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> anno_i:[1880 TO 1910}
IL BUE MORTO ( SOFFICI ARDENGO , 1909 )
StampaPeriodica ,
A un tratto il veterinario sbucò di dietro lo stecconato dell ' orto , attraversò l ' aia avvampata di sole e si diresse verso la stalla . Era seguito da un carabiniere , dal garzone del macellaio armato di una sega e di diversi coltelli , e dalla guardia comunale , vestita di bigio , col berrettino filettato di verde e due bottiglie , una per mano , dalle quali esalava un puzzo d ' acido fenico e di petrolio che si diffondeva per l ' aria , di qua e di là . Dietro a loro si accalcava in tumulto la marmaglia dei ragazzi moccolosi e scalzi , strillando , bezzicandosi . Di sulle porte delle case vicine , le donne colla pezzola sugli occhi per via del sole e la treccia in mano , guardavano senza muoversi . Alcune ragazze invece che lavoravano sedute in crocchio all ' ombra del pagliaio , si rizzarono in furia buttando la treccia sulla seggiola e corsero a vedere . Le ciantelle e le voci riempiron l ' aia di un brusio disordinato . Il veterinario , senza neanche voltarsi , spinse l ' uscio rosso della stalla che era rabbattuto ed entrò . Il Faluca che l ' aveva scorto dal campo dove zappettava , arrivò pure di corsa , in zucca , scamiciato , sudato dal gran caldo , traversò la calca dei bambini e delle ragazze e messosi alla coda della brigata infilò anche lui nella stalla chiudendosi l ' uscio dietro . La stalla bassa e umida , era immersa in una oscurità quasi completa ; la poca luce verdognola che scendeva da un finestrino , attraverso i pampani di un tralcio avviticchiato all ' inferriata , non lasciava scorgere altro che un manzo bianco , ritto accanto al muro , con la testa rivolta sospettosamente verso la porta ; ma non passò un minuto che anche la massa enorme del bue morto apparve distinta ai piedi del vivo . Giaceva arrovesciato sulla schiena con le quattro gambe in aria , il corpo gonfio e duro , il muso volto per parte e la lingua paonazza che penzolava fuori dei denti . Di fra il corno e l ' orecchio incartapecorito si vedeva l ' occhio bianchiccio , velato che conservava ancora come un ' espressione di terrore . La moglie del contadino , che nessuno aveva ancor vista , ritta nel buio vicino al falcione , guardava la bestia e piangeva silenziosamente . Un ragazzo di una tredicina d ' anni le si stringeva addosso . e anche lui fissava il cadavere del manzo ; ma il suo viso era duro e pareva che non pensasse a nulla . - Dunque , sor Negri , - domandò il capoccia , rompendo per il primo il silenzio - lei la crede ? ... - Credo ? - rispose il veterinario , voltandosi quasi offeso alla domanda inattesa - non credo , ne son certo ! Era un omino macilento e dispettoso , vestito di lustrino nero , calvo e con degli occhietti e un naso rosso da ubriacone . La sua risposta fece restar male il contadino . - Bah ! - fece questi , incredulo , e abbassò la testa , rapata . - Che bah ! e non bah ! - ribatté l ' altro - v ' ho detto che è carbonchio , malattia contagiosa e che bisogna sotterrarlo ; cosa vorreste ? farlo mangiare alla gente ? La donna , come se non avesse aspettato che questa sentenza , scoppiò in singhiozzi ed uscì dalla stalla . Il carabiniere , la guardia e il garzone del macellaio si guardavan fra loro come per domandarsi l ' un l ' altro cosa bisognasse fare . - Avanti ! - disse allora il veterinario rivolto verso il giovane beccaio - levagli la pelle e sparalo . Non hai mica dei graffi nelle mani eh ? - domandò poi - bada che è pericoloso . Ma il giovanotto non l ' ascoltò nemmeno . Pareva che nessuno credesse - alla malattia della quale il veterinario voleva far credere fosse morto il bove . I tre uomini , aiutati dal capoccia e dal ragazzo , presero la bestia per la coda e la trascinarono nel mezzo della stalla . Il Negri che si sentiva affogare dall ' odor grave del concio ribollito e del fiato della bestia e degli uomini , accese un mezzo sigaro e messe la testa fuori dell ' uscio . Intanto il beccaio affilò il coltello e cominciò a sgozzare l ' animale . Il sangue di già rappreso non sgorgò per la ferita ; ma quando la testa fu recisa un