso scemo o t ' ingiuriano . Sai perché non si costruiscono le banchine sulle scogliere del nuovo porto , da cui l ' imbarco si potrebbe far più presto e comodamente coi carri o i vagoncini ? Perché i pezzi grossi del paese sono i proprietarii delle spigonare ! E intanto , con tutti i tesori che si ricavano da quel commercio , le fogne sono ancora scoperte sulla spiaggia e la gente muore appestata ; con tanto mare lì davanti , manca l ' acqua potabile e la gente muore assetata ! Nessuno ci pensa ; nessuno se ne lagna . Pajono tutti pazzi , là , imbestiati nella guerra del guadagno , bassa e feroce ! - Ma sai che parli bene davvero ? - concluse il Prèola , approvando . - Ma sai che ti giovarono sul serio le prediche che sentisti da sagrestano ? - Baibai , baibai , dice l ' Inglese ! - soggiunse Nocio Pigna , stendendo minacciosamente il lunghissimo braccio . - Trecentomila siamo , caro mio , oggi come oggi . E presto ci sentirete . Superata l ' erta dello stradone , appoggiato di là all ' altro versante della vallata , Placido Sciaralla seguitava intanto a trotterellare su Titina per Valsanìa , immerso in nuove e più complicate considerazioni , dopo quelle notizie del Prèola . A un certo punto se ne stancò , scrollò le spalle e si mise a guardare intorno . Gli si svolgeva ora , a sinistra , la campagna lieta della vicinanza del mare , tutta a mandorli , a olivi e a vigneti . Era già in vista della Seta , casale d ' una cinquantina d ' abituri allineati sullo stradone , fondachi e taverne per i carrettieri , la maggior parte , da cui esalava un tanfo acuto e acre di mosto , un tepor grasso di letame , e botteghe di maniscalchi , di magnani , di carraj , con una stamberguccia in mezzo , ridotta a chiesuola per le funzioni sacre della domenica . Per schivare la vista di quei borghigiani zotici che lo conoscevano tutti , Sciaralla imboccò un sentieruolo tra i campi e in breve s ' internò nelle terre di Valsanìa . Tranne il vigneto , cura appassionata e orgoglio di Mauro Mortara , e l ' antico oliveto saraceno , il mandorleto e alcuni ettari di campo sativo e , giù nell ' ampio burrone , l ' agrumeto , che costituivano la parte di mezzo riservata a don Cosmo , tutto il resto era ceduto in piccoli lotti a mezzadrìa a poveri contadini , non dal principe don Ippolito direttamente , a cui anche quel fèudo apparteneva , ma da fittavoli di fittavoli , i quali non contenti di vivere in città da signori sulla fatica di quei poveri disgraziati , li vessavano con l ' usura più spietata e con un raggiro intricato di patti esosi . L ' usura si esercitava sulla semente e su i soccorsi anticipati durante l ' annata ; l ' angheria più iniqua , nei prelevamenti al tempo del raccolto . Dopo aver faticato un anno , il così detto mezzadro si vedeva portar via dall ' aja a tumulo a tumulo quasi tutto il raccolto : i tumuli per la semente , i tumuli per la pastura , e questo per la lampada e quello per il campiere e quest ' altro per la Madonna Addolorata , e poi per San Francesco di Paola , e per San Calògero , e insomma per quasi tutti i santi del calendario ecclesiastico ; sicché talvolta , sì e no , gli restava il solame , cioè quel po ' di grano misto alla paglia e alla polvere , che nella trebbiatura rimaneva sull ' aje . Il sole s ' era già levato , e capitan Sciaralla vedeva qua e là , nella distesa delle terre , sprazzar di luce qualche pozza d ' acqua piovana o forse qualche piccolo rottame smaltato . Tutta la campagna vaporava , quasi un velo di brina vi tremolasse . Di tratto in tratto , qualche tugurio screpolato e affumicato , che i contadini chiamavano roba , stalla e casa insieme , e usciva da questo la moglie d ' uno dei mezzadri per legare all ' aperto il porchetto grufolante , e tre , quattro gallinelle la seguivano ; innanzi alla porta rossigna e imporrita di quello , un ' altra donna pettinava una ragazzetta che piagnucolava ; mentre gli uomini , con vecchi aratri primitivi , tirati da una mula stecchita e da un lento asinello che si sfiancava nello sforzo , grattavano a mala pena la terra , dopo quella prim ' acquata della notte . Tutta questa povera gente , vedendo passare Sciaralla su la giumenta bianca , sospendeva il lavoro per salutarlo con riverenza , come se passasse il principe in persona . Capitan Sciaralla rispondeva pieno di dignità , alzando la mano al berretto , militarmente , e accoglieva quelle dimostrazioni di rispetto come un anticipato compenso all ' umiliazione che andava a patire da quella vecchia bestia feroce del Mortara . Una costernazione tuttavia gli guastava il piacere di quei saluti : tra breve , entrando nei dominii di colui , sarebbe stato assaltato dai cani , da quei tre mastini più feroci del padrone , il quale certo aveva loro insegnato a fargli ogni volta quell ' accoglienza . E aveva un bel gridare Sciaralla , mentre quelli gli saltavano addosso , di qua e di là , fino all ' altezza di Titina , la quale a sua volta traeva salti da montone , spaventata : Mauro o il curàtolo Vanni di Ninfa si presentavano col loro comodo a richiamarli , quando il malcapitato aveva già veduto più volte la morte con gli occhi . Con quei tre mastini Mauro Mortara conversava proprio come se fossero creature ragionevoli . Diceva che gli uomini non san capire i cani ; ma questi sì , gli uomini . Il male è - diceva - che , poveretti , non ce lo sanno esprimere ; e noi crediamo che non ci capiscano e non sentano . Sciaralla però se lo spiegava altrimenti , il fenomeno . Quei cani intendevano così bene il padrone , perché questo era più cane di loro . E gli parve d ' averne una riprova quella mattina stessa . Mauro stava innanzi alla villa ; e i tre amiconi , vigili attorno , col muso all ' aria . Ebbene , all ' arrivo di lui , questa volta , essi se ne stettero lì ( uno , anzi , sbadigliò ) , quasi avessero compreso che il padrone avrebbe fatto ottimamente le loro veci . - Che vuoi tu qua , a quest ' ora , mal ' ombra ? - gli disse infatti Mauro , tirandosi giù dal capo il cappuccio del ruvido cappotto , in cui era avvolto , e scoprendo la testa oppressa dall ' enorme berretto villoso . Quand ' era prossima la vendemmia , Mauro Mortara non dormiva più , le notti : stava a guardia della vigna , passeggiando per i lunghi filari , insieme coi tre mastini . Forse se n ' era stato all ' aperto anche con quella notte da lupi : n ' era ben capace ! Sciaralla lo salutò umilmente , poi , indicando i cani , domandò : - Posso scavalcare ? - Scavalca , - borbottò Mauro . - Che porti ? - Una lettera per don Cosmo , - rispose Sciaralla , smontando dalla giumenta . E mentre si cercava nella tasca interna del cappotto , si sentiva addosso gli occhi di Mauro pieni d ' ira e di scherno . - Eccola . La manda Sua Eccellenza di gran fretta . - Sta ' qui , - gl ' intimò Mauro , prendendo la lettera . - E bada di non lasciare la giumenta . Sciaralla sapeva che gli era proibito di salire alla villa , come se , con la sua uniforme , potesse sconsacrare quel vecchiume , quella rozza cascinaccia d ' un sol piano : lui che veniva dagli splendori di Colimbètra , dove uno si poteva specchiare anche nei muri ! La proibizione non partiva certo da don Cosmo , ma dal Mortara stesso , il quale gli vietava perfino di legare la giumenta agli anelli confitti nell ' aggetto della rustica scala a collo . Doveva tener le briglie in mano e star lì in piedi , all ' aperto , ad aspettare , quasi fosse venuto per l ' elemosina . Appena Mauro si mosse , i tre cani s ' accostarono pian piano a capitan Sciaralla e cominciarono a fiutarlo . Il poveretto , fermo e con l ' anima sospesa , alzò gli occhi al Mortara che saliva la scala . - Non vi sporcate il muso con codesti calzoni ! - disse Mauro , dopo aver chiamato a sé i cani ; e soggiunse , rivolto a Sciaralla : - Adesso ti mando un sorso di caffè , per farti rimettere dalla paura . Pervenuto al pianerottolo , fece per bussare al modo convenuto , battendo cioè tre volte il saliscendi sul dente del nasello interno ; ma , appena alzato il saliscendi , la porta si aprì , e Mauro entrò esclamando : - Aperta ? Di nuovo aperta ? L ' avete aperta voi ? - soggiunse poi dietro l ' uscio della cucina , da cui per un istante s ' era mostrata la testa incuffiata di donna Sara Alàimo , la casiera ( cameriera , no ! ) di Valsanìa . - Io ? - gridò dall ' interno donna Sara . - Mi alzo adesso , io ! E , sentendo che Mauro si allontanava , fece le corna con una mano e le scosse più volte in un gesto di dispetto . Cameriera , no - lei : eh perbacco ! né di lui , né di nessuno , là dentro . Aveva la ventola in mano , è vero ; stava ad accendere il fuoco in cucina , ma era vera signora , di nascita e d ' educazione , lei ; lontana parente di Stefano Auriti , cognato dei Laurentano , e perciò , via , se vogliamo , parte della famiglia anche lei . Stava a Valsanìa da molti anni a badare a don Cosmo , che forse non avrebbe mai sentito alcun bisogno di lei se la sorella donna Caterina non gliel ' avesse mandata da Girgenti , dove da vera signora non le restava altra consolazione che quella di morire dignitosamente di fame . A Valsanìa le giornate le passavano a strisciar la groppa a due gatti , debitamente castrati , che le andavano sempre dietro a coda ritta ; a dir corone di quindici poste , a labbreggiar senza fine altre preghiere ; ma , a starla a sentire , tutto andava bene , solo perché c ' era lei ; senza lei , addio ogni cosa . Se le messi imbiondivano , se gli alberi fruttificavano , se veniva a tempo la pioggia ... Insomma si dava l ' aria di governare il mondo . Mauro non la poteva soffrire . E donna Sara in questo lo contraccambiava cordialmente ; anzi nulla le riusciva più penoso che il dovere apparecchiar la tavola anche per lui , poiché don Cosmo pur troppo s ' era ridotto fino a tal punto , fino a dar quest ' onore a un figlio di contadini e quasi contadino zappaterra anche lui ; sissignori ... mentre lei , donna Sara , vera signora di nascita e d ' educazione , lì , in cucina lei , e obbligata a servirlo ! S ' affacciò alla finestra e , vedendo giù capitan Sciaralla , emise un profondo sospiro con un breve lamento nella gola : - Ah , Placidino , Placidino ! Offriamolo al Signore in penitenza dei nostri peccati ... Intanto Mauro era entrato nello stanzino da bagno di don Cosmo . Tutto era vecchio e rustico in quell ' antica villa abbandonata : rosi i mattoni dei pavimenti avvallati ; le pareti e i soffitti , anneriti ; le imposte e i mobili , stinti e corrosi ; e tutto era impregnato come d ' un tanfo di granaglie secche , di paglia bruciata , d ' erbe appassite nell ' afa delle terre assolate . Nello stanzino da bagno , don Cosmo , in mutande a maglia , nudo il torso peloso , nudi i piedi nelle vecchie ciabatte , si preparava alla consueta abluzione con una dozzina di spugne , grandi e piccole , disposte sul lavabo . Si lavava tutto , ogni mattina , anche d ' inverno , con l ' acqua diaccia ; e questa era l ' unica delizia della sua vita : solennissima pazzia , invece , per Mauro che , sì e no , ogni mattina si lavava « la semplice maschera » , com ' egli diceva , per significare la sola faccia . - Avete dormito di nuovo con la porta aperta ? - Sì ? Oh guarda ! - fece don Cosmo , come ne fosse stupito ; e si grattò sul mento la corta barba grigia , ricciuta . - Mai , eh ? gli occhi non li aprirete mai ? - incalzò Mauro . - Non lo dico io ? Il bamboccetto ! l ' ajo , la bàlia , gli dobbiamo dare ... Santissimo Dio , che cristiano siete ? Non lo avete letto il giornale di jeri ? Di quei lacci di forca che , con la scusa della fame , vogliono mandare a gambe all ' aria tutto quello che abbiamo fatto noi , a costo del sangue nostro ? Don Cosmo , tra i gesticolamenti furiosi di Mauro , non s ' era accorto della lettera che questi teneva in mano , e quietamente aveva cominciato a insaponarsi il capo calvo . Stizzito da quella calma , Mauro seguitò : - E se tutti fossero come voi ... Ma ci sono anch ' io , qua per grazia di Dio ! Vecchio come sono , avrebbero ancora da vedersela con me ! Don Cosmo voltò il capo tutto luccicante di bolle di sapone e lo guardò : - Vedi che posso dunque seguitare a dormire anche con la porta aperta ? Ci sei tu ! I giornali , a Valsanìa , capitavano di tanto in tanto , già destinati al loro più umile e forse più utile uso d ' involti . Mauro se li rimetteva in sesto amorosamente , ci passava sopra le mani più volte per appianarne le brancicature e gli strambelli ; e , vincendo con una pazienza da certosino l ' enorme stento della lettura ( giacché da sé assai tardi aveva imparato a compitare appena ) , se ne pascolava per intere settimane , cacciandoseli a memoria dal primo all ' ultimo rigo . Eran tutte notizie nuove per lui , echi sperduti colà della vita del mondo . Nell ' ultimo giornale , venutogli così per caso tra mano , aveva letto , il giorno avanti , dl uno sciopero di solfaraj in un paese della provincia e della costituzione di essi in « Fascio di lavoratori » . - Rivendicazione del proletariato ! Uhm ! si era fatte spiegare da don Cosmo queste due parole per lui sibilline , e tutta la notte , chiuso nel boricco sotto l ' acqua furiosa , aveva ruminato e ruminato , sbuffante di sacro sdegno contro quei nemici della patria . Non degnò di risposta le ultime parole di don Cosmo , il quale anche per lui non doveva avere la testa a segno , e gli porse la lettera di don Ippolito . - L ' ha portata uno dei suoi pagliacci : Sciarallino il capitano . - Per me ? - domandò don Cosmo meravigliato , tenendo l ' acqua nelle mani giunte . - Mi scrive Ippolito ? Oh che miracolo ... Apri , leggi : ho le mani bagnate ... - Asciugatevele ! - gli disse Mauro , brusco . - Negli affari di vostro fratello sapete bene che non voglio entrarci . Ma non pare la sua scrittura . - Ah , Prèola , - osservò don Cosmo , guardando la busta . La lettera era scritta dal segretario sotto dettatura e firmata da don Ippolito . Leggendola , don Cosmo alle prime righe aggrottò le ciglia , poi sciolse man mano la tensione della fronte e degli occhi in uno stupore doloroso ; abbassò le pàlpebre ; abbassò la mano con la lettera . - Ah , dunque è vero ... - Vero che cosa ? - brontolò Mauro , stizzito della sua curiosità . Don Cosmo sporse il labbro contraendo in giù gli angoli della bocca in un gesto d ' amara e sdegnosa commiserazione , tentennando il capo , poi disse : - Se dà questo passo , non c ' è più rimedio ... si rovina ... - Ditemi che cos ' è , santo diavolo ! - ripeté Mauro , vieppiù stizzito . Ma don Cosmo stette a guardarlo un pezzo prima di rispondergli . - Mi domanda la villa , - poi disse lasciandosi cadere a una a una le parole dalle labbra , - la villa , per Flaminio Salvo . - Qua ? - domandò Mauro con un soprassalto , quasi don Cosmo gli avesse dato un pugno in faccia . - Qua ? - ripeté , tirandosi indietro . - A Flaminio Salvo , la villa del generale Laurentano ? Ma don Cosmo non s ' infuriava come Mauro per l ' immaginaria profanazione della villa : era sì oppresso di doloroso stupore per ciò che significava quell ' ospitalità offerta al Salvo dal fratello . Pochi giorni addietro un amico , Leonardo Costa , che veniva qualche volta a trovarlo dal vicino borgo di mare , gli aveva riferito la voce che correva a Girgenti d ' un prossimo matrimonio di don Ippolito con la sorella nubile , zitellona del Salvo . Don Cosmo non aveva voluto crederci : suo fratello Ippolito aveva due anni più di lui , sessantacinque ; da dieci era vedovo e s ' era mostrato sempre inconsolabile , pur nella sua compostezza , della morte della moglie , santa donna ... Impossibile ! - Eppure ... - Gli risponderete di no ? - disse Mauro minaccioso dopo avere atteso un momento . Don Cosmo aprì le braccia e sospirò , con gli occhi chiusi : - Sarebbe inutile ! E poi , del resto ... - Come ! - lo interruppe Mauro . - Il Salvo , quell ' usuraio baciapile , qua ? Ma me ne vado io , allora ! E non vi ricordate , perdio , che suo padre andò ad assistere al Te Deum quando vostro padre fu mandato in esilio ? E lui , lui stesso giovanotto , non insegnò alla sbirraglia borbonica la casa dove s ' era nascosto don Stefano Auriti con vostra sorella , quando i nobili di Palermo portarono a Satriano in Caltanissetta le chiavi della città ? Ve le siete scordate , voi , queste cose ? Io le ho tutte qua in mente , come in un libro stampato ! Fatelo venire a Valsanìa , ora , se n ' avete il coraggio ! Ma la stanza del Generale , no ! quella , no ! La chiave del camerone la tengo io ! Là non metterà piede , o l ' ammazzo , parola di Mauro Mortara ! Don Cosmo non si scompose affatto dal suo penoso attonimento a quella lunga sfuriata . Parecchie volte era stato sul punto di far intendere a Mauro che a Gerlando Laurentano suo padre non era mai passata per il capo l ' idea dell ' unità italiana , e che il Parlamento siciliano del 1848 , nel quale suo padre era stato per alcuni mesi ministro della guerra , non aveva mai proposto né confederazione italiana né annessione all ' Italia , ma un chiuso regno di Sicilia , con un re di Sicilia e basta . Questa l ' aspirazione di tutti i buoni vecchi Siciliani d ' allora ; la quale , se di qualche punto , all ' ultimo , s ' era spinta più in là , non era stato mai oltre una specie di federazione , in cui ciascuno stato dovesse conservare la propria autonomia . Non glien ' aveva detto mai nulla ; né pensò di dirglielo adesso ; e lasciò che Mauro , sbuffando di sdegno , gli voltasse le spalle e andasse a rinchiudersi in quella stanza del principe padre , sacra per lui quanto la patria stessa , primo covo della libertà e ora quasi tempio di essa . Giù , intanto , innanzi alla villa , il povero Sciaralla stava ad aspettare ancora il caffè promesso : magari un sorso , e una bella fiammata per stirizzirsi ... Aspetta , aspetta : se ne scordò anche lui e cominciò a sentirsi tra le spine per il ritardo della risposta . Avrebbe dovuto averla con sé dalla sera avanti , se avesse obbedito al Prèola . Pensava che a quell ' ora il principe a Colimbètra s ' era forse levato e domandava al segretario quella risposta . E lui , ecco , era ancora là , ad aspettarla ! Ma ci voleva tanto a legger la lettera e a buttar giù due righi di risposta ? O che il Mortara , a bella posta , non l ' avesse ancora data a don Cosmo ? E capitan Sciaralla sbuffava ; se la prendeva ora con Titina che non stava ferma un momento , tormentata dalle mosche . - Quieta ! Quieta ! Quieta ! Tre strattoni di briglia . Titina chiuse gli occhi lagrimosi con tanta pena rassegnata , che Sciaralla subito si pentì dello sgarbo . - Hai ragione anche tu , poveretta ! Non hanno dato neanche a te una manata di paglia ... E lasciò andare un sospirone . Finalmente don Cosmo s ' affacciò a una finestra della villa . Al rumore delle imposte , Sciaralla si voltò di scatto . Ma don Cosmo si mostrò meravigliato di vederlo ancora lì . - Oh , Placido ! E che fai ? - Ma come , eccellenza ! la risposta ! - gemette il Capitano , giungendo le mani . Don Cosmo aggrottò le ciglia . - C ' è bisogno della risposta ? - Come ! - ripeté Sciaralla , esasperato . - Se sto qui da un ' ora ad aspettarla ! Ecco , ecco appunto ! Quel vecchio boja non glien ' aveva detto nulla ! - Hai ragione , sì , aspetta , figliuolo , - gli disse don Cosmo , ritirandosi dalla finestra . Pensò che il fratello stava attento anche alle minime formalità ( minchionerie , le chiamava lui ) , e che avrebbe considerato come un affronto , o un grave sgarbo per lo meno , non aver risposta ; prese dunque un umile foglietto di carta ingiallito , intinse la penna tutta aggrumata in una bottiglina d ' inchiostro rugginoso e , in piedi , lì sul piano di marmo del cassettone , si mise a ponzar la risposta , che infine , dopo molto stento , gli uscì in questi termini : Da Valsanìa li 22 di settembre del 1892 . Caro mio Ippolito , Tu forse non sai in quali miserevoli condizioni sia ridotta questa decrepita stamberga , dove io solamente posso abitare , che mi considero già fuori del mondo , e non me ne lagno ! Se tu stimi , ciò non per tanto , che non si possa fare di meno , che ci vengano a rusticare li Salvo ; abbi , ti prego , l ' avvertenza di prevenirli che qua difettiamo di tutto , e che però seco loro si portino tutte qelle masserizie di Casa et ogni altra suppellettile , di cui reputino aver bisogno . Altro vorrei dirti e direi , se vano non mi paresse lo sperare , che potesse tornare al pro la mia ragione . Onde , senz ' altro , caramente ti abbraccio . Cosmo Chiuse la lettera , sbuffando , e si recò di nuovo alla finestra . Capitan Sciaralla accorse , si levò il berretto e vi accolse la lettera . - Bacio le mani a Vostra Eccellenza ! Un salto , e in sella . - Di volo , Titina ! Bau ! bau ! bau ! i tre mastini , svegliati di soprassalto , gli corsero dietro un lungo tratto , per dargli a modo loro l ' addio . Don Cosmo rimase alla finestra : seguì con gli occhi il galoppo di capitan Sciaralla fino alla voltata del viale ; poi il ritorno ringhioso e sbuffante dei tre mastini , dopo la vana corsa e il vano abbajare . Quando le tre bestie alla fine si sdrajarono di nuovo a terra presso la scala e allungando il muso sulle zampe anteriori chiusero gli occhi per rimettersi a dormire , egli , mirandole , scrollò lievemente il capo e sorrise . Davanti a quel loro ricomporsi al sonno non gli sembrarono più vani né l ' abbajare né la corsa di poc ' anzi . Ecco : le tre bestie avevano protestato contro la venuta di quell ' uomo , il quale aveva loro interrotto il sonno , ora che credevano di averlo cacciato via , tornavano saggiamente a dormire . - Perché è saggezza del cane , - pensò , sospirando profondamente - quand ' abbia mangiato e atteso agli altri bisogni del corpo , lasciare che il tempo passi dormendo . Guardò gli alberi , davanti alla villa : gli parvero assorti anch ' essi in un sogno senza fine , da cui invano la luce del giorno , invano l ' aria smovendo loro le frondi tentassero di scuoterli . Da un pezzo ormai , nel fruscìo lungo e lieve di quelle fronde egli sentiva , come da un ' infinita lontananza , la vanità di tutto e il tedio angoscioso della vita . CAPITOLO SECONDO Pregati da Flaminio Salvo , che dagli affari di banco e dai tanti altri negozii a cui attendeva non aveva mai un momento libero , Ignazio Capolino , già suo cognato , e Ninì De Vincentis , giovane amico di casa , scendevano il giorno dopo in carrozza da Girgenti a Valsanìa per dare le opportune disposizioni per la villeggiatura : incarico graditissimo all ' uno e all ' altro , per due diverse , anzi opposte ragioni . I carri , sovraccarichi di suppellettile , erano partiti da un pezzo da Girgenti , e a quell ' ora dovevano essere già arrivati a Valsanìa . Il discorso , tra i due in quella carrozza padronale del Salvo , era caduto su le proposte nozze di donna Adelaide sorella di don Flaminio , col principe di Laurentano . - No no : è troppo ! è troppo ! - diceva sogghignando Capolino . - Povera Adelaide , è troppo , dopo cinquant ' anni d ' attesa ! Diciamo la verità ! Ninì De Vincentis batteva di continuo le pàlpebre , come per contenere nei begli occhi neri a mandorla il dispiacere per quella derisione . Nello stesso tempo , con l ' atteggiamento del volto pallido affilato avrebbe voluto mostrare l ' intenzione almeno d ' un sorriso , per regger la cèlia e rispondere in qualche maniera all ' ilarità pur così smodata e sconveniente di Capolino . - Già , nozze per modo di dire ! - seguitò questi , implacabile , lì che nessuno lo sentiva ( Ninì , il buon Ninì , pasta d ' angelo , era men che nessuno ) . - Per modo di dire ... perché , lasciamo andare ! sarà bene , sarà male : la legge è legge , caro mio , e le opinioni politiche e religiose , se còntano , còntano poco di fronte a lei . Ora il principe , lo sai , conditio sine qua non , vuole che il matrimonio sia soltanto religioso , non ammette l ' altro per le sue idee . Dunque , matrimonio senza effetti legali , mi spiego ? Sarà una cosa bella , oh ! Gustosa , anche coraggiosa , non dico di no : ma quella povera Adelaide , via ! E Capolino si mise a ghignar di nuovo , come se nel suo concetto Adelaide Salvo non fosse la donna più adatta a quell ' eroismo di nuovo genere che si richiedeva da lei , a quella sfida coraggiosa alla società civilmente costituita . Ninì De Vincentis taceva e continuava a sbattere gli occhi , ancora con quel sorriso afflitto , rassegato sulle labbra , sperando che il suo silenzio impacciasse la foga derisoria del compagno . Ma che ! Ci sguazzava , Capolino . - Perché lo fa ? - riprese , ponendosi davanti la sposa zitellona . - Per entrare nel mondo con tutti i diritti di signora ? Ma io direi che ne esce , piuttosto . Va a rinchiudersi a Colimbètra ! È monacazione sotto tutti i rispetti , mi spiego ? Il principe , a buon conto , ha sessantacinque anni sonati . S ' interruppe a un atto del De Vincentis . - Eh , caro mio ! Lo so , tu fai professione d ' angelo ; ma qua si tratta di matrimonio ; e ci si deve pur pensare all ' età . Vis , vis , vis : lo dicono anche i sacerdoti ! Dunque , mondo , niente . Diventa principessa , principessa di Laurentano : dirò , regina di Colimbètra ! Sì : per me , per te , per tutti noi che riteniamo il matrimonio religioso , non pur superiore al civile , ma il solo , il vero che valga ; quello che , bastando davanti a Dio , dovrebbe strabastare per gli uomini . Tutti gli altri però , ohè , non hanno mica l ' obbligo di riconoscerlo e di rispettare lei , fuori di Colimbètra , quale principessa di Laurentano ; e Lando , per esempio , il figlio del primo letto , di rispettarla quale seconda madre . E che le resta allora ? La ricchezza ... Non lo fa per questo certamente , ricca com ' è di casa sua . Se lo facesse per questo , oh ! povera Adelaide , ho una gran paura che le andrebbe a finire come a me ... E qui rise di nuovo Capolino , ma come una lumaca nel fuoco . Dopo una lunghissima lotta , era riuscito a ottenere in moglie una sorella di Flaminio Salvo , mezza gobba , minore di due anni di donna Adelaide , e formarsi con la dote di lei uno stato invidiabile . Allegrezza in sogno , ahimè ! Povero mondo , e chi ci crede ! Cinque anni dopo , morta la moglie , sterile per colmo di sventura , aveva dovuto restituire al Salvo la dote , ed era ripiombato nello stato di prima , con tante e tante idee , una più bella e più ardita dell ' altra nel fecondo cervello alle quali purtroppo , così d ' un tratto , era venuta meno la benedetta leva del denaro . S ' era concesso sei mesi di profondo scoramento e poi altri sei d ' invincibile malinconia , sperando con quello e con questa d ' intenerire il cuore dell ' altra sorella del Salvo , di donna Adelaide appunto . Ma il cuore di donna Adelaide non s ' era per nulla intenerito : ben guardato nell ' ampia e solida fortezza del busto , aveva per due anni resistito all ' assedio di lui , assedio di gentilezze , di cortesie , di devozione ; aveva infine respinto d ' un colpo un assalto supremo e decisivo , e Capolino s ' era dovuto ritirare in buon ordine . Altri sei mesi di profondo scoramento , d ' invincibile malinconia ; e , finalmente , munito d ' una seconda moglie , giovane , bella e vivacissima , era ritornato con più fortuna all ' assalto della casa di Flaminio Salvo . Le male lingue dicevano che in grazia di Nicoletta Spoto , cioè della moglie giovane , bella e vivacissima , la quale era diventata subito quasi la dama di compagnia di donna Adelaide e dell ' unica figliuola di don Flaminio , Dianella , Capolino era bucato nel banco in qualità di segretario e d ' avvocato consulente . Ma se vogliamo pigliare tutte le mosche che volano ... Da un anno egli viveva nel lusso e nell ' abbondanza ; tanto lui quanto la moglie si servivano da padroni dei landò pomposi e dei superbi cavalli della scuderia del Salvo ; elegantissimo cavaliere , ogni domenica , su e giù per il viale della Passeggiata , pareva che egli ne facesse la mostra ; e infine col favore incondizionato di Flaminio Salvo era riuscito a imporsi , a farsi riconoscere capo del partito clericale militante , il quale , dopo il ritiro dell ' onorevole Fazello , gli avrebbe offerta fra pochi giorni la candidatura alle imminenti elezioni politiche generali . All ' anima candida di Ninì De Vincentis non balenava neppur da lontano il sospetto che tutta quell ' acredine di Capolino per donna Adelaide potesse avere una ragione recondita e inconfessabile . Come non credeva che qualcuno mai si fosse potuto accorgere del suo timido , puro e ardentissimo amore per Dianella Salvo , la figlia ora inferma di don Flaminio , così non s ' era mai accorto , prima , del vano ostinato assedio di Capolino a donna Adelaide , né credeva ora minimamente alle chiacchiere maligne sul conto di quella cara signora Nicoletta , seconda moglie di Capolino . Non sapeva scoprir secondi fini in nessuno ; meno che mai poi quello del denaro . Era , su questo punto , come un cieco . Da parecchi anni dopo la morte dei genitori , si lasciava spogliare , insieme col fratello maggiore Vincente , da un amministratore ladro , chiamato Jaco Pacia , il quale aveva saputo arruffar così bene la matassa degli affari , che il povero Ninì , avendogliene tempo addietro domandato conto , per poco non ne aveva avuto il capogiro . E s ' era dovuto recare una prima volta al banco del Salvo per un prestito di denaro su cambiali . Parecchie altre volte era poi dovuto ritornare allo stesso banco ; e , alla fine , per consiglio dell ' amministratore , aveva fatto al Salvo la proposta di saldare il debito con la cessione della magnifica tenuta di Primosole , proposta che il Salvo aveva subito accettata , acquistandosi per giunta la più fervida gratitudine di Ninì , a cui naturalmente non era passato neppure per il capo il sospetto d ' un accordo segreto tra il Pacia , suo amministratore , e il banchiere . Amava Dianella Salvo e in don Flaminio non sapeva veder altro che il padre di lei . Ora avrebbe tanto desiderato che la fanciulla , scampata per miracolo a un ' infezione tifoidea , fosse andata a recuperar la salute a Primosole , nell ' antica villa di sua madre , dove tutto le avrebbe parlato di lui , con la mesta , amorosa dolcezza dei ricordi materni . Ma i medici avevano consigliato al Salvo per la figliuola aria di mare . E Ninì pensava , dolente , che a Valsanìa sul mare egli non avrebbe potuto recarsi a vederla se non di rado . Si confortava per il momento col pensiero che avrebbe sorvegliato lui alla preparazione della camera , del nido che l ' avrebbe accolta per qualche mese . Come se Capolino avesse letto il pensiero del suo giovane amico , di cui facilmente e da un pezzo aveva indovinato l ' ingenua aspirazione , suggellò , dopo la risata , con un basta ! il primo discorso , e riprese , fregandosi le mani : - Tra poco saremo arrivati . Tu attenderai alla camera di Dianella ; sarà meglio . Io penserò per donna Vittoriona . Ninì , soprappreso così , mostrò una viva costernazione per quest ' ultima , ch ' era la moglie del Salvo , pazza da molti anni . - Sì sì , - disse , - bisogna star bene attenti , che questo cambiamento , Dio liberi , non la turbi troppo . - Non c ' è pericolo ! - lo interruppe Capolino . - Vedrai che neppure se n ' accorgerà . Seguiterà tranquillamente la sua interminabile calza . Fa le calze al Padreterno , lo sai . Notte e giorno ; e vuole che lavorino con lei anche le due suore di San Vincenzo che l ' assistono . Pare che questa calza sia già grande come un tartanone . Ninì crollò il capo mestamente . La vettura , poco oltre la Seta , entrò nel fèudo , dallo stradone . Il cancello era rovinato : una sola banda , tutta arrugginita , era in piedi , fissa a un pilastro ; l ' altro pilastro era da gran tempo diroccato . La strada carrozzabile , che attraversava quest ' altra parte del fèudo , ceduta anch ' essa a mezzadria , era come tutto il resto in abbandono , irta di cespugli , tra i quali si vedevano i solchi lasciati di recente dai carri con la suppellettile . Ninì De Vincentis guardò tutt ' intorno quella desolazione senza dir nulla , ma seguitò a parlar per sé e per lui Capolino . - La malatuccia - disse , facendo una smusata - avrà poco da stare allegra qua , non ti pare ? - È molto triste , - sospirò Ninì . - Non dico soltanto per il luogo - soggiunse Capolino . - Anche per quelli che vi stanno . Due tomi , caro mio . Adesso vedrai . Mah ... Questa villeggiatura si farà più per donna Adelaide che non ci viene , che per Dianella . E Dianella , che forse lo sospetta , la soffrirà in pace , al solito , per amore della zia ... Eh ! Flaminio è un grand ' uomo , non c ' è che dire ! - L ' aria però è buona , - osservò il giovanotto per attenuare , almeno un po ' , l ' aspro giudizio del compagno sul Salvo . - Ottima ! ottima ! - sbuffò Capolino , il quale , da questo punto , si chiuse in un silenzio accigliato , fino all ' arrivo alla villa . I carri erano giunti da poco , insieme con la giardiniera che aveva portato due servi del Salvo , il cuoco , una cameriera e due tappezzieri . Donna Sara Alàimo , sul pianerottolo in cima alla scala , batteva le mani , festante , a quelle quattro montagne di bella roba su i carri . - Presto , scaricate ! - ordinò ai servi e ai carrettieri Capolino , smontando dalla vettura e agitando la mazzettina . Poi , salita in fretta la scala , domandò a donna Sara : - Don Cosmo ? Ed entrò senza aspettar risposta , nel vecchio cascinone con Ninì De Vincentis , che gli andava dietro come un cagnolino sperduto . - Scaricate ! - ripeté uno dei servi , rifacendo tra le risate dei compagni il tono di voce e il gesto imperioso di quel padrone improvvisato . Don Cosmo s ' aggirava come una mosca senza capo per le stanze lavate di fresco da donna Sara , la quale fin dal giorno avanti , appena saputa la notizia della prossima venuta del Salvo , s ' era sentita tutta allargare dalla contentezza e , subito messa in gran da fare , aveva anche persuaso a don Cosmo che sarebbe stato bene sgombrare questa e quella stanza della decrepita mobilia , perché gli ospiti ricconi non vedessero tutta quella miseria in una casa di principi . « Ma no ! ma no ! ma no ! » aveva cominciato subito a strillare don Cosmo dalla sua stanza , udendo il fracasso di quei poveri vecchi mobili strappati a forza dai loro posti e trascinati ; e donna Sara , stupefatta da quella protesta : « No ? Come no , se me l ' ha detto lei ? » . Perché avveniva sempre così : donna Sara parlava , parlava , e don Cosmo , dal canto suo , pensava , pensava , facendo finta di tanto in tanto d ' udire , con qualche rapido cenno del capo , quando più lo pungeva il fastidio del suono di quelle interminabili parole . Questi cenni erano interpretati naturalmente da donna Sara come segni d ' assentimento ; la sopportazione con cui don Cosmo simulava d ' ascoltarla , come riconoscimento della saggezza con cui lei governava la casa e il mondo ; e tanto lontana era arrivata nell ' interpretare a suo modo quei segni e quella sopportazione del suo padrone , che forse qualche sera se lo sarebbe preso per mano e condotto a letto , se tutt ' a un tratto don Cosmo , sbarrando tanto d ' occhi e prorompendo in un ' esclamazione inopinata , non le avesse fatto crollare tutto il castello delle sue supposizioni . - Don Cosmo onorandissimo ! - esclamò Capolino , scoprendolo alla fine , dopo aver girato anche lui di qua e di là per trovarlo . - In gran confusione , eh ? Perbacco ! - No , no , - s ' affrettò a rispondere don Cosmo per troncar subito le cerimonie , con le nari arricciate per il lezzo acre di muffa che ammorbava il cascinone , umido ancora per l ' insolita lavatura . - Cercavo una stanza appartata , dove starmene senza recare incomodo . Capolino fece per protestare ; ma don Cosmo lo fermò a tempo : - Lasciatemi dire ! Ecco ... comodo io , comodi loro : va bene così ? In capo , in capo , tenete in capo ! Alzò una mano , così dicendo , a carezzare l ' elegantissima barbetta nera di Ninì De Vincentis . - Ti sei fatto un bel ragazzo , figliuolo mio , e così cresciuto , mi fai accorgere di quanto sono vecchio ! Tuo fratello Vincente ? sempre arabista ? - Sempre ! - rispose Ninì , sorridendo . - Ah ! Quei quattordici volumi d ' arabo manoscritti dovrebbero pesare come tanti macigni , nel mondo di là , sull ' anima del conte Lucchesi - Palli che volle farne dono morendo alla nostra Biblioteca per rovinare codesto povero figliuolo ! - Ne ha già interpretati dieci , - disse Ninì . - Gliene restano ancora quattro , ma grossi così ! - Faccia presto ! faccia presto ! - concluse don Cosmo paternamente . - E , anche tu , figliuolo mio , bada ... badate alle cose vostre : so che vanno male ! Giudizio ! Capolino intanto , presso la finestra , s ' industriava di farsi specchio della vetrata aperta , e si lisciava sulle gote le fedine , già un po ' brizzolate . Bello non era davvero , ma aveva occhi fervidi e penetranti che gli accendevano simpaticamente tutto il volto bruno e magro . Sentendo cadere il discorso tra il Laurentano e Ninì , finse di star lì a determinare i punti cardinali della villa . - Esposizione a mezzogiorno , è vero ? Ma se l ' era scelta per lei , questa camera , don Cosmo ? - Questa o un ' altra , - rispose il Laurentano . - Camere ce n ' è d ' avanzo , vedrete ; ma tutte così , vecchie e in pessimo stato . Uscendo di qua ... ( no , senza cerimonie : scusate , che gusto c ' è a dire che non è vecchio quello che è vecchio ? Si vede ! ) ... dicevo , uscendo di qua , abbiamo questo lungo corridojo , che divide in due parti il casermone : le camere da questa parte sono a mezzogiorno ; quelle di là , a tramontana . La sala d ' ingresso interrompe di qua e di là il corridojo , e divide la villa in due quartieri uguali , salvo che di qua , in fondo , abbiamo un camerone , il cui uscio è alle mie spalle ; di là , invece , abbiamo una terrazza . È semplicissimo . - Ah bene bene bene , - approvò Capolino . - E dunque abbiamo anche un camerone ? Don Cosmo sorrise , negando col capo ; poi spiegò che cosa era il « camerone » , e come ridotto e da chi custodito . - Per amor di Dio ! - esclamò Capolino . - Sarebbe meglio perciò , - concluse don Cosmo , - che disponeste l ' abitazione nel quartiere di là , libero del tutto . Io m ' ero scelta apposta questa camera . Capolino approvò di nuovo ; e poiché i servi eran già venuti su col primo carico , s ' avviò con Ninì per l ' altro quartiere . Don Cosmo rimase in quella camera , dove con l ' ajuto di donna Sara trasportò tutti i suoi libracci . La povera casiera , sentendo quanto pesava tutta quella erudizione , non riusciva a capacitarsi come mai don Cosmo che se l ' era messa in corpo , potesse vivere poi così sulle nuvole . Don Cosmo , ancora con le nari arricciate , non riusciva a capacitarsi , invece , perché quella mattina ci fosse tutto quel puzzo d ' umido . Ma forse non distingueva bene tra il puzzo e il fastidio che gli veniva dal pensare che or ora , per l ' arrivo degli ospiti , tutte le sue antiche abitudini sarebbero frastornate , e chi sa per quanto tempo . Di lì a poco , Capolino ritornò , lasciando solo di là il De Vincentis , che s ' era dimostrato molto più adatto di lui alla bisogna : così almeno dichiarò . In verità , veniva per porre a effetto una delle ragioni per cui s ' era volentieri accollato l ' incarico del Salvo : quella cioè di scoprir l ' umore di don Cosmo circa il matrimonio del fratello , o di « tastargli il polso » su quell ' argomento , com ' egli diceva tra sé . Non già che sperasse che ormai quelle nozze potessero andare a monte ; ma , conoscendo la diversità , anzi l ' opposizione inconciliabile tra i due modi di pensare e di sentire del Salvo e di don Cosmo , gli piaceva supporre che qualche attrito , qualche urto potesse nascere dal soggiorno di quello a Valsanìa . Era così astratta e solitaria l ' anima di don Cosmo , che la vita comune non riusciva a penetrargli nella coscienza con tutti quegli infingimenti e quelle arti e quelle persuasioni che spontaneamente la trasfigurano agli altri , e spesso , perciò , dalla gelida vetta della sua stoica noncuranza lasciava precipitar come valanghe le verità più crude . - Uh quanti libri ! - esclamò Capolino entrando . - Già lei studia sempre ... Romagnosi , Rosmini , Hegel , Kant ... A ogni nome letto sul dorso di quei libri sgranava gli occhi , come se vi ponesse punti esclamativi sempre più sperticati . - Poesie ! - sospirò don Cosmo , con un gesto vago della mano , socchiudendo gli occhi . - Come come ? Don Cosmo , non capisco . Filosofia , vorrà dire . - Chiamatela come volete , - rispose il Laurentano , con un nuovo sospiro . - Da studiare , poco o niente : c ' è da godere , sì , della grandezza dell ' ingegnaccio umano , che su un ' ipotesi , cioè su una nuvola , fabbrica castelli : tutti questi varii sistemi di filosofia , caro avvocato , che mi pajono ... sapete che mi pajono ? chiese , chiesine , chiesacce , di vario stile , campate in aria . - Ah già , ah già ... - cercò d ' interrompere Capolino , grattandosi con un dito la nuca . Ma don Cosmo , che non parlava mai , toccato giusto su quell ' unico tasto sensibile , non seppe trattenersi : - Soffiate , rùzzola tutto ; perché dentro non c ' è niente : il vuoto , tanto più opprimente , quanto più alto e solenne l ' edifizio . Capolino s ' era tutto raccolto in sé , per raccapezzarsi , incitato dalla passione con cui don Cosmo parlava , a rispondere , a rintuzzare ; e aspettava , sospeso , una pausa ; avvenuta , proruppe : - Però ... - No , niente ! Lasciamo stare ! - troncò subito don Cosmo , posandogli una mano su la spalla . - Minchionerie , caro avvocato ! Per fortuna , in quella , Mauro Mortara , sulla spianata innanzi alla villa dalla parte che guardava la vigna e il mare , si mise a chiamare col suo solito verso - pio , pio , pio - gl ' innumerevoli colombi , a cui soleva dare il pasto due volte al giorno . Don Cosmo e Capolino s ' affacciarono al balcone . Anche Ninì si sporse a guardare dalla ringhiera dell ' ultimo balcone in fondo , e poi dal terrazzo s ' affacciarono i servi e le cameriere e i tappezzieri . Era ogni volta , tra quel candido fermento d ' ali , una zuffa terribile , giacché la razione delle cicerchie era rimasta da tempo la stessa , mentre i colombi s ' erano moltiplicati all ' infinito e vivevano , ormai , quasi in istato selvaggio per il fèudo e per tutte le contrade vicine . Sapevano l ' ora dei pasti e accorrevano puntuali a fitti nugoli fruscianti , da ogni parte : invadevano , tubando d ' impazienza , in gran subbuglio , i tetti della villa , della casa rustica , del pagliajo , del colombajo , del granajo , del palmento e della cantina , e se Mauro tardava un po ' , dimentico o assorto nelle sue memorie , una numerosa comitiva si spiccava dai tetti e andava a sollecitarlo dietro la porta della nota camera a pianterreno : la comitiva a poco a poco diventava folla e in breve tutta la spianata ferveva d ' ali e grugava , mentre per aria tant ' altri si tenevan su le ali sospesi a stento , non sapendo dove posarsi . Don Cosmo pensò con dispiacere che quel giorno , intanto , Mauro non sarebbe salito a desinare ; gliel ' aveva detto la sera avanti : - Questa è l ' ultima volta che mangio con voi . Perché mi farete la grazia di credere che non verrò a sedermi a tavola con Flaminio Salvo . Ora se ne stava giù tra i suoi colombi a testa bassa , aggrondato . Capolino l ' osservava dal balcone , come se avesse sotto gli occhi una bestia rara . - Lo saluto ? - domandò piano a don Cosmo . Questi con la mano gli fe ' cenno di no . - Orso , eh ? - soggiunse Capolino . - Ma un gran bel tipo ! - Orso , - ripeté don Cosmo , ritirandosi dal balcone . Andati nella sala da pranzo dell ' altro quartiere , già riccamente addobbata dai tappezzieri , Capolino tentò di nuovo di « tastare il polso » a don Cosmo sul noto argomento . Non sarebbe più certo ricascato a muovergliene il discorso dai libri di filosofia . Don Cosmo era distratto nell ' ammirazione di quella sala resa così d ' improvviso irriconoscibile - Prodigio d ' Atlante ! esclamava , battendo una mano su la spalla di Ninì De Vincentis . - Mi par d ' essere a Colimbètra ! Subito Capolino colse la palla al balzo : - Lei non ci va più da anni , a Colimbètra , eh ? Don Cosmo stette un po ' a pensare . - Da circa dieci . E restò sospeso , senza aggiunger altro . Ma Capolino , fissando il gancio per tirarlo a parlare : - Da quando vi morì sua cognata , è vero ? - Già , - rispose , asciutto , il Laurentano . E Capolino sospirò : - Donna Teresa Montalto ... che dama ! che lutto ! Vera donna di stampo antico ! E , dopo una pausa , grave di simulato rimpianto , un nuovo sospiro , d ' altro genere : - Mah ! Cosa bella mortal passa e non dura ! Donna Sara Alàimo , la casiera , che si trovava in quel punto a servire in tavola , per rialzarsi agli occhi degli ospiti dalla sua indegna condizione di serva , fu tentata d ' interloquire e sospirò timidamente con un languido risolino : - Metastasio ! Ninì si voltò a guardarla , stupito ; don Cosmo accomodò la bocca per emettere un suo riso speciale , fatto di tre oh ! oh ! oh ! pieni , cupi e profondi . Ma Capolino , nel vedersi minacciato d ' aver guastate le uova nel paniere sul più bello , rimbeccò , stizzito : - Leopardi , Leopardi ... - Petrarca , Petrarca , scusate , caro avvocato ! - protestò don Cosmo , aprendo le mani . - Me n ' appello a Ninì ! - Ah , già , Petrarca , che bestia ! Muor giovine colui che al cielo è caro ... - si riprese subito Capolino . - Confondevo ... E lei dunque ... dunque lei non rivede il fratello da allora ? Don Cosmo riprese a un tratto l ' aria addormentata , socchiuse gli occhi ; confermò col capo . - Sempre sepolto qui ! - spiegò allora Capolino al De Vincentis , come se questi non lo sapesse . - Altri gusti , capisco ... anzi diametralmente opposti , perché don Ippolito ama la ... la compagnia , non sa farne a meno ... E forse , io dico , dopo la sciagura , avrebbe molto desiderato di non restar solo , senza parenti attorno ... Ma , lei qui ; il figlio sempre a Roma ... e ... Don Cosmo , che aveva già compreso , ma a suo modo , l ' intenzione di Capolino , per tagliar corto uscì a dire : - E dunque fa bene a riammogliarsi , volete dir questo ? D ' accordo ! Tu intanto , - soggiunse , rivolgendosi a Ninì , - bello mio , non ti risolvi ancora ? Ninì , nel vedersi così d ' improvviso tirato in ballo , s ' invermigliò tutto : - Io ? - Guarda come s ' è fatto rosso ! - esclamò Capolino , scoppiando a ridere , dalla rabbia . - Dunque c ' è , dunque c ' è ? - domandò don Cosmo , picchiandosi con un dito il petto , dalla parte del cuore . - Altro se c ' è ! - esclamò Capolino , ridendo più forte . Ninì , tra le spine , mortificato , urtato da quella risata sconveniente , protestò con qualche energia : - Ma non c ' è nientissim ' affatto ! Per carità , non dicano codeste cose ! - Già ! San Luigi Gonzaga ! - riprese allora Capolino , prolungando sforzatamente la risata . - O piuttosto ... sì , dov ' è donna Sara ? lui sì , davvero , Metastasio ... un eroe di Metastasio , don Cosmo ! o diciamo meglio , un angelo ... ma un angelo , non come ad Alcamo , badiamo ! Sa , don Cosmo , che ad Alcamo chiamano angelo il porchetto ? Ninì s ' inquietò sul serio ; impallidì ; disse con voce ferma : - Lei mi secca , avvocato ! - Non parlo più ! - fece allora Capolino , ricomponendosi . Don Cosmo rimase afflitto , senza comprendere in prima : poi aprì la bocca a un ah ! che gli rimase in gola . Si trattava forse della figlia del Salvo ? Ah , ecco , ecco ... Non ci aveva pensato . Non la conosceva ancora . Ma sicuro ! benissimo ! Una fortuna per quel caro Ninì ! E glielo volle dire : - Non ti turbare , figliuolo mio . È una cosa molto seria . Non dovresti perder tempo , nella tua condizione . Ninì si torse sulla seggiola quasi per resistere , senza gridare , alla puntura di cento spilli su tutto il corpo . Capolino rattenne il fiato e aspettò che la valanga precipitasse . Don Cosmo non seppe rendersi ragione dell ' effetto di quelle sue parole e guardò , stordito , prima l ' uno , poi l ' altro . - M ' è scappata qualche altra minchioneria ? - domandò . - Scusate . Non parlo più neanche io . Ninì viveva veramente in cielo , in un cielo illuminato da un suo sole particolare , lì lì per sorgere , non sorto ancora , e che forse non sarebbe sorto mai . Lo lasciava lì , dietro le montagne dure della realtà , e preferiva rimanere nel lume roseo e vano d ' una perpetua aurora , perché il sole , sorgendo , non dovesse poi tramontare , e perché le ombre , inevitabili , rimanessero tenui e quasi diafane . Già gli s ' era affacciato il dubbio che il Salvo ormai non avrebbe accolto bene la sua richiesta di nozze , dato che egli si fosse mai spinto a fargliela . Ma aveva sempre rifuggito dall ' accogliere e ponderare questo dubbio per non turbare il purissimo sogno di tutta la sua vita . E non perché quel dubbio gliel ' avesse impedito , ma perché veramente gli mancava il coraggio di tradurre in atto un ideale così altamente vagheggiato che quasi temeva si potesse guastare al minimo urto della realtà , non s ' era mai risoluto , non che a fare la richiesta , ma nemmeno a dichiararsi apertamente con Dianella Salvo . Ora , il sospetto che egli potesse farlo per la dote della ragazza che avrebbe rimesso in sesto le sue finanze , gli cagionò un acutissimo cordoglio , gli avvelenò la gioja di quel servigio reso per amore , e che invece poteva parere interessato ; e , come se tutt ' a un tratto il suo sole avesse dato un tracollo , tutto improvvisamente gli s ' oscurò , e quando le stanze furon messe in ordine , ed egli con la gola stretta d ' angoscia fece un ultimo giro d ' ispezione , non seppe posare , come s ' era proposto , sul guanciale del letto di Dianella il bacio dell ' arrivo , perché ella , senza saperlo , ve lo trovasse la sera , andando a dormire . Don Cosmo e Capolino , piccoli , neri , sotto un cielo altissimo , cupamente infocato dal tramonto , s ' erano messi intanto a passeggiare innanzi alla vecchia villa , per il lungo , diritto viale , che fa quasi orlo , a manca , al ciglio , d ' onde sprofonda ripido un burrone ampio e profondo , detto il vallone . Pareva che lì l ' altipiano per una convulsione tellurica si fosse spaccato innanzi al mare . La tenuta di Valsanìa restava di qua , scendeva con gli ultimi olivi in quel burrone , gola d ' ombra cinerulea , nel cui fondo sornuotano i gelsi , i carubi , gli aranci , i limoni lieti d ' un rivo d ' acqua che vi scorre da una vena aperta laggiù in fondo nella grotta misteriosa di San Calògero . Dall ' altra parte del burrone , alla stessa altezza , eran le terre alberate di Platania che a mezzogiorno scendono minacciose sulla linea ferroviaria , la quale , sbucando dal traforo sotto Valsanìa , corre quasi in riva al mare fino a Porto Empedocle . La zona di fiamma e d ' oro del tramonto traspariva in un fantastico frastaglio di tra il verde intenso degli alberi lontani , di là dal burrone . Qua , su i mandorli e gli olivi di Valsanìa , alitava già la prima frescura d ' ombra , dolce , lieve e malinconica , della sera . Quest ' ora crepuscolare , in cui le cose , nell ' ombra calante , ritenendo più intensamente le ultime luci , quasi si smaltano nei lor chiusi colori , era alla solitudine di don Cosmo più d ' ogn ' altra gradita . Egli aveva costante nell ' animo il sentimento della sua precarietà nei luoghi dove abitava , e non se n ' affliggeva . Per questo sentimento che si trasfondeva lieve e vago nel mistero impenetrabile di tutte le cose , ogni cura , ogni pensiero gli erano insopportabilmente gravi . Figurarsi , ora , come schiacciante dovesse riuscirgli il discorso di Capolino , che s ' aggirava fervoroso intorno alle imprese fortunate del Salvo , a un gran disegno che costui meditava , insieme col direttore delle sue zolfare , l ' ingegnere Aurelio Costa , per sollevar le sorti dell ' industria zolfifera , miserrime da parecchi anni . - Coscienza nuova , la sua , - diceva Capolino . - Lucida , precisa e complicata , don Cosmo , come un macchinario moderno , d ' acciajo . Sa sempre quel che fa . E non sbaglia mai ! - Beato lui ! - ripeteva don Cosmo con gli occhi socchiusi , in atto di rassegnata sopportazione . - E credentissimo , sa ! - seguitava Capolino . - Veramente divoto ! - Beato lui ! - È una meraviglia come , tra tante brighe , riesca a trovar tempo e modo di badare anche al nostro partito . E con che impegno ne ha sposato la causa ! Ma , poco dopo , Capolino cambiò discorso , accorgendosi che don Cosmo non gli prestava ascolto . Gli si fece più accosto , gli toccò il braccio e aggiunse piano , con aria mesta : - Quel povero Ninì ! Son sicuro che ci piange , sa ? per quel po ' di baja che gli abbiamo dato a tavola . Innamoratissimo , povero figliuolo ! Ma la ragazza , eh ! purtroppo , non è per lui . - Fidanzata ad altri ? - domandò don Cosmo , fermandosi . - No no : ufficialmente , no ! - negò subito Capolino . - Ma ... zitto però , mi raccomando : non deve saperlo neanche l ' aria ! Io credo , caro don Cosmo , che la ragazza sia in fondo più malata d ' anima che di corpo . - Toccata , eh ? - Toccata . Questa forse è l ' unica cosa mal fatta di suo padre . Qua Flaminio ha sbagliato ... eh , non c ' è che dire , ha sbagliato ! Don Cosmo si rifermò , crollò più volte il capo e disse , serio serio : - Vedete dunque che sbaglia anche lui , caro avvocato ? - Ma se il diavolo , creda , ci volle proprio cacciar la coda , quella volta ! - riprese Capolino . - Lei saprà che Flaminio ... sarà dieci anni , altro che dieci ! saranno quindici di sicuro ! Insomma lì , poco più poco meno , fu a un pelo di morire affogato ... Non lo sa ? E come ! Ai bagni di mare , a Porto Empedocle . Una cosa buffa , creda , buffa e atroce al tempo stesso ! Per un pajo di zucche ... - Di zucche ? Sentiamo , - disse don Cosmo , contro il suo solito , incuriosito . - Ma sì , - seguitò Capolino . - Prendeva un bagno , ai Casotti . Non sa nuotare e , per prudenza , si teneva tra i pali del recinto , dove l ' acqua , sì e no , gli arrivava al petto . Ora ( il diavolo ! ) vide un pajo di zucche galleggiare accanto a lui , lasciate in mare forse da qualche ragazzo . Le prese . Stando accoccolato , perché l ' acqua lo coprisse fino al collo - ( com ' è brutto l ' uomo nell ' acqua , don Cosmo mio , l ' uomo che non sa nuotare ! ) - gli venne la cattiva ispirazione d ' allungar la mano a quel pajo di zucche e cacciarsele sotto con la cordicella che le teneva unite ; ci si mise a seder sopra , e , siccome le zucche , naturalmente , spingevano , e lui aveva lasciato il sostegno del palo per veder se quelle avessero tanta forza da sollevargli i piedi dal fondo , a un tratto , patapùmfete ! perdette l ' equilibrio e tracollò a testa giù , sott ' acqua ! - Oh , guarda ! - esclamò don Cosmo , costernato . - Si figuri , - riprese Capolino , - come cominciò a fare coi piedi per tornare a galla ! Ma , per disgrazia , i piedi gli s ' erano impigliati nella cordicella e , naturalmente , per quanti sforzi facesse sott ' acqua , non li poteva più tirare al fondo . - Zitto ! zitto ! ohi ohi ohi ... - fece con Cosmo contraendo le dita e tutto il volto . Ma Capolino seguitò . - Badi che è buffo davvero rischiar d ' affogare in un recinto di bagni , in mezzo a tanta gente che non se ne accorgeva e non gli dava ajuto , non sospettando minimamente ch ' egli fosse lì con la morte in bocca ! E sarebbe affogato , affogato com ' è vero Dio , se un ragazzotto di tredici anni - questo Aurelio Costa , che ora è ingegnere e direttore delle zolfare del Salvo ad Aragona e a Comitini - non si fosse accorto di quei due piedi che si azzuffavano disperatamente a fior d ' acqua e non fosse accorso , ridendo , a liberarlo ... - Ah , capisco ... - fece don Cosmo . 3/4 E la figliuola , adesso ... - La figliuola ... la figliuola ... - masticò Capolino . - Flaminio , capirà , dovette disobbligarsi con quel ragazzo e si disobbligò nella misura del pericolo che aveva corso e del terrore che s ' era preso . Gli dissero che era figlio d ' un povero staderante all ' imbarco dello zolfo ... - Il Costa , già , Leonardo Costa , - interruppe don Cosmo . - Amico mio . Viene a trovarmi qua , qualche domenica , da Porto Empedocle . - Saprà dunque che sta con Flaminio , adesso ? - soggiunse Capolino . - Flaminio lo levò dalle stadere e gli diede un posto nel suo gran deposito di zolfo su la spiaggia di levante . Al figlio Aurelio , poi , volle dar lui la riuscita , senza badare a spese ; non solo , ma se lo tolse con sé , lo fece crescere in casa sua coi figliuoli , con Dianella e con quell ' altro bimbo che gli morì . Anche questa disgrazia contribuì certo a fargli crescere l ' affetto per il giovine . Ma , affetto , dico , fino a un certo punto . Per la stessa ragione per cui ora non darebbe la figlia a Ninì De Vincentis , non la darebbe mai , m ' immagino , neanche ad Aurelio Costa , suo dipendente , si figuri ! - Ma ! - esclamò don Cosmo , scrollando le spalle . - Ricco com ' è ... con una figlia sola ... - Eh no ... eh no ... , - rispose Capolino . - Capisco , a un caso di lui , tutte le ricchezze cascheranno per forza in mano a qualcuno , a un genero , a quello che sarà . Ma vorrà ben pesarlo , prima , Flaminio ! Non è uomo da rosee romanticherie . Può averne la figlia ... E , romanticherie nel vero senso della parola , badi ! Perché , di questa sua vera e segreta malattia sono a conoscenza io , per certe mie ragioni particolari ; ne è a conoscenza credo , anche Flaminio , o almeno ne ha il sospetto ; ma lui , l ' ingegnere Costa ( ottimo giovine , badiamo ! giovine solido , cosciente del suo stato e di quanto deve al suo benefattore ) non ne sa nulla di nulla , non se l ' immagina neppur lontanamente ; glielo posso assicurare , perché ne ho una prova di fatto , intima . L ' ingegnere ... A questo punto Capolino s ' interruppe , scorgendo in fondo al viale un uomo , che veniva loro incontro di corsa , gesticolando . - Chi è là ? - domandò , fermandosi , accigliato . Era Marco Prèola , tutto impolverato , arrangolato , in sudore , con le calze ricadute su le scarpacce rotte . Stanco morto . - Ci siamo ! ci siamo ! - si mise a gridare , appressandosi . - È arrivato ! - L ' Auriti ? - domandò Capolino . - Sissignore ! - riprese il Prèola . - Per le elezioni : non c ' è più dubbio ! Vengo di corsa apposta da Girgenti . Si tolse il cappelluccio roccioso , e con un fazzoletto sudicio s ' asciugò il sudore che gli grondava dal capo tignoso . - Mio nipote ? - domandò , frastornato e stupito , don Cosmo . Subito Capolino , con aria rammaricata , prese a informarlo delle dimissioni del Fazello , e delle premure che si facevano su lui perché accettasse la candidatura , e delle voci che correvano a Girgenti su questa venuta inattesa di Roberto Auriti . Voci ... voci a cui egli , Capolino , non voleva prestar fede per due ragioni : prima , per il rispetto che aveva per l ' Auriti , rispetto che non gli consentiva di supporre che , non chiamato , venisse a contendere un posto che il Fazello lasciava volontariamente . La compagine del partito che rappresentava la maggioranza del paese , come per tante prove indiscutibili s ' ra veduto , rimaneva salda , anche dopo il ritiro di Giacinto Fazello . L ' altra ragione era più intima , ed era questa : che gli sarebbe doluto , troppo doluto , d ' aver per avversario non temibile , in una lotta impari , uno che , non ostanti le divergenze d ' opinioni in famiglia , era parente pur sempre dei Laurentano ch ' egli venerava e della cui amicizia si onorava . No , no : preferiva credere piuttosto che l ' Auriti fosse venuto a Girgenti solo per riveder la madre e la sorella . - Ma che dice , avvocato ? - proruppe Marco Prèola , scrollandosi dalle spalle quel lungo , faticoso discorso , col quale Capolino , senza parere , aveva voluto dare un saggio delle sue attitudini politiche . - Se sono andati a prenderlo alla stazione quattro mascalzoni , studentelli dell ' Istituto Tecnico ? se sono arrivate in paese la mafia e la massoneria , capitanate da Guido Verònica e da Giambattista Mattina ? Non c ' è più dubbio , le dico ! È venuto per le elezioni . Mentre Capolino e il Prèola discutevano tra loro , gli occhi , il naso , la bocca di don Cosmo facevano una mimica speciosissima : si strizzavano , s ' arricciavano , si storcevano ... Vivendo in quell ' esilio , assorto sempre in pensieri eterni , con gli occhi alle stelle , al mare lì sotto , o alla campagna solitaria intorno , ora , così investito da tutte quelle notizie piccine , si sentiva come pinzato da tanti insettucci fastidiosi . - Gesù ! Gesù ! Pare impossibile ... Quante minchionerie ... - E allora , un bicchiere di vino , si - don Co ' - esclamò , per concluder bene , Marco Prèola . - Vossignoria mi deve fare la grazia d ' un bicchiere di vino . Non ne posso più ! Ho girato tutta Girgenti per trovare il nostro carissimo avvocato ; m ' hanno detto che si trovava qua a Valsanìa , e subito mi sono precipitato a piedi per la Spina Santa . Mi guardino ! Ho la gola , propriamente , arsa . - Andate , andate a bere alla villa , - gli rispose don Cosmo . - E non c ' è il Mortara ? - domandò il Prèola . - Ho paura ... - aggiunse ridendo . - Mi sparò , or è l ' anno ... Dice che venivo qua nel fèudo a caccia dei suoi colombi . Parola d ' onore , si - don Cosmo , non è vero ! Per le tortore venivo . Forse , qualche volta , non dico , avrò sbagliato . Tiro e , botta e risposta , mi sento arrivare ... Fortuna che mi voltai subito . Pum ! Nelle natiche , una grandinata ... Privo di Dio , le giuro , si - don Co ' , che se non era per il rispetto alla famiglia Laurentano ... La doppietta ce l ' avevo anch ' io e , parola d ' onore ... Dal fondo del viale giunse in quella un rumore di sonaglioli . I tre , che s ' erano accostati alla villa conversando , si voltarono a guardare . Capolino chiamò : - Ninì ! Ninì ! Ecco le vetture ! Arrivano ! Ninì s ' affrettò a scendere dalla villa , ne scesero anche i servi , donna Sara Alàimo e la cameriera , già amiche tra loro . Erano due vittorie . Nella prima stava don Flaminio con la figliuola ; nella seconda , la demente con due infermiere . Don Cosmo s ' aspettava di vedere smontare da una delle vetture anche donna Adelaide , la sposa : restò disilluso . Ninì De Vincentis non ebbe il coraggio di farsi avanti a offrire il braccio a Dianella . Col cuore tremante e la vista annebbiata dalla commozione , le intravide il volto affilato , pallidissimo sotto la spessa veletta da viaggio , e la seguì con lo sguardo , mentre , appoggiata al braccio di Capolino , tutta avvolta in una pesante mantiglia , saliva pian piano la scala , come una vecchina , tra gli augurii ossequiosi di donna Sara Alàimo . Donna Vittoria , smontata dalla vettura faticosamente per l ' enorme pinguedine , restò tra le due infermiere con gli occhi immobili , vani nell ' ampio volto pallido , incorniciato dall ' umile scialle nero , che teneva in capo ; guardò così un pezzo don Cosmo ; poi aprì le labbra carnose e quasi bianche un sorriso squallido e disse in un inchino : - Signor Priore ! Una delle infermiere la prese per mano , mentre don Cosmo , accanto al Salvo , socchiudeva gli occhi , afflitto . Ninì andò dietro alla demente . - Grazie , - disse Flaminio Salvo , stringendo forte la mano a don Cosmo . - E non dico altro a lei . - No , no ... s ' affrettò a rispondere il Laurentano , turbato e commosso ancora dal triste spettacolo , sentendo un ' improvvisa , profonda pietà per quell ' uomo che , nella sua invidiata potenza , con quella stretta di mano gli confidava in quel punto il sentimento della propria miseria . CAPITOLO TERZO - Di qua , di qua , mi segua , - disse al signore che gli veniva dietro il vecchio cameriere dalle piote sbieche in fuori , che lo facevano andare in qua e in là con le gambe piegate . Attraversarono su i soffici tappeti polverosi tre stanze morte in fila , in ognuna delle quali il cameriere , passando , apriva gli scuri dei vecchi finestroni tinti di verde . Le stanze tuttavia rimanevano in un ' angustiosa penombra , sia per la pesantezza dei drappi , sia per la bassezza della casa sovrastata dagli edifizii di contro che paravano . Aperti gli scuri , il cameriere guardava la stanza e sospirava , come per dire : « Vede com ' è arredata bene ? E intanto non figura ! » . Pervennero così al salone in fondo , lugubre e solenne , dal palco scompartito , in rilievo , ornato di dorature . Il signore trasse da un elegante portafogli un biglietto da visita stemmato , ne piegò un lembo e lo porse al cameriere , il quale , indicando un uscio nel salone , disse : - Un momentino . C ' è di là il cavalier Prèola . - Prèola padre ? - Figlio . - E cavaliere per giunta ? - Per me , - protestò il vecchio inchinandosi profondamente con la mano al petto , - tutti i padroni miei , cavalieri ! E , andandosene su i piedi sbiechi , lesse sottecchi , sul biglietto da visita : Cav . Gian Battista Mattina . - ( Costui , - dunque , - cavaliere autentico , pare ) . Il Mattina rimase in piedi , cogitabondo in mezzo al salone ; poi scrollò le spalle , seccato ; volse uno sguardo distratto in giro ; vide uno specchio alla parete di fronte e vi s ' appressò . In quel vasto specchio , dalla luce tetra , la propria immagine gli apparve come uno spettro ; e ne provò un momentaneo turbamento indefinito . Spirava da tutti i mobili , dal tappeto , dalle tende quel tanfo speciale delle case antiche , d ' una vita appassita nell ' abbandono . Quasi il respiro d ' un altro tempo . Il Mattina si guardò di nuovo attorno con una strana costernazione per la immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti , chi sa da quanti anni lì senz ' uso , e si accostò di più allo specchio per scrutarsi davvicino , movendo pian piano la testa , stirandosi fin sotto gli occhi stanchi le punte dei folti baffi conservati neri da una mistura , in contrasto coi capelli precocemente grigi che conferivano cotal serietà al suo volto bruno . A un tratto , un lunghissimo sbadiglio gli fece spalancare e storcere la bocca , e all ' emissione del fiato fradicio contrasse il volto in un ' espressione di nausea e di tedio . Stava per scostarsi dallo specchio , allorché sul piano della mensola , chinando gli occhi , scorse qua e là tanti bei mucchietti di tarlatura disposti quasi con arte , e si chinò a mirarli con curiosità . Avevano lavorato bene quelle tarme , e nessuno intanto pareva tenesse in debito conto la lor fatica ... Eppure , il frutto , eccolo là , bene in vista , che diceva : « Questo è fatto . Portate via ! » . Stese una mano a uno di quei mucchietti , ne prese un pizzico e strofinò le dita . Niente ! Neanche polvere ... E , guardandosi i polpastrelli dell ' indice e del pollice , andò a sedere su una comoda poltrona accanto al canapè . Seduto , la scosse un po ' , come per accertarsi della solidità . - Neanche polvere ... Niente ! Con una smorfia , trasse dal tavolinetto tondo innanzi al canapè un album , in capo al quale era il ritratto del padrone di casa , il canonico Agrò . Era sempre parso al Mattina che il canonico Pompeo Agrò avesse una strana somiglianza con un uccellaccio , di cui non rammentava il nome . Certo il naso , largo alla base , acuminato in punta , s ' allungava in quel volto come un becco Era però negli occhietti grigi , vivi , sotto la fronte alta e angusta , tutta la malizia astuta , sottile e tenace , di cui l ' Agrò godeva fama . Il Mattina esaminò quel viso , come se nei tratti di esso volesse scorgere la ragione dell ' invito ricevuto la sera avanti . Che diamine poteva voler da lui l ' Agrò ? Il dissidio di questo canonico gran signore col partito clericale , dissidio che suscitava tanto scandalo in paese , era proprio proprio vero , o non piuttosto un atteggiamento concertato , insidioso , per tradir la buona fede dell ' Auriti , penetrar nel campo avversario e sorprenderne le mosse ? Eh , a fidarsi d ' una volpe ... Quel colloquio segreto col Prèola ... Fosse tutto un tranello ? Alzò gli occhi , volse di nuovo lo sguardo attorno e di nuovo dall ' immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti senz ' uso e senza vita si sentì turbato , quasi che essi , per averne egli scoperto le magagne , lo spiassero ora più ostili . Udì per le tre stanze in fila la voce del vecchio cameriere , che ripeteva : - Di qua , di qua , mi segua . Posò l ' album e guardò in direzione dell ' uscio . - Oh ! Verònica ... - Caro Titta , - rispose Guido Verònica , fermandosi in mezzo al salone . Si tolse le lenti per pulirle col fazzoletto pronto nell ' altra mano ; strizzò gli occhi fortemente miopi , e con l ' indice e il pollice della mano tozza si stropicciò il naso maltrattato dal continuo pinzar delle lenti ; poi si appressò per sedere su la poltrona di fronte al Mattina ; ma questi , alzandosi , lo prese sotto il braccio e gli disse piano : - Aspetta , ti voglio far vedere ... E lo condusse innanzi alla mensola per mostrargli tutti quei mucchietti di polviglio . Il Verònica , non comprendendo che cosa dovesse guardare , miope com ' era , si chinò fin quasi a toccar col naso il piano della mensola . - Tarli ? - disse poi , ma senza farci caso , anzi guardando freddamente il Mattina , come per domandargli perché glieli avesse mostrati : e andò a sedere su la poltrona . - Tu quoque ? - domandò allora il Mattina , rimasto male e volendo dissimular la stizza . - Non so di che si tratti , - gli rispose il Verònica con l ' aria di chi voglia nascondere un segreto . - Neanch ' io , - s ' affrettò a soggiungere il Mattina con indifferenza .. - Ho ricevuto un invito ... E posò gli occhi senza sguardo su la fronte del Verònica sconciata da tre lunghi raffrigni in vario senso : ferite riportate in duello . - Torni da Roma ? - No . Da Palermo . - E ti trattieni molto ? - Non so . Dimostrava chiaramente il Verònica con quelle secche risposte che voleva restar chiuso in sé , per non darsi importanza con ciò che - volendo - avrebbe potuto dire . Difatti il suo còmpito , adesso , era questo : mostrarsi seccato , anzi stanco e sfiduciato . Per sua disgrazia , egli - e tutti lo sapevano - aveva un ideale : la Patria , rappresentata , anzi incarnata tutta quanta nella persona di un vecchio glorioso statista , il Crispi , battuto alcuni anni addietro in una tumultuosa seduta parlamentare , dopo una lotta piccina e sleale . Per questo vecchio glorioso s ' era cimentato in tanti e tanti duelli , riportandone quasi sempre la peggio ; aveva respinto su i giornali con inaudita violenza di linguaggio le ingiurie degli oppositori . Ma ormai , caduto quel Vecchio , anche la patria per lui era caduta : trionfava la marmaglia ; non era noja , la sua ; era propriamente schifo di vivere . Non credeva affatto che Roberto Auriti potesse vincere , quantunque sostenuto dal Governo ; ma quel suo Vecchio venerato - che ancora intorno all ' avvenire della patria s ' illudeva come un fanciullo - gli aveva imposto di recarsi a Girgenti a combattere per l ' Auriti ; sapeva che questi , più che per le premure del Governo , s ' era piegato ad accettare la lotta per la spinta del vecchio statista ; ed eccolo a Girgenti . Tanto per non venir meno al dovere , rispondeva ora all ' invito dell ' Agrò , d ' un canonico , lui che amava i preti quanto il fumo negli occhi . C ' era ; bisognava che s ' adattasse . Non ostante però la sfiducia con cui s ' era lasciato andare a quella impresa elettorale , si sentiva alquanto stizzito nel vedersi messo ora alla pari con un Mattina qualunque , appajato con costui nella piccola congiura che il canonico Agrò pareva volesse ordire . Il Mattina si mosse su la poltrona , sbuffando e prendendo un ' altra positura . - Si fa aspettare ... - Chi c ' è di là ? - domandò Guido Verònica , senz ' ombra d ' impazienza . Il Mattina si protese e disse sottovoce : - Prèola figlio , la lancia spezzata d ' Ignazio Capolino . L ' ho saputo dal cameriere . Che te ne pare ? Domando e dico , che cosa ci stiamo a fare qua noi due ? - Sentiremo ... - sospirò il Verònica . - Non vorrei che ... Il Mattina s ' interruppe , vedendo aprir l ' uscio ed entrare , lungo e curvo su la sua magrezza , il canonico Pompeo Agrò Facendo cenno con ambo le mani ai due ospiti di rimaner seduti , disse con vocetta stridente : - Chiedo vènia ... Stieno , stieno seduti , prego . Caro Verònica ; cavaliere esimio . Qua , cavaliere , segga qua , accanto a me ; non ho paura de ' suoi peccatacci di gioventú . - Sì , gioventù ! - sorrise il Mattina , mostrando il capo grigio . Il Canonico trasse dal petto un vecchio orologino d ' argento . - Il pelo , eh , lei m ' insegna , e non il vizio . Già le dieci perbacco ! Ho perduto molto tempo ... Mah ! S ' alterò in volto ; restò un momento perplesso , se dire o non dire ; poi , come attaccando una coda al sospiro rimasto in tronco : - La gratitudine , un mito ! Tentennò il capo , e riprese : - Sarebbero disposti lor signori a venire un momentino con me ? - Dove ? - domandò il Mattina . - In casa di Roberto Auriti ... tanto amico mio , tanto fin dall ' infanzia , lo sanno . I nostri padri , più che fratelli , compagni d ' arme ; quello di Roberto a Milazzo , e il mio cadde al Volturno . Storia , questa . Se ne dovrebbe tener conto in paese , invece di menare tanto scalpore per la mia ... come la chiamano ? diserzione ... eh ? diserzione , già . La veste ! Sissignori . Ma sotto la veste c ' è pure un cuore ; e ce l ' ho anch ' io per la santa amicizia , e anche ... e anche ... Il Canonico forse voleva aggiungere « per la patria » ; lo lasciò intendere col gesto e pose un freno alla foga del sentimento generoso . Si sforzava di parlar dipinto , con un risolino arguto sulle labbra , strofinandosi di continuo sotto il mento le mani ossute , come se le lavasse alla fontanella delle sue frasi polite , sì , non però fluenti e limpide e continue , ma quasi a sbruffi , esitanti spesso e con curiosi ingorghi esclamativi . Di tratto in tratto , nel sollevar le pàlpebre stanche , lasciava intravedere qualche obliquo sguardo fuggevole , così diverso dall ' ordinario , che subito ciascuno immaginava quell ' uomo dovesse , nell ' intimità , non esser quale appariva , aver più d ' una afflizione profondamente segreta che lo rendeva astuto e cattivo , e travagli d ' animo oscuri . - Prima d ' andare , - riprese cangiando tono , - due paroline per intenderci . Avrei meditato ... messo su , o mi sembra , un piccolo piano di battaglia . Non la pretendo a generale , veh ! Lor signori combatteranno ; io porterò il gamellino . Ecco . Ben ponderato tutto , il nostro più temibile avversario chi è ? Il Capolino ? No ; ma chi gli fa spalla : il Salvo , già suo cognato , potentissimo . Ora io da buona fonte so che il Salvo fino a pochi giorni fa non voleva permettere in verun modo questa ... questa comparsa del Capolino . - Sì , sì , - confermò il Mattina . - A causa delle trattative di matrimonio tra la sorella e il principe di Laurentano . - Oh ! Benissimo , - approvò il Canonico . - Ma il Salvo concesse la grazia di fargli spalla appena seppe che il principe non intendeva d ' aver riguardo alla parentela dell ' Auriti e ordinava non ne avesse parimenti il partito . Stando così le cose , le sorti del nostro Roberto sono quasi disperate . Non c ' illudiamo . - Eh , lo so ! - sbuffò il Verònica . Subito il Canonico lo fermò con un gesto della mano , seguitando : - Ma se noi , ecco , pognamo che noi , signori miei , a dispetto della libertà concessa dal principe , riuscissimo a legar mani e piedi al colosso , al Salvo ... eh ? Come ? Ecco : sarebbe questo il mio piano . Pompeo Agrò , data così l ' esca alla curiosità , stette un pezzo con le mani spalmate , sospese sotto il mento ; poi le ritrasse , richiudendole ; chiuse anche gli occhi per raccogliersi meglio ; lasciò andar fuori un altro : « Ecco ! » , come un gancio per sostener l ' attenzione dei due ascoltatori , e rimase ancora un po ' in silenzio . - Lor signori sanno le condizioni con cui si effettuerà il matrimonio per espressa volontà del Laurentano . Ora queste condizioni , secondo che io ho divisato , dovrebbero diventare il punto ... come diremo ? vulnerabile del Salvo . - Il tallone d ' Achille , - suggerí il Mattina , scotendosi , per dire una cosa nuova . - Benissimo ! d ' Achille ! - approvò l ' Agrò . - E mi spiego . Preme al Salvo certamente , avendole accettate , che il figlio del principe , residente a Roma ( mi par che si chiami Gerlando , eh ? come il nonno : Gerlandino , Landino ) non sia o almeno , non si mostri apertamente contrario a questo matrimonio del padre . Anzi so che il Salvo ha posto come patto la presenza del giovine alla cerimonia nuzialc , per il riconoscimento del vincolo da parte sua e come impegno da gentiluomo per l ' avvenire . Io non conosco codesto Gerlandino , ma so che è di pelo ... cioè , diciamo , di stampa ben altra dal padre . - Opposta ! - esclamò il Veronica . - Io lo conosco bene . - Oh bravo ! - soggiunse l ' Agrò . - Ammesso dunque che non abbia neppure le idee di Roberto Auriti , tra i due , voglio dire tra questo e un Capolino , dovrebbe aver più cara , m ' immagino , la vittoria del parente . Guido Verònica , a questo punto , si scosse e sospirò a lungo , come per votarsi dell ' illusione accolta per un momento , e disse : - Ah , no , non credo , sa ! non credo proprio che Lando si impicci di codeste cose ... - Mi lasci dire , - riprese il Canonico , con voce agretta . - A me non cale che se ne impicci : vorrei saper solamente da lei che è stato tanto tempo a Roma e conosce il giovine , se l ' antagonismo , diciamo così , tra don Ippolito Laurentano e donna Caterina Auriti sussista anche tra i loro figliuoli . - No , questo no ! - rispose subito il Verònica . - Sono anzi in buon accordo , amici . - Mi basta ! - esclamò allora il Canonico picchiandosi col dorso d ' una mano la palma dell 'altra.- Mi strabasta ! Se della parentela con l ' Auriti non vuole tener conto il padre , può invece , o potrebbe , tener conto il figlio . Ed ecco legato il Salvo , il colosso ! Pompeo Agrò volle godere un momento di quella prima vittoria guardando acutamente , con un sorrisino un po ' smorfioso , il Verònica , poi il Mattina , già accampati entrambi nel suo piano , stimato almeno meditabile . Quindi , come un generale non contento di vincere soltanto a tavolino , con le leggi della tattica , scese a osservare le difficoltà materiali dell ' impresa . - Il punto , - disse , - sarà persuadere a quel benedetto Roberto di servirsi di questo spediente . Giacché , per lo meno abbiamo bisogno di una lettera privata di Gerlandino , da far vedere o conoscere in qualche modo al Salvo , ecco ! o diretta al Salvo stesso , che sarà difficile , o a Roberto , o a qualche amico : a lei , per esempio , caro Verònica : insomma , una prova , un documento ... Guido Verònica non volle dichiarare ch ' egli non poteva attendersi una lettera da Lando , col quale non aveva alcuna intimità ; stimò , sì , ingegnoso il piano dell ' Agrò , ma forse inattuabile per la troppa schifiltà di Roberto il quale ... il quale ... sì , benemerenze patriottiche ... - « Onestà immacolata ! » - soggiunse l ' Agrò . - Sì , - concesse il Verònica , - e anche ingegno , se vogliamo ; ma ... ma ... ma ... al dì d ' oggi ... e gli secca il Prefetto e par che gli secchino anche gli amici ... basta ! Sarà un affar serio ! Io , per me , mi metterei anche la pelle alla rovescia per ajutarlo , però ... S ' interruppe ; si batté la fronte con una mano ; esclamò : - Ho trovato ! Giulio ... c ' è Giulio ... il fratello di Roberto , giusto in questo momento nella segreteria particolare di S . E . il ministro D ' Atri : eh , perbacco ! a lui sì posso scrivere ... è intimissimo di Lando . Da Giulio si otterrà facilmente quello che vogliamo , senza farne saper nulla a Roberto , che opporrebbe chi sa quanti ostacoli . Ecco fatto ! - Bravissimo ! bravissimo ! - non rifiniva più d ' esclamare il Canonico , gongolante . Solo il Mattina era rimasto come una barca , la cui vela non riuscisse a pigliar vento . Vedendo quell ' altre due barche filar così leste senza più curarsi di lui rimasto floscio indietro si sentì umiliato , volle dir la sua e , non potendo altro , si provò a soffiare un po ' di vento contrario e a parar qualche secca o qualche scoglio . - Già , - disse , - ma non sarà troppo tardi , signori miei ? Riflettiamo ! Prima che la lettera arrivi , anche facendo con la massima sollecitudine , di qui a Roma , chiama e rispondi ! Ci vorrà una settimana ; dico poco . Il Salvo avrà tutto il tempo , di compromettersi e non si potrà più tirare indietro . - Eh , lo vorrò vedere ! - esclamò il Canonico con un sogghignetto , e alzando una mano , come per salutarlo da lontano . - No , sa ! no , sa ! Mai piùù mai piùù , mai piùù ... Vuole che gli stia poi tanto a cuore il Capolino ? - Ma la propria dignità , scusi ! - si risentì il cavaliere , come se fosse in ballo la sua . - Bella figura ci farebbe ! Ma sa che oggi stesso nella sala di redazione dell ' Empedocle si proclamerà ufficialmente la candidatura di Capolino con l ' intervento del Salvo e di tutti i maggiorenti del partito ? Non scherziamo ! - In questo caso , - saltò a dire il Verònica , - per far più presto , si spedirà a Giulio ora stesso , d ' urgenza , un telegramma in cifre . Roberto ha un cifrario particolare col fratello . Non perdiamo più tempo ... Piuttosto ... aspetti ! ... ora che ci penso ... il Selmi ... perdio ! - Selmi ? - domandò il Canonico , stordito da quel nome che cadeva all ' improvviso come un ostacolo insormontabile su la via così bene spianata . - Il deputato Selmi ? - Corrado Selmi , sì , - rispose il Verònica . - L ' ho visto a Palermo ... Ha promesso a Roberto di venire qua , per lui , e che anzi avrebbe tenuto un discorso ... - Ebbene ? - fece l ' Agrò . - Anzi , un parlamentare di tanta autorità ... vero patriota ... - Lasci andare ! lasci andare ! - lo interruppe il Verònica , socchiudendo gli occhi , scotendo una mano . - Patriota ... va bene ! Bacato , bacato , bacato , caro Canonico ... Debiti ... compromissioni ... storie ... e Dio non voglia che il povero Roberto per causa di lui ... Basta . Non è per questo , adesso ... Ma per Lando Laurentano ... E Guido Verònica fece piú volte schioccar le dita , come per strigarsele dell ' impiccio che gli dava il pensiero del Selmi . - Non capisco ... - osservò il Canonico . - Forse tra il Laurentano e il Selmi ? ... - Eh , altro ! - esclamò il Verònica . - Nimicizia mortale ! - Affar di donne , - aggiunse il Mattina , serio , socchiudendo gli occhi , soddisfattissimo di quella contrarietà . E il Canonico , incuriosito : - Ah sì ? di donne ? - Storia vecchia , - rispose il Verònica . - Finita , a quanto pare , ma , fino a un anno fa , Corrado Selmi - lo dico perché tutta Roma lo sa - fu l ' amante di donna Giannetta D ' Atri , moglie del Ministro d ' oggi . Il Canonico levò una mano : - Uh , che cose ! E questa ... e questa donna Giannetta chi sarebbe ? - Ma una Montalto ! - disse il Verònica . - Cugina di Lando ... Lei sa che la prima moglie del principe fu una Montalto . - Ah , ecco ! E forse il giovine ... ? - Da ragazzo , tra cugini ... Questo non lo so bene . Il fatto è che Lando Laurentano provocò due volte il Selmi ... Ora , capirà , se questi viene qua a sostenere la candidatura di Roberto ... - Già , già , già ... ora comprendo ! - esclamò il Canonico . - si dovrebbe impedire ! Ah , si dovrebbe impedire ! - Forse non sarà difficile , - concluse il Verònica . - Perché Corrado Selmi avrà da combattere per sé nel suo collegio . Basta , vedremo . Adesso andiamo subito da Roberto . Il Canonico si alzò . - Pronti , - disse . - La vettura è giù . Un momentino , col loro permesso . Prendo il cappello e il tabarro . Poco dopo , il Verònica e il Mattina rividero il vecchio cameriere dai piedi sbiechi , parato da automedonte , e salirono in vettura con l ' Agrò . Venendo su dal Ràbato , per piazza San Domenico notarono subito un movimento insolito lungo la via maestra . Quattro , cinque monellacci , correndo e fermandosi qua e là , strillavano il giornaletto clericale Empedocle , che pareva andasse a ruba . - L ' Impiducli ! L ' Impiducli ! E per tutto si formavano capannelli , qua a leggere , là a commentar vivamente qualche articolo , certo violento , stampato in quel foglio . Il Verònica , vedendo passare presso la vettura uno di quegli strilloni , non seppe resistere alla tentazione , e mentre il Canonico - che per le vie della città , in quei giorni , si sentiva in mezzo a un campo nemico - consigliava : - « Meglio a casa ! meglio a casa ! » - si fece buttare nella vettura una copia del giornale . La prese il Mattina . - Leggo io ? E cominciò a leggere sottovoce l ' articolo di fondo , quello che , indubbiamente , suscitava tanto fermento nel pubblico . Era intitolato Patrioti per bisogni di famiglia , e si riferiva - senza far nomi , ma con turpe evidenza - alla memoria di Stefano Auriti , padre di Roberto , alterando con vilissima calunnia la storia romanzesca del suo amore per Caterina Laurentano ; la fuga dei due giovani poco prima della rivoluzione del 1848; la parte presa da Stefano Auriti a questa rivoluzione « non già per amor di patria , ma appunto per bisogni di famiglia , cioè per la conquista d ' una dote insieme con le grazie del suocero per forza , ricco , liberale , sì , ma , ahimè , d ' una inflessibilità superiore a ogni previsione » . Man mano , leggendo , la voce del Mattina si alterava dallo sdegno , acceso maggiormente dall ' indignazione dell ' Agrò , che prorompeva di tratto in tratto , accennando di turarsi le orecchie e buttandosi indietro : - Oh vigliacchi ! oh vigliacchi ! A un certo punto il Mattina si vide strappar di mano il giornale . Guido Verònica , pallidissimo , col volto scontraffatto dall ' ira , aprì lo sportello della vettura , ne balzò fuori e , senza sentire i richiami del Canonico , tanto per cominciare , si lanciò di furia tra un crocchio di gente , in mezzo al quale stava il Capolino , a cui schiaffò in faccia il giornale , stropicciandoglielo sul muso . L ' aggressione fu così fulminea , che tutti restarono per un momento storditi e sgomenti , poi s ' avventarono addosso all ' aggressore : accorse gente , vociando , da tutte le parti : nel mezzo era la mischia , fitta : volavano bastonate , tra urli e imprecazioni . Il Mattina non ebbe tempo né modo di cacciarsi in difesa del Verònica ; ma , poco dopo , l ' abbaruffìo , lì nel forte , si allargò : la rissa era partita . Il Canonico chiamava il Mattina , smaniando , dalla vettura . Questi udì alla fine e si volse ; ma vide in quella il Verònica , senza cappello , senza lenti , strappato , ansimante tra una frotta di giovani che evidentemente lo difendevano , e accorse . Ritornò , poco dopo , alla vettura del Canonico : - Niente - dice ; - stia tranquillo ; andiamo pure ; è tra amici ; se l ' è cavata bene . Il Canonico tremava tutto . - Signore Iddio , Signore Iddio ... che scandalo ... Ma perché ? ... Schifosi ... Non conveniva sporcarsi le mani ... E ora che avverrà ? - Oh , - fece con una certa sprezzatura il Mattina . - Un duello ; è semplicissimo ... o una querela , se la santa religione non consentirà a quel farabutto di dar conto delle turpitudini che pure gli ha permesso di sfognare . - La religione , scusi , lasciamola stare , cavaliere , - disse Pompeo Agrò pacatamente . - Non c ' entra e ... mi lasci dire ! non c ' entra neppure il Capolino . - Come no ? - Mi lasci dire . Io so chi ha scritto l ' articolo , quella sozzura . Il Prèola , il Prèola venuto stamani da me , non so da chi spedito ... Brutto ingrato ! feccia d ' uomo ! - Ma il Capolino , - obbiettò il Mattina , - è direttore del giornale e ha lasciato passar l ' articolo . - Giurerei , metterei le mani sul fuoco , - rispose il Canonico , - che non lo lesse prima . È mio avversario , veda , eppure lo riconosco incapace d ' una siffatta bassezza ... E ora che troveremo in casa di Roberto ? Donna Caterina Auriti - Laurentano abitava con la figlia Anna , vedova anch ' essa , e col nipote , una vecchia e triste casa sotto la Badìa Grande . La casa era appartenuta a Michele Del Re , marito di Anna , che null ' altro aveva potuto lasciare in eredità alla vedova giovanissima , all ' unico figliuolo , Antonio , che ora aveva circa diciott ' anni . Vi si saliva per angusti vicoli sdruccioli , a scalini , malamente acciottolati , sudici spesso , intanfati dai cattivi odori misti esalanti dalle botteghe buje come antri , botteghe per lo più di fabbricatori di pasta al tornio , stesa lì su canne e cavalletti ad asciugare , e dalle catapecchie delle povere donne , che passavano le giornate a seder su l ' uscio , le giornate eguali tutte , vedendo la stessa gente alla stess ' ora , udendo le solite liti che s ' accendevano da un uscio all ' altro tra due o più comari linguacciute per i loro monelli che , giocando , s ' erano strappati i capelli o rotta la testa . Unica novità , di tanto in tanto , il Viatico ; il prete sotto il baldacchino , il campanello , il coro delle divote : Oggi e sempre sia lodato Nostro Dio Sacramentato ... Morto il marito , dopo appena tre anni di matrimonio , Anna Auriti era quasi morta anch ' essa per il mondo . Fin dal giorno della sciagura non era uscita mai più di casa , neanche per andare a messa le domeniche ; né s ' era mai più mostrata , nemmeno attraverso i vetri delle finestre sempre socchiuse . Soltanto le monache della Badìa Grande , affacciandosi alle grate a gabbia , avevano potuto vederla dall ' alto , quand ' ella veniva a prendere , sul vespro , un po ' d ' aria nell ' angusto giardinetto pensile della casa , ch ' era addossata alla tetra , altissima fabbrica di quella badìa , già antico castello baronale dei Chiaramonte . Né certo quelle monache avevano potuto sentire alcuna invidia di lei , reclusa come loro . Come loro , se non più semplicemente , vestiva di nero , sempre ; come loro nascondeva , sotto un fazzoletto nero di seta annodato al mento , i capelli , se non recisi , non più curati affatto , appena ravviati in due bande e attorti alla lesta dietro la nuca ; que ' bei capelli castani , voluminosi , che tanta grazia un giorno , acconciati con arte , avevano dato al suo pallido , mite , soavissimo volto . Donna Caterina aveva condiviso strettamente questa clausura della figlia , vestita anch ' essa di nero , fin dal 1860 , data della morte eroica del marito , a Milazzo . Rigida , magra , non aveva l ' aria di mesta rassegnazione della figlia . La macerazione cupa dell ' orgoglio , la fierezza del carattere che , a costo d ' incredibili sacrifizii , non s ' era mai smentita di fronte alle più crudeli avversità della sorte , le avevano alterato così i lineamenti del volto , che nessuna traccia esso ormai serbava più dell ' antica bellezza . Il naso le si era allungato , affilato e teso sulla bocca vizza , qua e là rientrante per la perdita di alcuni denti ; le gote le si erano affossate ; aguzzato il mento . Ma sopra tutto gli occhi , sotto le folte sopracciglia nere , mostravano la rovina di quel volto : le pàlpebre s ' eran rilassate , una più , l ' altra meno ; e quell ' occhio più dell ' altro socchiuso , dallo sguardo lento , velato d ' intensa angoscia , conferiva a quella faccia spenta l ' aspetto d ' una maschera di cera , orribilmente dolorosa . I capelli , intanto , le erano rimasti nerissimi e lucidi , quasi per dileggio , per far risaltare meglio lo scempio di quelle fattezze e smentir la credenza che i dolori facciano incanutire . Aveva sofferto tutto donna Caterina Laurentano , anche la fame , lei nata nel fasto , allevata e cresciuta fra gli splendori d ' una casa principesca : la fame , quando , domata la rivoluzione del 1848 , a diciotto anni , col primo figliuolo neonato , Roberto , aveva dovuto seguire nell ' esilio , in Piemonte , il marito , escluso con altri quarantatré dall ' amnistia , e condannato alla confisca dei pochi beni . Il padre , don Gerlando Laurentano , anch ' egli tra quei quarantatré esclusi , la aveva allora invitata ad andare con lui a Malta , suo luogo d ' esilio , a patto però che avesse abbandonato per sempre Stefano Auriti . Lei ? Aveva rifiutato sdegnosamente ; e con più sdegno aveva poi rifiutato l ' elemosina del fratello Ippolito , il quale con altri pochi indegni della nobiltà siciliana era andato a ossequiar Satriano a Palermo , e ne aveva ottenuto la restituzione dei beni confiscati al padre . Ed era andata a Torino col marito , tutti e due sperduti e come ciechi , a mendicare per quel figlioletto la vita . Nessuno degli esuli , dei fuorusciti siciliani colà , aveva voluto credere dapprima che ella , di così cospicui natali , unica figliuola femmina del principe di Laurentano , non avesse portato nulla con sé , né ricevesse soccorsi dalla famiglia ; e Stefano Auriti era stato perciò in tutti i modi ostacolato dagli stessi compagni di sventura nella ricerca affannosa d ' un posticino che gli avesse dato pane , solo pane per la moglie e per sé . E allora ella s ' era gravemente ammalata e per cinque mesi era stata in un ospedale , ricoverata per carità dopo infiniti stenti , e per carità il piccolo Roberto era stato allevato in un altro ospizio . S ' erano ravveduti finalmente e commossi i compagni d ' esilio e avevano ajutato a gara Stefano Auriti . Uscita dall ' ospedale , ella aveva ricevuto la notizia che il padre , don Gerlando Laurentano , era morto volontariamente a Bùrmula , di veleno . Dei dodici anni passati a Torino , fino al 1860 , donna Caterina serbava ormai una memoria vaga , confusa , come di una vita non vissuta propriamente da lei , ma piuttosto immaginata in un sogno strano e violento , in cui tuttavia sprazzavano visioni liete , qualche momento felice e ardente , d ' entusiasmo patriottico . Incancellabilmente impressa nel cuore aveva invece l ' ora del risveglio da questo sogno : allorché le era pervenuta la notizia che Stefano Auriti , partito col figliuolo appena dodicenne da Quarto con Garibaldi per la liberazione della Sicilia , era caduto nella battaglia campale di Milazzo . Neanche la grazia di farla impazzire aveva voluto concederle Iddio in quel momento ! E aveva dovuto sentire , vedere quasi , il suo cuore di moglie straziato , colpito a morte , là in Sicilia , trascinarsi sanguinando dietro al figliuolo giovinetto , rimasto ora senza il presidio del padre a seguitare la guerra . Le avevano fatto a Torino una colletta , e coi due orfanelli , Giulio e Anna , nati colà , era ritornata in Sicilia , nella patria già liberata ; ma da vedova , in gramaglie , e più misera di come ne era partita : tra l ' esultanza di tutti , lei , con quei due piccini , vestiti anch ' essi di nero . Roberto era già entrato a Napoli con Garibaldi , e ora combatteva sotto Caserta , accanto a Mauro Mortara . Era stata accolta in casa degli Alàimo , parenti poveri di Stefano Auriti . Novamente il fratello Ippolito , ora riparato a Colimbètra , le aveva profferto ajuto ; e novamente , con pari sdegno , ella lo aveva rifiutato , meravigliando e gettando nella costernazione gli Alàimo , che la ospitavano . Povera gente , anche d ' intelletto povera e di cuore , quante amarezze non le aveva cagionate ! S ' era dovuta guardare da loro , come da nemici acerrimi della sua dignità , ch ' essi non intendevano ; capacissimi com ' erano di chiedere e d ' accettare di nascosto quell ' ajuto che ella aveva rifiutato , non contenti del lavoro che faceva in casa e che si procacciava da fuori per cavarne un giusto compenso al poco dispendio che dava loro . S ' era rialzata per poco da quell ' orribile avvilimento al ritorno di Roberto , accolto da tutto il paese quasi in delirio . Ancora , ricordando quel giorno , quel momento , le sue misere carni eran corse da brividi . Ah con quale esultanza , con che spasimo d ' amore e di dolore s ' era serrato al seno il figliuolo , che ritornava solo , senza il padre , l ' eroe giovinetto dalla camicia rossa , che il popolo le aveva recato su le braccia in trionfo ! Il Governo provvisorio le aveva accordato un sussidio mensile , e a Roberto - non potendo altro , per l ' età - aveva accordato una borsa di studio in Palermo . L ' aveva perduta pochi anni dopo , questa borsa , Roberto , per seguir Garibaldi alla conquista di Roma . Ma al torrente di sangue giovanile , che avrebbe ristorato le vene esauste di Roma , la ragion di Stato aveva opposto , ad Aspromonte , un argine di petti fraterni ; e Roberto , con gli altri , era stato preso e imprigionato , prima alla Spezia , poi al forte Monteratti a Genova . Liberato , aveva ripreso gli studii , per poco . Nel 1866 , dietro a Garibaldi , di nuovo . Solo nel 1871 gli era venuto fatto di laurearsi in legge ; e subito era andato a Roma per provvedere , dopo tante vicende tumultuose , alla propria esistenza e a quella dei suoi . Qualche anno dopo , lo aveva raggiunto il fratello Giulio . Anna , a Girgenti , aveva già trovato marito , e donna Caterina - aspettando che Roberto a Roma si facesse largo e si preparasse un avvenire degno del suo passato , e la consolasse infine di tutte le amarezze patite e dell ' avvilimento per cui maggiormente aveva sofferto - era andata a vivere in casa del genero Michele Del Re . La morte di questo , tre anni dopo , la sciagura della figlia , la miseria sopravvenuta di nuovo , quasi non avevano avuto potere di scuoterla da un dolore più cupo e profondo , in cui era caduta . Il figlio , il figlio da cui tanto si aspettava , il suo Roberto , fra il trambusto violento della nuova vita nella terza Capitale , tra la baraonda oscena dei tanti che vi s ' abbaruffavano reclamando compensi , carpendo onori e favori , il suo Roberto si era perduto ! Stimando semplicemente come suo dovere quanto aveva fatto per la patria , non aveva voluto né saputo accampare alcun diritto a compensi , aveva forse sperato e atteso che gli amici , i compagni , si fossero ricordati di lui dignitoso e modesto . Poi forse lo schifo lo aveva vinto e tratto in disparte . E qual rovinìo era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni , di tutta la fervida fede , con cui s ' era accesa alla rivolta ! Povera isola , trattata come terra di conquista ! Poveri isolani , trattati come barbari che bisognava incivilire ! Ed eran calati i Continentali a incivilirli : calate le soldatesche nuove , quella colonna infame comandata da un rinnegato , l ' ungherese colonnello Eberhardt , venuto per la prima volta in Sicilia con Garibaldi e poi tra i fucilatori di Lui ad Aspromonte , e quell ' altro tenentino savojardo Dupuy , l ' incendiatore ; calati tutti gli scarti della burocrazia ; e liti e duelli e scene selvagge ; e la prefettura del Medici , e i tribunali militari , e i furti , gli assassinii , le grassazioni , orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo ; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi : tutto il primo governo della Destra parlamentare ! E poi era venuta la Sinistra al potere , e aveva cominciato anch ' essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia ; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico ; prefetti , delegati , magistrati messi a servizio dei deputati ministeriali , e clientele spudorate e brogli elettorali ; spese pazze , cortigianerie degradanti ; l ' oppressione dei vinti e dei lavoratori , assistita e protetta dalla legge , e assicurata l ' impunità agli oppressori ... Da due giorni - dacché Roberto era arrivato a Girgenti - usciva dalla bocca amara di donna Caterina Auriti questo fiotto veemente di crudeli ricordi , d ' acerbe rampogne , di fiere accuse . Guardando il figlio , a traverso le pàlpebre rilassate , con quell ' occhio quasi spento , si votava il cuore di tutte le amarezze accumulate in tanti anni , di tutto il dolore , di cui l ' anima sua s ' era nutrita e attossicata . - Che speri ? che vuoi ? - gli domandava . - Che sei venuto a far qui ? E Roberto Auriti , investito dalla furia della madre , taceva aggrondato , a capo chino , con gli occhi chiusi . Aveva ormai quarantatré anni : già calvo , ma vigoroso , col volto fortemente inquadrato dalle folte sopracciglia nere , quasi giunte , e dalla corta barba pur nera , se ne stava avvilito e addogliato , come un fanciullo debole al cospetto di quella madre che , pur così debellata dai dolori e dagli anni , serbava tanta energia e così fieri spiriti . Si sentiva veramente sconfitto . L ' animo , troppo teso negli sforzi della prima gioventù , gli era venuto meno a poco a poco , di fronte alla nuova , laida guerra , guerra di lucro , guerra per la conquista indegna dei posti . E ne aveva chiesto uno anche lui , non per sé , per il fratello Giulio , e lo aveva ottenuto al Ministero del tesoro . Egli s ' era affidato agli scarsi , incerti proventi della professione d ' avvocato : proventi che tuttavia , tal volta , non gli lasciavano al tutto tranquilla la coscienza , non già perché non li credesse meritato compenso al proprio lavoro , allo zelo ; ma perché la maggior parte delle liti gli venivano per il tramite dei deputati siciliani suoi amici , di Corrado Selmi specialmente , e per parecchie aveva il dubbio che le avesse vinte , non tanto per la sua bravura , quanto per l ' indebita e non gratuita ingerenza di quelli . Ma egli , morto il cognato Michele Del Re , aveva la madre e la sorella vedova e il nipote da mantenere a Girgenti ; oltre che a Roma , da parecchi anni , non era più solo . Certo la madre non ignorava la convivenza di lui a Roma con una donna , di cui per antichi pregiudizii e per la puritana rigidezza dei costumi non poteva avere alcuna stima ; non glien ' aveva mai fatto parola ; ma egli sentiva l ' aspra condanna nel cuore materno , un ' altra amarezza - secondo lui ingiusta - che la madre non gli mostrava per non avvilirlo , per non ferirlo vieppiù . Ma forse donna Caterina , in quei momenti , non ci pensava nemmeno , tutt ' intesa com ' era a mettere innanzi al figlio , con foga inesausta , insieme coi ricordi luttuosi della famiglia , le condizioni tristissime del paese . E durante quest ' esposizione , la sorpresero il canonico Pompeo Agrò e il Mattina . Dalla cordialità vivace , con cui Roberto Auriti lo accolse , l ' Agrò comprese subito ch ' egli ignorava ancora la pubblicazione di quel turpe articolo . Presentò il Mattina , ossequiò la signora . Donna Caterina aspettò che i primi convenevoli fossero scambiati e che i due amici esprimessero la gioja di rivedersi dopo tanti anni ; e riprese , rivolta all ' Agrò : - Per carità , Monsignore , glielo faccia intendere anche lei , che è amico sincero . Qua siamo tra noi . Anche questo signore , se l ' ha condotto lei , sarà un amico . Io voglio persuadere mio figlio a non accettare questa lotta . - Mamma ... - pregò Roberto , con un sorriso afflitto . - Sì , sì , - incalzò la madre . - Lo dicano loro . Che ha fatto Roberto , e perché , in nome di che cosa viene oggi a chiedere il suffragio del suo paese ? Forse in nome di tutto ciò che fece da giovinetto , in nome del padre morto , dei sacrifizii e degli ideali santi per cui quei sacrifizii furono fatti e quello strazio sofferto ? Farà ridere ! - Oh , no , perché , donna Caterina ? - si provò a interrompere il canonico Agrò , portandosi una mano al petto , quasi ferito . - Non dica così . - Ridere ! ridere ! - incalzò quella con più foga . - Lo sa bene anche lei come quegli ideali si sono tradotti in realtà per il popolo siciliano ! Che n ' ha avuto ? com ' è stato trattato ? Oppresso , vessato , abbandonato e vilipeso ! Gli ideali del Quarantotto e del Sessanta ? Ma tutti i vecchi , qua , gridano : Meglio prima ! Meglio prima ! E lo grido anch ' io , sa ? io , Caterina Laurentano , vedova di Stefano Auriti . - Mamma ! mamma ! - supplicò Roberto , con le mani agli orecchi . E subito la madre : - Sì , figlio : perché prima almeno avevamo una speranza , quella che ci sostenne in mezzo a tutti i triboli che tu sai e non sai , là , a Torino ... Nessuno vuol più saperne , ora , credi . Troppo cari si son pagati , quegli ideali ; e ora basta ! Ritòrnatene a Roma ! Non voglio , non posso ammettere che tu sia venuto qua in nome del Governo che ci regge . Tu non hai rubato , figlio , non hai prestato man forte a tutte le ingiustizie e le turpitudini che qua si perpetrano protette dai prefetti e dai deputati , non hai favorito la prepotenza delle consorterie locali che appestano l ' aria delle nostre città come la malaria le nostre campagne ! E allora perché ? che titoli hai per essere eletto ? chi ti sostiene ? chi ti vuole ? Entrò , in questo punto , Guido Verònica , rassettato e ricomposto . Era salito all ' albergo dopo la rissa per cambiarsi d ' abito , e vi aveva lasciato detto che se qualcuno fosse venuto a cercar di lui , egli sarebbe ritornato alle ore tre del pomeriggio . Subito l ' Agrò e il Mattina gli fecero cenno con gli occhi , che Roberto non sapeva nulla . Donna Caterina Auriti s ' era levata in piedi , per incitare il figlio a rifiutare l ' ajuto del Governo , che del resto non avrebbe avuto alcun valore nell ' imminente lotta , e ad accettar questa , invece , in nome dell ' isola oppressa . Non avrebbe vinto , certamente ; ma la sconfitta almeno non sarebbe stata disonorevole e sarebbe servita di mònito al Governo . - Perché voi lo vedrete , - concluse . - Faccio una facile profezia : non passerà un anno , assisteremo a scene di sangue . Guido Verònica parò le mani grassocce . - Per carità , signora mia , per carità , non dica codeste cose , che sono orribili in bocca a lei ! Le lasci dire ai sobillatori che , senza volerlo , fanno il giuoco dei clericali ! Scusi , Canonico ; ma è proprio così ! Quattro mascalzoni ambiziosi che seminano la discordia per assaltare i Consigli comunali e provinciali e anche il Parlamento ; altri quattro ignobili nemici della patria che sognano la separazione della Sicilia sotto il protettorato inglese , uso Malta ! E c ' è poi la Francia , la nostra cara sorella latina , che soffia nel fuoco e manda denari per trar partito domani di qualche sommossa brigantesca , ispirata dalla mafia ! - Ah sì ? - proruppe donna Caterina , che s ' era tenuta a stento . - Lei si conforta così ? Sono tutte calunnie , le solite , quelle che ripetono i ministri , facendo eco ai prefetti e ai tirannelli locali capi - elettori ; per mascherare trenta e più anni di malgoverno ! Qua c ' è la fame , caro signore , nelle campagne e nelle zolfare ; i latifondi , la tirannia feudale dei cosiddetti cappelli , le tasse comunali che succhiano l ' ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane ! si stia zitto ! si stia zitto ! Guido Verònica sorrise nervosamente , aprendo le braccia ; poi si rivolse a Roberto : - Oh senti ... ( col suo permesso , signora ! ) : avrei bisogno del tuo cifrario , per spedire un telegramma d ' urgenza a Roma . - Ah già , bravo , bravo ! - esclamò il canonico Agrò , riscotendosi dal doloroso atteggiamento preso durante la violenta intemerata di donna Caterina . Roberto si recò di là per il cifrario . La conversazione cadde fra i tre amici e la vecchia signora ; poi l ' Agrò per rompere il silenzio penoso sopravvenuto , sospirò : - Eh , certo sono tristi assai le condizioni del nostro povero paese ! E la conversazione fu ripresa un po ' , ma senza più calore . I tre avevano un ' intesa segreta tra loro ed erano anche gonfii e costernati dello scandalo di quell ' articolo : si scambiavano occhiate d ' intelligenza , avrebbero voluto rimanere soli un momento per accordarsi sul miglior modo di preparare Roberto . Ma donna Caterina non se n ' andava . - Sa se Corrado Selmi , - le domandò Guido Verònica , - ha scritto a Roberto che verrà ? - Verrà , verrà , - rispose ella , scrollando il capo con amaro sdegno . - Ci ho pensato , - disse piano il Verònica all ' Agrò e al Mattina . - Tanto meglio , se viene . Anzi gli spedirò io stesso un telegramma perché venga subito , per me , capite ? Cosí Lando ... zitti , ecco Roberto . Ma non era Roberto : entrò invece nella sala un giovinotto alto , smilzo , a cui le lenti serrate in cima al naso , congiungendo le folte sopracciglia , davano un ' aria di cupa e rigida tenacia . Era Antonio Del Re , il nipote . Pallidissimo di solito , appariva in quel momento quasi cèreo . - Hanno letto nell ' Empedocle ? - domandò con un fremito nelle labbra e nel naso . Il canonico Agrò e il Mattina alzarono subito le mani per impedire che seguitasse . - Contro Roberto ? - domandò donna Caterina . - Contro il nonno ! - rispose , vibrante , il giovinotto . - una manata di fango ! E contro te ! - Sozzure ! sozzure ! - esclamò l ' Agrò . - Per carità , non ne sappia nulla il povero Roberto ! - Già sta a leggerlo , - disse il nipote , sprezzante . - No ! no ! gridò allora l ' Agrò , levandosi in piedi . - Oh Signore Iddio , bisogna prevenirlo ! Già questi farabutti hanno avuto la lezione che si meritavano dal nostro Verònica ! Per carità , vada lei , donna Caterina ... Imprudenza , imprudenza , ragazzo mio ! Donna Caterina accorse ; ma troppo tardi . Roberto Auriti , ignorando quel che poc ' anzi aveva fatto il Verònica , era corso pallido , col volto contratto da un sorriso spasmodico , e come un cieco alla redazione di quel giornalucolo , presso Porta Atenèa . Vi aveva trovati già raccolti i maggiorenti del partito , con Flaminio Salvo alla testa , per proclamare , subito dopo l ' aggressione , la candidatura di Ignazio Capolino . Al vecchio usciere , che stava di guardia nella saletta d ' ingresso innanzi all ' uscio a vetri della sala di redazione , aveva detto - ancor sorridendo a quel modo - che Roberto Auriti voleva parlare col direttore . Nella sala di redazione s ' era fatto un improvviso silenzio ; poi agli orecchi di Roberto eran venute queste parole concitate : - Nossignori ! Vado io , tocca a me ; l ' articolo l ' ho scritto io , e io ne rispondo ! Non aveva neppur visto chi gli s ' era fatto innanzi : gli s ' era lanciato addosso come una belva , lo aveva levato di peso e scagliato con tale impeto contro l ' uscio , che questo s ' era sfondato , sfasciato , con gran fracasso e rovinìo di vetri infranti . Quando il Verònica , il Mattina e il nipote Del Re sopraggiunsero a precipizio , tra la ressa della gente accorsa da ogni parte agli urli che s ' eran levati altissimi dalla sala di redazione , Marco Prèola col volto insanguinato e un coltello in mano si dibatteva ferocemente sbraitando : - Lasciatemi , maledetti , lasciatemi ! Se lo liberate adesso , l ' ammazzo più tardi ! Lasciatemi ! Lasciatemi ! CAPITOLO QUARTO In fondo al vestibolo , tra i lauri e le palme , su lo sfondo della gran porta a vetri colorati , la preziosa statua acefala di Venere Urania , scavata a Colimbètra nello stesso posto ove ora sorge la villa , pareva che non per vergogna della sua nudità tenesse sollevato un braccio davanti al volto ideale che ciascuno , ammirandola , le immaginava subito , lievemente inclinato , come se in realtà vi fosse ; ma per non vedere inginocchiati alla soglia della cappella che si apriva a destra tutti quegli uomini così stranamente parati : la compagnia borbonica di capitan Sciaralla . La messa era per finire . Dentro la cappella , lucida di marmi e di stucchi , stavano soltanto il principe don Ippolito , raccolto nella preghiera su l ' inginocchiatojo dorato e damascato , innanzi all ' altare ; più indietro , Lisi Prèola , il segretario ; più indietro ancora , le donne di servizio : la governante e due giovani cameriere . La servitù mascolina doveva contentarsi d ' assistere alla messa dal vestibolo ; solo a Liborio , cameriere favorito del principe , in brache corte e calze di seta , era concesso di star su l ' entrata , più dentro che fuori ; e questa pareva a Sciaralla un ' ingiustizia del Prèola , bell ' e buona . In qualità di capitano , egli si riteneva degno di sedere per lo meno accanto al Prèola stesso , se non subito dopo il principe , ecco . Apertamente , no , non se ne lagnava , per prudenza ; ma ci pigliava certe bili ! E come d ' un peccato d ' invidia se n ' era confessato a don Lagàipa , che ogni domenica veniva a Colimbètra a dir messa . - Almeno davanti a Dio dovremmo essere tutti eguali , ecco ! Tutti , escluso il principe ; non c ' era bisogno di dirlo . Ma lui , Sciaralla , non si lagnava perché voleva esser favorito , messo avanti agli altri , distinto dai suoi subalterni al cospetto di Dio ? Le corna aveva dunque , le corna e la coda del demonio , quella sua riflessione , che pur sembrava giusta a prima giunta . Così don Illuminato Lagàipa aveva tappata la bocca a Sciaralla . E Sciaralla , un sospirone . Vera tentazione del demonio era intanto quella statua nuda , lì davanti la cappella , per tutti quegli uomini di guardia che dovevano star fuori . Mentre le labbra recitavano le preghiere , gli occhi eran quasi costretti a peccare guardando senza volerlo quella nudità , che S . E . il principe , tanto divoto , non avrebbe dovuto tenere così esposta ! Oh maledetta ! Sembrava viva , sembrava ... Le povere donne di servizio abbassavano gli occhi , ogni volta , passando ; e anche don Illuminato li abbassava , pezzo d ' ipocrita ! Ridevano intanto , fiorenti , le mirabili forme della dea decapitata , emersa dal tempo remoto , nata da uno scalpello greco , da un artefice ignaro che la sua opera dovesse tanto sopravvivere e parlare a profana gente un linguaggio diabolico , ornamento d ' un vestibolo , tra cassoni di lauri e di palme . Finita la messa , gli uomini della compagnia di guardia fecero ala su l ' attenti , al passaggio del principe che si recava al Museo . Così eran chiamate le sale a pianterreno dell ' altro lato del vestibolo , nelle quali tra alte piante di serra erano raccolti gli oggetti antichi , d ' inestimabile valore : statue , sarcofaghi , vasi , iscrizioni , scavati a Colimbètra , e che don Ippolito aveva illustrati molti anni addietro nelle sue Memorie d ' Akragas , insieme col prezioso medagliere esposto su , nel salone della villa . L ' antica famosa Colimbètra akragantina era veramente molto più giù , nel punto più basso del pianoro , dove tre vallette si uniscono e le rocce si dividono e la linea dell ' aspro ciglione , su cui sorgono i Tempii , è interrotta da una larga apertura . In quel luogo , ora detto dell ' Abbadia bassa , gli Akragantini , cento anni dopo la fondazione della loro città , avevano formato la pescheria , gran bacino d ' acqua che si estendeva fino all ' Hypsas e la cui diga concorreva col fiume alla fortificazione della città . Colimbètra aveva chiamato don Ippolito la sua tenuta , perché anch ' egli lassù , nella parte occidentale di essa , aveva raccolto un bacino d ' acqua , alimentato d ' inverno dal torrentello che scorreva sotto Bonamorone e d ' estate da una nòria , la cui ruota stridula era da mane a sera girata da una giumenta cieca . Tutt ' intorno a quel bacino sorgeva un boschetto delizioso d ' aranci e melograni . Nel museo don Ippolito soleva passare tutta la mattinata , intento allo studio appassionato e non mai interrotto delle antichità akragantine . Attendeva ora a tracciare , in una nuova opera , la topografia storica dell ' antichissima città , col sussidio delle lunghe minuziose investigazioni sui luoghi , giacché la sua Colimbètra si estendeva appunto dov ' era prima il cuore della greca Akragante . Presso una delle ampie finestre della seconda sala , guarnite di lievi tende rosee , era la scrivania massiccia , intagliata ; ma don Ippolito componeva quasi sempre a memoria , passeggiando per le sale ; architettava all ' antica due , tre periodoni gravi di laonde e di conciossiaché , e poi andava a trascriverli su i grandi fogli preparati su la scrivania , spesso senza neppur sedere . Tenendosi con una mano sul mento la barba maestosa , che serbava tuttavia un ultimo vestigio , quasi un ' aria del primo color biondo d ' oro , egli , alto , aitante , bellissimo ancora , non ostanti l ' età e la calvizie , si fermava davanti a questo o a quel monumento , e pareva che con gli occhi ceruli , limpidi sotto le ciglia contratte , fosse intento a interpretare una iscrizione o le figure simboliche d ' un vaso arcaico . Talvolta anche gestiva o apriva a un lieve sorriso di soddisfazione le labbra perfette , giovanilmente fresche , se gli pareva d ' aver trovato un argomento decisivo , vittorioso , contro i precedenti topografi . Su la scrivania era quel giorno aperto un volume delle storie di Polibio , nel testo greco , Lib . IX , Cap . 