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UN CONGEDO E UN IMPEGNO ( Spadolini Giovanni , 1972 )
StampaQuotidiana ,
Mi allontano oggi dal « Corriere » , in un momento affannoso e drammatico della vita italiana , momento che vede in discussione equilibri e convinzioni radicate . Il giornale cui ho dedicato ogni mia forza per oltre quattro anni difficili , il giornale costruito con lo slancio solidale e l ' impegno appassionato di tutta la redazione , è affidato al giudizio dei lettori aumentati , dal 1968 , e in misura sensibile , nonostante tre scatti di prezzo susseguitisi nel giro di poco più di un anno . È stata una esperienza fondata su quattro direttrici fondamentali . Le riaffermo oggi , nel momento del congedo , non tanto come mete raggiunte quanto come obiettivi tenacemente perseguiti , in mezzo a difficoltà inimmaginabili , ad amarezze infinite . * * * Un giornale libero , sempre : nell ' informazione e nel commento . Geloso della sua indipendenza , immune da influenze o comunque da suggestioni esterne . Non legato a centri di potere , franco nella critica e nel dissenso . Amico personale del presidente Saragat da ventiquattro anni , non ho esitato ad attaccare il disimpegno del '68 e a non condividere la scissione socialista del '69 , attribuiti l ' uno e l ' altra , a ragione o a torto , all ' ex capo dello Stato . Fautore tenace e convinto della collaborazione fra laici e cattolici come sola alternativa al disfacimento della democrazia italiana , non ho lesinato critiche anche durissime agli infelici e zoppi governi quadripartiti che hanno caratterizzato questa infeconda e tormentata legislatura . Durante le recenti elezioni per la presidenza della Repubblica , ho tenuto il « Corriere » al di fuori di ogni preferenza smaccata e sospetta , non meno che di ogni ostracismo pregiudiziale e infondato . Questo giornale è qualcosa più di un grande quotidiano d ' informazione , è il simbolo stesso della civiltà laica e democratica del nostro paese , fondata sulla ragione e sulla tolleranza . Ecco perché il « Corriere » si è coerentemente battuto in questi anni , nella linea di separazione fra Chiesa e Stato , per l ' autonomia del potere civile in ogni occasione , dal divorzio al referendum , pur sforzandosi di non offendere mai la coscienza dei credenti nei punti di fede , che valgono più di tutti i compromessi o gli armistizi fra i potenti . Ed ecco perché ha patrocinato una linea di ferma tutela della legalità repubblicana e dello Stato di diritto sempre minacciato dalla violenza di parte , ma nell ' ambito della Costituzione e al di fuori di ogni seduzione autoritaria o reazionaria anche mascherata coi comodi schermi dei « blocchi d ' ordine » o delle « maggioranze silenziose » . Non meno che con le fughe nell ' integralismo , magari ammantato con l ' efficienza , o con le pseudo - riforme costituzionali . * * * Un giornale aperto , in secondo luogo . Non più dogmatico , non più categorico , non più chiuso nella fortezza delle sue convinzioni ; ma disponibile al dialogo , pronto alla registrazione di tutte le voci , anche molteplici e contraddittorie , della società civile non meno che delle diverse ideologie . Non a caso la formula dei dibattiti e delle tavole rotonde , che tanti consensi ha raccolto , è entrata in questi anni al giornale : senza preclusioni , senza discriminazioni settarie e su tutti i temi , dalla contestazione ai diritti civili . E non a caso ai dibattiti si sono alternate le grosse inchieste in equide , basate sul lavoro dei più illustri e dei più oscuri , senza greche né gradi : come l ' indagine sulle regioni consegnata nei volumi di Italia settanta . * * * Un giornale fondato sulla cooperazione di tutti coloro che concorrono alla sua costruzione , in terzo e fondamentale luogo . Non era una impresa facile . Il mio primo obiettivo fu di colmare il distacco fra le figure di primo piano , legate alla giusta celebrità della firma , e la redazione , l ' anonima e silenziosa redazione riunita nella stanza leggendaria descritta da Corrado Alvaro : quella che è la forza vera , e irrinunciabile , di un giornale . Mi sono sforzato , come ho potuto , di elevare il