Miscellanea ,
POCHE
PAROLE
PER
CAPIRCI
ALLA
PRIMA
.
Questo
libro
non
è
per
gli
strategici
e
molto
meno
pei
letterati
;
un
cruscante
,
leggendolo
,
avrebbe
di
che
arricciare
il
naso
moltissime
volte
;
un
soldato
di
quelli
che
vanno
per
la
maggiore
,
giurerebbe
che
lo
scrivente
sa
di
arte
di
guerra
,
quanto
sa
d
'
ortografia
un
'
analfabeta
;
nè
io
dicerto
vorrei
sfegatarmi
per
far
cambiar
loro
opinione
;
io
non
l
'
ho
mai
pretesa
a
linguista
ed
ho
una
vecchia
ruggine
con
chi
si
arrovella
,
per
studiare
il
sistema
di
ammazzare
più
gente
che
può
.
I
miei
non
sono
che
appunti
;
appunti
presi
al
chiaro
di
luna
,
nel
silenzio
degli
avamposti
o
nel
cicaleggio
giocondo
e
spigliato
della
caserma
;
tra
il
fischiar
delle
palle
e
le
canzoni
entusiastiche
,
tra
una
bestemmia
e
una
lacrima
,
in
mezzo
alla
baldoria
e
ai
cadaveri
,
ai
generosi
proponimenti
e
alle
continue
disillusioni
,
nasce
spontanea
in
chiunque
abbia
del
cuore
,
una
filosofia
che
l
'
arcigno
e
pettoruto
pedante
non
crederebbe
possibile
in
una
vita
scapigliata
,
chiassona
,
piena
d
'
emozioni
,
ma
sempre
senza
pensieri
,
quale
è
la
vita
del
campo
.
E
di
tali
riflessioni
,
ispirate
dai
fatti
ora
tristi
,
ora
gloriosi
,
di
cui
fummo
gran
parte
,
può
essere
che
qua
e
là
se
ne
trovino
anche
in
questi
appunti
,
che
raffazzonati
alla
meglio
,
ora
ardisco
di
offrire
ai
miei
buoni
lettori
,
persuaso
che
,
se
non
avranno
altro
merito
,
avranno
certamente
quello
di
essere
dettati
dalla
verità
,
mai
da
rancore
o
da
invidia
.
Se
arrivato
all
'
ultima
pagina
,
qualcuno
che
avrà
avuto
l
'
eroismo
di
seguirmi
fin
là
,
volgerà
un
pensiero
pietoso
ai
poveri
martiri
,
che
ignorati
si
giacciono
nell
'
estese
pianure
sotto
Fontaine
e
Talant
e
resterà
persuaso
che
i
pochi
,
i
quali
per
la
causa
più
santa
che
si
sia
dibattuta
in
questi
ultimi
tempi
lasciarono
interessi
e
famiglia
,
quantunque
disconosciuti
e
non
aiutati
da
chi
aveva
il
dovere
di
aiutarli
,
hanno
fatto
tutto
quello
che
umanamente
era
loro
possibile
per
far
trionfare
la
idea
,
battendosi
da
prodi
,
e
non
mostrandosi
indegni
di
quella
camicia
rossa
,
che
da
gente
abietta
e
codarda
si
voleva
condannare
al
Bargello
,
io
sarò
più
che
contento
,
io
potrò
dire
che
il
mio
povero
libro
ha
raggiunto
il
suo
scopo
.
CAPITOLO
I
.
-
Bada
bene
che
domani
ti
aspettiamo
a
Livorno
.
-
Non
ne
dubitate
...
Brucio
anche
io
dal
desiderio
di
lasciar
queste
lastre
.
-
Allora
siamo
intesi
?
-
Intesisissimi
.
-
A
domani
dunque
!
...
E
tutti
,
e
tre
ci
stringemmo
vicendevolmente
la
mano
,
e
si
stava
per
congedarci
,
quando
tutto
a
un
tratto
un
prolungato
mormorio
ci
giunge
all
'
orecchio
:
è
un
accorrere
di
gente
,
uno
spalancarsi
improvviso
di
finestre
e
di
usciali
di
botteghe
vicine
,
un
domandare
e
un
rispondere
,
un
incomposto
gridìo
di
ragazzi
,
un
esclamare
di
donne
,
continuo
e
in
tuono
di
spavento
.
-
Che
ci
sia
la
rivoluzione
?
-
Domandò
un
mio
compagno
che
da
circa
quindici
giorni
non
sognava
che
sangue
e
trambusti
.
Senza
rispondere
alla
strana
supposizione
,
mossi
dalla
curiosità
escimmo
tutti
dalla
bottega
di
caffè
,
nella
quale
eravamo
seduti
.
Qual
magnifico
spettacolo
non
ci
si
offerse
alla
vista
!
Era
terminato
di
piovere
ed
il
cielo
era
tutto
rosso
,
infuocato
,
quasichè
fosse
avolto
in
un
lenzuolo
d
'
amianto
;
i
popolani
,
tutti
a
bocca
spalancata
tenevano
la
testa
all
'
insù
,
e
distornavano
gli
sguardi
dall
'
alto
,
solamente
por
occhieggiarsi
tra
loro
,
lambiccando
il
cervello
e
arrapinandosi
,
per
spiegare
il
fenomeno
,
che
per
la
prima
volta
vedevano
,
e
di
cui
non
erano
mai
giunti
a
farsi
un
'
idea
.
I
lettori
si
rammenteranno
dell
'
Aurora
boreale
che
apparve
ai
venticinque
dell
'
ottobre
decorso
;
la
sera
appunto
del
venticinque
d
'
ottobre
era
l
'
ultima
che
,
a
nostro
giudizio
,
dovevamo
passare
in
Firenze
.
-
Anche
il
cielo
si
tinge
di
rosso
-
Gridò
il
solito
compagno
,
provocando
un
'
occhiataccia
dal
padron
di
bottega
,
il
quale
dacché
aveva
raggruzzolato
la
miseria
di
un
mezzo
milione
si
era
buttato
,
anima
e
corpo
,
nella
categoria
dei
ben
pensanti
-
Allegri
ragazzi
-
Continuò
collo
stesso
tuono
di
voce
lo
scapato
-
Gli
augurii
,
non
potrebbero
essere
migliori
...
Evviva
il
rosso
!
-
Evviva
!
-
Rispondemmo
noi
tutti
,
contenti
come
pasque
per
la
nuova
distrazione
che
ci
dava
quel
caso
inopinato
e
maraviglioso
che
faceva
inorridire
dallo
spavento
il
superstizioso
fellak
e
la
donnicciola
dei
nostri
camaldoli
;
due
selvaggi
in
questo
secolo
in
cui
non
si
fa
che
ragionare
di
civiltà
.
Dopo
pochi
minuti
,
lasciai
i
miei
compagni
,
e
prima
di
ridurmi
a
casa
,
ebbi
vaghezza
di
vedere
,
forse
per
l
'
ultima
volta
,
il
lungarno
.
Era
deserto
!
Non
sto
a
ripetere
tutti
i
pensieri
che
,
ispirati
dalla
solitudine
,
si
accavallavano
e
si
cozzavano
nel
mio
cervello
in
ebollizione
:
finalmente
si
poteva
partire
,
e
partire
per
la
Repubblica
...
finalmente
era
venuto
il
momento
di
far
vedere
ai
nostri
nemici
che
non
si
era
buoni
soltanto
a
declamare
per
i
caffè
e
per
le
bettole
,
finalmente
si
realizzava
quel
sogno
che
da
tanto
tempo
vagheggiavamo
nel
più
segreto
dei
nostri
pensieri
.
E
dire
che
i
pezzi
grossi
della
democrazia
,
tutti
,
come
un
sol
uomo
ci
avevano
sconsigliato
.
Ma
che
vogliono
dunque
-
ripeteva
tra
me
-
questi
vecchi
che
coi
loro
scritti
,
colle
loro
opere
sono
stati
i
primi
a
farci
amar
la
repubblica
?
-
Lasciar
solo
là
,
tra
un
popolo
straniero
,
Garibaldi
e
farci
sfuggire
una
sì
bella
occasione
....
Ma
che
vogliono
dunque
costoro
?
....
Alla
fine
soccorrendo
la
Francia
,
noi
non
adempiamo
che
al
nostro
dovere
;
si
soccorre
la
nostra
sorella
maggiore
,
la
patria
delle
grandi
iniziative
,
quella
che
ci
ha
istruito
colle
sue
opere
,
che
ci
ha
dato
sollazzo
coi
suoi
romanzi
,
che
ha
fatto
le
spese
dei
nostri
teatri
,
che
dal
campo
sereno
e
grandioso
della
scienza
a
quello
frivolo
della
moda
ci
ha
dato
ogni
cosa
;
se
ci
è
di
mezzo
quel
maledetto
affare
di
Montana
,
che
colpa
ce
ne
ha
la
Francia
,
che
colpa
ce
ne
hanno
i
discendenti
di
Voltaire
e
di
Danton
,
i
figli
di
quella
Nazione
che
ha
proclamato
per
prima
in
faccia
all
'
attonito
mondo
i
diritti
dell
'
uomo
?
....
Oh
!
la
sarebbe
bella
,
se
i
nostri
soldati
fossero
mandati
in
China
o
in
qualunque
parte
del
mondo
,
a
puntellare
un
monarca
imbecille
e
codardo
,
oh
!
la
sarebbe
bella
,
che
se
ne
avesse
a
fare
un
carico
a
noi
!
...
Eppoi
andare
contro
un
re
per
la
grazia
di
Dio
,
noi
che
non
crediamo
in
Dio
e
non
abbiamo
i
re
nelle
nostre
simpatie
;
aiutare
un
governo
che
ha
i
palloni
volanti
per
posta
e
per
soldato
chiunque
è
buono
di
portare
un
fucile
;
utilizzare
a
prò
di
causa
santissima
una
vita
noiosa
e
disutile
,
traversare
il
Mediterraneo
,
veder
città
e
paesi
che
tante
volte
abbiamo
sentito
nominare
nei
libri
,
e
che
tante
volte
abbiamo
desiderato
vedere
,
riabbracciare
i
vecchi
compagni
con
cui
in
altro
tempo
si
è
diviso
i
pericoli
e
l
'
emozioni
delle
battaglie
;
inebriarsi
di
nuovo
tra
la
polvere
,
il
fumo
e
l
'
assordante
rumore
dei
combatimenti
;
e
udire
le
grida
dei
prodi
,
che
si
lanciano
,
come
un
sol
'
uomo
,
alla
carica
e
unirsi
a
loro
e
vederli
...
vederli
da
vicino
i
terribili
soldati
che
fan
tremare
l
'
Europa
,
misurarsi
con
essi
,
picchiarsi
,
vincere
,
morire
forse
anche
pel
nostro
ideale
....
Oh
!
le
care
fantasie
che
mi
carezzavano
l
'
immaginazione
,
sotto
quel
Cielo
di
fiamme
,
sul
quale
proprio
davanti
ai
miei
occhi
staccava
superbamente
modesto
,
il
tempio
monumentale
di
san
Miniato
-
Anche
là
sono
morti
dei
repubblicani
-
Io
dissi
con
compiacenza
a
me
stesso
-
anche
là
fu
combattuta
l
'
aspra
tenzone
che
da
tanto
tempo
agita
l
'
umanità
...
Essi
son
morti
,
ma
vivono
eterni
nella
memoria
del
popolo
.
Oh
!
toccasse
a
noi
la
lor
sorte
!
Insomma
d
'
idea
in
idea
,
di
fantasticaggine
in
fantasticaggine
,
chi
sa
dove
sarei
andato
a
cascare
,
se
,
più
macchinalmente
che
altro
,
non
mi
fossi
ritrovato
sulla
piazzetta
,
dove
era
la
mia
abitazione
-
Eccolo
-
Gridò
una
voce
ben
nota
,
appena
spuntai
dall
'
angolo
della
via
.
-
Eccolo
!
-
Ripresero
altre
voci
;
I
miei
due
amici
,
a
cui
se
ne
erano
aggiunti
altri
due
,
avevan
fatto
un
capannello
davanti
al
mio
uscio
e
mi
avvidi
alla
prima
che
mi
aspettavano
.
-
Abbiamo
creduto
bene
di
venir
tutti
da
te
;
così
domani
saremo
sicuri
di
svegliarci
e
non
recheremo
disturbo
ai
nostri
padroni
di
casa
...
-
Lo
recherete
al
mio
-
Interruppi
....
-
Non
importa
;
già
ora
siamo
liberi
;
abbasso
i
padroni
...
-
Specialmente
quelli
di
casa
,
che
se
si
tarda
a
pagarli
,
diventano
peggio
di
jene
.
-
Su
..
su
;
gridarono
tutti
.
-
Su
!
-
Gridai
anche
io
,
facendo
di
necessità
virtù
;
che
oramai
o
girellare
tutta
la
notte
,
o
portare
in
casa
mia
quell
'
indiavolati
.
S
'
immagini
il
lettore
,
che
cosa
divenisse
in
pochi
minuti
quella
camera
;
tutti
fumavano
come
cammini
,
ed
io
in
un
cantuccio
davo
fuoco
a
certi
appunti
,
coi
quali
sera
per
sera
confidavo
alla
carta
le
impressioni
provate
durante
il
corso
della
giornata
.
Il
mio
letto
era
piccolo
per
uno
solo
e
in
lunghezza
non
avea
niente
da
invidiare
al
celebre
di
Procuste
;
cotesta
sera
ci
entrarono
in
quattro
,
e
non
potendo
dormire
,
come
è
più
che
naturale
,
cominciarono
a
tirarsi
spinte
e
pedate
tra
loro
,
facendo
un
baccano
da
mettere
in
sussulto
il
vicinato
:
ora
uno
stivale
colpiva
negli
stinchi
qualcuno
,
provocando
certi
moccoli
da
fare
arrossire
un
vetturino
;
ora
si
sentiva
un
'
urlaccio
,
che
traeva
l
'
origine
da
un
gentil
pizzicotto
;
ora
un
guanciale
cadeva
,
a
mo
'
di
bomba
,
sul
tavolino
,
rovesciando
il
calamaio
sul
tappeto
,
che
,
se
non
era
Turco
,
non
era
meno
diletto
al
padrone
di
casa
che
ci
passava
davanti
intiere
mezz
'
ore
in
ammirazione
;
ed
ad
accrescere
il
diavoleto
,
risate
omeriche
,
grida
incomposte
,
esclamazioni
più
o
meno
frizzanti
,
ma
non
certamente
autorizzate
dal
Galateo
di
Monsignor
della
Casa
.
Il
più
rivoluzionario
dei
miei
amici
si
avvolse
dignitosamente
nel
lenzuolo
,
quasichè
fosse
un
peplo
;
le
forme
del
futuro
difensore
della
Repubblica
Francese
non
erano
greche
di
certo
;
i
suoi
stinchi
potevano
benissimo
scambiarsi
per
fusi
,
e
tutto
l
'
insieme
ti
dava
un
'
idea
esattissima
di
un
Cristo
del
Cimabue
.
-
Cantiamo
la
Marsigliese
-
Gridò
E
tutti
,
con
certe
voci
da
birboni
,
che
non
le
può
immaginare
all
'
infuori
di
chi
l
'
abbia
sentite
,
cominciarono
il
celebre
inno
di
Rouget
de
l
'
Isle
:
Allons
,
enfants
de
la
patrie
,
con
quel
che
segue
.
-
Signori
per
carità
-
Urlava
con
voce
più
delle
nostre
stuonata
,
la
padrona
di
casa
dall
'
uscio
vicino
.
-
Questa
è
una
vera
porcheria
-
Di
rimando
aggiungeva
l
'
inquilino
della
stanza
di
contro
-
Quando
si
ha
la
sbornia
,
la
si
va
a
digerire
in
campagna
.
-
A
chi
la
dice
briaco
?
-
Protestava
,
offeso
nella
sua
dignità
,
il
Romano
dal
letto
.
-
Misuri
i
termini
.
Vociavano
gli
altri
.
-
Per
chi
la
ci
ha
preso
?
-
Bellino
lui
!
...
Fa
il
feroce
,
perché
è
dietro
la
porta
.
-
Giù
la
porta
.
-
Alle
barricate
!
...
-
Alle
barricate
!
...
Descrivervi
la
pioggia
di
proiettili
d
'
ogni
genere
che
fu
scaraventata
su
quell
'
uscio
,
sarebbe
cosa
impossibile
;
era
un
turbine
di
stivaletti
,
di
libri
,
di
guanciali
,
di
spazzole
;
il
malcapitato
se
ne
andò
battendo
a
più
riprese
la
porta
e
protestando
che
andava
a
far
rapporto
alla
delegazione
vicina
.
-
E
ora
,
saranno
soddisfatti
!
-
Esclamò
la
padrona
,
sempre
dietro
le
scene
.
Per
nostra
buona
fortuna
il
chiarore
bianchiccio
dell
'
alba
,
si
fece
vedere
tra
gli
spiragli
delle
nostre
finestre
,
ed
i
miei
compagni
partirono
allegri
e
contenti
,
dopo
averci
scambiato
la
promessa
di
vedersi
tra
otto
ore
in
via
Grande
a
Livorno
,
chè
le
mie
occupazioni
esigevano
che
io
mi
dovessi
trattenere
tutta
la
mattina
a
Firenze
.
Andai
per
dormire
,
ma
avevo
fatto
i
conti
senza
l
'
oste
,
e
questa
volta
la
parte
dell
'
oste
doveva
esser
sostenuta
dalla
mia
vecchia
padrona
di
casa
,
la
quale
mi
caricò
di
rimprocci
,
mi
torturò
coi
suoi
omei
,
mi
seccò
colle
sue
geremiate
-
Noi
si
cercava
di
rovinarla
,
il
nostro
non
era
agire
da
persone
educate
.
-
Io
presi
pretesto
da
tutte
queste
lamentazioni
,
per
restituire
la
chiave
,
uscii
,
senza
ascoltare
scusa
veruna
,
disbrigate
in
fretta
e
furia
le
mie
faccenduole
mi
avviai
,
diritto
come
un
fuso
,
alla
stazione
,
ed
aspettando
il
magico
fischio
che
doveva
annunziarmi
la
partenza
dalla
moribonda
capitale
del
felicissimo
regno
degli
analfabeti
,
mi
rincantucciai
in
un
vagone
.
-
Era
tempo
!
-
Esclamerà
il
lettore
e
non
avrà
tutti
i
torti
.
Ci
moviamo
:
qual
felicità
!
Eppure
credevo
di
dover
provare
un
po
'
più
d
'
allegrezza
:
il
Cielo
era
d
'
un
colore
plumbeo
e
,
per
quanto
tu
aguzzassi
lo
sguardo
,
non
giungevi
a
vedere
un
solo
strappo
che
ti
facesse
sperare
il
sereno
:
eppoi
,
non
lo
so
,
partendo
non
si
può
fare
a
meno
di
risentire
una
certa
malinconia
....
son
troppe
le
reminiscenze
che
vengono
a
assalirti
,
tutte
di
un
colpo
;
il
minimo
nonnulla
prende
le
proporzioni
delle
cose
più
grandi
;
ci
si
rammenta
i
più
inconcludenti
discorsi
,
si
ripensa
alle
passeggiate
gradite
,
ai
geniali
convegni
,
alle
conversazioni
che
eravamo
soliti
di
frequentare
;
gli
stessi
dispiaceri
che
abbiamo
provato
ci
sembrano
meno
crudeli
;
e
nelle
nostre
fantasie
si
affollano
invece
le
gentili
esibizioni
degli
amici
,
gli
affettuosi
conforti
delle
nostre
belle
,
i
favori
che
ti
fu
dato
ricevere
,
frequentando
la
società
;
le
vie
per
le
quali
eri
solito
passeggiare
le
ti
sfilano
davanti
,
coi
suoi
negozi
,
colle
sue
gentili
passeggiatrici
che
ti
sono
divenute
familiari
,
quantunque
tu
non
le
abbia
mai
avvicinate
:
e
davanti
ai
tuoi
occhi
che
distrattamente
si
affissano
sugli
alberi
,
i
quali
sembra
che
friggano
indietro
impauriti
a
veder
passare
la
macchina
,
sfilano
ad
uno
ad
uno
,
quasiché
fossero
figure
di
lanterna
magica
,
i
volti
di
tutti
coloro
che
ti
conoscono
,
che
tu
conosci
,
o
che
hai
veduto
anche
soltanto
una
volta
:
le
occupazioni
che
poco
fa
riguardavi
come
un
martirio
,
ora
ti
sembrano
,
care
...
E
quando
tornerò
?
...
E
se
non
tornassi
più
?
....
Quante
cose
saranno
cambiate
,
nel
primo
caso
....
chi
mi
compiangerà
nel
secondo
?
!
..
Oh
!
In
questi
momenti
si
comprende
l
'
eroismo
di
chi
per
una
idea
può
lasciare
una
madre
!
-
Livorno
-
Grida
la
guardia
.
-
Già
....
a
Livorno
-
Pensai
tra
me
e
me
-
Ed
io
che
credeva
di
essermi
mosso
da
pochi
minuti
!
Chi
avevo
avuto
per
compagni
di
viaggio
?
io
non
me
lo
ricordo
;
probabilmente
mi
devono
aver
preso
per
matto
.
Scendo
e
vado
di
corsa
in
via
Grande
,
ove
avevo
l
'
appuntamento
a
Livorno
;
il
Consolato
Francese
doveva
darci
modo
di
pervenire
sicuramente
a
Marsiglia
;
chè
la
questura
Livornese
,
diretta
dal
celebre
Bolis
stava
con
tanto
d
'
occhi
sgranati
,
affinchè
nessuno
salisse
sui
vapori
francesi
,
importunando
e
viaggiatori
,
e
marinari
,
e
facchini
di
porto
,
fino
a
tanto
che
questi
non
avessero
dati
schiarimenti
più
che
lampanti
sull
'
esser
loro
,
o
sulle
faccende
che
li
facevano
stare
sul
mare
;
anche
muniti
di
biglietto
,
si
correva
rischio
di
esser
mandati
e
con
cattivo
garbo
,
di
dove
si
era
venuti
,
e
i
passaporti
non
si
volevano
più
concedere
ad
alcuno
.
Sicuro
che
gli
amici
avessero
fatto
le
pratiche
,
che
ci
era
stato
consigliato
di
fare
,
io
sentii
sollevarmi
un
gran
peso
dal
cuore
,
appenachè
potei
muovere
un
passo
nella
città
;
rincontrai
quasi
subito
gli
altri
,
ma
,
ahimè
qual
delusione
!
....
Le
loro
ridenti
fisonomie
erano
diventate
oscure
;
nessuno
di
loro
osava
indirizzare
una
parola
al
compagno
,
e
tutti
mi
accolsero
con
quella
musoneria
con
cui
i
popoli
accolgono
un
re
,
dopo
un
manifesto
del
sindaco
,
che
invita
a
rimettere
anche
un
tanto
di
tasca
per
le
spese
del
ricevimento
.
-
Che
ci
è
di
nuovo
?
-
Domandai
con
ansia
,
a
quelli
che
mi
avevano
fatto
un
cerchio
all
'
intorno
.
-
Che
ci
è
di
nuovo
?
-
Proferì
con
rabbia
,
il
più
secco
e
più
bisbetico
-
Perdio
!
....
Vieni
al
Consolato
e
vedrai
....
E
avrebbe
a
andar
benino
,
davvero
!
-
Andrà
come
doveva
andare
-
Soggiunse
un
'
altro
-
Quando
alla
testa
ci
si
vuol
metter
certa
gente
....
Quando
si
vuol
proceder
sempre
con
certa
maniera
....
Già
lo
dicevo
io
...
tutte
le
volte
che
ci
siam
fidati
dei
Francesi
si
è
fatto
proprio
un
bel
bollo
.
-
Ma
insomma
cosa
ci
è
?
...
si
parte
?
....
-
Sì
....
per
Firenze
,
o
per
dir
meglio
per
le
Murate
!
-
Ma
....
come
?
-
Vieni
....
vieni
con
noi
e
ti
si
ripete
,
vedrai
.
Non
intendendo
alcuna
cosa
,
ma
volendomi
per
lo
meno
sincerare
su
una
sventura
,
che
non
conoscevo
e
che
ci
minacciava
,
seguii
colla
coda
tra
le
gambe
,
i
bravi
ragazzi
.
Arrivammo
in
due
salti
alla
sede
del
Consolato
;
in
faccia
alla
porta
una
folla
innumerevole
di
popolani
chiassava
,
si
agitava
,
gestiva
;
qualcuno
,
senza
far
tanti
discorsi
,
si
era
già
messa
la
camicia
rossa
sotto
la
giacchetta
;
un
andare
o
venire
,
un
rimescolarsi
continuo
,
un
'
accalcarsi
intorno
a
qualche
povera
vittima
che
esciva
dal
portone
,
un
vociar
di
ragazzi
che
a
capanelli
osservavano
la
scena
,
e
gridavano
incessantamente
:
Viva
Garibaldi
....
Per
una
spedizione
fatta
in
tutta
segretezza
il
principio
non
poteva
esser
migliore
!
-
Ma
che
vi
è
dunque
?
-
Domandai
a
un
mio
compagno
.
-
Il
console
non
si
fa
vedere
,
il
cancelliere
,
nuovo
Pilato
,
dice
che
se
ne
lava
le
mani
,
e
tutta
questa
gente
è
rimasta
come
la
celebre
statua
di
Tenete
.
-
E
che
abbiamo
da
fare
?
-
Va
tu
,
che
sai
alla
meglio
bestemmiare
un
po
'
di
francese
,
scongiura
quella
gente
a
prendere
una
decisione
;
lo
vedi
meglio
di
me
,
qui
,
se
non
si
schizza
tutti
in
domo
Petri
è
un
vero
miracolo
.
Con
quale
animo
andassi
,
se
lo
può
di
leggieri
immaginare
il
lettore
;
chi
ben
comincia
è
alla
metà
dell
'
opera
,
dicevano
i
nostri
nonni
che
non
era
baggei
,
e
cominciare
peggio
di
noi
,
credo
,
sarebbe
stata
cosa
impossibile
.
Mi
feci
annunziare
al
cancelliere
,
e
poco
dopo
venivo
introdotto
.
Il
cancelliere
era
un
bel
giovinetto
;
aveva
una
fisonomia
distinta
ed
aristocratica
e
mi
accolse
con
tutta
l
'
educazione
possibile
;
pure
sin
da
bel
principio
mi
avvidi
,
che
la
mia
presenza
gli
riusciva
incresciosa
più
di
quella
di
un
creditore
,
e
rimasi
convinto
che
la
camicia
rossa
non
era
di
certo
una
delle
simpatie
più
sentite
di
quell
'
impiegato
.
Difatti
il
nuovo
governo
della
Repubblica
Francese
aveva
lasciato
al
suo
posto
tutti
i
vecchi
funzionari
,
i
quali
in
quel
bailamme
non
sapendo
a
qual
Santo
votarsi
cercavano
di
restare
in
bilico
,
come
meglio
sapevano
,
fermi
però
nella
idea
di
non
compromettersi
;
mettetete
anche
un
po
'
d
'
affezzione
alla
dinastia
che
aveva
loro
dato
quel
posto
....
eppoi
ditemi
se
questa
trascuraggine
del
governo
repubblicano
non
ha
dicerto
influito
a
che
fosse
sì
scarso
il
numero
degli
Italiani
,
che
mossi
da
un
'
idea
generosa
,
hanno
pugnato
e
gloriosamente
pugnato
sui
campi
di
Francia
.
-
Capisco
digià
,
perché
viene
.
-
Mi
disse
pel
primo
e
facendomi
segno
di
sedere
,
il
cancelliere
-
Con
mio
gran
rincrescimento
:
però
,
sono
obbligato
di
dirle
che
non
possiamo
far
niente
per
loro
.
-
Ma
se
a
Firenze
ci
hanno
inviato
qui
!
....
-
A
Firenze
hanno
perduto
certamente
il
cervello
....
Le
pare
,
che
noi
vogliamo
suscitare
una
questione
di
diritto
internazionale
....
-
Ma
anche
noi
,
le
ripeto
siamo
stati
spediti
direttamente
e
a
colpo
,
sicuro
:
di
più
sappiamo
che
l
'
altra
sera
partirono
altri
volontarii
,
mandati
da
loro
,
e
si
ha
diritto
d
'
andare
anche
noi
.
-
Per
me
si
figuri
le
manderei
subito
-
Aggiunse
l
'
altro
con
un
sorriso
ed
io
credendo
immediatamente
a
quest
'
ultimo
desiderio
di
lui
che
parlava
,
ma
non
volendo
darmi
per
vinto
,
esclamai
:
Ma
è
così
,
che
l
'
Ambasciata
Francese
di
Firenze
mantiene
le
proprie
promesse
?
-
Noi
non
abbiamo
ricevuto
ordini
dall
'
Ambasciata
...
-
Ma
pure
l
'
altra
sera
partirono
...
-
Non
glielo
nego
,
ma
sapesse
le
rimostranze
della
questura
...
-
Ebbene
:
su
noi
può
fidare
,
noi
non
la
comprometteremo
...
ci
dia
l
'
imbarco
...
lei
vede
lo
scopo
pel
quale
partiamo
...
-
Si
provvedano
dei
loro
passaporti
...
-
Se
non
gli
vogliono
dare
.
-
Prenda
un
mio
consiglio
...
lei
mi
pare
un
giovane
a
modo
,
torni
a
casa
...
Metz
,
se
non
ha
capitolato
,
poco
può
stare
a
farlo
...
accetti
un
mio
consiglio
,
glielo
ripeto
,
torni
a
Firenze
.
-
A
Firenze
poi
no
!
..
-
È
la
meglio
!
-
Mi
meraviglio
che
un
Francese
..
-
Allora
faccia
lei
-
secco
,
secco
ed
alzandosi
,
per
farmi
veder
che
l
'
uggivo
,
mi
proferì
il
cancelliere
.
Disanimato
,
e
non
volendo
attaccare
una
briga
che
poteva
mandare
a
voto
tutti
i
nostri
disegni
,
salutai
appena
il
mio
consigliere
,
e
gabellandolo
per
imperialista
e
anche
,
peggio
,
scesi
di
corsa
la
scala
,
e
preso
a
braccetto
un
mio
amico
,
partii
con
gli
altri
dalla
piazzetta
del
Consolato
.
Andare
bisognava
andare
;
a
dispetto
del
mondo
e
delle
circostanze
;
una
nuova
poesia
si
aggiungeva
a
quella
immensa
che
ci
aveva
sostenuto
fino
a
quel
punto
;
sfuggire
i
questurini
,
farla
in
barba
alle
autorità
costituite
,
sfidare
un
nuovo
pericolo
,
raggiungere
il
nostro
scopo
,
giusto
appunto
,
quando
i
pusilli
,
scoraggiati
sarebbero
tornati
indietro
,
...
era
troppo
bella
,
troppo
attraente
la
prospettiva
,
per
poter
stare
un
sol
'
attimo
dubbiosi
su
ciò
che
dovevamo
intraprendere
.
Io
esposi
queste
idee
agli
amici
,
e
,
godo
dire
,
che
queste
idee
furono
accolte
con
entusiasmo
:
ma
a
che
parte
rivolgersi
per
ottenere
l
'
intento
?
Quali
passi
potevamo
tentare
con
sicurezza
?
Quale
speranze
ci
sorridevano
?
Quali
probabilità
di
successo
?
Noi
non
lo
sapevamo
,
il
romanticismo
di
una
avventura
,
che
offriva
in
se
stessa
tanti
pericoli
,
ci
sorrideva
certamente
e
noi
eravamo
contenti
:
contenti
come
il
povero
diavolo
,
abbandonato
da
tutti
che
incerto
dell
'
indomani
,
si
addormenta
tranquillamente
sull
'
erba
di
un
viottolo
,
sotto
un
cielo
sereno
e
popolato
di
stelle
,
sognando
pace
,
agiatezza
,
fortuna
...
Oh
!
l
'
idea
dì
un
dovere
che
si
compie
,
malgrado
gli
ostacoli
che
frappongono
gli
uomini
e
la
sorte
,
fa
piovere
in
seno
una
consolazione
che
intender
non
la
può
chi
non
l
'
abbia
provata
.
Andammo
all
'
Agenzia
dei
vapori
della
compagnia
Valery
,
e
per
quanto
scongiurassimo
l
'
agente
,
ci
fu
impossibile
ottener
da
lui
,
anche
pagandolo
il
doppio
,
un
biglietto
di
imbarco
.
Gli
ordini
della
questura
erano
precisi
.
-
Noi
glielo
daremmo
anche
gratis
,
ci
ripetevano
quegli
impiegati
,
ma
...
Quel
ma
era
tanto
eloquente
,
che
noi
non
aggiungemmo
parola
.
Con
un
po
'
di
sconforto
nell
'
anima
,
dopo
aver
girellato
a
casaccio
un
'
altra
mezz
'
ora
afiaccolati
e
cascanti
ci
butammo
sulle
panche
di
un
caffè
di
Via
Grande
;
un
tavoleggiante
,
giovinetto
che
avrà
avuto
appena
appena
quindici
anni
,
dopo
averci
ben
bene
sbirciato
,
venne
da
me
e
chiamommi
dapparte
.
-
Lei
vuole
imbarcarsi
per
la
Francia
?
Mi
sussurrò
a
bassissima
voce
.
-
Sì
-
risposi
io
francamente
,
chè
non
potevo
credere
in
sì
giovine
età
nequizia
veruna
.
-
Ebbene
...
le
dò
il
mezzo
d
'
imbarco
.
-
Non
scherzi
?
-
Sulla
mia
parola
d
'
onore
..
Aspetti
un
momentino
e
le
porto
l
'
uomo
per
la
quale
!
....
.
-
Bravo
,
e
se
farai
bene
ti
prometto
una
buona
mancia
.
Il
giovinetto
se
ne
andò
saltellante
e
fece
poco
dopo
ritornò
,
accompagnato
da
un
barcaiolo
,
un
pezzo
di
diavolone
,
tarchiato
e
traverso
;
che
era
un
piacere
a
vederlo
;
intanto
io
aveva
messo
i
compagni
a
parte
della
peregrina
scoperta
e
,
quando
questi
ultimi
videro
avvicinarsi
quel
colosso
in
giacchetta
,
gli
si
fecero
incontro
con
una
grazia
e
con
certe
fisonomie
così
gentilmente
ridenti
,
che
si
poteva
credere
che
non
un
omaccio
,
ma
la
più
vaga
figlia
di
Eva
fosse
entrata
in
quel
mentre
nel
nostro
caffè
.
-
Dunque
loro
vogliono
,
andare
?
Dandomi
una
seconda
,
stretta
di
mano
,
cominciò
a
dirmi
il
barcaiolo
.
-
Sicuro
!
-
Rispondemmo
noi
tutti
-
Ma
vediamo
tante
difficoltà
.
-
Si
fidino
di
me
,
che
non
fo
per
dire
,
ma
lo
può
domandare
a
tutta
la
piazza
sono
uno
di
quei
buoni
..
si
figurino
,
ho
fatte
tutte
le
campagne
e
anche
Aspromonte
e
Mentana
e
se
non
fosse
perchè
;
perchè
...
e
questo
non
è
nulla
:
quello
che
ho
fatto
per
salvare
i
compromessi
politici
!
...
Le
son
cose
che
forse
non
le
crederebbero
...
Hanno
fatto
bene
a
rivolgersi
a
me
,
perchè
ci
è
di
gran
canaglia
tra
i
barchettaioli
e
..
e
....
-
E
insomma
t
'
impegni
di
farci
entrare
in
un
bastimento
,
deludendo
la
vigilanza
delle
guardie
?
...
-
Se
me
ne
impegno
....
Faccian
conto
di
esserci
sopra
...
-
Tu
potrai
contare
sulla
nostra
riconoscenza
.
-
Oh
!
io
per
il
partito
darei
un
bicchier
del
mio
sangue
.
-
Dopo
ti
daremo
qualche
cosa
....
-
Oh
!
mi
contento
di
un
trentino
per
uno
:
-
Così
poco
!
-
Esclamammo
noi
,
credendo
che
ragionasse
di
centesimi
:
-
Sicuro
,
...
vedono
che
mi
adatto
:
per
lor
signori
cosa
son
trenta
franchi
?
Ammirammo
tutti
insieme
lo
spìrito
patriottico
che
ci
faceva
pagare
150
lire
,
quello
che
nella
stagione
dei
bagni
si
ottiene
a
dir
molto
con
ottanta
centesimi
;
pure
,
strìngemmo
la
mano
al
generoso
,
dicendogli
che
ci
saremmo
riveduti
più
tardi
;
poichè
eravamo
decisi
,
con
nostro
gran
sacrifizio
,
ad
appigliarci
a
quest
'
ultimo
partito
,
se
gli
altri
ci
fossero
falliti
.
-
Ci
movemmo
dal
caffè
,
e
vedemmo
un
insolito
brulichìo
in
quella
contrada
,
sempre
brulicante
di
popolo
:
che
è
,
che
non
è
?
...
Hanno
arrestato
un
maggiore
Garibaldino
:
la
questura
si
era
avveduta
,
e
non
ci
voleva
una
gran
fatica
,
che
molti
giovanotti
volevano
partire
per
la
Francia
e
cominciava
a
allungar
le
sue
grinfe
.
Lo
sconforto
cominciava
a
impossessarsi
anche
di
noi
.
-
Ettore
-
Sento
gridarmi
vicino
.
Mi
voltai
e
vidi
il
Colonnello
Perelli
.
-
Dunque
si
parte
?
Gli
domandai
immediatamente
.
-
Parli
a
bassa
voce
...
chè
io
son
tenuto
d
'
occhio
,
guardi
,
ecco
subito
due
musi
proibiti
che
ci
osservano
...
-
Ma
dunque
?
-
Dunque
venga
stasera
,
alla
Locanda
della
Luna
.
-
Ma
ci
è
speranza
?
-
Credo
che
ci
sia
sicurezza
...
A
rivederci
-
A
rivederci
a
stasera
..
-
Allegri
amici
,
dissi
subito
appena
ebbi
lasciato
il
mio
interlocutore
-
Allegri
amici
,
le
speranze
non
che
diminuire
,
prendono
tutte
le
probalità
di
un
vicino
successo
..
Andiamo
a
mangiare
all
'
Ardenza
.
Senza
rispondere
alle
mille
domande
colle
quali
mi
oppressero
gli
altri
,
che
tutti
di
certo
conoscevano
il
colonnello
,
accesi
un
sigaro
,
e
strascinai
i
reluttanti
all
'
Ardenza
.
CAPITOLO
II
Il
sole
,
avvolgendosi
in
un
lenzuolo
di
porpora
,
si
era
coricato
dietro
le
ultime
linee
del
tranquillissimo
mare
;
non
la
più
piccola
nube
nel
cielo
,
non
il
più
leggiero
maroso
in
quella
superficie
azzurra
,
e
dolcemente
increspata
dal
venticello
della
sera
che
ci
carezzava
la
faccia
:
l
'
isola
della
Gorgona
appariva
modestamente
su
quel
sereno
Orizzonte
,
nel
quale
cominciava
qua
e
là
a
apparir
qualche
stella
,
tutto
ispirava
una
calma
e
una
pace
divina
;
il
creato
ti
sembrava
quasi
un
'
arpa
sterminata
,
da
cui
si
elevasse
un
canto
grandioso
:
il
canto
dell
'
accordo
e
dell
'
armonia
delle
sfere
.
Era
insomma
l
'
ora
che
la
giovinetta
,
la
quale
non
ha
ancora
fatto
all
'
amore
,
prova
desiderio
di
piangere
,
senza
farsene
una
ragione
e
contempla
malinconicamente
il
fiorellino
che
sboccia
e
la
foglia
che
cade
,
e
risponde
con
meno
affetto
agli
amplessi
materni
,
chè
il
cuore
in
quel
momento
vuole
qualchecosa
di
più
di
quello
che
ha
avuto
fin
qui
;
era
l
'
ora
in
cui
il
perduto
,
l
'
irreconciliabile
,
quello
che
non
ha
niente
da
perdere
,
rianda
tutte
le
opere
buone
che
ha
fatto
,
si
sente
superbo
di
trovare
nella
sua
vita
più
pagine
onorevoli
che
tristi
,
ripensa
a
coloro
che
languono
,
non
invidia
quelli
che
godono
,
e
affissando
gli
sguardi
alla
nuvoletta
diafana
che
va
sfumandosi
nell
'
azzurro
padiglione
dei
cieli
,
finisce
col
dire
a
se
stesso
:
sien
pur
gli
uomini
dappoco
e
malvagii
,
io
ho
in
me
un
patrimonio
d
'
affetto
che
mi
rende
contento
;
il
borghese
a
quest
'
ora
sorbisce
sibariticamente
una
buona
tazza
di
Moka
per
digerire
il
pranzo
.
Esatto
più
di
un
'
impiegato
il
giorno
della
riscossione
della
paga
,
lasciai
la
trattoria
e
mi
avviai
,
pian
pianino
,
in
via
Grande
esaminando
distrattamente
il
bello
spettacolo
che
mi
si
offriva
davanti
e
le
nuvolette
grigiastre
che
mi
uscivano
di
bocca
a
causa
del
sigaro
.
Arrivai
alla
Locanda
della
Luna
,
e
dopo
essermi
fatto
annunziare
dal
cameriere
,
passai
in
un
salotto
,
dove
,
intorno
ad
un
tavolino
nel
quale
erano
varie
bottiglie
stappate
se
ne
stavano
a
chiacchiera
tre
o
quattro
individui
che
formavano
una
specie
di
stato
Maggiore
del
Colonnello
Perelli
.
Con
mia
gran
meraviglia
vidi
tra
loro
una
giovine
donna
.
Il
Colonnello
era
più
brusco
del
solito
e
,
appena
mi
vide
,
si
affrettò
a
parlarmi
in
tal
modo
:
Anche
lei
vorrà
sapere
qualche
cosa
..
me
lo
immagino
..
ma
per
ora
,
purtroppo
,
siamo
sempre
alle
solite
:
vede
,
qui
siamo
in
un
piccolo
consiglio
di
famiglia
e
cerchiamo
....
-
Se
fossi
un
uomo
io
!
..
Saltò
a
dire
la
giovine
donna
,
la
quale
era
la
moglie
di
quel
Gagliano
,
arrestato
poco
tempo
avanti
ed
ora
nascosto
in
casa
,
perché
tenuto
d
'
occhio
dalla
questura
e
deciso
a
partire
,
con
noi
.
-
Se
foste
un
uomo
voi
!
-
Borbottò
il
Colonnello
,
-
quando
non
ci
son
mezzi
...
-
Garibaldi
,
quando
ha
voluto
,
è
riuscito
.
-
Se
si
andasse
avanti
colle
chiacchiere
!
....
-
Eppoi
tutti
questi
giovani
che
sono
qua
?
-
Li
ho
fatti
partire
io
...
forse
?
-
Non
dico
questo
:
ma
è
un
fatto
che
non
hanno
avuto
che
cinque
lire
:
quattro
e
novantacinque
ne
hanno
spese
pel
viaggio
e
cominciano
a
far
chiasso
,
perché
non
si
sono
anche
sdigiunati
e
qua
non
conoscon
nessuno
...
Quello
che
sentivo
era
Vangelo
!
...
se
certi
comitati
avessero
agito
un
poco
più
sul
serio
,
non
si
avrebbe
avuto
a
deplorare
tanti
scangei
,
certa
gente
non
avrebbe
gongolato
e
nell
'
armata
dei
Vosgi
avremmo
avuto
più
soldati
e
più
buoni
.
-
E
dunque
,
cosa
facciamo
?
-
Ripeterono
tutti
guardandosi
.
A
tale
interrogazione
mi
cascaron
le
braccia
;
anche
qui
dunque
non
si
sapeva
a
qual
gancio
attaccarsi
,
anche
qui
si
passava
il
tempo
,
cullandosi
tra
le
illusioni
e
le
ipotesi
,
come
nel
nostro
modesto
cerchio
di
amici
.
Dopo
essere
stati
un
poco
in
silenzio
,
entrò
quasi
di
corsa
,
nella
stanza
un
tale
che
già
si
era
accomodato
a
fare
da
ordinanza
al
Colonnello
;
proferì
sommessamente
alcune
parole
al
padrone
:
questi
ci
parve
soddisfatto
ed
infatti
poco
dopo
con
tuono
brioso
ci
disse
:
Signori
,
domani
arriva
il
Var
,
chi
è
buono
di
salirci
,
va
in
Francia
..
Confido
nella
vostra
accortezza
e
nel
vostro
coraggio
...
Io
tento
di
salire
pel
primo
...
A
domani
!
Non
dormimmo
in
tutta
la
notte
e
appena
fu
giorno
,
andammo
al
porto
e
prendemmo
una
barca
.
Un
forte
libeccio
aveva
cominciato
a
soffiare
;
il
mare
era
agitatissimo
ed
i
cavalloni
sbalzavano
di
qua
di
là
,
di
sotto
di
sopra
la
nostra
barchetta
,
spruzzandoci
più
o
meno
impetuosamente
il
volto
,
e
procurandoci
quel
malessere
interno
che
è
il
primo
principio
del
mal
di
mare
..
-
Oggi
me
li
guadagno
-
Ci
diceva
il
barcaiolo
.
-
E
vogliono
girar
molto
tempo
!
-
Fino
a
che
non
arriva
il
vapore
!
-
E
un
casca
un
cencio
...
Se
arriverà
a
mezzogiorno
...
O
che
anche
loro
vogliono
andare
in
Francia
?
...
A
me
lo
possono
dire
.
-
Ebbene
..
sì
..
vogliamo
andare
in
Francia
.
-
Me
l
'
avevano
a
dire
!
....
Guardino
,
due
barche
piene
di
guardie
.
-
È
vero
...
e
ora
cosa
si
fa
?
-
Non
si
sgomentino
...
Figureranno
di
pescare
...
Prendano
le
lenze
!
Noi
prendemmo
questi
ordigni
e
,
tramutati
lì
per
lì
in
pescatori
,
cominciammo
,
con
una
serietà
unica
,
un
'
operazione
che
dentro
di
noi
ci
faceva
scompisciar
dalle
risa
.
Io
credo
che
i
pesci
fossero
i
primi
a
canzonarci
;
e
'
si
vedevano
guizzare
a
fior
d
'
acqua
,
proprio
vicini
ali
'
esca
fatale
,
poi
,
facevan
cilecca
e
ci
lasciavano
con
un
palmo
di
naso
.
Non
so
quanto
durasse
questo
divertimento
;
mi
rammento
però
che
ci
venne
un
'
appetito
diabolico
;
il
nostro
Caronte
,
da
uomo
saggio
,
capì
per
aria
l
'
antifona
e
ci
condusse
a
dei
vicini
barconi
,
dove
per
lo
più
mangiano
i
marinari
e
i
facchini
del
porto
.
Uno
stoccafisso
,
rifatto
colle
cipolle
,
ci
sembrò
più
gustoso
di
un
manicaretto
,
apprestato
da
Tomson
;
ci
bevemmo
due
fiaschi
di
vino
,
e
ci
sentimmo
raddoppiati
in
coraggio
e
in
costanza
.
Intanto
il
libeccio
seguitava
a
infuriare
;
il
mare
era
divenuto
addirittura
cattivo
;
si
troncavano
gli
alberi
delle
piccole
navi
vicine
,
si
vedeva
volare
dei
cappelli
,
che
appartenevano
agli
imprudenti
che
troppo
si
erano
accostati
all
'
infido
elemento
...
la
cosa
cominciava
ad
essere
non
troppo
graziosa
;
in
quell
'
aspettativa
i
minuti
ci
sembravano
ore
;
non
avevamo
alcuna
notizia
dei
moltissimi
nostri
compagni
e
non
il
più
piccolo
indizio
ci
faceva
sperare
che
si
avvicinasse
il
tanto
desiderato
bastimento
.
Ecco
una
striscia
di
fumo
!
...
Un
oggetto
nero
,
che
ingrandisce
a
vista
d
'
occhi
si
approssima
..
è
il
Var
,
si
grida
tutti
con
un
urlo
di
contentezza
che
si
sprigiona
dalle
più
intime
viscere
,
è
il
Var
,
il
momento
supremo
è
venuto
,
coraggio
!
Il
battello
si
accosta
ad
un
brigantino
,
che
ha
bandiera
Greca
;
in
un
fiat
è
circondato
dalle
guardie
.
Cominciano
le
difficoltà
,
noi
siamo
decisi
a
superarle
.
-
Se
non
li
metto
sù
,
che
Santa
Lucia
benedetta
mi
faccia
perder
la
vista
degli
occhi
!
-
Grida
il
barcaiolo
,
diventato
entusiasta
dopo
l
'
ultimo
fiasco
.
Si
traversò
arditamente
la
fila
dei
bastimenti
,
e
,
allorché
,
fummo
vicini
alle
guardie
,
ci
sdraiammo
nel
fondo
del
nostro
piccolo
schifo
,
l
'
uno
sull
'
altro
,
proprio
alla
maniera
dei
fichi
secchi
;
poi
,
scongiurato
il
pericolo
,
si
girò
dietro
ad
una
tartana
che
combaciava
perfettamente
col
brigantino
:
i
questurini
che
non
sono
mai
stati
ritenuti
per
aquile
d
'
intelligenza
,
non
avevan
posto
attenzione
alla
manovra
e
si
poteva
cominciare
a
credere
che
la
nostra
intrapresa
cominciasse
ad
avere
molte
probabilità
di
sicuro
successo
.
-
Ed
ora
,
come
si
sale
?
-
Domandai
io
,
molto
imbarazzato
nel
non
vedere
alcuna
fune
.
-
Si
va
per
la
catena
dell
'
ancora
-
Aggiunse
immediatamente
e
con
tuono
esaltato
lo
Stefani
,
il
compagno
più
secco
e
più
susurrone
tra
tutti
coloro
che
erano
venuti
con
noi
da
Firenze
.
La
proposizione
fu
accettata
di
subito
ed
io
che
non
ho
mai
brillato
per
la
mia
sveltezza
e
molto
meno
per
le
mie
movenze
ginnastiche
,
mi
aggrappai
alla
catena
di
ferro
e
a
forza
di
urti
e
di
spinte
arrivai
ad
andar
ruzzoloni
e
facendo
un
gran
tonfo
sul
cassero
della
tartana
:
riavuto
appena
dal
colpo
mi
avvidi
che
ero
molto
al
disotto
del
livello
dei
miei
amici
,
saliti
dietro
di
me
;
infatti
caduto
sopra
un
monte
d
'
avena
,
per
quanti
sforzi
facessi
,
non
giungevo
a
capo
di
trarmi
d
'
impaccio
,
chè
ogni
sforzo
ad
altro
non
era
valevole
che
a
farmi
affondare
di
più
.
Dopo
essere
stato
ripescato
alla
meglio
dagli
altri
,
saltammo
tutti
insieme
sul
brigantino
.
Pochi
passi
di
più
ed
i
nostri
voti
erano
esauditi
:
un
maledetto
cagnaccio
comincia
a
abbaiare
e
finisce
coll
'
attaccarsi
alle
polpe
di
mio
fratello
.
Si
tenta
l
'
ultimo
colpo
:
il
mio
fratello
lascia
al
famelico
cane
un
straccio
dei
suoi
pantaloni
...
E
dire
che
sperava
con
questi
di
far
tanta
figura
,
quando
sarebbe
sceso
a
Marsiglia
!
Il
salto
riesce
,
siamo
a
bordo
del
Var
:
i
marinari
ci
accolgono
tra
le
loro
braccia
,
la
gioia
ci
rende
frenetici
e
tutti
insieme
confondiamo
le
nostre
aspirazioni
,
le
nostre
speranze
,
i
nostri
voti
più
cari
,
al
magico
grido
di
viva
la
repubblica
.
-
Giù
,
giù
-
Ci
gridarono
quei
bravi
figli
del
mare
,
appena
che
fu
terminato
quello
slancio
di
esultanza
,
e
ci
buttarono
a
viva
forza
nella
carbonia
.
S
'
immagini
un
po
'
il
lettore
la
nostra
situazione
,
in
quell
'
atmosfera
soffocante
,
e
a
quella
polvere
,
che
ci
ridusse
in
pochi
momenti
in
uno
stato
veramente
deplorevole
;
di
più
si
aggiunga
lo
spettacolo
non
troppo
gradito
che
ci
si
presentava
alla
vista
dall
'
unico
finestrino
,
pel
quale
prendeva
aria
questa
stamberga
;
un
andare
e
venire
di
barche
su
cui
facevano
bella
mostra
di
loro
tutte
le
faccie
più
proibite
della
Cristianità
,
e
pennacchi
di
carabinieri
e
monture
di
guardie
di
pubblica
sicurezza
...
Fortuna
che
siamo
protetti
dalla
bandiera
francese
-
si
diceva
tra
noi
-
e
qui
il
Reale
Governo
Italiano
non
conta
un
bel
corno
.
Ogni
poco
veniva
a
noi
qualcheduno
dell
'
equipaggio
e
ci
esortava
a
soffrire
con
pazienza
.
L
'
equipaggio
,
composto
quasi
tutto
da
originarii
della
Linguadoca
,
naturalmente
parlava
francese
;
di
qui
grande
imbroglio
nei
nostri
,
i
quali
per
farsi
capire
francesizzavano
l
'
italiano
,
creando
una
lingua
ibrida
,
bastarda
,
che
ci
faceva
crepar
dalle
risa
:
lingua
che
si
perfezionò
in
Francia
e
che
ha
fatto
dire
,
bene
a
ragione
,
ultimamente
al
Bizzoni
,
che
,
se
fosse
continuata
la
campagna
il
mondo
avrebbe
annoverato
un
idioma
di
più
;
quello
dei
volontarii
.
Da
un
paio
d
'
ore
si
era
in
quei
triboli
,
quando
si
vide
arrivare
il
Perelli
;
che
nell
'
ascensione
aveva
perduto
il
suo
cappello
a
cilindro
...
-
Cosa
fanno
qui
loro
?
-
Ci
disse
.
-
Lo
vede
:
siamo
nascosti
.
-
Vengano
su
nelle
cabine
...
ci
siamo
tutti
noi
...
Contenti
,
come
uno
che
abbia
beccato
un
terno
,
salimmo
.
Quale
non
fu
la
nostra
sorpresa
,
quando
vedemmo
quasi
tutti
i
nostri
amici
!
-
O
tutte
le
guardie
cosa
facevano
lì
intorno
?
...
La
.
questura
ci
dava
l
'
idea
di
quei
mariti
baggei
che
stanno
in
fazione
,
difaccia
all
'
uscio
di
casa
,
mentre
il
cicisbeo
della
moglie
passa
dalla
finestra
.
Una
gran
risata
echeggia
da
un
capo
all
'
altro
del
ponte
...
Che
è
,
che
non
è
?
...
È
comparso
un
individuo
:
in
perfetto
costume
di
Adamo
:
per
risparmiare
la
spesa
del
barchettaiolo
,
oppure
per
non
esporsi
al
pericolo
di
perder
qualche
cosa
,
come
noi
tutti
,
aveva
preferito
buttarsi
a
noto
nel
mare
;
Era
un
bel
giovinotto
e
ci
riuscì
subito
simpatico
per
lo
strano
modo
con
cui
a
noi
si
presentava
.
Povero
diavolo
!
...
Io
lo
dovea
rivedere
,
ma
col
cranio
fracassato
da
una
palla
prussiana
,
sulla
gran
via
di
Parigi
,
sotto
Talant
,
e
mi
rincresce
di
non
sapere
il
suo
nome
,
perché
rammentandolo
,
forse
a
lui
darebbe
un
pensiero
pietoso
qualche
anima
buona
!
Mi
conforta
però
,
la
persuasione
che
chiunque
lo
abbia
veduto
in
quel
giorno
,
non
potrà
così
facilmente
obliarlo
,
e
,
leggendo
queste
modeste
mie
righe
,
capirà
alla
prima
di
chi
voglio
parlare
.
-
Signori
mi
rincresce
-
Venne
adirci
il
capitano
-
ma
per
stasera
è
impossibile
la
partenza
-
Il
libeccio
è
tremendo
ed
io
non
ho
intenzione
di
mettermi
in
sicuro
pericolo
.
-
Ma
noi
...
saremo
sicuri
?
-
Domandò
uno
.
-
Sulla
mia
parola
d
'
uomo
onesto
,
nessuno
potrà
farsi
bello
di
avere
insultato
la
bandiera
francese
,
qui
dove
sono
io
...
se
non
viene
il
console
a
bordo
,
e
se
egli
pel
primo
non
mi
ordina
di
assistere
ad
una
flagrante
violazione
del
diritto
delle
genti
,
i
questurini
prima
di
toccare
uno
solo
di
loro
,
dovranno
passare
sul
mio
cadavere
.
-
Grazie
,
capitano
-
Gridammo
noi
tutti
-
Voi
siete
un
vero
Francese
.
-
E
a
che
ora
si
mangia
?
-
Chiese
sbadigliando
uno
dei
nostri
,
a
cui
le
idee
non
facevano
dimenticare
di
essere
uomo
.
-
Alle
cinque
....
ci
è
il
pranzo
dei
viaggiatori
....
-
Noi
veniamo
tutti
a
quello
...
non
è
vero
compagni
?
-
Sì
-
Risposero
gli
altri
all
'
unisono
.
Io
mi
azzardai
allora
di
salire
:
e
rincattucciato
dietro
il
parapetto
del
bastimento
,
diedi
un
'
occhiata
alla
riva
vicina
:
qualche
facchino
passeggiava
distrattamente
in
su
e
in
giu
,
nessuno
osservava
il
nostro
battello
;
tutto
a
un
tratto
uno
scialle
rosso
e
uno
nero
,
compariscono
sulla
via
;
due
donnine
dalla
taglia
svelta
e
slanciata
si
appoggiano
all
'
impalancato
che
circonda
il
porto
ed
affissano
i
loro
occhi
sul
Var
.
Chi
sieno
queste
due
creature
?
-
Pensai
tra
me
e
me
e
cominciai
a
figurarmele
bellissime
,
e
mi
parvero
gli
angeli
del
buon
'
augurio
che
fossero
venute
li
a
darci
il
buon
viaggio
;
ma
poi
un
altro
pensiero
mi
sopraggiunse
:
Povere
donne
!
..
Devono
essere
di
certo
parenti
,
amiche
di
qualcuno
che
è
insieme
con
noi
,
e
sfidano
questo
vento
e
questa
indiavolata
stagione
,
purché
loro
sia
dato
vederlo
,
fosse
anche
per
l
'
ultima
volta
:
povere
donne
!
...
Per
noi
uomini
la
gloria
,
le
improvvise
e
belle
emozioni
,
lo
stordimento
che
ci
procurano
e
i
nuovi
piaceri
e
le
nuove
occupazioni
,
le
gioie
dell
'
orgoglio
soddisfatto
,
per
esse
la
solitudine
,
la
lontananza
delle
care
persone
,
la
continua
ansia
di
saperle
in
pericolo
.
Tornai
giù
e
dopo
poco
ci
movemmo
tutti
per
il
pranzo
:
nel
ripassare
io
vidi
i
due
fantastici
scialli
.
Il
trovarci
tutti
insieme
a
mangiare
sul
Var
,
dopo
le
belle
cose
che
ci
erano
accadute
,
non
poteva
fare
a
meno
di
darci
un
brio
,
una
parlantina
,
un
ebbrezza
,
che
,
chiunque
ha
in
zucca
un
pò
di
mitidio
,
comprenderà
perfettamente
alla
prima
.
I
nostri
appetiti
erano
qualche
cosa
di
classico
ed
il
cameriere
di
bordo
ci
guardava
con
certi
occhi
stralunati
,
pensando
certamente
che
,
su
ogni
giorno
gli
fossero
capitati
di
tali
avventori
,
prudenza
avrebbe
voluto
,
che
l
'
ordinario
fosse
a
dir
poco
,
raddoppiato
.
Cominciarono
i
brindisi
;
i
ricordi
più
cari
s
'
intrecciavano
coi
più
generosi
propositi
:
ora
uno
parlava
degli
occhi
celesti
della
graziosa
biondina
che
aveva
lasciato
a
Firenze
,
ora
un
altro
giurava
di
non
aver
comprato
un
revolver
perché
era
sicuro
di
prenderlo
al
primo
ufficiale
prussiano
,
che
gli
si
fosse
presentato
davanti
e
che
avrebbe
ucciso
dicerto
.
-
Evviva
,
Evviva
.
Che
c
'
è
?
Entra
nella
stanza
Gagliano
!
Un
altro
fiasco
che
hanno
fatto
le
guardie
!
-
Ieri
passò
da
Firenze
Ricciotti
;
là
-
dice
-
troveremo
lassù
anche
lui
!
-
Evviva
Ricciotti
-
Gridano
tutti
.
-
E
Menotti
,
e
Garibaldi
e
tutti
i
bravi
Italiani
che
ci
han
preceduto
!
.
Dopo
poco
entra
Tito
Strocchi
,
giornalista
repubblicano
e
valoroso
soldato
,
che
tanto
onore
si
è
fatto
dappoi
.
-
Ma
dunque
ci
siamo
tutti
!
-
Tutti
-
Urlano
entrando
alla
lor
volta
il
Rossi
e
il
Piccini
.
-
Anche
tu
!
-
Dicemmo
a
quest
'
ultimo
-
E
come
hai
fatto
stronco
,
come
sei
,
ad
arrampicarti
?
-
Eh
!
Le
guardie
di
finanza
son
dalla
nostra
e
ci
hanno
insegnato
la
strada
:
Figuratevi
che
noi
siamo
passati
per
la
scaletta
,
proprio
,
come
se
si
fosse
viaggiatori
!
-
Ma
le
guardie
ci
son
sempre
?
-
Se
ci
sono
!
..
E
bisogna
vederli
quei
poveri
diavoli
a
questo
brezzone
...
infilan
le
pispole
,
come
se
si
fosse
in
pieno
gennaio
!
-
Anche
voi
però
...
-
Non
ve
lo
neghiamo
,
il
freddo
ci
è
entrato
nell
'
ossa
.
-
Del
cognac
del
cognac
!
...
-
E
il
cameriere
ci
portò
una
bottiglia
polverosa
dì
vecchio
cognac
,
che
avrebbe
messo
energia
anche
a
un
deputato
del
terzo
partito
.
E
qui
bevi
;
bevi
in
un
modo
incredibile
;
in
un
momento
il
tavolo
fu
pieno
di
bottiglie
e
quando
andai
per
distendermi
nella
mia
cabina
vedevo
tre
o
quattro
colonnelli
,
una
ventina
di
lumi
,
e
un
centinaio
di
persone
,
tra
le
quali
apparivano
circondati
da
un
'
aureola
i
due
scialli
che
mi
avevano
fatta
tanta
impressione
,
pochi
momenti
innanzi
.
Tale
era
il
mio
sonno
e
,
diciamolo
pure
,
l
'
alterazione
in
me
prodotta
dal
vino
che
quando
mi
destai
,
il
sole
era
già
alto
.
Salii
a
poppa
della
nave
dove
trovai
il
povero
Rossi
che
contemplava
astrattamente
l
'
immensa
superficie
del
mare
,
divenuto
di
nuovo
tranquillissimo
;
tutto
era
celeste
e
l
'
onde
venivano
a
baciare
colla
loro
spuma
bianchiccia
,
la
carena
del
nostro
battello
:
si
sarebbe
di
momento
in
momento
aspettato
che
qualche
Nereide
sbucasse
a
fior
d
'
acqua
per
rammentare
ai
mortali
le
dolcezze
del
buon
tempo
antico
.
Il
colonello
Perelli
,
da
vero
vecchio
militare
,
sapendo
quanto
il
tempo
è
prezioso
non
se
ne
stava
con
le
mani
in
mano
ma
dava
prova
di
una
instancabile
attività
;
già
aveva
costituito
le
squadre
,
nominandone
i
capi
,
già
aveva
pensato
al
modo
di
provvedere
il
vitto
per
tutta
quella
gente
(
chè
nella
nottata
il
numero
dei
volontarii
era
asceso
fino
a
cento
)
ed
aveva
in
serbo
per
tutti
buone
speranze
e
conforti
.
La
salle
à
manger
era
stata
trasformata
in
ufficio
di
stato
maggiore
ed
io
fui
incaricato
a
compilare
il
primo
ordine
del
giorno
.
Cominciavo
a
scrivere
,
quando
scesero
nella
stanza
l
'
agente
della
compagnia
accompagnato
dal
capitano
;
mi
domandarono
dove
si
trovasse
il
Colonnello
ed
io
mi
mossi
per
andarlo
a
chiamare
.
Salii
immediatamente
e
trovai
il
Perelli
a
tu
per
tu
con
una
vecchietta
,
tutta
pepe
e
tutta
piangente
.
-
Queste
sono
infamie
e
il
governo
dovrebbe
mandarli
in
galera
....
non
si
strappano
così
i
figliuoli
alle
povere
mamme
che
hanno
fatto
tanti
sacrifizii
per
mantenerli
.
-
L
'
ho
forse
chiamato
io
il
suo
figliuolo
?
borbottava
l
'
altro
stizzito
.
-
Non
lo
so
,
ma
lo
voglio
!
-
Ebbene
,
se
lo
trova
,
che
se
lo
riprenda
!
-
Loro
me
l
'
hanno
nascosto
,
ho
girato
per
tutto
e
non
mi
è
stato
possibile
di
trovarlo
,
-
E
allora
?
-
E
allora
?
!
allora
me
l
'
hanno
a
rendere
,
e
mi
meraviglio
di
lei
che
non
è
più
dell
'
erba
d
'
oggi
e
che
dovrebbe
avere
un
po
'
di
cuore
e
un
po
'
di
cervello
.
-
Ma
,
se
il
nome
del
suo
figliolo
non
comparisce
nel
ruolo
!
....
-
Quel
birbone
ne
avrà
dato
uno
falso
...
-
Colonnello
,
interruppi
io
,
c
'
è
il
capitano
e
l
'
agente
che
lo
desiderano
.
-
Vado
....
mi
sbrighi
lei
questa
donna
.
Cercai
di
persuadere
e
di
consolare
alla
meglio
quella
povera
madre
che
mi
rispondeva
con
impertinenze
da
levare
il
pelo
:
feci
guardare
nei
buchi
più
ascosi
della
nave
,
ma
non
potei
rintracciare
suo
figlio
.
Allora
la
donnicciola
impallidì
e
non
potendo
resistere
alla
pena
e
allo
stringimento
di
cuore
mi
cadde
fra
le
braccia
svenuta
.
Un
vecchio
che
l
'
aveva
accompagnata
in
barchetta
e
che
seppi
dopo
esser
marito
di
lei
,
saltò
infuriato
sul
ponte
facendo
un
baccano
indiavolato
,
minacciando
tutti
e
bestemmiando
peggio
di
un
turco
.
La
mia
posizione
,
se
era
interessante
era
anche
molto
noiosa
.
I
volontarii
si
erano
affollati
intorno
all
'
energumeno
e
di
momento
in
momento
stava
per
nascere
una
pubblicità
spaventevole
.
Riavutomi
un
pochino
dalle
stupore
,
fui
preso
da
rabbia
indicibile
e
mi
venne
voglia
perfino
di
scaraventare
in
mare
l
'
incomodo
fardello
che
mi
gravava
le
braccia
.
-
Oh
!
andremo
in
questura
!
...
-
Proferì
il
vecchio
strascinandosi
dietro
la
moglie
che
s
'
era
riavuta
e
che
urlava
a
squarciagola
:
birbanti
,
ladri
,
assassini
,
il
giusto
Dio
verrà
anche
per
voi
!
Appena
rimessi
da
quella
brutta
impressione
,
vedemmo
capitare
altre
due
donne
.
Capimmo
,
pur
troppo
,
per
aria
quello
che
volevano
anche
loro
.
Io
cominciai
a
credere
di
assistere
ad
una
processione
di
streghe
e
mi
persuasi
che
il
nostro
orizzonte
cominciava
a
oscurarsi
davvero
.
Una
dell
'
ultime
venute
vide
il
suo
figliolo
e
noi
glielo
restituimmo
.
Ecco
un
'
altro
scandalo
!
Il
figliolo
non
voleva
andare
a
nessun
costo
e
si
mise
a
correre
come
uno
spiritato
offrendo
un
gradito
spettacolo
alle
guardie
che
ci
circondavano
e
che
si
erano
tutte
rizzate
per
goder
meglio
la
scena
,
urlando
ad
ogni
poco
:
piglialo
piglialo
.
Non
si
creda
calunnia
il
contegno
che
io
attribuisco
alle
guardie
:
chiunque
è
stato
sul
Var
può
fare
ampia
testimonianza
che
esse
fino
dal
bel
principio
della
mattina
erano
completamente
ubriache
.
A
viva
forza
spingemmo
il
recalcitrante
figliuolo
,
giù
dal
battello
;
appena
però
egli
si
assise
nella
barchetta
che
aveva
accompagnato
sua
madre
,
fu
circondato
dai
carabinieri
i
quali
non
curando
i
pianti
,
i
lamenti
,
le
disperazioni
delle
disgraziatissima
donna
,
lo
condussero
verso
le
carceri
.
-
Si
nascondano
si
nascondano
per
carità
,
l
'
ha
raccomandato
anche
il
signor
Colonnello
.
-
Venne
a
gridarci
con
voce
angosciosa
il
cameriere
di
bordo
.
-
Che
c
'
è
dunque
?
-
C
'
è
che
la
polizia
vuole
acchiapparli
...
-
È
una
storiella
!
...
-
È
la
verità
,
se
lo
assicurino
.
-
Ma
il
Colonnello
?
-
È
nascosto
.
-
E
tutti
gli
altri
?
-
Hanno
seguito
l
'
esempio
del
Capo
...
si
nascondano
anche
loro
...
o
che
vorrebbero
comprometterci
tutti
col
rimanere
in
così
pochi
sul
ponte
?
Ci
guardammo
difatti
e
con
nostra
sorpresa
il
brulichìo
che
ci
eravamo
abituati
a
vedere
,
era
scomparso
e
tutti
i
nostri
compagni
,
come
per
incanto
,
si
erano
dileguati
.
Anche
noi
ci
buttammo
gattoni
verso
la
carbonaia
e
poco
dopo
i
miei
amici
vi
erano
già
scesi
:
ero
per
seguitarli
,
quando
sentii
bussare
dietro
la
porta
della
vicina
cabina
e
la
voce
del
Colonnello
mi
disse
:
Noi
siamo
qui
,
venga
anche
lei
.
La
porta
si
schiuse
ed
io
entrai
.
Eravamo
in
sette
in
una
stanzuccia
dove
a
mala
pena
ci
si
poteva
rigirare
in
tre
!
la
grotta
di
Monsummanno
era
al
paragone
una
cantina
in
tempo
d
'
estate
!
mai
bagno
a
vapore
ha
ottenuto
l
'
efficacia
diretta
che
produceva
in
noi
quell
'
ambiente
!
i
nostri
abiti
e
le
nostre
camice
sembravano
inzuppate
nell
'
acqua
:
se
le
autorità
costituite
avessero
saputo
i
nostri
tormenti
,
benevole
come
sono
verso
noi
scavezzacolli
,
scommetto
che
invece
di
arrestarci
ci
avrebbero
lasciato
diverse
ore
in
quel
bagno
;
se
non
altro
per
avere
il
gusto
di
aprire
la
porta
a
trovarci
in
uno
stato
di
liquefazione
completa
.
-
Ma
cos
'
è
accaduto
,
di
nuovo
?
Domandai
a
bassa
voce
.
-
È
accaduto
che
la
questura
lasciava
liberamente
partire
noi
sette
o
otto
,
purché
prima
le
avessimo
,
consegnato
tutti
questi
bravi
ragazzi
....
Io
ho
sdegnosamente
rifiutato
questa
proposta
.
-
Bravissimo
!
-
E
ora
?
-
Ora
credo
che
sieno
andati
a
riportare
la
mia
risposta
al
questore
.
-
O
guardiamo
,
se
Bolis
è
tanto
birro
da
violare
anche
la
bandiera
francese
.
-
Prima
di
farlo
vorrà
pensarci
due
volte
.
-
E
perché
?
..
I
ciuchi
hanno
sempre
dato
pedate
ai
leoni
morenti
...
ma
per
qual
causa
stiamo
nascosti
?
-
Il
capitano
è
sceso
a
terra
;
se
gli
rilasciano
le
patenti
,
in
meno
di
un
'
ora
si
prenderà
il
largo
.
-
Speriamolo
...
perché
qui
non
siamo
di
certo
in
un
letto
di
rose
.
Passa
mezz
'
ora
,
un
'
ora
e
nessuna
notizia
:
si
comincia
a
udir
qualche
rumore
;
poi
di
sotto
la
fortezza
ci
giunge
all
'
orecchio
un
sussurro
inusitato
;
poniamo
,
l
'
occhio
al
finestrino
della
cabina
:
il
mare
è
popolato
di
barche
,
e
le
barche
,
son
popolate
d
'
angioli
custodi
in
lucerna
;
affollatìssima
è
tutta
la
spiaggia
:
sul
cassero
un
calpestìo
concitato
e
in
senso
diverso
,
poi
reclamazioni
a
cui
si
risponde
dalla
parte
del
popolo
con
fischiate
non
interrotte
;
un
battere
di
sciabole
,
uno
sbatacchiare
di
porte
....
pur
troppo
non
vi
era
più
dubbio
alcuno
,
il
grande
atto
si
era
consumato
,
e
gli
eroici
campioni
del
Regio
Governo
Italiano
potevano
annoverate
una
gloria
di
più
tra
tutte
le
altre
che
li
ha
resi
famosi
.
Sprangammo
la
porta
;
ci
rannicchiammo
nelle
cucciette
e
,
rattenendo
il
respiro
,
facendoci
piccini
piccini
coll
'
ansia
e
la
trepidazione
nell
'
anima
,
collo
sconforto
nel
cuore
,
incerti
di
ciò
che
ci
sarebbe
accaduto
tra
pochi
minuti
,
ma
decisi
a
giocare
di
tutto
,
attendevamo
di
momento
in
momento
di
veder
saltare
la
porta
.
Trascorre
un
altra
mezz
'
ora
;
si
ascolta
il
rumore
dei
disgraziati
che
sono
stati
avvinghiati
pei
primi
dai
falchi
del
Bolis
:
si
compiangono
,
ma
quale
fortuna
,
se
noi
potessimo
uscir
loro
dalle
unghie
!
..
Il
vapore
è
in
movimento
...
Che
si
parta
davvero
?
Non
si
osa
credere
a
noi
stessi
,
ma
alle
fine
ci
si
persuade
che
si
va
...
Si
va
,
ripetiamo
tutti
tra
noi
,
e
sentiamo
tra
ciglio
e
ciglio
l
'
umor
di
una
lacrima
-
Ci
si
ferma
di
nuovo
!
...
-
Esclama
un
nostro
compagno
,
e
pur
troppo
,
ci
si
convinse
di
subito
della
triste
verità
.
Una
testa
comparisce
al
nostro
finestrino
;
era
la
testa
di
un
questurino
,
che
da
abile
esploratore
,
si
era
arrampicato
al
difuori
del
bastimento
,
ed
aveva
scoperto
il
nostro
nascondiglio
.
-
Signori
,
non
resistano
-
Ci
disse
con
voce
rauca
.
-
Nessuno
rispose
;
egli
se
ne
andò
...
Oh
!
avessimo
avuto
un
revolver
!
-
Lei
deve
aprirci
la
porta
-
Ripeteva
intanto
sul
cassero
una
vocina
melliflua
,
a
cui
rispondeva
l
'
accento
ben
cognito
del
capitano
:
Mi
rincresce
,
ma
fu
perduta
la
chiave
...
l
'
assicuro
però
che
quello
è
il
mio
spogliatoio
...
-
Io
ho
l
'
ordine
di
perquisire
ogni
cosa
..
si
mandi
pel
magnano
del
porto
.
Intanto
una
tempesta
di
colpi
si
sprigionava
su
quel
povero
uscio
.
-
È
impossibile
trovare
il
magnano
-
Diceva
poco
dopo
un
'
altra
voce
.
-
Signori
-
Gridava
allora
al
buco
della
nostra
serratura
quello
che
poco
fa
parlava
col
capitano
.
-
Signori
,
io
li
prego
a
non
commettere
imprudenze
,
si
arrendano
colle
buone
;
partire
è
impossibile
,
non
facciano
perdere
un
tempo
prezioso
al
capitano
.
Che
fare
?
Qualunque
resistenza
sarebbe
stata
inutile
e
non
ci
poteva
riuscir
che
dannosa
;
ci
guardammo
in
faccia
(
che
facce
!
il
condannato
che
vien
trascinato
al
patibolo
ne
può
dare
un
'
idea
!
)
e
con
mano
tremante
il
più
vicino
alla
porta
tirò
la
stanghetta
.
Un
'
ooh
prolungato
e
di
soddisfazione
ci
accolse
,
appena
che
comparimmo
.
Dalla
scena
che
si
presentò
allora
ai
nostri
occhi
,
un
pittore
avrebbe
potuto
prendere
argomento
per
un
bellissimo
quadro
ed
un
letterato
per
una
magnifica
descrizione
.
Una
lunga
fila
di
carabinieri
e
di
questurini
occupava
tutto
il
lato
del
bastimento
che
era
dicontro
alla
nostra
cabina
;
più
avanti
il
giudice
d
'
istruzione
colla
ciarpa
turchina
,
Bolis
raggiante
di
contentezza
,
e
un
nuvolo
di
delegati
e
d
'
applicati
di
Pubblica
Sicurezza
che
si
davano
un
moto
,
un
daffare
indicibile
,
e
si
pavoneggiavano
,
esponendo
al
rispettabile
pubblico
ed
all
'
inclita
guarnigione
le
fasce
tricolori
che
avevano
a
tracolla
,
come
segno
indiscutibile
della
loro
autorità
.
Il
capitano
serio
serio
rivolgeva
delle
parole
concitatissime
al
console
,
che
appoggiato
ad
un
tavolino
,
con
una
fisonomia
di
tramontana
guardava
distrattamente
il
cancelliere
che
redigeva
il
processo
verbale
.
Tra
le
squarciate
nuvole
si
era
fatta
strada
la
luna
;
e
,
pareva
,
che
ci
mandasse
un
compassionevole
sguardo
;
sulla
spiaggia
uno
scintillio
di
baionette
,
sulle
quali
si
ripercoteva
il
malinconico
raggio
della
poetica
face
dei
cuori
sensibili
e
degli
innamorati
,
ci
abbarbagliava
la
vista
e
ci
rendeva
sicuri
che
molta
truppa
era
sotto
l
'
armi
è
che
la
questura
di
Livorno
non
aveva
trascurato
verun
provvedimento
perché
i
pesciolini
non
le
scappassero
di
rete
.
Una
lunga
processione
di
barche
solcava
le
onde
tranquille
del
mare
sulla
cui
superfice
una
miriade
di
atomi
luminosi
,
frequenti
più
delle
stelle
del
cielo
,
avrebbe
fatto
nascer
la
voglia
di
intonare
un
bel
canto
alla
natura
,
se
natura
ed
uomini
non
si
fossero
mostrati
,
così
accanitamente
contrarii
ad
una
impresa
che
tanto
avevamo
sospirato
e
che
,
purtroppo
,
così
miseramente
finiva
.
Le
trombe
che
suonavano
la
ritirata
sui
bastioni
della
vicina
fortezza
ci
suonavano
in
cuore
meste
,
come
il
pensiero
che
manda
in
queill
'
ora
il
coscritto
alla
madre
,
alla
casetta
paterna
,
alle
occupazioni
di
un
tempo
:
meste
come
quella
luna
,
come
quei
visi
lunghi
dei
nostri
compagni
che
ci
passavano
davanti
colla
respettiva
accompagnatura
,
come
i
popolani
che
vedendo
la
loro
impotenza
a
salvarci
ci
guardavano
da
riva
con
occhi
stralunati
e
pregni
di
lacrime
.
-
Ma
Gagliano
...
Gagliano
dove
è
?
...
Noi
credevamo
che
fosse
tra
loro
?
...
Esclamò
Bolis
,
dopo
averci
ben
bene
sbirciati
;
-
E
perché
han
fatto
resistenza
?
Ci
domandò
con
un
sorrisetto
volpino
il
giudice
d
'
Istruzione
.
-
Perché
!
...
-
Rispondemmo
noi
tutti
a
una
voce
e
in
tuono
di
meraviglia
..
-
Sì
...
quando
sapranno
tutto
,
chi
sa
,
che
non
sieno
i
primi
a
ringraziarci
...
-
Ringraziarlo
di
averci
arrestati
?
-
Sissignori
...
Oggi
è
venuta
la
notizia
della
capitolazione
di
Metz
.
Quest
'
ultima
sassata
che
,
così
benignamente
ci
si
scagliava
nel
nostro
infortunio
,
ci
fece
nascere
lì
per
lì
una
tal
rabbia
contro
quegli
arnesacci
di
una
bottega
fallita
,
che
loro
volgemmo
disdegnosamente
le
spalle
.
Già
...
è
egli
possibile
che
le
idee
di
sacrifizio
,
di
abnegazione
,
di
generosità
,
possano
esser
comprese
anche
alla
lontana
,
da
un
birro
?
-
L
'
ho
,
l
'
ho
preso
!
..
-
Saltando
come
un
burattino
,
e
fregandosi
le
mani
,
strillò
con
la
sua
vocina
da
pettegola
il
Fassio
,
avvicinandosi
a
noi
.
Questo
Fassio
e
uno
dei
più
famigerati
ispettori
di
Pubblica
Sicurezza
che
si
abbia
in
Italia
;
Garibaldino
nel
1860
,
come
succede
di
tutti
gli
apostati
,
ora
è
diventato
la
più
gran
colonna
della
sbirraglia
italiana
.
-
Che
qualcuno
di
noi
avesse
in
tasca
una
mitragliatrice
?
-
Pensai
tra
me
e
me
-
O
che
tra
i
nostri
compagni
si
sia
mescolato
sotto
mentite
spoglie
qualche
gran
malfattore
?
!
Difatti
l
'
aria
del
Fassio
me
lo
faceva
sperare
;
Cristoforo
Colombo
che
dal
ponte
del
suo
bastimento
vede
baluginare
qualche
cosa
,
che
ha
sembianza
di
terra
;
Moltke
a
Sadowa
che
riceve
l
'
annunzio
dell
'
arrivo
del
corpo
d
'
armata
del
bon
Fritz
,
ci
possono
dare
a
malapena
un
'
immagine
della
beatitudine
che
provava
in
quel
momento
il
rinnegato
democratico
.
Dietro
di
lui
si
vide
arrivare
lemme
lemme
il
Gagliano
in
uno
stato
tale
,
che
,
se
ne
avessimo
avuta
la
voglia
ci
avrebbe
fatto
crepar
dalle
risa
.
Nero
,
per
lo
meno
come
uno
spazzacamino
,
stizzito
come
un
giocator
di
Mako
che
fa
l
'
ultima
cista
,
senza
azzardarsi
nemmeno
di
farci
un
saluto
,
il
povero
uomo
passò
a
capo
basso
davanti
alle
autorità
e
fu
fatto
immediatamente
scendere
in
una
barchetta
,
dietro
la
quale
in
un
'
altra
fummo
messi
io
,
mio
fratello
,
il
Colonello
ed
un
giovinetto
,
che
ancora
non
conoscevo
.
-
Viva
la
libertà
d
'
Italia
!
-
Si
gridava
tutti
come
pazzi
per
via
,
ed
i
carabinieri
non
ardivano
di
dirci
una
sillaba
;
anzi
dalle
loro
fisonomie
si
vedeva
chiaramente
che
avrebbero
lasciato
quell
'
incarico
alle
guardie
di
questura
,
che
,
tutte
impettite
,
boriose
si
tenevano
dell
'
arresto
di
giovani
inermi
nello
stesso
modo
che
avrebbero
fatto
,
se
avessero
vinto
la
battaglia
,
più
aspra
che
si
sia
combattuta
,
dacché
mondo
è
mondo
.
Giunti
vicini
alla
Sanità
,
dove
vedevamo
sbarcare
tutti
gli
altri
,
un
carabiniere
mi
toccò
dolcemente
nel
braccio
e
mi
accennò
un
vaporino
,
la
cui
camminiera
faceva
fumo
.
-
Vede
quello
là
?
-
Mi
disse
-
Era
preparato
per
loro
,
qualora
avessero
preso
il
largo
.
Guardai
e
quello
spauracchio
mi
fece
sorridere
;
il
grande
edifizio
navale
non
aveva
che
due
cannoni
,
uno
per
parte
e
di
un
calibro
così
modesto
,
che
sembravano
,
piuttosto
giocattoli
da
bimbi
che
utensili
da
guerra
.
Oh
!
...
se
si
fosse
usciti
dal
posto
,
se
si
avesse
cominciato
a
filare
...
se
erano
buoni
a
acchiapparci
con
quel
trabiccolo
,
sarei
stato
contento
di
perder
la
testa
!
..
La
barca
si
fermò
:
noi
scendemmo
.
Diedi
un
'
ultimo
sguardo
al
porto
,
vidi
il
cammino
del
Var
che
fumava
,
e
il
battello
che
era
in
movimento
!
Oh
come
in
quell
'
istante
il
mio
pensiero
ricorse
alle
cabine
,
dove
ci
eravamo
sdraiati
la
sera
avanti
alla
medesima
ora
:
oh
!
come
desiderai
che
il
tempo
ritornasse
indietro
di
poche
ore
soltanto
per
non
essere
sicuro
della
barbara
realtà
,
che
ci
opprimeva
in
quel
mentre
.
Moltissima
gente
si
era
affollata
a
due
lati
della
porta
che
conduceva
all
'
uffizio
della
delegazione
del
porto
.
Tra
questa
gente
io
vidi
di
nuovo
i
due
scialli
...
Ma
dunque
,
non
ci
abbonderanno
più
queste
donne
?
I
volontari
erano
stati
ammassati
,
pigiati
in
una
stanzuccia
;
una
guardia
,
con
un
coraggio
da
eroe
,
distribuiva
ogni
tanto
qualche
pedata
a
chi
più
susurrone
e
più
curioso
degli
altri
si
azzardava
a
rivolgere
qualche
interrogazione
.
È
un
fatto
:
la
polizia
degli
antichi
sovranucci
,
che
i
monarchici
d
'
oggi
gabellano
per
tiranni
e
per
despoti
,
non
hanno
mai
usato
dei
modi
schifosi
che
usano
i
questurini
del
nostro
beatissimo
regno
:
quando
uno
capita
per
caso
tra
le
loro
mani
,
può
attaccare
un
voto
,
se
per
lo
meno
non
ci
lascia
una
costola
,
chè
questa
gente
è
molto
feroce
...
quando
l
'
individuo
è
in
ceppi
e
puzza
un
tantino
di
repubblicano
!
...
Chiuder
gli
occhi
sui
gallinai
,
fare
il
manutengolo
ai
ladri
è
permesso
,
ma
lasciare
in
santa
pace
un
soggetto
pericoloso
,
un
uomo
che
sbraita
sempre
perchè
vuole
esser
riconosciuto
per
uomo
...
oh
!
questo
è
troppo
!
E
il
paterno
governo
,
simile
al
giusto
Dio
che
fa
cader
la
grandine
e
i
fulmini
sul
campo
dei
peccatori
,
deve
aggravar
la
mano
su
coloro
che
hanno
le
sfacciataggine
di
urlare
quando
tutti
dormono
:
i
galantuomini
non
devono
essere
svegliati
...
lo
impedisce
anche
il
regolamento
di
Pulizia
!
Coroniamoci
adunque
di
elleboro
,
sorbiamo
il
papavero
che
giorno
per
giorno
ci
ammanniscono
i
giornali
governativi
e
,
dacchè
non
abbiamo
il
coraggio
di
fare
,
abbiamo
almeno
il
buon
senso
di
darci
ad
un
sonno
profondo
.
Un
vecchietto
,
con
li
occhiali
d
'
oro
più
giù
che
a
metà
del
naso
,
rincantucciato
in
uno
sgabbiolo
di
legno
che
faceva
le
veci
di
scrittoio
,
via
via
che
si
passava
ci
chiedeva
il
nostro
nome
,
quello
dei
nostri
parenti
,
il
nostro
domicilio
e
la
nostra
,
professione
.
-
Possono
partire
-
Gridò
poco
dopo
con
voce
tonante
il
Bolis
,
Giove
Tonante
di
quell
'
Olimpo
di
birracchioli
e
di
guardie
di
tutte
le
qualità
e
di
tutte
le
dimensioni
.
Un
applauso
prolungato
fece
eco
a
queste
parole
;
i
giovinotti
credavano
di
essere
liberi
...
Poveri
grulli
!
...
Quale
storia
ci
ha
mai
fatto
sapere
che
il
gatto
si
lasci
scappare
il
sorcio
dalle
unghie
?
-
Avanti
!
...
-
Urlarono
con
mala
grazia
a
loro
volta
le
guardie
...
-
O
dove
si
va
?
-
Cercò
qualcheduno
.
-
Loro
non
lo
devono
sapere
.
A
noi
,
come
presi
insieme
col
colonnello
,
fu
fatto
il
favore
di
farci
passare
nella
caserma
dei
carabinieri
;
ci
si
disse
,
in
attesa
di
ordini
superiori
...
Intanto
gli
altri
traversavano
via
Grande
,
tutta
gremita
di
popolo
che
li
accompagnava
con
applausi
frenetici
;
ci
volle
del
buono
e
del
bello
per
sconsigliare
i
popolani
a
non
far
qualche
pazzia
,
ed
essi
allora
non
potendo
fare
altro
,
si
mostrarono
generosissimi
con
quei
poveri
diavoli
che
venivano
trasferiti
alle
carceri
;
e
fu
una
pioggia
continua
di
sigari
,
di
pezzi
di
pane
,
d
'
involti
di
companatico
,
e
persino
di
foglietti
da
mezzo
franco
e
da
un
franco
.
Oh
!
...
il
popolo
è
generoso
,
il
popolo
ha
la
magnanimità
per
istinto
,
e
,
se
si
lascia
abbindolare
dai
farabutti
,
al
momento
buono
,
quasi
per
miracolo
,
sente
spingersi
avanti
dalla
voce
del
dovere
,
del
progresso
,
della
libertà
;
rinnegando
le
massime
false
,
che
gli
son
volute
inoculare
nelle
scuole
governative
e
nei
così
detti
giornali
popolari
che
vivono
sulle
spese
segrete
del
ministero
,
egli
al
primo
indizio
di
lotta
vicina
,
come
un
uomo
solo
corre
al
suo
posto
.
Oggi
protesta
con
gli
urli
alle
guardie
e
colle
picchiate
di
mano
ai
prigionieri
,
domani
muore
,
santificando
il
principio
democratico
,
sulle
barricate
.
Perdendo
lo
vedrete
marcire
nelle
,
carceri
,
e
soffrire
per
le
vie
,
vincendo
voi
lo
vedrete
al
lavoro
!
I
carabinieri
ci
accolsero
con
tutta
la
gentilezza
immaginabile
,
ci
domandarono
,
se
si
aveva
bisogno
di
qualche
cosa
,
e
noi
che
,
come
uomini
,
dopo
tante
ore
dì
disagio
si
aveva
diritto
ad
avere
appetito
,
ordinammo
del
salame
,
del
prosciutto
e
due
fiaschi
di
vino
.
Incontrammo
in
quella
stanza
lo
Strocchi
;
anche
egli
aveva
ricevuto
lo
strano
favore
di
essere
trattato
un
pò
meglio
del
rimanente
della
spedizione
.
Chi
era
stato
la
causa
diretta
dell
'
invasione
del
Var
?
Io
non
lo
saprei
dire
.
Hanno
qualche
carattere
di
verità
le
accuse
che
si
son
palleggiati
l
'
uno
con
l
'
altro
a
vicenda
diversi
individui
che
facevano
parte
della
nostra
mandata
!
Io
credo
di
no
:
credo
soltanto
che
il
governo
Italiano
,
il
quale
ha
sempre
in
serbo
un
granello
d
'
incenso
per
chi
trionfa
ed
è
forte
,
siccome
,
è
uso
di
tutti
i
codardi
,
sìa
sempre
disposto
a
tirar
sassate
da
orbi
a
tutti
quelli
che
per
propria
disgrazia
si
trovano
a
terra
;
e
così
,
mentre
or
non
sono
pochi
anni
,
per
non
violare
la
bandiera
Imperiale
di
Francia
si
lasciavano
tranquillamente
a
bordo
dell
'
Authion
i
fratelli
La
Gala
:
in
pieno
1870
si
aveva
il
coraggio
di
buttar
giù
porte
,
scassinar
serrature
e
strappare
a
viva
forza
dei
giovani
generosi
,
che
dovevano
essere
sacri
,
perché
protetti
dallo
stendardo
di
una
nazione
amica
,
di
un
governo
che
si
era
riconosciuto
,
ma
che
versava
in
pericoli
immensi
-
E
dove
ci
mandano
?
-
Domandammo
al
brigadiere
dei
carabinieri
,
dopo
che
avemmo
veduto
un
soldato
,
latore
di
un
piego
,
che
fu
letto
attentamente
dal
capoposto
.
-
Io
devo
trasmetterli
ai
Domenicani
.
-
Sicché
proprio
in
prigione
?
-
Pur
troppo
!
Un
lungo
silenzio
tenne
dietro
a
queste
parole
.
Creder
di
andare
in
Francia
e
sgusciare
diritti
come
fusi
in
prigione
,
era
una
cosa
che
non
ci
si
aspettava
di
certo
,
e
,
per
quanto
tutti
,
chi
più
chi
meno
ci
si
piccasse
di
esser
filosofi
,
per
quanto
dopo
l
'
arresto
questa
soluzione
fosse
l
'
unica
prevedibile
,
una
tal
notizia
dettaci
lì
a
bruciapelo
,
mentre
il
ritardo
ci
aveva
fatto
rinascere
in
cuore
un
po
'
di
speranza
,
ci
mise
a
tutti
un
diavolo
por
capello
.
-
Si
facciano
coraggio
-
Ci
diceva
il
brigadiere
-
Prendano
le
cose
con
calma
...
tutt
'
al
più
sarà
il
male
di
qualche
settimana
!
Qualche
settimana
!
-
E
gli
pareva
di
dir
poco
al
buon
'
uomo
!
...
Rinunziare
alla
vita
,
alle
nostre
speranze
,
non
goder
più
di
quella
libertà
,
che
è
prima
attributo
di
ogni
essere
,
ma
sia
pur
per
un
'
ora
,
per
chi
sente
qualcosa
,
è
sempre
un
supplizio
.
-
Entri
,
entri
,
ma
mi
raccomando
non
faccia
scene
-
Così
diceva
,
introducendo
nella
stanza
la
moglie
di
Gagliano
,
un
carabiniere
.
-
Veramente
!
...
-
Borbottò
alzandosi
il
brigadiere
...
-
Lasci
correre
-
Ci
affrettammo
a
proferire
noi
tutti
-
nessuno
parlerà
di
questo
colloquio
.
-
Ti
hanno
messo
le
manette
,
questi
vili
,
eh
?
-
E
tu
non
hai
avuto
cuore
di
bucar
loro
la
pancia
?
-
Gettandosi
al
collo
del
marito
,
e
frammischiando
al
suo
dire
qualche
singhiozzo
,
esclamava
l
'
arditissima
donna
.
Perdemmo
un
cinque
minuti
a
persuaderla
che
non
eranvi
state
manette
,
ed
allora
lei
,
facendoci
dei
segni
,
ci
fece
capire
che
,
se
avevamo
qualche
cosa
di
compromettente
,
le
si
consegnasse
:
ed
in
fatti
,
colto
il
momento
che
i
carabinieri
non
ci
guardavano
,
demmo
a
lei
certe
lettere
,
che
,
se
ci
fossero
state
trovate
addosso
,
non
ci
avrebbero
certamente
servito
di
raccomandazione
presso
quella
gente
,
che
si
doveva
bazzicare
fra
poco
tempo
.
La
presenza
di
una
donna
in
quell
'
ora
tristissima
,
in
mezzo
ai
carabinieri
,
dopo
tutte
le
emozioni
che
si
era
subito
durante
il
corso
di
quella
giornata
memorabile
ci
procurò
un
sollievo
,
e
uno
stringimento
di
cuore
,
che
non
mi
provo
nemmeno
a
descrivere
;
e
quando
la
ci
stese
la
mano
e
con
voce
resa
tremula
dalla
voglia
di
piangere
,
ci
disse
:
coraggio
,
io
mi
sentii
inumidite
le
ciglia
e
provai
l
'
inenarrabile
voluttà
di
una
lacrima
.
-
Le
carrozze
son
pronte
!
-
Partiamo
!
-
Meno
male
che
marciamo
en
grands
seigneurs
.
-
Di
'
piuttosto
,
come
i
malfattori
che
vanno
alla
Corte
d
'
Assise
...
-
Eh
!
...
loro
ed
i
principi
sono
i
soli
che
hanno
diritto
di
avere
una
scorta
!
Gli
estremi
si
toccano
...
-
E
si
rassomigliano
!
Si
montò
nelle
carrozze
e
dopo
un
breve
tratto
di
via
ci
fermammo
:
si
sentì
cigolare
una
porta
...
Eravamo
giunti
ai
Domenicani
.
CAPITOLO
III
.
La
prigione
!
...
È
mai
vissuta
creatura
umana
,
dirò
con
Guerrazzi
,
che
sollevando
le
pupille
verso
il
soffitto
di
una
di
quelle
stamberghe
,
in
cui
,
per
ravvederlo
,
s
'
incretinisce
il
colpevole
,
non
abbia
esclamato
esser
questa
l
'
invenzione
più
barbara
,
che
mai
sia
mulinata
nel
cervello
dell
'
uomo
?
Quattordici
passi
di
lunghezza
;
sei
di
larghezza
:
una
finestra
alta
cinque
piedi
da
terra
,
e
dalla
cui
ferriata
a
quadrelli
vedi
sempre
quel
medesimo
strappo
di
Cielo
,
quella
medesima
tettoia
dell
'
edifizio
difaccia
,
quella
medesima
stella
che
sera
per
sera
,
qual
malinconica
amica
,
par
che
venga
a
darti
un
saluto
,
un
conforto
ed
una
speranza
;
un
pagliericcio
per
sdraiarsi
:
una
brocca
d
'
acqua
per
bere
;
in
quanto
a
mangiare
...
ci
sono
le
mani
che
paiono
fatte
apposta
per
questo
!
...
Il
rumore
del
mondo
,
in
mezzo
al
quale
ti
trovi
ma
che
,
almeno
per
ora
è
morto
per
te
,
viene
a
colpirti
gli
orecchi
nella
tua
solitudine
ed
ora
qualche
allegra
canzone
ti
rammenta
i
bei
tempi
che
unito
agli
amici
andavi
a
far
la
serenata
sotto
i
balconi
della
tua
bella
:
ora
i
concerti
di
una
musica
militare
t
'
inebriano
,
ti
rapiscono
in
pensieri
l
'
uno
più
dell
'
altro
impetuosi
:
ora
il
frastuono
della
via
,
le
urla
dei
venditori
,
il
continuo
passare
delle
carrozze
ti
riportano
i
momenti
in
cui
tu
pur
passeggiavi
,
in
cui
tu
pure
davi
alla
sfuggita
un
occhiata
alle
belle
signore
che
come
Dee
ti
passavano
innanzi
agli
occhi
,
trasportate
da
'
loro
cocchi
:
insomma
un
cumulo
di
reminiscenze
che
ti
straziano
l
'
anima
:
è
un
martirio
che
fa
deperire
e
qualche
volta
impazzire
l
'
uomo
d
'
ingegno
e
di
cuore
,
e
che
indurisce
viepiù
chi
è
incallito
nel
vizio
.
Aggiungete
a
tutto
questo
l
'
obbligo
di
restare
lì
chiuso
,
mentre
,
alla
semplice
idea
di
esser
costretto
a
fare
una
cosa
,
fosse
pure
la
più
gradita
,
si
prova
una
certa
repugnanza
che
ci
fa
entrar
le
paturnie
.
Perchè
invece
di
una
severità
che
non
dà
alcun
resultato
,
non
si
cerca
di
ricondurre
sulla
buona
via
quello
,
che
ne
è
lontano
,
a
forza
di
cure
amorevoli
?
Quando
si
è
messo
il
colpevole
nell
'
impossibilità
di
nuocere
alla
società
,
a
che
prò
aggravare
la
mano
sopra
di
lui
,
e
incessantemente
torturarlo
?
...
Io
fò
una
scommessa
;
se
domani
un
domatore
di
fiere
uccidesse
così
per
ghiribizzo
un
leone
che
ha
in
gabbia
,
o
si
divertisse
a
martoriarlo
a
colpi
di
spillo
,
i
filantropi
non
la
farebbero
più
finita
colle
loro
proteste
:
i
giornali
partoribbero
articoli
sopra
articoli
e
se
ne
farebbe
quasi
quasi
una
questione
di
Stato
.
Qui
invece
abbiamo
degli
uomini
che
sentono
,
amano
,
che
hanno
peccato
per
inesperienza
,
per
fatalità
,
ma
che
per
ora
non
possono
tornare
a
peccare
:
una
delle
due
...
o
questi
uomini
si
credono
capaci
di
ravvedimento
,
o
no
:
in
questo
ultimo
caso
uccideteli
:
nel
primo
cercate
d
'
istruirli
,
fate
loro
conoscere
quanto
sia
migliore
la
strada
della
virtù
da
quella
del
vizio
,
educateli
col
lavoro
,
metteteli
in
un
'
isola
incolta
e
provvedete
che
quest
'
isola
affidata
alle
loro
mani
,
addivenga
ridente
,
ubertosa
...
fate
loro
conoscere
l
'
agiatezza
,
la
calma
,
la
soddisfazione
del
buono
operaio
,
eppoi
restituiteli
alla
società
,
che
potrà
a
ben
diritto
vantarsi
di
avere
acquistato
dei
buoni
cittadini
in
quelli
che
fin
ora
non
eran
che
rei
!
...
Anche
per
legge
fisica
quanta
più
è
la
repressione
,
tanta
maggiore
è
la
reazione
.
Chiedo
scusa
ai
lettori
di
aver
loro
fatto
ingozzare
questa
tirata
,
che
a
qualcuno
farà
l
'
effetto
del
cavolo
in
una
merenda
;
d
'
altronde
qui
si
parla
di
una
carcere
,
qual
migliore
occasione
per
spifferare
le
riflessioni
che
si
son
covate
in
quella
solitudine
e
in
contatto
di
quei
disgraziati
?
In
quanto
a
noi
,
grazie
all
'
amabilità
del
capo
guardiano
dello
stabilimento
,
fu
cercato
di
renderci
meno
dura
che
fosse
possibile
la
prigionia
.
Ci
misero
in
sei
in
una
stanza
;
lasciarono
che
si
fumasse
a
nostro
bell
'
agio
:
ci
si
passavano
i
giornali
,
dove
tra
le
altre
cose
apprendemmo
l
'
infame
tradimento
del
generale
cortigiano
Bazaine
:
non
ci
era
fatta
alcuna
restrizione
nel
mangiare
e
nel
bere
:
ci
si
trattava
insomma
coi
guanti
,
e
inservienti
e
guardiani
,
lungi
dal
far
pompa
di
quelle
mosse
scortesi
di
cui
sì
spesso
e
sì
volentieri
fanno
pompa
coi
carcerati
di
bassa
estrazione
,
si
perdevano
in
scappellature
ed
inchini
e
venivano
due
tre
volte
per
ora
a
domandarci
,
se
si
abbisognava
di
qualche
cosa
.
Era
compassione
questa
,
o
,
piuttosto
come
succede
in
qualunque
circostanza
nel
mondo
anche
là
si
venerava
l
'
abito
,
anche
là
avendoci
veduti
insieme
col
Colonnello
e
per
questo
scambiandoci
forse
per
uno
stato
Maggiore
,
si
cercava
entrare
nelle
nostre
buone
grazie
,
perchè
si
aveva
la
ferma
credenza
che
eravamo
pezzi
grossi
?
...
Io
credo
che
quest
'
ultima
sia
la
ragione
più
giusta
e
più
esatta
delle
preferenze
che
si
avevano
per
noi
.
Quell
'
ingegno
ferace
,
che
tanto
predominava
sugli
altri
per
lo
spirito
d
'
osservazione
e
che
così
presto
doveva
esser
rapito
all
'
Italia
,
intendo
parlare
di
Carlo
Bini
,
nelle
sue
riflessioni
sui
prigionieri
ha
dettato
delle
pagine
maravigliose
per
la
verità
sulle
distinzioni
sociali
,
che
con
scrupolo
sono
venerate
ancora
nelle
carceri
.
Povero
!
...
t
'
hanno
condotto
qui
,
tu
devi
aver
peccato
di
certo
;
va
'
giù
nel
buglione
,
là
troverai
degli
amici
e
dei
degni
compagni
...
e
spesso
per
spingerlo
più
presto
gli
si
amministra
gentilmente
una
pedata
che
il
meschinello
riceve
,
grattandosi
il
capo
!
Sarà
innocente
...
E
che
importa
?
...
Lo
si
manda
giù
tra
la
feccia
,
tra
i
borsaioli
,
tra
i
ladri
d
'
ogni
qualità
e
d
'
ogni
risma
;
gli
si
fanno
degli
sgarbi
premeditati
,
gli
si
ride
sul
muso
quando
protesta
della
propria
innocenza
;
si
tiene
a
stecchetto
di
pane
,
si
fa
mangiare
mezz
'
ora
dopo
quella
prescritta
dai
regolamenti
,
si
cerca
infine
di
rendere
più
triste
,
più
penosa
la
di
lui
posizione
:
mai
una
parola
d
'
affetto
per
lui
,
sempre
un
ghigno
,
sempre
una
maledizione
...
E
se
fosse
innocente
!
...
Per
un
signore
poi
è
un
altro
paio
di
maniche
:
inchini
,
conforti
,
agevolezze
:
il
caffè
e
latte
la
mattina
,
la
bottiglia
per
pranzo
,
e
qualche
volta
anche
il
the
per
la
sera
...
oh
,
come
è
rispettata
l
'
eguaglianza
a
questi
lumi
di
luna
!
Dunque
,
come
ho
detto
,
eravamo
in
cinque
in
una
prigione
.
Gagliano
,
il
Colonnello
,
mio
fratello
,
io
ed
un
giovinetto
Perugino
,
che
per
la
prima
volta
si
moveva
da
casa
,
e
che
era
innamorato
come
un
ciuco
di
una
ballerina
cui
aveva
promesso
per
quanto
prima
l
'
anello
nuziale
.
Il
primo
giorno
,
non
vedendo
alcuna
probabilità
di
un
interrogatorio
,
non
facemmo
che
scrivere
.
Scrivemmo
al
console
,
a
una
dozzina
di
deputati
,
a
una
mezza
dozzina
dì
giornalisti
,
e
perfino
al
Lanza
:
in
tutti
i
nostri
scritti
si
protestava
contro
la
patente
ingiustizia
,
di
cui
eravamo
stati
le
vittime
,
e
si
scongiurava
,
affinchè
fosse
troncato
quello
stato
penoso
,
che
,
temevamo
,
si
prolungasse
ancora
per
un
lasso
di
tempo
,
non
indifferente
.
Uno
dei
nostri
,
che
era
stato
diverse
volte
in
prigione
sempre
per
affari
politici
,
ci
iniziò
nei
misteri
della
vita
non
troppo
geniale
del
carcere
,
e
c
'
insegnò
tra
le
altre
cose
un
mezzo
sicuro
,
per
comunicare
con
gli
altri
infelici
,
quantunque
fossero
in
stanze
dalla
nostra
lontane
:
il
nome
tecnico
di
questo
nuovo
sistema
di
comunicazione
è
il
cavallo
;
si
attacca
ad
un
sasso
o
a
un
pezzo
di
legno
una
cartolina
,
in
cui
si
scrive
,
quello
che
vogliamo
;
si
avvolge
poi
tutto
ad
un
filo
e
dalla
finestra
si
lancia
,
dove
si
ha
intenzione
di
farlo
recapitare
;
i
prigionieri
,
nella
solitudine
aguzzano
tanto
l
'
ingegno
,
addiventano
così
maestri
nella
precauzione
,
che
se
si
ingannano
una
volta
sola
,
in
questo
nuovo
bersaglio
,
si
può
assicurare
che
è
una
fatalità
.
Inutile
il
dire
,
che
noi
ci
servimmo
di
questo
mezzo
spessissimo
,
e
sul
principio
facemmo
delle
matte
risate
,
alle
spalle
di
qualcheduno
il
quale
più
che
si
piccava
ad
essere
gran
tiratore
,
più
ne
mandava
di
fuori
.
"
Come
son
lunghe
,
eterne
L
'
ore
del
prigionier
!
"
Canta
il
tenore
nel
secondo
atto
del
Pipelet
,
e
se
noi
non
cantavamo
queste
parole
,
se
ne
comprendeva
però
in
quei
momenti
tutta
la
desolante
verità
.
Addormentarsi
colle
galline
,
essere
in
piedi
ai
primi
chiaror
dell
'
alba
;
appena
desti
,
eccoti
ad
assalirci
la
spaventevole
idea
di
quattordici
o
quindici
ore
d
'
inerzia
forzata
;
oh
,
almeno
oggi
tuonasse
,
infuriasse
una
gran
tempesta
...
sarebbe
una
distrazione
!
..
Oh
!
se
si
avesse
nel
cuore
la
mansuetudine
pecoresca
del
Pellico
,
chè
potremmo
passare
ore
intiere
,
facendo
asceticamente
delle
contemplazioni
sulle
tele
di
ragno
,
che
in
sì
gran
numero
e
,
a
mò
di
tendoni
,
adornano
la
volta
della
nostra
abitazione
!
Oh
!
venisse
un
nuovo
carceriere
gobbo
,
sbilenco
,
rachitico
,
o
per
lo
meno
tartaglione
si
potrebbe
ridere
qualche
tempo
per
conto
suo
...
Ma
no
signori
,
sempre
i
medesimi
volti
,
sempre
il
medesimo
cielo
nè
sereno
,
nè
brusco
,
sempre
qualche
pezzetto
di
ragnatelo
che
ci
dà
fastidio
,
cadendo
ed
appiccicandosi
sui
nasi
respettivi
.
Si
fece
delle
palle
colla
midolla
di
pane
e
ci
si
mise
a
giocare
alle
boccie
...
Ci
si
annoiava
mortalmente
;
si
tentava
attaccare
una
discussione
filosofica
o
letteraria
...
sul
più
bello
un
prolungato
sbadiglio
faceva
uscir
di
carreggiata
l
'
oratore
e
lo
squarcio
di
poesia
e
di
eloquenza
finiva
con
una
solita
imprecazione
,
dove
non
si
risparmiava
nessuno
.
L
'
unico
che
vivesse
estraneo
a
tutto
quello
che
si
svolgeva
dinanzi
a
noi
,
era
il
giovinetto
che
tesseva
omelie
,
ripensando
alla
sua
bella
ed
ai
dolci
momenti
che
era
solito
passare
con
lei
.
A
questi
sproloqui
,
noi
assumendo
la
dignità
di
uomini
stagionati
,
e
che
hanno
corso
per
tutti
i
versi
la
cavallina
,
facevamo
tener
dietro
delle
dissertazioni
serio
-
facete
,
e
dei
consigli
che
le
più
volte
facevano
diventar
rossa
come
una
ciliegia
la
faccia
del
pudibondo
giovinetto
il
quale
terminava
ogni
suo
dire
,
sacrando
per
tutti
gli
Dei
,
che
la
gentile
fanciulla
,
malgrado
tutti
gli
ostacoli
,
avrebbe
finito
per
diventare
sua
moglie
.
E
infatti
,
oggi
tornato
di
Francia
,
ho
saputo
la
grata
novella
del
felice
connubio
che
amore
sparga
sempre
di
rose
il
beato
talamo
in
cui
piange
la
ragione
e
la
democrazia
:
che
quel
giovine
infondo
aveva
cuore
,
e
si
entusiasmava
per
le
idee
generose
.
Gagliano
pareva
poi
,
che
avesse
in
corpo
un
'
organino
;
cominciava
a
ciabare
la
mattina
a
bruzzico
e
durava
a
sfringuellare
fino
all
'
undici
e
anche
a
mezzanotte
;
se
noi
si
dormiva
lui
non
si
perdeva
d
'
animo
e
con
una
costanza
degna
di
miglior
causa
,
discorreva
solo
,
trinciando
l
'
aria
con
gesti
agitati
,
e
ripetendo
ordini
del
giorno
e
proclami
di
là
da
venire
:
ei
s
'
era
fitto
in
capo
di
costituire
una
compagnia
che
si
doveva
chiamare
dei
cacciatori
del
Varo
,
egli
l
'
avrebbe
costituita
,
appena
che
ci
si
fossero
schiuse
le
porte
.
La
questura
che
seppe
forse
il
progetto
,
e
che
,
da
abile
maestra
,
sa
quanto
va
maturato
un
disegno
perchè
possa
riuscire
,
mentre
dava
la
via
,
pochi
giorni
dopo
,
a
tutti
noi
,
riteneva
in
chiusa
per
altri
tre
mesi
il
povero
capitano
di
quella
compagnia
,
la
quale
,
come
direbbero
le
nostre
donnicciole
,
restò
sempre
nella
mente
di
Dio
.
Ci
si
faceva
prendere
aria
due
volte
per
giorno
:
la
prima
volta
lungo
i
corridoi
circondati
da
terrazzini
,
da
cui
è
intersecato
lo
stabilimento
:
la
seconda
su
,
in
un
piccolo
belvedere
dal
quale
si
godeva
di
un
colpo
d
'
occhio
incantevole
.
Sui
muri
dei
corridoii
,
come
su
quelli
della
terrazza
non
si
vedevano
che
scritti
in
lapis
:
erano
ricordi
,
conforti
scambievoli
dei
prigionieri
:
geroglifici
indecifrabili
,
ma
che
forse
contenevano
rivelazioni
per
chi
era
d
'
intesa
:
accidenti
alle
spie
e
morte
ai
birri
erano
quasi
sempre
il
ritornello
obbligato
di
questi
sfoghi
.
Su
in
terrazza
trovammo
anche
dei
versi
:
quantunque
si
sia
detto
,
e
ridetto
fino
a
sazietà
che
la
solitudine
fa
crescere
il
bernoccolo
poetico
,
anche
a
coloro
che
da
mamma
natura
non
hanno
avuto
un
tal
dono
,
l
'
apparizione
di
queste
strofe
fu
salutata
da
noi
con
un
hourrà
clamoroso
,
che
fece
venire
in
fretta
e
furia
i
guardiani
a
domandar
cosa
fosse
avvenuto
.
I
versi
eramo
mediocri
,
ma
giudicando
dal
modo
col
quale
erano
scritti
,
si
poteva
giurare
che
quello
che
li
aveva
vergati
aveva
fatto
anche
troppo
e
che
aveva
un
'
anima
molto
più
sensibile
di
tutte
le
altre
che
si
trovavano
in
quelle
catapecchie
.
I
versi
son
questi
;
ve
li
riscrivo
tali
e
quali
,
chiedendo
scusa
all
'
anonimo
autore
dell
'
indiscrezione
,
e
ai
miei
lettori
qualora
non
andassero
loro
a
fagiuolo
.
Campanella
che
rammenti
Al
dolente
prigioniero
I
dolori
ed
i
tormenti
Di
una
vita
,
che
finì
...
Deh
!
Riporta
al
mio
pensiero
Le
speranze
d
'
altri
dì
.
Di
quei
dì
,
che
una
tranquilla
Gioia
al
Cielo
mi
rapia
:
Fissa
in
Lei
la
mia
pupilla
Comprendevo
la
beltà
,
Comprendevo
la
poesia
Sentia
in
cuor
la
libertà
Or
son
morto
,
o
campanella
Suona
,
suona
a
funerale
Più
non
veggo
la
mia
bella
Più
non
palpita
il
mio
onor
Sul
mio
letto
sepolcrale
Suona
i
tocchi
del
dolor
E
qui
il
poeta
finiva
e
la
parola
dolor
con
cui
avea
terminato
tu
la
vedevi
ripetuta
ai
quattro
angoli
dell
'
ode
!
...
Sia
stato
un
malfattore
colui
che
vergò
questi
versi
?
...
Se
anche
lo
fu
,
è
certo
che
fu
più
infelice
di
quello
che
fosse
colpevole
!
Passammo
altri
due
giorni
in
questa
completa
atonia
;
già
tre
giorni
che
eravamo
separati
da
tutti
,
già
tre
giorni
col
timore
che
i
nostri
compagni
avessero
bruciato
delle
cartuccie
contro
i
Prussiani
!
...
Finalmente
venne
l
'
interrogatorio
:
un
interrogatorio
pro
forma
,
dove
ognuno
rispondeva
a
casaccio
tutto
quello
che
gli
veniva
alla
bocca
,
dove
s
'
inventavano
scuse
così
magre
e
storie
così
bambinesche
,
che
sarebbero
cadute
al
primo
soffio
di
un
accusatore
,
fosse
anche
il
più
dozzinale
.
Entrammo
dal
giudice
colla
speranza
:
si
credeva
che
finito
l
'
interrogatorio
ci
avrebbero
rimandato
:
invece
quale
non
fu
la
nostra
sorpresa
,
quando
ci
vedemmo
di
nuovo
rinchiudere
nell
'
aborrita
stamberga
,
che
ci
aveva
accolto
fino
a
quel
giorno
?
-
Non
ci
mandano
via
che
a
guerra
finita
-
Borbottò
stizzosamente
uno
di
noi
.
Chinammo
tutti
la
testa
,
che
tale
cominciava
a
diventare
l
'
universale
credenza
.
E
passò
un
altro
giorno
,
eppoi
un
altro
:
era
il
tre
di
novembre
;
la
vigilia
eravamo
stati
di
un
umor
perfidissimo
;
senza
provare
alcuno
dei
sentimenti
dettati
dalla
religione
,
quelle
campane
che
invitavano
a
andare
a
commemorare
i
defunti
,
ci
facevano
pensare
ai
nostri
poveri
morti
,
a
quelli
che
caddero
per
le
nostre
idee
,
a
quelli
che
cadevano
in
quel
mentre
per
far
scudo
coi
loro
corpi
a
una
pericolante
repubblica
,
per
opporre
un
'
argine
all
'
irrompente
valanga
dei
venduti
soldati
della
monarchia
degli
Hokenzöllern
...
Noi
eravamo
mesti
,
e
si
passava
intere
mezz
'
ore
difaccia
alle
quadrelle
dell
'
inferriata
,
tanto
per
vedere
quel
miserabile
lembo
di
Cielo
:
orizzonte
rimpiccolito
come
quello
dell
'
idee
che
ci
bollivano
in
testa
e
che
non
si
potevano
espandere
.
Il
tre
novembre
fu
un
gran
movimento
pei
corridoi
,
un
via
vai
continuato
e
un
accorrere
di
guardiani
.
Qual
nuova
avventura
era
giunta
a
disturbare
la
quiete
monotona
di
quel
sepolcro
di
vivi
?
...
Il
caso
era
nuovo
.
Rossi
,
Piccini
,
Stefani
ed
altri
Fiorentini
avevano
avuto
l
'
idea
bizzarra
di
commemorare
i
caduti
a
Montana
;
ne
correva
l
'
anniversario
,
e
loro
,
come
avanzi
degli
Chassepots
di
De
Failly
,
non
ultima
celebrità
di
Sédan
,
vollero
degnamente
onorarlo
;
coi
pagliericci
improvvisarono
un
catafalco
,
ci
posero
sopra
una
camicia
di
flanella
rossa
,
lo
circondarono
con
venticinque
candele
steariche
,
comprate
la
sera
avanti
,
eppoi
attaccarono
un
cartello
nel
quale
a
parole
cubitali
era
scritto
:
Ai
Martiri
di
Mentana
I
superstiti
Repubblicani
S
'
immagini
un
pò
il
buon
lettore
,
quando
i
guardiani
entrarono
nella
prigione
,
per
portare
il
becchime
a
quegli
uccelli
ingabbiati
.
Vedere
tutti
quei
lumi
,
poi
quel
catafalco
...
e
'
era
da
fare
andare
in
bestia
il
secondino
più
mansueto
che
abbia
mai
esercitato
questa
nobile
professione
!
Subito
un
reclamo
dal
direttore
,
il
quale
seguito
dal
capo
guardiano
,
dallo
stato
maggiore
e
da
un
nuvolo
di
carcerieri
si
presenta
maestosamente
sulle
soglie
delle
profanata
stanzaccia
.
-
Questo
è
troppo
!
...
Io
sono
buono
,
ma
non
lo
sono
tre
volte
...
Impongo
loro
di
tor
via
quel
cartello
rivoluzionario
...
-
Ma
noi
non
diamo
noia
a
nessuno
,
e
poi
qui
chi
lo
vede
?
-
Non
importa
...
Lascino
pure
il
catafalco
,
ma
levino
il
cartello
!
-
Ma
se
nessuno
può
leggerlo
!
...
-
Io
ho
usato
troppe
gentilezze
con
loro
-
questo
scandalo
non
lo
subisco
...
-
Ma
,
se
non
v
'
è
scandalo
!
Insomma
per
il
buon
della
pace
,
fa
necessario
tor
via
quel
disgraziato
cartello
.
-
È
un
fatto
,
chiaro
,
lampante
e
arci
che
provatissimo
:
i
governi
che
pericolano
hanno
paura
dei
morti
,
eguali
in
tutto
e
per
tutto
all
'
infermo
incurabile
che
fa
il
viso
serio
solamente
a
sentir
parlare
di
morte
.
In
premio
di
non
aver
preso
parte
alle
dimostrazioni
sovvertitrici
dei
nostri
amici
,
quel
giorno
noi
fummo
mandati
a
prender
aria
un
'
ora
più
presto
.
Una
dolce
sorpresa
ci
attendeva
sulla
terrazza
:
arrampicandoci
sull
'
inferriata
,
e
spenzolandoci
come
meglio
si
poteva
,
si
vide
sedute
sulla
spalletta
di
un
fosso
che
attraversava
la
via
,
le
due
fate
dai
magici
scialli
,
che
tanto
mi
avevano
dato
a
riflettere
sul
Var
:
esse
guardavano
in
su
;
era
certo
che
qualche
prigioniero
,
aveva
portato
con
se
molta
parte
di
cuore
di
quelle
creature
che
credevamo
vezzosissime
e
che
le
ci
apparivano
come
una
visione
,
nei
momenti
più
climaterici
di
quella
intrapresa
.
Ci
si
perdeva
,
come
di
solito
,
in
congetture
su
quelle
apparizioni
,
quando
venne
un
custode
e
con
ilare
fisonomia
,
ci
disse
:
Giù
,
giù
nella
stanza
del
capo
guardiano
.
-
Ci
son
novità
?
-
Eccome
!
-
Loro
son
liberi
.
-
Liberi
!
-
Urlammo
noi
e
ci
stringemmo
l
'
un
l
'
altro
la
mano
.
O
libertà
!
...
Prima
tra
tutti
gli
affetti
e
le
aspirazioni
dell
'
uomo
,
senza
te
è
impossibile
vivere
,
e
solamente
si
giunge
a
comprendere
tutta
la
tua
dolcezza
ineffabile
,
allorquando
per
disgrazia
ti
si
è
perduta
;
ridotti
allo
stato
di
cose
,
costretti
a
reprimere
i
battiti
del
cuore
,
le
concezioni
del
cervello
,
gli
slanci
che
suol
produrre
l
'
intelligenza
,
a
te
si
ripensa
come
lo
stanco
e
affaticato
peregrino
,
in
una
montagna
o
in
mezzo
al
deserto
ripensa
all
'
agiatezza
della
sua
casa
,
ai
dolci
riguardi
dei
parenti
lontani
.
Tanta
è
la
gioia
che
si
sente
nel
ricuperarti
,
che
si
tornerebbe
a
soffrire
gli
istanti
penosi
,
che
abbiamo
sofferti
,
pur
di
provare
l
'
inenarrabile
felicità
,
che
si
prova
in
quell
'
istante
divino
.
Scendemmo
a
rotta
di
collo
le
scale
,
entrammo
nel
corridoio
,
dove
di
subito
fummo
circondati
dai
nostri
compagni
,
che
ci
abbracciavano
,
ci
baciavano
,
ci
opprimevano
di
mille
domande
;
chi
troverebbe
parole
per
descrivere
l
'
emozione
di
quel
momento
solenne
?
Non
era
il
tornare
a
vivere
che
ci
sorridesse
soltanto
:
era
l
'
idea
che
prima
o
poi
si
avrebbe
raggiunto
nostro
padre
,
che
tale
deve
considerarsi
da
un
giovane
l
'
eroe
leggendario
della
libertà
e
del
progresso
,
che
tale
deve
essere
riguardato
da
tutti
coloro
che
soffrono
,
il
prode
general
Garibaldi
.
Fassio
,
incaricato
dalla
questura
ad
assistere
alla
nostra
liberazione
,
volle
farci
sospirare
,
più
che
fosse
possibile
,
un
tanto
agognato
momento
!
Eravamo
una
lunghissima
fila
,
ognuno
che
usciva
dalla
stanza
provocava
in
tutti
un
sospirone
che
si
poteva
tradurre
in
queste
parole
:
Lui
felice
...
ed
io
pure
,
che
mi
avvicino
alla
liberazione
!
Venne
la
mia
volta
.
Entrai
:
Il
commissario
mi
abbordò
subito
con
queste
parole
:
Lei
è
di
Firenze
?
-
Sissignore
!
-
Vuoi
fare
il
viaggio
a
spesa
sue
,
o
a
conto
della
questura
?
-
Ma
io
voglio
restare
in
Livorno
-
È
impossibile
!
-
Se
ci
ho
i
miei
interessi
!
-
Non
importa
:
lei
è
di
Firenze
e
deve
tornare
a
Firenze
!
-
Ma
questa
è
bella
!
-
O
bella
,
o
brutta
...
tali
son
gli
ordini
.
Strana
logica
invero
questa
della
polizia
!
se
nel
mio
interrogatorio
avessi
detto
di
essere
del
Missisipì
chi
sa
che
la
questura
non
mi
avesse
spedito
gratis
fino
a
quelle
lontane
regioni
!
...
Ah
!
averlo
pensato
!
!
A
tutti
gli
altri
fu
fatta
la
medesima
proposizione
:
tutti
accettammo
di
andare
a
spese
nostre
,
decisi
di
tentare
ogni
via
per
sfuggire
ai
questurini
.
-
Domani
si
presenteranno
al
questore
in
Firenze
-
Disse
allora
il
Fassio
con
tuono
burbanzoso
e
poi
volgendosi
al
Piccini
aggiunse
:
lei
mi
par
più
serio
degli
altri
,
farà
da
capo
squadra
...
Alla
stazione
gli
accompagneranno
le
guardie
,
nè
li
lascieranno
fino
a
che
non
avranno
preso
il
biglietto
.
Un
'
altra
speranza
che
si
dileguava
!
Bisognerà
tornare
per
forza
donde
eravamo
partiti
con
tutta
allegrezza
.
-
Possono
andare
...
e
si
sbrighino
perchè
il
vapore
parte
a
momenti
..
Dei
picchi
ripetuti
all
'
uscio
della
nostra
antica
carcere
,
richiamano
l
'
universale
attenzione
verso
quel
posto
.
È
Gagliano
che
protesta
all
'
ingiustizia
e
all
'
infamia
:
è
il
povero
Gagliano
che
solo
vien
rilasciato
ai
Domenicani
per
conto
della
questura
-
Scrivete
sui
giornali
-
Egli
vociava
-
Fate
nota
la
nuova
ingiustizia
,
dite
che
mi
si
vuoi
rovinare
da
questa
canaglia
.
-
Nessuno
porgeva
ascolto
,
alle
di
lui
querele
,
qualcuno
rideva
:
l
'
uomo
che
esce
da
un
pericolo
diventa
egoista
.
-
Via
,
via
-
ci
disse
il
nostro
accompagnatore
,
una
specie
di
Don
Checco
,
scalcinato
come
un
poeta
,
e
zoppicante
,
come
un
verso
sciolto
di
qualche
genio
incompreso
.
Demmo
un
'
ultimo
sguardo
alla
stanzaccia
che
ci
aveva
racchiusi
quei
giorni
,
e
,
cosa
strana
,
provammo
un
certo
dispiacere
ad
abbandonarla
.
Quanti
pensieri
,
quanti
generosi
proponimenti
,
quanti
ricordi
,
quante
speranze
non
ci
avevano
agitato
là
entro
!
Quando
io
esco
di
prigione
,
e
lo
so
benissimo
grazie
al
benigno
nostro
governo
,
io
provo
il
medesimo
effetto
di
quando
esco
di
un
bastimento
.
Mi
gira
la
testa
e
le
gambe
mi
reggono
appena
....
quella
sera
mi
pareva
di
essere
addirittura
ubriaco
.
Ed
anche
senza
parere
ubriaca
,
io
credo
che
la
nostra
comitiva
avesse
in
se
tanto
di
umoristico
da
farsi
guardare
da
chiunque
passava
.
Figuratevi
:
prima
Don
Checco
con
una
mazza
gigantesca
,
su
cui
si
appoggiava
,
ma
che
non
era
valevole
a
farlo
passar
per
meno
zoppo
di
quello
che
era
:
poi
il
Colonnello
in
cappello
a
cilindro
coi
due
tubi
di
latta
,
in
cui
erano
le
carte
geografiche
,
ma
che
di
notte
gli
davano
un
'
idea
di
Sesto
Caio
Baccelli
,
con
gli
annessi
canochiali
;
dietro
a
loro
il
giovinetto
innamorato
con
due
valigione
,
che
erano
vote
,
ma
che
egli
aveva
portato
con
se
per
dar
polvere
negli
occhi
alla
pulizia
;
in
coda
noi
altri
urlando
,
chiassando
,
facendo
le
fiche
a
quel
povero
diavolo
,
che
tentava
attaccar
discorso
con
tutti
,
senza
che
nessuno
gli
rispondesse
:
in
poche
parole
egli
sembrava
un
precettore
che
conduce
a
passeggiare
una
mandata
di
birichini
,
e
scommetto
che
in
quell
'
ora
,
avvedutosi
della
parte
redicola
che
sosteneva
,
avrebbe
mandato
in
quel
paese
Bolis
,
la
Francia
,
il
Ministero
e
gli
eroi
della
libertà
.
Arrivati
alla
ferrovia
,
le
guardie
ci
fecero
ala
,
nè
si
allontanarono
,
fino
a
che
non
avemmo
presi
i
biglietti
.
-
Dunque
a
rivederli
,
signori
-
Traendo
un
sospiro
di
contentezza
ci
disse
il
delegato
.
-
Dica
addio
!
-
Riprendemmo
,
noi
tutti
.
-
Grazie
dell
'
accompagnatura
!
-
Proferiva
uno
in
tuon
di
burla
.
-
La
ci
saluti
Bolis
...
-
Al
piacere
di
non
riverirla
mai
più
..
E
via
di
seguito
con
espressioni
più
o
meno
frizzanti
,
tutte
all
'
indirizo
di
quel
'
infelice
che
impappinato
come
un
pulcino
nella
stoppa
,
voltandosi
ad
ora
ad
ora
per
darci
una
sbirciata
più
o
meno
benevola
,
se
ne
andò
quatto
quatto
e
colla
coda
tra
le
gambe
.
Entrammo
nella
stazione
:
quelli
che
viaggiavano
a
conto
della
questura
erano
stati
ficcati
in
due
vagoni
di
terza
classe
,
e
cantavano
:
cantavano
dalla
rabbia
o
dal
piacere
?
Non
saprei
dirlo
davvero
,
ma
è
un
fatto
che
un
uomo
che
si
trova
in
una
situazione
eccezionale
,
prova
un
refrigerio
,
stuonando
un
'
arietta
;
i
ragazzi
che
hanno
paura
a
andar
soli
in
una
stanza
canticchiano
,
i
poveri
coscritti
cercano
alle
canzoni
montagnole
,
e
ai
patriottici
inni
quel
coraggio
che
invano
cercherebbero
al
cuore
.
Ecco
i
due
scialli
!
..
Ecco
le
due
donne
che
ci
hanno
fatto
tanto
almanaccare
colla
testa
sul
Var
e
in
prigione
!
-
Oh
!
finalmente
ci
è
dato
avvicinarle
!
Sono
la
madre
e
la
sorella
dì
un
'
arrestato
,
mi
sussurra
uno
,
che
ho
accanto
.
Mi
approssimo
a
loro
.
Qual
delusione
!
La
madre
è
sbilenca
,
le
mancano
due
denti
davanti
ed
ha
una
bazza
,
come
quella
del
barone
Ricasoli
.
E
la
figlia
?
Mi
risparmino
i
lettori
l
'
orrore
di
descriverla
!
..
Un
viso
da
leticare
il
giallo
alle
carote
,
un
personale
impossibile
,
due
mani
che
certamente
non
sarebbero
state
sproporzionate
per
il
Biancone
di
piazza
.
Mi
fecero
mille
complimenti
,
mi
volevano
presentare
il
figliuolo
e
il
fratello
:
io
con
una
scusa
qualunque
voltai
loro
gentilmente
le
spalle
,
che
amavo
credere
il
nostro
compagno
di
sventura
,
gobbo
,
sciancato
,
ridicolo
,
per
potere
almeno
avere
il
vanto
di
aver
conosciuta
la
famiglia
più
brutta
,
che
in
questi
tempi
Borgiani
,
passeggi
sotto
la
cappa
del
Cielo
!
Pochi
minuti
dopo
,
si
entra
tutti
nel
convoglio
:
Piccini
che
doveva
essere
,
il
capo
squadra
ci
sfugge
:
il
treno
è
in
movimento
e
noi
ci
si
trova
,
spinte
e
sponte
,
trasportati
a
Firenze
.
CAPITOLO
IV
.
Essere
in
Firenze
,
e
ricominciare
a
studiare
le
strade
per
tornare
in
Francia
fu
tutt
'
una
.
Il
male
si
era
,
che
le
nostre
piccole
risorse
avevano
avuto
un
colpo
tremendo
,
e
che
la
questura
aguzzava
,
come
Argo
cento
occhi
per
spiare
i
nostri
movimenti
più
piccoli
,
le
nostre
più
segrete
conventincole
.
Non
si
credano
esagerate
le
mie
parole
:
per
il
malaugurato
affare
di
Livorno
si
era
cominciato
un
processo
,
e
si
adopravano
nelle
sfere
governative
a
tutt
'
uomo
per
mandarlo
avanti
o
di
riffe
o
di
raffe
:
si
voleva
infatti
far
vedere
alla
Prussia
come
in
Italia
fossero
ligi
al
principio
di
neutralità
e
come
il
governo
non
dividesse
per
nulla
le
idee
piazzaiole
di
quello
scomunicato
di
Garibaldi
.
Noi
dal
canto
noStro
non
stavamo
con
le
mani
in
mano
,
e
,
tra
le
altre
cose
(
vedete
,
come
eravamo
poeti
)
si
cercò
di
organizzare
in
Firenze
una
compagnia
tutta
Toscana
,
che
si
sarebbe
chiamata
dei
carabinieri
dell
'
Arno
.
Un
tal
disegno
ci
portò
per
le
lunghe
:
e
tra
proposte
,
decisioni
,
consigli
si
perse
un
tempo
prezioso
.
Mentre
nell
'
Atene
dell
'
Arno
,
quantunque
muniti
delle
più
belle
intenzioni
,
non
si
dava
nè
in
tinche
,
nè
in
ceci
,
il
coraggioso
e
bravo
Ricciotti
compieva
la
romanzesca
impresa
di
Chantillon
.
La
democrazia
e
tutti
coloro
che
sentono
amore
per
l
'
Italia
,
applaudivano
calorosamente
il
giovane
condottiero
,
che
con
un
pugno
di
uomini
,
sorprendeva
,
notte
tempo
,
ottocento
Prussiani
,
ne
faceva
più
che
quatTrocento
prigionieri
,
e
toglieva
loro
buon
numero
di
cavalli
e
di
armi
.
Garibaldi
,
dopo
aver
costituito
il
suo
microscopico
esercito
a
Dôle
,
si
era
portato
ad
Autun
,
e
dopo
avere
ottenuto
splendidi
resultati
a
Lantenay
,
si
era
spinto
fin
sotto
Dijon
,
ed
avrebbe
certamente
occupato
questa
città
,
se
l
'
imperizia
e
la
codardia
della
guardia
mobile
non
lo
avesse
obbligato
a
ritirarsi
fino
nella
città
,
da
dove
si
era
partito
con
tanta
speranza
nel
cuore
.
I
Prussiani
avevano
cercato
di
sorprenderlo
,
capitando
all
'
impensata
in
Autun
,
ma
grazie
all
'
esattezza
dei
tiri
delle
batterie
da
montagna
che
l
'
illustre
generale
aveva
sotto
i
suoi
ordini
ed
al
valore
dei
giovani
volontarii
,
i
tremendi
soldati
che
facevano
paura
a
tutta
l
'
Europa
,
dopo
averne
buscate
come
ciuchi
,
si
erano
refugati
a
rotto
di
collo
dentro
Dijon
,
dove
il
generale
Werder
aveva
piantato
il
suo
quartier
generale
.
Queste
notizie
che
leggevamo
sui
giornali
erano
tante
stilettate
per
noi
;
già
varii
dei
nostri
compagni
erano
partiti
alla
spicciolata
per
la
Francia
.
Io
mi
rammento
che
in
quei
giorni
mi
vergognavo
ad
uscir
soltanto
di
casa
:
mi
pareva
che
tutta
quella
gente
che
era
conscia
della
mia
prima
partenza
mi
ridesse
sul
muso
,
e
che
dentro
di
se
mi
rimproverasse
quell
'
ineRzia
,
che
d
'
altronde
era
la
conseguenza
logica
della
mia
situazione
.
Finalmente
un
giorno
capitò
da
me
,
che
in
quel
momento
avevo
già
dismesso
il
pensiero
di
poter
prender
parte
alla
campagna
di
Francia
,
il
Bocconi
,
e
,
senza
che
io
prOferissi
nemmeno
una
parola
mi
disse
:
Sei
sempre
deciso
di
venire
in
Francia
?
-
Sicuro
!
-
Gli
risposi
.
-
Allora
domani
l
'
altro
partiamo
.
-
Non
burli
?
-
Ti
parlo
del
miglior
senno
possibile
...
ci
stai
sempre
.
?
-
Se
ci
stò
!
...
-
Allora
siamo
in
cinque
,
-
Ma
,
ai
fondi
?
-
Ci
è
chi
provvederà
...
-
Tanto
meglio
!
E
fissammo
di
vederci
due
sere
dopo
al
Caffè
Ferruccio
;
chè
l
'
ora
della
nostra
partenza
era
alle
quattro
del
mattino
,
ed
era
deciso
che
saremmo
andati
a
Genova
per
via
di
terra
,
non
essendo
cosa
ben
fatta
il
tentar
di
ripassar
da
Livorno
,
dove
il
questore
Bolis
comandava
tutt
'
ora
a
bacchetta
.
La
sera
che
dovevamo
partire
me
ne
andai
solo
solo
all
'
Arena
Merini
...
pardon
al
teatro
Principe
Umberto
;
chiacchierai
cogli
amici
,
mi
mostrai
più
di
buon
'
umore
di
quello
che
ero
realmente
,
dissi
male
degli
Italiani
che
erano
andati
in
Francia
,
e
protestai
di
riconoscer
di
avere
io
fatto
malissimo
a
partire
la
prima
volta
.
Che
volete
?
I
casi
che
mi
erano
accaduti
antecedentemente
mi
rendevano
sempre
più
convinto
,
che
a
voler
che
un
'
impresa
vada
per
il
suo
verso
,
è
necessaria
un
pò
di
gesuiteria
,
e
che
una
persona
che
crede
di
andare
avanti
colla
buona
fede
,
e
collo
spifferare
tutto
quello
che
ha
sullo
stomaco
,
in
generale
finisce
coll
'
avere
il
male
,
il
malanno
e
l
'
uscio
addosso
.
Salutai
gli
amici
e
verso
mezzanotte
mi
ridussi
al
caffè
Ferruccio
.
I
miei
quattro
compagni
,
non
avevano
mancato
all
'
appello
e
cominciavano
a
susurrare
della
mia
tardanza
;
alcune
nostre
conoscenze
fiorentine
,
colle
quali
potevamo
fidarsi
a
chiusi
occhi
,
si
erano
assise
al
nostro
tavolino
,
e
sotto
voce
ci
davano
qualche
conforto
,
o
si
lamentavano
di
non
poterci
seguire
.
Il
caffè
si
chiuse
alle
due
,
ed
i
nostri
amici
partirono
.
Qui
cominciarono
le
dolenti
note
.
Sembra
una
cosa
incredibile
,
ma
in
Firenze
capitale
d
'
Italia
,
fu
impossibile
di
trovare
un
locale
che
fosse
aperto
in
quell
'
ora
.
Un
nevischio
impertinente
ci
filtrava
nell
'
ossa
,
e
ci
batteva
sulla
faccia
,
procurandoci
dei
brividi
che
erano
salutati
da
veementissime
apostrofi
.
Come
furono
lunghe
quelle
due
ore
!
...
E
con
qual
gioia
non
si
salutò
,
l
'
aprirsi
dei
cancelli
delle
stazione
.
Gli
Ebrei
che
giunsero
finalmente
a
mettere
il
piede
nella
terra
promessa
,
dovevano
forse
aver
provato
la
medesima
gioia
...
maggiore
è
impossibile
.
-
Prudenza
,
ragazzi
-
Ci
dice
a
bassissima
voce
il
Materassi
,
uno
dei
nostri
.
-
Che
ci
è
?
Proferimmo
tutti
spaventati
.
-
Guardate
!
-
E
ci
accennò
colla
mano
una
delle
più
celebri
guardie
di
sicurezza
Fiorentine
,
che
prendeva
il
biglietto
.
Soprapensieri
,
come
eravamo
noi
tutti
,
cominciammo
a
temere
!
...
Ci
si
buttò
in
un
vagone
,
e
dopo
un
'
ora
eravamo
a
Pistoia
.
Altro
intoppo
!
...
Viene
una
guardia
e
ci
annunzia
che
dovremo
restar
lì
fermi
,
a
dir
poco
due
ore
.
La
neve
impediva
che
il
treno
procedesse
,
fino
a
che
una
macchina
non
fosse
andatA
ad
esplorare
la
ferrovia
.
Difatti
per
quanto
tu
stendessi
lo
sguardo
,
non
ti
era
dato
di
vedere
che
un
bianco
lenzuolo
:
bianchi
erano
i
monti
lontani
;
bianche
le
collinette
vicine
!
gli
alberi
più
alti
sembravano
pianticelle
di
giardino
,
ed
invece
di
essere
in
quella
località
così
ricca
di
vegetazione
tu
avresti
,
a
buon
diritto
,
creduto
di
essere
ai
piedi
delle
Alpi
.
Per
digerire
il
male
umore
,
e
per
farci
passare
il
freddo
dalle
ossa
,
bevemmo
un
par
di
bicchieri
di
Cognak
,
che
era
proprio
un
castigo
di
cielo
,
ma
che
fu
bevuto
da
noi
con
quella
filosofia
con
cui
si
trangugia
una
medicina
.
Le
due
ore
sì
tramutarono
in
più
di
tre
,
finalmente
venne
le
famosa
locomotiva
:
rimontammo
nel
nostro
vagone
,
e
insieme
con
noi
rimontò
la
guardia
di
pubblica
sicurezza
.
Che
si
avesse
a
fare
la
seconda
di
cambio
?
-
si
pensava
tutti
tra
noi
,
ma
nessuno
ardiva
dirlo
a
un
compagno
.
Maggiore
il
nostro
desiderio
di
sbrigarsi
,
minore
la
velocità
eon
la
quale
si
andava
:
la
neve
infatti
più
che
ci
si
avvicinava
all
'
Appennino
prendeva
delle
proporzioni
imponenti
;
a
tutte
le
stazioni
intermedie
bisognava
fermarsi
una
buona
ora
:
ad
ogni
fermata
si
trangugiava
un
bicchierino
d
'
acqua
vite
.
-
Aqua
vitae
,
la
chiamavan
gli
antichi
-
Declamava
il
Materassi
,
vecchio
soldato
-
per
mettere
anima
in
corpo
par
fatta
apposta
.
Si
cominciò
a
traversare
gallerie
e
a
percorrer
viadotti
!
..
Quali
considerazioni
non
vengono
in
mente
al
maestoso
spettacolo
,
che
scienza
ed
arte
offrono
innanzi
ai
nostri
occhi
!
..
E
pensare
che
un
secolo
fa
,
sarebbe
stato
trattato
da
pazzo
,
chiunque
avesse
predetto
la
magica
impresa
,
e
pensare
che
il
primo
Napoleone
,
il
genio
della
tirannide
,
rise
sulla
faccia
a
colui
che
gli
proponeva
il
sublime
ritrovato
dell
'
umana
potenza
!
..
Ma
così
è
;
disgraziato
chi
trionfa
alla
prima
:
l
'
umanità
è
codarda
coi
grandi
,
e
ne
attua
solamente
i
grandiosi
disegni
allorquando
essi
non
sono
che
polvere
!
Giovanni
Uss
,
Galileo
,
i
Parigini
della
Comune
,
ce
ne
possono
e
ce
ne
potranno
dare
un
'
esempio
.
Corri
adunque
,
o
macchina
apportatrice
di
civiltà
e
di
grandezza
:
corri
,
che
tu
ci
rappresenti
il
progresso
che
non
cura
gli
intoppi
o
che
li
debella
;
gli
ostacoli
cadono
a
te
davanti
:
tu
ti
fai
strada
tra
le
impraticabili
montagne
,
in
mezzo
alle
più
folte
boscaglie
;
superi
fiumi
,
traversi
estese
pianure
,
riunisci
e
fai
conoscer
tra
loro
popoli
diversi
di
costumanze
,
di
tradizioni
,
e
generalizzi
l
'
idee
generose
,
a
dispetto
del
prete
che
ti
stigmatizzò
,
quando
nascesti
;
a
dispetto
del
retrogrado
che
in
te
vide
l
'
annunzio
di
sua
prossima
morte
.
A
Pracchia
ci
dovemmo
trattenere
altre
due
ore
;
anche
a
questa
fermata
della
nostra
via
Crucis
ripetemmo
la
parola
sacramentale
,
che
proferì
anche
Cristo
dopo
essere
stato
inchiodato
,
la
parola
:
Sitio
,
Malgrado
però
questa
nostra
manìa
di
confortarsi
le
intirizzite
viscere
a
forza
di
liquore
non
potemmo
fare
a
meno
di
ammirare
l
'
inponente
panorama
che
ci
si
stendeva
davanti
.
Dalla
finestra
del
bugigattolo
in
cui
ci
eravamo
refugiati
si
godeva
un
immenso
spettacolo
.
Le
punte
accuminate
dei
monti
,
gli
scoscesi
burroni
erano
tutti
bianchi
,
come
l
'
immensa
volta
del
cielo
:
gli
sconfinati
orizzonti
che
ci
si
stendevano
innanzi
a
noi
ci
rendevano
piccini
,
piccini
;
i
castelli
,
i
villaggi
,
lo
chiese
che
così
di
frequente
si
trovano
in
quelle
catene
di
monti
,
si
alzavano
forse
un
metro
dal
suolo
e
ti
apparivano
quasi
informi
ammassi
di
neve
.
Manfredi
,
che
s
'
ispira
all
'
orridezza
della
natura
,
ci
appariva
,
ombra
incresciosa
e
vagabonda
su
quel
candido
strato
,
e
ci
faceva
volgere
tutti
i
nostri
pensieri
alla
fantasia
più
che
umana
di
Byron
!
L
'
aspettativa
era
lunga
;
è
un
fatto
che
in
certi
momenti
si
prova
la
voluttà
di
bamboleggiare
:
gli
uomini
più
grandi
hanno
in
comune
coi
collegiali
moltissimi
divertimenti
...
«Deh.,
fa
che
io
possa
ritornar
bambino
A
te
daccanto
!
scriveva
un
mio
amico
che
non
credeva
più
a
nulla
;
e
noi
che
non
eravamo
guariti
e
che
ancora
si
credeva
a
qualche
cosa
,
incominciammo
una
guerra
a
palle
di
neve
:
guerra
che
se
non
ebbe
le
conseguenze
terrIbili
che
ebbero
le
altre
di
cui
facemmo
parte
,
ci
riusciva
più
fastidiosa
,
quando
qualche
proiettile
veniva
a
spiaccicarsi
sulle
nostre
faccie
.
I
macchinisti
col
muso
nero
,
i
lavoranti
colla
faccia
tutta
unta
(
rimedio
per
scongiurare
la
forza
del
freddo
)
stavano
a
guardare
con
maraviglia
,
e
s
'
interessavano
alle
peripezie
del
combattimento
.
Nel
più
bello
della
lotta
mi
si
avvicina
una
donna
e
tendendomi
la
mano
mi
chiede
un
'
elemosina
.
Abituato
all
'
accattonaggio
delle
grandi
città
,
io
rifiutai
la
richiesta
.
-
Se
sapesse
....
Io
ho
il
genero
e
la
nuora
malata
e
sei
nipotini
che
moiono
di
fame
e
di
freddo
.
-
Solite
storie
-
Interruppe
uno
dei
nostri
alzando
le
spalle
.
-
Storie
!
-
Borbottò
piangendo
la
povera
vecchia
-
Storie
!
vengano
a
vedere
e
saranno
persuasi
.
Seguimmo
la
povera
;
in
una
capannuccia
tutta
coperta
di
neve
,
sopra
un
monte
di
strame
,
vedemmo
una
donna
ancora
giovine
,
forse
anche
bella
,
circondata
da
quattro
bambini
assiderati
dal
freddo
.
Uu
fetore
immenso
,
una
miseria
che
metteva
spavento
:
tutto
insieme
uno
spettacolo
che
faceva
venir
voglia
di
piangere
.
Poveri
disgraziati
,
mentre
il
ricco
annoiato
profonde
le
migliaia
di
lire
ai
piedi
di
una
ballerina
,
o
per
avere
una
bella
pariglia
,
e
finimenti
magnifici
alle
passeggiate
ed
ai
corsi
,
essi
morivano
di
fame
,
non
si
sdigiunavano
nemmeno
tutti
i
giorni
,
perché
il
marito
dell
'
afflitta
giacente
,
dopo
aver
lavorato
come
un
ciuco
,
era
caduto
da
varii
mesi
ammalato
e
i
di
lui
padroni
gli
avevano
sospeso
il
salario
.
Noi
avevamo
pochi
quattrini
,
questi
pochi
ci
servivano
appena
per
fare
il
viaggio
e
purnonostante
non
potemmo
fare
a
meno
di
dare
il
nostro
piccolo
obolo
,
per
questa
miseria
che
ci
faceva
piangere
il
cuore
.
Oh
!
se
tutti
andando
a
prendere
un
punch
,
o
fumando
un
sigaro
(
vedete
che
prendo
le
più
piccole
spese
)
pensassero
che
con
quei
pochi
soldi
si
potrebbe
procurare
un
tozzo
di
pane
a
tanta
gente
che
è
degna
di
aiuto
e
che
langue
nella
più
tremenda
miseria
,
oh
!
scommetto
che
allora
i
vizi
scomparirebbero
,
che
nessuno
avrebbe
cuore
di
abusar
del
superfluo
,
mentre
tanti
fratelli
mancano
del
necessario
:
Il
fischio
della
macchina
che
arrivava
ci
annunziò
che
l
'
ora
della
partenza
era
giunta
;
lasciammo
la
casa
del
dolore
e
non
potendo
esser
più
allegri
,
chiotti
,
chiotti
rientrammo
nel
treno
,
che
dopo
due
o
tre
ore
ci
lasciava
a
Bologna
.
A
Bologna
fu
mestieri
fermarsi
fino
al
giorno
dipoi
;
s
'
immagini
chiunque
ha
fior
di
senno
,
con
qual
malumore
:
malumore
che
ci
cresceva
a
mille
doppi
,
vedendo
come
la
celebra
guardia
di
sicurezza
seguisse
come
un
cagnolino
tutte
le
nostre
pedate
.
La
mattina
all
'
alba
partimmo
;
mi
sembra
inutile
descrivere
ai
miei
buoni
lettori
il
lungo
viaggio
che
avemmo
a
fare
da
Bologna
a
Genova
;
le
famose
avventure
in
ferrovia
,
che
sono
così
spesso
tirate
in
ballo
dai
romanzieri
,
per
me
sono
favole
belle
e
buone
;
noi
fummo
trasportati
,
nell
'
identico
modo
con
cui
son
trasportati
i
bauli
.
Avemmo
a
compagni
dei
mercanti
,
dei
contadini
e
dei
soldati
in
congedo
;
ci
fermammo
per
far
colazione
,
come
tutti
gli
altri
a
Piacenza
;
mangiammo
di
nuovo
a
Tortona
;
bevemmo
una
buona
bottiglia
di
vino
a
Novi
,
non
potemmo
fare
a
meno
di
ammirare
la
magnifica
vallata
di
Serravalle
,
schiudemmo
i
cuori
alle
più
liete
speranze
,
osservando
l
'
infinito
numero
di
fabbriche
di
San
Pier
'
d
'
Arena
,
e
scendemmo
a
Genova
nelle
prime
ore
della
notte
.
La
luna
illuminava
il
bel
monumento
di
Cristoforo
Colombo
che
è
sulla
piazza
della
stazione
.
Noi
volgemmo
un
saluto
a
quel
grande
,
che
in
ricompensa
di
un
nuovo
mondo
si
ebbe
le
catene
da
un
re
,
e
ci
persuademmo
,
che
per
volger
di
secoli
e
per
variare
di
avvenimenti
l
'
umanità
non
è
punto
cambiata
.
Nostro
primo
pensiero
fu
di
recarci
da
un
certo
individuo
,
che
ci
doveva
dare
il
mezzo
sicuro
,
perché
si
potesse
muovere
senza
disturbi
alla
volta
di
Francia
.
Ci
aveva
dato
una
lettera
di
raccomandazione
per
questo
genio
benefico
,
Andrea
Pieri
,
uno
dei
nostri
buoni
amici
Fiorentini
,
giovane
egregio
e
provato
patriotta
,
di
cui
la
democrazia
piange
a
lacrime
amare
la
perdita
.
Trovammo
quasi
subito
la
tanto
desiderata
persona
,
e
secolui
ci
riducemmo
in
una
bettoluccìa
non
molto
distante
dal
teatro
Carlo
Felice
,
bettoluccia
frequentata
soltanto
dai
marinari
,
e
da
qualche
facchino
di
porto
.
-
Noi
si
vuoLpartir
subito
-
Fu
il
primo
discorso
che
facemmo
.
-
Non
dubitatE
...
domani
sera
voi
partirete
...
Domattina
...
uno
di
voi
verrà
con
me
e
combineremo
ogni
cosa
.
-
Va
bene
!
-
Ma
saremo
disturbati
qua
in
Genova
?
...
Dimandai
io
che
avevo
sempre
fisse
in
mente
le
persecuziOni
con
cui
ci
onorava
il
Bolis
a
Livorno
.
-
Loro
possono
andare
tranquillamente
...
Si
figurino
in
quest
'
ultimo
mese
ne
ho
già
imbarcati
più
di
duecentocinquanta
...
Mi
rincresce
non
poter
nominare
questo
giovine
che
con
tanta
abnegazione
si
prestava
,
per
procurare
dei
difensori
alla
Francese
repubblica
;
egli
in
oggi
è
uno
dei
miei
amici
più
cari
,
ma
,
se
lo
nominassi
,
domani
forse
non
avrebbe
più
pane
e
quello
che
è
peggio
,
non
l
'
avrebbe
nemmeno
la
sua
numerosa
famiglia
.
Quanti
,
oh
!
quanti
sono
obbligati
a
nascondere
le
idee
generose
che
loro
bollono
in
cuore
,
per
la
miseria
e
per
il
bisogno
!
Non
vi
disperate
però
,
o
povere
vittime
,
che
ce
lo
ha
lasciato
detto
anche
Giusti
:
«
Tra
i
salmi
dell
'
uffizio
C
'
è
anche
il
Dies
irae
O
che
non
ha
a
venire
Il
giorno
del
giudizio
?
!
Si
dormì
in
un
Albergo
,
a
cui
c
'
indirizzò
il
nostro
amico
;
il
proprietario
,
i
camerieri
la
pensavano
come
noi
e
terminammo
la
serata
,
cullandoci
tra
le
più
belle
illusioni
e
facendo
i
più
attraenti
progetti
per
l
'
avvenire
.
Al
mattino
Materassi
andò
a
fissare
per
la
partenza
;
noi
andammo
a
vedere
i
magnifici
giardini
dell
'
Acquasola
ed
ammirammo
tutta
la
poesia
di
una
magnifica
giornata
;
il
mare
,
la
terra
,
il
cielo
erano
ridenti
,
ridenti
come
il
nostro
pensiero
,
che
spaziava
in
quell
'
Oceano
di
luce
,
in
quel
verde
sterminato
delle
miriadi
di
piante
che
ci
circondava
,
e
che
traeva
da
tanta
magnificenza
di
natura
nuova
forza
per
tentare
l
'
impresa
,
e
certa
speranza
di
sicura
riuscita
.
-
Stasera
alle
otto
si
parte
!
-
Ci
disse
a
pranzo
il
Materassi
.
-
Ma
come
?
-
Andremo
ad
uno
ad
uno
al
battello
...
Io
vo
per
il
primo
:
voi
mi
seguirete
.
Sull
'
imbrunire
ci
avviammo
al
porto
;
il
porto
di
Genova
è
senza
dubbio
il
primo
d
'
Italia
:
il
continuo
movimento
,
l
'
affaccendarsi
di
migliaia
di
persone
,
lo
sterminato
numero
di
navi
che
vi
sono
ancorate
,
lo
sterminato
numero
di
vapori
che
s
'
incrociano
arrivando
e
partendo
,
disegnando
sull
'
Orizzonte
una
lunga
striscia
di
fumo
,
ti
rendono
certo
di
essere
in
uno
degli
emporii
commerciali
tra
i
più
accreditati
in
Europa
.
A
terra
hai
il
lavoro
,
in
mare
hai
il
vapore
:
le
due
leve
che
rialzeranno
l
'
umanità
fino
all
'
altezza
dei
suoi
gloriosi
destini
;
l
'
attività
individuale
e
la
scienza
!
Se
i
barcaioli
di
Livorno
ci
si
erano
mostrati
usurai
e
sordidi
,
quelli
di
Genova
ci
sorpresero
per
il
loro
galantomismo
.
-
Lei
va
in
Francia
?
-
Mi
domandò
quello
che
guidava
la
mia
barca
.
-
Sì
-
Gli
risposi
.
E
lui
,
zitto
come
un
muro
.
-
Quanto
devi
avere
?
-
Gli
domandai
quando
fui
giunto
alla
scala
del
bastimento
.
-
Mi
,
darà
mezzo
franco
.
-
Soltanto
!
-
Esclamai
io
con
sorpresa
.
-
È
il
mio
avere
.
Io
gli
diedi
due
franchi
,
egli
mi
pose
in
mano
il
resto
e
si
offese
quando
gli
dissi
che
del
resto
io
intendeva
fargli
un
regalo
.
A
bordo
,
mi
buttarono
giù
tra
le
cabine
dei
marinari
.
Dove
erano
gli
altri
?
Sul
bastimento
di
certo
,
e
se
non
li
vedevo
quella
sera
,
li
avrei
veduti
quando
l
'
aria
fosse
più
libera
!
Noi
eravamo
nientemeno
che
sul
Conte
Cavour
,
vapore
italianissimo
e
appartenente
alla
compagnia
Aquarone
.
Mi
sdraiai
alla
meglio
iN
una
cabina
,
quando
entrò
nella
stanza
un
tale
,
che
mi
fu
presentato
con
queste
parole
da
un
marinaro
:
anche
lui
,
viene
in
Francia
.
-
E
di
dove
viene
?
-
Io
gli
richiesi
.
-
Vengo
da
Milano
,
ed
ho
fatto
a
piedi
fin
qui
tutta
la
strada
...
-
E
come
mai
?
-
Io
ero
nei
cavalleggeri
Monferrato
e
son
disertore
!
Io
lo
guardai
e
sentii
compassione
di
lui
;
io
non
ho
mai
creduto
che
l
'
impresa
di
Francia
potesse
riuscire
,
e
,
se
andavo
,
era
solamente
perché
reputavo
un
delitto
per
un
republicano
il
non
accorrere
là
dove
si
pugnava
e
si
moriva
eroicamente
intorno
al
glorioso
vessillo
dell
'
umana
emancipazione
.
Morire
è
nulla
per
chi
ha
un
poco
dì
cuore
:
ma
andando
alla
guerra
ci
son
più
probabilità
di
restare
che
di
andare
tra
i
più
,
e
se
quel
povero
diavolo
l
'
avesse
scampata
,
che
avrebbe
fatto
?
In
Italia
non
poteva
tornare
dicerto
,
in
Francia
non
sapendo
una
parola
di
lingua
francese
sarebbe
morto
di
fame
...
Oh
!
quanti
eroi
vivono
e
moiono
ignorati
,
in
questo
secolo
falso
in
cui
si
inneggia
all
'
effetto
scenico
dei
bugiardi
eroismi
.
Questa
volta
ci
si
muoveva
davvero
;
allorché
io
ne
fui
proprio
sicuro
mi
addormentai
profondamente
.
Quando
al
mattino
mi
destai
noi
eravamo
fermi
.
-
Venga
pur
su
dai
suoi
compagni
,
mi
disse
un
mozzo
.
-
Ma
perché
ci
siamo
fermati
?
-
Siamo
a
Savona
:
ci
fermiamo
fino
a
stasera
.
-
E
avremo
altre
soste
avanti
di
arrivare
a
Marsiglia
?
-
Oh
!
...
sissignore
!
Per
lo
meno
si
sta
dieci
ore
a
san
Maurizio
.
I
miei
compagni
,
secondo
il
solito
,
più
fortunati
di
me
,
erano
stati
messi
nelle
cabine
di
prima
classe
.
Io
li
trovai
nel
così
detto
salone
,
nel
quale
ci
si
rigirava
appena
,
tanto
era
piccolo
!
...
ma
pure
lo
avevan
battezzato
come
salone
.
Prendemmo
un
caffè
,
e
si
assise
con
noi
un
Pollacco
,
che
bisticciava
alla
peggio
un
po
'
di
francese
:
egli
ci
disse
che
veniva
in
Francia
,
e
che
era
già
stato
ufficiale
di
cavalleria
nell
'
esercito
Austriaco
e
Prussiano
,
e
per
convalidare
ciò
che
diceva
,
ci
mostrò
una
fotografia
,
che
aveva
in
tasca
,
dove
era
rappresentato
in
alta
montura
di
ussero
.
Alla
nostra
domanda
se
pur
egli
avesse
intenzione
di
arruolarsi
con
Garibaldi
,
fece
una
smorfia
.
e
portestandoci
di
amare
i
volontari
,
ma
di
trovarsi
al
mo
posto
soltanto
tra
truppe
disciplinate
,
ci
fece
noto
il
suo
divisamente
di
entrare
nell
'
esercito
di
Bourbaki
,
allora
in
formazione
,
io
credo
,
a
Châlons
.
Era
intanto
sceso
giù
da
noi
il
macchinista
,
un
bel
tipo
di
Francese
meridionale
:
un
repubblicano
a
prova
di
bomba
,
che
faceva
parte
del
Comitato
di
Marsiglia
e
che
anzi
s
'
incaricava
di
condurre
più
gente
che
gli
fosse
possibile
in
quest
'
ultima
città
.
La
testa
di
quest
'
uomo
era
molto
espressiva
;
fronte
spaziosa
e
barba
foltissima
;
con
un
berretto
Frigio
sul
capo
ti
rassomigliava
perfettamente
uno
di
quei
celebri
convenzionali
che
tanto
impaurirono
ed
entusiasmarono
la
Francia
sullo
scorcio
del
secolo
decimottavo
.
Franco
e
leale
egli
cantava
le
cose
come
le
sentiva
,
per
cui
alle
parole
del
Polacco
,
che
aveva
terminato
il
discorso
con
mille
elogi
dell
'
eserciti
permanenti
,
sola
speranza
di
una
nazione
in
pericolo
(
sic
)
alzava
furiosamente
le
spalle
,
e
finì
borbottando
:
Noi
non
andiamo
d
'
accordo
.
-
E
come
è
vestita
la
cavalleria
in
Francia
?
Gli
domandò
il
discendente
di
Sobieskj
,
che
persino
in
viaggio
era
di
un
'
eleganza
ineccezionabile
.
-
Da
soldato
!
-
Rispose
l
'
altro
bruscamente
e
volgendosi
a
noi
ci
disse
a
bassa
voce
e
in
genovese
-
Dev
'
essere
un
imbecille
,
un
soldato
di
ventura
.
Tale
opinione
ci
fu
poco
dopo
convalidata
;
il
nostro
compagno
di
viaggio
cominciò
a
parlarci
delle
sue
conquiste
,
dei
cavalli
che
aveva
lasciato
a
Vienna
e
degli
illustri
parenti
che
aveva
lasciato
a
Berlino
,
e
terminò
mostrandoci
il
ritratto
della
sua
maitresse
,
una
bella
bionda
che
non
in
fotografia
,
ma
in
carne
ed
ossa
avremmo
desiderato
avere
davanti
.
Durante
tutta
la
campagna
non
vidi
più
questo
Pollacco
;
probabilmente
come
tanti
altri
avventurieri
avendo
veduta
la
malaparata
sarà
andato
in
cerca
di
fortuna
migliore
:
chè
la
campagna
di
Francia
ebbe
questo
di
buono
:
pochi
volontarii
,
ma
i
pochi
ispirati
e
che
dicevano
e
facevano
davvero
...
ne
diano
prova
luminosa
le
migliaia
dei
cadaveri
che
abbiamo
lasciato
lassù
.
A
mezzogiorno
preciso
il
vapore
si
mosse
;
tutti
salimmo
in
coverta
.
La
giornata
era
superba
,
il
panorama
incantevole
.
Il
nostro
battello
,
che
si
poteva
chiamare
un
guscio
,
tanto
era
piccolo
,
costeggiava
la
bella
riviera
che
è
una
delle
prime
bellezze
della
bellissima
Italia
;
noi
non
ci
scostammo
mai
più
di
cinquanta
passi
da
riva
;
si
passava
adunque
vicinissimi
a
quei
seni
,
a
quei
golfi
che
s
'
intersecano
nelle
montagne
,
ora
ridenti
per
il
verde
delle
piante
,
ora
tristi
per
il
cenerognolo
dei
molti
uliveti
,
ora
orride
per
il
colore
rossiccio
delle
pietre
e
per
la
mancanza
di
abitazioni
;
i
cento
villaggi
,
i
pittoreschi
castelli
che
si
vedevano
spuntare
qua
e
là
,
e
dominare
superbi
sulle
vette
delle
colline
e
dei
monti
;
le
capannuccie
dei
pescatori
a
cui
ad
ora
ad
ora
si
scorgeva
legata
qualche
barchetta
,
le
onde
leggermente
increspate
dal
venticello
che
rapiva
i
profumi
dalle
piante
del
lido
,
e
li
offriva
a
noi
ricreandoci
,
gli
alcioni
che
apparivano
a
fior
d
'
acqua
,
che
si
tuffavano
e
riapparivano
scuotendo
le
ali
immense
,
e
il
cielo
tutto
sereno
,
celeste
come
l
'
estesa
superficie
del
mare
ci
facevano
credere
di
essere
in
primavera
,
e
ci
facevano
mandare
un
saluto
dal
profondo
dell
'
anima
alla
terra
dell
'
amore
e
della
poesia
,
a
quell
'
Italia
che
si
biasimava
,
si
vituperava
vivendoci
,
ma
che
ora
si
sentiva
di
amare
più
di
noi
stessi
.
E
a
farlo
apposta
sembrava
che
l
'
Italia
,
quasi
amante
che
si
voglia
tradire
,
si
facesse
bella
di
tutti
i
suoi
vezzi
per
renderci
più
amara
la
dipartita
.
Ci
fermammo
di
nuovo
a
san
Maurizio
,
e
fu
forza
il
pernottarci
.
Mi
condonino
i
lettori
la
noia
di
tutti
questi
ragguagli
:
ne
soffrimmo
tanta
noi
della
noia
...
che
possono
pazientare
,
anche
loro
,
poiché
poco
più
ora
manca
alla
fine
di
questa
escursione
marittima
.
Il
mare
si
fece
cattivo
:
un
colpo
di
vento
portò
via
tutte
le
panche
che
erano
a
poppa
e
dove
ci
eravamo
seduti
il
dì
innanzi
:
il
nostro
stato
era
deplorevole
:
lascio
dapparte
certe
descrizioni
che
urterebbero
il
delicato
sentire
dei
miei
lettori
e
delle
mie
buone
lettrici
;
lo
stesso
Capitano
non
sapeva
più
che
pesci
si
prendere
:
l
'
equipaggio
giurava
per
tutti
i
Santi
del
Calendario
Cattolico
di
non
essersi
mai
ritrovato
in
acque
sì
brutte
.
A
Tolone
si
sobbalzava
tanto
nelle
nostre
cabine
che
si
arrivava
a
picchiare
capate
terribili
nelle
asse
del
soffitto
;
è
per
sopramercato
si
era
anche
nel
colmo
della
notte
.
È
impossibile
descrivere
l
'
irritazione
di
cui
eravamo
in
preda
:
lo
sconforto
si
era
impossessato
di
noi
,
e
ci
si
aspettava
di
momento
in
momento
di
trovar
la
tomba
,
ora
che
si
era
arrivati
in
Francia
.
Il
tempo
si
calmò
;
altre
cinque
ore
di
viaggio
,
eppoi
il
Capitano
ci
chiamò
sul
ponte
.
Corremmo
tutti
.
Un
bosco
d
'
antenne
occupava
tutto
il
porto
:
una
magnifica
città
ci
si
stendeva
davanti
in
mezzo
a
due
picchi
,
sul
primo
dei
quali
si
vedeva
il
campanile
di
una
chiesuola
.
-
Quella
è
la
Madonna
della
Guardia
-
ci
disse
il
Capitano
.
-
Loro
sono
a
Marsiglia
.
Finalmente
ci
si
era
!
CAPITOLO
V
.
Andammo
subito
al
Comitato
;
non
ci
era
nessuno
:
se
ne
domandò
la
ragione
,
ci
risposero
che
era
domenica
;
si
cominciava
benino
!
Facendo
di
necessità
virtù
,
deliberammo
di
tornarci
il
giorno
dopo
,
e
intanto
andammo
a
passeggiare
per
la
città
:
Non
posso
negare
che
più
che
mi
inoltravo
in
quelle
magnifiche
strade
,
più
osservavo
il
chiasso
,
il
movimento
,
il
lusso
,
il
fare
spigliato
di
quella
popolazione
,
più
mi
sentivo
in
preda
d
'
impressioni
bruttissime
.
Non
che
essere
in
una
Nazione
,
tanto
bistrattata
,
tanto
avvilita
,
tanto
depressa
come
era
allora
la
Francia
,
tu
avresti
creduto
trovarti
in
un
paese
dove
tutte
le
cose
vadano
a
meraviglia
,
dove
non
si
sia
nemmeno
alla
lontana
sentito
parlare
di
guerra
.
Molti
giovanotti
avevano
il
berretto
da
guardia
nazionale
,
ma
molti
ancora
se
la
passeggiavano
tranquilli
e
contenti
,
a
braccio
di
signore
di
virtù
più
o
meno
problematica
,
e
occupavano
cianciando
,
chiassando
e
ridendo
i
tavolini
che
sono
al
difuori
dei
molti
caffè
,
che
si
trovano
nella
magnifica
strada
della
Canobiere
.
Ai
cafès
chantants
,
si
cantava
la
Marsigliese
,
le
chant
du
depart
tutte
canzoni
patriotiche
...
ma
pur
si
cantava
;
alla
Maison
doré
si
ballava
sempre
patriotticamente
il
cancan
:
tutte
le
cocottes
di
Parigi
,
allontanate
da
quella
citta
a
causa
dell
'
assedio
,
erano
piovute
là
a
Marsiglia
,
dove
abbassando
le
loro
pretese
,
avevano
trovato
ammiratori
a
iosa
;
erano
aperti
tre
teatri
;
sui
boulevards
tutte
le
sere
suonava
la
banda
;
unico
indizio
di
vita
belligera
noi
lo
trovammo
in
certi
cartelli
che
erano
attaccati
a
tutte
le
cantonate
;
cartelli
ove
era
scritto
a
lettere
cubitali
:
Parigi
non
si
arrenderà
mai
;
del
resto
,
come
ho
detto
,
un
'
indifferenza
da
fare
schifo
,
una
corruzione
che
non
ci
faceva
mai
presupporre
che
un
Trochu
avesse
la
sfacciataggine
di
qualificarla
all
'
Assemblea
per
Italiana
.
Se
si
fa
un
paragone
tra
qualunque
delle
nostre
città
nel
1866
e
Marsiglia
nel
1871
,
bisogna
in
coscienza
affermare
che
noi
,
quantunque
corrotti
,
siamo
molto
,
ma
molto
superiori
,
se
non
altro
nell
'
amore
di
patria
,
alla
città
più
spinta
del
mezzogiorno
della
Francia
.
Né
solamente
le
classi
agiate
se
la
spassavano
,
bastava
andare
sul
porto
per
potere
esser
certi
se
quel
popolo
lì
,
aveva
intenzione
di
concorrere
alla
guerra
!
Le
infinite
baracche
dei
saltimbanchi
,
i
giuochi
improvvisati
lungo
la
strada
,
la
gente
che
si
affollava
intorno
ad
un
vaporino
che
conduceva
intorno
il
porto
,
i
cantastorie
ambulanti
ci
offrivano
un
bel
colpo
d
'
occhio
,
ma
ci
raffermavano
sempre
più
nella
nostra
opinione
.
È
vero
che
tra
gli
altri
sollazzi
vedemmo
anche
un
tiro
al
bersaglio
e
in
questo
servivano
di
mira
due
Prussiani
più
grandi
del
naturale
;
ma
a
che
prò
sciupare
la
polvere
contro
i
Prussiani
di
carta
,
quando
si
fuggiva
a
rotta
di
collo
davanti
a
quelli
di
ciccia
?
La
molta
gente
che
interrogammo
,
ci
rispose
facendo
voti
,
per
la
pace
;
il
commercio
incagliato
,
i
guadagni
diminuiti
parlavano
nel
cuore
di
tutti
quegli
uomini
,
più
della
voce
della
patria
tradita
.
Noi
pensammo
che
era
ben
difficile
che
la
Francia
potesse
pigliare
una
rivincita
.
In
mezzo
alla
folla
vedemmo
qua
e
là
confusi
ed
incerti
alcuni
Turcos
ed
alcuni
Zuavi
,
zoppicanti
e
con
volti
emaciati
.
Erano
feriti
;
erano
avanzi
gloriosi
di
Wissembourg
,
di
Woërt
,
di
Gravelotte
.
Abituati
a
vedere
questi
fieri
soldati
,
allorché
nel
cinquantanove
baldanzosi
e
trionfanti
traversarono
l
'
Italia
,
noi
provammo
un
senso
di
dolore
nel
vederli
ridotti
in
tale
stato
.
I
ragazzacci
del
popolo
non
di
rado
li
accompagnavano
colle
loro
fischiate
,
o
facevano
loro
degli
scherzi
da
far
rivoltare
lo
stomaco
agli
uomini
più
abboccati
del
mondo
:
la
sventura
dovrebbe
esser
sacra
.
La
popolazione
di
Marsiglia
l
'
aveva
maledettamente
con
l
'
armata
:
mentre
uomini
,
donne
,
fanciulli
si
affollavano
lungo
le
vie
e
guardavano
con
ammirazione
la
guardia
Nazionale
,
che
faceva
crepar
dalle
risa
,
tutti
avevano
sempre
pronto
un
frizzo
,
un
insulto
per
quei
poveri
diavoli
del
60°
reggimento
,
che
allora
si
ricostituiva
in
quella
città
:
li
chiamavano
i
soldati
di
Napoleone
,
e
tutti
erano
all
'
unisono
per
dichiarare
quest
'
ultimo
come
un
traditore
,
come
l
'
unica
causa
di
tutti
i
disastri
che
avevano
ridotto
al
lumicino
la
patria
degli
eroi
del
novantadue
e
degli
espugnatori
di
Malakoff
.
Un
po
'
sconfortati
continuammo
a
girellare
,
ma
è
un
fatto
che
quella
varietà
,
quel
movimento
ci
stordiva
in
modo
,
che
queste
cose
le
quali
,
or
ripensando
mi
danno
fastidio
,
terminarono
col
non
farmi
nè
caldo
nè
freddo
e
col
darmi
gusto
.
Rintoppammo
sul
porto
il
nostro
compagno
di
viaggio
,
disertore
dall
'
esercito
Italiano
.
-
Vadano
al
Comitato
-
Ci
disse
-
perché
fra
poco
si
parte
..
-
Dici
davvero
?
-
Sul
mio
onore
.
E
noi
ci
avviammo
al
celebre
Comitato
che
aveva
la
sua
sede
sulla
piazza
della
prefettura
.
Un
gruppo
di
giovani
dal
portamento
spigliato
,
era
sulla
cantonata
e
faceva
pervenire
ai
nostri
orecchi
il
dolce
suono
della
gentile
favella
del
sì
.
Saranno
stati
all
'
incirca
una
cinquanta
ed
erano
tutti
Italiani
,
qualcuno
aveva
il
berretto
rosso
:
tutti
vestivano
ancora
con
abiti
cittadineschi
.
Fummo
accolti
da
loro
come
fratelli
:
in
quei
momenti
s
'
improvvisano
le
amicizie
,
e
il
tu
alla
quacquera
di
primo
acchito
,
soave
reminiscenza
dell
'
Università
,
predomina
su
tutta
la
linea
:
nè
si
creda
che
queste
amicizie
che
si
concludono
in
un
quarto
d
'
ora
,
sfumino
come
tutte
le
amicizie
del
mondo
,
poiché
sono
le
più
inalterabili
,
perché
dopo
molti
anni
quando
l
'
uomo
vive
nel
passato
e
chiede
un
conforto
e
una
lacrima
al
sacro
patrimonio
d
'
affetto
che
ha
raccolto
qua
in
terra
,
ripensa
a
questi
amici
di
gloria
e
di
sventura
come
l
'
esule
,
o
il
prigioniero
ripensano
alla
casetta
paterna
.
Tutti
erano
allegri
...
si
andava
incontro
a
un
nemico
formidabile
,
si
era
certi
della
difficoltà
di
vincere
,
si
sapeva
che
probabilmente
metà
di
noi
avrebbe
pagato
col
sangue
le
idee
che
ci
bollivano
in
testa
,
ma
che
c
'
importava
?
Anche
il
sacrificio
ha
le
sue
voluttà
e
sono
più
inebrianti
di
quelle
della
gioia
.
-
Stasera
non
possono
partire
.
-
Venne
a
dirci
un
coso
sbilenco
,
che
doveva
essere
addetto
al
Comitato
.
-
Daccapo
-
Urlarono
i
giovani
e
proruppero
in
fischi
.
-
Domani
sera
partiranno
di
sicuro
-
Proferì
a
malapena
quel
corvo
del
malaugurio
e
se
la
svignò
alla
chetichella
.
-
Pazienza
ragazzi
bisogna
assuefarsi
alle
disillusioni
;
venite
con
me
alla
vicina
taverna
e
là
faremmo
passare
la
malinconia
,
trangugiando
un
buon
bicchier
di
vino
caldo
.
Quello
che
parlava
era
un
bel
tipo
di
militare
;
era
già
vestito
da
Garibaldino
e
camminava
un
po
'
zoppo
.
-
Evviva
il
Mago
!
-
Gridarono
tutti
.
-
Venite
con
me
sempre
,
o
ragazzi
,
e
vedrete
che
anche
al
fuoco
non
vi
farò
scomparire
.
-
Eh
!
lo
sappiamo
che
tu
sei
un
eroe
...
-
Che
eri
all
'
attacco
di
Dijon
...
-
E
che
ci
fosti
ferito
.
-
Evviva
i
prodi
soldati
!
-
Evviva
.
E
cantando
patriottiche
cantiche
ce
ne
andammo
tutti
alla
vicina
taverna
,
dove
due
fior
di
ragazze
dispensavano
bibite
e
sorrisi
agli
avventori
,
che
ne
andavano
in
solluchero
a
questo
connubio
cotanto
attraente
.
A
Marsiglia
,
il
vin
caldo
e
il
Cognak
costano
la
miserabile
somma
di
10
centesimi
,
e
si
noti
bene
che
le
bibite
non
si
amministrano
omeopaticamente
come
da
noi
.
-
Se
ci
fossero
certi
amici
!
-
Esclamò
il
Materassi
,
quando
giunse
a
cognizione
di
questa
consolante
notizia
.
-
Mago
,
su
...
giacché
non
sappiamo
come
passare
il
tempo
,
raccontaci
i
fatti
gloriosi
di
cui
è
già
stato
eroe
Garibaldi
...
Noi
ci
istruiremo
e
le
ore
ci
trascorreranno
,
come
se
fossero
minuti
.
-
Che
volete
...
che
dica
...
-
Di
quello
che
sai
:
raccontaci
come
si
portano
i
nostri
,
quale
è
la
nostra
organizzazione
,
e
se
infine
i
soldati
Prussiani
sono
poi
quella
gente
famosa
da
far
tremare
tutto
il
mondo
...
-
In
quanto
a
questi
vi
assicuro
che
non
fanno
di
noccioli
e
che
tirano
diritto
,
e
che
son
duri
come
montagne
,
ma
,
poiché
volete
saper
proprio
ogni
cosa
,
vi
spiffero
tutto
dall
'
a
alla
z
pregandovi
a
scusarmi
se
non
parlo
in
punta
di
forchetta
.
Tutti
fecero
silenzio
e
il
sergente
(
il
Mago
era
sergente
)
,
incominciò
:
Figuratevi
che
si
era
in
Autun
.
Il
clima
di
Francia
è
pazzo
come
gli
abitanti
.
A
Dôle
non
aveva
fatto
che
piovere
,
a
Autun
era
un
freddo
che
ci
pareva
di
essere
in
Siberia
.
Noi
stemmo
sei
giorni
all
'
avamposti
e
vi
assicuro
di
aver
provato
certi
brezzoni
,
che
al
solo
ricordarli
mi
sento
gelato
.
Riunita
tutta
la
legione
,
si
partì
col
nostro
Vecchio
per
Arnay
le
Duc
.
-
O
in
che
legione
eri
?
-
Interruppe
uno
.
-
Io
ero
con
Tanara
;
un
bravo
uomo
,
ragazzi
,
un
uomo
,
del
genere
del
quale
ce
ne
vorrebbe
dimolti
nella
democrazia
,
uno
di
quei
pochi
insomma
che
si
seguono
volentieri
,
quando
cominciano
a
fischiare
le
palle
!
..
Tornando
a
bomba
:
vi
dirò
che
da
Arnay
le
Duc
,
girammo
come
l
'
Ebreo
Errante
,
per
tutti
quei
paesuoli
,
sempre
in
cerca
dei
Prussiani
che
non
si
vedevano
mai
...
Che
marcie
,
figliuoli
!
..
Non
dubitate
,
che
chi
potrà
raccontare
questa
campagna
,
potrà
esserne
altero
e
potrà
dire
di
esser
sfuggito
alle
unghie
del
diavolo
.
Il
giorno
ventiquattro
entrammo
in
Malin
,
abbandonato
poco
prima
dai
Prussiani
;
pernottammo
alla
stazione
,
e
Garibaldi
,
il
bravo
uomo
,
era
là
..
in
mezzo
a
noi
,
a
farci
coraggio
,
a
prometterci
che
ci
saremmo
fatti
onore
.
Il
freddo
era
intenso
,
acutssimo
e
il
nostro
Vecchio
era
sorridente
,
sereno
,
come
se
fosse
stato
nella
stanza
più
bella
e
più
riscaldata
del
suo
quartier
generale
.
Gli
abitanti
cercavano
di
renderci
meno
dure
le
privazioni
colle
loro
gentilezze
:
e
si
affannavano
a
portarci
da
mangiare
,
e
da
bere
;
le
donne
,
anche
delle
classi
non
basse
,
ci
portavano
il
pane
ed
il
vino
e
ci
stringevano
la
mano
.
L
'
era
una
cosa
da
far
piangere
i
sassi
...
ve
l
'
assicuro
.
All
'
alba
partimmo
e
ci
frastagliammo
compagnie
per
compagnie
nei
borghi
diversi
,
adiacenti
a
Malin
.
Così
passammo
l
'
intera
giornata
:
sul
far
della
sera
venne
ordine
immediato
di
partenza
,
e
difatti
tutti
insieme
si
andò
a
Lantenay
.
Qui
trovammo
un
infinità
di
guardie
mobili
,
qualche
pezzo
di
artiglieria
,
un
mezzo
squadrone
di
Chasseurs
d
'
Afrique
e
varii
corpi
di
volontari
.
Garibaldi
alloggiò
al
castello
;
noi
ci
fermammo
proprio
sotto
di
lui
e
per
riscaldarci
facemmo
degli
immensi
falò
.
I
Prussiani
erano
al
di
là
di
una
foresta
che
si
stende
sull
'
alture
del
Nord
Ovest
del
Castello
;
in
linea
retta
tra
noi
e
loro
non
ci
correva
nemmanco
un
chilometro
.
La
mattina
del
ventisei
oltre
la
paga
ci
diedero
dei
pezzi
di
capretto
che
erano
stati
requisiti
;
ma
sul
più
bello
,
allorché
si
cominciava
ad
assaporare
questa
vivanda
così
patriarcale
,
suonò
l
'
assemblea
,
e
in
un
minuto
bisognò
correre
ai
ranghi
,
lasciando
sul
terreno
e
nelle
case
più
di
metà
di
quel
cibo
,
che
con
tanta
veemenza
veniva
reclamato
dai
nostri
stomachi
vuoti
.
Appena
arrivati
al
castello
,
vedemmo
Garibaldi
a
cavallo
:
era
seguito
da
Menotti
,
da
Bordone
,
da
Canzio
.
Il
Vecchio
diede
qualche
ordine
,
poi
seguito
dai
suoi
e
da
alcune
guide
ci
precedette
,
inoltrandosi
al
trotto
verso
l
'
estremità
della
foresta
;
dopo
brevi
istanti
noi
ci
avanzammo
.
Pigliammo
una
viuzza
e
in
poco
tempo
raggiungemmo
lo
stato
maggiore
.
Allora
si
ordinò
a
due
compagnie
del
primo
battaglione
,
tra
le
quali
alla
mia
,
di
occupare
l
'
altipiano
e
di
stenderci
in
catena
.
Nell
'
eseguire
quest
'
ordine
voltai
i
miei
occhi
a
destra
e
vidi
in
terra
sdraiato
il
prode
Garibaldi
.
Egli
si
riposava
:
lì
a
cento
passi
da
noi
..
Io
non
sono
un
poeta
,
sono
un
ignorante
,
un
soldataccio
cresciuto
tra
bestemmie
della
caserma
,
ma
che
volete
,
non
ve
lo
nascondo
,
veder
quel
vecchio
,
malato
,
quell
'
uomo
della
cui
fama
è
pieno
il
mondo
e
che
si
è
già
conquistata
l
'
immortalità
,
vederlo
,
dico
lì
sdraiato
come
uno
di
noi
,
con
quella
faccia
di
santo
,
a
pochi
passi
dalla
morte
,
io
sentii
inumidirmi
le
ciglia
e
piansi
come
una
donnicciuola
,
o
come
un
abatino
.
Due
batterie
,
una
da
campagna
e
l
'
altra
da
montagna
,
presero
posizione
accanto
a
noi
.
Poco
distante
tuonava
il
cannone
;
erano
le
truppe
di
Bossak
e
di
Ricciotti
,
almeno
lo
credo
,
che
disturbavano
le
mosse
del
nemico
.
Che
magnifico
spettacolo
ci
si
presentò
agli
occhi
,
quando
principiammo
a
guardare
!
Una
vallata
ubertosissima
di
vegetazione
si
stendeva
sotto
di
noi
;
i
battaglioni
Bavaresi
e
Prussiani
formavano
un
'
estesa
e
ben
compatta
colonna
;
gli
ulani
correvan
da
un
estremo
all
'
altro
di
quella
linea
,
che
sembrava
di
ferro
,
tanto
era
nera
:
ma
colle
nostre
complessioni
e
coi
nostri
comandanti
si
ammacca
anche
il
ferro
!
..
Venne
l
'
ordine
infatti
di
avanzarsi
.
Il
terreno
che
dovevamo
percorrere
era
pieno
d
'
intoppi
:
era
un
avvicendarsi
di
piccoli
scaglioni
che
qualche
volta
ci
facevano
andare
a
gambe
levate
.
I
Francs
Tireurs
si
erano
internati
nella
foresta
e
appoggiavano
i
nostri
movimenti
.
Dopo
poco
trovammo
dietro
uno
dei
tanti
rialzi
gli
Chasseurs
d
'
Afrique
che
erano
in
esplorazione
.
Una
scarica
a
bruciapelo
eseguita
dai
Prussiani
,
li
fece
retrocedere
;
allora
occupammo
noi
la
sommità
abbandonata
dalla
nostra
cavalleria
.
Il
rombo
del
cannone
si
fece
sentire
da
tutte
e
due
le
parti
,
i
Prussiani
rispondevano
ai
nostri
con
accanimento
:
le
palle
,
le
bombe
ci
smaniavano
di
sopra
,
di
sotto
,
intorno
al
capo
,
alle
gambe
:
ogni
poco
i
superiori
ci
ordinavano
di
sdraiarci
per
terra
,
Una
rachetta
portò
via
la
coscia
del
bravo
luogotenente
Dell
'
Isola
aiutante
di
Menotti
.
Il
nostro
capitano
Morelli
era
sempre
alla
testa
della
compagnia
e
diè
prova
di
un
sangue
freddo
,
che
,
come
vecchio
soldato
,
io
vi
dichiaro
rarissimo
.
Pigliammo
d
'
assalto
un
paesetto
,
lo
traversammo
a
baionetta
calata
,
in
mezzo
agli
applausi
di
quei
buoni
abitanti
.
I
Prussiani
si
ritiravano
colle
loro
artiglierie
:
apriamo
il
cuore
alla
gioia
,
guardiamo
e
si
vede
in
capo
alla
strada
il
Generale
;
ma
dunque
quest
'
uomo
è
per
tutto
,
quest
'
uomo
è
miracoloso
,
quest
'
uomo
è
invulnerabile
!
..
Gridano
i
volontari
,
e
poi
,
tutti
prorompono
in
acclamazioni
all
'
illustre
condottiero
.
Garibaldi
ci
salutava
col
suo
solito
sorriso
,
poi
,
chiamata
una
tromba
,
si
fece
dare
un
poco
da
bere
,
e
bevve
l
'
acqua
di
una
vicina
pozzanghera
.
Intanto
il
cielo
aveva
aperto
le
sue
cateratte
,
ed
una
pioggia
diabolica
c
'
inzuppava
maledettamente
i
vestiti
,
e
ci
rendeva
assai
malagevole
il
camminare
a
causa
del
fango
che
produceva
.
Facemmo
alto
in
un
luogo
disabitato
e
scoperto
;
quivi
sfilò
innanzi
ai
nostri
occhi
tutto
il
piccolo
esercito
che
aveva
sotto
di
se
Garibaldi
.
Passato
che
fu
,
venne
anche
per
noi
l
'
ordine
di
avanzarci
senza
sapere
ove
si
andasse
e
senza
nemmeno
curarsene
:
che
il
buon
soldato
non
deve
mai
discutere
,
nè
sofisticare
su
quanto
ordinano
i
superiori
.
Dopo
aver
camminato
un
poco
,
noi
del
battaglione
,
comandato
da
Ciotti
,
arrivammo
in
un
piccolo
villaggio
situato
al
Nord
di
Lantenay
,
e
qui
dalla
bocca
stessa
dei
villici
sapemmo
che
i
Prussiani
,
prima
di
partire
,
avevan
fatto
man
salva
di
tutto
il
bestiame
.
Di
cibo
non
ci
era
da
parlarne
,
e
noi
si
aveva
un
appetito
numero
uno
;
una
sola
botteguccia
era
aperta
,
ma
anche
in
questa
non
si
trovavano
che
pochi
pezzucci
di
pane
;
li
dividemmo
da
buoni
fratelli
,
ma
appena
si
cominciavano
a
divorare
,
eccoti
di
nuovo
l
'
ordine
d
'
immediata
partenza
.
Ragazzi
miei
,
non
è
il
fuoco
che
costituisce
lo
amaro
di
una
campagna
,
chè
anzi
ne
è
la
pagina
bella
;
sono
le
privazióni
e
gli
stenti
,
a
cui
però
di
buon
grado
deve
assoggettarsi
il
soldato
dell
'
idea
.
Noi
eravamo
stanchi
,
le
gambe
non
ci
reggevano
più
,
i
respiri
si
elevavano
a
mala
pena
dal
petto
,
ma
il
nostro
lavoro
non
era
terminato
,
bisognava
finirlo
,
come
volea
Garibaldi
,
e
o
male
o
bene
noi
lo
facemmo
ed
ecco
come
andò
.
Il
Generale
voleva
sorprendere
Digione
,
ed
era
sicuro
d
'
impadronirsene
con
uno
dei
suoi
colpi
di
mano
e
vi
garantisco
che
sarebbe
riuscito
....
Oh
!
mille
valorosi
di
più
o
duemila
vigliacchi
di
meno
,
e
avreste
veduto
!
Noi
ci
inoltrammo
silenziosi
lungo
la
strada
;
avevamo
avuto
il
comando
di
non
scaricare
il
fucile
;
quatti
quatti
senza
respirare
nemmeno
,
col
cuore
che
ci
batteva
forte
forte
,
procedevamo
in
mezzo
a
quel
buio
d
'
inferno
;
nessun
rumore
si
sentiva
all
'
intorno
:
un
acquazzone
tremendo
ci
percoteva
da
tutti
i
lati
.
Noi
marciavamo
per
primi
insieme
ad
una
compagnia
di
Francs
tireurs
,
dietro
a
noi
venivano
diversi
battaglioni
di
guardie
mobili
e
l
'
artiglieria
.
Così
giungemmo
fino
a
un
kilometro
dalla
città
;
pareva
che
i
Prussiani
non
si
fossero
anche
accorti
di
noi
;
un
subitaneo
schioppettìo
di
fucilate
ci
rese
sicuri
che
la
nostra
avanguardia
era
alle
prese
cogli
avamposti
dell
'
inimico
.
I
nostri
superiori
ci
diedero
l
'
ordine
che
ad
ogni
scarica
,
ci
buttassimo
nei
fossi
che
fiancheggiavano
la
strada
;
questi
erano
pieni
d
'
acqua
,
e
allorché
il
lampo
annunziatore
delle
palle
vicine
si
faceva
vedere
in
quel
buio
,
noi
prendevamo
dei
bagni
,
nè
troppo
comodi
in
quella
stagione
,
nè
troppo
puliti
.
Però
di
tratto
in
tratto
ci
si
avanzava
,
tra
quel
diavoleto
:
le
nostre
trombe
suonavano
avanti
;
avanti
,
gridavano
gli
ufficiali
;
avanti
si
gridava
noi
tutti
,
e
come
un
sol
uomo
,
ci
spingevamo
,
ci
accalcavamo
,
per
quella
strada
che
poco
dopo
doveva
essere
ingombra
da
mucchi
di
deformati
cadaveri
.
Già
qualche
ferito
emetteva
grida
strazianti
,
già
l
'
aria
s
'
impregnava
di
quel
simpatico
odore
di
polvere
che
suole
accompagnare
i
combattimenti
,
già
il
lontano
rullo
del
tamburo
,
il
subito
guizzo
che
pari
a
lingua
di
fuoco
si
ripercuoteva
per
tutta
quella
estensione
,
e
il
fischio
non
interrotto
mai
delle
micidialissime
palle
nemiche
,
ci
rendeva
sicuri
che
assistevamo
ad
un
'
imponente
battaglia
.
Le
scariche
dei
Prussiani
di
minuto
in
minuto
crescevano
d
'
intensità
,
eppure
noi
fedeli
ai
nostri
ordini
non
ci
azzardavamo
a
far
uso
delle
nostre
armi
,
quando
quei
vili
delle
guardie
mobili
cominciarono
a
scappare
e
a
tirar
fucilate
all
'
indietro
,
fucilate
che
colpivano
noi
,
non
i
Prussiani
.
L
'
impresa
a
quel
momento
si
poteva
chiamare
fallita
;
un
uomo
prudente
,
uno
che
va
col
successo
si
sarebbe
ritirato
,
ma
Garibaldi
era
lì
in
prima
fila
,
ma
noi
si
vedeva
fuggire
i
Francesi
e
volevamo
far
vedere
quanto
più
di
loro
valessero
i
calunniati
Italiani
,
epperciò
con
l
'
entusiasmo
di
chi
sa
di
sacrificarsi
per
una
idea
generosa
si
stava
fermi
,
al
nostro
posto
.
E
lì
morì
il
povero
tenente
,
Anzillotti
;
lì
morì
il
bravo
Del
Pino
uno
dei
ragazzì
più
buoni
e
più
coraggiosi
che
io
m
'
abbia
conosciuto
,
e
certo
uno
dei
migliori
della
mia
compagnia
.
Non
vi
sto
a
dire
il
numero
dei
feriti
,
i
Carabinieri
Genovesi
furono
decimati
...
gli
Italiani
si
battevano
e
si
battevano
da
eroi
.
Fu
giuocoforza
il
ritirarsi
;
mai
ritirata
poteva
cominciare
con
tanto
disordine
;
si
correva
all
'
impazzata
pei
campi
,
ogni
poco
,
si
cadeva
per
terra
,
ogni
poco
ci
si
trovava
a
mezza
gamba
nell
'
acqua
,
e
tutto
questo
sotto
un
fuoco
continuo
di
mitragliatrici
,
di
cannoni
,
di
moschetterìa
.
Giunto
a
capo
di
una
viuzza
,
fui
scaraventato
per
terra
:
tentai
di
rialzarmi
,
mi
fu
impossibile
poco
dopo
io
era
fuori
dei
sensi
;
non
so
quanto
durò
,
il
mio
sbalordimento
;
quando
mi
riebbi
mi
trovai
sopra
un
barroccio
che
mi
portò
all
'
ambulanza
d
'
Autun
,
da
dove
fui
trasferito
a
Lione
.
Un
'
impertinentissima
scheggia
di
mitraglia
mi
aveva
forato
la
coscia
.
Ottenuto
un
permesso
di
convalescenza
,
ho
fatto
un
mesetto
di
villeggiatura
a
Nizza
,
e
ora
me
ne
torno
lassù
,
che
,
grazie
al
Cielo
,
della
forza
per
battermi
coi
Prussiani
ne
ho
sempre
,
perché
,
sappiatelo
ragazzi
,
una
battaglia
è
uno
di
quei
divertimenti
che
non
capitano
ad
ogni
canto
di
gallo
;
si
può
morire
,
ma
dove
volete
trovarmi
una
cosa
più
bella
di
morire
,
in
mezzo
al
fumo
,
al
rumore
,
alle
trombe
e
alla
gloria
...
eh
!
via
dunque
,
venite
con
me
,
e
vi
farete
onore
,
il
vecchio
Mago
ha
veduto
troppe
volte
da
vicino
la
morte
,
perché
vi
possa
far
fare
una
figuraccia
indecente
.
-
Evviva
il
Mago
!
-
Gridarono
tutti
e
tutti
picchiarono
il
bicchiere
tra
loro
.
Dopo
aver
discorso
un
'
altra
buona
mezz
'
ora
,
dopo
aver
domandato
tutto
il
domandabile
al
brav
'
uomo
che
aveva
già
veduto
i
Prussiani
,
ci
congedammo
da
quell
'
allegra
compagnia
e
ci
avviammo
all
'
albergo
.
-
Ma
se
ci
mandassero
con
Frapolli
!
-
Esclamò
uno
di
noi
per
la
strada
.
-
Che
...
Parleremo
ben
chiaro
al
Comitato
,
noi
intendiamo
di
batterci
e
non
di
fare
il
framassone
a
cento
miglia
dal
teatro
della
guerra
.
-
E
però
va
specificato
-
ci
disse
uno
che
per
buona
fortuna
era
venuto
dalla
taverna
con
noi
-
Perché
quei
signori
che
spediscono
sono
tutti
una
zuppa
e
un
pan
molle
con
quelli
arfasatti
e
se
voi
state
zitti
,
vi
trovate
di
certo
mistificati
.
Noi
ringraziammo
il
gentile
consigliero
e
ci
addormentammo
decisi
di
raggiungere
tra
poche
ore
il
generale
,
e
l
'
Armata
dei
Vosgi
.
CAPITOLO
VI
.
Il
giorno
seguente
,
appena
fu
un
'
ora
da
persone
educate
,
andammo
dal
Comitato
.
Dopo
molta
anticamera
,
chè
anche
nella
democrazia
quando
si
comincia
a
salire
si
assume
tutte
le
belle
e
gentili
maniere
le
quali
distinguono
l
'
aristocrazia
,
fummo
introdotti
in
quel
sinedrio
di
senno
e
di
patriottismo
,
e
ci
trovammo
davanti
al
presidente
Panni
,
un
omaccino
tarchiato
colla
barba
lunga
,
nato
a
Firenze
ma
domiciliato
da
vario
tempo
a
causa
di
affari
a
Marsiglia
.
Tanto
lui
come
il
segretario
Lalli
,
si
davano
tutto
il
tuono
di
persone
importanti
,
ci
squadravano
dall
'
alto
in
basso
con
una
prosopopea
da
commissarii
di
polizia
,
e
parlavano
della
guerra
colla
medesima
autorità
,
che
avrebbero
adoperato
se
fossero
stati
generali
d
'
armata
o
per
lo
meno
,
capi
di
stato
maggiore
....
.
