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> anno_i:[1880 TO 1910}
IL ROMANZO IN ITALIA ( CESAREO GIOVANNI ALFREDO , 1884 )
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Io mi propongo di ragionare del romanzo in Italia ; e però bisogna che divida il mio lavoro in tre parti : lo studio de ' modi diversi onde codesta forma letteraria si sviluppò , tra noi , nel nostro secolo ; lo studio de ' caratteri che a mano a mano riveste , nel suo progresso continuo , per soddisfare a ' nuovi bisogni ; e lo studio de ' mezzi per i quali potrà conseguire la sua maturità intera e vigorosa e immortale . Il romanzo , comunque si manifestasse , fu sempre un prodotto veramente romantico . In Grecia è quasi sempre il racconto minuto d ' una ventura erotica , come nelle novelle milesie ; e fiorisce durante la decadenza alessandrina , che fu il peggior tempo del romanticismo ellenico : in Roma , pure serbando acuto il profumo della lascivia elegante , si trasmuta in satirico con Petronio ed Apuleio , e appare solamente quando l ' aureo secolo di Virgilio e di Catullo e d ' Orazio è passato da un pezzo , vale a dire nel peggior tempo del romanticismo romano . Brutti segni , codesti ; se non ci confortasse il pensiero che , in somma , la letteratura moderna essendo di sua natura romantica , questo figliuol prediletto del romanticismo può aver trovato il clima che conviene al suo pieno invigorimento , senz ' accusare , nella razza che lo mantiene , un languore irrimediabile e mortale . Dopo ciò s ' intende , per altro , come il romanticismo , vittorioso nella battaglia data su il principio di questo secolo , schiudesse i battenti della reggia letteraria al romanzo . Il quale , mentre da prima singhiozzava e ruggiva e farneticava di suicidio nell ' Ortis d ' Ugo Foscolo , irruppe allora a bandiere spiegate nel luogo che nessuno gli contrastava , recando seco da un lato la morale cattolica e dall ' altro il gusto della ricerca storica ; e fu il libro de ' Promessi sposi d ' Alessandro Manzoni . Ma il Manzoni , temperamento equilibrato quant ' altro mai , se tenne dal romanticismo in parecchi caratteri esteriori dell ' opera sua , fu più propriamente realista per la varia e viva verità de ' caratteri , per la logica umana della favola , per l ' evidenza pittorica del paesaggio , per l ' acuta sicurezza dell ' analisi psicologica , per l ' efficacia insuperabile del dialogo e del racconto . A tutto questo egli aggiunse uno scetticismo giocondamente osservatore , che pervade tutto il romanzo con un soffio d ' umorismo canzonatore e bonario . I discepoli del Manzoni non aggiunsero nulla , per dir vero , a quanto aveva fatto il maestro ; e gli rimasero molto a dietro per le qualità intrinseche dell ' ingegno : sì che il romanzo del D ' Azeglio o del Grossi o del Carcano fu certamente storico e cattolico , ma non punto realista . Il D ' Azeglio può piacere per avventura con l ' impeto giovanilmente cavalleresco di certi suoi personaggi troppo ideali ; e il Grossi può commuovere con la morte immeritata e pietosa della sua eroina ; e il Carcano può blandire con qualche lirica vaporosa e melodiosa interpolata fra un capitolo e l ' altro ; ma tutta codesta roba non ebbe , né poteva avere , importanza veruna per il successivo svolgimento del romanzo . Non parlo del Guerrazzi : pieno d ' amor di patria , impetuoso , eloquente , era troppo soggettivo e troppo bollente da poter trattare con fortuna un tal genere . In un romanzo autobiografico sarebbe riuscito a meraviglia ; nel romanzo storico , là dove non declama o descrive o rifà la storia , è freddo , artificioso , pesante . In tanto venne il '60 . Dopo il primo assetto del nuovo regno d ' Italia , si ricominciò a parlare di letteratura e , si capisce , anche del romanzo . Se non che il Manzoni pareva oramai troppo guelfo a un popolo che voleva strappare Roma dalle branche della Chiesa ; e , d ' altra parte , nella capitale morale d ' Italia , com ' era detta allora Milano , era fresca la memoria dei Francesi liberatori ; di modo che , per fare dispetto al papa e piacere a ' vicini d ' oltr ' Alpe ; i nostri letteratucoli si misero a scimmiottare il secondo romanticismo francese e la boemia , ne ' pensieri , nell ' opere e nelle parole . A parte le frasi : il romanticismo italiano , benché derivasse in principio dal romanticismo tedesco , aveva avuto un carattere suo di quasi preludio e incitamento e puntello alla rivoluzione politica . Ma , poi che dal '20 al '60 questo concetto era stato dichiarato per tutti i versi , e in tutte le guise , e col conseguimento dell ' unità e dell ' indipendenza e della libertà , il nostro romanticismo , in quanto era più propriamente italiano , cessava ; la letteratura romantica , dopo il '60 , si trovò senza scopo , e , incoraggiata da qualche esempio illustre , si rivolse ancora per aiuto alla Francia , la quale non era solo la nazione vicina e più affine di costumi , di tradizioni e di favella , ma teneva pure l ' imperio supremo del buon gusto , come della politica , in Europa . I nostri uomini più o meno intinti di lettere , dunque , s ' ubbriacarono di liquori come Alfredo De Musset ; lucidarono i racconti del Poe tradotti da Carlo Baudelaire ; predicarono il vangelo dell ' arte per l ' arte ; detestarono la morale ; amarono le donne brutte e perverse ; sognarono di morire in un ospizio di poveri , e misero in fuga i borghesi co ' loro paradossi di seconda e di terza mano . Tale fu la famosa scapigliatura lombarda : pativano tutti la clorosi dell ' ideale , e si chiamavano realisti ; imitavano l ' Hugo , il Gautier , il Baudelaire e il Dumas figlio , a casaccio , e si credevano originali . In mezzo a questo ambiente pubblicò Giovanni Verga l ' Eva , il romanzo che lo rese noto al pubblico de ' lettori . Eva appartiene a quella famiglia di creature eleganti , appassionate e incosciamente crudeli , che popolarono la letteratura dopo il secondo romanticismo francese e sovra tutto per opera di Alessandro Dumas figlio . L ' eroe del romanzo , Enrico Lanti , è un artista che ha continua la febbre dell ' amore e dell ' arte , e muore , alla fine , di tisi , la malattia di moda dopo la Signora delle camelie . L ' azione si svolge tutta in un ambiente fantastico di profumi e di luce , dove delle braccia candide e ignude si sporgono tra i veli rossi d ' un letto e i tappeti di Persia smorzano il rumore de ' passi , e ' l tè vapora i suoi caldi aromi dalle tazze fiorate di porcellana del Giappone , e le piante esotiche dalle foglie larghe e diffuse e dall ' effluvio penetrante s ' inclinano a specchiarsi negli alti specchi dalle cornici d ' ebano e d ' oro , e ‘ l chiaror della luna scivolando furtivo di notte nell ' alcova tranquilla , rischiara sovra un mucchio di trine la bella donna dalle labbra ancora stillanti di voluttà , che dorme in atto di dolce stanchezza , su ‘ l seno del suo pallido amante . La realtà , in somma , co ' suoi momenti solenni e co ' suoi momenti ridicoli , co ' suoi meriti e con le sue viltà , co ' suoi dolori e con le sue gioie , non è a fatto in quel libro . Quella ballerina , che ha le maniere ingenue e squisite d ' una principessa del sangue e ‘ l sentimento timido e profondo della Miranda dello Shakespeare fa ridere i vecchi frequentatori del palcoscenico ; quel pittore malinconico e ardente e cavalleresco né meno un ' educanda lo piglierebbe su ‘ l serio ; e nondimeno il romanzo piacque e piace anche adesso . Perché , a malgrado de ' difetti , è in esso un ' effusione tutta lirica e personale , ma potente a ogni modo , dell ' amore quale si prova e si desidera nell ' età degli entusiasmi vergini e cocenti , a vent ' anni . Ne ' romanzi della stessa maniera che ‘ l Verga fece di poi , manca codesto pregio , e restano interi i difetti : di qui la loro assoluta miseria . A un tratto , il Verga parve per un momento nauseato di questa sua produzione artificiale ; e , prendendo forse a modello i racconti regionali dell ' Auerbach e del Bret - Harte , scrisse la Nedda , una dipintura della vita campagnola della Sicilia . E , da che nessuna reminiscenza letteraria qui poteva intorbidargli la schietta visione della realtà , la rappresentazione fu vera , viva , immediata . Il cielo azzurro della Sicilia s ' incurva limpido sulla scena , solcato da una leggera flottiglia di nuvole bianche : su ‘ l prato erboso e scintillante di rugiada nel sole , i giovenchi miti posavano brucando i timi odorosi : dalle rupi intorno , i fichi d ' India torti e carnosi si sporgevano come a guardare : dietro gli ulivi cinerei , il mare Ionio lampeggiava e taceva . E Nedda , seduta in un canto , teneva fra ' denti una delle cocche del fazzoletto rosso che le copriva la testa , e volgeva i grandi occhi neri impregnati di lagrime aspettando invano che il suo fidanzato tornasse . In tanto , e quasi nello stesso tempo , un ' altra corrente , quella del romanzo di famiglia tedesco e inglese , si manifestava in Italia . Salvatore Farina aveva derivato da Carlo Dickens e da Giorgio Elliot una sua maniera onesta di rappresentare non male la vita domestica , incolorandola a ogni modo co ' riflessi azzurri del suo tranquillo ottimismo . A punto come il Verga si compiaceva d ' idealizzare la colpa elegante , il Farina si compiaceva d ' idealizzare l ' innocenza borghese . I suoi racconti , i quali per altro non mancano di finezza e qualche volta di verità , avevano il merito di poter andare per le mani delle spose e delle ragazze da bene : erano puri come l ' acqua di fonte . Per questo appunto il Farina s ' è fatto non solo in Italia , ma in molta parte anche d ' Europa , un pubblico di persone ammodo che lo legge e l ' ama e l ' ammira . Teneva bordone al Farina , Cesari Donati e qualche altro ; seguiva da presso al Verga , Luigi Capuana . Gli altri annaspavano incerti tra i pantani del romanzo storico , che nessuno più leggeva , e le nebbie della novella fantastica , che nessuno più capiva . Anche v ' era chi sarebbesi voluto provare a fare il romanzo d ' appendice , che in Francia fruttò e frutta di be ' quattrini al Du Terrail , al Montépin , al Boisgobey e ad altri ; ma , prima di tutto , quanti leggevano allora l ' appendice , in Italia ? Meno di quanti la leggano addesso , ch ' è tutto dire . Così che , quando il fracasso del naturalismo invadente giunse con l ' Assommoir dello Zola tra noi , il nostro romanzo aveva deviato a fatto dalla tradizione manzoniana ; e , o s ' inebriava de ' vapori acidi di sentimentalità isterica del Dumas figlio , o tubava sul giaciglio di piume di sentimentalità virtuosa del Dickens e dell ' Elliot , o cominciava a derivare , ch ' era men male , dalla novella regionale dell ' Auerbach e del Bret - Harte , l ' idea della novella regionale italiana . Di veramente italiano , dunque , restava nulla o assai poca cosa . II . Emilio Zola , dichiarando il suo nuovo metodo , primieramente moveva da questo principio : rappresentare , con la più cruda schiettezza , la vita , la realtà , la natura : donde quella sua denominazione , un po ' incerta a dir vero , di naturalismo . Ma , in quel tempo , troppa gente in Italia s ' era messa in testa di rinnovare la letteratura , e s ' era figurata di far del verismo lucidando male le morbose lascivie e le stravaganze calcolate e le collere intemperanti di quei romantici ambiziosi di Francia , che derivati , a quel modo per altro che i rigagnoli derivan da ' fiumi , da ' vecchi e dispersi scrittori del Cenacolo , fecero chiasso di molto , finché i parnassiani odierni non gli ebber cacciati di nido . A tutti costoro non parve vero di potersi raggruppare alla fine sotto un bandiera rivoluzionaria , e recante una parola non anche adoperata e a bastanza sonora , e sorretta da qualcuno che i pugni mostrava possenti , e sembrava incaponito nella sua idea , e urlava per dieci . Anch ' essi , in falsetto , gli tennero bordone ; e i nostri giornali furon pieni a un tratto di ragionamenti intorno il naturalismo ; e nel nome dello Zola arse più accanita la mischia . E non era anche finita , quando Luigi Capuana , uno tra i più destri e tra i meno indotti propagatori della nuova teoria , pubblicò , secondo il metodo sperimentale , un suo romanzo , dal nome dell ' eroina intitolato Giacinta , e dedicato