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Mille fabbriche nessuna libreria ( Bocca Giorgio , 1962 )
StampaQuotidiana ,
Fare soldi , per fare soldi , per fare soldi : se esistono altre prospettive , chiedo scusa , non le ho viste . Di abitanti cinquantasettemila , di operai venticinquemila , di milionari a battaglioni affiancati , di librerie neanche una . Non volevo crederci . Poi mi hanno spiegato che ce n ' era una , in via del Popolo : se capitava un cliente , forestiero , il libraio lo sogguardava , con diffidente stupore . Chiusa per fallimento , da più di un anno . Diciamo che il leggere non si concilia con il correre e qui , sotto la nebbia che esala dal Ticino , è un correre continuo e affannoso . Tribù fameliche giungono dalle province venete e dalla Calabria ; sui prati che videro galoppare i falconieri di Francesco Sforza sorgono , nel consueto disordine , baracche , villette e condomini ; negli invasi delle risaie crescono i pioppi di pelle bianca e va spegnendosi il grido del sorvegliante « pianté ben tosann » . Ora anche i braccianti della Lomellina si inurbano in questa Vigevano dove i contadini possono diventare ciabattini e i ciabattini industriali nel volgere di poche settimane . Avanti popolo , la ricchezza è a portata di mano , di fallimento non si muore e se va bene va bene , il denaro circola , il disoccupato manca , le boutiques , i negozi di primizie , i fiorai sono gli stessi di via Montenapoleone e più cari , gli elettrodomestici e le automobili si vendono che è un piacere . « Ma dice sul serio ? Non c ' è neanche una libreria ? » « Dico sul serio , non c ' è » . « Vorrebbe sostenere che a Vigevano è impossibile acquistare un libro ? » « Non ho detto questo . A Vigevano ci sono molte cartolibrerie . Potete trovarci tutti i libri mastri che volete . E La monaca di Monza del Mazzucchelli , se non è esaurito » . « Via , la smetta con i paradossi . Dica piuttosto , sinceramente , che impressione le ha fatto questa provincia toccata dal miracolo economico » . Io lo dico . Dico un miracolo vero , per intervento soprannaturale . Togliete Dio , il demonio o un ' altra presenza metafisica e spiegatemi , se siete capaci , questo rigoglio economico sbocciato fra il disordine , il dilettantismo , il rifiuto di ogni regola associativa . Se non c ' è stata una Pentecoste , chi ha infiammato questi rappresentanti di commercio , meno che monoglotti , alla conquista dei mercati mondiali per le italian shoes ? Se non c ' è stata l ' illuminazione di uno spirito santo , chi consentirebbe al mio interlocutore , appena alfabeta , di sentenziare con sicurezza : « A me se mi chiudono il Congo me ne sbatto . Io ti penetro in Birmania e aumento le vendite » ? Commerci misteriosi per una misteriosa industria . Che a Vigevano si producano scarpe lo sanno tutti , ma quante siano le fabbriche e i fabbricanti , di preciso , non lo sa nessuno : solo un terzo degli operai è controllato dai sindacati , neppure un quarto degli industriali dalla loro associazione . Credeteci o meno , ma l ' unico elenco degli industriali che esista è quello telefonico . A fidarcisi potremmo dire che i fabbricanti di scarpe piccoli e grossi , con almeno dieci operai , sono più di novecento . Ma non ci si può fidare , nello spazio di un anno un centinaio almeno hanno fatto fallimento o hanno cambiato genere e va a sapere quanti li hanno sostituiti . Non più di quattro o cinque aziende sono guidate da criteri industriali . Il resto si regge sul lavoro furibondo , sull ' intuito commerciale , su un ottimismo indomabile . Una borghesia in formazione , dinamica , laboriosa e audace quanto zotica , eterogenea e , per certi aspetti , miope , conduce la confusa battaglia . I « padroncini » si strappano gli operai specializzati , riempiono di CERCASI ESPERTO le colonne della pubblicità , ma guai a parlargli di un qualsiasi contributo alla istruzione professionale . Due anni fa l ' assessore