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CRITICA INTEGRALE ( GATTO ALFONSO , 1938 )
StampaPeriodica ,
La critica al crocianesimo , elemento comune di tutti i collaboratori di " Campo di Marte " , trova in Alfonso Gatto uno dei più lucidi e decisi rappresentanti . La poesia non può essere sottoposta alla " moderata variazione di un gusto " . Essa , appunto perché prodotto di un determinato periodo storico , si trova ad essere parte integrante di quel periodo ; e quando la crisi di una società determina la crisi dei valori tradizionali , essa ne rimane fatalmente coinvolta . Ciò che A . Gatto mette qui a fuoco , è la funzione stessa della letteratura , e lo stretto legame che unisce il poeta al contesto storico e sociale all ' interno del quale egli opera . A stabilire un rapporto tra i diversi saggi che un critico , con più o meno cura , può aver scritto in un periodo , mettiamo , di cinque anni , si verificheranno due ipotesi : che il critico esemplifichi immutabilmente un metodo esegetico e che usi di pretesto al suo discorso quegli autori che non lo smentiscono : o che si sforzi di cogliere le ragioni della sua sensibilità e del suo gusto ecletticamente su tutte le opere che gli ripropongono la distinzione delle proprie parti più o meno riuscite , espresse e formate . In tutti e due i casi risulta una sola apparente coerenza : la neutralità del critico e del criticato in nome di uno storicismo pacifico che vuoi salvare le proprie istituzioni . Sul critico che invece dimostra di seguire e di cogliere nel linguaggio di un ' opera la difficile proprietà morale in cui lo scrittore o il poeta scopre le continue relazioni con se stesso - relazioni storiche , sociali , interamente umane - e che pone la sua conoscenza a fedele sintomo della stessa storia cui si rivolge e si oppone , son pronte invece le accuse più recidive . Soltanto per questa prudenza esistono critici che si occupano per trent ' anni di poesia con la moderata variazione di un gusto , fermandosi perplessi al punto in cui il vero poeta rifiuta per crisi e per violenta antistoria la propria conservazione e nel sentimento del tempo e della morte trova un ordine nuovo . Rispetto alla storia esistono cioè critici integralmente profani che si preoccupano di negare alla poesia la crisi e la violenza stessa della sua origine . Esiste questo stato temporale degli studi la cui utilità conservativa è ormai prossima alla reazione . La conclusione che si vuol vedere nell ' opera di un critico deve essere perciò di natura e di fedeltà morale rispetto alla storia che il poeta e lo scrittore muove e non limita con la sua presenza : gli errori di sopravvalutazione e di credito in tal senso contano per le ragioni di necessità da cui son mossi , dalla piena dichiarazione del giudizio . Quanto più preciso , intimo , inalienabile , il discorso di un critico accentra storicamente le proprie responsabilità ed esplica al limite sociale dei contemporanei le ragioni di una umanità concreta e consapevole che non è immediatamente documentata e polemicamente resa attuale . De Sanctis , in tal senso , fu un critico che , nella stretta chiarificazione del - l ' unità morale dei poeti e degli scrittori , non rinunziò ad alcuna delle relazioni sociali e storiche in cui si sentiva vivo e mortale . Una storia della letteratura sarebbe , in tal senso , ancora opera vana , da non tentare , per conservare credenza ad una critica pura , irrelata , che si affianca con una serie di monadi chiuse agli esempi dell ' arte ? Pure questa consistenza storica fu sempre fondata sulle opposizioni in cui il poeta accertò la propria continua crisi , la sua poesia dalla sua non poesia , sulla durata , cioè , di un ' elaborazione morale ed espressiva provata da tutte le avversioni . In tale estrema disperazione del limite individuale la poesia ha in sé un movimento di crisi che è la storia stessa . Accettando l ' eredità di una critica puntuale , ad hominem , e portando lo storicismo alle sue estreme conseguenze , cioè al contatto dei contenuti formalistici in cui strema sempre più il suo suolo esegetico , si dovrebbe ormai toccare con mano questa disperazione del limite individuale che solo in pochissimi , di riserva , si relega ad un assolutismo mistico ed astorico . Occorre cioè rompere l ' esitazione e dare chiaramente alla storia la sua crisi , cioè il suo movimento .