allo Zola . Poco dopo pubblicò il Verga I Malavoglia , un altro romanzo sperimentale . In fine , Matilde Serao pubblicò il Cuore infermo e la Fantasia , romanzi sperimentali essi pure . Qual è dunque e in che propriamente consiste e che aggiunge di nuovo al romanzo il naturalismo ? Esso si propone l ' indagine accurata e fedele dell ' uomo odierno , senza preconcetti superbi , senza pudori ipocriti , senza idealità sentimentali ; e a conseguirla si vale de ' documenti umani , che sono lo somma dei fatti osservati ogni giorno e ordinati e messi da parte : pretende di sostituire alla fantasia ebbra e scapigliata , che passa e brilla e abbaglia ne ' racconti romantici , lo studio esatto e minuto del temperamento : ammonisce di semplificare l ' azione e d ' allargare , in vece , l ' analisi psicologica : impone la varia e animata e continua descrizione dell ' ambiente , ond ' è spesso regolato l ' arbitrio delle persone che vi si movon per entro : e , in fine , vorrebbe formarsi uno stile semplice e vigoroso a un tempo , senza sonagliere d ' antitesi , senza pennacchi di metafore , senza gualdrappe di frasi . Codesti romanzieri , dunque , s ' affidarono al metodo dello Zola , quasi a occhi chiusi , senza dubitare o discutere : e , mi rincresce di dirlo e vorrei anche ingannarmi , imbandiron della roba poco più che mediocre . Non parlo della Giacinta , ch ' è forse , fra tutti codesti tentativi sperimentali , il più imperfetto ; da che qualche pagina d ' analisi acuta e qualche scena di viva passione non bastano a compensare l ' irregolarità dell ' architettura , l ' impreparata singolarità delle situazioni , la prolissità disutile del racconto , l ' indeterminatezza de ' caratteri , l ' abuso della descrizione , l ' imperizia dello stile e la miserabile sciatteria della lingua . I Malavoglia sono scritti con tale un rigore di metodo sperimentale che , se la scuola stessa non fosse viziosa , codesto avrebbe a essere il romanzo più fortunato che sia mai venuto in luce . Né anche lo Zola era mai giunto a tanta semplicità estrema di favola ; a tanta scrupolosa e fedele oggettività d ' osservazione ; a tanta pittoresca efficacia nella sicura e non interrotta evocazione dell ' ambiente ; a tanta logica umana nello svolgimento di quelle umili vite di pescatori ; a tanta parsimonia di mezzi retorici . Certo , come studio sociale e locale e dialettale , poi che il Verga traduce a pena la rozza parlata dei suoi personaggi , quel libro è mirabile . Perché , dunque , fu accolto così freddamente dal pubblico e par troppo noioso anche a ' letterati di professione ? La ragione è semplice : perché , come vedremo , non è punto un romanzo . Non di meno , il Verga ha coscienza intera del suo romanzo : egli sa ciò che vuole , e , se v ' ha errore , gli è nel sistema , non a fatto nell ' esecuzione : e però si può disputare su la vitalità del suo romanzo , ma non si può contrastargli la fama d ' artista serio e potente . In vece la signorina Serao par che vada ognor brancolando per l ' oscura foresta del romanzo , senza trovare una via . Della teoria sperimentale ella non ha colto , a dir vero , se non a pena i caratteri esteriori , vale a dire il lusso della descrizione , la corrispondenza del fatto psicologico al fatto fisiologico nell ' individuo , la legge ereditaria , e ‘ l raggruppamento meccanico de ' particolari : del rimanente , l ' analisi del sentimento , o anche solo della sensazione , è ne ' suoi libri o superficiale o mal certa o arbitraria a dirittura ; i caratteri son talora innaturali , più spesso non a bastanza rilevati , quasi sempre incoerenti ; la lingua e lo stile conservano finora una così barbara indipendenza da ogni regola di proprietà , di purità , di convenienza , d ' efficacia e d ' eleganza , da riuscire intollerabili a chiunque abbia ancora una qualche pratica de ' buoni scrittori e un qualche rispetto della tradizione letteraria . Così che la signorina Serao tiene dal naturalismo in ciò ch ' esso ha di più inaccettabile e di più caduco ; e , ch ' è peggio , ella esagera anche un poco per conto suo . In fatti , la descrizione che lo Zola abusa , è vero , ma non di rado per uno scopo d ' effetto complessivo , nella prosa della signorina Serao sta oziosa e isolata a raffreddare l ' azione ; e l ' esposizione minuta de ' fatti esterni , che dallo Zola è ordinata , con abilità singolare , quale a mano a mano può riflettersi nell ' animo del personaggio che tien la scena , dalla signorina Serao è fatta senza criterio , con un ardore cieco e puerile ; e que ' preconcetti scientifici , che pur ne ' romanzi dello Zola accusano l ' empirismo , diventano più regolari , più costanti , più meccanici , e però più ridicoli nel Cuore infermo e nella Fantasia della signorina Serao . La quale ha , per altro , un merito sommo , che gli altri romanzieri sperimentali d ' Italia non hanno : sa ridestare gli affetti nell ' animo dei lettori . Ora , a parer mio , Emilio Zola è un romanziere vigoroso ; ma la teoria ch ' egli ha predicato è , per la più parte , inammissibile , perché contraria alle leggi più elementari dell ' estetica positiva . E singolare , in fatti , che ‘ l naturalismo , mentre si vanta di procedere dalla scienza odierna , ignori i risultati della psicologia sperimentale circa i piaceri estetici ; i quali nascono propriamente dal bisogno d ' esercitare per la riproduzione ideale dell ' emozione la forza nervosa sovrabbondante nell ' organismo ; e lo Spencer e ‘ l Sully e ‘ l Helmholtz e ‘ l Bain e ‘ l Friedländer concordano tutti su questo punto . E allora si può fermare la legge estetica , che tanto è più grande il piacere suscitato da un lavoro letterario , quanto più viva e piena e gagliarda è l ' emozione . E poi che i sentimenti più bassi e più elementari naturalmente commuovono un minor numero d ' elementi nervosi che i sentimenti più alti e più complessi , i quali si sviluppano e infatti nelle razze più elevate , è fuor di dubbio che ‘ l piacere estetico suscitato dalla riproduzione d ' un sentimento altruistico o egoaltruistico , quali la giustizia , la pietà , il dovere , la compassione e l ' amore , sarà , con uguale intensità di rappresentazione , assai maggiore che quello suscitato dalla riproduzione d ' un sentimento egoistico . E dove emozione non si desti , non è materia d ' arte . Qui a punto è ‘ l difetto capitale della teoria dello Zola . Egli pone come scopo al romanzo ciò che avrebbe a essere solo un mezzo di ridestare un ' emozione o un plesso d ' emozioni ; vale a dire l ' analisi progressiva d ' un temperamento sotto l ' azione d ' un ambiente . Ora questa è una ricerca propriamente scientifica , che non eccita punto gli elementi nervosi del nostro organismo , se non solo in quel caso che ‘ l protagonista trovi nell ' ambiente una ragione di lotta , donde scaturisca l ' emozione . Ma l ' analisi sola non basta ; né , come afferma lo Zola , la rappresentazione fedele di una vita ordinaria che si svolge senza scosse né strappi può esser mai sola il contenuto d ' un romanzo ; e , a punto per codesto difetto d ' azione , i Malavoglia del Verga , pur rimanendo uno studio accurato , sono un ' infelice opera d ' arte . Sono come un giovane bello e bianco e robusto , al quale non altro mancasse per far la delizia delle signore se non la vita . E poi che nella creazione letteraria i caratteri piglian contorno e sembianza propria e rilievo tra ‘ l caldo baglior del dramma , anche i caratteri , dove quello sia povero o manchi a fatto , rimangon freddi o vaghi o scoloriti , come a punto ne ' Malavoglia . Un eccesso di tutt ' i romanzieri sperimentali è la descrizione . Essi affermano che l ' azione dell ' ambiente è continua su ‘ l dramma umano ; e però , soggiungono , bisogna farla sentire a ogni passo . Quanto alla premessa , sta bene ; ma non mi persuade la conseguenza . In fatti , codesta azione , come osservò acutamente Enrico Panzacchi a proposito della Malombra d ' Antonio Fogazzaro , rimane le più volte inavvertita anche alla persona che la sopporta . E quando essa è inopportuna , s ' intende che , in vece d ' aguzzar l ' interesse , lo raffreddi d ' un tratto e provochi la stizza dei