27 , alla pagina ov ' è un accenno all ' acropoli akragantina . Un gravissimo problema travagliava da parecchi mesi don Ippolito circa alla destinazione di questa acropoli . - Disturbo ? - domandò , inchinandosi su la soglia di quella seconda sala , don Illuminato Lagàipa , che già si era spogliato degli arredi sacri e aveva fatto la solita colazione di cioccolato e biscottini . Era un prete di mezz ' età , tondo di corpo , dal volto bruciato dal sole , nel quale gli occhi cilestri , troppo chiari , pareva vaneggiassero smarriti . Buon uomo , in fondo , pacifico e noncurante , lì , in presenza del principe , che ogni domenica lo tratteneva a colazione , si dava , per fargli piacere , arie di rigida e battagliera intransigenza , di cui rideva poi , discorrendo filosoficamente con la sua vecchia e fedele Fifa , l ' asina mansueta , che lo riconduceva al campicello presso il camposanto di Bonamorone , pochi ettari di terra , che - se sapevano il rapido passar della vita - pure , sotto questo o quel re , gli producevano ogni anno quel tanto che modestamente gli bisognava . - Domenica , oggi , e non si lavora ! - soggiunse , levando le mani e sorridendo . - Non è lavoro , il mio , propriamente , - gli disse con un sobrio gesto garbato don Ippolito . - Già , già ! otia , otia , secondo Cicerone ! - si corresse don Lagàipa . - Ha ragione . Venivo per dirle che jeri mattina , prima che mi recassi al mio campicello , Monsignore mi fece l ' onore d ' incaricarmi d ' un ' ambasciata per Vostra Eccellenza . - Monsignor Montoro ? - Già . Mi disse di avvertir Vostra Eccellenza che oggi , nel pomeriggio , con l ' ajuto di Dio , verrà qua , per parlare , suppongo , delle prossime elezioni . Eh , - sospirò , intrecciando le dita e scotendo le mani così giunte , - pare che il diavolaccio maledetto si senta prudere le corna ... Guerra , guerra ... tempesta ! Ho sentito che sono arrivate da Palermo , per richiamo , dicono , del canonico Agrò , due certe gallinelle d ' acqua ... già ! due famosi galoppini al comando dell ' alta mafia e della famigerata banda massonica ... un tal Mattina , un tal Verònica ... - L ' Agrò ? - disse cupo don Ippolito Laurentano , che s ' era impuntato a quel nome , senza più badare al resto . - Dunque l ' Agrò vuole proprio scendere in piazza , senza alcun ritegno , senza alcun riguardo , nemmeno per l ' abito che indossa ? - Eh ! - tornò a sospirare don Lagàipa . - Superiore mio ... superiore ... ma dico ciò che si dice ... relata refero ... non manda giù , dicono , che non l ' abbiano fatto vescovo al posto del nostro Eccellentissimo monsignor Montoro . Crede di salvare le apparenze con ... con la scusa dell ' antica amicizia che lo lega all ' Auriti , ecco ... - Bell ' amicizia , da gloriarsene ! - brontolò il Laurentano . - Per un sacerdote ! - Ma l ' Agrò ... - osservò don Illuminato . E non aggiunse altro . Chiuse gli occhi , tentennò il capo , emise un terzo sospiro : - Eh , si complica ... la faccenda si complica ... sì , dico ... si fa molto delicata ... - Per me ? - salto su a dire don Ippolito ( e il lucido cranio gli s ' infiammò ) . - Delicata per me ? Sappia monsignor Montoro ... già dovrebbe saperlo ; io non riconosco , non ho mai riconosciuto per nipote codesto Roberto Auriti garibaldesco . Non lo conosco neppur di vista : qua non è mai venuto , né io del resto gli avrei fatto oltrepassar la soglia del mio cancello . Per ordine del suo Governo , non invitato dalla cittadinanza , viene con la folle speranza di prendere il posto di Giacinto Fazello ? Bene . Avrà ciò che si merita . Senza alcuna considerazione per la mia sciagurata parentela in - vo - lon - ta - ria , si lotti e si vinca ! - Ah , lottare , lottare , sicuro ! bisogna lottare ! disse don Illuminato , aggrottando fieramente le ciglia su quegli occhi vani . - Anche se non si dovesse vincere . - E perché no ? - domandò severo don Ippolito . - Che probabilità di vittoria può aver l ' Auriti ? Che conta l ' Agrò ? - Ma ... dicono ... la prefettura ... e don Iluminato grattò la guancia raschiosa . - Non è base ! - ribatté subito il principe . - L ' abbiamo veduto nelle elezioni comunali . - Già , già ... - si rimise don Lagàipa . - Però ... la mafia in campo , adesso ... la polizia favoreggiatrice ... tutte le male arti ... dicono ... e deve arrivare ... non so , un pezo grosso ... un deputato ... Selmi , mi par d ' avere inteso ... Don Ippolito rimase in silenzio per un pezzo , col volto atteggiato di nausea ; poi , scotendo un pugno , proruppe : - Filangieri ! Filangieri ! Il Lagàipa scrollò il capo , sospirando a questa esclamazione , frequente su le labbra del principe e accompagnata sempre da quel gesto di rabbioso rammarico : - Filangieri ! Sapeva quanta venerazione don Ippolito Laurentano serbasse ancora alla memoria del Satriano , repressore benedetto della rivoluzione siciliana del 1848 , provvido , energico restauratore dell ' ordine sociale dopo i sedici mesi dell ' oscena baldoria rivoluzionaria . Di quei sedici mesi era rimasto vivo di raccapriccio nel principe il ricordo , copra tutto per la minaccia brutale del volgo ai privilegi nobiliari e alla credenza religiosa . Satriano era stato per lui il sole trionfatore di quella bufera sovvertitrice ; e come un sole , ritornata la calma , aveva brillato su nel cielo di Sicilia dalla reggia normanna di Palermo , riaperta alle splendide feste per circondare di prestigio napoleonico il suo potere . Lì , nella reggia , don Ippolito aveva conosciuto donna Teresa Montalto , giovinetta , a cui poi il Satriano stesso aveva voluto far da padrino nelle nozze , ottenendo a lui , sposo , con sommo stento dal Re l ' ordine di cavaliere di San Gennaro , di cui già il padre era stato insignito . La bufera s ' era scatenata di nuovo nel 1860 : dal ritiro di Colimbètra egli ne udiva il rombo lontano : lottava di là con tutte le forze , nel piccolo àmbito della città natale : la causa dei Borboni era per il momento perduta ; bisognava lottare per il trionfo del potere ecclesiastico ; restituita Roma al Pontefice , chi sa ! Intanto si doveva a ogni costo impedire che la rappresentanza di Giacinto Fazello fosse usurpata da Roberto Auriti . - Del resto , - riprese , - l ' Auriti non ha più alcun prestigio nel paese . Ne manca da circa vent ' anni ... - Simpatie , però ... - oppose reticente il Lagàipa , - ecco , sì ... qualche simpatia forse la gode ... - Non contano nulla , oggi , le simpatie , - rispose don Ippolito recisamente . - Di fronte agl ' interessi , nulla ! Prese dalla scrivania , così dicendo , il volume delle storie di Polibio che vi stava aperto e istintivamente se l ' appressò agli occhi . Subito questi gli andarono sul passo , tante volte riletto e tormentato , della controversia su quella benedetta acropoli . Si distrasse dal discorso ; rilesse ancora una volta il passo , con la mente già piena di nuovo della controversia che l ' agitava ; sospirò ; chiuse il libro , lasciandovi l ' indice in mezzo e , ponendoselo dietro il dorso : - Insomma , - disse , - bisogna vincere , don Illuminato ! Io , guardi , in questo momento ho contro me un esercito di eruditi tedeschi ; di topografi ; di storici antichi e nuovi d ' ogni nazione ; la tradizione popolare ; eppure non mi do per vinto . Il campo di battaglia è qua . Qua li aspetto ! Gli mostrò il libro , picchiando con le nocche delle dita su la pagina , e soggiunse : - Come tradurrebbe lei queste parole : kat ' autàs tàs derinàs anatolàs ? Investito da quei quattro às , às , às , às , come da quattro schiaffi improvvisi , il povero don Illuminato Lagàipa restò quasi basito . Credeva di non meritarsi un simile trattamento . Don Ippolito sorrise ; poi , introducendo il braccio sotto il braccio di lui , soggiunse : - Venga con me . Le spiegherò in due parole di che si tratta . Uscirono sul vasto spiazzo innanzi alla villa ; se ne scostarono un tratto a destra ; quindi , voltando le spalle , il principe mostrò al prete l ' ampia zona di terreno , dietro la villa , in scosceso pendìo , coronata in cima da un greppo isolato , ferrigno , da un cocuzzolo tutt ' intorno tagliato a scarpa . - Questa , è vero ? la collina akrea , - disse . - Quella lassù , la nostra famosa Rupe Atenèa . Bene . Polibio dice : « La parte alta ( l ' arce , la così detta acropoli , insomma ) sovrasta la città , noti bene ! , in corrispondenza a gli orienti estivi » . Ora , dica un po ' lei : donde sorge il sole , d ' estate ? Forse dal colle dove sta Girgenti ? No ! Sorge di là , dalla Rupe . E dunque lassù se mai , era l ' Acropoli , e non su l ' odierna Girgenti , come vogliono questi dottoroni tedeschi . Il colle di Girgenti restava oltre il perimetro delle antiche mura . Lo dimostrerò ... lo dimostrerò ! Mettano lassù Camìco ... la reggia di Còcale ... Omface ... quello che vogliono ... l ' Acropoli , no . E scartò con la mano Girgenti , che si vedeva per un tratto , lassù , a sinistra della Rupe , più bassa . - Lì , - riprese , additando di nuovo la Rupe Atenèa e ispirandosi , - lì , sublime vedetta e sacrario soltanto , non acropoli , sacrario dei numi protettori , Gellia ascese , fremebondo d ' ira e di sdegno , al tempio della diva Athena dedicato anche a Giove Atabirio , e vi appiccò il fuoco per impedirne la profanazione . Dopo otto mesi d ' assedio , stremati dalla fame , gli Akragantini , cacciati dal terrore e dalla morte , abbandonano vecchi , fanciulli e infermi e fuggono , protetti dal siracusano Dafnèo , da porta Gela . Gli ottocento Campani si sono ritirati dal colle ; il vile Desippo s ' è messo in salvo ; ogni resistenza è ormai inutile . Solo Gellia non fugge ! Spera d ' avere incolume la vita mercé la fede , e si riduce al santuario d ' Athena . Smantellate le mura , ruinati i meravigliosi edifizii , brucia qua sotto la città intera ; e lui dall ' alto , mirando l ' incendio spaventoso che innalza una funerea cortina di fiamme e di fumo su la vista del mare , vuol ardere nel fuoco della Dea . - Stupenda , stupenda descrizione ! - esclamò il Lagàipa con gli occhi sbarrati . Giù , nel secondo dei tre ampii ripiani fioriti , degradanti innanzi alla villa , come tre enormi gradini d ' una scalea colossale , Placido Sciaralla e Lisi Prèola , appoggiati alla balaustrata marmorea , avevano interrotto la conversazione e ora tentennavano il capo , ammirati anch ' essi del calore con cui il principe aveva parlato , sebbene per la distanza non ne avessero colto una parola . Don Ippolito Laurentano restò acceso a mirare con gli occhi intensi il magnifico panorama . Dov ' egli aveva rappresentato l ' incendio formidabile e la distruzione , ora s ' abbandonava la pace inconsapevole della campagna ; dov ' era il cuore dell ' antica città sorgeva ora un bosco di mandorli e d ' olivi , il bosco detto perciò ancora della Civita . Le chiome dei mandorli s ' erano con l ' autunno diradate e , tra quelle perenni degli olivi cinerulei , parevano aeree , assumevano sotto il sole una tinta roseo - dorata . Oltre il bosco , sul lungo ciglione , sorgevano i famosi Tempii superstiti , che parevano collocati apposta , a distanza , per accrescere la meravigliosa vista della villa principesca . Oltre il ciglione , il pianoro , ove stette splendida e potente l ' antica città , strapiombava aspro e roccioso a precipizio sul piano dell ' Akragas , tranquillo piano luminoso , che spaziava fino a terminare laggiù laggiù , nel mare . - Non posso soffrire questi Tèutoni , - disse il principe , rientrando con don Illuminato Lagàipa nel Museo , - questi Tèutoni che , non potendo più con le armi , invadono coi libri e vengono a dire spropositi in casa nostra , dove già tanti se ne fanno e se ne dicono . S ' intese in quel punto il rotolìo d ' una vettura per la strada incassata , dietro la villa , e don Ippolito contrasse le ciglia . Entrò poco dopo , turbato , smarrito nella sorpresa , Liborio , il cameriere . - Pe ... perdoni , eccellenza , - balbettò . - È arrivata da Girgenti la ... la signora ... - Che signora ? - domandò il principe . - Sua sorella ... donna Caterina ... Don Ippolito restò dapprima come stordito da un improvviso colpo alla testa . Arricciò il naso , impallidì . Poi , d ' un subito , il sangue gli balzò al capo . Chiuse gli occhi , impallidì di nuovo , aggrottò le ciglia , serrò le pugna e , col cuore che gli martellava in petto , domandò : - Qua ? Dov ' è ? - Su , eccellenza ... nel salone , - rispose Liborio ; e , poco dopo , vedendo che il principe restava perplesso , chiese : Ho fatto male ? Don Ippolito si voltò a guardarlo per un pezzo , come se non avesse inteso ; poi disse : - No ... E si mosse , senza neppur volgere uno sguardo al Lagàipa . Con l ' animo in tumulto , cercò di fissare un pensiero che gli spiegasse il perché di quella visita straordinaria , non volendo , non sapendo ammettere quel che gli era in prima balenato , che la sorella cioè , colei che in tante e tante sciagure aveva sempre rifiutato con ostinata fierezza , anzi con disprezzo , ogni soccorso , venisse ora a intercedere per il figlio Roberto . Ma che altro poteva voler da lui ? Salì la scala . Era tanto oppresso d ' angoscia e in preda a un ' agitazione così soffocante , che dovette fermarsi per un momento davanti la soglia . Entrare ? presentarsi a lei in quello stato ? No . Doveva prima ricomporsi . E in punta di piedi si diresse alla camera da letto . Qua , istintivamente , s ' appressò allo scrigno dove erano conservati un medaglioncino di lei in miniatura , di quand ' ella era giovinetta di sedici anni , e i due biglietti che gli aveva scritti , senza intestazione e senza firma , uno da Torino , dopo la morte violenta del padre , l ' altro da Girgenti , al ritorno dall ' esilio dopo la morte del marito . Il primo , più ingiallito , diceva : « I beni , confiscati a Gerlando Laurentano dal governo borbonico , furono restituiti al figlio Ippolito da Carlo Filangieri di Satriano . Nulla dunque mi spetta dell ' eredità paterna . La moglie e il figlio di Stefano Auriti non mangeranno il pane d ' un nenico della patria » . L ' altro , più laconico , diceva : « Grazie . Alla vedova , agli orfani , provvedono i parenti poveri di Stefano Atriti . Da te , nulla . Grazie » . Scostò con la mano quei due biglietti e fissò gli occhi sul medaglioncino , che egli aveva tolto dal salone della casa paterna dopo la fuga della sorella con Stefano Auriti . Da allora - eran già quarantacinque anni - non l ' aveva più riveduta ! Come avrebbe riveduto , ora , dopo tanto tempo , dopo tante vicende funeste , quella giovinetta bellissima che gli stava davanti , rosea , ampiamente scollata , nell ' antica acconciatura , con quegli occhi ardenti e pensosi ? Richiuse lo scrigno , dopo aver gettato un altro sguardo su i due biglietti sprezzanti ; e , grave , accigliato , s ' avviò al salone . Sollevata la tenda dell ' uscio , intravide con gli occhi intorbidati dalla commozione la sorella in piedi , alta , vestita di nero . Si fermò poco oltre la soglia , oppresso d ' angoscioso stupore alla vista di quel volto disfatto , irriconoscibile . - Caterina , - mormorò , sostando ; e le tese istintivamente le braccia , pur con l ' impressione in contrasto , che quella era ormai un ' estranea , al tutto ignota . Ella non si mosse : rimase lì , in mezzo al salone , cerea tra le fitte gramaglie , col volto contratto e gli occhi chiusi , altera , indurita nello spasimo di quell ' attesa . Aspettò che egli le si accostasse e gli toccò appena la mano con la sua , gelida , guardandolo ora con quegli occhi stanchi , velati di cordoglio , quasi a metà nascosti dalle palpebre , uno più , l ' altro meno . - Siedi , - disse , con gli occhi bassi , quasi intimidito , il fratello , indicando il divano e le poltrone nella parete a sinistra . Seduti , stettero un lungo pezzo entrambi senza poter parlare , in un silenzio che fremeva d ' intensa , violenta commozione . Don Ippolito chiuse gli occhi . La sorella , dopo aver soffocato parecchie volte con sforzo un singhiozzo che le faceva impeto alla gola , disse alla fine , con voce rauca : - Roberto è qui . Don Ippolito si scosse ; riaprì gli occhi e , senza volere , li volse in giro per la sala , come se - smarrito tra gl ' interni ricordi tumultuanti - avesse temuto un ' imboscata . - Non qui , - riprese donna Caterina , con un freddo , amaro , lievissimo sorriso , - nel tuo dominio straniero . A Girgenti , da due giorni . Don Ippolito , aggrondato , chinò più volte la testa per significarle che sapeva . - E so perché è venuto , - aggiunse con voce cupa ; poi levò il capo e guardò la sorella con penosissimo sforzo . - Che potrei ... - Nulla ... oh ! nulla , - s ' affrettò a rispondergli donna Caterina . - Voglio che tu lo combatta con tutte le tue forze . Non ci mancherebbe altro , che anche tu lo sostenessi e che egli andasse su anche coi vostri voti ! - Sai bene ... - si provò a dirle il fratello . - So , so , - troncò recisamente con un gesto della mano donna Caterina . - Ma combatterlo , Ippolito , non col coltello alla mano , non andando a scavar le fosse , come le jene , a scoperchiare certe tombe sacre , da cui i morti potrebbero levarsi e farvi morire di paura . - Piano , piano , - disse don Ippolito tendendo le mani che gli tremavano , non tanto per protestare , quanto per placare quell ' ombra tragica della sorella così agitata . - Io non t ' intendo ... - Mi brucia le mani , - disse allora donna Caterina , gettando sul tavolinetto innanzi al divano una copia dell ' Empedocle tutta brancicata . Don Ippolito prese quel foglio , lo spiegò e cominciò a leggerlo . - Con codeste sozze armi ... Contro un morto ... - mormorò donna Caterina , accompagnando la lettura del fratello . Ansava , seguendo quella lettura e osservando sul volto di lui l ' impressione disgustosa ch ' egli ne riceveva . - Roberto - riprese , - è andato alla redazione di codesto giornale . Gli si è fatto innanzi l ' autore dell ' articolo , che è figlio , m ' hanno detto , d ' un tuo ... schiavo qui , il Prèola . L ' ha preso e scagliato contro una porta . Glielo hanno strappato dalle mani ... Ora costui , armato di coltello ( e l ' ha cavato fuori ! ) minaccia d ' uccidere ; e questa mattina stessa è stato visto in agguato presso la mia casa . Ma io non temo di lui ; temo che Roberto si comprometta di nuovo e torni a insozzarsi le mani ... Così volete combatterlo ? Don Ippolito che , seguitando a leggere , aveva ascoltato con animo sospeso il racconto , a quest ' ultima domanda si scosse , indignato , come se la sorella lo avesse percosso sul viso , accomunandolo con quell ' abietto che aveva scritto l ' articolo . Si levò in piedi , alteramente ; ma si frenò subito , e andò a premere un campanello . A Liborio , che subito si presentò su la soglia : - Il Prèola ! - ordinò . Poco dopo il vecchio segretario entrò curvo , ossequioso , anzi strisciante , quasi cacciato lì dentro a frustate . Vestiva un ' ampia e greve napoleona . Dal colletto basso , troppo largo , la grossa testa calva , inteschiata , sbarbata , gli usciva come quella d ' un vitello scorticato . - Eccellenza ... eccellenza ... - Manda subito a chiamare tuo figlio a Girgenti , - comandò il principe . - Che venga subito qua ! Debbo parlargli . - Eccellenza , mi conceda , - s ' arrischiò a dire il Prèola , storcendosi e curvandosi vieppiù , con una mano sul petto , mentre la trama delle vene gli si gonfiava sul cranio paonazzo , - mi conceda che all ' eccellentissima sua signora sorella io , umilmente ... - Basta , basta , basta ! - gridò seccamente il principe . - So io quel che debbo dire a tuo figlio . Anzi , ascolta ! Mi fa troppo schifo , e non voglio né vederlo , né parlargli . Gli dirai tu che se si arrischia ancora a mostrare la sua laida grinta per le vie di Girgenti , tu sei messo alla strada : ti caccio via su due piedi ! Inteso ? Il Prèola cavò un fazzoletto dalla tasca posteriore della napoleona e approvò , approvò più volte , asciugandosi il cranio ; poi si portò il fazzoletto agli occhi e si scosse tutto per un impeto di singhiozzi : - Sforcato ... sforcato ... - gemette . - Mi disonora , eccellenza ... Lo manderò via , a Tunisi ... Ho già fatto le pratiche ... Intanto subito , lo faccio venire qua . Mi perdoni , mi compatisca , eccellenza . E uscì , rinculando , ossequiando , col fazzoletto su la bocca . Donna Caterina si alzò . Con questo , - le disse don Ippolito , - non intendo affatto di derogare a me stesso , alla lotta per i miei principii , contro tuo figlio . Donna Caterina alzò gli occhi a un grande ritratto a olio di Francesco II , a un altro del Re Bomba , che troneggiavano nel magnifico salone , da una parete : chinò il capo e disse : - Sta bene . Non desidero altro . E si mosse per uscire . - Caterina ! - chiamò don Ippolito , quand ' ella era già presso l ' uscio . - Te ne vai così ? Forse non ci rivedremo mai più ... Tu sei venuta qua ... - Come dall ' altro mondo ... - diss ' ella , crollando il capo . - E non t ' avrei riconosciuta , - soggiunse il fratello . - Perché ... attendi un po ' qua : ti farò vedere come io ti ricordavo , Caterina . Corse a prendere dallo scrigno nella camera da letto il medaglioncino in miniatura , e glielo mostrò : - Guarda ... Ti ricordi ? Donna Caterina provò dapprima come un urto violento alla vista della sua immagine giovanile , e ritrasse il capo ; poi prese dalle mani di lui il medaglioncino , si appressò al balcone e si mise a contemplarlo . Da un pezzo quegli occhi quasi spenti non avevano più lacrime , e l ' ebbero . Pianse silenziosamente anche lui , il fratello . - Lo vuoi ? - le disse infine . Ella negò col capo , asciugandosi gli occhi col fazzoletto listato di nero , e gli porse in fretta il medaglioncino . - Morta , - disse . - Addio . Don Ippolito l ' accompagnò a piè della villa ; l ' ajutò a montare in vettura ; le baciò lungamente la mano ; poi la seguì con gli occhi , finché la vettura non svoltò dal breve viale a manca per uscire dal cancello . Là uno della compagnia , in divisa borbonica , pensò bene d ' impostarsi militarmente per presentar le armi . Don Ippolito se n ' accorse e si scrollò rabbiosamente . - Codeste pagliacciate ! - muggì fulminando con gli occhi capitan Sciaralla , che si trovava presso il vestibolo . Risalì alla villa , si chiuse in camera , e di lì mandò a far le scuse a don Illuminato , se per quel giorno non lo tratteneva a desinare con lui . Monsignor Montoro arrivò alle quattro del pomeriggio con la sua vettura silenziosa , tirata da un pajo di vispi muletti accappucciati . Lo accompagnava Vincente De Vincentis , l ' arabista , che aveva lasciato quel giorno la biblioteca di Itria per il vicino palazzo vescovile e s ' era sfogato a parlare per tutti i giorni e i mesi , in cui , quasi avesse lasciato la lingua per segnalibro tra un foglio e l ' altro di quei benedetti codici arabi , restava muto come un pesce . Aveva parlato anche in vettura , durante il tragitto , con certi scatti e schizzi e sbruffi che gli scotevano tutto il corpicciuolo ossuto , sparuto , convulso . Gli occhi duri , dietro le lenti fortissime da miope , nel volto scavato , sanguigno , avevano la fissità della pazzia . Parecchie volte il vescovo con le mani molli feminee e la voce melata , dalle inflessioni misurate e quasi soffuse di pura autorità protettrice , gli aveva consigliato calma , calma ; gli consigliò adesso , piano , prudenza , prudenza , oltrepassando il cancello della villa tra il riverente ossequio degli uomini di guardia ; e , di nuovo , col gesto , prudenza , prima di smontare dalla vettura . I due ospiti furono subito introdotti da Liborio nel salone ; ma confidenzialmente il vescovo si permise d ' uscire sul terrazzo marmoreo aggettato su le colonne del vestibolo esterno , per godere del grandioso spettacolo della campagna e del mare . Si delineava tutta di lassù la lontana riviera su l ' aspro azzurro del mare sconfinato , da Punta Bianca , a levante , che pareva uno sprone d ' argento , via via , con insenature e lunate più o meno lievi fino a Monte Rossello a ponente , di cui soltanto nella notte si vedeva il faro sanguigno . Solo per breve tratto , quasi nel mezzo della dolce amplissima curva , la riviera era interrotta dalla foce dell ' Hypsas . Don Ippolito sopravvenne poco dopo , premuroso , non ancor ben rimesso dal grave turbamento che la visita della sorella gli aveva cagionato . - Ho condotto con me il nostro De Vincentis , - disse subito monsignor Montoro , - perché vorrebbe vedere non so che cosa nel vostro Museo , caro principe . Lo farete accompagnare , e noi resteremo qua , su questo pergamo di delizia : non saprei staccarmene . Ma prima il De Vincentis vorrebbe rivolgervi una preghiera . - Sì , - scattò questi , come se avesse ricevuto una scossa elettrica . - Volevo venire da solo , questa mattina stessa . Monsignore , invece , no , dice , meglio che vieni con me . È una cosa molto seria , molto seria ... - Sentiamo , - disse il principe , invitandolo col gesto a rimettersi a sedere sulla seggiola di giunco del terrazzo . Il De Vincentis si curvò goffamente per vedere dove fosse la seggiola ; poi , sedendo e afferrando i bracciuoli con le piccole mani secche e adunche , proruppe : - Don Ippolito , rovinati ! rovinati ! - Ma no ... ma no ... - si provò a correggere Monsignore , protendendo la mano gravata dall ' anello vescovile . - Rovinati , Monsignore , mi lasci dire ! - ribatté il De Vincentis ; e le cave gote sanguigne gli diventarono livide . - E causa della rovina è mio fratello Niní ! È andato lui dal ... dal ... Ancora una volta le mani del vescovo si protesero ; il De Vincentis le intravide a tempo e si poté tenere . Ma già il principe aveva compreso . - Dal Salvo , - disse pacatamente . - So che gli avete ceduto ... - Ninì ! Ninì ! - squittì il De Vincentis . - Primosole ... Ninì ! Lui gliel ' ha ceduto ... Non so nulla io ; nulla di nulla ; al bujo , cieco ... E lui più cieco di me , stupido , pazzo , innamorato ... Come dice ? Transeat per Primosole ... Sì ! Ci ho fatto la croce ... benché ... benché il podere solo , sa , è stato pagato , e in un modo che fa ridere ... - Ma no , perché ? - interruppe di nuovo , serio , Monsignore . - Piangere , allora ! - rimbeccò il De Vincentis , che aveva già perduto le staffe . - Va bene ? Ottantacinquemila lire , e la villa in groppa ! La villa di mia madre , là ... E con la mano accennò verso levante , oltre il greppo dello Sperone , al colle più alto , detto di Torre che parla , dall ' aspetto d ' un leone posato , a cui faceva da giubba un folto bosco di ulivi . - Quarantaduemila , - riprese , - erano di cambiali scadute : il resto , sfumato , volato via in meno di due anni ? Dove ? ora sento che si tratta di cedere al Salvo anche le terre di Milione . E che ci resta ? I debiti col Salvo ... gli altri debiti ... Lo so , ho saputo ... Lei sposerà , dice , la sorella ... donna Adelaide ... - E che c ' entra ? - domandò , stordito , dolente , il principe , guardando monsignor Montoro . - Mi congratulo , badi , mi congratulo ... - soggiunse subito il De Vincentis , rosso come un gambero . - Noi però siamo rovinati ! E si alzò per non far vedere le lagrime sotto le lenti cerchiate d ' oro . Don Ippolito guardò di nuovo il vescovo . senza comprendere . - Vi dirò , - disse questi con tono grave , di risentimento per la disubbidienza del giovine e calò su gli occhi chiari , pallidi , globulenti , le palpebre esilissime come veli di cipolla . - Vi dirò . So che Flaminio Salvo ha già fatto donazione alla sorella delle terre di Primosole e che è disposto a farle donazione , quando sarà , anche di quelle del feudo di Milione . Ma sono addolorato del modo con cui il nostro Vincente si è espresso , perché ... perché non è il modo , codesto , di parlare di persone onorandissime , da cui forse , senza saperlo , abbiamo ricevuto qualche beneficio . Il De Vincentis , che stava con le spalle voltate ad asciugarsi gli occhi , si voltò a queste ultime parole del vescovo . - Beneficio ? - Sì , figliuolo . Tu non puoi comprenderlo perché disgraziatamente non ti sei dato mai cura de ' tuoi affari . Vedi ora il dissesto e senti il bisogno d ' incolparne qualcuno , a torto ; invece di portarvi rimedio . Non eri venuto qua per questo ? Il De Vincentis , che non poteva ancora parlare dalla commozione , chinò più volte il capo . - È meglio - riprese Monsignore , - che tu vada giù ; col vostro permesso , principe . Esporrò io il tuo desiderio . Don Ippolito si alzò e invitò il De Vincentis a seguirlo ; poi , su la scala , lo affidò a Liborio , cui diede la chiave del Museo , e ritornò dal vescovo , che lo accolse con un sospiro , scotendo le mani intrecciate . - Due sciagurati , lui e il fratello ! Flaminio Salvo , vi assicuro , principe , ha usato loro un trattamento da vero amico . Senz ' alcuna ... non diciamo usura per carità , non se ne parla nemmeno ; senz ' alcun interesse ha prestato loro dapprima somme rilevantissime ; ha avuto poi offerta da loro stessi una terra , di cui egli , banchiere , dedito ai commercii , capirete , non sa che farsi : un altro creditore avrebbe mandato al pubblico incanto la terra , per riavere il suo danaro . Egli invece ha fatto all ' amichevole e ha continuato a tenere aperta la cassa ai due fratelli che spendono , spendono ... non so come , in che cosa ... senza vizii , poverini , bisogna dirlo , ottimi , ottimi giovani , ma di poco cervello . Il fatto è che navigano proprio in cattive acque . - Vorrebbero ajuto da me ? - domandò don Ippolito , con un tono che lasciava intendere che sarebbe stato dispostissimo a darlo . - No , no , - rispose afflitto Monsignore . - Una preghiera che , stimo , non potrà avere alcun effetto . Il De Vincentis crede che Ninì , suo fratello minore , sia innamorato della figlia di Flaminio Salvo , e ... - E ... ? - fece il principe . Ma aveva già compreso ; e il dialogo terminò sicilianamente in uno scambio di gesti espressivi . Don Ippolito si pose le mani sul petto e domandò con gli occhi : « Dovrei farne io la richiesta al Salvo ? » . Monsignore assentì malinconicamente col capo ; col capo dapprima negò l ' altro , poi alzò le spalle e una mano a un gesto vago , per significare : « Non lo faccio ; ma quand ' anche lo facessi ?...» . Monsignore sospirò , e basta . Stettero un pezzo in silenzio entrambi . Don Ippolito , già da parecchi anni , avvertiva confusamente che quel monsignor Montoro gli era non tanto davanti agli occhi , quanto nello spirito , un grave ingombro , quasi che col peso inerte di quelle sue carni rosee troppo curate si adagiasse a impedire che tante cose attorno a lui e per mezzo di lui si movessero . Quali , in verità , non avrebbe saputo dire ; ma certo , con quella figura lì , con quella mollezza rosea inerte ingombrante , molte e molte colui doveva trascurarne , che forse un altro , al posto suo , più àlacre e men femineo , avrebbe mosse , anzi scosse e avviate . Dal canto suo , Monsignore avvertiva , che tra lui e il principe c ' era un sentimento non ben definibile , che spesso da una parte e dall ' altra s ' arricciava , si ritraeva , lasciando tra loro un vuoto impiccioso , dal quale venisse dentro a ciascuno de ' due una certa lieve acredine rodente . Forse questo vuoto era fatto da un argomento , che Monsignore sapeva di non poter toccare , e che pure era tanta parte della vita del principe : cioè , i suoi studii archeologici , il suo culto per le antiche memorie . Non poteva toccarlo , quest ' argomento , per timore che fosse pretesto a don Ippolito di riparlargli d ' una cosa , di cui egli , uomo di mondo e senza ubbìe d ' alcuna sorta , non voleva sapere . Più volte il principe aveva cercato d ' indurlo a consacrare almeno una piccola parte della sua cospicua mensa vescovile al restauro dell ' antico Duomo , insigne monumento d ' arte normanna , deturpato nel Settecento da orribili sostruzioni di stucco e volgarissime dorature . Egli s ' era rifiutato , dicendogli che , se mai fosse riuscito a metter da parte qualche risparmio , lo avrebbe piuttosto destinato a costituire una rendita , per cui al convento di Sant ' Alfonso , lì presso la cattedrale , potessero ritornare i Padri Liguorini cacciati dopo il 1860 . A don Ippolito non importava nulla dei miglioramenti arrecati alla sua città natale dalle nuove amministrazioni succedute alle decurie e agli intendenti del suo tempo . Per quanto non si desse requie nella lotta e mostrasse animo risoluto a raggiungerne il fine , non aveva più fiducia , in fondo , di potere un giorno rivedere la città , da cui s ' era esiliato . La vedeva col pensiero , com ' era prima di quell ' anno fatale , ancora coi burgi e gli stazzoni , cioè coi pagliaj e le fornaci nella piazza paludosa fuori Porta di Ponte ; ancora coi tre crocioni del Calvario sul declivio del colle , da cui ogni anno , il venerdì santo , si faceva la predica a tutto il popolo lì adunato , e ancora con l ' antico giardinetto che un suo amico devoto , il colonnello Flores , comandante la guarnigione borbonica , per ingraziarsi gli animi dei cittadini , vi aveva fatto costruire dieci anni prima della rivoluzione . Sapeva che quel giardinetto era stato abbattuto per ingrandire il piano dalla parte che guarda il mare ; e sapeva che su la vasta piazza sorge adesso un gran palazzo , destinato agli ufficii della Provincia e sede della Prefettura . Ma anche questa era per lui un ' usurpazione indegna , perché la prima pietra di quel palazzo era stata posta nel 1858 da un munifico vescovo , che voleva farne un grande ospizio per i poveri , onde ancora i vecchi lo chiamavano il Palazzo della Beneficenza . Gli sarebbe piaciuto che il Duomo fosse restaurato da monsignor Montoro , perché le chiese ... eh , quelle non erano edifizii che la nuova gente potesse aver piacere d ' abbellire ; ed eran la sola cosa , di cui egli sentisse profondo il rimpianto . Gli arrivavano lì , nel suo esilio , le voci delle campane delle chiese più vicine . Egli le riconosceva tutte , e diceva : - Ecco , ora suona la Badìa Grande ... ora suona San Pietro ... ora suona San Francesco ... Arrivò , anche quella sera , a rompere il lungo silenzio , in cui egli e il vescovo lì sul terrazzo eran caduti , il suono dell ' avemaria dalla chiesetta di San Pietro . Il cielo , poc ' anzi d ' un turchino intenso , s ' era tutto soffuso di viola ; e sotto , nella campagna già raccolta nella prima ombra , spiccava tra i mandorli spogli una fila di alti cipressi notturni , come un vigile drappello a guardia del vicino tempio della Concordia , maestoso , sul ciglione . Monsignor Montoro si tolse lo zucchetto , si curvò un poco , chiudendo gli occhi ; il principe si segnò , e tutti e due recitarono mentalmente la preghiera . - Avete sentito di questi scandali , - disse poi il vescovo gravemente , - che turberanno certo la nostra tranquilla diocesi ? Don Ippolito chinò più volte il capo , con gli occhi socchiusi . - È stata qui mia sorella . - Qui ? - domandò con vivo stupore il vescovo . Don Ippolito allora gli parlò brevemente della visita e della violenta scossa ch ' egli ne aveva avuto . - Oh comprendo ! comprendo ! - esclamò Monsignore , scotendo le bianche mani intrecciate e socchiudendo gli occhi anche lui . - Come ridotta ... - sospirò don Ippolito profondamente . Per cangiar tono al discorso , monsignor Montoro , dopo aver tirato dentro aria e aria , sbuffò : - E intanto il nostro paladino vuol montare a ogni costo in arcione ; e sarà un nuovo scandalo , che avrei voluto almeno evitare ... - Capolino ? - domandò , accigliandosi , don Ippolito . - Battersi ? - Ma sì ! Aggredito ... - Lui ? Il Prèola ! - Lui , anche lui ! Non sapete tutto , dunque ? Il nostro Capolino fu aggredito la mattina da un tal Verònica , che si trovava insieme con l ' Agrò , che tanto m ' addolora ... - Non me lo disse , - mormorò quasi tra sé don Ippolito . - Perché pare , - spiegò Monsignore , - almeno a quel che si dice in paese , pare che l ' Auriti non sapesse della rissa della mattina . Basta . Bisognerà chiudere un occhio , perché lo sfregio , eh , lo sfregio è stato molto grave : gli hanno strappato il giornale in faccia , su la pubblica via ... Sapete che il nostro Capolino è focoso , cavaliere compito ... Non è stato possibile ridurlo a ragione , all ' osservanza del precetto cristiano ... Ha già mandato il cartello di sfida ... - So che tira bene di spada , - disse don Ippolito , cupo e fiero . - In fin dei conti , non sarà male dare una lezione a uno di costoro per abbassare a tutti la cresta . Per me , Monsignore , l ' ho dichiarato alla stessa mia sorella , lotta senza quartiere ! - Ma sì ! la vittoria , la vittoria sarà nostra senza dubbio , - concluse il vescovo . Seguì un altro silenzio ; poi Monsignore domandò , riscotendosi : - Landino ? - come se per caso gli fosse venuto di far quella domanda , ch ' era in fondo la vera ragione della sua visita . Aveva combinato lui quelle prossime nozze di Adelaide Salvo con don Ippolito ; aveva lasciato intendere a questo che solo per un riguardo a lui Flaminio Salvo consentiva che la sorella contraesse quel matrimonio illegittimo , almeno a giudizio della società civile ; ma voleva - ed era giusto - che il figlio del primo letto riconoscesse la seconda madre , e fosse presente alla celebrazione religiosa : trattando con gentiluomini di quella sorte , questo solo atto di presenza gli sarebbe bastato . Don Ippolito s ' infoscò . Dopo una lunga lotta con se stesso , aveva scritto al figlio che gli era cresciuto sempre lontano ; prima a Palermo nella casa dei Montalto , poi a Roma , e col quale perciò non aveva alcuna confidenza . Lo sapeva d ' idee e di sentimenti al tutto opposti ai suoi , quantunque non fosse mai venuto con lui ad alcuna discussione . Era molto malcontento del modo con cui gli aveva comunicato la decisione di contrarre queste seconde nozze e del modo con cui gli aveva espresso il desiderio di averlo a Colimbètra per l ' avvenimento . Troppe ragioni in iscusa : la solitudine , l ' età , il bisogno di cure affettuose ... Gli pareva d ' essersi avvilito agli occhi del figlio . Il disgusto però e l ' avvilimento non erano soltanto per effetto d ' una lettera mal riuscita : provenivano da una causa più intima e profonda nel cuore di lui . Senza troppo volerlo da principio , s ' era lasciato persuadere a ridurre a effetto un disegno stimato su le prime inattuabile ; superato l ' ostacolo della sua grave pretesa , trovata la sposa , stabilite le nozze , d ' un tratto s ' era veduto stretto da un impegno non ben ponderato avanti , e non aveva potuto più tirarsi indietro per nessuna ragione . La famiglia Salvo , se non aveva titoli nobiliari , era pur d ' antico sangue , conveniente l ' età della sposa ; nulla in fondo da ridire su l ' immagine che gli avevano mostrata di donna Adelaide in una fotografia ; e poi la soddisfazione per la deferenza ai suoi principii politici e religiosi ... Sì , sì ; ma la memoria venerata di donna Teresa Montalto ? e l ' avvilimento per la coscienza della propria debolezza ? Non aveva saputo resistere allo sgomento che gl ' incuteva segretamente , da qualche tempo in qua , la solitudine , la sera , quando si chiudeva in camera e , guardandosi le mani , si dava a pensare che ... sì , la morte è sempre accanto a tutti , bimbi , giovani , vecchi , invisibile , pronta a ghermire da un momento all ' altro ; ma allorché man mano si fa sempre più prossimo il limite segnato alla vita umana e già per tanti anni e tanto cammino si è sfuggiti comunque all ' assalto di questa compagna invisibile , scema da un canto , grado grado , l ' illusione d ' un probabile scampo , e cresce dall ' altro e s ' impone il sentimento gelido e oscuro della tremenda necessità di incontrarla , di trovarsi a un tratto a tu per tu con essa in quella strettura del tempo che avanza . E sentiva mancarsi il respiro ; si sentiva stringer la gola da un ' angoscia inesprimibile . Le sue mani gli facevano orrore . Soltanto le mani in lui , per ora , erano da vecchio : ingrossate le nocche , la pelle aggrinzita . Sì , le sue mani avevano cominciato a morire . Gli si intorpidivano spesso . E non poteva più , la notte , stando a giacer supino sul letto , vedersele congiunte sul ventre . Ma quella era pure la sua positura naturale : doveva distendersi così per conciliare il sonno . Ebbene , no : si vedeva morto , con quelle mani fredde come di pietra sul ventre ; e subito si scomponeva , prendeva un ' altra positura , e smaniava a lungo . Per questo aveva manifestato il desiderio d ' un ' intima compagnia ; e il desiderio , ecco , si attuava ; ma egli ne provava in segreto stizza e avvilimento . Gli pareva che questo suo desiderio avesse acquistato su lui una volontà che non era più la sua . Altri infatti lo aveva assunto e lo guidava e trascinava lui , che non poteva più opporsi : come il cavallo , che aveva dato la prima spinta a una vettura in discesa , ora dalla vettura stessa si sentiva premere e spingere suo malgrado . - Nessuna risposta ? - soggiunse Monsignore , per rompere subito il fosco silenzio in cui il principe s ' era chiuso . - Bene , bene ; tanto per sapere . Risponderà . Intanto ... ecco : abbiamo parlato con Flaminio circa alla presentazione . Si può fare a Valsanìa , è vero ? Donna Adelaide scenderà a visitar la nipote e la povera cognata ; voi , di qua stesso , per lo stradone , senza toccar la città , vi recherete a visitare il fratello e i vostri ospiti . Va bene così ? In settimana . Sceglierete voi il giorno . - Subito , - disse il principe , riavendosi con una mossa energica . - Domani . - Troppo presto ... - osservò sorridendo Monsignore . - Bisognerà avvertire ... dar tempo ... Doman l ' altro poi , no : è martedì . Le donne , sapete bene , badano a codeste cose . Sarà per mercoledì . E si alzò , con stento e con riguardo per la sua molle rosea grassezza donnescamente curata , sospirando : - Bene eveniat ! Quel povero figliuolo ... - soggiunse poi , alludendo al De Vincentis . - Si trovasse modo di tranquillarlo ... Ne sarei proprio lieto ... Mah ! A piè della scala monsignor Montoro trattenne il principe e , indicando la porta del Museo ove era il De Vincentis , disse piano : - Non vi fate vedere . Lo saluterete dal terrazzo . Buona sera . Il principe gli baciò la mano e risalì la scala . Poco dopo dal terrazzo s ' inchinò al vescovo e salutò con la mano il De Vincentis che si scappellava , evidentemente senza scorgerlo . Rimase lì , seduto presso la balaustrata a guardar nella campagna l ' ombra che man mano s ' incupiva , la striscia rossastra del crepuscolo che diveniva livida e quasi fumosa sul cerulo mare lontano , su cui , laggiù in fondo , nereggiavano gli uliveti di Montelusa , a destra della lucida foce dell ' Hypsas . In mezzo al cielo cominciava ad accendersi la falce della luna . Don Ippolito guardò i Tempii che si raccoglievano austeri e solenni nell ' ombra , e sentì una pena indefinita per quei superstiti d ' un altro mondo e d ' un ' altra vita . Tra tanti insigni monumenti della città scomparsa solo ad essi era toccato in sorte di veder quegli anni lontani : vivi essi soli già , tra la rovina spaventevole della città ; morti ora essi soli in mezzo a tanta vita d ' alberi palpitanti , nel silenzio , di foglie e d ' ali . Dal prossimo poggio di Tamburello pareva che movesse al tempio di Hera Lacinia , sospeso lassù , quasi a precipizio sul burrone dell ' Akragas , una lunga e folta teoria d ' antichi chiomati olivi ; e uno era là , innanzi a tutti , curvo sul tronco ginocchiuto , come sopraffatto dalla maestà imminente delle sacre colonne ; e forse pregava pace per quei clivi abbandonati , pace da quei Tempii , spettri d ' un altro mondo e di ben altra vita . Sonò a un tratto , nel bujo sopravvenuto , il chiurlo lontano d ' un assiolo , come un singulto . Don Ippolito si sentì stringere improvvisamente la gola da un nodo di pianto . Guardò le stelle che già sfavillavano nel cielo , e gli parve che al loro lucido tremolìo rispondesse dalle campagne deserte il tremulo canto sonoro dei grilli . Poi vide oltre il burrone del fiume , a levante , vacillare il lume di quattro lanterne cieche su per l ' aspro greppo dello Sperone . Era Sciaralla , che si arrampicava coi tre compagni per montar la vana guardia alla casermuccia lassù . CAPITOLO QUINTO Appena il primo albore filtrò lieve attraverso le foglie coriacee del caprifico in fondo alla vigna , Mauro Mortara , che vi stava sotto , con le spalle appoggiate al tronco , aggrottò le ciglia , ritirò le braccia e stirò la schiena rugliando ; poi s ' allargò tutto in un lungo sbadiglio e si rilassò richiudendo gli occhi come a cercar di nuovo il tepido bujo del sonno ; ma udì un gallo cantare da un ' aja lontana , un altro da più lontano rispondere ; udì un frullo d ' ali vicino , e si riscosse . I tre mastini , accucciati sotto l ' albero intorno a lui , lo guardavano con occhi umidi , intenti , salutandolo amorosamente con la coda . Ma il padrone li guatò , seccato che lo avessero veduto dormire ; poi si guatò le gambe distese aperte , rigide , su la terra cretosa della vigna ; si scrollò dalle spalle il cappotto d ' albagio ; si stropicciò gli occhi acquosi col dorso delle mani , cavò in fine dalla sacca , pendula da un ramo , tre tozzi di pan secco e li buttò in bocca alle bestie ; si tirò su su in piedi e , appeso il cappotto all ' albero , lo schioppo alla spalla , si mosse ancor mezzo trasognato per la vigna . Non gli riusciva più vegliar tutta la notte : guardingo , a una cert ' ora , come se qualcuno se ne potesse accorgere , andava a rintanarsi sotto quel caprifico ; per poco , diceva a se stesso ; ma stentava a destarsi di giorno in giorno vieppiù . Le gambe non eran più quelle d ' una volta ; anche la forza del polso non era più quella . Ah , la sua bella vigna ! Forse il vino di quell ' anno lo avrebbe ancora bevuto ; ma quello dell ' anno venturo ? Diede una spallata , come per dire : « Oh , alla fin fine ... » , e tornò a sbadigliare a quella prima luce del giorno che pareva provasse pena a ridestare la terra alle fatiche ; guardò la distesa vasta dei campi , da cui tardava a diradarsi l ' ultimo velo d ' ombra della notte ; poi si voltò a guardare il mare , laggiù , d ' un turchino fosco , vaporoso , di tra le agavi ispide e i pingui ceppi glauchi dei fichidindia , che sorgevano e si storcevano in quella scialba caligine . La luna calante , sorta tardi nella notte , era rimasta a mezzo cielo , sorpresa dal giorno , e già smoriva nella crudezza della prima luce . Qua e là nella campagna entro quel velo lieve di nebbiolina bianchiccia fumigavano i fornelli dove si bruciava il mallo delle mandorle , e quel fumichìo nell ' immobilità dell ' aria , saliva dritto al cielo . Tuttavia , da due giorni , Mauro Mortara era meno aggrondato . Guardava ancora in cagnesco la villa ; ma poi , pensando che Flaminio Salvo ogni mattina , a quell ' ora , se ne partiva in carrozza o per Girgenti o per Porto Empedocle , e che non vi ritornava se non a tarda sera , tirava un respiro di sollievo , Come se la vista del cascinone gli diventasse più lieve , sapendo che colui non c ' era . Vi rimanevano , sì , coi servi , la moglie e la figliuola ; ma quella , una povera pazza , tranquilla e innocua ; e questa ... - pareva impossibile ! - questa , quantunque figlia di quel « malo cristiano » , non era cattiva , no , anzi ... E Mauro , senza volerlo , volse in giro uno sguardo per vedere se donna Dianella fosse già per la vigna . In pochi giorni , da che era a Valsanìa , s ' era rimessa quasi del tutto ; si levava per tempo , ogni mattina ; aspettava che il padre partisse con la carrozza , e veniva a raggiunger lui là per la vigna , e gli domandava tante cose della campagna : degli olivi , come si governano ; dei gelsi , che a marzo colgono sangue di nuovo e , quando sono in amore , per gettare , son molli come una pasta , poi si fermava sotto l ' ombrellone del pino solitario laggiù dove l ' altipiano strapiomba sul mare , per assistere alla levata del sole dalle alture della Crocca , in fondo in fondo all ' orizzonte , livide prima , poi man mano cerulee , aeree e quasi fragili . Il primo a indorarsi al sole , ogni mattina , era quel pino là , che si stagliava maestoso su l ' azzurro aspro e denso del mare , su l ' azzurro tenue e vano del cielo . In pochi giorni Dianella aveva fatto il miracolo : l ' orso era domato . L ' aria del volto , la nobiltà gentile e pure altera del portamento , la dolcezza mesta dello sguardo e del sorriso , la soavità della voce avevano fatto il miracolo , pianamente , naturalmente , andando incontro e vincendo la ruvidezza ombrosa del vecchio selvaggio . Parlando , a volte , ella aveva nella voce e negli sguardi certe improvvise opacità , come se , di tratto in tratto , l ' anima le si partisse dietro qualche parola e le andasse lontano lontano , chi sa dove ; smarrita , se tardava a ritornarle , domandava : « Che dicevamo ? » e sorrideva , perché lei stessa non sapeva spiegarsi ciò che le era avvenuto . Spesso anche , a ogni minimo tocco rude della realtà , provava quasi un improvviso sgomento , o , piuttosto , l ' impressione di un ' ombra fredda che le si serrasse attorno , e aggrottava un po ' le ciglia . Subito però cancellava con un altro dolce sorriso il gesto ombroso involontario , sgranando e ilarando gli occhi , rinfrancata . « Perché mi si dovrebbe far male ? » pareva dicesse a se stessa . « Non vado innanzi alla vita , fiduciosa e serena ? » La fiducia le raggiava da ogni atto , da ogni sguardo , e avvinceva . Anche quei tre mastini feroci del Mortara bisognava vedere che festa le facevano ogni volta ! Si voltavano anch ' essi , or l ' uno or l ' altro , a guardare verso la villa , come se l ' aspettassero . E Mauro , per non allontanarsi troppo , s ' indugiava a esaminare ora questo ora quel tralcio , i cui grappoli , tesori gelosamente custoditi , aveva già mostrati quasi a uno a Dianella , gongolando accigliato alle lodi ch ' ella gli profondeva tra vivaci esclamazioni di meraviglia : - Uh , quanti qua ! - Carica , eh ? E questo tralcio , guardate ... - Un albero ... pare un albero ! - E qua , qua ... - Oh , più uva che pampini ! E può sostenerla tant ' uva , questa vite ? - Se non avrà male dal tempo ... - Che peccato sarebbe ! E questa ? - domandava , vedendo qualche vite atterrata . - È stato il vento ? Ah , dev ' essere ancora legata ... Oppure , più là : - E questi ? Vitigni selvaggi ? Innesti nuovi , ho capito . Evviva , evviva ... Ah , c ' è pure compensi nella vita ! E nella voce pareva avesse la gioja dell ' aria pura e del sole , quella stessa gioja che tremava nella gola delle allodole . Per quel giorno Mauro le aveva promesso una visita al « camerone » del Generale : al « santuario della libertà » . Ma i cani , a un tratto , drizzarono le orecchie ; poi l ' uno dopo l ' altro s ' avventarono senza abbajare verso il sentieruolo sotto la vigna , sul ciglio del burrone . - Don Ma ' ! Don Ma ' ! - chiamò poco dopo , di lì , una voce affannata . Mauro la riconobbe per quella di Leonardo Costa , l ' amico di Porto Empedocle ; e chiamò a sé i cani . - Te ' , Scampirro ! Te ' , Nèula ! Qua , Turco ! Ma i cani avevano riconosciuto anch ' essi il Costa e s ' erano fermati al limite della vigna , scodinzolandogli dall ' alto . Sopravvenne Mauro . - Il principale ? È partito ? - gli domandò subito Leonardo Costa , trafelato , ansante . Era un omaccione dalla barba e dai capelli rossi , crespi , la faccia cotta dal sole e gli occhi bruciati dalla polvere dello zolfo . Portava agli orecchi due cerchietti d ' oro ; in capo , un cappellaccio bianco tutto impolverato e macchiato di sudore . Veniva di corsa da Porto Empedocle , per la spiaggia , lungo la linea ferroviaria . - Non so , - gli rispose Mauro , fosco . - Per favore , date una voce di costà , che aspetti ; debbo parlargli di cosa grave . Mauro scosse il capo . - Correte , farete a tempo ... Che vi è avvenuto ? Leonardo Costa , riprendendo la corsa , gli gridò : - Guaj ! guaj grossi alle zolfare ! - Maledetto lui e le zolfare ! - brontolò Mauro tra sé . Flaminio Salvo scendeva la scala della villa per montar su la vettura già pronta , quando Leonardo Costa sbucò dal sentieruolo a ponente , di tra gli olivi , gridando : - Ferma ! Ferma ! - Chi è ? Cos ' è ? - domandò il Salvo , con un soprassalto . - Bacio le mani a Vossignoria , - disse il Costa , togliendosi il cappellaccio e accostandosi senza più fiato e tutto grondante di sudore . - Non ne posso più ... Volevo venire stanotte ... ma poi ... - Ma poi ? Che cos ' è ? che hai ? - lo interruppe , brusco , il Salvo . - Ad Aragona , a Comitini , tutti i solfaraj , sciopero ! - annunziò il Costa . Flaminio Salvo lo guardò con freddo cipiglio , lisciandosi le lunghe basette grige che , insieme con le lenti d ' oro , gli davano una certa aria diplomatica , e disse , sprezzante : - Questo lo sapevo . - Sissignore . Ma jersera , sul tardi , - riprese il Costa , - è arrivata a Porto Empedocle gente da Aragona e ha raccontato che tutto jeri hanno fatto l ' ira di Dio nel paese ... - I solfaraj ? - Sissignore : picconieri , carusi , calcheronaj , carrettieri , pesatori : tutti ! Hanno finanche rotto il filo telegrafico . Dice che hanno assaltato la casa di mio figlio , e che Aurelio ha tenuto testa , come meglio ha potuto ... Flaminio Salvo , a questo punto , si voltò a spiare acutamente gli occhi di Dianella che s ' era accostata alla vettura . Quello sguardo strano , rivolto alla figlia a mezzo del discorso , frastornò il Costa , il quale si voltò anche lui a guardare la « signorinella » , com ' egli la chiamava . Questa di pallida si fece vermiglia , poi subito pallida di nuovo . - Dunque ? - gridò Flaminio Salvo , con ira . - Dunque , sissignore , - riprese il Costa , sconcertato . - Guajo grosso , non c ' è soldati ; il paese , nelle loro mani . Due carabinieri soli , il maresciallo e il delegato ... Che possono fare ? - E che posso fare io di qua , me lo dici ? - gridò il Salvo su le furie . - Tuo figlio Aurelio che cos ' è ? il signor ingegnere direttore , venuto dall ' École des Mines di Parigi , che cos ' è ? Marionetta ? Ha bisogno che gli tiri io il filo di qua , per farlo muovere ? - Ma nossignore , - disse Leonardo Costa , ritraendosi d ' un passo , come se il Salvo lo avesse sferzato in faccia . - Può star sicuro Vossignoria che mio figlio Aurelio sa quello che deve fare . Testa e coraggio ... non tocca a dirlo a me ... ma di fronte a duemila uomini tra solfaraj e carrettieri , mi dica Vossignoria ... Del resto , il guajo è un altro , fuori del paese . Aurelio ha mandato ad avvertirmi jeri sera che quelli hanno catturato per lo stradone gli otto carri di carbone che andavano alle zolfare di Monte Diesi . - Ah , sí ? - fece il Salvo , sghignando . - Vossignoria sa - seguitò il Costa - che il carbone lassù per le pompe dei cantieri è come il pane pei poverelli , e anche piú necessario . Vossignoria va a Girgenti ? Vada subito dal prefetto perché mandi soldati alla stazione d ' Aragona , quanti più può , per fare scorta al carbone fino alle zolfare . Ci son sette vagoni pieni per rinnovare il deposito ; i carrettieri sono in isciopero anch ' essi ; ma il carbone si potrà caricare su i muli e su gli asini , scortati dalla forza : ci metteranno più tempo , ma almeno si potrà scongiurare il pericolo che la zolfara grande , la Cace , Dio liberi , s ' allaghi ... - E s ' allaghi ! s ' allaghi ! s ' allaghi ! - scattò , furente , Flaminio Salvo , levando le braccia . - Vada tutto alla malora ! Non m ' importa più di niente ! Io chiudo , sai ! e mando tutti a spasso , te , tuo figlio , tutti , dal primo all ' ultimo , tutti ! Caccia via ! Andiamo ! - ordinò al cocchiere . La carrozza si mosse , e Flaminio Salvo partì senza neppur voltarsi a salutare la figlia . Alla sfuriata insolita , don Cosmo s ' era affacciato a una finestra della villa e donna Sara Alàimo s ' era fatta sul pianerottolo della scala . L ' uno e l ' altra , e giù Dianella e il Costa rimasero come intronati . Il Costa alla fine si scosse , alzò il capo verso la finestra e salutò amaramente : - Bacio le mani , si - don Cosmo ! Ha ragione , lui : è il padrone ! Ma per quel Dio messo in croce , creda pure , si - don Cosmo mio , creda , Signorinella : non sono prepotenze ! La fame è fame , e quando non si può soddisfare ... Donna Sara dal pianerottolo scrollò il capo incuffiato , con gli occhi al cielo . - Mangia il Governo , - seguitò il Costa , - mangia la Provincia ; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l ' ingegnere e il sorvegliante ... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato ? ... Ah Dio ! Sono un miserabile , un ignorante sono ; e va bene : mi pesti pure sotto i piedi finché vuole . Ma mio figlio , no ! mio figlio non me lo deve toccare ! Gli dobbiamo tutto , è vero ; ma anche lui , se è ancora lì , padrone mio riverito , che mi può anche schiaffeggiare , ché da lui mi piglio tutto e gli bacio anzi le mani ; se ancora è lì che comanda e si gode le sue belle ricchezze , lo deve pure a mio figlio , lo deve : lei lo sa , Signorinella , e fors ' anche lei , si - don Cosmo ... siamo giusti ! - Già , già , - sospirò il Laurentano dalla finestra , - l ' affare delle zucche ... - Che zucche ? - domandò , incuriosita , donna Sara Alàimo . - Ma ! - fece il Costa . - Ve lo farete raccontare qualche volta dalla Signorinella qua , che conosce bene mio figlio , perché son cresciuti insieme , anche con quell ' altro ragazzo , suo fratellino , che il Signore volle per sé e fu una rovina per tutti . La povera signora , là , che me la ricordo io , bella un occhio di sole ! ci perdette la ragione ; e lui , povero galantuomo ... chi ha figli lo compatisce ... Dianella , col cuore gonfio per la durezza del padre , a questo ricordo non poté più reggere e per nascondere il turbamento , prese il sentieruolo per cui il Costa era venuto , e sparve tra gli olivi . Subito donna Sara , poi anche don Cosmo invitarono il Costa ad andar su , per farlo rimettere un po ' dalla corsa e non lasciarlo così sudato alla brezza del mattino . Donna Sara avrebbe voluto far di più : offrirgli una tazzina di caffè ; ma per non perdere una parola del discorso fitto fitto che il Costa aveva attaccato subito con don Cosmo sul Salvo , ora che la figliuola non poteva più sentirlo , finse di non pensarci . - Ci conosciamo , santo Dio , ci conosciamo , si - don Co ' ! Che era lui , alla fin fine ? Io , sì , coi piedi scalzi , ho portato in collo , lo dico e me ne vanto ; in collo lo zolfo e il carbone , dalla spiaggia alle spigonare . Il latino come dice ? Necessitas non abita legge . Sissignore ; e sono stato stivatore , e me ne vanto , misero staderante agl ' imbarchi per la dogana , e me ne vanto . Lui , però , che cos ' era ? Di nobile casato , sissignore ; ma un sensaluccio era , che veniva da Girgenti a Porto Empedocle , tutto impolverato per lo stradone della Spinasanta , perché non aveva neanche da pagarsi la carrozza o d ' affittarsi un asinello , allora che la ferrovia non c ' era . E i primi pìccioli , come li fece ? Lo sa Dio e tanti lo sanno , tra i morti e i morti . Poi prese l ' appalto delle prime ferrovie , insieme col cognato che ora sta a Roma , signor ingegnere , banchiere , commendatore , don Francesco Vella , che conosciamo anche lui ... - Ah , - fece donna Sara , - ha un ' altra sorella , lui ? - Come no ? - rispose il Costa , sospendendo gli inchini con cui aveva accompagnato ogni titolo del Vella , - donna Rosa , maggiore di tutti , moglie del - ( e s ' inchinò ancora una volta ) - commendatore Francesco Vella , pezzo grosso dell ' Amministrazione delle ferrovie adesso . La linea qua , da Girgenti a Porto Empedocle , non la fece lui ? Balla comare , che fortuna suona ! Centinaja di migliaja di lire , sorella mia ; denari a cappellate , come fossero stati rena ... Due ponti e quattro gallerie ... Allunga là un gomito ; taglia qua a scarpa ... Poi altre imprese di linee ... Tutta la ricchezza gli è venuta di là , dico bene , si - don Co ' ? Ci conosciamo ! - E le zucche ? le zucche ? - tornò a domandare donna Sara . Bisognò che il Costa gliela narrasse per minuto , quella famosa storia delle zucche ; e donna Sara lo compensò con le più vivaci esclamazioni di stupore , di raccapriccio , d ' ammirazione del vocabolario paesano , battendo di tratto in tratto le mani , per scuotere don Cosmo , il quale , conoscendo la storia , era ricaduto nel suo solito letargo filosofico . Si scosse alla fine , ma senza aprir gli occhi ; pose una mano avanti , disse : - Però ... - Ah , sì ! - riattaccò subito con enfasi il Costa , battendosi le due manacce sul petto . - In coscienza , un ' anima sola abbiamo , davanti a Dio , e debbo dire la verità . Ma mio figlio , oh , si - don Cosmo - ( e il Costa levò una mano con l ' indice e il pollice giunti , in atto di pesare ) - tutti i figli saranno figli , ma quello ! cima ! diritto come una bandiera ! in tutte le scuole , il primo ! Appena laureato , subito il concorso per la borsa di studio all ' estero ... Erano , sorella mia , più di quattrocento giovani ingegneri d ' ogni parte d ' Italia : tutti sotto , tutti sotto se li mise ! E mi stette fuori quattr ' anni , a Parigi , a Londra , nel Belgio , in Austria . Appena tornato a Roma , senza neanche farlo fiatare , il Governo gli diede il posto nel Corpo degli ingegneri minerarii , e lo mandò in Sardegna , a Iglesias , dove ci fece un lavoro tutto colorato su una montagna ... Sarrubbas ... non so ... ah , Sarrabus , già , dico bene , Sarrabus ( parlano turco , in Sardegna ) , un lavoro che fa restare , sorella mia , allocchiti . Ci stette poco , un anno , poco più , perché una Società francese , di quelle che ... i marenghi , a sacchi ... vedendo quella carta , rimase a bocca aperta . Non lo dico perché è figlio mio ; ma quanti ingegneri c ' è , qua e fuorivia ? se li mette in tasca tutti ! Basta . Questa Società francese , dice , qua c ' è la cassa , figlio mio , tutto quello che volete . Aurelio , tra il sì e il no d ' accettare , venne qua in permesso - saranno sei o sette mesi - per consigliarsi con me e col principale , suo benefattore , ch ' egli rispetta come suo secondo padre e fa bene ! Il principale stesso gli sconsigliò d ' accettare , perché lo volle per sé , capite ? per badare alle sue zolfare d ' Aragona e Comitini . Noi diciamo : il poco mi basta , l ' assai mi soverchia ... Accettò , ma ci scàpita , parola d ' onore ! E con tutto questo , ora ... ora è marionetta , l ' avete inteso ? ... Cristo sacrato ! Leonardo Costa levò un braccio , si alzò , sbuffò per il naso , scrollando il capo , e prese dalla sedia il cappellaccio bianco . Doveva andar via subito ; ma ogni qual volta si metteva a parlare di quel suo figliuolo , lustro , colonna d ' oro della sua casa , non la smetteva più . - Bacio le mani , si - don Cosmo , mi lasci scappare . Donna Sara , servo vostro umilissimo . - Oh , e aspettate ! - esclamò questa , fingendo di ricordarsi , ora che il discorso era finito . - Un sorsellino di caffè ... - No no , grazie - si schermí il Costa . - Ho tanta fretta ! - Cinque minuti ! - fece donna Sara , levando le mani a un gesto che voleva dire : « Non casca il mondo ! » . E s ' avviò . Ma il Costa , sedendo di nuovo , sospirò , rivolto a don Cosmo : - C ' è una mala femmina , si - don Co ' , una mala femmina che da qualche tempo a questa parte mette male tra mio figlio e don Flaminio ; io lo so ! E donna Sara non poté piú varcare la soglia : si voltò , strizzò gli occhi , arricciò il naso e chiese con una mossettina del capo : - Chi è ? - Non mi fate sparlare ancora , donna Sara mia ! - sbuffò il Costa . - Ho parlato già troppo ! Ma , tanto , donna Sara Alàimo aveva già compreso di quale mala femmina egli intendesse parlare , e uscì , esclamando con le mani per aria : - Che mondo ! che mondo ! Dianella non s ' affrettò quella mattina a raggiungere Mauro alla vigna . Quello sguardo duro del padre nell ' ira , mentre il Costa parlava del pericolo da cui il figlio era minacciato in Aragona , le aveva in un baleno richiamato alla memoria un altro sguardo di lui , di tanti anni addietro , quando il fratellino era morto e la madre impazzita . Aveva undici anni , lei , allora . E più della morte del fratello , più della sciagura orrenda della madre le era rimasta indelebile nell ' anima l ' impressione di quello sguardo d ' odio che a lei - ragazzetta ancor quasi ignara , incerta e smarrita tra i giuochi e la pena - aveva lanciato il padre , nel cordoglio rabbioso : - Non potevi morir tu invece ? - le aveva detto chiaramente quello sguardo . Così . Proprio così . E Dianella comprendeva bene adesso perché il padre non avrebbe esitato un momento a dar la vita di lei in cambio di quella del fratello . Tutte le cure e l ' affetto e le carezze e i doni , di cui egli l ' aveva poi colmata , non erano più valsi a scioglierle dal fondo dell ' anima il gelo , in cui quello sguardo s ' era quasi rappreso e indurito . Spesso se n ' adontava con se stessa , sentendo che il calore dell ' affetto paterno non riusciva più a penetrare in lei quasi respinto istintivamente da quel gelo . Per qual ragione seguitava egli ormai a lavorare con tanto accanimento ? ad accumulare tanta ricchezza ? Non per lei certamente ; sì per un bisogno spontaneo , prepotente , della sua stessa natura ; per dominare su tutti ; per esser temuto e rispettato ; o fors ' anche per stordirsi negli affari o per prendersi a suo modo una rivincita su la sorte che lo aveva colpito . Ma in certi momenti d ' ira ( come dianzi ) , o di stanchezza o di sfiducia , lasciava pur vedere apertamente che tutte le sue imprese e i suoi sforzi e la sua vita stessa non avevano più scopo per lui , perduto l ' erede del nome , colui che sarebbe stato il continuatore della sua potenza e della sua fortuna . Da un pezzo , convinta di questo , Dianella , pur non sapendo neanche immaginare la propria vita priva di tutto quel fasto che la circondava , aveva cominciato a sentire un segreto dispetto per quella ricchezza del padre , di cui un giorno ( il piú lontano possibile ! ) ella sarebbe stata l ' unica erede , per forza e senza alcuna soddisfazione per lei . Quante volte , nel vederlo stanco e irato , non avrebbe voluto gridargli : « Basta ! Lascia ! Perché la accresci ancora , se dev ' esser poi questa la fine ? » . E altro ancora , ben altro avrebbe voluto gridargli , se con l ' anima avesse potuto arrivare all ' anima del padre , senza che le labbra si movessero e udissero gli orecchi . Da quanto aveva potuto intendere col finissimo intuito e penetrare con quegli occhi silenziosamente vigili e da certi discorsi colti a volo senza volerlo , aveva già coscienza che la ricchezza del padre , se non al tutto male acquistata , aveva pur fatto molte vittime in paese . Crudele con lui la sorte , crudele la rivincita che si prendeva su essa . Voleva tutto per sé , tutto in suo pugno : zolfare e terre e opificii , il commercio e l ' industria dell ' intera provincia . Ora perché gravare su le esili spalle di lei - figlia ... sí , amata , ma non prediletta , quantunque rimasta sola - il fardello di tutte quelle ricchezze , che molti forse maledicevano in segreto e che certo non le avrebbero portato fortuna ? Eppure s ' era illusa , fino a poco tempo fa , che il padre l ' avrebbe lasciata libera nella scelta ; che anzi egli stesso l ' avesse ajutata a scegliere , beneficando colui che , da ragazzo , gli aveva salvato la vita . Bruno , come fuso nel bronzo , coi capelli ricci , neri , e gli occhi fermi e serii , Aurelio Costa le era apparso la prima volta , a tredici anni ; era stato poi per tanto tempo suo compagno di giuoco , suo e del fratellino . Tutt ' e tre , ragazzi , non capivano allora che differenza fosse tra loro . Alla morte del fratellino però , Aurelio era man mano divenuto con lei sempre più timido e circospetto ; non aveva piú voluto giocare come prima ; era cresciuto tanto ; gli s ' era alterata la voce ; s ' era messo a studiare , a studiare ; e lei , che allora non aveva più di dodici anni , s ' era contentata d ' assistere zitta zitta al suo studio , fingendo di studiare anche lei ; ogni tanto , in punta di piedi , andava a tirargli un ricciolo sulla nuca . A diciott ' anni Aurelio era poi partito per iscriversi all ' Università di Palermo nella facoltà d ' ingegneria . Senza più lui , la casa per tanti mesi era rimasta per lei come vuota ; aveva l ' impressione di quella sua prima solitudine , come se avesse passato tutto un inverno interminabile con la fronte appoggiata ai vetri d ' una finestra su cui le gocce della pioggia scorrevano come lagrime , su cui qualche mosca superstite , morta di freddo , rimaneva attaccata e lei con un dito , toccandola appena , la faceva cadere . Forse da allora la sua fronte , per il contatto di quei vetri gelati , le era rimasta così come fasciata di gelo . Ma che esultanza poi al ritorno di lui , finito l ' anno scolastico ! Era stata così vivace e piena di giubilo quella festa , che il padre , appena andato via Aurelio , se l ' era chiamata in disparte e pian piano , con garbo , carezzandole i capelli , le aveva lasciato intendere che sarebbe stato bene frenarsi , perché era ormai un giovanotto quel suo antico compagno di giuoco , a cui non bisognava più dare del tu . Senza saperne bene il perché s ' era fatta di bragia : oh Dio , e come allora , del lei ? non era più lo stesso Aurelio ? No , non era più lo stesso Aurelio , neanche per lei ; e se n ' era accorta sempre di più di anno in anno ai ritorni di lui , finché all ' ultimo , presa la laurea , egli aveva manifestato l ' intenzione di concorrere a una borsa di studio all ' estero . Lui , proprio lui non era piú lo stesso ; perché lei , invece ... sì , con la bocca , signor Aurelio , ma con gli occhi seguitava a dargli del tu . Prima di partire per Parigi , era venuto a ringraziare il suo benefattore , a giurargli eterna gratitudine ; a lei non aveva saputo quasi dir nulla , quasi non aveva osato guardarla , fors ' anche non s ' era accorto né del pallore del volto né del tremito della mano di lei . E tuttavia non s ' era perduta ; aveva fatto anzi tanto più certo in sé il suo sentimento , quanto più incerta era rimasta sul conto di lui . Era sicura , superstiziosamente , ch ' egli le fosse destinato . Dopo la partenza , più volte aveva sentito il padre parlare del valore eccezionale di quel giovine e dello splendido avvenire che avrebbe avuto , e lodarsi di quanto aveva fatto per lui , di averlo trattato come un figliuolo . Naturalmente questi discorsi le avevano ravvivato sempre più nel cuore il fuoco segreto e sempre più acceso la speranza che il padre , avendo perduto l ' unico figliuolo , e avendo quasi creato lui quest ' altro al quale pur doveva la vita , avrebbe preferito che a lui , anziché a un altro più estraneo , andassero un giorno le ricchezze e la figlia . S ' era maggiormente raffermata in questa speranza pochi mesi fa , quando Aurelio , ritornato dalla Sardegna , era stato assunto dal padre alla direzione delle zolfare . Non lo aveva più riveduto dal giorno della partenza per Parigi . Oppressa , tra il vano fasto , dalla vita meschina di Girgenti , vecchia città , non zotica veramente , ma attediata nel vuoto desolato dei lunghi giorni tutti uguali , sempre con quel giro di visite delle tre o quattro famiglie conoscenti che gareggiavano d ' affetto e di confidenza verso di lei , ch ' era come la reginetta del paese , fra le spiritosaggini solite dei soliti giovanotti eleganti , anneghittiti , immelensiti nella povera e ristretta vita provinciale , s ' era riscossa alla vista di lui così maschio e padrone di sé . La gioja di rivederlo le s ' era però d ' un subito offuscata al sopravvenire di Nicoletta Spoto , da un anno appena moglie del Capolino . Aveva notato uno strano imbarazzo , un vivo turbamento tanto in costei quanto in Aurelio , allorché questi , introdotto nel salone , s ' era inchinato a salutare . Poi , appena il padre aveva condotto via con sé nello studio Aurelio , la Capolino , rifiatando , aveva narrato con focosa vivacità a lei e alla zia Adelaide , che quel poveretto lì , tutto impacciato , aveva nientemeno osato di mandare a chiederla in isposa , subito dopo ottenuto il posto d ' ingegnere governativo in Sardegna , ricordandosi forse di qualche occhiatina scambiata tanti e tanti anni addietro , quand ' egli era ancora studentello all ' Istituto . Figurarsi che orrore aveva provato lei , Lellè Spoto , a una tal richiesta , e come s ' era affrettata a rifiutare , tanto più che già erano avviate le prime pratiche per il matrimonio con Ignazio Capolino . S ' era sentita voltare il cuore in petto a questa notizia inattesa ; s ' era fatta certo di mille colori e certo s ' era tradita con quella donna , di cui già conosceva la relazione segreta e illecita col padre . Non le aveva detto nulla ; ma quando Aurelio , dopo la lunga udienza , era ritornato in salone , lei , tutta accesa in volto , lo aveva accolto apposta con premure esagerate ricordandogli i giorni passati insieme , i giuochi , le confidenze . E più volte , con gioja , aveva veduto colei mordersi il labbro e impallidire . Dianella sperava che Aurelio , almeno quella volta , avesse compreso . Lo aveva subito scusato in cuor suo del tradimento , di cui non poteva aver coscienza , non credendo di poter ardire di alzar gli occhi fino a lei ; ma ... intanto , ah ! proprio a quella donna lì , sotto ogni riguardo indegna di lui , era andato a pensare ! E il rifiuto di quella donna le era sembrato quasi un ' offesa diretta anche a lei . Però , ecco , egli era stato a Parigi ; la vivacità , la capricciosa disinvoltura di Nicoletta Spoto avevano forse acquistato allora un gran pregio agli occhi di lui , ricordandogli probabilmente le donne conosciute e ammirate colà . D ' umilissimi natali , aveva creduto forse di fare un gran salto imparentandosi con una famiglia come quella della Spoto , molto ricca un giorno , ora decaduta , ma tuttavia tra le più cospicue del paese . Costei ora , certo , avvalendosi del potere che aveva sul padre , si vendicava dell ' affronto patito quella volta . Anche lei , Dianella , aveva notato che da qualche tempo il padre non si mostrava più contento di Aurelio ; e che da alcune sere lì , nella villa , parlando con don Cosmo Laurentano , insisteva su certe domande che le davano da pensare . Segretamente , lei disapprovava quelle nozze strane della zia col principe don Ippolito , ne aveva quasi onta , sospettando nel padre un pensiero nascosto : che cioè si volesse servire di quelle nozze non certo onorevoli per introdursi nella casa dei Laurentano e attrarre a sé a poco a poco anche le sostanze di questa . Da alcune sere , a cena , il discorso di don Cosmo cadeva , insistente , sul figlio del principe , su Lando Laurentano , che viveva a Roma . Perché ? Assorta in questi pensieri , Dianella s ' era seduta sotto un olivo sul ciglio del profondo burrone e guardava la dirupata costa dirimpetto , dove pascolava una greggiola di capre scesa dalle terre di Platanìa . Il giorno dopo l ' arrivo in quella campagna , s ' era sentita quasi rinascere . L ' aria di selvatica rustichezza , che la vecchia villa aveva preso nell ' abbandono ; la malinconia profonda che da quell ' abbandono pareva si fosse diffusa tutt ' intorno , nei viali , nei sentieri solinghi , quasi scomparsi sotto le borracine e le tignàmiche , ove l ' aria - fresca dell ' ombra degli olivi e dei mandorli o delle alte spalliere di fichidindia - era satura di fragranze , amare di prugnole , dense e acute di mentastri e di salvie ; e quell ' ampio burrone precipite ; e la chiara e gaja vicinanza del mare ; e quegli alberi antichi , non curati , irti di polloni selvaggi , sognanti nel silenzio della solitudine immensa , si accordavano soavemente con l ' animo in cui ella si trovava . Ora , invece , quei discorsi del padre ... l ' ira contro Aurelio ... e quello sciopero di solfaraj ad Aragona ... le minacce ... E lei , lì sola , senza nessuno veramente con cui votarsi il cuore ... Aver la madre e non potersi rivolgere a lei , e vedersela davanti , peggio che morta - viva e vana ... Lustreggiava per un tratto , tra i culmi radi delle canne in fondo al burrone un ruscelletto che a un certo punto era stato tagliato dai lavori di presa per la linea ferroviaria . Vi fissò gli occhi e le sorse allora spontanea l ' immagine che lei fosse rimasta appunto come un ruscello a cui una mano ignota per malvagio capriccio avesse traviato la vena presso la fonte con irti e gravi sassi ; e l ' acqua di là si fosse sparsa stagnante , e di qua il ruscello si fosse raddensato in rena e in ciottoli . Ah , che sete inestinguibile le era rimasta dell ' amore materno ! Ma s ' appressava alla madre , e questa non la riconosceva per figlia . Il dolore di lei così vicino e urgente non si ripercoteva per nulla in quella coscienza spenta . - Vittoria Vivona d ' Alessandria della Rocca , - diceva la madre di se stessa , con voce che pareva arrivasse di lontano . - Bella figlia ! bella figlia ! Aveva una treccia di capelli che non finiva mai ; tre donne gliela pettinavano ... Cantava e sonava . Sonava anche l ' organo in chiesa , a Santa Maria dell ' Udienza , e gli angioletti stavano a sentirla , in ginocchio e a mani giunte , cosí ... Doveva sposare un riccone di Girgenti ; le venne un mal di capo , e morì ... Dianella non poté più frenare le lagrime e si mise a piangere silenziosamente , con amara voluttà in quella solitudine . Ma il silenzio attorno era così attonito , e così intenso e immemore il trasognamento della terra e di tutte le cose , che a poco a poco se ne sentì attratta e affascinata . Le parvero allora gravati da una tristezza infinita e rassegnata quegli alberi assorti nel loro sogno perenne , da cui invano il vento cercava di scuoterli . Percepì , in quella intimità misteriosa con la natura , il brulichìo delle foglie , il ronzìo degli insetti , e non sentì più di vivere per sé ; visse per un istante quasi incosciente , con la terra , come se l ' anima le si fosse diffusa e confusa in tutte le cose della campagna . Ah , che freschezza d ' infanzia nell ' erbetta che le sorgeva accanto ! e come appariva rosea la sua mano sul tenero verde di quelle foglie ! oh , ecco un maggiolino sperduto , fuor di stagione , che le scorreva su la mano ... Com ' era bello ! piccolo e lucido più d ' una gemma ! E poteva dunque la terra , tra tante cose brutte e tristi , produrne pure di così gentili e graziose ? Trascorse , quasi in risposta , su quelle foglie , su la sua mano come un lieve e fresco alito di gioja . Dianella trasse un sospiro e aspettò con la mano su l ' erba che l ' insetto ritrovasse la sua via tra le foglie , poi si scosse di soprassalto all ' arrivo festoso improvviso dei tre mastini che le si fecero attorno , anzi sopra , impazienti , scostandosi l ' un l ' altro , per aver sul capo la carezza delle sue mani . E non la lasciavano alzare . Alla fine sopraggiunse Mauro Mortara . - Vi siete sentita male ? - le domandò , cupo , senza guardarla . - No ... niente ... - gli rispose , schermendosi con le braccia dalle piote e dalle linguate dei cani , e sorridendo mestamente . - Un po ' stanca ... - Qua ! - gridò forte Mauro ai tre mastini , perché la lasciassero in pace . E subito quelli restarono , come impietriti dal grido . Dianella sorse in piedi e si chinò a carezzarli di nuovo , in compenso della sgridata . - Poverini ... poverini ... - Se volete venire ... - propose Mauro . - Eccomi . A veder la stanza del Generale ? Ho tanta curiosità ... Era impacciata nel parlargli , non sapendo ancor bene se dargli del voi o del tu . - Vostro padre è partito ? - Sì , sì , - s ' affrettò a rispondergli ; e subito si pentì della fretta che poteva dimostrare in lei quel sollievo stesso che provavano tutti quando il padre era assente . - Ad Aragona , - disse - si sono ribellati i solfaraj . Bisognerà mandarci soldati e carabinieri . - Piombo ! piombo ! - approvò Mauro subito , scotendo energicamente il capo . - Sbirro , vi giuro , andrei a farmi , vecchio come sono ! - Forse ... - si provò a dire Dianella . Ma il Mortara la interruppe con una sua abituale esclamazione : - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Non ammetteva repliche , Mauro Mortara . Nelle sue perpetue ruminazioni vagabonde tra la solitudine della campagna s ' era a modo suo sistemato il mondo , e ci camminava dentro , sicuro , da padreterno , lisciandosi la lunga barba bianca e sorridendo con gli occhi alle spiegazioni soddisfacenti che aveva saputo darsi d ' ogni cosa . Tutto ciò che accadeva , doveva rientrar nelle regole di quel suo mondo . Se qualche cosa non poteva entrarci , egli la tagliava fuori , senz ' altro , o fingeva di non accorgersene . Guaj a contraddirlo ! - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Che pretendono ? Voglio sapere che pretendono ! Dobbiamo tutti ubbidire , dal primo all ' ultimo , tutti , e ognuno stare al suo posto , e guardare alla comunità ! Perché questi pezzi di galera figli di cane ingrati e sconoscenti debbono guastare a noi vecchi la soddisfazione di vedere questa comunità , l ' Italia , divenuta per opera nostra quella che è ? Che ne sanno , di cos ' era prima l ' Italia ? Hanno trovato la tavola apparecchiata , la pappa scodellata , e ora ci sputano sopra , capite ? Intanto , guardate : Tunisi è là ! Si voltò verso il mare e col braccio teso indicò , fosco , un punto nell ' orizzonte lontano . Dianella si volse a guardare , senza comprendere come c ' entrasse Tunisi . Ella lo lasciava dire e non l ' interrompeva mai , se non per approvare tutti quegli sproloquii patriottici ch ' egli le faceva . - È là ! - ripeté Mauro fieramente . - E ci sono i Francesi là che ce l ' hanno presa a tradimento ! E domani possiamo averli qua , in casa nostra , capite ? Vi giuro che non ci dormo , certe notti , e mi mordo le mani dalla rabbia ! E invece d ' impensierirsi di questo , quei mascalzoni là pensano a fare scioperi , ad azzuffarsi tra loro ! Tutta opera dei preti , sapete ? Cima di birbanti ! schiuma d ' ogni vizio ! abissi di malizia ! Soffiano nel fuoco , sotto sotto , per smembrare di nuovo l ' Italia ... I Sanfedisti ! I Sanfedisti ! Io debbo guardarmi davanti e dietro , perché me l ' hanno giurata e mi contano i passi . Ma con me le spese ci perdono ... Guardate qua ! E mostrò a Dianella i due pistoloni napoletani che gli pendevano dalla cintola . Quella visita alla famosa stanza del Generale , detta per antonomasia il Camerone , era una grazia veramente particolare concessa a Dianella . Mauro Mortara , che ne teneva la chiave , non vi lasciava entrar mai nessuno . E non l ' uscio soltanto , ma anche le persiane dei due terrazzini e della finestra stavano sempre chiuse , quasi che l ' aria e la luce , entrandovi apertamente , potessero fugare i ricordi raccolti e custoditi con tanta gelosa venerazione . Certo , dopo la partenza del vecchio principe per l ' esilio , uscio e finestre erano stati spalancati chi sa quante volte ; ma il Mortara , da che era ritornato a Valsanìa , aveva tenute almeno le persiane sempre chiuse così , e aveva l ' illusione che così appunto fossero rimaste da allora , sempre , e che però quelle pareti serbassero ancora il respiro del Generale , l ' aria di quel tempo . Questa illusione era sostenuta dalla vista della suppellettile rimasta intatta , tranne la lettiera d ' ottone a baldacchino , che non aveva più né materasse , né tavole , né l ' ampio parato a padiglione . Quella penombra era così propizia alla rievocazione dei lontani ricordi ! Mauro , ogni volta , girava un po ' per la stanza ; si fermava innanzi a questo o a quel mobile decrepito , dall ' impiallacciatura gonfia e crepacchiata qua e là ; poi andava a sedere sul divano imbottito d ' una stoffa verde , ora ingiallita , con due rulli alla base di ciascuna testata , e lì , con gli occhi socchiusi , lisciandosi con la piccola mano tozza e vigorosa la lunga barba bianca , pensava , e più spesso ricordava , assorto , come in chiesa un divoto nella preghiera . Non lo disturbavano neppure i topi che facevano talvolta una gazzarra indiavolata sul terrazzo di sopra , il cui piano , per impedire che il soffitto del camerone rovinasse , s ' era dovuto ricoprire di lastre di bandone . Il rimedio era giovato poco e per poco tempo ; le lastre di bandone s ' erano staccate e accartocciate al sole , con molta soddisfazione dei topi che , rincorrendosi , vi s ' appiattavano ; e il soffitto già s ' era aggobbato , gocciava d ' inverno per due o tre stillicidii , e le pareti serbavano , anche d ' estate , due larghe chiose d ' umido , grommose di muffa . Don Cosmo non se ne dava pensiero : non entrava quasi mai nel camerone ; Mauro non voleva che si riattasse : poco più gli restava da vivere e voleva che tutto lì rimanesse com ' era ; sapeva che , morto lui , nessuno si sarebbe preso più cura di custodire quel « santuario della libertà » ; e il soffitto allora poteva anche crollare o essere riattato . Intanto , ogni anno , al sopravvenire dell ' autunno , egli si recava sul terrazzo a rassettare e fissar le lastre di bandone con grosse pietre , e sul pavimento del camerone collocava concole e concoline sotto gli stillicidii . Le gocce vi piombavan sonore , ad una ad una ; e quel tin - tan cadenzato pareva gli conciliasse il raccoglimento Dianella , entrando , ebbe subito come un urto dalla vista inattesa d ' una belva imbalsamata che , nella penombra , pareva viva , là , nella parete di fronte , presso l ' angolo , con la coda bassa e la testa volta da un lato , felinamente . - Che paura ! - esclamò , levando le mani verso il volto e sorridendo d ' un riso nervoso . - Non me l ' aspettavo ... Che è ? - Leopardo . - Bello ! E Dianella abbassò una mano a carezzare quel pelame variegato ; ma subito la ritrasse tutta impolverata , e notò che alla belva mancava uno degli occhi di vetro , il sinistro . - Un altro , compagno a questo , - riprese Mauro - l ' ho regalato al Museo dell ' Istituto , a Girgenti . Non l ' avete mai veduto ? C ' è una vetrina mia , nel Museo . Accanto al leopardo una jena , bella grossa , e , sopra un ' aquila imperiale . Su la vetrina sta scritto : Cacciati , inbalsamati e donati da Mauro Mortara . Gnorsì . Ma venite qua , prima . Voglio farvi vedere un ' altra cosa . La condusse davanti al vecchio divano sgangherato . Appese alla parete , sopra il divano , eran quattro medaglie , due d ' argento , due di bronzo , fisse in una targhetta di velluto rosso ragnato e scolorito . Sopra la targhetta era una lettera , chiusa in cornice , scritta di minutissimo carattere in un foglietto cilestrino , sbiadito . - Ah , le medaglie ! - esclamò Dianella . - No , - disse Mauro , turbato , con gli occhi chiusi . - La lettera . Leggete la lettera . Dianella s ' accostò di più al divano e lesse prima la firma : GERLANDO LAURENTANO . - Del Generale ? Mauro , ancora con gli occhi chiusi , accenno di sì col capo , gravemente . E Dianella lesse : Amici , Le notizie di Francia , il colpo di Stato di Luigi Napoleone recheranno certamente una grave e lunga sosta al momento per la nostra santa causa e ritarderanno , chi sa fino a quando , il nostro ritorno in Sicilia . Vecchio come sono , non so né posso più sopportare il peso di questa vita d ' esilio . Penso che non sarò più in grado di prestare il mio braccio alla Patria , quand ' essa , meglio maturati gli eventi , ne avrà bisogno . Viene meno pertanto la ragione di trascinare così un ' esistenza incresciosa a me , dannosa a ' miei figli . Voi , più giovani , questa ragione avete ancora , epperò vivete per essa e ricordatevi qualche volta con affetto del vostro Gerlando Laurentano Dianella si volse a guardare il Mortara che , tutto ristretto in sé , con gli occhi ora strizzati , il volto contratto e una mano su la bocca , si sforzava di soffocare nel barbone abbatuffolato i singhiozzi irrompenti . - Non la rileggevo piú da anni , - mormorò quando poté parlare . Tentennò a lungo la testa , poi prese a dire : - Mi fece questo tradimento . Scrisse la lettera e si vestì di tutto punto , come dovesse andare a una festa da ballo . Ero in cucina ; mi chiamò . « Questa lettera a Mariano Gioéni , a La Valletta » . C ' erano a La Valletta gli altri esiliati siciliani , ch ' erano stati tutti qua , in questa camera , prima del Quarantotto , al tempo della cospirazione . Mi pare di vederli ancora : don Giovanni Ricci - Gramitto , il poeta ; don Mariano Gioèni e suo fratello don Francesco ; don Francesco De Luca ; don Gerlando Bianchini ; don Vincenzo Barresi : tutti qua ; e io sotto a far la guardia . Basta ! Portai la lettera ... Come avrei potuto supporre ? Quando ritornai a Burmula , lo trovai morto . - S ' era ucciso ? - domandò , intimidita , Dianella . - Col veleno , - rispose Mauro . - Non aveva fatto neanche in tempo a tirare sul letto l ' altra gamba . Come era bello ' Conoscete don Ippolito ? Più bello . Diritto , con un pajo d ' occhi che fulminavano : un San Giorgio ! Anche da vecchio , innamorava le donne . Richiuse gli occhi e a bassa voce recitò la chiusa della lettera , che sapeva a memoria : - Voi , più giovani , questa ragione avete ancora , epperò vivete per essa e ricordatevi qualche volta con affetto del vostro Gerlando Laurentano . Vedete ? E vissi io , come lui volle . E qua , sotto la lettera , che mi feci restituire da don Mariano Gioèni , ho voluto appendere , come in risposta , le mie medaglie . Ma prima di guadagnarmele ! Sedete , qua ; non vi stancate ... Dianella sedette sul vecchio divano . In quel punto , donna Sara Alàimo , sentendo parlare nel camerone e vedendo insolitamente l ' uscio socchiuso , sporse il capo incuffiato a guardare . - Che volete voi qua ? - saltò su Mauro Mortara , come avrebbe fatto , se vivo , quel leopardo . - Qua non c ' è nulla per voi ! - Puh ! - fece donna Sara , ritraendo subito il capo . - E chi vi tocca ? Mauro corse a sprangar l ' uscio . - La strozzerei ! Non la posso soffrire , non la posso vedere , questa spïaccia dei preti ! S ' arrischia anche a ficcare il naso qua dentro ora ? Non l ' aveva mai fatto ! La tengono qua i preti , sapete ? approfittandosi di quel babbeo di don Cosmo . I Sanfedisti , i Sanfedisti ... - Ma ci sono ancora davvero codesti Sanfedisti ? - domandò Dianella con un benevolo sorriso . - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! - tornò ad esclamare il Mortara . - Se ci sono ! Forse ora si fanno chiamare d ' un ' altra maniera ; ma sono sempre quelli . Setta infernale , sparsa per tutto il mondo ! Spie dappertutto : ne trovai una finanche in Turchia , figuratevi ! a Costantinopoli . - Siete stato fin là ? - domandò Dianella . - Fin là ? Ma più lontano ancora ! - rispose Mauro con un sorriso di soddisfazione . - Dove non sono stato e che cosa non ho fatto io ? Contiamo ; ma non bastano le dita delle mani : pecorajo , contadino , servitore , mozzo di nave , scaricatore di bordo , stivatore , fochista , cuoco , bagnino , cacciatore di bestie feroci , poi volontario garibaldino , attendente di Bixio ; poi , dopo la Rivoluzione , capo - carcerario : trecento galeotti ho tenuto in un pugno a Santo Vito , che volevano scappare ; e alla fine , qua , campagnuolo di nuovo . La mia vita ? Non parrebbe vera , se qualcuno la volesse raccontare . Stette un pezzo a lisciarsi la barba , mentre gli occhi verdastri gli ridevano lucidi , al fremito interno dei ricordi . - Tagliate un tronco d ' albero , - disse , - e buttatelo a mare , lontano dalla spiaggia . Dove andrà a finire ? Ero come un tronco d ' albero , nato e cresciuto qua , a Valsanìa . Venne la bufera e mi schiantò . Prima partì il Generale coi compagni ; io partii due giorni dopo , di notte , sopra un bastimento a vela , com ' usava a quei tempi : una barcaccia di quelle che chiamano tartane . Ora rido . Sapeste però che spavento , quella notte , sul mare ! - La prima volta ? - Chi c ' era mai stato ! Nero , tutto nero , cielo e mare . Solo la vela , stesa , biancheggiava . Le stelle , fitte fitte , alte , parevano polvere . Il mare si rompeva urtando contro i fianchi della tartana , e l ' albero cigolava . Poi spuntò la luna , e il bestione si abbonacciò . I marinai , a prua , fumavano la pipa e chiacchieravano tra loro ; io , buttato là , tra le balle e il cordame incatramato , vedevo il fuoco delle loro pipe ; piangevo , con gli occhi spalancati , senz ' accorgermene . Le lagrime mi cadevano su le mani . Ero come una creatura di cinque anni ; e ne avevo trentatré ! Addio , Sicilia ; addio , Valsanìa ; Girgenti che si vede da lontano , lassù , alta ; addio , campane di San Gerlando , di cui nel silenzio della campagna m ' arrivava il ronzìo ; addio , alberi che conoscevo a uno a uno ... Voi non vi potete immaginare , come da lontano vi s ' avvistino le cose care che lasciate e vi afferrino e vi strappino l ' anima ! Io vedevo certi luoghi , qua , di Valsanìa , proprio come se vi fossi ; meglio , anzi ; notavo certe cose , che prima non avevo mai notato ; come tremavano i fili d ' erba alla brezza grecalina , un sasso caduto dal murello , un albero un po ' storto a pendìo , che si sarebbe potuto raddrizzare , e di cui potevo contare le foglie , a una a una ... Basta ! All ' alba , giunsi a Malta . Prima si tocca l ' isola di Gozzo ... Malta , capite ? tutta come un golfo , abbraccia il mare . Qua e là , tante insenature . In una di queste è Burmula , dove il Generale aveva preso stanza . Grossi porti , selve di navi ; e gente d ' ogni razza , d ' ogni nazione : Arabi , Turchi , Beduini , Marocchini ; e poi Inglesi , Francesi , Spagnuoli . Cento lingue . Nel Cinquanta , ci scoppiò il colera , portato dagli Ebrei di Susa che avevano con loro belle femmine , belle ! ma , sapete ? ragazzette fresche , di sedici e diciott ' anni come voi ... - Oh , ne ho di piú io ! - sorrise Dianella . - Di piú ? Non pare . Si dipingevano . Senza bisogno , - seguitò Mauro , - come se fossero state vecchie . Peccato ! Belle femmine ! Portarono il colera , vi dicevo : un ' epidemia terribile ! Figuratevi che a Burmula , paesettuccio , in una sola giornata , ottocento morti . Come le mosche si moriva . Ma la morte a un disgraziato che paura può fare ? Io mangiavo , come niente , petronciani e pomodori : lo facevo apposta . Avevo imparato una canzonetta maltese e la cantavo giorno e notte , a cavalcioni d ' una finestra . Perché ero innamorato . - Ah sí ? Là ? - domandò Dianella , sorpresa . - Non là , - rispose Mauro . - Avevo lasciato qua , a Valsanìa , una villanella con cui facevo all ' amore : Serafina ... Si maritò con un altro , dopo un anno appena . E io cantavo ... Volete sentire la canzonetta ? Me la ricordo ancora . Socchiuse gli occhi , buttò indietro il capo e si mise a canticchiare in falsetto , pronunciando a suo modo le parole di quella canzonetta popolare : Ahi me kalbi , kentu giani ... Dianella lo guardava , ammirata , con un intenerimento e una dolcezza accorata , che spirava anche dal mesto ritmo di quell ' arietta d ' un tempo e d ' un paese lontano , la quale affiorava su le labbra di quel vecchio , fievole eco della remota , avventurosa gioventù . Non sospettava minimamente sotto la ruvida scorza del Mortara la tenerezza di tali ricordi . - Com ' è bella ! - disse . - Ricantatela . Mauro , commosso , fece cenno di no , con un dito . - Non posso ; non ho voce . Sapete che vogliono dire le prime parole ? Ahimè , il cuore come mi duole . Il senso delle altre non lo ricordo piú . Piaceva tanto al Generale , questa canzonetta . Me la faceva cantare sempre . Eh , avevo buon voce , allora ... Voi guardate il leopardo ? Ora vi racconto . E seguitò a raccontarle come , dopo la morte del Generale , rimasto solo a Burmula , non volendo ritornare in Sicilia dove s ' era già compromesso , si fosse recato a La Valletta . Qua , gli esiliati siciliani avrebbero voluto ajutarlo ; ma egli , sapendo in che misere condizioni si trovassero , aveva rifiutato ogni soccorso e s ' era messo a lavorare nel porto , come mozzo , come scaricatore , come stivatore . Mancavano le braccia , decimata la popolazione dal colera . Poi s ' era imbarcato su un piroscafo inglese da fochista . Per più di sei mesi era stato sepolto lì , nel saldo ventre strepitoso della nave , ad arrostirsi al fuoco alimentato notte e giorno , senza mai sapere dove s ' andasse . I macchinisti inglesi lo guardavano e ridevano - chi sa perché - e un giorno , per forza , avevano voluto presentarlo , così tutto affumicato com ' era , al capitano - pezzo d ' omone sanguigno , con una barbaccia fulva che gli arrivava fin quasi ai ginocchi - e il capitano gli aveva più volte battuto la spalla , lodandolo forse per lo zelo . Egli , difatti , in tutti quei mesi , non s ' era dato un momento di requie , neanche per prendere un boccone ; aveva perduto l ' appetito : beveva soltanto , per temprar l ' arsura del corpo che , là sotto , smaniava il respiro , un po ' d ' aria ! Unico svago , quando si approdava in qualche porto , un vecchio libro di cucina , tutto squinternato , sul quale aveva imparato a compitare con l ' ajuto del cuoco di bordo , anch ' esso italiano , da lungo tempo spatriato a Malta . Svago e tesoro , per lui , quel libro ! Perché , un giorno , il cuoco , ammalatosi gravemente , era stato sbarcato a Smirne e , in mancanza d ' altri , alla prova di quest ' altro fuoco era stato messo lui , erede del libro e della dottrina culinaria di quello . S ' era dato con tutto l ' impegno a questo nuovo ufficio e in breve aveva saputo contentar così bene il capitano , che questi poi , vedendolo lì lì per ammalarsi come quell ' altro cuoco , spontaneamente lo aveva allogato quale sguattero in una famiglia inglese , ricchissima , domiciliata a Costantinopoli . Ma la malattia contratta a bordo non lo aveva lasciato lungo tempo a quel posto , per un tristo accidente capitatogli uno di quei giorni . Un droghieruccio d ' Alcamo , stabilito da molti anni là a Costantinopoli , dal quale egli si recava qualche volta per sentir parlare il dialetto nativo , aveva voluto avvelenarlo . Sì ! Invece d ' una pozione d ' olio di mandorle dolci , gli aveva dato forse olio di mandorle amare . Spia dei preti , dei Sanfedisti , anche quello ! Sbaglio involontario ? Ma che ! Ricordava bene che una volta colui aveva osato rimproverarlo acerbamente per l ' avventura del francescano appeso , ch ' egli , così per ridere , gli aveva narrata . Ah , ma rimessosi per miracolo , dopo circa tre mesi , dall ' avvelenamento , gli aveva fatto pagar caro il delitto . Con un pugno ( e Mauro mostrò sorridendo il pugno ) lo aveva steso là , nella bottega . Aveva al dito un grosso anello di ferro , come un chiodo ritorto , comperato a Smirne , e con esso - senza volerlo , veh ! - gli aveva sfracellato la tempia . Ripresosi dal pauroso sbalordimento nel vederselo cascare giù tutto in un fascio sotto gli occhi , insanguinato , s ' era dato alla fuga e poche ore dopo era partito con una nave che si recava a un piccolo porto dell ' Asia Minore . Non ricordava più il nome del paesello di mare in cui era disceso : era d ' estate e aveva trovato subito da allogarsi come bagnino . - Avete sentito nominare Orazio Antinori ? - domandò a questo punto il Mortara . - L ' esploratore ? Sì , - disse Dianella . - Venne là , ai bagni , un giorno , - seguitò Mauro , - con un altro italiano . Li sentii parlare e m ' accostai . L ' Antinori assoldava cacciatori per la caccia delle fiere , nel deserto di Libia . Gli piacqui , mi prese con sé . Noi andavamo ; gli mandavamo le fiere uccise ; egli le imbalsamava e poi le spediva ai musei , a Londra , a Vienna ... Quando ritornavo dalle cacce , siccome lui mi voleva bene sapendomi fidato , lo ajutavo a preparar le droghe , e intanto , zitto zitto , gli rubavo l ' arte . Così imparai a imbalsamare ; e quando lui andò via , seguitai per conto mio la caccia e la spedizione . Vi voglio raccontare una certa avventura . Un giorno , eravamo sperduti , io e lui , morti di fame e di sete . A un certo punto avvistammo alcum alberi di fico e li prendemmo d ' assalto , figuratevi ! Ma i fichi migliori erano in alto e non potevamo prenderli . Allora io , contadino , che feci ? m ' allontanai e ritornai poco dopo , munito d ' una canna bella lunga ; la spaccai un po ' in cima e con essa mi misi a cogliere i fichi alti piú maturi , con la lagrima di latte : un miele , vi dico ! L ' Antinori mi guardava e si rodeva dentro . Alla fine non poté più reggere e mi gridò : « Che fai ? La smetti ? Vuoi farmi ammazzare dai Turchi ? » Capii l ' antifona . Zitto , stesi il braccio e gli porsi la canna . Andai a prenderne un ' altra , e tutti e due seguitammo a rubar fichi tranquillamente . Ah , l ' Antinori ... mi voleva bene , e m ' ajutò tanto , anche da lontano . Stetti lì più di sei anni . Poi sentii che Garibaldi era sbarcato a Marsala , volai subito in Sicilia . Sbarco a Messina ; raggiungo i volontarii a Milazzo . Don Stefano Auriti mi morì tra le braccia . Non poteva più parlare , mi raccomandava con gli occhi il figlio , don Roberto , il suo leonetto di dodici anni ... Ci battemmo ! A Reggio aprii il fuoco io , sapete ? la prima fucilata fu la mia ! Poi Bixio mi prese per attendente ... Che giornata , quella del Volturno ! Ma ora , dopo aver visto tante cose , dopo averne passate tante , sono soddisfatto , che volete ! L ' Italia è grande ! L ' Italia è alla testa delle nazioni ! Detta legge nel mondo ! E posso dire che anch ' io , così da povero ignorante e meschino come sono , ho fatto qualche cosa , senza tante chiacchiere . Posso andare dal re e dirgli : « Maestà , alla sedia su cui voi sedete , se non una gamba o una traversa , un piccolo pernio , qualche cavicchio , l ' ho messo anch ' io . La mia parte te l ' ho fatta , figlio mio ! » E sono contento . Cammino qua per Valsanìa , vedo i fili del telegrafo , sento ronzare il palo , come se ci fosse dentro un nido di calabroni , e il petto mi s ' allarga ; dico : « Frutto della Rivoluzione ! » Vado piú là , vedo la ferrovia , il treno che si caccia sottoterra , nel traforo sotto Valsanìa , che mi pare un sogno ; e dico : « Frutto della Rivoluzione ! » Vado sotto il pino , guardo il mare , vedo laggiù a ponente Porto Empedocle , che al tempo della mia partenza per Malta non aveva altro che la Torre , il Rastiglio , il Molo Vecchio e quattro casucce , e ora è diventato quasi una città ; vedo le due lunghe scogliere del nuovo porto , che mi pajono due braccia tese a tutte le navi di tutti i paesi civili del mondo , come per dire : « Venite ! venite ! l ' Italia è risorta , l ' Italia abbraccia tutti , dà a tutti la ricchezza del suo zolfo , la ricchezza dei suoi giardini ! » . Frutto della Rivoluzione , anche questo , penso , e - vedete ? - mi metto a piangere come un bambino , dalla gioja ... Cavò , cosí dicendo , dall ' apertura della ruvida camicia d ' albagio un grosso fazzoletto di cotone turchino , e si asciugò gli occhi , che gli s ' erano veramente riempiti di lagrime . Dianella sentì anche lei inumidirsi gli occhi . Quel vecchio che incuteva tanta paura , che aveva ucciso un uomo come niente e ne aveva fatto morire un altro per l ' ombra d ' un sospetto maniaco ; che andava così armato , in procinto sempre di versare altro sangue , pronto com ' era all ' ira e irsuto e ombroso ; quel vecchio , ecco , piangeva come un fanciullo per l ' opera compiuta , ch ' egli vedeva senza mende e gloriosa ; piangeva esaltandosi nella sua gesta e nella grandezza della patria , per cui aveva tanto sofferto e combattuto , senza chieder mai nulla , generoso e feroce , fedele come un cane e coraggioso come un leone . Né i suoi colombi , né la pace dei campi , né il governo della vigna , né il canto delle allodole , riuscivano a rasserenargli lo spirito dopo tanto tempo : quel camerone era come la sua chiesa ; e usciva di là com ' ebbro , e s ' aggirava per la campagna sotto i mandorli e gli olivi , parlando tra sé di battaglie e di congiure , guardando biecamente il mare dalla parte di Tunisi , donde immaginava un improvviso assalto dei