Adempiute
le
formalità
,
di
quella
specie
di
arruolamento
che
si
firmava
presso
di
loro
,
noi
facemmo
noto
a
quella
gente
,
il
nostro
proposito
di
andare
diretti
al
quartier
generale
dì
Garibaldi
.
-
Loro
possono
andare
anche
con
Frapolli
-
Ci
disse
il
segretario
-
Tutte
le
vertenze
sono
accomodate
e
i
due
generali
,
glielo
assicuro
io
,
camminano
verso
la
medesima
mêta
.
-
Sono
belle
assicurazioni
,
ma
noi
abbiamo
deciso
di
raggiungere
Garibaldi
e
vogliamo
andare
a
Digione
.
-
Facciano
come
vogliono
;
stasera
partono
una
cinquantina
di
volontarii
...
potranno
andare
anche
loro
-
Borbottò
il
presidente
,
non
nascondendo
un
senso
di
malumore
e
di
contrarietà
:
poi
,
rivoltosi
ad
Omero
Piccini
,
fratello
di
quello
che
era
sul
Var
e
in
prigione
con
noi
,
gli
proferì
in
tuono
brusco
:
Lei
non
può
andare
.
-
E
perché
?
-
Non
lo
vede
...
è
un
ragazzo
.
Difatti
il
nostro
compagno
aveva
17
anni
.
-
Eppure
,
interrompemmo
noi
,
è
già
stato
a
Mentana
.
-
Allora
faccia
lei
...
Stasera
alle
dieci
sieno
qui
...
se
vogliono
partire
.
Cosa
dovevamo
fare
per
giungere
alle
dieci
?
..
Entrammo
nella
taverna
della
sera
avanti
...
Ah
!
così
ci
fosse
venuto
un
granchio
alle
gambe
!
..
Rivedemmo
le
simpatiche
Ebi
che
con
tanta
grazia
porgevano
il
nettare
agli
avventori
,
entusiasti
delle
loro
bellezze
,
le
rivedemmo
,
e
ci
attaccammo
discorso
;
si
parlò
della
guerra
,
della
Francia
,
delle
donne
Italiane
,
che
esse
dicevano
bellissime
,
delle
prossime
emozioni
del
campo
,
della
moda
,
dei
vestiti
corti
,
del
ciuco
ammaestrato
che
facevano
vedere
sul
porto
,
della
guardia
mobile
,
dell
'
esercito
di
Bourbaki
e
dei
pasticcini
di
Strasburgo
che
non
arrivavano
più
.
Erano
discorsi
le
più
volte
senza
senso
comune
,
ma
che
servivano
ammirabilmente
per
farci
ammazzare
alla
meno
peggio
qualche
ora
.
Il
male
si
fu
,
che
le
parole
erano
accompagnate
dalle
libazioni
:
le
libazioni
c
'
indussero
a
fare
il
dejuner
,
questo
tirò
dietro
da
se
lo
Champagne
...
Avevamo
cominciato
a
sdrucciolare
su
una
sgamba
viuzza
e
ormai
bisognava
ruzzolare
a
rotta
di
collo
per
tutta
la
china
.
Il
piacere
di
esser
giunti
finalmente
in
quella
Francia
,
che
da
tanto
tempo
agognavamo
,
il
trovarsi
accanto
a
quelle
vaghe
ragazze
,
la
generosità
dei
vini
che
avevamo
trincato
,
la
gioventù
che
ci
bolliva
nel
cuore
,
ci
avevano
sprigionato
tale
un
'
allegrezza
dalle
più
intime
fibre
,
che
,
non
sapendo
più
quello
che
si
faceva
,
ridevamo
senza
alcuna
ragione
,
folleggiavamo
come
se
fossimo
tornati
bambini
,
si
faceva
le
più
strane
proposte
e
tutte
venivano
approvate
.
-
Andiamo
tutti
in
barca
sul
porto
.
-
Sì
...
sì
...
sul
porto
.
E
prese
a
braccetto
le
due
silfidi
,
ci
avviammo
versò
il
mare
,
traversammo
la
popolosa
città
e
poco
dopo
eravamo
in
barchetta
.
Io
ero
divenuto
il
cavaliere
servente
o
per
dir
meglio
il
consigliere
intimo
della
più
giovine
delle
due
vezzose
sorelle
.
Essa
chiamavasi
Aissa
,
e
nella
sua
vita
disordinata
,
aveva
veduto
l
'
Affrica
,
la
Spagna
,
l
'
Italia
sempre
con
nuovi
amanti
,
e
cercando
soltanto
la
voluttà
vertiginosa
dell
'
orgia
;
senza
curarsi
nè
punto
nè
poco
del
mondo
,
delle
convenienze
sociali
e
di
quel
buon
nome
che
si
acquista
soltanto
col
rispetto
dell
'
apparenze
,
la
capricciosissima
figlia
d
'
Eva
,
siccome
farfalla
,
dì
fiore
in
fiore
aveva
libato
in
tutte
le
sue
forme
svariate
l
'
emozioni
e
i
piaceri
ed
ora
annoiata
di
tutto
e
di
tutti
continuava
la
sregolata
sua
vita
,
per
far
fronte
alle
spese
pazze
che
sono
la
logica
conseguenza
degli
sbalordimenti
procacciati
a
bella
posta
per
obliare
il
presente
e
per
non
pensare
all
'
avvenire
.
La
taverna
non
era
che
un
pretesto
;
la
vecchia
padrona
teneva
quelle
ragazze
per
accalappiare
i
merlotti
,
e
mentre
ritraeva
da
loro
dei
lucri
non
indifferenti
,
mentre
non
lesinava
il
denaro
per
vestirle
con
tutto
il
lusso
immaginabile
,
mai
era
larga
con
esse
dell
'
oro
che
così
indegnamente
guadagnava
.
Aissa
del
resto
era
simpaticissima
;
aveva
in
sé
qualche
cosa
di
Orientale
;
i
suoi
occhi
nerissimi
ed
umidi
sempre
indicavano
chiaramente
la
di
lei
voluttà
:
due
labbra
tumide
che
reclamavano
un
bacìo
;
due
mani
da
principessa
;
un
piedino
da
vera
Andalusa
;
insomma
un
boccone
da
fare
escire
dai
gangheri
un
anacoreta
!
Il
mare
era
tranquillo
:
la
campana
della
Madonna
della
Guardia
sonava
lentamente
;
ora
l
'
ora
poetica
delle
ricordanze
;
cento
barchette
in
qua
e
là
solcavano
le
onde
.
Noi
ci
sentivamo
commossi
;
su
'
di
un
piccolo
schifo
,
un
sonatore
girovago
,
uno
di
quei
Napoletani
che
strascinano
per
i
caffè
il
biblico
strumento
degli
antichi
profeti
,
fece
echeggiare
per
l
'
aere
una
canzonetta
patetica
,
molle
,
meridionale
e
noi
rammentammo
l
'
Italia
,
le
sue
belle
costiere
profumate
d
'
aranci
,
il
movimento
delle
nostre
città
,
le
amate
fisonomie
dei
nostri
amici
,
e
dei
nostri
congiunti
...
la
commozione
era
al
colmo
e
il
bello
si
è
che
al
pari
di
noi
erano
intenerite
le
nostre
compagne
...
E
perché
ciò
ha
da
essere
strano
?
..
Le
reminiscenze
sono
il
patrimonio
degli
sventurati
,
e
pari
alla
rugiada
del
cielo
vivificano
i
cuori
...
quelle
povere
donne
erano
certamente
sventurate
,
e
più
oneste
di
tante
che
scroccano
il
nome
d
'
oneste
nel
mondo
,
sentivano
la
santa
voluttà
di
una
lacrima
,
e
trovavano
una
scusa
ai
loro
trascorsi
,
immerse
nell
'
imponente
,
nel
sublime
spettacolo
della
calma
natura
.
La
nostra
,
escursione
si
prolungò
per
più
di
due
ore
;
il
momento
;
della
partenza
si
avvicinava
a
gran
passi
;
era
mestieri
dirci
addio
.
Riaccompagnammo
a
casa
le
donne
.
-
Vi
prometto
di
raggiungervi
-
Mi
disse
Aissa
,
stringendomi
forte
forte
la
mano
.
Io
la
guardai
e
sorrisi
:
non
credevo
punto
al
coraggio
di
quell
'
eroina
...
Col
tempo
però
come
vedranno
i
lettori
,
fui
completamente
disingannato
;
e
solo
per
tal
causa
ho
riportato
questo
episodio
della
nostra
breve
dimora
a
Marsiglia
:
episodio
che
sarebbe
stato
proprio
un
di
più
,
se
non
fosse
collegato
con
altri
che
si
svolgeranno
a
Digione
...
-
Bisogna
pagare
il
conto
-
Disse
un
di
noi
.
Oh
!
la
crudele
parola
!
..
Oh
!
la
bruttissima
prosa
dopo
tante
ore
di
non
interrotta
poesia
!
..
Ci
guardammo
in
faccia
l
'
uno
l
'
altro
!
Che
una
donna
gravida
non
vegga
mai
,
per
l
'
amore
dei
suoi
futuri
nati
,
delle
fisonomie
come
avevano
in
quel
momento
,
i
miei
compagni
...
Le
nostre
risorse
erano
tanto
limitate
,
che
se
noi
ne
fossimo
usciti
puliti
,
ci
era
di
che
attaccare
un
voto
.
Il
conto
era
di
102
franchi
:
tra
tutti
ne
avevamo
104
:
se
ci
fossimo
trattenuti
un
'
ora
di
più
si
restava
in
pegno
a
Marsiglia
!
E
la
bella
prospettiva
che
avevamo
davanti
:
intraprendere
un
viaggio
di
due
giorni
con
due
franchi
in
saccoccia
...
o
negatemi
che
in
Francia
il
divertirsi
non
costi
salato
!
Baci
,
saluti
strette
di
mano
,
e
poi
di
galoppo
al
Comitato
.
-
E
se
non
si
partisse
...
che
facciamo
senza
quattrini
?
-
Ma
!
-
Preferì
filosoficamente
il
Materassi
,
e
noi
a
nostra
volta
ripetemmo
la
filosofica
esclamazione
...
Per
buona
fortuna
quella
sera
pareva
che
si
dovesse
partire
certamente
:
erano
già
stati
distribuiti
i
berretti
rossi
ed
i
Garibaldini
,
schierati
in
due
file
lungo
la
strada
attendevano
il
luogotenente
che
doveva
accompagnarli
fino
a
Digione
.
I
volontari
erano
allegri
,
cantavano
a
squarciagola
,
e
negli
intermezzi
cianciavano
,
politicavano
,
facevano
infine
un
brusio
indiavolato
;
un
Milanese
ponendosi
ambe
le
mani
alla
bocca
imitava
perfettamente
il
fischio
del
vapore
,
un
altro
faceva
da
cane
,
abbaiando
e
guaendo
con
tanta
naturalezza
da
chiamar
per
la
strada
tutti
i
cani
che
giravano
per
quei
dintorni
.
Era
insomma
una
scena
deliziosissima
e
il
tenente
non
si
vedeva
.
Ognuno
che
abbia
frequentato
per
poco
i
volontari
,
sa
quanto
sia
susurrone
e
incontentabile
questo
elemento
,
quando
è
lontano
dal
fuoco
;
quindi
facilissimo
e
immaginarsi
quali
recriminazioni
,
quale
sussurro
provocasse
questa
inopinata
tardanza
.
Prima
furono
proteste
,
poi
fischi
acutissimi
:
finalmente
calci
e
pugni
alla
porta
.
-
Noi
non
si
vuol
fare
il
comodo
dì
nessuno
!
-
Si
comincia
male
!
Tali
erano
a
un
dipresso
le
espressioni
di
quella
gente
stizzita
,
e
a
rinforzare
la
dose
il
Mago
dava
degli
schiarimenti
sul
comitato
e
sulle
spilorcerie
ed
angherie
da
questo
commesse
per
il
passato
.
Figuratevi
,
diceva
,
che
a
me
diede
a
portare
venti
uomini
a
Dôle
,
e
mi
diedero
una
lira
per
uomo
...
Di
qui
bisognava
andare
a
Mouchard
,
ventiquattro
ore
di
strada
,
lì
bisognava
dormire
e
poi
partire
il
giorno
dopo
per
la
destinazione
...
vi
raccomando
quello
che
dovevo
fare
...
E
lo
stesso
che
a
me
è
succeduto
a
tutti
i
capi
squadra
...
Oh
!
hanno
un
gran
talento
quei
signori
di
sù
!
...
-
Abbasso
...
Abbasso
questi
grulli
-
Urlavano
tutti
-
Son
Frapollini
...
Giù
i
traditori
!
Chi
sa
dove
avremmo
finito
,
se
fortunatamente
non
avessimo
udito
degli
altri
rumori
e
più
intensi
dei
nostri
sulla
piazza
vicina
.
Cosa
era
succeduto
?
..
Noi
non
vedevamo
che
delle
guardie
mobili
,
che
venivano
via
a
rotta
di
collo
.
Rompemmo
le
righe
ed
andammo
a
vedere
cosa
era
.
Un
battaglione
delle
guardie
mobilizzate
delle
Bouches
du
Rhôn
aveva
rifiutato
partire
,
ed
aveva
lasciato
soli
sulla
piazza
,
il
maggiore
e
tre
o
quattro
altri
ufficiali
di
buona
volontà
;
uno
di
questi
si
mordeva
le
mani
e
piangeva
...
Oh
!
ne
avea
ben
ragione
:
A
vedere
quel
branco
di
vili
che
fuggivano
piuttosto
di
andare
a
difender
la
patria
,
ci
era
da
esecrare
l
'
umanità
,
di
vergognarsi
di
esser
uomini
per
non
avere
a
compagni
quella
canaglia
.
Vedendo
l
'
inutilità
della
nostra
presenza
,
tornammo
indietro
,
e
dopo
pochi
minuti
fummo
consolati
dalla
venuta
del
tenente
.
Il
nostro
accompagnatore
era
grasso
e
rubizzo
,
e
avrebbe
fatto
più
figura
vestito
da
canonico
che
da
garibaldino
.
Lo
accompagnava
una
bella
ed
elegantissima
signora
,
che
sapemmo
,
essere
la
di
lui
indivisibile
compagna
;
non
si
creda
che
quella
donna
fosse
un
'
eroina
,
giacchè
quel
tenente
in
tutta
la
campagna
avrà
forse
veduto
il
fumo
del
camminetto
:
quello
dei
combattimenti
no
certo
;
tutti
i
suoi
incarichi
si
limitavano
ad
accompagnare
i
volontari
da
Marsiglia
al
quartier
generale
;
non
nego
con
questo
che
certi
impieghi
sono
indispensabili
,
ma
io
vorrei
vederci
dei
vecchi
e
non
dei
giovani
tarchiati
e
robusti
,
come
giusto
appunto
era
il
nostro
duce
provvisorio
.
Si
fece
l
'
appello
,
eppoi
a
quattro
a
quattro
ci
movemmo
per
andare
alla
stazione
.
Che
l
'
Italia
sia
la
terra
del
canto
,
non
può
esser
dicerto
impugnato
da
chiunque
ha
fatto
anche
una
sola
campagna
;
il
soldato
Italiano
appena
si
muove
canta
,
canta
andando
all
'
attacco
,
come
quando
è
in
ritirata
,
canta
nei
malinconici
stanzoni
della
caserma
,
come
in
mezzo
alle
strade
,
quando
sa
di
partire
;
parta
per
una
guarnigione
,
parta
per
andare
alla
guerra
.
«
Non
pianger
,
mio
tesoro
Forse
ritornerò
»
Cantavamo
in
coro
noi
tutti
;
e
le
finestre
si
spalancavano
,
si
illuminavano
,
ci
offrivano
dei
leggiadri
visetti
,
degli
occhi
superbi
che
ci
lanciavano
occhiate
tanto
benigne
da
farci
commuovere
;
il
nostro
contegno
non
poteva
non
esser
paragonato
a
quello
dei
mobili
delle
Bouches
du
Rhôn
,
e
chiunque
ha
un
po
'
di
mitidio
può
di
leggieri
comprendere
quanto
un
tal
paragone
resultasse
per
noi
favorevole
.
Il
lunghissimo
tratto
di
via
che
è
tra
la
prefettura
e
la
stazione
ci
passò
in
un
baleno
;
in
una
carrozza
sul
piazzale
della
ferrovia
vedemmo
la
simpatica
Aissa
che
ci
buttò
un
bacio
sulla
punta
delle
dita
.
Se
quel
bacio
non
era
precisamente
il
castissimo
bacio
degli
angeli
,
è
innegabile
che
per
noi
era
assai
caro
.
Salutammo
gentilmente
quella
donna
;
il
sapere
che
qualcuno
serba
dolce
ricordanza
di
noi
,
ci
fa
piovere
in
cuore
un
sentimento
di
gratitudine
,
e
in
quei
momenti
che
,
volere
o
non
volere
,
non
sono
così
facili
a
ripetersi
nella
vita
di
un
uomo
,
magnifichiamo
certe
cose
alle
quali
in
certi
altri
non
daremmo
alcuna
entità
.
-
Avanti
,
march
-
Gridò
con
voce
stentorea
il
lilliputtiano
segretario
del
comitato
...
e
tutti
noi
gli
si
tenne
dietro
nella
stazione
....
Vedendo
otto
vagoni
a
nostra
disposizione
fummo
colpiti
da
una
dolce
meraviglia
.
Fin
allora
avevamo
veduto
i
soldati
ammonticchiati
l
'
uno
sull
'
altro
nei
vagoni
di
terza
classe
:
noi
tutt
'
al
più
eravamo
quattro
per
scompartimento
;
ci
era
posto
da
sdraiarsi
e
di
attaccare
anche
un
sonnellino
.
Ah
!
..
quanto
sono
fallaci
le
speranze
del
mondo
!
..
Ah
!
..
la
speranza
meretrice
della
vita
,
dirò
con
Francesco
Domenico
!
...
La
nostra
gioia
,
il
nostro
benessere
doveva
protrarsi
fino
alla
prima
stazione
,
e
questa
è
appena
a
venti
minuti
di
distanza
,
da
Marsiglia
.
Vienna
,
Avignone
,
Remoully
dovevano
vomitare
sul
nostro
disgraziatissimo
treno
una
congerie
di
mobilizzati
.
L
'
educazione
pare
che
non
entrasse
nella
teoria
che
s
'
insegnava
a
questi
campagnuoli
del
mezzogiorno
dell
'
antica
terra
dei
Druidi
.
Infatti
entravano
in
frotta
e
senza
garbo
nè
grazia
in
quei
vagoni
che
avevamo
avuto
l
'
illusione
di
credere
nostra
proprietà
;
entravano
pestandoci
i
piedi
,
sedendosi
sulle
nostre
ginocchia
con
l
'
indifierenza
di
una
donna
del
mondo
galante
,
non
però
colla
di
lei
grazia
,
nè
colla
di
lei
leggerezza
.
Fra
tutte
le
sventure
che
possono
capitare
a
un
viaggiatore
,
io
credo
,
non
esserne
alcuna
che
possa
stare
a
confronto
colla
compagnia
di
un
mobilizzato
della
campagna
.
Se
lo
immaginino
un
poco
i
lettori
:
questi
eroi
avevano
sulle
spalle
un
magazzino
,
una
vera
montagna
d
'
involti
,
di
fagotti
e
di
fagottini
;
erano
muniti
di
due
o
tre
paia
di
scarpe
;
pretendevano
di
stare
a
baionetta
in
canna
anche
tra
noi
,
anche
in
quelli
sgabuzzini
;
avevano
chi
il
cane
,
chi
un
uccello
in
gabbia
,
tutti
poi
indispensabilmente
delle
pagnotte
stragrandi
;
si
piantavano
a
sedere
,
e
per
quante
gomitate
,
per
quanti
urtoni
loro
si
amministrassero
,
non
ci
era
verso
di
farli
muovere
un
solo
centimetro
;
i
più
attaccavano
sonno
e
russavano
come
contrabbassi
;
quei
pochi
che
erano
desti
non
ci
rispondevano
,
e
si
lamentavano
tra
loro
del
governo
che
li
strappava
alle
ordinarie
occupazioni
.
I
nostri
compagni
di
viaggio
erano
vestiti
in
mille
maniere
;
ve
ne
erano
col
cappello
alla
spagnola
,
col
gasco
e
col
berretto
;
ve
ne
erano
dei
bigi
,
dei
neri
,
dei
verdi
,
dei
turchini
;
avevano
tutti
il
fucile
all
'
antica
ed
in
pessimo
stato
.
Siamo
giusti
!
..
Se
le
guardie
mobili
hanno
fatto
nella
campagna
del
1871
una
figura
non
invidiabile
,
non
ne
sono
del
tutto
colpevoli
.
Comandate
dal
nipote
del
sindaco
,
dallo
speziale
del
luogo
,
dal
Beniamino
della
moglie
del
sottoprefetto
,
insomma
da
tutti
ufficiali
creati
per
dato
e
fatto
dell
'
impero
,
e
che
non
ne
sapevano
un
acca
:
armate
con
certi
fucili
che
avevano
più
apparenza
di
schizzettoni
che
di
armi
micidiali
:
disilluse
di
tutto
,
persuase
di
esser
tradite
e
condotte
al
macello
(
persuasione
che
io
credo
loro
avessero
inoculata
i
preti
)
dolenti
di
avere
a
trascurare
i
loro
interessi
per
una
patria
,
che
finora
non
conoscevano
,
esse
non
potevano
fare
eroismi
:
l
'
eroismo
richiede
la
convinzione
:
l
'
eroismo
nasce
dalla
virtù
cittadina
.
Appena
cominciò
a
farsi
giorno
cominciammo
a
vedere
le
colline
circostanti
a
Lione
;
colline
che
nelle
belle
stagioni
devono
essere
amenissime
;
ubertose
per
viti
dell
'
altezza
di
un
palmo
,
così
fitte
tra
loro
da
farti
sembrare
quei
campi
un
'
estesa
brughiera
,
bagnate
da
un
'
infinità
di
ruscelletti
che
scorrono
placidamente
alle
loro
falde
,
per
perdersi
poi
nella
Loira
o
nel
Rodano
.
A
tutte
le
stazioni
eravi
un
movimento
indicibile
:
un
andare
e
venire
di
soldati
e
di
guardie
nazionali
:
uno
stringersi
di
mano
,
un
baciarsi
tra
loro
nei
vari
gruppi
che
facevano
ressa
intorno
a
quei
che
partivano
.
Finalmente
si
cominciò
a
vedere
un
'
infinità
di
cammini
di
fabbriche
;
poi
una
miriade
di
case
e
di
palazzi
;
finalmente
si
trascorse
in
mezzo
ad
immensi
magazzini
.
Eravamo
arrivati
a
Lione
.
Sotto
la
magnifica
stazione
ci
si
mise
in
rango
e
il
tenente
ci
fece
un
'
arringa
che
non
aveva
certo
nessuna
parentela
,
neppure
alla
più
lontana
,
con
quello
di
Demostene
o
di
Napoleone
primo
.
Fece
l
'
eroe
,
magnificò
le
gesta
dei
Garibaldini
nostri
predecessori
,
sfoggiò
di
tutti
i
luoghi
comuni
che
si
sono
inventati
dal
quarantotto
a
questa
parte
,
e
tutto
questo
per
dirci
che
bisognava
rimanere
fino
alla
sera
a
Lione
,
e
che
coloro
i
quali
non
sarebbero
partiti
,
sarebbero
restati
!
Questa
peregrina
scoperta
del
nostro
duce
ci
fece
acquistare
una
grande
opinione
sul
di
lui
talento
;
lo
salutammo
perciò
con
rispetto
,
e
contenti
di
vedere
anche
questa
nuova
città
,
e
di
paragonarla
con
quella
che
avevamo
lasciato
da
così
poco
tempo
,
scendemmo
la
gradinata
che
è
davanti
all
'
edifizio
e
ci
trovammo
nella
magnifica
piazza
con
due
fontane
,
che
gli
sta
dicontro
.
CAPITOLO
VII
.
Lione
era
seria
;
non
il
brio
di
Marsiglia
per
le
sue
vie
sempre
affollate
di
popolo
,
non
il
più
piccolo
movimento
d
'
allegria
negli
eleganti
caffè
:
moltissimi
negozi
chiusi
,
poche
le
donne
abbigliate
con
galanteria
ed
anche
queste
non
curate
;
un
affacendarsi
continuo
vicino
alla
prefettura
ed
alla
Mairie
per
sapere
i
dispacci
,
per
strappare
la
notizia
più
piccola
agli
uscieri
,
ai
galoppini
,
a
qualche
soldato
.
Quasi
tutti
coloro
che
si
incontrava
,
avevano
il
berretto
da
guardia
nazionale
,
alcuno
non
abbandonava
mai
il
fucile
;
tutti
poi
erano
muniti
di
sciabole
o
di
pistole
;
vedemmo
diversi
a
braccetto
delle
loro
mogli
,
armati
fino
a
denti
,
agitarsi
a
mo
'
degli
ubriachi
e
vociare
a
squarciagola
:
Ah
,.,
si
viennent
les
Prussiens
!
,
...
Era
proprio
così
;
nessuno
si
sarebbe
mosso
per
andare
a
incontrare
il
nemico
,
ma
guai
a
lui
se
avesse
osato
di
presentarsi
fiu
sotto
le
mura
!
Le
fortificazioni
si
rinforzavano
;
sulle
piazze
si
vedevano
parchi
d
'
artiglieria
,
e
capannoni
di
legno
che
servivano
di
rimesse
ai
cavalli
;
fanteria
,
lancieri
,
pollacchi
,
mobilizzati
,
compagnie
addette
alle
mitragliatrici
...
;
un
esercito
insomma
;
uniformi
per
tutti
i
gusti
;
una
idea
tale
di
resistenza
da
mettere
anima
in
corpo
all
'
uomo
più
vigliacco
del
mondo
-
Ma
come
mai
ne
hanno
buscate
-
Si
diceva
tra
noi
-
con
tutti
questi
soldati
che
abbiamo
veduto
in
due
giorni
?
Spuntava
in
qua
e
là
,
ma
raramente
,
per
le
vie
anche
qualche
berretto
da
Garibaldino
.
-
E
come
mai
siete
qua
?
-
Domandammo
ad
uno
di
quelli
che
ci
avevano
colpito
con
tale
sorpresa
.
-
Siam
qua
con
Frapolli
-
Ci
rispose
questi
ingenuamente
.
-
O
perché
non
raggiungete
il
generale
?
-
Lo
raggiungeremo
quanto
prima
.
-
E
chi
ve
lo
ha
detto
?
..
-
Il
nostro
capo
!
-
Ed
è
qui
in
Lione
il
vostro
capo
?
-
Sì
..
oggi
anzi
è
a
un
banchetto
Massonico
.
-
Questo
ci
fa
piacere
!
..
I
Francesi
a
quel
che
pare
,
trattano
bene
gli
Italiani
..
-
Oh
!
In
quanto
a
cotesto
non
ci
è
da
fare
eccezioni
...
Si
figurino
:
in
quattro
mesi
sarà
il
centesimo
banchetto
a
a
cui
assiste
il
nostro
generale
...
e
quando
ci
ha
menato
anche
noi
,
le
abbiamo
fatte
noi
pure
le
belle
strippate
e
le
belle
bevute
!
-
Empitevi
tutti
!
-
Esclamai
io
un
poco
irritato
-
Empitevi
e
così
serbando
la
pancia
ai
fichi
,
mentre
i
vostri
fratelli
arrischieranno
la
vita
per
battere
i
Prussiani
,
voi
batterete
i
pasticciai
e
il
Bordeaux
risparmiando
dell
'
esistenze
così
utili
all
'
umanità
pericolante
.
Il
nostro
interlocutore
non
mi
rispose
,
ci
disse
addio
e
se
ne
andò
:
noi
pure
ce
ne
andammo
verso
una
trattoria
,
dove
mangiammo
in
fretta
e
furia
per
poter
dare
un
'
occhiata
alle
bellezze
principali
della
città
.
Per
tutto
dove
andavamo
si
trovava
una
piccola
cassetta
,
su
cui
in
grossi
caratteri
era
scritto
:
Sécours
aux
blessées
;
per
tutto
dove
andavamo
per
lo
spaccio
delle
manifatture
non
vedevamo
che
donne
:
ciò
non
ci
recò
alcuna
sorpresa
,
perché
anche
nella
scioperata
Marsiglia
,
avevamo
veduto
adottato
lo
stesso
sistema
.
In
Francia
non
si
vedono
come
da
noi
degli
uomini
incaricati
di
dar
sigari
agli
avventori
,
di
misurare
le
tele
,
le
stoffe
,
di
contare
i
punti
del
biliardo
,
di
fare
insomma
tutte
quelle
piccole
cose
che
possono
esser
fatte
benissimo
da
donne
e
che
troppo
impugnano
al
posto
che
l
'
uomo
deve
avere
in
società
a
causa
della
di
lui
forza
,
e
delle
di
lui
attività
.
Gli
uomini
lavorano
nelle
fabbriche
,
passano
le
loro
giornate
nelle
officine
,
accudiscono
ai
loro
interessi
,
ma
non
tolgono
certi
lavori
da
nulla
alle
femmine
,
ma
si
vergognerebbero
ad
esser
impiegati
in
certe
funzioni
,
che
si
compiono
oziando
.
La
sera
si
avvicinava
;
noi
prendemmo
direzione
verso
la
ferrovia
:
passando
sul
quai
sul
Rodano
(
passeggiata
che
ci
rammentava
Firenze
e
i
nostri
lungarni
)
facemmo
una
breve
sosta
ad
una
taverna
per
bere
un
bicchiere
di
vin
caldo
.
Qui
vedo
il
lettore
alzare
le
spalle
,
farmi
il
viso
dell
'
arme
e
susurrare
stizzosamente
:
«
Ma
dunque
non
facevate
che
bere
?
...
E
invece
di
vergognacene
ora
ve
ne
fate
bello
,
come
se
ciò
costituisse
una
delle
più
predilette
occupazioni
della
vostra
esistenza
»
.
Non
vi
nego
quest
'
ultima
verità
:
per
me
il
generoso
umore
della
vite
è
il
solo
amico
dell
'
uomo
;
per
lui
si
dimenticano
gli
affanni
,
le
codardie
,
le
ignominie
di
questa
società
di
buffoni
,
per
lui
i
tradimenti
amorosi
finiscono
col
non
farci
nè
caldo
,
nè
freddo
:
per
lui
germogliano
a
mille
e
mille
nel
cuore
le
magnanime
idee
,
e
nel
cervello
le
ardite
concezioni
.
Chi
sa
dirmi
quante
idee
ci
sono
in
un
fiasco
di
vino
?
...
Esclamava
il
compianto
Ugo
Tarchetti
,
uno
di
quei
perduti
che
cadono
avvizziti
per
esuberanza
di
cuore
;
noi
lasciamo
al
buon
Evio
le
ispirazioni
delle
quali
era
così
prodigo
a
Orazio
e
a
Plutarco
,
noi
gli
chiediamo
solamente
l
'
oblio
.
Nella
stanza
di
aspetto
della
ferrovia
,
dove
ci
riducemmo
quasi
subito
,
al
nostro
arrivo
si
aggirava
una
folla
stragrande
:
quel
movimento
c
'
inebriava
:
in
un
canto
del
salone
noi
vedemmo
un
gran
cartello
dove
a
caratteri
cubitali
era
scritto
:
Qui
si
dà
da
mangiare
e
da
bere
ai
soldati
di
passaggio
.
Credo
inutile
il
dire
che
quell
'
appello
non
trovava
dei
sordi
;
intorno
a
quella
porta
era
un
'
accalcarsi
,
specialmente
di
mobilizzati
da
far
rabbia
:
a
onor
del
vero
anche
qualche
Garibaldino
non
fece
il
restìo
:
l
'
amico
disertore
,
da
volpe
vecchia
,
rinnovò
un
par
di
volte
,
e
ci
magnificò
poco
dopo
la
squisitezza
dei
cibi
,
il
gentile
contegno
ed
i
modi
aggraziati
delle
belle
ragazzine
che
li
distribuivano
,
la
succulenza
dei
consommés
e
delle
gelatine
,
apprestate
per
i
feriti
,
ma
che
egli
aveva
assaggiato
,
facendo
lo
zoppo
.
L
'
esempio
dì
lui
venne
tosto
imitato
da
moltissimi
dei
nostri
commilitoni
:
una
valanga
di
storpi
e
di
zoppi
si
rovesciò
sul
desco
,
dove
le
vivande
erano
apprestate
;
una
tal
cosa
mi
fece
provare
una
forte
repugnanza
,
e
mi
fece
disperare
di
quei
soldati
che
mentivano
per
una
zuppa
.
Fortuna
che
al
fuoco
si
portarono
dappoi
tanto
eroicamente
da
farmi
attribuire
a
semplice
giovanile
vaghezza
,
quello
che
in
quel
mentre
mi
aveva
prodotta
un
'
impressione
tanto
spiacevole
!
Se
da
un
lato
avevamo
questo
brutto
spettacolo
,
dall
'
altro
lato
però
ci
consolava
la
vista
ed
il
cuore
un
esempio
di
carità
cittadina
,
che
vorrei
potere
eternare
.
Questo
esempio
ci
veniva
dato
da
donne
;
già
la
più
bella
metà
del
genere
umano
fu
,
è
,
e
sarà
sempre
in
prima
linea
laddove
trionfa
sovrana
la
santa
religione
dall
'
affetto
.
Cinque
,
o
sei
signore
,
tutte
vestite
di
nero
,
tutte
colla
fascia
al
braccio
,
distintivo
dell
'
ambulanze
,
giravano
per
ogni
verso
,
si
affaticavano
a
far
complimenti
onde
raccogliere
offerte
per
i
feriti
.
Il
portamento
distinto
,
il
loro
modo
gentile
di
chiedere
,
la
squisita
educazione
che
trapelava
dai
loro
discorsi
più
inconcludenti
ci
resero
certi
che
quelle
donne
appartenevano
ad
elevatissimo
rango
:
stuzzicare
la
sensibilità
,
mettere
in
opera
anche
un
po
'
dì
civetteria
per
fare
più
quattrini
per
i
poveri
diavoli
che
scontavano
la
pena
di
aver
troppo
amato
la
patria
e
l
'
umanità
...
ecco
quale
era
lo
scopo
di
queste
generose
,
e
si
sforzavano
di
raggiungerlo
con
la
abnegazione
dell
'
apostolo
,
colla
poesia
che
suole
essere
ispirata
dall
'
idea
di
fate
un
'
opera
buona
.
Bisognava
vedere
con
che
grazia
le
vi
levavano
di
tasca
il
denaro
!
...
se
un
ministro
delle
finanze
avesse
di
tali
esattori
il
nostro
impareggiabile
pareggio
sarebbe
pareggiato
!
....
bisognava
vederle
queste
care
donnine
,
abituate
all
'
atmosfera
profumata
dei
saloni
,
al
linguaggio
adulatore
dei
felici
del
mondo
,
bisognava
vederle
,
ripeto
,
discorrere
confidenzialmente
coll
'
operaio
dalla
giubba
sdrucita
,
colla
popolana
i
cui
vestituccì
emanavano
degli
effluvi
tutt
'
altro
che
aristocratici
,
ringraziarli
con
amabile
sorriso
,
infonder
loro
speranza
,
promettere
di
occuparsi
dei
loro
cari
che
erano
al
campo
,
stringer
loro
cordialmente
la
destra
.
Spiccava
sopra
tutte
le
altre
per
autorità
una
vecchia
matrona
:
una
di
quelle
matrone
dell
'
antico
stampo
,
che
fedeli
alle
tradizioni
cingevano
la
spada
ai
loro
figliuoli
,
quando
si
trattava
di
difendere
il
re
e
la
patria
;
la
di
lei
fisonomia
avrebbe
ispirato
rispetto
all
'
uomo
più
screanzato
del
mondo
.
Passò
vicino
a
me
,
io
le
feci
cenno
dì
avvicinarmisi
e
nello
stesso
tempo
mi
avvicinai
verso
di
lei
.
-
Cosa
bramate
?
-
Mi
domandò
per
la
prima
.
-
Vorrei
fare
la
mia
piccola
offerta
-
Apro
una
parentesi
;
la
mia
borsa
sì
era
rafforzata
di
poche
lire
,
datemi
da
mio
fratello
che
fortunatamente
non
aveva
preso
parte
alle
nostre
poetiche
smancerie
di
Marsiglia
.
-
Ma
voi
siete
soldato
?
-
Mi
disse
con
meraviglia
la
signora
-
voi
pure
potrete
esser
ferito
....
-
Speriamo
di
no
!
-
Ve
lo
auguro
...
Ma
perché
espropriarvi
di
una
somma
che
può
farvi
comodo
?
Provai
un
leggero
imbarazzo
;
la
mia
scappata
poteva
costarmi
salata
:
la
mia
dignità
m
'
imponeva
un
ultimo
sacrifizio
;
si
parlava
di
una
somma
...
ed
era
precisamente
quello
che
avrei
desiderato
in
quel
momento
;
posi
mano
alla
borsa
e
diedi
due
lire
che
mi
escivano
dagli
occhi
;
ma
pure
tentai
di
richiamare
un
sorriso
sul
labbro
e
dissi
:
È
l
'
offerta
della
vedova
...
-
La
più
gradita
al
Signore
;
-
Ma
non
probabilmente
ai
feriti
.
La
mia
interlocutrice
fe
'
una
boccaccia
,
e
poi
riprese
di
subito
:
Voi
siete
Italiano
?
-
Sì
...
signora
.
-
Me
ne
ero
accorto
al
vostro
disprezzo
per
le
cose
sacre
.
Rimasi
di
sasso
;
che
avessi
avuto
anche
a
subirmi
una
romanzina
in
tutte
le
regole
?
la
signora
difatti
con
voce
calma
,
accento
di
madre
,
cominciò
a
dirmi
:
Voi
siete
giovane
,
e
son
sicura
che
diventerete
un
bravo
soldato
,
ma
anche
voi
pur
troppo
siete
affetto
dalla
malattia
che
condurrà
a
perdizione
il
vostro
bel
paese
.
Ma
che
vi
ha
fatto
quel
povero
vecchio
di
Pio
IX
per
entrargli
nella
sua
città
a
forza
di
cannonate
,
per
tenerlo
prigioniero
nel
Vaticano
?
-
E
perché
prender
Roma
?
Non
è
dessa
la
città
di
san
Pietro
,
del
Cattolicismo
,
di
tutti
coloro
che
si
son
dedicati
a
questa
sublime
religione
che
ha
per
precetto
di
dimenticare
le
offese
,
di
amare
tutti
come
noi
stessi
,
di
sollevare
quelli
che
soffrono
?
Un
amico
un
pochino
più
scettico
di
me
,
presente
al
colloquio
,
mi
susurrò
negli
orecchi
:
Questa
non
è
una
donna
,
è
un
priore
di
campagna
.
Io
invece
che
non
credo
a
nulla
,
compresi
quello
che
passava
nel
cuore
della
vecchia
signora
,
e
piuttosto
che
attaccare
una
disputa
con
una
che
aveva
tutta
la
poesia
della
fede
,
che
mi
simpatizzava
per
il
modo
con
cui
ne
faceva
propaganda
,
mi
contentai
di
dirle
che
non
si
andava
daccordo
.
-
Io
torno
alle
mie
elemosine
-
Allora
la
mi
replicò
-
spero
però
che
resteremo
amici
!
-
Sarò
onorato
di
una
tale
fortuna
.
-
Se
restate
in
Lione
...
-
Io
parto
stasera
!
...
Ed
ecco
ci
è
là
il
nostro
tenente
che
ci
fa
cenno
di
seguirlo
.
-
A
rivederci
...
A
rivedervi
colla
commenda
...
e
vestito
da
capitano
!
-
Potevate
dire
addirittura
da
generale
!
-
E
perché
no
?
...
Il
soldato
francese
ha
in
tasca
il
bastone
da
maresciallo
!
Io
mi
rammentai
che
ci
avevo
pochi
soldi
soltanto
e
mi
passò
la
poesia
.
La
signora
sorridendomi
si
era
allontanata
.
-
Dove
si
va
tenente
?
-
Non
so
,
se
a
Autun
o
a
Digione
.
-
Come
...
lei
non
lo
sa
?
...
O
per
che
direzione
si
parte
?
-
Ma
!
...
-
O
chi
ce
lo
deve
dire
?
-
Il
quartier
generale
doveva
trasferirsi
a
Digione
,
non
so
se
abbia
avuto
ancora
luogo
un
tal
trasferimento
.
Lo
dimanderemo
al
capo
stazione
.
-
Al
capo
stazione
!
...
-
Si
ripetè
tutti
meravigliati
-
Per
vedere
di
queste
cose
bisognava
venir
proprio
in
Francia
!
E
in
Italia
che
dicevamo
nel
1867
di
aver
raggiunto
l
'
apice
della
confusione
!
Un
innocentissimo
capo
stazione
ridotto
lì
per
lì
a
capo
di
stato
maggiore
per
provvedere
al
movimento
dei
corpi
che
son
di
passaggio
,
ci
riesciva
proprio
nuova
di
zecca
!
E
qui
al
solito
tutti
i
discorsi
di
convenzione
che
si
ripetono
in
tutte
le
campagne
.
-
E
se
il
capo
stazione
ci
tradisse
?
-
E
se
fosse
una
spia
dei
Prussiani
?
-
O
anche
che
non
ne
sappia
nulla
sarà
un
bel
lavoro
!
-
Ma
chi
è
quest
'
imbecille
di
tenente
che
non
prende
nemmeno
ordini
?
-
Ve
lo
diceva
che
era
anche
lui
della
cricca
!
-
Già
...
e
ora
cerca
tutti
i
mezzi
per
farci
restar
con
Frapolli
.
-
Abbasso
Frapolli
!
-
Abbasso
il
tenente
!
E
qualcuno
gridò
anche
:
Abbasso
il
capo
stazione
!
...
Povero
uomo
!
...
come
ci
apparve
impappinato
quando
si
vide
fatto
segno
di
quel
fuoco
di
fila
d
'
interrogazioni
,
alla
maggior
parte
delle
quali
non
sapeva
cosa
rispondere
!
-
Li
assicuro
che
Garibaldi
è
a
Digione
-
Badava
a
protestare
.
-
Allora
a
Digione
!
-
Gridammo
tutti
.
-
A
Digione
-
Ripetè
,
come
eco
,
il
duce
nostro
!
-
Ma
non
so
-
Riprese
il
capo
stazione
-
no
so
,
se
ci
potranno
arrivare
,
se
le
linee
saranno
libere
...
tante
volte
i
Prussiani
...
sono
così
accidentati
quei
soldatacci
di
Bismark
!
-
Eh
!
non
importa
...
noi
si
va
.
-
Faccian
loro
!
-
Arrivederlo
e
stia
bene
!
-
E
tutti
via
di
corsa
in
un
treno
che
era
lì
pronto
.
-
Ma
dove
vanno
,
dove
vanno
signori
?
-
Gridava
con
tuono
di
raccomandazione
quella
povera
vittima
dell
'
ignoranza
del
tenente
e
dei
nostri
capricci
-
Quel
treno
lì
va
a
Marsiglia
:
montino
in
quell
'
altro
!
-
Sanno
,
cosa
è
-
Proferì
stizzosamente
allora
il
nostro
accompagnatore
-
io
con
loro
non
ci
voglio
star
più
,
e
me
ne
lavo
le
mani
fino
da
questa
momento
:
ecco
la
loro
paga
.
Nessuno
protestò
;
nessuno
scongiurò
il
tenente
a
ritirare
quello
che
aveva
detto
;
ma
egli
,
dopo
averci
dato
un
franco
a
testa
,
montò
per
il
primo
in
un
vagone
di
prima
classe
,
mentre
noi
fummo
di
nuovo
pigiati
in
una
di
quelle
gabbie
che
a
vederle
sembrano
molto
più
atte
a
ricettar
delle
bestie
che
dei
Cristiani
...
o
degli
Ebrei
.
Il
benefico
Morfeo
,
ausiliato
potentemente
dalla
fatica
e
dallo
strapazzo
che
ci
avevano
martoriati
in
quei
giorni
,
scosse
i
suoi
papaveri
intorno
a
noi
,
che
ci
addormentammo
saporitamente
.
Con
qual
voluttà
si
dormiva
!
non
il
più
piccolo
sogno
,
nè
piacevole
nè
triste
,
veniva
a
turbare
la
nostra
quiete
di
morte
:
come
si
deve
esser
felici
,
quando
siam
morti
!
Non
sentire
,
non
vedere
più
nulla
,
esser
nulla
...
ecco
quello
che
devono
anelare
le
anime
generose
,
trambasciate
,
sbattute
in
quest
'
orrenda
burrasca
del
mondo
,
dove
giungono
a
salvamento
solamente
gli
ipocriti
e
i
vili
.
Un
urtone
rompe
l
'
incanto
di
quella
calma
.
Che
è
?
Siamo
giunti
a
Tournus
:
sono
le
nove
e
bisogna
trattenersi
fino
alle
due
.
Meno
male
che
troveremo
qualche
caffè
,
qualche
bettola
,
pensammo
tra
noi
e
forse
potremo
anche
riposare
su
coltri
più
o
meno
sprimacciate
quattro
ore
.
«
Chi
mi
darà
la
voce
e
la
parola
,
»
Per
stimmatizzare
degnamente
questo
iniquo
paesucolo
,
in
cui
ci
faceva
capitare
la
nostra
malvagia
fortuna
.
Io
consacro
Tournus
all
'
esecrazione
di
tutta
la
gente
per
bene
;
io
auguro
ai
di
lei
cittadini
che
il
naso
ghiacci
loro
,
come
ci
si
era
ghiacciato
a
noi
quella
sera
.
La
camera
dei
deputati
quando
parla
Michelini
è
il
luogo
più
popolato
del
mondo
appetto
a
Tournus
:
noi
non
ponemmo
vedere
un
abitante
;
picchiammo
a
due
o
tre
osterie
,
non
ci
vollero
rispondere
:
tirammo
pedate
da
orbi
alle
porte
,
vennero
i
gendarmi
a
pregarci
gentilmente
che
si
smettesse
;
non
un
caffè
aperto
,
non
una
finestra
illuminata
,
non
il
minimo
indizio
di
vita
.
Persino
l
'
orologio
del
campanile
della
chiesa
.
maggiore
era
fermo
e
segnava
le
sette
.
Nel
mentre
che
noi
avevamo
dormito
in
vagone
,
la
neve
era
cominciata
a
cadere
ed
ora
ricopriva
col
suo
bianco
lenzuolo
tutte
le
circostanti
pianure
;
il
freddo
,
il
malessere
in
cui
uno
si
trova
quando
viene
svegliato
di
soprassalto
,
il
desio
intenso
di
bere
che
ci
accompagnava
,
come
l
'
angelo
custode
accompagna
un
cattolicone
di
quelli
coi
fiocchi
,
ci
avevano
procreato
un
'
arsione
,
come
se
si
fosse
attraversato
il
deserto
;
e
anelavamo
un
centellino
di
vino
,
come
in
circostanze
normali
si
anelerebbe
un
milione
.
I
cittadini
di
Tournus
non
dovevano
aver
molto
in
pratica
l
'
Evangelo
;
battete
e
vi
sarà
aperto
,
diceva
il
divino
maestro
,
e
noi
battemmo
colle
mani
,
coi
piedi
,
colle
mazze
:
battemmo
ovunque
eravi
un
'
insegna
d
'
albergo
e
di
trattoria
,
nessuno
ci
rispose
:
in
qualche
casa
si
sentiva
metter
la
spranga
.
Tornammo
tutti
sconsolati
alla
stazione
:
la
trovammo
piena
di
gente
sdraiata
,
che
cantava
in
coro
una
litania
d
'
invettive
all
'
indirizzo
di
questo
sconsacrato
paese
.
-
Ma
non
vi
è
un
Restaurant
?
-
Domandammo
a
una
guardia
.
-
Una
volta
ci
era
...
-
Ed
ora
!
-
Lo
chiusero
al
principiar
della
guerra
!
-
E
per
bere
come
si
potrebbe
fare
?
-
Uhm
!
...
Guardino
là
ci
è
una
vivandiera
.
Guardammo
verso
il
punto
che
ci
accennava
quell
'
uomo
e
vedemmo
difatti
un
pezzo
di
ciccia
del
peso
di
un
centinaio
di
chilogrammi
:
quest
'
informe
ammasso
di
carne
in
sottanina
e
cappello
con
piume
,
ci
sembrò
bella
come
un
angelo
,
come
l
'
Angelo
che
insegnò
alla
povera
Agar
la
benefica
polla
che
doveva
rinfrancare
di
spirito
e
di
vita
l
'
assetato
Ismaele
.
Le
chiedemmo
da
bere
...
-
Non
ce
ne
ho
che
pochi
bicchierini
...
ma
sono
per
quelli
della
mia
compagnia
.
-
Va
benissimo
!
...
Borbottammo
noi
,
emettendo
un
sospiro
,
che
non
poteva
sembrare
enigmatico
a
chicchessia
!
-
Meno
male
che
poco
ci
abbiamo
da
attendere
!
-
Esclamò
uno
di
noi
.
Aveva
appena
terminato
di
dirlo
,
quando
venne
una
guardia
e
coll
'
accento
più
naturale
del
mondo
ebbe
il
coraggio
di
dirci
:
Il
treno
di
Lione
è
in
ritardo
,
bisognerà
che
aspettino
altre
due
ore
.
Noi
eravamo
prostrati
...
Andammo
alla
pompa
che
è
lì
a
pochi
passi
per
rinfrescare
la
macchina
:
uno
si
mise
a
tirare
come
un
facchino
e
gli
altri
bevettero
,
bevettero
con
rabbia
,
quasi
per
protestare
che
,
se
la
fortuna
ci
era
avara
di
vino
e
di
liquori
,
essi
se
la
ridevano
di
lei
e
gliela
facevano
in
barba
.
Poi
si
andò
nel
magazzino
,
ci
sdraiammo
alla
meglio
su
certi
cassoni
che
vi
erano
e
sonnacchiammo
malamente
quelle
maledettissime
due
ore
.
Il
fischio
della
locomitiva
ci
richiamò
a
noi
stessi
e
dopo
pochi
minuti
eravamo
tutti
al
nostro
posto
.
Già
da
vario
tempo
avevo
cominciato
a
inebriarmi
delle
mille
fantasmagorie
che
sogliono
produrre
i
beati
momenti
del
dormiveglia
,
quando
il
treno
si
fermò
;
e
vidi
baluginare
dentro
il
nostro
vagone
,
all
'
incerto
chiarore
del
lumicino
,
due
fisonomie
eteree
,
due
di
quelle
fisonomie
che
ti
strappano
di
bocca
un
grido
di
ammirazione
,
tanto
le
ti
sembrano
sovrumane
:
senza
trarre
il
respiro
,
io
le
contemplava
estatico
e
pensavo
che
seguitasse
una
di
quelle
belle
visioni
che
tanto
mi
avevano
entusiasmata
la
testa
,
pochi
momenti
innanzi
:
ma
quale
non
fu
la
mia
meraviglia
,
allorché
io
sentii
posarmi
sulle
spalle
una
manina
gentile
,
allorché
un
alito
profumato
mi
carezzò
dolcemente
la
faccia
?
-
Ma
è
egli
vero
quello
che
si
svolge
davanti
a
me
?
-
Riflettevo
,
quando
una
vocina
simpatica
,
che
mi
s
'
insinuava
proprio
nel
cuore
,
mi
rivolse
queste
parole
:
-
Tenete
...
Voi
dovete
averne
bisogno
.
E
del
pane
,
del
salame
e
una
bottiglia
di
vino
generoso
furono
lasciate
a
nostra
disposizione
da
quelle
simpatiche
fate
.
Eravamo
arrivati
a
Macon
,
e
le
signore
addette
all
'
uffizio
del
soccorso
ai
feriti
,
portavano
,
come
d
'
ordinario
,
qualchecosa
per
ristorare
i
soldati
di
passaggio
.
Erano
le
sei
della
mattina
:
faceva
un
freddo
tremendo
,
persino
i
vecchi
soldati
,
imbacuccati
fino
alla
punta
del
naso
,
sbraitavano
contro
una
stagione
sì
perfida
,
e
quelle
donne
,
e
quelle
signorine
erano
là
da
tutta
la
notte
,
portavano
quell
'
immensi
canestri
con
una
disinvoltura
e
con
una
grazia
che
forse
si
vede
adoprare
da
chi
porta
un
mazzo
di
fiori
:
gelavano
dal
freddo
,
ma
pure
sorridevano
:
morivano
dal
sonno
,
ma
pure
avevano
una
parola
di
conforto
,
una
di
speranza
per
noi
.
Ah
!
La
donna
!
..
I
miei
lettori
avranno
osservato
che
io
non
l
'
ho
punto
risparmiata
ai
Francesi
,
che
io
ho
detto
di
loro
tutto
quello
che
sentivo
,
che
ho
esposto
alla
libera
le
mie
impressioni
sul
loro
contegno
,
e
che
l
'
ho
chiamati
degeneri
,
corrotti
,
indegni
della
fama
che
si
erano
scroccati
in
Europa
,
ma
in
quanto
alle
donne
bisogna
convenire
,
che
avevano
tutta
l
'
abnegazione
,
tutti
i
riguardi
,
tutte
le
doti
,
tutte
le
delicatezze
di
una
madre
,
e
tutto
il
coraggio
delle
donne
spartane
:
coraggio
che
le
ha
spinte
a
curare
in
prima
fila
i
feriti
,
e
che
poi
ha
fatto
loro
incontrare
la
morte
sulle
barricate
,
quando
Thiers
ha
iniquamente
schiacciato
e
soffocato
nel
sangue
la
generosa
Parigi
.
Ah
!
non
si
chiamino
utopie
gli
sforzi
generosi
di
certi
publicisti
che
vogliono
collocare
la
donna
nel
posto
che
le
si
spetta
:
le
donne
hanno
già
fatto
abbastanza
per
mostrarsene
degne
,
che
anzi
alla
prova
io
le
ho
vedute
riuscir
sempre
a
mille
doppi
dell
'
uomo
.
Questo
avvenimento
,
così
inopinato
,
mi
riconciliò
lì
per
lì
colla
Francia
,
con
me
,
con
la
sorte
:
ringraziai
alla
peggio
quelle
vezzose
signore
e
mi
misi
a
mangiare
con
un
'
appetito
da
cointeressato
.
Ci
si
mosse
quasi
subito
:
i
volontari
salutarono
con
applausi
fregorosi
quella
città
che
si
era
mostrata
tanto
ospitale
con
noi
.
Intanto
albeggiava
;
la
giornata
almeno
per
quello
che
se
ne
poteva
preconizzare
doveva
essere
uggiosissima
:
il
cielo
pareva
di
piombo
,
la
terra
era
coperta
di
neve
,
grossi
stormi
di
corvi
alleggiavano
per
quei
dintorni
.
Sulla
spianata
di
Baune
io
vidi
un
corazziere
in
alta
tenuta
,
ritto
,
stecchito
al
piede
di
un
albero
.
Gli
enormi
cipressi
,
tutti
nevicati
fuori
che
in
punta
,
dove
tuttora
mostravansi
verdi
cupi
,
mi
sembravano
tanti
scheletri
giganteschi
col
morione
delle
vecchie
guardie
i
quali
ghignando
sbirciassero
quello
omuncolo
coperto
di
ferro
e
che
in
faccia
a
loro
stava
nella
medesima
proporzione
di
un
granello
di
rena
a
una
piramide
dei
Faraoni
.
Dopo
un
'
ora
ci
si
fermava
e
questa
volta
ci
si
fermava
definitivamente
.
Per
somma
ventura
di
quei
dieci
o
dodici
lettori
che
hanno
avuto
la
più
che
cristiana
pazienza
di
seguirmi
fin
qui
,
noi
eravamo
giunti
a
Digione
,
a
quella
Digione
che
poco
dopo
doveva
illustrare
il
sangue
di
tanti
prodi
Italiani
e
che
allora
ci
appariva
in
mezzo
alla
nebbia
coi
suoi
gotici
campanili
,
colla
sua
semplice
guglia
di
San
Benigno
,
come
apparisce
un
'
Oasi
a
chi
si
è
sperso
nell
'
ampio
deserto
,
come
apparisce
la
meta
allo
stanco
auriga
che
già
comincia
a
disperar
del
trionfo
.
La
stazione
era
ingombra
di
cannoni
,
di
casse
,
dell
'
ambulanza
,
di
bagagli
di
tutte
le
dimensioni
che
appartenevano
alle
truppe
ed
ai
battaglioni
che
di
poco
ci
avevano
preceduto
.
Due
o
tre
sentinelle
di
guardie
mobili
passeggiavano
per
lungo
sull
'
ambulatorio
,
facendo
sfoggio
di
una
prosopopea
,
che
te
li
avrebbe
fatti
gabellare
per
eroi
;
d
'
altronde
eravamo
in
prima
linea
,
e
quando
il
nemico
non
attacca
,
ci
si
può
prendere
la
scesa
di
testa
di
farla
da
gente
feroce
e
terribile
,
-
In
rango
-
Gridò
il
nostro
ufficiale
con
una
voce
da
baritono
molto
sfogata
,
e
sfoderando
per
la
prima
volta
la
Durlindana
.
Questo
movimento
in
altre
circostanze
ci
avrebbe
fatti
scompisciare
dalle
risa
:
in
quel
momento
eravamo
troppo
felici
per
aver
raggiunto
lo
scopo
delle
nostre
fatiche
,
e
dei
nostri
dolori
,
per
poter
nemmeno
prestare
attenzione
a
questa
spacconata
.
Per
quattro
fianco
destro
,
avanti
marchs
!
E
mettendoci
alla
peggio
per
quattro
,
escimmo
dalla
stazione
dietro
all
'
ardente
condottiero
,
infilammo
il
viale
dei
Platani
che
vi
conduce
,
e
passando
di
sotto
all
'
Arco
che
fu
inalzato
ad
onore
dello
strenuisissimo
Principe
di
Condè
,
entrammo
nel
capoluogo
delle
Côte
d
'
Or
.
CAPITOLO
VIII
.
Traversammo
la
città
e
nella
nostra
traversata
non
ci
fu
dato
vedere
alcuno
amico
,
nè
tampoco
alcuno
che
rivestisse
la
divisa
di
Garibaldino
;
in
quell
'
ora
così
mattinale
,
i
componenti
dell
'
Armata
dei
Vosgi
,
o
erano
occupati
in
recognizioni
ed
esercizi
,
oppure
se
la
dormivano
saporitamente
.
Felici
questi
ultimi
...
noi
cascavamo
dal
sonno
!
ci
portarono
al
quartier
generale
che
era
proprio
in
fondo
della
città
al
lato
opposto
della
ferrovia
;
il
generale
Garibaldi
abitava
il
palazzo
della
prefettura
,
dove
erano
stati
anche
impiantati
gli
uffizi
dello
stato
maggiore
.
Vedemmo
alla
porta
in
fazione
un
carabiniere
genovese
ed
una
guardia
nazionale
.
Il
rivedere
la
simpatica
camicia
rossa
,
ci
fece
nascere
in
cuore
un
'
emozione
dolcissima
;
i
nostri
timori
di
non
arrivare
in
tempo
eransi
dileguati
:
entrammo
nel
cortile
ilari
,
e
svelti
,
proprio
come
se
uscissimo
allora
da
un
morbido
letto
.
Il
tenente
andò
a
prendere
ordini
;
poco
dopo
tornò
e
ci
disse
:
Loro
possono
andare
per
la
città
:
per
ora
non
è
stata
data
alcuna
disposizione
per
loro
;
a
mezzogiorno
sulla
piazza
delle
Mairie
io
farò
le
paghe
:
Dopo
queste
poche
parole
,
se
ne
andarono
tutti
,
e
si
stava
per
andarsene
anche
noi
dell
'
esigua
combriccola
,
che
si
era
mossa
da
Firenze
,
quando
ci
sentimmo
chiamare
su
di
verso
il
terrazzo
e
avemmo
appena
tempo
di
voltarci
che
si
era
abbracciati
e
baciati
...
-
Ne
eravamo
sicuri
!
-
Credevamo
dì
trovarvi
quassù
.
Guardammo
e
vedemmo
il
Piccini
e
lo
Stefani
già
vestiti
da
Garibaldini
,
che
ci
salutavano
così
affettuosamente
.
-
O
Rossi
?
...
Domandammo
noi
altri
.
-
Rossi
è
a
lavorare
...
Riatta
tutti
i
fucili
della
compagnia
...
Lo
vedremo
più
tardi
!
-
O
come
mai
siete
arrivati
a
raggiunger
Garibaldi
?
-
È
una
cosa
lunga
!
-
Allora
ne
riparleremo
stasera
,
perché
noi
si
ha
un
'
appetito
birbone
,
e
si
ha
una
voglia
di
dormire
grandissima
.
-
Per
dormire
non
ci
è
bisogno
d
'
andare
all
'
albergo
.
-
Davvero
?
-
Sicuro
!
..
Venite
con
noi
dal
mair
ed
avrete
un
biglietto
d
'
alloggio
...
qui
in
Francia
,
in
tempo
di
guerra
,
i
militari
hanno
questo
diritto
.
-
Evviva
la
Francia
!
..
Gridammo
noi
,
sedotti
ed
entusiasmati
dall
'
idea
di
non
spendere
quei
pochi
piccioli
che
ci
erano
rimasti
,
onde
procurarci
una
stanza
.
-
Venite
dunque
con
me
-
Disse
il
Piccini
e
tutti
noi
lo
seguimmo
verso
la
piazza
maggiore
della
città
.
Durante
il
nostro
tragitto
cominciammo
a
farci
un
idea
del
corpo
d
'
armata
che
era
stato
affidato
all
'
eroe
dei
due
mondi
;
vedemmo
i
Franchi
tiratori
,
i
Mobilitati
,
gli
Spagnoli
,
la
Croce
di
Nizza
,
le
Guide
:
i
costumi
,
gli
abbigliamenti
di
questi
giovani
soldati
della
libertà
,
formavano
un
contrasto
così
bizzarramente
artistico
,
che
ti
faceva
credere
di
essere
in
un
mondo
nuovo
,
in
un
mondo
variato
;
ad
ogni
cantonata
tu
vedevi
un
nuovo
vestiario
:
pareva
quasi
di
avere
in
faccia
agli
occhi
un
caleidiscopio
continuo
;
chi
aveva
in
cuore
un
po
'
di
sentimento
di
artista
,
lo
si
poteva
facilmente
conoscere
dal
modo
con
cui
portava
le
piume
al
cappello
e
la
svelta
casacca
;
una
collezione
di
penne
di
tutte
le
qualità
;
dall
'
aristocraticissima
penna
di
pavone
,
alla
plebea
di
gallina
,
che
forse
rammentava
un
allungamento
di
mano
non
permesso
dal
Codice
,
tu
vedevi
brillare
sui
cappelli
di
questi
amabili
matti
,
ogni
specie
di
questi
arnesi
indispensabili
agli
animali
che
s
'
elevano
dal
suolo
.
I
Franchi
Tiratori
ci
offrivano
l
'
esattissima
riproduzione
dei
volontari
Italiani
del
1860
e
del
1866;
tra
loro
spiccavano
delle
distintissime
fisonomie
:
tra
loro
figurava
in
mezzo
ai
figli
della
montagna
l
'
artista
,
in
mezzo
all
'
uomo
del
lavoro
abbronzato
dal
fumo
dell
'
officine
,
il
generoso
milionaro
abbronzato
dal
sole
:
tutti
erano
rappresentati
in
quelle
file
,
che
lo
spirito
potente
dell
'
amore
di
libertà
affratella
nel
momento
supremo
,
in
cui
questa
libertà
versa
in
pericolo
,
coloro
che
sentono
rispondere
generosamente
il
loro
cuore
all
'
appello
dei
santi
principii
,
che
saranno
il
Vangelo
dell
'
Umanità
.
Una
tal
vista
rallegrò
i
nostri
spiriti
:
il
sonno
si
era
dileguato
,
si
era
dileguato
lo
strapazzo
,
si
era
dileguata
la
fame
.
O
divini
entusiasmi
di
colui
che
affronta
la
morte
per
un
'
idea
generosa
,
perché
siete
svaniti
,
e
così
presto
svaniti
?
..
Siamo
forse
diventati
vecchi
in
due
mesi
?
..
Le
nostre
fibre
non
si
commuovono
forse
tuttora
alla
corrente
magnetica
,
che
infonde
le
voce
del
dovere
,
della
patria
,
della
società
conculcata
?
Chi
sa
....
L
'
atonia
in
cui
viviamo
ci
ripiomba
in
uno
scetticismo
che
voglio
credere
temporaneo
...
Tornino
i
giorni
felici
,
torni
il
santo
momento
di
una
rivoluzione
,
e
scettici
o
no
,
ci
troveremo
al
nostro
posto
!
Utilizzare
la
vita
a
prò
di
chi
langue
:
ecco
quale
deve
essere
in
tanta
tristezza
di
tempi
,
il
programma
per
chi
ha
cuore
e
coscienza
.
Andammo
alla
Mairie
e
volendo
render
meno
dura
che
fosse
possibile
la
situazione
,
che
ci
si
preparava
,
approfittandoci
dei
nosti
abiti
cittadineschi
,
demmo
a
bere
all
'
impiegato
che
eravamo
ufficiali
,
e
ci
fu
sul
tamburo
steso
un
biglietto
d
'
alloggio
per
uno
dei
primari
palazzi
di
Digione
,
nientemeno
che
il
palazzo
de
Beverant
.
Qui
fummo
accolti
gentilissimamente
da
una
vecchia
signora
,
che
ci
condusse
in
un
magnifico
appartamento
e
c
'
insegnò
uno
stanzino
tutto
pieno
di
legna
,
dicendoci
che
con
quel
freddo
ci
avrebbero
fatto
assai
comodo
!
Eppoi
la
simpatica
vecchia
si
intrattenne
con
noi
in
amichevole
conversazione
;
la
ci
disse
le
cose
le
più
gentili
,
ci
salutò
come
gli
angioli
salvatori
di
quel
disgraziato
paese
...
E
i
nostri
buoni
governanti
d
'
Italia
che
ci
riguardavano
come
diavoli
,
ed
i
malvoni
che
ci
tenevano
a
rispettosa
.
distanza
,
che
ci
gabellavano
per
scavezzacolli
,
per
beceri
,
per
intrattabili
?
..
Proprio
il
caso
da
dire
nemo
propheta
in
patria
,
e
se
i
benigni
nostri
avversarii
avessero
udito
le
gentili
proteste
a
nostro
riguardo
indirizzateci
da
quella
donna
,
appartenente
alla
più
pura
aristocrazia
della
Francia
,
scommetto
la
testa
che
alla
lor
volta
sarebbero
divenuti
frementi
.
L
'
ospite
nostra
ci
ragguagliò
su
certe
prodezze
che
avevano
commesso
i
soldati
di
re
Guglielmo
nella
prima
occupazione
della
città
;
il
comando
generale
gliene
aveva
messi
in
palazzo
cinquantasei
:
e
tutti
spadroneggiavano
peggio
che
se
fossero
in
una
caserma
;
accendevano
il
fuoco
e
facevano
da
cucina
nelle
magnifiche
camere
;
avevan
ridotto
il
giardino
a
maneggio
per
i
cavalli
:
pretendevano
le
legna
,
e
qualche
giorno
persino
il
vino
e
la
carne
.
L
'
amor
nazionale
avrà
forse
fatto
esagerare
un
poco
quella
signora
,
ma
è
un
fatto
che
molti
tra
i
soldati
della
grazia
di
Dio
ne
fecero
di
quelle
di
pelle
di
becco
,
a
detta
di
tutti
;
tutti
però
concordavano
nell
'
affermare
,
che
questa
gente
,
la
quale
dicerto
non
era
stata
restia
nel
far
pompa
di
prepotenza
verso
il
popolo
inerme
,
era
rispettosissima
,
educatissima
verso
il
sesso
gentile
.
Sapemmo
anche
per
mezzo
della
nostra
interlocutrice
,
quanto
fu
lo
spavento
da
cui
fu
colto
il
generale
Werder
,
quando
Garibaldi
tentò
di
sorprenderlo
la
sera
del
26
novembre
:
tutti
i
cariaggi
erano
stati
preparati
,
tutte
le
disposizioni
per
una
ritirata
erano
state
ordinate
in
men
che
si
dice
;
i
soldati
avevan
fatto
fagotto
:
i
battaglioni
di
riserva
erano
adunati
nelle
piazze
,
e
di
momento
in
momento
altro
non
si
attendeva
che
l
'
ordine
della
partenza
.
La
signora
ci
rese
informati
di
un
episodio
,
che
poi
ci
fu
dato
raccogliere
anche
da
tutti
gli
altri
cittadini
che
avvicinammo
;
episodio
ben
meschino
a
paragone
di
quelli
che
si
svolsero
in
quel
maraviglioso
periodo
di
storia
che
farà
stupire
i
nostri
posteri
,
ma
che
ci
si
dava
come
ragione
principale
dello
sgombro
della
città
da
parte
dei
soldati
Germanici
.
Io
credo
però
che
quello
che
ci
si
raccontava
,
come
verità
indiscutibile
,
non
fosse
altro
che
una
di
quelle
storielle
,
che
nascono
non
si
sa
come
,
che
si
propagano
con
facilità
straordinaria
in
un
momento
in
cui
una
nazione
ha
perso
la
bussola
,
ma
che
cadon
di
subito
di
faccia
alle
riflessioni
che
può
ispirare
il
più
volgare
buon
senso
.
Secondo
questi
discorsi
il
buon
Werder
,
che
è
un
cattolicone
coi
fiocchi
,
uno
di
quei
cattolici
per
cui
il
regno
dei
cieli
è
spalancato
come
per
tutti
i
poveri
di
spirito
,
dopo
un
lungo
colloquio
che
aveva
avuto
col
vescovo
di
Djon
,
degno
servo
dì
Dio
,
avrebbe
preso
le
sue
carabattole
e
cheto
come
un
olio
,
spaventato
dalle
minaccie
dei
fulmini
dell
'
ira
divina
aveva
trasferito
le
sue
tende
ben
lontano
da
quella
città
,
dove
sarebbe
piovuto
acqua
bollente
se
egli
si
fosse
piccato
di
continuare
un
occupazione
in
odio
alle
tremende
divinità
che
reggono
il
mondo
.
Le
frequenti
visite
che
il
generale
Badese
con
un
unzione
veramente
apostolica
faceva
al
vescovo
,
l
'
intimità
più
che
fraterna
che
esisteva
tra
questi
due
personaggi
,
il
patriottismo
ben
noto
del
pastore
che
aveva
sotto
la
sua
tutela
i
buoni
abitanti
delle
Côte
d
'
Or
furono
dicerto
la
ragione
precipua
per
cui
nacquero
e
presero
voga
queste
chiacchiere
di
nessuna
entità
.
Io
non
posso
credere
che
un
capo
di
stato
maggiore
,
reputatissimo
come
è
il
signor
Moltk
,
possa
ritenere
ai
suoi
ordini
un
sagrestano
che
si
lascia
imbecherare
dalle
fandonie
impossibili
di
un
porporato
qualunque
.
Dopo
aver
bevuto
dell
'
eccellente
Wermuth
,
lasciammo
il
palazzo
,
che
cominciavamo
a
riguardar
come
nostro
,
e
rientrammo
in
quelle
strade
,
dove
un
continuo
viavai
di
soldati
,
di
cavalieri
,
di
carri
,
d
'
artiglierie
produceva
un
chiasso
,
una
confusione
che
c
'
inebriava
,
mentre
avrebbe
fatto
venire
un
'
emicrania
solenne
al
pacifico
e
ben
pasciuto
gaudente
,
che
per
caso
si
fosse
trovato
lassù
.
Arrivati
appena
nella
rue
Condé
,
via
principale
della
città
,
degli
applausi
entusiastici
ci
colpiron
gli
orecchi
;
poi
un
correre
concitato
di
ragazzi
e
di
donne
;
uno
spalancarsi
di
finestre
;
un
'
affollarsi
repente
lungo
i
marciapiedi
,
ed
un
gridìo
unanime
,
pieno
,
che
ci
produsse
immediatamente
una
commozione
indicibile
.
Vive
Galibardi
(
!
)
Vìve
le
premier
defenseur
de
la
France
.
Il
primo
soldato
della
libertà
dei
popoli
passava
per
quella
strada
,
ed
il
popolo
che
in
tutto
il
mondo
fa
sempre
sentire
la
generosa
sua
voce
in
favore
dei
generosi
che
alla
libertà
dedicano
la
loro
intiera
esistenza
,
accoglieva
come
si
conveniva
,
ben
differente
dai
grandi
del
mondo
che
dispregiano
sempre
,
chi
è
grande
davvero
.
Garibaldi
!
...
Chi
può
rammentare
questo
nome
,
chi
le
gesta
famose
dell
'
eroe
divenuto
già
leggendario
,
senza
sentirsi
dì
subito
rapito
in
una
commozione
divina
?
...
Eccolo
là
,
questo
vecchio
figlio
della
rivoluzione
,
sempre
giovine
quando
si
tratta
di
rispondere
ai
di
lei
magnanimi
appelli
!
Eccolo
là
quell
'
uomo
,
che
nel
suo
splendido
passato
dall
'
ultima
Montevideo
alla
vicina
Mentana
è
stato
sempre
in
prima
fila
per
la
causa
divina
dell
'
Umanità
!
...
A
che
mi
si
rammentano
i
grandi
,
a
che
mi
si
rammentano
gli
eroi
?
Pari
al
sole
che
quando
sorge
col
suo
Oceano
di
luce
fa
oscurare
le
stelle
,
quest
'
uomo
ha
fatto
oscurare
la
fama
di
tutti
quelli
che
lo
precessero
.
I
posteri
lo
crederanno
un
mito
:
perché
la
fortuna
ha
dato
a
questi
tempi
un
Garibaldi
,
quando
non
ci
ha
dato
un
Plutarco
per
rammentarne
degnamente
le
gesta
?
Ma
i
buoni
popolani
son
pronti
a
rammentarlo
degnamente
ai
lor
figli
,
ad
insegnar
loro
a
venerarlo
come
quelli
da
cui
dipende
la
felicità
,
l
'
avvenire
di
quelli
che
soffrono
!
Io
per
me
,
le
poche
volte
che
mi
è
stato
dato
incontrarlo
mi
son
sentito
le
lacrime
agli
occhi
ed
egli
mi
è
trasvolato
davanti
come
un
eroe
dei
tempi
sublimi
,
in
cui
i
Cincinnati
e
i
Fabbrizi
lasciavano
la
spada
dopo
aver
salvato
la
patria
,
per
tornare
alle
glebe
natie
,
O
alle
officine
rese
sacre
dal
sudore
di
quelli
operai
,
che
veramente
erano
grandi
per
il
lavoro
e
per
la
virtù
cittadina
.
Benedetto
da
tutti
quelli
che
amano
;
implorato
,
come
una
speme
da
tutti
quegli
che
soffrono
;
terribile
ai
tiranni
;
sempre
presente
agli
schiavi
;
invano
tenteranno
d
'
abbatterlo
i
Giuda
politici
,
che
si
inspirano
ai
fondi
segreti
del
ministero
,
mai
alle
azioni
generose
.
Il
Generale
era
in
carrozza
con
l
'
indivisibile
Basso
;
ambedue
erano
vestiti
in
borghese
:
Garibaldi
aveva
un
cappello
alla
calabrese
bigio
ed
il
punch
che
sempre
lo
ho
accompagnato
in
tutte
le
campagne
;
dietro
alla
carrozza
venivano
a
cavallo
il
maggiore
Fontana
dello
stato
maggiore
,
e
il
capitano
Galeazzi
delle
Guide
,
aiutante
di
campo
.
Il
Generale
sorrideva
a
quei
popolani
che
l
'
applaudivano
con
tanto
entusiasmo
,
e
li
salutava
gentilmente
con
le
mani
.
Il
popolo
di
Digione
accompagnava
sempre
con
dimostrazioni
d
'
affetto
il
Generale
,
e
quello
che
si
vedeva
,
si
doveva
d
'
ora
in
là
ripetere
ogni
giorno
davanti
ai
nostri
occhi
.
Poco
dopo
che
noi
ci
eravamo
commossi
ad
un
tale
spettacolo
,
dovevamo
esser
sorpresi
da
un
'
incontro
non
meno
gradito
di
quello
del
nostro
Generale
.
Trovammo
Rossi
,
nostro
compagno
sul
Var
,
uno
di
quei
pochi
Fiorentini
,
che
sempre
fedeli
al
principio
Repubblicano
,
avevano
subito
gli
oltraggi
dei
giornali
dello
sbruffo
,
e
l
'
ire
delle
questura
,
e
che
ora
,
coerenti
al
proprio
principio
,
dopo
mille
peripezie
,
che
più
tardi
racconterò
ai
miei
lettori
,
era
pervenuto
a
raggiungere
gli
stendardi
della
,
libertà
e
della
emancipazione
sociale
.
Il
Rossi
era
ingrassato
in
una
tal
maniera
,
che
noi
durammo
fatica
a
riconoscerlo
:
sembrava
più
un
Domenicano
che
un
Garibaldino
;
gli
si
leggeva
in
volto
la
contentezza
dell
'
uomo
che
dopo
tante
fatiche
,
ha
potuto
raggiungere
uno
scopo
per
tanto
tempo
da
lui
vagheggiato
.
Andammo
tutti
insieme
a
pranzo
:
lì
sapemmo
a
un
'
incirca
tutto
l
'
andamento
preciso
dell
'
Armata
dei
Vosgi
:
questo
mucchio
di
uomini
,
abbastanza
omeopatico
,
a
cui
superbamente
si
regalava
il
titolo
d
'
armata
,
era
allora
diviso
in
quattro
brigate
:
la
prima
sotto
il
comando
del
generale
Bossak
,
aveva
il
suo
quartier
generale
a
Fontaine
,
paesetto
,
a
circa
due
kilometri
di
distanza
da
Digione
:
la
seconda
,
anticamente
comandata
da
Delpeche
,
ed
ora
comandata
dal
Lobbia
,
si
era
avviata
verso
Langres
,
e
non
si
sapevano
notizie
precise
sul
di
lei
conto
:
la
terza
,
generale
Menotti
,
era
a
Talant
,
e
ne
formavano
parte
le
due
legioni
italiane
sotto
gli
ordini
di
Tanara
e
Ravelli
:
Ricciotti
con
la
quarta
brigata
era
dalle
parte
di
Poully
,
lato
Nord
Est
della
città
.
Le
traversie
che
ebbero
a
subire
Rossi
e
Piccini
,
Squaglia
e
Baldassini
per
giungere
in
Francia
,
ci
furono
raccontate
a
quel
desinare
e
meritano
,
credo
,
l
'
attenzione
dei
lettori
,
se
non
altro
perché
questo
serva
ad
assicurarli
del
come
,
quando
si
nutrono
certe
idee
,
si
affronta
qualunque
pericolo
da
quel
partito
che
i
troculenti
avversarii
,
hanno
osato
qualificare
per
gente
che
non
ha
nulla
da
perdere
e
che
si
pasce
solamente
di
trambusti
perché
in
questi
ci
è
da
pescare
nel
torbido
,
Rossi
e
gli
altri
,
dopo
il
nostro
arresto
restarono
in
Livorno
e
giungendo
ad
eludere
quell
'
oculatissima
pulizia
,
poterono
giungere
al
momento
bramato
di
imbarcarsi
su
una
piccola
barca
,
colla
quale
si
accingevano
a
intraprendere
una
traversata
che
mette
in
pensiero
l
'
indolente
e
pacifico
borghese
che
deve
farla
in
piroscafo
.
Perseguitati
dalla
polizia
che
non
si
ristava
un
momento
da
pedinarli
,
con
un
tempo
indiavolato
essi
poterono
imbarcarsi
verso
mezzanotte
,
due
miglia
lontani
da
Livorno
.
Il
mare
metteva
spavento
:
ognuno
potrà
facilmente
rammemorarsi
di
quanto
furono
sconsocrate
le
giornate
che
nell
'
anno
passato
annunciarono
l
'
inverno
;
perfido
il
clima
,
continue
le
pioggie
,
mai
interrotte
le
burrasche
;
ora
mi
si
mettano
otto
o
dieci
persone
sopra
uno
schifo
,
atto
solamente
a
fare
delle
passeggiate
,
eppoi
se
ne
tragga
l
'
unica
conseguenza
possibile
,
e
la
non
può
esser
che
questa
:
i
bravi
giovani
erano
decisi
a
giocare
di
tutto
per
raggiungere
il
loro
scopo
,
e
possedevano
tempra
,
da
reputarsi
più
che
miracolosa
in
questi
tempi
di
unversali
debolezze
e
di
codardia
inesprimibile
.
Certo
che
chiunque
avesse
veduto
quel
piccolo
legno
,
sbattuto
in
mezzo
agli
spaventevoli
cavalloni
,
sempre
a
un
pelo
per
far
cuffia
,
sempre
frisando
gli
scogli
,
sempre
a
pochi
passi
dalla
morte
,
non
poteva
fare
a
meno
di
esser
colpito
da
tanta
sublimità
,
da
tanta
abnegazione
,
da
tanto
coraggio
...
Oh
!
non
mi
si
dica
,
che
ai
dì
d
'
oggi
l
'
antica
virtù
è
un
mito
nel
mondo
...
oh
!
no
...
la
virtù
esiste
:
sarà
a
bella
posta
obliata
;
si
tenterà
di
farla
passare
per
pazzia
,
ma
a
dispetto
di
chi
non
lo
vuole
,
essa
trova
sempre
dei
seguaci
,
dei
seguaci
che
vivono
e
muoiono
ignorati
,
ma
che
sono
anche
troppo
superbi
per
ottenere
tale
oblio
,
nel
secolo
in
cui
i
ciarlatani
di
professione
,
i
codardi
e
colpevoli
servitori
delle
corti
e
del
vizio
sono
portati
in
palma
di
mano
da
una
folla
più
di
loro
codarda
e
colpevole
!
La
virtù
la
vìve
,
ma
per
volerla
rintracciare
,
bisogna
andare
tra
quella
gente
che
è
posta
in
quarantina
dalla
società
degli
uomini
serii
,
bisogna
rintracciarla
nei
bassi
fondi
sociali
,
tra
la
gente
che
soffre
,
lavora
e
muore
di
fame
;
simile
in
tutto
alle
perle
che
non
si
trovano
che
tra
la
melma
.
Il
vento
impetuosissimo
,
i
marosi
che
in
conseguenza
di
questo
avevano
raggiunto
tutto
ciò
che
può
esservi
di
più
orribile
per
il
marinaro
,
l
'
albero
maestro
troncato
costrinsero
i
nostri
giovani
amici
a
fermarsi
a
Vada
,
piccolo
paese
della
Maremma
,
distante
a
dir
molto
mezza
giornata
di
cammino
da
Livorno
.
Attorniati
immediatamente
dai
carabinieri
,
essi
dovettero
ai
sentimenti
generosi
dei
buoni
popolani
di
lassù
,
il
potersi
ridurre
in
salvo
:
si
rifugiarono
diffatti
in
un
'
abbaino
,
alle
cui
finestre
non
erano
imposte
,
nè
vetri
,
e
che
aveva
tanto
basso
il
soffitto
da
costringere
chiunque
v
'
entrasse
,
ad
andarvi
carponi
.
Vi
doverono
star
sette
giorni
:
senza
un
pagliericcio
,
senza
un
brodo
che
loro
ravvivasse
le
forze
già
esauste
;
costretti
a
dormire
,
l
'
uno
l
'
altro
abbracciati
,
per
scongiurare
la
veemenza
del
freddo
Siberico
,
confortandosi
e
prendendo
animo
all
'
idea
del
santissimo
sacrificio
che
per
santissimo
intento
essi
in
quel
mentre
facevano
,
passarono
in
quella
dolorosissima
situazione
degli
istanti
divini
.
Riattato
il
piccolo
navicello
,
essi
a
notte
inoltrata
poteron
ripartire
:
a
bordo
vi
erano
viveri
,
ma
essendo
durato
il
viaggio
per
altri
sedici
giorni
,
i
futuri
difensori
della
repubblica
,
soffrirono
anche
la
fame
ed
arrivarono
sfiniti
,
cascanti
,
dopo
cento
altre
peripezie
a
Bastia
.
Nella
capitale
della
Corsica
,
Rossi
,
Piccini
,
e
i
compagni
,
trovarono
una
perfidissima
accoglienza
:
tutti
ci
dichiararono
umanimemente
che
quegli
abitanti
,
devoti
alla
causa
Napoleonica
,
appena
che
ebbero
odorato
,
che
i
giovinetti
,
sbarcati
dal
quel
navicello
,
stracciati
,
ed
in
cattivissimo
,
stato
,
erano
dei
Garibaldini
,
non
fecero
che
guardarli
in
cagnesco
,
non
risparmiando
loro
certi
atti
villani
,
che
sarebbero
stati
degnamente
rintuzzati
,
se
in
quei
momenti
ragioni
potentissime
non
avessero
consigliato
sangue
freddo
e
prudenza
.
Ricevuti
come
cani
alla
prefettura
,
trattati
,
quasi
come
pazzi
al
comando
di
piazza
,
guardati
con
diffidenza
dal
Mair
,
essi
non
si
perdettero
di
coraggio
e
fiduciosi
nel
proverbio
che
l
'
importuno
vince
l
'
avaro
,
tanto
almanaccarono
,
tanto
scombussolarono
,
usando
ora
buone
maniere
,
ora
sgarbi
,
pregando
e
protestando
,
che
alla
fine
furono
imbarcati
sopra
un
piroscafo
,
e
inviati
a
Marsiglia
,
dove
si
erano
già
costituiti
i
due
celebri
comitati
Garibaldini
.
Credendo
dì
aver
toccato
il
cielo
con
un
dito
,
i
bravi
nostri
amici
salutarono
Marsiglia
,
come
il
fanciullo
che
si
è
perduto
nel
bosco
,
saluta
il
cammino
della
casa
paterna
.
E
furono
accolti
a
braccia
aperte
dal
Comitato
,
ed
i
membri
di
questo
furono
loro
cortesi
d
'
incoraggiamenti
e
di
belle
parole
;
nè
quando
accamparono
il
loro
desiderio
di
partir
prontamente
,
fu
fatta
l
'
obiezione
più
piccola
...
Meno
male
che
la
fortuna
qualche
volta
corona
felicemente
gli
sforzi
di
chi
ha
sofferto
-
Pensavano
i
nostri
,
entusiasmati
..
-
Oh
sì
,
che
la
pensavano
bene
!
Essi
non
erano
giunti
che
alla
prima
stazione
del
Calvario
che
doveva
menare
,
qualcuno
di
loro
alla
morte
,
e
credevano
invece
di
aver
preso
possesso
della
terra
Promessa
.
Frapolli
aveva
in
quell
'
epoca
il
suo
quartier
generale
a
Chambery
,
e
già
stava
instituendo
un
primo
battaglione
di
fanteria
a
Montmèlian
nell
'
estrema
Savoia
.
Là
furono
diretti
i
nostri
amici
,
i
quali
,
non
sapendo
ancora
,
quanto
fosse
discorde
il
celebre
grande
Oriente
della
Massoneria
dai
disegni
del
Generale
,
andarono
alla
loro
destinazione
,
allegri
e
contenti
,
con
la
ferma
convinzione
di
raggiungere
tra
pochi
giorni
,
l
'
invitto
capo
dell
'
armata
dei
Vosgi
.
Arrivati
alle
loro
destinazione
essi
trovarono
tra
i
componenti
del
battaglione
lo
Stefani
,
venuto
via
pochi
giorni
avanti
di
Firenze
.
Quattrocento
giovinetti
erano
già
adunati
,
ma
nessuno
di
loro
aveva
arme
,
nessuno
di
loro
aveva
il
più
piccolo
distintivo
che
potesse
contrassegnarli
,
come
soldati
.
I
superiori
,
si
sfogavano
,
a
rammentare
ogni
giorno
,
che
presto
anche
loro
sarebbero
andati
in
prima
linea
,
e
intanto
esortavano
i
dipendenti
a
fare
delle
esercitazioni
,
le
quali
tutte
,
si
compendiavano
in
gite
di
15
,
16
e
persino
20
chilometri
,
su
quei
monti
,
dove
la
neve
si
alzava
sette
o
otto
metri
dal
suolo
.
I
continui
strapazzi
,
tutti
infruttuosi
,
il
rigido
clima
di
quelle
alpine
ragioni
influirono
maledettamente
sulla
salute
di
quei
poveri
diavoli
di
cui
molti
ne
andarono
allo
spedale
,
mentre
gli
ufficiali
passavano
allegre
serate
,
ravvivati
da
cene
Lucullesche
,
che
il
loro
capo
scroccava
ai
buoni
Massoni
di
quelle
montagne
;
ragione
questa
per
cui
ogni
ufficiale
che
dipendeva
dal
buon
Frapolli
si
faceva
di
subito
iniziare
ai
misteri
della
Massoneria
!
Fu
dato
il
comando
del
battaglione
al
Perla
,
a
quest
'
eroe
che
ora
è
una
delle
più
belle
figure
nel
Panteon
dei
martiri
della
libertà
:
Perla
,
valoroso
soldato
delle
nostre
guerre
dell
'
Indipendenza
,
patriotta
di
romana
virtù
,
comandando
una
frazione
del
microscopico
esercito
del
Frapolli
,
non
si
rese
certamente
complice
dei
bassi
intrighi
del
suo
superiore
,
e
lo
mostrò
chiaramente
quando
tra
i
primi
,
raggiunse
la
legione
del
Garibaldi
tra
cui
doveva
incontrare
così
gloriosamente
la
morte
.
Rossi
,
Piccini
,
Stefani
,
in
ricompensa
di
aver
servito
altre
volte
,
furono
fatti
sergenti
,
ma
il
tempo
passava
(
erano
già
scorse
due
settimane
)
e
ancora
non
si
veniva
a
capo
di
nulla
;
unica
cosa
fatta
,
fu
l
'
abbigliamento
per
i
volontari
:
i
giovani
cominciavano
a
mormorare
:
le
notizie
degli
scontri
che
aveva
sostenuto
Garibaldi
erano
giunte
fin
là
,
e
troppo
repugnava
a
giovine
gente
restare
in
un
deposito
,
mentre
i
fratelli
si
misuravano
coll
'
inimico
e
spargevano
di
nobile
sangue
gli
ubertosi
vigneti
della
Borgogna
.
Tutte
le
sere
in
caserma
succedevano
concitatissime
conversazioni
;
si
proferivano
gridi
che
non
erano
certo
d
'
ammirazione
per
i
comandanti
;
si
fischiavano
gli
accaniti
difensori
degli
ufficiali
,
era
insomma
una
confusione
da
metter
pensiero
a
chi
era
incaricato
di
condurre
tutta
quell
'
accolta
di
gente
:
una
di
queste
sere
,
proprio
all
'
impensata
,
capitò
a
Montmelian
Frapolli
ed
ordinò
una
rivista
per
il
giorno
dipoi
.
Dopo
aver
squadrato
,
così
per
pretesto
,
ad
uno
ad
uno
i
suoi
dipendenti
,
il
Frapolli
fece
formare
il
quadrato
,
e
piantandosi
in
mezzo
alle
file
,
sciorinò
tutto
d
'
un
fiato
un
lungo
discorso
,
dove
chi
capì
un
acca
potè
chiamarsi
ben
fortunato
.
Parlò
di
trame
e
di
cospirazioni
,
protestò
di
esser
calunniato
,
di
andar
d
'
accordo
con
Garibaldi
,
ma
che
però
non
bisognava
sposarsi
a
quest
'
ultimo
,
poiché
dei
guerrieri
bravi
ce
ne
erano
anche
più
di
lui
,
poiché
era
succeduta
la
rivoluzione
anche
nell
'
armi
e
nella
strategia
e
che
perciò
ci
voleva
gente
nuova
.
Un
lungo
mormorio
ed
anche
qualche
fischio
accolsero
le
strampalate
parole
del
generale
,
che
alzando
,
bruscamente
le
spalle
e
borbottando
,
non
so
quali
inpertinenze
,
si
ritirò
seguito
dal
suo
stato
maggiore
.
Giunto
il
battaglione
alla
caserma
,
Piccini
,
incoraggiato
e
sostenuto
da
Rossi
e
Stefani
,
scrisse
addirittura
una
lettera
a
Garibaldi
,
lettera
nella
,
quale
si
metteva
chiaramente
a
nudo
la
situazione
e
si
chiedevano
consigli
su
ciò
che
era
da
operarsi
:
qualora
non
forse
pervenuta
alcuna
risposta
i
tre
amici
avevano
deciso
di
disertare
.
Come
furono
lunghi
i
cinque
giorni
d
'
aspettativa
!
quante
polemiche
,
quante
questioni
anche
serie
non
accaddero
in
quel
breve
lasso
di
tempo
!
i
soldati
cominciavano
a
perder
la
fiducia
nel
loro
capo
,
dacché
subodoravano
che
tra
lui
e
il
grande
Italiano
non
ci
era
più
quell
'
accordo
,
che
solo
può
produrre
buoni
resultati
;
finalmente
venne
il
colpo
dì
grazia
,
e
questo
colpo
fu
giusto
appunto
la
lettera
con
cui
Canzio
a
nome
del
Generale
rispondeva
a
Piccini
.
Frapolli
vi
tradisce
,
Frapolli
è
un
'
inviato
del
Governo
Italiano
,
che
tenta
di
seminare
la
zizzania
nel
campo
degli
eroi
delle
libertà
-
Tale
era
a
un
dipresso
il
sunto
dello
scritto
di
Canzio
.
Un
fulmine
e
questa
lettera
potevano
produrre
il
medesimo
effetto
.
I
volontarii
si
ragunarono
tumultuosamente
:
siamo
traditi
:
abbasso
i
traditori
:
viva
Garibaldi
vogliamo
partire
...
ecco
le
grida
che
sorgevano
da
tutti
quei
petti
,
ecco
le
convinzioni
che
tutti
quei
giovani
esprimevano
proprio
all
'
unisono
:
invano
gli
ufficiali
con
preghiere
,
con
moine
,
con
minaccie
pretendono
di
far
rientrare
in
caserma
i
sottoposti
e
di
ridurli
a
dovere
;
invano
si
rammenta
loro
la
causa
che
sostengono
e
che
può
esser
compromessa
con
moti
intempestivi
e
con
deliberazioni
inprovvise
:
oramai
tutti
son
rimasti
troppo
scottati
dalle
buone
parole
,
oramai
tutti
son
stanchi
di
lasciarsi
abbindolare
di
più
;
gli
ufficiali
sono
obbligati
ad
andarsene
scorbacchiati
e
confusi
;
nè
potevano
quei
bravi
avanzi
delle
guerre
della
libertà
disapprovare
in
cuor
loro
l
'
impazienza
generosa
di
quei
bravi
ragazzi
:
difatti
la
maggior
parte
degli
ufficiali
raggiunse
poco
dopo
l
'
armata
,
e
si
portò
eroicamente
:
rimasero
solamente
quegli
eroi
che
fanno
la
guerra
per
diventare
ricconi
,
che
fuggono
al
fuoco
,
ma
che
sono
i
primi
ad
attaccarsi
i
ciondoli
del
valor
militare
sul
petto
.
Dalla
rivoluzionaria
assemblea
,
fu
conchiuso
d
'
inviare
una
sommissione
al
Generale
e
fargli
noto
,
come
idea
decisa
di
tutti
,
fosse
il
raggiungere
i
fratelli
che
si
trovavano
in
faccia
al
nemico
.
Eletti
a
far
parte
di
questa
commissione
furono
appunto
i
tre
nostri
amici
Rossi
,
Piccini
,
Stefani
.
Essi
portaronsi
immediatamente
a
Chambery
,
dove
si
abboccarono
col
colonnello
Pais
,
una
delle
onestissime
persone
e
dei
repubblicani
distinti
che
era
rimasto
acchiappato
dalle
reti
del
Frapolli
.
Pais
cominciò
col
fare
qualche
appunto
al
quartier
generale
,
deplorò
le
parole
del
Canzio
,
esortò
i
nostri
giovani
a
non
volere
attizzare
quel
fuoco
,
che
divampando
avrebbe
distrutto
la
reputazione
di
patriotti
distinti
e
forse
anche
l
'
esito
della
intrapresa
repubblicana
.
I
tre
furono
irremovibili
:
vedendo
allora
il
Colonnello
come
qualunque
parola
sarebbe
stata
vana
a
trattenerli
,
permise
loro
di
allontanarsi
dal
battaglione
,
anzi
li
pregò
a
presentarsi
al
quartiere
generale
,
allora
in
Autun
,
e
a
scongiurare
coloro
che
comandavano
l
'
armata
dei
Vosgi
a
prendere
una
definitiva
risoluzione
affinchè
cessasse
quel
fatale
dualismo
che
poteva
condurre
a
così
triste
,
a
così
deplorevoli
consequenze
.
Accompagnati
alla
stazione
dagli
applausi
di
tutti
i
compagni
,
ed
imbarcatisi
,
dopo
un
viaggio
lungo
,
anzichenò
a
causa
dell
'
interruzioni
ferroviarie
,
i
nostri
amici
arrivarono
al
capoluogo
del
Giura
,
alla
città
che
fu
culla
del
noto
Mac
Mahon
,
e
senza
por
tempo
di
mezzo
,
si
recarono
alla
sede
del
quartier
generale
.
Lobbia
e
Canzio
accolsero
i
nuovi
venuti
più
che
se
fossero
amici
,
proprio
come
se
fossero
stati
fratelli
.
Tutti
erano
indignati
per
il
contegno
tenuto
dal
Frapolli
:
difatti
nessuno
poteva
farsi
una
ragione
del
come
quest
'
uomo
daccordo
coi
Comitati
accaparasse
per
se
tutta
la
miglior
gioventù
che
veniva
d
'
Italia
,
e
la
forzasse
all
'
inazione
,
alla
vita
coruttrice
della
caserma
e
della
guarnigione
,
mentre
il
generale
Garibaldi
non
faceva
che
raccomandarsi
a
tutte
le
parti
,
perché
gli
inviassero
dell
'
uomini
.
No
!
Non
erano
induzioni
fallaci
,
non
erano
calunnie
,
quelle
che
si
formulavano
sopra
quest
'
uomo
.
La
ragione
ridicola
che
accamparono
alcuni
miei
amici
,
svanisce
davanti
al
primo
soffio
del
più
volgare
buon
senso
.
Frapolli
,
dicevano
questi
,
vuol
risparmiare
il
sangue
di
tanti
generosi
:
ha
preso
il
grado
di
generale
per
impedire
degli
inutili
combattimenti
;
Frapolli
a
tale
scopo
è
stato
inviato
dalle
Massonerie
.
Io
non
voglio
credere
che
un
'
associazione
che
ha
per
base
l
'
amore
del
vero
e
dell
'
umanità
,
abbia
non
che
autorizzato
,
permesso
,
che
uno
dei
suoi
più
influenti
fratelli
la
facesse
o
da
Don
Basilio
o
da
Arlecchino
in
momenti
in
cui
il
sangue
correva
a
ruscelli
e
in
cui
si
poteva
finalmente
risolvere
il
gran
problema
dell
'
emancipazione
dei
popoli
.
Io
credo
coi
più
,
che
Frapolli
non
fosse
che
un
'
ambizioso
di
bassissima
lega
;
un
innocuo
coniglio
che
per
poco
tempo
si
era
provato
a
indossare
una
veste
da
leone
,
che
aveva
riconosciuto
troppo
pesante
per
lui
;
un
ciarlatano
qualunque
,
uso
in
Italia
a
recitare
due
parti
in
commedia
,
deputato
e
tribuno
,
scenziato
e
generale
,
capace
di
tutto
fuori
che
di
far
tacere
la
sua
sperticata
superbia
,
ed
a
combattere
sotto
gli
ordini
di
chi
ne
sapeva
più
di
lui
,
di
chi
più
di
lui
ne
aveva
il
diritto
.
Canzio
in
special
modo
era
irritatissimo
:
disse
ai
nostri
amici
che
a
giorni
sarebbe
partito
,
come
infatti
partì
,
per
condurre
via
tutti
gli
uomini
che
erano
adunati
a
Chambery
e
a
Montmelian
.
Rossi
,
Piccini
,
e
Stefani
non
vollero
tornare
donde
erano
venuti
,
quantunque
loro
si
facessero
conoscere
delle
prospettive
di
avanzamenti
sicuri
;
troppo
contenti
di
aver
finalmente
raggiunto
Garibaldi
,
di
aver
potuto
riabbracciare
i
vecchi
compagni
d
'
arme
e
di
trovarsi
con
loro
,
essi
si
strapparono
i
galloni
di
sergente
ed
entrarono
semplici
soldati
nella
compagnia
dei
Carabinieri
Genovesi
,
compagnia
che
si
costituiva
allora
sotto
gli
ordini
del
distinto
capitano
Razzeto
.
Dopo
due
o
tre
giorni
il
quartier
generale
erasi
trasferito
a
Digione
ed
i
tre
nostri
amici
,
insieme
al
prode
comandante
dell
'
armata
dei
Vosgi
(
chè
la
compagnia
dei
Carabinieri
Genovesi
mai
si
staccava
da
lui
)
erano
venuti
in
questa
città
.
Tale
a
un
dipresso
fu
la
narrazione
che
a
pezzi
e
bocconi
strappammo
durante
il
desinare
ai
nostri
compagni
,
che
si
mostravano
di
un
buon
'
umore
e
di
una
gaiezza
invidiabile
.
Entrarono
nella
trattoria
e
si
unirono
con
noi
Mecheri
e
Ghino
Polese
,
appartenenti
ambedue
alle
Guide
,
e
già
in
Francia
ambedue
fino
dai
primi
principii
della
campagna
.
E
qui
furono
lunghi
discorsi
,
domande
spesse
,
ripetute
,
alla
maggior
parte
delle
quali
era
impossibile
dare
una
risposta
,
tanto
rapidamente
le
si
succedevano
;
era
una
conversazione
briosa
,
scapigliata
,
attraente
;
e
a
renderla
più
allegra
e
più
rumorosa
influiva
non
poco
lo
squisito
nettare
,
che
producono
i
vigneti
della
Côte
d
'
Or
,
incantevole
soggiorno
per
chi
adora
il
dio
Bacco
.
Prometto
che
sarà
l
'
ultima
volta
che
mi
perdo
nel
cantare
le
glorie
del
vino
;
hanno
ragione
,
purtroppo
coloro
,
che
dicono
che
noi
abbiamo
troppo
presenti
le
libazioni
che
abbiamo
fatto
nell
'
ospitale
Borgogna
,
e
che
ad
ogni
poco
io
apparisco
più
un
ubriaco
che
uno
scrittore
:
ma
mi
crederei
uno
scrittore
macchiato
della
più
nera
ingratitudine
,
se
io
non
ti
rammentassi
o
liquore
color
d
'
ambra
,
che
c
'
ispirasti
tante
magnanime
idee
,
che
ci
mantenesti
in
tanta
salute
per
la
modica
somma
di
cinquanta
centesimi
per
bottiglia
,
mentre
qua
adulterato
,
bisogna
pagarti
tre
o
quattro
franchi
..
Noi
secondo
l
'
abitudinaccia
nostra
si
diceva
male
di
tutto
e
di
tutti
,
si
stroncava
per
passatempo
qualche
reputazione
,
si
prendevano
in
burletta
certe
cose
che
,
convengo
pel
primo
,
sarebbe
stato
assai
meglio
pigliare
sul
serio
.
Le
nostre
lingue
sono
un
po
'
lunghe
...
d
'
altronde
è
un
difetto
organico
,
che
si
sviluppa
frequentando
la
società
!
...
Il
Rossi
soltanto
non
prendeva
parte
alcuna
alle
nostre
maldicenze
;
anzi
con
fare
affettuoso
e
paterno
ci
faceva
delle
reprimende
che
per
lo
più
terminavano
in
lirismi
ed
in
voti
di
esagerate
speranze
per
l
'
avvenire
.
Il
Rossi
aveva
la
fede
e
l
'
energia
di
un
apostolo
,
la
fermezza
di
un
cospiratore
,
il
fanatismo
del
martire
.
Sempre
eguale
a
se
stesso
:
nella
sua
officina
a
Firenze
,
nelle
prigioni
che
spesse
volte
aveva
assaggiato
per
non
voler
troppo
bene
al
presente
ordine
di
cose
,
nei
combattimenti
dove
aveva
a
incontrare
poco
dopo
tanto
gloriosamente
la
morte
,
egli
avrebbe
creduto
di
peccare
smentendo
se
stesso
,
anche
così
per
far
chiasso
in
una
conversazione
d
'
amici
.
A
sentir
lui
era
certo
il
trionfo
della
repubblica
,
non
solamente
in
Francia
ma
in
un
'
altro
paese
dove
egli
era
sicuro
che
Garibaldi
ci
avrebbe
portato
appena
distrigati
gli
ultimi
conti
coi
fedeli
alleati
della
Grazia
di
Dio
.
Figuratevi
in
quella
combriccola
di
scapestrati
,
quale
effetto
facessero
le
parole
calme
,
dolci
di
questo
giovine
la
cui
perdita
ha
lasciato
tanto
voto
nelle
file
dell
'
esiguo
partito
democratico
della
mìa
bella
Firenze
.
È
inutile
:
il
Rossi
parlava
come
un
santo
,
ma
quella
sera
doveva
essere
baccano
:
si
festeggiava
il
nostro
arrivo
e
non
poteva
essere
a
meno
!
...
Squaglia
,
Baldassini
,
una
caterva
di
Livornesi
ci
raggiunsero
,
e
tutti
insieme
rammentandoci
le
vaghe
colline
della
nostra
Toscana
,
il
nostro
bel
cielo
,
il
volto
delle
nostre
ragazze
,
idealizzato
dalla
lontananza
,
le
chiassose
baldorie
e
le
ribotte
di
un
tempo
,
incominciammo
a
intronare
quegli
stornelli
,
che
si
sentono
tante
volte
sulle
labbra
gentili
delle
nostre
donne
del
popolo
:
stornelli
d
'
amore
,
malinconici
come
il
ricordo
di
una
svanita
illusione
,
modesti
e
simpatici
come
i
fiorellini
dei
campi
che
l
'
hanno
ispirati
,
poeticamente
rozzi
,
come
coloro
che
senza
alcuna
istruzione
l
'
hanno
composti
.
Dagli
stornelli
passammo
alle
ardenti
canzoni
ed
agli
inni
:
la
Rondinella
di
Mentana
,
l
'
inno
di
Garibaldi
,
la
Marsigliese
...
Era
la
voce
dell
'
Umanità
e
della
Patria
,
che
sorgeva
gigante
ad
oscurare
quella
della
città
e
della
famiglia
,
e
che
in
mezzo
alla
orgia
ci
faceva
ricordar
di
essere
uomini
.
Escimmo
cantando
:
quella
sera
ci
si
sentiva
felici
:
i
popolani
si
accalcavano
al
nostro
passaggio
e
ci
accompagnavano
coi
loro
applausi
:
noi
italiani
in
Francia
abbiamo
molta
fama
musicale
,
molta
più
di
quella
che
ci
si
merita
:
qualcuno
di
noi
per
esempio
stuonava
più
di
un
secondo
tenore
del
teatro
Nazionale
,
eppure
sentimmo
ripetere
che
mai
coro
più
accordato
del
nostro
erasi
sentito
in
Digione
...
Chi
si
contenta
gode
!
L
'
orologio
battè
mezzanotte
:
l
'
ora
era
più
che
canonica
:
bisognava
ritirarsi
:
Rossi
che
voleva
sapere
l
'
andamento
generale
delle
cose
d
'
Italia
,
e
i
progressi
,
che
vi
aveva
fatto
l
'
idea
,
e
come
le
masse
accogliessero
le
notizie
di
Francia
,
volle
in
tutti
i
modi
accompagnarci
a
casa
.
Povero
Rossi
!
...
Venne
con
noi
,
cominciò
a
domandare
...
ma
noi
con
poco
rispetto
attaccammo
un
sonno
da
paragonarsi
solamente
a
quello
di
un
lettore
delle
Perseveranza
,
ed
egli
continuò
a
gestire
,
e
scalmanarsi
per
una
buona
mezz
'
ora
,
in
mezzo
alle
note
più
o
meno
sfogate
delle
nostre
trachee
cambiate
lì
per
lì
in
contrabbassi
.
CAPITOLO
IX
.
L
'
aver
ritrovato
i
nostri
amici
,
la
contentezza
di
poter
passare
qualche
ora
con
loro
ci
aveva
fatto
dimenticare
il
ritrovo
,
a
cui
eravamo
stati
invitati
il
dì
innanzi
dal
nostro
ufficiale
.
Un
vecchio
soldato
arriccerà
il
naso
a
questa
notizia
,
e
dirà
,
come
di
solito
,
che
primo
ed
essenziale
requisito
di
coloro
che
bramano
farsi
onore
e
debellare
il
nemico
è
la
disciplina
:
ma
noi
che
abbiamo
a
noia
il
veder
l
'
uomo
ridotto
allo
stato
di
macchina
,
noi
che
siamo
persuasi
che
l
'
affezione
a
un
'
idea
può
benissimo
generare
l
'
eroe
,
che
non
hanno
mai
generato
le
ridicole
e
assurde
pedanterie
,
noi
credemmo
di
non
aver
dicerto
peccato
,
se
in
quel
primo
giorno
eravamo
stati
sordi
all
'
invito
,
decisi
di
raggiungere
al
domani
la
compagnia
,
o
il
battaglione
a
cui
eravamo
stati
aggregati
.
Perciò
appena
albeggiò
,
escimmo
di
casa
e
ci
avviammo
verso
il
centro
della
città
per
sapere
le
notizie
che
ci
riguardavano
.
La
piazza
della
Mairie
,
era
una
delle
più
belle
piazze
di
Digione
:
notevole
per
un
gran
numero
di
baracche
e
di
banchi
dove
alcune
donne
,
tutte
brutte
,
ad
eccezione
di
una
sola
,
facevano
spaccio
,
di
sigari
,
di
caffè
e
di
liquori
.
I
volontarii
si
affollavano
intorno
a
loro
,
e
non
avevano
torto
:
lì
con
dieci
centesimi
,
avevano
quello
che
nelle
botteghe
costava
quaranta
e
anche
cinquanta
centesimi
.
Ad
uno
di
questi
banchi
trovammo
il
nostro
tenente
:
meno
male
!
..
questo
incontro
ci
rispiarmava
il
fastidio
di
dover
interrogare
altra
gente
e
di
dovere
impazzare
per
rinvenire
la
caserma
.
-
Scusi
tanto
...
-
Noi
principiammo
,
avvicinandolo
,
ma
egli
tagliò
ogni
discorso
dicendoci
:
-
Ieri
non
si
fece
nulla
....
.
Vengano
oggi
a
mezzogiorno
...
è
l
'
ora
delle
paga
:
credo
che
nessuno
mancherà
.
-
Duuque
a
Mezzogiorno
?
-
Sì
.
-
E
dove
è
il
nostro
quartiere
?
-
Vadano
alla
Madaleine
e
là
troveranno
i
loro
ufficiali
...
Loro
non
dipendono
più
da
me
...
Io
appena
che
ho
accompagnato
le
spedizioni
,
me
ne
lavo
le
mani
,
-
A
rivederlo
!
-
A
rivederci
!
Andammo
allora
al
quartier
generale
;
per
quella
mattina
,
non
pareva
che
alcuna
cosa
alla
più
lontana
indicasse
qualche
probabilità
di
un
attacco
da
parte
del
nemico
.
I
Prussiani
difatti
avevano
sgombrato
Digione
,
per
concentrarsi
;
si
aspettava
,
che
dopo
tanti
giorni
di
quiete
una
gran
massa
di
Tedeschi
,
col
solito
sistema
che
ha
sempre
guidato
i
movimenti
di
Moltk
,
piombasse
sulla
città
principale
delle
Côte
d
'
Or
.
Dicevasi
anche
che
a
ciò
fosse
stato
pescelto
il
corpo
d
'
armata
del
principe
Federigo
Carlo
,
perché
a
Versailles
si
voleva
finirla
una
volta
con
questa
riunione
accogliticcia
di
giovanastri
che
rompevano
anche
troppo
le
scatole
alle
truppe
più
agguerrite
e
più
disciplinate
del
mondo
;
ad
ogni
modo
,
e
lasciando
da
parte
qualunque
interpetrazione
a
cui
dava
luogo
questa
continua
inazione
dei
nostri
nemici
,
quello
che
si
può
accertare
si
è
che
questi
si
erano
allontanati
parecchi
kilometri
da
Digione
;
le
nostre
scorrerie
,
le
recognizioni
che
senza
posa
facevano
le
truppe
di
linea
,
mai
si
erano
scontrate
con
loro
,
e
tutti
insieme
concordavano
nell
'
affermare
che
di
Prussiani
non
ci
era
il
minimo
segno
in
tutti
i
dintorni
.
Garibaldi
non
si
lasciava
sfuggire
questa
bella
occasione
che
gli
fornivano
i
propri
avversarii
:
tutti
gli
uomini
che
dipendevano
dai
suoi
ordini
a
poco
a
poco
si
riunivano
nella
città
dove
egli
aveva
posto
il
quartier
generale
;
come
abbiamo
veduto
,
il
brigadiere
Lobbia
era
stato
da
lui
inviato
verso
la
direzione
di
Langres
dal
lato
di
Parigi
;
Canzio
era
partito
per
definire
la
questione
con
Frapolli
e
portare
all
'
Armata
dei
Vosgi
,
tutti
quei
volontari
che
fino
allora
si
erano
tenuti
lontani
dal
teatro
della
guerra
.
Le
circostanti
colline
formavano
oggetto
di
studii
speciali
e
si
fortificavano
alla
meglio
,
come
lo
consentivano
gli
scarsissimi
mezzi
di
cui
il
governo
era
largo
con
l
'
armata
guidata
dall
'
invitto
Eroe
dei
due
mondi
.
Tutte
le
mattine
alle
quattro
il
generale
esplorava
la
linea
dei
nostri
avamposti
.
Esso
percorreva
l
'
immensa
estensione
in
carrozza
e
sempre
accompagnato
da
Basso
:
poi
si
riduceva
al
quartier
generale
da
cui
era
ben
raro
che
si
muovesse
durante
la
giornata
.
Il
povero
vecchio
era
torturato
dai
dolori
attritici
:
ben
di
rado
egli
abbandonava
le
grucce
,
ma
pure
si
vedeva
sempre
sorridere
,
sempre
incoraggiare
i
soldati
,
beato
di
potere
offrire
anche
una
volta
il
suo
braccio
in
difesa
dei
santi
principii
,
di
cui
è
sempre
stato
il
più
infaticabile
apostolo
e
il
più
temuto
sostegno
.
Ah
!
..
quanto
ben
differenti
da
lui
erano
certi
arfasatti
che
si
erano
ficcati
nello
stato
maggiore
e
pei
quali
chiunque
è
amico
della
verità
,
deve
avere
delle
parole
assai
dure
e
dei
rimproveri
che
nessuno
può
tacciare
d
'
esagerati
,
perché
naturali
in
chiunque
abbia
potuto
conoscere
vita
,
morte
e
miracoli
di
quella
gente
che
si
muove
solamente
da
casa
per
speculare
e
per
farsi
ricca
nel
mentre
che
una
nazione
illaguidisce
od
è
per
subire
le
più
grande
delle
sventure
che
la
possa
colpire
,
voglio
dire
le
schiavitù
.
Gli
appartenenti
allo
stato
maggior
generale
,
in
buon
numero
erano
francesi
;
io
non
intendo
minimamente
attaccare
gli
stati
maggiori
delle
brigate
,
dove
un
Castellazzo
,
un
Bizzoni
,
un
Sant
'
Ambrogio
,
un
Vichard
,
un
Canessa
,
e
tanti
altri
,
di
cui
noi
non
potemmo
sapere
il
nome
,
si
coprirono
di
gloria
e
si
mostrarono
pari
alle
generosissime
idee
che
sempre
gli
hanno
guidati
.
Io
parlo
soltanto
di
quei
famosi
strategici
,
che
dipendevano
direttamente
dal
generale
Bordone
.
Qui
devo
dire
alcune
parole
di
questo
generale
da
alcuni
troppo
abbattuto
,
da
altri
troppo
esaltato
.
Io
non
voglio
riandare
la
vita
passata
del
nostro
capo
di
stato
maggiore
;
mio
compito
è
il
riveder
le
buccie
a
coloro
che
giraron
nel
manico
durante
il
periodo
che
noi
fummo
in
Francia
e
non
quello
di
nototmizzare
le
faccende
trascorse
che
a
noi
non
riguardano
,
e
delle
quali
noi
non
abbiamo
a
curarsi
:
noi
pensiamo
che
chi
ha
intenzione
di
far
bene
,
e
traduce
in
atto
questa
intenzione
,
certamente
si
riabilita
da
ogni
peccato
che
possa
aver
contaminato
la
di
lui
fama
antecedente
.
Bordone
era
zelantissimo
per
il
bene
dei
suoi
sottoposti
:
Bordone
aguzzava
di
minuto
in
minuto
il
suo
ingegno
,
si
arrovellava
,
non
dormiva
pur
di
fare
all
'
esercito
Garibaldino
tutte
quelle
agevolezze
che
da
lui
dipendevano
.
Infaticabile
sempre
,
importuno
col
governo
di
Tours
egli
era
giunto
ad
ottenere
armi
,
denaro
,
concessioni
.
Di
più
,
se
si
pensa
,
che
rimanendo
lui
nel
suo
posto
,
toglieva
all
'
ambizioso
Frapolli
ogni
speranza
di
poter
comandare
a
bacchetta
,
bisogna
convenire
che
la
cosa
migliore
per
noi
era
che
rimanesse
quello
che
ci
era
,
invece
che
venisse
fuori
uno
nuovo
che
probabilmente
avrebbe
mandato
in
perdizione
le
nostre
povere
cose
.
Lobbia
avendo
lasciato
lo
stato
maggiore
per
assumere
il
comando
della
seconda
brigata
aveva
condotto
con
se
il
Castellazzo
,
nome
a
cui
qualunque
elogio
sarebbe
superfluo
;
caro
a
chi
ama
la
letteratura
,
come
a
chi
ama
la
guerra
;
eroe
in
tutte
le
battaglie
che
si
son
combattute
,
autore
del
Tito
Vezio
negli
ozi
della
pace
,
in
quegli
ozi
dove
tanta
gente
che
fa
professione
di
far
le
campagne
si
butta
sull
'
imbraca
e
fa
rivoltare
lo
stomaco
alle
persone
perbene
.
Partiti
questi
,
lo
stato
maggiore
rimase
molto
,
ma
molto
barbino
.
Mi
rincresce
dover
dir
male
di
nostri
compagni
,
me
ne
piange
il
cuore
,
ma
il
culto
della
verità
deve
esser
sacro
per
chi
scrive
e
le
segrete
tendenze
dell
'
anima
devono
essergli
sacrificate
.
La
più
completa
assenza
di
nozioni
strategiche
si
poteva
chiaramente
osservare
in
quelle
sale
dove
si
dormiva
di
giorno
e
dove
molte
volte
si
giocava
di
notte
:
cosa
quest
'
ultima
che
fece
esclamare
ad
uno
dei
nostri
amici
assai
noto
per
le
freddure
,
che
stato
maggiore
più
solerte
del
nostro
era
inpossibile
ritrovare
,
avendo
i
suoi
membri
ad
ogni
ora
in
mano
le
carte
.
Una
caterva
di
giovanotti
raggruzzolati
non
si
sa
come
,
certa
gente
di
cui
è
bene
non
dir
cosa
alcuna
,
poiché
stando
alle
dicerie
generali
,
i
di
lei
fatti
insudicerebbero
troppo
le
pagine
di
qualsivoglia
libro
...
ecco
a
un
dipresso
,
fatte
poche
eccezioni
,
quale
era
il
corteggio
di
Bordone
.
Oh
!
se
non
fosse
stata
la
mente
del
Generale
,
il
valore
e
l
'
intelligenza
dei
quattro
che
comandavano
le
brigate
,
l
'
innegabile
slancio
dei
volontari
,
per
il
nostro
stato
maggiore
se
ne
poteva
passar
delle
belle
,
e
i
Prussiani
potevano
agevolmente
circondarci
in
Digione
,
come
avevano
circondato
a
Metz
il
famigerato
Bazaine
.
La
maggior
parte
degli
ufficiali
,
che
dovevano
provvedere
alle
sorti
della
armata
,
e
che
dovrebbero
avere
avuto
l
'
attribuzione
di
fare
i
piani
di
guerra
,
oltre
l
'
esser
digiuni
di
qualunque
nozione
d
'
arte
militare
,
lo
erano
anche
del
minimo
odore
di
polvere
:
tra
gli
altri
per
esempio
il
figlio
di
Bordone
finì
la
campagna
come
capitano
:
era
un
giovanotto
che
poteva
aver
tutt
'
al
più
ventitre
anni
e
che
per
la
prima
volta
si
spingeva
davanti
al
fuoco
....
delle
stufe
del
quartiere
generale
!
Del
resto
di
questi
ufficiali
improvvisati
ve
ne
era
un
sacco
e
una
sporta
.
Conobbi
un
volontario
che
di
motuproprio
si
mise
il
berretto
di
luogotenente
e
poco
dopo
ottenne
quel
grado
;
non
vi
è
esagerazione
a
dire
che
quando
arrivammo
a
Digione
,
trovammo
più
ufficiali
che
soldati
:
i
sarti
e
i
cappellai
di
lassù
,
che
avevano
buon
naso
,
riempivano
lo
vetrine
di
monture
e
di
berretti
più
o
meno
gallonati
.
Fin
qui
non
ci
sarebbe
statò
gran
male
;
ma
il
male
appariva
manifestamente
ad
ogni
persona
,
quando
si
pensava
che
molti
e
molti
che
a
forza
di
fatiche
e
di
sangue
erano
giunti
a
conquistarsi
un
grado
nelle
altre
campagne
,
non
si
erano
voluti
riconoscere
o
si
erano
portati
tanto
pel
naso
che
essi
troppo
disdegnando
di
sembrare
accattoni
e
in
cerca
di
una
posizione
,
preferivano
servire
da
semplici
soldati
.
Il
nostro
Generale
era
del
tutto
estraneo
a
queste
brutture
,
le
quali
possono
sembrare
a
qualcuno
inverosimili
,
ma
che
sono
vere
come
la
luce
del
sole
.
Materassi
,
Pacini
(
per
non
citare
molti
altri
)
capitani
nelle
altre
campagne
,
non
ebbero
alcun
grado
,
furono
appagati
però
con
molte
promesse
,
con
molte
proteste
di
buone
intenzioni
,
ma
,
come
dicevano
i
nostri
antichi
,
di
buone
intenzioni
è
lastricato
anche
l
'
Inferno
.
Io
non
sono
estraneo
all
'
idea
di
accogliere
gente
nuova
nelle
file
di
quei
che
comandano
;
il
principio
di
rispettare
l
'
anzianità
per
me
deve
cedere
a
quello
di
rispettare
il
merito
:
si
facciano
pure
dei
nuovi
ufficiali
,
si
cerchi
pure
di
ringiovanire
i
ranghi
della
democrazia
militante
,
ma
per
attuare
questo
nobile
proposito
si
possono
scegliere
tanti
e
tanti
avanzi
della
mitraglia
,
tanti
e
tanti
che
tuttora
soffrenti
per
antiche
ferite
son
corsi
di
nuovo
in
faccia
al
nemico
,
e
non
coloro
che
non
fanno
altro
che
salire
e
scendere
le
scale
degli
astri
maggiori
dell
'
Orizzonte
Garibaldino
,
lisciando
tutti
,
strofinandosi
a
tutti
,
menando
buona
ogui
sciocchezza
,
ogni
spavalderia
,
purché
venga
dall
'
alto
....
Dopo
aver
confabulato
con
varii
amici
nel
cortile
del
quartier
generale
,
vedendo
che
l
'
orologio
segnava
le
undici
e
mezzo
,
ci
movemmo
verso
la
Madaleine
,
ansiosi
di
sapere
in
qual
maniera
ci
avessero
cucinati
.
Impazzamo
una
buona
mezza
ora
per
rintracciare
questa
caserma
,
che
non
era
caserma
ma
un
antica
prigione
,
e
che
era
situata
al
lato
opposto
della
città
.
Tra
una
caserma
e
una
prigione
io
non
so
trovare
differenza
alcuna
e
perciò
trovai
più
che
coerente
colui
che
aveva
fatta
la
scelta
.
Una
scala
,
mezza
rovinata
,
per
la
quale
era
necessario
andar
di
sghimbescio
,
portava
ad
una
specie
di
torrione
,
il
cui
interno
era
costituito
da
una
stanza
,
più
larga
che
lunga
;
il
pavimento
era
tutto
coperto
di
paglia
,
sulla
quale
si
vedevano
sdraiati
una
cinquantina
di
volontarii
che
aspettavano
a
braccia
aperte
l
'
arrivo
dell
'
ufficiale
pagatore
.
Tra
questi
volontarii
alcuni
parlavano
francese
:
sarà
una
ridicolezza
,
ma
io
la
voglio
confessare
tale
e
quale
ai
lettori
;
d
'
altronde
,
dirò
con
Terenzio
:
Ego
homo
sum
et
nihil
humanum
a
me
alienum
puto
;
Io
provai
un
pò
di
rabbia
a
veder
vestiti
colla
camicia
rossa
individui
che
non
appartenevano
all
'
Italia
;
saranno
stati
fior
di
soldati
,
eccellenti
ragazzi
,
patriotti
e
repubblicani
a
prova
di
bomba
,
ma
abituato
a
diffidare
degli
altri
,
m
'
annoiava
un
pensiero
:
Chi
sa
,
se
noi
avessimo
vinto
che
tutto
il
vanto
della
vittoria
non
fosse
attribuito
a
quei
Francesi
che
erano
nelle
nostre
file
,
e
che
invece
tutte
le
invettive
non
si
fossero
volte
al
nostro
indirizzo
,
qualora
le
sorti
dell
'
armi
non
ci
fossero
state
propizie
?
!
Eppoi
chi
si
sacrifica
per
un
'
idea
buona
,
non
può
fare
a
meno
di
nutrire
una
certa
ambizione
,
ed
io
sentiva
quella
di
far
parte
di
un
corpo
esclusivamente
composto
d
'
Italiani
,
se
non
altro
per
mostrare
che
pochi
o
molti
,
anche
nella
nostra
patria
vi
sono
dei
giovani
sempre
pronti
a
versare
il
lor
sangue
per
la
repubblica
.
Tale
idea
,
rafforzata
,
anche
dell
'
altra
che
forse
ci
avrebbero
tenuto
in
quel
deposito
per
chi
sa
quanto
tempo
,
mi
fece
prendere
il
proponimento
deciso
di
girar
largo
e
cercare
un
'
altro
corpo
,
dove
vi
fosse
la
certezza
di
prender
parte
al
primo
combattimento
che
sarebbe
succeduto
.
Il
tenente
Zauli
venne
poco
dopo
:
fece
la
chiama
,
diè
la
paga
e
poi
annunziò
che
in
quel
giorno
avremmo
goduto
della
libertà
più
assoluta
.
Eravamo
tuttora
lungo
la
scala
,
allorché
comunicai
ai
miei
amici
le
mie
impressioni
,
e
tutti
accolsero
i
miei
progetti
;
appena
fummo
esciti
,
ci
capitò
proprio
la
palla
al
balzo
!
Mecheri
,
Polese
,
ci
dissero
,
senza
che
noi
loro
facessimo
interrogazione
alcuna
,
di
entrar
nelle
guide
,
di
cui
si
stava
formando
il
quarto
squadrone
,
e
noi
senza
frapporre
tempo
di
mezzo
andammo
alla
foreria
,
dove
c
'
inscrivemmo
nei
ruoli
.
Possedere
un
cavallo
e
seguitare
sempre
il
Generale
,
per
uno
che
è
abituato
a
andare
a
piedi
e
a
venerare
più
d
'
ogni
altro
uomo
nel
mondo
Garibaldi
non
ci
poteva
esser
prospettiva
più
attraente
.
In
seguito
si
vedrà
,
come
anche
questa
bella
visione
non
fosse
per
noi
che
una
Fata
Morgana
.
CAPITOLO
X
.
Le
guide
si
erano
costituite
a
Dôle
sotto
gli
auspicii
del
capitano
Farlatti
:
da
bel
principio
non
furono
che
uno
squadrone
,
poi
due
;
poi
tre
:
ed
ora
il
quarto
,
come
abbiamo
detto
pocanzi
,
era
in
via
di
gestazione
;
così
Farlatti
da
capitano
era
divenuto
maggiore
;
per
terminare
la
campagna
come
tenente
colonnello
:
nel
momento
in
cui
noi
si
arrivava
,
i
primi
tre
squadroni
facevano
parte
della
Brigata
Lobbia
,
ed
erano
con
questo
partiti
alla
volta
di
Langres
.
Come
ben
si
vede
,
le
guide
facevano
il
servizio
di
cavalleria
,
e
non
erano
incaricate
minimamente
delle
missioni
a
loro
speciali
:
per
le
esplorazioni
erano
sempre
in
giù
e
in
su
gli
Chasseurs
d
'
Afrique
e
gli
Ussari
;
e
ciò
da
un
lato
era
più
che
naturale
:
pochissimi
nelle
nostre
file
sapevano
parlare
il
francese
e
anche
tra
questi
alcuni
ne
basticciavano
solamente
qualche
parola
a
casaccio
...
ora
era
egli
possibile
che
per
questo
mezzo
si
potessero
sapere
informazioni
sicure
,
notizie
esatte
,
ricevute
dai
paesetti
dove
trasitavano
nelle
loro
escursioni
?
Le
guide
non
dovevano
essere
un
reggimento
,
ma
tutt
'
al
più
uno
squadrone
,
come
era
nel
1866
,
uno
squadrone
costituito
dall
'
eletta
dell
'
armata
...
pochi
ma
intelligenti
.
Nel
nostro
squadrone
poi
era
un
vero
bailamme
:
cinquantaquattro
uomini
con
diciassette
cavalli
,
di
cui
undici
tanto
malati
da
non
potersi
muovere
dalle
scuderie
;
nessun
vestiario
;
tanto
cavalli
che
vestiarii
si
aspettavano
di
momento
in
momento
,
i
primi
da
Chambery
dove
Canzio
e
Tironi
erano
andati
per
levarli
a
Frapolli
,
i
secondi
d
'
Autun
.
Figuratevi
dunque
una
cavalleria
di
persone
in
cilindro
,
in
papalina
e
col
cappello
alla
Pouff
,
eppoi
ditemi
che
noi
non
avevamo
qualche
rassomiglianza
,
se
non
altro
nella
tenuta
,
con
i
celebri
eroi
del
novantadue
.
A
capo
di
quest
'
accozzaglia
di
gente
poco
cavalleresca
,
almeno
all
'
aspetto
,
era
il
tenente
Ricci
,
buon
patriotta
di
Forlì
,
ferito
ad
Aspromonte
,
e
reputato
assai
dal
Generale
.
Il
Ricci
però
,
se
era
tra
i
primi
quando
si
trattava
di
condurre
al
fuoco
i
soldati
,
non
si
vedeva
mai
alla
caserma
e
lasciava
andare
le
cose
,
o
male
o
bene
,
per
il
loro
verso
.
Spadroneggiava
per
tale
ragione
al
nostro
comando
,
il
sottotenente
Miquelf
,
francese
corto
di
vista
ma
pieno
d
'
ambizioncine
da
femminuccia
:
sulla
sua
carta
da
visita
si
qualificava
per
ingegnere
,
per
sottotenente
e
per
*
*
*
...
questa
cuspide
,
mi
rammento
fece
nascer
discussioni
tra
noi
più
che
ne
abbia
fatte
nascere
quella
famosa
che
si
vuole
o
non
si
vuole
appiccicare
alla
facciata
del
Duomo
.
Miquelf
era
sempre
in
foreria
a
romper
le
scatole
agli
scribaccini
e
a
dettare
ordini
del
giorno
.
Un
prestigiatore
,
congedandosi
dalla
società
che
lo
ha
onorato
,
suole
fare
apparir
mazzi
di
fiori
dalle
maniche
,
dalle
punte
degli
stivali
,
dai
capelli
,
dal
naso
...
il
nostro
sottotenente
,
senza
essere
prestigiatore
,
aveva
un
ordine
del
giorno
nel
berrettino
,
uno
in
tutte
le
tasche
,
uno
sotto
il
panciotto
,
insomma
un
ammasso
,
una
farragine
di
disposizioni
,
di
preghiere
,
di
comandi
gli
scaturivano
da
tutte
le
parti
,
e
sciorinava
paragrafi
e
pagine
intiere
di
scritto
,
mezzo
francese
,
mezzo
italiano
,
e
faceva
sgelare
,
ogni
pochino
il
foriere
,
facendoglieli
leggere
a
noi
.
Tre
appelli
ogni
giorno
,
la
passeggiata
ai
cavalli
,
la
fienata
,
il
passamano
,
la
guardia
alla
scuderia
;
a
dar
retta
a
lui
ci
sarebbe
rimasto
appena
appena
un
poco
di
tempo
per
mangiare
un
boccone
e
invece
...
invece
nella
nostra
caserma
c
'
era
gente
come
a
una
lezione
popolare
;
le
trombe
che
,
secondo
la
sacra
scrittura
,
fecero
muovere
le
mura
di
Gerico
non
erano
buone
a
far
muovere
verso
il
quartiere
una
sola
Guida
,
e
,
se
tu
avessi
voluto
trovare
qualcuno
che
apparteneva
a
questo
rispettabile
corpo
,
tu
lo
dovevi
andare
a
cercare
in
qualche
biliardo
o
in
qualche
caffè
,
o
sulla
piazza
principale
,
dove
delle
gentili
venditrici
per
spacciare
Cognach
e
acquavite
avevano
innalzato
delle
baracche
proprio
in
faccie
al
magnifico
palazzo
dei
vecchi
duchi
della
Borgogna
.
Tutti
i
servizi
erano
disinpegnati
da
tre
o
quattro
zelanti
di
...
farsi
pagare
dai
commilitoni
più
o
meno
indolenti
!
Nessuna
notizia
si
aveva
intanto
sulle
mosse
del
nemico
;
continuava
e
pigliava
piede
la
voce
che
i
Prussiani
si
riconcentrassero
sotto
gli
ordini
del
principe
Federigo
Carlo
per
marciare
poi
separatamente
verso
il
mezzogiorno
della
Francia
,
tagliar
fuori
il
Bourbaki
,
e
sbaragliare
le
nostre
file
e
terminare
così
la
campagna
contemporaneamente
alla
resa
di
Parigi
.
Garibaldi
continuava
ad
approfittarsi
di
questa
tregua
per
concentrare
a
sua
volta
la
piccola
armata
dei
Vosgi
.
La
brigata
Menotti
e
Bossak
erano
in
Digione
:
si
temeva
in
quei
giorni
per
Ricciotti
,
del
quale
non
si
sapevano
sicure
novelle
,
quantunque
si
bucinasse
di
scontri
e
di
prigionieri
fatti
da
lui
:
Lobbia
erasi
troppo
inoltrato
ed
oramai
era
inutile
lo
sperare
di
congiungersi
a
lui
.
Canzio
,
coi
soldati
che
avrebbe
portato
da
Chambery
e
da
Lione
doveva
costituire
la
quinta
brigata
;
eransi
anche
radunate
ventimila
guardie
nazionali
mobili
capitanate
da
Pelissier
...
ma
di
queste
sarebbe
meglio
il
non
farne
menzione
:
mai
caricaturista
può
avere
ideato
dei
tipi
più
grotteschi
di
loro
;
gli
stessi
popolani
non
potevano
fare
a
meno
di
ridere
in
vederli
passare
:
certe
fisonomie
di
paura
,
certe
arie
d
'
imbecillità
da
non
farteli
dimenticare
,
neppure
avendo
la
fortuna
di
campar
quanto
Matusalemme
:
Loro
non
vedevano
che
Tedeschi
,
non
sognavano
che
agguati
:
gli
Ulani
si
presentavano
difaccìa
alle
loro
immaginazioni
alterate
come
le
versiere
e
le
streghe
ai
ragazzi
;
se
passava
un
di
noi
ci
affollavano
con
mille
domande
,
alla
quali
noi
rispondevamo
sempre
col
dipingere
la
situazione
con
colori
molto
più
foschi
di
quello
che
era
realmente
;
e
allora
si
vedevano
picchiarsi
il
capo
e
poi
andar
via
sconsolati
e
quasi
piangenti
:
e
quel
che
è
peggio
arrestavano
a
casaccio
per
spie
persone
onorabilissime
e
militari
d
'
ogni
corpo
:
un
giorno
ci
volle
del
buono
e
del
bello
a
salvare
delle
loro
unghie
tre
delle
nostre
Guide
,
che
essendo
Pollacche
,
parlavano
in
modo
da
essere
scambiate
per
Tedesche
.
Sei
piccole
mitragliatrici
(
che
non
furono
mai
adoperate
)
erano
state
pure
aggiunte
all
'
armata
dei
Vosgi
;
il
Colonnello
Olivier
,
comandante
dell
'
Artiglieria
,
ed
il
maggiore
Sartorio
del
Genio
avevano
fatto
qualche
lavoro
di
fortificazione
passeggiera
sulle
due
colline
di
Fontain
e
dì
Talant
,
e
queste
due
formidabili
posizioni
,
secondo
tutte
le
probabilità
,
avrebbero
dato
molto
daffare
ai
nostri
avversarii
,
qualora
ne
avessero
tentato
l
'
attacco
.
La
fiducia
insomma
dei
Digionesi
in
quel
momento
era
giunta
al
massimo
grado
:
difatti
alla
sottoprefettura
ogni
giorno
veniva
affisso
un
bullettino
in
cui
Bourbaki
annunciava
una
vittoria
:
Gambetta
aveva
fatto
sapere
a
tutta
l
'
Europa
che
l
'
uomo
della
situazione
era
venuto
e
che
quest
'
uomo
era
Chanzy
:
le
notizie
di
Parigi
erano
rassicuranti
:
Trochu
giurava
di
tornare
cadavere
piuttosto
che
vinto
:
Faidherbe
non
si
ritirava
...
il
buon
popolo
che
,
malgrado
disillusioni
su
disillusioni
,
ha
sempre
bevuto
grosso
,
aveva
tutte
le
buone
ragioni
di
cullarsi
in
liete
speranze
.
Eppoi
tutti
i
giorni
,
il
bravo
colonnello
Lhoste
coi
suoi
Francs
tireurs
faceva
qualche
prigioniero
e
questi
attraversavano
Digione
,
e
il
popolino
,
sempre
pronto
a
credere
e
ad
esagerare
,
chi
sa
quali
idee
rimuginava
di
sicura
vendetta
e
di
più
che
sicuro
trionfo
!
La
vita
di
quei
primi
giorni
per
noi
non
fu
di
certo
una
vita
color
di
rose
:
il
freddo
era
a
trentadue
gradi
,
tre
sentinelle
gelarono
agli
avamposti
;
molti
volontarii
erano
negli
ospedali
assiderati
in
qualche
parte
del
corpo
e
di
più
ogni
giorno
noi
eravamo
sconcertati
dal
tristo
spettacolo
di
una
infinità
di
bare
e
di
casse
da
morto
;
il
vaiolo
ed
il
tifo
infierivano
,
e
,
come
se
fosse
poco
la
guerra
,
diradavano
le
file
dei
generosi
campioni
della
libertà
.
-
Se
si
torna
è
un
miracolo
-
ripetevamo
tra
noi
-
qui
ci
è
il
tifo
,
il
vaiolo
e
i
Prussiani
.
Era
tanto
spaventevole
l
'
idea
di
morire
di
malattia
,
che
tra
i
flagelli
che
ci
minacciavano
si
ponevano
in
ultima
linea
i
Prussiani
:
la
sorte
voleva
ben
esperimentare
la
tempra
dei
giovani
soldati
e
questi
hanno
resistito
alla
prova
.
Basti
il
dire
che
si
era
tutti
infreddati
...
Oh
!
la
prosa
desolante
di
una
ostinata
infreddatura
!
In
certi
momenti
invece
di
essere
tra
seguaci
di
Marte
,
si
poteva
creder
benissimo
di
essere
in
un
ospedale
di
tisici
al
terzo
stadio
.
Ma
non
cessavano
per
questo
le
burlette
,
ed
era
un
ridere
continuato
alle
spalle
di
qualcuno
che
se
la
prendeva
,
un
avvicendarsi
di
prognostici
di
cattivissimo
augurio
che
terminavano
con
una
bevuta
alla
salute
di
tutti
noi
altri
...
anche
questi
erano
mezzi
per
cacciare
la
noia
di
quei
giorni
monotoni
!
Eppoi
Digione
offriva
delle
distrazioni
anche
in
tempo
di
guerra
e
coi
nemici
alle
porte
.
Nel
palazzo
ducale
eravi
un
museo
,
nel
quale
non
facevano
difetto
artistici
capolavori
;
l
'
arte
italiana
vi
era
degnamente
rappresentata
da
alcuni
quadri
di
Guido
Beni
,
da
una
Sacra
famiglia
di
Andrea
del
Sarto
,
e
da
piccole
pitture
dei
Caracci
e
del
Francia
;
una
bellisima
collezzione
di
litografie
all
'
acqua
forte
,
delle
statue
moderne
di
qualche
valore
,
diversi
busti
di
uomini
celebri
,
tra
cui
quello
di
Piron
,
celui
qui
ne
fut
riên
,
pas
même
academicien
,
i
superbi
mausolei
dei
duchi
della
Borgogna
offrivano
a
chi
desiderava
di
ammazzare
il
tempo
un
divertimento
geniale
e
istruttivo
.
Un
bellissimo
quadro
di
una
battaglia
era
sfondato
...
ci
dissero
che
autori
di
tale
barbarie
erano
stati
i
Badesi
nella
prima
occupazione
;
i
soldati
delle
monarchie
,
quando
vincono
,
diventano
Vandali
.
Una
biblioteca
,
assai
fornita
di
libri
,
dava
un
'
altro
passatempo
a
chi
voleva
far
l
'
uomo
grave
:
per
gli
scapati
ci
era
il
Caffè
di
Parigi
,
dove
si
beveva
e
si
giocava
:
lì
era
il
convegno
del
fior
fiore
dell
'
armata
:
lì
vedevi
l
'
elegante
ufficiale
di
stato
maggiore
,
lo
svelto
Franc
tireur
,
mobilizzato
sornione
,
lo
scapigliato
volontario
,
tutti
affratellati
davanti
,
a
un
banco
di
lansquenet
,
o
in
una
partita
al
Carambolo
.
Le
prime
ore
della
sera
noi
le
passavamo
al
Restaurant
,
cianciando
tra
noi
e
mangiando
e
bevendo
.
Dopo
si
andava
in
una
bottega
di
tabaccaio
,
vicina
al
nostro
palazzo
,
cioè
al
palazzo
della
nostra
ospite
:
bottega
dove
avevamo
rinvenuto
una
gentile
donnina
,
che
ci
incantava
per
il
suo
spirito
e
per
la
sua
educazione
.
Questa
graziosa
ragazza
che
la
nostra
buona
fortuna
ci
aveva
fatto
incontrare
,
era
figlia
di
un
colonnello
che
era
stato
fatto
prigioniero
a
Sedan
;
suo
zio
generale
,
era
pur
egli
prigioniero
e
ferito
gravemente
a
una
coscia
;
ora
la
stava
in
casa
della
tabaccaia
che
l
'
aveva
veduta
bambina
e
che
l
'
amava
come
una
mamma
.
Parlava
di
piani
di
guerra
con
la
medesima
facilità
che
la
quale
un
'
altra
donna
parlerebbe
di
crochet
,
d
'
orli
,
o
di
ricami
;
non
aveva
alcuna
fiducia
del
Bourbaki
,
disperava
delle
sorti
di
Francia
e
attendeva
un
combattimento
per
poter
recar
soccorso
ai
feriti
,
tra
l
'
imperversare
della
mitraglia
.
Un
tipo
curioso
,
ma
piena
d
'
ardimento
.
Una
volta
diede
in
presenza
nostra
uno
schiaffo
ad
un
mobilizzato
della
Provenza
,
perché
le
aveva
detto
che
era
amica
dei
Prussiani
;
correva
tutto
il
giorno
per
gli
ospedali
,
spendeva
le
sue
piccole
risorse
in
quelle
ghiottonerie
che
son
tanto
gradite
ai
convalescenti
e
si
sdegnava
se
qualcuno
le
proponeva
di
accompagnarla
in
queste
pietose
escursioni
:
presto
divenimmo
di
lei
amici
..
era
tanto
carina
,
che
non
avremmo
meritato
scusa
veruna
a
trascurarla
.
Dopo
cinque
o
sei
giorni
,
dacché
eravamo
arrivati
,
fummo
rallegrati
dai
concenti
più
o
meno
armoniosi
di
trombe
che
suonavano
marcie
Italiane
:
era
la
legione
Tanara
,
che
veniva
per
fermarsi
qualche
giorno
in
città
.
I
volontari
marciavano
come
vecchi
soldati
e
avevano
un
piglio
guerresco
da
farteli
cari
;
il
primo
battaglione
era
comandato
da
Ciotti
;
il
secondo
dal
simpatico
Erba
;
questo
aveva
una
bandiera
tutta
rossa
sulla
quale
in
lettere
d
'
oro
stava
scritto
:
Patatrac
.
I
cittadini
ogni
poco
ci
fermavano
per
domandarci
che
significava
quella
arcana
parola
,
e
noi
rispondevamo
loro
che
significava
ciò
che
era
tanto
bramato
da
noi
,
ciò
che
ora
il
procuratore
del
re
non
mi
permette
di
far
sapere
ai
lettori
.
La
maggior
parte
dei
componenti
delle
legioni
appartenevano
alle
provincie
settentrionali
d
'
Italia
;
tra
gli
ufficiali
erano
molti
dei
compromessi
negli
affari
di
Pavia
,
commilitoni
e
fratelli
d
'
idea
del
martire
Barsanti
.
Dietro
pochi
passi
da
loro
io
vidi
l
'
Imbriani
...
Povero
Giorgio
!
...
Come
io
ti
vidi
contento
,
per
aver
raggiunto
finalmente
le
schiere
dei
generosi
difensori
di
quel
principio
che
avevi
sempre
adorato
!
..
Con
quale
affetto
tu
non
mi
stringesti
la
mano
,
vedendo
che
io
pure
non
avevo
mancato
all
'
appello
?
Eri
giovane
,
forte
:
l
'
avvenire
ti
si
dipingeva
davanti
con
i
colori
più
rosei
,
eppure
un
presentimento
vago
,
indefinito
ad
ora
ad
ora
ti
sorgeva
nella
anima
«
chi
sa
per
quanti
di
noi
sarà
tomba
questa
città
»
tu
mi
dicesti
;
e
lo
doveva
essere
anche
per
te
;
ed
in
mezzo
al
combattimento
mi
doveva
giungere
la
novella
della
tua
fine
;
che
,
ardimentoso
come
eri
,
tu
dovevi
morire
tra
i
primi
,
ed
io
non
era
a
te
vicino
per
poterti
dare
l
'
ultimo
bacio
dell
'
amicizia
,
per
poter
raccogliere
il
tuo
estremo
sospiro
!
Erano
due
anni
che
non
ci
si
vedeva
:
ci
avevamo
lasciati
ad
un
banchetto
,
dove
si
era
inneggiato
alla
Repubblica
e
alle
barricate
,
ora
ci
si
doveva
ritrovare
per
essere
eternamente
divisi
.
Eternamente
!
..
Oh
!
la
dura
parola
per
chi
ti
ha
conosciuto
!
Ora
giaci
nell
'
Italia
tua
,
vicino
al
tuo
mare
,
sotto
la
volta
del
tuo
splendido
cielo
,
là
dove
la
poesia
di
una
natura
sempre
maestosa
aveva
fatto
germogliare
nel
tuo
cuore
la
fede
per
la
quale
ora
giaci
cadavere
...
Tanto
meglio
...
non
contamineranno
l
'
urna
del
martire
le
codarde
calunnie
e
le
turpi
accuse
dei
vili
,
pei
quali
noi
affrontavamo
la
morte
e
che
erano
ben
lontani
da
ogni
pericolo
.
Addio
,
giovane
di
tempra
romana
,
addio
figlio
prediletto
della
democrazia
...
possa
l
'
esempio
delle
tue
virtù
procacciarti
degli
emulatori
ed
il
fiore
della
speranza
sorga
sul
tuo
sepolcro
,
o
fiore
più
bello
,
troppo
presto
staccato
dalla
ghirlanda
delle
nostre
speranze
!
CAPITOLO
XI
.
Ricciotti
arrivava
in
questo
frattempo
a
Digione
,
dopo
aver
sostenuto
diversi
piccoli
scontri
con
recognizioni
nemiche
,
scontri
in
cui
aveva
sempre
ottenuto
indiscutibili
vantaggi
;
il
di
lui
arrivo
fu
per
noi
una
vera
festa
:
il
giovine
ed
ardito
condottiero
che
già
erasi
acquistata
tanta
gloria
in
questa
campagna
,
troppo
ci
aveva
fatto
temere
per
il
suo
troppo
coraggio
ed
era
di
troppa
utilità
al
nostro
esercito
,
perchè
non
ne
valutassimo
l
'
arrivo
come
un
lieto
avvenimento
.
Dipiù
nella
sua
brigata
noi
avevamo
amici
carissimi
:
lo
Strocchi
,
l
'
Orlandi
,
Cardini
erano
nei
Francs
chavaliers
de
Chatillon
,
squadrone
di
cavalleria
che
il
prode
e
simpatico
figlio
di
Garibaldi
aveva
organizzato
dopo
la
memorabile
impresa
che
aggiunse
non
poco
lustro
alle
armi
italiane
.
Quasi
nel
medesimo
tempo
arrivava
da
Chambery
il
simpatico
Canzio
,
portando
seco
circa
duecento
uomini
,
che
uniti
a
quelli
del
deposito
,
a
cui
eravamo
stati
ascritti
in
principio
,
formarono
un
battaglione
sotto
gli
ordini
del
maggiore
Perla
,
battaglione
che
fu
denominato
dei
Cacciatori
di
Marsala
.
Cavallotti
,
Rossi
di
Lodi
e
tanti
altri
generosi
si
trovavano
in
quelle
file
:
essi
avevano
lasciato
il
Frapolli
per
essere
in
prima
linea
.
La
gioia
di
questi
arrivi
fu
per
noi
un
po
'
amareggiata
dalla
notizia
che
i
famosi
cavalli
che
dovevano
arrivare
con
Canzio
,
sarebbero
arrivati
due
o
tre
giorni
dopo
...
se
ci
avessero
detto
che
non
dovevano
arrivare
mai
,
saremmo
usciti
addirittura
dai
gangheri
e
chi
sa
quale
determinazione
avremmo
preso
!
Ai
nuovi
volontarii
furono
distribuite
delle
carabine
Weincester
,
bellissime
armi
ma
che
forse
esigevano
un
po
'
troppo
perizia
in
chi
le
adoperava
;
avevano
esse
diciotto
colpi
di
riserva
,
erano
elegantissime
e
quando
se
ne
vedeva
una
in
mano
di
qualche
Garibaldino
,
ci
si
affollava
intorno
a
lui
,
e
con
noi
si
affollavano
a
bocca
spalancata
i
buoni
popolani
della
città
;
difatti
nelle
piazze
,
nelle
vie
principali
tu
non
avresti
veduto
che
gruppetti
di
gente
,
e
in
mezzo
a
questi
un
volontario
che
dava
tutte
le
spiegazioni
possibili
e
immaginabili
in
mezzo
allo
stupore
e
alla
soddisfazione
generale
.
Bisogna
esser
giusti
:
nell
'
ultimo
periodo
della
campagna
i
volontarii
non
erano
armati
malaccio
:
i
Carabinieri
Genovesi
avevano
per
esempio
delle
buone
carabine
Spencer
,
con
sette
colpi
di
riserva
nel
calcio
:
unico
danno
come
diceva
,
poco
anzi
,
era
la
difficoltà
con
cui
potevano
adoperarsi
da
mani
inesperte
;
per
cui
avrei
reputato
cosa
molto
migliore
il
dispensare
fino
dal
bel
principio
quei
Remingtons
che
furono
dispensati
,
come
sempre
succede
,
quando
non
ce
ne
era
più
alcun
bisogno
.
Ai
nostri
soldati
non
si
distribuiva
alcun
rancio
:
si
dava
loro
un
franco
il
giorno
,
se
erano
di
fanteria
;
uno
e
venticinque
centesimi
,
se
di
cavalleria
:
questo
provvedimento
,
se
era
molto
noioso
per
quando
le
truppe
si
trovavano
in
marcia
o
nei
passetti
,
era
assai
comodo
per
quando
le
si
trovavano
in
Digione
.
I
cittadini
non
si
potevano
infatti
mostrare
nè
più
ospitali
,
nè
più
generosi
:
accoglievano
a
braccia
aperte
nelle
loro
case
i
giovani
loro
difensori
e
li
trattavano
cavalierescamente
.
Gran
bella
città
Digione
-
mi
diceva
un
mio
amico
-
anche
con
pochi
soldi
ci
è
da
farsi
un
peculio
!
...
È
un
fatto
che
gli
abitanti
delle
Côte
d
'
Or
ci
volevano
un
ben
dell
'
anima
;
bastava
che
le
trombe
del
Tanara
suonassero
la
ritirata
perché
s
'
improvvisasse
una
dimostrazione
con
grandi
evviva
a
Garibaldi
e
all
'
Italia
;
allorchè
fu
data
onorata
sepoltura
nel
cimitero
alla
salma
del
bravo
tenente
Anzillotti
,
tutta
la
popolazione
prese
parte
alla
cerimonia
pietosa
,
ed
assistè
religiosamente
ai
discorsi
del
Tanara
e
di
Canzio
,
quantunque
fossero
proferiti
in
lingua
italiana
:
si
erano
troppo
assaggiati
i
soldati
della
grazia
di
Dio
per
non
fare
buon
viso
ai
soldati
della
Libertà
.
La
concentrazione
di
truppe
continuava
:
giungeva
pure
in
Digione
l
'
altra
legione
italiana
comandata
dal
Bavelli
:
questa
era
costituita
di
tre
battaglioni
,
della
forza
di
circa
quattrocento
uomini
per
ciascheduno
;
se
il
nome
del
comandante
giungeva
a
tutti
nuovissimo
,
vi
erano
sotto
di
lui
bravi
soldati
e
bene
esperimentati
patriotti
.
I
maggiori
Pastoris
,
Ravá
,
i
capitani
Becherucci
,
Romanelli
,
Sartori
,
il
tenente
Ademollo
e
tanti
altri
che
non
cito
,
perchè
ciò
troppo
mi
trarrebbe
fuori
dal
seminato
.
La
legione
era
organizzata
militarmente
più
di
ogni
altra
;
aveva
anche
una
piccola
fanfara
,
nè
eccellente
,
nè
perfida
,
ma
lassù
applauditissima
.
Il
trovarsi
tutti
riuniti
produsse
un
brio
generale
:
mai
le
strade
della
capitale
della
vecchia
Borgogna
hanno
assistito
a
un
movimento
,
a
un
brusio
simile
a
quello
di
queste
belle
serate
:
ogni
poco
si
riconosceva
qualcuno
:
ogni
poco
uno
schioppettio
di
baci
ti
solleticava
dolcemente
l
'
orecchio
;
e
conforti
reciproci
,
e
augurii
di
future
vittorie
,
e
strette
di
mano
e
ricordi
del
passato
s
'
incrociavano
,
si
avvicendevano
tra
i
varii
individui
.
Oh
!
...
Chi
ci
rende
quei
momenti
felici
in
cui
non
si
pon
mente
al
domani
,
in
cui
,
tanto
vicini
alla
morte
,
si
ritrova
la
calma
e
l
'
allegria
del
fanciullo
,
in
cui
lasciata
ogni
maschera
di
convenienze
sociali
,
si
parla
col
cuore
sulla
bocca
,
e
si
dà
l
'
ultimo
soldo
all
'
amico
,
persuasi
di
non
fare
nemmeno
una
gentilezza
,
ma
di
adempire
a
un
dovere
!
..
E
ancora
qui
dal
tavolino
della
mia
camera
,
raffazzonando
questi
appunti
,
io
vi
veggo
sfilare
a
me
davanti
,
o
simpatici
volti
dei
miei
compagni
d
'
arme
,
e
mi
par
d
'
esser
tornato
in
mezzo
alle
vie
rallegrate
dal
vostro
chiasso
e
dalle
vostre
canzoni
:
molti
di
voi
non
sono
più
,
ma
se
soltanto
chi
lascia
eredità
d
'
affetto
ha
gioia
dall
'
urna
,
voi
vivrete
eternamente
nella
memoria
del
popolo
,
come
vi
giuro
,
che
eternamente
vivrete
nella
mia
.
All
'
oscuro
,
come
eravamo
,
sui
movimenti
del
nemico
,
tutti
noi
eravamo
convinti
che
Garibaldi
avesse
intenzione
di
tentare
un
gran
colpo
.
È
pur
la
brutta
cosa
esser
soldato
!
...
Non
saper
mai
nulla
su
quello
che
hanno
intenzione
di
fare
i
superiori
ed
avere
in
capo
una
curiosità
,
come
avevo
io
!
La
nostra
perplessità
non
poteva
durare
molto
a
lungo
:
la
domenica
,
15
gennaio
,
una
guida
che
doveva
portare
un
dispaccio
al
Maggiore
Farlatti
,
tornò
quasi
subito
,
annunciandoci
che
a
poco
più
di
tre
chilometri
dalla
città
vi
erano
i
Prussiani
.
In
questa
stessa
domenica
,
passeggiando
lungo
il
viale
del
Parco
,
bellissima
passeggiata
con
un
getto
d
'
acqua
assai
da
ammirarsi
,
mi
sentii
toccar
leggermente
sulle
spalle
.
Mi
voltai
immediatamente
,
e
non
potei
fare
a
meno
di
proferire
un
grido
di
stupore
.
Quella
mano
che
mi
aveva
così
gentilmente
toccato
,
era
la
mano
d
'
Aissa
.
La
gentile
ragazza
indossava
un
bellissimo
costume
da
vivandiera
,
tutto
in
velluto
nero
;
il
suo
piedino
aristocratico
faceva
mostra
di
tutta
la
sua
eleganza
,
a
causa
della
corta
sottana
;
un
piccolo
rewolver
le
stava
alla
cintola
...
era
insomma
un
bel
tipo
.
-
Voi
qui
?
-
Le
dissi
.
-
Mi
credevate
incapace
di
mantenere
una
promessa
.
-
No
...
ma
...
e
con
chi
siete
?
-
Sono
con
i
mobilizzati
dell
'
Isere
...
non
vedete
,
son
vivandiera
!
-
Mi
rallegro
con
voi
...
E
ci
potremo
vedere
?
-
Chi
sa
...
ora
vi
lascio
!
-
Restate
un
pochino
...
-
È
impossibile
...
son
là
col
mio
...
col
mio
...
non
so
come
chiamarlo
...
è
geloso
come
una
jena
...
A
rivederci
.
Le
strinsi
la
mano
,
e
guardai
questo
...
non
so
come
chiamarlo
...
e
vidi
un
capitano
della
guardia
mobile
,
brutto
come
un
brigadiere
delle
guardie
di
sicurezza
o
poco
meno
;
piccolo
e
grasso
come
una
botte
.
Capii
la
di
lui
gelosia
...
e
lo
compiansi
:
egli
non
era
che
un
pas
per
tout
per
la
avvenente
fanciulla
,
che
aveva
trovato
modo
di
distrarsi
e
di
essere
utile
a
quella
società
,
dalla
quale
aveva
ricevuto
tanti
sgarbi
e
alla
quale
aveva
fino
allora
arrecati
tanti
danni
.
Avevo
appena
veduta
questa
vecchia
conoscenza
(
dico
vecchia
perché
una
conoscenza
di
un
mese
in
quegli
eccezionali
momenti
si
può
dichiarare
per
antichissima
)
quando
cominciò
a
cadere
a
larghi
fiocchi
la
neve
,
e
questa
persistè
ostinatamente
fino
alla
sera
:
ci
alzammo
al
mattino
dipoi
e
continuava
la
poco
aggradevole
sinfonia
:
il
neigait
,
il
neigait
,
il
neigait
,
proprio
come
nella
ritirata
di
Russia
,
così
ammirabilmente
dipinta
da
Victor
Hugo
nei
suoi
Chatiments
.
Figuratevi
,
quale
allegria
non
fosse
per
noi
,
il
vedere
tutti
quei
tetti
acuminati
,
candidi
come
l
'
anima
di
una
verginella
;
il
passeggiare
quelle
vie
,
quelle
piazze
dove
si
affondava
fino
a
mezza
gamba
,
l
'
ammirare
i
nasi
dei
nostri
compagni
di
sventura
rossi
come
peperoni
,
seccati
chi
sa
da
quanti
anni
!
..
Ed
il
cielo
ci
fece
questa
burletta
fino
a
notte
avanzata
;
decisamente
il
cielo
sapendoci
nemici
del
trono
come
dell
'
altare
,
ci
voleva
amministrare
una
di
quelle
lezioncine
paterne
,
che
ci
facevano
ricordare
la
dottrina
Cristiana
del
cardinal
Bellarmino
.
Quella
sera
noi
non
potevamo
godere
:
poiché
ci
ricorrevano
al
pensiero
quei
disgraziati
nostri
fratelli
che
si
trovavano
accampati
o
agli
avamposti
.
Poveri
diavoli
-
si
susurrava
,
scaldandoci
davanti
a
un
bel
fuoco
-
Poveri
diavoli
,
quanti
di
loro
hanno
con
gioia
abbandonate
tutte
le
dolcezze
di
una
vita
beata
,
e
forse
ci
sarà
chi
oserà
mettere
in
dubbio
la
purezza
delle
loro
intenzioni
,
la
lealtà
dei
loro
propositi
,
la
fede
che
li
ha
sostenuti
in
mezzo
a
quest
'
avvicendarsi
perpetuo
di
peripezie
,
che
a
malapena
si
credono
nell
'
udirle
narrare
?
!
Meno
male
,
che
la
bestemmia
dei
tristi
giunge
più
cara
agli
orecchi
di
chi
fa
il
proprio
dovere
,
della
lode
dei
buoni
.
Declami
pure
,
rida
pure
la
gente
che
non
si
muove
da
casa
se
non
quando
vi
è
la
prospettiva
di
un
grande
interesse
...
l
'
armata
dei
Vosgi
ha
troppo
la
coscienza
di
quello
che
ha
fatto
per
poter
dare
ascolto
ai
ragli
e
agli
impotenti
grugniti
dei
pravi
.
CAPITOLO
XII
.
Così
giungemmo
al
dì
17
gennaio
dell
'
anno
di
Grazia
milleottocentosettanta
.
Il
cielo
si
era
un
po
'
rischiarato
:
ci
destammo
un
poco
più
tardi
del
solito
,
poiché
in
dormiveglia
ci
sentivamo
solleticare
gli
orecchi
dal
monotono
tic
tac
dell
'
acqua
che
sgocciolava
dai
tetti
,
su
cui
si
sfaceva
la
neve
.
Andammo
al
quartiere
,
nulla
di
nuovo
;
allora
lasciati
i
compagni
,
me
ne
tornai
a
casa
a
tener
compagnia
al
Materassi
che
avendo
mandato
ad
allargare
uno
stivale
,
si
trovava
nella
dura
situazione
o
di
marciare
a
pie
'
nudo
,
o
di
aspettare
il
comodo
del
cittadino
calzolaio
;
sdraiato
in
poltrona
,
ed
in
faccia
ad
un
camminetto
le
cui
fiammate
eloquentemente
addimostravano
le
prodigalità
...
dei
nostri
padroni
di
casa
.
Materassi
aveva
prescelto
quest
'
ultimo
partito
,
e
con
una
posa
tra
il
Pachà
e
il
cuor
contento
aspirava
voluttuosamente
le
boccate
di
fumo
,
di
una
pipa
da
dieci
soldi
,
che
riteneva
come
un
ricordo
di
Lione
.
Io
era
sdraiato
su
di
un
'
altra
poltrona
davanti
a
lui
:
si
discorse
per
due
ore
buone
:
si
discorse
delle
nostre
padroncine
di
casa
che
tutti
ci
elogiavano
e
che
noi
non
avevamo
per
anche
vedute
:
si
fecero
un
centinaio
di
progetti
per
giungere
ad
ammirare
queste
famose
beltà
:
si
parlò
di
una
nuova
mitragliatrice
che
avrebbe
ottenuto
portentossimi
effetti
:
questo
nuovo
ordigno
di
guerra
,
invece
di
mitraglia
,
doveva
vomitar
dei
marenghi
,
e
le
truppe
dell
'
inimico
sarebbero
state
sbaragliate
più
presto
...
ma
sul
più
bello
della
discussione
,
sentimmo
un
gran
rumore
per
le
scale
:
l
'
uscio
s
'
aprì
improvvisamente
,
la
nostra
padrona
,
con
una
fisonomia
da
metter
paura
in
corpo
all
'
uomo
più
sconclusionato
del
mondo
,
si
buttò
ai
nostri
piedi
,
gridando
a
squarciagola
:
Les
Prussiens
,
Les
Prussiens
!
-
Les
Prussiens
?
!
-
Grida
il
Materassi
-
Che
siano
giù
per
le
scale
?
!
-
Ma
dove
..
ma
come
..
ma
quando
?
-
Per
carità
partite
.
-
Oh
!
non
abbiamo
bisogno
delle
vostre
preghiere
!
Prendo
le
scale
e
vado
..
-
Va
'
..
prima
a
pigliarmi
lo
stivale
..
eppoi
partiremo
insieme
.
-
Ma
ora
..
-
Permetteresti
che
io
non
venissi
con
voi
?
-
Hai
ragione
:
in
due
salti
,
vado
e
torno
Scendo
in
strada
:
un
movimento
da
dar
la
vertigine
:
un
correre
da
tutte
le
parti
:
un
ritirarsi
continuo
dei
cittadini
dentro
le
porte
:
a
tutte
le
cantonate
squilli
di
tromba
che
chiamavano
a
raccolta
;
e
un
chiudersi
di
botteghe
,
un
vocìo
di
donne
che
dalle
finestre
si
raccomandavano
..
insomma
una
desolazione
,
uno
spavento
tale
da
non
farsene
idea
;
spavento
e
desolazione
che
non
hanno
altro
riscontro
all
'
infuori
di
quello
prodotto
da
false
notizie
nella
serata
del
ventitre
.
Via
via
che
mi
inoltravo
verso
la
piazza
,
vedevo
battaglioni
di
guardia
mobile
che
s
'
indirizzavano
verso
le
porte
della
città
;
il
contegno
di
queste
genti
non
era
bellicoso
di
certo
e
sembravano
più
montoni
condotti
al
macello
,
che
difensori
di
un
sacrosanto
principio
.
Difaccia
alla
Mairie
incontrai
la
legione
Tanara
:
i
Garibaldini
cantavano
.
Addio
mia
bella
addio
e
interrompevano
l
'
inni
,
soltanto
per
prorompere
in
acclamazioni
entusiastiche
alla
Repubblica
e
a
Garibaldi
.
Eppoi
mi
trasvolarono
difaccia
agli
occhi
due
batterie
con
i
cavalli
a
trotto
serrato
;
quindi
venne
la
volta
della
brigata
Ricciotti
;
il
simpatico
giovane
era
alla
testa
,
ed
i
suoi
Francs
tireurs
,
col
volto
raggiante
di
gioia
,
colla
testa
alta
,
col
passo
accelerato
,
quasiché
loro
tardasse
il
trovarsi
a
fronte
col
'
oppressor
della
Francia
,
avevano
intuonato
il
magnifico
inno
dello
Chenier
:
C
'
est
la
republique
,
qui
nous
apelle
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Un
Francais
doit
vivre
pour
elle
Et
pour
elle
un
Français
doit
mourir
.
-
Dunque
ci
siamo
per
davvero
?
-
Dicevo
tra
me
e
me
,
esaltato
anche
io
dalla
febbre
generale
,
trascinato
dal
potentissimo
fascino
dell
'
entusiasmo
-
A
rivederci
a
fra
poco
,
o
giovani
soldati
della
libertà
,
o
eroica
falange
dei
pochi
che
tra
l
'
ignavia
dei
più
vogliono
essere
gli
apostoli
,
i
rivendicatori
dell
'
umanità
conculcata
!
...
molti
di
voi
stasera
non
risponderanno
all
'
appello
,
le
vostre
file
diraderà
la
mitraglia
:
siete
giovani
,
ardenti
,
pieni
di
salute
tra
poco
sarete
mutilati
....
e
che
importa
?
..
Il
vostro
nome
resterà
eterno
sulle
labbra
dei
reietti
e
dei
diseredati
,
unica
gente
che
ha
cuore
,
essi
insegneranno
ad
adorarvi
,
siccome
martiri
,
ai
figli
,
e
voi
non
morirete
del
tutto
...
"
....
...
Ai
generosi
,
"
"
Giusta
di
gloria
dispensiera
è
morte
.
"
Arrivai
dal
ciabattino
;
lo
stivale
era
nell
'
identico
stato
di
quando
era
entrato
in
bottega
;
lo
agguantai
non
senza
stiacciar
qualche
moccolo
e
a
passi
di
corsa
ripresi
la
via
.
Io
sono
molto
nervoso
,
e
la
fantasia
in
me
è
proprio
un
cavallo
che
non
sente
alcun
freno
:
quel
movimento
,
quelle
grida
,
quell
'
entusiasmo
mi
avevano
dato
il
capogiro
ed
io
saltava
come
un
pazzo
,
agitando
lo
stivale
,
in
mezzo
alla
folla
.
O
..
sentite
un
po
'
cosa
mi
va
a
capitare
per
dato
e
fatto
di
quei
baggei
di
mobilizzati
,
allucinati
,
secondo
il
solito
,
da
una
paura
birbona
!
....
Il
vedere
un
'
individuo
,
vestito
metà
da
cittadino
e
metà
da
soldato
,
vederlo
andare
di
corsa
ed
esaminando
la
di
lui
fisonomia
che
certo
non
era
francese
,
fece
nascere
in
quei
cervelli
balzani
l
'
idea
che
l
'
individuo
in
questione
non
fosse
che
una
spia
dei
Prussiani
.
Immaginatevi
dunque
che
bella
improvvista
mi
si
preparava
:
giacché
colui
che
veniva
preso
di
mira
non
era
altri
che
il
signor
Mestesso
.
Chi
sa
da
quanto
tempo
io
era
pedinato
da
coloro
che
invece
di
correre
in
faccia
al
nemico
preferivano
restare
in
città
,
ad
arrestare
chi
voleva
andarci
;
io
non
mi
era
minimamente
avveduto
di
nulla
.
Allo
svolto
di
Rue
Piron
,
mi
rattiene
nella
disordinata
mia
fuga
,
un
braccio
che
mi
avvinghia
alle
spalle
:
mi
volto
per
rispondere
per
le
rime
,
al
villano
che
si
azzardava
fermarmi
e
mi
veggo
in
men
che
si
dice
,
circondato
da
una
folla
di
gente
,
che
mi
squadrava
in
cagnesco
,
e
che
emetteva
grida
tutt
'
altro
che
rassicuranti
.
-
Cosa
volete
?
-
Proferii
io
maravigliato
.
-
C
'
est
un
espion
...
c
'
est
un
Prussien
!
-
Ma
no
...
io
sono
un
Garibaldino
!
-
Risposi
in
francese
.
-
Non
è
vero
..
non
è
vero
!
-
Urlava
più
che
mai
indemoniata
la
folla
..
-
Me
vi
dico
di
sì
...
ve
lo
garantisco
.
-
Alla
Mairie
,
alla
Mairie
-
Dalli
alla
spia
!
...
-
Abbasso
i
Prussiani
!
-
Caput
a
Bismarck
!
Non
ci
è
che
dire
io
doveva
esser
proprio
una
spia
;
garantisco
che
in
tre
campagne
,
e
tra
le
mille
peripezie
che
hanno
agitato
la
mia
esistenza
,
garantisco
di
non
aver
mai
passato
un
momento
più
brutto
di
quello
.
La
folla
si
aumentava
a
vista
d
'
occhio
e
di
momento
in
momento
diventava
più
minacciosa
:
mi
aspettavo
di
udir
gridare
:
à
la
lanterne
e
di
sentirmi
appiccare
ad
uno
dei
prossimi
lampioni
.
Per
buona
fortuna
passò
il
nostro
tenente
,
che
attirato
dal
chiasso
,
si
avvicinò
per
curiosità
al
gruppo
tumultuante
;
non
sto
a
descrivere
lo
stupore
dal
quale
fu
preso
,
vedendomi
in
mezzo
a
quei
disperati
;
il
tenente
era
in
alta
montura
e
tutti
gli
fecero
largo
.
-
Che
c
'
è
?
-
Mi
domandò
-
Si
figuri
,
che
mi
hanno
preso
per
una
spia
!
-
Baie
!
-
Sul
mio
onore
.
Il
tenente
che
ne
avea
pochi
degli
spiccioli
fece
allora
una
paternale
numero
uno
,
a
quei
mobilizzati
che
pretendevano
di
fare
il
sopracciò
a
tre
chilometri
dal
campo
di
battaglia
:
questi
accettarono
la
reprimenda
a
viso
basso
e
confuso
e
ci
lasciarono
passare
.
Appena
scongiurato
il
pericolo
,
io
mi
rivolsi
al
mio
salvatore
e
gli
domandai
:
Ma
dunque
ci
si
batte
sul
serio
?
-
Sembra
di
sì
...
Anzi
venga
con
me
al
quartier
generale
,
che
presto
partiremo
anche
noi
!
-
A
piedi
?
-
Ben
'
inteso
:
quando
non
ci
sono
cavalli
!
-
Vado
ad
avvertire
Materassi
e
vengo
subito
.
-
Gli
raccomando
sbrigarsi
!
-
Non
dubiti
:
vado
e
torno
!
Materassi
mi
accolse
con
un
diluvio
d
'
imprecazioni
,
a
causa
del
ritardo
:
l
'
imprecazioni
arrivarono
poi
al
grado
superlativo
,
quando
io
gli
mostrai
lo
stivale
,
preciso
come
l
'
aveva
dato
al
mattino
.
Che
fare
?
Tempo
da
perdere
non
ce
ne
era
dicerto
:
bisognò
prendere
un
'
eroico
proponimento
,
e
con
un
rasoio
spaccarlo
sopra
la
fiocca
...
Se
Materassi
avesse
saputo
che
doveva
terminare
la
campagna
con
quello
spacco
,
non
troppo
elegante
,
chi
sa
,
se
avrebbe
avuto
il
braccio
tanto
fermo
!
In
due
salti
si
arriva
al
quartier
generale
,
i
nostri
compagni
erano
già
partiti
:
si
domanda
alle
sentinelle
per
dove
hanno
preso
ed
esse
c
'
indicano
la
vicina
strada
della
stazione
;
allunghiamo
il
passo
e
tentiamo
raggiungerli
:
per
la
strada
non
s
'
incontra
nessuno
:
tutto
è
calma
all
'
intorno
ed
un
combattimento
non
può
essere
ancora
incominciato
:
meno
male
,
pensiamo
tra
noi
,
sentiremo
il
primo
saluto
,
ma
più
ci
si
avvicina
,
maggiore
è
il
silenzio
,
Fatto
appena
un
chilometro
,
sempre
per
una
strada
,
fiancheggiata
da
campi
che
ci
sembrano
incolti
,
e
da
estese
pianure
,
su
cui
si
alzavano
a
poca
distanza
da
noi
i
due
promontorii
di
Fontain
e
Talant
,
cominciammo
a
vedere
dei
Franchi
tiratori
,
delle
Guardie
mobili
,
dei
Garibaldini
tra
cui
qualche
Guida
.
Domandiamo
il
perché
se
ne
tornano
,
ed
essi
ci
rispondono
che
tra
poco
tutte
le
truppe
rientreranno
in
Digione
:
che
i
Prussiani
che
erano
alla
viste
,
nonché
avanzare
,
si
son
ritirati
,
e
che
gli
Chasseurs
han
preso
due
cavalli
ai
cavalieri
nemici
.
Queste
informazioni
erano
più
che
veridiche
:
pochi
momenti
dopo
,
passava
il
Generale
e
lo
stato
maggiore
;
noi
rientrammo
in
città
,
insieme
alla
legione
Tanara
,
le
cui
trombe
suonavano
gioiosamente
.
Non
si
era
trattato
che
di
un
falso
allarme
:
un
falso
allarme
equivale
ad
un
appuntamento
al
quale
manchi
la
bella
dei
nostri
pensieri
:
io
preferisco
cinque
battaglie
,
ad
una
sola
delle
ore
penose
dell
'
aspettativa
.
Quella
sera
la
città
fu
ravvivata
da
un
chiasso
dei
più
clamorosi
:
o
male
o
bene
si
era
veduto
che
dei
Prussiani
ce
ne
era
dintorno
a
noi
,
e
così
avevamo
acquistato
la
certezza
di
potersi
levare
il
pizzicore
dalle
mani
;
non
mi
provo
nemmeno
a
raccontare
tutte
le
strampalerie
che
furono
proferite
:
tutti
volevan
dir
la
sua
su
quella
sorpresa
dell
'
inimico
:
chi
diceva
che
era
un
corpo
sbandato
,
chi
che
avevano
avuto
paura
,
chi
che
credevano
pigliarci
all
'
impensata
:
in
tutti
però
era
certezza
,
che
poco
poteva
tardare
una
battaglia
.
La
mattina
dipoi
,
mentre
eravamo
a
chiacchierare
sul
più
sul
meno
sulla
piazza
delle
Mairie
,
vedemmo
il
colonnello
Bossi
con
due
guide
,
e
dietro
a
loro
una
diecina
di
prigionieri
Prussiani
.
Appartenevano
tutti
al
61
Reggimento
,
e
procedevano
stupidi
e
mogi
in
mezzo
a
due
file
di
popolo
che
non
risparmiava
di
tanto
ia
tanto
qualche
espressione
poco
gentile
al
loro
indirizzo
.
Cercammo
avvicinarli
:
le
maggior
parte
di
loro
bisticciava
alla
peggio
il
francese
:
ci
parlarono
delle
loro
famiglie
,
come
ne
parlerebbe
un
ragazzo
lontano
:
ci
chiesero
con
infantile
curiosità
dove
li
avrebbero
mandati
,
e
ci
domandarono
se
era
loro
permesso
di
accender
la
pipa
e
fumare
.
Io
ho
osservato
che
nessuna
altra
categoria
di
persone
è
disposta
a
bamboleggiare
,
come
i
soldati
:
il
pifferaro
Scozzese
tra
l
'
imperversare
della
mitraglia
a
Waterloo
ripeteva
le
canzonette
delle
montagne
native
;
il
coscritto
bacia
i
ragazzi
che
incontra
e
gli
porta
in
braccio
con
quella
delicatezza
con
cui
non
son
use
a
portarli
le
serve
:
il
prigioniero
,
tra
le
schiere
nemiche
,
spesso
tra
i
fischi
del
popolo
,
si
perde
in
che
sa
quali
vaneggiamenti
,
e
fuma
imperturbabile
.
Così
è
:
i
regolamenti
militari
o
sviluppano
la
malinconia
in
modo
da
render
gli
uomini
stupidi
,
o
gli
rendono
feroci
più
delle
belve
.
Quanto
saremo
civili
,
quando
avremo
abolite
le
caserme
,
questo
ricettacolo
di
gente
che
divora
la
parte
più
grossa
del
ben
essere
di
tutti
,
a
beneficio
di
quello
di
un
solo
!
Questo
piccolo
incidente
ci
rallegrò
un
pochetto
,
ma
la
nostra
allegria
crebbe
a
mille
doppi
per
una
buona
notizia
che
ci
fu
comunicata
ai
quartier
generale
.
In
un
piccolo
villaggio
poco
distante
da
Fontain
una
recognizione
Prussiana
si
era
impadronita
di
centoventi
capi
di
bestiame
,
è
poi
se
ne
era
andata
zitta
zitta
e
quasi
di
corsa
.
Il
coraggiosissimo
colonnello
Lhoste
dei
Franchi
Tiratori
da
alcuni
paesani
era
stato
informato
del
furto
che
avevano
commesso
i
campioni
della
Grazia
di
Dio
e
della
legittimità
.
Appiattatosi
con
molti
suoi
uomini
in
una
boscaglia
attese
al
varco
i
predoni
,
e
mentre
questi
se
ne
andavano
sicuri
e
canticchiando
a
bassa
voce
certe
canzoni
che
se
erano
tedesche
,
non
avevano
niente
che
fare
colle
ispirate
melodie
che
si
sentono
sulle
rive
del
Danubio
e
del
Reno
,
una
scarica
a
bruciapelo
originò
una
confusione
universale
.
Chi
cadde
nei
fossati
vicini
,
chi
urlò
come
uno
spiritato
,
qualcuno
rimase
ferito
,
e
morti
furono
pochissimi
...
chiunque
era
in
grado
di
farlo
,
se
l
'
era
battuta
senza
rifiatare
nemmeno
.
Così
fu
ripreso
tutto
il
bestiame
,
e
il
bravo
Lhoste
coi
bravissimi
suoi
volontari
tornò
nel
villaggio
in
mezzo
alle
benedizioni
e
agli
applausi
di
quei
paesani
.
Non
ci
era
che
dire
:
i
Franchi
Tiratori
non
potevano
fare
a
meno
di
addiventare
gli
enfants
cheríes
delle
popolazioni
:
già
si
sapeva
come
essi
nel
novembre
avevano
ritolto
ai
Prussiani
,
piombando
loro
addosso
all
'
impensata
,
un
centinaio
di
Garibaldini
che
traducevano
prigionieri
:
già
si
sapeva
con
quanto
ardimento
essi
disseminavansi
nelle
boscaglie
e
dietro
le
siepi
,
da
dove
con
un
fuoco
alla
spicciolata
scombuiavano
i
nemici
,
più
che
,
se
si
fossero
trovati
in
aperta
battaglia
:
già
a
tutti
era
noto
come
i
Prussiani
ripetessero
sempre
,
che
non
avrebbero
dato
quartiere
a
questi
bravi
figli
di
Francia
ed
ai
Garibaldini
,
mentre
trattavano
da
buoni
figlioli
gli
appartenenti
alla
Guardia
mobile
;
insomma
il
nome
di
Franc
tireur
ispirava
in
tutti
rispetto
,
e
tutti
si
fermavano
a
veder
passare
questa
eletta
della
gioventù
francese
che
per
guerreggiare
poteva
dare
dei
punti
alla
truppa
più
agguerrita
d
'
Europa
.
Erano
così
svelti
,
così
simpatici
,
così
pieni
di
vita
che
c
'
era
da
andarne
matti
per
l
'
entusiasmo
!
Il
battaglione
condotto
da
Canzio
a
cui
dei
nostri
erano
rimasti
soltanto
mio
fratello
ed
Omero
Piccini
,
fu
battezzato
col
glorioso
nome
di
cacciatori
di
Marsala
,
e
il
comando
ne
fu
dato
allo
strenuissimo
Perla
.
I
Cacciatori
di
Marsala
,
i
Carabinieri
Genovesi
e
alcuni
battaglioni
dei
mobilizzati
dell
'
Isere
formarono
la
quinta
brigata
,
al
cui
stato
maggiore
Canzio
chiamò
tra
gli
altri
il
Canessa
.
Questi
erano
graditissimi
avvenimenti
per
noi
;
ma
il
dolce
ci
doveva
essere
amareggiato
e
non
poco
.
«
Ahi
sventura
,
sventura
,
sventura
Quei
celebri
cavalli
che
si
attendevano
a
braccia
aperte
,
che
dovevano
esser
per
noi
la
realizzazione
di
tanti
e
sì
prolungati
desiderii
,
i
celebri
cavalli
sfumarono
come
i
140
milioni
dell
'
Onorevole
Mezzanotte
.
Tironi
era
rimasto
a
Remoully
,
dove
organizzava
uno
squadrone
di
cavalleria
per
la
nugva
brigata
e
noi
rimanevamo
a
piedi
...
A
piedi
!
..
Oh
la
desolante
parola
!
Dunque
saremo
d
'
ora
in
là
un
corpo
ibrido
,
di
nuovo
genere
?
Squadrone
,
speroni
,
grandi
stivali
e
niente
altro
.
Fortuna
che
per
chi
lo
vuoi
trovare
un
fucile
ci
è
sempre
,
e
noi
fin
d
'
allora
proponemmo
d
'
attenerci
a
questo
partito
,
che
fu
dipoi
attuato
a
puntino
.
CAPITOLO
XIII
Il
19
gennaio
,
sul
far
del
giorno
tutte
le
truppe
che
erano
in
Digione
presero
la
campagna
:
i
Carabinieri
Genovesi
furono
mandati
d
'
avanposto
,
a
circa
tre
chilometri
dalla
porta
Sant
'
Apollinare
,
poco
distante
da
una
piccola
borgata
.
Essi
piazzarono
le
loro
vedette
dietro
un
muricciolo
,
e
poi
si
buttarono
distesi
nel
campo
,
come
loro
era
stato
ordinato
;
I
Cacciatori
di
Marsala
presero
posizione
sulla
loro
destra
sempre
dietro
quel
piccolo
muro
che
cingeva
quelle
coltivazioni
:
In
faccia
dietro
le
case
eravi
una
fitta
boscaglia
.
Il
Generale
si
era
portato
tra
i
primi
lassù
...
tutto
in
fine
annunciava
per
quel
giorno
un
combattimento
;
ma
anche
per
questa
volta
la
speranza
degli
animosi
doveva
esser
delusa
.
Noi
fummo
,
consegnati
al
quartier
generale
e
passammo
tre
o
quattro
ore
di
noia
,
di
pena
,
di
continua
ansietà
;
interrompeva
solamente
la
monotonia
di
quell
'
angosciosa
situazione
,
l
'
ordine
di
portare
qualche
dispaccio
al
comando
d
'
artiglieria
,
alla
Marie
,
a
qualche
caserma
.
Non
si
può
immaginare
,
non
che
descrivere
quale
voglia
ci
prendesse
tante
volte
,
di
dissigillare
quei
dispacci
,
e
di
giunger
così
a
capir
qualche
cosa
anche
noi
...
in
quel
momento
si
sentiva
rifluire
nelle
nostre
vene
il
pretto
sangue
di
quell
'
Eva
che
per
vera
curiosità
si
giuocò
il
Paradiso
Terrestre
.
Lo
stare
inattivi
,
mentre
si
presume
che
i
nostri
amici
agiscano
come
si
conviene
,
per
chi
ha
un
poco
di
cuore
è
un
vero
supplizio
di
Tantalo
:
per
cui
nel
cortile
dove
eravamo
,
cominciò
a
farsi
un
susurro
:
questo
susurro
prese
delle
proporzioni
imponenti
,
in
tal
modo
imponenti
che
,
lasciati
due
o
tre
pel
servizio
,
il
Ricci
ci
disse
di
seguirlo
,
e
tutti
contenti
prendemmo
con
lui
,
il
primo
viottolo
che
è
fuor
della
porta
,
sicuri
con
ciò
di
accorciare
la
via
.
Arrivammo
difatti
in
poco
più
di
mezz
'
ora
alle
prime
linee
dei
nostri
;
vedemmo
il
Generale
e
Canzio
che
,
ritto
in
mezzo
alla
via
,
osservava
tranquillamente
col
suo
canocchiale
le
mosse
del
nemico
:
si
distinguevano
infatti
in
lontananza
sopra
una
piccola
spianata
diversi
cavalieri
prussiani
,
(
certo
uno
stato
maggiore
)
e
al
principiare
della
foresta
ogni
tanto
abbarbagliava
la
vista
il
luccichio
di
qualche
fucile
o
baionetta
:
la
fanteria
prussiana
doveva
esser
ricovrata
là
entro
.
Ci
dissero
di
buttarci
,
come
tutti
gli
altri
,
per
terra
:
la
cosa
era
un
po
'
incomoda
a
causa
del
fango
prodotto
dalla
neve
che
si
sgelava
,
ma
à
la
guerre
comme
à
la
guerre
:
quella
non
era
l
'
ora
certo
di
pretenderla
a
damerini
.
Cominciammo
poco
dopo
a
sentir
fischiar
delle
palle
,
i
nostri
avamposti
risposero
...
poi
tutto
finì
e
fu
un
silenzio
lungo
,
ostinato
fino
sull
'
imbrunire
:
quella
gente
a
cavallo
che
ci
aveva
colpito
le
vista
,
appena
che
eravamo
arrivati
,
si
era
dileguata
.
Una
guida
di
Ricciotti
,
il
quale
con
tutta
la
sua
brigata
era
alla
nostra
sinistra
,
si
avanzò
arditamente
per
esplorare
,
e
venne
ricevuta
da
una
potentissima
scarica
:
la
credevamo
morta
,
quando
la
vedemmo
apparire
trionfante
,
avendo
perduto
soltanto
il
cappello
.
Garibaldi
tornò
verso
la
città
e
noi
lo
seguimmo
:
i
Genovesi
rimasero
d
'
avamposto
fino
al
mattino
dipoi
.
Quando
rientrammo
in
Digione
eravamo
in
uno
stato
compassionevole
:
impiastricciati
di
fango
dalla
punta
dei
capelli
a
quella
degli
stivali
...
eppure
le
belle
donnine
ci
salutavano
e
ci
sorridevano
con
grazia
:
la
vezzosa
fata
che
passava
le
sue
giornate
dalla
tabaccaia
ci
volle
offrire
per
forza
dei
sigari
scelti
,
e
ci
mostrò
con
fierezza
romana
,
una
cappa
d
'
incerato
alla
manica
della
quale
faceva
uno
stacco
molto
sentito
la
fascia
bianca
colla
croce
rossa
del
soccorso
ai
feriti
.
Giunti
a
casa
trovammo
sul
camminetto
una
bottiglia
di
vecchio
Borgogna
che
in
quel
momento
ci
apparve
più
cara
di
tutte
le
moine
.
Oh
!
non
erano
sconoscenti
i
buoni
abitanti
della
Còte
d
'
Or
!
Le
gentilezze
di
cui
ci
erano
prodighi
infondevano
nuovo
ardore
nei
nostri
petti
,
e
tutti
noi
anelevamo
un
combattimento
per
mostrare
che
non
eravamo
indegni
della
fiducia
che
in
noi
riponeasi
.
E
il
combattimento
poco
poteva
tardare
:
la
era
questione
non
di
giorni
,
ma
d
'
ore
:
se
per
due
volte
di
seguito
avevamo
tenuto
la
difensiva
,
alla
fine
attaccheremo
noi
-
si
pensava
.
Garibaldi
non
è
uomo
da
lasciarsi
posar
mosche
sul
naso
!
-
Erano
istanti
di
febbrile
ansietà
:
specialmente
la
notte
;
ad
ogni
rumore
ci
si
alzava
dal
letto
,
si
correva
alla
finestra
,
si
tendeva
l
'
orecchio
:
poi
quasi
dubitando
delle
nostre
facoltà
auricolari
,
ci
s
'
infilava
alla
peggio
la
giubba
,
si
scendeva
in
strada
,
si
correva
alla
piazza
...
tutto
silenzio
....
tutti
dormivano
...
e
allora
a
rifare
i
nostri
passi
,
ed
a
darsi
del
bambino
,
del
grullo
,
dell
'
uomo
che
s
'
impressiona
per
niente
,
e
a
giurare
di
non
muoversi
più
sino
a
che
non
venissero
le
trombe
a
suonare
sotto
le
finestre
di
case
...
sì
...
bei
proponimenti
,
superbi
disegni
!
Batte
una
porta
,
una
folata
di
vento
agita
gli
alberi
del
giardino
,
i
cavalli
della
vicina
scuderia
urtano
nella
mangiatoia
colla
testa
,
o
scalpitano
sulle
pietre
del
pavimento
..
ed
eccoci
di
nuovo
in
balìa
delle
nostre
fisime
..
-
E
se
ritornassi
fuori
?
..
Lasciare
il
calduccino
delle
lenzuola
per
andare
a
scivolare
sul
diaccio
e
a
battere
i
denti
,
mentre
vi
sono
tutte
le
probabilità
che
non
ci
sia
nulla
di
serio
!
..
Già
i
Prussiani
dì
notte
non
hanno
mai
attaccato
...
ma
se
questa
volta
attaccassero
,
se
si
facesse
sul
serio
?
..
Permetterò
che
i
miei
compagni
si
ammazzino
,
compiano
il
loro
dovere
,
ed
io
starò
qui
,
poltrone
,
a
sciogliere
un
'
inno
alla
beatitudine
del
dolce
far
niente
?
...
Oh
!
no
,
sarebbe
troppo
egoismo
,
confessiamolo
pure
,
troppa
vigliaccheria
...
se
non
dormo
stanotte
,
dormirò
domani
,
non
son
mica
venuto
quassù
per
stare
in
panciolle
!
Bisogna
andare
...
-
E
via
un
'
altra
volta
giù
in
strada
e
via
a
correre
come
un
matto
,
ad
arrapinarsi
,
a
ficcare
per
tutto
il
naso
,
che
era
divenuto
un
vero
pezzo
gelato
...
e
allora
addio
di
nuovo
belle
volontà
,
addio
proponimenti
di
passar
l
'
intera
nottata
ad
aspettare
quelli
che
non
venivano
,
e
dì
nuovo
nel
letto
coll
'
idea
fissa
di
non
addormentarsi
e
invece
appisolarsi
di
subito
,
destandosi
però
ad
ogni
momento
,
e
tendendo
l
'
orecchio
,
come
le
esterrefatte
madri
descritte
dal
Foscolo
.
La
nottata
passò
,
e
nulla
di
nuovo
ci
annunziò
il
giorno
seguente
;
i
Carabinieri
Genovesi
tornarono
dagli
avamposti
,
le
legioni
italiane
non
si
mossero
neppure
;
per
ora
tutto
annunziava
riposo
.
Che
giornata
triste
,
uggiosa
,
pesante
!
il
cielo
era
oscuro
,
la
neve
caduta
nei
giorni
decorsi
era
ghiacciata
,
da
un
lato
all
'
altro
delle
vie
si
poteva
patinare
e
furono
fatti
sdruccioloni
tremendi
.
Ci
dissero
di
star
pronti
per
il
domani
;
noi
trascorremmo
cinque
o
sei
ore
a
chiacchera
davanti
il
camminetto
fumando
,
ragionando
di
Firenze
,
che
ci
appariva
come
un
sogno
lontano
e
delle
feste
da
ballo
in
cui
saranno
stati
immersi
i
nostri
amici
,
allora
nel
pieno
sviluppo
del
Carnovale
.
Non
si
sperava
che
ci
rammentassero
:
un
giro
di
wals
,
una
stretta
di
mano
,
un
'
occhiata
procace
per
la
gioventù
d
'
oggi
ha
molto
più
attrazione
della
lotta
tra
l
'
Umanità
e
i
suoi
carnefici
.
Andammo
a
desinare
e
trovammo
la
trattoria
,
più
piena
del
solito
;
si
assisero
al
mio
tavolino
Rossi
,
Squaglia
,
Piccini
e
Stefani
:
eravamo
tutti
uggiosi
:
pareva
quasi
si
divinasse
che
erano
l
'
ultime
ore
che
si
ragionava
con
qualcuno
di
quelli
che
erano
tra
noi
.
Venne
a
noi
vicino
il
Maggiore
Pastoris
,
accompagnato
da
un
'
elegantissima
signora
:
Pastoris
ci
disse
che
,
quantunque
in
permesso
,
egli
non
aveva
potuto
resistere
all
'
idea
che
di
ora
in
ora
potea
nascere
qualche
attacco
e
che
non
poteva
star
più
lontano
da
noi
.
Bevemmo
allegramente
tutti
:
eravamo
sul
più
bello
degli
anni
,
tutti
ci
si
sentiva
bollire
nel
sangue
l
'
energia
e
l
'
attività
..
non
dovevano
passare
venti
ore
,
e
Pastoris
,
Rossi
,
Squaglia
,
dovevano
esser
cadaveri
!
Ci
ritirammo
più
di
buon
'
ora
del
solito
,
nè
,
quella
sera
ci
demmo
alle
baldorie
,
a
noi
consuete
.
Io
non
credo
ai
presentimenti
.
Napoleone
a
Waterloo
preconizzava
un
secondo
Austerlitz
,
ma
o
fosse
il
tempo
,
o
la
noia
,
o
qualunque
altra
ragione
,
il
fatto
è
che
quella
sera
eravamo
di
pessimo
umore
.
CAPITOLO
XIV
.
Ed
eccoci
all
'
Epopea
.
O
giorni
sublimi
,
che
resterete
onorati
fino
a
che
il
cuore
dei
generosi
palpiterà
alla
memoria
delle
azioni
magnanime
e
dei
leggendarii
eroismi
,
al
rammemorarvi
qual
fremito
nuovo
non
m
'
infondete
in
tutte
le
fibre
!
..
La
penna
trema
nelle
mie
mani
:
troppo
sono
inferiore
all
'
alto
subietto
!
..
Eschilo
solo
,
il
possente
cantor
di
Prometeo
,
potrebbe
degnamente
parlare
di
voi
,
giovani
,
cui
rodeva
il
cuore
,
più
tenace
del
favoloso
avvoltoio
l
'
inestinguibile
desio
di
redimere
l
'
Umanità
:
ma
ad
Eschilo
sorridevano
intorno
le
Grazie
,
abitatrici
perenni
degli
incantati
recessi
della
poetica
Grecia
,
ma
ad
Eschilo
ritornato
dal
combattimento
non
faceva
difetto
l
'
applauso
ed
il
conforto
dei
suoi
cittadini
entusiasti
,
mentre
noi
,
privi
della
scintilla
creatrice
del
Genio
,
scriviamo
tra
gente
che
non
comprende
virtù
,
che
ha
pronti
per
noi
i
dardi
avvelenati
del
sarcasmo
e
della
maldicenza
,
che
,
sempre
presta
a
giudicare
una
intrapresa
dall
'
esito
,
corona
di
lauro
e
porta
in
trionfo
i
fortunosi
al
Campidoglio
,
ed
accenna
ai
disgraziati
la
vicina
rupe
Tarpea
.
Oh
!
..
questa
umanità
che
dava
in
premio
a
Socrate
la
cicuta
,
a
Dante
l
'
esilio
,
a
Galileo
la
tortura
,
la
prigione
a
Camoens
,
il
rogo
a
Huss
e
a
Savanarola
,
e
la
forca
a
Jon
Brownh
,
questa
umanità
può
e
deve
serbare
un
assoluto
silenzio
sulle
eroiche
vittime
della
Borgogna
:
meglio
così
;
il
piagnisteo
di
plebi
codarde
,
sarebbe
un
insulto
a
quei
prodi
,
e
dalle
loro
ossa
sorgerebbe
una
rampogna
all
'
ingnavia
dei
contemporanei
;
quando
i
vivi
son
morti
,
parlano
un
'
eloquente
linguaggio
gli
estinti
;
qualche
volta
un
cimitero
ha
demolito
una
reggia
.
Giunto
a
questo
punto
supremo
dei
miei
meschini
ricordi
,
quanto
mi
grava
il
non
aver
sortito
dal
caso
una
di
quelle
intelligenze
,
che
,
come
aquile
,
si
elevano
al
disopra
dello
stupido
gregge
degli
umani
!
Qui
cade
ogni
scetticismo
,
qui
ogni
dubbio
non
che
follìa
sarebbe
delitto
.
Esiste
,
esiste
la
fede
,
l
'
abnegazione
,
la
virtù
anche
in
questo
secolo
nel
quale
ci
s
'
inchina
ai
subiti
guadagni
,
alle
problematiche
fortune
,
all
'
oro
,
nel
quale
si
calcolano
i
benefizi
di
una
battaglia
da
quanto
rialza
la
borsa
.
Io
ti
ho
veduta
,
o
sacra
primavera
d
'
Italia
:
io
ti
ho
veduta
affrontar
sorridendo
la
morte
,
correre
incontro
ai
cannoni
con
la
stessa
vaghezza
con
cui
una
fanciullina
corre
a
cogliere
un
fiore
,
accompagnare
con
guerresche
canzoni
il
fischio
delle
palle
,
perdere
l
'
ultima
stilla
di
sangue
,
col
volto
ispirato
,
coll
'
occhio
raggiante
,
come
chi
sa
di
riabilitare
,
morendo
,
l
'
umanità
che
lo
spregia
:
io
ti
ho
veduta
e
d
'
ora
in
avanti
in
mezzo
alle
delusioni
continue
,
alle
ambizioni
codarde
,
ai
vaneggiamenti
ridicoli
di
questa
società
trista
ed
ipocrita
,
il
tuo
glorioso
ricordo
infonderà
nuova
lena
al
mio
spirito
,
mi
raffermerà
sempre
più
in
quei
santi
principii
che
mi
sono
di
guida
,
mi
farà
affrontare
,
se
pur
ne
è
duopo
,
a
mia
volta
la
morte
...
La
morte
?
..
Oh
!
ben
felice
chi
la
può
incontrare
col
vostro
eroismo
!
Calate
,
o
corvi
dall
'
alte
montagne
e
dalle
folte
foreste
vicine
...
i
re
della
terra
vi
apprestano
per
oggi
un
sontuoso
banchetto
:
i
re
della
terra
son
vostri
degni
fratelli
,
e
non
si
mostreranno
oggi
dammeno
della
fama
di
splendidi
,
per
cui
l
'
inalzano
a
'
sette
cieli
i
cortigiani
ed
i
giornalisti
venduti
.
Da
una
parte
è
l
'
avvenire
,
la
gioventù
!
dall
'
altra
il
passato
,
il
calcolo
freddo
,
impassibile
come
il
destino
.
