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Il mondo della droga ( Fusco Gian Carlo , 1957 )
StampaQuotidiana ,
Al processo Montesi presenziarono una quarantina di inviati speciali . Nelle prime settimane , quando l ' istruttoria contro Piccioni , Montagna e Polito non aveva ancora cominciato a traballare , alcuni grandi giornali inglesi , tedeschi e francesi tennero a Venezia i loro resocontisti . In seguito la stampa estera si limitò ai servizi di agenzia . Fra gli inviati dei giornali stranieri ve n ' era uno assai simpatico e vivace , la cui tessera grigia , rilasciata dalla cancelleria , era intestata alla « Gazette de Lausanne » . Spesso , facendo colazione coi colleghi , il rappresentante del quotidiano svizzero raccontava di aver accettato quell ' incarico trovandosi momentaneamente disoccupato . La « Gazette » , per evitare la notevole spesa di un inviato , si era rivolta a un professionista italiano che costasse poco . « Non so chi potrebbe costarle meno di me » , diceva il giovanotto , arricciando il naso carnoso ed aggressivo . « Sto facendo la vita di un frate predicatore in trasferta quaresimale » . A . B . ( dobbiamo accontentarci delle iniziali ) sfiorava il metro e settanta , ma era di spalle larghissime e si notavano al primo sguardo i suoi polsi da sollevatore di pesi , ferrei e pelosi . Gli occhiali non riuscivano ad attenuare la forza penetrante del suo sguardo . Parlando con giornalisti molto addentro nel mestiere , dimostrava di conoscere assai bene la partita . Un pomeriggio , verso la metà di febbraio , quando il processo era in corso da un mese , stavo passeggiando in compagnia di A . B . sotto i portici delle Procuratie Vecchie , in piazza San Marco , allorché capitò qualcosa di molto strano . Ci passò accanto un giovane carabiniere , il quale , visto il corrispondente della « Gazette » , lo salutò portando la mano ben rigida alla visiera e facendo ruotare leggermente il collo . « Ho fatto diversi servizi di cronaca nera , anni fa » , spiegò A . B . « Molti carabinieri si ricordano ancora di me » . Non la bevetti . Ho fatto troppi anni il soldato , per non distinguere un saluto amichevole da un saluto di ordinanza . Restai perplesso , ma cercai di non farlo notare . Qualche tempo dopo ebbi la conferma dei miei sospetti . Il corrispondente della « Gazette de Lausanne » altri non era che il tenente dei carabinieri A . B . , valoroso e intelligente protagonista di alcune fra le più pericolose e brillanti operazioni del dopoguerra . Conversatore spiritoso , buon pittore dilettante , poeta a tempo perso , capace di mimetizzarsi in qualunque ambiente e di assumere le personalità più disparate , l ' Arma lo aveva utilizzato in casi particolarmente delicati , specialmente nel così detto « bel mondo » . Era inevitabile che il tenente , recitando la parte del pittore surrealista o del bell ' imbusto a Capri , sulla Riviera ligure di ponente e sulla Costa Azzurra , acquistasse una preziosa esperienza in fatto di droga , drogatori e drogati . Quando gli feci capire che la sua vera attività mi era ormai nota , l ' ufficiale non ebbe una piega di disappunto . Rise allegramente e , pur non accennando alla vera ragione per cui stava seguendo giorno per giorno il processo , mi raccontò molte cose della sua carriera , dei casi di cui si era occupato negli ultimi anni , della sua partecipazione alla dura lotta contro la banda Giuliano e , finalmente , mi illustrò , nei limiti del segreto professionale , alcuni aspetti interessanti e inediti della battaglia incessante e silenziosa contro il traffico degli stupefacenti . Proprio in quei giorni , alla ribalta del processo era di turno don Tonino Onnis , parroco di Bannone di Traversetolo e protagonista del fantomatico episodio relativo a « Gianna la rossa » . Il prete , giovane , bruno e robusto , dall ' eloquio frettoloso e dalla pronuncia lievemente sofisticata , fece la sua deposizione : raccontò del suo misterioso incontro con la giovane donna dai capelli fulvi e sostenne abilmente un duello di tre ore coi giudici e gli avvocati . Anche in quella occasione restai con l ' impressione che la storia del parroco fosse una specie di paravento immaginario , dietro al quale si nascondevano fatti e persone che sarebbe