Francesi ... Un rumore di sonaglioli e il rotolìo d ' una vettura vennero a un tratto a scuotere Dianella da queste considerazioni e Mauro dal pianto . - Vostro padre ? - domandò questi , infoscandosi d ' un subito e ricacciandosi nell ' apertura della camicia il fazzoletto . Dianella si levò , costernata , e corse alla finestra a guardare attraverso le stecche delle persiane . Restò . Dalla vettura , che s ' era fermata davanti alla villa , scendevano il padre , di ritorno , e Aurelio Costa - lui ! - in tenuta da campagna . - Andate , andate , - le disse Mauro , quasi spingendola . - Chiudo e me ne scappo ! Dianella uscì sul corridojo e vide in fondo a esso il Costa e il padre , diretti alla camera di questo , nella quale si chiusero . Allora Mauro Mortara , come una bestia sorpresa nel giaccio , sgattajolò ranco ranco , senza dirle nulla . Ella rimase perplessa , profondamente turbata , non sapendo che pensare di quell ' improvviso insolito ritorno del padre . Evidentemente , tanto questo ritorno quanto la venuta d ' Aurelio Costa si connettevano con le notizie dei tumulti d ' Aragona . Qualcosa di molto grave doveva essere accaduto . Era fuggito Aurelio ? No : Dianella non volle nemmeno supporlo . Forse il padre stesso aveva mandato a chiamarlo . Con quale animo ? Fu tentata di recarsi nella sua camera , attigua a quella del padre , se le riuscisse di cogliere qualche parola attraverso la parete , ma ricordò lo sguardo del padre , quella mattina , e se n ' astenne ; rimase tuttavia come tenuta tra due , nella sala d ' ingresso . - Suo papà , - le annunziò donna Sara Alàimo , sporgendo il capo dall ' uscio della cucina . Dianella le accennò di sì col capo . - Con l ' ingegnere , - aggiunse donna Sara , sottovoce . Dianella le accennò di nuovo col capo che sapeva , e uscì sul pianerottolo della scala esterna . La vettura era lì ancora , in attesa , a piè della scala . Dunque il padre doveva ripartire subito ? Forse era venuto per prendere qualche carta . - Andrete a Porto Empedocle adesso ? - domandò al cocchiere . - Eccellenza , sì - rispose questi . Ed ecco il padre e il Costa frettolosi . Flaminio Salvo non s ' aspettava di trovar la figlia sul pianerottolo della scala , e , vedendola , si tirò un po ' indietro , senza fermarsi , le fece un sorriso e la salutò con la mano . Aurelio Costa , che gli veniva dietro , rimase un istante confuso , accennò di togliersi il berretto da viaggio ma il Salvo gli gridò : - Andiamo , andiamo ... Dianella , pallida , col fiato rattenuto , li vide montare su la vettura , partire senza volgere il capo , e li seguí con gli occhi finché non scomparvero tra gli alberi del viale . Com ' era cangiato Aurelio ! Sconvolto ... Pareva malato , invecchiato , con la barba non rifatta ... Dianella pensò al giudizio che ne aveva dato Nicoletta Capolino . Avrebbe voluto vederlo più altero di fronte al padre ; avrebbe voluto che , non ostante il richiamo imperioso di questo , egli si fosse fermato lì sul pianerottolo , almeno per salutarla . Invece subito aveva obbedito ... Forse il momento ... Chi sa che era accaduto alle zolfare ! Flaminio Salvo ritornò tardi , la sera , d ' umor gajo , come ogni qual volta prendeva una grave decisione . A cena , si scusò con don Cosmo della sfuriata della mattina ; disse che n ' aveva fino alla gola , delle innumerevoli seccature che gli erano diluviate da quelle zolfare d ' Aragona , e che aveva deciso di chiuderle . - Così sciopereranno un po ' per piacer mio , i signori solfaraj , e avranno piú tempo d ' assistere alle prediche dei loro sacerdoti umanitarii . Mangino prediche ! Bello , il vangelo umanitario , don Cosmo , letto su una pagina sola ! Se voltassero pagina . Ma se ne guardano bene ! Hanno ragione ; ma la loro ragione è qua ! E si toccò il ventre . - Andate a far loro intendere che la politica doganale seguìta dal Governo italiano è stata tutta una cuccagna per l ' industria e gl ' industriali dell ' alta Italia e una rovina spaventosa per il Mezzogiorno e per la nostra povera isola ; che da anni e anni l ' aumento delle tasse e di tutti i pesi è continuo e continuo il ribasso dei prodotti ; che col prezzo a cui è disceso lo zolfo non solo è assolutamente impossibile trattarli meglio , ma è addirittura una follìa seguitar l ' industria ... Io non avevo chiuso le zolfare per loro , per dar loro almeno un tozzo di pane . Scioperano ? Tante grazie ! Vuol dire che possono fare a meno di lavorare . Tutti a spasso ! Allegria ! - La vita ! - sospirò don Cosmo , con gli angoli della bocca contratti in giù . - A pensarci bene ... Lo zolfo , sicuro ... le industrie .. questa tovaglia qua , damascata , questo bicchiere arrotato ... il lume di bronzo ... tutte queste minchionerie sulla tavola ... e per la casa ... e per le strade ... piroscafi sul mare , ferrovie , palloni per aria ... Siamo pazzi , parola d ' onore ! ... Sì , servono , servono per riempire in qualche modo questa minchioneria massima che chiamiamo vita , per darle una certa apparenza , una certa consistenza ... Mah ! Vi giuro che non so , in certi momenti , se sono più pazzo io che non ci capisco nulla o quelli che credono sul serio di capirci qualche cosa e parlano e si muovono , come se avessero veramente un qualche scopo davanti a loro , il quale poi , raggiunto , non dovesse a loro stessi apparir vano . Io comincerei , signor mio , dal rompere questo bicchiere . Poi butterei giù la casa ... Ricominciando daccapo , chi sa ! ... Voi dite che quei disgraziati la ragione l ' hanno qua ? Beati loro , signor mio ! E guaj se si saziano ... Dove l ' avete più voi , la ragione ? Dove l ' ho piú io ? Poco dopo , Flaminio Salvo e Dianella erano affacciati alla finestra . La notte era scurissima . Le stelle profonde , che pungevano e allargavano il cielo , non arrivavano a far lume in terra . I grilli scampanellavano lontano ininterrottamente e , a quando a quando , dal fondo del vallone saliva il verso accorato d ' un gufo , come un singulto . Il bujo , il silenzio intorno alla villa era qua e là a tratti punto e vibrante di rapidi stridi di nottole invisibili . Poi la luna emerse , paonazza , su dall ' ampia chiostra di Monserrato in fondo , e s ' avvertì un lievissimo brulichìo di foglie per tutta la campagna . Un cane , lontano , abbajò . - Tu non hai niente , Dianella , proprio niente da dire a tuo padre ? - domandò il Salvo senza guardarla , con tono mesto , come se con l ' anima vagasse lontano assai da quella finestra . - Io ? - fece Dianella , incerta e quasi sbigottita . - Niente ... Che potrei dirti ? - Niente , dunque , - riprese il padre . - Nessun piccolo , piccolo segreto ... niente , eh ? Sono contento . Perché tu , povera figliuola mia , purtroppo hai soltanto me , preso da tante brighe ... E oggi ... che giornataccia ! ... Sai che manca a molti ? Il senso dell ' opportunità . Non dico che avrei risposto di sí , se la domanda mi fosse stata rivolta in altro giorno , in altro modo ; ma avrei risposto di no , almeno con piú garbo , ecco , dopo aver parlato con te . Dianella temette , ascoltando queste parole calme e lente del padre , che questi potesse udire il violento martellare del cuore di lei , sospeso in un ' aspettazione angosciosa , tra l ' impetuoso ribollimento di tutto il sangue per le vene . - Mi hanno chiesto ... tu m ' intendi , - seguitò il Salvo , voltandosi a spiarla negli occhi . - E io , certo che la mia buona figliuola , così savia , non poteva aver fissato neanche per un momento la propria attenzione su un giovane - oh , buono , sì ; ma pure , per tante ragioni , non adatto né degno - preso in quel momento proprio inopportuno , ho rifiutato senz ' altro . Vediamo un po ' , non indovini ? - No ... - rispose , più col fiato che con la voce , Dianella . - Non indovini proprio ? - insistette il padre , sorridendo come conscio della tortura che le infliggeva . - Su , pròvati ... - Non ... non saprei ... - balbettò lei . - E allora bisognerà che te lo dica , - concluse il padre - perché tu sappia regolarti . Il De Vincentis ... - Ah ! - esclamò Dianella , con uno scatto di riso irresistibile . - Quel povero Ninì ? - Quel povero Ninì , - ripeté il padre , scrollando il capo e sorridendo anche lui . - Dunque , te l ' aspettavi ? - No , ti giuro , - s ' affrettò a rispondergli Dianella , con vivacità . - M ' ero accorta , sì ... - Ma t ' aspettavi qualche altro ? - tornò a domandare il padre , pronto , guardandola più acutamente . Dianella allora s ' impuntò e sostenne lo sguardo del padre con fredda fermezza . - Ti ho detto di no . Il sospetto che il padre con quel discorso avesse voluto tenderle un ' insidia era divenuto certezza . Forse non era neanche vero che Ninì De Vincentis gli avesse fatto quella richiesta . E l ' essersi il padre servito di lui , povero giovane troppo dabbene , quasi per metterlo in dileggio , le parve odioso , sapendo il De Vincentis anche peraltro vittima del padre . Questi non disse più nulla ; rimase ancora un pezzo alla finestra , a guardar fuori , poi se ne ritrasse con un sospiro e salutò la figlia per andare a dormire . - Buona notte - gli rispose Dianella , freddamente . Appena sola , si nascose il volto tra le mani e pianse . Le parve che il padre si fosse divertito a straziarle il cuore , come un gatto col topo . Oh Dio , perché , perché così cattivo anche con la propria figlia , quando gli sarebbe stato così facile esser buono con tutti ? Se veramente voleva ch ' ella gli dicesse il suo segreto , ricordandole che non aveva più da confidarsi con altri , se non con lui , perché , nello stesso momento che le poneva innanzi la sorte crudele che le aveva tolto il consiglio e l ' amore della madre , le tendeva un ' insidia ? Dunque , no ; era certo ormai : egli non voleva che lei amasse Aurelio . Aveva chiuso le zolfare ; forse aveva posto a effetto la minaccia della mattina : « Caccio via tutti ! » . Anche Aurelio ? Oh , Aurelio non aveva più bisogno di lui , adesso ! Perduto quel posto , tanti altri , anche migliori , avrebbe potuto trovarne subito . E questo forse , ecco , faceva più dispetto al padre , aver dato a quel giovane il mezzo di non aver più bisogno di lui , e averglielo dato per un dovere che a lui lo legava . Voleva che tutti fossero docili strumenti nelle sue mani ; e Aurelio invece avrebbe potuto levarglisi contro , dov ' egli più temeva la ribellione : nel cuore di sua figlia . Sì , sì , perché sapeva bene che ella lo amava . Così lo avesse saputo Aurelio ! Ma che sarebbe intanto avvenuto , se davvero il padre , chiuse le zolfare , lo aveva licenziato ? Aurelio se ne sarebbe andato di nuovo lontano , sarebbe ritornato in Sardegna , senz ' alcun sospetto dell ' amore di lei , e forse , là ... Dianella tornò a nascondersi il volto tra le mani . Nel vuoto angoscioso , fissando l ' udito , senza volerlo , nel fitto continuo scampanellìo dei grilli , le parve ch ' esso nel silenzio diventasse di punto in punto più intenso e più sonoro ; pensò ai tumulti d ' Aragona e di Comitini ; e quel fervido concento divenne allora per lei , a un tratto , il clamore lontano , indefinito d ' un popolo in rivolta , di cui Aurelio , ribelle , andava a farsi duce e vendicatore . E lei ? e lei ? Scoprì il volto : come un sogno le apparve allora la pace smemorata della campagna , lì presente , all ' umido e blando albore lunare . E un fresco rivo inatteso di tenerezza le scaturì dal cuore ; e altre lagrime le velarono gli occhi . Ah , era pur bello lo spettacolo di quella profonda notte lunare su la campagna , con quegli alberi antichi , immobili nel loro triste sogno perenne , sorgente col fusto dal grembo della terra , con quei monti laggiú che chiudevano , cupi contro il cielo , il mistero degli evi più remoti , con quel tremulo limpido assiduo canto dei grilli che , sparsi tra le erbe dei piani , pareva persuadessero all ' oblio d ' ogni cosa . Tra quei grilli e quegli alberi e quella luna e quei monti non era forse un concerto misterioso , a cui gli uomini restavano estranei ? Tanta bellezza non era fatta per gli uomini , che chiudevano stanchi , a quell ' ora , gli occhi al sonno ; sarebbe durata tutta la notte non veduta più da nessuno , nella solitudine della campagna , quando anche lei avrebbe chiuso la finestra . Forse voleva questo la nottola invisibile che strideva svolando lì innanzi , offesa e attratta dal lume : voleva ch ' ella non disturbasse più oltre con la sua veglia il notturno misterioso concerto della natura solitaria ? E Dianella chiuse la finestra : lasciò aperto appena appena uno scuro e , attraverso quello spiraglio , con le mani congiunte innanzi alla bocca , pregò silenziosamente per tutta quella bellezza rimasta fuori , animata a un tratto agli occhi di lei dallo spirito di Dio che gli uomini offendono con le loro torbide e tristi passioni . Volgendo un ultimo sguardo al viale innanzi alla villa , scorse un ' ombra che vi passeggiava , un cranio lucido sotto la luna . Don Cosmo ? Lui . Ah , immerso là nello spirito di Dio , egli forse non lo sentiva ! Andava a quell ' ora su e giù per il viale , con le mani dietro la schiena , assorto tuttavia , certo , nelle sue buje e vane meditazioni . CAPITOLO SESTO Né inviti agli elettori stampati a caratteri cubitali su carta d ' ogni colore , né alcuna animazione insolita per le vie tortuose della vecchia città . Eppure il giorno fissato per le elezioni politiche era imminente . Ma il tedio da gran tempo aveva soffiato in bocca alla ciarlataneria , e questa aveva perduto la voce . La scala per dar l ' assalto ai muri le si era imporrita e rotto il pentolino della colla . S ' era camuffata decorosamente da prete la ciarlataneria a Girgenti , e raccolta , guardinga , a collo torto , andava per via , nascondendo tra le pieghe del tabarro il mazzocchio della grancassa cangiato in aspersorio . I cittadini , sotto a quel travestimento , la riconoscevano bene : la lasciavano andare e fare ; la rispettavano anche ; oh , perché non seccava nemmeno con troppe prediche ; prestava denaro poi , sottomano - a usura , ma ne prestava - ; pubblicamente , con molti carati del Salvo e con altri di socii minori , aveva aperto una banca popolare cattolica - all ' interesse consentito da santa madre Chiesa . I pubblici ufficii , prefettura , intendenza delle finanze , scuole governative , tribunali , davano ancora un po ' di movimento , ma quasi meccanico , alla città : altrove ormai urgeva la vita . L ' industria , il commercio , la vera attività insomma , s ' era da un pezzo trasferita a Porto Empedocle giallo di zolfo , bianco di marna , polverulento e romoroso , in poco tempo divenuto uno de ' piú affollati e affaccendati emporii dell ' isola . Ma anche là , la sovrabbondanza dello zolfo per le condizioni mal proprie con cui si svolgeva l ' industria , l ' ignoranza degli usi a cui quel minerale era destinato e dei profitti che se ne potevano ricavare , il difetto di grossi capitali , il bisogno o l ' avidità di un pronto guadagno , eran cagione che quella ricchezza del suolo , che avrebbe dovuto esser ricchezza degli abitanti , se n ' andasse giorno per giorno ingojata dalle stive dei vapori mercantili inglesi , americani , tedeschi e francesi , lasciando tutti coloro che vivevano di quell ' industria e di quel commercio con le ossa rotte dalla fatica , la tasca vuota e gli animi inveleniti dalla guerra insidiosa e feroce , con cui si eran conteso il misero prezzo o lo scotto o il nolo della merce da loro stessi rinvilita . A Girgenti , solo i tribunali e i circoli d ' Assise davano da fare veramente , aperti com ' erano tutto l ' anno . Su al Culmo delle Forche il carcere di San Vito rigurgitava sempre di detenuti , che talvolta dovevano aspettare tre o quattro anni per essere giudicati . E meno male che l ' innocenza , nel maggior numero dei casi , di questo forzato indugio non aveva a patire . La città era piuttosto tranquilla ; ma nelle campagne e nei paesi della provincia i reati di sangue , aperti o per mandato , per risse improvvise o per vendette meditate , e le grassazioni e l ' abigeato e i sequestri di persona e i ricatti erano continui e innumerevoli , frutto della miseria , della selvaggia ignoranza , dell ' asprezza delle fatiche che abbrutivano , delle vaste solitudini arse , brulle e mal guardate . In piazza Sant ' Anna , ov ' erano i tribunali , nel centro della città , s ' affollavano i clienti di tutta la provincia , gente tozza e rude , cotta dal sole , gesticolante in mille guise vivacemente espressive : proprietarii di campagne e di zolfare in lite con gli affittuarii o coi magazzinieri di Porto Empedocle , e sensali e affaristi e avvocati e galoppini ; s ' affollavano storditi i paesani zotici di Grotte o di Favara , di Racalmuto o di Raffadali o di Montaperto , solfaraj e contadini , la maggior parte , dalle facce terrigne e arsicce , dagli occhi lupigni , vestiti dei grevi abiti di festa di panno turchino , con berrette di strana foggia : a cono , di velluto ; a calza , di cotone ; o padovane ; con cerchietti o catenaccetti d ' oro agli orecchi ; venuti per testimoniare o per assistere i parenti carcerati . Parlavano tutti con cupi suoni gutturali o con aperte protratte interiezioni . Il lastricato della strada schizzava faville al cupo fracasso dei loro scarponi imbullettati , di cuojo grezzo , erti , massicci e scivolosi . E avevan seco le loro donne , madri e mogli e figlie e sorelle , dagli occhi spauriti o lampeggianti d ' un ' ansietà torbida e schiva , vestite di baracane , avvolte nelle brevi mantelline di panno , bianche o nere , col fazzoletto dai vivaci colori in capo , annodato sotto il mento , alcune coi lobi degli orecchi strappati dal peso degli orecchini a cerchio , a pendagli , a lagrimoni ; altre vestite di nero e con gli occhi e le guance bruciati dal pianto , parenti di qualche assassinato . Fra queste , quand ' eran sole , s ' aggirava occhiuta e obliqua qualche vecchia mezzana a tentar le più giovani e appariscenti che avvampavano per l ' onta e che pur non di meno talvolta cedevano ed eran condotte , oppresse di angoscia e tremanti , a fare abbandono del proprio corpo , senz ' alcun loro piacere , per non ritornare al paese a mani vuote , per comperare ai figliuoli lontani , orfani , un pajo di scarpette , una vesticciuola . ( « Occasioni ! Una poverella bisognava che ne profittasse . Nessuno avrebbe saputo ... Presto presto ... Peccato , sì , ma Dio leggeva in cuore ... » ) . I molti sfaccendati della città andavano intanto su e giù , sempre d ' un passo , cascanti di noja , con l ' automatismo dei dementi , su e giù per la strada maestra , l ' unica piana del paese , dal bel nome greco , Via Atenèa , ma angusta come le altre e tortuosa . Via Atenèa , Rupe Atenèa , Empedocle ... - nomi : luce di nomi che rendeva più triste la miseria e la bruttezza delle cose e dei luoghi . L ' Akragas dei Greci , l ' Agrigentum dei Romani , eran finiti nella Kerkent dei Musulmani , e il marchio degli Arabi era rimasto indelebile negli animi e nei costumi della gente . Accidia taciturna , diffidenza ombrosa e gelosia . Dal bosco della Civita , cuore della scomparsa città vetusta , saliva un tempo al colle , su cui siede misera la nuova , una lunga fila di altissimi e austeri cipressi , quasi a segnar la via della morte . Pochi ormai ne restavano ; uno , il più alto e il più fosco si levava ancora sotto l ' unico viale della città , detto della Passeggiata , la sola cosa bella che la città avesse , aperto com ' era alla vista magnifica di tutta la piaggia , sotto , svariata di poggi , di valli , di piani , e del mare in fondo , nella sterminata curva dell ' orizzonte . Quel cipresso , stagliandosi nero e maestoso dopo il fiammeggiare dei meravigliosi tramonti su la piaggia che s ' ombrava tutta di notturno azzurro , pareva riassumesse in sé la tristezza infinita del silenzio che spirava dai luoghi , sonori un tempo di tanta vita . Era qua , ora , il regno della morte . Dominata , in vetta al colle , dall ' antica cattedrale normanna , dedicata a San Gerlando , dal Vescovado e dal Seminario , Girgenti era la città dei preti e delle campane a morto . Dalla mattina alla sera , le trenta chiese si rimandavano con lunghi e lenti rintocchi il pianto e l ' invito alla preghiera , diffondendo per tutto un ' angosciosa oppressione . Non passava giorno che non si vedessero per via in processione funebre le orfanelle grige del Boccone del povero : squallide , curve , tutte occhi nei visini appassiti , col velo in capo , la medaglina sul petto , e un cero in mano . Tutti , per poca mancia , potevano averne l ' accompagnamento ; e nulla era più triste che la vista di quella fanciullezza oppressa dallo spettro della morte , seguito così ogni giorno , a passo a passo , con un cero in mano , dalla fiamma vana nella luce del sole . Chi poteva curarsi , in tale animo , delle elezioni politiche imminenti ? E poi , perché ? Nessuno aveva fiducia nelle istituzioni , né mai l ' aveva avuta . La corruzione era sopportata come un male cronico , irrimediabile ; e considerato ingenuo o matto , impostore o ambizioso , chiunque si levasse a gridarle contro . In quei giorni , più che delle imminenti elezioni politiche , gli sfaccendati parlavano del duello del candidato Ignazio Capolino con Guido Verònica . Per l ' intromissione violenta di Roberto Auriti , la questione cavalleresca s ' era complicata . Guido Verònica aveva accettato subito la sfida del Capolino ; aveva chiesto però qualche giorno di tempo per provvedersi di padrini . Ed era arrivato da Palermo il deputato Corrado Selmi , con un altro signore , che si diceva famoso spadaccino . Roberto Auriti , intanto , non potendo battersi col Prèola e non volendo che altri vendicasse della turpe offesa la memoria del padre , aveva preteso di battersi lui per primo col Capolino . I padrini di questo , il Verònica stesso , si erano opposti a tale pretesa . A nome del Capolino quelli avevano lealmente dichiarato di deplorar l ' articolo del Prèola , pubblicato di furto nel giornale . Squalificato così dai suoi stessi partigiani il vero autore dell ' offesa , peraltro riconosciuto indegno di scendere sul terreno e ormai cacciato via da Girgenti , l ' Auriti non aveva più da domandare altra soddisfazione ; e un solo duello doveva aver luogo , perché l ' affare si terminasse lodevolmente : tra il Veronica e il Capolino , per l ' aggressione da questo patita sulla pubblica via . Troppo giusto ! La vertenza tanto dibattuta aveva appassionato vivamente la cittadinanza , tra la quale d ' improvviso s ' erano scoperti tanti calorosi dilettanti di cavalleria ; e la passione sopra tutto s ' era accesa per l ' intervento d ' un uomo così noto come il Selmi e per le arie spagnolesche e provocanti dell ' altro testimonio del Verònica , spadaccino . Ma , dal canto suo , il campione paesano , Ignazio Capolino s ' era affidato anche lui in buone mani : a un certo D ' Ambrosio lontano parente della moglie , che sapeva tener bene la spada in pugno e non si sarebbe lasciato imporre né dal prestigio di Corrado Selmi né dalla spocchia di quell ' altro messere . E lui solo , ohè ! perché l ' altro testimonio di Capolino faceva ridere : Ninì De Vincentis , figurarsi ! Povero Ninì , vi era stato tirato proprio pei capelli ! Sciabole , sangue - lui che era una damigella , un San Luigi col giglio in mano . Sarebbe svenuto certamente , assistendo allo scontro ! Che idea , quel Capolino , andare a scegliere proprio Ninì , come se non ci fossero stati altri piú adatti in paese ! Ma forse lo aveva scelto il D ' Ambrosio , apposta , per una bravata , per rispondere ironicamente alla chiamata dello spadaccino dalla parte avversaria . Ninì ignorava ancora il rifiuto reciso opposto dal Salvo alla domanda di matrimonio che - costretto dal fratello Vincente - gli aveva fatto rivolgere da monsignor Montoro . Il Capolino lo aveva forzato ad accettar quell ' ufficio per lui terribile di secondo testimonio al duello , dandogli a intendere che il Salvo lo avrebbe molto gradito . Perbacco , doveva sì o no sfatare una buona volta la fama di verginale timidezza che s ' era fatta in paese ? Uomo ! uomo ! bisognava che si dimostrasse uomo ! Del resto , pancia e presenza : non si voleva altro da lui . Che pancia ? Dove aveva la pancia Ninì ? Fino e diritto come un bastoncino ... Via , era un modo di dire , pancia e presenza . Composto , elegantissimo come un vero zerbinotto di Parigi , avrebbe fatto una splendida figura . Tutti e quattro i padrini s ' erano recati nella mattinata alla villa del principe di Laurentano , a Colimbètra , dove il duello avrebbe avuto luogo , per i concerti opportuni e la scelta del terreno . Nessuno lì si sarebbe attentato a disturbare lo scontro . Il principe , la mattina seguente , si sarebbe recato a Valsanìa per la presentazione con la sposa , com ' era già convenuto ; subito dopo la partenza del principe , si sarebbe fatto il duello . Gli sfaccendati peripatetici assistettero dal viale della Passeggiata al ritorno in carrozza dei quattro padrini da Colimbètra . Ignazio Capolino , intanto , aspettava i suoi , passeggiando coi maggiorenti del partito su l ' ampia terrazza marmorea , davanti al Circolo che , come tant ' altre cose , aveva anch ' esso nome da Empedocle . Quel duello , proprio alla vigilia delle elezioni , gli aveva accresciuto importanza e simpatia . Mostrava di non curarsene affatto , e questa noncuranza per nulla ostentata destava ammirazione e compiacimento negli amici che gli passeggiavano accanto . Aveva già intrapreso il giro elettorale , e ora descriveva le festose accoglienze ricevute il giorno avanti nel vicino borgo di Favara . Avrebbe voluto recarsi quel giorno stesso nell ' altro borgo di Siculiana , dove gli elettori lo attendevano impazienti ; ma il D ' Ambrosio , suo padrone , suo tiranno in quel momento , gliel ' aveva assolutamente proibito , per paura che si strapazzasse troppo . Gli dispiaceva per gli amici di Siculiana , ecco . Gli avevano preparato anch ' essi una gran festa . La vittoria era sicura , non ostanti le minacce e le prepotenze del Governo e gli ordini del Prefetto e le persecuzioni della polizia . Roberto Auriti avrebbe avuto , sì e no , una maggioranza di pochi voti soltanto nel borgo di Comitini , dove Pompeo Agrò contava molti amici . Capolino dava queste notizie con sincero rammarico per il suo avversario , e sinceramente questo rammarico era condiviso da quanti lo ascoltavano . Perché si sapeva che l ' Auriti non aveva mai cavato alcun profitto dai principii liberali , per cui da giovine aveva combattuto , né dalla fedeltà che sempre aveva serbato ad essi ; certamente non per cavarne profitto adesso era venuto a chiedere il suffragio dei suoi concittadini , bensì quasi per un dovere impostogli , o forse per l ' ingenua illusione che potesse bastargli a chiederlo il rispetto che si doveva alla sua onestà . Nessuno gli negava questo rispetto , e tutti si sentivano anche disposti a rendergli qualche onore consentaneo ai suoi meriti . Quello della deputazione , no , via : non era , né poteva essere per lui ; e la prova più evidente era appunto nell ' ingenuità di quella sua illusione . Venuti i padrini , Capolino s ' appartò con essi in un angolo dell ' ampio salone del Circolo . Ninì De Vincentis pareva imbalordito , col viso chiazzato , come se gli avessero dato qua e là tanti pizzichi , e gli occhi lustri , assenti e scontrosi . Il D ' Ambrosio , alto e biondo , miope , irrequieto , dalla faccia equina , le spalle in capo , il torace enorme e le gambe secche e lunghe , parlava arruffato , ruzzolando le parole . Era sguajatissimo , e tutti tolleravano le sue sguajataggini , non solo perché lo sapevano manesco , ma anche perché spesso faceva ridere . Le sue ingiurie si spuntavano e perdevano il fiele nelle risate da cui erano accolte , e così egli poteva ingiuriar tutti e scagliare in faccia le villanie più crude senza che nessuno se ne sentisse offeso o ferito . - Fammi il santissimo piacere , - cominciò , - di dire a mia cugina Nicoletta che questa sera si stia quieta , perché tu devi combattere per i santi diavoli . Voglio dire per i santi ideali . Sei vecchio , Gnazio , lo vuoi capire ? Stendi il braccio fammi vedere se ti trema . Capolino , sorridendo , stese il braccio . - Va bene , - riprese il D ' Ambrosio . - Gli daremo le palle , caro mio . Sul serio ! Prima , alla pistola . Scambio di tre palle , a venticinque passi . ( Raccomandazione a Ninì di non turarsi gli orecchi , al botto ) . Poi , alla sciabola . Quanto alla sciabola , siamo a cavallo ; ma per la pistola , Gnazio mio , sei vecchio , e ho paura che ... Basta ; vieni con me , a casa mia . C ' è il cortile . Voglio vedere come tiri . Capolino tentò d ' opporsi ; ma non ci fu verso : dovette andare , e anche Ninì , per esercitarsi gli orecchi al botto . Presero per l ' erta via di Lena , dove pareva fosse un tumulto attorno a qualcuno che cantava . Niente ! Erano pescivendoli che , arrivati or ora dalla marina , scavalcati dalle mule cariche , gridavano tra la folla il pesce fresco , con lunga e gaja cantilena . I tre proseguirono per la salita sempre più erta di Bac Bac , finché non giunsero presso la porta piú alta della città , a settentrione , il cui nome , arabo anchesso , Bâb - er - rijah ( Porta dei venti ) , era divenuto Biberia . Il D ' Ambrosio stava lassù , in una casa antica , col baglio ( vasto cortile acciottolato ) e un cisternone in mezzo , insieme con la madre vecchissima , per cui aveva una devozione più che religiosa . La povera vecchina era sorda , e viveva in continua ansia , in continui palpiti per quel suo figliuolo impetuoso . Sempre con la calza in collo , stava a guardare dai vetri d ' una finestra . Vedeva il colle , su cui sta Girgenti , scoscendere in ripido pendìo su la Val Sollano , tutta intersecata di polverosi stradoni . Il panorama , di fronte , era profondo e montuoso . A destra , si levava fosco e imminente monte Caltafaraci ; più là , in fondo , il San Benedetto ; quindi s ' allargava il piano di Consòlida , e a mano a mano , sempre più verso ponente , il pian di Clerici , di là dalla montagna di Carapezza e di Montaperto più qua . Giù , dirimpetto , la Serra Ferlucchia , gessosa , mostrava le bocche cavernose delle zolfare e i lividi tufi arsicci dei calcheroni spenti . In fondo in fondo , dai confini della provincia sorgeva maestoso e invaporato Monte Gemini , tra i più alti della Sicilia . La grigia , arida asperità ferrigna era solo interrotta qua e là da qualche cupo carubo . Il D ' Ambrosio fece aspettare i due amici nel cortile ; andò su e ridiscese subito con una grossa rivoltella da cavalleggere e una scatola di cartucce ; tracciò con un pezzo di carbone sul muro , presso la stalla vuota , quattro segnacci , un uomo , Guido Verònica ; poi contò dal muro venticinque passi . - Qua , Gnazio ! Batto tre volte le mani ; alla terza , fuoco ! In guardia . Capolino si prestava a quella prova come a uno scherzo , svogliato . Tuttavia , quando si vide innanzi , sul muro , quella quintana là , che ora smorfiosamente inerte pareva aspettasse i suoi colpi ma che domani gli si sarebbe fatta incontro staccandosi da quel muro , con gambe e braccia vive , presentandogli la bocca d ' un ' altra pistola , Capolino , col sorriso rassegato sulle labbra , aggrottò le ciglia e tirò con impegno . Il D ' Ambrosio si dichiarò molto soddisfatto della prova . Poi , per ridere , volle forzare Ninì a tirare anche lui al bersaglio . Ninì recalcitrò come un mulo . Ma il D ' Ambrosio tanto disse , tanto fece , che lo costrinse a sparare ; poi , subito dopo , scoppiò in una matta risata : - Parola mia d ' onore , ha chiuso gli occhi , tutti e due ! Un bicchier d ' acqua ! un bicchier d ' acqua ! E corse a sostenerlo , come se davvero Ninì stesse per svenire . Ma non insistette molto su quello scherzo . Prese a parlare con molto fervore di Corrado Selmi : - Simpaticone ! Pare un giovanotto , sai ? ed è del 4 aprile , della campana della Gancia ... Deve avere per lo meno cinquant ' anni ... Ne dimostra trentacinque , trentotto al più ... Geniale , spregiudicato , alla mano . Dicono che ha più debiti che capelli . Me l ' immagino ! E ... gallo , oh ! Matto per le pollastrelle . Sua Eccellenza il ministro D ' Atri pare ne debba sapere qualche cosa ... Presi gli accordi per la mattina seguente , Capolino andò via con Ninì De Vincentis . - Mi raccomando per Nicoletta ! Prudenza alla vigilia ! - gli gridò dietro il D ' Ambrosio dall ' usciolo del cortile , facendosi portavoce delle mani ; poi , come se avesse veduto un cane arrabbiato : - Scànsati , Gnazio ! scànsati ! Passa là ! passa là ! Capolino e Ninì De Vincentis si voltarono a guardare , ridendo , e videro alle loro spalle Nocio Pigna , Propaganda , che scendeva per la stessa via col lungo braccio penzoloni e l ' altro pontato a leva sul ginocchio . Propaganda si voltò anche lui , iroso , verso il D ' Ambrosio , sbarrò gli occhi lustri da matto e levando il braccio , gli scagliò la parola , ch ' era per lui il più grave marchio d ' infamia : - Ignorante ! E aveva più che mai il diritto , adesso , di bollar con questo marchio tutti i suoi nemici , borghesi e preti e titolati , Propaganda : il Fascio , a dispetto della Prefettura e del Municipio della Polizia e del Comando militare , era riuscito finalmente a metterlo su . Sissignori , anche a Girgenti , nel paese dei corvi e delle campane a morto , un Fascio , con tutti i sagramenti . Guardava lassù , gonfio d ' orgoglio e con aria di protezione , quelle vecchie casupole del quartiere di San Michele , tane di miseria ; quelle anguste viuzze storte , sudice , affossate , piene tutte di quel tanfo che suol lasciare la spazzatura marcita ; gli occhi gli sfavillavano . Più che con gli uomini , se la intendeva per ora con le pietre corrose e annerite di quelle casupole , coi ciottoli mal connessi di quelle viuzze fetide e dirupate ; parlava con esse in cuor suo ; diceva loro : « Bai bai ! » . Sopra tutto per l ' onore del paese , infatti , aveva lottato e lottava , perché non si dicesse che Girgenti sola , quando tutta l ' isola era in fermento , restava muta e come morta . Presto in quelle case , presto per quelle vie una nuova vita avrebbe tripudiato . Era un gran dire però , che gli dovesse costar tanta fatica il persuadere agli altri di fare il proprio bene ; e che tutti lo dovessero costringere ad affannarsi , a incalorirsi in quell ' opera di persuasione così , che quasi quasi si poteva sospettare ci avesse qualche tornaconto ! Chi glielo faceva fare ? Oh bella ! Era stato messo da parte , espulso dalla società , reso nella sua stessa casa superfluo . Con le buone e con le cattive gli avevano detto e dimostrato che se ne poteva pure andare ; che non si aveva più alcun bisogno di lui . Dopo averlo spremuto come un limone , avergli disonorato una figlia , o , come lui diceva , « inzaccherata di fango la canizie » , averlo calunniato e infamato , volevano buttarlo via ? Ah , no ! Queste cose al Pigna non si facevano . Non solo non era superfluo , ma anzi necessario , perdio , voleva essere : necessario , a dispetto di tutti ! E presto se ne sarebbero accorti gli ignoranti che non volevano riconoscerlo . Se altri lavorava per il suo mantenimento , egli non ne profittava che per lavorare a sua volta per gli altri ; con questo per giunta , che l ' ajuto dato a lui era misero , in fondo , e per meschine , infime necessità , mentre l ' ajuto ch ' egli dava agli altri , l ' opera ch ' egli metteva , era grande e per necessità superiori . Facile , comoda , quest ' opera ? Ah , sì , tutta rose , difatti ! Ma scalmanarsi da mane a sera , correr di qua e di là con quelle belle cianche che Dio gli aveva date , perderci la voce , sprecarci il fiato , ognuno poteva immaginare che bel piacere dovesse essere ! Come una rocca assediata , che di tutto ciò che aveva dentro si fosse fatto arma e puntello per resistere agli assalti di fuori , e dentro fosse rimasta vuota , Nocio Pigna aveva posto davanti e dietro e tutt ' intorno a sé ragioni e sentimenti , tutte le sue disgrazie , com ' armi di difesa contro a quelli che lavoravano accanitamente per levargli ogni credito . Più parlava e più le sue stesse parole accrescevano la sua persuasione e la sua passione . Ma a furia di ripetere sempre le medesime cose , col medesimo giro , queste alla fine gli s ' erano fissate in una forma che aveva perduto ogni efficacia ; gli s ' erano , per dir così , impostate su le labbra , come bocche di fuoco che non mandavano più fuori se non botto , fumo e stoppaccio . Dentro , non aveva più nulla . Era un uomo che parlava , e nient ' altro . Il Fascio , intanto , lo aveva messo su . Che fosse proprio tutto di lavoratori , si poteva dubitare . Neanch ' egli , Propaganda , forse arrebbe avuto il coraggio d ' affermare che quegli stessi non lavoratori iscritti fossero molti per ora . Ma il forte era cominciare ; e così , a poco a poco , si comincia . Certo , una bella retata , un ' entratura solenne con qualche migliajo di socii raccolti in un sol giorno sarebbe stata possibile a Porto Empedocle soltanto , tra gli uomini di mare , i carrettieri , i mozzi delle spigonare , i giovani di magazzino , i pesatori e gli scaricatori . Ma a Porto Empedocle ... Piano , per amor di Dio ! non poteva più sentirlo nominare , Nocio Pigna : la memoria della baja che gli avevano data laggiù era come una piaga sempre aperta nel cuore di lui e , a toccargliela appena appena , non avrebbe finito più di strillare . Figli di cane , ributto d ' ogni civiltà ! avere il mare , signori miei , lì sempre davanti agli occhi ; che si scherza ? il mare , l ' immensità ! aver posto le proprie case su la spiaggia in attesa delle navi di lontani paesi , cioè la propria vita alla mercé delle genti ; e , sissignori , nessuno spirito di fratellanza umana ! di tutto quel mare non sapevano veder altro che la spiaggia , anzi le immondizie soltanto della spiaggia , le loro fecce scorrenti lungo le fogne scoperte . Quel mare , ah quel mare avrebbe dovuto gonfiarsi d ' ira , di sdegno , alzare un ' ondata e sommergerlo , ingojarselo , quel paese di carognoni ! Qua , a Girgenti , bisognava lavorare come le formiche , pazienza ! Aveva cominciato a trattare con qualche presidente delle maestranze locali : ma quelle due mani afferrate , simbolo delle società di mutuo soccorso , mani tagliate , senza sangue , cioè senza colore politico , o mani col santo rosario e la rametta d ' olivo di qualche circolo cattolico , stentavano a staccarsi , stentavano a tendersi fraternamente ai lavoratori d ' altre arti e d ' altri mestieri , come avevano fatto a Catania , a Palermo , per comporre un più ampio circolo , l ' unione di tutte le forze proletarie , il Fascio dei Fasci , insomma . Luca Lizio aveva già scritto a Roma a don Lando Laurentano ( ch ' era dei loro , vivaddio , principe e socialista ! ) , perché désse lui la spinta a tutti i perplessi e i titubanti : una sola parola di lui , un cenno sarebbe bastato . Si aspettava di giorno in giorno la risposta , la quale forse tardava per il dispiacere che quel buffo matrimonio del padre doveva cagionare al giovine principe . Intanto lui , Nocio Pigna , non perdeva tempo e non s ' avviliva tra gli ostacoli . Comprendeva che sarebbe stata ingenuità far troppo assegnamento su quelle maestranze : in un paese morto come Girgenti , privo d ' ogni industria , ove da anni non si fabbricavan più case e tutto deperiva in lento silenzioso abbandono ; ove non solo non si cercavano mai svaghi costosi , ma ciascuno si sforzava di restringere i più modesti bisogni ; muratori e fabbri - ferraj , sarti e calzolaj dipendevano troppo dai pochi così detti signori ; e il segreto malcontento non avrebbe trovato certo in loro il coraggio d ' affermarsi apertamente , all ' occasione . Domani avrebbero votato tutti per quel farabutto di Capolino , a un cenno di don Flaminio Salvo . Ma pure , entrando , iscrivendosi al Partito , gli operaj potevano servire d ' esempio ai contadini ; tirarseli dietro , ecco . Come le pecore - questi - poveretti ! Pecore però , che sapevan la crudeltà delle mani rapaci che le tosavano e le mungevano ; pecore che , se riuscivano ad acquistar coscienza dei loro diritti , a compenetrarsi minimamente di quella famosa « virtú della loro forza » , sarebbero diventate lupi in un punto . Parte di essi , intanto , dimorava sparsa nelle campagne e non saliva alla città , alta sul colle , se non le domeniche e le feste . Quelli tra loro che si chiamavano garzoni , i meno imbecilliti dalla miseria , perché riscotevano tutto l ' anno un meschino salario , temevan troppo i castaldi , o curàtoli , o soprastanti , feroci aguzzini a servizio dei padroni . Restavano i braccianti a giornata , quelli che , dopo sedici ore di fatica ( quando avevan la fortuna di trovar lavoro ) , si riducevano la sera in città con la zappa in collo , la schiena rotta e quindici soldi in tasca , sì e no . A questi mirava Nocio Pigna ; erano i più ; ma creta , creta , creta , su cui Dio non aveva soffiato , o la miseria aveva da tempo spento quel soffio ; creta indurita , che destava pena e stupore se , guardando , moveva gli occhi e , parlando , le labbra . Aveva preso in affitto il vasto magazzino d ' un pastificio abbandonato al Piano di Gamez , accanto alla sua casa : capace di cinquecento e più socii . Umido e bujo , di giorno , senza l ' ajuto di due o tre candele non ci si vedeva ; ma con quelle candele accese e certi vecchi paramenti sacri di finto damasco appesi alle pareti , aveva l ' aria d ' un funerale . Quei paramenti avevano ornato , un tempo , nelle feste solenni , la chiesa di San Pietro di cui Nocio Pigna era stato sagrestano ; li aveva avuti in dono dal padre beneficiale d ' allora , quando s ' erano fatti i nuovi ; e li aveva conservati con la canfora e col pepe in una vecchia cassapanca , tesoro ormai screditato . Ora , con le dieci tabelle sopra , cinque di qua e cinque di là , coi motti sacramentali del Partito , Luca Lizio poteva pur dire di no , ma agli occhi di Pigna facevano una magnifica figura . Del resto , per attirare i contadini , non vedeva male che il Fascio avesse quell ' aria di chiesa ; e su la tavola della presidenza aveva posto anche un Crocefisso . Dietro la tavola troneggiava lo stendardo rosso ricamato da sua figlia Rita , la compagna di Luca . E Luca stava lì , dalla mattina alla sera , a studiare Marx ( Marchis , diceva il Pigna ) , a prendere appunti , a corrispondere coi presidenti degli altri Fasci della provincia e con quelli di tutta l ' isola e con Milano e con Roma . Qualcuno , passando davanti al portone del Fascio , talvolta lo poteva vedere magari intento a cavarsi qualche caccoletta dal naso ; quand ' uno è assorto e perduto nei suoi pensieri , un dito nel naso è niente , le maleducazioni a cui , senza saperlo , può lasciarsi andare , sono senza fine e imprevedibili ; in quei momenti Luca non avvertiva neppur le strombettate dei cinque fratelli addetti alla fanfara ; i quali , per dire la verità , erano un ' ira di Dio . Ma non conveniva raffreddare l ' entusiasmo giovanile . Cinque tra gli studenti dell ' Istituto Tecnico accorsi tra i primi a iscriversi al Partito : Rocco Ventura , che aveva preso quell ' anno il diploma di ragioniere , Mondino Miccichè , Bernardo Raddusa , Totò Licasi ed Emanuele Garofalo ajutavano Luca nella corrispondenza . Avevan trovato un galoppino che s ' era assunto l ' ufficio della polizia segreta , un certo Pìspisa , che bazzicava tutto il giorno con quelli della questura . I quaranta socii , che presto sarebbero diventati quattrocento , quattromila , avevano già eletto i loro decurioni , ciascuno con la sua brava fascia rossa a tracolla . In previsione di qualche arresto del presidente , cioè di Luca Lizio , era stato eletto dal Consiglio presidente segreto Rocco Ventura . Perché già , tanto lui Pigna , quanto il Lizio erano stati chiamati insieme ad audiendum verbum dal cavalier Franco , commissario di polizia . Uh , garbatissimo , biondo e sorridente , strizzando i begli occhi languidi o carezzandosi con le bianche mani di dama l ' aurea barbetta spartita sul mento , il cavalier Franco aveva tenuto loro un discorsetto che Pigna non si stancava di ripetere a tutti , imitando i gesti e la voce . Il rosso , il rosso del gonfalone e delle fasce aveva urtato sopra tutto il signor commissario . Eh già come i tori , la sbirraglia davanti al rosso perdeva il lume degli occhi . Ma non s ' era mica infuriato il cavalier Franco : tutt ' altro ; aveva voluto sapere perché rosso , ecco , quando c ' erano tant ' altri bei colori . E un ' altra cosa aveva voluto sapere : perché proprio loro due , Lizio e Pigna , s ' erano messi a quell ' impresa . Che speravano ? che se n ' aspettavano ? Un seggio al Consiglio comunale , o anche più su , al Parlamento ? Niente di tutto questo ? E allora perché ? Per disinteressata carità di prossimo ? Oh guarda ! Ma erano poi certi di rendere al popolo un servizio rialzandolo dalle condizioni in cui si trovava ? Chi sta al bujo non spende per il lume ; e il lume costa , e fa veder certe cose che prima non si vedevano ; e più se ne vedono e più se ne vogliono . Ora , in che consiste la vera ricchezza , la vera felicità ? Nell ' aver pochi bisogni . E dunque ... e dunque ... - Insomma , uno squarcio di filosofia e questa conclusione : - Cari signori , io non vi faccio arrestare , neanche se voi voleste . Voi dite che l ' urto avverrà per forza , se non migliora la sorte dei vostri protetti ? Bene . Io vi prego di ricordarvi della brocca che tanto andò al pozzo ... E non aggiungo altro ! Era rimasto un po ' tra indispettito e sconcertato il cavalier Franco dal silenzio di Luca ; parlando , s ' era rivolto sempre a lui , e a stento aveva nascosto la stizza nel sentirsi invece rispondere dal Pigna . Ma avrebbe potuto dirgli , questi , la ragione di quel silenzio ? Povero Luca , che supplizio ! Sarebbe stato meno da compiangere , se cieco . Oratore nato , nato per arringar le folle , vero tipo dell ' uomo pubblico , tutto per gli altri , niente per sé - bollato nella lingua dal destino buffone ! Scriveva , si sfogava a scrivere , e schizzava fuoco dalla penna , schegge d ' inferno ; poi s ' arrabbiava , poveretto , si mangiava le mani , mugolava , quando sentiva leggere la roba sua senza il giusto tono , il giusto rilievo , la fiamma che ci aveva messo lui dentro , nello scriverla . Nessuno lo contentava , neanche Celsina , quella tra le figliuole del Pigna , che sola s ' era tutta accesa delle nuove idee . Anche Rita , sì , un poco , prima che le nascesse il bambino ... Ma che cos ' era Rita a confronto di Celsina ? Altra spina , questa , che faceva sanguinare il cuore di Nocio Pigna : non poter mandare all ' Università questa figliuola , che aveva preso la licenza d ' onore all ' Istituto Tecnico , sbalordendo tutti , preside , professori e condiscepoli . A tanti scemi , figli di ricchi signori , la via aperta e piana ; a Celsina , troncata ogni via ; condannata Celsina a funghir lì in quel paese marcio , d ' ignoranti . Ecco la giustizia sociale ! Intanto , quella sera , vigilia delle elezioni , Celsina avrebbe fatto la sua prima comparsa in pubblico : avrebbe tenuto una conferenza nella sede del Fascio . Era in giro dalla mattina , Nocio Pigna , per questo solenne avvenimento . Mancavano le seggiole . Se ogni socio si fosse portata la sua con sé , e l ' avesse poi lasciata lì ... Per ora , egli non pretendeva neppure che pagassero con la dovuta puntualità la misera quota settimanale . Ma avessero almeno regalato una seggiola , santo Dio , da servire per loro stessi ! Niente . Sì e no , aveva potuto metterne insieme una ventina . Pensava a tutte le seggiole delle chiese , a quelle ch ' erano sotto la sua custodia , un tempo , a San Pietro ; pensava alle carrettate che ogni domenica sera se ne trasportavano all ' emiciclo in fondo al viale della Passeggiata , ove sonava la banda militare . Seggiole d ' avanzo , là per le bigotte , qua per le civette ! e nel Fascio , niente ! Colpa dei socii , però , alla fin fine ; e dunque , peggio per loro ! Sarebbero rimasti in piedi . Stava per rincasare , quando da un vicoletto che sboccava nella piazza sentì chiamarsi piano da qualcuno in agguato lì ad aspettarlo , incappucciato . - Ps , ps ... Un contadino ! Il cuore gli diede un balzo in petto . Gli s ' accostò premuroso . - Serv ' a Voscenza . Posso dirle una parolina ? - Come dici ? - gli domandò Nocio Pigna , facendoglisi più presso , costernato dall ' aria di sospetto e di mistero con cui quell ' uomo gli stava davanti , parlando dentro il cappuccio che gli lasciava scoperti appena gli occhi soltanto . - Vuoi parlare con me ? - Sissignore , - rispose quegli più col cenno che con la voce . - Eccomi , figlio mio , - s ' affrettò a dir Pigna . - Vieni qua ... entriamo qua ... E gl ' indicò il portone del Fascio . Ma quegli negò col capo e subito si trasse più indietro nel vicoletto . Pigna lo seguì . - Non aver paura . Non c ' è nessuno . Che vuoi dirmi ? L ' uomo incappucciato esitò ancora un po ' , prima di rispondere ; volse intorno gli occhi sospettosi , poi mormorò , sempre dentro il cappuccio : - M ' hanno parlato a quattr ' occhi ... Persona fidata ... Dice che ... E s ' interruppe di nuovo . - Parla , parla , figlio mio , - lo esortò il Pigna . - Siamo qua soli ... Che t ' hanno detto ? Gli occhi sospettosi sotto il cappuccio espressero lo sforzo penoso che colui faceva su se stesso per vincere il ritegno di parlare . Alla fine , stringendosi più al muro e stendendo appena fuor del cappotto una mano sul braccio del Pigna , domandò a bassissima voce : - È qua che si spartiscono le terre ? Nocio Pigna , mezzo imbalordito per tutto quel mistero , restò a guardarlo un pezzo di traverso , a bocca aperta . - Le terre ? - disse . - Le terre , no , figlio mio . Quegli allora alzò il mento e chiuse gli occhi , per un cenno d ' intesa . Sospirò : - Ho capito . Mi pareva assai ! Mi hanno burlato . E si mosse per andar via . Nocio Pigna lo trattenne . - Perché burlato ? No , figlio mio ... Senti ... - Mi scusi Voscenza , - disse quegli , fermandosi per farsi dar passo . - È inutile . Ho capito . Mi lasci andare ... - E aspetta , caro mio , se non mi dài il tempo di spiegarmi ... - s ' affrettò a soggiungere il Pigna . - Le terre , sissignore , verranno anche quelle ... Basta volere ! Se noi vogliamo ... Sta tutto qui ! Quegli seguitò a scuotere il capo con amara e cupa incredulità ; poi disse : - Ma che dobbiamo volere , noi poveretti ? che possiamo volere ? Pigna si scrollò , urtato : - E allora , scusa , tie ' , ti do le terre , è vero ? Prima di tutto dev ' esserci la volontà , in te e in tutti , senza paura , capisci ? Non c ' è bisogno di guerra , mettiti bene in mente questo ! Noi vogliamo anzi cantare inni di pace , caro mio . Il Fascio è come una chiesa ! E chi entra nel Fascio ... - Voscenza mi lasci andare ... - Aspetta , ti voglio dir questo soltanto : chi entra nel Fascio , entra a far parte d ' una corporazione che abbraccia , puoi calcolare , i quattro quinti dell ' umanità , capisci ? i quattro quinti non ti dico altro . E agitò innanzi a quegli occhi le quattro dita d ' una mano : poi riprese : - Unione , corpo di Dio , e siamo tutto , possiamo tutto ! La legge la detteremo noi : debbono per forza venire a patti con noi . Chi lavora ? chi zappa ? chi semina ? chi miete ? O date tanto , o niente ! Questo per il momento . Il nostro programma ... Vieni , ti spiego tutto ... - Voscenza mi lasci andare ... Non è per me ... - Come non è per te , pezzo d ' asino ? se si tratta proprio di te , della tua vita , del tuo diritto ? Pensaci , figlio ! Guarda : il Fascio è qua . Mi trovi sempre . - Sissignore , bacio le mani ... Per carità , come se non le avessi detto niente ... E , voltate le spalle , se n ' andò randa randa , guardingo . Nocio Pigna lo seguì per un pezzo con gli occhi , scrollando il capo . Trambusto , a casa , più del solito . Si progrediva notevolmente , di giorno in giorno , verso la rivoluzione sociale . C ' erano - e s ' indovinava subito fin dalla strada - i cinque studenti , già condiscepoli di Celsina . C ' era anche , ma ingrugnato e tutto aggruppato in un angolo , Antonio Del Re , il nipote di donna Caterina Laurentano e di Roberto Auriti . Parlavano tutti insieme a voce alta . Il gigante , cioè Emanuele Garofalo , e quel piccolo Miccichè che friggeva in ogni membro e scattava e schizzava come un saltamartino , e il recalmutese atticciato e violento Bernardo Raddusa gridavano , non si capiva bene che cosa , attorno a sua figlia Mita , la maggiore delle sei rimaste in casa , quella che lavorava tutto il giorno e talvolta anche la notte insieme con Annicchia , ch ' era la terza . Attorno a questa strillavano le sorelle Tina e Lilla con Totò Licasi e Rocco Ventura ; Rita cercava di quietare il bimbo che piangeva , spaventato , Celsina , accesa di stizza , litigava con Antonio Del Re ; e , come se tutto quel badanai fosse poco , ' Nzulu , il vecchio barbone nero baffuto e mezzo cieco , acculato su una seggiola , levando alto il muso , si esercitava in lunghi e modulati guaiti di protesta . Luca Lizio , appartato , si teneva il capo con tutt ' e due le mani , quasi per paura che quegli strilli glielo portassero via . - Signori miei , che cos ' è ? dove siamo ? - gridò Nocio Pigna , entrando . Tutti si voltarono , gli corsero incontro e , accalorati , presero a rispondergli a coro . Nocio Pigna si turò gli orecchi . - Piano ! Mi stordite ! Parli uno ! - Mita e Annicchia , al solito ! - strillò Tina . - Smorfie ! - aggiunse Lilla . Ed Emanuele Garofalo , il gigante , scotendo le braccia levate , con voce da cannone : - Tutti giù ! tutti giù ! - S ' imponga l ' autorità paterna ! - saltò a dire Mondino Miccichè , facendo il mulinello in aria col bastoncino . - Non capisco nulla ! zitti ! - urlò Nocio Pigna . Tacquero tutti ; ma subito , nel silenzio sopravvenuto , sonò un : « Mammalucco ! » rivolto da Celsina ad Antonio Del Re con tale espressione di rabbia concentrata , che le risa si levarono fragorose . Celsina si fece avanti , snella su i fianchi procaci , col seno colmo in sussulto , il bruno volto in fiamme e gli occhi sfavillanti . In mezzo a tutte quelle risa , l ' espressione di fierissima stizza accennò in un baleno di scomporsi , le labbra di fuoco le si atteggiarono per un momento a un riso involontario , ma subito si riprese e gridò imperiosamente e con sprezzo : - Andiamo ! andiamo ! andiamo ! Chi vuol sentire , senta ! Chi non vuol sentire ... me n ' importa un corno ! - Insomma , - gemette Nocio Pigna , raggruppando le dita delle due mani e giungendole per le punte , - posso sapere che diavolo è avvenuto ? - E subito aggiunse , sbarrando gli occhi : - Ma parli uno ! Parlò Rocco Ventura , piccolo e tondo , col naso a pallottola in su e due baffetti spelati che gli cominciavano agli angoli della bocca e subito finivano lì , come due virgolette : - Niente , - disse , - proponevamo semplicemente di scendere tutti giù , nella stanza a pianterreno , per assistere alla prova generale della conferenza di Celsina , ecco . - E Mita e Annicchia , al solito ... - aggiunse Tina , tutta scarmigliata . - Smorfie ! - ripeté Lilla . - Non vogliono scendere ? e lasciatele stare ! - disse Celsina , dalla soglia . - Loro sono le formiche , si sa , io la cicala . Andiamo , andiamo giù , e basta ! Pigna guardò le due figlie Mita e Annicchia rimaste sedute , tutt ' e due vestite di nero , pallide in volto e con gli occhi dolenti ; poi guardò Antonio Del Re , rimasto anch ' egli seduto , torbido in faccia , con un gomito appoggiato sul ginocchio e le unghie tra i denti . - Andate , andate , - disse a quelli che già si disponevano a scendere dietro Celsina nella stanza terrena . - Ora vengo ... Debbo dire una parola a don Nino Del Re . - Nient ' affatto ! - gridò Celsina , risalendo gli scalini della scaletta di legno e ripresentandosi tutta vibrante su la soglia . - Te lo proibisco , papà ! A Nino ho parlato io , e basta ! Vieni giù ! - Va bene , va bene , - disse il Pigna . - Che furia ! Debbo tenergli un altro discorsetto io ... Piano piano ... Antonio Del Re si sgruppò , scattò in piedi per un improvviso ribollimento di sdegno ; ma , subito pentito della risoluzione d ' andarsene , restò lì , cercando soltanto con gli occhi , in giro per la stanza , il cappello . - Uh , santo Dio , come fate presto a pigliar ombra anche voi ! Non vi precipitate ! - esclamò Nocio Pigna . - Ma no ! ma lascialo andare , se vuole andarsene ! - soggiunse aizzosa Celsina . - Mi fa un gran piacere , se va via ; già gliel ' ho detto ! Anzi , aspetta ... Corse nel camerino accanto , in cui dormiva ; trasse da un cassetto del canterano una vecchia bambola , la sua ultima bambola di tant ' anni fa , ritrovata per caso alcuni giorni addietro e a cui quel bestione di Emanuele Garofalo , senz ' intendere la pena che le avrebbe cagionato , aveva fatto di nascosto con la penna un pajo di baffoni da brigadiere ; e venne a posarla sul petto d ' Antonio Del Re ; gli tirò su un braccio , perché se la tenesse lì stretta , dicendo : - Tieni ; questa è per te ! questa tu puoi amare ! - E di corsa scomparve per la scaletta . Antonio Del Re buttò la bambola nel grosso canestro da lavoro , che stava tra Mita e Annicchia . Nocio Pigna rimase un po ' a guardarla , accigliato ; si curvò a osservarla davvicino ; domandò : - Che sono , baffi ? Per tutta risposta , Nino riprese la bambola e se la ficcò in tasca a capo all ' ingiú . Le due gambette , una calzata e l ' altra no , rimasero fuori . - E cosí il sangue le andrà alla testa ! - disse allora Nocio Pigna . - Calma , calma , don Ninì ! Ragioniamo . Veramente sarebbe meglio che voi ve n ' andaste . La vostra condizione , in questo momento , con vostro zio a Girgenti , in ballo ... Noi qua dobbiamo lavorare . Si comincia adesso ; poco possiamo fare , ma una voce almeno dobbiamo levarla , di protesta . Ora , io entro nel vostro cuore di nipote , e comprendo . Siete ancora ragazzo , figlio di famiglia : so come la pensate ; certe cose non vi possono far piacere . Dovreste però entrare anche voi un poco nel mio cuore di padre , comprendere la mia responsabilità , mi spiego ? e anche ... Don Ninì , sono un uomo esposto , voi lo sapete ; un pover ' uomo lapidato di calunnie da tutte le parti : me ne rido ; ma quanto a voi e al vostri parenti , anche per riguardo a ... - come sarebbe di voi don Landino Laurentano ? zio ? cugino ? zio , è vero ? già ... cugino carnale di vostra madre - anche per un riguardo a lui , dicevo , non vorrei che si sospettasse ... Parlo bene , Mitina ? Mita alzò gli occhi appena appena dal lavoro e li riabbassò subito , seguitando a cucire . Antonio Del Re era andato presso la vetrata del balconcino e guardava fuori , nel Piano di Gamez deserto , seguitando a rodersi le unghie . - Sentite , - riprese il Pigna . - È la verità sacrosanta : non ha fatto tanto male a sé , a tutta la sua famiglia e a voi , vostra nonna ... A questo punto il Del Re si voltò di scatto , gli venne incontro , scotendo le pugna , e gridò : - Basta ! basta ! basta ! Nocio Pigna lo guardò un pezzo , sbalordito , poi disse : - Ma sapete che mi sembrate pazzi tutti quanti , oggi , qua ? Sto dicendo che il più gran male lo fece al paese , lasciando tutto il ben di Dio che le spettava nelle mani di quel fratello che ... Ma poi , ohè don Ninì , lasciamo svaporar le smanie e parliamoci chiaro ! Di che colore siete ? Così non facciamo niente ! Io non vi sforzo . Ma è tempo di risolvervi , caro mio : o qua con noi , dico col Partito , a viso scoperto ; o ve ne state coi vostri . Se non sapete neanche voi stesso ... - Ma giusto lei ? giusto lei ? - proruppe Antonio Del Re , quasi piangendo dalla rabbia , facendoglisi di nuovo incontro , con le dita artigliate ( alludeva a Celsina ) . - Perché lei ? Non c ' eravate voi ? non c ' erano quegli stupidi là , Raddusa o Garofalo ? - Che , lei ? - fece il Pigna , stordito . - La conferenza , - spiegò , a bassa voce , Annicchia . - Ah , la conferenza ? E che fa ? ... Ah , già ... Ma scusate tanto , don Nino mio ! A voi non brucia ! Voi ora ve n ' andate a Roma con vostro zio , a seguitare gli studii , nella bella città ; andate a sedere a tavola a pappa scodellata ; tasse , libri , tutto pagato ... Ma pensate , Cristo di Dio , che anche mia figlia qua ... Ve l ' immaginate come le deve ribollire il sangue , povera figlia mia , pensando che ha fatto tanto , stentato tanto , per niente ? che deve finire così tutto il suo amore per lo studio , tutta la sua smania di riuscire ? Lasciatela sfogare ! Dovrebbe dar fuoco a tutto il paese ! Vorreste metterle la museruola , per giunta ? E con quale diritto , scusate ? Che potete far voi per lei ? Se non me ne vado , schiatto ... Scappò via , anche lui , infuriato , per la scaletta di legno . Antonio Del Re era ritornato presso la vetrata a guardar fuori . Mita e Annicchia seguitarono a lavorare in silenzio , a testa bassa . In quel silenzio tutti e tre avvertirono l ' affanno del proprio respiro , che palesava a loro stessi l ' interno cordoglio esasperato dal pensiero di non poter opporsi a quello stato di cose contrario alla loro natura , ai loro affetti , alle loro aspirazioni . Il più combattuto era Antonio Del Re . Tutta la cupa amarezza della nonna gli s ' era trasfusa , sin dall ' infanzia , nel sangue , e glielo aveva avvelenato ; la tenerezza quasi morbosa , piena di palpiti e di sgomento , della madre gli dava pena e fastidio , un ' angustia che lo avviliva ; la remissione dello zio , sopraffatto dalle tristi vicende , rimasto indietro , pur avendo corso da giovinetto con tanta fiamma e tanto ardire , e che tuttavia non voleva parer vinto e sorrideva per mostrar fiducia ancora in un ideale che tanti torti , tanti errori , avevano offeso e offuscato , gli cagionava dispetto . Sentiva , sapeva che quel sorriso avrebbe voluto nascondere un marcio insanabile , per una pietà mal intesa . Ma perché , invece di nasconderlo , non lo scopriva zio Roberto quel marcio , come la nonna , come qua in casa del Pigna , i suoi compagni , tutti giovani ? In un modo , però , questi lo scoprivano , che gli faceva nausea e stizza . Quelli che avevano operato , combattuto e sofferto , quelli sì avrebbero dovuto gridar forte contro tante colpe e tante miserie e domandar giustizia e vendetta in nome dell ' opera loro e del loro sangue e delle loro sofferenze ; non questi che nulla avevano fatto , che nulla dimostravano di saper fare , altro che chiacchiere per passatempo , e metter tutti in un fascio gli onesti e i disonesti , suo zio coi mestatori e gl ' intriganti , coi tanti patrioti per burla o per tornaconto ! Non questa ingiustizia soltanto , però , rendeva avverso Antonio Del Re ai suoi compagni . Educato alla scuola di un dolor cupo e fiero che sdegnava di sfogarsi a parole , d ' una rinunzia ancor piú fiera che sdegnava ogni bassa invidia , se egli si fosse gettato nella lotta , spezzando ogni legame ideale coi suoi , non avrebbe né proferito una parola né cercato compagni : a testa bassa , coi denti serrati e la mano armata , subito all ' atto si sarebbe avventato . Quelli invece eran lì per ciarlare , lì per spassarsi con le figlie del Pigna . Non avrebbe voluto riconoscere Antonio Del Re che la sua avversione e il suo sdegno erano in gran parte gelosia feroce . Con lo stesso ardor chiuso con cui si sarebbe lanciato a un ' azione violenta , s ' era innamorato perdutamente di Celsina fin dal primo giorno che questa , ragazzetta allora con la vestina fino al ginocchio , s ' era presentata alle scuole tecniche maschili . E Celsina , pure corteggiata da tutti i compagni , aveva risposto all ' amore di lui , prima in segreto , poi lasciandolo intravedere agli altri , dichiarandosi infine apertamente e sfidando la baja dei disillusi . Non s ' era chiusa però nel suo amore , non s ' era accostata e stretta a lui com ' egli avrebbe voluto : era rimasta lì , in mezzo a tutti , col cuore aperto , la mente qua e là , prodiga di parole , di sguardi e di sorrisi , inebriata dei suoi trionfi , della sua gloriola di ribelle a tutti i pregiudizii , conscia del suo valore e smaniosa di farsi notare , ammirare , applaudire . Più ella gli appariva così , e più Antonio riconosceva che non avrebbe dovuto amarla , non solo perché così non era secondo il sentimento suo , ma anche perché , pensando alla madre e alla nonna , comprendeva che l ' una ne avrebbe avuto orrore e l ' altra l ' avrebbe stimata una fraschetta sciocca . Eppure , no : non era né cattiva né sciocca Celsina , egli lo sapeva bene ; e anzi , se avesse dovuto ascoltar la voce più intima e profonda della sua coscienza , voce soffocata dal rispetto , dalla suggezione , dall ' amore , anziché la ribellione aperta di Celsina avrebbe condannato la fierezza troppo chiusa della nonna , la rassegnazione troppo ligia della madre . - Don Ninì , - chiamò con dolce voce Mita . - Volete venire un po ' qua ? Antonio si scosse , le s ' accostò , ma nel vederle sollevare il capo di biancheria ch ' ella stava a cucire come per prendergli una misura , si trasse subito indietro , urtato , scrollandosi tutto . - No ! ... no , adesso ... - Caro don Ninì , - sospirò Mita . - Pazienza ci vuole ! Bisogna far presto ... Voi partite ... Beato voi ! Mita stava ad allestirgli , insieme con la sorella , la biancheria che doveva portarsi a Roma . Tutte le migliori famiglie della città , e anche la nonna e la madre d ' Antonio , davan lavoro a quelle due povere sorelle che si recavano spesso anche a giornata qua e là . La considerazione era per esse soltanto , anzi la pietà ; ed esse lo comprendevano bene , e di giorno in giorno si facevano più umili per meritarsela meglio , per dimostrar la loro gratitudine e non essere abbandonate . Capivano che a troppe cose si doveva passar sopra per ajutarle , a troppe cose che il padre e le sorelle , anziché attenuare , facevan di tutto perché avventassero di piú , come se apposta volessero concitarsi contro tutto il paese e stancare la pazienza e la carità del prossimo . Ma il danno poi non sarebbe stato anche loro ? Che doveva dir la gente ? Noi , estranei , dobbiamo aver considerazione per voi , dobbiamo ajutarvi , mentre il vostro sangue stesso , quelli che voi mantenete con l ' ajuto nostro , debbono farci la guerra ? Disordini , scandali , inimicizie ! Per scusare in certo qual modo il padre , Mita e Annicchia si forzavano a credere che veramente il cervello gli avesse dato di volta dopo la sciagura di Rosa , la sorella maggiore . Certo , da allora s ' era aperto l ' inferno in casa loro . Più che del padre , Mita e Annicchia si lagnavano , si crucciavano in cuore delle sorelle . Come mai non comprendevano queste , che solamente col silenzio , con la modestia più umile e più schiva si poteva , se non cancellare del tutto , render meno evidente il marchio d ' infamia di cui la loro casa era ormai segnata ? Rita , quando il bambino le lasciava un po ' le mani libere , e anche Tina e Lilla , sì , le ajutavano a cucire , a imbastire o a passare a macchina , nei giorni non frequenti che il lavoro abbondava ; ma lavoravano senz ' amore , svogliate , specialmente le due ultime , perché non rassegnate dopo quella sciagura alla rinunzia di ogni speranza e di ogni desiderio . Nel vederle acconciarsi e rabbellirsi ogni mattina , si sentivano stringere il cuore , intendendo che non si acconciavano , non si facevano belle per speranze e desiderii onesti : dovevano sapere anch ' esse purtroppo che nessuno più , ormai , avrebbe voluto mettersi con loro . E da un giorno all ' altro s ' aspettavano che Tina e Lilla , con tutti quei giovanotti lì sempre tra i piedi , avrebbero finito come Rita . Ma avessero trovato almeno un buon giovine , come Luca ! Poteva cader peggio Rita ... Perché , in fondo , sì , sì , dovevano riconoscere che Luca era buono . Solo non potevano passargli l ' ostinazione di non regolare davanti alla legge e all ' altare la sua unione con Rita . Era così buono con tutti , e amava tanto il bambino e non pesava nulla in casa . Certo , se non si fosse fatti tanti nemici per quelle sue idee , e non fosse stato così disgraziato , avrebbe potuto recar molto ajuto alla famiglia , ché , quanto a lavorare , lavorava sempre e doveva esser dotto davvero , a giudicare dai tanti libri che aveva letti e leggeva ! Un po ' di questo rispetto imposto dall ' ingegno e dall ' istruzione , Mita e Annicchia lo estendevano anche a Celsina , perché veramente pareva loro , per tante prove , fuori dell ' ordinario , e riconoscevano col padre che , in altro luogo , in altre condizioni , ella avrebbe fatto davvero chi sa che spicco ! La vedevano piena di sprezzo per gli uomini - e questo per un verso le rassicurava . Ah , gli uomini ella era andata a sfidarli là , nelle loro stesse scuole ; e tutti li aveva superati ! Veramente , quella sfida non avevano saputo approvarla : con maggior profitto , se pur con minore soddisfazione , avrebbe potuto frequentare le scuole femminili e diventar maestra . Così , invece , era rimasta senza professione . Ma non temevano per l ' avvenire : qualche via , certo , Celsina se la sarebbe aperta , in paese o altrove . Quel povero don Ninì , intanto , che l ' amava e ne era geloso ... Tanto buono , poveretto ! Ma non era per lui , Celsina . Guaj se lo avessero saputo i suoi parenti ! Pareva loro mill ' anni che partisse per Roma . Annicchia toccò pian piano un braccio a Mita per mostrarle le due gambette della bambola , che uscivano dalla tasca di lui ancora lì , dietro la vetrata del balconcino . Mita rispose con un mesto sorriso al sorriso della sorella ; poi sovvenendosi di una preghiera che dalla notte aveva in animo di rivolgere al giovine , si levò in piedi , posando il lavoro nel canestro , e gli si accostò timidamente . - Don Ninì , - gli disse piano , - prima di partire per Roma , dovreste farmi per l ' ultima volta quella tal grazia , se ... - No , per carità , no , Mita , non me ne parlate ! - la interruppe con violenza Antonio Del Re , premendosi le mani sulle tempie e strizzando gli occhi . - L ' avete a disonore , è vero ? - disse afflitta , con gli occhi bassi , Mita . - No , non per questo ! non per questo ! - s ' affrettò a soggiungere Antonio . - Ma ora , in questo momento ... non posso ... non posso sentir parlare di nulla , Mita ! Una cosa atroce voleva da lui quella poveretta , un ricordo atroce gli ridestava proprio in quel momento . La guardò , temendo che l ' orrore che traspariva attraverso il suo rifiuto avesse potuto farle sorgere qualche sospetto . Ma le vide più che mai dolenti e umili i begli occhi , che tante lagrime versate avevano velati e quasi intorbidati per sempre . Quasi ogni notte , infatti , ella piangeva col cuore sfranto per Rosa , la sorella sua disgraziata , la sorella sua perduta , caduta nell ' ultimo fondo dell ' ignominia . Più volte , non potendo andarla a trovare nel luogo infame , dove ora stava chiusa , aveva pregato Antonio di andarci per lei . E Antonio , l ' ultima volta che c ' era andato , trovandola mezzo brilla , era stato attratto da lei e ... Un fracasso di grida , d ' applausi , misti agli strilli del bambino e agli abbajamenti del cane , giunse in quel punto dalla stanza a terreno ; e poco dopo ' Nzulu , il vecchio barbone , cacciato via a pedate da giù , tutto tremante , piegato sulle zampe di dietro come se volesse col fiocchetto della coda convulsa spazzare il suolo , venne ad allungare il naso baffuto su le ginocchia di Mita , che s ' era rimessa a sedere . Le due sorelle , nel veder la povera bestia implorante ajuto e riparo da loro , si misero a piangere . E allora Antonio Del Re , non sapendo più tenersi , si cacciò in capo il cappello , aprì la vetrata del balconcino e , scavalcata la ringhiera di ferro , mentra Mita e Annicchia , spaventate , gridavano : « Oh , Dio , don Ninì ... che fate ? che fate ? » , si calò giù , reggendosi prima con le mani a due bacchette della ringhiera , poi si lasciò cadere nella piazza sottostante . S ' udì il tonfo e quindi il rumore di qualcosa andata in frantumi . Mita accorse a guardare e lo vide , curvo , che cercava con le braccia protese , come un cieco , il cappello che gli era cascato lì presso . - Don Niní , vi siete fatto male ? - Nulla ... - rispose egli di sotto . - Le lenti ... Mi sono cascate le lenti . E , ghermito il cappello , scappò via . - Impazzisce ! - disse Mita . - Ma possibile ? E accennò con la mano la stanza giù , dove Celsina predicava . Precipitandosi per la via di Gamez , Antonio Del Re , che senza lenti non vedeva di qui là , inciampò in qualcuno all ' imboccatura della via Atenea . - Oh Nino ! Riconobbe alla voce l ' on . Corrado Selmi . - Mi lasci andare ! - gli gridò , scrollandosi rabbiosamente . Corrado Selmi aveva lasciato il Verònica all ' albergo in compagnia dell ' altro testimonio , e si recava ora in casa di Roberto Auriti che l ' ospitava . Da quattro giorni , appena si mostrava per via , si vedeva tutti gli occhi addosso ; parecchi curiosi si fermavano anche a mirarlo a bocca aperta ; altri sbucavano dalle botteghe e si piantavan sulla soglia , addossati gli uni agli altri . Tanta curiosità l ' obbligava a darsi un certo contegno , contro il suo solito . Ma gli veniva da ridere . Non sapeva più dove guardare , perché gli occhi naturalmente gaj e l ' aria aperta e fresca del volto non déssero di lui un falso concetto di petulanza . Era davvero e si sentiva giovanissimo ancora , nel corpo e nell ' anima , non ostanti l ' età , le vicende fortunose e le tante lotte sostenute . Non un pelo bianco , né per nulla ancora appassito il color biondo dei baffi e dei capelli . Vestiva con naturale eleganza e spirava da tutta la persona , da ogni gesto , da ogni sguardo , una freschezza e una grazia che incantavano . Questa persistente gioventù Corrado Selmi di Rosàbia la doveva al vivace , costante amore per la vita e , nello stesso tempo , al pochissimo peso che sempre le aveva dato . Né di troppi ricordi , né di troppi studii , né di troppi scrupoli , né d ' aspirazioni tenaci se l ' era voluta mai gravare , come fanno tanti a cui per forza poi , sotto un tal fardello , debbono le gambe piegarsi e aggobbirsi le spalle . Viaggiatore senza bagaglio , soleva definirsi . E sempre s ' era imbarcato così , spiccio e leggero , per viaggi lunghi , avventurosi e difficili . Niente da perdere , e avanti ! Fallita l ' insurrezione del 4 aprile , scampato per miracolo dal convento della Gancia , aveva dapprima guerrigliato con le squadre attorno a Palermo ; aveva poi fatto la campagna del 1860 con Garibaldi fino al Volturno ; ma come ? senza munizioni e con un fucilaccio che non tirava , venuto da Malta per sei ducati . Alla Camera , tra tanti colleghi dalla fronte gravida di pensieri e dalla cartella gonfia di note e d ' appunti , aveva fatto parte delle Commissioni più difficili , senza né un lapis né un taccuino . E sempre s ' era dato da fare , comunque ; senza mai sforzarsi ; e tutto gli era riuscito facile e agevole non schivando mai , anzi sfidando e bravando i più gravi pericoli , le più difficili imprese , le avventure più intricate . Non ammetteva che ci potessero essere difficoltà per uno come lui , sempre pronto a tutto . Non andava incontro alla vita ; si faceva innanzi , e passava . Passava , disarmando tutti con la sicurezza convinta e la gaja tranquillità : d ' ogni retorica ostentazione , la rigida virtú dei Catoni ; d ' ogni scrupolo di pudore , l ' onestà delle donne . Né s ' era mai fermato un momento in questa corsa della vita per giudicare fra sé se fosse bene o male ciò che aveva fatto pur dianzi . Non bisognava dar tempo al giudizio , come né peso ai proprii atti . Oggi , male ; bene , domani . Inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto ; scrollava le spalle , sorrideva , e avanti ; avanti a ogni modo , per ogni via , senza mai indugiarsi , lasciandosi purificare dall ' attività incessante e dall ' amore per la vita e rimanendo sempre alacre e schietto , largo di favori a tutti , con tutti alla mano . La vita era per lui piena di ganci che lo tiravano di qua e di là . Fermarlo , sospenderlo a uno solo per giudicarlo sarebbe stata un ' ingiustizia crudele . Ora Corrado Selmi temeva che la minaccia d ' una tale ingiustizia gli stesse sopra : che lo si volesse cioè agganciare per i molti debiti ch ' era stato costretto a contrarre , per le molte cambiali che aveva in sofferenza presso una delle primarie banche , di cui già si cominciavano a denunziare le magagne . Forse all ' apertura della nuova Camera lo scandalo sarebbe scoppiato . Prevedeva lo spettacolo che avrebbero offerto tutti i gelosi irsuti guardiani dell ' onestà , a cui il timore di commettere qualche atto men che corretto aveva sempre impedito di far qualche cosa oltre alle insulse chiacchiere retoriche ; egoisti meschini e miopi , diligenti coltivatori dell ' arido giardinetto del loro senso morale , cinto tutt ' intorno da un ' irta siepe di scrupoli , la quale non aveva poi nulla da custodire , giacché quel loro giardinetto non aveva mai dato altro che frutti imbozzacchiti o inutili fiori pomposi . Debiti ? Cambiali ? Oh bella ! Aveva firmato sempre cambiali , lui , in vita sua . A diciott ' anni , a Palermo , nei primi mesi del 1860 , il Comitato rivoluzionario non sapeva come fare : si sperava in Garibaldi , si sperava in Vittorio Emanuele e nel Piemonte , si sperava in Mazzini ; ma i mezzi mancavano e le armi e le munizioni . Ebbene , chi aveva proposto di prendere dalla Cassa di sconto del Banco di Sicilia seimila ducati con le firme dei signori piú facoltosi ? Lui . E aveva firmato lui , capolista , per duecento ducati , lui che non aveva neppure un carlino in tasca . Il Governo provvisorio avrebbe poi pagato . Come s ' era fatta l ' insurrezione del 4 aprile ? S ' era fatta cosí ! E come aveva compiuto , lui solo , il bonificamento dei terreni paludosi che ammorbavano gran parte del suo collegio elettorale ? Ma anche a furia di cambiali ! Poi , il collegio s ' era liberato della malaria , e i debiti , si sa , erano rimasti a lui , perché l ' impresa della coltivazione , affidata a certi suoi parenti inesperti , era fallita , e i frutti dell ' opera sua ora se li godevano per la maggior parte tanti altri che gli davan solo le bucce come e quando volevano , ma che però gli facevano costantemente l ' onore di eleggerlo deputato . Era vero , sí : oltre ai denari attinti alle banche per questa impresa e per altre ugualmente vantaggiose a molti e solo disgraziate per lui , altri e non pochi ne aveva presi per il suo mantenimento . Vivere doveva ; e poveramente non sapeva , né voleva . Da giovane , aveva interrotto gli studii per prender parte alla rivoluzione . Per undici anni , finché Roma non era stata presa , non s ' era dato un momento di requie . Posate le armi , rimasto senza professione e senza alcuno stato , dopo avere speso per gli altri i suoi anni migliori , che doveva fare ? Impiccarsi ? La fortuna non aveva voluto favorirlo nei negozii ; gli aveva accordato altri favori , ma che gli eran costati cari , e qualcuno - il maggiore e il peggiore - non alla tasca soltanto . Corrado Selmi vietava a se stesso ogni rimpianto . Pure , di tratto in tratto , quello dell ' amore di donna Giannetta D ' Atri - Montalto gli assaltava e gli strizzava improvvisamente il cuore . Ma più che pena per l ' amore perduto , era rabbia per il cieco abbandono di sé nelle mani di quella donna che per più d ' un anno lo aveva reso la favola di tutta Roma , facendogli commettere vere e proprie pazzie . Pareva che colei avesse giurato a se stessa di compromettersi e di comprometterlo in tutti i modi , presa da una furia di scandalo . Più per lei che per sé , aveva cercato prima di frenarla ; ma s ' era poi sfrenato anche lui per timore che i suoi ritegni la offendessero o che la sua prudenza le paresse dappocaggine . I più grossi debiti li aveva contratti allora , sebbene non figurassero sotto il suo nome per un riguardo alla donna che glieli faceva contrarre . Roberto Auriti s ' era prestato con fraterna abnegazione a prender denari per lui alla banca , dopo una segreta intesa però col governatore di essa . La minacciata denunzia dei disordini di questa banca costernava pertanto Corrado Selmi , forse più che per sé , per Roberto Auriti . Ma la grave costernazione gli era in parte ovviata dalla fiducia che il Governo aveva interesse , per tante ragioni , a impedire che lo scandalo scoppiasse . Sapeva bene che questo scandalo non avrebbe prodotto soltanto il fallimento d ' una banca , ma anche il fallimento di tutto un ordine di cose . L ' appoggio del Governo alla sua rielezione , nonostante che Francesco D ' Atri fosse al potere , e l ' appoggio alla candidatura di Roberto Auriti lo raffermavano in questa fiducia . Prima di partire da Roma , aveva promesso a Roberto di venire a Girgenti a sostenerlo nella lotta ; chiamato in fretta in furia dal telegramma del Verònica , era accorso , e subito s ' era reso conto delle condizioni difficilissime in cui Roberto si trovava di fronte agli avversarii , aggravate ora , per giunta , da quel duello . Avrebbe fatto di tutto per liberar Roberto dalle tante angustie da cui lo vedeva oppresso , per tirarlo su a respirare un ' altr ' aria , per innalzarlo a quel posto di cui lo sapeva meritevole per le doti della mente e del cuore , per tutto ciò che aveva fatto in gioventù ; ma da che aveva posto il piede nella casa di lui , a Girgenti , e conosciuto la madre e la sorella , s ' era sentito cascar le braccia ; d ' un tratto gli era apparsa chiara la ragione per cui l ' Auriti era nella vita uno sconfitto . Un reclusorio gli era sembrata quella casa ! Ma possibile che due creature umane si fossero adattate a trascinar l ' esistenza in quella cupa ombra di tedio amaro e sdegnoso ? che si fossero fatto un così tetro concetto della vita ? Non aveva saputo resistere alla tentazione di muoverne il discorso alla madre , con la speranza di scuoterla un po ' . - Ma se la vita è una piuma , donna Caterina ! Un soffio , e via ... Lei vuol dar peso a una piuma ? - Voglio , caro Selmi ? - gli aveva risposto donna Caterina . - Non l ' ho voluto io ... Per voi la vita è una piuma ; un soffio e via ; per me , è diventata di piombo , caro mio . - Appunto questo è il male ! - aveva subito rimbeccato lui . - Farla diventar di piombo , una piuma ! Dovendo vivere , scusi , non le sembra che sia necessario mantenere l ' anima nostra in uno stato ... dirò così , di fusione continua ? Perché fermare questa fusione e far rapprendere l ' anima , fissarla irrigidirla in codesta forma triste , di piombo ? Donna Caterina aveva tentennato un po ' il capo , con le labbra atteggiate d ' amaro sorriso . - La fusione ... già ! Ma per mantener l ' anima , come voi dite , in codesto stato di fusione , ci vuole il fuoco , caro amico ! E quando , dentro di voi , il fornellino è spento ? - Non bisogna lasciarlo spegnere , perbacco ! - Eh , caro : quando il vento è troppo forte ; quando la morte viene e ci soffia su ; quando cercate attorno e non trovate più un fuscello per alimentarlo ... - Ma dove lo cerca lei ? qua ? chiusa sempre fra queste quattro mura come in una carcere ? La signora Anna , scusi ... possibile che la signora Anna ... io non so ... S ' era interrotto per un subito imbarazzo , notando che la sorella di Roberto , nel vedersi tirata in ballo quando men se l ' aspettava , s ' era tutta invermigliata . Fin dal primo vederla , Corrado Selmi era rimasto ammirato della pura e delicata bellezza di lei e istintivamente aveva sofferto nel veder quella bellezza così mortificata da quelle ostinate gramaglie e , più che trascurata , sprezzata . A quel rossore improvviso , aveva temuto d ' essersi spinto un po ' troppo oltre ; ma poi , vincendo il momentaneo imbarazzo , aveva soggiunto : - Non ha un figliuolo , lei ? E l ' obbligo , dunque , di vivere per lui , di amar la vita per lui ... no ? Che so io ... forse manifesto un po ' troppo vivacemente quel che penso , vedendo qua tutta questa tetraggine che non mi par ragionevole , ecco ! Che ne dice lei , signora Anna ? Ella s ' era di nuovo invermigliata , s ' era penosamente costretta a non abbassar gli occhi , e con la vista intorbidata e un sorriso nervoso sulle labbra , stringendosi un po ' nelle spalle , aveva risposto , alludendo al figlio : - È giovane , lui ... La vita , se la farà da sé ... - Ma lei , dunque ... è vecchia , lei ? Con quest ' ultima domanda , quasi involontaria , s ' era chiusa quella prima conversazione . Ora Corrado Selmi rientrava in casa di Roberto , esilarato di quanto aveva veduto nella villa di Colimbètra . Tutti quei fantocci là con la divisa borbonica , che gli avevano presentato le armi ! Roba da matti ! Ma che splendore , quella villa ! Il principe - no - non s ' era fatto vedere . Che peccato ! Avrebbe tanto desiderato di conoscerlo . Ecco là uno che s ' era fissato anche lui , nei suoi affetti , in un tempo oltrepassato ... ma che pur seguitava a vivere , fuori del tempo , fuori della vita ... in un modo curiosissimo , che bellezza ! protendendo da quel suo tempo certe immagini di vita che per forza , nella realtà dell ' oggi , dovevano apparire inconsistenti , maschere , giocattoli : tutti quei fantocci là ... che bellezza ! - Eppure quei fantocci là , caro Selmi , che vi hanno fatto ridere , - gli disse donna Caterina , - nelle elezioni di domani , qua , vinceranno voi , il vostro amico Roberto , il signor Prefetto , il vostro Governo e tutti quanti ... Ridete ancora , se vi riesce . Ombre ? Ma siamo noi , le ombre ! - Io no , la prego , donna Caterina , - disse allora , ridendo e toccandosi , il Selmi . - Mi lasci almeno questa illusione ! Guardi , il principe , innanzi a me , s ' è dileguato lui come un ' ombra ... Avrei pagato non so che cosa per vedermelo venire incontro , anche per rifarmi ... eh , Roberto lo sa ... per rifarmi d ' un certo incontro con suo figlio a Roma , in cui toccò a me , per forza , far la parte dell ' ombra ... Beh ! pazienza .. Ma sì , lei dice bene , donna Caterina ; ci ostiniamo purtroppo a volere esser ombre noi , qua , in Sicilia . O inetti o sfiduciati o servili . La colpa è un po ' del sole . Il sole ci addormenta finanche le parole in bocca ! Guardi , non fo per dire : ho studiato bene la questione , io . La Sicilia è entrata nella grande famiglia italiana con un debito pubblico di appena ottantacinque milioni di capitale e con un lieve bilancio di circa ventidue milioni . Vi recò inoltre tutto il tesoro dei suoi beni ecclesiastici e demaniali , accumulato da tanti secoli . Ma poi , povera d ' opere pubbliche , senza vie , senza porti , senza bonifiche , di nessun genere . Sa come fu fatta la vendita dei beni demaniali e la censuazione di quelli ecclesiastici ? Doveva esser fatta a scopo sociale , a sollievo delle classi agricole . Ma sì ! Fu fatta a scopo di lucro e di finanza . E abbiamo dovuto ricomprare le nostre terre chiesiastiche e demaniali e allibertar le altre proprietà immobiliari con la somma colossale di circa settecento milioni , sottratta naturalmente alla bonifica delle altre terre nostre . E il famoso quarto dei beni ecclesiastici attribuitoci dalla legge del 7 luglio 1866 ? Che irrisione ! Già , prima di tutto il valore di questi beni fu calcolato su le dichiarazioni vilissime del clero siciliano , per soddisfar la tassa di manomorta , e da questo valore nominale , noti bene , furon dedotte tutte le percentuali attribuite allo Stato e le tasse e le spese d ' amministrazione . Poi però tutte queste deduzioni furon ragionate sul valore effettivo e furon sottratte inoltre le pensioni dovute ai membri degli enti soppressi . Cosicché nulla , quasi nulla , han percepito fin oggi i nostri Comuni . Ora , dopo tanti sacrificii fatti e accettati per patriottismo , non avrebbe il diritto l ' isola nostra d ' essere equiparata alle altre regioni d ' Italia in tutti i beneficii , nei miglioramenti d ' ogni genere che queste hanno già ottenuto ? Non c ' è stato mai verso , per quanti sforzi io abbia fatto , di raccogliere in un fascio operoso tutta la deputazione siciliana . Via , via , non ne parliamo donna Caterina ! Dovrei guastarmi il sangue . Io faccio quanto posso . Poi alzo le spalle e dico : « Vuol dire che questo ci meritiamo , noi » . Si voltò verso Roberto , per cambiar discorso , e aggiunse : - Sai ? Ho visto jeri , per via , la moglie del tuo avversario . Caro mio , tu devi perdere per forza . Ah che bella donnina ! Scusatemi , signore mie , se parlo così ; ma io non avrei proprio il coraggio di vincere , neanche nel nome santo della Patria e della Libertà , per non far piangere gli occhi di quella bella signora ! CAPITOLO SETTIMO Nicoletta Capolino entrò nello studio del marito già abbigliata , con uno strano cappellone piumato di feltro su i bellissimi capelli corvini . Florida , snella e procacissima , ardente negli occhi e nelle labbra , spirava dalle segrete sapienti cure della persona un profumo voluttuoso , inebriante . Era quello un momento drammatico , d ' intermezzo alla commedia che marito e moglie rappresentavano da due anni ogni giorno , anche nell ' intimità delle pareti domestiche , l ' una di fronte all ' altro , compiacendosi reciprocamente della loro finezza e della loro bravura . Sapevano bene l ' uno e l ' altra che non sarebbero mai riusciti a ingannarsi e non tentavan nemmeno . Che lo facessero per puro amore dell ' arte , non si poteva dire , ché odiavano entrambi in segreto la necessità di quelle loro finzioni . Ma se volevano vivere insieme , senza scandalo per gli altri , senza troppo disgusto per sé , riconoscevano di non poterne far di meno . Ed eccoli dunque premurosi a vestire o meglio , a mascherare di garbata e graziosa menzogna quel loro odio ; a trattar la menzogna come un mesto e caro esercizio di carità reciproca , che si manifestava in un impegno , in una gara di compitezze ammirevoli , per cui alla fine marito e moglie avevano acquistato non solo una stima affettuosa del loro merito , ma anche una sincera gratitudine l ' uno per l ' altra . E quasi si amavano davvero . - Gnazio , non vado via tranquilla ! - diss ' ella , entrando , come imbronciata d ' un supposto inganno che la addolorava e costernava . - Giurami che non vai a batterti questa mattina . - Oh Dio , Lellè , ma se t ' ho detto che vado a Siculiana ! - rispose Capolino , levando le mani per posargliele lievemente sulle braccia . - Dovevo andarci jeri , lo sai . Sta ' tranquilla , cara . Il duello è stato rimandato alla fine delle elezioni . - Debbo crederci , proprio ? - insistette lei , mentre stentava ad abbottonarsi il guanto con l ' altra mano già inguantata . Capolino volentieri avrebbe risposto a quell ' insistenza con uno sbuffo ; invece , sorrise ; si accostò premuroso ; le prese la mano per abbottonarle lui quel guanto , e vi s ' indugiò , come un innamorato . - Sapessi quanto mi secca d ' andare a Valsanìa ! - soggiunse lei allora , parlandogli quasi all ' orecchio , con abbandono . - Ma va ' ! - esclamò egli , guardandola negli occhi , come per farle avvertire che quella nota tenera ( molto cara e graziosa , del resto ) era per lo meno fuor di tempo e di luogo . - Ti giuro ! - replicò lei , ostinandosi , ma pur rispondendo al sorriso . Capolino scattò a ridere forte : - Ma va ' ! ma va ' ! che ti divertirai un mondo ! Vedere quella foca di Adelaide davanti allo sposo ... Sarà uno spettacolo impagabile ! Dici sul serio , Lellè ? - Se avessi il cuore tranquillo ... - ripeté Nicoletta . - Jersera ti sei trattenuto qua , chi sa quanto ... Non t ' ho sentito venire a letto ... - Ma tutta questa corrispondenza elettorale , non vedi ? - le disse egli , indicando la scrivania . - Zio Salesio , santo Dio , almeno in questo , potrebbe ajutarmi ... - Oh sì , zio Salesio ! Fossero pasticcini ... - Basta . Non perder tempo , va ' va ' ... O aspetti la carrozza ? Nicoletta fece con gli occhi il gesto di chi si rassegna a credere non convinto , e sospirò : - Se è vero che vai a Siculiana , al ritorno verso sera , passando dallo stradone , non potresti venire a Valsanìa ? - Ah , potendo , figùrati ! - rispose egli . - Ma se gli amici ... Non ritornerò solo ... Se potrò ... dico , se potrò lasciarli ... Tese le labbra per baciarla . Ella ritrasse il capo , istintivamente , temendo di guastarsi l ' acconciatura . - Perché ? - disse . - Perché mi piaci , così ... Non vuoi darmi un bacio ? - Piano , però ... Furono sorpresi dalla vecchia cameriera , la quale veniva ad annunziare che la carrozza del Salvo era arrivata . Nicoletta si staccò subito dal marito . - Ecco , vengo - disse alla serva ; poi , tendendo la mano al marito : - E allora , a rivederci . - Divèrtiti - le augurò Capolino . Quella vettura , per una cittaduzza come Girgenti , era proprio di più ; goffa ostentazione di lusso e di ricchezza che soltanto al Salvo si poteva passare . Dal sobborgo Ràbato , ove Capolino abitava , al viale della Passeggiata , ove il Salvo da alcuni anni s ' era fatto costruire un ' amenissima villa , si poteva andare a piedi in mezz ' ora . Nicoletta non aveva alcun dubbio che il marito andava a battersi quella mattina . Ma non doveva saperlo per potersi divertire . Quante e quant ' altre cose non doveva allo stesso modo sapere , per poter essere così , gaja e amante della vita ! Ci riusciva , spesso , a forza di volontà , non già a non saperle , che non le sarebbe stato possibile , ma a fare , proprio , come se non le sapesse . Di nascosto , quando ne aveva fino alla gola , uno sbuffo , e là ! sollevava l ' anima sopra tutte le miserie che la avevano oppressa sempre , fin dalla nascita . Non doveva sapere , ad esempio , che la madre le aveva fatto morire , se non proprio di veleno , come qualcuno in paese aveva malignato , certo però di crepacuore il padre , per unirsi in seconde nozze con colui ch ' ella chiamava zio Salesio , antico scritturale del banco Spoto . Aveva appena cinque anni , quando il padre le era morto , eppure lo ricordava bene ; tanto che la madre non aveva potuto mai persuaderla a chiamar babbo quel suo secondo marito molto più giovine di lei . Non era cattivo , no , zio Salesio ; ma fatuo , e vano come la stessa vanità . Appena marito della vedova di Baldassare Spoto , aveva creduto sul serio che da quel matrimonio gli fosse derivato quasi un titolo di nobiltà ; e i più strani fumi gli erano saliti al cervello ; tutta l ' anima anzi gli si era convertita in fumo . Presto però la brace per quei fumi aveva cominciato a languire . Spese pazze ... E n ' avesse almeno goduto ! Che supplizio cinese dovevano essere per lui , tuttora , quelle scarpine di coppale , che lo costringevano ad andare a passetti di pernice , quasi in punta di piedi ! Le male lingue dicevano che sotto il panciotto teneva il busto , come le donne . Il busto , no ; una fascia di lana teneva , stretta e rigirata più volte attorno alla vita , anche a salvaguardia delle reni che gli s ' erano ingommate . Non era poi tanto vecchio : aveva appena qualche annetto più di Capolino : ma lo sfacimento , ad onta di tutte le diligenze e delle piú amorose e disperate cure , era cominciato in lui prestissimo . Pareva adesso un fantoccio automatico : tutto aggiustato , tutto congegnato , tutto finto : nei denti , nel roseo delle gote , nel nero dei baffetti incerati e del piccolo pappafico e delle esili sopracciglia e dei radi capelli ; e camminava e si moveva come per virtù di molle , giovanilmente . Gli occhi , però , tra tanta chimica , quasi smarriti entro le borse gonfie e acquose delle pàlpebre , esprimevano una pena infinita . Perché erano venuti i guaj , purtroppo , dopo la morte della moglie . Nicoletta avrebbe potuto sbarazzarsi di lui , ma ne aveva avuto pietà ; s ' era presa però lei l ' amministrazione di quel po ' ch ' era restato ; e le apparenze , sì , aveva voluto salvarle , e zio Salesio ( ormai quasi mummificato ) aveva seguitato a mostrarsi per via come un milordino , prodigio d ' eleganza , sempre in calze di seta e scarpine di coppale , in punta di piedi ; ma , in casa , eh , in casa la più stretta economia . Tanto che un giorno Nicoletta se l ' era visto arrivare con un involto di due polli arrosto finti , di cartone , sotto il braccio . Sicuro : due polli arrosto di cartone da figurare su la magra mensa sotto il paramosche di rete metallica . Ogni giorno il povero vecchio se li metteva lì davanti , su la tavola , per illudersi : non poteva farne a meno ! E quei due polli di cartone e un tozzo di pane ( vero , ma duro per i suoi denti non veri ) erano adesso per intere settimane tutto il suo pranzo giornaliero ! Perché Capolino non aveva voluto prenderlo con sé , e zio Salesio Marullo , rimasto solo nella vecchia e triste casa che Nicoletta gli aveva ceduto con quel po ' ch ' era riuscita a salvare dalla rovina , spesso , non sapendo limitarsi nelle spese , per comperarsi una bella cravatta o un bel bastoncino , restava digiuno - quando , beninteso , non si presentava in casa di Flaminio Salvo nell ' ora del desinare , sapendo che la figliastra era lì . E Nicoletta , che per l ' onta segreta gli avrebbe strappato il pappafico o gli occhi , doveva accoglierlo sorridente . Sentiva che avrebbe potuto esser buona , in fondo , e veramente buona le pareva d ' essersi dimostrata in certi momenti della sua vita ; ma che intanto un perfido destino non aveva voluto permetterle d ' esser tale . Cattiva per forza doveva essere ! Tutto falso in lei , dentro e fuori e intorno . E una lotta segreta , continua , per vincer l ' afa del disgusto , per non sentir l ' impiccio della maschera , quantunque già sul volto le fosse divenuta fina come la stessa pelle . Ma aveva su la fronte un cerro di capelli svoltato , ribelle , Nicoletta Capolino , e temeva in certe ore che così l ' anima qualche giorno le si sarebbe svoltata in petto , in un subito prorompimento contro la soffocazione di tanti e tanti anni . Per ora , il marito andava a battersi ? E lei a festa ! Per non vedere , per non esser veduta da troppa gente , ordinò al cocchiere di lasciar la via Atenea e di prendere per la strada esterna di Santa Lucia , sotto la città . Non si curava più da un pezzo di ciò che la gente pensava nel vederla nella carrozza del Salvo . Era ormai cosa risaputa . Del resto , anche qua , le apparenze in certo qual modo erano salvate dalla parentela che Capolino aveva avuto col Salvo e dall ' ufficio ch ' ella rappresentava presso la figlia di don Flaminio . L ' audacia aveva sfidato la malignità e , se non vinta del tutto , l ' aveva costretta a tacere e a far di cappello in pubblico ; a spettegolare solo in privato , ed anche con una certa filosofica indulgenza . Perché la filosofia ha questo di buono : che alla fine dà sempre ragione a chi , comunque , riesca a imporsi . Villa Salvo era situata in alto , aerea , e dominava il viale tagliato su la collina dal lato meridionale . Vi si saliva per ampie scalee , che superavano l ' altezza con agevoli fughe . A ogni ripiano , su i pilastrini , eran quattro statue d ' arcigna bruttezza , che certo non facevano buona accoglienza ai visitatori né si congratulavano molto con essi della branca superata . Si godeva però di lassù la vista incantevole dell ' intera campagna tutta a pianure e convalli e del mare lontano . Prima di salire al piano superiore della villa , Nicoletta corse diviata allo studio del Salvo a pianterreno ; ma si arrestò d ' un tratto su la soglia , vedendo ch ' egli non era solo . - Avanti , avanti , - disse , inchinandosi , Flaminio Salvo , che stava in piedi davanti alla scrivania , a cui era seduto un giovine , intento a scrivere : Aurelio Costa . - Domando scusa , se ... - cominciò a dire Nicoletta , guardando il Costa che si levava da sedere . - Ma non lo dica ! - la interruppe il Salvo , lisciandosi le basette , con un sorriso freddo , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse palpebre dava un ' espressione di lieve ironia . - Venga avanti ... stavo qui a chiacchierare col mio ingegnere . Poi , notando l ' impaccio di questo per la presenza della signora , aggiunse : - Non vi conoscete ? - Veramente , di nome sì , - rispose con una certa disinvoltura Nicoletta . - Credo però non ci sia mai stata presentazione fra noi ... - Oh ! e allora , - riprese il Salvo , - per la formalità : l ' ingegnere Aurelio Costa , la signora Lellè Capolino - Spoto . Aurelio Costa , con gli occhi bassi , senza scostarsi dalla scrivania , chinò lievemente il capo . Era ben messo , senza ombra di ricercatezza , composto e altero nella maschia bellezza , cui l ' insolito abito cittadino , di fresca fattura , faceva forse apparire un po ' rude . - Sarà pronta Adelaide ? - domandò Nicoletta al Salvo dopo aver osservato il giovane e risposto con un lieve sorriso all ' inchino sostenuto di lui . - Ecco , un momento , - rispose il Salvo . - Segga , segga , donna Lellè . Io vado e torno . Credo che Adelaide sia pronta . E s ' avviò per uscire . - Ma sarà meglio che venga su anch ' io ! - gli gridò dietro Nicoletta . - No , perché ? - disse il Salvo , voltandosi su la soglia . - Viene giù subito Adelaide . E uscì . Nicoletta non volle sedere ; girò un po ' , dimenandosi capricciosamente per l ' ampia sala addobbata con sobria ricchezza . Aurelio , rimasto in piedi , non sapeva se dovesse , o no , rimettersi a sedere ; temeva di commettere un atto indelicato ; ma , d ' altra parte , era urtato dal pensiero che , per il capriccio di colei , dovesse star lì come un servitore in attesa . E come una padrona veramente ella era lì : ma a qual prezzo ? E dire che lui aveva sognato tant ' anni di farla sua , quella donna ! Era anche lui lì al servizio del Salvo , come lei , come Capolino , come tutti ; ma se ella fosse stata sua moglie , il Salvo non avrebbe certamente osato neppur di pensare che avrebbe potuto servirsene pe ' i suoi senili allettamenti . Là , tra due vecchi si trovava ella ora , con la sua florida bellezza voluttuosa , contaminata . Ne godeva ? Ostentava di fronte a lui quella sfacciata padronanza ? Godeva di quel lusso ? degli onori che le si rendevano per l ' onore perduto ? Ma sì ! Anche deputato sarebbe stato tra poco suo marito ... E lei , moglie d ' un deputato ! Con lui , invece , che sarebbe stata , se pur fosse riuscita a vincere l ' orrore - già , l ' orrore ! - d ' unirsi a uno di così bassi natali ? L ' onestà , la gioventù , l ' amore puro e santo ? Ma valevan di più per lei le piume ondeggianti e il velo dell ' ampio cappello ! Stanco e sdegnato , sedette . - Oh bravo , sì , - esclamò allora Nicoletta , voltandosi a guardarlo . - Mi scusi tanto , se non gliel ' ho detto ... Distratta , pensavo ... Si appressò ; venne a porsi innanzi alla scrivania , di fronte a lui , con una mossa repentina , risoluta e provocante della persona . - Lei ora starà qui , ingegnere ? - Forse ... Non so ... - le rispose egli , guardandola a sua volta con fermezza . - Attendiamo per ora a tracciare un disegno ... Se si attua ... - Rimarrà qui ? - Ci sarà bisogno d ' un direttore ... Nicoletta rimase un po ' a guardarlo , sopra pensiero ; poi , rialzandosi lievemente con una mano i capelli su la fronte : - Lei studiò a Parigi , è vero ? - Sì , - rispose lui , reciso , sentendo il profumo inebbriante che ella esalava dalla procacissima persona . - Parigi ! - esclamò Nicoletta Capolino , levando il mento e socchiudendo gli occhi . - Ci sono stata , nel mio viaggio di nozze ... e dica un po ' , volendo , adesso , lei non potrebbe più ritornare ingegnere governativo ? Aurelio la guardò , stordito da questa subitanea diversione Aggrottò le ciglia ; rispose : - Non so . Non credo . Ma non tenterei neppure . Ritornerei per mio conto in Sardegna . Sono qua per fare un piacere al signor Salvo . Non perderei nulla , andandomene . - Oh lo so ! - disse subito lei . - Coi suoi meriti ... Volevo dir questo appunto ! E il signor Salvo certamente non se lo lascerà scappare , se ha in mente , come lei dice , un disegno . Strizzò un po ' gli occhi , e portò un dito alle labbra , stette un po ' assorta e riprese con altro tono di voce : - Eppure io mi ricordo bene di lei , sa ? di quando lei era qua , ancora studente ... giovanottino ... sì ! me ne ricordo benissimo ora ... Aurelio fece un violento sforzo su se stesso per resistere al turbamento , all ' urto che le parole di lei , dette con così calma improntitudine , gli cagionavano . Che voleva da lui quella donna ? Perché gli parlava così ? Era veramente difficile a indovinare ; e per Aurelio , anzi , impossibile . L ' improvviso , inopinato incontro con lui ; l ' impressione che ne aveva ricevuta ; i pensieri che coi feminei sguardi furtivi gli aveva letti in fronte dopo il suo irrompere con tanta libertà nello studio del Salvo , e poi durante quell ' attesa ; l ' avvilimento segreto per la sua condizione , che in fondo non poteva non sentire davanti a quel giovine che un giorno l ' aveva chiesta in moglie onestamente , per amore ; il pensiero ch ' egli ora sarebbe rimasto lì , nella casa del Salvo , e che Dianella lo amava in segreto , e che presto egli , con la vicinanza , avrebbe potuto accorgersene ; e che tra poco dunque - ostinandosi Dianella fino a vincere l ' opposizione del padre - lei avrebbe potuto soffrir l ' onta d ' assistere al fidanzamento di colui con la figlia del suo padrone , avevano messo in subbuglio l ' anima di Nicoletta Capolino . Sarebbe toccato a lei , allora , di sorvegliare , di far la guardia ai fidanzati ; e quel giovine là , che si mostrava ancor tanto mortificato del rifiuto ch ' ella sdegnosamente aveva opposto alla domanda di lui ; quel giovine là si sarebbe presa una tale rivincita su lei : sarebbe diventato domani suo padrone anche lui , marito di quella Diana , da cui ella si sentiva sprezzata e odiata . Ed era pur bello , e forte , e fiero ! E ancora ( se n ' era accorta bene ! ) , ancora sotto il fascino di lei , per quanto offeso e sdegnato ... Perché poi Flaminio Salvo , che sapeva tutto , se n ' era subito uscito e l ' aveva lasciata lì , sola con lui ? Tornò a strizzar gli occhi , quasi per smorzare lo sfavillìo dei segreti pensieri ; e aggiunse con un tono strano : - Anche lei forse si ricorderà ... Aurelio , sconvolto , levò gli occhi a guardarla con una espressione fosca e dura . - Non me ne voglia male , - disse allora ella con triste dolcezza , piegando da un lato la testa . - Poiché lei rimarrà qui e noi avremo occasione di vederci spesso , cogliamo questa , intanto , per togliere con franchezza un ' ombra tra noi , che ci aduggerebbe . Io passo per sventata ; sarò tale , non nego ; ma non posso soffrire le simulazioni , le dissimulazioni d ' ogni sorta , per nessuna ragione , i pensieri coperti ... Vogliamo essere buoni amici ? Gli tese , così dicendo , la bella mano inanellata ; e , dopo la stretta , gliela lasciò ancora un poco per aggiungere : - Tanto , creda , non glielo dico per civetteria , né per avere un complimento ; lei ancora ha la sua bella libertà ; nessuna perdita e nessun rimpianto . Buoni amici ? E , sentendo l ' ànsito affannoso e il fruscìo della veste di seta di donna Adelaide Salvo , tornò a stringergli la mano in fretta , apposta , come per dar senso e sapore d ' un patto segreto a quella conversazione . - Alla fiera ! alla fiera ! - esclamò donna Adelaide , entrando con le mani per aria , accaldata , sbuffante . - Guarda , Lellè , guarda , ingegnere , figlio mio , come mi hanno parata ! Oh , Maria Santissima , mi sembro io stessa una bella puledra stagionata , tutta infiocchettata , da condurre alla fiera ... Ma con Flaminio non si può combattere , picciotti miei ; bisogna fare : Su , bubbolino , salutami il re ; dir sempre di sì , dir sempre di sì . Ridete ? ridete pure ... Ridevano , infatti , Nicoletta Capolino e Aurelio Costa , mentre donna Adelaide con le braccia aperte si girava intorno come una trottola ; ridevano anche , irresistibilmente , per il piacere d sentire espressa con tanta disinvoltura e tanta comicità la loro segreta impressione , che essi si sarebbero guardati bene , non che d ' esprimere , ma anche di riflettere , con quella crudezza , su la propria coscienza . Appunto questo voleva donna Adelaide . La quale sentiva il ridicolo di quelle nozze strane e tardive , e poneva le mani avanti per disarmar l ' altrui malignità . Dotata di buon senso e d ' un certo spirito , aveva stimato di poter senz ' altro approfittare della sua privilegiata condizione e di quella dello sposo , che mascheravano con pompa sdegnosa quanto vi era d ' illegale in quelle nozze . Ma vi si prestava senza entusiasmo , quasi per fare un piacere al fratello più che a se stessa . Sapeva però che il principe era un bellissimo e garbatissimo uomo . Ella , già anziana , dopo l ' entrata di quella simpatica Nicoletta in casa , che aveva preso tanto impero su Flaminio ( e giustamente , veh ! bella figliuola , sacrificata , poverina , da quel cagliostro del marito ! ) , ella s ' era stancata della sua « terribile signorinaggine » come la chiamava , e aveva detto di sì : - Su , bubbolino , salutami il re ! Senza municipio ; con la chiesa soltanto . Che glien ' importava ? Vecchia , non avrebbe fatto figli di certo . L ' assoluzione del prete , per lei , bastava , per i parenti e gli amici bastava , e dunque avanti , alla fiera ! allegramente ! La musoneria , la musoneria non poteva soffrire , donna Adelaide . Era impensierita soltanto di questo : che le avevano detto che il principe aveva la barba lunga . Un uomo con la barba lunga doveva essere molto serio per forza , o averne per lo meno l ' impostatura . Sperava di fargliela accorciare . Bella Madre Santissima , non ci avrebbe avuto pazienza , lei , a lisciar peli lunghi come fiumi ! Più corta , la barba , più corta ... Chionza popputa , quasi senza collo , non era tuttavia brutta , donna Adelaide ; aveva anzi bello il viso , ma gli occhi troppo lucenti , d ' una lucentezza cruda , quasi di smalto , e lucentissimi i denti che le si scoprivano tutti nelle sonore risate frequenti . Smaniava sempre , oppressa com ' era e soffocata da quelle enormi poppe sotto il mento , « prepotenti escrescenze » , com ' ella le chiamava . E