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CETI MEDI E OPERAI ( ANSALDO GIOVANNI , 1922 )
StampaPeriodica ,
Guadagna più di me ! Residuo ultimo di tutte le analisi che possiamo tentare sulla stragrande maggioranza degli appartenenti ai ceti medii urbani - impiegati di Stato o privati , professionisti , piccoli reddituari - è questo : l ' odio verso l ' operaio , verso l ' uomo che porta la casacca , verso l ' uomo che lavora negli impianti industriali o nelle manifatture . Questo odio è la vera scaturigine di quell ' alone di simpatia che anche nei ceti medii urbani , persiste attorno al fascismo . Si è detto che la magistratura - categoria che rappresenta tipicamente i medii ceti italiani - è irriducibilmente filofascista ; non si è stati esatti nell ' espressione . La magistratura è irriducibilmente antioperaia . Chiedete agli avvocati come se la passino ora i ferrovieri , imputati di reati comuni , dinanzi ai tribunali . L ' altro giorno assistetti per caso a un episodio giudiziario spaventevole : " spaventevole " , non si può dire diversamente . Andava una causetta per furto : imputato , un operaio meccanico . Finite le deposizioni e la requisitoria , il Presidente chiede all ' imputato : " Ma insomma , all ' epoca del furto , quanto guadagnavate , voi ? " " Quaranta lire " , " Quaranta lire " , replica il giudice agro agro . " Quaranta lire ... Più di me ! " . E rivolto al Pubblico Ministero , amaramente : " Più di lei " . E all ' avvocato difensore : " Mi raccomando , avvocato : sia breve " . L ' avvocato era troppo esperto per non essere breve , quando la causa era già spacciata . L ' imputato , si capisce , ebbe il suo bravo massimo della pena . " Guadagnava quaranta lire al giorno !..." " Allora , quella lì portava le calze di seta ! " " Li ho veduti io dal fiorista , dal fruttarolo : un operaio , un giorno , comprò le rose a quattro lire l ' una " . L ' elenco delle imputazioni fatte alla classe operaia si esaurisce in queste formule . Il " guadagnava più di me " è il sigillo definitivo di una condanna che l ' avvocato , il professore , l ' impiegato infliggono all ' operaio . L ' Italia , che nella storia dello sviluppo del capitalismo moderno - che è poi la storia della civilizzazione moderna - non presentò finora nessun carattere interessante e proprio ora vi fa la sua comparsa con questa sollevazione passionale e violenta che travolge precisamente quelle categorie , donde uscivano le capacità tecniche , le iniziative intraprenditrici , le categorie insomma che passavano per essere le portatrici dello spirito capitalistico ; con questa sollevazione che procede rapidissimamente con la convulsione della leggenda ( " le 100 lire al giorno degli scaricatori del porto " : orrore e abominazione ! ! ! ) e con il contagio dell ' adesione dei giovani ( studenti ) e delle donne ( impiegate , donne di casa , grandi dame ) . Il fascismo é il movimento attivo di quest ' odio : tutta la sua vitalità , cui tanti non vollero credere , tutta la sua buona fede , che alla maggioranza dei suoi militanti è stolto negare , hanno in questo odio il loro alimento . La definizione di questo odio non è facile . I professori dell ' abbaco marxista se la cavano con la formuletta dell ' " odio di classe " : consentitemi di non usarla . Il fenomeno è un riflesso , sì , dello sviluppo capitalistico , di cui - in margine - risente il nostro paese : ma non me la sento di attribuire ai ceti medii italiani la patente di " classe borghese " , e soprattutto non credo che una " classe borghese " come esiste davvero in Inghilterra o in Germania , possa " odiare " l ' operaio . Del resto , un esame un po ' più preciso di questo odio dei ceti medii ci persuaderà che esso ha dei caratteri addirittura arcaici . Per trovare apparizioni collettive che gli si possano paragonare , bisogna camminare indietro nella storia fin quando il primo telaio non era stato inventato , o lontano nel mondo fino ai paesi in cui il grano si macina con una pietra confricata sull ' altra . Alla radice di questo odio c ' è il rancore per i grossi salarii goduti dall ' operaio , o supposti goduti dall ' operaio . Dunque : avidità di guadagno , auri sacra fames . Werner Sombart nelle sue osservazioni sullo incipiente sviluppo capitalistico in Italia , notava che un grave ostacolo era rappresentato dalla