stato interessante mettere a fuoco , indipendentemente dal processo e dalla posizione degli imputati . Don Onnis non aveva affatto l ' aria di un intrigante visionario e certi particolari del suo racconto , in mezzo alle sfumature e alle nebbie della fantasia , mi erano sembrati inaspettatamente duri e concreti . Il parroco aveva fatto , senza reticenze , il nome di alcuni funzionari della questura di Parma che si erano interessati del suo caso ; descrivendo certe automobili che si erano aggirate attorno a Bannone nel '54 , aveva avuto accenti di verità . D ' altra parte , nessuno era riuscito a capire per che preciso motivo il giovane parroco fosse stato varie volte convocato dal suo vescovo e severamente ammonito . Il suo stesso trasferimento a Bannone , parrocchia troppo modesta per un prete colto e brillante , aveva tutta l ' aria di una « quarantena » ed era precedente alle « rivelazioni » di Gianna la rossa . Ripensandoci , mi sembrò probabile che il sacerdote avesse « aggregato » al caso Montesi una storia losca , da lui realmente vissuta , forse con la speranza di richiamare l ' attenzione delle autorità senza esporsi troppo direttamente . Una sera , passeggiando nei dintorni della Fenice , esposi i miei dubbi al tenente A . B . Mi ascoltò attentamente , rivolgendomi brevi occhiate , poi , dopo qualche istante di silenzio , disse : « È vero : in questo straordinario processo le ombre , spesso , sono concrete e i corpi non sono che ombre . Ad ogni modo , non è un caso che la famosa lettera di Gianna la rossa sia partita da Bannone , anziché , poniamo , da un paesino altrettanto trascurabile delle Marche o dell ' Umbria . Da Bannone si stacca una rotabile secondaria , lunga una ventina di chilometri , che , attraverso Felino e Sala Baganza , finisce a Collecchio , sulla strada della Cisa . A cominciare dal '46 , poche strade al mondo sono state altrettanto battute dai trafficanti . Incalcolabili quantità di ' grezzo ' vi sono passate , partendo dai roccioni della costa ligure , per raggiungere quella autentica spina dorsale della Penisola ch ' è la statale numero 9 , meglio conosciuta come via Emilia . La provincia di Parma è il retroterra naturale della Spezia . Fra l ' isola della Palmaria e Monterosso , dove la costa è particolarmente solitaria , aspra , inaccessibile alle macchine , non è passata notte , per anni , che le correnti non portassero alla deriva speciali bidoni di gomma nera , impermeabili , a forma di boa , contenenti oppio . « Abbandonati al largo da imbarcazioni veloci , in particolari condizioni di mare e di vento , quei recipienti percorrevano docilmente , sul filo delle correnti , sempre il medesimo itinerario , come tirati da un filo : perché nulla vi è di più immutabile di una corrente marina . Sulla costa , nel buio , fra gli scogli simili a baluardi , qualcuno era pronto a riceverli , a vuotarli , a mettere la merce al sicuro per passarla a chi aveva l ' incarico di trasportarla in su , attraverso il Bracco e la Cisa . Nel '47 , quand ' ero in servizio alla Spezia , io stesso mi sono occupato a fondo della cosa . Risultati magri . La macchina era troppo grossa per un pugno di uomini volenterosi , responsabili di un ' infinità di servizi e con mezzi assai modesti . Una volta , mentre incrociavo al largo con una vecchia barca a motore che pareva avesse il cardiopalma , intravidi , a qualche centinaio di metri , uno di quei misteriosi motoscafi che seminavano in mare uova di gomma nera . Gli intimammo di fermarsi , sparammo in aria , poi prendendo la mira . La imbarcazione si impennò , volò via come una freccia , sparì nella notte . Tentare d ' inseguirla sarebbe stato come tirare un sasso a un aeroplano » . L ' ufficiale tacque un momento , poi riprese amaramente : « Per darti un ' idea di quanti involucri di gomma siano finiti su quei venti chilometri di costa ; pensa che utilizzando la gomma trovata fra gli scogli alcuni giovanotti impiantarono una fabbrichetta di sandali e scarpe da donna che produceva un centinaio di pezzi al giorno » . « E don Onnis ? » , chiesi . Il tenente si tolse gli occhiali , alitò sulle lenti , le ripulì accuratamente col fazzoletto . Si strinse nelle spalle . « Rosse o nere , è un fatto che molte Gianne nei paraggi della Cisa