In
oggi
chi
troverà
il
sistema
di
distruggere
reggimenti
intieri
in
un
colpo
avrà
lauri
,
corone
,
commende
ed
archi
trionfali
...
i
medici
condotti
,
questi
poveri
figli
della
scienza
che
sfidano
l
'
inclemenza
delle
stagioni
,
i
disagi
delle
montagne
,
stentano
la
vita
e
maledicano
la
fecondità
delle
loro
compagne
di
sventura
e
di
triboli
...
oh
,
è
pur
giusta
la
giustizia
dei
re
,
ma
qualche
volta
può
anche
sbagliare
i
suoi
calcoli
!
Il
progresso
infrange
l
'
edifizio
granitico
inalzato
dall
'
oscurantismo
e
sorretto
dalla
violenza
:
il
progresso
debella
ogni
ostacolo
,
apparisca
pur
formidabile
.
Quando
si
fora
il
Moncenisio
e
si
taglia
l
'
istmo
di
Suez
,
potrà
l
'
umanità
soffermarsi
difaccia
alla
barriera
di
un
privilegio
,
più
d
'
ogni
altro
schifoso
,
perché
tenuto
su
da
baionette
tuttora
rosseggianti
di
sangue
?
Che
si
coronino
adunque
d
'
elleboro
,
che
danzino
,
come
pazzi
,
sull
'
orlo
della
voragine
,
che
si
inebrino
ai
baci
comprati
delle
loro
Odalische
,
che
votino
allegramente
quei
calici
dove
il
rosso
licore
dovrebbe
rammentar
loro
il
sangue
di
popolo
,
da
loro
indegnamente
versato
...
il
Dies
irae
ha
da
giunger
per
tutti
,
la
scienza
ha
già
segnato
nell
'
aule
dei
re
il
Mane
,
Tekel
,
Fares
,
ed
incapaci
di
rinvenire
nell
'
estremo
momento
il
coraggio
di
Sardanapalo
,
noi
li
vedremo
ricchi
accattoni
girellare
nel
mondo
,
sfuggiti
da
tutti
come
belve
feroci
,
impotenti
e
rabbiosi
!
..
Brillava
ancora
qua
e
là
per
il
cielo
qualche
stella
,
che
man
mano
sbiancandosi
andava
a
svanire
nell
'
infinito
come
un
generoso
proposito
di
una
anima
debole
,
e
noi
eravamo
al
quartier
generale
.
Passammo
lì
molte
ore
senza
alcuna
novella
,
quando
ci
fu
detto
che
anche
per
quel
giorno
non
eravi
alcuna
cosa
di
nuovo
;
ma
che
però
,
stessimo
pronti
per
il
domani
che
nel
domani
avremmo
avuto
una
grande
,
una
decisiva
battaglia
.
Rossi
,
Piccini
,
gli
altri
nostri
amici
della
Compagnia
Genovese
,
ci
confermarono
l
'
esattezza
di
ciò
che
si
sentiva
e
tutt
'
insieme
giurammo
di
pigliare
la
sera
una
sbornia
solenne
,
per
rassomigliare
almeno
in
qualche
cosa
a
Leonida
e
ai
suoi
trecento
spartani
che
,
come
ognuno
sa
,
banchettarono
allegramente
prima
di
farsi
incontro
alle
tremende
falangi
di
Serse
,
dandosi
appuntamento
pel
dì
dopo
all
'
inferno
...
e
nessuno
di
loro
mancò
alla
propria
parola
...
Beati
quei
tempi
!
Sul
mezzogiorno
però
a
tutti
i
canti
della
città
suonarono
le
trombe
;
i
soldati
furono
in
fretta
e
in
furia
mandati
fuori
della
città
...
il
cannone
tuonava
:
questa
volta
ci
si
era
davvero
.
Tutti
si
corse
come
un
sol
uomo
,
al
palazzo
della
prefettura
:
là
trovammo
il
nostro
tenente
Ricci
-
Si
vuole
andare
-
Gridammo
a
coro
pieno
-
Andremo
,
rispose
lui
,
anche
senza
arme
,
e
poco
dopo
tutti
ci
movemmo
,
senza
curarsi
nemmeno
di
avere
un
fucile
.
Passammo
dalla
Porta
sant
'
Apollinare
dove
trovammo
Bordone
con
tutti
i
suoi
ufficiali
:
prendemmo
a
passo
di
corsa
un
viottolo
,
desiosi
di
anticipare
il
momento
,
che
anelavamo
da
sì
gran
tempo
.
Ad
ogni
minuto
il
rimbombo
dell
'
artiglieria
,
rassembrava
una
voce
potente
che
ci
accusasse
di
essere
lontani
dal
pericolo
:
i
circostanti
campi
erano
ghiacciati
:
ghiacciati
i
fossi
che
fiancheggiavano
la
via
,
eppure
si
sudava
,
eppure
il
cuore
ci
batteva
forte
forte
nel
petto
e
noi
avevamo
la
lingua
fuori
.
Ad
ogni
colpo
un
sol
grido
elevavasi
da
tutti
noi
,
un
sol
grido
che
chiaramente
mostrava
la
nostra
animazione
,
la
nostra
bramosia
,
il
grido
di
:
Avanti
!
A
mezzo
chilometro
dalla
città
,
incominciammo
a
trovare
delle
guardie
mobili
,
o
appiattate
,
o
che
si
ritiravano
:
noi
non
facemmo
loro
alcun
rimprovero
,
ma
invece
con
la
più
buona
maniera
del
mondo
,
si
richiedevano
del
loro
fucile
.
Molti
lo
diedero
assai
volentieri
;
molti
altri
,
inorridisco
a
dirlo
,
ce
la
venderono
:
pochi
,
messi
su
dall
'
esempio
,
ci
seguitarono
.
E
intanto
pochi
passi
ci
mancavano
ancora
per
arrivare
a
Fontain
;
una
salita
,
molto
erta
,
e
ci
si
era
;
facemmo
quella
salita
di
corsa
.
Al
limitare
del
paese
,
due
palle
attraversarono
la
via
;
i
più
giovani
abbassarono
istintivamente
la
testa
,
noi
godemmo
per
aver
raggiunto
finalmente
la
meta
.
Fontain
era
desolato
:
chiuse
tutte
le
case
,
non
un
abitante
per
le
due
o
tre
vie
che
costituiscono
questa
borgata
.
Prendemmo
la
prima
strada
che
ci
si
parò
innanzi
alla
vista
,
ed
arrivammo
ad
una
piazzetta
,
che
è
proprio
sotto
alla
piccola
collina
,
sulla
quale
è
situata
la
chiesa
.
La
mitraglia
imperversava
,
al
nostro
arrivo
:
i
piccoli
muri
che
custodivano
i
vicini
giardini
,
erano
battuti
,
scalcinati
,
rovinati
addirittura
da
quest
'
uragano
di
nuovo
genere
:
andare
in
mezzo
alla
spianata
sarebbe
stato
impossibile
;
meno
male
che
fu
l
'
affare
di
pochi
secondi
!
...
Addossati
a
una
cancellata
di
un
giardino
,
lì
trovammo
Kane
,
Niklatz
è
le
altre
due
guide
che
erano
state
attaccate
al
seguito
del
generale
Bossak
..
Kane
mi
trasse
dapparte
,
e
mi
sussurrò
negli
orecchi
:
Si
crede
morto
Bassak
:
è
da
stamani
che
noi
non
l
'
abbiamo
veduto
....
Montammo
su
alla
chiesa
,
una
sezione
d
'
artiglieria
stava
ai
due
lati
della
modesta
parrocchia
;
il
colonnello
Olivier
,
assisteva
alle
operazioni
dei
suoi
cannonieri
:
e
a
pochi
passi
da
lui
,
con
un
sangue
freddo
invidiabile
,
col
suo
breviario
sotto
il
braccio
se
ne
stava
il
prior
di
Fontain
.
Il
fuoco
degli
assalitori
era
diminuito
;
di
tanto
in
tanto
qualche
nuvoletta
di
fumo
appariva
improvvisamente
sul
Orizzonte
,
e
qualche
scaglia
veniva
a
cadere
ai
nostri
piedi
.
-
Datemi
un
po
'
il
canocchiale
-
Domandai
a
un
'
artigliere
,
un
bellissimo
giovane
.
-
Tenete
mi
disse
e
non
fu
capace
di
darmelo
che
una
palla
gli
faceva
schizzare
il
cervello
...
Fu
l
'
unica
palla
di
fucile
che
sentimmo
ronzare
in
Fontain
,
Intanto
un
vivissimo
fuoco
di
moschetteria
cominciò
a
sentirsi
dalla
parte
della
vicina
Talant
.
Talant
e
Fontain
son
due
collinette
isolate
,
che
si
elevano
in
una
estesa
pianura
,
frastagliata
qua
e
là
da
piccoli
rialzi
,
e
nel
cui
fondo
è
il
piccolo
paese
di
Daix
,
che
era
stato
sgombrato
al
mattino
da
due
battaglioni
di
guardia
mobile
che
l
'
aveano
in
custodia
.
I
Prussiani
si
erano
spinti
verso
Fontain
,
poi
ritirandosi
con
una
mossa
improvvisa
,
si
erano
ricostituiti
dietro
il
villaggio
di
Daix
,
per
piombare
in
grandi
masse
sopra
Talant
:
per
conseguenza
il
fuoco
di
fronte
a
noi
potea
dirsi
quasi
cessato
;
mentre
cominciava
,
e
senza
posa
,
sulla
nostra
sinistra
.
-
Che
facciamo
?
-
Domandammo
al
Ricci
.
-
Andiamo
laggiù
...
E
tutti
scendemmo
la
strada
e
per
far
più
presto
entrammo
nei
campi
:
lì
cominciò
la
bella
sinfonia
delle
palle
...
Addio
Italia
,
pensammo
tra
noi
,
addio
occupazioni
della
nostra
vita
scapata
...
un
grido
ci
tolse
alle
reflessioni
...
il
povero
Gaido
,
colpito
in
mezzo
del
cuore
,
cadeva
a
pochi
passi
da
noi
.
Si
procede
...
riscontriamo
un
ferito
che
vien
trasportato
a
braccia
alla
vicina
ambulanza
...
Ciao
ragazzi
,
ci
dice
,
viva
la
Repubblica
e
noi
si
procede
ancora
e
vediamo
il
prode
capitano
Vichard
,
capo
di
stato
maggiore
del
Bossak
,
dilaniato
da
cinque
ferite
.
-
Portalo
all
'
ambulanza
-
Mi
grida
il
tenente
.
-
Ma
...
-
Poi
ci
raggiungerai
...
tu
sai
dove
siamo
!
E
io
e
il
Bocconi
,
preso
a
braccetto
il
Vichard
,
rifacemmo
quella
via
sempre
in
mezzo
all
'
imperversar
delle
palle
,
almanaccammo
una
buona
mezz
'
ora
per
trovare
questa
benedetta
ambulanza
,
e
quando
ci
fummo
arrivati
,
fummo
dolorosamente
sorpresi
nell
'
osservare
,
che
punto
più
esposto
di
quello
alle
palle
era
impossibile
il
ritrovare
;
lì
ci
era
addirittura
una
grandine
e
molti
feriti
,
credo
,
vi
ricevessero
il
colpo
di
grazia
.
Dopo
poco
raggiungemmo
i
compagni
....
Ed
ora
spingiamoci
sotto
Talant
,
dove
aveva
da
essere
la
sublime
ecatombe
,
dove
Garibaldi
in
persona
,
a
cavallo
,
in
prima
linea
capitanava
il
combattimento
.
Nei
campi
sulla
destra
del
paese
avevano
preso
posizione
,
e
si
accingevano
a
rintuzzare
l
'
assalto
dei
Prussiani
,
la
Compagnia
Genovese
(
capitano
Razzeto
)
i
Cacciatori
Spagnoli
,
del
cui
capitano
sono
rincrescevole
di
non
sapere
il
nome
,
e
gli
Egiziani
,
comandati
da
Zauli
.
I
cacciatori
di
Marsala
erano
in
sostegno
di
queste
compagnie
.
La
legione
Tanara
era
dall
'
altro
lato
della
via
,
mentre
Ravelli
coi
suoi
era
in
riserva
nel
paese
.
Tutta
la
terza
e
quinta
brigata
erano
insomma
lassù
.
Dai
vigneti
,
dalle
ville
poco
distanti
i
Prussiani
cominciarono
un
fuoco
d
'
inferno
:
gli
alberi
erano
scheggiati
ad
ogni
minuto
;
le
siepi
si
stroncavano
,
producendo
un
fracasso
indescrivibile
:
ogni
poco
si
spengeva
per
sempre
una
generosissima
vita
;
ogni
poco
erano
gemiti
,
strida
,
imprecazioni
;
gli
strazianti
lamenti
degli
uomini
avevano
riscontro
in
que
'
dei
cavalli
...
povere
bestie
innocenti
,
che
ad
ogni
poco
cadevano
stramazzoni
per
terra
in
quella
grandinata
di
proiettili
,
che
di
minuto
in
minuto
raddoppiava
d
'
intensità
.
I
nostri
erano
imperterriti
come
vecchi
soldati
:
gli
Spagnoli
ammirabili
;
nelle
legioni
Italiane
non
mancavano
spiritosaggini
,
nè
arguzie
..
-
Guarda
,
se
con
quegli
elmi
non
paiono
civiconi
del
quarantotto
!
-
Diceva
uno
.
-
Mirali
bene
...
che
vadano
a
godere
della
sua
grazia
di
Dio
!
-
Coraggio
amici
,
si
gioca
l
'
ultima
carta
...
o
si
sballa
o
saremo
eroi
.
Conforti
reciproci
,
incoraggiamenti
non
mancavano
certo
in
quelle
file
che
decimava
la
morte
.
I
Prussiani
avevano
fatto
delle
feritoie
in
un
muro
difaccia
e
con
tutta
la
sicurezza
possibile
miravano
come
se
fossero
al
bersaglio
.
Nella
prima
mezz
'
ora
,
Squaglia
ebbe
una
palla
in
bocca
che
poco
dopo
lo
rese
cadavere
.
Povero
Squaglia
!
...
Quasichè
presentisse
la
morte
aveva
dato
a
tutti
i
compagni
la
sua
carta
di
visita
con
l
'
indirizzo
preciso
della
propria
famiglia
.
Canzio
,
come
sempre
elegantissimo
,
se
ne
stava
in
capo
alla
via
,
puntando
i
nemici
col
canocchiale
,
indifferente
come
se
puntasse
una
bella
donna
al
teatro
.
Canessa
era
a
pochi
passi
da
lui
.
Menotti
,
Bizzoni
,
Tanara
,
Erba
trapassavano
recando
ordini
,
incoraggiando
col
loro
contegno
i
più
timidi
in
mezzo
a
quel
turbine
di
palle
di
ogni
qualità
,
che
ci
aveva
ridotti
,
alla
lettera
,
sordi
.
Garibaldi
esposto
come
tutti
gli
altri
,
più
di
tutti
gli
altri
alle
micidialissimo
scariche
del
nemico
,
era
sorridente
,
tranquillo
e
faceva
nascere
nel
cuore
d
'
ognuno
un
sentimento
tale
di
dignità
e
di
rispetto
che
credo
,
sarebbe
stato
per
chiunque
impossibile
il
mancare
al
proprio
dovere
.
I
nostri
si
mandarono
a
dare
due
cariche
alla
baionetta
,
cariche
che
furono
ricevute
accanitamente
dal
nemico
...
Quante
nobili
vite
non
furono
spente
!
..
Il
terreno
era
chiazzato
di
sangue
,
ad
ogni
passo
impediva
l
'
andare
un
cadavere
,
via
via
che
si
procedeva
i
morti
erano
ammonticchiati
l
'
uno
sull
'
altro
.
E
intanto
si
avvicinava
la
sera
;
e
un
'
acqua
fine
fine
ci
filtrava
nell
'
essa
;
fu
allora
che
vidi
Mis
Wite
Mario
passeggiare
intrepidamente
lì
proprio
in
prima
fila
con
un
sangue
freddo
da
fare
invidia
a
un
vecchio
soldato
;
chiunque
ha
preso
parte
alle
tremende
giornate
di
Digione
,
deve
serbare
eterna
memoria
di
questa
eroina
,
che
abbiamo
veduta
trasvolarci
davanti
,
come
un
'
esempio
vivente
di
quanto
può
fare
una
donna
animata
da
generosi
propositi
;
lei
hanno
ammirata
al
proprio
fianco
i
combattenti
,
lei
hanno
salutata
come
affettuosa
sorella
i
feriti
;
lei
hanno
riverito
gli
stessi
nemici
,
in
mezzo
ai
quali
passava
dalle
nostre
file
,
per
poter
recare
un
sollievo
a
chi
era
in
angustie
,
per
potere
avere
informazioni
sicure
su
certe
cose
che
rimanevano
al
buio
.
Mai
la
morte
ha
mietute
tante
vite
magnanime
in
pochi
momenti
,
come
quella
sera
a
Talant
.
Gli
Spagnoli
si
erano
ridotti
ad
un
piccolo
nucleo
ed
avevano
perduto
i
loro
ufficiali
,
lo
stesso
era
degl
'
Egiziani
il
cui
prode
tenente
Zauli
giaceva
ferito
;
morto
il
bravo
tenente
Gniecco
dei
Genovesi
,
ed
esanimi
al
suolo
giacevano
già
Salomoni
,
Imbriani
,
Settignani
,
e
Pastoris
.
L
'
ecatombe
stava
per
compiersi
:
a
quelli
in
prima
linea
mancavano
le
munizioni
,
e
l
'
ostinatezza
dei
Prussiani
raddoppiava
:
mentre
difatti
essi
avevano
sgombrato
quasi
tutto
l
'
esteso
terreno
che
ci
stava
dicontro
,
si
agglomeravano
in
faccia
a
Talant
,
a
Talant
i
di
cui
difensori
oramai
potevansi
calcolare
a
poche
centinaie
.
Avevano
i
nostri
avversarii
occupata
una
cascina
al
disotto
del
paese
,
e
si
avanzavano
a
pelettoni
serrati
,
e
tirando
su
noi
con
una
continuità
straordinaria
.
Vien
dato
al
battaglione
dei
Cacciatori
di
Marsala
l
'
ordine
di
avanzarsi
e
di
caricare
il
nemico
.
Lo
strenuissimo
Perla
col
volto
raggiante
,
con
piglio
da
infonder
coraggio
ad
un
morto
si
pone
alla
testa
.
Genovesi
,
Egiziani
,
Spagnoli
,
quelli
delle
altre
legioni
,
tutti
si
raggranellano
dietro
di
lui
,
tutti
sono
ansiosi
di
morire
da
forti
o
di
veder
rinculare
il
nemico
.
Molti
non
hanno
più
cariche
molti
sono
sfiniti
dalla
stanchezza
,
molti
non
resistono
più
in
mezzo
a
quella
desolazione
e
vanno
incontro
a
una
palla
tanto
per
finirla
una
volta
con
questo
mondo
codardo
;
avanti
,
gridano
gli
ufficiali
,
avanti
ripetono
i
più
animosi
,
avanti
grida
nel
cuore
l
'
amore
dell
'
umanità
e
della
repubblica
,
avanti
la
voce
del
dovere
e
tutti
,
come
un
sol
'
uomo
,
si
accingono
alla
titanica
impresa
.
Cinquecento
cori
battevano
in
quell
'
istante
all
'
unisono
!
...
Viva
la
Repubblica
,
viva
Garibaldi
...
giù
la
baionetta
ed
a
passo
di
corsa
contro
i
soldati
di
re
Guglielmo
.
Il
fumo
impedisce
la
vista
:
in
quella
penombra
,
prodotta
anche
dall
'
ora
divenuta
tarda
,
ad
ogni
secondo
si
vedono
guizzare
immense
strisce
di
fuoco
;
si
procede
pestando
i
cadaveri
e
seminando
a
ogni
poco
di
nuovi
cadaveri
il
suolo
;
i
Prussiani
essi
pure
si
avanzano
,
ma
lentamente
;
il
cozzarsi
è
divenuto
inevitabile
e
sarà
un
cozzo
tremendo
.
Lo
slancio
dei
nostri
è
impetuoso
...
troppo
impetuoso
:
Perla
,
il
veterano
di
tutte
le
campagne
dell
'
indipendenza
stramazza
per
terra
mortalmente
ferito
:
Cavallotti
è
morto
;
moribondo
il
tenente
Rossi
di
Lodi
:
i
soli
cacciatori
di
Marsala
hanno
17
ufficiali
fuori
di
combattimento
.
I
Prussiani
si
asserragliano
in
due
casette
;
vien
dato
anche
ai
nostri
l
'
ordine
di
ritirarsi
;
rimanendo
la
sola
legione
Ravelli
a
guardia
di
Talant
...
-
Vieni
via
-
Grida
il
Piccini
al
Rossi
,
quando
tutti
si
erano
ritirati
.
-
Fammi
utilizzare
anche
le
ultime
due
cariche
che
mi
sono
restate
-
Questi
rispose
...
e
si
avanzò
verso
il
nemico
.
Un
vivissimo
fuoco
di
moschetteria
,
l
'
ultimo
che
si
eseguisse
in
quel
punto
,
uccise
il
nostro
amico
diletto
,
il
nostro
compagno
di
tante
sventure
e
di
tante
peripezie
.
Nessuno
più
lo
rivide
:
il
giorno
dipoi
sapemmo
da
una
guida
che
egli
era
morto
in
conseguenza
di
tre
ferite
:
due
nel
petto
ed
una
nella
faccia
.
Ci
ritirammo
;
il
cielo
era
ingombrato
qua
e
là
da
densi
nuvoloni
;
gli
alberi
sembravano
giganteschi
;
al
fragore
prolungato
di
poco
fa
era
succeduto
un
silenzio
cupo
,
lugubre
,
interotto
solamente
a
lunghi
intervalli
da
qualche
colpo
;
rientrammo
nella
gran
strada
e
qui
un
viavai
di
carri
,
d
'
ambulanze
,
sopra
uno
dei
quali
vidi
la
simpatica
donnina
che
avevamo
veduto
dalla
tabaccaia
,
e
trasporti
di
feriti
,
e
imprecazioni
di
morenti
,
e
un
chiamarsi
ad
alta
voce
tra
i
carri
e
un
domandarsi
informazione
,
accolte
ora
da
sospiri
,
ora
da
bestemmie
,
ora
da
un
«
meno
male
»
proferito
in
senso
stizzoso
e
soddisfatto
;
nei
campi
adiacenti
si
vedevano
a
quell
'
incerto
chiarore
molti
cadaveri
;
la
luna
si
mostrava
timidamente
in
mezzo
alle
nubi
.
Mi
venne
in
mente
la
leggenda
popolare
che
sostiene
Caino
esser
stato
relegato
nella
luna
;
le
macchie
di
questo
pianeta
mi
sembravano
in
quella
sera
proprio
gli
occhi
di
questo
primo
fratricida
,
che
ora
allegravasi
a
quella
strage
fraterna
.
Su
un
carrettone
vedemmo
insieme
a
tanti
altri
lo
Stefani
che
era
stato
ferito
in
un
braccio
;
noi
c
'
inoltravamo
serii
serii
in
mezzo
a
quelle
confusione
;
nessuno
avrebbe
potuto
scherzare
:
un
giovinetto
si
azzardò
di
intuonar
sottovoce
una
cantilena
fu
acremente
ripreso
:
erano
troppi
i
morti
che
avevamo
veduti
a
quell
'
ora
,
eran
troppe
le
perdite
che
ci
facevano
sanguinare
l
'
anima
a
tutti
e
,
ce
lo
perdonino
gli
spiriti
forti
,
noi
si
sentiva
voglia
di
piangere
.
Io
comprendo
in
certi
momenti
l
'
indispensabilità
di
una
guerra
,
comprendo
che
nel
fervore
delle
pugne
ci
s
'
inebrii
più
che
se
prendessimo
parte
a
una
scena
d
'
amore
e
di
ardentissimo
amore
,
ma
,
quando
tutto
ritorna
nella
solita
calma
;
quando
girando
gli
occhi
non
vedi
che
informi
ammassi
di
carne
che
saran
putrefatti
tra
poco
,
e
che
poco
tempo
fa
sentivano
,
amavano
,
speravano
;
quando
ripensi
al
dolore
,
alla
disperazione
di
migliaia
di
madri
e
di
vedove
,
se
non
detesti
questa
macelleria
d
'
innocenti
,
questa
violazione
delle
più
care
affezioni
e
dei
legami
più
sacri
,
bisogna
dire
che
la
natura
ti
ha
dotato
di
un
cuore
di
pietra
!
..
I
Chinesi
,
che
noi
abbiamo
avuto
il
coraggio
di
chiamar
barbari
sino
a
questi
ultimi
tempi
,
fino
dall
'
età
più
lontane
,
come
ci
dice
Laotsu
,
imponevano
ai
loro
generali
di
mettersi
in
lutto
,
appenachè
avevano
vinto
una
battaglia
:
noi
che
ci
si
becca
il
titolo
di
umanissimi
e
di
civilizzati
inalziamo
sulle
nostre
piazze
monumenti
ai
generali
,
anche
quando
hanno
perduto
,
purché
abbiano
tirato
a
far
ciccia
.
Evviva
la
civiltà
!
Entrati
in
Digione
,
con
grandissima
nostra
sorpresa
,
trovammo
aperte
tutte
le
botteghe
;
andammo
alla
solita
trattoria
...
era
quasi
deserta
;
quanti
di
quelli
che
erano
soliti
a
frequentarci
non
avevano
lasciato
la
vita
,
nel
breve
volgere
di
otto
o
dieci
ore
!
...
Ogni
persona
che
entrava
,
erano
domande
,
grida
di
sorpresa
,
strette
di
mano
:
e
solamente
allora
si
cominciava
a
forza
di
racconti
a
sapere
gli
episodi
gloriosi
del
combattimento
,
le
perdite
che
avevamo
subito
,
l
'
andamento
preciso
della
battaglia
.
-
Il
tale
...
?
domandava
qualcuno
;
è
morto
,
gli
si
rispondeva
;
e
il
tale
altro
?
...
Morto
anche
lui
...
e
tutti
a
sforzarci
a
sorridere
per
far
gli
uomini
forti
,
ma
il
sorriso
moriva
sul
labbro
e
ci
si
sentiva
invece
un
groppo
alla
gola
che
ci
faceva
discorrere
stentatamente
,
e
avremmo
pianto
così
volentieri
,
se
il
pianto
non
fosse
qualificato
per
una
debolezza
da
donnicciole
.
Le
guide
del
generale
Bossak
ci
annunziarono
la
morte
di
questo
eroico
figlio
della
Polonia
;
come
erano
commosse
via
via
che
procedevano
nel
loro
racconto
!
Non
era
un
superiore
quello
che
avevano
perduto
,
era
un
fratello
:
Bossak
aveva
voluto
dar
loro
di
sua
tasca
ogni
giorno
il
doppio
della
paga
che
le
ricevevano
dal
corpo
;
ogni
giorno
le
voleva
a
mensa
con
lui
;
il
primo
dell
'
anno
fe
'
loro
presente
di
qualche
marengo
:
una
volta
che
la
brigata
mancava
di
viveri
provvide
,
sempre
a
sue
spese
,
affinchè
nessuno
soffrisse
la
fame
.
La
democrazia
faceva
una
perdita
irreparabile
con
la
morte
di
lui
;
figlio
di
una
delle
più
illustri
famiglie
Pollacche
,
si
era
posto
a
capo
della
rivoluzione
nel
1864
,
ed
esule
in
Svizzera
confezionava
le
cartoline
da
spagnolette
,
tanto
per
tirare
avanti
onoratamente
la
sua
famigliola
.
Appenachè
seppe
esser
la
Francia
divenuta
repubblica
,
si
mise
a
di
lei
servizio
,
e
nella
mattina
di
questo
giorno
glorioso
,
spintosi
alla
testa
di
una
ventina
di
guardie
mobili
,
più
arditamente
di
quello
che
sogliono
fare
tutti
i
generali
,
aveva
incontrato
la
morte
,
suggellando
col
sangue
la
sua
vita
esemplare
.
Verso
le
dieci
io
volli
ridurmi
a
casa
:
la
stanchezza
mia
è
indescrivibile
;
appena
in
strada
incontrai
i
Carabinieri
Genovesi
:
saranno
stati
una
trentina
;
gli
Spagnoli
che
li
seguiano
erano
tutt
'
al
più
venticinque
:
quante
vittime
in
quella
giornata
:
quante
nazioni
non
affratellava
quel
sangue
generoso
sparso
in
prò
di
una
repubblica
!
Arrivato
a
casa
,
mi
scinsi
la
sciabola
:
non
guardai
nemmeno
una
vecchia
bottiglia
che
ci
aveva
apprestato
la
padrona
di
casa
,
meditai
molto
,
riandai
tutti
i
più
piccoli
episodii
della
strage
a
cui
avevo
assistito
,
poi
cominciai
ad
appisolarmi
e
un
benefico
sonno
mi
tolse
alle
ansie
,
alle
dolorose
.
ricordanze
,
alle
considerazioni
più
o
meno
filosofiche
.
«
La
gioia
dei
profani
È
un
fumo
passeggier
.
»
Mi
desto
di
soprassalto
è
sento
di
nuovo
suonar
delle
trombe
;
credo
sul
principio
che
ciò
non
sia
che
un
giuoco
della
mia
alterata
immaginazione
:
aguzzo
l
'
orecchio
,
vò
alla
fine
-
stra
,
la
schiudo
...
Non
ci
è
che
dire
...
sono
trombe
che
ci
chiamano
un
'
altra
volta
a
raccolta
-
Ci
siamo
,
dico
tra
me
e
non
senza
imprecazioni
,
mi
ricingo
la
durlindana
e
scendo
in
mezzo
alla
via
.
Doveva
esser
suonata
di
poco
la
mezzanotte
.
I
soldati
si
avviano
verso
la
stazione
;
io
tenni
lor
dietro
.
-
Che
ci
è
?
-
I
Prussiani
si
avanzano
...
hanno
avuto
rinforzi
.
-
O
non
si
erano
ritirati
?
-
Sì
...
ma
ora
ritornano
.
-
E
noi
?
-
Si
batte
in
ritirata
.
-
È
impossibile
...
Garibaldi
si
farà
ammazzare
ma
non
vorrà
dar
loro
questa
soddisfazione
.
-
Eppure
vedrete
...
vi
dico
che
si
va
a
Lione
.
-
Smettete
,
pazzo
!
-
Non
è
vero
!
-
Se
hai
paura
,
và
a
letto
.
-
È
impossibile
!
...
Insomma
a
forza
di
queste
discussioni
,
si
era
giunti
al
cimitero
che
è
quasi
difaccia
alla
ferrovia
.
Lì
trovammo
Garibaldi
in
carrozza
,
tutto
lo
stato
maggiore
e
alcuni
battaglioni
schierati
.
Degli
scorridori
prendevano
la
via
onde
attinger
notizie
,
o
recar
dei
dispacci
.
Il
freddo
era
tremendo
;
tutti
si
batteva
i
denti
,
ci
si
strisciava
le
mani
,
si
passava
infine
un
quarto
d
'
ora
più
climaterico
di
quello
di
Rabelais
.
Fortunamente
,
dopo
informazioni
ricevute
,
il
Generale
ci
rimandò
tutti
a
dormire
:
non
era
stato
che
un
'
equivoco
,
di
cui
noi
avevamo
pagato
le
spese
.
Mezz
'
ora
dopo
,
a
dir
molto
,
si
dormiva
di
nuovo
tranquillamente
.
CAPITOLO
XV
.
Quattro
ore
di
sonno
,
e
poi
via
di
corsa
in
quartiere
:
quelli
erano
giorni
che
si
poteva
affermare
di
essere
esempii
viventi
della
teoria
di
là
da
venire
,
del
moto
perpetuo
.
La
nostra
scuderia
aveva
due
nuovi
ospiti
;
due
cavalli
che
Mecheri
e
Ghino
Polese
avevano
preso
sul
campo
:
questi
due
giovani
,
il
giorno
innanzi
,
distaccandosi
con
tre
o
quattro
altri
da
noi
,
erano
corsi
in
prima
fila
,
ed
avevano
ottenuto
dai
presenti
gli
elogii
più
ampi
per
il
loro
sangue
freddo
e
il
loro
coraggio
:
Ghino
,
da
quel
capo
ameno
che
era
,
tra
una
scarica
e
l
'
altra
,
nel
turbinio
dello
palle
faceva
un
minuetto
,
destando
unanimi
sorrisi
d
'
ammirazione
...
non
dico
di
più
,
perché
non
si
abbia
a
dire
che
l
'
amicizia
ha
potere
di
convertir
noialtri
scapati
in
società
di
mutua
ammirazione
;
chi
li
ha
veduti
non
potrà
dire
che
come
me
:
con
loro
fu
ferito
assai
gravemente
il
nostro
caporal
furiere
Pianigiani
,
giovinetto
Livornese
quasi
bambino
,
ma
che
per
fermezza
poteva
dar
dei
punti
a
un
vecchio
militare
;
il
Mattei
,
guida
pur
egli
,
fu
ferito
a
una
coscia
da
un
colpo
di
mitragliatrice
,
mentre
si
disponeva
ad
andare
all
'
attacco
.
Raggranello
altri
ragguagli
del
giorno
innanzi
:
delle
quindici
guide
che
si
erano
mosse
a
piedi
col
tenente
Ricci
,
due
erano
morte
e
sette
ferite
:
il
nostro
deposito
avea
dato
il
suo
contingente
alla
carneficina
.
Nella
nottata
due
nostri
caporali
,
Luperi
e
Aribaud
avevan
fatto
prigioniero
il
nipote
del
generale
Werder
,
che
si
era
addormentato
in
una
casetta
.
Mi
si
parla
di
un
Romagnolo
,
Salvadore
Caimi
,
che
,
giacente
in
letto
all
'
ospedale
,
e
dato
per
spacciato
da
medici
,
essendo
afflitto
da
perfidissimo
vaiolo
,
all
'
udire
il
cannone
saltò
giù
,
si
rinpannucciò
alla
meglio
,
e
corse
in
prima
fila
,
ove
morì
,
ma
non
colpito
da
palla
:
tutti
hanno
da
raccontare
qualche
eroismo
che
hanno
veduto
,
qualche
atto
di
valore
di
cui
furono
parte
:
manco
male
,
non
avranno
più
il
coraggio
di
dire
che
gli
Italiani
non
si
battono
!
I
preti
,
strano
a
dirsi
erano
stati
pel
contegno
loro
ammirabili
;
alcuni
signori
dei
paesi
a
noi
vicini
si
erano
mescolati
ai
soldati
,
ed
alcuni
erano
caduti
vittime
del
loro
amore
di
patria
.
Se
la
perdita
di
molti
nostri
compagni
ci
faceva
essere
di
malumore
,
ci
era
anche
di
che
rifarsi
la
bocca
!
Ci
pongono
in
libertà
,
raccomandandoci
di
non
scostarsi
tanto
dal
quartier
generale
:
approfitto
di
questo
intermezzo
per
recarmi
a
far
visita
al
ferito
Stefani
;
la
ferita
era
leggerissima
,
e
lo
avevano
di
nuovo
portato
nella
sua
casa
,
che
serviva
anche
d
'
ambulanza
.
Ci
trovai
mio
fratello
,
diversi
della
compagnia
Genovese
;
tutti
seduti
intorno
al
fuoco
facevano
piani
di
guerra
,
discutevano
i
comandi
del
giorno
avanti
,
rammentavano
i
morti
,
godevano
ed
erano
sorpresi
di
averla
scapolata
e
giuravano
che
fuoco
indiavolato
,
come
quello
sotto
Talant
era
più
che
impossibile
,
avesse
di
nuovo
a
farsi
sentire
.
Vollero
di
riffa
che
io
facessi
una
corrispondenza
per
un
giornale
di
Firenze
e
tutti
ci
vollero
mettere
lo
zampino
....
immaginatevi
che
brodo
lungo
la
venne
a
riuscire
,
e
come
mostrasse
eloquentemente
che
chi
la
scriveva
non
era
un
Montecuccoli
,
nè
un
Napoleone
....
pure
ci
sembrò
un
capolavoro
di
descrizione
,
una
vera
pagina
di
dottrina
strategica
...
ci
si
contentava
di
tanto
poco
,
dopo
una
batosta
così
indiavolata
!
A
interrompere
la
nostra
ammirazione
,
capita
in
mezzo
a
noi
,
come
una
bomba
,
il
Piccini
;
aveva
l
'
amico
un
viso
di
tramontana
da
metterci
i
brividi
addosso
e
non
aveva
torto
;
partito
a
bruzzico
insieme
al
Baldassini
per
rinvenire
il
cadavere
del
suo
già
indivisibile
Rossi
,
per
quanto
avesse
frugato
,
gli
era
stato
impossibile
effettuare
questo
disegno
;
nelle
sue
investigazioni
il
giovine
Garibaldino
erasi
spinto
tanto
in
avanti
,
che
si
era
in
una
strada
incontrato
con
una
squadra
di
Prussiani
,
che
gli
aveva
fatto
una
scarica
addosso
,
scarica
alla
quale
con
favoloso
coraggio
aveva
risposto
con
due
o
tre
colpi
,
rimanendo
illeso
proprio
per
uno
di
quei
miracoli
del
caso
che
non
si
sanno
spiegare
.
A
quel
che
ci
diceva
,
anche
in
quel
giorno
avremmo
avuto
battaglia
sicura
;
confermò
questa
idea
anche
l
'
amico
Mecheri
,
che
andato
a
Fontain
a
restituire
quel
cavallo
che
si
era
appropriato
il
dì
innanzi
,
aveva
udito
un
rumore
vivissimo
di
fucileria
agli
estremi
avamposti
.
Bisogna
confessare
che
queste
notizie
non
furono
accolte
con
molto
entusiasmo
da
noi
;
quel
giorno
avremmo
bramato
di
riposare
;
..
si
riposò
anche
Dio
,
secondo
i
cattolici
:
ma
pure
se
ci
fosse
l
'
ordine
,
se
Garibaldi
si
fosse
battuto
,
senza
essere
onnipotenti
come
il
Dio
dei
Cattolici
,
noi
eravamo
tomi
da
cacciar
la
stanchezza
e
di
fare
quello
che
dovevamo
fare
.
Andammo
però
alla
prefettura
.
Il
cortile
di
questa
dava
l
'
esattissima
idea
del
vestibolo
del
l
'
Inferno
di
Dante
;
non
mancavano
le
diverse
lingue
,
le
favelle
orribili
,
le
voci
alte
e
fioche
di
chi
dava
schiarimenti
,
di
chi
chiedeva
informazioni
,
di
chi
narrava
i
fatti
del
giorno
innanzi
,
nè
mancò
il
suon
di
mani
,
quando
comparve
la
nobile
figura
di
Garibaldi
sorridente
più
dell
'
ordinario
.
Montò
in
carrozza
svelto
,
come
ai
suoi
bei
tempi
e
montò
insieme
con
lui
,
secondo
il
solito
,
Basso
.
Ci
salutò
affettuosamente
;
poi
ci
disse
:
Oggi
avremo
vittoria
.
Parlò
Spagnuolo
con
due
o
tre
figli
d
'
Iberia
che
erano
poco
distanti
dal
nostro
gruppo
,
e
si
rallegrò
con
loro
per
lo
splendido
contegno
che
essi
avevano
tenuto
il
dì
innanzi
:
poi
i
cavalli
si
misero
al
trotto
,
il
generale
si
tolse
il
cappello
in
mezzo
alle
acclamazioni
,
e
,
partì
seguito
da
alcuni
ufficiali
di
stato
maggiore
.
Aveva
appena
oltrepassata
la
porta
che
un
colpo
dì
cannone
ci
annunziò
che
anche
per
quel
giorno
ci
si
era
.
I
Prussiani
,
mentre
potevano
attaccare
Digione
al
Nord
Ovest
,
la
dalla
Ferme
de
Poully
,
pianura
senza
la
minima
ombra
di
fortificazione
,
commettendo
un
'
errore
che
non
si
sa
comprendere
nei
vincitori
di
Sadowa
e
di
Sedan
,
si
ostinarono
a
tornare
all
'
attacco
di
Talant
,
precisamente
come
il
ventuno
.
La
brigata
Menotti
avveva
a
sostenere
adunque
l
'
attacco
e
il
degno
figlio
dell
'
eroe
dei
due
mondi
ebbe
tutti
gli
onori
di
quella
giornata
;
diverse
compagnie
di
Franchi
Tiratori
e
qualche
pezzo
d
'
artiglieria
avevano
durante
la
notte
rinforzate
le
file
che
dipendevano
da
lui
.
Le
legioni
Italiane
rimasero
in
seconda
fila
;
ma
varii
se
la
svignarono
alla
chetichella
dai
ranghi
,
e
corsero
tra
il
fischiar
delle
palle
e
l
'
imperversare
della
mitraglia
,
presentendo
quasi
che
la
vittoria
annunziata
da
Garibaldi
doveva
avere
la
più
ampia
realizzazione
.
I
colpi
dell
'
artiglierie
si
succedevano
senza
tregua
:
i
cittadini
non
se
ne
addavano
;
quel
giorno
tutti
avevan
fiducia
.
Materassi
e
Polese
erano
al
seguito
del
generale
,
io
,
Mecheri
,
Bocconi
pigliammo
a
piedi
la
via
e
ci
incamminammo
verso
Talant
.
Al
principiar
della
strada
incontraMO
il
maggior
Sartorio
che
provvedeva
a
che
fossero
presto
recate
a
compimento
molte
barricate
che
s
'
inalzavano
da
operai
,
requisiti
a
tale
scopo
.
Era
una
vera
giornata
di
primavera
:
il
sole
era
splendido
,
senza
una
nuvola
il
cielo
:
i
due
paesetti
di
Fontain
e
Talant
,
con
le
due
vaghe
colline
,
staccavano
sul
fondo
azzurro
del
cielo
e
invitavano
più
a
godere
di
quell
'
aria
purissima
,
e
ad
inebriarsi
in
quell
'
oceano
di
luce
che
ad
andare
a
scannarsi
.
Splendi
pure
,
con
tutta
la
potenza
degli
animatori
tuoi
raggi
,
o
ministro
maggiore
della
madre
natura
,
oggi
almeno
rischiarerai
il
trionfo
della
Libertà
!
A
poco
più
di
mezzo
chilometro
dalla
città
,
vedemmo
cinque
o
sei
cavalli
morti
;
da
uno
di
questi
si
partiva
una
striscia
di
sangue
,
che
,
come
la
mistica
colonna
che
guidò
nel
deserto
gli
Isrealiti
,
doveva
guidare
i
nostri
passi
fino
a
Talant
.
A
piè
della
scala
di
una
casuccia
,
vedemmo
steso
morto
un
giovine
Garibaldino
;
un
campagnolo
ci
mostrò
una
lettera
che
aveva
trovato
nelle
di
lui
tasche
...
era
una
lettera
della
sua
mamma
;
la
povera
donna
sperava
di
riabbracciare
suo
figlio
nelle
feste
di
Ceppo
:
la
data
di
quella
lettera
era
di
novembre
ed
il
giovine
l
'
aveva
tenuta
sul
cuore
tutto
quel
tempo
!
Arrivammo
alle
nostre
batterie
;
il
fumo
impediva
di
poter
scorgere
ciò
che
avveniva
nel
versante
a
noi
sottoposto
;
un
ronzio
impertinente
di
palle
ci
rendeva
avvertiti
che
i
nemici
non
erano
molto
lontani
.
Garibaldi
,
MeNotti
,
Bizzoni
,
Sant
'
Ambrogio
in
quel
momento
eran
là
.
Troviamo
lo
Strocchi
che
ci
avevano
dato
per
ferito
,
lo
abbracciamo
e
si
aggiunge
con
noi
.
Il
Generale
era
sceso
di
carrozza
,
esaminava
i
tiri
dell
'
artiglieria
e
dava
consigli
agli
artiglieri
.
Uno
di
marina
,
che
faceva
il
servizio
ai
pezzi
,
puntò
due
volte
il
cannone
e
fece
due
tiri
ammirevoli
:
le
nostre
perdite
erano
fin
allora
pochissime
e
i
nostri
nemici
,
non
che
avanzare
,
perdevano
di
momento
in
momento
terreno
;
allora
fu
comandata
la
carica
alla
baionetta
.
I
Franchi
tiratori
si
lanciarono
,
come
leoni
,
all
'
attacco
:
due
zuavi
li
procedevano
di
qualche
passo
,
agitando
,
a
mò
di
bandiera
,
i
guidoni
delle
compagnie
a
cui
erano
stati
ascritti
.
Il
momento
era
sublime
!
Il
fumo
si
era
dileguato
ed
il
sole
ripercotendo
i
suoi
raggi
sugli
elmi
dei
nostri
avversari
,
faceva
apparire
qua
e
là
dei
subiti
guizzi
di
luce
,
da
farteli
scambiare
per
lampi
.
Un
gridìo
continuo
,
entusiastico
,
un
prorompere
di
fucilate
...
eppoi
i
soldati
di
re
Guglielmo
,
pestati
,
inseguiti
colla
baionetta
alle
reni
,
abbandonavano
a
rotta
di
collo
il
campo
di
battaglia
,
seminando
il
terreno
di
fucili
,
d
'
elmi
,
di
feriti
e
di
morti
,
e
ritirandosi
per
tre
chilometri
buoni
:
tra
gli
altri
trofei
furono
presi
sette
fuRgoni
d
'
ambulanza
del
valore
di
circa
novantamila
franchi
.
Il
bravo
colonnello
Lhoste
però
,
caricando
arditamente
alla
testa
dei
suoi
audaci
Franchi
Tiratori
veniva
mortalmente
ferito
.
La
battaglia
era
compiuta
,
la
vittoria
aveva
sorriso
all
'
indomito
coraggio
,
allo
slancio
più
che
umano
dei
volontari
della
repubblica
.
Tornammo
subito
indietro
per
annunziare
la
grata
novella
;
quale
non
fu
la
nostra
maraviglia
,
quando
,
fatti
pochi
passi
dal
campo
,
incontrammo
delle
signore
che
si
erano
spinte
arditamente
fino
lassù
;
signore
che
infangavano
nelle
pozzanghere
i
loro
stivaletti
aristocratici
e
che
ci
salutavano
sventolando
i
fazzoletti
,
sorridendoci
con
un
'
angelica
grazia
.
Non
era
gioia
,
non
era
entusiasmo
quello
da
cui
era
presa
Digione
la
sera
del
ventidue
...
era
ebbrezza
,
delirio
:
a
mezzo
chilometro
dalla
città
era
già
affollata
la
via
;
donne
vecchi
,
ragazzi
ci
saltavano
al
collo
,
ci
prendevano
tra
le
mani
la
testa
ci
sollevavano
dal
peso
delle
anni
,
ci
insegnavano
l
'
un
l
'
altro
,
gridando
a
squarciagola
:
Vive
les
Galibardiens
,
vive
Galibardi
,
vive
l
'
Italie
.
Ci
portavano
quasi
in
collo
dal
mezzo
di
strada
nelle
trattorie
,
e
lì
ci
offrivano
da
bere
,
nè
ci
era
versi
di
rifiutarlo
;
da
ogni
parte
strette
di
mano
,
da
ogni
parte
baci
:
«
come
sono
giovani
»
si
sentiva
ripeter
da
una
parte
;
son
dei
bravi
soldati
,
si
ripeteva
dall
'
altra
...
oh
!
divini
momenti
,
oh
!
dolci
soddisfazioni
di
chi
compie
un
dovere
,
capaci
di
riabilitare
la
persona
più
turpe
,
capaci
di
fare
un
eroe
del
più
pusillanime
.
Ma
echeggia
un
grido
potente
,
non
interrotto
,
che
fa
rintronare
da
un
capo
all
'
altro
la
strada
;
le
finestre
si
spalancano
con
forza
;
le
vecchie
,
rimaste
uniche
in
casa
,
si
affacciano
,
si
spenzolano
,
agitano
le
loro
pezzole
;
un
fremito
nuovo
di
gioventù
rianima
quelle
fibre
affralite
dagli
anni
:
non
è
il
vincitore
d
'
ingiuste
battaglie
quello
che
passa
,
è
l
'
apostolo
delle
cause
giuste
,
è
il
propugnatore
dell
'
umanità
,
è
l
'
eroe
leggendario
,
l
'
uomo
incorrotto
che
con
un
pugno
di
ragazzacci
fa
retrocedere
i
soldati
che
han
fatto
tremare
l
'
Europa
...
è
Garibaldi
.
-
Viva
Garibaldi
-
Gridano
tutti
,
e
popolani
,
soldati
si
buttano
verso
di
lui
,
vanno
quasi
sotto
i
cavalli
e
le
rote
della
carrozza
:
tutti
vorrebbero
stringergli
la
mano
,
tutti
vorrebbero
divorarlo
dai
baci
!
-
Gridate
:
viva
la
repubblica
-
Grida
il
buon
vecchio
-
e
non
sa
riparare
a
salutare
,
e
sorridere
.
I
soldati
che
tornano
hanno
tutti
un
'
elmo
,
un
fucile
preso
ai
Prussiani
;
un
giovinetto
ha
un
piffero
e
fischia
un
'
arietta
in
mezzo
agli
applausi
di
tutti
.
Passano
dei
prigionieri
;
tutti
gli
guardano
,
ma
nessuno
alza
un
grido
...
il
popolo
sente
la
generosità
per
istinto
!
Per
tutte
le
piazze
è
baldoria
:
per
tutto
si
canta
,
si
grida
,
si
applaude
:
sulla
piazza
del
teatro
si
da
fuoco
persino
a
dei
mortaletti
:
la
fiducia
generale
è
rinata
;
gli
elmi
dei
Prussiani
coll
'
annesso
parafulmine
fanno
le
spese
di
tutta
la
sera
;
contento
dell
'
oggi
,
nessuno
cura
il
domani
e
tutti
dimenticano
l
'
ieri
.
Si
va
a
portare
il
fausto
annunzio
allo
Stefani
;
sul
principio
credeva
che
si
scherzasse
:
gli
avevano
nientemeno
dato
a
bere
che
si
trattava
di
fare
una
capitolazione
e
che
i
Prussiani
si
avanzavano
verso
Digione
a
marcia
forzata
.
Io
era
stanco
morto
:
tutte
quelle
emozioni
,
tutte
quelle
fatiche
mi
avevano
prostrato
:
mi
pareva
che
la
vita
mi
sfuggisse
ed
in
camera
del
mio
amico
ferito
ebbi
un
trabocco
di
sangue
.
-
O
guardiamo
,
se
dopo
che
ti
han
risparmiato
la
palle
,
vieni
qui
a
far
la
morte
della
signora
delle
Camelie
?
Mi
disse
il
Materassi
,
che
non
si
reggeva
più
dalla
fatica
,
essendo
stato
in
giro
tutta
la
notte
,
e
a
cavallo
tutto
il
giorno
.
-
Non
gli
risposi
,
perché
quest
'
ultimo
incidente
mi
faceva
uscir
proprio
dai
gangheri
.
Cheto
,
cheto
me
ne
andai
e
neppur
mezz
'
ora
dopo
mi
sdraiavo
sul
letto
.
CAPITOLO
XVI
.
Per
quanto
facessi
,
mi
fu
impossibile
in
quella
nottata
il
provare
un
poco
di
sonno
.
La
testa
mi
ardeva
,
la
febbre
in
certi
momenti
mi
procurava
la
celeste
voluttà
del
delirio
;
ora
mi
pareva
di
essere
in
mezzo
alla
mischia
,
di
vedere
i
nostri
giovani
battaglioni
avanzarsi
,
sgominare
le
schiere
nemiche
,
ed
annusavo
a
piene
narici
il
simpatico
odor
della
polvere
,
e
m
'
inebriavo
ai
mille
episodii
di
un
combattimento
e
di
una
vittoria
;
ora
mi
pareva
di
essere
tornato
in
mezzo
ai
miei
cari
,
e
li
vedevo
a
me
d
'
intorno
,
raccolti
,
pendere
ansiosi
dai
miei
labbri
,
interessarsi
alle
vicende
delle
battaglie
,
alle
storie
che
raccontavo
e
vedevo
brillar
delle
lacrime
,
spuntar
dei
sorrisi
....
.
Finalmente
venne
il
mattino
,
e
parve
che
la
luce
,
come
fugava
le
tenebre
,
fugasse
da
me
i
vaneggiamenti
della
immaginazione
malata
.
Mi
alzai
ed
uscii
;
quelli
non
mi
sembravano
giorni
da
poltrir
sulle
piume
.
A
tutte
le
cantonate
della
città
era
affisso
un
'
ordine
del
giorno
di
Garibaldi
;
ordine
del
giorno
nel
quale
l
'
illustre
comandante
dei
volontarii
,
nonché
inorgoglirsi
ai
fumi
delle
vittorie
e
proclamare
i
suoi
soldati
per
eroi
,
raccomandava
a
loro
di
moderare
la
foga
dei
dì
passati
,
di
non
attaccare
in
massa
il
nemico
,
ma
sì
in
pochi
,
alla
spicciolata
,
e
spronava
in
special
modo
gli
ufficiali
ad
adempiere
un
poco
di
più
il
proprio
dovere
.
Alla
porta
del
quartiere
delle
Guide
,
vidi
il
Materassi
che
scendeva
da
cavallo
;
mi
accolse
a
braccia
aperta
e
mi
mostrò
delle
bottiglie
di
vino
generoso
,
urlando
:
Ecco
lo
specifico
per
la
tua
malattia
!
Quel
vino
era
stato
trovato
nelle
ambulanze
PrussianE
e
doveva
far
le
spese
di
un
mattiniero
banchetto
che
imbandimmo
lì
sul
tamburo
.
Era
mezzogiorno
e
,
malgrado
tutte
le
dicerio
,
si
cominciava
a
credere
che
per
quel
giorno
gli
oppressori
della
Francia
non
ci
avrebbero
molestato
.
Finito
il
pasto
,
ce
ne
andammo
tutti
a
trovare
lo
Stefani
;
dopo
poco
che
eravamo
entrati
nella
di
lui
camera
,
mi
si
cominciò
ad
abbagliare
la
vista
,
sentii
al
palato
un
sapore
di
sangue
,
tossii
a
più
riprese
e
caddi
sfinito
sopra
il
divano
.
Non
so
quanto
stessi
in
quello
stato
in
cui
più
non
sentivo
la
vita
:
quando
cominciai
a
comprender
qualchecosa
tuonava
il
cannone
,
e
lo
Stefani
,
mezzo
vestito
,
stava
per
alzarsi
da
letto
.
-
Si
son
riattaccati
?
..
Domandai
-
Altro
che
riattaccati
!
..
Affacciati
alla
finestra
e
guarda
,
Guardai
...
confesso
di
non
aver
mai
assistito
a
un
così
sconfortante
spettacolo
!
..
La
gente
scappava
a
rotta
di
collo
per
tutte
le
vie
;
le
porte
si
chiudevano
ermeticamente
;
le
finestre
erano
pure
ermeticamente
tappate
;
ogni
poco
qualche
guardia
nazionale
,
o
senza
fucile
,
o
senza
cappello
,
traversava
a
passo
accelerato
davanti
a
noi
,
battendosi
il
capo
,
proferendo
gridi
di
lamento
o
d
'
imprecazione
;
donne
piangenti
che
si
portavano
dietro
i
bambini
,
carri
che
si
caricavano
,
ufficiali
d
'
intendenza
che
a
gran
passi
si
avviavano
in
direzione
del
quartier
generale
....
-
Ma
dunque
siamo
in
completa
disfatta
?
-
Dissi
trA
me
,
e
inpaziente
,
colla
più
dolorosa
angoscia
nell
'
anima
,
col
dubbio
che
mi
torturava
il
cervello
,
presi
la
mia
sciabola
,
ed
andai
anche
io
per
strada
,
deciso
di
correre
alla
prefettura
,
e
di
là
portarmi
sul
campo
.
Sulla
piazza
del
teatro
,
vidi
quattro
batterie
di
cannoni
guardate
da
due
o
tre
guardie
mobili
..
Erano
nuove
artiglierie
arrivate
allora
allora
dalle
fabbriche
di
Lione
e
del
Creusot
...
osservandole
bene
,
lo
si
sarebbe
agevolmente
compreso
,
ma
in
quel
momento
,
in
quell
'
esitazione
le
credei
anche
io
,
come
il
popolo
,
un
indizio
di
ritirata
.
Ma
donde
venivano
queste
paure
?
I
nostri
avevan
forse
perduto
?
..
No
;
come
vedremo
tra
poco
:
ma
alcuni
battaglioni
di
guardia
nazionale
presi
dal
panico
a
quel
terzo
assalto
dei
nostri
nemici
,
atterriti
anche
dal
numero
con
cui
questa
volta
si
erano
presentati
,
non
ascoltando
più
alcun
comando
,
avevano
retrocesso
,
e
,
siccome
,
valanga
erano
piombati
per
le
vie
della
città
,
travolgendo
coloro
che
volevano
impedire
questa
ignobile
fuga
e
facendo
nascere
l
'
allarme
e
lo
spavento
per
ogni
dove
.
I
Prussiani
,
avvedendosi
del
grave
errore
che
avevano
commesso
nei
giorni
antecedenti
,
e
pensando
forse
che
le
nostre
truppe
fossero
,
almeno
per
le
maggior
parte
,
agglomerate
in
Fontain
e
Talant
(
posizioni
contro
le
quali
essi
si
erano
rotte
le
corna
)
si
concentrarono
in
grandi
masse
e
prendendo
la
strada
di
Langres
si
spinsero
infino
al
castello
di
Poully
.
Garibaldi
aveva
ordinato
alla
brigata
Canzio
,
di
avanzarsi
verso
la
direzione
,
da
cui
venne
difatti
il
nemico
,
il
quale
,
fugati
ben
facilmente
i
mobilizzati
,
che
sparsero
poi
tanta
desolazione
in
città
,
erano
giunti
persino
ad
accerchiare
in
una
prossima
masseria
l
'
ardito
Ricciotti
,
che
coi
suoi
bravi
Franchi
Tiratori
,
faceva
una
resistenza
eroica
,
seminando
la
morte
tra
quelle
schiere
che
non
si
azzardavano
ad
assalirlo
e
tenute
a
rispettosa
distanza
dal
ben
nutrito
fuoco
di
fila
,
che
a
loro
opponevano
dalle
finestre
,
dalle
feritoie
,
dalle
siepi
questi
giovani
soldati
della
libertà
.
I
figli
di
Garibaldi
si
mostrarono
degni
del
loro
genitore
,
e
la
Francia
ha
da
serbar
eterna
memoria
del
loro
coraggio
,
delle
loro
abnegazione
,
dalla
loro
bravura
.
Le
bombe
solcavano
l
'
aria
,
già
impregnata
di
fumo
:
il
sibilo
delle
palle
non
avea
tregua
alcuna
;
i
carabinieri
Genovesi
,
i
cacciatori
di
Marsala
,
(
tutta
la
quinta
brigata
)
sdraiati
pei
campi
o
nelle
vicine
praterie
non
facevano
uso
alcuno
delle
armi
.
Canzio
osservava
impassibilmente
le
masse
nemiche
,
ed
ogni
tanto
andava
da
Garibaldi
,
con
cui
confabulava
.
Tutto
ad
un
tratto
guizza
,
come
un
lampo
dall
'
uno
all
'
altro
dei
militi
,
una
notizia
;
un
fremito
generale
si
comunica
di
fila
in
fila
,
come
,
se
tutti
quegli
uomini
subissero
l
'
influenza
di
una
pila
Galvanica
:
Canzio
concitato
,
col
viso
raggiante
,
si
alza
,
grida
a
tutti
i
suoi
uomini
:
Ricciotti
è
circondato
,
salviamolo
,
e
,
come
l
'
ultimo
dei
suoi
subalterni
,
si
lancia
eroicamente
alla
carica
.
La
cavalleria
Prussiana
si
schiera
in
ordine
di
battaglia
difaccia
ai
nostri
;
due
tiri
di
cannone
bene
aggiustati
bastano
a
metterla
in
fuga
,
prima
ancora
che
si
ponga
al
trotto
contro
di
noi
;
altri
colpi
a
mitraglia
sbaragliano
i
battaglioni
nemici
che
si
ammassano
,
si
urtano
,
si
infrangano
contro
la
masseria
,
le
cui
mura
sembrano
di
fuoco
;
i
Genovesi
,
i
cacciatori
di
Marsala
,
gli
Egiziani
,
gli
Spagnuoli
e
persino
due
battaglioni
di
mobilizzati
di
Saone
Loire
animati
dal
nobile
esempio
dei
volontari
,
si
spingono
dietro
il
prode
Canzio
alla
baionetta
,
gridando
viva
la
repubblica
,
viva
la
Francia
,
viva
Garibaldi
e
intonando
la
Marsigliese
e
l
'
inno
d
'
Italia
.
Che
spettacolo
imponente
...
al
solo
pensarci
si
provano
le
vertigini
,
e
quasi
si
crede
di
avere
assistito
a
una
fantasmagoria
.
La
brigata
Ricciotti
si
spinge
eroicamente
fuori
della
masseria
e
arditamente
dà
di
cozzo
nelle
file
Prussiane
:
da
tutte
le
parti
è
una
carneficina
terribile
;
i
cadaveri
si
addensano
sopra
i
cadaveri
;
là
affusti
di
cannoni
stroncati
,
qua
siepi
distrutte
,
alberi
sbarbicati
dal
terreno
;
per
terra
frantumi
di
bombe
,
pozze
di
sangue
,
ossa
scheggiate
,
rimasugli
schifosi
di
corpi
umani
;
i
Prussiani
non
possono
più
reggere
;
è
troppo
formidabile
l
'
urto
dei
nostri
soldati
e
non
che
compatte
colonne
di
uomini
,
sfonderebbe
le
muraglie
d
'
acciaio
.
Le
file
a
noi
dicontro
,
piegano
,
indietreggiano
,
si
sparpagliano
eppoi
si
danno
a
disperatissima
fuga
.
Tito
Strocchi
e
il
capitano
Rostain
di
Grenoble
,
raccolgono
allora
in
mezzo
ai
cadaveri
di
un
picchetto
che
avevano
sbaragliato
,
terminando
tutte
le
cariche
dei
loro
Spencers
,
sempre
tra
l
'
infuriare
delle
palle
nemiche
,
lo
stendardo
del
61
Reggimento
Guglielmo
;
reggimento
che
in
quel
giorno
fu
quasi
disfatto
.
Io
era
arrivato
poco
prima
dell
'
ultima
carica
;
uscito
appena
di
Digione
cominciai
a
imbattermi
in
mobilizzati
senza
il
più
piccolo
vestigio
d
'
armi
,
che
se
la
ritornavano
tranquillamente
in
città
:
fatti
pochi
passi
vidi
la
strada
tutta
seminata
di
sacchi
,
buttati
là
da
questi
prodi
onde
correr
meglio
e
scappare
:
poi
il
consueto
corteggio
di
feriti
e
di
vetture
d
'
ambulanze
:
e
il
capitano
Galeazzi
e
l
'
Orlandi
con
la
sciabola
in
pugno
,
e
con
due
o
tre
guide
che
piattonavano
i
fuggitivi
e
che
si
sforzavano
dì
rimandarli
al
lor
posto
:
finalmente
i
nostri
compagni
che
si
battevano
accanitamente
e
che
si
disponevano
all
'
attacco
.
Garibaldi
corse
subito
sul
luogo
dove
era
stata
definita
la
tremenda
tenzone
,
e
dove
era
accaduto
l
'
orrendo
macello
;
tutti
gli
furono
intorno
;
tutti
vollero
dire
qualchecosa
...
pochi
e
ben
pochi
furono
capaci
di
articolare
un
monosillabo
;
la
gioia
di
quel
momento
è
inesprimile
;
nessuno
sentiva
più
la
fatica
;
eravamo
tra
mucchi
immensi
di
morti
,
si
sentiva
qualche
fucilata
lontana
,
indizio
che
i
soldati
della
grazia
di
Dio
erano
molto
ma
molto
distanti
da
noi
e
che
se
la
battevano
disperatamente
:
avevamo
preso
una
bandiera
:
più
bella
vittoria
noi
non
la
potevamo
sperare
,
ed
ora
se
ne
aspirava
a
pieni
polmoni
tutta
la
voluttà
.
Perché
non
poterono
dividere
le
nostre
letizie
tanti
generosi
che
ora
giacevano
cadaveri
,
perché
non
le
doveva
dividere
il
buon
Ferraris
il
medico
del
generale
,
che
dopo
aver
recato
un
ordine
,
pochi
momenti
avanti
era
morto
?
Mentre
Garibaldi
,
dopo
aver
risposto
ai
più
vicini
,
stava
per
congedarsi
da
noi
e
tornare
in
Digione
,
una
scarica
quasi
a
bruciapelo
c
'
involse
tutti
in
un
turbine
di
proiettili
che
fortunatamente
non
colpirono
alcuno
.
Fu
fatto
voltare
la
carrozza
e
il
Generale
fu
fatto
immediatamente
ritirare
.
Da
chi
ci
veniva
fatta
quella
sorpresa
?
..
Io
non
lo
so
;
certo
che
gli
autori
ne
ebbero
poco
gusto
;
i
volontarii
si
gettarono
con
rabbia
verso
la
parte
da
cui
così
stranamente
eravamo
stati
salutati
,
e
probabilmente
altri
cadaveri
si
aggiungevano
ai
molti
che
ingombravano
il
circostante
terreno
.
I
Genovesi
e
i
cacciatori
di
Marsala
,
dovevano
pernottare
nelle
loro
posizioni
:
salutai
caramente
i
miei
amici
,
ed
appoggiato
al
braccio
di
uno
dei
Francs
chevaliers
de
Chautillon
piano
piano
me
ne
tornai
verso
la
città
,
persuaso
di
assistere
,
se
pur
era
possibile
,
ed
una
dimostrazione
e
ad
un
entusiasmo
maggiore
di
quelli
precedenti
.
Avevo
sbagliato
i
miei
calcoli
!
..
Si
aveva
un
bel
dire
ai
cittadini
che
avevamo
conquistato
una
bandiera
,
che
la
nostra
era
stata
una
completa
vittoria
,
che
i
Prussiani
erano
lontani
chi
sa
quante
miglia
,
oramai
lo
spavento
si
era
loro
infiltrato
nel
cuore
,
oramai
vedevano
le
cose
dietro
il
prisma
della
paura
:
poche
botteghe
si
riaprirono
;
pochissime
donne
si
azzardarono
a
far
capolino
dalle
finestre
;
difaccia
alla
Prefettura
e
alle
Mairie
vi
erano
i
soliti
capannelli
susurroni
,
insistenti
:
fu
insomma
necessario
che
il
Mair
facesse
battere
i
tamburi
a
tutte
le
cantonate
,
ed
ivi
dal
banditore
annunziare
ai
Digionesi
che
potevano
andare
a
letto
,
e
prender
sonno
tranquilli
,
poiché
I
Prussiani
erano
stati
respinti
su
tutta
la
linea
.
-
Dietro
questa
confortante
pubblicazione
,
ricominciammo
a
veder
del
movimento
per
le
strade
;
si
riaprirono
i
caffè
e
la
città
riprese
il
suo
aspetto
normale
.
CAPITOLO
XVII
.
Alla
mattina
del
ventiquattro
la
bandiera
Prussiana
fu
mostrata
a
tutte
le
truppe
e
suscitò
ovunque
l
'
entusiasmo
più
vivo
;
quella
bandiera
era
nuovissima
,
tutta
in
seta
,
magnifica
.
La
popolazione
Digionese
,
accortasi
dell
'
errore
meschino
in
cui
l
'
avevano
fatta
cadere
la
sera
precedente
alcuni
vigliacchi
,
non
si
restava
dal
magnificare
il
nostro
coraggio
ed
aumentava
verso
di
noi
di
dimostrazioni
affettuose
e
gentili
;
sapemmo
che
causa
principale
dello
sgomento
e
dell
'
allarme
era
stato
il
colonnello
dei
mobilizzati
dell
'
Alta
Savoja
,
che
al
primo
rumore
del
combattimento
,
era
corso
con
diversi
suoi
uomini
alla
ferrovia
,
e
lì
aveva
preteso
che
di
riffe
o
di
raffe
si
mettesse
in
pronto
un
convoglio
,
onde
partire
alla
volta
di
Lione
.
Tutto
ci
faceva
sicuri
che
i
Prussiani
non
avrebbero
riattaccato
;
i
nostri
amici
erano
all
'
avamposti
;
pensammo
bene
di
far
loro
una
visita
e
intanto
dare
un
'
occhiata
al
terreno
,
dove
poche
ore
avanti
erasi
combattuta
la
sanguinosa
battaglia
,
alla
quale
eravamo
stati
presenti
.
Qual
tremando
spettacolo
non
ci
offersero
quei
campi
!
Se
io
avessi
la
potenza
descrittiva
di
poterli
ritrarre
al
vero
,
farei
inorridire
i
lettori
...
fortuna
che
non
l
'
ho
,
e
così
risparmio
loro
un
'
emozione
ben
cruda
!
Il
più
sfegatato
paladino
della
guerra
,
ammenoché
non
fosse
un
mostro
,
non
avrebbe
potuto
fare
a
meno
di
fremere
davanti
a
quella
carneficina
autorizzata
dalle
così
dette
gente
civili
.
In
qualche
punto
i
cadaveri
erano
a
strati
;
pochi
i
nostri
,
moltissimi
quelli
Prussiani
;
i
Tedeschi
si
erano
battuti
come
eroi
;
nel
posto
dove
fu
rinvenuta
la
bandiera
si
contavano
uno
accanto
all
'
altro
più
di
novanta
cadaveri
,
tra
i
quali
quello
di
un
maggiore
;
la
prateria
,
la
strada
,
i
viottoli
erano
ingombri
di
elmi
,
di
fucili
,
di
sacchi
;
ogni
passo
che
noi
si
faceva
eravamo
sicuri
d
'
inciampare
in
un
morto
...
Quanta
gioventù
,
quanta
vita
dileguata
in
un
soffio
!
...
Erano
imberbi
adolescenti
,
uomini
tarchiati
;
tutti
avranno
lasciato
nelle
proprie
case
una
sposa
,
una
moglie
,
una
madre
:
queste
povere
donne
ogni
giorno
saranno
accorse
al
giungere
della
posta
,
avranno
divorato
coi
baci
le
righe
,
che
tra
le
fastidiose
occupazioni
del
campo
,
scrivevano
i
loro
cari
:
le
avranno
aspettate
anche
il
domani
quelle
benedette
righe
,
che
loro
facevano
spuntare
tra
ciglio
e
ciglio
una
lacrima
e
l
'
avranno
aspettate
invano
,
e
invano
anche
domani
,
e
così
via
di
seguito
per
chi
sa
quanto
tempo
,
eppoi
finiranno
col
vestirsi
a
bruno
,
col
piangere
,
col
pregare
,
coll
'
imprecare
a
chi
ordinò
,
a
chi
volle
,
a
chi
fece
la
guerra
:
ma
re
Guglielmo
sarà
salutato
imperator
di
Germania
,
ma
Napoleone
goderà
in
santa
pace
nei
beati
ozi
di
Londra
i
milioni
carpiti
alla
disgraziatissima
Francia
!
Oh
!
avessi
avuto
la
virtù
d
'
Ezzecchiello
!
Oh
avessi
potuto
trasfondere
la
vita
in
quegli
esanimi
corpi
!
...
Sorgete
,
avrei
voluto
gridare
con
voce
tuonante
,
sorgete
ed
imprecate
alle
arpie
coronate
,
ai
potenti
del
mondo
;
tornate
nelle
vostre
città
,
nei
vostri
villaggi
,
nelle
vostre
famiglie
,
predicate
che
si
ha
da
esser
tutti
fratelli
,
che
non
si
deve
sprecar
più
tanto
coraggio
per
soddisfare
l
'
ambizione
di
quelli
che
ci
opprimono
,
che
si
deve
abolire
il
macello
di
creature
innocenti
,
fatte
apposta
per
amarsi
tra
loro
,
l
'
une
all
'
altre
simpatiche
,
perché
legate
dal
santo
vincolo
della
sventura
...
Se
Traupmann
con
otto
omicidii
fece
rabbrividire
tutto
il
mondo
civile
,
perché
si
devono
dar
ghirlande
d
'
alloro
a
chi
,
a
sangue
freddo
,
ne
fa
sgozzar
centomila
?
E
mi
pareva
difatti
che
quei
morti
si
levassero
giganti
,
e
colle
braccie
poderose
scaraventassero
nel
vano
i
tarlati
troni
delle
tirannidi
umane
.
Garibaldi
traversò
la
via
in
carrozza
con
Canzio
;
i
due
illustri
e
prodi
soldati
,
arrivati
che
furono
al
punto
di
cui
parlo
,
furono
pur
essi
commossi
:
no
...
non
era
soddisfazione
,
come
dicevano
alcuni
,
quella
che
brillava
sui
loro
volto
,
io
credo
che
fosse
disgusto
.
Il
guerriero
è
inesorabile
,
quando
fischiano
le
palle
,
ma
è
commosso
al
vedere
le
prove
di
un
valore
,
che
il
caso
non
ha
compensato
,
ma
che
è
innegabile
.
Poco
distante
lì
avevan
passata
tutta
la
notte
i
Carabinieri
Genovesi
.
Piccini
ci
accolse
ridendo
...
Oh
!
la
bella
istoria
che
ho
da
contarvi
!
-
-
Raccontacela
.
-
In
poche
parole
vi
sbrigo
...
vedete
quella
casetta
?
...
Terminata
la
mia
guardia
sono
andato
lì
per
riposarmi
...
ci
erano
tre
Prussiani
morti
ed
io
mi
sdraiai
in
mezzo
a
loro
;
appena
steso
per
terra
,
è
inutile
che
vi
dica
,
che
attaccai
un
sonno
birbone
:
mi
ero
addormentato
di
poco
,
quando
mi
parve
sentirmi
girellare
d
'
intorno
,
non
mi
volli
scomodare
a
aprir
gli
occhi
,
e
il
calpestio
,
non
che
cessare
,
accresceva
:
una
mano
poco
delicatamente
si
posò
sul
mio
petto
,
mentre
un
'
altra
si
avvicinava
con
gran
celerità
alla
mia
tasca
;
mi
alzo
allora
,
come
di
soprassalto
e
do
un
grand
'
urlo
:
Chi
è
?
...
Non
sono
mica
morto
io
,
perché
mi
abbiate
a
frugare
!
...
Un
grido
disperato
e
una
fuga
generale
tenne
dietro
alle
mie
parole
:
seguii
i
fuggitivi
e
trovai
due
della
mia
compagnia
che
esercitavano
questo
mestiere
proficuo
sì
,
ma
schifoso
...
-
E
domandaste
loro
,
se
avevano
trovato
molta
roba
?
-
Sì
...
mi
risposero
anzi
che
tutti
quelli
che
avevano
frugato
avevano
in
tasca
la
bibbia
,
e
moltissimi
la
carta
geografica
.
Era
verità
:
nessun
bass
'
uffiziale
era
sprovveduto
della
carta
di
Francia
:
è
così
che
si
vincono
le
battaglie
,
e
non
come
si
fece
nel
beatissimo
regno
d
'
Italia
nella
vergognosissima
guerra
del
66
,
ove
le
carte
non
erano
conosciute
nemmeno
di
vista
dai
colonnelli
di
stato
maggiore
..
Dopo
avere
scambiato
qualche
altra
parola
partimmo
dalle
linee
dei
Genovesi
e
andammo
per
tornare
a
Digione
:
avevamo
fatti
appena
pochi
passi
,
che
sentimmo
dei
gemiti
poco
distanti
da
noi
:
questi
gemiti
venivano
da
una
specie
di
casaccia
che
era
al
principiar
di
una
viottola
:
quella
casaccia
non
doveva
servire
di
abitazione
ad
alcuno
,
nemmeno
in
tempo
di
pace
;
era
bassa
,
piccola
,
e
non
aveva
finestre
.
Il
desiderio
di
giovare
a
qualcuno
,
l
'
idea
che
forse
si
poteva
trovare
lì
qualche
amico
,
ci
fecero
entrare
risolutamente
in
quella
catapecchia
.
Sopra
una
barca
di
concio
vedemmo
all
'
incerta
luce
che
veniva
dalla
piccola
porta
,
un
'
involucro
di
carne
;
da
questo
partivano
i
lamenti
e
,
cosa
strana
,
questi
lamenti
non
ci
parvero
d
'
uomo
;
ma
che
lì
dentro
ci
fosse
una
donna
?
-
accesi
con
mano
tremante
un
fiammifero
,
mi
appressai
...
un
urlo
mi
partì
dalla
strozza
,
il
lume
mi
cadde
di
mano
,
chè
io
non
poteva
credere
a
ciò
che
mi
si
parava
davanti
;
era
,
purtroppo
,
una
povera
donna
colei
che
si
lamentava
in
tal
guisa
e
in
quella
povera
donna
io
riconobbi
Aissa
.
-
Aissa
,
Aissa
-
Le
dissi
e
fui
incapace
di
proferire
altre
parole
.
La
moribonda
mi
guardò
attentamente
,
direi
quasi
con
ostinazione
;
si
pose
una
mano
sul
cuore
,
come
per
reprimerne
i
palpiti
,
stiè
un
poco
senza
articolare
parole
,
poi
faticosamente
,
senza
riconoscermi
,
sussurrò
a
bassissima
voce
:
portatemi
fuori
!
Interrogai
con
un
'
occhiata
i
compagni
;
vedendo
com
'
essi
erano
propensi
ad
esaudire
quest
'
ultimo
voto
di
quella
bella
creatura
,
la
presi
amorevolmente
pel
capo
,
mentre
gli
altri
adagino
adagino
la
sollevarono
pei
piedi
,
e
la
deponemmo
su
di
un
praticello
,
dove
l
'
erbetta
era
tutta
ingemmata
dalle
stille
della
mattiniera
rugiada
,
e
dove
rimpercotevasi
un
vagabondo
rAggio
di
sole
,
che
si
era
fatto
strada
tra
le
nuvole
che
tutto
ingombravano
il
cielo
.
Aissa
era
rimasta
prostrata
;
gli
occhi
le
si
erano
chiusi
;
come
era
bella
!
...
Soffusa
di
un
pallore
che
faceva
apparire
le
di
lei
carni
di
cera
;
coi
magnifici
capelli
neri
disciolti
lungo
le
spalle
,
tu
l
'
avreste
creduta
l
'
angelo
della
grazia
e
della
bellezza
,
morto
esso
pure
in
tanto
turbinio
di
barbarie
!
Poco
più
sotto
del
cuore
,
uno
straccio
nell
'
abito
,
delle
goccie
di
sangue
rappreso
indicavano
dove
l
'
avesse
colpita
il
piombo
nemico
!
In
quell
'
istante
la
si
sarebbe
detta
già
morta
,
se
un
'
anelito
frequente
muovendo
ad
ogni
poco
il
busto
di
lei
non
avesse
ispirato
la
certezza
,
che
ancora
non
si
era
dileguato
il
soffio
animatore
di
quella
materia
.
La
discinsi
;
feci
portare
da
uno
dei
nostri
dell
'
acqua
:
con
questa
le
bagnai
ambe
le
teMpia
,
e
poi
colla
faccia
proprio
sopra
la
sua
,
mi
misi
a
spiare
il
momento
,
in
cui
ella
sarebbe
tornata
ad
essere
in
se
.
-
Chiamino
un
medico
!
...
Sentii
esclamare
una
voce
.
-
Bravo
-
Gridai
io
in
tuono
d
'
assentimento
,
ma
senza
muovermi
...
e
uno
in
fretta
e
furia
andò
per
il
medico
.
L
'
aria
fresca
rianimò
la
bella
dolente
;
Aissa
aprì
le
sue
luci
;
girò
lo
sguardo
per
le
circostanti
campagne
e
addiventò
pensierosa
:
in
quel
momento
forse
le
tornarono
in
mente
i
molti
fatti
del
lugubre
dramma
,
a
cui
ella
aveva
assistito
negli
ultimi
giorni
,
mi
osservò
lungamente
,
un
sorriso
sfiorò
le
di
lei
labbra
sbiancate
...
ella
mi
aveva
riconosciuto
.
-
Vedete
se
ho
bene
adempiuto
alla
promessa
che
io
vi
feci
a
Marsiglia
.
-
Ma
dove
siete
stata
ferita
?
-
Qui
...
-
La
rispose
accennandomi
,
dove
avevo
veduto
il
sangue
rappreso
.
-
Ed
è
grave
?
-
Io
credo
che
sia
mortale
...
lo
spero
Restai
annichilito
;
sperar
nella
morte
in
quell
'
età
,
con
quella
bellezza
,
con
quel
carattere
ardente
e
leggiero
che
tanto
mi
aveva
sorpreso
fino
dal
giorno
che
la
conobbi
!
...
Un
fremito
mi
aveva
invaso
ogni
fibra
,
volevo
persuadermi
di
assistere
ad
una
allucinazione
mentale
e
avrei
dato
la
mia
vita
,
pur
di
non
assistere
a
questo
tristissimo
episodio
,
che
doveva
avere
lo
scioglimento
in
faccia
ai
miei
occhi
.
-
A
che
mi
guardate
così
stranamente
?
-
con
voce
sempre
più
tremula
continuò
la
moribonda
-
Oh
!
lo
so
cosa
pensate
tra
voi
!
...
Me
lo
immagino
...
ma
se
sapeste
,
quanto
mi
sorride
il
lasciar
questa
vita
,
che
mi
opprime
come
la
camicia
di
forza
del
galeotto
...
-
Oh
!
quante
volte
ho
proposto
di
farla
finita
per
sempre
e
sul
più
bello
mi
è
mancato
il
coraggio
!
-
Ma
voi
non
morrete
-
Interruppi
io
-
voi
siete
sul
fiorire
degli
anni
,
siete
robusta
,
la
vostra
ferita
non
è
tanto
grave
...
-
È
mortale
..
lo
sento
!
...
Non
sprecate
le
vostre
cure
per
me
...
sentite
...
là
...
come
urla
quel
povero
soldato
ferito
...
vedete
,
scommetto
che
lui
ha
o
una
mamma
,
o
una
sposa
...
allora
si
soffre
a
lasciare
la
terra
,
ma
io
...
io
..
-
Voi
potrete
trovar
degli
amici
-
Degli
amici
?
!
..
Ma
dove
?
..
Ma
come
?
..
Ma
chi
?
..
-
Io
per
esempio
!
-
Voi
traverserete
il
mare
,
tornerete
in
mezzo
ai
cari
vostri
,
e
presto
,
come
tutti
gli
altri
,
vi
dimenticherete
di
me
...
Noi
donne
galanti
,
alla
moda
non
sappiamo
,
non
c
'
immaginiamo
neppure
l
'
amicizia
;
l
'
amicizia
richiede
del
cuore
e
a
noi
ce
l
'
hanno
strappato
i
signori
di
cui
siamo
i
giocattoli
.
Chi
ci
ha
mai
inculcata
la
santa
religione
dell
'
affetto
,
delle
fede
?
Chi
ci
ha
mai
rammentato
di
esser
donne
?
ripensando
al
passato
una
nube
qualche
volta
passava
sulle
nostre
fronti
...
«
Le
vostre
fronti
son
fatte
per
baci
e
per
i
diademi
,
»
ci
dicevano
i
felici
del
mondo
,
e
a
noi
diamanti
,
abiti
,
ricchezze
...
qualche
volta
la
miseria
degli
altri
ci
strappava
dal
ciglio
una
lacrima
.
«
i
vostri
occhi
non
son
fatti
per
piangere
,
son
fatti
per
brillare
di
voluttà
e
di
piacere
,
»
ci
ripetevano
i
nostri
adoratori
e
a
noi
le
inebrianti
emozioni
dell
'
orgia
.
L
'
artigiano
che
ci
disprezza
perché
colla
prostituzione
si
ha
quello
che
egli
non
giungerà
mai
ad
aver
col
lavoro
,
ci
addita
alle
sue
figlie
,
come
vampiri
,
come
mostri
e
queste
ci
salutano
colle
loro
fischiate
;
i
nostri
protettori
quando
si
son
sbizzarriti
con
noi
vanno
a
cercarne
delle
altre
,
noi
ricorriamo
a
spese
matte
,
a
piaceri
che
abbruciano
:
i
denari
van
via
,
e
viene
l
'
età
:
la
prima
grinza
fa
fuggire
l
'
ultimo
adoratore
e
...
e
...
se
non
morissi
qui
,
se
continuassi
a
vivere
,
tra
pochi
anni
,
obliata
da
tutti
,
morirei
nel
fondo
di
uno
spedale
...
eccolo
l
'
avvenire
di
noi
povere
colpevoli
coperte
d
'
oro
e
di
gemme
!
Fortuna
che
questa
palla
ha
troncato
tanta
colpa
e
tanta
miseria
!
..
Ve
lo
ripeto
,
ve
ne
scongiuro
....
andate
a
soccorrere
quel
povero
soldato
....
forse
potrete
risparmiare
un
gran
dolore
ad
una
povera
madre
,
pensate
alla
vostra
che
ora
prega
per
voi
in
Italia
...
Oh
se
avanti
di
morire
il
Cielo
volesse
concedermi
là
santa
voluttà
di
una
lacrima
!
Le
mani
d
'
Aissa
cominciavano
ad
agghiacciarsi
,
e
posandosi
sulle
mie
,
mi
producevano
la
medesima
impressione
,
come
quando
si
tocca
una
serpe
.
-
Oh
!
..
un
tempo
...
io
ve
lo
voglio
dire
...
un
tempo
io
non
era
cattiva
!
-
La
proseguì
con
tuono
più
flebile
-
Amai
troppo
,
credei
troppo
...
e
ne
ho
scontato
anche
troppo
la
pena
.
Ah
!
avessi
dato
retta
alla
mamma
...
fatemi
il
piacere
,
levatemi
dal
seno
,
la
crocellina
che
è
attaccata
a
questo
piccolo
nastro
.
,
ce
la
conservo
da
tanto
tempo
e
quando
i
miei
amanti
ci
ridevano
sopra
,
io
correva
a
nascondermi
e
la
baciavo
,
la
baciavo
colle
lacrime
agli
occhi
e
col
cuore
che
mi
si
stringeva
dalla
pena
...
vi
raccomando
di
lasciarmela
indosso
anche
quando
sarò
morta
:
è
il
più
caro
ricordo
che
io
abbia
...
l
'
ebbi
da
lei
,
una
sera
,
una
bella
sera
di
estate
:
eravamo
sull
'
aja
,
e
ci
era
stato
il
prete
a
benedire
il
ricolto
;
l
'
immagine
della
madonna
era
illuminata
,
un
'
andirivieni
di
lucciole
faceva
sembrare
illuminate
anche
le
siepi
,
i
contadini
cantavano
le
litanie
,
io
accarezzavo
il
vecchio
Bibi
perché
non
abbaiasse
;
la
mamma
,
finita
la
preghiera
,
mi
venne
vicina
,
mi
baciò
e
mi
attaccò
al
collo
questa
crocetta
...
da
quella
sera
non
lo
ho
più
abbandonata
e
quando
ero
per
darmi
in
braccio
alla
disperazione
,
quando
dentro
me
meditavo
qualche
vendetta
terribile
,
quando
avevo
commesso
una
colpa
,
guardavo
quella
crocetta
e
mi
tornavano
in
mente
l
'
aja
,
il
prete
,
le
litanie
,
il
vecchio
Bibi
,
i
bei
tempi
insomma
in
cui
ero
giovine
,
in
cui
ero
buona
,
e
vendetta
,
disperazione
,
come
per
incanto
,
sparivano
,
e
le
colpe
mi
sembravano
meno
gravi
,
perché
mi
sembrava
vedere
la
mamma
che
pregava
per
me
,
che
sorridente
additavami
il
cielo
...
quel
cielo
che
si
acquista
soltanto
coll
'
espiazione
,
e
colle
sofferenze
.
Lo
spirito
che
aveva
animato
quella
donna
a
proferire
il
lungo
discorso
,
via
via
che
la
parlava
sembrava
che
l
'
abbandonasse
;
l
'
affievolita
voce
,
il
faticoso
respiro
che
aveva
preso
tutte
le
parvenze
del
rantolo
mi
convinsero
che
ormai
niente
vi
era
da
sperare
,
che
oramai
gli
istanti
di
quella
vaga
creatura
erano
contati
!
La
squilla
della
vicina
parrocchia
di
Fontain
si
fè
modestamente
sentire
;
i
tocchi
di
quella
campana
mi
scesero
in
cuore
mesti
,
siccome
la
preghiera
pei
moribondi
:
traversò
il
viottolo
a
noi
vicino
una
vecchia
cenciosa
che
portava
per
mano
un
ragazzo
...
-
Nonna
-
disse
quest
'
ultimo
-
cosa
fa
tutta
quella
gente
sdraiata
?
-
Povero
bimbo
-
rispose
la
vecchia
-
quelli
che
vedi
son
morti
-
E
non
si
risveglieranno
mai
...
mai
più
?
...
Mai
più
!
Il
bambino
chinò
gli
occhi
e
poi
si
rimpiattò
nel
fossato
...
intanto
uno
stormo
di
corvi
volteggiò
intorno
a
noi
!
...
la
nonna
si
mise
in
ginocchio
e
pregò
:
il
fanciullo
urlava
e
piangeva
!
Uu
prete
col
brevario
sotto
il
braccio
si
avvicinò
,
quasi
pauroso
,
alla
moribonda
:
io
gli
additai
la
crocellina
che
essa
si
era
portata
alle
labbra
,
egli
se
ne
andò
,
al
soldato
che
era
per
morire
poco
distante
da
noi
,
ed
intuonò
ad
alta
voce
le
preci
dei
moribondi
.
Cessa
,
o
prete
,
dalla
stolta
cantilena
;
tu
per
il
primo
,
dando
un
'
occhiata
all
'
intorno
,
devi
convincerti
di
quanto
le
tue
preci
sono
bugiarde
!
Se
fossevi
un
Dio
,
potrebbe
egli
permettere
un
tanto
massacro
?
...
È
vero
che
voi
,
sacerdoti
l
'
avete
chiamato
Sabbaot
,
il
Dio
degli
eserciti
e
delle
battaglie
;
è
vero
che
a
lui
in
altri
tempi
avete
offerte
vittime
umane
;
è
vero
che
nel
suo
santo
nome
avete
fatto
sgozzare
dai
vostri
sicari
le
donne
e
i
fanciulli
a
Perugia
,
i
giovani
generosi
a
Mentana
,
i
padri
di
famiglia
nelle
mura
stesse
di
Roma
;
ma
è
vero
puranche
che
i
popoli
hanno
pieno
diritto
d
'
odiarlo
e
d
'
abbatterlo
,
schifati
alla
idea
delle
carneficine
che
voi
avete
perpetrato
nel
nome
di
lui
,
schifati
all
'
idea
del
privilegio
e
della
rapina
che
avete
benedetto
,
e
resi
sacri
sotto
la
protezione
di
questa
divinità
,
che
,
onnipotente
,
avrebbe
creato
il
male
.
O
prete
,
se
tu
fossi
convinto
,
agiresti
in
altra
maniera
:
cessa
adunque
dall
'
ipocrita
prece
:
noi
,
come
te
,
non
crediamo
al
tuo
Dio
!
Gli
stormi
dei
corvi
raddoppiavano
;
la
nebbia
sollevandosi
a
poco
a
poco
dall
'
estreme
linee
di
quell
'
estesa
pianura
aveva
offuscato
il
sole
e
i
grandi
alberi
della
strada
maestra
in
quell
'
incerto
barlume
sembravano
giganti
che
osservassero
con
fiero
cipiglio
quella
scena
d
'
orrore
:
dei
carrettoni
traversavano
innanzi
a
noi
,
come
una
triste
visione
di
mente
impaurita
;
questi
carrettoni
erano
colmi
di
cadaveri
e
i
carrettieri
,
sferzando
i
cavalli
,
fischiettavano
le
ariette
dei
villaggi
natii
;
ogni
tanto
qualche
lurida
faccia
,
tale
da
farti
ribrezzo
solamente
a
pensarci
,
appariva
in
mezzo
ai
solchi
,
nei
cespugli
,
tra
le
siepi
,
disopra
al
ciglione
dei
fossi
,
che
non
pochi
erano
quelli
che
giravano
per
frugare
i
cadaveri
.
Aissa
mi
strinse
forte
forte
la
mano
;
parve
che
a
furia
di
baci
volesse
divorare
la
crocellina
:
si
sforzò
di
richiamare
sulle
labbra
un
sorriso
e
gli
occhi
invece
le
si
empirono
di
lacrime
,
proferì
mestamente
:
a
rivederci
,
chinò
il
capo
,
sembrò
addormentarsi
,
e
si
addormentò
difatti
per
non
destarsi
mai
più
.
Il
bambino
si
era
fatto
animo
,
era
saltato
dal
fosso
ed
era
venuto
a
vederla
,
la
volle
toccare
con
infantile
curiosità
;
la
sentì
fredda
come
una
pietra
,
e
rimase
impietrito
;
il
prete
e
la
vecchia
continuavano
a
biascicare
orazioni
,
e
i
corvi
si
erano
tanto
a
noi
avvicinati
da
sfiorarci
il
capo
con
le
nerissime
ali
.
Nello
stesso
tempo
esalava
l
'
estremo
respiro
il
soldato
vicino
,
susurrando
a
fior
di
labbra
il
gentil
nome
di
Greetchein
.
Greetchein
!
...
Mi
passò
innanzi
alla
mente
la
poetica
creazione
di
Göethe
e
vidi
in
un
remoto
abituro
una
bionda
fanciulla
che
in
quel
momento
fissando
il
cielo
,
pregava
per
l
'
amico
lontano
e
che
già
pregustava
le
gioie
inenarrabili
di
un
sospirato
ritorno
,
che
l
'
affetto
immenso
di
vergine
suole
ispirare
fiducia
;
l
'
amico
lontano
muore
invece
esecrato
da
tutti
;
muore
in
terra
straniera
,
in
terra
che
egli
calpestò
vincitore
e
su
cui
battè
prepotentemente
la
sciabola
;
muore
proferendo
il
nome
di
lei
,
senza
che
alcuno
possa
portarle
questa
notizia
,
che
le
sarebbe
non
lieve
conforto
nelle
future
afflizioni
.
Vestiti
a
bruno
,
o
bionda
fanciulla
,
ed
impara
ad
esecrare
i
tiranni
:
vestiti
a
bruno
e
grida
insieme
con
me
:
Maledetta
la
guerra
!
Come
erano
belli
quei
due
cadaveri
!
...
Tutti
e
due
erano
morti
,
ispirandosi
a
reminiscenze
soavi
...
tutti
e
due
assorti
nell
'
ideale
sorridendo
eran
morti
!
...
Io
correva
dall
'
uno
all
'
altro
,
mi
chinavo
su
loro
,
li
contemplavo
,
avrei
voluto
trasfondere
nel
suo
corpo
il
mio
spirito
vitale
onde
di
nuovo
animare
tanta
gioventù
,
tanta
forza
,
tanta
bellezza
...
mi
sembrava
che
il
cervello
avesse
a
darmi
volta
:
i
miei
compagni
mi
trascinaron
via
a
forza
dal
triste
spettacolo
:
quando
rinvenni
dallo
stupore
aveva
fatto
più
che
mezza
strada
per
arrivare
a
Digione
.
La
febbre
mi
aveva
occupato
tutte
le
membra
.
-
Và
a
letto
-
Mi
dissero
.
-
Sì
-
Risposi
,
deciso
di
dare
ascolto
a
un
tal
consiglio
e
lasciai
gli
amici
.
Arrivato
appena
in
città
trovai
alla
porta
del
quartier
generale
Materassi
,
Piccini
e
alcuni
altri
.
-
Vieni
con
noi
-
Mi
dissero
.
-
E
dove
?
-
Si
va
a
vedere
i
morti
che
hanno
già
portato
in
città
chi
sa
che
non
rinveniamo
,
il
cadavere
di
qualche
amico
,
di
qualche
conoscente
.
Quantunque
la
scena
a
cui
ci
si
preparava
ad
assistere
offrisse
una
prospettiva
tutt
'
altro
che
ridente
in
special
modo
per
un
'
ammalato
,
come
ero
io
,
un
po
'
per
bruttissima
curiosità
(
ripeto
ai
lettori
che
io
non
bramo
di
farmi
meglio
di
quello
che
sono
)
un
po
'
per
non
sembrare
da
meno
degli
altri
,
un
po
'
per
una
vaga
speranza
di
ritrovar
forse
una
memoria
da
consegnare
ai
parenti
lontani
di
qualche
estinto
,
seguii
la
comitiva
che
si
accingeva
a
questa
visita
lugubre
.
Durante
il
tragitto
,
mi
fu
raccontata
la
storia
luttuosissima
del
capitano
dei
Franchi
Tiratori
,
rinvenuto
cadavere
e
tutto
bruciato
nel
castello
di
Poully
.
Garibaldi
aveva
ordinato
un
inchiesta
su
tale
nuova
barbarie
:
io
qui
non
voglio
discutere
,
nè
avrei
dati
bastanti
per
farlo
,
se
sieno
o
no
vere
le
spiegazioni
,
che
pretese
dare
il
Governo
Prussiano
con
una
nota
pubblicata
su
quasi
tutti
i
giornali
del
mondo
:
quello
che
è
certo
si
è
che
l
'
ufficiale
aveva
le
mani
legate
,
che
covoni
di
paglia
già
incendiati
erano
a
poca
distanza
da
lui
e
che
l
'
infelice
,
come
ben
si
può
osservare
dalla
fotografia
,
era
tutto
coperto
d
'
ustioni
,
all
'
infuori
del
capo
.
Con
ciò
non
intendo
lanciare
un
'
accusa
generale
a
tutto
il
popolo
Germanico
;
il
soldato
abbrutito
nella
caserma
,
a
qualunque
nazione
appartenga
,
spesso
e
volentieri
cessa
di
essere
un
uomo
per
addiventare
la
belva
la
più
sanguinaria
.
Passata
di
poco
la
porta
Sant
'
Apollinare
,
avanti
di
giungere
alla
barriera
vi
è
il
convento
dei
Cappucini
:
ivi
erano
stati
messi
i
cadaveri
,
forse
perchè
si
potessero
riconoscere
a
bell
'
agio
dagli
amici
.
Prima
d
'
entrare
la
nostra
vista
fu
dolorosamente
colpita
da
due
carrettoni
,
zeppi
di
morti
Prussiani
;
quale
di
questi
ciondolava
una
gamba
,
quale
una
mano
;
l
'
insieme
ti
offriva
l
'
idea
di
una
gran
montagna
di
carne
;
il
pavimento
era
tutto
cosperso
di
sangue
,
che
alcune
ferite
tuttora
gocciavano
.
Entrammo
in
una
piccola
stanza
;
sopra
due
tavoloni
erano
stesi
una
ventina
di
Garibaldini
,
tutti
privi
di
vita
;
tra
questi
lo
Squaglia
,
sorridente
come
vivesse
tuttora
;
la
maggior
parte
mancava
di
qualchecosa
di
vestiario
:
gli
avvoltoi
della
gloria
,
avevano
,
come
pocofà
si
è
veduto
,
fatto
man
bassa
sulle
più
piccole
inezie
,
purché
vi
fosse
da
ricavar
qualche
soldo
.
Noi
procedevamo
in
silenzio
:
solo
il
Piccini
,
incaponito
di
ritrovare
il
Rossi
,
esaminava
ad
uno
ad
uno
i
cadaveri
,
passava
per
far
più
presto
disopra
alle
tavole
,
sempre
con
viso
imperturabile
,
e
con
un
sangue
freddo
da
essere
ammirato
.
La
seconda
stanza
era
grandissima
:
avrà
contenuto
più
di
settanta
morti
,
disposti
non
colla
medesima
precisione
di
quelli
che
giacevano
nella
prima
;
qui
vi
erano
Guardie
Mobili
,
Franchi
Tiratori
,
Garibaldini
ed
anche
qualche
Prussiano
:
vedemmo
tra
gli
altri
il
povero
Pastoris
col
cranio
tutto
fracassato
;
il
prode
maggiore
era
stato
spogliato
fino
della
camicia
;
questa
profanazione
mi
fece
ribrezzo
,
e
aggiunta
al
desolante
spettacolo
a
cui
fino
dal
primo
mattino
assistevo
,
ebbe
potenza
di
farmi
rinforzare
la
febbre
,
che
credevo
di
aver
fugata
;
frequenti
brividi
lungo
le
reni
,
mi
rendevano
omai
più
che
certo
di
questa
nuova
peripezia
che
veniva
a
conturbarmi
.
Ci
fu
impossibile
ritrovare
il
Rossi
;
domandammo
schiarimenti
ai
guardiani
e
questi
ci
risposero
che
forse
la
salma
del
nostro
amico
doveva
essere
nella
stanza
di
quelli
che
erano
morti
di
vaiolo
.
Avanti
di
partire
non
potei
fare
a
meno
di
rivolgere
uno
sguardo
a
tutta
quella
gioventù
,
che
si
era
dileguata
come
una
meteora
nel
cielo
;
un
raggio
di
gloria
,
uno
sprazzo
di
luce
eppoi
il
nulla
.
Quante
illusioni
,
quante
speranze
,
quanti
pensieri
non
si
erano
spenti
,
per
sempre
in
quella
clade
sanguinosissima
!
Chi
sa
che
tra
quelli
non
vi
fosse
uno
nato
a
creare
qualche
nuovo
ordinamento
sociale
,
e
che
invece
finirà
per
procreare
un
cavolo
,
una
pianta
d
'
ortica
?
Felice
lui
!
che
,
se
grande
fosse
riuscito
realmente
,
avrebbe
imprecato
alla
vita
,
angariato
dai
ghigni
e
dalle
calunnie
dei
contemporanei
.
Quante
madri
,
quante
sorelle
abbrunate
-
pensavo
dentro
di
me
e
continuando
a
guardare
i
cadaveri
,
sentivo
commuovermi
non
tanto
per
loro
,
quanto
per
le
care
persone
che
avevano
lasciato
.
La
democrazia
Italiana
,
credo
bene
ripeterlo
,
ha
lasciato
un
degno
e
glorioso
contingente
sui
campi
di
Francia
;
la
democrazia
Italiana
,
come
sempre
,
anche
nel
1871
ha
immolato
al
principio
repubblicano
,
i
cuori
più
giovani
ed
entusiasti
,
le
immaginazioni
più
fervide
,
le
intelligenze
più
belle
.
Una
pleiade
di
generosi
scompare
ogni
volta
che
la
coscienza
dell
'
umanità
si
risveglia
,
ogni
volta
che
si
traducono
in
atto
le
sante
credenze
,
le
così
dette
utopie
dei
pochi
ispirati
che
ci
han
preceduto
:
solo
col
sangue
rinvigoriscono
le
idee
.
E
sangue
di
eroi
onorò
le
strade
ed
i
campi
dell
'
ubertosa
Borgogna
,
e
una
pleiade
di
magnanimi
figli
d
'
Italia
scomparve
,
lasciando
di
se
imperituro
ricordo
in
chiunque
abbia
il
core
informato
al
gentil
culto
delle
azioni
generose
.
Perla
,
Pastoris
,
Settignani
,
Cavallotti
,
Ferraris
,
Gnecco
,
Imbriani
,
Zauli
,
Salomoni
,
Canovi
,
Zerbini
,
Anzillotti
,
Caimi
,
Ricci
,
Giordano
,
Valduta
,
Resegotti
...
dall
'
Alpi
all
'
estrema
Sicilia
la
calunniata
Penisola
ebbe
un
figlio
,
per
ogni
città
,
per
ogni
paese
,
da
offrire
in
olocausto
al
sacrosanto
principio
.
Firenze
ebbe
nove
morti
:
Rossi
,
Squaglia
,
Viti
,
Aterini
,
Carli
,
Pini
,
Scali
,
Cortopassi
e
Signorini
;
la
vicina
Pistoia
su
sette
volontarii
ebbe
a
piangerne
quattro
:
Biechi
,
Ferrarini
,
Bongi
e
Lanciotti
.
Se
io
avessi
appunti
precisi
,
vorrei
citar
tutti
i
martiri
,
e
ben
si
avvedrebbero
gli
odierni
politicanti
di
Francia
,
i
generali
famosi
,
allora
rincatucciati
per
la
paura
,
e
in
oggi
spavaldi
,
ben
si
avvedrebbero
,
dico
,
che
l
'
italiana
democrazia
non
mancò
al
proprio
dovere
e
che
,
superando
ostacoli
a
lei
frapposti
dalla
mancanza
di
mezzi
e
dalla
vigilanza
la
più
sospettosa
del
timido
governo
del
re
,
corse
volenterosa
all
'
appello
.
Ed
i
Digionesi
con
quel
buon
senso
che
suol
distinguere
i
popoli
,
non
tardarono
a
esserne
più
che
convinti
ed
a
dimostrarcelo
con
ripetuti
segni
di
sincera
affezione
.
Nel
ridurmi
a
casa
difatti
ebbi
la
prova
più
luminosa
della
fiducia
generale
che
si
nutriva
in
Garibaldi
ed
in
noi
;
dappertutto
non
si
faceva
che
domandar
notìzie
e
porgere
elogi
all
'
eroico
Ricciotti
e
alla
sua
valorosa
brigata
;
i
nomi
di
Menotti
,
di
Canzio
volavano
accompagnati
da
lodi
,
per
tutte
le
bocche
;
e
le
donne
con
quel
sentimento
gentile
,
che
ci
rende
caramente
diletto
quel
sesso
che
,
sembra
,
esser
stato
messo
quaggiù
per
asciugare
le
lacrime
e
per
darci
un
pietoso
conforto
in
mezzo
alle
disillusioni
e
all
'
affanni
,
accoppiavano
a
questi
nomi
,
omai
resi
gloriosi
,
quello
non
meno
caro
,
quantunque
modesto
,
di
Teresita
.
È
stato
detto
che
la
superstizione
è
la
poesia
dell
'
ignoranza
:
io
,
quando
vidi
in
capo
alla
strada
,
dove
abitavo
,
le
donne
affollarsi
a
pregare
davanti
a
un
'
immagine
,
per
Garibaldi
,
per
noi
,
per
la
Francia
,
aspirai
tutto
il
profumo
di
questa
ingenua
poesia
,
e
rimasi
a
contemplare
estatico
quel
gruppo
,
che
avrebbe
offerto
a
un
pittore
un
'
invidiabile
quadretto
di
genere
,
e
che
a
me
offriva
un
certo
tal
qual
refrigerio
di
cui
non
so
farmi
ragione
.
Il
male
però
progrediva
spaventosamente
:
mi
martellavano
le
tempie
;
avevo
perduto
la
voce
,
le
gambe
mi
reggevano
appena
.
Passando
dalla
bottega
della
tabaccaia
,
vi
entrai
,
e
mi
buttai
rifinito
su
di
una
seggiola
.
La
graziosa
fanciulla
,
affidata
alle
cure
della
bottegaia
,
si
svestiva
in
quel
mentre
della
sua
cappa
di
appartenente
all
'
ambulanza
;
aveva
già
visitato
tutti
gli
ospedali
della
città
,
aveva
già
fatto
amicizia
con
tutti
i
feriti
Prussiani
:
mi
disse
tutto
questo
d
'
un
fiato
,
senza
che
la
potessi
interrompere
;
quando
io
cominciai
a
parlare
,
la
buona
ragazza
sentendo
la
mìa
voce
roca
,
esaminandomi
fissamente
nel
volto
,
con
tono
affettuoso
mi
disse
:
Ma
voi
avete
bisogno
delle
mie
cure
...
voi
siete
malato
.
-
Che
...
non
è
nulla
!
-
Oh
voi
dovete
curarvi
...
andare
a
letto
!
-
Vi
pare
...
qui
...
in
faccia
al
nemico
...
-
Il
nemico
ha
di
catti
a
rifarsi
di
forze
,
e
credo
che
non
avrà
intenzione
di
riattaccare
.
-
Ammettiamolo
pure
:
Ma
che
vorreste
...
che
io
passassi
uno
,
due
,
forse
tre
giorni
solo
,
come
un
cane
?
...
-
Siete
ingiusto
...
voi
dimenticate
gli
amici
...
-
Son
tutti
occupati
...
-
E
...
le
amiche
?
Ficcandomi
gli
occhi
negli
occhi
proferì
la
ragazza
.
-
Le
amiche
!
-
Sì
andate
ed
ei
vi
prometto
di
venirvi
a
far
visita
,
di
passare
la
maggior
parte
della
giornata
da
voi
.
-
Davvero
?
-
Sul
mio
onore
...
via
,
via
andate
...
non
fate
il
bambino
...
il
vostro
sarebbe
un
eroismo
inutile
...
-
E
tanti
altri
bei
discorsi
,
che
uniti
al
male
che
mi
sentivo
in
dosso
,
e
alla
voglia
di
aver
dei
colloqui
intimi
con
quella
gentile
infermiera
,
di
cui
avevo
imparato
ad
ammirare
il
carattere
,
mi
persuasero
a
cacciarmi
nel
letto
,
deciso
però
di
non
badare
a
prescrizione
veruna
del
medico
,
o
di
chicchessia
,
qualora
avessi
udito
suonare
a
raccolta
le
trombe
,
o
tuonare
il
cannone
.
Dopo
poco
ero
a
letto
;
a
letto
,
con
una
tazza
di
tisana
a
me
vicina
sul
comodino
,
apprestatami
dalla
mia
gentilissima
ospite
.
CAPITOLO
XVIII
.
Se
il
trovarsi
ammalato
lontano
dai
suoi
,
in
terra
dove
siamo
sconosciuti
,
nella
solitudine
,
che
,
a
detta
di
Pascal
,
fa
giocare
persino
alle
carte
con
se
medesimi
,
in
generale
è
una
disgrazia
,
godo
nel
dire
che
io
feci
eccezione
alla
regola
.
La
solitudine
che
io
temeva
,
non
l
'
ebbi
a
provare
che
in
qualche
momento
,
gentili
premure
,
assistenza
più
che
fraterna
,
riguardi
inconcepibili
non
mi
fecer
difetto
ed
io
serberò
riconoscenza
indelebile
per
le
generose
creature
che
,
ispirandosi
al
santo
amor
della
patria
e
dell
'
umanità
,
con
le
loro
attenzioni
resero
meno
tristi
le
travagliate
ore
di
un
povero
malato
.
Se
questi
miei
ricordi
varcassero
le
Alpi
,
io
l
'
avrei
caro
soltanto
per
mostrare
ai
miei
pietosi
assistenti
che
sotto
la
camicia
Rossa
del
Garibaldino
non
batte
il
cuore
di
un
ingrato
,
ma
che
,
finché
campa
,
egli
serba
una
soave
reminiscenza
di
chi
gli
fece
del
bene
.
Appena
da
un
'
ora
ero
in
letto
,
quando
capitò
la
mia
vaga
vicina
in
perfetto
abbigliamento
da
infermiera
:
andò
al
camminetto
,
attizzò
il
fuoco
e
mi
preparò
della
nuova
tisana
;
poi
mi
disse
che
più
tardi
avrebbe
portato
anche
il
medico
,
e
cominciò
a
tirar
fuori
boccette
d
'
essenze
,
scatole
di
pasticche
e
,
quel
che
più
m
'
importava
dei
libri
...
e
che
libri
!
...
Le
poesie
di
Alfredo
di
Musset
e
un
paio
di
romanzi
di
Walter
Scott
;
un
libro
è
un
grande
amico
nella
solitudine
ed
io
salutai
quei
libri
con
la
medesima
gioia
con
cui
si
salutano
gli
amici
più
cari
.
Per
quella
sera
però
non
potei
leggere
:
le
palpebre
mi
si
erano
appesantite
:
un
sonno
profondo
,
prodotto
dalle
febbre
,
mi
rese
inerte
durante
tutta
la
notte
.
Al
mattino
stavo
un
pò
meglio
;
pregai
Materassi
e
Bocconi
che
stavano
di
casa
con
me
di
tenermi
informato
a
puntino
di
quanto
sarebbe
successo
,
e
di
non
por
tempo
in
mezzo
per
venire
a
avvisarmi
,
se
vi
fosse
stata
la
probabilità
di
un
nuovo
attacco
.
Cosa
d
'
altronde
poco
probabile
,
chè
i
Prussiani
ne
avevano
buscate
anche
troppe
!
Erano
trascorse
due
ore
buone
e
nessuna
notizia
erami
per
anco
arrivata
:
io
tentava
,
per
passare
il
tempo
di
legger
qualchecosa
,
ma
,
quantunque
ciò
che
leggevo
fosse
bellissimo
,
il
mio
pensiero
volava
lontano
lontano
,
nientemeno
che
fino
a
Firenze
.
I
miei
occhi
percorrevano
macchinalmente
quelle
linee
stampate
,
le
mie
mani
sempre
macchinalmente
sfogliavano
quelle
pagine
,
ma
io
non
mi
occupava
per
nulla
di
ciò
che
credevo
leggere
,
che
anzi
leggevo
di
certo
.
Pensavo
alla
mia
povera
mamma
già
morta
:
chi
le
avesse
detto
,
quando
proibiva
al
bambino
di
correre
,
di
pigliar
fresco
,
di
saltare
,
chi
l
'
avesse
detto
che
il
bambino
diventato
uomo
,
si
avesse
a
trovare
nella
situazione
nella
quale
mi
trovavo
io
in
quel
momento
?
...
Povere
mamme
...
povere
le
vostre
cure
!
...
sarà
una
stranezza
la
mia
:
ammiro
la
donna
spartana
,
ma
anco
molto
di
più
la
povera
vecchia
che
,
da
vera
bacchettona
,
si
strascina
a
malapena
a
un
'
altare
,
onde
implorar
dal
Cielo
che
mai
certe
ideacce
frullino
nella
mente
di
quel
figliuolo
,
a
cui
vol
tanto
bene
...
Eppoi
la
solitudine
mi
spaventava
.
-
O
cosa
fanno
tutti
i
miei
amici
?
..
Perche
non
vengono
?
...
E
se
si
battessero
?
...
Oh
così
la
non
può
durare
...
oh
!
molto
meglio
una
palla
e
farla
finita
per
sempre
!
...
Fu
bussato
dolcemente
alla
porta
.
Quale
non
fu
la
mia
sorpresa
,
quando
,
dopo
aver
detto
:
entrate
,
io
vidi
comparire
in
compagnia
della
vecchia
padrona
,
due
graziose
figurine
,
di
donna
degne
proprio
dell
'
elegante
pennello
dell
'
ispirato
Wattau
.
Le
principesse
invisibili
si
erano
finalmente
degnate
di
scendere
dall
'
Olimpo
per
visitare
un
mortale
...
quelle
due
signorine
erano
le
figlie
del
proprietario
del
nostro
ricco
palazzo
:
le
medesime
,
per
veder
le
quali
avevamo
tanto
almanaccato
nelle
molte
ore
d
'
ozio
che
avevano
preceduto
le
tre
giornate
di
combattimento
.
La
fama
questa
volta
non
era
bugiarda
;
vi
assicuro
che
erano
proprio
carine
;
modeste
,
educate
,
geniali
...
tanta
fu
la
mia
sorpresa
che
non
sapevo
cosa
dire
,
e
sul
primo
devo
aver
fatto
la
figura
del
collegiale
più
candido
che
sia
mai
scappato
dall
'
unghie
dei
reverendissimi
maestri
.
Si
trattennero
una
mezzora
;
dissero
,
secondo
il
solito
,
ira
di
Dio
dei
Prussiani
,
canzonarono
i
moblots
inalzarono
al
cielo
i
Garibaldini
;
parlarono
dell
'
Italia
e
del
desiderio
intensissimo
che
aveano
di
vederla
,
mi
fecero
con
mille
moine
trangugiare
altri
due
bicchieri
di
tisana
,
e
protestando
di
non
volere
più
oltre
importunarmi
,
si
accomiatarono
,
promettendomi
di
tornar
la
sera
a
farmi
visita
.
Ero
tutt
'
ora
sotto
la
dolce
impressione
di
questa
visita
inaspettata
,
quando
con
strepito
immenso
entrò
Materassi
,
seguito
da
uno
sciame
di
Guide
.
-
Notizie
?
-
Domandai
subitamente
.
-
Nessuna
.
-
La
cronaca
del
giorno
?
-
Ah
...
La
Corte
Marziale
ha
condannato
a
dodici
anni
di
galera
una
guardia
mobile
che
non
ha
voluto
ricevere
un
'
ordine
dal
suo
tenente
.
-
Hai
detto
una
guardia
mobile
?
-
Benissimo
!
...
Meglio
in
galera
che
averli
tra
i
piedi
!
-
Approvato
-
Urlarono
tutti
.
-
Di
più
-
Continuò
il
Materassi
-
Sembra
che
i
Prussiani
marcino
su
Dòle
...
tentando
così
di
prenderci
in
mezzo
...
-
O
di
avere
altre
briscole
!
-
Speriamo
che
debba
succeder
così
!
Del
resto
per
oggi
puoi
restar
tranquillamente
a
letto
;
da
tutti
i
lati
della
città
per
ben
molte
miglia
è
impossibile
rintracciare
un
Tedesco
,
e
noi
siamo
venuti
qui
per
far
l
'
ora
di
andare
al
trasporto
di
Ferraris
...
credi
che
per
oggi
non
ci
è
timore
di
alcuna
cosa
!
...
Dopo
poco
entrarono
in
camera
mio
fratello
,
i
due
Piccini
e
vari
altri
;
si
poteva
creder
benissimo
di
essere
in
una
caserma
;
per
ammazzare
il
tempo
vari
si
posero
a
giocare
alle
carte
:
alcuni
altri
chiesero
aiuto
alle
muse
,
e
si
misero
a
sciorinare
ottave
,
sonetti
,
rispetti
con
una
facilità
più
che
Arcadica
.
Fra
le
altre
birbonate
,
sentii
un
rispetto
non
molto
bruttaccio
,
e
lo
regalo
ai
lettori
,
se
non
altro
onde
mostrare
che
a
tu
per
tu
colla
morte
,
colla
corte
Marziale
,
e
col
linguaggio
barbino
dei
superiori
e
dei
regolamenti
,
qualcuno
alla
meglio
o
alla
peggio
trovava
il
momento
di
dedicarsi
alle
arti
gentili
.
Il
rispetto
era
dedicato
ai
Franchi
Tiratori
,
a
questi
Beniamini
della
situazione
.
Eccolo
:
«
Son
della
patria
un
Franco
tiratore
E
vo
pei
monti
a
caccia
dei
Prussiani
:
Amor
mi
spinge
contro
all
'
oppressore
,
Amor
dei
cari
miei
,
che
or
son
lontani
:
Tra
il
fragor
dei
fucili
e
del
cannone
,
Siccome
a
nozze
,
corro
alla
tenzone
:
Venga
l
'
Ulano
dall
'
acuta
lancia
...
Io
non
ritiro
il
piè
...
Viva
la
Francia
!
Vengan
di
Prussia
i
difensor
più
saldi
...
Io
qui
l
'
attendo
...
Evviva
Garibaldi
!
»
Ogni
tanto
la
padrona
di
casa
,
veniva
a
pigliar
mie
notizie
,
dava
un
'
occhiata
a
quei
gruppi
e
se
ne
andava
proferendo
con
amabil
sorriso
:
Oh
les
braves
garcons
!
L
'
ora
di
assistere
alla
cerimonia
pietosa
in
onore
del
compianto
Ferraris
si
avvicinava
a
gran
passi
,
e
i
miei
amici
mi
lasciaron
solo
di
nuovo
:
questa
partenza
che
lì
per
lì
mi
uggiva
non
poco
,
doveva
procacciarmi
un
paio
d
'
ore
di
felicità
,
se
almeno
la
felicità
si
valuta
dalla
maggiore
o
minor
prestezza
con
la
quale
volan
gli
istanti
...
quelle
due
ore
mi
sembrarono
infatti
appena
un
minuto
,
ed
eccone
la
ragione
.
Leggevo
con
più
attenzione
del
solito
una
delle
più
bella
poesie
del
Musset
,
poesia
un
po
'
materialista
,
se
vogliamo
,
ma
non
per
questo
meno
ispirata
;
il
fino
contorno
di
una
gamba
elegante
,
ed
il
piccolo
piede
di
una
figlia
d
'
Eva
,
attraente
come
la
colpa
,
erano
ivi
tratteggiate
con
una
finezza
indicibile
dal
poeta
più
simpatico
della
Francia
moderna
:
il
mio
pensiero
vagava
per
orizzonti
tutt
'
altro
che
Platonici
e
la
mia
immaginazione
esaltata
riandava
i
bei
piedini
ed
i
fini
contorni
di
certe
gambe
,
che
lo
zeffiro
compiacente
come
un
ufficiale
d
'
ordinanza
di
un
re
,
tante
volte
aveva
svelato
al
povero
bohème
che
dalla
porta
di
un
caffè
vede
a
trasvolarsi
davanti
,
come
una
visione
,
le
belle
del
mondo
privilegiato
.
Leggera
quasi
farfalla
,
senza
che
io
la
veda
,
si
è
avvicinata
al
mio
letto
la
gentile
infermiera
,
la
pietosa
visitatrice
di
tutte
le
ambulanze
:
Essa
mi
guarda
in
silenzio
;
alla
mia
volta
io
la
guardo
e
sto
zitto
.
Per
cotesto
,
si
principia
benino
!
Finalmente
lei
rompe
il
ghiaccio
,
e
colla
sua
vocina
simpatica
la
comincia
:
Non
ho
potuto
portare
il
medico
,
come
vi
avevo
promesso
.
-
Non
importa
...
-
Vi
sentite
meglio
?
-
Tanto
meglio
che
domani
mattina
esco
di
casa
.
-
Voi
non
commetterete
questa
pazzia
!
Ve
lo
proibisco
in
nome
di
vostra
madre
...
pensate
alla
povera
donna
che
forse
vi
aspetta
...
-
Mia
madre
è
morta
!
Proferisco
un
po
'
commosso
all
'
evocazione
di
tale
ricordo
..
-
A
vostro
padre
...
-
Continua
più
affettuosamente
la
cara
fanciulla
.
-
È
morto
!
-
Replico
in
tuono
brusco
-
Dunque
siete
orfano
?
..
-
Purtroppo
!
-
Avrete
una
bella
però
?
...
confessatelo
?
-
No
.
-
È
impossibile
!
-
Ve
lo
garantisco
.
Osservo
che
la
mia
interlocutrice
arrossisce
molto
facilmente
ed
ha
un
nasino
rétroussé
graziosissimo
.
Altri
due
minuti
di
silenzio
.
-
Ebbene
vi
farò
da
sorella
.
Come
vi
chiamate
?
-
Ettore
..
e
voi
?
-
Luisa
!
-
Ho
appunto
una
sorella
che
si
chiama
come
voi
.
-
Benissimo
!
..
Allora
ci
faremo
confidenze
reciproche
.
-
Va
bene
?
-
A
meraviglia
!
Cominciate
voi
,
che
mi
avete
fatto
tante
domande
e
rispondetemi
a
tuono
...
E
voi
...
?
Non
mi
azzardo
a
continuare
,
ma
l
'
altra
capisce
alla
prima
e
volendo
soddisfare
a
quel
sentimento
di
vanità
,
prerogativa
del
sesso
debole
in
generale
e
delle
Francesi
in
particolare
,
si
affretta
a
rispondermi
:
Ah
!
..
Io
appena
sarà
finita
la
guerra
ho
da
essere
sposa
..
-
E
chi
è
il
fortunato
?
..
-
È
...
Ve
lo
do
a
indovinare
tra
mille
...
-
Non
saprei
...
qui
non
conosco
nessuno
.
-
È
nientemeno
che
un
ufficiale
Badese
.
-
Un
vostro
nemico
?
-
Io
non
ho
alcun
nemico
.
-
Ma
...
che
so
io
...
un
oppressore
.
-
Che
ci
han
che
fare
quei
poveri
diavoli
!
..
Oh
!
sentiste
come
la
pensa
anche
lui
!
...
scommetto
,
che
se
vi
avvicinaste
,
in
pochissimo
tempo
diventereste
amici
del
cuore
.
È
tanto
buono
,
è
così
generoso
!
-
Sarà
..
ma
dove
l
'
avete
conosciuto
?
-
Qui
all
'
epoca
dell
'
occupazione
:
egli
mi
chiese
in
tutte
le
regole
ed
io
acconsentii
.
Cosa
strana
,
egoistica
,
tutto
quel
che
volete
!
Io
non
sentivo
nulla
per
quella
donna
,
ma
provai
dispetto
ad
udir
quella
confessione
,
che
così
ingenuamente
venivami
fatta
:
per
cui
non
potei
fare
a
meno
di
diventar
brusco
;
Luisa
se
ne
avvide
e
per
placarmi
si
chinò
su
me
e
le
di
lei
labbra
sfioraron
le
mie
;
non
l
'
avesse
mai
fatto
!
..
un
fuoco
di
fila
di
baci
,
tutt
'
altro
che
fraterni
,
echeggiò
sotto
il
padiglione
nuziale
che
adornava
il
mio
letto
.
Povero
ufficiale
Badese
,
io
mi
prevaleva
un
po
'
troppo
dei
diritti
del
vincitore
,
ma
ora
ti
auguro
un
brevetto
di
colonnello
,
una
croce
dell
'
aquila
nera
,
un
'
eredità
di
un
mezzo
milione
,
purché
tu
renda
felice
la
mia
assidua
assistente
!
Era
tanto
carina
,
quando
partì
,
imbacuccata
nel
suo
water
-
proof
!
Giunta
alla
porta
tornò
indietro
,
si
levò
di
tasca
una
medaglina
,
me
l
'
attaccò
al
collo
...
io
la
lasciai
fare
:
era
una
medaglia
della
vergine
madre
...
oh
!
religione
!
...
Eppure
non
ho
mai
abbandonato
quel
microscopico
pezzetto
d
'
argento
:
non
fremano
i
liberi
pensatori
:
io
tengo
molto
alla
religione
...
dei
gentili
ricordi
!
Partita
lei
,
tornarono
le
padroncine
e
insieme
alla
vecchia
vollero
servire
il
mio
desinare
da
ammalato
:
le
più
squisite
galanterie
,
che
l
'
arte
e
l
'
umana
ghiottoneria
hanno
inventato
pei
convalescenti
,
mi
si
portarono
davanti
;
a
siffatta
gentilezza
,
a
vedere
intorno
a
me
le
due
creaturine
che
sembravano
angeli
,
mi
vennero
le
lacrime
agli
occhi
.
Gli
spiriti
forti
hanno
poco
da
ridere
:
Campanella
,
il
quale
non
era
certo
un
debole
nè
una
donnicciola
,
rifugiatosi
a
Marsiglia
per
sfuggire
alle
persecuzioni
ha
confessato
di
aver
sostenuto
a
ciglio
asciutto
prigionia
e
tortura
e
di
aver
pianto
sperimentando
l
'
opera
benefica
dell
'
illustre
Pereiscius
che
l
'
ospitò
:
ed
io
che
avevo
non
un
Pereiscius
,
ma
delle
donne
e
molto
belline
,
per
ospiti
e
che
ancora
non
ho
provato
torture
,
potevo
piangere
come
il
celebre
perseguitato
dalla
Corte
di
Roma
.
«
Cosa
bella
e
mortal
passa
e
non
dura
»
.
La
campana
dei
vespri
mi
rapì
la
genial
compagnia
:
in
quella
famiglia
erano
religiosissimi
,
come
in
quasi
tutte
le
famiglie
delle
classi
aristocratiche
e
borghesi
di
Francia
.
Mai
ho
maledetto
San
Paolino
di
Nola
e
la
sua
sconsacrata
invenzione
delle
campane
,
come
lo
feci
in
quella
sera
.
E
a
rincarar
la
dose
del
mio
malumore
,
capitarono
gli
amici
.
Avevano
accompagnato
la
salma
del
Ferraris
,
ma
,
colla
teorica
degli
antichi
Romani
,
dopo
i
funerali
erano
andati
alle
mense
,
e
ciò
si
vedeva
chiaramente
dalle
accese
loro
fisonomie
,
dal
lor
modo
di
muovere
i
passi
.
Il
Piccini
entrò
traballando
,
e
parlando
un
francese
che
non
si
capiva
nè
da
Italiani
nè
da
Francesi
:
ogni
poco
interrompeva
il
bisticcio
per
vociare
:
le
saucisson
de
Lyon
...
en
avant
Garibaldiens
...
Cosa
credeva
di
dire
,
non
giungemmo
mai
a
capirlo
nemmeno
da
lui
!
...
Il
Dio
Bacco
l
'
aveva
inalzato
,
a
dir
poco
,
alla
ventesima
potenza
dell
'
ebrietà
,
e
quando
si
mise
a
sedere
attaccò
un
tal
sonno
,
che
per
portarlo
via
ci
vollero
persino
dei
pugni
.
Giunsi
a
comprendere
in
tanto
baccano
che
il
funebre
trasporto
era
stato
imponentissimo
e
che
Canzio
aveva
proferito
generose
e
ben
degne
parole
sulla
tomba
del
figlio
prediletto
della
democrazia
Torinese
.
Dopo
aver
rimesso
un
polmone
,
o
poco
meno
,
per
mandar
via
di
camera
tutti
quegli
indiavolati
mi
addormentai
saporitamente
...
Con
poche
ore
di
riguardo
e
di
calma
il
mio
male
era
passato
.
CAPITOLO
XIX
.
Non
ascoltando
i
consigli
degli
amici
,
io
me
ne
andai
il
giorno
dipoi
,
secondo
il
solito
,
al
quartiere
,
e
secondo
il
solito
,
non
vi
rinvenni
alcuno
.
Facendo
necessità
virtù
,
mi
misi
a
girellar
per
la
piazza
,
molto
più
deserta
dell
'
ordinario
.
I
volontarii
erano
stanchi
e
dopo
essersi
battuti
,
come
leoni
sul
campo
,
avevano
anche
ragione
,
se
voleano
riposarsi
:
si
sapeva
che
i
nostri
esploratori
erano
giunti
fino
a
Messigny
senza
rintracciare
il
più
piccolo
vestigio
dell
'
inimico
,
e
il
Garibaldino
ha
un
'
avversione
pronuziatissima
per
far
l
'
eroe
per
chiassata
.
Tutti
coloro
che
han
fegato
sono
scansafatiche
per
eccellenza
:
può
sembrare
alla
prima
un
'
assurdo
,
ma
ho
provato
che
è
vero
.
Dopo
poco
rintoppai
il
nostro
tenente
Ricci
,
che
aveva
domicilio
e
stanza
d
'
ordini
su
quella
piazza
.
-
Il
generale
è
contentissimo
di
voi
-
Mi
disse
con
la
soddisfazione
sul
volto
-
Dovreste
fare
un
ordin
del
giorno
?
-
Chi
?
...
io
?
-
No
...
Miquelf
...
-
O
non
sei
tu
il
comandante
il
deposito
?
-
Che
deposito
d
'
Egitto
!
-
e
qui
una
bestemmia
in
Romagnolo
-
io
non
ne
voglio
saper
nulla
...
che
faccia
lui
,
che
sa
tutto
-
e
qui
una
litania
d
'
improperi
alle
spalle
del
sottotenente
.
Era
sempre
così
;
una
lotta
continua
,
un
ricambiarsi
perpetuo
d
'
impertinenze
,
che
ci
facevano
godere
amenissime
scene
:
Miquelf
non
sapeva
l
'
Italiano
,
il
Ricci
non
conosceva
neanche
di
vista
il
Francese
,
per
cui
noi
si
rideva
e
le
cose
del
deposito
andavano
a
vanvera
.
Dopo
essermi
assicurato
che
nulla
di
nuovo
eravi
al
quartier
generale
,
lasciai
il
mio
tenente
,
e
presi
la
Rue
Condè
.
Vidi
alle
cantonate
delle
città
una
nuova
sentenza
della
corte
marziale
;
questo
tribunale
,
istituito
dal
dittatore
Gambetta
,
continuava
a
terrorizzare
l
'
esercito
,
e
solo
,
mercè
l
'
influenza
benigna
di
Garibaldi
,
ora
si
addimostrava
assai
più
benevole
di
quando
fu
impiantato
;
sul
principio
non
erano
che
sentenze
di
morte
:
per
il
nonnulla
più
piccolo
non
si
esitava
a
decretare
la
fucilazione
di
un
soldato
:
in
Autun
fu
ucciso
perfino
un
volontario
,
che
,
affamato
,
aveva
rubato
una
gallina
...
A
Digione
per
colpe
così
gravi
,
ci
si
contentava
di
mandar
l
'
uomo
in
galera
!
Lo
spirito
bizzarro
dei
Garibaldini
però
aveva
ridotto
a
materia
di
scherzo
questo
tribunale
il
cui
nome
faceva
venir
la
pelle
d
'
oca
ai
birbanti
.
Il
gran
giudice
veniva
chiamato
Bertoldino
:
il
codazzo
dei
sommi
consulenti
erano
additati
come
le
comparse
della
giustizia
,
o
come
le
guardie
di
sicurezza
della
libertà
.
Guardia
di
sicurezza
nel
linguaggio
di
uno
scavezzacollo
significa
,
un
animale
irragionevole
che
ha
del
pagliaccio
e
delle
birbante
,
del
coniglio
e
dell
'
uccello
da
preda
,
sempre
ridicolo
e
spregevole
specialmente
poi
quando
vuol
fare
l
'
eroe
.
Leggevo
la
sentenza
,
quando
mi
sentii
battere
sulla
spalla
e
vidi
Tito
Strocchi
con
un
berrettino
da
sottotenente
.
-
Mi
rallegro
!
-
Esclamai
,
stringendogli
la
mano
.
-
Cosa
vuoi
?
!
Bisogna
rassegnarsi
:
con
questo
alluvione
di
gradi
non
ci
è
ombrello
che
tenga
.
-
Ma
tu
te
lo
meriti
-
Interruppi
io
,
volendo
far
rimarcare
all
'
amico
la
sua
troppa
modestia
-
Ti
hanno
promosso
per
il
tuo
contegno
del
ventitrè
?
-
Sì
...
anzi
volevano
in
tutti
i
modi
portarmi
da
Garibaldi
,
ma
io
mi
vergogno
.
O
anima
eccezionale
!
...
O
vera
mosca
bianca
in
quel
turbinio
di
ambiziosi
sfacciati
!
...
Il
vero
merito
è
modesto
,
ed
è
abbastanza
soddisfatto
dalle
voce
della
coscienza
.
Battano
pur
la
gran
cassa
i
ciarlatani
e
gli
eroi
di
professione
,
facciano
pubblicare
ai
quattro
venti
le
loro
mirabili
gesta
,
chi
ha
fatto
realmente
il
proprio
dovere
non
si
cura
se
l
'
opinione
pubblica
fischi
od
applauda
,
troppo
è
convinto
che
quest
'
opinione
ha
avuto
sempre
un
ghigno
per
il
grande
,
una
lode
e
un
'
applauso
pel
miserabile
.
Digione
era
allegra
:
un
'
insolito
viavai
di
gente
percorreva
le
strade
:
le
donne
venivano
sull
'
uscio
delle
botteghe
per
vederci
passare
e
tutte
avevano
un
sorriso
,
un
complimento
per
noi
...
per
niente
non
avevamo
debellato
i
più
celebri
soldati
della
Pomerania
!
...
Oh
!
giorni
!
...
O
dolcezze
perdute
,
o
memorie
!
...
Dirò
con
quel
povero
Renato
così
tradito
dalla
moglie
e
da
Piave
!
Vicino
alle
caserme
osservai
un
'
affaccendarsi
e
un
movimento
indicibile
.
Si
temeva
forse
che
i
Prussiani
ci
riattaccassero
?
Nemmeno
per
sogno
!
Si
trattava
di
armare
tutti
i
soldati
,
a
qualunque
corpo
appartenessero
,
colle
carabine
Remington
e
in
quell
'
ora
appunto
si
distribuivano
quest
'
armi
.
Questo
provvedimento
fu
commendevolissimo
:
con
tante
specie
di
fucili
,
così
differenti
tra
loro
il
provveder
le
cartucce
per
tutti
,
era
una
cosa
assai
malagevole
:
di
più
,
mi
pare
averlo
detto
altra
volta
,
le
carabine
Wincester
esigevano
una
pratica
d
'
armi
,
una
avvedutezza
in
chi
le
possedeva
,
come
non
si
può
che
raramente
trovare
in
un
corpo
di
giovinetti
,
la
maggior
parte
dei
quali
è
inesperta
al
maneggio
delle
armi
;
nè
minori
cure
esigevano
le
Spencer
,
per
cui
si
trovò
nei
combattimenti
chi
dopo
tre
o
quattro
colpi
si
ridusse
all
'
impossibilità
di
tirare
.
Il
Remington
non
offre
difficoltà
alcuna
,
nè
alcun
pericolo
in
chi
lo
maneggia
.
Il
provvedimento
adunque
fu
magnifico
:
peccato
che
fosse
preso
,
quando
,
pur
troppo
,
non
aveva
ad
esservi
alcun
bisogno
di
armi
.
È
una
cosa
buffa
:
Mi
rammento
che
anche
in
Tirolo
si
cominciò
a
cambiare
gli
schioppettoni
dei
volontarii
in
buone
carabine
di
precisione
,
quando
era
già
segnato
l
'
armistizio
.
Son
le
solite
cose
che
toccano
a
quel
povero
uomo
di
Garibaldi
.
Al
quartier
generale
mi
si
notifica
che
dopo
tre
giorni
è
stato
rinvenuto
il
cadavere
del
prode
Bossak
,
e
che
gli
si
apprestano
funerali
solenni
:
non
funerali
preteschi
,
veli
,
che
di
tali
sciocchezze
all
'
armata
dei
Vosgi
non
se
ne
facevano
di
certo
,
ma
invece
un
'
accompagnatura
con
tutta
la
pompa
che
si
conviene
ad
un
generale
morto
in
battaglia
.
Al
quartier
generale
saluto
affettuosamente
il
capitano
Bacherucci
,
il
cui
battaglione
della
legione
Barelli
,
si
è
coperto
di
gloria
a
Talant
,
sostenendo
sulle
prime
ore
della
sera
l
'
urto
formidabile
degli
irrompenti
battaglioni
Prussiani
e
scaricando
fino
all
'
ultimo
colpo
:
fa
parte
di
quel
battaglione
anche
il
capitano
Romanelli
d
'
Arezzo
,
giovine
veterano
della
guerra
dell
'
Indipendenza
,
e
patriotta
di
tempra
Spartana
;
è
l
'
uomo
più
piccolo
dell
'
armata
dei
Vosgi
,
ma
forse
dei
più
grandi
per
coraggio
:
mi
dicono
che
in
faccia
al
fuoco
ha
voltato
il
cappotto
dalla
parte
della
fodera
rossa
ed
in
tal
modo
ha
sostenuto
per
più
di
mezz
'
ora
l
'
ostinato
fuoco
di
fila
delle
compagnie
nemiche
.
Un
altro
capitano
,
Nizzardo
credo
,
che
è
lì
con
gli
amici
,
con
una
franchezza
piuttosto
brusca
,
senza
conoscermi
,
mi
stringe
forte
forte
la
mano
e
mi
dice
:
finora
credevo
che
le
Guide
non
fossero
buone
che
a
farsi
vedere
per
i
caffè
,
o
a
far
la
corte
a
queste
pettegole
...
ma
l
'
altro
giorno
,
vi
ho
vedute
come
noi
col
fucile
,
tra
il
fischiar
delle
palle
,
bravi
figliuoli
,
vi
rimetto
la
stima
.
Ritrovai
molto
dopo
questo
capitano
,
ma
,
con
mia
grande
meraviglia
,
lo
riconobbi
accanito
più
di
prima
nel
suo
odio
contro
le
Guide
.
Le
penne
dei
nostri
cappelli
erano
il
suo
cauchemar
.
Bisogna
sentire
che
cosa
non
ne
diceva
!
...
E
se
la
bravura
del
nostro
corpo
si
doveva
argomentar
dalle
nostre
penne
,
convengo
che
l
'
amico
non
avea
tutti
i
torti
.
Mai
collezione
più
originale
può
essere
veduta
nel
mondo
!
Chi
ne
aveva
una
lunga
lunga
:
chi
così
piccola
che
per
vederla
ci
volevan
le
lenti
d
'
ingrandimento
:
chi
le
aveva
rossa
,
chi
nera
,
chi
verde
ed
uno
perfino
se
l
'
era
messa
celeste
:
aggiungete
il
colore
sfacciato
dei
molti
cordoni
che
ornavano
la
nostra
uniforme
,
eppoi
ditemi
,
se
capitando
in
pieno
veglione
a
un
teatro
,
non
ci
era
proprio
da
scambiarci
per
una
mascherata
.
-
Se
fossi
io
nei
piedi
del
Generale
-
Borbottò
lasciandomi
il
vecchio
ufficiale
-
vi
pianterei
tutti
nel
treno
.
-
Io
mi
augurai
che
quel
vecchio
non
diventasse
mai
un
pezzo
grosso
nella
nostra
piccola
armata
.
Ritorno
a
bomba
per
far
sapere
ai
lettori
che
la
legione
Ravelli
,
che
noi
non
incontrammo
nel
combattimento
si
era
comportata
strenuame
.
Ravelli
era
stato
leggermente
ferito
,
erano
morti
gli
ufficiali
Giomi
,
Mauroner
,
Falchiero
,
Leviski
e
molti
altri
di
cui
non
so
i
nomi
;
stragrandi
erano
state
le
perdite
della
bassa
forza
.
Lasciai
gli
amici
e
il
capitano
e
mi
avviai
verso
casa
.
Per
quel
giorno
la
repubblica
non
era
in
pericolo
.
Mi
fermai
a
dire
due
sciocchezze
con
la
tabaccaia
;
la
Luisa
mi
rimproverò
perché
io
era
uscito
,
io
le
accennai
che
ritornavo
in
casa
;
ci
si
bisticciò
,
si
fece
la
pace
,
si
rise
eppoi
andai
in
camera
a
scaldarmi
.
Non
sentendo
più
dentro
me
alcun
'
indizio
di
malattia
,
la
sera
me
ne
andai
al
solito
Restaurant
;
vi
entrai
tristo
:
ripensavo
che
l
'
ultima
volta
ci
ero
entrato
insieme
con
Rossi
!
Appena
aprii
l
'
uscio
,
sentii
un
grand
'
urlo
un
urlo
,
come
di
chi
prova
paura
.
Mai
erami
successo
in
tutta
la
vita
di
venire
accolto
in
quel
modo
nè
sapea
farmene
ragione
,
per
quanto
mi
scervellassi
.
L
'
urlo
era
stato
proferito
dalla
proprietaria
,
che
finora
si
era
mostrata
gentilissima
ed
educatissima
a
nostro
riguardo
.
-
O
non
siete
morto
?
-
Mi
disse
finalmente
di
dietro
il
banco
l
'
ostessa
.
-
Ma
io
credo
di
no
!
-
Risposi
immediatamente
.
-
È
impossibile
!
-
Questa
replicò
,
turandosi
gli
occhi
,
quasiché
si
trovasse
al
cospetto
di
un
'
ombra
.
Non
starò
a
riportare
tutte
le
spiegazioni
;
basti
il
sapere
che
gli
amici
mi
avevano
dato
per
morto
,
onde
assister
più
tardi
a
questa
burletta
,
«
On
est
toujours
trâhi
,
què
par
les
siens
.
Come
eran
lunghe
le
serate
a
Digione
!
Cosa
fare
?
...
Gli
altri
ammazzavano
il
tempo
col
fare
frequenti
libazioni
in
onore
del
generoso
paese
che
ci
ospitava
e
del
vino
che
produceva
:
io
non
era
in
stato
di
farlo
:
mi
misi
a
chiacchiera
colla
padrona
ed
insieme
combinammo
che
le
avrei
insegnato
la
lingua
italiana
.
Io
non
so
chi
abbia
inventato
l
'
accento
;
ma
vi
assicuro
che
,
se
gli
arrivassero
le
maledizioni
che
dentro
di
me
gli
scagliai
nel
mio
periodo
magistrale
,
egli
chiederebbe
un
permesso
al
Padre
Eterno
per
fare
una
scappatina
nel
mondo
di
qua
,
onde
sfidarmi
a
duello
...
fu
una
vera
desolazione
!
...
Dite
lunedì
-
dicevo
alla
mia
graziosa
scolara
;
e
lei
:
Lunedi
:
dite
casa
,
e
lei
casà
;
in
sette
o
otto
lezioni
insomma
non
arrivò
che
a
proferire
la
sera
che
noi
partimmo
:
Buonà
serà
.
Povero
fiato
!
...
È
vero
che
se
ci
si
perdeva
di
fiato
,
ci
si
risparmiava
di
borsa
,
e
quello
che
nelle
prime
sere
io
ed
i
miei
compagni
si
pagava
tre
franchi
,
nelle
ultime
si
pagava
un
franco
e
mezzo
e
anche
meno
.
A
proposito
di
mangiare
devo
far
notare
ai
gastronomi
che
avessero
intenzione
di
andare
a
Digione
due
grandi
inconvenienti
:
primo
la
eterna
zuppa
,
che
come
in
tutta
la
Francia
,
si
mangia
indispensabilmente
,
quasichè
non
vi
fossero
fabbricatori
di
paste
:
secondo
l
'
ora
regolare
,
indiscutibile
del
dejuner
e
del
pranzo
.
Un
povero
disgraziato
che
capita
in
città
dopo
le
undici
,
abbia
pure
le
saccoccie
rigurgitanti
di
maranghi
,
farà
la
fine
del
conte
Ugolino
.
Dopo
aver
provato
all
'
albergatrice
che
almeno
per
ora
non
ero
anche
morto
,
ce
ne
andammo
al
café
de
la
Paix
,
dove
un
subisso
di
mobili
raccontavano
mirabilia
degli
ultimi
fatti
.
Tra
questi
predominava
un
capitano
lungo
come
una
pertica
,
elegante
come
un
perfetto
dandy
.
-
Guarda
ha
la
croce
di
Mentana
!
-
Mi
dice
all
'
orecchio
il
furiere
Quaranta
che
in
quella
sera
ci
aveva
accompagnato
.
-
Lascialo
stare
-
Gli
risposi
io
immediatamente
,
ma
conoscendo
l
'
umor
delle
bestie
,
fino
da
quel
momento
previdi
dei
guai
.
Godo
dire
che
i
miei
amici
furono
delicatissimi
e
che
per
parte
nostra
non
sarebbe
nato
certamente
diverbio
di
sorta
.
Si
lasciaron
cadere
inosservate
le
solite
fanfaronate
francesi
,
si
lasciò
correre
su
certi
eroismi
di
cui
si
facevano
belli
questi
Don
Chisciotte
da
dieci
al
centesimo
;
ma
quando
in
mezzo
all
'
attenzione
generale
,
il
gallonato
cosaccio
si
lasciò
scappare
di
bocca
:
Les
Garibaldiens
sont
dès
aventuriers
,
ci
alzammo
tutti
contemporaneamente
da
sedere
e
ci
avvicinammo
a
questi
guerrieri
da
caffè
.
Scommetto
che
il
capitano
non
ci
aveva
veduti
:
me
lo
fa
credere
la
sua
fisonomia
pallida
e
sconvolta
,
che
fece
,
appena
che
ci
vide
vicini
.
-
Rèpetez
,
Monsìeur
,
ce
que
vous
aves
dit
?
-
Urlò
come
un
indemoniato
il
Quaranta
.
-
Je
vous
assùre
...
-
Ah
..
lache
-
E
un
potente
manrovescio
fe
'
capitombolare
sotto
il
biliardo
lo
spilungone
.
Ci
si
era
:
battaglia
campale
:
volavano
banchetti
,
tazze
,
piattini
:
fu
rotto
uno
specchio
e
chi
sa
quanti
bicchieri
:
le
guardie
mobili
sul
primo
tennero
fermo
,
poi
,
peste
e
malconcie
,
se
la
diedero
a
gambe
.
Al
capitano
fu
perfino
tolta
la
sciabola
;
gli
fu
levata
dal
petto
la
croce
e
gli
fu
battuta
sul
naso
.
Che
gusto
schiaffeggiare
un
'
eroe
di
Mentana
,
sputare
in
faccia
a
un
difensore
del
papa
!
..
E
come
se
ne
andò
scorbacchiato
e
confuso
!
...
Traballava
come
un
briaco
e
non
si
azzardava
ad
alzar
gli
occhi
.
Noi
eravamo
rimasti
padroni
del
campo
:
in
cinque
avevamo
messo
in
fuga
una
ventina
di
moblots
.
Che
bella
vittoria
!
E
dire
che
la
padrona
pretendeva
che
le
si
rifacesse
le
spese
dei
danni
,
che
aveale
recato
il
combattimento
!
...
Da
quando
in
qua
il
vincitore
paga
qualche
cosa
dopo
una
battaglia
?
Nella
terra
di
Brenno
,
si
dovrebbe
conoscere
il
tradizionale
:
Veh
victis
!
CAPITOLO
XX
.
Il
giorno
ventisette
gennaio
si
presentò
colla
solita
mancanza
di
ogni
e
qualunque
movimento
strategico
.
Finivo
di
sorbire
un
'
eccellente
tazza
di
caffè
,
quando
vidi
entrare
nella
bottega
il
Perelli
,
sergente
del
nostro
squadrone
,
un
Meneghino
puro
sangue
,
impavido
al
fuoco
,
susurrone
sempre
.
-
Oui
ti
-
Mi
disse
abbordandomi
-
Ti
è
passata
la
malattia
?
..
-
Mi
pare
!
-
Allora
in
servizio
...
-
Questo
poi
...
-
Meno
osservazioni
...
-
E
che
ho
a
fare
!
-
Devi
portare
questo
plico
a
Fontaine
,
quando
sei
lassù
,
piglia
pure
una
cotta
...
te
lo
concedo
.
-
Ma
dimmi
perché
non
ci
vai
tu
?
-
Ecco
lascierò
il
tuono
di
superiore
e
te
lo
chiederò
in
piacere
...
sai
quante
volte
ti
ho
risparmiato
la
guardia
...
se
tu
conoscessi
le
occupazioni
che
ho
!
...
Figurati
,
bisogna
che
contenti
tre
o
quattro
ragazze
...
-
Scusate
,
se
è
poco
!
-
Eh
!
...
non
è
niente
!
non
fo
che
pigliare
la
rivincita
di
ciò
che
fecero
i
Francesi
da
noi
nel
cinquantanove
...
d
'
altronde
i
Garibaldini
son
troppo
necessari
all
'
Umanità
e
per
conto
mio
,
cerco
tutte
le
strade
per
eternarne
la
razza
...
-
Va
bene
...
dunque
parto
!
-
Addio
!
Il
plico
che
avevo
a
portare
era
per
un
certo
Meyssac
o
Meglac
salvo
errore
,
maggiore
dei
mobilizzati
dell
'
Ain
.
Mi
aggrego
il
tromba
delle
Guide
,
un
Romagnolo
che
ha
la
pretesa
di
far
dello
spirito
.
Infatti
,
passando
sotto
la
chiesa
di
Nôtre
Dame
,
chiesa
mezzo
rovinata
,
la
sbircia
ben
bene
eppoi
dice
:
I
Francesi
non
credono
alla
verginità
di
Maria
...
-
E
perchè
?
-
Perchè
in
tal
caso
la
chiamerebbero
nôtre
demoiselle
!
Chiedo
scusa
ai
lettori
per
il
disgraziatissimo
tromba
.
Passammo
la
barriera
e
rivedemmo
quei
luoghi
tanto
illustrati
dai
recenti
combattimenti
;
non
un
cadavere
si
vedeva
per
l
'
immensa
estensione
:
solo
qualche
albero
stroncato
,
qualche
muro
disfatto
,
qualche
casa
scortecciata
,
crivellata
dalle
palle
faceva
supporre
la
tremenda
tenzone
che
si
era
svolta
in
quei
luoghi
.
Un
sole
bellissimo
,
come
mai
avevamo
veduto
dacché
eravamo
arrivati
in
Francia
,
ripercoteva
i
suoi
raggi
in
quella
campagna
squallida
e
tetra
,
o
che
forse
tale
ci
appariva
al
ricordo
di
tante
generose
esistenze
che
ivi
erano
state
tolte
alla
patria
,
agli
amici
per
saziare
la
indomabile
sete
di
sangue
che
suole
distinguere
i
re
.
Giunti
a
Fontain
andammo
per
informazioni
alla
scuola
,
che
per
la
prima
ci
si
parava
davanti
.
Domandammo
ad
un
uomo
in
blouse
turchina
che
era
sulla
porta
,
dove
si
trovasse
il
maestro
.
Con
nostra
gran
sorpresa
ei
ci
rispose
che
il
maestro
era
lui
.
Tutte
le
attribuzioni
che
Sue
nel
Martino
il
Trovatello
dà
ai
maestri
campagnoli
non
sono
che
vere
,
come
vero
purtroppo
è
il
meschino
stipendio
con
cui
vengono
retribuiti
nella
grande
Nation
.
Il
maestro
rimette
l
'
orologio
della
parrocchia
,
suona
le
campane
,
pulisce
il
giardino
,
spazza
le
scale
,
fa
tutto
...
tutto
quello
che
troppo
repugna
al
gran
ministero
dell
'
insegnamento
.
È
una
cosa
desolante
!
...
Nei
più
piccoli
borghi
è
proibita
la
mendicità
,
e
si
fa
languir
quasi
di
fame
questo
pover
'
uomo
che
suda
,
che
si
affatica
per
provvedere
il
pane
intellettuale
ai
poveri
Paria
della
montagna
.
Il
maestro
fu
con
noi
gentilissimo
,
conosceva
il
posto
a
cui
noi
dovevamo
arrivare
,
e
c
'
insegnò
una
scorcitoia
;
questa
scorcitoia
doveva
procurarci
degli
impicci
gravissimi
.
Avevamo
appena
passato
un
viottolo
,
che
una
voce
imponente
,
ci
grida
:
Qui
vive
,
e
cinque
o
sei
canne
di
fucili
si
abbassano
in
nostra
direzione
,
procurandoci
col
loro
barbaglio
una
sensazione
non
troppo
piacevole
.
-
France
!
-
Gridammo
io
e
il
tromba
,
proprio
all
'
unisono
.
-
Alto
...
o
fò
fuoco
!
-
Per
Cristo
!
-
Strilla
il
tromba
-
E
'
son
capaci
di
farlo
!
..
questi
mobili
lontani
dal
fuoco
sono
capaci
di
tutto
.
-
Dove
è
il
capoposto
?
Cominciai
io
avvicinandomi
.
-
Present
-
Declamò
con
burbanza
un
ghiozzo
,
rinfagottato
sotto
un
involto
di
panni
...
un
vero
sacco
di
panni
sudici
legato
in
mezzo
:
e
dietro
a
lui
altri
cinque
o
sei
che
non
aveano
da
invidiargli
nulla
in
bellezza
ed
in
eleganza
si
presentarono
a
noi
con
baionetta
calata
,
e
con
quel
piglio
da
eroe
che
suole
assumere
l
'
uomo
che
esponendosi
a
un
pericolo
è
sicuro
della
vittoria
.
-
A
noi
-
replicai
io
immediatamente
-
Ci
ho
qui
un
plico
da
consegnare
al
vostro
capitano
,
conducetemi
a
lui
,
chè
non
ho
tempo
da
perdere
.
-
Assicuratevi
bene
di
loro
-
Comandò
ai
suoi
uomini
il
capoposto
,
e
poi
rivoltosi
a
noi
con
fare
sdegnoso
,
borbottò
:
seguiteci
.
Il
capitano
era
in
una
specie
di
bettola
,
ridotta
lì
per
lì
in
stanza
d
'
ordine
;
era
un
coso
rimpresciuttito
,
che
parea
proprio
dovesse
regger
l
'
anima
coi
denti
:
sdraiato
su
di
una
poltrona
impagliata
,
teneva
tra
le
labbra
la
pipa
,
di
cui
si
divertiva
ad
esaminare
con
certa
voluttà
le
nuvolette
grigiastre
di
fumo
,
che
man
mano
andavano
a
dileguarsi
in
quell
'
ambiente
.
Consegnai
il
mio
plico
;
Monsieur
,
così
lo
chiamavano
con
grande
unzione
i
suoi
sottoposti
,
prima
mi
sbirciò
ben
bene
con
tale
ostinazione
che
mi
ridestava
il
pizzicor
nelle
mani
,
poi
cominciò
a
capolvogere
,
e
spiegazzare
quel
povero
foglio
in
tutti
i
versi
,
finalmente
si
decise
a
porvi
gli
occhi
.
Per
maledetta
disgrazia
quell
'
ordine
era
stata
fatto
in
lapis
:
di
qui
non
sto
a
dire
quanto
aumentassero
i
sospetti
in
quella
zuccaccia
ignorante
.
-
C
'
est
un
affair
tres
serieux
-
Proferì
rivoltandosi
al
sergente
Ces
coquins
de
Prussiens
ont
trop
d
'
espions
...
-
poi
di
nuovo
girando
la
faccia
verso
di
me
,
mi
domandò
:
Vous
etes
Polonais
?
-
Non
,
monsieur
,
je
suis
Italien
.
-
Attendes
-
E
senza
dire
ai
nè
bai
,
ci
lasciò
in
asso
in
mezzo
a
quei
mammalucchi
.
Si
aspettò
cinque
minuti
,
se
ne
aspettò
dieci
,
l
'
affare
cominciava
a
diventar
serio
davvero
:
ogni
poco
venivano
a
frotte
dei
mobili
e
ci
guardavano
,
come
se
fossimo
bestie
feroci
:
le
donne
di
casa
,
una
vecchia
e
una
fanciullina
avevano
a
nostro
riguardo
lo
stesso
contegno
:
sbaglio
,
la
fanciullina
ci
faceva
le
boccacce
.
-
O
bada
...
che
le
do
uno
scappellotto
-
Mi
diceva
il
tromba
digrignando
i
denti
.
Io
non
gli
rispondeva
:
se
però
fossero
arrivati
al
Perelli
,
che
ci
aveva
mandati
lassù
,
tutti
gli
accidenti
che
gli
augurai
in
quella
mezz
'
ora
,
il
povero
diavolo
chi
sa
mai
quante
volte
avrebbe
fatto
il
fatale
viaggio
che
gli
avevano
risparmiato
le
palle
prussiane
.
Esaminando
però
tanto
per
ammazzare
la
noia
e
il
malumore
quei
gruppi
di
mobilizzati
che
convenivano
in
quella
stanza
,
sempre
più
mi
convincevo
della
decadenza
tanto
fisica
e
morale
della
disgraziata
nazione
francese
.
Quella
gente
rachitica
,
mingherlina
,
paurosa
non
si
poteva
certamente
chiamare
la
genia
dei
Cimbri
e
dei
Galli
,
l
'
orgia
e
il
deboscio
han
dato
il
colpo
di
grazia
all
'
antica
terra
di
Brenno
e
dei
Druidi
,
l
'
orgia
e
il
deboscio
hanno
ridotto
una
baracca
dei
burattini
la
così
detta
signora
del
mondo
:
qualche
bel
tipo
raramente
si
trova
nei
campagnoli
,
ma
la
gioventù
delle
città
muove
a
schifo
.
Per
me
la
generazione
è
un
diritto
pubblico
,
non
un
diritto
privato
,
e
se
ogni
giorno
si
fanno
,
delle
leggi
per
il
miglioramento
della
razza
equina
e
canina
,
perché
non
si
hanno
da
istituire
delle
leggi
che
provvedano
al
miglioramento
della
razza
umana
?
L
'
uomo
è
il
re
della
natura
,
dicevano
gli
antichi
:
oh
sì
,
che
la
dissero
grossa
...
tra
un
leone
ed
un
gobbo
non
può
esser
dubbio
su
chi
ha
aspetto
più
sovrano
!
E
il
tempo
passava
e
non
il
più
piccolo
indìzio
che
avesse
a
cessare
la
nostra
prigionia
.
-
Si
può
mangiare
?
Domandai
ad
uno
.
Questi
alzò
disdegnosamente
le
spalle
e
se
ne
andò
-
O
guardiamo
,
se
questi
pezzi
d
'
ira
di
Dio
finiscono
col
farci
far
la
morte
del
conte
Ugolino
?
Dopo
un
ora
rientrò
l
'
invitto
duce
,
seguito
da
una
scorta
tutt
'
armata
,
che
ci
prese
nel
mezzo
.
-
E
ora
che
ci
fanno
?
Mi
domandò
con
emozione
il
tromba
.
-
Scommetto
che
ci
fucilano
qui
sulla
piazza
...
raccomandati
l
'
anima
-
Io
gli
risposi
per
ridere
...
Ma
che
brutta
faccia
non
fece
a
tale
annunzio
il
mio
compagno
di
sventura
!
-
Per
Cristo
!
...
Esser
fucilato
dai
Francesi
non
me
l
'
aspettavo
.
I
mobili
ci
accompagnavano
con
fischi
ed
imprecazioni
a
cui
facevano
eco
i
borghigiani
di
tutto
Fontain
che
si
erano
accalcati
lungo
la
via
.
Vidi
che
i
nostri
carnefici
avevano
intenzione
di
ricondurci
in
città
:
per
nostra
buona
fortuna
un
capitano
Nizzardo
tutto
vestito
di
rosso
,
ci
vide
,
ci
riconobbe
(
eravamo
stati
insieme
il
giorno
ventuno
)
fece
una
partaccia
al
capoposto
,
ci
tolse
di
mezzo
ai
soldati
e
ci
condusse
a
bere
con
lui
.
Ci
raggiunse
il
maestro
di
scuola
e
ci
chiese
un
milione
di
scuse
per
averci
cacciati
in
quel
laberinto
.
Gli
facemmo
toccare
il
bicchiere
con
noi
,
e
tutti
insieme
propinammo
alla
felicità
della
Francia
,
di
quella
Francia
i
cui
figli
ci
trattavano
con
tanto
riguardo
.
In
fretta
e
furia
tornammo
a
Digione
al
nostro
quartiere
:
là
ci
furono
date
due
novità
:
la
prima
che
erano
stati
incorporati
nelle
guide
quei
quattro
Pollacchi
,
che
erano
di
scorta
al
generale
Bossak
:
questi
disgraziati
non
sapevano
un
ette
nè
d
'
italiano
,
nè
di
francese
e
poco
tardarono
a
diventare
i
buffoni
dello
squadrone
:
ci
sembravano
bravi
ragazzi
:
ci
guardavano
attoniti
,
ci
offrivano
il
loro
tabacco
,
e
divennero
poi
i
cirenei
del
servizio
:
la
seconda
si
fu
che
Miquelf
con
otto
guide
era
partito
insieme
colla
colonna
dei
Franchi
Tiratori
Alsaziani
,
comandata
dal
maggiore
Bun
,
allo
scopo
di
far
saltare
alcuni
ponti
che
erano
nelle
vicinanze
.
Se
la
partenza
di
Miquelf
ci
fece
tutti
respirare
dalla
contentezza
,
il
perdere
anche
per
pochi
giorni
Materassi
e
altri
amici
lasciò
un
voto
intorno
a
noi
.
Una
ben
più
dolorosa
notizia
doveva
però
poco
dopo
recarci
turbamento
:
il
generale
Cremmer
aveva
abbandonato
Dôle
,
lasciandoci
così
quasi
accerchiati
dai
Prussiani
,
rimanendo
libera
,
al
caso
di
una
ritirata
,
soltanto
la
via
di
Lyon
.
Il
generale
Cremmer
pareva
messo
a
bella
posta
a
noi
vicino
per
scombuiare
i
disegni
del
pro
'
Garibaldi
:
a
Baune
attaccando
intepestivamente
il
fuoco
e
non
volendo
servirsi
dell
'
aiuto
del
nostro
piccolo
esercito
aveva
dovuto
ritirarsi
,
mettendo
i
nostri
in
falsa
posizione
:
ora
era
la
causa
vera
dell
'
ultimo
disastro
di
Francia
,
poiché
l
'
armata
di
Bourbaki
nella
disastrosissima
sua
ritirata
avrebbe
potuto
appoggiarsi
a
questo
paese
,
invece
che
di
gettarsi
in
Svizzera
.
Il
governo
della
difesa
nazionale
cominciava
a
prendere
in
considerazione
la
fin
qui
disdegnata
armata
dei
Vosgi
,
e
si
bucinava
in
quei
giorni
che
la
somma
delle
cose
militari
sarebbe
rimessa
nelle
mani
del
general
Garibaldi
:
ottimo
provvedimento
che
,
ne
siamo
certi
,
avrebbe
salvata
la
Francia
e
che
in
allora
reclamava
ogni
ceto
di
cittadini
.
Parigi
non
ancora
arresa
e
coi
suoi
trecentomila
uomini
,
gli
eserciti
dì
Chanzy
e
di
Faidherbe
,
lo
spirito
pubblico
rialzato
con
le
tre
ultime
vittorie
,
una
direzione
franca
,
ardita
,
incorruttibile
non
potevano
non
influire
contro
un
esercito
da
otto
mesi
entrato
in
campagna
,
vittorioso
sì
ma
omai
stanco
di
guerreggiare
in
terra
straniera
,
ma
omai
affralito
dalle
intemperie
del
cielo
,
dalle
malattie
,
dalle
morti
;
io
credo
infine
che
più
fiducia
in
Garibaldi
avrebbe
servito
per
salvare
la
Francia
;
è
una
idea
,
come
un
'
altra
,
e
perché
non
l
'
han
voluta
attuare
,
io
ho
tutto
il
diritto
di
gabellarla
per
ottima
.
Non
vennero
rinforzi
di
uomini
,
ma
furono
però
a
noi
spedite
,
e
giunsero
in
quel
giorno
in
città
,
nuove
batterie
che
,
almeno
a
vederle
,
prometteano
assai
;
Quella
sera
dopo
il
pranzo
ci
saltò
il
ticchio
di
dar
dietro
a
qualche
figlia
del
piacere
,
di
cui
vi
era
in
Digione
un
vero
formicolaio
.
O
sia
che
molte
bocche
vote
di
Parigi
fossero
piovute
nella
capitale
della
vecchia
Borgogna
,
o
che
piuttosto
tutta
quanta
la
Francia
sìa
appestata
da
una
corruzzione
ributtante
,
è
un
fatto
più
che
provato
che
il
cinismo
con
cui
ti
abbordavano
,
che
la
franchezza
con
cui
di
caffè
in
caffè
,
di
bottega
in
bottega
queste
disgraziate
trascinavano
le
loro
grazie
e
la
loro
prestituzione
era
tale
,
che
non
potevi
fare
a
meno
di
sentir
dentro
di
te
un
disgusto
che
non
eri
capace
di
mascherare
:
no
,
non
è
stata
l
'
abilità
degli
strategi
Germanici
quella
che
ha
debellato
la
Francia
,
lo
torno
a
ripetere
a
rischio
di
passar
per
un
predicatore
noioso
,
è
stata
la
corruzione
aiutata
e
sorretta
da
un
governo
corrotto
che
voleva
distrarre
,
divertendolo
,
il
popolo
dalle
materie
di
stato
.
In
Italia
non
ci
si
può
fare
un
'
idea
di
cosa
erano
le
strade
di
Digione
sulle
prime
ore
di
sera
;
bisogna
aver
veduto
quelle
giovinette
che
col
sorriso
più
provocante
fermavano
vecchi
,
giovani
,
soldati
e
ufficiali
,
che
li
prendevano
a
braccietto
,
che
proferivano
i
più
laidi
discorsi
con
una
indifferenza
,
con
una
leggerezza
da
darti
la
nausea
,
e
tutto
per
scroccare
una
cena
.
Io
non
sono
un
puritano
:
quando
si
tratta
di
scherzare
ci
sto
,
ve
lo
provi
il
mio
contegno
di
questa
sera
,
ma
se
è
permesso
ad
un
soldato
approfittarsi
delle
circostanze
,
in
un
pubblicista
,
se
tale
pur
posso
chiamarmi
,
sarebbe
delitto
il
non
alzare
la
voce
su
certi
scandoli
che
deturpano
l
'
umanità
.
Tenemmo
dietro
a
due
giovinette
e
secoloro
entrammo
in
una
via
che
rimane
sotto
i
bastioni
della
città
.
La
porta
della
Maison
du
Plaisir
era
tutta
crivellata
da
colpi
di
revolwer
.
Gli
ufficiali
prussiani
,
superbi
e
sguaiati
,
come
tutti
i
conquistatóri
,
avevan
provato
diletto
a
rovinar
tutti
gli
usci
,
e
tutte
le
vetrate
di
quella
strada
dedicate
al
piacere
.
Aggiunsi
anche
questo
a
tutti
gli
altri
soprusi
che
avevano
commesso
i
soldati
della
grazia
di
Dio
,
e
mi
tornarono
in
mente
le
parole
dell
'
inno
di
Handt
:
Dove
non
radica
straniero
vezzo
Dove
ha
l
'
onesto
stima
:
e
al
disprezzo
Il
vil
si
danna
...
È
sol
sol
'
ella
L
'
intiera
ed
una
Germania
è
quella
.
È
deliberato
che
i
poeti
non
abbino
ad
imbroccarne
una
sola
.
Lo
stendardo
Germanico
,
finchè
è
nelle
mani
di
un
re
,
rappresenterà
l
'
oppressione
come
tutti
gli
altri
stendardi
monarchici
.
Entrammo
in
una
bella
sala
,
circondata
da
divani
in
velluto
,
tutti
occupati
da
moblots
d
'
ogni
grado
,
intenti
a
ber
della
birra
e
a
far
la
corte
alle
damigelle
:
una
ventina
di
bottiglie
stappate
erano
disposte
in
batteria
sul
tavolino
;
sei
erano
le
disgraziate
,
passabili
ma
avvizzite
;
in
un
canto
ve
ne
era
una
ubriaca
;
quasi
tutti
fumavano
cigarettes
;
predominava
sulle
altre
un
'
Alsaziana
,
bella
,
ma
stupida
...
una
vera
rosa
del
Bengala
;
bellezza
senza
profumo
:
la
degnava
solamente
con
gli
ufficialetti
,
a
cui
ogni
poco
chiedeva
da
bere
.
Il
nostro
ingresso
non
provocò
certamente
una
dimostrazione
:
le
donne
rimasero
indifferenti
:
i
moblots
facendoci
il
viso
dell
'
arme
ogni
tanto
ci
occhiavano
a
squarciasacco
:
per
far
qualchecosa
ordinammo
da
bere
e
uno
dei
nostri
andò
al
pianoforte
.
Gli
illustri
campioni
di
Francia
si
misero
a
ballare
...
ci
pareva
di
assistere
al
ballo
dell
'
orsi
:
come
è
ridicolo
un
'
uomo
che
balla
sul
serio
!
..
I
nostri
cantavano
:
tutto
andava
benissimo
,
quando
uno
dei
nostri
,
un
po
'
allegro
,
ci
disse
:
Scommettiamo
che
mi
metto
a
far
la
corte
a
quel
biondino
difaccia
.
Detto
fatto
,
la
proposta
venne
accolta
:
era
deciso
che
i
moblots
fossero
gli
jocrisses
del
momento
;
di
più
il
biondino
in
questione
era
un
'
individuo
rubicondo
e
pasciuto
,
un
traccagnotto
che
avrebbe
fatto
figura
a
vender
castagne
e
polenta
in
mezzo
ai
buzzurri
;
le
stesse
donne
mentre
ne
accettavano
le
gentilezze
lo
canzonavano
dietro
alle
spalle
.
Il
nostro
amico
gli
va
risolutamente
daccanto
!
tutti
noi
ci
avviciniamo
per
goder
la
scenetta
:
lo
guarda
con
un
occhio
di
triglia
da
fare
sdilinquere
una
pulzellona
,
e
a
fior
di
labbra
,
pigliando
una
posa
da
Paolo
nella
Francesca
,
gli
dice
:
Combien
tu
es
gentil
!
..
-
Que
ce
que
vous
dites
?
-
Riprese
l
'
altro
di
subito
,
e
l
'
innamorato
con
più
anima
gli
ripetè
le
frase
.
Immaginatevi
come
rimanesse
il
povero
grullo
!
Da
bel
principio
non
sapeva
che
pesci
si
prendere
,
guardò
un
paio
di
volte
il
soffitto
,
diventò
rosso
come
una
ciligia
,
eppoi
si
decise
a
far
l
'
Indiano
,
ma
l
'
altro
gli
posò
gentilmente
sulla
spalla
una
mano
.
-
Vous
vous
trompez
-
Borbottava
allora
-
je
vous
assure
..
je
vous
prie
ne
me
fâcher
d
'
avantage
.
Quando
ecco
che
uno
dei
nostri
per
compire
il
mazzo
leva
di
sul
tavolino
il
tappeto
e
lo
butta
sul
lume
.
quindi
buio
pesto
,
buio
come
in
cantina
:
ed
i
nostri
si
misero
ad
abballottare
donne
e
guardie
mobili
:
e
fu
un
'
urtarsi
,
uno
spingere
un
'
inciampare
,
un
ruzzolarsi
per
terra
;
strida
,
bestemmie
,
risate
,
un
vero
pandemonio
.
Ansioso
di
terminare
la
burla
,
giunsi
a
farmi
strada
in
mezzo
a
quel
diascoleto
:
a
tentoni
trovai
il
tavolino
,
tolsi
via
il
tappeto
e
la
luce
fu
fatta
.
I
moblots
accettarono
la
burla
:
bisogna
convenire
che
non
sangue
,
ma
acqua
di
malva
avevano
nelle
loro
vene
.
CAPITOLO
XXI
.
A
causa
della
presa
di
Dôle
fu
necessario
che
le
nostre
truppe
,
eseguendo
nuovi
movimenti
,
occupassero
le
posizioni
situate
al
Sud
Est
di
Digione
,
posizioni
fino
allora
sguernite
.
La
brigata
Menotti
traversò
la
città
,
portandosi
da
Talant
al
suo
nuovo
destino
.
Nel
comando
dei
Francs
Tireurs
réunis
era
succeduto
al
bravo
Lhoste
l
'
Italiano
Baghino
:
qualche
volontario
da
Marsiglia
o
da
Lione
era
giunto
a
rafforzare
le
file
delle
nostre
compagnie
,
già
abbastanza
stremate
nell
'
ultimi
fatti
.
La
mattina
del
ventotto
il
generale
Garibaldi
passò
in
rivista
la
brigata
di
Canzio
:
le
truppe
erano
schierate
in
battaglia
lungo
il
viale
del
Parco
:
il
nostro
generale
più
sorridente
del
solito
traversò
in
carrozza
sulla
loro
fronte
;
quindi
assistè
a
vederle
sfilare
.
I
battaglioni
dei
mobili
passandogli
davanti
lo
acclamarono
,
plutone
per
plutone
,
con
entusiasmo
;
i
cacciatori
di
Marsala
,
i
carabinieri
Genovesi
,
questi
giovani
eroi
,
procederono
come
vecchi
soldati
e
il
prode
vecchio
si
fè
più
sereno
,
guardando
quei
veterani
sul
fiorire
degli
anni
.
Nel
tempo
che
io
pure
guardava
un
così
consolante
spettacolo
,
mi
sentii
chiamare
,
e
volgendomi
vidi
il
fratello
di
Perelli
che
mi
salutò
caramente
:
egli
aveva
il
braccio
al
collo
:
sapevo
che
era
stato
ferito
e
fui
felice
di
vederlo
così
presto
sulla
via
di
guarigione
.
Rammento
ai
lettori
questo
mio
amico
che
di
diciassette
anni
era
là
in
mezzo
a
noi
,
lo
rammento
perché
nel
raccontarmi
come
buscò
quella
palla
adoperò
con
me
una
verità
da
reputarsi
impossibile
.
-
Alle
prime
palle
ebbi
una
paura
birbona
-
mi
disse
il
buon
ragazzino
-
pensai
alla
mia
povera
mamma
,
che
mi
proibiva
di
saltare
,
di
pigliare
il
fresco
,
che
stava
in
pensiero
,
quando
tornavo
tardi
,
e
che
ora
non
era
più
buona
a
proteggermi
...
mi
addossai
a
im
muro
tutto
rannicchiato
,
facendomi
piccino
,
piccino
e
ci
stetti
qualche
minuto
:
passarono
gli
Egiziani
,
uno
di
loro
mi
disse
:
sei
un
vile
;
mi
saltò
il
rossore
alla
faccia
,
avrei
ucciso
quell
'
uomo
,
poi
vidi
che
aveva
ragione
,
ripensai
anche
allora
alla
mamma
,
alla
mamma
che
piuttosto
di
vedermi
infamato
,
piuttosto
di
piangere
su
me
vivo
avrebbe
pianto
sulla
mia
tomba
,
e
mi
accodai
all
'
Egiziani
,
con
loro
mi
stesi
lungo
i
vigneti
,
con
loro
sostenni
due
ore
di
fuoco
,
con
loro
caricai
alla
baionetta
,
fino
a
che
mi
sentii
percuotere
questo
braccio
,
come
da
una
bastonata
e
caddi
per
terra
...
ero
ferito
!
...
La
rivista
era
terminata
:
allegri
e
contenti
tornammo
in
città
;
l
'
eccellente
spirito
da
cui
erano
animate
indistintamente
le
truppe
,
la
fisonomia
sorridente
di
Garibaldi
,
il
piglio
ardito
e
simpatico
di
Canzio
,
la
memoria
dei
generosi
amici
nostri
che
ci
avevano
dimostrato
come
si
deve
morire
allorché
siam
guidati
da
magnanimi
proponimenti
,
una
certa
tal
quale
ambizione
di
avere
assistito
ad
uno
dei
drammi
più
splendidi
dell
'
Epopea
Garibaldesca
,
sempre
più
ci
stimolava
ad
adempire
scrupolosamente
il
nostro
dovere
,
sempre
più
ci
rendeva
sicuri
di
brillanti
,
di
memorabili
trionfi
:
ma
a
che
serve
la
fede
,
quando
i
traditori
ed
i
mercanti
di
popolo
paralizzano
coll
'
alito
gelato
del
calcolo
le
sublimi
abnegazioni
delle
minoranze
da
loro
dette
fazioni
?
Mentre
l
'
avvenire
ci
si
dipingeva
davanti
con
i
colori
più
rosei
,
mentre
germogliava
viepiù
gigante
nel
petto
dei
prodi
l
'
inestinguibile
desio
di
quella
gloria
che
sola
è
da
rispettarsi
,
perché
nasce
nel
sacrificio
e
nel
sacrifizio
consolidasi
,
Favre
coi
suoi
prestigiatori
camuffati
da
repubblicani
,
segnava
la
vergogna
della
Francia
:
la
patria
di
Danton
diventava
la
cloaca
dei
Cesari
;
il
berretto
frigio
che
aveva
sul
capo
le
si
tramutava
,
in
meno
che
lo
si
dice
,
nell
'
ignobile
berretto
del
galeotto
;
ed
un
tal
berretto
nelle
ultime
circostanze
a
me
parve
il
più
adatto
,
che
i
popoli
che
hanno
sentimento
vero
di
libertà
e
di
giustizia
sanno
morire
sotto
le
ruine
delle
loro
città
:
informino
Sagunto
,
Saragozza
e
Missolungi
:
i
popoli
invece
,
i
quali
sono
corrotti
,
vigliaccamente
si
accasciano
sotto
le
verghe
dei
Napoleonidi
,
o
sotto
alle
bombe
a
petrolio
dei
manigoldi
di
un
Thiers
.
Chiami
pur
vandali
i
primi
e
civili
i
secondi
la
stampa
venduta
;
tra
il
vandalismo
di
cruenta
ma
eroica
protesta
e
il
civismo
di
chi
si
appoggia
alla
prepotente
codardia
della
forza
,
io
m
'
inchinerò
sempre
,
io
sempre
mi
farò
di
cappello
al
primiero
.
Ma
a
noi
non
doveva
esser
noto
per
anche
il
grande
avvenimento
che
fece
andare
in
solluchero
i
borsaioli
(
vedi
negozianti
di
borsa
che
alla
fine
è
tutta
una
zuppa
e
un
pan
mollo
)
e
tutti
gli
Arlecchini
quattrinai
di
questa
valle
di
trappolerie
.
Una
nazione
che
cade
fa
arrichire
un
banchiere
:
il
pianto
delle
vedove
e
degli
orfanelli
che
reclaman
vendetta
e
che
son
costretti
a
piegare
il
capo
alla
tremenda
necessità
della
forza
fa
alzare
il
sessantacinque
al
settanta
:
vinca
il
nemico
:
se
rialzano
i
fondi
,
ben
vengano
l
'
umiliazione
,
le
rapine
,
gli
incendii
;
s
'
impingui
la
borsa
,
e
poi
si
balli
il
cancan
colle
baldracche
più
laide
tra
le
rovine
tuttora
fumanti
della
nostra
povera
patria
,
tra
i
cadaveri
dei
nostri
fratelli
che
avendo
sortito
dal
caso
un
generoso
carattere
hanno
preferito
all
'
ignominia
la
morte
...
son
storie
vecchie
quanto
Noè
,
ne
convengo
,
ma
son
vere
come
è
vera
la
luce
del
sole
...
oh
!
benedetta
l
'
aristocrazia
dell
'
oro
,
del
prezioso
metallo
che
solamente
qualche
scalzacane
ha
potuto
qualificare
per
vile
:
oh
,
benedetto
il
trionfo
della
classe
borghese
,
di
quella
classe
che
ha
per
patria
le
mura
del
proprio
negozio
,
o
del
palazzo
carpito
a
forza
di
scrocchi
e
d
'
usure
a
un
rampollo
di
magnanimi
lombi
,
che
si
è
giocato
a
bambara
gli
averi
e
la
reputazione
dei
vetusti
parenti
!
I
nobili
dei
tempi
andati
avevano
,
se
non
altro
,
delle
tradizioni
alle
quali
si
mostravano
ligissimi
;
spinti
da
queste
(
inutile
sarebbe
il
negarlo
)
hanno
regalato
al
mondo
degli
eroici
tratti
,
che
giocoforza
è
ammirare
;
noblesse
oblige
:
tale
era
la
loro
divisa
,
e
si
facevano
uccidere
per
quel
re
,
a
cui
avevano
giurato
devozione
illimitata
;
per
un
sorriso
,
per
un
'
occhiata
,
per
una
sciarpa
della
bella
dei
loro
pensieri
col
sorriso
sul
volto
andavano
incontro
,
al
pauroso
fantasma
degli
spiriti
deboli
,
alla
morte
:
loro
cantava
il
trovatore
nella
mesta
ballata
,
o
nell
'
ispirato
inno
di
guerra
:
loro
salutavano
come
protettori
gli
artisti
....
erano
nel
falso
,
dovevano
cadere
,
chè
la
legge
del
progresso
non
ammette
ostacolo
alcuno
,
sia
pure
attraente
;
ma
era
un
falso
splendido
,
era
un
falso
del
quale
,
nostro
malgrado
,
non
potevamo
non
ammirare
in
qualche
parte
la
cavalleria
;
esso
ci
rammentava
la
Tavola
Rotonda
,
le
crociate
,
le
battaglie
di
Luigi
XIV
;
e
quando
quest
'
aristrocrazia
si
vide
impotente
ad
impedire
la
marcia
del
progresso
ella
cadde
eroicamente
,
cospergendo
di
sangue
glorioso
i
campi
della
Vendea
:
questo
sangue
segnó
la
morte
del
nobilume
:
in
oggi
i
rampolli
degli
antenati
magnanimi
o
funghiscono
nella
loro
castella
,
o
fanno
da
comparse
nel
Club
.
Ma
l
'
aristocrazia
dell
'
oro
?
Nata
nel
lurido
bugigattolo
di
uno
strozzino
,
cresciuta
nella
stanza
di
affari
di
un
ladro
intendente
,
rinvigorita
nello
splendido
palazzo
di
un
commendatore
banchiere
che
pur
ieri
vendeva
i
cenci
o
raccattava
le
cicche
,
vergognosa
del
proprio
passato
,
piena
di
sospetti
per
l
'
avvenire
,
codardamente
accanita
alla
sola
idea
di
perdere
o
di
scapitare
su
dei
capitali
accumulati
a
forza
d
'
infamie
,
e
di
bassezze
,
è
lei
sola
il
vero
sostegno
delle
tirannidi
,
è
lei
sola
che
fa
cadere
nel
fango
i
popoli
più
gloriosi
,
è
a
lei
sola
che
si
devono
attribuire
i
disastri
del
mondo
:
poiché
,
se
l
'
antica
aristocrazia
a
un
'
idea
falsissima
sacrificava
e
vita
e
agiatezza
,
la
moderna
all
'
agiatezza
e
alla
vita
sacrifica
tutto
.
Io
non
ammetto
nemmeno
la
così
detta
aristocrazia
dell
'
intelligenza
:
il
nascer
savi
è
caso
e
non
virtù
,
dirò
parafrasando
i
celebri
versi
del
Metastasio
;
ed
allora
?
mi
domanderà
qualcheduno
:
allora
,
rispondo
,
io
non
ammetto
che
una
sola
aristocrazia
,
aristocrazia
basata
sull
'
eguaglianza
,
l
'
aristocrazia
del
lavoro
!
...
Mi
scusino
i
lettori
,
se
io
vado
di
palo
in
frasca
:
mi
scusino
le
lettrici
che
potranno
ravvisare
in
me
più
un
predicatore
noioso
,
che
un
narratore
giocondo
;
tra
i
miei
appunti
ho
trovato
anche
queste
linee
e
non
sono
stato
buono
di
sacrificarle
;
non
saprei
dirne
il
motivo
;
ma
per
non
fare
brontolare
nessuno
rientro
a
gran
carriera
in
carreggiata
.
Mecheri
,
Materassi
,
Piccini
,
Bocconi
ed
io
eravamo
nella
nostra
camera
,
sognando
tra
una
boccata
e
l
'
altra
di
fumo
nuove
battaglie
,
e
per
conseguenza
nuovi
trionfi
.
«
Quando
il
vecchio
passa
in
rassegna
i
soldati
,
si
pensava
tra
noi
,
ci
è
sempre
per
aria
qualche
cosa
di
grosso
»
.
Per
tranquillizzare
gli
amici
e
i
parenti
si
scrivevano
lettere
nelle
quali
si
magnificava
il
bel
cielo
che
ci
faceva
credere
di
essere
in
primavera
(
come
han
sentito
i
lettori
erano
giornataccie
piovose
da
metter
l
'
uggia
in
corpo
anche
ad
un
'
ombrellaio
)
;
si
descriveva
i
nostri
adipi
che
addivenivano
d
'
ora
in
ora
da
canonici
,
si
dava
ad
intendere
che
si
apprestavano
feste
da
ballo
.
Chi
parlava
di
andare
a
Parigi
,
chi
di
riprendere
Metz
,
chi
di
schizzare
diritti
diritti
a
Berlino
...
...
Oh
degli
eventi
umani
Antiveder
bugiardo
!
Spalancando
la
porta
con
una
pedata
,
entra
in
camera
Ghino
Polese
con
un
viso
da
far
rizzare
i
bordoni
all
'
uomo
più
apatista
del
mondo
.
-
Che
è
?
-
Gli
si
grida
tutti
a
una
voce
.
-
È
...
-
e
qui
un
moccolo
da
Livornese
puro
sangue
-
È
...
che
si
tratta
nientemeno
...
-
Di
assedio
della
città
?
-
Peggio
...
potremmo
morire
con
le
armi
alla
mano
.
-
I
Prussiani
son
entrati
?
-
Ma
peggio
!
-
Ma
cosa
dunque
...
per
carità
!
-
Ci
è
l
'
armistizio
!
...
Un
fulmine
che
fosse
caduto
in
mezzo
a
noi
poteva
produrre
il
medesimo
effetto
.
Prima
un
silenzio
di
morte
,
poi
una
salpa
d
'
imprecazioni
;
tutte
allo
stesso
indirizzo
.
-
Ma
sei
ben
sicuro
di
quello
che
dici
?
-
Me
lo
ha
assicurato
un
'
ufficiale
di
stato
maggiore
...
-
È
impossibile
!
Parigi
si
difenderà
fino
all
'
ultima
pietra
.
-
Parigi
ha
capitolato
!
...
Altro
silenzio
,
poi
tutti
mossi
dallo
stesso
pensiero
giù
a
rotta
di
collo
per
la
scala
,
onde
portarci
al
quartier
generale
.
Sulla
cantonata
incontriamo
la
vaga
Luisa
...
Dites
donc
...
proferisce
ed
io
secco
secco
la
congedo
con
un
«
non
ho
tempo
da
perdere
»
e
continuo
la
via
...
Dei
gruppi
concitati
s
'
incontrano
in
qua
e
là
...
la
parola
vile
errava
dì
bocca
in
bocca
.
-
E
Favre
che
giurava
che
finchè
esistesse
una
pietra
di
queste
città
l
'
invasore
avrebbe
trovato
un
baluardo
.
-
Ed
è
stato
lui
che
ha
segnato
la
capitolazione
.
-
E
noi
cosa
faremo
?
-
Gridava
un
disertore
dall
'
esercito
.
-
Imparerete
a
servire
la
Francia
-
Di
rimando
rispondeva
un
Gallofobo
.
E
i
popolani
abbassavano
il
capo
,
quando
noi
si
passava
,
che
la
maggioranza
dei
Digionesi
era
republicana
:
e
lo
svelto
ed
allegro
Garibaldino
era
divenuto
sornione
e
lo
vedevi
trascorrere
colle
mani
in
tasca
,
col
berretto
sugli
occhi
e
mordendosi
i
labbri
,
e
ad
ogni
poco
sentivi
ripetere
,
commiserandoli
,
i
nomi
dei
prodi
caduti
...
solo
i
volti
dei
moblots
brillavano
per
insueta
gaiezza
...
non
ci
era
più
dubbio
.
Colle
gambe
che
ci
facevano
cilecca
arrivammo
alla
prefettura
;
una
folla
di
gente
si
accalcava
intorno
alle
due
colonne
che
son
di
fianco
alla
porta
,
e
su
cui
si
attaccavano
i
dispacci
e
le
comunicazioni
officiali
:
tutti
si
alzavano
in
piedi
,
e
,
quando
erano
pervenuti
a
leggere
,
si
ritiravano
mandando
imprecazioni
e
grattandosi
il
capo
.
Si
sarebbe
detto
che
le
magiche
parole
del
convito
di
Baldassare
fossero
là
,
scolpite
su
quei
marmi
e
che
tutti
coloro
che
vi
si
avvicinavano
ne
risentissero
i
terribili
effetti
.
Due
sole
righe
di
scritto
:
due
righe
che
contenevano
però
la
più
dolorosa
notizia
per
chiunque
preferisce
la
dignità
al
beato
vivere
-
«
Oggi
è
stato
concluso
un
'
armistizio
di
ventun
giorno
»
.
E
dire
che
mani
francesi
non
avevan
rifiutato
di
firmare
un
patto
,
che
segnava
lo
stigma
sulla
fronte
di
quella
nazione
che
fin
'
ora
come
il
favoloso
Dio
dell
'
Olimpo
bastava
muovesse
le
ciglia
per
fare
allibire
il
mondo
tutto
dalla
paura
;
e
dire
che
un
Favre
era
stato
tra
i
manipolatori
di
tale
infamia
!
Oh
,
allora
si
vide
chiaramente
che
il
vecchio
republicano
aveva
ciurlato
nel
manico
,
oh
!
fin
d
'
allora
la
gente
dal
cervello
sottile
preconizzava
nel
difensore
d
'
Orsini
,
nel
montagnardo
dell
'
Impero
uno
dei
tanti
carnefici
che
hanno
straziato
la
Francia
.
Impotente
contro
i
Prussiani
,
si
macchiò
nel
sangue
dei
suoi
cittadini
:
ora
si
è
ritirato
,
ma
non
tanto
lontano
che
a
lui
non
pervenga
l
'
eco
dei
pianti
e
dell
'
imprecazioni
delle
migliaia
d
'
orfani
e
di
vedove
che
per
lui
son
ridotte
a
stendere
la
mano
!
Ma
di
maggiore
infamia
si
doveva
macchiare
Favre
contro
Garibaldi
e
di
ciò
sapranno
tra
poco
i
lettori
.
L
'
armistizio
fu
la
testa
di
Medusa
dell
'
entusiasmo
nostro
;
io
vidi
qualcuno
piangere
:
la
maggior
parte
si
sbizzariva
lanciando
improperii
a
Favre
e
alla
Francia
:
quella
sera
non
canti
per
le
vie
,
non
le
allegre
conversazioni
dei
giorni
passati
,
ma
una
musoneria
generale
...
non
vi
era
più
fede
!
Un
'
ordine
del
giorno
di
Garibaldi
nel
quale
ci
si
esortava
ad
addestrarsi
nelle
armi
,
ad
attender
preparati
il
momento
della
riscossa
,
fece
credere
a
diversi
che
non
sarebbe
stata
cosa
impossibile
il
potersi
di
nuovo
misurare
col
nemico
e
ciò
fece
rinascere
un
poco
quella
gaiezza
di
cui
davano
tanta
prova
ne
'
dì
del
pericolo
i
Garibaldini
.
Per
conto
mio
non
mi
illudevo
:
armistizio
non
poteva
significare
che
pace
disonorante
:
la
resa
di
Parigi
lo
diceva
troppo
chiaràmente
,
eppoi
da
quando
in
qua
i
seguaci
di
Garibaldi
potranno
ottenere
un
completo
trionfo
?
..
Gli
unitari
d
'
oggi
non
lo
relegarono
nel
60
a
Caprera
,
mentre
volava
alla
conquista
di
Roma
?
Gli
arfasatti
che
gli
si
caccian
sempre
davanti
non
gli
han
fatto
sgombrare
il
Tirolo
,
quando
palmo
a
palmo
lo
aveva
conquistato
,
mentre
a
Lissa
e
Custoza
veniva
oltraggiata
la
bandiera
italiana
?
..
Non
fu
il
prode
Generale
ferito
da
piombo
italiano
a
Aspromonte
?
..
Non
fu
lasciato
dopo
la
vittoria
di
Monterotondo
,
solo
a
Mentana
e
si
lasciarono
scannare
i
suoi
generosi
,
mentre
trentamila
uomini
di
truppa
italiana
erano
sul
confine
?
Non
si
è
sempre
cercato
di
sfruttare
i
suoi
trionfi
,
facendolo
poi
passare
quasi
per
un
pazzo
per
un
avventuriere
?
Non
si
è
avuto
il
coraggio
di
stampare
,
che
lo
si
aveva
aiutato
,
mentre
si
era
tentato
ogni
mezzo
per
avversarlo
o
per
screditarlo
?
..
I
repubblicani
francesi
erano
presso
a
poco
gli
stessi
pagliacci
dei
consorti
italiani
,
ed
era
da
prevedersi
quello
che
era
avvenuto
,
quello
che
avvenne
dipoi
.
Ma
muovan
pur
guerra
le
anime
vili
e
i
livreati
pigmei
a
quest
'
uomo
che
da
solo
basterebbe
a
riabilitare
la
società
,
tentino
pure
di
schiacciarlo
e
di
avvilirlo
,
Garibaldi
vincerà
sempra
in
nome
della
libertà
,
vincerà
anche
perdendo
perché
il
suo
nome
oramai
rappresenta
una
idea
e
le
idee
non
si
vìncono
.
CAPITOLO
XXII
.
Passammo
il
lunedì
svogliatamente
,
senza
conclusione
alcuna
:
fino
allora
il
pensiero
dell
'
Italia
di
rado
balenava
nella
nostra
mente
,
ma
dall
'
ora
fatale
in
cui
cominciò
a
tenzonarci
nel
capo
il
dubbio
che
non
avremmo
fatto
più
alcuna
cosa
,
vennero
ad
assalirci
tutte
ad
un
tratto
le
care
affezioni
alle
quali
avevamo
dato
un
'
addio
,
ed
un
cocente
desiderio
di
rivarcare
le
Alpi
occupò
le
nostre
anime
.
-
Noi
abbiamo
finito
di
combattere
-
Dicevo
alla
vaga
Luisa
che
colla
testolina
chinata
sempre
osava
appena
guardarci
.
-
Oh
!
voi
siete
felice
..
voi
rivedrete
la
vostra
bella
io
me
la
immagino
...
una
charmante
pétite
Italienne
.
-
No
,
assicuratevelo
,
io
non
son
punto
felice
!
-
E
perché
?
-
Voi
...
Francese
...
mi
potete
domandare
il
perchè
?
-
Io
Francese
vedo
che
siamo
traditi
.
-
E
...
e
..
-
gridai
io
dimenticandomi
di
parlare
con
una
donna
.
-
Ed
ho
pianto
-
Sussurrò
lei
con
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Vi
ricorderete
di
me
?
-
Sempre
...
ci
avete
il
vostro
ritratto
?
-
No
!
-
Me
lo
manderete
?
-
Ve
lo
prometto
!
-
Grazie
...
io
voglio
tanto
bene
ai
Garibaldini
.
Questa
parola
fu
un
balsamo
per
l
'
esacerbato
mio
spirito
;
di
cosa
non
è
capace
una
donna
?
...
Per
niente
gli
antichi
non
immaginarono
Ercole
che
fila
ai
piedi
di
Onfale
.
E
così
venne
il
martedì
,
giornata
che
noi
credevamo
simile
alle
altre
che
ci
aspettavano
,
per
monotomia
e
che
grazie
alla
lealtà
dei
governanti
francesi
doveva
esser
pregna
per
noi
di
avvenimenti
di
nuovissimo
genere
.
Usciti
di
casa
riscontrammo
la
legione
Ravelli
,
che
colla
musica
in
testa
marciava
verso
la
direzione
della
barriera
del
Parco
.
-
Dove
andate
?
-
Domandai
al
capitano
Becherucci
che
si
era
staccato
dalla
sua
compagnia
per
salutarmi
.
-
Ma
...
sento
un
presentimento
che
mi
dice
che
ci
si
avvia
verso
l
'
Italia
.
Il
mio
amico
doveva
esser
profeta
.
Erano
appena
le
undici
e
Mecheri
,
Ghino
ed
io
mangiavamo
delle
paste
in
una
bottega
di
faccia
al
teatro
.
Digione
era
piena
di
pasticcerie
,
dove
si
mangiavano
dei
pasticcetti
eccellenti
.
Tutto
ad
un
tratto
,
quando
meno
lo
si
aspettava
,
vedemmo
formarsi
dei
capannelli
di
gente
che
discorreva
con
animazione
:
poi
ci
giunsero
agli
orecchi
dei
colpi
d
'
artiglieria
:
credevamo
sognare
:
si
pagò
il
conto
,
si
andò
in
strada
e
cercammo
raccapezzare
qualchecosa
tra
le
mille
versioni
che
si
davano
del
fatto
inopinato
.
-
I
Prussiani
si
avanzano
...
-
O
l
'
armistizio
?
-
Quei
barbari
non
rispettano
niente
!
-
No
...
è
Menotti
che
di
motuproproprio
ha
attaccato
il
fuoco
.
-
Ed
ora
espone
la
città
a
chi
sa
quale
disastro
!
-
È
impossibile
-
Urlammo
noi
-
Menotti
sa
il
suo
dovere
.
-
È
vero
,
è
vero
-
Ripetevano
allora
i
popolani
e
davano
del
grullo
a
chi
aveva
accampato
un
così
sciocco
discorso
.
-
Qui
non
si
saprà
nulla
-
Disse
Mecheri
-
andiamo
alla
caserma
che
è
a
pochi
passi
.
Era
così
giusto
questo
consiglio
che
non
differimmo
un
'
istante
a
metterlo
in
pratica
.
Alla
caserma
il
foriere
aveva
fatta
caricare
tutte
le
casse
e
i
registri
su
di
un
carro
a
cui
era
già
stata
attaccata
la
rozza
più
arrembata
della
nostra
scuderia
.
-
Partiamo
?
-
Si
domandò
,
appena
giungemmo
.
-
Non
lo
so
.
-
E
allora
a
cosa
servono
questi
preparativi
?
-
Questi
preparativi
?
...
Gli
ho
fatti
per
precauzione
...
però
ho
mandato
a
prendere
ordini
al
quartier
generale
...
-
O
il
tenente
?
-
Non
l
'
ho
veduto
-
E
tutti
gli
altri
?
-
Nemmeno
per
sogno
!
Frattanto
le
trombe
della
compagnia
delle
mitragliatrici
,
compagnia
che
aveva
stanza
poco
distante
da
noi
,
suonavano
a
raccolta
e
poco
dopo
i
soldati
della
medesima
si
muovevano
in
completa
assetto
di
marcia
.
Poco
dopo
gli
Usseri
,
nostri
vicini
di
caserma
,
montavano
a
cavallo
e
partivano
a
mezzotrotto
.
Decidemmo
di
prendere
la
stessa
direzione
,
allorché
vedemmo
venire
a
noi
il
sottotenente
Mussi
e
il
caporale
Luperi
,
che
essendosi
portati
fuori
della
città
per
recare
una
lettera
al
colonnello
Tanara
,
ci
ragguagliarono
,
essere
cominciato
un
fuoco
abbastanza
lento
tra
le
due
artiglierie
.
Ci
dissero
essere
ottimo
lo
spirito
dei
volontari
,
ma
che
nessuno
sapeva
farsi
ragione
,
del
come
i
Prussiani
,
violando
i
trattati
si
avanzassero
verso
di
noi
con
colonne
strapotentissime
.
Tra
gli
altri
Garibaldini
in
faccia
al
nemico
si
trovava
quel
giorno
il
bravo
Pais
,
che
deposto
il
berretto
da
colonnello
e
,
messosene
uno
di
pelo
,
marciava
come
un
semplice
soldato
,
munito
di
carabina
.
Dopo
essere
stato
destituito
da
Frapolli
,
l
'
integro
patriotta
,
l
'
onesto
repubblicano
era
corso
là
dove
aveva
spedito
tanti
uomini
che
non
si
volevano
far
partire
,
esponendosi
fino
d
'
allora
ad
essere
destituito
e
a
subire
un
consiglio
di
guerra
.
Si
andò
alla
prefettura
;
v
'
incontrammo
Ricci
che
ci
ordinò
di
star
pronti
;
domandammo
ragione
di
quel
diascoleto
ed
ei
ce
lo
spiegò
con
poche
parole
.
Il
governo
della
difesa
Nazionale
,
non
ultima
disgrazia
della
disgraziatissima
Francia
,
non
aveva
compreso
nel
patto
proposto
i
dipartimenti
della
Côte
d
'
Or
,
del
Doubs
e
del
Jura
.