caldo , caldo , caldo ; aveva sempre caldo , e voleva aria ! aria ! aria ! Non se l ' aspettava , intanto , il vecchio cascinone di Valsanìa , nel desolato abbandono in cui da tanti anni viveva , tutti quei fronzoli e quei pennacchi , tutti quei paramenti sfarzosi che i tappezzieri gli appendevano dalla mattina . Pareva se li guardasse addosso , triste e un po ' stupito , con gli occhi delle sue finestre . Oh ! oh ! gli avevano appeso anche un lungo festone di lauro , come una collana ; un ' altra collana , più su , di mortella , sotto le gronde , con certi rosoni di carta che avevano spaventato i passeri del tetto . Povere care creaturine , a cui esso , buon vecchione ospitale , voleva tanto bene ! Eccoli là , tutti scappati via , nascosti tra le foglie degli alberi attorno . E di là gli mandavano , sgomenti , certi acuti squittìi , che volevano dire : - Oh Dio , che ti fanno , vecchione , che ti fanno ? Mah ! S ' era da gran tempo addormentato , il vecchione , nella pace dei campi . Lontano dalla vita degli uomini e quasi abbandonato da essa , aveva da un pezzo cominciato a sentirsi , nel sogno , cosa della natura : le sue pietre , nel sogno , a risentire la montagna nativa da cui erano state cavate e intagliate ; e l ' umidore della terra profonda era salito e s ' era diffuso nei muri , come la linfa nei rami degli alberi e qua e là per le crepe erano spuntati ciuffi d ' erba , e le tegole del tetto s ' eran tutte vestite di musco . Il vecchio cascinone , dormendo , godeva di sentirsi così riprendere dalla terra , di sentire in sé la vita della montagna e delle piante , per cui ora intendeva meglio la voce dei venti , la voce del mare vicino , lo sfavillìo delle stelle lontane e la blanda carezza lunare . Che bel tappeto nuovo fiammante su la vecchia scala rustica , che aveva due stanghe verdi per ringhiera ! che scorta di lauri e di bambù su per i gradini e poi sul pianerottolo ! e che drappi damascati ai davanzali delle finestre e al terrazzo di levante per nascondere la ringhiera arrugginita ! che tappeto anche lì , su quel terrazzo , e sedie di giunco e tavolini e vasi di fiori ... Ora vi rizzavano una tenda a padiglione . Il ricevimento e la presentazione degli sposi avrebbero avuto luogo lì , poiché non s ' era potuta strappare a Mauro Mortara la chiave del camerone . Dall ' alba egli era andato a rintanarsi , non si sapeva dove . Don Cosmo , in maniche di camicia , sbuffava e smaniava per la camera in disordine , mentre donna Sara Alàimo , ancora spettinata , cercava dentro un ' arca antica di faggio , stretta e lunga come una bara , un abito decente per farlo comparire nella solenne cerimonia . Spirava da quell ' arca piena d ' abiti vecchi un denso acutissimo odore di canfora . - Mi tenga il coperchio , almeno , santo Dio ! - gemeva soffocata , come da sotterra , la povera « casiera » . Già due volte il coperchio le era caduto addosso , su le reni . E don Cosmo : - Gnornò ! Siamo in campagna ! Lasciatemi in pace ! - Ma si lasci servire ... - seguitava a gemere dentro l ' arca donna Sara . - Verrà monsignor vescovo ... verrà la sposa ... Vuol comparire in giacchetta ? Mi lasci cercare ... So che c ' è ! - E io vi dico , invece , che non c ' è piú ! - Ma se l ' ho vista io ! C ' è ! C ' è ! Cercava un ' antica napoleona , che don Cosmo al tempo dei tempi aveva indossata una o due volte , e rimasta perciò nuova nuova , lì sepolta sotto la canfora , di foggia antica , sì , ma « abito di tono » almeno ... - Eccola qua ! gridò alla fine , trionfante , donna Sara , rizzandosi su le reni indolenzite . E tira e tira e tira ... oh , Dio , cosí lunga ? ... e tira ... Le si allentarono le braccia , a donna Sara . Era una tonaca , quella . La tonaca da seminarista di don Cosmo Laurentano . Finì di tirarla fuori tutta , mogia mogia , per ripiegarla a modo e riseppellirla coi debiti riguardi . Tentennò il capo ; sospirò : - Vero peccato ! Chi sa che , invece di monsignor Montoro , non sarebbe lei a quest ' ora vescovo di Girgenti ... - Starebbe fresca la diocesi ! - borbottò don Cosmo . - Buttatela via , giù ! S ' era turbato alla vista inaspettata di quella tonaca , spettro della sua antica fede giovanile . Vuota e nera come quella tonaca era rimasta di poi l ' anima sua ! Che angosce , che torture gli resuscitava ... Con gli angoli della bocca in giù e gli occhi chiusi , don Cosmo s ' immerse nelle memorie lontane e tuttavia dolenti della sua gioventù tormentata per anni dalla ragione in lotta con la fede . E la ragione aveva vinto la fede , ma per naufragare poi in quella nera , fredda e profonda disperazione . - C ' era o non c ' era ? - gli disse donna Sara alla fine , parandoglisi davanti con la napoleona su le braccia protese . Don Cosmo fece appena in tempo a indossarla . Uno degli uomini di guardia ( ne erano venuti otto , alla spicciolata , da Colimbètra , in gran tenuta ) entrò di corsa ad annunziar l ' arrivo di Monsignore . Don Cosmo tornò a sbuffare ; volle alzar le braccia per esprimere il fastidio che gli recava quell ' annunzio ; ma non poté ; la napoleona ... - Giusta ! attillata ! dipinta ! - lo prevenne donna Sara . - Dipinta un corno ! - gridò don Cosmo . - Mi sega le ascelle , mi strozza ! E scappò via . Sperava che arrivasse per ultimo il vescovo e che non toccasse a lui d ' accoglierlo e di tenergli compagnia fino all ' arrivo degli altri ospiti . Gli seccavano anche questi , gli seccava enormemente tutta quella pagliacciata pomposa ; ma più di tutto e di tutti la vista di monsignor vescovo , di quell ' alto rappresentante d ' un mondo da cui egli s ' era allontanato dopo tanto strazio , urtato specialmente dall ' ipocrisia di tanti altri suoi compagni , i quali , pur assaliti in segreto dai suoi stessi dubbii , vi erano rimasti . E monsignor Montoro era appunto fra questi . Ora si faceva baciar la mano , colui , e aveva la cura suprema delle anime di un ' intera diocesi . Le illusioni incoscienti , le finzioni spontanee e necessarie dell ' anima , don Cosmo , sì , le scusava e le commiserava e compativa ; ma le finzioni coscienti , no , segnatamente in quell ' ufficio supremo , in quel ministero della vita e della morte . - Oh bello ! oh bene ! - diceva intanto Monsignore , molle molle , smontato dalla vettura e guardando la campagna intorno , tra Dianella Salvo e il suo segretario , giovane prete , smilzo e pallidissimo , dagli occhi profondi e intelligenti . - Col mare vicino ... oh bello ! ... oh bene ! ... e la valle ... e la valle ... e che ... S ' interruppe , vedendo don Cosmo scender la scala della vecchia villa infronzolata . - Oh eccolo ! Caro mio don Cosmo ... - Monsignore riveritissimo , - disse questi , inchinandosi goffamente . - Caro ... Caro ... - ripeté Monsignore , quasi abbraccianolo e battendogli una mano sulla spalla . - Da quanti mai anni non ci vediamo più ... Vecchi ... eh ! vecchi ... Tu ... ( ci daremo del tu , spero , come un tempo noi due ) tu devi avere , se non sbaglio , qualche annetto più di me ... - Forse ... sì , - sospirò don Cosmo . - Ma chi li conta piú , Montoro mio ? So che n ' ho molti dietro ; pochi , davanti ; e quelli mi pesano , e questi mi pajono enormemente lunghi ... Non so altro . Dianella Salvo , guardando don Cosmo , aveva atteggiato involontariamente il volto di riso nel vedergli addosso quell ' antica napoleona che gli serrava le spalle e le braccia . Sorrideva sotto il naso anche il giovine e pallido prete ; e gli otto uomini di guardia , postati e impalati a piè della scala , miravano il fratello del principe loro padrone , a quel solenne ricevimento , tra afflitti e mortificati . Donna Sara Alàimo s ' era accomodati alla bell ' e meglio i capelli sotto la cuffia ed era scesa a baciar la mano al vescovo , piegando un ginocchio fino a terra ; erano scese con lei le due cameriere insieme col cuoco e il servitore , e s ' era accostata anche la moglie del curàtolo Vanni di Ninfa coi tre marmocchi sbracati , dalle zampe a roncolo . Monsignore tendeva la mano al bacio e sorrideva a tutti , chinando il capo . Poi presentò il segretario a don Cosmo e , salendo la scala della villa , parlò della visita che aveva fatto testé , di passata , alla chiesuola della Seta , e della festa che gli avevano fatta tutti gli abitanti di quel casale . - Che buona gente ... che buona gente ... E domandò a Dianella e a donna Sara se la domenica andavano a messa lì , a quella chiesuola . - So che ci viene apposta un sacerdote da Porto Empedocle , e che quei buoni borghigiani raccolgono l ' obolo dai viandanti tutta la settimana , per lo stradone ... Entrando nella villa si rivolse a Dianella e le domandò : - La mamma ? Dianella gli rispose con un gesto sconsolato delle braccia , impallidendo e guardandolo negli occhi amaramente . - Che pena ! - sospirò Monsignore , andando a sedere nel terrazzo già addobbato . - Ma calma , eh , almeno è calma ? - Non si sente ! - esclamò donna Sara . - E seguita a pregare , è vero ? - aggiunse il vescovo . - Sempre , - rispose Dianella . - Consolante per voi , - osservò Monsignore , tentennando lievemente il capo , con gli occhi globulenti socchiusi , - che nel bujo della mente , soltanto il lume della fede le sia rimasto acceso ... Divina misericordia ... - Perdere la ragione ! - mormorò don Cosmo . Monsignore si voltò a guardarlo , piccato . Ma don Cosmo , assorto , non lo vide : pensava per conto suo . - Dico serbar la fede , pur avendo perduto la ragione , - spiegò Monsignore . - Sì , sì ! - sospirò don Cosmo , riscotendosi . - Ma difficile è il contrario , Monsignore mio ! - Credo che non sia prudente , è vero , farmi vedere da lei ? - domandò il vescovo , rivolgendosi a Dianella , come se non avesse inteso le parole di don Cosmo . - Lasciamola , lasciamola tranquilla ... Con te , - soggiunse poi , piano e con un benevolo sorriso a don Cosmo , - vorrei pur riprendere le fervide discussioni nostre d ' un tempo , ma non ora e non qui ... Se tu volessi venire a trovarmi ... - Discutere ? Stolido perfetto ! - esclamò don Cosmo . - Sono diventato stolido perfetto , caro Montoro mio ... Non connetto più ! Se uno mi dice che due e due fanno sei e un altro mi dice che fanno tre ... - Ecco il principe ! - lo interruppe donna Sara , che guardava verso il viale dalla ringhiera del terrazzo . Monsignore si alzò con Dianella e don Cosmo per vederlo arrivare . Questi accorse , per abbracciarlo appena smontato dalla vettura . Cavalcavano ai due lati capitan Sciaralla e un altro graduato , anch ' essi in alta tenuta . Il rosso acceso dei calzoni spiccava gajamente tra il verde degli alberi e sotto l ' azzurro del cielo . La vettura era chiusa . Il segretario Lisi Prèola sedeva dirimpetto al principe . Donna Sara si ritrasse dal terrazzo , ove rimasero soltanto Monsignore , Dianella Salvo e il segretario ad assistere dalla ringhiera all ' abbraccio che i due fratelli si sarebbero scambiato . Don Ippolito Laurentano smontò dalla vettura con giovanile agilità . Vestiva da mattina e aveva in capo un cappello avana dalle ampie tese . Baciò il fratello e subito si trasse indietro a osservarlo . - Cosmo , e come ti sei conciato ? - gli domandò sorridendo . - Ma no ! ma no ! Vai subito a levarti codesto monumento dalle spalle ... Don Cosmo si guardò addosso la napoleona , di cui non si ricordava più , quantunque se ne sentisse segar le ascelle . - Sì , difatti , - disse , - sento un certo odore ... - Odore ? Ma tu appesti , caro ! - esclamò don Ippolito . - Senti di canfora lontano un miglio ! E sorrise a Monsignore e si levò il cappello per salutare Dianella Salvo nel terrazzo ; poi s ' avviò per la scala . - Vi do la consolante notizia che siete molto più stolida di me ! ma molto ! molto ! - diceva poco dopo don Cosmo alla « casiera » avvilita e stizzita , punto persuasa che quell ' « abito di tono » fosse fuor di luogo in un avvenimento come quello , con la presenza d ' un monsignore . - E mi avete fatto girar la testa , - incalzava don Cosmo , - e mi avete ubriacato con tutta la vostra canfora ... Tirate , giù ! tirate subito ... Non mi posso scorticare da me ! Datemi la mia solita giacca , adesso . Quando ricomparve sul terrazzo , don Ippolito levò le braccia . - Ah , sia lodato Dio ! così va bene ! Monsignore e Dianella ridevano . - Pensate di donna Sara ! che vuoi farci ? - sospirò don Cosmo , alzando le spalle . - Vi assicuro che è molto più stolida di me . - Questo poi ! - disse il principe , ridendo . - E di ' un po ' , Mauro dov ' è ? non si fa vedere ? - Uhm ! - fece don Cosmo . - Sparito ! Non ne ho più nuova da tanti giorni , da che abbiamo l ' onore ... - Io so dov ' è , - disse Dianella , inchinando graziosamente il capo al complimento di don Cosmo , che volle interrompere . - Sotto un carubo giù nel vallone ... Ma , per carità non deve saperlo nessuno ! Noi abbiamo fatto amicizia ... - Ah sí ? - domandò don Ippolito , ammirando con occhi ridenti la gentilezza e la grazia della fanciulla . - Con quell ' orso ? - È un gran pazzo ! - sentenziò gravemente don Cosmo . - No , perché ? - fece Dianella . - E guardi poi chi lo dice , Monsignore ! - esclamò il principe . - Non so che pagherei per assistere , non visto , alle scene che debbono avvenire qua fra tutti e due , quando son soli ... Don Cosmo approvò col capo ed emise il suo solito riso di tre oh ! oh ! oh ! - Dev ' essere uno spasso ! - aggiunse don Ippolito . Dianella guardava con piacere e indefinibile soddisfazione quel vecchio , a cui la virile bellezza , la composta vigoria , la sicura padronanza di sé davano una nobiltà così altera e così serena a un tempo ; indovinava il tratto squisito che doveva avere senza il minimo studio e però senz ' ombra d ' affettazione , e soffriva nel porgli accanto col pensiero sua zia Adelaide di così diversa , anzi opposta natura : scoppiante e sempliciona . Che impressione ne avrebbe ricevuta tra poco ? Si mossero tutti dal terrazzo e tutti , tranne Monsignore e il suo segretario che rimasero sul pianerottolo innanzi alla porta , scesero a piè della scala , quando i sonaglioli d ' argento annunziarono per il viale la vettura di Flaminio Salvo . Don Ippolito si fece avanti per ajutar le signore a smontare , e sorprese la sposa nell ' atto di sbuffare un Eccoci qua ! con le braccia protese verso il cielo della carrozza , come per spiccicarsele . Finse di non accorgersi di quell ' atto sguajato , facendo più profondo l ' inchino , poi le baciò la mano ; la baciò a donna Nicoletta Capolino , e strinse vigorosamente quella di Flaminio Salvo , mentre le due signore abbracciavano festosamente Dianella , e don Cosmo restava impacciato , non sapendo se e come farsi avanti . Capitan Sciaralla su la giumenta bianca pareva una statua , a piè della scala , innanzi al plotone su l ' attenti . - Ah , i militari ! lasciatemi vedere i militari ! - esclamò donna Adelaide , accorrendo come una papera , senza accorgersi che dall ' alto della scala , tra i cassoni di lauro e di bambù , monsignor Montoro col volto atteggiato di benevolo condiscendente sorriso per la terza volta si inchinava invano . Dianella , scorgendo alla fine l ' imbarazzo di don Cosmo , troncò le espansioni d ' affetto di Nicoletta Capolino , e trattenne la zia per indicargli e presentargli il futuro cognato . - Ah già - fece donna Adelaide , ridendo e stringendogli forte la mano . - Tanto piacere ! Il romito di Valsanìa , è vero ? Piacerone ! E come l ' hanno parata bella la villa ! Uh , guarda ! guarda ! ma c ' è già Monsignore ... E nessuno me lo diceva ! S ' avviò in fretta per la scala ; subito il principe accorse per offrirle il braccio ; don Cosmo lo offrì a donna Nicoletta , e Dianella seguì col padre . - Vestiti proprio bene codesti militari ! - disse donna Adelaide al principe , tirandosi su davanti con la mano libera la veste , per non incespicar nella salita . - Graziosi davvero ! pajono pupi di zucchero ! Poi , prima d ' arrivare al pianerottolo in cima alla scala : - Monsignore eccellentissimo ! Credevo che Vostra Eccellenza dovesse arrivare col comodo suo , ed eccola qua invece ... puntuale ! Il vescovo sorrise , tese la mano perché donna Adelaide baciasse l ' anello , e le disse : - Per aver la gioja di vedervi così , a braccio del principe e darvi la benvenuta , donna Adelaide , nelle case dei Laurentano . - Ma che degnazione , grazie , grazie , proprio gentile , Vostra Eccellenza ! - rispose donna Adelaide , entrando nella villa a un invito del principe . Entrò Monsignore e poi donna Nicoletta e poi Dianella e il Salvo e il segretario del vescovo e anche don Cosmo : il principe volle entrare per ultimo . Quando si fece nel terrazzo , sorprese i dolci occhi di Dianella che lo aspettavano , indagatori . Istintivamente rispose a quello sguardo con un lievissimo sorriso . - Bell ' uomo , no ? - disse piano a Dianella Nicoletta Capolino . - Non ci sarà punto bisogno d ' accorciargli la barba , come dice Adelaide . - Accorciargli la barba ? - domandò Dianella . - Sì , - riprese l ' altra . - Ci ha fatto tanto ridere in carrozza , con la paura della barba lunga del principe . - Che avete da dire voi due là ? - saltò a domandare a questo punto donna Adelaide . - Ridete di noi ? Ridono di me e di voi , caro principe . Ragazzacce ! Ma non c ' è che fare : siamo qua per questo ; oggi è la nostra giornata ... Come alla fiera ! Flaminio , figlio mio , non mi mangiare con gli occhi . Fammi coraggio , piuttosto ! Io ti dico di sì , sempre di sì ... Ma lasciami stare allegra ! Dico sciocchezze , perché sono commossa ... Andiamo , Nicoletta ! Con licenza vostra , principe , vado a salutare la mia povera cognata . E andò seguita dalla nipote e da Nicoletta . Subito il Salvo , per rimediare all ' impressione sgradevole di quella scappata della sorella nell ' animo del principe , spiegò con aria misteriosa che la signora Capolino ignorava affatto che il marito forse in quel momento stesso si batteva e che lo credeva invece a Siculiana per il giro elettorale . - Preghiamo Iddio che avvenga bene ! - sospirò Monsignore , afflittissimo , levando gli occhi al cielo . - Oh , non c ' è da dubitarne ! - sorrise il Salvo . - Un avversario ridicolo , che le ha prese da tutti , sempre : corto , grassoccio e miope forte . Il nostro Capolino , invece ... - Ho visto da lontano , per lo stradone , appena uscito dalla villa , - disse don Ippolito , - le due carrozze che venivano a Colimbètra . - Eh già , - soggiunse il Salvo , - a quest ' ora , certamente ... E s ' interruppe . Tacquero tutti per un istante , sopraffatti senza volerlo dalla costernazione , e volarono col pensiero alla villa lontana , dove in quel momento avveniva lo scontro . Lì era una ben diversa realtà : due uomini a fronte , due sciabole nude , guizzanti nell ' aria ; qua , in mezzo al silenzio della campagna , gli addobbi sfarzosi , improvvisati per una festa , che ora , stranamente , appariva a tutti quasi fuor di luogo . C ' era veramente , fin dall ' arrivo , in fondo a gli animi una certa freddezza impicciosa , che tanto il principe quanto il Salvo cercavano di dissimulare alla meglio . Tale freddezza proveniva dalla risposta di Landino , finalmente arrivata , alla lettera del padre : solite congratulazioni , soliti augurii , espressioni ricercate di compiacimento per la buona e affettuosa compagnia che il padre avr ' ebbe avuto ; ma nessun accenno alla sua venuta per assistere alle nozze . Don Ippolito , partendo da Colimbètra , aveva divisato di mandare a Roma Mauro Mortara , perché facesse intendere a Landino quanto dispiacere gli cagionasse la sua condotta , e lo inducesse a ritornare con sé in Sicilia . Sapeva che Landino fin dalla prima infanzia nutriva un affetto tenerissimo e profondo per il vecchio Mauro e una viva ammirazione per il carattere di lui , per la fedeltà fanatica alla memoria e alle idee del nonno , per l ' atteggiamento quasi sdegnoso che aveva assunto fin da principio e manteneva tuttora di fronte al padre , cioè di fronte a lui don Ippolito , che pure era il suo padrone . Nessun ambasciatore forse sarebbe stato più efficace di lui . Perché quel vecchio selvaggio era come radicato nel cuore della famiglia . Volle approfittare di quel momento che le due signore s ' erano assentate , per uscire sul pianerottolo della scala a ordinare a Sciaralla di mandar giù nel burrone Vanni di Ninfa in cerca di Mauro , a cui voleva parlare . Quando ritornò sul terrazzo , vi ritrovò donna Adelaide , donna Nicoletta e Dianella . Le prime due s ' erano tolti i cappelli Donna Adelaide aveva gli occhi rossi di pianto e Dianella era più pallida e più fosco il Salvo . - Io non v ' ho chiesto , don Flaminio , - disse il principe afflitto , - d ' essere presentato alla vostra signora , perché so purtroppo ... - Oh , grazie , grazie , - lo interruppe il Salvo , stringendosi nel suo cordoglio e scrollando lievemente il capo , con gli occhi socchiusi , come per dire : « Tanto ... è come se non ci fosse ! » . Donna Adelaide s ' era accostata alla ringhiera del terrazzo e , con le spalle voltate , s ' asciugava gli occhi , si soffiava forte il naso , dicendo a Nicoletta Capolino che la esortava a calmarsi : - Sono un ' asinaccia , lo so ! Ma che ci posso fare ? Quando la vedo ... quando le vedo quegli occhi ... mi fa una pena ! una pena ! A un tratto , facendo uno sforzo , alzò le braccia , si provò a sollevare e a scuotere il capo , come soffocata , sbuffò : - Uff , e basta ora ! - e si voltò sorridente . Vennero nel terrazzo due camerieri in livrea con vassoj pieni di tazze e di paste . Dopo la colazione , monsignor Montoro prese la parola per dichiarare con un forbito sermoncino ( che pur voleva aver l ' aria d ' essere improvvisato lì per lì , alla buona ) la promessa formale delle prossime nozze , ed esaltò naturalmente i bei tempi , in cui alla società degli uomini bastava d ' intendersi solamente con Dio per il vincolo matrimoniale , che soltanto la religione può render sacro e nobile , laddove la legge umana e così detta civile lo avvilisce e quasi lo abietta ... Tutti ascoltavano a occhi bassi , religiosamente , le parole dipinte del vescovo . Solo don Cosmo teneva le ciglia aggrottate e gli occhi serrati , come se in qualcuna di quelle parole volesse trovar l ' appiglio per una discussione filosofica . Don Ippolito , nel vederlo in quell ' atteggiamento , se ne impensierì sul serio . Flaminio Salvo , dal canto suo , con quella lettera da Roma attraverso all ' anima , pensava che eran belle e buone , sì , quelle considerazioni del vescovo , ma che intanto il signor figlio del principe faceva orecchie da mercante , e che non si stava ai patti , e che la sorella senz ' alcuna garanzia si lasciava andare a quella prima compromissione . Per donna Adelaide quell ' orazioncina era come una funzione sacra , quasi come sentir messa : una formalità , insomma . Tutta una commedia , invece , non molto divertente in quel punto era per Nicoletta Capolino , e nauseosa per Dianella che guardava costei e chiaramente le leggeva in fronte ciò che pensava . S ' era levata una brezzolina dal mare , e la tenda a padiglione si gonfiava a tratti come un pallone , e un lembo del drappo damascato sbatteva insolentemente contro le bacchette della ringhiera nascosta . Questo battìo distrasse alla fine l ' attenzione non molto intensa che donna Adelaide prestava all ' orazioncina oramai troppo lunga e , come una nuvola portata dal vento offuscò a un tratto il sole , ella si chinò alquanto a sbirciare il cielo di sotto la tenda e non poté tenersi dal mormorare : - Purché non piova ... Queste tre parole , appena mormorate , ebbero un effetto disastroso , come se tutti irresistibilmente ( tranne Monsignore s ' intende ) scoprissero una relazione immediata tra la minaccia della pioggia e quel ponderoso e interminabile sermone . Don Cosmo sbarrò gli occhi , stralunato ; donna Nicoletta non poté frenare uno scatto di riso ; don Flaminio si accigliò ; Monsignore s ' interruppe , si smarrí , disse : - Speriamo di no , - e subito soggiunse : - Conchiudo . Conchiuse , naturalmente , con augurii e rallegramenti , e tutti si levarono con molto sollievo . Donna Adelaide , sentendosi proprio soffocare sotto quel parato a padiglione , propose di scendere a passeggiare per il viale . Il principe tornò a offrirle il braccio , Nicoletta scese con Dianella , e Monsignore , il Salvo , don Cosmo e il segretario tennero dietro . Don Ippolito Laurentano si sentiva la lingua inaridita e legata , per la lotta crudele dentro di lui tra il sentimento cavalleresco che lo spingeva a mostrarsi premuroso e galante con la dama , e il disinganno e la repulsione invincibile che i modi di lei , il tratto , i gesti , la voce , il riso gli avevano subito ispirato ; tra il bisogno istintivo , prepotente , irresistibile di liberarsene al più presto , mandando a monte senz ' altro quel disegno che ora , in atto , gli appariva così intollerabilmente minore dell ' idea che se n ' era formata , e il pensiero della difficoltà dopo quella prima compromissione , e il puntiglio inoltre , segreto e acerbo , contro il figlio lontano , a cui gli pareva di darla vinta , dopo che s ' era abbassato fin quasi a chiedergli il permesso di quelle nozze . Gli bolliva dentro , infine , acerrima , la stizza contro Monsignore che così ingannevolmente gli aveva dipinto la sposa : - briosetta , gran cuore , indole aperta , sincera , vivace , remissiva ... - Che dirle intanto ? da che rifarsi a parlarle ? Per fortuna sopravvenne capitan Sciaralla ad annunziargli , su l ' attenti , che il Mortara era venuto su dal « vallone » . - E dov ' è ? - domandò il principe aspramente . - Digli che venga qua . - Mauro ? - domandò don Cosmo . - Eh no , lascialo stare , poveretto ... Sai com ' è ... - Ah , quello che chiamano il monaco ? - esclamò donna Adelaide . - Andiamo a vederlo , andiamo subito , principe , per favore ! - No , zia ! - pregò Dianella , che si pentiva d ' avere indicato il nascondiglio ... - Lo faremmo soffrire ... - Ma è proprio così orso ? - disse , stupita , donna Adelaide . - Orsissimo ! - confermò don Cosmo . - Figuratevi , - soggiunse Flaminio Salvo , - che , dopo tanti giorni , non ho potuto ancora vederlo . E Nicoletta domandò : - È vero che ha una pelle di capro in testa e va armato fino ai denti ? - Andiamo noi due soli , principe ! - propose di nuovo donna Adelaide . - Vorrei proprio vederlo ... non so resistere , andiamo ! Mauro se ne stava davanti alla porta della sua camera a terreno , e guardava torvo la vigna e il mare . Vedendo il principe con una signora , s ' infoscò vieppiù ; ma , come don Ippolito lo chiamò amorevolmente , s ' accostò e si curvò a baciarlo sul petto . Il bacio fu seguìto da una specie di singulto . - Vecchio mio , - disse don Ippolito , intenerito da quel bacio sul cuore , - sai chi è questa signora ? - Me lo figuro ; e Dio vi faccia contento ! - rispose Mauro , guardando serio donna Adelaide che lo mirava con gli occhi lucenti , sbarrati , e la bocca ridente . - Vorrei far contento anche te , - riprese il principe . - Vuoi andare a Roma ? - A Roma ? io ? - esclamò Mauro , stordito . - A Roma ? E me lo domandate ? Chi sa quante volte ci sarei andato a piedi , pellegrino , se le mie gambe ... - Bene , - lo interruppe il principe , - ci andrai col vapore e con la ferrovia . Ho da darti un incarico per Lando . Vieni domani a Colimbètra ... cioè , domani no ... lasciami pensare ! Manderò io a chiamarti in settimana . Devo parlarti a lungo . - E poi ... presto a Roma ? - domandò , titubante , Mauro . - Prestissimo ! - Perché sono vecchio , - soggiunse Mauro . - Su la forca dei due 7 ... e morire senza veder Roma è stata sempre la spina mia ! - Ma ci andrete vestito così , a Roma ? - gli domandò donna Adelaide . - Nossignora , - le rispose Mauro . - Ci ho l ' abito buono , di panno , e un bel cappello nero , come codesto del vostro sposo . - E codesta berretta lanosa , - tornò a domandargli donna Adelaide , - come potete sopportarla ? Oh Dio , io soffro soltanto a vederla ! - Questa berretta ... - cominciò a dir Mauro ; ma un grido improvviso , dall ' altra parte della cascina , lo interruppe . Sopraggiunse , sconvolto , con passo concitato , Flaminio Salvo . - Don Ippolito , venite ! venite ! ... Il nostro Capolino ... - Che è stato ? - gridò donna Adelaide . - Ferito ? - domandò il principe . - Sì , pare gravemente ... - rispose il Salvo . - Venite ! - Ma chi l ' ha detto ? - È venuto di corsa uno dei vostri uomini da Colimbètra ... L ' hanno portato su da voi ferito al petto ... non so ancora se di sciabola o di pistola ... E la povera signora Nicoletta che è qua con noi ! Quando salirono alla villa , Nicoletta si dibatteva tra Monsignore e Dianella , gemendo di continuo : - Il cuore me lo diceva ! il cuore mi parlava ! Il mio cappello ... il mio cappello ... Presto , la vettura ... Infami , assassini ... O Gnazio mio ! - La vettura è pronta ! - venne ad annunziare capitan Sciaralla . Nicoletta si lanciò senza salutar nessuno . - Voi , principe ? - disse il Salvo . - Debbo andare anch ' io ? - domandò don Ippolito . E il Salvo : - Sarebbe meglio . Tu , Adelaide , questa sera rimarrai qua . Andiamo . Andiamo . La vettura con Nicoletta , il principe e il Salvo partì di galoppo . - Oh bella Madre Santissima , che jettatura ! - rimase a esclamare sul pianerottolo della scala donna Adelaide , battendo le mani . - Ma che c ' entrava proprio oggi il duello , che c ' entrava ? Son cose giuste ? Lasci star Dio , Monsignore ! Mi faccia il piacere ! Che ci prega ? ... Mi scusi Vostra Eccellenza , ma sono parti , queste , da fare a una povera donna come me ? CAPITOLO OTTAVO Nella casa di donna Caterina Auriti Laurentano , il giorno delle elezioni , erano raccolti intorno a Roberto i pochi amici rimasti fedeli , riveduti in quei giorni , mutati come lui dal tempo e dalle vicende della vita . Per un momento , negli occhi di ciascuno , abbracciando l ' amico , era guizzato lo sguardo della gioventù , di quei giorni lontani , ignari di ciò che la sorte riserbava ; e , subito dopo , fra un lieve tentennìo del capo , quegli occhi s ' eran velati di commozione mentre le labbra si schiudevano a uno squallido sorriso . « Chi ci avrebbe detto , - esprimevano quello sguardo velato e quel sorriso - chi ci avrebbe detto allora , che un giorno ci saremmo ritrovati così ? che tante cose avremmo perdute , che erano tutta la nostra vita allora , e che ci sarebbe parso impossibile perdere ? Eppure le abbiamo perdute ; e la vita ci è rimasta così : questa ! » . Più penosa ancora era la vista di qualcuno che non s ' era accorto , o fingeva di non accorgersi tuttavia delle sue perdite , e lo mostrava nella cura della propria persona rinvecchignita , da cui spiravano , compassionevolmente affievolite , le arie e le maniere d ' un ' altra età . Ciascuno s ' era adattato alla meglio alla propria sorte , s ' era fatto un covo , uno stato . Sebastiano Ceràulo , avvocato di scarsi studii , fervido improvvisatore di poesie patriottiche negli anni della Rivoluzione , giovine allora animoso , impetuoso , con una selva di capelli scarmigliati , era entrato per favore come segretario negli ufficii della Provincia , e si raffilava ora sul cranio con miserevole studio i quattro lunghi peli incerottati che gli erano rimasti ; s ' era ingrassato enormemente ; aveva preso moglie ; ne aveva avuto cinque figliole , ora tutte smaniose di trovar marito . Un altro , Marco Sala , condannato a morte dal governo borbonico , e pur non di meno tante volte dall ' esilio venuto in Sicilia travestito da frate per diffondervi segretamente i proclami del Mazzini , s ' era dato prima al commercio dello zolfo ; aveva avuto fortuna per alcuni anni ; poi un tracollo ; e per parecchio tempo aveva mantenuto col giuoco la famiglia ; alla fine aveva avuto il posto di magazziniere dei tabacchi . Rosario Trigòna , che nella giornata del maggio del 1860 , a Girgenti , mentre Garibaldi combatteva a Calatafimi , era uscito solo , pazzescamente , con altri quattro compagni , la bandiera tricolore in una mano e uno sciabolone nell ' altra incontro ai tre mila uomini del presidio borbonico , e che , inseguito , tempestato di fucilate , era scampato per miracolo e aveva raggiunto a piedi Garibaldi vittorioso , correndo di giorno e di notte e sfuggendo all ' esercito regio che s ' internava nella Sicilia in cerca del Filibustiere , il quale era intanto a Gibilrossa sopra Palermo ; Rosario Trigòna , disfatto adesso dalla nefrite , gonfio , calvo , sdentato e quasi cieco , sovraccarico anch ' esso di famiglia , vivucchiava miseramente col magro stipendio di vice - segretario alla Camera di Commercio . E Mattia Gangi , che aveva buttato la tonaca alle ortiche per prender parte alla Rivoluzione , ora , asmatico , rabbioso , con la barba , i capelli e le foltissime sopracciglia ritinti d ' un color rosso di carota , insegnava nel ginnasio inferiore alauda est laeta , e « lieta un corno ! » soggiungeva ai ragazzi con tanto d ' occhi sbarrati : « ma che lieta ! non ci credete , canta perché ha fame , canta per chiamare ! lieta un corno ! » Contrastava con questi Filippo Noto , alto , magro , appassito , ma ancora biondiccio e azzimato . Prima del '60 s ' era battuto in duello con un ufficialetto borbonico per motivo di donne ed era stato perseguitato ; quell ' avventura amorosa era divenuta per lui un precedente patriottico ; ma s ' impacciava poco di politica : studiando molto , era riuscito a tenersi a galla , a rinnovarsi coi tempi , pur rimanendo malva , conservatore ; passava per uno degli avvocati più dotti del foro siciliano , ed era spesso chiamato a difendere le più importanti cause civili anche a Palermo , a Messina , a Catania . Questi cinque amici e il canonico Agrò si sforzavano di tener desta la conversazione , parlando di cose aliene , di avvenimenti lontani , ricordando aneddoti che promovevano qualche riso stentato ; tanto per impedire che col silenzio il peso della sconfitta , quantunque prevista , gravasse maggiormente su gli animi oppressi . Ma veramente , a poco a poco , dopo la prima scossa nel riveder l ' amico e ora per la commozione crescente nel rievocare gli antichi ricordi della gioventù , cominciava a scomporsi in loro la coscienza presente , e con una specie di turbamento segreto che li inteneriva avvertivano in sé la sopravvivenza di loro stessi quali erano stati tanti e tanti anni addietro , con quegli stessi pensieri e sentimenti che già da un lungo oblìo credevano oscurati , cancellati , spenti . Si dimostrava vivo in quel momento in ciascuno di loro un altro essere insospettato , quello che ognun d ' essi era stato trent ' anni fa , tal quale ; ma così vivo , così presente che , nel guardarsi , provavano una strana impressione , triste e ridicola insieme , dei loro aspetti cangiati , che quasi quasi a loro medesimi non sembravano veri . Di tratto in tratto , però , entrava nel salotto Antonio Del Re , che li vedeva vecchi com ' erano , e che , stando un pezzo a udire i loro discorsi , provava una tristezza indefinita , la tristezza che si prova nel veder nei vecchi , che per un tratto si dimenticano d ' esser tali , ancora verdi certe passioni che hanno radici in un terreno oltrepassato , che noi ignoriamo . - Ci eravamo trattenuti a San Gerlando , - raccontava Marco Sala , - a giocare fin quasi a mezzanotte in casa di Giacinto Lumìa , buon ' anima . - Povero Giacinto ! - sospirò il Trigòna , scrollando il capo . - C ' era con noi Vincenzo Guarnotta di Siculiana , - seguitò il Sala . - Ah , Vincenzo ! - disse Roberto Auriti . - Che ne è ? - Morto , - rispose il Sala . - Anche lui ? - Eh , sarà nove o dieci anni ! Con quel suo sorriso perenne , più degli occhi che della bocca ... occhi chiari , di mare , col nudo faccione di terracotta ... « Ah ! sti cazzi ! chi mi pigli pi fissa ? » - scomparso anche lui . - Era venuto a Girgenti per affari , e alloggiava , come usava allora che non c ' erano alberghi , nel convento di Sant ' Anna . Adesso , neanche il convento c ' è piú ! Nottata da lupi : vento , lampi , tuoni e acqua , acqua che il tetto pareva ne dovesse subissare . Tanto che Giacinto Lumìa alla fine propose a tutti di rimanere a dormire in casa sua . Ci saremmo accomodati alla meglio . Gli altri , scapoli , e il Guarnotta , forestiere , accettarono l ' invito ; io , non ostanti le preghiere insistenti , volli andarmene per non tenere in pensiero mia madre , sant ' anima , e mia moglie . Prima d ' andarmene , il Guarnotta , sapendo che per arrivare a casa dovevo passare per lo stretto di Sant ' Anna , mi pregò di bussare alla porta del convento per avvertire il frate portinajo ch ' egli quella notte avrebbe dormito fuori . Glielo promisi e andai . Vi assicuro che , appena su la via , mi pentii di non avere accettato l ' ospitalità del Lumìa . Che vento ! portava via ! frustava la pioggia , densa come piombo ; e freddo e bujo , un bujo che s ' affettava , dopo gli sprazzi paurosi dei lampi . Tuttavia , passando per lo stretto di Sant ' Anna , mi ricordai di quel che m ' aveva detto il Guarnotta e mi fermai a picchiare alla porta del convento . Picchia e ripicchia : niente ! non mi sentiva nessuno ! Per miracolo non buttai la porta a terra . Stavo per andarmene , su le furie , quando sentii schiudere una finestra ferrata in alto ; e un vocione : « Chi è là ? » « Sala , - dico , - Marco Sala ! » « Va bene ! » risponde allora il vocione di lassù ; e subito dopo sento sbattere di nuovo e sprangare la finestra . Restai come un allocco . Non mi avevano dato il tempo di parlare , e andava bene ? Mi scrollai dalla rabbia , pensando che per far piacere al Guarnotta che se ne stava al coperto , io , col rischio di prendere un malanno , per giunta ero passato forse per matto o per ubriaco . Chi poteva girare a quell ' ora , con quel tempo ? Fatti pochi passi , sento per lo Stretto un rintocco di campana , - don - lento , che mi fece sobbalzare ; e il vento propagò il suono , lugubremente , nella notte ; poi , di nuovo , don , don , altri rintocchi ; saranno stati quindici ; non ci badai più . Arrivato a casa , mi strappai gli abiti , che mi s ' erano incollati addosso ; mi asciugai ben bene ; mi cacciai a letto , e buona notte . La mattina dopo m ' alzo presto , com ' è mia abitudine , vado per aprire la porta , e indovinate chi mi trovo davanti ? I portantini col cataletto . Appena mi vedono , levano le braccia , dànno un balzo indietro ; rimangono basiti : « Don Marco ! Ma come ? Voscenza non è morto ? » « Figliacci di cane ! » grido io , levando il bastone . E quelli : « Sissignore ... A Sant ' Anna , stanotte , sono venuti ad avvertire che Voscenza era morto ! » Quella campana , capite ? aveva sonato a morto per me . Ed ero andato io stesso ad annunziare la mia morte . Benché la storiella non fosse allegra , le ultime parole del Sala furono accolte dalle risa degli amici . - Ridete . - diss ' egli . - Eppure chi sa se non sono morto davvero , io , allora , cari miei ! Ma sì ! Posso dire che quella fu l ' ultima nottata allegra della mia gioventù ! Forse , ripensandoci , l ' impressione di quei rintocchi mi s ' è fissata , mal augurosa ; ma mi sembra che proprio da allora la vita mi si sia chiusa tra un diluvio di guaj , sia divenuta per me come era lo stretto di Sant ' Anna in quella notte da lupi , e che quei don don della campana a morto mi abbiano seguito per tutto il cammino ... Rientrò , in quel punto , Antonio Del Re con un nuovo telegramma . Ne erano già arrivati parecchi dalle varie sezioni elettorali del collegio . Il canonico Agrò lo aprì , lo lesse con gli occhi soltanto e lo buttò in un canto , su la sedia presso al canapè . Né Roberto né gli altri si curarono di sapere da che sezione venisse , che esito recasse . Il gesto e il silenzio dell ' Agrò avevano reso inutile ogni domanda . La sconfitta del momento , che toccava all ' Auriti , rendeva più evidente quella , ben piú grave e irrimediabile , che a ciascuno era toccata dal tempo e dalla vita . E questa sconfitta pareva avesse la propria immagine scolpita in donna Caterina Auriti Laurentano , taciturna e scura . Di tratto in tratto gli amici e Roberto le volgevano uno sguardo fuggevole , come a uno spettro del tempo , di cui essi erano i superstiti vani . Altre voci erano nel nuovo tempo , che non trovavano eco negli animi loro ; altri pensieri che non entravano nelle loro menti ; altre energie , altri ideali , innanzi a cui i loro animi si chiudevano ostili . E la prova era patente e cruda in quel mucchio di telegrammi su la sedia . Era sorta improvvisamente , negli ultimi giorni , ma certo preparata in segreto da lunga mano , la candidatura d ' un tale Zappalà di Grotte , perito minerario : candidatura esplicitamente dichiarata come di protesta e d ' affermazione dei lavoratori delle zolfare e delle campagne della provincia , già raccolti in fasci . Roberto Auriti era passato in terza linea . In quasi tutte le sezioni quello Zappalà aveva raccolto più voti di lui , mettendolo così fuori di combattimento , d ' un tratto spiccio e sprezzante , come si butterebbe da canto con un piede uno straccio inutile , ingombro più che inciampo . A un certo punto , quando arrivò il telegramma da Grotte ch ' era uno dei maggiori centri zolfiferi della provincia con l ' esito della votazione quasi unanime per lo Zappalà , parve che costui dovesse finanche contender seriamente la vittoria al Capolino ed entrare in ballottaggio , non ostante il suffragio entusiastico che il campione clericale aveva raccolto a Girgenti , in compenso della grave ferita riportata nel duello . Il Trigòna , per coprire con pietoso inganno la verità , voleva attribuire principalmente la sconfitta all ' esito di quel duello inconsulto , alle maniere troppo violente del Verònica , forestiere , e al contegno arrogante d ' uno dei suoi padrini , quel signor tale , spadaccino , che aveva urtato e indignato veramente la cittadinanza girgentana , non ostante che il Selmi , già partito per il suo collegio , avesse fatto di tutto per attenuare l ' indignazione . Il canonico Agrò approvò col capo , in silenzio . Non sapeva perdonare al Verònica di avergli mandato a monte , con quella indegna piazzata , il piano strategico meditato e disegnato da lui con astuzia così sottile . E quell ' altro cavaliere Giovan Battista Mattina ! Mandato a Grotte a sostenervi la candidatura dell ' Auriti , aveva fatto la parte di Giuda , mettendosi d ' accordo all ' ultimo momento coi popolari . - Ma chi è costui ? - domandò col solito piglio feroce Mattia Gangi . - Chi rappresenta ? come vive ? che fa ? da qual chiavica è scappato fuori ? Lindo , attillato , con quell ' aria di principe regnante ... Il canonico Agrò scosse leggermente la testa con un sogghignetto su le labbra , poi disse : - Aquiloni , cari amici , aquiloni ! Lui , il Verònica e quanti altri mai ! Aquiloni ... Li vedete in alto , ai sette cieli , rimanete a bocca aperta a mirarli ; e chi sa intanto qual è la mano che dà loro il filo ! Può esser quella di qualche mala femmina ; o il filo può venire dalla Questura , o da qualche bisca notturna ... Nessuno può saperlo ! L ' aquilone intanto è là , piglia il vento , lo segue e par che lo domini . Di tratto in tratto , uno svarione , una vertigine , l ' accenno d ' un crollo a capofitto . Ma la mano ignota , sotto , subito lo rialza con lievi scossettine sapienti o con larghe stratte energiche e lo rimette a vento e torna a dar filo e filo e filo . Gli aquiloni , cari miei ... Quanti ce n ' è ! E hanno tutti la coda , et in cauda venenum ... Sei teste si scossero per approvare silenziosamente e con profonda amarezza l ' immaginoso paragone del canonico Agrò , che ne rimase egli stesso un pezzetto come abbagliato , e trasse un respiro di sollievo , quasi con esso si fosse scrollato dall ' anima il peso della sconfitta . Roberto Auriti soffriva maggiormente per quell ' ostinato , cupo silenzio della madre . Ella aveva parlato molto prima , contro il suo solito , per dissuaderlo dall ' impresa ; e gravi erano state allora le sue parole ; più grave , adesso , era il suo silenzio . Voleva che soltanto i fatti parlassero ora , crudamente , a conferma di quanto aveva detto . Se ne irritò , e disse : - Del resto , amici miei , aquiloni o serpi ... lasciamoli andare ! A parlarne , parrebbe che io , venendo , mi fossi fatta qualche illusione . Nessuna , lo sapete . Mi ha mandato qua Uno , a cui non potevo dir di no : mi sarebbe parso di disertare . - Povero Cristo ! - esclamò Mattia Gangi . - Per farti mettere in croce sei venuto ! - In croce no , veramente , - sorrise Roberto . - Perché la mia offerta , col valore che poteva avere nella presente lotta , venisse respinta dai miei concittadini ; e questa risposta data sul mio nome al Governo , facesse pensare che ormai basta , qua si vuol altro ! - Zappalà , Zappalà si vuole ! - sghignò allora Mattia Gangi . - Quanto mi piacerebbe che fosse eletto Zappalà ! - Mamma , - soggiunse piano Roberto , toccandole un braccio , con un sorriso d ' amara rassegnazione , - asini vecchi ... La madre sporse il labbro e aggrottò le ciglia mentre gli altri gridavano , approvando l ' augurio di Mattia Gangi , che fosse eletto Zappalà . Un Zappalà solo ? No ! Cinquecentootto Zappalà , uno per ogni collegio della penisola ! Che sedute allora alla Camera ! Subito , abolizione di tutte le scuole ! abolizione di tutte le tasse ! abolizione dell ' esercito e della polizia ! della polizia e della pulizia ! spianare i confini , e tutti fratelli ! già , già , decapitare le montagne , ridurle tutte a colline d ' uguale altezza ! E Mattia Gangi , sorto in piedi , si mise a declamare : Al ronzio di quella lira Ci uniremo , gira gira , Tutti in un gomitolo . Varietà d ' usi e di clima Le son fisime di prima ; È mutata l ' aria . I deserti , i monti , i mari , Son confini da lunari , Sogni di geografi ... ... E tu pur chetati , o Musa , Che mi secchi con la scusa Dell ' amor di patria . Son figliuol dell ' universo , E mi sembra tempo perso Scriver per l ' Italia . S ' eran levati tutti in piedi , tranne Pompeo Agrò , e applaudivano calorosamente . - Signori miei , signori miei , - disse allora Filippo Noto , tirandosi con le dita adunche i polsini di sotto le maniche , - siamo giusti , signori miei ; non pigliamocela con loro , perché il torto è tutto nostro ! di noi cristianelli ! Quando noi sentiamo dire : « Vogliamo che a ciascuno si dia secondo le sue opere ! Vogliamo che la personalità umana possa elevarsi sopra la vita materiale ! Vogliamo che ciascuno trovi pane e lavoro ! » noi borghesucci ignoranti , noi cristianelli pietosi , siamo i primi ad applaudire ... - Sfido ! - gridò il Ceràulo . - Nei voti per la felicità universale , sfido ! tutti gli animi onesti si trovano d ' accordo . - E i socialisti , ahm ! aprono la bocca , e voi ci cascate dentro , - rimbeccò pronto Filippo Noto . - Fanno intravedere un ideale d ' umanità e di giustizia che a nessuno può dispiacere , di cui tutti dovrebbero esser contenti ; e così fanno proseliti alla loro causa tra quanti non sanno distinguere le ragioni astratte da quelle pratiche della vita sociale , caro Ceràulo ! Ingenui che non si domandano neppure se i nuovi metodi non siano tali da render mille volte maggiori le ingiustizie e la tristezza della nostra valle di lacrime ; dico bene , Monsignore ? Pompeo Agrò chinò più volte il capo in segno di approvazione . - Il pericolo vero , signori miei , è qua , - seguitò con più calore il Noto : - nella persuasione in cui siamo venuti noi cristianelli , che il movimento del così detto quarto stato sia inevitabile , irresistibile ... - È , è , è , purtroppo ! - lo interruppe di nuovo il Ceràulo . - Ma nient ' affatto ! nientissimo affatto ! Fandonie ! Fandonie ! - gridò Filippo Noto . - Alla teoria dei socialisti manca l ' appoggio della scienza , caro mio , della scienza , della logica , della morale e anche della civiltà , e non può reggersi , e cadrà per forza come un sogno pazzo , come uno sproloquio da ubriachi ! Vorrei dimostrartelo , vorrei dimostrarlo a tutti , e prima agli uomini di governo che ci fanno assistere allo spettacolo miserando dello Stato che si piega , dello Stato che si smarrisce e s ' impaccia di cose di cui non dovrebbe impacciarsi ! Si calmò alquanto , protese le mani e riprese con altro tono di voce : - Lasciatemi dire , in poche parole . Tutto il procedimento è sbagliato , dall ' a alla z . Guardate ! Il provvedere ai vecchi , alle donne , ai fanciulli abbandonati , agli infermi , può esser cosa , realmente , d ' interesse pubblico . - Interesse d ' umanità , - disse il Trigòna . - Benissimo ! D ' accordo ! - approvò il Noto . - Ma dal soccorrere la miseria presente per mezzo d ' asili , di dormitorii , di cucine economiche , è stato facile , inavvertito il passo , signori miei , a salvaguardare il proletariato ... - Il cosí detto proletariato , - masticò tra i denti il Gangi . - ... dalla miseria anche possibile , - seguitò il Noto , - mercé le assicurazioni obbligatorie contro gl ' infortunii del lavoro e contro la futura inabilità dell ' operajo per età o per malattia . Ora non vi sembra facile , cari miei , dati questi primi passi , il darne altri che ci conducano sempre più verso quello Stato - Provvidenza tanto biasimato dai più illustri scrittori positivi ? Perché , quando sia entrato nella coscienza pubblica il concetto che la comunità deve occuparsi di coloro che per inabilità fisica non possono lavorare , è facile saltare il fosso che ci separa dalla regione vera del socialismo , estendendo il principio anche agli uomini validi e disoccupati . E valga il vero ! Se questi , non ostante la buona volontà , non trovano lavoro , o se le loro fatiche non sono sufficientemente retribuite , sono forse meno da compiangere di coloro che , per un difetto fisico , non possono lavorare ? L ' effetto è il medesimo , signori miei : la fame non meritata ! E con la proclamazione del diritto al lavoro , si può vedere da tutti dove si andrà a finire ; si è già veduto , del resto , in Francia , nel 1848 ... Un ' improvvisa esclamazione di sdegno del canonico Agrò interruppe a questo punto il discorso di Filippo Noto , che cominciava ad assumere proporzioni e tono di vera concione . Era arrivata da Comitini , paese nativo dell ' Agrò , una lettera che denunziava un altro tradimento . Il figlio di Rosario Trigòna s ' era venduto colà al partito Capolino , spargendo la voce che Roberto Auriti si ritirava dalla lotta e pregava gli amici di votare per il candidato clericale contro il socialista Zappalà . L ' Agrò non si poté frenare : senz ' alcuna pietà per il povero padre mezzo cieco lì presente , ebbe parole di fuoco per quel tristo che gli faceva patire un così grave smacco là , nella sua stessa cittadella . Roberto Auriti tentò più volte di interromperlo , s ' affrettò poi a consolare l ' amico , il quale dapprima s ' era levato in piedi inorridito , lì per lì per lanciarsi su quella lettera e su l ' Agrò , poi s ' era lasciato cader di peso su la seggiola , rompendo in singhiozzi , col volto tra le mani . - Ma sarà una calunnia , Rosario ... una calunnia , vedrai ! Tuo figlio avrà agito in buona fede , credendo di interpretare il mio pensiero ... Difatti , tra i due , tra il Capolino e quello Zappalà , via ! meglio che i voti siano andati al Capolino ... Ha stimato insostenibile da parte mia la lotta ... e ... - No ... no ... - muggiva tra i singhiozzi Rosario Trigòna , inconsolabile . - Infame ! Infame ! Per fortuna , sopravvenne Mauro Mortara , che da Valsanìa s ' era recato a Colimbètra per accordarsi col principe circa alla sua andata a Roma . Non sapeva nulla delle elezioni . Accolto con festa da Marco Sala , dal Ceràulo , dal Gangi , i quali non lo vedevano da tanto tempo , scostò tutti con le braccia e quasi s ' inginocchiò ai piedi di donna Caterina , prendendole una mano e baciandogliela più e più volte ; abbracciò poi Roberto e si chinò a baciarlo al suo solito in petto , sul cuore . - A Roma ! - disse . - Sapete ? Vengo a Roma ! Ma il suo giubilo non trovò eco : tutti erano ancora sconcertati e commossi dal pianto del Trigòna . - Oh , don Rosario ! - esclamò Mauro . - E che avete ? Perché piangete ? Guardò tutti in giro e appuntò gli occhi sul canonico Agrò che appariva il più scuro e il più turbato . - Niente , - disse subito Roberto . - Una notizia , senza dubbio , infondata . Signori miei , per carità ! Soffro ... soffro della vostra pena ... molto più che per me . Volete farmi contento ? Non parliamo più di nulla . Quel che è stato è stato . Basta ! Voi sapete quanto mi siete cari e per qual ragione . Io non vi ringrazio di quel che avete fatto per me in questa occasione , perché so che , se sono cangiati i tempi , non è cangiato il nostro cuore , e voi dunque non potevate non fare per me quel che avete fatto . Il torto è nostro , veramente , cari miei ! E lo sappiamo tutti , da un pezzo , chi per un verso , chi per un altro . Dunque ... dunque basta : perché lagnarci adesso ? È stata un ' altra prova , di cui io , per conto mio , non sentivo alcun bisogno ... Basta ! Non ne poteva proprio più Roberto Auriti . La vista di quegli amici e il silenzio della madre , il pianto del Trigòna , la stizza acerba dell ' Agrò , la frigida saccenteria del Noto gli eran divenuti insopportabili . Gli premeva di scrivere a Roma , di dar subito notizia della lotta perduta alla sua donna , a colei che da tanto tempo gli aveva addormentato aspirazioni e sdegni , e nella quale affogato ormai nell ' incuria di tutto ciò che non si riferisse direttamente e minutamente alla sua persona , neghittoso e dimentico , saziava soltanto la fame bruta del senso . Di fronte alla nobiltà della madre , alla purezza della sorella , si sentiva quasi istintivamente costretto a nascondere anche a se stesso la sua schiavitù d ' affetto per quella donna che conosceva tutte le sue miserie ; e le scriveva di notte . Falsando i proprii sentimenti , per stare in pace con lei e averla docile e pronta alle sue voglie , non aveva osato confessarle prima di partire la vera ragione per cui s ' esponeva a quella lotta : le aveva dato a intendere ch ' era per migliorare la sua condizione , ponendosi da deputato più in vista . E nelle prime lettere le aveva lasciato sperare non improbabile la vittoria ; poi man mano l ' aveva messa in dubbio ; le aveva scritto infine che gli premeva ormai soltanto di ritornar presto a lei . Andava lui stesso a impostare quelle lettere , mentre per tutte le altre si serviva del nipote . Eppure sapeva che questi , il giorno appresso , sarebbe partito con lui per intraprendere a Roma gli studii universitarii e avrebbe abitato in casa sua e veduto , dunque , e saputo tutto . Ma voleva , finché era lì , serbare il segreto . Quel giovanotto ispido e angoloso non era fatto certamente per attirar la confidenza di alcuno . E Roberto soffriva al pensiero di condurlo con sé , di fargli conoscere e di far quindi conoscere per mezzo di lui alla madre e alla sorella la vita ch ' egli viveva a Roma . Ma come esimersi ? Donna Caterina , intanto , domandava a Mauro notizie del fratello Cosmo , « di quel matto » , e di donna Sara Alàimo . - Non me ne parlate , per carità ! - esclamò Mauro . - Vado a Roma , vi dico , e non so altro , non voglio saper altro in questo momento ! - Caro Mauro mio , - gli rispose allora donna Caterina , sorridendo amaramente , - se è così , chiudi gli occhi , tùrati bene gli orecchi e ritòrnatene subito subito in campagna : segui il consiglio mio ! Quando dalla Badia Grande gli amici scesero alla via Atenea , si trovarono presi in mezzo a una fiumana di popolo che esaltava la proclamazione d ' Ignazio Capolino . La carrozza del canonico Agrò si dovette fermare ; Il vecchio servo - cocchiere dalle zampe sbieche faceva schioccar la frusta : - Ohi , favorì ! Ohi , favorì ! - Poteva mai figurarsi che si dovesse mancar di rispetto al suo padrone , o che questi dovesse aver paura ? E , tra il clamore e la confusione , non udiva la voce del Canonico che gli gridava : « Indietro , Cola ! indietro ! Per la via del Purgatorio ! » . Un fischio , e due , e tre ... Figli di cane ! Ma Capolino era ancora a letto , convalescente nella villa del principe di Laurentano a Colimbètra , e la dimostrazione di giubilo , per darsi uno sfogo diretto , fu proprio tentata di cangiarsi lì per lì in dimostrazione di protesta contro il canonico Agrò . Per fortuna , i caporioni riuscirono a stornar la bufera che stava per rovesciarsi sulla carrozza mal capitata , non per riguardo a Pompeo Agrò che non ne meritava alcuno , ma all ' abito che indossava indegnamente . Qualche fischio sì , passando , non sarebbe stato sprecato ; poi via , via , alla Passeggiata , sotto la villa di Flaminio Salvo . - Viva Ignazio Capolinòòò ! - Vivààà ! - Viva il nostro deputatòòò ! - Vivààà ! Nel bujo della sera , sotto il pallore dei lampioni , per l ' angusta via passò tumultuando quel torrente di popolo , che si lasciava trascinare senza il minimo entusiasmo , come un armento belante , dalla volontà di due o tre interessati . La villa di Flaminio Salvo era illuminata tutta , splendidamente , perché si vedesse come segno di trionfo dalla lontana Colimbètra . Vi erano raccolti i maggiorenti del partito che si affacciarono tutti al gran balcone dalla balaustrata di marmo , appena i clamori della dimostrazione si fecero sentire giú per il viale . - Viva Flaminio Salvòòò ! - Vivààà ! - Viva Ignazio Capolinòòò ! - Vivààà ! Salì alla villa una commissione di dimostranti , che fu accolta dal Salvo con quel solito sorriso freddo , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse pàlpebre dava un ' espressione di lieve ironia . E veramente quei quindici o sedici cittadini accaldati , usciti or ora dalla moltitudine anonima , che giù nel bujo del viale aveva tanta imponenza , assumendo lì ciascuno il proprio nome , il proprio aspetto , timidi , impacciati , smarriti , ossequiosi , facevano una ben misera figura , tra gli splendori del magnifico salone . Flaminio Salvo si dichiarò grato alla cittadinanza di quella spontanea affermazione del sentimento popolare ; diede notizie della salute dell ' on . Capolino e , in presenza della commissione stessa , pregò l ' ingegnere Aurelio Costa di recarsi sul momento alla villa del principe , a Colimbètra , per darvi l ' annunzio della proclamazione e di quella manifestazione di giubilo di tutto il popolo di Girgenti . Uno dei quindici , allora , s ' affacciò al balcone e , tra i lumi sorretti da due camerieri , arringò con impeto la folla . Nessuno badò allo scompiglio delle povere nottole del viale che abbarbagliate piombavan dall ' alto a strisciare sulle teste dei dimostranti , quindi al clamore , al battìo delle mani , si risollevavano disperatamente , lanciando acutissimi stridi , come per chiedere ajuto e vendetta alle stelle che sfavillavano ilari in cielo . L ' oratore improvvisato diceva che l ' elezione di Capolino era un avvenimento dei più memorabili della storia italiana contemporanea ; ma nessuno certamente avrà potuto levar dal capo a quelle nottole , che invece tutta la città , quella sera , si fosse raccolta soltanto per dare a loro una immeritatissima guerra . Arringava ancora quell ' oratore , quando Aurelio Costa su un sauro del Salvo , sellato in fretta in furia , partì di galoppo per Colimbètra . Giù , confuso tra la folla , era il Pigna , arrivato in coda alla dimostrazione , espurgato smaltito evacuato da essa con molta violenza di conati lungo tutto il percorso . Prepotenza ! Sopraffazione ! Andava per i fatti suoi , stava a traversar la via Atenea , quando la folla gli era venuta addosso ; non aveva fatto in tempo a ritrarsi , e allora quelli che stavano alla fronte lo avevano strappato indietro per passare , e così la fiumana se l ' era ingojato : sguizzare , con quelle cianche e quel groppone , non gli era stato possibile ; furibondo , urlando , s ' era messo a tirare spinte da tutte le parti e pugni e calci e gomitate , per farsi un po ' di largo e uscirne ; ma quelli per il gusto di portarselo via con sé come in ostaggio gli s ' eran pigiati con furia addosso , gridando : « Ecco Pigna ! c ' è Pigna ! viva Pigna ! abbasso Propaganda ! no , viva ! giù , giù con noi ! » e qualche lattone e qualche scapaccione era pur volato ; più che mai inferocito , come un cinghiale in mezzo a una muta di cani , aveva avventato anche morsi ai più vicini ; più d ' una volta , puntando i piedi e le spalle per svincolare un braccio e credendo che la folla dietro lo avrebbe parato , trovando invece un po ' di largo fatto da qualcuno che voleva scansarlo , era stato per cadere ; ma subito altri lo avevan scaraventato con un nuovo urtone alle spalle di chi stava davanti , e lì , rinserrato compresso , boccheggiante come un pesce , altri lattoni e scapaccioni e dileggi ; e tira e spingi , se l ' erano sballottato così , malmenandolo in tutti i modi , fino a che , pesto , disfatto , non s ' era lasciato andare alla corrente , ma con le proprie gambe no , no : là , così , trascinato ... Selvaggi ! Mascalzoni ! Coscienze vendute ! Che spettacolo ! Oh Girgenti , disonore della Sicilia e dell ' umanità ! ludibrio , vituperio ! Tutti in sagrestia domani , sì , sì , ad attaccar con le ostie della chiesa le mezze carte da cinque lire ... Sì , viva Capolino e viva Salvo ! viva Bacco e viva Mammone ! - Così esclamando , e guardando con aria di dispetto minaccioso la folla sotto la villa del Salvo , ora s ' accomodava una spalla , ora soffiava o sbruffava , ora sorsava col naso , e puh , feccia della umanità ! puh , vili ignoranti ! - Domani , Propaga ' , sta ' zitto ! - gli gridavano alcuni . - Domani c ' inscriveremo tutti al Fascio ! Ora , qua : Viva Capolinòòò ! ( Non ci credere , sai ? è per minchionare ) . Viva ! vivààà ! Questa la conclusione d ' una giornata campale , questo il rinfranco di tutte le corse che s ' era fatte fin dalla mattina da un seggio elettorale all ' altro , per assegnar le parti ai compagni , per dare istruzioni , e qua regolare , e là persuadere , e incitare , e pregare , secondo i casi , che il suffragio di tutti i lavoratori fosse per un lavoratore , loro compagno , perdio ! Angelo Zappalà , che li avrebbe difesi , che avrebbe perorato la loro causa in Parlamento ! Sì , dato che quella candidatura popolare doveva valer soltanto quale protesta , egli in fondo avrebbe potuto dichiararsi soddisfatto dell ' esito : sì , ma della votazione dei paeselli vicini ! il cuore gli faceva sangue invece per la vergogna di Girgenti capoluogo , della sua città natale ! Ludibrio , vituperio ... Quando , alla fine , il Pigna , senza più voce , cascante a pezzi dalla stanchezza , si ridusse a casa , al Piano di Gamez , per mandar giù un boccone di cena avvelenato dalla bile , salendo i primi gradini della scaletta di legno che dalla stanza terrena conduceva a quella di sopra , vi trovò al bujo in fitto colloquio Celsina e Antonio Del Re . - Ohè , voi qua ? - Va ' su ; passa , papà ! - gli disse Celsina , come a un cane . - Sto a salutarlo . Parte domani . - Ah , buona sera , allora , - disse il Pigna . - Cioè , buon viaggio ... Partite subito , dunque ? V ' invidio , caro mio . Oh , vedrete certo a Roma ... come viene a essere di voi don Landino Laurentano ? già , zio , l ' abbiamo detto : riveritelo tanto per me , ditegli che Girgenti ha bisogno di lui ; sta disonorando l ' isola , Girgenti ... - Abbiamo inteso , papà , - lo interruppe Celsina infastidita . - Lasciaci parlare adesso ! Vattene ! - Paese di carogne ! - brontolò il Pigna , tirando su a stento le cianche per la scala . - Farabutti ... ohi ohi ... ignoranti ... E svoltò . Subito i due giovani si riabbracciarono . Antonio non si reggeva più ; ebro , perduto , non poteva più staccarsi da lei ; le cercò la bocca , com ' arso di sete , per un altro bacio che le penetrasse nel fondo più fondo dell ' anima ; un altro bacio smanioso , cocente , infinito , col quale darle tutto se stesso e prendersela tutta , nello spasimo del più violento desiderio . - Basta , - gemette ella , esausta , abbandonandogli il capo sul petto . Ma egli la stringeva ancora , più ardente ; più tremante ; voleva ancora la bocca . - No , basta , Nino , - disse allora Celsina , riavendosi . - Basta ... basta ... Gli prese le mani , gliele strinse ; se le posò sul seno ansante , senza lasciargliele ; riprese : - Così ! ... Dunque , senti ... tu vedrai , è vero ? cercherai ... Devi far di tutto ... - Sì ... - M ' ascolti ? - Sì . - Non m ' ascolti ! Basta , ora , Nino ! T ' ho detto , basta . Non m ' ascolti ... - Sì ... cercherò ... - Che cercherai ? Lasciami , per carità ! - Non so ... farò di tutto ... figùrati ! Dammi ancora un bacio ... - No ! Dove cercherai ? - Ma per tutto , per tutto ... - Sì , un posticino qualunque ... infimo anche ... per cominciare , capisci ? ... Tu sai che posso ... m ' adatterò a fare ogni cosa ! Debbo , debbo essere a Roma al più presto , m ' ascolti ? - Sì , amore ... amore ... amore mio ! - alitò egli ; poi , stringendole le braccia e smaniando : - Come faccio ? oh Celsina mia ... come faccio ? - Zitto ! - gli intimò Celsina . - Non voglio che ti sentano su . - Allora vado ... non posso ... - Sì , va ' va ' ... è tardi ! Mi chiamano . Scrivimi subito , sai ? - Sì ... - Addio , addio . Ma egli non sapeva lasciarle ancora la mano ; le accostò il volto al volto , le domandò : - Che mi dài ? - Che vuoi ? - Te , tutta ! Vieni con me , vieni con me ! - Potessi ! Subito ! - Oh amore ... Che mi dài ? Qualcosa tua .. - Non ho nulla , Nino mio ... - Eppure ho qualcosa di te , sai ? che tu m ' hai data . - Io ? - Non m ' hai dato niente tu ? Neppure il cuore , un poco ? - Ah , quello ... - E un ' altra cosa ... Non ti ricordi ? - No ... - La bambola ... - Ah , - sorrise Celsina , - quella coi baffi ? - Non ridere , non ridere . Glieli ho cancellati , sai ? Me la porto con me . - Ragazzo ... - Sai ? stanotte è stata con me , abbracciata con me , a letto . E sempre ... - Ma va ' ! Non sono io , quella , sai ! - Lo so ; ma è tua , è stata tua ... Non l ' hai baciata tu ? - Tanto , da bambina ... - E dunque ... - Va ' , va ' , Nino . Mi richiamano . Addio . Ricòrdati , sai ? Scrivimi ! Addio . Un altro lungo , lungo bacio sulla porta , e Antonio andò via . Si fermò nel Piano di Gamez deserto ; e si guardò intorno , smarrito ; guardò su nel vano immoto dell ' aria ed ebbe un senso di stupore , come se , sveglio , fosse entrato in un sogno . Come sfavillavano le stelle ! Sentì schiudere la vetrata del balconcino . Celsina s ' affacciò . - Addio . Ricòrdati . - Sì . Addio ! Era già lontana ; lontana la voce , lontana la figura ; e quella casetta , sulla cui facciata chiara in mezzo al Piano umido e nero si rifletteva la luna , e quel Piano stesso , il chioccolìo della fontanella , e quelle anguste viuzze storte , nere , tutto il paese silenzioso nella notte , alto sul colle , sotto le stelle , ogni cosa gli parve come lontana ormai ; gli parve come se egli da lontano , con tristezza infinita , con infinita angoscia contemplasse la propria vita che rimaneva lì , strappata da lui . Quando Aurelio Costa arrivò a Colimbètra , don Ippolito Laurentano sapeva già della proclamazione di Capolino ; e ne parlava nel salone con don Salesio Marullo e con Ninì De Vincentis . Il primo , accorso subito da Girgenti appena conosciuto l ' esito del duello ; il secondo , dopo lo scontro a cui aveva assistito da testimonio , rimasto a Colimbètra accanto al letto del ferito . Zio Salesio ascoltava il principe con un ' aria di degnazione contegnosa , come se Capolino lo avesse fatto elegger lui . Ma sì , via ! non gli aveva dato in moglie la figliastra ? Da cinque giorni si sentiva proprio rinato , là tra gli splendori di Colimbètra , nei quali s ' invaniva e si ricreava , come se fossero suoi . Camminava su gli spessi tappeti più che mai in punta di piedi ; faceva il bocchino a tutte le cose belle e preziose che vedeva ; a tavola per poco non sveniva dal piacere davanti a quelle finissime stoviglie luccicanti , o quando Liborio in marsina e guanti bianchi gli presentava i cibi prelibati . E , sul tramonto , non ostante che i piedi gli facessero male , scendeva su lo spiazzo e andava fino al cancello per il gusto di farsi salutare militarmente dall ' uomo di guardia in calzoni rossi e cappotto turchino . L ' uomo di guardia prendeva lo stesso gusto a salutare ; e tutti e due , dopo il saluto , si guardavano e si sorridevano . Ninì De Vincentis pareva non si fosse rimesso ancora del tutto dallo spavento che s ' era preso nel veder Capolino piegarsi sulle gambe , ferito in petto dalla pistola del Verònica , al secondo colpo . Era stata , veramente , una terribile sorpresa per tutti , quella ferita . Le pistole , per tacita intesa fra i padrini , erano state caricate in modo da non produrre alcun effetto , volendosi che il vero duello avvenisse alla sciabola . E meno male che la palla , arrivata senza troppa violenza , aveva appena appena intaccato una costola ed era deviata dal cuore ! Ma non solo quello spavento teneva ancora il povero Ninì tanto abbattuto e sbalordito ; Nicoletta Capolino gli aveva lasciato intendere chiaramente che Dianella Salvo non era né sarebbe mai stata per lui , quand ' anche il padre non avesse opposto un così reciso rifiuto alla domanda . Dopo la prima notte vegliata accanto al letto del marito , non ostante l ' assicurazione dei medici che ogni pericolo per fortuna fosse scongiurato , Nicoletta si era persuasa che non era piú il caso di rappresentar la parte della moglie disperata , come aveva fatto a Valsanìa all ' annunzio della ferita toccata « a Gnazio suo » . E s ' era messa ad alternar le cure amorose e diligenti al suo povero « paladino » ferito con lo studio sapiente di rimaner lì a Colimbètra , nella memoria di don Ippolito Laurentano , ospite graditissima . Ah , se al posto di quella foca di Adelaide Salvo fosse stata lei , là , tra poco , regina di quel piccolo regno ! Era certa che tutte le parti buone , di cui si sentiva pur dotata e che la sorte aveva voluto opprimere e soffocare in lei , si sarebbero ridestate liberamente e avrebbero preso alla fine in lei il sopravvento ; certo che avrebbe saputo render felici gli ultimi anni di quell ' altero e bellissimo vecchio , ancora così vegeto , e fresco ! Indovinava in lui l ' amaro disinganno provato alla vista della futura sposa ; ma intuiva che nessun ' arte di seduzione sarebbe valsa su quell ' uomo , il quale della fedeltà alla parola data s ' era fatta quasi una religione . Neppur l ' ombra della civetteria , dunque , in lei , ma una gara di cortesie e di compitezze con lui , in quei giorni , senza la minima affettazione . E che prediche a quattro occhi allo zio Salesio , il quale non voleva capire che non c ' era più nessuna ragione , proprio , perché si trattenesse ancora a Colimbètra . Sapeva star bene a posto , sì - troppo bene , anzi - zio Salesio ; ma ... ma ... ma ... E del suo sogno inattuabile , della nostalgia della bontà , dell ' incubo che le cagionava la vista del patrigno così compito e ridicolo , della nausea che in quel momento le dava la sua lunga odiosa finzione d ' affetto per quel marito , per quel degno compagno della parte peggiore di sé , Nicoletta si vendicava tormentando Ninì De Vincentis , segnatamente la sera , su quel terrazzo aggettato su le colonne del vestibolo esterno . Gli parlava di Dianella . Lo straziava quasi con voluttà . Sapeva che nessun dolore , nessuna ingiustizia , non solo non avrebbero fatto commettere alcunché di male a quel giovine incorruttibile , ma non gli avrebbero neppure strappato una parola acerba dalle labbra , tanto era schiavo della propria bontà e rassegnato a essa ! Gli parlava misteriosamente , con frasi smozzicate , quasi per non farlo saziare in una volta sola del proprio dolore . Ninì voleva sapere per qual ragione gli avesse detto che Dianella Salvo non sarebbe stata mai per lui , nemmeno se il padre avesse accondisceso . - Perché ? Eh , caro Ninì ... C ' è una ragione , una ragione che non è cattiva soltanto per voi ! - Che ragione ? - Non ve la posso dire . - Cattiva anche per chi ? - Anche per me , Ninì ! - Per lei ? - domandava Ninì , stupito . E lei , sorridendo : - Sicuro . Voi non la vedete ; ma c ' è . C ' è una relazione tra me , voi e ... lei . Che relazione ? Che ci può esser di comune tra me e voi ? Eppure c ' è , Ninì . Io e voi siamo uniti da qualche cosa . Pare impossibile , no ? Eppure ! Ninì De Vincentis restava assorto ad almanaccare su quella ragione misteriosa e si struggeva dentro . Quando Aurelio Costa , introdotto da Liborio , si presentò nel salone , Nicoletta era presso il marito ; ma sopravvenne poco dopo e provò un gran piacere nel farsi veder da lui in quella casa principesca , tra gli ossequii e il rispetto di tutti . Don Ippolito s ' affrettò a riferirle la notizia della dimostrazione popolare . - Ora riposa , - diss ' ella . - Temo che si turberebbe troppo ... Ma , se vogliono ... - No , no , - soggiunse subito il principe . - si troverà modo d ' annunziarglielo domani . - Ma sì , credo che don Flaminio , - aggiunse Aurelio Costa , - mi abbia mandato così di fretta a quest ' ora , per far sapere lì per lì agli elettori che l ' onorevole Capolino e il principe sarebbero stati subito informati della dimostrazione . - Mi dispiace tanto per lei , ingegnere , - disse allora Nicoletta , - che ha dovuto farsi codesta corsa ... - Ma non lo dica ! - la interruppe subito il Costa . - L ' ho fatta anzi con piacere . - Anche perché , scommetto , - interloquì zio Salesio , - lei non era mai stato a Colimbètra , eh ? Meravigliosa dimora caro ingegnere ... meravigliosa ! Vero paradiso in terra ! Il principe sorrise chinando lievemente il capo e invitò Aurelio Costa a rimanere a cena . Per quella serata Ninì De Vincentis fu lasciato in pace da Nicoletta ; ma non gliene fu grato affatto . Aveva preso gusto alla tortura . Fu tutta per Aurelio Costa Nicoletta quella sera . E volle proprio inebriarlo ; volle ch ' egli interpretasse segretamente tutte le premure e gli sguardi e i sorrisi di lei come un compenso all ' incarico ingrato impostogli da Flaminio Salvo , di venire cioè là a Colimbètra ad annunziare il trionfo del marito ; e volle che in quel compenso ch ' ella gli dava , egli sentisse un sapor di vendetta contro il Salvo stesso , il quale , pur conoscendo i sentimenti di lui , lo aveva mandato lì come un servo . Considerava egli tutti come suoi schiavi venduti ? Poteva anche darsi però che questi schiavi alla fine , così provocati , accettassero la sfida e s ' intendessero tra loro ! Non s ' intendevano già ? Non c ' era già tra loro un accordo , un patto segreto ? E gli occhi di Nicoletta Capolino fissi in quelli di lui ora sfolgoravano aizzosi e ardenti , ora s ' illanguidivano velati e turbati , quasi nella promessa di un ' intensa voluttà . Schiavo , schiavo con lei ! si sarebbero vendicati di tutti quei vecchi che volevano tenere schiavi loro due giovani ! Per lei , d ' ora innanzi , egli avrebbe amata la sua schiavitù ; e non avrebbe più pensato di diventar padrone anche se Dianella Salvo gli avesse fatto intendere apertamente il suo amore . Schiavo , schiavo con lei ! Era veramente com ' ebro Aurelio Costa , avvampato in volto da una gioja riconoscente verso quella donna , quando , a sera tarda , lasciò Colimbètra . Non sapeva che pensare . Il sangue gli frizzava per le vene , le orecchie quasi gli rombavano . Era ella così , per abito o per natura , lusinghiera con tutti , o per lui unicamente aveva formato quei sorrisi e trovato quegli sguardi e quelle premure ? Doveva dubitarne o esserne certo ? E se certo , per qual ragione s ' era indotta così d ' improvviso a tentarlo , a provocarlo , dopo avere opposto , anni fa , un così deciso e sdegnoso rifiuto all ' onesta domanda di lui ? Se n ' era pentita ? Stanca , nauseata della parte infame che le aveva assegnato il marito , voleva ribellarsi e vendicarsi , scegliendo per la vendetta chi onestamente un giorno aveva voluto farla sua ? Voleva ora dargli questa rivincita sopra colui per il quale lo aveva allora rifiutato ? O voleva tendergli un ' insidia ? Questo sospetto , per quanto gli paresse indegno in quel momento , gli s ' era pure insinuato tra le varie ondeggianti supposizioni . Non poteva aver molta stima di lei . Ma quale insidia ? Innamorarlo , fargli perdere la testa , fino al punto di suscitar la gelosia di Flaminio Salvo , e farlo cacciar via da questo ? Ma non le aveva egli detto che nessuna perdita sarebbe stata per lui , ormai , lasciare il Salvo ? E poi , qual interesse avrebbe avuto ad allontanarlo ? che ombra le dava ? Le ricordava nella miseria presente , il passato ? Ma se lei stessa , stringendogli forte , segretamente la mano , aveva voluto ricordare a lui invece quel passato , per toglier l ' ombra di esso fra loro due ? E gli era parsa sincera ! Sì , franca e sincera ! E com ' era bella ! Qual fascino si sprigionava da tutta la persona di lei ! Oh , esserne amato ... Giunto alla villa di Flaminio Salvo , ora silenziosa e buja , Aurelio Costa lasciò nella scuderia il cavallo e salì nello studio , ove il Salvo lo aspettava . Questi notò subito il turbamento , l ' animazione insolita nel volto e nelle parole del giovine che si scusava del ritardo per essere stato trattenuto a cena dal principe . Ascoltandolo , lo fissava con acuta investigazione ; e , appena Aurelio chinava gli occhi , accentuava un po ' più il solito sorriso , effuso in tutti i lineamenti del volto , che un po ' di stanchezza , quella sera , faceva apparir più floscio . - Me l ' aspettavo - gli disse , carezzandosi le basette . - Credetti che ... - si provò ad aggiungere Aurelio . - Ma sì ! hai fatto bene , - lo interruppe subito il Salvo . - Che buon ' aria porti da fuori ! Deve far bene una cavalcata a quest ' ora in campagna ... Bella serata ! Qua si soffoca ... Quando sarai vecchio te ne ricorderai ... - Io ? - domandò Aurelio , indotto a sorridere dal tono amorevole con cui il Salvo gli parlava , quantunque le parole , dopo le riflessioni fatte nel venire , lo ponessero in sospetto . - Perché ? - Mah ... dico , forse ... - sospirò il Salvo , accompagnando un ' alzata di spalle con un gesto vago della mano . - Veramente , tu ci sei avvezzo ... Di giorno , di notte , in giro ... Vita mossa , la tua ! Ma forse questa gita è stata speciale . Quando siamo vecchi , ci si accendono , così , a lampi , ricordi , visioni lontane di noi stessi quali fummo in certi momenti ... e non sappiamo neppure perché quel momento e non un altro ci sia rimasto impresso e , a un tratto , ci si stacchi e guizzi sperduto nella memoria . Era forse un ricordo più ampio , di tutto un brano di vita . S ' è spezzato . Resta viva una sola scena , vivo un sol momento , un attimo ... E ti rivedrai a cavallo , in una notte serena sotto le stelle ... e forse invano ti sforzerai di ricordarti quali pensieri avevi in quel punto in mente , quali sentimenti nel cuore ... - Ma questo avviene anche senz ' esser vecchi - osservò Aurelio . - Non è lo stesso , - rispose il Salvo . - Te n ' accorgerai . E restò un pezzo con gli occhi immobili e fissi senza attenzione . C ' era veramente anche nel Salvo , quella sera , non so che di strano , e anche Aurelio lo notò , come se , durante la sua assenza , quegli , lì nello studio austero , se ne fosse stato immerso in pensieri che gli avessero ingenerato una tristezza nuova . Quali pensieri ? Certo , se n ' era stato coi gomiti su la scrivania e la testa tra le mani , poiché sul capo , calvo su l ' occipite , erano scomposti i pochi capelli grigi attorno alla fronte . Aurelio sapeva ch ' era profondamente triste il fondo di quell ' anima torbida e imperiosa , e che il tratto duro , i modi risentiti e irruenti eran come rigurgiti istantanei di quella tristezza inveterata , nascosta , compressa , inconsolabile . Ma perché si era tanto abbandonato ad essa proprio in quella sera che doveva esser lieto della vittoria ? - Tutti bene laggiú ? - domandò il Salvo , riscotendosi . - Lui , lo hai visto ? - No , - rispose Aurelio , dissimulando l ' impaccio e il turbamento che forse gli trasparivano sul viso , col timore d ' aver mancato a una cosa che doveva fare ; e però aggiunse in iscusa , arrossendo : - Perché la signora disse che riposava . - Su gli allori , eh ? - aggiunse il Salvo ; quindi , levando il mento e sorridendo apertamente , domandò : - E ... dimmi , contenta , lei ... la signora ? Aurelio aprì le braccia , e con l ' aria di chi si fa nuovo di una cosa : - Non mi parve , - rispose . - Perché ? - Dev ' esser contenta . Va a Roma ... - Già , col marito adesso ... - Deputato , deputato , - concluse il Salvo , dimenando il capo . - Era necessario ! Deputato . E si alzò . - Vedi , caro mio , quali sono le nostre colpe imperdonabili ? Poi ci lamentiamo ! In un momento come questo , con un ' impresa come quella che abbiamo in animo di tentare , che ci costa già tanti studii , che mi espone già a tanti rischi , ho fatto eleggere deputato Capolino . Proprio l ' uomo che mi ci voleva , non ti pare ? per parlar forte a Roma , domani , al Ministero dell ' Industria e del Commercio ... Ma era necessario . Vedrai che Ignazio starà benissimo a Roma : è il posto suo , quello . Qua m ' ingombrava ... Piazza pulita , piazza pulita ... Caso mai , andrò io a parlare col signor Ministro , a Roma . Bisogna però che prima qua sottoscrivano tutti i produttori di zolfo , grossi e piccini ; li voglio tutti ; e con questo , che limitino occorrendo , l ' estrazione del minerale e lo depositino tutto nei magazzini generali . Se no , niente . Arrischio i miei capitali per la salvezza dell ' industria siciliana . Ho diritto di pretendere l ' unione e l ' accordo di tutti gl ' interessati e qualche lieve sacrifizio , se occorre . Intanto , mentre qua si studia sul serio per portar rimedio a questa condizione di cose disperata per tutti , hai sentito a Grotte ? Vogliono imporsi col numero ... Stupidi ! Imporsi a chi , e perché ? la rovina , oggi , è più per chi ha , che per chi non ha ! Il numero ... Che forza può avere il numero ? Ti può dar l ' urto bestiale ; ma la valanga che atterra , si frantuma anch ' essa nello stesso tempo . Ah che nausea ! che nausea ! A uno a uno , hanno paura , capisci ? e si raccolgono in mille per dare un passo che non saprebbero da soli ; a uno a uno , non hanno un pensiero ; e mille teste vuote , raccolte insieme , si figurano che l ' avranno , e non s ' accorgono che è quello del matto o dell ' imbroglione che le guida . Questo , là . E qua ? Qua un altro spettacolo , più nauseante . Io forse invecchio , Aurelio . - Lei ? - Invecchio , sì ; perdo il gusto di comandare . Me lo fa perdere la servilità che scopro in tutti . Uomini , vorrei uomini ! Mi vedo attorno automi , fantocci che devo atteggiare così o così , e che mi restano davanti , quasi a farmi dispetto , nell ' atteggiamento che ho dato loro , finché non lo cambio con una manata . Soltanto di fuori però , capisci ? si lasciano atteggiare ! Dentro ... eh , dentro , restano duri , coi loro pensieri coperti , nemici , vivi solamente per loro . Che puoi su questi ? Docili di fuori , miti , malleabili , visi ridenti , schiene ossequiose , t ' approvano , t ' approvano sempre . Ah , che sdegno ! Vorrei sapere perché mi arrovello così ; perché e per chi lo faccio ... Domani morrò . Ho comandato ! Sì , ecco : ho assegnato la parte a questo e a quello , a tanti che non hanno mai saputo veder altro in me che la parte che rappresento per loro . E di tant ' altra vita , vita d ' affetti e di idee che mi s ' agita dentro , nessuno che abbia mai avuto il più lontano sospetto ... Con chi vuoi parlarne ? Sono fuori della parte che devo rappresentare ... Certe volte , a qualcuno che viene qua a visitarmi , a incensarmi , mi diverto a rivolgere certi sguardi , certi sguardi che sfondano la parete , e me lo vedo allora per un attimo , restar davanti sospeso , impacciato , goffo ; Dio sa che forza devo far su me stesso per non scoppiargli a ridere in faccia . Mi crederebbe ammattito , per lo meno . E anche tu , caro mio , se vedessi con che occhi mi stai guardando in questo momento ... - Io no ! - disse subito Aurelio , riscotendosi . Flaminio Salvo rise , scotendo il capo : - Anche tu , anche tu ... È così ; per forza è così ... Ti posso io dire quel che vorrei veramente da te ? il piacere che mi faresti , se tu agissi com ' io forse al tuo posto agirei ? - E perché no ? - domandò Aurelio , levandosi . - Mi dica ... - Ma perché no , - negò subito il Salvo , stringendosi nelle spalle , - perché non posso ... Puoi dirmi tu quel che pensi , quel che senti , la vita che hai dentro in questo momento ? ... Non puoi ... Sei davanti a me nelle relazioni che possono correre fra me e te : tu sei il mio ingegnere , il mio buon figliuolo che amo , a cui questa sera , davanti a una ventina di marionette , ho dato l ' incarico di recarsi a Colimbètra , messaggero di trionfo : e basta ! Che altro potrei dirti ? Questo soltanto , forse , per il tuo bene ... E Flaminio Salvo posò una mano sulla spalla di Aurelio : - Non ti tracciar vie da seguire , figliuolo mio ; né abitudini , né doveri ; va ' , va ' , muoviti sempre ; scròllati di tratto in tratto d ' addosso ogni incrostatura di concetti ; cerca il tuo piacere e non temere il giudizio degli altri e neanche il tuo , che puoi stimar giusto oggi e falso domani . Conosci don Cosmo Laurentano ? Se sapessi quanta ragione ha quel matto ! Va ' , va ' , è tardi ; andiamo a dormire . Addio . Sceso nel viale della Passeggiata , sotto gli alberi spioventi , nell ' ampio silenzio della notte , Aurelio Costa ebbe l ' impressione di non trovar più se stesso in sé , e si fermò come per cercarsi . I pensieri che lo avevano agitato intorno al suo avvenire , per quel vasto disegno del Salvo ; gli sguardi provocanti , le parole e le premure di Nicoletta Capolino , poc ' anzi , a Colimbètra ; e qua , adesso , questo discorso triste , sinuoso e inatteso del Salvo , gli avevano quasi disperso , sparpagliato lo spirito . Una parte era rimasta là a Colimbètra ; l ' altra qua nella villa . Frastornato , messo in sospetto , ripensava alle parole del Salvo . E dunque sarebbe andata a Roma Nicoletta ? E allora ? Ma come ? Il Salvo s ' era voluto sbarazzare del Capolino ? Sì , lo aveva detto chiaramente : Piazza pulita . Aveva alluso fors ' anche a lei ? C ' era una certa ironia nella domanda che gli aveva rivolta : Contenta , la signora ? Aveva voluto allontanare anche lei dalla sua casa ? O forse ella gli si era ribellata ? Era egli così triste , in un animo così insolito , per questo ? E che voleva da lui ? Che senso cavare dalle strane cose che gli aveva dette ? Ti posso io dire il piacere che mi faresti , se tu agissi com ' io forse al tuo posto agirei ? Che piacere ? che aveva inteso dire ? Un desiderio segreto , inconfessabile ? O aveva detto così , in genere ? S ' era lamentato d ' aver attorno automi , fantocci ... E quei consigli , infine ! Per quanto si sforzasse , non riuscì a raccapezzarsi . E allora , quasi lasciando fuori , a vagar dove volevano pensieri e dubbii e sospetti , si restrinse nel guscio sicuro della sua coscienza , nel sentimento modesto , tranquillo e solido che aveva sempre avuto di sé . Per il caso fortuito d ' aver cavato , un giorno , quasi senza volerlo , dalle mani della morte il Salvo , era stato sollevato a una condizione invidiabile , di cui con le sue stesse doti naturali , e la buona volontà , aveva poi saputo rendersi degno . Il favore stesso della fortuna , che tutti riconoscevano meritato , l ' eco ingrandita degli onori a cui era venuto negli studii , nei concorsi , nella professione , gli avevano dato di poi un ' importanza che egli stesso riconosceva soverchia , e che lo metteva qualche volta in imbarazzo . Il modo con cui si vedeva accolto e trattato , quel che si diceva di lui , gli dimostravano di continuo ch ' egli era per gli altri qualcosa di più che per se stesso ; un altro Aurelio Costa , ch ' egli non conosceva bene , di cui non si rendeva ben conto ; restava perciò sempre innanzi agli altri in uno stato d ' animo angustioso , in una strana apprensione confusa , di venir meno all ' aspettativa altrui , di decadere dalla sua reputazione . Sapeva star bene al suo posto , ma avrebbe voluto starci quieto e sicuro ; invece gli pareva che gli altri , avendo egli preso a salire fin da ragazzo , gli indicassero ancora come a lui pertinente un posto più alto , e lo spingessero e non lo lasciassero star tranquillo . Non era timidezza la sua ; era un ritegno impiccioso , che spesso lo irritava contro gli altri o contro se stesso , una costernazione assidua che si scoprisse in lui qualche manchevolezza , se appena appena si fosse allontanato dal campo delle sue conoscenze , ove si sentiva sicuro , dal posto , ove poteva stare , ov ' era arrivato da sé per suo merito effettivo . La irritazione contro se stesso nasceva anche dal veder che tanti , da lui stesso stimati inferiori in tutto , sapevano farsi avanti con disinvoltura ed erano lasciati passare ; mentre lui , ritenuto da tutti superiore anche al concetto ch ' egli aveva di se medesimo , lui si tirava indietro e , se spinto , si sentiva spesso impacciato nei movimenti , nel parlare , e arrossiva talvolta come una fanciulla . Quella sera , Aurelio Costa avvertì più che mai quel senso di inesplicabile fastidio che gli cagionava sempre la propria ombra nell ' allungarsi sperticatamente , assottigliandosi innanzi a lui , a mano a mano che si allontanava dai lampioni accesi . Dopo il frastuono della dimostrazione popolare , il silenzio della città addormentata , vegliata da quei lugubri lampioni , gl ' incuteva ora una cupa ambascia . A metà della via Atenea deserta , scorse Roberto Auriti , solo ; si voltò a guardarlo con profonda pena e lo seguì con gli occhi finché non lo vide svoltare per una delle erte viuzze a manca che conducevano alla Badia Grande . Tutta quella notte si vegliò in casa di donna Caterina Laurentano , dovendo Roberto e il nipote partire a bujo , alle quattro del mattino . La vecchia casa era ancora illuminata a petrolio , e s ' andava col lume in mano da una stanza all ' altra . Anna Del Re s ' indugiava amorosamente negli ultimi preparativi per il figliuolo . Che strazio , per lei , quella partenza ! Tutto il suo mondo , tutta la sua vita , da anni e anni , erano raccolti nell ' amore e nelle cure per quel suo unico bene . Come avrebbe vissuto più ora senza di lui ? E piangeva silenziosamente . Se l ' era allevato , lo aveva custodito con l ' anima e col fiato , non badando ai rimproveri della madre che temeva lo avviziasse troppo . Ma no , no ! che avviziare ! Era tanto impensierita e tormentata , lei , nel vederlo crescere così freddo e arcigno , sempre e tutto chiuso in sé , e procurava con le sue maniere , con le cure sempre vigili , d ' addolcirlo , ecco , di riscaldarlo con l ' amore materno , di renderlo più espansivo e confidente . Non sapeva che cosa egli covasse in fondo al cuore , che lo allontanava anche dalla compagnia dei giovani della sua età . Studiare , studiava anche troppo , con nocumento finanche della salute ; e quando non studiava , stava acutamente assorto in certi pensieri che gli rendevano più irsute le ciglia , più duro e scontroso lo sguardo dietro le lenti da miope . - Oh Dio , Ninuccio , se vedessi come ti fai brutto ... Egli le rispondeva con una spallata . Forse soffriva , il suo Ninuccio , delle angustiose condizioni della famiglia , forse pensava che la nonna anche senza derogare affatto a se stessa , ai suoi sentimenti , avrebbe potuto essere ricca . Troppo , certo , l ' infanzia di lui e la prima giovinezza erano state aduggiate dall ' ombra cupa di tante sventure in quella vecchia e vasta casa sempre silenziosa , nella quale il sole , entrando , pareva non recasse mai né luce né calore . Che casa ! Lo notava quella notte , presentendo lo squallore in cui domani le sarebbe apparsa ! Logorati i mobili , anneriti i soffitti , consunto il pavimento , inaridite e stinte le cornici delle imposte , sbiadita in tutte le stanze la carta da parato . Pur curata e pulita e rassettata sempre , pareva che anch ' essa sentisse oscuramente la doglia della vita . Aveva ragione Corrado Selmi ; aveva interpretato bene il segreto sentimento di lei ... Già da tempo rassegnata , avrebbe desiderato , se non per sé , almeno per quel figliuolo , che alla fine qualche sorriso di pace alleviasse un po ' l ' oppressione delle memorie dolorose , quel cupo rancore contro la vita , la muta , disperata amaritudine della madre . Calma , e non pace ! Non poteva aver pace l ' anima di donna Caterina Laurentano . Forse perché non credeva più in nulla ? Lei sì , Anna , credeva ; credeva fervidamente in Dio , pur senza seguire alcuna delle pratiche religiose . Le donne del vicinato non la vedevano mai andare a messa , come la madre ; e tuttavia distinguevano tra l ' una e l ' altra , indovinavano che la signora giovane era religiosa e , nell ' intravederla qualche volta da lontano , così bella e mite , sempre vestita di nero , se l ' additavano come una santa . Anna stava sopra tutto in pensiero per la nuova vita , in mezzo alla quale si sarebbe trovato fra poco il figlio nella casa del fratello , a Roma . Non dubitava che Roberto avrebbe avuto le più diligenti cure per il nipote ; ma la donna ch ' egli aveva con sé ? i parenti , gli amici ? quel Corrado Selmi che , col suo fascino strano , era finanche riuscito a turbar lei ? Chi sa quale impressione ne avrebbe ricevuto il suo Ninuccio , vissuto sempre qua , rinchioccito presso lei e la nonna ! L ' una e l ' altra avevano parlato spesso e a lungo , con amarezza , della vita mancata del loro Roberto , della falsa famiglia che s ' era formata , su le notizie che ne aveva dato loro Giulio , l ' altro fratello ; notizie piuttosto vaghe , perché Giulio , cresciuto sempre a Roma , aveva perduto del tutto l ' aria , il sentimento della famiglia , non pareva più affatto neanche siciliano ; e forse scusava il fratello maggiore ; certo non dava alcun peso , alcuna importanza a tante cose che per poco a lei e alla madre non facevano orrore . Era una maestra di canto , moglie d ' un tenore che aveva perduto la voce , la compagna di Roberto . E Giulio aveva detto , ridendo , che questo tenore , buon uomo , sedeva ogni giorno alla tavola di Roberto e dormiva poi , la sera , presso un fratello della moglie che teneva una specie di collegio , di conservatorio di musica privato , dove colei insegnava canto c il marito fungeva nientemeno che da censore . Roberto era come in pensione in quella casa , dove qualche volta , nelle annate di maggiore affluenza , alloggiava anche qualche convittore che non aveva trovato posto nel collegio del fratello . A contatto di tal gente si sarebbe trovato dunque , tra poco , il figliuolo . Parecchie volte Anna aveva cercato di persuadere la madre di proporre a Roberto il loro trasferimento a Roma . Avrebbero venduto quella casa , albergo di tante sventure e si sarebbero accomodate a vivere alla meglio a Roma , magari sole dapprima , sole o con Giulio soltanto . Chi sa che , a poco a poco , col tempo , la madre non sarebbe poi riuscita a liberar Roberto da quella compagnia ... Non sarebbe stato anche un risparmio , di tre case farne una sola ? E tutta la famiglia raccolta insieme ... - Sogni ! - le aveva detto la madre . E non aveva voluto neanche mettere in discussione la proposta . Sapeva che né Giulio avrebbe voluto perdere la propria libertà , né Roberto avrebbe saputo sciogliersi dalla schiavitù di quella donna . Anche lei , poi , all ' età sua , non avrebbe potuto resistere a un cambiamento così radicale di vita e d ' abitudini . - Sogni ! Quand ' io morrò , e Nino sarà cresciuto , tu andrai con lui ... Ci penserà lui a farti una nuova vita . - Ma intanto ! ... - sospirava Anna , e guardava nell ' altra stanza il figlio , che ascoltava i discorsi della nonna e dello zio , con una mano tra i capelli , un gomito su la tavola , sotto la lampada che pendeva dal soffitto . Eccolo : non dimostrava né pena d ' allontanarsi da lei per circa un anno , né gioja di recarsi a Roma . Sempre così ! Una volta sola su i primi dello scorso anno , infatuato d ' una scoperta che credeva d ' aver fatto , d ' un suo speciale congegno per trarre - diceva - l ' energia elettrica dalle onde del mare ( era venuto , quell ' anno , all ' Istituto Tecnico un bravo professore di fisica , il quale era riuscito a infervorare per la sua scienza tutti gli scolari ) le aveva parlato con vero calore , per indurla a spingere la nonna a chiedere in prestito qualche migliajo di lire , - non allo Zio Borbonico , no ! - ma allo zio Cosmo , magari : un migliajo di lire in prestito , per costruire alla meglio gli attrezzi necessarii agli esperimenti che si sarebbe recato a fare a Valsanìa , su la piaggia . Povero figliuolo ! Gli aveva fatto cascar le braccia , subito . La nonna ? chieder denaro in prestito ai fratelli ? E non la conosceva ? S ' era subito rinchiuso nel suo ispido silenzio , e non aveva voluto darle nemmeno una spiegazione su quella sua famosa scoperta . Chi sa quanto c ' era di vero ... Forse un ' illusione puerile ! Ma pure , tutto quell ' anno , aveva seguitato a studiare accanitamente quella scienza , e ora , andando a Roma , si proponeva di dedicarsi a essa interamente . Altri affetti - pur essendo così giovane - altre cure , altre voglie pareva non avesse . - Ninuccio , - chiamò . Aveva finito di preparare la valigia , e voleva l ' ajuto di lui , per chiuderla . Egli accorse subito . - Troppo piena ? - gli domandò . - Hai voluto metterci tutti quei libri ... Non sarebbe meglio levarli di qua e porli insieme con gli altri nella cassetta ? Tanto , te la spediremo subito . - Me la porto via con me , la cassetta , - diss 'egli.