rango della redazione , di aumentarne il prestigio , di allargarne la funzione operativa nella vita quotidiana del « Corriere » . Senza schemi preconcetti e da manuale , che finiscono spesso in paurose smentite . Ma col desiderio costante e mai ammainato di un rapporto umano , di una comprensione dei problemi e di una conseguente , paziente , risoluzione , giorno per giorno , degli infiniti casi che a un direttore si pongono . Il mio più caro ricordo , in quest ' ora di distacco dal « Corriere » è nella stanza di redazione del giornale , là fra i colleghi impegnati al controllo dei titoli e alla valutazione dei testi . In questo spirito si colloca l ' epilogo positivo delle trattative condotte dal comitato di redazione con l ' editore per la fissazione dei « diritti » dei giornalisti nella vita dell ' impresa e nelle future nomine dei direttori . Una trattativa contro la procedura che ha finito per toccare questioni di sostanza : una vera e propria svolta nel giornalismo italiano . Al di là di ogni pur legittima rivendicazione personale che è stata da me stesso preventivamente scartata dopo l ' affettuosa solidarietà del primo giorno , le conclusioni di via Solferino si riallacciano al clima di autentica collaborazione con l ' intero corpo redazionale , traducono nella carta di un accordo , che i lettori vedranno nella colonna affiancata , lo spirito di oltre quattro anni di lavoro collegiale e comune . * * * Un giornale teso all ' innesto fra cultura e giornalismo , in quarto e ultimo luogo . E non solo nella terza pagina . Sì : io appartengo ai direttori che credono nella cultura , e anche nella sua forza traente ai fini delle tirature . In un mondo dominato dalle immagini , spesso deformanti , della televisione , la parola scritta conserva un valore solo in quanto sia commento e approfondimento dei fatti , serva ad inquadrarli in qualcosa di più valido della gelida ricostruzione di cronaca , risalendo alle radici lontane . È la lotta contro il monopolio televisivo e per la sopravvivenza della libertà di stampa , sempre tanto minacciata e insidiata , partiva , e continuerà a partire , dalla convinzione che senza una elevazione di qualità il quotidiano indipendente è già morto , nella gara con gli altri , e prevalenti « mass media » . * * * Lasciando la direzione del « Corriere » con tranquilla coscienza , riaffermo i principi che hanno animato i diciotto anni delle mie direzioni . Credo in un giornale che sia portatore di idee e non mero prodotto industriale , da sottoporre alle astratte leggi di mercati immaginari . Credo in un giornale come strumento di informazione , e non come veicolo di materiali prefabbricati in serie . Credo in un giornale come scelta dell ' uomo , e non del computer . E soprattutto credo nell ' autonomia e nella dignità della professione giornalistica che non può essere sottoposta a imposizioni o a sollecitazioni esterne , da qualsiasi parte provengano . Nel momento del congedo , un congedo che equivale ad un impegno per il futuro , rivolgo un particolare affettuoso ringraziamento non solo ai colleghi e collaboratori tutti ma anche alle molteplici componenti , in particolare ai tipografi , di questa grande azienda che occupa ancora il primo posto , nelle statistiche del « Times » , fra i giornali europei di « qualità » , un primato che risale a Luigi Albertini . La « qualità » è un obiettivo che si raggiunge con decenni di sacrifici e di lotte ; nel « Corriere » è il frutto di una tradizione che deve rinnovarsi giorno per giorno , ma senza strappi violenti , senza traumi . È l ' augurio che rivolgiamo di cuore al nostro successore , a Piero Ottone . E soprattutto il mio pensiero riconoscente va a tutti i lettori che hanno seguito e confortato il giornale nel tentativo , certo non sempre riuscito ma fedelmente perseguito , di salvaguardare una zona di equilibrio e di distaccata indipendenza in un mare di estremismi e di fanatismi cozzanti , associando il rispetto del passato alla ricerca del futuro . Un futuro che noi riusciamo a vedere solo nella misura di una società libera e aperta , senza illusioni tecnocratiche o autocratiche . Una società , insomma , dal volto umano .