lettori , che a malincuore si sentono distratti dal dramma che li commoveva . Un pregiudizio espresso nel metodo sperimentale è la narrazione impersonale ; un pregiudizio sottinteso è la necessità di rappresentare la vita odierna . Io ripenso il primo , e mi domando che bel guadagno sarebbe per I Promessi Sposi , se l ' autore non fosse ognora presente con quel suo sorriso d ' arguzia serena , che versa in tutto il libro come una luce diffusa , dove ciascuna figura sorge viva e diritta , e si move per virtù propria , e non perde mai quella cèra o truce o pietosa o ridicola che la distingue . E spesso a punto una osservazione personale dell ' autore dà ‘ l tocco ultimo a un carattere , a una descrizione , a un movimento psicologico . Certo , io non nego che la tendenza soverchiamente soggettiva dell ' Hugo e del Guerrazzi possa aver nociuto ad alcuni de ' loro romanzi ; e credo che in certi casi d ' indifferenza oggettiva anche possa giovare all ' effetto ; ma la pretensione di bandire dalla narrazione quello ch ' è , per la più parte dei casi , lo strumento di rappresentazione più facile , efficace e sicuro , a me pare eccessiva ed assurda . Né la necessità di rappresentare la vita odierna è meno irragionevole . Quando l ' emozione venga suscitata così piena e gagliarda da vibrare nella più parte degli elementi nervosi ch ' essa percorre , sforzando il minor numero di questi elementi , che importa a noi se ‘ l dramma , onde scaturisce quell ' emozione , sia pagano o cristiano , antico o moderno , spagnuolo o russo o tedesco o papuasiano o malese ? Chi è rimasto mai freddo alla lettura dell ' Othello dello Shakespeare , se bene il moro di Venezia visse molti secoli a dietro ? E chi può legger senza lagrime l ' episodio della morticina ne ' Promessi Sposi del Manzoni , se bene il fatto si riferisce alla peste di Milano del milleseicento e tanti ? E perché quanto è stato possibile finora , diverrà , da ora innanzi , impossibile ? Le son cose che paion chiare come il giorno , nevvero ? E pure provate a farle intendere a certa gente : gli è come lavare la testa all ' asino , con rispetto parlando . Resta , in fine , a parlare della forma , sovra tutto nel dialogo . E qui pure il mezzo adoperato dal Verga per ottenere efficacia e naturalezza , senza mancare alle regole della lingua comune , mi sembra troppo imperfetto . Il Verga , in fatti , si contenta a tradurre quasi alla lettera la parlata de ' suoi contadini o de ' suoi pescatori di Sicilia , serbando il colorito e la giacitura della frase , il ricorso del periodo e anche il sapor brusco de ' modi di dire , quali veramente si trovano nel dialetto . Già , codesto pencolar faticoso tra la lingua e ‘ l dialetto io non vedo che risolva nulla ; e , più presto che infonder vita e calore al dialogo , mi pare che l ' irrigidisca in contorcimenti tanto più penosi quanto men facili . In oltre , sarebbe , a ogni modo , rimedio per un solo caso ; ma , o che farebbe egli ‘ l Verga , se avesse a porre in Francia o in Inghilterra o in Germania la scena d ' un suo romanzo ? E il patrimonio della lingua che cosa diverrebbe se ogni romanziere si credesse in diritto di rimpasticciarsi , per uso proprio , gl ' idiotismi della propria regione ? III . Ma tra il ribollimento della fungaia sperimentale , il romanzo italiano gittava finalmente le prime foglie e schiudeva i primi fiori e maturava i primi frutti . Tre romanzieri originali tentarono , con modi diversi , l ' impresa di liberare codesto genere letterario dalle pastoie dell ' imitazione francese ; e , chi più chi meno , fecero tutti una buona prova . Io dico d ' Anton Giulio Barrili , di Girolamo Rovetta e di Antonio Fogazzaro . Il Barrili cominciò veramente anche prima che il naturalismo recasse in Italia il suo grave bagaglio di tesi , di definizioni e di regole ; ma , progredendo , divenne più esperto , più franco , più amabile ; e ogni giorno guadagna terreno . Egli compensa il difetto di solidità de ' suoi lavori con una grazia , una snellezza , una semplicità che innamora . Certo , non ha quella tragica potenza di