- Non mi fido . Chi sa quando m ' arriverebbe ... - Ma ti peserà troppo , figlio mio , che dici ? Impossibile ... Non dubitare , l ' avrai subito . Ci penserò io ... - E allora qua nella valigia , lasciali qua , questi libri . Chiudo ? - Non ha detto nulla la nonna di là , a zio Roberto ? - domandò lei allora , alludendo a quella sua proposta . - Nulla , - rispose il figlio . - Capisco anch ' io , - sospirò Anna , - che è quasi impossibile ... L ' avrei voluto per te ... Mah ! Ninuccio mio , mi raccomando : mi devi scrivere tutto , sempre ... se hai bisogno di qualche cosa ... come stai ... se ti trovi bene ... Tutto ! Mi contento anche di poche righe ... Ma le prime lettere , no , sai ? lunghe , le prime lettere ... Voglio saper tutto ! E bada , Ninuccio ... un po ' più d ' ordine ! Ti disporrai bene tutta la biancheria nei cassetti ... Non fare al solito tuo ! Zio Roberto è molto ordinato , lo sai ... Ordinato anche tu ! E non ti dico altro ... So che farai il tuo dovere e che contenterai tua madre e la nonna , che restiamo qua ... sole ... Basta , basta ... Presto sarà l ' ora ... Entrarono nella sala da pranzo , dove la nonna e Roberto sedevano accanto sul canapè . - Vedrai , - diceva donna Caterina . - Io vorrei prima finir di chiudere questi occhi . Ma toccherà forse di vedere anche a me , per conchiudere bene , questo spettacolo qua . Ci sarà , non dico , chi mette male apposta ; ma alla mala semenza il terreno è preparato da anni . Voi state a Roma , e non sentite e non vedete nulla . Vorrei ingannarmi ! Ma non m ' inganno . Alzò il capo a guardar la figlia e il nipote , vide negli occhi di Anna le lagrime , ed esclamò , levando un braccio : - Lascialo partire , lascialo andar via ! Aria ! Aria ! Respirerà ... Buca l ' uovo , figliuolo mio ; e lascia star qua nojaltri , ad aspettare la manna del cielo ! Nel Sessanta , caro Roberto , sai che facemmo noi qua ? sciogliemmo in tante tazzoline le animucce nostre , come pezzetti di sapone ; il Governo ci mandò in regalo un cannellino per uno ; e allora noi qua , poveri imbecilli , ci mettemmo tutti a soffiare nella nostra acqua saponata e che bolle ! che bolle ! una più bella e più variopinta dell ' altra ! Ma poi il popolo cominciò a sbadigliare per fame , e con gli sbadigli , addio ! fece scoppiare a una a una tutte quelle magnifiche bolle che sono finite , figlio mio , con licenza parlando , in tanti sputi ... Questa è la verità ! La serva venne ad annunziare che la carrozza era arrivata e che il vetturino , un po ' in ritardo , faceva fretta . C ' era circa mezz ' ora di vettura da Girgenti alla stazione ferroviaria in Val Sollano . Anna , con la candela in mano innanzi alla porta , presso la madre , rimase come sopraffatta , insaziata dell ' ultimo abbraccio frettoloso al figlio , che correva accanto allo zio , giù per la ripida viuzza a scalini , nel bujo ancor fitto . - Figlio mio ! figlio mio ! - gemeva tra sé . - Tu , Ninuccio , lo rivedrai , - le disse piano la madre . - Io , Roberto ... chi sa ! Udirono nel silenzio profondo il rotolìo della vettura che s ' allontanava . E Anna levò gli occhi pieni di lagrime al cielo , dove le stelle , per lei , vegliavano religiosamente . PARTE SECONDA CAPITOLO PRIMO Seduto innanzi all ' ampia scrivania , su cui stavano schierati tutt ' intorno prospetti e relazioni irti di cifre , il segretario aspettava che S . E . il Ministro si ricordasse che doveva riprendere a dettare . Già era la terza notte che il cav . Cao ... - ohè , lavorare , va bene ; ma ... ma ... ma ... - un ' intera giornata a sgobbare al Ministero ; poi la sera lì , al palazzo di Sua Eccellenza ; di questo passo , non sarebbe venuta più a fine quella esposizione finanziaria . Eppure , tra pochi giorni avrebbe dovuto esser letta alla Camera dei deputati . Non ne poteva più ! Ma veramente non era tanto la stanchezza , quanto la sofferenza che da qualche tempo gli cagionava la vista di quell ' uomo venerando , per cui sentiva ancora profondo e sincero affetto , se non più l ' ammiraione di prima . Aveva già veduto tante cose il cav . Cao , prima da lontano , cert ' altre ne vedeva adesso da vicino ! Non si può vivere , è vero , settanta e più anni , commettendo sempre eroiche azioni . Per forza qualche sciocchezza , o piccola o grande , si deve pur commettere . E una oggi , una domani , tirando infine le somme ... si tirava , invece , così pensando , il cav . Cao un ispido pelo dei baffi , inverosimilmente lungo . Perbacco ! Fin sul capo , gli arrivava ... Un pelo solo . Nero . Per avvertir meno la stanchezza e la noja di quell ' attesa , lavorava di fantasia . Un pajo di lenti di Sua Eccellenza , lì su la scrivania , eran diventate due laghetti gemelli ; uno spazzolino da penne , un fitto boschetto di elci ; il piano della scrivania , dov ' era sgombro , una sterminata pianura , che forse primitive tribù migratrici attraversavano , sperdute . Sua Eccellenza passeggiava per lo scrittojo , aggrondato , a capo chino , con le mani dietro la schiena . E il cav . Cao , alzando gli occhi a guardarlo , con l ' immagine di quello spazzolino da penne nella retina , pensò che Sua Eccellenza aveva la schiena pelosa . Pelosa la schiena e peloso il petto . Lo aveva veduto un giorno nel bagno . Pareva un orso , pareva . Ah quante cose , quante particolarità ridicole non aveva scoperto nella persona di Sua Eccellenza , da che non lo ammirava più come prima ! Quella nuca , per esempio , così grossa e liscia e lucente , e tutti quei nerellini che gli pinticchiavano il naso , e quelle sopracciglia ... là zi ! e zì ! come due virgolette . Finanche negli occhi , negli occhi che gli incutevano un tempo tanta suggezione , aveva scoperto certe macchioline curiose , che pareva gli forassero la cornea verdastra . Proprio vero : minuit praesentia famam . E si meravigliava il cav . Cao e si rattristava insieme di poter vedere ora così quell ' uomo che in altri tempi lo aveva addirittura abbagliato , acceso d ' entusiasmo per le gesta eroiche che si raccontavano di lui garibaldino e poi per le memorabili lotte parlamentari « strenuamente combattute » . Mah ! Ormai Francesco D ' Atri non pensava che a sporcarsi timidamente , d ' una tinta gialligna , canarina , i pochi capelli che gli erano rimasti attorno al capo e l ' ampia barba che sarebbe stata così bella , se bianca . Anche lui , è vero , il cav . Cao , da circa un anno , poco poco ... i baffi soltanto . Ma per non averli , ecco , un po ' bianchi , un po ' neri . Gli seccava . E poi del resto , per lui quella tintura non avrebbe mai avuto le disastrose conseguenze che aveva avuto per Sua Eccellenza . Quantunque infine non avesse ancora quaran ... ah già , sì , quarant ' anni , da tre giorni : ebbene , quaranta : non avrebbe mai preso moglie , lui . E Francesco D ' Atri , invece , sì l ' aveva presa , a ses - san - ta - set - te anni sonati ; e giovane per giunta l ' aveva presa . Segno evidentissimo di rammollimento cerebrale . Bisognava metterlo da parte - ( la vita ha le sue leggi ! ) - da parte , senza considerazione e senza pietà . Pietà , tutt ' al più , poteva averne lui , perché gli voleva bene , perché lo vedeva sofrire atrocemente , in silenzio , dell ' enorme sciocchezza commessa ; ma provava anche sdegno , ecco , per la remissione di cui gli vedeva dar prova di fronte a quella moglie che , quasi subito dopo le nozze , s ' era messa a far pubblicamente strazio dell ' onore di lui . Tutti , o quasi tutti , ammogliati tardi e male , questi benedetti uomini della Rivoluzione . Da giovani , si sa , avevano da pensare a ben altro ! Amare , sì ... la bella Gigogin ... un bacio , e : Addio , mia bella , addio ; l ' armata se ne va ... In fondo , a voler dir proprio , non avevano potuto far nulla a tempo e bene , né studii , né altro . Nelle congiure , nelle battaglie erano stati come nel loro elemento ; in pace , erano ora come pesci fuor d ' acqua . In vista , e senza uno stato ; anziani , e senza una famiglia attorno ... Dovevan purtroppo commettere tardi e male tutte quelle corbellerie che non avevano avuto tempo di commettere da giovani , quando , per l ' età , sarebbero stati più scusabili . E poi , anche ... Il cav . Cao , a questo punto , tornò a scuotersi come per un brivido alla schiena . Da alcuni giorni era veramente sbigottito della gravità e della tristezza del momento . Tutte le sere , tutte le mattine , i rivenditori di giornali vociavano per le vie di Roma il nome di questo o di quel deputato al Parlamento nazionale , accompagnandolo con lo squarciato bando ora di una truffa ora di uno scrocco a danno di questa o di quella banca . In certi momenti climaterici , ogni uomo cosciente che sdegni di mettersi con gli altri a branco , che fa ? si raccoglie ; pòndera ; assume secondo i proprii convincimenti una parte , e la sostiene . Così aveva fatto il cav . Cao . Aveva assunto la parte dell ' indignato e la sosteneva . Non poteva tuttavia negare a se stesso , che godeva in fondo dello scandalo enorme . Ne godeva sopra tutto perché , investito bene della sua parte , trovava in sé in quei giorni una facilità di parola che quasi lo inebriava , certe frasi che gli parevano d ' una efficacia meravigliosa e lo riempivano di stupore e d ' ammirazione . Ma sì , ma sì : dai cieli d ' Italia , in quei giorni , pioveva fango , ecco , e a palle di fango si giocava ; e il fango s ' appiastrava da per tutto , su le facce pallide e violente degli assaliti e degli assalitori , su le medaglie già guadagnate su i campi di battaglia ( che avrebbero dovuto , almeno queste , perdio ! esser sacre ) e su le croci e le commende e su le marsine gallonate e su le insegne dei pubblici uffici e delle redazioni dei giornali . Diluviava il fango ; e pareva che tutte le cloache della Città si fossero scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma dovesse affogare in quella torbida fetida alluvione di melma , su cui svolazzavano stridendo , neri uccellacci , il sospetto e la calunnia . Sotto il cielo cinereo , nell ' aria densa e fumicosa , mentre come scialbe lune all ' umida tetra luce crepuscolare si accendevano ronzando le lampade elettriche , e nell ' agitazione degli ombrelli , tra l ' incessante spruzzolìo di un ' acquerugiola lenta , la folla spiaccicava tutt ' intorno , il cav . Cao vedeva in quei giorni ogni piazza diventare una gogna ; esecutore , ogni giornalajo cretoso , che brandiva come un ' arma il sudicio foglio sfognato dalle officine del ricatto , e vomitava oscenamente le più laide accuse . E nessuna guardia s ' attentava a turargli la bocca ! Ma già , più oscenamente i fatti stessi urlavano da sé . Uomo d ' ordine , il cav . Cao avrebbe voluto difendere a ogni costo il Governo contro la denunzia delle vergognose complicità tra i Ministeri e le Banche e la Borsa attraverso le gazzette e il Parlamento . Non voleva credere che le banche avessero largheggiato verso il Governo per fini elettorali , per altri più loschi fini coperti ; e che , favore per favore , il Governo avesse proposto leggi che per le banche erano privilegi , e difeso i prevaricatori , proponendoli agli onori della commenda e del Senato . Ma non poteva negare che fosse stato aperto il credito a certi uomini politici carezzati , che in Parlamento e per mezzo della stampa avevano combattuto a profitto delle banche falsarie , tradendo la buona fede del paese ; e che questi gaudenti avessero voluto occultare ciò che da tempo si sapeva o si poteva sapere ; e che , ora che le colpe avventavano , si volesse percuotere , ma colla speranza che la percossa ai più deboli salvasse i più forti . Certo , lo sdegno del paese nel veder così bruttati di fango alcuni uomini pubblici che nei begli anni dell ' eroico riscatto avevano prestato il braccio alla patria , si rivoltava acerrimo , adesso , anche contro la gloria della Rivoluzione , scopriva fango pur lì e il cav . Cao si sentiva propriamente sanguinare il cuore . Era la bancarotta del patriottismo , perdio ! E fremeva sotto certi nembi d ' ingiurie che s ' avventavano in quei giorni da tutta Italia contro Roma , rappresentata come una putrida carogna . In un giornale di Napoli aveva letto che tutte le forze s ' erano infiacchite al contatto del Cadavere immane ; sbolliti gli entusiasmi ; e tutte le virtù corrotte . Meglio , meglio quand ' essa viveva d ' indulgenze e di giubilei , affittando camere ai pellegrini , vendendo corone e immagini benedette ai divoti ! Ne fremeva il cav . Cao , perché i clericali , naturalmente , ne tripudiavano . Accompagnando talvolta Sua Eccellenza a Montecitorio , vedeva per i corridoi e le sale tutti i deputati , giovani e vecchi , novellini e anziani , amici o avversarii del Ministero , come avvolti in una nebbia di diffidenza e di sospetto . Gli pareva che tutti si sentissero spiati , scrutati ; che alcuni ridessero per ostentazione , e altri , costernati del colore del loro volto , fingessero di sprofondarsi con tutto il capo in letture assorbenti . Per certuni , non ostante il freddo della stagione , i caloriferi erano mal regolati : troppo caldo ! troppo caldo ! Chi sa in quante coscienze era il terrore che da un momento all ' altro gli occhi d ' un giudice istruttore penetrassero in esse a indagare , a frugare , armati di crudelissime lenti . Al cav . Cao era sembrato , il giorno avanti , che alcuni deputati , i quali discutevano accalorati in una sala , avessero troncato a un tratto la discussione vedendo passare Sua Eccellenza D ' Atri . S ' era fermato un po ' a guardare , accigliato , e da uno di quei deputati , che aveva subito voltato le spalle , aveva sentito ripetere chiaramente più volte , sottovoce ma con accento vibrato e impeto di sdegno , il nome di Corrado Selmi che in quei giorni correva sulla bocca di tutti . Il cav . Cao sapeva bene che nessuno avrebbe osato mettere in dubbio l ' illibatezza di Francesco D ' Atri ; ma poteva darsi che , per via della moglie , fosse coinvolto anche lui nella rovina del Selmi che pareva ormai a tutti irreparabile . Eppure , eccolo lì : passeggiando per lo scrittojo e non ricordandosi più evidentemente né di chi stava ad aspettarlo né dell ' esposizione finanziaria , Sua Eccellenza pareva soltanto impensierito d ' un pianto infantile angoscioso che , nel silenzio della casa , arrivava fin lì , da una camera remota , non ostanti gli usci chiusi . Già una volta si era recato di là a vedere che cosa avesse la figliuola . Il cav . Cao non seppe frenar più oltre la stizza - ( perché , santo Dio , tutta Roma sapeva che quella bambina ... quella bambina ... ) - si alzò come sospinto da una susta , soffiando per le nari uno sbuffo . Sua Eccellenza si fermò e si volse a guardarlo . Subito il cav . Cao contrasse la faccia , come per un fitto spasimo improvviso , e disse , sorridendo e stropicciandosi con una mano la gamba : - Crampo , eccellenza ... - Già ... lei aspettava ... Scusi tanto , cavaliere . M ' ero distratto ... Basta per questa sera , eh ? Lei sarà stanco ; io non mi sento disposto . Saranno le undici , è vero ? - Mezzanotte , eccellenza ! Ecco qua : le dodici e dieci ... - Ah sì ? E ... e questo teatro , dunque , quando finisce ? - Che teatro , eccellenza ? - Ma , non so ; il Costanzi , credo . Dico per ... per quella bambina ... Sente come strilla ? Non si vuol quietare . Forse , se ci fosse la mamma ... - Vuole che passi dal Costanzi , ad avvertire ? - No , no , grazie ... Tanto , adesso , poco potrà tardare . Piuttosto , guardi : avrei bisogno urgente di parlare con l ' Auriti . - Col cav . Giulio ? - Sì . E con mia moglie . Può darsi che non venga su alla fine del teatro . Mi farebbe un gran piacere , se lo avvertisse . - Di venir su ? Vado subito , eccellenza . - Grazie . Buona notte , cavaliere . A domani . Il cav . Cao s ' inchinò profondamente , tirando per il naso aria aria aria ; appena varcata la soglia , la buttò fuori con un versaccio di rabbia , che mutò subito però in un sorriso grazioso alla vista del cameriere in livrea che gli si faceva incontro . Rimasto solo , Francesco D ' Atri si premé forte le mani sul volto . Il lucido cranio gli s ' infiammò sotto le lampadine elettriche della lumiera che pendeva dal soffitto . Si trattenne ancora un pezzo nello scrittojo a passeggiare col viso disfatto dalla stanchezza e alterato dai foschi pensieri in cui era assorto . Con la piccola mano grinzosa e indurita dagli anni si lisciava quella lunga barba canarina in contrasto così penoso e ridicolo con tutta l ' aria del volto e la gravità della persona . Come mai non s ' accorgeva egli stesso , che quella barba , così mal dipinta , nelle circostanze presenti , era una smorfia orrenda ? Non se n ' accorgeva , perché da un pezzo ormai Francesco D ' Atri non aveva più la guida di sé , né più lui soltanto comandava in sé a se stesso . Non eran più suoi gli occhi con cui si guardava ; eran d ' un altro Francesco D ' Atri che dallo specchio gli si faceva incontro ogni mattina con aria rabbuffata e di sdegnoso avvilimento nel vedergli gonfie e ammaccate le borse delle pàlpebre , e tutte quelle rughe e quel bianco attorno alla faccia . Né questo era il solo Francesco D ' Atri che si rifacesse vivo in lui nella senile disgregazione della coscienza , e lo tirasse a pensare , a sentire , a muoversi , com ' egli adesso non poteva , non poteva più , con quelle membra e il cervello e il cuore imbecilliti dall ' età . Era ormai un povero vecchio che volentieri si sarebbe rannicchiato in un cantuccio per non muoversene più ; ma tanti altri lui spietati che gli sopravvivevano dentro , approfittando di quel suo smarrimento , non volevano lasciarlo in pace ; se lo disputavano , se lo giocavano , gli proibivano di lamentarsi e di dirsi stanco , di dichiarare che non si ricordava più di nulla ; e lo costringevano a mentire senza bisogno , a sorridere quando non ne aveva voglia , a pararsi , a far tante cose che gli parevano di più . E uno , ecco , gli tingeva in quel modo ridicolo la barba ; un altro gli aveva fatto prender moglie , quando sapeva bene che non era più tempo ; un altro ancora gli faceva tener tuttavia quel posto supremo , pur riconoscendolo di tanto superiore alle sue forze ; un altro poi lo persuadeva ad amare con infinita pena quella bambina , che anch ' egli sapeva non sua , adducendo una ragione quanto mai speciosa , che cioè , avendo egli avuto da giovine una figliuola a cui altri aveva dato e nome e amore e cure e sostanze , in compenso e in espiazione toccasse a lui ora di dare a questa il proprio nome e amore e cure e sostanze , come se questa fosse veramente quella sua povera piccina d ' allora . Cedendo però a questo sentimento , riconoscendo davanti agli altri come sua la figliuola , « eh » lo avvertiva quello della barba , armato di pennello e di tintura « bisogna pure che tu , caro , per esser creduto padre , con codesta moglie giovine accanto , dia una mano di giallo a tutta la tua canutiglia ! » ; consiglio sciocco , a cui avrebbe voluto opporsi , per non profanare , non solo la sua figura veneranda , ma anche , in fondo , il suo vero sentimento verso quella bambina . Non sapeva però opporsi più , se non timidamente . E questa timidità penosa e ridicola si rispecchiava appunto nella tintura della barba . Preso in mezzo , tenuto lì come fra tanti , che ognuno pareva facesse per sé e lui non ci fosse per nulla , non sapeva dove voltarsi prima ; niente gli piaceva ; ma , a muoversi per un verso o per l ' altro , temeva di far dispiacere a questo o a quello dei suoi crudeli padroni ; e ogni risoluzione , anche lieve , gli costava pena e fatica . Vedeva purtroppo in qual ginepraio si fosse cacciato , contro ogni sua voglia ; e non trovava più modo a uscirne . Tutto a soqquadro , tutto ! Qua a Roma , l ' abbaruffio osceno d ' una enorme frode scellerata ; in Sicilia , un fermento di rivolta . Tra gli urli delle passioni più abiette , scatenatesi nello sfacelo della coscienza nazionale , non s ' era quasi avvertito un rombo di fucilate lontane , prima scarica d ' una terribile tempesta che s ' addensava con spaventosa rapidità . Una sola voce s ' era levata nel Parlamento a porre avanti al Governo lo spettro sanguinoso di alcuni contadini massacrati in Sicilia , a Caltavutùro ; ad agitare innanzi a tutti con fiera minaccia il pericolo , non si radicasse nel paese la credenza perniciosa che si potessero impunemente colpire i miseri e salvare i barattieri rifugiati a Montecitorio . Sì , aveva esposto la verità dei fatti quel deputato siciliano : quei contadini di Sicilia , trovando nella rabbia per l ' ingiustizia altrui il coraggio d ' affermare con violenza un loro diritto , s ' erano recati a zappare le terre demaniali usurpate dai maggiorenti del paese , amministratori ladri dei beni patrimoniali del Comune : intimoriti dall ' intervento dei soldati , avevano sospeso il lavoro ed erano accorsi a reclamare al Municipio la divisione di quelle terre ; assente il capo , s ' era affacciato al balcone un subalterno che , per allontanare il tumulto , li aveva consigliati di ritornar pure a zappare ; ma per via la folla aveva trovato il passo ingombro dalla milizia rinforzata ; accennando di voler resistere , s ' era veduta prima assaltare alla bajonetta ; poi , a fucilate , per avere agitato in aria le zappe a intimorir gli assalitori . Dodici , i morti ; più di cinquanta , i feriti : tra questi , alcuni bambini , uno dei quali crivellato da ben sette bajonettate . Questo particolare orrendo s ' era rappresentato agli occhi di Francesco D ' Atri così vivo , che da tre giorni pur tra tante cure e tanto tumulto di pensieri , di tratto in tratto , riaffacciandosi , gli dava raccapriccio . Perché la ferocia di quel soldato , accanita sul corpo d ' un bambino innocente , gli pareva l ' espressione più precisa del tempo : la vedeva in tutti , quella stessa ferocia , e n ' era sbalordito . Non più rispetto , né carità per le cose più sacre ; una furia cieca , una rabbia d ' odio , una selvaggia voluttà di basse vendette . S ' aspettava d ' esser preso per il petto da un forsennato qualunque , per dar conto di tutti i suoi errori , antichi e nuovi . Errori ? E chi non ne aveva commessi ? Ma era un momento , quello , che anche i più lievi , quelli a cui in altro tempo s ' era soliti di passar sopra , saltavano agli occhi di tutti , pigliavan dalla sinistra luce di quei giorni un certo ispido rilievo , un certo color misterioso , che subito aizzavano la smania di frugar sotto , per la soddisfazione atroce o la feroce consolazione di scoprire altre più gravi magagne nascoste . Il coraggio più difficile , quello della pubblica accusa , legato e persuaso con tanti argomenti a non rompere i freni della prudenza , ora che tutti si trovavan d ' accordo , s ' era svincolato , sferrato da tutti i ritegni e riguardi sociali ; era diventato tracotanza inaudita ; e nessuna coscienza poteva più sentirsi tranquilla e sicura . Quelle sue nozze tardive con una giovine ; l ' illusione che il prestigio del suo passato e degli altissimi onori a cui era venuto sarebbe valso a compensare , nella stima e nel cuore di lei , quanto di fervor giovanile doveva di necessità mancare al suo affetto grato e profondo ; il lusso avventato ; la relazione scandalosa della moglie col Selmi , quella bambina ... potevano da un momento all ' altro diventar pretesto d ' accusa e di maligne insinuazioni , cagione di chi sa quali sospetti oltraggiosi . Tra i fantasmi dell ' incertezza , in quella vuota , oscura realtà in cui gli pareva d ' esser avviluppato , Francesco D ' Atri sentiva di punto in punto crescere in sé la costernazione , ora che le grida rinfuriavano per il salvataggio violento , da parte del Governo , di alcuni parlamentari più in vista e più compromessi . Tra questi era il Selmi , che pure fino a quel giorno s ' era lasciato esposto allo scandalo . Non glien ' avevano detto nulla i suoi colleghi del Gabinetto ; ma s ' era accorto dalle loro arie che gli si voleva dare a intendere che il Selmi si salvava per lui . Non era vero ! Non per lui , se mai ; ma perché egli era con loro ; e , in quel momento , la sua caduta avrebbe potuto determinare il crollo di tutti . Non era intanto peggiore del male quel rimedio ? Non aveva saputo opporsi . Come proferir quel nome ? Mondo d ' ogni colpa , integro , per una sola debolezza , per quella illusione così presto perduta , si vedeva trascinato dalla moglie giù nel fango della piazza , ove una canea famelica di scandalo lo aspettava per farne strazio , accozzando in uno sconcio impasto il suo corpo e quello della moglie e del Selmi . Ora , con una nuova violenza si vedeva strappato dalla piazza , ma insieme col Selmi , aggrappato a lui e alla moglie , insieme con tutta la canaglia aggrappata al Selmi . Gli pareva che glielo rimettessero in casa , là , con tutta la folla urlante , beffarda e ingiuriosa . Tutti , ora , tutti avrebbero creduto che lo salvava lui il Selmi , non per generosità , ma per paura . E fors ' anche il Selmi stesso ... Ma qual paura , in fondo , poteva aver lui ? Per generosità , se mai , avrebbe potuto farlo , perché lo ricordava prode e nobile , un giorno , sprezzante della vita tra i pericoli e tutto acceso dell ' ideale santo della patria . Ma no , no , neanche per questa generosità lo avrebbe fatto : troppo , oltre all ' odio e allo sdegno per il tradimento ( quantunque ne facesse più carico alla moglie ) , troppo gli coceva il sospetto in lui di quella paura . Intanto , sottratte tutte le carte che avrebbero potuto perdere il Selmi , era rimasto esposto , senza difesa , e compromesso , un innocente : Roberto Auriti . S ' era trovato a carico di lui un debito di circa quarantamila lire ; e , quel ch ' era peggio , più d ' un biglietto laconico e misterioso , in cui si faceva allusione a un amico che assicurava il governatore della banca , o prometteva che avrebbe fatto o parlato o scritto secondo le istruzioni ricevute . Questi biglietti erano già in mano dell ' autorità giudiziaria , e di questo egli doveva informare tra poco Giulio Auriti , fratello di Roberto . S ' era già abituato all ' orrore della situazione ; ne aveva acquistato il sentimento quasi d ' una necessità fatale ; e il suo sbalordimento era pieno d ' uggia , di ribrezzo e greve d ' una stanchezza dolorosa . Nessun conforto dalle memorie del passato : a richiamarle per un momento , non sarebbero valse ad altro che ad accrescere la vergogna e la miseria del presente . E in quell ' uggia , la vista di tutte le cose , anche dei ninnoli della stanza , acquistava agli occhi suoi una insopportabile gravezza . Ah , il bujo , il bujo , un luogo di riposo : la morte , sì ! Tutta quella guerra faceva vincere volentieri il ribrezzo della morte . Che crudeltà ! Egli era uno che doveva presto morire ... Serbargli quella feccia per gli ultimi giorni , da ingojare nel bicchiere della staffa ... Francesco D ' Atri si fermò , con gli occhi immobili e vani . Immaginò il tempo dopo la sua fine : il tempo per gli altri ... Ecco tornata la calma ... per gli altri ! rabbonite quelle onde , squarciato l ' orrore di quella tempesta ; e nessuna pietà , nessun rimpianto , nessuna memoria di chi s ' era trovato in quei frangenti e vi era perito . A un tratto , su la mensola , a cui teneva fissi gli occhi , gli s ' avvistò una piccola bertuccia di porcellana , che gli rideva in faccia sguajatamente . Gli venne quasi la tentazione di romperla ; voltò le spalle ; avvertì di nuovo il pianto angoscioso della bambina e s ' avviò a quella camera remota . Era la camera della bàlia . Un lumino da notte , riparato da una ventola litofana , sul cassettone , la rischiarava a mala pena . La vecchia governante , magra e linda , passeggiava con la bimba in braccio che , convulsa dagli spasimi , pareva volesse sguizzarle dalle mani ; procurava di tenersela adagiata sul seno e : - Nooo ... nooo ... - le ripeteva , come in risposta ai vagiti angosciosi , dimenandosi in ritmo con tutta la persona e battendole di continuo , lievemente , una mano alle spalle . La bàlia , con un ' enorme mammella tirata fuori del busto , piangeva anche lei : piangeva in silenzio e giurava alla cameriera che le sedeva accanto di non aver mangiato nulla che avesse potuto cagionare quella colica alla bambina . Francesco D ' Atri si fermò un pezzo a guardarla con occhi assenti : e i tratti del volto espressero lo sforzo quasi istintivo ch ' egli , col cervello altrove , faceva per intendere ciò che essa stava a dire tra le lagrime copiose . Intanto guardava nauseato quella sconcia mammella dal cui capezzolo paonazzo pendeva una goccia di latte . La cameriera pensò bene di tirar su il corpetto della bàlia per nascondere quella vista . E allora Francesco D ' Atri si volse a guardar la governante . Stordito dai vagiti della bimba trangosciata , strizzò gli occhi ; poi si recò a prendere dal tavolino da notte un campanello e si mise a farlo tintinnire pian piano innanzi agli occhi della piccina , per distrarla , andando dietro alla governante che seguitava a passeggiare , dondolandosi . Così lo trovò , poco dopo , donna Giannetta di ritorno dal teatro , tutta frusciante di seta . Alzò le ciglia e schiuse appena le labbra a un impercettibile sorriso canzonatorio dinanzi a quel notturno commovente quadro familiare , credendo che Sua Eccellenza si compiacesse , sotto gli occhi delle serve , di mostrare la sua ridicola tenerezza paterna dopo le gravi cure dello Stato . Ma la cameriera , accorsa a prendere il velo nero tutto luccicante di dischetti d ' argento ch ' ella si levava dal capo e a slacciarle la mantiglia , le spiegò , piano , che cosa era accaduto . - Ah sì ? Poverina ... - disse , ostentando indifferenza , ma con una voce calda , melodiosa , e si accostò alla governante , così tutta fragrante di profumo e di cipria e ampiamente scollata . Ma il D ' Atri le fe ' cenno di tacere . La bambina si era finalmente quietata . Donna Giannetta allora con un lieve sbuffo di stanchezza s ' avviò per la sua camera . Su la soglia si volse e disse al marito , quasi cantando : - Oh , Giulio Auriti è di là . Francesco D ' Atri chinò il capo ; le si avvicinò e le disse a voce bassa e grave , senza guardarla : - Aspettami . Ho da parlarti . - Discorso lungo ? - domandò ella . - Non potresti domani ? Temo d ' esser troppo stanca e d ' aver sonno . Mi sono orribilmente annojata . - Mi farai il piacere d ' aspettarmi , - insistette egli . E andò allo scrittojo , ove lo attendeva l ' Auriti . Ah , come volentieri , adesso , avrebbe fatto a meno di veder quel giovine a cui doveva dare una tremenda notizia ! Se n ' era già dimenticato ... si moveva , in quei giorni , dava ordini istruzioni , imponeva a se stesso atti , parole , risoluzioni , di cui subito dopo non riusciva più a veder bene la ragione , l ' opportunità , lo scopo . Chiuse gli occhi e sospirò profondamente , con le ciglia gravate da un ' oppressione tenebrosa . Aveva or ora detto alla moglie che lo aspettasse perché doveva parlarle . Ma di che ? a che scopo ? E lui stesso , poc ' anzi , aveva pregato il suo segretario d ' avvertir l ' Auriti , all ' uscita dal teatro , che venisse su da lui , perché aveva urgente bisogno di vederlo . Era necessario , sì , che quel povero giovine avesse al più presto notizia dell ' orrenda sciagura che gli stava sopra . Non poteva comunicargliela altri che lui . Sollevata la tenda dell ' uscio e vedendolo , provò intanto un certo rancore per la pietà e la commozione che colui già gli suscitava . Giulio Auriti non somigliava punto al fratello : alto , smilzo , elegantissimo , spirava dalla temprata agilità del corpo una energia vigorosa , che gli occhi d ' un bel grigio d ' acciajo , attenuavano con un certo sguardo d ' orgoglio svogliato . Si cangiò tutto , d ' un subito , alla vista del vecchio Ministro che gli si faceva innanzi così scombujato . Uno dei guanti , che teneva in mano , gli cadde sul tappeto . - Ebbene ? - domandò . Francesco D ' Atri socchiuse gli occhi per sottrarsi alla pena dell ' ansia smaniosa che gli leggeva nel viso . Aprì le mani e mormorò scotendo il capo : - Non s ' è trovata . - Ah , no ! - scattò allora l ' Auriti con una nuova subitanea alterazione del viso , che esprimeva sdegno , rabbia e insieme risoluzione fierissima di ribellarsi a un ' iniquità , senza alcun riguardo più per nessuno . - Ah , no , mi perdoni , eccellenza : la carta c ' è , e si deve trovare ! Lei sa che mio fratello Roberto ... - So , so ... - cercò d ' interromperlo , con durezza , il D ' Atri . - Ma dunque - incalzò l ' Auriti . - Quella sola dichiarazione può salvarlo , e non deve sparire ! O via anche tutto ciò che può compromettere Roberto ! Il D ' Atri sedette , tornò a premersi forte le mani sul volto e si lasciò cader dalle labbra : - Il guajo è questo : che l ' autorità giudiziaria ... - Ma no , eccellenza ! - insorse di nuovo l ' Auriti . - L ' autorità giudiziaria ha in potere soltanto ciò che il Governo le ha voluto lasciare . Lo sanno tutti ormai ! Il D ' Atri lo guardò come se egli , intanto , non lo sapesse : si rizzò su la vita e , facendo viso fermo , parve lo ammonisse che non poteva permettere si desse corso , in sua presenza , a una voce così piena di scandalo . Ma l ' Auriti , smaniando , torcendosi le mani , aggiunse : - E io ... io che riposavo tranquillo ... Ma come , eccellenza ? Io riposavo tranquillo perché c ' era lei ! Il D ' Atri s ' accasciò ; ma subito , come se qualcosa dentro gli facesse impeto nello spirito , tornò a rizzarsi e gridò con rabbia , guardando odiosamente il giovine : - Che c ' entro io ? che posso io ? - Come ! - esclamò l ' Auriti . - Il Selmi ... - Il Selmi ... - ruggì Francesco D ' Atri , serrando le pugna , come se avesse voluto averlo fra le unghie . - Ma sì , lo salvino pure ! - esclamò Giulio Auriti . - Per salvarlo però ... - Già ! ti figuri anche tu che lo salvi io ... - disse lentamente il D ' Atri , scrollando il capo con amarissimo sdegno . - Ma il Selmi stesso , eccellenza , - ripigliò subito , con diverso sdegno l ' Auriti , - vedrà che il Selmi stesso non tollererà d ' esser salvato a costo dell ' assassinio morale di mio fratello . E poi , eccellenza , se non parla lui , se tacerà Roberto , griderò io ! C ' è mia madre di mezzo , eccellenza ! L ' arresto di Roberto ? Mia madre ne morrebbe ! E il nostro nome ? A questo grido , il volto di Francesco D ' Atri si scompose . - Tua madre ... sì ... tua madre ... - mormorò ; e , curvo , si portò di nuovo le mani sul volto ; stette un pezzo così , finché non cominciò a sussultare violentemente come per un impeto di singhiozzi soffocati . Aveva conosciuto a Torino , giovane , donna Caterina Laurentano e Stefano Auriti che quel figliuolo gli ricordava in tutto ; pensò a quegli anni lontani ; vide se stesso com ' era allora ; vide Roberto ragazzo ; pensò a una notte sul mare , con quel ragazzo su le ginocchia un ' ora dopo la partenza da Quarto ... ah , da quella notte a questa , che baratro ! Giulio Auriti , vedendo sussultare le spalle poderose del vecchio Ministro , allibì . Questi alla fine scoprì il volto e , rimanendo curvo , guardando verso terra , scotendo le mani a ogni parola : - Che gridi ? che gridi ? - gli disse . - La vergogna di tutti ? Tutti impeciati ! Vuoi dirmi che sai perché il Selmi prese quel denaro sotto il nome di tuo fratello ? E griderai anche la mia vergogna ! - No , eccellenza ! - negò subito con sbalordimento d ' orrore , l ' Auriti . - Ma sì ! - rispose Francesco D ' Atri , levandosi . - Tutti impeciati , ti dico ! Tutti ... tutti ... Muojo di schifo ... Il fango , fino qua ! E s ' afferrò con le mani la gola . - M ' affoga ! Questo ... dovevo veder questo ! I più bei nomi ... Tu vedi soltanto tuo fratello ! Niente , sì , non glien ' è venuto niente in mano ; ma ha tenuto di mano a quello lì ... E non è vergogna , questa ? come lo scusi ? che gridi ? Tuo fratello promette , il tuo signor fratello assicura , in quei biglietti là , i laidi ufficii dell ' amico ... - E non lo nomina ! - disse coi denti stretti , ridendo d ' ira , d ' onta , di dispetto , Giulio Auriti . - Ecco perché non sono stati sottratti ! - Ma quando la paura ha preso possesso ! - venne a gridargli in faccia , con voce soffocata , Francesco D ' Atri . - Zuffa di ladri che rubano di notte con mani tremanti e come ciechi ; rimestano , arraffano , ficcano dentro ; e intanto di qua , di là , dal sacco , dalle tasche , il furto scappa via , e nella ressa , tra i piedi , c ' è chi ruba ai ladri , chi ghermisce questa o quella carta caduta e corre a far bottega su la vergogna : « Ecco , signori , i più bei nomi d ' Italia ! Ecco l ' onore ! ecco le glorie della patria ! » Non mi far parlare ... So a chi parlo ! Ma ormai ... tanto , n ' ho fino alla gola ... Non è umano , capisco che non è umano pretendere da Roberto il silenzio : per sé , per sua madre , per te , per il nome che portate ... - Roberto ? - fece l ' Auriti . - Ma Roberto , Vostra Eccellenza lo conosce , sarà anche capace di tacere . Il Selmi stesso ... - Se Roberto tacerà ? - domandò il D ' Atri , come se ne dubitasse . - Ma io no , eccellenza ! - s ' affrettò allora a ripetere l ' Auriti . - Glielo dico avanti : io no , per mia madre ! - Aspetta ! - riprese il D ' Atri , quasi imponendogli di tacere . - Se ho voluto vederti , è segno che ho da dirti qualche cosa . Giulio Auriti lo guardò ansiosamente negli occhi . Ma il D ' Atri non sostenne quello sguardo ; n ' ebbe fastidio , anzi dispetto ; scorse per terra il guanto caduto fin da principio dalle mani del giovine e riebbe fortissima l ' impressione di gravezza insopportabile , che in quei giorni gli faceva la vista di tutto . Ne distrasse gli occhi e disse , cupamente : - Tu intendi che in tutta questa faccenda ... io non posso cacciar le mani ... Si guardò le mani e le ritirò con atto di schifo . - Pure , - seguitò , - per Roberto , ho parlato ... questa sera stessa ; ho detto ... ho ... ricordato ... ricordato le sue benemerenze ... Forse - ascolta bene - quei biglietti compromettenti , per cui è già spiccato il mandato di cattura ... sì ! Ma ascolta bene - quei biglietti ... Non volle dire : significò con un rapido gesto espressivo della mano : via ! - Però , - riprese subito , - tu sai che i giornali hanno già pubblicato il nome di tuo fratello . Bisognerà , per togliere ogni sospetto di compromissione losca e per non lasciare nessuna traccia , nessuno strascico ... - Pagare ? - domandò , smorendo , l ' Auriti . - E dove ... come ? Il D ' Atri si strinse rabbiosamente nelle spalle . - Sono quarantamila lire , eccellenza ... - Io non posso dartele ... Procura ... E presto ! Tu intendi , è l ' unico mezzo ... - Un denaro preso da altri ... - gemette l ' Auriti . - Ma come preso ? - domandò con ira il D ' Atri . - Questo devi vedere ! - Per altri ! - protestò Giulio . - Sei un ragazzo ? - No , eccellenza : è la difficoltà ... Dove lo trovo ? come lo trovo ? - Cerca ... tu hai parenti ricchi ... tuo cugino ... - Lando ? - O i tuoi zii ... Giulio Auriti rimase pensieroso , a considerare quale , quanta probabilità di riuscita gli offrisse quella via indicata tra gli ostacoli che già gli si paravano davanti : per Lando , l ' ombra odiosa del Selmi ; per gli zii , la fierezza incrollabile della madre . Come si sarebbe piegata questa a chiedere ajuto di danaro , per quel debito non netto del figlio , a quel fratello ? A piegarla , si sarebbe certo spezzata ! Decise senz ' altro di tentar lui presso Lando : lui , a costo di tutto , per risparmiare quel sacrifizio estremo della madre . - Che tempo ? - domandò . - Presto ... - ripeté il D 'Atri.- Vedi tu ... cinque , sei giorni ... Giulio Auriti , perduta lì per lì la nozione dell ' ora , compreso già della parte che doveva sostenere , si licenziò e s ' avviò in fretta , accigliato , come se dovesse subito correre a casa del cugino . Francesco D ' Atri lo seguì con gli occhi fino alla soglia dell ' uscio ; poi rimase perplesso , aggrondato , a stropicciarsi con una mano il dorso dell ' altra , quasi cercasse nella memoria ciò che ancora gli restava da fare . A un tratto , scorse di nuovo per terra , sul rosso del tappeto , il guanto bianco , caduto di mano all ' Auriti . Quel guanto , lasciato lì , gli parve il segno che egli ormai non avrebbe potuto più allontanare del tutto da sé le cose , la gente , i pensieri da cui si sentiva soffocare : sempre una traccia , sempre un ' orma , un vestigio , ne sarebbero rimasti , risorgenti o incancellabili , come nell ' incubo di un sogno . E come se in quel guanto si potesse scorgere una sua compromissione , Francesco D ' Atri si chinò guardingo a raccattarlo con ribrezzo e se lo cacciò in tasca , furtivamente . Donna Giannetta , in accappatojo , con una graziosa cuffia di trine e di nastri in capo , aspettava intanto nella sua camera su un ' ampia e bassa poltrona massiccia di cuojo grigio ; una gamba su l ' altra , tormentandosi il labbro inferiore con le dita irrequiete . Teneva gli occhi fissi acutamente alla punta della babbuccia di velluto rosso , che compariva e spariva dall ' orlo della veste al lieve dondolìo della gamba accavalciata . Era la prima volta che il marito con quell ' aria e quel tono le annunziava di voler parlare con lei . Non le aveva detto mai nulla , prima , quando avrebbe avuto ragione di parlare . Che poteva più dirle , ora ? Aveva notato che , da alcuni mesi , era più cupo e più oppresso del solito ; ma , certo , non per lei ; forse , per difficoltà parlamentari . Non aveva mai voluto saper di politica , lei : aveva sempre proibito assolutamente agli amici che ne parlassero davanti a lei ; non leggeva giornali e si gloriava della sua ignoranza , si compiaceva delle risate con cui erano accolte certe sue confessioni , come ad esempio quella di non sapere chi fossero i colleghi del marito . Che ora egli volesse annunziarle , come aveva già fatto una volta , dopo il primo anno di matrimonio , che aveva in animo di lasciare il « potere » ? Oh , non le avrebbe fatto più né caldo né freddo , ormai . Ma eccolo ... Subito donna Giannetta si sgruppò , si abbandonò con gli occhi chiusi su la spalliera della poltrona , volendo fingere di dormire ; come però il D ' Atri aprì l ' uscio , riaprì gli occhi con molle stanchezza , quasi veramente avesse dormito . - Domani , no ? - gli domandò di nuovo , con grazia languida . - Ho proprio sonno , Francesco ! Temo di perdere il filo del discorso . - Non lo perderai , - diss ' egli aggrondato , lisciandosi la barba con la mano tremolante . - Del resto , se vuoi , il mio discorso potrà anche essere breve . - Ti dimetti ? - domandò lei , placidamente . - No ... - disse . - Perché ? - Credevo ... - sbadigliò donna Giannetta , portandosi una mano alla bocca . - No , qui , qui , di cose nostre , della casa , devo parlarti - riprese egli . - Abbi un po ' di pazienza . Sono anch ' io tanto stanco ! Se vuoi del resto che il mio discorso sia breve non offenderti . Donna Giannetta sgranò gli occhi : - Offendermi ? Perché ? - Ma perché , se dev ' esser breve . sarà pure per conseguenza un po ' rude , senza frasi , - rispose egli . - Mi lascerai dire ; poi farai , spero , quel che ti dirò io , e basterà così . Dunque , senti . - Sento , - sospirò ella , richiudendo gli occhi . Francesco D ' Atri agitò più volte con stento due dita : - Due sciagure ti sono capitate , - cominciò . Donna Giannetta tornò a scuotersi : - Due ? a me ? - Una , l ' hai proprio voluta , - seguitò egli . - Vecchia sciagura . Sono io . - Oh , - esclamò ella , abbandonandosi di nuovo su la poltrona . - Mi hai spaventata ! Sorridendo e intrecciando le mani sul capo , soggiunse : - Ma no ... perché ? Le larghe maniche dell ' accappatojo scivolarono e le scoprirono le braccia bellissime - Finora , no , - riprese egli . - Non te ne sei accorta bene , perché al fastidio che ho potuto recarti di quando in quando ... - Francesco , ho tanto sonno , - gemette lei - Permetti ... permetti ... permetti ... - diss ' egli con stizza . - Voglio dirti , che al fastidio hai trovato un compenso assai largo nella mia ... nella mia ... dirò , filosofia ... - Dimmi subito l ' altra sciagura , ti prego ! - sospirò quasi nel sonno donna Giannetta . Francesco D ' Atri si mise a sedere . Veniva adesso il difficile del discorso , e voleva esprimersi quanto meno crudamente gli fosse possibile . Poggiò i gomiti su i ginocchi , si prese la testa tra le mani per concentrarsi meglio , e parlò , guardando vero terra . - Eccomi . Aspetta . L ' ho dovuto ... ho dovuto scontare ... Ma già tu , in questo , non hai nessuna colpa . Era naturale che , tra i diritti della tua gioventù e i tuoi doveri di moglie , tu seguissi piuttosto quelli che questi . Avrei potuto farti osservare da un pezzo che tu stessa , accettando spontaneamente , anzi con ... con giubilo , un giorno , questi doveri verso un vecchio , avevi implicitamente rinunciato a quei diritti ; ma neanche di ciò ti fo colpa perché forse anche tu , allora , ti facesti l ' illusione che ... A questo punto Francesco D ' Atri sollevò il capo e s ' interruppe . Donna Giannetta dormiva , con un braccio ancora sul capo e l ' altro proteso verso di lui , come per implorar misericordia . - Gianna ! - chiamò , ma non tanto forte , frenando la stizza e lo sdegno , come se al suo amor proprio dolesse che ella , destandosi a quel richiamo , dovesse riconoscere d ' aver ceduto così presto al sonno mentr ' egli le parlava di cosa tanto grave . Riabbassò il capo e terminò a voce alta il discorso rimasto sospeso : - Ti facesti l ' illusione che ... sì , che avresti potuto facilmente adempiere ai tuoi doveri . Donna Giannetta non si destò ; anzi , pian piano l ' altro braccio le scivolò dal capo , le cadde in grembo con pesante abbandono . Allora Francesco D ' Atri sorse in piedi , fremente ; fu lì lì per afferrarle quel braccio nudo proteso e scoterglielo con estrema violenza , gridandole in faccia le ingiurie più crude . Ma la calma incosciente del sonno di lei , per quanto gli paresse spudorata e quasi una sfida , lo trattenne . Sembrava che così giacente nel sonno , gli dicesse : « Guardami come son giovane e come son bella ! Che pretendi , tu vecchio , da me ? » . Ah , che pretendeva ! Ma di quella sua bellezza che ne aveva fatto ? e che ne stava facendo della sua gioventù ? Scempio vergognoso ! Sì , dandosi a lui , a un vecchio , dapprima ! Ma egli almeno , quei tesori li avrebbe adorati con animo tremante e traboccante di gratitudine , come un premio divino ! Ella , invece , con obbrobrioso disprezzo , con incosciente crudeltà , li aveva violati ! E nulla più poteva ormai rifar sacre quella bellezza e quella gioventù così indegnamente profanate ! Scosse il capo e uscì pian piano dalla camera . Subito donna Giannetta balzò in piedi , sbuffando . Auff ! sul serio , a quell ' ora , una spiegazione ? E perché ? Quando avrebbe dovuto parlare , zitto ; ora che lei s ' annojava soltanto , mortalmente , pretendeva una spiegazione ? Eh via ! Troppo tardi . Se lui stesso , del resto , col suo contegno , tra le inevitabili relazioni della nuova vita in cui l ' aveva messa , di fronte alle tentazioni a cui questa vita la esponeva , agli esempii che di continuo le poneva sotto gli occhi , l ' aveva indotta , certo senza volerlo , a stimar troppo ingenuo , puerile e tale da attirar l ' altrui derisione il bel sogno da lei accarezzato , sposandolo ? Con la massima sincerità aveva sognato di rallegrare col riso della sua giovinezza gli ultimi anni della vita eroica di Francesco D ' Atri , vecchio amico e fratello d ' armi del padre . Gli era forse sembrato che con troppa avventatezza ella avesse preso la risoluzione di sposarlo , quella sera ormai lontana , in cui , discorrendosi in casa del padre di donne , di vecchi , di matrimonii , a una domanda di lei egli aveva risposto per ischerzo , sorridendo malinconicamente : « Eh , bellina mia , se mi sposi tu ... » ? Ma fors ' anche aveva sospettato in lei l ' ambizione di diventar moglie d ' un ministro ! Per il parentado , per le condizioni della sua nascita , era quasi povera . Avrebbe dovuto saper bene però che in casa di lei , sempre , le risoluzioni più serie erano state prese così ; e che la precipitazione nel prenderle non era stata mai a scàpito della fermezza nel mantenerle . Suo padre , Emanuele Montalto , giovine , nella compagnia spensierata e gioconda di tant ' altri giovani dell ' aristocrazia palermitana , quasi per una picca da un giorno all ' altro s ' era ribellato alla famiglia devota ai Borboni ; e non solo per quella ribellione aveva sofferto persecuzioni , prigionia , esilio dal governo oppressore , ma era stato anche diseredato dal padre a beneficio del fratello maggiore e della sorella Teresa , moglie di don Ippolito Laurentano e madre di Lando . E anche lei , già una volta , proprio per una picca , da un giorno all ' altro s ' era guastata col cugino Lando il quale , vivendo a Palermo in casa dello zio principe di Montalto , veniva di furto ad amoreggiar con lei , cuginetta eretica , figlia dello zio eretico , a cui quello ( il principe ) come per un ' elemosina della quale si dovesse vergognare , faceva passar sotto mano un assegno appena appena decente . Da un giorno all ' altro , tutto finito , per sempre : non aveva più voluto sapere del cugino e aveva indotto il padre a lasciar Palermo per Roma , con la speranza che , allontanando il padre dall ' isola , in una più larga cerchia e meno oppressa da pregiudizii , egli avesse alla fine condisceso a lasciarle prendere la via per cui il sangue materno la chiamava . Sua madre era stata un ' attrice piemontese , la Berio , conosciuta dal padre a Torino , durante l ' esilio , e sposata colà . Il sangue , proprio il sangue , non l ' esempio la chiamava , perché la mamma lei non l ' aveva nemmeno conosciuta : morta nel darla alla luce ; e tutti , a Palermo , e più di tutti il padre , s ' erano sempre guardati dal farle sapere ciò che la madre era stata . Ma una Montalto sul palcoscenico ? Orrore ! E anche lei , sì , doveva riconoscerlo , provava tra sé e sé un certo segreto ribrezzo . Tuttavia , per lanciare una sfida al cugino Lando e per far onta a quello zio che si vergognava finanche di mantenerli di nascosto , oh , non solo questo ribrezzo avrebbe saputo vincere facilmente , ma qualunque altro ! Lando , poco dopo , era venuto anche lui a stabilirsi a Roma , e insieme col padre aveva cercato di ammansarla , di rabbonirla . No , no e no . Già s ' era innamorata di quel suo sogno per Francesco D ' Atri , che , fin dal primo vederla , era rimasto come abbagliato di lei . Perché poi non l ' aveva ritenuta capace Francesco D ' Atri di serbarsi fedele a quel sogno ? come non aveva compreso che un tal dubbio , un tal timore , manifestati con certi sguardi pietosi , con certi mezzi sorrisi afflitti , l ' avrebbero offesa acerbamente , al pari della libertà concessa , anzi quasi imposta , non ostanti quel dubbio e quel timore ? Dunque per lui una sua caduta era inevitabile e ci si rassegnava ? E se lui non credeva , qual merito , qual premio , a non cadere ? Per se stessa ? Ah sì , per se stessa ! Le era morto il padre , da poco . Addolorata , amareggiata profondamente , eppur costretta a far buon viso a tutti , s ' era veduta , pure in quei giorni di lutto , vigilata da Lando con occhi freddamente sdegnosi . In un momento d ' angoscia , di esasperazione , in un momento di vera pazzia , perché lo sdegno di quegli occhi si ritorcesse anche contro di lui , gli s ' era offerta . Probo , intemerato , incorruttibile , Lando l ' aveva respinta . Oh , e allora , più per vendicarsi di lui che della triste e muta sconfidenza del vecchio marito , s ' era buttata in braccio di Corrado Selmi , e giù , giù , giù ... orribilmente , sì ... come un ' ubriaca , come una pazza aveva sguazzato un anno nello scandalo . Ma via ! Non le aveva detto anche or ora il vecchio , che non trovava nulla da ridire ? Perché dunque avrebbe dovuto farsene un rimorso ? Oh , non si era davvero divertita in quell ' anno della sua relazione col Selmi . Che voleva da lei ora , il marito ? Donna Giannetta scrollò le spalle , e subito vide quel suo gesto , come se l ' avesse fatto un ' altra davanti a lei . Aveva spiccatissima la facoltà strana di osservarsi così , quasi da fuori anche nei momenti di maggior concitazione , di vedersi muovere , di sentirsi parlare o ridere ; e ne aveva quasi sgomento , talvolta , e spesso fastidio ; temeva che i suoi atteggiamenti , i suoi gesti , il suono della sua voce , gli scatti dei suoi sorrisi potessero apparire studiati ; soffriva di quel raggelarsi improvviso dei moti più spontanei e men pensati del suo essere , sorpresi in sul nascere da lei stessa in sé . Si passò parecchie volte la mano su la fronte e cercò d ' affondarsi in un pensiero che le togliesse la visione di sé , così costernata . Ecco . L ' altra sciagura ... Quale poteva essere l ' altra sciagura di cui il marito avrebbe voluto parlarle ? Il volto le si fece scuro . Davanti agli occhi le sorse l ' immagine del Selmi , che , o sbigottito , per romper quella furia di scandalo , o per timore di perderla , cominciando ella a essere stufa , o con la speranza di legarla a sé maggiormente , o forse anche per vendetta , non aveva saputo impedire che divenisse madre . Sì , non c ' era dubbio : l ' altra sciagura , a cui il vecchio alludeva , era la figlia , quella bambina ... - Due sciagure ti sono capitate ... Una , l ' hai proprio voluta . L ' altra , dunque , no . E aveva ragione : quest ' altra sciagura , non l ' aveva proprio voluta . Ma se egli sapeva tutto , e sapeva che lei non poteva sentire alcun affetto per quella creatura che le ricordava l ' amante odiato , perché poc ' anzi s ' era fatto trovare presso quella bambina piangente , con un campanello in mano ? Perché tanta ostentazione di tenerezza per quella creatura ? Perché aveva voluto accomunarla a sé , come per mettersi con essa di fronte a lei , dicendo che entrambi - lui e la bambina - rappresentavano per lei due sciagure ? Che voleva concludere ? Donna Giannetta si pentì d ' aver finto di dormire . Rimase ancora un pezzo a riflettere ; poi uscì dalla camera in punta di piedi e , al bujo , trattenendo il respiro , si recò fino all ' uscio della camera del marito . Origliò , poi si chinò a guardare attraverso il buco della serratura . Francesco D ' Atri , seduto lì nella sua camera , come dianzi nella camera di lei , coi gomiti sui ginocchi e la testa tra le mani , piangeva . Donna Giannetta si sentì fendere la schiena da un brivido e si ritrasse sconvolta , in preda a uno stupore che era anche sgomento . - Piange ... Restò lì , tremante , senza riuscire a formare un pensiero . Poi , improvvisamente , temendo ch ' egli aprisse l ' uscio e la scoprisse lì in agguato , si mosse per rientrare nella sua camera . Ma , passando come una ladra davanti all ' uscio della camera ove dormiva la bambina , si fermò . Anche la bambina , qua , piangeva ! Tutt ' e due ... Inconsciamente , quasi per trovare un rifugio che la nascondesse a se medesima in quel momento , schiuse quell ' uscio , entrò . La bàlia , seduta in mezzo al letto , smaniava , disperata . La bambina , dopo un breve sonno inquieto , aveva ripreso a contorcersi per le doglie e a vagire così . Donna Giannetta non intese bene dapprima ciò che la bàlia diceva ; allungò una mano su la bambina trangosciata e subito la ritrasse , quasi per ribrezzo . Com ' era fredda ! Ma bisognava farla tacere ... Quel pianto era insopportabile ... Non voleva latte ? Era fasciata forse troppo stretta ? Volle sfasciarla lei , con le sue mani . Oh che gambette misere , paonazze ... e come tremavano , contratte dallo spasimo ... si provò a tenergliele ; ma erano gelate ! Era tutta gelata , quella povera piccina ... Fosse stato almeno un maschio ; ma no , ecco , femminuccia ... Con che ravvolgerla ? Ecco là , la copertina della culla ... Su , su , Donna Giannetta se la prese in braccio , se la strinse contro il seno , forte e delicatamente , e si mise a passeggiare per la camera , cullando la figlioletta col dondolìo della persona , come non aveva mai fatto . E stupì di saperlo fare . Sentiva sul seno le contrazioni del piccolo ventre addogliato e quasi il gorgoglio del pianto dentro quel corpicciolo tenero e freddo . Quasi senza volerlo , allora , si mise a piangere anche lei , non per pietà della piccina , no ... o fors ' anche , sì , perché la vedeva soffrire ... ma piangeva anche perché ... perché non lo sapeva neppur lei . A poco a poco la piccina , come se sentisse il calore dell ' amor materno che per la prima volta la confortava , si quietò di nuovo . Donna Giannetta era già stanca , tanto stanca , e pur non di meno seguitò ancora un pezzo a passeggiare e a batter lievemente , a ogni passo , una mano sulle spallucce della piccina . Poi si fermò ; con la massima cautela , per non farla svegliare , se la tolse dal seno ; si mise a sedere e se la adagiò su le ginocchia ; fe ' cenno alla bàlia di rimanersene a letto e , al lume del lampadino da notte , si diede a contemplare la figliuola . Vide quella creaturina , tranquilla ora per opera sua , lì in grembo a lei , come non l ' aveva mai veduta . Forse perché non aveva mai fatto nulla per lei , povera piccina , cresciuta finora senz ' affetto , senza cure ... E che colpa aveva lei ? Strizzò gli occhi , come per ricacciare , indietro un sentimento odioso ... Ma no ! Che colpa aveva la piccina d ' esser nata ? E a un tratto , guardando così la figlia , comprese quel che il marito voleva dirle . Egli era e si sentiva vecchio , e sapeva di non poter riempire la vita di lei ; ma ella aveva una figlia ora ; e una figlia può e deve riempir la vita d ' una madre . Egli poteva fare uno scandalo , e non l ' aveva fatto ; non solo , ma aveva dato anzi a quella bambina , che non era sua , il prestigio del nome , del grado , e anche ... sì , anche la sua tenerezza . Orbene , lei , madre , poteva dar bene alla propria figlia l ' affetto , le cure , l ' esempio d ' una condotta illibata . Ecco , sì , questo , questo senza dubbio , egli voleva dirle . E lei aveva fatto finta di dormire ... A lungo donna Giannetta rimase lì , quella notte , a pensare , con la bambina in grembo . Pensò con amarissimo rimpianto al suo sogno giovanile ; e , con nausea , a quel che gli uomini le avevano offerto in cambio di quel sogno ... Stupide finzioni , volgarità schifose ... Poi , a poco a poco , cedette al sonno . Prima dell ' alba , Francesco D ' Atri , attraversando il corridojo per recarsi allo studio , vide aperto l ' uscio della camera della bàlia e sporse il capo a guardare . Rimase stupito nel trovare la moglie lì addormentata su una poltrona , con la bambina in braccio . Le s ' accostò pian piano per contemplarla e sentì lo stupore sciogliersi , con un tremore per le vene , in una tenerezza infinita . si chinò e le sfiorò con un bacio la fronte . Donna Giannetta si destò ; provò anche lei stupore , dapprima , nel ritrovarsi lì , con la piccina su le ginocchia ; poi sorrise - vide quel suo sorriso - e , tendendo una mano al marito e guardandolo con gli occhi pieni d ' una gioja nuova , gli domandò : - Va bene così ? CAPITOLO SECONDO Da una ventina di giorni , tutti , anche quelli che andavano per via frettolosi e sopra pensiero , si voltavano , si fermavano a mirare un vecchiotto nodoso e ferrigno , con un piccolo zàino alle spalle , quattro medaglie al petto e un cappellaccio nero , da cui scappava un arruffio di peli , i gialli cernecchi confusi col barbone lanoso , abbatuffolato . Camminava quel vecchiotto come in sogno , gli occhi lustri , ilari e lagrimosi , senz ' alcun sospetto della sua straordinaria apparizione per le vie e le piazze di Roma , in quella comica acconciatura e con quella goffa aria di selvaggio intenerito . Ma , lasciati a Valsanìa il berretto villoso , gli scarponi imbullettati e il fucile , indossato il vestito nuovo di panno turchino e , sotto alla ruvida camicia d ' albagio violacea , un ' altra camicia di tela che gli sovrabbondava bianca e floscia dal collo e dalle maniche ; con quel cappellaccio nero e le scarpe pulite , Mauro Mortara era sicuro d ' essersi acconciato da compìto cittadino . La giacca , sì , aveva su i fianchi certi rigonfii ... ma le pistole , eh quelle aveva fatto voto di non lasciarle mai . Le quattro medaglie poi che gli s ' intravedevano appese alla camicia d ' albagio , sul petto , se le era portate ( chiestane licenza al Generale ) unicamente per dimostrare ch ' era degno di passare per Roma , che s ' era meritata la grazia e guadagnato l ' onore di vederla . Tutti i documenti erano dentro lo zainetto . Come avrebbe potuto supporre che quelle medaglie , a Roma , attufata d ' odio e tutta imbrattata di fango in quei lividi giorni , dovessero chiamare su le labbra un ghigno di scherno , diventata quasi titolo d ' infamia la qualifica di « vecchio patriota » ? Senza il più lontano sospetto che ridessero di lui , Mauro Mortara rideva a tutti coloro che gli ridevano in faccia , credendo che partecipassero alla sua gioja , a quella sua gioja rigata di lagrime che , quasi grillandogli attorno come una luce , gli abbagliava ogni cosa . Non vedeva altro di Roma , che questa sua gioja di esserci ; e tutto in quella fiamma d ' allucinazione gli si presentava magico e vaporoso ; e non sentiva la terra sotto i piedi . Tre , quattro volte , nell ' allungare il passo , gli era venuto meno il marciapiedi , e per poco non era ruzzolato . Andava com ' ebro , senza mèta , smarrito , annegato nella sua beatitudine ; e appena gli fantasmeggiava davanti un aspetto grandioso , giù altre lagrime dagli occhi gonfii di commozione . Lando Laurentano avrebbe voluto dargli una guida ; ma che guida ! non voleva saper nulla ; non voleva che gli si precisasse nulla ; temeva istintivamente che ogni notizia , ogn ' indicazione , ogni conoscenza anche sommaria gli rimpiccolisse quella smisurata , fluttuante immagine di grandezza , che il sentimento gli creava . Roma doveva rimanere per lui , come il mare , sconfinata . E ritornando la sera , stanco e non sazio , al villino di via Sommacampagna dove Lando abitava , alle domande se avesse veduto il Colosseo , il Foro , il Campidoglio : - Ho visto , ho visto ! - rispondeva in fretta . - Non mi dite niente ... Ho visto ! - Anche San Pietro ? - Oh Marasantissima ! Vi dico che ho visto . Non voglio saper niente ! Questo ... quello ... che me n ' importa ? È tutto Roma ! Che gl ' importava di sapere chi fosse quel cavaliere con le gambe nude e la corona in capo sul gran cavallo di bronzo in quell ' alta piazza vegliata da statue in capo alla salita , dominata da una torre e porticata a destra e a sinistra ? Era a Roma ? E dunque era un grande , certo , un eroe dell ' antichità , un vittorioso , un padrone del mondo . E quella statua lì , rossa , seduta sopra la fontana , con una palla in mano ? Roma : quella era Roma , col mondo in pugno , e basta . Se per quella piazza non fosse passata di continuo tanta gente , si sarebbe chinato a baciar l ' orlo di quella fontana , accostato a baciare il piedestallo di quel cavaliere con le gambe nude . E perché s ' affaccendava lassù tutta quella gente ? Ma perché lavorava a far più grande Roma : ecco perché ! si davano tutti da fare per questo . E Roma , Roma ... eccola là : di nuovo , tra poco , tutto il mondo in pugno avrebbe tenuto , così ! Era lui davvero , Mauro Mortara , a Roma ? respirava proprio lui lassù quell ' aria di Roma ? toccava proprio lui coi piedi il suolo di Roma ? vedeva lui tutte quelle grandezze ? o era sogno ? Ah , si potevano chiudere ora gli occhi suoi , dopo tanta grazia ? Veduta Roma , avevano veduto tutto . Posta la sua firma nel registro del Pantheon , alla tomba del Re , poteva morire : aveva dato atto di presenza nella vita , risposto all ' appello della storia . Che stupore ! Se le era trovate davanti all ' improvviso , quelle colonne scure e maestose . Nel dubbio che fosse una chiesa , s ' era tenuto in prima d ' entrare per il cancello semichiuso della ringhiera , come vedeva fare a tanti . Venendo a Roma , aveva stabilito che , dalle chiese , alla larga ! Rispettare Dio , sì , ma in cielo ... E non era entrato difatti neanche in San Pietro . In mano ai preti , lui ? Maramèo ! Con occhi torvi aveva guatato il Vaticano , premendo coi gomiti su i fianchi il calcio delle due pistole . Era dunque una chiesa anche quella ? Stava per domandarlo , quando gli s ' era accostato un venditore di vedute di Roma : - Il Pantheon ... la tomba del Re ... - Là dentro ? E subito allora era entrato . Quell ' occhio tondo aperto nella cupola , da cui si vedeva il cielo , l ' altare di fronte lo avevano un po ' sconcertato . Dov ' era la tomba del Re ? Eccola là , a destra , in alto , di bronzo ... E s ' era avvicinato , timoroso ; aveva veduto sotto la tomba i due veterani di guardia , con le medaglie al petto , il registro per le firme dei visitatori e , con gli occhi ridenti e invetrati di lagrime , aveva sollevato un po ' la giacca per far vedere a quelli che aveva il diritto , lui , di firmare . Quei due veterani non avevano compreso bene , forse , ciò che avesse voluto dire e , vedendolo ridere e piangere insieme , lo avevano preso fors ' anche per matto . Sì , aveva risposto lui , col capo : or ora , dopo tutti gli altri ; ché , un po ' per la mano poco avvezza , un po ' per gli occhi e sopra tutto poi per la commozione , chi sa quanto tempo ci avrebbe messo ! Alla fine , rimasto solo davanti ai veterani dopo aver raspato alla meglio sul registro , a lettera a lettera , nome , cognome e luogo di nascita : - Ah , da Girgenti ... siciliano ? - s ' era sentito domandare da uno di quelli , che con gli occhi aveva tenuto dietro alla penna . - Avete fatto la campagna del Sessanta ? - Eccole qua ! - gli aveva risposto , gongolante , mostrando le medaglie . - E questa , del Quarantotto ! - Ah , reduce del Quarantotto ... E siete danneggiato ? - Come , danneggiato ? Che vuol dire ? - Se avete la pensione dei danneggiati politici ... Ma che pensione ! Lui ? Perché la pensione ? Non aveva niente , lui . Non sapeva neppure che ci fosse , quella pensione ; e se l ' avesse saputo , non l ' avrebbe mai chiesta . Prender danaro per quel che aveva fatto ? Ma gli dovevano prima cascar le mani ! Quelli , ch ' eran due piemontesi , s ' erano messi a ridere , guardandosi negli occhi . Lo avevano approvato - credeva lui - sicuramente . Sì , come lo approvavano , nel villino , ogni sera , Raffaele il cameriere e Torello il servitorino , dopo la severa riprensione del padrone che li aveva sorpresi in un momento che se lo pigliavano a godere proprio di gusto . Alle esclamazioni di gioja , di meraviglia , di entusiasmo , di soddisfazione , alle ingenue considerazioni di Mauro sulla grandezza della patria , Lando Laurentano , benché pieno in quei giorni di sdegno e di nausea , non aveva mai replicato ; aveva trattenuto il sorriso anche quando il suo caro vecchio , una di quelle sere , era entrato ad annunziargli ancor tutto esultante : - Ho visto il Re ! ho visto il Re ! Oh , povero figlio mio , come avrei potuto mai crederlo ? tutto bianco ... bianco come me ... Chi sa quanto gli costa sedere lassù ! quanti pensieri ! Eh , il palo è lui ! c ' è poco da dire : il palo che regge tutto ... E sapete ? M ' ha salutato ! se la carrozza andava più piano , mi buttavo in ginocchio , com ' è vero Dio ! « Sentirsi in petto per un momento quel cuore ! » aveva pensato con tenerezza e con invidia Lando Laurentano . « Potere con quella stessa fede , con quella stessa purezza d ' intenti , nutrire un sogno , un più vasto sogno ; affrontare per esso più aspre lotte e vincere , per goder poi una gioja più pura e più grande di quella ! » . Come per ritemprarsi e lavarsi lo spirito di tutte le sozzure sbomicanti in quei giorni dalla vita nazionale , s ' era immerso nei discorsi di quel vecchio , strambi , sì , ma vero lavacro di purezza e di fede . La sua vista , la sua presenza a Roma , in quei giorni , gli facevano apparir più sozzi , più turpi tutti coloro che della fortuna insigne d ' esser nati in un momento supremo e glorioso s ' erano avvantaggiati come ingordi mercanti e ladri speculatori . Che ne sapeva , che poteva saperne quel vecchio , il quale , dopo aver dato il meglio della sua forte e ingenua natura alla patria , s ' era ritratto in solitudine a fantasticare sul frutto che l ' opera sua avrebbe certamente recato , sicuro che tutti gli altri avevano fatto come lui ? Egli non pensava : sentiva soltanto : fiamma accesa , che si beava nel suo lume e nel suo calore , e tutto avvivava intorno a sé di questo lume . E , certo , come ora qua non avvertiva la tempesta di fango in mezzo alla quale passava raggiante di gioja e d ' entusiasmo , da trent ' anni in Sicilia non aveva mai avvertito gli orrori delle tante ingiustizie , la desolazione dell ' abbandono , il crollo delle illusioni , il grido e le minacce della miseria . Impensierito dalle notizie di giorno in giorno più gravi che gli arrivavano di laggiù , Lando avrebbe voluto qualche ragguaglio da lui , almeno intorno alla provincia di Girgenti ; ma non glien ' aveva neppur fatto cenno , sicuro che gli avrebbe oscurato d ' un tratto tutta la festa col fargli sapere ch ' egli , il nipote del Generale , era per quelli che egli in buona fede doveva stimar nemici della patria , e dunque un nemico della patria anche lui . Gli aveva domandato invece notizie del padre . - Giù , dovete venire giù con me ! - gli aveva risposto Mauro recisamente . - Voi siete il ladro ; io , il carabiniere . E ringraziate Dio che ha mandato me ! Poteva mandarvi un plotone di quei suoi terribili pagliacci , con Sciaralla il capitano . Lando aveva schiuso le labbra a un sorriso afflitto . E allora Mauro , picchiandosi la fronte con una mano : - Testa ! Che volete farci ? Me li manda anche lì , a Valsanìa , vestiti a quel modo , nella casa di suo Padre ! Il cuore mi si volta in petto e vedo rosso , vi giuro , certe volte ! Basta , che dicevamo ? Ah ... anche questa vi pare che sia da meno ? andare a sposar di nuovo , alla sua età , e una di quella razza ! Santo e santissimo non so chi e non so come , il padre di quello , vi dico , quando vostro nonno fu mandato in esilio , andò in chiesa a cantare il Te Deum . E lui , lui , questo don Flaminio Salvo ... Corpo di Dio , sapete che ho dovuto sopportarmelo per un mese a Valsanìa ? Ah , che bracalone quel vostro zio don Cosmo ! « Come ! » doveva dire . « Flaminio Salvo a Valsania ? » E invece , niente ! Padronissimo . E sapete come sono stato io per un mese ? Come una bestia che va cercando tutti i buchi e i bucherelli per nascondersi . Se lo vedevo ... sangue di ... per qua lo afferravo , vi dico , per la gola , e là , suona che ti suono , cazzotti dove coglievo coglievo ! Sapete che quando mi piglia quel momentaccio , bestiale come sono ... Lasciamo andare ! Questo don Flaminio Salvo , al quarantotto , che fece ? ve lo dico io che fece , andò dritto filato a denunziare alla sbirraglia borbonica il luogo dove s ' era nascosto don Stefano Auriti con vostra zia donna Caterina . Storia ! E ora , a Girgenti , porta tutti i preti in pianta di mano ! Ma Dio , ah Dio l ' ha castigato ! La moglie , pazza ! Peccato che la figlia ... quella , no : buona , la figlia ; buona e bella ... Ma non vi venisse in mente , oh , di pigliarvela in moglie ! Voi , caro mio , portate il nome di vostro nonno , ricordatevelo ! E il nome di Gerlando Laurentano dev ' essere per voi ... che dico ? no , caro mio , non ridete ... di queste cose non dovete ridere davanti a me ! - Rido , - gli aveva risposto Lando , - perché ha mandato un buon ambasciatore mio padre per persuadermi ad assistere alle sue nozze ! E Mauro , mettendo le mani avanti : - Ah no , che c ' entra ? io le cose le dico papali in faccia , anche a lui . E , tanto , se non le dico , mi si leggono in fronte lo stesso ... Ciascuno col sentimento suo . Ma voi dovete venire con me , perché il padre è padrone , caro mio . Non andate di vostra volontà . Lui , com ' ha cominciato , deve finire . Se s ' è messo per quella via , che volete farci ? Ve ne verrete per un po ' di giorni a Valsanìa , a ristorarvi ; vi arrabbierete un po ' con quello stolido di vostro zio don Cosmo ; ma poi ci sono io , c ' è il camerone del Generale , intatto , tal quale ... Entrando là , il petto ... ah ! vi s ' allarga e il cuore vi si fa tanto ... Voi , non so , mi parete ... Con permesso , lasciatemi sentir l ' orologio . Gli s ' era accostato , gli aveva posato un orecchio sul petto , dalla parte del cuore e , ridendo furbescamente , aveva concluso : - Ho capito ! L ' ora delle femmine . Calmo e freddo in apparenza , Lando Laurentano covava in segreto un dispetto amaro e cocente del tempo in cui gli era toccato in sorte di vivere ; dispetto che non si sfogava mai in invettive o in rampogne , conoscendo che , quand ' anche avessero trovato eco negli altri , come ne trovavano difatti quelle dei tanti malcontenti in buona o in mala fede , non avrebbero approdato a nulla . Era , quel suo dispetto , come il fermento d ' un mosto inforzato , in una botte che già sapeva di secco . La vigna era stata vendemmiata . Tutti i pampini ormai erano ingialliti ; s ' accartocciavano aridi ; cadevano ; i tralci nudi si storcevano nella nebbia autunnale , come chi si stiri in un lungo e sordo spasimo di noja ; nella grigia distesa dei campi , tra la caligine umida , non rimaneva più altro che un accennar muto e lieve e lento di pàlmiti vagabondi . Aveva dato il suo frutto , il tempo . E lui era venuto a vendemmia già fatta . Il mosto generoso e grosso , raccolto in Sicilia con gioja impetuosa , mescolato con l ' asciutto e brusco del Piemonte , poi col frizzante e aspretto di Toscana , ora col passante , raccolto tardi e quasi di furto nella vigna del Signore , mal governato in tre tini e nelle botti , mal conciato ora con tiglio or con allume , s ' era irrimediabilmente inacidito . Età sterile , per forza , la sua , come tutte quelle che succedono a un tempo di straordinario rigoglio . Bisognava assistere , tristi e inerti , allo spettacolo di tutti coloro che avevan dato mano all ' opera e volevano ora esser soli a darle assetto ; alcuni tuttavia sovreccitati e quasi farneticanti , altri già lassi e crogiolantisi con senile sorriso di sufficienza nella soddisfazione d ' un ' ardua fatica comunque terminata , di cui non volevano vedere i difetti , né che altri li vedesse . Ah , in verità , sorte miserabile quella dell ' eroe che non muore , dell ' eroe che sopravvive a se stesso ! Già l ' eroe , veramente , muore sempre , col momento : sopravvive l ' uomo e resta male . Guaj se non scoppia l ' anima con veemenza , investita da quel vento propulsore che la gonfia , la sforza e le fa assumere a un tratto una terribile maschera di grandezza ! Dopo quello sforzo , caduto il vento , l ' anima violentata non sa , non può più ricomporsi nelle sue naturali proporzioni non trova più il suo equilibrio : qua ancora abbottata e intumidita , là floscia , ammaccata , casca da tutte le parti e , come un pallone in cui si sia consumato lo stoppaccio , incespica e si straccia in tutti gli sterpi della via dianzi sorvolata . Lando Laurentano non sfogava il dispetto , perché , non avendo potuto prima per l ' età , non potendo più ora per l ' inerzia dei tempi far nulla , sdegnava come troppo facile dir che gli altri avevano fatto male . Fare ... ecco , poter fare , senza punte parole ! Avevano fatto gli altri . Ora era il tempo delle parole . Ne facevano tante gli altri inutilmente , ch ' egli poteva bene risparmiar le sue . Vedeva che coloro , a cui era stato dato di fare , s ' erano dibattuti a lungo tra due concezioni , una vacua e l ' altra servile : quella di un ' Italia classica e quella di un ' Italia romantica : una fantasima in toga e un manichino da vestire con la livrea e il beneplacito altrui : un ' Italia retorica , fatta di ricordi di scuola , quella stessa forse vagheggiata dal Petrarca e suggerita a Cola di Rienzo , repubblicana ; e un ' Italia forestiera , o inforestierata tutta nell ' anima e negli ordini . Purtroppo , le necessità storiche dovevano effettuar questa . E , in fondo , non si era fatto altro che sostituire una retorica a un ' altra ; alla scolastica imitazione degli antichi , la spropositata imitazione degli stranieri . Imitare , sempre . « Oh Italiani , - aveva gridato dalle Murate di Firenze il Guerrazzi , - scimmie e non uomini ! » . Soffocati dalle così dette ragioni di Stato gl ' impeti più generosi , la nazione era stata messa su per accomodamenti e compromissioni , per incidenze e coincidenze . Un solo fuoco , una sola fiamma avrebbe dovuto correre da un capo all ' altro d ' Italia per fondere e saldare le varie membra di essa in un sol corpo vivo . La fusione era mancata per colpa di coloro che avevano stimato pericolosa la fiamma e più adatto il freddo lume dei loro intelletti accorti e calcolatori . Ma , se la fiamma s ' era lasciata soffocare , non era pur segno che non aveva in sé quella forza e quel calore che avrebbe dovuto avere ? Che nembo di fuoco allegro e violento dalla Sicilia su su fino a Napoli ! Ancora da laggiù , più tardi , la fiamma s ' era spiccata per arrivare fino a Roma ... Dovunque era stata costretta ad arrestarsi , ad Aspromonte o su le balze del Trentino , era rimasto un vuoto sordo , una smembratura . Non poteva l ' Italia farsi in altro modo ? Segno che non erano ancora ben maturi gli eventi , o che eran mancati in alcuni l ' energia e l ' ardire per secondarli . Troppi calcoli e riflessioni ombrose e tentennamenti e scrupoli e ritegni e soggezioni avevano mortificato la creazione della patria . Che fare , adesso ? Per chi vuole , sì , è sempre tempo di far bene . Ma un bene modesto , umile , paziente , Lando Laurentano sentiva che non era per lui . Gli avevano offerto , nelle ultime elezioni generali , la candidatura in uno dei collegi di Palermo : né preghiere , né pressioni , né richiami alla disciplina del partito erano valsi a farlo recedere dal rifiuto . Lui , a Montecitorio , in quel momento ? Meglio affogarsi in una fogna ! Fin da giovinetto s ' era nutrito di forti e severi studii , non tanto per bisogno di coltura o per passione , quanto per poter pensare e giudicare a suo modo , e serbare così , conversando con gli altri , l ' indipendenza del proprio spirito . Aveva qua , nel villino solitario di via Sommacampagna , una ricca biblioteca , ove soleva passare parecchie ore del giorno . Ma , leggendo , era tratto irresistibilmente a tradurre in azione , in realtà viva quanto leggeva ; e , se aveva per le mani un libro di storia , provava un sentimento indefinibile di pena angustiosa nel veder ridotta lì in parole quella che un giorno era stata vita , ridotto in dieci o venti righe di stampa , tutte allo stesso modo interlineate con ordine preciso , quello ch ' era stato movimento scomposto , rimescolìo , tumulto . Buttava via il libro , con uno scatto di sdegno , e si metteva a passeggiare per la sala . Che strana impressione gli facevano allora tutti quei libri nella prigione degli alti e ampii scaffali che coprivano da un capo all ' altro le quattro pareti ! Dalle due finestre basse , che davano sul giardino , entrava il passerajo fitto , assiduo , assordante degl ' innumerevoli uccelletti che ogni giorno si davan convegno sul pino là , palpitante più d ' ali che di foglie . Paragonava quel fremito continuo , instancabile , quell ' ebro tumulto di voci vive , con le parole racchiuse in quei libri muti , e gliene cresceva lo sdegno . Composizioni artificiose , vita fissata , rappresa in forme immutabili , costruzioni logiche , architetture mentali , induzioni , deduzioni - via ! via ! via ! Muoversi , vivere , non pensare ! Che angoscia , che smanie talvolta , se s ' affondava nel pensiero che anch ' egli , inevitabilmente , coi concetti e le opinioni che cercava di formarsi su uomini e cose , con le finzioni che si creava , con gli affetti , coi desiderii che gli sorgevano , fermava , fissava in sé e tutt ' intorno a sé in forme determinate il flusso continuo della vita ! Ma se già egli stesso , con quel suo corpo , era una forma determinata , una forma che si moveva , che poteva seguire fino a un certo punto questo flusso della Vita , fino a tanto che , man mano irrigidendosi sempre più , il movimento già a poco a poco rallentato non sarebbe cessato del tutto ! Ebbene , certi giorni , arrivava a sentire per il suo stesso corpo , così alto e smilzo , per il suo volto bruno pallido , dalla fronte troppo ampia , dalla barba nera , quadra , dal naso imperioso in contrasto con gli occhi da arabo sonnolento e voluttuoso , una strana antipatia . Se li guardava nello specchio come se fossero d ' un estraneo . Dentro quel suo stesso corpo , intanto , in ciò che egli chiamava anima , il flusso continuava indistinto , sotto gli argini , oltre i limiti ch ' egli imponeva per comporsi una coscienza , per costruirsi una personalità . Ma potevano anche tutte quelle forme fittizie , investite dal flusso in un momento di tempesta , crollare , e anche quella parte del flusso che non scorreva ignota sotto gli argini e oltre i limiti ma che si scopriva a lui distinta , e ch ' egli aveva con cura incanalato nei suoi affetti , nei doveri che si era imposti , nelle abitudini che si era tracciate , poteva in un momento di piena straripare e sconvolger tutto . Ecco : a uno di questi momenti di piena egli anelava ! si era perciò immerso tutto nello studio delle nuove questioni sociali , nella critica di coloro che , armati di poderosi argomenti , tendevano ad abbattere dalle fondamenta una costituzione di cose comoda per alcuni , iniqua per la maggioranza degli uomini , e a destare nello stesso tempo in questa maggioranza una volontà e un sentimento che facessero impeto a scalzare , a distruggere , a disperdere tutte quelle forme imposte da secoli , in cui la vita s ' era ponderosamente irrigidita . Sarebbero sorti nelle maggioranze quella volontà e quel sentimento così forti da promuover subito il crollo ? Mancava in esse ancora la coscienza e l ' educazione necessarie . Renderle coscienti , educarle , prepararle : ecco un ideale ! Ma a quando l ' attuazione ? Opera lenta , lunga e paziente anche questa , purtroppo . Nei suoi vasti possedimenti in Sicilia , nella provincia di Palermo , ereditati dalla madre , aveva già accordato ai contadini la più equa mezzadria , proibendo assolutamente al suo amministratore di gravare anche d ' un minimo interesse le anticipazioni concesse con liberalità per la semente e per tutte le altre spese necessarie alla coltura dei campi ; vi aveva fondato e manteneva a sue spese parecchie scuole rurali , più volte , a ogni richiesta , aveva contribuito largamente ai fondi di riserva per la resistenza dei contadini e dei solfaraj nelle lotte contro i proprietarii di terre e i produttori di zolfo ; pagava le spese di stampa d ' un giornale del partito : La Nuova età , che si pubblicava ogni domenica a Palermo . L ' amministratore Rosario Piro protestava da laggiù , mese per mese , con lunghissime lettere piene di buon senso e di spropositi di lingua : protestava e si lavava le mani . Povero Piro ! Chi sa come se l ' era ridotte , quelle mani , a furia di lavarsele ! Lando , forse senza neppure accorgersene , o credendo fors ' anche di viver sobriamente , spendeva molto per sé . L ' esperienza di quanto vacua e insulsa fosse la vita di tutti coloro che per professione facevano bella figura nel così detto bel mondo , nei circoli , nei saloni dei grandi alberghi , nelle sale da giuoco , nelle piste delle corse , nelle cacce a cavallo , se l ' era pagata , non per voglia che n ' avesse , ma per non apparir singolare dagli altri in una cosa di così poco valore per lui e che in fondo non gli costava alcun sacrificio , date le sue abitudini signorili e le sue relazioni sociali ; seguitava ancora a pagarsela di tratto in tratto , e pur cara , nei momenti in cui più forte sentiva il bisogno d ' afferrarsi al solido fondamento della bestialità umana per sottrarsi o resistere a certi impulsi strani , a certi capricci dell ' immaginazione , alle smaniose incertezze dell ' intelletto . Si abbandonava allora a esercizii violenti con una freddezza che a lui stesso talvolta incuteva raccapriccio , o a piaceri sensuali , la cui profumata e luccicante squisitezza esteriore non riusciva a nascondergli la trista volgarità . Ma nell ' inerzia si sentiva rodere ; tra le smanie della forzata inazione , soffocare , tanto più in quanto si costringeva a respingere quelle smanie per non dare alcuno spettacolo di sé , mai . E mentre sorrideva , ascoltando al circolo o in qualche altro ritrovo le baggianate dei suoi conoscenti , dondolando un piede o carezzandosi la barba , immaginava freddamente qualche scoppio improvviso che mettesse in iscompiglio ridicolo a un tempo e spaventoso tutto quel mondo fatuo , fittizio , di cui gli pareva incredibile che gli altri sul serio potessero vivere e appagarsi . Gli altri ? E lui ? Di che viveva lui ? Non se ne appagava , è vero ; ma che ci guadagnava a non appagarsene ? Ecco , quelle smanie . Non cupidigie effimere , non appetiti da soddisfare vi trovavano i suoi sensi : ritrarsene , non gli sarebbe costato alcuno sforzo di volontà ; anzi doveva sforzarsi per rimanervi , come se fosse per lui esercizio di un dovere increscioso , condanna . D ' altro canto , non sarebbe impazzito a restar solo con se stesso ? Tanta era la mala contentezza della propria esistenza arida , senza germogli di desiderii vivi . Certe notti , rincasando oppresso dalla più cupa noja , aveva così forte l ' impressione d ' andare a ritrovar nella solitudine del suo villino il proprio spirito che non se n ' era mosso e che lo avrebbe accolto dallo specchio con atteggiamento di scherno e gli avrebbe domandato se fuori faceva bel tempo , se c ' era la luna , se qualche lampada elettrica non si fosse per caso stizzita lungo la via , o se San Paolo , stanco di stare in piedi , non si fosse messo a sedere su la colonna Antonina ; così forte aveva questa impressione , che tornava indietro , per lasciar fuori la propria persona e non presentarla a quella derisione . Eccola , eccola lì , la sua bella persona , ben curata , ben lisciata , azzimata ... chi se la voleva prendere a quell ' ora di notte ? si fermava un po ' per sentire intorno a sé il silenzio notturno ; gli pareva che questo silenzio si profondasse nel tempo , nel passato di Roma , e diventasse terribile . Un brivido lo scoteva . Gravava quella notte su una città di mille e mille anni , per cui egli passava , ombra vana , minima , che un lieve soffio avrebbe spazzata via . Da questi momenti non rari lo richiamava in sé ogni volta , accorrendo da Palermo senza invito e sempre in punto un amico , forse il solo che avesse sincero : Lino Apes , direttore della Nuova Età : Socrate , com ' egli lo chiamava . E di Socrate veramente Lino Apes aveva l ' umore e la bruttezza : alto , tutto collo e senza spalle , con le braccia scimmiesche che gli scivolavano fin quasi ai ginocchi , la fronte sfuggente , il naso schiacciato , e certi occhi ilari e acuti , che ridendo gli lagrimavano , quasi nascosti dalle folte sopracciglia spioventi . Poverissimo , con incredibili stenti superati allegramente , s ' era mantenuto da sé agli studii , fino a laurearsi in lettere e filosofia ; senza ambizioni di sorta , s ' adattava a insegnare a suo modo in un ginnasio inferiore , con molto godimento dei ragazzi , con molto struggimento del direttore che non osava muovergli alcuna riprensione . Passava il resto della giornata sperperando nella conversazione l ' inesauribile ricchezza delle idee che , dopo un lungo giro , gli ritornavano appena appena riconoscibili , ciascuna col marchio della sciocchezza o della vanità di chi se l ' era appropriata . Era il suo discorso una fonte perenne di speciosissimi argomenti , da cui sprazzava a un tratto una luce nuova e strana che , inaspettatamente , rendeva tutto semplice e chiaro . Lino Apes aveva più volte dimostrato a Lando Laurentano che , dicendosi socialista , mentiva con la più ingenua sincerità ; si vedeva non qual era , ma quale avrebbe voluto essere . Il che , sosteneva lui , avviene a tutti , ed è la sorgente prima del ridicolo . Socialista , un indisciplinato ? socialista , un nemico , non di questo o quell ' ordine , ma dell ' ordine in genere , d ' ogni forma determinata ? Socialista era per il momento : per quel tal momento di piena , a cui anelava . Ma la maggior parte dei socialisti , del resto , erano come lui e perciò poteva consolarsi , o piuttosto , provarne dispetto . A ogni modo , una specialità l ' avrebbe sempre avuta : quella di esser ricco tra tanti consimili poveri e di farsi cavar sangue da tutti e da lui , Lino Apes , direttore della Nuova Età e privato ispettore delle scuole rurali dipendenti da S . E . il giovane principe di Laurentano . Lando lo ascoltava con piacere . Tutto quello che gli altri dicevano lo lasciava scontento e insoddisfatto , come tutto quello che diceva lui stesso , pur riconoscendo che , sì , era spesso sensato . Riconosceva anche che tanti e tanti parlavano meglio di lui ; ma che valevano poi tutte quelle parole , tutti quei ragionamenti , tutte quelle idee giuste , tutte quelle cose sensate ? Dentro di lui scattava , esasperata , una protesta : - No , no , non è questo ! - senza che poi egli stesso sapesse dire che cosa dovesse essere in cambio . Ma tutto il resto , i guizzi , i lampi che gli s ' accendevano nello spirito non erano esprimibili : sarebbe sembrato pazzo , se li avesse espressi . Ebbene , Lino Apes , Socrate , aveva questo : che sapeva esprimerli , ed era stimato saggio . Riceveva da lui in quei giorni lettere su lettere , e ognuna con agro stile lo pressava ad accorrere in Sicilia . Tutti i galli nelle aje bruciate non avevano avuto mai così rossa e così irta la cresta , né mai più spavaldo avevan lanciato nei campi il loro grido a salutare il nuovo sole che , per la prima volta dopo una notte di secoli , sbadigliava nelle coscienze dei lavoratori . Coscienze ? Per modo di dire . Alla chiesa avevano sostituito il Fascio ; e aspettavan da questo tutti i miracoli impetrati invano da quella . Ma il fanatismo era al colmo : e dunque possibili i miracoli e facile il còmpito dei taumaturghi . La piena stava per irrompere , e in un momento avrebbe potuto travolgere « le impure sedi del dominio borghese » ora senza presidio di soldatesche . Bisognava accorrere e agire prima che la Sicilia fosse invasa militarmente e la reazione cominciasse . Lando fremeva , ma non sapeva staccarsi da Roma in quel momento . Lo scandalo bancario era come una voragine di fuoco aperta davanti al Parlamento nazionale : a una a una uscendo di là , le putride carcasse del vecchio patriottismo vi sarebbero precipitate ; e quel fuoco , divorandole , avrebbe purificato la patria . Lo spettacolo era allegro nella sua oscena terribilità . Ma forse non sarebbe stato tale per Lando , se in quella voragine non avesse aspettato con ansia feroce uno : Corrado Selmi . Ah finalmente ! Già lo vedeva come un albero mezzo sfrondato all ' appressarsi della lava : fors ' anche prima d ' esser toccato dal liquido fuoco vorace , sarebbe sparito in una stridula vampata . E Lando sperava che il suo spirito si sarebbe rischiarato a quella vampata . Ah , per un momento almeno ! Il male che quell ' uomo gli aveva fatto non era più rimediabile : gli aveva per sempre ottenebrato la vita , tolto per sempre la speranza di volgersi , di riaccostarsi a colei che nella prima giovinezza gli aveva fatto intendere l ' eternità in un attimo di luce : luce sfavillante da due occhi neri e da un vanente sorriso , una sera di maggio , lungo la marina di Palermo illuminata , tra il fragor delle vetture , l ' odore delle alghe che veniva dal mare il profumo delle zagare che veniva dai giardini . Per il divino ricordo incancellabile di quest ' attimo si sarebbe certamente riaccostato alla cugina , appena senza rimorso , senza profanazione almeno dal suo canto , morto il vecchio marito avrebbe potuto farla sua di nuovo . Ben per questo l ' aveva respinta , quand ' ella , in un momento di follia , aveva voluto con rabbiosa disperazione aggrapparsi a lui . E quell ' uomo vigliaccamente ne aveva profittato . No , non poteva allontanarsi da Roma in quel momento . Ora , chiamato con tanta premura da ben altre ragioni in Sicilia , quella per cui Mauro Mortara era venuto non poteva non sembrargli una grottesca irrisione . Pensò che non certo per il piacere di vederlo lo si voleva presente a quel festino di nozze , ma per una diffidenza del Salvo , che l ' offendeva . E , per sbarazzarsene , decise di scrivere a costui una lettera che lo rassicurasse pienamente e per cui quel matrimonio potesse aver luogo senza il suo intervento . A Lino Apes rispose che , prima di muoversi , avrebbe voluto consultare tutti quei compagni che tra pochi giorni dovevano passare per Roma diretti al Congresso di Reggio Emilia . Si sarebbe tenuta un ' adunanza in casa sua , alla quale anche lui , Socrate , doveva prender parte . A suo carico le spese di viaggio , tanto sue quanto quelle dei rappresentanti dei maggiori Fasci , di cui voleva un preciso ragguaglio delle condizioni in cui si sarebbe impegnata la lotta ; e se queste veramente erano favorevoli , non avrebbe esitato un momento a cimentarsi , ad arrischiar tutto , là e addio ! Due giorni dopo la spedizione di questa lettera , gli arrivò all ' orecchio la notizia del salvataggio scandaloso del Selmi tentato dal Governo . Sentì rompersene lo stomaco , e in un furioso ribollimento di sdegno decise di partir subito per dar fuoco alle polveri preparate in Sicilia . La mattina dopo , mentre parlava con Mauro Mortara della partenza imminente , gli fu annunziata la visita del cugino Giulio Auriti . Mauro era andato due volte a casa di Roberto in via delle Colonnette , e non l ' aveva trovato . Prima di partire , avrebbe voluto almeno salutarlo . Non conosceva Giulio , avendolo veduto due o tre volte soltanto da ragazzo ; diede un balzo , appena lo vide entrare nella stanza : - Don Stefano ! - esclamò . - Oh figlio mio ! Don Stefano nelle forme ... Tutto , tutto lui ! La stessa faccia ... lo stesso corpo ... Ma , notando che il giovine , nell ' agitazione a cui era in preda , gli restava dinanzi con fredda e accigliata perplessità : - Non sapete chi sono io ? - aggiunse . - Sono Mauro Mortara . Morì qua , tra queste braccia , vostro padre , con una palla in petto , qua sotto la gola . Aveva al collo il fazzoletto , e una cocca gli era entrata nella ferita : non poteva parlare ; con codesti vostri occhi , nell ' agonia , mentre lo sorreggevo , mi raccomandò il figliuolo , vostro fratello , che io scostavo col gomito , coprendo con tutta la persona il corpo di vostro padre caduto , per non farglielo vedere ... Giulio Auriti si premé forte le mani sul volto e scoppiò in singhiozzi . Lando , conoscendo la rigida tempra del cugino , il dominio freddo che aveva di se stesso , si voltò a guardarlo , turbato e costernato . Gli s ' accostò ; gli posò una mano su la spalla : - Giulio ! - Avreste fatto meglio a lasciarglielo vedere ! - disse allora questi , rivolto a Mauro , riavendosi d ' un tratto , al richiamo . - Gli sarebbe rimasto più impresso . Era troppo piccolo ! E piccolo è rimasto . Piccolo e cieco . Ho da parlarti , - aggiunse poi , rivolgendosi a Lando , e con la mano si strinse gli occhi , quasi per portarne via ogni traccia di pianto . Mauro non intese , non comprese nulla : con gli occhi fissi nella lontana visione della battaglia , scosse il capo a lungo , sospirò : - Bella morte ! Bella morte ! Può piangerla un figlio ; ma a pensarci , è una festa . Una festa era per noi morire ! Che morte faremo adesso ? Vecchi , sporcheremo il letto ... Basta ; me ne vado . È in casa don Roberto ? Voglio andare a salutarlo . Ho visto Roma , però , e anche in un canto , mangiato dalle mosche , posso morir contento ... Fece con la mano un gesto di noncuranza e se ne andò . Tutta la notte , dopo il colloquio con Francesco D ' Atri , Giulio Auriti invece di pensare a ciò che avrebbe dovuto dire al cugino per ottener l ' ajuto che doveva chiedergli , prevedendolo nemico , per farsi animo all ' impresa aveva richiamato , tra un continuo incalzar di smanie rabbiose , pensieri e ragioni che non avrebbe potuto manifestargli ; s ' era compiaciuto nel dire a se stesso ciò che non avrebbe potuto dire a lui ; aveva voluto vedere in sé quasi un diritto a quell ' ajuto . E s ' era accorto che soltanto in apparenza era stata finora cordiale la sua relazione con lui . Quanta invidia ignorata e qual rancore non gli aveva sommosso dal fondo segreto dell ' anima , in quella notte , il bisogno ! Finora aveva pensato che la meschinità della condizione sua d ' impiegato in un Ministero , nascosta con tanti sacrifizii sotto vesti signorili , non poteva avvilirlo di fronte al cugino ricco e titolato , perché Lando doveva sapere che essa era conseguenza dell ' altera e sdegnosa rinunzia della madre ; e che , quanto alla nobiltà , non era da meno la sua , per ciò che il padre era stato . Ma ora ? Compromesso indegnamente Roberto in quel turpe scandalo bancario , e costretto lui a chieder soccorso , crollavano miseramente le ragioni della sua alterezza , e con esse , a un tratto , anche quelle della cordialità verso il cugino . E s ' era preparato a quel colloquio con lui come a un assalto contro un nemico . Nemico , sì , perché Lando certamente avrebbe negato l ' ajuto , sapendo che quel denaro era stato preso dal Selmi . Avrebbe dovuto per forza confessarglielo . Ma Lando doveva anche pensare , perdìo , che né Roberto si sarebbe ridotto a prestar come un cieco di quei favori al Selmi , in ricambio d ' altri favori ; né lui a chiedergli ora quell ' ajuto , se la madre non avesse rinunziato all ' eredità paterna ! Il danaro che gli avrebbe chiesto , rappresentava in fondo una minima parte di quello lasciato sdegnosamente dalla madre al fratello maggiore ; ed egli avrebbe potuto chiederlo a titolo di restituzione , data quell ' orribile necessità . Il sacrificio suo nel chiederlo non sarebbe stato minore di quello di Lando nel darlo . Ora , uscito Mauro Mortara , che gli aveva cagionato quella improvvisa commozione col ricordo della morte eroica del padre , egli , di fronte al cugino che lo guardava turbato , in attesa ansiosa e benigna , restò per un pezzo come smarrito , in preda a un orgasmo crudele . Contrasse tutto il volto nella rabbia del cordoglio e , stringendo le mani intrecciate fin quasi a spezzarsi le dita : - Ho bisogno di te , Lando , - disse . - È per me un momento terribile , da cui solamente tu puoi liberarmi , ma ... te ne prevengo , con un grande sacrifizio anche da parte tua , morale e materiale . Lando , confuso , perplesso , soffrendo alla vista del cugino così agitato e presentendo anche dalle parole di lui la gravità di ciò che gli avrebbe chiesto , mormorò , aprendo le braccia : - Parla ... tutto quello che posso ... - Ah , no ! - troncò subito Giulio , urtato dalla frase comune . - È difficile , è difficile , tanto per me , quanto per te , sai ! Ma devi pensare che la mia vita , Lando , la vita di mia madre , l ' onore nostro , sono ... sono nelle tue mani , ecco ! Pensa a questo , e allora forse ... spero ... troverai la forza di compiere il sacrifizio che ti domando . - Tu mi spaventi ! - esclamò Lando . - Parla ; che ti è accaduto ? Giulio tornò a stringersi le mani , convulsamente ; se le batté più volte , così strette , su la bocca , tenendo gli occhi serrati . Le vene gonfie , nella fronte contratta , mostravano lo sforzo atroce che faceva su se stesso . - Se dico tutto , - scattò , smaniando , - mi darai ajuto ? - Ma perché no ? - domandò Lando , con pena . - Che c ' è ? Se non so di che si tratta ! - Di me , - rispose pronto Giulio . - Pensa che si tratta di me soltanto , o , piuttosto , di mia madre . Tieni presente mia madre e tutte tutte le sciagure della mia famiglia . Tu hai rispetto e affezione per mia madre , non è vero ? - Ma sì , lo sai ! - affermò Lando , con sincero interessamento . - Non mi tener così sospeso , per carità ! - Aspetta ... aspetta ... - scongiurò l ' Auriti ; come se non sapesse staccarsi da quel rivo di tenerezza , nell ' amaritudine in cui affogava . - Per noi , per me è tutto ; l ' orgoglio suo , il suo sentimento ... per cui , senza lagnarci mai , ci siamo ridotti ... così ... Non so , non so proprio come debba dirti ; ma noi non abbiamo altro , non abbiamo mai avuto altro che questo orgoglio ... e ora ... ora ... - Càlmati , Giulio ! - lo esortò di nuovo Lando , con un moto d ' impazienza . - Non comprendo ... Hai bisogno di me . Di ' ... Tua madre ... - Debbo impedire che ne muoja ! - gridò Giulio . - A qualunque costo ! E tu devi ajutarmi , Lando ; e per ajutarmi devi fare il sacrifizio di vincere ogni risentimento , ogni ragione d ' odio verso un uomo che è la causa di tutta questa rovina e che io detesto e maledico come te e vorrei morto con la stessa tortura che infligge ora a noi ! Lando s ' irrigidì a un tratto , aggrottò le ciglia . - Il Selmi ? - domandò . - Roberto ... col Selmi ? Giulio crollò più volte il capo ; poi , in breve , concitatamente , espose la situazione del fratello e quel che si doveva fare per salvarlo , tacendo del colloquio avuto la sera avanti con S . E . il ministro D ' Atri . Ma Lando , già prevenuto , col pensiero fisso in un sol punto , dalle parole affannose del cugino non comprese altro , in prima , che salvare così Roberto voleva dire salvare anche il Selmi , e che la salvezza di questo poteva ancor dipendere da quella del cugino . Guardò Giulio negli occhi , quasi ora soltanto lo vedesse davanti a sé : - E come ? - esclamò , stupito . - Tu vieni da me , Giulio , per questo ? proprio da me ? Sopraffatto da questa domanda piena di tanto stupore , Giulio si perdette per un momento e , come se l ' orgasmo gli si sciogliesse dentro in un ' agrezza velenosa : - A chi ... a chi altro ... ? - balbettò . - Tu sai che la mia famiglia ... E poi .. ricòrdati , t ' ho chiesto , entrando , un sacrifizio ... - Ma che sacrifizio ! No ! - gridò Lando . - Non è umano ! Vieni da me per questo ? Ma come ! Non sai che cosa rappresenta per me quell ' uomo ? - T ' ho detto perciò ... - si provò a soggiungere Giulio . - Che m ' hai detto ? No ! - scattò di nuovo Lando . - Tu vieni a dirmi , Giulio , così : « Eccoti l ' arma , l ' unica arma con cui puoi uccidere il nemico che sta per sfuggire alla tua vendetta ; ma no ! quest ' arma , tu non devi usarla ; tu devi anzi ajutarmi a nasconderla , a levarla di mezzo , per salvarlo ! » . Questo vieni a dirmi ! - Perché vedi il Selmi , ecco , vedi il Selmi e non sai veder altro ! - smaniò , esasperato , l ' Auriti . - Lo sapevo ! Quando ti dirò tutto , mi darai più ajuto ? - Ma che ajuto ? - ribatté ancora una volta Lando . - Lo chiami ajuto , codesto ? Questa è , da parte mia , complicità ! Mi vuoi complice nel salvataggio del Selmi ? - E dàlli ! - gridò Giulio . - Roberto ! Io voglio salvare Roberto ! Mia madre ! Che m ' importa del Selmi ? L ' odio , ti ho detto , lo detesto più di te ! Ma devo salvar Roberto ... Lando con un violento sforzo su se stesso si costrinse alla calma di fronte a quella cieca , disperata ostinazione del cugino . Volle provarsi a ragionare con lui . - Scusa , - disse . - Guarda ... guarda , Giulio , rispondi a me . È colpevole Roberto ? lo credi tu colpevole ? - Colpevole o non colpevole , - rispose Giulio , scrollandosi , - non si tratta di questo ! è compromesso ! - Ma può difendersi , perdìo ! - ribatté subito Lando . - Grazie ! Lo so . Ma io devo impedire che sia accusato , che sia tratto in arresto , non capisci ? - spiegò l ' Auriti . - Lo so che può difendersi ! E se non vorrà difendersi lui ... - Ecco , ecco ... benissimo ! - approvò Lando . - Anch ' io con te ... - Ma no ! grazie ! - ricusò di nuovo , con sdegno , Giulio . - Ajuto di parole , grazie ! Basto io solo . Non c ' era bisogno che venissi da te . - Scusa , - disse Lando , risentito . - L ' ajuto onesto ... la difesa vera , onorevole , è soltanto questa . Pagare è complicità . Roberto deve parlare ; non rendersi complice del Selmi , tacendo e pagando per lui . - E tu vuoi dunque , - domandò Giulio , - ch ' egli subisca l ' ignominia dell ' arresto e del carcere , quand ' io posso ancora risparmiargliela ? - Col denaro ? - Col denaro , col denaro , - ripeté Giulio . - Onestà , disonestà che vuoi che m ' importi adesso ? Basta a me saperlo onesto ! Chi lo crederebbe più tale , domani , se oggi fosse arrestato ? Chi crede più alle difese di chi è stato in carcere ? Lando , per carità , stiamo all ' esperienza . Guarda soltanto a Roberto ! Tu , bada bene , ora mi neghi l ' ajuto , non per altro , ma perché vuoi far Roberto strumento della tua vendetta ! - No , questo no ! - negò energicamente Lando . - Ma non posso farmi , io , strumento della salvezza del Selmi , lo capisci ? Tu m ' infliggi un supplizio disumano ! Io non posso , non devo subirlo ! Per Roberto , tutto ! Ma se Roberto è coinvolto col Selmi , e il mio ajuto può giovare a costui , no , io non posso dartelo , né tu puoi chiedermelo ! Giulio Auriti rimase un pezzo in silenzio , assorto cupamente . - Dunque , no ? - disse poi , levando il capo e guardando negli occhi il cugino . A questa domanda categorica , Lando , compreso di profonda pietà , non seppe rispondere con un nuovo reciso rifiuto . Giunse le mani , s ' accostò all ' Auriti , disse : - Ma , a parte ogni ragione mia propria , Giulio , pensa ... pensa alle relazioni mie , al mio modo di sentire , alle idee per cui combatto ... Io non potrei più domani trovarmi coi miei compagni in quest ' opera d ' epurazione che abbiamo intrapresa ... S ' accorse subito che non doveva dire così , e tuttavia non seppe frenarsi , pur notando quasi con sgomento l ' alterazione del volto del cugino a ogni parola che proferiva . Lo vide alla fine scattare in piedi , scontraffatto . - Voi epurate , già ! - esclamò Giulio Auriti , con un ghigno orribile . - Tu puoi epurare ! Siete i puri , vojaltri ! Noi , io , Roberto , anche mio padre , se vivesse ... - Giulio ... Giulio ! - cercò di richiamarlo Lando , addolorato . Ma l ' Auriti , fuori di sé , seguitò : - Tutti quanti sporcati , nojaltri . E conierei moneta falsa , sì , e ruberei per aver queste quarantamila lire , che tu hai e ch ' io non ho . E perché non le ho , sono uno sporcato ! Tu le hai , e sei puro ! Ma pensa che mia madre , intanto , non volle averle , perché le parvero sporche ! Lando si drizzò su la persona , e , fermo in mezzo alla stanza , squadrò il cugino con fredda alterezza : - Il denaro mio , - disse , - tu lo sai , è quello soltanto di mia madre . Ma anche dopo aver proferite queste parole si pentì subito , e atteggiò il volto di schifo per la crudezza triviale , a cui la discussione trascendeva . Pensò in un attimo che , per un ' iniqua disposizione , anche nella famiglia materna uno aveva scontato con la povertà la ribellione generosa ; pensò che tra le tante ragioni , per cui nel fervore giovanile aveva voluto far sua Giannetta Montalto , egli aveva posto anche questa , di ridarle cioè almeno una parte di quanto era stato tolto al padre di lei , diseredato . Previde che il cugino avrebbe risposto a quella sua altera e inconsulta affermazione , trascinando ancor più in basso la contesa vergognosa . E difatti Giulio Auriti , scontorcendo il torbido volto , cozzando tra loro le pugna serrate e poi aprendole innanzi agli occhi sfavillanti di un lustro di scherno , ghignò : - Ma anche il denaro di tua madre , via ! E Lando , di fronte alla provocazione , ancora una volta non seppe frenarsi . - Il denaro di mia madre ? - domandò , facendoglisi avanti a petto . Giulio Auriti si passò una mano su la fronte ghiaccia di sudore , si nascose gli occhi , s ' accasciò dolorosamente . - Non mi far dire altro ! Lando rimase a guardarlo , o piuttosto , a guardargli dentro ; poi disse con cruda freddezza , piano , tra i denti , quasi sillabando : - E anche ammesso ciò che tu pensi , vuoi che paghi io un debito contratto dal Selmi per lo spasso d ' una donna , che potrebbe aver da ridire sul denaro di mia madre ? Va ' , va ' , va ' , ... per carità , vàttene ! - proruppe poi , nascondendosi anche lui gli occhi . - Non posso più guardarti in faccia ! Udì andar via il cugino , stette ancora a lungo con le mani sul volto , per il ribrezzo che sentiva d ' aver toccato il fondo lurido d ' una realtà , a cui non si sarebbe mai aspettato di poter discendere , e della quale sempre gli sarebbe rimasta nell ' anima l ' impressione orrenda . Ora , risorgendo da quel fondo , nel quale per un momento era scivolato , non gli sarebbe sembrato falso e vacuo e lercio tutto intorno ? In ogni suo sentimento , in ogni idea , in ogni atto , in ogni parola , non sarebbe rimasto un segno , l ' impronta di quel fango toccato ? Con gli occhi strizzati , i denti serrati e le labbra schiuse , aride e amare , si stropicciò forte le mani . Poi aprì gli occhi , guardò la stanza ; si sentì soffocare , e andò a una finestra che dava sul giardino . Ah , tutto , tutto così ! ... Tutto era vergogna in quel momento ! La peste era nell ' aria . La carcassa sociale si sfaceva tutta , e anche la sua anima , ogni suo pensiero , ogni suo sentimento ... tutto era insozzato ... Tre giorni dopo , nella sala della biblioteca erano adunati i compagni che dovevano recarsi al Congresso socialista di Reggio Emilia ; i rappresentanti dei Fasci più numerosi dell ' isola , invitati da Lando ; alcuni deputati amici , quattro milanesi del Partito italiano dei lavoratori e Lino Apes . Spiccava tra tanti uomini una giovinetta in giacchettino rosso e berretto nero a barca , con una penna di gallo ritta spavaldamente da un lato : Celsina Pigna , venuta invece di Luca Lizio a rappresentare il Fascio di Girgenti . Nessuno voleva far le viste di meravigliarsene ; ma ella s ' accorgeva bene dei rapidi sguardi furtivi che tutti le lanciavano , in ispecie i meno giovani ; e notava , ridendo dentro di sé , che quei pochi , i quali ostinatamente si vietavano di guardarla , prendevano per lei arie languide o fiere impostature e , per lei , parlando , davan certe modulazioni alla voce , chi flebili e chi vivaci , le quali tradivano tutte quel tale orgasmo che la presenza d ' una donna suscita di solito . Notava anche in più d ' uno un ' altra ostentazione : quella di una disinvoltura quasi sprezzante , che tradiva il disagio segreto di trovarsi in una casa ricca e ben messa . Lando Laurentano non c ' era ancora . Lino Apes , a nome di lui , aveva pregato gli amici d ' avere un po ' di pazienza , che presto sarebbe venuto . Nell ' attesa s ' erano formati alcuni crocchi : due presso le finestre che davano sul giardino , uno presso la tavola preparata in capo alla sala per chi doveva presiedere all ' adunanza . Alcuni passeggiavano cogitabondi , altri leggevano sul dorso delle rilegature i titoli dei libri negli scaffali , tendendo gli orecchi , senza parere , a ciò che si diceva in questo e in quel crocchio . Parecchi spiavano obliquamente uno dei deputati che , passeggiando per la sala con le dita inserte nei taschini del panciotto , alzava di tratto in tratto le spalle , protendeva il collo e in segno di meraviglia e di commiserazione stirava la bocca sotto i ruvidi baffi rossastri già mezzo scoloriti . Era il deputato repubblicano Spiridione Covazza che in quei giorni aveva scritto male , su una rassegna francese , dell ' organamento delle forze proletarie in Sicilia . Vedendosi sfuggito da tutti , con quel gesto pareva dicesse : - Incredibile ! - Ma pur doveva sapere che il suo torto era quello di veder tante cose che gli altri non vedevano e di dare ad esse quel peso che gli altri ancora non sentivano , perché nel calore della passione ogni cosa par che si sollevi con chi la porta in sé . Illusioni : bolle di sapone , che possono a un tratto diventar palle di piombo . Lo sapevano bene quei poveri contadini massacrati a Caltavutùro . Aveva scritto su quella rassegna francese ciò che in coscienza credeva la verità ; al solito suo , rudemente e crudamente . Ma volevano dire ch ' egli provasse un acre piacere nel mettere avanti così , fuor di tempo e di luogo , le verità più spiacevoli , nello spegnere col gelo delle sue argomentazioni ogni entusiasmo , ogni fiamma d ' idealità , a cui pur tuttavia era tratto irresistibilmente ad accostarsi . Scarafaggio con ali di falena - lo aveva definito su la Nuova età Lino Apes : - accostatosi alla fiamma , spariva la falena , restava lo scarafaggio . Calunnia e ingratitudine ! Egli stimava dover suo , invece , serbarsi così frigido in mezzo a tante fiamme giovanili ; che se queste non eran fuochi di paglia , alla fine si sarebbe scaldato anche lui , e se erano , faceva il bene di tutti , spegnendoli . Forse la sua stessa figura , grassa e pure ispida , quegli occhi vitrei , aguzzi dietro gli occhiali a staffa , quel naso di civetta , il suono della voce , suscitavano in tutti una repulsione tanto più irritante , in quanto ciascuno poi era costretto a riconoscere che quasi sempre il tempo e gli avvenimenti gli avevano dato ragione , a pregiarne la dottrina vasta e profonda , la dirittura della mente e della coscienza , la onestà degli intenti e ad avere stima e anche ammirazione di quella sua franchezza rude e dispettosa e del coraggio con cui sfidava l ' impopolarità . Quell ' accoglienza ostile , intanto , Spiridione Covazza sapeva di doverla sopra tutto a tre giovani siciliani , che erano nella sala circondati in quel momento dalla fervida simpatia di tutti : Bixio Bruno , Cataldo Sclàfani e Nicasio Ingrao , i quali più degli altri s ' eran sentiti ferire dalla sua critica . Stava ciascun d ' essi in mezzo ai tre crocchi che si erano formati nella sala . Bixio Bruno , svelto , dal volto olivastro animoso e i capelli crespi gremiti da negro , spiegava con fluida e colorita loquela , storcendo in un mezzo sorriso di soddisfazione la bocca rossa e carnuta , come in poco tempo fosse riuscito a raccogliere a Palermo in un sol fascio i ventisei sodalizii operai , le maestranze discordi , le cui bandiere smesse erano adesso conservate in una sala , quali trofei di vittoria . Appariva pieno di fiducia e sicuro del trionfo . Si aspettava , credeva anzi imminente la reazione da parte del Governo : scioglimento dei Fasci , arresti , invasione militare . Ma il buon seme era sparso ! Ogni sopraffazione , ogni persecuzione avrebbe reso più grande la vittoria . Potevano esser tratti in arresto trecentomila uomini ? No . I capi soltanto , qualche dozzina di socii se mai . Bene , eran già pronti i capi segreti , ignorati ancora dalla polizia , e la propaganda avrebbe seguitato più efficace che mai . Cataldo Sclàfani , tarchiato , con gli occhi un po ' strabi e un barbone che pareva un fascio di pruni , parlava nell ' altro crocchio , profeticamente ispirato ; diceva con sorridente commozione che là dove prima era spuntata l ' alba dell ' unità della patria , era fatale spuntasse ora quella più rossa e più fulgida della rivendicazione degli oppressi . Sapeva , sì , che già prima nelle Romagne , nel Modenese , nelle province di Reggio Emilia e di Parma , nel Cremonese , nel Mantovano , nel Polesine , era sorto a far le prime armi il socialismo italiano ; ma tutt ' altra cosa era adesso in Sicilia ! Rivelazione improvvisa , prodigiosa ! Lino Apes , ascoltandolo , si tirava i baffi fino a strapparseli , per tenere a freno il sorriso . Nelle sue lettere a Lando , chiamava Cataldo Sclàfani il Messia dei Fasci . Nel terzo crocchio Nicasio Ingrao , tozzo , rude , con un ' atra voglia di sangue che gli prendeva mezza faccia , parlava coi deputati , arrotondando alla meglio il dialetto nativo , e balzando con strana mimica da una sconcia bestemmia a una ingenua invocazione infantile ; parlava della crisi dell ' industria zolfifera in Sicilia e della spaventevole miseria dei solfaraj già da alcuni mesi in isciopero forzato . Un compagno , direttore del Fascio di Comitini , si provò a far sapere a quei deputati quanto l ' Ingrao , proprietario di terre e di case in Aragona , avesse fatto e facesse per quei solfaraj , per impedire che trascendessero a rapine , incendii e tumulti sanguinosi ; ma l ' Ingrao gli saltò addosso e gli turò la bocca , minacciando di attondarlo con un pugno , se seguitava . Celsina Pigna , dal posto in cui si teneva appartata , scoppiò a ridere , a quel violento gesto burlesco , e l ' Ingrao le domandò , ridendo anche lui : - Lo attondo , signorina ? Nei tre crocchi tutti gli altri Isolani , giovinotti dai venti ai trent ' anni , sentendo parlare quei tre capi piú in vista , gonfiavano d ' orgoglio , s ' intenerivano fin quasi alle lagrime . Erano certi , nella loro sincera fatuità giovanile , di rappresentare una parte nuova nella storia , pur lí a Roma . Avevano veduto davanti a quei tre duci del Comitato centrale migliaja di donne , migliaja di contadini , intere popolazioni dell ' isola in delirio , gettar fiori , prosternarsi con la faccia a terra , piangere e gridare , come prima davanti alle immagini dei loro santi . Tutti si volsero a un tratto e si mossero verso Lando Laurentano che entrava di fretta . Chiedendo scusa del ritardo , strinse la mano ai primi che gli si fecero innanzi ; pregò tutti di prender posto , e appena fu fatto silenzio , disse : - Ho perduto tempo , signori , per una ragione forse non estranea agli interessi nostri , agli interessi specialmente di tanti nostri compagni che più degli altri , credo , hanno bisogno in questo momento di ajuto , giù in Sicilia . - I solfaraj ! - gridò l ' Ingrao , balzando in piedi , come se egli ne fosse il più legittimo difensore . - Ho capito ! - aggiunse . - Vuoi dire che c ' è qua l ' ingegnere Aurelio Costa ? Ho capito . Eh , ha viaggiato con me questo signore ! Abbiamo discorso a lungo e ... Lando con un gesto lo pregò di tacere : - L ' ingegnere Aurelio Costa , appunto , - riprese , - direttore delle zolfare del Salvo , che credo sia uno dei piú ricchi proprietarii di miniere della provincia di Girgenti , è venuto a Roma per interessare la deputazione siciliana a un disegno ... - Permesso ? - interruppe di nuovo l ' Ingrao . - Non perdiamo tempo , signori miei ! Vi spiego io il fatto com ' è . Il signor Salvo sta per imparentarsi , per via d ' una sorella , col principe di Laurentano ... Un mormorio di protesta si levò per il tratto ruvido dell ' Ingrao verso Lando , a cui tutti gli occhi si volsero a chiedere scusa dello sgarbo . Ma Lando , sorridendo , s ' affrettò a dire : - Non con me , vi prego ! non con me . E l ' Ingrao allora , scrollandosi irosamente , gridò : - Madonna santissima , per chi mi prendete ? Se dico il principe ! Avrei chiamato principe il nostro amico riverito , ospite e compagno amatissimo ? Non per cosa oh ! ma egli sa di non salire , se lo chiamiamo principe , e sa che noi non vogliamo abbassarlo chiamandolo semplicemente Laurentano . Io alludo al principe suo padre , e Lando Laurentano non può offendersi delle parole mie . Se si offende , è uno sciocco ! Parlo io invece di lui , perché egli sta a Roma , io sto in mezzo alle zolfare , e so che il progetto del signor Salvo non tende ad altro che ad ingraziarsi il figlio del principe , facendogli vedere che gli stanno a cuore le sorti degli operaj delle zolfare . Bubbole ! Panzane ! Polvere negli occhi ! Sa meglio di me il signor Salvo che il suo progetto è una coglionatura ! Sissignori , io parlo nudo , così . Se veramente vuol fare qualche cosa , tolga il signor Salvo dalle zolfare di sua proprietà le così dette botteghe , dove gli operaj sono costretti a provvedersi con l ' usura del cento per cento dei generi di prima necessità : vino , che è aceto ; pane , che è pietra ! Spiridione Covazza domandò allora di parlare , e tutti si voltarono con viso ostile a guardarlo . - Volete adesso difendere le botteghe ? - lo apostrofò l ' Ingrao . Il Covazza non si voltò nemmeno . - Vorrei sapere - disse piano - le idee generali di questo disegno . - Vi dico che è una coglionatura ! - tornò a gridare l ' Ingrao . Il Covazza tese una mano , senza scomporsi . - Prego , - disse , - urlare non è ragionare . Sono stato anch ' io nelle zolfare : ho studiato attentamente le condizioni dell ' industria zolfifera , le ragioni complesse della sua crisi e vi so dire che , se nelle condizioni presenti quelli che hanno da sperar meno sono i solfaraj , picconieri e carusi , non meno tristi sono però le sorti dei coltivatori delle miniere e dei proprietarii ; e se questo disegno ... Non poté seguitare . Tutti i rappresentanti dei Fasci scattarono in piedi protestando . Lando s ' interpose , cercò di calmarli , ammonì che si avesse rispetto per le opinioni altrui e propose che uno fosse subito chiamato a dirigere la discussione . - Bruno ! Bruno ! Bixio Bruno ! - si gridò da varie parti . E Bixio Bruno , avvezzo ormai a vedersi designato a quell ' ufficio , in due salti fu alla tavola preparata in capo alla sala . - Signori , - disse . - Di straforo , incidentalmente , siamo entrati nel pieno della discussione . L ' on . Covazza , in un suo scritto recente ... - Pubblicato all ' estero ! - interruppe uno in fondo alla sala . - All ' estero , o in Italia , sciocchezze ! - ribatté il Bruno . - Le nostre idee , il nostro partito non riconoscono confini di nazionalità . In questo scritto l ' on . Covazza ha criticato l ' opera mia e dei miei compagni . Spiridione Covazza , con le braccia incrociate sul petto , negò più volte col capo . - No ? - domandò il Bruno . - Come no ? Non ha ella detto che la nostra propaganda è fatta di miraggi ? - Io ho detto , - rispose il Covazza , levandosi in piedi , - che le vostre dimostrazioni oneste d ' una libertà che dia intero realmente il diritto di soddisfare ai bisogni della vita , le spiegazioni che voi date della lotta di classe , sfruttati contro sfruttatori , e del programma della scuola marxista in genere e di quello minimo che vi siete tracciato , si traducono , inevitabilmente e sciaguratamente , in miraggi , per la ignoranza di coloro a cui sono rivolte . Questo ho detto ! E ho soggiunto ... Nuove proteste confuse si levarono nella sala . Il Bruno batté il pugno sulla tavola e impose silenzio . - Lasciatelo parlare ! - Ho soggiunto , - riprese il Covazza , - che voi , abbagliati , nel fervore della vostra sincera fede giovanile , credete che le vostre dimostrazioni e spiegazioni siano veramente comprese . - Sono ! sono ! sono ! - gridarono molti a coro . - Non sono ! Non possono essere ! - negò energicamente il Covazza . - Come volete che siano , se non le comprendete bene neanche voi stessi ? Una tempesta di urli si scatenò a questa affermazione . Il Bruno , Lando Laurentano , Lino Apes , i colleghi deputati stentarono un pezzo a domarla . Spiridione Covazza aspettò a capo chino , con gli occhi chiusi , che fosse domata ; a un certo punto , giunse le mani e , tenendole alte , piegò di più il capo tra esse , curvò con fatica l ' obesa persona ; poi , aprendole in un ampio gesto e risollevandosi , pregò quasi piangente : - Non mi costringete , signori , per falsi riguardi al vostro malinteso amor proprio , non mi costringete ad attenuare d ' un punto la verità , con concessioni che farebbero a me e a voi stessi vergogna , e che potrebbero essere perniciose in questo momento ! Quanti tra voi conoscono veramente Marx ? Quattro , cinque , non piú ! Siate franchi ! Tutti gli altri non hanno coscienza vera di quel che si vuole : sì , sì , proprio così ! né dei mezzi congrui per conseguirlo , infatuati d ' un socialismo sentimentale , che s ' inghirlanda delle magiche promesse di giustizia e d ' uguaglianza . Ma sapete voi che cosa vuol dire giustizia per i contadini e i solfaraj siciliani ? Vuol dire violenza ! sangue , vuol dire ! vuol dire strage ! Perché alla giustizia legale , alla giustizia fondata sul diritto e sulla ragione essi non hanno mai creduto , vedendola sempre a loro danno conculcata ! Li conosco io , molto meglio di voi , i contadini e i solfaraj siciliani ... sì , sì , purtroppo , molto meglio di voi ! Voi vi illudete ! Voi dite loro collettivismo ? ed essi traducono : divisione delle terre , tanto io e tanto tu ! Dite loro abolizione del salario ? ed essi traducono : padroni tutti , fuori le borse contiamo il denaro , e tanto io tanto tu . - Non è vero ! Non è vero ! - gridarono alcuni . - Lasciatemi finire ! - esclamò stanco , anelante , il Covazza . - L ' altra illusione , che voi vi fate , è sul numero degli iscritti ai vostri Fasci : tremila qua , quattromila là , ottocento , mille , diecimila ... Dove , come li contate ? Son ombre vane , signori , filze di nomi e nient ' altro ! Sì , lo so anch ' io : appena si aprono le iscrizioni , come le pecore : una dà l ' esempio , tutte le altre dietro ! Ma volete sul serio dar peso , fondarvi su questo , ch ' è frutto d ' un inevitabile contagio psichico ? Quanti , sbollito il primo entusiasmo , restano effettivamente nei vostri Fasci ? Basta ad allontanare il maggior numero la prima richiesta della misera quota settimanale ! E quanti Fasci , sorti oggi , non si sciolgono domani ? Lasciatevelo dire da uno che non s ' inganna e che non vi inganna , signori ! So che voi oggi qua volete stabilire se si debba , o no , secondare la tendenza delle moltitudini a un ' azione immediata . So che parecchi tra voi sono contrarii , e io li stimo saggi e li approvo . Un movimento serio come voi l ' intendete , non è possibile ancora in Sicilia ! Se credete che già ci sia per opera vostra , v ' ingannate ! Per me non è altro che febbre passeggera , delirio di incoscienti ! Spiridione Covazza sedette , asciugandosi il sudore dal volto congestionato , mentre dieci , quindici , tutt ' insieme , si levavano a domandar la parola . Parlò Cataldo Sclàfani con voce tonante e col volto atteggiato più di dolore che di sdegno , giacché non l ' accusa per se stessa poteva offenderlo , ma che uno potesse accusarlo e accusar con lui i suoi compagni . - Non mi difendo , - disse , - espongo ! Quanti erano i Fasci ? Eran presenti i capi dei piú importanti , e ciascuno poteva dire all ' on . Covazza come erano contati i socii e quanti fossero . I Fasci , secondo gli ultimi dati del Comitato centrale , erano centosessantatré fermamente costituiti , trentacinque in via di formazione . C ' era dunque davvero un grande esercito di lavoratori in Sicilia , nel quale non si sapeva se ammirar più il fervore , la coscienza , o la disciplina con cui obbediva a un cenno del Comitato centrale . Il capo d ' ogni Fascio passava la parola d ' ordine ai singoli capi di sezione , e questi a lor volta ai capi dei rioni e delle strade : in un batter d ' occhio , sia di giorno , sia di notte , tutti i socii dei Fasci potevano ricevere un avviso . E se domani i lavoratori si fossero mossi , tutta la gente siciliana sarebbe stata travolta come da una corrente di fuoco . Perché già da lunghi anni covava il fuoco in Sicilia , da che essa cioè , nel mare , si era veduta come una pietra a cui lo stivale d ' Italia allungava un calcio in premio di quanto aveva fatto per la così detta unità e indipendenza della patria . Perché dire che solo da un anno si parlava di socialismo in Sicilia ? Non vi era già , diciott ' anni addietro , una sezione dell ' Internazionale ? E da allora non vi si eran sempre pubblicati giornali del partito ; e circoli , gruppi , nuclei non si erano formati qua e là , sicché appena sorta la prima idea dei Fasci , era stato un subito accorrere e un subito riaggregarsi di antichi compagni di fede ? Non era vero dunque che la rapidissima formazione dei Fasci era dovuta solo all ' assidua e vigorosa propaganda dei giovani : il terreno era già da lunga mano preparato ; mancava l ' unione , un indirizzo ; e ai giovani era bastato soltanto dare una voce e indicar la via , la stessa via che da anni batteva il proletariato di altri paesi . I contadini e gli operaj di Sicilia erano accorsi ai giovani con le braccia tese , gridando : - Voi , voi siete i veri amici ! - e si erano mossi a seguirli con la gioja nel cuore , e con la piena coscienza di ciò che si disponevano a fare . E , a provar questa coscienza , Cataldo Sclàfani parlò , commosso , dei discorsi tenuti nell ' ultimo congresso di Palermo da alcune donne di Piana dei Greci e di Corleone ; discorsi che dimostravano , nel modo più lampante , come non il lume artificiale d ' una coltura accademica , né teorie di scuola bisognavano a destar quella coscienza , ma la pratica quotidiana del dolore e dell ' ingiustizia , e l ' indicazione più semplice e più spontanea del rimedio a tanti mali : l ' unione ! Socialismo sentimentale ? Ma la forza che crea è appunto il sentimento , non la fredda ragione , armata di dottrina ! Che importava la nozione astratta d ' un diritto , quando c ' era il sentimento immediato e prepotente di un bisogno ? Sentire il proprio diritto con la forza stessa con cui si sente la fame valeva mille volte più d ' ogni precisa dimostrazione teorica di esso . Peraltro , ora questo sentimento era già divenuto coscienza lucida e ferma , e si dimostrava in tutti i modi . Un vero spirito fraterno s ' era diffuso tra i contadini e gli operaj , per cui nei numerosi arresti recenti s ' eran veduti i compagni liberi mantenere i carcerati e le loro famiglie ; nella disgrazia di qualcuno , il pronto soccorso di tutti e l ' assistenza e la sorveglianza amorosa . Ecco la ronda dei decurioni , la sera , per le strade e le osterie delle città e delle campagne , perché i fratelli non trascendessero ad atti violenti , eccitati dal vino . - Questi sono gli arruffapopoli , on . Covazza ! - esclamò a questo punto , concludendo , Cataldo Sclàfani con gli occhi lustri d ' ebrezza e commozione . - Vergognatevi delle vostre accuse ! Siamo qua oggi , a Roma , di fronte , due generazioni . Guardate allo spettacolo che dànno i vecchi , e guardate a noi giovani ! Domani da qui il Governo , che protegge tutti coloro che dell ' amor di patria affagottato e tolto in braccio si fecero scudo per tanti anni ai sassi del popolo censore , manderà in Sicilia l ' esercito e l ' armata per soffocare con la violenza questo gran palpito di vita nuova che noi giovani vi abbiamo destato ! Fin oggi la maggioranza del Comitato centrale , di cui fo parte , è contraria a un ' azione immediata . Ma presto verrà il giorno , lo prevedo , che le smanie dell ' impazienza da tanto tempo represse scoppieranno , e noi capi non potremo più frenare il popolo senza immolare noi stessi . Lando Laurentano , seduto accanto a Lino Apes , ascoltò il lungo discorso dello Sclàfani a capo chino , stirandosi qua e là con le dita nervose la barba e lanciando occhiate a destra e a sinistra . Quell ' adunanza in casa sua gli pareva la prova generale di una rappresentazione . Tutti quei giovani si erano anche loro assegnate le parti , e gli pareva che , a furia di ripeterle , se le fossero cacciate a memoria e le recitassero con artificioso calore . Mancava il coro innumerevole , che era in Sicilia . Oh sì , parlava bene , con bella enfasi apostolica , Cataldo Sclàfani ; meritava in qualche punto l ' applauso caldo e scrosciante , le lodi del coro , se fosse stato presente . Innamorato della sua parte , l ' avrebbe rappresentata con perfetta coerenza anche davanti ai fucili dei soldati , in piazza ; e , se tratto in arresto , davanti ai giudici , in una corte di giustizia . Perché lui solo non riusciva ancora a comporsi una parte ? perché ancora , ancora dentro , esasperatamente , gli scattava la protesta : - No , non è questo ? - Che volevano infatti tutti quei suoi compagni ? Ben poco , per il momento , in Sicilia . Volevano che , per l ' unione e la resistenza dei lavoratori , venissero a patti più umani i proprietarii di terre e di zolfare , e cessasse il salario della fame , cessassero l ' usura , lo sfruttamento , le vessazioni delle inique tasse comunali , per modo che a quelli fosse assicurato , non già il benessere , ma almeno tanto da provvedere ai bisogni primi della vita . Volevano , adattandosi modestamente alle condizioni locali , l ' impianto di cooperative di consumo e di lavoro e la conquista dei pubblici poteri ; fra qualche anno trionfare nelle elezioni comunali e provinciali dell ' isola ; riuscir vittoriosi in qualche collegio politico , per aver controlli e banditori delle più urgenti necessità dei miseri nei Consigli comunali e provinciali e nella Camera dei deputati . Questo volevano . Ed era giusto . Degne d ' ammirazione la fede e la costanza con cui seguitavano quest ' opera di protezione e di rivendicazione . Che altro voleva lui ? Non c ' era altro da volere , altro da fare , per ora . E tanta esaltazione , dunque , e tanto fermento per ottenere ciò che forse nessuno , fuori dell ' isola , avrebbe mai creduto che già non ci fosse : che in ogni casolare sparso nella campagna la lucernetta a olio non mostrasse più ai padri che ritornavano disfatti dal lavoro lo squallido sonno dei figliuoli digiuni e il focolare spento ; che fossero posti in grado di divenire e di sentirsi uomini , tanti cui la miseria rendeva peggio che bruti . Una buona legge agraria , una lieve riforma dei patti colonici , un lieve miglioramento dei magri salarii , la mezzadria a oneste condizioni , come quelle della Toscana e della Lombardia , come quelle accordate da lui nei suoi possedimenti , sarebbero bastati a soddisfare e a quietare quei miseri , senza tanto fragor di minacce , senza bisogno d ' assumere quelle arie d ' apostoli , di profeti di paladini . Oneste , modeste aspirazioni , quasi evangelicamente disciplinate , da raggiungere grado grado , col tempo e con la chiara coscienza del diritto negato ! Poteva egli pascersi di esse , e non pensare ad altro ? No , no : troppo poco per lui ! Se fosse bastato , magari avrebbe dato tutto il suo denaro , e chi sa , forse allora , da povero , avrebbe trovato in quelle aspirazioni un pascolo per l ' anima irrequieta . Ma così , no , non potevano bastargli ! All ' improvviso , voltandosi a guardar Lino Apes , si sentì sonar dentro , come una feroce irrisione , i versi del Leopardi nella canzone all ' Italia : L ' armi , qua l ' armi : io solo Combatterò , procomberò sol io ! E scattò in piedi agli applausi che in quel punto stesso scoppiavano nella sala a coronar l ' eloquente discorso di Cataldo Sclàfani , e anche lui con tutti gli altri , senza volerlo , si recò a stringere la mano all ' oratore . Ma Lino Apes , dal suo posto , col socratico sorriso su le labbra e negli occhi , domandò allora a gran voce : - Signori miei , e che si conclude ? Pareva tutto finito ; assolto il còmpito ; e ciascuno si sentiva come sollevato e liberato da un gran peso . Al richiamo dell ' Apes tutti si guardarono negli occhi , sorpresi , con pena , e ritornarono mogi mogi ai loro posti . - La natura , signori miei , - seguitò Lino Apes , appena li vide seduti , - la natura , nella sua eternità , può non concludere , anzi non può concludere , perché se conclude , è finita . Ma l ' uomo no , deve concludere ; ha bisogno di concludere ; o almeno di credere che abbia concluso qualche cosa , l ' uomo ! Ebbene , signori miei , che concluderemo noi ? Siamo uomini , e venuti qua per questo . Ma vi leggo negli occhi . Voi non avete nessuna voglia di concludere , pur non essendo eterni ! Voi avete viaggiato . Molti tra voi seguiteranno il viaggio fino a Reggio Emilia . Qua a Roma , chi ci viene per la prima volta , ha da veder tante cose ; e il tempo stringe . Scusatemi , se parlo così : sapete che io vedo per minuto , e parlo come vedo . Ho poca fiducia nelle conclusioni degli uomini , i quali tutti , a un certo punto , guardandosi dietro , considerando le opere e i giorni loro , scuotono amaramente il capo e riconoscono : « Sí , ci siamo arricchiti » , oppure : « Sì , abbiamo fatto questo o quest ' altro - ma che abbiamo infine concluso ? » . Veramente , a dir proprio , non si conclude mai nulla , perché siamo tutti nella natura eterna . Ma ciò non toglie che noi oggi qua , dato il momento , non dobbiamo venire a una qualsiasi , magari illusoria , conclusione . Io vi dico che questa s ' impone , perché altrimenti ci verranno da sé , senza la vostra guida illuminata e il vostro consenso , gli operaj delle città , delle campagne , delle zolfare . E sarà cieco scompiglio , tumulto feroce , quello che potrebbe essere invece movimento ordinato , premeditato , sicuro . Le conseguenze ? Signori , usa prevederle chi non è nato a fare . Credete voi che ci sia ragione d ' agire ? Avvisiamo ai modi e ai mezzi . Tutta la Sicilia è ora senza milizie . Tre , quattro compagnie di fantaccini vi fan la comparsa dei gendarmi offenbachiani , oggi qua , domani là , dove il bisogno li chiama . E contro ad essi , come voi dite , un intero , compatto esercito di lavoratori . Non c ' è neanche bisogno d ' armarlo ; basterà disarmar quei pochi e si resta padroni del campo . No ? Dite di no ? Aspettate ! Lasciatemi dire ... santo Dio , concludere ! Ma non poté più dire . Come i ranocchi quatti a musare all ' orlo d ' un pantano , se uno se ne spicca e dà un tonfo , tutti gli altri a due , a tre , tuffandosi , vi fanno un crepitìo via via più fitto ; gli ascoltatori incantati dapprima dall ' arguto dire dell ' Apes , cominciarono alla fine dietro un primo interruttore a interromperlo a due , a tre insieme , e quasi d ' un subito , tra fautori e avversarii , schizzò da ogni parte violenta la contesa . Di qua Lando Laurentano quasi pregava : - Sì , ecco , se c ' è da fare qualche cosa , amici ... Di là Bixio Bruno e Cataldo Sclàfani gridavano : - No ! no ! Sarebbe una pazzia ! Ma che ! La rovina ! E sfide , invettive , proposte , s ' abbaruffarono per un pezzo nella sala . Alcuni , e tra questi il Covazza , scapparono via , indignati . A un certo punto , uno , tutto spaurito , si cacciò zittendo e con le braccia levate nel crocchio dove più ferveva la contesa e annunziò : - Signori miei , siamo spiati ! Tutti gli occhi si volsero alle due finestre . Dietro la ringhiera del giardino due uomini stavano difatti a spiare , cercando di farsi riparo delle piante . Celsina Pigna guardò alla finestra anche lei e , appena scorse quei due , diventò in volto di bragia . - Ma no ! - saltò a dire irresistibilmente . - Li conosco io ... Aspettano me . Innanzi al vermiglio sorriso e agli occhi sfavillanti di lei , la contesa cadde , come se a nessuno paresse più possibile seguitarla , quando quel fior di giovinetta , a cui s ' era fatto le viste di non badare , si faceva avanti d ' un tratto , quasi ad ammonire : - Ci sono io , finitela : sono aspettata ! Poco dopo , come tutti , tranne Lino Apes , furono andati via , Celsina si accostò a Lando Laurentano e gli domandò , alludendo a uno di quei due che stavano dietro la ringhiera ad aspettarla : - Non lo conosce ? È suo nipote ... - Mio nipote ? - disse con meraviglia Lando che ignorava affatto d ' averne uno . - Ma sì , Antonio Del Re , - affermò Celsina . - Figlio di sua cugina Anna , sorella del signor Roberto Auriti . - Ah ! - sclamò Lando . - E perché non è entrato ? Celsina notò sul volto del Laurentano un improvviso turbamento subito dopo la domanda , e lo interpretò a suo modo , che egli cioè , sospettando qualche intrigo fra lei e il nipote , si fosse pentito della domanda inopportuna , e si affrettò a rispondere : - Non è dei nostri , sa ! Sta qui a Roma in casa del signor Roberto , all ' Università ... Ma temo che ... S ' interruppe , accorgendosi che il Laurentano , astratto , assorto , non le badava ; e subito riprese : - Le reco i saluti del Lizio , presidente del Fascio di Girgenti , e i saluti di mio padre . Anch ' io credo , se posso esprimere il mio parere , che non sia tempo d ' agire . Abbiamo nel Fascio di Girgenti circa ottocento iscritti ... Ma sono nomi soltanto , pochi vengono , pochi pagano ... - Ma sì , ma sì , ma sì ... - le disse allora , graziosamente ridendo con tutto il volto bruttissimo , Lino Apes , quasi per farle intendere che egli aveva parlato a quel modo col solo intento di cacciar via tutti . - Agire ? Ma sarebbe una pazzia ! L ' ho detto per celia , signorina ! Gli occhi di Celsina schizzarono fiamme . Lo avrebbe schiaffeggiato . Gli sorrise . Tese la mano a Lando Laurentano e : - Mi permettano - disse . - Li lascio in libertà . Il quondam tenore Olindo Passalacqua , marito onorario della maestra di canto signora Lalla Passalacqua - Bonomè , nonché censore effettivo del Privato Conservatorio Bonomè , da circa due ore cercava in tutti i modi di tenere a freno la muta rabbiosa impazienza di Antonio Del Re . Parlava sottovoce , e ogni tanto , di nascosto , se Antonio Del Re sbuffando guardava altrove , cavava fuori lesto lesto l ' orologino della moglie e « Poveretto ha ragione ! » diceva prima con la mimica degli occhi , delle ciglia , della bocca , e subito dopo , con altra mimica : « Qua sono : avanti ; seguitiamo ! » E seguitava a parlare , a parlare quasi per commissione ; ma in una particolar maniera comicissima e quasi incomprensibile , perché a voli a salti a precipizii per sottintesi che si riferivano a lontane e bizzarre vicende della sua scompigliata esistenza . E a ogni salto , a ogni volo , eran subitanee alterazioni di viso e di voce , esclamazioni e ghigni e gesti o di rabbia o di gioja o di minaccia o di commiserazione o di sdegno , che facevano restare intronato , a bocca aperta chi , ignorando quelle vicende , riuscisse per un po ' , senza ridere , a prestargli ascolto . Olindo Passalacqua , di fronte a questo intronamento , restava soddisfatto ; era per lui la misura dell ' effetto ; e con le mani aperte a ventaglio si tirava su , su , su , da ogni parte i lunghi grigi capelli riccioluti per modo che gli nascondessero la radura sul cocuzzolo , e quindi coi due indici tesi si toccava gli aghi incerati dei baffetti ritinti , quasi per mettere il punto a quel gesto abituale o per accertarsi che nella foga del parlare , non gli fossero cascati . - Una miseria , basterebbe una miseria ! - diceva . - Guarda , che sono due lirette al giorno , che sono ? E vorrei dire anche meno ! Una miseria ... Sciagurato ! Quanti ne butta via con quei farabutti là che gl ' insudiciano il come si chiama ... sicuro ... lo stemma avito ! Porci ! E mio suocero per l ' Italia rovina l ' impresa del Carolino a Palermo ... Tesori ! Bastava la semplice Jone ... povero Petrella ! ... mio cavallo di battaglia ... Là , tutto a catafascio ... per questi porci qua ! Senti come strillano ? Ed è principe , sissignore ... Vergognosi ... Dico io , due lirette al giorno per un ' opera meritoria ... Dio dei cieli , una fortuna come questa ! Tutto gratis ... E tu che ne sai ? Certi patti infernali ... schiavitù per tutta la vita ... Io , io , per più di dieci anni , trionfatore e schiavo ... Qua , invece , solo ch ' egli dicesse di sì ... M ' impegnerei io , Nino , m ' impegnerei io di portarla in meno d ' un anno su i primari palcoscenici d ' Italia . Tu mi conosci ; mi spezzo , non mi ... non mi ... frangar ... come si dice ? lo sapevo pure in latino , mannaggia ! La parola ... se do la parola ! E che mi resta ? Unico patrimonio . Bisognerà nutrirla un tantino meglio nei primi tempi : questo sì ! Ma se ne viene ... se ne viene ... oh se se ne viene .. E la bastarda musica moderna ... Aveva scoperto , Olindo Passalacqua , una portentosa voce di soprano nella gola di Celsina Pigna , subito , appena l ' aveva sentita parlare . - E con quella figurina là , che scherzi ? Furore , m ' impegno io : farà furore ! Basterebbe a mio cognato , per rispetto a Roberto e a te , un misero assegnino , anche di una lira e cinquanta al giorno ; per le spese del vitto ... Nutrirla bene ... e in meno di un anno ... dici di no ? Antonio Del Re tornava a scrollarsi tutto , rabbiosamente , appena una parola del Passalacqua riusciva a cacciarsi tra il tumulto dei pensieri violenti a cui era in preda . Il giorno avanti , Celsina gli s ' era presentata all ' improvviso in casa dello zio Roberto , durante il desinare . Frastornato , stordito dalla vita rumorosa della grande città , dagli aspetti nuovi , dalle nuove e strane abitudini , non aveva potuto attendere in alcun modo alla promessa che le aveva fatto prima di partire , di trovarle subito , cioè , un collocamento a Roma . Le aveva scritto tuttavia che presto , appena un po ' rassettato , si sarebbe messo a cercare ; con la certezza però , dentro di sé , che non solo non sarebbe riuscito , ma che non avrebbe avuto né animo né modo di provarcisi , sospeso come si sentiva , e come per un pezzo avrebbe seguitato a sentirsi , in uno smarrimento che quasi gli toglieva il respiro e gli faceva apparir tutto intorno vacillante e inconsistente . Questo smarrimento , difatti , non solo gli era durato , ma gli era via via cresciuto , in mezzo a quella precarietà d ' esistenza eccentrica , scombussolata , in casa dello zio . Come mai aveva potuto questi adattarsi a vivere così , comporsi in un certo suo ordine meticoloso , in mezzo a tanto disordine , trovarvi un po ' di terra da gettarvi le radici ? Capiva Olindo Passalacqua , la signora Lalla ( Nanna , come la chiamavano ) e il fratello di lei , Pilade Bonomè : zingari ; il primo , chi sa donde venuto ; gli altri due , figli d ' un impresario teatrale , capitato prima del 1860 a Palermo e travolto nella corrente liberale dai giovani signori dell ' aristocrazia palermitana , frequentatori assidui del palcoscenico del teatro Carolino . Fallita dopo alcuni anni l ' impresa , poveri , vittime della rivoluzione , come diceva ancora Olindo Passalacqua , il quale , subito dopo avere sposato la figlia dell ' impresario , aveva perduto la voce ; erano venuti a Roma , poco dopo il '70 , e s ' erano rovesciati addosso a zio Roberto , raccomandati da un amico di Palermo . Avventurarsi nel bujo della sorte , gettarsi alle più stravaganti imprese , prendere da un momento all ' altro le più strampalate risoluzioni , era per essi come bere un bicchier d ' acqua . Oggi qua , domani là ; oggi abbondanza , domani carestia ; bastava loro ogni giorno arrivare alla sera , comunque , senza indietreggiare di fronte a tutti i possibili ostacoli , ai sacrifizii più duri , buttando in mare le cose più care e più sacre pur di salvar la barca , barca senza più né bussola , né àncora , né timone , assaltata dalle onde incessanti in quella perpetua bufera ch ' era stata la loro vita . Ma tuttavia questo era in essi meraviglioso e pietoso e comico a un tempo , che pur avendo fatto getto di tutto senza alcun ritegno , eran rimasti nell ' anima schietti , d ' una ingenuità vivida e tutta alata di palpiti gentili , eran rimasti affettuosi , generosi , pronti sempre a spendersi per gli altri , a confortare , a soccorrere , ad accendersi d ' entusiasmo per ogni nobile azione . Quel che di scorretto , di male , di vergognoso era nella loro vita , forse stimavano sinceramente non imputabile a essi . Necessità su cui bisognava chiudere un occhio , e se uno non bastava , tutt ' e due . Con quanta dignità , per esempio , Olindo Passalacqua , dopo aver mangiato alla tavola di zio Roberto e aver raccomandato a questo di non dimenticarsi di far prendere a Nanna le gocce per il mal di cuore o di far toglier subito dalla tavola il trionfino delle frutta per paura che , toccando inavvertitamente la buccia di qualche pesca , non le si avesse a rompere , Dio liberi , il sangue del naso come tante volte le soleva avvenire , lasciava a lui il letto maritale e , augurando alla moglie la buona notte , felicissimi sogni a tutti ; anche ai canarini e al merlo nelle gabbie , al pappagallo Cocò sul tréspolo ; a Titì , la scimmietta tisica , su l ' anello ; a Ragnetta , la gattina in colletto e cravatta ; ai due vecchi cani Bobbi e Piccinì , invalidi entrambi in una cesta , quello cieco e questo con la groppa impeciata ; se n ' andava coi due indici su le punte dei baffi , impalato già nella rigida severità di censore inflessibile , a dormire nel Privato Conservatorio del cognato Bonomè in via dei Pontefici ! E che barca di matti quella tavola a cui sedevano ogni sera quattro o cinque estranei , invitati lì per lì , o che venivano a invitarsi da sé , deputati amici di zio Roberto e di Corrado Selmi , maestri di musica chiomati , cantanti d ' ambo i sessi ! Che discorsi vi si tenevano , a quali scherzi spesso si trascendeva ! E che pena vedere zio Roberto lì in mezzo , zio Roberto ch ' egli da lontano s ' era immaginato con le stesse idee e gli stessi sentimenti della nonna e della mamma ( e non a torto , ché ogni giorno poi glieli dimostrava con le più squisite attenzioni e le cure paterne ) , che pena vederlo lì in mezzo , partecipare a quei discorsi , a quegli scherzi , e di tratto in tratto sorprendergli nel volto uno sguardo , un sorriso afflitto , di mortificazione , se incontrava gli occhi suoi che lo osservavano stupiti e addolorati ! Qual guida più poteva dargli quello zio ? Avrebbe potuto permettersi tutto , sicuro di non potere aver da lui né un richiamo , né un rimprovero . S ' era iscritto alla facoltà di scienze ; ma come studiare in quella casa che cinfolava , gargarizzava , guagnolava dalla mattina alla sera di trilli e scivoli e solfeggi e vocalizzi ? Del resto , l ' Università così lontana , i numerosi studenti gaj e spensierati , gli avevano destato fin dal primo giorno un ' avversione invincibile , uggia , scoramento , sdegno , dispetto ; e , pigliando scusa da ogni cosa , non era più andato . S ' era figurato , e subito aveva ritenuto per certo , che a qualcuno di quei ragazzacci potesse venire la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui così serio e diverso : e che sarebbe allora accaduto ? Solo a pensarci , gli s ' artigliavano le mani . Un incentivo qualunque , in quel punto , una favilla , e il furore , represso con tanto sforzo , sarebbe divampato terribile . Aveva l ' impressione che la vita gli si fosse come ingorgata dentro e gli ribollisse , fomentata dal rimorso di quell ' ozio e dal bisogno prepotente di darsi comunque uno sfogo . Ma come sottrarsi a quell ' ozio , se aveva ormai acquistato la certezza di non poter più far nulla , poiché tutto gli si era come intralciato e confuso nel cervello ? e dove trovar lo sfogo ? Aveva corso Roma da un capo all ' altro , come un matto , quasi senza veder nulla , tutto assorto in sé , in quella cupa scontentezza di tutto e di tutti , in quel ribollimento continuo di pensieri impetuosi che , prima di precisarsi , gli svaporavano dentro , lasciandolo vuoto e come stordito , coi lineamenti del volto alterati , le pugna serrate , le unghie affondate nel palmo della mano . Infine , dalla sorda rabbia che lo divorava , da quell ' agra inerzia fosca , un ' idea truce , mostruosa , aveva cominciato a germinargli nel cervello , la quale subito aveva preso a nutrirsi voracemente di tutto il rancore contro la vita , fin dall ' infanzia accolto e covato . L ' idea gli era balenata , sentendo una sera a tavola discorrere del modello delle bombe recate da Francesco Crispi in Sicilia alla vigilia della Rivoluzione del 1860 e della preparazione di esse . Corrado Selmi aveva detto che ne aveva preparate alcune anche lui , di notte , nel magazzino preso in affitto da Francesco Riso presso il convento della Gancia . Forte delle sue nozioni di chimica moderna , s ' era messo a ridere e aveva dimostrato quanto fosse puerile quella preparazione , e come adesso si sarebbero potuti ottenere effetti più micidiali con ordigni di molto piú piccolo volume . - Ecco ! - aveva esclamato allora Corrado Selmi . - Per fare un po ' di festa , bisognerebbe buttare dalle tribune uno di questi giocattolini nell ' aula del Parlamento ! D ' improvviso s ' era sentito prendere e predominar tutto da quest ' idea . Gli urli d ' indignazione della piazza per la frode scoperta delle banche , e prima il sospetto e poi la certezza che anche zio Roberto col Selmi era coinvolto nello scandalo di quella frode , le notizie sempre più gravi che arrivavano dalla Sicilia , lo avevano deciso a cercare i mezzi e il modo d ' attuare al più presto quell ' idea . Tanto , ormai , era finita per lui ! Se zio Giulio , partito a precipizio per Girgenti , non riusciva a ottenere dal fratello della nonna il denaro , zio Roberto sarebbe stato arrestato ; e allora il crollo , il baratro ... Ah , ma prima ! Sì , sì , questa sarebbe la giusta vendetta , questo lo sfogo di tutte le amarezze , che avevano attossicato la sua vita e quella dei suoi ; e a quei suoi compagni là , di Sicilia , cianciatori , avrebbe dimostrato che lui solo sapeva far quello che loro tutti insieme non avrebbero mai saputo . Ebbene , proprio in quel momento era capitata Celsina a Roma . Nel vedersela comparir dinanzi tutta accesa in volto e ridente nell ' imbarazzo , aveva provato un fierissimo dispetto . Gli pareva ormai che nulla più potesse accadere , nulla più muoversi senza una sua spinta ; che tutti dovessero stare al loro posto , immobili e come sospesi nell ' attesa dell ' atto grandioso e terribile ch ' egli doveva compiere . Donde , come era venuta Celsina , se egli non aveva fatto nulla per farla venire ? I denari di Lando ... già ! quei denari negati a zio Roberto ... Il Fascio di Girgenti ... Buffonate ! E che rabbia nel veder Celsina accolta con tanta festa da quei Passalacqua , per i quali era la cosa più naturale del mondo che una ragazza si avventurasse sola fino a Roma con un pretesto come quello , e si presentasse lì in cerca dell ' innamorato , ferma nel proposito di non ritornar più in Sicilia . S ' era fatto di tutti i colori nel vedersi guardato da quelli con certi occhi ridenti di malizia e di indulgenza , che gli dicevano chiaramente : « Via , che c ' è di male ? abbiamo capito ! Non ti vergognare ! » . E anche zio Roberto era rimasto lì , col suo solito sorriso afflitto , sotto al quale voleva nascondere il fastidio che gli recava ogni novità : soltanto il fastidio . Anche per lui nulla di male che una ragazza fosse venuta a trovare il nipote in casa sua , in un momento come quello , col baratro aperto in cui stavano per precipitare tutti . Per quei Passalacqua quel baratro era niente : una delle tante difficoltà della vita da superare ; e per superarla fidavano ciecamente in Corrado Selmi . Bastava poi a tranquillarli la calma che zio Roberto s ' imponeva per non agitar la sua Nanna malata di cuore . Via , via quel signor Antonio e quel lei , con cui Celsina s ' era messa a parlargli ! a chi voleva darla a intendere ? ma si dessero pure del tu ! Oh , cara ... Ma sì , brava , ridere ... Se non si rideva di cuore a quell ' età , e con quegli occhi e con quel musino ... Uh , che voce ! ma senti ? ... un campanello ! Non s ' era mai provata la voce ? Non aveva mai cantato , neanche così per ischerzo ? mai mai ? Ma bisognava provare , subito subito ... Impossibile che non ci fosse la voce , con quelle inflessioni , con quelle modulazioni ... Via , su , una canzoncina qualunque , là , nel salottino , subito subito ... Ecco il terno ! Nulla meglio di questo espediente per non ritornar più in Sicilia ! I mezzi per studiare ? Ma c ' era lei , la signora Lalla , e il Privato Conservatorio Bonomè . Lezioni gratis , carte e pianoforte gratis : soltanto un piccolo assegno per il vitto . E Olindo Passalacqua , saputo che Celsina era compagna di fede socialista di Lando Laurentano , subito aveva suggerito di chiedere a lui quell ' assegno . No ? perché no ? Opera meritoria ! Maledetti certi scrupoli , certi pudori che impediscono alla coscienza di fare il bene ! si sarebbe potuto proporre al Laurentano la restituzione di quel piccolo assegno coi primi guadagni ; ma , nossignori , queste cose le fanno gli sfruttatori , gli strozzini , ragion per cui un gentiluomo deve astenersi dal farle ... Stupidaggini ! Miserie ! S ' era contorto su la seggiola , Antonio , udendo questi discorsi . Avrebbe voluto strappare per un braccio Celsina e gridarle sul volto : « Va ' , tòrnatene donde sei venuta ! Costoro son pazzi che danzano su l ' abisso . Va ' ! va ' ! L ' abisso lo spalancherò io ! Non c ' è piú nulla ; io stesso non sono più : tutto è finito ! » . Ma pure , eccolo lì , aveva col Passalacqua accompagnato Celsina fino al villino di Lando , e ora stava ad aspettare che l ' adunanza si sciogliesse ed ella ne uscisse . Celsina gli aveva promesso in confidenza che non avrebbe neppur fatto cenno al Laurentano di quella ridicola proposta dell ' assegno ; solo lo avrebbe pregato d ' interessarsi in qualche modo per farle trovare , con le sue tante aderenze , un posticino a Roma . L ' assegno , Celsina si era proposto di domandarlo invece per lui , per Antonio . Egli le aveva confidato la sera avanti la terribile condizione in cui si trovava lo zio . - E tu ? - gli aveva domandato lei . Non aveva avuto altra risposta che un gesto furioso , di disperazione . Le era balenato il sospetto ch ' egli covasse un proposito violento , ma contro sé ; e aveva cercato di scuoterlo , di rincorarlo . Era venuta con l ' animo tutto acceso di sogni e di speranze , piena di fiducia in sé , e pronta e preparata a vinccre tutti gli ostacoli . Ebbene , sarebbero stati in due , ora , a dividerli e ad affrontarli ; ella lo avrebbe trascinato nella sua foga . Possibile ch ' egli , col suo parentado , perisse ? E non c ' era poi l ' altro zio ? Via , via ! Le difficoltà sarebbero state per lei . Ma ecco , ne rideva ! Uscì dal villino , su le furie . - Niente ! Buffoni ... Andiamo ! andiamo ! - disse , spingendo i due compagni . - Non ha parlato ? - domandò , sospeso e afflitto , il Passalacqua . - Ma che parlare ! - si scrollò Celsina . - Sono tanti pazzi , scemi , stupidi , imbecilli ... Chiacchiere , chiacchiere , declamazioni o ciance insipide che vorrebbero parere spiritose ... Via , via , via ! Ma ci ho guadagnato questo almeno , che sono qua , a Roma ! Nino , per carità , Nino , non mi far quella faccia ! Vattene ... sì , sì ... è meglio che te ne vada , se mi devi affliggere così ! Olindo Passalacqua corse dietro ad Antonio che , gonfio di rabbia , tutto rabbuffato , aveva allungato il passo ; lo trattenne , invitò con la mano Celsina ad avvicinarsi subito , raccomandando con cenni calma e prudenza . Ma Celsina , sorridendo e avvicinandosi pian piano , gli accennò col capo che lo lasciasse pure andare . - Ma pazzie , scusate ... calma , ragazzi ! Così v ' accecate ... E il rimedio ? il rimedio così , accecandovi con le furie , non lo trovate più . Il rimedio c ' è sempre , cari amici ; a tutto c ' è rimedio ; più o meno duro , più o meno radicale ... ma c ' è ! Non bisogna spaventarsi ... In prima , come ! dice , questo ? Questo no ! questo mai ! ... Poi ... eh , cari miei , l ' avrei a sapere ! Questo e altro ! ... Però , però , però ... dico , intendiamoci , rispettando sempre le leggi del ... del ... della ... Siamo gentiluomini ! Nino , tu lo sai , mi spezzo , non mi ... non mi ... - Che fai ? che vuoi ? che ti stilli cosí ? - domandò Celsina a Nino , rimasto ansante in atteggiamento truce . - Finiscila ! Sono proprio furie sprecate ... Io mi sento così tranquilla e contenta ! Su , su , per dove si prende , signor Olindo ? Tu ... tu guardami ... no , no , guardami bene negli occhi ... qua , dentro gli occhi ... Prima di partire , ti ricordi ? Nino contrasse tutto il volto , nel tremendo orgasmo , e singultò nel naso , premendosi forte un pugno su la bocca . - Via ! basta , ora ! Andiamo ! - riprese Celsina . - Lei , signor Olindo , mi deve dir questo soltanto , ma me lo deve dire proprio in coscienza : Ho la voce ? Olindo Passalacqua si tirò un passo indietro , con le due mani sul petto : - Ma io ho cantato con la Pasta , sa lei ? con la Lucca ho cantato ; io ho cantato con le due Brambilla ... - Va bene , va bene , - lo interruppe Celsina . - E lei è certo dunque che io abbia la voce ? - Ma d ' oro ! - esclamò il Passalacqua . - D ' oro , d ' oro , d ' oro , glielo dico io ! E in meno d ' un anno lei ... - Va bene , - tornò a interromperlo Celsina . - E allora senta .... un altro favore ! A procurarmi l ' assegnino , come dice lei , ci penso io . Son capace di presentarmi in tutte le botteghe che vedo , in tutti gli alberghi , ufficii , banche , caffè , se han bisogno d ' una contabile , giovane di negozio , interprete , quel che diavolo sia ! Ho il diploma in ragioneria , licenza d ' onore ; possiedo due lingue , inglese e francese ... Ma anche per sarta mi metto , per modista ... Non so neppur tenere l ' ago in mano ; imparerò ! ... maestra , governante , istitutrice ... Lasci fare a me ! Lei ora se ne vada . Mi lasci sola con questo bel tomo ! A rivederla . E , preso Antonio sotto il braccio , scappò via . - Fammi veder Roma ! Ma che vedere ! Non poteva veder nulla , col cervello in subbuglio . Parlava , parlava , e gli occhi le sfavillavano ardenti , sotto quel cappellino dalla piuma spavalda ; le labbra accese le fremevano , e rideva senz ' ombra di malizia a tutti quelli che si voltavano a mirarla . - Nino , senti , - gli disse a un certo punto , piano , in un orecchio . - Portami lontano ... in un punto solitario ... lontano ... voglio cantare ! ... Ho bisogno di sentire come canto ... Se fosse vero ! Tu ci pensi ? Ah , se fosse vero , Nino mio ! Andiamo , andiamo ... Seguitò a cinguettare per tutta la via . Gli disse che per forza lei , prima di diventare un soprano , un contralto celebre , per forza doveva trovar marito , dato quel brutto cognome che l ' affliggeva . - Celsa , va bene ; ma Pigna ! ti pare possibile ? Vediamo un po ' , mettiamo ... Celsa ... come ? Celsa Del Re ? Oh Dio no ! Le mie opinioni politiche ... Del re ? Impossibile , Nino ! non posso diventare tua moglie , è fatale ! Ma tu del resto non mi vuoi ... Ahi , ahi no ! mi hai fatto un livido nel braccio ... Mi vuoi ? E allora Celsina Del Re , e non se ne parli più ! Celsina di Sua Maestà , è buffo , sai ? di Sua Maestà Antonio I . Arrivarono , ch ' era già il tramonto , di là dal recinto militare , in prossimità del Poligono , su la sponda destra del Tevere . Monte Mario drizzava il suo cimiero di cipressi nel cielo purpureo e vaporoso , e la vasta pianura , che serve da campo di esercitazione alle milizie , e le sponde erbose del fiume , nell ' ombra soffusa di viola , parevano smaltate . Nel silenzio quasi attonito , più che la voce si sentiva il movimento delle acque dense , d ' un verde morto , tinte dai riflessi rosei del cielo e qua e là macchiate da qualche cuora nera . - Bello ! - sospirò Celsina , guardandosi intorno . E con l ' impressione che la vita vera se ne fosse come andata via di là , e ne fosse rimasta quasi una larva , nel ricordo o nel sogno , dolce e malinconica , aggiunse piano : - Dove siamo qua ? Poi , volgendosi ad Antonio , che si era seduto su un masso e guardava verso terra , curvo , con le mani strette tra le gambe : - Ma che fai ? - gli domandò . - Ma tu non vedi , tu non senti più nulla ? Alza il capo , guarda , senti ... questo silenzio qua ... il fiume ... e là Roma ... e io che sono qua con te ! Gli s ' accostò , gli posò una mano sui capelli , si chinò a guardarlo in faccia , e : - Tu non hai ancora vent ' anni ! - gli disse . - E io ne ho diciotto ... Antonio si scrollò rabbiosamente , per respingerla , e allora ella , sdegnata , alzò una spalla e si allontanò . Poco dopo , da lontano , giunse ad Antonio il suono della voce di lei che cantava , in quel silenzio , limpida e fervida . Disperato , serrando le pugna nella furia della gelosia , la vide parata da attrice , in un vasto teatro , davanti ai lumi della ribalta . Si alzò , fremente ; andò a raggiungerla . - Andiamo ! andiamo ! andiamo ! - Che te ne pare ? - gli domandò lei , con un fresco sorriso di beatitudine . Antonio le strinse un braccio e , guardandola odiosamente negli occhi : - Tu ti perderai ! - le gridò tra i denti . Celsina scoppiò a ridere . - Io ? - disse . - Ma se tu non mi vuoi , si perderanno quelli che mi verranno appresso , caro mio ! Io ho le ali ... le ali ... Volerò ! CAPITOLO TERZO L ' on . Ignazio Capolino non capiva nei panni dalla gioja . Migliaja d ' operaj , nel suo collegio , inferociti dalla fame per la chiusura delle zolfare del Salvo , minacciavano tumulti , rapine , incendii , strage ; Aurelio Costa , esposto all ' ira di quelli per le promesse fatte a nome del Salvo , fremeva d ' indignazione alle lepide ciance di S . E . il Sottosegretario di Stato al Ministero d ' agricoltura ; e lui gongolava beato dell ' insperata affabilità , del tratto confidenziale , da vecchio amico , con cui quella sotto - eccellenza lo aveva accolto . Chiedendo per il Costa quell ' udienza , aveva temuto che l ' ostentato prestigio , la vantata amicizia personale coi membri del Governo , messi alla prova , avrebbero sofferto la più affliggente mortificazione ; e invece ... Ma sì , ma sì , matti da legare , benissimo ! nemici dell ' ordine sociale , quei solfaraj là ! gente facinorosa , ma sì ! esaltata da quattro impostori degni della forca ! Misure estreme ? di estremo rigore ? ma sì ! benissimo ! Non ci voleva altro ... Viso fermo , già ! polso duro ! Umanità ... ah sicuro ... fin dov ' era possibile ... Già , già , oh caro ... ma come no ? ma come no ? E accennava , con timidezza mal dissimulata , d ' allungare una mano per batterla o su la gamba o dietro le spalle del Sottosegretario di Stato , come un cagnolino che , dopo essersi storcignato per far le feste al padrone che teme severo , s ' arrischia a levare uno zampino per far la prova d ' averlo placato . Quanto a quel disegno d ' un consorzio obbligatorio tra tutti i produttori di zolfo della Sicilia , studiato dall ' amico ingegnere lì presente ... - oh , valorosissimo e tanto modesto , già del corpo minerario governativo , sì , e uscito dall ' École des Mines di Parigi - quanto a quel disegno , ecco , se almeno S . E . il Ministro avesse voluto degnarlo d ' uno sguardo ... No , eh ? impossibile , è vero ? il momento ... già ! già ! non era il momento quello ! nuova esca al fuoco , sicuro ! ci voleva altro ... ma sì ! bravissimo ! oh caro ... come no ? come no ? Uscì dal palazzo del Ministero , tronfio e congestionato come un tacchino , mentre Aurelio Costa , per sottrarsi alla tentazione di schiaffeggiarlo o sputargli in faccia , pallido e muto allungava il passo e lo lasciava indietro . - Ingegnere ! Il Costa , senza voltarsi , gli rispose con un gesto rabbioso della mano . - Ingegnere ! - lo richiamò Capolino , raggiungendolo , fieramente accigliato . - Ma scusi , è pazzo lei ? o che pretendeva di più ? - Mi lasci andare ! per carità , mi lasci andare , - gli rispose Aurelio Costa , convulso . - Corro al telegrafo . Venga qua lui , don Flaminio ! Io me ne riparto domani . - Ma si calmi ! Dice sul serio ? - riprese , con tono tra arrogante e derisorio , Capolino . - Che voleva lei da un Sottosegretario di Stato ? che le buttasse le braccia al collo ? Io non so ... Meglio di così ? Non m ' aspettavo io stesso una simile accoglienza ... - Eh , sfido ! - ghignò , fremente , il Costa . - Se lei ... - Io che cosa ? - rimbeccò pronto Capolino . - Voleva promesse vaghe ? fumo ? Mi ha trattato , mi ha parlato da amico , da vero amico ! E metta ch ' io sono deputato d ' opposizione ; che sono stato combattuto dal Governo , accanitamente , nelle elezioni . E lei lo sa bene ! - Non so nulla io ! - sbuffò il Costa . - So questo soltanto : che avevo l ' ordine , ordine positivo , che il disegno almeno fosse preso subito in considerazione dal Governo . E lei non ha speso una parola ; lei non ha fatto che approvare ... Capolino lo arrestò , squadrandolo da capo a piedi . - Parlo con un uomo , o parlo con un ragazzino ? Dove vive lei ? Può credere sul serio che in un momento come questo , in mezzo a questo pandemonio , si possa attendere all ' esame del suo disegno ? L ' ordine ! Abbia pazienza ! Quando ricevette lei quest ' ordine da Flaminio Salvo ? Prima di partire , è vero ? Ma scusi , ormai ... ecco qua ! E Capolino con furioso gesto di sdegno trasse fuori dal fascio di carte che teneva sotto il braccio la partecipazione delle speciose nozze di S . E . il principe don Ippolito Laurentano con donna Adelaide Salvo . - L ' avrà ricevuta anche lei ! - disse . - si stia zitto , e non pensi più né a ordini né a progetti ! - Ah , dunque , un giuoco ? - esclamò Aurelio Costa . - Con la pelle degli altri ? - Ma che pelle ! - fece Capolino , con una spallata . - Con la mia pelle ! con la mia pelle , sissignore ! - raffermò il Costa infiammato d ' ira . - Con la mia pelle , perché dovrò tornarci io laggiù , ad Aragona , tra i solfaraj ! E sa lei come li ritroverò , dopo sette mesi di sciopero forzato ? Tante jene ! Ma perché dunque mi ha fatto promettere a tutti ... anche qua , anche qua adesso a Nicasio Ingrao , al figlio del principe ? E tutti gli studii fatti ? - Caro ingegnere , scusi , - disse pacatamente Capolino , con gli occhi socchiusi , trattenendo il sorriso , - lei pratica con Flaminio da tanti anni , e ancora non s ' è accorto che Flaminio non è soltanto uomo d ' affari , ma anche uomo politico . Ora la politica , sa ? bisogna viverci un po ' in mezzo ; la politica , signor mio , che cos ' è in gran parte ? giuoco di promesse , via ! E lei , scusi , va a cacciarsi in mezzo proprio in questo momento ... - Io ? - proruppe Aurelio Costa , portandosi le mani al petto . - Io , in mezzo ? - Ma sì , ma sì , - affermò con forza Capolino . - Come un cieco , scusi ! E non dico soltanto per questa faccenda qua , del progetto . Lei non vede nulla , lei non capisce ... non capisce tante cose ! Dia ascolto a me , ingegnere : non s ' impicci più di nulla ! se ne torni al suo posto ... Mi duole , creda , sinceramente , veder fare a un uomo come lei , per cui ho tanta stima , una figura ... non bella , via ! non bella ... Aurelio Costa restò dapprima , a queste parole , a bocca aperta , trasecolato ; poi si fece pallido e abbassò gli occhi per un momento ; infine , non riuscendo a frenar l ' impeto della stizza : - A me , - balbettò , - a me dice così ? a me ? ... Ma io ... Quando mai io ... a quali cose io mi son cacciato in mezzo , di mia volontà ? Vi sono stato sempre trascinato , io , tirato per i capelli , e sono stufo , sa ? stufo , stufo di queste imprese , di questi intrighi , e bizze , e scandali ... - Scandali , poi ! - fece Capolino . - Sissignori , scandali ! - seguitò Aurelio , senza più freno . - Scandali qua , laggiù ... e se non li vede lei , li vedo io ! Basta ! basta ! Io non ho voluto mai nulla ! non ho aspirato mai a nulla , per sua norma , altro che di stare in pace con la mia coscienza , e tranquillo , facendo ciò che so fare . E basta ! Venga qua lui , ora , e pensi , dopo le promesse fatte , ad aggiustar bene le cose , perché laggiù , ripeto , debbo tornarci io , e la pelle non ce la voglio lasciare . La riverisco . Ignazio Capolino lo seguì un tratto con gli occhi ; poi si scosse con un altro ghigno muto , e tentennò a lungo il capo . Se avesse saputo che la vera ragione , per cui Aurelio Costa voleva che Flaminio Salvo venisse a Roma , era quella stessa appunto per cui egli voleva che non venisse : sua moglie ! Il calore con cui difendeva quel disegno , studiato veramente con tutto lo zelo scrupoloso che metteva in ogni sua opera , e la stizza nel vederlo mandato a monte , buttato lì , senz ' alcuna considerazione e quasi deriso , provenivano in fondo dal calore d ' un ' altra passione , dalla stizza per un altro smacco , di cui egli , per non mortificare innanzi a se stesso il suo amor proprio , non si voleva accorgere . Allontanato da Flaminio Salvo da Girgenti con la scusa di quel disegno , proprio nel momento in cui la figlia sapeva che Nicoletta Capolino era a Roma col marito , era accorso come un assetato alla fonte . Aveva creduto di ritrovar qui Nicoletta come la aveva veduta l ' ultima volta a Colimbètra , piena di lusinghe per lui , ardente e aizzosa . E invece ... per miracolo non s ' era messa a ridere nel leggergli nello sguardo profondo il ricordo di quella sera indimenticabile ! Capolino , che aveva tanto da ridire su la condotta della moglie in quei giorni , se ne sarebbe potuto accorgere ; ma da che , a Colimbètra , ancora col petto fasciato per la ferita , aveva sentito il bisogno d ' un pajo d ' occhiali , non riusciva a veder più nulla con l ' antica chiarezza , Capolino , né in sé né attorno a sé . Lo scherzo di quella palla , scappata fuori con inopinata violenza dalla pistola del Verònica , gli aveva turbato profondamente la concezione della vita . Fino a quel punto , aveva creduto di farlo lui agli altri , lo scherzo , uno scherzo che gli era riuscito sempre bene ; ora , all ' improvviso e sul più bello , s ' era accorto che , ad onta di tutte le diligenze e contro ogni previsione , ridendosi d ' ogni arte e d ' ogni riparo , il caso , nella sua cecità , può e sa scherzare anche lui , facendone passare agli altri la voglia . E Capolino era diventato seriissimo . Già , subito , o per la violenta emozione o per il sangue perduto , gli s ' era indebolita la vista . Il principe don Ippolito , graziosamente , aveva voluto regalargli lui gli occhiali , un bel pajo d ' occhiali serii , con staffe , cerchietti e sellino di tartaruga . E la vita veduta con quegli occhiali , e da deputato , gli aveva fatto d ' improvviso un curioso effetto : le sue mani , tutte le cose intorno , sua moglie , il suo passato , il suo avvenire , gli s ' erano presentati con linee , luci e colori nuovi , innanzi a cui egli si era veduto quasi costretto ad assumer subito un certo cipiglio tra freddo e grave , che aveva fatto rompere , la prima volta , in una risata sua moglie : - Oh povero Gnazio mio ! Ed ecco , segnatamente sua moglie non aveva più saputo vedersi d ' attorno , Capolino : sua moglie che gli cercava gli occhi dietro quei nuovi occhiali , e non poteva in alcun modo prenderlo sul serio . Venuta a Roma con lui per quindici o venti giorni , per un mese al più , Lellè vi si tratteneva da più di tre mesi e non accennava ancora , neppur lontanamente , di volersene partire . O ch ' era matta ? Tripudiava , Lellè . Aveva trovato finalmente il suo elemento . Dai Vella , parenti di Flaminio Salvo , e un po ' anche del marito per via della prima moglie , era diventata subito di casa . A Francesco Vella piaceva il fasto , donna Rosa Vella era tal quale la sorella minore donna Adelaide , sbuffante e sempliciona , e i loro due figli , Ciccino e Lillina , se Nicoletta fosse andata a ordinarseli apposta , non avrebbe potuto trovarli più di suo gusto . Che amore quella Lillina ! Rimasta nubile , ormai spighita nella simpatica bruttezza tutta pepe , era la compagna inseparabile del fratello Ciccino : più scaltra , più ardita , più vivace di lui , lo ajutava , lo difendeva , lo guidava , a parte di tutti i suoi segreti più intimi . Fratello e sorella non avevano mai pensato ad altro che a darsi buon tempo ; e Nicoletta , con loro , in pochi giorni era diventata una cavallerizza perfetta ; era già andata tre volte alla caccia della volpe ; e teatri e feste e gite : una cuccagna ! Lillina sapeva sempre con precisione quando doveva farsi venire un po ' di emicrania o qualche altro dolorino , per lasciare in libertà Ciccino e la nuova amica Lellè . Ora Capolino , per quanto Roma fosse grande , da deputato e con gli occhiali serii , non vi si vedeva minimo , e temeva che quello sbrigliamento della moglie potesse dare all ' occhio . Del resto , non poteva soffrirlo , non tanto per quello che potevano pensarne gli altri quanto per sé . Da deputato e con gli occhiali , voleva che anche sua moglie , ormai , diventasse più seria . A Roma e con quei Vella attorno e con la libertà in cui era costretto a lasciarla , non gli pareva possibile . Flaminio Salvo , ora che donna Adelaide era andata a nozze , certamente avrebbe avuto bisogno di lei , a Girgenti . Per la figliuola , s ' intende ; per quella cara Dianella senza mamma . Se non oggi , domani , avrebbe scritto per pregarla di ritornare . Non gli pareva l ' ora all ' onorevole Ignazio Capolino ! Ma ecco , adesso , quell ' imbecille del Costa che veniva a guastargli le uova nel paniere ! La pelle ... Temeva per la pelle ... Pezzo d ' asino ! Ma già , se non era stato buono in tanti anni neanche d ' accorgersi che Dianella lo amava , che aveva sotto mano la fortuna , una simile fortuna ! come avrebbe riconosciuto ora , che meglio di così un deputato d ' opposizione non poteva essere accolto da un Sottosegretario di Stato ? E aveva osato rimproverargli le approvazioni ... Ma sicuro ! per far piacere a lui doveva difendere i solfaraj , quasi che , nelle ultime elezioni egli fosse andato su anche col suffragio di quei galantuomini ! Messo tra il Governo e i socialisti , poteva un deputato conservatore , d ' opposizione , esitare nella scelta ? Ma andate a ragionare di queste cose con uno , a cui la fortuna dava il pane perché lo sapeva senza denti ! Intanto Flaminio Salvo , per seguitare da un canto la commedia di quel progetto e aver modo dall ' altro d ' abboccarsi con Lando Laurentano , che non aveva voluto assistere alle nozze del padre , senza dubbio sarebbe accorso alla chiamata ; e certo avrebbe condotto con sé Dianella , che non poteva restar sola a Girgenti . E sarebbe forse rimasta a Roma per un pezzo , Dianella , presso gli zii , per divagarsi e ... chi sa ! - gli occhi di Flaminio Salvo vedevano molto lontano - Lando andava qualche volta in casa Vella , e ... chi sa ! Rimanendo Dianella a Roma , addio ritorno di Lellè a Girgenti . Così pensando , Capolino sbuffava , e gli occhiali serii , con staffe , cerchietti e sellino di tartaruga , gli s ' appannavano . Non passò neanche una settimana , che Flaminio Salvo fu a Roma insieme con Dianella , come Capolino aveva preveduto . Dianella arrivò come una morta ; Flaminio Salvo , al solito , sicuro di sé , con quel sorriso freddo su le labbra , a cui lo sguardo lento degli occhi sotto le grosse pàlpebre dava un ' espressione di lieve ironia . Furono ospitati dai Vella , che insieme coi coniugi Capolino e il Costa si recarono ad accoglierli alla stazione . Donna Rosa , Ciccino e Lillina non conoscevano ancora Dianella . - Figlia mia , o che mangi lucertole ? - le domandò in prima la zia Rosa , nel vederle il volto come di cera e con gli occhi dolenti e smarriti . - Ma capisco , sai ? con un uomo insulso come tuo padre , difficile passarsela bene . Ah , io gliele dico , sai ? Non sono come tua zia Adelaide che cala a tutto la testa . Sono più grande di lui , e mi deve rispettare . - Io ti bacio sempre la mano , - disse don Flaminio , inchinandosi . - Sicuro ! Ecco qua : bacia , bacia ! - riprese donna Rosa stendendo la mano tozza , paffuta . - Sicuro che me la devi baciare ! Sta ' un po ' con noi qua a Roma , figlia mia , e vedrai che ti farò ritornare in Sicilia bella grossa come una madre badessa . Vedi questa signora ? - aggiunse , indicando Nicoletta Capolino . - Come ti pare ? Brutta è , bisogna dirglielo ; ma da che Ciccino e Lillina le hanno fatto far la cura di trotto a cavallo , vedi l ' occhio ? più vivo ! Lascia fare ai tuoi cugini , cara mia . Andiamo , andiamo ! Ridere , ridere ... Cosa da ridere , la vita , te lo dico io . A casa , don Flaminio narrò mirabilia alla sorella , al cognato , ai nipoti , agli amici , degli sponsali del principe con donna Adelaide , celebrati da monsignor Montoro nella cappella di Colimbètra , tra il fior fiore della cittadinanza girgentana . S . A . R . il Conte di Caserta aveva avuto la degnazione di mandare dalla Costa Azzurra una lettera autografa d ' augurii e rallegramenti agli sposi . - E chi è ? - domandò donna Rosa , guardando tutti in giro ; poi , picchiandosi la fronte : - Ah già , ho capito , il fratello di Cecco Bomba ... Ho un cognato borbonico , coi militari ... Me l ' ha scritto Adelaide ! Ora è mai possibile che stia allegra codesta povera figliuola con tale razza di Altezze Reali che scrivono lettere autografe per le nozze di sua zia ? Va ' avanti , va ' avanti ... Ah se ci fossi stata io ! Codesto tuo principe di Laurentano ... Seguitando , don Flaminio si dichiarò particolarmente grato della presenza di don Cosmo , fratello dello sposo , alla magnifica festa , e del dono prezioso mandato da Lando alla matrigna . - L ' ho visto ! - disse Ciccino . - L ' ha comperato con noi ! - aggiunse Lillina . - Ah , dunque lo conoscete bene ? - domandò , contento , don Flaminio . E volle sapere dai nipoti in che intrinsechezza fossero con lui , e che aspetto e che umore avesse , chiamando a parte la figliuola con vivaci esclamazioni , della sua meraviglia e del suo compiacimento per le risposte che quelli gli davano . Ma Dianella si turbò in viso così manifestamente e mostrò negli occhi un così strano sbigottimento , ch ' egli cangiò a un tratto aria e tono , e finse di meravigliarsi , perché la gravità delle cose che avvenivano in quei giorni in Sicilia , e nelle quali il giovane principe , a quanto si diceva , doveva essere più d ' un po ' immischiato , gli pareva non comportasse in lui quell ' umor gajo , che i nipoti dicevano . E prese a raccontare , con atteggiamento di grave costernazione , i fatti avvenuti di recente in Sicilia , a Serradifalco , a Catenanuova , ad Alcamo , a Casale Floresta , i quali provavano come in tutta l ' isola covasse un gran fuoco , che presto sarebbe divampato ; e a rappresentar la Sicilia come una catasta immane di legna , d ' alberi morti per siccità , e da anni e anni abbattuti senza misericordia dall ' accetta , poiché la pioggia dei benefizi s ' era riversata tutta su l ' Italia settentrionale , e mai una goccia ne era caduta su le arse terre dell ' isola . Ora i giovincelli s ' erano divertiti ad accendere sotto la catasta i fasci di paglia delle loro predicazioni socialistiche , ed ecco che i vecchi ceppi cominciavano a prender fuoco . Erano per adesso piccoli scoppii striduli , crepitìi qua e là ; scappava fuori ora da una parte ora dall ' altra qualche lingua di fiamma minacciosa ; ma già s ' addensava nell ' aria come una fumicaja soffocante . E il peggio era questo : che il Governo , invece d ' accorrere a gettar acqua , mandava soldati a suscitare altro fuoco col fuoco delle armi . Ma avesse almeno avuto soldati abbastanza , da fronteggiare l ' impeto delle popolazioni irritate ! Gli scarsi presidii , bestialmente incitati a sparare su le folle inermi , si vedevano costretti , subito dopo , a rinserrarsi nelle caserme ; e allora la folla , inselvaggita dagli eccidii , restava padrona del campo e assaltava furibonda i municipii e vi appiccava il fuoco . Lo sgomento intanto si propagava per tutta l ' isola ; sindaci e prefetti e commissarii di polizia perdevano la testa ; e dove si sarebbe andati a finire ? Queste cose disse , rivolto specialmente al cognato Francesco Vella , al Capolino e ad Aurelio Costa : volle dedicare alle signore il racconto d ' una recente prodezza compiuta da cinquecento donne in un villaggio dell ' interno della Sicilia , chiamato Milocca . Per la speciosa denuncia di un mucchio di concime sparso non già fuori , ma nelle terre medesime d ' un proprietario che non aveva voluto arrendersi ai nuovi patti colonici dei contadini del Fascio , la forza pubblica aveva tratto in arresto iniquamente e sottoposto a processo per associazione a delinquere il presidente e i quattro consiglieri del Fascio stesso . E allora le donne del villaggio , in numero di cinquecento , indignate dell ' ingiustizia e della prepotenza , s ' erano scagliate come tante furie contro la caserma dei carabinieri , ne avevano sfondato la porta e tratto fuori i cinque arrestati ; poi , ebbre di gioja per la liberazione dei prigionieri , avevano condotto in trionfo sulle braccia , per le vie del paese , uno dei carabinieri e le armi strappate loro dalle mani . Donna Rosa , Nicoletta Capolino e Lillina approvarono festosamente la vittoria di quelle donne gagliarde ; ma don Flaminio parò le mani gridando : - Piano , piano ! Aspettate ! L ' allegrezza è stata breve ... I milocchesi , dico gli uomini , che non s ' erano affatto immischiati in questa rivolta delle loro donne , saputo che il prefetto della provincia mandava un rinforzo di soldati e delegati e giudici a Milocca , cavalcarono le mule e , armati di fucile , presero il largo . Sono ancora sparsi per le campagne , decisi a vender cara la loro libertà . Ma i signori giudici , a Milocca , hanno arrestato trentadue donne , di cui alcune gestanti , altre coi bambini lattanti in collo , e le hanno tradotte ammanettate nelle carceri di Mussomeli . - Valorosi ! valorosi ! - esclamò allora donna Rosa . - Ma come ? E voi , Gnazio , deputato siciliano , non levate la voce in Parlamento neanche contro l ' arresto delle donne gravide e delle mamme coi bambini in collo ? Don Flaminio sorrise e , lisciandosi le basette : - Non gli conviene , - disse . - Sono gestanti e mamme socialiste . Lui è conservatore . Quantunque laggiù , sai ? don Ippolito Laurentano vorrebbe che il partito clericale secondasse il movimento proletario e se n ' avvalesse , stabilendo anche con esso qualche accordo segreto . Ma monsignor Montoro , confòrtati , è contrario ; forse perché il canonico Pompeo Agrò è da un mese a Comitini a far propaganda , non so quanto evangelica , contro me , tra i solfaraj . Basta . Vedremo di stare tra il padre e il figlio . Domani mi recherò dal giovane principe socialista a lasciargli un biglietto da visita . Capolino accompagnò Flaminio Salvo in quella gita al villino di via Sommacampagna , tanto nell ' andata quanto nel ritorno . La strana impressione , quasi di sgomento , che gli aveva fatta la vista di Dianella , all ' arrivo , si raffermò al discorso che gli tenne il Salvo lungo la via . Fu al solito un discorso sinuoso , pieno di sottintesi e di velate allusioni , da cui parve a Capolino di poter desumele questo : che il Salvo era davvero fortemente impensierito non dalle condizioni politiche della Sicilia , ma dalle condizioni di spirito della figliuola , le quali tanto piú dovevano dar da pensare , in quanto che la madre era pazza ; ch ' egli intendeva perciò di contentarla , se quel viaggio a Roma non riusciva agli effetti che se ne riprometteva ; contentarla , anche perché , uscita ormai di casa la sorella , egli , non avendo più alcuno che stésse attorno alla figliuola bisognosa di cure , d ' affettuosa compagnia , di distrazioni , avrebbe dovuto sacrificare troppo gli affari , e non poteva ( qui parve a Capolino di dover notare un grave rimprovero per sua moglie , che aveva osato lasciar sola anche donna Adelaide nell ' avvenimento delle nozze ) ; contentarla , infine , anche per dare ad Aurelio Costa ( che presto , fra due o tre giorni , sarebbe tornato in Sicilia ) un premio degno , se riusciva a ridurre a ragione gli operaj delle zolfare . Queste deduzioni così chiare del lungo discorso a mezz ' aria del Salvo costarono a Capolino un così intenso sforzo , che uno dei cristalli degli occhiali , continuamente appannati dagli sbuffi , gli s ' infranse tra le dita nervose , a furia di ripulirlo . Fortuna che le scagliette del cristallo s ' infissero soltanto nel fazzoletto , senza ferirgli le dita . Ma la sera dovette parlare , e seriamente , alla moglie , senza occhiali . Nicoletta sapeva che l ' improvviso arrivo di Flaminio Salvo e di Dianella a Roma era dovuto al Costa . Più perspicace del marito , aveva subito preveduto che questo arrivo avrebbe segnato la fine della sua cuccagna , ed era perciò così gonfia d ' odio contro quello che lo avrebbe ucciso senza esitare , se le avessero assicurato l ' impunità . Già aveva veduto il primo effetto dell ' arrivo : Ciccino e Lillina Vella se n ' erano andati in giro per Roma con la cuginetta pallida e smarrita , mettendo lei da parte fin dal primo giorno . Scelto male , dunque , il momento per un discorso serio ! - Debbo partire ? - domandò subito , per tagliar corto . - Parto anche domani . Senza chiacchiere . Ma sola , no ! - E con chi ? - fece Capolino . - Io ... - Tu hai le sorti d ' Italia su le braccia , lo so ! - esclamò Nicoletta . - Come potrebbe sedere la Camera , domani , se tu mancassi ? - Ti prego , - fece Capolino , con un gesto delle mani , che significava freno , prudenza , da un canto , e dall ' altro , sdegno di avviare il discorso , senza scopo , per una china facile , per quanto sdrucciolevole . - Io sono qui per fare il mio dovere . - Anch ' io ! - rimbeccò , pronta , Nicoletta . - Non ti pare ? Tu , di deputato ; io , di moglie . Lo dice anche il sindaco : la moglie deve seguire il marito . Caro mio , se la pigli così ! ... Lascia stare i doveri , non mi far ridere ! Te l ' ho detto : tu , caro mio , hai perduto da un pezzo in qua la bussola ! Parliamoci come prima , o piuttosto , intendiamoci come prima , senza parlare affatto , per il tuo e per il mio meglio ! Bada , Gnazio , tu sei stufo , ma io più che più , e capace ... non so , capace in questo momento di commettere qualunque pazzia . Te n ' avverto ! - Santo Dio , ma perché ? - gemette Capolino con le mani giunte . - Ah , perché ? - gridò Nicoletta , andandogli incontro , vampante d ' ira e di sprezzo . - Mi domandi perché ? Mi dici di partire , di ritornarmene laggiù , e mi domandi perché ? - Prego , prego ... - cercò d ' interromperla Capolino , protendendo adesso le mani , per arrestare anche col gesto quella furia . - Nel nostro ... nel tuo stesso interesse , scusa ! Se non mi lasci parlare ... - Ma che vuoi dire ! Lascia stare ! - esclamò Nicoletta . - So come debbo dire , non dubitare , - riprese Capolino con molta gravità , abbassando gli occhi . - Tu ignori il discorso che mi ha tenuto Flaminio questa mattina . T ' ho detto nulla , finora , del tuo prolungato soggiorno a Roma ? Nulla ... E tu stessa ti sei rimproverata di non esser partita per assistere Adelaide nel giorno delle nozze . Ora la tua assenza da Girgenti sai qual effetto ha prodotto ? Questo , semplicemente : che Flaminio Salvo , lasciato solo e stanco , ha deciso di contentar fnalmente la figliuola . Nicoletta restò a questa notizia . - Ah sì ? - disse ; e si morse il labbro , fissando nel vuoto gli occhi , odiosamente . - Capisci ? - seguitò Capolino . - Teme che le dia di volta il cervello , come alla madre . E mi pare che il timore non sia infondato . L ' hai veduta ? Fa pietà . - Schifo ! - scattò Nicoletta . - Se ne dovrebbe vergognare ! - L ' amore ... - sospirò Capolino , alzando le spalle , socchiudendo gli occhi . - E Flaminio fors ' anche pensa che , con l ' ombra della pazzia della madre , un degno partito per la figlia non sarebbe facile trovarlo . Ha messo poi in gravissimi imbarazzi il Costa laggiù , tra i solfaraj , e pensa di premiar la devozione , l ' abnegazione ... - Quanti pensieri ! ... quante dolcezze ! ... - disse Nicoletta . - E io dovrei sguazzarci in mezzo , è vero ? come un ' ape nel miele ... - Tu ? perché ? - domandò Capolino . - Ma la custode della figlia non sono io ? - inveì Nicoletta . - Non toccherà a me allora covar con gli occhi la coppia innamorata ? assistere alle loro carezze , ai loro colloquii ? accogliere in seno le confidenze della timida colombella risanata ? Capolino si strinse nelle spalle , come per dire : « Dopo tutto , che male ?...» . - Ah , no , caro mio ! - riprese con impeto la moglie . - Non me ne importerebbe nulla se , per il mio interesse , come tu dici , non mi vedessi costretta a far questa parte ... E tu dimentichi un ' altra cosa ! Che codesto signor ingegnere chiese un giorno la mia mano , e che io la rifiutai , perché non mi parve degno di me ! Bella vendetta , adesso , per lui , diventare sotto gli occhi miei il fidanzato della figlia di Flaminio Salvo ! - Ma questo , se mai , di fronte a te che l ' hai rifiutato , - le fece osservar Capolino , - potrà esser ragione d ' avvilimento per la figlia di Flaminio Salvo ... - Già ! - esclamò Nicoletta , levandosi . - Perché io adesso sono la moglie dell ' onorevole deputato Ignazio Capolino ! - Che vale molto di piú , ti prego di credere ! - gridò questi , dando un pugno sulla tavola e levandosi in piedi anche lui , fiero . Nicoletta lo squadrò , calma , di sotto in su ; poi disse : - Uh , quanto a meriti , non oserei metterlo in dubbio ! Però ... però io debbo partire , ecco , sempre per il mio interesse , come tu dici ... Che vuoi ? i meriti , caro , non hanno spesso fortuna . - Fa rabbia anche a me , - disse allora Capolino , - che uno stupido , un imbecille di quella fatta debba salire così , tirato su dal favore della sorte , cacciato a spintoni , come una bestia bendata e restìa ... Perché egli , sai ? l ' ha detto a me : non vorrebbe nulla ... Questo è il bello . Non s ' accorge di nulla , non capisce nulla , e la fortuna lo ajuta ! Domani , genero di Flaminio Salvo ! - Ah no ! - scattò Nicoletta . - Questo matrimonio non si farà ! Te l ' assicuro io : non - si - fa - rà ! Capolino tornò a stringersi nelle spalle e a socchiudere gli occhi : - Se Flaminio vuole ... come potresti impedirlo ? - Come ? - rispose Nicoletta . - Come ... non so ! Ma a ogni costo ... ah , a ogni costo ! puoi esserne certo ! Capolino insistette : - Ma via , tu credi che il Costa sia capace di sentir la vendetta che tu dici , per il tuo rifiuto ? No , sai ! Non è capace neanche di questo ! Io l ' ho studiato : è con te riguardoso , ossequioso ... anzi , tutto impacciato in tua presenza ... non ci penserà mai ! E se tu ... se tu saprai vincer lo sdegno , e trattarlo ... dico , trattarlo con una certa ... disinvoltura cortese ... Sotto gli occhi di Nicoletta , che lo fissavano con freddo e calmo sprezzo , smorì , si scompose il sorriso con cui aveva accompagnato le ultime parole . - Come , del resto , lo hai trattato finora , - soggiunse dignitosamente . Poi , cangiando discorso : - Oh , volevo proporti d ' uscire ... Ceneremo fuori ... Ti va ? Di ritorno a casa a tarda notte , Nicoletta , nel mettersi a letto , domandò al marito : - Non deve ripartire fra due o tre giorni l ' ingegnere Costa per la Sicilia ? - Sì , - rispose Capolino . - Me l ' ha detto Flaminio stamattina . - E tu a Flaminio potresti dire , - seguitò Nicoletta , raccogliendosi sotto le coperte , - che sono pronta anch ' io a partire ; ma non sola . Poiché parte l ' ingegnere ... - Ah , già ! - esclamò Capolino . - Benissimo ! Potresti accompagnarti con lui . - Buona notte , caro ! - Buona notte . Fermamente convinto d ' aver sempre avuto contraria la sorte , fin dalla nascita , Flaminio Salvo credeva che soltanto con l ' assidua difesa d ' una volontà sempre vigile e incrollabile , e opponendosi con atti che egli stesso stimava duri , contro tutti coloro che s ' eran fatti e si facevano strumenti ciechi di essa , avesse potuto vincerla finora . Ma l ' avversione della sorte non potendo su lui , s ' era rivolta con ferocia su i suoi , su la moglie , sul figlio : ora anche , con quella passione invincibile , su la figlia . In queste sciagure sentiva veramente come una vendetta vile e crudele ; e questo sentimento non solo gli toglieva il rimorso di tutto il male che sapeva d ' aver commesso , ma gl ' ispirava anzi vergogna di qualche debolezza passeggera , e quasi lo abilitava a commettere altro male , sia per vendicarsi a sua volta della sorte , sia per non essere egli stesso sopraffatto . Non si poneva neppur lontanamente il dubbio che potesse in fondo non essere un male quella passione della figliuola per Aurelio Costa . Era per lui sicuramente un male ; e non già per la disparità della nascita o della condizione sociale ( fisime ! ) ; ma perché essa aveva origine da una sua debolezza , dalla gratitudine per tanti anni dimostrata al suo piccolo salvatore . Da un bene non poteva venirgli altro che un male . Domma , questo , per lui . E nessun filosofo avrebbe potuto indurlo a riconoscere che il suo ragionamento , fondato su un pregiudizio , era vizioso . La logica ? Che logica contro l ' esperienza di tutta una vita ? E poi , se per un solo caso si fosse indotto a riconoscere il vizio del suo ragionamento , addio scusa di tutto il male in tanti altri casi coscientemente commesso ! Ogni qual volta un negozio , una faccenda qualsiasi accennava fin da principio di volgergli a seconda , egli , anziché rallegrarsene , s ' adombrava , sospettava subito una insidia e si parava in difesa . Accolse male perciò , da un canto , la notizia e la proposta di Capolino , che cioè Nicoletta era pronta a partire il giorno appresso e che avrebbe voluto accompagnarsi nel viaggio col Costa ; dall ' altro , l ' annunzio recato da Ciccino e Lillina che Lando Laurentano , il quale tutta quella mattina era stato in giro con essi e con Dianella , sarebbe venuto quella sera stessa a salutarlo . Lo avevano incontrato per caso , e quantunque avesse detto loro in prima d ' esser fortemente irritato per una certa pubblicazione in un giornale del mattino , s ' era poi dimostrato gajo in loro compagnia e gratissimo della distrazione procuratagli . Flaminio Salvo era nella stanza da studio di Francesco Vella e dava ad Aurelio Costa le ultime istruzioni circa il ritorno di questo in Sicilia , fissato per la mattina seguente , quando i due nipoti gli recarono quest ' annunzio , irrompendo rumorosamente e tirandosi dietro Dianella . Egli notò subito nel viso della figlia un ' alterazione molto diversa dalle solite alla vista di Aurelio , e rimase per un attimo quasi stordito , allorché , parlando i due cugini della graziosa affabilità del Laurentano verso di loro , ella con voce vibrante , che non pareva più la sua , e con un ' aria di sfida , confermò : - Sì , gentilissimo ! proprio gentilissimo ! - Piacere ... - rispose freddamente , guardandola di su gli occhiali . - Ma , vi prego , io ora qua ... E accennò il Costa con un gesto che significava : « Ho da pensare a ben altro per il momento ... » . Era vero , del resto . Si trattava d ' esporre a un rischio di morte quel giovane dabbene , ignaro affatto della parte , che stava a rappresentare ; si trattava di gettarlo in preda alla rabbia d ' un intero paese affamato e disilluso . Nell ' anima del Salvo si svolse allora uno strano giuoco di finzioni coscienti . Il piacere di quell ' annunzio doveva mutarsi in lui in dispiacere , la speranza in diffidenza ; e però non solo non doveva tener conto di quella fortunata combinazione dell ' incontro del Laurentano e della buona impressione che la figlia pareva ne avesse avuto , ma considerarla anzi come una vera e propria contrarietà , nel momento ch ' egli , per contentare appunto la figliuola , faceva intravvedere a quel buon giovane del Costa il premio della pericolosissima impresa a cui lo gettava . E seguitò in quella finzione cosciente , acceso di stizza contro la figliuola , la quale , dopo averlo costretto a piegarsi fino a tanto , eccola lì , veniva ora a fargli intendere , con aria nuova , che il giovane principe Laurentano non le era punto dispiaciuto ! Né s ' arrestava qui il giuoco delle finzioni nell ' anima del Salvo . Fingeva di non comprendere ancora quell ' aria nuova della figlia , che pure aveva già compreso bene ; era sicuro infatti che Dianella , facendo quella lode del Laurentano in presenza di Aurelio , s ' era intesa di vendicarsi di questo , e ora di là certo piangeva e si straziava in segreto . La stizza finta per quel premio ch ' egli doveva far balenare al Costa , era dunque in fondo stizza vera , tanto che , per non avvertire il rimorso di quello strazio che cagionava alla figlia , seguitò a fingere di credere sul serio , che veramente , sì , veramente , se il Costa fosse riuscito a ridurre a ragione gli operaj delle zolfare in Sicilia , gli avrebbe dato in premio Dianella . Intanto , lo faceva partire il giorno appresso in compagnia di Nicoletta Capolino . La sera , fu compìto , ma con una certa sostenutezza , verso Lando Laurentano , accolto con molta festa dai Vella , specialmente da Ciccino e Lillina . Dianella era pallidissima , e si teneva su per continui sforzi a scatti , che facevano pena e paura . I dolci occhi ora le s ' accendevano come in un confuso spavento , ora le smorivano quasi in una torba opacità . Nicoletta Capolino , invitata a tavola dai Vella quell ' ultimo giorno , le aveva fatto sapere che la mattina appresso sarebbe partita col Costa ; e adesso , ecco , era lì e parlava senza vezzi affettati , ma con la vivace disinvoltura consueta al giovane principe di Laurentano della cortesia squisita di don Ippolito , là a Colimbètra , nella disgraziata congiuntura del duello del marito . Questi entrò , poco dopo , nel ricco salone insieme con l ' ingegnere Aurelio Costa , che veniva a licenziarsi dai Vella . Fu per Dianella e per Nicoletta un momento d ' angosciosa sospensione . Quanto composto e grave e costernato l ' onorevole Ignazio Capolino con quei funebri occhiali di tartaruga , tanto appariva stordito , acceso , abbagliato , Aurelio Costa . Gli si leggeva chiaramente in viso l ' emozione profonda , che la notizia della sua prossima partenza con Nicoletta gli aveva suscitato . Non sentiva più la terra sotto i piedi ; non riusciva ad articolar parola . Nel vederlo entrare , Nicoletta ne ebbe quasi sgomento : sentì , senza guardarlo , che egli la cercava con gli occhi , senza più badare a nessuno . Respirò nel sentirlo poco dopo discutere animatamente col Laurentano su i moti dei Fasci in Sicilia . Ogni costernazione gli era svanita , svanita ogni considerazione per quei solfaraj affamati d ' Aragona , svanito il dispetto per quel suo disegno d ' un consorzio obbligatorio mandato a monte : avrebbe ora affrontato col frustino in mano tutti quei ribelli laggiù . Flaminio Salvo , per prudenza di fronte al Laurentano , lo richiamò sorridendo a più miti propositi . - Perché le diano fuoco alle zolfare ? - gli domandò tutto infervorato il Costa . - Li conosco io , quei bruti ! Guaj a mostrare di temerli ! Con la verga si riducono a ragione ! Lasci fare a me ... Abbandonato da tutti , senza neanche la soddisfazione di veder degnato d ' uno sguardo il mio progetto , andrò solo , laggiù ... e ci guarderemo in faccia ... Nell ' esaltazione , non avvertiva la stonatura di quella sua apostrofe bellicosa ; né si mortificò affatto nell ' accorgersi alla fine che nessuno gli badava più , si lasciò condurre da Capolino nell ' ampio balcone della sala , mentre Flaminio Salvo , Francesco Vella e Lando Laurentano seguitavano a conversare tra loro pacatamente , e Ciccino prometteva a Nicoletta che presto sarebbe venuto a trovarla a Girgenti , e donna Rosa e Lillina davano consigli a Dianella che si regolasse così e così , se voleva presto recuperare la salute e la gajezza . Chiamato dal Salvo , Capolino rientrò poco dopo , e Aurelio Costa restò solo nel balcone . Quanto vi restò ? Guardava le stelle , guardava come in un sogno il chiaror della luna che si rifletteva su i vetri di lontane finestre dirimpetto , nella piazza ; stretto da un ' ansia smaniosa e dolce ; senza più pensare al luogo ove si trovava ; con una sola immagine davanti agli occhi , quella di lei che ora , tra poco , senza dubbio sarebbe venuta a trovarlo là per dirgli : A domani ! Per sempre ! - A domani , per sempre , - si ripeteva , serrando le pugna , con gli occhi socchiusi voluttuosamente . Aveva già parlato con lei la mattina . S ' erano già accordati . Tutto , tutto ella avrebbe lasciato , per seguir lui ! Sì , anche laggiù , nel pericolo , da cui egli non avrebbe potuto in quel momento ritrarsi . Del resto , per forza , doveva andar laggiù ; lì era la sua casa , lì il suo lavoro , che avrebbe ora messo a disposizione di altri , lasciando il Salvo . Che gl ' importava ? Di qual premio gli aveva ella parlato ? Un grosso premio ch ' egli avrebbe perduto lasciando il Salvo ... Che gl ' importava ? Qual premio maggiore della felicità che ella gli avrebbe data , amandolo ? Così farneticava Aurelio nel balcone , in attesa , tornando a ripetere di tratto in tratto , smaniosamente : - A domani ! per sempre ! Nel salone , intanto , Ignazio Capolino parlava con aria afflitta del subbuglio , in cui la pubblicazione d ' una denunzia in un giornale del mattino aveva messo tutto quel giorno i corridoj della Camera . Si trattava delle quarantamila lire , di cui appariva debitore verso la Banca Romana Roberto Auriti , ( « notoriamente prestanome » diceva il giornale « d ' un deputato meridionale molto conosciuto e nelle grazie , fino a poco tempo fa , se non proprio del Governo , di qualche membro ( hic et haec ) di esso » ) . E quel giornale , seguitando , parlava delle carte sottratte per salvare questo deputato meridionale . Ma nella fretta , all ' ultimo momento , qualche biglietto era rimasto fuori e caduto in mano all ' autorità giudiziaria , qualche biglietto appunto dell ' Auriti , ora in ricerca affannosa di quelle quarantamila lire , per salvare sé e l ' amico . Capolino diceva che parecchi deputati dell ' Estrema Sinistra avrebbero portato la denunzia alla Camera , e prevedeva imminente l ' arresto dell ' Auriti . Lando Laurentano era su le spine . Tutto il pomeriggio di quel giorno aveva cercato d ' appurare donde quella notizia fosse pervenuta al giornale del mattino : pareva riferita da qualcuno che fosse stato a origliare all ' uscio della stanza , in cui Giulio Auriti aveva implorato ajuto da lui ; e temeva che questi potesse ora sospettarlo autore della denunzia . Il Salvo , il Vella e il Capolino , notando il turbamento del giovane principe , si misero a compiangere Roberto Auriti , come una vittima , e il Salvo lasciò intendere chiaramente che egli sarebbe stato disposto ad approntare quella somma per salvarlo ; ma il Capolino disse che ormai era troppo tardi . Non restava che di prendere una tazza di tè , che Lillina aveva già preparato . Le prime due tazze , recate da Ciccino , erano andate a donna Rosa e a Dianella . Nicoletta ne porgeva ora una tazza a Lando Laurentano . - Latte ? - Sì , grazie . Poco . E Dianella , sorbendo la sua , aspettava che Nicoletta si recasse al balcone con l ' ultima tazza per Aurelio . Ma Nicoletta , vedendosi spiata , finse in prima di dimenticarsene , e tenne la tazza per sé . - Uh , e per il mio cavaliere ? - esclamò poi , come sovvenendosi all ' improvviso . E andò al balcone . Appena Aurelio la vide comparire , si ritrasse istintivamente nell ' ombra quanto più poté , per attirarla . Ma ella varcò appena la soglia del balcone e , porgendogli la tazza , disse piano , rigida : - Rientri , per carità : lei si fa notare . Non faccia ragazzate ! - Ma mi dica soltanto ... - scongiurò egli . - Sì , questo ; e se lo imprima bene in mente , - soggiunse lei , subito : - che ho fatto di tutto per impedir la sua e la mia rovina . Non mi accusi , domani ; perché l ' ha voluta anche lei . Basta ! E rientrò nel salone . CAPITOLO QUARTO Corrado Selmi uscì dalla Camera dei deputati livido , stravolto , con un tremor convulso per tutto il corpo . Appena su la piazza , nel sole , fece uno sforzo disperato su se stesso per riaversi , per riafferrare in sé e rimettere sotto il suo dominio la vita che gli sfuggiva in un tremendo scompiglio ; ma restò , avvertendo che non aveva neanche la forza di trarre il respiro , quasi avesse il petto , il ventre squarciati . Un sentimento nuovo gli sorse allora improvviso : la paura . Non degli altri ; ma di sé . Or ora gli altri li aveva sfidati e assaliti , nell ' aula del Parlamento , con estrema violenza . Ancora ne tremava tutto . Nessuno , là , aveva osato fiatare . Ma quel silenzio ... ah , quel silenzio era stato per lui peggiore di ogni invettiva , d ' ogni tumultuoso insorgere di tutta l ' assemblea . Quel silenzio lo aveva ucciso . Aveva ancora negli orecchi il suono dei suoi passi nell ' uscire dall ' aula . Nel silenzio formidabile , quei passi avevano sonato come colpi di martello su una cassa da morto . Sentiva una grande arsione ; e le gambe , come ... come se gli si fossero stroncate sotto . Schiacciato dall ' accusa , aveva voluto rilevarsene con tutto l ' impeto delle energie vitali , ancora possenti in lui ; ma appena aveva finito di parlare , quel silenzio . Nessun dubbio che l ' assemblea , subito dopo la sua uscita dall ' aula , avesse votato l ' autorizzazione a procedere contro di lui . Eppure tutti lo sapevano povero ; sapevano che il denaro preso alle banche non poteva essere rinfacciato a lui come a tanti altri . Dall ' avere affrontato la morte , quando più bella suol essere per tutti la vita , non gli veniva il diritto di vivere ? Nella losca complicazione di tante oblique vicende la semplicità di questo diritto appariva quasi ingenua e tale , che tutti , ridendo , dovessero negarglielo . Morto ; non solo , ma anche svergognato lo volevano ! Doveva morire allora , e sarebbe stato un eroe per tutti questi vivi d ' oggi che gli rinfacciavano come un delitto l ' aver vissuto . Ma non tanto l ' accusa , in fondo , gli sembrava ingiusta , quanto ingiusti gli accusatori ; e , più che ingiusti , ingrati e vili : vili perché , dopo aver per tanti anni compreso che egli aveva pure questo diritto di vivere , si levavano ora a dimostrargliene con ischerno l ' ingenuità ; dopo aver per tanti anni compreso il suo bisogno , si levavano ora a rinfacciarglielo come un ' onta . Né si sarebbero arrestati qui ! Ora , il processo , la condanna , il carcere . Corrado Selmi rise , e avvertì ancora lo sforzo che gli costava lo scomporre la truce espressione del volto in quel riso orribile . Il sorriso schietto e lieve , che aveva accompagnato sempre tutti gli atti della sua vita , anche i più gravi e i più rischiosi , s ' era tramutato in quella triste smorfia dura e amara ? Ebbe di nuovo paura di sé : paura di assumere coscienza precisa di un certo che oscuro e orrendo che gli s ' era cacciato all ' improvviso nel fondo dell ' essere e glielo scompaginava , dandogli quell ' impressione d ' esser come squarciato dentro , irrimediabilmente . E per ricomporre comunque la compagine del suo essere , per vincere il ribrezzo e l ' orrore di quell ' impressione , si guardò attorno , quasi chiedendo sostegno e conforto ai noti aspetti delle cose . Gli parvero anche questi cangiati e come evanescenti . Sentì con terrore che non gli era più possibile ristabilire una relazione qual si fosse tra sé e tutto ciò che lo circondava . Sì , poteva guardare ; ma che vedeva ? poteva parlare ; ma che dire ? poteva muoversi ; ma dove andare ? Parlò , tanto per udire il suono della sua voce , e gli parve anch ' esso cangiato . Disse : - Che faccio ? Sapeva bene quel che gli restava da fare . Ma nello schiacciar con la lingua contro il palato le due c di faccio , non avvertì altro che l ' annodatura della lingua e l ' amarezza aspra della bocca ; e rimase col viso disgustato e arcigno . - No , - soggiunse . - Prima ... che altro ? Qualunque altra cosa gli apparve inutile , vana . Poteva soltanto , ancor per poco , per passarsi la voglia e darsi così fuor fuori uno sfogo , dire e fare sciocchezze . Pensare seriamente , agire seriamente non avrebbe potuto se non a costo di cedere al proposito oscuro e violento che stava a distruggergli dentro tutti gli elementi della vita . Baloccarsi poteva coi frantumi di essa che dal tumulto interno balzavano a galla della sua coscienza squarciata : baloccarsi un poco ... Sì , in casa di Roberto Auriti ! Doveva vederlo , dirgli che per lui , per coprirlo , si era messo da sé sotto accusa . Ecco che aveva ancora dove andare . Chiamò una vettura , per non avvertire il tremore e la debolezza delle gambe , e diede al vetturino l ' indirizzo : via delle Colonnette . Appena montato , se ne pentì , prevedendo , in compenso di quanto aveva fatto , una scenata . Ma no : a ogni costo avrebbe saputo impedirla . Più che doveroso , il suo atto gli appariva generoso verso Roberto Auriti . E , in quel momento , non poteva sentir che disprezzo della sua stessa generosità . S ' era spogliato d ' ogni prestigio , d ' ogni prerogativa , per subir la stessa sorte d ' uno sconfitto , che delle sue doti , dei suoi meriti non aveva saputo avvalersi per farsi uno stato , per imporsi , come avrebbe potuto , alla considerazione altrui . Non pietà , ma dispetto , poteva ispirare Roberto Auriti . Che se pure egli , navigando alla ventura , lo aveva gittato con sé in quei frangenti , non meritava certo quel naufrago che Corrado Selmi , già quasi scampato , si ributtasse in mare per perire con lui : non lo meritava , perché non aveva saputo mai vivere , quell ' uomo , mai disimpacciarsi da ostacoli anche lievi : era già per se stesso un annegato , a cui tante e tante volte egli aveva gettato una corda per ajutarlo a trarsi in salvo . L ' unica volta che quest ' uomo s ' era messo a dar lui ajuto , ecco , con la stessa mano che gli aveva teso , lo tirava con sé nel baratro , giù , giù , costringendolo a rinunziare al salvataggio altrui . E quel suo fratello corso in Sicilia per salvare entrambi : ma sì ! tutti dovevano stare ad aspettare che andasse e ritornasse col denaro ! a comodo ! senza fretta ! e dopo avere svelato tutto a Lando Laurentano ! imbecille ! Ecco : per questo solo fatto , egli avrebbe potuto fare a meno d ' esporsi per coprire un inetto . Ma ormai ... Arrivato in via delle Colonnette , salendo la scala semibuja , incontrò Olindo Passalacqua che scendeva gli scalini a quattro a quattro . - Ah ! giusto lei , onorevole ! Correvo in cerca di lei ... Dica , che c ' è ? che c ' è ? - Vento , - rispose Corrado Selmi , placidamente . Olindo Passalacqua restò come un ceppo . - Vento ? Che dice ? Quella denunzia infame ? Ma come ? chi è stato ? roba da sputargli in faccia ! Andate a far l ' Italia per questa canaglia ! Corrado Selmi gli prese il mento fra due dita : - Bravo , Olindo ! Nobili sensi , invero ... Su , andiamo ! - Aspetti , onorevole , - pregò il Passalacqua , trattenendolo . - La prevengo ! Nanna mia non sa ancora nulla . Non sapevamo nulla neanche noi . Per combinazione a mio cognato Pilade càpita tra le mani il giornale di due giorni fa ... apre e vede ... ce lo manda su , segnato ... Roberto stava ad annaffiare i fiori in terrazzo ... legge , casca dalle nuvole ... Ma ci si crede ? un uomo , un uomo come lui , non leggere i giornali , in un momento come questo ? Capisce ? come quell ' uccello ... qual è ? che caccia la testa nella rena ... E gliene compro tre , sa ? ogni sera : tre giornali ! Ne leggesse uno ! Appena lo apre , si mette a pisolare ; e poi dice che li ha letti tutti e tre e che dorme poco ! - Lo struzzo , - disse Corrado Selmi . - Permetti ? E alzò le mani per aggiustare sotto la gola a Olindo Passalacqua la cravatta rossa sgargiante , annodata a farfalla . - Lo struzzo , - ripeté . - Quell ' uccello che dicevi ... Così va bene ! Olindo Passalacqua restò di nuovo a bocca aperta . - Grazie , - disse . - Ma dunque ... dunque possiamo star tranquilli ? Corrado Selmi lo guardò negli occhi , serio ; gli posò le mani sugli omeri , e : - Non sei censore tu ? - gli domandò . - Censore ... già , - rispose perplesso , quasi non ne fosse ben sicuro , il Passalacqua . - E dunque lascia crollare il mondo ! - esclamò il Selmi con un gesto di noncuranza sdegnosa . - Censore , te ne impipi . Su , su , vieni su con me . Trovarono Roberto abbattuto su una poltrona , con la faccia rivolta al soffitto , le braccia abbandonate , l ' annaffiatojo accanto . Appena vide il Selmi , fece per balzare in piedi , e , arrangolando in una irrompente convulsione , andò a buttarglisi sul petto . - Per carità ! per carità ! - scongiurò Olindo Passalacqua , correndo a chiudere l ' uscio e accennando con le mani di far piano , che Nanna non sentisse di là . Attraverso l ' uscio chiuso , all ' arrangolìo di Roberto sul petto di Corrado Selmi rispondeva di là il vocalizzo miagolante di una studentessa di canto . Corrado Selmi , gravato dal peso di Roberto , stette un po ' a guardare i cenni del Passalacqua , che seguitava a implorar carità per il cuore malato della sua povera moglie , carità per Roberto così perduto , carità per la casa che sarebbe andata a soqquadro ; e scattò alla fine , scrollandosi , in una risata pazzesca : - Ma da ' qui ! - disse , ghermendo l ' annaffiatojo e avviandosi di furia al terrazzo . - Ma che facciamo sul serio ? Annaffiavi ? E seguitiamo ad annaffiare ! Qua ... qua ... così ! così ! Pioggia , Olindo ! pioggia ! pioggia ! E una vera pioggia furiosa si rovesciò dalla mela dell ' annaffiatojo addosso a Olindo Passalacqua , che prese a fuggire per il terrazzo , gridando e riparandosi con le mani la testa , inseguito dal Selmi che seguitava a ridere , dicendo : - Io passo l ' acqua , tu passi l ' acqua , egli passa l ' acqua , tutti passiamo l ' acqua ! - Oh Dio ! per carità ... no ! caro ... nòooo ... ma che fa ? basta ... per carità ... non è scherzo ! basta ... uuuh ... basta ! ... Alle grida , sopravvennero Nanna , la studentessa di canto , Antonio Del Re e Celsina . Subito Corrado Selmi , ansante , corse a stringere la mano alla signora Lalla che rideva , guardando il marito che si scrollava come un pulcino bagnato . Ridevano anche le due giovinette . - La pianta , Nanna mia , - gridò il Selmi , - quale è la pianta più utile ? Il riso ! Coltiviamo il riso e annacquiamo Olindo che fa ridere ! - Ma io piango , invece ... - gemette il Passalacqua . - E appunto perché piangi , fai ridere ! - ribatté il Selmi . - Chi fa ridere , invece ... - borbottò Antonio Del Re , serrando le pugna . - Fa piangere , è vero ? - compì la frase il Selmi . - Bravo , giovanotto ! Sempre serio ! Tu le tue sciocchezze le farai sempre sode , bene azzampate e con tanto di grugno . Noi , le nostre ... qua , censore ... ballando , ballando ... Su , di là , Nanna , di là ... al pianoforte ! Lei suona , e noi balliamo ! Roberto si metterà i calzoncini con lo spacco di dietro e la falda della camicina fuori ; prenderà la sciaboletta e il cavalluccio di legno , quelli con cui giocò alla guerra , al Sessanta ; gli faremo l ' elmo di carta , e si metterà a girare attorno ... arri ! ... arri ! ... mentre io e Olindo balleremo al suono dell ' inno di Garibaldi ... Va ' fuori d ' Italia ... Va ' fuori d ' Italia ... Va ' fuori d ' talia ... Va ' fuori , o stranier ! Non aveva finito l ' ultima battuta , che su la soglia del terrazzo si presentò , con gli occhi ilari e lagrimosi , raggiante di commossa beatitudine , Mauro Mortara , con le medaglie sul petto e lo zainetto dietro le spalle . Appena lo vide , Corrado Selmi fece un gesto d ' orrore e scappò via per l ' altro finestrone che dava sul terrazzo , gridando : - Ah perdio , no ! Questo poi è troppo ! Roberto Auriti gli corse dietro per trattenerlo : - Corrado ! Corrado ! Mauro Mortara , a quella fuga , restò come smarrito davanti allo stupore della signora Lalla , del Passalacqua e della studentessa di canto , alla meraviglia sorridente di Celsina e a quella ingrugnita di Antonio Del Re . - Vengo , se non c ' è offesa , - disse , - a salutare don Roberto . Parto domani . - Ma chi siete ? - gli domandò la signora Lalla , come se avesse davanti un abitante della luna , piovuto dal cielo . - Sono ... - prese a rispondere Mauro Mortara ; ma s ' interruppe riconoscendo Antonio Del Re . - Non siete il nipote di donna Caterina , voi ? E , pronunziando questo nome , si levò il cappello . - Diteglielo voi , - soggiunse , - chi sono io . Sono venuto due altre volte ; non mi hanno fatto salire , perché don Roberto non era in casa . Il Passalacqua , tutto bagnato , gli s ' accostò , gli sbirciò le medaglie sul petto , e : - Patriota siciliano ? - domandò . - Ai patrioti siciliani , perdio , statue d ' oro ! sta ... statu ... statue ... Uno starnuto , tardo a scoppiare , lo tenne un tratto a bocca aperta , le nari frementi , le mani tese come a pararlo ; finalmente scoppiò e : - D ' oro ! - ripeté il Passalacqua . - Mannaggia il Selmi che m ' ha fatto raffreddare ! Ma perché è scappato ? Che è pazzo ? ... Guardate come mi ... mi ha ... ma dove è andato ? - Roberto ! - strillò a questo punto la signora Lalla , accorrendo dal terrazzo nella stanza , attraverso la quale il Selmi era poc ' anzi fuggito . Rientrarono tutti , spaventati , dietro a lei . Un estraneo , col cappello in mano e gli occhi bassi , stava rigido su la soglia di quella camera , mentre Roberto , col viso terreo , chiazzato qua e là , si guardava attorno , convulso , indeciso . Al grido di lei , protese le mani , ma come per impedire il prorompere della sua più che dell ' altrui commozione . - Vi prego , vi prego , - disse , - senza chiasso ... Nulla ... Una ... una chiamata in questura ... - Lo arrestano ! - fischiò allora tra i denti Antonio Del Re , col volto scontraffatto e tutto vibrante . Nanna cacciò uno strillo e cadde in convulsione tra le braccia del marito . - Lo arrestano ? - domandò Mauro Mortara , facendosi innanzi , mentre Roberto Auriti cercava nella camera gli abiti da indossare e con le mani accennava a tutti di non gridare , di non far confusione . - Come ? - seguitò Mauro , guardando Antonio Del Re . Non ottenendo risposta da nessuno , andò incontro a quell ' estraneo e , levando un braccio , lo apostrofò : - Voi ! voi siete venuto qua ad arrestare don Roberto Auriti ? - Mauro ! - lo interruppe questi . - Per carità , Mauro ... lascia ! - Ma come ? - ripeté Mauro Mortara , rivolgendosi a Roberto . - Arrestano voi ? Perché ? Roberto accorse a dare una mano al Passalacqua , alla studentessa di canto , a Celsina , che non riuscivano a sorreggere la signora Lalla , la quale si dibatteva e si scontorceva , tra urli , singhiozzi , gemiti e risa convulse . - Di là , per carità , di là , portatela di là ! - scongiurò . Ma non fu possibile . Il Passalacqua , invece di avvalersi dell ' ajuto di Roberto , pensò bene di buttargli le braccia al collo , rompendo in singhiozzi ed esclamando : - Cireneo ! Cireneo ! Cireneo ! Roberto si divincolò , quasi con schifo , e si turò gli orecchi , mentre il Passalacqua , rivolto a Mauro Mortara , seguitava : - Patriota , vedete ? così l ' Italia compensa i suoi martiri ! così ! - Il figlio di Stefano Auriti ! - diceva tra sé Mauro Mortara , con gli occhi sbarrati , battendosi una mano sul petto . - Il figlio di donna Caterina Laurentano ! ... E dovevo veder questo a Roma ? Ma che avete fatto ? - corse a domandare a Roberto , afferrandolo per le braccia e scotendolo . - Ditemi che siete sempre lo stesso ! Sì ? E allora ... Si afferrò con una mano le medaglie sul petto ; se le strappò ; le scagliò a terra ; vi andò sopra col piede e le calpestò ; poi , rivolgendosi al delegato : - Ditelo al vostro Governo ! - gridò . - Ditegli che un vecchio campagnuolo , venuto a veder Roma con le sue medaglie garibaldine , vedendo arrestare il figlio d ' un eroe che gli morì tra le braccia nella battaglia di Milazzo , si strappò dal petto le medaglie e le calpestò ! così ! Tornò a Roberto , lo abbracciò , e sentendolo singhiozzare su la sua spalla : - Figlio mio ! figlio mio ! - si mise a dirgli , battendogli dietro una mano . A questo punto , Antonio Del Re scappò via dalla camera mugolando e rovesciando nella furia una seggiola . Celsina , che lo spiava , gli corse dietro , sgomenta , chiamandolo per nome . Mauro Mortara si voltò felinamente , come se a quell ' uscita precipitosa gli fosse balenato in mente che si volesse impedire comunque l ' arresto ; e si mostrò pronto a qualunque violenza . Sciolto dall ' abbraccio di lui , Roberto Auriti si fece innanzi al delegato : - Eccomi . - No ! - gridò Mauro , riafferrandolo per un braccio . - Don Roberto ! Così vi consegnate ? - Ti prego , lasciami ... - disse Roberto Auriti ; e , rivolgendosi al delegato : - Lei scusi ... Con la mano chiamò Nanna , che fiatava ora a stento , con ambo le mani sul cuore , e la baciò in fronte , dicendole : - Coraggio ... - E che dirò a vostra madre ? - esclamò allora Mauro agitando in aria le mani . Roberto Auriti si gonfiò , si portò le mani sul volto per far argine all ' impeto della commozione e andò via , seguito dal delegato , mentre la signora Lalla , sostenuta dal marito e dalla studentessa di canto , riprendeva più a gemere che a gridare : - Roberto ! Roberto ! Roberto ! Mauro Mortara restò a guatare , come annichilito . Quando il Passalacqua lo ragguagliò di tutto , e , fresco della recente lettura del giornale , gli espose tutta la miseria e la vergogna del momento : - Questa , - disse , - questa è l ' Italia ? E , nel crollo del suo gran sogno , non pensò più a Roberto Auriti , all ' arresto di lui , non sentì , non vide più nulla . Le sue medaglie rimasero lì per terra , calpestate . Uscendo dalla casa di Roberto , Corrado Selmi s ' imbatté per le scale nel delegato e nelle guardie che salivano ad arrestar l ' innocente . Si fermò un istante , indeciso ; ma subito si sentì occupare il cervello da una densa oscurità , e in quella tenebra d ' ira e d ' angoscia udì una voce che dal fondo della coscienza lo ammoniva ch ' egli non poteva in alcun modo sul momento impedire quell ' atroce ingiustizia . Seguitò a scendere la scala ; rimontò in vettura e provò quasi stupore alla domanda del vetturino , ove dovesse condurlo . Ma a casa ; c ' era bisogno di dirlo ? dove poteva più andare ? che più gli restava da fare ? - Via San Niccolò da Tolentino . E , come se già vi fosse , si vide per le scale della sua casa : ecco , entrava in camera ; si recava all ' angolo , ov ' era uno stipetto a muro , di lacca verde ; lo apriva ; ne traeva una boccetta , e ... Istintivamente , s ' era cacciata una mano nel taschino del panciotto , ov ' era la chiave di quello stipetto . Cosa strana : pensava ora allo specchio , a un piccolo specchio ovale , appeso accanto a quello stipetto , al quale egli non avrebbe dovuto volger lo sguardo , per non vedersi . Ma pure , ecco , si vedeva : sì , in quello specchio , con la boccetta in mano : vedeva l ' espressione dei suoi occhi , ridente , quasi non credessero ch ' egli avrebbe fatto quella cosa . No ! Prima doveva scrivere e suggellare una dichiarazione per l ' Auriti : poche righe , esplicite . Non meritavano gli accusatori un suo ultimo sfogo . Due righe soltanto , per salvar l ' amico , già in carcere . I nemici ... - ma quali ? quanti erano ? Tutti ! Possibile ? Tutti gli amici di jeri . Tutti e nessuno , a prenderli a uno a uno . Ché nulla egli aveva fatto a nessuno di loro perché le liete accoglienze di jeri si convertissero così d ' un tratto in tanta alienazione d ' animi , in tanta ostilità . Ma era il momento , la furia cieca del momento , che s ' abbatteva su lui , che in lui trovava la preda , e lo abbrancava , ecco , e lo sbranava in un attimo . Ah come andava lenta quella vettura ! Parve a Corrado Selmi ch ' essa gli prolungasse con feroce dispetto l ' agonia . - Non sono in casa per nessuno , - disse a Pietro , il vecchio servo che stava da tanti anni con lui . E il primo suo moto , entrando in camera , fu verso quello stipetto . Si trattenne . Pensò alla dichiarazione da scrivere . Ma pur volle prendere prima la boccetta e , senza guardarla , la recò con sé alla scrivania dello studio . Restò un pezzo lì in piedi , come sospeso in cerca di qualche cosa che s ' era proposto di fare e a cui non pensava più . Istintivamente , pian piano , rientrò nella camera ; gli occhi gli andarono al piccolo specchio ovale , appeso alla parete presso lo stipetto . Aveva dimenticato di guardarsi lì . Scrollò le spalle e tornò indietro , alla scrivania ; sedette ; trasse dalla cartella un foglio e una busta ; guardò se su la scrivania ci fosse il cannello di ceralacca e il sigillo ; si alzò di nuovo e rientrò nella camera per prendere dal tavolino da notte la bugia con la candela . La dichíarazione gli venne men breve di quanto aveva divisato , poiché a maggior salvaguardia dell ' innocenza dell ' Auriti pensò di chiamare in testimonio lo stesso governatore della banca , già anche lui tratto in arresto , col quale , prima di contrarre sott ' altro nome quel debito , si era segretamente accordato . Finito di scrivere , guardò su la scrivania la boccetta , e sentì mancarsi a un tratto la voglia di rileggere quanto aveva scritto . Gli parvero enormi tutte le piccole cose che gli restavano ancora da fare : piegare in quattro quel foglio , chiuderlo nella busta ; accendere la candela ; bruciarvi il cannello di ceralacca ; apporre i sigilli ... si diede a far tutto con esasperazione . Ansava ; le dita , senza più tatto , gli ballavano . Stava per chiudere la busta , quando giù dalla via scattò stridulo , sguajato , il suono d ' un organetto . Parve al Selmi che quel suono , in quel punto , gli spaccasse il cranio : si turò gli orecchi , balzò in piedi , contrasse tutto il volto come per uno strazio insopportabile , fu per avventarsi alla finestra a scagliare ingiurie a quel sonatore ambulante . Ah no perdio ! così , no ! al suono d ' una canzonetta napoletana , no no , no . Si sentì avvilito da tutta quella furia . O che era un ladro davvero ? Piano , piano , senza tremor di mani , senza quell ' aridezza in bocca ; dopo aver sedato i nervi , e sorridente , egli doveva uccidersi , come a lui si conveniva . Prese la busta con la dichiarazione e la cacciò dentro la cartella ; si pose in tasca la boccetta del veleno . Voleva uscir di nuovo per un ' ultima passeggiata , per salutar la vita , scevro ormai d ' ogni cura , esente d ' ogni peso , libero d ' ogni passione , con occhi limpidi e animo sereno ; salutar la vita , col suo lieve antico sorriso ; bearsi per l ' ultima volta delle cose che restavano , liete in quel giorno di sole , ignare in mezzo al torbido fluttuare di tante vicende che presto il tempo avrebbe travolte con sé . Ridiscese in istrada , fe ' cenno a un vetturino d ' accostarsi e si fece condurre al Gianicolo . Dapprima , come in preda a quello stordimento rombante cagionato da un improvviso otturarsi degli orecchi , non poté avvertire , né vedere , né pensar nulla ; solo quando passò con la vettura per la via della Lungara , innanzi le carceri di Regina Coeli , pensò che forse a quell ' ora Roberto Auriti vi era rinchiuso ; ma non volle affliggersene più . Tra poco , con quella sua dichiarazione , ne sarebbe uscito , per seguitare la sua incerta e penosa esistenza tra quella sua signora Lalla e il Passalacqua e il Bonomè , mentre egli , invece - ah ! si sarebbe liberato ! Giunto in cima al colle , gli parve davvero una liberazione quell ' altezza , da cui poté contemplare Roma luminosa nel sole , sotto l ' azzurro intenso del cielo ; liberazione da tutte le piccole miserie acerbe che laggiù lo avevano offeso e soffocato , dall ' urto di tutte le meschine volgarità quotidiane ; dalle fastidiose risse dei piccoli uomini che volevano contendergli il passo e il respiro . Si sentì lassù libero e solo , libero e sereno , sopra tutti gli odii , sopra tutte le passioni , sopra e oltre il tempo , inalzato , assunto a quella altezza dal suo grande amore per la vita ch ' egli difendeva , uccidendosi . E in esso e con esso si sentì puro , in un attimo , per sempre . Nell ' eternità di quell ' attimo si cancellarono , sparvero assolte le sue debolezze , i suoi trascorsi , le sue colpe , già che egli era pure stato un uomo e soggetto a contrarie necessità . Ora , con la morte , le avrebbe vinte tutte . Restava solo , in quel punto , luminoso indefettibile immortale il suo amore per la vita , l ' amore per la sua terra , per la sua patria , per cui aveva combattuto e vinto . Sì , come i tanti che avevano avuto lassù , in difesa di Roma , una bella morte , troncati nel frenetico ardore della gioventù e resi immuni di tutte le miserie , liberi di tutti gli ostacoli che forse nel tempo li avrebbero deformati e avviliti . Ora in quel momento anch ' egli , spogliandosi di tutte le miserie , liberandosi di tutti gli ostacoli , acceso e vibrante dell ' ardore antico , con negli occhi l ' oro dell ' ultimo sole su le case della grande città quadrata , si foggiava com ' essi una bella morte , una morte che lo inalzava a se stesso , senza invidia per quelli effigiati e composti lassù per la gloria in un mezzo busto di marmo . Pensò che aveva con sé la boccetta del veleno ; ma no ! a casa ! a casa ! tranquillamente , sul suo letto : senza dare spettacolo ! E ridiscese alla città . Ridisceso , gli parve di aver lasciato la propria anima lassù , nel sole . Qua , nell ' ombra era il corpo ancor vivo , per poco si guardò le mani , le gambe , e provò subito un brivido d ' orrore . Ma , come se di lassù una voce severamente lo richiamasse , egli si riprese e a quella voce rispose che sì , quel suo corpo , egli lo avrebbe tra poco ucciso , senza esitare . Passato il ponte di ferro , udì strillare da alcuni giornalaj un ' edizione straordinaria del foglio più diffuso di Roma . Pensò che fosse per lui , e fece fermar la vettura ; comprò quel foglio . Difatti , in prima pagina era il resoconto della seduta parlamentare , e nella sesta colonna spiccava in cima il suo