poca coscienziosità dei lavoratori e dalla disordinata cupidigia degli imprenditori : due magagne gemelle , due forme dell ' avidità di guadagno , diversissima dall ' impulso al lucro capitalistico razionale . L ' avidità di guadagno del cocchiere o del barcaiolo napoletano , o di qualunque culi asiatico che faccia un mestiere simile , si dimostra straordinariamente più penetrante , e soprattutto , più spregiudicata di quella di un cocchiere inglese : il che non vuole affatto dire che il cocchiere o il barcaiuolo napoletano abbiano una maggiore predisposizione a diventare buoni imprenditori o fortunati capitalisti . I nostri armatori della marineria a vela di Camogli o di Sorrento erano arditissima gente che avrebbe potuto ripetere il motto di quell ' antico capitano di mare olandese : " Se c ' è del guadagno andrei attraverso l ' Inferno , purché Belzebù non mi bruci le vele " : ma nessuno , che abbia un ' idea dell ' odierna industria degli armamenti , proporrebbe gli armatori camoglini , audaci abenteuer - kapitalisten , ad esempio di una razionale intrapresa marittima . Le parole sacramentali con cui il capitano iniziava il solito rapporto all ' armatore : " economia e sollecitudine sono state le due massime che condussero a buon fine il presente viaggio " farebbero un po ' ridere adesso : l ' economia e la sollecitudine restano sempre qualità eccellenti per gli affari , ma l ' armatore moderno sa che i dividendi della anonima dipendono , poniamo , dal mercato dei noli assai più che dalle tonnellate di carbone sparagnate dal capitano ; e - se è davvero un armatore moderno - sul mercato dei noli concentra metodicamente , razionalmente , tutta la sua attenzione , e rinuncia a taglieggiare l ' equipaggio . Ebbene : i ceti medii italiani hanno , confrontati con le classi borghesi straniere , la mentalità del barcaiolo napoletano o dell ' armatore camoglino . La stessa disordinata avidità di guadagno : la stessa deficienza di spirito capitalistico , inteso come impulso al lucro razionale . Di qui , l ' astio e l ' invidia contro i grossi salarii degli operai : chi guadagna meno è incapace di concepire tutto l ' ingranaggio capitalistico , è incapace di immaginare che ci possano essere degli imprenditori i quali se ne fregano di pagare largamente l ' operaio , perché essi stessi larghissimamente e razionalmente lucrano . Il salario dell ' operaio è staccato dal complesso del fenomeno capitalistico , che i ceti medii non comprendono , e , allora , naturalmente , appare una mostruosità . ... Eppure io ho i miei studi ! Ma i grossi salari non suscitarono soltanto invidia : suscitarono una vera indignazione moralistica , come se fosse sconvolto l ' ordine delle cose umane o divine . Questa indignazione è il secondo aspetto dell ' odio dei ceti medii . Essa ha la sua formula di rito nel lamento , che nel dopoguerra , echeggia a complemento dell ' altra : " Guadagna più di me - eppure , io , ho i miei studi ! ! ! " . In questa esclamazione che abbiamo sentito ripetere tante volte , ci sono sottintesi due concetti tradizionali : 1 . - Che gli " studii " diano una specie di " legittima aspettativa " a decorosi guadagni ; 2 . - Che la dignità delle categorie che hanno compiuto gli studii sia offesa , da un rialzo di mercedi a chi non ha " studii " . La " legittima aspettativa " che sorge dall ' aver fatto " studii " è perfettamente paragonabile all ' attesa della prebenda che sorge nel bramino indiano che ha letto il sacro libro dei Veda - ed è così a posto , materialmente , nella vita . C ' è un rituale da seguire , per arrivare a godere della prebenda : e l ' esecuzione del rituale assicura la prebenda . In nessun popolo dell ' Europa occidentale , come nell ' italiano , c ' è , in fondo , una riluttanza cosi singolare a cambiare mestiere o professione . La morale professionale consiste , prima di tutto , a rimanere nella professione per cui si sono fatti gli " studii " ; secondariamente , a veder riconosciute le proprie capacità dall ' autorità politica , per mezzo di onorificenze , o di prebende ( noblesse de robe nella Francia del '700 , e curiali nel Regno di Napoli : ecco gli antenati diretti ) . Spingendo all ' estremo questa morale professionale , si arriva alle condizioni dell ' India , dove lo sviluppo capitalistico é impedito , non dal disprezzo fra le caste , ma dalla disistima che suscita ogni lesione del rituale ; cioè dalla indignazione derivante da ogni innovazione tecnica o economica , che consenta una rapida formula materiale a chi invece deve avere fortuna secondo le vie tradizionali . Pensandoci bene , vediamo che l ' ideale dell ' operaio , come se lo immaginano i medii ceti italiani , corrisponde perfettamente all ' operaio indiano come lo adoperano gli industriali inglesi delle Indie : un lavoratore d ' occasione , un perpetuo avventizio . Poca paga , e scarso rendimento . Appena si ha tanto in saccoccia da fare una vita meno peggio al villaggio , ci si ritorna : l ' industriale rimpiazzerà con un altro . ( Questo , nel linguaggio ufficioso degli elogiatori delle virtù della stirpe , si chiama anche l ' attaccamento dei lavoratori italiani alla patria lontana ) . Ecco l ' operaio di cui si è sicuri che non offenderà mai la dignità delle categorie che , per guadagnare , hanno fatto i loro " studii " : che cioè possiederà quella speciale forma di disciplina sociale che sta a cuore ai professionisti , agli impiegati ai giudici , a coloro insomma che hanno letto il sacro libro dei Veda all ' Università o al Liceo o all ' Istituto tecnico . Naturalmente , questo paragone dei ceti medi italiani con le categorie prebendarie dell ' India non esaurisce la configurazione dei ceti medii italiani . Ma bisogna ricordare questo estremo opposto alla civilizzazione capitalistica , che è l ' India , per rendere evidente non una inesistente affinità di due gruppi sociali ( ceti medii italiani e caste dotte governanti indiane ) ma tutta la lontananza del gruppo che ci interessa ( ceti medii italiani ) da una classe " borghese " europea . L ' odio contro l ' operaio ha , dunque , un carattere precapitalistico con delle venature o da mercanti , o da curiali . Il movimento fascista , che ne trae origine , ne rimane viziato da una formidabile contraddizione rispetto alla civilizzazione capitalistica . Reazione inglese . Il genuino stato d ' animo di una " classe borghese " verso il proletariato , specialmente in periodi di crisi , in periodi in cui la disoccupazione spinge alla superficie visibile della società le miserie profonde , non è l ' odio , come oggi lo nutrono i ceti medii italiani : ma il disprezzo . È il disprezzo verso il povero , soprattutto , ma in genere verso l ' operaio , che noi troviamo là dove una classe borghese si è saldamente costituita , come in Inghilterra fin dalla prima metà del secolo scorso . La " respectability " borghese implicava un disprezzo verso gli appartenenti alle classi bisognose , che , più o meno , versavano in strettezze : tutti i grandi stranieri che scrivono e testimoniano sull ' Inghilterra del 1830-60 ( Herzen , Engels , Fontane , Ledru Rollin ) restano impressionati dallo scherno che circonda la povertà , dalla assoluta incapacità dei borghesi inglesi di credere che sotto la casacca dell ' operaio possa battere un cuore di vero gentleman . La " umanità " dei rapporti verso il prossimo è pressoché soffocata : basterebbe ricordare tutti gli avvilimenti che la filantropia borghese ha imposto nei paesi più progrediti , ai beneficati : basterebbe ricordare che , fino a qualche anno fa , i ragazzi degli orfanotrofi di Amsterdam erano condotti alle funzioni religiose vestiti con un giubbino metà nero e metà rosso o metà verde e metà rosso : qualche cosa di molto analogo alla toilette dei burattini e dei forzati . Si disprezza il povero , ma non lo si odia . Questo rapporto sentimentale del borghese verso il povero sorge dal profondo della rivoluzione religiosa protestante , per cui l ' amore del prossimo si manifesta in prima linea con l ' adempimento del lavoro professionale , cioè con il disimpegno integrale ed esauriente del lavoro di ciascuno , sia salariato od imprenditore : diretto alla trasformazione razionale del mondo , cioè alla conquista capitalistica del mondo . Finché l ' operaio è strumento mal pagato e mal vestito , il borghese lo disprezza : quando , per qualsiasi congiuntura , l ' operaio è pagato bene , non è più il " povero " , lo rispetta . Questa concezione brutale e spregiudicata dei rapporti fra ricco e povero è il segreto della sanità anglosassone , è il segreto della sicurezza con cui i popoli anglosassoni procedono per ignes , attraverso il fuoco della