Quindi
sospensione
d
'
ostilità
per
tutti
gli
eserciti
fuori
che
per
il
nostro
:
si
voleva
avere
il
gusto
di
vedere
sconfitti
anche
i
pochi
cialtroni
che
sapevano
farsi
ammazzare
,
perchè
non
avevano
niente
da
perdere
...
a
detta
di
loro
!
-
Nessuno
avviso
era
stato
comunicato
a
Garibaldi
su
questa
clausola
dello
iniquo
contratto
:
così
si
ricompensava
l
'
eroe
generoso
,
che
unico
aveva
vinto
,
che
unico
aveva
strappato
una
bandiera
ai
Prussiani
:
così
si
ricompensava
l
'
ardente
figlio
della
libertà
,
che
,
pur
di
porre
il
suo
braccio
a
disposizione
della
repubblica
,
aveva
dimenticato
le
prodezze
francesi
del
1849
,
le
maraviglie
degli
Chassepots
che
il
vile
de
Failly
aveva
provato
contro
i
petti
dei
generosi
figli
d
'
Italia
a
Mentana
.
Sorpresi
da
imponenti
colonne
nemiche
nelle
loro
posizioni
,
i
nostri
sarebbero
caduti
vittime
dell
'
infame
tranello
e
già
i
Prussiani
triplicati
di
numero
pregustavano
le
gioie
di
una
facile
vittoria
,
ma
i
traditori
francesi
e
i
generali
nemici
avevano
fatto
i
conti
senza
Garibaldi
:
non
mi
si
venga
ad
impugnare
la
valentia
strategica
dell
'
illustre
Italiano
,
non
mi
si
dica
che
solo
alla
fortuna
e
al
coraggio
si
debbano
i
grandi
trionfi
che
egli
ha
riportato
:
quel
giorno
si
videro
chiaramente
le
sue
virtù
militari
,
ed
egli
fu
più
grande
nella
precipitosa
ritirata
dalla
Borgogna
che
nelle
tre
celebri
giornate
che
tanta
gloria
aggiunsero
alla
nostra
povera
Italia
.
I
nemici
furono
tenuti
a
bada
per
tutto
il
giorno
dai
nostri
cannoni
:
Menotti
,
i
suoi
ufficiali
facevano
da
puntatori
,
e
in
questo
tempo
le
truppe
si
avviavano
verso
Chagny
.
-
Ma
sicché
dobbiam
proprio
partire
?
-
Domandammo
al
nostro
tenente
che
ci
dava
tutti
questi
ragguagli
.
-
Purtroppo
.
Andammo
a
casa
:
facemmo
in
pochi
momenti
il
nostro
modesto
bagaglio
e
senza
avere
il
coraggio
dì
salutare
i
nostri
ospiti
,
scendemmo
a
rotta
di
collo
le
scale
.
-
Ou
allez
vous
?
-
Ci
domandò
allorché
ci
vide
passare
la
Luisa
,
sorpresa
in
vederci
in
perfetta
tenuta
di
marcia
.
-
Andiamo
a
batterci
-
Rispondemmo
noi
tutti
.
-
Vraiment
?
-
Sulla
nostra
parola
!
-
Sayes
prudents
-
susurrò
a
mezza
bocca
e
volle
a
ogni
costo
baciarmi
alla
presenza
di
tutti
.
Gli
angioli
del
Signore
,
favoleggiati
dai
buoni
credenti
,
non
avrebbero
avuto
di
che
velarsi
la
faccia
,
e
quel
bacio
doveva
esser
l
'
ultimo
che
io
riceveva
dalla
vezzosa
fanciulla
.
Arriviamo
al
quartier
generale
,
il
partire
dei
carri
aveva
prodotto
un
'
adunanza
insolita
di
gente
davanti
alla
porta
:
tra
le
molte
persone
scorgo
le
due
gentili
figliole
della
nostra
padrona
di
casa
:
cerco
sfuggirle
:
mi
chiamano
:
non
vi
è
dubbio
,
esse
pure
mi
ripeteranno
l
'
importuna
e
dolorosa
richiesta
.
-
Dove
andate
?
-
Partiamo
.
-
Sul
serio
?
-
Così
non
fosse
!
-
Ma
la
ragione
?
...
-
Chiedetela
a
Favre
ed
agli
altri
vigliacchi
che
volevano
ricompensarci
di
quel
poco
che
abbiamo
fatto
,
mettendoci
in
trappola
.
Le
ragazze
mi
guardaron
fisse
negli
occhi
,
poi
chinarono
i
proprii
e
si
tacquero
;
e
in
questo
tempo
mille
altre
domande
sullo
stesso
tenore
si
rivolgevano
a
noi
,
e
noi
ci
sfogavamo
a
dire
tutto
il
male
possibile
degli
eroi
da
commedia
che
per
vigliaccheria
rovinavano
in
quel
momento
la
Francia
,
ed
i
Digionesi
facevano
eco
alle
nostre
invettive
.
Arriva
il
Piccini
tutto
sonnacchioso
.
Che
ci
è
di
nuovo
?
-
Proferisce
con
uno
sbadiglio
.
-
C
'
è
di
nuovo
che
noi
si
parte
.
-
E
perché
?
-
Perché
non
siamo
compresi
nell
'
armistizio
.
-
O
la
mia
compagnia
?
-
Sarà
partita
.
-
Ed
io
?
-
Vieni
con
noi
!
-
Vengo
subito
:
vo
a
dire
addio
a
due
bambine
e
vi
raggiungo
.
E
via
a
gran
carriera
.
-
Le
Guide
alla
Stazione
-
Grida
poco
dopo
il
Ricci
-
la
tromba
vada
suonando
per
chiamar
gli
sbandati
.
A
quattro
a
quattro
,
con
accompagnamento
di
tromba
e
di
bestemmie
,
traversando
la
città
le
cui
botteghe
eransi
chiuse
ad
un
tratto
,
arrivammo
al
gran
piazzale
,
dove
si
doveva
attendere
quei
pochi
che
avevano
un
cavallo
e
che
dovevano
ricevere
ordini
sull
'
itinerario
che
avevasi
da
percorrere
per
recarsi
a
Chagny
.
Sul
piazzale
vi
era
una
confusione
indicibile
:
cariaggi
,
cannoni
,
trasvolavano
tra
l
'
incerto
chiarore
(
era
sorta
la
notte
)
a
noi
davanti
,
provocando
esclamazioni
che
io
non
riporto
per
non
fare
arrossire
la
mia
leggitrice
:
tutti
eravamo
stizziti
e
non
si
cercava
che
un
pretesto
qualunque
onde
dar
sfogo
alla
bile
.
Un
vivandiere
della
guardia
mobile
arrota
col
suo
baroccio
un
di
noi
...
-
Figlio
di
un
cane
!
...
Accidenti
a
te
e
alla
Francia
...
Strilla
l
'
offeso
e
un
concerto
di
fischiate
si
fa
udire
per
quell
'
aure
.
I
moblots
si
erano
addossati
ai
lati
della
piazza
,
mettendo
in
fasci
i
loro
fucili
e
intuonando
ad
ora
ad
ora
la
Marsigliese
...
ci
voleva
il
loro
coraggio
!
...
Questi
canti
che
mai
eransi
da
loro
uditi
,
durante
il
pericolo
,
fecero
saltare
a
qualcuno
dei
nostri
più
bizzoso
,
il
pulcino
,
e
quindi
lotte
con
scambi
di
pugni
,
subito
appacificate
dai
superiori
:
qualcuno
altro
per
far
la
burletta
si
divertiva
a
vociare
:
Les
Prussiens
,
les
Prussiens
e
compagnie
intere
scappavano
,
poco
curandosi
dei
loro
armamenti
:
ma
allorché
potemmo
ammirare
una
fuga
dirotta
,
si
fu
,
quando
un
cavallo
del
treno
,
lasciato
in
balìa
di
se
stesso
si
diè
a
saltare
a
scavezzacollo
in
mezzo
alla
piazza
.
Un
grido
immenso
,
un
'
urtarsi
,
un
rovesciarsi
addosso
ai
fasci
di
armi
,
una
Babilonia
insomma
da
far
perder
la
testa
.
Ricciotti
era
vicino
all
'
arco
di
trionfo
,
battendo
i
piedi
e
sbuffando
:
poco
più
in
là
un
volontario
consolava
in
Italiano
un
bel
fior
di
ragazza
che
si
struggeva
in
lacrime
;
a
poca
distanza
una
guida
per
smaltire
il
malumore
si
divertiva
a
pestare
i
calli
,
di
alcuni
mobilizzati
che
si
erano
sdraiati
.
Il
cannone
era
cessato
:
la
notte
era
fredda
,
ma
tranquillissima
;
un
bel
chiaro
di
luna
faceva
spiccare
sul
fondo
stellato
,
nel
quale
errava
qua
e
là
qualche
vagabonda
nuvoletta
bianca
e
diafana
,
le
purissime
linee
della
guglia
di
San
Benigno
...
Le
case
non
apparivano
che
incerte
masse
nere
ad
ora
ad
ora
intramezzate
da
un
lumicino
,
o
dall
'
argenteo
riflesso
dei
raggi
ripercossi
sui
vetri
:
un
chiarore
confuso
s
'
inalzava
sui
tetti
.
O
Digione
,
o
Digione
come
mi
apparivi
cara
in
quel
tristo
momento
!
...
Come
mi
si
strinse
il
cuore
al
pensiero
di
doverti
lasciare
!
Il
sangue
generoso
dei
nostri
compagni
morti
nelle
fertili
pianure
che
ti
ricingono
ti
ha
legata
all
'
Italia
!
...
Le
gentilezze
che
tu
facesti
ai
suoi
cari
,
le
cure
assidue
,
più
che
fraterne
che
hanno
da
te
ricevuto
i
nostri
feriti
hanno
a
te
legato
l
'
Italia
-
Oh
!
venga
il
nemico
-
Io
pensava
tra
me
nell
'
esaltazione
del
dispiacere
-
venga
e
mi
uccida
qui
,
proprio
sotto
quest
'
arco
...
Oh
!
che
io
possa
morire
piuttostochè
di
accingermi
a
questa
dipartita
fatale
,
che
mi
fa
sprezzare
l
'
umanità
,
che
mi
fa
vergognare
di
essere
uomo
.
-
Su
...
su
...
non
ci
è
tempo
da
perdere
-
Mi
grida
il
foriere
-
Alla
stazione
.
-
Partiamo
col
treno
?
...
-
Sì
nello
stesso
convoglio
del
Generale
.
Con
uno
sforzo
sovrumano
arriviamo
a
varcare
i
cancelli
:
un
'
infinità
di
mobilizzati
ed
anche
qualche
Italiano
,
o
di
riffe
o
di
raffe
,
pretendevano
forzare
la
consegna
e
risparmiarsi
,
assoggettandosi
a
degli
urtoni
o
al
pericolo
di
qualche
partaccia
,
una
trentina
di
kilometri
da
farsi
colla
cavalcatura
di
San
Francesco
.
Arriviamo
sotto
la
stazione
:
lì
troviamo
qualche
aiutante
del
Generale
,
diversi
ufficiali
di
stato
maggiore
e
un
convoglio
a
cui
era
già
stata
attaccata
la
macchina
..
quel
convoglio
però
non
era
per
noi
,
esso
era
stato
serbato
ai
feriti
.
Garibaldi
non
era
anche
giunto
:
il
generoso
eroe
dei
due
mondi
voleva
partire
soltanto
,
allorché
sarebbe
stato
sicuro
che
nessuno
dei
suoi
cari
,
sofferente
,
potesse
cadere
nelle
mani
dell
'
inimico
.
Appena
partito
il
treno
,
cominciano
ad
arrivare
nuovi
stroppi
:
si
buttano
sulle
panche
della
stazione
gemendo
ed
urlando
;
alcune
donne
prestano
loro
qualche
soccorso
o
qualche
conforto
.
Si
appresta
un
'
altro
convoglio
-
Speriamo
sia
il
nostro
dice
qualcuno
;
si
domanda
al
capo
stazione
,
o
a
una
guardia
qualunque
e
ci
risponde
negativamente
.
Allora
la
solita
storia
delle
mille
chiacchiere
inutili
.
-
O
sta
a
vedere
,
che
ci
prendono
come
salami
!
-
Sentite
ma
certe
ostinazioni
non
le
si
capiscono
.
-
E
se
andassimo
in
quel
treno
lì
?
-
Ma
noi
si
ha
l
'
ordine
di
star
qui
.
-
Eppoi
abbandonereste
il
nostro
vecchio
?
-
E
se
fosse
partito
?
Un
grido
di
disapprovazione
copriva
queste
ultime
parole
,
e
il
disgraziato
che
sbadatamente
le
aveva
proferite
,
ebbe
dicatti
a
rincantucciarsi
e
a
non
farsi
più
vivo
durante
tutto
il
viaggio
.
Qualcuno
più
furbo
di
lui
,
ma
con
la
stessa
tremarella
,
mentre
gli
altri
si
perderono
in
chiacchiere
,
facendo
lo
zoppo
od
il
monco
,
entrò
in
qualche
vagone
,
gabbando
le
guardie
e
anticipando
il
momento
di
scappar
di
mano
a
quei
Prussiani
che
l
'
esaltata
immaginazione
facea
vedere
a
pochi
passi
.
La
locomotiva
dà
un
fischio
,
ed
il
triste
convoglio
dei
feriti
si
dilegua
ai
nostri
occhi
.
La
stazione
resta
un
po
'
più
libera
!
..
Si
attacca
la
carrozza
del
Generale
;
è
un
vagone
di
prima
,
a
cui
fa
seguito
uno
di
seconda
per
lo
stato
maggiore
:
è
preceduto
da
due
carri
per
i
bagagli
.
Entrano
il
colonnello
Bossi
e
il
Capitano
Galeazzi
.
-
Guide
-
Dice
quest
'
ultimo
-
Che
nessuno
monti
in
questo
convoglio
..
ad
eccezione
di
voi
...
-
E
dove
andremo
?
-
Su
..
tra
i
bagagli
.
Prendiamo
d
'
assalto
i
due
carri
,
dove
ci
accomodiamo
alla
meglio
.
Dopo
pochi
minuti
subito
una
questione
in
capo
del
carro
..
-
Giù
...
sacramento
!
Che
c
'
è
?
-
Siamo
Italiani
come
voi
,
Dio
....
.
-
C
'
è
l
'
ordine
di
non
far
salire
che
Guide
.
-
E
noi
siamo
della
legione
Tanara
..
della
legione
di
ferro
..
-
O
di
ferro
o
di
rame
noi
rispettiamo
gli
ordini
.
-
E
noi
siamo
qui
...
-
Giù
...
giù
.
E
qui
qualche
colpo
di
mano
e
qualche
pedata
:
quindi
gran
discussione
di
ufficiali
,
a
cui
finiamo
col
prender
parte
noi
tutti
.
-
Dagli
ragione
-
Mi
dice
un
Livornese
-
Non
vedi
che
fiasca
di
vino
hanno
a
tracolla
...
per
strada
fa
comodo
.
Si
urla
,
si
strepita
..
molti
scendono
,
poi
risalgono
e
i
due
non
van
via
...
-
Il
Generale
-
Grida
una
voce
.
Tutto
tace
e
nessuno
più
pensa
al
meschino
incidente
.
All
'
udire
che
ci
è
Garibaldi
,
mi
si
prende
uno
stringimento
di
cuore
,
e
mi
spenzolo
dal
carro
onde
meglio
vederlo
.
Povero
eroe
!
..
Come
ti
han
ricompensato
i
falsi
repubblicani
di
Francia
,
ma
tu
sai
deludere
le
inique
lor
mire
,
ma
tu
sai
sventare
i
loro
infami
tranelli
!
Garibaldi
era
serio
,
ma
,
come
sempre
,
sereno
,
ma
come
sempre
spirante
dal
volto
una
bontà
che
è
impossibile
descrivere
:
lo
accompagnava
il
generale
Bordone
,
che
non
partì
con
noi
:
a
poca
distanza
da
lui
venivano
il
maggior
Fontana
e
il
tenente
Grossi
.
Tutti
quelli
,
che
erano
sotto
la
stazione
si
levarono
il
cappello
:
il
Generale
,
appoggiandosi
su
un
bastoncello
,
stiè
un
pò
fermo
e
girò
uno
sguardo
malinconico
all
'
intorno
.
Parlò
a
lungo
con
un
signore
,
tutto
vestito
di
nero
,
con
barba
,
(
credo
il
sindaco
od
il
prefetto
)
poi
si
mosse
per
montar
nel
vagone
.
Un
vecchio
venerando
gl
'
impedisce
l
'
andare
per
serrargli
la
mano
.
Il
Generale
lo
guarda
,
poi
ricambia
affettuosamente
la
stretta
.
Non
so
perché
,
ma
ho
voglia
di
piangere
.
Tutti
ci
sentiamo
commossi
:
un
guardatreno
grida
:
Vive
Galibardi
...
nessuno
risponde
:
in
quell
'
istante
ogni
evviva
era
superfluo
:
la
vera
grandezza
disdegna
le
facili
manifestazioni
del
volgo
.
Il
Generale
è
in
carrozza
:
la
locomitiva
fischia
:
siamo
in
movimento
.
Do
un
'
ultima
occhiata
a
Digione
,
appena
mosso
,
nè
mi
sento
capace
di
staccar
più
gli
occhi
da
lei
.
Quanti
ricordi
,
quanta
parte
di
cuore
noi
non
lasciamo
là
entro
!
Come
mi
tornarono
in
mente
in
quel
brutto
istante
tutti
gli
sforzi
che
avevamo
fatto
per
giungere
in
Francia
,
come
mi
apparvero
caramente
dilette
le
peripezie
che
ci
avevano
conturbato
,
come
desideravo
che
il
tempo
avesse
potenza
di
tornare
indietro
tre
mesi
per
provare
di
nuovo
le
belle
emozioni
che
tanto
mi
apparvero
gradite
in
allora
!
Oh
!
come
mi
sembrarono
giusti
i
versi
del
gentile
poeta
:
«
Les
chants
,
que
on
les
entend
le
soir
dans
la
campagne
«
Plus
ils
vont
s
'
eloignant
,
plus
leur
charme
nous
gagne
....
«
Ainsi
de
souvenirs
qui
bercent
nôtre
coeur
!
Erano
dolci
memorie
quelle
che
cullavano
il
mio
spirito
affralito
,
e
nella
dolce
serenità
del
ricordo
lontano
io
giungevo
a
raccapezzare
un
po
'
di
quella
poesia
che
purtroppo
erasi
estinta
!
Garibaldi
,
non
è
inutile
il
ripeterlo
,
si
mostrò
abilissimo
generale
nella
precipitosa
nostra
ritirata
:
niente
restò
in
mano
a
un
nemico
che
ci
capitò
addosso
,
quando
meno
lo
si
aspettava
:
il
primo
febbraio
la
Côte
d
'
Or
era
sgombra
assolutamente
dall
'
armata
dei
Vosgi
.
CAPITOLO
XXIII
.
Batteva
mezzanotte
e
noi
ci
fermavamo
a
Chagny
:
non
una
persona
era
nella
stazione
:
Garibaldi
e
il
suo
seguito
si
ritirarono
nella
stanza
di
aspetto
dei
viaggiatori
di
seconda
classe
.
Una
guardia
mi
battè
sulle
spalle
e
accennandomi
il
Generale
che
entrava
in
quella
stanza
,
sorreggendosi
al
braccio
del
capitano
Galeazzi
,
con
voce
commossa
mi
disse
:
Cinque
uomini
,
come
quello
,
e
la
Francia
era
salva
!
Per
tutta
risposta
io
gli
strinsi
calorosamente
la
mano
.
Il
breve
viaggio
che
avevamo
dovuto
fare
in
ferrovia
era
stato
più
che
sufficiente
per
aggrappirmi
tutte
le
membra
,
poiché
quel
diabolico
freddo
che
ci
aveva
perseguitato
,
durante
tutta
la
campagna
,
non
aveva
la
minima
volontà
di
cessare
;
ci
buttammo
per
questa
potentissima
ragione
nel
caffè
dove
fortunatamente
vi
era
una
stufa
,
e
cercammo
di
riscaldarci
alla
meglio
.
-
E
non
potremo
andare
in
città
?
-
Azzardò
qualcuno
di
domandare
al
Ricci
.
-
Noi
dobbiamo
stare
a
guardia
del
Generale
.
-
E
sia
-
Rispondemmo
in
coro
,
ordinando
una
,
o
più
bottiglie
di
vino
.
Poco
dopo
vedemmo
Garibaldi
che
ascendeva
la
piccola
scala
,
che
è
in
fondo
al
caffè
della
stazione
di
Chagny
:
l
'
uomo
eroico
ci
volse
uno
sguardo
,
uno
di
quelli
sguardi
mestamente
soavi
,
nei
quali
è
compreso
un
poema
:
noi
tutti
lo
capimmo
alla
prima
e
istintivamente
ci
levammo
il
cappello
:
era
impossibile
non
venerare
l
'
eroe
che
per
un
'
idea
aveva
affrontato
nella
vecchiezza
disagii
,
fatiche
inesprimibili
,
era
impossibile
non
venerare
l
'
uomo
che
così
infamemente
ricompensato
,
collo
sconforto
nell
'
anima
,
aveva
un
'
occhiata
di
conforto
per
noi
:
quella
semplice
occhiata
ci
rendeva
più
grandi
,
più
generosi
.
Ah
!
..
non
mi
scappi
fuori
una
scuola
novellina
a
sostenere
che
i
popoli
si
debbano
solamente
muovere
per
gl
'
interessi
materiali
:
oh
...
non
mi
si
dica
che
il
correre
dietro
ai
sogni
e
alle
generose
utopie
addimostra
un
'
ingenuità
d
'
animo
quasi
primitiva
!
..
Io
li
capisco
sogni
siffatti
,
io
li
capisco
tanto
,
che
ne
sono
entusiasta
.
Oh
,
mi
si
lasci
morire
per
una
di
queste
generose
utopie
,
mi
si
facciano
provare
tutte
le
asprezze
della
vita
disagiata
del
campo
,
tutte
le
emozioni
di
colui
che
dice
un
addio
per
il
vagheggiato
ideale
alle
dolcezze
della
vita
;
in
oggi
che
si
fa
guerra
ad
oltranza
alla
poesia
,
oh
,
si
lasci
questo
piccolo
scampo
a
chi
vuole
appartarsi
da
questa
società
di
calunniati
e
di
calunniatori
,
di
strozzini
e
di
morti
di
fame
,
oh
!
ci
si
permetta
di
utilizzare
delle
vite
,
forse
disutili
,
per
le
nostre
aspirazioni
,
che
si
potranno
mettere
in
ridicolo
,
ma
sulla
cui
santità
nessuno
onesto
potrà
nutrire
sospetto
veruno
!
Erano
passati
pochi
minuti
,
allorché
un
ufficiale
ci
notificò
,
che
non
ordine
ma
desiderio
del
nostro
generale
era
quello
che
si
andasse
a
riposare
in
città
:
tanto
Garibaldi
al
contrario
dei
soliti
generali
pieni
di
boria
ha
carità
,
dei
suoi
sottoposti
!
Non
vi
sto
a
dire
come
questo
desiderio
corrispondesse
al
nostro
,
pure
tutti
noi
ad
una
voce
dicemmo
che
nessuno
avrebbe
abbandonato
quel
luogo
,
tenendosi
tutti
troppo
onorati
di
mostrare
al
grande
uomo
,
quanto
fosse
la
nostra
riconoscenza
e
il
nostro
rispetto
per
lui
.
-
No
,
no
-
Ci
ripetè
l
'
ufficiale
-
Qui
non
vi
è
alcun
pericolo
:
qui
non
vi
è
bisogno
di
guardie
:
Garibaldi
si
avrebbe
molto
per
male
,
se
voi
non
lo
secondaste
.
E
allora
?
....
Via
a
rotta
di
collo
in
paese
.
CAPITOLO
XXIV
.
Tutto
era
calmo
:
il
rumore
dei
nostri
squadroni
e
dei
nostri
sproni
turbava
soltanto
il
sepolcrale
silenzio
in
cui
erano
avvolte
le
poche
vie
di
Chagny
:
nella
quiete
quasi
lugubre
di
quella
serata
a
mille
doppi
sembrava
più
potente
il
rumore
prodotto
da
noi
,
e
ripercosso
dall
'
eco
:
s
'
illuminò
qualche
finestra
,
ma
per
pochi
minuti
:
il
pacifico
cittadino
,
rassicurato
che
non
vi
era
nulla
a
temere
,
spengeva
il
lume
e
tornava
di
certo
a
gustare
il
calduccio
delle
coltri
,
quel
calduccino
che
io
cominciava
a
vagheggiare
come
un
sogno
irrealizzabile
.
Con
molta
fatica
si
perviene
a
trovare
la
Mairie
:
meno
male
che
le
finestre
sono
illuminate
.
I
nostri
capi
,
riflettiamo
fra
noi
,
avranno
telegrafato
,
e
gli
alloggi
saranno
già
pronti
.
Le
nostre
induzioni
erano
,
come
d
'
ordinario
,
falsissime
.
-
Dove
è
il
Maire
?
...
Domandiamo
a
un
villanzone
che
scaldandosi
le
mani
alla
stufa
andava
tanto
in
brodo
di
giuggiole
da
non
avvedersi
nemmeno
che
noi
eravamo
entrati
.
-
Son
io
-
Ci
risponde
questo
con
certo
sussiego
.
Cosa
desiderano
?
-
Cosa
desideriamo
?
....
Ci
vuoi
poco
a
capirlo
!
...
Un
biglietto
d
'
alloggio
.
-
Sapristi
!
,
..
Vi
pare
ora
conveniente
?
-
Siamo
arrivati
ora
!
...
-
Ma
ora
dormono
tutti
:
-
Poco
importa
!
...
Li
sveglieremo
.
-
Ma
...
guardino
!
-
Pretenderebbe
che
sì
dormisse
in
strada
?
..
-
Dopo
quello
che
si
è
fatto
per
voi
?
-
Aggiunse
un
amico
in
pretto
Livornese
-
Ah
!
Francesi
,
Francesi
,
se
si
fosse
,
mondo
birbone
,
soldati
del
vostro
schifoso
imperatore
o
del
papa
...
Il
Maire
confuso
,
senza
capire
un
'
acca
all
'
ultimo
discorso
,
andò
a
un
tavolino
per
stendere
i
famosi
biglietti
.
Un
urtone
spalanca
la
porta
,
ed
un
'
altra
mandata
dei
nostri
si
butta
addosso
al
tavolino
....
I
nuovi
venuti
son
la
bellezza
di
diciassette
,
tra
cui
una
vivandiera
.
-
Sapristi
-
Ripete
il
sindaco
con
voce
stizzita
-
C
'
est
impossible
loger
tout
ce
mond
là
!
...
Descrivere
il
bailamme
che
succede
a
tale
esclamazione
sarebbe
cosa
impossibile
:
tutti
parlano
a
un
tempo
,
tutti
intendono
snocciolare
le
loro
brave
ragioni
,
e
quel
pover
'
uomo
,
che
rappresenta
l
'
autorità
,
pare
il
sor
Cecchino
.
-
Ecco
come
ci
ricompensano
-
Continua
a
vociare
il
Livornese
.
-
Vogliamo
giustizia
-
Interrompe
un
altro
.
-
Io
voglio
soltanto
un
alloggio
....
-
Vous
étes
un
cochon
...
E
giù
di
seguito
sullo
stesso
tenore
.
Io
e
Bocconi
arriviamo
a
strappare
di
mano
il
primo
biglietto
vergato
e
via
di
galoppo
...
-
Rue
Saint
Antoin
?
-
Domandiamo
al
primo
che
passa
.
-
C
'
est
là
bas
.
-
Questo
ci
risponde
e
va
via
a
passi
concitati
.
Arriviamo
alla
destinazione
:
Numero
41
si
picchia
:
silenzio
glaciale
:
si
ripicchia
,
la
stessa
accoglienza
:
allora
pedate
;
è
poco
anche
questo
:
son
morti
dunque
in
questa
casa
?
Si
sfoderano
gli
squadroni
e
si
comincia
una
sinfonia
infernale
alla
porta
del
mal
capitato
,
che
il
municipio
ci
aveva
destinato
per
ospite
.
-
Mon
Dieu
-
strilla
una
voce
femminea
-
Il
y
a
donc
de
Prussiens
?
-
Siamo
Italiani
...
il
cittadino
Bicornet
abita
qui
?
-
Sì
cittadini
...
ma
è
a
letto
!
-
Si
svegli
!
-
E
cosa
volete
?
-
Abbiamo
il
biglietto
d
'
alloggio
...
-
C
'
est
impossible
!
..
Noi
abbiamo
di
già
uno
zuavo
...
-
Solite
storie
!
...
Aprite
o
vi
sfondiamo
la
porta
!
-
Nom
de
Dieu
!
...
veniamo
,
veniamo
.
Non
ho
mai
veduto
in
mia
vita
una
fisonomia
più
ridicola
di
quella
del
cittadino
Bicornet
.
Cogli
occhi
tuttora
fra
il
sonno
,
con
un
berretto
da
notte
dal
quale
scappavano
fuori
due
orecchi
che
non
avrebbero
minimamente
stuonato
sulla
testa
di
un
coniglio
,
il
povero
diavolo
,
basso
e
traccagnotto
come
un
fattore
ti
dava
l
'
idea
di
Don
Bartolo
,
quando
rimane
immobile
coma
una
statua
nel
finale
del
primo
atto
del
Barbiere
di
Siviglia
.
-
Cittadini
...
fratelli
...
amici
...
Italiani
...
sul
mio
onore
è
impossibile
che
vi
possa
albergare
.
-
E
perché
?
-
Guardate
...
e
,
se
siete
giusti
,
giudicherete
da
voi
stessi
.
Guardammo
:
in
quella
miserabile
stamberga
difatti
noi
non
scorgemmo
che
un
meschino
lettuccio
,
su
cui
era
disteso
un
bel
giovine
dalla
barba
bruna
,
probabilmente
lo
zuavo
,
il
quale
aveva
tuttora
il
braccio
al
collo
;
una
vecchiarella
sdraiata
su
di
un
pagliericcio
alzò
la
testa
al
nostro
arrivo
e
ci
guardò
con
occhi
stralunati
.
-
Signori
-
Ci
disse
il
giovine
-
Il
buon
soldato
deve
aver
sempre
rispetto
...
Guardate
se
il
mio
ospite
non
vi
diceva
la
verità
...
-
Non
ve
la
rifate
con
noi
,
ma
col
Maire
,
perché
c
'
invia
qui
,
quando
ci
siete
voi
.
-
Il
Maire
l
'
ha
presa
con
noi
-
Borbottò
il
buon
'
uomo
-
Al
principio
della
guerra
ebbe
il
coraggio
un
giorno
di
mandarmene
quindici
!
-
E
noi
che
faremo
?
-
Domandammo
in
tuono
di
compassione
a
Monsieur
Bicornet
.
-
Aspettate
-
Disse
questi
dopo
aver
riflettuto
-
venite
con
me
alla
Mairie
e
vi
fo
fare
un
biglietto
per
un
mio
amico
.
-
Tentiamo
anche
questa
.
-
Riflttemmo
noi
due
e
col
buon
'
uomo
rifacemmo
i
nostri
passi
.
Il
Maire
non
oppose
alcun
osservazione
al
cambiamento
dell
'
alloggio
,
e
noi
insieme
con
Bicornet
,
andammo
in
fondo
al
paese
in
una
meschina
casupola
,
alla
cui
porta
il
nostro
accompagnatore
bussò
replicatamente
.
Quello
che
doveva
albergarci
era
un
macchinista
della
ferrovia
;
egli
ci
accolse
con
un
sorriso
gentile
,
e
,
appena
passati
,
si
mise
a
rifarci
un
lettuccio
che
era
a
un
lato
della
stanza
,
mentre
nel
fondo
della
medesima
dispiegava
tutta
la
sua
pompa
un
letto
nunziale
,
dalle
cui
coltre
vedemmo
scappar
fuori
una
testa
di
donna
,
giovine
certo
,
bella
non
sì
poteva
propriare
,
poiché
il
lumicino
che
era
stato
acceso
al
nostro
arrivo
non
aveva
la
potenza
di
rischiarare
quella
stanza
,
quantunque
la
fosse
stretta
e
corta
come
una
carcere
.
Rifatto
il
letto
,
il
macchinista
con
franchezza
tutta
popolana
ci
disse
:
Ora
spogliatevi
e
dormite
,
che
dovrete
averne
bisogno
....
Buona
sera
!
Lo
spogliarsi
in
faccia
a
una
donna
che
ci
vedeva
per
la
prima
volta
,
ci
arrecava
un
certo
fastidio
:
pure
la
necessità
era
troppo
imperiosa
,
e
dopo
pochi
minuti
noi
stiravamo
le
nostre
membra
intirizzite
sotto
le
lenzuola
.
Il
sonno
si
ostinava
a
non
venire
,
quasichè
il
caso
volesse
proprio
farci
assistere
a
un
tormento
di
nuovo
genere
,
al
supplizio
di
Tantalo
riveduto
e
corretto
per
conto
nostro
....
Prima
delle
dolci
parole
tra
i
coniugi
,
poi
uno
scoccar
di
baci
....
Noiato
dalla
scena
che
rappresentavo
,
feci
un
solennissimo
starnuto
;
ahi
non
bastò
;
degli
interrotti
sospiri
....
Diedi
nel
braccio
al
Bocconi
,
egli
era
desto
come
me
,
e
finimmo
con
un
'
omerico
scoppio
di
risa
.
D
'
allora
in
poi
fu
silenzio
e
noi
attaccammo
un
sonno
magnifico
!
CAPITOLO
XXV
.
Chagny
fu
per
noi
una
vera
desolazione
:
fortuna
che
ci
si
trattenne
soltanto
due
giorni
.
Immaginatevi
un
paesucolo
più
sudicio
di
quelli
del
Napoletano
:
degli
abitanti
a
cui
non
pareva
vero
di
esserci
prodighi
di
sgarbi
e
d
'
impertinenze
,
e
non
avrete
immaginato
che
una
metà
delle
nostre
noie
.
L
'
intiera
armata
dei
Vosgi
si
riversò
,
come
valanga
,
su
queste
prime
case
del
dipartimento
della
Saône
et
Loire
ed
all
'
ora
in
cui
noi
ci
alzammo
da
letto
ci
fu
impossibile
il
rinvenire
,
neppure
a
peso
d
'
oro
,
un
tozzo
di
pane
.
I
soldati
affaticati
dalla
lunghissima
marcia
si
buttavano
lungo
le
strade
:
i
carriaggi
si
succedevano
a
ogni
minuto
:
a
ogni
minuto
vedevi
un
via
vai
di
ufficiali
di
stato
maggiore
,
di
staffette
,
di
batterie
;
alle
botteghe
di
fornaio
,
ai
caffè
,
ai
restaurants
una
pigia
di
persone
concitate
che
bestemmiavano
e
facevano
ai
pugni
tra
loro
;
noi
eravamo
affamati
,
ci
avevano
detto
al
quartier
generale
che
per
quel
giorno
saremmo
rimasti
in
paese
,
e
non
si
trovava
un
tozzo
di
pane
per
sfamarci
....
Oh
!
la
dolorosa
situazione
....
In
campagna
,
alla
guerra
,
ci
si
adatta
l
'
idea
del
sacrificio
,
di
un
dovere
da
compiersi
offre
soddisfazioni
più
belle
dì
quelle
di
un
bisogno
naturale
soddisfatto
,
ma
sicuri
di
non
scaricare
più
il
fucile
,
testimoni
di
una
pace
disonorevolissima
che
veniva
vigliaccamente
subita
da
una
nazione
,
fin
'
ora
rispettabile
,
noi
ci
sfogavamo
con
imprecazioni
,
e
forse
saremmo
stati
anche
capaci
di
qualche
malestro
,
pur
di
fugare
la
minima
sofferenza
.
Finalmente
,
verso
le
due
,
mi
riescì
d
'
agguantare
in
un
'
osteria
di
sesto
ordine
una
bella
bistecca
e
la
mangiai
senza
pane
.
La
sera
andai
a
dormire
in
una
chiesa
,
poiché
il
biglietto
d
'
alloggio
era
per
un
giorno
soltanto
.
Verso
le
due
erano
arrivati
i
nostri
compagni
delle
Guide
che
avevano
cavallo
.
Il
giorno
dipoi
partenza
di
tutte
le
truppe
:
Garibaldi
accompagnato
dal
suo
stato
maggiore
partì
per
Chalons
sur
-
Saone
:
noi
avemmo
l
'
ordine
di
rimanere
.
Nella
giornata
liti
immense
con
i
Francesi
.
Ghino
dà
dei
pugni
al
caporale
Aribaud
,
questi
scappa
e
vuol
protestare
:
subissato
dai
nostri
discorsi
tace
.
Il
tenente
Raffoni
insolentisce
un
capitano
delle
guardie
mobili
ed
uno
dei
carabinieri
;
lo
traducono
alla
corte
marziale
:
salta
fuori
un
nuvolo
di
testimoni
ed
è
assoluto
.
Noi
siamo
chiamati
di
guardia
al
quartier
generale
;
alcuni
,
essendo
restati
soli
in
paese
,
cominciano
a
mormorare
ed
a
dire
che
i
Prussiani
sono
a
quattro
passi
e
che
ci
faranno
viaggiar
gratis
fino
a
Berlino
;
improvvisiamo
una
cenetta
in
corpo
di
guardia
rallegrata
da
Ricci
e
Fabbri
che
pretendono
parlare
francese
e
che
attaccano
briga
con
un
Ussero
di
piantone
,
che
si
permette
di
sedere
con
noi
dopo
essersi
permesso
di
russare
come
un
violoncello
antecedentemente
.
L
'
ordinanza
di
Bordone
ci
porta
una
forma
di
cacio
,
e
noi
,
andando
nella
stanza
di
ordini
,
rubiamo
due
bottiglie
di
vino
generoso
,
riservato
per
gli
ufficiali
di
stato
maggiore
.
Gismondi
,
un
Genovese
rovinato
nella
faccia
da
una
palla
a
Monterotondo
,
si
aggiunge
a
noi
e
porta
due
altre
bottiglie
di
vino
...
quindi
baldoria
generale
.
Nel
più
bello
del
chiasso
,
si
schiude
la
porta
con
impeto
e
vediamo
ritto
,
stecchito
davanti
a
noi
,
truce
come
lo
spettro
di
Banco
il
generale
Bordone
.
Stupore
generale
,
e
relativi
moccoli
a
fior
di
labbra
.
Il
generale
ci
da
una
sbirciata
e
invece
di
farci
un
rimprovero
,
si
rivolge
al
nostro
tenente
e
gli
dice
:
Mandi
un
sergente
e
quattro
uomini
a
rimetter
l
'
ordine
in
casa
di
questo
povero
vecchio
,
dove
sono
entrati
tre
Franchi
Tiratori
,
pretendendo
farci
di
tutto
un
po
'
.
Mecheri
,
sergente
,
e
tre
o
quattro
di
noi
ci
moviamo
col
vecchio
che
era
rimasto
a
caso
nell
'
ombra
:
eccoci
ridotti
anche
carabinieri
!
Non
nego
,
che
un
tale
incarico
mi
andava
poco
a
sangue
:
io
non
ho
mai
nutrito
una
decisa
simpatia
per
gli
agenti
della
legge
,
che
d
'
altronde
sono
riveriti
come
angeli
custodi
da
tanti
che
meriterebbero
di
andare
in
prigione
assai
più
di
quelli
che
ci
vanno
:
eppoi
...
il
vecchio
che
ci
accompagnava
,
mi
aveva
una
fisonomia
proibita
:
qualche
cosa
di
prete
smesso
o
di
mezzano
amoroso
.
Arriviamo
alla
casa
:
per
le
scale
non
ci
è
lume
e
nessuno
ha
fiammiferi
....
si
comincia
benino
!
...
-
Mi
piglino
per
una
falda
e
salgano
.
-
Ci
dice
il
vecchio
.
Ci
si
attacca
tutti
alla
falda
....
maledizione
!
...
la
scala
è
a
chiocciola
e
la
falda
a
una
voltata
resta
in
mano
a
uno
dei
nostri
.
-
Mon
Dieu
!
-
Grida
la
povera
vittima
di
quelle
tenebre
.
-
La
ci
tenga
un
lume
!
-
si
contenta
di
aggiungere
con
filosofia
l
'
autore
dell
'
eccidio
.
La
moglie
del
vecchio
,
avvisata
forse
dal
chiasso
improvviso
,
ci
comparisce
davanti
con
una
lucernina
.
Quantunque
la
nuova
venuta
fosse
in
perfetto
deshabillè
non
ci
faceva
peccare
di
gola
.
Credo
che
donna
più
brutta
non
sia
stata
mai
messa
al
mondo
per
dar
di
bugiardi
a
coloro
che
asseriscono
esser
la
donna
l
'
ideale
della
creazione
.
Tra
moglie
e
marito
avevano
tutti
i
requisiti
per
farsi
odiar
cordialmente
.
-
Aiuto
...
carità
...
protezione
-
Urlava
la
megera
.
Entrammo
colle
mani
sull
'
elsa
dei
nostri
squadroni
:
credevamo
di
trovare
tre
indemoniati
:
quale
non
fu
la
nostra
meraviglia
?
Ci
vennero
incontro
tre
buoni
figliuoli
,
che
cominciarono
col
chiederci
scusa
di
averci
disturbati
,
narrandoci
per
filo
e
per
segno
tutti
i
particolari
del
disgustoso
incidente
.
Provvisti
di
biglietto
d
'
alloggio
,
essi
si
erano
presentati
al
padrone
di
quella
bicocca
ed
egli
aveva
negato
con
mal
garbo
di
ricettarli
;
gli
avevano
detto
che
erano
stanchi
,
che
avrebbero
anche
pagato
,
ed
egli
duro
come
un
Tedesco
.
Allora
loro
,
esasperati
,
erano
entrati
per
forza
in
camera
ed
avevano
approfittato
del
divano
ove
si
erano
addormentati
.
Il
vecchio
era
uno
sfegatato
Napoleonista
,
e
giurava
che
a
'
tempi
della
tirannide
non
si
offendeva
la
pudicizia
di
una
signora
,
svestendosi
innanzi
a
lei
.
A
tale
protesta
nessuno
potè
trattenere
le
risa
:
persuademmo
i
giovani
a
venir
via
,
si
diè
due
prese
d
'
imbecille
al
tarpano
,
e
tutti
insieme
si
andò
in
una
vicina
casetta
,
dove
bevemmo
di
nuovo
.
Tra
un
bicchiere
e
l
'
altro
,
sapemmo
che
i
Prussiani
avevano
fatto
fuoco
sull
'
ultimo
convoglio
di
Garibaldini
che
era
partito
da
Digione
,
convoglio
nel
quale
tra
gli
altri
si
trovava
il
Piccini
:
nessuno
fu
offeso
ad
eccezione
del
Macchinista
che
restò
morto
sul
colpo
.
Il
giorno
dopo
,
noi
partivamo
da
Chagny
,
diretti
a
Chalons
sur
-
Saone
,
dove
si
trasferì
il
quartier
generale
.
L
'
annunzio
della
partenza
fu
salutato
da
tutti
,
con
gioia
inesprimibile
.
Se
io
avessi
un
nemico
accanito
,
lo
manderei
a
domicilio
coatto
a
Chagny
,
certo
che
dopo
poche
ore
implorerebbe
la
pena
di
morte
.
CAPITOLO
XXVI
.
Prima
di
terminare
il
racconto
è
necessario
che
io
parli
della
seconda
brigata
,
comandata
dal
Lobbia
,
di
questa
brigata
che
,
quantunque
lontana
dalle
altre
e
perciò
non
abbastanza
rammentata
nelle
molte
memorie
che
si
son
pubblicate
sulla
campagna
di
Francia
,
non
si
è
meno
coperta
di
gloria
,
nè
ha
meno
faticato
delle
altre
.
I
dati
della
relazione
che
io
farò
ai
miei
lettori
,
mi
furono
forniti
a
Chalons
da
un
distintissimo
ufficiale
di
stato
maggiore
che
era
al
seguito
del
colonnello
Lobbia
,
e
il
pubblico
avanti
di
parlare
del
nostro
soggiorno
in
quella
città
,
poiché
avendo
fin
'
ora
discorso
di
guerra
e
dovendo
d
'
ora
in
là
discorrere
di
pace
,
qui
mi
sembrano
nel
posto
più
adatto
.
Sul
finire
del
dicembre
,
erano
in
Soulieu
il
colonnello
di
cavalleria
Bossi
,
il
maggiore
Farlatti
con
uno
squadrone
di
Guide
e
una
piccola
compagnia
di
pionieri
comandati
da
Kauffman
:
questa
spedizione
aveva
per
scopo
di
danneggiare
le
comunicazioni
dei
Prussiani
,
appunto
sulle
famose
linee
che
dovevano
servire
all
'
esercito
di
Manteuffel
per
venire
a
combattere
le
truppe
di
Bourbaki
.
Oltre
ad
altri
ingegni
di
guerra
,
il
capitano
Kauffman
avea
con
se
due
furgoni
pieni
di
materia
incendiaria
e
di
dinamite
,
che
dovevano
servire
a
una
importantissima
operazione
della
quale
si
faceva
un
gran
segreto
;
e
che
consisteva
noi
far
saltare
un
tunnel
della
ferrovia
di
Strasburgo
.
Pare
che
tra
Kauffman
e
Bossi
non
s
'
intendessero
molto
e
le
operazioni
non
procedendo
,
come
avrebbero
dovuto
,
Garibaldi
richiamò
quest
'
ultimo
al
quartier
generale
e
diede
un
tale
incarico
al
colonnello
di
stato
maggiore
Lobbia
,
nominandolo
brigadiere
e
destinandolo
al
comando
della
seconda
brigata
.
Questa
era
costituita
nel
modo
seguente
:
Stato
Maggiore
Uff
.
7
Uom
.
14
Genio
»
3
»
20
Guide
»
9
»
150
Francs
tireurs
de
la
Bigorde
»
3
»
35
Égalitè
»
12
»
175
Chasseurs
d
'
Orient
»
16
»
270
Marin
»
4
»
55
Atlas
»
4
»
60
Guerillas
Marseilles
»
18
»
280
Uff
.
75
Uom
.
1059
Lobbia
partì
da
Autun
,
conducendo
con
se
per
ufficiali
di
stato
maggiore
il
capitano
Pozzi
ed
i
tenenti
Scipione
,
Primerano
e
Bonomi
:
partì
secoloro
il
signor
Visitelli
,
corrispondente
del
Dayl
Neuw
.
Il
capo
squadrone
Castellazzo
partiva
per
Chatau
Chinon
,
Clamecy
e
Vermenton
,
incaricato
di
tenere
relazione
tra
la
brigata
Ricciotti
e
Lobbia
e
sorvegliarne
le
operazioni
,
servendosi
dei
telegrafi
e
di
tutti
gli
altri
mezzi
che
le
sottoprefetture
e
i
sindaci
dovevano
mettere
a
di
lui
disposizione
.
Da
Autun
la
seconda
brigata
si
portò
a
Soulieu
per
Lucenay
,
quindi
a
Precy
e
a
Vitteau
.
La
marcia
è
lunga
e
fu
resa
più
disagevole
dall
'
immensa
quantità
d
'
impedimenti
che
venivano
dietro
ai
soldati
e
che
occupavano
a
dir
poco
tre
chilometri
di
spazio
:
carri
con
gli
equipaggi
dei
soldati
,
barrocci
,
trabiccoli
dei
vivandieri
...
donne
...
insomma
una
vera
marcia
di
barbari
!
Le
compagnie
dei
Francs
tìreurs
erano
scarse
:
ve
ne
erano
persino
di
dieci
uomini
,
ma
anche
queste
avevano
tre
o
quattro
ufficiali
...
già
,
se
durava
un
altro
pochino
la
campagna
di
Francia
avremmo
finito
coll
'
avere
diecimila
generali
e
nemmeno
una
tromba
!
...
Mentre
Lobbia
marciava
verso
Vitteau
,
Ricciotti
aveva
che
fare
coi
Prussiani
di
Montbard
.
Questo
paese
era
difeso
da
4000
uomini
e
6
pezzi
di
cannone
.
L
'
ardimentoso
figlio
di
Garibaldi
tentò
l
'
assalto
,
il
giorno
6
di
gennaio
.
Sul
più
bello
dell
'
impresa
egli
però
si
vide
accerchiato
dai
Prussiani
che
in
forza
di
2000
uomini
avevano
intanto
marciato
sopra
a
Semour
.
Ricciotti
tenne
fermo
fino
alla
sera
,
e
ritiratosi
a
Montfort
per
sentieri
appena
tracciati
,
potè
sul
mattino
eludere
la
vigilanza
dei
nemici
che
lo
volean
prigioniero
e
si
ritirò
sano
e
salvo
presso
Les
Lommes
.
La
seconda
brigata
,
a
cui
Castellazzo
aveva
comunicato
l
'
ordine
del
Generale
di
fare
un
movimento
in
avanti
per
distrigare
Ricciotti
,
potè
continuare
la
sua
via
e
di
concerto
colla
quarta
brigata
che
pur
si
ritirava
per
la
medesima
strada
verso
Digione
,
potè
manovrare
così
bene
da
schiudersi
l
'
adito
in
mezzo
alle
colonne
nemiche
che
già
si
avanzavano
numerose
per
le
vie
di
Chatillon
,
Aignay
le
Duc
e
Precy
;
era
una
marcia
difficilissima
,
di
fianco
,
che
avrebbe
potuto
compromettere
la
sicurezza
di
quella
brigata
,
se
questa
non
avesse
avuto
la
precauzione
molto
giusta
di
proteggersi
sul
suo
lato
sinistro
per
mezzo
della
cavalleria
dì
Farlatti
che
eseguì
egregiamente
questo
difficilissimo
compito
.
Al
villaggio
di
Marai
-
sur
-
Tille
la
brigata
Ricciotti
si
divise
da
quella
di
Lobbia
,
essendo
stata
la
prima
richiamata
a
Digione
e
dovendo
proseguire
la
seconda
per
il
compito
a
lei
designato
.
Qui
raggiunse
la
colonna
il
capo
squadrone
Castellazzo
.
Egli
veniva
da
Grancey
le
Chateau
,
dove
poco
corse
che
rimanesse
prigioniero
colla
somma
di
90,000
lire
.
Lobbia
lo
aveva
infatti
mandato
a
prender
denari
a
Digione
,
e
aveva
fissato
di
attenderlo
a
Grancey
.
Castellazzo
attendeva
da
parecchio
tempo
e
nessuno
arrivava
:
i
Prussiani
avendo
saputo
dalle
chiacchiere
dei
borghigiani
qualche
cosa
,
mandano
venticinque
usseri
nel
paese
;
e
,
mentre
il
nostro
amico
aveva
fatto
attaccar
la
carrozza
,
i
cinque
uomini
dell
'
avanguardia
nemica
annunciano
al
capoposto
che
non
vi
erano
Garibaldini
.
Senza
por
tempo
in
mezzo
,
senza
aspettare
che
gli
usseri
si
ricredessero
dal
loro
sbaglio
,
Castellazzo
salta
in
carrozza
,
e
prendendo
un
altra
via
gli
riesce
di
raggiungere
il
corpo
.
Erano
novantamila
lire
che
egli
salvava
dagli
artigli
dei
soldati
di
re
Guglielmo
:
certo
che
se
questi
l
'
avessero
potuto
immaginare
,
per
un
uomo
solo
erano
capaci
di
assediare
il
paese
.
La
seconda
brigata
da
Maray
-
sur
Tille
si
recò
a
Selongey
diretta
per
Langres
.
Siccome
però
numerosi
si
avanzavano
i
nemici
dalla
parte
di
Grancey
,
minacciando
di
tagliare
la
strada
di
Prauthoy
,
Lobbia
con
ottimo
intendimento
fe
'
fare
alla
sua
truppa
il
giro
di
Fontaine
Francaise
e
di
Champly
recandosi
a
Chalindrey
ed
a
Langres
,
dove
arrivò
il
15
di
gennaio
,
sempre
attorniato
dai
Prussiani
,
con
una
felicità
veramente
meravigliosa
.
A
Langres
,
dietro
ordini
del
Generale
,
furono
lasciati
tutti
i
bagagli
,
compresi
i
due
furgoni
di
dinamite
e
il
capitano
Kaupffeman
.
La
brigata
si
pose
a
campo
pei
boschi
di
Bouchemin
,
di
Marat
e
di
Faverolle
,
minacciando
le
comunicazioni
prussiane
di
Chaumont
,
Arc
en
Barroi
,
e
Auberive
sulle
quali
passavano
le
truppe
dirette
a
Digione
.
L
'
incertezza
del
generale
francese
Meyer
,
il
quale
negò
ogni
appoggio
,
diede
meno
importanza
di
quello
che
si
meritava
,
al
movimento
:
avendo
perciò
il
brigadiere
dovuto
rinunciare
all
'
idea
di
attaccare
Chaumont
,
occupato
da
6000
uomini
,
troppi
al
certo
pel
di
lui
piccolo
effettivo
,
portavasi
il
22
a
Perrogney
e
Pierre
Fontaine
e
,
di
lì
passando
per
Auberive
,
muoveva
alla
testa
della
cavalleria
sopra
il
villaggio
di
Germain
per
sorprendervi
quel
posto
.
Tra
i
due
paesi
sono
tre
chilometri
di
scesa
e
tutto
il
terreno
era
una
crosta
di
ghiaccio
:
ad
onta
di
questo
la
distanza
fu
percorsa
in
una
carica
sola
a
carriera
sfrenata
:
guai
,
se
un
cavallo
fosse
caduto
!
...
Non
poteva
fare
a
meno
di
succedere
un
monte
generale
,
una
vera
cuffia
,
come
si
direbbe
in
termine
basso
.
Il
nemico
che
stava
poco
sulle
intese
,
parve
che
non
avesse
nemmeno
tempo
di
montare
a
cavallo
:
gli
Usseri
Rossi
si
erano
ammucchiati
nella
scuderia
;
i
meno
,
incerti
se
avessero
a
difendersi
o
a
darsi
prigionieri
,
i
più
,
cercando
nascondersi
in
tutti
i
buchi
e
perfino
nel
fieno
.
Furono
presi
12
uomini
e
15
cavalli
:
gli
uomini
erano
superbi
:
alti
,
benissimo
vestiti
e
riccamente
equipaggiati
:
quasi
tutti
del
Posen
;
le
loro
pipe
,
pagate
ben
inteso
a
pronti
contanti
,
furono
i
trofei
più
ricercati
della
vittoria
.
Dopo
questo
brillante
episodio
,
Lobbia
tornò
a
Auberive
,
da
cui
si
mosse
dirigendosi
verso
Vaillant
:
a
poca
distanza
da
questo
villaggio
giunse
la
notizia
che
il
sindaco
del
medesimo
veniva
trascinato
a
Prauthoy
da
una
trentina
di
ulani
:
nuova
carica
sul
ghiaccio
:
gli
ulani
lasciano
la
preda
e
via
a
carriera
verso
Esnoms
,
e
siccome
chi
corre
corre
e
chi
fugge
vola
,
quando
i
nostri
arrivarono
a
quel
paese
,
i
nemici
erano
già
a
Prauthoy
.
Gli
oggetti
requisiti
ed
il
sindaco
rimasero
a
noi
,
e
quest
'
ultimo
offrì
in
Vaillant
un
pranzo
Lucullesco
agli
ufficiali
di
stato
maggiore
.
La
notte
fa
passata
a
Pierre
Fontaine
;
il
25
,
avvisato
che
una
sessantina
di
Prussiani
che
facevano
scorta
a
un
centinaio
di
prigionieri
francesi
,
dirigevansi
da
Prauthoy
sopra
Auberive
,
il
colonnello
Lobbia
con
cinque
ufficiali
del
suo
stato
maggiore
e
con
una
compagnia
di
Francs
Tireurs
faceva
un
'
imboscata
nella
foresta
di
Mont
'
Avoir
per
sorprendere
il
convoglio
:
verso
sera
però
gli
esploratori
avvertirono
che
i
nemici
avevan
presa
altra
strada
,
quella
di
Grancey
.
Avanti
di
continuare
,
sento
il
dovere
di
esporre
un
fatto
che
torna
a
grandissimo
onore
del
Lobbia
.
Allorchè
nel
giorno
precedente
imbandite
le
mense
,
altro
non
si
aspettava
all
'
infuori
che
il
colonnello
si
assidesse
nel
posto
d
'
onore
,
egli
domandò
se
era
stato
pensato
ai
prigionieri
,
ed
avendo
ottenuta
una
risposta
negativa
,
energicamente
protestò
,
minacciando
di
non
prender
parte
alla
mensa
,
qualora
non
si
trattassero
con
umanità
quelle
povere
vittime
della
fortuna
guerresca
;
nè
qui
si
arrestò
l
'
uomo
generoso
:
a
sua
iniziativa
fu
fatta
una
colletta
tra
gli
ufficiali
,
colletta
che
fruttò
un
sette
franchi
a
testa
pei
prigionieri
:
e
questi
,
vedendosi
fatti
segno
di
tal
gentilezza
,
sentendosi
sempre
palpitare
il
cuore
anche
sotto
la
tunica
di
gregario
,
piansero
,
piansero
come
fanciulli
e
gridarono
:
Viva
Garibaldi
,
Viva
l
'
Italia
.
Povera
gente
!
...
Lontana
da
suoi
,
in
un
paese
che
del
bene
non
gliene
voleva
dicerto
,
paurosa
di
tutto
,
al
balsamo
della
consolazione
sentiva
stemprarsi
quel
gelo
,
che
le
si
era
voluto
addensare
sull
'
anima
dagli
stupidi
ed
infami
regolamenti
che
vorrebbero
fare
degli
uomini
la
macchina
più
iniqua
,
che
torturi
la
povera
umanità
!
La
notte
Lobbia
,
Castellazzo
,
Pozzi
e
due
ufficiali
di
stato
maggiore
s
'
incamminarono
verso
Vaillant
:
gli
altri
li
seguitavano
a
un
chilometro
di
distanza
:
giunti
a
due
chilometri
da
Vaillant
,
quattro
ombre
,
silenziose
come
quell
'
oscurità
,
si
avanzano
...
si
dà
loro
l
'
alto
:
Castellazzo
si
avanza
arditamente
,
e
domanda
chi
sono
.
Essi
esitano
a
rispondere
.
Pozzi
grida
:
sono
Prussiani
,
abbassate
le
armi
....
ed
i
quattro
ubbidiscono
senza
far
motto
.
Si
disarmano
e
poi
vengono
consegnati
ad
una
compagnia
che
si
avanza
a
passo
di
corsa
.
Passata
quella
notte
a
Vaillant
,
l
'
indomani
la
brigata
si
portò
di
nuovo
a
Pierre
Fontaine
e
di
qui
passò
ad
Augeres
,
dove
la
sera
del
27
arrivarono
due
compagnie
di
linea
con
parecchi
ufficiali
,
inviati
dal
generale
Meyer
onde
coadiuvare
i
garibaldini
nell
'
attacco
di
Prauthoy
:
il
rinforzo
era
comandato
dal
capitano
Mas
,
vecchio
soldato
d
'
Affrica
.
Fu
tenuto
consiglio
di
guerra
nella
stanza
da
letto
del
sindaco
:
vi
assistevano
Lobbia
,
Castellazzo
,
Pozzi
e
altri
due
di
stato
maggiore
.
Il
Mas
era
un
po
'
in
bernecche
,
e
invasato
dai
sacri
furori
che
il
Dio
Bacco
suole
prodigare
ai
suoi
fedeli
seguaci
,
si
riprometteva
con
le
sue
due
compagnie
di
mangiare
in
un
colpo
tutti
i
Prussiani
;
domandava
soltanto
un
po
'
di
tempo
per
far
prendere
il
caffè
ai
soldati
.
Castellazzo
osservò
che
era
assai
meglio
che
lo
prendessero
dopo
aver
mangiato
i
Prussiani
,
per
aiutare
la
digestione
..
Mas
,
con
serietà
imperturbabile
,
chiese
allora
che
i
suoi
dipendenti
fossero
messi
al
posto
d
'
onore
(
all
'
avanguardia
)
.
Lobbia
accettò
e
commosso
da
tanto
eroismo
,
fè
la
consueta
grimace
,
Castellazzo
citò
i
versi
del
Miles
gloriosus
di
Plauto
:
....
..
virum
Fortem
,
atque
fortunatum
et
forma
regia
,
tum
bellator
Mars
Haud
ausit
dicere
:
neque
aequiparare
suas
virtutes
ad
tuas
.
Il
vecchio
soldato
non
sapendo
che
si
rispondere
a
quel
complimento
in
lingua
a
lui
incognita
;
scambiando
forse
Mars
per
Mas
fa
'
una
gran
riverenza
e
si
avvolse
in
dignitoso
silenzio
.
Alle
11
di
sera
tutti
erano
a
cavallo
:
per
sentieri
tutti
incrostati
di
ghiaccio
la
brigata
arrivò
a
Lucenay
.
Mentre
sul
viso
dei
coraggiosi
si
leggeva
chiaramente
l
'
ansia
,
il
desio
prepotente
di
misurarsi
coll
'
inimico
,
i
soldati
di
linea
perdevano
un
tempo
prezioso
a
prendere
il
caffè
e
a
fare
il
chilo
.
Dopo
mille
e
mille
sollecitazioni
a
partire
,
alla
fine
si
avviarono
:
si
avviarono
,
ma
con
tale
un
passo
da
tartarughe
,
che
invece
di
arrivare
,
come
era
stato
previsto
,
a
Prauthoy
alle
quattro
di
notte
,
ebbero
il
fresco
cuore
d
'
arrivarci
alle
sei
del
mattino
.
Aveva
preso
stanza
in
questo
villaggio
il
2°
battaglione
del
61
reggimento
Guglielmo
di
Pomerania
:
battaglione
che
apparteneva
giusto
appunto
,
come
rammenteranno
i
lettori
,
a
quel
reggimento
che
tanto
era
stato
battuto
il
giorno
23
alla
masseria
di
Poully
e
la
di
cui
bandiera
era
già
in
nostra
mano
:
800
fanti
,
50
cavalli
e
varii
cariaggi
:
tale
era
l
'
effettivo
di
cui
disponeva
il
nemico
.
Le
compagnie
di
linea
francese
aveano
avuto
l
'
ordine
di
penetrare
nel
villaggio
,
senza
trar
colpo
;
esse
invece
si
fermarono
a
trecento
passi
dal
medesimo
e
per
avvisare
il
nemico
si
misero
a
sparare
alle
passere
.
Convenne
allora
far
di
necessità
virtù
:
si
spiegarono
le
colonne
e
ci
si
accinse
a
dare
l
'
assalto
.
I
Prussiani
avevano
occupate
le
case
,
il
cimitero
,
la
chiesa
e
di
là
facevano
un
fuoco
d
'
inferno
.
Gli
Chasseurs
de
Lyon
e
le
guide
(
per
la
maggior
parte
italiane
)
si
portarono
eroicamente
:
qualche
altra
compagnia
fe
'
il
proprio
dovere
,
qualcuna
,
purtroppo
,
scappò
,
sparando
all
'
aria
,
o
,
quel
che
è
peggio
,
addosso
agli
ufficiali
di
stato
maggiore
che
cercavano
arrestarle
nella
corsa
disordinata
.
Ad
onta
però
di
tal
confusione
la
costanza
dei
pochi
prevalse
e
dopo
quattro
ore
circa
di
fuoco
,
i
Prussiani
,
perduto
il
loro
comandante
e
dopo
aver
lasciato
sul
campo
un
centinaio
tra
morti
e
feriti
si
salvarono
con
dirottissima
fuga
pei
campi
.
La
giornata
era
vinta
.
Noi
avemmo
49
morti
e
62
feriti
:
gli
avversarii
oltre
i
morti
e
i
feriti
,
lasciarono
nelle
nostre
mani
14
cavalli
,
73
prigionieri
,
14
cariaggi
d
'
avena
e
di
pane
,
una
ingente
quantità
d
'
oggetti
rubati
tra
cui
orologi
,
bauli
e
argenteria
,
200
fucili
,
la
contabilità
,
la
cassa
con
1,500
talleri
,
un
furgone
da
munizioni
e
diversi
carri
d
'
ambulanza
.
Tutto
insieme
fu
uno
dei
fatti
più
brillanti
della
campagna
di
Francia
e
se
monsieur
Mas
,
il
miles
gloriosus
,
avesse
secondato
a
dovere
il
resto
della
brigata
,
sarebbe
rimasta
prigioniera
l
'
intera
colonna
Prussiana
.
Inutile
il
dire
che
Castellazzo
in
quel
giorno
si
condusse
da
eroe
:
chiunque
l
'
ha
veduto
in
altre
campagne
,
può
e
deve
giustamente
argomentarlo
:
Pozzi
e
Farlatti
riscossero
l
'
ammirazione
di
tutti
,
e
non
ultimo
certo
tra
i
valorosi
si
addimostrò
il
signor
Visitelli
,
il
corrispondente
del
Dayly
News
.
Per
quel
giorno
e
per
la
notte
vegnente
si
trattennero
gli
stanchi
soldati
in
Prauthoy
;
il
domani
si
portarono
a
Langres
,
onde
accompagnare
i
prigionieri
,
riportare
la
preda
e
apprestarsi
a
nuove
avventure
.
Il
31
Lobbia
si
spinse
e
Neully
l
'
Eveque
a
12
chilometri
da
Langres
:
il
nemico
si
era
raccolto
in
forze
a
Montigny
le
Roi
e
la
2a
nostra
brigata
si
preparava
per
andargli
a
fare
una
delle
solite
visite
,
quando
arrivarono
anche
lassù
le
prime
notizie
dell
'
armistizio
.
Il
generale
Meyer
,
protestando
di
eseguire
scrupolosamente
i
decreti
del
suo
governo
,
non
permise
alcun
movimento
e
così
la
brigata
Lobbia
restò
isolata
dal
rimanente
dell
'
armata
dei
Vosgi
,
nè
si
seppe
più
alcuna
notizia
di
lei
,
fino
a
che
il
Castellazzo
,
travestitosi
da
contadino
,
dando
prova
di
un
favoloso
coraggio
,
traversò
imperterritamente
le
linee
prussiane
,
e
portandosi
a
Autun
,
venne
di
là
a
Chalons
-
sur
Saône
,
latore
di
notizie
e
dispacci
.
Terminato
che
fu
l
'
armistizio
e
conclusa
la
pace
,
la
brigata
Lobbia
con
lascia
passare
Prussiano
passò
in
mezzo
alle
schiere
nemiche
che
le
resero
gli
onori
militari
:
da
Langres
venne
a
Chalons
,
dove
furono
tolti
persino
i
mantelli
alle
Guide
,
che
così
bene
avevano
adempiuto
il
loro
incarico
,
che
tanto
si
erano
coperte
di
gloria
per
difendere
quella
Repubblica
Francese
che
ora
in
tal
modo
le
ricompensava
.
CAPITOLO
XXVII
.
Torniamo
a
noi
:
i
giorni
delle
belle
emozioni
erano
cessati
:
prolungare
dettagliatamente
questa
mia
storia
,
sarebbe
un
voler
portare
il
cane
per
l
'
aia
,
e
terminerei
rendendomi
assai
più
noioso
di
quello
che
son
riuscito
fin
qui
....
ed
è
tutto
dire
!
..
Pure
,
qualche
episodio
della
nostra
guarnigione
,
qualche
sbozzo
alla
peggio
di
certe
scene
,
che
,
se
non
altro
,
possono
illuminare
qualcuno
sullo
spirito
che
dominava
allora
in
Francia
,
non
sembreranno
superflui
ai
lettori
e
serviranno
,
quasi
di
cornice
al
quadro
che
male
o
bene
ho
tentato
di
tratteggiare
sin
qui
:
stacco
perciò
dal
mio
libriccino
di
appunti
le
pagine
meno
seccanti
e
ben
volentieri
le
offro
a
quei
Cirenei
,
che
hanno
subito
il
peso
della
mia
croce
per
tanto
tempo
,
dando
prova
in
tal
modo
di
più
che
cristiana
pazienza
.
Chalons
ha
da
essere
un
soggiorno
incantevole
;
ha
strade
e
piazze
pulite
,
eleganti
e
con
sfarzosi
negozii
:
il
suo
quai
sur
la
Saône
rammenta
i
nostri
lungarni
:
il
fiume
è
però
più
bello
e
più
tranquillo
dell
'
Arno
:
sul
far
della
sera
quando
arriva
Parisièn
,
il
piccolo
piroscafo
che
viene
da
Lione
,
disegnando
una
striscia
di
fumo
sulle
limpide
plaghe
del
cielo
sereno
,
si
gode
una
incantevole
poesia
e
troviamo
artisticamente
superbi
i
visi
sin
'
allora
simpatici
semplicemente
delle
cittadine
:
Il
desiderio
di
rivedere
l
'
Italia
si
fa
più
vivo
...
a
che
ci
tengono
qua
,
se
non
ci
è
più
da
menare
le
mani
?
Vien
dato
a
me
e
a
Gismondi
un
biglietto
d
'
alloggio
per
un
palazzo
in
Rue
aux
Fievres
:
il
nome
non
è
di
buon
'
augurio
:
Troviamo
un
prete
,
un
vecchio
signore
ed
una
ragazza
nè
bella
,
nè
brutta
:
fanno
mille
difficoltà
:
Gismondi
va
in
bestia
,
e
piglia
quest
'
occasione
per
dire
:
maledetta
la
Francia
!
...
-
Parlate
Italiano
?
-
ci
dice
subito
la
ragazza
:
l
'
amico
rimane
di
sasso
:
e
allora
sappiamo
che
la
ragazza
ha
studiato
la
nostra
lingua
tre
anni
;
cosa
che
non
impedisce
di
scambiarla
,
quando
pronunzia
,
per
un
'
Abissina
.
Dopo
mille
daddoli
,
ci
accomodano
nella
camera
delle
cameriere
.
Meno
male
.
Oltre
il
quartier
generale
ha
stanza
in
Chalons
l
'
eroica
brigata
Ricciotti
:
ritroviamo
lo
Strocchi
,
l
'
Orlandi
e
altri
amici
.
Si
passano
le
giornate
aux
Vendange
de
Bourgogne
,
dove
una
ragazza
robusta
e
impertinentemente
carina
serve
da
pranzo
,
e
mesce
gli
asenzii
e
i
cognak
.
Mademoiselle
Marie
,
après
la
guerre
je
vous
epouse
si
sente
ripetere
ad
ogni
minuto
e
con
tutto
questo
ci
si
noia
,
come
a
un
pezzo
di
musica
dell
'
Avvenire
.
Meno
male
,
che
a
giorni
sono
l
'
elezioni
;
l
'
agitazione
politica
ci
stordirà
,
eppoi
chi
può
predire
di
cosa
sieno
gravide
l
'
urne
.
Questa
è
carina
!
Viene
da
me
il
solito
tromba
Romagnolo
:
mi
chiama
in
disparte
eppoi
mi
dice
con
importanza
.
:
-
Chat
in
Francese
non
vuoi
dire
altro
che
gatto
?
-
Di
certo
.
-
E
pigeon
piccione
?
-
È
innegabile
!
-
Dovevo
immaginarlo
!
...
Esclamava
allora
in
tuono
tragico
,
battendosi
il
capo
.
-
Che
ti
è
successo
?
!
-
Proruppi
io
stimolato
dalla
curiosità
-
Versa
in
seno
dell
'
amicizia
quello
che
ti
grava
nel
cuore
.
-
Se
tu
sapessi
....
io
faceva
la
caccia
a
una
bella
bambina
:
ed
ero
,
cioè
credevo
di
esser
corrisposto
...
stamani
vo
in
casa
,
l
'
abbraccio
,
lei
non
si
muove
,
ma
nel
più
bello
,
nel
calore
dei
discorsi
,
mi
ha
cominciato
a
dire
:
Mon
chat
,
mon
pigeon
dunque
vuole
in
tutti
i
modi
battezzarmi
per
una
bestia
..
io
era
indeciso
,
ma
ora
...
-
Son
le
gentilezze
che
usano
le
innamorate
di
qua
..
-
Forse
perché
riconoscono
quelli
che
ronzan
loro
dintorno
,
ma
io
non
sono
del
mazzo
e
protesto
.
Un
proclama
di
Gambetta
,
affisso
alle
cantonate
,
invita
i
cittadini
ad
accorrere
unanimi
alle
urne
,
chiama
sosta
la
sospensione
dell
'
arme
,
non
risparmiando
certe
spavalderie
che
non
dovrebbero
essere
più
di
moda
.
Interrogo
difatti
varie
persone
e
tutte
mi
rispondono
,
facendo
voti
per
la
pace
,
e
arrivando
perfino
a
confessare
che
preferiscono
la
caduta
della
repubblica
a
nuove
guerre
e
a
nuovi
disastri
.
Ah
!
...
Francia
,
Francia
come
sei
caduta
nel
basso
:
perché
non
ritrovasti
in
tanto
sterminio
l
'
eroismo
di
Missolungi
?
...
Io
non
ti
posso
stimare
.
Il
sottoprefetto
di
Chalons
è
una
pasta
di
zucchero
:
Corso
,
è
contrarissimo
a
Napoleone
:
sottoprefetto
è
un
sansculot
di
prima
forza
!
Oggi
ero
di
guardia
:
si
è
trattenuto
un
poco
con
me
sul
terrazzo
:
mi
ha
parlato
della
Francia
colle
lacrime
agli
occhi
ed
ha
finito
con
accenti
di
disperazione
.
Sul
far
della
notte
ha
mandato
una
damigiana
di
vino
e
del
salame
ai
soldati
.
Garibaldi
si
è
ritirato
a
un
chilometro
dalla
città
:
noi
non
sappiamo
che
pesci
si
prendere
:
cominciano
i
bullettini
dell
'
elezioni
:
si
ritiene
che
uscirà
eletto
Garibaldi
.
Tornano
Miquelf
;
Materassi
e
le
altre
Guide
,
che
si
credevano
già
putrefatte
,
o
per
lo
meno
nelle
mani
nemiche
.
Materassi
ci
racconta
che
hanno
fatto
saltare
due
ponti
,
che
hanno
visitato
un
visibilio
di
paesi
,
ricevuti
sempre
bene
,
ma
sempre
costretti
ad
udire
discorsi
in
favor
della
pace
.
Non
ci
è
caso
:
la
Francia
è
sfiduciata
,
la
Francia
è
come
colui
che
,
finita
ogni
risorsa
,
preferisce
portar
la
livrea
di
coloro
che
l
'
hanno
spogliato
e
non
sa
trovare
il
coraggio
di
uccidersi
.
La
corruzione
di
Chalons
non
la
cede
per
nulla
a
quella
di
Digione
.
Il
quai
è
un
continuo
viavai
di
donnette
che
ti
lanciano
occhiate
assassine
.
Non
vi
è
soldato
che
non
abbia
un
'
amante
.
O
mariti
Italiani
che
nel
1859
coronaste
d
'
alloro
i
vincitori
di
Magenta
e
ne
aveste
in
ricambio
altre
corone
,
gioite
:
i
vostri
compatriotti
sanno
ben
vendicarvi
!
Il
maggiore
di
piazza
è
un
militarista
accanito
:
mi
ha
fermato
nella
grande
rue
perché
non
l
'
ho
salutato
.
Ha
minacciato
di
far
sciogliere
le
guide
,
perché
vanno
di
trotto
al
passeggio
e
perché
non
vanno
alla
piazza
a
prender
l
'
ordine
del
giorno
.
Sì
....
i
nostri
soldati
non
sono
venuti
per
questi
servizii
vigliacchi
-
urla
Ghino
allorché
riferisco
la
commissione
-
ci
pare
ora
di
tornare
in
Italia
!
..
E
nessuno
va
al
comando
di
piazza
.
Giorno
dell
'
elezioni
:
le
sale
ove
sono
le
urne
riboccano
di
gente
:
vedo
due
liste
di
candidati
:
in
una
figura
Garibaldi
nell
'
altra
Mac
Mahon
:
non
riescono
nè
l
'
uno
nè
l
'
altro
nel
dipartimento
di
Saône
et
Loire
.
Garibaldi
è
eletto
però
in
cinque
dipartimenti
ed
ottiene
in
tutti
gli
altri
splendidissime
votazioni
.
La
sera
delle
elezioni
più
animazione
e
più
chiasso
nelle
trattorie
e
nei
caffè
.
Chi
la
vuol
lessa
chi
arrosto
:
tutti
però
si
aspettano
una
Camera
molto
meno
peggiore
di
quella
che
resulta
realmente
.
I
coscritti
della
nuova
classe
,
preceduti
da
un
tamburone
attraversano
la
città
,
gridando
:
Viva
Garibaldi
,
Viva
la
guerra
,
Viva
la
Francia
.
A
che
tanto
entusiasmo
?
..
Son
tutti
giovani
di
18
e
19
anni
,
perché
non
hanno
preso
il
fucile
,
quando
la
patria
era
in
pericolo
?
..
Uno
spilungone
,
vero
pagliaccio
,
ha
in
testa
un
morione
da
guardia
imperiale
e
agita
una
canna
da
capo
tamburo
...
Ah
,
Francesi
,
quando
sarete
più
serii
?
!
..
A
che
conservare
quella
blague
schifosa
che
vi
rendeva
spregevoli
anche
a
dì
del
trionfo
?
Meditate
sulle
vostre
sventure
,
e
non
fate
gli
eroi
quando
ne
è
passato
il
tempo
,
se
non
volete
rassomigliare
...
«
Al
nobile
guitto
«
Che
senza
un
quattrino
«
Ostenta
il
diritto
«
Di
andare
al
casino
Giunge
il
maggior
Tironi
a
fare
uomini
pel
suo
squadrone
dei
Cacciatori
d
'
Italia
che
si
costituisce
a
Reumelly
:
è
indirizzato
al
nostro
corpo
:
si
consegnano
a
lui
tutti
i
Francesi
che
figurano
nei
nostri
quadri
.
Tra
questi
infatti
ci
è
della
robaccia
in
tutta
l
'
estensione
del
termine
:
tra
gli
altri
il
sergente
di
scuderia
che
converte
la
biada
dei
cavalli
in
bottiglie
d
'
eccellente
Borgogna
:
i
nostri
cavalli
sono
ridotti
allo
stato
di
quello
dell
'
Apocalisse
.
Rimasti
tra
noi
,
in
famiglia
,
si
respira
un
po
'
più
liberamente
.
Arrivano
da
Marsiglia
un
centinaio
d
'
Italiani
,
che
il
maggior
Pennazzi
,
aggregherà
alla
compagnia
Egiziana
.
Arrivano
a
tempo
....
.
per
ritornare
con
gli
altri
in
Italia
!
Giungono
pure
due
o
tre
che
son
disertati
dal
Frapolli
:
ci
raccontano
come
in
Lione
dei
volgari
truffatori
e
dei
veri
e
proprii
malandrini
da
strada
disonorino
il
nome
italiano
in
tal
guisa
da
veder
scritto
a
parole
cubitali
lungo
le
vie
:
Defendue
la
chémise
rouge
.
Ricomincia
un
po
'
di
vaiolo
!
ne
è
attaccato
anche
il
nostro
foriere
:
morire
ora
...
la
sarebbe
birbona
!
..
Garibaldi
parte
per
Bordeaux
onde
intervenire
all
'
assemblea
:
lo
accompagnano
Fontana
,
Gattorno
,
Vivaldi
Pasqua
e
Galeazzi
.
Menotti
arrivato
al
mattino
piglia
il
comando
dell
'
armata
dei
Vosgi
interinalmente
:
è
con
lui
Bizzoni
.
Mi
alzo
più
presto
del
solito
,
e
vo
'
dalla
bella
Marie
a
bever
la
goutte
-
Socci
-
Mi
grida
una
voce
di
basso
profondo
:
mi
volto
e
veggo
Galliano
-
Tu
qui
....
ora
?
-
Vienci
prima
,
se
ti
riesce
!
...
il
sor
Bolis
mi
ha
tenuto
fin
ora
in
prigione
:
appena
sono
stato
libero
,
son
venuto
qua
con
dieci
uomini
.
-
Ma
ora
torniamo
indietro
....
-
Neanche
per
sogno
io
li
sò
i
progetti
del
generale
....
se
tu
sapessi
!
....
-
Che
c
'
è
?
-
C
'
è
...
ma
per
ora
non
lo
dire
a
nessuno
....
c
'
è
,
che
ora
si
scende
in
Nizza
,
si
proclama
la
repubblica
....
-
Sogni
!
-
Vedrai
.
-
E
t
'
han
fatto
nulla
?
-
Son
capitano
-
Si
bagneranno
i
galloni
?
-
Lasciami
prender
l
'
entrata
in
campagna
.
-
E
a
qual
corpo
ti
hanno
aggregato
?
-
A
qual
corpo
?
!
...
A
dirtela
non
lo
so
neppure
io
.
-
Tanto
meglio
....
Una
triste
notizia
;
il
colonnello
Bossi
,
mentre
accingevasi
a
partire
da
Chalons
è
assalito
da
un
trabocco
di
sangue
e
cade
tra
le
braccia
dell
'
ufficiale
di
stato
maggiore
che
lo
ha
accompagnato
alla
stazione
.
Bossi
era
un
vecchio
soldato
:
franco
e
leale
;
non
troppo
ben
visto
dai
proprii
dipendenti
per
la
sua
rigidezza
,
ma
patriotta
di
antica
tempra
e
di
coraggio
prodigioso
.
Veterano
di
tutte
le
campagne
d
'
Italia
lasciava
colla
sua
morte
un
voto
molto
sensibile
nelle
file
della
democrazia
militante
.
Passeggio
svagolato
sul
Quai
:
sento
fermarmi
,
mi
volto
credendo
ravvisare
un
amico
e
invece
vedo
un
vecchio
di
fisonomia
rispettabile
,
che
porta
all
'
occhiello
la
fettuccia
rossa
della
legione
d
'
onore
.
Siete
Italiano
?
....
Mi
domanda
nel
nostro
idioma
.
-
Sissignore
,
rispondo
-
Volete
venire
a
farvi
il
ritratto
?
-
Io
lo
sbircio
bene
bene
,
e
quasi
quasi
suppongo
che
sia
un
pazzo
.
-
La
mia
domanda
è
assai
strana
,
si
affretta
a
soggiungere
-
ma
io
sto
facendo
un
'
Album
dove
intendo
far
collezione
de
'
figurini
dei
differenti
corpi
dell
'
Armata
dei
Vosgi
.
-
Sicché
io
dovrei
venire
?
....
-
A
fare
da
figurino
delle
Guide
.
-
perché
no
?
!
-
Borbotto
:
dopo
tutto
è
bellina
!
Non
potendo
farla
da
eroe
sono
utile
almeno
a
far
da
figurino
!
....
Mezz
'
ora
dopo
in
eroico
atteggiamento
sono
in
posa
difaccia
a
Monsieur
Philip
che
mi
parla
di
Firenze
da
lui
veduta
,
or
sono
trent
'
anni
,
che
mi
offre
un
punch
eccellente
,
e
che
mi
fa
vedere
un
piccolo
album
tascabile
,
sul
quale
en
passant
per
la
via
,
ha
schizzato
dieci
o
dodici
caricature
di
Garibaldini
tra
cui
quelle
di
tre
miei
amici
,
ripresi
alla
perfezione
.
Esco
dal
pittore
e
vedo
davanti
al
quartier
generale
:
una
folla
straordinaria
di
gente
:
i
ragazzi
si
aggrappano
alla
cancellata
del
giardino
:
i
popolani
formano
dei
crocchi
:
tutti
discorrono
concitatamente
e
sgranano
certi
occhi
da
non
avere
invidia
con
quelli
di
un
bue
,
nella
direzione
del
palazzo
.
Che
è
,
che
non
è
?
Mille
dubbi
tenzonano
nella
mia
mente
:
mi
faccio
largo
tra
la
calca
a
forza
di
urtoni
,
tratto
male
le
sentinelle
che
volevano
precludermi
il
passo
,
e
tocco
,
come
si
suol
dire
,
il
Cielo
con
un
dito
,
quando
posso
sbirciare
una
guida
,
a
cui
immediatamente
domando
:
Che
è
successo
di
nuovo
?
-
Nulla
,
sono
arrivati
due
parlamentarii
Prussiani
....
l
'
armistizio
è
stato
protratto
e
vengono
a
fissare
le
linee
di
demarcazione
.
-
Non
chiedo
altre
spiegazioni
e
vo
su
nella
sala
d
'
ordini
:
tutti
gli
ufficiali
leggono
pacificamente
i
giornali
;
qualcuno
si
scalda
al
camminetto
:
ciò
non
mi
produce
alcun
senso
,
gli
avevo
veduti
usare
in
tal
modo
nelle
circostanze
supreme
,
possono
fare
così
anche
ora
!
ragioniamo
con
alcuni
altri
coi
due
bassi
ufficiali
che
hanno
accompagnato
il
colonnello
di
stato
maggiore
che
fa
da
parlamentario
:
con
nostra
maraviglia
li
troviamo
istruitissimi
:
ci
parlano
con
rispetto
degli
Italiani
,
ci
dicono
francamente
che
senza
di
noi
sarebbero
andati
a
Lione
,
ma
ci
dichiarano
con
altrettanta
franchezza
,
che
da
noi
non
si
aspettavano
simile
ingratitudine
,
da
noi
che
eravamo
andati
a
Venezia
soltanto
per
dato
e
fatto
della
Prussia
.
Questa
è
proprio
carina
!
....
I
Francesi
ce
ne
dicono
di
tutte
un
po
'
,
perchè
ci
siamo
dimenticati
di
Magenta
e
di
Solferino
,
non
accorrendo
come
un
'
uomo
solo
dall
'
Alpi
a
Lilibeo
,
a
dar
due
botte
ai
Prussiani
:
i
Prussiani
ci
gabellano
addirittura
per
ingrati
perché
abbiam
loro
strappato
uno
stendardo
a
Digione
.
La
morale
?
....
La
morale
è
questa
:
Guai
a
coloro
che
hanno
bisogno
di
una
mano
per
sollevarsi
;
fortunati
coloro
che
sanno
fare
da
se
:
chi
fa
da
se
fa
per
tre
,
dice
un
proverbio
e
i
proverbii
,
a
detta
di
Salomone
,
sono
la
sapienza
dei
popoli
.
Dopo
un
lungo
colloquio
il
parlamentario
ritorna
verso
la
Côte
d
'
Or
:
il
popolo
lo
saluta
con
fischi
.
Assai
brutta
idea
si
devono
aver
fatta
quei
Tedeschi
della
civiltà
Francese
;
un
popolo
deve
essere
feroce
nella
lotta
d
'
indipendenza
,
ma
dee
mai
sempre
rispettare
il
diritto
delle
genti
e
,
cessati
i
guai
,
ha
da
ravvisare
un
fratello
in
colui
che
ridotto
macchina
nelle
mani
di
un
re
,
può
avergli
fatto
del
male
.
Ci
giungono
notizie
dì
Bordeaux
....
e
che
brutte
notizie
!
....
Le
nostre
previsioni
non
sono
andate
fallite
.
La
Francia
accasciata
sotto
la
vigliaccheria
,
ha
mandato
al
corpo
Legislativo
l
'
assemblea
più
retrograda
che
immaginar
si
possa
.
Lo
spirito
generoso
delle
città
è
stato
soffocato
dall
'
alito
maligno
della
reazione
provinciale
.
Niente
di
strano
:
tutti
in
Chalons
a
mò
d
'
esempio
desiderano
la
pace
,
riaccetterebbero
Napoleone
pur
di
non
vedere
un
Prussiano
:
il
mio
amico
pittore
tratta
di
buffone
Gambetta
,
il
padrone
di
casa
maledice
la
repubblica
perché
ha
i
suoi
campi
occupati
dal
nemico
:
nessuno
prenderebbe
un
fucile
per
ricacciare
gli
stranieri
oltre
Reno
....
I
popoli
hanno
il
governo
che
si
meritano
:
in
nazioni
come
la
Francia
corrotte
,
son
degni
presidenti
i
Thiers
,
e
veri
rappresentanti
i
ruraux
di
Versailles
.
Si
leggono
i
giornali
:
Garibaldi
è
stato
ricevuto
iniquamente
nell
'
Assemblea
:
gli
si
è
vietato
persino
di
discorrere
:
una
voce
sola
ha
tuonato
in
mezzo
ai
codardi
in
difesa
dell
'
eroe
:
è
la
voce
generosa
che
si
elevò
da
Guernesey
in
favore
dei
caduti
di
Mentana
,
è
la
voce
che
ha
agitato
le
fibre
della
decrepita
Europa
,
e
che
ha
fatto
allibire
sui
troni
i
regnanti
:
è
la
voce
di
Victor
Hugo
;
fra
tanti
cialtroni
Garibaldi
non
poteva
esser
compreso
degnamente
che
dall
'
autore
dei
Miserabili
.
Il
Generale
dava
le
sue
dimissioni
.
Queste
notizie
finiscono
di
rovinare
il
morale
dei
volontarii
.
Nessuno
presta
servigio
,
tutti
vogliono
tornare
in
Italia
.
Vedo
aux
Vendanges
de
Bourgogne
Castellazzo
:
mi
perdoni
l
'
egregio
amico
,
ma
lo
avevo
scambiato
per
un
barocciaio
.
Ha
un
cappellaccio
di
pelo
e
una
casacca
pure
di
pelo
.
Gli
parlo
:
egli
,
con
quell
'
abbigliamento
,
è
riuscito
a
deludere
la
sorveglianza
del
nemico
ed
ha
attraversato
le
file
prussiane
.
Anche
lui
è
sfiduciato
e
mi
dice
che
in
quanto
al
partire
per
noi
può
essere
questione
di
giorni
.
Siamo
chiamati
in
quartiere
:
il
nostro
tenente
dice
di
averci
a
fare
una
importantissima
comunicazione
e
fa
leggere
al
foriere
il
seguente
ordine
del
giorno
:
«
Ai
bravi
dell
'
Armata
dei
Vosgi
.
Io
vi
lascio
con
dolore
,
miei
bravi
,
e
sono
costretto
a
tal
separazione
da
circostanze
imperiose
.
Ritornando
ai
vostri
focolari
raccontate
alle
vostre
famiglie
i
lavori
,
le
fatiche
,
i
combattimenti
che
abbiamo
sostenuti
insieme
per
la
santa
causa
della
repubblica
.
Dite
loro
sopratutto
che
aveste
un
capo
che
vi
amava
come
figli
e
che
andava
orgoglioso
della
vostra
bravura
.
A
rivederci
in
circostanze
migliori
.
GIUSEPPE
GARIBALDI
Terminata
questa
lettura
,
do
un
'
occhiata
ai
compagni
,
vedo
degli
occhi
lustri
e
non
posso
fare
a
meno
di
notare
un
silenzio
molto
eloquente
:
non
vi
è
che
dire
;
i
miei
compagni
sono
tutti
commossi
,
quanto
lo
sono
io
.
Le
generose
parole
dell
'
eroe
sono
scese
nel
cuore
di
tutti
:
ci
insultino
pure
i
Giuda
politici
,
i
prezzolati
campioni
della
Monarchia
,
ci
chiamino
vagabondi
e
gente
che
non
ha
nulla
da
perdere
,
le
nostre
fatiche
non
potevano
esser
meglio
ricompensate
,
le
nostre
idee
non
potevano
esser
meglio
comprese
.
Una
sola
parola
di
elogio
sgorgata
dalle
labbra
intemerate
di
Garibaldi
vale
di
più
di
tutti
i
belati
della
mandra
comprata
;
il
nostro
non
è
feticismo
,
non
è
un
moto
idolatra
,
è
la
giusta
estimazione
che
gli
uomini
di
cuore
devono
mai
sempre
nutrire
per
coloro
che
hanno
tanta
benemerenza
verso
l
'
umanità
,
per
coloro
la
di
cui
vita
è
stata
sempre
un
continuo
sacrifizio
,
una
continua
abnegazione
in
favore
delle
magnanime
idee
.
Si
legge
anche
un
ordine
del
giorno
di
Bordone
;
non
manca
pur
questo
di
generosità
,
ma
quali
parole
possono
fare
effetto
dopo
quelle
del
Romito
di
Caprera
?
Tornano
da
Digione
alcuni
nostri
feriti
,
tra
i
quali
Pianigiani
.
Non
si
lagnano
del
contegno
dei
Prussiani
,
e
fanno
molti
elogii
di
quello
del
popolo
,
sempre
repubblicano
anche
in
presenza
degli
invasori
.
Ci
parlano
della
magnificenza
dei
funerali
del
Perla
.
Un
battaglione
Prussiano
ha
reso
gli
onori
militari
alla
salma
:
tutta
la
popolazione
è
corsa
lungo
le
vie
da
cui
è
passato
il
funebre
corteo
;
la
madre
del
prode
maggiore
non
ha
curato
i
lunghi
disagii
del
viaggio
ed
è
corsa
onde
essere
in
tempo
a
far
meno
triste
l
'
agonia
del
figliuolo
;
essa
lo
ha
accompagnato
al
sepolcro
.
Povera
donna
!
..
se
tuo
figlio
è
morto
gloriosamente
,
se
il
di
lui
nome
sarà
eternamente
celebrato
tra
quello
dei
martiri
della
libertà
,
tu
non
cessi
di
esser
madre
e
hai
diritto
di
piangere
:
le
lacrime
delle
madri
sono
la
rugiada
benefica
che
fa
rinvigorire
le
magnanime
idee
.
Distruggiamo
i
tiranni
e
nessuna
avrà
da
piangere
su
di
un
figlio
innanzi
tempo
rubato
all
'
avvenire
e
alla
patria
.
È
partito
per
Avignone
il
terzo
degli
usseri
.
Erano
buoni
figliuoli
e
durante
la
campagna
hanno
fatto
un
servizio
di
ferro
Li
abbiamo
accompagnati
alla
stazione
:
hanno
voluto
abbracciarci
e
ci
hanno
lasciato
gridando
:
Viva
l
'
Italia
,
rammentatevi
di
noi
!
...
Non
temete
,
bravi
figliuoli
,
noi
non
potremo
dimenticarvi
:
noi
vi
abbiamo
veduto
volare
intrepidamente
di
faccia
al
nemico
,
noi
abbiamo
spezzato
il
poco
pane
con
voi
,
noi
vi
si
siamo
affezionati
nelle
fatiche
,
nei
disagi
che
abbiamo
sostenuti
per
la
repubblica
...
certe
cose
le
non
si
dimenticano
mai
!
Un
'
altra
bellina
!
...
L
'
amico
Kane
si
trova
senza
quattrini
e
sente
tutta
la
necessità
di
fare
un
pranzo
lucullesco
.
Cosa
inventa
?
Va
da
Monsieur
Coq
,
il
nostro
cittadino
trattore
,
e
a
faccia
tosta
gli
annunzia
di
esser
passato
ufficiale
.
Monsieur
Coq
lo
guarda
con
aria
d
'
ammirazione
e
gli
dà
il
mi
rallegro
.
Kane
gli
fa
osservare
la
necessità
di
dare
un
banchetto
agli
amici
,
e
,
consenziente
il
trattore
,
ordina
un
lautissimo
desinare
da
pagarsi
appena
riscossa
l
'
entrata
in
campagna
.
Io
sono
del
bel
numero
uno
degli
invitati
.
Il
giorno
dopo
,
si
hanno
da
vendere
i
cavalli
di
rimonta
e
,
a
farlo
apposta
,
tra
le
povere
vittime
designate
per
condurli
in
giro
e
per
trovar
compratori
è
designato
anche
l
'
apocrifo
ufficiale
.
Non
senza
stiacciare
dei
moccoli
,
il
disgraziato
agguanta
le
redini
di
uno
dei
più
sghangherati
Bucefali
e
va
cogli
altri
sotto
l
'
obelisco
della
Piazza
per
portarlo
all
'
incanto
.
Noi
cerchiamo
in
tutti
i
modi
di
far
prender
cappello
al
nostro
amico
:
ora
gli
si
da
la
baia
,
ora
si
esige
che
metta
al
trotto
la
bestia
:
sul
più
bello
delle
nostre
burlette
,
capita
in
mezzo
a
noi
,
come
lo
spettro
di
Banco
,
il
povero
Monsieur
Coq
,
vede
il
preteso
ufficiale
che
fa
quel
basso
servizio
,
fa
un
urlaccio
e
rimane
come
Don
Bartolo
:
dal
canto
suo
Kane
non
sa
quali
pesci
si
prendere
,
e
ci
dà
certe
occhiate
da
commuovere
i
sassi
,
ma
che
ci
fanno
scompisciar
dalle
risa
.
Silenzio
di
un
paio
di
minuti
,
finalmente
l
'
amico
nostro
si
risolve
,
empie
di
chiacchere
la
testa
dell
'
oste
e
te
lo
ingarbuglia
in
modo
tale
da
persuaderlo
a
comprare
il
cavallo
e
così
tra
sconto
,
tra
senseria
ed
altri
ammennicoli
,
chi
ha
avuto
ha
avuto
e
tutti
rimangon
contenti
!
Il
comando
dell
'
Armata
dei
Vosgi
è
passato
nelle
mani
del
vice
ammiraglio
Penohat
.
In
tempo
di
rivoluzione
niente
di
strano
che
un
uomo
di
mare
comandi
un
armata
di
terra
....
eppoi
,
ce
lo
han
ripetuto
,
egli
viene
per
scioglierci
.
Laus
Deo
:
ci
leveremo
alla
fine
da
questa
vita
noiosa
,
di
cui
le
feste
improvvisate
all
'
Hotel
du
Parc
,
le
facili
conquiste
delle
Veneri
appassite
che
passeggiano
sui
Quais
,
la
maldicenza
su
tutto
e
su
tutti
,
compendiano
tutte
le
fasi
.
Se
si
restasse
un
altro
mese
,
ci
abbrutiremmo
di
più
degli
ubriachi
d
'
assenzio
che
riscontriamo
ogni
mattina
,
quando
ci
si
leva
dal
letto
.
Questi
ultimi
non
sono
pochi
.
L
'
uso
dell
'
assenzio
è
stata
una
delle
rovine
di
Francia
.
Altri
due
parlamentari
Prussiani
!
La
popolazione
s
'
insospettisce
:
la
strada
infaccia
al
quartiere
generale
è
gremita
di
gente
:
si
sussurra
,
si
grida
:
bisogna
rinforzare
la
guardia
al
cancello
.
I
parlamentari
partono
quasi
subito
e
la
calma
si
ristabilisce
.
Alcuni
dicono
che
il
nemico
concede
altri
otto
giorni
d
'
armistizio
,
purché
sia
occupato
anche
il
dipartimento
di
Saone
e
Loire
...
Vedremo
!
Vien
l
'
ordine
di
restituire
i
nostri
cavalli
e
di
portarli
al
deposito
di
rimonta
a
Macon
.
Buon
segno
!
..
Io
sono
incaricato
della
missione
,
prendo
meco
dieci
uomini
e
vo
per
quella
direzione
.
Appena
arrivati
,
sentiamo
tutti
un
gran
desiderio
di
mangiare
e
di
vedere
una
nuova
città
.
Lasciamo
nei
vagoni
i
cavalli
,
senza
curarci
di
dar
loro
quel
pasto
che
tanto
si
anela
per
noi
ed
a
corsa
entriamo
in
Macon
:
si
questiona
col
sindaco
per
aver
il
biglietto
d
'
alloggio
;
finalmente
ci
vien
concesso
,
io
vado
in
casa
di
una
bellissima
vedova
:
mi
metto
a
dormire
in
uno
stanzino
accanto
alla
sua
camera
;
però
prima
lei
chiude
l
'
uscio
con
doppio
giro
di
chiave
;
le
precauzioni
non
sono
mai
troppe
!
Al
mattino
ci
rammentiamo
dei
cavalli
:
si
vanno
a
prendere
e
ci
si
monta
a
pelo
per
condurli
al
deposito
.
Ci
riceve
un
vecchio
capitano
che
ci
guarda
a
squarciasacco
,
arricciandosi
i
lunghi
mustacchi
,
e
battendo
il
frustino
sugli
stivali
.
Ci
ordina
di
metter
le
bestie
in
una
vastissima
scuderia
.
Maledizione
!
Queste
hanno
tanta
fame
che
si
mettono
a
dar
dentate
al
legno
della
mangiatoia
.
Si
figurino
i
lettori
quali
occhi
piantasse
nei
nostri
il
capitano
!
Sbuffò
come
un
istrice
,
bestemmiò
un
paio
di
sacres
tonners
e
poi
in
tuono
burbero
ci
chiese
:
Ma
da
quanto
tempo
non
mangiavano
questi
cavalli
?
-
Fingi
di
non
capire
il
francese
,
mi
sussurra
un
vecchio
merlo
che
ho
accanto
.
Così
faccio
,
non
rispondo
ad
alcuna
domanda
,
il
vecchio
soldato
ci
manda
al
diavolo
e
noi
andiamo
a
desinare
.
Il
nostro
pasto
si
prolunga
tanto
,
che
non
solo
non
possiamo
veder
la
città
,
ma
arriviamo
a
buco
per
la
partenza
del
treno
.
Appena
scesi
dalla
stazione
di
Chalons
,
ci
colpisce
la
vista
un
insolito
brulichio
di
persone
:
la
vasta
piazza
dell
'
obelisco
è
occupata
da
capannelli
che
si
agitano
,
si
sbracciano
,
discorrono
ad
altissima
voce
.
Domandiamo
a
qualcuno
che
cosa
è
avvenuto
:
ci
si
risponde
che
domani
i
Prussiani
saranno
in
città
.
Ci
si
stringe
nelle
spalle
e
si
entra
nella
grande
Rue
:
questa
è
tanto
affollata
che
bisogna
procedervi
a
forza
di
spinte
;
per
pervenire
alla
sottoprefettura
ci
è
necessaria
una
buona
mezzora
.
Il
popolo
è
più
abbattuto
che
mai
:
qualcuno
si
azzarda
a
proferire
a
bassa
voce
la
parola
tradimento
.
Pesco
altre
notizie
:
oggi
scade
l
'
ultima
proroga
dell
'
armistizio
,
nessuno
avviso
è
venuto
,
niente
di
più
facile
che
ricomincino
l
'
ostilità
.
Incontro
finalmente
il
nostro
tenente
-
Stia
pronto
a
partire
,
mi
dice
-
Verso
Chagny
?
-
Nemmen
per
idea
,
noi
andiamo
a
Macon
-
O
i
Prussiani
?
-
Ci
crede
anche
lei
?
...
Va
via
il
quartiere
generale
,
ecco
tutto
;
in
settimana
ci
danno
il
congedo
,
fra
quindici
giorni
siamo
in
Italia
-
E
si
parte
?
-
Domattina
alle
quattro
.
-
La
partenza
dello
stato
maggiore
aveva
prodotto
quel
panico
da
cui
era
occupata
tutta
la
città
.
Vo
a
casa
:
per
via
non
posso
fare
a
meno
di
pensare
a
tutti
gli
addii
,
a
tutte
le
promesse
,
a
tutti
i
pianti
che
si
faranno
nel
corso
di
questa
nottata
;
sento
la
voluttà
di
non
lasciare
nemmeno
uno
spicchio
di
cuore
in
questa
graziosa
città
.
Annunzio
ai
miei
ospiti
la
mia
vicina
partenza
;
mi
dicono
le
solite
cose
e
mi
offrono
da
bere
;
passo
in
salotto
e
mi
trovo
in
compagnia
con
un
prete
che
dice
ira
di
Dio
di
Vittorio
Emanuele
perchè
ha
osato
di
entrare
nell
'
eterna
città
:
messo
a
punto
,
è
la
prima
volta
che
faccio
il
realista
(
che
il
Cielo
me
lo
perdoni
!
)
:
nasce
un
battibecco
,
i
padroni
di
casa
mi
fanno
il
viso
dell
'
arme
:
mi
avveggo
che
se
domani
non
partissi
loro
troverebbero
qualche
pretesto
per
mettermi
gentilmente
alla
porta
.
Vo
in
camera
è
comincio
a
fare
i
fagotti
:
sento
bussare
dolcemente
alla
porta
e
vedo
entrare
Maguelonne
,
un
bel
tipo
provenzale
,
una
delle
bonnes
della
famiglia
.
È
in
completo
deshabillè
le
domando
cosa
desidera
-
Son
venuta
ad
aiutarvi
,
mi
risponde
con
una
mossa
provocante
e
lanciandomi
un
'
occhiata
assassina
-
Capisco
l
'
antifona
,
ma
mi
ha
messo
tanto
malumore
la
disputa
col
curato
,
ma
son
tanto
felice
di
andarmene
che
risolvo
di
far
l
'
indiano
per
vedere
se
la
appetitosa
fanciulla
mi
si
leva
d
'
intorno
.
E
pensare
che
il
mio
compagno
d
'
abitazione
le
he
fatto
una
corte
spietata
e
che
dopo
un
'
infinità
di
salamelecchi
non
è
giunto
a
ricever
da
lei
che
...
uno
schiaffo
.
Proprio
la
fortuna
favorisce
i
poltroni
!
Prima
il
solito
discorso
della
mia
amante
italiana
,
poi
le
solite
proteste
d
'
affetto
ai
soldati
,
mille
bei
discorsi
insomma
a
'
quali
rispondo
,
come
le
mura
testimoni
di
quel
colloquio
.
Il
vecchio
Giuseppe
Ebreo
è
un
Don
Giovanni
a
paragone
mio
...
in
questa
sera
.
Terminato
che
ho
d
'
accomodar
la
mia
roba
,
cogli
occhi
fissi
in
terra
,
che
alzandoli
ho
paura
di
perdere
la
tramontana
,
auguro
la
buona
notte
all
'
inaspettata
visitatrice
.
Oh
!
disillusione
!
...
Essa
mi
stende
graziosamente
la
mano
e
con
un
tuono
di
voce
gentile
mi
dice
:
E
non
avete
da
dar
nulla
alla
bonne
?
Alzo
gli
occhi
;
la
stoccata
fa
perder
la
poesia
;
le
do
uno
scudo
che
m
'
esce
dal
cuore
e
vo
per
darle
anche
un
abbraccio
...
è
troppo
tardi
:
lo
schiaffo
del
mio
povero
compagno
riceve
una
seconda
edizione
nella
mia
povera
guancia
!
...
vo
a
letto
bestemmiando
,
mentre
sento
nella
stanza
accanto
le
risate
della
birichina
.
Mi
alzo
elle
quattro
:
è
un
buio
d
'
inferno
:
per
rischiararmi
la
vista
prendo
due
gouttes
,
poi
vo
di
corsa
alla
foreria
.
I
nostri
sono
già
in
rango
:
si
aspetta
mezz
'
ora
,
cominciamo
a
impazientirsi
....
dopo
un
'
ora
eccoti
l
'
ordine
che
partiremo
alle
dieci
.
Rinunzio
a
descrìvere
la
salva
d
'
imprecazioni
con
cui
viene
accolto
un
tale
annunzio
!
Si
va
al
caffè
;
trovo
un
campagnolo
che
mi
si
appiccica
:
va
a
Belfort
,
suo
fratello
fa
parte
di
quella
eroica
guarnigione
che
sola
in
tutta
la
campagna
ha
capitolato
coll
'
onore
dell
'
armi
;
sarà
morto
,
sarà
ferito
il
povero
diavolo
?
Il
mio
nuovo
conoscente
non
ne
sa
un
'
acca
,
ma
spera
ed
è
allegro
come
uno
sposo
novello
;
mi
invita
ad
ogni
costo
a
far
colazione
con
lui
;
la
colazione
è
sì
lauta
che
le
trombe
chiamano
a
raccolta
e
noi
non
abbiamo
ancora
finito
di
trincare
.
Esco
mezzo
in
bernecche
,
mi
accodo
agli
altri
;
appena
arrivato
sotto
la
stazione
schizzo
in
un
vagone
di
prima
;
cinque
minuti
dopo
mi
addormento
saporitamente
per
destarmi
a
Macon
.
CAPITOLO
XXVIII
.
Mi
perdonino
i
lettori
,
se
tanto
li
ho
intrattenuti
con
certi
dettagli
di
minima
importanza
e
forse
tali
da
raffreddar
l
'
interesse
di
questa
mia
narrazione
,
se
pure
da
qualcuno
di
facile
contentatura
ci
si
può
ravvisare
dell
'
interesse
:
oramai
avevo
buttato
giù
queste
note
e
non
ho
potuto
resistere
al
desiderio
di
pubblicarle
:
nella
vita
oziosa
,
monotona
che
siamo
,
purtroppo
,
costretti
a
condurre
in
Italia
,
le
reminiscenze
di
un
tempo
che
,
se
non
era
bellissimo
,
ci
offriva
almeno
il
destro
di
poter
favellare
col
cuore
sulle
labbra
e
dire
cogli
amici
ad
alta
voce
i
propositi
ardenti
che
ci
bollivano
in
seno
,
senza
aver
paura
dei
birri
e
del
procuratore
del
re
,
parlano
una
voce
così
eloquente
al
mio
cuore
,
che
il
più
piccolo
nonnulla
di
tale
epoca
,
che
in
tanta
degradazione
io
veggo
passarmi
davanti
agli
occhi
della
fantasia
,
caramente
diletta
come
una
illusione
svanita
,
o
come
un
sogno
perduto
,
m
'
ispira
un
'
affezione
che
non
saprei
abbastanza
spiegare
,
ed
egoista
come
tutti
gli
uomini
che
sono
sotto
l
'
impressione
di
un
'
affetto
dimentico
gli
altri
per
non
deliziar
che
me
stesso
.
Fatte
alla
peggio
queste
mie
scuse
,
ritorno
al
racconto
che
,
grazie
al
cielo
,
è
quasi
giunto
al
suo
termine
.
Macon
è
il
capoluogo
del
dipartimento
di
Sâone
et
Loire
;
in
tempi
di
pace
è
celebre
per
il
buffet
della
stazione
e
per
le
mode
originali
delle
sue
donne
del
popolo
;
in
tempo
di
guerra
noi
vi
trovammo
delle
gentilissime
signore
che
rivolgevano
ogni
cura
per
alleviare
i
feriti
e
per
recar
conforto
ai
soldati
di
passaggio
:
in
tempo
d
'
armistizio
,
come
ci
si
capitava
ora
,
non
rinvenimmo
che
di
bei
caffè
,
delle
donne
eleganti
e
un
giornale
Buonapartista
ad
oltranza
,
che
ci
screditava
facendo
di
noi
certe
biografie
imposibili
,
piene
di
una
filza
di
menzogne
.
Non
sto
a
dire
qual
folla
di
gente
invadessero
i
pacifici
uffizi
della
Mairie
,
appena
noi
fummo
arrivati
.
Il
Maire
protestava
sbuffava
,
sudava
:
tutti
volevano
esser
serviti
alla
prima
ed
egli
non
serviva
nessuno
:
per
temperamento
fu
deciso
di
dare
solamente
i
biglietti
d
'
alloggio
agli
ufficiali
:
mi
fo
prestare
il
berretto
al
tenente
Mussi
e
in
poco
tempo
non
che
con
uno
mi
trovo
con
quattro
biglietti
in
saccoccia
.
Il
primo
di
questi
era
per
un
marchese
,
il
secondo
per
un
droghiere
,
il
terzo
per
un
macchinista
della
ferrovia
.
Preferii
quest
'
ultimo
:
piccato
ad
osservare
,
volevo
conoscere
intimamente
i
sentimenti
del
popolo
e
di
più
provavo
il
bisogno
di
ritemprar
la
mia
anima
in
una
atmosfera
serena
,
in
quella
calma
che
sempre
si
trova
nel
tugurio
del
povero
,
quasi
mai
nella
dorata
magione
del
ricco
Nababbo
.
Nè
mal
mi
era
apposto
:
una
fanciulla
dall
'
aria
ingenua
,
dal
vestitino
d
'
indiana
mi
ricevè
con
aria
franca
,
poi
l
'
andò
a
chiamare
la
mamma
:
questa
era
una
vecchiarella
che
si
perse
in
inchini
,
che
mi
sgranò
in
faccia
due
occhioni
grossi
come
pan
tondi
quando
seppe
che
io
era
nato
in
Italia
e
che
per
andare
da
Macon
ai
confini
d
'
Italia
ci
erano
più
di
duecento
miglia
:
le
due
donne
mi
prepararono
una
cameretta
pulita
,
modesta
,
degna
di
accogliere
una
vergine
:
non
so
perché
,
ma
quell
'
aria
mi
purificava
,
e
non
trovavo
verso
di
staccarmi
da
quelle
due
donnicciole
che
parlavano
il
linguaggio
dell
'
ignoranza
,
l
'
unico
che
si
parte
veramente
dal
cuore
.
Noi
eravamo
andati
a
Macon
per
disciogliersi
;
pure
ci
trattennero
due
giorni
in
un
ozio
increscioso
:
a
romper
la
monotonia
di
quelle
lunghe
ore
venne
il
Journal
de
Macon
.
In
un
articolo
pieno
di
bile
la
più
velenosa
,
il
venduto
imbrattator
di
carte
si
scagliava
su
noi
in
modo
veramente
indecente
.
Dopo
aver
detto
ira
di
Dio
di
Garibaldi
e
Gambetta
,
l
'
articolista
aveva
lo
spudorato
coraggio
di
chiamarci
i
cavalieri
erranti
della
repubblica
,
i
fannulloni
Italiani
che
erano
andati
in
Francia
a
fare
i
signori
,
gli
spavaldi
guerrieri
che
non
avevano
mai
veduto
il
fuoco
ma
,
che
trattavano
il
dipartimento
di
Saône
e
Loire
,
come
se
fosse
un
paese
conquistato
.
Mettere
una
mano
in
un
alveare
e
scrivere
quella
robaccia
fu
la
medesima
cosa
!
In
poche
ore
più
di
trecento
Garibaldini
corsero
all
'
ufficio
del
malcapitato
giornale
:
un
pagliaccio
qualunque
,
allibito
dalla
paura
,
si
scusava
,
si
profondeva
in
mille
proteste
,
dava
insomma
tal
prova
di
vigliaccheria
,
che
nessuno
dei
nostri
volle
sporcarsi
le
mani
col
dargliele
sul
muso
.
Il
giorno
dopo
il
giornale
escì
fuori
colle
due
prime
colonne
in
bianco
:
più
sotto
vi
era
una
protesta
,
in
cui
si
dichiarava
che
la
libera
stampa
deve
tacere
là
dove
regna
la
sciabola
.
È
un
fatto
:
i
giornalisti
codardi
e
venduti
son
come
i
rospi
,
bisogna
schiacciarli
.
Dopo
tale
incidente
cominciava
a
rinascere
in
noi
il
malumore
.
A
che
ci
trattengono
?
si
cominciava
a
dire
tra
noi
;
forse
non
è
finita
la
guerra
?
...
Non
veggono
forse
come
noi
cominciamo
a
trovarci
in
una
situazione
abbastanza
anormale
?
....
E
qui
gli
stessi
lamenti
,
e
gli
stessi
lunghi
discorsi
,
da
cui
,
stringi
stringi
,
non
si
poteva
rilevare
che
l
'
immenso
desiderio
che
occupava
noi
tutti
di
rivedere
al
più
presto
l
'
Italia
.
Alcuni
avevano
già
indossato
abiti
cittadineschi
:
non
vi
erano
più
appelli
,
non
si
salutavano
più
i
superiori
;
ai
caffè
erano
liti
continue
e
baruffe
da
dare
scandalo
alla
popolazione
:
alcuni
per
distrarsi
si
affidavano
all
'
opera
energica
del
vieux
Mecon
e
quindi
sbornie
a
cascare
su
tutta
la
linea
.
Era
infine
una
vitaccia
inconcludente
che
ci
rovinava
la
salute
e
che
ci
faceva
mandare
in
quel
paese
da
tutti
coloro
che
amano
la
pace
.
Arriva
finalmente
la
legione
Ravelli
per
essere
disarmata
;
lo
stesso
giorno
disarmano
noi
,
promettendoci
pel
dì
dopo
due
mesi
di
paga
e
il
congedo
.
Due
mesi
di
paga
e
a
spese
nostre
il
viaggio
!
....
E
pensare
che
il
soldato
avea
un
franco
il
giorno
!
....
La
repubblica
Francese
non
fu
certamente
prodiga
con
coloro
che
così
prodigalmente
avevano
esposto
la
vita
per
lei
.
Pure
quella
sera
fu
baldoria
:
si
trattava
di
tornare
in
Italia
,
di
riveder
la
famiglia
,
gli
amici
,
e
non
osavamo
misurare
col
pensiero
quelle
poche
ore
che
ci
dividevano
dall
'
istante
bramato
,
tanto
era
la
nostra
bramosia
d
'
arrivarvi
:
mai
ho
sentito
l
'
amor
di
patria
,
come
quando
ne
sono
stato
lontano
:
so
anche
io
che
l
'
idea
falsa
della
nazionalità
deve
o
prima
o
poi
cedere
in
faccia
a
quella
santissima
dell
'
umanità
,
ma
che
volete
?
Noi
,
che
abbiamo
avuto
la
disgrazia
di
nascere
in
un
periodo
di
transizione
,
noi
che
siamo
stati
tirati
su
colle
idee
vecchie
,
noi
che
abbiamo
veduto
il
sacrificio
di
tanti
martiri
,
che
abbiamo
assistito
alle
lotte
generose
che
i
giovani
più
magnanimi
hanno
intrapreso
contro
i
governi
e
contro
gli
eserciti
stranieri
per
raffermare
il
principio
della
nazionale
unità
,
non
abbiamo
potuto
non
affezzionarci
a
quella
patria
che
ci
hanno
insegnato
a
rispettare
più
di
noi
stessi
gli
scritti
di
tanti
filosofi
ed
il
sangue
di
tanti
eroi
.
Capisco
tutto
l
'
immensa
poesia
del
futuro
,
mi
sento
capace
di
sacrificarmi
per
la
causa
della
libertà
in
qualunque
luogo
la
vegga
risorgere
o
la
vegga
in
pericolo
,
ma
a
conti
fatti
se
a
qualche
straniero
saltasse
il
ticchio
di
voler
venire
a
spadroneggiare
di
qua
dall
'
Alpi
mi
sento
pure
capace
d
'
impugnare
un
fucile
anche
colla
monarchia
e
forse
collo
stesso
entusiasmo
,
con
cui
lo
facemmo
nel
1866
.
Non
vi
nego
che
in
ciò
si
possa
riscontrare
della
contradizione
,
ma
a
certi
sentimenti
non
si
comanda
ed
il
cuore
,
vero
rivoluzionario
,
non
si
può
piegare
alle
disquisizioni
dei
dottrinari
,
i
quali
per
predicare
son
usi
a
dar
dei
punti
a
Fra
Girolamo
,
buon
'
anima
sua
,
per
fare
sono
più
impotenti
dei
poveri
Eunuchi
.
Furono
disarmate
le
legioni
Italiane
(
mi
dimenticavo
di
dire
che
era
arrivata
anche
quella
del
valoroso
Tanara
)
furono
disarmati
i
Franc
Tireurs
:
molti
di
questi
ultimi
non
volevano
depositare
le
loro
armi
:
gli
Spagnoli
minacciarono
un
ammutinamento
«
con
queste
armi
noi
vogliamo
passare
i
Pirenei
e
mandare
a
gallina
quel
buffone
che
l
'
Europa
ha
voluto
regalarci
per
re
»
tali
a
un
dipresso
erano
i
loro
discorsi
.
E
quando
,
ridotti
a
buon
partito
dai
consigli
dei
superiori
,
si
decisero
di
sciogliersi
pacificamente
,
ci
vollero
stringer
la
mano
e
dicendoci
addio
aveano
le
lacrime
agli
occhi
.
Voi
ci
diceste
addio
,
o
giovani
generosi
che
nei
giorni
del
pericolo
ci
siamo
abituati
ad
amare
come
fratelli
,
ma
io
,
e
con
me
tutti
i
miei
compagni
d
'
arme
,
vi
diciamo
:
a
rivederci
.
La
libertà
non
ha
ancora
piantato
radici
nella
decrepita
Europa
,
e
poco
può
tardare
un
nuovo
appello
che
richiami
i
generosi
di
qualunque
nazione
ai
santi
combattimenti
a
prò
di
un
'
idea
.
In
quel
giorno
io
sono
sicuro
di
rivedervi
,
io
sono
sicuro
di
tornare
a
divider
con
voi
le
lunghe
fatiche
,
i
diuturni
disagii
,
forse
anche
la
morte
,
ne
sono
sicuro
,
perchè
io
vi
ho
veduti
intrepidi
difaccia
al
fuoco
dell
'
inimico
,
sublimi
nei
sacrifizii
,
sempre
pari
ai
principii
magnanimi
che
vi
covano
in
seno
.
A
rivederci
adunque
,
o
figli
prediletti
della
libertà
,
o
generosi
precursori
di
quel
beato
avvenire
in
cui
tutti
saremo
più
che
compagni
fratelli
,
in
cui
non
ci
saranno
le
guerre
,
in
cui
ogni
uomo
sarà
eguale
davanti
all
'
altro
uomo
.
Posando
le
vostre
carabine
,
tornando
alle
vostre
case
,
parlate
ai
fratelli
,
agli
amici
le
sante
parole
del
vero
,
dell
'
eguaglianza
,
della
giustizia
:
battaglieri
in
tempo
di
guerra
,
siate
apostoli
in
tempo
di
pace
...
A
rivederci
per
poco
,
a
rivederci
...
allorchè
tuonerà
di
nuovo
il
cannone
,
allorchè
un
altro
popolo
sorga
dal
fango
,
dove
lo
han
tenuto
i
suoi
re
,
ed
abbia
la
forza
d
'
insorgere
,
nessuno
di
noi
mancherà
all
'
appello
glorioso
;
le
file
dei
soldati
della
libertà
saranno
rinforzate
dai
nuovi
campioni
,
ma
io
sono
sicuro
di
ritrovarvi
al
vostro
posto
,
di
ristringervi
la
mano
tra
il
fischiar
delle
palle
è
il
gemitio
dei
feriti
!
..
A
rivederci
!
Miquelf
ci
chiama
in
fretta
e
furia
,
ci
da
i
due
mesi
di
paga
e
ci
ordina
di
partire
il
giorno
dopo
col
treno
delle
quattro
e
quaranta
antimeridiane
.
Decidiamo
di
non
andare
a
dormire
:
vo
a
casa
,
faccio
alla
meglio
il
mio
piccolo
involto
,
bacio
tutta
la
famiglia
dei
miei
ospiti
,
torno
dagli
amici
,
che
sono
au
soleil
couchaut
,
trattoria
dove
si
mangia
benissimo
,
e
beviamo
un
'
infinità
di
bottiglie
.
Il
primo
giorno
che
arrivammo
a
Marsiglia
avevamo
cercato
allegria
al
Dio
Bacco
:
se
non
altro
per
debito
di
riconoscenza
,
dovevamo
offrirgli
copiose
libazioni
anche
nelle
ultime
ore
che
ci
si
tratteneva
nelle
terre
di
Francia
.
A
mezzanotte
si
chiuse
la
trattoria
;
girellammo
per
persi
un
'
oretta
nelle
deserte
vie
di
Macon
:
per
passare
le
altre
tre
,
ed
essendo
abbastanza
assonnati
,
credemmo
che
non
sarebbe
stato
cosa
malfatta
sonnecchiare
un
pochino
,
ma
quasi
tutti
avevamo
detto
addio
a
coloro
che
ci
avevano
ospitato
;
per
cui
ci
riducemmo
in
dodici
nella
camera
di
un
nostro
amico
:
la
notte
antecedente
alla
mia
partenza
di
Firenze
aveva
un
degno
riscontro
nell
'
ultima
che
passavamo
lassù
.
Quattro
saltaron
sul
letto
,
gli
altri
,
me
compreso
,
si
buttaron
per
terra
facendo
un
diavoleto
indescrivibile
.
Nessuno
potè
dormire
:
tutti
ci
perdevamo
in
congetture
più
o
meno
umoristiche
sulle
accoglienze
che
avremmo
avuto
in
Italia
.
Suonarono
le
tre
e
ci
avviammo
alla
stazione
:
si
bevve
per
l
'
ultima
volta
una
buona
bottiglia
di
vieux
Macon
e
poi
ci
buttammo
nei
vagoni
a
noi
destinati
.
La
macchina
fischia
:
il
treno
è
in
movimento
:
ci
spenzoliamo
,
quantunque
sia
sempre
buio
,
per
dare
un
ultimo
saluto
alla
città
,
e
non
possiamo
a
meno
di
ripeter
tra
noi
:
Povera
Francia
!
Si
cammina
,
si
cammina
per
tutta
la
mattinata
;
traversiamo
l
'
Est
della
Francia
:
si
arriva
alla
Savoja
:
traversiamo
i
suoi
monti
,
siamo
colpiti
dall
'
immensa
poesia
che
fanno
piover
nel
cuore
le
folte
boscaglie
,
gli
scoscesi
macigni
,
il
verde
cupo
degli
alberi
,
tutt
'
a
un
tratto
intramezzati
da
estese
pianure
di
neve
.
La
ferrovia
va
per
lungo
spazio
sul
lago
di
Chautillon
:
quel
lago
stretto
,
monotono
,
lungo
:
quella
neve
,
quella
solitudine
così
bella
nella
sua
orridezza
ha
qualcosa
d
'
imponente
:
quanto
volentieri
me
ne
anderei
sul
muricciolo
di
quella
chiesetta
che
sbuca
sulla
cima
del
promontorio
:
La
è
circondata
da
pini
:
una
cascata
che
va
a
versarsi
nel
lago
scaturisce
a
pochi
passi
da
lei
e
di
lassù
ci
deve
essere
un
incantevole
colpo
d
'
occhio
.
Delle
mandre
di
pecore
s
'
inerpicano
sui
sassi
che
le
fanno
ghirlanda
:
il
montanino
vi
corre
per
dare
un
pensiero
ai
suoi
morti
e
poi
ne
ritorna
cantando
le
ispirate
canzoni
che
suol
dettare
ne
'
vergini
cuori
la
poesia
dell
'
aperta
campagna
....
ah
!
come
sarei
felice
di
viver
lassù
,
lontano
dal
rumore
del
mondo
,
solo
con
le
mie
meditazioni
,
salutando
con
un
inno
il
sole
che
nasce
,
ritrovando
una
lacrima
,
quando
la
squilla
della
sera
che
invita
a
pregar
pei
morti
ripercotesse
quell
'
aure
calme
,
che
t
'
incitano
a
esser
buono
e
a
sperare
.
Mi
avveggo
che
io
,
fumatore
per
eccellenza
,
ho
da
due
ore
il
sigaro
spento
e
che
non
ho
importunato
alcun
'
amico
per
avere
un
fiammifero
.
Giungiamo
a
Chambery
;
ci
tratteniamo
alcuni
minuti
:
tanto
,
perchè
le
gentili
signore
della
capitale
della
Savoia
ci
offrano
una
refezioncella
,
a
cui
facciamo
onore
con
un
'
appetito
invidiabile
.
Altre
montagne
,
altri
boschi
,
Montmelian
in
lontananza
,
ecco
cosa
ci
offre
il
breve
tragitto
che
da
Chambery
ha
da
farsi
per
arrivare
a
Saint
Michel
.
Qui
ci
si
ferma
una
buona
mezz
'
ora
:
fa
un
freddo
indiavolato
:
ci
sembra
di
esser
ritornati
ai
primi
giorni
della
campagna
:
si
monta
nel
treno
Fell
,
e
ci
si
accinge
a
traversare
le
Alpi
.
Il
passeggio
delle
Alpi
colla
ferrovia
Fell
è
una
cosa
imponente
:
il
pauroso
che
si
affaccia
al
vagone
in
tal
traversata
,
son
persuaso
,
che
passa
un
cattivo
momento
:
ma
per
noi
,
che
tanto
poco
curiamo
i
pericoli
,
vi
assicuro
che
è
uno
dei
più
attraenti
spettacoli
.
Trovarsi
in
cima
a
burroni
tanto
scoscesi
da
perder
gli
occhi
per
volerne
rintracciare
la
fine
,
vedere
ogni
tanto
qualche
picco
,
passare
in
mezzo
a
una
neve
perenne
,
osservare
le
centinaia
di
croci
che
in
ricordo
di
disgrazie
avvenute
son
seminate
lungo
la
via
,
ti
da
un
ebbrezza
da
farti
pigliare
la
vertigine
.
Ah
!
potenza
del
progresso
!
...
Quell
'
Alpi
che
Annibale
e
Napoleone
giunsero
solamente
a
valicare
con
tanta
iattura
dei
suoi
,
or
si
sorpassano
in
poco
più
di
quattro
ore
,
e
,
quando
sarà
compiuto
il
foro
del
Moncenisio
,
i
cui
lavori
non
possiamo
a
meno
di
ammirare
anche
trasvolando
quassù
,
il
più
imbecille
dei
commessi
viaggiatori
supererà
i
baluardi
della
natura
,
fino
ora
detti
insuperabili
,
nel
medesimo
tempo
che
agli
eroi
ci
voleva
per
muovere
solamente
di
un
passo
una
balestra
o
un
cannone
.
Traversiamo
Modane
:
Modane
è
un
grazioso
,
bizzarro
e
pittoresco
paesucolo
di
case
di
legno
,
di
capanne
fatte
alla
peggio
,
ove
abita
la
gran
quantità
degli
operai
che
sono
occupati
ai
lavori
della
ferrovia
.
Ci
si
beve
una
grappa
eccellente
:
le
donne
vi
posson
trovare
a
qualunque
ora
un
buon
bicchiere
di
latte
.
Il
nostro
guardatreni
scende
e
ne
sale
uno
nuovo
,
il
quale
fa
presto
amicizia
con
noi
:
ci
dice
in
buona
lingua
Italiana
che
alla
mattina
ha
accompagnato
tre
ufficiali
dello
stato
maggiore
italiano
e
che
uno
scese
più
avanti
per
studiar
quelle
posizioni
.
Gran
meraviglia
da
parte
nostra
:
tre
ufficiali
di
stato
maggiore
che
studiano
,
ma
dunque
in
Italia
voglion
morire
?
!
Vediamo
il
forte
d
'
Esilles
.
-
Ora
siamo
in
Italia
-
Mi
dice
il
guardatreni
.
Sento
allargarmi
il
cuore
:
un
senso
di
dolcezza
mi
corre
di
fibra
in
fibra
e
ripeto
,
entusiasta
agli
amici
:
Siamo
in
Italia
.
-
E
ora
?
-
Mi
risponde
uno
in
tuono
di
dubbiosa
ansietà
.
-
E
ora
che
?
...
Di
rimando
rispondo
.
-
Come
ci
tratteranno
i
nostri
padroni
?
Restai
pensieroso
,
ma
uno
,
certamente
più
giovine
e
per
conseguenza
più
poeta
di
me
,
prese
la
parola
e
schiccherò
questo
bel
discorsino
.
Come
vuoi
che
ci
trattino
?
...
Io
lassù
in
Francia
ho
letto
dei
giornali
e
tutti
dicevano
bene
di
noi
e
celebravano
le
vittorie
di
Garibaldi
:
la
nostra
gloria
,
assicuratevelo
,
ha
avuto
un
'
eco
potente
nelle
nostre
città
,
quantunque
avvilite
e
prostrate
sotto
il
falso
sistema
che
le
corrompe
,
tenendole
schiave
:
noi
non
siamo
fuggiti
:
reietti
dal
governo
Francese
,
pochi
,
senz
'
arme
abbiamo
vinto
:
i
nostri
compagni
più
cari
,
i
giovini
in
cui
l
'
Italia
riponeva
ogni
sua
speranza
si
son
lasciati
cadaveri
:
la
morte
ha
falciato
nelle
nostre
file
con
più
animazione
di
quella
con
cui
il
colono
falcia
le
spiche
:
poveri
siamo
partiti
,
più
poveri
siamo
tornati
:
abbiamo
affrontato
fatiche
che
a
narrarle
soltanto
possono
sembrare
impossibili
,
abbiamo
fatto
sempre
il
nostro
dovere
...
come
vuoi
che
ci
accolga
il
nostro
popolo
,
come
vuoi
che
ci
accolga
il
nostro
governo
?
Abbiamo
forse
fatto
disonore
all
'
Italia
?
le
glorie
della
camicia
rossa
non
sono
state
oscurate
:
il
nostro
debito
di
graditudine
verso
la
Francia
è
stato
pagato
;
abbiam
vinto
,
abbiam
tolto
una
bandiera
al
nemico
ah
!
non
temete
:
il
governo
Italiano
non
si
darà
per
inteso
del
nostro
arrivo
,
e
non
ci
farà
dei
soprusi
...
è
impossibile
!
...
La
gloria
Italiana
si
è
arricchita
di
una
nuova
pagina
,
e
chiunque
si
sente
balzare
nel
petto
un
cuore
che
risponda
degnamente
a
'
sentimenti
italiani
,
non
potrà
che
applaudirci
.
-
Va
bene
-
Gridammo
noi
tutti
solleticati
a
tale
speranza
-
Va
bene
-
Viva
l
'
Italia
!
-
Evviva
tutti
coloro
che
non
son
mai
mancati
al
proprio
dovere
!
...
-
E
che
gli
avversarii
onesti
sono
in
obbligo
di
rispettare
...
-
Come
farà
il
governo
Italiano
!
-
Susa
!
...
-
Grida
in
perfetto
accento
piemontese
la
guardia
della
stazione
.
-
Ci
siamo
!
-
Si
grida
noi
tutti
,
emettendo
un
sospiro
di
contentezza
.
Scendiamo
,
anche
avanti
che
il
treno
si
fermi
:
calpestiamo
con
compiacenza
la
terra
italiana
,
le
parole
semibarbare
di
due
o
tre
paesani
che
ci
stringono
la
mano
,
ci
sembrano
una
musica
paradisiaca
...
-
Facciano
il
piacere
di
venire
con
noi
-
Mi
dice
battendomi
sulla
spalla
,
un
carabiniere
.
-
E
dove
si
ha
andare
?
...
-
Dal
sor
Delegato
...
-
Ho
capito
...
Povero
amico
!
...
Come
hai
speso
bene
il
tuo
fiato
,
quando
ci
hai
voluto
convincere
sulle
buone
grazie
che
il
governo
Italiano
avrebbe
usato
a
nostro
riguardo
!
...
Seguitiamo
dunque
i
carabinieri
e
andiamo
dal
sor
Delegato
...
FINE
Saggistica ,
opera
procede
primo
e
solo
.
E
,
come
egli
era
in
effetto
il
risvegliato
elemento
romano
,
così
l
Miscellanea ,
Avvertenza
Nel
voltare
in
italiano
i
Racconti
delle
fate
m
'
ingegnai
,
per
quanto
era
in
me
,
di
serbarmi
fedele
al
testo
francese
.
Parafrasarli
a
mano
libera
mi
sarebbe
parso
un
mezzo
sacrilegio
.
A
ogni
modo
,
qua
e
là
mi
feci
lecite
alcune
leggerissime
varianti
,
sia
di
vocabolo
,
sia
di
andatura
di
periodo
,
sia
di
modi
di
dire
:
e
questo
ho
voluto
notare
qui
di
principio
,
a
scanso
di
commenti
,
di
atti
subitanei
di
stupefazione
e
di
scrupoli
grammaticali
o
di
vocabolario
.
Peccato
confessato
,
mezzo
perdonato
:
e
così
sia
.
C
.
COLLODI
Barba
-
blu
C
'
era
una
volta
un
uomo
,
il
quale
aveva
palazzi
e
ville
principesche
,
e
piatterie
d
'
oro
e
d
'
argento
,
e
mobilia
di
lusso
ricamata
,
e
carrozze
tutte
dorate
di
dentro
e
di
fuori
.
Ma
quest
'
uomo
,
per
sua
disgrazia
,
aveva
la
barba
blu
:
e
questa
cosa
lo
faceva
così
brutto
e
spaventoso
,
che
non
c
'
era
donna
,
ragazza
o
maritata
,
che
soltanto
a
vederlo
,
non
fuggisse
a
gambe
dalla
paura
.
Fra
le
sue
vicinanti
,
c
'
era
una
gran
dama
,
la
quale
aveva
due
figlie
,
due
occhi
di
sole
.
Egli
ne
chiese
una
in
moglie
,
lasciando
alla
madre
la
scelta
di
quella
delle
due
che
avesse
voluto
dargli
:
ma
le
ragazze
non
volevano
saperne
nulla
:
e
se
lo
palleggiavano
dall
'
una
all
'
altra
,
non
trovando
il
verso
di
risolversi
a
sposare
un
uomo
,
che
aveva
la
barba
blu
.
La
cosa
poi
che
più
di
tutto
faceva
loro
ribrezzo
era
quella
,
che
quest
'
uomo
aveva
sposato
diverse
donne
e
di
queste
non
s
'
era
mai
potuto
sapere
che
cosa
fosse
accaduto
.
Fatto
sta
che
Barba
-
blu
,
tanto
per
entrare
in
relazione
,
le
menò
,
insieme
alla
madre
e
a
tre
o
quattro
delle
loro
amiche
e
in
compagnia
di
alcuni
giovinotti
del
vicinato
,
in
una
sua
villa
,
dove
si
trattennero
otto
giorni
interi
.
E
lì
,
fu
tutto
un
metter
su
passeggiate
,
partite
di
caccia
e
di
pesca
,
balli
,
festini
,
merende
:
nessuno
trovò
il
tempo
per
chiudere
un
occhio
,
perché
passavano
le
nottate
a
farsi
fra
loro
delle
celie
:
insomma
,
le
cose
presero
una
così
buona
piega
,
che
la
figlia
minore
finì
col
persuadersi
che
il
padrone
della
villa
non
aveva
la
barba
tanto
blu
,
e
che
era
una
persona
ammodo
e
molto
perbene
.
Tornati
di
campagna
,
si
fecero
le
nozze
.
In
capo
a
un
mese
,
Barba
-
blu
disse
a
sua
moglie
che
per
un
affare
di
molta
importanza
era
costretto
a
mettersi
in
viaggio
e
a
restar
fuori
almeno
sei
settimane
:
che
la
pregava
di
stare
allegra
,
durante
la
sua
assenza
;
che
invitasse
le
sue
amiche
del
cuore
,
che
le
menasse
in
campagna
,
caso
le
avesse
fatto
piacere
:
in
una
parola
,
che
trattasse
da
regina
e
tenesse
dappertutto
corte
bandita
.
"
Ecco
"
,
le
disse
,
"
le
chiavi
delle
due
grandi
guardarobe
:
ecco
quella
dei
piatti
d
'
oro
e
d
'
argento
,
che
non
vanno
in
opera
tutti
i
giorni
:
ecco
quella
dei
miei
scrigni
,
dove
tengo
i
sacchi
delle
monete
:
ecco
quella
degli
astucci
,
dove
sono
le
gioie
e
i
finimenti
di
pietre
preziose
:
ecco
la
chiave
comune
,
che
serve
per
aprire
tutti
i
quartieri
.
Quanto
poi
a
quest
'
altra
chiavicina
qui
,
è
quella
della
stanzina
,
che
rimane
in
fondo
al
gran
corridoio
del
pian
terreno
.
Padrona
di
aprir
tutto
,
di
andar
dappertutto
:
ma
in
quanto
alla
piccola
stanzina
,
vi
proibisco
d
'
entrarvi
e
ve
lo
proibisco
in
modo
così
assoluto
,
che
se
vi
accadesse
per
disgrazia
di
aprirla
,
potete
aspettarvi
tutto
dalla
mia
collera
.
"
Ella
promette
che
sarebbe
stata
attaccata
agli
ordini
:
ed
egli
,
dopo
averla
abbracciata
,
monta
in
carrozza
,
e
via
per
il
suo
viaggio
.
Le
vicine
e
le
amiche
non
aspettarono
di
essere
cercate
,
per
andare
dalla
sposa
novella
,
tanto
si
struggevano
dalla
voglia
di
vedere
tutte
le
magnificenze
del
suo
palazzo
,
non
essendosi
arrisicate
di
andarci
prima
,
quando
c
'
era
sempre
il
marito
,
a
motivo
di
quella
barba
blu
,
che
faceva
loro
tanta
paura
.
Ed
eccole
subito
a
sgonnellare
per
le
sale
,
per
le
camere
e
per
le
gallerie
,
sempre
di
meraviglia
in
meraviglia
.
Salite
di
sopra
,
nelle
stanze
di
guardaroba
,
andarono
in
visibilio
nel
vedere
la
bellezza
e
la
gran
quantità
dei
parati
,
dei
tappeti
,
dei
letti
,
delle
tavole
,
dei
tavolini
da
lavoro
,
e
dei
grandi
specchi
,
dove
uno
si
poteva
mirare
dalla
punta
dei
piedi
fino
ai
capelli
,
e
le
cui
cornici
,
parte
di
cristallo
e
parte
d
'
argento
e
d
'
argento
dorato
,
erano
la
cosa
più
bella
e
più
sorprendente
che
si
fosse
mai
veduta
.
Esse
non
rifinivano
dal
magnificare
e
dall
'
invidiare
la
felicità
della
loro
amica
,
la
quale
,
invece
,
non
si
divertiva
punto
alla
vista
di
tante
ricchezze
,
tormentata
,
com
'
era
,
dalla
gran
curiosità
di
andare
a
vedere
la
stanzina
del
pian
terreno
.
E
non
potendo
più
stare
alle
mosse
,
senza
badare
alla
sconvenienza
di
lasciar
lì
su
due
piedi
tutta
la
compagnia
,
prese
per
una
scaletta
segreta
,
e
scese
giù
con
tanta
furia
,
che
due
o
tre
volte
ci
corse
poco
non
si
rompesse
l
'
osso
del
collo
.
Arrivata
all
'
uscio
della
stanzina
,
si
fermò
un
momento
,
ripensando
alla
proibizione
del
marito
,
e
per
la
paura
dei
guai
,
ai
quali
poteva
andare
incontro
per
la
sua
disubbidienza
:
ma
la
tentazione
fu
così
potente
,
che
non
ci
fu
modo
di
vincerla
.
Prese
dunque
la
chiave
,
e
tremando
come
una
foglia
aprì
l
'
uscio
della
stanzina
.
Dapprincipio
non
poté
distinguere
nulla
perché
le
finestre
erano
chiuse
:
ma
a
poco
a
poco
cominciò
a
vedere
che
il
pavimento
era
tutto
coperto
di
sangue
accagliato
,
dove
si
riflettevano
i
corpi
di
parecchie
donne
morte
e
attaccate
in
giro
alle
pareti
.
Erano
tutte
le
donne
che
Barba
-
blu
aveva
sposate
,
eppoi
sgozzate
,
una
dietro
l
'
altra
.
Se
non
morì
dalla
paura
,
fu
un
miracolo
:
e
la
chiave
della
stanzina
,
che
essa
aveva
ritirato
fuori
dal
buco
della
porta
,
le
cascò
di
mano
.
Quando
si
fu
riavuta
un
poco
,
raccattò
la
chiave
,
richiuse
la
porticina
e
salì
nella
sua
camera
,
per
rimettersi
dallo
spavento
:
ma
era
tanto
commossa
e
agitata
,
che
non
trovava
la
via
a
pigliar
fiato
e
a
rifare
un
po
'
di
colore
.
Essendosi
avvista
che
la
chiave
della
stanzina
si
era
macchiata
di
sangue
,
la
ripulì
due
o
tre
volte
:
ma
il
sangue
non
voleva
andar
via
.
Ebbe
un
bel
lavarla
e
un
bello
strofinarla
colla
rena
e
col
gesso
:
il
sangue
era
sempre
lì
:
perché
la
chiave
era
fatata
e
non
c
'
era
verso
di
pulirla
perbene
:
quando
il
sangue
spariva
da
una
parte
,
rifioriva
subito
da
quell
'
altra
.
Barba
-
blu
tornò
dal
suo
viaggio
quella
sera
stessa
,
raccontando
che
per
la
strada
aveva
ricevuto
lettere
,
dove
gli
dicevano
che
l
'
affare
,
per
il
quale
si
era
dovuto
muovere
da
casa
,
era
stato
bell
'
e
accomodato
e
in
modo
vantaggioso
per
lui
.
La
moglie
fece
tutto
quello
che
poté
per
dargli
ad
intendere
che
era
oltremodo
contenta
del
suo
sollecito
ritorno
.
Il
giorno
dipoi
il
marito
le
richiese
le
chiavi
:
ed
ella
gliele
consegnò
:
ma
la
sua
mano
tremava
tanto
,
che
esso
poté
indovinare
senza
fatica
tutto
l
'
accaduto
.
"
Come
va
"
,
diss
'
egli
,
"
che
fra
tutte
queste
chiavi
non
ci
trovo
quella
della
stanzina
?
"
"
Si
vede
"
,
ella
rispose
,
"
che
l
'
avrò
lasciata
disopra
,
sul
mio
tavolino
.
"
"
Badate
bene
"
,
disse
Barba
-
blu
,
"
che
la
voglio
subito
.
"
Riuscito
inutile
ogni
pretesto
per
traccheggiare
,
convenne
portar
la
chiave
.
Barba
-
blu
,
dopo
averci
messo
sopra
gli
occhi
,
domandò
alla
moglie
:
"
Come
mai
su
questa
chiave
c
'
è
del
sangue
?
"
.
"
Non
lo
so
davvero
"
,
rispose
la
povera
donna
,
più
bianca
della
morte
.
"
Ah
!
non
lo
sapete
,
eh
!
"
,
replicò
Barba
-
blu
,
"
ma
lo
so
ben
io
!
Voi
siete
voluta
entrare
nella
stanzina
.
Ebbene
,
o
signora
:
voi
ci
entrerete
per
sempre
e
andrete
a
pigliar
posto
accanto
a
quelle
altre
donne
,
che
avete
veduto
là
dentro
.
"
Ella
si
gettò
ai
piedi
di
suo
marito
piangendo
e
chiedendo
perdono
,
con
tutti
i
segni
di
un
vero
pentimento
,
dell
'
aver
disubbidito
.
Bella
e
addolorata
com
'
era
,
avrebbe
intenerito
un
macigno
:
ma
Barba
-
blu
aveva
il
cuore
più
duro
del
macigno
.
"
Bisogna
morire
,
signora
"
,
diss
'
egli
,
"
e
subito
.
"
"
Poiché
mi
tocca
a
morire
"
,
ella
rispose
guardandolo
con
due
occhi
tutti
pieni
di
pianto
,
"
datemi
almeno
il
tempo
di
raccomandarmi
a
Dio
.
"
"
Vi
accordo
un
mezzo
quarto
d
'
ora
:
non
un
minuto
di
più
"
,
replicò
il
marito
.
Appena
rimasta
sola
,
chiamò
la
sua
sorella
e
le
disse
:
"
Anna
"
,
era
questo
il
suo
nome
,
"
Anna
,
sorella
mia
,
ti
prego
,
sali
su
in
cima
alla
torre
per
vedere
se
per
caso
arrivassero
i
miei
fratelli
;
mi
hanno
promesso
che
oggi
sarebbero
venuti
a
trovarmi
;
se
li
vedi
,
fa
'
loro
segno
,
perché
si
affrettino
a
più
non
posso
"
.
La
sorella
Anna
salì
in
cima
alla
torre
e
la
povera
sconsolata
le
gridava
di
tanto
in
tanto
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Non
vedo
altro
che
il
sole
che
fiammeggia
e
l
'
erba
che
verdeggia
.
"
Intanto
Barba
-
blu
,
con
un
gran
coltellaccio
in
mano
,
gridava
con
quanta
ne
aveva
ne
'
polmoni
:
"
Scendi
subito
!
o
se
no
,
salgo
io
"
.
"
Un
altro
minuto
,
per
carità
"
rispondeva
la
moglie
.
E
di
nuovo
si
metteva
a
gridare
con
voce
soffocata
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Non
vedo
altro
che
il
sole
che
fiammeggia
e
l
'
erba
che
verdeggia
.
"
"
Spicciati
a
scendere
"
,
urlava
Barba
-
blu
,
"
o
se
no
salgo
io
.
"
"
Eccomi
"
rispondeva
sua
moglie
;
e
daccapo
a
gridare
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Vedo
"
rispose
la
sorella
Anna
"
vedo
un
gran
polverone
che
viene
verso
questa
parte
...
"
"
Sono
forse
i
miei
fratelli
?
"
"
Ohimè
no
,
sorella
mia
:
è
un
branco
di
montoni
.
"
"
Insomma
vuoi
scendere
,
sì
o
no
?
"
,
urlava
Barba
-
blu
.
"
Un
'
altro
momentino
"
rispondeva
la
moglie
:
e
tornava
a
gridare
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Vedo
"
ella
rispose
"
due
cavalieri
che
vengono
in
qua
:
ma
sono
ancora
molto
lontani
.
"
"
Sia
ringraziato
Iddio
"
,
aggiunse
un
minuto
dopo
,
"
sono
proprio
i
nostri
fratelli
:
io
faccio
loro
tutti
i
segni
che
posso
,
perché
si
spiccino
e
arrivino
presto
.
"
Intanto
Barba
-
blu
si
messe
a
gridare
così
forte
,
che
fece
tremare
tutta
la
casa
.
La
povera
donna
ebbe
a
scendere
,
e
tutta
scapigliata
e
piangente
andò
a
gettarsi
ai
suoi
piedi
:
"
Sono
inutili
i
piagnistei
"
,
disse
Barba
-
blu
,
"
bisogna
morire
"
.
Quindi
pigliandola
con
una
mano
per
i
capelli
,
e
coll
'
altra
alzando
il
coltellaccio
per
aria
,
era
lì
lì
per
tagliarle
la
testa
.
La
povera
donna
,
voltandosi
verso
di
lui
e
guardandolo
cogli
occhi
morenti
,
gli
chiese
un
ultimo
istante
per
potersi
raccogliere
.
"
No
,
no
!
"
,
gridò
l
'
altro
,
"
raccomandati
subito
a
Dio
!
"
,
e
alzando
il
braccio
...
In
quel
punto
fu
bussato
così
forte
alla
porta
di
casa
,
che
Barba
-
blu
si
arrestò
tutt
'
a
un
tratto
;
e
appena
aperto
,
si
videro
entrare
due
cavalieri
i
quali
,
sfoderata
la
spada
,
si
gettarono
su
Barba
-
blu
.
Esso
li
riconobbe
subito
per
i
fratelli
di
sua
moglie
,
uno
dragone
e
l
'
altro
moschettiere
,
e
per
mettersi
in
salvo
,
si
dette
a
fuggire
.
Ma
i
due
fratelli
lo
inseguirono
tanto
a
ridosso
,
che
lo
raggiunsero
prima
che
potesse
arrivare
sul
portico
di
casa
.
E
costì
colla
spada
lo
passarono
da
parte
a
parte
e
lo
lasciarono
morto
.
La
povera
donna
era
quasi
più
morta
di
suo
marito
,
e
non
aveva
fiato
di
rizzarsi
per
andare
ad
abbracciare
i
suoi
fratelli
.
E
perché
Barba
-
blu
non
aveva
eredi
,
la
moglie
sua
rimase
padrona
di
tutti
i
suoi
beni
:
dei
quali
,
ne
dette
una
parte
in
dote
alla
sua
sorella
Anna
,
per
maritarla
con
un
gentiluomo
,
col
quale
da
tanto
tempo
faceva
all
'
amore
:
di
un
'
altra
se
ne
servì
per
comprare
il
grado
di
capitano
ai
suoi
fratelli
:
e
il
resto
lo
tenne
per
sé
,
per
maritarsi
con
un
fior
di
galantuomo
,
che
le
fece
dimenticare
tutti
i
crepacuori
che
aveva
sofferto
con
Barba
-
blu
.
Così
per
tutti
gli
sposi
.
Da
questo
racconto
,
che
risale
al
tempo
delle
fate
,
si
potrebbe
imparare
che
la
curiosità
,
massime
quando
è
spinta
troppo
,
spesso
e
volentieri
ci
porta
addosso
qualche
malanno
.
La
bella
addormentata
nel
bosco
C
'
era
una
volta
un
Re
e
una
Regina
che
erano
disperati
di
non
aver
figliuoli
,
ma
tanto
disperati
,
da
non
potersi
dir
quanto
.
Andavano
tutti
gli
anni
ai
bagni
,
ora
qui
ora
là
:
voti
,
pellegrinaggi
;
vollero
provarle
tutte
:
ma
nulla
giovava
.
Alla
fine
la
Regina
rimase
incinta
,
e
partorì
una
bambina
.
Fu
fatto
un
battesimo
di
gala
;
si
diedero
per
comari
alla
Principessina
tutte
le
fate
che
si
poterono
trovare
nel
paese
(
ce
n
'
erano
sette
)
perché
ciascuna
di
esse
le
facesse
un
regalo
;
e
così
toccarono
alla
Principessa
tutte
le
perfezioni
immaginabili
di
questo
mondo
.
Dopo
la
cerimonia
del
battesimo
,
il
corteggio
tornò
al
palazzo
reale
,
dove
si
dava
una
gran
festa
in
onore
delle
fate
.
Davanti
a
ciascuna
di
esse
fu
messa
una
magnifica
posata
,
in
un
astuccio
d
'
oro
massiccio
,
dove
c
'
era
dentro
un
cucchiaio
,
una
forchetta
e
un
coltello
d
'
oro
finissimo
,
tutti
guarniti
di
diamanti
e
di
rubini
.
Ma
in
quel
mentre
stavano
per
prendere
il
loro
posto
a
tavola
,
si
vide
entrare
una
vecchia
fata
,
la
quale
non
era
stata
invitata
con
le
altre
,
perché
da
cinquant
'
anni
non
usciva
più
dalla
sua
torre
e
tutti
la
credevano
morta
e
incantata
.
Il
Re
le
fece
dare
una
posata
,
ma
non
ci
fu
modo
di
farle
dare
,
come
alle
altre
,
una
posata
d
'
oro
massiccio
,
perché
di
queste
ne
erano
state
ordinate
solamente
sette
,
per
le
sette
fate
.
La
vecchia
prese
la
cosa
per
uno
sgarbo
,
e
brontolò
fra
i
denti
alcune
parole
di
minaccia
.
Una
delle
giovani
fate
,
che
era
accanto
a
lei
,
la
sentì
,
e
per
paura
che
volesse
fare
qualche
brutto
regalo
alla
Principessina
,
appena
alzati
da
tavola
,
andò
a
nascondersi
dietro
una
portiera
,
per
potere
in
questo
modo
esser
l
'
ultima
a
parlare
,
e
rimediare
,
in
quanto
fosse
stato
possibile
,
al
male
che
la
vecchia
avesse
fatto
.
Intanto
le
fate
cominciarono
a
distribuire
alla
Principessa
i
loro
doni
.
La
più
giovane
di
tutte
le
diede
in
regalo
che
ella
sarebbe
stata
la
più
bella
donna
del
mondo
:
un
'
altra
,
che
ella
avrebbe
avuto
moltissimo
spirito
:
la
terza
,
che
avrebbe
messo
una
grazia
incantevole
in
tutte
le
cose
che
avesse
fatto
:
la
quinta
che
avrebbe
cantato
come
un
usignolo
:
e
la
sesta
,
che
avrebbe
suonato
tutti
gli
strumenti
con
una
perfezione
da
strasecolare
.
Essendo
venuto
il
momento
della
vecchia
fata
,
essa
disse
tentennando
il
capo
più
per
la
bizza
che
per
ragion
degli
anni
,
che
la
Principessa
si
sarebbe
bucata
la
mano
con
un
fuso
e
che
ne
sarebbe
morta
!
Questo
orribile
regalo
fece
venire
i
brividi
a
tutte
le
persone
della
corte
,
e
non
ci
fu
uno
solo
che
non
piangesse
.
A
questo
punto
,
la
giovane
fata
uscì
di
dietro
la
portiera
e
disse
forte
queste
parole
:
"
Rassicuratevi
,
o
Re
e
Regina
;
la
vostra
figlia
non
morirà
:
è
vero
che
io
non
ho
abbastanza
potere
per
disfare
tutto
l
'
incantesimo
che
ha
fatto
la
mia
sorella
maggiore
:
la
Principessa
si
bucherà
la
mano
con
un
fuso
,
ma
invece
di
morire
,
s
'
addormenterà
soltanto
in
un
profondo
sonno
,
che
durerà
cento
anni
,
in
capo
ai
quali
il
figlio
di
un
Re
la
verrà
a
svegliare
"
.
Il
Re
,
per
la
passione
di
scansare
la
sciagura
annunziatagli
dalla
vecchia
,
fece
subito
bandire
un
editto
,
col
quale
era
proibito
a
tutti
di
filare
col
fuso
e
di
tenere
fusi
per
casa
,
pena
la
vita
.
Fatto
sta
,
che
passati
quindici
o
sedici
anni
,
il
Re
e
la
Regina
essendo
andati
a
una
loro
villa
,
accadde
che
la
Principessina
,
correndo
un
giorno
per
il
castello
e
mutando
da
un
quartiere
all
'
altro
,
salì
fino
in
cima
a
una
torre
,
dove
in
una
piccola
soffitta
c
'
era
una
vecchina
,
che
se
ne
stava
sola
sola
,
filando
la
sua
rocca
.
Questa
buona
donna
non
sapeva
nulla
della
proibizione
fatta
dal
Re
di
filare
col
fuso
.
"
Che
fate
voi
,
buona
donna
?
"
,
disse
la
Principessa
.
"
Son
qui
che
filo
,
mia
bella
ragazza
"
,
le
rispose
la
vecchia
,
che
non
la
conosceva
punto
.
"
Oh
!
carino
,
carino
tanto
!
"
,
disse
la
Principessa
,
"
ma
come
fate
?
datemi
un
po
'
qua
,
che
voglio
vedere
se
mi
riesce
anche
a
me
.
"
Vivacissima
e
anche
un
tantino
avventata
com
'
era
(
e
d
'
altra
parte
il
decreto
della
fata
voleva
così
)
,
non
aveva
ancora
finito
di
prendere
in
mano
il
fuso
,
che
si
bucò
la
mano
e
cadde
svenuta
.
La
buona
vecchia
,
non
sapendo
che
cosa
si
fare
,
si
mette
a
gridare
aiuto
.
Corre
gente
da
tutte
le
parti
;
spruzzano
dell
'
acqua
sul
viso
alla
Principessa
:
le
sganciano
i
vestiti
,
le
battono
sulle
mani
,
le
stropicciano
le
tempie
con
acqua
della
Regina
d
'
Ungheria
;
ma
non
c
'
è
verso
di
farla
tornare
in
sé
.
Allora
il
Re
,
che
era
accorso
al
rumore
,
si
ricordò
della
predizione
delle
fate
:
e
sapendo
bene
che
questa
cosa
doveva
accadere
,
perché
le
fate
l
'
avevano
detto
,
fece
mettere
la
Principessa
nel
più
bell
'
appartamento
del
palazzo
,
sopra
un
letto
tutto
ricami
d
'
oro
e
d
'
argento
.
Si
sarebbe
detta
un
angelo
,
tanto
era
bella
:
perché
lo
svenimento
non
aveva
scemato
nulla
alla
bella
tinta
rosa
del
suo
colorito
:
le
gote
erano
di
un
bel
carnato
,
e
le
labbra
come
il
corallo
.
Ella
aveva
soltanto
gli
occhi
chiusi
:
ma
si
sentiva
respirare
dolcemente
;
e
così
dava
a
vedere
che
non
era
morta
.
Il
Re
ordinò
che
la
lasciassero
dormire
in
pace
finché
non
fosse
arrivata
la
sua
ora
di
destarsi
.
La
buona
fata
,
che
le
aveva
salvata
la
vita
,
condannandola
a
dormire
per
cento
anni
,
si
trovava
nel
regno
di
Matacchino
,
distante
di
là
dodici
mila
chilometri
,
quando
capitò
alla
Principessa
questa
disgrazia
:
ma
ne
fu
avvertita
in
un
baleno
da
un
piccolo
nano
che
portava
ai
piedi
degli
stivali
di
sette
chilometri
(
erano
stivali
,
coi
quali
si
facevano
sette
chilometri
per
ogni
gambata
)
.
La
fata
partì
subito
,
e
in
men
di
un
'
ora
fu
vista
arrivare
dentro
un
carro
di
fuoco
,
tirato
dai
draghi
.
Il
Re
andò
ad
offrirle
la
mano
,
per
farla
scendere
dal
carro
.
Ella
diè
un
'
occhiata
a
quanto
era
stato
fatto
:
e
perché
era
molto
prudente
,
pensò
che
quando
la
Principessa
venisse
a
svegliarsi
,
si
vedrebbe
in
un
brutto
impiccio
,
a
trovarsi
sola
sola
in
quel
vecchio
castello
;
ed
ecco
quello
che
fece
.
Toccò
colla
sua
bacchetta
tutto
ciò
che
era
nel
castello
(
meno
il
Re
e
la
Regina
)
governanti
,
damigelle
d
'
onore
,
cameriste
,
gentiluomini
,
ufficiali
,
maggiordomi
,
cuochi
,
sguatteri
,
lacchè
,
guardie
,
svizzeri
,
paggi
e
servitori
;
e
così
toccò
ugualmente
tutti
i
cavalli
,
che
erano
nella
scuderia
coi
loro
palafrenieri
e
i
grossi
mastini
di
guardia
nei
cortili
e
la
piccola
Puffe
,
la
canina
della
Principessa
,
che
era
accanto
a
lei
,
sul
suo
letto
.
Appena
li
ebbe
toccati
,
si
addormentarono
tutti
,
per
risvegliarsi
soltanto
quando
si
sarebbe
risvegliata
la
loro
padrona
,
onde
trovarsi
pronti
a
servirla
in
tutto
e
per
tutto
.
Gli
stessi
spiedi
,
che
giravano
sul
fuoco
,
pieni
di
pernici
e
di
fagiani
si
addormentarono
:
e
si
addormentò
anche
il
fuoco
.
E
tutte
queste
cose
furono
fatte
in
un
batter
d
'
occhio
;
perché
le
fate
sono
sveltissime
nelle
loro
faccende
.
Allora
il
Re
e
la
Regina
,
quand
'
ebbero
baciata
la
loro
figliuola
,
senza
che
si
svegliasse
,
uscirono
dal
castello
,
e
fecero
bandire
che
nessuno
si
fosse
avvicinato
a
quei
pressi
.
E
la
proibizione
non
era
nemmeno
necessaria
,
perché
in
meno
d
'
un
quarto
d
'
ora
crebbe
,
lì
dintorno
al
parco
,
una
quantità
straordinaria
di
alberi
,
di
arbusti
,
di
sterpi
e
di
pruneti
,
così
intrecciati
fra
loro
,
che
non
c
'
era
pericolo
che
uomo
o
animale
potesse
passarvi
attraverso
.
Si
vedevano
appena
le
punte
delle
torri
del
castello
:
ma
bisognava
guardarle
da
una
gran
distanza
.
E
anche
qui
è
facile
riconoscere
che
la
fata
aveva
trovato
un
ripiego
del
suo
mestiere
,
affinché
la
Principessa
,
durante
il
sonno
,
non
avesse
a
temere
l
'
indiscretezza
dei
curiosi
.
In
capo
a
cent
'
anni
,
il
figlio
del
Re
che
regnava
allora
,
e
che
era
di
un
'
altra
famiglia
che
non
aveva
che
far
nulla
con
quella
della
Principessa
addormentata
,
andando
a
caccia
in
quei
dintorni
,
domandò
che
cosa
fossero
le
torri
che
si
vedevano
spuntare
al
di
sopra
di
quella
folta
boscaglia
.
Ciascuno
gli
rispose
,
secondo
quello
che
ne
avevano
sentito
dire
:
chi
gli
diceva
che
era
un
vecchio
castello
abitato
dagli
spiriti
;
chi
raccontava
che
tutti
gli
stregoni
del
vicinato
ci
facevano
il
loro
sabato
.
La
voce
più
comune
era
quella
che
ci
stesse
di
casa
un
orco
,
il
quale
portava
dentro
tutti
i
ragazzi
che
poteva
agguantare
,
per
poi
mangiarseli
a
suo
comodo
,
e
senza
pericolo
che
qualcuno
lo
rincorresse
,
perché
egli
solo
aveva
la
virtù
di
aprirsi
una
strada
attraverso
il
bosco
.
Il
Principe
non
sapeva
a
chi
dar
retta
,
quando
un
vecchio
contadino
prese
la
parola
e
gli
disse
:
"
Mio
buon
Principe
,
sarà
ormai
più
di
cinquant
'
anni
che
ho
sentito
raccontare
da
mio
padre
che
in
quel
castello
c
'
era
una
Principessa
,
la
più
bella
che
si
potesse
mai
vedere
;
che
essa
doveva
dormirvi
cento
anni
,
e
che
sarebbe
destata
dal
figlio
di
un
Re
,
al
quale
era
destinata
in
sposa
"
.
A
queste
parole
,
il
Principe
s
'
infiammò
;
senza
esitare
un
attimo
,
pensò
che
sarebbe
stato
lui
,
quello
che
avrebbe
condotto
a
fine
una
sì
bella
avventura
,
e
spinto
dall
'
amore
e
dalla
gloria
,
decise
di
mettersi
subito
alla
prova
.
Appena
si
mosse
verso
il
bosco
,
ecco
che
subito
tutti
gli
alberi
d
'
alto
fusto
e
i
pruneti
e
i
roveti
si
tirarono
da
parte
,
da
se
stessi
,
per
lasciarlo
passare
.
Egli
s
'
incamminò
verso
il
castello
,
che
era
in
fondo
a
un
viale
,
ed
entrò
dentro
;
e
la
cosa
che
gli
fece
un
po
'
di
stupore
,
fu
quella
di
vedere
che
nessuno
delle
sue
genti
aveva
potuto
seguirlo
,
perché
gli
alberi
,
appena
passato
lui
,
erano
tornati
a
ravvicinarsi
.
Ma
non
per
questo
si
peritò
a
tirare
avanti
per
la
sua
strada
:
un
Principe
giovine
e
innamorato
è
sempre
pien
di
valore
.
Entrò
in
un
gran
cortile
,
dove
lo
spettacolo
che
gli
apparve
dinanzi
agli
occhi
sarebbe
bastato
a
farlo
gelare
di
spavento
.
C
'
era
un
silenzio
,
che
metteva
paura
:
dappertutto
l
'
immagine
della
morte
:
non
si
vedevano
altro
che
corpi
distesi
per
terra
,
di
uomini
e
di
animali
,
che
parevano
morti
,
se
non
che
dal
naso
bitorzoluto
e
dalle
gote
vermiglie
dei
guardaportoni
,
egli
si
poté
accorgere
che
erano
soltanto
addormentati
,
e
i
loro
bicchieri
,
dove
c
'
erano
sempre
gli
ultimi
sgoccioli
di
vino
,
mostravano
chiaro
che
si
erano
addormentati
trincando
.
Passa
quindi
in
un
altro
gran
cortile
,
tutto
lastricato
di
marmo
;
sale
la
scala
ed
entra
nella
sala
delle
guardie
,
che
erano
tutte
schierate
in
fila
colla
carabina
in
braccio
,
e
russavano
come
tanti
ghiri
;
traversa
molte
altre
stanze
piene
di
cavalieri
e
di
dame
,
tutti
addormentati
,
chi
in
piedi
chi
a
sedere
.
Entra
finalmente
in
una
camera
tutta
dorata
,
e
vede
sopra
un
letto
,
che
aveva
le
cortine
tirate
su
dai
quattro
lati
,
il
più
bello
spettacolo
che
avesse
visto
mai
,
una
Principessa
che
mostrava
dai
quindici
ai
sedici
anni
,
e
nel
cui
aspetto
sfolgoreggiante
c
'
era
qualche
cosa
di
luminoso
e
di
divino
.
Si
accostò
tremando
e
ammirando
,
e
si
pose
in
ginocchio
accanto
a
lei
.
In
quel
punto
,
siccome
la
fine
dell
'
incantesimo
era
arrivata
,
la
Principessa
si
svegliò
,
e
guardandolo
con
certi
occhi
,
più
teneri
assai
di
quello
che
sarebbe
lecito
in
un
primo
abboccamento
,
"
Siete
voi
,
o
mio
Principe
?
"
,
ella
gli
disse
.
"
Vi
siete
fatto
molto
aspettare
!
"
Il
Principe
,
incantato
da
queste
parole
,
e
più
ancora
dal
modo
col
quale
erano
dette
,
non
sapeva
come
fare
a
esprimerle
la
sua
grazia
e
la
sua
gratitudine
.
Giurò
che
l
'
amava
più
di
se
stesso
.
I
suoi
discorsi
furono
sconnessi
e
per
questo
piacquero
di
più
;
perché
,
poca
eloquenza
,
grande
amore
!
Esso
era
più
imbrogliato
di
lei
,
né
c
'
è
da
farsene
meraviglia
,
a
motivo
che
la
Principessa
aveva
avuto
tutto
il
tempo
per
poter
pensare
alle
cose
che
avrebbe
avuto
da
dirgli
:
perché
,
a
quanto
pare
(
la
storia
peraltro
non
ne
fa
parola
)
,
durante
un
sonno
così
lungo
,
la
sua
buona
fata
le
avea
regalato
dei
piacevolissimi
sogni
.
Fatto
sta
,
che
erano
già
quattro
ore
che
parlavano
fra
loro
due
,
fitto
fitto
,
e
non
si
erano
ancora
detta
la
metà
delle
cose
che
avevano
da
dirsi
.
Intanto
tutte
le
persone
del
palazzo
si
erano
svegliate
colla
Principessa
:
e
ciascuno
aveva
ripreso
le
sue
faccende
:
e
siccome
tutti
non
erano
innamorati
,
così
non
si
reggevano
in
piedi
dalla
fame
.
La
dama
d
'
onore
,
che
sentiva
sfinirsi
come
gli
altri
,
perdé
la
pazienza
e
disse
ad
alta
voce
alla
Principessa
che
la
zuppa
era
in
tavola
.
Il
Principe
diede
mano
alla
Principessa
perché
si
alzasse
:
ella
era
già
abbigliata
e
con
gran
magnificenza
:
ed
egli
fu
abbastanza
prudente
da
farle
osservare
,
che
era
vestita
come
la
mi
'
nonna
,
e
che
aveva
un
camicino
alto
fin
sotto
gli
orecchi
,
come
costumava
un
secolo
addietro
.
Ma
non
per
questo
era
meno
bella
.
Passarono
nel
gran
salone
degli
specchi
e
lì
cenarono
,
serviti
a
tavola
dagli
ufficiali
della
Principessa
.
Gli
oboè
e
i
violini
suonarono
delle
sinfonie
vecchissime
,
ma
sempre
belle
,
quantunque
fosse
quasi
cent
'
anni
che
nessuno
pensava
più
a
suonarle
:
e
dopo
cena
,
senza
metter
tempo
in
mezzo
,
il
grande
elemosiniere
li
maritò
nella
cappella
di
corte
,
e
la
dama
d
'
onore
tirò
le
cortine
del
parato
.
Dormirono
poco
.
La
Principessa
non
ne
aveva
un
gran
bisogno
,
e
il
Principe
,
appena
fece
giorno
,
la
lasciò
per
ritornare
in
città
,
dove
il
padre
suo
stava
in
pensiero
per
lui
.
Il
Principe
gli
dette
a
intendere
che
,
nell
'
andare
a
caccia
,
s
'
era
sperso
in
una
foresta
e
che
aveva
dormito
nella
capanna
d
'
un
carbonaio
,
dove
aveva
mangiato
del
pan
nero
e
un
po
'
di
formaggio
.
Quel
buon
uomo
di
suo
padre
,
che
era
proprio
un
buon
uomo
,
ci
credé
:
ma
non
fu
così
di
sua
madre
,
la
quale
,
vedendo
che
il
figliuolo
andava
quasi
tutti
i
giorni
a
caccia
e
che
aveva
sempre
degli
ammennicoli
pronti
per
giustificarsi
,
tutte
le
volte
che
gli
accadeva
di
passare
tre
o
quattro
nottate
fuori
di
casa
,
finì
col
mettersi
in
capo
che
ci
doveva
essere
di
mezzo
qualche
amoretto
.
Perché
bisogna
sapere
che
egli
passò
più
di
due
anni
insieme
colla
Principessa
,
e
ne
ebbe
due
figli
;
di
cui
il
maggiore
,
che
era
una
femmina
,
si
chiamava
Aurora
,
e
il
secondo
che
era
maschio
,
fu
chiamato
Giorno
,
comecché
promettesse
di
essere
anche
più
bello
della
sorella
.
La
Regina
si
provò
più
volte
a
interrogare
il
figlio
,
e
a
metterlo
su
per
levargli
di
sotto
qualche
parola
:
dicendogli
che
in
questo
mondo
ognuno
è
padrone
di
fare
il
piacer
suo
:
ma
egli
non
si
arrisicò
mai
a
confidarle
il
segreto
del
suo
cuore
.
Voleva
bene
a
sua
madre
;
ma
ne
aveva
paura
,
perché
essa
veniva
da
una
famiglia
d
'
orchi
,
e
il
Re
s
'
era
indotto
a
sposarla
unicamente
a
cagione
delle
sue
grandi
ricchezze
.
Anzi
c
'
era
in
corte
la
diceria
che
ella
avesse
tutti
gli
istinti
dell
'
orco
;
e
che
,
quando
vedeva
passare
dei
ragazzetti
,
facesse
sopra
di
sé
degli
sforzi
inauditi
per
trattenersi
dalla
voglia
di
avventarsi
su
di
essi
e
di
mangiarseli
vivi
vivi
.
Ecco
perché
il
Principe
non
volle
mai
dir
nulla
dei
suoi
segreti
.
Ma
quando
il
Re
morì
,
e
questo
accadde
due
anni
dopo
,
e
che
egli
diventò
il
padrone
del
regno
,
fece
subito
bandire
pubblicamente
il
suo
matrimonio
e
andò
con
grande
scialo
a
prendere
la
Regina
sua
moglie
al
castello
.
Le
fu
preparato
un
solenne
ingresso
nella
capitale
del
Regno
,
dov
'
ella
entrò
in
mezzo
ai
suoi
due
figli
.
Di
lì
a
poco
tempo
il
Re
andò
a
far
la
guerra
al
Re
Cantalabutta
,
suo
vicino
.
Lasciò
la
reggenza
del
Regno
alla
Regina
sua
madre
,
e
le
raccomandò
tanto
e
poi
tanto
la
moglie
e
i
figliuoli
suoi
.
Si
contava
che
egli
dovesse
restare
alla
guerra
tutta
l
'
estate
,
che
appena
fu
partito
la
Regina
mandò
la
nuora
e
i
suoi
ragazzi
in
una
casa
in
mezzo
ai
boschi
,
per
poter
meglio
soddisfare
le
sue
orribili
voglie
.
Dopo
qualche
giorno
,
vi
andò
essa
pure
,
e
una
tal
sera
disse
al
suo
capo
cuoco
:
"
Domani
a
pranzo
voglio
mangiare
la
piccola
Aurora
"
.
"
Ah
,
signora
!
"
,
esclamò
il
cuoco
.
"
Voglio
così
"
,
rispose
la
Regina
;
e
lo
disse
col
tono
di
voce
d
'
un
'
orchessa
,
che
ha
proprio
voglia
di
mangiare
della
carne
viva
.
"
E
la
voglio
mangiare
in
salsa
piccante
.
"
Quel
pover
'
uomo
del
cuoco
,
vedendo
che
con
un
'
orchessa
c
'
era
poco
da
scherzare
,
prese
una
grossa
coltella
e
salì
su
nella
camera
della
piccola
Aurora
.
Ella
aveva
allora
quattr
'
anni
appena
,
e
corse
saltellando
e
ridendo
a
gettarglisi
al
collo
e
a
chiedergli
delle
chicche
.
Egli
si
mise
a
piangere
,
la
coltella
gli
cascò
di
mano
e
andò
giù
nella
corte
a
sgozzare
un
agnellino
,
e
lo
cucinò
con
una
salsa
così
buona
,
che
la
sua
padrona
ebbe
a
dire
di
non
aver
mai
mangiato
una
cosa
così
squisita
in
tempo
di
vita
sua
.
In
quello
stesso
tempo
esso
aveva
portato
via
la
piccola
Aurora
e
l
'
aveva
data
in
custodia
alla
sua
moglie
,
perché
la
nascondesse
nel
quartierino
di
sua
abitazione
in
fondo
al
cortile
.
Otto
giorno
dopo
quella
strega
della
Regina
disse
al
suo
capo
cuoco
:
"
Voglio
mangiare
a
cena
il
piccolo
Giorno
"
.
Egli
non
rispose
né
sì
né
no
,
risoluto
com
'
era
a
farle
lo
stesso
tiro
della
volta
passata
.
Andò
a
cercare
il
piccolo
Giorno
,
e
lo
trovò
con
una
spada
in
mano
,
che
tirava
di
scherma
con
una
grossa
scimmia
:
eppure
non
aveva
più
di
tre
anni
.
Lo
prese
e
lo
portò
alla
sua
moglie
,
la
quale
lo
nascose
insieme
colla
piccola
Aurora
:
e
in
luogo
del
fanciullo
,
servì
in
tavola
un
caprettino
di
latte
,
che
l
'
orchessa
trovò
delizioso
.
Fin
lì
le
cose
erano
andate
bene
;
ma
una
sera
la
malvagia
Regina
disse
al
cuoco
:
"
Voglio
mangiare
la
Regina
,
cucinata
colla
stessa
salsa
de
'
suoi
figliuoli
"
.
Fu
allora
che
il
povero
cuoco
sentì
cascarsi
le
braccia
,
perché
non
sapeva
proprio
come
fare
a
ingannarla
per
la
terza
volta
.
La
giovane
Regina
aveva
vent
'
anni
suonati
,
senza
contare
i
cento
passati
dormendo
;
e
la
sua
pelle
,
quantunque
sempre
bella
e
bianchissima
,
era
diventata
un
po
'
tosta
:
e
ora
come
trovare
nello
stallino
un
animale
che
avesse
per
l
'
appunto
la
pelle
tigliosa
a
quel
modo
?
Per
salvare
la
propria
vita
,
prese
la
risoluzione
di
tagliar
la
gola
alla
Regina
e
salì
nella
camera
di
lei
,
col
fermo
proposito
di
non
dovercisi
rifare
due
volte
.
Egli
fece
di
tutto
per
eccitarsi
e
per
andare
in
bestia
,
e
con
un
pugnale
in
mano
entrò
nella
camera
della
giovane
Regina
:
ma
non
volendola
prendere
di
sorpresa
,
le
raccontò
con
grandissimo
rispetto
l
'
ordine
ricevuto
dalla
Regina
madre
.
"
Fate
pure
,
fate
pure
"
,
ella
gli
disse
,
porgendogli
il
collo
,
"
eseguite
l
'
ordine
che
vi
hanno
dato
;
io
andrò
così
a
rivedere
i
miei
figli
,
i
miei
poveri
figli
,
che
ho
tanto
amato
.
"
Ella
li
credeva
morti
fin
dal
momento
che
li
aveva
veduti
sparire
,
senza
saperne
altro
.
"
No
,
no
,
o
signora
"
,
rispose
il
povero
cuoco
,
tutto
intenerito
,
"
voi
non
morirete
nient
'
affatto
:
e
non
lascerete
per
questo
di
andare
a
rivedere
i
vostri
figliuoli
:
ma
li
vedrete
a
casa
mia
,
dov
'
io
li
ho
nascosti
,
e
anche
per
questa
volta
ingannerò
la
Regina
,
facendole
mangiare
una
giovine
cervia
invece
di
voi
.
"
La
condusse
subito
nella
sua
camera
,
dove
,
lasciandola
che
si
sfogasse
a
baciare
le
sue
creature
,
e
a
piangere
con
esse
,
se
ne
andò
diviato
a
cucinare
una
cervia
,
che
la
Regina
mangiò
per
cena
,
col
medesimo
gusto
,
come
se
avesse
mangiato
la
giovine
Regina
.
Ella
era
molto
soddisfatta
della
sua
crudeltà
;
e
già
studiava
il
modo
per
dare
a
intendere
al
Re
,
quando
fosse
tornato
,
che
i
lupi
affamati
avevano
divorato
la
Regina
sua
moglie
e
i
suoi
ragazzi
.
Una
sera
che
la
Regina
madre
,
secondo
il
suo
solito
,
ronzava
in
punta
di
piedi
per
le
corti
e
per
i
cortili
,
a
fiutare
l
'
odore
della
carne
cruda
,
sentì
in
una
stanza
terrena
il
piccolo
Giorno
che
piangeva
,
perché
la
sua
mamma
lo
voleva
picchiare
,
a
causa
che
era
stato
cattivo
,
e
sentì
nello
stesso
tempo
la
piccola
Aurora
che
implorava
perdono
per
il
suo
fratellino
.
L
'
orchessa
riconobbe
la
voce
della
Regina
e
de
'
suoi
figliuoli
,
e
furibonda
d
'
essere
stata
ingannata
,
con
una
voce
spaventevole
,
che
fece
tremar
tutti
,
ordinò
che
la
mattina
dipoi
fosse
portata
in
mezzo
alla
corte
una
gran
vasca
,
e
che
la
vasca
fosse
riempita
di
vipere
,
di
rospi
,
di
ramarri
e
di
serpenti
per
farvi
gettar
dentro
la
Regina
,
i
figliuoli
,
il
capo
cuoco
,
la
moglie
di
lui
e
la
sua
serva
di
casa
.
Ella
aveva
ordinato
che
fossero
menati
tutti
colle
mani
legate
di
dietro
.
Essi
erano
lì
,
e
già
i
carnefici
si
preparavano
a
gettarli
nella
vasca
,
quand
'
ecco
che
il
Re
,
il
quale
non
era
aspettato
così
presto
di
ritorno
,
entrò
nella
corte
a
cavallo
:
esso
era
venuto
colla
posta
,
e
domandò
tutto
stupito
che
cosa
mai
volesse
dire
quell
'
orrendo
spettacolo
.
Nessuno
aveva
coraggio
di
aprir
bocca
,
quando
l
'
orchessa
,
presa
da
una
rabbia
indicibile
nel
vedere
quel
che
vedeva
,
si
gettò
da
se
stessa
colla
testa
avanti
nella
vasca
,
dove
in
un
attimo
fu
divorata
da
tutte
quelle
bestiacce
,
che
c
'
erano
state
messe
dentro
per
suo
comando
.
A
ogni
modo
il
Re
se
ne
mostrò
addolorato
,
perché
in
fin
dei
conti
era
sua
madre
:
ma
trovò
la
maniera
di
consolarsene
presto
colla
sua
bella
moglie
e
coi
suoi
bambini
.
Se
questo
racconto
avesse
voglia
d
'
insegnar
qualche
cosa
,
potrebbe
insegnare
alle
fanciulle
che
chi
dorme
non
piglia
pesci
...
né
marito
.
La
Bella
addormentata
nel
bosco
dormì
cent
'
anni
,
e
poi
trovò
lo
sposo
:
ma
il
racconto
forse
è
fatto
apposta
per
dimostrare
alle
fanciulle
che
non
sarebbe
prudenza
imitarne
l
'
esempio
.
Cenerentola
C
'
era
una
volta
un
gentiluomo
,
il
quale
aveva
sposata
in
seconde
nozze
una
donna
così
piena
di
albagia
e
d
'
arroganza
,
da
non
darsi
l
'
eguale
.
Ella
aveva
due
figlie
dello
stesso
carattere
del
suo
,
e
che
la
somigliavano
come
due
gocce
d
'
acqua
.
Anche
il
marito
aveva
una
figlia
,
ma
di
una
dolcezza
e
di
una
bontà
da
non
farsene
un
'
idea
;
e
in
questo
tirava
dalla
sua
mamma
,
la
quale
era
stata
la
più
buona
donna
del
mondo
.
Le
nozze
erano
appena
fatte
,
che
la
matrigna
dette
subito
a
divedere
la
sua
cattiveria
.
Ella
non
poteva
patire
le
buone
qualità
della
giovinetta
,
perché
,
a
quel
confronto
,
le
sue
figliuole
diventavano
più
antipatiche
che
mai
.
Ella
la
destinò
alle
faccende
più
triviali
della
casa
:
era
lei
che
rigovernava
in
cucina
,
lei
che
spazzava
le
scale
e
rifaceva
le
camere
della
signora
e
delle
signorine
;
lei
che
dormiva
a
tetto
,
proprio
in
un
granaio
,
sopra
una
cattiva
materassa
di
paglia
,
mentre
le
sorelle
stavano
in
camere
coll
'
impiantito
di
legno
,
dov
'
erano
letti
d
'
ultimo
gusto
,
e
specchi
da
potervisi
mirare
dalla
testa
fino
ai
piedi
.
La
povera
figliuola
tollerava
ogni
cosa
con
pazienza
,
e
non
aveva
cuore
di
rammaricarsene
con
suo
padre
,
il
quale
l
'
avrebbe
sgridata
,
perché
era
un
uomo
che
si
faceva
menare
per
il
naso
in
tutto
e
per
tutto
dalla
moglie
.
Quando
aveva
finito
le
sue
faccende
,
andava
a
rincantucciarsi
in
un
angolo
del
focolare
,
dove
si
metteva
a
sedere
nella
cenere
;
motivo
per
cui
la
chiamavano
comunemente
la
Culincenere
.
Ma
la
seconda
delle
sorelle
,
che
non
era
così
sboccata
come
la
maggiore
,
la
chiamava
Cenerentola
.
Eppure
Cenerentola
,
con
tutti
i
suoi
cenci
,
era
cento
volte
più
bella
delle
sue
sorelle
,
quantunque
fossero
vestite
in
ghingheri
e
da
grandi
signore
.
Ora
accadde
che
il
figlio
del
Re
diede
una
festa
da
ballo
,
alla
quale
furono
invitate
tutte
le
persone
di
grand
'
importanza
e
anche
le
nostre
due
signorine
furono
del
numero
,
perché
erano
di
quelle
che
facevano
grande
spicco
in
paese
.
Eccole
tutte
contente
e
tutte
affaccendate
a
scegliersi
gli
abiti
e
le
pettinature
,
che
tornassero
loro
meglio
a
viso
.
E
questa
fu
un
'
altra
seccatura
per
la
povera
Cenerentola
,
perché
toccava
a
lei
a
stirare
le
sottane
e
a
dare
l
'
amido
ai
manichini
.
Non
si
parlava
d
'
altro
in
casa
che
del
come
si
sarebbero
vestite
in
quella
sera
.
"
Io
"
,
disse
la
maggiore
,
"
mi
metterò
il
vestito
di
velluto
rosso
e
le
mie
trine
d
'Inghilterra."
"
E
io
"
,
disse
l
'
altra
,
"
non
avrò
che
il
mio
solito
vestito
:
ma
,
in
compenso
,
mi
metterò
il
mantello
a
fiori
d
'
oro
e
la
mia
collana
di
diamanti
,
che
non
è
dicerto
di
quelle
che
si
vedono
tutti
i
giorni
.
"
Mandarono
a
chiamare
la
pettinatora
di
gala
,
per
farsi
fare
i
riccioli
su
due
righe
,
e
comprarono
dei
nèi
dalla
fabbricante
più
in
voga
della
città
.
Quindi
chiamarono
Cenerentola
perché
dicesse
il
suo
parere
,
come
quella
che
aveva
moltissimo
gusto
;
e
Cenerentola
die
'
loro
i
migliori
consigli
,
e
per
giunta
si
offrì
di
vestirle
:
la
qual
cosa
fu
accettata
senza
bisogno
di
dirla
due
volte
.
Mentre
le
vestiva
e
le
pettinava
,
esse
dicevano
:
"
Di
'
,
Cenerentola
,
avresti
caro
di
venire
al
ballo
?..."
.
"
Ah
,
signorine
!
voi
mi
canzonate
:
questi
non
son
divertimenti
per
me
!
"
"
Hai
ragione
:
ci
sarebbe
proprio
da
ridere
,
a
vedere
una
Cenerentola
,
pari
tua
,
a
una
festa
da
ballo
.
"
Un
'
altra
ragazza
,
nel
posto
di
Cenerentola
,
avrebbe
fatto
di
tutto
per
vestirle
male
;
ma
essa
era
una
buonissima
figliuola
,
e
le
vestì
e
le
accomodò
come
meglio
non
si
poteva
fare
.
Per
la
gran
contentezza
di
questa
festa
,
stettero
quasi
due
giorni
senza
ricordarsi
di
mangiare
:
strapparono
più
di
dodici
aghetti
per
serrarsi
ai
fianchi
e
far
la
vita
striminzita
;
e
passavano
tutt
'
intera
la
santa
giornata
a
guardarsi
nello
specchio
.
Venne
finalmente
il
giorno
sospirato
.
Partirono
di
casa
e
Cenerentola
le
accompagnò
cogli
occhi
più
lontano
che
poté
:
quando
non
le
scorse
più
,
si
mise
a
piangere
.
La
sua
Comare
,
che
la
trovò
cogli
occhi
rossi
e
pieni
di
pianto
,
le
domandò
che
cosa
avesse
.
"
Vorrei
...
vorrei
...
"
E
piangeva
così
forte
,
che
non
poteva
finir
la
parola
.
La
Comare
,
che
era
una
fata
,
le
disse
:
"
Vorresti
anche
tu
andare
al
ballo
,
non
è
vero
?
"
.
"
Anch
'
io
,
sì
"
disse
Cenerentola
con
un
gran
sospirone
.
"
Ebbene
:
prometti
tu
d
'
essere
buona
?
"
,
disse
la
Comare
.
"
Allora
ti
ci
farò
andare
.
"
E
menatala
in
camera
,
le
disse
:
"
Vai
nel
giardino
e
portami
un
cetriolo
"
.
Cenerentola
scappò
subito
a
cogliere
il
più
bello
che
poté
trovare
e
lo
portò
alla
Comare
,
non
sapendo
figurarsi
alle
mille
miglia
come
mai
questo
cetriolo
l
'
avrebbe
fatta
andare
alla
festa
di
ballo
.
La
Comare
lo
vuotò
per
bene
,
e
rimasta
la
buccia
sola
,
ci
batté
sopra
colla
bacchetta
fatata
,
e
in
un
attimo
il
cetriolo
si
mutò
in
una
bella
carrozza
tutta
dorata
.
Dopo
,
andò
a
guardare
nella
trappola
,
dove
trovò
sei
sorci
,
tutti
vivi
.
Ella
disse
a
Cenerentola
di
tenere
alzato
un
pochino
lo
sportello
della
trappola
,
e
a
ciascun
sorcio
che
usciva
fuori
,
gli
dava
un
colpo
di
bacchetta
,
e
il
sorcio
diventava
subito
un
bel
cavallo
:
e
così
messe
insieme
un
magnifico
tiro
a
sei
,
con
tutti
i
cavalli
di
un
bel
pelame
grigio
-
topo
-
rosato
.
E
siccome
essa
non
sapeva
di
che
pasta
fabbricare
un
cocchiere
:
"
Aspettate
un
poco
"
disse
Cenerentola
"
voglio
andare
a
vedere
se
per
caso
nella
topaiola
ci
fosse
un
topo
;
che
così
ne
faremo
un
cocchiere
"
.
"
Brava
!
"
disse
la
Comare
"
va
'
un
po
'
a
vedere
.
"
Cenerentola
ritornò
colla
topaiola
,
dove
c
'
erano
tre
grossi
topi
.
La
fata
,
fra
i
tre
,
scelse
quello
che
aveva
la
barba
più
lunga
;
il
quale
,
appena
l
'
ebbe
toccato
,
diventò
un
bel
pezzo
di
cocchiere
,
e
con
certi
baffi
,
i
più
belli
che
si
fossero
mai
veduti
.
Fatto
questo
,
le
disse
:
"
Ora
vai
nel
giardino
:
e
dietro
l
'
annaffiatoio
troverai
sei
lucertole
.
Portamele
qui
.
"
Appena
l
'
ebbe
portate
,
la
Comare
le
convertì
in
sei
lacchè
,
i
quali
salirono
subito
dietro
la
carrozza
,
colle
loro
livree
gallonate
,
e
vi
si
tenevano
attaccati
,
come
se
in
vita
loro
non
avessero
fatto
altro
mestiere
.
Allora
la
fata
disse
a
Cenerentola
:
"
Eccoti
qui
tutto
l
'
occorrente
per
andare
al
ballo
:
sei
contenta
?
"
.
"
Sì
,
ma
che
ci
devo
andare
in
questo
modo
,
e
con
questi
vestitacci
che
ho
addosso
?
"
La
fata
non
fece
altro
che
toccarla
colla
sua
bacchetta
,
e
i
suoi
poveri
panni
si
cambiarono
in
vestiti
di
broccato
d
'
oro
e
di
argento
,
e
tutti
tempestati
di
pietre
preziose
:
quindi
le
diede
un
paio
di
scarpine
di
vetro
,
che
erano
una
meraviglia
.
Quand
'
ella
ebbe
finito
di
accomodarsi
,
montò
in
carrozza
:
ma
la
Comare
le
raccomandò
sopra
ogni
altra
cosa
di
non
far
più
tardi
della
mezzanotte
,
ammonendola
che
se
ella
si
fosse
trattenuta
al
ballo
un
minuto
di
più
,
la
sua
carrozza
sarebbe
ridiventata
un
cetriolo
,
i
suoi
cavalli
dei
sorci
,
i
suoi
lacchè
delle
lucertole
,
i
suoi
vestiti
avrebbero
ripreso
la
forma
e
l
'
aspetto
cencioso
di
prima
.
Ella
dette
alla
Comare
la
sua
parola
d
'
onore
che
sarebbe
venuta
via
dal
ballo
avanti
la
mezzanotte
.
E
partì
,
che
non
entrava
più
nella
pelle
dalla
gran
contentezza
.
Il
figlio
del
Re
,
essendogli
stato
annunziato
l
'
arrivo
di
una
Principessa
,
che
nessuno
sapeva
chi
fosse
,
corse
incontro
a
riceverla
,
e
offrì
la
mano
per
iscendere
di
carrozza
,
e
la
condusse
nella
sala
dov
'
erano
gl
'
invitati
.
Si
fece
allora
un
gran
silenzio
:
le
danze
rimasero
interrotte
,
i
violini
smessero
di
suonare
,
tutti
gli
occhi
erano
rivolti
a
contemplare
le
grandi
bellezze
della
sconosciuta
.
Non
si
sentiva
altro
che
un
bisbiglio
confuso
,
e
un
dire
sottovoce
:
"
Oh
!
com
'
è
bella
!..."
.
Lo
stesso
Re
,
per
quanto
vecchio
,
non
rifiniva
dal
guardarla
,
e
andava
dicendo
sottovoce
alla
Regina
,
che
da
molti
anni
non
gli
era
più
capitato
di
vedere
una
donna
tanto
bella
e
tanto
graziosa
.
Tutte
le
dame
avevano
gli
occhi
addosso
a
lei
,
per
esaminarne
la
pettinatura
e
i
vestiti
,
e
farsene
fare
degli
uguali
per
il
giorno
dopo
,
sempre
che
fosse
stato
possibile
trovare
delle
stoffe
così
belle
e
delle
modiste
così
valenti
.
Il
figlio
del
Re
la
collocò
nel
posto
d
'
onore
:
quindi
andò
a
prenderla
per
farla
ballare
.
Ella
ballò
con
tanta
grazia
,
da
far
crescere
in
tutti
lo
stupore
.
Fu
servito
un
magnifico
rinfresco
,
che
il
giovine
Principe
non
assaggiò
nemmeno
,
tanto
era
assorto
nel
rimirare
la
bella
sconosciuta
.
Ella
andò
a
porsi
accanto
alle
sue
sorelle
:
usò
loro
mille
finezze
:
e
fece
parte
ad
esse
delle
arance
e
dei
cedri
,
che
il
Principe
le
aveva
regalato
;
la
qual
cosa
le
meravigliò
moltissimo
,
perché
esse
non
la
riconobbero
né
punto
né
poco
.
In
quella
che
stavano
discorrendo
insieme
,
Cenerentola
sentì
battere
le
undici
e
tre
quarti
;
e
fatta
subito
una
gran
riverenza
a
tutta
la
società
,
scappò
via
come
il
vento
.
Appena
arrivata
a
casa
,
corse
a
trovare
la
Comare
,
e
dopo
averla
ringraziata
,
le
disse
che
avrebbe
avuto
un
gran
piacere
di
tornare
anche
alla
festa
del
giorno
dipoi
,
perché
il
figlio
del
Re
l
'
aveva
pregata
molto
.
Mentre
stava
raccontando
alla
Comare
tutti
i
particolari
della
festa
,
le
due
sorelle
bussarono
alla
porta
:
Cenerentola
andò
loro
ad
aprire
.
"
Quanto
siete
state
a
tornare
!
"
disse
ella
stropicciandosi
gli
occhi
e
stirandosi
come
se
si
fosse
svegliata
in
quel
momento
.
E
sì
,
che
ella
non
aveva
avuto
davvero
una
gran
voglia
di
dormire
,
dacché
s
'
erano
lasciate
.
"
Se
tu
fossi
stata
al
ballo
"
,
le
disse
una
delle
sue
sorelle
"
non
ti
saresti
annoiata
:
vi
è
capitato
la
più
bella
Principessa
,
ma
di
'
pure
la
più
bella
che
si
possa
vedere
al
mondo
:
essa
ci
ha
fatto
mille
garbatezze
,
e
ci
ha
regalato
dei
cedri
e
delle
arance
.
"
Cenerentola
non
capiva
più
in
sé
dalla
gioia
.
Ella
domandò
loro
il
nome
di
questa
Principessa
;
ma
quelle
risposero
che
non
la
conoscevano
,
e
che
il
figlio
del
Re
si
struggeva
della
voglia
di
sapere
chi
fosse
,
e
che
per
saperlo
avrebbe
dato
qualunque
cosa
.
Cenerentola
sorrise
,
e
disse
loro
:
"
Dev
'
esser
bella
davvero
!
Dio
mio
!
come
siete
felici
voi
altre
!
Che
cosa
pagherei
di
poterla
vedere
!
Via
,
signora
Giulietta
,
prestatemi
il
vostro
vestito
giallo
,
quello
di
tutti
i
giorni
...
"
.
"
Giusto
,
lo
dicevo
anch
'
io
!
"
rispose
Giulietta
.
"
Prestare
il
mio
vestito
a
una
brutta
Cenerentola
come
te
.
Bisognerebbe
proprio
dire
che
avessi
perso
il
giudizio
.
"
Questa
risposta
Cenerentola
se
l
'
aspettava
:
e
ne
fu
contentissima
;
perché
si
sarebbe
trovata
in
un
grande
impiccio
,
se
la
sua
sorella
le
avesse
prestato
il
vestito
.
La
sera
dopo
le
due
sorelle
tornarono
al
ballo
:
e
Cenerentola
pure
;
ma
vestita
anche
più
sfarzosamente
della
prima
volta
.
Il
figlio
del
Re
non
la
lasciò
un
minuto
;
e
in
tutta
la
serata
non
fece
altro
che
dirle
un
monte
di
cose
appassionate
e
galanti
.
La
giovinetta
,
che
non
s
'
annoiava
punto
,
si
era
dimenticata
le
raccomandazioni
fatte
dalla
Comare
;
tant
'
è
vero
che
sentì
battere
il
primo
tocco
della
mezzanotte
,
e
credeva
che
non
fossero
ancora
le
undici
.
S
'
alzò
e
fuggì
con
tanta
leggerezza
,
che
pareva
una
cervia
.
Il
Principe
le
corse
dietro
,
ma
non
poté
raggiungerla
.
Nel
fuggire
,
ella
lasciò
cascare
una
delle
sue
scarpine
di
vetro
,
che
il
Principe
raccattò
con
grandissimo
amore
.
Cenerentola
arrivò
a
casa
tutta
scalmanata
,
senza
carrozza
,
senza
lacchè
e
con
addosso
il
vestito
di
tutti
i
giorni
,
non
essendole
rimasto
nulla
delle
sue
magnificenze
,
all
'
infuori
di
una
delle
sue
scarpine
,
la
compagna
di
quella
che
aveva
perduta
per
la
strada
.
Fu
domandato
ai
guardaportoni
del
palazzo
,
se
per
caso
avessero
veduto
uscire
una
Principessa
;
ma
essi
risposero
che
non
avevano
veduto
uscir
nessuno
,
tranne
una
ragazza
mal
vestita
e
che
dall
'
aspetto
pareva
piuttosto
una
contadina
che
una
signora
.
Quando
le
sorelle
ritornarono
dal
ballo
,
Cenerentola
chiese
loro
se
si
erano
divertite
e
se
c
'
era
stata
anche
la
bella
signora
.
Esse
risposero
di
si
,
e
che
era
scappata
via
allo
scocco
della
mezzanotte
,
e
con
tanta
furia
,
che
s
'
era
lasciata
cascare
una
delle
sue
scarpine
di
vetro
,
la
più
bella
scarpina
del
mondo
:
e
che
il
figlio
del
Re
l
'
aveva
raccattata
,
e
non
aveva
fatto
altro
che
guardarla
tutto
il
tempo
del
ballo
,
e
che
questo
voleva
dire
che
egli
era
innamorato
morto
della
bella
signora
,
alla
quale
apparteneva
la
scarpina
.
E
dicevano
la
verità
:
perché
di
lì
a
pochi
giorni
il
figlio
del
Re
fece
bandire
a
suon
di
tromba
che
sposerebbe
colei
,
il
cui
piede
avesse
calzato
bene
quella
scarpina
.
Si
cominciò
a
provare
la
scarpa
alle
Principesse
:
poi
alle
Duchesse
e
a
tutte
le
dame
di
corte
:
ma
era
tempo
perso
.
Fu
portata
a
casa
delle
due
sorelle
,
le
quali
fecero
ogni
sforzo
possibile
per
far
entrare
il
piede
in
quella
scarpa
:
ma
non
ci
fu
modo
.
Cenerentola
,
che
stava
a
guardarle
e
che
aveva
riconosciuta
la
scarpina
,
disse
loro
:
"
Voglio
vedere
anch
'
io
se
mi
va
bene
!
"
.
Le
sorelle
si
misero
a
ridere
e
a
canzonarla
.
