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CIVILTÀ IN CRISI? ( PRATOLINI VASCO , 1938 )
StampaPeriodica ,
I Un senso insormontabile di disagio , supposto in partenza come politico , e poi nobilitato dai conflitti ideologici , ha investito il campo della cultura che è apparsa ad un certo momento impossibilitata a tener dietro ai furori popolari dei quali , con l ' illuminismo , si era eletta mandante . Colpa quindi del suo imbastardimento plebeo , a giudicarla da un punto di vista reazionario secondo il quale l ' essere scesa nella piazza una prima volta la comprometteva per sempre nel fluire della storia di cui si è poi sentita sfuggire il controllo . E massimamente questo , in Italia , aveva considerato l ' idealismo che il compromesso avallava trovando così la sua formula . Cotesto disagio essa cultura va adesso protestando , per bocca dei suoi responsabili , contro le teorie fecondate dalla sua stessa dialettica ; e nella protesta si serve di una serpentina d ' idee , prive di originalità , allo scopo di ristabilire l ' equilibrio necessario alla propria esistenza . È sorto così un concetto di crisi che si vuole attribuire genericamente alla civiltà e che al postutto si identifica con una " particolare " civiltà che pretende , oggi , di essere difesa dal profitto che la politica ha saputo ricavare dai suoi suggerimenti dottrinari . ( Sempre qualora sia possibile scendere a considerare polemicamente una civiltà che non sia " quella " civiltà ) . La cultura è scoperta per conservazione in questa sua perplessità " sociale " ; costretta alle conclusioni temporali , non sa fare altro che rimettere in mano alle forze giovani la sua eredità filosofica , ponendo come ultimo atto di forza la clausola di una risoluzione ortodossa . Troppo comodo protestare sino all ' agonia un errore , e fidare sui giovani per una difesa di fronte alla storia ; e meschini quei giovani che accettano queste consegne poliziesche contro il tempo che avrà comunque , fatalmente , ragione di loro . Ma intanto , nel particolare , accettiamo , noi giovani , da Huizinga , questa conclusione che non ci rende affatto vanitosi tanto poco sentiamo di partecipare agl ' interessi che la muovono : " essa ( la gioventù ) si manifesta aperta , generosa , spontanea , pronta ai godimenti , ma anche alle privazioni , rapida nelle decisioni , ardita e di gran cuore " ; e riconosciamo , da una fonte come altre responsabile , che " né debole , né pigra , né indifferente " l ' ha fatta " il rallentamento dei legami , la confusione delle idee , lo svagamento dalla meditazione , la dissipazione dell ' energia " tra cui crebbe ; e rifiutiamo per il suo gesto impreciso il compito generico " di tornare a dominare il mondo , così com ' esso vuol essere dominato , di non lasciarlo perire nell ' orgoglio o nella follia , di ripenetrarlo nello spirito " . E leghiamo il vaticinio del sapiente olandese alle premesse di questo suo recente ragionamento sulle cause di una percepita violenta Crisi della civiltà ( secondo il quale , dopo il segnale d ' allarme dello Spengler ( 7 ) , ne sarebbe derivata coscienza di partecipazione in tutti gli strati sociali , familiarizzati ormai col pensiero della possibilità di un tramonto dell ' odierna civiltà , mentre prima sarebbero stati ancora involti in un ' indiscussa fede nel progresso ) e rileviamone , per colmo d ' ironia , il rallentamento dei legami , la confusione delle idee , lo svagamento della meditazione , la dissipazione dell ' energia di cui ci fornisce implicito documento . " Un ottimismo immutabile rispetto alle sorti della civiltà attualmente non si riscontra più se non in quelli che , per mancanza di cognizioni , non possono capire che cosa le manchi , e quindi sono intaccati essi stessi dal suo processo regressivo , oppure in quelli che nella propria dottrina sociale e politica stimano di possedere già la civiltà futura e di poterla fin da ora diffondere in mezzo alla povera umanità . Fra un pessimismo convinto e la certezza di una prossima panacea stanno tutti quelli che scorgono i gravi mali e gli acciacchi del tempo , non sanno come vi si possa rimediare od ovviare , ma intanto lavorano e sperano , cercano di capire e sono disposti a sopportare " . Bel gesto di sopportevole rinuncia se non lo infirmasse , nelle conclusioni , un angelismo , guarda caso , " attivo " della panacea filosofica ( 8 ) . " Dal disinteresse e dalla giustizia , però il