civilizzazione capitalistica , senza la formidabile palla al piede costituita dall ' odio borghese verso le categorie operaie . Da ciò deriva la squisita sensibilità sociale , la estrema sicurezza dei mezzi e la precisa determinazione degli obiettivi , che è propria dei grandi movimenti reazionari inglesi . In Inghilterra , dove esistono veramente uno sviluppo capitalistico e una classe borghese , non si perde il tempo a bastonare l ' operaio , si procede a colpire l ' industria . La violenza ad personam appare , com ' è , un espediente inutile : si ricorre alla filantropia . In una società fondata sullo sviluppo capitalistico , sull ' impulso di lucro razionale dell ' imprenditore , la reazione non e mai stata cieca : ha sempre marciato con passo sicuro , dritta alla méta . " Reazione , " in senso proprio è questo : " colpire quello sviluppo e quell ' impulso , colpirli in nome della tradizione , in nome della pietà avìta , in nome della religione , delle convenienze , della filantropia : ma colpirli , paralizzarli " . Questa è reazione nel suo significato proprio . In Inghilterra , il suo tentativo classico si ebbe verso il 1850 : quando la filantropia conservatrice riuscì ad imporre il Ten Hours Act ( Atto delle dieci ore di lavoro ) . Non erano i rappresentanti dei lavoratorori che davano questo primo involontario avviamento alla legislazione sociale : erano i gran signori , i Tory , era Lord Shaftesbury , il tipo ideale dell ' artistocrate , secondo Emerson : era Dickens , l ' uomo che rimpianse sempre la old merry England , la vecchia allegra Inghilterra di Mr . Pickwik . Il movimento reazionario di Shaftesbury e di Dickens era tipicamente reazionario per questo : con la protezione filantropica degli operai , volevano colpire a morte lo sviluppo industriale del loro paese , volevano rimandare alle campagne le masse inurbate volevano mortificare l ' iniziativa degli imprenditori , volevano liquidare l ' industria inglese . Con quel fiuto fine , che solo la esperienza di una grande aristocrazia può dare , Shaftesbury comprese che sviluppo ìndustriale voleva dire , prima o poi , attacco socialista : e reazionario dei più geniali e potenti che siano comparsi nella storia inglese , non pensò mica di far bastonare o di far mitragliare gli operai , anche allora sovversivi , ma mirò alla paralisi della macchina capitalistica , in nome della pietà umana , come Dickens , nel suo grande romanzo Hard Times vi mirò in nome della bellezza e della piacevolezza della vita di un tempo . Se a Shaftesbury , se a Dickens , se a qualcheduno dei tanti ricchi inglesi che li seguirono avessero proposto di agire materialmente contro gli operai , così avrebbero risposto : " A che cosa serve ! " . Perché da inglesi reazionari sì , ma inglesi , avevano vivo il senso del disprezzo verso il povero , ma mancava completamente in essi l ' odio per il povero . Reazione italiana . Ritorniamo ai ceti medii italiani . L ' astio contro la classe operaia dà luogo ad una reazione spicciola , irritante , isterica , che non può condurre al colpo di Stato - ma il colpo di Stato non vuol dire niente , non risolve niente . L ' odio contro la classe operaia è , in realtà , una ribellione contro il regime di sviluppo industriale importato in Italia da trenta anni , e a cui la borghesia italiana si è dimostrata impreparata e immatura - ma ribellarsi contro le vere vittime della grande produzione , i salariati , è stolto e vile . Se i medi ceti italiani , per ragioni tradizionali , per una loro mentalità precapitalistica , bottegaia e prebendale , non possono tollerare la presenza e lo sviluppo di una classe operaia , la conseguenza logica e coraggiosa veramente e virilmente reazionaria , non è che una : far tabula rasa con la grande industria italiana , risospingere l ' Italia indietro com ' era prima del decennio 1890-900 , rinunciare ad una produzione industriale per il grande mercato internazionale e per il mercato interno . Se i ceti medii italiani si sentono a disagio nel macchinismo della produzione manifatturiera fino a trovare la presenza sola di un operaio " provocante " e " indisponente " , non è con la classe operaia che devono prendersela , ma con chi l ' ha evocata sulla scena , con chi la adopera come strumento . Bisogna mirare all ' evocatore nascosto del malefizio , alla ristrettissima