Il
gentiluomo
incaricato
di
far
la
prova
della
scarpa
,
avendo
posato
gli
occhi
addosso
a
Cenerentola
e
parendogli
molto
bella
,
disse
che
era
giustissimo
,
e
che
egli
aveva
l
'
ordine
di
provar
la
scarpa
a
tutte
le
fanciulle
.
Fece
sedere
Cenerentola
,
e
avvicinando
la
scarpa
al
suo
piedino
,
vide
che
c
'
entrava
senz
'
ombra
di
fatica
e
che
calzava
proprio
come
un
guanto
.
Lo
stupore
delle
due
sorelle
fu
grande
,
ma
crebbe
del
doppio
,
quando
Cenerentola
cavò
fuori
di
tasca
l
'
altra
scarpina
e
se
la
infilò
in
quell
'
altro
piede
.
In
codesto
punto
arrivò
la
Comare
,
la
quale
,
dato
un
colpo
di
bacchetta
ai
vestiti
di
Cenerentola
,
li
fece
diventare
assai
più
sfarzosi
,
che
non
fossero
stati
mai
.
Allora
le
due
sorelle
riconobbero
in
essa
la
bella
signora
veduta
al
ballo
;
e
si
gettarono
ai
suoi
piedi
per
chiederle
perdono
dei
mali
trattamenti
che
le
avevano
fatto
patire
.
Cenerentola
le
fece
alzare
,
e
disse
,
abbracciandole
,
che
perdonava
loro
di
cuore
,
e
che
le
pregava
ad
amarla
sempre
e
dimolto
.
Vestita
com
'
era
,
fu
condotta
dal
Principe
,
al
quale
parve
più
bella
di
tutte
le
altre
volte
,
e
dopo
pochi
giorni
la
sposò
.
Cenerentola
,
buona
figliuola
quanto
bella
,
fece
dare
un
quartiere
alle
sue
sorelle
,
e
le
maritò
il
giorno
stesso
a
due
gentiluomini
della
corte
.
Questo
racconto
,
invece
di
una
morale
,
ne
ha
due
.
Prima
morale
:
la
bellezza
,
per
le
donne
in
ispecie
,
è
un
gran
tesoro
;
ma
c
'
è
un
tesoro
che
vale
anche
di
più
,
ed
è
la
grazia
,
la
modestia
e
le
buone
maniere
.
Con
queste
doti
Cenerentola
arrivò
a
diventar
Regina
.
Altra
morale
:
grazia
,
spirito
,
coraggio
,
modestia
,
nobiltà
di
sangue
,
buon
senso
,
tutte
bellissime
cose
;
ma
che
giovano
questi
doni
della
Provvidenza
,
se
non
si
trova
un
compare
o
una
comare
,
oppure
,
come
si
dice
oggi
,
un
buon
diavolo
che
ci
porti
?
Senza
l
'
aiuto
della
Comare
,
che
cosa
avrebb
'
ella
fatto
quella
buona
e
brava
figliuola
di
Cenerentola
?
Puccettino
C
'
era
una
volta
un
taglialegna
e
una
taglialegna
,
i
quali
avevano
sette
figliuoli
,
tutti
maschi
:
il
maggiore
aveva
dieci
anni
,
il
minore
sette
.
Farà
forse
caso
di
vedere
come
un
taglialegna
avesse
avuto
tanti
figliuoli
in
così
poco
tempo
:
ma
egli
è
,
che
la
sua
moglie
era
svelta
nelle
sue
cose
,
e
quando
ci
si
metteva
,
non
faceva
meno
di
due
figliuoli
alla
volta
.
E
perché
erano
molto
poveri
,
i
sette
ragazzi
davano
loro
un
gran
pensiero
,
per
la
ragione
che
nessuno
di
essi
era
in
grado
di
guadagnarsi
il
pane
.
La
cosa
che
maggiormente
li
tormentava
,
era
che
il
minore
veniva
su
delicato
e
non
parlava
mai
:
e
questo
che
era
un
segno
manifesto
di
bontà
del
suo
carattere
,
lo
scambiavano
per
un
segno
di
stupidaggine
.
Il
ragazzo
era
minuto
di
persona
;
e
quando
venne
al
mondo
,
non
passava
la
grossezza
di
un
dito
pollice
;
per
cui
lo
chiamarono
Puccettino
.
Capitò
un
'
annata
molto
trista
,
nella
quale
la
carestia
fu
così
grande
,
che
quella
povera
gente
risolvettero
di
disfarsi
de
'
loro
figliuoli
.
Una
sera
che
i
bambini
erano
a
letto
,
e
che
il
taglialegna
stava
nel
canto
del
fuoco
,
disse
,
col
cuore
che
gli
si
spezzava
,
alla
sua
moglie
:
"
Come
tu
vedi
,
non
abbiamo
più
da
dar
da
mangiare
ai
nostri
figliuoli
:
e
non
mi
regge
l
'
animo
di
vedermeli
morir
di
fame
innanzi
agli
occhi
:
oramai
io
sono
risoluto
a
menarli
nel
bosco
e
farveli
sperdere
;
né
ci
vorrà
gran
fatica
,
perché
,
mentre
essi
si
baloccheranno
a
far
dei
fastelli
,
noi
ce
la
daremo
a
gambe
,
senza
che
abbiano
tempo
di
addarsene
"
.
"
Ah
!
"
,
gridò
la
moglie
,
"
e
puoi
tu
aver
tanto
cuore
da
sperdere
da
te
stesso
le
tue
creature
?
"
Il
marito
ebbe
un
bel
tornare
a
battere
sulla
miseria
,
in
cui
si
trovavano
;
ma
la
moglie
non
voleva
acconsentire
a
nessun
patto
.
Era
povera
,
ma
era
madre
:
peraltro
,
ripensando
anch
'
essa
al
dolore
che
avrebbe
provato
se
li
avesse
veduti
morire
di
fame
,
finì
col
rassegnarvisi
,
e
andò
a
letto
piangendo
.
Puccettino
aveva
sentito
tutti
i
loro
discorsi
:
e
avendo
capito
,
dal
letto
,
che
ragionavano
di
affari
,
si
levò
in
punta
di
piedi
,
sgattaiolando
sotto
lo
sgabello
di
suo
padre
,
per
potere
ascoltare
ogni
cosa
senz
'
esser
visto
.
Quindi
ritornò
a
letto
,
e
non
chiuse
un
occhio
nel
resto
della
nottata
,
rimuginando
quello
che
doveva
fare
.
Si
levò
a
giorno
,
e
andò
sul
margine
di
un
ruscello
,
dove
si
riempì
la
tasca
di
sassolini
bianchi
:
poi
chiotto
chiotto
se
ne
tornò
a
casa
.
Partirono
,
ma
Puccettino
non
disse
nulla
ai
suoi
fratelli
di
quello
che
sapeva
.
Entrarono
dentro
una
foresta
foltissima
,
dove
alla
distanza
di
due
passi
non
c
'
era
modo
di
vedersi
l
'
uno
coll
'
altro
.
Il
taglialegna
si
messe
a
tagliar
legne
,
e
i
ragazzi
a
raccogliere
delle
frasche
per
far
dei
fastelli
.
Il
padre
e
la
madre
,
vedendoli
intenti
al
lavoro
,
si
allontanarono
adagio
adagio
,
finché
se
la
svignarono
per
un
viottolo
fuori
di
mano
.
Quando
i
ragazzi
si
videro
soli
,
si
misero
a
strillare
e
a
piangere
forte
forte
.
Puccettino
li
lasciò
berciare
,
essendo
sicuro
che
a
ogni
modo
sarebbero
tornati
a
casa
;
perché
egli
,
strada
facendo
,
aveva
lasciato
cadere
lungo
la
via
i
sassolini
bianchi
che
s
'
era
messi
nella
tasca
.
"
Non
abbiate
paura
di
nulla
,
fratelli
miei
"
,
disse
loro
,
"
il
babbo
e
la
mamma
ci
hanno
lasciati
qui
soli
;
ma
io
vi
rimenerò
a
casa
:
venitemi
dietro
.
"
Essi
infatti
lo
seguirono
,
ed
egli
li
menò
per
la
stessa
strada
che
avevano
fatta
,
andando
al
bosco
.
Da
principio
non
ebbero
coraggi
d
'
entrarvi
:
e
si
messero
in
orecchio
alla
porta
di
casa
per
sentire
quello
che
dicevano
fra
loro
,
il
padre
e
la
madre
.
Ora
bisogna
sapere
che
quando
il
taglialegna
e
sua
moglie
rientrarono
in
casa
,
trovarono
che
il
signore
del
villaggio
aveva
mandato
loro
dieci
scudi
,
di
cui
era
debitore
da
molto
tempo
,
e
sui
quali
non
ci
contavano
più
.
Questo
bastò
per
rimettere
un
po
'
di
fiato
in
corpo
a
quella
povera
gente
,
che
era
proprio
a
tocco
e
non
tocco
per
morir
di
fame
.
Il
taglialegna
mandò
subito
la
moglie
dal
macellaro
.
E
siccome
era
molto
tempo
che
non
s
'
erano
sfamati
,
essa
comprò
tre
volte
più
di
carne
di
quella
che
ne
sarebbe
abbisognata
per
la
cena
di
due
persone
.
Quando
furono
pieni
,
la
moglie
disse
:
"
Ohimè
!
dove
saranno
ora
i
nostri
figliuoli
?
se
fossero
qui
potrebbero
farsi
tondi
coi
nostri
avanzi
!
Ma
tant
'
è
,
Guglielmo
,
se
'
stato
tu
che
hai
voluto
smarrirli
:
ma
io
l
'
ho
detto
sempre
che
ce
ne
saremmo
pentiti
.
Che
faranno
ora
nella
foresta
?
Ohimè
!
Dio
mio
!
i
lupi
forse
a
quest
'
ora
l
'
hanno
bell
'
e
divorati
.
Proprio
non
bisogna
aver
cuore
,
come
te
,
per
isperdere
i
figliuoli
a
questo
modo
!..."
.
Il
taglialegna
perse
la
pazienza
,
perché
la
moglie
tornò
a
ripetere
più
di
venti
volte
che
egli
se
ne
sarebbe
pentito
,
e
che
essa
l
'
aveva
di
già
detto
e
ridetto
:
e
minacciò
di
picchiarla
se
non
si
fosse
chetata
.
Questo
non
voleva
dire
che
il
taglialegna
non
potesse
essere
anche
più
addolorato
della
moglie
;
ma
essa
lo
tormentava
troppo
:
ed
egli
somigliava
a
tanti
altri
,
che
se
la
dicono
molto
colle
donne
che
parlano
con
giudizio
,
ma
non
possono
soffrire
quelle
che
hanno
sempre
ragione
.
La
taglialegna
si
struggeva
in
pianti
,
e
seguitava
sempre
a
dire
:
"
Ohimè
!
dove
saranno
ora
i
miei
bambini
?
i
miei
poveri
bambini
?
"
.
Una
volta
,
fra
le
altre
,
lo
disse
così
forte
,
che
i
ragazzi
,
che
erano
dietro
l
'
uscio
,
la
sentirono
e
gridarono
tutti
insieme
:
"
Siamo
qui
!
siamo
qui
!
"
.
Essa
corse
subito
ad
aprir
l
'
uscio
e
,
abbracciandoli
,
disse
:
"
Che
contentezza
a
rivedervi
,
miei
cari
figliuoli
!
Chi
lo
sa
come
siete
stanchi
,
e
che
fame
avete
!
e
tu
,
Pieruccio
,
guarda
un
po
'
come
ti
sei
inzaccherato
!
vien
qua
,
che
ti
spillaccheri
"
.
Pieruccio
era
il
maggiore
dei
figliuoli
e
la
madre
gli
voleva
più
bene
che
agli
altri
,
perché
era
rosso
di
capelli
come
lei
.
Si
messero
a
tavola
e
mangiarono
con
un
appetito
,
che
fecero
proprio
consolazione
al
babbo
e
alla
mamma
,
ai
quali
raccontarono
,
parlando
quasi
tutti
nello
stesso
tempo
,
la
gran
paura
che
avevano
avuta
nella
foresta
.
Quella
buona
gente
era
tutta
contenta
di
rivedere
i
figliuoli
in
casa
;
ma
la
contentezza
durò
finché
durarono
i
dieci
scudi
.
Quando
questi
finirono
,
tornarono
al
sicutera
delle
miserie
,
e
allor
decisero
di
smarrirli
daccapo
;
e
per
andare
sul
sicuro
,
pensarono
di
condurli
molto
più
lontani
della
prima
volta
.
Peraltro
di
questa
cosa
non
poterono
parlarne
con
tanta
segretezza
,
che
Puccettino
non
sentisse
tutto
;
il
quale
pensò
di
cavarsene
fuori
col
solito
ripiego
:
se
non
che
,
quantunque
si
alzasse
sul
far
del
giorno
per
andare
in
cerca
di
sassolini
bianchi
,
rimase
proprio
come
quello
,
e
non
poté
far
nulla
,
perché
trovò
l
'
uscio
di
casa
serrato
a
doppia
mandata
.
Egli
non
sapeva
davvero
che
cosa
stillarsi
,
quando
ecco
che
la
madre
dette
a
ciascuno
di
loro
un
pezzo
di
pane
per
colazione
.
Allora
gli
venne
in
capo
che
di
quel
pane
avrebbe
potuto
servirsene
,
invece
dei
sassolini
,
seminando
i
minuzzoli
lungo
la
strada
per
dove
sarebbero
passati
.
E
si
messe
il
pane
in
tasca
.
Il
padre
e
la
madre
li
condussero
nel
punto
più
folto
e
più
oscuro
della
foresta
:
e
quando
ci
furono
arrivati
,
essi
presero
una
scappatoia
e
via
.
Puccettino
non
se
ne
fece
né
in
qua
né
in
là
,
perché
sapeva
di
poter
ritrovare
facilmente
la
strada
coll
'
aiuto
dei
minuzzoli
sparsi
;
ma
figuratevi
come
rimase
,
quando
si
accorse
che
i
minuzzoli
glieli
avevano
beccati
gli
uccelli
.
Eccoli
dunque
tutti
afflitti
,
perché
più
camminavano
e
più
si
perdevano
nella
foresta
.
Intanto
si
fece
notte
e
si
alzò
un
vento
da
far
paura
.
Pareva
ad
essi
di
sentire
da
tutte
le
parti
urli
di
lupi
,
che
si
avvicinavano
per
mangiarli
.
Non
avevano
fiato
né
per
discorrere
,
né
per
voltarsi
indietro
.
Venne
poi
una
grand
'
acqua
che
li
bagnò
fin
sotto
la
pelle
:
a
ogni
passo
sdrucciolavano
e
cascavano
nella
mota
:
e
quando
si
rizzavano
tutti
infangati
,
non
sapevano
dove
mettersi
le
mani
.
Puccettino
montò
in
cima
a
un
albero
per
vedere
se
scuopriva
paese
;
e
guardando
da
ogni
parte
,
vide
un
lumicino
piccino
,
come
quello
di
una
candela
,
il
quale
era
lontano
lontano
,
molto
al
di
là
della
foresta
.
Scese
dall
'
albero
:
e
quando
fu
in
terra
,
non
vide
più
nulla
.
Questa
cosa
gli
diede
un
gran
dolore
.
Nonostante
,
camminando
innanzi
coi
suoi
fratelli
,
verso
quella
parte
dove
aveva
veduto
il
lumicino
,
finì
col
rivederlo
da
capo
mentre
usciva
fuori
del
bosco
.
Arrivarono
finalmente
alla
casa
dove
si
vedeva
questo
lume
:
non
senza
provare
delle
grandi
strette
al
cuore
,
perché
di
tanto
in
tanto
lo
perdevano
di
vista
,
segnatamente
quando
camminavano
in
qualche
pianura
molto
bassa
.
Picchiarono
a
una
porta
:
una
buona
donna
venne
loro
ad
aprire
,
e
domandò
loro
che
cosa
volevano
.
Puccettino
disse
che
erano
poveri
ragazzi
che
s
'
erano
spersi
nella
foresta
,
e
che
chiedevano
da
dormire
per
amor
d
'
Iddio
.
La
donna
,
vedendoli
tutti
così
carini
,
si
messe
a
piangere
,
e
disse
:
"
Ohimè
!
poveri
miei
figliuoli
,
dove
siete
mai
capitati
?
Ma
non
sapete
che
questa
è
la
casa
dell
'
Orco
che
mangia
tutti
i
bambini
?
"
.
"
Ah
,
signora
"
,
rispose
Puccettino
,
il
quale
tremava
come
una
foglia
,
e
così
i
suoi
fratelli
.
"
Che
cosa
volete
che
facciamo
?
Se
non
ci
pigliate
in
casa
,
è
sicuro
che
i
lupi
stanotte
ci
mangeranno
.
E
in
tal
caso
,
è
meglio
che
ci
mangi
questo
signore
.
Forse
se
voi
lo
pregate
,
potrebbe
darsi
che
avesse
compassione
di
noi
.
"
La
moglie
dell
'
Orco
,
sperando
di
poterli
nascondere
a
suo
marito
fino
alla
mattina
dopo
,
li
lasciò
entrare
e
li
menò
a
riscaldarsi
intorno
a
un
buon
fuoco
,
dove
girava
sullo
spiede
un
montone
tutt
'
intero
,
che
doveva
servire
per
la
cena
dell
'
Orco
.
Mentre
cominciavano
a
riscaldarsi
,
sentirono
battere
tre
o
quattro
colpi
screanzati
alla
porta
.
Era
l
'
Orco
che
tornava
.
In
men
d
'
un
baleno
,
la
moglie
li
nascose
tutti
sotto
il
letto
ed
andò
ad
aprire
.
L
'
Orco
domandò
subito
se
la
cena
era
lesta
e
il
vino
levato
di
cantina
:
e
senza
perder
tempo
si
mise
a
tavola
.
Il
montone
non
era
ancora
cotto
e
faceva
sempre
sangue
,
e
per
questo
gli
parve
anche
più
buono
.
Poi
,
fiutando
di
qua
e
di
là
,
cominciò
a
dire
che
sentiva
odore
di
carne
viva
.
"
Sarà
forse
"
,
disse
la
moglie
,
"
quel
vitello
che
ho
spellato
or
ora
,
che
vi
mette
per
il
naso
quest
'odore."
"
E
io
dico
che
sento
l
'
odore
di
carne
viva
"
,
riprese
l
'
Orco
guardando
la
moglie
di
traverso
,
"
e
qui
ci
deve
essere
qualche
sotterfugio
!..."
Nel
dir
così
si
alzò
da
tavola
e
andò
difilato
verso
il
letto
.
"
Ah
!
"
,
egli
gridò
,
"
tu
volevi
dunque
ingannarmi
,
brutta
strega
?
Non
so
chi
mi
tenga
dal
fare
un
boccone
anche
di
te
.
Buon
per
te
,
che
sei
vecchia
e
tigliosa
!
Ecco
qui
della
selvaggina
,
che
mi
capita
in
buon
punto
per
far
trattamento
a
tre
Orchi
miei
amici
,
che
verranno
da
me
in
questi
giorni
.
"
E
li
tirò
fuori
di
sotto
il
letto
,
uno
dietro
l
'
altro
.
Quei
poveri
bambini
si
buttarono
in
ginocchio
,
chiedendogli
perdono
,
ma
avevano
da
fare
col
più
crudele
di
tutti
gli
Orchi
,
il
quale
,
facendo
finta
di
sentirne
compassione
,
li
mangiava
di
già
cogli
occhi
prima
del
tempo
,
dicendo
alla
moglie
che
sarebbero
stati
una
pietanza
delicata
,
in
specie
se
gli
avesse
accomodati
con
una
buona
salsa
.
Andò
a
prendere
un
coltellaccio
,
e
avvicinandosi
a
quei
poveri
figliuoli
,
lo
affilava
sopra
una
lunga
pietra
che
egli
teneva
nella
mano
sinistra
.
E
ne
aveva
già
agguantato
uno
,
quando
la
moglie
gli
disse
:
"
Che
ne
volete
voi
fare
a
quest
'
ora
?
non
sarebbe
meglio
aspettare
a
domani
?
"
.
"
Chetati
,
te
!
"
,
riprese
l
'
Orco
.
"
Così
saranno
più
frolli
.
"
"
Ma
ve
ne
avanza
ancora
tanta
della
carne
!
C
'
è
qui
un
vitello
,
un
montone
e
un
mezzo
maiale
...
"
"
Hai
ragione
"
,
disse
l
'
Orco
,
"
rimpinzali
dunque
per
bene
,
perché
non
abbiano
a
smagrire
,
e
portali
a
letto
.
"
Quella
buona
donna
,
fuor
di
sé
dalla
contentezza
,
dette
loro
da
cena
:
ma
essi
non
poterono
mangiare
a
cagione
della
gran
paura
che
avevano
addosso
.
In
quanto
all
'
Orco
,
ricominciò
a
bere
,
soddisfattissimo
di
aver
trovato
di
che
regalare
ai
suoi
amici
.
Vuotò
una
dozzina
di
bicchieri
di
più
del
solito
,
finché
il
vino
gli
die
'
al
capo
e
fu
obbligato
ad
andare
a
letto
.
L
'
Orco
aveva
sette
figliuole
,
che
erano
sempre
bambine
,
le
quali
erano
tutte
di
un
bel
colorito
,
perché
,
come
il
padre
,
si
cibavano
di
carne
cruda
;
ma
avevano
degli
occhiettini
grigi
e
tondi
,
e
il
naso
a
punta
e
una
bocca
larghissima
,
con
una
rastrelliera
di
denti
lunghi
,
affilati
e
staccati
l
'
uno
dall
'
altro
.
Non
erano
ancora
diventate
cattive
:
ma
promettevano
bene
,
perché
di
già
mordevano
i
fanciulli
per
succhiare
il
sangue
.
Le
avevano
mandate
a
dormire
di
buon
'
ora
,
ed
erano
tutte
e
sette
in
un
gran
letto
,
ciascuna
con
una
corona
d
'
oro
sulla
testa
.
Nella
stessa
camera
c
'
era
un
altro
letto
della
medesima
grandezza
.
Fu
appunto
in
questo
letto
che
la
moglie
dell
'
Orco
messe
a
dormire
i
sette
ragazzi
;
e
dopo
andò
a
coricarsi
accanto
a
suo
marito
.
Puccettino
,
che
s
'
era
avviso
che
le
figlie
dell
'
Orco
portavano
una
corona
d
'
oro
in
capo
,
e
che
aveva
sempre
paura
che
l
'
Orco
non
si
ripentisse
di
averli
sgozzati
subito
,
si
levò
verso
mezzanotte
,
e
prendendo
i
berretti
dei
fratelli
ed
il
suo
,
andò
pian
pianino
a
metterli
sul
capo
delle
sette
figlie
dell
'
Orco
,
dopo
aver
loro
levata
la
corona
d
'
oro
,
che
pose
sul
capo
suo
e
de
'
suoi
fratelli
,
perché
l
'
Orco
li
scambiasse
per
le
proprie
figlie
,
e
pigliasse
le
sue
figlie
per
i
fanciulli
che
voleva
sgozzare
.
E
la
cosa
andò
appuntino
com
'
egli
se
l
'
era
figurata
;
perché
l
'
Orco
,
svegliatosi
sulla
mezzanotte
,
si
pentì
di
aver
differito
al
giorno
dopo
quello
che
poteva
aver
fatto
la
sera
stessa
.
Saltò
dunque
il
letto
bruscamente
,
e
prendendo
il
coltellaccio
:
"
Andiamo
un
po
'
a
vedere
"
,
disse
,
"
come
stanno
queste
birbe
;
e
facciamola
finita
una
volta
per
tutte
"
.
Quindi
salì
a
tastoni
nella
camera
delle
sue
figlie
,
e
si
avvicinò
al
letto
dove
erano
i
ragazzi
,
i
quali
dormivano
tutti
,
meno
Puccettino
,
che
ebbe
una
gran
paura
quando
sentì
l
'
Orco
che
gli
tastava
la
testa
,
come
l
'
aveva
già
tastata
ai
suoi
fratelli
.
L
'
Orco
sentendo
la
corona
d
'
oro
,
disse
:
"
Ora
la
facevo
bella
davvero
!
Si
vede
proprio
che
ieri
sera
ne
ho
bevuto
mezzo
dito
di
più
"
.
Allora
andò
all
'
altro
letto
,
e
avendo
sentito
i
berretti
dei
ragazzi
:
"
Eccoli
"
,
disse
,
"
questi
monellacci
!
Lavoriamo
di
fine
"
.
E
nel
dir
così
,
senza
esitare
,
tagliò
la
gola
alle
sue
sette
figliuole
.
Contentissimo
del
fatto
suo
,
andò
di
nuovo
a
coricarsi
accanto
alla
moglie
.
Appena
che
Puccettino
sentì
l
'
Orco
che
russava
,
svegliò
i
suoi
fratelli
e
disse
loro
di
vestirsi
subito
e
di
seguirlo
.
Scesero
in
punta
di
piedi
nel
giardino
e
scavalcarono
il
muro
.
Corsero
a
gambe
quasi
tutta
la
notte
,
tremando
come
foglie
,
e
senza
sapere
dove
andavano
.
Quando
l
'
Orco
si
svegliò
,
disse
alla
moglie
:
"
Va
'
un
po
'
a
vestire
quei
monelli
di
ieri
sera
"
.
L
'
Orchessa
restò
molto
meravigliata
della
bontà
insolita
di
suo
marito
,
e
non
le
passò
neanche
dalla
mente
che
per
vestirli
egli
volesse
intendere
un
'
altra
cosa
,
credendo
in
buona
fede
di
doverli
andare
a
vestire
.
Salì
dunque
di
sopra
,
e
rimase
senza
fiato
in
corpo
,
vedendo
le
sue
sette
figliuole
scannate
e
immerse
nel
proprio
sangue
.
Cominciò
subito
dallo
svenirsi
,
essendo
questo
il
primo
espediente
,
a
cui
in
simili
casi
ricorrono
tutte
le
donne
.
L
'
Orco
,
temendo
che
la
moglie
non
mettesse
troppo
tempo
a
far
quello
che
le
aveva
ordinato
,
salì
di
sopra
anche
lui
per
darle
una
mano
;
e
non
rimase
meno
sconcertato
alla
vista
di
quello
spettacolo
orrendo
.
"
Ah
!
che
ho
mai
fatto
?
"
,
gridò
.
"
Ma
quei
disgraziati
me
la
pagheranno
,
e
subito
!
"
E
senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
gettò
una
brocca
d
'
acqua
sul
naso
della
moglie
,
e
così
avendola
fatta
tornare
in
sé
:
"
Dammi
subito
"
,
disse
,
"
i
miei
stivali
di
sette
chilometri
,
perché
io
li
voglio
raggiungere
"
.
E
uscì
fuori
all
'
aperta
campagna
,
e
dopo
aver
corso
di
qua
e
di
là
,
finalmente
infilò
la
strada
che
battevano
per
l
'
appunto
quei
poveri
ragazzi
,
che
erano
forse
distanti
non
più
di
cento
passi
dalla
casa
paterna
.
Essi
videro
l
'
Orco
che
passava
di
montagna
in
montagna
,
traversando
i
fiumi
colla
stessa
facilità
come
se
fossero
stati
rigagnoli
.
Puccettino
avendo
occhiata
una
roccia
incavata
,
lì
vicino
al
luogo
dove
si
trovavano
,
vi
fece
nascondere
i
sei
fratelli
,
e
vi
si
nascose
anch
'
esso
,
senza
perdere
peraltro
di
vista
tutte
le
mosse
dell
'
Orco
.
L
'
Orco
che
cominciava
a
sentirsi
rifinito
dalla
strada
fatta
(
perché
gli
stivali
di
sette
chilometri
son
molto
faticosi
per
chi
li
porta
)
,
pensò
di
ripigliar
fiato
,
e
il
cielo
volle
che
andasse
per
l
'
appunto
a
sedersi
sopra
la
roccia
,
dove
quei
ragazzi
si
erano
nascosti
.
E
siccome
era
stanco
morto
,
dopo
essersi
sdraiato
si
addormentò
,
e
si
messe
a
russare
con
tanto
fracasso
,
che
i
poveri
ragazzi
ebbero
la
stessa
paura
di
quando
lo
videro
col
coltellaccio
in
mano
,
in
atto
di
far
loro
la
festa
.
Ma
Puccettino
non
ebbe
tutta
questa
paura
,
e
disse
ai
fratelli
di
scappare
a
gambe
verso
casa
,
mentre
l
'
Orco
dormiva
come
un
ghiro
;
e
di
non
stare
in
pena
per
lui
.
Essi
non
se
lo
fecero
dir
due
volte
,
e
in
pochi
minuti
arrivarono
a
casa
.
Puccettino
intanto
si
avvicinò
all
'
Orco
:
gli
levò
adagino
gli
stivali
,
e
se
l
'
infilò
per
sé
.
Questi
stivali
erano
molto
grandi
e
molto
larghi
,
ma
perché
eran
fatati
,
avevano
la
virtù
d
'
ingrandirsi
e
di
rimpicciolirsi
,
secondo
la
gamba
di
chi
li
calzava
:
per
cui
,
gli
tornavano
precisi
,
come
se
fossero
stati
fatti
per
il
suo
piede
.
Eglì
andò
di
carriera
alla
casa
dell
'
Orco
,
dove
trovò
la
moglie
che
piangeva
per
le
figlie
uccise
.
"
Vostro
marito
"
,
le
disse
Puccettino
,
"
si
trova
in
un
gran
pericolo
:
è
cascato
fra
le
mani
di
una
banda
di
assassini
,
che
hanno
giurato
di
ucciderlo
,
se
non
consegna
loro
tutto
il
suo
oro
e
il
suo
argento
.
Mentre
gli
stavano
col
pugnale
alla
gola
,
esso
mi
ha
visto
,
e
mi
ha
pregato
di
venir
qui
per
avvertirvi
della
sua
trista
condizione
e
per
invitarvi
a
darmi
tutto
quello
che
egli
possiede
di
prezioso
,
senza
ritenervi
nulla
,
perché
caso
diverso
,
lo
uccideranno
senz
'
ombra
di
misericordia
.
E
siccome
il
tempo
stringe
,
egli
ha
voluto
che
prendessi
i
suoi
stivali
di
sette
chilometri
,
come
vedete
,
e
non
solo
perché
mi
spicciassi
,
ma
anche
perché
possiate
accertarvi
che
non
sono
un
imbroglione
.
"
La
buona
donna
,
tutta
spaventata
,
gli
diede
ogni
cosa
che
aveva
;
perché
l
'
Orco
,
in
fin
dei
conti
,
era
un
buon
marito
,
quantunque
fosse
ghiotto
di
bambini
.
Puccettino
,
col
carico
addosso
di
tutte
le
ricchezze
dell
'
Orco
,
tornò
a
casa
del
padre
,
dove
fu
accolto
con
grandissima
festa
.
C
'
è
per
altro
della
gente
che
non
crede
che
la
cosa
finisse
così
;
e
pretendono
che
Puccettino
non
commettesse
mai
questo
furto
a
danno
dell
'
Orco
:
e
che
solo
non
si
facesse
scrupolo
di
prendergli
gli
stivali
di
sette
chilometri
,
perché
egli
se
ne
serviva
unicamente
per
dare
la
caccia
ai
ragazzi
.
Questi
tali
accertano
di
aver
saputo
la
verità
proprio
sul
posto
,
per
essersi
trovati
a
mangiare
e
bere
nella
stessa
casa
del
taglialegna
.
Raccontano
,
dunque
,
che
quando
Puccettino
ebbe
infilato
gli
stivali
dell
'
Orco
,
se
ne
andò
alla
Corte
,
dove
stavano
tutti
in
gran
pensiero
per
un
'
armata
,
che
era
in
campagna
alla
distanza
di
duecento
chilometri
,
e
per
l
'
esito
di
una
battaglia
data
pochi
giorni
avanti
.
Dimodoché
Puccettino
andò
a
trovare
il
Re
e
gli
disse
che
se
lo
desiderava
avrebbe
potuto
portargli
le
notizie
dell
'
armata
,
prima
del
calar
del
sole
.
E
il
Re
gli
promise
una
grossa
somma
,
se
egli
fosse
stato
da
tanto
.
La
sera
stessa
Puccettino
ritornò
colle
notizie
dell
'
armata
;
e
questa
prima
corsa
avendolo
messo
in
buona
vista
,
guadagnava
quel
che
voleva
;
perché
il
Re
lo
pagava
profumatamente
,
valendosi
di
lui
per
portare
i
suoi
ordini
al
campo
;
e
un
'
infinità
di
signore
gli
davano
quel
che
chiedeva
,
per
aver
le
nuove
dei
loro
amanti
;
e
questo
fu
il
guadagno
più
concludente
di
tutti
gli
altri
.
Ci
furono
anche
alcune
mogli
che
gli
consegnarono
delle
lettere
per
i
loro
mariti
;
ma
esse
pagavano
coi
gomiti
,
e
il
profitto
era
così
meschino
,
che
egli
non
si
degnò
nemmeno
di
segnare
nel
libro
degli
utili
i
piccoli
benefizi
che
gli
pervenivano
per
questo
titolo
.
Dopo
aver
fatto
per
qualche
tempo
il
mestiere
del
corriere
,
e
avere
ammassato
grandi
ricchezze
,
ritornò
alla
casa
di
suo
padre
,
dove
non
è
possibile
immaginarsi
la
festa
che
gli
fecero
nel
rivederlo
fra
loro
.
Egli
messe
la
sua
famiglia
nell
'
agiatezza
;
comprò
degl
'
impieghi
,
di
recente
fondazione
,
per
il
padre
e
per
i
fratelli
:
formò
a
tutti
uno
stato
conveniente
;
e
gli
rimase
sempre
un
ritaglio
di
tempo
,
tanto
da
fare
il
damerino
colle
signore
.
La
storia
di
questo
piccolo
eroe
,
che
i
francesi
chiamano
Petit
Poucet
,
perché
era
grande
appena
come
il
dito
pollice
,
è
stata
forse
inventata
apposta
per
dar
ragione
e
autorità
a
quell
'
antico
proverbio
che
dice
:
"
Gli
uomini
non
si
misurano
a
canne
!
"
.
Pelle
d
'
asino
C
'
era
una
voIta
un
Re
così
potente
,
così
ben
voluto
da
'
suoi
popoli
e
così
rispettato
dai
suoi
vicini
e
alleati
,
che
poteva
dirsi
il
più
felice
di
tutti
i
monarchi
della
terra
.
Fra
le
sue
tante
fortune
,
c
'
era
anche
quella
di
avere
scelta
per
compagna
una
Principessa
,
bella
quanto
virtuosa
:
e
questi
avventurati
sposi
vivevano
come
due
anime
in
un
nocciolo
.
Dal
loro
casto
imeneo
era
nata
una
figlia
,
ornata
di
tutte
le
grazie
e
di
tutte
le
attrattive
,
a
segno
tale
da
non
far
loro
desiderare
una
figliuolanza
più
numerosa
.
Il
lusso
,
l
'
abbondanza
,
il
buon
gusto
regnavano
nel
loro
palazzo
:
i
ministri
erano
saggi
e
capaci
:
i
cortigiani
virtuosi
e
affezionati
:
i
domestici
fidati
e
laboriosi
:
le
scuderie
vaste
e
piene
de
'
più
bei
cavalli
del
mondo
,
tutti
coperti
di
magnifiche
gualdrappe
.
Ma
la
cosa
che
faceva
maggiormente
stupire
i
forestieri
,
che
venivano
a
visitare
quelle
belle
scuderie
,
era
che
nel
bel
mezzo
di
esse
e
nel
luogo
più
vistoso
,
un
signor
Somaro
faceva
sfoggio
delle
sue
grandi
e
lunghe
orecchie
.
Né
si
può
dire
che
questo
fosse
un
capriccio
;
se
il
Re
gli
aveva
assegnato
un
posto
particolare
e
quasi
d
'
onore
,
c
'
era
la
sua
ragione
.
Perché
bisogna
sapere
che
questo
raro
animale
meritava
davvero
ogni
riguardo
,
a
motivo
che
la
natura
lo
aveva
formato
in
un
modo
così
straordinario
e
singolare
,
che
tutte
le
mattine
la
sua
lettiera
,
invece
di
essere
sporca
,
era
ricoperta
a
profusione
di
bellissimi
zecchini
e
napoleoni
d
'
oro
,
che
venivano
raccattati
,
appena
egli
si
svegliava
.
Ma
siccome
le
disgrazie
sono
tegoli
che
cascano
sul
capo
dei
Re
come
su
quello
dei
sudditi
,
e
non
c
'
è
allegrezza
senza
che
ci
sia
mescolato
qualche
dispiacere
,
così
accadde
che
la
Regina
fu
colta
all
'
improvviso
da
una
fiera
malattia
,
per
la
quale
né
la
scienza
né
i
medici
sapevano
suggerire
rimedio
di
sorta
.
La
desolazione
era
al
colmo
.
Il
Re
,
tenero
di
cuore
e
innamoratissimo
,
a
dispetto
del
proverbio
che
dice
"
Il
matrimonio
è
la
tomba
dell
'
amore
"
,
si
dava
alla
disperazione
e
faceva
voti
ardentissimi
a
tutte
le
divinità
del
regno
,
e
offriva
la
sua
vita
per
quella
di
una
sposa
così
adorata
:
ma
gli
Dei
e
le
fate
erano
sordi
a
ogni
preghiera
.
Intanto
la
Regina
,
sentendo
avvicinarsi
l
'
ultim
'
ora
,
disse
al
suo
sposo
,
il
quale
struggevasi
in
pianto
:
"
Prima
di
morire
,
non
vi
abbiate
a
male
se
esigo
da
voi
una
cosa
;
ed
è
,
che
nel
caso
vi
venisse
voglia
di
rimaritarvi
...
"
.
A
queste
parole
il
Re
dette
in
urli
da
straziare
il
cuore
.
Prese
le
mani
di
sua
moglie
e
le
bagnò
di
pianto
,
giurando
che
era
un
di
più
venirgli
a
parlare
di
un
altro
matrimonio
.
"
No
,
no
,
mia
cara
Regina
"
,
egli
gridava
,
"
ditemi
piuttosto
che
io
debbo
seguirvi
!
"
"
Lo
Stato
"
,
ripigliò
la
Regina
con
una
tranquillità
imperturbabile
,
che
accresceva
gli
spasimi
e
le
torture
del
Re
,
"
lo
Stato
ha
ragione
di
pretendere
da
voi
dei
successori
;
e
vedendo
che
io
ho
dato
solamente
una
figlia
,
vorrà
da
voi
dei
figli
che
vi
somiglino
:
ma
io
,
con
tutte
le
forze
dell
'
anima
e
per
tutto
il
bene
che
mi
avete
voluto
,
vi
domando
di
non
cedere
alle
insistenze
de
'
vostri
popoli
,
se
non
quando
avrete
trovato
una
Principessa
più
bella
e
fatta
meglio
di
me
.
Giuratemelo
,
e
morirò
contenta
.
"
Alcuni
credono
che
la
Regina
,
la
quale
non
mancava
di
una
certa
dose
di
amor
proprio
,
volesse
per
forza
questo
giuramento
,
perché
,
persuasa
com
'
era
che
nel
mondo
non
ci
fosse
altra
donna
da
starle
a
fronte
per
bellezza
,
veniva
così
ad
assicurarsi
che
il
Re
non
si
sarebbe
mai
riammogliato
.
Finalmente
ella
morì
,
né
ci
fu
marito
che
facesse
mai
tanto
fracasso
.
Piangeva
come
una
vite
tagliata
,
singhiozzava
giorno
e
notte
,
e
non
aveva
altro
pensiero
,
che
quello
di
adempiere
a
tutto
il
cerimoniale
e
a
tutte
le
seccature
del
vedovile
.
Ma
i
grandi
dolori
non
durano
.
D
'
altra
parte
,
i
maggiorenti
dello
Stato
si
riunirono
,
e
presentatisi
in
deputazione
al
Re
,
si
fecero
a
domandargli
che
riprendesse
moglie
.
Questa
proposta
gli
parve
dura
,
e
fu
cagione
di
nuovi
piagnistei
.
Messe
di
mezzo
il
giuramento
fatto
alla
Regina
e
sfidò
tutti
i
suoi
consiglieri
a
trovargli
una
mogile
più
bella
e
fatta
meglio
della
sua
sposa
buon
'
anima
;
persuaso
che
sarebbe
stato
impossibile
.
Ma
il
Consiglio
chiamò
ragazzate
simili
giuramenti
,
e
soggiunse
che
la
bellezza
importava
fino
ad
un
certo
segno
,
purché
la
regina
fosse
virtuosa
e
buona
da
far
figliuoli
:
che
per
la
quiete
e
la
tranquillità
dello
Stato
ci
volevano
dei
Principi
ereditarii
:
che
,
senza
ombra
di
dubbio
,
l
'
infanta
aveva
tutte
le
doti
volute
per
diventare
una
gran
Regina
,
ma
bisognava
darle
per
isposo
un
forestiero
:
e
in
questo
caso
,
o
il
forestiero
l
'
avrebbe
menata
a
casa
sua
,
o
,
regnando
con
essa
,
i
loro
figli
non
sarebbero
stati
considerati
dello
stesso
sangue
:
e
finalmente
,
che
non
avendo
egli
nessun
figlio
maschio
che
portasse
il
suo
nome
,
i
popoli
vicini
avrebbero
potuto
far
nascere
delle
guerre
da
condurre
lo
Stato
in
rovina
.
Il
Re
,
toccato
da
queste
considerazioni
,
dette
parola
che
avrebbe
pensato
a
contentarli
.
Cercò
difatti
fra
le
Principesse
da
marito
quella
che
sarebbe
stata
più
adatta
per
lui
.
Ogni
giorno
gli
portavano
a
vedere
dei
bellissimi
ritratti
:
ma
non
ce
n
'
era
neppur
una
che
avesse
le
grazie
della
defunta
Regina
.
E
così
non
si
decideva
mai
.
Quand
'
ecco
che
per
sua
gran
disgrazia
,
sebbene
fosse
stato
fin
allora
un
uomo
pien
di
giudizio
,
tutto
a
un
tratto
dette
volta
al
cervello
,
e
cominciò
a
pigliare
la
fissazione
di
credere
che
l
'
infanta
sua
figlia
vincesse
di
gran
lunga
in
grazia
e
in
bellezza
la
Regina
madre
,
e
fece
intendere
che
era
deciso
a
volerla
sposare
,
perché
ella
sola
poteva
scioglierlo
dalla
fatta
promessa
.
A
questa
brutale
proposizione
,
la
giovane
Principessa
,
un
fior
di
virtù
e
di
pudore
,
ci
corse
poco
non
cadesse
in
terra
svenuta
.
Si
gettò
ai
piedi
del
Re
suo
padre
,
e
lo
scongiurò
,
con
tutte
le
forze
dell
'
anima
,
a
non
costringerla
a
commettere
un
tal
delitto
.
Ma
il
Re
,
che
si
era
fitto
in
testa
questa
strana
idea
,
volle
consultare
un
vecchio
druido
,
per
acquietare
la
coscienza
della
giovane
Principessa
.
Il
druido
,
che
sapeva
più
d
'
ambizioso
che
di
santo
,
non
badò
a
sacrificare
l
'
innocenza
e
la
virtù
,
per
la
boria
di
diventare
il
confidente
di
un
gran
Re
,
e
trovò
il
modo
di
insinuarsi
con
tanto
garbo
nell
'
animo
di
lui
,
e
gli
abbellì
talmente
il
delitto
che
stava
per
commettere
,
che
lo
persuase
perfino
che
lo
sposare
la
propria
figlia
era
un
'
opera
meritoria
.
Il
Re
,
messo
su
dai
discorsi
dello
scellerato
,
lo
abbracciò
,
e
si
partì
da
lui
più
incaponito
che
mai
nella
sua
idea
,
e
ordinò
all
'
infanta
di
prepararsi
a
ubbidire
.
La
giovane
Principessa
straziata
da
un
acerbo
dolore
,
non
vide
altro
scampo
che
andare
a
casa
della
sua
comare
,
la
fata
Lilla
.
Per
cui
partì
la
sera
stessa
in
un
grazioso
calessino
,
tirato
da
un
grosso
montone
che
conosceva
tutte
le
strade
,
e
arrivò
felicemente
.
La
fata
,
che
voleva
molto
bene
all
'
infanta
,
le
disse
che
aveva
saputo
ogni
cosa
,
ma
che
non
se
ne
desse
alcun
pensiero
,
perché
non
poteva
accaderle
nulla
di
male
,
solo
che
avesse
dato
retta
fedelmente
alle
sue
prescrizioni
.
"
Perché
,
mia
cara
figlia
"
,
ella
disse
,
"
sarebbe
un
grande
sproposito
lo
sposare
vostro
padre
:
e
voi
,
senza
contradirlo
,
potete
tirarvene
fuori
:
ditegli
,
che
per
contentare
un
vostro
capriccio
,
bisogna
che
egli
vi
regali
un
vestito
color
dell
'
aria
.
Con
tutta
la
sua
potenza
non
sarà
mai
capace
di
tanto
.
"
La
Principessa
ringraziò
senza
fine
la
comare
,
e
la
mattina
dopo
ripeté
al
Re
,
suo
padre
,
quello
che
la
fata
le
aveva
consigliato
,
dichiarando
che
senza
il
vestito
color
dell
'
aria
,
ella
non
avrebbe
mai
acconsentito
a
nulla
.
Il
Re
,
tutto
contento
per
la
speranza
avuta
,
radunò
gli
operai
più
famosi
e
ordinò
loro
questa
stoffa
,
sotto
pena
che
,
se
non
ci
fossero
riusciti
,
li
avrebbe
fatti
tutti
impiccare
dal
primo
all
'
ultimo
.
Ma
non
ebbe
il
dispiacere
di
venire
a
questi
estremi
.
Il
giorno
dopo
gli
portarono
il
vestito
tanto
desiderato
:
e
il
cielo
quando
è
sparso
di
nuvole
d
'
oro
non
ha
un
colore
più
bello
di
quello
che
aveva
questa
stoffa
,
quando
venne
spiegata
.
L
'
infanta
ne
rimase
afflittissima
e
non
sapeva
come
uscire
da
quest
'
impiccio
.
Il
Re
pigiava
per
venire
a
una
conclusione
.
Bisognò
tornare
un
'
altra
volta
dalla
comare
,
la
quale
stupita
che
il
suo
ripiego
non
avesse
fatto
l
'
effetto
,
le
suggerì
di
provarsi
a
chiedere
un
altro
vestito
color
della
luna
.
Il
Re
,
che
non
sapeva
ricusarle
nulla
,
mandò
fuori
in
cerca
di
operai
più
capaci
,
e
ordinò
loro
un
vestito
color
della
luna
,
e
con
tanta
premura
di
averlo
subito
,
che
fra
l
'
ordinarlo
e
il
riportarlo
bell
'
e
fatto
,
non
ci
corsero
ventiquattr
'
ore
.
L
'
infanta
,
invaghita
in
quel
primo
momento
più
del
magnifico
vestito
che
di
tutte
le
attenzioni
di
suo
padre
,
se
ne
afflisse
poi
oltremisura
,
appena
si
trovò
insieme
colle
sue
donne
e
colla
sua
nutrice
.
La
fata
Lilla
,
che
sapeva
tutto
,
venne
in
aiuto
alla
sconsolata
Principessa
,
e
le
disse
:
"
O
io
non
ne
azzecco
più
una
,
oppure
ho
ragione
di
credere
che
se
ora
gli
chiedeste
un
vestito
color
del
sole
,
si
sarebbe
trovato
il
verso
di
disgustare
il
Re
,
vostro
padre
;
perché
è
impossibile
che
si
possa
giungere
a
fabbricare
una
simile
stoffa
.
Male
male
che
la
vada
,
guadagneremo
sempre
del
tempo
"
.
L
'
infanta
se
ne
persuase
,
e
chiese
il
vestito
.
Il
Re
,
tutto
amore
per
lei
,
diede
senza
rincrescimento
tutti
i
diamanti
e
i
rubini
della
sua
corona
,
con
ordine
di
non
risparmiare
alcuna
cosa
perché
questa
stoffa
riuscisse
compagna
al
sole
:
tanto
che
quando
fu
messa
in
mostra
,
tutti
quelli
che
la
videro
,
furono
costretti
a
chiuder
gli
occhi
per
il
gran
bagliore
.
Si
vuole
anzi
che
incominci
da
quel
tempo
l
'
uso
degli
occhiali
verdi
e
delle
lenti
affumicate
.
Figuratevi
un
po
'
come
rimase
l
'
infanta
a
quella
vista
.
Cosa
più
bella
e
più
artisticamente
lavorata
non
s
'
era
veduta
mai
.
Ella
restò
confusa
,
e
col
pretesto
che
le
faceva
male
agli
occhi
,
si
ritirò
nella
sua
camera
,
dove
la
fata
l
'
aspettava
col
rossore
della
vergogna
fino
alla
punta
dei
capelli
.
E
lì
accadde
di
peggio
;
perché
la
fata
,
vedendo
il
vestito
color
del
sole
,
diventò
paonazza
dal
gran
dispetto
.
"
Oh
,
questa
volta
poi
,
figlia
cara
"
,
diss
'
ella
all
'
infanta
,
"
metteremo
l
'
indegno
amore
di
vostro
padre
a
una
prova
terribile
.
Sia
pure
che
egli
abbia
fissato
davvero
il
chiodo
in
questo
matrimonio
,
che
si
figura
assai
vicino
:
ma
io
son
sicura
che
rimarrà
molto
sbalestrato
dalla
domanda
che
vi
consiglio
di
fargli
.
Si
tratta
della
pelle
di
quell
'
asino
,
al
quale
egli
vuole
un
gran
bene
perché
provvede
con
tanta
larghezza
a
tutte
le
spese
della
sua
Corte
.
Andate
,
e
ditegli
che
desiderate
quella
pelle
.
"
L
'
infanta
,
tutt
'
allegra
di
aver
trovato
un
altro
scappavia
per
mandare
a
monte
un
matrimonio
che
detestava
,
e
colla
speranza
sicura
che
il
padre
suo
non
avrebbe
mai
acconsentito
a
sacrificare
l
'
asino
del
suo
cuore
,
andò
da
lui
e
gli
disse
chiaro
e
tondo
che
voleva
la
pelle
di
quel
bell
'
animale
.
Sebbene
il
Re
rimanesse
molto
sconcertato
per
questo
capriccio
,
non
esitò
a
contentarla
.
Il
povero
asino
fu
sacrificato
e
la
sua
pelle
venne
presentata
con
molta
galanteria
all
'
infanta
,
la
quale
,
non
vedendo
più
alcun
mezzo
per
sottrarsi
alla
sua
disgrazia
,
stava
per
perdersi
d
'
animo
e
darsi
alla
disperazione
;
quando
ecco
che
sopraggiunse
la
fata
:
"
Che
fate
voi
,
figlia
mia
"
,
diss
'
ella
vedendo
la
Principessa
che
si
strappava
i
capelli
e
si
graffiava
il
bel
viso
;
"
questo
è
il
momento
più
fortunato
della
vostra
vita
.
Avvolgetevi
in
codesta
pelle
,
uscite
dal
palazzo
e
camminate
finché
troverete
terra
sotto
i
piedi
.
Quando
si
sacrifica
tutto
alla
virtù
,
gli
Dei
sanno
ricompensare
.
Andate
;
sarà
mia
cura
che
le
vostre
robe
vi
seguano
dappertutto
;
in
qualunque
luogo
,
dove
vi
fermerete
,
la
cassetta
de
'
vostri
vestiti
e
delle
vostre
gioie
vi
sarà
venuta
dietro
sotto
terra
:
eccovi
la
mia
bacchetta
:
ve
la
regalo
,
e
battendola
in
terra
tutte
le
volte
che
avrete
bisogno
della
vostra
cassetta
,
la
cassetta
apparirà
dinanzi
ai
vostri
occhi
.
Ma
spicciatevi
a
partire
,
e
non
più
indugi
"
.
L
'
infanta
abbracciò
mille
volte
la
sua
comare
,
pregandola
di
non
abbandonarla
mai
;
si
messe
addosso
quella
brutta
pelle
,
e
dopo
essersi
insudiciato
il
viso
di
fuliggine
,
uscì
da
quel
magnifico
palazzo
,
senza
che
nessuno
la
riconoscesse
.
La
sparizione
dell
'
infanta
fece
un
gran
chiasso
.
Il
Re
,
che
aveva
fatto
preparare
una
magnifica
festa
,
era
disperato
e
non
sapeva
darsene
pace
.
Diè
ordine
che
partissero
più
di
cento
giandarmi
e
più
di
mille
moschettieri
in
cerca
della
figlia
:
ma
la
fata
,
che
la
proteggeva
,
la
rendeva
invisibile
agli
occhi
di
tutti
;
e
così
bisognò
farsene
una
ragione
.
L
'
infanta
intanto
comminava
giorno
e
notte
.
Essa
andò
lontano
,
e
poi
più
lontano
,
e
sempre
più
lontano
,
e
cercava
dappertutto
un
posto
da
impiegarsi
;
ma
sebbene
per
carità
le
dessero
un
boccone
,
nessuno
voleva
saperne
di
lei
,
a
cagione
di
vederla
tanto
sudicia
.
Giunse
finalmente
a
una
bella
città
,
dove
vicino
alla
porta
c
'
era
una
fattoria
:
e
la
fattoressa
aveva
appunto
bisogno
di
una
donna
da
strapazzo
per
lavare
i
cenci
e
per
tenere
puliti
i
tacchini
e
lo
stallino
dei
maiali
.
Vedendo
questa
zingara
così
sudicia
,
le
propose
di
entrare
al
suo
servizio
:
e
l
'
infanta
accettò
di
gran
cuore
,
stanca
com
'
era
di
aver
fatto
tanto
paese
.
Fu
messa
in
un
canto
della
cucina
,
dove
sui
primi
giorni
ebbe
a
patire
gli
scherzi
triviali
del
basso
servidorame
,
tanto
la
sua
pelle
d
'
asino
la
rendeva
sporca
e
nauseante
.
Alla
fine
ci
fecero
l
'
occhio
,
e
perché
ella
si
mostrava
molto
precisa
nelle
faccende
che
doveva
fare
,
la
fattoressa
la
prese
nelle
sue
buone
grazie
.
Menava
le
pecore
all
'
erba
,
e
,
alla
sua
ora
,
le
rimetteva
dentro
:
e
guardava
anche
i
tacchini
,
e
lo
faceva
con
tanta
intelligenza
,
che
pareva
non
avesse
fatto
altro
mestiere
in
vita
sua
:
ogni
cosa
fioriva
e
prosperava
fra
le
sue
mani
.
Un
giorno
,
mentre
stava
seduta
presso
una
fontana
d
'
acqua
limpidissima
,
dove
veniva
spesso
a
piangere
la
sua
misera
sorte
,
le
saltò
in
capo
di
specchiarvisi
dentro
,
e
l
'
orribile
pelle
d
'
asino
,
che
le
serviva
da
cappello
e
da
vestito
,
la
spaventò
.
Vergognandosi
di
trovarsi
in
quello
stato
,
si
lavò
ben
bene
il
viso
e
le
mani
,
che
diventarono
bianche
più
dell
'
avorio
,
e
il
suo
bel
carnato
riprese
la
freschezza
di
prima
.
Il
piacere
di
vedersi
così
bella
le
fece
entrar
la
voglia
di
bagnarsi
,
e
si
bagnò
:
ma
dopo
,
per
tornare
alla
fattoria
,
le
convenne
rimettersi
addosso
la
solita
pellaccia
.
Per
buona
fortuna
l
'
indomani
era
giorno
di
festa
;
per
cui
ebbe
tutto
il
comodo
di
fare
apparire
la
sua
cassetta
,
di
accomodarsi
e
di
pettinarsi
perbene
,
di
dare
la
cipria
ai
suoi
bei
capelli
e
di
mettersi
il
suo
bel
vestito
color
dell
'
aria
.
La
sua
camera
era
così
piccina
,
che
non
c
'
entrava
nemmeno
tutto
lo
strascico
della
sottana
.
La
bella
Principessa
si
mirò
e
si
ammirò
da
se
stessa
,
e
con
molto
piacere
;
anzi
,
con
tanto
piacere
,
che
decise
da
quel
momento
in
poi
di
mettersi
nelle
feste
e
per
le
domeniche
,
a
uno
per
volta
,
tutti
i
suoi
bei
vestiti
,
non
foss
'
altro
per
darsi
un
po
'
di
svago
.
E
mantenne
puntualmente
la
presa
risoluzione
.
Ella
intrecciava
dei
fiori
e
dei
diamanti
fra
i
suoi
bei
capelli
,
con
un
'
arte
ammirabile
:
e
spesso
sospirava
,
mortificata
di
non
avere
per
testimoni
,
se
non
le
sue
pecore
e
i
suoi
tacchini
,
che
le
volevano
lo
stesso
bene
,
anche
a
vederla
vestita
di
quella
orribile
pelle
d
'
asino
,
che
le
aveva
dato
il
brutto
soprannome
,
fra
la
gente
di
fattoria
.
Un
giorno
di
festa
,
in
cui
Pelle
d
'
Asino
s
'
era
messa
il
suo
vestito
color
del
sole
,
il
figlio
del
Re
,
al
quale
apparteneva
la
fattoria
,
ritornando
dalla
caccia
,
vi
si
fermò
per
prendere
un
po
'
di
riposo
.
Quel
Principe
era
giovane
,
bello
,
fatto
a
pennello
della
persona
,
l
'
occhio
diritto
di
suo
padre
,
l
'
amore
della
Regina
sua
madre
,
l
'
idolo
di
tutti
i
suoi
popoli
.
Venne
offerta
al
Principe
una
merenda
campestre
,
che
egli
accettò
:
e
dopo
si
messe
a
girare
per
i
cortili
e
per
tutti
i
ripostigli
.
E
nel
girandolare
di
qua
e
di
là
,
entrò
in
un
andito
scuro
,
in
fondo
al
quale
vide
una
porta
chiusa
.
La
curiosità
gli
fece
metter
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
.
Ma
immaginatevi
come
restò
,
quando
vide
la
Principessa
così
bella
e
così
riccamente
vestita
!
Al
suo
aspetto
nobile
e
modesto
,
la
prese
per
una
Dea
.
La
foga
della
passione
,
che
provò
in
quell
'
istante
,
fu
così
forte
,
che
avrebbe
dicerto
sfondata
la
porta
,
se
non
l
'
avesse
trattenuto
il
rispetto
che
gl
'
ispirava
quell
'
angiolo
di
donna
.
Se
ne
venne
via
a
gran
passi
per
quell
'
andito
oscuro
e
tetro
,
ma
lo
fece
per
andar
subito
ad
informarsi
chi
era
la
persona
che
stava
in
quella
piccola
cameruccia
.
Gli
risposero
che
era
una
servaccia
,
chiamata
Pelle
d
'
Asino
,
a
motivo
della
pelle
colla
quale
si
vestiva
,
e
che
era
tutt
'
unta
e
bisunta
da
fare
schifo
a
guardarla
e
a
parlarci
,
e
che
l
'
avevano
presa
proprio
per
compassione
per
mandarla
dietro
ai
montoni
e
ai
tacchini
.
Il
Principe
,
poco
soddisfatto
di
questo
schiarimento
,
s
'
accorse
subito
che
quella
gente
ordinaria
non
ne
sapeva
di
più
,
e
che
era
fiato
buttato
via
stare
a
interrogarla
.
Se
ne
tornò
al
palazzo
di
suo
padre
,
innamorato
da
non
potersi
dir
quanto
,
e
coll
'
immagine
fissa
dinanzi
agli
occhi
,
di
quella
creatura
divina
che
aveva
veduto
dal
buco
della
serratura
.
Egli
si
pentiva
di
non
aver
picchiato
alla
porta
:
ma
fece
giuro
che
un
'
altra
volta
non
gli
sarebbe
più
accaduto
.
Intanto
il
gran
subbuglio
del
sangue
cagionato
dall
'
amore
,
gli
messe
addosso
nella
nottata
un
febbrone
da
cavalli
,
che
in
poche
ore
lo
ridusse
al
lumicino
.
La
Regina
sua
madre
,
che
non
aveva
altri
figliuoli
che
quello
,
si
dava
alla
disperazione
,
vedendo
tornare
inutili
tutti
i
rimedi
:
e
invano
prometteva
ai
medici
grandi
ricompense
:
essi
adoperavano
tutta
la
loro
arte
,
ma
non
bastava
a
guarire
il
Principe
.
Alla
fine
indovinarono
che
questa
gran
malattia
derivava
da
qualche
passione
segreta
,
e
ne
avvertirono
la
Regina
;
la
quale
,
tutta
tenerezza
per
il
suo
figlio
,
venne
a
scongiurarlo
di
palesare
la
cagione
del
suo
male
,
col
dire
che
quand
'
anche
si
fosse
trattato
di
cedergli
la
corona
,
il
Re
suo
padre
sarebbe
sceso
dal
trono
senza
rammarico
,
pur
di
vederlo
contento
;
e
che
se
egli
avesse
desiderato
in
moglie
una
Principessa
,
avrebbe
fatto
qualunque
sacrificio
perché
la
potesse
avere
,
anche
se
fossero
stati
in
guerra
col
padre
di
essa
e
che
ci
fossero
giusti
motivi
di
rancore
;
ma
che
per
carità
lo
scongiuravano
a
non
lasciarsi
morire
perché
dalla
vita
sua
dipendeva
la
loro
.
La
Regina
desolata
non
poté
finire
questo
discorso
commovente
senza
bagnare
il
viso
del
Principe
con
un
diluvio
di
lacrime
.
"
Signora
"
,
prese
a
dire
il
Principe
con
un
fil
di
voce
,
"
io
non
sono
un
figlio
tanto
snaturato
da
desiderare
la
corona
del
padre
mio
:
Dio
voglia
che
egli
campi
ancora
cent
'
anni
,
e
che
io
possa
essere
il
più
fedele
e
il
più
rispettoso
dei
suoi
sudditi
!
In
quanto
alla
Principessa
che
mi
offrite
,
non
ho
pensato
ancora
ad
ammogliarmi
:
ma
quando
fosse
,
potete
ben
credere
che
,
sommesso
come
sono
,
farei
sempre
la
vostra
volontà
,
qualunque
cosa
me
ne
dovesse
costare
.
"
"
Ah
!
figlio
mio
"
,
riprese
la
Regina
,
"
nessuna
cosa
ci
parrà
grave
,
pur
di
salvarti
la
vita
:
ma
,
mio
caro
figlio
,
salva
la
vita
mia
e
quella
del
padre
tuo
,
facendoci
conoscere
il
tuo
desiderio
,
e
stai
sicuro
che
sarai
contentato
.
"
"
Ebbene
,
signora
"
,
disse
egli
,
"
poiché
volete
per
forza
che
vi
manifesti
il
mio
desiderio
,
vi
obbedirò
;
tanto
più
che
mi
parrebbe
un
delitto
di
mettere
in
pericolo
la
vita
di
due
esseri
,
che
mi
sono
carissimi
.
Ebbene
,
madre
mia
,
io
desidero
che
Pelle
d
'
Asino
mi
faccia
un
piatto
dolce
:
e
quando
sarà
fatto
,
che
mi
sia
portato
qui
.
"
La
Regina
,
sentendo
un
nome
così
bizzarro
,
domandò
chi
fosse
questa
Pelle
d
'
Asino
.
"
Signora
"
,
rispose
uno
de
'
suoi
ufficiali
,
che
per
caso
l
'
aveva
veduta
,
"
è
la
bestia
più
brutta
,
dopo
il
lupo
:
un
muso
tinto
,
un
sudiciume
che
abita
nella
vostra
fattoria
e
che
custodisce
i
tacchini
.
"
"
Questo
non
vuol
dir
nulla
"
,
disse
la
Regina
,
"
forse
il
mio
figlio
,
tornando
da
caccia
,
avrà
mangiato
della
sua
pasticceria
:
sarà
un
capriccio
da
malati
:
ma
infine
io
voglio
che
Pelle
d
'
Asino
(
poiché
questa
Pelle
d
'
Asino
esiste
)
gli
faccia
subito
un
pasticcio
.
"
Si
mandò
alla
fattoria
e
fu
fatta
venire
Pelle
d
'
Asino
,
per
ordinarle
un
pasticcio
per
il
Principe
,
e
perché
ci
mettesse
tutta
la
sua
bravura
.
Alcuni
scrittori
pretendono
che
proprio
in
quel
punto
,
in
cui
il
Principe
pose
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
,
gli
occhi
di
Pelle
d
'
Asino
se
ne
avvidero
;
e
che
dopo
,
affacciatasi
alla
sua
finestrina
,
e
visto
questo
Principe
così
giovane
,
così
bello
,
e
così
ben
formato
,
ne
avesse
serbata
l
'
immagine
scolpita
nel
cuore
,
e
che
spesso
e
volentieri
questo
ricordo
le
fosse
costato
qualche
grosso
sospiro
!
Fatto
sta
che
Pelle
d
'
Asino
,
o
l
'
avesse
voluto
,
o
avesse
solamente
sentito
dire
un
gran
bene
di
lui
,
era
tutta
contenta
di
aver
trovata
la
via
per
farsi
conoscere
.
Si
chiuse
nella
sua
cameretta
:
gettò
in
un
canto
quella
pellaccia
sudicia
,
si
lavò
ben
bene
il
viso
e
le
mani
,
ravviò
i
suoi
biondi
capelli
,
s
'
infilò
una
bella
vitina
di
argento
luccicante
e
una
sottana
della
stessa
roba
,
e
si
messe
a
fare
il
pasticcio
tanto
desiderato
.
Prese
del
fior
di
farina
,
delle
uova
e
del
burro
freschissimo
.
E
mentre
lavorava
a
impastarlo
,
fosse
caso
o
altro
,
un
anello
che
aveva
in
dito
le
cascò
nella
pasta
e
vi
rimase
dentro
.
Appena
il
pasticcio
fu
cotto
,
si
rimesse
addosso
la
sua
orribile
Pelle
d
'
Asino
e
consegnò
il
pasticcio
all
'
ufficiale
,
al
quale
chiese
le
nuove
del
Principe
:
ma
questi
non
si
degnò
nemmeno
di
rispondere
,
e
corse
subito
dal
Principe
col
pasticcio
.
Il
Principe
glielo
prese
avidamente
dalle
mani
e
lo
mangiò
con
tanta
voracità
,
che
i
medici
,
lì
presenti
,
dissero
subito
che
questa
fame
da
lupi
non
era
punto
un
buon
segno
.
Difatti
ci
corse
poco
che
il
Principe
non
rimanesse
strozzato
dall
'
anello
,
che
trovò
in
una
fetta
del
pasticcio
:
ma
gli
riuscì
di
cavarselo
di
bocca
con
molta
destrezza
,
e
così
rallentò
un
poco
anche
la
furia
del
mangiare
,
esaminando
il
bellissimo
smeraldo
incastonato
in
un
cerchietto
d
'
oro
,
il
quale
era
così
tanto
stretto
,
che
egli
giudicò
non
potesse
star
bene
altro
che
al
ditino
più
grazioso
e
più
affascinante
del
mondo
.
Baciò
mille
volte
l
'
anello
,
lo
messe
sotto
il
capezzale
,
e
ogni
tantino
,
quando
credeva
di
non
esser
visto
da
nessuno
,
lo
tirava
fuori
per
guardarlo
.
Non
si
può
dire
quanto
si
tormentasse
il
cervello
per
immaginare
il
modo
di
arrivare
a
conoscere
colei
,
alla
quale
questo
anello
andasse
bene
.
Non
osava
sperare
che
se
egli
avesse
domandato
di
Pelle
d
'
Asino
,
di
quella
cioè
che
gli
aveva
fatto
il
pasticcio
da
lui
richiesto
,
gliel
'
avrebbero
fatta
venire
;
e
non
aveva
neppure
il
coraggio
di
palesare
ad
anima
viva
ciò
che
aveva
veduto
dal
buco
della
serratura
,
per
paura
che
lo
canzonassero
e
lo
pigliassero
per
un
visionario
.
Il
fatto
egli
è
che
tutti
questi
pensieri
lo
tormentarono
tanto
e
poi
tanto
,
che
gli
si
riprese
una
grossa
febbre
:
e
i
medici
,
non
sapendo
più
che
cosa
dire
,
dichiararono
alla
Regina
che
il
suo
figliuolo
era
malato
di
amore
.
La
Regina
andò
subito
dal
figlio
,
insieme
col
Re
,
che
non
sapeva
darsi
pace
.
"
Figlio
,
mio
caro
figlio
"
,
disse
il
Re
,
addoloratissimo
,
"
palesa
pure
il
nome
di
quella
che
tu
vuoi
,
ché
noi
facciamo
giuro
di
dartela
,
foss
'
anche
la
più
vile
fra
tutte
le
schiave
della
terra
.
"
La
Regina
,
abbracciandolo
,
gli
ripeté
il
giuro
del
Re
.
Il
Principe
,
intenerito
dai
pianti
e
dalle
carezze
degli
autori
de
'
suoi
giorni
:
"
Padre
mio
e
madre
mia
"
,
disse
loro
,
"
io
non
penso
punto
a
stringere
un
legame
,
che
possa
farvi
dispiacere
,
e
la
prova
,
che
dico
il
vero
"
,
soggiunse
cavando
lo
smeraldo
di
sotto
il
capezzale
,
"
è
questa
,
che
io
sposerò
la
donna
a
cui
quest
'
anello
potrà
entrare
in
dito
,
chiunque
ella
sia
;
né
c
'
è
da
sospettare
che
quella
che
avrà
un
ditino
così
grazioso
e
sottile
possa
essere
una
marrana
o
una
contadina
"
.
Il
Re
e
la
Regina
presero
in
mano
l
'
anello
,
lo
esaminarono
con
molta
curiosità
,
e
finirono
col
dire
come
diceva
il
Principe
,
cioè
,
che
non
poteva
andar
bene
,
se
non
a
una
fanciulla
di
buona
famiglia
.
Allora
il
Re
,
abbracciato
il
Principe
e
scongiuratolo
di
guarire
,
uscì
di
camera
e
fece
dare
nei
tamburi
,
nei
pifferi
e
nelle
trombe
per
tutta
la
città
e
bandire
col
mezzo
dei
suoi
araldi
che
non
c
'
era
da
far
altro
che
venire
al
palazzo
per
provarsi
un
anello
,
e
che
quella
a
cui
sarebbe
tornato
preciso
,
avrebbe
sposato
l
'
erede
al
trono
.
Prima
arrivarono
le
Principesse
:
poi
le
Duchesse
,
le
Marchese
e
le
Baronesse
;
ma
ebbero
tutte
un
bell
'
assottigliarsi
le
dita
:
non
ce
ne
fu
una
che
potesse
infilarsi
l
'
anello
.
Convenne
scendere
alle
modistine
,
le
quali
,
sebbene
graziose
,
avevano
i
diti
troppo
grossi
.
Il
Principe
che
cominciava
a
star
meglio
,
faceva
da
se
stesso
la
prova
.
Si
venne
finalmente
alle
cameriere
;
e
anche
queste
fecero
la
figura
di
tutte
le
altre
.
Non
c
'
era
più
nessuna
donna
che
non
si
fosse
provata
invano
a
mettersi
l
'
anello
,
allorché
il
Principe
volle
che
venissero
le
cuoche
,
le
sguattere
e
le
pecoraie
:
e
tutte
gli
furono
menate
dinanzi
;
ma
i
loro
ditoni
grossi
e
tozzi
non
poterono
passare
nell
'
anello
,
al
di
là
dell
'
ugna
.
"
È
stata
fatta
venire
quella
Pelle
d
'
Asino
che
,
giorni
addietro
,
mi
fece
un
dolce
?
"
,
domandò
il
Principe
.
Tutti
si
messero
a
ridere
e
risposero
di
no
,
perché
era
troppo
sudicia
e
da
far
schifo
.
"
Cercatela
subito
"
,
disse
il
Re
,
"
non
sarà
detto
mai
che
io
abbia
fatta
una
sola
eccezione
.
"
Ridendo
e
burlando
,
corsero
in
cerca
della
tacchinaia
.
L
'
infanta
,
che
aveva
sentito
i
tamburi
e
il
bando
degli
araldi
d
'
arme
,
s
'
era
già
figurata
che
il
suo
anello
fosse
la
causa
di
tutto
questo
diavoleto
;
essa
amava
il
Principe
,
e
perché
il
vero
amore
è
timido
e
modesto
,
così
stava
sempre
colla
paura
che
qualche
dama
non
avesse
un
ditino
piccolo
come
il
suo
,
per
cui
fu
per
lei
una
grande
allegrezza
quando
vennero
a
cercarla
e
a
battere
alla
sua
porta
.
Fin
dal
momento
che
ella
era
venuta
a
sapere
che
si
cercava
un
dito
,
al
quale
andasse
bene
il
suo
anello
,
una
vaga
speranza
l
'
aveva
consigliata
a
pettinarsi
con
più
amore
del
solito
e
a
mettersi
il
suo
bel
busto
d
'
argento
,
con
la
sottana
tutta
gale
e
ricami
d
'
argento
e
seminata
di
smeraldi
.
Appena
sentì
bussare
alla
porta
e
chiamarsi
per
andare
dal
Re
,
lesta
come
un
baleno
si
rimise
la
sua
pelle
d
'
asino
e
aprì
.
Gli
uomini
di
corte
,
pigliandola
in
canzonatura
,
le
dissero
che
il
Re
la
cercava
,
per
farle
sposare
suo
figlio
;
quindi
in
mezzo
alle
più
matte
risate
,
la
condussero
dal
Principe
:
il
quale
,
stupefatto
anch
'
esso
dallo
strano
abbigliamento
della
fanciulla
,
non
voleva
credere
che
fosse
quella
medesima
che
aveva
veduto
coi
propri
occhi
,
così
sfolgorante
e
così
bella
!
Tristo
e
confuso
di
aver
preso
questo
granchio
a
secco
madornale
:
"
Siete
voi
"
,
le
domandò
,
"
che
abitate
in
fondo
di
quel
corridoio
oscuro
,
nel
terzo
cortile
della
fattoria
?
"
.
"
Sissignore
!
"
,
rispose
.
"
Fatemi
vedere
la
vostra
mano
"
,
disse
egli
tremando
e
con
un
grosso
sospiro
.
Indovinate
ora
voi
chi
rimase
più
meravigliato
di
tutti
?
Fu
il
Re
e
la
Regina
,
furono
tutti
i
ciamberlani
e
i
grandi
della
Corte
,
quando
videro
uscir
fuori
di
sotto
a
quella
pelle
nera
e
bisunta
,
una
manina
delicata
,
bianca
e
color
di
rosa
,
dove
l
'
anello
senza
molta
fatica
poté
infilarsi
nel
più
bel
ditino
del
mondo
;
quindi
per
un
leggero
movimento
fatto
dall
'
infanta
,
la
pelle
cadde
,
ed
ella
apparve
di
una
bellezza
così
abbagliante
,
che
il
Principe
,
sebbene
ancora
molto
debole
,
si
gettò
ai
suoi
piedi
e
l
'
abbracciò
con
tanto
ardore
,
che
la
fece
arrossire
;
ma
nessuno
quasi
se
ne
accorse
,
perché
il
Re
e
la
Regina
vennero
ad
abbracciarla
anch
'
essi
con
grandissima
tenerezza
,
e
le
chiesero
se
fosse
contenta
di
sposare
il
loro
figliuolo
.
La
Principessa
,
confusa
da
tante
carezze
e
dall
'
amore
che
le
dimostrava
questo
bel
Principe
,
stava
per
ringraziare
,
quand
'
ecco
che
il
soffitto
della
sala
si
aprì
,
e
la
fata
Lilla
,
calandosi
dentro
a
un
carro
intrecciato
coi
rami
e
coi
fiori
del
suo
nome
,
raccontò
con
una
grazia
infinita
tutta
l
'
istoria
dell
'
infanta
.
Il
Re
e
la
Regina
lietissimi
di
sapere
che
Pelle
d
'
Asino
era
una
gran
Principessa
,
raddoppiarono
le
attenzioni
,
ma
il
Principe
si
mostrò
sempre
più
sensibile
alle
virtù
della
Principessa
,
e
il
suo
amore
si
accrebbe
per
tutte
le
cose
che
aveva
sentito
dire
.
La
sua
impazienza
di
sposare
la
Principessa
era
così
forte
,
che
non
le
lasciò
nemmeno
il
tempo
di
fare
i
preparativi
convenienti
per
questo
augusto
imeneo
.
Il
Re
e
la
Regina
,
innamorati
della
loro
nuora
,
le
facevano
mille
carezze
e
la
tenevano
sempre
stretta
fra
le
loro
braccia
.
Ella
aveva
dichiarato
che
non
poteva
sposare
il
Principe
senza
il
consenso
del
Re
suo
padre
;
per
cui
egli
fu
il
primo
ad
essere
invitato
,
senza
dirgli
per
altro
il
nome
della
sposa
:
la
fata
Lilla
che
,
com
'
è
naturale
,
era
quella
che
regolava
ogni
cosa
,
aveva
voluto
così
,
per
evitare
tutte
le
conseguenze
.
Arrivarono
Principi
e
Re
da
tutti
i
paesi
;
chi
in
portantina
,
chi
in
calesse
;
i
più
lontani
vennero
a
cavallo
sopra
elefanti
,
sopra
tigri
e
sopra
aquile
;
ma
il
più
magnifico
e
il
più
potente
di
tutti
fu
il
padre
dell
'
infanta
,
il
quale
,
per
buona
fortuna
,
aveva
dimenticato
il
suo
amore
stranissimo
e
aveva
sposato
una
Regina
,
vedova
e
molto
bella
.
L
'
infanta
andò
a
incontrarlo
;
ed
egli
la
riconobbe
subito
e
l
'
abbracciò
con
gran
tenerezza
,
prima
che
ella
avesse
il
tempo
di
gettarsi
ai
suoi
piedi
.
Il
Re
e
la
Regina
gli
presentarono
il
loro
figlio
,
al
quale
egli
fece
un
sacco
di
garbatezze
.
Le
nozze
furono
celebrate
con
uno
scialo
da
non
potersi
descrivere
.
I
giovani
sposi
,
poco
curanti
di
tutte
queste
magnificenze
,
non
vedevano
e
non
pensavano
altro
che
a
se
stessi
.
Il
Re
,
padre
del
Principe
,
fece
incoronare
suo
figlio
lo
stesso
giorno
,
e
baciandogli
la
mano
,
lo
collocò
sul
trono
,
malgrado
la
resistenza
opposta
da
questo
buonissimo
figliuolo
:
ma
bisognò
ubbidire
.
Le
feste
di
questi
illustri
sponsali
durarono
più
di
tre
mesi
;
ma
l
'
amore
dei
giovani
sposi
durerebbe
anch
'
oggi
,
tanto
si
volevano
bene
,
se
non
fossero
morti
cent
'
anni
dopo
.
La
storia
di
Pelle
d
'
Asino
è
un
po
'
difficile
a
pigliarla
per
vera
;
ma
finché
nel
mondo
ci
saranno
nonne
,
mamme
e
ragazzi
,
se
la
ricorderanno
tutti
con
piacere
.
Le
Fate
C
'
era
una
volta
una
vedova
che
aveva
due
figliuole
.
La
maggiore
somigliava
tutta
alla
mamma
,
di
lineamenti
e
di
carattere
,
e
chi
vedeva
lei
,
vedeva
sua
madre
,
tale
e
quale
.
Tutte
e
due
erano
tanto
antipatiche
e
così
gonfie
di
superbia
,
che
nessuno
le
voleva
avvicinare
.
Viverci
insieme
poi
,
era
impossibile
addirittura
.
La
più
giovane
invece
,
per
la
dolcezza
dei
modi
e
per
la
bontà
del
cuore
,
era
tutta
il
ritratto
del
suo
babbo
...
e
tanto
bella
poi
,
tanto
bella
,
che
non
si
sarebbe
trovata
l
'
eguale
.
E
naturalmente
,
poiché
ogni
simile
ama
il
suo
simile
,
quella
madre
andava
pazza
per
la
figliuola
maggiore
;
e
sentiva
per
quell
'
altra
un
'
avversione
,
una
ripugnanza
spaventevole
.
La
faceva
mangiare
in
cucina
,
e
tutte
le
fatiche
e
i
servizi
di
casa
toccavano
a
lei
.
Fra
le
altre
cose
,
bisognava
che
quella
povera
ragazza
andasse
due
volte
al
giorno
ad
attingere
acqua
a
una
fontana
distante
più
d
'
un
miglio
e
mezzo
,
e
ne
riportasse
una
brocca
piena
.
Un
giorno
,
mentre
stava
appunto
lì
alla
fonte
,
le
apparve
accanto
una
povera
vecchia
che
la
pregò
in
carità
di
darle
da
bere
.
"
Ma
volentieri
,
nonnina
mia
...
"
rispose
la
bella
fanciulla
"
aspettate
;
vi
sciacquo
la
brocca
...
"
E
subito
dette
alla
mezzina
una
bella
risciacquata
,
la
riempì
di
acqua
fresca
,
e
gliela
presentò
sostenendola
in
alto
con
le
sue
proprie
mani
,
affinché
la
vecchiarella
bevesse
con
tutto
il
suo
comodo
.
Quand
'
ebbe
bevuto
,
disse
la
nonnina
:
"
Tu
sei
tanto
bella
,
quanto
buona
e
quanto
per
benino
,
figliuola
mia
,
che
non
posso
fare
a
meno
di
lasciarti
un
dono
"
.
Quella
era
una
Fata
,
che
aveva
preso
la
forma
di
una
povera
vecchia
di
campagna
per
vedere
fin
dove
arrivava
la
bontà
della
giovinetta
.
E
continuò
:
"
Ti
do
per
dono
che
ad
ogni
parola
che
pronunzierai
ti
esca
di
bocca
o
un
fiore
o
una
pietra
preziosa
"
.
La
ragazza
arrivò
a
casa
con
la
brocca
piena
,
qualche
minuto
più
tardi
;
la
mamma
le
fece
un
baccano
del
diavolo
per
quel
piccolo
ritardo
.
"
Mamma
,
abbi
pazienza
,
ti
domando
scusa
...
"
,
disse
la
figliuola
tutta
umile
,
e
intanto
che
parlava
le
uscirono
di
bocca
due
rose
,
due
perle
e
due
brillanti
grossi
.
"
Ma
che
roba
è
questa
!...",
esclamò
la
madre
stupefatta
,
"
sbaglio
o
tu
sputi
perle
e
brillanti
!
...
O
come
mai
,
figlia
mia
?..."
Era
la
prima
volta
in
tutta
la
sua
vita
che
la
chiamava
così
,
e
in
tono
affettuoso
.
La
fanciulla
raccontò
ingenuamente
quel
che
le
era
accaduto
alla
fontana
;
e
durante
il
racconto
,
figuratevi
i
rubini
e
i
topazi
che
le
caddero
già
dalla
bocca
!
"
Oh
,
che
fortuna
...
"
,
disse
la
madre
,
"
bisogna
che
ci
mandi
subito
anche
quest
'
altra
.
Senti
,
Cecchina
,
guarda
che
cosa
esce
dalla
bocca
della
tua
sorella
quando
parla
.
Ti
piacerebbe
avere
anche
per
te
lo
stesso
dono
?
...
Basta
che
tu
vada
alla
fonte
;
e
se
una
vecchia
ti
chiede
da
bere
,
daglielo
con
buona
maniera
.
"
"
E
non
ci
mancherebbe
altro
!...",
rispose
quella
sbadata
.
"
Andare
alla
fontana
ora
!
"
"
Ti
dico
che
tu
ci
vada
...
e
subito
"
,
gridò
la
mamma
.
Brontolò
,
brontolò
;
ma
brontolando
prese
la
strada
portando
con
sé
la
più
bella
fiasca
d
'
argento
che
fosse
in
casa
.
La
superbia
,
capite
,
e
l
'
infingardaggine
!
...
Appena
arrivata
alla
fonte
,
eccoti
apparire
una
gran
signora
vestita
magnificamente
,
che
le
chiede
un
sorso
d
'
acqua
.
Era
la
medesima
Fata
apparsa
poco
prima
a
quell
'
altra
sorella
;
ma
aveva
preso
l
'
aspetto
e
il
vestiario
di
una
principessa
,
per
vedere
fino
a
quale
punto
giungeva
la
malcreanza
di
quella
pettegola
.
"
O
sta
'
a
vedere
...
"
,
rispose
la
superba
,
"
che
son
venuta
qui
per
dar
da
bere
a
voi
!
...
Sicuro
!
...
per
abbeverare
vostra
Signora
,
non
per
altro
!
...
Guardate
,
se
avete
sete
,
la
fonte
eccola
lì
.
"
"
Avete
poca
educazione
,
ragazza
...
"
,
rispose
la
Fata
senza
adirarsi
punto
,
"
e
giacché
siete
così
sgarbata
,
vi
do
per
dono
che
ad
ogni
parola
pronunziata
da
voi
vi
esca
di
bocca
un
rospo
o
una
serpe
.
"
Appena
la
mammina
la
vide
tornare
da
lontano
,
le
gridò
a
piena
gola
:
"
Dunque
,
Cecchina
,
com
'
è
andata
?
"
.
"
Non
mi
seccate
,
mamma
!...",
replicò
la
monella
;
e
sputò
due
vipere
e
due
rospacci
.
"
O
Dio
!
...
che
vedo
!...",
esclamò
la
madre
.
"
La
colpa
deve
essere
tutta
di
tua
sorella
,
ma
me
la
pagherà
...
"
E
si
mosse
per
picchiarla
.
Quella
povera
figliuola
fuggì
via
di
rincorsa
e
andò
a
rifugiarsi
nella
foresta
vicina
.
Il
figliuolo
del
Re
che
ritornava
da
caccia
la
incontrò
per
un
viottolo
,
e
vedendola
così
bella
,
le
domandò
che
cosa
faceva
in
quel
luogo
sola
sola
,
e
perché
piangeva
tanto
.
"
La
mamma
...
"
,
disse
lei
,
"
m
'
ha
mandato
via
di
casa
e
mi
voleva
picchiare
...
"
Il
figliuolo
del
Re
,
che
vide
uscire
da
quella
bocchina
cinque
o
sei
perle
e
altrettanti
brillanti
,
la
pregò
di
raccontare
come
mai
era
possibile
una
cosa
tanto
meravigliosa
.
E
la
ragazza
raccontò
per
filo
e
per
segno
tutto
quello
che
le
era
accaduto
.
Il
Principe
reale
se
ne
innamorò
subito
e
considerando
che
il
dono
della
Fata
valeva
più
di
qualunque
grossa
dote
che
potesse
avere
un
'
altra
donna
,
la
condusse
senz
'
altro
al
palazzo
del
Re
suo
padre
e
se
la
sposò
.
Quell
'
altra
sorella
frattanto
si
fece
talmente
odiare
da
tutti
,
che
sua
madre
stessa
la
cacciò
via
di
casa
;
e
la
disgraziata
dopo
aver
corso
invano
cercando
chi
acconsentisse
a
riceverla
andò
a
morire
sul
confine
del
bosco
.
MORALE
Gli
smeraldi
,
le
perle
,
ed
i
diamanti
Abbaglian
gli
occhi
col
vivo
splendore
;
Ma
le
dolci
parole
e
i
dolci
pianti
Hanno
spesso
più
forza
e
più
valore
.
ALTRA
MORALE
La
cortesia
che
le
bell
'
alme
accende
,
Costa
talora
acerbi
affanni
e
pene
;
Ma
presto
o
tardi
la
virtù
risplende
,
E
quando
men
ci
pensa
il
premio
ottiene
.
Cappuccetto
Rosso
C
'
era
una
volta
in
un
villaggio
una
bambina
,
la
più
carina
che
si
potesse
mai
vedere
.
La
sua
mamma
n
'
era
matta
,
e
la
sua
nonna
anche
di
pìù
.
Quella
buona
donna
di
sua
madre
le
aveva
fatto
fare
un
cappuccetto
rosso
,
il
quale
le
tornava
così
bene
a
viso
,
che
la
chiamavano
dappertutto
Cappuccetto
Rosso
.
Un
giorno
sua
madre
,
avendo
cavate
di
forno
alcune
stiacciate
,
le
disse
:
"
Va
'
un
po
'
a
vedere
come
sta
la
tua
nonna
,
perché
mi
hanno
detto
che
era
un
po
'
incomodata
:
e
intanto
portale
questa
stiacciata
e
questo
vasetto
di
burro
"
.
Cappuccetto
Rosso
,
senza
farselo
dire
due
volte
,
partì
per
andare
dalla
sua
nonna
,
la
quale
stava
in
un
altro
villaggio
.
E
passando
per
un
bosco
s
'
imbatté
in
quella
buona
lana
del
Lupo
,
il
quale
avrebbe
avuto
una
gran
voglia
di
mangiarsela
;
ma
poi
non
ebbe
il
coraggio
di
farlo
,
a
motivo
di
certi
taglialegna
che
erano
lì
nella
foresta
.
Egli
le
domandò
dove
andava
.
La
povera
bambina
,
che
non
sapeva
quanto
sia
pericoloso
fermarsi
per
dar
retta
al
Lupo
,
gli
disse
:
"
Vo
a
vedere
la
mia
nonna
e
a
portarle
una
stiacciata
,
con
questo
vasetto
di
burro
,
che
le
manda
la
mamma
mia
"
.
"
Sta
molto
lontana
di
qui
?
"
,
disse
il
Lupo
.
"
Oh
,
altro
!
"
,
disse
Cappuccetto
Rosso
.
"
La
sta
laggiù
,
passato
quel
mulino
,
che
si
vede
di
qui
,
nella
prima
casa
,
al
principio
del
villaggio
.
"
"
Benissimo
"
,
disse
il
Lupo
,
"
voglio
venire
a
vederla
anch
'
io
.
Io
piglierò
da
questa
parte
,
e
tu
da
quell
'
altra
,
e
faremo
a
chi
arriva
più
presto
.
"
Il
Lupo
si
messe
a
correre
per
la
sua
strada
,
che
era
una
scorciatoia
,
con
quanta
forza
avea
nelle
gambe
:
e
la
bambina
se
ne
andò
per
la
sua
strada
,
che
era
la
più
lunga
,
baloccandosi
a
cogliere
le
nocciuole
,
a
dar
dietro
alle
farfalle
,
e
a
fare
dei
mazzetti
con
tutti
i
fiorellini
,
che
incontrava
lungo
la
via
.
Il
Lupo
in
due
salti
arrivò
a
casa
della
nonna
e
bussò
.
"
Toc
,
toc
.
"
"
Chi
è
?
"
"
Sono
la
vostra
bambina
,
son
Cappuccetto
Rosso
"
,
disse
il
Lupo
,
contraffacendone
la
voce
,
"
e
vengo
a
portarvi
una
stiacciata
e
un
vasetto
di
burro
,
che
vi
manda
la
mamma
mia
.
"
La
buona
nonna
,
che
era
a
letto
perché
non
si
sentiva
troppo
bene
,
gli
gridò
:
"
Tira
la
stanghetta
,
e
la
porta
si
aprirà
"
.
Il
Lupo
tirò
la
stanghetta
,
e
la
porta
si
aprì
.
Appena
dentro
,
si
gettò
sulla
buona
donna
e
la
divorò
in
men
che
non
si
dice
,
perché
erano
tre
giorni
che
non
s
'
era
sdigiunato
.
Quindi
rinchiuse
la
porta
e
andò
a
mettersi
nel
letto
della
nonna
,
aspettando
che
arrivasse
Cappuccetto
Rosso
,
che
,
di
lì
a
poco
,
venne
a
picchiare
alla
porta
.
"
Toc
,
toc
.
"
"
Chi
è
?
"
Cappuccetto
Rosso
,
che
sentì
il
vocione
grosso
del
Lupo
,
ebbe
dapprincipio
un
po
'
di
paura
;
ma
credendo
che
la
sua
nonna
fosse
infreddata
rispose
:
"
Sono
la
vostra
bambina
,
son
Cappuccetto
Rosso
,
che
vengo
a
portarvi
una
stiacciata
e
un
vasetto
di
burro
,
che
vi
manda
la
mamma
mia
"
.
Il
Lupo
gridò
di
dentro
,
assottigliando
un
po
'
la
voce
:
"
Tira
la
stanghetta
e
la
porta
si
aprirà
.
"
Cappuccetto
Rosso
tirò
la
stanghetta
e
la
porta
si
aprì
.
Il
Lupo
,
vistala
entrare
,
le
disse
,
nascondendosi
sotto
le
coperte
:
"
Posa
la
stiacciata
e
il
vasetto
di
burro
sulla
madia
e
vieni
a
letto
con
me
"
.
Cappuccetto
Rosso
si
spogliò
ed
entrò
nel
letto
,
dove
ebbe
una
gran
sorpresa
nel
vedere
com
'
era
fatta
la
sua
nonna
,
quando
era
tutta
spogliata
.
E
cominciò
a
dire
:
"
O
nonna
mia
,
che
braccia
grandi
che
avete
!
"
.
"
Gli
è
per
abbracciarti
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
gambe
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
correr
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
orecchie
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
sentirci
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
occhioni
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
vederci
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
denti
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
mangiarti
meglio
.
"
E
nel
dir
così
,
quel
malanno
di
Lupo
si
gettò
sul
povero
Cappuccetto
Rosso
,
e
ne
fece
un
boccone
.
La
storia
di
Cappuccetto
Rosso
fa
vedere
ai
giovinetti
e
alle
giovinette
,
e
segnatamente
alle
giovinette
,
che
non
bisogna
mai
fermarsi
a
discorrere
per
la
strada
con
gente
che
non
si
conosce
:
perché
dei
lupi
ce
n
'
è
dappertutto
e
di
diverse
specie
,
e
i
più
pericolosi
sono
appunto
quelli
che
hanno
faccia
di
persone
garbate
e
piene
di
complimenti
e
di
belle
maniere
.
Il
gatto
con
gli
stivali
Un
mugnaio
,
venuto
a
morte
,
non
lasciò
altri
beni
ai
suoi
tre
figliuoli
che
aveva
,
se
non
il
suo
mulino
,
il
suo
asino
e
il
suo
gatto
.
Così
le
divisioni
furono
presto
fatte
:
né
ci
fu
bisogno
dell
'
avvocato
e
del
notaro
;
i
quali
,
com
'
è
naturale
,
si
sarebbero
mangiata
in
un
boccone
tutt
'
intera
la
piccola
eredità
.
Il
maggiore
ebbe
il
mulino
.
Il
secondo
,
l
'
asino
.
E
il
minore
dei
fratelli
ebbe
solamente
il
gatto
.
Quest
'
ultimo
non
sapeva
darsi
pace
,
per
essergli
toccata
una
parte
così
meschina
.
"
I
miei
fratelli
"
,
faceva
egli
a
dire
,
"
potranno
tirarsi
avanti
onestamente
,
menando
vita
in
comune
:
ma
quanto
a
me
,
quando
avrò
mangiato
il
mio
gatto
,
e
fattomi
un
manicotto
della
sua
pelle
,
bisognerà
che
mi
rassegni
a
morir
di
fame
.
"
Il
gatto
,
che
sentiva
questi
discorsi
,
e
faceva
finta
di
non
darsene
per
inteso
,
gli
disse
con
viso
serio
e
tranquillo
:
"
Non
vi
date
alla
disperazione
,
padron
mio
!
Voi
non
dovete
far
altro
che
trovarmi
un
sacco
e
farmi
fare
un
paio
di
stivali
per
andare
nel
bosco
;
e
dopo
vi
farò
vedere
che
nella
parte
che
vi
è
toccata
,
non
siete
stato
trattato
tanto
male
quanto
forse
credete
"
.
Sebbene
il
padrone
del
gatto
non
pigliasse
queste
parole
per
moneta
contante
,
a
ogni
modo
gli
aveva
visto
fare
tanti
giuochi
di
destrezza
nel
prendere
i
topi
,
or
col
mettersi
penzoloni
,
attaccato
per
i
piedi
,
or
col
fare
il
morto
,
nascosto
dentro
la
farina
,
che
finì
coll
'
aver
qualche
speranza
di
trovare
in
lui
un
po
'
di
aiuto
nelle
sue
miserie
.
Appena
il
gatto
ebbe
ciò
che
voleva
,
s
'
infilò
bravamente
gli
stivali
,
e
mettendosi
il
sacco
al
collo
,
prese
le
corde
colle
zampe
davanti
e
se
ne
andò
in
una
conigliera
,
dove
c
'
erano
moltissimi
conigli
.
Pose
dentro
al
sacco
un
po
'
di
crusca
e
della
cicerbita
:
e
sdraiandosi
per
terra
come
se
fosse
morto
,
aspettò
che
qualche
giovine
coniglio
,
ancora
novizio
dei
chiapperelli
del
mondo
,
venisse
a
ficcarsi
nel
sacco
per
la
gola
di
mangiare
la
roba
che
c
'
era
dentro
.
Appena
si
fu
sdraiato
,
ebbe
subito
la
grazia
.
Eccoti
un
coniglio
,
giovane
d
'
anni
e
di
giudizio
,
che
entrò
dentro
al
sacco
:
e
il
bravo
gatto
,
tirando
subito
la
funicella
,
lo
prese
e
l
'
uccise
senza
pietà
né
misericordia
.
Tutto
glorioso
della
preda
fatta
andò
dal
Re
,
e
chiese
di
parlargli
.
Lo
fecero
salire
nei
quartieri
del
Re
,
dove
entrato
che
fu
fece
una
gran
riverenza
al
Re
,
e
gli
disse
:
"
Ecco
,
Sire
,
un
coniglio
di
conigliera
che
il
signor
marchese
di
Carabà
"
,
era
il
nome
che
gli
era
piaciuto
di
dare
al
suo
padrone
,
"
mi
ha
incaricato
di
presentarvi
da
parte
sua
"
.
"
Di
'
al
tuo
padrone
"
rispose
il
Re
"
che
lo
ringrazio
e
che
mi
ha
fatto
un
vero
regalo
.
"
Un
'
altra
volta
andò
a
nascondersi
fra
il
grano
,
tenendo
sempre
il
suo
sacco
aperto
;
e
appena
ci
furono
entrate
dentro
due
pernici
,
tirò
la
corda
e
le
acchiappò
tutte
e
due
.
Corse
quindi
a
presentarle
al
Re
,
come
aveva
fatto
per
il
coniglio
di
conigliera
.
Il
Re
gradì
moltissimo
anche
le
due
pernici
e
gli
fece
dare
la
mancia
.
Il
gatto
in
questo
modo
continuò
per
due
o
tre
mesi
a
portare
di
tanto
in
tanto
ai
Re
la
selvaggina
della
caccia
del
suo
padrone
.
Un
giorno
avendo
saputo
che
il
Re
doveva
recarsi
a
passeggiare
lungo
la
riva
del
fiume
insieme
alla
sua
figlia
,
la
più
bella
Principessa
del
mondo
,
disse
al
suo
padrone
:
"
Se
date
retta
a
un
mio
consiglio
,
la
vostra
fortuna
è
fatta
:
voi
dovete
andare
a
bagnarvi
nel
fiume
,
e
precisamente
nel
posto
che
vi
dirò
io
:
quanto
al
resto
,
lasciate
fare
a
me
"
.
Il
marchese
di
Carabà
fece
tutto
quello
che
gli
consigliò
il
suo
gatto
,
senza
sapere
a
che
cosa
gli
avrebbe
potuto
giovare
.
Mentre
egli
si
bagnava
,
il
Re
passò
di
là
;
e
il
gatto
si
messe
a
gridare
con
quanta
ne
aveva
in
gola
:
"
Aiuto
,
aiuto
!
affoga
il
marchese
di
Carabà
"
.
A
queste
grida
,
il
Re
messe
il
capo
fuori
dallo
sportello
della
carrozza
e
,
riconosciuto
il
gatto
,
che
tante
volte
gli
aveva
portato
la
selvaggina
,
ordinò
alle
guardie
che
corressero
subito
in
aiuto
del
marchese
di
Carabà
.
Intanto
che
tiravano
su
,
fuori
dell
'
acqua
,
il
povero
Marchese
,
il
gatto
avvicinandosi
alla
carrozza
raccontò
al
Re
che
mentre
il
suo
padrone
si
bagnava
,
i
ladri
erano
venuti
a
portargli
via
i
suoi
vestiti
,
sebbene
avesse
gridato
al
ladro
con
tutta
la
forza
dei
polmoni
.
Il
furbo
trincato
aveva
nascosto
i
panni
sotto
un
pietrone
.
Il
Re
diè
ordine
subito
agli
ufficiali
della
sua
guardaroba
di
andare
a
prendere
uno
dei
più
sfarzosi
vestiari
per
il
marchese
di
Carabà
.
Il
Re
gli
usò
mille
carezze
,
e
siccome
l
'
abito
che
gli
avevano
portato
in
quel
momento
faceva
spiccare
i
pregi
della
sua
persona
(
perché
era
bello
e
benissimo
fatto
)
,
la
Principessa
lo
trovò
simpatico
e
di
suo
genio
:
e
bastarono
poche
occhiate
del
marchese
di
Carabà
,
molto
rispettose
ma
abbastanza
tenere
,
perché
ella
ne
rimanesse
innamorata
cotta
.
Volle
il
Re
che
salisse
nella
sua
carrozza
,
e
facesse
la
passeggiata
con
essi
.
Il
gatto
,
contentissimo
di
vedere
che
il
suo
disegno
cominciava
a
pigliar
colore
,
s
'
avviò
avanti
;
e
avendo
incontrato
dei
contadini
,
che
segavano
,
disse
loro
:
"
Buona
gente
che
segate
il
fieno
,
se
non
dite
al
Re
che
il
prato
segato
da
voi
appartiene
al
marchese
di
Carabà
,
sarete
tutti
affettati
fini
fini
come
carne
da
far
polpette
"
.
Il
Re
infatti
domandò
ai
segatori
di
chi
fosse
il
prato
che
segavano
.
"
È
del
marchese
di
Carabà
"
,
dissero
tutti
a
una
voce
perché
la
minaccia
del
gatto
li
aveva
impauriti
.
"
Voi
avete
di
bei
possessi
"
,
disse
il
Re
al
marchese
di
Carabà
.
"
Lo
vedete
da
voi
,
Sire
"
,
rispose
il
Marchese
.
"
Questa
è
una
prateria
,
che
non
c
'
è
anno
che
non
mi
dia
una
raccolta
abbondantissima
.
"
Il
bravo
gatto
,
che
faceva
sempre
da
battistrada
,
incontrò
dei
mietitori
,
e
disse
loro
:
"
Buona
gente
che
segate
il
grano
,
se
non
direte
che
tutto
questo
grano
appartiene
al
signor
marchese
di
Carabà
,
sarete
stritolati
fini
fini
come
carne
da
far
polpette
"
.
Il
Re
,
che
passò
pochi
minuti
dopo
,
volle
sapere
a
chi
appartenesse
tutto
il
grano
che
vedeva
.
"
È
del
signor
marchese
di
Carabà
"
,
risposero
i
mietitori
.
E
il
Re
se
ne
rallegrò
col
Marchese
.
Il
gatto
,
che
trottava
sempre
avanti
la
carrozza
,
ripeteva
sempre
le
medesime
cose
a
tutti
quelli
che
incontrava
lungo
la
strada
;
e
il
Re
rimaneva
meravigliato
dei
grandi
possessi
del
signor
marchese
di
Carabà
.
Finalmente
il
gatto
arrivò
a
un
bel
castello
,
di
cui
era
padrone
un
orco
,
il
più
ricco
che
si
fosse
mai
veduto
;
perché
tutte
le
terre
,
che
il
Re
aveva
attraversate
,
dipendevano
da
questo
castello
.
Il
gatto
s
'
ingegnò
di
sapere
chi
era
quest
'
uomo
,
e
che
cosa
sapesse
fare
:
e
domandò
di
potergli
parlare
,
dicendo
che
gli
sarebbe
parso
sconvenienza
passare
così
accosto
al
suo
castello
senza
rendergli
omaggio
e
riverenza
.
L
'
orco
l
'
accolse
con
tutta
quella
cortesia
che
può
avere
un
orco
;
e
gli
offrì
da
riposarsi
.
"
Mi
hanno
assicurato
"
,
disse
il
gatto
,
"
che
voi
avete
la
virtù
di
potervi
cambiare
in
ogni
specie
d
'
animali
;
e
che
vi
potete
,
per
dirne
una
,
trasformare
in
leone
e
in
elefante
.
"
"
Verissimo
!
"
,
rispose
l
'
orco
bruscamente
,
"
e
per
darvene
una
prova
,
mi
vedrete
diventare
un
leone
.
"
Il
gatto
fu
così
spaventato
dal
vedersi
dinanzi
agli
occhi
un
leone
,
che
s
'
arrampicò
subito
su
per
le
grondaie
,
ma
non
senza
fatica
e
pericolo
,
a
cagione
dei
suoi
stivali
,
che
non
erano
buoni
a
nulla
per
camminare
sulle
grondaie
de
'
tetti
.
Di
lì
a
poco
,
quando
il
gatto
si
avvide
che
l
'
orco
aveva
ripresa
la
sua
forma
di
prima
,
calò
a
basso
e
confessò
di
avere
avuto
una
gran
paura
.
"
Mi
hanno
per
di
più
assicurato
"
,
disse
il
gatto
,
"
ma
questa
mi
par
troppo
grossa
e
non
la
posso
bere
,
che
voi
avete
anche
la
virtù
di
prendere
la
forma
dei
più
piccoli
animali
;
come
sarebbe
a
dire
,
di
cambiarvi
,
per
esempio
,
in
un
topo
o
in
una
talpa
:
ma
anche
queste
son
cose
,
lasciate
che
ve
lo
ripeta
,
che
mi
paiono
sogni
dell
'
altro
mondo
!
"
"
Sogni
?
"
,
disse
l
'
orco
.
"
Ora
vi
farò
veder
io
!..."
E
nel
dir
così
,
si
cangiò
in
sorcio
,
e
si
messe
a
correre
per
la
stanza
.
Ma
il
gatto
,
lesto
come
un
baleno
,
gli
s
'
avventò
addosso
e
lo
mangiò
.
Intanto
il
Re
che
,
passando
da
quella
parte
,
vide
il
bel
castello
dell
'
orco
,
volle
entrarvi
.
Il
gatto
,
che
sentì
il
rumore
della
carrozza
che
passava
sul
ponte
-
levatoio
del
castello
,
corse
incontro
al
Re
e
gli
disse
:
"
Vostra
Maestà
sia
la
benvenuta
in
questo
castello
del
signor
marchese
di
Carabà
"
.
"
Come
!
signor
Marchese
!
"
,
esclamò
il
Re
.
"
Anche
questo
castello
è
vostro
?
Non
c
'
è
nulla
di
più
bello
di
questo
palazzo
e
delle
fabbriche
che
lo
circondano
;
visitiamolo
all
'
interno
,
se
non
vi
scomoda
.
"
Il
Marchese
dette
la
mano
alla
Principessa
;
e
seguendo
il
Re
,
che
era
salito
il
primo
,
entrarono
in
una
gran
sala
,
dove
trovarono
imbandita
una
magnifica
merenda
,
che
l
'
orco
aveva
fatta
preparare
per
certi
suoi
amici
che
dovevano
venire
a
trovarlo
,
ma
che
non
avevano
ardito
di
entrar
nel
castello
,
perché
sapevano
che
c
'
era
il
Re
.
Il
Re
,
contento
da
non
potersi
dire
,
delle
belle
doti
del
marchese
di
Carabà
,
al
pari
della
sua
figlia
,
che
n
'
era
pazza
,
e
vedendo
i
grandi
possessi
che
aveva
,
dopo
aver
vuotato
quattro
o
cinque
bicchieri
,
gli
disse
:
"
Signor
Marchese
!
se
volete
diventare
mio
genero
,
non
sta
che
a
voi
"
.
Il
marchese
,
con
mille
reverenze
,
gradì
l
'
alto
onore
fattogli
dal
Re
,
e
il
giorno
dopo
sposò
la
Principessa
.
Il
gatto
diventò
gran
signore
,
e
se
seguitò
a
dar
la
caccia
ai
topi
,
lo
fece
unicamente
per
passatempo
.
Godersi
in
pace
una
ricca
eredità
,
passata
di
padre
in
figlio
,
è
sempre
una
bella
cosa
:
ma
per
i
giovani
,
l
'
industria
,
l
'
abilità
e
la
svegliatezza
d
'
ingegno
valgono
più
d
'
ogni
altra
fortuna
ereditata
.
Da
questo
lato
,
la
storia
del
gatto
del
signor
marchese
di
Carabà
è
molto
istruttiva
,
segnatamente
per
i
gatti
e
per
i
marchesi
di
Carabà
.
Enrichetto
dal
ciuffo
C
'
era
una
volta
una
Regina
,
la
quale
partorì
un
figliuolo
così
brutto
e
così
male
imbastito
,
da
far
dubitare
per
un
pezzo
se
avesse
fattezze
di
bestia
o
di
cristiano
.
Una
fata
,
che
si
trovò
presente
al
parto
,
dette
per
sicuro
che
egli
avrebbe
avuto
molto
spirito
:
e
aggiunse
di
più
,
che
in
grazia
di
un
certo
dono
particolare
,
fattogli
da
lei
,
avrebbe
potuto
trasfondere
altrettanta
dose
di
spirito
e
d
'
intelligenza
in
quella
persona
,
chiunque
si
fosse
,
che
egli
avesse
amato
sopra
tutte
le
altre
.
Questa
cosa
consolò
un
poco
la
povera
Regina
,
la
quale
non
poteva
darsi
pace
di
aver
messo
al
mondo
un
brutto
marmocchio
a
quel
modo
!
Il
fatto
egli
è
,
che
appena
il
fanciullo
cominciò
a
spiccicar
parola
,
disse
delle
cose
molto
aggiustate
:
e
in
tutto
quello
che
faceva
,
mostrava
un
so
che
di
così
aggraziato
,
che
piaceva
e
dava
nel
genio
a
tutti
.
Mi
dimenticava
di
dire
che
egli
nacque
con
un
ciuffettino
di
capelli
sulla
testa
:
e
per
questo
lo
chiamarono
Enrichetto
dal
ciuffo
:
perché
Enrichetto
era
il
suo
nome
di
battesimo
.
In
capo
a
sette
o
otto
anni
,
la
Regina
di
uno
Stato
vicino
partorì
due
bambine
.
La
prima
,
che
venne
al
mondo
,
era
più
bella
del
Sole
;
e
la
Regina
ne
sentì
un
'
allegrezza
così
grande
,
da
far
temere
per
la
sua
salute
.
La
stessa
fata
,
che
aveva
assistito
alla
nascita
di
Enrichetto
dal
ciuffo
,
si
trovò
presente
anche
a
quest
'
altra
:
e
per
moderare
la
gioia
della
Regina
,
le
dichiarò
che
la
piccola
Principessa
non
avrebbe
avuto
neppur
l
'
ombra
dello
spirito
,
per
cui
sarebbe
stata
tanto
stupida
,
quanto
era
bella
.
La
Regina
rimase
molto
male
di
questa
cosa
:
ma
pochi
momenti
dopo
ebbe
un
altro
dispiacere
anche
più
grosso
,
nel
vedere
che
la
seconda
figlia
,
che
aveva
partorito
,
era
talmente
brutta
da
fare
paura
.
"
Non
vi
disperate
,
signora
"
,
le
disse
la
fata
,
"
la
vostra
figlia
sarà
ricompensata
per
un
altro
verso
;
essa
avrà
tanto
spirito
,
da
non
avvedersi
nemmeno
della
bellezza
che
non
l
'
è
toccata
.
"
"
Dio
voglia
che
sia
così
!
"
,
rispose
la
Regina
,
"
ma
non
ci
sarebbe
modo
di
fare
avere
un
po
'
di
spirito
anche
alla
maggiore
che
è
tanto
bella
?
"
"
Per
quanto
allo
spirito
,
o
signora
,
io
non
ci
posso
far
nulla
"
,
disse
la
fata
,
"
ma
posso
tutto
per
la
parte
della
bellezza
;
e
siccome
non
c
'
è
cosa
al
mondo
che
non
farei
per
vedervi
contenta
,
così
le
concederò
in
dono
la
virtù
di
far
diventare
bella
la
persona
che
più
sarà
di
suo
genio
.
"
A
mano
a
mano
che
le
due
Principesse
crescevano
,
crescevano
con
esse
i
loro
pregi
,
fino
al
punto
che
non
si
parlava
d
'
altro
che
della
bellezza
della
più
grande
e
dello
spirito
della
minore
.
È
vero
però
che
anche
i
loro
difetti
si
facevano
più
vistosi
,
coll
'
andare
in
là
degli
anni
.
La
minore
imbruttiva
a
occhiate
,
e
la
maggiore
diventava
stupida
un
giorno
più
dell
'
altro
,
e
non
sapeva
rispondere
alle
domande
che
le
venivano
fatte
,
o
rispondeva
delle
giuccherie
.
Oltre
a
questo
ell
'
era
così
smanierata
e
senza
garbo
né
grazia
,
che
non
era
buona
di
posare
quattro
vasi
di
porcellana
sul
camminetto
senza
romperne
qualcuno
,
né
d
'
accostarsi
alla
bocca
un
bicchier
d
'
acqua
senza
versarselo
mezzo
sul
vestito
.
Sebbene
la
bellezza
sia
un
gran
vantaggio
per
una
fanciulla
,
pure
è
un
fatto
che
la
sorella
minore
aveva
sempre
il
disopra
sull
'
altra
,
in
società
e
in
tutte
le
conversazioni
.
Sul
primo
,
tutti
si
voltavano
dalla
parte
della
più
bella
per
vederla
e
ammirarla
;
ma
dopo
pochi
minuti
la
lasciavano
per
andare
da
quella
che
aveva
più
spirito
,
a
sentire
le
cose
graziose
che
diceva
:
e
faceva
maraviglia
di
vedere
come
in
meno
di
un
quarto
d
'
ora
la
maggiore
non
avesse
più
nessuno
dintorno
a
sé
,
mentre
tutti
erano
a
far
corona
intorno
alla
sorella
minore
.
La
maggiore
,
sebbene
molto
stupida
,
si
avvide
di
questa
cosa
:
e
avrebbe
dato
volentieri
tutta
la
sua
bellezza
,
per
avere
la
metà
dello
spirito
della
sorella
.
La
Regina
,
quantunque
fosse
prudente
,
non
seppe
stare
dallo
sgridarla
piu
volte
delle
sue
grullerie
:
e
questa
cosa
fece
tanta
pena
alla
povera
Principessa
,
che
si
sentì
come
morire
.
Un
giorno
,
che
era
andata
nel
bosco
a
piangere
la
sua
disgrazia
,
vide
venirsi
incontro
un
omiciattolo
brutto
e
spiacente
quanto
mai
,
ma
vestito
con
grandissima
eleganza
.
Era
il
giovane
principe
Enrichetto
dal
ciuffo
,
il
quale
innamoratosi
di
lei
al
solo
vederne
i
ritratti
che
giravano
per
tutto
il
mondo
,
aveva
abbandonato
il
regno
di
suo
padre
per
avere
il
piacere
di
vederla
e
di
parlarle
.
Contentissimo
di
trovarla
sola
,
si
avvicinò
a
lei
con
tutto
il
rispetto
e
la
gentilezza
immaginabile
.
E
avendo
udito
che
essa
era
molto
afflitta
,
dopo
i
soliti
complimenti
d
'
uso
le
disse
:
"
Io
non
so
comprendere
,
o
Regina
,
come
essendo
voi
così
bella
come
siete
,
possiate
essere
triste
come
apparite
;
perché
,
sebbene
io
possa
vantarmi
di
aver
veduto
un
'
infinità
di
belle
donne
,
posso
dire
di
non
averne
vista
una
sola
,
la
cui
bellezza
si
avvicinasse
alla
vostra
"
.
"
A
voi
piace
dir
così
!
"
,
rispose
la
Principessa
,
e
non
disse
altro
.
"
La
bellezza
"
,
riprese
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
è
un
dono
così
grande
,
che
deve
compensare
di
tutto
il
resto
;
e
quando
la
si
possiede
,
non
vedo
nessun
'
altra
cosa
che
possa
recarci
afflizione
.
"
"
Vorrei
"
,
rispose
la
Principessa
,
"
essere
brutta
quanto
voi
e
avere
dello
spirito
;
piuttosto
che
avere
la
bellezza
che
ho
,
ed
essere
una
stupida
come
sono
.
"
"
Non
c
'
è
nulla
,
o
signora
,
che
dia
segno
di
aver
dello
spirito
,
quanto
il
credere
di
non
averne
:
egli
è
uno
di
quei
pregi
,
che
per
la
sua
indole
singolare
,
più
se
ne
ha
,
e
più
si
crede
di
esserne
mancanti
.
"
"
Io
non
m
'
intendo
di
queste
cose
"
,
disse
la
Principessa
,
"
ma
so
benissimo
che
io
sono
una
grande
imbecille
,
ed
ecco
la
cagione
del
dolore
,
che
mi
farà
morire
.
"
"
Se
non
è
che
questo
che
vi
tormenta
,
o
signora
,
io
posso
facilmente
metter
fine
alla
vostra
afflizione
.
"
"
E
come
fare
?
"
,
disse
la
Principessa
,
"
Io
ho
il
potere
"
,
disse
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
di
trasfondere
tutto
lo
spirito
,
che
può
desiderarsi
,
in
quella
persona
che
io
dovrò
amare
sopra
le
altre
;
e
siccome
voi
siete
quella
,
così
dipende
da
voi
di
possedere
tanto
spirito
,
quanto
se
ne
può
avere
,
solo
che
siate
contenta
di
sposarmi
.
"
La
Principessa
rimase
come
una
statua
,
e
non
rispose
sillaba
.
"
Vedo
bene
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
che
questa
mia
proposta
non
vi
è
andata
punto
a
genio
:
e
non
me
ne
faccio
nessuna
meraviglia
;
ma
vi
lascio
un
anno
intero
,
perché
possiate
prendere
una
risoluzione
.
"
La
Principessa
aveva
così
poco
spirito
,
e
al
tempo
stesso
sentiva
tanta
voglia
di
averne
,
che
s
'
immaginò
che
la
fine
dell
'
anno
non
sarebbe
arrivata
mai
,
e
così
accettò
la
proposizione
che
le
veniva
fatta
.
Appena
ebbe
promesso
a
Enrichetto
dal
ciuffo
che
dentro
un
anno
e
in
quello
stesso
giorno
l
'
avrebbe
sposato
,
si
sentì
subito
molto
diversa
da
quella
di
prima
;
e
provò
una
facilità
incredibile
a
dire
tutte
le
cose
che
voleva
dire
,
e
a
dirle
in
un
modo
grazioso
,
spontaneo
e
naturale
.
Cominciò
da
questo
momento
a
metter
su
una
conversazione
elegante
e
ben
condotta
con
Enrichetto
dal
ciuffo
,
nella
quale
essa
brillò
con
tanta
vivacità
,
che
a
questi
nacque
il
dubbio
di
averle
dato
più
spirito
di
quello
che
se
ne
fosse
serbato
per
sé
.
Ritornata
che
fu
al
palazzo
,
la
Corte
non
sapeva
che
pensare
di
un
cambiamento
così
improvviso
e
straordinario
;
dappoiché
,
per
quante
sguaiataggini
le
avevano
udito
dire
in
passato
,
ora
la
sentivano
dire
altrettante
cose
spiritosissime
e
piene
di
buon
senso
.
Tutta
la
Corte
n
'
ebbe
un
'
allegrezza
tale
da
non
figurarselo
.
Non
ci
fu
la
sorella
minore
,
che
non
ne
restasse
contenta
,
perché
non
avendo
più
sulla
maggiore
il
disopra
dello
spirito
,
faceva
ora
accanto
a
lei
la
figura
meschinissima
d
'
una
bertuccia
.
Il
Re
si
lasciava
guidare
da
lei
,
e
qualche
volta
andava
fino
a
tener
consiglio
nel
suo
quartiere
.
La
diceria
di
questo
cambiamento
essendosi
sparsa
all
'
intorno
,
tutti
i
giovani
principi
degli
Stati
vicini
fecero
a
gara
per
arrivare
a
farsi
amare
,
e
quasi
tutti
la
chiesero
in
sposa
ma
essa
non
trovava
chi
avesse
abbastanza
spirito
,
e
faceva
lo
stesso
viso
a
tutte
le
offerte
di
matrimonio
,
senza
impegnarsi
con
alcuno
.
Intanto
se
ne
presentò
uno
così
potente
,
così
ricco
,
e
così
spiritoso
e
bello
della
persona
,
che
ella
non
poté
stare
dal
sentire
una
certa
inclinazione
per
lui
.
Suo
padre
,
che
se
n
'
era
avveduto
,
le
disse
che
la
lasciava
padrona
di
scegliersi
lo
sposo
a
modo
suo
,
e
che
non
aveva
da
far
altro
che
far
conoscere
la
sua
volontà
.
E
siccome
accade
che
più
uno
ha
dello
spirito
,
e
più
si
trova
impensierito
a
pigliare
una
risoluzione
stabile
in
certe
faccende
,
essa
,
dopo
aver
ringraziato
suo
padre
,
domandò
che
le
fosse
dato
un
po
'
di
tempo
per
poterci
pensar
sopra
.
E
per
caso
andò
a
passeggiare
in
quel
bosco
dove
aveva
incontrato
Enrichetto
dal
ciuffo
,
per
avere
il
modo
di
pensare
comodamente
alla
risoluzione
da
prendere
.
Mentr
'
ella
passeggiava
tutt
'
immersa
ne
'
suoi
pensieri
sentì
sotto
i
piedi
un
rumore
sordo
,
come
di
molte
persone
che
vadano
e
vengano
,
e
si
dieno
un
gran
da
fare
.
Avendo
teso
l
'
orecchio
con
più
attenzione
,
sentì
qualcuno
che
diceva
:
"
Passami
codesta
caldaia
"
;
e
un
altro
:
"
Metti
della
legna
sul
fuoco
"
.
La
terra
si
aprì
in
quel
momento
,
ed
ella
vide
sotto
i
suoi
piedi
come
una
gran
cucina
piena
di
cuochi
,
di
sguatteri
e
d
'
ogni
sorta
di
gente
necessaria
per
allestire
una
gran
festa
.
E
di
lì
uscì
fuori
una
schiera
di
venti
o
trenta
rosticcieri
,
che
andarono
a
piantarsi
in
un
viale
del
bosco
,
intorno
a
una
lunghissima
tavola
,
e
tutti
colla
ghiotta
in
mano
e
colla
coda
di
volpe
sull
'
orecchio
si
posero
a
lavorare
a
tempo
di
musica
,
sul
motivo
di
una
graziosa
canzone
.
La
Principessa
,
stupita
di
quello
spettacolo
,
domandò
loro
per
chi
fossero
in
tanto
lavorìo
.
"
Lavoriamo
"
,
rispose
il
capoccia
della
brigata
,
"
per
il
signor
Enrichetto
dal
ciuffo
,
che
domani
è
sposo
.
"
La
Principessa
,
sempre
più
meravigliata
,
e
ricordandosi
a
un
tratto
che
un
anno
fa
,
e
in
quello
stesso
giorno
,
aveva
promesso
di
sposare
il
principe
Enrichetto
dal
ciuffo
,
credé
di
cascare
dalle
nuvole
.
La
ragione
della
sua
dimenticanza
stava
in
questo
che
,
quando
promise
,
era
sempre
la
solita
stupida
,
e
acquistando
in
seguito
lo
spirito
che
il
Principe
le
aveva
dato
,
non
si
ricordava
più
di
tutte
le
sue
grullerie
.
Non
aveva
fatto
ancora
trenta
passi
,
seguitando
la
sua
passeggiata
,
che
s
'
imbatté
in
Enrichetto
dal
ciuffo
,
il
quale
si
faceva
avanti
tutto
sgargiante
e
magnifico
,
come
un
Principe
che
vada
a
nozze
.
"
Eccomi
qui
,
signora
"
,
egli
disse
,
"
puntuale
alla
mia
parola
:
e
non
ho
il
minimo
dubbio
che
voi
siate
venuta
qui
per
mantenere
la
vostra
,
e
per
far
di
me
,
col
dono
della
vostra
mano
,
il
mortale
più
felice
di
questa
terra
.
"
"
Vi
confesserò
francamente
"
,
rispose
la
Principessa
,
"
che
su
questa
cosa
non
ho
presa
ancora
nessuna
risoluzione
;
e
ho
paura
che
,
se
dovrò
prenderne
una
,
non
sarà
mai
quella
che
desiderate
.
"
"
Voi
mi
fate
stupire
,
o
signora
"
,
disse
Enrichetto
dal
ciuffo
.
"
Lo
capisco
"
,
disse
la
Principessa
,
"
difatti
mi
troverei
in
un
grandissimo
impiccio
,
se
avessi
da
fare
con
un
uomo
brutale
e
senza
spirito
.
Una
Principessa
mi
ha
dato
la
sua
parola
,
egli
mi
direbbe
;
e
una
volta
che
mi
ha
promesso
,
bisogna
bene
che
mi
sposi
.
Ma
poiché
la
persona
colla
quale
parlo
,
è
la
persona
più
spiritosa
di
questo
mondo
,
così
sono
sicura
che
vorrà
capacitarsi
della
ragione
.
Voi
sapete
che
anche
allora
,
quand
'
ero
stupida
,
non
sapevo
risolvermi
a
doversi
sposare
;
e
vi
par
egli
possibile
che
ora
,
dopo
tutto
lo
spirito
che
mi
avete
dato
,
e
che
mi
ha
resa
di
più
difficile
contentatura
,
di
quel
che
fossi
prima
,
possa
oggi
prendere
una
risoluzione
che
non
sono
stata
buona
di
prendere
per
il
passato
?
Se
vi
premeva
tanto
di
sposarmi
,
avete
avuto
un
gran
torto
a
togliermi
dalla
mia
stupidaggine
,
e
a
farmi
aprire
gli
occhi
,
perché
ci
vedessi
meglio
d
'
una
volta
.
"
"
Se
un
uomo
senza
spirito
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
sarebbe
ben
accolto
,
stando
a
quello
che
dite
,
quando
venisse
a
rinfacciarvi
la
parola
mancata
,
o
perché
volete
che
io
non
debba
valermi
degli
stessi
mezzi
,
per
una
cosa
nella
quale
è
riposta
la
felicità
di
tutta
la
mia
vita
?
Vi
pare
egli
ragionevole
che
le
persone
di
spirito
debbano
trovarsi
in
peggiore
condizione
di
quelle
che
non
ne
hanno
?
E
potete
pretenderlo
voi
?
voi
che
ne
avete
tanto
e
che
avete
tanto
desiderato
di
averne
?
Ma
veniamo
al
sodo
,
se
vi
contentate
.
All
'
infuori
della
mia
bruttezza
,
c
'
è
forse
in
me
qualche
cosa
che
vi
dispiaccia
?
Siete
forse
scontenta
della
mia
nascita
,
del
mio
spirito
,
del
mio
carattere
,
delle
mie
maniere
?
"
"
Tutt
'
altro
"
,
rispose
la
Principessa
,
"
anzi
,
tutte
le
cose
che
avete
nominate
,
sono
appunto
quelle
che
mi
piacciono
in
voi
.
"
"
Quand
'
è
così
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
sono
felice
,
perché
non
sta
che
a
voi
a
fare
di
me
il
più
bello
e
il
più
grazioso
degli
uomini
.
"
"
Ma
come
può
accader
questo
?
"
,
chiese
la
Principessa
.
"
Il
come
è
facile
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
.
"
Basta
che
voi
mi
amiate
tanto
,
da
desiderare
che
ciò
accada
:
e
perché
,
o
signora
,
non
vi
nasca
dubbio
su
quello
che
dico
,
sappiate
che
la
medesima
fata
,
che
nel
giorno
della
mia
nascita
mi
fece
il
dono
di
rendere
spiritosa
la
persona
che
più
mi
fosse
piaciuta
,
diede
a
voi
pure
quello
di
far
diventare
bello
colui
che
amerete
,
e
al
quale
vorrete
far
di
genio
e
volentieri
questo
favore
.
"
"
Se
la
cosa
sta
come
la
raccontate
"
,
disse
la
Principessa
,
"
vi
desidero
con
tutto
il
cuore
che
diventiate
il
Principe
più
simpatico
e
più
bello
del
mondo
,
e
per
quanto
è
da
me
,
ve
ne
faccio
pienissimo
dono
.
"
La
Principessa
aveva
appena
finito
di
dire
queste
parole
,
che
subito
Enrichetto
dal
ciuffo
apparve
ai
suoi
occhi
il
più
bell
'
uomo
della
terra
,
e
il
meglio
formato
,
e
il
più
amabile
di
quanti
se
ne
fossero
mai
veduti
.
Vogliono
alcuni
che
questo
cambiamento
avvenisse
non
già
per
gl
'
incanti
della
fata
,
ma
unicamente
per
merito
dell
'
amore
.
E
dicono
che
la
Principessa
,
avendo
ripensato
meglio
alla
costanza
del
suo
cuore
e
della
sua
mente
,
non
vide
più
le
deformità
personali
di
lui
,
né
la
bruttezza
del
suo
viso
:
talché
il
gobbo
che
egli
aveva
di
dietro
,
le
sembrò
quella
specie
di
rotondità
e
di
floridezza
d
'
aspetto
di
chi
dà
nell
'
ingrassare
:
e
invece
di
vederlo
zoppicare
orribilmente
,
come
aveva
fatto
fino
allora
,
le
parve
che
avesse
un
'
andatura
aggraziata
e
un
po
'
buttata
su
una
parte
,
che
le
piaceva
moltissimo
.
Fu
detto
fra
le
altre
cose
,
che
gli
occhi
di
lui
,
che
erano
guerci
,
le
parvero
più
brillanti
;
e
che
finisse
col
mettersi
in
testa
che
quel
modo
storto
di
guardare
fosse
il
segno
di
un
violento
accesso
di
amore
:
e
che
perfino
il
naso
di
lui
,
grosso
e
rosso
come
un
peperone
,
accennasse
a
qualche
cosa
di
serio
e
di
marziale
.
Fatto
sta
che
la
Principessa
gli
promise
,
lì
sul
tamburo
,
che
l
'
avrebbe
sposato
,
purché
ne
avesse
ottenuto
il
consenso
dal
Re
suo
padre
.
Il
Re
,
avendo
saputo
che
la
sua
figlia
aveva
moltissima
stima
per
Enrichetto
dal
ciuffo
,
che
egli
del
resto
conosceva
per
un
Principe
spiritosissimo
e
pieno
di
giudizio
,
lo
accettò
con
piacere
per
suo
genero
.
Il
giorno
dipoi
furono
fatte
le
nozze
,
come
Enrichetto
dal
ciuffo
aveva
preveduto
,
e
a
seconda
degli
ordini
che
egli
medesimo
aveva
già
dato
da
molto
tempo
prima
.
Questa
sembrerebbe
una
favola
;
eppure
è
una
storia
.
Tutto
ci
par
bello
nella
persona
amata
,
anche
i
difetti
:
tutto
ci
par
grazioso
,
anche
le
sguaiataggini
.
La
storia
d
'
Enrichetto
dal
ciuffo
è
vecchia
quanto
il
mondo
.
La
Bella
dai
capelli
d
'
oro
C
'
era
una
volta
la
figlia
di
un
Re
,
la
quale
era
tanto
bella
,
che
in
tutto
il
mondo
non
si
dava
l
'
eguale
;
e
per
cagione
di
questa
sua
grande
bellezza
,
la
chiamavano
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
perché
i
suoi
capelli
erano
più
fini
dell
'
oro
,
e
biondi
e
pettinati
a
meraviglia
le
scendevano
giù
fino
ai
piedi
.
Essa
andava
sempre
coperta
dai
suoi
capelli
inanellati
,
con
in
capo
una
ghirlanda
di
fiori
e
con
delle
vesti
tutte
tempestate
di
diamanti
e
di
perle
,
tanto
che
era
impossibile
vederla
e
non
restarne
invaghiti
.
In
quelle
vicinanze
c
'
era
un
giovane
Re
,
il
quale
non
aveva
moglie
,
ed
era
molto
ricco
e
molto
bello
della
persona
.
Quando
egli
venne
a
sapere
tutte
le
belle
cose
che
si
dicevano
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
sebbene
non
l
'
avesse
ancora
veduta
,
se
ne
innamorò
così
forte
,
che
non
beveva
né
mangiava
più
;
finché
un
bel
giorno
,
fatto
animo
risoluto
,
pensò
di
mandare
un
ambasciatore
per
chiederla
in
isposa
.
Fece
fabbricare
apposta
una
magnifica
carrozza
per
il
suo
ambasciatore
:
gli
dette
più
di
cento
cavalli
e
cento
servitori
,
e
si
raccomandò
a
più
non
posso
perché
gli
conducesse
la
Principessa
.
Appena
l
'
ambasciatore
ebbe
preso
congedo
dal
Re
e
si
fu
messo
in
viaggio
,
alla
Corte
non
si
parlava
d
'
altro
:
e
il
Re
,
che
non
dubitava
punto
che
la
Principessa
non
volesse
acconsentire
ai
suoi
desideri
,
cominciò
subito
a
farle
allestire
degli
abiti
bellissimi
e
dei
mobili
di
gran
valore
.
Intanto
che
erano
dietro
a
questi
preparativi
,
l
'
ambasciatore
,
che
era
arrivato
alla
Corte
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
recitò
il
suo
bravo
discorso
;
ma
sia
che
la
Principessa
in
quel
giorno
non
fosse
di
buon
umore
,
sia
che
il
complimento
non
le
andasse
a
genio
,
fatto
sta
che
rispose
all
'
ambasciatore
di
ringraziare
il
Re
e
di
dirgli
che
non
aveva
voglia
di
maritarsi
.
L
'
ambasciarore
se
ne
partì
dalla
Principessa
dispiacentissimo
di
non
poterla
condur
seco
:
e
riportò
indietro
tutti
i
regali
,
che
doveva
presentarle
da
parte
del
Re
:
perché
la
Prilicipessa
era
molto
onesta
,
e
sapeva
che
alle
ragazze
non
sta
bene
di
accettare
i
regali
dai
giovinotti
.
Per
cui
non
volle
gradire
né
i
diamanti
né
le
altre
cose
;
e
solo
per
non
scontentare
il
Re
,
accettò
una
carta
di
spilli
d
'
Inghilterra
.
Quando
l
'
ambasciatore
fu
tornato
alla
capitale
dove
il
suo
Re
lo
aspettava
con
tanta
impazienza
,
tutti
rimasero
male
dal
vedere
che
non
avesse
condotto
seco
la
Principessa
,
e
il
Re
si
messe
a
piangere
come
un
ragazzo
,
né
c
'
era
verso
di
consolarlo
.
Si
trovava
lì
,
alla
Corte
,
un
giovinetto
bello
come
il
sole
,
il
più
grazioso
di
tutti
gli
abitanti
del
Regno
.
A
cagione
appunto
delle
sue
belle
maniere
e
del
suo
spirito
,
lo
chiamavano
"
Avvenente
"
.
Tutti
gli
volevano
bene
,
meno
gli
invidiosi
,
che
si
rodevano
dalla
rabbia
perché
il
Re
lo
colmava
di
favori
e
lo
metteva
a
parte
d
'
ogni
suo
segreto
.
Accade
che
Avvenente
si
trovò
in
un
crocchio
di
persone
,
che
parlavano
del
ritorno
dell
'
ambasciatore
e
dicevano
che
non
era
stato
buono
a
nulla
;
allora
egli
disse
,
senza
badarci
tanto
né
quanto
:
"
Se
il
Re
avesse
mandato
me
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
son
sicuro
che
ella
sarebbe
venuta
meco
"
.
Senza
metter
tempo
in
mezzo
quei
malanni
risoffiarono
subito
queste
parole
al
Re
e
gli
dissero
:
"
Sapete
,
o
Sire
,
che
cosa
ha
detto
Avvenente
?
ha
detto
che
se
aveste
mandato
lui
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
egli
si
riprometteva
di
condurla
seco
.
Vedete
quant
'
è
maligno
!
e
'
pretende
di
essere
più
bello
di
voi
,
e
vorrebbe
dare
ad
intendere
che
la
Principessa
si
sarebbe
tanto
invaghita
di
lui
,
da
seguitarlo
da
per
tutto
"
.
Ecco
il
Re
che
va
in
bestia
e
si
riscalda
in
modo
da
perdere
il
lume
degli
occhi
:
"
Ah
!
ah
!
"
,
egli
dice
,
"
dunque
questo
bel
mugherino
si
piglia
giuoco
della
mia
disgrazia
?
dunque
si
stima
da
più
di
me
?
Olà
:
mettetelo
subito
nella
gran
torre
,
e
che
lì
ci
muoia
di
fame
"
.
Le
guardie
del
Re
andarono
da
Avvenente
,
il
quale
non
si
ricordava
nemmeno
di
quello
che
aveva
detto
:
lo
trascinarono
in
prigione
e
gli
fecero
mille
angherie
.
Questo
povero
giovine
non
aveva
che
un
po
'
di
paglia
a
uso
di
letto
:
e
certo
vi
sarebbe
morto
,
senza
una
piccola
fontana
,
che
scaturiva
a
piè
della
torre
,
dove
egli
pigliava
qualche
sorso
d
'
acqua
per
rinfrescarsi
un
poco
,
perché
la
fame
gli
aveva
seccata
la
gola
.
Un
giorno
,
non
potendone
più
,
diceva
sospirando
:
"
Di
che
mai
si
lamenta
il
Re
?
Fra
tutti
i
suoi
sudditi
non
ce
n
'
è
uno
che
,
quanto
me
,
gli
sia
fedele
.
Non
ho
ricordanza
di
averlo
offeso
mai
!
"
.
Il
Re
,
per
caso
,
passando
vicino
alla
torre
,
sentì
i
lamenti
di
colui
che
aveva
tanto
amato
,
e
si
fermò
per
stare
in
orecchio
:
quantunque
i
cortigiani
,
che
erano
con
lui
,
e
che
l
'
avevano
a
morte
con
Avvenente
,
dicessero
al
Re
:
"
Che
idea
è
la
vostra
,
o
Sire
?
non
sapete
che
è
un
malanno
?
"
.
E
il
Re
rispose
:
"
Lasciatemi
qui
:
voglio
sentire
quello
che
dice
"
.
E
avendo
sentito
i
lamenti
di
lui
,
gli
occhi
gli
s
'
empirono
di
pianto
:
aprì
la
porta
della
torre
,
e
lo
chiamò
.
Avvenente
,
tutto
desolato
,
andò
a
buttarsi
ai
ginocchi
del
Re
,
e
gli
baciò
i
piedi
.
"
Che
cosa
v
'
ho
fatto
,
o
Sire
"
,
egli
disse
,
"
per
meritarmi
sì
duri
trattamenti
?
"
"
Tu
ti
sei
preso
giuoco
di
me
e
del
mio
ambasciatore
"
,
rispose
il
Re
,
"
tu
ti
sei
lasciato
uscir
di
bocca
che
,
se
avessi
mandato
te
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
ti
saresti
stimato
da
tanto
da
menarla
teco
.
"
"
È
vero
,
Sire
"
,
disse
Avvenente
,
"
io
le
avrei
raccontato
così
bene
le
vostre
virtù
e
i
vostri
pregi
,
che
son
sicuro
che
ella
non
avrebbe
saputo
come
resistere
;
e
in
tutto
questo
non
mi
par
che
ci
sia
cosa
che
possa
offendervi
.
"
Il
Re
riconobbe
,
difatto
,
di
aver
torto
:
dette
un
'
occhiata
a
coloro
,
che
gli
avevano
messo
in
disgrazia
il
suo
favorito
,
e
lo
menò
con
sé
,
non
senza
pentirsi
amaramente
del
gran
dispiacere
che
gli
aveva
dato
.
Dopo
averlo
invitato
a
una
lauta
cena
,
lo
chiamò
nel
suo
gabinetto
e
gli
disse
:
"
Avvenente
,
io
amo
sempre
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
;
il
suo
rifiuto
non
mi
ha
levato
di
speranza
,
ma
non
so
che
strada
mi
prendere
per
indurla
a
diventare
mia
sposa
.
Ho
una
gran
voglia
di
mandar
te
,
per
vedere
se
tu
fossi
buono
di
venirne
a
capo
"
.
Avvenente
rispose
che
era
dispostissimo
a
obbedirlo
in
ogni
cosa
,
e
che
sarebbe
partito
subito
,
anche
l
'
indomani
.
"
Oh
!
"
,
disse
il
Re
,
"
ti
voglio
dare
una
splendida
accompagnatura
...
"
"
Non
mi
par
punto
necessaria
"
,
egli
rispose
,
"
quanto
a
me
,
mi
basta
e
me
n
'
avanza
d
'
un
bel
cavallo
e
di
qualche
lettera
da
poter
presentare
da
parte
vostra
.
"
Il
Re
non
poté
stare
dall
'
abbracciarlo
per
la
gran
contentezza
di
vederlo
così
pronto
e
sollecito
a
partire
.
Egli
prese
congedo
dal
Re
e
dai
suoi
amici
un
lunedì
mattina
,
e
si
pose
in
viaggio
per
compiere
la
sua
ambasciata
da
sé
solo
,
senza
fare
vistosità
e
senza
fracasso
.
Lungo
la
strada
non
faceva
altro
che
studiare
tutti
i
modi
per
impegnare
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
a
divenire
la
sposa
del
Re
.
Portava
in
tasca
un
piccolo
calamaio
,
e
quando
gli
veniva
qualche
bel
pensierino
da
incastrare
nel
suo
discorso
,
scendeva
da
cavallo
e
si
metteva
sotto
un
albero
per
pigliarne
ricordo
prima
che
gli
passasse
dalla
memoria
.
Una
mattina
,
che
era
partito
sul
far
del
giorno
,
passando
da
una
gran
prateria
,
gli
venne
in
mente
un
'
idea
gentile
e
graziosa
;
e
sceso
subito
di
sella
,
andò
a
mettersi
sotto
una
sfilata
di
salici
e
di
pioppi
,
piantati
lungo
un
piccolo
ruscello
che
scorreva
all
'
orlo
del
prato
.
Quand
'
ebbe
finito
di
scrivere
si
voltò
a
guardare
da
tutte
le
parti
,
tanto
era
contento
di
trovarsi
in
un
luogo
così
delizioso
!
Quand
'
ecco
che
vide
sull
'
erba
un
Carpione
color
dell
'
oro
,
che
boccheggiava
e
non
ne
poteva
più
,
perché
,
per
la
gola
di
chiappare
dei
moscerini
,
aveva
fatto
un
salto
così
lungo
e
così
fuor
dell
'
acqua
,
che
era
andato
a
ricascare
sull
'
erba
,
dove
stava
quasi
per
morire
.
Avvenente
n
'
ebbe
compassione
,
e
sebbene
fosse
giorno
di
magro
e
potesse
fargli
comodo
per
il
suo
desinare
,
lo
prese
e
lo
rimesse
perbenino
nella
corrente
del
fiume
.
Appena
il
nostro
Carpione
sentì
il
fresco
dell
'
acqua
,
cominciò
a
scodinzolare
dall
'
allegrezza
e
andò
subito
a
fondo
:
ma
poi
,
ritornato
a
fior
d
'
acqua
,
disse
,
avvicinandosi
tutto
vispo
alla
riva
:
"
Avvenente
,
io
vi
ringrazio
del
servizio
che
mi
avete
reso
;
senza
di
voi
sarei
morto
e
voi
mi
avete
salvato
.
Io
non
sono
un
ingrato
e
saprò
ricambiarvi
!
"
.
Dopo
questo
complimento
sparì
sott
'
acqua
:
e
Avvenente
rimase
molto
maravigliato
dello
spirito
e
della
buona
creanza
del
Carpione
.
Un
altro
giorno
,
mentre
seguitava
il
suo
viaggio
,
s
'
imbatté
in
un
Corvo
ridotto
a
mal
partito
:
questo
povero
uccello
era
inseguito
da
un
'
Aquila
smisurata
,
gran
divoratrice
di
Corvi
;
e
stava
lì
lì
per
essere
agguantato
,
e
l
'
Aquila
l
'
avrebbe
inghiottito
come
un
chicco
di
canapa
,
se
Avvenente
non
si
fosse
mosso
a
compassione
della
povera
bestia
.
"
Ecco
"
,
gli
disse
,
"
che
al
solito
i
più
forti
opprimono
i
più
deboli
.
Che
ragione
ha
l
'
Aquila
di
mangiare
il
Corvo
?
"
E
preso
l
'
arco
che
portava
sempre
seco
,
e
una
freccia
,
puntò
la
mira
contro
l
'
Aquila
e
crac
!
le
scagliò
la
freccia
nel
corpo
e
la
passò
da
parte
a
parte
.
L
'
Aquila
cadde
giù
morta
,
e
il
Corvo
,
tutt
'
allegro
,
andandosi
a
posare
in
cima
a
un
ramo
:
"
Avvenente
"
,
gli
disse
,
"
voi
siete
stato
molto
generoso
d
'
essere
venuto
in
aiuto
a
me
,
che
sono
un
povero
uccello
:
ma
non
avete
trovato
un
ingrato
;
all
'
occorrenza
saprò
ricambiarvi
!
"
.
Avvenente
ammirò
il
buon
cuore
del
Corvo
,
e
continuò
la
sua
strada
.
Una
mattina
,
che
albeggiava
appena
e
non
vedeva
nemmeno
dove
mettesse
i
piedi
,
nel
traversare
un
gran
bosco
,
sentì
un
Gufo
che
strillava
come
un
disperato
.
"
Ohe
!
"
,
egli
disse
,
"
ecco
un
Gufo
al
quale
deve
essere
capitato
qualche
brutto
malanno
.
"
Guarda
di
qui
,
guarda
di
là
,
finalmente
gli
venne
fatto
di
vedere
alcune
reti
,
che
erano
state
tese
la
notte
per
acchiappare
gli
uccelli
.
"
Che
miseria
!
"
,
egli
disse
,
"
si
vede
proprio
che
gli
uomini
sono
fatti
apposta
per
tormentarsi
gli
uni
cogli
altri
,
e
per
non
lasciar
ben
avere
tanti
poveri
animali
,
che
non
hanno
fatto
loro
nessun
male
e
nessun
dispetto
.
"
Cavò
fuori
il
suo
coltello
e
tagliò
le
funicelle
delle
reti
.
Il
Gufo
prese
il
volo
,
ma
ricalando
subito
a
tiro
di
schioppo
:
"
Avvenente
"
,
egli
disse
,
"
non
ho
bisogno
di
perdermi
in
parole
per
dirvi
la
gratitudine
che
sento
per
voi
.
Il
fatto
parla
da
sé
.
I
cacciatori
stavano
lì
per
arrivare
:
senza
il
vostro
soccorso
,
mi
avrebbero
preso
e
ammazzato
.
Ma
io
ho
un
cuore
riconoscente
,
e
saprò
ricambiarvi
"
.
Ecco
le
tre
avventure
più
strepitose
che
accadessero
al
buon
Avvenente
durante
il
suo
viaggio
.
Egli
aveva
tanta
passione
di
arrivar
presto
,
che
,
appena
giunto
,
andò
subito
al
palazzo
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
.
Il
palazzo
era
pieno
di
meraviglie
.
Diamanti
ammontati
come
sassi
:
abiti
magnifici
,
argenterie
,
confetti
,
dolci
e
ogni
grazia
di
Dio
:
di
modo
che
Avvenente
pensava
dentro
di
sé
che
se
la
Principessa
si
fosse
decisa
a
lasciare
tutte
quelle
magnificenze
per
venire
a
stare
col
Re
suo
padrone
,
bisognava
proprio
dire
che
gli
era
toccata
una
gran
fortuna
.
Si
messe
un
vestito
di
broccato
e
delle
penne
bianche
e
carnicine
:
si
pettinò
,
s
'
incipriò
,
si
lavò
il
viso
:
si
infilò
intorno
al
collo
una
ricca
sciarpa
,
tutta
ricamata
,
con
un
piccolo
paniere
e
con
dentro
un
bel
canino
,
che
esso
aveva
comprato
,
passando
da
Bologna
.
Avvenente
era
così
bello
della
persona
e
così
grazioso
,
e
ogni
cosa
che
faceva
,
lo
faceva
con
tanto
garbo
,
che
quando
si
presentò
alla
porta
del
palazzo
,
tutte
le
guardie
gli
strisciarono
una
gran
riverenza
,
e
corsero
ad
annunziare
alla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
che
Avvenente
,
l
'
ambasciatore
del
Re
suo
vicino
,
domandava
la
grazia
di
poterla
vedere
.
Subito
che
intese
il
nome
d
'
Avvenente
,
la
Principessa
disse
:
"
Questo
nome
m
'
è
di
buon
augurio
:
scommetto
che
dev
'
essere
un
giovane
grazioso
e
da
piacere
"
.
"
Oh
davvero
,
Signora
!
"
,
dissero
tutte
le
dame
d
'
onore
.
"
Noi
l
'
abbiamo
veduto
dall
'
ultimo
piano
,
dove
s
'
era
a
mettere
in
ordine
la
vostra
biancheria
:
e
tutto
il
tempo
che
s
'
è
trattenuto
sotto
le
nostre
finestre
,
non
siamo
state
più
buone
a
far
nulla
.
"
"
Vi
fa
un
bell
'
onore
"
,
replicò
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
"
di
passare
il
vostro
tempo
a
guardare
i
giovanotti
.
Animo
,
via
!
mi
si
porti
subito
il
mio
vestito
di
gala
,
di
raso
blu
,
a
ricami
;
mi
si
sparpaglino
con
grazia
i
miei
capelli
biondi
:
mi
si
faccia
una
ghirlanda
di
fiori
freschi
,
si
tirino
fuori
le
mie
scarpine
col
tacco
rilevato
e
il
mio
ventaglio
;
si
spazzi
la
mia
camera
e
si
spolveri
il
mio
trono
;
perché
io
voglio
che
si
dica
dappertutto
che
io
sono
davvero
la
Bella
dai
capelli
d
'oro."
Ecco
tutte
le
donne
in
gran
moto
per
abbigliarla
come
una
Regina
:
e
tanto
si
danno
da
fare
,
che
s
'
urtano
fra
di
loro
e
non
concludono
nulla
di
buono
.
Finalmente
la
Principessa
passò
nella
sala
dei
grandi
specchi
per
rimirarsi
e
vedere
se
al
suo
abbigliamento
mancasse
qualche
cosa
;
poi
salì
sul
trono
,
tutto
d
'
oro
,
d
'
avorio
e
d
'
ebano
,
che
mandava
un
profumo
delizioso
,
e
ordinò
alle
donne
di
prendere
degli
strumenti
e
di
mettersi
a
cantare
,
ma
con
una
certa
discrezione
,
per
non
cavar
di
cervello
la
gente
.
Quando
Avvenente
fu
condotto
nella
sala
di
udienza
,
restò
così
fuori
di
sé
dalla
meraviglia
,
che
dopo
ha
raccontato
molte
volte
che
non
poteva
quasi
aprir
bocca
per
parlare
.
Nondimeno
si
fece
coraggio
:
disse
il
suo
discorso
come
non
si
poteva
dir
meglio
,
e
pregò
la
Principessa
di
non
dargli
il
dispiacere
di
doversene
tornar
via
senza
di
lei
.
"
Garbato
Avvenente
"
,
disse
la
Principessa
,
"
le
ragioni
che
mi
avete
dette
sono
eccellenti
e
io
sarei
contenta
di
fare
un
favore
a
voi
,
piuttosto
che
a
qualunqu
'
altra
persona
,
Ma
bisogna
che
sappiate
che
un
mese
fa
andai
a
passeggiare
colle
mie
dame
di
compagnia
lungo
il
fiume
,
e
siccome
mi
fu
servita
la
colazione
,
così
nel
cavarmi
il
guanto
,
mi
uscì
l
'
anello
dal
dito
e
disgraziatamente
cadde
nell
'
acqua
.
Quest
'
anello
mi
è
più
caro
del
regno
.
Lascio
immaginare
a
voi
il
dispiacere
che
provai
!
E
ora
ho
fatto
giuro
di
non
dare
ascolto
a
nessuna
trattativa
di
matrimonio
,
se
l
'
ambasciatore
che
verrà
a
portarmi
lo
sposo
non
mi
riporti
prima
il
mio
anello
.
Tocca
a
voi
a
decidere
su
quello
che
volete
fare
;
perché
se
duraste
a
parlarmene
quindici
giorni
e
quindici
notti
in
fila
,
non
arrivereste
mai
a
farmi
cambiare
di
sentimento
.
"
Avvenente
rimase
mezzo
intontito
a
questa
risposta
:
le
fece
una
gran
riverenza
e
la
pregò
di
voler
gradire
il
canino
,
il
paniere
e
la
sciarpa
;
ma
essa
rispose
che
non
accettava
nessun
regalo
e
che
pensasse
alle
cose
che
gli
aveva
dette
.
Quando
fu
tornato
a
casa
,
se
ne
andò
a
letto
senza
prendere
nemmeno
un
boccone
da
cena
:
e
il
canino
,
che
si
chiamava
Caprioletto
,
non
volle
cenare
neanche
lui
e
andò
a
cucciarsi
accanto
al
padrone
.
Tutta
la
notte
,
quanto
fu
lunga
,
Avvenente
non
fece
altro
che
sospirare
.
"
Dove
poss
'
io
ripescare
un
anello
,
che
,
un
mese
fa
,
è
cascato
nel
fiume
?
"
,
esso
diceva
.
"
Sarebbe
una
pazzia
soltanto
a
provarsi
!
Si
vede
bene
che
la
Principessa
lo
ha
detto
apposta
per
mettermi
nell
'
impossibilità
di
poterla
ubbidire
.
"
E
tornava
a
sospirare
e
a
dare
in
tutte
le
smanie
.
Caprioletto
,
che
lo
sentiva
,
gli
disse
:
"
Caro
padrone
,
fatemi
un
piacere
:
non
disperate
ancora
della
vostra
buona
fortuna
.
Voi
siete
un
giovine
troppo
carino
,
per
non
dover
essere
fortunato
.
Appena
farà
giorno
,
andiamo
subito
in
riva
al
fiume
"
.
Avvenente
gli
dette
colla
mano
due
buffetti
e
non
rispose
sillaba
:
finché
stanco
e
rifinito
dalla
passione
,
si
addormentò
.
Caprioletto
,
quando
vide
i
primi
chiarori
dell
'
alba
,
cominciò
tanto
a
sgambettare
,
che
lo
svegliò
e
gli
disse
:
"
Animo
,
padrone
,
vestitevi
:
e
usciamo
!
"
.
Avvenente
non
desiderava
di
meglio
.
Si
alza
,
si
veste
,
scende
nel
giardino
e
dal
giardino
s
'
incammina
un
passo
dietro
l
'
altro
verso
il
fiume
,
dove
si
mette
a
passeggiare
col
suo
cappello
sugli
occhi
e
colle
braccia
incrociate
,
pensando
al
brutto
momento
di
dover
ripartire
,
quand
'
ecco
che
a
un
tratto
sente
una
voce
che
lo
chiama
:
"
Avvenente
!
Avvenente
!
"
.
Si
volta
a
guardare
da
tutte
le
parti
e
non
vede
anima
viva
.
Credé
di
aver
sognato
.
Si
rimette
a
passeggiare
,
e
daccapo
la
solita
voce
a
chiamarlo
:
"
Avvenente
!
Avvenente
!
"
.
"
Chi
è
che
mi
chiama
?
"
,
diss
'
egli
.
Caprioletto
,
che
era
molto
piccino
,
e
così
poteva
guardare
nell
'
acqua
a
piccolissima
distanza
,
gli
rispose
:
"
Datemi
del
bugiardo
se
non
è
un
Carpione
,
color
dell
'
oro
,
quello
laggiù
in
fondo
"
.
Detto
fatto
,
un
grosso
Carpio
venne
su
a
fior
d
'
acqua
e
gli
disse
:
"
Voi
mi
avete
salvato
la
vita
nei
prati
degli
Alzieri
,
dove
io
senza
di
voi
sarei
rimasto
morto
,
e
vi
promisi
un
ricambio
.
Pigliate
,
caro
Avvenente
,
ecco
qui
l
'
anello
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
"
.
Egli
si
chinò
e
tirò
fuori
l
'
anello
dalla
gola
del
Carpio
e
lo
ringraziò
a
mille
doppi
.
E
invece
di
tornare
a
casa
,
andò
difilato
al
palazzo
,
in
compagnia
di
Caprioletto
,
che
era
contento
come
una
pasqua
per
aver
consigliato
il
suo
padrone
a
venire
sulla
sponda
del
fiume
.
Fu
annunziato
alla
Principessa
che
Avvenente
desiderava
di
vederla
.
"
Ahimè
!
povero
giovane
!
"
,
diss
'
ella
,
"
e
'
vien
da
me
per
congedarsi
.
Avrà
capito
che
ciò
che
io
voglio
da
lui
è
impossibile
,
e
partirà
per
andare
a
raccontarlo
al
suo
padrone
.
"
Avvenente
,
appena
introdotto
,
le
presentò
l
'
anello
dicendo
:
"
Ecco
,
o
Principessa
,
il
vostro
comando
è
stato
obbedito
:
sareste
ora
tanto
compiacente
di
prendere
per
vostro
sposo
il
mio
augusto
padrone
?
"
.
Quand
'
ella
vide
il
suo
anello
,
sano
e
salvo
come
se
non
fosse
stato
toccato
,
rimase
meravigliata
:
ma
tanto
meravigliata
,
che
credeva
di
sognare
.
"
Davvero
"
,
ella
disse
,
"
grazioso
Avvenente
!
Si
vede
proprio
che
voi
avete
una
fata
dalla
vostra
altrimenti
questi
miracoli
non
si
fanno
.
"
"
Signora
"
,
egli
replicò
,
"
io
non
so
di
fate
:
ma
so
che
ho
un
gran
desiderio
di
contentare
ogni
vostra
voglia
.
"
"
Poiché
avete
questa
buona
volontà
"
,
ella
continuò
"
rendetemi
un
altro
gran
servizio
,
senza
di
che
non
c
'
è
caso
che
io
possa
risolvermi
a
prendere
marito
.
C
'
è
un
Principe
,
non
lontano
di
qui
,
detto
Galifrone
,
il
quale
si
è
messo
in
testa
di
volermi
sposare
.
Egli
mi
ha
fatto
conoscere
la
sua
intenzione
con
minacce
paurose
,
dicendo
che
se
io
non
lo
voglio
,
metterà
lo
scompiglio
e
la
desolazione
ne
'
miei
Stati
.
Ma
ditemi
un
po
'
voi
,
se
potrei
dargli
retta
.
Figuratevi
che
è
un
gigante
più
grande
di
una
gran
torre
;
ed
è
capace
di
mangiare
un
uomo
come
una
scimmia
mangerebbe
una
castagna
.
Quando
va
in
giro
per
la
campagna
,
si
mette
in
tasca
dei
piccoli
cannoni
,
dei
quali
poi
si
serve
come
se
fossero
pistole
:
e
quando
parla
forte
,
fa
diventar
sorde
tutte
le
persone
che
gli
stanno
vicine
.
Gli
mandai
a
dire
che
non
avevo
voglia
di
maritarmi
e
che
mi
scusasse
:
ma
non
per
questo
ha
smesso
di
perseguitarmi
:
ammazza
i
miei
sudditi
,
e
prima
d
'
ogni
cosa
bisogna
che
voi
vi
battiate
con
lui
,
e
che
mi
portiate
la
sua
testa
.
"
Avvenente
rimase
sbalordito
da
questo
discorso
:
stette
un
po
'
soprappensiero
;
poi
disse
:
"
Ebbene
,
o
signora
!
io
mi
batterò
con
Galifrone
.
Credo
che
ne
toccherò
io
!
A
ogni
modo
,
morirò
da
valoroso
"
.
La
Principessa
restò
meravigliatissima
:
e
gli
disse
un
monte
di
cose
,
per
vedere
di
stornarlo
da
questa
impresa
.
Ma
non
valse
a
nulla
.
Egli
se
ne
venne
via
,
per
mettersi
subito
in
cerca
delle
armi
e
di
tutto
l
'
occorrente
.
Quand
'
ebbe
ciò
che
voleva
,
ripose
Caprioletto
nel
solito
panierino
,
montò
sul
suo
bel
cavallo
e
andò
nel
paese
di
Galifrone
.
A
quanti
incontrava
per
via
,
domandava
a
tutti
notizie
di
lui
:
e
tutti
gli
dicevano
che
era
un
vero
demonio
,
e
che
faceva
spavento
soltanto
a
doverlo
avvicinare
.
Caprioletto
,
per
fargli
coraggio
,
gli
diceva
:
"
Caro
padrone
,
in
quel
mentre
che
vi
batterete
,
io
anderò
a
mordergli
le
gambe
:
lui
si
chinerà
per
levarmi
di
tra
i
piedi
,
e
intanto
voi
l
'
ammazzerete
"
.
Avvenente
ammirava
lo
spirito
del
suo
canino
:
ma
sapeva
bene
che
il
suo
aiuto
non
sarebbe
stato
in
ragione
del
bisogno
.
Finalmente
arrivò
in
vicinanza
del
castello
di
Galifrone
:
tutte
le
strade
erano
seminate
d
'
ossa
e
di
carcasse
d
'
uomini
,
che
esso
aveva
divorati
o
fatti
in
pezzi
.
Né
dové
aspettarlo
molto
tempo
,
perché
lo
vide
comparire
di
dietro
al
bosco
.
La
sua
testa
sorpassava
gli
alberi
più
alti
,
e
con
una
voce
spaventosa
cantava
:
Chi
mi
porta
dei
teneri
bambini
Da
farli
scricchiolare
sotto
il
dente
?
Ne
ho
bisogno
di
tanti
e
poi
di
tanti
.
Che
in
tutto
il
mondo
non
ce
n
'
è
bastanti
.
E
subito
Avvenente
,
a
botta
e
risposta
,
si
messe
a
cantare
:
Fatti
avanti
,
c
'
è
Avvenente
Che
saprà
strapparti
i
denti
;
Non
è
un
colosso
di
figura
,
Ma
di
te
non
ha
paura
.
Le
rime
non
tornavano
precise
:
ma
bisogna
riflettere
che
la
strofa
la
improvvisò
in
fretta
e
in
furia
,
ed
è
un
miracolo
se
non
la
fece
anche
più
brutta
,
per
la
paura
che
gli
era
entrata
in
corpo
.
Quando
Galifrone
sentì
questa
risposta
,
si
voltò
di
qua
e
di
là
,
e
vide
Avvenente
colla
spada
nel
pugno
della
mano
,
che
gli
disse
per
giunta
tre
o
quattro
parolacce
,
per
farlo
andare
in
bestia
più
che
mai
.
Non
ci
mancava
altro
!
Egli
prese
una
furia
così
spaventosa
,
che
,
afferrata
una
mazza
tutta
di
ferro
,
avrebbe
ucciso
con
un
colpo
solo
il
delicato
Avvenente
,
senza
il
caso
di
un
Corvo
che
venne
a
posarglisi
sulla
testa
e
gli
dette
negli
occhi
una
beccata
così
aggiustata
,
che
glieli
cavò
di
netto
.
Il
sangue
gli
grondava
giù
per
il
viso
:
e
infuriato
da
far
paura
,
picchiava
mazzate
a
diritto
e
a
rovescio
.
Intanto
Avvenente
,
scansandosi
a
tempo
,
gli
tirava
dei
colpi
di
spada
,
ficcandogliela
in
corpo
fino
all
'
impugnatura
:
e
tanto
era
il
sangue
,
che
il
gigante
perdeva
dalle
sue
molte
ferite
,
che
finalmente
stramazzò
per
terra
.
Avvenente
gli
tagliò
subito
la
testa
,
tutto
allegro
di
avere
avuto
questa
bella
fortuna
;
e
il
Corvo
che
s
'
era
posato
sul
ramo
d
'
un
albero
,
gli
disse
:
"
Io
non
ho
dimenticato
il
servizio
che
mi
rendeste
,
uccidendo
l
'
Aquila
che
mi
dava
addosso
.
Vi
promisi
di
contraccambiarvi
,
e
credo
di
aver
pagato
il
mio
debito
"
.
"
Sono
io
che
vi
debbo
tutto
,
signor
Corvo
"
,
rispose
Avvenente
,
"
e
mi
dichiaro
vostro
buon
servitore
.
"
Poi
montò
subito
a
cavallo
,
col
carico
della
spaventosa
testa
di
Galifrone
.
Quando
arrivò
in
città
,
tutta
la
gente
gli
andava
dietro
gridando
:
"
Ecco
il
bravo
Avvenente
,
che
ritorna
dall
'
aver
morto
il
gigante
Galifrone
"
e
la
Principessa
,
che
sentiva
questo
baccano
e
tremava
dalla
paura
che
venissero
a
dargli
la
nuova
della
morte
di
Avvenente
,
non
aveva
fiato
di
chiedere
che
cosa
fosse
avvenuto
.
Ma
in
quel
punto
ella
vide
entrare
Avvenente
,
colla
testa
del
gigante
,
che
metteva
ancora
spavento
,
quantunque
non
potesse
più
fare
alcun
male
.
"
Signora
"
,
egli
disse
,
"
il
vostro
nemico
è
morto
.
Voglio
sperare
che
ora
non
direte
più
di
no
al
Re
,
mio
augusto
padrone
.
"
"
Ah
!
senza
dubbio
"
,
replicò
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
"
che
io
gli
dirò
sempre
di
no
,
se
voi
prima
della
mia
partenza
non
trovate
il
modo
di
portarmi
l
'
acqua
della
caverna
tenebrosa
.
C
'
è
qui
,
poco
distante
,
una
grotta
profonda
che
gira
più
di
cento
chilometri
.
Ci
stanno
sull
'
ingresso
due
draghi
che
ne
impediscono
l
'
entrata
.
Buttano
fiamme
di
fuoco
dalla
bocca
e
dagli
occhi
.
Quando
poi
siamo
dentro
alla
grotta
,
si
trova
una
gran
buca
nella
quale
bisogna
scendere
,
ed
è
piena
di
rospi
,
di
biacchi
,
di
ramarri
e
di
altri
serpenti
.
In
fondo
a
questa
buca
c
'
è
una
piccola
nicchia
,
dalla
quale
scaturisce
la
fontana
della
bellezza
e
della
salute
:
io
voglio
a
tutti
i
costi
di
quell
'
acqua
.
Ogni
cosa
che
si
lava
con
quell
'
acqua
diventa
meravigliosa
:
se
siamo
belle
,
si
rimane
sempre
belle
:
se
brutte
,
si
diventa
belle
:
se
siamo
giovani
,
si
resta
giovani
:
se
vecchie
,
si
ringiovanisce
.
Vedete
bene
,
caro
Avvenente
,
che
io
non
posso
lasciare
il
mio
Regno
,
senza
portar
meco
un
poco
di
quell
'
acqua
lì
.
"
"
Signora
"
,
egli
rispose
;
"
voi
siete
tanto
bella
,
che
quest
'
acqua
per
voi
mi
pare
affatto
inutile
:
ma
io
sono
un
ambasciatore
disgraziato
,
di
cui
volete
la
morte
.
Io
vado
a
cercarvi
ciò
che
voi
desiderate
,
colla
certezza
nel
cuore
di
non
tornare
più
indietro
.
"
La
Bella
dai
capelli
d
'
oro
non
cambiò
per
questo
di
proposito
:
e
il
povero
Avvenente
partì
col
suo
canino
Caprioletto
per
andare
alla
grotta
tenebrosa
,
a
cercarvi
l
'
acqua
della
bellezza
.
Tutti
quelli
che
lo
incontravano
lungo
la
strada
,
dicevano
:
"
Che
peccato
vedere
un
giovane
tanto
grazioso
correre
così
spensieratamente
in
bocca
alla
morte
:
egli
se
ne
va
alla
grotta
da
sé
solo
:
ma
quand
'
anche
fossero
cento
,
non
verrebbero
a
capo
di
nulla
.
Perché
la
Principessa
s
'
incaponisce
a
volere
l
'
impossibile
?
"
.
Egli
seguitava
a
camminare
,
e
non
diceva
parola
:
ma
era
triste
,
molto
triste
.
Arrivato
verso
la
cima
della
montagna
,
si
sedette
per
ripigliar
fiato
,
e
lasciò
il
cavallo
a
pascere
e
Caprioletto
a
correr
dietro
alle
mosche
.
Egli
sapeva
che
la
grotta
tenebrosa
non
era
molto
distante
di
là
,
e
guardava
se
per
caso
l
'
avesse
potuta
scoprire
;
quand
'
ecco
che
vide
un
enorme
scoglio
,
nero
come
l
'
inchiostro
,
di
dove
usciva
un
fumo
densissimo
,
e
di
lì
a
poco
uno
dei
draghi
che
buttava
fuoco
dagli
occhi
e
dalla
gola
.
Il
drago
aveva
il
corpo
verde
e
giallo
,
dei
grossi
unghioni
e
una
coda
lunghissima
,
che
s
'
attorcigliava
in
più
di
cento
giri
.
Caprioletto
vide
anch
'
egli
ogni
cosa
,
e
non
sapeva
dove
nascondersi
:
la
povera
bestia
era
mezza
morta
dalla
paura
.
Avvenente
,
fatto
oramai
animo
di
morire
,
cavò
fuori
la
sua
spada
e
s
'
avviò
colla
sua
boccetta
,
che
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
gli
aveva
dato
,
per
riempirla
coll
'
acqua
della
bellezza
.
Egli
disse
al
suo
canino
Caprioletto
:
"
Per
me
è
finita
!
io
non
potrò
mai
arrivare
a
prendere
di
quest
'
acqua
,
che
è
custodita
dai
draghi
;
quando
sarò
morto
,
riempi
la
boccetta
col
mio
sangue
e
portala
alla
Principessa
,
perché
ella
possa
vedere
quanto
mi
costa
il
servirla
:
e
dopo
vai
a
trovare
il
Re
mio
padrone
,
e
raccontagli
la
mia
disgrazia
"
.
Mentre
diceva
così
,
sentì
una
voce
che
lo
chiamava
:
"
Avvenente
!
Avvenente
!
"
.
Egli
disse
:
"
Chi
mi
chiama
?
"
,
e
vide
un
Gufo
nel
buco
d
'
un
albero
vecchio
,
che
gli
disse
:
"
Voi
mi
avete
liberato
dalle
reti
de
'
cacciatori
,
dov
'
ero
rimasto
preso
:
e
mi
salvaste
la
vita
.
Promisi
di
rendervi
il
contraccambio
,
e
il
momento
è
giunto
.
Datemi
la
vostra
boccetta
:
io
conosco
tutti
gli
andirivieni
della
grotta
tenebrosa
:
anderò
io
a
prendervi
l
'
acqua
della
bellezza
"
.
Figuratevi
se
questa
cosa
gli
fece
piacere
!
Lo
lascio
pensare
a
voi
.
Avvenente
gli
dette
subito
la
sua
boccetta
e
il
Gufo
entrò
nella
grotta
,
come
sarebbe
entrato
in
casa
sua
.
E
in
meno
d
'
un
quarto
d
'
ora
tornò
e
riportò
la
boccetta
piena
e
tappata
.
Ad
Avvenente
parve
d
'
aver
toccato
il
cielo
con
un
dito
:
ringraziò
il
Gufo
dal
profondo
del
cuore
e
,
risalita
la
montagna
,
prese
tutt
'
allegro
la
strada
che
menava
alla
città
.
Andò
subito
al
palazzo
e
presentò
la
boccetta
alla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
la
quale
non
ebbe
più
nulla
da
ridire
.
Ella
ringraziò
Avvenente
,
e
diè
l
'
ordine
che
fosse
allestita
ogni
cosa
per
la
partenza
.
Poi
si
messe
in
viaggio
con
lui
:
e
strada
facendo
,
finì
col
persuadersi
che
il
giovinetto
era
molto
grazioso
;
e
qualche
volta
gli
diceva
:
"
Se
aveste
voluto
,
vi
avrei
fatto
Re
e
non
saremmo
partiti
mai
dai
miei
Stati
"
.
Ma
egli
rispose
:
"
Rinunzierei
a
tutti
i
troni
della
terra
,
piuttosto
che
dare
un
dispiacere
così
forte
al
mio
Re
:
sebbene
voi
siate
più
bella
del
sole
"
.
Finalmente
giunsero
alla
Capitale
,
e
il
Re
,
sapendo
che
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
stava
per
arrivare
,
andò
a
incontrarla
e
le
presentò
i
più
bei
regali
del
mondo
.
Furono
fatte
le
nozze
,
e
con
tanta
gala
e
magnificenza
,
che
si
durò
a
discorrerne
per
un
pezzo
;
ma
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
che
in
fondo
al
cuore
era
innamorata
di
Avvenente
,
non
poteva
stare
senza
vederlo
e
l
'
aveva
sempre
sulla
bocca
.
Ella
diceva
al
Re
:
"
Se
non
era
Avvenente
,
io
non
sarei
dicerto
venuta
qui
:
egli
ha
fatto
per
me
delle
cose
,
da
non
potersi
credere
;
e
voi
dovete
essergli
grato
"
.
Gl
'
invidiosi
che
sentivano
questi
discorsi
della
Regina
andavano
dopo
bisbigliando
al
Re
:
"
Voi
non
siete
geloso
;
eppure
avreste
motivo
di
esserlo
.
La
Regina
è
così
innamorata
di
Avvenente
,
che
non
mangia
né
beve
più
;
essa
non
fa
altro
che
parlar
di
lui
e
della
grande
riconoscenza
che
voi
dovete
avergli
:
come
se
chiunque
altro
aveste
mandato
,
nel
posto
suo
,
non
avesse
saputo
fare
altrettanto
"
.
E
il
Re
disse
:
"
Davvero
,
che
me
ne
sono
accorto
anch
'
io
.
Che
sia
preso
subito
e
imprigionato
nella
torre
,
coi
ferri
ai
piedi
e
alle
mani
"
.
Avvenente
fu
preso
e
,
in
ricompensa
di
aver
così
bene
servito
il
Re
,
fu
chiuso
nella
torre
coi
ferri
ai
piedi
e
alle
mani
.
La
sola
persona
che
egli
vedesse
,
era
il
guardiano
della
carcere
;
il
quale
gli
gettava
da
una
buca
un
pezzo
di
pan
nero
e
un
po
'
d
'
acqua
in
una
ciotola
di
terra
.
Ma
il
suo
piccolo
Caprioletto
non
lo
abbandonava
mai
,
e
veniva
a
fargli
coraggio
e
a
portargli
tutte
le
nuove
che
correvano
per
la
città
.
Quando
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
venne
a
risapere
la
disgrazia
di
Avvenente
,
andò
a
buttarsi
ai
piedi
del
Re
,
e
colle
lacrime
agli
occhi
lo
pregò
a
farlo
levare
di
prigione
.
Ma
più
essa
si
raccomandava
,
e
più
il
Re
s
'
intristiva
,
pensando
fra
sé
e
sé
:
"
È
segno
che
ne
è
innamorata
"
e
così
non
intendeva
né
ragioni
né
preghiere
.
Il
Re
finì
col
mettersi
in
testa
di
non
essere
abbastanza
bello
agli
occhi
della
Regina
:
e
gli
venne
l
'
idea
di
lavarsi
il
viso
coll
'
acqua
della
bellezza
,
per
vedere
se
in
questo
modo
gli
fosse
riuscito
di
farsi
amare
un
poco
di
più
.
Quest
'
acqua
stava
sul
caminetto
nella
camera
della
Regina
,
che
la
teneva
lì
,
per
averla
sempre
sott
'
occhio
;
ma
una
delle
sue
cameriere
,
volendo
ammazzare
un
ragno
con
una
spazzolata
,
fece
cascare
disgraziatamente
la
boccetta
,
la
quale
si
ruppe
,
e
l
'
acqua
se
n
'
andò
tutta
per
la
terra
.
La
cameriera
ripuli
ogni
cosa
in
fretta
e
furia
,
e
non
sapendo
come
rimediarla
,
si
ricordò
di
aver
visto
nel
gabinetto
del
Re
un
'
altra
boccetta
somigliantissima
e
piena
d
'
acqua
chiara
,
tale
e
quale
come
l
'
acqua
della
bellezza
.
Non
parendo
suo
fatto
,
la
prese
senza
star
a
dir
nulla
e
la
posò
sul
camminetto
della
Regina
.
L
'
acqua
che
era
nel
gabinetto
del
Re
serviva
per
far
morire
i
Principi
e
i
grandi
Signori
,
quando
ne
avevano
fatta
qualcuna
delle
grosse
.
Invece
di
tagliar
loro
la
testa
o
impiccarli
,
si
bagnava
loro
il
viso
con
quest
'
acqua
:
e
così
si
addormentavano
e
non
si
svegliavano
più
.
Una
sera
,
dunque
,
il
Re
prese
la
boccetta
e
si
strofinò
ben
bene
il
viso
.
Dopo
si
addormentò
e
morì
.
Il
piccolo
Caprioletto
,
che
fu
uno
dei
primi
a
sapere
il
caso
,
andò
subito
a
raccontarlo
ad
Avvenente
,
il
quale
gli
disse
di
andare
di
corsa
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
e
di
pregarla
a
volersi
ricordare
del
povero
prigioniero
.
Caprioletto
sgattaiolò
fra
mezzo
alle
gambe
della
folla
,
perché
alla
Corte
c
'
era
un
gran
via
-
vai
e
una
gran
diceria
per
la
morte
del
Re
,
e
disse
alla
Regina
:
"
Signora
,
non
vi
scordate
del
povero
Avvenente
"
.
Ella
si
rammentò
subito
di
tutti
i
patimenti
che
aveva
sofferti
per
lei
,
e
della
sua
gran
fidatezza
.
Uscì
senza
farne
parola
con
alcuno
,
e
andò
diritto
alla
torre
,
dove
sciolse
da
se
stessa
le
catene
dalle
mani
e
dai
piedi
d
'
Avvenente
:
e
mettendogli
una
corona
in
capo
e
un
manto
reale
sulle
spalle
,
disse
:
"
Venite
,
mio
caro
Avvenente
,
io
vi
faccio
Re
,
e
vi
prendo
per
mio
sposo
"
.
Egli
si
gettò
ai
suoi
piedi
e
la
ringraziò
:
e
tutti
si
chiamarono
fortunati
di
averlo
per
sovrano
.
Le
nozze
furono
fatte
con
grandissima
magnificenza
,
e
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
visse
molti
anni
col
suo
bell
'
Avvenente
,
tutti
e
due
felici
e
contenti
,
da
non
poterselo
figurare
.
Si
vuole
che
Avvenente
lasciasse
ai
suoi
figli
un
libro
di
ricordi
:
un
libro
curioso
,
perché
aveva
tutte
le
pagine
bianche
,
meno
l
'
ultima
,
sulla
quale
aveva
scritto
di
proprio
pugno
le
seguenti
parole
:
"
Se
per
caso
qualche
povero
diavolo
ricorre
a
te
per
essere
aiutato
,
tu
aiutalo
:
né
badare
com
'
è
vestito
,
né
se
abbia
viso
di
persona
da
poterti
rendere
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
il
piacere
che
gli
fai
.
Sulle
opere
buone
e
generose
non
si
mercanteggia
mai
:
né
bisogna
farle
coll
'
intenzione
di
ripigliarci
sopra
il
frutto
e
l
'
usura
.
A
ogni
modo
,
tieni
sempre
a
mente
che
un
benefizio
fatto
non
è
mai
perduto
"
.
L
'
uccello
turchino
C
'
era
una
volta
un
Re
,
molto
ricco
di
quattrini
e
di
terre
:
la
sua
moglie
morì
,
ed
egli
ne
fu
inconsolabile
.
Per
otto
giorni
intieri
si
chiuse
in
un
piccolo
salottino
,
dove
picchiava
il
capo
nel
muro
,
tanto
era
il
dolore
che
gli
straziava
l
'
anima
;
per
paura
che
finisse
coll
'
ammazzarsi
,
furono
accomodate
delle
materasse
fra
il
muro
e
i
parati
della
stanza
.
Così
poteva
sbatacchiarsi
a
suo
piacere
,
e
non
c
'
era
caso
che
potesse
farsi
del
male
.
Tutti
i
suoi
sudditi
si
messero
d
'
accordo
per
andare
a
trovarlo
e
dirgli
quelle
ragioni
credute
più
adatte
,
per
iscuoterlo
dalla
sua
tristezza
.
Alcuni
prepararono
dei
discorsi
molto
seri
:
altri
uscirono
fuori
con
delle
cose
piacevoli
e
anche
allegre
:
ma
tutte
queste
ciarle
non
fecero
su
lui
né
caldo
né
freddo
.
Esso
non
badava
neppure
a
quello
che
gli
dicevano
.
Alla
fine
gli
si
presentò
,
fra
gli
altri
,
una
donna
tutta
abbrunata
e
coperta
di
veli
neri
,
di
mantiglie
e
di
strascichi
da
gran
lutto
,
la
quale
piangeva
e
singhiozzava
così
forte
,
e
con
urli
così
acuti
e
sfogati
,
che
il
Re
ne
rimase
sbalordito
.
Ella
gli
disse
che
non
aveva
intenzione
di
fare
come
gli
altri
:
e
che
andava
non
per
iscemargli
il
suo
dolore
,
ma
piuttosto
per
accrescerlo
,
perché
non
sapeva
che
ci
potesse
essere
una
cosa
più
giusta
nel
mondo
di
quella
di
piangere
una
buona
moglie
perduta
:
e
che
ella
,
a
cui
era
toccato
il
migliore
di
tutti
i
mariti
,
faceva
conto
di
piangerlo
,
finché
avesse
avuto
lacrime
e
occhi
.
A
questo
punto
,
raddoppiò
le
sue
grida
e
i
suoi
pianti
,
e
il
Re
,
sull
'
esempio
di
lei
,
si
messe
a
berciare
come
un
bambino
.
Egli
la
ricevé
meglio
di
tutti
gli
altri
:
e
le
raccontò
la
storia
delle
belle
doti
della
sua
cara
defunta
,
mentre
ella
faceva
altrettanto
dei
pregi
del
suo
caro
defunto
;
e
discorsero
tanto
e
tanto
,
che
nessuno
dei
due
sapeva
più
che
cosa
si
dire
sul
conto
della
loro
grande
afflizione
.
Quando
la
furba
vedovella
si
accorse
che
l
'
argomento
era
agli
sgoccioli
,
alzò
un
pochino
il
velo
e
il
Re
poté
ricrearsi
la
vista
nel
mirare
questa
bella
sconsolata
,
che
sotto
due
lunghe
ciglia
nerissime
girava
e
muoveva
con
moltissim
'
arte
un
paio
d
'
occhi
,
grandi
e
turchini
,
come
l
'
azzurro
d
'
un
cielo
stellato
.
Il
suo
carnato
era
sempre
fresco
.
Il
Re
cominciò
a
guardarla
con
molta
attenzione
:
a
un
poco
per
volta
,
parlò
meno
della
sua
moglie
,
e
fini
col
non
parlarne
più
.
La
vedova
badava
a
dire
di
voler
piangere
sempre
il
suo
marito
:
e
il
Re
la
consigliava
a
non
voler
rendere
eterno
il
suo
dolore
.
Per
farla
corta
,
tutti
cascarono
dalle
nuvole
,
nel
sentire
che
il
Re
l
'
aveva
sposata
,
e
che
il
nero
s
'
era
cambiato
in
verde
e
in
color
di
rosa
.
Spesso
e
volentieri
basta
conoscere
il
debole
delle
persone
,
per
impadronirsi
del
loro
cuore
e
farne
quel
che
ci
pare
e
piace
.
Il
Re
,
dal
suo
primo
matrimonio
,
non
aveva
avuto
che
una
sola
figlia
,
la
quale
passava
per
l
'
ottava
meraviglia
del
mondo
;
e
si
chiamava
Fiorina
,
perché
somigliava
alla
Flora
,
tanto
era
fresca
,
giovine
e
bella
.
Ella
non
portava
mai
vestiti
sfarzosi
;
preferiva
invece
la
seta
leggera
,
con
qualche
fermaglio
di
pietre
preziose
e
molte
ghirlande
di
fiori
,
che
facevano
una
figura
magnifica
intorno
ai
suoi
bellissimi
capelli
.
Aveva
quindici
anni
,
quando
il
Re
si
rimaritò
.
La
novella
Regina
mandò
a
prendere
una
sua
figlia
,
che
era
stata
allevata
in
casa
della
sua
comare
,
la
fata
Sussio
:
ma
non
per
questo
era
diventata
più
bella
e
più
graziosa
.
La
fata
ci
aveva
messo
un
grand
'
impegno
:
ma
senza
concluder
nulla
di
buono
:
nondimeno
le
voleva
moltissimo
bene
.
La
chiamavano
Trotona
,
perché
aveva
sul
viso
delle
macchie
rossastre
,
come
quelle
della
trota
:
i
suoi
capelli
erano
così
grassi
e
imbiosimati
,
da
non
giovarsene
a
toccarli
e
dalla
sua
pelle
giallastra
gocciolava
l
'
unto
.
La
Regina
le
voleva
un
bene
dell
'
anima
e
non
aveva
altro
in
bocca
che
la
sua
cara
Trotona
;
e
perché
Fiorina
era
stata
in
ogni
cosa
molto
più
favorita
della
sua
figlia
,
ne
sentiva
una
grande
spina
al
cuore
,
e
faceva
di
tutto
per
mettere
Fiorina
in
uggia
al
padre
.
Non
c
'
era
giorno
che
la
Regina
e
Trotona
non
inventassero
qualche
marachella
a
danno
di
Fiorina
;
ma
la
Principessa
,
così
dolce
di
carattere
e
piena
di
spirito
,
ci
passava
sopra
e
faceva
finta
di
non
darsene
per
intesa
.
Il
Re
disse
un
giorno
alla
Regina
che
Trotona
e
Fiorina
erano
tutte
e
due
da
marito
,
e
che
appena
si
fosse
presentato
un
Principe
in
Corte
,
bisognava
fare
in
modo
di
dargliene
una
.
"
Io
voglio
"
,
disse
la
Regina
,
"
che
mia
figlia
sia
maritata
la
prima
:
ha
più
anni
della
vostra
,
e
siccome
è
anche
mille
volte
più
graziosa
,
così
non
c
'
è
nemmeno
da
esitare
e
da
pensarci
sopra
.
"
Il
Re
,
a
cui
non
piaceva
mettersi
a
tu
per
tu
,
disse
che
per
parte
sua
era
contentissimo
,
e
che
la
lasciava
padrona
di
fare
e
disfare
.
Di
lì
a
poco
tempo
si
venne
a
sapere
che
stava
per
giungere
il
Re
Grazioso
.
Non
c
'
era
ricordanza
d
'
un
altro
Re
più
galante
e
più
splendido
di
lui
.
Il
suo
spirito
e
la
sua
persona
rispondevano
a
capello
al
suo
nome
.
Appena
la
Regina
venne
a
saperlo
,
messe
subito
in
moto
tutte
le
sarte
e
tutti
i
lavoranti
di
mode
,
per
allestire
il
corredo
alla
sua
Trotona
.
Di
più
,
pregò
il
Re
a
non
fare
nessun
vestito
di
nuovo
a
Fiorina
;
e
,
messa
su
la
cameriera
di
lei
,
le
fece
portar
via
tutti
i
suoi
abiti
,
le
pettinature
e
le
gioie
,
il
giorno
stesso
in
cui
arrivò
il
Principe
Grazioso
;
e
così
Fiorina
,
quando
andò
per
vestirsi
,
non
trovò
nemmeno
il
biracchio
d
'
un
nastro
e
mandò
alle
botteghe
,
per
comprare
delle
stoffe
:
ma
risposero
che
la
Regina
aveva
loro
proibito
che
le
fosse
venduta
la
più
piccola
cosa
.
Ragione
per
cui
ella
si
trovò
con
un
vestituccio
da
casa
,
abbastanza
indecente
,
e
n
'
ebbe
tanta
vergogna
che
,
all
'
arrivo
del
Re
Grazioso
,
andò
a
rincattucciarsi
in
un
angolo
della
sala
.
La
Regina
lo
ricevé
con
grandi
salamelecchi
e
gli
presentò
sua
figlia
,
che
era
più
risplendente
del
sole
,
e
più
brutta
del
solito
,
a
cagione
dei
tanti
fronzoli
che
aveva
addosso
.
Il
Re
si
voltò
da
un
'
altra
parte
per
non
vederla
:
e
la
Regina
intestata
a
credere
che
gli
piacesse
troppo
e
che
non
volesse
impegnarsi
,
cercava
tutti
i
mezzi
per
mettergliela
dinanzi
agli
occhi
.
Egli
domandò
se
non
vi
fosse
anche
un
'
altra
Principessa
,
chiamata
Fiorina
.
"
Si
,
"
disse
Trotona
indicandola
col
dito
"
eccola
là
che
si
nasconde
,
perché
è
una
broccola
.
"
Fiorina
arrossì
e
diventò
bella
,
ma
tanto
bella
,
che
il
Re
Grazioso
ne
rimase
abbagliato
.
Si
alzò
subito
,
fece
un
grand
'
inchino
alla
Principessa
,
e
le
disse
:
"
La
vostra
bellezza
è
tale
,
che
non
ha
bisogno
di
fronzoli
e
di
altri
ornamenti
.
"
"
Signore
"
,
ella
rispose
,
"
vi
giuro
che
non
è
mia
abitudine
di
portare
dei
vestiti
sconvenienti
,
come
questo
:
e
mi
avreste
fatto
un
gran
regalo
a
non
voltarvi
verso
di
me
.
"
"
Impossibile
"
,
esclamò
Grazioso
,
"
che
una
Principessa
così
meravigliosa
,
trovandosi
presente
in
qualche
luogo
,
si
possano
avere
degli
occhi
per
le
altre
,
e
non
per
lei
!
"
"
Ah
!
"
,
disse
la
Regina
stizzita
,
"
spendo
proprio
bene
il
mio
tempo
a
stare
a
sentire
i
vostri
discorsi
.
Credetelo
a
me
,
signore
:
Fiorina
è
già
abbastanza
civetta
e
non
ha
bisogno
di
essere
stuzzicata
con
tante
galanterie
.
"
Il
Re
Grazioso
capì
per
aria
le
ragioni
che
facevano
parlare
così
la
Regina
;
ma
non
essendo
uomo
da
peritarsi
o
da
pigliar
soggezione
,
lasciò
libero
sfogo
alla
sua
ammirazione
per
Fiorina
,
e
ci
parlò
insieme
per
tre
ore
di
seguito
.
La
Regina
che
aveva
un
diavolo
per
capello
e
Trotona
che
non
sapeva
darsi
pace
di
vedersi
preferita
la
Principessa
,
andarono
tutte
e
due
a
lamentarsi
risentitamente
dal
Re
e
lo
costrinsero
a
consentire
che
Fiorina
venisse
rinchiusa
in
una
torre
per
tutto
il
tempo
che
il
Re
Grazioso
fosse
rimasto
alla
Corte
,
perché
così
non
avessero
modo
di
vedersi
fra
loro
.
Detto
fatto
,
appena
Fiorina
fu
tornata
nella
sua
stanza
,
quattro
uomini
mascherati
la
portarono
in
cima
alla
torre
e
ce
la
lasciarono
nella
più
grande
costernazione
,
perché
ella
capiva
benissimo
che
con
questo
tiro
si
voleva
toglierle
l
'
occasione
di
piacere
al
Re
,
il
quale
piaceva
già
tanto
a
lei
,
che
avrebbe
desiderato
averlo
per
suo
sposo
.
Il
Re
Grazioso
,
che
non
sapeva
nulla
della
violenza
usata
alla
Principessa
,
aspettava
smaniando
l
'
ora
di
poterla
rivedere
.
Parlò
di
lei
alle
persone
che
il
Re
gli
aveva
messo
dintorno
per
dargli
un
corteggio
d
'
onore
;
ma
queste
,
per
ordine
della
Regina
,
gliene
dissero
tutto
il
male
possibile
:
che
era
una
fraschetta
,
una
capricciosa
,
d
'
indole
cattiva
,
il
supplizio
dei
conoscenti
e
dei
servitori
,
che
non
si
poteva
essere
più
sudici
di
lei
e
che
spingeva
la
spilorceria
fino
al
segno
di
vestirsi
peggio
d
'
una
pecoraia
,
piuttosto
che
comprarsi
delle
belle
stoffe
,
coi
denari
che
le
passava
suo
padre
.
A
sentire
tutte
queste
storie
,
Grazioso
si
rodeva
dentro
di
sé
,
e
aveva
certi
scatti
di
collera
,
che
durava
fatica
a
frenarli
.
"
No
"
,
diceva
esso
fra
sé
e
sé
,
"
non
è
possibile
che
il
cielo
abbia
messo
un
'
anima
così
volgare
in
quell
'
opera
così
bella
della
natura
.
Sia
pure
che
quando
la
vidi
,
non
fosse
vestita
con
molta
decenza
,
ma
il
rossore
che
n
'
ebbe
,
prova
abbastanza
che
quella
non
è
la
sua
abitudine
.
Come
può
essere
cattiva
,
con
quell
'
aria
di
modestia
e
di
dolcezza
che
innamora
?
non
mi
va
giù
:
e
credo
invece
che
la
Regina
ne
dica
tanto
male
apposta
.
Le
matrigne
ci
sono
per
qualche
cosa
in
questo
mondo
:
e
quanto
alla
Principessa
Trotona
,
è
una
così
brutta
versiera
,
che
non
mi
farebbe
punto
specie
se
invidiasse
a
morte
la
più
perfetta
fra
tutte
le
creature
.
"
Mentre
egli
fantasticava
così
,
i
cortigiani
che
gli
stavano
dintorno
capirono
dalla
sua
cera
,
che
a
dirgli
male
di
Fiorina
,
non
gli
avevano
fatto
un
gran
piacere
.
Ce
ne
fu
uno
più
svelto
degli
altri
,
il
quale
mutando
linguaggio
e
registro
,
per
arrivare
a
conoscere
i
sentimenti
del
Re
si
fece
a
dire
le
più
belle
cose
sul
conto
della
Principessa
.
A
quelle
parole
,
egli
si
svegliò
come
da
un
sonno
profondo
,
prese
parte
alla
conversazione
e
la
gioia
brillò
sul
suo
viso
.
Amore
,
Amore
,
...
quant
'
è
difficile
a
saperti
nascondere
!
Tu
fai
capolino
dappertutto
:
sulle
labbra
di
un
amante
,
ne
'
suoi
occhi
,
nel
suono
della
sua
voce
:
quando
si
ama
davvero
,
il
silenzio
e
la
conversazione
,
la
gioia
e
la
tristezza
,
tutto
palesa
quello
che
si
sente
dentro
.
La
Regina
impaziente
di
sapere
se
il
Re
Grazioso
fosse
rimasto
fortemente
preso
di
Fiorina
,
mandò
a
chiamare
coloro
che
egli
aveva
ammessi
alla
sua
confidenza
e
passò
il
resto
della
notte
a
interrogarli
.
Tutte
le
cose
che
essi
le
raccontavano
valevano
a
confermarla
sempre
più
nell
'
idea
che
il
Re
amasse
Fiorina
.
Ma
che
cosa
vi
dirò
io
dell
'
abbattimento
di
spirito
della
povera
Principessa
?
Ella
stava
distesa
per
terra
nella
parte
più
alta
di
quell
'
orribile
torre
,
dove
era
stata
portata
quasi
di
peso
dagli
uomini
mascherati
.
"
Sarei
meno
da
compiangere
"
,
diceva
essa
,
"
se
mi
avessero
rinchiusa
qui
,
prima
di
conoscere
quel
simpatico
Re
.
La
memoria
che
serbo
di
lui
non
può
servire
che
a
far
crescere
i
miei
tormenti
.
Si
vede
bene
che
la
Regina
mi
tratta
in
questo
modo
per
impedirmi
di
poterlo
vedere
.
Povera
me
!
quanto
mi
dovrà
costar
cara
questa
po
'
di
bellezza
che
il
cielo
mi
ha
dato
!
"
E
dopo
piangeva
,
e
piangeva
tanto
dirottamente
,
che
la
sua
stessa
nemica
ne
avrebbe
avuto
pietà
,
se
avesse
veduto
il
suo
dolore
.
E
così
passò
la
nottata
.
La
Regina
,
che
voleva
amicarsi
il
Re
a
furia
di
moine
e
di
segni
particolari
di
riguardo
e
d
'
attenzione
,
gli
mandò
degli
abiti
splendidissimi
,
d
'
una
magnificenza
senza
pari
e
tagliati
sulla
moda
del
paese
:
e
più
,
le
insegne
dei
cavalieri
dell
'
Amore
,
ordine
cavalleresco
istituito
dal
Re
,
per
voler
di
lei
,
il
giorno
stesso
del
loro
matrimonio
.
Era
un
cuore
d
'
oro
,
smaltato
color
di
fiamma
,
contornato
da
parecchie
frecce
e
trapassato
da
una
di
queste
,
col
motto
:
"
una
sola
mi
ferisce
"
.
La
Regina
aveva
fatto
tagliare
per
il
Re
Grazioso
un
rubino
grosso
come
un
uovo
di
struzzo
:
ogni
freccia
era
di
un
solo
diamante
,
lungo
quanto
un
dito
,
e
la
catena
alla
quale
era
appeso
il
cuore
,
tutta
fatta
di
perle
,
delle
quali
la
più
piccola
pesava
un
mezzo
chilogrammo
:
insomma
,
dacché
mondo
è
mondo
,
non
s
'
era
mai
veduto
nulla
d
'
eguale
.
A
quella
vista
il
Re
rimase
così
stupito
,
che
per
qualche
minuto
non
seppe
trovare
il
verso
di
dire
una
parola
.
Nel
tempo
medesimo
gli
fu
presentato
un
libro
,
di
cui
i
fogli
erano
in
carta
velina
,
con
miniature
meravigliose
e
la
copertina
tutta
d
'
oro
e
carica
di
gemme
,
e
dove
erano
scritti
con
un
linguaggio
molto
appassionato
e
galante
gli
statuti
dell
'
Ordine
de
'
Cavalieri
d
'
Amore
.
Dissero
al
Re
che
la
Principessa
,
da
lui
veduta
,
lo
pregava
a
voler
essere
suo
cavaliere
;
e
che
intanto
gli
mandava
questi
regali
.
A
queste
parole
,
egli
osò
lusingarsi
che
questa
Principessa
fosse
appunto
quella
amata
da
lui
.
"
Come
!
"
,
esclamò
egli
,
"
la
bella
Principessa
Fiorina
pensa
a
me
in
una
maniera
così
generosa
e
cortese
?
"
"
Signore
"
,
gli
dissero
,
"
voi
pigliate
sbaglio
sul
nome
;
noi
veniamo
qui
da
parte
dell
'
amabile
Trotona
.
"
"
È
la
Trotona
che
mi
vuole
per
suo
cavaliere
?
"
,
disse
il
Re
,
con
una
fisionomia
seria
e
ghiacciata
"
mi
dispiace
di
non
potere
accettare
tanto
onore
,
ma
un
sovrano
non
è
padrone
di
prendere
gl
'
impegni
che
vorrebbe
.
Io
conosco
i
doveri
d
'
un
cavaliere
,
e
vorrei
adempirli
tutti
:
preferisco
dunque
non
avere
la
grazia
,
che
ella
mi
offre
,
piuttosto
che
dovermene
rendere
indegno
.
"
E
rimesse
subito
nella
cestina
il
cuore
,
la
catena
e
il
libro
,
e
rimandò
ogni
cosa
alla
Regina
,
la
quale
ci
corse
poco
che
,
insieme
a
sua
figlia
,
non
affogasse
della
bile
per
il
modo
disprezzante
col
quale
il
Re
straniero
aveva
accolto
un
favore
così
singolare
.
Appena
Grazioso
ebbe
il
tempo
di
recarsi
dal
Re
e
dalla
Regina
,
entrò
nel
loro
appartamento
colla
speranza
di
trovarvi
Fiorina
.
La
cercò
cogli
occhi
dappertutto
:
e
quando
sentiva
qualcuno
entrare
nella
stanza
,
si
voltava
subito
a
guardare
;
si
vedeva
che
era
inquieto
,
e
di
cattivo
umore
.
La
maliziosa
Regina
aveva
indovinato
appuntino
quel
che
il
Principe
rimuginava
nel
cuore
,
ma
faceva
l
'
indifferente
come
non
ne
sapesse
nulla
.
Essa
gli
parlava
di
partite
di
piacere
;
ed
egli
rispondeva
a
rovescio
.
Alla
fine
Grazioso
domandò
dove
fosse
la
Principessa
Fiorina
.
"
Signore
"
,
gli
disse
fieramente
la
Regina
,
"
il
Re
suo
padre
le
ha
proibito
di
uscire
dalle
sue
stanze
,
fino
a
tanto
che
mia
figlia
non
abbia
preso
marito
.
"
"
E
qual
motivo
"
,
replicò
il
Re
,
"
vi
può
essere
,
per
tener
prigioniera
la
bella
Principessa
?
"
"
Non
lo
so
"
,
disse
la
Regina
,
"
e
quand
'
anche
lo
sapessi
non
mi
crederei
punto
obbligata
a
dirvelo
.
"
Al
Re
era
salita
la
bizza
fino
alla
punta
dei
capelli
.
Dava
delle
occhiatacce
,
di
traverso
,
a
Trotona
,
e
pensava
fra
sé
che
era
per
colpa
di
quel
mostriciattolo
,
se
gli
era
stato
tolto
il
piacere
di
veder
la
Principessa
.
Si
congedò
in
quattro
e
quattr
'
otto
dalla
Regina
,
perché
la
sua
presenza
gli
faceva
male
al
cuore
.
Quando
fu
tornato
nella
sua
camera
,
disse
a
un
giovane
Principe
che
lo
aveva
accompagnato
e
al
quale
voleva
un
gran
bene
,
di
spendere
tutto
quello
che
ci
fosse
voluto
,
pur
di
tirargli
dalla
sua
qualche
cameriera
della
Principessa
,
e
aver
così
il
modo
di
parlarle
un
solo
momento
.