mondo attuale sembra più lontano di quanto sia stato per molti secoli , o almeno di quanto abbia preteso di esserlo . Adesso si respinge da molti la richiesta di una giustizia e di un benessere internazionale perfino come principio teorico . La dottrina dello stato - potenza privo d ' ogni freno anticipa l ' assoluzione al vincitore . Il mondo è insanabilmente minacciato dalla furia della guerra annientatrice , che porta nel suo seno un nuovo e più tristo imbarbarimento . Pubbliche forze si adoperano intanto perché l ' immane disastro venga stornato , e agiscono nel senso della concordia e della ponderatezza . Ma , le forze di un intelligente internazionalismo alla lunga non sono sufficienti , se lo spirito pubblico non muta . Così come la restaurazione dell ' ordine e il benessere ( 9 ) non significano ancora di per sé una purificazione della civiltà , non possiamo aspettarla neppure dalla prevenzione in sé della guerra per mezzo della politica internazionale . Una nuova civiltà può nascere solo da un ' umanità purificata " . Purificata , è detto più avanti e più indietro , nelle condizioni fondamentali della cultura . " Se vogliamo conservare la cultura dobbiamo continuare a creare cultura " . - " Cultura ... è l ' ideale di una comunità " . - " La cultura deve avere un indirizzo metafisico : altrimenti non esiste " ( 10 ) . - " Non è affatto paradossale affermare che una civiltà , con un progresso realissimo ed innegabile , potrebbe arrivare alla sua rovina " . - " La somma di tutta la scienza non è ancora diventata civiltà " . - " L ' istruzione rende sotto - istruiti " . - " Viene proclamato intuizione , ciò che , in realtà , non è altro che una scelta intenzionale per ragione affettiva " . - " La pretesa di superiorità in grazia di una pretesa purezza di razza ha sempre avuto fascino per taluni , perché corrisponde a un certo spirito romantico , non inceppato dal bisogno di critica e animato dal desiderio di autoelevazione " . ( " Una nuova civiltà può nascere solo da una umanità purificata " , e non siamo tanto ingenui da non avere capito la tentazione cattolica che tuttavia non elide il dilemma , soprattutto quando ci viene detto che " la tragicità dell ' esistenza terrena , l ' essere la civitas dei mescolata e intrecciata alla civitas terrena per tutto il tempo che il mondo ha da durare ha fatto della storia della cristianità , cioè dei popoli che professano la fede di Cristo , tutt ' altro che una marcia trionfale del cristianesimo " ) . - " Un sano organismo statale è caratterizzato dall ' ordine e dalla disciplina . Capovolgendo : l ' ordine e la disciplina rivelano un sano organismo statale . Come se a fare il sonno del giusto bastasse un sonno tranquillo " . - " Se ciascuno non fosse personalmente convinto di dover resistere a un vizio capitale detto incontinenza , la società sarebbe inesorabilmente in balia di una degenerazione sessuale che la condurrebbe alla distruzione " . E ancora : " Nel mondo attuale il senso di essere tutti insieme responsabili di tutto è indubbiamente molto aumentato , contemporaneamente , e in rapporto con esso , è enormemente cresciuto il pericolo di azioni di massa del tutto irresponsabili " . - " Ad ogni modo , ove si voglia affermare questa polarità , bisognerà assolutamente svuotare i concetti di massa e di élite di qualsiasi contenuto sociale , e considerarli solo in quanto espressioni di atteggiamenti spirituali " . - " Quando il mito scaccia il logos e ne prende il posto , allora siamo alla soglia della barbarie " . Al tempo . Attenzione a questa cultura ufficiale , ordinata , storicistica che ha fin troppo degenerato nell ' onore reso all ' impagabile aforisma crociano su la " bella conversazione europea " . Fissiamola nel momento stesso in cui essa riconosce che " nessuna grande trasformazione nei rapporti umani si avvera mai nella forma che gli uomini nell ' età immediatamente precedente si sono immaginata " . Rendiamola viva ancora , con la sua presenza nella storia , ed imputiamola di tutti i falsi liberalisti che ridussero alla tentazione piccolo borghese quelle masse incontenibili negli interessi economici creati dalla sua meccanica ostruzionistica ; e scendiamo a confutarla proprio laddove essa scantona alla resa dei conti tra la crisi spirituale e le condizioni economiche , entrambe da essa generate e costrette , e lascia apparire logico che una dottrina la quale stima più l ' essere che il sapere