categoria di veri capitalisti - intimamente antifascisti - che spinti dalla febbre del lucro capitalistico si preparano a ricreare stasera , domani , dopodomani , sempre , quegli aggruppamenti operai che i fascisti hanno " conquistato " , quelle organizzazioni operaie che i fascisti hanno stamane disperso . La ribellione e il colpo di stato devono innestarsi su qualche cosa di più potente , un programma di politica anti - industriale , di cui i pochi e solitarii liberisti intransigenti italiani hanno già da tempo preparato il programma minimo . Questa sarebbe " reazione " nel significato in cui l ' esperimentò l ' Inghilterra e gli altri paesi con uno sviluppo capitalistico autonomo e vivace , non di importazione : con una classe borghese ben preparata ; e quindi con dei reazionari lungimiranti e sicuri di sé , come si conviene ai paesi forti e serii . Ma i nostri ceti medii , i quali si esauriscono nell ' " odio " verso il salariato , dimostrano per ciò stesso di non costituire una classe borghese fortemente e seriamente reazionaria . Prendendosela con gli operai e basta , essi dimostrano semplicemente la loro immaturità a vivere in un paese avviato coartatamente alla grande produzione industriale , e la loro impotenza a trasformarlo : cioè dimostrano la loro intima infelicità . Il fascismo , espressione politica di quei ceti medii ne riflette tutta la crisi : bastona gli operai , e va in brodo di giuggiole dinanzi alle declamazioni sull ' espansione industriale della Terza Italia , e simili temi retorici . La sua reazione è superficiale , torbida , convulsionaria : ma non attinge dalla profondità della tradizione , non sa ammantarsi e non sa valersi di tutte le infelicità che un affrettato e imposto sviluppo industriale ha accumulato in Italia , come espedienti validissimi per i reazionari veri che non sono venuti . Il fascismo fa le passeggiate militari nelle città industriali e rispetta venerabondo la grande industria . La reazione è così troncata , e compare in tutta la sua povertà e in tutta la sua sterilità . I ceti medii italiani , di fronte alla grande industria , si attengono ancora all ' ideale della " vita temperata " e dello " stato pacifico " di due secoli fa , a questa intima tendenza antiindustriale non può venir fuori , perché è sotto una doppia crosta , robustissima , costituita : 1 . da una moda letteraria e accademica per l ' " espansione industriale " , per la " valorizzazione del lavoro italiano " , per lo " sviluppo delle nostre energie latenti " , ed altre cose del genere ; 2 . dal fatto ( indiscutibile ) che la grande industria , quale è stata trapiantata in Italia presenta dei caratteri di Abenteuer - Kapitalismus , di pirateria che piacciono molto , e piacciono molto precisamente , e impongono soggezione , perché i ceti medii italiani non sono una " classe borghese " abituata ad aver da fare con dei veri imprenditori , e a diffidare degli avventurieri , dei falampi , del " projectistes " . Dilettantismo industrialoide . Sull ' efficacia della moda letteraria ognuno può accertarsi direttamente . La " Lega Navale " , la " Lega Italiana " e tutta le associazioni minori , per esempio , ne offrono prove infinite . I bollettini della " Lega Navale " sono una miniera di documenti sullo stato d ' animo dei ceti medii . Società anonime cooperative con azioni da 200 lire ciascuna ... per dare incremento allo sviluppo dell ' Italia sul mare ; centinaia di ordini del giorno votati da studenti , impiegati , avvocati , per dirimere conflitti marinari ... e salvare la marina ; preoccupazioni e batticuori di ragionieri lombardi perché si varino " molte navi " affinché l ' Italia sia " grande sul mare " : tutta roba inutile ed innocentissima , di cui i veri pochi uomini d ' affari che si occupano della marina sono i primi a ridere . Il recente congresso della Lega Italiana a Roma è stato una vera tornata accademica , e quella che vi partecipò è tutta gente che vuole " valorizzare " , " sviluppare " , " espandere " : ma le sue idee della attività nazionale trovano il loro perfetto interprete in V . E . Orlando , che si fa loro a narrare e a proporre l ' esempio dell ' espansione commerciale di Firenze , ai tempi gloriosissimi - e barattieri - dell ' arte della lana ... quando ancora non esisteva nè un imprenditore nè un salariato nel significato