Questo
Principe
trovò
senza
fatica
alcune
dame
di
Corte
che
s
'
intesero
con
lui
:
e
fra
le
tante
,
ce
ne
fu
una
che
gli
dètte
per
sicuro
che
quella
sera
stessa
Fiorina
sarebbe
stata
a
una
finestrina
bassa
,
che
dava
sul
giardino
;
e
che
di
lì
il
Principe
avrebbe
potuto
parlarle
:
s
'
intende
bene
,
adoperando
tutte
le
cautele
da
non
essere
scoperto
,
perché
,
diceva
essa
,
il
Re
e
la
Regina
sono
tanto
severi
,
che
se
scoprissero
che
io
ho
tenuto
di
mano
agli
amori
del
Principe
Grazioso
,
per
me
sarebbe
morte
sicura
.
Il
Principe
,
contento
da
non
potersi
dire
di
aver
menata
la
cosa
fino
a
quel
punto
,
le
promise
tutto
quello
che
volle
,
e
corse
a
fare
la
sua
parte
col
Re
,
avvertendolo
dell
'
ora
fissata
per
il
ritrovo
.
Ma
la
confidente
,
che
era
di
malafede
,
andò
subito
a
risoffiare
ogni
cosa
alla
Regina
,
e
si
messe
ai
suoi
ordini
.
Il
primo
pensiero
della
Regina
fu
quello
di
mandare
la
propria
figlia
alla
piccola
finestra
;
e
la
imbeccò
così
bene
,
che
Trotona
,
sebbene
fosse
una
grande
stupida
,
non
dimenticò
un
etto
di
quello
che
doveva
dire
e
fare
.
La
notte
era
così
buia
,
che
sarebbe
stato
impossibile
al
Re
di
accorgersi
della
trappoleria
,
quand
'
anche
non
avesse
avuto
ragione
di
credersi
sicuro
del
fatto
suo
:
di
modo
che
si
avvicinò
alla
finestra
con
un
trasporto
di
gioia
incredibile
.
E
lì
disse
a
Trotona
tutte
quelle
cose
che
avrebbe
dette
a
Fiorina
,
per
assicurarla
del
suo
grand
'
amore
.
Trotona
,
profittando
dell
'
equivoco
,
gli
rispose
che
era
la
creatura
più
infelice
di
questo
mondo
,
a
motivo
di
una
matrigna
così
spietata
e
che
avrebbe
dovuto
passarne
ancora
chi
sa
quante
,
prima
che
la
figlia
di
lei
non
si
fosse
maritata
.
Il
Re
disse
e
giurò
che
se
ella
lo
avesse
voluto
per
suo
sposo
,
sarebbe
stato
più
che
felice
di
metterla
a
parte
della
sua
corona
e
del
suo
cuore
.
E
nel
dir
questo
,
si
cavò
un
anello
di
dito
e
infilandolo
nel
dito
a
Trotona
aggiunse
che
quello
era
un
pegno
eterno
della
sua
fede
,
e
che
stava
a
lei
fissare
l
'
ora
della
partenza
.
Trotona
rispose
,
come
meglio
poté
,
a
tutte
queste
calorose
premure
.
Egli
s
'
era
accorto
benissimo
che
nelle
risposte
di
lei
non
c
'
era
un
chicco
di
buon
senso
:
la
quale
cosa
gli
avrebbe
fatto
dispiacere
,
se
già
non
fosse
stato
persuaso
che
la
paura
dell
'
apparizione
improvvisa
della
Regina
doveva
essere
la
cagione
di
quei
discorsi
sconclusionati
.
Egli
la
lasciò
,
a
patto
che
sarebbe
tornata
il
giorno
dopo
:
ed
ella
promise
con
tutto
il
cuore
.
La
Regina
,
saputo
il
buon
esito
del
primo
colloquio
,
cominciò
a
sperar
bene
.
Di
fatto
,
fissato
il
giorno
della
partenza
,
il
Re
la
venne
a
prendere
in
un
cocchio
volante
,
tirato
da
ranocchi
alati
,
regalo
fattogli
da
un
Mago
amico
suo
.
La
notte
era
buia
di
molto
.
Trotona
uscì
misteriosamente
da
una
piccola
porta
,
e
il
Re
,
che
la
stava
attendendo
,
la
prese
fra
le
sue
braccia
e
le
giurò
cento
e
cento
volte
fedeltà
eterna
!
Ma
siccome
non
si
sentiva
in
vena
di
seguitare
a
volare
per
lungo
tempo
nel
suo
cocchio
volante
,
senza
sposare
la
Principessa
,
che
amava
tanto
,
così
le
chiese
dove
voleva
che
si
facessero
le
nozze
:
ella
rispose
che
aveva
per
comare
una
fata
chiamata
Sussio
,
molto
conosciuta
,
ed
era
suo
avviso
di
andare
al
castello
di
lei
.
Il
Re
non
sapeva
la
strada
,
ma
bastò
che
dicesse
ai
suoi
grossi
ranocchi
:
conducetemi
là
.
Essi
sapevano
la
carta
geografica
dell
'
Universo
,
e
in
pochi
minuti
portarono
lui
e
la
Trotona
dalla
fata
Sussio
.
Il
castello
era
così
bene
illuminato
,
che
il
Re
,
arrivandovi
,
si
sarebbe
subito
avvisto
del
suo
errore
,
se
la
Principessa
non
avesse
avuto
la
malizia
di
coprirsi
tutta
col
velo
.
Chiese
della
comare
:
la
chiamò
a
quattr
'
occhi
,
e
le
raccontò
il
come
e
il
quando
avesse
ingannato
il
Principe
Grazioso
,
pregandola
a
fare
in
modo
di
rabbonirlo
.
"
Ah
!
figlia
mia
!
"
,
disse
la
fata
,
"
la
cosa
non
sarà
facile
:
egli
ama
troppo
Fiorina
,
e
son
sicura
che
ci
farà
disperare
,
e
dimolto
.
"
Intanto
il
Re
le
aspettava
in
una
sala
,
le
cui
pareti
erano
di
diamanti
,
così
nitide
e
così
trasparenti
,
da
lasciargli
vedere
,
a
traverso
di
essi
,
la
Sussio
e
Trotona
,
che
parlavano
fra
di
loro
.
Credé
di
sognare
.
"
Possibile
"
,
diceva
,
"
che
io
sia
stato
tradito
?
O
sono
i
diavoli
,
che
hanno
portata
qui
questa
nemica
della
nostra
gioia
?
Vien
'
ella
forse
per
avvelenare
il
nostro
matrimonio
?
E
la
mia
diletta
Fiorina
non
si
vede
venire
!
Chi
sa
che
il
padre
suo
non
l
'
abbia
inseguita
fin
qui
!
"
Molte
altre
cose
gli
passavano
per
la
testa
,
che
lo
mettevano
in
grande
agitazione
;
ma
il
peggio
fu
quando
le
due
donne
entrarono
nella
sala
,
e
che
Sussio
gli
disse
con
voce
di
comando
:
"
Re
Grazioso
,
ecco
qui
la
Principessa
Trotona
,
alla
quale
avete
dato
la
vostra
parola
,
essa
è
mia
figlioccia
,
e
desidero
che
la
sposiate
subito
"
.
"
Io
"
,
esclamò
il
Principe
,
"
io
sposare
quel
brutto
scarabocchio
?
Si
vede
proprio
che
mi
avete
preso
per
un
uomo
di
pasta
frolla
,
a
farmi
certi
discorsi
.
Sappiate
intanto
che
io
non
le
ho
fatta
nessuna
promessa
,
e
se
ella
dice
il
contrario
,
si
merita
il
titolo
...
"
"
Non
proseguite
"
,
disse
Sussio
,
"
e
badate
bene
di
non
mancarmi
di
rispetto
.
"
"
Sia
pure
"
,
replicò
il
Re
,
"
che
io
debba
rispettarvi
,
per
quanto
può
meritarlo
una
fata
:
ma
voglio
peraltro
che
mi
rendiate
la
mia
Principessa
.
"
"
E
non
son
io
la
tua
Principessa
,
spergiuro
?
"
,
disse
Trotona
,
mostrandogli
l
'
anello
,
"
A
chi
l
'
hai
tu
dato
quest
'
anello
in
pegno
di
fede
?
Con
chi
hai
parlato
alla
piccola
finestra
,
se
non
con
me
?
"
"
Come
mai
?
"
,
egli
rispose
,
"
dunque
sono
stato
tradito
...
ingannato
?
No
,
mille
volte
no
!
Non
voglio
essere
la
vittima
e
lo
zimbello
degli
altri
.
Su
,
su
,
ranocchi
!
miei
bravi
ranocchi
!
voglio
partir
subito
.
"
"
Non
è
una
cosa
che
possiate
farla
senza
il
permesso
mio
"
,
disse
Sussio
.
Ella
lo
toccò
,
e
i
suoi
piedi
si
attaccarono
all
'
impiantito
,
come
se
ci
fossero
rimasti
inchiodati
.
"
Quand
'
anco
mi
lapidaste
"
,
le
disse
il
Re
,
"
quand
'
anche
mi
scorticaste
vivo
,
non
sarò
mai
d
'
altri
che
di
Fiorina
;
la
mia
risoluzione
è
presa
,
e
fate
pure
di
me
quello
che
più
vi
piace
.
"
Sussio
messe
in
opera
tutto
,
dolcezze
,
maniere
,
promesse
,
preghiere
;
Trotona
pianse
,
strillò
,
singhiozzò
,
andò
in
convulsioni
,
e
si
calmò
.
Il
Re
non
aprì
più
bocca
,
e
guardandole
tutte
e
due
con
grandissimo
disprezzo
,
non
rispose
sillaba
alle
loro
cicalate
.
E
così
passarono
venti
giorni
e
venti
notti
,
senza
che
le
due
donne
si
chetassero
un
minuto
,
e
senza
che
sentissero
il
bisogno
di
mangiare
,
di
dormire
e
di
mettersi
a
sedere
.
Alla
fine
Sussio
,
stanca
morta
da
non
poterne
più
,
disse
al
Re
:
"
Ebbene
,
voi
siete
un
ostinataccio
,
né
c
'
è
verso
di
farvi
intendere
la
ragione
:
scegliete
dunque
:
o
sett
'
anni
di
penitenza
,
per
aver
dato
la
vostra
parola
senza
mantenerla
,
o
sposare
la
mia
figlioccia
"
.
Il
Re
,
che
fin
allora
aveva
serbato
un
profondo
silenzio
,
gridò
subito
:
"
Fate
di
me
tutto
quel
che
volete
,
purché
io
sia
liberato
da
questa
sguaiata
"
.
"
Sguaiato
voi
"
,
replicò
Trotona
inviperita
.
"
Ci
vuol
davvero
una
bella
faccia
fresca
,
come
la
vostra
,
sovranuccio
da
un
soldo
la
serqua
,
a
venire
con
un
equipaggio
da
ranocchiai
fino
nel
mio
paese
,
per
dirmi
delle
insolenze
e
per
mancarmi
di
parola
.
Se
aveste
un
brindello
d
'
onore
,
terreste
forse
questo
contegno
?
"
"
I
vostri
rimproveri
mi
straziano
l
'
anima
"
disse
il
Re
,
in
atto
di
canzonatura
.
"
Capisco
anch
'
io
che
ho
un
gran
torto
a
non
sposare
questa
bella
fanciulla
!
"
"
No
,
no
,
non
la
sposerai
mai
"
,
gridò
Sussio
tutta
stizzita
.
"
A
te
non
rimane
altre
che
volare
da
questa
finestra
,
perché
per
sett
'
anni
interi
tu
sarai
l
'
uccello
turchino
.
"
A
queste
parole
il
Re
cominciò
a
cambiare
d
'
aspetto
;
le
braccia
si
vestono
di
penne
e
formano
le
due
ali
:
le
gambe
e
i
piedi
diventano
neri
e
sottili
;
gli
crescono
delle
unghie
appuntate
;
il
corpo
si
assottiglia
e
si
cuopre
tutto
di
lunghe
piume
finissime
e
macchiate
di
turchino
;
gli
occhi
si
fanno
tondi
e
brillano
come
due
soli
;
il
naso
ha
preso
il
garbo
di
un
becco
d
'
avorio
;
sul
suo
capo
spunta
un
ciuffetto
bianco
,
in
forma
di
diadema
;
canta
da
innamorare
e
parla
nello
stesso
modo
.
Ridotto
in
quello
stato
,
manda
un
grido
di
dolore
nel
vedersi
così
trasfigurato
e
,
pigliando
il
volo
a
ali
spiegate
,
fugge
dal
funesto
palazzo
di
Sussio
.
Pieno
l
'
anima
di
tristezza
infinita
,
va
svolazzando
di
ramo
in
ramo
,
scegliendo
a
preferenza
gli
alberi
consacrati
all
'
amore
o
alla
malinconia
;
e
ora
si
posa
sui
mirti
,
ora
sui
cipressi
:
e
canta
delle
arie
pietose
,
colle
quali
piange
sulla
sua
trista
sorte
e
su
quella
di
Fiorina
.
"
Dove
l
'
avranno
nascosta
i
suoi
nemici
?
"
,
egli
diceva
,
"
che
sarà
mai
accaduto
di
quella
bella
infelice
?
Il
cuore
spietato
della
Regina
l
'
avrà
lasciata
ancora
in
vita
?
Dove
potrò
cercarla
?
E
sarò
dunque
condannato
a
passare
sette
anni
senza
di
lei
?
Forse
in
questo
tempo
le
daranno
uno
sposo
,
e
io
perderò
per
sempre
l
'
unica
speranza
che
mi
faccia
cara
la
vita
.
"
Questi
pensieri
accuoravano
così
forte
l
'
uccello
turchino
,
che
gli
venne
voglia
di
lasciarsi
morire
.
Intanto
la
Sussio
aveva
rimandato
Trotona
dalla
Regina
madre
,
la
quale
stava
in
gran
pensiero
sul
come
fosse
andato
a
finire
lo
sposalizio
.
Ma
quando
vide
la
figlia
,
e
che
riseppe
da
lei
tutto
l
'
accaduto
,
prese
una
furia
spaventosa
,
la
quale
di
contraccolpo
andò
a
ricascare
sulla
povera
Fiorina
.
"
Voglio
"
,
ella
disse
,
"
che
abbia
da
pentirsi
più
di
una
volta
di
aver
saputo
innamorare
il
Re
Grazioso
.
"
Ella
salì
nella
torre
insieme
con
Trotona
,
la
quale
era
vestita
de
'
suoi
abiti
più
sfarzosi
:
e
portava
in
capo
una
corona
di
brillanti
e
le
reggevano
lo
strascico
del
manto
reale
tre
figli
de
'
più
ricchi
baroni
dello
Stato
.
Nel
dito
grosso
aveva
l
'
anello
del
Re
Grazioso
,
quello
stesso
che
aveva
dato
nell
'
occhio
a
Fiorina
,
il
giorno
che
parlarono
insieme
.
Ella
rimase
sbalordita
e
non
sapeva
cosa
pensare
,
nel
vedere
Trotona
in
tutta
quella
gala
.
"
Ecco
mia
figlia
"
,
disse
la
Regina
,
"
che
è
venuta
a
portarvi
i
regali
delle
sue
nozze
;
essa
è
stata
sposa
del
Re
Grazioso
,
il
quale
ne
è
innamorato
morto
:
non
c
'
è
da
figurarsi
una
coppia
più
felice
di
loro
!..."
E
nel
dir
così
,
furono
spiegate
davanti
alla
Principessa
le
stoffe
d
'
oro
e
d
'
argento
,
le
trine
,
i
nastri
,
le
pietre
preziose
che
stavano
in
una
gran
cesta
di
filigrana
d
'
oro
.
Nel
presentarla
di
tutte
queste
cose
,
Trotona
s
'
ingegnò
di
metterle
sott
'
occhio
l
'
anello
del
Re
;
per
cui
la
Principessa
Fiorina
non
poteva
ormai
più
dubitare
della
sua
disgrazia
.
Ella
gridò
con
l
'
accento
della
disperazione
che
le
togliessero
davanti
agli
occhi
tutti
quei
regali
tanto
funesti
;
che
non
voleva
più
vestire
,
altro
che
di
nero
;
o
piuttosto
morire
subito
.
E
cadde
svenuta
.
La
crudele
Regina
,
contentissima
del
tiro
fatto
,
non
volle
che
le
fosse
prestato
alcun
soccorso
;
la
lasciò
sola
in
quello
stato
compassionevole
,
e
corse
malignamente
a
raccontare
al
Re
che
sua
figlia
era
talmente
invasata
dall
'
amore
,
fino
al
segno
di
commettere
delle
stravaganze
senz
'
esempio
:
e
che
bisognava
stare
attenti
,
perché
non
potesse
fuggire
dalla
torre
.
Il
Re
rispose
che
era
padrona
di
regolare
questa
faccenda
a
modo
suo
,
e
che
,
quanto
a
lui
,
non
avrebbe
avuto
nulla
da
ridire
in
contrario
.
Quando
la
Principessa
si
fu
riavuta
dallo
svenimento
e
poté
ripensare
al
contegno
,
che
tenevano
con
lei
,
ai
mali
trattamenti
che
riceveva
dall
'
indegna
matrigna
e
alla
speranza
perduta
per
sempre
di
sposare
il
Re
Grazioso
,
il
suo
dolore
si
fece
così
acuto
,
che
pianse
tutta
la
notte
:
e
affacciatasi
alla
finestra
,
si
sfogò
in
lamenti
che
straziavano
il
cuore
.
Quando
vide
albeggiare
,
richiuse
la
finestra
e
seguitò
a
piangere
.
La
notte
di
poi
aprì
la
finestra
,
e
sospirando
e
singhiozzando
versò
un
fiume
di
lagrime
;
ma
appena
fatto
giorno
tornò
a
nascondersi
nella
sua
stanza
.
Intanto
il
Re
Grazioso
,
o
per
meglio
dire
,
il
bell
'
uccello
turchino
,
non
finiva
mai
di
svolazzare
intorno
al
palazzo
:
egli
pensava
che
la
sua
cara
Principessa
vi
era
rinchiusa
:
e
se
i
lamenti
di
lei
erano
strazianti
,
i
suoi
non
lo
erano
di
meno
.
Egli
si
avvicinava
alle
finestre
più
che
poteva
,
per
metter
gli
occhi
dentro
alle
stanze
:
ma
la
paura
che
Trotona
non
lo
scorgesse
e
non
le
nascesse
il
sospetto
che
fosse
lui
,
lo
teneva
indietro
dal
fare
quanto
avrebbe
voluto
.
"
Ci
va
della
mia
vita
"
,
diceva
egli
fra
sé
,
"
e
se
quelle
due
versiere
mi
scuoprissero
,
sarebbero
capaci
di
qualunque
vendetta
;
e
così
bisognerebbe
o
che
io
mi
allontanassi
di
qui
o
che
mettessi
a
repentaglio
i
miei
giorni
.
"
Questi
ragionamenti
lo
persuasero
a
pigliare
tutte
le
precauzioni
immaginabili
,
e
,
per
il
solito
,
cantava
soltanto
di
notte
.
Rimpetto
alla
finestra
,
dove
stava
Fiorina
,
c
'
era
un
cipresso
di
una
grandezza
maravigliosa
:
l
'
uccello
turchino
venne
a
posarvisi
sopra
.
Appena
si
fu
posato
,
sentì
una
voce
che
si
lamentava
in
questo
modo
:
"
Dovrò
ancora
soffrire
per
molto
tempo
?
e
la
morte
non
verrà
a
liberarmi
da
queste
pene
?
Quelli
che
hanno
paura
della
morte
,
se
la
vedono
arrivare
anche
troppo
presto
:
io
la
desidero
,
e
la
crudele
mi
sfugge
.
Ah
!
Regina
senza
cuore
!
che
t
'
ho
io
fatto
per
tenermi
così
iniquamente
imprigionata
?
Non
puoi
inventare
altri
modi
per
martoriarmi
?
Oramai
non
ti
manca
altro
che
farmi
vedere
coi
propri
miei
occhi
,
la
felicità
che
gode
la
sua
indegna
figlia
col
Re
Grazioso
"
.
L
'
uccello
turchino
non
aveva
perso
una
sillaba
di
questo
lamento
:
ne
rimase
stupito
,
e
aspettò
con
una
smania
indicibile
che
il
sole
si
levasse
,
per
vedere
la
donna
che
si
disperava
tanto
.
Ma
quando
il
sole
si
levò
,
ella
aveva
già
richiusa
la
finestra
,
e
s
'
era
ritirata
.
L
'
uccello
,
curioso
,
fu
puntuale
a
tornare
la
sera
dopo
.
Era
chiaro
di
luna
.
E
vide
una
fanciulla
alla
finestra
della
torre
,
che
ricominciava
la
storia
de
'
suoi
affanni
.
"
Oh
,
sorte
,
sorte
!
"
,
diceva
essa
,
"
tu
che
mi
cullasti
nella
speranza
d
'
un
trono
:
tu
che
mi
avevi
reso
l
'
amore
del
padre
mio
,
che
t
'
ho
mai
fatto
,
per
dovermi
sommergere
in
quest
'
oceano
di
grandi
amarezze
?
È
proprio
scritto
che
si
debba
cominciare
fin
da
un
'
età
così
giovane
,
come
la
mia
,
a
provare
la
tua
incostanza
?
Ritorna
,
o
barbara
,
ritorna
da
me
:
io
non
ti
domando
che
una
grazia
sola
;
poni
fine
al
mio
spietato
destino
.
"
L
'
uccello
turchino
stava
tutto
in
orecchi
,
e
più
ascoltava
,
più
si
persuadeva
che
la
donna
che
lamentavasi
a
quel
modo
,
doveva
essere
la
sua
graziosa
Principessa
.
E
le
disse
:
"
Adorata
Fiorina
,
maraviglia
de
'
nostri
giorni
,
perché
volete
por
fine
così
repentinamente
ai
vostri
?
C
'
è
sempre
speranza
di
trovare
un
rimedio
alle
vostre
afflizioni
"
.
"
Come
?
...
chi
è
che
mi
volge
queste
parole
di
consolazione
?
"
diss
'
ella
.
"
Un
Re
infelice
"
,
rispose
l
'
uccello
,
"
il
quale
vi
ama
e
non
amerà
che
voi
sola
.
"
"
Un
Re
che
mi
ama
?
"
,
ella
soggiunse
,
"
non
sarebbe
per
caso
un
laccio
teso
da
'
miei
nemici
?
Ma
,
in
fin
dei
conti
,
che
cosa
ci
guadagnerebbe
la
Regina
?
Se
ella
vuol
conoscere
i
miei
sentimenti
,
son
pronta
a
dirglieli
colla
mia
stessa
bocca
.
"
"
No
,
Principessa
mia
"
,
rispose
l
'
uccello
,
"
l
'
amante
che
vi
parla
non
è
capace
di
un
tradimento
.
"
Nel
dir
queste
parole
,
andò
a
posarsi
sulla
finestra
.
Fiorina
dapprincipio
ebbe
una
gran
paura
di
un
uccello
così
singolare
,
che
parlava
con
tant
'
anima
,
come
se
fosse
un
uomo
,
sebbene
avesse
una
vocina
compagna
a
quella
dell
'
usignolo
;
ma
la
bellezza
delle
sue
penne
,
e
più
che
altro
le
cose
gentili
che
le
disse
,
la
rassicurarono
.
"
M
'
è
egli
dunque
concesso
di
potervi
rivedere
,
Principessa
mia
?
"
,
esclamò
.
"
Posso
io
bearmi
in
tanta
contentezza
,
senza
morire
di
gioia
?
Ma
,
ohimè
!
quanto
questa
gioia
è
avvelenata
dal
vedervi
costì
in
prigione
,
e
dallo
stato
,
nel
quale
l
'
iniqua
Sussio
mi
ha
trasfigurito
per
sette
anni
!
"
"
E
voi
chi
siete
,
grazioso
uccello
?
"
,
disse
la
Principessa
,
facendogli
delle
carezze
.
"
Voi
avete
pronunziato
il
mio
nome
"
,
soggiunse
il
Re
,
"
e
fate
finta
di
non
riconoscermi
?
"
"
Come
!
"
,
disse
la
Principessa
.
"
Possibile
,
che
il
più
gran
Re
del
mondo
!
...
possibile
che
il
Re
Grazioso
si
sia
cambiato
in
quest
'
uccellino
?
"
"
Ohimè
!
Pur
troppo
è
così
,
mia
bella
Fiorina
"
,
egli
riprese
a
dire
,
"
e
l
'
unica
cosa
che
in
tanta
disgrazia
mi
sia
di
sollievo
,
gli
è
di
sapere
che
ho
preferito
questo
martirio
a
quello
di
dover
rinunziare
alla
gran
passione
che
ho
per
voi
.
"
"
Per
me
?
"
,
disse
Fiorina
.
"
Ah
!
per
carità
,
non
cercate
di
ingannarmi
.
Lo
so
,
lo
so
,
che
avete
sposato
Trotona
:
ho
riconosciuto
il
vostro
anello
nel
suo
dito
:
l
'
ho
veduta
tutta
fiammante
dei
vostri
brillanti
.
Essa
è
venuta
a
insultarmi
qui
,
in
questa
orribile
prigione
,
carica
del
peso
di
una
corona
e
di
un
manto
reale
,
avuto
in
dono
da
voi
,
mentre
io
ero
carica
di
catene
e
di
ferri
!..."
"
E
voi
vedeste
Trotona
in
questo
abbigliamento
?
"
,
interruppe
il
Re
,
"
ed
essa
e
sua
madre
ebbero
tanta
sfacciataggine
da
dirvi
che
tutti
quei
gioielli
erano
un
regalo
mio
?
Oh
cielo
!
si
può
essere
più
sfacciatamente
bugiardi
di
così
?
E
non
potermi
vendicare
come
vorrei
!
...
Sappiate
dunque
che
tentarono
di
mettermi
in
mezzo
:
che
,
valendosi
del
vostro
nome
,
mi
fecero
rapire
quella
brutta
megera
di
Trotona
;
ma
,
appena
avvistomi
dello
sbaglio
,
l
'
ho
piantata
lì
,
e
ho
preferito
piuttosto
diventare
per
sette
anni
l
'
uccello
turchino
,
che
mancare
alla
fede
che
vi
ho
giurata
.
"
Fiorina
provava
un
piacere
così
grande
,
udendo
parlare
in
questo
modo
il
suo
caro
amante
,
che
non
sentiva
più
i
tormenti
della
sua
prigionia
.
Che
cosa
mai
non
gli
seppe
dire
per
consolarlo
del
suo
tristo
caso
e
per
accertarlo
che
ella
avrebbe
fatto
per
lui
,
ciò
che
esso
aveva
fatto
per
lei
?
Il
giorno
cominciava
a
farsi
chiaro
.
Molti
ufficiali
della
corte
erano
già
alzati
:
e
l
'
uccello
turchino
e
la
Principessa
parlavano
ancora
fitto
fitto
fra
loro
.
Alla
fine
si
separarono
con
gran
dispiacere
,
dopo
essersi
scambiata
la
promessa
che
tutte
le
notti
si
sarebbero
riveduti
.
La
gioia
di
ritrovarsi
insieme
fu
tanto
grande
,
da
non
potersi
ridire
.
Ciascuno
,
per
la
sua
parte
,
ringraziava
l
'
amore
e
la
fortuna
.
Intanto
Fiorina
stava
in
pensiero
per
l
'
uccello
turchino
.
"
Chi
me
lo
assicura
dai
cacciatori
,
o
dalle
grinfie
di
qualche
aquila
o
di
qualche
avvoltoio
affamato
,
capace
di
mangiarselo
con
tanto
gusto
,
come
se
non
fosse
un
gran
Re
?
Oh
Dio
!
che
sarebbe
di
me
,
meschina
,
se
le
sue
penne
fini
e
leggiere
,
portate
dal
vento
,
giungessero
fino
nel
mio
carcere
per
annunziarmi
la
sciagura
,
che
io
temo
sempre
?
"
Questo
tristo
pensiero
fece
sì
che
la
Principessa
non
poté
chiudere
un
occhio
;
perché
,
quando
si
ama
davvero
,
le
paure
pigliano
l
'
aspetto
di
verità
,
e
quel
che
prima
pareva
impossibile
diventa
possibilissimo
;
e
fu
così
,
che
ella
passò
tutta
la
giornata
a
piangere
,
finché
non
venne
l
'
ora
fissata
per
andare
a
mettersi
alla
finestra
.
Il
grazioso
uccello
,
nascosto
dentro
lo
spacco
d
'
un
albero
,
in
tutto
il
giorno
non
aveva
fatto
altro
che
pensare
alla
sua
bella
Principessa
.
"
Quanto
sono
contento
"
,
diceva
egli
,
"
di
averla
ritrovata
:
e
com
'
è
premurosa
per
me
!
Le
gentilezze
che
mi
usa
,
le
sento
tutte
qui
nel
cuore
!
"
L
'
appassionato
amante
contava
fino
al
minuto
secondo
il
tempo
della
sua
penitenza
,
che
gli
impediva
di
sposarla
;
e
si
struggeva
più
che
mai
dal
desiderio
di
veder
finita
la
sua
condanna
.
E
perché
voleva
usare
a
Fiorina
tutte
quelle
galanterie
,
che
aveva
in
poter
suo
di
fare
,
volò
fino
alla
capitale
del
suo
regno
,
andò
nel
suo
palazzo
,
entrò
nel
suo
gabinetto
dal
buco
d
'
un
vetro
rotto
:
prese
un
paio
d
'
orecchini
di
diamanti
,
così
belli
e
così
perfetti
,
da
non
trovarli
eguali
,
e
li
portò
la
sera
a
Fiorina
,
pregandola
di
volerseli
mettere
.
"
Me
li
metterei
"
,
diss
'
ella
,
"
se
voi
mi
vedeste
di
giorno
;
ma
siccome
non
vi
parlo
che
di
notte
,
così
non
me
li
metterò
.
"
L
'
uccello
le
promise
di
fare
in
modo
di
venire
alla
Torre
nell
'
ora
che
ella
avesse
voluto
:
allora
s
'
infilò
gli
orecchini
,
e
passarono
tutta
la
notte
in
colloqui
fra
loro
,
come
avevano
fatto
la
sera
avanti
.
Il
giorno
dopo
l
'
uccello
tornò
nel
suo
regno
:
andò
al
palazzo
,
entrò
nel
suo
gabinetto
per
il
solito
vetro
rotto
,
e
portò
via
con
sé
i
più
splendidi
braccialetti
che
si
fossero
mai
visti
:
erano
formati
di
uno
smeraldo
tutto
di
un
pezzo
,
sfaccettato
e
bucato
nel
mezzo
per
potervi
passare
la
mano
e
il
braccio
.
"
Credete
forse
"
,
gli
disse
la
Principessa
,
"
che
il
mio
amore
per
voi
abbia
bisogno
di
essere
coltivato
a
furia
di
regali
?
Ah
!
si
vede
proprio
che
mi
conoscete
male
!
"
"
No
,
o
signora
"
,
replicò
egli
,
"
io
non
ho
mai
creduto
che
i
ninnoli
che
vi
offro
sieno
necessari
per
conservarmi
il
bene
che
mi
volete
;
ma
sarei
mortificato
,
se
trascurassi
la
più
piccola
occasione
per
mostrarvi
l
'
attenzione
che
ho
per
voi
:
e
poi
,
quando
non
mi
avete
dinanzi
agli
occhi
,
questi
piccoli
gioielli
saranno
buoni
a
richiamarmi
alla
vostra
memoria
.
"
Fiorina
,
dal
canto
suo
,
gli
disse
un
'
infinità
di
cose
gentili
,
alle
quali
egli
ne
rispose
mille
altre
,
più
gentili
che
mai
.
La
notte
seguente
l
'
uccello
turchino
si
fece
un
obbligo
di
portare
alla
sua
bella
un
orologio
,
d
'
una
giusta
grandezza
,
che
stava
dentro
a
una
perla
;
eppure
la
materia
era
vinta
dall
'
eccellenza
del
lavoro
.
"
È
inutile
"
,
diss
'
ella
con
grazia
squisita
,
"
di
venirmi
a
regalare
un
orologio
.
Quando
voi
siete
lontano
da
me
,
le
ore
mi
paiono
eterne
:
quando
siete
con
me
,
passano
come
un
sogno
.
Come
posso
fare
a
dar
loro
una
misura
giusta
?
"
"
Ohimè
,
Principessa
mia
"
,
esclamò
l
'
uccello
turchino
,
"
io
la
penso
precisamente
come
voi
su
questo
punto
,
perché
in
quanto
a
sensibilità
di
cuore
son
sicuro
di
non
restare
indietro
a
nessuno
.
Difatti
,
vedendo
quel
che
soffrite
per
conservarmi
il
vostro
cuore
,
sono
in
grado
di
giudicare
che
avete
portato
l
'
amicizia
e
la
stima
all
'
estremo
limite
,
dove
possono
arrivare
.
"
Quando
appariva
il
giorno
,
l
'
uccello
volava
dentro
lo
spacco
del
suo
albero
,
e
li
si
nutriva
di
frutti
.
Qualche
volta
cantava
delle
belle
ariette
:
il
suo
canto
innamorava
i
passanti
,
che
lo
udivano
,
senza
che
potessero
vedere
alcuno
.
Così
si
sparse
la
voce
che
lì
dintorno
ci
fossero
degli
spiriti
.
E
questa
credenza
si
diffuse
tanto
,
che
nessuno
aveva
più
coraggio
di
entrare
nel
bosco
.
Si
raccontavano
mille
avventure
favolose
,
accadute
in
quel
luogo
:
e
lo
spavento
generale
fu
cagione
della
maggior
sicurezza
dell
'
uccello
turchino
.
Non
passava
giorno
,
senza
che
egli
facesse
un
regalo
a
Fiorina
:
ora
un
vezzo
di
perle
:
ora
anelli
con
brillanti
,
di
finissimo
lavoro
:
ora
fermagli
di
diamanti
,
spilloni
,
mazzolini
di
pietre
preziose
,
colorite
a
imitazione
dei
fiori
,
libri
piacevoli
e
medaglie
:
per
farla
corta
,
essa
aveva
messo
insieme
un
ammasso
di
ricchezze
maravigliose
.
Con
queste
si
adornava
soltanto
la
notte
per
far
piacere
al
Re
:
il
giorno
,
non
sapendo
dove
riporle
,
le
nascondeva
dentro
al
saccone
del
letto
.
In
questo
modo
scorsero
due
anni
,
senza
che
Fiorina
avesse
da
lagnarsi
una
sola
volta
della
sua
prigionia
.
E
come
poteva
lagnarsene
?
Essa
aveva
la
consolazione
di
parlare
tutte
le
notti
con
la
persona
amata
;
né
c
'
è
ricordanza
che
fra
due
innamorati
si
sieno
mai
scambiate
tante
paroline
graziose
,
come
accadeva
fra
loro
.
Benché
ella
non
vedesse
anima
viva
e
l
'
uccello
passasse
le
giornate
rinchiuso
dentro
lo
spacco
dell
'
albero
,
nondimeno
avevano
sempre
mille
cose
nuove
da
raccontarsi
;
la
materia
era
inesauribile
,
perché
il
loro
cuore
e
il
loro
spirito
fornivano
abbondantemente
il
soggetto
dei
lunghi
colloqui
.
Intanto
la
maliziosa
Regina
,
che
la
teneva
così
crudelmente
imprigionata
,
si
dava
un
gran
da
fare
per
vedere
di
maritare
la
figlia
.
Mandava
ambasciatori
a
proporla
a
tutti
i
principi
,
dei
quali
sapeva
il
nome
:
ma
appena
gli
ambasciatori
arrivavano
,
si
trovavano
congedati
senza
tante
cerimonie
.
"
Oh
!
se
si
trattasse
della
Principessa
Fiorina
"
,
dicevan
loro
,
"
sareste
ricevuti
a
braccia
aperte
:
ma
in
quanto
a
Trotona
,
può
farsi
monaca
se
vuole
;
ché
nessuno
si
opporrà
dicerto
.
"
A
sentire
questi
discorsi
,
la
madre
e
la
figlia
andavano
su
tutte
le
furie
e
se
la
pigliavano
contro
la
povera
Principessa
,
vittima
delle
loro
persecuzioni
.
"
Come
!
"
,
dicevano
esse
,
"
sebbene
chiusa
in
prigione
,
quest
'
insolente
sarà
dunque
per
noi
un
bastone
fra
i
piedi
?
Come
perdonarle
i
brutti
tiri
,
che
ci
fa
tutti
i
giorni
?
Bisogna
dire
che
ell
'
abbia
delle
corrispondenze
segrete
nei
paesi
stranieri
:
in
questo
caso
,
per
lo
meno
,
è
rea
di
Stato
:
trattiamola
dunque
come
tale
,
e
si
faccia
di
tutto
per
convincerla
del
suo
delitto
.
"
Il
loro
conciliabolo
finì
così
tardi
,
che
era
già
mezzanotte
suonata
,
quando
si
decisero
a
salire
nella
torre
per
interrogarla
.
Essa
per
l
'
appunto
stava
alla
finestra
,
coll
'
uccello
turchino
,
ornata
delle
sue
gemme
,
e
coi
suoi
belissimi
capelli
pettinati
con
tutta
quella
attenzione
,
che
non
è
punto
naturale
nella
persona
afflitta
da
un
gran
dolore
.
La
sua
camera
e
il
suo
letto
erano
seminati
di
fiori
,
e
qualche
pasticca
di
Spagna
,
che
essa
aveva
bruciato
pochi
momenti
prima
,
spandeva
per
la
stanza
un
buonissimo
odore
.
La
Regina
messe
l
'
orecchio
alla
porta
,
e
le
parve
sentir
cantare
un
'
aria
a
due
voci
:
perché
anche
Fiorina
aveva
una
voce
angelica
.
Le
parole
di
quest
'
aria
le
parvero
molto
tenere
,
e
dicevano
press
'
a
poco
così
:
"
Come
è
trista
la
nostra
sorte
:
e
quanti
affanni
ci
costa
il
nostro
amore
!
...
Ma
invano
si
provano
a
vincere
tanta
fermezza
:
a
dispetto
dei
nostri
nemici
,
i
nostri
cuori
rimarranno
uniti
per
sempre
.
"
Questo
piccolo
concerto
fu
chiuso
da
alcuni
sospiri
.
"
Ah
!
Trotona
mia
,
siamo
tradite
!
"
esclamò
la
Regina
spalancando
screanzatamente
l
'
uscio
ed
entrando
nella
camera
.
Come
restò
Fiorina
a
quella
vista
!
Chiuse
subito
la
finestra
,
per
dar
tempo
al
real
uccello
di
volar
via
.
Le
stava
più
a
cuore
la
salvezza
di
lui
,
che
la
propria
:
ma
egli
non
ebbe
la
forza
di
allontanarsi
:
col
suo
sguardo
penetrantissimo
,
aveva
capito
il
pericolo
al
quale
si
trovava
esposta
la
Principessa
.
Egli
aveva
vista
la
Regina
e
Trotona
:
che
dolore
per
lui
di
non
essere
in
grado
di
difendere
la
sua
bella
!
Le
due
megere
si
avventarono
su
di
essa
,
come
se
la
volessero
mangiare
.
"
Si
sanno
le
vostre
trame
contro
lo
Stato
!
"
,
esclamò
la
Regina
.
"
Non
sperate
che
il
vostro
grado
basti
a
salvarvi
dal
meritato
castigo
.
"
"
E
con
chi
posso
aver
tramato
,
o
signora
?
"
replicò
la
Principessa
.
"
Da
due
anni
in
qua
,
non
siete
forse
voi
la
mia
carceriera
?
Ho
mai
vedute
altre
persone
,
fuor
di
quelle
mandatemi
da
voi
?
"
Mentre
parlava
così
la
Regina
e
sua
figlia
la
guardavano
con
tanto
d
'
occhi
.
Erano
rimaste
abbagliate
dalla
sua
bellezza
meravigliosa
e
dalla
sua
acconciatura
veramente
straordinaria
.
"
E
chi
vi
ha
dato
,
o
signora
"
,
disse
la
Regina
,
"
tutte
codeste
pietre
preziose
,
che
brillano
come
il
sole
?
Volete
forse
darci
ad
intendere
che
in
questa
torre
ci
sono
delle
miniere
?
"
"
Ce
l
'
ho
trovate
"
,
disse
Fiorina
,
"
è
tutto
quello
che
io
ne
so
.
"
La
Regina
la
guardò
fissa
negli
occhi
,
per
iscuoprire
ciò
che
passava
nel
fondo
del
suo
cuore
.
"
Noi
non
ci
lasceremo
infinocchiare
da
voi
"
,
disse
la
Regina
.
"
Voi
credete
di
darcela
a
bere
:
ma
noi
sappiamo
benissimo
,
Principessa
,
tutto
quello
che
fate
dalla
mattina
alla
sera
:
e
queste
gioie
vi
furono
regalate
,
per
mettervi
su
,
e
per
impegnarvi
a
vendere
il
regno
di
vostro
padre
.
"
"
Davvero
,
che
sono
in
uno
stato
da
poter
vendere
i
regni
!...",
essa
rispose
,
con
un
sorriso
di
sdegno
.
"
Una
povera
Principessa
che
languisce
nei
ferri
da
tanto
tempo
,
è
proprio
la
persona
che
ci
vuole
,
per
macchinare
i
complotti
di
Stato
.
"
"
E
come
va
dunque
"
,
replicò
la
Regina
,
"
che
siete
così
tutta
agghindata
,
come
una
civettuola
,
e
che
la
vostra
camera
è
piena
di
profumi
,
e
che
la
vostra
persona
è
così
magnifica
e
risplendente
,
che
a
Corte
non
potreste
fare
una
figura
migliore
?
"
"
Ho
molto
tempo
da
perdere
"
,
disse
la
Principessa
,
"
per
cui
non
c
'
è
nulla
di
strano
se
ne
spendo
un
poco
a
farmi
bella
:
ne
passo
tanto
a
piangere
sulla
mia
disgrazia
,
che
non
c
'
è
ragione
di
rimproverarmi
.
"
"
Animo
,
via
"
,
disse
la
Regina
,
"
vediamo
un
po
'
se
questa
innocentina
,
non
abbia
per
caso
qualche
corrispondenza
coi
nemici
dello
Stato
.
"
E
da
se
stessa
si
mise
a
frugare
dappertutto
:
e
arrivata
al
saccone
,
che
ella
fece
vuotare
,
ci
trovò
dentro
una
quantità
così
sterminata
di
diamanti
,
perle
,
rubini
,
smeraldi
e
topazi
,
che
ella
non
sapeva
raccapezzarsi
di
dove
fossero
usciti
.
E
perché
aveva
fissato
dentro
di
sé
di
mettere
in
qualche
nascondiglio
della
stanza
alcune
carte
,
che
potessero
compromettere
la
Principessa
,
così
quando
nessuno
ci
badava
,
le
nascose
nel
camminetto
;
ma
per
buona
fortuna
l
'
uccello
turchino
,
dal
posto
dove
s
'
era
posato
,
ci
vedeva
meglio
di
una
lince
e
udiva
ogni
cosa
;
per
cui
gridò
:
"
Guàrdati
,
Fiorina
:
ecco
la
tua
nemica
che
ti
prepara
un
tradimento
"
.
Questa
voce
così
inattesa
spaventò
la
Regina
a
tal
punto
,
che
non
osò
fare
quanto
aveva
meditato
.
"
Vedete
bene
,
signora
"
,
disse
la
Principessa
,
"
che
gli
spiriti
che
volano
per
l
'
aria
,
sono
tutti
per
me
.
"
"
Io
credo
piuttosto
"
,
disse
la
Regina
fuori
di
sé
dalla
collera
"
che
ci
sieno
dei
diavoli
,
che
vi
vogliono
bene
:
ma
,
a
loro
marcio
dispetto
,
vostro
padre
saprà
farsi
giustizia
.
"
"
Dio
volesse
"
,
esclamò
Fiorina
,
"
che
io
non
avessi
da
temere
altro
che
il
furore
di
mio
padre
:
ma
quello
che
mi
spaventa
,
è
il
vostro
,
o
signora
.
"
La
Regina
se
ne
andò
via
tutta
sottosopra
per
le
cose
che
aveva
vedute
e
sentite
,
e
tenne
consiglio
sul
da
farsi
contro
la
Principessa
.
Alcuni
consiglieri
le
fecero
notare
,
che
,
nel
caso
che
qualche
fata
o
qualche
mago
avessero
preso
la
Principessa
sotto
la
loro
protezione
,
il
vero
segreto
per
irritarli
sarebbe
stato
quello
di
tormentare
più
che
mai
la
Principessa
;
e
che
,
in
fin
dei
conti
,
bisognava
scuoprire
a
ogni
costo
la
ragione
del
suo
armeggìo
.
La
Regina
dette
il
benestare
a
questo
consiglio
:
e
mandò
a
dormire
nella
camera
della
Principessa
una
giovinetta
,
che
pareva
l
'
innocenza
in
persona
,
col
dire
che
c
'
era
mandata
apposta
per
servirla
.
Ma
come
restar
presi
a
un
chiapperello
così
grossolano
?
La
Principessa
,
fin
dal
primo
giorno
,
la
ritenne
per
una
spia
e
n
'
ebbe
un
grandissimo
dispiacere
.
"
Come
!
"
,
essa
diceva
,
"
io
dunque
non
potrò
più
parlare
a
questo
uccello
turchino
,
che
è
tutto
l
'
amor
mio
?
Era
esso
,
che
mi
aiutava
a
sopportare
le
mie
sciagure
:
e
io
lo
consolava
nelle
sue
.
Il
nostro
amore
ci
compensava
di
tutto
.
Che
avverrà
di
lui
?
che
cosa
sarà
di
me
?
"
E
pensando
a
tutto
questo
,
piangeva
come
una
vite
tagliata
.
Non
aveva
coraggio
di
affacciarsi
alla
finestra
,
sebbene
lo
sentisse
svolazzare
lì
dintorno
;
perché
si
struggeva
dalla
voglia
di
aprirgli
,
ma
temeva
di
mettere
in
pericolo
la
vita
del
suo
caro
amante
.
Passò
un
mese
intero
,
senza
che
essa
si
facesse
vedere
:
e
intanto
l
'
uccello
turchino
si
dava
alla
disperazione
,
e
piangeva
e
si
lamentava
da
far
pietà
!
D
'
altra
parte
,
come
poteva
fare
a
vivere
,
lui
,
senza
la
sua
Principessa
?
Non
aveva
mai
provato
,
come
allora
,
i
tormenti
della
lontananza
e
quelli
della
sua
metamorfosi
.
Invano
cercava
qualche
pretesto
per
consolarsi
:
dopo
essersi
lambiccato
il
cervello
,
non
trovava
nulla
che
valesse
a
dargli
un
po
'
di
conforto
.
La
spia
della
Principessa
,
che
da
un
mese
non
chiudeva
occhio
né
giorno
né
notte
,
si
sentì
alla
fine
così
presa
dal
sonno
che
si
addormentò
profondamente
.
Quando
Fiorina
se
ne
accorse
,
aprì
la
sua
finestrina
,
e
disse
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
Sono
queste
le
sue
precise
parole
,
e
non
c
'
è
stata
cambiata
una
virgola
.
Appena
l
'
uccello
la
sentì
,
volò
subito
sulla
finestra
.
Che
gioia
quando
si
rividero
!
e
quante
cose
avevano
da
dirsi
!
Mille
e
mille
volte
ripeterono
le
loro
tenerezze
e
i
loro
giuramenti
di
fedeltà
!
La
Principessa
non
poté
trattenere
le
lacrime
;
l
'
amante
s
'
intenerì
,
e
fece
di
tutto
per
consolarla
.
Venuta
finalmente
l
'
ora
di
lasciarsi
,
senza
che
la
carceriera
sorvegliante
si
fosse
ancora
svegliata
,
si
dettero
l
'
addio
più
tenero
e
più
commovente
che
possa
immaginarsi
.
La
spia
si
addormentò
anche
il
giorno
dopo
,
e
la
Principessa
,
puntuale
,
andò
alla
finestra
e
disse
,
come
la
volta
avanti
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
E
subito
l
'
uccello
venne
,
e
quella
notte
passò
come
l
'
altra
avanti
,
senza
rumori
e
senza
improvvisate
,
con
grandissima
soddisfazione
dei
nostri
amanti
;
i
quali
si
figurarono
che
la
sorvegliante
avrebbe
preso
tanto
gusto
a
dormire
,
da
poter
ripetere
la
medesima
storia
tutte
le
sere
.
Di
fatto
,
anche
la
terza
sera
passò
felicemente
:
ma
alla
quarta
,
la
dormigliona
avendo
sentito
un
po
'
di
rumore
,
senza
dar
segno
di
nulla
si
pose
in
orecchio
;
e
guardando
bene
,
vide
al
chiaro
di
luna
il
più
bell
'
uccello
dell
'
universo
,
che
stava
a
parlare
colla
Principessa
,
e
la
carezzava
colle
zampine
e
le
dava
delle
beccatine
amorose
:
e
fra
le
altre
,
sentì
molte
di
quelle
cosine
che
si
dicevano
fra
loro
e
ne
rimase
molto
maravigliata
,
perché
l
'
uccello
parlava
come
se
fosse
un
innamorato
,
e
Fiorina
gli
rispondeva
con
grande
tenerezza
.
Sul
far
del
giorno
si
dissero
addio
:
e
quasi
il
cuore
presagisse
loro
qualche
vicina
disgrazia
,
non
trovavano
il
verso
di
lasciarsi
.
La
Principessa
si
gettò
sul
suo
letto
tutta
piangente
,
e
il
Re
tornò
dentro
allo
spacco
dell
'
albero
.
La
sorvegliante
corse
dalla
Regina
,
e
le
raccontò
quanto
aveva
visto
e
sentito
.
La
Regina
mandò
a
chiamare
Trotona
e
la
sua
confidente
,
e
dopo
un
lungo
ciarlare
conclusero
che
l
'
uccello
turchino
doveva
essere
il
Re
Grazioso
.
"
Che
vergogna
"
,
esclamò
la
Regina
,
"
che
vergogna
,
figlia
mia
!
questa
Principessa
insolente
,
che
io
credeva
rifinita
dai
dispiaceri
,
se
ne
sta
godendo
tranquillamente
gli
amorosi
colloqui
del
vostro
ingrato
!
Ah
!
voglio
vendicarmi
,
e
la
vendetta
dev
'
essere
di
quelle
da
ricordarsene
per
un
pezzo
.
"
Trotona
la
pregò
di
non
perdere
neppure
un
minuto
,
e
siccome
in
questa
faccenda
le
pareva
di
essere
più
interessata
della
stessa
Regina
,
così
sentiva
andarsi
in
deliquio
dalla
contentezza
,
soltanto
a
pensare
al
martirio
che
avrebbero
dovuto
patire
i
due
disgraziati
amanti
.
La
Regina
rimandò
alla
torre
la
spia
,
con
ordine
di
non
dar
segni
né
di
sospetto
né
di
curiosità
;
e
anzi
,
di
mostrarsi
più
addormentata
del
solito
.
Infatti
andò
a
letto
di
prima
sera
,
e
russava
e
russava
,
tanto
che
la
Principessa
,
ingannata
a
quel
modo
,
aprì
la
finestra
e
disse
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
Ma
invano
essa
lo
chiamò
,
per
quanto
fu
lunga
la
notte
:
ei
non
comparve
mai
,
perché
la
trista
Regina
aveva
fatto
attaccare
ai
cipressi
delle
spade
,
dei
coltelli
,
dei
rasoi
,
dei
pugnali
:
motivo
per
cui
,
quando
egli
venne
a
buttarsi
a
volo
su
quelle
piante
,
si
tagliò
i
piedi
e
le
ali
:
e
tutto
ferito
,
com
'
era
,
arrivò
a
stento
all
'
albero
suo
,
lasciando
dietro
a
sé
una
lunga
striscia
di
sangue
!
Oh
!
perché
,
bella
Principessa
,
non
eravate
presente
per
soccorrere
l
'
uccello
reale
?
Ma
ella
sarebbe
morta
se
l
'
avesse
veduto
in
quello
stato
da
far
compassione
!
Fisso
nell
'
idea
che
questo
brutto
scherzo
gli
venisse
fatto
per
colpa
di
Fiorina
,
non
volle
prendere
nessuna
cura
per
la
sua
vita
.
"
Ah
spietata
!
"
,
diceva
egli
dolorosamente
,
"
è
così
che
ricompensi
la
passione
più
pura
e
più
tenera
,
che
siasi
mai
data
al
mondo
?
Se
volevi
la
mia
morte
,
perché
non
domandarmela
colla
tua
bocca
?
La
morte
,
data
da
te
,
mi
sarebbe
stata
cara
!
Con
quanto
amore
e
con
quante
confidenze
io
veniva
a
trovarti
!
Io
soffriva
per
te
,
e
soffriva
senza
lamentarmi
.
Come
!
e
avesti
cuore
di
sacrificarmi
alla
più
crudele
di
tutte
le
donne
?
Essa
era
la
nostra
comune
nemica
,
e
tu
hai
fatto
la
pace
con
essa
a
spese
mie
?
Sei
tu
,
Fiorina
,
sei
tu
che
mi
ferisci
di
pugnale
!
Tu
hai
preso
in
prestito
la
mano
di
Trotona
e
l
'
hai
portata
fino
al
mio
cuore
!
"
Questi
funesti
pensieri
lo
angustiarono
tanto
,
che
risolvé
di
morire
.
Ma
il
Mago
,
suo
amico
,
avendo
veduto
tornare
a
casa
i
ranocchi
volanti
,
col
carro
,
senza
avere
nessuna
notizia
del
Re
,
si
mise
in
così
gran
pensiero
che
potesse
essergli
accaduta
qualche
disgrazia
,
che
fece
otto
volte
il
giro
della
terra
per
trovarlo
;
e
non
lo
trovò
.
Stava
per
cominciare
il
nono
giro
,
allorché
traversando
il
bosco
,
dov
'
era
l
'
uccello
turchino
,
suonò
a
distesa
il
corno
,
secondo
le
regole
prescritte
:
e
dopo
gridò
per
cinque
volte
con
quanta
ne
aveva
in
gola
:
"
Re
Grazioso
!
Re
Grazioso
,
dove
siete
voi
?
"
.
Il
Re
riconobbe
la
voce
del
suo
migliore
amico
:
"
Accostatevi
a
quest
'
albero
"
,
egli
disse
"
e
vedrete
lo
sventurato
Re
,
al
quale
volete
tanto
bene
,
immerso
nel
proprio
sangue
!
"
.
Il
Mago
,
sbalordito
,
guardò
da
tutte
le
parti
,
senza
che
potesse
veder
nulla
.
"
Io
sono
l
'
uccello
turchino
"
,
disse
il
Re
con
voce
sfinita
e
languente
.
A
queste
parole
il
Mago
lo
trovò
senza
fatica
nel
suo
piccolo
nido
.
Chiunque
altro
fuori
di
lui
si
sarebbe
maravigliato
molto
di
più
:
ma
egli
conosceva
tutti
gli
artifici
della
magia
.
Bastarono
poche
parole
che
disse
,
per
far
cessare
il
sangue
che
grondava
ancora
:
e
con
alcune
erbe
trovate
nel
bosco
,
e
sulle
quali
mormorò
alcune
formule
magiche
,
guarì
il
Re
così
perbene
,
che
pareva
non
fosse
stato
nemmeno
graffiato
.
Quindi
lo
pregò
a
volergli
raccontare
per
quale
avventura
era
diventato
uccello
,
e
chi
l
'
aveva
ferito
così
crudelmente
!
Il
Re
contentò
la
sua
curiosità
,
e
gli
disse
che
era
Fiorina
quella
che
aveva
rivelato
il
mistero
amoroso
delle
visite
segrete
che
ei
le
faceva
,
e
che
per
amicarsi
la
Regina
,
ella
aveva
acconsentito
a
lasciar
mettere
fra
i
rami
del
cipresso
i
pugnali
e
i
rasoi
,
che
l
'
avevano
tagliato
e
fatto
quasi
a
pezzetti
:
si
sfogò
molte
volte
sull
'
infedeltà
della
Principessa
e
giurò
che
avrebbe
avuto
più
caro
a
morire
,
piuttosto
che
conoscere
un
cuore
tanto
cattivo
.
Il
Mago
,
si
scatenò
contro
Fiorina
e
contro
tutte
le
donne
,
e
consigliò
il
Re
a
dimenticarla
affatto
.
"
Che
disgrazia
sarebbe
la
vostra
"
,
diss
'
egli
,
"
se
vi
ostinaste
a
voler
bene
a
quell
'
ingrata
!
Dopo
quello
che
vi
ha
fatto
,
c
'
è
da
aspettarsene
di
tutti
i
colori
.
"
L
'
uccello
turchino
,
su
questo
punto
,
non
andava
d
'
accordo
perché
egli
era
ancora
troppo
innamorato
di
Fiorina
:
e
il
Mago
,
che
gli
leggeva
nel
cuore
,
sebbene
facesse
di
tutto
per
dissimulare
i
propri
sentimenti
,
gli
cantò
una
canzonetta
graziosa
che
diceva
su
per
giù
così
:
"
Quando
si
ha
nell
'
anima
una
grande
spina
,
sono
inutili
i
discorsi
e
i
ragionamenti
;
si
dà
retta
soltanto
al
nostro
dolore
e
non
ai
consigli
degli
altri
.
Bisogna
lasciar
fare
al
tempo
,
perché
per
ogni
cosa
c
'
è
un
momento
opportuno
,
e
fino
a
tanto
che
questo
momento
non
è
arrivato
,
è
inutile
tormentarsi
lo
spirito
con
ingegnosi
ripieghi
"
.
L
'
uccello
turchino
se
ne
persuase
,
e
pregò
l
'
amico
di
portarlo
a
casa
sua
e
di
metterlo
in
una
gabbia
,
dove
fosse
al
sicuro
dalle
unghie
del
gatto
e
da
ogni
arme
pericolosa
.
Ma
saltò
su
a
dire
il
Mago
:
"
Vi
rassegnate
dunque
a
restare
ancora
per
cinque
anni
in
uno
stato
così
compassionevole
e
si
poco
confacente
ai
vostri
interessi
e
alla
vostra
dignità
?
Perché
dovete
sapere
che
avete
dei
nemici
i
quali
giurano
e
spergiurano
che
siete
morto
e
vogliono
invadere
il
vostro
regno
;
e
ho
una
gran
paura
che
questo
regno
lo
dobbiate
perdere
avanti
di
aver
ripreso
le
vostre
vere
sembianze
"
.
"
Non
potrò
andare
nel
mio
palazzo
"
,
egli
replicò
,
"
e
governare
secondo
il
solito
,
come
facevo
prima
?
"
"
Oh
!
"
,
esclamò
l
'
amico
,
"
è
difficile
.
C
'
è
chi
è
contento
di
obbedire
a
un
uomo
,
ma
non
intende
obbedire
a
un
pappagallo
,
c
'
è
chi
oggi
vi
teme
,
perché
siete
un
Re
circondato
di
grandezze
e
di
fasto
,
e
che
domani
vi
strapperebbe
le
penne
,
se
vi
vedesse
trasformato
in
un
uccello
.
"
"
Ah
,
umana
debolezza
!
oh
,
prestigio
di
un
brillante
esteriore
!...",
esclamò
il
Re
,
"
sebbene
tu
non
significhi
nulla
per
il
merito
e
le
virtù
,
non
cessi
per
questo
di
avere
una
potenza
affascinatrice
,
dalla
quale
è
difficilissimo
difendersi
.
Ebbene
"
,
egli
continuò
,
"
mostriamoci
filosofi
,
e
disprezziamo
quello
che
non
si
può
avere
:
la
nostra
risoluzione
non
sarà
delle
peggiori
.
"
"
Io
non
mi
do
per
vinto
così
alla
prima
"
,
disse
il
Mago
,
"
e
spero
ancora
di
trovare
qualche
buon
espediente
,
che
faccia
al
caso
nostro
.
"
Intanto
Fiorina
,
la
povera
Fiorina
,
desolata
di
non
rivedere
il
Re
,
passava
le
giornate
e
le
nottate
alla
finestra
,
ripetendo
senza
tregua
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
La
presenza
della
sorvegliante
non
le
dava
più
soggezione
;
la
sua
disperazione
era
arrivata
a
tal
punto
,
che
non
aveva
riguardi
per
nessuno
.
"
Che
n
'
è
stato
di
voi
,
Re
Grazioso
?
"
,
esclamava
,
"
forse
i
nostri
comuni
nemici
vi
hanno
fatto
provare
i
tristi
effetti
della
loro
rabbia
?
siete
forse
stato
sacrificato
al
loro
furore
?
Povera
me
!
me
meschina
!
non
siete
forse
più
vivo
?
non
potrò
dunque
rivedervi
mai
più
?
Oppure
stanco
delle
mie
tante
sciagure
,
m
'
avete
abbandonata
alla
dura
sorte
che
mi
perseguita
?
"
E
quante
lacrime
e
quanti
singhiozzi
tenevano
dietro
a
questi
pietosi
lamenti
!
E
come
le
ore
parevano
eterne
,
per
la
lontananza
del
caro
amante
!
La
Principessa
abbattuta
,
malata
,
divenuta
magra
e
tale
da
non
riconoscersi
più
da
quella
di
prima
,
aveva
appena
tanto
fiato
da
reggersi
in
piedi
.
Ella
era
persuasa
che
al
Re
fosse
capitata
ogni
maggior
disgrazia
che
possa
darsi
sulla
terra
.
La
Regina
e
Trotona
gongolavano
e
il
piacere
di
vedersi
vendicate
era
più
forte
in
loro
del
dolore
provato
per
l
'
offesa
ricevuta
.
E
alla
fin
fine
,
qual
era
poi
questa
offesa
?
Il
Re
Grazioso
non
aveva
voluto
sposare
una
brutta
befana
,
che
doveva
essergli
antipatica
e
odiosa
per
mille
ragioni
.
In
questo
frattempo
il
padre
di
Fiorina
,
che
era
in
là
cogli
anni
,
si
ammalò
e
morì
.
La
fortuna
della
Regina
e
della
sua
figlia
allora
cambiò
d
'
aspetto
;
tutti
le
riguardavano
come
due
imbroglione
che
avessero
abusato
del
loro
ascendente
,
e
il
popolo
ammutinato
corse
al
palazzo
a
domandare
la
Principessa
Fiorina
,
proclamandola
per
sua
sovrana
.
La
Regina
irritata
voleva
trattare
la
cosa
con
grande
alterigia
;
si
affacciò
al
balcone
e
minacciò
i
rivoltosi
.
In
quel
punto
,
la
sommossa
diventa
generale
:
si
sfondano
le
porte
del
suo
quartiere
,
si
saccheggia
tutto
,
e
la
lasciano
morta
a
sassate
.
Trotona
si
rifugiò
presso
la
Sussio
,
perché
correva
lo
stesso
pericolo
della
madre
.
I
grandi
del
regno
si
radunarono
subito
,
e
salirono
sulla
torre
dove
era
la
Principessa
molto
malata
.
Ella
non
sapeva
nulla
né
della
morte
di
suo
padre
,
né
della
brutta
fine
toccata
alla
sua
nemica
.
Quando
sentì
tutto
quel
rumore
credé
in
buona
fede
che
venissero
a
prenderla
per
condurla
alla
morte
.
E
non
ebbe
nessuna
paura
,
perché
al
giorno
che
aveva
perduto
l
'
uccello
turchino
,
la
vita
per
lei
era
diventata
odiosa
.
Ma
i
suoi
sudditi
,
gettandosi
ai
suoi
piedi
,
le
dettero
a
conoscere
il
cambiamento
che
era
accaduto
nella
sua
fortuna
.
Ella
non
se
ne
fece
né
in
qua
né
in
là
.
La
portarono
nel
suo
palazzo
,
e
lì
la
incoronarono
.
Le
grandi
attenzioni
che
le
furono
usate
e
la
passione
che
aveva
di
rivedere
l
'
uccello
turchino
contribuirono
molto
a
farla
rimettere
in
salute
e
a
darle
abbastanza
forza
per
nominare
un
consiglio
che
avesse
cura
del
regno
durante
la
sua
assenza
:
quindi
prese
con
sé
mille
milioni
di
pietre
preziose
,
e
una
notte
se
ne
partì
,
tutta
sola
,
senza
che
alcuno
sapesse
per
dove
s
'
era
incamminata
.
Il
Mago
,
che
aveva
preso
a
cuore
gli
affari
del
Re
Grazioso
,
non
avendo
tanto
potere
da
distruggere
l
'
incantesimo
che
la
Sussio
aveva
fatto
,
pensò
bene
di
andarla
a
trovare
e
proporle
qualche
accomodamento
,
per
vedere
se
ella
avesse
voluto
rendere
al
Re
la
sua
sembianza
naturale
;
e
senza
mettere
tempo
in
mezzo
attaccò
i
suoi
ranocchi
e
volò
dalla
fata
,
la
quale
in
quel
momento
stava
discorrendo
con
Trotona
.
Da
un
mago
a
una
fata
non
c
'
è
un
grande
stacco
.
Essi
si
conoscevano
già
da
circa
seicent
'
anni
,
e
in
questo
lasso
di
tempo
erano
stati
fra
loro
mille
volte
amici
e
mille
volte
si
erano
guastati
.
"
Che
desidera
il
mio
compare
?
"
,
ella
gli
disse
.
(
È
questo
il
nome
che
si
danno
tutti
,
fra
di
loro
.
)
"
Posso
esservi
utile
in
qualche
cosa
che
dipenda
da
me
?
"
"
Sì
,
comare
mia
"
,
disse
il
Mago
.
"
Voi
potete
far
tutto
per
rendermi
contento
.
Si
tratta
del
mio
migliore
amico
:
di
un
Re
,
che
voi
avete
reso
infelice
.
"
"
Ah
!
intendo
,
compare
"
,
disse
Sussio
,
"
me
ne
dispiace
proprio
nell
'
anima
,
ma
non
c
'
è
da
sperar
grazia
per
lui
,
fin
tanto
che
si
ostina
a
non
volere
sposare
la
mia
figlioccia
:
eccola
qui
bella
e
fresca
,
come
vedete
.
Ora
tocca
a
lui
a
decidersi
.
"
Al
Mago
gli
restò
la
parola
in
bocca
,
tanto
la
ragazza
gli
parve
brutta
:
nondimeno
non
trovava
il
verso
di
venirsene
via
senza
aver
combinato
qualcosa
,
segnatamente
perché
il
Re
,
dal
giorno
che
era
in
gabbia
,
aveva
corso
mille
pericoli
.
Il
chiodo
,
dove
la
gabbia
stava
attaccata
,
s
'
era
rotto
:
la
gabbia
era
cascata
per
terra
,
e
sua
maestà
,
colle
penne
,
nella
caduta
s
'
era
fatto
molto
male
.
Il
gatto
,
che
si
trovava
presente
a
questo
caso
,
gli
dette
una
graffiata
nell
'
occhio
,
e
ci
corse
poco
non
l
'
accecasse
.
Un
'
altra
volta
s
'
erano
scordati
di
dargli
da
bere
,
ed
era
già
a
tocco
e
non
tocco
di
beccarsi
una
bella
pipita
,
se
per
fortuna
non
giungevano
in
tempo
a
salvarlo
con
alcune
gocce
d
'
acqua
.
Un
frugolo
di
scimmiotto
,
scappato
non
si
sa
di
dove
,
gli
pettinò
ben
bene
le
penne
attraverso
i
ferri
della
gabbia
,
strapazzandolo
senza
nessun
complimento
,
come
se
fosse
stata
una
gazza
o
un
merlo
.
Ma
la
cosa
più
triste
di
tutte
era
questa
:
che
egli
stava
a
un
pelo
per
perdere
il
trono
,
perché
i
suoi
eredi
ne
inventavano
ogni
giorno
una
delle
nuove
,
pur
di
provare
come
e
qualmente
egli
fosse
morto
e
morto
davvero
.
Alla
fine
il
Mago
combinò
con
la
comare
Sussio
,
che
ella
condurrebbe
Trotona
nel
palazzo
del
Re
Grazioso
,
che
lì
vi
resterebbe
alcuni
mesi
,
durante
i
quali
il
Re
doveva
prendere
una
risoluzione
circa
allo
sposarla
:
e
intanto
la
fata
renderebbe
al
Re
la
sua
figura
naturale
,
salvo
sempre
a
farlo
tornare
uccello
,
nel
caso
che
si
fosse
ostinato
a
non
voler
sposare
la
sua
figlioccia
.
La
fata
diede
a
Trotona
dei
vestiti
d
'
oro
e
d
'
argento
;
quindi
la
fece
montare
in
groppa
,
dietro
a
sé
,
sopra
un
drago
,
e
si
recarono
al
regno
di
Re
Grazioso
,
il
quale
vi
giungeva
,
anche
lui
,
in
quello
stesso
punto
insieme
al
Mago
suo
amico
.
Con
tre
colpi
di
bacchetta
,
egli
ritornò
quello
stesso
che
era
stato
prima
,
bello
,
amabile
,
spiritoso
,
magnifico
:
ma
gli
costava
salata
questa
diminuzione
di
penitenza
,
perché
il
solo
pensiero
di
sposare
Trotona
gli
metteva
i
brividi
addosso
.
Il
Mago
aveva
un
bel
persuadere
colle
migliori
ragioni
di
questo
mondo
:
ma
tutti
i
suoi
discorsi
lasciavano
il
tempo
com
'
era
!
Il
Re
si
dava
meno
pensiero
delle
cure
di
Stato
,
che
di
trovare
ogni
ammennicolo
per
mandare
in
lungo
il
termine
fissato
dalla
Sussio
per
le
nozze
con
Trotona
.
Intanto
la
Regina
Fiorina
,
coi
capelli
tutti
sciolti
e
arruffati
apposta
per
nascondersi
il
viso
,
con
un
cappello
di
paglia
in
capo
e
con
un
sacco
di
tela
sulle
spalle
cominciò
il
suo
viaggio
un
po
'
a
piedi
e
un
po
'
a
cavallo
,
ora
per
mare
,
ora
per
terra
.
Faceva
dappertutto
le
più
minute
ricerche
:
ma
non
sapendo
con
certezza
che
strada
prendere
,
temeva
sempre
di
andare
da
una
parte
,
mentre
il
suo
Re
pigliava
da
quell
'
altra
.
Un
giorno
,
essendosi
fermata
sull
'
orlo
d
'
una
fontana
le
cui
acque
cristalline
rimbalzavano
sopra
un
letto
di
sassolini
minutissimi
,
le
venne
voglia
di
lavarsi
i
piedi
.
Si
sedé
sull
'
erba
,
e
raccolti
e
fermati
i
capelli
con
un
nastro
,
tuffò
i
piedi
dentro
l
'
acqua
.
A
vederla
,
c
'
era
da
scambiarla
con
Diana
che
si
bagna
di
ritorno
dalla
caccia
.
In
quel
mentre
passò
di
lì
una
vecchierella
,
tutta
ripiegata
,
la
quale
si
appoggiava
a
un
grosso
bastone
:
si
fermò
,
e
le
disse
:
"
Che
fate
costì
,
mia
bella
figliuola
?
Mi
fa
male
a
vedervi
sola
così
!
"
.
"
Non
son
sola
,
mia
buona
nonna
"
,
rispose
la
Regina
,
"
sono
invece
in
numerosa
compagnia
,
perché
ho
qui
con
me
un
mondo
di
disinganni
,
d
'
inquietudini
e
di
dispiaceri
.
"
E
nel
dir
così
,
i
suoi
occhi
si
empirono
di
pianto
.
"
Come
?
così
giovine
,
e
piangete
!
"
,
disse
la
buona
vecchina
.
"
Animo
,
figlia
mia
,
non
vi
date
alla
disperazione
.
Raccontatemi
sinceramente
quello
che
avete
,
e
spero
di
consolarvi
.
"
La
Regina
non
se
lo
fece
dire
due
volte
:
le
raccontò
le
sue
disgrazie
,
la
parte
che
in
tutta
questa
faccenda
vi
aveva
avuto
la
Sussio
,
e
finalmente
le
disse
che
andava
in
cerca
dell
'
uccello
turchino
.
La
vecchierella
si
rizza
sulla
persona
,
piglia
un
altro
contegno
,
cambia
improvvisamente
di
figura
e
apparisce
giovine
,
bella
,
magnificamente
vestita
:
poi
guardando
la
Regina
con
un
grazioso
sorriso
:
"
Incomparabile
Fiorina
"
,
le
dice
,
"
il
Re
che
voi
cercate
non
è
più
uccello
:
mia
sorella
Sussio
gli
ha
rese
le
sue
prime
sembianze
:
e
ora
trovasi
nel
suo
regno
.
Non
state
a
tormentarvi
più
:
perché
voi
arriverete
a
veder
coronate
le
vostre
speranze
.
Eccovi
quattro
uova
:
nei
grandi
bisogni
della
vita
le
romperete
,
e
ci
troverete
dentro
delle
cose
che
vi
saranno
di
un
grande
aiuto
"
.
Detto
questo
,
sparì
.
Fiorina
si
sentì
rinascere
a
queste
parole
;
ripose
le
uova
nel
sacco
,
e
s
'
incamminò
verso
il
regno
di
Grazioso
.
Dopo
aver
camminato
otto
giorni
e
otto
notti
,
giunse
a
piè
di
una
montagna
d
'
un
'
altezza
prodigiosa
,
tutta
quanta
d
'
avorio
e
così
tagliata
a
picco
,
che
non
c
'
era
verso
di
arrampicarcisi
sopra
,
senza
cadere
.
Ella
fece
mille
sforzi
inutili
:
sdrucciolava
,
si
affaticava
;
finché
,
disperata
di
vedersi
di
fronte
un
ostacolo
insormontabile
,
andò
a
sdraiarsi
appiè
della
montagna
,
colla
ferma
risoluzione
di
lasciarsi
morire
;
quand
'
ecco
che
si
ricordò
degli
uovi
avuti
dalla
fata
.
Ne
prese
uno
e
disse
:
"
Vediamo
un
po
'
,
se
promettendomi
i
soccorsi
de
'
quali
avessi
avuto
bisogna
,
si
fosse
burlata
di
me
"
.
Appena
rotto
l
'
uovo
,
vennero
fuori
alcuni
piccoli
ganci
d
'
oro
,
che
ella
si
attaccò
ai
piedi
e
alle
mani
.
E
con
l
'
aiuto
di
questi
poté
salire
senza
fatica
sulla
montagna
d
'
avorio
;
perché
i
ganci
facevano
presa
,
e
le
impedivano
di
sdrucciolare
in
basso
.
Quando
fu
sulla
vetta
,
ecco
nuove
difficoltà
per
incominciare
a
calare
al
piano
:
perché
tutta
la
vallata
non
era
altro
che
un
grandissimo
specchio
di
cristallo
.
Vi
erano
lì
dintorno
più
di
sessantamila
donne
,
che
si
miravano
in
esso
con
grandissimo
diletto
,
perché
bisogna
sapere
che
lo
specchio
aveva
dieci
chilometri
di
larghezza
e
venti
di
lunghezza
.
Ciascuna
vi
si
vedeva
riflessa
secondo
il
suo
desiderio
:
quella
di
capelli
rossi
appariva
bionda
:
la
vecchia
si
vedeva
giovine
:
la
giovine
pareva
anche
più
giovine
;
in
una
parola
,
questo
specchio
nascondeva
così
bene
i
difetti
,
che
le
donne
correvano
a
specchiarvisi
dalle
cinque
parti
del
mondo
.
Bisogna
aver
visto
le
smorfie
e
i
bocchini
tondi
,
che
facevano
la
maggior
parte
di
quelle
civettuole
;
c
'
era
da
scoppiar
dalle
risa
.
E
non
per
questo
gli
uomini
ci
si
affollavano
in
minor
numero
:
perché
lo
specchio
faceva
un
gran
comodo
anche
a
loro
.
A
chi
regalava
bellissimi
capelli
:
a
chi
un
personale
alto
ed
elegante
,
o
una
cert
'
aria
marziale
,
o
una
fisionomia
simpatica
e
bella
.
Essi
ridevano
delle
donne
e
le
donne
non
se
ne
stavano
dal
ridere
alle
loro
spalle
:
per
cui
la
montagna
veniva
chiamata
con
molti
nomi
differenti
.
Nessuno
era
stato
mai
capace
di
toccarne
la
cima
:
e
quando
vi
scorsero
Fiorina
,
le
donne
si
messero
tutte
a
strillare
come
tante
calandre
:
"
Dove
va
mai
quella
sfacciata
?
"
,
dicevano
esse
.
"
Quella
lì
dev
'
essere
tanto
imprudente
,
da
mettere
i
piedi
anche
sul
nostro
specchio
.
Vedrete
che
dopo
pochi
passi
,
ce
lo
manderà
in
bricioli
.
"
E
così
facevano
un
diavoleto
da
cavar
di
cervello
.
La
Regina
non
sapeva
come
fare
,
perché
vedeva
un
gran
pericolo
nel
dovere
scendere
da
quella
altezza
:
allora
ruppe
un
altr
'
ovo
,
dal
quale
uscirono
fuori
due
piccioni
e
un
cocchio
,
che
tutt
'
a
un
tratto
diventò
tanto
grande
,
da
poterci
entrar
dentro
comodamente
:
e
in
questo
modo
i
piccioni
con
molta
leggerezza
calarono
giù
al
basso
la
Regina
,
senza
che
accadesse
nulla
di
male
.
Ella
disse
ai
suoi
bravi
piccioni
:
"
Miei
piccoli
amici
,
se
voi
sarete
tanto
cortesi
di
portarmi
fino
sul
posto
dove
il
Re
Grazioso
tiene
la
sua
corte
,
non
troverete
in
me
un
'
ingrata
"
.
I
piccioni
,
cortesi
e
obbedienti
,
volarono
giorno
e
notte
finché
non
furono
arrivati
alle
porte
della
città
.
Così
Fiorina
smontò
,
e
diede
a
ciascuno
di
essi
un
dolcissimo
bacio
,
che
costava
più
di
una
corona
reale
.
Oh
,
come
le
batteva
il
cuore
,
mettendo
il
piede
in
città
!
Per
non
essere
riconosciuta
,
si
insudiciò
il
viso
;
e
chiese
a
quelli
che
passavano
per
la
strada
,
dove
avrebbe
potuto
vedere
il
Re
.
Alcuni
si
messero
a
ridere
.
"
Vedere
il
Re
?
"
,
le
dicevano
,
"
davvero
eh
!
e
che
vuoi
tu
da
lui
,
mio
bel
Muso
-
sudicio
?
Vai
,
vai
piuttosto
a
lavarti
:
perché
i
tuoi
occhi
non
sono
degni
di
vedere
un
gran
monarca
a
quel
modo
.
"
La
Regina
non
rispose
:
si
allontanò
pian
piano
:
e
tornò
daccapo
a
domandare
a
quelli
che
incontrava
,
dove
avrebbe
potuto
mettersi
per
vedere
il
Re
.
"
Domani
deve
venire
al
tempio
con
la
Principessa
Trotona
"
,
le
risposero
,
"
perché
finalmente
ha
consentito
di
sposarla
.
"
"
Cielo
,
quale
notizia
!
Trotona
,
l
'
indegna
Trotona
sul
punto
di
sposare
il
Re
!
"
,
Fiorina
credette
di
morire
e
non
aveva
più
fiato
né
per
parlare
né
per
andare
avanti
.
Entrò
sotto
una
porta
,
e
sedutasi
sopra
una
pietra
,
col
viso
coperto
dai
capelli
e
dal
suo
cappello
di
paglia
,
cominciò
a
dire
:
"
Sfortunata
che
io
sono
!
Eccomi
venuta
qui
per
far
più
bello
il
trionfo
della
mia
rivale
e
per
vedere
coi
miei
occhi
la
sua
contentezza
!
Fu
dunque
a
cagione
di
lei
,
che
l
'
uccello
turchino
non
venne
più
a
vedermi
?
Era
dunque
per
quella
brutta
strega
,
che
mi
faceva
la
più
nera
di
tutte
le
infedeltà
,
mentre
io
,
rifinita
dal
dolore
,
mi
logorava
dalla
passione
per
la
conservazione
dei
suoi
giorni
?
Il
traditore
s
'
era
cambiato
...
Ricordandosi
di
me
,
come
se
non
m
'
avesse
visto
mai
,
lasciava
che
io
mi
struggessi
per
la
sua
lontananza
,
senza
darsi
punto
pensiero
della
mia
!..."
.
Quando
si
ha
il
cuore
grosso
dai
dispiaceri
,
è
raro
che
si
senta
il
bisogno
di
mangiare
.
La
Regina
cercò
un
po
'
di
albergo
:
e
si
coricò
,
senza
prendere
un
boccone
.
Si
alzò
col
sole
e
corse
al
tempio
;
ma
prima
di
poterci
entrare
dové
subire
molte
manieracce
dalle
guardie
e
dai
soldati
.
Vide
il
trono
del
Re
e
quello
di
Trotona
,
che
era
già
considerata
come
Regina
.
Che
dolore
per
un
'
anima
sensibile
e
appassionata
,
come
quella
di
Fiorina
!
Si
avvicinò
al
trono
della
sua
rivale
,
e
lì
stette
in
piedi
,
appoggiata
a
una
colonna
di
marmo
.
Il
Re
arrivò
il
primo
,
più
bello
e
più
amabile
di
quello
che
fosse
stato
mai
in
tutta
la
vita
.
Trotona
venne
dopo
,
vestita
con
gran
magnificenza
,
ma
brutta
da
far
paura
.
Ella
guardò
la
Regina
con
un
certo
cipiglio
"
E
chi
sei
tu
"
,
le
disse
,
"
che
ardisci
di
avvicinarti
alla
mia
augusta
persona
e
al
mio
trono
d
'
oro
?
"
"
Io
mi
chiamo
Viso
-
sudicio
"
,
diss
'
ella
,
"
son
venuta
di
lontano
per
vendervi
delle
cose
rare
.
"
E
cominciò
a
frugare
nel
suo
sacco
di
tela
,
e
tirò
fuori
i
braccialetti
di
smeraldo
che
il
Re
Grazioso
le
aveva
regalati
.
"
Oh
!
oh
!
"
,
esclamò
Trotona
,
"
carini
codesti
pezzi
di
bicchiere
;
me
li
vendi
per
cinque
soldi
?
"
"
Fateli
prima
vedere
a
chi
se
ne
intende
,
o
signora
,
e
poi
sul
prezzo
ci
accomoderemo
.
"
Trotona
,
che
amava
il
Re
con
maggior
tenerezza
di
quel
che
poteva
attendersi
da
quella
foca
,
e
non
le
pareva
vero
di
trovare
delle
occasioni
per
parlargli
,
si
avanzò
fino
al
trono
di
lui
e
gli
mostrò
i
braccialetti
,
pregandolo
a
dire
il
suo
sentimento
.
Alla
vista
di
quei
braccialetti
,
egli
si
ricordò
di
quelli
che
aveva
dato
a
Fiorina
:
diventò
bianco
,
sospirò
,
e
stette
per
un
po
'
di
tempo
senza
rispondere
:
alla
fine
,
temendo
di
far
vedere
il
turbamento
dell
'
animo
,
fece
su
di
sé
un
grande
sforzo
e
rispose
:
"
Questi
braccialetti
,
secondo
me
,
valgono
quanto
tutto
il
mio
regno
:
credevo
che
nel
nondo
ve
ne
fosse
un
paio
solo
;
ma
ora
vedo
che
ce
ne
sono
degli
altri
"
.
Trotona
tornò
sul
suo
trono
,
dove
ci
faceva
la
figura
di
un
'
ostrica
attaccata
al
suo
guscio
;
e
chiese
alla
Regina
quanto
,
senza
rubare
,
avrebbe
preteso
de
'
suoi
braccialetti
.
"
Se
doveste
pagarmeli
,
o
signora
,
vi
sarebbe
d
'
un
grande
scomodo
:
vi
propongo
piuttosto
un
altro
patto
.
Ottenetemi
il
favore
di
dormire
una
notte
nella
sala
degli
Echi
,
che
è
nel
palazzo
del
Re
,
e
io
vi
cedo
gli
smeraldi
.
"
"
Magari
,
Viso
-
sudicio
!
"
,
disse
Trotona
,
buttandosi
via
dalle
risate
come
una
sguaiata
,
e
mostrando
certi
denti
più
lunghi
di
quelli
d
'
un
cinghiale
.
Il
Re
non
si
dette
pensiero
di
sapere
di
dove
venivano
quei
braccialetti
,
un
po
'
perché
gli
era
indifferente
la
venditrice
(
che
non
destava
davvero
nessuna
curiosità
)
,
ma
segnatamente
per
il
disgusto
invincibile
che
provava
a
discorrere
con
Trotona
.
Ora
bisogna
sapere
,
che
in
quel
tempo
che
egli
era
sempre
uccello
turchino
,
una
tal
volta
gli
era
venuto
fatto
di
raccontare
alla
Principessa
come
proprio
sotto
al
suo
quartiere
reale
c
'
era
una
piccola
sala
che
si
chiamava
la
sala
degli
Echi
;
costruita
in
un
modo
così
ingegnoso
,
che
tutto
ciò
che
vi
si
diceva
sottovoce
,
era
sentito
benissimo
dal
Re
quando
si
trovava
a
letto
nella
sua
camera
;
per
cui
Fiorina
non
poteva
immaginare
un
miglior
mezzo
di
questo
,
per
potergli
rimproverare
la
sua
infedeltà
.
Per
ordine
di
Trotona
la
condussero
nella
sala
degli
Echi
,
dov
'
ella
dette
principio
ai
suoi
lamenti
e
ai
suoi
rimproveri
così
:
"
La
sciagura
,
alla
quale
non
voleva
credere
,
pur
troppo
è
certa
,
barbaro
uccello
turchino
!
tu
ti
sei
scordato
di
me
:
tu
ami
la
mia
indegna
rivale
.
I
braccialetti
,
che
ebbi
dalla
tua
mano
reale
,
non
furono
capaci
di
richiamarmi
alla
tua
memoria
:
tanto
io
sono
lontana
dal
tuo
pensiero
!
"
.
E
qui
i
singhiozzi
le
tolsero
la
parola
:
quand
'
essa
riebbe
fiato
da
parlare
,
ricominciò
daccapo
e
continuò
fino
alla
mattina
.
I
camerieri
,
avendola
sentita
piangere
e
sospirare
tutta
la
notte
,
andarono
a
raccontarlo
a
Trotona
:
la
quale
le
domandò
la
ragione
di
tutto
il
lamentìo
che
aveva
fatto
.
La
Regina
rispose
che
aveva
dormito
profondamente
e
che
dormendo
le
accadeva
per
il
solito
di
sognare
e
di
parlare
a
voce
alta
.
Quanto
al
Re
,
per
una
strana
fatalità
non
aveva
sentito
nulla
:
e
questo
derivava
,
perché
dal
giorno
che
incominciò
la
sua
passione
per
Fiorina
,
aveva
perduti
i
sonni
;
e
quando
la
sera
andava
a
letto
,
gli
davano
dell
'
oppio
per
farlo
riposare
.
La
Regina
passò
una
gran
parte
del
giorno
così
inquieta
,
da
non
potersi
dir
quanto
.
"
Se
mi
ha
sentito
"
,
diceva
fra
sé
,
"
come
si
può
dare
al
mondo
un
'
indifferenza
più
atroce
della
sua
?
Se
poi
non
mi
ha
sentito
,
in
qual
altro
modo
potrò
far
giungere
la
mia
voce
fino
a
lui
?
"
Gioielli
e
cose
d
'
arte
veramente
rare
e
straordinarie
non
ne
aveva
più
:
perché
le
pietre
preziose
sono
sempre
belle
,
ma
ci
bisognava
qualcosa
che
sapesse
stuzzicare
il
gusto
di
Trotona
.
Allora
ricorse
ai
suoi
uovi
e
ne
ruppe
uno
.
Ecco
che
scappò
subito
fuori
una
carrozzina
d
'
acciaio
lustro
,
tutta
ornata
di
fregi
d
'
oro
in
rilievo
;
alla
carrozzina
erano
attaccati
sei
sorci
verdi
,
guidati
da
un
grosso
topo
color
di
rosa
,
mentre
il
battistrada
,
anch
'
esso
della
famiglia
topesca
,
era
d
'
una
bella
tinta
grigio
-
perla
.
Dentro
alla
carrozza
c
'
erano
quattro
marionette
più
vispe
e
più
graziose
di
quelle
che
si
vedono
sui
teatrini
alle
grandi
fiere
di
Padova
e
di
Sinigaglia
,
e
facevano
delle
cose
molto
sorprendenti
,
in
specie
due
piccole
egiziane
,
le
quali
ballavano
la
sarabanda
e
il
minuetto
meglio
di
tutte
le
ballerine
della
Pergola
e
della
Scala
.
La
Regina
rimase
a
bocca
aperta
a
vedere
questo
capolavoro
dell
'
arte
negromantica
:
ma
non
fece
motto
fino
alla
sera
,
che
era
l
'
ora
che
Trotona
andava
alla
passeggiata
.
Allora
si
mise
in
un
viale
a
far
galoppare
i
suoi
sorci
che
tiravano
la
carrozza
,
gli
altri
topi
e
le
marionette
.
Questa
novità
fece
tanta
meraviglia
a
Trotona
,
che
cominciò
a
gridare
:
"
Viso
-
sudicio
!
ehi
,
Viso
-
sudicio
!
li
vuoi
cinque
soldi
per
la
tua
carrozza
e
per
il
tuo
equipaggio
topinesco
?
"
.
"
Domandate
ai
letterati
e
ai
sapienti
di
questo
regno
"
,
disse
Fiorina
"
che
cosa
può
valere
una
meraviglia
simile
,
e
io
me
ne
starò
al
parere
del
più
capace
fra
loro
.
"
Trotona
,
prepotente
in
ogni
cosa
,
rispose
:
"
Non
mi
star
più
a
stomacare
colla
tua
sudicia
presenza
;
dimmi
il
prezzo
,
e
finiscila
"
.
"
Dormire
ancora
un
'
altra
volta
nella
sala
degli
Echi
"
,
disse
Fiorina
,
"
ecco
tutto
quello
che
vi
domando
.
"
"
Va
'
,
povera
bestia
"
,
replicò
Trotona
,
"
non
ti
sarà
negato
.
"
E
voltandosi
alle
sue
dame
,
disse
:
"
Questa
stupida
creatura
non
sa
ricavare
nessun
guadagno
dalla
vendita
di
tante
belle
rarità
!
"
.
Venne
la
notte
.
Fiorina
disse
tutto
quello
che
si
può
immaginare
di
più
tenero
e
di
appassionato
,
ma
fu
lo
stesso
che
dirlo
al
muro
,
come
la
notte
avanti
,
perché
il
Re
non
lasciava
mai
di
prendere
la
sua
solita
bevanda
coll
'
oppio
.
I
camerieri
dicevano
fra
loro
:
"
Questa
campagnola
,
non
c
'
è
caso
,
dev
'
esser
grulla
:
che
cos
'
è
tutto
questo
cicalìo
che
fa
la
notte
?
"
.
"
Peraltro
"
,
osservavano
alcuni
,
"
nelle
cose
che
dice
,
c
'
è
del
buon
senso
e
della
passione
.
"
Fiorina
aspettò
colla
febbre
addosso
che
venisse
il
giorno
,
per
vedere
l
'
effetto
prodotto
da
'
suoi
discorsi
.
"
Pur
troppo
"
,
essa
diceva
,
"
questo
spietato
è
diventato
sordo
alla
mia
voce
!
Non
riconosce
più
la
voce
della
sua
cara
Fiorina
?
Ah
!
che
vergogna
,
ostinarsi
ancora
a
volergli
bene
!
Egli
mi
disprezza
,
e
me
lo
merito
.
Sì
,
mi
sta
bene
.
"
Però
tutti
questi
ragionamenti
tornavano
inutili
.
Ella
non
poteva
guarire
della
sua
passione
.
Nel
sacco
non
le
rimaneva
che
un
solo
uovo
,
dal
quale
potesse
sperare
qualche
soccorso
.
Lo
ruppe
e
ne
uscì
fuori
un
pasticcio
di
sei
uccelli
lardellati
,
cotti
e
benissimo
rosolati
;
eppure
,
con
tutto
questo
,
cantavano
da
innamorare
,
predicavano
la
buona
ventura
e
sapevano
di
medicina
meglio
di
Esculapio
.
La
Regina
restò
stupita
di
una
cosa
tanto
meravigliosa
,
e
se
ne
andò
col
suo
pasticcio
parlante
nell
'
anticamera
di
Trotona
.
Mentr
'
essa
aspettava
di
poter
passare
,
uno
de
'
camerieri
le
si
avvicinò
e
le
disse
:
"
Ma
non
sapete
,
mio
bel
Viso
-
sudicio
,
che
se
il
Re
non
pigliasse
l
'
oppio
per
dormire
,
voi
lo
cavereste
di
cervello
con
tutto
il
chiacchierio
che
fate
nella
notte
?
"
.
Fiorina
allora
capì
subito
la
ragione
perché
il
Re
non
l
'
aveva
udita
,
e
disse
al
cameriere
:
"
Sono
tanto
sicura
di
non
disturbare
i
sonni
del
Re
,
che
stasera
,
nel
caso
che
io
dorma
nella
sala
degli
Echi
,
se
non
gli
darete
nemmeno
una
goccia
d
'
oppio
,
tutte
queste
perle
e
diamanti
saranno
per
voi
"
.
Il
cameriere
accettò
e
dette
la
sua
parola
.
Dopo
pochi
minuti
arrivò
Trotona
e
vide
la
Regina
che
faceva
finta
di
voler
mangiare
il
suo
pasticcio
.
"
Che
cosa
fai
costì
,
Viso
-
sudicio
?
"
le
disse
.
"
Signora
"
,
rispose
Fiorina
,
"
son
qui
che
mangio
astrologhi
,
musici
e
dottori
di
medicina
.
"
In
quello
stesso
momento
gli
uccelli
cominciarono
a
cantare
dolcemente
,
come
tante
sirene
;
poi
gridavano
:
"
Buttateci
una
piccola
moneta
d
'
argento
e
vi
diremo
la
buona
ventura
"
,
Un
anatrotto
,
che
torreggiava
sugli
altri
,
disse
più
forte
di
tutti
:
"
Qua
,
qua
,
qua
,
qua
;
io
sono
medico
,
io
guarisco
la
gente
da
tutti
i
mali
e
da
tutte
le
pazzie
,
fuori
che
da
quella
d
'
amore
"
.
Trotona
sbalordita
da
questo
portento
non
veduto
mai
in
vita
sua
,
gridò
,
sagrando
come
un
vetturino
:
"
Affeddìo
,
che
bel
pasticcio
!
Lo
voglio
per
me
.
Qua
,
Visosudicio
:
quanto
ne
chiedi
?
"
.
"
Il
solito
prezzo
"
,
ella
disse
,
"
dormire
nella
sala
degli
Echi
,
e
nient
'altro."
"
Sta
bene
,
e
ti
voglio
dar
per
giunta
anche
questa
moneta
"
,
disse
Trotona
,
fuor
di
sé
dall
'
allegrezza
di
avere
avuto
il
pasticcio
.
Fiorina
se
ne
va
via
ringraziando
,
tutta
contenta
per
la
speranza
che
questa
volta
il
Re
avrebbe
sentita
la
sua
voce
.
Appena
venne
la
notte
,
ella
si
fece
condurre
nella
sala
degli
Echi
,
colla
passione
che
la
struggeva
che
il
cameriere
mantenesse
la
parola
e
che
,
invece
di
dare
al
Re
il
solito
oppio
,
gli
mettesse
innanzi
qualche
altra
bevanda
da
tenerlo
desto
;
quando
poté
figurarsi
che
tutti
dormissero
,
ella
ricominciò
i
suoi
pietosi
lamenti
:
"
A
quanto
pericolo
non
sono
io
andata
incontro
"
,
ella
diceva
,
"
per
venirti
a
cercare
,
mentre
tu
mi
fuggi
e
vuoi
sposare
Trotona
!
Che
t
'
ho
io
fatto
,
crudele
,
per
scordarti
così
i
tuoi
giuramenti
?
Rammentati
almeno
qualche
volta
della
tua
metamorfosi
,
del
mio
amore
e
dei
nostri
teneri
colloqui
!
"
.
Ella
ripeté
questi
colloqui
a
uno
a
uno
,
e
con
tanta
fedeltà
di
memoria
,
da
far
vedere
che
per
lei
non
c
'
era
altra
cosa
al
mondo
che
le
fosse
più
cara
di
questi
ricordi
.
Il
Re
non
dormiva
punto
,
e
sentiva
così
distintamente
la
voce
di
Fiorina
e
tutte
le
sue
parole
,
che
non
sapeva
raccapezzarsi
da
dove
venissero
:
ma
il
suo
cuore
,
teneramente
commosso
,
gli
fece
ricordare
così
al
vivo
l
'
immagine
della
sua
incomparabile
Principessa
,
che
nel
trovarsi
ora
diviso
da
lei
sentì
il
medesimo
dolore
di
quando
i
coltelli
lo
ferirono
fra
i
rami
del
cipresso
.
E
anch
'
esso
si
mise
a
parlare
sullo
stesso
tono
della
Regina
,
e
disse
:
"
Ah
!
Principessa
troppo
crudele
per
un
amante
che
vi
adorava
!
com
'
è
egli
mai
possibile
che
mi
abbiate
sacrificato
ai
nostri
comuni
nemici
?..."
.
Fiorina
udì
le
cose
che
il
Re
diceva
,
e
non
si
stette
dal
rispondergli
e
dal
fargli
sapere
che
s
'
egli
avesse
voluto
degnarsi
di
chiamare
presso
di
sé
Viso
-
sudicio
,
avrebbe
potuto
aver
la
spiegazione
di
tanti
misteri
,
fin
allora
inesplicabili
per
lui
.
A
queste
parole
il
Re
,
impaziente
,
chiamò
uno
dei
suoi
camerieri
,
e
gli
disse
se
fosse
stato
possibile
di
trovargli
subito
Viso
-
sudicio
e
di
condurgliela
lì
.
Il
cameriere
rispose
che
la
cosa
poteva
farsi
in
un
batter
d
'
occhio
,
perché
Viso
-
sudicio
era
a
dormire
nella
sala
degli
Echi
.
Il
Re
non
sapeva
che
cosa
si
pensare
.
Come
poteva
mai
figurarsi
che
una
sì
gran
Regina
,
come
Fiorina
,
potesse
trovarsi
trasfigurata
a
quel
modo
?
E
come
credere
che
Viso
-
sudicio
avesse
la
voce
della
Regina
e
conoscesse
tutti
i
suoi
segreti
più
intimi
,
se
ella
non
fosse
stata
la
Regina
stessa
?
Tormentato
da
questi
sospetti
si
alzò
dal
letto
,
si
vestì
in
fretta
e
furia
,
e
per
una
scaletta
segreta
scese
nella
sala
degli
Echi
.
La
Regina
aveva
levata
la
chiave
:
ma
il
Re
ne
aveva
una
che
apriva
tutte
le
porte
del
palazzo
.
La
trovò
vestita
con
una
veste
leggerissima
di
seta
bianca
,
che
essa
era
solita
portare
sotto
i
suoi
panni
sudici
e
strappati
;
i
suoi
bellissimi
capelli
le
scendevano
per
le
spalle
;
era
distesa
sopra
un
canapè
,
e
una
lampada
,
in
lontananza
,
mandava
all
'
intorno
un
pallido
sbattimento
di
luce
.
Il
Re
entrò
dentro
all
'
improvviso
;
e
la
passione
dell
'
amore
vincendo
tutti
i
suoi
risentimenti
,
appena
l
'
ebbe
riconosciuta
,
andò
a
gettarsi
a
'
suoi
piedi
,
le
bagnò
le
mani
del
suo
pianto
e
credette
di
morire
di
gioia
,
di
dolore
e
di
mille
pensieri
diversi
che
,
tutti
in
una
volta
,
gli
si
affollarono
alla
memoria
.
La
Regina
non
fu
meno
commossa
di
lui
;
ed
ebbe
una
tal
serratura
al
cuore
,
che
sentiva
mancarsi
il
respiro
.
Ella
guardava
fisso
fisso
il
Re
,
senza
dir
parola
;
e
quand
'
ebbe
la
forza
di
poter
parlare
,
non
ebbe
quella
per
fargli
dei
rimproveri
.
La
gran
contentezza
di
rivederlo
le
fece
dimenticare
per
un
momento
tutte
le
ragioni
,
che
essa
credeva
fondatissime
,
di
lagnarsi
di
lui
.
Alla
fine
ogni
cosa
venne
in
chiaro
,
tutti
e
due
a
vicenda
si
trovarono
giustificati
;
il
loro
amore
riprese
al
disopra
,
e
l
'
unica
spina
,
che
ormai
li
tormentasse
,
era
la
fata
Sussio
.
Ma
in
questo
frattempo
giunse
il
Mago
,
grande
amico
del
Re
,
in
compagnia
d
'
una
famosa
fata
,
la
quale
era
appunto
quella
che
aveva
dato
le
quattro
uova
a
Fiorina
.
Scambiati
i
primi
complimenti
d
'
uso
,
il
mago
e
la
fata
dissero
chiaro
e
tondo
che
essendosi
trovati
d
'
accordo
a
riunire
i
loro
poteri
in
favore
del
Re
e
della
Regina
,
la
fata
Sussio
non
poteva
far
altro
che
un
bel
nulla
contro
di
essi
;
e
che
per
conseguenza
non
c
'
erano
più
ostacoli
per
mandare
in
lungo
le
loro
nozze
.
Ci
vuol
poco
a
figurarsi
l
'
allegrezza
dei
due
giovani
amanti
.
Appena
si
fece
giorno
,
la
voce
si
sparse
per
il
palazzo
,
e
tutti
furono
contenti
di
vedere
la
bella
Fiorina
.
Il
rumore
di
questa
notizia
essendo
arrivato
fino
agli
orecchi
di
Trotona
,
questa
corse
subito
dal
Re
:
e
come
rimase
brutta
,
quando
gli
vide
al
fianco
la
sua
odiata
rivale
!
Mentre
stava
per
aprir
bocca
e
per
dir
loro
un
sacco
di
vituperi
,
il
mago
e
la
fata
la
trasformarono
in
una
maiala
,
perché
così
le
rimanesse
un
poco
della
sua
fisionomia
e
del
suo
brutto
vizio
di
grugnire
.
Ella
fuggì
via
,
grugnendo
sempre
fin
giù
nel
cortile
,
dove
fu
accolta
da
uno
scoppio
di
risate
,
che
la
messero
all
'
ultima
disperazione
.
Il
Re
Grazioso
e
la
Regina
Fiorina
,
liberati
finalmente
dalla
presenza
di
una
così
odiosa
persona
,
non
pensarono
più
che
a
festeggiare
le
loro
nozze
:
le
quali
spiccarono
per
buon
gusto
e
magnificenza
:
e
c
'
è
da
immaginarsi
facilmente
la
felicità
dei
due
sposi
,
dopo
tanti
dispiaceri
e
tante
traversie
.
Domandatelo
al
Re
Grazioso
,
ed
egli
vi
risponderà
:
meglio
diventare
uccelli
turchini
,
corvi
e
anche
anatre
palustri
,
piuttosto
che
sposare
una
Trotona
,
alla
quale
non
si
voglia
bene
.
Peccato
che
non
si
trovi
sempre
un
mago
o
una
fata
per
mandare
a
monte
tanti
matrimoni
,
dove
l
'
amore
non
c
'
entra
per
nulla
!
La
Gatta
Bianca
C
'
era
una
volta
un
Re
il
quale
aveva
tre
figli
:
tre
pezzi
di
giovanotti
forti
e
coraggiosi
;
ed
egli
si
era
messo
paura
che
volessero
salire
sul
trono
prima
della
sua
morte
:
tanto
più
,
che
stando
a
certe
voci
che
correvano
,
i
suoi
figli
cercavano
dappertutto
di
farsi
dei
partigiani
per
impadronirsi
del
regno
.
Il
Re
cominciava
a
essere
un
po
'
in
là
cogli
anni
,
ma
essendo
ancora
verde
di
spirito
e
sano
di
mente
,
non
se
la
sentiva
punto
di
cedere
loro
un
posto
,
occupato
da
lui
con
tanta
dignità
.
Pensò
,
dunque
,
che
il
miglior
partito
per
vivere
tranquillo
fosse
quello
di
tenerli
a
bocca
dolce
a
furia
di
promesse
,
che
egli
avrebbe
saputo
sempre
deludere
e
mandare
in
fumo
.
Li
chiamò
nel
suo
gabinetto
,
e
dopo
aver
parlato
alla
buona
di
varie
cose
,
saltò
fuori
col
dire
:
"
Miei
cari
figli
,
voi
converrete
meco
che
la
mia
età
avanzata
non
mi
permette
più
di
accudire
agli
affari
di
Stato
con
lo
stesso
impegno
d
'
una
volta
;
temo
che
i
miei
sudditi
ne
abbiano
a
risentire
i
danni
,
ed
è
per
questo
che
ho
deciso
di
mettere
la
corona
sul
capo
a
uno
di
voi
tre
.
Peraltro
è
ben
giusto
che
in
compenso
di
un
regalo
simile
,
voi
dobbiate
cercare
di
compiacermi
nel
disegno
,
che
oramai
ho
fatto
,
di
ritirarmi
in
campagna
.
Mi
pare
che
un
canino
vispo
,
fido
,
grazioso
potrebbe
tenermi
un
'
ottima
compagnia
:
così
,
senza
stare
a
scegliere
il
figlio
maggiore
piuttosto
del
minore
,
io
vi
dichiaro
che
quello
che
di
voi
tre
mi
porterà
il
canino
più
bello
,
quello
sarà
il
mio
erede
"
.
I
principi
restarono
sorpresi
del
capriccio
del
loro
padre
per
un
canino
,
ma
i
due
minori
vi
trovarono
il
loro
tornaconto
ed
accettarono
con
piacere
la
commissione
di
andare
in
cerca
di
un
cane
.
Quanto
al
figlio
maggiore
,
era
troppo
timido
e
troppo
rispettoso
per
far
valere
i
suoi
diritti
.
Presero
quindi
congedo
dal
Re
,
il
quale
li
fornì
d
'
oro
e
di
pietre
preziose
,
soggiungendo
che
fra
un
anno
,
né
più
né
meno
,
in
quello
stesso
giorno
e
alla
medesima
ora
,
dovessero
tornare
a
portargli
ciascuno
il
suo
canino
.
Prima
di
mettersi
in
viaggio
i
tre
fratelli
andarono
a
un
castello
,
discosto
appena
un
miglio
dalla
città
.
Menarono
seco
gli
amici
e
fecero
gran
baldoria
,
giurandosi
tutti
e
tre
amicizia
eterna
,
e
restando
intesi
che
in
questa
faccenda
avrebbero
ciascuno
tirato
avanti
per
il
fatto
suo
,
senza
gelosie
e
rancori
,
e
che
in
ogni
caso
il
più
fortunato
avrebbe
sempre
tenuto
a
parte
gli
altri
due
della
sua
fortuna
.
E
così
partirono
,
dopo
aver
fissato
che
al
ritorno
si
sarebbero
ritrovati
nello
stesso
castello
,
per
poi
recarsi
tutti
insieme
dal
Re
.
Non
vollero
con
sé
nessuno
,
e
cambiarono
di
nome
per
non
essere
riconosciuti
.
Ciascuno
prese
una
via
diversa
.
I
due
maggiori
ebbero
molte
avventure
;
ma
io
racconterò
soltanto
quelle
del
minore
.
Il
quale
era
grazioso
,
d
'
umore
allegro
e
piacevole
,
una
bella
testa
,
fisonomia
signorile
,
fattezze
regolari
,
bei
denti
e
moltissima
destrezza
in
tutti
quegli
esercizi
,
che
completano
l
'
educazione
di
un
gentiluomo
.
Cantava
con
gusto
,
suonava
il
liuto
e
la
chitarra
da
incantare
,
maneggiava
la
tavolozza
,
era
insomma
un
cavaliere
compitissimo
e
di
un
coraggio
che
rasentava
la
temerità
.
Non
passava
giorno
che
non
comprasse
cani
grandi
,
piccoli
,
levrieri
,
bull
-
dogs
,
da
caccia
,
spagnuoli
,
barboni
.
Se
ne
aveva
uno
bello
e
ne
trovava
un
altro
più
bello
,
lasciava
il
primo
per
tenersi
l
'
altro
:
perché
gli
sarebbe
stato
impossibile
,
solo
com
'
era
,
di
menarsi
dietro
trenta
o
quarantamila
cani
;
ed
egli
non
voleva
con
sé
nessuno
strascico
di
gentiluomini
o
di
servitori
o
di
paggi
.
Camminava
e
camminava
,
senza
sapere
neanche
lui
dove
andasse
,
quand
'
ecco
che
una
volta
si
trovò
sorpreso
dalla
notte
,
dai
tuoni
e
da
un
gran
rovescio
d
'
acqua
nel
mezzo
d
'
una
foresta
,
dove
non
raccapezzava
più
nemmeno
la
strada
che
doveva
fare
.
Prese
il
primo
viottolo
che
gli
capitò
fra
i
piedi
,
e
dopo
aver
camminato
un
pezzo
,
poté
scorgere
un
po
'
di
luce
;
e
da
questa
si
figurò
che
,
non
molto
lontano
,
ci
dovesse
essere
qualche
casa
,
dove
avrebbe
potuto
mettersi
al
coperto
fino
al
giorno
.
Guidato
così
da
quella
po
'
di
luce
che
vedeva
,
giunse
alla
porta
di
un
castello
,
il
più
magnifico
che
si
possa
immaginare
.
La
porta
era
d
'
oro
,
coperta
di
carbonchi
,
il
cui
bagliore
limpido
e
smagliante
illuminava
tutti
i
dintorni
.
E
questa
era
la
luce
che
il
Principe
aveva
veduto
di
lontano
.
I
muri
erano
di
porcellana
trasparente
sulla
quale
,
dipinta
in
colori
,
si
vedeva
la
storia
di
tutte
le
fate
dalla
creazione
del
mondo
in
poi
;
né
vi
erano
dimenticate
le
famose
avventure
di
Pelle
d
'
Asino
,
di
Finetta
,
del
Melarancio
,
di
Graziosa
,
della
Bella
addormentata
nel
bosco
,
di
Serpentino
Verde
e
di
cent
'
altri
.
Gli
fece
grandissimo
piacere
di
riconoscervi
anche
il
Principe
Folletto
,
perché
era
suo
zio
all
'
uso
di
Brettagna
.
La
pioggia
e
la
stagione
indiavolata
gli
levarono
la
voglia
di
trattenersi
più
a
lungo
in
un
luogo
,
dove
si
bagnava
tutto
fino
all
'
ossa
,
senza
contare
che
dove
non
giungeva
il
riflesso
luminoso
dei
carbonchi
,
non
ci
si
vedeva
proprio
di
qui
a
lì
.
Tornò
alla
porta
d
'
oro
,
e
vide
uno
zampetto
di
capriolo
attaccato
in
fondo
a
una
piccola
catena
tutta
di
diamanti
:
e
non
poté
di
meno
di
restare
a
bocca
aperta
,
non
tanto
per
la
magnificenza
di
quel
cordone
da
campanello
,
quanto
per
la
gran
sicurezza
colla
quale
vivevano
in
quel
palazzo
.
"
Perché
"
,
faceva
egli
a
dire
,
"
che
ci
vorrebbe
per
i
ladri
a
staccare
la
catenella
e
portar
via
i
carbonchi
?
Sarebbe
il
vero
modo
di
diventar
ricchi
una
volta
per
tutte
.
"
Tirò
lo
zampetto
di
capriolo
:
subito
sentì
suonare
una
campanella
,
che
allo
squillo
gli
parve
d
'
oro
o
d
'
argento
.
Di
lì
a
un
minuto
la
porta
si
aprì
,
senza
che
egli
potesse
veder
altro
che
una
dozzina
di
mani
per
aria
,
ciascuna
delle
quali
teneva
una
fiaccola
accesa
.
A
quella
vista
restò
così
intontito
,
che
non
sapeva
risolversi
a
entrare
,
quando
sentì
altre
mani
,
che
lo
spingevano
per
dietro
,
e
anche
con
una
certa
tal
qual
violenza
.
Egli
entrò
là
dentro
a
malincuore
,
e
per
ogni
buon
fine
e
rispetto
portò
la
mano
all
'
impugnatura
della
spada
:
quand
'
ecco
,
che
traversando
un
vestibolo
,
tutto
incrostato
di
porfido
e
di
lapislazzuli
,
sentì
due
voci
angeliche
che
cantavano
così
:
Delle
man
.
,
che
vedete
Non
vi
prenda
sospetto
:
Ché
sotto
questo
tetto
Non
c
'
é
da
temer
nulla
.
Se
non
le
seducenti
Grazie
di
un
bel
visino
;
Caso
che
il
vostro
cuore
Non
voglia
rimaner
schiavo
d
'
amore
.
Egli
non
poté
immaginarsi
che
lo
invitassero
con
tanta
buona
grazia
,
per
fargli
poi
un
brutto
tiro
:
per
cui
,
sentendosi
sospinto
verso
una
gran
porta
di
corallo
,
che
si
aprì
al
suo
avvicinarsi
,
entrò
in
una
gran
sala
,
tutta
di
madreperla
;
e
quindi
passò
in
altre
sale
ornate
in
mille
maniere
differenti
e
così
ricche
di
pitture
e
di
marmi
preziosi
,
da
farlo
restare
sbalordito
.
Migliaia
e
migliaia
di
lumi
,
che
dal
soffitto
arrivavano
fino
a
terra
,
illuminavano
altri
quartieri
;
anche
questi
pieni
di
lampadari
,
di
luci
a
riflesso
e
di
ventole
gremite
di
candele
.
Per
farla
corta
,
era
una
tal
maraviglia
da
crederla
un
sogno
.
Dopo
aver
traversato
una
fila
di
sessanta
stanze
,
le
mani
che
lo
guidavano
lo
fecero
fermare
,
ed
esso
vide
una
poltrona
grande
e
molto
comoda
,
che
si
accostò
da
sé
sola
al
camminetto
.
In
quel
mentre
il
fuoco
si
accese
:
e
le
mani
che
gli
sembravano
bellissime
,
bianche
,
piccole
,
bofficette
e
ben
proporzionate
,
cominciarono
a
spogliarlo
:
perché
,
com
'
ho
detto
poco
fa
,
era
tutto
fradicio
mézzo
e
c
'
era
il
caso
di
fargli
prendere
un
'
infreddatura
.
Gli
fu
presentato
senza
che
egli
vedesse
alcuno
,
una
camicia
così
bella
,
che
era
proprio
una
camicia
da
sposi
,
insieme
a
una
veste
da
camera
,
di
stoffa
trapunta
d
'
oro
e
ricamata
di
piccoli
smeraldi
,
che
formavano
degli
arabeschi
e
delle
cifre
.
Le
mani
,
senza
corpo
,
gli
avvicinarono
una
toeletta
,
che
era
una
vera
maraviglia
:
e
lo
pettinarono
con
tanta
leggerezza
e
con
tanta
maestria
,
che
rimase
contentissimo
.
Poi
lo
rivestirono
tutto
,
non
coi
panni
di
lui
,
ma
con
gli
altri
abiti
molto
più
belli
.
Egli
stava
ammirando
,
senza
fiatare
,
tutto
quello
che
accadeva
sotto
i
suoi
occhi
,
e
di
tanto
in
tanto
aveva
qualche
brivido
di
paura
,
che
non
poteva
vincere
a
nessun
costo
.
Quando
l
'
ebbero
incipriato
,
pettinato
,
profumato
,
vestito
in
gala
,
e
fatto
più
bello
d
'
un
amore
,
le
solite
mani
lo
condussero
in
una
sala
magnifica
per
i
mobili
e
per
le
dorature
.
In
giro
alle
pareti
si
vedeva
la
storia
dei
gatti
più
famosi
.
Rodilardo
appiccato
pei
piedi
,
nel
Consiglio
dei
Topi
:
il
Gatto
cogli
stivali
,
marchese
di
Carabà
:
il
Gatto
scrivano
:
il
Gatto
cambiato
in
donna
,
i
Sorci
mutati
in
gatti
:
il
Sabbato
e
tutte
le
sue
stregherie
;
insomma
non
c
'
era
cosa
più
originale
di
questi
quadri
.
La
tavola
era
apparecchiata
,
con
sopra
due
posate
e
due
tovagliolini
,
ciascuno
dei
quali
col
suo
laccetto
d
'
oro
:
la
dispensa
faceva
restare
a
bocca
aperta
per
la
quantità
di
vasi
di
cristallo
di
monte
e
di
altre
pietre
preziose
.
Il
Principe
non
sapeva
per
chi
fossero
quelle
due
posate
,
quando
vide
alcuni
gatti
che
andavano
a
pigliar
posto
in
una
piccola
orchestra
fatta
apposta
per
loro
:
uno
portava
un
libro
pieno
di
capperi
e
di
note
le
più
strane
del
mondo
:
un
altro
teneva
in
mano
un
quaderno
arrotolato
,
per
battere
il
tempo
:
gli
altri
avevano
delle
piccole
chitarre
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
ciascuno
di
essi
cominciò
a
miagolare
in
diversi
toni
e
a
grattare
coll
'
unghie
le
corde
della
chitarra
.
Il
Principe
avrebbe
quasi
creduto
di
esser
capitato
all
'
inferno
,
se
non
gli
fosse
parso
che
il
palazzo
fosse
troppo
meraviglioso
per
dar
motivo
a
simili
sospetti
:
e
non
potendo
far
altro
,
si
tappava
gli
orecchi
e
si
buttava
via
dalle
risate
,
a
vedere
i
gesti
e
le
boccacce
di
quei
musicanti
di
una
razza
nuova
.
Mentre
stava
pensando
alle
tante
cose
che
gli
erano
accadute
in
questo
castello
,
vide
entrare
una
figurina
non
più
alta
di
mezzo
braccio
.
Questa
specie
di
bambolina
era
coperta
dalla
testa
ai
piedi
da
un
lungo
velo
di
crespo
nero
.
L
'
accompagnavano
due
gatti
,
anch
'
essi
abbrunati
,
col
mantello
e
la
spada
al
fianco
.
E
dietro
a
loro
,
un
numeroso
corteggio
di
gatti
,
che
portavano
trappole
e
gabbie
piene
di
sorci
e
di
topi
.
Il
Principe
era
fuori
di
sé
dallo
stupore
,
e
non
sapeva
che
cosa
pensare
.
Intanto
la
bambolina
si
avvicinò
e
si
tolse
il
velo
:
sicché
egli
poté
vedere
la
più
bella
gattina
,
fra
quante
ce
ne
furono
e
ce
ne
saranno
mai
.
Ella
appariva
molto
giovine
e
molto
afflitta
:
e
faceva
un
miagolìo
così
dolce
e
così
carino
,
che
andava
proprio
al
cuore
.
Ella
disse
al
Principe
:
"
Figlio
di
Re
,
tu
sei
il
benvenuto
.
La
mia
miagolante
maestà
ti
vede
con
piacere
"
.
"
Signora
Gatta
"
,
disse
il
principe
"
voi
siete
molto
buona
a
farmi
sì
cortese
accoglienza
;
ma
voi
non
mi
avete
l
'
aria
di
essere
una
bestiolina
come
tutte
le
altre
:
il
dono
della
parola
e
il
bel
castello
che
possedete
,
ne
sono
una
prova
lampante
.
"
"
Figlio
di
Re
"
,
riprese
la
Gatta
,
"
ti
prego
,
non
mi
dire
dei
complimenti
.
Io
sono
semplice
di
modi
e
di
parole
:
ma
ho
un
buon
cuore
.
Animo
!
"
continuò
ella
"
si
serva
subito
in
tavola
;
e
i
musicanti
tacciano
,
perché
tanto
il
Principe
non
intende
nulla
di
quello
che
dicono
.
"
"
Dicono
forse
qualche
cosa
?
"
,
domandò
egli
.
"
Ma
sicuro
"
,
ella
soggiunse
,
"
perché
qui
ci
sono
dei
letterati
,
che
hanno
moltissimo
spirito
:
e
se
resterete
un
poco
fra
noi
,
ve
ne
persuaderete
facilmente
.
"
"
Basta
sentirvi
discorrere
,
per
crederlo
subito
"
,
disse
il
Principe
con
molta
galanteria
,
"
ed
è
per
questo
,
o
signora
,
che
io
vi
stimo
una
gatta
veramente
singolare
.
"
Fu
portata
la
cena
:
la
quale
era
servita
da
quelle
stesse
mani
,
appartenenti
a
corpi
invisibili
.
Si
rifecero
dal
mettere
in
tavola
due
pasticci
:
uno
di
piccioncini
e
l
'
altro
di
sorci
grassi
come
ortolani
.
La
vista
di
quest
'
ultimo
pasticcio
fece
perdere
al
Principe
la
voglia
di
assaggiare
il
primo
;
per
il
sospetto
che
tutti
e
due
fossero
stati
cucinati
dallo
stesso
cuoco
,
e
con
le
medesime
rigaglie
:
ma
la
gattina
,
vedendogli
far
boccuccia
,
indovinò
la
sua
idea
e
lo
accertò
che
la
sua
cucina
era
fatta
a
parte
,
e
che
poteva
mangiare
tranquillamente
le
pietanze
,
che
gli
avessero
messo
dinanzi
,
senza
scrupolo
di
trovarci
dentro
o
topi
o
sorci
.
Il
Principe
non
se
lo
fece
dire
due
volte
,
persuaso
che
la
bella
Gattina
non
poteva
avere
nessun
motivo
per
dargli
ad
intendere
una
cosa
per
un
'
altra
.
E
mentre
mangiava
gli
venne
fatto
notare
che
ella
aveva
un
piccolo
ritratto
in
avorio
,
attaccato
a
una
zampa
,
e
gli
fece
specie
.
La
pregò
se
avesse
voluto
mostrarglielo
,
credendo
che
fosse
il
ritratto
di
padron
Buricchio
.
Ma
rimase
oltremodo
stupito
nel
vedere
che
era
un
giovine
così
bello
,
da
non
credere
che
la
natura
n
'
avesse
formato
un
altro
compagno
:
e
il
ritratto
somigliava
tanto
a
lui
,
che
se
gliel
'
avessero
dipinto
apposta
,
non
poteva
esser
più
vero
e
più
parlante
.
Ella
sospirò
:
e
facendosi
anche
più
trista
,
serbò
un
profondo
silenzio
.
Il
Principe
capì
che
ci
doveva
esser
sotto
qualche
cosa
di
misterioso
e
di
straordinario
,
ma
non
ebbe
cuore
di
chiedere
spiegazioni
,
per
paura
di
far
dispiacere
alla
Gatta
e
di
affliggerla
più
che
mai
.
Egli
le
parlò
di
tutte
le
novità
che
sapeva
,
e
la
trovò
istruttissima
degl
'
interessi
delle
case
principesche
e
di
tutti
i
fatti
che
accadevano
nel
mondo
.
Alzati
da
cena
,
la
Gatta
Bianca
invitò
il
suo
ospite
a
voler
passare
in
una
gran
sala
,
dove
c
'
era
un
teatro
sul
quale
davano
un
balletto
dodici
gatti
e
dodici
scimmie
.
Gli
uni
erano
vestiti
da
mori
,
le
altre
da
chinesi
.
È
facile
immaginarsi
i
salti
e
le
capriole
che
facevano
,
e
i
graffi
e
le
zampate
che
di
tanto
in
tanto
si
scambiavano
fra
loro
.
La
serata
finì
così
.
Gatta
Bianca
dette
la
buona
notte
al
suo
ospite
:
e
le
mani
,
che
l
'
avevano
condotto
fin
lì
,
lo
ripresero
e
lo
menarono
in
un
quartiere
,
che
era
tutto
differente
da
quello
che
aveva
visto
.
Poteva
dirsi
più
elegante
che
magnifico
:
ed
era
tappezzato
,
di
cima
in
fondo
,
di
ali
di
farfalle
,
i
cui
variati
colori
formavano
mille
fiori
diversi
.
Vi
erano
pure
delle
penne
di
uccelli
rarissimi
,
e
che
forse
non
si
sono
veduti
altro
che
in
quel
luogo
.
I
letti
erano
di
velo
,
e
ornati
con
bellissimi
fiocchi
di
nastro
;
e
dappertutto
grandi
specchi
,
che
andavano
dall
'
impiantito
al
soffitto
,
e
messi
dentro
a
cornici
cesellate
d
'
oro
e
che
rappresentavano
migliaia
e
migliaia
di
piccoli
amorini
.
Il
Principe
entrò
a
letto
senza
fare
una
parola
,
perché
era
impossibile
attaccare
un
po
'
di
conversazione
colle
mani
che
lo
servivano
.
Dormì
poco
e
fu
svegliato
da
un
rumore
confuso
.
Le
mani
,
lì
pronte
,
lo
tirarono
subito
fuori
del
letto
e
gli
messero
addosso
un
vestito
da
caccia
.
Dette
un
'
occhiata
giù
,
nella
corte
del
castello
,
e
vide
più
di
cinquecento
gatti
,
dei
quali
alcuni
tenevano
i
levrieri
al
guinzaglio
,
e
gli
altri
suonavano
il
corno
.
Era
una
gran
festa
:
Gatta
Bianca
andava
alla
caccia
,
e
voleva
che
il
Principe
fosse
della
partita
.
Le
solite
mani
,
addette
al
suo
servizio
,
gli
presentarono
un
cavallo
di
legno
,
che
correva
a
briglia
sciolta
e
che
sapeva
andare
al
passo
,
che
era
uno
stupore
.
Egli
stintignava
un
poco
a
montarci
sopra
,
dicendo
che
era
quasi
lo
stesso
che
fargli
fare
la
figura
di
cavaliere
errante
come
Don
Chisciotte
:
ma
la
sua
mala
voglia
gli
giovò
poco
:
si
trovò
messo
di
peso
sul
cavallo
di
legno
,
il
quale
aveva
una
gualdrappa
e
una
sella
a
ricami
d
'
oro
e
di
diamanti
.
Gatta
Bianca
cavalcava
uno
scimmiotto
,
il
più
bello
e
il
più
fiero
che
si
potesse
mai
vedere
;
essa
aveva
lasciato
il
suo
gran
velo
e
portava
in
testa
un
berretto
da
amazzone
,
che
le
dava
una
cert
'
aria
di
spavalderia
,
che
metteva
paura
a
tutti
i
sorci
del
vicinato
.
Non
c
'
è
stata
mai
un
'
altra
caccia
divertente
come
quella
:
i
gatti
correvano
più
dei
conigli
e
delle
lepri
:
e
così
,
quando
chiappavano
qualche
animale
,
Gatta
Bianca
voleva
che
lo
mangiassero
dinanzi
a
lei
,
e
questa
cosa
dava
luogo
a
mille
giuochi
piacevolissimi
di
agilità
e
di
destrezza
.
E
nemmeno
gli
uccelli
,
dal
canto
loro
,
erano
sicuri
:
perché
i
gattini
s
'
arrampicavano
su
per
gli
alberi
:
e
il
bravo
scimmiotto
portava
Gatta
Bianca
fin
dentro
ai
nidi
dell
'
Aquile
,
perché
disponesse
a
piacer
suo
delle
piccole
Altezze
aquiline
.
Finita
la
caccia
,
ella
prese
un
corno
lungo
un
dito
,
ma
che
mandava
un
suono
così
chiaro
e
sfogato
,
da
farsi
sentire
benissimo
alla
distanza
di
cento
miglia
.
Quand
'
ebbe
fatti
due
o
tre
squilli
di
corno
,
si
vide
circondata
da
tutti
i
gatti
del
paese
:
alcuni
arrivarono
per
aria
,
portati
in
cocchio
:
altri
venivano
per
acqua
,
dentro
le
barche
:
insomma
era
uno
spettacolo
non
mai
veduto
.
Quasi
tutti
erano
vestiti
in
diversi
modi
.
Gatta
Bianca
,
accompagnata
da
questo
pomposo
corteggio
,
ritornò
al
palazzo
e
pregò
il
Principe
a
venirvi
anche
lui
.
Egli
gradì
l
'
invito
,
sebbene
tutto
questo
gattaio
gli
sapesse
un
po
'
troppo
di
sabbato
e
di
stregheria
,
e
la
Gatta
parlante
gli
paresse
più
strana
e
più
inconcepibile
di
tutto
il
resto
.
Appena
entrata
nel
palazzo
,
le
portarono
il
suo
velo
nero
.
Cenò
col
Principe
,
il
quale
aveva
una
fame
che
parevano
due
,
e
mangiò
per
quattro
.
Furono
portati
dei
liquori
,
che
egli
gustò
volentieri
,
ma
che
gli
fecero
dimenticare
,
lì
per
lì
,
il
canino
che
doveva
portare
al
Re
.
Da
quel
momento
in
poi
non
aveva
altro
pensiero
che
stare
a
miagolare
con
Gatta
Bianca
:
o
,
come
chi
dicesse
,
a
tenerle
buona
e
fidata
compagnia
:
tutti
i
giorni
passarono
in
feste
piacevoli
,
ora
alla
pesca
,
ora
alla
caccia
:
eppoi
balli
,
tornei
e
altri
spassi
,
che
lo
divertivano
moltissimo
.
Spesso
e
volentieri
la
bella
Gatta
faceva
dei
versi
e
delle
canzonette
in
uno
stile
così
appassionato
,
da
far
capire
che
aveva
il
cuore
sensibile
e
che
certe
cose
non
si
sanno
dire
,
senza
essere
innamorati
:
ma
il
suo
segretario
,
che
era
un
vecchio
soriano
,
aveva
una
mano
di
scritto
così
brutta
,
che
sebbene
le
opere
di
lei
sieno
state
conservate
,
oggi
è
impossibile
leggerle
e
raccapezzarvi
dentro
qualche
cosa
.
Il
Principe
si
era
scordato
di
tutto
,
perfino
del
suo
paese
.
Le
solite
mani
,
rammentate
tante
volte
,
continuavano
a
servirlo
.
Qualche
volta
si
pentiva
di
non
essere
un
gatto
,
per
poter
passare
tutta
la
vita
in
così
amabile
compagnia
"
Povero
me
!
"
,
diceva
egli
a
Gatta
Bianca
,
"
come
sarei
disperato
se
dovessi
lasciarvi
;
vi
amo
tanto
!
o
diventate
donna
,
o
fatemi
diventare
un
gatto
!
"
Ella
pigliava
in
chiasso
queste
parole
,
e
gli
dava
delle
risposte
così
ambigue
e
sibilline
,
da
non
ricavarci
un
numero
.
Un
anno
passa
presto
,
in
ispecie
quando
non
si
hanno
né
seccature
né
pensieri
:
e
quando
si
sta
bene
di
salute
e
ci
manca
il
tempo
per
potersi
annoiare
.
Gatta
Bianca
sapeva
il
giorno
in
cui
egli
doveva
tornare
a
casa
,
e
perché
egli
non
ci
pensava
più
,
credé
ben
fatto
ricordarglielo
.
"
Sai
tu
"
,
ella
gli
disse
,
"
che
ti
restano
tre
giorni
solamente
,
per
cercare
il
canino
tanto
desiderato
da
tuo
padre
,
e
che
i
tuoi
fratelli
ne
hanno
trovati
dei
bellissimi
?
"
Il
Principe
ritornò
in
sé
,
e
maravigliandosi
della
sua
negligenza
:
"
Per
quale
incantesimo
piacevole
"
disse
"
ho
potuto
scordarmi
di
una
cosa
,
che
mi
stava
a
cuore
al
disopra
di
tutte
le
altre
?
Ce
ne
va
della
mia
gloria
e
della
mia
fortuna
.
Dove
troverò
un
canino
,
proprio
come
ci
vuole
,
per
guadagnare
un
Regno
,
e
un
cavallo
così
scappatore
da
arrivare
in
tempo
?
"
.
E
incominciò
a
inquietarsi
e
a
mettersi
di
cattivo
umore
.
Gatta
Bianca
,
con
una
vocina
carezzevole
,
gli
disse
:
"
Figlio
di
Re
,
non
ti
dare
alla
disperazione
:
io
sono
fra
i
tuoi
buoni
amici
:
puoi
trattenerti
qui
ancora
un
giorno
,
perché
sebbene
da
qui
al
tuo
paese
ci
sieno
più
di
duemila
miglia
,
il
bravo
cavallo
di
legno
ti
ci
porterà
in
meno
di
dodici
ore
"
.
"
Vi
ringrazio
,
mia
bella
Gatta
"
,
disse
il
Principe
,
"
peraltro
non
mi
basta
di
tornare
da
mio
padre
,
ma
bisogna
che
gli
porti
anche
un
canino
.
"
"
Tieni
"
,
gli
disse
Gatta
Bianca
,
"
eccoti
una
ghianda
,
dove
ce
ne
troverai
dentro
uno
assai
più
bello
della
stessa
canicola
.
"
"
Via
,
via
,
signora
Gatta
"
,
disse
il
Principe
,
"
Vostra
Maestà
si
piglia
giuoco
di
me
.
"
"
Avvicina
la
ghianda
all
'
orecchio
"
,
ella
soggiunse
,
"
e
lo
sentirai
abbaiare
.
"
Esso
obbedì
;
e
sentì
subito
il
canino
che
faceva
:
bu
!
bu
!
Il
Principe
saltava
dalla
contentezza
:
perché
un
canino
,
che
può
entrare
in
una
ghianda
,
bisogna
che
sia
piccino
davvero
.
Egli
voleva
aprirla
,
perché
si
struggeva
di
vederlo
;
ma
Gatta
Bianca
gli
disse
che
per
la
strada
avrebbe
potuto
sentir
freddo
e
che
era
meglio
aspettare
che
fosse
dinanzi
al
Re
suo
padre
.
Il
Principe
la
ringraziò
mille
volte
e
poi
dell
'
altro
:
e
gli
dette
un
addio
che
veniva
proprio
dal
cuore
.
"
Vi
giuro
"
,
egli
soggiunse
"
che
i
giorni
mi
son
passati
come
un
lampo
;
volere
o
non
volere
,
sento
che
mi
dispiace
a
lasciarvi
;
e
sebbene
voi
siate
qui
la
sovrana
,
e
i
gatti
che
vi
corteggiano
sieno
più
spiritosi
e
galanti
dei
nostri
,
io
non
mi
perito
a
invitarvi
a
venir
via
con
me
.
"
La
Gatta
,
a
questa
proposta
,
rispose
con
un
profondo
sospiro
.
Si
lasciarono
.
Il
Principe
arrivò
il
primo
nel
luogo
,
dove
co
'
suoi
fratelli
era
stato
fissato
il
ritrovo
.
Dopo
poco
arrivarono
anche
gli
altri
e
rimasero
maravigliati
nel
vedere
un
cavallo
di
legno
,
che
caracollava
meglio
di
quelli
delle
scuole
d
'
equitazione
.
Il
Principe
andò
loro
incontro
:
si
abbracciarono
ripetutamente
e
si
raccontarono
le
avventure
dei
loro
viaggi
:
ma
il
nostro
Principe
non
disse
tutta
la
verità
circa
a
quanto
gli
era
accaduto
,
e
mostrò
ai
fratelli
un
canucciaccio
mezzo
spelacchiato
,
dicendo
che
gli
era
parso
così
grazioso
,
che
aveva
pensato
di
portarlo
a
suo
padre
.
Per
quanto
si
volessero
bene
tra
fratelli
e
fratelli
,
nondimeno
i
due
maggiori
sentirono
un
gran
piacere
della
cattiva
scelta
fatta
dal
minore
;
e
perché
erano
a
tavola
,
si
davano
di
nascosto
nel
piede
,
come
per
dire
che
da
lui
non
avevano
nulla
da
temere
.
Il
giorno
dopo
partirono
tutti
e
tre
insieme
,
nella
medesima
carrozza
.
I
due
figli
maggiori
del
Re
avevano
in
alcuni
panieri
dei
canini
così
belli
e
così
delicati
,
che
pareva
non
si
dovessero
toccare
,
per
paura
di
sciuparli
.
Il
minore
aveva
il
suo
cane
spelacchiato
,
così
inzaccherato
di
mota
,
che
nessuno
lo
voleva
accosto
.
Appena
arrivati
al
palazzo
,
tutti
furono
loro
dintorno
per
dargli
il
ben
tornato
:
quindi
passarono
nelle
stanze
del
Re
.
Esso
non
sapeva
in
favore
di
chi
decidersi
,
perché
i
due
cani
presentati
dai
suoi
figli
maggiori
erano
pari
a
bellezza
:
e
già
i
due
fratelli
si
disputavano
il
vantaggio
della
successione
al
trono
,
quando
ecco
che
il
Principe
trovò
il
mezzo
di
metterli
d
'
accordo
,
cavando
fuori
di
tasca
la
ghianda
,
che
Gatta
Bianca
gli
aveva
dato
.
Apertala
in
presenza
di
tutti
,
ciascuno
poté
vedere
un
canino
,
accovacciato
nel
cotone
,
il
quale
sarebbe
passato
attraverso
a
un
anello
da
dito
,
senza
nemmeno
toccarlo
.
Il
Principe
lo
posò
in
terra
,
ed
egli
si
mise
a
ballare
la
sarabanda
con
accompagnamento
di
nacchere
e
con
tanta
grazia
e
leggerezza
,
come
non
avrebbe
saputo
far
meglio
,
la
più
celebre
ballerina
spagnuola
.
Esso
era
di
mille
colori
,
tutti
diversi
,
e
il
pellame
e
gli
orecchi
gli
toccavano
terra
.
Il
Re
rimase
un
po
'
male
,
perché
era
proprio
impossibile
trovar
da
ridire
qualche
cosa
sulla
bellezza
di
quel
cagnolino
.
A
ogni
modo
egli
non
aveva
punta
voglia
di
disfarsi
della
sua
corona
:
ogni
rosone
di
essa
gli
era
mille
volte
più
caro
di
tutti
i
cani
dell
'
universo
.
Disse
dunque
ai
suoi
figliuoli
di
essere
arcicontento
di
tutto
quello
che
avevano
fatto
:
ma
siccome
eran
riusciti
così
bene
nella
prima
prova
,
voleva
avere
un
altro
saggio
della
loro
abilità
,
prima
di
mantenere
la
parola
data
;
per
cui
dava
loro
tempo
un
anno
a
cercargli
una
pezza
di
tela
così
fine
e
sottile
,
da
passar
tutta
dalla
cruna
di
un
ago
,
di
quelli
da
ricamo
.
Tutti
e
tre
sentirono
male
la
cosa
di
doversi
rifar
da
capo
a
cercare
.
I
due
principi
,
i
cui
cani
erano
meno
belli
di
quello
del
fratello
minore
,
si
rassegnarono
.
Ognuno
se
n
'
andò
per
il
suo
viaggio
e
senza
perdersi
in
tante
tenerezze
come
la
prima
volta
,
perché
il
bel
cagnolino
era
stato
cagione
di
un
certo
raffreddamento
fra
loro
.
Il
nostro
Principe
rimontò
sul
suo
cavallo
,
e
senza
curarsi
di
altri
aiuti
,
all
'
infuori
di
quelli
che
poteva
attendere
dalla
Gatta
Bianca
,
partì
alla
gran
carriera
e
ritornò
al
castello
,
dov
'
ella
gli
aveva
fatto
così
buon
viso
e
lieta
accoglienza
.
Trovò
che
tutte
le
porte
erano
spalancate
e
le
mura
risplendenti
per
centomila
fiaccole
accese
,
che
facevano
un
effetto
meraviglioso
.
Le
solite
mani
,
che
l
'
avevano
servito
sempre
con
tanta
puntualità
,
gli
si
fecero
incontro
:
e
presa
la
briglia
del
bravo
cavallo
di
legno
,
lo
portarono
alla
scuderia
,
mentre
il
Principe
si
avviava
verso
la
camera
di
Gatta
Bianca
.
Ella
stava
coricata
dentro
a
una
piccola
cestina
sopra
un
guanciale
di
seta
,
bianca
come
la
neve
.
La
sua
pettinatura
era
un
po
'
trascurata
e
la
fisonomia
abbattuta
e
trista
:
ma
appena
visto
il
Principe
,
fece
mille
salti
e
mille
sgambetti
,
per
fargli
intendere
la
gioia
che
provava
.
"
Per
quante
ragioni
avessi
per
credere
al
tuo
ritorno
"
,
diss
'
ella
,
"
ti
confesso
,
o
figlio
di
Re
,
che
ci
contavo
assai
poco
:
per
il
solito
sono
così
disgraziata
ne
'
miei
desideri
,
che
questa
volta
mi
par
proprio
di
aver
avuto
una
vera
fortuna
.
"
Il
Principe
,
in
ricambio
,
le
fece
mille
carezze
:
e
le
raccontò
l
'
esito
del
suo
viaggio
,
che
forse
ella
già
sapeva
meglio
di
lui
;
e
venne
a
dire
come
qualmente
il
Re
voleva
una
pezza
di
tela
che
potesse
passare
dalla
cruna
d
'
un
ago
;
che
questa
cosa
a
lui
gli
pareva
impossibile
,
ma
che
a
ogni
modo
voleva
tentarla
,
ripromettendosi
miracoli
dalla
buona
amicizia
e
dall
'
aiuto
di
lei
.
Gatta
Bianca
,
pigliando
una
cert
'
aria
di
serietà
,
rispose
che
non
era
una
faccenda
da
darsene
pensiero
:
che
,
per
buona
fortuna
,
aveva
nel
suo
castello
delle
Gatte
che
filavano
benissimo
:
che
essa
pure
vi
avrebbe
messo
lo
zampino
,
per
mandare
avanti
il
lavoro
;
in
una
parola
che
egli
poteva
starsene
tranquillo
,
e
che
avrebbe
trovato
lì
quello
che
cercava
,
senza
bisogno
di
andare
a
girellone
per
il
mondo
.
In
quel
punto
apparirono
le
mani
,
le
quali
portavano
delle
fiaccole
:
e
il
Principe
andando
dietro
a
esse
,
insieme
con
Gatta
Bianca
,
entrò
in
una
magnifica
terrazza
coperta
,
che
dava
lungo
un
gran
fiume
,
sul
quale
furono
incendiati
bellissimi
fuochi
d
'
artifizio
.
Vi
si
dovevano
bruciare
quattro
gatti
,
ai
quali
era
stato
fatto
un
processo
in
tutte
le
regole
.
Erano
accusati
di
aver
mangiato
l
'
arrosto
preparato
per
la
cena
di
Gatta
Bianca
,
il
suo
formaggio
e
il
suo
latte
:
e
di
aver
cospirato
contro
la
sua
real
persona
insieme
con
Martafaccio
e
l
'
Eremita
,
famosi
topi
di
quella
contrada
e
tenuti
per
tali
anche
da
La
-
Fontaine
,
scrittore
degnissimo
di
fede
;
ma
,
con
tutto
questo
,
si
sapeva
che
nel
processo
c
'
erano
stati
molti
pasticci
,
e
che
quasi
tutti
i
testimoni
avevano
preso
il
boccone
.
Fatto
sta
,
che
il
Principe
ottenne
per
loro
la
grazia
:
e
i
fuochi
d
'
artifizio
non
bruciarono
nessuno
:
e
dei
razzi
e
delle
girandole
a
quel
modo
,
non
se
ne
sono
mai
più
vedute
.
Dopo
i
fuochi
fu
imbandita
una
cena
,
che
il
Principe
gustò
assai
più
delle
girandole
e
dei
razzi
,
perché
aveva
una
fame
da
lupi
,
per
la
ragione
che
il
suo
cavallo
di
legno
l
'
aveva
fatto
correr
tanto
,
come
se
fosse
stato
in
strada
ferrata
,
e
anche
più
.
I
giorni
passavano
e
si
somigliavano
:
feste
dalla
mattina
alla
sera
,
e
sempre
differenti
,
colle
quali
l
'
ingegnosa
Gatta
Bianca
teneva
allegro
il
suo
ospite
:
e
forse
non
c
'
è
stato
un
altro
mortale
,
che
si
sia
tanto
divertito
,
non
avendo
con
sé
altra
compagnia
che
quella
dei
gatti
.
Gli
è
vero
che
Gatta
Bianca
aveva
uno
spirito
grazioso
,
seducente
e
adattato
a
ogni
cosa
;
ella
ne
sapeva
più
di
quel
che
è
lecito
saperne
a
un
gatto
:
e
il
Principe
molte
volte
ne
rimaneva
stupito
.
"
No
"
,
esso
le
diceva
,
"
le
meraviglie
che
mi
vien
fatto
di
notare
in
voi
,
non
sono
punto
naturali
:
se
voi
mi
amate
davvero
,
carissima
Micina
,
ditemi
per
quale
miracolo
pensate
e
parlate
con
tanta
finezza
di
buon
senso
,
da
rendervi
degna
di
sedere
fra
i
begl
'
ingegni
delle
più
celebrate
Accademie
.
"
"
Finiscila
con
queste
domande
,
figlio
di
Re
"
,
ella
gli
disse
,
"
a
me
non
è
lecito
risponderti
:
tu
puoi
almanaccare
quanto
ti
pare
e
piace
:
padronissimo
!
Ti
basti
soltanto
sapere
che
avrò
sempre
per
te
una
zampina
col
guanto
di
velluto
:
e
che
ogni
cosa
che
ti
riguarda
sarà
come
se
fosse
una
cosa
mia
.
"
Questo
second
'
anno
passò
,
senza
addarsene
,
come
il
primo
.
Il
Principe
non
aveva
tempo
di
desiderare
un
oggetto
,
che
le
solite
mani
,
sempre
pronte
,
glielo
portavano
subito
:
sia
che
si
trattasse
di
libri
,
di
gemme
,
di
quadri
,
di
medaglie
antiche
:
insomma
egli
non
doveva
far
altro
che
dire
:
"
voglio
il
tal
bigiù
,
che
è
nel
gabinetto
intimo
del
Mogol
o
del
Re
di
Persia
,
o
la
tale
statua
di
Corinto
o
di
Grecia
"
che
subito
vedeva
comparirsi
davanti
ciò
che
desiderava
,
senza
sapere
né
chi
gliel
'
avesse
portata
,
né
di
dove
venisse
.
Ecco
una
virtù
magica
,
che
ha
le
sue
attrattive
e
che
,
non
foss
'
altro
per
passatempo
,
ci
farebbe
nascere
la
voglia
di
diventare
i
padroni
dei
più
bei
tesori
della
terra
.
Gatta
Bianca
,
che
non
perdeva
mai
d
'
occhio
gl
'
interessi
del
Principe
,
lo
avvertì
che
il
tempo
della
sua
partenza
si
avvicinava
e
che
poteva
stare
tranquillo
in
quanto
alla
pezza
di
tela
tanto
desiderata
,
perché
essa
gliene
aveva
tessuta
una
maravigliosa
:
aggiungendo
che
questa
volta
voleva
regalargli
un
equipaggio
degno
di
lui
.
E
senza
dargli
tempo
di
rispondere
,
l
'
obbligò
a
guardar
giù
nel
cortile
del
castello
.
E
lì
,
infatti
,
vi
era
una
carrozza
scoperta
,
tutta
d
'
oro
smaltato
,
color
fuoco
,
con
mille
imprese
galanti
dipinte
sopra
,
che
facevano
piacere
agli
occhi
e
alla
mente
.
V
'
erano
attaccati
quattro
per
quattro
,
dodici
cavalli
bianchi
come
la
neve
,
carichi
di
gualdrappe
di
velluto
rosso
fiammante
,
ricamate
a
diamanti
e
guarnite
di
fibbie
e
di
piastrelle
d
'
oro
.
La
carrozza
era
foderata
dentro
colla
stessa
magnificenza
ed
aveva
un
seguito
d
'
altre
cento
carrozze
a
otto
cavalli
,
tutte
piene
di
signori
di
grande
apparenza
e
splendidamente
vestiti
.
V
'
era
di
scorta
un
reggimento
di
mille
guardie
del
corpo
,
le
cui
uniformi
erano
così
coperte
di
ricami
e
di
alamari
,
che
il
panno
non
si
distingueva
più
:
e
la
cosa
singolare
era
questa
:
che
il
ritratto
della
Gatta
Bianca
si
vedeva
da
per
tutto
,
sugli
stemmi
della
carrozza
,
sull
'
uniforme
delle
guardie
,
e
perfino
attaccato
con
un
nastro
all
'
occhiello
dell
'
abito
dei
cortigiani
,
come
la
insegna
di
un
nuovo
ordine
cavalleresco
,
di
cui
essa
gli
avesse
onorati
.
"
Ora
parti
pure
"
,
diss
'
ella
al
Principe
,
"
e
presentati
al
Re
tuo
padre
in
codest
'
arnese
abbagliante
;
e
che
la
tua
magnificenza
da
gran
signore
lo
metta
in
suggezione
tanto
da
non
aver
cuore
di
ricusarti
il
trono
che
ti
sei
meritato
.
Eccoti
una
noce
:
guarda
bene
di
non
schiacciarla
,
finché
non
sarai
alla
presenza
di
lui
:
dentro
ci
troverai
la
pezza
di
tela
,
che
m
'
hai
domandata
.
"
"
Graziosa
Bianchina
"
,
egli
rispose
,
"
vi
giuro
che
sono
talmente
preso
dalle
vostre
gentilezze
per
me
,
che
,
se
foste
contenta
,
preferirei
di
passar
la
mia
vita
con
voi
,
a
tutte
le
grandezzate
che
mi
aspettano
fuori
di
qui
.
"
"
Figlio
di
Re
"
,
ella
soggiunse
,
"
io
credo
alla
bontà
del
tuo
cuore
,
merce
rara
fra
i
Principi
:
perché
essi
vogliono
essere
amati
da
tutti
,
e
non
amar
nessuno
.
Ma
tu
sei
l
'
eccezione
della
regola
.
Io
ti
tengo
conto
del
bene
che
dimostri
di
volere
a
una
Gattina
Bianca
,
la
quale
in
fondo
in
fondo
,
non
è
buona
ad
altro
che
a
prender
topi
.
"
Il
Principe
le
baciò
la
zampetta
e
partì
.
Se
già
non
si
sapesse
come
il
cavallo
di
legno
gli
avesse
fatto
fare
duemila
miglia
in
meno
di
quarantott
'
ore
,
ora
si
stenterebbe
a
credere
la
gran
furia
che
messe
per
arrivare
in
tempo
.
Se
non
che
la
stessa
potenza
che
animava
il
cavallo
di
legno
,
spronò
talmente
anche
gli
altri
,
che
non
restarono
per
la
strada
più
di
ventiquattr
'
ore
.
Non
fecero
neppure
una
fermata
,
finché
non
furono
giunti
dal
Re
,
dove
già
i
due
fratelli
maggiori
si
trovavano
:
i
quali
,
non
vedendo
arrivare
il
fratello
minore
,
gongolavano
del
suo
ritardo
e
bisbigliavano
fra
loro
sottovoce
:
"
Questa
è
una
bazza
per
noi
:
o
è
morto
o
è
malato
:
e
così
avremo
un
rivale
di
meno
,
nella
successione
al
trono
"
.
Senza
perder
tempo
spiegarono
le
loro
tele
,
le
quali
,
a
dir
la
verità
,
erano
tanto
fini
,
da
passar
dalla
cruna
di
un
ago
grosso
:
ma
per
in
quanto
alla
cruna
di
un
ago
sottile
,
era
inutile
parlarne
;
e
il
Re
,
tutto
contento
di
aver
trovato
questo
attaccagnolo
,
mostrò
loro
l
'
ago
che
egli
aveva
prescelto
e
che
per
ordine
suo
i
magistrati
avevano
recato
dal
Tesoro
della
città
,
dov
'
era
stato
gelosamente
custodito
.
Nacque
un
gran
diverbio
:
e
tutti
vollero
dire
la
sua
.
Gli
amici
de
'
Principi
,
e
segnatamente
quelli
del
maggiore
,
la
cui
tela
senza
dubbio
era
la
più
bella
,
sostenevano
che
il
Re
aveva
messo
fuori
una
gretola
,
dove
c
'
era
mescolata
molta
dose
di
furberia
e
di
malafede
.
Alla
fine
,
per
troncare
ogni
pettegolezzo
,
si
sentì
per
la
città
il
rumore
allegro
e
cadenzato
di
una
fanfara
di
trombe
,
timballi
e
clarinetti
:
era
il
nostro
Principe
,
che
arrivava
col
suo
splendido
corteggio
.
Il
Re
e
i
suoi
due
figli
fecero
tanto
d
'
occhio
alla
vista
di
uno
spettacolo
così
sorprendente
.
Appena
ebbe
salutato
rispettosamente
il
padre
suo
e
abbracciati
i
fratelli
,
cavò
fuori
da
una
scatola
,
tutta
incrostata
di
rubini
,
la
noce
:
e
la
schiacciò
.
Egli
si
aspettava
di
trovarci
la
pezza
di
tela
,
tanto
decantata
:
ma
invece
c
'
era
una
nocciuola
;
schiacciò
anche
questa
,
e
rimase
stupito
di
trovarci
dentro
un
nocciolo
di
ciliegia
.
Tutti
si
guardarono
in
viso
:
il
Re
se
la
rideva
sotto
i
baffi
e
si
divertiva
alle
spalle
del
figlio
,
il
quale
era
stato
tanto
baccello
da
credere
di
poter
portare
una
pezza
di
tela
dentro
a
una
noce
;
ma
perché
non
ci
doveva
credere
,
quando
già
gli
era
stato
dato
un
canino
che
entrava
tutto
in
una
ghianda
?
Egli
schiacciò
anche
il
nocciolo
di
ciliegia
,
il
quale
era
tutto
pieno
della
sua
mandorlina
.
Allora
cominciò
per
la
sala
un
gran
bisbiglìo
:
e
non
si
sentiva
altro
che
questo
ritornello
:
"
Il
Principe
cadetto
l
'
hanno
preso
a
godere
!..."
.
Egli
non
rispose
nulla
alle
insolenti
freddure
dei
cortigiani
.
Aprì
in
mezzo
la
mandorlina
,
e
ci
trovò
un
chicco
di
miglio
.
Oh
!
allora
poi
,
per
dir
la
verità
,
cominciò
anch
'
esso
a
dubitare
e
masticò
fra
i
denti
,
"
Ah
!
Gatta
Bianca
,
Gatta
Bianca
,
tu
me
l
'
hai
fatta
!..."
In
questo
punto
sentì
sulla
mano
un
'
unghiata
di
gatto
,
che
lo
graffiò
così
bene
da
fargli
uscire
il
sangue
.
Egli
non
sapeva
se
quell
'
unghiata
fosse
per
dargli
coraggio
o
per
consigliarlo
a
smettere
:
a
ogni
modo
aprì
il
chicco
di
miglio
,
e
lo
stupore
di
tutti
non
fu
piccolo
davvero
quando
ne
tirò
fuori
una
pezza
di
tela
di
mille
metri
così
meravigliosa
,
che
c
'
erano
dipinti
sopra
ogni
maniera
d
'
uccelli
,
di
pesci
,
di
animali
,
con
gli
alberi
,
i
frutti
e
le
piante
della
terra
,
gli
scogli
,
le
rarità
e
le
conchiglie
del
mare
,
il
sole
,
la
luna
,
le
stelle
,
gli
astri
e
i
pianeti
del
cielo
.
E
c
'
erano
anche
i
ritratti
dei
Re
e
dei
Sovrani
che
regnavano
allora
nel
mondo
:
e
quelli
delle
loro
mogli
,
dei
figliuoli
e
di
tutti
i
loro
sudditi
,
senza
che
vi
fossero
dimenticati
i
più
infimi
,
fra
gli
straccioni
e
gli
sbarazzini
di
strada
.
Ciascuno
,
nel
suo
stato
,
rappresentava
il
personaggio
che
doveva
rappresentare
,
ed
era
vestito
alla
foggia
del
suo
paese
.
Quando
il
Re
ebbe
visto
questa
pezza
di
tela
,
si
fece
bianco
in
viso
,
come
s
'
era
fatto
rosso
il
Principe
,
nel
mentre
che
la
cercava
.
Tanto
il
Re
che
i
due
Principi
maggiori
serbavano
un
cupo
silenzio
,
sebbene
a
più
riprese
si
trovassero
forzati
a
dire
che
in
tutto
quanto
il
mondo
non
c
'
era
un
'
altra
cosa
,
che
potesse
agguagliarsi
alla
bellezza
e
alla
rarità
di
questa
tela
.
Il
Re
lasciò
andare
un
gran
sospiro
e
voltandosi
a
'
suoi
figli
,
disse
loro
:
"
Non
potete
figurarvi
la
mia
consolazione
,
nel
vedere
la
deferenza
che
avete
per
me
:
io
desidero
dunque
che
vi
mettiate
a
una
novella
prova
.
Andate
a
viaggiare
ancora
un
anno
,
e
colui
che
in
capo
all
'
anno
menerà
seco
la
più
bella
fanciulla
,
quello
la
sposerà
e
sarà
incoronato
Re
il
giorno
stesso
delle
sue
nozze
;
perché
,
in
fin
dei
conti
,
è
una
necessità
che
il
mio
successore
abbia
moglie
:
e
faccio
giuro
e
prometto
che
questa
volta
sarà
l
'
ultima
e
non
manderò
più
per
le
lunghe
la
ricompensa
promessa
"
.
Questa
qui
,
a
guardarla
bene
,
era
una
ingiustizia
bella
e
buona
a
carico
del
nostro
Principe
.
Il
cagnolino
e
la
pezza
di
tela
,
invece
di
un
regno
,
ne
meritavano
dieci
;
ma
il
Principe
aveva
un
carattere
così
ben
fatto
,
che
non
volle
mettersi
in
urto
col
padre
suo
:
e
senza
rifiatare
,
rimontò
in
carrozza
e
via
.
Il
suo
corteggio
lo
seguì
,
ed
egli
tornò
dalla
sua
cara
Gatta
Bianca
.
Ella
sapeva
il
giorno
e
il
minuto
che
doveva
arrivare
;
per
tutta
la
strada
c
'
era
la
fiorita
e
mille
bracieri
con
sostanze
odorose
fumavano
fuori
e
dentro
al
castello
.
Essa
se
ne
stava
seduta
sopra
un
tappeto
di
Persia
,
sotto
un
baldacchino
di
broccato
d
'
oro
in
una
galleria
,
dalla
quale
poteva
vederlo
ritornare
.
Fu
ricevuto
dalle
solite
mani
,
che
l
'
avevano
sempre
servito
.
Tutti
i
gatti
si
arrampicarono
su
per
le
grondaie
,
per
dargli
il
ben
tornato
,
con
un
miagolio
da
straziare
gli
orecchi
.
"
Ebbene
,
figlio
di
Re
"
,
ella
gli
disse
,
"
eccoti
tornato
qui
,
e
senza
corona
.
"
"
Signora
"
,
egli
rispose
,
"
la
vostra
buona
grazia
mi
aveva
messo
in
caso
di
guadagnarmela
:
ma
ho
capito
che
il
Re
avrebbe
più
dispiacere
a
disfarsene
di
quello
che
io
avessi
gusto
a
possederla
.
"
"
Non
importa
"
,
ella
soggiunse
,
"
non
bisogna
trascurar
nulla
per
meritarla
;
io
ti
aiuterò
anche
questa
volta
,
e
poiché
bisogna
che
tu
meni
alla
corte
di
tuo
padre
una
bella
fanciulla
,
penserò
io
a
cercartene
una
che
ti
faccia
vincere
il
premio
:
intanto
divertiamoci
,
ed
è
per
questo
che
ho
ordinato
un
combattimento
navale
fra
i
miei
gatti
e
i
terribili
topi
del
paese
.
I
miei
gatti
si
troveranno
un
po
'
impappinati
nei
loro
movimenti
,
perché
hanno
paura
dell
'
acqua
;
ma
senza
di
questo
,
essi
avrebbero
troppo
il
disopra
:
e
,
per
quanto
si
può
,
bisogna
cercare
di
bilanciare
le
forze
.
"
Il
Principe
ammirò
la
prudenza
della
signora
Micina
:
le
fece
i
suoi
mirallegri
e
andò
con
essa
sopra
una
gran
terrazza
che
dava
sul
mare
,
I
vascelli
dei
gatti
consistevano
in
grandi
pezzi
di
sughero
,
sui
quali
vogavano
abbastanza
comodamente
.
I
topi
avevan
riuniti
e
legati
insieme
molti
gusci
d
'
ovo
e
questi
erano
le
loro
navi
.
Il
combattimento
fu
accanito
e
crudele
:
i
topi
si
buttavano
nell
'
acqua
e
nuotavano
con
più
maestria
dei
gatti
:
e
così
ben
più
di
venti
volte
si
trovarono
a
essere
vincitori
e
vinti
:
ma
Minagorbio
,
ammiraglio
della
flotta
gattesca
,
ridusse
l
'
armata
topina
all
'
ultima
disperazione
,
e
si
mangiò
con
molto
gusto
il
generale
della
flotta
nemica
,
che
era
un
vecchio
topo
di
grande
esperienza
,
il
quale
aveva
fatto
per
tre
volte
il
giro
del
mondo
sopra
grossi
vascelli
dove
egli
non
era
né
capitano
,
né
marinaio
,
ma
semplice
leccalardo
.
Gatta
Bianca
non
volle
che
quei
poveri
disgraziati
fossero
interamente
distrutti
.
Essa
aveva
politica
e
pensava
che
se
in
paese
non
ci
fossero
più
stati
né
topi
né
sorci
,
i
suoi
sudditi
sarebbero
vissuti
in
un
ozio
,
che
poteva
alla
lunga
diventare
pericoloso
,
Il
Principe
passò
anche
quest
'
anno
,
come
i
due
precedenti
,
andando
a
caccia
,
alla
pesca
e
giuocando
:
perché
bisogna
sapere
che
Gatta
Bianca
era
bravissima
al
giuoco
degli
scacchi
.
Egli
,
di
tanto
in
tanto
,
non
poteva
stare
dal
farle
delle
domande
incalzanti
,
per
arrivare
a
scuoprire
per
qual
miracolo
ella
avesse
il
dono
di
poter
parlare
.
E
avrebbe
voluto
sapere
se
era
una
fata
,
e
se
fosse
stata
cambiata
in
gatta
,
al
seguito
di
una
metamorfosi
:
ma
siccome
non
c
'
era
caso
che
ella
dicesse
mai
quello
che
non
voleva
dire
,
così
rispondeva
sempre
quel
tanto
che
voleva
rispondere
,
e
dava
delle
risposte
tronche
e
senza
significato
,
ragione
per
cui
egli
dové
persuadersi
che
Gatta
Bianca
non
voleva
metterlo
a
parte
del
suo
segreto
.
Non
c
'
è
una
cosa
che
passi
tanto
presto
,
quanto
i
giorni
felici
:
e
se
la
Gatta
Bianca
non
fosse
stata
lei
a
darsi
il
pensiero
di
tenere
a
mente
il
tempo
preciso
di
far
ritorno
alla
Corte
,
non
c
'
è
dubbio
che
il
Principe
se
lo
sarebbe
dimenticato
bene
e
meglio
.
Alla
vigilia
della
partenza
ella
lo
avvertì
che
dipendeva
da
lui
,
se
avesse
voluto
menar
seco
una
delle
più
belle
principesse
del
mondo
;
che
era
giunta
finalmente
l
'
ora
di
distruggere
il
fatale
incantesimo
ordito
dalle
fate
e
che
per
questo
bisognava
che
egli
si
risolvesse
a
tagliar
a
lei
la
testa
e
la
coda
,
e
a
gettarle
subito
sul
fuoco
.
"
Io
?
"
,
esclamò
,
"
Bianchina
!
amor
mio
!
e
sarò
io
tanto
spietato
da
uccidervi
?
Ah
!
vedo
bene
che
volete
mettere
il
mio
cuore
alla
prova
:
ma
siate
pur
certa
che
esso
non
è
capace
di
mancare
alla
amicizia
e
alla
riconoscenza
che
vi
deve
,
"
"
No
,
figlio
di
Re
"
,
ella
riprese
,
"
io
non
sospetto
in
te
nemmeno
l
'
ombra
dell
'
ingratitudine
;
ti
conosco
troppo
:
ma
non
sta
né
a
me
né
a
te
a
regolare
in
questo
caso
i
nostri
destini
:
fai
quello
che
ti
dico
e
saremo
felici
.
Sulla
mia
parola
di
gatta
onorata
e
perbene
,
ti
farò
vedere
che
ti
sono
amica
...
"
Al
solo
pensiero
di
dover
tagliare
la
testa
alla
sua
Gattina
,
tanto
carina
e
graziosa
,
il
giovane
Principe
sentì
venirsi
per
due
o
tre
volte
le
lacrime
agli
occhi
.
Disse
tutto
quel
più
che
seppe
dire
di
affettuoso
,
per
essere
dispensato
,
ma
essa
,
intestata
,
rispondeva
che
voleva
morire
per
le
sue
mani
;
e
che
questo
era
l
'
unico
mezzo
per
impedire
ai
fratelli
di
lui
d
'
impadronirsi
della
corona
:
insomma
,
insisté
tanto
e
poi
tanto
,
che
alla
fine
egli
tirò
fuori
la
spada
e
con
mano
tremante
tagliò
la
testa
e
la
coda
della
sua
buona
amica
.
In
quel
punto
stesso
si
trovò
presente
alla
più
bella
metamorfosi
che
si
possa
immaginare
.
Il
corpo
di
Gatta
Bianca
cominciò
a
ingrandire
e
tutt
'
a
un
tratto
diventò
una
fanciulla
:
meraviglia
da
non
potersi
descrivere
a
parole
,
e
unica
forse
al
mondo
.
I
suoi
occhi
rubavano
i
cuori
,
e
la
sua
dolcezza
li
teneva
legati
:
la
sua
figura
era
maestosa
,
l
'
aspetto
nobile
e
modesto
,
lo
spirito
seducente
,
le
maniere
cortesi
:
e
per
dir
tutto
in
una
parola
,
ell
'
era
al
disopra
di
tutto
ciò
che
vi
può
essere
di
amabile
e
di
grazioso
sulla
terra
.
Il
Principe
,
a
vederla
,
rimase
preso
da
un
grande
stupore
:
ma
da
uno
stupore
così
piacevole
,
che
credette
di
essere
incantato
.
Non
poteva
spiccar
parola
:
pareva
che
gli
occhi
non
gli
bastassero
per
guardarla
,
e
la
lingua
legata
non
trovava
il
verso
di
esprimere
la
sua
meraviglia
;
la
quale
si
accrebbe
di
mille
doppi
,
quand
'
egli
vide
entrare
una
folla
straordinaria
di
dame
e
di
cavalieri
,
colla
loro
brava
pelle
di
gatto
o
di
gatta
,
gettata
sulle
spalle
,
che
andavano
a
prosternarsi
ai
piedi
della
Regina
,
e
a
darle
segno
della
loro
gioia
per
vederla
tornata
nel
suo
primo
stato
naturale
.
Essa
li
ricevé
con
tutta
quella
bontà
,
che
rivelava
l
'
eccellente
pasta
del
suo
cuore
e
del
suo
carattere
,
e
dopo
essersi
trattenuta
un
poco
con
essi
,
ordinò
che
la
lasciassero
sola
col
Principe
,
al
quale
parlò
così
:
Non
vi
mettete
in
capo
,
o
signore
,
che
io
sia
stata
sempre
gatta
:
e
che
la
mia
nascita
sia
oscura
fra
gli
uomini
.
Mio
padre
era
Re
e
padrone
di
sei
regni
.
Egli
amava
teneramente
mia
madre
,
e
la
lasciava
liberissima
di
fare
tutto
ciò
che
le
passava
per
la
mente
,
La
passione
dominante
di
mia
madre
era
quella
di
viaggiare
:
per
cui
,
sebbene
incinta
di
me
,
intraprese
una
gita
per
andare
a
vedere
una
montagna
,
della
quale
aveva
sentito
dire
cose
dell
'
altro
mondo
.
E
mentr
'
era
per
via
,
le
fu
detto
che
lì
in
que
'
pressi
c
'
era
un
castello
di
fate
,
il
più
bello
fra
quanti
se
ne
conoscevano
;
o
almeno
creduto
tale
per
una
antichissima
tradizione
;
perché
non
essendovi
mai
entrato
nessuno
,
non
potevasi
giudicarne
che
dal
di
fuori
:
ma
la
cosa
che
si
sapeva
per
certo
era
questa
,
che
le
fate
avevano
nel
loro
giardino
certe
frutta
così
delicate
e
saporite
,
come
non
se
ne
sono
mangiate
mai
.
Ecco
subito
che
alla
Regina
mia
madre
nacque
una
gran
voglia
di
assaggiarle
,
e
si
avviò
verso
quella
parte
.
Giunse
alla
porta
di
questo
magnifico
palazzo
,
tutto
risplendente
d
'
oro
e
di
azzurro
:
ma
bussò
inutilmente
.
Non
comparve
anima
viva
:
si
sarebbe
detto
che
erano
tutti
morti
.
Quest
'
indugi
servivano
a
farle
crescere
la
voglia
;
sicché
mandò
in
cerca
di
scale
per
iscavalcare
i
muri
del
giardino
;
e
la
cosa
sarebbe
riuscita
bene
,
se
i
muri
non
si
fossero
alzati
lì
per
lì
,
e
senza
vedere
una
mano
che
ci
lavorasse
.
Si
prese
allora
il
ripiego
di
mettere
le
scale
le
une
sulle
altre
!
ma
finirono
di
fracassarsi
sotto
il
peso
di
quelli
che
ci
salivano
sopra
,
i
quali
,
cadendo
giù
,
rimanevano
morti
o
stroppiati
.
La
Regina
era
disperata
.
Vedeva
i
grandi
alberi
carichi
di
frutta
,
che
essa
credeva
deliziose
,
e
voleva
cavarsene
la
voglia
,
o
morire
:
e
per
questo
,
fece
rizzare
dinanzi
al
castello
parecchie
tende
signorili
e
di
gran
lusso
,
e
vi
si
trattenne
sei
settimane
con
tutta
la
sua
Corte
.
Non
dormiva
né
mangiava
più
:
non
faceva
altro
che
sospirare
,
parlando
sempre
della
frutta
del
giardino
inaccessibile
,
finché
si
ammalò
,
senza
trovare
chi
potesse
sollevarla
del
suo
male
,
perché
le
inesorabili
fate
non
si
fecero
mai
vedere
,
dopo
che
ella
si
era
attendata
in
vicinanza
del
loro
castello
.
Tutti
i
suoi
uffiziali
si
affliggevano
dimolto
:
non
si
sentivano
che
pianti
e
sospiri
da
tutte
le
parti
,
mentre
la
Regina
moribonda
chiedeva
delle
frutta
a
quelli
che
la
servivano
,
ma
non
ne
voleva
di
altra
specie
,
all
'
infuori
di
quelle
che
le
venivano
negate
.
Una
notte
,
mentre
era
in
un
mezzo
dormiveglia
,
aprì
gli
occhi
e
svegliandosi
vide
una
vecchiettina
decrepita
e
brutta
più
del
peccato
,
seduta
in
una
poltrona
accanto
al
capezzale
del
suo
letto
.
Si
maravigliò
che
le
sue
dame
avessero
lasciata
passare
una
sconosciuta
nella
sua
camera
;
quando
questa
le
disse
:
"
A
noi
ci
pare
che
la
tua
Maestà
sia
molto
indiscreta
,
a
incaponirsi
a
voler
mangiare
per
forza
le
nostre
frutta
;
ma
perché
ci
va
di
mezzo
la
tua
vita
preziosa
,
le
mie
sorelle
e
io
acconsentiremo
a
dartene
tante
,
quante
ne
potrai
portare
,
finché
starai
qui
:
ma
a
un
patto
:
al
patto
che
tu
ci
faccia
un
regalo
"
.
"
Ah
!
mia
buona
nonna
"
,
gridò
la
Regina
,
"
chiedete
e
domandate
!
io
son
pronta
a
darvi
il
mio
regno
,
il
mio
cuore
,
l
'
anima
mia
,
purché
mi
cavi
la
voglia
delle
vostre
frutta
:
a
nessun
prezzo
mi
parranno
care
.
"
"
Noi
vogliamo
"
,
diss
'
ella
,
"
che
tua
Maestà
ci
dia
la
figlia
che
porti
nel
seno
.
Quando
sarà
nata
,
verremo
a
pigliarla
e
l
'
alleveremo
noi
:
non
c
'
è
virtù
,
bellezza
o
sapienza
,
che
essa
non
possa
avere
per
mezzo
nostro
,
in
una
parola
sarà
nostra
figlia
e
noi
la
faremo
felice
:
ma
intendiamoci
bene
:
la
tua
Maestà
non
potrà
rivederla
fino
al
giorno
che
non
si
sarà
maritata
.
Se
il
patto
ti
garba
,
io
ti
guarisco
subito
,
menandoti
qui
nei
pomari
del
nostro
giardino
:
non
badare
che
sia
notte
;
ci
vedrai
abbastanza
,
per
iscegliere
le
frutta
che
vorrai
.
Se
il
patto
non
ti
va
,
buona
notte
,
signora
Regina
e
scappo
a
letto
.
"
"
Per
quanto
sia
dura
la
legge
che
m
'
imponete
"
,
rispose
la
Regina
,
"
l
'
accetto
piuttosto
che
morire
,
perché
è
più
che
certo
che
mi
rimane
appena
un
giorno
di
vita
,
e
morendo
io
,
la
figlia
mia
morirebbe
con
me
.
Guaritemi
,
sapiente
fata
"
,
ella
seguitò
a
dire
"
e
non
mi
fate
perdere
nemmeno
un
minuto
per
arrivare
al
godimento
della
grazia
che
mi
avete
fatta
.
"
La
fata
la
toccò
con
una
bacchettina
d
'
oro
,
dicendo
:
"
Che
la
tua
Maestà
sia
libera
da
tutti
i
mali
,
che
la
tengono
inchiodata
nel
letto
"
.
A
queste
parole
le
parve
di
trovarsi
alleggerita
da
una
veste
di
piombo
,
pesante
e
dura
,
che
le
toglieva
il
respiro
,
e
che
in
certi
punti
sentiva
pesarla
anche
di
più
,
perché
forse
era
lì
la
sede
del
male
.
Fece
chiamare
tutte
le
sue
dame
e
disse
loro
,
con
viso
sorridente
,
che
stava
benissimo
,
che
si
voleva
levar
subito
,
che
finalmente
le
porte
del
castello
,
serrate
a
chiavistello
,
e
a
doppia
mandata
,
si
sarebbero
aperte
per
lei
,
perché
potesse
mangiare
le
belle
frutta
del
giardino
e
portarne
via
con
sé
,
quante
ne
avesse
volute
.
Fra
tutte
quelle
dame
,
non
ce
ne
fu
una
sola
la
quale
non
sospettasse
che
la
Regina
fosse
caduta
in
delirio
,
e
che
in
quel
momento
sognasse
a
occhi
aperti
le
frutta
tanto
desiderate
:
per
cui
,
invece
di
risponderle
a
tono
,
si
misero
a
piangere
e
fecero
svegliare
tutti
i
medici
,
perché
venissero
a
vederla
.
Quest
'
indugio
faceva
inquietare
la
Regina
,
la
quale
domandava
i
suoi
vestiti
,
e
nessuno
si
muoveva
;
e
la
cosa
andò
tanto
in
là
che
finì
col
lasciarsi
pigliare
dalla
bizza
e
diventò
rossa
come
una
ciliegia
.
Alcuni
badavano
a
dire
che
era
effetto
della
febbre
:
ma
i
medici
,
essendo
finalmente
arrivati
,
e
dopo
averle
tastato
il
polso
e
fatte
le
solite
cerimonie
di
uso
,
non
poterono
far
di
meno
di
dichiarare
che
era
tornata
in
perfettissima
salute
.
Le
sue
donne
accortesi
del
granchio
a
secco
che
avevano
preso
per
troppo
zelo
,
cercarono
di
riparare
al
mal
fatto
,
vestendola
da
capo
a
piedi
in
quattro
e
quattr
'
otto
.
Le
chiesero
perdono
:
tutto
fu
accomodato
:
ed
essa
si
affrettò
a
seguire
la
vecchia
fata
che
l
'
aveva
aspettata
fin
allora
.
Entrò
nel
palazzo
,
dove
non
ci
mancava
nulla
per
essere
il
più
bel
palazzo
del
mondo
:
"
E
voi
,
o
signore
,
non
penerete
a
crederlo
"
,
soggiunse
Gatta
Bianca
,
"
quando
vi
avrò
detto
che
è
quello
stesso
,
dove
oggi
io
e
voi
ci
troviamo
"
.
Due
altre
fate
,
un
po
'
meno
vecchie
di
quella
che
conduceva
mia
madre
,
vennero
a
riceverla
alla
porta
e
le
fecero
un
'
accoglienza
,
che
pareva
proprio
una
festa
.
Essa
le
pregò
di
menarla
subito
nel
giardino
e
precisamente
a
quelle
spalliere
,
dove
avrebbe
potuto
trovare
i
frutti
migliori
.
"
Sono
tutti
buoni
nello
stesso
modo
"
,
risposero
le
fate
,
"
e
se
non
fosse
che
tu
vuoi
cavarti
il
gusto
di
coglierli
colle
tue
mani
,
noi
non
avremmo
da
fare
altro
che
chiamarli
e
farteli
venire
fin
qui
!
"
"
Oh
!
ve
ne
supplico
,
signore
mie
"
,
esclamò
la
Regina
"
fate
che
io
abbia
la
contentezza
di
vedere
una
cosa
così
meravigliosa
e
fuori
dell
'usuale."
La
più
vecchia
delle
due
fate
si
pose
un
dito
in
bocca
e
fece
tre
fischi
:
poi
gridò
"
albicocche
,
pesche
,
noci
,
prugnole
,
pere
,
poponi
,
uva
mascadella
,
mele
,
arance
,
limoni
,
uva
spina
,
fragole
,
lamponi
,
correte
tutti
al
mio
comando
!
"
.
"
Ma
"
,
osservò
la
Regina
,
"
tutte
codeste
frutta
vengono
in
diverse
stagioni
dell
'
anno
!
"
"
Nei
nostri
orti
non
è
così
"
,
esse
risposero
,
"
noi
abbiamo
sempre
ogni
sorta
di
frutta
della
terra
:
sempre
buone
,
sempre
mature
,
e
non
vanno
mai
a
male
.
"
In
quel
frattempo
le
frutta
arrivarono
,
rotolandosi
,
arrampicandosi
le
une
sulle
altre
,
senza
mescolarsi
e
senza
insudiciarsi
;
sicché
la
Regina
,
che
si
struggeva
di
levarsene
la
voglia
,
vi
si
buttò
sopra
,
e
prese
le
prime
che
le
capitarono
sotto
mano
.
Non
le
mangiò
:
ma
le
divorò
.
Quando
fu
piena
fino
alla
gola
,
pregò
le
fate
di
lasciarla
andare
alla
spalliera
,
per
poterle
scegliere
coll
'
occhio
prima
di
coglierle
.
"
Volentieri
"
,
risposero
le
fate
,
"
ma
rammentate
la
promessa
che
avete
fatta
:
ormai
non
c
'
è
più
tempo
per
tornare
indietro
.
"
"
Io
son
così
persuasa
"
,
ella
riprese
a
dire
,
"
che
qui
da
voi
si
faccia
una
vita
d
'
oro
e
mi
pare
che
questo
palazzo
sia
tanto
bello
,
che
se
non
fosse
per
il
gran
bene
che
voglio
al
Re
mio
marito
,
mi
metterei
d
'
accordo
per
restarci
anch
'
io
:
vedete
dunque
se
è
mai
possibile
che
io
possa
pentirmi
di
quel
che
ho
detto
.
"
Le
fate
,
tutte
contente
da
non
si
credere
,
le
apersero
i
loro
giardini
e
i
recinti
più
appartati
;
e
tanto
essa
ci
si
trovò
bene
,
che
vi
si
trattenne
tre
giorni
e
tre
notti
,
senza
allontanarsi
di
lì
un
minuto
.
Fece
una
gran
provvista
di
frutta
e
ne
colse
quante
ne
poté
cogliere
:
e
perché
sapeva
che
non
andavano
a
male
,
ne
fece
caricare
quattromila
muli
che
condusse
seco
.
Al
dono
delle
frutta
le
fate
vollero
aggiungere
quello
dei
corbelli
e
delle
ceste
d
'
oro
,
d
'
un
lavoro
finissimo
che
pareva
fatto
col
fiato
:
le
promisero
che
mi
avrebbero
allevata
da
Principessa
,
come
io
era
,
che
mi
avrebbero
data
un
'
educazione
perfetta
,
e
a
suo
tempo
scelto
uno
sposo
.
Le
dissero
di
più
che
ella
sarebbe
stata
avvertita
del
giorno
delle
nozze
,
e
che
contavano
sul
sicuro
che
non
sarebbe
mancata
.
Il
Re
fu
lieto
del
ritorno
della
Regina
e
tutta
la
Corte
le
dimostrò
la
sua
gioia
.
Ogni
giorno
erano
balli
,
mascherate
,
tornei
e
feste
,
dove
le
frutta
portate
dalla
Regina
venivano
distribuite
,
come
un
regalo
prelibato
.
Il
Re
stesso
le
preferiva
a
ogni
altra
cosa
.
Esso
non
sapeva
nulla
del
patto
che
la
Regina
aveva
combinato
colle
fate
,
e
le
domandava
in
quali
paesi
era
stata
per
trovare
di
quelle
delizie
.
Essa
ora
rispondeva
che
le
aveva
trovate
sopra
un
'
alta
montagna
,
quasi
inaccessibile
:
ora
che
nascevano
in
vallate
:
e
qualche
volta
inventava
che
crescevano
in
un
giardino
o
in
mezzo
a
una
gran
foresta
.
Il
Re
non
sapeva
spiegarsi
tante
contraddizioni
.
Interrogava
coloro
che
l
'
avevano
accompagnata
,
ma
questi
non
osavano
fiatare
per
avere
avuto
la
proibizione
di
dire
una
sola
mezza
parola
su
questa
avventura
.
Alla
fine
la
Regina
,
inquieta
della
promessa
fatta
alle
fate
e
vedendo
avvicinarsi
il
tempo
del
parto
,
fu
presa
da
un
gran
mal
umore
:
non
faceva
altro
che
sospirare
e
si
struggeva
a
vista
,
come
una
candela
.
Il
Re
se
ne
impensierì
,
e
incominciò
a
insistere
colla
Regina
,
per
sapere
la
cagione
della
sua
gran
tristezza
:
e
batti
oggi
,
batti
domani
,
finalmente
essa
gli
raccontò
tutto
quello
che
era
passato
fra
lei
e
le
fate
e
com
'
essa
avesse
promesso
loro
la
figlia
che
stava
per
mettere
alla
luce
.
"
Come
!
"
,
esclamò
il
Re
,
"
noi
non
abbiamo
figliuoli
:
voi
sapete
quanto
io
li
desideri
,
e
per
la
gola
di
mangiare
due
o
tre
mele
,
siete
stata
capace
di
promettere
vostra
figlia
?
Bisogna
proprio
dire
che
non
mi
volete
un
filo
di
bene
.
"
E
lì
cominciò
a
farle
dei
rimproveri
e
ne
disse
tante
e
tante
,
che
la
mia
povera
madre
fu
quasi
per
morir
di
dolore
.
E
come
se
questo
fosse
poco
,
la
fece
chiudere
in
una
torre
e
messe
delle
guardie
dappertutto
perché
non
potesser
barattar
parola
con
anima
viva
,
all
'
infuori
degli
uffiziali
destinati
a
servirla
:
e
volle
che
fossero
cambiate
tutte
quelle
persone
del
servizio
che
l
'
avevano
accompagnata
al
castello
delle
fate
.
Quest
'
urto
fra
il
Re
e
la
Regina
gettò
in
Corte
una
gran
costernazione
.
Ciascuno
riponeva
i
suoi
abiti
di
gala
per
vestirne
dei
più
adattati
all
'
afflizione
generale
.
Dal
canto
suo
il
Re
si
mostrava
inesorabile
:
non
volle
più
vedere
sua
moglie
:
e
appena
fui
nata
,
mi
fece
portare
nel
suo
palazzo
per
esservi
allevata
,
mentre
mia
madre
era
sempre
in
prigione
e
nel
massimo
squallore
.
Peraltro
le
fate
non
ignoravano
quello
che
accadeva
:
e
se
la
presero
molto
a
male
e
volevano
avermi
a
tutti
i
costi
,
perché
mi
riguardavano
come
cosa
loro
,
e
stimavano
che
il
ritenermi
in
Corte
fosse
lo
stesso
che
commettere
un
furto
a
loro
danno
.
Prima
di
pigliarsi
una
vendetta
coi
fiocchi
e
proporzionata
al
loro
dispetto
,
esse
mandarono
al
Re
una
celebre
ambasceria
per
ammonirlo
a
ridare
la
libertà
alla
Regina
e
a
riammetterla
nelle
sue
buone
grazie
,
e
per
pregarlo
al
tempo
stesso
di
consegnar
me
ai
loro
ambasciatori
.
E
questi
ambasciatori
erano
nani
schifosi
e
di
una
figura
così
stronca
e
piccina
,
che
non
ebbero
nemmeno
la
sorte
di
poter
capacitare
il
Re
delle
loro
ragioni
.
Egli
li
messe
fuori
dell
'
uscio
senza
tanti
complimenti
,
e
se
non
facevano
presto
a
scappare
,
chi
lo
sa
come
sarebbe
finita
.
Quando
le
fate
seppero
il
contegno
di
mio
padre
,
presero
una
bizza
da
non
si
credere
:
e
dopo
aver
mandato
nei
sei
regni
tutti
i
malanni
immaginabili
,
vi
scatenarono
un
drago
orribile
,
il
quale
sputava
veleno
per
tutto
dove
passava
;
mangiava
bestie
e
cristiani
,
e
soltanto
col
fiato
faceva
seccare
tutti
gli
alberi
e
tutte
le
piante
.
Il
Re
era
disperato
.
Si
consultò
con
tutti
i
savi
dello
Stato
per
trovare
il
modo
di
liberare
i
suoi
sudditi
da
tante
sciagure
,
dalle
quali
erano
tribolati
.
Chi
gli
suggerì
di
mandare
a
cercare
per
tutto
il
mondo
i
migliori
medici
e
i
rimedi
più
accreditati
:
altri
invece
lo
consigliava
a
promettere
la
grazia
della
vita
a
tutti
i
condannati
a
morte
,
a
patto
che
andassero
a
combattere
il
drago
.
Al
Re
piacque
il
consiglio
,
e
lo
accettò
:
ma
non
ne
ricavò
nessun
vantaggio
,
perché
la
mortalità
infieriva
di
bene
in
meglio
,
e
quanti
andavano
contro
il
drago
,
erano
tutti
divorati
vivi
:
sicché
non
gli
rimase
altro
ripiego
,
che
ricorrere
a
una
fata
,
che
lo
aveva
avuto
sempre
sotto
la
sua
protezione
fin
da
ragazzo
.
Essa
era
vecchia
decrepita
e
non
si
levava
quasi
più
dal
letto
:
andò
a
casa
di
lei
e
le
fece
mille
rimproveri
perché
lo
lasciava
tartassare
a
quel
modo
dal
destino
,
senza
venire
in
suo
aiuto
.
"
Come
volete
voi
che
io
faccia
?
"
,
gli
diss
'
ella
,
"
voi
avete
inasprite
le
mie
sorelle
;
esse
hanno
tanto
potere
,
quanto
me
,
e
non
c
'
è
caso
che
fra
noi
ci
si
dia
addosso
.
Pensate
piuttosto
a
rabbonirle
,
dando
loro
la
vostra
figlia
:
questa
Principessina
è
cosa
loro
.
Voi
avete
chiuso
la
Regina
in
un
buco
di
prigione
:
che
vi
ha
ella
fatto
quella
donna
così
amabile
,
per
essere
trattata
tanto
male
?
Animo
,
da
bravo
:
mantenete
la
promessa
di
vostra
moglie
,
e
allora
vi
pioverà
addosso
ogni
felicità
.
"
Il
Re
,
mio
padre
,
mi
voleva
un
gran
bene
:
ma
non
vedendo
altro
verso
per
salvare
i
suoi
regni
e
per
liberarsi
dal
drago
fatale
,
finì
col
dire
alla
sua
amica
che
s
'
era
convinto
delle
buone
ragioni
e
che
non
aveva
più
difficoltà
a
darmi
in
mano
alle
fate
,
tanto
più
che
essa
lo
assicurava
che
sarei
stata
accarezzata
e
allevata
da
Principessa
,
par
mio
;
che
avrebbe
ripresa
con
sé
la
Regina
e
che
la
fata
non
aveva
da
far
altro
che
dirgli
a
chi
doveva
consegnarmi
,
perché
io
fossi
portata
al
castello
delle
fate
.
"
Bisogna
portarla
"
,
gli
rispose
,
"
sulla
montagna
dei
fiori
:
e
voi
potete
trattenervi
lì
,
a
una
certa
distanza
,
per
assistere
alle
feste
che
saranno
fatte
.
"
Il
Re
le
disse
che
dentro
otto
giorni
ci
sarebbe
andato
insieme
colla
Regina
;
e
che
intanto
poteva
avvisare
le
fate
sue
sorelle
,
perché
si
preparassero
a
quello
che
volevano
fare
.
Tornato
che
fu
al
palazzo
,
mandò
a
riprendere
la
Regina
con
tanta
premura
e
tanta
pompa
,
quanta
era
stata
la
rabbia
colla
quale
l
'
aveva
fatta
imprigionare
.
Essa
era
così
abbattuta
e
malandata
,
che
il
Re
avrebbe
penato
a
riconoscerla
,
se
il
suo
cuore
non
gli
avesse
detto
che
era
quella
medesima
persona
in
altri
tempi
tanto
amata
da
lui
.
La
scongiurò
colle
lacrime
agli
occhi
di
dimenticare
i
grandi
dispiaceri
che
le
aveva
cagionati
,
col
dire
che
sarebbero
stati
i
primi
e
gli
ultimi
.
Ella
rispose
che
se
li
era
meritati
,
per
l
'
imprudenza
di
aver
promesso
la
figlia
alle
fate
:
e
che
in
quel
tempo
non
aveva
altra
scusa
,
se
non
lo
stato
interessante
in
cui
si
trovava
.
Alla
fine
il
Re
le
palesò
la
sua
intenzione
,
che
era
quella
di
consegnarmi
in
mano
alle
fate
;
ma
la
Regina
,
per
la
sua
parte
,
si
oppose
.
Era
proprio
il
caso
di
dire
che
il
diavolo
ci
aveva
messo
le
corna
,
e
che
io
doveva
essere
il
pomo
della
discordia
fra
mio
padre
e
mia
madre
.
Quando
ebbe
pianto
e
singhiozzato
ben
bene
senza
ottener
nulla
(
perché
mio
padre
ne
vedeva
le
funeste
conseguenze
e
i
nostri
sudditi
continuavano
a
morire
a
branchi
,
come
se
fossero
responsabili
degli
errori
della
nostra
famiglia
)
,
diceva
dunque
che
quando
mia
madre
ebbe
pianto
e
singhiozzato
ben
bene
,
si
rassegnò
e
acconsentì
a
ogni
cosa
e
si
allestirono
i
preparativi
per
la
cerimonia
della
consegna
.
Fui
messa
in
una
culla
di
madreperla
,
ornata
di
tutte
quelle
galanterie
che
l
'
arte
può
immaginare
.
Erano
ghirlande
di
fiori
e
festoni
in
giro
in
giro
:
e
i
fiori
erano
pietre
preziose
,
i
cui
vari
colori
,
al
riflesso
del
sole
,
lampeggiavano
in
modo
da
far
male
agli
occhi
.
La
magnificenza
del
mio
abbigliamento
sorpassava
,
se
si
può
dire
,
quella
della
culla
:
tutte
le
trine
delle
mie
fasce
erano
fatte
di
grosse
perle
.
Ventiquattro
principesse
reali
mi
portavano
sopra
una
specie
di
barella
leggerissima
;
la
loro
acconciatura
usciva
affatto
dal
comune
,
ma
non
era
stato
permesso
di
usare
altri
colori
che
il
bianco
,
come
per
alludere
alla
mia
innocenza
.
Tutte
le
persone
della
Corte
,
schierate
per
ordine
e
per
grado
,
mi
accompagnavano
.
Mentre
si
saliva
la
montagna
si
fece
sentire
una
sinfonia
melodiosa
,
che
si
avvicinava
sempre
;
finché
comparvero
le
fate
in
numero
di
trentasei
;
esse
avevano
pregate
le
loro
buone
amiche
di
pigliar
parte
alla
festa
.
Ciascuna
era
seduta
in
una
conchiglia
più
grande
di
quella
di
Venere
,
quando
uscì
dal
mare
;
e
pariglie
di
cavalli
marini
,
che
non
erano
avvezzi
a
camminare
per
terra
,
strascicavano
quelle
brutte
vecchie
con
tanta
pompa
,
come
se
fossero
state
le
più
grandi
Regine
dell
'
universo
.
Esse
portarono
un
ramo
d
'
ulivo
,
per
significare
al
Re
che
la
sua
sommissione
aveva
trovato
grazia
al
loro
cospetto
:
e
allorché
mi
ebbero
presa
in
collo
,
furono
tali
e
tante
le
loro
carezze
,
che
pareva
non
avessero
altra
passione
,
che
quella
di
rendermi
felice
.
Il
drago
,
che
aveva
servito
a
vendicarle
contro
mio
padre
,
veniva
dietro
di
loro
,
attaccato
con
una
catena
tutta
di
diamanti
.
Esse
mi
abballottarono
fra
le
loro
braccia
,
mi
fecero
mille
carezze
,
mi
dotarono
d
'
ogni
ben
di
Dio
:
e
quindi
incominciarono
la
ridda
delle
streghe
.
È
un
ballo
molto
allegro
:
né
c
'
è
da
figurarsi
i
salti
e
gli
sgambetti
che
fecero
quelle
vecchie
zittellone
:
dopo
di
che
il
drago
,
che
aveva
mangiato
tanta
gente
,
si
avvicinò
strisciando
per
terra
.
Le
tre
fate
,
alle
quali
mia
madre
mi
aveva
promesso
,
vi
si
sedettero
sopra
,
misero
la
mia
culla
fra
di
loro
,
e
toccato
il
drago
con
una
bacchetta
,
questo
spiegò
le
sue
grand
'
ali
fatte
a
scaglia
,
più
sottili
del
crespo
finissimo
e
variopinte
di
mille
bizzarri
colori
.
Fu
in
questo
modo
che
le
fate
tornarono
al
loro
castello
.
Mia
madre
vedendomi
per
aria
sulla
groppa
del
drago
,
non
poté
trattenersi
dal
mandare
altissime
grida
.
Il
Re
la
consolò
col
dire
che
dalla
fata
sua
amica
era
stato
assicurato
che
non
mi
sarebbe
accaduto
nulla
di
male
,
e
che
anzi
si
sarebbe
avuto
di
me
la
stessa
cura
,
come
se
fossi
rimasta
nel
mio
proprio
palazzo
.
Ella
si
dette
pace
,
sebbene
fosse
per
lei
una
grande
afflizione
quella
di
dovermi
perdere
per
sì
lungo
tempo
e
per
cagion
sua
:
tanto
è
vero
che
,
se
non
fosse
stata
presa
dalla
voglia
di
assaggiare
i
frutti
del
giardino
,
io
sarei
cresciuta
nel
regno
di
mio
padre
e
non
avrei
avuto
tutti
i
dispiaceri
,
che
mi
resta
ancora
da
raccontarvi
.
Sappiate
dunque
,
figlio
di
Re
,
che
le
mie
custodi
avevano
fabbricata
apposta
una
torre
,
nella
quale
vi
erano
molti
begli
appartamenti
per
tutte
le
stagioni
;
mobili
magnifici
,
libri
piacevolissimi
,
ma
nemmeno
una
porta
;
sicché
bisognava
entrare
dalle
finestre
,
le
quali
erano
a
tanta
altezza
da
far
venire
il
capogiro
.
Sopra
la
torre
si
trovava
un
bel
giardino
ornato
di
fiori
,
di
fontane
e
di
pergolati
di
verzura
,
che
riparavano
dai
bollori
della
canicola
.
In
questo
luogo
le
fate
mi
allevavano
con
tali
cure
,
da
sorpassare
quanto
avevano
promesso
alla
Regina
.
I
miei
vestiti
erano
tagliati
secondo
il
gusto
della
moda
:
e
tanto
ricchi
e
magnifici
che
,
vedendomi
,
si
sarebbe
creduto
che
io
fossi
in
giorno
di
nozze
.
Le
fate
m
'
insegnarono
tutte
quelle
cose
,
che
si
addicevano
alla
mia
età
e
alla
mia
nascita
;
né
io
davo
loro
molto
da
fare
,
perché
avevo
la
facilità
d
'
imparare
alla
prima
.
La
dolcezza
del
mio
carattere
le
aveva
innamorate
:
e
perché
io
non
aveva
mai
veduto
nessun
altro
,
intendo
benissimo
che
sarei
rimasta
tranquillamente
in
quello
stato
per
tutto
il
rimanente
della
vita
.
Esse
venivano
sempre
a
trovarmi
,
montate
sul
famoso
drago
che
sapete
:
non
mi
rammentavano
mai
né
il
Re
né
la
Regina
;
e
siccome
mi
chiamavano
la
loro
figlia
,
io
credeva
di
esserlo
davvero
.
Per
potermi
divertire
mi
avevano
dato
un
cane
e
un
pappagallo
,
i
quali
avevano
il
dono
della
parola
e
parlavano
come
due
avvocati
.
Nella
torre
non
c
'
era
con
me
nessun
altro
.
Un
lato
di
questa
torre
era
fabbricato
sopra
una
strada
molto
avvallata
e
tutta
coperta
di
alberi
;
di
modo
che
dal
giorno
che
vi
fui
rinchiusa
non
avevo
mai
veduto
passarvi
anima
viva
.
Ma
un
giorno
,
essendo
alla
finestra
a
ciarlare
col
cane
e
col
pappagallo
,
mi
parve
di
sentire
qualche
rumore
:
guardai
da
tutte
le
parti
e
finalmente
mi
venne
fatto
di
vedere
un
giovine
cavaliere
,
che
si
era
fermato
per
ascoltare
la
nostra
conversazione
.
Io
non
avevo
veduto
altri
uomini
,
altro
che
dipinti
,
sicché
non
mi
dispiaceva
punto
quest
'
occasione
altrettanto
propizia
quanto
inaspettata
.
Senza
pensare
alle
mille
miglia
al
pericolo
che
andava
unito
alla
soddisfazione
di
ammirare
un
oggetto
così
piacevole
,
mi
spenzolai
in
fuori
per
vederlo
meglio
;
e
più
lo
guardavo
e
più
ci
pigliavo
gusto
.
Egli
mi
fece
una
gran
riverenza
,
fissò
i
suoi
occhi
su
me
e
mi
parve
che
si
stillasse
il
cervello
per
trovare
il
modo
di
potermi
parlare
;
perché
la
mia
finestra
era
altissima
ed
egli
aveva
paura
di
essere
scoperto
,
sapendo
bene
che
io
mi
trovavo
nel
giardino
delle
fate
.
Il
sole
calò
tutt
'
a
un
tratto
:
o
per
dir
la
cosa
come
sta
,
si
fece
notte
senza
che
ce
ne
avvedessimo
;
per
due
o
tre
volte
egli
si
portò
il
corno
alla
bocca
e
mi
rallegrò
con
qualche
suonatina
;
poi
se
ne
andò
,
senza
che
io
potessi
vedere
nemmeno
che
strada
pigliasse
,
tanto
la
notte
era
buia
.
Io
rimasi
come
estatica
,
e
non
provai
più
il
solito
piacere
a
far
conversazione
col
mio
cane
e
col
mio
pappagallo
.
Essi
mi
dicevano
le
cose
più
carine
del
mondo
,
perché
le
bestie
fatate
sono
piene
di
spirito
,
ma
io
avevo
la
testa
chi
sa
dove
,
né
conoscevo
punto
l
'
arte
di
simulare
.
Il
pappagallo
se
ne
accorse
:
ma
furbo
com
'
era
,
non
fece
trapelar
nulla
di
quello
che
rimuginava
per
il
capo
.
Fui
puntuale
a
levarmi
col
sole
:
corsi
alla
finestra
e
fu
per
me
una
gratissima
sorpresa
quella
di
vedere
il
giovine
cavaliere
a
piè
della
torre
.
Egli
vestiva
un
abito
magnifico
:
e
in
questo
suo
lusso
mi
lusingai
di
averci
un
po
'
di
merito
anch
'
io
,
e
colsi
nel
segno
.
Egli
mi
parlò
con
una
specie
di
tromba
,
o
,
come
chi
dicesse
,
con
un
portavoce
,
e
mi
disse
che
essendo
stato
fin
allora
indifferente
a
tutte
le
bellezze
che
aveva
vedute
,
ora
si
sentiva
tutt
'
a
un
tratto
ferito
talmente
dalla
mia
,
da
non
sapere
quel
che
sarebbe
di
lui
,
se
non
potesse
vedermi
tutti
i
giorni
.
Questo
complimento
mi
fece
un
gran
piacere
,
e
fui
dolentissima
di
non
potergli
rispondere
,
perché
mi
sarebbe
toccato
a
gridar
forte
e
col
rischio
di
essere
sentita
prima
dalle
fate
,
che
da
lui
.
Avevo
in
mano
dei
fiori
:
e
glieli
gettai
;
egli
gradì
il
picciol
dono
come
un
favore
insigne
:
li
baciò
più
volte
e
mi
ringraziò
.
Mi
chiese
quindi
se
sarei
contenta
che
egli
venisse
tutti
i
giorni
e
alla
stess
'
ora
sotto
la
mia
finestra
,
e
se
io
volessi
essere
tanto
cortese
da
gettargli
qualche
cosa
.
Io
aveva
un
anello
di
turchine
:
me
lo
levai
lesta
lesta
dal
dito
e
glielo
buttai
con
molta
fretta
,
facendogli
segno
di
andarsene
come
il
vento
.