rivoletto rosso cominciò a colare dalla gola lacerata , andando a sparire fra il letame . Il ragazzo prese la testa per le corna ed andò a posarla in un cantuccio : - Tieni anche queste - disse il macellaio ; e porse al ragazzo anche le quattro zampe , che aveva già tagliato ai garretti una dopo l ' altra , d ' un sol colpo , perché le mettesse accanto alla testa . Poi si mise a sventrare il bue per levargli la pelle , che buttò nella greppia , dopo averla legata con la coda come con un canapo . La carcassa della bestiaccia , decapitata , mutila , sanguinolenta cominciava davvero a far ribrezzo e pietà , con quei cinque uomini che le si accanivano sopra . Tenendola ciascuno per un dei tronconi delle gambe , costoro impedivano che rotolasse , mentre il garzon del beccaio andava immergendo il suo coltellaccio nell ' interiora , sgranandola come una zucca matura . Quand ' ebbe finito anche questa operazione e che il buzzo si sganasciò oscenamente lasciando sgorgare le budella e lo sterco sulle lastre dell ' impiantito , si fece dar la sega e squartò il cadavere in grossi pezzi . Il veterinario , che di tanto in tanto era andato voltandosi di sull ' uscio , appena vide che il lavoro era finito , rientrò nella stalla e disse al beccaio di sbranare in più posti i quarti ; poi comandò alla guardia di versar nelle ferite e su tutta la carne l ' acido fenico della boccia . L ' odor pestifero del disinfettante riempì la stalla obbligando gli uomini a tapparsi il naso con le dita . - Ora - ordinò ancora il veterinario - buttatelo sur un carretto e via . E lei - aggiunse rivolgendosi al carabiniere - badi bene che sia sotterrato tutto , tutto capisce ? Ne è responsabile . Voi poi - concluse , parlando questa volta alla guardia comunale , - non dimenticate d ' annaffiarlo col petrolio dell ' altra boccia - Mi raccomando . E senza salutar nessuno si allontanò . Il ragazzo del contadino a un cenno del padre sparì anche lui e dopo pochi minuti ritornò conducendo per la briglia un ciuco attaccato a un barroccino . Le cosce , le spalle , la testa e le zampe del bue furon caricate e il lugubre corteggio si mise in cammino . Intanto la folla rimasta fuori era andata ingrossando . Oltre le donne e i ragazzi , alcuni braccianti e contadini del vicinato , giovani e vecchi , eran venuti , attratti dalla curiosità , e guardavano quelli enormi brandelli di carne sanguinosa , fatta anche più rossa dalle tinte accese del sole di già basso , con una specie di avidità e di rimpianto . Di qua e di là qualche voce saliva anche a esprimere questi sentimenti e le donne stesse , invece d ' inorridire , lanciavano sul barroccino degli sguardi cupidi , delle parole di scherno sul carabiniere e la guardia che andavano a far da becchini . Sembrava che ogni stomaco palpitasse di bramosia per quella carne infetta . Uomini , donne e ragazzi parevano una turba affamata o una muta di cani mugolanti dietro al pasto . L ' uno eccitava l ' altro con parole piene d ' ingordigia . - Che bistecche eh ? che umidi ! - E che minestre ! - Bravo e il petrolio ? e il carbonchio ! - obiettava qualche schizzinoso timidamente . - Ma che carbonchio ! c ' è da dar regola al Negri . Per lui , quando gli ha bevuto , tutte le malattie son carbonchio . N ' avessi uno stufatino tutti i giorni ! - Peccato - E il povero Faluca che ha il male , il malanno e l ' uscio addosso ! Se fossi stato io ne ' suoi piedi non me lo levavan di sotto , te lo dice Parretto ! S ' aveva a far baldoria . E tutti rimpiangevano tanta grazia di Dio buttata a ingrassar gli ulivi . Qualcuno si staccò dal gruppo e s ' accompagnò al Faluca che camminava rabbuiato con un forcone sulla spalla dietro al figliuolo . Il carabiniere e la guardia andavano in silenzio sotto le rame dei loppi , su per la collina ombrosa in cima alla quale una buca scavata a piè d ' un fico aspettava fin dalla mattina la carne del bue morto . Verso mezzanotte , la casa del Faluca era piena di gente . Il Moro , il Ricciolo , il Rosso , Italo di Parretto , Gioia , Sciamagna , tutti quelli insomma che avevano assistito al seppellimento del bue eran venuti sull ' annottare e tutti insieme , con marre e pale sulle spalle , erano tornati di nascosto sulla collina . Un ' ora dopo eran ridiscesi con le carniere gonfie ; e adesso aspettavano chiacchierando in cucina , chi a cavalcioni sulla panca , accanto alla tavola apperecchiata , chi seduto in bilico sulla seggiola con le spalle alla madia , vicino alla finestra per fuggire il calore che spargeva nella stanza un fuoco infernale scoppiettante sotto una gran caldaia che avvolgeva tutta delle sue fiamme veementi . Di donne non c ' era che la moglie del Faluca , la quale , smesso di singhiozzare , correva qua e là per la cucina splendente , si arrabattava intorno a delle larghe bistecche che arrostivano su dei treppiedi in un canto del focolare , schiumava la caldaia bollente , condiva questa o quella pentola , nettava insalata e radici . Il ragazzo come inebriato dal profumo che montava dagli intingoli e dal brodo , si dava da fare anche lui , con le gote in fiamme e gli occhi lustri ; risciacquava i bicchieri , levava l ' olio ai fiaschi , grattava il cacio per i maccheroni . In quanto al capoccia non pareva più lo stesso uomo aggrondato della sera . Era seduto , quasi sdraiato , col gomito appoggiato allo spigolo della tavola e la testa sulla manaccia aperta , con la pipa in bocca , e si rallegrava con gli amici del bel tiro fatto al sor Negri . Ogni tanto sputava per dare un ' occhiata di tralice ai preparativi della cena . - Che il diavolo se lo porti lui e il suo acido fenico ! c ' è voluto un tino d ' acqua per mandarne via il sito . L ' acido fenico ! il petrolio ! ... aggiungeva scuotendo la testa - una bestia che non se ne vedeva , sana come una lasca ! lo so io per via di che l ' è morta ! Qualche animalaccio fra il segato , ve lo dico io ! qualche ragno , qualche scorpione . Gliel ' ho detto anche a lui ; ma sì ! quando gli ha un po ' di vino per la testa ! ... Gli altri approvavano in coro . Ogni tanto qualcuno usciva fuori con una frase mozza che i compagni dovevano completare a colpo . - Cari miei , gli è un darci ! secondo come la gli frulla ! ... - Vorrei averli io i marenghi de ' santantòni che ha fatto smerciar lui ! - Ai miei tempi - aggiungeva uno un po ' più anziano degli altri - ma che c ' era tutte queste calìe ! ... Mi ricordo quando morì la mucca a Natale ... E ognuno aveva da raccontare come tanti avessero mangiato e venduto la carne delle bestie morte da sé , senza che mai fosse successo nulla . Il Ricciolo narrò di due che una volta s ' eran fatto arrostire un vitellino nato morto e poi l ' avevan mangiato tutto . - E non moriron mica - concluse . - Solamente siccome gli avevan fatto indigestione , sapete cosa fece il dottore ? li fece entrare in un fiume fino alla gola e non fu altro . Frattanto la massaia aveva scodellato i maccheroni e ognuno prese il proprio posto . Uno dopo l ' altro i tegami , i piatti di salse , le marmitte d ' intingoli , i vassoi colmi di bistecche passavano dal focolare alla tavola e andavano vuotati d ' un tratto . Il vino scintillava nei bicchieri vuotati d ' un tratto e ripieni , infondendo nei petti un ' allegria fragorosa . Fra il rumore dei coltelli e delle forchette una gioia bestiale si propagava per la vasta cucina affumicata che la fiammata e i lumi a mano riempivano di riflessi e di grandi ombre . Gli odori della carne abbrustolita e del vino si mescolavano a quelli del sudore e del tabacco , e gli occhi e le gote si accendevano per la voluttà del bagordo . Ben presto però anche la baldoria cessò e come se tutti gli spiriti vitali fossero scesi negli stomachi un silenzio quasi religioso piombò su quella ribotta . Assorti tutti nella soddisfazione d ' ingollar cibi succolenti , con le nari e il cervello impinguati dei fumi del pasto , nessuno dei terribili convitati parlava più e fra l ' acciottolio delle terraglie e il suono delle posate battute nelle scodelle e nei denti , non si udiva che il crepitar della fiamma attutita e il dimenar delle ganasce . Ma dalla finestra aperta per la quale non si vedeva né il cielo né gli alberi fronzuti e carichi di frutti maturi , entrava un alito di vento che aleggiando per la stanza faceva tremar le fiaccole dei lumi a olio come se la morte vi soffiasse sopra .