debbono aver ` lavorato ' coi trafficanti . Le donne , in genere , sono meno sospettate e pare che al momento opportuno sappiano cavarsela meglio . Mi sembra impossibile che qualcuna non si sia messa nei guai . Mi viene in mente quel che fece Vito Gurino , un gangster italo - americano che nel '40 , per scampare alla vendetta dei compagni , restò tre giorni chiuso nel confessionale di una chiesa cattolica di Brooklyn . Se l ' ha fatto un ` duro ' a Nuova York , figurati una donna da noi ! Credo che don Onnis abbia detto molte cose che non sa per non dire molte altre cose che sa . D ' altra parte , ciò è perfettamente in carattere col caso Montesi , dove tutto ciò che sembra pieno è vuoto e tutto ciò che sembra vuoto è pieno , come nei calchi in gesso degli scultori » . Cinque giorni fa la Mobile di Milano ha arrestato un uomo di mezza età , tale Giuseppe Gaigher , colpevole di aver spacciato per mesi cocaina ( complessivamente circa due etti ) facendosela pagare dai tossicomani fino a 20.000 lire al grammo . Il crimine del Gaigher ha un aspetto che oscilla fra il triste e il paradossale . La droga ch ' egli trafficava quasi ogni sera nei night - clubs milanesi se la procurava a prezzo di grosse sofferenze fisiche . Tormentato da fistole croniche , per ammansire le quali il medico gli aveva prescritto una pomata anestetica a base di coca , preferiva soffrire e rivendere le bustine prelevate in farmacia . Acquistata su regolare prescrizione , la polvere ha un prezzo assai modesto , venti volte inferiore , se non più , a quello del mercato clandestino . In una delle prime puntate di questa inchiesta , notai che i rigori della legge e dell ' opinione pubblica colpiscono di preferenza i tossicomani e i piccoli spacciatori . È destino di tutte le fanterie , anche di quella del vizio , far le spese della battaglia . Ma la frequenza con cui si leggono sui giornali storie di poco rilievo , più grottesche che allarmanti , alla Gaigher , alimenta , negli italiani , l ' incredulità per fatti enormemente gravi e tenebrosi . Perfino la famosa « operazione Mugnani » , che agitò il bel mondo romano nella primavera dell ' anno scorso ed ebbe titoli su sei colonne , non fu , tutto sommato , che un episodio marginale e di scarsa importanza . L ' unico aspetto interessante di quella retata , fu che vi rimasero impigliate alcune persone d ' alto bordo , le quali , del resto , fiutavano da anni senza farne troppo mistero . Tutti i frequentatori assidui dei locali notturni eleganti , finiscono col conoscere decine di tossicomani più o meno « suonati » dalla droga . Talvolta talmente svaniti da perdere ogni prudenza e ogni ritegno . Anni or sono , trovandomi in un tabarin romano , assistetti a una scena da « pochade » . Il marchese P . V . , toscano , quarantenne che dimostra come minimo vent ' anni di più , stava bevacchiando strane misture di sua invenzione all ' american bar . Il labbro inferiore gli cadeva tristemente , gli occhi parevano due molluschi andati a male . A un certo punto , stanco d ' ingurgitare porcherie , disse al barman farfugliando : « Ora basta . Quanto vuoi ? » . « Diciottomila , signor marchese » , fece il barman , disinvolto . Il nobiluomo cominciò ad annaspare nelle tasche esterne ed interne alla ricerca di quattrini , e intanto posava sul banco tutto ciò che vi trovava : vecchie lettere , il fazzoletto , chiavi , tessere e appunti . Fra l ' altro , come se niente fosse , tre o quattro cartine di coca . Il barman impallidì e guardò furtivamente verso l ' angolo dove era solito sedersi l ' agente di servizio , in quel momento assente . « Signor marchese , non faccia sciocchezze . Metta dentro quella roba » . « Quale roba ? » . « Andiamo , signor marchese , abbia pazienza » . E il barman , con rapide occhiate in giro , ficcò le cartine in tasca al titolato . Il quale , dopo qualche oscillazione e qualche singhiozzo , le tirò di nuovo fuori e le gettò sul banco gracchiando stoltamente : « Cosa ti hanno fatto di male le mie bimbine , le mie piccoline ? Sei un villanzone ! Del resto , bada ; non ho più soldi , quindi ti devi pagare con queste . Ci guadagni . Ti devo diciottomila e qui c ' è quarantamila lire di roba . Tanto per stasera non streppo più » . La fronte del barman era