moderno dei due termini ! La Lega Italiana dovrebbe rimanere celebre nelle cronache dell ' industrialismo accademico , per gli ordini del giorno vibratissimi votati durante la Conferenza di Genova , quando le menti dei suoi soci furono percosse dallo spavento ... di restare - orrore ! - senza petrolio . Fu allora che la presidenza mandò a Schanzer telegrammi lancinanti : e fu allora - se le mie informazioni sono esatte - che il ministro Schanzer chiedeva disperato al comm . Francesco Giannini : " Se non riusciamo ad avere almeno una lettera di Lloyd George , come farò à presentarmi al Parlamento ? Che cosa mi dirà tutta questa gente , per il petrolio ? " . Il petrolio del Caucaso , il carbone di Eraclea , e in genere le " materie prime " : ecco le ondate che percorrono , ad intervalli variabili , la superficie di tutta una folla di oneste persone , che se ne avessero i mezzi si guarderebbero bene di impegnarsi nell ' industria dell ' armamento e in concessioni petrolifere . - Gente che non è mai stata una volta in aeroplano , nè in un campo di aviazione , sarà fieramente allarmata dalla notizia che taluni provvedimenti o negligenze del Governo compromettono " l ' avvenire aereo della nazione " : e una " lega aerea " interverrà d ' urgenza ad agire " perché l ' Italia abbia libero il suo cielo " . - La Leonardo da Vinci deve essere riattata " per dimostrare la valentia dell ' ingegneria italiana " : e , per tacer del Senato , negli stessi collegi professionali si trovano dei teorici che ne fanno , disinteressatamente , un punto di onore . - Le fiere campionarie messe su da un " projectiste " d ' ingegno , come Umberto Notari , diventano spedizioni di argonauti che vanno a portare il vello d ' oro delle industrie italiane : e si passa per cervelli gretti e privi di iniziativa se si arriva a mettere in dubbio che turchi e lapponi aspettino proprio la Trinacria per comprare la roba in Italia . - Vecchi relitti di propaganda futurista , antichi orecchiamenti di " dinamismo " , scarti della poesia della macchina e dell ' officina , tutto ritorna a galla , tutto fa brodo : e così qualunque forma della attività industriale si presta a questa esaltazione letteraria , perpetrata nella massima buona fede , cui la folla degli innocenti amatori della " vita temperata " arriva attraverso schemi reclamistici e metafore slombate : e l ' industrialismo accademico dei medii ceti italiani trova tutto degno di patriottica attenzione , dal " carbon bianco " ... al sughero di Sardegna . ; Questo dilettantismo industrialoide dei medii ceti è la massima forma di interessamento permessa da tradizioni curiali e prebendali , da una cultura pseudo - umanistica che sola , apre l ' ingresso nella carriera agli uffici e ai " posti " , e insieme stampiglia socialmente i suoi adepti con la qualifica di " persona che ha fatto i suoi studi " , persona per bene cioè che ha diritto ad avere un trattamento decoroso in modo da poter mantenere la distanza rispetto alla " bassa gente " . Abenteuer - Kapitalismus Ma la grande industria impone soggezione ai medii ceti perché è trivellatrice . L ' assalto all ' erario , che in altri paesi produrrebbe larghi movimenti di opinione pubblica , qui finisce per produrre una larga ammirazione per gli Abenteuer - kapitalismus che lo conducono con fortuna . Si trova che sono " furbi " , " accidenti " , " sacramenti " - o , addirittura , si trova che sono valentissimi imprenditori : il che è assolutamente falso . Nel carattere composito dell ' imprenditore moderno ( in cui si riuniscono i tratti distintivi del conquistatore del commerciante ) il pubblico italiano è sempre disposto ad apprezzare i tratti del conquistatore più degli altri : e siccome quasi tutte le grandi figure dell ' industria italiana hanno avuto precisamente più l ' audacia del colpo di mano protezionistico che la saggezza dell ' organizzatore , i medii ceti italiani sono sicuri che anche l ' Italia ha prodotto una classe industriale di primo ordine : e chi ne dubita è " antipatriotta " . Il trucco protezionistico è considerato come un mezzo affatto naturale di far progredire una industria : non si pensa , non si è capaci di pensare che , di fronte alle genuine capacità dell ' imprendimento moderno , questo modo di avvantaggiarsi denota , oltre a tutto , una speciale forma di pigrizia , una