situazioni onde il lettore rimane anelante e perplesso : certo , non sa dare a ' suoi personaggi quello scultorio rilievo che li rende indimenticabili : certo , non descrive con quell ' animata efficacia di particolari sensibili la quale sembra quasi evocare il paesaggio , no ; ma il suo racconto si svolge vario d ' avventura in avventura , e non s ' indugia mai , e senza scoter mai troppo il lettore , sa tenerlo desto ed attento sino alla fine . Inoltre ha spesso il Barrili un ' invidiabile squisitezza di sentimento , una sottile giocondità d ' osservazione , una viva freschezza di fantasia , un ' ingegnosa novità di trovata , una ravvivatrice eleganza d ' erudizione . Gli è un gentiluomo colto ed arguto che si piace di dipanare , per sollazzo d ' una brigata di belle e intelligenti signore , una sua confusa matassa di fili d ' oro e di seta . Somiglia un poco a Vittorio Cherbuliez ; ma si vede bene che non ne deriva . E , in fine , è il solo , fra tutt ' i romanzieri d ' Italia , che sappia scrivere l ' italiano senza affettazione accademica e senza incuria volgare . Il Val d ' Olivi , la Sirena e il Come un sogno sono tre piccoli capilavori . La Malombra del Fogazzaro a me sembra il miglior romanzo che sia stato scritto in Italia dopo i Promessi Sposi . La lingua è un po ' sciamannata , se bene lo stile , tutto muscoli e nervi , è quasi sempre evidente ; il lusso inutile della descrizione è forse eccessivo ; lo scioglimento è troppo , nella forma , teatrale : sta bene . Ma che ricchezza di favola , che soffio rapido e ardente di dramma , che accento profondo di passione , che piena animazione di vita esteriore , che varia , intensa e vivente verità di caratteri ! Cesare d ' Ormengo , il gentiluomo democratico e altero ; Corrado Silla , il giovine vinto e spostato che s ' accascia , con amara fierezza di vittima , nella lotta per l ' esistenza ; Marina , cupa , ardente , fantastica , irrequieta e superba ; il signor Steinegge , burbero e mite ; Edith , pura , timida e affettuosa ; la vecchia contessa veneziana , e Nepo , il suo molle e impertinente figliuolo ; il vecchio curato , umile e buono ; tutte , in somma , codeste figure sono indimenticabili . Anche qui è l ' analisi psicologica ; forse troppo raffinata e malaticcia e sottile , ma sicura e profonda a ogni modo . Anche qui è l ' azione dell ' ambiente su ' personaggi , ma sovente con tale intima corrispondenza del sentimento alla natura esteriore , che quasi il lettore non s ' avvede dell ' artificio . Anche qui è l ' oggettività della rappresentazione ; ma non tale , peraltro , da impedire allo scrittore di godere e soffrire e vivere , insomma , con le sue creazioni , le quali appunto per questo , hanno palpiti e fremiti di vita reale . I romanzi del Rovetta prometton bene , quantunque i difetti sian gravi e numerosi . La lingua è in generale scorretta , e disuguale , incerto , angoloso lo stile ; i caratteri sono più , tosto accennati che sviluppati ; i tipi comici si mutano spesso in caricature ; la disposizione delle parti è non di rado viziosa ; l ' analisi psicologica è troppo breve e superficiale ; certi scatti di passione non sono a bastanza preparati , e abbondano le disutili lunghezze . Per altro , la commozione è sempre viva e continua : qualche carattere , come la Lalla della Mater dolorosa , è pensato e disegnato e condotto bene ; e uno schietto umor comico pervade que ' libri con una folla d ' osservazioni argute , di celie sottili , e di paragoni ridicoli . Tali sono le condizioni odierne del romanzo in Italia . Giova adesso cercare quali sono i modi , per i quali , rinfrancato e sicuro , potrà esso avventurarsi sempre più in alto su l ' erta dell ' avvenire . Il romanzo italiano dell ' avvenire sarà , prima d ' ogni altra cosa , scritto in lingua italiana ; e propriamente in quella lingua semplice , svelta , efficace , pura senza pedanteria , popolare senza smargiasseria , che fu adoperata dal Manzoni nel suo romanzo . Forse , qualche singolarità dialettale , qualche neologismo necessario , qualche solecismo d ' uso comune segnatamente