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> autore_s:"MALATESTA ERRICO"
NECESSITÀ DELL'ORGANIZZAZIONE ( MALATESTA ERRICO , 1897 )
StampaPeriodica ,
Ammessa possibile l ' esistenza di una collettività organizzata senza autorità , cioè senza coazione - e per gli anarchici è necessario ammetterlo perché altrimenti l ' anarchia non avrebbe senso - passiamo a parlare dell ' organizzazione del partito anarchico . Anche in questo caso l ' organizzazione ci sembra utile e necessaria . Se partito significa l ' insieme d ' individui che hanno uno scopo comune e si sforzano di raggiungere questo scopo , è naturale ch ' essi s ' intendano , uniscano le loro forze , si dividano il lavoro e prendano tutte le misure stimate atte a raggiungere quello scopo . Restare isolati , agendo o volendo agire ciascuno per conto suo senza intendersi con altri , senza prepararsi , senza unire in un fascio potente le deboli forze dei singoli , significa condannarsi all ' impotenza , sciupare la propria energia in piccoli atti senza efficacia e ben presto perdere la fede nella meta e cadere nella completa inazione . Ma anche qui la cosa ci sembra talmente evidente che , invece di insistere nella dimostrazione diretta , cercheremo di rispondere agli argomenti degli avversari dell ' organizzazione . E prima di tutto ci si presenta l ' obbiezione , diremo così , pregiudiziale . « Ma di quale partito ci parlate ? » , essi dicono , « noi non siamo un partito , noi non abbiamo programma » . E con questa forma paradossale essi intendono dire che le idee progrediscono e cambiano continuamente e che essi non vogliono accettare un programma fisso , che può essere buono oggi , ma che sarà certamente superato domani . Ciò sarebbe perfettamente giusto se si trattasse di studiosi che cercano il vero senza curarsi delle applicazioni pratiche . Un matematico , un chimico , un psicologo , un sociologo possono dire di non aver programma o di non avere che quello di ricercare la verità : essi vogliono conoscere , non vogliono fare qualche cosa . Ma anarchia e socialismo non sono delle scienze : sono dei propositi , dei progetti che anarchici e socialisti vogliono mettere in pratica e che perciò hanno bisogno di essere formulati in programmi determinati . La scienza e l ' arte delle costruzioni progrediscono tutti i giorni ; ma un ingegnere che vuol costruire , o anche demolire qualche cosa , deve fare il suo piano , raccogliere i suoi mezzi di azione e agire come se scienza ed arte si fossero arrestate al punto ove egli le trova quando dà principio ai suoi lavori . Può benissimo avvenire che egli possa utilizzare delle nuove acquisizioni fatte nel corso del lavoro senza rinunciare alla parte essenziale del suo piano ; e può darsi anche che le nuove scoperte ed i nuovi mezzi creati dall ' industria siano tali che egli vegga la necessità di abbandonare tutto e ricominciare da capo . Ma ricominciando , avrà bisogno di fare un nuovo piano basato su quello che si conosce e si possiede fino a quel momento , e non potrà concepire e mettersi ad eseguire una costruzione amorfa , con materiali non composti , per il motivo che domani la scienza potrebbe suggerire delle forme migliori e l ' industria fornire dei materiali meglio composti . Noi intendiamo per partito anarchico l ' insieme di quelli che vogliono concorrere ad attuare l ' anarchia , e che perciò han bisogno di fissarsi uno scopo da raggiungere ed una via da percorrere ; e lasciamo volentieri alle loro elucubrazioni trascendentali gli amatori della verità assoluta e del progresso continuo , che non cimentando mai le loro idee alla prova dei fatti finiscono poi col far nulla e scoprir meno . L ' altra obbiezione è che l ' organizzazione crea dei capi , delle autorità . Se questo è vero , se è vero cioè che gli anarchici sono incapaci di riunirsi ed accordarsi tra di loro senza sottoporsi ad un ' autorità , ciò vuol dire che essi sono ancora molto poco anarchici e che prima di pensare a stabilire l ' anarchia nel mondo debbono pensare a rendersi capaci essi stessi di vivere anarchicamente . Ma il rimedio non starebbe già nella non organizzazione , bensì nella cresciuta coscienza dei singoli membri . Certamente se in un ' organizzazione si lascia addosso a pochi tutto il lavoro e tutte le responsabilità , se si subisce quello che fanno i pochi senza metter mano all ' opera e cercar di far meglio , quei pochi finiranno , anche se non lo vogliono , col sostituire la propria volontà a quella della collettività . Se in un ' organizzazione