lustra di sudore . Mentre il marchese si allontanava borbottando qualcosa delle sue « bimbine » , agguantò le cartine rimaste sul bancone e volò di là a ficcarle chissà dove . Ma questi sono , appunto , gli aspetti più insignificanti e scoperti del traffico . Talmente scoperti che finiscono sempre con l ' autodenunciarsi ; anche perché , a lungo andare , l ' abuso di stupefacenti indebolisce i freni inibitori e spinge il tossicomane a un esibizionismo sempre più impudente e clamoroso . Nel 1946 , a Viareggio , una bella signora milanese , moglie di un giovane industriale oggi in bassa fortuna , teneva la cocaina , dieci o quindici grammi per volta , in un piccolo astuccio cilindrico , d ' oro massiccio , bucherellato come una saliera . Dopo mezzanotte , allorché faceva il solito spuntino con gli amici , la disgraziata era solita spolverare leggermente di droga le pietanze . Se qualcuno , dai tavoli vicini , la guardava con una certa meraviglia , si affrettava a spiegare : « Non faccia quegli occhi , per favore . Non è mica sale ! È soltanto cocaina » . Se il mondo della droga si riducesse a questi aneddoti , o alle povere storie di cui sono protagonisti í piccoli galoppini isolati sul tipo dello « spacciatore sofferente » Giuseppe Gaigher , gli agenti dell ' Interpol e quelli della Squadra Narcotici americana potrebbero dedicarsi alla filatelia o al giardinaggio . Ogni giorno , in tutto il mondo , migliaia di ossessi danno l ' assalto all ' armadietto chiuso a chiave in cui i farmacisti conservano i narcotici e gli stupefacenti . Non è possibile enumerare gli espedienti , i trucchi , le commedie , le astuzie infernali a cui ricorrono i tossicomani poco forniti di quattrini per assicurarsi una dose del loro adorato veleno . Quegli esseri deliranti , spesso incapaci di applicarsi ad un lavoro qualsiasi perché il « crepuscolo » cocainico , morfinico o eroinico toglie loro la volontà e il senso del reale , sono capaci di sgobbare notti intere come castori per falsificare una ricetta innocente . Gratta e rigratta la carta , aggiusta o corteggi , spesso finiscono col lacerare la carta in modo irrimediabile . Allora piangono , si torcono le mani , poi , alle ore più assurde , svegliano un medico , inventano storie di padri straziati dal cancro , di vecchie madri trafitte dai calcoli renali , supplicano per pietà una ricetta che includa dosi anche piccole di coca , di morfina , o , male che vada , di qualsiasi stupefacente sintetico lontanamente imparentato con la dicetil - morfina ( nome ufficiale dell ' eroina ) o con la cocaina . « Non è raro » , mi diceva giorni or sono un giovane chirurgo , « che i medici , specialmente anziani , vinti da quelle suppliche febbrili , fingano di credere alle fandonie e stacchino l ' agognata ricetta , sempre limitandola a dosi minime . Ma capita che perfino medici di lunga esperienza si lascino perfettamente ingannare da quelle bugie , tanta forza persuasiva vi mette la disperazione . Il tossicomane povero è più facilmente pescato dalla polizia perché per procurarsi un decigrammo di droga deve muoversi , agitarsi ed esporsi dieci volte di più del ricco , al quale basta una telefonata per riceverne a domicilio , con limitatissimo rischio personale , dosi cento volte più grosse » . Anche il mondo della droga , dunque , ha il suo proletariato , i suoi artigiani , i suoi manovali . Spesso , come nel caso di Gaigher , i piccoli spacciatori non sono che tossicomani i quali , combattuti fra la necessità di un « paradiso artificiale » e la voglia di far quattrini , rinunciano a una parte della loro razione legale o illegale per farne mercato . Non riescono a farla franca più di qualche mese . Spesso è la « organizzazione » dei grandi trafficanti a levarli di mezzo con una segnalazione telefonica o una denuncia anonima . Ma questo non avviene prima che in qualche modo disturbino il mercato o aggancino qualche cliente interessante . Altrimenti , quelle « mezze cartucce » fanno comodo ai grossi calibri , perché sviano le indagini e ne minimizzano i risultati . « Noi vediamo con simpatia gli isolati da quattro soldi » , dichiarò il gangster Lepke due mesi prima di inarcarsi sulla sedia elettrica . « Perché dovremmo odiarli ? In fondo , sono il nostro parafulmine » .