debba comprendere tra i suoi problemi anche la fine dell ' essere , ammettendo che la massa riconosce senz ' esitare , e più convinta che mai , la vita terrena come meta di ogni aspirazione e di ogni azione ( 11 ) . A questo punto possiamo anche confessare che Huizinga ci serve da pretesto . Non ci sarebbe infatti " mezzo migliore di disabituare la gioventù dal pensare , di mantenerla infantile e probabilmente , per giunta , di annoiarla rapidamente e a fondo " , come capita troppe volte da troppo tempo ai nostri vecchi maestri . II ( 12 ) Prima di esprimerci dentro i termini della cultura , servendoci delle leve della sapienza , che un individuo può muovere più o meno bene di un altro individuo e viceversa , in una dialettica che pone , con giustizia , l ' abilità verbale e l ' apprendistato libresco a fondamento della ragione , bisognerà scontare fino in fondo la nostra educazione umanistica e riconoscerci in essa , confessando il nostro sentimento fino ai limiti estremi della passività , riducendoci minimi dinanzi alla storia . E bisognerà riconoscere agli uomini " attivi " la nostra impotenza a penetrare la loro temporale tracotanza , riportando dalla nostra vergogna la luce di una verità interiore che ci fa vivere nel compromesso di una continua esitazione coi testi . Allora anche i termini del ragionamento ci tornano puri di significato e la civiltà viene a significarsi oltre le condizioni fondamentali della cultura , nella vissuta esperienza dei rapporti sociali ( 13 ) , a tu per tu cogli uomini inibiti alla speculazione a causa del loro esaurimento quotidiano nella realtà . Onde fornire aperto il senso del discorso diremo che ci resta sufficiente ammettere che si possa concepire una discriminazione iniziale d ' interessi , economici o spirituali , fra gli individui per ritenere precluso da qualsiasi altro versante il raccordo fra i due estremi . A costo di riconoscerci come degli animali asociali , non riusciremo mai a vedere conciliate nel tempo le ragioni che andiamo via via ascoltando in noi stessi , a meno di premettere una " carità " di gesti e di pronunciamenti negli incontri della vita quotidiana . Soltanto così avvertiamo possibile l ' evasione dalla cronaca che vorrebbe legarci ai suoi interessi immediati e temporali . Soltanto concedendo alla società in estensione i privilegi fruttati dalle singole positive esperienze potremo conciliare la cultura e il nostro labile destino di letterati con la vita , in quanto in ogni applicazione è da riconoscere un mestiere il cui prodotto va appunto al di là della tecnica solo a patto di diventare umanità , e quindi acquisibile e speculabile . A questo punto consideriamo di ottenere l ' assoluzione della cultura , reintegrandola al suo grado formativo , nient ' affatto come un estremo ed ineffabile privilegio , ma come fattore preparatorio e conclusivo di una civiltà . La quale civiltà non è affatto possibile far consistere in una continua vigilanza e lotta armata contro la possibilità di una ricaduta del mondo nella barbarie , e quindi in un continuo stato di allarme contro l ' evenienza di una " crisi " , e in una unità impenetrabile alle leggi morali e sociali modernamente concepite ; laddove è purtuttavia vero che la civiltà saggia nella sua continua crisi il divenire di una società sempre più liberata dagli impacci dell ' interesse temporale . Torna di proposito concludere , in questo primo momento , riaffermando la inderogabilità di un assolutismo morale che resta alla base di una perfettibile umanità la quale , pur non ripetendosi nella storia , si ritrova tuttavia nel tempo , con una faccia diversa ed uno spirito mutato . Sarà questo un ragionamento che riprenderemo continuamente e di buon grado , a commento delle letture che andiamo facendo e che investono direttamente e indirettamente ( v . il libro di Huizinga ) il concetto di una civiltà " privilegiata " . Si intenderebbe difendere un pensiero storico facendolo nascere , come dice il Croce nella avvertenza alla Storia come pensiero e come azione " da un travaglio di passione pratica " che trascende se stesso " liberandosene nel puro giudizio del vero " e convertendo , " mercé di questo giudizio , quella passione ... in risolutezza di azione " . Questo significato a noi appare intelligibilissimo e riconoscibile nella immediata giustificazione di uno storicismo che ritrova ogni momento , nel " fatto " di cui si serve , la propria scadenza .