nome CORRADO SELMI come titolo dell ' articolo del giorno . Prese a leggerlo ; ma presto n ' ebbe un fastidio strano : avvertì che quello era già per lui un linguaggio vuoto e vano , che non aveva più alcun potere di muovere in lui alcun sentimento , quasi fatto di parole senza significato . Gli parve che lo scrittore di quell ' articolo non avesse altra mira che quella di dimostrare che egli era vivo , ben vivo , e che , come tale , poteva e sapeva giocare con le parole , perché gli altri vivi , i lettori , potessero dire : « Guarda com ' è bravo ! guarda come scrive bene ! » . Quel foglio , così leggero , gli parve a un tratto , con quel suo nome stampato lì in cima , una lapide , la sua lapide , ch ' egli stesso per uno strano caso si portasse in carrozza , diretto alla fossa ; strana lapide , in cui , anziché le solite lodi menzognere , fossero incise accuse e ingiurie . Ma che importavano più a lui ? Era morto . Voltò la pagina del giornale . Subito gli occhi gli andarono su un ' intestazione a grossi caratteri , che prendeva cinque colonne di quella seconda pagina : L ' ECCIDIO D ' ARAGONA IN SICILIA e sotto , a caratteri piú piccoli : Gli operaj delle zolfare in rivolta - L ' assalto alla vettura dell ' ingegnere minerario Costa - Scene selvagge - Lo uccidono con la moglie del deputato Capolino e bruciano i cadaveri . Corrado Selmi restò , oppresso d ' orrore e di ribrezzo , con gli occhi fissi su quelle notizie . Comprese che per esse e non per lui era uscita quell ' edizione straordinaria del giornale . La moglie del deputato Capolino ? Egli l ' aveva veduta a Girgenti , quando vi si era recato per sostenere la candidatura di Roberto Auriti e assistere il Verònica nel duello col marito di lei . Bellissima donna ... Uccisa ? E come si trovava in vettura , ad Aragona , con quell ' ingegnere ? Ah , partita da Roma con lui ... Una fuga ? ... Era l ' ingegnere del Salvo ... Gli operaj delle zolfare si recavano in colonna dal paese alla stazione , risoluti a non farlo entrare , se da Roma non portava l ' assicurazione che le promesse sarebbero state mantenute ... Oh , guarda ... quel Prèola ... Marco Prèola , quel miserabile che Roberto Auriti aveva scaraventato contro l ' uscio a vetri della redazione del giornalucolo clericale ... capitanava lui , adesso , quella turba selvaggia di facinorosi ... li incitava all ' assalto della vettura , al macello . Ah , vili ! colpire una donna ... Il Costa sparava ... e allora ... Il Selmi non poté leggere più oltre ; restò , nel raccapriccio , col giornale aperto tra le mani , come soffocato da quella strage ; gli parve di sentirsi investito dal feroce affanno di tutto un popolo inselvaggito . Appallottò in un impeto di schifo il foglio e lo scagliò dalla vettura . Domani , o la sera di quello stesso giorno , in una nuova edizione straordinaria esso avrebbe annunziato con quei grossi caratteri il suicidio di lui . Rientrando in casa , da Pietro , il vecchio servo , fu avvertito che c ' era in salotto il nipote dell ' Auriti , Antonio Del Re . - Sta bene , - disse . - Lo farai entrare nello studio , appena sonerò . Forse Pietro si aspettava una riprensione per aver fatto entrare quel giovanotto , e aveva pronta la risposta , che questi cioè s ' era introdotto di prepotenza in casa , non ostante che lui già una prima volta gli avesse detto che il padrone non c ' era e avesse fatto poi di tutto per impedirgli il passo . Aprì le braccia e s ' inchinò al reciso ordine del Selmi ; ma , come questi s ' avviò per la sua camera , rimase perplesso , se non lo dovesse prevenire circa al contegno minaccioso e all ' aspetto stravolto di quel giovanotto . Socchiuse gli occhi , si strinse nelle spalle , come per dire : « L ' ordine è questo ! » e si recò nel salotto per tener d ' occhio quell ' insolente visitatore . - Ecco - gli disse , indicando con una mossa del volto l ' uscio di fronte . - Adesso , appena suona ... Antonio Del Re non stava più alle mosse ; friggeva . Il viso , nello spasimo dell ' attesa terribile , gli si scomponeva . Teneva una mano irrequieta in tasca . E il vecchio servo gli guatava quella mano che , dentro la giacca , pareva brancicasse un ' arma . Il suono del campanello , intanto , tardava ; e più tardava , più cresceva l ' ansito , invano dissimulato , del giovine e l ' irrequietezza di quella mano . Il vecchio servo , ormai al colmo della costernazione , si accostò all ' uscio , vi si parò davanti , appena a tempo , ché allo squillo del campanello Antonio Del Re s ' avventò all ' uscio come una belva con un pugnale brandito , trascinandosi dietro nella furia il vecchio che lo teneva abbrancato . Corrado Selmi , pallidissimo , seduto innanzi alla scrivania , col bicchiere ancora in mano , da cui aveva bevuto or ora il veleno della boccetta rovesciata presso la cartella , si volse e arrestò d ' un tratto con uno sguardo gelido e un sorriso appena sdegnoso , tremulo su le labbra , la violenza del giovine . - Non t ' incomodare ! - gli disse . - Vedi ? Ho fatto da me ... Lascialo ! - ordinò al servo . - E ti proibisco di gridare o di correre a soccorsi . Prese dalla scrivania la busta sigillata e la mostrò al giovine che ansimava e mirava , ora , allibito . - Tu butti male , ragazzo , - gli disse . - Hai una trista faccia ... Ma sta ' tranquillo : questa busta è per tuo zio . Sarà liberato . Lasciala stare qua . Posò di nuovo la busta su la scrivania ; strizzò gli occhi ; serrò i denti ; s ' interì , mentre nel pallore cadaverico il viso gli si chiazzava di lividi . Fece per alzarsi ; il servo accorse a sostenerlo . - Accompagnami ... al letto ... Si voltò al Del Re , con gli occhi già un po ' vagellanti . Quasi l ' ombra d ' un sorriso gli tremò ancora nella faccia spenta . E disse con strana voce : - Impara a ridere , giovanotto ... Va ' fuori : oggi è una bellissima giornata . E scomparve dall ' uscio , sostenuto dal servo . Come da via delle Colonnette , all ' arresto di Roberto Auriti , Antonio Del Re era scappato alla casa del Selmi , così , ma con altro animo , Mauro Mortara era corso in cerca di Lando Laurentano . Al villino di via Sommacampagna , Raffaele il cameriere gli aveva detto che il padrone , letta nel giornale la notizia di quell ' eccidio avvenuto in Sicilia , dalle parti di Girgenti , era saltato in vettura , diretto alla casa dei Vella . - E dov ' è ? Come faccio a trovar la via ? - Se volete , in vettura vi ci accompagno io . In vettura , vedendolo affannato e smanioso d ' arrivare , gli aveva chiesto se conosceva quella signora e quell ' ingegnere . - Che signora ? che ingegnere ? - Come ? Non avete inteso ? Non sapete nulla ? Li hanno assassinati ad Aragona ... - Ad Aragona ? - I solfaraj . - Ma dunque ... E s ' era interrotto , con un balzo , per guardar prima fiso in faccia , con occhi stralunati , il cameriere , poi dalla vettura la gente che passava per via , quasi tutt ' a un tratto assaltato dal dubbio che una gran catastrofe fosse accaduta , senza ch ' egli ne sapesse nulla . - Ma dunque , che succede ? Tutto sottosopra ? Là ammazzano ! Qua arrestano ! Sapete che hanno arrestato don Roberto Auriti ? - Il cugino del padrone ? - Il cugino ! il cugino ! E lui se ne va dal Vella ! Gli arrestano il cugino , don Roberto Auriti , uno dei Mille , che al Sessanta aveva dodici anni , e combatteva ! E suo padre mi morì fra le braccia , a Milazzo ... Arrestato ! Sotto gli occhi miei ! A questo , a questo mi dovevo ritrovare ! S ' era messo a gridare in vettura e a gesticolare e a pianger forte ; e tutta la gente , a voltarsi , a fermarsi , a commentare , nel vederlo così stranamente parato , con quello zainetto dietro le spalle , in fuga su quella vettura e vociferante . - Statevi zitto ! statevi zitto ! Ma che zitto ! Voleva giustizia e vendetta Mauro Mortara di quell ' arresto ; e come Raffaele , per farlo tacere , gli parlò della visita che , alcuni giorni addietro , forse per questo don Giulio , il fratello di don Roberto , aveva fatto al padrone : - Ma sicuro ! - gridò , sovvenendosi . - C ' ero io ! c ' ero io ! E l ' ho visto piangere . Per questo , dunque , piangeva quel povero figliuolo ? Voleva ajuto ... E dunque ... e dunque don Landino gliel ' ha negato ? Possibile ? - Forse perché la somma era troppo forte ... - Ma che troppo forte mi andate dicendo ! Quando si tratta dell ' onore d ' un patriota ! E lui è ricco ! E sua zia non ebbe nulla dei tesori del padre , ché si prese tutto il fratello maggiore ... Oh Dio ! Dio ! Donna Caterina ... l ' unica degna figlia di suo padre ... Ora donna Caterina ne morrà di crepacuore ... Ma se è vero questo , per la Madonna , che gli ha negato ajuto , non lo guardo più in faccia , com ' è vero Dio ! Non ci credo ! non ci voglio credere ! Arrivato in casa Vella , però , vi trovò tale scompiglio , che non poté più pensare a domandar conto a Lando dell ' arresto di Roberto Auriti . Dianella Salvo , la sua amicuccia donna Dianella , la sua colomba , che in quel mese passato a Valsanìa aveva saputo avvincerlo e intenerirlo con la grazia soave degli sguardi e della voce , nel vederlo entrare aggrondato e smarrito nel salone , gli si precipitò subito incontro quasi con un nitrito di polledra spaurita , e gli s ' aggrappò al petto , tutta tremante , affondandogli la testa scarmigliata entro la camicia d ' albagio , quasi volesse nascondersi dentro di lui , e gridando , con una mano protesa indietro , verso il padre : - Il lupo ! ... Il lupo ! Mauro Mortara , così soprappreso , frugato nel petto da quella fanciulla in quello stato , levò il capo , sbalordito , a cercar negli occhi degli astanti una spiegazione : mirò visi sbigottiti , afflitti , piangenti , mani alzate in gesti di timore , di riparo , di pena e di maraviglia . Non comprese che la fanciulla fosse impazzita . Le prese il capo tra le mani e provò di scostarselo dal petto per guardarla negli occhi : - Figlia mia ! - disse . - Che vi hanno fatto ? che vi hanno fatto ? Ditelo a me ! Assassini ... Il cuore ... hanno strappato il cuore ... il cuore anche a me ! Ma , come poté vederle gli occhi e la faccia disfatta , stravolta , aperta ora a uno squallido riso , con un filo di sangue tra i denti , inorridì : guatò di nuovo tutti in giro e , riponendosi sul petto il capo di lei e lasciandovi sui capelli scarmigliati la mano in atto di protezione e di pietà : - Come la madre ? - disse in un brivido , e addietrò spinto dalla fanciulla che , seguitando sul petto di lui quell ' orribile riso come un nitrito , con ansia frenetica lo incitava : - Da Aurelio ... da Aurelio ... Accorse , col volto inondato di lagrime , la cugina Lillina , mentre in fondo al salone Lando Laurentano e don Francesco Vella cercavano di far coraggio a Flaminio Salvo che , a quella scena , s ' era nascosto il volto con le mani , imprecando . - Sì , Dianella , sii buona ! sii buona ! Ora lui ti porterà ... ti porterà dove tu vuoi ... sii buona , cara , sii buona ! da Aurelio ! Ma Dianella , sentendo la voce del padre , invasa di nuovo dal terrore , aveva ripreso ad affondar la testa sul petto di Mauro e a riaggrapparsi a lui più freneticamente , urlando : - Il lupo ! ... il lupo ! ... - Ci sono qua io ! Dov ' è il lupo ? - le gridò allora Mauro , ricingendola con le braccia . - Non abbiate paura ! Ci sono io , qua ! - Vedi ? c ' è lui , ora ! c ' è lui ! - le ripeteva Lillina . E anche Ciccino e la zia Rosa le si fecero attorno a ripetere : - C ' è lui ! Vedi che è venuto per te ? per difenderti , cara ... Levò , felice e tremante , il volto , appena appena , la poverina , a mostrare un sorriso di riconoscenza , e seguitò a spinger Mauro verso la porta : - Sì ... sì ... da Aurelio ... da Aurelio ... Strozzato dalla commozione Mauro , così respinto indietro , tra quella gente che non conosceva e gli si stringeva attorno , domandò con rabbia : - Ma insomma , che è ? com ' è stato ? che dice ? dice Aurelio ? Chi è ? Il figlio di don Leonardo Costa ? Ah , è lui ... quello che hanno assassinato ? Con gli occhi , con le mani , tutti gli facevano cenno di tacere , e qualcuno gli rispondeva chinando il capo . - Lo amava ? Oh figlia ... Lando Laurentano e don Francesco Vella si portarono via di là Flaminio Salvo . - Ditemi , ditemi che vi hanno fatto , - seguitò Mauro rivolto a Dianella , con tenerezza quasi rabbiosa . - Ora andiamo da Aurelio ... Ma ditemi che vi hanno fatto ! Chi è il lupo , che lo ammazzo ? Chi è il lupo ? - domandò agli altri con viso fermo . Ma nessuno sapeva con certezza che cosa fosse accaduto , a chi veramente alludesse Dianella con quel suo grido . Pareva al padre , ma poi , chi sa ? Forse lo scambiava per un altro . Era stato lì , durante la loro assenza , Ignazio Capolino . Dianella era rimasta in casa , lei sola , perché si sentiva poco bene ; e certo sopra di lei Capolino , senza misericordia , forsennato per l ' orrenda sciagura , aveva dovuto rovesciar la furia della sua disperazione . Ciccino e Lillina , che erano stati i primi a rincasare , gli avevano sentito gridare : - Tuo padre ! tuo padre , capisci ? Ma al loro entrare , quegli era scappato via , furibondo , lasciando questa poveretta come insensata , come intronata da tanti colpi spietati alla testa , e , subito dopo , dando segni di terrore , s ' era messa a urlare : - Il lupo ! ... il lupo ! ... Che le aveva detto Capolino ? Uno solo poteva saperlo , così bene come se fosse stato presente alla scena : Flaminio Salvo , che di là , tra Lando Laurentano e il cognato Francesco Vella , sentiva prepotente il bisogno di confessare il suo rimorso , ma che tuttavia , senza che potesse impedirlo , si scusava accusandosi . Francesco Vella gli aveva domandato , se si fosse mai accorto che la figliuola amava il Costa . - Se tu non lo sapevi ! - Io lo sapevo . Ma potevo io , io padre , profferire la mia figliuola a un mio dipendente ? Quel disgraziato , lui , non se n ' era mai accorto , per la modestia della mia figliuola , e perché a lui stesso non poteva passare per il capo una tal cosa ; tanto più che , da un pezzo , era invescato nella passione per quell ' altra disgraziata ... Ma il torto è mio , il torto è mio : io non ho scuse ! Nessuno meglio di me può sapere che il torto è mio ! Avevo beneficato quel povero giovine , come avevo beneficato tutti coloro che laggiù lo hanno assassinato ! Qual altro frutto poteva recare il beneficio ? Il Costa era cresciuto a casa mia , come un figliuolo ; e quella mia povera ragazza ... Ma sì , certo ! E io , io vedevo bene la necessità che il male da me fatto in principio , beneficando , si dovesse compiere con un matrimonio ; però , lo confesso , mi ripugnava , e cercavo d ' allontanarlo quanto più mi fosse possibile . Ma , vedete : intanto , avevo richiamato quel figliuolo dalla Sardegna , e lo avevo assunto alla direzione delle zolfare d ' Aragona ; e ora , qua a Roma , avevo detto al Capolino che , se il Costa fosse riuscito a domare quei bruti laggiù , io gli avrei dato in premio la mia figliuola . Notate questo : che dunque Capolino sapeva e , per conseguenza , sapeva anche la moglie , che questo era il mio disegno . Sì , è vero , sotto , avevo altre intenzioni , o piuttosto , una speranza ... Signori miei , io potevo bene per la mia figliuola aspirare a ben altro ... ( e , così dicendo , fissò negli occhi Lando Laurentano ) . L ' avevo perciò condotta a Roma e mi proponevo di lasciarla qua in casa di mia sorella , con la speranza che si distraesse da quella sua puerile ostinazione . Ebbene , la signora Capolino volle profittare di questa mia speranza per render vano quel mio disegno : volle partire col Costa per toglierlo per sempre alla mia figliuola . E il signor Capolino forse sperava che , sposo Aurelio , domani , di mia figlia e già amante di sua moglie , egli potesse seguitare a tenere un posto in casa mia . E ora , ora che tutto gli è crollato così d ' un tratto , ha gridato a mia figlia , come mie , le sue macchinazioni ! Ma io vi giuro , signori , che lo schiaccerò , lo schiaccerò ... Seppure ... ormai ... ormai ... Scrollò le spalle , scartò con le mani quella sua minaccia come se ogni proposito gli désse ora un ' invincibile nausea . E andò a buttarsi su una poltrona , come atterrito a mano a mano dal vuoto arido , orrido , che dopo quel lungo sfogo gli s ' era fatto dentro . Nulla : non sentiva piú nulla : nessuna pietà , né affetto per nessuno . Un fastidio enorme , anzi afa , afa sentiva ormai di tutto , e specialmente della parte che doveva rappresentare , di padre inconsolabile per quella sciagura della figliuola , che invece non gli moveva altro che irritazione , ecco , e dispetto , e quasi vergogna , sì , vergogna . Quella smania folle della figliuola per l ' innamorato lo rivoltava come alcunché di vergognoso . E si domandava , con bieca crudezza , se avesse mai amato veramente , di cuore , quella sua figliuola . No . Come per dovere l ' aveva amata . E ora che questo dovere gli si rendeva così grave e penoso , non poteva provarne altro che uggia e nausea . Ma sì , perché era anche fatalmente condannata quella sua figliuola ! Non era pazza la madre ? E ormai , tutto quello che poteva accadergli , ecco , gli era accaduto . La misura era colma , e basta ormai ! Lo sterminio della sorte su la sua esistenza era compiuto ; in quel vuoto arido , orrido , restava padrone , senza più nulla da temere . La morte non la temeva . E guardò il brillìo della grossa pietra preziosa dell ' anello nel tozzo mignolo della sua mano pelosa , posata su la gamba . Quel brillìo , chi sa perché , gli richiamò un lembo delle carni di Nicoletta Capolino che laggiù quei bruti avevano arse . Sollevò il capo , con le nari arricciate . Ah come volentieri avrebbe fumato un sigaro ! Ma pensò che non poteva fumare , perché in quel momento sarebbe sembrato scandaloso . Sentì che Francesco Vella diceva a Lando Laurentano : - Ma sì , è certo : erano fuggiti ! Partiti da quattro giorni , arrivavano allora appena ad Aragona ... Dove erano stati in questi quattro giorni ? E interloquì , con altra voce , con altro aspetto , come se non fosse più quello di prima : - Non c ' è luogo a dubbio , - disse . - Già l ' altro jeri da Napoli m ' era arrivata una lettera del Costa , con la quale si licenziava da me . È andato dunque a morire per conto suo laggiù : e anche di questo , dunque , posso non aver rimorsi . Entrò a questo punto Ciccino come sospeso e smarrito nell ' ambascia della notizia che recava . - Lando , - disse esitante , - bisogna che ti avverta ... Quel vecchio ... - Mauro ? - Ecco , sì ... era venuto qua col tuo domestico a cercarti per ... dice che ... dice che hanno arrestato Roberto Auriti . Lando impallidì , poi arrossì , aggrottando le ciglia come per un pensiero che , contro la sua volontà , gli si fosse imposto ; si mostrò imbarazzato lì tra gente che aveva per sé una sciagura ben più grave . - Vada , vada , - s ' affrettò a dirgli Flaminio Salvo , tendendogli una mano e posandogli l ' altra su una spalla per accompagnarlo . - Le auguro , - gli disse allora Lando , - che sia un turbamento passeggero questo della sua figliuola . Flaminio Salvo socchiuse gli occhi e negò col capo : - Non mi faccio illusioni . E rientrarono nel salone , così , con le mani afferrate . Mauro Mortara , già da un pezzo esasperato , soffocato , ancora con la povera fanciulla demente aggrappata al petto , non seppe trattenersi a quello spettacolo : si scrollò con un muggito nella gola , e gridò alle due donne che gli stavano attorno : - Tenetela ... prendetevela ... Gli dà la mano ... Non posso vederlo ... Sapete come si chiama ? Ha il nome di suo nonno : Gerlando Laurentano ! E , strappandosi dalle braccia di Dianella , scappò via . Flaminio Salvo schiuse le labbra a un sorriso amaro , più di commiserazione derisoria che di sdegno : e , alle scuse che gli porgeva Lando Laurentano , rispose : - Contagio ... Niente , principe ... La pazzia purtroppo è contagiosa ... CAPITOLO QUINTO A Girgenti , tutto il popolo si accalcava nel vasto piano fuori Porta di Ponte , all ' entrata della città , in attesa che dalla stazione , giù in Val Sollano , arrivassero con le vetture di quella corsa i resti ( che si dicevano raccolti in una sola cassa ) di Nicoletta Capolino e di Aurelio Costa . Sbalordimento , angoscia , ribrezzo erano dipinti su tutti i volti per quell ' efferato delitto , che da due giorni teneva in subbuglio la città e tutta la provincia intorno . Era in tutti quegli occhi un ' attenzione intensa e dolorosa , un ' ansietà guardinga di raccoglier nuove notizie di più precisi particolari e di non lasciarsi nulla sfuggire ; perché nessuno era pago di quanto sapeva , e tutti volevano vedere e quasi toccare con gli occhi , in quella cassa che si aspettava , la prova che ciò che era avvenuto lontano , e che pareva per la sua ferocia incredibile , era vero . Non avendo potuto assistere allo spettacolo di quella ferocia , volevano vedere almeno , per quanto or ora sarebbe possibile , i miserandi effetti di essa . Antiche ragioni , per una almeno delle vittime ; altre nuove che ora si divulgavano e accrescevano , tra lo stupore e la pietà , il tragico dell ' avvenimento , se trattenevano il rimpianto , non potevano impedir la commiserazione per l ' atrocità di quella morte , l ' indignazione per l ' infamia che si riversava per essa su l ' intera provincia . Viva ancora davanti agli occhi di tutti era l ' immagine della bellissima donna , quando , altera , squisitamente abbigliata , passava nella vettura del Salvo e chinava appena il capo per rispondere ai saluti con un sorriso quasi di mesta compiacenza . Tutti vedevano entro di sé , con una strana nitidezza di percezione , qualche particolarità viva del corpo o dell ' espressione di lei , il bianco dei denti appena trasparente tra il roseo delle labbra , in quel sorriso ; il brillare degli occhi tra le ciglia nere ; e si domandavano , con una indefinibile inquietudine , chi avrebbe potuto immaginare , allora , che dovesse esser questa la sua fine . Per lasciare , così d ' un tratto , gli agi e gli onori a cui , col Salvo amico e col marito deputato , era salita , e prender la fuga con uno , al quale prima aveva ricusato d ' unirsi in matrimonio , via , certo il cervello doveva averle dato di volta . Ma forse per astio , ecco , per astio contro Dianella Salvo che amava segretamente il Costa ... Forse ? E non si sapeva già che quella poverina , appena avuta la notizia della fuga e di quel macello , era impazzita come la madre ? Dunque , dal tradimento quei due , da un ' avventura che forse per uno solo di essi era d ' amore , e che già di per sé avrebbe suscitato tanto scandalo in paese , erano balzati a quella morte . Ma come , perché si erano diretti ad Aragona dov ' egli doveva sapersi aspettato da quelle jene fameliche da tanti mesi per la chiusura delle zolfare del Salvo ? Ma perché alla volta di Girgenti , così fuggiti insieme , non potevano avviarsi . Quella fuga , più che in onta al marito , era in onta al Salvo , e perciò là appunto s ' era volta , dove tutti erano contro il Salvo . Forse egli , il Costa , credeva , o almeno sperava che , annunziando subito all ' arrivo che anche lui si era ribellato al Salvo , quelli dovessero accoglierlo come uno dei loro e non tenerlo più responsabile delle mancate promesse . E poi , lì , ad Aragona , aveva la casa ; forse vi andava soltanto per prendere la roba , gli strumenti del suo lavoro , i libri , col proposito di ripartirsene subito , di ritornarsene in Sardegna al posto di prima . Sì ; ma con la donna ? doveva andar lì , tra nemici , con la donna ? Poteva almeno lasciar questa , prima , in qualche posto ! Eh , ma forse lei , lei stessa aveva voluto affrontare insieme il pericolo . Aveva animo fiero , quella donna , e aveva saputo mostrarlo di fronte a quell ' orda di selvaggi , levandosi in piedi su la carrozza , a fare scudo del suo corpo ad Aurelio Costa , e gridando che questi per loro s ' era licenziato dal Salvo , per le promesse non mantenute ! Ma quel ribaldo di Marco Prèola aveva levato la voce : - Morte alla sgualdrina ! E l ' orda dei selvaggi , rimasta dapprima come sbigottita dalla temerità superba di quella signora , aveva avuto un fremito . Forse ancora Nicoletta Capolino sarebbe riuscita a dominarla , a farsi ascoltare , se inconsultamente a quel grido di morte , a quell ' ingiuria volgare , Aurelio Costa non fosse balzato in difesa di lei , con l ' arma in pugno . Allora la carrozza era stata assaltata da ogni parte , e l ' uno e l ' altra , tempestati prima di coltellate , di martellate , erano stramazzati , poi sbranati addirittura , come da una canea inferocita ; anche la carrozza , anche la carrozza era stata sconquassata , ridotta in pezzi ; e , quando su la catasta formata dai razzi delle ruote , dagli sportelli , dai sedili , erano stati gettati i miserandi resti irriconoscibili dei due corpi , s ' era visto uno versare su di essi da un grosso lume d ' ottone a spera , trafugato dalla vicina stazione ferroviaria , il petrolio , e tanti e tanti con cupida ansia affannosa appiccare il fuoco , come per toglier subito ai loro stessi occhi l ' atroce vista di quello scempio . Così , i particolari della strage erano per minuto e quasi con voluttà d ' orrore descritti e rappresentati , come se tutti vi avessero assistito e la avessero ancora davanti agli occhi . Vedevano tutti quel bruto insanguinato , che versava il petrolio da quella lampa d ' ottone su le membra oscenamente squarciate e ammucchiate su la catasta , e quegli altri chini e ansanti a suscitare il fuoco . Si sapeva che molti , più di sessanta , erano gli arrestati insieme con Marco Prèola , aborto di natura ; prima , lancia spezzata dei clericali ; poi , presidente di quel fascio di solfaraj ad Aragona . Tra breve , dunque , forse quel giorno stesso , un nuovo avvenimento spettacoloso : il trasporto di tutti quei manigoldi , in catena , a due a due , dalla stazione al carcere di San Vito , tra una scorta solenne di guardie , di carabinieri a cavallo e di soldati . - Ecco , ecco intanto le carrozze ! - Là , eccola ! - Dov ' era la cassa ? - Uh , come piccola ! - Eccola là ! - Su la terza carrozza là , su quella che aveva in serpe un maresciallo ! - Uh , capiva tutta sul sedile davanti ! - Quella , quella cassetta là ! quella cassettina di latta ! - Quella ? che nell ' altro sedile c ' era il commissario di polizia ? - Sì , sì ! - E chi era quell ' altro accanto ? Ah , Leonardo Costa ! il padre ! il padre ! - Ah , povero padre , con quella cassetta là davanti ! Un urlo di pietà , di raccapriccio si levò da tutta la folla alla vista del padre che pareva impietrato in una espressione di rabbia , ma come stupefatta nell ' orrore ; con gli occhi fissi su quella cassetta , quasi chiedesse come poteva esser là il suo figliuolo , la sua colonna ! Ma che poteva dunque esser restato , del suo figliuolo , se due corpi , due , erano là , due ? Le teste sole ? Forse , spiccate , sì , e qualche membro , arsicchiato . Oh Dio ! oh Dio ! E quasi tutti piangevano , e tanti singhiozzavano forte . Udendo quegli urli , quei inghiozzi , Leonardo Costa , passando , levò un urlo anche lui , esalò la ferocia del suo cordoglio in un ruglio che non aveva più nulla di umano ; poi s ' abbatté , si contorse , tra le braccia del commissario di polizia . La carrozza si fermò alla voltata della piazza , dove sorge il palazzo della Prefettura , sede anche del commissariato di polizia . Due guardie presero la cassetta ; il cavalier Franco ajutò Leonardo Costa a smontare . Il povero vecchio , per quanto massiccio , non si reggeva più su le gambe ; un ' orecchia gli sanguinava , perché alla stazione , in un impeto di rabbia , s ' era strappato uno dei cerchietti d ' oro . Altre guardie si schierarono davanti al portone , per impedire alla folla d ' invadere l ' atrio del palazzo . E la folla restò lì davanti , irritata , delusa , insoddisfatta . Che sarebbe avvenuto adesso ? Era tutto finito così ? Sarebbe rimasta lì , nel commissariato , quella cassetta ? Non si farebbe il trasporto al camposanto di Bonamorone ? C ' era lì la gentilizia della famiglia Spoto . Ormai più nessuno restava di quella famiglia . Per Aurelio Costa c ' era il padre ; per Nicoletta Capolino , nessuno : non poteva esserci il marito ; avrebbe potuto esserci il patrigno , don Salesio Marullo ; ma si sapeva che il poverino , abbandonato da tutti , era andato a cercar rifugio per carità a Colimbètra , e si trovava lì da qualche mese , ammalato . Forse Leonardo Costa reclamava per sé i resti del suo figliuolo , per trasportarli al camposanto di Porto Empedocle ; e ragioni giudiziarie si opponevano a questo suo desiderio . La folla , a poco a poco , cominciò a sbandarsi tra infiniti commenti . Leonardo Costa voleva proprio ciò che la folla aveva immaginato . Il commissario , cav . Franco , cercava di persuaderlo ad avere un po ' di pazienza , che prima tutte le pratiche giudiziarie fossero , come egli diceva , esperite , là in ufficio ... Ma sì , in giornata ; dopo la visita del giudice istruttore . Il Costa , come se non capisse , insisteva , ripetendo ostinatamente , con le stesse parole , la richiesta pietosa . E il cavalier Franco , quantunque compreso di pietà per quel povero padre , sbuffava , non ne poteva più . Erano momenti terribili , per lui , e non sapeva da qual parte voltarsi prima , giacché da ogni canto della provincia , da tutta la Sicilia , giungevano notizie di giorno in giorno più gravi ; pareva che da un istante all ' altro dovesse scoppiare una generale sommossa e il presidio delle milizie era scarso , e più scarso ancora quello di polizia . Ma che voleva , che altro voleva adesso quel benedett ' uomo ? Voleva ... voleva che i resti di suo figlio - quali che fossero - non rimanessero mescolati là con quelli della donna , di quella donna esecrata ! Perché , perché cosí insieme li avevano raccolti ? - Perché ? - gli gridò . - Ma che vi figurate che ci sia più là dentro ? E indicò la cassetta , deposta su una tavola . - Oh figlio ! - Tutto quello che si è potuto raccogliere , tra le fiamme . Niente ! quasi niente ! - Oh figlio ! - Che volete più scartare , distinguere ? Si arrivò troppo tardi . Alla stazione non c ' erano guardie . Prima che arrivasse il delegato d ' Aragona , il fuoco ... Niente , vi dico ... qualche residuo d ' ossa ... - Oh figlio ! - Non si conosce più nulla ... Sì , sì , pover ' uomo , sì , piangete , piangete , che è meglio ... Povero Costa , sì ... sì ... È una cosa che ... oh Dio , oh Dio , che cosa ... sì , fa rinnegare l ' umanità ! Ma voi pensate , per levarvi almeno questa spina dal cuore , pensate che lì non c ' è ... vostro figlio lì non c ' è : non c ' è più niente lì ... E del resto , poverino , pensate che quella donna , se voi la odiate , egli la amò ; e forse non gli dispiace adesso , che ciò che di lui ci può essere là dentro , sia insieme , mescolato , coi resti di lei ... Povera donna ! Avrà avuto i suoi torti , ma via , che sorte anche la sua ! - No ... no ... lei ... non posso ... non posso parlare ... lei ... a perdizione ... mio figlio ... lei ! Ma non sapete , signor commissario , che mio figlio era amato dalla figlia del principale ? Si sa sicuro ... sicuro , questo ... è impazzita quella povera figlia mia , come la mamma ! È stata ... è stata tutta una macchina ... Costei e quell ' assassino del padre ... che se la intendevano tra loro ... per rovinare questo figlio mio ... per toglierlo all ' amore di quella santa creatura ... Oh , signor commissario , legatemi , legatemi le braccia ; signor commissario , chiudetemi , chiudetemi in prigione , perché se io lo vedo , quell ' assassino che mi ha fatto morire il figlio così , io lo ammazzo , signor commissario , io non rispondo di me , lo ammazzo ! lo ammazzo ! Il cavalier Franco intrecciò le mani , le strinse , le scosse piú volte in aria : - Ma vi pare , - gli gridò poi , con gli occhi sbarrati - vi pare , scusate , che io debba sentire simili spropositi ? Vi compatisco , siete arrabbiato dal dolore e non sapete più quel che vi dite . Ma perdio , vostro figlio , vostro figlio ... in un momento come questo , che basta un niente ... una favilla , a mandare in fiamme tutta la Sicilia ... non si contenta di prender la fuga come un ragazzino con la moglie d ' un deputato ... ma va a cacciarsi da sé , là , come a dire : « Eccoci qua , fateci a pezzi ! Cercate l ' esca ? Eccola qua ! Ci siamo noi ! » Perdio , bisogna esser pazzi , ciechi ... io non so ! Con chi ve la prendete ? E noi siamo qua a dover rispondere di tutto ... anche d ' una pazzia come questa ! E per giunta , mi tocca di sentire anche voi : « ammazzo ! ammazzo ! ammazzo ! » Chi ammazzate ? Credete che il Salvo , se pur è vero tutto quel che voi farneticate , ha bisogno della vostra punizione ? Gli basta la pazzia della figlia ! Il Costa , dopo questa sfuriata , non ebbe più ardire di parlar forte ; lo guardò con gli occhi invetrati di lagrime ; e si morse un dito ; mormorò : - Se fosse capace di rimorso , signor commissario ! Ma non è ! Il cavalier Franco si scrollò ; uscì dalla stanza . - Andate , andate ... - gli disse dietro , il Costa ; poi cauto , s ' appressò alla cassetta deposta su la tavola , e si provò ad alzarla . Un groppo di singulti muti , fitti , nella gola e nel naso , gli scrollarono in convulsione la testa . Non pesava , non pesava niente , quella cassetta ! S ' inginocchiò davanti alla tavola , appoggiò la fronte al freddo di quella latta , e si mise a gemere : - Figlio ! ... figlio ... figlio ! ... Due giorni dopo , arrivò a Girgenti , inatteso , funebre , l ' on . Ignazio Capolino . La condizione , in cui lo aveva messo non tanto forse la sciagura improvvisa quanto lo scatto violento per cui Dianella Salvo aveva perduto la ragione , era così difficile e incerta , che egli aveva bisogno di raccogliere a consulto , lì sul posto , tutte le sue forze per trovare una via da uscirne in qualche modo , al più presto . Lo scandalo della fuga della moglie era soffocato nell ' orrore della morte ; il tragico , che spirava da questa morte , lo rendeva immune dal ridicolo che poteva venirgli da quella fuga . Bastava dunque presentarsi ai suoi concittadini compunto nell ' aspetto , ma nello stesso tempo austeramente riservato , per trarre profitto della commozione generale , senza tuttavia parteciparvi , giacché dalla moglie era stato offeso . La simpatia degli altri doveva venirgli come giusto e meritato compenso a questa offesa . E dovevano tutti vedere che egli soffriva , schiantato dall ' atrocissimo fatto , e che lui più di tutti meritava compianto , poiché finanche dalle due vittime tanto commiserate era stato offeso , così da non poter piangere , neanche piangere ora la sua sciagura ! Eppure ... come mai ? Rientrando in casa , in quella casa che le squisite e sapienti cure della moglie avevano reso così bene adatta alla commedia di garbate e graziose menzogne , alla gara di compitezze ammirevoli , nella quale entrambi avevano preso tanto gusto a esercitarsi perché la loro vita non fosse troppo di scandalo agli altri , troppo disgustosa a loro stessi ; e sentendo nel silenzio cupo delle stanze , rimaste con tutti i mobili come in attesa , il vuoto , il vuoto in cui dal primo momento della sciagura si vedeva perduto ... - come mai ? - nell ' aprir la camera da letto e nell ' avvertirvi affievolito , ma pur presente ancora , il voluttuoso profumo di lei , ecco , per un irresistibile impeto che lo stordì per la sua incoerenza , ma che pur gli piacque come un ristoro insperato di accorata tenerezza - pianse , sì , pianse per il ricordo di lei , pianse per la prima volta dopo l ' annunzio di quella morte , pianse come non aveva mal pianto in vita sua , sentendo in quel pianto quasi un dolore non suo , ma delle sue lagrime stesse che gli sgorgavano dagli occhi senza ch ' egli le volesse , ma , appunto perché non le voleva , con tanto sapor di dolcezza e di refrigerio ! Non doveva però , no , no , non doveva ... perché ... si fermò un momento a considerare perché non avrebbe dovuto piangerla . Non era stata forse la compagna sua necessaria e insurrogabile ? la compagna preziosa dei suoi sottili e complicati accorgimenti , la quale , correndo - più per sé , forse , quella volta , che per lui - a un riparo a cui anch ' egli però l ' aveva spinta - era caduta ? Sì , e così orribilmente , così orribilmente caduta ! Eppure , no ; apparentemente , ecco , almeno apparentemente non doveva piangerla ... Così in segreto sì , anche perché quel pianto gli faceva bene , ora . Era restato solo ; e da sé solo , ora , doveva ajutarsi , difendersi ; e non sapeva ancora , non vedeva come . Piangendo , no , intanto , di certo ! E Capolino sorse in piedi ; si portò via , prima con le mani , poi a lungo , col fazzoletto , accuratamente , le lagrime dagli occhi , dalle guance ; si rimise le lenti cerchiate di tartaruga , e si presentò , fosco , severo , aggrondato , allo specchio dell ' armadio . Dio , come il suo viso era sbattuto , invecchiato in pochi giorni ! Il dolore ? Che dolore ? Non poteva riconoscere d ' aver provato dolore ... se non forse or ora , un poco . Ma no , anche prima , in fondo , aveva certo dovuto provarne uno e ben grande , se a Roma , all ' annunzio della sciagura , era stato accecato da quella rabbia che lo aveva scagliato su Dianella Salvo . Doveva pentirsi di quello scatto ? Si era con esso attirato per sempre l ' odio , la nimicizia mortale del Salvo . Ma se pur fosse riuscito a reprimersi in quel primo momento , a vietarsi la soddisfazione feroce di quella vendetta , che avrebbe ottenuto ? A lui , restato solo , senza più la moglie , avrebbe forse Flaminio Salvo seguitato a dare ajuto e sostegno , per il rimorso e la complicità segreta nel sacrifizio di quella ? Forse la figlia , già inferma , sarebbe impazzita anche senza quel suo scatto , al solo annunzio della morte del Costa . E allora ? Flaminio Salvo avrebbe creduto di pagare già abbastanza con la pazzia della figliuola ; e per lui non avrebbe avuto più alcuna considerazione ; anzi lo avrebbe respinto da sé , come lo spettro del suo rimorso . Caso pensato . Se poi Dianella non fosse impazzita e si fosse a poco a poco quietata , era uomo Flaminio Salvo , avendo raggiunto lo scopo , da restar grato alla memoria di chi gliel ' aveva fatto raggiungere , a costo della propria vita ; e , per essa , al marito , rimasto vedovo ? Ma se già , subito , per scrollarsi d ' addosso ogni responsabilità , subito aveva gridato ai quattro venti che Nicoletta Capolino e Aurelio Costa avevano preso la fuga e che il Costa s ' era licenziato ed era andato dunque a morire per conto suo , ad Aragona , insieme con l ' amante ! Sì : fuggita col Costa , sua moglie ; ma chi l ' aveva spinta a commettere questa pazzia ? Chi aveva spedito a Roma il Costa con la scusa di quel disegno da presentare al Ministero ? Chi aveva aizzato la gelosia , o piuttosto , il puntiglio di lei , facendole balenare prossimo il matrimonio della figlia col Costa ? Ed egli , Capolino , egli , il marito , aveva dovuto prestarsi a tutte queste perfide manovre che dovevano condurre a una tale tragedia ; così , è vero ? per restar poi abbandonato , senza più alcuna ragione d ' ajuto , raccolto il frutto di tante scellerate perfidie ! Ah , no , perdio ! Di quel suo scatto non doveva pentirsi . Se egli aveva perduto la moglie , e lui la figlia ! Pari , e di fronte l ' uno all ' altro . Ora il Salvo gli avrebbe soppresso ogni assegno . Toccava a lui , dunque , di provvedere subito anche ai bisogni più immediati . E ogni credito presso gli altri , con l ' amicizia del Salvo , gli veniva meno . Che fare ? Come fare ? Così pensando , Capolino brancicava con le dita irrequiete la medaglietta da deputato appesa alla catena dell ' orologio . Aveva per sé , ancora , il prestigio che gli veniva da quella medaglietta . Per ora , il Salvo non poteva strappargliela dalla catena dell ' orologio . E con essa , per uno che valeva , se non più , certo non meno del Salvo in paese , egli era ancora il deputato . Don Ippolito Laurentano non avrebbe permesso , che colui che rappresentava alla Camera il paladino della sua fede , si dibattesse tra meschine difficoltà materiali . Ecco : subito , prima che Flaminio Salvo arrivasse a Girgenti e si recasse a Colimbètra a preoccupare l ' animo del principe contro di lui , egli vi correrebbe e parlerebbe aperto a don Ippolito della perfidia di colui . Dopo tanti mesi di convivenza con donna Adelaide , non doveva il principe essere in animo da tenere più tanto dalla parte del cognato ; oltreché , in favor suo , egli avrebbe in quel momento la commiserazione per la sua sciagura . Poteva , sì , contro a questa , il Salvo porre in bilancia quella della propria figliuola ; ma appunto su ciò egli andrebbe a prevenire il principe , dimostrandogli che non lui , con quel suo scatto naturale e legittimo , nella rabbia del cordoglio , era stato cagione di quella pazzia ; ma il padre , il padre stesso che con tanta violenza aveva voluto impedire che la figlia sposasse il Costa , sacrificando costui e distruggendolo insieme con la moglie . Ora , per sgabellarsi d ' ogni rimorso , voleva gettar la colpa addosso a lui , e anche di lui sbarazzarsi , come già del Costa e della moglie . Ecco il piano ! Ma né quel giorno , né il giorno appresso , Capolino ebbe tempo di recarsi a Colimbètra ad attuarlo . Una processione ininterrotta di visite lo trattenne in casa , con molta sua soddisfazione , quantunque sapesse e vedesse chiaramente che più per curiosità che per pietà di lui si fosse mossa tutta quella gente , la quale certo , domani , a un cenno del Salvo , gli avrebbe voltato le spalle . A ogni modo , andando dal principe , avrebbe potuto parlare di questo solenne attestato di condoglianza e di simpatia dell ' intera cittadinanza ; oltreché , in tanti animi che , per la commozione del tragico avvenimento , eran come un terreno ben rimosso e preparato , poteva intanto seminar odio per il Salvo , così senza parere . - Non me ne parlate , per carità ! - protestava , alterandosi in viso al minimo accenno . - Dovrei dir cose , cose che ... no , niente ; per carità , non mi fate parlare ... E se qualcuno , esitante , insisteva : - Quella povera figliuola ... - La figliuola ? - scattava . - Ah , sì , povera , povera vittima anche lei ! Non sopra tutte le altre , però , certo ... Per carità , non mi fate parlare ... Il salotto era pieno zeppo di gente quando entrò il D ' Ambrosio , quello che gli aveva fatto da testimonio nel duello col Verònica e che era lontano parente di Nicoletta Spoto . Avvenne allora una scena che , neanche se Capolino l ' avesse preparata apposta , gli sarebbe riuscita più favorevole . Il D ' Ambrosio entrò tutto gonfio di commozione , e con le braccia protese . In piedi , tutti e due si abbracciarono in mezzo alla stanza , si tennero stretti un pezzo piangendo forte . Forte , con la sua abituale irruenza , parlò il D ' Ambrosio , staccandosi dall ' abbraccio : - Dicono tutti , qua , che Nicoletta mia cugina era la ganza di quell ' imbecille del Costa : è vero ? Tu puoi dirlo meglio di tutti : è vero ? Sbigottiti , gli astanti si volsero a guatare il Capolino . Questi cadde a sedere , come trafitto , su la poltrona , con le braccia abbandonate su le gambe , e scosse amaramente il capo . Poi , facendo un atto appena appena con le mani , parlò : - Troppe ... troppe cose dovrei dire , che non posso ... Anche la pietà , capirete ... sì , sì ... anche queste lacrime , amici , mi bruciano ! Perché anche da quei due che le meritano per la loro sorte , ma da voi , cari , da voi ; non da me ... anche da quei due io ebbi male ; ma sopra tutto da chi li guidò a quel passo ; da chi li teneva in pugno , e ... - Il Salvo ! - proruppe il D ' Ambrosio . - Hanno arrestato ad Aragona Marco Prèola ; ma lui , il Salvo , per la Madonna , debbono arrestare ! lui affamò là tutto il paese ! lui è il vero assassino ! E giustamente Dio l ' ha punito , con la pazzia della figlia ! Così , tra due pazze , se ne starà ora con tutte le sue ricchezze ! Capolino , allora , scattò in piedi , sublime . - Ma per carità ! no ! no ! Non posso permettere che si dicano di queste cose alla mia presenza ! Vuoi difendere quegli assassini ? Via ! Sappiamo tutti che il Salvo era nel suo diritto , chiudendo là le zolfare ! Ognuno provvede , come sa e crede , ai proprii interessi . E , del resto , non si è forse adoperato in tanti modi qua , al risorgimento dell ' industria ? No , no ! Signori miei , vedete ? parlo io , io , in questo momento , e arrivo fino a dirvi che egli , dal suo canto , anche come padre , ha creduto di agire per il bene della figliuola ! Voi tutti non avete alcuna ragione per non riconoscer questo ; potrei non riconoscerlo io , io solo , perché i mezzi di cui si è servito mi hanno distrutto la casa , spezzato la vita ! Ma egli mirava , là , al bene di tutti quei bruti ; e qua , al bene della sua figliuola ! Dieci , quindici , venti mani si tesero a Capolino , in un prorompimento d ' ammirazione per così magnanima generosità ; e Capolino si sentì levato d ' un cubito sopra se stesso . - Forse mi vedrò costretto , - soggiunse con triste gravità , - a restituirvi il mandato , di cui avete voluto onorarmi . - No ! no ! che c ' entra questo ? E perché ? - protestarono alcuni . Capolino , sorridendo mestamente , levò le mani ad arrestare quell ' affettuosa protesta : - La condizione mia , - disse . - Considerate . Potrei più aver rapporti , non dico di parentela o d ' amicizia , ma pur soltanto d ' interessi , con Flaminio Salvo ? No , certo . E allora ? Devo provvedere a me stesso , signori miei , mentre il mandato che ho da voi esige un ' assoluta indipendenza , quella appunto che avevo per i miei ufficii nel banco del Salvo . Ora ... ora bisognerà che mi raccolga a pensar seriamente ai miei casi . Non son cose da decidere così su due piedi e in questo momento . - Ma sì ! ma sì ! - ripresero quelli a confortarlo a coro . - Questi sono affari privati ! La rappresentanza politica ... - Eh eh ... - Ma che ! non c ' entra ... - Altra cosa ... - E poi , per ora ... - Per ora , - disse , - mi basta , miei cari , di avervi dimostrato questo : che sono pronto a tutto , e che guardo le cose e la mia stessa sciagura con animo equo e , per quanto mi è possibile , sereno . Grazie , intanto , a tutti , amici miei . Più tardi , recatosi al Vescovado a visitar Monsignore , ebbe da questo tali notizie su don Ippolito Laurentano e donna Adelaide , che stimò da abbandonare senz ' altro il piano dapprima architettato , e che anzi gli convenisse aspettare il ritorno di Flaminio Salvo da Roma , per recarsi a Colimbètra a tentarne un altro , che già gli balenava , audacissimo . Flaminio Salvo non volle lasciare a Roma Dianella in qualche « casa di salute » , come i medici e la sorella e il cognato gli consigliavano ; disse che , se mai , l ' avrebbe lasciata in una di queste case a Palermo , per averla più vicina e poterla più spesso visitare ; ma la sua casa ormai - soggiunse - poteva pur trasformarsi in uno di questi privati ospizii della pazzia , sotto il governo d ' uno o più medici e con l ' assistenza di altre infermiere adatte : vi restava egli solo provvisto di ragione ; ma sperava che presto , con l ' esempio e un po ' di buona volontà , la perderebbe anche lui . Quando fu sul punto di partire , però , si vide costretto a ricorrere a Lando Laurentano , perché gli désse a compagno di viaggio Mauro Mortara , da cui Dianella non avrebbe voluto più staccarsi , e che forse era il solo che avrebbe potuto indurla a uscire da uno stanzino bujo ove s ' era rintanata , e a partire . Lando Laurentano , che si preparava in gran fretta anche lui , chiamato a Palermo dai compagni del Comitato centrale del partito , rispose al Salvo , che avrebbero potuto fare insieme il viaggio , e che la mattina seguente sarebbe venuto con Mauro a prenderlo in casa Vella . Flaminio Salvo notò nell ' aspetto , nella voce , nei gesti del giovane principe una strana agitazione febbrile , e fu più volte sul punto di domandargliene premurosamente il motivo ; ma se n ' astenne . Lando Laurentano era in quell ' animo per una ragione , a cui il Salvo non avrebbe potuto neppur lontanamente pensare in quel momento : cioè , l ' enorme impressione prodotta in tutta Roma dal suicidio di Corrado Selmi . Se n ' era divulgata la notizia la sera stessa , che egli usciva con Mauro da casa Vella . Il grido d ' un giornalajo glien ' aveva dato l ' annunzio . Aveva fatto fermar la vettura per comperare il giornale . Ma , anziché dargli gioja , quell ' annunzio improvviso lo aveva in prima stordito . Aveva ordinato al vetturino d ' accostarsi a un fanale , per leggere , non ostante l ' impazienza di Mauro ; aveva saltato il lungo commento necrologico premesso alle notizie sul suicidio , ed era corso con gli occhi a queste . Dal racconto del cameriere del Selmi aveva saputo , prima , l ' aggressione a mano armata del nipote di Roberto Auriti , quando già il Selmi aveva ingojato il veleno ; poi ... ah poi ! ... una visita , che il giornalista diceva drammaticissima , al Selmi appena spirato , « d ' una dama velata » di cui , per degni rispetti , non si faceva il nome , « accorsa » , seguitava il cronista , « ignara del suicidio , forse per dare ajuto e conforto all ' amico , dopo la sfida da lui lanciata , la mattina , all ' intera assemblea » . Lando Laurentano non aveva avuto alcun dubbio , che quella dama velata fosse donna Giannetta D ' Atri , sua cugina ; e aveva strappato il giornale , con schifo e con rabbia , gridando al vetturino di correre a casa . Qua aveva trovato in smaniosa ambascia Celsina Pigna e Olindo Passalacqua , che cercavano disperatamente Antonio Del Re , scomparso dalla mattina . Eran sembrate così inopportune a Lando in quel momento la vista buffa di quell ' uomo , le smaniette di quella ragazza , tutta quell ' ansia attorno a lui per la ricerca d ' un giovane ch ' egli non conosceva e ch ' era tanto lontano dai suoi pensieri , che aveva avuto contro il suo solito un violento scatto d ' ira . Aveva chiamato Raffaele , il cameriere , per ordinargli di mettersi a disposizione di quei due , ed era rimasto solo con Mauro . Questi , interpretando quello scatto come un segno di sprezzante noncuranza per l ' arresto del cugino , non s ' era potuto trattenere ; gli s ' era fatto innanzi tutto acceso di sdegno , gridando : - Me ne voglio andare , subito ! ora stesso ! Non voglio più guardarvi in faccia ! - Mauro ! Mauro ! Mauro ! - aveva esclamato Lando , scotendo in aria le mani afferrate . Mauro allora s ' era cacciato una mano in tasca , per trarne fuori le medaglie : - Guardate ! Dal petto me l ' ero strappate , davanti al delegato , quando ho visto arrestare vostro cugino ! Ora quella ragazza è venuta a riportarmele ... Che sangue avete voi nelle vene ? È questa la gioventù d ' oggi ? è questa ? - La gioventù ... - s ' era messo a rispondere con veemenza Lando ; ma s ' era subito frenato , premendosi forte le pugna serrate su la bocca e andando a sedere , coi gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani . La gioventù ? Che poteva la gioventù , se l ' avara paurosa prepotente gelosia dei vecchi la schiacciava così , col peso della più vile prudenza e di tante umiliazioni e vergogne ? Se toccava a lei l ' espiazione rabbiosa , nel silenzio , di tutti gli errori e le transazioni indegne , la macerazione d ' ogni orgoglio e lo spettacolo di tante brutture ? Ecco come l ' opera dei vecchi qua , ora , nel bel mezzo d ' Italia , a Roma , sprofondava in una cloaca ; mentre su , nel settentrione , s ' irretiva in una coalizione spudorata di loschi interessi ; e giù , nella bassa Italia , nelle isole , vaneggiava apposta sospesa , perché vi durassero l ' inerzia , la miseria e l ' ignoranza e ne venisse al Parlamento il branco dei deputati a formar le maggioranze anonime e supine ! Soltanto , in Sicilia forse , or ora , la gioventù sacrificata potrebbe dare un crollo a questa oltracotante oppressione dei vecchi , e prendersi finalmente uno sfogo , e affermarsi vittoriosa ! Lando era balzato in piedi per gridare questa sua speranza a Mauro Mortara ; ma s ' era trattenuto per carità , alla vista di lui che piangeva , con quelle sue pietose medaglie in mano . Il giorno appresso Antonio Del Re era stato ritrovato . Olindo Passalacqua era venuto a mostrare a Lando due telegrammi e un vaglia spediti d ' urgenza da Girgenti per far subito partire il giovine ; ma aveva soggiunto che il Del Re si ricusava ostinatamente di ritornare in Sicilia . Lando allora aveva pregato Mauro di recarsi a prendere il giovine per invitarlo a partire con loro il giorno appresso e Mauro a questa preghiera si era arreso di buon grado . Ma come proporgli adesso di viaggiare insieme con Flaminio Salvo ? La mattina per tempo venne al villino di via Sommacampagna Ciccino Vella per concertare il modo di spinger fuori dal nascondiglio Dianella e farla partire . Guaj , se vedeva il padre ! Durante tutto il viaggio non doveva vederlo . Zio Flaminio e Lando dovevano viaggiare in un altro scompartimento della vettura , senza mai farsi scorgere . C ' era anche quel giovanotto , il Del Re ? Bene : tutti e tre , appartati , nascosti . Mauro e Dianella sarebbero stati soli , nello scompartimento attiguo : tutt ' intera una vettura sarebbe stata a loro disposizione . Fu men difficile , a tali condizioni , persuadere Mauro a render questo servizio al Salvo . Quando seppe che né ora , a casa Vella , né poi , durante tutto il tragitto , lo avrebbe veduto , e che non si trattava tanto di rendere un servizio a lui quanto un ' opera di carità a quella povera fanciulla demente , si arrese aggrondato , e andò avanti con Raffaele in casa Vella . Non ci fu bisogno né di preghiere né di esortazioni : appena Dianella rivide Mauro , balzò dal nascondiglio e tornò a riaggrapparsi a lui , incitandolo a fuggire insieme . Si dovette all ' incontro stentare a trattenerla un po ' per rassettarla alla meglio , ravviarle i capelli scarmigliati , metterle un cappello in capo , perché almeno non desse tanto spettacolo alla gente , in compagnia di quel vecchio che già per suo conto attirava la curiosità di tutti . Quando l ' uno e l ' altra , tenendosi per mano , quello col viso tutto scombujato , lo zainetto alle spalle , questa con gli occhi e la bocca spalancati a un ' ilarità squallida e vana , i capelli cascanti , scompigliati sotto il cappello assettato male sul capo , attraversarono il salone per andarsene , chi li vide non se ne poté più levar l ' immagine dalla memoria . Che discorsi tennero tra loro , nel viaggio ? Dietro l ' usciolino dello scompartimento , il Salvo e il Laurentano , ora l ' uno ora l ' altro , li intesero conversar tra loro , a lungo , e s ' illusero dapprima che tra loro il vecchio e la fanciulla s ' intendessero . Ma sì , a maraviglia s ' intendevano , perché l ' uno e l ' altra , ciascuno per sé , non parlavano se non con la propria follia . E le due follie sedevano accanto e si tenevano per mano . - Una donna ... vergogna ! ... Non si dice Aurelio ... Signor Aurelio ... Signor Aurelio ! ... Ma com ' è possibile che l ' abbia dimenticato ? ... Una così grossa ferita al dito ... Vieni , vieni qua , al bujo ... nell ' andito ... Te lo succhio io , il sangue dal dito ... Una donna ? Vergogna ... Signor Aurelio ... - Questi ... sono questi , i figli ! La nuova gioventù ... Per veder questo , oh assassini , abbiamo tanto combattuto , sacrificato la vita nostra ... per veder questo , donna Dianella ! E che ci vado più ad appendere , adesso , sotto la lettera del Generale nel camerone ? che ci vado più ad appendere , dopo tutto quello che ho visto ? - Eh , ma chi lo sa l ' anno che viene ? Il gelso , a marzo , coglie sangue di nuovo ... E allora , quand ' è in amore , per gettare , è molle , molle come una pasta , e se ne fa quello che se ne vuole ... Chi lo sa l ' anno che viene ? - Incerto il bene , ma certe le pene , figlia mia ! Incerto il bene , ma certe le pene ! Così conversavano di là , quei due . Né Lando né Flaminio Salvo badavano intanto a un altro , di qua con loro , che non diceva nulla , ma che pure non meno di quei due vaneggiava col cervello . Non vedeva , non sentiva , non pensava più nulla , Antonio Del Re . La furia della disperazione , con la quale s ' era avventato sopra il Selmi , gli aveva come folgorato lo spirito . Uscito dalla casa del Selmi , era rimasto vuoto , sospeso in una tetraggine attonita , spaventevole ; e non ricordava più nulla , dove fosse andato , che avesse fatto , come e dove avesse passato la notte , se proprio la notte , una notte fosse passata . Non rispondeva a nessuna domanda ; forse non udiva . Vedere , vedeva ; stava per lo meno a guardare ; ma la ragione non vedeva più , la ragione degli aspetti delle cose e degli atti degli uomini . Non si era già opposto al suo ritorno in Sicilia ; ma a muoversi da sé dal luogo ove i piedi lo avevano condotto e la stanchezza accasciato . Si era mosso , allorché Mauro lo aveva strappato per il petto ; ma senza udir nulla di quanto quegli gli aveva detto della nonna e della mamma . Il Passalacqua e Celsina lo avevano accompagnato , la mattina , al villino di Lando ; prima di partire aveva veduto Celsina sorridere a Ciccino Vella , accettarne il braccio , montare in carrozza con lui e col Passalacqua : tutto questo aveva veduto , e più là , col pensiero ; e nulla , più nulla gli s ' era rimosso dentro . Quando , passato lo stretto di Messina , Lando Laurentano scese dal treno per proseguire su un altro alla volta di Palermo , Flaminio Salvo provò una certa costernazione al pensiero di restar solo nella vettura per un ' intera giornata fino a Girgenti con quel giovane a lui ignoto , che due giorni avanti aveva levato il pugnale per uccidere il Selmi , e che ora gli teneva gli occhi addosso con tanta fissità di sguardo , tra il torvo e l ' insensato . Ecco , con tre pazzi egli viaggiava ; e forse non meno pazzo di questi tre era quello or ora sceso dal treno con l ' intenzione di mettere a soqquadro tutta l ' isola ! Lui solo , dunque , per terribile condanna , doveva serbare intatto il privilegio di non aver minimamente velata , offuscata , né per rimorso , né per pietà , né più da alcun affetto , né più da alcuna speranza , né più da alcun desiderio , quella lucida , crudele limpidità di spirito ? Lui solo . E , come per assaporare lo scherno della sua sorte , si accostò ancora una volta all ' usciolino dello scompartimento , con l ' orecchio allo spiraglio , ad ascoltare i discorsi vani del vecchio e della figliuola . Appena Mauro Mortara , arrivato a Girgenti , poté strapparsi dalle braccia di Dianella Salvo , corse di furia alla casa di donna Caterina Laurentano . Vi trovò Antonio Del Re ancora tra le braccia della madre che invano , stringendolo , scotendolo , smaniando , cercava di spetrarlo . Come Anna vide entrar Mauro , gli corse incontro , lasciando il figlio : - Che ha ? Che ha ? Ditemi voi che ha ! Che gli hanno fatto ? Ma il Mortara le scostò le braccia e gridò più forte di lei : - Vostra madre ? Dov ' è vostra madre ? Sopravvenne Giulio , in pochi giorni invecchiato di dieci anni . Negli occhi , nelle braccia protese aveva la speranza di aver da Mauro qualche notizia precisa sull ' arresto di Roberto , sul suicidio del Selmi , se questi veramente avesse lasciato qualche dichiarazione in favore del fratello , come dicevano i giornali . Dal nipote non aveva potuto saper nulla , per quanto , tra le braccia della madre , lo avesse furiosamente scrollato per farlo parlare . Ma il Mortara scostò anche lui , ripetendo , testardo e violento : - Vostra madre ? Non so nulla ! So che l ' hanno arrestato sotto i miei occhi ! Non voglio veder nessuno ! Voglio vedere lei sola ! Giulio restò perplesso , se permettergli d ' entrare nella camera della madre , così all ' improvviso . Dal giorno che egli , sotto l ' urgenza della necessità , vincendo ogni riluttanza , dapprima con circospezione , poi risolutamente , con crudezza , le aveva detto che bisognava si recasse dal fratello Ippolito per salvare il figlio , era caduta , di schianto , in un attonimento quasi di apatia , come se la vista di tutte le cose intorno le si fosse a un tratto vuotata d ' ogni senso . Non un gesto , non una parola . Più niente . E quella immobilità e quel silenzio avevano avuto fin da principio un che di così assoluto e invincibile , che né un gesto , né una parola eran più stati possibili agli altri per scuoterla o esortarla . Giulio sapeva che avrebbe ucciso la madre , parlando . E difatti , ecco , subito , parlando , l ' aveva uccisa . Ella non poteva andare dal fratello per salvare il figlio : sarebbe stata la sua morte . Ed ecco , era morta . Tanto egli quanto Anna avevano sperato , dapprima , che non volesse più muoversi né parlare ; non che , veramente , non potesse . Ma ben presto s ' erano accorti che non poteva . Pure , una lieve contrazione rimasta su la fronte , tra ciglio e ciglio , diceva chiaramente che , anche potendo , non avrebbe voluto . La avevano sollevata di peso dalla seggiola e adagiata sul letto . Erano di morte la immobilità e il silenzio ; soltanto , ancora , non era fredda . E per impedire che anche quel freddo le sopravvenisse , si erano affrettati a coprirla bene sul letto , con mani amorose , piangendo . L ' ultima crudeltà doveva compiersi così sopra di lei , e , perché fosse più iniqua , per mano stessa dei figli . Ora , vegliandola e piangendo , i figli le dimostravano , o piuttosto dimostravano a se stessi , che non erano stati loro a compierla . Se ella , per tutto ciò che aveva fatto , non poteva pagare per il figlio , bisognava che pagasse così , ora . Giulio lo sapeva ; e , pur sapendolo , non aveva potuto impedirlo . Doveva parlare , spingerla a quella morte , darle il crollo . L ' aveva poi raccolta su le braccia , e ora le rincalzava le coperte e le stringeva attorno alle braccia lo scialle nero di lana , per ripararla dall ' ultimo freddo , e andava in punta di piedi , perché nessun rumore arrivasse più a quel silenzio . Anche il volo d ' una mosca sarebbe stato di più , ora , oltre a quello che egli aveva fatto , perché doveva . Un pensiero , se non fosse anche di più la sua vita , il suo respiro , dopo quello che aveva fatto , gli era anche passato per la mente . Fuori di quella madre , fuori della Sicilia , egli , fin da giovinetto , aveva preso mondo . Era vissuto senza né ricordi , né affetti , né aspirazioni , quasi giorno per giorno : freddo , svogliato , ironico , sdegnoso . D ' improvviso , quando men se l ' aspettava , il destino della sua famiglia aveva allungato una spira a involgerlo , a invilupparlo , e lo aveva attratto a sé e piombato là , a rinsertarsi , a riaffiggersi alla radice , da cui s ' era strappato ; a sentire tutto ciò che non aveva voluto mai sentire , a ricordarsi di tutto ciò di cui non aveva voluto mai ricordarsi . La fine di colei , che aveva sempre e tutto sentito , e di tutto e sempre si era ricordata , schiantata ora dall ' urto con cui egli era tornato a inviscerarsi in lei , non doveva essere adesso anche la sua fine ? Schiantato il tronco , schiantati i rami . Nel tetro squallore della casa , era rimasto inorridito del suo apparire a se stesso coi sentimenti e i ricordi tutti di quella madre . Ma gli era apparsa anche Anna , la sorella : il ramo che non s ' era mai staccato da quel tronco ; che miseramente una volta sola , per poco , era fiorito , per dare il frutto ispido e attossicato di quel figlio , in cui neanche l ' amore della madre riusciva a penetrare . E fratello e sorella si erano stretti , allora , fusi in un abbraccio d ' infinita tenerezza , d ' infinita angoscia , all ' ombra della tetra casa , assaporando la dolcezza del pianto che li univa per la prima volta e che pur rompeva loro il cuore . Egli doveva vivere per quella sorella e per quel ragazzo . La notizia dell ' arresto di Roberto , ormai inevitabile , attesa da un momento all ' altro , era finalmente arrivata insieme con quella del suicidio di Corrado Selmi , ma vaga , ristretta in poche righe nei giornali siciliani , come una notizia a cui i lettori non avrebbero dato importanza , presi com ' erano tutti , allora , dalla morbosa curiosità di conoscere fin nei minimi particolari l ' eccidio d ' Aragona . La trepidazione di Anna per il figlio solo a Roma , il pensiero dell ' ajuto da portare a Roberto avevano spinto dapprima Giulio a ritornar subito alla Capitale . Ma come abbandonar la madre in quello stato , sola lì con Anna che s ' aggirava per le stanze chiamando il figlio , quasi forsennata ? E che ajuto avrebbe potuto portare a Roberto ? L ' unico ajuto possibile sarebbe stato il denaro , il rimborso alla banca di quelle quarantamila lire , così che tutti potessero credere che queste fossero state prese da lui , per bisogni suoi . Il suicidio del Selmi ora , avrebbe forse aperta la porta del carcere a Roberto , ma gli sarebbe rimasta , incancellabile , dopo la denunzia e l ' arresto , la macchia d ' una losca complicità . Quanti avrebbero creduto , domani , che disinteressatamente egli si fosse prestato a contrarre il debito , sotto il suo nome , per conto d ' un altro ? La dichiarazione del Selmi , se davvero esisteva come i giornali asserivano , non sarebbe valsa a cancellare del tutto quella macchia . Di là , nella camera della madre , c ' era il canonico Pompeo Agrò , che da tanti giorni , per ore e ore , non si staccava dalla poltrona a pie ' del letto , fissi gli occhi nella faccia spenta della giacente , forse con la speranza di scoprirvi un indizio che ella - non avendo più nulla da dire agli uomini - desiderasse per suo mezzo comunicare con Dio . Più d ' una volta con profonda voce l ' aveva chiamata per nome , a più riprese , senza ottener risposta . Giulio disse a Mauro di attendere un poco : voleva consigliarsi con l ' Agrò , se questi désse più peso alla sua speranza o al suo timore che la vista o la voce del Mortara , scotendo la madre da quel torpore di morte , potessero farle bene o male . - Credo , - gli rispose l ' Agrò , - che non ci sia più né da sperare né da temere . Non avvertirà nulla . Provate . Tanto se dura così , è la morte lo stesso . Mauro entrò come un cieco nella camera quasi al bujo , chiamando forte , con affanno di commozione : - Donna Caterina ... donna Caterina ... Restò , davanti al letto , alla vista di quella faccia volta al soffitto , sui guanciali ammontati , cadaverica , con gli occhi che s ' immaginavano torbidi e densi di disperata angoscia sotto la chiusura perpetua delle gravi pàlpebre annerite , con una ostinata , assoluta volontà di morte negli zigomi tesi , nelle tempie affossate , nelle pinne stirate del naso aguzzo , nelle livide , sottili labbra , non solo serrate , ma anche in qualche punto attaccate dall ' essiccamento degli umori . - Oh figlia ... oh figlia ... - esclamò . - Donna Caterina ... sono io ... Mauro ... il cane guardiano di vostro padre ... Guardatemi ... aprite gli occhi ... da voi voglio essere guardato ... Aprite gli occhi , donna Caterina ; guardando me , guardate la vostra stessa pena ... Sentitemi : debbo dirvi una cosa ... torno da Roma ... Urtando contro la rigida impassibilità funerea della morente , la commozione di Mauro Mortara si spezzò a un tratto in striduli singhiozzi , molto simili a una risata . L ' Agrò e Giulio , anch ' essi piangenti , se lo presero in mezzo , e , sorreggendolo per le braccia , lo trassero fuori della camera . La morente , rimasta sola nell ' ombra , immobile su i guanciali ammontati , udì tardi la voce , come se questa avesse dovuto far molto cammino per raggiungerla nelle profonde lontananze misteriose , ove già il suo spirito s ' era inoltrato . E da queste lontananze , in risposta a quella voce , tardi venne alle sue pàlpebre chiuse una lagrima , ultima , che nessuno vide . Sgorgò da un occhio ; scorse su la gota ; cadde e scomparve tra le rughe del collo . Quando Pompeo Agrò tornò a sedere su la poltrona a pie ' del letto , né più nell ' occhio , né più su la gota ve n ' era traccia . Donna Caterina era morta . CAPITOLO SESTO Per donna Adelaide e don Ippolito Laurentano era cominciato , fin dalla prima sera che eran rimasti soli nella villa di Colimbètra , un supplizio previsto da entrambi difficilissimo da sopportare , per quanta buona volontà l ' uno e l ' altra ci avrebbero messo . Appena andati via gl ' invitati alla cerimonia nuziale , don Ippolito , con molto garbo prendendole una mano , ma pur senza guardargliela per non avvertire quanto fosse diversa da quella tenuta un tempo tra le sue ( pallida e lunga mano morbida , tenera e lieve ! ) , aveva cercato di farle intendere il bene che da lei si riprometteva in quella solitudine d ' esilio , di cui supponeva le dovessero esser note le ragioni , se non tutte , almeno in parte . Il discorso tenuto sul terrazzo , davanti alla campagna silenziosa , già invasa dal bujo della notte , era stato , in verità , un po ' troppo lungo e un tantino anche faticoso . La povera donna Adelaide , oppressa dalla violenza di tanti sentimenti nuovi durante quella giornata , e ora da tutta quell ' ombra e da quel silenzio che le vaneggiavano intorno e le rendevano più che mai soffocante l ' ambascia per ciò che misteriosamente incombeva ancora su la sua « terribile signorinaggine » , a un certo punto , per quanto si fosse sforzata , non aveva potuto udir più nulla di quel pacato interminabile discorso . Aveva avuto l ' impressione che esso , proprio fuor di tempo , la volesse trarre per forza quasi in una cima di monte altissima e nebbiosa , dalla quale le sarebbe stato difficile se non addirittura impossibile , ridiscendere ancora in grado di resistere ad altre sorprese , ad altre emozioni che quella notte certamente le apparecchiava . Non per cattiva volontà , ma per l ' aria , ecco , per l ' aria che , a un certo punto , cominciava a sentirsi mancare , non le era stato mai possibile prestare ascolto a lunghi discorsi . Oh , buon Dio , e perché poi prendere di questi giri così alla lontana , se alla fine pur sempre bisognava ridursi a fare , su per giù , le stesse cose , quelle che la natura comanda ? Che brutto vizio , buon Dio ! E senz ' altro effetto che la stanchezza e la stizza . Anche la stizza , sì . Perché le cose da fare sono semplici , e da contarsi tutte su le dita d ' una mano ; cosicché , alla fine , ciascuno deve riconoscere che tutto quel girare attorno a esse , non solo è inutile , ma anche sciocco e dannoso , in quanto che poi , per la stanchezza appunto e con la stizza di questo riconoscimento , si fanno tardi e si fanno male . Dapprima s ' era messa a guardare , con occhi tra imploranti e spaventati , il principe , o piuttosto , quella sua lunga , lunghissima barba . Poi , nell ' intronamento , aveva sentito un prepotente bisogno di ritirare la mano e di soffiare , di soffiare un poco almeno , non potendo sbuffare , non potendo gridare per dare uno sfogo alla soffocazione e alle smanie . Alla fine , era riuscita a vincere l ' intronamento : gli orecchi le si erano rifatti vivi un istante , ma per fuggire lontano , per afferrarsi a un qualche filo di suono , nell ' oscurità della notte , che le avesse dato sollievo , distrazione . Veniva dalla riviera , laggiù laggiù , invisibile , un sordo borboglìo continuo . E tutt ' a un tratto , proprio nel punto che il discorso del principe s ' era fatto più patetico , donna Adelaide era uscita a domandargli : - Ma che è , il mare ? si sente così forte , ogni notte ? Don Ippolito , dapprima stordito ( il mare ? che mare ? - ) si era poi sentito cascar le braccia : - Ah sì ... è il mare , è il mare ... E le aveva lasciato la mano e si era scostato . Donna Adelaide , imbarazzata , non sapendo come rimediare alla evidente mortificazione del principe per quella domanda inopportuna , era rimasta come appesa balordamente alla sua domanda . La risposta s ' era fatta aspettare un po ' ; alla fine era arrivata da lontano , grave : - Grida così , quand ' è scirocco ... Quella remota voce del mare era a lui cara e pur triste . Tante volte , nella pace profonda delle notti , gli aveva dato angoscia e compagnia . Abbandonato su la sedia a sdrajo , s ' era lasciato cullare da quel cupo fremito continuo delle acque che gli parlavano di terre lontane , d ' una vita diversa e tumultuosa ch ' egli non avrebbe mai conosciuta . S ' era sentito ripiombare tutt ' a un tratto da quel richiamo nella profondità della sua antica solitudine . Come più riprendere il discorso , adesso ? E , d ' altra parte , come rimaner così in silenzio , lasciar lì discosta nel terrazzo quella donna che ora gli apparteneva per sempre e che s ' era affidata alla sua cortesia , in quella solitudine per lei nuova e certo non gradita ? Bisognava farsi forza , vincere la ripugnanza e riaccostarsi . Ma certo , ormai , di non potere entrare con lei in altra intimità che di corpo , don Ippolito s ' era domandato amaramente qual altro effetto questa intimità avrebbe potuto avere , se non lo scàpito irreparabile della sua considerazione . E difatti , quella notte ... Ah , la povera donna Adelaide non avrebbe potuto mai immaginare un simile spettacolo , di pietà a un tempo e di paura ! Le veniva di farsi ancora la croce con tutt ' e due le mani . Ah , Bella Madre Santissima ! Un uomo con tanto di barba ... un uomo serio ... Dio ! Dio ! Lo aveva veduto , a un certo punto , scappar via , avvilito e inselvaggito . Forse era andato a rintanarsi di notte tempo nelle sale del Museo , a pianterreno . E lei era rimasta a passare il resto della notte , semivestita , dietro una finestra , a sentire i singhiozzi d ' un chiú innamorato , forse nel bosco della Civita , forse in quello più là , di Torre - che - parla . Meno male che , la mattina dopo , la vista della campagna e dello squisito arredo della villa l ' aveva un po ' racconsolata e rimessa anche in parte nelle consuete disposizioni di spirito , per cui volentieri , ove non avesse temuto di far peggio , si sarebbe lei per prima riaccostata al principe a dirgli , così alla buona , senza stare a pesar le parole , che , via , non si désse pensiero né afflizione di nulla , perché lei ... lei era contenta , proprio contenta , così ... Le aveva fatto pena quel viso rabbujato ! Pover ' uomo , non aveva saputo neanche alzar gli occhi a guardarla , quando a colazione si era rimesso a parlarle . Ma sì , ma sì , certo : era una condizione insolita , la loro : trovarsi così , a essere marito e moglie , quasi senza conoscersi . A poco a poco , certo , sarebbe nata tra loro la confidenza , e ... ma sì ! ma sì ! certo ! S ' era accorta però che , dicendo così , le smanie del principe erano cresciute , s ' erano anzi più che più esacerbate ; e con vero terrore aveva veduto riapprossimarsi la notte . Per parecchie notti di fila s ' era rinnovato questo terrore ; alla fine aveva ottenuto in grazia d ' esser lasciata in pace , a dormir sola , in una camera a parte . Se non che , il giorno dopo , era sceso a Colimbètra monsignor Montoro a farle a quattr ' occhi un certo sermoncino . E allora lei , di nuovo : - Oh Bella Madre Santissima ! Ma che ! ... no ... Ah , come ? ... che ? ... che doveva far lei ? ... Gesù ! Gesù ! ... Alla sua età , smorfie , moine ? Ah ! questo mai ! no no ! no no ! questo mai ! Non erano della sua natura , ecco . E , del resto , perché ? Non si poteva restar così ? Non chiedeva di meglio , lei . Che faccia aveva fatto Monsignore ! E la povera donna Adelaide , da quel momento in poi , non aveva saputo più in che mondo si fosse o , com ' ella diceva , aveva cominciato a sentirsi « presa dai turchi » . Ma come ? il torto era suo ? Il principe , tutto il giorno tappato nel Museo , non s ' era più fatto vedere , se non a pranzo e a cena , rigido aggrondato taciturno . Aria ! aria ! aria ! Sì , ce n ' era tanta , lì : ma per donna Adelaide non era più respirabile . E il bello era questo : che della soffocazione , avvertita da lei , le era parso che dovessero soffrire tutte le cose , gli alberi segnatamente ! Sul principio dei tre ripiani fioriti innanzi alla villa c ' era da più che cent ' anni un olivo saraceno , il cui tronco robusto , pieno di groppi e di nodi , per contrarietà dei venti o del suolo , era cresciuto di traverso e pareva sopportasse con pena infinita i molti rami sorti da una sola parte , ritti , per conto loro . Nessuno aveva potuto levar dal capo a donna Adelaide che quell ' albero , così pendente e gravato da tutti quei rami , soffrisse . - Oh Dio , ma non vedete ? soffre ! ve lo dico io che soffre ! poverino ! E lo aveva fatto atterrare . Atterrato , guardando il posto dove prima sorgeva : - Ah ! - aveva rifiatato . - Così va bene ! L ' ho liberato . Né s ' era fermata qui . Altre prove di buon cuore aveva dato , le sere senza luna , durante la cena , verso le bestioline alate che il lume del lampadario attirava nella sala da pranzo . Un certo Pertichino , ragazzotto di circa tredici anni , figlio del sergente delle guardie , era incaricato di star dietro la sedia di donna Adelaide e di dar subito la caccia a quelle bestioline , appena entravano . Se non che , Pertichino spesso si distraeva nella contemplazione dei grossi guanti bianchi di filo , in cui gli avevano insaccato le mani ; e donna Adelaide , ogni volta , doveva strapparlo a quella contemplazione con strilli e sobbalzi per lo springare di qualche grillo o per il ronzare di qualche parpaglione . - Niente ! Farfalletta ... Non si spaventi ! Eccola qua , farfalletta ... - Povera bestiola , non farla patire : staccale subito la testa ; se no , rientra ... Fatto ? - Fatto , eccellenza . Eccola qua . - No , no , che fai ? non me la mostrare , poverina ! Farfalletta era ? proprio farfalletta ? Povera bestiolina ... Ma chi gliel ' aveva detto d ' entrare ? Con tanta bella campagna fuori ... Ah , avessi io le ali , avessi io le ali ! Come dire che , senza pensarci due volte , se ne sarebbe volata via . Don Ippolito , per quanto urtato e disgustato , la aveva lasciata fare e dire . Ma una sera , finalmente , non s ' era più potuto tenere . Erano tutti e due seduti discosti sul terrazzo . Egli aspettava che su dalle chiome dense degli olivi , sorgenti sul pendìo della collina dietro la ripa , spuntasse la luna piena , per rinnovare in sé una cara , antica impressione . Gli pareva , ogni volta , che la luna piena , affacciandosi dalle chiome di quegli olivi allo spettacolo della vasta campagna sottostante e del mare lontano , ancora dopo tanti secoli restasse compresa di sgomento e di stupore , mirando giù piani deserti e silenziosi dove prima sorgeva una delle più splendide e fastose città del mondo . Ora la luna stava per sorgere , s ' intravvedeva già di tra il brulichìo dei cimoli argentei degli olivi , e don Ippolito disponeva la sua malinconia attonita e ansiosa a ricevere l ' antica impressione insieme con tutta la campagna , ove era un sommesso e misterioso scampanellìo di grilli e gemeva a tratti un assiolo , quando , all ' improvviso , dalla casermuccia sul greppo dello Sperone , era scoppiato a rompere , a fracassare quell ' incanto , il suono stridulo e sguajato del fischietto di canna di capitan Sciaralla . Donna Adelaide s ' era messa a battere le mani , festante . - Oh bello ! Oh bravo il capitano che ci fa la sonatina ! Don Ippolito era balzato in piedi , fremente d ' ira e di sdegno , s ' era turati gli orecchi , gridando esasperato : - Maledetti ! maledetti ! maledetti ! E , afferrando per le spalle Pertichino e scrollandolo furiosamente , gli aveva ingiunto di correre a gridare a quella canaglia dal ciglio del burrone dirimpetto , che smettesse subito . - E poi , fuori di qua ! fuori dai piedi ! Non voglio più vederti ! Chi ha qua fastidio delle mosche se le cacci da sé ! zitta , da sé ! Sono stanco , sono stufo di tutte queste volgarità che mi tolgono il respiro ! Basta ! basta ! basta ! Ed era scappato via dal terrazzo , con gli occhi strizzati e le mani su le tempie . Fortuna che , pochi giorni dopo , s ' era presentato alla villa don Salesio Marullo , con un viso sparuto e quasi affumicato , guardingo e sgomento , a chiedere ajuto e ospitalità . Era diventato , fin dal primo giorno , cavaliere di compagnia di donna Adelaide , la quale credette che gliel ' avesse mandato Iddio . - Don Salesio , per carità , mangiate ! Per carità , don Salesio , rimettetevi subito ! Subito , Pertichino , due altri ovetti a don Salesio ! S ' era messa a ingozzarlo come un pollo d ' India prima di Natale . Il povero gentiluomo , ridotto una larva , non aveva saputo opporre alcuna resistenza ; aveva ingollato , ingollato , ingollato tutto ciò che gli era stato messo davanti , e quasi in bocca , a manate ; poi ... eh , poi l ' aveva scontato con tremende coliche e disturbi viscerali d ' ogni genere , per cui , nel bel mezzo d ' uno svago o d ' un passatempo concertato con capitan Sciaralla per distrarre la principessa , si faceva in volto di tanti colori e alla fine doveva scappare , non è a dire con quanta sofferenza della sua dignità , per quanto ormai intisichita . Ma donna Adelaide ne gongolava . Non potendo nulla contro quella del principe suo marito , per vendetta s ' era gettata a fare strazio d ' ogni dignità mascolina che le si parasse davanti : anche di quella di Sciaralla il capitano . Aveva trovato per caso tra le carte della scrivania , nella stanza del segretario Lisi Prèola , una vecchia poesia manoscritta contro il capitano , dove tra l ' altro era detto : Oppur vai , don Chisciottino , all ' assalto d ' un molino ? od a caccia di lumache t ' avventuri col mattino , così rosso nelle brache , nel giubbon così turchino , Sciarallino , Sciarallino ? E un giorno , ch ' era piovuto a dirotto , appena cessata la pioggia , era scesa nello spiazzo sotto il corpo di guardia dove « i militari » facevano le esercitazioni , e chiamando misteriosamente in disparte capitan Sciaralla , gli aveva ordinato di mandare i suoi uomini , con la zappetta in una mano e un corbellino nell ' altra , in cerca di babbaluceddi , ossia delle lumachelle che dopo quell ' acquata dovevano essere schiumate dalla terra . Il povero capitano , a quell ' ordine , era rimasto basito . Come dare militarmente un siffatto comando ai suoi uomini ? Perché donna Adelaide , per metterlo alla prova , aveva preteso che quella cerca di lumache avesse tutta l ' aria d ' una spedizione militare . - Eccellenza , e come faccio ? - Perché ? - Se perdiamo il prestigio , eccellenza ... - Che prestigio ? - Ma ... capirà , io debbo comandare ... e in momenti come questi ... - Io voglio i babbaluceddi . - Sì , eccellenza ... piú tardi , quando rompo le file ... - Quando rompete ... che cosa ? - Le file , eccellenza . - No no ! E allora finisce il bello , che c ' entra ! Io voglio babbaleddi militari ! E non c ' era stato verso di farla recedere da quella tirannia capricciosa . Con quali effetti per la disciplina , Sciaralla il giorno dopo lo aveva lasciato considerare amaramente a don Salesio Marullo , già da un pezzo messo a parte della sua costernazione per le notizie che arrivavano da tutta la Sicilia , del gran fermento dei Fasci , a cui pareva non potessero più tener testa né la polizia , né la milizia , « quella vera » . - Capissero almeno che qua siamo anche noi contro il governo ... Ma no , caro sì - don Salesio : perché sono una lega , non tanto contro il governo , quanto contro la proprietà , capisce ? - Capisco , capisco ... - Vogliono le terre ! E se , cacciati dalle città , si buttano nelle campagne ? Quattro gatti siamo ... E più diamo all ' occhio , perché figuriamo in assetto di guerra , capisce ? - Capisco , capisco . - Qua , così armati , diciamo quasi noi stessi che c ' è pericolo ; sfidiamo l ' assalto ; siamo come un piccolo stato , a cui si può fare benissimo una guerra a parte , mi spiego ? E domani il prefetto un ' offesa a noi sa come la prenderebbe ? come una giusta retribuzione . Guarderà gli altri , e per noi dirà : « Ah , S . E . il principe di Laurentano , vuol fare il re , con la sua milizia ? Bene , e ora si difenda da sé ! » Ma con che ci difendiamo noi ? Me lo dica lei ... Che roba è questa ? - Piano ... eh , con le armi ... - Armi ? Non mi faccia ridere ! Armi , queste ? Ma quando si vuol tener gente così ... e vestita , dico , lei mi vede ... coraggio ci vuole , creda , coraggio a indossare in tempi come questi un abito che strilla così ... e io mi sento scolorir la faccia , quando mi guardo addosso il rosso di questi calzoni . Dico , sì - don Salesio , che scherziamo ? Quando , dico , si sta sul puntiglio di non volersi abbassare a nessuno ... - Forse , - suggeriva , esitante , don Salesio , - sarebbe prudente raccogliere ... - Altra gente ? E chi ? Sarebbe questo il mio piano ! Ma chi ? I contadini ? E se sono anch ' essi della lega ? I nemici in casa ? - Già ... già ... - Ma che ! L ' unica , sa quale sarebbe ? ... A voce , non lo disse : con due dita si prese sul petto la giubba ; guardingo , la scosse un poco ; poi , quasi di furto , fece altri due gesti che significavano : ripiegarla e riporla , e subito domandò : - Che ? No ? Lei dice di no ? Don Salesio si strinse nelle spalle : - Dico che il principe ... forse ... - Eh già , perché non deve portarla lui ! Sì - don Salesìo , il cielo s ' incaverna , s ' incaverna sempre più da ogni parte ; e i primi fulmini li attireremo noi qua , con questi ferracci in mano , vedrà se sbaglio ! Scoppiò difatti il fulmine , e terribile , pochi giorni dopo , e fu la notizia dell ' eccidio d ' Aragona . Parve che scoppiasse proprio su Colimbètra , poiché lì , per combinazione , sotto lo stesso tetto si trovarono il padre dell ' autore principale dell ' eccidio , cioè il segretario Lisi Prèola , e il patrigno della vittima , il povero don Salesio . E lo sbigottimento e l ' orrore crebbero ancor più , allorché da Rona , come il rimbombo di quel fulmine caduto così da presso , giunse l ' altra notizia dell ' impazzimento di Dianella . Donna Adelaide , colpita ora direttamente dalla sciagura , lasciò d ' accoppare con la sua fragorosa e affannosa carità don Salesio e si mise a strillare per conto suo che , con Dianella impazzita a causa di quell ' eccidio , non era più possibile che rimanesse lì a Colimbètra il padre dell ' assassino ! E il principe , per farla tacere , quantunque stimasse ingiusto incrudelire su quel vecchio già atterrato dalla colpa nefanda del figlio , si vide costretto a mandarlo via dalla villa , con un assegno . Prima d ' andare , il Prèola , strascicandosi a stento , col grosso capo venoso e inteschiato ciondoloni , volle baciar la mano anche alla signora principessa e le disse che volentieri offriva ai suoi padroni , per il delitto del figlio , la penitenza di lasciare dopo trentatré anni il servizio in quella casa , compiuto con tanto amore e tanta devozione . Donna Adelaide , commossa e pentita , cominciò a dare in ismanie e chiamò innanzi a Dio responsabile il principe del suo rimorso per l ' ingiusta punizione di quel povero vecchio ; sì , il principe , sì , per l ' orgasmo continuo in cui la teneva , così che ella non sapeva più quel che si volesse e , pur di darsi uno sfogo , diceva e faceva cose contrarie alla sua natura . Le sue smanie divennero più furiose che mai , come seppe ch ' erano ritornati da Roma suo fratello Flaminio e Dianella . A monsignor Montoro , sceso a Colimbètra in visita di condoglianza per la morte di donna Caterina , domandò con gli occhi gonfii dal pianto , se gli pareva umano che le si proibisse d ' andare a vedere e assistere la nipote , a cui aveva fatto da madre ! Don Ippolito , in quel momento , non era in villa . S ' era recato al camposanto di Bonamorone , poco discosto da Colimbètra , a pregare su la fossa della sorella . Quando entrò , scuro , nel salone , finse di non vedere il pianto della moglie , e al vescovo che gli si fece innanzi compunto e con le mani tese , disse : - È morta disperata , Monsignore . Disperata . Il figlio in carcere , compromesso con tanti altri di questi patrioti , nella frode delle banche . E quel Selmi venuto qua padrino avversario del Capolino , ha saputo ? s ' è ucciso . Scontano tutti le loro belle imprese ! È lo sfacelo , Monsignore ! Dio abbia pietà dei morti . Io mi sento il cuore così arso di sdegno , che non m ' è stato possibile pregare . Un fremito ai ginocchi m ' ha fatto levare dalla fossa della mia povera sorella , e mi sono domandato se questo era il momento di pregare e di piangere , o non piuttosto d ' agire , Monsignore ! Ma dobbiamo proprio rimanere inerti , mentre tutto si sfascia e le popolazioni insorgono ? Ha sentito , ha letto nei giornali ? Le folle hanno un bell ' essere incitate da predicazioni anarchiche ; scendendo in piazza a gridare contro la gravezza delle tasse , recano ancora con sé il Crocefisso e le immagini dei Santi ! - Anche quelle , però , del re e della regina , don Ippolito , - gli fece osservare amaramente Monsignore . - Per disarmare i soldati , queste ! - rispose pronto don Ippolito . - Il segno che l ' animo del popolo è ancora con noi , è in quelle ! è chiaro in quelle ! Sa che mio figlio è in Sicilia ? Monsignore chinò il capo più volte con mesta gravità , credendo che il principe gli avesse fatto quella domanda per chiamarlo a parte d ' un dispiacere . - Ha viaggiato insieme con don Flaminio , - aggiunse con un sospiro , - e con la povera figliuola . Donna Adelaide ruppe in nuovi e più forti singhiozzi . Don Ippolito pestò un piede rabbiosamente . - Bisogna vincere i proprii dolori , - disse con fierezza - e guardar oltre ! Saper vivere per qualche cosa che stia sopra alle nostre miserie quotidiane e a tutte le afflizioni che ci procaccia la vita ! Io ho scritto a mio figlio , Monsignore , e ho fatto anche chiamare il Capolino per proporgli d ' andare ad abboccarsi con lui , se fosse possibile venire a qualche intesa ... - Ma come , don Ippolito ? - esclamò , con stupore e afflizione , Monsignore . - Con quelli che gli hanno or ora assassinato barbaramente la moglie ? Don Ippolito tornò a pestare un piede sul tappeto , strinse e scosse le pugna , e col volto levato e atteggiato di sdegno , fremette : - Schiavitù ! schiavitù ! schiavitù ! Ah se io non fossi inchiodato qui ! - Ma che siamo sbanditi ? davvero sbanditi ? - domandò allora , tra le lagrime , donna Adelaide , rivolta al vescovo . - Chi ci proibisce d ' uscire di qui , d ' andare dove ci pare , Monsignore ? - Chi ? - gridò don Ippolito , volgendosi di scatto , col volto scolorito dall 'ira.- Non lo sapete ancora ? Monsignore , non ha posto lei chiaramente i patti di queste mie nuove nozze sciagurate ? Come non sa ancora costei chi ci proibisce d ' uscire di qui ? - Ma in un caso come questo ! - gemette donna Adelaide . - Vado io sola ! Egli può restare ! Santo Dio , ci vuole anche un po ' di cuore , ci vuole ! Monsignor Montoro la supplicò con le mani di tacere , d ' usar prudenza . Don Ippolito si portò e si premette forte le mani sul volto , a lungo ; poi mostrando un ' aria al tutto cangiata , di profonda amarezza , di profondo avvilimento , disse : - Monsignore , procuri d ' indurre mio cognato a portar qui la figliuola , presso la zia . Forse la quiete , la novità del luogo le potranno far bene . - Ah , qui ? davvero qui ? Ah se viene qui ... - proruppe allora con furia di giubilo donna Adelaide , dimenandosi , quasi ballando sulla seggiola . - Sì , sì , sì , Monsignore mio . Sente ? lo dice lui ! La faccia venire qui , Monsignore , subito subito , qui , la mia povera figliuola ! Lieto della concessione , Monsignore parò le candide mani paffute ad arrestare quella furia : - Aspettate ... permettete ? Ecco ... vi devo dire ... oh , una cosa che mi ha tanto , tanto intenerito ... Qua , sì ... ma aspettate ... vedrete che è meglio lasciare per ora a Girgenti la povera figliuola ... Forse abbiamo un mezzo per guarirla . Sì , ecco , l ' altro jer sera , sapete chi è venuto a trovarmi al vescovado ? Il De Vincentis , quel povero Ninì De Vincentis innamorato da lungo tempo della ragazza , lo sapete . Caro giovine ! Oh se l ' aveste veduto ! In uno stato , vi assicuro , che faceva pietà . Si mise a piangere , a piangere perdutamente , e mi pregò , mi scongiurò di dire a don Flaminio che si fidasse di lui e lo mettesse accanto alla ragazza , ché egli col suo amore , con la sua calda pietà insistente sperava di scuoterla , di richiamarla alla ragione , alla vita . Ebbene , che ne dite ? - Magari ! - esclamò donna Adelaide . - E Flaminio ? Flaminio ? - Ho fatto subito , jeri mattina , l ' ambasciata , - rispose Monsignore . - E don Flaminio , che conosce il cuore , la gentilezza e l ' onestà illibata del giovine , ha accettato la proposta , promettendo al De Vincentis che la figliuola sarà sua se farà il miracolo di guarirla . Ora il giovine è lì , presso la povera figliuola . Lasciamola stare , donna Adelaide , e preghiamo Iddio insieme , che il miracolo si compia ! Con questa esortazione , monsignor Montoro tolse commiato . Per le scale disse a don Ippolito che aveva in animo di mandare una pastorale ai fedeli della diocesi , e che fra qualche giorno sarebbe venuto a fargliela sentire , prima di mandarla . Don Ippolito aprì le braccia e , appena il vescovo partì con la vettura , andò a rinchiudersi nelle sale del Museo . Donna Adelaide rimase a piangere , prima di tenerezza per quell ' atto del povero Ninì , poi per disperazione , poiché sapeva purtroppo in che conto la nipote tenesse un tempo quel giovine . Forse , se anche lei avesse potuto esserle accanto , a persuaderla ... chi sa ! E cominciò a fremere di nuovo e a struggersi tra le smanie e a sentirsi divorata dalla rabbia per quella barbarie del principe , che la costringeva a star lì . E perché poi ? che cosa rappresentava , che cosa stava a far lì , lei ? No , no , no ; voleva andar via , scappare , fuggire , o sarebbe anch ' essa impazzita ! Decise di scrivere al fratello , scongiurandolo di venir subito a riprendersela , a liberarla da quella galera , o con le buone o con le cattive . Lieto della chiamata del principe di Laurentano , Ignazio Capolino si disponeva a scendere a Colimbètra , quando nella saletta d ' ingresso udì la vecchia serva respingere sgarbatamente qualcuno , che chiedeva di lui . Si fece avanti , sporse il capo a guardare , vide due donne vestite di nero , con uno scialle pur nero in capo , stretto attorno al viso pallido e smunto . Erano le due figliuole del Pigna , Mita e Annicchia . Capolino , come intese il nome , le fece entrare nel salotto e , dopo averle costrette a sedere , domandò loro che cosa desiderassero . Per pudore della loro miseria e per sostenere con dignità il cordoglio , resistevano entrambe alla commozione irrompente . Lo sforzo che facevano per non piangere , intanto , e la suggezione , impedivano la voce . E tutte e due stropicciavano forte , sotto lo scialle nero , il pollice della mano sinistra sulla costa dell ' ultima falange dell ' indice , ottusa , incallita , annerita e bucherata dall ' assiduo passaggio dell ' ago e del filo , quasi che soltanto nella sensibilità perduta di quel dito potessero trovar la forza e il coraggio di parlare . Alla fine , Mita , levando appena gli occhi offuscati , riuscì a dire : - Signor deputato , siamo venute a pregarla ... E l ' altra subito suggerì , corresse : - Le diamo l ' incomodo ... col dolore che deve avere in sé ... - Dite , dite pure , - le esortò Capolino . - Sono qua ad ascoltarvi . - Sissignore , ecco ... Vossignoria saprà , - riprese Mita facendosi improvvisamente rossa in viso , - che nostro padre e il Lizio , che è ... - Marito d ' una nostra sorella , - tornò a suggerire Annicchia . Mita le rivolse con gli occhi un pietoso rimprovero . - Sono stati arrestati , signor deputato ! - Innocenti , signor deputato , innocenti ! - Siamo testimonie noi , che non sapevano nulla , proprio nulla del fatto ... Capolino , confuso tra l ' ansia affannosa e incalzante con cui le due sorelle ora parlavano , domandò : - Di qual fatto ? - Come ! - fece Mita . - Del fatto , che vossignoria , purtroppo ... - Oh Signore ! - esclamò Annicchia . - Ce ne trema ancora il cuore . E Mita riprese : - Sono stati arrestati anch ' essi , innocenti come Cristo ... Siamo testimonie noi , che sono rimasti sbalorditi e senza fiato , quando se ne sparse la notizia ; non sapevano nulla di nulla ... - E vossignoria può credere , - aggiunse Annicchia , - che non avremmo avuto il coraggio di venire qua a parlarne a vossignoria , se non fossimo più che sicure che sono innocenti ... E Mita con gli occhi bassi , tremante : - La sua signora , disse , noi l ' abbiamo servìta e sappiamo quant ' era buona ... signora affabile ... e bella , oh quant ' era bella ... che pena ! Capolino strizzò gli occhi , si torse un po ' sulla seggiola , e domandò con voce grossa : - Avete avuto una perquisizione in casa ? - Sissignore , - risposero a una voce le due sorelle . Seguitò Mita : - Guardie , delegati , giudici ... come tanti diavoli .. hanno messo tutto sossopra .. - E che hanno trovato ? - Niente ! - Oh Maria , proprio niente ... Qualche lettera ... giornali ... l ' elenco dei socii . - Socii per modo di dire ... non veniva nessuno ... - Libri ... carte ... si son portato via tutto ... anche un capo di biancheria , signor deputato , con una goccia di sangue che m ' ero fatto io , qua al dito , cucendo ... Capolino si strinse la bocca con una mano sotto il naso , e rimase un pezzo accigliato , a pensare ; poi disse : - Se non verrà fuori qualche compromissione ... - Ah , nossignore ! - esclamò subito Mita . - Col fatto per cui sono stati arrestati , nessuna ; certo nessuna ! Vossignoria può crederlo ... - Non saremmo venute da vossignoria ... - ripeté Annicchia . Capolino tese le mani per fermarle , si raccolse di nuovo a pensare . - Sapete , - poi domandò - che io non sono benvisto dall ' autorità ? Sapete che , per scusare trenta e più anni di malgoverno , si vuol far credere che tutti questi torbidi in Sicilia siano suscitati sotto sotto dal partito clericale , a cui io appartengo ? - Vossignoria ... ma come ! disse Annicchia , con le mani giunte . - Se vossignoria ha avuto ... se a vossignoria ... - Tanto più ! Tanto più ! - troncò Capolino . - Diranno : « Ecco , vedete che c ' è l ' accordo ? Il cuore è una cosa ; la politica , un ' altra ! Viene lui , lui stesso , a intercedere per gli arrestati » . Così diranno ! Le due sorelle restarono smarrite , oppresse . - E come si può credere una tal cosa ? ... - domandò . - Ma non la credono affatto ! - rispose con un sorriso di sdegno Capolino . - Fingono di credere ! È la loro scusa . E io , andando , voi lo capite , farei il loro gioco , senza ottenere nulla per voi . Proprio cosí ! Anche nel 1866 , che voi altre non eravate neppur nate , la sommossa popolare a causa delle iniquità politiche e amministrative , fu addebitata a questo capro espiatorio del partito clericale . È la scusa più comoda , per i governanti , e di sicuro effetto ! Le due sorelle rimasero un pezzo in silenzio , assorte , quasi a veder la speranza che le aveva condotte lì , rintanarsi nella pena , cacciata da una ragione inattesa che non riuscivano a intendere chiaramente . - C ' eravamo figurate , - disse poi Mita , - che se vossignoria avesse detto una parola ... non solo di fronte all ' autorità ... ma anche per il paese ... Viviamo del lavoro che facciamo noi due , io e questa mia sorella ... Nessuno ce ne vuol più dare adesso , perché tutti , per quest ' arresto , credono che nostro padre e nostro cognato siano complici nel fatto che giustamente ha indignato tutto il paese ... Ora , se vossignoria , che è stato più di tutti offeso , dice una parola ... l ' innocenza ... - E c ' è anche questo , signor deputato ! - proruppe Annicchia , non riuscendo più a trattenere le lagrime , - che nostra sorella , signor deputato , quando sono venute le guardie ad arrestare il marito e nostro padre , aveva il bambinello attaccato al petto . Le si è attossicato il latte , signor deputato ; e ora il bambino sta morendo , e non sappiamo come curarlo ; e nostra sorella pare impazzita per il figlio che le muore , col padre in carcere ! Siamo rimaste cinque sorelle in casa ; ci volgiamo da tutte le parti e non sappiamo che ajuto darle ... Per questo siamo venute qua , a supplicarla , signor deputato ! Capolino s ' alzò , come sospinto dalla commozione . - Vedrò ... vedrò di fare qualche cosa ... - disse . - Datemi un po ' di tempo ... Bisogna che veda .. per la mia ... dico per la mia responsabilità politica ... Il cuore , ve l ' ho detto , è una cosa ; la politica , un ' altra ... Ma vedrò ... non m ' impegno ... Quietatevi , quietatevi ... e coraggio , figliuole mie ... È un momento orribile per tutti , credete ... e nessuno riesce a vederci uno scampo ... Le accompagnò , così dicendo , fino alla saletta d ' ingresso non volle scuse né ringraziamenti ; richiuse pian piano la porta alle loro spalle . Pur senz ' alcuna fiducia in quella vaga promessa d ' ajuto , le due sorelle , appena uscite su la via , provarono un certo sollievo per il passo che avevano fatto , quasi un ' ebbrezza d ' aver saputo parlare , per cui si sentirono alquanto riconfortate . Ma presto , pensando al luogo ove erano avviate , ricaddero nell ' avvilimento d ' una vergogna scottante . Si recavano alla Posta a riscuotere un po ' di denaro che Celsina aveva mandato da Roma , e di cui non sapevano che pensare ... E altro danaro in quei giorni , poco , oh poco , e frutto d ' un ' altra vergogna ben nota , veniva dalla sorella maggiore , da Rosa , a quelle loro povere mani logorate dal lavoro e ora forzate dall ' ozio , forzate ad accogliere il tristo peso di quei soccorsi non chiesti . Che agli occhi altrui figurasse d ' andare a Colimbètra non di sua volontà , ma chiamato , piaceva molto a Capolino . Era là , adesso , appesa al ramo una pera , rimasta un tempo acerba alla sua brama ; ma che ora , a quanto poteva congetturare da notizie recenti , doveva esser più che matura , lì lì per cadere a una scrollatina cauta e ardita della sua mano . Sarebbe stato questo , il perfetto compimento della sua vendetta ! E tutto pareva meravigliosamente preordinato perché si compisse presto e bene . Adelaide Salvo figurava nubile tuttora davanti allo stato civile . L ' avrebbe spinta a fuggire con lui a Roma , a riparare in casa della sorella Rosa . Prudentemente , per raffermar bene il suo diritto di salvatore , si sarebbe prima trattenuto alcuni giorni a Napoli con lei che , poverina , doveva aver tanto bisogno di quegli svaghi che solamente una città come Napoli poteva offrirle . A Roma , si poteva senza chiasso contrar le nozze civili . Francesco Vella avrebbe trovato modo di farlo entrare in qualità d ' avvocato consulente nell ' amministrazione delle ferrovie ; e non era detto che non dovesse piacergli che egli , divenuto di nuovo suo cognato , restasse con quella medaglietta ciondolante sul panciotto . Col tempo anche Flaminio Salvo , per intercessione di don Francesco e di donna Rosa , si sarebbe forse placato e non gli avrebbe attraversato la via . Il vero punto , adesso era persuadere Adelaide d ' affrontar lo scandalo della fuga , in quel momento sciagurato della pazzia della nipote . Ma monsignor Montoro gli aveva detto che il principe proibiva assolutamente alla moglie di recarsi a Girgenti anche per una visita in casa del fratello . Un ' altra congiuntura maravigliosamente propizia era nell ' opera pietosa offerta da quel caro Ninì De Vincentis alla povera ragazza . Che se Dianella fosse stata portata a Colimbètra presso la zia come il principe aveva proposto , altro che pensare alla fuga , egli non avrebbe potuto più neanche mettervi il piede ! Ma poteva bastare ad Adelaide questa vaga speranza , questa magra consolazione da lontano , di sapere inginocchiato innanzi alla nipote demente quel povero San Luigi ? In fondo tutto quell ' ardore , per quanto sincero , di visitare la nipote , doveva essere un pretesto per uscir da Colimbètra . Le ragioni delle sue smanie perduravano tutte , esacerbate per giunta da quella proibizione . Né Flaminio Salvo si sarebbe mai indotto a persuadere il principe di concedere alla sorella quell ' uscita . Bisognava insistere su questo punto , dimostrare ad Adelaide che il fratello non era uomo da venir meno ai patti stabiliti col principe per nessuna considerazione ; cosicché ella , perduta ogni speranza nell ' ajuto del fratello e vedendosi condannata a struggersi lì nel dispetto e nella noja , non vedesse più altro scampo che in lui , e trovasse nella disperazione il coraggio della fuga . Questi pensieri e ricordi e propositi rivolgeva in sé Capolino , scendendo da Girgenti a Colimbètra in vettura . Ma non gli suscitavano dentro né ansia , né calore . Avvertiva anzi una frigidità nauseosa , come se la vita gli si fosse rassegata ; sentiva che quella sua vendetta era per cose che restavano indietro nel tempo , irrevocabili , e già morte nel cuore , e che però non ne avrebbe avuto né gioja , né promessa di bene per l ' avvenire . Vendicava uno che , un giorno , era stato respinto da Adelaide Salvo ; ma era più ormai quell ' uno ? Tante cose non avrebbero dovuto accadere , che purtroppo erano accadute , e di cui sentiva in sé , nel cuore , il peso morto , perché avesse ora qualche gioja della sua vendetta . E appunto tutte queste cose morte gliela rendevano cosí facile . Ecco perché sentiva quella frigidità nauseosa . In Nicoletta Spoto aveva potuto trovare un certo compenso , un rinfranco alla nausea della sua abiezione , per quella e con quella , valeva quasi la pena d ' esser vile ... Ma suscitare adesso un nuovo scandalo , fare un affronto a un uomo come don Ippolito Laurentano , per Adelaide Salvo ... Forse però , in fin dei conti , sarebbe stato anche un sollievo per don Ippolito portargli via quella moglie ! Sul momento , l ' amor proprio ne avrebbe un po ' sofferto ; ma non era male che a lui così favorito sempre dalla sorte , bello , nobile , ricco , che aveva potuto prendersi il gusto e la soddisfazione di tener sempre alta la fronte , la sorte stessa , ora , all ' ultimo , con la mano di lui Capolino , allungasse uno scappellotto , così di passata . Ancora un ' altra agevolazione , e questa davvero inaspettata , e tale da fargli quasi cader le braccia , trovò , appena arrivato alla villa . Don Ippolito , sdegnato da un canto dalla sfiducia del vescovo , dall ' altra al tutto disilluso dalla risposta di Lando , arrivatagli la sera avanti da Palermo , circa la possibilità di venire a un accordo col partito clericale , s ' era rifugiato , come in tante altre occasioni bisognoso di conforto , nel culto delle antiche memorie , nell ' opera da lungo tempo intrapresa sulla topografia akragantina . Come per l ' acropoli , così per l ' emporio d ' Akragante , s ' era messo contro tutti i topografi vecchi e nuovi , che lo designavano alla foce dell ' Hypsas . Quivi egli invece sosteneva che fosse soltanto un approdo , e che l ' emporio , il vero emporio , Akragante , come altre antiche città greche non poste propriamente sul mare , lo avesse lontano , in qualche insenatura che potesse offrire sicuro ricovero alle navi : Atene , al Pireo ; Megara attica , al Niseo ; Megara sicula , allo Xiphonio . Ora , qual era l ' insenatura piú vicina ad Akragante ? Era la così detta Cala della Junca , tra Punta Bianca e Punta del Piliere . Ebbene là , dunque , nella Cala della Junca , doveva essere l ' emporio akragantino . A questa conclusione era arrivato con la scorta d ' un antico leggendario di Santa Agrippina . Ed era lieto e soddisfatto di una pagina che aveva trovato modo d ' inserire nell ' arida discussione topografica , per descrivere il viaggio delle tre vergini Bassa , Paola e Agatonica , che avevano recato per mare da Roma il corpo della santa martire dell ' imperatore Valeriano . Non era dubbio che le tre vergini fossero approdate col corpo della santa alla spiaggia agrigentina , in un luogo detto Lithos in greco e Petra in latino , quello stesso oggi chiamato Petra Patella , o Punta Bianca . Orbene , nell ' antico agiografo si leggeva che al momento dell ' approdo delle tre vergini un monaco che usciva dal monastero di Santo Stefano nel villaggio di Tyro presso l ' emporio , avviato ad Agrigento , s ' era fermato , attratto dal soave odore che emanava dal corpo della santa , ed era poi corso alla città ad annunziare quel prodigio al vescovo San Gregorio . Se , come volevano i vecchi e nuovi topografi , l ' emporio era alla foce dell ' Hypsas , e dunque pur lì il vicus di Tyro e il monastero di Santo Stefano , come mai quel monaco , avviato ad Agrigento , s ' era potuto imbattere a Punta Bianca nelle tre vergini che approdavano col corpo della santa martire ? Era del tutto inammissibile . Il monastero di Santo Stefano di Tyro doveva esser lì , presso Punta Bianca , e dunque pur lì l ' emporio . E la prova piú convincente era nel nome di quel villaggio , uguale a quello della grande città fenicia : Tyro . Questo nome probabilmente lo avevano dato i Cartaginesi al tempo del loro attivo commercio con gli Akragantini , e tale per qualche monte che doveva sorgere presso il villaggio : tur , difatti , in fenicio significa monte . Ne sorgeva forse qualcuno presso la foce dell ' Hypsas ? No ; il monte , designato anzi come per antonomasia il Monte Grande , sorge là appunto , presso Punta Bianca , e domina la Cala della Junca . Don Ippolito , quella mattina per tempissimo , s ' era recato a cavallo , con la scorta di Sciaralla e di altri quattro uomini , a visitar più attentamente quei luoghi , e in ispecie la costa di quel Monte Grande , nella contrada detta Litrasi , ove sono certi loculi creduti da alcuni topografi tombe fenicie , ma che a lui parevano molto più recenti e disposti e scavati in uno stile uso in Sicilia al tempo del basso impero , sicché potevano risalire agli anni del vescovado di San Gregorio , cioè al tempo che colà erano sbarcate le tre fedeli vergini Bassa , Paola e Agatonica con la salma odorosa della santa martire Agrippina . Di ritorno , benché da ogni parte gli si stendessero amenissimi allo sguardo nel tepore quasi primaverile immensi tappeti vellutati di verzura , qua dorati dal sole , là vaporosi di