E
la
ragione
era
che
dall
'
altra
parte
avevo
sentito
la
fata
Violenta
che
,
a
cavallo
al
drago
,
veniva
a
portarmi
la
colazione
.
La
prima
cosa
che
disse
entrando
in
camera
mia
,
furono
queste
parole
:
"
Sento
l
'
odore
della
voce
d
'
un
uomo
:
cerca
,
drago
!
"
.
Figuratevi
se
mi
rimase
sangue
nelle
vene
!
Ero
più
morta
che
viva
dalla
paura
che
il
drago
,
passando
per
l
'
altra
finestra
,
non
si
mettesse
a
dar
dietro
al
cavaliere
pel
quale
io
già
sentivo
una
mezza
passione
.
"
Davvero
"
,
diss
'
io
,
"
mia
buona
mamma
(
perché
la
vecchia
fata
voleva
che
la
chiamassi
così
)
,
davvero
che
mi
sembrate
in
venia
di
celiare
,
dicendo
che
sentite
l
'
odore
della
voce
di
un
uomo
:
forse
che
la
voce
ha
un
odore
?
e
quand
'
anche
l
'
avesse
,
chi
volete
che
sia
il
temerario
da
arrisicarsi
a
salire
in
cima
a
questa
torre
?
"
"
Dici
bene
,
figlia
mia
,
dici
bene
"
,
ella
rispose
,
"
e
mi
fa
piacere
di
sentirti
ragionare
a
codesto
modo
.
Capisco
anch
'
io
che
dev
'
essere
l
'
odio
che
sento
per
tutti
gli
uomini
,
quello
che
mi
fa
crederli
vicini
anche
quando
sono
lontani
.
"
Mi
diede
la
colazione
e
la
rocca
;
poi
soggiunse
:
"
Quando
avrai
finito
di
mangiare
,
mettiti
lì
e
fila
;
ieri
non
facesti
nulla
:
e
le
mie
sorelle
se
l
'
hanno
per
male
"
.
Difatto
il
giorno
innanzi
ero
stata
tanto
occupata
col
cavaliere
sconosciuto
,
che
non
toccai
né
la
rocca
né
il
fuso
.
Appena
se
ne
fu
ita
,
gettai
via
la
rocca
con
una
specie
di
dispetto
e
montai
su
in
cima
alla
torre
,
per
vedere
più
lontano
che
fosse
possibile
.
Avevo
con
me
un
eccellente
canocchiale
:
nulla
all
'
intorno
m
'
impediva
la
vista
:
ero
padrona
di
voltarmi
e
di
guardare
da
tutte
le
parti
,
quand
'
ecco
che
mi
venne
fatto
di
scoprire
il
mio
cavaliere
in
vetta
a
una
montagna
.
Egli
si
riposava
sotto
un
ricco
padiglione
di
broccato
d
'
oro
ed
era
circondato
da
una
numerosissima
Corte
.
Pensai
subito
che
dovesse
essere
il
figlio
di
qualche
Re
,
vicino
al
palazzo
delle
fate
.
E
perché
avevo
paura
che
tornando
egli
sotto
la
torre
potesse
essere
scoperto
dal
terribile
drago
,
così
andai
a
prendere
il
mio
pappagallo
e
gli
ordinai
di
volare
in
cima
a
quella
montagna
,
dove
avrebbe
trovato
quel
cavaliere
che
aveva
parlato
con
me
,
al
quale
doveva
dire
da
parte
mia
di
non
tornare
sotto
le
finestre
a
motivo
che
,
da
quanto
m
'
ero
accorta
,
le
fate
stavano
con
tanto
d
'
occhi
e
gli
potevano
fare
un
brutto
scherzo
.
Il
pappagallo
compì
la
sua
commissione
da
vero
pappagallo
di
spirito
.
Rimasero
tutti
stupiti
di
vederlo
venire
ad
ali
spiegate
e
posarsi
sulla
spalla
del
Principe
per
parlargli
sotto
voce
all
'
orecchio
.
Il
Principe
gradì
per
un
verso
l
'
ambasciata
:
e
per
un
altro
verso
gli
dispiacque
.
La
cura
che
mi
pigliavo
di
lui
,
faceva
bene
al
suo
cuore
;
ma
tutte
le
difficoltà
che
incontrava
per
potermi
parlare
lo
disanimavano
,
senza
distoglierlo
peraltro
dal
disegno
che
egli
aveva
fatto
di
piacermi
.
Rivolse
cento
domande
al
pappagallo
:
e
il
pappagallo
,
curioso
di
sua
natura
,
ne
fece
altrettante
a
lui
.
Il
Re
gli
dette
per
me
un
anello
in
cambio
di
quello
colla
turchina
:
e
anche
il
suo
era
una
turchina
,
ma
molto
più
bella
della
mia
:
era
tagliata
a
cuore
e
contornata
di
brillanti
.
"
È
giusto
"
,
egli
soggiunse
,
"
che
io
vi
tratti
da
ambasciatore
.
Eccovi
in
regalo
il
mio
ritratto
;
ma
non
lo
fate
vedere
a
nessuno
,
fuori
che
alla
vostra
cara
padroncina
.
"
E
dicendo
così
,
attaccò
il
ritratto
sotto
l
'
ala
del
pappagallo
,
il
quale
portò
nel
becco
l
'
anello
che
aveva
per
me
.
Io
aspettavo
il
ritorno
del
mio
corriere
verde
,
con
un
'
impazienza
che
non
avevo
provata
mai
.
Egli
mi
disse
che
la
persona
,
dalla
quale
lo
avevo
mandato
,
era
un
gran
Re
;
che
gli
aveva
fatto
un
'
accoglienza
coi
fiocchi
:
che
esso
non
poteva
vivere
senza
di
me
:
e
che
sebbene
ci
fosse
un
gran
pericolo
a
venire
sotto
la
mia
torre
,
io
poteva
esser
certa
che
egli
era
preparato
a
tutto
,
piuttosto
che
rinunziare
a
vedermi
.
Queste
cose
mi
messero
addosso
un
gran
malessere
;
e
cominciai
a
piangere
come
una
bambina
.
Pappagallo
e
il
canino
Titì
s
'
ingegnavano
di
farmi
coraggio
,
perché
mi
volevano
un
gran
bene
.
Quindi
Pappagallo
mi
presentò
l
'
anello
del
Principe
,
e
mi
fece
vedere
il
ritratto
.
Confesso
che
non
ho
sentito
mai
tanta
consolazione
,
quanta
n
'
ebbi
nel
considerare
da
vicino
e
sotto
gli
occhi
colui
che
non
avevo
veduto
altro
che
da
lontano
.
Mi
parve
anche
più
grazioso
che
non
mi
fosse
parso
dapprima
;
e
cento
pensieri
,
parte
piacevoli
e
parte
tristi
,
mi
si
affollarono
nel
capo
e
m
'
entrò
nel
sangue
un
'
irrequietezza
straordinaria
.
Le
fate
vennero
a
trovarmi
e
se
ne
accorsero
.
Esse
dissero
fra
loro
che
senza
dubbio
io
doveva
annoiarmi
e
che
bisognava
cercarmi
uno
sposo
della
loro
razza
.
Ne
nominarono
diversi
:
ma
si
fermarono
sul
piccolo
Re
Migonetto
,
il
cui
regno
era
cinquecentomila
miglia
distante
di
lì
,
ma
questo
non
era
un
ostacolo
serio
.
Pappagallo
sentì
questo
bel
fissato
,
e
venendo
subito
a
rifischiarmelo
,
mi
disse
:
"
Mi
fareste
proprio
pietà
,
cara
padrona
,
se
vi
toccasse
per
marito
il
Re
Migonetto
:
egli
è
un
fagotto
di
panni
sudici
da
far
paura
:
il
Re
,
che
voi
amate
,
non
lo
piglierebbe
nemmeno
per
suo
Tira
-
stivali
"
.
"
Di
'
,
Pappagallo
,
e
tu
l
'
hai
visto
?
"
"
Se
l
'
ho
visto
?
"
,
egli
soggiunse
,
"
figuratevi
che
sono
stato
allevato
sopra
un
ramo
insieme
a
lui
.
"
"
Come
sopra
un
ramo
?
"
,
domandai
io
.
"
Sissignora
!
perché
bisogna
sapere
che
egli
ha
i
piedi
di
Aquilotto
.
"
Quei
discorsi
mi
fecero
un
gran
male
.
Guardavo
il
bel
ritratto
del
Re
,
e
pensavo
che
egli
non
lo
aveva
regalato
a
Pappagallo
se
non
perché
io
lo
potessi
vedere
:
e
quando
lo
confrontavo
con
quello
di
Migonetto
mi
cascavano
le
braccia
e
piuttosto
che
sposare
quello
scimmiotto
mi
veniva
voglia
di
lasciarmi
morire
.
Non
chiusi
un
occhio
in
tutta
la
notte
.
Pappagallo
e
Titì
mi
tennero
un
po
'
di
compagnia
.
A
giorno
mi
appisolai
:
ma
il
canino
,
che
aveva
un
buon
naso
,
sentì
che
il
Re
era
giù
a
piè
della
torre
.
Svegliò
Pappagallo
e
gli
disse
:
"
Scommetto
che
già
a
basso
c
'
è
il
Re
"
.
Pappagallo
rispose
:
"
Chetati
,
chiacchierone
!
perché
stai
sempre
cogli
occhi
aperti
e
cogli
orecchi
per
aria
?
ti
dispiace
che
gli
altri
riposino
un
poco
?
"
.
"
Eppure
"
,
insisté
il
buon
cane
,
"
scommetto
che
c
'è."
"
E
io
ti
dico
che
non
c
'
è
"
,
replicò
il
Pappagallo
,
"
non
sono
forse
stato
io
che
gli
ho
proibito
di
venir
qui
da
parte
della
Principessa
?
"
"
Una
bella
proibizione
davvero
!
"
,
gridò
il
canino
,
"
un
uomo
che
ama
non
consulta
che
il
suo
cuore
.
"
E
nel
dir
così
cominciò
a
strapazzargli
con
tanta
poca
grazia
le
ali
,
che
Pappagallo
perse
i
cocci
sul
serio
.
Gli
urli
di
tutti
e
due
mi
svegliarono
:
e
saputo
il
motivo
del
battibecco
non
corsi
,
no
,
ma
volai
alla
finestra
:
e
vidi
il
Re
che
mi
stendeva
le
braccia
e
col
mezzo
del
portavoce
mi
disse
non
poter
più
vivere
senza
di
me
,
e
mi
scongiurava
per
ora
a
fare
in
modo
o
di
venir
via
dalla
torre
o
di
farci
entrare
anche
lui
,
chiamando
in
testimonio
tutti
gli
Dei
dell
'
Olimpo
che
mi
avrebbe
sposata
subito
,
e
che
io
sarei
diventata
una
delle
più
grandi
Regine
dell
'
Universo
.
Ordinai
a
Pappagallo
di
andargli
a
dire
che
quello
che
mi
chiedeva
era
impossibile
:
ma
che
nondimeno
dietro
la
parola
data
e
i
giuramenti
fatti
,
mi
sarei
ingegnata
di
renderlo
felice
:
peraltro
mi
raccomandavo
perché
non
venisse
sotto
la
torre
tutti
i
giorni
:
a
lungo
andare
la
cosa
si
sarebbe
scoperta
,
e
allora
le
fate
non
avrebbero
avuto
né
pietà
né
misericordia
.
Se
ne
andò
col
cuore
pieno
di
gioia
e
di
speranza
,
e
io
mi
trovai
in
una
grande
afflizione
di
spirito
,
ripensando
a
quanto
avevo
promesso
.
Come
uscire
dalla
torre
,
che
non
aveva
neppure
il
segno
di
una
porta
,
senz
'
altro
aiuto
che
Pappagallo
e
Titì
,
ed
essendo
io
così
giovane
,
così
poco
esperta
e
così
paurosa
?
...
La
mia
risoluzione
,
dunque
,
fu
quella
di
cimentarmi
a
tentare
una
prova
,
dalla
quale
non
avrei
saputo
levarci
le
gambe
,
e
lo
mandai
a
dire
al
Re
col
mezzo
di
Pappagallo
.
Egli
,
di
prim
'
impeto
,
voleva
uccidersi
dinanzi
ai
suoi
occhi
:
ma
poi
lo
incaricò
di
persuadermi
e
di
andarlo
a
veder
morire
o
di
consolarlo
nella
sua
passione
.
"
Sire
!
"
,
esclamò
l
'
ambasciatore
colle
penne
,
"
la
mia
padrona
è
più
che
persuasa
delle
vostre
parole
...
Non
è
che
manchi
di
buona
volontà
!
Se
potesse
!..."
Quando
tornò
a
ridirmi
quel
che
era
accaduto
,
mi
afflissi
più
che
mai
.
Entrò
la
fata
Violenta
e
mi
trovò
cogli
occhi
rossi
:
allora
cominciò
a
dire
che
io
aveva
pianto
e
che
se
non
confessavo
il
motivo
,
mi
avrebbe
bruciata
viva
;
perché
tutte
le
sue
minacce
erano
sempre
spaventose
.
Risposi
,
tremando
come
una
foglia
,
che
m
'
ero
annoiata
a
filare
e
che
avrei
preso
volentieri
un
po
'
di
spago
,
per
far
delle
reti
e
chiappare
gli
uccellini
che
venivano
a
beccare
la
frutta
del
mio
giardino
.
"
È
questo
,
figlia
mia
"
,
ella
disse
"
tutto
quello
che
desideri
?
allora
non
piangerai
più
:
ti
porterò
tanto
spago
da
non
sapere
dove
metterlo
.
"
E
detto
fatto
,
me
lo
portò
la
sera
stessa
:
e
intanto
mi
avvertì
di
pensare
a
farmi
bella
e
a
non
piangere
,
perché
il
Re
Migonetto
stava
per
arrivare
da
un
momento
all
'
altro
.
A
questa
notizia
mi
vennero
i
brividi
per
le
spalle
,
ma
non
rifiatai
.
Appena
fu
fuori
della
stanza
cominciai
a
fare
qualche
lacciuolo
;
ma
l
'
intenzione
mia
era
di
fare
una
scala
di
corda
,
la
quale
mi
riuscì
benissimo
senza
che
ne
avessi
mai
vedute
.
Peraltro
la
fata
non
mi
portava
mai
tanto
spago
,
quant
'
era
il
bisogno
,
e
mi
badava
a
dire
:
"
Ma
,
figlia
mia
,
il
tuo
lavoro
è
come
la
tela
di
Penelope
:
non
va
avanti
di
una
maglia
e
sei
sempre
a
chiedermi
dell
'
altro
spago
"
.
"
O
mia
buona
mammina
"
,
rispondevo
io
,
"
voi
discorrete
bene
:
ma
non
vedete
che
io
non
so
proprio
che
cosa
annaspo
e
che
butto
sul
fuoco
il
mio
lavoro
?
Avete
paura
che
vi
faccia
fallire
per
un
po
'
di
spago
?
"
Il
mio
modo
ingenuo
di
fare
la
metteva
di
buon
umore
,
sebbene
fosse
di
un
carattere
insoffribile
e
veramente
crudele
.
Col
mezzo
di
Pappagallo
mandai
a
dire
al
Re
di
venire
una
tal
sera
sotto
le
finestre
della
torre
;
che
ci
troverebbe
la
scala
e
che
il
resto
l
'
avrebbe
saputo
lì
sul
posto
.
Infatti
attaccai
per
bene
la
scala
,
risoluta
com
'
ero
a
fuggirmene
con
lui
;
ma
appena
egli
la
vide
,
senza
darmi
tempo
di
scendere
,
salì
su
in
un
batter
d
'
occhio
,
mentr
'
io
stavo
mettendo
in
ordine
ogni
cosa
per
la
fuga
.
La
vista
di
lui
mi
fece
provare
tanta
gioia
,
che
non
pensai
più
al
pericolo
che
ci
stava
sul
capo
.
Mi
rinnuovò
i
suoi
giuramenti
e
mi
scongiurò
di
non
differire
più
in
là
ad
accettarlo
per
mio
sposo
.
Pappagallo
e
Titì
,
pregati
da
me
,
ci
fecero
da
testimoni
.
Non
c
'
è
esempio
di
una
festa
di
nozze
celebrata
con
tanta
semplicità
fra
due
persone
di
grado
così
elevato
,
né
c
'
è
ricordanza
di
due
cuori
più
soddisfatti
e
contenti
dei
nostri
.
Non
era
ancora
spuntata
l
'
alba
,
quando
il
Re
mi
lasciò
:
io
gli
avevo
raccontato
l
'
orribile
disegno
delle
fate
di
volermi
maritata
al
Re
Migonetto
;
gliene
feci
il
ritratto
e
n
'
ebbe
più
ribrezzo
di
me
.
Appena
partito
lui
,
le
ore
mi
parvero
anni
.
Corsi
alla
finestra
e
lo
accompagnai
cogli
occhi
,
sebbene
facesse
ancora
buio
.
Ma
quale
non
fu
il
mio
stupore
,
nel
vedere
per
aria
un
cocchio
tirato
da
salamandre
alate
,
che
correvano
a
rotta
di
collo
,
tanto
che
l
'
occhio
poteva
appena
seguirle
!
Questo
carro
era
scortato
da
un
nuvolo
di
guardie
,
montate
sopra
tanti
struzzi
.
Non
ebbi
tempo
di
rendermi
ragione
di
chi
corresse
per
l
'
aria
a
quel
modo
,
ma
mi
figurai
subito
che
dovesse
essere
o
un
mago
o
una
fata
.
Di
lì
a
poco
,
la
fata
Violenta
entrò
nella
mia
camera
.
"
Ho
da
darti
delle
buone
nuove
"
,
ella
mi
disse
,
"
il
tuo
amante
è
arrivato
qui
da
poche
ore
:
preparati
a
riceverlo
;
eccoti
dei
vestiti
e
dei
finimenti
di
pietre
preziose
.
"
"
E
chi
mai
vi
ha
detto
"
,
risposi
un
po
'
risentita
"
che
io
voglia
maritarmi
?
Non
è
davvero
la
mia
intenzione
.
Il
Re
Migonetto
può
tornarsene
di
dove
è
venuto
,
ché
per
me
è
padronissimo
:
fra
me
e
lui
non
ci
pigliamo
di
certo
.
"
"
Sentite
!
sentite
!
"
,
disse
la
fata
,
"
o
che
non
mi
si
mette
a
far
la
difficile
?
vorrei
un
po
'
sapere
che
cosa
armeggi
con
quel
cervellino
!
Alle
corte
,
con
me
non
si
scherza
;
o
tu
lo
sposi
,
o
io
...
"
"
O
voi
?
...
sentiamo
un
po
'
che
cosa
voi
mi
farete
?
"
,
soggiunsi
,
diventando
rossa
scarlatta
fino
alla
punta
dei
capelli
per
l
'
impertinenze
che
mi
aveva
dette
,
"
che
mai
mi
può
accader
di
peggio
che
esser
tenuta
in
una
torre
,
in
compagnia
di
un
cane
e
di
un
pappagallo
e
coll
'
obbligo
di
vedere
sette
o
otto
volte
il
giorno
la
figura
di
un
drago
spaventoso
?
"
"
Oh
?
sconoscente
,
che
non
sei
altro
!
"
,
disse
la
fata
,
"
vai
là
,
che
meritavi
proprio
tutti
i
pensieri
e
le
pene
,
che
ci
siamo
date
per
te
!
Già
,
io
l
'
avevo
detto
da
un
pezzo
alle
mie
sorelle
:
ne
avremo
una
bella
ricompensa
!..."
Ella
andò
a
trovarle
e
raccontò
loro
quello
che
era
passato
fra
noi
due
,
e
rimasero
scandalizzate
.
Pappagallo
e
Titì
mi
dissero
,
a
tanto
di
lettere
,
che
se
io
seguitavo
a
battere
quella
strada
,
mi
sarei
trovata
a
dei
brutti
guai
.
Ma
in
quel
momento
mi
sentivo
così
orgogliosa
di
possedere
il
cuore
di
un
gran
Re
,
che
le
fate
non
mi
facevano
paura
,
e
che
i
consigli
dei
miei
piccoli
amici
mi
entravano
da
un
orecchio
e
mi
passavano
da
quell
'
altro
.
Restai
vestita
,
com
'
era
,
né
mi
volli
mettere
un
nastro
in
più
;
anzi
,
per
farlo
apposta
,
mi
spettinai
tutta
per
parere
a
Migonetto
una
vera
befana
.
L
'
incontro
accadde
sulla
terrazza
.
Egli
vi
giunse
nel
suo
cocchio
di
fuoco
.
Dei
nani
piccini
ne
ho
veduti
,
ma
un
nanerucolo
a
quel
modo
lì
,
mai
!
Per
camminare
si
serviva
nello
stesso
tempo
delle
zampe
d
'
aquila
e
dei
ginocchi
,
perché
non
aveva
ossa
nelle
gambe
;
e
si
teneva
ritto
sopra
due
grucce
,
tutte
di
diamanti
.
Aveva
un
manto
reale
di
circa
un
metro
di
lunghezza
:
eppure
ne
strascicava
per
terra
almeno
due
buoni
terzi
.
Invece
di
testa
,
un
grande
zuccone
che
pareva
uno
staio
e
un
naso
così
screanzato
,
che
ci
stavano
sopra
una
dozzina
d
'
uccelli
:
ed
egli
si
divertiva
a
sentirli
cantare
.
La
barba
pareva
un
bosco
e
i
canarini
ci
facevano
dentro
il
nido
;
gli
orecchi
gli
passavano
di
un
metro
al
disopra
del
capo
;
cosa
peraltro
di
cui
nessuno
si
avvedeva
,
a
cagione
della
smisurata
corona
a
punta
che
portava
in
testa
,
per
comparire
più
alto
.
Le
fiamme
che
mandava
il
carro
arrostivano
le
frutte
,
seccavano
i
fiori
e
inaridivano
le
fontane
del
mio
giardino
.
Egli
mi
venne
incontro
a
braccia
aperte
;
ma
io
non
mi
mossi
né
punto
né
poco
;
per
cui
bisognò
che
il
suo
scudiere
gli
desse
di
braccio
.
E
quando
si
provò
ad
avvicinarsi
scappai
in
camera
e
chiusi
la
porta
e
le
finestre
:
sicché
Migonetto
dové
andarsene
colle
fate
,
le
quali
mi
avrebbero
cavato
gli
occhi
dalla
bile
.
Esse
gli
chiesero
mille
e
mille
scuse
della
mia
ruvidezza
;
e
per
abbonirlo
,
perché
era
un
arnese
da
far
paura
,
pensarono
di
condurlo
la
notte
in
camera
mia
,
mentr
'
io
dormivo
:
di
legarmi
i
piedi
e
le
mani
e
di
mettermi
così
nel
carro
infuocato
,
perché
potesse
menarmi
seco
.
Quando
ebbero
tutto
fissato
e
combinato
,
tornarono
da
me
;
e
mi
ripresero
leggermente
della
mia
condotta
,
contentandosi
solo
di
dirmi
che
in
qualche
modo
bisognava
rimediare
al
malfatto
.
Tutti
questi
rimproveri
giulebbati
e
in
pelle
in
pelle
,
dettero
nel
naso
a
Pappagallo
e
Titì
.
"
Volete
che
vi
parli
chiaro
,
padrona
?
"
,
disse
il
mio
cane
,
"
il
cuore
non
mi
dice
nulla
di
buono
.
Queste
signore
fate
son
certa
gente
...
che
Iddio
ci
liberi
tutti
,
e
segnatamente
dalla
Violenta
.
"
Io
risi
di
tutta
questa
paura
e
stavo
sulle
spinte
aspettando
il
mio
sposo
,
il
quale
si
struggeva
troppo
di
vedermi
per
non
essere
puntuale
ai
fissati
.
Gli
gettai
la
scala
di
corda
col
fermo
proponimento
di
fuggirmene
con
lui
.
Egli
montò
,
leggero
come
una
piuma
,
e
mi
disse
tante
e
poi
tante
cose
gentili
e
appassionate
,
che
anch
'
oggi
non
ho
cuore
di
richiamarmele
alla
memoria
.
Mentre
si
stava
parlando
insieme
,
tranquilli
e
sicuri
,
come
se
fossimo
stati
nel
palazzo
di
lui
,
vedemmo
sfondare
con
un
gran
colpo
la
finestra
della
camera
.
Le
fate
entrarono
dentro
montate
sul
loro
drago
:
Migonetto
le
seguiva
sul
suo
solito
cocchio
di
fuoco
,
tirandosi
dietro
tutte
le
sue
guardie
a
cavallo
agli
struzzi
.
Il
Re
,
senza
impallidire
,
messe
mano
alla
spada
e
non
ebbe
altro
pensiero
che
quello
di
difendermi
nella
più
terribile
avventura
che
mi
potesse
capitare
.
Ebbene
...
debbo
dirvelo
,
caro
signore
?
quelle
spietate
creature
gli
aizzarono
contro
il
drago
,
che
se
lo
divorò
vivo
vivo
dinanzi
ai
miei
occhi
.
Fuori
di
me
per
la
sciagura
sua
e
mia
,
mi
gettai
in
bocca
all
'
orribile
mostro
,
perché
m
'
inghiottisse
,
come
avea
inghiottito
la
persona
che
era
tutto
l
'
amor
mio
:
e
l
'
avrebbe
fatto
volentieri
:
ma
le
fate
,
più
crudeli
di
lui
,
glielo
proibirono
.
Esse
gridarono
insieme
:
"
Bisogna
serbarla
a
tormenti
più
lunghi
:
una
morte
sollecita
e
pronta
è
quasi
uno
zuccherino
per
una
creatura
così
indegna
e
scellerata
"
.
Mi
toccarono
,
e
mi
vidi
trasformata
in
Gatta
Bianca
:
quindi
mi
condussero
in
questo
palazzo
,
che
era
di
mio
padre
,
cambiarono
in
gatti
e
in
gatte
tutti
i
signori
e
tutte
le
dame
del
Regno
,
e
a
parecchi
lasciarono
soltanto
le
mani
:
e
così
mi
ridussero
nello
stato
lacrimevole
in
cui
mi
trovaste
,
facendomi
sapere
il
segreto
della
mia
nascita
,
la
morte
di
mio
padre
,
quella
di
mia
madre
,
e
come
io
non
avrei
potuto
essere
liberata
dalla
mia
figura
di
gatta
,
se
non
da
un
Principe
che
somigliasse
come
due
gocce
d
'
acqua
a
quello
che
mi
era
stato
rapito
.
E
voi
,
o
signore
,
siete
il
suo
ritratto
vivo
e
parlante
:
le
stesse
fattezze
,
la
stessa
fisonomia
,
perfino
lo
stesso
suono
di
voce
.
Appena
vi
vidi
per
la
prima
volta
,
ne
rimasi
colpita
:
io
sapevo
tutto
quello
che
doveva
accadere
,
come
so
quello
che
accadrà
,
e
però
vi
dico
che
le
mie
pene
stanno
per
finire
.
"
E
le
mie
,
bella
Regina
,
dovranno
ancora
durare
un
pezzo
?
"
,
domandò
il
Principe
,
gettandosi
ai
suoi
piedi
,
"
Io
vi
amo
,
o
signore
,
più
della
mia
vita
,
E
questo
è
il
momento
di
partire
per
andare
da
vostro
padre
:
vedremo
quali
sono
i
suoi
sentimenti
verso
di
me
,
e
se
è
disposto
a
rendervi
contento
.
"
Ella
uscì
:
il
Principe
le
dette
la
mano
:
e
insieme
con
lui
montò
in
una
carrozza
molto
più
bella
e
magnifica
di
tutte
quelle
che
aveva
avuto
fin
allora
.
Il
resto
dell
'
equipaggio
non
ci
scompariva
:
basti
dire
che
tutti
i
ferri
dei
cavalli
erano
di
smeraldi
e
i
chiodi
di
diamanti
.
Da
quella
volta
in
poi
non
s
'
è
visto
più
nulla
di
simile
.
Inutile
star
qui
a
ripetere
i
colloqui
,
che
ebbero
insieme
il
Principe
e
la
Regina
.
Ella
era
di
una
bontà
singolare
e
di
uno
spirito
finissimo
:
e
il
giovane
Principe
valeva
quanto
lei
:
sicché
non
potevano
pensare
e
dire
altro
che
un
monte
di
bellissime
cose
.
Giunti
in
vicinanza
del
castello
,
dove
dovevano
trovarsi
i
due
fratelli
maggiori
del
Principe
,
la
Regina
entrò
in
un
piccolo
blocco
di
cristallo
di
monte
,
di
cui
tutte
le
sfaccettature
erano
guarnite
d
'
oro
e
di
rubini
.
Tutt
'
all
'
intorno
era
circondato
di
tendine
per
impedire
ai
curiosi
di
guardar
dentro
,
ed
era
portato
a
barella
da
giovinotti
di
bellissimo
aspetto
e
vestiti
splendidamente
.
Il
Principe
rimase
nella
sua
bella
carrozza
;
e
di
lì
poté
vedere
i
suoi
fratelli
che
se
la
passeggiavano
a
braccetto
di
due
Principesse
d
'
una
bellezza
da
sbalordire
.
Appena
lo
riconobbero
,
gli
andarono
incontro
per
fargli
festa
e
domandarono
se
anche
esso
aveva
condotto
la
sua
dama
.
Al
che
rispose
che
era
stato
così
disgraziato
,
che
in
tutto
il
viaggio
non
si
era
imbattuto
altro
che
in
donne
bruttissime
;
e
tutto
ciò
che
gli
era
capitato
di
meglio
da
portar
seco
,
era
una
gatta
bianca
.
Essi
si
misero
a
ridere
della
sua
semplicità
.
"
Una
gatta
!
"
dicevano
essi
"
come
mai
una
gatta
?
avete
forse
paura
che
i
topi
ci
mangino
il
palazzo
?
"
Il
Principe
soggiunse
che
capiva
bene
che
non
era
prudenza
di
portare
un
simile
regalo
a
suo
padre
.
E
così
,
fra
una
parola
e
l
'
altra
,
s
'
incamminarono
verso
la
città
.
I
due
fratelli
maggiori
salirono
colle
loro
Principesse
in
due
carrozze
tutte
d
'
oro
e
di
lapislazzoli
:
i
cavalli
portavano
in
capo
dei
pennacchi
e
altri
ornamenti
:
per
farla
corta
,
nulla
di
più
splendido
di
questa
cavalcata
.
Dietro
a
loro
veniva
il
nostro
giovine
Principe
:
e
quindi
il
blocco
di
cristallo
di
monte
,
che
tutti
guardavano
con
grandissima
ammirazione
.
I
cortigiani
corsero
subito
ad
avvisare
il
Re
dell
'
arrivo
dei
Principi
.
"
Hanno
con
sé
delle
belle
donne
?
"
,
domandò
il
Re
.
"
Non
s
'
è
veduto
mai
nulla
d
'eguale!..."
A
quanto
pare
,
questa
risposta
non
garbò
troppo
al
Re
.
I
due
Principi
si
affrettarono
a
salire
le
scale
colle
loro
Principesse
,
che
erano
due
occhi
di
sole
.
Il
Re
li
ricevette
benissimo
,
e
non
sapeva
a
quale
delle
due
dovesse
dare
la
preferenza
.
Voltatosi
al
minore
dei
figli
,
gli
domandò
:
"
Come
va
che
questa
volta
siete
tornato
solo
?
"
.
"
Vostra
Maestà
vedrà
dentro
questo
cristallo
una
gattina
bianca
,
che
miagola
con
tanta
grazia
e
che
ha
le
zampine
più
morbide
del
velluto
,
e
son
sicuro
che
le
piacerà
"
,
rispose
il
Principe
.
Il
Re
sorrise
e
si
mosse
per
aprire
da
se
stesso
il
blocco
di
cristallo
.
Ma
appena
si
fu
accostato
,
la
Regina
toccò
una
molla
,
sicché
il
blocco
andò
tutto
in
minutissimi
pezzettini
ed
ella
apparve
fuori
come
il
sole
dopo
essere
stato
un
po
'
di
tempo
nascosto
fra
i
nuvoli
:
i
suoi
capelli
biondi
erano
sparsi
per
le
spalle
e
in
grandi
riccioli
le
cadevano
giù
fino
ai
piedi
.
In
capo
aveva
tutti
fiori
:
e
la
sua
veste
era
di
leggerissimo
velo
bianco
foderato
di
seta
rosa
.
Si
alzò
e
fece
una
profonda
riverenza
al
Re
,
il
quale
nel
colmo
dell
'
ammirazione
non
poté
frenarsi
dall
'
esclamare
:
"
Ecco
veramente
la
donna
senza
confronto
,
e
che
merita
davvero
la
mia
corona
"
.
"
Signore
"
,
ella
disse
,
"
io
non
son
venuta
qui
per
togliervi
un
trono
che
sì
degnamente
occupate
:
sono
nata
con
sei
regni
:
permettete
anzi
che
io
ne
offra
uno
a
voi
e
uno
per
uno
ai
vostri
figli
.
In
ricompensa
non
vi
domando
altro
che
la
vostra
amicizia
e
questo
giovine
Principe
per
mio
sposo
.
I
tre
regni
,
che
avanzano
,
sono
più
che
sufficienti
per
noi
.
"
Il
Re
e
tutta
la
Corte
fecero
un
baccano
con
urli
di
ammirazione
e
di
allegrezza
incredibile
.
Le
nozze
si
celebrarono
subito
,
e
quelle
dei
due
fratelli
ugualmente
:
motivo
per
cui
per
diversi
mesi
furono
feste
,
baldorie
,
divertimenti
e
corte
bandita
.
Poscia
ciascuno
partì
per
andare
a
governare
i
propri
Stati
:
e
la
bella
Gatta
Bianca
si
immortalò
non
tanto
per
la
bontà
e
per
la
generosità
del
suo
cuore
quanto
per
il
suo
raro
merito
e
per
la
sua
gran
bellezza
.
La
cronaca
di
quel
tempo
racconta
che
Gatta
Bianca
diventò
il
modello
delle
buone
mogli
e
delle
madri
sagge
e
perbene
.
E
io
ci
credo
.
Dal
trist
'
esempio
avuto
in
casa
,
essa
aveva
imparato
a
sue
spese
che
le
follie
e
i
capricci
delle
mamme
spesse
volte
sono
cagione
di
grandi
dispiaceri
per
i
figliuoli
.
La
Cervia
nel
bosco
C
'
era
una
volta
un
Re
e
una
Regina
che
stavano
fra
loro
d
'
accordo
come
due
anime
in
un
nocciolo
:
si
amavano
teneramente
ed
erano
adorati
dai
loro
sudditi
;
ma
alla
felicità
completa
degli
uni
e
degli
altri
mancava
una
cosa
:
un
erede
al
trono
.
La
Regina
,
la
quale
sapeva
che
il
Re
l
'
avrebbe
amata
il
doppio
se
avesse
avuto
un
figlio
,
non
lasciava
mai
in
primavera
di
andare
a
bere
certe
acque
che
si
dicevano
miracolose
per
aver
figliuoli
.
A
queste
acque
ci
correva
la
gente
in
folla
da
ogni
parte
;
e
il
numero
dei
forestieri
era
così
stragrande
,
che
ci
si
trovavano
di
tutti
i
paesi
del
mondo
.
In
un
gran
bosco
,
dove
si
andava
a
beverle
,
c
'
erano
parecchie
fontane
:
le
quali
erano
di
marmo
o
di
porfido
,
perché
tutti
gareggiavano
a
chi
le
faceva
più
belle
.
Un
giorno
che
la
Regina
stava
seduta
sull
'
orlo
d
'
una
fontana
,
ordinò
alle
sue
dame
di
compagnia
di
allontanarsi
e
di
lasciarla
sola
e
poi
cominciò
i
suoi
soliti
piagnistei
.
"
Come
sono
disgraziata
"
,
diceva
essa
,
"
di
non
aver
figli
!
sono
ormai
cinque
anni
che
chiedo
la
grazia
di
averne
uno
;
e
ancora
non
ho
potuto
averla
.
Dovrò
dunque
morire
senza
provare
questa
consolazione
?
"
Mentre
parlava
così
,
osservò
che
l
'
acqua
della
fontana
era
tutta
mossa
;
poi
venne
fuori
un
grosso
gambero
e
le
disse
:
"
O
gran
Regina
!
finalmente
avrete
la
grazia
desiderata
.
Dovete
sapere
che
qui
vicino
c
'
è
un
magnifico
palazzo
fabbricato
dalle
fate
:
ma
è
impossibile
trovarlo
,
perché
circondato
da
nuvole
foltissime
attraverso
alle
quali
non
passa
occhio
mortale
:
a
ogni
modo
,
siccome
io
sono
vostro
servitore
umilissimo
,
eccomi
qui
pronto
a
menarvici
se
volete
fidarvi
alla
guida
di
un
povero
gambero
"
.
La
Regina
lo
stette
a
sentire
senza
interromperlo
,
perché
la
cosa
di
vedere
un
gambero
che
discorreva
,
l
'
aveva
sbalordita
dalla
meraviglia
:
quindi
gli
disse
che
avrebbe
gradita
volentieri
la
sua
offerta
,
ma
che
non
sapeva
,
come
lui
,
camminare
all
'
indietro
.
Il
gambero
sorrise
e
prese
subito
l
'
aspetto
di
una
bella
vecchietta
.
"
Ecco
fatto
,
o
signora
"
,
le
disse
,
"
così
non
cammineremo
più
all
'
indietro
.
Ma
vi
domando
una
grazia
:
tenetemi
sempre
per
una
delle
vostre
amiche
,
perché
io
non
desidero
altro
che
di
esservi
utile
a
qualche
cosa
.
"
Uscì
dalla
fontana
senza
avere
una
goccia
di
acqua
addosso
:
il
suo
vestito
era
bianco
,
foderato
di
seta
cremisi
,
e
i
capelli
grigi
annodati
dietro
con
nastri
verdi
.
Non
s
'
era
vista
mai
vecchietta
galante
a
quel
modo
!
Salutò
la
Regina
,
che
volle
abbracciarla
;
e
senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
la
fece
prendere
per
una
viottola
del
bosco
,
con
molta
meraviglia
della
Regina
stessa
:
la
quale
sebbene
fosse
venuta
nel
bosco
migliaia
di
volte
,
non
era
mai
passata
per
quella
viottola
lì
.
E
come
avrebbe
fatto
a
potervi
passare
?
Quella
era
la
strada
delle
fate
,
per
andare
alla
fontana
,
e
per
il
solito
era
tutta
chiusa
da
ronchi
e
da
pruneti
:
ma
appena
la
Regina
e
la
sua
guida
vi
ebbero
messo
il
piede
,
le
rose
sbocciarono
improvvisamente
dai
rosai
,
i
gelsomini
e
gli
aranci
intrecciarono
i
loro
rami
per
formare
un
pergolato
coperto
di
foglie
e
di
fiori
,
e
migliaia
di
uccelli
di
varie
specie
,
posati
sui
rami
degli
alberi
,
sfringuellarono
allegramente
.
Non
si
era
ancora
riavuta
dallo
stupore
,
che
la
Regina
si
trovò
abbacinati
gli
occhi
dallo
splendore
abbagliante
di
un
palazzo
tutto
di
diamanti
;
le
mura
,
i
tetti
,
i
soffitti
,
i
pavimenti
,
i
giardini
,
le
finestre
e
perfino
le
stesse
terrazze
erano
tutte
di
diamanti
.
Nel
delirio
della
sua
ammirazione
,
ella
non
poté
trattenersi
dal
mandare
un
urlo
di
sorpresa
,
e
chiese
all
'
elegante
vecchietta
,
che
l
'
accompagnava
,
se
ciò
che
aveva
dinanzi
agli
occhi
era
sogno
o
verità
.
"
Non
c
'
è
nulla
di
più
vero
,
o
signora
"
,
ella
rispose
.
E
subito
le
porte
del
palazzo
si
aprirono
,
e
uscirono
fuori
sei
fate
:
e
quali
fate
!
Di
più
belle
e
di
più
magnifiche
non
se
n
'
erano
vedute
in
tutto
il
loro
reame
.
Vennero
tutte
a
fare
una
profonda
riverenza
alla
Regina
:
e
ciascuna
le
presentò
un
fiore
di
pietre
preziose
,
per
poter
formare
un
mazzo
:
c
'
era
una
rosa
,
un
tulipano
,
un
anemone
,
un
'
aquilegia
,
un
garofano
e
un
melagrano
.
"
Signora
"
,
le
dissero
,
"
noi
non
possiamo
darvi
un
maggior
segno
della
nostra
venerazione
,
che
permettendovi
di
venirci
qui
a
visitare
:
noi
siamo
molto
liete
di
farvi
sapere
che
avrete
una
bella
Principessa
,
alla
quale
metterete
il
nome
di
Desiderata
,
perché
bisogna
pur
convenire
che
è
un
gran
pezzo
che
la
desiderate
.
Quando
verrà
alla
luce
,
ricordatevi
di
chiamarci
,
perché
vogliamo
arricchirla
di
tutte
le
più
belle
doti
;
e
per
invitarci
a
venire
,
non
dovete
far
altro
che
prendere
in
mano
il
mazzo
,
che
ora
vi
diamo
,
e
nominare
a
uno
a
uno
tutti
i
fiori
,
pensando
a
noi
.
State
sicura
che
in
un
batter
d
'
occhio
saremo
tutte
nella
vostra
camera
.
"
La
Regina
,
fuori
di
sé
dall
'
allegrezza
,
si
gettò
al
collo
alle
fate
;
e
gli
abbracciamenti
durarono
una
mezz
'
ora
buona
.
Quand
'
ebbero
finito
,
pregarono
la
Regina
a
passare
nel
loro
palazzo
,
del
quale
non
si
possono
ridire
a
parole
tutte
le
meraviglie
.
Figuratevi
che
per
fabbricarlo
avevano
preso
l
'
architetto
del
palazzo
del
sole
,
il
quale
aveva
rifatto
in
piccolo
quello
che
era
in
grande
il
palazzo
del
sole
.
La
Regina
,
non
potendo
reggere
a
così
vivo
bagliore
,
era
costretta
ogni
tantino
a
chiudere
gli
occhi
.
La
condussero
nel
loro
giardino
,
e
frutta
più
belle
non
se
n
'
erano
mai
sognate
!
Albicocche
più
grosse
della
testa
di
un
ragazzo
,
e
certe
ciliegie
,
che
per
mangiarne
una
,
bisognava
farla
in
quattro
pezzi
;
e
d
'
un
sapore
così
squisito
,
che
la
Regina
,
dopo
che
l
'
ebbe
assaggiate
,
non
volle
mangiarne
d
'
altra
specie
in
tempo
di
vita
sua
.
Tra
tante
meraviglie
,
c
'
era
anche
un
boschetto
di
alberi
finti
e
artificiali
,
i
quali
crescevano
e
mettevano
le
foglie
alla
pari
di
tutti
gli
altri
.
Impossibile
ridire
tutte
le
esclamazioni
di
stupore
della
Regina
,
i
discorsi
che
fece
sulla
Principessina
Desiderata
e
i
ringraziamenti
alle
gentili
persone
che
avevano
voluto
darle
una
notizia
così
gradita
:
basti
questo
,
che
non
fu
dimenticata
nessuna
parola
di
gratitudine
e
nessuna
espressione
di
tenerezza
.
La
fata
della
fontana
n
'
ebbe
la
sua
parte
,
come
di
santa
ragione
le
toccava
.
La
Regina
si
trattenne
nel
palazzo
fino
alla
sera
:
e
innamoratissima
della
musica
,
le
fecero
sentire
delle
voci
angeliche
.
Fu
quasi
affogata
dai
regali
e
dopo
aver
ringraziato
mille
volte
quelle
grandi
signore
,
se
ne
venne
via
insieme
colla
fata
della
fontana
.
Tutte
le
persone
della
Corte
,
impensierite
,
la
cercavano
di
qui
e
di
là
:
e
nessuno
poteva
immaginarsi
dove
trovarla
.
Ci
fu
perfino
chi
sospettò
che
fosse
stata
rapita
da
qualche
ardito
forestiero
,
tanto
più
che
era
ancora
giovane
e
nel
fior
della
bellezza
.
Quando
la
videro
tornata
,
com
'
è
da
figurarselo
fu
per
tutti
una
grandissima
festa
:
e
perché
anch
'
essa
sentiva
nel
cuore
una
consolazione
immensa
per
le
buone
speranze
avute
,
così
nel
suo
conversare
c
'
era
non
so
che
di
allegro
e
di
gioiale
che
innamorava
.
La
fata
della
fontana
la
lasciò
che
era
quasi
vicina
a
casa
;
e
nell
'
atto
di
dirsi
addio
,
raddoppiarono
le
carezze
e
i
complimenti
.
La
Regina
,
trattenutasi
ancora
per
una
settimana
a
bevere
le
acque
,
non
lasciò
un
giorno
senza
ritornare
al
palazzo
delle
fate
colla
sua
elegante
vecchietta
,
la
quale
tutte
le
volte
si
mostrava
da
principio
in
forma
di
gambero
,
e
finiva
poi
col
prendere
la
sua
figura
naturale
.
La
Regina
,
partita
che
fu
,
divenne
incinta
,
e
mise
alla
luce
una
Principessa
,
alla
quale
dette
il
nome
di
Desiderata
:
e
preso
subito
il
mazzo
,
che
aveva
avuto
in
regalo
,
nominò
a
uno
a
uno
tutti
i
fiori
che
lo
componevano
,
ed
ecco
che
sul
momento
si
videro
arrivare
le
fate
.
Ciascuna
di
esse
aveva
un
cocchio
differente
dall
'
altro
:
uno
era
d
'
ebano
,
tirato
da
colombi
bianchi
;
alcuni
erano
d
'
avorio
,
attaccati
a
piccoli
cervi
,
e
altri
di
cedro
,
e
altri
di
legno
-
rosa
.
Questo
era
l
'
equipaggio
che
solevano
usare
in
segno
d
'
alleanza
e
di
pace
;
perché
,
quand
'
erano
in
collera
,
si
servivano
soltanto
di
draghi
volanti
,
di
serpenti
che
buttavano
fiamme
dalla
gola
e
dagli
occhi
,
di
leoni
,
di
leopardi
e
di
pantere
,
in
groppa
alle
quali
si
facevano
portare
da
un
capo
all
'
altro
del
mondo
in
meno
tempo
che
non
ci
voglia
a
dire
buon
giorno
o
buon
anno
.
Ma
questa
volta
esse
erano
in
pace
e
di
buonissimo
umore
.
La
Regina
le
vide
entrare
nella
sua
camera
,
che
avevano
una
cera
molto
lieta
e
maestosa
:
e
dietro
di
loro
,
le
nane
e
i
nani
del
corteggio
,
tutti
carichi
di
regali
.
Dopo
abbracciata
la
Regina
e
baciata
la
Principessina
,
spiegarono
il
corredino
,
fatto
di
una
tela
così
fine
e
così
resistente
da
bastare
cent
'
anni
,
senza
pericolo
che
diventasse
lisa
;
le
fate
la
filavano
da
sé
nelle
ore
d
'
ozio
.
Quanto
alle
trine
erano
di
maggior
valore
della
tela
stessa
:
vi
si
vedeva
in
essa
raffigurata
,
o
coll
'
ago
o
col
fuso
,
tutta
la
storia
del
mondo
;
dopo
di
questa
messero
in
mostra
le
fasce
e
le
coperte
,
ricamate
apposta
con
le
loro
proprie
mani
:
e
in
queste
erano
rappresentati
mille
di
quei
giuochetti
svariatissimi
,
che
servono
per
baloccare
i
ragazzi
.
Dacché
al
mondo
ci
sono
ricamatori
e
ricamatrici
,
non
s
'
era
mai
veduta
una
cosa
meravigliosa
come
quella
tela
.
Ma
quando
fu
messa
fuori
la
culla
,
allora
la
Regina
non
poté
frenarsi
dal
cacciare
un
grido
di
stupore
,
tanto
quella
culla
sorpassava
,
per
magnificenza
,
tutto
il
rimanente
.
Era
fatta
d
'
un
legno
che
costava
centomila
scudi
la
libbra
.
La
sorreggevano
quattro
amorini
:
quattro
veri
capolavori
,
dove
l
'
arte
aveva
vinto
la
materia
,
sebbene
fossero
tutti
rubini
e
diamanti
,
da
non
potersi
dire
quanto
valevano
.
Questi
amorini
erano
stati
animati
dalle
fate
;
per
cui
quando
la
bambina
strillava
,
la
cullavano
dolcemente
e
l
'
addormentavano
,
e
ciò
faceva
un
grandissimo
comodo
anche
alla
balia
.
Le
fate
presero
la
Principessina
e
se
la
messero
sui
ginocchi
:
la
fasciarono
e
la
baciarono
più
di
cento
volte
,
perché
era
di
già
tanto
bella
,
che
bastava
vederla
,
per
mangiarla
dai
baci
.
Quando
si
accorsero
che
aveva
bisogno
di
poppare
,
batterono
la
loro
bacchetta
in
terra
,
e
comparve
subito
una
balia
,
quale
ci
voleva
per
una
così
graziosa
lattante
.
Restava
oramai
soltanto
da
dotarla
:
e
le
fate
si
spicciarono
a
fare
anche
questo
;
chi
le
diede
la
virtù
,
chi
la
grazia
;
la
terza
,
una
bellezza
maravigliosa
;
la
quarta
,
le
augurò
ogni
fortuna
;
la
quinta
,
buona
salute
;
e
l
'
ultima
,
la
facilità
di
riuscir
bene
in
tutte
quelle
cose
che
avesse
preso
a
fare
.
La
Regina
,
contentissima
,
non
rifiniva
dal
ringraziarle
di
tanti
favori
prodigati
alla
Principessina
;
quand
'
ecco
che
videro
entrare
in
camera
un
gambero
così
grosso
,
che
passava
appena
dalla
porta
.
"
Oh
!
ingratissima
Regina
"
,
disse
il
gambero
,
"
com
'
è
egli
possibile
che
vi
siate
dimenticata
così
presto
della
fata
della
fontana
e
del
gran
servizio
che
vi
ho
reso
,
menandovi
dalle
mie
sorelle
?
Come
!
voi
le
avete
invitate
tutte
,
e
me
sola
avete
lasciata
da
parte
?
Pur
troppo
ne
aveva
un
presentimento
,
e
fu
per
questo
che
mi
trovai
obbligata
a
prendere
la
figura
d
'
un
gambero
la
prima
volta
che
vi
parlai
,
appunto
per
farvi
notare
che
la
vostra
amicizia
,
invece
di
progredire
,
avrebbe
camminato
all
'indietro."
La
Regina
,
disperata
per
la
smemoraggine
commessa
,
la
interruppe
e
le
chiese
perdono
.
Ella
disse
che
aveva
creduto
di
nominare
il
suo
fiore
,
come
quelli
di
tutte
le
altre
;
che
era
stato
il
mazzetto
di
fiori
di
pietre
preziose
quello
che
l
'
aveva
ingannata
:
e
che
essa
non
era
capace
di
dimenticarsi
i
grandi
favori
ricevuti
;
e
che
,
per
conseguenza
,
la
pregava
e
la
scongiurava
a
non
privarla
della
sua
amicizia
,
e
segnatamente
a
mostrarsi
benigna
verso
la
Principessina
.
Tutte
le
fate
,
per
la
paura
che
volesse
dotarla
di
miseria
e
di
disgrazie
,
fecero
coro
alla
Regina
per
vedere
di
abbonirla
.
"
Cara
sorella
"
,
le
dissero
,
"
Vostra
Altezza
non
si
mostri
sdegnata
contro
una
Regina
,
che
non
ebbe
mai
in
mente
di
farvi
il
più
piccolo
sgarbo
;
lasciate
,
di
grazia
,
codesta
buccia
di
gambero
e
fatevi
vedere
in
tutta
la
vostra
bellezza
.
"
Come
è
stato
detto
,
la
fata
della
fontana
era
un
po
'
civetta
,
e
a
sentirsi
lodare
dalle
sorelle
si
ammansì
un
poco
e
diventò
più
agevole
.
"
Ebbene
"
,
disse
,
"
non
farò
a
Desiderata
tutto
il
male
che
avrei
voluto
:
perché
vi
giuro
che
era
mia
intenzione
di
rovinarla
affatto
,
e
nessuno
avrebbe
potuto
impedirmelo
;
nondimeno
voglio
annunziarvi
una
cosa
:
se
ella
vedrà
la
luce
del
sole
,
prima
che
abbia
compiti
quindici
anni
,
dovrà
pentirsene
amaramente
e
forse
ci
rimetterà
la
vita
.
"
Il
pianto
della
Regina
e
le
preghiere
delle
illustri
fate
non
valsero
a
smuoverla
di
un
capello
dalla
sua
sentenza
.
Ella
si
ritirò
camminando
all
'
indietro
,
perché
non
aveva
voluto
lasciare
la
sua
sopravveste
di
gambero
.
Quando
si
fu
allontanata
dalla
camera
,
la
povera
Regina
chiese
alle
fate
se
ci
fosse
verso
di
salvare
la
figlia
dalle
disgrazie
che
le
erano
state
minacciate
.
Esse
tennero
consiglio
fra
loro
,
e
dopo
aver
messi
avanti
parecchi
partiti
,
finalmente
si
attennero
a
questo
:
che
,
cioè
,
bisognava
fabbricare
un
gran
palazzo
senza
porte
e
senza
finestre
;
con
una
porta
d
'
ingresso
sotterranea
,
e
custodirvi
lì
dentro
la
Principessina
fino
a
tanto
che
non
avesse
raggiunto
l
'
età
fatale
,
per
esser
fuori
da
ogni
pericolo
.
Tre
colpi
di
bacchetta
bastarono
per
cominciare
e
finire
questo
vasto
edifizio
.
All
'
esterno
era
tutto
di
marmo
bianco
e
verde
:
e
i
soffitti
e
gl
'
impiantiti
tutti
di
diamanti
e
di
smeraldi
,
che
raffiguravano
fiori
,
uccelli
e
mille
altre
cose
graziose
.
Le
pareti
erano
tappezzate
di
velluto
di
vari
colori
,
ricamato
dalle
fate
colle
loro
mani
:
e
perché
esse
sapevano
di
storia
,
s
'
erano
prese
il
gusto
di
rappresentarvi
i
fatti
storici
più
belli
e
più
notevoli
:
c
'
era
dipinto
il
passato
e
l
'
avvenire
,
e
in
parecchi
arazzi
si
vedevano
effigiate
le
gesta
dei
più
grandi
Re
della
terra
.
Le
brave
fate
avevano
immaginato
questo
modo
ingegnoso
per
insegnare
più
facilmente
alla
giovine
Principessa
i
vari
casi
della
vita
degli
eroi
e
degli
altri
mortali
.
Tutta
la
casa
,
nell
'
interno
,
era
rischiarata
soltanto
a
forza
di
lampade
:
ma
ce
n
'
erano
tante
e
poi
tante
,
che
pareva
fosse
giorno
chiaro
da
un
anno
all
'
altro
.
Vi
furono
introdotti
tutti
i
maestri
,
dei
quali
ella
poteva
aver
bisogno
per
istruirsi
e
perfezionarsi
;
e
il
suo
spirito
,
la
sua
svegliatezza
e
il
suo
buon
senso
arrivavano
a
intendere
molte
cose
,
anche
prima
che
le
fossero
insegnate
:
ragion
per
cui
i
maestri
rimanevano
strasecolati
per
le
cose
bellissime
che
essa
sapeva
dire
in
una
età
,
nella
quale
gli
altri
ragazzi
sanno
appena
chiamare
babbo
e
mamma
.
E
questa
è
una
prova
che
le
fate
non
accordano
la
loro
protezione
,
per
tirar
su
degli
stupidi
e
degl
'
ignoranti
!
Se
la
vivacità
del
suo
spirito
innamorava
tutti
coloro
che
l
'
avvicinavano
,
la
sua
bellezza
non
faceva
di
meno
,
e
sapeva
amicarsi
le
persone
più
insensibili
e
i
cuori
più
duri
.
La
Regina
madre
non
l
'
avrebbe
lasciata
un
solo
minuto
,
se
il
suo
dovere
non
l
'
avesse
tenuta
presso
il
Re
.
Di
tanto
in
tanto
le
buone
fate
venivano
a
vedere
la
Principessa
e
le
portavano
in
regalo
cose
rarissime
e
vestiti
sfarzosi
ed
eleganti
,
che
parevano
fatti
per
le
nozze
di
qualche
Principessa
,
non
meno
bella
di
Desiderata
.
Ma
fra
tutte
le
fate
che
le
volevano
bene
,
quella
che
le
voleva
più
di
tutte
era
Tulipano
,
la
quale
non
rifiniva
mai
di
raccomandare
alla
Regina
che
non
le
lasciasse
vedere
la
luce
del
giorno
prima
di
aver
toccato
i
quindici
anni
.
"
La
nostra
sorella
,
quella
della
fontana
,
è
vendicativa
"
,
diceva
Tulipano
,
"
avremo
un
bel
pigliarci
tutte
le
cure
per
questa
fanciulla
;
ma
se
ella
può
,
state
certa
che
le
farà
del
male
;
e
per
questa
ragione
bisogna
,
o
signora
,
che
voi
siate
vigilante
,
e
di
molto
.
"
La
Regina
dal
canto
suo
prometteva
di
vegliare
continuamente
sopra
una
cosa
di
tanto
rilievo
:
ma
avvicinandosi
il
tempo
nel
quale
la
sua
cara
figlia
doveva
uscire
dal
castello
,
le
fece
fare
il
ritratto
,
e
il
ritratto
fu
portato
a
mostra
nelle
più
grandi
Corti
dell
'
universo
.
Al
solo
vederlo
,
non
vi
fu
Principe
che
non
si
mostrasse
preso
di
ammirazione
:
ma
fra
gli
altri
ve
ne
fu
uno
che
ne
rimase
talmente
invaghito
,
da
non
sapersene
più
distaccare
.
Lo
portò
nel
suo
gabinetto
,
e
si
chiuse
dentro
insieme
col
ritratto
,
e
parlandogli
come
se
fosse
vivo
e
potesse
intenderlo
,
gli
diceva
le
cose
più
appassionate
di
questo
mondo
.
Il
Re
,
non
vedendo
più
il
figliuolo
,
domandò
che
cosa
facesse
e
come
passasse
il
suo
tempo
,
e
perché
non
fosse
più
del
suo
solito
buon
umore
.
Qualche
cortigiano
,
di
quelli
che
chiacchierano
volentieri
,
e
ve
ne
sono
parecchi
con
questo
vizio
,
gli
fece
intendere
che
c
'
era
il
caso
che
al
Principe
desse
volta
il
cervello
,
perché
passava
le
giornate
intere
chiuso
nel
suo
gabinetto
,
e
lì
discorreva
da
sé
solo
,
come
se
vi
fosse
stato
qualcuno
insieme
con
lui
.
Il
Re
sentì
questa
cosa
con
dispiacere
:
"
Com
'
è
egli
possibile
"
,
diceva
ai
suoi
confidenti
,
"
che
mio
figlio
perda
così
il
giudizio
?
lui
,
che
ne
ha
avuto
sempre
tanto
!
Voi
sapete
che
finora
esso
è
stato
l
'
ammirazione
di
tutti
,
e
io
non
vedo
ne
'
suoi
occhi
alcun
segno
di
pazzia
o
di
aberrazione
mentale
:
soltanto
mi
pare
diventato
più
pensieroso
.
Bisogna
che
io
lo
interroghi
da
me
:
forse
cosi
arriverò
a
scoprire
qual
è
la
fissazione
che
s
'
è
messa
per
il
capo
"
.
Detto
fatto
,
mandò
per
esso
,
e
quindi
ordinò
a
tutti
che
uscissero
dalla
sala
.
Dopo
vari
discorsi
,
ai
quali
il
Principe
non
stava
attento
o
rispondeva
a
rovescio
,
il
Re
gli
domandò
il
motivo
che
aveva
portato
tanto
cambiamento
nelle
sue
abitudini
e
nel
suo
carattere
.
Il
Principe
,
parendogli
che
gli
fosse
capitata
la
palla
al
balzo
,
si
gettò
ai
suoi
piedi
,
e
gli
disse
:
"
Voi
avete
fissato
di
farmi
sposare
la
Principessa
Nera
:
in
questo
legame
di
parentela
voi
troverete
dei
vantaggi
,
che
io
non
posso
promettervi
con
quello
della
Principessa
Desiderata
;
ma
,
o
signore
,
io
trovo
in
questa
fanciulla
tante
grazie
e
tante
attrattive
,
quante
l
'
altra
non
ne
possiede
davvero
"
.
"
E
dove
le
avete
vedute
?
"
,
chiese
il
Re
.
"
Tanto
dell
'
una
che
dell
'
altra
,
mi
sono
stati
portati
i
ritratti
"
,
rispose
il
Principe
Guerriero
(
era
questo
il
suo
nome
,
dacché
aveva
vinto
tre
grandi
battaglie
)
,
"
e
vi
confesso
che
la
mia
passione
per
la
principessa
Desiderata
è
così
forte
,
che
se
voi
non
ritirate
la
parola
data
alla
Principessa
Nera
,
non
mi
rimane
altro
che
morire
:
felice
sempre
di
perdere
la
vita
,
una
volta
perduta
la
speranza
di
essere
lo
sposo
di
quella
che
amo
.
"
"
È
dunque
con
un
ritratto
"
,
riprese
gravemente
il
Re
,
"
che
passate
il
vostro
tempo
a
fare
certi
colloqui
,
che
vi
rendono
ridicolo
agli
occhi
di
tutti
i
cortigiani
?
Essi
vi
credono
svanito
il
cervello
,
e
se
sapeste
quello
che
si
dice
di
voi
,
non
avreste
faccia
di
parlare
a
questo
modo
di
simili
ragazzate
!
"
"
Io
non
ho
ragione
di
rimproverarmi
una
sì
bella
fiamma
"
,
replicò
il
Principe
,
"
quando
avrete
veduto
il
ritratto
di
questa
graziosa
Principessa
,
son
sicuro
che
compatirete
la
passione
che
sento
per
lei
.
"
"
Andate
a
prenderlo
subito
"
esclamò
il
Re
,
con
tanto
risentimento
,
che
dava
a
dividere
la
bizza
che
lo
rodeva
dentro
.
Se
il
Principe
non
avesse
avuta
la
certezza
che
nessuna
bellezza
al
mondo
poteva
stare
a
fronte
di
quella
di
Desiderata
,
sarebbe
rimasto
un
po
'
male
.
Invece
andò
subito
nel
suo
gabinetto
,
e
poi
tornò
al
Re
.
Il
Re
rimase
maravigliato
quanto
il
figlio
.
"
Ah
!
"
,
diss
'
egli
,
"
mio
caro
Guerriero
,
io
approvo
la
vostra
scelta
;
quando
alla
mia
Corte
ci
sarà
una
Principessa
così
graziosa
,
mi
sentirò
anch
'
io
ringiovanito
.
Fin
da
questo
momento
mando
subito
degli
ambasciatori
dalla
Principessa
Nera
per
isciogliermi
della
parola
data
:
e
quand
'
anche
dovessi
tirarmi
sulle
braccia
una
guerra
a
morte
,
preferisco
di
farla
finita
una
buona
volta
per
tutte
.
"
Il
Principe
baciò
rispettosamente
le
mani
del
padre
e
gli
abbracciò
i
ginocchi
.
La
sua
gioia
era
tanta
,
che
pareva
diventato
un
altro
.
Pregò
e
ripregò
il
padre
a
mandare
degli
ambasciatori
non
soltanto
alla
Principessa
Nera
,
ma
anche
a
Desiderata
,
raccomandandosi
che
per
quest
'
ultima
fosse
scelto
l
'
uomo
più
capace
e
più
ricco
del
Regno
,
perché
in
questa
grande
occasione
era
necessario
fare
una
splendida
figura
,
e
ottenere
ciò
che
si
voleva
.
Il
Re
pose
gli
occhi
su
Beccafico
.
Era
un
gran
signore
,
eloquente
quanto
Cicerone
,
e
con
centomila
lire
di
rendita
.
Beccafico
voleva
un
gran
bene
al
principe
Guerriero
,
e
per
andargli
a
genio
,
si
fece
fare
il
più
splendido
equipaggio
e
le
più
belle
livree
che
si
possa
immaginare
.
La
sua
fretta
per
allestire
i
preparativi
del
viaggio
fu
grandissima
,
perché
l
'
amore
del
Principe
cresceva
a
occhio
di
giorno
in
giorno
,
ed
esso
era
sempre
lì
a
punzecchiarlo
perché
partisse
.
"
Ricordatevi
"
,
gli
diceva
in
tutta
confidenza
,
"
che
c
'
è
di
mezzo
la
vita
mia
,
e
che
io
perdo
il
lume
della
ragione
tutte
le
volte
che
penso
al
caso
che
il
padre
di
questa
Principessa
potrebbe
impegnarsi
con
qualcun
altro
,
senza
aver
modo
di
tornare
indietro
:
e
che
allora
io
dovrei
perderla
per
sempre
.
"
Beccafico
lo
rassicurava
,
non
foss
'
altro
per
pigliar
tempo
;
perché
dopo
le
grandi
spese
alle
quali
era
andato
incontro
,
voleva
almeno
farsene
onore
.
Menò
seco
ottanta
carrozze
tutte
risplendenti
d
'
oro
e
di
brillanti
,
e
dipinte
con
certe
miniature
,
da
fare
scomparire
le
miniature
più
finite
che
si
sieno
vedute
mai
:
c
'
erano
,
per
di
più
,
altre
cinquecento
carrozze
:
ventiquattromila
paggi
a
cavallo
,
vestiti
come
tanti
principi
:
e
il
resto
del
corteggio
non
era
da
sfigurare
in
mezzo
a
quella
magnificenza
.
Quando
l
'
ambasciatore
ebbe
dal
Principe
l
'
udienza
di
congedo
,
questo
l
'
abbracciò
come
un
suo
fratello
,
e
gli
disse
:
"
Pensate
,
mio
caro
Beccafico
,
che
la
mia
vita
dipende
dal
matrimonio
che
andate
a
combinare
:
dite
tutto
quel
che
più
sapete
,
e
conducete
con
voi
la
Principessa
,
che
è
l
'
anima
dell
'
anima
mia
"
.
E
gli
consegnò
mille
regali
da
offrirle
,
nei
quali
spiccavano
in
egual
modo
l
'
eleganza
e
la
ricchezza
;
erano
tutte
allegorie
amorose
,
incise
su
gemme
e
diamanti
:
orologi
incrostati
di
carbonchi
,
con
sopra
le
cifre
di
Desiderata
:
braccialetti
di
rubini
modellati
in
forma
di
cuori
:
insomma
,
non
c
'
era
cosa
alla
quale
non
avesse
pensato
,
per
trovare
il
modo
di
piacerle
.
L
'
ambasciatore
portava
seco
il
ritratto
del
Principe
,
dipinto
con
tanta
bravura
e
maestria
,
che
non
gli
mancava
nemmeno
la
parola
,
e
faceva
dei
complimenti
pieni
di
grazia
e
di
brio
.
È
vero
che
non
sapeva
rispondere
a
tutto
quello
che
gli
si
domandava
:
ma
di
questo
non
ce
n
'
era
un
gran
bisogno
.
Beccafico
,
per
la
parte
sua
,
promise
al
Principe
che
avrebbe
fatto
l
'
impossibile
per
vederlo
contento
,
e
soggiunse
che
aveva
con
sé
moltissimo
denaro
:
e
caso
mai
gli
avessero
negata
la
Principessa
,
avrebbe
trovato
il
mezzo
di
comprare
qualcuna
delle
sue
cameriere
e
l
'
avrebbe
rapita
.
"
Ah
!
"
,
esclamò
il
Principe
,
"
non
lo
dite
neanche
per
celia
:
son
sicuro
che
ella
si
chiamerebbe
offesa
da
un
modo
di
fare
così
poco
rispettoso
!
"
Beccafico
non
stette
a
dir
altro
,
e
partì
.
La
gran
diceria
del
suo
viaggio
arrivò
prima
di
lui
:
il
Re
e
la
Regina
ne
furono
lietissimi
,
perché
stimavano
molto
il
suo
sovrano
e
conoscevano
gli
atti
di
valore
del
Principe
Guerriero
,
e
,
in
particolar
modo
,
il
suo
merito
personale
;
motivo
per
cui
non
avrebbero
potuto
trovare
un
partito
più
degno
per
la
loro
figlia
,
neanche
a
cercarlo
apposta
nelle
cinque
parti
del
mondo
.
Fu
apprestato
un
palazzo
per
alloggiarvi
Beccafico
,
e
vennero
dati
gli
ordini
perché
tutta
la
Corte
si
mostrasse
in
abito
di
gran
gala
.
Il
Re
e
la
Regina
avevano
pensato
di
far
vedere
all
'
ambasciatore
la
Principessa
Desiderata
:
ma
la
fata
Tulipano
venne
a
trovare
la
Regina
e
le
disse
:
"
Guardatevi
bene
,
Regina
,
da
menare
Beccafico
dalla
nostra
figliuola
"
,
era
solita
di
chiamarla
così
,
"
non
conviene
che
egli
la
veda
tanto
presto
e
non
bisogna
mandarla
al
Re
,
che
l
'
ha
domandata
in
sposa
,
finché
non
abbia
compiti
i
quindici
anni
!
perché
,
badate
bene
a
quello
che
vi
dico
,
se
ella
esce
fuori
prima
del
tempo
,
si
troverà
a
sentirsi
cascare
addosso
qualche
grosso
malanno
"
.
La
Regina
abbracciò
la
buona
Tulipano
:
le
promise
di
darle
retta
,
e
senza
perder
tempo
andarono
insieme
dalla
Principessa
.
Intanto
arrivò
l
'
ambasciatore
.
Il
suo
seguito
durò
ventitré
ore
a
passare
,
perché
egli
aveva
seicentomila
muli
,
colle
sonagliere
e
i
ferri
d
'
oro
e
gualdrappe
di
velluto
e
di
broccato
ricamate
in
perle
.
Lungo
la
strada
c
'
era
un
pigia
-
pigia
da
non
farsene
idea
,
e
tutti
correvano
per
vederlo
.
Il
Re
e
la
Regina
gli
andarono
incontro
,
tanto
erano
contenti
della
sua
venuta
.
Salteremo
a
pié
pari
le
cose
che
egli
disse
,
i
complimenti
che
si
scambiarono
,
perché
ci
vuol
poco
a
figurarseli
:
ma
quando
egli
domandò
di
presentare
i
suoi
omaggi
alla
Principessa
,
rimase
molto
male
nel
sentirsi
negata
la
grazia
.
"
Signor
Beccafico
"
,
disse
il
Re
,
"
se
vi
ricusiamo
una
cosa
che
pare
così
giusta
,
credetelo
,
non
è
un
capriccio
:
e
perché
ne
siate
persuaso
,
bisogna
raccontarvi
la
strana
avventura
di
nostra
figlia
.
Una
fata
,
dal
giorno
che
nacque
,
la
prese
a
noia
e
la
minacciò
di
mille
guai
,
se
ella
avesse
veduto
la
luce
del
sole
prima
di
toccare
i
quindici
anni
:
noi
dunque
la
teniamo
chiusa
in
un
palazzo
,
che
ha
i
suoi
quartieri
più
belli
sotto
terra
.
Era
nostra
idea
di
menarvici
ma
la
fata
Tulipano
ci
ha
comandato
di
non
fare
nulla
.
"
"
Come
mai
,
Sire
!
"
,
replicò
l
'
ambasciatore
,
"
e
io
dunque
dovrò
avere
il
dispiacere
di
tornarmene
indietro
senza
di
lei
?
Voi
l
'
accordaste
al
Re
mio
signore
per
il
suo
figlio
:
ella
è
aspettata
con
vivissima
impazienza
:
e
sarà
possibile
che
voi
vi
lasciate
imporre
da
certe
fanciullaggini
,
come
sono
le
predizioni
delle
fate
?
Ecco
qui
il
ritratto
del
Principe
Guerriero
,
che
ho
l
'
ordine
di
presentarvi
:
e
il
ritratto
è
così
somigliante
,
che
quando
lo
guardo
mi
par
di
vedere
le
stesso
Principe
in
persona
.
"
E
cosi
dicendo
,
lo
scoprì
.
Il
ritratto
,
che
era
stato
ammaestrato
soltanto
per
parlare
alla
Principessa
,
disse
:
"
Bella
Desiderata
,
non
potete
figurarvi
con
quanto
ardore
io
vi
attenda
!
venite
subito
alla
nostra
Corte
,
e
abbellitela
con
quelle
grazie
che
vi
fanno
unica
al
mondo
!
"
.
Il
ritratto
non
disse
altro
:
e
il
Re
e
la
Regina
rimasero
tanto
meravigliati
,
che
pregarono
Beccafico
a
darglielo
,
per
portarlo
a
far
vedere
alla
Principessa
.
A
lui
non
gli
parve
vero
,
e
consegnò
subito
il
ritratto
nelle
loro
mani
.
La
Regina
non
aveva
mai
fatto
cenno
alla
figlia
di
ciò
che
accadeva
in
Corte
;
ed
anzi
aveva
proibito
alle
dame
che
le
stavano
intorno
di
dirle
la
più
piccola
cosa
sull
'
arrivo
dell
'
ambasciatore
:
ma
esse
non
l
'
avevano
ubbidita
,
e
la
Principessa
sapeva
già
che
si
stava
combinando
un
gran
matrimonio
;
peraltro
era
tanto
prudente
,
da
fare
in
modo
che
la
madre
non
si
avvedesse
di
nulla
.
Quando
questa
le
ebbe
mostrato
il
ritratto
del
Principe
,
che
parlava
,
e
che
le
fece
un
complimento
non
so
se
più
tenero
o
più
grazioso
,
ella
rimase
molto
sorpresa
,
perché
non
aveva
mai
veduto
nulla
di
simile
;
e
la
bella
fisonomia
del
Principe
,
l
'
aspetto
sveglio
e
la
regolarità
delle
fattezze
non
la
stupivano
meno
delle
cose
che
aveva
dette
il
ritratto
parlante
.
"
Vi
dispiacerebbe
"
,
le
disse
la
Regina
,
"
di
avere
uno
sposo
che
somigliasse
a
questo
Principe
?
"
"
Signora
"
,
ella
rispose
,
"
non
tocca
a
me
a
scegliere
:
sarò
sempre
contenta
di
colui
che
vi
piacerà
destinarmi
.
"
"
Ma
pure
"
,
insisté
la
Regina
,
"
se
la
sorte
cadesse
su
lui
,
non
vi
stimereste
felice
?
"
Ella
arrossì
,
abbassò
gli
occhi
e
non
rispose
nulla
.
La
Regina
la
prese
fra
le
braccia
e
la
baciò
più
e
più
volte
,
né
poté
frenarsi
dal
versare
alcune
lacrime
,
pensando
che
stava
sul
punto
di
doverla
perdere
,
perché
non
le
mancavano
oramai
che
tre
mesi
soli
a
compiere
i
quindici
anni
:
e
nascondendole
il
suo
dispiacere
,
la
mise
al
fatto
di
tutto
quanto
la
riguardava
nell
'
ambasciata
di
Beccafico
:
e
fra
le
altre
cose
,
le
dette
anche
i
regali
che
erano
stati
portati
per
lei
.
Essa
li
ammirò
:
lodò
con
finezza
di
gusto
le
cose
più
singolari
;
ma
ogni
pochino
i
suoi
occhi
si
divagavano
,
per
andare
a
posarsi
sul
ritratto
del
Principe
,
con
un
diletto
fin
'
allora
non
provato
mai
.
L
'
ambasciatore
,
vedendo
che
perdeva
il
suo
tempo
a
insistere
perché
gli
dessero
la
Principessa
,
e
che
si
contentavano
soltanto
di
promettergliela
,
ma
in
modo
solenne
da
non
poterne
dubitare
,
si
trattenne
pochi
giorni
presso
il
Re
,
e
tornò
per
la
posta
a
render
conto
al
padrone
del
suo
operato
.
Quando
il
Principe
venne
a
sapere
che
la
sua
Desiderata
non
poteva
averla
prima
di
tre
mesi
,
dette
in
tali
sfoghi
di
dolore
,
che
rattristarono
tutta
la
Corte
:
non
dormiva
più
:
non
mangiava
nulla
e
diventò
tristo
e
pensieroso
:
perse
il
suo
bel
colore
:
passava
le
giornate
intere
sdraiato
su
un
canapè
,
nel
suo
gabinetto
,
a
contemplare
il
ritratto
della
Principessa
:
le
scriveva
ogni
cinque
minuti
e
porgeva
le
lettere
al
ritratto
,
come
se
questo
le
sapesse
leggere
.
Alla
fine
le
sue
forze
s
'
indebolirono
a
poco
a
poco
,
e
cadde
gravemente
malato
:
né
ci
fu
bisogno
di
medico
o
di
chirurgo
per
indovinare
la
cagione
del
male
.
Il
Re
si
disperava
;
egli
amava
teneramente
suo
figlio
,
e
si
trovava
sul
punto
di
perderlo
.
Che
afflizione
per
lui
!
Né
vedeva
rimedio
alcuno
che
valesse
a
salvargli
il
Principe
,
il
quale
non
domandava
altro
che
la
sua
Desiderata
:
senza
di
essa
non
gli
restava
che
morire
.
In
faccia
alla
gravità
del
caso
egli
prese
la
risoluzione
di
andare
a
trovare
il
Re
e
la
Regina
,
che
gli
avevano
promesso
la
figlia
,
affine
di
scongiurarli
a
muoversi
a
compassione
dello
stato
in
cui
s
'
era
ridotto
il
Principe
,
e
a
non
mandare
più
in
lungo
le
nozze
;
le
quali
non
si
sarebbero
fatte
più
,
quand
'
essi
si
fossero
incaponiti
a
volere
aspettare
che
la
Principessa
avesse
compito
i
quindici
anni
.
Questo
passo
era
straordinario
per
un
Re
,
ma
sarebbe
stata
una
cosa
anche
più
straordinaria
se
egli
avesse
lasciato
morire
il
figlio
,
che
gli
era
più
caro
delle
pupille
degli
occhi
.
Peraltro
s
'
inciampò
in
una
difficoltà
insormontabile
:
e
questa
era
l
'
età
molto
avanzata
del
Re
,
la
quale
non
gli
acconsentiva
se
non
di
viaggiare
in
portantina
:
e
questa
cosa
si
combinava
male
coll
'
impazienza
del
figlio
:
per
cui
egli
mandò
per
la
posta
il
suo
fido
Beccafico
e
scrisse
delle
lettere
commoventissime
per
impegnare
il
Re
e
la
Regina
a
contentarlo
nei
suoi
desideri
.
Intanto
Desiderata
non
provava
minor
piacere
a
contemplare
il
ritratto
del
Re
,
che
questi
non
provasse
a
guardare
quello
di
lei
.
Ogni
tantino
ella
andava
nella
stanza
dove
era
stato
messo
,
e
sebbene
s
'
ingegnasse
di
celare
i
sentimenti
del
suo
cuore
,
c
'
era
chi
sapeva
indovinarli
;
e
,
fra
gli
altri
,
Viola
-
a
-
ciocche
e
Spinalunga
,
che
erano
le
sue
damigelle
d
'
onore
,
si
accorsero
di
quella
specie
d
'
irrequietezza
che
cominciava
a
tormentarla
.
Viola
-
a
-
ciocche
l
'
amava
di
sincero
amore
e
l
'
era
fidatissima
;
mentre
Spinalunga
aveva
sempre
covato
una
gelosia
segreta
per
le
belle
virtù
e
per
lo
splendido
stato
della
Principessa
.
La
madre
di
Spinalunga
aveva
allevata
la
Principessa
,
e
dopo
essere
stata
sua
governante
,
era
divenuta
sua
dama
d
'
onore
.
Ella
dunque
avrebbe
dovuto
amarla
,
come
la
cosa
più
cara
di
questo
mondo
:
ma
idolatrando
essa
la
propria
figlia
,
e
vedendo
l
'
odio
di
questa
per
la
bella
Principessa
,
non
poteva
,
neanch
'
essa
,
volerle
bene
.
L
'
ambasciatore
,
che
era
stato
spedito
alla
Corte
della
Principessa
Nera
,
non
vi
trovò
lieta
accoglienza
,
subito
che
si
venne
a
sapere
la
bella
parte
che
doveva
fare
.
Questa
negra
era
la
creatura
più
vendicativa
che
possa
immaginarsi
;
e
le
parve
di
non
essere
trattata
troppo
cavallerescamente
a
sentirsi
dire
sul
viso
,
dopo
le
promesse
e
gl
'
impegni
presi
,
che
essa
rimaneva
ringraziata
e
messa
in
libertà
.
Ella
aveva
veduto
il
ritratto
del
Principe
,
e
s
'
era
fitta
in
capo
di
voler
lui
a
ogni
costo
:
perché
le
donne
nere
,
quando
si
ragiona
d
'
amore
,
diventano
le
donne
più
ostinate
del
mondo
.
"
Come
,
signor
ambasciatore
"
,
ella
disse
,
"
forse
il
vostro
Re
non
mi
crede
abbastanza
ricca
o
abbastanza
bella
?
Girate
per
i
miei
Stati
e
difficilmente
ne
troverete
de
'
più
vasti
;
entrate
nel
mio
tesoro
reale
e
vedrete
tant
'
oro
,
quanto
non
se
n
'
è
mai
cavato
da
tutte
le
miniere
del
Perù
;
date
finalmente
un
'
occhiata
al
color
morato
del
mio
viso
,
alle
mie
labbra
tumide
,
al
mio
naso
schiacciato
,
eppoi
ditemi
se
una
donna
,
per
esser
bella
,
non
bisogna
che
sia
fatta
così
!
"
"
Signora
"
,
rispose
l
'
ambasciatore
,
il
quale
aveva
una
gran
paura
d
'
essere
bastonato
,
peggio
che
in
Turchia
,
"
io
biasimo
il
procedere
del
mio
Sovrano
,
per
quanto
è
lecito
di
farlo
a
un
suddito
:
e
se
il
cielo
mi
avesse
dato
il
più
bel
trono
dell
'
universo
,
saprei
ben
io
la
persona
alla
quale
offrirlo
!
"
"
Queste
parole
vi
salvano
la
vita
"
,
ella
disse
,
"
avevo
fissato
di
cominciare
da
voi
la
mia
vendetta
;
ma
mi
sarebbe
parsa
un
'
ingiustizia
,
perché
in
fin
de
'
conti
non
siete
voi
la
cagione
dello
sleale
procedere
del
vostro
Principe
:
andate
,
e
ditegli
da
parte
mia
che
mi
fa
un
vero
regalo
a
sciogliersi
con
me
,
perché
io
non
me
la
sono
mai
detta
con
le
persone
poco
di
buono
.
"
L
'
ambasciatore
,
che
non
vedeva
l
'
ora
di
essere
congedato
,
prese
queste
parole
a
volo
;
e
via
a
gambe
.
Ma
la
Negra
era
troppo
stizzita
contro
il
Principe
Guerriero
,
per
potergli
perdonare
.
Salì
sopra
un
cocchio
d
'
avorio
tirato
da
sei
struzzi
,
i
quali
facevano
dieci
miglia
l
'
ora
.
Andò
al
palazzo
della
fata
della
fontana
,
che
era
la
sua
comare
e
la
migliore
amica
che
avesse
:
e
dopo
averle
raccontata
la
sua
avventura
,
la
pregò
colle
braccia
in
croce
perché
l
'
aiutasse
a
pigliarsi
una
vendetta
.
La
fata
si
lasciò
commuovere
dal
dolore
della
figlioccia
;
guardò
nel
libro
,
dove
si
dice
tutto
,
e
così
venne
subito
a
sapere
che
il
Principe
Guerriero
lasciava
la
Principessa
Nera
per
motivo
di
Desiderata
,
che
egli
amava
perdutamente
,
e
che
era
stato
perfino
malato
dalla
gran
passione
di
non
poterla
vedere
.
Bastò
questa
cosa
per
riaccendere
nel
cuore
alla
fata
quella
collera
,
che
oramai
era
quasi
spenta
;
tanto
che
si
poteva
sperare
,
che
non
avendo
più
veduto
la
Principessa
dal
giorno
che
nacque
,
non
avrebbe
più
pensato
a
farle
del
male
,
senza
gl
'
incitamenti
di
quella
brutta
moraccia
.
"
Come
!
"
,
gridò
la
fata
,
"
dunque
questa
sciaguratissima
Desiderata
s
'
è
messa
in
capo
di
farmi
sempre
dei
dispetti
?
No
,
no
,
vezzosa
Principessa
:
no
,
carina
mia
;
non
soffrirò
mai
che
ti
si
faccia
un
affronto
.
Il
cielo
e
tutti
gli
elementi
piglieranno
parte
in
questa
cosa
.
Torna
pure
a
casa
e
fidati
alla
parola
della
tua
buona
comare
.
"
La
Principessa
la
ringraziò
e
le
fece
dei
doni
di
frutte
e
di
fiori
,
che
furono
moltissimo
graditi
.
Intanto
l
'
ambasciatore
Beccafico
si
avanzava
a
spron
battuto
verso
la
città
,
dove
stava
il
padre
di
Desiderata
:
e
appena
giunto
andò
a
gettarsi
ai
piedi
del
Re
e
della
Regina
;
versò
un
torrente
di
lacrime
e
disse
con
un
linguaggio
da
intenerire
i
sassi
,
che
il
Principe
Guerriero
sarebbe
morto
,
se
gl
'
indugiavano
il
piacere
di
vedere
la
Principessa
:
che
oramai
non
mancavano
più
che
tre
soli
mesi
per
compire
i
quindici
anni
;
che
non
c
'
era
pericolo
che
in
un
tempo
così
corto
potesse
accadere
qualche
disgrazia
:
che
si
prendeva
la
libertà
di
rammentare
che
questa
eccessiva
credulità
per
certe
fandonie
faceva
torto
alla
maestà
reale
:
in
una
parola
,
tanto
seppe
dire
e
tanto
seppe
fare
,
che
finì
col
persuaderli
tutti
e
due
.
Prova
ne
sia
che
anche
essi
s
'
intenerirono
e
piansero
,
ripensando
al
pietoso
stato
in
cui
s
'
era
ridotto
il
Principe
:
e
finirono
col
dire
che
pigliavano
qualche
giorno
di
tempo
prima
di
dargli
una
risposta
di
benestare
.
Esso
allora
replicò
che
non
poteva
concedere
che
poche
ore
,
perché
il
suo
padrone
era
oramai
ridotto
al
lumicino
,
e
s
'
era
fitto
in
capo
che
la
Principessa
non
lo
potesse
soffrire
e
fosse
essa
medesima
che
studiasse
tutti
gli
ammennicoli
per
rimandare
la
partenza
dall
'
oggi
al
domani
.
Allora
gli
fu
detto
che
nella
serata
avrebbe
saputo
quello
che
si
poteva
fare
.
La
Regina
corse
subito
al
palazzo
della
sua
cara
figlia
,
e
le
raccontò
ogni
cosa
.
Desiderata
sentì
un
gran
dolore
:
ebbe
una
stretta
al
cuore
e
svenne
.
Così
la
Regina
poté
conoscere
tutta
la
passione
del
suo
amore
per
il
Principe
.
"
Non
ti
dar
tanto
alla
disperazione
,
bambina
mia
"
,
ella
le
disse
,
"
tu
hai
la
virtù
di
poterlo
guarire
:
la
sola
cosa
che
mi
tenga
in
pensiero
,
sono
le
minacce
fatte
dalla
fata
della
fontana
al
momento
della
tua
nascita
.
"
"
Voglio
sperare
,
o
signora
"
,
ella
riprese
,
"
che
ci
debba
essere
qualche
ripiego
,
per
ingannare
questa
fata
malandrina
.
Non
potrei
,
per
dirne
una
,
partire
in
una
carrozza
tutta
chiusa
,
dove
non
potessi
vedere
la
luce
del
giorno
?
questa
carrozza
l
'
aprirebbero
soltanto
la
notte
,
per
darci
da
mangiare
,
e
così
arriverei
felicemente
a
casa
del
Principe
Guerriero
.
"
Il
ripiego
piacque
molto
alla
Regina
:
ne
parlò
al
Re
,
il
quale
lo
approvò
:
e
così
mandarono
a
chiamare
Beccafico
,
perché
andasse
subito
a
Corte
,
dove
gli
dettero
per
cosa
sicura
che
la
Principessa
sarebbe
partita
prestissimo
;
e
gli
dissero
di
recarsi
intanto
a
dare
la
buona
novella
al
suo
padrone
,
aggiungendo
che
per
amor
di
far
presto
,
avrebbero
tralasciato
di
farle
il
corredo
e
i
ricchissimi
vestiti
,
quali
si
addicevano
al
suo
grado
di
Principessa
.
L
'
ambasciatore
,
che
non
capiva
nella
pelle
dalla
contentezza
,
si
gettò
di
nuovo
ai
piedi
delle
loro
Maestà
per
ringraziarle
,
e
partì
subito
senza
aver
veduto
la
Principessa
.
Non
c
'
è
dubbio
che
ella
avrebbe
sentito
un
gran
dolore
nello
staccarsi
dal
padre
e
dalla
madre
,
se
fosse
stata
meno
viva
in
lei
la
prevenzione
a
favore
del
Principe
:
ma
si
danno
nella
vita
certi
sentimenti
così
prepotenti
,
che
fanno
tacere
tutti
gli
altri
.
Le
prepararono
una
carrozza
foderata
al
di
fuori
di
velluto
,
ornato
di
grandi
borchie
d
'
oro
;
e
al
di
dentro
di
broccato
ricamato
d
'
argento
e
color
di
rosa
.
Non
vi
erano
cristalli
;
la
carrozza
era
molto
grande
,
tutta
chiusa
come
una
scatola
;
e
uno
dei
primi
signori
del
Regno
teneva
in
custodia
le
chiavi
,
che
aprivano
la
serratura
degli
sportelli
.
E
perché
un
seguito
troppo
numeroso
poteva
essere
d
'
impiccio
,
furono
scelti
pochi
ufficiali
per
accompagnarla
:
e
dopo
averle
date
le
più
belle
gemme
del
mondo
e
alcuni
ricchissimi
vestiti
,
e
dopo
gli
addii
,
che
fecero
quasi
soffocare
dai
pianti
e
dai
singhiozzi
il
Re
,
la
Regina
e
tutta
la
Corte
,
la
chiusero
nella
carrozza
,
insieme
alle
sue
dame
d
'
onore
Viola
-
a
-
ciocche
e
Spinalunga
.
Bisogna
ricordarsi
che
Spinalunga
non
voleva
punto
bene
a
Desiderata
;
ma
invece
ne
voleva
moltissimo
al
Principe
Guerriero
,
del
quale
aveva
veduto
il
ritratto
parlante
.
Il
dardo
che
l
'
aveva
ferita
era
così
acuto
,
che
,
nel
partire
,
disse
a
sua
madre
che
morirebbe
di
dolore
,
se
accadesse
il
matrimonio
della
Principessa
,
e
che
se
voleva
salvarla
dalla
sua
tristissima
sorte
,
bisognava
trovasse
il
verso
di
mandare
all
'
aria
ogni
cosa
.
Sua
madre
,
che
era
dama
d
'
onore
,
le
disse
di
darsi
pace
,
che
avrebbe
cercato
il
modo
di
consolarla
e
di
farla
felice
.
Quando
la
Regina
fu
sul
punto
di
staccarsi
dalla
sua
figlia
,
che
partiva
,
la
raccomandò
,
non
si
può
dir
quanto
,
a
questa
femmina
trista
.
"
Questo
prezioso
deposito
"
,
diss
'
ella
,
"
lo
confido
alle
vostre
mani
.
Mi
è
più
caro
della
vita
!
abbiate
cura
della
salute
di
mia
figlia
,
e
soprattutto
guardate
bene
che
non
vegga
mai
la
luce
del
giorno
.
Sarebbe
finita
per
lei
!
Voi
sapete
da
quali
sciagure
è
minacciata
,
e
però
ho
fissato
coll
'
ambasciatore
del
Principe
Guerriero
che
,
fino
a
tanto
che
non
abbia
quindici
anni
compiti
,
la
terranno
in
un
castello
,
dove
non
possa
vedere
altra
luce
che
quella
dei
lampadari
.
"
La
Regina
affogò
di
regali
questa
dama
,
per
impegnarla
a
stare
attaccata
fedelmente
alle
sue
istruzioni
,
ed
ella
dal
canto
suo
promise
di
vegliare
alla
conservazione
della
Principessa
,
e
di
renderle
minutissimo
conto
di
tutto
,
appena
fossero
arrivate
.
A
questo
modo
il
Re
e
la
Regina
,
fidandosi
di
averla
raccomandata
bene
,
non
ebbero
alcun
pensiero
per
la
loro
cara
figlia
,
e
così
sentirono
meno
il
dolore
del
distacco
;
ma
Spinalunga
,
che
dagli
ufficiali
incaricati
di
aprire
tutte
le
sere
la
carrozza
per
servire
la
cena
alla
Principessa
,
aveva
saputo
che
si
avvicinavano
alla
città
dov
'
erano
aspettate
,
cominciò
a
metter
su
la
madre
perché
compisse
il
suo
tristo
disegno
,
prima
che
il
Re
e
il
Principe
venissero
loro
incontro
e
mancasse
il
tempo
di
fare
il
gran
colpo
.
Cosicché
,
quando
fu
circa
l
'
ora
del
mezzogiorno
e
quando
i
raggi
del
sole
saettavano
con
maggior
forza
,
ella
tagliò
di
netto
con
un
gran
coltello
fatto
apposta
,
che
aveva
portato
seco
,
l
'
imperiale
della
carrozza
dove
stavano
rinserrate
.
Fu
quella
la
prima
volta
che
la
Principessa
Desiderata
vide
la
luce
del
giorno
.
Appena
l
'
ebbe
vista
,
mandò
un
sospiro
e
si
precipitò
fuori
della
carrozza
,
trasmutata
in
una
Cervia
bianca
:
e
a
quel
modo
si
messe
a
correre
fino
alla
vicina
foresta
,
dove
si
nascose
in
un
luogo
folto
e
oscuro
,
per
potervi
piangere
,
senza
essere
vista
da
alcuno
,
le
grazie
,
i
bei
lineamenti
e
la
elegante
figura
,
che
aveva
perduta
.
La
fata
della
fontana
,
che
dirigeva
questa
strana
avventura
,
vedendo
che
tutti
quelli
che
accompagnavano
la
Principessa
si
davano
un
gran
moto
,
gli
uni
per
seguirla
,
gli
altri
per
correre
alla
città
e
fare
avvertito
il
Principe
Guerriero
della
disgrazia
accaduta
,
messe
sottosopra
cielo
e
terra
:
talché
i
lampi
e
i
tuoni
impaurirono
anche
i
più
coraggiosi
:
e
in
grazia
del
suo
portentoso
sapere
,
riuscì
a
trasportare
quelle
persone
molto
lontano
di
lì
,
togliendole
in
questo
modo
da
un
luogo
,
dove
la
loro
presenza
non
le
faceva
punto
piacere
.
Le
sole
che
restassero
,
furono
la
dama
d
'
onore
,
Spinalunga
e
Viola
-
a
-
ciocche
.
Quest
'
ultima
corse
dietro
alla
sua
padrona
,
facendo
risuonare
il
bosco
del
nome
di
lei
e
de
'
suoi
acuti
lamenti
.
Le
altre
due
,
contentissime
di
vedersi
libere
,
non
persero
un
minuto
per
fare
quanto
avevano
già
fissato
.
Spinalunga
s
'
infilò
i
vestiti
di
Desiderata
.
Il
manto
reale
,
che
doveva
servire
per
le
nozze
,
era
d
'
una
ricchezza
da
non
potersi
dire
,
e
la
corona
aveva
dei
diamanti
grossi
due
o
tre
volte
il
pugno
della
mano
.
Il
suo
scettro
era
d
'
un
rubino
d
'
un
sol
pezzo
:
e
il
globo
che
teneva
nell
'
altra
mano
,
una
perla
grossa
quanto
il
capo
d
'
un
bambino
.
Tutte
cose
bellissime
a
vedersi
e
pesantissime
a
portarsi
addosso
:
ma
bisognava
non
lasciare
indietro
nessuno
degli
ornamenti
reali
,
una
volta
che
Spinalunga
voleva
farsi
credere
la
Principessa
.
In
quest
'
abbigliamento
,
Spinalunga
,
seguita
dalla
madre
che
le
reggeva
lo
strascico
,
si
avviò
verso
la
città
.
La
falsa
Principessa
camminava
con
passo
maestoso
.
Ella
era
sicura
che
sarebbe
venuta
gente
a
incontrarla
;
difatti
,
non
avevano
ancora
fatta
molta
strada
,
che
scorsero
un
drappello
di
cavalleria
,
e
in
mezzo
due
portantine
luccicanti
di
oro
e
di
gemme
,
portate
da
piccoli
muli
,
ornati
di
lunghi
pennacchi
verdi
(
perché
il
verde
era
il
colore
favorito
della
Principessa
)
.
Il
Re
che
stava
in
una
portantina
,
e
il
Principe
malato
nell
'
altra
,
non
sapevano
che
cosa
pensare
di
queste
dame
,
che
venivano
incontro
a
loro
.
I
più
curiosi
galopparono
innanzi
,
e
dalla
ricchezza
dei
vestiti
giudicarono
che
dovessero
essere
due
signore
di
gran
riguardo
.
Scesero
da
cavallo
e
le
salutarono
con
molto
rispetto
.
"
Fatemi
la
grazia
"
disse
loro
Spinalunga
"
di
sapermi
dire
chi
c
'
è
dentro
quelle
portantine
.
"
"
Signora
"
,
essi
risposero
,
"
c
'
è
il
Re
e
il
Principe
suo
figlio
,
che
vanno
incontro
alla
Principessa
Desiderata
.
"
"
Allora
vi
prego
"
,
continuò
ella
,
"
di
andare
a
dir
loro
che
la
Principessa
è
qui
.
Una
fata
,
che
è
nemica
della
mia
felicità
,
ha
sparpagliato
e
disperso
tutti
coloro
che
mi
accompagnavano
a
furia
di
tuoni
,
di
lampi
e
di
prodigi
paurosi
:
ma
ecco
qui
la
mia
dama
d
'
onore
,
la
quale
è
incaricata
di
presentare
le
lettere
del
Re
mio
padre
e
di
tenere
in
custodia
le
mie
gioie
.
"
I
cavalieri
,
a
queste
parole
,
baciarono
subito
il
lembo
della
sua
veste
e
andarono
di
corsa
a
dire
al
Re
che
la
Principessa
si
avvicinava
.
"
Come
!
"
,
egli
esclamò
,
"
ella
se
ne
viene
a
piedi
e
di
pieno
giorno
?
"
Essi
gli
raccontarono
ciò
che
ella
aveva
detto
loro
.
Il
Principe
,
che
smaniava
d
'
impazienza
,
li
chiamò
,
dicendo
loro
con
gran
premura
:
"
Non
è
un
prodigio
di
bellezza
?
un
vero
miracolo
?
una
Principessa
senza
confronti
?
"
.
Nessuno
rispose
:
per
cui
il
Principe
ne
rimase
stupito
.
"
Si
vede
proprio
"
,
egli
riprese
,
"
che
dovendo
dirne
troppo
bene
,
preferite
piuttosto
non
dir
nulla
.
"
"
Signore
,
voi
la
vedrete
da
voi
"
,
disse
il
più
ardito
di
essi
,
"
sarà
che
lo
strapazzo
del
viaggio
l
'
abbia
un
po
'
trasfigurita
.
"
Il
Principe
rimase
di
stucco
:
se
fosse
stato
più
in
forze
,
si
sarebbe
buttato
giù
dalla
portantina
per
correre
ad
appagare
la
sua
impazienza
e
la
sua
curiosità
.
Il
Re
scese
a
piedi
,
e
avanzandosi
con
tutto
il
corteggio
raggiunse
la
falsa
Principessa
.
Vederla
,
gettare
un
grido
e
tirarsi
indietro
di
qualche
passo
,
fu
un
punto
solo
.
"
Chi
vedo
mai
?
"
,
egli
disse
,
"
ma
questa
è
una
vera
perfidia
.
"
"
Sire
"
,
disse
la
dama
d
'
onore
avanzandosi
a
faccia
fresca
,
"
ecco
qui
la
Principessa
Desiderata
con
le
lettere
del
Re
e
della
Regina
.
Io
rimetto
pure
nelle
vostre
mani
la
cassetta
delle
gioie
,
che
mi
fu
consegnata
sul
punto
di
partire
.
"
Il
Re
serbò
un
silenzio
sinistro
e
cupo
;
e
il
Principe
,
appoggiandosi
al
braccio
di
Beccafico
,
si
avvicinò
a
Spinalunga
.
Dio
degli
Dei
!
come
dové
egli
restare
,
vedendo
una
fanciulla
di
una
statura
così
sperticata
da
far
paura
?
Essa
era
così
lunga
,
che
gli
abiti
della
Principessa
le
toccavano
appena
il
ginocchio
;
secca
come
un
uscio
;
col
naso
che
somigliava
al
becco
ricurvo
di
un
pappagallo
,
e
rosso
e
lustro
in
cima
come
un
peperone
.
Denti
più
neri
e
più
disuniti
di
quelli
,
non
se
n
'
è
visti
mai
:
in
una
parola
,
ell
'
era
tanto
brutta
,
quanto
Desiderata
era
bella
.
Il
Principe
,
che
aveva
sempre
dinanzi
agli
occhi
l
'
immagine
della
sua
cara
Principessa
,
al
vedere
questa
brutta
befana
rimase
imbietolito
:
non
aveva
fiato
né
per
muoversi
né
per
dire
una
mezza
parola
.
Soltanto
,
dopo
averla
guardata
un
poco
cogli
occhi
fuor
della
testa
,
si
volse
al
Re
ed
esclamò
:
"
Io
sono
tradito
!
Il
maraviglioso
ritratto
sul
quale
ho
vincolata
la
mia
libertà
non
ha
che
veder
nulla
con
la
persona
che
ci
è
stata
inviata
.
Hanno
preteso
ingannarmi
?
ci
sono
riusciti
:
ma
a
me
mi
costerà
la
vita
"
.
"
Che
cosa
intendete
dire
,
o
signore
?
"
,
disse
Spinalunga
.
"
Chi
è
che
ha
cercato
di
ingannarvi
?
sappiate
,
o
signore
,
che
sposando
me
,
non
vi
hanno
ingannato
davvero
.
"
Tanta
sfacciataggine
e
tanta
arroganza
non
aveva
esempio
.
Per
parte
sua
,
anche
la
dama
d
'
onore
rincarava
la
dose
:
"
Oh
!
mia
bella
Principessa
"
,
esclamava
,
"
dove
siamo
mai
capitate
?
È
forse
in
questo
modo
,
che
si
accoglie
una
Principessa
par
vostro
?
Quale
incostanza
!
e
che
razza
di
procedere
!...Il
Re
vostro
padre
saprà
farsene
render
ragione
"
.
"
Tocca
a
noi
farsi
rendere
ragione
"
,
ribatté
il
Re
,
"
egli
ci
aveva
promesso
una
bella
Principessa
e
ci
manda
invece
un
sacco
d
'
ossi
,
una
mummia
da
fare
scappare
dallo
spavento
:
ora
non
mi
fa
più
specie
che
egli
abbia
tenuto
nascosto
questo
bel
tesoro
per
quindici
anni
di
seguito
:
aspettava
che
capitasse
il
merlotto
:
e
la
disgrazia
è
capitata
su
noi
:
ma
staremo
a
vedere
come
finirà
.
"
"
Ma
quale
insolenza
!
"
,
esclamò
la
falsa
Principessa
.
"
Quanto
sono
sventurata
di
esser
venuta
qui
,
sulla
parola
di
questa
razza
di
gente
!
Guardate
un
po
'
il
gran
delitto
di
essersi
fatta
ritrattare
un
po
'
più
bella
del
vero
!
Non
sono
forse
cose
che
accadono
tutti
i
giorni
?
Se
per
queste
piccole
marachelle
i
Principi
rimandassero
indietro
le
loro
fidanzate
,
poche
ma
poche
bene
se
ne
mariterebbero
.
"
Il
Re
e
il
Principe
,
colla
bizza
fino
alla
punta
dei
capelli
,
non
si
degnarono
risponderle
:
salirono
ciascuno
nella
loro
portantina
,
mentre
una
guardia
del
corpo
,
senza
tanti
complimenti
,
messe
in
groppa
al
cavallo
,
dietro
di
sé
,
la
Principessa
:
la
dama
d
'
onore
ebbe
lo
stesso
trattamento
:
e
così
furono
menate
in
città
,
dove
per
ordine
del
Re
furono
chiuse
nel
Castello
delle
Tre
Punte
.
Il
Principe
Guerriero
restò
così
sbalordito
da
questo
colpo
,
che
tutta
la
pena
gli
si
rinserrò
in
fondo
al
cuore
.
Quand
'
ebbe
fiato
per
parlare
,
che
cosa
mai
non
disse
del
suo
tristo
destino
?
Egli
era
sempre
innamorato
come
prima
,
ma
non
gli
restava
per
oggetto
della
sua
passione
che
un
bugiardo
ritratto
.
Tutte
le
sue
speranze
andate
in
fumo
:
tutte
le
sue
illusioni
intorno
alla
Principessa
Desiderata
,
svanite
!
Non
c
'
era
disperazione
da
potersi
agguagliare
alla
sua
.
La
Corte
gli
era
divenuta
un
soggiorno
insoffribile
,
e
pensò
,
appena
ristabilitosi
un
po
'
in
salute
,
di
fuggirsene
di
nascosto
in
un
luogo
solitario
e
passarvi
tutto
il
resto
della
sua
misera
vita
.
Confidò
questa
sua
idea
soltanto
al
fido
Beccafico
,
nella
certezza
che
questi
lo
seguirebbe
dappertutto
:
e
lo
scelse
apposta
per
avere
una
persona
colla
quale
potersi
sfogare
più
liberamente
che
con
chiunque
altro
,
del
brutto
tiro
che
aveva
dovuto
patire
.
Appena
si
sentì
un
po
'
meglio
,
partì
dalla
Corte
,
lasciando
sulla
tavola
del
suo
gabinetto
una
lunga
lettera
pel
Re
,
colla
quale
lo
avvertiva
che
sarebbe
tornato
appena
avesse
ritrovato
un
po
'
di
quiete
di
spirito
:
ma
intanto
lo
scongiurava
di
pensare
alla
vendetta
di
tutti
e
due
,
e
di
tener
sempre
in
prigione
quello
spauracchio
di
Principessa
.
È
facile
immaginarsi
il
dolore
del
Re
nel
ricevere
questa
lettera
.
Credette
morir
di
dolore
per
la
lontananza
di
un
figlio
,
così
adorato
.
Mentre
tutti
s
'
ingegnavano
di
consolarlo
,
il
Principe
e
Beccafico
facevano
strada
:
finché
in
capo
a
tre
giorni
si
trovarono
in
una
gran
foresta
,
così
oscura
per
la
spessezza
delle
piante
e
così
seducente
per
la
freschezza
dell
'
erbe
e
per
i
ruscelletti
e
i
fili
d
'
acqua
,
che
scorrevano
in
tutti
i
versi
,
che
il
Principe
,
rifinito
dal
lungo
cammino
,
non
essendosi
ancora
rimesso
perbene
in
forze
smontò
da
cavallo
e
si
sdraiò
malinconicamente
per
terra
,
reggendosi
il
capo
con
la
mano
,
e
per
la
debolezza
avendo
appena
fiato
di
parlare
.
"
Signore
"
,
gli
disse
Beccafico
,
"
mentre
vi
riposate
un
poco
,
io
anderò
in
cerca
di
qualche
frutto
perché
possiate
rinfrescarvi
:
e
intanto
darò
un
'
occhiata
per
farmi
un
'
idea
del
luogo
dove
ci
troviamo
.
"
Il
Principe
non
rispose
,
ma
gli
fece
segno
col
capo
,
come
per
dirgli
:
"
Sta
bene
"
.
Egli
è
ormai
un
bel
pezzo
che
abbiamo
lasciata
la
Cervia
nel
bosco
,
voglio
dire
l
'
incomparabile
Principessa
.
Ella
pianse
,
come
può
piangere
una
cervia
all
'
ultima
disperazione
,
quando
si
accorse
delle
sue
nuove
forme
,
specchiandosi
nell
'
acqua
di
una
fontana
.
"
Come
!
e
son
io
,
proprio
io
?
"
,
essa
diceva
,
"
ed
è
per
l
'
appunto
oggi
,
che
mi
trovo
ridotta
a
subire
la
più
trista
avventura
che
possa
mai
toccare
a
un
'
innocente
Principessa
come
me
,
per
capriccio
e
colpa
delle
fate
?
E
quanto
dovrà
durare
questa
metamorfosi
?
E
dove
nascondermi
,
perché
i
leoni
,
gli
orsi
e
i
lupi
non
mi
divorino
?
Come
potrò
io
cibarmi
d
'
erba
?
"
E
via
di
questo
passo
,
faceva
a
se
stessa
mille
domande
,
e
provava
il
più
acerbo
dolore
che
mai
si
possa
.
Se
qualche
cosa
poteva
consolarla
,
era
il
vedere
che
essa
era
una
bella
cervia
,
nello
stesso
modo
che
era
stata
una
bella
Principessa
.
Spinta
dalla
fame
,
Desiderata
si
messe
a
mangiar
l
'
erba
con
molto
appetito
:
e
non
sapeva
intendere
come
questa
cosa
potesse
stare
.
Quindi
si
accoccolò
sul
muschio
:
intanto
si
fece
notte
,
senza
addarsene
:
ed
essa
la
passò
in
mezzo
a
spaventi
così
terribili
,
da
non
poterseli
figurare
.
Sentiva
le
bestie
feroci
a
pochi
passi
di
distanza
;
e
scordandosi
di
esser
Cervia
,
provava
ad
arrampicarsi
su
per
gli
alberi
.
I
primi
chiarori
del
giorno
la
rassicurarono
un
poco
:
ammirò
la
levata
del
sole
:
e
il
sole
gli
pareva
così
maraviglioso
,
che
non
finiva
mai
di
guardarlo
.
Tutte
le
grandi
cose
,
che
ne
aveva
sentite
dire
,
le
sembravano
molto
inferiori
a
quel
che
vedeva
.
Era
questo
l
'
unico
svago
che
avesse
in
quel
luogo
deserto
.
Per
parecchi
giorni
vi
restò
sola
sola
.
La
fata
Tulipano
,
che
aveva
sempre
voluto
bene
a
questa
Principessa
,
si
appassionava
di
cuore
per
la
sua
disgrazia
;
ma
d
'
altra
parte
,
essa
era
molto
indispettita
che
tanto
la
Regina
come
la
figlia
avessero
fatto
così
poco
conto
de
'
suoi
consigli
:
perché
,
se
vi
ricordate
,
la
buona
fata
aveva
ripetuto
loro
più
volte
che
se
la
Principessa
fosse
partita
prima
de
'
quindici
anni
compiti
,
sarebbe
andata
incontro
a
qualche
malanno
.
A
ogni
modo
non
volle
lasciarla
in
balìa
alle
ire
della
fata
della
fontana
,
e
fu
essa
stessa
che
guidò
i
passi
di
Viola
-
a
-
ciocche
verso
la
foresta
,
perché
questa
fida
confidente
potesse
consolarla
nella
sua
terribile
sventura
.
La
bella
Cervia
se
ne
andava
,
un
passo
dietro
l
'
altro
,
lungo
un
fiumiciattolo
,
quando
Viola
-
a
-
ciocche
,
non
avendo
più
gambe
per
camminare
,
si
coricò
per
pigliare
un
po
'
di
riposo
.
Tutta
afflitta
,
stava
almanaccando
colla
testa
da
qual
parte
volgersi
per
potersi
imbattere
nella
sua
cara
Principessa
.
Appena
la
Cervia
l
'
ebbe
vista
,
fece
tutto
un
salto
,
e
passata
dall
'
altra
parte
del
fiume
,
che
era
abbastanza
largo
e
profondo
,
venne
a
gettarsi
addosso
a
Viola
-
a
-
ciocche
e
le
fece
un
'
infinità
di
carezze
.
Ella
rimase
stupita
,
non
sapendo
se
le
bestie
di
quel
luogo
avessero
una
simpatia
particolare
per
gli
uomini
tanto
da
diventare
umane
,
o
se
la
Cervia
la
conoscesse
;
perché
a
dirla
tale
e
quale
,
non
accade
tutti
i
giorni
di
vedere
una
Cervia
che
faccia
con
tanto
garbo
e
con
tanta
cortesia
gli
onori
della
foresta
.
Dopo
averla
guardata
attentamente
,
si
accorse
con
molta
maraviglia
che
da
'
suoi
occhi
sgorgavano
alcuni
grossi
lacrimoni
;
per
cui
non
ebbe
più
l
'
ombra
del
dubbio
che
quella
fosse
la
sua
cara
Principessa
.
Le
prese
le
zampe
e
gliele
baciò
collo
stesso
rispetto
e
colla
medesima
tenerezza
,
come
le
avrebbe
baciato
le
mani
.
Provò
a
parlare
e
s
'
avvide
che
la
Cervia
la
intendeva
benissimo
:
ma
non
poteva
risponderle
;
e
allora
le
lacrime
e
i
sospiri
raddoppiarono
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Viola
-
a
-
ciocche
promise
alla
sua
padrona
che
non
l
'
avrebbe
abbandonata
mai
:
la
Cervia
le
fece
mille
piccoli
segni
col
capo
e
cogli
occhi
,
per
farle
intendere
che
ne
sarebbe
contentissima
,
e
che
questa
cosa
la
consolerebbe
in
parte
delle
sue
pene
.
Erano
state
insieme
tutta
la
giornata
,
quando
la
Cervietta
ebbe
paura
che
la
sua
fida
Viola
-
a
-
ciocche
potesse
aver
bisogno
di
mangiare
,
e
la
menò
in
un
certo
punto
della
foresta
,
dove
aveva
veduto
alcune
frutta
selvatiche
ma
saporite
.
Viola
-
a
-
ciocche
ne
mangiò
moltissime
,
perché
si
sentiva
morire
dalla
fame
;
ma
quand
'
ebbe
finita
la
sua
cena
,
fu
presa
da
una
grande
inquietudine
,
perché
non
sapeva
dove
si
sarebbero
ricoverate
per
dormire
.
Restare
in
mezzo
alla
foresta
,
esposte
a
tutti
i
pericoli
,
non
era
nemmeno
da
pensarci
.
"
Non
avete
paura
,
graziosa
Cervia
"
,
ella
disse
,
"
a
passare
la
nottata
qui
?
"
La
Cervia
alzò
gli
occhi
al
cielo
e
sospirò
.
"
Ma
pure
"
,
continuò
Viola
-
a
-
ciocche
,
"
voi
avete
già
percorso
una
parte
di
questa
vasta
solitudine
:
non
vi
son
,
per
caso
,
punte
capanne
,
un
carbonaio
,
un
taglialegna
,
un
eremitaggio
?
"
La
Cervia
fece
col
capo
di
no
.
"
Oh
Dei
!
"
,
esclamò
Viola
-
a
-
ciocche
,
"
domani
non
sarò
più
viva
:
quand
'
anche
avessi
la
sorte
di
scansare
le
tigri
e
gli
orsi
,
son
sicura
che
basterebbe
la
paura
per
uccidermi
.
E
non
crediate
,
mia
cara
Principessa
,
che
mi
dispiaccia
per
me
di
perdere
la
vita
:
me
ne
dispiace
per
voi
.
Povera
me
!
Lasciarvi
in
questi
luoghi
,
senza
un
'
anima
che
vi
consoli
!
Si
può
immaginare
più
trista
cosa
?
"
La
Cervietta
si
mise
a
piangere
:
ella
singhiozzava
come
potrebbe
fare
una
persona
.
Le
sue
lacrime
toccarono
il
cuore
alla
fata
Tulipano
,
che
in
fondo
l
'
amava
teneramente
e
che
,
nonostante
la
sua
disobbedienza
,
aveva
sempre
vegliato
alla
conservazione
di
lei
:
per
cui
,
apparendole
tutt
'
a
un
tratto
,
le
disse
:
"
Non
ho
nessuna
voglia
di
farvi
dei
rimproveri
:
lo
stato
in
cui
vi
trovate
mi
fa
troppa
pena
"
.
Cervietta
e
Viola
-
a
-
ciocche
la
interruppero
,
gettandosi
ai
suoi
ginocchi
:
la
prima
le
baciava
le
mani
e
le
faceva
le
carezze
più
graziose
di
questo
mondo
:
mentre
l
'
altra
la
scongiurava
a
muoversi
a
pietà
della
Principessa
,
rendendole
le
sue
sembianze
naturali
.
"
Ciò
non
dipende
da
me
"
,
disse
Tulipano
;
"
colei
che
le
fece
tanto
male
ha
molto
potere
;
ma
io
abbrevierò
il
tempo
della
sua
penitenza
:
e
per
addolcirla
un
poco
,
appena
si
farà
notte
ella
lascerà
le
spoglie
di
Cervia
;
ma
ai
primi
chiarori
dell
'
alba
,
bisognerà
che
le
riprenda
daccapo
e
corra
per
la
pianura
e
per
la
foresta
,
come
le
altre
Cervie
.
"
Cessare
di
essere
Cervia
durante
la
notte
,
era
già
qualcosa
,
anzi
molto
:
e
la
Principessa
dette
a
dividere
la
sua
allegrezza
a
furia
di
salti
e
di
capriole
,
che
messero
di
buon
umore
la
fata
.
"
Pigliate
"
,
diss
'
ella
,
"
per
questa
viottola
,
e
troverete
una
capanna
abbastanza
decente
per
questi
luoghi
campestri
.
"
Ciò
detto
,
sparì
.
Viola
-
a
-
ciocche
obbedì
,
e
insieme
con
la
Cervia
entrò
nella
viottola
,
che
era
lì
a
pochi
passi
,
e
trovarono
una
vecchia
seduta
sulla
soglia
della
porta
,
che
stava
ultimando
un
canestro
di
giunchi
.
Viola
-
a
-
ciocche
la
salutò
:
"
Vorreste
voi
,
mia
buona
nonna
"
,
le
disse
,
"
darmi
un
po
'
d
'
ospitalità
insieme
a
questa
Cervia
?
"
.
"
Ma
sì
,
figlia
mia
,
che
ti
ospiterò
volentieri
:
entra
pure
colla
tua
Cervia
.
"
E
detto
fatto
,
le
menò
subito
in
una
graziosa
camerina
,
che
aveva
le
pareti
e
l
'
impiantito
di
tavole
di
ciliegio
:
ci
erano
due
letti
di
tela
bianca
:
biancheria
finissima
,
e
ogni
altra
cosa
così
semplice
e
linda
,
che
la
Principessa
ha
raccontato
dopo
di
non
aver
mai
trovato
nulla
che
fosse
più
di
suo
gusto
.
Quando
fu
notte
buia
Desiderata
cessò
di
essere
cervia
:
abbracciò
più
di
cento
volte
la
sua
cara
Viola
-
a
-
ciocche
;
la
ringraziò
per
l
'
affezione
che
l
'
aveva
impegnata
a
seguire
la
sua
fortuna
,
e
le
promise
di
farla
felice
,
appena
la
sua
penitenza
fosse
finita
.
La
vecchia
venne
a
bussare
con
molto
garbino
alla
porta
e
,
senza
entrare
,
dette
a
Viola
-
a
-
ciocche
dei
frutti
squisiti
,
de
'
quali
ne
mangiò
anche
Desiderata
,
e
con
un
grande
appetito
:
quindi
andarono
a
letto
,
ma
appena
giorno
,
Desiderata
essendo
ritornata
Cervia
,
cominciò
a
grattare
coi
piedi
la
porta
,
perché
Viola
-
a
-
ciocche
le
aprisse
.
All
'
atto
di
separarsi
,
tutte
e
due
si
scambiarono
i
segni
di
un
vivo
dispiacere
,
sebbene
il
distacco
fosse
di
poche
ore
:
e
la
Cervia
,
lanciatasi
nel
fitto
del
bosco
,
cominciò
a
correre
,
secondo
il
suo
solito
.
Mi
par
di
aver
detto
che
il
Principe
Guerriero
si
era
fermato
nella
foresta
,
e
che
Beccafico
girava
in
qua
e
in
là
,
in
cerca
di
frutti
.
Era
già
molto
tardi
,
quand
'
esso
capitò
alla
casina
della
buona
donna
,
di
cui
si
è
già
parlato
.
Esso
si
presentò
con
modi
molto
cortesi
e
le
chiese
quelle
cose
che
gli
abbisognavano
per
il
suo
padrone
.
La
vecchina
fece
in
un
lampo
a
empirgli
un
corbello
di
frutta
,
e
glielo
dette
dicendogli
:
"
Ho
paura
che
se
passate
la
notte
qui
,
a
cielo
scoperto
,
vi
capiterà
qualche
disgrazia
:
io
non
posso
offrirvi
che
una
povera
stanzuccia
:
se
non
altro
,
sarete
al
sicuro
dai
leoni
"
.
Beccafico
la
ringraziò
,
e
le
disse
che
era
in
compagnia
di
un
amico
,
e
che
andava
a
proporgli
di
andare
a
casa
di
lei
:
difatti
seppe
pigliare
il
Principe
così
per
il
suo
verso
,
che
questi
si
lasciò
menare
alla
casa
della
buona
donna
.
La
trovarono
,
che
era
ancora
sulla
porta
:
ed
essa
,
in
punta
di
piedi
,
li
menò
in
una
camera
,
compagna
a
quella
della
Principessa
,
e
tutte
e
due
così
accosto
l
'
una
all
'
altra
,
che
erano
separate
da
un
semplice
tramezzo
.
Il
Principe
passò
la
notte
inquietissimo
,
secondo
il
solito
:
ma
appena
il
sole
gli
batté
nell
'
imposte
della
finestra
,
si
alzò
,
e
per
isvagarsi
dall
'
uggia
che
aveva
addosso
andò
nella
foresta
,
dicendo
a
Beccafico
di
non
seguirlo
.
Camminò
una
mezza
giornata
,
senza
neanche
sapere
dove
andasse
;
finché
capitò
in
un
praticello
,
abbastanza
grande
,
tutto
coperto
d
'
alberi
e
d
'
erba
di
muschio
.
In
quel
punto
sbucò
fuori
una
Cervia
,
ed
egli
non
poté
resistere
alla
voglia
d
'
inseguirla
,
perché
la
caccia
era
la
sua
passione
prediletta
:
sebbene
ora
non
fosse
più
come
una
volta
,
dacché
aveva
nel
cuore
quest
'
altra
spina
.
Pur
nondimeno
si
messe
dietro
alla
Cervia
,
e
di
tanto
in
tanto
le
tirava
coll
'
arco
dei
dardi
,
che
la
gelavano
dalla
paura
,
quantunque
non
le
facessero
il
più
piccolo
male
:
perché
bisogna
sapere
che
la
sua
amica
Tulipano
vegliava
in
sua
difesa
:
e
non
ci
voleva
di
meno
della
mano
soccorritrice
di
una
fata
per
salvarla
dalla
morte
,
sotto
una
pioggia
di
colpi
così
bene
assestati
.
Non
è
possibile
essere
stracchi
,
come
lo
era
la
Principessa
delle
Cervie
,
così
poco
avvezza
a
questo
nuovo
esercizio
.
Alla
fine
ebbe
la
fortuna
di
svoltare
a
secco
per
una
viottola
,
dove
il
pericoloso
cacciatore
,
avendola
persa
di
vista
e
sentendosi
anch
'
esso
stanco
morto
,
non
si
ostinò
a
darle
dietro
.
Passata
in
questo
modo
la
giornata
,
la
povera
Cervia
vide
con
gioia
avvicinarsi
l
'
ora
di
tornare
a
casa
:
difatti
s
'
incamminò
verso
la
capanna
dove
Viola
-
a
-
ciocche
l
'
aspettava
con
impazienza
.
Entrata
in
camera
,
si
buttò
sul
letto
,
rifinita
e
grondante
di
sudore
.
Viola
-
a
-
ciocche
le
faceva
un
monte
di
carezze
e
si
struggeva
di
sapere
che
cosa
le
fosse
accaduto
.
Essendo
venuto
il
momento
di
perdere
la
sua
buccia
di
Cervia
,
la
bella
Principessa
riprese
la
sua
vera
sembianza
e
gettando
le
braccia
al
collo
della
sua
amica
del
cuore
:
"
Povera
me
!
"
,
disse
ella
,
"
io
credeva
di
dover
temere
soltanto
la
fata
della
fontana
e
le
bestie
feroci
della
foresta
:
ma
oggi
sono
stata
insegnita
da
un
giovine
cacciatore
:
l
'
ho
appena
veduto
,
tanto
io
fuggivo
a
gambe
:
mille
dardi
mi
minacciavano
una
morte
inevitabile
,
e
mi
son
salvata
,
non
so
neppur
io
come
"
.
"
Non
vi
conviene
più
andar
fuori
,
mia
bella
Principessa
"
;
disse
Viola
-
a
-
ciocche
,
"
date
retta
a
me
:
passate
in
questa
camera
il
tempo
fatale
della
vostra
penitenza
,
io
anderò
qui
alla
città
più
vicina
a
comprarvi
dei
libri
perché
abbiate
uno
svago
:
leggeremo
i
nuovi
racconti
che
hanno
scritto
sulle
fate
,
e
faremo
dei
versi
e
delle
canzonette
.
"
"
Taci
,
mia
cara
figlia
"
,
riprese
la
Principessa
,
"
mi
basta
la
cara
immagine
del
Principe
Guerriero
,
per
farmi
passare
piacevolmente
le
giornate
intere
;
ma
quella
stessa
potenza
che
mi
condanna
durante
il
giorno
alla
trista
condizione
di
Cervia
,
mi
forza
,
malgrado
mio
,
a
fare
quello
che
fanno
le
cervie
:
io
corro
,
salto
e
mangio
l
'
erba
com
'
esse
,
e
in
quel
tempo
lì
,
una
camera
sarebbe
per
me
una
prigione
insoffribile
.
"
Era
così
affaticata
dalla
caccia
che
chiese
da
mangiare
:
e
dopo
,
i
suoi
begli
occhi
si
chiusero
fino
allo
spuntar
dell
'
alba
.
Appena
si
accorse
che
faceva
giorno
,
accadde
la
solita
metamorfosi
ed
ella
riprese
la
via
della
foresta
.
Il
Principe
dal
canto
suo
era
tornato
sulla
sera
a
raggiungere
il
suo
grande
amico
.
"
Ho
passato
la
giornata
"
,
gli
disse
,
"
a
dar
dietro
alla
più
bella
Cervia
che
abbia
mai
veduto
:
più
di
cento
volte
essa
mi
ha
fatto
cilecca
con
una
sveltezza
straordinaria
:
e
sì
che
ho
tirato
giusto
,
né
so
capire
com
'
abbia
fatto
a
scansare
i
miei
colpi
.
Domani
a
giorno
vo
'
tornare
a
cercarla
,
e
questa
volta
non
mi
scappa
.
"
Infatti
il
giovane
Principe
che
faceva
di
tutto
per
divagarsi
da
un
'
idea
che
oramai
credeva
un
sogno
,
vedendo
che
la
caccia
per
lui
era
una
gran
distrazione
,
andò
di
buonissim
'
ora
nello
stesso
punto
dove
aveva
trovato
la
Cervia
;
ma
essa
aveva
pensato
bene
di
non
andarvi
,
per
paura
si
rinnovasse
il
brutto
caso
del
giorno
innanzi
.
Il
Principe
guardava
di
qua
e
di
là
,
e
seguitava
a
camminare
;
finché
,
essendo
un
po
'
accaldato
,
non
gli
parve
vero
di
trovare
delle
mele
,
che
al
colore
erano
bellissime
;
ne
colse
,
ne
mangiò
e
di
lì
a
poco
si
addormentò
come
un
ghiro
,
sdraiato
sull
'
erbetta
fresca
e
all
'
ombra
di
alcuni
alberi
,
sui
quali
molti
uccelletti
pareva
che
si
fossero
dati
il
punto
di
ritrovo
.
Mentre
dormiva
,
la
nostra
timida
Cervia
,
sempre
in
cerca
di
luoghi
solitari
,
passò
da
quella
parte
.
Se
l
'
avesse
veduto
subito
,
forse
sarebbe
scappata
:
ma
trovandosi
,
senza
addarsene
,
a
passare
rasente
a
lui
,
non
poté
stare
dal
guardarlo
:
e
il
suo
sonno
gli
parve
così
profondo
,
che
si
sentì
tanto
sicura
da
fermarsi
con
tutto
il
comodo
a
contemplarne
i
bei
lineamenti
.
Oh
Dei
!
Come
restò
quando
l
'
ebbe
riconosciuto
!
Quella
diletta
immagine
era
scolpita
troppo
nel
suo
cuore
,
perché
potesse
averla
dimenticata
in
sì
poco
tempo
.
Amore
,
amore
,
che
pretendi
da
lei
?
Vuoi
tu
che
Cervietta
si
esponga
a
perdere
la
vita
per
mano
del
Principe
?
Non
dubitare
,
lo
farà
;
essa
non
ha
più
testa
per
pensare
alla
propria
sicurezza
.
Si
accovacciò
a
pochi
passi
distante
da
lui
,
e
i
suoi
occhi
,
innamorati
a
guardarlo
,
non
sapevano
staccarsi
un
minuto
solo
:
sospirava
e
mandava
dei
piccoli
gemiti
;
finché
,
fattasi
un
po
'
di
coraggio
,
si
avvicinò
tanto
,
che
quasi
lo
toccava
:
quand
'
egli
si
svegliò
a
un
tratto
.
La
sua
meraviglia
fu
grande
.
Riconobbe
la
Cervia
che
gli
aveva
dato
tanto
da
fare
,
e
che
aveva
cercato
per
tutta
la
foresta
:
e
trovarsela
ora
così
vicina
,
gli
parve
quasi
un
miracolo
.
Essa
non
aspettò
che
egli
tentasse
di
prenderla
,
ma
fuggì
con
quanto
ne
avea
nelle
gambe
;
ed
egli
,
dietro
alla
gran
carriera
.
Di
tanto
in
tanto
si
fermavano
per
ripigliar
fiato
,
perché
la
bella
Cervia
era
stanca
del
giorno
innanzi
,
e
lo
stesso
era
del
Principe
.
Ma
ciò
che
faceva
rallentare
di
più
la
corsa
della
Cervia
,
era
...
ohimè
,
debbo
dirlo
?
era
il
gran
dispiacere
di
allontanarsi
da
colui
,
che
l
'
aveva
ferita
più
coi
suoi
pregi
che
colle
sue
frecce
.
Egli
la
vedeva
ogni
pochino
voltarsi
col
capo
verso
di
lui
,
come
per
chiedergli
se
voleva
che
ella
perisse
per
i
suoi
colpi
:
e
quando
egli
era
a
tocco
e
non
tocco
per
raggiungerla
,
ella
ripigliava
nuova
forza
per
scappare
.
"
Oh
!
se
tu
potessi
intendermi
,
Cervietta
mia
"
,
gridava
il
Principe
,
"
tu
non
mi
fuggiresti
a
questo
modo
!
Io
ti
amo
;
io
ti
voglio
dar
da
mangiare
.
Tu
sei
carina
,
e
io
voglio
aver
cura
di
te
.
"
Ma
il
vento
portava
via
le
parole
,
per
cui
non
arrivavano
fino
agli
orecchi
di
Cervia
.
Alla
fine
,
dopo
aver
fatto
il
giro
della
foresta
,
ella
,
non
avendo
più
fiato
da
correre
,
rallentò
il
passo
:
il
Principe
invece
raddoppiò
il
suo
e
la
raggiunse
con
una
gioia
,
della
quale
non
si
credeva
più
capace
.
Vide
subito
che
ella
aveva
finite
le
sue
forze
:
era
tutta
sdraiata
per
terra
,
come
una
povera
bestiola
,
mezza
morta
,
non
aspettando
altro
che
finire
la
vita
per
le
mani
del
suo
vincitore
.
Ma
esso
,
invece
di
mostrarsi
crudele
,
cominciò
a
carezzarla
.
"
Bella
Cervia
"
,
le
disse
,
"
non
aver
paura
:
vo
'
condurti
meco
,
e
devi
star
sempre
con
me
.
"
Tagliò
apposta
alcuni
rami
d
'
albero
:
li
piegò
con
garbo
,
li
ricuoprì
di
muschi
e
vi
sparse
su
delle
rose
,
colte
da
una
macchia
che
era
tutta
fiorita
.
Prese
quindi
la
Cervia
fra
le
sue
braccia
,
le
fece
appoggiare
il
capo
sul
collo
e
andò
a
posarla
amorosamente
sul
lettino
erboso
,
fatto
da
lui
.
Poi
si
sedette
accanto
cercando
qua
e
là
dei
fili
d
'
erba
,
che
le
presentava
alla
bocca
,
e
che
ella
mangiava
nella
sua
mano
.
Sebbene
non
sperasse
punto
di
essere
inteso
,
il
Principe
continuava
a
parlare
:
ed
ella
,
per
quanto
grande
fosse
il
piacere
che
provava
nel
vederlo
,
s
'
inquietava
per
l
'
avvicinarsi
della
notte
.
"
Che
sarà
mai
"
,
diceva
fra
sé
e
sé
,
"
caso
mi
vedesse
tutt
'
a
un
tratto
cambiar
di
sembianza
?
O
fuggirà
spaventato
,
o
,
se
non
fugge
,
che
avverrà
di
me
,
trovandomi
sola
sola
in
mezzo
a
questa
foresta
?
"
Ella
si
lambiccava
il
cervello
per
trovare
il
modo
di
mettersi
in
salvo
,
quand
'
egli
stesso
le
agevolò
la
strada
:
perché
,
nel
timore
che
la
Cervia
patisse
la
sete
,
se
ne
andò
a
cercare
un
qualche
ruscello
,
per
menarvela
;
ma
in
quel
mentre
che
stava
cercando
,
ella
se
la
dette
a
gambe
e
giunse
alla
capanna
,
dove
Viola
-
a
-
ciocche
l
'
aspettava
.
Si
gettò
di
nuovo
sul
letto
;
sopravvenne
la
notte
,
la
sua
metamorfosi
cessò
e
prese
a
raccontare
la
sua
avventura
.
"
Lo
crederai
,
mia
cara
?
"
,
ella
disse
all
'
amica
,
"
il
mio
Principe
Guerriero
è
qui
,
proprio
qui
in
questa
foresta
;
è
lui
che
da
due
giorni
mi
dà
la
caccia
,
e
che
,
dopo
avermi
presa
,
mi
ha
fatto
mille
carezze
.
Oh
!
com
'
è
poco
somigliante
il
ritratto
che
me
ne
fecero
!
Egli
è
cento
volte
più
bello
;
quello
stesso
disordine
,
che
sogliono
avere
i
cacciatori
negli
abiti
e
nella
persona
,
non
toglie
nulla
alla
sua
fisonomia
geniale
:
anzi
,
gli
dona
un
certo
non
so
che
,
da
non
potersi
ridire
a
parole
.
Non
son
io
forse
una
gran
disgraziata
a
dover
fuggire
questo
Principe
?
egli
che
mi
fu
destinato
da
'
miei
genitori
?
egli
che
mi
ama
ed
è
riamato
.
Non
ci
mancava
altro
che
una
fata
,
che
mi
pigliasse
a
noia
fin
dalla
mia
nascita
,
per
avvelenarmi
tutti
i
giorni
della
mia
vita
!..."
E
dette
in
un
gran
pianto
.
Viola
-
a
-
ciocche
la
consolò
e
le
fece
sperare
che
quanto
prima
le
sue
pene
si
cambierebbero
in
tante
allegrezze
.
Il
Principe
,
appena
ebbe
trovato
una
fonte
,
tornò
subito
dalla
sua
cara
Cervia
:
ma
la
Cervia
non
era
più
dove
l
'
aveva
lasciata
.
La
cercò
dappertutto
,
ma
inutilmente
,
e
se
la
prese
con
lei
,
come
se
l
'
avesse
creduta
capace
di
ragionare
.
"
Com
'
è
mai
possibile
"
,
egli
esclamò
,
"
che
io
debba
aver
sempre
dei
motivi
di
lagnarmi
di
questo
sesso
volubile
e
ingannatore
?
"
E
tornò
dalla
buona
vecchia
col
cuore
amareggiato
:
raccontò
al
suo
fido
amico
l
'
avventura
,
e
tacciò
la
Cervia
d
'
ingratitudine
.
Beccafico
non
poté
far
di
meno
di
ridere
della
bizza
del
Principe
,
e
gli
consigliò
di
punire
la
Cervia
,
la
prima
volta
che
gli
capitasse
sotto
.
"
Rimango
qui
apposta
,
"
rispose
il
Principe
"
dopo
ripartiremo
per
altri
paesi
più
lontani
.
"
Si
fece
daccapo
giorno
,
e
col
giorno
la
Principessa
riprese
la
figura
di
Cervia
bianca
.
Ella
non
sapeva
a
qual
partito
appigliarsi
:
o
andare
negli
stessi
luoghi
,
dove
il
Principe
era
solito
cacciare
;
o
tenere
una
strada
diversa
,
per
non
incontrarlo
.
Scelse
quest
'
ultimo
partito
,
e
si
allontanò
dimolto
,
ma
dimolto
assai
:
ma
il
giovane
Principe
,
furbo
quanto
lei
,
indovinò
che
essa
avrebbe
usata
questa
piccola
astuzia
;
ed
ecco
che
te
la
coglie
calda
calda
nel
più
fitto
della
foresta
,
dove
essa
credeva
di
essere
sicura
da
ogni
pericolo
.
Appena
essa
lo
vede
,
schizza
in
piedi
,
scavalca
le
macchie
,
e
impaurita
anche
di
più
per
il
caso
del
giorno
avanti
,
fugge
via
come
il
vento
,
ma
in
quella
che
sta
per
traversare
una
viottola
,
il
Principe
la
mira
così
giusto
,
che
le
pianta
una
freccia
nella
gamba
.
Ella
sentì
un
gran
male
,
e
non
avendo
più
forza
per
correre
,
si
lasciò
cadere
per
terra
.
Questa
trista
catastrofe
non
poteva
scansarsi
,
perché
la
fata
della
fontana
l
'
aveva
decretata
avanti
,
come
lo
scioglimento
della
strana
avventura
.
Il
Principe
si
avvicinò
e
fu
preso
da
un
vivo
dolore
nel
vedere
la
Cervia
che
grondava
sangue
;
strappò
alcune
erbe
,
le
accomodò
sulla
ferita
,
per
diminuirne
lo
spasimo
,
e
preparò
un
nuovo
letto
di
rami
e
di
foglie
.
Egli
teneva
la
testa
di
Cervietta
sulle
ginocchia
:
"
E
non
sei
tu
,
cervellino
volubile
"
,
le
disse
,
"
la
cagione
della
disgrazia
che
ti
è
toccata
?
Che
ti
aveva
io
fatto
di
male
,
ieri
,
da
abbandonarmi
a
quel
modo
?
Ma
oggi
non
mi
scappi
,
perché
ti
porterò
con
me
"
.
La
Cervia
non
rispose
nulla
:
e
che
cosa
poteva
dire
?
Aveva
torto
e
non
poteva
parlare
;
sebbene
non
sia
sempre
vero
che
quelli
che
hanno
torto
,
stiano
zitti
.
Il
Principe
la
finiva
dalle
carezze
.
"
Come
mi
dispiace
di
averti
ferita
"
,
le
diceva
,
"
tu
mi
odierai
e
io
voglio
invece
che
tu
mi
ami
.
"
A
sentirlo
,
pareva
che
una
voce
segreta
gl
'
ispirasse
quelle
cose
che
egli
diceva
a
Cervietta
.
Intanto
si
fece
l
'
ora
di
tornare
dalla
buona
vecchia
.
Egli
prese
la
sua
preda
,
e
non
fu
per
lui
piccola
fatica
quella
di
portarla
addosso
,
o
di
condurla
a
mano
,
o
di
strascinarsela
dietro
.
Essa
non
voleva
in
nessun
modo
andar
con
lui
.
"
Che
sarà
di
me
?
"
,
diceva
,
"
come
!
e
dovrò
trovarmi
sola
con
questo
Principe
?
No
:
piuttosto
la
morte
.
"
Ella
faceva
la
morta
e
gli
spiombava
le
spalle
col
peso
:
il
Principe
era
in
un
lago
di
sudore
e
colla
lingua
fuori
dalla
fatica
:
e
sebbene
la
capanna
non
fosse
molto
distante
,
sentiva
che
non
ci
sarebbe
potuto
arrivare
,
senza
qualcuno
che
gli
avesse
dato
una
mano
.
Pensò
di
chiamare
il
suo
fido
Beccafico
:
ma
prima
di
abbandonare
la
preda
,
la
legò
ben
bene
con
alcuni
nastri
a
pié
d
'
un
albero
,
per
paura
che
non
gli
scappasse
.
Ohimè
!
Chi
poteva
mai
figurarsi
che
la
più
bella
Principessa
del
mondo
sarebbe
un
giorno
trattata
in
questo
modo
da
un
Principe
che
l
'
adorava
?
Essa
si
provò
inutilmente
a
strappare
i
nastri
;
ma
i
suoi
sforzi
non
facevano
che
stringerli
di
più
,
e
stava
sul
punto
di
strozzarsi
con
un
nodo
scorsoio
,
che
le
stringeva
la
gola
,
quando
volle
il
caso
che
Viola
-
a
-
ciocche
,
stanca
di
starsene
chiusa
in
camera
,
uscì
per
prendere
una
boccata
d
'
aria
e
passò
sul
luogo
,
dov
'
era
la
Cervia
bianca
che
si
dibatteva
.
Come
rimase
a
vedere
la
sua
cara
Principessa
in
quello
stato
!
Non
poté
scioglierla
tanto
presto
,
come
avrebbe
voluto
,
perché
i
nastri
erano
fermati
con
molti
nodi
:
e
mentre
stava
per
menarla
via
,
ritornò
il
Principe
insieme
con
Beccafico
.
"
Per
quanto
grande
sia
il
rispetto
che
posso
aver
per
voi
,
o
signora
"
,
le
disse
il
Principe
,
"
permettetemi
di
oppormi
al
furto
che
volete
farmi
.
Questa
Cervia
l
'
ho
ferita
io
,
è
mia
;
io
le
voglio
bene
e
vi
supplico
di
lasciarmela
.
"
"
Signore
"
,
rispose
con
bella
maniera
Viola
-
a
-
ciocche
,
che
era
compitissima
e
graziosa
quanto
mai
,
"
questa
Cervia
apparteneva
a
me
prima
che
fosse
vostra
:
rinunzierei
piuttosto
alla
vita
,
che
a
lei
;
e
se
volete
vedere
come
ella
mi
conosce
,
non
dovete
far
altro
che
lasciarla
un
po
'
in
libertà
.
Animo
,
mia
bella
Bianchina
,
abbracciami
"
,
diss
'
ella
:
e
Cervietta
le
si
gettò
colle
zampe
al
collo
.
"
Baciami
qui
,
su
questa
gota
!
"
,
ed
essa
ubbidì
.
"
Toccami
dalla
parte
del
cuore
"
,
ed
essa
ci
portò
la
zampina
.
"
Fai
un
sospiro
"
ed
essa
sospirò
.
Il
Principe
non
poté
dubitare
di
quanto
affermava
Viola
-
a
-
ciocche
.
"
Io
ve
la
rendo
"
,
diss
'
egli
garbatamente
,
"
ma
vi
confesso
che
lo
faccio
a
malincuore
.
"
Ella
se
n
'
andò
via
subito
colla
sua
Cervia
.
Tanto
l
'
una
che
l
'
altra
non
sapevano
che
il
Principe
albergasse
sotto
lo
stesso
tetto
:
egli
le
pedinava
a
una
certa
distanza
,
e
restò
maravigliato
vedendole
entrare
dalla
buona
vecchia
,
che
stava
appunto
aspettandole
.
Dopo
pochi
minuti
vi
giunse
anch
'
esso
:
e
spinto
da
un
moto
di
curiosità
,
di
cui
era
cagione
la
Cervia
bianca
,
domandò
alla
vecchia
chi
fosse
la
giovane
signora
:
e
questa
disse
che
non
la
conosceva
né
punto
né
poco
,
che
l
'
aveva
presa
in
casa
colla
sua
Cervia
,
che
pagava
bene
,
e
che
viveva
ritiratissima
.
Beccafico
volle
bracare
,
e
domandò
dov
'
era
la
camera
di
quella
signora
:
e
gli
fu
risposto
che
era
vicina
alla
sua
e
separata
soltanto
da
un
semplice
intavolato
.
Quando
il
Principe
fu
nella
sua
stanza
,
Beccafico
gli
disse
,
o
che
egli
s
'
ingannava
all
'
ingrosso
,
o
quella
fanciulla
doveva
essere
stata
colla
Principessa
Desiderata
:
e
che
si
ricordava
di
averla
veduta
a
Corte
,
quando
vi
andò
ambasciatore
.
"
Perché
mi
richiamate
alla
mente
questi
tristi
ricordi
?
"
,
disse
il
Principe
,
"
per
quale
stranissimo
caso
volete
voi
che
ella
si
trovi
qui
?
"
"
Ecco
ciò
che
non
vi
so
dire
,
signor
mio
"
,
soggiunse
Beccafico
,
"
ma
mi
struggo
di
vederla
un
'
altra
volta
:
e
poiché
siamo
divisi
da
un
tramezzo
di
legno
,
voglio
farci
un
buco
.
"
"
Mi
pare
una
curiosità
inutile
"
,
disse
il
Principe
mestamente
,
perché
le
parole
di
Beccafico
gli
avevano
rinnuovato
tutti
i
suoi
dolori
:
e
aperta
la
finestra
,
che
guardava
nel
bosco
,
diventò
pensieroso
.
Intanto
Beccafico
lavorava
,
e
in
pochi
minuti
fece
un
buco
abbastanza
grande
da
poter
vedere
la
graziosa
Principessa
,
la
quale
era
vestita
di
un
abito
di
broccato
d
'
argento
,
sparso
di
fiori
color
rosa
,
ricamati
in
oro
e
smeraldi
:
i
suoi
capelli
cadevano
giù
in
grandi
riccioli
,
sul
più
bel
collo
,
che
si
possa
vedere
;
il
suo
carnato
brillava
de
'
più
vivi
colori
e
gli
occhi
innamoravano
a
guardarli
.
Viola
-
a
-
ciocche
stava
in
ginocchio
davanti
a
lei
,
e
con
alcune
strisce
di
tela
fasciava
il
braccio
della
Principessa
,
dal
quale
il
sangue
colava
in
grande
abbondanza
:
e
tutte
e
due
parevano
in
gran
pensiero
per
questa
ferita
.
"
Lasciami
morire
"
,
diceva
la
Principessa
,
"
meglio
la
morte
,
che
questa
vita
disgraziata
,
che
mi
tocca
a
fare
.
Che
si
canzona
!
esser
Cervia
tutto
il
giorno
:
veder
colui
,
al
quale
sono
destinata
,
senza
potergli
parlare
,
senza
fargli
conoscere
la
mia
fatale
sciagura
.
Ahimè
!
se
tu
sapessi
le
cose
appassionate
che
mi
ha
detto
,
sotto
la
mia
figura
di
Cervia
;
se
tu
sentissi
la
sua
voce
,
se
tu
vedessi
i
suoi
modi
nobili
e
seducenti
,
tu
mi
compiangeresti
anche
più
che
tu
non
faccia
,
per
essere
in
tale
stato
da
non
potergli
spiegare
il
mio
crudele
destino
.
"
Immaginatevi
lo
stupore
di
Beccafico
a
vedere
e
sentire
di
queste
cose
.
Corse
dal
Principe
,
e
tirandolo
via
dalla
finestra
,
con
un
trasporto
di
gioia
indicibile
:
"
Oh
signore
"
,
esclamò
,
"
spiccatevi
a
metter
l
'
occhio
al
buco
di
quest
'
intavolato
,
e
vedrete
il
vero
originale
del
ritratto
,
che
ha
formato
per
tanto
tempo
la
vostra
delizia
"
.
Il
Principe
guardò
e
riconobbe
subito
la
sua
Principessa
;
e
forse
sarebbe
morto
di
gioia
,
se
non
gli
fosse
venuto
il
sospetto
di
esser
vittima
di
qualche
incantesimo
;
difatti
,
come
mettere
d
'
accordo
un
incontro
così
maraviglioso
col
fatto
di
Spinalunga
e
sua
madre
chiuse
nel
castello
delle
Tre
Punte
,
una
col
nome
di
Desiderata
e
l
'
altra
con
quello
di
sua
dama
d
'
onore
?
Ma
la
passione
lo
lusingava
,
senza
contare
che
abbiamo
tutti
un
grandissimo
garbo
a
credere
ciò
che
si
desidera
.
Fatto
sta
che
nel
caso
suo
,
non
c
'
era
da
uscirne
:
o
morir
d
'
impazienza
o
accertarsi
della
verità
.
Senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
egli
andò
a
bussare
con
molta
manierina
alla
porta
della
camera
,
dov
'
era
la
Principessa
.
Viola
-
a
-
ciocche
,
non
sospettando
che
potesse
esser
altri
che
la
buona
vecchia
,
e
avendo
anzi
bisogno
del
suo
aiuto
per
fasciare
il
braccio
della
sua
padrona
,
corse
subito
ad
aprire
,
e
figuratevi
come
restò
nel
trovarsi
a
faccia
a
faccia
col
Principe
,
il
quale
andò
a
gettarsi
ai
piedi
di
Desiderata
.
Era
tale
e
tanta
la
commozione
del
suo
animo
,
che
non
poté
fare
un
discorso
filato
e
ammodo
:
per
cui
,
sebbene
mi
sia
ingegnato
di
sapere
che
cosa
balbettasse
in
quei
primi
momenti
,
non
c
'
è
stato
nessuno
che
me
l
'
abbia
saputo
dire
.
La
Principessa
non
fu
meno
arruffata
di
lui
nelle
sue
risposte
:
ma
l
'
amore
,
che
spesso
e
volentieri
fa
da
interprete
fra
i
mutoli
,
c
'
entrò
di
mezzo
e
li
persuase
tutti
e
due
che
avevano
detto
le
cose
più
spiritose
e
più
appassionate
di
questo
mondo
.
Lacrime
,
sospiri
,
giuramenti
,
e
perfino
alcuni
graziosi
sorrisi
:
insomma
,
ci
fu
un
po
'
di
tutto
.
La
nottata
passò
così
:
si
fece
giorno
,
senza
che
Desiderata
se
n
'
accorgesse
nemmeno
,
ed
essa
non
divenne
più
Cervia
.
Non
c
'
è
da
potersi
immaginare
la
sua
allegrezza
,
appena
se
ne
avvide
:
ed
essa
voleva
troppo
bene
al
Principe
,
per
indugiare
a
dirgliene
il
motivo
:
e
così
cominciò
a
raccontare
la
sua
storia
,
e
lo
fece
con
tanta
grazia
e
con
tanta
eloquenza
naturale
,
da
mettere
in
soggezione
i
primi
avvocati
del
mondo
.
"
Come
!
"
,
esclamò
il
Principe
,
"
siete
dunque
voi
,
mia
graziosissima
Principessa
,
quella
che
io
ho
ferito
sotto
la
sembianza
di
una
Cervia
bianca
?
Che
cosa
debbo
fare
per
espiare
un
tal
delitto
?
Vi
basta
che
io
muoia
di
dolore
,
qui
sotto
i
vostri
occhi
?
"
Egli
era
così
mortificato
,
che
il
dispiacere
gli
si
vedeva
dipinto
sul
viso
.
Desiderata
ci
pativa
e
sentiva
più
dolore
di
questa
cosa
che
della
sua
ferita
;
e
voleva
persuaderlo
che
si
trattava
di
una
sgraffiatura
da
non
darsene
l
'
ombra
del
pensiero
e
che
,
in
fin
dei
conti
,
ella
non
poteva
dolersi
di
un
male
che
era
stato
cagione
per
lei
di
tanta
felicità
.
Il
modo
col
quale
egli
parlava
era
così
affettuoso
,
che
non
si
poteva
dubitare
della
verità
delle
sue
parole
.
E
perché
anch
'
essa
,
alla
sua
volta
,
potesse
essere
istruita
di
ogni
cosa
,
il
Principe
le
raccontò
la
trappoleria
usata
da
Spinalunga
e
da
sua
madre
,
aggiungendo
che
bisognava
mandar
subito
a
dire
al
Re
suo
padre
la
fortuna
che
egli
aveva
avuto
di
poterla
finalmente
trovare
,
perché
il
Re
si
preparava
appunto
a
muovere
una
guerra
micidiale
,
per
ottenere
soddisfazione
del
grand
'
affronto
che
credeva
di
aver
ricevuto
.
Desiderata
lo
pregò
di
scrivergli
una
lettera
e
di
mandargliela
per
Beccafico
,
e
la
cosa
stava
per
essere
fatta
,
quand
'
ecco
che
la
foresta
tutt
'
a
un
tratto
risuonò
di
una
fanfara
squillante
di
trombe
,
cornette
,
timballi
e
tamburi
.
E
parve
di
sentir
passare
gran
gente
lì
vicino
alla
capanna
.
Il
Principe
si
affacciò
alla
finestra
e
riconobbe
molti
ufficiali
,
le
sue
bandiere
e
i
suoi
alfieri
;
ai
quali
ordinò
di
far
alto
e
aspettarlo
.
Fu
per
quei
soldati
una
sorpresa
graditissima
:
perché
tutti
credevano
che
il
loro
Principe
si
sarebbe
messo
alla
testa
,
per
andare
a
vendicarsi
del
padre
di
Desiderata
.
Il
padre
del
Principe
,
sebbene
carico
d
'
anni
,
li
comandava
in
persona
.
Egli
si
faceva
portare
in
una
lettiga
di
velluto
ricamato
in
oro
:
e
dietro
a
lui
,
un
carro
scoperto
,
dov
'
erano
Spinalunga
e
sua
madre
.
Appena
veduta
la
lettiga
,
il
Principe
corse
subito
là
,
e
il
Re
,
stendendogli
le
braccia
,
l
'
abbracciò
con
una
tenerezza
veramente
paterna
.
"
E
di
dove
venite
,
mio
caro
figlio
?
"
,
domandò
il
vecchio
,
"
come
mai
avete
potuto
lasciarmi
nella
grande
afflizione
,
cagionatami
dalla
vostra
lontananza
?
"
"
Signore
"
,
disse
il
Principe
,
"
degnatevi
di
ascoltarmi
.
"
Il
Re
scese
subito
dalla
sua
portantina
,
e
ritiratosi
in
un
luogo
appartato
,
il
Principe
gli
raccontò
il
fortunato
incontro
che
aveva
fatto
e
le
furberie
di
Spinalunga
.
Il
Re
,
tutto
contento
di
questa
bella
avventura
,
alzò
le
braccia
e
gli
occhi
al
cielo
in
atto
di
rendimento
di
grazie
:
e
vide
in
questo
frattempo
farsi
avanti
la
Principessa
Desiderata
,
più
bella
e
più
risplendente
di
tutti
gli
astri
riuniti
insieme
.
Ella
montava
un
superbo
cavallo
,
che
caracollava
continuamente
:
cento
piume
di
diversi
colori
le
ornavano
il
capo
e
i
più
grossi
diamanti
del
mondo
erano
sparsi
sul
suo
abito
,
vestita
com
'
era
da
cacciatrice
.
Viola
-
a
-
ciocche
,
che
la
seguiva
,
non
stava
meno
bene
di
lei
:
e
questo
era
tutto
effetto
della
protezione
di
Tulipano
,
la
quale
aveva
condotto
ogni
cosa
con
molta
accuratezza
e
buon
successo
.
Era
essa
che
aveva
fabbricata
la
graziosa
capanna
di
legno
per
favorire
la
Principessa
,
e
sotto
le
sembianze
di
vecchia
,
l
'
aveva
poi
regalata
per
parecchi
giorni
.
Dopo
che
il
Principe
ebbe
riconosciuti
i
suoi
soldati
,
e
mentre
andava
a
trovare
il
Re
suo
padre
,
la
fata
entrò
nella
camera
di
Desiderata
:
le
soffiò
sul
braccio
per
guarirla
della
ferita
:
e
le
diede
gli
splendidi
vestiti
,
coi
quali
ella
si
mostrò
agli
occhi
del
Re
,
che
ne
rimase
tanto
meravigliato
,
da
stentare
a
credere
che
fosse
una
persona
mortale
.
Egli
le
disse
tutto
quello
che
si
può
immaginare
di
più
grazioso
e
gentile
in
un
caso
simile
,
e
la
scongiurò
a
non
differire
più
a
lungo
ai
suoi
sudditi
il
piacere
di
averla
per
Regina
.
"
Perché
"
,
egli
continuò
a
dire
,
"
io
sono
determinato
a
cedere
il
mio
regno
al
Principe
Guerriero
,
per
renderlo
in
questo
modo
più
degno
di
voi
.
"
Desiderata
gli
rispose
con
tutta
quella
gentilezza
,
che
c
'
è
da
aspettarsi
da
una
persona
squisitamente
educata
:
quindi
,
gettando
gli
occhi
sulle
due
prigioniere
che
erano
nel
carro
e
che
si
nascondevano
il
viso
colle
mani
,
ell
'
ebbe
la
generosità
di
chiedere
la
loro
grazia
,
e
che
lo
stesso
carro
servisse
a
condurle
dove
avessero
voluto
andare
.
Il
Re
acconsentì
al
suo
desiderio
;
ma
dové
ammirare
il
bel
cuore
di
Desiderata
e
ne
fece
i
più
grandi
elogi
del
mondo
.
Fu
dato
ordine
all
'
armata
di
tornare
indietro
.
Il
Principe
montò
a
cavallo
per
accompagnare
la
sua
bella
Principessa
:
e
giunti
alla
capitale
furono
ricevuti
con
mille
gridi
di
gioia
.
Si
allestirono
i
preparativi
per
il
giorno
delle
nozze
:
giorno
che
fu
una
vera
solennità
,
per
la
presenza
delle
sei
fate
amiche
e
propizie
alla
Principessa
.
Esse
le
fecero
i
più
ricchi
regali
,
che
mai
si
possano
immaginare
e
fra
gli
altri
,
il
magnifico
palazzo
nel
quale
la
Regina
era
stata
a
visitarle
,
apparve
a
un
tratto
per
aria
,
portato
da
cinquantamila
Amorini
,
i
quali
lo
posarono
in
una
bella
pianura
,
sulla
riva
del
fiume
.
Dopo
un
tal
dono
,
era
impossibile
farne
altri
di
maggior
valore
.
Il
fido
Beccafico
pregò
il
suo
signore
di
mettere
per
lui
una
buona
parola
con
Viola
-
a
-
ciocche
,
e
di
unirlo
con
essa
,
quand
'
egli
avesse
sposato
la
Principessa
:
ed
egli
lo
fece
volentieri
.
E
così
a
questa
cara
fanciulla
non
parve
vero
di
trovare
un
'
occasione
coi
fiocchi
,
arrivata
appena
in
un
paese
straniero
.
La
fata
Tulipano
,
che
aveva
le
mani
bucate
anche
più
delle
sue
sorelle
,
le
regalò
quattro
miniere
d
'
oro
nelle
Indie
,
perché
non
s
'
avesse
a
dire
che
il
suo
marito
era
più
ricco
di
lei
.
Le
nozze
del
Principe
durarono
parecchi
mesi
:
ogni
giorno
c
'
era
qualche
festa
di
nuovo
,
e
per
tutto
non
si
faceva
altro
che
cantare
le
avventure
di
Cervia
bianca
.
Se
tutti
i
racconti
delle
fate
dovessero
aver
per
forza
una
morale
,
questo
racconto
qui
non
saprebbe
proprio
dove
andare
a
pescarla
.
Salvo
sempre
il
caso
che
Cervia
bianca
,
colla
storia
pietosa
delle
sue
disgrazie
,
non
abbia
preteso
di
far
vedere
alle
giovinette
i
grandi
pericoli
che
ci
sono
,
a
volere
uscire
prima
del
tempo
fuori
dell
'
ombra
delle
pareti
domestiche
,
per
entrare
nella
luce
abbagliante
del
gran
mondo
.
Il
Principe
Amato
C
'
era
una
volta
un
Re
,
il
quale
era
proprio
una
persona
tanto
perbene
,
che
i
suoi
sudditi
lo
chiamavano
il
Re
buono
.
Un
giorno
,
mentre
trovavasi
a
caccia
,
accadde
che
un
coniglio
bambino
,
che
stava
lì
per
essere
ucciso
dai
cani
,
venne
a
gettarsi
fra
le
sue
braccia
.
Il
Re
fece
delle
carezze
alla
povera
bestiolina
e
disse
:
"
Giacché
si
è
messo
sotto
la
mia
protezione
,
non
voglio
che
nessuno
gli
faccia
del
male
"
.
E
portò
il
piccolo
coniglio
nel
suo
palazzo
,
e
gli
fece
dare
una
bella
stanzina
e
delle
erbe
eccellenti
da
mangiare
.
Nella
notte
,
quando
fu
solo
in
camera
,
il
Re
vide
apparire
una
bella
donna
,
la
quale
non
era
vestita
con
abiti
ricamati
d
'
oro
e
d
'
argento
,
ma
la
sua
veste
era
bianca
come
la
neve
,
e
portava
in
testa
una
corona
di
rose
bianche
.
Il
buon
Re
rimase
molto
maravigliato
nel
vedere
questa
signora
,
tanto
più
che
l
'
uscio
di
camera
era
chiuso
,
né
sapeva
capacitarsi
come
diavolo
avesse
fatto
a
passar
dentro
.
"
Io
sono
la
fata
Candida
,
e
passando
per
il
bosco
mentre
eravate
a
caccia
,
volli
vedere
se
veramente
siete
quel
buon
Re
,
che
tutti
dicono
.
A
questo
fine
presi
la
figura
di
un
piccolo
coniglio
e
mi
messi
in
salvo
fra
le
vostre
braccia
:
perché
so
che
chi
sente
pietà
per
le
bestie
,
la
sente
anche
per
gli
uomini
:
e
se
mi
aveste
ricusato
il
vostro
soccorso
,
vi
avrei
tenuto
per
un
cattivo
.
Vi
ringrazio
dunque
del
bene
che
mi
avete
fatto
,
e
contate
che
io
sarò
sempre
vostra
buonissima
amica
.
Voi
non
dovete
far
altro
che
chiedere
,
e
tutto
vi
sarà
accordato
"
.
"
Signora
"
,
disse
il
buon
Re
,
"
poiché
siete
una
fata
,
voi
dovete
leggermi
in
cuore
quel
che
desidero
.
Io
non
ho
che
un
figlio
solo
,
al
quale
voglio
un
bene
dell
'
anima
,
tanto
che
lo
chiamano
tutti
il
Principe
Amato
.
Se
mi
volete
fare
un
regalo
,
pigliate
a
benvolere
questo
mio
figlio
.
"
"
Con
tutto
il
cuore
"
,
rispose
la
fata
,
"
io
posso
fare
del
vostro
figlio
o
il
più
bel
Principe
del
mondo
,
o
il
più
ricco
,
o
il
più
potente
.
Scegliete
voi
.
"
"
Nulla
di
tutto
questo
"
,
replicò
il
buon
Re
,
"
quanto
a
me
,
vi
sarò
obbligatissimo
se
vorrete
farne
il
migliore
dei
Principi
.
A
che
gli
servirebbe
di
esser
bello
,
ricco
e
padrone
di
tutti
i
regni
del
mondo
,
se
fosse
cattivo
?
Voi
sapete
meglio
di
me
che
sarebbe
un
disgraziato
,
perché
non
c
'
è
che
la
virtù
che
renda
veramente
felici
.
"
"
Avete
mille
ragioni
"
,
rispose
Candida
,
"
ma
non
è
in
mio
potere
di
far
diventar
buono
il
Principe
Amato
,
a
suo
dispetto
:
se
vuol
esser
virtuoso
,
bisogna
che
anch
'
esso
ci
metta
dell
'
impegno
e
della
buona
volontà
.
Tutto
quel
più
che
posso
promettervi
è
di
dargli
dei
buoni
consigli
,
di
riprenderlo
quando
farà
male
:
e
anche
di
castigarlo
,
se
non
voglia
correggersi
o
punirsi
da
sé
.
"
Il
buon
Re
fu
arcicontento
di
questa
promessa
,
e
dopo
poco
morì
.
Amato
pianse
moltissimo
il
padre
,
perché
era
tutta
la
sua
affezione
,
e
avrebbe
dato
volentieri
regni
,
oro
,
argento
,
ogni
cosa
insomma
,
per
poterlo
salvare
:
ma
non
era
possibile
.
Due
giorni
dopo
la
morte
del
Re
,
mentre
Amato
era
a
letto
,
Candida
gli
apparve
e
gli
disse
:
"
Ho
promesso
a
vostro
padre
di
esservi
buona
amica
;
e
in
segno
che
voglio
mantenere
la
mia
parola
,
eccomi
qua
a
farvi
un
regalo
"
.
E
nel
dir
così
,
infilò
un
anellino
nel
dito
di
Amato
e
gli
disse
:
"
Tenete
conto
di
quest
'
anello
:
è
più
prezioso
dei
brillanti
;
ogni
volta
che
sarete
per
fare
una
cattiva
azione
,
vi
pungerà
il
dito
:
ma
se
nonostante
la
puntura
,
vi
ostinerete
nel
male
,
perderete
la
mia
amicizia
e
diventerò
vostra
nemica
"
.
Dette
queste
parole
,
Candida
sparì
e
lasciò
Amato
fuori
di
sé
dallo
stupore
.
Per
qualche
tempo
egli
fu
così
ammodo
e
perbene
,
che
non
sentì
mai
bucarsi
dall
'
anello
:
e
questa
cosa
lo
rendeva
tanto
contento
,
che
al
suo
nome
di
Amato
,
che
già
portava
,
gli
venne
aggiunto
anche
quello
di
Felice
.
Accadde
però
che
in
quei
giorni
essendo
andato
a
caccia
e
non
avendo
morto
nessun
animale
,
entrò
di
cattivissimo
umore
.
Allora
gli
parve
che
l
'
anello
gli
pigiasse
,
così
non
ci
badò
né
tanto
né
quanto
.
Entrato
che
fu
nella
sua
camera
,
la
canina
Bibì
gli
venne
incontro
,
tutta
saltellante
in
atto
di
fargli
festa
,
ma
egli
le
disse
:
"
Passa
a
cuccia
!
Ho
altro
per
il
capo
che
le
tue
carezze
"
.
Ma
la
povera
canina
che
non
capiva
nulla
di
quel
che
diceva
,
gli
tirava
il
vestito
per
obbligarlo
almeno
a
voltarsi
a
guardarla
.
Questo
bastò
per
fargli
perdere
la
pazienza
e
le
lasciò
andare
una
gran
pedata
.
In
quel
momento
l
'
anello
lo
punse
così
forte
,
come
se
fosse
stato
uno
spillo
.
Egli
ne
restò
confuso
,
e
tutto
rosso
dalla
vergogna
andò
a
nascondersi
in
un
canto
della
sua
camera
.
E
intanto
pensava
:
"
Io
credo
che
la
fata
abbia
voglia
di
burlarsi
di
me
:
che
male
ci
può
essere
a
dare
una
pedata
a
una
bestia
che
viene
a
seccarmi
?
siamo
giusti
:
a
che
mi
servirebbe
di
essere
il
sovrano
di
un
grand
'
impero
,
se
non
fossi
neanche
padrone
di
picchiare
il
mio
cane
?
"
.
"
Io
non
mi
burlo
di
voi
"
,
disse
una
voce
che
rispondeva
al
pensiero
di
Amato
,
"
voi
avete
commesso
tre
errori
,
invece
di
uno
:
siete
entrato
di
cattivo
umore
,
perché
vorreste
tutte
le
cose
a
modo
vostro
e
perché
credete
che
le
bestie
e
gli
uomini
sieno
creati
apposta
per
ubbidirvi
;
siete
andato
in
furia
,
e
anche
questa
è
una
cosa
bruttissima
;
in
terzo
luogo
,
vi
siete
mostrato
crudele
con
una
povera
bestiuola
,
che
non
si
meritava
davvero
di
essere
presa
a
calci
.
Lo
so
anch
'
io
che
voi
siete
molto
al
di
sopra
di
un
cane
,
ma
se
fosse
lecito
e
ragionevole
che
i
grandi
potessero
maltrattare
la
gente
che
sta
al
disotto
di
loro
,
io
potrei
in
questo
momento
battervi
e
anche
uccidervi
;
perché
una
fata
è
da
più
d
'
un
uomo
.
Il
vantaggio
di
trovarsi
padroni
di
un
grande
impero
,
non
sta
nel
poter
far
tutto
il
male
che
si
vuole
,
ma
tutto
il
bene
che
si
può
.
"
Amato
riconobbe
il
suo
errore
e
diè
parola
di
emendarsene
.
Ma
fu
come
dire
al
vento
.
Bisogna
sapere
che
fin
da
bambino
era
stato
allevato
da
una
sciocca
governante
,
che
lo
aveva
avvezzato
male
.
Se
voleva
una
cosa
,
non
doveva
far
altro
che
piangere
,
imbizzirsi
,
pestare
i
piedi
e
quella
lo
contentava
subito
,
e
così
ne
faceva
un
ostinato
,
da
non
poterci
campare
.
Fra
le
altre
cose
,
essa
passava
le
giornate
intere
a
dirgli
e
ripetergli
che
un
giorno
sarebbe
diventato
Re
,
e
che
i
Re
erano
felicissimi
perché
tutti
gli
uomini
dovevano
ubbidirli
e
venerarli
,
e
perché
erano
padroni
di
cavarsi
tutti
i
capricci
che
frullavano
loro
per
la
testa
.
Quand
'
Amato
crebbe
e
fu
in
caso
di
ragionare
,
riconobbe
da
sé
che
non
c
'
era
cosa
tanto
brutta
,
come
quella
di
mostrarsi
disprezzanti
,
orgogliosi
e
testardi
.
E
si
studiò
di
correggersi
,
ma
ormai
si
era
tirato
su
con
tutti
questi
difetti
,
e
quando
si
è
presa
una
cattiva
piega
è
difficile
abbandonarla
.
Non
si
può
dire
,
peraltro
,
che
in
fondo
in
fondo
fosse
cattivo
di
cuore
:
ché
anzi
,
quando
aveva
commesso
qualche
errore
,
piangeva
dal
dispetto
e
diceva
:
"
Quanto
son
disgraziato
di
dover
combattere
tutti
i
giorni
contro
la
mia
superbia
e
contro
il
mio
naturale
bizzoso
.
Se
da
ragazzo
mi
avessero
sgridato
,
ora
non
mi
ritroverei
a
questo
dispiacere
"
.
L
'
anello
lo
pungeva
spesso
,
e
allora
,
se
egli
stava
facendo
un
'
azione
non
bella
,
si
fermava
subito
:
altre
volte
invece
non
ci
badava
e
tirava
avanti
:
e
la
cosa
curiosa
era
questa
:
che
per
i
piccoli
falli
,
l
'
anello
lo
pungeva
poco
:
ma
quando
poi
si
mostrava
cattivo
davvero
,
allora
gli
faceva
uscire
il
sangue
dal
dito
.
Alla
fine
perse
la
pazienza
e
volendo
essere
un
malanno
quanto
gli
pareva
e
piaceva
,
gettò
via
l
'
anello
.
Liberato
dalla
seccatura
di
sentirsi
bucare
,
credé
di
essere
il
mortale
più
felice
della
terra
.
Si
buttò
allo
sbaraglio
e
ne
fece
di
ogni
risma
e
colore
:
talché
diventò
un
vero
rompicollo
e
nessuno
lo
poteva
soffrire
.
Un
giorno
che
Amato
era
alla
passeggiata
,
vide
una
fanciulla
tanto
bella
che
esso
si
messe
subito
nell
'
idea
di
volerla
sposare
.
Si
chiamava
Zelia
ed
era
una
ragazzina
tanto
perbene
,
quanto
era
bella
.
Amato
si
figurava
che
a
Zelia
sarebbe
parso
di
toccare
il
cielo
con
un
dito
a
poter
diventare
una
gran
Regina
;
ma
la
fanciulla
invece
gli
disse
senza
tanti
complimenti
:
"
Sire
,
io
sono
una
povera
contadinella
e
senza
un
soldo
di
dote
:
eppure
,
sebbene
nuda
bruca
,
non
vi
sposerò
mai
"
.
"
Che
forse
non
vi
piaccio
?
"
,
le
domandò
Amato
un
tantino
commosso
.
"
No
,
mio
Principe
"
,
rispose
Zelia
,
"
per
me
siete
bellissimo
,
come
lo
siete
difatti
:
ma
a
che
vi
gioverebbe
la
vostra
bellezza
,
le
vostre
ricchezze
,
i
bei
vestiti
e
le
belle
carrozze
che
avete
,
se
i
vostri
cattivi
portamenti
mi
costringessero
tutti
i
giorni
a
pigliarvi
in
uggia
e
dispetto
?
"
Amato
s
'
imbestialì
contro
Zelia
e
ordinò
a
'
suoi
ufficiali
di
condurla
per
forza
al
palazzo
.
Quanto
fu
lunga
la
giornata
,
non
seppe
darsi
pace
di
vedersi
così
disprezzato
da
questa
fanciulla
:
ma
perché
le
voleva
bene
,
non
trovava
il
verso
di
maltrattarla
.
Fra
i
cattivi
compagni
di
Amato
,
c
'
era
un
suo
fratello
di
latte
,
col
quale
si
confidava
in
tutto
e
per
tutto
.
Quest
'
uomo
,
che
aveva
delle
passioni
volgarissime
,
com
'
era
volgare
la
sua
nascita
,
accarezzava
le
passioni
del
padrone
e
lo
metteva
sempre
per
la
cattiva
strada
.
Nel
vedere
che
Amato
era
di
umore
tristo
,
gli
domandò
la
cagione
della
sua
tristezza
.
E
avendogli
il
Principe
risposto
che
non
sapeva
rassegnarsi
al
disprezzo
di
Zelia
,
e
che
aveva
fatto
giuro
di
emendarsi
de
'
suoi
difetti
,
perché
per
piacere
a
lei
bisognava
essere
persone
oneste
e
virtuose
,
quel
malanno
uscì
fuori
col
dirgli
:
"
Siete
molto
ma
molto
buono
,
a
usar
tanti
riguardi
con
quella
ragazzuccia
:
se
fossi
io
ne
'
vostri
panni
,
saprei
quel
che
fare
per
costringerla
a
ubbidirmi
:
ricordatevi
che
siete
Re
e
che
vi
farebbe
un
gran
torto
a
darla
vinta
ai
capricci
di
una
contadina
,
la
quale
dovrebbe
stimarsi
felice
di
essere
ammessa
fra
le
vostre
schiave
.
Cominciate
a
tenerla
a
stecchetto
,
a
pane
e
acqua
:
rinserratela
in
una
prigione
e
,
se
perfidia
a
non
volervi
sposare
,
fatela
morire
in
mezzo
ai
tormenti
,
non
foss
'
altro
per
insegnare
agli
altri
a
chinare
il
capo
ai
vostri
voleri
.
Se
si
viene
a
risapere
che
vi
siete
lasciato
imporre
da
una
monella
,
ci
rimetterete
un
tanto
di
reputazione
,
e
i
vostri
sudditi
non
si
ricorderanno
più
che
sono
al
mondo
apposta
per
servirvi
"
.
"
Ma
"
,
chiese
Amato
,
"
non
sarei
ugualmente
portato
per
bocca
,
se
facessi
morire
un
'
innocente
?
Perché
,
in
fin
dei
conti
,
Zelia
non
è
rea
di
alcun
delitto
.
"
"
Chi
si
ribella
ai
vostri
comandi
,
non
è
mai
innocente
"
,
riprese
il
malvagio
consigliere
,
"
ma
dato
anche
che
dobbiate
commettere
un
'
ingiustizia
,
è
sempre
meglio
far
sapere
che
siete
ingiusto
,
di
quello
che
s
'
abbia
a
dire
che
sia
lecito
qualche
volta
mancarvi
di
rispetto
e
di
sommissione
.
"
Il
cortigiano
stuzzicava
Amato
nel
suo
debole
;
e
la
paura
di
veder
diminuita
la
propria
autorità
fece
tanto
effetto
sull
'
animo
del
Re
,
da
far
tacere
le
buone
intenzioni
che
egli
aveva
avuto
di
darsi
al
buono
.
Difatti
fissò
la
sera
stessa
di
andare
nella
camera
della
villanella
e
di
pigliarla
colle
cattive
,
caso
si
fosse
ostinata
a
non
volerlo
sposare
.
Il
fratello
di
latte
di
Amato
,
per
evitare
il
pericolo
che
avesse
a
pentirsi
,
riunì
tre
giovani
signorotti
,
tristi
da
quanto
lui
,
per
fare
un
'
orgia
in
compagnia
del
Re
:
e
cenando
insieme
s
'
ingegnarono
di
farlo
bere
come
una
spugna
,
perché
questo
povero
Principe
perdesse
affatto
il
lume
della
ragione
.
Durante
la
cena
lo
messero
su
contro
Zelia
e
gli
rinfacciarono
tante
e
tante
volte
la
sua
debolezza
di
carattere
,
che
alla
fine
egli
si
alzò
da
tavola
giurando
e
spergiurando
che
voleva
essere
ubbidito
,
e
subito
:
o
se
no
,
il
giorno
dopo
l
'
avrebbe
fatta
vendere
sul
mercato
come
una
schiava
.
Quando
Amato
entrò
nella
camera
della
fanciulla
,
restò
sorpreso
di
non
trovarcela
:
tanto
più
che
egli
stesso
aveva
la
chiave
in
tasca
.
Prese
una
furia
bestiale
,
e
giurò
lo
sterminio
di
tutti
quelli
che
avessero
dato
mano
alla
fuga
di
Zelia
.
I
suoi
compagni
di
vizio
,
nel
sentire
un
discorso
simile
,
pensarono
di
trar
partito
dal
suo
cieco
furore
,
per
rovinare
un
gentiluomo
,
che
era
stato
aio
di
Amato
.
Questo
brav
'
uomo
si
era
preso
qualche
volta
la
libertà
di
ammonire
il
Re
de
'
suoi
difetti
,
perché
gli
voleva
bene
come
a
un
figlio
.
Amato
cominciò
col
ringraziarlo
;
ma
poi
impazientitosi
di
vedersi
contraddetto
,
finì
col
credere
che
fosse
unicamente
per
ispirito
di
opposizione
,
se
l
'
aio
suo
lo
ripigliava
di
certi
mancamenti
:
mentre
tutti
gli
altri
non
facevano
che
lodarlo
e
dirne
un
gran
bene
.
Amato
gli
ordinò
di
allontanarsi
dalla
Corte
:
peraltro
,
malgrado
quest
'
ordine
,
gli
rendeva
giustizia
,
ripetendo
che
era
un
onest
'
uomo
,
e
sebbene
non
lo
avesse
più
nelle
sue
buone
grazie
,
si
sentiva
obbligato
,
a
suo
marcio
dispetto
,
a
doverlo
stimare
.
I
suoi
amici
stavano
sempre
colla
paura
che
un
giorno
o
l
'
altro
gli
pigliasse
l
'
estro
di
richiamare
l
'
aio
;
finché
credettero
di
aver
trovato
il
bandolo
per
levarselo
affatto
di
fra
i
piedi
.
E
per
far
questo
,
dettero
ad
intendere
al
Re
che
Solimano
(
era
il
nome
di
quella
degna
persona
)
si
era
vantato
di
rendere
la
libertà
a
Zelia
.
Tre
individui
,
comprati
con
mance
e
regali
,
raccontarono
di
aver
sentito
questo
discorso
dalla
bocca
stessa
di
Solimano
;
talché
il
Principe
perse
il
lume
degli
occhi
:
comandò
al
suo
fratello
di
latte
di
mandare
dei
soldati
,
perché
gli
conducessero
dinanzi
il
suo
aio
e
governatore
,
ammanettato
come
un
assassino
.
Dato
quest
'
ordine
,
Amato
se
ne
tornò
nella
sua
camera
;
ma
appena
fu
dentro
,
la
terra
tremò
:
si
sentì
un
tuono
spaventoso
e
Candida
apparve
dinanzi
a
'
suoi
occhi
.
"
Avevo
promesso
a
vostro
padre
"
,
diss
'
ella
con
voce
severa
,
"
di
darvi
dei
consigli
,
e
di
punirvi
,
se
aveste
ricusato
seguirli
.
Questi
consigli
voi
li
avete
disprezzati
e
a
voi
non
rimane
altro
che
l
'
aspetto
di
uomo
;
perché
i
vostri
difetti
vi
hanno
trasformato
in
un
mostro
da
far
ribrezzo
al
cielo
e
alla
terra
.
È
tempo
che
io
mantenga
la
mia
promessa
e
che
vi
punisca
.
Io
dunque
vi
condanno
a
diventare
simile
alle
bestie
,
colle
quali
avete
in
comune
le
inclinazioni
.
Vi
siete
reso
simile
al
leone
per
la
collera
violenta
;
al
lupo
per
la
voracità
;
al
serpente
straziando
colui
che
vi
aveva
fatto
da
secondo
padre
;
al
toro
per
la
vostra
brutalità
.
Nel
vostro
nuovo
aspetto
,
serberete
un
po
'
delle
forme
e
del
carattere
di
tutti
questi
animali
.
"
Appena
la
fata
ebbe
finito
di
dir
così
,
Amato
si
vide
subito
,
con
suo
grandissimo
spavento
,
trasformato
e
diventato
tale
e
quale
aveva
ordinato
la
fata
.
La
sua
testa
era
di
leone
,
le
corna
di
toro
,
i
piedi
di
lupo
e
la
coda
di
vipera
.
E
nello
stesso
tempo
si
trovò
in
mezzo
a
un
gran
bosco
,
proprio
sull
'
orlo
di
una
fontana
,
dove
poté
specchiarsi
e
vedere
la
sua
orribile
figura
:
e
sentì
una
voce
che
gli
disse
:
"
Guarda
un
po
'
lo
stato
in
cui
ti
hanno
ridotti
i
vizi
:
eppure
la
tua
anima
è
anche
più
brutta
dello
stesso
corpo
"
.
Amato
riconobbe
la
voce
di
Candida
e
in
un
accesso
di
furore
si
voltò
per
lanciarsi
contro
di
lei
e
divorarla
,
se
avesse
potuto
;
ma
non
vide
anima
viva
,
e
la
stessa
voce
gli
disse
:
"
Io
mi
rido
della
tua
impotenza
e
de
'
tuoi
furori
.
Io
confonderò
il
tuo
orgoglio
,
rendendoti
lo
zimbello
de
'
tuoi
stessi
sudditi
"
.
Amato
pensò
che
,
allontanandosi
da
quella
fontana
,
avrebbe
trovato
un
po
'
di
rifrigerio
ai
suoi
tormenti
:
non
foss
'
altro
non
avrebbe
avuto
più
dinanzi
agli
occhi
la
sua
bruttezza
e
la
sua
deformità
:
e
detto
fatto
,
s
'
inoltrò
nel
bosco
;
ma
dopo
pochi
passi
cascò
dentro
una
buca
,
scavata
apposta
per
prendere
gli
orsi
,
e
in
quel
punto
stesso
alcuni
cacciatori
,
che
stavano
nascosti
sugli
alberi
,
scesero
e
,
dopo
averlo
incatenato
,
lo
menarono
alla
capitale
del
suo
regno
.
E
lungo
la
strada
mandava
mille
imprecazioni
,
mordeva
le
catene
e
faceva
la
bava
dalla
rabbia
,
mentre
avrebbe
fatto
meglio
a
riconoscere
che
quel
castigo
se
l
'
era
chiamato
addosso
unicamente
per
colpa
sua
.
Nell
'
avvicinarsi
alla
città
,
dove
lo
conducevano
,
vide
grandi
feste
di
allegrezza
pubblica
:
e
i
cacciatori
avendo
chiesto
che
cosa
ci
fosse
di
nuovo
,
fu
loro
risposto
che
quel
principe
Amato
,
che
si
divertiva
a
tormentare
i
suoi
sudditi
,
era
stato
incenerito
da
un
fulmine
nella
sua
camera
.
Così
la
raccontavano
,
e
così
la
credevano
.
"
Gli
Dei
"
,
aggiungevano
altri
,
"
non
potevano
patire
più
a
lungo
gli
eccessi
della
sua
malvagità
,
e
ne
hanno
liberata
la
terra
.
Quattro
signori
,
complici
di
lui
,
credevano
di
profittarne
e
di
spartirsi
fra
loro
il
regno
:
ma
il
popolo
che
sapeva
che
erano
stati
essi
coi
loro
tristi
consigli
che
avevano
traviato
il
Re
,
li
ha
fatti
a
pezzi
ed
ha
offerto
il
trono
a
Solimano
,
che
quel
malanno
di
Amato
voleva
far
morire
a
ogni
costo
.
Il
degno
gentiluomo
è
stato
incoronato
poco
fa
,
e
noi
festeggiamo
questo
giorno
,
come
quello
della
liberazione
del
regno
:
perché
Solimano
è
una
gran
brava
persona
e
si
prepara
a
ricondurre
fra
noi
la
pace
e
l
'abbondanza."
Nel
sentire
questi
discorsi
,
Amato
fremeva
di
rabbia
;
ma
si
trovò
a
peggio
,
quando
giunse
sulla
gran
piazza
davanti
al
suo
palazzo
.
Fu
lì
che
vide
Solimano
assiso
sopra
un
magnifico
trono
e
tutto
il
popolo
a
desiderargli
una
lunga
vita
,
per
riparare
al
gran
male
fatto
dal
suo
predecessore
.
Solimano
fece
segno
colla
mano
per
chiedere
un
po
'
di
silenzio
,
e
disse
al
popolo
:
"
Io
ho
accettato
la
corona
che
mi
avete
offerta
,
ma
l
'
ho
fatto
per
serbarla
al
principe
Amato
.
Egli
non
è
morto
,
come
ve
l
'
hanno
dato
ad
intendere
.
Lo
so
da
una
fata
,
e
forse
un
giorno
lo
rivedremo
buono
e
virtuoso
com
'
era
stato
nella
sua
prima
giovinezza
.
Ohimè
!
"
seguitò
a
dire
colle
lacrime
agli
occhi
"
gli
adulatori
lo
avevano
sedotto
.
Io
conosceva
bene
il
suo
cuore
,
che
era
fatto
per
la
virtù
:
e
senza
i
malvagi
suggerimenti
di
coloro
che
gli
stavano
accosto
,
egli
sarebbe
stato
un
buon
padre
a
tutti
voi
.
Detestate
i
suoi
vizi
,
ma
compiangetelo
;
e
tutti
insieme
preghiamo
gli
Dei
perché
ce
lo
rendano
.
In
quanto
a
me
,
mi
stimerei
ben
fortunato
di
dare
tutto
il
mio
sangue
per
vederlo
risalire
sul
trono
,
con
tutte
le
virtù
degne
di
un
gran
sovrano
"
.
Le
parole
di
Solimano
toccarono
il
cuore
di
Amato
.
Egli
conobbe
allora
quanto
fosse
sincero
l
'
affetto
e
fedeltà
di
quest
'
uomo
:
e
per
la
prima
volta
rinfacciò
a
se
stesso
la
propria
colpa
.
Appena
ebbe
dato
retta
a
questo
segno
di
ravvedimento
,
cominciò
a
sentirsi
calmare
quella
rabbia
che
lo
rodeva
vivo
;
e
ripensando
ai
falli
commessi
nella
vita
,
si
capacitò
che
non
era
stato
punito
in
ragione
del
merito
.
Smesse
,
intanto
,
di
sbatacchiarsi
dentro
la
gabbia
di
ferro
dov
'
era
incatenato
,
e
diventò
agevole
come
un
agnello
.
Fu
portato
in
un
gran
serraglio
,
dove
si
tenevano
tutti
i
mostri
e
gli
animali
feroci
e
venne
rinchiuso
insieme
cogli
altri
.
Amato
fece
allora
un
animo
risoluto
e
cominciò
a
voler
riparare
al
mal
fatto
,
col
mostrarsi
obbediente
e
sommesso
al
guardiano
che
l
'
aveva
in
custodia
.
Ma
costui
era
un
omaccio
,
e
quando
aveva
le
paturne
,
lo
bastonava
senza
motivo
e
senza
discrezione
,
sebbene
ei
fosse
docilissimo
e
alla
mano
.
Un
bel
giorno
che
il
guardiano
s
'
era
addormentato
accadde
che
una
tigre
,
rotta
la
gabbia
,
si
avventò
su
di
esso
per
divorarlo
.
Amato
,
nel
primo
momento
,
provò
una
specie
di
contentezza
,
nel
vedere
che
stava
per
essere
liberato
dal
suo
persecutore
:
ma
si
pentì
subito
di
questo
sentimento
e
desiderò
di
trovarsi
libero
.
"
Io
sento
"
,
diss
'
egli
,
"
che
sarei
capace
di
rendere
ben
per
male
,
salvando
la
vita
a
quel
disgraziato
.
"
Appena
ebbe
formato
questo
desiderio
,
vide
aperta
la
sua
gabbia
di
ferro
:
ed
egli
si
slanciò
dalla
parte
di
quell
'
uomo
che
si
era
già
svegliato
e
che
si
difendeva
contro
la
tigre
.
Quando
il
guardiano
vide
anche
il
mostro
,
si
fece
bell
'
e
spedito
:
ma
il
suo
spavento
si
cambiò
presto
in
allegrezza
,
perché
il
mostro
benefico
si
gettò
sulla
tigre
,
la
strangolò
,
e
dopo
andò
ad
accovacciarsi
ai
piedi
del
guardiano
che
aveva
liberato
.
In
segno
di
gratitudine
,
quell
'
uomo
stava
chinandosi
per
fare
delle
carezze
al
mostro
,
che
gli
aveva
reso
un
sì
gran
favore
,
quando
sentì
una
voce
che
disse
:
"
Una
buona
azione
non
resta
mai
senza
ricompensa
"
e
nel
tempo
stesso
,
invece
del
mostro
,
vide
ai
suoi
piedi
un
grazioso
canino
.
Amato
,
lietissimo
di
questa
sua
nuova
trasformazione
,
cominciò
a
fare
un
monte
di
feste
al
guardiano
,
il
quale
lo
prese
in
collo
e
lo
portò
al
Re
,
a
cui
raccontò
per
filo
e
per
segno
tutta
questa
meraviglia
;
la
Regina
volle
il
cane
per
sé
e
Amato
sarebbe
stato
felice
di
questo
suo
nuovo
stato
,
se
avesse
potuto
dimenticarsi
di
essere
uomo
e
sovrano
.
La
Regina
era
tutto
il
giorno
a
carezzarlo
:
ma
per
paura
che
crescesse
troppo
,
consultò
i
medici
di
Corte
,
i
quali
la
consigliarono
di
dargli
soltanto
del
pane
e
in
piccolissima
dose
.
Il
povero
cane
sentiva
rifinirsi
dalla
fame
dodici
ore
del
giorno
:
ma
bisognava
rassegnarsi
,
e
zitti
.
Una
volta
,
che
gli
avevano
portato
il
solito
panino
per
la
colazione
,
gli
venne
l
'
estro
di
andarlo
a
mangiare
nel
giardino
del
palazzo
e
presolo
coi
denti
si
avviò
verso
un
ruscello
,
che
egli
conosceva
e
che
era
piuttosto
lontano
:
ma
arrivato
sul
posto
,
il
ruscello
non
c
'
era
più
e
trovò
invece
un
palazzo
,
le
cui
mura
esterne
risplendevano
tutte
d
'
oro
e
di
pietre
preziose
.
Vi
vedeva
entrare
una
gran
folla
di
donne
e
di
uomini
,
magnificamente
vestiti
:
e
dentro
si
cantava
,
si
suonava
,
si
mangiava
fior
di
pietanze
:
ma
tutti
quelli
che
poi
uscivano
di
lì
,
erano
pallidi
,
rifiniti
,
coperti
di
bolle
e
mezzi
nudi
,
perché
i
loro
vestiti
cascavano
a
pezzi
.
Alcuni
nell
'
uscir
fuori
cadevano
morti
;
altri
si
allontanavano
con
grande
stento
e
fatica
;
altri
rimanevano
per
terra
,
sfiniti
dalla
fame
,
e
chiedevano
un
boccone
di
pane
a
quelli
che
entravano
in
questa
casa
;
i
quali
non
si
voltavano
neppure
a
guardarli
.
Amato
si
accostò
a
una
giovinetta
,
la
quale
cercava
di
strappare
un
po
'
d
'
erba
per
mangiarla
.
Mosso
a
compassione
,
il
Principe
disse
fra
sé
e
sé
:
"
Il
mio
appetito
è
grande
,
non
c
'
è
che
dire
;
ma
non
per
questo
morrò
di
fame
di
qui
all
'
ora
di
desinare
:
per
cui
se
io
mi
levassi
dalla
bocca
la
mia
colazione
per
darla
a
quella
povera
creatura
,
forse
le
salverei
la
vita
"
.
Risolvé
di
dar
retta
a
questa
buona
ispirazione
e
andò
a
mettere
il
suo
panino
nelle
mani
della
giovinetta
,
che
se
lo
portò
alla
bocca
con
grandissima
avidità
.
In
un
batter
d
'
occhio
parve
riavuta
da
morte
a
vita
,
e
Amato
,
contento
di
averla
aiutata
in
tempo
,
stava
per
tornare
al
palazzo
,
quando
sentì
delle
grida
acutissime
e
vide
Zelia
fra
le
mani
di
quattro
uomini
,
che
la
trascinavano
verso
questa
bella
casa
,
dove
la
fecero
entrar
per
forza
.
Amato
in
quel
punto
provò
un
gran
dispiacere
a
non
aver
più
la
figura
di
un
mostro
,
ché
allora
non
gli
sarebbe
mancato
il
modo
di
soccorrere
Zelia
:
ma
debol
canino
com
'
era
,
non
poté
far
altro
che
abbaiare
contro
i
rapitori
e
provarsi
a
dar
loro
alle
gambe
.
Lo
mandarono
indietro
a
furia
di
calci
:
e
nondimeno
non
si
volle
allontanare
di
lì
,
per
la
passione
di
sapere
che
cosa
sarebbe
avvenuto
di
Zelia
.
Egli
si
sentiva
pesare
sulla
coscienza
tutte
le
disgrazie
di
quella
povera
fanciulla
.
"
Ohimè
"
,
diceva
dentro
di
sé
,
"
io
son
qui
che
me
la
piglio
con
quelli
che
l
'
hanno
rapita
!
...
ma
non
commisi
anch
'
io
lo
stesso
delitto
?
E
se
la
giustizia
divina
non
ci
fosse
entrata
di
mezzo
,
non
l
'
avrei
trattata
con
altrettanta
indegnità
?
"
Questi
pensieri
di
Amato
furono
interrotti
da
un
rumore
,
che
veniva
fatto
al
disopra
della
sua
testa
.
Si
voltò
in
su
,
vide
una
finestra
che
si
apriva
,
e
la
sua
gioia
fu
grandissima
quando
scorse
Zelia
che
da
questa
finestra
gettava
giù
un
piatto
di
vivande
così
ben
cucinate
,
da
far
tornare
l
'
appetito
a
un
morto
.
La
finestra
si
richiuse
subito
,
e
Amato
che
in
tutta
la
giornata
non
aveva
trovato
il
modo
di
sdigiunarsi
,
pensò
che
era
venuto
il
momento
buono
per
rimettere
il
tempo
perso
.
E
già
si
preparava
ad
attaccare
il
dente
in
quelle
pietanze
,
quando
la
giovinetta
alla
quale
aveva
dato
il
panino
,
cacciò
un
grido
e
avendolo
preso
fra
le
braccia
:
"
Povera
bestiolina
"
,
gli
disse
,
"
non
ti
accostare
alla
bocca
quella
sorta
di
cibi
.
Questo
è
il
palazzo
della
Voluttà
;
e
tutto
ciò
che
esce
di
lì
dentro
,
è
avvelenato
"
.
Nel
tempo
stesso
Amato
sentì
una
voce
che
disse
:
"
Tu
vedi
come
una
buona
azione
non
resta
mai
senza
ricompensa
"
.
E
subito
si
trovò
cangiato
in
un
bel
piccioncino
bianco
.
Si
ricordò
allora
che
questo
era
il
colore
di
Candida
,
e
cominciò
a
sperare
che
finalmente
ella
volesse
rammentarlo
nelle
sue
buone
grazie
.
Il
suo
primo
pensiero
fu
quello
di
avvicinarsi
a
Zelia
,
e
levatosi
a
volo
per
aria
,
girò
intorno
a
tutta
la
casa
,
e
vide
con
gioia
che
c
'
era
una
finestra
aperta
.
Ma
ebbe
un
bel
frugare
la
casa
in
tutti
i
cantucci
:
Zelia
non
la
poté
trovare
.
Disperato
di
averla
smarrita
,
fece
giuro
di
non
fermarsi
un
momento
solo
,
fino
a
tanto
che
l
'
avesse
incontrata
.
E
per
più
giorni
volò
e
volò
,
finché
entrato
in
un
deserto
vide
una
caverna
,
e
per
curiosità
vi
si
accostò
.
Quale
non
fu
la
sua
gioia
nello
scorgere
Zelia
,
che
seduta
accanto
a
un
venerabile
Eremita
,
faceva
con
lui
un
frugalissimo
pasto
.
Amato
,
nell
'
impeto
della
passione
,
volò
sulla
spalla
della
graziosa
contadinella
,
e
dava
a
vedere
colle
sue
carezze
il
gran
piacere
che
provava
nel
rivederla
.
Zelia
,
innamorata
della
dolcezza
di
questo
animalino
,
lo
lisciava
delicatamente
colla
mano
,
e
sebbene
non
pensasse
di
essere
intesa
,
gli
disse
che
gradiva
il
dono
che
le
faceva
di
se
stesso
,
e
che
gli
avrebbe
voluto
sempre
bene
.
"
Che
avete
mai
fatto
,
Zelia
?
"
,
le
disse
l
'
Eremita
.
"
In
questo
modo
avete
impegnato
la
vostra
parola
.
"
"
Sì
,
graziosa
pastorella
"
,
le
disse
Amato
il
quale
riprese
in
quel
momento
la
sua
forma
naturale
,
"
la
fine
della
mia
metamorfosi
dipendeva
dal
vostro
consenso
alla
nostra
unione
.
Voi
mi
avete
promesso
di
amarmi
sempre
:
confermate
la
mia
felicità
e
io
corro
a
scongiurare
la
fata
Candida
,
mia
protettrice
,
perché
mi
renda
quella
figura
,
sotto
la
quale
ebbi
la
fortuna
di
piacervi
.
"
"
Voi
non
dovete
temere
per
nulla
la
sua
incostanza
"
,
gli
disse
Candida
,
e
lasciò
cadere
le
spoglie
d
'
Eremita
,
sotto
le
quali
s
'
era
nascosta
,
per
apparire
ai
loro
occhi
tale
,
qual
era
difatti
.
"
Zelia
vi
amò
appena
vi
vide
,
ma
i
vostri
vizi
la
costrinsero
a
nascondere
la
inclinazione
che
sentiva
per
voi
.
Il
cambiamento
avvenuto
ora
nel
vostro
cuore
,
la
fa
padrona
di
dare
libero
sfogo
a
tutta
la
sua
tenerezza
.
Voi
sarete
felici
,
perché
la
vostra
unione
sarà
fondata
sulla
virtù
.
"
Amato
e
Zelia
si
erano
gettati
ai
piedi
di
Candida
.
Il
Principe
non
rifiniva
di
ringraziarla
della
sua
bontà
,
e
Zelia
,
oltremodo
contenta
di
sapere
che
Amato
detestava
i
propri
trascorsi
,
tornava
a
ripetergli
il
grande
amore
che
sentiva
per
lui
.
"
Alzatevi
,
figli
miei
"
,
disse
loro
la
fata
,
"
che
io
voglio
trasportarvi
nel
vostro
palazzo
per
rendere
ad
Amato
una
corona
,
della
quale
i
suoi
vizi
l
'
avevano
reso
indegno
.
"
Appena
dette
queste
parole
,
si
trovarono
tutti
nella
camera
di
Solimano
,
il
quale
lietissimo
di
rivedere
il
suo
diletto
padrone
divenuto
virtuoso
,
gli
cedé
il
trono
e
restò
il
più
fedele
de
'
suoi
sudditi
.
Amato
regnò
lungo
tempo
con
Zelia
:
e
si
racconta
che
fu
così
scrupoloso
nell
'
adempimento
dei
propri
doveri
,
che
l
'
anello
che
aveva
ripreso
,
non
lo
punse
nemmeno
una
volta
sola
,
in
modo
da
fargli
far
sangue
.
La
Bella
e
la
Bestia
C
'
era
una
volta
un
mercante
che
era
ricco
sfondato
.
Aveva
sei
figliuoli
,
tre
maschi
e
tre
femmine
;
e
siccome
era
un
uomo
che
sapeva
il
vivere
del
mondo
,
non
risparmiò
nulla
per
educarli
e
diede
loro
ogni
sorta
di
maestri
.
Le
sue
figlie
erano
bellissime
:
la
minore
soprattutto
era
una
maraviglia
,
e
da
piccola
la
chiamavano
la
bella
bambina
,
e
di
qui
le
rimase
il
soprannome
di
Bella
,
che
fu
poi
cagione
di
gran
gelosia
per
le
sue
sorelle
.
Questa
figlia
minore
,
oltr
'
essere
la
più
bella
,
era
anche
la
più
buona
delle
altre
.
Le
due
maggiori
,
perché
erano
ricche
,
avevano
molto
fumo
;
si
davano
l
'
aria
di
grandi
signore
,
e
non
gradivano
la
compagnia
delle
figlie
degli
altri
negozianti
,
ma
se
la
dicevano
soltanto
col
nobilume
.