nel dialogo , potrebbe anche venir tollerato ; ma il fondo avrebbe a esser poi sempre quello . I processi di stile per la descrizione , per il dialogo , per l ' emozione , dovranno tutti conferire alla rapidità , alla varietà , all ' evidenza della narrazione . Che ‘ l romanzo sia storico o fantastico , alla critica , veramente , non importa ; ma , tutto sommato , gli è meglio che esso sia la rappresentazione della nostra indole , della nostra vita , della nostra società . Così al romanziere riesce tanto facile l ' osservare , quanto difficile gli parrebbe il ricostruire ; e al lettore garba di più ‘ l sentir vibrare nel romanzo il suo proprio temperamento d ' uomo moderno , che l ' ammirare le avventure maravigliose , ma fredde , d ' un tempo più o meno remoto ; e per la storia della civiltà non è punto inutile il tramandare a ' nostri posteri il quadro largo e fedele de ' nostri costumi , delle nostre miserie e de ' nostri eroismi . Se e quando il romanzo ha da essere puramente oggettivo , giudicherà lo scrittore , poi che non le son cose che si possano stabilire , se non all ' opera ; certo , l ' azione non deve mai raffreddarsi , non che difettare ; certo , l ' emozione deve scoppiar sempre intensa e calda ; certo , la descrizione esteriore , non abbondante , ma caratteristica , deve alternare e riflettere e compire i movimenti dell ' animo . Ma il punto su ‘ l quale io voglio fermarmi e che parmi , fra tutti , il più importante , è la questione dell ' etica nel romanzo . Il romanzo italiano dell ' avvenire sarà spruzzato di pessimismo indifferente e ironico e amaro , come il romanzo sperimentale in Francia ? O sarà impregnato d ' ottimismo sollecito e intelligente e amoroso come il romanzo realista d ' Inghilterra ? I risultati della scienza positiva son questi : la volontà dell ' uomo è determinata da motivi , e non affatto libera ; l ' organismo debole è condannato , per elezione naturale , all ' infelicità e alla morte ; l ' ideale etico consiste nell ' aiuto reciproco e disinteressato , che diventando sorgente di piacere individuale promuove l ' infinite energie della specie e la rende più forte , più felice e più buona . Ora , a punto da questi risultati deriverà bell ' uomo dell ' avvenire la giocondità indulgente e tranquilla di chi s ' è assoggettato liberamente alle leggi della Natura , senza impeti e senza sdegni . « L ' edonica epicurea , » dice il Trezza in una nota del suo Epicuro , « è un modo dell ' etica , giacché non può generarsi fuori di lei e v ' è incidenza reciproca fra l ' una e l ' altra . L ' edonica rivela lo stato etico dell ' uomo giunto omai all ' intuizione serena delle leggi cosmiche riprodotte nel suo cervello e diventate abiti sani e facili della coscienza . Da questa rassegnazione austera della parte al tutto scaturisce la gioia profonda del sentirsi uno con sé stesso e con le cose . » E questa accade talvolta nella morale odierna , e accadrà più sovente nella morale dell ' avvenire : così che il valor etico del romanzo futuro sarà uno scetticismo sereno e bonario , con una punta leggera di canzonatura per i piccoli peccati ; con una malinconica e severa pietà per i grandi delitti ; con una simpatia dolce e generosa per quanto è meschino e volgare ; con una letizia piena d ' ammirazione e di rispetto per quanto è nobile e alto ; e , in fine , con un senso agile e benigno della misura che accolga e componga i tumulti della passione in un ' armonia piena e tranquilla . Così questo nuovo realismo veramente italiano , che sarebbe in somma la teoria dell ' edonismo applicata al romanzo , pur procedendo dal realismo del Manzoni , l ' oltrepasserebbe in cinque punti : l ' organica e viva e fedele modernità della favola ; lo studio dell ' azione che può venire esercitata dall ' ambiente su ‘ l dramma ; una maggiore larghezza dell ' analisi psicologica ; una ricchezza più varia di processi artistici , e , in fine una morale più logica , più elevata , più scientificamente giusta e consolante e anche umana . Poi che il nuovo romanzo italiano o sarà edonico , o non sarà mai .