violente ombre violacee , sotto il turchino intenso e ardente del cielo , don Ippolito , guardando le sue mani appoggiate su l ' arcione della sella , non aveva pensato più ad altro che alla morte , alla sua scomparsa da quei luoghi , che ormai non doveva essere lontana . Ma contemplata così , sotto quel sole , in mezzo a tutto quel verde , mentre il corpo si dondolava ai movimenti uguali della placida cavalcatura , la morte non gli aveva ispirato orrore , bensì un ' alta serenità soffusa di rammarico e insieme di compiacenza , per la gentilezza e la nobiltà dei pensieri e delle cure , di cui aveva sempre intessuto la sua vita in quei luoghi cari , a cui tra poco avrebbe dato l ' ultimo addio . E s ' era immerso a lungo in quel sentimento nuovo di serenità , come per mondarsi del terrore angoscioso ch ' essa , la morte , gli aveva cagionato finora , e a cui doveva quelle indegne sue seconde nozze che avevano profanato il decoro della sua vecchiezza , l ' austerità del suo esilio . Poco dopo mezzogiorno , rientrando a Colimbètra , stanco della lunga cavalcata , sorprese nel salone Capolino e donna Adelaide in fitto colloquio : questa , accesa e in lacrime ; quello , pallido e in fervida agitazione . si fermò su la soglia , con un piglio più di nausea che di sdegno . - Oh , principe ... - fece subito Capolino , levandosi in piedi , smarrito . - State , state ... - disse don Ippolito , protendendo una mano , più per impedirgli d ' accostarsi , che per fargli cenno di restar seduto . - Non vi chiedo scusa del ritardo , perché la signora , vedo ... mi avrà dipinto anche a voi per un così barbaro uomo , che non vi sarete doluto se vi è mancata finora la mia compagnia ... - No ... la ... la principessa ... veramente ... - barbugliò Capolino . Don Ippolito s ' impostò fieramente e disse con accigliata freddezza : - Può andare , se vuole . Ma sappia che ciò che oggi le impedisce di uscire dal cancello della mia villa , le impedirà domani di rientrarvi . E ora seguitate pure la vostra conversazione . Si mosse per uscire dal salone . Capolino tentò di sostenere , innanzi alla donna , la sua dignità maschile , e gli disse dietro , quasi con aria di sfida , ma che poteva anche parer di scusa : - Voi , principe , mi avete fatto chiamare ... Don Ippolito , già arrivato all ' uscio , si voltò appena , tenendo scostata con la mano la portiera : - Oh , per una cosa da nulla , - disse . - Ormai ... ubbie ! ubbie ! E passò , lasciando ricadere la portiera . - La risposta ... la risposta ... - proruppe subito donna Adelaide , alzandosi soffocata e con gli occhi tumidi e insanguati dal pianto , - aspetto fino a domani la risposta , o che venga lui qua a dirmi se debbo proprio crepare e farmi pestar la faccia cosí - Ma certo ! ma certo ! ma certo ! - ribatté Capolino , andandole dietro . - Come vuoi che Flaminio ti dica ... - Me lo deve dire ! - lo interruppe lei , frenetica , mostrando i denti e le pugna . - Questo mi deve dire , con la sua bocca ; e allora sì , allora sì , subito ! faccio lo sproposito ! sono pronta ! faccio lo sproposito ! Entrò in quel punto Liborio , il cameriere favorito del principe , in preda a un ' ansia spaventata , e restò un momento perplesso alla vista del pianto e dell ' agitazione della signora . - Eccellenza ... Eccellenza ... - disse , - il signor don Salesio ... - Che cos ' è ? - domandò con rabbia donna Adelaide . - Che vuole ? - Niente , eccellenza ... pare che ... E Liborio alzò una mano a un gesto vago , di benedizione . - Ah , fece allora donna Adelaide , - piantando duramente gli occhi in faccia a Capolino e restando un tratto a guardarlo accigliata e a bocca aperta , come per saper da lui se fosse bene o male , che giusto in quel punto quel poveretto morisse . - Meglio ... meglio così ! - esclamò poi , - meglio cosí , pover ' uomo ... Andiamo , Gnazio , andiamo a vederlo ... E corse dietro a Liborio , seguita da Capolino , frastornato e turbato . - L ' ho tenuto qua con me ... - gli diceva , andando , - l ' ho trattato ... l ' ho curato ... Bella gente siete stati vojaltri , ad abbandonarlo così ... povero vecchio ... Meglio , meglio ... si leva di patire ... Anch ' io l ' ho trascurato in questi ultimi giorni ... Assassini ! Gli hanno dato il colpo di grazia ... Ma anche lui però , bisogna dirlo , mangiava troppo ... troppi dolci ... - Eh sì , eccellenza , - sospirò Liborio , - glielo dicevo anch ' io ... troppi ... - Piglia , piglia , Gnazio ... m ' è caduto il fazzoletto . Oh Bella Madre Santissima , che puzzo qui ! E si turò il naso con una mano , restando davanti alla soglia della cameretta in cui il povero vecchio moriva , sostenuto sul letto dal cuoco , accorso alla chiamata di Liborio . Trattenuti dall ' orrore istintivo della morte , ma forse più dal ribrezzo per l ' estrema magrezza di quel volto cartilaginoso , dai peli stinti , dai globi degli occhi già induriti sotto le pàlpebre semichiuse , donna Adelaide e Capolino stavano a guardare , ancora lì su la soglia , allorché videro la bocca del moribondo aprirsi , aprirsi sempre più , spalancarsi smisuratamente , come forzata con violenza crudele da una molla interna . - Oh Dio ! - gemette donna Adelaide . - Perché fa così ? Non aveva finito di dirlo , che da quella bocca springò fuori , di scatto , qualcosa , orribilmente . Donna Adelaide gettò un grido di raccapriccio e levò le mani quasi a riparo del volto . Liborio andò a guardare sul letto e , scorgendovi una dentiera aperta : - Niente , eccellenza ! - disse con un sorriso pietoso . - Ha finito di mangiare ... Il cuoco intanto adagiava sul cuscino il capo esanime del povero vecchio . CAPITOLO SETTIMO Nella vasta sala sonora dell ' antica cancelleria nel palazzo vescovile , dal tetro soffitto affrescato e coperto di polvere , dalle alte pareti dall ' intonaco ingiallito , ingombre di vecchi ritratti di prelati , coperti anch ' essi di polvere e di muffa , appesi qua e là senz ' ordine sopra armarii e scansìe stinte e tarlate , si levò un brusìo d ' approvazioni appena monsignor Montoro , con la sua bella voce dalle inflessioni misurate quasi soffuse di pura autorità protettrice , finì di leggere al capitolo della cattedrale e a molti altri canonici e beneficiali , lì apposta radunati , la pastorale ai reverendi parroci della diocesi su i luttuosi avvenimenti che funestavano la Sicilia e contristavano ogni cuor cristiano . Da un versetto di San Matteo , Monsignore aveva intitolato quella sua pastorale : Semper pauperes habetis vobiscum . Era una giornataccia rigida e ventosa di gennajo ; e più volte durante la lettura il vescovo e anche gli ascoltatori avevano rivolto gli occhi ai vetri dei finestroni che pareva volessero cedere alla furia urlante della libecciata . Tutta la lettura calma di quella mansueta omelìa aveva avuto l ' accompagnamento sinistro di sibili acuti e veementi , di cupi , lunghi mugolìi che spesso avevano distratto più d ' uno , diffondendo nella vasta sala vegliata da quei ritratti antichi impolverati e ammuffiti uno sbigottito rammarico della vanità di quella interminabile esercitazione oratoria . Parecchi se n ' erano stati a guardare attraverso uno di quei finestroni il terrazzino d ' una vecchia casa dirimpetto , sul quale un povero matto pareva provasse chi sa che voluttà , forse quella del volo , esposto lì al vento furioso che gli faceva svolazzare attorno al corpo la coperta del letto , di lana gialla , posta su le spalle : rideva con tutto il viso squallido , e aveva negli occhi acuti , spiritati , come un lustro di lagrime , mentre gli scappavan via di qua e di là , come fiamme , le lunghe ciocche dei capelli rossigni . Quel poverino era il giovane fratello del canonico Batà , il quale si trovava anche lui nella sala , attentissimo in vista alla lettura del vescovo , ma dentro di sé assorto di certo in pensieri estranei che più volte lo avevano fatto gestire comicamente . Terminata la lettura , quelli tra i più vecchi canonici che conoscevano meglio il debole del loro eccellentissimo vescovo s ' affrettarono a circondar la tavola , innanzi alla quale egli stava seduto , per farsi ripetere chi una frase e chi un ' altra fra le tante , di cui Monsignore , dal modo con cui le aveva proferite , era parso loro dovesse essere più contento e soddisfatto . - Quella , quella dell ' esercito di Satana , eccellenza , come dice ? - Allude alla massoneria , non è vero , vostra eccellenza ? come dice ? E Monsignore , dentro gongolante , ma fuori con un ' aria di stanca condiscendenza , abbassando su i chiari occhi ovati quelle sue pàlpebre lievi come veli di cipolla , e crollando il capo in segno di affermazione , e facendo cenno con la mano d ' aspettare , cercava nel foglio e ripeteva : - Malvagia e ria setta ... malvagia e ria setta , che a suo architetto ha scelto il demonio , a gerofante il giudeo ... - Ah , ecco ! A gerofante il giudeo ! - esclamavano quelli . - Stupenda espressione , eccellenza ! stupenda ... - Gagliarda ... gagliarda ... - Ma che ventaccio , buon Dio ! - riprendeva a lamentarsi il vescovo , afflitto , come d ' un ingiusto compenso al merito di quella sua fatica . I più giovani canonici , intanto , che piú di tutti avevano prestato ascolto alla lettura , si scambiavano tra loro occhiate di disgusto per quei vecchi e sciocchi piaggiatori , o di dolorosa rassegnazione per l ' accoglienza che il popolo avrebbe fatto a quel vaniloquio che s ' aggirava tutto quanto attorno a una non più ingenua che crudele domanda che i reverendi parroci avrebbero dovuto rivolgere ai poveri della diocesi : perché mai la miseria , che sempre era stata e sempre sarebbe stata , solamente ora perturbasse così gli animi e gli ordini e prorompesse in così deplorabili eccessi . Pareva ad alcuni di quei giovani prelati , che Monsignore avrebbe potuto almeno parafrasare per gli avvenimenti dell ' isola l ' enciclica recente di S . S . Leone XIII , De conditione opificum , nella quale era pur detto che i proprietarii dovessero cessare dall ' usura aperta o palliata , e dal tener gli operaj in conto di schiavi , e dal trafficare sul bisogno dei miseri , invece di mostrarsi così avverso a coloro che « osavano attentare all ' antica rigidità del diritto quiritario » . Tanto più s ' affliggevano del tono di quella pastorale del loro vescovo , in quanto che , proprio il giorno avanti , in difesa dei poveri Pompeo Agrò aveva pubblicato un fiero opuscolo , nel quale , dopo aver paragonato le condizioni della Sicilia a quelle dell ' Irlanda , e messo in rilievo il linguaggio e l ' atteggiamento assunti da illustri prelati cattolici , inglesi e americani , nelle questioni economiche e sociali del momento , aveva - quasi per sfida - citato l ' insolente risposta del reverendo Mac Glynn , curato cattolico di New York , all ' invito del suo vescovo di moderare la propaganda rivoluzionaria : « Ho sempre insegnato , Monsignore , e sempre insegnerò , fino all ' ultimo respiro , che la terra è di diritto proprietà comune del popolo , e che il diritto di proprietà individuale sul suolo è opposto alla giustizia naturale , quantunque sancito dalle leggi civili e religiose ! » . Era quell ' opuscolo dell ' Agrò tutto un ' acerba requisitoria contro l ' ignoranza e l ' accidia del clero siciliano . Ed ecco che , a un giorno di distanza , quella pastorale del loro vescovo veniva a darne la prova più schiacciante . Altri in crocchio si consigliavano , se non fosse prudente mandare più tardi , in segreto , qualcuno dei vecchi più accetti a Monsignore , per fargli notare a quattr ' occhi anche l ' inopportunità di quella pastorale , ora che in paese correva la voce che , per l ' imperversare ovunque della bufera , fosse imminente se non di già avvenuta la proclamazione dello stato d ' assedio in tutta la Sicilia . Si faceva anzi il nome d ' un generale dell ' esercito , nominato commissario straordinario con pieni poteri ; quello stesso che , da alcuni giorni , era sbarcato a Palermo con un intero corpo d ' armata . Si diceva che per prima cosa costui aveva fatto arrestare i membri del Comitato centrale dei Fasci , i quali la sera avanti avevano lanciato un proclama rivoluzionario ai lavoratori dell ' isola . - Sì , sì , eccolo ... l ' ho qua in tasca ... è vero ! è vero ! - disse uno , misteriosamente . - Or ora , fuori , lo leggeremo ... Ma a frastornare e ad accrescere la curiosità ansiosa di quel crocchio , sopraggiunse in quel punto nella sala , più pallido del solito e anelante , il giovane segretario del vescovo , che recava evidentemente la conferma di quelle gravissime notizie . Si affollarono tutti attorno alla tavola . - Proclamato ? - Sì , sì , lo stato d ' assedio , proclamato ; e ordinato il disarmo della popolazione . - Anche il disarmo ? Oh bene ... bene ... - E arrestati i membri del Comitato centrale dei Fasci , in Palermo . - Tutti ? - Non tutti ; alcuni sono riusciti a fuggire . Tra questi si dice , anche il figlio del principe di Laurentano . - Oh Dio , che sento ! - gemette il vescovo . - Già ... c ' era anche lui ! ... Fuggito ? Fuggito ? La notizia non era certa : molti asserivano che anche il Laurentano era stato arrestato . Subito , del resto , tutta la Sicilia sarebbe occupata militarmente , fin nelle più piccole borgate , cosicché anche quei fuggiaschi sarebbero presi e tratti in arresto . - Oh Dio , che sento ! oh Dio , che sento ! - riprese a esclamare Monsignore . - Ma dunque ... siamo davvero a questo ? Di nascosto , dalla tasca di quel giovine prelato venne fuori il proclama del Comitato , diffuso in gran copia su fogli volanti per tutte le città dell ' isola ; passò dall ' uno all ' altro attorno alla tavola ; ma molti non sapevano che fosse , e ognuno , saputolo , si ricusava d ' aprirlo e ne faceva passaggio al più presto , come se quella carta ripiegata e brancicata bruciasse o insudiciasse le mani , finché arrivò a quelle del giovine segretario che la spiegò e cominciò a leggerla forte alla presenza del vescovo , tra lo stupore e lo sgomento d ' alcuni e i vivaci commenti o di derisione o d ' indignazione degli altri . Trattando come da potenza a potenza col Governo , il Comitato , in tono solenne , domandava a nome dei lavoratori della Sicilia : l ' abolizione del dazio delle farine ( - Eh , fin qui ! - ) ; un ' inchiesta su le pubbliche amministrazioni , col concorso dei Fasci ( - Oh bravi ! Eh , scaltri ... già ! - ) ; la sanzione legale dei patti colonici e minerarii deliberati nei congressi del partito socialista ( - Come come ? Sanzione legale ? Eh già , legale ! Il bollo governativo ! - ) ; la costituzione di collettività agricole e industriali , mediante i beni incolti dei privati o i beni comunali dello Stato e dell ' asse ecclesiastico non ancora venduti ( e qui si scatenò una furia di proteste , una confusione di gridi , tra cui predominavano : - La spoliazione ! ... Briganti ! ... Roba di nessuno ! - mentre il giovane segretario con la mano faceva cenno di tacere , ché c ' era dell ' altro , di meglio , di meglio , e ripeteva , leggendo nella carta : - Nonché ... nonché ... - ) ; nonché l ' espropriazione forzata dei latifondi , con la concessione temporanea agli espropriati di una lieve rendita annua ( - Oh , troppo buoni ! - Troppa grazia ! - Che generosità ! - Che degnazione ! - ) ; leggi sociali per il miglioramento economico e morale dei proletarii , e infine la bomba : stanziamento nel bilancio dello Stato della somma di venti milioni di lire per procedere alle spese necessarie all ' esecuzione di queste domande , per l ' acquisto degli strumenti da lavoro tanto per le collettività agricole quanto per quelle industriali , e per anticipare alimenti ai socii e porre le collettività in grado d ' agire utilmente . - Ma sono pazzi ! ma sono pazzi ! - proruppe , tra il baccano generale , Monsignore , levandosi in piedi . - Oh Signore Iddio , che tracotanza ! Ma è certo , eh ? è certo l ' arrivo di questo corpo d ' armata ? è certo , eh ? Qua non si scherza ! Oh Dio ! oh Dio ! Il giovine segretario s ' affrettò a rassicurarlo , poi terminò la lettura del proclama che , concludendo , raccomandava la calma , perché coi moti isolati e convulsionarii non si sarebbero raggiunti benefizii duraturi , e ammoniva che dalle decisioni del governo si sarebbe tratta la norma della condotta da tenere . Ma Monsignore , scartando con ambo le mani come superflue quelle raccomandazioni e quegli ammonimenti , ordinò al segretario subito di mandare a stampa la sua pastorale che certo sonerebbe gradita a quel Generale comandante il corpo d ' armata ; e sciolse la riunione per recarsi in fretta a Colimbètra a confortare il principe di Laurentano . Con lungo e strepitoso svolazzìo di tonache e di tabarri quella frotta di canonici , investita dal vento , discese dalle alture di San Gerlando a mescolarsi al subbuglio della città . Il matto , sul terrazzino , gridava , felice , agitando la coperta gialla , come per rispondere allo svolazzare di tutti quei tabarri neri . Correndo a Colimbètra , monsignor Montoro non supponeva di certo che sentimenti molto simili a quelli espressi da lui con tanta untuosità letteraria nella sua pastorale agitavano l ' animo d ' uno di coloro ch ' egli aveva poc ' anzi chiamato pazzi . Al primo contatto diretto con quei così detti compagni , alle ripercussioni piú vicine e più frequenti degli episodii sanguinosi di quella sollevazione popolare , Lando Laurentano s ' era veduto chiamato dagli amici in Sicilia a rispondere , se non d ' un vero delitto , poiché non poteva diffidare della loro buona fede , certo d ' una enorme pazzia . Sempre per quella infatuazione , dovuta forse in gran parte , quasi un abbagliamento , al calore stesso della terra che dava tanta teatralità di voce e di gesti alla vita dei suoi compaesani , e di cui egli - volontariamente rigido - aveva avuto sempre un così aspro dispetto ! Come avevano potuto illudersi i suoi amici d ' essere riusciti in pochi mesi , con le loro prediche , a rompere quella dura scorza secolare di stupidità armata di diffidenza e d ' astuzie animalesche , che incrostava la mente dei contadini e dei solfaraj di Sicilia ? Come avevano potuto credere possibile una lotta di classe , dove mancava ogni connessione e saldezza di principii , di sentimenti e di propositi , non solo , ma la più rudimentale cultura , ogni coscienza ? Tutta , da cima a fondo , la tattica era sbagliata . Non una lotta di classe , impossibile in quelle condizioni , ma una cooperazione delle classi era da tentare , poiché in tutti gli ordini sociali in Sicilia era vivo e profondo il malcontento contro il governo italiano , per l ' incuria sprezzante verso l ' isola fin dal 1860 . Da una parte il costume feudale , l ' uso di trattar come bestie i contadini , e l ' avarizia e l ' usura ; dall ' altra l ' odio inveterato e feroce contro i signori e la sconfidenza assoluta nella giustizia , si paravano come ostacoli insormontabili a ogni tentativo per quella cooperazione . Ma se disperata poteva apparire l ' impresa , forse non meno disperata si scopriva adesso quella che i suoi amici avevano voluto tentare , agevolati sul principio , inconsciamente e sciaguratamente , dall ' inerzia del Governo che incoraggiava tutti a osare ? Sprofondato in quel momento a Roma fino alla gola nel pantano dello scandalo bancario e fiducioso qua in Sicilia nella sua polizia o inetta o arrogante e soverchiatrice , il Governo , senza darsi cura dei mali che da tanti anni affliggevano l ' isola , senza rispetto né per la legge né per le pubbliche libertà , con l ' inerzia o con le provocazioni aveva favorito e stimolato il rapido formarsi di quelle associazioni proletarie che , se avessero subito ottenuto qualche miglioramento anche lieve dei patti colonici e minerarii , e se non fossero state sanguinosamente aizzate , presto , senz ' alcun dubbio , si sarebbero sciolte da sé , prive com ' erano d ' ogni sentimento solidale e senz ' alcun lievito di coscienza o ombra d ' idealità . Questo , Lando Laurentano aveva compreso ora , troppo tardi , sul luogo ; e l ' animo esacerbato con cui era accorso all ' invito gli era rimasto oppresso da uno stupore pieno di tetra ambascia , come se i suoi amici gli avessero empito di stoppa la bocca arsa di sete . Scosso dall ' urgenza di correre a qualche riparo sotto la minaccia incombente d ' una violenta , schiacciante repressione da parte del governo , s ' era opposto con indignazione ai consigli di prudenza dei suoi amici , smarriti e sbigottiti dalla gravità estrema del mornento . Prudenza ? Ora che , a distanza di pochi giorni , nei piccoli paesi dell ' interno , a Giardinello , di appena ottocento abitanti , a Lercara , a Pietraperzìa , a Gibellina , a Marinèo , uscivano e si raccoglievano in piazza mandre di gente senz ' alcuna intesa , senz ' altra bandiera che i ritratti del re e della regina , senz ' altra arma che una croce imbracciata da qualche donna lacera e infuriata in capo alla processione , e s ' avviavano cieche incontro ai fucili d ' una ventina di soldati , a cui più che altro la paura di vedersi sopraffatti consigliava all ' improvviso di far fuoco , senza neppure aspettarne il comando ? sì , nessuno aveva suggerito loro quelle processioni che finivano in eccidii ; ma di esse e di tutti gli atti inconsulti e del sangue di quei macellati si doveva ora rispondere , appunto perché quelle mandre cieche s ' eran credute atte e mature ad accogliere la dimostrazione dei loro diritti . Come tirarsi più indietro , ora , e consigliar prudenza ? No , non c ' era più altro scampo , ormai , che nell ' ultimo prorompimento di quella pazzia : bisognava immolarsi insieme con quelle vittime . E Lando Laurentano aveva sdegnosamente rifiutato di apporre la firma a quel manifesto del Comitato centrale ai lavoratori dell ' isola , che nella solennità del tono perentorio gli era sembrato anche ridicolo , non tanto per i patti e le condizioni che poneva al Governo , ma in quanto mancava ogni realtà di coscienza e di forza in coloro nel cui nome li poneva . Di reale , non c ' era altro che la disperazione di tanti infelici , condannati dall ' ignoranza a una perpetua miseria ; e il sangue , il sangue di quelle vittime . A viva forza , appena proclamato lo stato d ' assedio , s ' era fatto trascinare da Lino Apes alla fuga . Era fuggito , non per le ragioni che l ' Apes nella concitazione del momento gli aveva gridate , ma per l ' invincibile repugnanza di far la figura dell ' apostolo o dell ' eroe o del martire , esposto nella gabbia d ' un tribunale militare alla curiosità e all ' ammirazione delle dame dell ' aristocrazia palermitana a lui ben note . A compagni nella fuga , oltre l ' Apes , aveva avuto il Bruno , l ' Ingrao e Cataldo Sclàfani , tutti e tre travestiti . Che riso , misto di sdegno e di compassione , che avvilimento insieme e che ribrezzo , gli aveva destato la vista irriconoscibile di quest ' ultimo , senza più quel fascio di pruni che gli copriva le guance e il mento ! Pareva che gli occhi e la voce ancora non lo sapessero , e producevano un ridicolissimo effetto di smarrimento nelle loro espressioni , di cui già tanta parte era quella barba che adesso mancava . Ma quel travestimento non tradiva , in verità , alcuna paura in nessuno dei tre ; era come imposto dalla parte che la necessità della fuga assegnava loro in quel momento ; ed entrava in esso anche , e non per poco , il fatuo puntiglio della scaltrezza isolana , di fuggire alla sopraffazione della forza pubblica . S ' erano internati nell ' isola , correndo innanzi alle milizie che da Palermo si disponevano a invadere le altre provincie . Se fossero riusciti a traversarla tutta , si sarebbero rifugiati a Valsanìa , e di là si sarebbero imbarcati per Malta o per Tunisi . Sarebbe piaciuto a Lando di spatriare a Malta , luogo d ' esilio di suo nonno , non perché ardisse di comparar la sua sorte a quella di lui , ma perché da un pezzo aveva in animo di recarsi a Bùrmula a rintracciarne , se gli fosse possibile , i resti mortali , con le indicazioni di Mauro Mortara , non ben sicure veramente , poiché il seppellimento era avvenuto nella confusione della gran morìa a Malta nel 1852 . Invano Lino Apes , pigliando pretesto dagli incidenti e dai disagi della fuga precipitosa , ora a piedi , ora su carretti senza molle , ora su vetturette sgangherate , su per monti , giù per vallate , in cerca di cibo e di ricovero , aveva tentato di dimostrare agli amici che , dopo tutto , quello che facevano non era cosa tanto seria , di cui , volendo , non si potesse anche ridere . Era , per esempio , lo strappo alle loro illusioni una ragione sufficiente perché non si désse alcuna importanza a quello che egli s ' era fatto ai calzoni , scendendo da un carretto ? Più vecchie di Tiberio Gracco , quelle illusioni ; e i suoi calzoni erano nuovi ! Dove aveva lasciato Cataldo Sclàfani il pacco della sua magnifica barba ? Niente meglio che un pelo di quella barba - pensando filosoficamente - avrebbe potuto rammendare i suoi calzoni ! Lo squallido aspetto dei luoghi , nella desolazione invernale , la costernazione per il cammino incerto e faticoso , l ' ansia di apprendere notizie qua e là di quanto era accaduto dal momento della loro fuga , avevano lasciato senz ' eco di riso le arguzie di Lino Apes . Dalle impressioni a mano a mano raccolte , internandosi sempre più , su quelle misure eccezionali adottate all ' improvviso dal governo , era sorto nell ' animo di Lando più fermo il convincimento dello sbaglio commesso dai suoi amici . L ' antico , profondo malcontento dei Siciliani era d ' un tratto diventato ovunque fierissima indignazione : per quanto i più alti ordini sociali fossero spaventati dalle agitazioni popolari , ora , di fronte a quella sopraffazione militare , a quell ' aria di nemico invasore della milizia che aboliva per tutti ogni legge e sopprimeva ogni garanzia costituzionale , si sentivano inclinati se non ad affratellarsi con gli infimi , se non a scusarli , almeno a riconoscere che infine questi , finora , nei conflitti , avevano avuto sempre la peggio , né mai s ' erano sollevati a mano armata , e che , se a qualche eccesso erano trascesi , vi erano stati crudelmente e balordamente aizzati dagli eccidii . La nativa fierezza , comune a tutti gli isolani , si ribellava a questa nuova onta che il governo italiano infliggeva alla Sicilia , invece di un tardo riparo ai vecchi mali ; e per tutto era un fremito di odio alle notizie che giungevano , di paesi circondati da reggimenti di fanteria , da squadroni di cavalleria , per trarre in arresto a centinaja , senz ' alcun discernimento e con furia selvaggia , ricchi e poveri , studenti e operaj , e qua consiglieri e là maestri e segretarii comunali , e donne e vecchi e finanche fanciulli : soppressa la stampa ; sottoposta a censura anche la corrispondenza privata ; tutta l ' isola tagliata fuori dal consorzio civile e resa legata e disarmata all ' arbitrio d ' una dittatura militare . Come un cavallo riottoso , cacciato contro sua voglia lontano dagli ostacoli che avrebbe dovuto superare , a un tratto , investito da una raffica turbinosa , aombra e s ' impenna e recalcitra , fremendo in tutti i muscoli , Lando Laurentano , investito dalla veemenza di quell ' indignazione generale , a un certo punto s ' era impuntato , sentendosi soffocare dall ' avvilimento della sua fuga . Era proprio il momento di fuggire , quello ? di lasciare il campo ? Il terreno scottava sotto i piedi ; l ' aria era tutta una fiamma . Possibile che l ' isola , da un capo all ' altro fremente , si lasciasse schiacciare , pestare così , senza insorgere con l ' esasperazione dell ' odio sì lungamente represso e ora sì brutalmente provocato ? Forse bastava un grido ! Forse bastava che uno si facesse avanti ! Giunti a Imera , alla notizia che in un paese lì presso , a Santa Caterina Villarmosa , il popolo era insorto , Lando non poté piú stare alle mosse , e , non ostante che gli amici facessero di tutto per trattenerlo , gridandogli che non c ' era più nulla da tentare , da sperare e che andrebbe a cacciarsi da sé balordamente tra le grinfie della forza pubblica , volle andare . Solo Lino Apes lo seguì , ma con la speranza di raffreddarlo e d ' arrestarlo a mezza via , assumendo per l ' occasione , come meglio poté , la parte di Sancio , perché l ' amico , che sapeva sensibile al ridicolo , si scoprisse accanto a lui Don Chisciotte . E difatti , presto , i giganti che Lando nell ' esaltazione s ' era figurato di vedere in quei popolani di Santa Caterina Villarmosa , insorgenti a sfida della proclamazione dello stato d ' assedio , gli si scoprirono molini a vento . Nei pressi del paese , seppero che colà non si sapeva ancor nulla di quella proclamazione : un manifesto era stato attaccato ai muri , ma il popolino lo ignorava ; e , ignorandolo , al solito , come altrove , coi ritratti del re e della regina , un crocefisso in capo alla processione , gridando - Viva il re ! abbasso le tasse ! - s ' era messo a percorrere le vie del paese , finché , uscendo dalla piazza e imboccando una strada angusta che la fronteggiava , vi aveva trovato otto soldati e quattro carabinieri appostati . L ' ufficiale che li comandava ( non per niente si chiamava Colleoni ) aveva preso questo partito con strategia sopraffina , perché la folla inerme , lì calcata e pigiata , alle intimazioni di sbandarsi non si potesse più muovere ; e lì non una , ma più volte , aveva ordinato contro di essa il fuoco . Undici morti , innumerevoli feriti , tra cui donne , vecchi , bambini . Ora , tutto era calmo , come in un cimitero . Solo , qua e là , il grido dei parenti che piangevano gli uccisi , e i gemiti dei feriti . - Ti basta ? - domandò Lino Apes a Lando . Questi si volse al vecchio contadino che aveva dato quei ragguagli e che , paragonando il paese a un cimitero , aveva indicato una collina lì presso su cui sorgevano alcuni cipressi , e gli domandò : - Sono lì ? Il vecchio contadino , con gli occhi aguzzi d ' odio e intensi di pietà , crollò più volte il capo ; poi tese le dita delle due mani deformi e terrose , per significare prima dieci e poi uno ; e con lo sguardo e col silenzio , che seguì a quel muto parlare , espresse chiaramente ch ' egli li aveva veduti . Lando si mosse verso la collina . - Ho capito ! - sospirò Lino Apes . - Ora divento Orazio ... Seconda rappresentazione : Amleto al cimitero . Nel piccolo , squallido camposanto su la collina , tranne il custode freddoloso , con un leggero scialle di lana appeso alle spalle , non c ' era nessuno . Seduto su uno sgabelletto , a sinistra dell ' entrata , quegli stava a guardare apaticamente , nel silenzio desolato , le casse schierate per terra innanzi a sé , come un pastore la sua mandra . Aspettava la visita e le disposizioni dell ' autorità giudiziaria , per il seppellimento . Vedendo entrare quei due , si voltò , poi subito s ' alzò e si tolse il berretto , credendo che fossero il giudice e il commissario di polizia . Lino Apes gli si diede a conoscere per giornalista , insieme col compagno , e Lando lo pregò di fargli vedere qualcuno di quei cadaveri . Il custode allora si chinò su una delle casse , più grande delle altre , tinta di grigio , con due fasce nere in croce , e tolse una grossa pietra che stava sul coperchio Due cadaveri in quella cassa , uno su l ' altro : uno con la faccia sotto i piedi dell ' altro . Quello di sopra era d ' un ragazzo . Divaricate , le gambe ; la testa , affondata tra i piedi del compagno . A guardarlo così capovolto , pareva dicesse , in quell ' atteggiamento : - No ! No ! - con tutto il visino smunto , dagli occhi appena socchiusi , contratti ancora dall ' angoscia dell ' agonia . No , quella morte ; no , quell ' orrore ; no , quella cassa per due , attufata da quel lezzo crudo e acre di carneficina . La piú raccapricciante era la vista dell ' altro , di tra le scarpe logore del ragazzo , coi grandi occhi neri ancora sbarrati e un po ' di barba fulva sotto il mento . Era d ' un contadino nel pieno vigore delle forze . Con quei terribili occhi sbarrati al cielo , dal corpo supino chiedeva vendetta di quell ' ultima atrocità , del peso di quell ' altra vittima sopra di sé . - Vedete , Signore , - pareva dicesse , - vedete che hanno fatto ! Non una parola poté uscire dalle labbra di Lando e dell ' Apes ; e il custode richiuse il coperchio e di nuovo vi impose la grossa pietra . Dopo altre e altre casse di nudo abete , misere , una ve n ' era , foderata di chiara stoffa celeste , piccola , così piccola , che a Lando sorse , nel dubbio , la speranza che almeno quella non fosse della strage . Guardò il custode che vi si era affisato , e dal modo con cui la mirava comprese che , sì , anche quella ... anche quella ... Glielo domandò e il custode , dopo avere un po ' tentennato il capo , rispose : - Una ' nnucenti ... ( Una fanciullina ) . - Si può vederla ? Lino Apes , rivoltato e su le spine , si ribellò : - No , lascia , via , Lando ! Non vedi ? La cassa è inchiodata ... - Oh , per questo ... - fece il custode , togliendo di tasca un ferruzzo . - Devo schiodarla per il giudice istruttore . Ci vuol poco ... E si chinò a schiodare il lieve coperchio , con cura per la gentilezza di quella stoffa celeste . I chiodi si staccavano docili dal legno molle , a ogni spinta . Scoperchiata la piccola bara , vi apparve dentro la fanciullina non ancora irrigidita dalla morte , ancora rosea in viso , con la testina ricciuta , un po ' volta da un lato , e le braccia distese lungo i fianchi . Ma la boccuccia rossa era coperta di bava e dal nasino le colava una schiuma sanguigna , gorgogliante ancora , a intervalli che pareva avessero la regolarità del respiro . - Ma è viva ! - esclamò Lando , con raccapriccio . Il custode sorrise amaramente : - Viva ? - e ripose il coperchio . La avrebbe fatta andar via ancora viva quella mamma che così l ' aveva pettinata e acconciata , che con tanto amore aveva adornato di quella chiara stoffa celeste la piccola bara ? - Questo hanno fatto ... - mormorò Lando . E Lino Apes e il custode credettero ch ' egli alludesse ai soldati , che avevano ucciso quella povera bimba . Lando Laurentano , invece , alludeva ai suoi compagni , e aveva innanzi alla mente non più l ' immagine di quella piccina , la quale almeno aveva avuto le cure della gentile pietà materna , ma l ' immagine atroce di quell ' altra vittima grande , con su la faccia le scarpe dell ' altro cadavere , e gli occhi sbarrati , pieni di smisurata angoscia , rivolti al cielo . Nell ' antico palazzo dei De Vincentis , fuori annerito dal tempo e tutto screpolato come una rovina , dai balconi e dalla vasta terrazza vellutati di muschio , con le ringhiere a gabbia arrugginite , ma dentro , negli ampii cameroni , pieno di luce e di pace , con quei santi e fiori di cera nelle campane di cristallo che pareva diffondessero per tutto un odor di badìa , il silenzio stampato sui mattoni coi rettangoli di sole delle invetriate che s ' allungavano lentissimamente sempre più , seguiti dal fervor lento e lieve del pulviscolo , era rotto da un cupo romore cadenzato di passi . Da una settimana Vincente De Vincentis , dimentico dei codici arabi della biblioteca di Itria , se ne stava in una camera , avvolto in un vecchio pastrano stinto , col bavero alzato , a passeggiare dalla mattina alla sera , con le mani adunche , afferrate dietro il dorso , il capo ciondoloni e gli occhi tra i peli , quasi ciechi , poiché in casa non portava mai gli occhiali . Nella stanza accanto , presso la vetrata del balcone , stava seduta a far la calza , con uno scialle grigio di lana addosso e un fazzoletto nero in capo di lana , anch ' esso annodato sotto il mento , boffice e placida come una balla , donna Fana , la vecchia casiera . Per metà dentro al rettangolo di sole , quasi vaporava nella luce , e la calugine dello scialle di lana , accesa , brillava con gli atomi volteggianti del pulviscolo . Donna Fana aveva composto con le sue mani nelle bare prima il padrone , morto giovane , poi la padrona , di cui , più che la serva , era stata l ' amica e la consigliera , e aveva veduto nascere e crescere tra le sue braccia i due padroncini , ora affidati del tutto alle sue cure . Da giovane , era stata conversa nel monastero di San Vincenzo , ed era rimasta « senza mondo » com ' ella diceva , cioè vergine e quasi monaca di casa . Traeva a quando a quando , come nel monastero , certi sospiri ardenti , seguiti dall ' immancabile esclamazione : - Se fossi là ! Ma non c ' era più nessuno che le domandasse , come usava tra le monache : « Dove , sorella mia ? » perché ella potesse rispondere in un altro sospiro : - Con gli angeletti ! Ma nella pace degli angeli , veramente , era stata sempre , in quella casa . La padrona : una vera santa , ingenua fino a grande come una bambina , incapace di pensare il male , e tutta dedita alla religione e alle opere di misericordia ; quei due figliuoli : anch ' essi uno più buono dell ' altro , costumati e timorati di Dio . Ora , poteva mai il Signore abbandonare quella casa e lasciarla andare in rovina ? Donna Fana pareva fosse a parte di tutti i voleri di Dio ; e parlava del Paradiso , come se già vi fosse e seguitasse a farvi la calza sotto gli occhi del Padre Eterno , di cui sapeva dire dove e come stava seduto , insieme con Gesù Nostro Salvatore e la Bella Madre . Da tempo aveva preparato i capi di biancheria e la veste e le pianelle di panno e il fazzoletto di seta per comparire al Giudizio Universale , sicurissima che il Giudice Supremo l ' avrebbe chiamata tra gli eletti , così tutta bella pulita e rassettata ; e ogni sera faceva una speciale orazione a Santa Brigida , che doveva annunziarle in sogno , tre giorni prima , l ' ora precisa della morte , perché fosse pronta e in regola coi sagramenti . Non si angustiava dunque di nulla ; e per lei tutta quella costernazione di Vincente ( ch ' ella chiamava don Tinuzzo ) era una fanciullaggine . La raffermava in questa opinione , non solo la fiducia in Dio , ma anche la fede incrollabile che la ricchezza di quel casato non potesse aver mai fine . E seguitava a governare con l ' antica abbondanza , per modo che tutte le poverelle del vicinato venissero a fin di tavola a spartirsi il superfluo e i resti del desinare , come al solito per tanti anni ; e a tener provvista la dispensa d ' ogni ben di Dio , e a preparare con le sue mani ai padroncini i rosolii e i dolci tradizionali , imparati alla badìa , il cùscusu di riso e pistacchi , i pesci dolci di pasta di mandorla , le pignoccate , e tutte le conserve e le cotognate e i frutti in giulebbe . Forse , sì , qualche cosa raspava , sotto sotto , don Jaco Pàcia , l ' amministratore . - Ma che ? - domandava a Ninì , dopo qualche sfuriata del fratello maggiore . - Mollichelle , figlio mio , mollichelle ! Uomo di chiesa anche lui , don Jaco Pàcia , era mai possibile che rubasse come e quanto diceva don Tinuzzo ? Ma se a lei don Jaco seguitava a dare per l ' andamento di casa quello stesso che aveva dato sempre , senza far mai la più piccola osservazione ? Tutto il maneggio dei denari lo aveva lui ; via ! bisognava chiudere un occhio , se qualcosina gli restava attaccata alle dita . Donna Fana lo difendeva , in coscienza , perché della onestà dei pensieri e delle azioni del Pàcia credeva d ' avere una prova nel fatto che , l ' anno che don Jaco era andato a Roma , le aveva portato di là una corona benedetta e una tabacchiera col ritratto del Santo Padre . Se avesse saputo che , quel giorno stesso , don Jaco , per far denari , oltre la cessione delle terre di Milione a don Flaminio Salvo , sarebbe venuto a proporre un ' ipoteca su quel palazzo , ov ' ella stava così tranquillamente a far la calza ! Quest ' ultima bomba , veramente , non se l ' aspettava neanche Vincente . Oltre quella delle terre da cedere egli aveva , sì , un ' altra grave preoccupazione , che non gli dava requie da due giorni , ma d ' indole affatto diversa . Aveva scoperto nell ' angolo d ' uno stanzone ov ' era affastellata la roba fuori d ' uso , un fucilaccio antico , di quelli a pietra focaja , tutto incrostato di ruggine e di polvere . Proclamato lo stato d ' assedio e il disarmo in tutta la Sicilia , non era egli in obbligo di consegnare quell ' arnese là ? Ninì e donna Fana dicevano di no ; Ninì anzi sosteneva che sarebbe sembrata , più che una impertinenza , uno scherno oltraggioso all ' autorità la consegna d ' un ' arma come quella . Ma che ne sapevano essi ? Come lo dicevano ? Così , di testa loro ! L ' ordine di consegnare tutte quante le armi , senza eccezioni , era positivo e perentorio . Era un ' arma , quella , sì o no ? Poteva essere antica , anzi era antica e mangiata dalla ruggine , ma sempre arma era ! E fors ' anche carica e pronta a sparare ... si vedeva la pietra focaja ; e l ' acciarino , eccolo lì , pendeva da una catenella ... - Ebbene , prendila e va ' a consegnarla ! - gli aveva gridato , Ninì , scrollandosi , il giorno avanti . Aveva ben altro da pensare , lui , in quei momenti , nelle rare comparse che faceva in casa , tutto stravolto e impaziente di ritornare al suo supplizio , presso Dianella . Vincente avrebbe preteso che Ninì perdesse una mezza giornata , nelle condizioni d ' animo in cui si trovava , per chiedere informazioni su quell ' arma . Una parola , prenderla ! E se scoppiava ? Consegnarla poi a chi , dove ? Alla prefettura ? al municipio ? al commissariato di polizia ? Egli non ne sapeva niente ; e ad andare a domandarlo così , fingendo d ' averne curiosità , dopo due giorni , c ' era il rischio di far nascere qualche sospetto e d ' attirarsi una perquisizione in casa . Lo stato d ' assedio aveva messo e teneva Vincente De Vincentis in tale orgasmo , da fargli vedere ovunque minacce e pericoli terribili . S ' era proposto di non uscir più di casa , fintanto che fosse durato . Ma se , per il maledetto vizio di donna Fana di chiamare a parte tutto il vicinato d ' ogni minimo incidente in famiglia , la polizia fosse venuta a sapere di quell ' arma ? All ' improvviso , la vecchia casiera lo vide uscire , frenetico , dalla camera in cui stava chiuso , con le braccia in aria e gridando : - Scoppii ! m ' ammazzi ! non me n ' importa niente ! Vado a prenderlo , vado a prenderlo io ! - Per carità , lasci , don Tinuzzo ! - esclamò donna Fana , correndogli dietro . - Non sia mai , Dio , con questa furia ... Vede come trema tutto ? Lasci fare ! Chiamerò qualcuno dal balcone ... - Chi chiamate ? Non v ' arrischiate ... - s ' era messo a urlare , paonazzo in volto , Vincente , quando dalla porta , sempre aperta di giorno , comparve don Jaco Pàcia con la sua solita aria di santo , caduto dal cielo in un mondo di guaj e d ' imbrogli . Era lungo e secco , come di legno , con la faccia squallida , segnata con trista durezza dalle sopracciglia nere ad accento circonflesso , in contrasto col largo sorriso scemo , beato , sotto gl ' ispidi baffi bianchi . Gli occhi , dalle pàlpebre stirate come quelle dei giapponesi , non scoprivano il bianco e restavano opachi e come estranei alla durezza di quegli accenti circonflessi e alla scema beatitudine dell ' eterno sorriso . Con le braccia raccolte sempre sul petto e le grosse mani slavate e nocchierute prendeva atteggiamenti di umiltà rassegnata . Udito di che si trattava , prese sopra di sé l ' affare di quel fucile , e disse che aveva , non una , ma cento ragioni don Tinuzzo di costernarsi così . Sicuro , era un ' arma ! E , Dio liberi , in un momento come quello ... Momento terribile per tutta la Sicilia ! Ma c ' era lui , c ' era lui , lì , per quei due bravi giovanotti e , con l ' ajuto di Dio , niente paura , da questa parte ! I guaj , guaj grossi , erano invece da un ' altra . E cominciò a rappresentare tutte le sue fatiche per rintracciare gl ' incartamenti delle terre di Milione , prima all ' archivio notarile , poi nella cancelleria del tribunale e in quella del Vescovado per tutti i piccoli e grossi censi che gravavano su quelle terre . Ora gl ' incartamenti erano pronti e in ordine dal notajo ; ma don Flaminio Salvo non voleva pagar le spese dell ' atto di vendita , e forse dal suo canto aveva ragione , perché , dopo tutto , faceva un gran favore ... lui banchiere ... - Ah sì , un gran favore ? un gran favore ? - scattò furibondo Vincente , - come per Primosole , è vero ? un gran favore ! Don Jaco lo lasciò sfogare , in uno dei soliti atteggiamenti di santo martire ; poi disse : - Ma abbiate pazienza , don Tinuzzo mio ! Che forse don Flaminio ha altri figliuoli , oltre quella già fidanzata a vostro fratello don Ninì ? Non vedete che è tutta una finta , santo Dio ? Domani si fa lo sposalizio e , gira e volta , alla fine tutto ritornerà qui ! - Tutto , eh ? Bello .. facile ... liscio come l ' olio ... - prese a dire Vincente , con furiosi inchini . - Lo sposalizio dei matti ! Ma se è così , perché don Flaminio si ricusa di pagar le spese dell ' atto ? Segno che non ci crede ! Chi vi dice che questo matrimonio si farà ? chi vi dice che ... - Don Tinuzzo ! - lo interruppe quello . - Vostro fratello don Ninì è entrato , sí o no , in casa del Salvo ? o me l ' invento io ? Santo nome di Dio benedetto ! Sono ormai parecchi giorni ? Dunque , che vuol dire ? Vuol dire che la ragazza ci sta ! Ora volete che la paglia accanto al fuoco ... Del resto , oh ! ecco qua don Ninì in persona ... Nessuno meglio di lui ve lo potrà confermare . Vincente corse innanzi al fratello che entrava ; gli s ' accostò a petto , fremente ; gli afferrò con le mani adunche le braccia , e alzò da un lato la faccia congestionata per sbirciarlo bene in volto , da vicino , con gli occhi miopi . - Sì ! guardatelo ! - poi sghignò , allontanandosi e mostrandolo . - Vedete che faccia ha ! Pare un morto , lo sposo ! Ninì , così soprappreso , restò in mezzo alla stanza a guardare il fratello e don Jaco e donna Fana , come insensato . Aveva veramente dipinta una torbida angoscia nel volto che di solito esprimeva la bontà mite e gentile dell ' animo ; e i begli occhi neri , vellutati , erano intensi di tetro cordoglio , eppur quasi smemorati . Come seppe che cosa si voleva da lui e per qual fine , s ' adontò fieramente , agitando le braccia , col volto atteggiato di schifo . Don Jaco da una parte , donna Fana dall ' altra , cercarono di calmarlo , d ' interrogarlo con garbo ; ma invano : si storceva , scotendo il capo , con un grido soffocato in gola . - Ma dite almeno se c ' è qualche speranza , per tranquillare vostro fratello ! - gli gridò alla fine don Jaco a mani giunte . Ninì lo guatò con un lampo strano negli occhi . Ma se non ci fosse più alcuna speranza di richiamare Dianella alla ragione , che sarebbe più importato a lui della rovina della casa , della miseria , di tutto ? Era mai possibile che qualcuno potesse sperar la salvezza di Dianella soltanto per questo , per salvar dalla rovina la casa ? che tutto il suo impegno , il suo supplizio dovessero per quella gente servire a questo scopo ? Ecco , lo costringevano a gettare la sua speranza come un ' offa per placar la paura di quella miseria ! Ebbene , sì , c ' era una speranza , c ' era , c ' era ... E Ninì , coprendosi il volto , ruppe in uno stridulo pianto convulso . Flaminio Salvo aveva stentato molto a decifrare la lettera della sorella Adelaide , la cui scrittura , non soltanto per gli spropositi d ' ortografia quasi sempre illeggibile , pareva quella volta più che mai una furiosa raspatura di gallina . Tutta un grido d ' ajuto e di minaccia , quella lettera , tra imprecazioni ed esclamazioni disperate . Le aveva risposto brevemente e pacatamente , che presto sarebbe venuto a visitarla a Colimbètra e che intanto stésse tranquilla , come si conveniva a una donna della sua età e della sua condizione . Un sorriso frigido gli era venuto alle labbra , sogguardando dopo la lettura quel foglietto di carta che avrebbe voluto recargli ancora un dispiacere . Pian piano lo aveva ripiegato e s ' era messo a lacerarlo lentamente , per lungo e per largo , in pezzetti sempre più piccoli , senza più badare a quello che faceva , caduto in un attonimento grave , d ' uggia aggrondata ; alla fine , aveva guardato sul piano della scrivania l ' opera delle sue dita : tutto quel mucchietto di minuzzoli di carta . Chi sa se non aveva fatto soffrire anche quel foglietto , a lacerarlo e ridurlo così , in tutti quei minuzzoli ! Gli era rimasto un bruciorino ai polpastrelli dell ' indice e del pollice , che s ' erano accaniti in quell ' opera di distruzione , senza ch ' egli la volesse ; da sé , per il gusto di distruggere . Ah , poter ridurre in minuzzoli così , senza pensarci , la vita , tutta quanta : ripiegarla in quattro , come un foglio sporco di spropositi , e strapparla per lungo e per largo , dieci , venti , trenta volte , pezzo per pezzo , lentamente ! Con uno sbuffo aveva sparpagliato su la scrivania e per terra tutti quei minuzzoli , e s ' era alzato . Guardando dai vetri del balcone la distesa ben nota , sempre uguale , delle campagne , le due scogliere lontane di Porto Empedocle , protese nel mare laggiù a occidente , come due braccia ; le macchie scure dei piroscafi ancorati , e immaginando il traffico di tanta gente lì a ' suoi servizii per l ' imbarco dello zolfo delle sue miniere accatastato su la spiaggia , s ' era sentito soffocare da tutte le noje , da tutti i pensieri che da anni e anni gli venivano da quel traffico per lui ormai superfluo , necessario a tanti che ne traevano i mezzi per provvedere ai meschini bisogni quotidiani e affrontar le miserie , i dolori , di cui è intessuta la loro vita e quella di tutti . E s ' era messo a pensare che , lui sazio e stanco , con la nausea della sazietà e l ' abbandono della stanchezza , restava lì come disteso a farsi mangiare da tanti irrequieti affamati di cui non gl ' importava nulla . Ma avrebbe potuto forse impedirlo ? L ' opera sua , di tutta la sua vita , aveva preso corpo fuori di lui , e stava lì per gli altri . Poteva forse quella distesa di campagne impedire che tanti uomini vi affondassero le zappe e gli aratri , vi piantassero gli alberi e ne raccogliessero i frutti ? Così era ormai di lui . E , come la terra , egli non sentiva alcuna gioja del lavoro che gli altri facevano sopra di lui per raccogliere il frutto ; né questi altri , quantunque gli camminassero sopra , potevano dargli compagnia , penetrare , rompere la sua solitudine che aveva ormai l ' insensibilità della pietra . Sentiva solamente un enorme fastidio di tutto , che gli schiacciava la volontà di liberarsene , e solo gli moveva ancora inconsciamente le dita , come dianzi , a far del male a un foglietto di carta . Ma tutte le cose ormai per lui avevano il valore di quel foglietto di carta ; e bisognava pur lasciare che le dita , almeno le dita , facessero qualche cosa , da sé , poiché il fastidio le moveva . Se si fossero rivoltate e accanite anche contro di lui , le avrebbe lasciate fare , allo stesso modo . Davvero ? O non fingeva l ' incoscienza delle sue dita nel lacerar la lettera della sorella , per poter dire a se stesso che anche allo stesso modo , aveva lacerato , dopo il suo ritorno a Girgenti , certe altre lettere appena intraviste nei cassetti della scrivania o nel palchetto a casellario che gli stava davanti ? Certe lettere con la firma di Nicoletta Capolino ? Veramente , no : le immagini di Aurelio Costa e di Nicoletta Capolino non erano mai venute a piantarglisi di fronte , cosicché egli potesse respingerle con un logico sorriso , dando le sue ragioni e facendo loro notare che a essi mancavano per perseguitarlo coi rimorsi . La persecuzione loro era più d ' ogni altra irritante , perché non appariva . Non appariva , per questa ragione certissima e solida e pesante come una pietra di sepoltura : che erano stati anch ' essi , l ' uno per il suo proprio accecamento , l ' altra per un suo motivo particolarissimo , a volere quella loro morte . Eppure ... Eppure , sotto questa ragione che li seppelliva e glieli rendeva invisibili , essi , in un modo ch ' egli non avrebbe saputo definire , gli erano ... non presenti , no , mai ; anzi costantemente assenti : ma con questa loro assenza intanto lo perseguitavano . Erano tutti e due di là , con Dianella , nell ' assenza della sua ragione . Egli non li vedeva , ma pur li sentiva nelle parole vuote di senso , negli sguardi e nei sorrisi vani della figliuola . E allora , anche a lui irresistibilmente come dal fondo delle viscere contratte dall ' esasperazione , venivano alle labbra parole vuote di senso , del tutto impensate ; strane , vaghe parole che gli atteggiavano il viso a seconda delle diverse espressioni che contenevano in sé , per conto loro , fuori assolutamente della sua coscienza e senz ' alcuna relazione col suo stato presente.Ed ecco che , quel giorno , per seguitar la finzione della sua incoscienza , dopo aver lacerato la lettera della sorella , si era anche messo a dire , allo stesso modo , parole impensate : - Quello che serve ... quello che serve ... Se non che , alla fine , aveva mutato in ragionamento la finzione , apparsa a lui stesso troppo evidente : - Quello che serve ... sì . Devo accendere un sigaro ? Mi serve un fiammifero . Ecco il sigaro ... ecco il fiammifero : per sé , due cose ; ma fatte per il mio bisogno di fumare . Prima l ' uno , poi l ' altro , li accendo e li distruggo ... Quanti fiammiferi ho accesi ! Troppi ... E tutta l ' opera mia è andata in fumo ! Male , perché non sono riuscito allo scopo ... ma io volevo maritar bene la mia figliuola , perché avessero almeno una bella corona ... già ! una corona principesca ... tutte le mie fatiche e le mie lotte . Una corona principesca ! ... Fumo ? Vanità ? Eh , ma almeno questo compenso alla morte del mio bambino ! Vanità , per forza , se la sorte volle togliermi ogni ragione di attendere a cose più serie , e mi lasciò una povera figliuola con l ' ombra intorno della pazzia materna . E ormai ... ormai ... se servo io , per il bisogno che qualcuno abbia di fumare ... Ma sì , ecco : non aveva lasciato entrare in casa quello stupido buon figliuolo del De Vincentis ? E gli aveva messo davanti la figliuola : là ! per l ' esperimento ! E se l ' avesse guarita , con quei suoi begli occhi a mandorla vellutati , con quelle sue dolci manierine di dama , ecco che don Jaco Pàcia , seduto lì davanti a quella scrivania , maestro e donno , in pochi anni si sarebbe fumati a uno a uno tutti i suoi biglietti di banca e le sue cartelle di rendita e le zolfare e le campagne e le case e gli opificii . - Quello che serve ... quello che serve ... Questa seccatura della sorella Adelaide , intanto , no , era proprio di più . Che voleva da lui ? Non stava comoda al suo posto ? C ' erano spine ? Oh cara ! E voleva le rose da lui ? Con tutti quei « militari » che le facevano scorta ; con quei ritratti dei Re Borboni che la proteggevano , via , poteva esser lieta e contenta ... Fosse stato lui al posto di lei ! Fallito ogni scopo , il solo pensiero di rivedere don Ippolito e di parlargli , era per lui ora un ' oppressione intollerabile . Come resistere , con l ' arida nudità del suo animo desolato , senza più uno straccio d ' illusione , alla vista di quell ' uomo tutto quanto composto e addobbato e parato di nobile decoro ? Gli pareva ora incredibile che avesse potuto prendere sul serio quella via per arrivare al suo scopo ... Povera Adelaide ! C ' era andata di mezzo lei ... Ma , dopo tutto , via ! la villa era sontuosa e il posto ameno ; con un po ' di pazienza e di buona volontà , poteva sopportar la noja di quell ' uomo non fatto propriamente per lei . In tale disposizione d ' animo , scese due giorni dopo , in vettura , a Colimbètra . Il sorriso , venutogli alle labbra , su l ' entrare , al saluto degli uomini di guardia parati , sì , ancora militarmente , ma senza più armi , non gli andò via per tutto il tempo che durò la visita . Sorridendo ascoltò sotto le colonne del vestibolo esterno la risposta di capitan Sciaralla impostato su l ' attenti , che le armi , nossignore , non erano state consegnate all ' autorità , ma si tenevano riposte per prudenza ; sorridendo accolse l ' invito di Liborio d ' accomodarsi nel salone , e , poco dopo , l ' irrompere come una bufera della sorella Adelaide e le prime domande affannose , tra il pianto , intorno a Dianella . - Mah ... fa cura d ' amore , - le rispose . E sorrise allo sbalordimento quasi feroce della sorella , per la sua placida risposta . - Ridi ? ... Dunque può guarire ? - Guarire ... Speriamo ! La cura è buona ... Sorrise di più alle improperie che donna Adelaide gli scagliò in un impeto aggressivo , e poi alla rappresentazione di tutte le ambasce , di tutte le sofferenze e dei maltrattamenti ch ' ella chiamava « pestate di faccia » , da parte del marito . - Bada , Flaminio ! - proruppe a un certo punto la sorella ; vedendolo sorridere a quel modo . - Bada ! Finisce ch ' io la faccio davvero , la pazzia ! Egli la guardò un poco , e poi , aprendo le braccia : - Ma perché ? Scusa , se hai una bellissima cera ! A questa uscita , la sorella scappò via come per porre a effetto , subito subito , la minaccia . E allora , attendendo che entrasse il principe per la seconda scena , sorrise ai ritratti dei due re di Napoli e Sicilia che lo guardavano con molta serietà dall ' alto della parete . Don Ippolito , scuro in viso e , dentro , in gran pensiero per la sorte del figliuolo di cui non aveva più notizie , entrò nel salone , maldisposto anche lui a quell ' incontro , dal quale l ' unico bene che potesse ripromettersi sarebbe stato certamente a costo d ' uno scandalo , dopo la nauseante amarezza di volgari spiegazioni . Ma si rischiarò alla vista di quel sorriso sulle labbra del cognato . Lo interpretò nel senso che due uomini com ' essi erano , non potessero e non dovessero dare alcuna importanza alle lagrimucce facili , alle smaniette passeggere d ' una donna , che la loro generosità maschile poteva e doveva senza stento compatire . Sorrise allora anche lui , ma con mestizia , don Ippolito , stringendo la mano al cognato ; e , seguitando a sorridere , gli parlò pacatamente e in quel tono di superiorità maschile del suo dispiacere per i dissapori sorti tra lui e la moglie , perché tardava ancora ... eh , tardava purtroppo a stabilirsi l ' accordo tra i loro sentimenti e i loro pensieri , non volendo ella intendere le ragioni per cui ... - Ma via , principe ! - cercò d ' interromperlo il Salvo . - No no , - s ' ostinò a dire don Ippolito . - Perché io apprezzo moltissimo il sentimento da cui ella è mossa a chiedermi quel che non posso accordarle . Io partecipo , credetemi , con tutto il cuore , alla vostra sciagura , e ... - Ma se sarebbe , tra l ' altro , inutile la sua presenza ! - disse , per troncare il discorso , il Salvo . E con gran sollievo d ' entrambi presero a parlar d ' altro , cioè dei gravi avvenimenti del giorno . Se non che , allora , il principe restò sconcertato nel notare la permanenza di quel sorriso su le labbra del cognato , mentr ' egli manifestava con tanto calore la sua indignazione , sia per le misure oltraggiose del governo , sia per la tracotanza popolare . Quale sarebbe stato il suo stupore se , interrompendosi all ' improvviso e domandando a Flaminio Salvo perché seguitasse a sorridere a quel modo , questi gli avesse risposto : - Perché ? ... Ah ... Perché in questo momento sto pensando che Colimbètra ha , tra l ' altro , la bella comodità d ' esser molto vicina al cimitero , sicché voi tra poco , morendo , avrete l ' insigne vantaggio d ' esser seppellito a due passi da qui , senza attraversare la città , neanche da morto . Ma gli sovvenne che il principe s ' era fatto edificare nella stessa tenuta , e propriamente nel boschetto d ' aranci e melograni attorno al bacino d ' acqua che le dava il nome , un tumulo uguale a quello di Terone , e gli sorse una viva curiosità di andarlo a vedere . Appena poté , interruppe anche quel discorso e propose al cognato una giratina in quel boschetto . Donna Adelaide approfittò di quel momento per spedire Pertichino di corsa a Girgenti a consegnare un biglietto all ' onorevole deputato Ignazio Capolino : S.P.M. ( sue pregiatissime mani ) . Quando , sul far della sera , Flaminio Salvo rientrò in casa , nell ' aprir l ' uscio della stanza ove di solito stava Dianella guardata dalla vecchia governante e da una infermiera , ebbe la sorpresa di trovar la figliuola appesa al collo di Ninì De Vincentis , con gli occhi che le si scoprivano appena di su la spalla del giovine , ilari , sfavillanti di felicità , sotto i capelli scarmigliati , e le due mani aggrovigliate nella stretta . - Dianella ... Dianella ... - la chiamò , con l ' ansia nella voce , di saperla guarita . Ma Ninì De Vincentis , piegando a stento il capo e mostrando il volto congestionato da un orgasmo atroce , gli rispose disperatamente : - Mi chiama Aurelio ... CAPITOLO OTTAVO Reduce da quel suo pellegrinaggio a Roma , da cui tanta gioja e tanta luce di sogni gloriosi s ' era promesso di riportare a Valsanìa per i suoi ultimi giorni , Mauro Mortara , dopo la visita a donna Caterina Laurentano morente , a testa bassa , senza arrischiar neppure un ' occhiata intorno , quasi avesse temuto d ' esser deriso dagli alberi ai quali per tanti anni aveva parlato delle sue avventure , della grandezza e della potenza derivate alla patria dall ' opera dei vecchi suoi compagni di cospirazione , d ' esilio , di guerra , era andato a cacciarsi nella sua stanza a terreno , come nel suo covo una fiera ferita a morte . Invano don Cosmo , per circa una settimana , aveva cercato di scuoterlo , di farlo parlare , compreso di quella sua pietà sconsolata per tutti coloro che giustamente rifuggivano dal rimedio ch ' egli aveva trovato per guarire d ' ogni male . Alle sue insistenze , che almeno salisse alla villa per il desinare e la cena , Mauro aveva risposto , scrollandosi : - Corpo di Dio , lasciatemi stare ! - E che mangi ? - Le mani , mi mangio ! Andàtevene ! In un modo più spiccio e più brusco , il giorno dopo il suo arrivo , aveva risposto ai colombi , che durante la sua assenza erano stati governati due volte al giorno , all ' ora solita , dal curàtolo Vanni di Ninfa : bum ! bum ! due schioppettate in aria ; e li aveva dispersi con fragoroso scompiglio . Né migliore accoglienza aveva fatto alla festa dei tre mastini quasi impazziti dalla gioja di rivederlo . La placida immobilità dei vecchi oggetti della stanza , impregnati tutti da un lezzo quasi ferino , i quali parevano in attesa ch ' egli riprendesse tra loro la vita consueta , gli aveva suscitato una fierissima irritazione : avrebbe preso a due mani lo strapunto di paglia abballinato in un angolo e lo avrebbe scagliato fuori con le tavole e i trespoli che lo sorreggevano , e fuori quel torchio guasto delle ulive , fuori seggiole e casse e capestri e bardelle e bisacce . Solo gli era piaciuto riveder nel muro l ' impronta degli sputi gialli di tabacco masticato che , stando a giacer sul letto , era solito scaraventare alla faccia dei nemici della patria , sanfedisti e borbonici . Più volte , la lusinga degli antichi ricordi aveva cercato di riaffascinarlo ; più volte , dalla porta aperta , i lunghi filari della vigna , con gli alberetti già verzicanti sparsi qua e là nel silenzio attonito di certe ore piene di smemorato abbandono , gli avevano per un momento ricomposto la visione quasi lontana di quel mondo , per cui fino a poco tempo addietro vagava nei dì sereni , gonfio d ' orgoglio , da padreterno , lisciandosi la barba . D ' improvviso , ogni volta , l ' anima che già s ' avviava affascinata da quella visione , s ' era ritratta all ' aspro e fosco ronzare di qualche calabrone che , entrando nella stanza , lo richiamava con violenza al presente e rompeva il fascino e sconvolgeva la visione . Che fare ? che fare ? come vedersi più in quei luoghi testimonii della sua passata esaltazione ? come più attendere alle cure pacifiche della campagna , mentre sapeva che tutta la Sicilia era sossopra e tanti vili rinnegati si levavano ad abbattere e scompigliare l ' opera dei vecchi ? Da anni e anni , tutti i suoi pensieri , tutti i suoi sentimenti , tutti i suoi sogni consistevano dei ricordi e della soddisfazione di quest ' opera compiuta . Come aver più requie al pensiero ch ' essa era minacciata e stava per essere abbattuta ? Contro ogni seduzione delle antiche , tranquille abitudini , si vedeva costretto dalla sua logica ingenua a riconoscere ch ' era debito d ' onore , per quanti come lui portavano al petto le medaglie in premio di quell ' opera , accorrere ora in difesa di essa . - La vecchia guardia nazionale ! la vecchia guardia ! Tutti i veterani a raccolta ! E alla fine , in un momento di più intensa esaltazione , era corso come un cieco , per rifugio e per consiglio , al camerone del Generale , ove finora non gli era bastato l ' animo di rimetter piede . Appena entrato , era scoppiato in singhiozzi , e senza osare di riaprir gli scuri delle finestre e dei balconi , serrati con cura amorosa prima di partire , era rimasto al bujo , a lungo , con le mani sul volto , a piangere su l ' antico divano sgangherato e polveroso . A poco a poco , i fremiti , le ansie degli antichi leoni congiurati del Quarantotto che si riunivano lì in quel camerone attorno al vecchio Generale , s ' erano ridestati in lui a farlo vergognare del suo pianto ; le ombre di quei leoni , terribilmente sdegnate , gli eran sorte intorno e gli avevan gridato d ' accorrere , sì , sì , d ' accorrere , pur così vecchio com ' era , a impedire con gli altri vecchi superstiti la distruzione della patria . Nel bujo , da un canto di quel camerone , il malinconico leopardo imbalsamato , privo d ' un occhio , non gli aveva potuto mostrare quanti ragnateli lo tenevano alla parete , quanta polvere fosse caduta sul suo pelo maculato ormai anche qua e là da molte gromme di muffa ! E Mauro Mortara era riuscito con occhi atroci , gonfii e rossi dal pianto , e per poco non era saltato addosso a don Cosmo che , passeggiando per il corridojo , s ' era fermato stupito , dapprima , a mirarlo in quello stato , e aveva poi cercato di trattenerlo e di calmarlo . - Se non sapessi che vostra madre fu una santa , direi che siete un bastardo ! - gli aveva gridato , quasi con le mani in faccia . Don Cosmo non s ' era scomposto , se non per sorridere mestamente , tentennando il capo , in segno di commiserazione ; e gli aveva domandato dove volesse andare , contro chi combattere alla sua età . Mauro se n ' era scappato , senza dargli risposta . E veramente , giù , nella sua stanza a terreno , aveva cominciato a darsi attorno per la partenza . Alla sua età ? Sangue della Madonna , che età ? si parlava d ' età , a lui ! Dove voleva andare ? Non lo sapeva . Armato , pronto a qualunque cimento , sarebbe salito a Girgenti , a consigliarsi e accordarsi con gli altri veterani , con Marco Sala , col Ceràulo , col Trigòna , con Mattia Gangi che certo come lui , se avevano ancora sangue nelle vene , dovevano sentire il bisogno d ' armarsi e correre in difesa dell ' opera comune . Se i nemici s ' erano uniti , raccolti in fasci , perché non potevano unirsi , raccogliersi in fascio anche loro , della vecchia guardia ? I soldati non bastavano ; bisognava dar loro man forte ; sciogliere con la forza quei fasci , cacciarne via tutti quei cani a fucilate , se occorreva . Certo c ' erano i preti , sotto , che fomentavano ; e anche la Francia , anche la Francia dicevano che mandava denari , sottomano , per smembrare l ' Italia e rimettere in trono , a Roma , il papa . E chi sa che , scoppiata la rivoluzione , non volesse sbarcar da Tunisi in Sicilia ? Come rimaner lì con le mani in mano , senza nemmeno tentare una difesa , senza nemmeno farsi vedere dagli antichi compagni e dir loro : - Son qua - ? Bisognava partire , partir subito ! Se non che , a poco a poco , quella sua furia s ' era trovata impigliata , come in una ragna , dalle tante reliquie della sua vita avventurosa , esumate da vecchie casse e cassette e sacche logore e rattoppate e involti di carta ingiallita , strettamente legati con lo spago . Avrebbe voluto farne uno scarto e portarsene addosso quante più poteva tra le più care . Confuso , stordito , frastornato dai ricordi risorgenti da ognuna , a un certo punto s ' era sentito fumar la testa e aveva dovuto smettere . No , non era possibile liberarsi con tanta precipitazione da tutti quei legami . E aveva rimandato la partenza al giorno dopo . Tutta la notte era stato fuori , per la campagna , farneticando . La voce del mare era quella del Generale ; le ombre degli alberi erano quelle degli antichi congiurati di Valsanìa ; e quella e queste seguitavano a incitarlo a partire . Sì , domani , domani : sarebbe andato incontro a quegli assassini ; lo avrebbero sopraffatto e ucciso ; ma sì , questo voleva , se la distruzione doveva compiersi ! Che valore avrebbero più avuto , altrimenti , le sue medaglie ? Bisognava morire per esse e con esse ! E se le sarebbe appese al petto , domani , correndo incontro ai nuovi nemici della patria . Perché la Sicilia non doveva essere disonorata , no , no , non doveva essere disonorata di fronte alle altre regioni d ' Italia che si erano unite a farla grande e gloriosa ! Il giorno dopo , con l ' enorme berretto villoso in capo , tutto affagottato e imbottito di carte e di reliquie , le quattro medaglie al petto , lo zàino dietro le spalle e armato fino ai denti , s ' era presentato a don Cosmo per licenziarsi . E sarebbe partito senza dubbio , se insieme con don Cosmo non si fosse adoperato in tutti i modi a trattenerlo Leonardo Costa , sopravvenuto da Porto Empedocle . Licenziatosi dal Salvo , dopo la morte del figlio , e ricaduto nella misera e incerta condizione di sorvegliante alle stadere , Leonardo Costa aveva accettato , più per non vedersi solo che per altro , l ' offerta pietosa di don Cosmo , di venire ogni sera da Porto Empedocle a cenare e a dormire a Valsanìa . Il cammino non era breve né facile al bujo , le sere senza luna , per quella stradella ferroviaria ingombra e irta di brecce . Dopo la sciagura , una stanchezza mortale gli aveva reso le gambe gravi , come di piombo . Più volte s ' era veduto venire incontro minaccioso il treno ; più volte aveva avuto la tentazione di buttarcisi sotto e finirla . Quando giù alla marina non trovava lavoro , se ne risaliva presto alla campagna , e per suo mezzo , da un po ' di tempo , le notizie a Valsanìa arrivavano senza ritardo . Se quel giorno , non avesse recato quella dello sbarco a Palermo del corpo d ' armata che in un batter d ' occhio avrebbe certamente domato e spazzato la rivolta , né lui né don Cosmo sarebbero riusciti a trattenere Mauro con la forza . A calmarlo ancor più , era poi venuta la notizia della proclamazione dello stato d ' assedio e del disarmo . Nemmen per ombra gli era passato il dubbio , che l ' ordine di consegnare le armi potesse riferirsi anche a lui , o che potesse correre il rischio d ' esser tratto in arresto , se fosse salito alla città armato . Le sue armi erano come quelle dei soldati ; il permesso di portarle gli veniva dalle sue medaglie . Le notizie recate dopo dal Costa avevano fatto su l ' anima di lui quel che su una macchia già arruffata dalla tempesta suol fare una rapida vicenda di sole e di nuvole . S ' era schiarito un poco , sapendo che a Roma Roberto Auriti era stato scarcerato , quantunque soltanto per la concessione della libertà provvisoria , e che il fratello Giulio aveva condotto con sé a Roma la sorella e il nipote ; e scombujato alla rivelazione inattesa che Landino , il nipote del Generale , colui che ne portava il nome , era tra i caporioni della sommossa , e che era fuggito da Palermo , dopo la proclamazione dello stato d ' assedio , per sottrarsi all ' arresto . Dopo questa notizia s ' era messo a guardare con cipiglio feroce Leonardo Costa , appena lo vedeva arrivare stanco e affannato da Porto Empedocle . L ' ansia di sapere era fieramente combattuta in lui dal timore rabbioso che , a cuor leggero , quell ' uomo lo costringesse ad armarsi e a partire da Valsanìa . Dacché era stato sul punto di farlo , conosceva per prova quel che gli sarebbe costato staccarsi da quella terra , strapparsi da tutti i ricordi che ve lo legavano , abbandonar la custodia del camerone , la sua vigna , i suoi colombi , gli alberi , che per tanto tempo avevano ascoltato i suoi discorsi . Ma Leonardo Costa , dopo le furie dell ' altra volta , sapeva ormai quali notizie erano per lui , quali per don Cosmo e per donna Sara Alàimo . Si era lasciata scappar quella intorno al figlio del principe , perché supponeva che Mauro già lo sapesse socialista e dovesse aver piacere conoscendo ch ' era riuscito a fuggire . L ' ultima notizia che il Costa recò , nuova nuova , fu tra i lampi , il vento e la pioggia d ' una serataccia infernale . Mauro aveva apparecchiato da cena , in vece di donna Sara da due giorni a letto per una forte costipazione , e ora stava con don Cosmo nella sala da pranzo in attesa dell ' ospite che , forse a causa del cattivo tempo , tardava a venire . Quell ' attesa lo irritava , non tanto perché avesse voglia di mangiare , quanto perché temeva andasse a male la cena apparecchiata . Aveva fatto sempre ogni cosa con impegno , e tra i tanti ricordi che gli davano soddisfazione c ' era anche quello d ' aver fatto « leccar le dita » agli Inglesi , quando era stato cuoco prima a bordo e poi a Costantinopoli . Una delle ragioni del suo odio per donna Sara era appunto la gioja maligna manifestata più volte da questa per la pessima riuscita di qualche lezione di culinaria che aveva voluto impartirle . Fuori d ' esercizio e con l ' animo sconvolto e distratto da tanti pensieri , si cimentava da due giorni con coraggio imperterrito nella confezione dei più complicati intingoli , e avvelenava l ' ospite e il povero don Cosmo . - Come vi pare ? - Ah , un miele , - rispondeva questi , invariabilmente . - Forse , però , ho poco appetito . - Al senso mio , - arrischiava il Costa , - mi pare che ci manchi un tantino di sale . - O Marasantissima , - prorompeva Mauro , - eccovi la saliera ! Donna Sara era da due giorni digiuna . Tra gli urli del vento , i boati spaventosi del mare , lo scroscio della pioggia , si udivano i suoi scoppii di tosse , e lamenti e preghiere recitate ad alta voce . In preda , certo , a un assalto furioso di mania religiosa , s ' era asserragliata nella sua cameretta e rifiutava ogni cibo e ogni cura . Di tanto in tanto don Cosmo , sentendola tossire più forte e più a lungo , si recava premuroso a chiamarla dietro l ' uscio e a domandarle se volesse qualche cosa . Per tutta risposta donna Sara gli gridava , appena poteva , con voce soffocata : - Pentìtevi , diavolacci ! E riprendeva a gridare avemarie e paternostri . Finalmente arrivò Leonardo Costa , in uno stato miserando , tutto scompigliato dal vento , con l ' acqua che gli colava a ruscelli dal cappotto e con tre dita di fango attaccato agli scarponi . Non tirava più fiato e non poteva più tener ritta la testa , dalla stanchezza . Mauro , per ricetta , gli fece subito trangugiare un bicchierone di vino , opponendo alla resistenza la solita esclamazione : - Oh Marasantissima , lasciatevi servire ! Don Cosmo s ' affrettò a condurselo in camera e lo ajutò a cangiarsi d ' abito , facendogliene indossare uno suo che gli andava molto stretto , ma almeno non era bagnato . Intanto Mauro aveva portato in tavola e gridava dalla sala da pranzo : - Santo diavolone , venite o non venite ? Quando vide comparire l ' uno e l ' altro con due visi stralunati , si mise in apprensione e domandò aggrondato : - Che altro c ' è ? Nessuno dei due gli rispose . Don Cosmo , invece , domandò al Costa : - E Ippolito ? Ippolito ? - Dormiva , - rispose quello . - Alle tre di notte ! Dormiva . Ma dice che , quando l ' uomo di guardia , costretto ad aprire il cancello , corse alla villa ad avvertire ... - Parlate di don Landino ? - lo interruppe a questo punto Mauro , cacciandosi tra i due furiosamente . - Ditemi che cos ' è ! - No , che don Landino ! - gli rispose il Costa , mostrando sul volto una trista gajezza . - Gli hanno fatto l ' ultima a quel degno galantuomo che è stato qua un mese a pestarvi la faccia ! So che voi lo amate quanto me ! - Il Salvo ? - Già ! E il Costa alzò un piede come per darlo sul collo del caduto . Seguitò : - Sua sorella , la moglie del principe , ha preso la fuga , questa notte , col deputato Capolino ... - La fuga ? Come , la fuga ? - Come , eh ? Ci vuol poco ... Quello è venuto a pigliarsela con la carrozza , e son partiti di nottetempo , con la corsa delle tre , per Palermo . Certo s ' erano accordati avanti ... Don Cosmo , ancora stralunato , mormorava tra sé in disparte : - Povero Ippolito ... povero Ippolito ... - Gli sta bene ! - corse a gridargli Mauro in faccia . - Mescolarsi con una tal razza di gente , - aggiunse il Costa con una smorfia di schifo . - Del resto , sa , sì - don Cosmo ? una certa mortificazione , forse , non dico di no ... Lo scandalo è grosso : non si parla d ' altro a Girgenti e alla marina ... Ma , dopo tutto ... già non la trattava nemmeno da moglie ... dice che dormivano divisi e che ... a sentir le male lingue ... quel cagliostro , dice , se la piglia com ' era prima del matrimonio ... Quando l ' uomo di guardia corse alla villa ad annunziare la fuga e il cameriere andò a svegliare il principe , dice che egli non alzò neanche la testa dal cuscino e rispose al cameriere : « Ah sí ? Buon viaggio ! Penserò domani ad averne dispiacere , quando mi sarò levato ... » . Don Cosmo negò più volte energicamente col capo e aggiunse : - Non sono parole d ' Ippolito , codeste ! - Per conto mio , - riprese il Costa , sedendo con gli altri a tavola e cominciando a cenare , - che vuole che le dica ? Mi dispiace per il principe ; ma ci ho gusto , un gran gusto per l ' onta che n ' avrà il fratello ... Ah , sì - don Cosmo , non so davvero perché vivo ! Vorrei salvarmi l ' anima , glielo giuro ; vorrei darle tempo di superar la pena , perché almeno in punto di morte potesse perdonare e salirsene a Dio ... Ma no , sì - don Cosmo : la pena è più forte e si mangia l ' anima ; l ' odio mi cresce e si fa più rabbioso di giorno in giorno ; e allora dico : perché ? non sarebbe meglio ammazzar prima lui e poi me , e farla finita ? - Forse , - mormorò don Cosmo , - gli fareste un regalo ... - Ecco ciò che mi tiene ! - esclamò il Costa . - Perché sarebbe un regalo anche per me ! - Mangiate e non piangete ! - gli gridò Mauro . - Abbiate pazienza , don Mauro , - gli disse allora il Costa , forzandosi a sorridere . - Nei vostri piatti , per il palato mio , ci manca sempre un tantino di sale . Qualche lagrimuccia è condimento . Don Cosmo , intanto , assorto , mirando attentamente un pezzetto di carne infilzato nella forchetta sospesa , diceva tra sé : - Come due ragazzini ... E tra i colpi di tosse donna Sara seguitava a gridar di là : - Pentìtevi , diavolacci ! pentìtevi ! All ' improvviso , mentre i tre seduti a tavola finivano di cenare , da fuori , ove il vento e la pioggia infuriavano , tra il fragorìo continuo degli alberi e del mare , s ' intesero i furibondi latrati dei mastini che ogni sera , su i gradini della scala , stavano ad aspettar l ' uscita del padrone dopo la cena . Mauro , accigliato , si rizzò sul busto e tese l ' orecchio . Quei latrati avvisavano che qualcuno era presso la villa . E chi poteva essere a quell ' ora , con quel tempo da lupi ? si udirono grida confuse . Mauro balzò in piedi , corse a prendere il fucile appoggiato a un angolo della sala , e s ' avviò alla porta . Prima d ' aprire , applicò l ' orecchio al battente e subito , intendendo che giù , innanzi alla villa , i cani cercavano d ' impedire il passo a parecchi che se ne difendevano gridando , spense il lume , spalancò la porta e , tra lo scroscio violento della pioggia , nella tenebra sconvolta , spianando il fucile , urlò dal pianerottolo : - Chi è là ? Un palpito di luce sinistra mostrò per un attimo , in confuso , la scena . Mauro credette d ' intravedere quattro o cinque che , minacciando disperatamente , indietreggiavano all ' assalto dei mastini . - Mauro , perdio ! Questi cani ! Ne ammazzo qualcuno ! Ti chiamo da tre ore ! - Don Landino ? E Mauro , fremente , si precipitò dalla scala , tra il vento , sotto la pioggia furiosa . - Dove siete ? dove siete ? Alla voce del padrone i cani desistettero dall ' assalto , pur seguitando ad abbajare . - Mauro ! - Voi qua ? - gridò questi , cercando , invece dei cani , d ' impedir lui ora il passo . - Avete il coraggio di rifugiarvi qua coi vostri compagni d ' infamia ? Non vi ricevo ! Andatevene ! Questa è la casa di vostro Nonno ! Non vi ricevo ! - Mauro , sei pazzo ? - In nome di Gerlando Laurentano , via ! Andatevene ! Là , da vostro padre è il rifugio per voi e pei vostri compagni , non qua ! Non vi ricevo ! - Sei pazzo ? Lasciami ! - gridò Lando , strappandosi dalla mano di Mauro , che lo teneva afferrato per un braccio . Sprazzò sul pianerottolo della scala un lume , che subito il vento spense . E don Cosmo , accorso col Costa , chiamò di là : - Landino ! Landino ! Questi rispose : - Zio Cosmo ! - e , rivolto ai compagni : - Su , su , andiamo su ! - Don Landino ! - gl ' intimò allora Mauro con voce squarciata dall ' esasperazione . - Non salite alla villa di vostro Nonno ! Se voi salite , io me ne vado per sempre ! Ringraziate Iddio che vi chiamate Gerlando Laurentano ! Questo solo mi tiene dal farvi fare una vampa , a voi e a codeste carogne , sacchi di merda , che avete accanto ! Ah sì ? salite ? Un fulmine , Dio , che la dirocchi e vi schiacci tutti quanti ! Aspettate , ecco qua , tenete , compite la vostra prodezza ! Vi consegno la chiave ! E la grossa chiave del camerone venne a sbattere contro la porta che si richiudeva . - E pazzo ! è pazzo ! - ripetevano al bujo Lando , don Cosmo , il Costa cercando in tasca i fiammiferi per riaccendere il lume , mentre i compagni di Lando , storditi da quell ' accoglienza nel ricovero tanto sospirato e ora finalmente raggiunto , domandavano ansimanti e perplessi : - Ma chi è ? - Pazzo davvero ? - O perché ? Riacceso il lume , i cinque fuggiaschi , Lando , Lino Apes , Bixio Bruno , Cataldo Sclàfani e l ' Ingrao , apparvero come ripescati da una fiumara di fango . Cataldo Sclàfani , dalla faccia spiritata , già ispida su le gote , sul labbro e sul mento della barba che gli rispuntava , era più di tutti compassionevole : pareva un convalescente atterrito , scappato di notte da un ospedale schiantato dalla tempesta . Fu per un momento uno scoppiettìo di brevi domande e di risposte affannose , tra esclamazioni , sospiri e sbuffi di stanchezza ; e chi si scrollava , e chi pestava i piedi , e chi cercava una sedia per buttarcisi di peso . - Inseguiti ? - No , no ... - Scoperti ? ... - Forse ! ... - Ma che ! no ... - Sì ... - Forse Lando ... - A piedi ! E come ? ... - Da tre giorni ! - Diluvio ! diluvio ! ... - Ma come , dico io , senz ' avvertire ? senz ' avvertire ? Quest ' ultima esclamazione era - s ' intende - di don Cosmo . L ' andava ripetendo all ' uno e all ' altro , sforzandosi di concentrarsi nella gran confusione che gli faceva grattar la barba su le gote con ambo le mani . - Dico ... dico ... Ma come ? ... senz ' avvertire ? ... E chi sa fino a quando l ' avrebbe ripetuto , se finalmente non gli fosse balenata l ' idea che bisognava dare ajuto in qualche modo a quei giovanotti . Che ajuto ? - Ecco , venite , venite qua ! - prese a dire , afferrando per le braccia ora l ' uno ora l ' altro . - Spogliatevi , subito ... Ho roba ... roba per tutti ... qua , qua in camera mia ... nella cassapanca , venite con me ! Bixio Bruno e l ' Ingrao , meno storditi e meno stanchi degli altri , s ' opposero energicamente a quella strana insistenza . - Ma no ! Ma lasci ! - gridò il primo . - Non c ' è da perder tempo ... È distante molto Porto Empedocle da qua ? - Ecco , sì , - esclamò Lando , rivolto allo zio . - Qualcuno ... un contadino fidato , da spedire a Porto Empedocle subito , per noleggiare una barca ... qualche grossa barca da pesca ... - Prima che spunti il giorno , per carità ! - raccomandò lo Sclàfani , facendosi avanti con la sua aria spiritata . - Dovremmo essere in mare prima che spunti il giorno ! Forse siamo stati scoperti ... - E dàlli ! Ti dico di no - gli gridò l ' Ingrao . - E io ti dico invece di sì - ribatté lo Sclàfani . - Alla stazione cli Girgenti , Lando , potrei giurare , è stato riconosciuto ... Leonardo Costa fece osservare che il noleggio di una barca , in un frangente come quello , non era incarico da affidare a un contadino . - Posso andare io , se volete ! Anzi , andrò io , ora stesso ! - Con questo tempo ? - domandò angustiato don Cosmo . - Signori miei , non precipitate così le cose ... Spogliatevi , date ascolto a me : prenderete un malanno ... Vedete ... ecco qua ... quest ' amico mio ... vedete ... l ' ho fatto cambiare io , or ora ... C ' è roba ... roba per tutti .. nella cassapanca , venite a vedere ! Il Costa con un gesto d ' impazienza , domandò ai giovani : - Vorreste che venisse qua sotto Valsanìa , la barca ? - Sì , sì , qua ! - rispose Lando . - No , zio , per carità , mi lasci stare ! - Spògliati , ti dico ... - Non è prudente , - seguitò Lando , rivolto al Costa , mentre lo zio gli strappava per forza il soprabito , - non è prudente mostrarci a Porto Empedocle . A quest ' ora a tutti i porti di mare sarà certo venuto da Palermo l ' ordine della nostra cattura . - Ma sarà difficile , - fece notare allora il Costa , - che approdi qua sotto , di notte , una tartana , con questo mare grosso ... Basta ; non mi tiro indietro ... si potrà tentare ... E corse a prendere in sala l ' ampio mantello a cappuccio , ancora zuppo di pioggia . - Amici ! - gridò l ' Ingrao , - non sarebbe meglio seguire questo signore , ora che è notte e nessuno ci vede ? Ci terremo nascosti in prossimità del paese , fintanto che egli non avrà noleggiato la barca ! Il consiglio non fu accettato per una savia considerazione di Lino Apes : - Ma che dite ? Credete che una tartana si noleggi in quattro e quattr ' otto , di nottetempo e con questo tempo ? Bisognerà trovare il padrone ... - Lo conosco ! - interruppe il Costa . - Ne conosco uno io , mio amico , fidatissimo . - E i marinaj ? - domandò l ' Apes . - Il padrone solo non basta . - Certo ! Bisognerà trovare anche i marinaj , - riconobbe il Costa , - e allestir la barca ... Prima di giorno non si farà a tempo . - E allora , no ! - gridò subito lo Sclàfani , rifacendosi avanti impetuosamente . - A Porto Empedocle , no , di giorno ! Converrà imbarcarci qua ! - Intanto , io vado ! - disse Leonardo Costa , che si era già incappucciato . - Povero amico ! - gemette don Cosmo . - Ma proprio ? ... Il Costa non volle sentir commiserazioni né ringraziamenti e s ' avventurò nella tenebra tempestosa . Allorché Lando seppe che costui era il padre di Aurelio Costa , barbaramente assassinato insieme con la moglie del deputato Capolino dai solfaraj del Fascio d ' Aragona , guardò cupamente l ' Ingrao e gli altri compagni . Interpretando male quello sguardo , il Bruno manifestò , sebbene esitante , il sospetto non si fosse quegli recato a Porto Empedocle per vendicarsi , denunziandoli . Don Cosmo allora , accomodando la bocca , emise il suo solito riso di tre oh ! oh ! oh ! - Quello ? - disse ; e spiegò il sentimento e la devozione del suo povero amico , il quale , facendo carico della morte del figliuolo soltanto a Flaminio Salvo , non pensava neppur lontanamente ai socii del Fascio d ' Aragona . - Oh , a proposito ! - disse poi , colpito dal nome del Salvo , venutogli così per caso alle labbra . E si chiamò Lando in disparte per annunziargli la fuga di donna Adelaide . - Come una ragazzina , capisci ? Alle tre di notte ! Nel trambusto , era rimasta finora inavvertita la voce di donna Sara Alàimo che , credendo forse a una vera invasione di demonii in quella notte di tempesta , ripeteva più arrabbiata che mai dalla sua remota cameretta in fondo al corridojo : - Pentìtevi , diavolacci ! Il grido strano giunse spiccatissimo in quel momento di silenzio , e tutti , tranne don Cosmo , ne rimasero sbalorditi ; anche Lando , già sbalordito per conto suo dalla notizia che gli aveva dato lo zio . - Chi è ? - Ah , niente , donna Sara ! - rispose quegli , come se Lando e i compagni conoscessero da un pezzo la vecchia casiera di Valsanìa . - Mi sta facendo impazzire , parola d ' onore ... S ' è chiusa da due giorni in camera , e grida così ... È malata , poverina . Anche di ... E si picchiò con un dito la fronte . I quattro compagni di Lando si guardarono l ' un l ' altro negli occhi . Dov ' erano venuti a cacciarsi dopo tre giorni di fuga disperata ? Pazzo era stato dichiarato il vecchio , che aveva fatto loro in principio quella bella accoglienza ; pazza era dichiarata ora anche quest ' altra vecchia ; e che fosse perfettamente in sensi chi dichiarava pazzi con tanta sicurezza quegli altri due , non appariva loro , in verità , molto evidente . Finora quello zio di Lando , tranne che per i loro abiti bagnati e inzaccherati , non aveva mostrato altra costernazione . - State ancora così ? - esclamò , difatti , meravigliato , don Cosmo , dopo aver dato quel ragguaglio sul grido di donna Sara , e corse ad aprir la cassapanca , ov ' eran riposti i suoi abiti smessi . - Qua , qua ... prendete ... vi dico che c ' è roba per tutti I quattro giovani non poterono piú tenersi dal ridere , e presero ad ajutarsi a vicenda per spiccicarsi d ' addosso gli abiti inzuppati di pioggia - L ' importante , v ' assicuro io , - diceva don Cosmo , - è questo soltanto , per ora : di non prendere un raffreddore . Minchionatemi pure , ma cambiatevi . Che ci fosse roba per tutti , intanto , era soverchia presunzione . Lino Apes , non trovando più nella cassapanca nessun capo di vestiario per sé , gli si fece innanzi con la tonaca da seminarista distesa su le braccia come una bambina da portare al battesimo : - Posso prender questa ? - E perché no ? Ah , che cos ' è , la tonaca ? Eh ... se vi andrà ... E sorrise alle risa di quei quattro che si paravano goffamente degli altri abiti , esalanti tutti un acutissimo odore di canfora . Cataldo Sclàfani s ' era acconciato con la napoleona e , poiché gli faceva male il capo , s ' era annodato alla carrettiera un bel fazzolettone giallo , di cotone , a quadri rossi . La gioventù a poco a poco riprendeva il sopravvento . Nessuno pensò più alla disfatta , all ' incertezza dell ' avvenire . Tra gli spintoni e la baja dei compagni , Lino Apes , stremenzito in quella tonaca di seminarista , corse in cucina a riaccendere il fuoco . Avevano fame ! avevano sete ! Ma qua don Cosmo sentì cascarsi l ' asino : sapeva appena dove fosse la dispensa ; e la chiave forse l ' aveva Mauro con sé . - La chiave ? - gridò l ' Ingrao . - L ' ho trovata ! E corse a raccattare dal pianerottolo della scala quella che Mauro aveva scagliata contro la porta , rimasta là fuori . - Eccola qua ! eccola qua ! Don Cosmo stette un pezzo a osservarla . - Questa ? - disse . - No ... Oh che cos ' è ? questa è la chiave del camerone ! Dove l ' avete presa ? Nella confusione non aveva inteso l ' ultimo grido di Mauro ; e , come gli fu detto che quella chiave era stata scagliata contro Lando , subito s ' impensierí e , volgendosi a questo : - Ma allora vedrai che ... oh per Dio ! - esclamò , - se ti ha buttato la chiave , vedrai che se ne va davvero ... Forse se n ' è già andato ! - Andato ? dove ? - domandò Lando , costernato anche lui e addolorato . - E chi lo sa ? - sospirò don Cosmo . E narrò in breve come già a stento fosse riuscito una prima volta a trattenerlo ; poi , siccome gli altri quattro giovani ridevano dei pazzi propositi e del sentimento di quello strano vecchio , gli bisognò dir loro chi fosse , che avesse fatto , che cosa fosse per lui quel camerone e che contenesse . - Ah sì ? Anche un leopardo imbalsamato ? E , incuriositi , Lino Apes , l ' Ingrao , il Bruno , lo Sclàfani , appena don Cosmo e Lando si recarono a cercar di Mauro , ripresa quella chiave , entrarono nel camerone . Sott ' esso appunto era la stanza di Mauro Mortara . Don Cosmo e Lando , con una candela in mano , erano entrati in uno stanzino segreto , ov ' era una botola che conduceva al pianterreno della villa ; senza far rumore avevano sollevato da terra la caditoja ed erano scesi per la ripida scala di legno non ben sicura alla cantina ; di qua eran passati nel palmento ; avevano poi attraversato due ampii magazzini vuoti , uno sgabuzzino pieno di vecchi arnesi rurali affastellati , ed erano arrivati a un uscio interno della stanza di Mauro . Chinandosi a guardare , Lando s ' accorse , dalla soglia , che c ' era lume . - Mauro ! - chiamò allora don Cosmo . - Mauro ! Nessuna risposta . Lando tornò a chinarsi per guardare attraverso il buco della serratura . Veniva , di su , il frastuono di quei quattro , che rincorrevano per il camerone Lino Apes vestito da seminarista , e gridavano , e ridevano . Mauro Mortara , seduto davanti a una cassa , tratta da sotto il letto , stava con le braccia appoggiate su l ' orlo del coperchio sollevato , e il viso affondato tra le braccia . - C ' è ? che fa ? - domandò don Cosmo . Lando levò rabbiosamente un pugno verso il soffitto , donde veniva il fracasso dei compagni . Sentiva , tra il dispetto acerbo contro questi e contro se stesso , un vivo rimorso della fiera offesa recata al sentimento di quel suo caro vecchio , e un angoscioso cordoglio di non potere in quel momento unire il suo richiamo affettuoso a quello dello zio . - Che fa ? - ridomandò questi , più piano . Che cosa facesse Mauro , col viso così nascosto tra le braccia , lo dicevano chiaramente le medaglie che , appese al petto e ciondolanti per la positura in cui stava , traballavano a tratti . Piangeva ... sì ... ecco ... piangeva ... e aveva alle spalle quel suo comico zainetto che già gli aveva veduto a Roma . - Mauro ! - chiamò di nuovo don Cosmo . A questo nuovo richiamo , Lando , ancora con l ' occhio al buco della serratura , gli vide sollevar la faccia e tenerla un po ' sospesa , senza tuttavia voltarla verso l ' uscio ; lo vide poi alzarsi e accostarsi di furia al tavolino . - Ha spento il lume , - disse allo zio , rizzandosi . Stettero entrambi un pezzo in ascolto , perplessi nell ' attesa di sentirgli aprir la porta . Si videro lì , allora , come imprigionati ; non avevan le chiavi né dei magazzini , né del palmento , né della cantina , e dovevano dunque ritornar su , se volevano impedirgli d ' andare ; bisognava far presto , per non dargli tempo d ' allontanarsi troppo . Ma nessun rumore veniva più dalla stanza . Don Cosmo fe ' cenno al nipote di risalire , in silenzio . Quando furono nel primo dei due magazzini , si fermò e disse sottovoce : - Tanto , se vuole andare , né tu né io potremmo trattenerlo con la forza . Forse ritornerà , quando voi sarete partiti e gli sarà sbollita la collera . Lando guardò quel suo vecchio zio , da lui appena conosciuto , in quel vasto magazzino , in cui il lume della candela projettava mostruosamente ingrandite le ombre dei loro corpi ed ebbe l ' impressione che una strana realtà impensata gli s ' avventasse agli occhi all ' improvviso , con la stramba inconseguenza d ' un sogno . Da un pezzo non vedeva più la ragione dei suoi atti che gli lasciavan tutti uno strascico di rincrescimento , un amaro sapore d ' avvilimento ; ma ora , più che mai , di fronte alla realtà così stranamente spiccata di quel suo zio fuori della vita , in quell ' antica solitaria campagna , lì davanti a lui , in quel magazzino vuoto , con quella candela in mano . Fu tentato di spegnerla , come dianzi Mauro aveva spento il lume nella sua stanza di là . Udì la voce del vento , i boati del mare : fuori era il bujo tempestoso ; anche quello della sorte che lo aspettava . Bisognava che in quel bujo , a ogni costo , assolutamente , trovasse una ragione d ' agire , in cui tutte le sue smanie si quietassero , tutte le incertezze del suo intelletto cessassero dal tormentarlo . Ma quale ? ma quando ? ma dove ? - Passerà , - diceva poco dopo don Cosmo , con gli angoli della bocca contratti in giù , la fronte increspata come da onde di pensieri ricacciati indietro dal riflusso della sua sconsolata saggezza , e con quegli occhi che pareva allontanassero e disperdessero nella vanità del tempo tutte le contingenze amare e fastidiose della vita . - Passerà , cari miei ... passerà ... I quattro giovani avevano trovato da sé la dispensa e , poiché era aperta , avevan portato di là in tavola quanto poteva servire al loro bisogno ; ora , dopo il pasto e saziata la sete , facevano sforzi disperati per resistere alla stanchezza aggravatasi su le loro pàlpebre all ' improvviso . Quell ' esclamazione di don Cosmo era in risposta alla rievocazione ch ' essi avevano fatta , alcuni con cupa amarezza , altri con rabbioso rammarico e Lino Apes con la sua solita arguzia , degli ultimi avvenimenti tumultuosi . Guardandoli come già lontanissimi nel tempo , don Cosmo non riusciva a scorgerne più né il senso né lo scopo . Dal suo aspetto , agli occhi di Lando , spirava quello stesso sentimento che spira dalle cose che assistono impassibili alla fugacità delle vicende umane . - Avete visto il leopardo ? - Sì , bello ... bello - brontolò l ' Ingrao , cacciando il volto , deturpato dall ' atra voglia di sangue , tra le braccia appoggiate su la tavola . - Quello era un leopardo vivo ! Lino Apes spalancò gli occhi e domandò , quasi con spavento : - Mangiava ? - Lo dico , - riprese don Cosmo , - perché ora , cari miei , è pieno di stoppa e non mangia più . E quella lettera di mio padre ? L ' avete letta ? Un foglietto di carta sbiadito ... E la scrisse una mano viva , come questa mia , guardate ... Che cos ' è ora ? Quel povero pazzo l ' ha messa in cornice ... Luigi Napoleone ... il colpo di Stato ... gli avvenimenti della Francia ... Raccolse le dita delle mani a pigna e le scosse in aria , come a dire : « Che ce n ' è più ? che senso hanno ? » . - Realtà d ' un momento ... minchionerie ... Si alzò ; s ' appressò ai vetri del balcone che da un pezzo non facevano più rumore , e si voltò al nipote : - Senti che silenzio ? - disse . - Ti do la consolante notizia che il vento è cessato ... - Cessato ? - domandò Cataldo Sclàfani , levando di scatto dalle braccia , che teneva anche lui appoggiate alla tavola , la faccia spiritata , da convalescente , col fazzoletto giallo tirato fin su le ciglia . - Bene bene ... C ' imbarcheremo qua ... Buona notte ! E si ricompose a dormire . - Così tutte le cose ... - sospirò don Cosmo , mettendosi a passeggiare per la sala ; e seguitò , fermandosi di tratto in tratto : - Una sola cosa è triste , cari miei : aver capito il giuoco ! Dico il giuoco di questo demoniaccio beffardo che ciascuno di noi ha dentro e che si spassa a rappresentarci di fuori , come realtà , ciò che poco dopo egli stesso ci scopre come una nostra illusione , deridendoci degli affanni che per essa ci siamo dati , e deridendoci anche , come avviene a me , del non averci saputo illudere , poiché fuori di queste illusioni non c ' è più altra realtà ... E dunque , non vi lagnate ! Affannatevi e tormentatevi , senza pensare che tutto questo non conclude . Se non conclude , è segno che non deve concludere , e che è vano dunque cercare una conclusione . Bisogna vivere , cioè illudersi ; lasciar giocare in noi il demoniaccio beffardo finché non si sarà stancato ; e pensare che tutto questo passerà ... passerà ... Guardò in giro alla tavola e mostrò a Lando i suoi compagni già addormentati . - Anzi , vedi ? è già passato ... E lo lasciò lì solo , innanzi alla tavola . Lando mirò i penosi atteggiamenti sguajati , le comiche acconciature , le facce disfatte dalla stanchezza de ' suoi amici e invidiò il loro sonno e ne provò sdegno allo stesso tempo . Avevano potuto scherzare ; ora potevano dormire , dimentichi che dei disordini provocati dalle loro predicazioni a una gente oppressa da tante iniquità ma ancor sorda e cieca , s ' avvaleva ora il governo per calpestare ancora una volta quella terra , che sola , senza patti , con impeto generoso s ' era data all ' Italia e in premio non ne aveva avuto altro che la miseria e l ' abbandono . Potevano dormire , quei suoi amici , dimentichi del sangue di tante vittime , dimentichi dei compagni caduti in mano della polizia , i quali certo , domani , sarebbero stati condannati dai tribunali militari ... Si alzò anche lui ; si recò alla sala d ' ingresso , desideroso d ' uscire all ' aperto , a trarre una boccata d ' aria , per liberarsi dell ' angoscia che l ' opprimeva , ora che il vento e la pioggia erano cessati . Ma innanzi alla porta si fermò , vinto dall ' odore di antica vita che covava in quella villa ove suo nonno era vissuto , ove con quel desolato sentimento di precarietà lasciava invano passare i suoi tristi giorni quel suo zio , ove Mauro Mortara ... Subito si scosse al ricordo del suo vecchio snidato da lui crudelmente negli ultimi giorni da quella dimora che il culto di tante memorie gli rendeva sacra ; più che per tutto il resto sentì dispetto e onta dell ' opera sua e dei suoi compagni per quest ' ultima conseguenza ch ' essa cagionava : di cacciar via da Valsanìa il suo vecchio custode , colui che gli appariva da un pezzo come la più schietta incarnazione dell ' antica anima isolana ; e corse per tentar di placarlo , per gridargli il suo pentimento e forzarlo a rimanere . La porta della stanza di Mauro era aperta ; la stanza era al bujo e vuota . Su la soglia stavano incerti e come smarriti i tre mastini . Non abbajarono . Anzi , gli si fecero attorno ansiosi , drizzando le aguzze orecchie , scotendo la breve coda , quasi gli chiedessero perché il loro padrone , seguito da essi come ogni notte , a un certo punto si fosse voltato a cacciarli , a rimandarli indietro rudemente : perché ? Da un balcone in fondo venne la voce di don Cosmo : - Se n ' è andato ? - Sì , - rispose Lando . Don Cosmo non disse più nulla . Nella tetraggine , solenne e come sospesa , della notte ancora inquieta , rimase a udire il fragore del mare sotto le frane di Valsanìa e l ' abbajare più o men remoto dei cani ; poi , con una mano sul capo calvo , si affisò ad alcune stelle , chiodi del mistero com ' egli le chiamava , apparse in una cala di cielo , tra le nuvole squarciate . Senza curarsi del fango della strada , dove i suoi stivaloni ferrati affondavano e spiaccicavano ; con gli occhi aggrottati sotto le ciglia e quasi chiusi ; tutto il viso contratto dallo sdegno ; un agro bruciore al petto e la mente occupata da una tenebra più cupa di quella che gli era intorno , Mauro Mortara era , intanto , più d ' un miglio lontano da Valsanìa . Andava nella notte ancora agitata dagli ultimi fremiti della tempesta , investito di tratto in tratto da raffiche gelate che gli spruzzavano in faccia la pioggia stillante dagli alberi , di qua e di là dalle muricce , lungo lo stradone . Andava curvo , a testa bassa , il fucile appeso a una spalla , le due pistole ai fianchi , un pugnale col fodero in cuojo alla cintola , lo zàino alle spalle , il berretto villoso in capo e le medaglie al petto . Saliva verso Girgenti ; ma voleva andare più lontano ; lasciare a un certo punto lo stradone e mettersi per la linea ferroviaria ; attraversare una breve galleria , sboccare in Val Sollano , e di lì , nei pressi della stazione , avviarsi per un altro stradone al paese di Favara , ove , in un poderetto di là dall ' abitato , viveva un suo nipote contadino , figlio d ' una sorella morta da tanti anni , il quale più volte gli aveva offerto tetto e cure nel caso che , infermo , avesse voluto ritirarsi da Valsanìa . Andava lì , da quel suo nipote ; ma non ci voleva pensare . La testa , il cuore gli erano rimasti come pestati , schiacciati e macerati dallo stropiccìo dei passi di quei giovani , che per supremo oltraggio s ' erano introdotti a profanare il camerone del Generale , mentr ' egli nella sua stanza , sotto , s ' apparecchiava a partire . Non voleva più pensare né sentir nulla ; nulla immaginare dei giorni che gli restavano . Tuttavia , il cuore calpestato , a poco a poco , sotto l ' assillo del pensiero che , forse , quel suo nipote contadino gli aveva offerto ricetto perché s ' aspettava da lui chi sa quali tesori , cominciò a rimuoverglisi dentro , a riallargarglisi in émpiti d ' orgoglio . Soltanto da giovane e dalle mani del Generale , fino alla partenza per l ' esilio a Malta , egli aveva avuto un salario . Ritornato a Valsanìa , dopo le vicende fortunose della sua vita errabonda , per mare , in Turchia , nell ' Asia Minore , in Africa , e dopo la campagna del Sessanta , aveva prestato sempre la sua opera , colà , disinteressatamente . E ora , ecco , a settantotto anni , se ne partiva povero , senza neppure un soldo in tasca , con la sola ricchezza di quelle sue medaglie al petto . Ma appunto perché questa sola ricchezza aveva cavato dall ' opera di tutta la sua vita , - Sciocco , - poteva dire a quel suo nipote , - tu sei padrone di tre palmi di terra ; e se te ne scosti d ' un passo , non sei più nel tuo ; io , invece , sono qua , sempre nel mio ovunque posi il piede , per tutta la Sicilia ! Perché io la corsi da un capo all ' altro per liberarla dal padrone che la teneva schiava ! Preso così l ' aire , la sua esaltazione crebbe di punto in punto , fomentata per un verso dal cordoglio d ' essersi strappato per sempre da Valsanìa , e per l ' altro dal bisogno di riempire con la rievocazione di tutti i ricordi che potevano dargli conforto il vuoto che si vedeva davanti . Rideva e parlava forte e gestiva , senza badare alla via : rideva al binario della linea ferroviaria , ai pali del telegrafo , frutti della Rivoluzione , e si picchiava forte il petto e diceva : - Che me n ' importa ? Io ... io ... la Sicilia ... oh Marasantissima ... vi dico la Sicilia ... Se non era per la Sicilia ... Se la Sicilia non voleva ... La Sicilia si mosse e disse all ' Italia : eccomi qua ! vengo a te ! Muoviti tu dal Piemonte col tuo Re , io vengo di qua con Garibaldi , e tutti e due ci uniremo a Roma ! Oh Marasantissima , lo so : Aspromonte , ragione di Stato , lo so ! Ma la Sicilia voleva far prima , di qua ... sempre la Sicilia ... E ora quattro canaglie hanno voluto disonorarla ... Ma la Sicilia è qua , qua , qua con me ... la Sicilia , che non si lascia disonorare , è qua con me ! Si trovò tutt ' a un tratto davanti alla breve galleria che sbocca in Val Sollano , e stupì d ' esservi giunto cosí presto , senza saper come ; prima d ' entrarvi , guardò in cielo per conoscere dalle stelle che ora fosse . Potevano essere le tre del mattino . Forse all ' alba sarebbe alla Favara . Attraversata la galleria e giunto nei pressi della stazione di Girgenti , al punto in cui s ' imbocca lo stradone che conduce a quel grosso borgo tra le zolfare , dovette però fermarsi davanti alla sfilata di due compagnie di soldati che , muti , ansanti , a passo accelerato , si recavano di notte colà . Dal cantoniere di guardia ebbe notizia che , nonostante la proclamazione dello stato d ' assedio , alla Favara tutti i socii del Fascio disciolto , nelle prime ore della sera , s ' erano dati convegno nella piazza e avevano assaltato e incendiato il municipio , il casino dei nobili , i casotti del dazio , e che gl ' incendii e la sommossa duravano ancora e già c ' erano parecchi morti e molti feriti . - Ah sì ? Ah sì ? - fremette Mauro . - Ancora ? E si svincolò dalle braccia di quel cantoniere che voleva trattenerlo , vedendolo così armato , per salvarlo dal rischio a cui si esponeva d ' esser catturato da quei soldati . - Io , dai soldati d ' Italia ? E corse per unirsi a loro . Una gioja impetuosa , frenetica , gli ristorò le forze che già cominciavano a mancargli ; ridiede l ' antico vigore alle sue vecchie gambe garibaldine ; l ' esaltazione diventò delirio ; sentì veramente in quel punto d ' esser la Sicilia , la vecchia Sicilia che s ' univa ai soldati d ' Italia per la difesa comune , contro i nuovi nemici . Divorò la via , tenendosi a pochi passi da quelle due compagnie che a un certo punto , per l ' avviso di alcuni messi incontrati lungo lo stradone , s ' eran lanciate di corsa . Quando , alla prima luce dell ' alba , tutto inzaccherato da capo a piedi , trafelato , ebbro della corsa , stordito dalla stanchezza , si cacciò coi soldati nel paese , non ebbe tempo di veder nulla , di pensare a nulla : travolto , tra una fitta sassajola , in uno scompiglio furibondo , ebbe come un guazzabuglio di impressioni così rapide e violente da non poter nulla avvertire , altro che lo strappo spaventoso d ' una fuga compatta che si precipitava urlante ; un rimbombo tremendo ; uno stramazzo e ... La piazza , come schiantata e in fuga anch ' essa dietro gli urli del popolo che la disertava , appena il fumo dei fucili si diradò nel livido smortume dell ' alba , parve agli occhi dei soldati come trattenuta dal peso di cinque corpi inerti , sparsi qua e là . Un bisogno strano , invincibile , obbligò il capitano a dare subito ai suoi soldati un comando qualunque , pur che fosse . Quei cinque corpi rimasti là , traboccati sconciamente , in una orrenda immobilità , su la motriglia della piazza striata dall ' impeto della fuga , erano alla vista d ' una gravezza insopportabile . E un furiere e un caporale , al comando del capitano , si mossero sbigottiti per la piazza e si accostarono al primo di quei cinque cadaveri . Il furiere si chinò e vide ch ' esso , caduto con la faccia a terra , era armato come un brigante . Gli tolse il fucile dalla spalla e , levando il braccio , lo mostrò al capitano ; poi diede quel fucile al caporale , e si chinò di nuovo sul cadavere per prendergli dalla cintola prima una e poi l ' altra pistola , che mostrò ugualmente al capitano . Allora questi , incuriosito , sebbene avesse ancora un forte tremito a una gamba e temesse che i soldati se ne potessero accorgere , si appressò anche lui a quel cadavere , e ordinò che lo rimovessero un poco per vederlo in faccia . Rimosso , quel cadavere mostrò sul petto insanguinato quattro medaglie . I tre , allora , rimasero a guardarsi negli occhi , stupiti e sgomenti . Chi avevano ucciso ?