i membri tutti non si curano di pensare , di voler capire , di farsi spiegare quello che non capiscono , di esercitare sempre su tutto e su tutti le loro facoltà critiche , e lasciano a pochi il compito di pensare per tutti , quei pochi saranno i capi , le teste pensanti e dirigenti . Ma , lo ripetiamo , il rimedio non sta nella non organizzazione . Al contrario , nelle piccole come nella grande società , a parte la forza brutale , di cui non può essere questione nel caso nostro , l ' origine e la giustificazione dell ' autorità sta nella disorganizzazione sociale . Quando una collettività ha un bisogno ed i suoi membri non sanno organizzarsi spontaneamente da loro stessi per provvedervi , sorge qualcuno , un ' autorità , che provvede a quel bisogno servendosi delle forze di tutti e dirigendole a sua voglia . Se le strade sono mal sicure ed il popolo non sa provvedere , sorge una polizia che , per qualche servizio che rende , si fa sopportare e pagare , e s ' impone e tiranneggia ; se v ' e bisogno di un prodotto , e la collettività non sa intendersi coi produttori lontani per farselo mandare in cambio di prodotti del paese , vien fuori il mercante che profitta del bisogno che hanno gli uni di vendere e gli altri di comprare , ed impone i prezzi che vuole ai produttori ed ai consumatori . Vedete che cosa è sempre successo in mezzo a noi : meno siamo stati organizzati più ci siamo trovati alla discrezione di qualche individuo . Ed è naturale che così fosse . Noi sentiamo il bisogno di stare in rapporto coi compagni delle altre località , di ricevere e di dare notizie , ma non possiamo ciascuno individualmente corrispondere con tutti i compagni . Se siamo organizzati , incarichiamo dei compagni di tenere la corrispondenza per conto nostro , li cambiamo se essi non ci soddisfano , e possiamo stare al corrente senza dipendere dalla buona grazia di qualcuno per avere una notizia ; se invece siamo disorganizzati , vi sarà qualcuno che avrà i mezzi e la voglia di corrispondere e accentrerà nelle sue mani tutte le relazioni , comunicherà le notizie secondo che gli pare ed a chi gli pare , e , se ha attività ed intelligenza sufficienti , riuscirà a nostra insaputa a dare al movimento l ' indirizzo che vuole senza che a noi , alla massa del partito , resti alcun mezzo di controllo , e senza che nessuno abbia il diritto di lagnarsi , poiché quell ' individuo agisce per conto suo , senza mandato di alcuno e senza dover rendere conto ad alcuno del proprio operato . Noi sentiamo il bisogno di avere un giornale . Se siamo organizzati potremo riunire i mezzi per fondarlo e farlo vivere , incaricare alcuni compagni di redigerlo , e controllarne l ' indirizzo . I redattori del giornale gli daranno certamente , in modo più o meno spiccato , l ' impronta della loro personalità , ma saranno sempre gente che noi abbiamo scelta e che possiamo cambiare se non ci accontenta . Se invece siamo disorganizzati , qualcuno che ha sufficiente spirito d ' intrapresa farà il giornale per conto proprio : egli troverà in mezzo a noi i corrispondenti , i distributori , i sottoscrittori , e ci farà concorrere ai suoi fini senza che noi li sappiamo o vogliamo ; e noi , come è spesso avvenuto , accetteremo o sosterremo quel giornale anche se non ci piace , anche se troviamo che è dannoso alla causa , perché saremo impotenti a farne uno che rappresenti meglio le nostre idee . Cosicché l ' organizzazione , lungi dal creare l ' autorità , è il solo rimedio contro di essa ed il solo mezzo perché ciascun di noi si abitui a prender parte attiva e cosciente nel lavoro collettivo , e cessi di essere strumento passivo in mano dei capi . Ché se poi non si fa nulla di nulla e tutti restano nell ' inazione completa , allora certamente non vi saranno né capi né gregari , né comandanti né comandati , ma allora finiranno la propaganda , il partito , ed anche le discussioni intorno all ' organizzazione . . . e questo , speriamo , non è l ' ideale di nessuno . Ma un ' organizzazione , si dice , suppone l ' obbligo di coordinare la propria azione e quella degli altri , quindi viola la libertà , inceppa l ' iniziativa . A noi sembra che quello che veramente leva la libertà e rende impossibile l ' iniziativa è l ' isolamento che rende impotente . La libertà non è il diritto astratto , ma la possibilità di fare una cosa : questo è vero tra di noi , come è vero nella società generale , E nella cooperazione degli altri uomini che l ' uomo trova i mezzi per esplicare la sua attività , la sua potenza d ' iniziativa . Certamente , organizzazione significa coordinazione di forze ad uno scopo comune ed obbligo negli organizzati di non fare cosa contraria allo scopo . Ma quando si tratta di organizzazioni volontarie , quando coloro che stanno nella stessa organizzazione hanno veramente lo stesso scopo e sono partigiani degli stessi mezzi , l ' obbligo reciproco che impegna tutti riesce vantaggioso , per tutti ; e se qualcuno rinunzia a qualche sua idea particolare in omaggio all ' unione , ciò vuol dire che trova più vantaggioso rinunziare ad un ' idea , che d ' altronde da solo non potrebbe attuare , anziché privarsi della cooperazione degli altri nelle cose ch ' egli crede di maggiore importanza . Se poi un individuo trova che nessuna delle organizzazioni esistenti accetta le sue idee ed i suoi metodi in ciò che hanno di essenziale , e che in nessuna potrebbe esplicare la sua individualità come egli l ' intende , allora farà bene a restarne fuori ; ma allora , se non vuole rimanere inattivo ed impotente , deve cercare altri individui che pensano come lui e farsi iniziatore di una nuova organizzazione . Un ' altra obbiezione , ed è l ' ultima di cui ci intratterremo , è che essendo organizzati siamo più esposti alle persecuzioni del governo . A poi pare invece che quanto più si è uniti tanto più ci si può difendere efficacemente . Ed infatti ogni volta che le persecuzioni ci han sorpresi mentre eravamo disorganizzati ci hanno completamente sbaragliati ed hanno ridotto a nulla il nostro lavoro antecedente ; mentre quando e dove eravamo organizzati ci hanno fatto più bene che male . Ed è lo stesso anche per quel che riguarda l ' interesse personale dei singoli : basti l ' esempio delle ultime persecuzioni che hanno colpito gl ' isolati tanto quanto gli organizzati e forse anche più gravemente . Questo , s ' intende , per quelli che , isolati o no , fanno almeno la propaganda individuale ; che per quelli che non fanno nulla e tengono ben nascoste le loro convinzioni , certamente il pericolo è poco , ma è anche meno l ' utilità che danno alla causa . Il solo risultato , dal punto di vista delle persecuzioni , che si ottiene stando disorganizzati , si è di autorizzare il governo a negarci il diritto di associazione ed a rendere possibili quei mostruosi processi per associazione a delinquere , che esso non oserebbe fare contro gente che afferma altamente , pubblicamente , il diritto e il fatto di stare associata , o che , se il governo l ' osasse , risulterebbero a scorno suo e a vantaggio della propaganda . Del resto , è naturale che l ' organizzazione prenda le forme che le circostanze consigliano ed impongono . L ' importante non è tanto l ' organizzazione formale , quanto lo spirito di organizzazione . Possono esservi dei casi in cui per l ' imperversare della reazione , sia utile sospendere ogni corrispondenza , cessare da ogni riunione : sarà sempre un danno , ma se la voglia di essere organizzati sussiste , se resta vivo lo spirito di associazione , se il periodo antecedente di attività coordinata avrà moltiplicate le relazioni personali , prodotte solide amicizie e creato un vero accordo d ' idee e di condotta tra i compagni , allora il lavoro degl ' individui anche isolati concorrerà allo scopo comune , e presto si troverà modo di riunirsi di nuovo e riparare al danno subito . Noi siamo come un esercito in guerra e possiamo , secondo il terreno e secondo le misure prese dal nemico , combattere in grandi masse o in ordine sparso : l ' essenziale è che ci consideriamo sempre membri dello stesso esercito , che ubbidiamo tutti alle stesse idee direttive e siamo sempre pronti a riunirci in colonne compatte quando occorre e si può . Tutto questo che abbiamo detto è per quei compagni che realmente sono avversari del principio di organizzazione . A quelli poi che combattono l ' organizzazione solo perché non vogliono entrare , o non sono accettati , in una determinata organizzazione , e perché non simpatizzano con gli individui che ne fanno parte , noi diciamo : fate da voi , con quelli che sono d ' accordo con voi , un ' altra organizzazione . Noi ameremmo certo poter andare tutti d ' accordo e riunire in un fascio potente tutte quante le forze dell ' anarchismo ; ma non crediamo nella solidità delle organizzazioni fatte a forza di concessioni e di sottintesi e dove non v ' è tra i membri accordo e simpatia reali . Meglio disuniti che malamente uniti . Però vorremmo che ciascuno si unisse coi suoi amici e non vi fossero forze isolate , forze perdute .