tendenza alla prebenda : e nella classifica dei mezzi di arricchire , potrebbe stare assai bene vicino a quei tre famosi , che erano indicati nei libricini del Rinascimento : 1 . - La cerca di tesori ; 2 . - L ' accalappiamento di eredità ; 3 . - La clientela : rendersi persona grata presso qualche ricco cittadino , allo scopo di ricevere una parte delle sue ricchezze . Gli industriali italiani si rendono persone grate presso lo Stato , e ricevono delle sovvenzioni e delle tariffe protettive . I medii ceti italiani ammirano questa audacia venturiera , e non sospettano neppure che essa non è affatto " capitalistica " , e che quegli uomini sono assai più vicini allo " speculante " e al " condottiero " del '900 che ad un intraprenditore inglese o americano . Ad accentuare , nei medii ceti italiani , questa stortura di discernimento , si è aggiunta l ' orticaria militaresca , per cui la " conquista di nuovi mercati " è concepita mitologicamente come una specie di conseguenza obbligatoria delle vittorie guerresche . L ' " amore di terra lontana " sospira in tutte le relazioni dei Consigli di amministrazione , e diventa addirittura appassionato nei discorsi di coloro - e sono legione - i quali credono che poiché gli italiani hanno vinto sul Piave , in Colombia , in Arabia e alla Nuova Guinea non aspettino altro che di essere " conquistati " , " penetrati " dalla produzione italiana ! E per chiarire questo stato d ' animo , basterà una citazione . Scriveva tempo fa l ' on . Meuccio Ruini , ex ministro delle Colonie , a proposito delle Colonie Portoghesi : " Vi furono due anni fa , iniziative di gruppi industriali e bancari italiani per un accordo col Portogallo per lo sfruttamento dell ' Angola , che offre grandissime risorse agricole e , sovra tutto , di materie prime industriali . Gli studi ed i primi passi non ebbero seguito , anche perché il Governo italiano non si mostrò entusiasta dell ' idea . Senza voler esaltare manie imperialistiche , certo è che sarebbe stato opportuno per l ' Italia - che non ha alcuna finestra sull ' Atlantico - una penetrazione nell ' Angola " . In queste poche righe , c ' è tutto : le " materie prime " , " la finestra sull ' Atlantico " la " penetrazione " . La mitologia è al completo : ed è un ministro di ieri e di domani che parla ! " Sarebbe stata opportuna una penetrazione nell ' Angola ... " Chissà perché poi nell ' Angola ? Forse perché l ' Angola è del Portogallo , e - senza voler esaltare manie imperialistiche - si crede che sia facile " conquistare nuovi mercati " , " penetrare " , " espandersi " , quando si ha da fare col Portogallo .... Angola .. materie prime .... finestra sull ' Atlantico ... Possibilissimo che di qui a due mesi il caucciù di Angola apparisca indispensabile all ' Italia come il petrolio del Caucaso e il carbone di Eraclea . È possibilissimo che qualcheduno proponga di saltar addosso ... al Portogallo , che qualche ministro lanci là , alla platea , le frasi aspettate sui " vitali interessi " , e che si faccia la gesta d ' oltremare . Sicuro : noi siamo sempre in procinto di partire per una gesta di oltremare . I medii ceti italiani hanno dell ' espansione industriale di un paese l ' identica idea che ne avevano i pisani o i genovesi del '300 : qualche cosa di composito fra i trucchi dei mercanti , la guerra di corsari , la ripartizione della masserizia predata . Conclusione . I ceti medii italiani impreparati a sopportare lo sforzo e la tensione , imposti dall ' attuale stadio di sviluppo capitalistico , se la pigliano con la classe operaia . Non riescono , però , ad essere risolutamente anti - industriali , cioè ad essere intimamente reazionari , appunto perché non sono una classe borghese moderna : e perché , quindi , sentono vivamente l ' influenza di un industrialismo da letterati e da condottieri . Perciò il loro destino è stato e sarà in questa alternativa : O soffrire umiliazioni e privazioni nei periodi di più fittizia attività industriale , durante le riprese che si fanno sentire nella artificiale grande industria italiana , come riflesso e contraccolpo delle grandi " corse all ' oro " internazionali ; O vendicarsi contro gli operai , " sfogarsi " , nei periodi di grande crisi . Il fascismo urbano , il fascismo delle regioni industriali è l ' espressione di questa persistente e fatale infelicità .