all ' istruzione pubblica ottenne dalla prefettura di Pavia la creazione di una scuola per segretari di azienda , contabili , corrispondenti in lingue estere . Allora chiese agli industriali un contributo di due milioni . « Ma l ' è matt , lu ! » gli dissero . Qui , per l ' amministrazione aziendale , basta e cresce la « signorina » che ha fatto l ' avviamento . Se qualcuno assume un ragioniere dà scandalo , lo aspettano al caffè Commercio per dirgli : « Un ragiunier in te n ' ufficina ! Ma chi te credes d ' es diventaa ? » . Quando si trattò di istituire un corso per orlatrici il Necchi di Pavia mise subito le macchine a disposizione , ma quelli di Vigevano neanche una lira , sicché le orlatrici , adesso , se le tirano su in fabbrica rimettendoci il quadruplo o il quintuplo . E non parliamo delle cooperative edilizie contribuendo alle quali avrebbero dato una casa ai loro operai . Su mille e passa aziende una sola ci ha pensato . Si dirà che Vigevano fa storia a sé . Può darsi , ma ho la vaga impressione che nella provincia italiana toccata dal miracolo la piccola industria sia in gran parte così , avventura e improvvisazione . Di certo essa sta mettendo quantità enormi di denaro nelle mani di neoborghesi impreparati a spenderlo , combattuti fra il desiderio di mostrarlo e quello di nasconderlo , terrorizzati al pensiero di perderlo . Questi neoborghesi ignorano la certezza metafisico - aristocratica di non poter mai , in nessun caso , vivere senza vantaggio e privilegio , dalla quale i signori di un tempo traevano il loro impeccabile stile . Gli è pure sconosciuto quel fiducioso , illimitato , persino candido rispetto per il denaro che dava serena imponenza al volto dei commendatori e cavalieri ufficiali . Il loro rapporto con il denaro è più difficile e ambiguo : un desiderio - vergogna , una avidità che non ama confessarsi , un continuo esitare fra lo scialo pacchiano e la forsennata conservazione . Il loro sogno è di sposare la figlia a un industriale figlio e nipote di industriali . Matrimonio celebrato da un cardinale , e se proprio non si può da un vescovo . Possibilmente con il ministro Pella fra gli invitati . Uno ci è riuscito sborsando non so quanti milioni a un ' opera pia . La sposa indossava un abito da mezzo milione , gli invitati erano un centinaio e don Gianni Scotti ( il fratello di don Beppe , generali e diplomatici in famiglia , un ' antica famiglia , un po ' a corto di grano , si sa ) era il maestro delle cerimonie . Però tutto si è svolto a debita distanza da Vigevano . A Vigevano prudenza . Sono finiti i tempi in cui i Masseroni e i Crespi ( del ramo scialacquatore ) spendevano e spandevano in gioconda pubblicità contendendosi le ballerine di Macario per i balli di Carnevale e ostruendo le strade con i loro macchinoni - cetacei . Adesso tutto è cambiato : c ' è dieci , venti volte più denaro di allora , si spende più di allora , ma senza mettersi in piazza . Certo qualche notizia in un modo o nell ' altro trapela : uno si è fatto una villa da un miliardo e duecento milioni con taverna , patio , piscina , giardino d ' inverno , colonne di Assuan e scimmie destinate a broncopolmoniti letali ; un altro va a correre in go - kart alle Bahamas o a Tokio come suo padre sarebbe andato , in bicicletta , a Casalpusterlengo o a Sartirana . In una casa sono raccolti duecento e cinquanta quadri del Magnasco e di buoni maestri ottocenteschi ( degli astrattisti in provincia non ci si fida ) ; in un ' altra quindici Fornara dei più importanti . Gli eletti , vicini all ' olimpo aristocratico di don Beppe e di don Gianni Scotti , hanno mobili antichi di notevole valore . Gli altri , la maggioranza , si accontentano di quel che passa la Brianza purché stracarico di marmi , dorature e cristalli . Le automobili sono quattromila . Aggiungete gli automezzi ad uso industriale , le motociclette , gli scooter e scoprirete una città fra le più motorizzate d ' Italia . La più motorizzata in fatto di Giuliette più o meno sprint . Però le grosse automobili di lusso non compaiono . Restano lontane , come le ville al mare o in montagna , come i motoscafi e i panfili che navigano sotto le lacere e gloriose bandiere del Panama e della Costarica . Volendo , anche dal poco che appare a Vigevano , ci si potrebbe fare una idea di un certo tenore di vita : signore che spendono in cure di bellezza , pettinatrice e profumi , centomila lire al mese ; un abito al mese per quelle modeste , uno ogni tre giorni per le maniache . Ma in giro si vedono poco , appena possono scappano a Milano o spariscono per mesi a Cortina , a Rapallo . A Vigevano restano i mariti per fare i soldi e occuparsi delle « relazioni umane » . Che sono in parte frutto di ipocrisia , ma in parte sincere : una certa modestia popolaresca non dispiace a questi ruvidi self made men . Se a Milano , per esempio , ti seguono il Loi dalle sedie di ring a Vigevano li trovi anche nei popolari . Modesti a Vigevano ! La pubblicità che può fargli comodo a Londra o a Düsseldorf , nella loro vecchia città la evitano . Capita il tipo che fa il numero unico per la festa patronale , gli rifilano un diecimila , ma a patto che non li nomini : « Sai com ' è , preferisco non mettermi in piazza » . E ogni sera eccoli al caffè Commercio o al Centrale per offrire e farsi offrire un moka dal fratello rimasto povero o dal compagno delle elementari rimasto operaio : le vecchie amicizie resistono alla lotta di classe , c ' è posto per tutti nel pentolone dialettale - paternalistico , e poi la provincia offre vantaggi non trascurabili . Le case sono a buon mercato , il terreno non supera al centro le trenta , trenta - cinquemila al metro quadrato , roba da ridere se pensi a Milano . La vita sociale non ti obbliga a grandi spese : con quarantottomila annui ti iscrivi al club Sport , il più caro , se no vai al Cai dove bastano tremila lire . E poi , scusate se è poco , in fatto di tasse si ragiona . Sapete , in provincia , nella provincia l ' economia ha leggi sue particolari . Nel 1961 l ' iniziativa privata ha messo in cantiere , a Vigevano , un migliaio di edifici per un valore che non dovrebbe essere lontano dai trenta miliardi . Nello stesso periodo l ' industria calzaturiera ha prodotto un terzo delle scarpe italiane e un quarto di quelle esportate : diciamo trenta milioni di paia per un fatturato sui cento miliardi . Gli affari sono andati a gonfie vele per le industrie cartotecniche , della gomma , del legno . Non è il denaro che manca in una città dove , nello spazio di tre anni , sono sorte centosessanta officine meccaniche che producono macchine utensili . Le aziende commerciali sono millequattrocento : per restare ai negozi ce ne saranno almeno quaranta al livello della Milano ricca . E non parlo dei professionisti numerosi e , mi si dice , floridi . Ebbene , se voi credete che la montagna dei capitali produca redditi adeguati vi sbagliate . Altrove i redditi industriali saranno del dieci , del venti per cento , qui neppure dell ' uno . Si vede che interi carichi di scarpe colano a picco nel tempestoso oceano , forse migliaia di macchine utensili vengono travolte dalle piene del Ticino , non è escluso che commerci e libere professioni si basino su un vorticoso scambio di assegni a vuoto . Sicché vi tocca leggere nel ruolo delle imposte comunali questo povero elenco : solo quattordici contribuenti sopra i dieci milioni di imponibile , solo ventisei dai cinque ai dieci , solo ottantasei dai tre ai cinque . L ' amministrazione , che è socialcomunista , non se ne lamenta . « Per otto anni » dice il sindaco , « l ' imposta di famiglia non venne toccata . Negli ultimi tre siamo passati da centosessanta a duecento milioni di introiti . » Mentre il signor sindaco mi raccontava queste piacevolezze io pensavo , quasi commosso , al professor Northcote Parkinson . Lui vive nel timore che le tasse « riducendo il numero dei ricchi facciano gravare tutto il peso fiscale sui poveri » . Quasi quasi gli consiglio di passare le ferie a Vigevano : il clima non è dei migliori ma il regime tributario può confortarlo . Dimenticavo di precisare che l ' amministrazione era socialcomunista anche negli otto anni di tregua fiscale . Forse l ' Italia sognata dai neoborghesi è spartita così : tutti i municipi ai rossi , tutti i seggi parlamentari ai neri . Sindaci di sinistra , onesti , nemici delle bustarelle ; e per ciascuno un deputato angelo custode che gli impedisca qualsiasi mattana , vedi pagamento delle tasse . A Vigevano il sogno dei possidenti si è quasi avverato : se gli amministratori falce e martello li tassano ricorrono in alto e ottengono rapida giustizia . Se li minacciano di gabelle replicano sdegnati : « Se è così mi trasferisco altrove con la fabbrica » . A Vigevano si è arrivati a questo : avendo un grande industriale deciso di spostare la sua azienda a Mortara , qualcuno dell ' amministrazione gli ha fatto chiedere se , per caso , non era scontento delle imposte . Al che il valentuomo ha avuto la bontà di rispondere che no , che le tasse non c ' entravano , che era proprio soddisfatto dei suoi cari amministratori frontisti . Pare che in Inghilterra e in America , paesi di ferrea disciplina fiscale , ci siano degli esteti scontenti : detestano il livellamento dei gusti conseguente al livellamento dei redditi , aborrono dalla grigia civiltà suburbana che si va formando . Però questi non li inviterei a Vigevano come il professor Northcote . Potrebbero scoprire che in fatto di gusto e di cultura la liberissima Vigevano è peggio che andar di notte . A Vigevano , credetemi , la noia è grande . Una delle città più ricche d ' Italia , quanto a denaro , è fra le più povere quanto a vita intellettuale e sociale . La torre del Bramante , la piazza gioiello ispirata ai cartoni di Leonardo , la mole del castello , le splendide chiese sono le testimonianze di un antico fervore intellettuale naufragato e spentosi sulle rive nebbiose del Ticino . Mille fabbriche e nessuna libreria , nessun circolo culturale , nessuno spettacolo teatrale decente . La stagione lirica dura tre giorni , lo spettacolo che ha avuto maggior successo è stato quello della « Wilmissima » , la famosa concittadina , la cantante De Angelis . Ho letto un resoconto di quella memorabile serata sul foglio locale a maggior diffusione . C ' era anche un editoriale intitolato : Più rigatoni e meno megatoni . È un corsivo sui carabinieri « che montano la guardia anche la notte di Natale sotto la neve che è fredda » . Seguivano pettegolezzi e facezie municipali . Quando mi hanno detto che se ne vendono ottomila copie , che è letto cioè dall ' intera cittadinanza , ho avuto un attimo di vertigine . La vita politica non è quel che si dice turbinosa : cento iscritti alla DC e poche decine al Partito liberale dimostrano il tiepido interesse della classe dirigente tutta presa , come si è detto , dalla incessante bisogna di fare soldi per fare soldi e ancora soldi . I soldi , tanto per essere chiari , piacciono a tutti , anche al sottoscritto . Che la neoborghesia di Vigevano e della provincia italiana in genere si dia da fare per arraffarne la maggior quantità possibile mi sembra , se non cristianamente esemplare , umanamente normale . Meno comprensibile è l ' esclusivismo , la cecità di questa corsa al benessere , il non preoccuparsi di ciò che significa , dei doveri che impone , delle previdenze che esige . Sembra incredibile che un ceto così ricco di fiuto merceologico , di attaccamento al lavoro , di ardimento commerciale , di gusto manufatturiero non riesca a capire che una società , la società in cui vive , non può continuare senza un solido assetto sociale , senza interessi ed iniziative intellettuali , senza un ordine . In altre parole senza una civiltà che non sia quella pura e semplice dei consumi .