Andavano
dappertutto
:
ai
balli
,
alle
commedie
,
alle
passeggiate
;
e
si
ridevano
della
sorella
minore
,
perché
spendeva
una
gran
parte
del
suo
tempo
nella
lettura
dei
buoni
libri
.
E
perché
si
sapeva
che
erano
molto
ricche
,
parecchi
negozianti
,
di
quelli
grossi
davvero
,
le
chiesero
in
mogli
;
ma
la
maggiore
e
la
seconda
dissero
chiaro
e
tondo
che
non
si
sarebbero
mai
maritate
,
se
non
fosse
capitato
loro
un
Duca
o
a
dir
poco
un
Conte
.
La
Bella
(
oramai
vi
ho
detto
che
questo
era
il
nome
)
,
la
Bella
,
dunque
,
ringraziò
con
molta
buona
maniera
coloro
che
volevano
sposarla
:
e
disse
che
era
troppo
giovane
e
che
voleva
tener
compagnia
ancora
per
qualche
anno
al
suo
genitore
.
Quand
'
ecco
che
tutto
a
un
tratto
il
mercante
fece
un
gran
fallimento
e
non
gli
rimase
altro
che
una
piccola
casa
assai
lontana
dalla
città
.
Disse
allora
ai
suoi
figli
,
colle
lacrime
agli
occhi
,
che
bisognava
rassegnarsi
e
andare
ad
abitare
in
quella
casetta
dove
,
mettendosi
tutti
a
fare
i
contadini
,
avrebbero
potuto
campare
e
tirarsi
avanti
.
Le
due
ragazze
più
anziane
risposero
che
non
volevano
saperne
nulla
di
lasciare
la
città
,
dov
'
avevano
molti
amanti
,
ai
quali
non
sarebbe
parso
vero
di
poterle
sposare
,
anche
senza
un
soldo
di
dote
.
Ma
le
povere
figliuole
s
'
ingannavano
all
'
ingrosso
perché
,
quando
furono
povere
,
tutti
i
loro
amanti
girarono
largo
.
E
siccome
,
a
motivo
della
loro
superbia
,
non
erano
in
generale
ben
vedute
,
cosi
dicevano
tutti
:
"
Non
meritano
compassione
:
è
giusta
che
abbiano
dovuto
ripiegare
le
corna
;
che
vadano
ora
a
fare
le
grandi
signore
dietro
le
pecore
e
i
montoni
!
"
.
Ma
nel
tempo
stesso
tutti
dicevano
:
"
Quanto
alla
Bella
,
ci
rincresce
proprio
della
sua
disgrazia
:
è
una
gran
buona
figliuola
!
è
così
alla
mano
coi
poveri
,
e
tanto
amorosa
e
gentile
!
"
.
Ci
furono
fra
gli
altri
parecchi
gentiluomini
che
la
volevano
sposare
,
sebbene
non
avesse
più
un
soldo
di
dote
:
ma
essa
disse
che
non
sapeva
risolversi
a
lasciare
il
suo
povero
padre
nella
disgrazia
,
e
che
sarebbe
andata
con
lui
fra
i
campi
,
per
consolarlo
e
dargli
una
mano
nelle
fatiche
.
La
povera
Bella
,
da
principio
,
era
rimasta
molto
male
dell
'
aver
perduto
ogni
ben
di
fortuna
;
ma
poi
si
consolò
col
dire
fra
sé
e
sé
:
"
Quand
'
anche
mi
struggessi
dal
pianto
,
non
varrebbe
a
farmi
ricattare
quello
che
ho
perso
:
dunque
è
meglio
cercare
di
essere
felici
,
anche
senza
un
centesimo
in
tasca
"
.
Appena
arrivati
alla
casa
di
campagna
,
il
mercante
e
le
sue
tre
figlie
si
dettero
subito
a
lavorare
i
campi
.
La
Bella
si
alzava
la
mattina
alle
quattro
,
avanti
giorno
,
e
si
dava
il
pensiero
di
ripulir
la
casa
e
di
preparare
la
colazione
e
il
desinare
per
la
famiglia
.
Sul
primo
ci
pativa
un
poco
,
perché
non
era
avvezza
a
strapazzarsi
come
una
serva
:
ma
di
lì
in
capo
a
due
mesi
si
fece
più
robusta
e
,
faticando
tutto
il
giorno
,
acquistò
una
salute
di
ferro
.
Quando
aveva
finite
le
sue
faccende
,
si
metteva
a
leggere
o
a
suonare
la
spinetta
:
o
anche
canterellava
e
filava
.
Le
sue
sorelle
,
invece
,
s
'
annoiavano
da
non
averne
idea
:
si
levavano
alle
dieci
della
mattina
,
girellavano
tutto
il
giorno
e
trovavano
una
specie
di
svago
a
rimpiangere
i
bei
vestiti
e
la
bella
società
di
una
volta
.
"
Guarda
un
po
'
"
,
dicevano
fra
loro
,
"
come
è
stupida
la
nostra
sorella
minore
:
e
che
caratteraccio
triviale
!
Essa
è
contenta
come
una
pasqua
di
trovarsi
nella
sua
disgraziata
condizione
!..."
Ma
il
buon
mercante
non
la
pensava
così
.
Egli
sapeva
che
Bella
aveva
molto
più
garbo
delle
sue
sorelle
a
fare
spicco
in
società
:
e
ammirava
la
virtù
di
questa
giovinetta
e
segnatamente
la
sua
rassegnazione
;
perché
bisogna
sapere
che
le
sue
sorelle
,
non
contente
di
buttare
addosso
a
lei
tutte
le
faccende
della
casa
,
la
punzecchiavano
continuamente
con
mille
parole
insolenti
.
Era
corso
un
anno
dacché
questa
famiglia
viveva
lontana
dalla
città
,
quando
il
mercante
ebbe
una
lettera
nella
quale
gli
si
diceva
che
un
bastimento
,
carico
di
mercanzie
,
di
sua
proprietà
,
era
arrivato
felicemente
!
Ci
scattò
poco
che
questa
notizia
non
facesse
dar
la
balta
al
cervello
alle
due
ragazze
maggiori
,
le
quali
speravano
così
di
poter
lasciare
la
campagna
,
dove
morivano
dalla
noia
:
e
quando
videro
il
padre
sul
punto
di
partire
,
lo
pregarono
che
portasse
loro
dei
vestiti
,
delle
mantelline
,
dei
cappellini
e
altri
gingilli
di
moda
.
La
Bella
non
gli
chiese
nulla
,
perché
aveva
già
capito
che
tutto
il
valsente
delle
merci
arrivate
non
sarebbe
bastato
a
contentare
i
capricci
delle
sue
sorelle
.
"
E
tu
non
vuoi
che
ti
compri
nulla
?
"
,
le
disse
suo
padre
.
"
Poiché
siete
tanto
buono
da
pensare
a
me
"
,
ella
rispose
,
"
fatemi
il
piacere
di
portarmi
una
rosa
:
che
in
questi
posti
non
ci
fanno
.
"
Non
vuol
dir
già
che
alla
Bella
premesse
la
rosa
:
ma
lo
fece
,
per
non
criticare
col
suo
esempio
la
condotta
delle
sorelle
;
le
quali
avrebbero
detto
che
non
chiedeva
nulla
,
per
farsi
distinguere
e
dar
nell
'
occhio
.
Il
buon
uomo
partì
,
ma
appena
giunto
,
ebbe
a
sostenere
un
processo
a
causa
delle
sue
mercanzie
:
e
dopo
mille
seccature
,
se
ne
tornò
indietro
più
povero
di
prima
.
Gli
restavano
da
fare
non
più
di
trenta
miglia
per
arrivare
a
casa
,
e
già
si
consolava
nel
pensiero
di
rivedere
la
sua
famigliola
;
ma
dovendo
traversare
un
gran
bosco
,
si
smarrì
e
perdé
la
strada
.
La
neve
fioccava
da
far
paura
,
e
soffiava
un
vento
così
strapazzone
,
che
lo
gettò
per
due
volte
giù
da
cavallo
.
Venuta
la
notte
,
egli
cominciò
a
credere
di
dover
morire
o
di
fame
e
di
freddo
,
o
divorato
dai
lupi
,
che
si
sentivano
urlare
a
poca
distanza
.
Quando
a
un
tratto
,
nel
voltar
l
'
occhio
verso
il
fondo
di
una
lunga
sfilata
d
'
alberi
,
vide
una
gran
fiamma
che
pareva
lontana
lontana
.
S
'
avviò
da
quella
parte
,
e
poté
distinguere
che
quella
luce
usciva
da
un
gran
palazzo
,
che
era
tutto
illuminato
.
Il
mercante
ringraziò
il
cielo
del
soccorso
mandatogli
e
si
affrettò
per
giungere
a
questo
castello
;
ma
rimase
grandemente
stupito
di
non
trovarci
anima
viva
.
Il
suo
cavallo
,
che
gli
andava
dietro
,
avendo
visto
una
bella
scuderia
aperta
,
entrò
dentro
;
e
trovatovi
fieno
e
biada
,
il
povero
animale
,
che
moriva
di
fame
,
vi
si
buttò
sopra
con
grandissima
avidità
.
Il
mercante
lo
legò
alla
greppia
:
e
s
'
avviò
verso
la
casa
,
dove
non
trovò
nessuno
.
Ma
entrato
che
fu
in
una
gran
sala
,
vi
trovò
un
bel
fuoco
acceso
,
una
tavola
apparecchiata
e
con
molte
pietanze
:
ma
c
'
era
una
posata
sola
.
Essendo
bagnato
fino
al
midollo
dell
'
ossa
,
per
la
neve
e
la
molt
'
acqua
che
aveva
preso
,
si
avvicinò
al
fuoco
per
asciugarsi
,
dicendo
fra
sé
:
"
Il
padrone
di
casa
e
i
suoi
domestici
mi
scuseranno
della
libertà
che
mi
prendo
!
Sono
sicuro
che
staranno
poco
ad
arrivare
"
.
Aspetta
,
aspetta
e
nessuno
veniva
:
finché
suonarono
le
undici
e
ancora
non
s
'
era
visto
alcuno
.
Allora
non
potendo
più
stare
alle
mosse
,
dalla
gran
fame
prese
un
pollastro
e
,
tremando
dalla
paura
,
lo
mangiò
in
due
bocconi
.
Bevve
anche
qualche
sorso
di
vino
,
e
messo
su
un
po
'
di
coraggio
,
uscì
dalla
sala
e
traversò
molti
quartieri
splendidamente
tappezzati
e
ammobiliati
.
Alla
fine
trovò
una
camera
dove
c
'
era
un
buon
letto
:
e
perché
era
mezzanotte
suonata
e
si
sentiva
stanco
morto
,
prese
il
partito
di
chiuder
l
'
uscio
e
di
coricarsi
.
La
mattina
dopo
si
svegliò
verso
le
dieci
:
e
figuratevi
come
rimase
,
quando
trovò
un
vestito
molto
decente
nel
posto
dove
aveva
lasciato
il
suo
,
che
era
tutto
logoro
e
cascava
a
pezzi
.
"
Si
vede
bene
"
,
egli
disse
,
"
che
in
questo
palazzo
ci
sta
di
casa
qualche
buona
fata
,
che
si
è
mossa
a
compassione
di
me
.
"
Si
affacciò
alla
finestra
e
non
vide
più
un
filo
di
neve
,
ma
pergolati
di
bellissimi
fiori
,
che
innamoravano
soltanto
a
guardarli
.
Ritornò
nella
gran
sala
,
dove
la
sera
avanti
aveva
cenato
e
vide
una
piccola
tavola
,
con
sopra
una
chicchera
e
un
vaso
di
cioccolata
.
"
Grazie
tante
"
,
diss
'
egli
a
voce
alta
,
"
grazie
tante
,
signora
fata
,
della
garbatezza
di
aver
pensato
alla
mia
colazione
.
"
Il
buon
uomo
,
quand
'
ebbe
preso
la
cioccolata
,
uscì
per
andare
dal
suo
cavallo
;
e
passando
sotto
un
pergolato
di
rose
si
ricordò
che
la
Bella
gliene
aveva
chiesta
una
,
e
staccò
un
tralcio
dove
ce
n
'
erano
parecchie
bell
'
e
sbocciate
.
In
quel
punto
stesso
sentì
un
gran
rumore
e
vide
venirsi
incontro
una
bestia
così
spaventosa
,
che
ci
corse
poco
non
cascasse
svenuto
:
"
Voi
siete
molto
ingrato
"
,
disse
la
Bestia
con
una
voce
da
far
rabbrividire
,
"
vi
ho
salvata
la
vita
accogliendovi
nel
mio
castello
,
e
in
ricambio
voi
mi
rubate
le
mie
rose
,
che
è
per
l
'
appunto
la
cosa
che
io
amo
soprattutto
in
questo
mondo
.
Per
riparare
al
mal
fatto
non
vi
resta
altro
che
morire
:
vi
do
tempo
un
quarto
d
'
ora
per
chiedere
perdono
a
Dio
"
.
Il
mercante
si
gettò
in
ginocchio
e
a
mani
giunte
prese
a
dire
alla
Bestia
:
"
Monsignore
,
perdonatemi
:
non
credevo
davvero
di
offendervi
a
cogliere
una
rosa
per
una
delle
mie
figlie
,
che
me
l
'
aveva
domandata
"
.
"
Non
mi
chiamo
Monsignore
"
,
rispose
il
mostro
,
"
ma
Bestia
.
I
complimenti
non
fanno
per
me
;
io
voglio
che
ognuno
parli
come
la
pensa
:
per
cui
non
vi
mettete
in
capo
d
'
intenerirmi
colle
vostre
moine
.
Mi
avete
detto
che
avete
delle
figliuole
:
ebbene
,
io
potrò
perdonarvi
a
patto
che
una
di
codeste
figliuole
venga
qui
a
morire
volontariamente
nel
posto
vostro
.
Non
una
parola
di
più
;
partite
,
e
caso
le
vostre
figlie
ricusassero
di
morire
per
voi
,
giurate
che
dentro
tre
mesi
ritornerete
.
"
Quel
pover
'
uomo
non
aveva
punta
intenzione
di
sacrificare
alcuna
delle
sue
figlie
al
brutto
mostro
,
ma
pensò
dentro
di
sé
:
"
Non
foss
'
altro
avrò
almeno
la
consolazione
di
poterle
abbracciare
un
'
altra
volta
"
.
Fece
giuro
di
tornare
,
e
la
Bestia
gli
disse
che
poteva
partire
a
piacer
suo
.
"
Ma
non
voglio
"
,
soggiunge
,
"
che
tu
debba
andartene
colle
mani
vuote
.
Ritorna
nella
camera
dove
hai
dormito
;
ci
troverai
un
gran
baule
vuoto
;
ché
io
penserò
a
fartelo
portare
fino
a
casa
.
"
Detto
questo
,
la
Bestia
se
ne
andò
,
e
il
buon
uomo
disse
fra
sé
e
sé
:
"
Almeno
,
se
ho
da
morire
,
potrò
lasciare
un
boccon
di
pane
a
'
miei
poveri
ragazzi
"
.
E
tornò
nella
camera
dove
aveva
dormito
,
e
avendovi
trovato
delle
monete
d
'
oro
a
corbellini
,
ne
empì
il
baule
,
di
cui
gli
aveva
parlato
la
Bestia
:
quindi
lo
chiuse
,
e
ripreso
il
cavallo
lasciato
nella
scuderia
,
uscì
dal
palazzo
con
tanto
malessere
addosso
,
quanta
era
la
gioia
colla
quale
vi
era
entrato
.
Il
cavallo
prese
da
sé
uno
dei
viottoli
della
foresta
,
e
in
poche
ore
il
buon
uomo
arrivò
alla
sua
casetta
.
I
suoi
figli
gli
furono
tutti
d
'
intorno
:
ma
invece
di
mostrarsi
lieto
alle
loro
carezze
,
il
mercante
li
guardava
e
gli
cascavano
i
lacrimoni
dagli
occhi
.
Egli
aveva
in
mano
il
tralcio
di
rose
,
che
portava
a
Bella
:
e
nel
darglielo
,
disse
:
"
Bella
,
pigliate
queste
rose
:
ma
costeranno
molto
care
al
vostro
povero
padre
!
"
.
E
così
raccontò
alla
famiglia
il
brutto
caso
che
gli
era
capitato
.
A
quella
storia
le
due
sorelle
maggiori
si
messero
a
berciare
e
dissero
mille
cosacce
a
Bella
,
la
quale
non
piangeva
né
punto
né
poco
.
"
Ecco
le
conseguenze
"
,
esse
dicevano
,
"
dell
'
orgoglio
di
questa
monella
:
perché
anche
lei
non
fece
come
noi
e
non
chiese
dei
vestiti
?
Nient
'
affatto
!
la
signorina
voleva
distinguersi
.
E
ora
è
lei
la
cagione
della
morte
di
suo
padre
e
non
se
ne
fa
né
in
qua
né
in
là
.
"
"
Sarebbe
inutile
"
,
soggiunse
Bella
,
"
e
perché
dovrei
piangere
la
morte
di
mio
padre
?
Egli
non
morirà
una
volta
che
il
mostro
si
contenta
di
accettare
in
cambio
una
delle
sue
figlie
;
io
voglio
mettermi
in
balìa
del
suo
furore
:
e
sono
molto
felice
,
perché
così
potrò
avere
la
contentezza
di
salvare
il
padre
mio
e
di
provargli
il
gran
bene
che
gli
ho
sempre
voluto
.
"
"
No
,
sorella
mia
"
,
le
dissero
i
suoi
tre
fratelli
,
"
tu
non
morirai
:
noi
anderemo
a
trovare
il
mostro
,
e
periremo
sotto
i
suoi
colpi
,
se
non
saremo
buoni
di
ucciderlo
.
"
"
Non
lo
sperate
,
ragazzi
miei
"
,
disse
loro
il
mercante
,
"
la
potenza
di
questa
Bestia
è
così
sterminata
,
che
non
c
'
è
caso
di
poterla
uccidere
.
Mi
fa
una
vera
consolazione
il
buon
cuore
di
Bella
:
ma
non
voglio
mandarla
a
morire
.
Io
son
vecchio
;
non
mi
resta
che
poco
tempo
da
vivere
;
così
,
male
che
vada
,
posso
scorciarmi
di
qualche
anno
la
vita
;
cosa
che
non
rimpiango
punto
,
perché
lo
faccio
per
amor
vostro
,
miei
cari
figliuoli
.
"
"
Vi
do
la
mia
parola
,
padre
mio
"
,
disse
Bella
,
"
che
voi
non
anderete
a
quel
palazzo
,
senza
di
me
:
voi
non
mi
potete
impedire
di
seguirvi
.
Sebbene
giovane
,
io
non
sono
molto
attaccata
alla
vita
,
e
preferisco
esser
divorata
da
quel
mostro
,
che
morire
dalla
pena
che
mi
farebbe
la
vostra
perdita
.
"
Ebbero
un
bel
dire
,
ma
la
Bella
volle
a
ogni
costo
partire
anche
lei
per
il
palazzo
del
mostro
;
e
alle
sorelle
non
parve
vero
,
perché
si
rodevano
di
gelosia
per
le
belle
doti
della
sorella
minore
.
Il
mercante
era
così
stonato
dal
dolore
di
dover
perdere
la
figlia
,
che
non
gli
passò
per
il
capo
neppure
il
baule
che
egli
aveva
riempito
di
monete
d
'
oro
.
Ma
appena
fu
in
camera
restò
grandemente
stupito
di
trovarlo
al
piè
del
letto
.
Risolvette
di
non
dir
nulla
in
casa
di
essere
diventato
ricco
,
per
paura
che
le
figlie
si
mettessero
in
testa
di
voler
tornare
in
città
,
mentre
egli
aveva
fatto
conto
di
voler
morire
in
quella
campagna
.
Peraltro
confidò
il
segreto
a
Bella
,
la
quale
gli
raccontò
come
nel
tempo
che
era
stato
lontano
,
alcuni
gentiluomini
fossero
venuti
per
casa
e
come
,
fra
questi
,
ve
ne
fossero
due
che
amoreggiavano
colle
sue
sorelle
.
Si
raccomandò
al
padre
che
le
maritasse
;
perché
essa
era
tanto
buona
di
cuore
,
che
le
amava
tutte
e
due
,
e
perdonava
loro
tutto
il
male
che
le
avevano
fatto
.
Quelle
due
cattive
si
strofinarono
gli
occhi
colla
cipolla
per
farsi
venire
i
lucciconi
,
al
momento
che
Bella
partì
con
suo
padre
:
ma
i
fratelli
piangevano
davvero
:
e
anche
il
mercante
.
La
sola
che
non
piangesse
era
Bella
,
la
quale
non
voleva
inciprignire
il
dolore
di
tutti
gli
altri
.
Il
cavallo
prese
la
via
del
palazzo
,
e
sul
far
della
sera
cominciarono
di
lontano
a
vederlo
illuminato
,
tale
e
quale
come
la
prima
volta
.
Il
cavallo
andò
da
sé
solo
nella
scuderia
:
e
il
buon
uomo
entrò
con
sua
figlia
nella
gran
sala
,
dove
trovarono
una
gran
tavola
magnificamente
apparecchiata
per
due
.
Il
mercante
non
sapeva
da
che
verso
rifarsi
per
mangiare
;
ma
la
Bella
,
sforzandosi
di
parer
tranquilla
,
si
messe
a
tavola
e
lo
servì
:
poi
diceva
dentro
di
sé
:
"
Capisco
bene
che
la
Bestia
vuole
ingrassarmi
prima
di
far
di
me
un
boccone
!
me
n
'
accorgo
dalla
maniera
con
cui
mi
tratta
"
.
Quand
'
ebbero
cenato
,
udirono
un
gran
fracasso
e
il
mercante
,
colle
lagrime
agli
occhi
,
disse
addio
alla
sua
povera
figlia
,
perché
sapeva
che
la
Bestia
era
lì
lì
per
arrivare
.
La
Bella
,
alla
vista
di
quell
'
orribile
figura
,
sentì
fare
un
cavallone
al
sangue
:
ma
s
'
ingegnò
di
non
darlo
a
divedere
:
e
quando
il
mostro
le
domandò
s
'
era
venuta
da
lui
volentieri
,
rispose
con
voce
tremante
di
sì
.
"
Davvero
che
siete
molto
buona
"
,
disse
la
Bestia
,
"
e
io
vi
sono
riconoscentissimo
.
Buon
uomo
!
domani
partirete
,
e
Dio
vi
guardi
dal
tornare
in
questo
luogo
.
Addio
,
Bella
.
"
"
Addio
,
Bestia
"
,
ella
rispose
.
E
il
mostro
sparì
.
"
Oh
!
figlia
mia
"
,
disse
il
mercante
abbracciandola
e
baciandola
,
"
io
son
mezzo
morto
dalla
paura
.
Fai
a
modo
mio
;
lasciami
morir
qui
.
"
"
No
,
padre
mio
"
,
rispose
la
Bella
con
fermezza
,
"
voi
partirete
domani
mattina
,
e
mi
abbandonerete
all
'
aiuto
del
cielo
.
Il
cielo
forse
avrà
compassione
di
me
!..."
L
'
uno
e
l
'
altro
andarono
a
letto
,
coll
'
idea
che
in
tutta
la
notte
non
sarebbero
stati
buoni
a
chiudere
un
occhio
,
ma
invece
,
appena
si
furono
coricati
nei
loro
letti
,
si
addormentarono
come
ghiri
.
E
la
Bella
vide
in
sogno
una
Regina
,
la
quale
le
disse
:
"
O
Bella
,
io
son
contenta
del
vostro
buon
cuore
.
La
nobile
azione
che
fate
,
dando
la
vita
per
quella
di
vostro
padre
,
non
rimarrà
senza
premio
"
.
Quando
la
Bella
si
svegliò
,
raccontò
il
sogno
a
suo
padre
,
e
sebbene
questa
cosa
lo
rinfrancasse
un
poco
,
non
bastò
peraltro
a
trattenerlo
dal
dare
in
grandissimi
pianti
,
quando
gli
fu
forza
staccarsi
dalla
sua
figlia
adorata
.
Partito
che
fu
,
la
Bella
andò
a
sedersi
nella
gran
sala
;
e
anche
essa
cominciò
a
piangere
;
ma
essendo
molto
coraggiosa
,
si
raccomandò
a
Dio
e
fece
conto
di
non
darsi
tanto
alla
disperazione
per
quel
poco
di
tempo
che
le
restava
ancora
da
vivere
:
perché
ella
credeva
fermamente
che
la
Bestia
sarebbe
venuta
a
mangiarla
nella
serata
.
Intanto
,
mentre
aspettava
,
pensò
bene
di
girare
e
di
visitare
il
castello
,
del
quale
non
poteva
starsi
dall
'
ammirare
le
grandi
bellezze
.
E
figuratevi
se
rimase
a
bocca
aperta
,
quando
vide
una
porta
sulla
quale
c
'
era
scritto
:
Quartiere
della
Bella
.
Aprì
in
fretta
e
in
furia
questa
porta
e
fu
abbagliata
dalle
magnificenze
che
vi
erano
dentro
;
ma
ciò
che
maggiormente
la
colpì
,
fu
la
vista
di
una
gran
biblioteca
,
di
un
clavicembalo
e
di
molti
quaderni
di
musica
.
"
Si
vede
proprio
che
non
vogliono
che
io
mi
annoi
"
,
disse
fra
sé
e
sé
;
quindi
pensò
:
"
Se
io
dovessi
albergare
qui
un
giorno
solamente
,
non
mi
avrebbero
ammannito
tutte
queste
belle
cose
"
.
Questo
pensiero
rianimò
il
suo
coraggio
.
Ella
aprì
la
biblioteca
e
vide
un
libro
sul
quale
era
scritto
a
lettere
d
'
oro
:
"
Desiderate
e
comandate
;
voi
siete
qui
signora
e
padrona
!..."
.
"
Meschina
me
!
"
,
diss
'
ella
,
"
io
non
ho
altro
desiderio
che
di
vedere
il
mio
povero
padre
e
di
sapere
che
cos
'
è
di
lui
in
questo
momento
!
"
Queste
parole
le
aveva
dette
dentro
di
sé
,
ma
quale
non
fu
il
suo
stupore
,
quando
gettando
gli
occhi
sopra
uno
specchio
,
vi
mirò
la
sua
casa
,
e
per
l
'
appunto
in
quel
momento
in
cui
vi
giungeva
suo
padre
con
un
viso
da
far
pietà
.
Le
sue
sorelle
gli
andavano
incontro
;
e
malgrado
le
smorfie
che
facevano
per
parere
afflitte
,
mostravano
sul
viso
e
a
fior
di
pelle
la
contentezza
provata
per
la
perdita
della
loro
sorella
.
Dopo
un
minuto
sparì
ogni
cosa
,
ma
la
Bella
non
poté
far
di
meno
di
pensare
che
la
Bestia
era
molto
compiacente
,
e
che
non
aveva
nulla
da
temere
da
essa
.
A
mezzogiorno
trovò
la
tavola
bell
'
e
apparecchiata
:
e
durante
il
pranzo
udì
un
'
eccellente
musica
,
senza
che
potesse
vedere
alcuno
.
La
sera
mentre
stava
per
mettersi
a
tavola
,
sentì
il
fracasso
che
faceva
la
Bestia
e
fu
presa
da
un
tremito
di
paura
:
"
Bella
"
,
le
disse
il
mostro
,
"
siete
contenta
che
io
stia
a
vedervi
mentre
cenate
?
"
.
"
Non
siete
voi
il
padrone
?
"
,
rispose
la
Bella
,
tremando
.
"
No
"
,
replicò
la
Bestia
,
"
qui
non
c
'
è
altri
padroni
che
voi
;
se
vi
sono
importuno
,
non
dovete
far
altro
che
dirmelo
e
me
ne
anderò
subito
.
Ditemi
una
cosa
:
non
è
vero
che
io
vi
sembro
molto
brutto
?
"
"
È
vero
,
sì
"
,
rispose
Bella
,
"
perché
io
non
sono
avvezza
di
dire
una
cosa
per
un
'
altra
;
peraltro
vi
credo
buonissimo
di
cuore
.
"
"
Avete
ragione
"
,
disse
il
mostro
,
"
ma
oltre
all
'
essere
brutto
io
non
ho
punto
spirito
,
e
so
benissimo
d
'
essere
una
Bestia
.
"
"
Non
è
mai
una
Bestia
"
,
rispose
Bella
,
"
colui
che
crede
di
non
avere
spirito
.
Gl
'
imbecilli
non
arriveranno
mai
a
capire
questa
cosa
.
"
"
Su
dunque
,
mangiate
,
Bella
"
,
le
disse
il
mostro
,
"
e
cercate
tutti
i
mezzi
per
non
annoiarvi
nella
vostra
casa
:
perché
tutto
quello
che
vedete
qui
,
è
roba
vostra
:
e
io
sarei
mortificato
se
non
vi
sapessi
contenta
.
"
"
Voi
avete
molta
bontà
per
me
"
,
disse
la
Bella
,
"
e
sono
contentissima
del
vostro
cuore
:
quando
ci
penso
non
mi
sembrate
nemmeno
tanto
brutto
.
"
"
Oh
!
per
questo
"
,
rispose
la
Bestia
,
"
il
cuore
è
buono
:
ma
io
sono
un
mostro
!
"
"
Conosco
degli
uomini
che
sono
più
mostri
di
voi
"
,
disse
Bella
,
"
e
quanto
a
me
,
mi
piacete
più
voi
con
codesta
vostra
figura
,
di
tant
'
altri
che
,
sotto
l
'
aspetto
d
'
uomo
,
nascondono
un
cuore
falso
,
corrotto
e
sconoscente
.
"
"
Se
avessi
un
po
'
di
spirito
"
,
disse
la
Bestia
,
"
farei
un
complimento
per
ringraziarvi
:
ma
io
sono
uno
stupido
;
e
tutto
quel
che
posso
dirvi
è
che
vi
sono
obbligato
.
"
La
Bella
cenò
di
buon
appetito
.
Essa
non
aveva
quasi
più
paura
del
mostro
;
ma
fu
lì
lì
per
morire
di
spavento
,
quando
egli
le
disse
:
"
Bella
,
volete
esser
mia
moglie
?
"
.
Ella
stette
un
po
'
di
tempo
senza
rispondere
:
aveva
paura
di
svegliare
la
collera
del
mostro
con
un
rifiuto
;
a
ogni
modo
disse
con
voce
tremante
:
"
No
,
Bestia
"
.
A
questa
risposta
il
povero
mostro
volle
mandar
fuori
un
sospiro
e
gli
venne
fatto
un
sibilo
così
spaventoso
,
che
ne
rintronò
tutto
il
palazzo
.
Ma
la
Bella
fu
presto
rassicurata
,
perché
la
Bestia
,
dopo
averle
detto
"
addio
,
dunque
,
Bella
"
,
uscì
dalla
camera
voltandosi
indietro
tre
o
quattro
volte
per
poterla
ancora
vedere
.
Quando
la
Bella
fu
sola
cominciò
a
sentire
una
gran
compassione
per
la
povera
Bestia
,
e
diceva
:
"
Che
peccato
che
sia
così
brutta
,
mentre
sarebbe
tanto
buona
!
"
.
La
Bella
,
per
tre
mesi
,
menò
in
questo
palazzo
una
vita
abbastanza
tranquilla
.
Tutte
le
sere
la
Bestia
andava
a
farle
visita
,
e
durante
la
cena
si
tratteneva
con
lei
,
facendo
mostra
di
molto
buon
senso
,
ma
giammai
di
ciò
che
si
chiama
spirito
fra
le
persone
del
mondo
galante
.
Ogni
giorno
che
passava
,
la
Bella
scopriva
nuovi
pregi
nel
mostro
.
A
furia
di
vederlo
,
aveva
fatto
l
'
occhio
alle
sue
bruttezze
,
e
invece
di
temere
il
momento
della
sua
visita
,
ella
guardava
spesso
l
'
orologio
per
vedere
quanto
mancava
alle
nove
,
perché
la
Bestia
a
quell
'
ora
era
sempre
precisa
.
Una
sola
cosa
metteva
di
mal
umore
la
Bella
;
ed
era
che
tutte
le
sere
,
avanti
di
andare
a
letto
,
il
mostro
le
domandava
se
voleva
essere
sua
moglie
,
e
rimaneva
mortificatissimo
quand
'
essa
rispondeva
di
no
.
Ella
disse
un
giorno
:
"
Voi
mi
fate
una
gran
pena
,
Bestia
;
vorrei
potervi
sposare
,
ma
sono
troppo
sincera
per
darvi
a
sperare
una
cosa
che
non
sarà
mai
.
Io
sarò
sempre
vostra
buon
'
amica
.
Contentatevi
di
questo
"
.
"
Per
forza
!
"
rispose
la
Bestia
.
"
Io
son
giusto
.
Io
so
che
sono
orrendo
:
ma
vi
voglio
un
gran
bene
.
A
ogni
modo
,
io
mi
chiamo
abbastanza
fortunato
se
vi
adattate
a
restar
qui
:
promettetemi
che
non
mi
lascerete
mai
.
"
La
Bella
a
queste
parole
fece
il
viso
rosso
.
Ella
aveva
visto
nello
specchio
che
suo
padre
era
malato
dal
dolore
di
averla
perduta
,
e
desiderava
rivederlo
.
"
Io
potrei
benissimo
promettervi
"
diss
'
ella
alla
Bestia
"
di
non
lasciarvi
più
per
sempre
;
ma
mi
struggo
tanto
di
rivedere
il
padre
mio
,
che
morirei
di
crepacuore
se
mi
rifiutaste
questo
piacere
.
"
"
Vorrei
piuttosto
morire
"
,
disse
il
mostro
,
"
che
darvi
un
dispiacere
;
io
vi
manderò
da
vostro
padre
:
voi
resterete
con
lui
e
la
vostra
Bestia
morirà
di
dolore
.
"
"
No
"
,
rispose
la
Bella
piangendo
,
"
io
vi
voglio
troppo
bene
per
essere
cagione
della
vostra
morte
.
Vi
prometto
di
ritornare
fra
otto
giorni
.
Mi
avete
fatto
vedere
che
le
mie
sorelle
sono
maritate
e
che
i
miei
fratelli
sono
partiti
per
l
'
armata
.
Il
mio
povero
padre
è
rimasto
solo
;
lasciatemi
almeno
una
settimana
con
lui
.
"
"
Domattina
ci
sarete
"
,
disse
la
Bestia
,
"
ricordatevi
delle
vostre
promesse
.
Quando
vorrete
tornare
,
non
dovete
far
altro
che
posare
il
vostro
anello
sopra
la
tavola
nell
'
andare
a
letto
.
Addio
,
Bella
.
"
La
Bestia
,
mentre
parlava
così
,
sospirò
secondo
il
suo
uso
solito
,
e
la
Bella
andò
a
letto
,
tutta
dispiacente
di
avergli
dato
questo
dolore
.
Quando
si
svegliò
la
mattina
dopo
,
si
trovò
in
casa
di
suo
padre
;
e
avendo
suonato
il
campanello
accanto
al
letto
,
vide
venire
la
serva
,
la
quale
cacciò
un
grand
'
urlo
di
sorpresa
.
Il
buon
uomo
di
suo
padre
,
a
quell
'
urlo
,
corse
subito
,
e
nel
rivederla
,
ci
mancò
poco
non
morisse
dalla
contentezza
:
e
stettero
abbracciati
per
più
di
un
quarto
d
'
ora
.
Sfogate
le
prime
tenerezze
,
la
Bella
pensò
che
non
aveva
vestiti
per
potersi
levare
,
ma
la
serva
le
disse
di
aver
trovato
nella
stanzaa
accanto
un
gran
baule
pieno
di
vestiti
,
tutti
d
'
oro
e
ornati
di
brillanti
.
La
Bella
ringraziò
la
buona
Bestia
delle
sue
attenzioni
:
scelse
fra
quei
vestiti
il
meno
vistoso
e
ordinò
alla
serva
di
riporre
gli
altri
,
dei
quali
intendeva
farne
un
regalo
alle
sorelle
:
ma
appena
ell
'
ebbe
pronunziate
queste
parole
,
il
baule
sparì
.
Peraltro
suo
padre
avendole
detto
che
la
Bestia
voleva
che
ella
serbasse
per
sé
ogni
cosa
,
il
baule
ritornò
al
suo
posto
.
La
Bella
si
vestì
,
e
in
questo
mentre
furono
avvertite
le
sue
sorelle
,
le
quali
corsero
subito
insieme
ai
cari
mariti
.
Tutte
e
due
avevano
combinato
molto
male
!
La
maggiore
aveva
sposato
un
gentiluomo
,
bello
come
un
amore
,
ma
tanto
innamorato
di
sé
,
che
dalla
mattina
alla
sera
non
faceva
altro
che
guardarsi
allo
specchio
,
senza
curarsi
né
punto
né
poco
della
bellezza
della
moglie
.
La
seconda
aveva
sposato
un
uomo
che
aveva
molto
spirito
,
ma
se
ne
serviva
soltanto
per
essere
la
disperazione
di
tutte
le
donne
,
cominciando
da
sua
moglie
.
Le
sorelle
di
Bella
quando
la
videro
vestita
come
una
Regina
e
bella
come
un
occhio
di
sole
,
se
non
creparono
dalla
rabbia
,
fu
un
miracolo
.
Ella
ebbe
un
bell
'
accarezzarle
;
nulla
poté
ammansire
la
loro
gelosia
;
la
quale
anzi
si
accrebbe
a
cento
doppi
,
quando
raccontò
quanto
era
felice
.
La
due
invidiose
scesero
in
giardino
per
potersi
sfogare
a
piangere
,
e
dicevano
:
"
O
perché
quella
ragazzuccia
è
più
fortunata
di
noi
?
Non
siamo
forse
più
graziose
e
più
belle
di
lei
?
"
.
"
Cara
sorella
"
,
disse
la
maggiore
,
"
mi
viene
un
'
idea
:
facciamo
di
tutto
per
trattenerla
qui
per
più
di
otto
giorni
;
la
sua
stupida
Bestia
anderà
sulle
furie
per
la
parola
non
mantenuta
e
forse
la
divorerà
per
castigarla
.
"
"
Dici
bene
,
sorella
"
,
rispose
l
'
altra
,
"
ma
perché
la
cosa
riesca
,
bisogna
cercare
di
ammaliarla
con
molte
moine
.
"
Preso
questo
partito
,
risalirono
in
casa
tutt
'
e
due
e
cominciarono
a
fare
tante
e
poi
tante
garbatezze
alla
sorella
,
che
questa
ne
pianse
di
consolazione
.
Passati
che
furono
gli
otto
giorni
,
le
due
sorelle
si
strapparono
i
capelli
e
diedero
segni
di
disperazione
per
la
partenza
di
lei
,
che
ella
finì
col
promettere
di
trattenersi
altri
otto
giorni
.
Intanto
la
Bella
rimproverava
a
se
stessa
il
dolore
che
stava
per
dare
alla
sua
povera
Bestia
,
che
essa
amava
davvero
e
che
ora
era
dispiacente
di
non
poterla
vedere
.
La
decima
notte
che
ella
passò
in
casa
del
padre
,
sognò
di
trovarsi
nel
palazzo
e
di
vedere
la
Bestia
distesa
sull
'
erba
,
vicina
a
morire
,
e
che
le
rinfacciava
la
sua
ingratitudine
.
Bella
si
destò
tutt
'
a
un
tratto
e
pianse
:
"
Non
son
io
molto
cattiva
"
essa
diceva
"
di
dare
questo
dispiacere
a
una
Bestia
,
che
è
stata
tanto
buona
con
me
?
È
colpa
sua
se
è
così
brutta
e
se
ha
poco
spirito
?
Ella
è
buona
:
e
questo
val
più
d
'
ogni
cosa
.
Perché
non
ho
io
voluto
sposarlo
?
Io
sarei
più
felice
con
lui
che
le
mie
sorelle
coi
loro
mariti
.
Non
è
la
bellezza
né
lo
spirito
di
un
marito
che
rendono
felice
una
donna
;
ma
la
bontà
del
carattere
,
la
virtù
e
le
buone
maniere
:
e
la
Bestia
ha
tutte
queste
belle
cose
.
Io
non
sento
amore
per
essa
ma
la
stimo
,
e
ho
per
lei
amicizia
e
riconoscenza
.
Ma
non
debbo
renderla
disgraziata
:
questa
ingratitudine
sarebbe
per
me
un
rimorso
per
tutta
la
vita
"
.
Dette
queste
parole
,
la
Bella
si
leva
,
mette
l
'
anello
sulla
tavola
e
ritorna
a
letto
.
Appena
coricata
si
addormentò
e
,
svegliandosi
la
mattina
,
vide
con
gioia
di
essere
nel
palazzo
della
Bestia
.
Si
messe
i
vestiti
più
belli
per
andarle
a
genio
anche
di
più
,
e
s
'
annoiò
mortalmente
nella
smania
di
aspettare
che
arrivassero
le
nove
ore
di
sera
:
ma
l
'
orologio
ebbe
un
bel
suonare
le
nove
:
la
Bestia
non
comparve
.
La
Bella
allora
temé
di
averle
cagionato
la
morte
:
e
disperata
si
dette
a
girare
per
tutto
il
palazzo
,
mandando
altissimi
pianti
.
Dopo
aver
cercato
dappertutto
,
si
ricordò
del
sogno
e
corse
in
giardino
,
vicino
al
fiume
,
dove
dormendo
,
l
'
aveva
veduta
.
E
difatti
fu
lì
che
trovò
la
povera
Bestia
distesa
per
terra
priva
di
sensi
:
talché
la
credette
morta
.
Senza
provar
ribrezzo
di
quella
brutta
figura
,
si
gettò
tutta
sopra
lei
,
e
avendo
sentito
che
il
cuore
batteva
sempre
,
prese
dal
fiume
un
po
'
d
'
acqua
e
le
bagnò
la
testa
.
La
Bestia
aprì
gli
occhi
e
disse
alla
Bella
:
"
Voi
avete
dimenticata
la
vostra
promessa
:
e
il
gran
dolore
di
avervi
perduta
mi
ha
fatto
decidere
a
lasciarmi
morir
di
fame
:
ma
ora
muoio
contenta
,
perché
ho
avuto
la
consolazione
di
potervi
rivedere
"
.
"
No
,
mia
cara
Bestia
,
voi
non
morirete
"
,
le
disse
la
Bella
,
"
voi
vivrete
per
diventare
mio
sposo
:
da
questo
momento
io
vi
do
la
mia
mano
,
e
giuro
che
non
sarò
d
'
altri
che
di
voi
.
Ohimè
!
io
credeva
di
non
aver
per
voi
che
dell
'
amicizia
,
ma
il
dolore
che
sento
mi
fa
credere
che
non
potrei
più
vivere
senza
vedervi
.
"
Appena
la
Bella
ebbe
pronunziato
queste
parole
,
ecco
che
tutto
il
castello
appare
risplendente
di
lumi
:
i
fuochi
di
artifizio
,
la
musica
,
ogni
cosa
annunziava
una
gran
festa
.
Ma
queste
meraviglie
non
incantarono
punto
i
suoi
occhi
:
ella
si
voltò
verso
la
sua
cara
Bestia
,
il
cui
pericolo
la
teneva
in
tanta
agitazione
.
E
quale
fu
il
suo
stupore
!
La
Bestia
era
sparita
,
ed
essa
non
vide
ai
suoi
piedi
che
un
Principe
bello
come
un
amore
,
il
quale
la
ringraziava
per
aver
rotto
il
suo
incantesimo
.
Sebbene
questo
Principe
meritasse
tutte
le
sue
premure
,
ella
non
poté
stare
dal
chiedergli
dove
fosse
la
Bestia
.
"
Eccola
ai
vostri
piedi
"
,
le
disse
il
Principe
,
"
una
fata
maligna
mi
aveva
condannato
a
restare
sotto
quell
'
aspetto
finché
una
bella
fanciulla
non
avesse
acconsentito
a
sposarmi
,
e
mi
aveva
per
di
più
proibito
di
far
mostra
di
spirito
.
Così
in
tutto
il
mondo
non
ci
voleva
che
voi
,
per
lasciarsi
innamorare
dalla
bontà
del
mio
carattere
:
ed
offrendovi
la
mia
corona
,
non
posso
sdebitarmi
del
gran
bene
che
mi
avete
fatto
.
"
La
Bella
,
piacevolmente
sorpresa
,
porse
la
mano
al
bel
Principe
perché
si
rialzasse
in
piedi
.
E
andarono
insieme
al
castello
,
dov
'
essa
ci
mancò
poco
non
si
sentisse
svenire
dalla
gioia
,
trovando
nella
gran
sala
il
padre
suo
e
tutta
la
sua
famiglia
,
tra
sportata
al
castello
da
quella
bella
Signora
che
le
era
apparsa
in
sogno
.
"
Bella
"
,
le
disse
questa
Signora
,
che
era
una
fata
e
di
quelle
coi
fiocchi
,
"
venite
a
ricevere
la
ricompensa
della
vostra
buona
scelta
:
voi
avete
preferito
la
virtù
alla
bellezza
e
allo
spirito
,
e
meritate
per
questo
di
trovare
tutte
quelle
cose
raccolte
in
una
sola
persona
.
Voi
state
per
diventare
una
gran
Regina
:
ma
spero
che
il
trono
non
vi
farà
scordare
le
vostre
virtù
.
Quanto
a
voi
,
mie
care
signore
"
disse
la
fata
alle
due
sorelle
della
Bella
"
conosco
il
vostro
cuore
e
tutta
la
cattiveria
che
c
'
è
dentro
:
diventerete
due
statue
;
ma
nondimeno
serberete
il
lume
della
ragione
sotto
la
vostra
forma
di
pietra
.
Starete
alla
porta
del
palazzo
di
vostra
sorella
;
e
non
vi
impongo
altra
pena
che
quella
di
essere
testimoni
della
sua
felicità
.
Non
potrete
ritornare
nello
stato
primiero
,
se
non
quando
riconoscerete
i
vostri
errori
:
ma
ho
una
gran
paura
che
dobbiate
restare
statue
per
sempre
.
Si
può
correggere
l
'
orgoglio
,
le
bizze
,
la
gola
,
la
pigrizia
;
ma
la
conversione
di
un
cuore
invidioso
e
cattivo
è
una
specie
di
miracolo
.
"
Nel
dir
così
,
diede
un
colpo
di
bacchetta
,
e
tutti
quelli
che
erano
in
quella
sala
,
furono
trasportati
negli
Stati
del
Principe
.
I
suoi
sudditi
lo
rividero
con
gioia
,
ed
esso
sposò
la
Bella
,
che
visse
con
lui
lungamente
e
in
una
felicità
perfetta
,
perché
era
fondata
sulla
virtù
.
Miscellanea ,
MILANO
PERCORSA
IN
OMNIBUS
Guida
per
chi
vuol
visitare
con
poco
dispendio
di
tempo
e
denaro
,
tutto
quanto
di
più
rimarchevole
offre
questa
città
COMPILATA
DA
GAETANO
BRIGOLA
ED
ILLUSTRATA
DA
NOTIZIE
STORICHE
ED
ARTISTICHE
DA
FELICE
VENOSTA
AL
LETTORE
.
Le
ferrovie
,
recando
facilità
ed
economia
di
tempo
nel
viaggiare
,
fecero
sentire
il
bisogno
di
Guide
delle
varie
città
,
che
in
poche
pagine
offrissero
non
solo
la
descrizione
storica
ed
artistica
di
esse
,
ma
le
presentassero
benanco
sotto
l
'
aspetto
del
loro
soggiorno
e
della
loro
indole
;
in
modo
che
il
viaggiatore
potesse
in
pochi
giorni
farsi
un
concetto
giusto
del
paese
visitato
.
Le
Guide
,
che
sino
ad
oggi
esistettero
,
non
si
prestavano
a
quest
'
ufficio
,
e
,
limitandosi
alla
descrizione
artistica
,
lasciavano
al
viaggiatore
il
cómpito
di
formare
un
apprezzamento
,
che
il
più
delle
volte
non
era
ragionato
,
vuoi
per
la
troppa
rapida
corsa
fatta
in
luogo
,
vuoi
per
inscienza
degli
usi
e
dei
costumi
di
esso
.
Questo
bisogno
fece
nascere
nel
sottoscritto
l
'
idea
di
compilare
all
'
uopo
una
nuova
Guida
di
Milano
,
resa
tanto
più
necessaria
in
quanto
che
,
dopo
la
emancipazione
dallo
straniero
,
1'
attività
e
l
'
indole
de
'
suoi
abitanti
la
portarono
a
floridezza
e
comodità
tali
da
poter
rivaleggiare
colle
più
grandi
metropoli
d
'
Europa
.
Il
limite
tracciatoci
però
e
la
novità
di
molte
cose
descritte
potranno
forse
aver
fatto
cadere
il
compilatore
in
alcune
inesattezze
alle
quali
potrà
in
seguito
rimediare
se
il
favore
del
pubblico
lo
incoraggerà
a
fare
una
seconda
edizione
.
Milano
,
maggio
1871
.
G
.
B
.
CENNO
STORICO
.
Circa
seicento
anni
prima
dell
'
êra
volgare
una
moltitudine
di
gente
,
composta
di
guerrieri
,
di
donne
e
di
fanciulli
,
spinta
dalla
scarsezza
dei
viveri
a
mutare
paese
,
colla
guida
di
Belloveso
,
uscì
dalla
Gallia
,
in
oggi
Francia
,
e
,
valicate
le
Alpi
,
giunse
nell
'
Insubria
.
Combattuti
e
vinti
i
popoli
che
l
'
abitavano
,
Belloveso
si
stabilì
nella
terra
chiusa
tra
i
due
fiumi
Ticino
ed
Adda
,
e
gettò
le
fondamenta
d
'
un
villaggio
chiamandolo
Milano
.
L
'
origine
di
questa
parola
si
cercò
di
spiegare
in
molte
maniere
;
e
noi
,
senza
partecipare
in
tutto
alla
smania
,
che
in
oggi
è
rinata
in
alcuni
,
di
cercare
cioè
ogni
derivazione
nel
celtico
,
non
peritiamo
ad
ammettere
che
il
nome
Milano
sorse
dall
'
idioma
dei
Celti
,
e
cioè
da
Med
e
Lan
,
o
la
terra
ubertosa
.
Le
vecchie
leggende
dei
duci
Medo
ed
Olano
,
del
in
medio
amnium
,
del
in
medio
lanae
e
simili
non
sono
più
ammissibili
dalla
buona
critica
filologica
.
A
poco
a
poco
Milano
si
aumentò
in
numero
degli
abitanti
e
degli
edifici
;
e
il
meschino
villaggio
divenne
col
progresso
del
tempo
città
.
vasta
e
popolosa
.
-
-
Scorsi
erano
quattrocento
anni
dalla
fondazione
di
essa
città
,
quando
i
Romani
,
varcati
gli
Appennini
,
e
passato
il
Po
in
prima
sotto
il
comando
del
console
Flaminio
,
poi
di
Marcello
suo
successore
,
dal
223
al
225
prima
dell
'
éra
volgare
,
con
segnalate
vittorie
si
resero
padroni
di
tutta
l
'
Insubria
fino
alle
Alpi
;
e
fu
vera
conquista
opima
per
la
ubertà
della
terra
acquistata
.
I
Romani
chiamarono
il
paese
vinto
Gallia
Cisalpina
,
ossia
al
di
qua
delle
Alpi
,
e
lo
dissero
altresì
Gallia
Togata
,
perchè
gli
abitanti
,
deposto
il
rozzo
saio
gallico
,
avevano
adottata
la
toga
romana
.
Milano
sotto
il
regime
dei
nuovi
dominatori
migliorò
d
'
assai
.
L
'
asciugamento
di
molte
paludi
rese
1'
aria
più
salubre
e
più
fertili
i
terreni
che
la
circondavano
.
Il
popolo
imparò
quelle
arti
e
quei
mestieri
che
dirozzano
e
che
sono
necessari
alla
vita
.
La
città
crebbe
,
e
,
già
aggregato
di
meschini
casolari
di
legno
,
si
andò
abbellendo
di
edifici
di
pietra
.
Gli
imperatori
romani
vi
ebbero
lunga
stanza
,
per
la
sua
col
-
locazione
opportuna
ad
operazioni
militari
contro
i
popoli
del
Settentrione
,
i
quali
erano
una
minaccia
perenne
per
la
Gallia
Cisalpina
.
Massimiano
Erculeo
abbattè
la
siepe
che
serviva
di
prima
cerchia
alla
città
celtica
,
che
ci
viene
ricordata
dal
nome
della
Via
Andegari
,
AndeGar
,
che
corrisponde
al
nostro
idioma
a
siepe
di
biancospini
,
ed
eresse
solide
mura
che
gira
-
vano
per
due
miglia
con
nove
porte
.
La
porta
Romana
aprivasi
a
S
.
Vittorello
,
presso
la
Via
Unione
;
l
'
Erculea
alla
Maddalena
,
presso
Sant
'
Eufemia
;
la
Giovia
a
San
Vicenzino
,
presso
il
Foro
Bonaparte
;
la
Ticinese
,
o
Marzia
,
al
Carrobbio
;
la
Comasina
a
San
Marcellino
;
la
Nuova
alla
Croce
Rossa
;
la
Tosa
a
San
Zeno
;
1'
Argentea
od
Orientale
,
presso
San
Babila
,
e
la
Vercellina
presso
la
chiesa
di
Santa
Maria
alla
Porta
.
Sotto
Costantino
,
Milano
toccò
l
'
apice
del
suo
splendore
;
avvegnachè
avendo
quell
'
imperatore
divisa
1'
Italia
in
due
regioni
,
Milano
fu
dichiarata
metropoli
della
settentrionale
,
che
comprendeva
sette
provincie
dalle
Alpi
fino
alla
Istria
,
e
destinata
a
residenza
di
un
governatore
col
titolo
di
Vicario
dell
'
Italia
.
Le
mura
romane
durarono
fino
al
nono
secolo
,
allorchè
l
'
arcivescovo
Ansperto
ne
operò
il
ristauro
e
l
'
ampliamento
,
fra
le
porte
Ticinese
e
Vercellina
,
costruendo
un
nuovo
muro
che
dal
Carrobbio
seguiva
le
Vie
del
Circo
e
del
Cappuccio
,
e
girava
poi
a
destra
per
ricongiunger
-
si
all
'
antica
cerchia
in
vicinanza
della
Porta
Vercellina
.
Per
tre
secoli
rimasero
ognora
come
le
aveva
ampliate
Ansperto
;
quando
il
Comune
di
Milano
entrò
in
lotta
con
Federico
Barbarossa
.
A
premunire
la
città
contro
quell
'
imperatore
,
i
Milanesi
pensarono
,
fin
dal
1156
,
di
cingerla
di
un
valido
fossato
,
e
precisamente
quello
per
cui
ora
scorre
il
Naviglio
.
Della
terra
cavata
nel
fare
la
fossa
,
se
ne
formarono
nel
1167
i
bastioni
nel
luogo
che
fino
ai
nostri
giorni
conservò
il
nome
di
Terraggio
.
Nella
prima
metà
del
secolo
XIV
(
1330-38
)
,
Azzone
Visconti
rafforzò
i
Terraggi
con
un
muro
,
mantenendo
però
inalterato
il
circuito
della
città
,
che
continuò
dove
si
trova
il
Naviglio
interno
,
ed
aveva
gli
ingressi
ai
ponti
,
che
descrissero
fino
all
'
anno
1866
,
colla
denominazione
di
Borghi
,
la
parte
di
città
al
di
là
del
fossato
.
Allorchè
nel
seco
-
lo
XV
fu
costruito
il
Naviglio
della
Martesana
,
il
fossato
fu
ristretto
,
e
la
metà
interna
di
esso
fu
convertita
poi
ad
uso
di
magazzeni
di
pietre
o
di
legnami
,
chiamati
col
nome
di
sciostra
o
claustra
,
perchè
rinchiusi
fra
il
muro
di
Azzone
e
la
fossa
.
L
'
antica
larghezza
di
questa
fossa
può
facilmente
anch
'
oggi
comprendersi
nel
sito
degli
Archi
di
Porta
Nuova
,
misurando
Io
spazio
che
è
fra
le
torri
e
la
riva
esterna
del
canale
rimasta
inalterata
.
Il
terzo
ed
ultimo
ingrandimento
fu
decretato
da
Ferrante
Gonzaga
;
governatore
del
bucato
di
Milano
per
1'
imperatore
Carlo
V
.
Le
mura
spagnuole
,
oggi
accessibili
alle
carrozze
,
e
convertite
ad
uso
di
pubblico
passeggio
,
furono
incominciate
nell
'
anno
1546
,
presso
la
distrutta
chiesa
di
S
.
Dionigi
.
Milano
,
dopo
i
Romani
,
venne
mano
mano
governata
dai
Goti
,
dai
Longobardi
,
dai
Franchi
,
dai
Re
d
'
Italia
e
dagli
Imperatori
di
Germania
.
Dopo
la
guerra
dei
Valvassori
,
si
costituì
in
Repubblica
(
1044
)
.
Soccombuta
questa
forma
di
governo
,
ebbe
a
signori
i
Torriani
,
i
Visconti
;
indi
si
formò
di
nuovo
in
Repubblica
,
detta
di
Sant
'
Ambrogio
.
Si
diede
poscia
agli
Sforza
;
indi
cadde
in
potere
dei
Francesi
,
degli
Spagnuoli
,
degli
Austriaci
,
dei
Gallo
-
Sardi
e
di
nuovo
degli
Austriaci
.
Nello
scorcio
del
se
-
colo
passato
,
1797
,
fu
centro
della
Repubblica
Cisalpina
,
che
nel
1802
si
tramutò
in
Repubblica
Italiana
.
Nel
1805
,
creato
il
Regno
d
'
Italia
,
ne
divenne
la
metropoli
.
Nel
1815
Milano
,
ritornata
sotto
l
'
austriaca
dominazione
,
fu
sede
del
regno
Lombardo
-
Veneto
.
Nel
marzo
1848
,
cacciati
gli
Austriaci
,
si
formò
dai
cittadini
un
governo
provvisorio
;
ma
nell
'
agosto
di
quello
stesso
anno
ricadde
in
possesso
degli
Austriaci
,
che
la
governarono
fino
al
4
giugno
1859
.
Fu
allora
unita
aI
regno
sabaudo
,
e
nel
1861
divenne
parte
del
nuovo
Regno
d
'
Italia
.
Nel
volgere
di
secoli
e
di
mutamenti
di
dominazioni
,
di
guerre
e
di
morie
,
ebbe
Milano
a
subire
molte
vicende
,
e
giorni
di
ristrettezze
e
di
sciagure
;
ma
la
ricchezza
del
suolo
e
la
industria
de
'
suoi
abitatori
sempre
la
fecero
risorgere
,
e
ne
tennero
alta
la
rinomanza
.
Ora
essa
è
riputata
la
seconda
metropoli
della
gran
madre
,
l
'
Italia
.
Marzo
1371
.
FELICE
VENOSTA
.
AVVERTENZA
.
La
Stazione
principale
della
Società
Anonima
degli
Omnibus
è
in
Piazza
del
Duomo
con
apposita
sala
d
'
aspetto
,
ove
si
può
lasciare
in
deposito
i
propri
effetti
.
L
'
Impresa
degli
Omnibus
Antonio
Vismara
ha
la
propria
Stazione
alla
Porta
Ticinese
.
L
'
Impresa
Michele
Lissoni
ha
la
stazione
in
Piazza
Fontana
,
ove
ha
pur
sede
l
'
Impresa
Gaetano
Lissoni
.
TARIFFE
DEGLI
OMNIBUS
.
Per
una
corsa
tra
la
Piazza
del
Duomo
ed
una
delle
Porte
della
città
indicate
o
viceversa
L
.
10
Per
una
corsa
degli
Oumibue
in
servizio
delle
ferrovie
tra
la
Piazza
del
Duomo
e
la
Stazione
Centrale
,
o
quella
di
Vigevano
L
25
Per
un
bagaglio
della
dimensione
non
maggiore
di
centimetri
60
L
25
Per
ogni
bagaglio
di
maggior
dimensione
L
50
LINEE
PERCORSE
DALLE
VETTURE
OMMIBUS
DELLA
SOCIETA
'
ANONIMA
(
Veggasi
la
pianta
della
Città
in
fine
della
Guida
)
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
VENEZIA
Linea
A
Colore
Rosso
:
Piazza
del
Duomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
Corso
Venezia
alla
Porta
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
NUOVA
.
Linea
B
Colore
Azzurro
:
1
.
Piazza
del
Duomo
,
via
Carlo
Alberto
,
via
S
.
Margherita
,
Piazza
del
Teatro
alla
Scala
,
via
del
Giardino
,
via
Fate
-
bene
-
fratelli
,
Corso
di
Porta
Nuova
,
alla
Porta
.
2
.
Piazza
del
Duomo
,
via
S
.
Radegonda
,
Piazza
S
.
Fedele
,
via
delle
Case
Rotte
,
Piazza
del
Teatro
alla
Scala
,
via
di
S
.
Giuseppe
,
via
di
Brera
,
via
Solferino
,
via
Castelfidardo
alla
Porta
Nuova
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
BARRIERA
PRINC
.
e
UMBERTO
.
Linea
C
Colore
Terraceo
:
Piazza
del
Duomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
via
Monte
Napoleone
,
via
del
Giardino
,
Piazza
Cavour
,
via
Principe
Umberto
alla
Barriera
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
TENAGLIA
.
Linea
D
Colore
Violaceo
:
Piazza
del
Duomo
,
via
S
.
Radegonda
,
Piazza
S
.
Fedele
,
via
delle
Case
rotte
,
Piazza
del
Teatro
alla
Scala
,
via
di
S
.
Giuseppe
,
via
dell
'
Orso
,
Ponte
Vetero
,
Corso
Garibaldi
,
via
dell
'
Anfiteatro
,
via
Legnano
alla
Porta
Tenaglia
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
MAGENTA
.
Linea
E
Colore
Giallo
:
Piazza
del
Duomo
,
via
Carlo
Alberto
,
Piazza
Mercanti
,
via
Fustagnari
,
Cordusio
,
via
di
S
.
Maria
Segreta
,
via
dei
Meravigli
,
via
di
S
.
Maria
alla
Porta
,
Corso
Magenta
alla
Porta
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PIAZZA
DI
SAN
VITTORE
.
Linea
F
Colore
Verde
:
Piazza
del
Duomo
,
via
Torino
,
via
Spadari
,
via
Armorari
,
via
Boschetto
,
Cinque
Vie
,
via
di
S
.
Maria
Podone
,
via
S
.
Orsola
,
via
del
Cappuccio
,
via
S
.
Valeria
,
Piazza
di
S
.
Ambrogio
,
via
S
.
Vittore
alla
Piazza
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
ROMANA
.
Linea
G
Colore
Arancio
:
Piazza
del
Duomo
,
via
dei
Cappellari
,
via
dei
Rastrelli
,
via
Larga
,
via
Velasca
,
Corso
di
Porta
Romana
alla
Porta
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
VITTORIA
.
Linea
H
Colore
Ceruleo
:
Piazza
del
Duomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
via
del
Palazzo
di
Giustizia
(
quanto
prima
si
chiamerà
Beccaria
)
,
via
di
S
.
Zeno
,
Verziere
,
via
di
S
.
Pietro
in
Gessate
,
Corso
di
Porta
Vittoria
alla
Porta
.
DALLA
PORTA
TICINESE
ALLA
PORTA
GARIBALDI
.
Linea
I
Colore
Rosa
:
Corso
di
Porta
Ticinese
,
Carrobbio
,
via
Torino
,
Piazza
del
Duomo
,
via
Carlo
Alberto
,
Piazza
dei
Mercanti
,
via
dei
Fustagnari
,
Cordusio
,
via
Broletto
,
Ponte
Vetero
,
Corso
Garibaldi
alla
Porta
.
NB
.
Le
Imprese
degli
Omnibus
Antonio
Vismara
,
Michele
e
Gaetano
Lissoni
,
accennate
di
sopra
,
percorrono
linee
già
intrecciate
dalla
Società
principale
,
che
è
l
'
Anonima
.
Linea
A
.
(
Colore
rosso
Porta
Venezia
)
.
MONUMENTI
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
di
Corte
(
Si
può
visitare
nelle
ore
del
giorno
)
.
Arcivescovado
.
Piazza
Fontana
.
Palazzo
del
Duomo
.
Galleria
Vittorio
Emanuele
.
Uomo
di
Pietra
.
Galleria
De
Cristoforis
.
Colonna
di
San
Babila
.
Palazzo
di
Prefettura
.
Regio
Conservatorio
.
Reale
Collegio
delle
fanciulle
.
Seminario
.
Palazzo
delle
Assisie
.
Serbelloni
.
Ciani
.
Saporiti
.
Barriera
.
Lazzaretto
.
Giardini
Pubblici
.
Museo
Civico
.
Villa
Reale
(
Si
può
visitare
nelle
ore
del
giorno
)
.
CHIESE
.
Metropolitana
e
sue
ricchezze
.
Di
Campo
Santo
.
Di
San
Carlo
.
Di
San
Babila
.
Della
Passione
.
TEATRI
.
Santa
Radegonda
.
Teatro
milanese
.
ALBERGHI
ANCHE
CON
SERVIZIO
DI
TAVOLA
(
*
)
Agnello
.
Ancora
.
Roma
.
Europa
.
Francia
.
Ville
(
De
la
)
(
Solo
pranzo
alla
sera
)
.
Leone
.
Biscione
(
Piazza
Fontana
)
.
(
*
)
Cucina
pronta
a
tutte
le
ore
.
Pranzo
alla
carta
ed
a
prezzo
fisso
,
od
a
piacere
.
PIAZZA
DEL
DUOMO
.
La
nuova
Piazza
del
Duomo
è
in
corso
di
esecuzione
su
disegno
dell
'
architetto
comm
.
Giuseppe
Mengoni
da
Bologna
.
I
lavori
vennero
cominciati
nel
marzo
1870
.
Metropolitana
.
Fra
i
più
celebri
e
rinomati
edifici
,
non
solo
d
'
Italia
,
ma
benanco
d
'
Europa
,
è
la
nostra
Cattedrale
.
Questa
insigne
chiesa
ebbe
principio
l
'
anno
1386
al
15
marzo
;
venne
innalzata
sulle
rovine
della
antica
chiesa
di
Santa
Maria
Maggiore
,
o
Duomo
jemale
,
nel
luogo
ove
era
già
il
tempio
pagano
a
Minerva
.
Le
fondamenta
di
essa
furono
fatte
gettare
da
Gian
Galezzo
Visconti
,
signore
di
Milano
,
allo
scopo
di
costruire
un
monumento
che
,
nella
sua
magnificenza
e
gigantesca
mole
,
attestasse
la
grandezza
del
suo
potere
.
Per
la
costruzione
assegnò
vistose
rendite
,
e
donò
la
copiosissima
cava
di
marmi
bianchi
di
Gandoglia
,
che
trovasi
presso
il
Lago
Maggiore
.
Ignorasi
tuttodì
quale
ne
sia
stato
l
'
architetto
;
ovvi
però
chi
ne
attribuisce
il
disegno
al
tedesco
Enrico
Gamodia
,
e
chi
allo
svizzero
Marco
da
Campione
.
Il
nostro
Omodeo
nel
1490
innalzava
la
massima
aguglia
.
Il
Pellegrini
,
e
quindi
il
Richini
o
Cerano
disarmonizzarono
collo
stile
greco
-
romano
il
carattere
gotico
del
tempio
nella
facciata
,
che
fu
compiuta
soltanto
nel
1810
per
ordine
di
Napoleone
I
dal
Pollak
e
dall
'
Amati
.
L
'
interno
è
a
croce
latina
,
di
-
viso
in
cinque
navate
da
52
piloni
sorreggenti
la
volta
.
La
lunghezza
dalla
porta
d
'
ingresso
allo
sfondo
del
coro
è
di
metri
148;
la
larghezza
nella
croce
di
87
,
e
l
'
altezza
alla
statua
della
Madonna
di
108
.
Dal
piano
al
sommo
della
massima
cupola
si
ascende
per
328
gradini
(
*
)
.
E
bello
dall
'
alto
mirare
la
sottoposta
marmorea
mole
,
stupenda
per
le
116
guglie
piramideggianti
,
per
le
4000
e
più
statue
,
poi
trafori
,
balaustrate
e
terrazzi
,
lavori
di
più
se
-
coli
;
ed
intorno
l
'
animato
spettacolo
della
lombarda
metropoli
;
e
più
lungi
1'
ubertoso
agro
(
*
)
Si
può
salire
sul
Duomo
mediante
pagamento
di
una
tassa
di
centesimi
25
per
ogni
persona
da
mezz
'
ora
dopo
1'Ave
Maria
del
mattino
ad
un
'
ora
prima
di
quella
della
sera
.
Una
disposizione
dell
'
Autorità
non
permette
che
si
abbia
a
salire
da
soli
.
milanese
,
dove
la
celebre
Abbazia
di
Chiaravalle
,
e
più
remota
la
maestosa
Certosa
di
Pavia
,
e
il
memorabile
campo
di
battaglia
di
Magenta
,
e
gli
ameni
colli
della
Brianza
colla
Rotonda
del
Cagnola
,
e
infine
la
catena
dei
monti
che
trasportano
il
pensiero
fra
le
delizie
dei
laghi
di
Como
e
di
Lecco
.
Nell
'
interno
del
Duomo
,
dove
la
luce
penetra
attraverso
le
vetriate
dipinte
,
quali
da
artisti
del
500
,
quali
dai
contemporanei
Bertini
,
spiccano
i
monumenti
eretti
all
'
arcivescovo
Ariberto
,
l
'
inventore
del
Carroccio
;
a
Gian
Giacomo
de
'
Medici
,
che
vuolsi
disegno
del
Michelangelo
con
statue
di
bronzo
di
Leone
Leoni
;
al
Vimercate
e
al
Caracciolo
,
del
Bambaja
,
autore
dell
'
altare
della
presentazione
;
a
Ottone
Giovanni
Visconti
;
all
'
arcivescovo
Arcimboldi
;
inoltre
ammiransi
1'
urna
di
porfido
del
Battistero
,
le
statue
di
Martino
V
e
di
Pio
IV
de
'
Medici
,
quella
di
San
Bartolomeo
dell
'
Agrati
,
i
bassorilievi
del
capocroce
allo
svolto
,
e
le
statue
del
Bussola
,
la
Madonna
dell
'
albero
del
Buzzi
,
denominata
dal
ricco
candelabro
che
sta
dinanzi
all
'
altare
;
i
pulpiti
rivestiti
di
rame
stonati
da
Andrea
Pelizzone
e
sostenuti
ciascuno
da
quattro
cariatidi
`
di
bronzo
;
gli
intagli
degli
stalli
del
coro
,
della
cantoria
;
il
tabernacolo
all
'
altare
maggiore
,
opera
dei
Solari
lombardi
e
dono
di
Pio
IV
;
infine
nella
segrestia
meridionale
il
Tesoro
,
e
nella
cripta
o
cappella
sotterranea
,
la
preziosa
urna
ove
riposa
la
salma
dell
'
arcivescovo
S
.
Carlo
.
Nel
principio
del
Duomo
ovvi
una
meridiana
eseguita
nella
seconda
metà
.
del
secolo
passato
sotto
la
direzione
dell
'
illustre
astronomo
Boscovich
,
la
cui
perfezione
subì
qualche
pregiudizio
in
occasione
in
cui
si
rifece
il
pavimento
.
Palazzo
Reale
.
L
'
area
ove
ora
sorge
questo
edificio
era
anticamente
Il
Broletto
,
o
sede
del
-
'
autorità
cittadina
.
Trasferito
il
Municipio
nel
1228
in
Piazza
Mercanti
,
Matteo
I
Visconti
converse
quel
luogo
in
palazzo
ducale
;
Azzone
nel
1336
lo
ornò
;
Galeazzo
II
lo
rifabbricò
,
e
Francesco
Sforza
lo
abbellì
.
Il
palazzo
era
al
di
fuori
cinto
da
portici
,
rinforzati
da
quattro
torrioni
,
e
per
una
via
sopra
i
tetti
comunicava
col
privato
palazzo
del
Visconti
a
S
.
Giovanni
in
Conca
.
Logorato
dagli
anni
,
fu
nel
1662
modificato
,
per
ordine
del
governatore
Don
Luigi
de
Gusman
Ponza
di
Leon
,
dall
'
architetto
Ambrogio
Pessina
con
due
grandi
portici
laterali
,
sui
quali
erano
dipinti
in
medaglie
i
ritratti
dei
governatori
di
Milano
.
L
'
arciduca
Ferdinando
lo
fece
rifabbricare
tra
gli
anni
1772
al
1778
,
come
è
al
presente
dall
'
architetto
Giuseppe
Piermarini
da
Foligno
,
scolaro
di
Luigi
Vanvitelli
napoletano
(
*
)
.
Il
palazzo
è
grandioso
,
e
le
stanze
sono
addobbate
con
lusso
,
adorne
di
bei
damaschi
,
di
stucchi
e
di
pitture
di
Giocondo
Albertolli
,
Knoller
,
Traballesi
,
Hayez
,
Palagi
;
ma
sopratutto
di
Andrea
Appiani
.
Magnifica
è
la
gran
sala
delle
Cariatidi
.
Nel
1796
vi
furono
posti
gli
uffici
della
Re
-
pubblica
Cisalpina
.
Nella
maggior
sala
il
giorno
9
luglio
1797
vi
si
diede
il
gran
pranzo
(
*
)
Fu
la
prima
opera
del
Piermarini
in
Milano
.
patriottico
ai
deputati
di
tutti
i
comuni
di
Lombardia
,
destinati
a
dare
il
loro
voto
a
nome
del
popolo
per
la
creazione
della
Repubblica
Cisalpina
.
Soggiacque
dopo
il
1799
a
varie
desti
-
nazioni
;
finchè
vi
fu
insediata
il
24
giugno
1802
la
sede
del
governo
della
Repubblica
Italiana
.
Creato
il
Regno
d
'
Italia
servì
di
abitazione
al
Vice
-
Re
,
principe
Eugenio
di
Beauharnais
;
come
poi
lo
fu
dal
1818
al
1848
pel
Vice
-
Re
austriaco
,
l
'
arciduca
Rainieri
.
Oggi
è
di
proprietà
del
Re
.
Al
.
palazzo
reale
è
unita
una
chiesa
dedicata
a
San
Gottardo
,
pur
fatta
erigere
da
Azzone
,
la
quale
conserva
tuttodì
della
sua
antica
costruzione
in
terra
cotta
e
dello
stile
del
XIV
secolo
,
il
poscoro
e
il
campanile
,
il
più
bello
della
città
,
e
dove
fu
posto
nel
1336
dal
Visconti
il
primo
orologio
a
batteria
che
suonasse
in
Italia
.
Fu
in
diverse
epoche
rimodernata
:
vi
sono
pitture
di
Knoller
e
Traballesi
.
Sulla
soglia
di
questo
tempio
,
la
mattina
del
16
maggio
1412
,
veniva
pugnalato
il
duca
Giovanni
Maria
Visconti
,
il
quale
,
a
soli
20
anni
,
si
era
già
mostrato
uno
dei
più
atroci
tiranni
.
Arcivescovado
.
Il
primitivo
edificio
fu
di
-
strutto
da
Attila
,
e
rialzato
quindi
nel
573
dal
metropolita
Lorenzo
II
;
atterrato
ancora
dal
Barbarossa
,
venne
ricostruito
nel
1178
,
dopo
il
trionfo
di
Legnano
,
dall
'
arcivescovo
Galdino
,
e
reso
più
agiato
da
Giovanni
Visconti
,
e
più
ancora
nell
'
anno
1494
da
Guido
Antonio
Arcimboldi
.
.
Nel
1565
San
Carlo
Borromeo
lo
compì
per
opera
del
Pellegrini
,
il
quale
architetto
ideò
il
magnifico
cortile
con
portici
dorici
sotto
,
e
jonî
sopra
e
la
porta
bugnata
verso
la
via
delle
Ore
,
e
1'
altra
verso
il
Duomo
.
Del
Pellegrini
è
anche
la
bella
scuderia
di
forma
decagona
a
tre
piani
.
Il
cortile
verso
la
Piazza
Fontana
è
opera
di
Fabio
Mangone
,
fatta
eseguire
dal
cardinale
Federico
Borromeo
.
Nel
1797
vennero
sloggiati
i
preti
,
e
vi
fu
insediato
mi
Consiglio
militare
francese
,
unitamente
alle
carceri
pei
detenuti
francesi
e
cisalpini
,
e
verso
la
fine
del
1798
vi
risiedette
il
Comitato
di
Polizia
.
Dal
1799
in
avanti
ritornò
esclusiva
sede
degli
arcivescovi
.
Nel
cortile
del
Pellegrini
veggonsi
ora
due
magnifiche
statue
colossali
,
il
Mosè
di
A
.
Tandardini
e
l
'
Aronne
di
G
.
Stilizza
.
Nelle
stanze
Arcivescovili
vi
è
una
Galleria
di
quadri
fondata
dai
cardinali
Monti
e
Pozzobonelli
.
Piazza
Fontana
.
A
questa
Piazza
si
diede
il
nome
di
Fontana
,
allorchè
nel
1780
venne
abbellita
e
lastricata
,
ponendovisi
nel
mezzo
la
fontana
di
granito
rosso
,
ridotto
a
lucido
,
disegno
di
Piermarini
,
con
due
bellissime
Sirene
di
marmo
bianco
di
Carrara
,
opera
di
Giuseppe
Franchi
carrarese
,
celebre
professore
di
scultura
nell
'
Accademia
di
Belle
Arti
.
L
'
acqua
per
l
'
alimento
della
fontana
si
trae
dal
canale
Seveso
,
che
scorre
di
sotto
la
città
,
per
mezzo
di
una
ruota
mossa
continuamente
dalle
acque
medesime
del
Seveso
.
Questo
luogo
era
il
Viridarium
degli
antichi
,
e
,
se
si
deve
credere
al
Fiamma
,
vi
era
un
vasto
giardino
,
nel
mezzo
del
quale
i
Gentili
veneravano
la
statua
della
dea
Februa
,
quale
oracolo
a
cui
ricorrevano
per
le
predizioni
sopra
l
'
esito
della
guerra
.
Nell
'
anno
1864
,
idi
primavera
,
fa
abbellita
da
verdi
zolle
ed
alberi
e
sedili
a
cura
del
Municipio
.
Palazzo
della
fabbrica
del
Duomo
.
A
tergo
della
Metropolitana
ovvi
il
palazzo
sede
dell
'
Amministrazione
della
fabbrica
del
Duomo
.
Venne
eretto
su
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
dopo
1'
anno
1845
.
La
facciata
a
colonne
ne
è
grandiosa
.
Nell
'
interno
del
palazzo
trovasi
la
piccola
chiesa
dell
'
Annunziata
,
detta
di
Campo
Santo
,
perchè
nel
medio
evo
in
questo
luogo
eravi
un
cimitero
.
Sull
'
altare
si
vede
un
basso
rilievo
di
marmo
di
fabbrica
che
doveva
essere
posto
ad
ornamento
della
porta
settentrionale
della
Metropolitana
.
In
questa
Piazza
si
esponeva
nel
medio
evo
,
in
tempo
di
pace
,
il
famoso
Carroccio
.
Teatro
Santa
Radegonda
.
Qui
presso
,
nella
via
omonima
,
è
il
teatro
di
Santa
Radegonda
costruito
nel
1850
,
sull
'
area
di
una
sala
che
serviva
a
pubblici
trattenimenti
,
con
disegno
dell
'
architetto
Giacomo
Moraglia
.
Ivi
era
l
'
antica
chiesa
di
Santa
Radegonda
,
demolita
nel
1783
,
nel
cui
spazio
veniva
eretto
verso
il
1803
un
teatro
per
marionette
dalla
signora
Anastasia
Franzini
,
vedova
Barbini
in
società
con
Carlo
Re
,
e
quindi
convertito
dalla
sola
Barbini
in
teatro
per
opera
o
commedia
circa
l
'
anno
1810;
e
il
vecchio
teatro
durò
a
tale
uso
per
alcuni
anni
soltanto
.
Galleria
Vittorio
Emanuele
.
I
lavori
di
questa
Galleria
,
unica
al
mondo
,
vennero
solennemente
iniziati
il
7
marzo
1865
,
avendovi
posta
la
prima
pietra
re
Vittorio
Emanuele
.
L
'
architetto
ne
fu
il
comm
.
Giuseppe
Mengoni
.
La
costruzione
durò
due
anni
e
mezzo
circa
.
Fu
aperta
al
pubblico
il
15
settembre
1867
.
Misura
metri
195
di
lunghezza
;
metri
14
,
50
di
larghezza
;
all
'
ottagono
la
larghezza
è
di
metri
39
.
La
superficie
totale
dei
fabbricati
è
di
metri
quadrati
8600
.
L
'
altezza
dei
fabbricati
è
di
metri
26;
quella
dal
piano
alla
sommità
dei
vetri
nelle
braccia
intorno
all
'
ottagono
è
di
metri
32
,
e
di
metri
50
l
'
altezza
della
cupola
dell
'
ottagono
.
Gli
archi
maggiori
verso
le
Piazze
del
Duomo
e
della
Scala
hanno
una
luce
di
metri
24
per
metri
12
,
21;
quelli
d
'
ingresso
verso
le
vie
Silvio
Pellico
e
Berchet
metri
23
per
metri
12
.
Venticinque
statue
d
'
illustri
italiani
,
eseguite
da
artisti
milanesi
,
adornano
gli
ingressi
e
l
'
ottagono
.
Quattro
affreschi
veggonsi
negli
scompartimenti
della
volta
dell
'
ottagono
,
larghi
metri
15
,
alti
7
,
50;
e
furono
eseguiti
:
L
'
Europa
,
dal
Petrasanta
;
L
'
Asia
,
dal
Giuliano
;
L
'
Africa
,
dal
Tagliano
;
L
'
America
,
dal
Casnedi
.
Gli
stessi
egregi
artisti
eseguirono
nei
pennacchi
dei
due
grandi
archi
laterali
quattro
figure
;
sono
all
'
arco
verso
la
via
Silvio
Pellico
:
La
Scienza
,
del
Pagliano
,
e
L
'
Industria
,
del
Pietrasanta
.
All
'
arco
verso
la
via
Berchet
:
L
'
Arte
,
del
Canedi
,
e
L
'
Agricoltura
,
del
Pagliano
.
In
questa
Galleria
vi
sono
magnifici
negozi
,
e
i
due
più
eleganti
caffè
di
Milano
(
*
)
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
A
PORTA
VENEZIA
.
Teatro
milanese
.
Questo
teatro
venne
fondato
dal
dottor
Carlo
Righetti
nell
'
anno
1869
per
rappresentazioni
in
dialetto
milanese
ed
operette
buffe
;
è
sotto
gli
auspici
di
un
'
Accademia
,
il
cui
presidente
è
il
Sindaco
di
Milano
,
e
conta
fra
i
soci
onorari
illustrazioni
dell
'
arte
cittadina
.
Il
locale
fu
ridotto
in
forma
di
teatro
a
spese
del
fondatore
su
disegno
dell
'
architetto
Carlo
Vismara
;
è
molto
elegante
;
possiede
pitture
pregevoli
,
fra
le
quali
due
quadri
del
Domenico
Induno
.
Pur
bello
è
il
telone
,
rappresentante
Meneghino
che
cede
il
primato
alla
giovane
Commedia
milanese
.
L
'
Uomo
di
Pietra
.
Sul
Corso
Vittorio
Emanuele
,
all
'
altezza
del
primo
piano
della
casa
N
.
29
,
evvi
incastrata
al
muro
un
'
antica
statua
molto
digradata
dal
tempo
,
che
il
popolo
designa
col
nome
di
Uomo
di
Pietra
,
e
che
rappresenta
(
*
)
Sulla
prima
pietra
della
Galleria
sta
incisa
la
seguente
epigrafe
:
VITTORIO
EMANUELE
RE
D
'
ITALIA
POSE
7
MARZO
1865
AUSPICE
IL
RE
.
MAGNANIMO
DITE
RIVENDICAVA
L
'
ITALIA
A
LIBERTA
'
MILANO
INIZIA
LE
GRANDI
IMPRESE
DEI
.
LAVORO
E
DELL
'
ARTE
CHE
NELLA
LIBERTA
'
HANNO
VITA
RIGOGLIOSA
E
FECONDA
.
una
persona
togata
.
Varie
sono
le
opinioni
intorno
a
questa
statua
;
alcuni
la
vogliono
attribuire
a
Cicerone
,
per
essere
scritta
ai
piedi
una
sentenza
di
questo
oratore
;
altri
a
Mario
,
od
a
Cesare
,
ed
altri
ad
Adelmano
Menclozio
,
creato
arcivescovo
di
Milano
l
'
anno
948
,
per
la
vicinanza
della
di
lui
casa
di
abitazione
,
e
per
avere
esso
fatta
in
quel
luogo
fabbricare
una
chiesa
,
demolita
nel
1787
.
Più
probabile
è
l
'
asserto
del
Grazioli
che
la
vuole
di
qualche
console
romano
,
che
,
benemerito
di
Milano
,
ha
con
-
seguito
l
'
onore
della
statua
.
Chiesa
di
S
.
Carlo
.
Sull
'
area
dell
'
antica
chiesa
di
Santa
Maria
dei
Servi
o
del
Sacco
,
che
da
ultimo
era
stata
ridotta
dalla
gotica
forma
dal
Pellegrini
,
si
gettavano
le
fondamenta
nell
'
anno
1838
della
chiesa
attuale
di
S
.
Carlo
,
che
fu
terminata
nel
1851
.
Costò
circa
3,000,000
di
lire
.
Il
disegno
,
non
troppo
felice
,
è
dell
'
Amati
.
Dicontro
alla
chiesa
evvi
il
grande
Albergo
della
Ville
,
fabbricato
non
sono
molti
anni
.
Galleria
De
-
Cristoforis
.
Vicino
alla
chiesa
di
San
Carlo
vi
è
la
Galleria
De
-
Cristoforis
.
Venne
incominciata
nell
'
anno
1830
,
ed
inaugurata
nel
1832
con
una
sfarzosa
festa
da
ballo
in
costume
,
data
dall
'
arciduca
vicere
Rainieri
.
L
'
elegante
disegno
è
dell
'
architetto
Andrea
Pizzala
;
fu
costruita
sull
'
area
di
antico
palazzo
appartente
al
duca
Serbelloni
.
Leone
di
Porta
Venezia
.
Il
leone
su
di
una
colonna
,
che
vedesi
a
destra
nel
principio
del
Corso
di
Porta
Venezia
risale
al
1502
,
e
fu
eseguito
a
spese
della
città
per
volere
del
prefetto
Catiliano
Cotta
.
La
colonna
venne
eretta
soltanto
nel
1626
da
Carlo
Francesco
Serbelloni
.
Varie
sono
le
asserzioni
degli
storici
su
questo
monumento
;
alcuni
opinano
sia
testimonio
della
vittoria
riportata
da
Francesco
I
Sforza
sui
Veneti
a
Caravaggio
;
altri
lo
stemma
della
Porta
Orientale
,
che
era
uno
stendardo
bianco
con
lione
nero
.
Chiesa
di
San
Babila
.
Sulle
rovine
dell
'
antico
tempio
del
Sole
venne
innalzata
la
chiesa
di
San
Babila
.
Subì
una
totale
riforma
nel
1588
,
e
fu
anco
a
'
nostri
giorni
rimodernata
.
La
chiesa
era
anticamente
fuori
delle
mura
della
città
,
le
quali
seguivano
la
linea
delle
due
vi
-
cine
vie
del
Monte
Napoleone
e
Durini
.
Palazzo
di
Prefettura
.
Nella
vicina
via
di
Monforte
,
che
si
trova
a
destra
della
chiesa
di
San
Babila
,
evvi
il
palazzo
della
Regia
Prefettura
,
residenza
pure
del
Prefetto
.
Il
disegno
di
questo
palazzo
è
di
Giovanni
Battista
Diotti
,
che
ne
era
proprietario
.
In
una
delle
sue
sale
possiede
pitture
dell
'
Appiani
.
L
'
attuale
facciata
venne
costruita
dipoi
con
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Gilardoni
,
e
terminata
nel
1818
.
Innanzi
a
questo
edificio
,
già
sede
dei
governatori
austriaci
,
cominciò
la
gloriosa
lotta
delle
cinque
giornate
del
marzo
1848
,
che
finì
colla
cacciata
degli
Austriaci
dalla
città
.
Chiesa
di
Santa
Maria
della
Passione
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
della
Passione
,
che
trovasi
nella
vicina
via
del
Conservatorio
,
fu
fatta
innalzare
,
in
forma
di
croce
greca
,
da
Daniele
Birago
,
arcivescovo
di
Mitilene
(
in
partibus
)
nel
1485
,
e
donata
ai
padri
lateranensi
.
Il
celebre
scultore
Cristoforo
Solari
,
detto
il
Gobbo
,
eresse
nel
1530
la
grandiosa
sua
cupola
.
Nel
1692
venne
ridotto
il
tempio
a
croce
latina
.
-
-
La
stravagante
facciata
fu
disegnata
dall
'
architetto
Rusnati
.
Questa
chiesa
ha
peregrine
pitture
di
Bernardino
Luini
,
di
Daniele
Crespi
,
di
Giulio
Campi
,
di
Cesare
Procaccini
,
di
Enea
Salmeggia
,
di
Gaudenzio
Ferrari
,
ecc
.
Degno
di
ammirazione
è
il
bellissimo
monumento
a
Daniele
Birago
,
opera
del
celebre
Andrea
Fusina
,
che
lo
eseguì
nel
1495
.
Regio
Conservatorio
.
Presso
la
chiesa
della
Passione
vi
è
il
Regio
Conservatorio
di
Musica
,
il
cui
edificio
,
già
convento
dei
padri
lateranensi
,
non
offre
nulla
di
rimarchevole
.
Il
Conservatorio
fu
istituito
nel
1808
a
spese
del
governo
.
Dell
'
antico
refettorio
si
formò
una
elegante
sala
con
palco
ad
uso
di
teatro
,
testè
rimodernata
,
che
serve
per
accademie
vocali
ed
istrumentali
.
Nel
1868
venne
in
esso
creata
una
biblioteca
musicale
.
Reale
Collegio
delle
Fanciulle
.
Nella
via
della
Passione
,
vicinissima
al
Conservatorio
,
è
il
Reale
Collegio
delle
Fanciulle
.
Fu
esso
fon
-
dato
da
Napoleone
I
,
con
decreto
18
settembre
1808
,
e
riformato
nel
1861;
quivi
venne
da
altra
sede
trasportato
soltanto
nell
'
anno
1864
.
Vi
sono
stabiliti
24
posti
gratuiti
a
vantaggio
di
fanciulle
di
famiglie
civili
,
i
cui
genitori
abbiano
reso
notevoli
servigi
allo
Stato
.
Il
disegno
del
grandioso
edificio
è
dell
'
architetto
Besia
;
esso
era
prima
proprietà
_
del
conte
Archinti
.
Ritornando
sul
Corso
Venezia
per
la
via
della
Passione
,
e
quindi
lungo
il
Naviglio
,
troviamo
il
Seminario
.
Il
Seminario
Maggiore
fu
fatto
erigere
sull
'
area
di
una
casa
di
Umiliati
nel
1570
da
San
Carlo
Borromeo
,
su
disegno
di
Giuseppe
Meda
,
uomo
di
genio
intraprendente
e
perseverante
.
La
Porta
che
dal
Corso
mette
all
'
edificio
fu
aggiunta
,
circa
un
secolo
dopo
,
dall
'
arcivescovo
Alfonso
Litta
su
disegno
di
Richini
,
fiancheggiato
da
maestose
cariatidi
,
rappresentanti
la
Pietà
e
la
Sapienza
.
Il
grandioso
ed
imponente
cortile
è
degno
di
ammirazione
per
la
sua
vastità
e
bellezza
;
ha
due
ordini
architravati
l
'
uno
sopra
l
'
altro
con
colonne
maestose
binate
,
dorico
il
primo
,
jonico
il
secondo
.
Nel
1798
furono
i
seminaristi
traslocati
altrove
,
per
porre
in
quell
'
edificio
i
prigionieri
tedeschi
;
quindi
nel
1799
i
giovani
requisiti
per
le
milizie
della
Cisalpina
.
Nel
ritorno
degli
Imperiali
fu
rimesso
in
pristino
.
Nel
1859
servì
per
qualche
tempo
di
ospedale
militare
pei
sol
-
dati
feriti
,
austriaci
e
francesi
.
Casa
Castiglioni
.
Di
contro
al
Seminario
evvi
la
casa
bramantesca
ora
del
sig
.
Silvestri
,
e
già
di
proprietà
Stampa
-
Castiglioni
,
ed
in
origine
dei
marchesi
Pirovano
,
indi
degli
Scaccabarozzi
.
Questa
casa
,
in
oggi
molto
rovinata
ed
informe
,
si
annovera
solo
per
essere
stata
una
delle
prime
fabbriche
del
Bramante
,
e
di
sua
mano
dipinta
.
Ove
è
il
ponte
sorgevano
gli
Archi
o
Por
-
toni
di
Porta
Orientale
,
costruiti
di
viva
pietra
sulla
forma
delle
antiche
porte
romane
dopo
la
desolazione
di
Federico
Barbarossa
nel
1171
.
Su
di
essi
vedevasi
scolpita
una
scrofa
in
atto
di
allattare
i
suoi
piccoli
parti
.
Vennero
demoliti
nel
1819
(
*
)
.
Palazzo
delle
Assisie
.
Poco
discosto
dal
ponte
,
volgendo
a
sinistra
,
lungo
la
via
del
Senato
,
è
il
palazzo
sede
ora
della
Corte
d
'
Assisie
.
In
questo
luogo
sorgeva
anticamente
un
monastero
di
Umiliate
.
San
Carlo
Borromeo
nell
'
anno
1579
lo
fece
demolire
,
ed
affidò
l
'
incarico
all
'
architetto
Fabio
Mangone
di
costruirgli
un
nuovo
fabbricato
,
ove
istituì
un
Collegio
detto
elvetico
,
venendovi
educati
i
chierici
svizeri
.
Concorse
all
'
opera
anche
il
cardinale
Federico
Borromeo
.
L
'
edificio
è
de
'
pii
vasti
e
ben
architettati
che
si
conoscano
in
Italia
.
I
suoi
ampi
cortili
sono
adorni
di
doppio
porticato
dorico
e
jonico
,
con
colonne
di
granito
.
La
facciata
,
alquanto
barocca
,
è
del
Richini
.
Nel
1786
1'
edificio
fu
convertito
in
sede
del
governo
.
Nel
1797
fu
destinato
per
le
riunioni
del
Gran
Consiglio
dei
Juniori
della
Repubblica
Cisalpina
;
indi
per
sede
del
Ministero
della
guerra
della
Repubblica
Italiana
.
Sotto
il
Regno
italico
vi
aveva
residenza
il
Corpo
Legislativo
,
il
Senato
ed
il
Ministero
della
guerra
.
Nel
1817
il
governo
austriaco
vi
poneva
gli
Uffici
della
Contabilità
dello
Stato
,
la
quale
venne
abolita
,
con
poco
senno
,
nel
1864
.
(
*
)
Tre
erano
le
porte
costruite
sulla
forma
delle
romane
,
e
cioè
la
Orientale
,
la
Romana
,
demolita
nel
1782
.
e
gli
Archi
di
Porta
Nuova
.
Ritornando
al
ponte
di
Porta
Venezia
devonsi
rimarcare
:
Palazzo
Busca
.
Appena
passato
il
ponte
,
a
man
dritta
,
è
l
'
imponente
palazzo
del
defunto
Antonio
Busca
.
Apparteneva
già
alla
famiglia
Serbelloni
.
Lo
fece
innalzare
Giovanni
Galeazzo
Serbelloni
,
di
poi
consultore
della
Re
-
pubblica
Italiana
,
su
disegno
del
valente
architetto
Simone
Cantoni
;
venne
terminato
soltanto
nell
'
anno
1795
.
Magnifica
ne
è
specialmente
la
facciata
;
nel
mezzo
di
questa
si
vede
un
bellissimo
pezzo
architettonico
con
colonne
isolate
che
forma
una
loggia
maestosa
,
decorata
di
un
grande
bassorilievo
di
stucco
dello
scultore
Donato
Carabelli
,
rappresentante
alcuni
fatti
della
storia
di
Milano
del
tempo
di
Federico
Barbarossa
.
In
una
sala
del
primo
piano
vi
è
un
dipinto
del
Traballasi
,
Giunone
che
cerca
sedurre
Eolo
perchè
sommerga
il
naviglio
trojano
.
Sulla
facciata
di
questo
palazzo
,
verso
il
ponte
,
vi
è
una
lapide
che
ricorda
avere
ivi
preso
stanza
Napoleone
Bonaparte
,
entrato
la
prima
volta
in
Milano
,
il
15
maggio
1796
.
Il
giorno
8
giugno
1859
vi
abitò
il
re
Vittorio
Emanuele
.
Di
contro
al
palazzo
Busca
è
la
chiesa
di
San
Pietro
Celestino
;
possiede
buone
pitture
dello
Storer
e
del
Procaccini
,
ecc
.
Casa
Ciani
.
Poco
lungi
,
a
sinistra
,
vi
è
la
casa
del
barone
Ciani
,
sorprendente
per
decorazioni
in
terra
cotta
;
ha
bassorilievi
ed
iscrizioni
riferentisi
ai
gloriosi
fatti
delle
guerre
combattutesi
per
la
indipendenza
italiana
negli
anni
1859
e
1860
.
Palazzo
Saporiti
.
Nell
'
area
del
soppresso
convento
dei
cappuccini
a
Porta
Orientale
(
1810
)
,
citato
nei
Promessi
Sposi
del
Manzoni
,
un
signor
Belloni
,
arricchitosi
coi
giuochi
che
si
tenevano
nel
teatro
alla
Scala
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Giusti
,
verso
il
1811
,
faceva
innalzare
questo
palazzo
,
comperato
quindi
dalla
fa
-
miglia
dei
marchesi
Saporiti
.
Maestosa
ne
è
l
'
architettura
,
con
grandioso
colonnato
d
'
ordine
jonico
,
ricca
di
un
bassorilievo
di
Pompeo
Marchesi
e
di
varie
statue
di
divinità
,
in
parte
lavorate
dallo
stesso
Marchesi
ed
in
parte
da
Grazioso
Rusca
.
In
questo
tratto
di
Corso
è
pur
degno
di
essere
osservato
il
palazzo
Ponti
,
già
appartenente
alla
famiglia
Bovara
,
e
quindi
a
quella
dei
Camozzi
di
Bergamo
,
e
testè
al
Busca
.
L
'
elegante
disegno
di
esso
è
dell
'
architetto
Fe
-
lice
Soave
.
Fu
abitazione
degli
ambascia
-
tori
della
prima
Repubblica
Francese
.
Porta
Venezia
.
Questa
porta
si
chiamò
sino
al
1862
Orientale
,
anche
Lenza
,
per
corruzione
di
lingua
.
I
Romani
l
'
appellavano
Argentea
,
vuolsi
perchè
da
quivi
entravano
le
ricchezze
del
paese
.
Alcuni
storici
affermano
fosse
dedicata
al
Sole
,
perché
da
questa
parte
nasce
ad
illuminare
la
città
.
L
'
antica
porta
fu
demolita
nel
1784
,
e
in
quell
'
anno
venne
incominciata
la
nuova
su
disegno
del
Piermarini
;
i
lavori
non
terminarono
che
nel
1795
.
Nel
1827
l
'
Amministrazione
della
città
,
volendo
nuovamente
rifabbricarla
,
ne
affidò
il
lavoro
all
'
architetto
Rodolfo
Vantini
di
Brescia
,
che
lo
compì
nel
1831
.
L
'
esecuzione
di
questa
porta
o
barriera
,
con
colonne
,
statue
e
bassorilievi
,
è
molto
commendevole
.
La
Concordia
e
la
Giustizia
sono
di
Pompeo
Marchesi
;
1'
Eternità
e
la
Fedeltà
,
del
Monti
di
Ravenna
;
Cerere
e
Vulcano
,
di
Gandolfi
;
Minerva
e
Mercurio
,
di
Cacciatori
;
i
bassorilievi
di
Busca
,
Somaini
,
Sangiorgio
,
ecc
.
Il
Lazzaretto
.
Appena
fuori
di
Porta
Venezia
,
a
sinistra
,
è
situato
il
Lazzaretto
,
stato
eretto
su
disegno
di
Lazzaro
Palazzi
nel
1489
da
Lodovico
Sforza
,
detto
il
Moro
,
ad
insinuazione
di
Antonio
Bembo
,
dopo
la
pestilenza
dell
'
anno
1461
,
per
la
più
comoda
cura
e
separazione
delle
persone
sane
dalle
infette
.
Il
cardinale
Ascanio
Sforza
,
fratello
del
duca
,
contribuì
alla
generosa
impresa
.
Il
terreno
aveva
appartenuto
al
conte
Galeotto
Bevilacqua
,
che
ne
aveva
fatto
dono
all
'
Ospedale
Maggiore
.
-
-
La
fabbrica
nel
1507
fu
ridotta
come
al
presente
da
Luigi
XII
re
di
Francia
,
in
quell
'
epoca
signore
di
Milano
.
San
Carlo
,
su
disegno
del
Pellegrini
fece
erigere
nel
centro
una
bella
cappella
di
figura
ottagona
con
otto
arcate
aperte
,
affinchè
gli
ammalati
potesser
dalle
loro
celle
vedere
la
celebrazione
degli
uffici
divini
.
Dal
1785
in
poi
servì
1'
edificio
a
differenti
usi
.
Il
giorno
9
luglio
1797
si
celebrò
nel
Lazzaretto
la
generale
Federazione
di
tutti
i
capi
dei
diversi
dipartimenti
della
Repubblica
Cisalpina
;
venne
allora
denominato
Campo
di
Marte
,
innalzandovisi
la
statua
della
Libertà
,
che
venne
dal
popolo
spezzata
il
28
aprile
1799
,
all
'
entrare
dell
'
esercito
austro
-
russo
.
Manzoni
,
ne
'
suoi
Promessi
Sposi
,
descrive
sovranamente
questo
luogo
.
Dicontro
al
Lazzaretto
vi
è
la
R
.
Scuola
superiore
di
medicina
veterinaria
,
con
annesso
ospedale
per
cura
degli
animali
domestici
infermi
.
Poco
discosto
vi
è
pure
uno
stabilimento
per
lezioni
di
nuoto
,
detto
Bagno
di
Diana
,
che
fu
architettato
da
Andrea
Pizzala
.
Il
bello
stradone
,
che
si
presenta
dicontro
alla
porta
,
venne
decretato
da
Napoleone
I
.
Chiamasi
di
Loreto
;
esso
continua
sempre
così
maestoso
sino
alla
Reale
Villa
di
Monza
.
Giardini
Pubblici
.
Rientrando
in
città
per
la
Porta
Venezia
,
a
destra
,
si
presenta
il
magnifico
bastione
omonimo
.
Questo
tratto
di
bastione
,
tutto
alberato
a
doppio
ordine
di
ippocastani
,
con
comodi
marcia
-
piedi
,
che
si
estende
sino
a
Porta
Nuova
,
è
il
passeggio
preferito
dalla
popolazione
.
Qui
hanno
luogo
i
corsi
pei
quali
la
nostra
città
ha
rinomanza
.
A
destra
di
esso
godesi
la
veduta
degli
ameni
colli
briantei
,
e
dei
monti
comaschi
e
bergamaschi
fino
alle
grandi
Alpi
.
A
sinistra
presentansi
i
Giardini
Pubblici
.
Al
vecchio
Giardino
,
che
trovasi
tra
il
bastione
e
il
Corso
Venezia
,
si
scende
per
una
magnifica
gradinata
.
Esso
venne
ideato
dal
Piermarini
,
e
fu
incominciato
l
'
anno
1785
per
ordine
di
Giuseppe
II
nell
'
area
ove
già
sorgevano
i
monasteri
di
San
Dionigio
,
che
ricordava
l
'
arcivescovo
Ariberto
,
demolito
nel
1770
,
e
delle
Carcanine
,
demolito
nel
1775
.
E
disegnato
,
secondo
l
'
antico
gusto
francese
,
a
viali
regolari
con
un
folto
boschetto
,
fiancheggiante
il
giardino
della
Villa
Reale
.
Nel
mezzo
sorge
un
fabbricato
quadrato
ed
isolato
,
già
disegno
dello
stesso
Piermarini
.
Da
molti
anni
era
in
rovina
per
avvenutovi
incendio
.
Ora
,
a
cura
di
una
società
,
fu
ristaurato
ed
abbellito
sotto
la
direzione
dell
'
ingegnere
architetto
Giuseppe
Balzaretti
.
Nell
'
interno
questo
edificio
ha
un
'
elegante
sala
,
sorprendente
per
la
sua
ampiezza
;
essa
serve
per
concerti
musicali
,
feste
da
ballo
,
esposizioni
,
accade
-
mie
,
ecc
.
Fu
inaugurato
il
22
febbrajo
1871
.
Il
nuovo
giardino
,
incominciato
nel
1856
su
disegno
dell
'
ingegnere
Balzaretti
nell
'
area
principalmente
della
estesissima
ortaglia
già
di
proprietà
Dugnani
,
venne
aperto
al
pubblico
nel
1861;
esso
desta
l
'
ammirazione
di
tutti
per
la
bellezza
del
suo
disegno
;
è
a
viali
tortuosi
,
ad
ondulazioni
di
terreno
che
innalzasi
bruscamente
al
di
là
del
rivolo
che
lo
attraversa
in
senso
diagonale
.
Una
parte
di
questo
passeggio
è
ridotta
a
giardino
zoologico
.
Dal
bastione
vi
si
accede
da
un
ponte
di
ferro
;
ha
pure
parecchi
ingressi
dalla
via
Palestro
,
Piazza
Cavour
e
via
Manin
.
Nell
'
altipiano
evvi
un
elegante
caffè
assai
frequentato
nella
estiva
stagione
.
Questo
giardino
possiede
parecchie
statue
,
due
delle
quali
del
Pattinati
,
l
'
una
rappresentante
L
'
Italia
e
l
'
altra
Carlo
Porta
,
il
gran
poeta
milanese
.
Dal
nuovo
giardino
pubblico
si
può
accedere
al
Museo
Civico
(
*
)
.
Il
Museo
pervenne
al
Municipio
nel
1838
per
l
'
acquisto
da
esso
fatto
delle
ricche
raccolte
d
'
oggetti
naturali
,
di
proprietà
del
nobile
Giuseppe
De
Cristoforis
e
del
professore
Giorgio
Jan
;
ampliato
in
seguito
sempre
più
con
nuovi
acquisti
e
privati
doni
.
(
*
)
E
visibile
pubblicamente
nei
giorni
di
domenica
e
di
giovedì
,
dalle
ore
10
della
mattina
alle
4
pomeridiane
nell
'
estate
,
e
dalle
11
antimeridiane
e
3
pomeridiane
nell
'
inverno
;
negli
altri
giorni
devesi
ritirare
permesso
o
dei
Municipio
o
del
direttore
del
Museo
.
Venne
nell
'
attuale
edificio
trasferito
nel
1864
dalla
via
del
Circo
,
ed
ordinato
dai
professori
Jan
e
Cornalia
.
Racchiude
collezioni
di
ogni
ramo
di
zoologia
,
di
botanica
,
di
mineralogia
,
di
geologia
,
di
etnografia
ed
altre
istruttive
curiosità
.
Il
palazzo
apparteneva
alla
famiglia
Dugnani
sopra
nominata
,
e
conserva
ancora
vari
affreschi
del
Porta
di
Milano
,
e
del
'
I
'
iepolo
di
Venezia
.
In
esso
fu
per
qualche
tempo
il
Reale
collegio
delle
Fanciulle
.
Sotto
al
porticato
vi
è
un
gruppo
in
gesso
del
Marchesi
rappesentante
Ercole
che
libera
Alceste
.
Nella
via
Palestro
,
che
lambe
il
nuovo
giardino
pubblico
verso
la
città
,
evvi
la
Villa
Reale
.
Questo
palazzo
venne
eretto
su
elegante
e
sontuoso
disegno
dell
'
architetto
Leopoldo
Pollack
per
ordine
del
generale
Lodovico
Belgiojoso
;
fu
terminato
nel
1793
.
L
'
interno
e
l
'
esterno
dell
'
edifizio
annunziano
il
buon
gusto
dell
'
architetto
.
Sotto
il
regno
Italico
venne
in
possesso
del
governo
.
Vi
abitarono
principi
e
sovrani
;
nel
1859
Napoleone
III
,
vittorioso
sui
campi
di
Magenta
.
Ora
è
proprietà
del
principe
ereditario
Umberto
di
Piemonte
.
La
più
bella
facciata
di
esso
è
quella
verso
il
giardino
.
Grazioso
Rusca
,
Francesco
Carabelli
e
Bartolomeo
Ribossi
scolpirono
le
statue
che
adornano
in
alto
il
palazzo
.
Le
medaglie
all
'
interno
con
figure
a
basso
rilievo
di
stucco
,
rappresentanti
vari
fatti
storici
e
favolosi
,
di
cui
forni
i
soggetti
il
Panini
,
sono
di
Donato
Carabelli
,
di
Angelo
Pizzi
,
di
Carlo
Pozzi
e
di
Andrea
Casareggio
.
Nell
'
interno
ammirasi
una
grande
medaglia
di
Andrea
Appiani
,
che
rappresenta
il
Parnasso
,
ultima
opera
di
quel
pittore
,
e
affreschi
di
Bernardino
Luini
,
trasportativi
su
tavola
dal
casale
della
Pelucca
presso
Monza
.
Linea
B
(
N
.
1
.
Colore
azzurro
Porta
Nuova
)
.
Per
la
via
Carlo
Alberto
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Il
palazzo
della
Ragione
.
Loggia
degli
Osii
.
Palazzo
delle
Scuole
Palatine
,
ora
degli
Uffici
delle
Ipoteche
.
Collegio
dei
Giureconsulti
.
Questura
.
Archi
di
Porta
Nuova
.
Liceo
Panini
.
Convitto
nazionale
Longone
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Istituto
dei
Ciechi
.
Casa
di
Salute
.
Fabbrica
dei
Tabacchi
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
sorelle
.
Porta
Nuova
.
CHIESE
.
San
Francesco
da
Paola
.
Sant
'
Angelo
.
TEATRI
.
Teatro
Re
(
vecchio
)
.
La
Scala
.
Filo
-
drammatico
.
ALBERGHI
,
ECC
.
Milano
.
Annunciata
con
bagni
.
Aquila
.
Angioli
.
Gallo
.
Piazza
Mercanti
.
La
Piazza
Mercanti
,
così
detta
dalla
riunione
che
vi
facevano
i
mercanti
in
consiglio
in
occasione
di
qualche
loro
affare
,
è
un
vasto
quadrato
nel
centro
della
città
.
Nel
suo
mezzo
,
sopra
archi
tutti
aperti
,
s
'
innalza
l
'
archivio
notarile
,
insediatovi
il
1
ottobre
1775
.
Questo
edificio
,
isolato
e
grandioso
,
venne
eretto
nel
1233
da
Oldrado
da
Tresseno
di
Lodi
,
podestà
di
Milano
,
e
fu
chiamato
della
Ragione
,
come
quello
che
era
destinato
a
sede
del
Consiglio
generale
dei
cittadini
.
Riconoscente
Milano
al
podestà
fecegli
scolpire
una
statua
equestre
a
mezzo
rilievo
,
posta
nella
fronte
meridionale
del
palazzo
stesso
.
Dalla
parte
settentrionale
vedesi
inserita
in
un
pilastro
una
scrofa
pelosa
,
che
si
credette
fino
ai
giorni
nostri
avesse
dato
il
nome
a
Milano
.
La
bellissima
architettura
del
secolo
XIII
venne
deturpata
nel
1775
,
e
le
ampie
finestre
furono
chiuse
.
Ora
si
pensa
di
ripristinarla
,
e
venne
all
'
uopo
dalla
Regia
Accade
-
mia
di
Belle
Arti
aperto
un
concorso
.
Una
delle
finestre
verso
mezzodì
venne
nel
1870
scoperta
quale
modello
.
Di
contro
alla
statua
di
Oldrado
,
è
la
Loggia
degli
Osii
,
così
chiamata
da
una
famiglia
antica
ivi
esistente
,
fu
costruita
in
epoche
diverse
.
La
parte
più
antica
è
del
1316
,
e
la
si
deve
a
Matteo
Visconti
:
vuolsi
terminato
1'
edificio
da
Galeazzo
Il
.
E
di
marmo
bianco
e
nero
,
arricchita
da
stemmi
della
città
e
delle
sei
porte
,
ed
altri
dei
Visconti
e
degli
Sforza
.
Dal
suo
pulpito
,
detto
dal
volgo
parlera
,
si
leggevano
le
sentenze
di
morte
e
gli
atti
pubblici
;
qui
i
consoli
ed
i
podestà
parla
-
vano
al
popolo
.
Ora
è
sede
della
Camera
di
Commercio
.
Nel
palazzo
attiguo
stavano
le
Scuole
Palatine
,
nelle
quali
insegnarono
,
secondo
la
tradizione
,
Virgilio
,
Plinio
Secondo
,
Sant
'
Agostino
,
Emanuele
Crisolara
,
Demetrio
Calcondila
,
venuto
da
Costantinopoli
per
la
lingua
greca
,
Francesco
Filelfo
,
Giorgio
Merula
,
Pietro
Candido
Decembrio
,
ecc
.
Le
scuole
vennero
poi
riunite
al
Ginnasio
di
Brera
.
Il
palazzo
stesso
servì
,
in
sullo
scorcio
del
passato
secolo
e
in
sul
principio
del
presente
,
ad
uffici
dei
Tribunali
di
Prima
Istanza
ed
Appello
;
ora
è
sede
dello
Ufficio
delle
Ipoteche
.
Questa
parte
di
Piazza
,
precisamente
quella
fra
gli
edifici
descritti
,
era
pur
destinata
alla
esecuzione
delle
sentenze
di
morte
,
particolarmente
dei
nobili
(
*
)
.
Fu
qui
che
vennero
giustiziati
Francesco
,
Margherita
ed
altri
della
famiglia
Pusterla
.
Il
lato
settentrionale
della
Piazza
è
fiancheggiato
dalla
maestosa
e
ricca
fabbrica
dell
'
antico
Collegio
de
'
Giureconsulti
,
conti
e
cavalieri
,
chiuso
nel
1796
.
Fu
fatta
costruire
da
Pio
IV
de
'
Medici
con
disegno
di
Vincenzo
Seregni
.
E
formata
da
portici
arcuati
,
sostenuti
da
binate
colonne
doriche
,
poste
sopra
a
piedestalli
.
Il
secondo
ordine
ha
i
pilastri
ad
uso
di
termini
con
capitello
fonico
.
La
statua
in
marmo
di
Sant
'
Ambrogio
è
mediocre
lavoro
di
L
.
Scorzini
.
Nel
mezzo
sta
la
torre
,
dicesi
innalzata
da
Napo
della
Torre
l
'
anno
1272;
era
presso
il
Broletto
Nuovo
,
o
Municipio
,
stato
trasferito
,
come
abbiamo
veduto
,
in
questa
Piazza
nel
1228
,
ove
era
un
edificio
della
famiglia
Faroldi
.
Al
tempo
di
Fabrizio
Bossi
,
vicario
di
provvigione
,
fu
collocato
sulla
torre
1'
orologio
e
la
campana
del
pubblico
.
-
-
Ove
è
la
torre
da
duecento
anni
,
in
una
nicchia
,
inalzavasi
la
statua
d
'
ottima
scultura
rappresentante
Filippo
II
,
re
di
Spagna
.
La
statua
alla
venuta
dei
francesi
nel
1796
era
stata
rovesciata
,
e
mozza
del
capo
.
Lo
scultore
Carabelli
si
esibì
a
sostituirvi
quello
di
Bruto
.
(
*
)
Il
duplice
supplizio
della
decapitazione
o
della
forca
non
avevano
in
Milano
un
luogo
esclusivo
,
specialmente
pei
plebei
.
La
decapitazione
d
'
ordinario
si
eseguiva
a
mezzo
il
Corso
di
Porta
Tosa
(
ora
Verziere
)
;
il
patibolo
si
erigeva
al
prato
delle
forche
fuori
di
Porta
Vigentina
,
alla
Vetra
;
o
in
altri
siti
secondo
il
delitto
che
era
stato
perpetrato
.
Venne
la
statua
riformata
il
9
luglio
1797
,
giorno
primo
della
libertà
Cisalpina
,
ponendovi
ai
piedi
questa
iscrizione
:
ALL
'
IPOCRISIA
DI
FILIPPO
II
SUCCEDA
LA
VIRTU
'
DI
MARCO
GIUNIO
BRUTO
.
CITTADINI
SPECCHIATEVI
NEL
VOSTRO
PRIMO
PROCONSOLE
.
ANNO
V
REPUBBLICANO
XXI
MESSIDORO
.
Questa
statua
fu
levata
all
'
entrare
dei
coalizzati
(
28
aprile
1799
)
,
e
dal
popolo
deturpata
.
Il
collegio
dei
Giureconsulti
servì
in
seguito
per
gli
Uffici
della
Congregazione
Centrale
,
dell
'
I
-
spettorato
delle
Scuole
ecc
.
;
ora
è
occupato
dal
Comando
Superiore
della
Guardia
Nazionale
,
ed
in
parte
dalla
Borsa
.
Su
questa
Piazza
vedesi
un
pozzo
;
nel
1767
venne
ricostrutto
con
eleganza
dal
conte
Nicola
Visconti
prefetto
della
città
.
Al
N
.
19
sono
gli
Uffici
del
Telegrafo
.
Nella
vicina
via
Carlo
Alberto
vanno
sorgendo
grandiosi
edifici
,
fra
cui
citiamo
quelli
dei
fratelli
Conconi
,
disegno
dell
'
architetto
Jodani
,
dei
signori
Galli
e
Rosa
,
disegno
dell
'
architetto
Maurizio
Garavaglia
,
e
dei
fratelli
Cesati
e
fratelli
Bianchi
,
entrambi
disegno
dell
'
architetto
Bigatti
.
Presso
la
Piazza
Mercanti
,
in
fondo
alla
via
Ugo
Foscolo
,
evvi
il
Teatro
Re
(
vecchio
)
.
In
quell
'
area
sorgeva
ancora
nel
1811
1'
antica
chiesa
di
San
Salvatore
in
Xenodochio
,
fondata
nel
787
dall
'
arciprete
Dateo
col
primo
brefotrofio
sulle
rovine
di
una
grandiosa
fabbrica
romana
,
detta
il
Campidoglio
e
dedicata
a
Giove
.
L
'
Ospizio
dei
fanciulli
esposti
di
Dateo
era
ancora
in
prospere
condizioni
nell
'
undecimo
secolo
.
Nel
1811
la
chiesa
di
S
.
Salvatore
venne
comparata
all
'
asta
bandita
dalla
Prefettura
del
Monte
Napoleone
da
un
ex
-
calzolajo
Carlo
Re
,
il
quale
vi
fece
erigere
l
'
attuale
teatro
sul
disegno
del
Canonica
,
che
venne
inaugurato
sulla
fine
del
1513
.
Questo
teatro
sta
per
essere
demolito
.
Nella
via
Santa
Margherita
trovansi
gli
uffici
della
Regia
Questura
.
Ove
è
la
R
.
Questura
esisteva
l
'
antico
e
vasto
monastero
di
Santa
Maria
di
Giasone
,
detto
quindi
di
Santa
Margherita
.
-
-
Il
disegno
dell
'
attuale
fabbricato
è
dell
'
ingegnere
architetto
Giusti
.
Durante
la
dominazione
austriaca
quivi
erano
le
carceri
,
ora
demolite
,
pei
reati
politici
.
E
noto
quanto
Silvio
Panico
,
che
vi
fu
rinchiuso
,
scrisse
sulle
medesime
.
Teatro
alla
Scala
.
Incendiatosi
,
la
mattina
del
25
febbrajo
1776
,
entrante
la
quaresima
secondo
il
rito
ambrosiano
,
il
teatro
nel
palazzo
ducale
,
che
era
stato
eretto
nel
1717
sull
'
area
di
altro
pure
consumato
dalle
fiamme
il
5
gennaio
1708
,
si
pensò
con
autorizzazione
di
Maria
Teresa
di
innalzarne
uno
immediatamente
fuori
dal
suddetto
palazzo
,
in
località
più
comoda
al
pubblico
.
Il
teatro
incendiato
era
proprietà
dei
palchettisti
,
perchè
nel
1717
costruito
a
loro
spese
,
avendo
l
'
erario
fornito
soltanto
l
'
area
ed
i
muri
di
cinta
;
spettava
quindi
ai
medesimi
la
spesa
del
nuovo
se
non
volevano
perdere
i
di
-
ritti
dei
palchi
,
rappresentanti
un
capitale
di
oltre
tre
milioni
.
Perciò
scelsero
tra
loro
dodici
cavalieri
,
delegati
a
rappresentarli
,
e
trattare
col
governo
e
cogli
appaltatori
circa
i
lavori
.
L
'
imperatrice
,
annuente
al
desiderio
del
figlio
che
si
erigessero
due
teatri
,
fu
scelto
pel
primo
1'
area
dove
sorgeva
la
chiesa
di
Santa
Maria
della
Scala
,
pel
secondo
1'
area
delle
Scuole
Canobbiane
.
Si
stipulò
un
contratto
solenne
tra
la
R
.
Camera
e
la
società
dei
palchettisti
,
Ia
quale
obbligossi
a
far
edificare
i
due
nuovi
teatri
sui
disegni
di
Piermarini
,
che
nel
luglio
dello
stesso
1776
li
compì
.
In
corrisponsione
la
R
.
Camera
assunse
l
'
obbligo
di
tenere
aperto
il
teatro
nel
carnevale
e
nell
'
autunno
con
spettacoli
d
'
opere
in
musica
e
balli
,
assegnando
ai
proprietari
oltre
il
canone
dei
palchi
,
l
'
affitto
di
vari
locali
,
ed
il
ricavo
dell
'
appalto
dei
pubblici
giuochi
,
contemplato
però
il
caso
di
generale
soppressione
dei
medesimi
.
In
meno
di
due
anni
la
fabbrica
della
Scala
venne
ultimata
dai
fratelli
Fè
,
Marliani
e
Nosetti
appaltatori
,
e
il
3
agosto
1778
se
ne
fece
la
solenne
apertura
col
dramma
in
musica
Europa
riconosciuta
del
maestro
Salieri
.
Il
Panini
ebbe
a
porgere
1'
argomento
per
la
esecuzione
del
sipario
.
Venne
poi
a
subire
dei
ristauri
e
delle
rimodernature
nel
1807
,
1814
,
1830
,
1865
e
1870
.
-
-
La
platea
ha
metri
24
,
84
in
lungo
,
e
22
,
01
in
largo
,
e
la
recingono
sovrimponendosi
cinque
ordini
di
palchi
,
sommanti
a
194
,
coronati
da
una
galleria
aperta
.
Contiene
circa
4000
spetta
-
tori
.
È
provveduto
di
ampie
sale
per
ridotto
,
di
un
caffè
.
Ha
annessa
una
scuola
da
ballo
.
La
Piazza
,
che
ha
nome
da
questo
teatro
,
nel
prossimo
anno
verrà
arricchita
di
un
grandioso
monumento
a
Leonardo
da
Vinci
,
opera
dello
scultore
cav
.
Pietro
Magni
;
sarà
collocato
nel
mezzo
del
giardino
fatto
costruire
nel
1SG0
dal
Municipio
.
Teatro
Filodrammatico
.
Ove
esistevano
la
chiesa
ed
il
monastero
dei
santi
Cosma
e
Damiano
,
sorge
un
elegantissimo
teatro
di
declamazione
eretto
nel
1798
da
una
società
di
cittadini
costituita
in
Accademia
.
Il
disegno
originario
è
del
Piermarini
;
ma
fu
costruito
con
modificazioni
dagli
architetti
Pollai
:
e
Canonica
;
manca
tuttora
al
compimento
la
facciata
.
Ha
quattro
ordini
di
logge
non
interrotte
da
alcuna
separazione
,
e
può
contenere
800
persone
sedute
.
Possiede
un
lodatissimo
sipario
rappresentante
la
Scuola
d
'
Atene
,
opera
di
Andrea
Appiani
,
del
quale
è
pure
la
bella
medaglia
nella
vôlta
.
V
'
hanno
anche
ornati
pregevoli
di
Gaetano
Vaccani
.
Si
accede
al
teatro
mediante
biglietto
gratuito
rilasciato
dai
soci
.
Sulle
scene
di
questi
dilettanti
comparvero
Vincenzo
Monti
,
Carlo
Porta
,
la
Pasta
,
ecc
.
Nella
via
Filodrammatici
devesi
osservare
una
bella
porta
scolpita
in
marmo
con
bassorilievo
e
tre
ritratti
,
fra
i
quali
quello
di
Francesco
Sforza
.
Lungo
la
vicina
via
del
Giardino
,
che
è
d
'
uopo
riprendere
per
recarsi
alla
Porta
Nuova
,
vi
sono
parecchi
edifici
degni
di
osservazione
;
la
Banca
Nazionale
,
già
casa
Greppi
,
disegno
del
Canonica
;
qui
abitò
re
Carlo
Alberto
il
5
agosto
1848
,
ove
poco
mancò
rimanesse
ucciso
da
una
mano
di
alcuni
cittadini
,
frementi
per
la
perdita
della
guerra
intrapresa
da
lui
contro
gli
Austriaci
;
il
palazzo
Loria
,
compiutosi
nello
scorso
anno
1870
su
disegno
dell
'
architetto
Luigi
Clerichetti
:
ha
un
magnifico
cortile
;
il
palazzo
Traversi
,
già
Anguissola
disegno
del
Canonica
;
il
palazzo
Poldi
-
Pezzoli
,
disegno
dell
'
architetto
Cantoni
.
In
quest
'
ultimo
palazzo
sono
raccolti
molti
oggetti
d
'
arte
;
ammirasi
all
'
esterno
1'
ultimo
lavoro
dello
scultore
Bartolini
,
gruppo
in
marmo
rappresentante
Astianatte
,
gettato
dall
'
alto
del
-
le
mura
di
Troia
da
Perseo
per
comando
di
Ulisse
.
V
'
hanno
pure
il
palazzo
Melzi
,
disegno
dell
'
architetto
Giocondo
Albertolli
,
e
il
palazzo
d
'
Adda
,
disegno
dell
'
architetto
Arganini
.
La
chiesa
di
San
Francesco
da
Paola
che
vedesi
nella
stessa
via
del
Giardino
non
presenta
nulla
di
rimarchevole
.
Allo
sbocco
della
Croce
Rossa
vi
è
l
'
Albergo
Milano
.
Archi
di
Porta
Nuova
.
In
fine
della
via
del
Giardino
evvi
un
avanzo
di
monumento
antico
,
vogliamo
dire
gli
Archi
,
o
Portoni
chiamati
di
Porta
Nuova
.
Essi
rammentano
una
delle
porte
costrutte
dalla
Lega
Lombarda
nel
1171
sulla
forma
delle
antiche
porte
romane
a
due
archi
,
e
coi
marmi
estratti
dalle
mure
della
città
erette
da
Massimiano
;
e
perché
tutta
la
costruzione
fosse
romana
,
si
levarono
dall
'
antica
cerchia
persino
le
decorazioni
e
le
iscrizioni
,
e
si
trasferirono
sulle
nuove
porte
.
La
storia
di
questo
monumento
si
lega
fino
ai
nostri
giorni
colla
storia
della
libertà
di
Milano
.
Nel
marzo
1848
ha
degnamente
fatto
la
sua
parte
nella
rivoluzione
delle
cinque
giornate
.
Tra
il
1861
e
il
1862
furono
ristaurati
a
spese
del
Comune
;
e
il
18
marzo
1862
vi
vennero
col
-
locate
le
seguenti
epigrafi
dettate
dal
dottor
Tullo
Massarani
:
DA
QUESTI
AVANZI
DELLA
CERCHIA
ANTICA
MILANO
DOPO
SETTE
SECOLI
RINNOVÒ
LE
BATTAGLIE
DELLA
LEGA
LOMBARDA
MDCCCXLVIII
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
LIBERA
RESTAURANDO
GLI
ARCHI
VETUSTI
MILANO
RIBENEDICE
LE
MEMORIE
CITTADINE
NEL
NOME
D
'
ITALIA
MDCCCLXII
.
Liceo
Panini
e
Convitto
nazionale
Longone
.
Passati
gli
Archi
,
volgendo
a
sinistra
,
trovasi
la
via
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Evvi
in
essa
da
visitare
il
P
.
Liceo
Panini
,
il
quale
possiede
due
copiosi
ed
ordinati
gabinetti
di
fisica
e
di
storia
naturale
,
una
biblioteca
ed
una
raccolta
di
carte
geografiche
.
Nell
'
edificio
stesso
è
insediato
il
Convitto
nazionale
Longone
,
riformato
con
decreto
reale
24
settembre
del
1861
.
Era
prima
Collegio
sotto
la
direzione
dei
Padri
Barnabiti
.
Venne
fondato
-43-
nel
1573
da
S
.
Carlo
in
una
casa
degli
Umiliati
,
sotto
il
titolo
di
Collegio
di
Santa
Maria
,
per
l
'
ammaestramento
della
nobile
gioventù
,
ma
povera
;
fu
in
seguito
detto
Collegio
Longone
,
perchè
uno
di
questa
famiglia
,
Pier
Antonio
Longone
,
ne
accrebbe
le
entrate
con
lascito
15
luglio
1613
.
Chiuso
,
fu
nel
1820
riaperto
sotto
la
direzione
,
come
si
è
detto
,
dei
Barnabiti
.
In
esso
vi
sono
dieci
posti
interamente
gratuiti
,
e
venti
a
metà
.
A
pochi
passi
abbiamo
1'
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Nel
1588
venuti
in
Milano
i
frati
ospitalieri
di
S
.
Giovanni
di
Dio
,
detti
Fate
-
bene
-
fratelli
,
fondarono
questo
nosocomio
in
parte
di
locali
di
proprietà
degli
Umiliati
.
La
prima
pietra
fu
posta
dall
'
arcivescovo
Gaspare
Visconti
.
Era
detto
in
origine
Ospedale
de
'
Convalescenti
di
S
.
Giovanni
Evangelista
;
poi
di
Santa
Maria
d
'
AraCoeli
dalla
unitavi
chiesa
;
in
fine
nel
1634
assunse
l
'
attua
-
le
denominazione
(
*
)
.
A
quest
'
Ospedale
molti
benefattori
lasciarono
ricche
dotazioni
per
accrescerlo
e
mantenerlo
.
Con
tali
mezzi
nel
1825
venne
innalzato
1'
attuale
edificio
su
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Gilardoni
.
Ha
un
grandioso
atrio
;
al
piede
della
grande
scala
scorgesi
la
colossale
statua
marmorea
di
San
Giovanni
di
Dio
,
uscita
dallo
scarpello
del
professore
Pompeo
Marchesi
.
In
questo
stabilimento
non
si
ricevono
che
uomini
,
esclusi
gli
affetti
da
malattie
croniche
e
veneree
.
Con
decreto
9
marzo
1870
esso
veniva
sottoposto
ad
una
Commissione
amministratrice
laica
.
(
*
)
Dal
costume
seguito
dal
fondatore
dell
'
ordine
,
ne
primordi
del
suo
spedale
,
di
portarsi
in
giro
per
la
città
,
anche
di
notte
,
a
questuare
pe
'
suoi
poveri
col
grido
Fate
-
bene
,
o
fratelli
,
a
voi
stessi
,
ne
venne
il
nomignolo
dato
a
que
'
padrii
.
Istituto
dei
Ciechi
.
Non
lungi
da
quest
'
ospedale
evvi
1'
Istituto
dei
Ciechi
,
fondato
il
7
maggio
1839
da
Michele
Barozzi
,
e
quivi
stabilmente
insediato
il
1°
dicembre
1855
,
trasportatovi
dal
locale
della
Pia
Casa
d
'
Industria
di
S
.
Marco
.
E
assai
rinomato
pel
sistema
di
educazione
impartiti
a
quegli
infelici
.
Chiesa
di
Sant
'
Angelo
.
Seguendo
pel
Corso
di
Porta
Nuova
devesi
visitare
la
chiesa
di
Sant
'
Angelo
,
già
officiata
dai
Minori
Osservanti
.
E
una
costruzione
imponente
cominciata
nel
1552;
ne
pose
la
prima
pietra
1'
arcivescovo
Arcimboldi
.
La
facciata
ha
due
ordini
;
uno
dorico
,
1'
altro
jonico
,
ed
è
ornata
di
varie
statue
.
L
'
interno
è
grandioso
,
in
una
sola
navata
,
che
si
allarga
nel
presbiterio
.
L
'
architetto
ne
fu
Vincenzo
Seregni
.
Benchè
questa
chiesa
sia
stata
soggetta
a
diverse
vicende
,
pure
vi
si
sono
conservati
molti
preziosi
freschi
,
e
varie
pitture
degne
di
essere
ammirate
,
fra
le
quali
quelle
del
Procaccini
,
del
Barabino
,
del
Semini
,
del
Lomazzi
,
del
Fiammenghino
,
del
Legnani
,
del
Caravaggino
,
del
Suardi
,
del
Morazzone
,
ecc
.
Casa
di
Salute
.
Questa
Casa
,
per
la
cura
di
individui
d
'
ogni
età
,
sesso
e
condizione
,
affetti
da
qualsiasi
malattia
medica
,
chirurgica
ed
ostetrica
,
mediante
pensione
da
determinarsi
a
norma
dei
casi
e
delle
esigenze
,
ora
esercita
da
una
Società
anonima
,
ricostituita
con
istrumento
15
aprile
1866
,
a
rogito
del
notaio
Migliavacca
,
devesi
ad
un
legato
di
Lire
50
mila
di
Leopoldo
Bevagna
,
primo
agosto
1826
,
il
quale
lasciava
appunto
due
terzi
del
di
lui
patrimonio
all
'
erezione
di
un
ospedale
in
Milano
pel
ricovero
di
ammalati
in
pensione
.
Fu
aperto
nel
1835
.
Fabbrica
dei
Tabacchi
.
Presso
Sant
'
Angelo
,
in
principio
del
secondo
tronco
della
via
Moscova
,
evvi
pure
la
Fabbrica
dei
Tabacchi
.
Essa
fu
eseguita
su
disegno
dell
'
architetto
Canonica
,
e
per
la
medesima
si
occupò
tutto
il
vasto
convento
dei
Carmelitani
Scalzi
,
che
era
stato
eretto
nel
1622
sotto
il
governatore
Mendozza
.
Secondo
il
Torri
,
ove
era
quel
monastero
sorgeva
la
casa
della
famosa
Guglielmina
Boema
.
Nel
1801
parte
del
convento
servì
di
Ospedale
Militare
per
le
guardie
del
generale
Brune
.
Quasi
dicontro
a
questa
fabbrica
evvi
la
caserma
dei
Carabinieri
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
sorelle
.
Questo
Pio
Stabilimento
ebbe
il
suo
principio
nel
1814
circa
nel
Borgo
degli
Ortolani
,
nel
locale
del
già
soppresso
convento
e
chiesa
di
Sant
'
Ambrogio
ad
Nemus
.
L
'
ex
-
religiosa
,
madre
Giovanna
Lomeni
ne
fu
la
promotrice
;
mercè
le
cure
della
con
-
tessa
Laura
Visconti
Ciceri
,
ebbe
poi
tale
sviluppo
da
meritare
a
questa
dama
1'
onore
di
fondatrice
.
Il
Pio
Istituto
andò
poi
sempre
prosperando
per
continue
beneficenze
;
onde
si
pensò
a
dargli
nuova
sede
,
e
nel
1841
si
principiò
l
'
attuale
elegante
e
maestoso
locale
su
disegno
dell
'
architetto
Giulio
Aluisetti
,
Questo
spedale
è
destinato
a
ricovero
delle
malattie
acute
.
Con
Decreto
30
agosto
1863
l
'
Amministrazione
di
esso
fu
concentrata
nel
Consiglio
degli
Istituti
Spedalieri
.
Di
contro
all
'
ospedale
è
da
visitare
la
rinomata
fabbrica
di
carrozze
del
signor
cav
.
Cesare
Sala
.
Porta
Nuova
.
L
'
antichissima
Porta
era
de
-
dicata
a
Saturno
.
L
'
attuale
edificio
venne
eretto
nel
1810
,
tutto
di
pietra
arenaria
,
d
'
ordine
corintio
,
con
casini
laterali
d
'
ordine
dorico
;
il
di
-
segno
ne
è
gentile
ed
elegante
,
e
devesi
al
poeta
prof
.
cav
.
Giuseppe
Zanoia
.
Linea
B
.
(
N
.
2
.
Colore
azzurro
Porta
Nuova
)
.
Per
la
via
santa
Radegonda
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
del
Censo
.
Marino
.
Belgiojoso
.
Casa
Manzoni
Leone
-
Leoni
.
Monte
di
Pietà
.
Cassa
di
Risparmio
.
Comando
Militare
.
Accademia
di
Belle
Arti
,
ecc
.
Casa
d
'
Industria
.
Bagno
Pubblico
di
Castelfidardo
.
CHIESE
.
San
Raffaele
.
San
Fedele
.
San
Giovanni
alle
Case
Rotte
.
San
Marco
.
TEATRI
.
Della
Commedia
(
In
costruzione
)
.
ALBERGHI
E
TRATTORIE
.
Popolo
.
Corona
d
'
Italia
.
Bella
Venezia
.
Borsa
.
Chiesa
di
San
Raffaele
.
La
chiesa
di
San
Raffaele
riconosce
la
sua
erezione
dal
re
Berengario
;
in
seguito
fu
ricostrutta
con
disegno
del
Pellegrini
:
la
grandiosa
facciata
non
è
ancora
finita
.
Contiene
qualche
buona
pittura
del
Figini
,
del
Nuvolone
,
del
Fiammenghino
,
ecc
.
Chiesa
di
San
Fedele
.
Nella
Piazza
omonima
vi
è
il
bellissimo
tempio
di
San
Fedele
,
eretto
sull
'
area
dell
'
antichissima
chiesa
di
Santa
Maria
in
Solariolo
.
Il
Pellegrini
,
che
ne
fu
l
'
autore
,
ha
in
esso
spiegato
il
suo
genio
.
-
-
Quell
'
architetto
,
essendo
stato
chiamato
in
Ispagna
,
lasciò
a
Martino
Bassi
di
condurre
a
termine
il
grandioso
edificio
.
San
Carlo
,
che
lo
fondò
nel
1566
,
volle
consacrarlo
il
24
giugno
1569
con
molta
solennità
.
I
Gesuiti
,
venuti
a
Milano
nel
1563
,
entrarono
in
possesso
di
San
Fedele
nel
1569
.
Aboliti
i
Gesuiti
nel
1773
,
vi
subentrarono
i
Canonici
della
Cappella
Regia
di
Santa
Maria
della
Scala
,
chiesa
stata
chiusa
il
5
agosto
1776
per
fabbricare
,
come
abbiamo
veduto
,
il
teatro
grande
.
Soppressi
parimenti
questi
canonici
,
continuò
sino
ai
nostri
giorni
ad
essere
altra
delle
parrocchiali
della
città
,
conservando
il
titolo
di
Regia
Cappella
.
Era
in
essa
che
si
facevano
i
funerali
aulici
.
L
'
altare
maggiore
di
questa
insigne
chiesa
,
composto
di
fini
marmi
,
di
sculture
e
di
ricca
doratura
,
è
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
.
Si
contengono
in
essa
chiesa
pitture
di
Bernardino
Campi
,
del
Cerano
,
del
Preterazzano
,
l
'
allievo
del
Tiziano
,
dei
fratelli
Santagostino
.
E
pure
da
ammirarsi
un
bel
dipinto
a
fresco
rappresentante
la
Vergine
,
quivi
trasportato
dalla
chiesa
di
Santa
Maria
della
Scala
.
Palazzo
del
Censo
ed
Archivio
.
Il
palazzo
della
Direzione
del
Censo
era
già
la
casa
o
il
Collegio
dei
Gesuiti
.
Venne
rifabbricato
sul
di
-
segno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
,
dal
quale
pur
furono
disegnate
e
dirette
tutte
le
interne
costruzioni
.
La
facciata
con
porta
di
pietra
è
d
'
ordine
dorico
.
In
una
parte
del
Collegio
suddetto
trovansi
gli
Archivi
governativi
,
nei
quali
furono
pure
compenetrate
tutte
le
carte
pubbliche
che
erano
nell
'
antico
Archivio
del
Castello
.
Fra
i
più
curiosi
documenti
sono
le
gride
e
le
ordinanze
della
città
di
Milano
dal
1446
al
1450
dei
signori
capitanei
et
defensores
libertatis
.
Teatro
della
Commedia
.
Di
contro
al
tempio
di
San
Fedele
sta
ora
sorgendo
un
teatro
per
la
commedia
su
disegno
dell
'
architetto
Scala
di
Udine
.
Le
proporzioni
di
questo
teatro
sa
-
ranno
approssimativamente
eguali
a
quelle
della
Fenice
di
Venezia
.
La
platea
misurerà
,
ai
due
assi
principali
,
metri
13
,
50
per
ciascuno
;
il
palco
scenico
avrà
una
profondità
di
metri
A
.
La
fronte
verso
la
Piazza
avrà
un
'
estensione
lineare
di
48
metri
.
L
'
ingresso
ed
il
passaggio
dei
cocchi
sarà
verso
la
via
Berchet
.
Qui
sorgeva
la
casa
eretta
nel
IV
secolo
dai
marchesi
Imbonati
,
la
quale
nel
1829
passò
in
terza
proprietà
a
Massimo
d
'
Azeglio
.
Fu
ivi
che
questo
illustre
italiano
eseguì
dal
1830
al
1844
le
migliori
opere
del
suo
pennello
,
e
scrisse
i
romanzi
storici
Ettore
Fieramosca
,
pubblicato
nel
1833
,
e
Nicolò
de
'
Lapi
,
pubblicato
nel
1841
.
Nella
Piazza
di
San
Fedele
evvi
1'
albergo
della
Bella
Venezia
.
Nel
mezzo
di
essa
sorgeva
la
casa
Sannazzari
,
edificata
in
sullo
scorcio
del
passato
secolo
dall
'
architetto
Piermarini
,
la
quale
conteneva
ricchi
musei
d
'
opere
d
'
arte
,
e
una
rara
raccolta
di
uccelli
,
preparati
dal
Volpini
.
Verso
il
1813
divenne
proprietà
del
ministro
Prina
,
e
fu
quivi
che
esso
fu
barbaramente
ucciso
il
20
aprile
1814
.
In
quell
'
occasione
,
saccheggiata
e
guasta
,
la
casa
fu
poscia
del
tutto
demolita
per
dare
agio
maggiore
alla
chiesa
.
Palazzo
del
Marino
.
Tomaso
Marini
,
genovese
,
venne
a
Milano
verso
il
1525
,
e
avendo
presi
,
unitamente
ad
un
suo
concittadino
Grimaldi
,
tutti
gli
appalti
e
dazi
della
città
,
ammassò
in
pochi
anni
una
ricchezza
sorprendente
.
Divenuto
signore
,
ed
in
seguito
duca
di
Terranuova
,
pensò
a
formarsi
una
magnifica
abitazione
,
dove
si
tenevano
le
Finanze
,
dandone
l
'
incarico
all
'
architetto
Galeazzo
Alessi
,
perugino
,
che
nel
1555
disegnò
questo
palazzo
isolato
con
profusione
grandissima
di
ornamenti
.
L
'
edificio
non
venne
terminato
,
vuolsi
dalla
tradizione
popolare
,
perchè
il
Fisco
andò
al
possesso
di
tutto
il
patrimonio
del
Marini
,
accusato
di
aver
ucciso
per
gelosia
la
propria
moglie
nella
sua
villa
di
Gaggiano
.
Pare
piuttosto
che
la
confisca
provenisse
dai
debiti
verso
lo
Stato
,
cagionati
dalla
matta
amministrazione
di
quell
'
uomo
.
Nel
1682
fu
venduto
per
ottanta
-
mila
lire
agli
Omodei
;
quella
famiglia
lo
rivendette
a
Maria
Teresa
.
Dopo
aver
servito
a
parecchi
usi
,
specialmente
per
Uffici
dipendenti
dalla
R
.
Finanza
,
vi
si
insediava
nel
1861
il
Municipio
,
che
ne
diveniva
proprietario
.
La
facciata
verso
la
Piazza
di
San
Fedele
è
la
sola
compiuta
;
essa
è
di
tre
ordini
di
architettura
,
dorico
,
jonico
e
composito
:
è
veramente
imponente
.
Magnifico
è
anche
il
cortile
.
Vi
si
conserva
una
gran
sala
con
pitture
di
Giovanni
da
Monte
e
di
Ottavio
Semini
,
del
quale
ultimo
è
la
medaglia
della
vôlta
,
Psiche
condotta
al
cospetto
di
Giove
.
L
'
affresco
del
da
Monte
,
il
Ratto
delle
Sabine
,
andò
perduto
.
Chiesa
di
San
Giovanni
.
-
-
Presso
il
palazzo
del
Marino
evvi
la
chiesa
di
San
Giovanni
alle
Case
Rotte
,
disegno
di
Francesco
Richini
,
costruita
sull
'
area
dell
'
antica
chiesa
di
Sant
'
Anastasia
,
consumata
dal
fuoco
nel
1728
.
Non
presenta
senta
nulla
di
rimarchevole
,
eccetto
due
dipinti
,
1'
uno
del
Giudici
,
e
del
Del
Cairo
l
'
altro
.
Palazzo
Comunale
.
-
-
Limitrofo
alla
chiesa
evvi
un
palazzo
,
ora
pur
proprietà
del
Municipio
e
sede
di
Uffici
civici
.
In
questa
linea
erano
le
case
di
Guido
della
Torre
,
capitano
perpetuo
del
popolo
,
guaste
nell
'
anno
1311
dalla
fazione
Ghibellina
;
e
perciò
tanto
la
chiesa
di
San
Giovanni
come
questo
palazzo
diconsi
alle
Case
Rotte
da
quelle
rovine
.
Palazzo
Leoni
.
Nella
via
degli
Omenoni
evvi
la
casa
Besana
,
già
di
Leone
-
Leoni
,
aretino
,
famoso
scultore
ed
architetto
del
secolo
XVI
,
il
quale
la
ornò
di
varie
sculture
di
sua
mano
.
Le
cariatidi
,
scolpite
dal
Vairone
,
tengono
molto
della
scuola
di
Michelangelo
.
Palazzo
Belgiojoso
.
Qui
presso
è
la
Piazza
Belgiojoso
nella
quale
è
degno
di
osservazione
il
palazzo
principesco
di
quella
famiglia
,
eretto
nel
1777
su
disegno
dell
'
architetto
Piermarini
.
Contiene
nell
'
interno
pitture
di
Martino
Knoller
e
Albertolli
,
e
stucchi
di
Gerli
.
In
questo
palazzo
abitò
il
maresciallo
Brune
.
In
angolo
alla
piazza
Belgiojoso
e
la
via
del
Morone
è
la
casa
di
Alessandro
Manzoni
.
Monte
di
Pietà
.
Il
Monte
di
Pietà
,
destinato
a
provvedere
con
pronte
sovvenzioni
in
denaro
ai
pressanti
bisogni
dell
'
indigenza
,
ed
a
sottrarre
la
medesima
dalle
rovinoso
estorsioni
dell
'
usura
,
venne
fondato
dalla
liberalità
dei
cittadini
,
eccitata
dalle
prediche
del
francescano
Domenico
Ponzone
nell
'
anno
1490
,
con
approvazione
e
con
sussidi
di
Lodovico
Maria
Sforza
,
detto
il
Moro
,
settimo
duca
di
Milano
.
La
primitiva
sede
era
in
via
Santa
Maria
Segreta
.
Venne
sempre
più
arricchito
con
altre
pie
disposizioni
,
non
che
colle
generose
elargizioni
di
Maria
Teresa
e
di
Giuseppe
II
.
Nel
1783
fu
trasferito
ove
trovasi
al
presente
,
in
edificio
eretto
dall
'
architetto
Piermarini
nell
'
area
sulla
quale
surgevano
i
soppressi
conventi
di
monache
dell
'
ordine
di
Sant
'
Agostino
e
di
Santa
Chiara
.
Nel
1796
,
per
varie
vicende
,
essendosi
quasi
annientato
,
fu
chiuso
;
e
quindi
nel
1804
riaperto
.
Il
20
giugno
1810
ebbe
un
nuovo
regolamento
,
e
venne
infine
riordinato
,
secondo
il
bisogno
dei
tempi
progrediti
,
in
questi
ultimi
anni
.
Palazzo
della
Cassa
di
Risparmio
.
Nell
'
area
,
ove
esisteva
in
via
Monte
di
Pietà
il
palazzo
disegno
del
Piermarini
,
da
ultimo
sede
dell
'
Intendenza
Militare
,
eretto
ove
già
erano
il
convento
e
la
chiesa
delle
monache
cappuccine
di
Santa
Barbara
soppresse
nel
1782
,
a
spese
dell
'
Amministrazione
della
Cassa
di
Risparmio
si
è
innalzato
un
grandioso
palazzo
isolato
,
di
-
segno
dell
'
architetto
Balzaretti
,
imitazione
del
palazzo
Strozzi
di
Firenze
.
Sarà
la
sede
della
Cassa
di
Risparmio
.
Comando
Militare
.
In
via
di
Brera
è
il
Comando
Militare
;
era
già
palazzo
appartenente
alla
famiglia
Cusani
.
E
di
stile
barocco
,
architettato
dal
Ruggeri
,
che
vi
aveva
finto
alla
base
una
montagna
su
cui
posasse
lo
Stiliobate
;
ora
i
rocchi
ne
furono
scarpellati
.
Il
Piermarini
disegnò
la
facciata
verso
il
giardino
.
Degne
di
essere
osservate
sono
le
stanze
,
ricche
di
stucchi
e
di
pitture
.
Palazzo
di
belle
arti
,
o
di
Brera
.
Già
casa
degli
Umiliati
,
indi
dei
Gesuiti
;
attualmente
vi
hanno
sede
i
principali
rami
delle
scienze
e
delle
arti
.
Questo
palazzo
è
uno
dei
più
grandiosi
ed
imponenti
edifici
della
città
nostra
.
-
Il
disegno
originale
devesi
all
'
architetto
Francesco
Richini
;
il
Piermarini
vi
aggiunse
la
maestosa
porta
con
colonne
doriche
,
dando
termine
alla
facciata
.
Nella
magnifica
corte
quadrangolare
,
circondata
da
doppio
ordine
di
portici
sostenuti
da
doppie
colonne
,
vedonsi
le
statue
di
uomini
distinti
per
dottrina
,
e
quella
in
bronzo
di
Napoleone
I
al
centro
,
dovuta
al
Canova
.
Grandioso
è
lo
scalone
a
doppie
andate
colle
statue
di
Beccaria
e
di
Parini
.
Il
palazzo
contiene
:
L
'
Istituto
lombardo
di
scienze
,
lettere
ed
arti
,
sorto
l
'
anno
1802
,
la
cui
missione
è
di
raccogliere
le
utili
scoperte
e
di
eccitare
al
perfezionamento
di
tutti
gli
studi
;
componesi
di
due
classi
di
scienze
matematiche
e
naturali
,
cioè
,
di
lettere
,
scienze
morali
e
politiche
.
L
'
Accademia
di
Belle
Arti
,
fondata
da
Maria
Teresa
nel
1776
,
progressivamente
ordinata
ed
ampliata
,
e
pur
da
ultimo
con
decreto
reale
3
settembre
1859
.
Conta
attualmente
un
Corpo
accademico
composto
di
venti
accademici
oltre
il
Presidente
ed
i
professori
delle
varie
scuole
con
voto
deliberativo
,
che
formano
il
Consiglio
;
e
di
un
numero
indeterminato
di
soci
onorari
senza
voto
.
La
Biblioteca
,
istituita
nel
1770
da
Maria
Teresa
,
possiede
tal
numero
di
manoscritti
e
tale
quantità
di
opere
di
vario
genere
e
rare
edizioni
e
manoscritti
e
corali
da
potersi
ritenere
fra
le
distinte
d
'
Italia
.
Venne
formata
colla
libreria
dei
Gesuiti
e
della
famiglia
Pertusati
,
coi
libri
di
Haller
,
colla
ricca
collezione
donata
dal
cardinale
Durini
e
dal
conte
di
Firmiam
,
ecc
.
,
ecc
.
Il
Gabinetto
numismatico
contiene
tutte
le
classificazioni
appartenenti
alla
numismatica
antica
e
moderna
,
e
possiede
una
biblioteca
propria
di
opere
relative
alla
scienza
.
Venne
fondata
nel
1803
.
L
'
Osservatorio
astronomico
innalzato
dai
Gesuiti
nell
'
anno
1766
,
sotto
la
direzione
del
padre
Boscovich
.
Il
Gabinetto
tecnologico
,
ricco
di
una
collezione
di
macchine
,
modelli
e
disegni
,
destinato
specialmente
all
'
istruzione
degli
artieri
.
Il
Museo
patrio
d
'
archeologia
,
istituito
nel
1862
per
la
raccolta
e
conservazione
dei
monumenti
patri
dello
Stato
,
del
Municipio
e
di
quelli
offerti
dai
privati
.
La
Cimelioteca
,
in
cui
sono
raccolti
cimelii
scientifici
,
manoscritti
,
ecc
.
di
Alessandro
Volta
.
L
'
Ateneo
,
composto
di
60
membri
effettivi
domiciliati
in
Milano
e
di
un
numero
illimitato
di
soci
corrispondenti
nazionali
e
stranieri
.
La
Pinacoteca
(
*
)
,
nei
cui
corridoi
a
mano
manca
sono
raccolti
gli
affreschi
di
Bernardino
Luini
e
della
sua
scuola
,
e
nelle
sale
quadri
di
G
.
C
.
Procaccini
,
del
Tiziano
,
del
Salmeggia
,
di
Wan
-
Dik
,
di
Paride
Bordone
,
del
Guercino
,
di
Rubens
,
del
Domenichino
,
dell
'
Albano
,
di
Gaudenzio
Ferrari
,
dei
Caraccio
,
di
Daniele
Crespi
,
dei
Campi
,
di
Benvenuto
da
Garofolo
,
del
Tintoretto
,
di
Paolo
Veronese
,
del
Moretto
,
di
Giacomo
Palma
,
di
Stefano
di
Ferrara
,
di
Carlo
Crivelli
,
del
Mantegna
,
di
Bellino
Gentile
,
di
Nicola
Pisano
,
di
Bernardino
Marchesi
,
del
Cima
da
Conegliano
,
di
Giovanni
Sanzio
padre
di
Rafaello
,
di
Van
-
Thielen
,
del
Morillo
,
di
Guido
,
di
G
.
B
.
Moroni
,
di
Lorenzo
Costa
,
del
Francia
,
di
Vittore
Carpaccio
,
di
Cesare
da
Sesto
,
di
Rafaello
,
e
moltissimi
altri
di
tutte
le
scuole
,
e
dei
primi
tempi
della
pittura
,
di
cui
puossi
trovare
particolareggiato
cenno
nelle
apposite
guide
.
A
destra
le
sale
che
servono
all
'
esposizione
degli
annuali
concorsi
di
pittura
,
di
scultura
ed
architettura
,
e
contengono
oltre
due
copie
del
Cenacolo
,
i
quadri
che
riportarono
il
primo
premio
ai
concorsi
generali
.
In
questo
palazzo
abitarono
1'
abate
Giuseppe
Panini
e
l
'
astronomo
Barnaba
Oriani
.
Il
primo
morì
il
15
agosto
1799
,
ed
il
secondo
il
12
novembre
1832
,
come
lo
indicano
le
due
iscrizioni
poste
sulla
facciata
del
palazzo
verso
la
Piazzetta
.
(
*
)
Vi
si
può
accedere
tutti
i
giorni
dal
5
novembre
al
20
aprile
dalle
ore
9
antimeridiane
alle
3
pomeridiane
:
dal
21
aprile
al
4
novembre
dalle
ore
9
alle
4
.
Chiesa
di
San
Marco
.
-
-
Nella
Piazza
omonima
sorge
il
tempio
di
San
Marco
.
Venne
nell
'
area
di
antichissima
chiesa
ricostruito
nel
1254
in
istile
gotico
con
fregi
in
cotto
,
finestre
a
sesto
acuto
;
soltanto
la
facciata
presenta
ancora
l
'
idea
di
sua
origine
vetusta
.
Vuolsi
rifabbricato
per
voto
dei
milanesi
,
e
dedicato
a
San
Marco
in
riconoscenza
di
servigi
ricevuti
dai
Veneziani
.
L
'
interno
è
.
decoroso
,
di
forma
moderna
con
tre
navi
,
ed
è
.
a
croce
latina
;
fu
rimodernato
nel
secolo
XVI
.
Possiede
pitture
del
G
.
P
.
Lomazzo
,
del
Conca
,
di
A
.
Campi
,
di
G
.
C
.
Procaccini
,
del
Cerano
,
del
Genovesino
,
ecc
.
;
e
diversi
monumenti
sepolcrali
,
segnatamente
quello
di
Lanfranco
Settala
,
primo
generale
degli
Agostiniani
,
morto
nel
1264
,
e
vuolsi
lavoro
di
Balduccio
da
Pisa
.
Casa
d
'
Industria
.
L
'
annesso
vasto
monastero
degli
Agostiniani
,
padri
soppressi
nel
1797
,
servì
di
caserma
militare
prima
e
dopo
la
Re
-
pubblica
Cisalpina
,
ora
ai
soldati
francesi
,
ora
ai
Polacchi
,
ora
ai
Cisalpini
e
Italiani
.
-1127
luglio
1815
vi
venne
aperto
dal
governo
la
Pia
Casa
d
'
Industria
e
Ricovero
pei
poveri
,
e
nel
1868
,
per
cura
del
Municipio
,
anche
il
Ricovero
di
Mendicità
.
Bagni
pubblici
.
Stabilimento
in
costruzione
in
via
Castelfidardo
.
Racchiude
vasche
comuni
pei
nuoto
non
troppo
felicemente
ideate
.
Linea
C
.
(
Colore
terraceo
.
Barriera
Principe
Umberto
)
.
MONUMENTI
.
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Monumento
Cavour
.
Istituto
tecnico
superiore
.
Palazzo
Taverna
.
Palazzo
Melzi
d
'
Eril
.
della
R
.
Zecca
.
Regia
Casa
di
Pena
.
Barriera
.
Stazione
Centrale
.
CHIESE
.
San
Bartolomeo
.
ALBERGHI
.
Cavour
.
Manin
.
Firenze
.
Percorrendo
la
linea
dalla
Piazza
del
Duomo
alla
barriera
Principe
Umberto
devesi
fare
attenzione
al
palazzo
in
angolo
tra
la
via
Monte
Napoleone
e
la
via
Sant
'
Andrea
.
Era
quivi
l
'
antica
casa
Marliani
,
di
architettura
bramantesca
,
ridotta
alla
moderna
costruzione
dall
'
architetto
Piermarini
.
Fu
sede
questo
palazzo
del
Monte
Camerale
di
Santa
Teresa
,
specie
di
Debito
Pubblico
,
istituito
da
Maria
Teresa
con
un
primo
decreto
18
dicembre
1755
;
quindi
del
Monte
Napoleone
,
fondato
nel
1804
da
Bonaparte
allo
scopo
di
consolidare
e
redimere
il
debito
.
Dopo
il
1814
,
gli
Austriaci
vi
insediarono
il
Monte
Lombardo
-
Veneto
,
che
,
nel
1864
,
il
governo
italiano
tramutò
in
Debito
Pubblico
.
Di
contro
a
questo
palazzo
è
la
casa
portante
il
num
.
23
,
di
proprietà
della
famiglia
Verri
,
ed
ove
abitarono
Pietro
Verri
,
lo
storico
ed
economista
,
ed
i
suoi
fratelli
Alessandro
,
autore
delle
Notti
Romane
,
e
Carlo
,
scrittore
in
agronomia
.
È
rimarchevole
anche
la
casa
Vidiserti
n
.
37;
ivi
il
18
marzo
1848
si
raccolsero
i
capi
della
insurrezione
di
Milano
contro
gli
Austriaci
.
Apposite
iscrizioni
indicano
poi
ove
abitarono
e
morirono
gli
scrittori
e
poeti
Carlo
Porta
e
Tomaso
Grossi
.
Nella
vicina
via
dei
Bigli
è
l
'
antico
palazzo
dei
conti
Taverna
,
ora
del
sig
.
Andrea
Ponti
,
che
si
vuole
architettura
dalla
scuola
del
Bramante
;
la
facciata
venne
restaurata
non
sono
molti
anni
.
Ammirabili
le
pitture
nel
cortile
;
esse
appartengono
alla
scuola
del
Luini
.
Nella
vicina
casa
,
pure
Taverna
,
mentre
il
popolo
milanese
combatteva
nelle
cinque
giornate
del
marzo
1848
,
il
Comitato
centrale
dell
'
insurrezione
respingeva
l
'
armistizio
offerto
dal
generale
Radetzki
,
e
si
costituiva
in
Governo
Provvisorio
.
La
famiglia
Taverna
ha
un
bel
palazzo
anche
nella
via
Monte
Napoleone
.
Piazza
Cavour
.
Così
chiamata
pel
monumento
innalzato
dal
Municipio
di
Milano
al
grande
ministro
Camillo
Benso
conte
di
Cavour
,
che
vedesi
nel
mezzo
di
essa
Piazza
.
La
inaugurazione
del
monumento
avvenne
la
prima
domenica
di
giugno
dell
'
anno
1865
.
La
statua
di
Cavour
fu
modellata
da
Edoardo
Tabacchi
,
quella
di
Clio
,
che
le
sta
ai
piedi
in
atto
di
scrivere
,
da
Antonio
Tantardini
.
La
fusione
in
bronzo
delle
medesime
fu
eseguita
dal
Papi
di
Firenze
.
In
Piazza
Cavour
abbiamo
di
rimarchevole
1'
Istituto
Tecnico
Superiore
.
Creato
colla
legge
13
novembre
1859
,
ebbe
principio
di
attuazione
pel
reale
decreto
13
novembre
1862
.
L
'
edificio
attuale
,
ricostruito
con
moderna
architettura
sotto
il
Regno
Italico
con
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
,
servì
a
parecchi
usi
,
che
non
è
ufficio
nostro
qui
rammentare
.
Dalla
Piazza
Cavour
si
può
anche
avere
accesso
al
Civico
Museo
,
un
cui
ingresso
trovasi
nella
via
Manin
.
In
questa
Piazza
vi
è
da
visitare
Io
studio
dello
scultore
cav
.
Pietro
Magni
,
il
quale
sta
eseguendo
il
gran
monumento
a
Leonardo
da
Vinci
,
che
dovrà
sorgere
nel
mezzo
di
Piazza
della
Scala
.
Intorno
al
piedestallo
del
medesimo
,
saranno
le
statue
degli
scolari
del
fondatore
della
scuola
lombarda
:
Salaino
,
Boltrafiio
,
Marco
d
'
Oggionno
e
Cesare
da
Sesto
.
Abbiamo
pur
quivi
l
'
Albergo
Cavour
.
Percorrendo
la
via
Manin
è
degno
di
osservazione
il
palazzo
ducale
Melzi
di
Eril
,
che
fu
abitazione
di
Francesco
Melzi
d
'
Eril
,
vice
-
presidente
della
Repubblica
Italiana
,
e
vi
morì
il
16
gennaio
1816
nella
età
di
63
anni
.
In
questa
via
è
1'
albergo
Manin
con
eccellente
servizio
di
trattoria
alla
carta
e
a
pasto
.
Volgendo
nella
via
Moscova
devesi
visitare
la
Regia
Zecca
.
Questo
stabilimento
monetario
è
stato
eretto
nel
1778
,
ed
è
in
moltissima
considerazione
,
tanto
per
la
quantità
,
delle
macchine
che
servono
alla
fabbricazione
delle
monete
,
quanto
per
l
'
ottimo
sistema
che
si
è
introdotto
,
e
per
la
scelta
degli
artefici
ed
operatori
d
'
ogni
genere
.
Fu
in
questo
stesso
stabilimento
che
si
illustrarono
il
cav
.
Morosi
e
il
bolognese
Luigi
Manfredini
.
Prima
dell
'
anno
1778
la
Zecca
era
situata
nella
via
omonima
presso
San
Sepolcro
,
e
vi
ò
riconosciuta
in
quel
luogo
fin
dal
872
,
Poco
lontano
dalla
Zecca
vi
è
la
nuova
chiesa
di
San
Bartolomeo
,
cominciata
nel
1867
.
Il
disegno
è
dell
'
architetto
Maurizio
Garavaglia
,
il
quale
nell
'
interno
si
attenne
alla
demolita
chiesa
di
Santa
Marta
,
che
era
nella
Piazza
omonima
,
ed
architettata
da
Francesco
Richini
.
Nella
via
Principe
Umberto
sono
degne
di
osservazione
le
case
Maciacchini
,
architettura
toscana
dello
stesso
Maciacchini
,
e
Calegari
,
architettura
del
Jodani
.
In
angolo
a
questa
via
e
quella
Parini
vi
è
l
'
albergo
Firenze
.
Trovandosi
in
questa
località
devesi
visitare
la
Regia
Casa
di
Pena
,
che
sorge
in
via
Giuseppe
Parini
.
Essa
è
il
primo
edificio
in
Italia
,
eretto
fin
dal
1762
per
uso
carceri
a
forma
penitenziaria
;
architetto
ne
fu
Francesco
Croce
;
ma
non
fu
terminato
.
Ebbe
gli
elogi
del
benefico
Howard
,
e
destò
1'
ammirazione
di
nostrali
e
forestieri
.
Barriera
Principe
Umberto
.
Questa
barriera
venne
inaugurata
nell
'
autunno
1865
.
Fu
eseguita
su
disegno
dell
'
architetto
Balzaretti
,
del
quale
sono
pure
i
casini
laterali
,
non
che
gli
spazi
a
giardino
tanto
ai
lati
,
quanto
lungo
la
via
Panini
,
e
fuori
città
,
per
accedere
alla
stazione
ferroviaria
.
Il
re
di
Portogallo
,
Luigi
Filippo
Maria
,
fu
il
primo
a
passarvi
.
Stazione
Centrale
.
La
stazione
centrale
venne
inaugurata
il
5
maggio
1864
.
Elevasi
quasi
a
livello
del
bastione
a
245
metri
fuori
della
città
;
ha
una
forma
planimetrica
rettangolare
,
col
maggior
lato
di
metri
233
œ
di
lunghezza
,
e
poco
meno
di
78
di
larghezza
:
due
fronti
,
l
'
una
verso
la
città
,
l
'
altra
verso
la
campagna
,
insieme
collegate
da
una
gran
galleria
coperta
di
40
metri
e
mezzo
di
larghezza
.
Nella
fronte
verso
la
città
,
trovasi
l
ingresso
e
l
'
ordinamento
del
servizio
pubblico
,
nella
fronte
verso
la
campagna
gli
uffici
della
locale
Direzione
.
Il
servizio
per
le
partenze
è
posto
a
sinistra
di
chi
accede
alla
stazione
,
ed
il
caffè
,
squisitamente
provveduto
d
'
ogni
genere
di
trattoria
e
bottiglieria
,
è
all
'
estremo
di
questo
lato
.
Alla
parte
opposta
sta
invece
il
servizio
degli
arrivi
,
e
la
loggia
reale
con
molta
ricchezza
costruita
.
Nelle
sale
vi
sono
affreschi
grandiosi
dei
pittori
Gerolamo
Induno
ed
Eleuterio
Paliano
.
Linea
D
.
(
Colore
violaceo
Porta
Tenaglia
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Foro
Bonaparte
.
Castello
.
Piazza
d
'
Armi
.
Arena
.
Arco
del
Sempione
.
Il
Tivoli
.
L
'
Eco
della
Simonetta
.
CHIESE
.
Santa
Maria
della
Consolazione
.
TEATRI
.
Circhi
pel
popolo
.
ALBERGHI
(
*
)
.
Foro
Bonaparte
.
Sull
'
area
delle
demolite
fortificazioni
del
Castello
,
dal
lato
di
mezzodì
,
dall
'
architetto
Canonica
disponevasi
a
pubblico
passeggio
la
Piazza
denominata
quindi
Foro
Bonaparte
,
con
svariati
campi
e
zolle
,
e
ben
disposti
viali
ornati
d
'
alberi
che
gli
Austriaci
,
me
-
mori
delle
cinque
giornate
del
marzo
1848
,
al
loro
ritorno
nell
'
agosto
di
quello
stesso
anno
,
fecero
abbattere
.
L
'
attuale
ordinamento
del
Foro
Bonaparte
devesi
alla
Giunta
Municipale
,
che
dal
1864
vi
continua
a
fare
abbellimenti
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
cav
.
Agostino
Nazari
.
Castello
.
Il
Castello
,
detto
anticamente
la
Fortezza
di
Porta
Giovia
,
venne
innalzato
nel
1358
da
Galeazzo
II
Visconti
,
con
architettura
militare
di
quei
tempi
.
La
fabbrica
fu
terminata
nel
1368
.
Essa
doveva
tenere
in
freno
gli
amatissimi
sudditi
.
Morto
Galeazzo
,
ad
istanza
dei
cittadini
,
venne
demolito
.
Se
non
che
succeduto
il
figlio
di
lui
Giovanni
Galeazzo
conte
di
Virtù
,
dopo
l
'
usurpazione
dello
Stato
(
*
)
In
questa
linea
non
vi
sono
che
alberghi
ed
osterie
secondarie
.
Milanese
,
non
tardò
a
farne
rifabbricare
un
altro
di
maggiore
robustezza
,
e
vi
fissò
poi
la
sua
stanza
,
e
qui
nasceva
il
di
lui
figlio
secondogenito
Filippo
Maria
,
in
cui
dovevasi
spegnere
la
linea
dominatrice
dei
Visconti
.
Così
stette
fino
al
1447
,
quando
,
morto
quest
'
ultimo
duca
,
i
Milanesi
,
proclamata
1'
Aurea
libertà
ambrosiana
,
credettero
necessario
spianare
quel
forte
per
togliersene
di
dosso
la
soggezione
.
Ma
anche
questa
volta
si
trovò
subito
chi
lo
rifacesse
,
e
fu
Francesco
Sforza
,
quando
con
nessun
diritto
,
ma
colla
più
efficace
delle
ragioni
,
la
spada
,
acquistò
Milano
,
e
ne
corroborò
tutti
i
punti
.
La
nuova
fortezza
sorse
in
forma
di
un
gran
quadrato
con
alte
mura
cinte
da
fossato
,
e
con
vigorosi
torrioni
agli
angoli
rivolti
verso
la
città
,
e
di
tale
altezza
elle
le
palle
ad
un
bisogno
potessero
da
essi
volare
in
mezzo
della
città
,
stessa
.
Le
diede
vie
coperte
,
oscure
prigioni
,
cameroni
pei
militi
,
stanze
col
trabocchetto
,
ingressi
muniti
di
alte
torri
con
grande
cortile
interno
quadrilungo
,
con
rocchetto
centrale
per
tenere
,
quando
bisognasse
,
in
freno
lo
stesso
Castello
,
e
per
racchiudervi
il
tesoro
.
In
questo
quadrato
era
compreso
il
palazzo
ducale
,
di
cui
si
ponno
mirare
gli
avanzi
.
Un
fulmine
,
scoppiato
ai
28
giugno
1521
nella
polveriera
,
mandava
in
conquasso
grande
parte
dell
'
edificio
,
che
fu
ristaurato
sotto
i
regni
di
Carlo
V
e
Filippo
II
,
e
ridotto
nelle
più
recenti
regole
militari
,
coronato
di
sei
baluardi
,
cortine
,
fossi
,
strade
coperte
,
mura
fortissime
,
ecc
.
Salvo
alcuni
miglioramenti
fatti
nel
1734
durò
la
fortezza
in
quello
stato
sino
al
1500
.
Sostenne
otto
assedi
.
Con
legge
30
nevoso
,
anno
nono
repubblicano
,
fu
decretata
dal
Governo
Cisalpino
la
demolizione
della
fortezza
e
1'
erezione
del
Foro
Bonaparte
,
nel
quale
dovevano
essere
raccolti
stabilimenti
per
le
assemblee
del
popolo
,
per
le
arti
,
per
le
scienze
,
pel
commercio
e
pel
soldato
emerito
,
ed
innalzato
,
nel
luogo
il
più
insigne
,
un
grandioso
monumento
,
che
tramandasse
alla
posterità
le
gloriose
gesta
degli
eserciti
francesi
in
Italia
.
Il
progetto
relativo
al
Foro
Bonaparte
era
dall
'
architetto
Giovanni
Antolini
presentato
al
Governo
il
25
frimale
del
suddetto
anno
.
La
prima
pietra
fu
posta
con
gran
solennità
il
30
aprile
1801
,
presso
lo
sbocco
della
via
Cusani
.
Ma
caduta
la
Repubblica
Cisalpina
non
si
pensò
più
alla
costruzione
del
Foro
Bonaparte
.
Il
Castello
,
rimasto
dall
'
antica
fortezza
,
venne
ad
avere
parecchie
migliorie
,
la
più
importante
,
verso
la
Piazza
d
'
anni
,
devesi
all
'
ingegnere
militare
colonnello
Rossi
sotto
il
Regno
italico
.
I
due
torrioni
di
solide
bugne
agli
angoli
verso
la
città
,
furono
mozzati
dal
popolo
nel
1548
.
Nel
1862
l
'
attuale
Governo
demolì
alcune
opere
forti
fiancheggianti
quei
torrioni
,
e
vi
costrusse
da
un
lato
l
'
elegante
edificio
gotico
che
serve
a
scuola
di
equitazione
.
Chiesa
di
Santa
Maria
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
della
Consolazione
,
detta
del
Castello
,
già
convento
degli
Agostiniani
,
soppressi
nel
1769
,
fu
fondata
,
secondo
alcuni
,
dal
duca
Galeazzo
Maria
Visconti
,
e
giusta
l
'
opinione
di
altri
,
da
Giovanni
Galeazzo
.
Fu
dappoi
,
con
disegno
dell
'
architetto
Gio
.
Battista
Chiappa
,
rimodernata
.
Contiene
pitture
di
Camillo
Procaccini
,
di
Daniele
Crespi
,
di
Gaudenzio
Ferrari
e
di
altri
.
Piazza
d
'
Armi
.
Lo
spazio
dal
lato
di
tra
-
montana
del
Castello
nell
'
anno
1806
venne
ridotto
a
piazza
per
militari
esercizi
,
d
'
onde
la
denominazione
di
Piazza
d
'
armi
.
Ha
la
lunghezza
di
metri
549.93
,
la
larghezza
di
metri
654
.
43
.
Qui
presso
evvi
il
bersaglio
militare
,
della
Guardia
nazionale
e
della
Società
dei
Carabinieri
milanesi
.
In
questa
Piazza
,
specialmente
durante
il
primo
Regno
d
'
Italia
,
si
sono
fatte
di
molte
feste
popolari
.
L
'
Arena
.
Questo
grandioso
edificio
ò
uno
dei
più
insigni
che
si
eressero
sotto
il
Governo
italico
per
accrescere
il
decoro
e
lo
splendore
della
città
di
Milano
,
che
mancava
di
un
monumento
di
questo
genere
.
Esso
ha
la
forma
di
un
elissi
col
maggior
asse
di
240
metri
sopra
120;
venne
disegnato
dall
'
architetto
Canonica
ad
imitazione
del
Circo
di
Caracalla
,
e
può
conte
-
nere
30,000
spettatori
.
Fu
incominciato
nel
1805
,
e
alla
sua
costruzione
si
impiegarono
le
pietre
del
demolito
castello
,
ed
alla
fronte
delle
carceri
gli
avanzi
del
castello
di
Trezzo
.
Imponente
è
il
Pulvinare
,
posto
verso
il
mezzogiorno
,
non
che
la
porta
principale
.
Serve
ai
pubblici
spettacoli
di
corse
di
cavalli
e
di
bighe
,
ed
ai
giuochi
ginnastici
e
pirotecnici
,
ed
è
atto
altresì
a
divertimenti
di
naumachia
,
avendovi
il
comodo
di
riempire
tutta
l
'
Arena
col
rigagnolo
scorrente
tra
il
podio
e
l
'
Arena
stessa
.
Nell
'
inverno
serve
al
divertimento
del
pattinaggio
.
Venne
il
giorno
17
dicembre
1807
inaugurato
con
un
grande
spettacolo
di
naumachia
,
presente
1'
imperatore
Napoleone
.
Arco
del
Sempione
.
L
'
architetto
Luigi
Caguola
,
avendo
per
le
nozze
del
vicerè
Eugenio
,
nel
1806
,
alzato
a
Porta
Orientale
un
arco
di
legno
e
tela
con
stile
classico
e
pretto
,
il
Consiglio
Municipale
decretò
fosse
eseguito
di
marmo
bianco
a
capo
della
strada
del
Sempione
,
adoperandovi
i
200
mila
franchi
che
Napoleone
aveva
assegnati
alla
città
per
spese
di
ornamento
pubblico
.
L
'
autunno
del
1807
se
ne
gettarono
le
fondamenta
,
e
al
1814
erasi
all
'
imposta
delle
due
arcate
minori
.
Il
19
aprile
di
quell
'
anno
se
ne
sospendevano
i
lavori
per
la
caduta
del
Regno
d
'
Italia
.
Francesco
I
,
per
istanza
della
Congregazione
centrale
,
che
implorò
di
impiegare
nella
costruzione
i
crediti
che
le
provincie
avevano
per
somministrazioni
fatte
agli
eserciti
Austriaci
,
supplendo
nel
resto
lo
Stato
,
autorizzò
il
proseguimento
di
quei
lavori
,
che
,
ripigliati
nel
1816
,
terminarono
nel
1838
.
Dovevano
fregiarlo
la
statua
della
Vittoria
,
in
ricordo
della
battaglia
di
Jena
,
e
i
fasti
napoleonici
.
Il
Governo
austriaco
volle
che
portasse
la
statua
della
Pace
,
e
i
fatti
che
precedettero
quella
pace
sciagurata
.
Il
monumento
componesi
di
un
arco
grandissimo
fiancheggiato
da
due
minori
,
il
tutto
sormontato
da
un
attico
.
E
adorno
di
colonne
monoliti
di
marmo
di
Crevola
,
e
lo
fregiano
molti
bassorilievi
di
G
.
Monti
,
di
Cacciatori
,
di
C
.
Pacetti
,
di
C
.
Monti
,
di
Rusca
,
di
Acquisti
,
di
Perabò
,
di
Marchesi
,
di
Somaini
,
ed
ornamenti
e
statue
di
squisito
lavoro
.
La
sestiga
colossale
,
modellata
da
A
.
Sangiorgio
,
venne
fusa
in
bronzo
dal
Manfredini
,
come
pure
le
quattro
Fame
modellate
dal
Putti
bolognese
.
I
due
casini
laterali
di
granito
rosso
sono
di
maestosa
semplicità
dorica
.
L
'
arco
è
praticabile
nell
'
interno
;
comoda
scala
conduce
alla
sommità
,
dalla
quale
si
gode
la
vista
di
stupendi
panorami
,
e
si
porno
ammirare
da
presso
la
sestiga
e
le
statue
.
La
spesa
.
per
salire
è
tenuissirna
.
Sotto
questo
monumento
,
il
giorno
8
giugno
1859
,
entravano
l
'
imperatore
Napoleone
III
e
re
Vittorio
Emanuele
,
vincitori
nei
campi
di
Palestro
e
di
Magenta
.
A
perpetuare
sì
felice
avvenimento
vennero
,
il
18
marzo
1860
,
cancellate
al
sommo
dell
'
Arco
le
impronte
servili
,
e
poste
le
seguenti
epigrafi
:
(
verso
la
campagna
)
ENTRANDO
CON
L
'
ARMI
GLORIOSE
NAPOLEONE
III
E
VITTORIO
EMANUELE
II
LIBERATORI
MILANO
ESULTANTE
CANCELLÒ
DA
QUESTI
MARMI
LE
IMPRONTE
SERVILI
E
VI
SCRISSE
L
'
INDIPENDENZA
D
'
ITALIA
MDCCCLIX
(
verso
la
città
)
ALLE
SPERANZE
DEL
REGNO
ITALICO
AUSPICE
NAPOLEONE
I
I
MILANESI
DEDICARONO
L
'
ANNO
MDCCCVII
E
FRANCATI
DA
SERVITÙ
FELICEMENTE
RESTITUIRONO
MDCCCLIX
Questo
Arco
doveva
formare
il
principio
della
magnifica
strada
,
che
congiungeva
Milano
colla
sommità
del
Sempione
,
opera
delle
più
dispendiose
e
difficili
che
siensi
intraprese
sotto
il
Governo
italico
.
La
lunghezza
della
strada
da
Gabio
,
confine
in
allora
del
Regno
,
sino
a
Soma
è
di
metri
106
,
586
.
Da
Soma
a
Milano
,
continuata
dal
Governo
austriaco
,
metri
51,000
.
Il
Tivoli
.
Di
fianco
all
'
Arena
avvi
uno
spazio
di
terreno
che
la
Giunta
Municipale
sta
ordinando
per
luogo
di
sollazzi
popolari
,
denominandolo
il
Tivoli
.
La
Porta
Tenaglia
,
che
è
qui
presso
,
è
una
delle
più
vecchie
,
e
reclama
dal
Municipio
urgente
ricostruzione
.
Non
molto
lungi
fuori
di
questa
Porta
,
evvi
un
palazzo
denominato
la
Simonetta
,
da
un
già
suo
proprietario
,
celebre
per
la
singolarità
di
un
Eco
che
,
allo
scoppio
di
un
'
arme
da
fuoco
,
al
getto
di
un
grido
,
si
fa
udire
in
un
angolo
del
cortile
,
aperto
da
un
lato
,
e
viene
ripetuto
distintamente
più
di
trenta
volte
,
finchè
,
scemando
,
di
mano
in
mano
si
perde
.
Crediamo
abbia
il
primato
sull
'
Eco
del
Battisterio
di
Pisa
.
Ciò
che
di
questo
fabbricato
rimane
,
dimostra
bastantemente
quello
che
doveva
essere
di
magnifico
a
'
suoi
tempi
.
Sulla
costruzione
di
esso
,
la
malignità
,
che
non
ha
sempre
torto
,
disse
che
fu
eretto
dagli
appaltatori
dei
bastioni
,
e
regalato
poi
a
don
Ferrante
Gonzaga
per
gratitudine
di
avere
questo
governatore
chiuso
gli
occhi
sul
prezzo
e
sul
modo
onde
quell
'
opera
fu
eseguita
.
Per
avere
accesso
nel
palazzo
si
deve
pagare
una
tassa
di
centesimi
50
.
Linea
E
.
(
Colore
giallo
.
Porta
Magenta
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
del
Bollo
.
Litta
.
Orfanotrofio
femminile
.
CHIESE
.
Santa
Maria
Segreta
.
San
Nazaro
Pietra
Santa
.
Santa
Maria
alla
Porta
.
Monastero
Maggiore
.
Le
Grazie
.
ALBERGHI
.
Beccaccia
.
Nella
linea
dalla
Piazza
del
Duomo
alla
Porta
Magenta
havvi
il
palazzo
,
sede
degli
uffici
del
Bollo
e
di
altri
delle
regie
Finanze
,
eretto
al
Bocchetto
,
ove
esisteva
il
monastero
colla
chiesa
di
Sant
'
Ulderico
,
vescovo
di
Augusta
,
soppresso
nel
1787
:
offre
poco
di
rimarchevole
.
Si
disse
questa
località
del
Bocchetto
da
uno
sbocco
di
condotto
d
'
acqua
o
piscina
,
costruito
ivi
presso
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Segreta
.
Di
questo
tempio
si
fa
menzione
fin
dal
secolo
XI
come
fondato
da
donna
di
famiglia
cospicua
.
Nel
seco
-
lo
XVIII
fu
ridotto
alla
odierna
forma
su
disegno
dell
'
architetto
Giulio
Galliori
.
In
materia
d
'
arte
,
nella
chiesa
,
altro
non
si
ravvisa
di
interessante
che
un
quadro
del
Panfilo
rappresentante
la
Vergine
col
Bambino
,
e
l
'
altare
maggiore
,
costrutto
di
fini
marmi
e
di
bronzi
dorati
su
disegno
del
prof
.
Giuseppe
Levati
.
Chiesa
di
San
Nazaro
Pietrasanta
.
E
questa
chiesuola
molto
elegante
:
l
'
altare
maggiore
è
dell
'
architetto
Zanoja
;
possiede
pitture
di
Cesare
Procaccini
,
Aurelio
Luini
,
Ridolfo
Cunio
,
scolare
del
Cerano
.
Questo
tempio
fu
detto
di
Pietra
santa
,
secondo
una
tradizione
,
da
un
cippo
di
marmo
africano
,
sul
quale
inginocchiossi
il
vescovo
Ambrogio
,
implorando
la
sconfitta
degli
Ariani
.
Santa
Maria
alla
Porta
.
Questa
chiesa
fu
così
detta
perché
già
presso
la
porta
Giovia
e
le
mura
fabbricate
dall
'
imperatore
Massimiano
Erculeo
;
lo
che
dimostra
la
sua
antichità
.
La
vecchia
chiesa
fu
rifabbricata
nel
1652
su
disegno
di
Francesco
Richini
per
ordine
di
Benedetto
Aresi
.
Sulla
bella
facciata
,
restaurata
alcuni
anni
or
sono
,
vedesi
un
basso
rilievo
in
marmo
rappresentante
l
'
incoronazione
della
Madonna
,
eseguito
da
Carlo
Simonetta
.
Nell
'
interno
vi
è
una
statua
del
Simonetta
stesso
,
e
parecchie
pitture
di
Marco
d
'
Oggionno
,
di
Camillo
Procaccini
,
del
Lomazzo
.
Monastero
Maggiore
.
Molti
pretendono
che
in
origine
qui
fosse
il
tempio
di
Giove
,
e
che
le
quattro
belle
colonne
di
porfido
che
sostengono
la
tribuna
dell
'
altare
maggiore
in
Sant
'
Ambrogio
si
trovassero
in
quell
'
edificio
.
Diverse
sono
le
opinioni
sopra
1'
epoca
della
fondazione
del
monastero
:
alcuni
l
'
attribuiscono
a
San
Martino
nel
IV
secolo
;
tutti
però
si
accordano
nell
'
ammetterlo
ampliato
da
Ottone
imperatore
nel
X
secolo
.
La
chiesa
,
già
dedicata
alla
Madonna
,
venne
nel
secolo
XII
intitolata
a
San
Maurizio
.
Fu
già
quell
'
edificio
,
sino
al
1799
,
chiostro
di
Benedettine
,
e
venne
chiamato
Maggiore
,
sia
per
copia
di
privilegi
che
per
numero
di
monache
.
Si
pretende
che
Barbarossa
,
prescrivendo
il
diroccamento
di
Milano
,
ordinasse
di
rispettare
il
Monastero
Maggiore
,
la
basilica
di
Sant
'
Ambrogio
e
la
cattedrale
.
La
chiesa
attuale
col
monastero
(
ora
sede
di
scuole
comunali
)
fu
costrutta
col
disegno
dell
'
architetto
Giovan
Giacomo
Dolcebono
,
pavese
,
scolaro
di
Bramante
.
La
facciata
è
tutta
di
marmo
,
condotta
con
isquisito
gusto
dal
milanese
Francesco
Pirovano
.
L
'
interno
della
chiesa
è
una
vera
galleria
di
Scuola
Lombarda
;
vi
primeggiano
affreschi
di
Bernardino
Luini
,
di
Calisto
Piazza
da
Lodi
,
di
Pietro
Gnocchi
,
di
Lomazzo
,
Ferrari
,
e
di
-
pinti
di
Antonio
Campi
.
In
questa
chiesa
leggonsi
due
iscrizioni
sepolcrali
,
le
quali
ricordano
d
'
essere
stati
ivi
sepolti
,
nell
'
anno
1532
,
Alessandro
Bentivoglio
,
signore
di
Bologna
,
scacciato
da
papa
Giulio
II
,
e
nel
1545
Ginevra
Bentivoglio
,
moglie
di
Giovanni
Carretto
marchese
di
Finale
.
Il
fianco
di
levante
della
chiesa
venne
deturpato
nei
secoli
decorsi
coll
'
addossamento
di
case
;
rimasto
di
nuovo
scoperto
per
I
'
apertura
della
via
Bernardino
Luini
,
si
va
a
ristaurare
in
pietra
e
-
laterizi
su
disegno
del
pittore
Angelo
Colla
.
Nello
stesso
fianco
di
levante
,
presso
la
via
Ansporto
,
scorgesi
una
torre
quadrata
a
diversi
piani
,
innalzata
ai
tempi
di
Massimiano
:.una
porta
a
lato
della
medesima
,
con
colonne
di
marmo
antico
isolate
,
deve
aver
servito
di
comunicazione
al
Circo
romano
,
che
esisteva
nella
vicinanza
.
Presso
questa
torre
avvene
altra
rotonda
,
divisa
in
tre
piani
,
e
che
vedesi
da
tergo
al
tempio
.
E
opera
,
coll
'
unito
avanzo
di
antiche
mura
,
dell
'
arcivescovo
Ansperto
,
il
quale
l
'
avrebbe
fatta
costruire
a
difesa
del
monastero
.
La
parte
terrena
si
crede
aver
servito
di
carcere
ad
alcuni
martiri
milanesi
,
fra
cui
Gervaso
,
Protaso
,
Vittore
,
Naborre
e
Felice
.
Palazzo
Litta
.
Questo
palazzo
fu
fatto
in
-
cominciare
dal
conte
Bartolomeo
Arese
,
presi
-
dente
del
Senato
al
tempo
di
Filippo
IV
di
Spagna
,
sul
disegno
di
Francesco
Richini
,
e
terminato
in
seguito
dai
successori
di
lui
.
Presenta
una
facciata
maestosa
e
ricca
di
marmi
;
l
'
in
-
terno
è
decorato
di
grandiosi
vestiboli
e
portici
in
giro
sostenuti
da
colonne
;
lo
scalone
magni
-
fico
di
marmo
,
che
vi
fu
aggiunto
posteriormente
,
è
opera
di
Carlo
Giuseppe
Merli
.
E
ricco
pure
di
sontuose
stanze
,
di
un
bel
giardino
e
annessa
cavallerizza
.
Morto
l
'
Arese
,
passò
il
palazzo
al
conte
Giulio
Visconti
,
nipote
suo
,
ed
ultimo
vicerè
di
Napoli
per
Carlo
VI
;
da
questi
pervenne
per
eredità
alla
famiglia
Litta
-
Visconti
-
Arese
.
Orfanotrofio
femminile
.
Nel
Corso
Magenta
evvi
anche
l
'
Orfanotrofio
femminile
.
Fino
dal
decimosesto
secolo
si
pensò
a
sopprimere
in
Milano
la
mendicità
,
ed
in
questo
luogo
,
denominato
di
Santa
Maria
della
Stella
,
già
convento
di
Benedettine
,
stabilì
San
Carlo
Borromeo
uno
specale
pei
mendicanti
.
Creato
arcivescovo
di
Milano
,
il
cardinale
Federico
Borromeo
fece
costruire
da
Fabio
Mangone
solida
e
semplice
fabbrica
per
applicarla
al
ricovero
degli
orfani
d
'
ambo
i
sessi
,
la
quale
venne
poi
destinata
a
beneficio
delle
sole
femmine
.
Le
orfane
si
ammettono
dai
7
ai
12
anni
,
senz
'
obbligo
di
speciale
corredo
;
devono
appartenere
a
famiglie
povere
di
Milano
,
aventi
costì
il
decennale
domicilio
;
sono
preferite
quelle
che
hanno
perduti
entrambi
i
genitori
.
Alcune
piazze
sono
di
patronato
privato
.
Il
fabbricato
venne
ristaurato
or
non
sono
molti
anni
.
Chiesa
di
Santa
Maria
delle
Grazie
.
Questa
chiesa
fu
fabbricata
nel
luogo
ove
esisteva
-
no
i
quartieri
delle
milizie
del
duca
Francesco
I
Sforza
,
sotto
il
comando
del
generale
conte
Gaspare
Vimercati
,
il
quale
,
nel
1463
,
donò
ai
Domenicani
il
fondo
ed
unitovi
santuario
con
effigie
della
Madonna
molto
in
venerazione
,
a
patto
che
fabbricassero
un
tempio
grandioso
ed
un
convento
.
Lodovico
il
Moro
e
Beatrice
sua
moglie
,
nel
1492
,
presero
ad
ingrandire
la
chiesa
medesima
in
forma
di
croce
latina
;
ma
per
le
vicende
di
lui
rimase
l
'
opera
imperfetta
.
I
fini
lavori
di
cotto
,
gli
stemmi
,
le
medaglie
e
gli
emblemi
che
veggonsi
esteriormente
nella
parte
del
coro
,
dimostrano
quanto
Lodovico
si
studiasse
di
renderla
elegante
.
La
facciata
è
semplice
,
di
gotica
architettura
,
e
non
presenta
di
osservabile
che
il
piccolo
pronao
alla
porta
maggiore
,
ornato
di
medaglie
e
sostenuto
da
due
colonne
del
miglior
gusto
del
rimanente
.
L
'
interno
della
chiesa
è
a
tre
navi
di
gotica
architettura
sino
al
presbiterio
;
la
grandiosa
cupola
,
l
'
ampio
coro
e
le
cappelle
semicircolari
nei
lati
sono
disegno
del
Bramante
,
al
quale
Lodovico
ordinò
la
costruzione
tanto
di
quelle
opere
,
quanto
della
grandiosa
sacrestia
e
del
chiostro
contiguo
.
Questo
tempio
contiene
pregevoli
pitture
di
P
.
d
'
Adda
,
Gaudenzio
Ferrari
,
Francesco
Vicentini
,
Gio
.
Batt
.
Secchi
,
Semini
,
G
.
Nuvolone
,
B
.
Zenale
,
ecc
.
ecc
.
Nel
refettorio
del
monastero
esiste
ancora
la
famosa
pittura
di
Leonardo
da
Vinci
,
Il
Cenacolo
.
E
soverchio
descrivere
questa
meraviglia
dell
'
arte
,
da
tutta
Europa
conosciuta
,
e
la
quale
Francesco
I
di
Francia
,
nel
1520
,
avrebbe
voluto
trasportare
a
Parigi
.
Deperita
quella
pittura
,
venne
mirabilmente
restaurata
da
F
.
Barezzi
nel
1856
(
*
)
.
In
questo
stesso
refettorio
trovasi
altro
dipinto
a
fresco
,
La
Crocifissione
,
con
moltissime
figure
e
colla
veduta
di
Gerusalemme
,
lavoro
eseguito
da
Giovanni
Donato
Montorfano
milanese
nell
'
anno
1495
.
Mentre
Leonardo
da
Vinci
dipingeva
quel
Cenacolo
abitavasene
nella
vicina
casa
al
numero
67
,
contraddistinta
in
oggi
al
di
fuori
da
medaglie
scolpite
da
Pompeo
Marchesi
,
ed
ivi
in
una
sala
terrena
eseguiva
i
quattordici
ritratti
sforzeschi
.
Nel
convento
di
questa
chiesa
era
stabilito
il
Tribunale
di
Sant
'
Ufficio
,
trasportatovi
nel
1559
da
Sant
'
Eustorgio
,
e
vi
esistette
fino
alla
totale
sua.abolizione
avvenuta
nel
1769
.
I
monaci
furono
soppressi
il
7
marzo
1797
,
e
l
'
edificio
mutato
in
caserma
.
(
*
)
Nel
palazzo
di
Brera
evvi
una
copia
di
quest
'
opera
rara
,
fatta
dal
pittore
Giuseppe
Bossi
per
allogazione
del
Governo
Italico
.
Poco
distante
dalla
Piazza
delle
Grazie
eravi
la
Casa
di
Correzione
,
stata
innalzata
verso
il
1764
,
quando
si
cessò
di
vendere
ai
Veneziani
i
condannati
alle
,
galere
,
che
venivano
poi
spediti
in
Levante
.
Furono
in
seguito
i
condannati
concentrati
nell
'
edificio
in
via
Appiani
.
Porta
Magenta
.
Questa
porta
era
dedicata
a
Venere
,
forse
per
l
'
amenità
e
piacevolezza
del
luogo
.
Era
già
chiamata
Vercellina
,
perchè
da
essa
si
va
direttamente
a
Vercelli
;
indi
Magenta
in
memoria
della
battaglia
combattuta
in
quel
borgo
il
4
giugno
1859
,
che
portò
la
libertà
a
Milano
.
Dalla
porta
stessa
entrò
nel
1805
Napoleone
I
,
che
veniva
a
Milano
a
cingere
la
celebre
corona
ferrea
.
Nella
casa
al
numero
9
,
nel
Corso
Magenta
,
nacque
nel
1598
il
matematico
Bonaventura
Cavalieri
;
in
quella
al
numero
66
visse
,
e
morì
nel
1851
,
Francesco
Cherubini
,
e
al
numero
67
Giovanni
Gherardini
.
Lapidi
apposite
sulle
facciate
di
queste
case
ricordano
tali
fatti
.
Linea
F
.
(
Colore
verde
Dalla
piazza
del
Duomo
alla
Piazza
di
San
Vittore
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Biblioteca
Ambrosiana
.
Monumento
a
Federico
Borromeo
.
Palazzo
Borromeo
.
Caserma
San
Francesco
.
Ospedale
militare
.
Pusterla
di
Sant
'
Ambrogio
(
avanzi
)
.
Macello
pubblico
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
CHIESE
.
San
Sepolcro
.
Santa
Maria
Podone
.
Sant
'
Ambrogio
.
San
Vittore
.
ALBERGHI
.
(
In
questa
linea
non
vi
sono
che
alberghi
e
trattorie
di
secondo
ordine
)
.
Biblioteca
Ambrosiana
.
La
Biblioteca
Ambrosiana
fu
fondata
e
dotata
nell
'
anno
1602
dal
cardinale
Federico
Borromeo
.
All
'
uopo
fece
dall
'
architetto
Fabio
Mangone
,
presso
San
Sepolcro
,
costruire
apposito
edificio
,
la
cui
facciata
,
di
ordine
dorico
,
è
piccola
,
ma
graziosa
;
nel
fregio
,
a
caratteri
di
bronzo
,
leggesi
:
biblioteca
Ambrosiana
.
Venne
aperta
ad
uso
pubblico
nell
'
anno
1609
,
e
detta
Ambrosiana
,
in
memoria
del
vescovo
Ambrogio
,
protettore
di
Milano
.
Il
cardinale
Federico
,
a
renderla
una
delle
prime
d
'
Italia
,
spedì
a
sue
spese
in
varie
parti
di
Oriente
e
di
Occidente
uomini
dotti
per
raccogliere
libri
,
manoscritti
,
stampe
,
quadri
,
sculture
ed
oggetti
di
scienza
e
di
rarità
;
e
ne
fecero
buona
mèsse
,
che
andò
sempre
più
accrescendosi
col
progresso
degli
anni
per
donazioni
e
per
lasciti
.
Circa
120
mila
sono
i
volumi
,
e
15
mila
le
opere
manoscritte
di
questa
Biblioteca
,
come
pure
molti
le
pitture
,
le
sculture
,
i
disegni
,
i
cartoni
e
le
svariate
rarità
della
storia
naturale
,
delle
scienze
e
delle
arti
.
In
essa
sono
pure
riposti
una
parte
del
museo
Settala
ed
il
medagliere
Castiglioni
;
una
bella
raccolta
di
oggetti
antichi
nazionali
e
stranieri
,
come
bronzi
,
avori
,
minerali
,
armi
,
frecce
,
ecc
.
ecc
.
Vi
si
vedono
parecchie
iscrizioni
romane
del
medio
evo
,
alcuni
monumenti
,
fra
cui
gli
avanzi
di
quello
di
Gastone
da
Foix
,
eseguito
dal
valente
Bambaia
,
modelli
di
plastica
,
ecc
.
Fra
le
cose
rarissime
vi
sono
:
Le
Antichità
giudaiche
di
Giuseppe
Ebreo
,
tradotte
in
latino
da
Ruffino
,
su
papiro
del
V
secolo
;
un
Virgilio
,
con
note
del
Petrarca
relative
alla
sua
Laura
;
la
Cronaca
dei
Papi
,
di
Martino
Polacco
;
un
Dante
in
pergamena
;
un
volume
di
Leonardo
da
Vinci
;
il
Codice
Atlantico
dei
dodici
che
esistevano
,
rimasti
a
Parigi
;
alcune
lettere
del
cardinale
Bembo
a
Lucrezia
Borgia
,
con
una
ciocca
dei
capelli
della
medesima
.
Primeggiano
pure
l
'
originale
della
Scuola
d
'
Atene
di
Raffaello
,
il
cui
affresco
eseguì
a
Roma
nel
Vaticano
;
un
affresco
di
B
.
Luini
,
rappresentante
Gesù
coronato
di
spine
,
con
varie
persone
in
ginocchio
,
che
si
credono
ritratti
dei
deputati
del
Pio
Luogo
di
Santa
Corona
,
cui
apparteneva
questo
locale
ed
ove
ebbe
la
sua
prima
origine
(
*
)
.
(
*
)
Il
Luogo
Pio
di
Santa
Corona
,
fu
fondato
dal
domenicano
del
convento
della
Rosa
,
Stefano
Seregni
,
nel
1497
,
o
si
disse
di
Santa
Corona
,
in
memoria
delle
spine
del
Redentore
.
Unito
nel
1786
all
'
Ospedale
Maggiore
,
somministra
tuttavia
a
circa
trentamila
poveri
della
città
soccorso
di
medici
,
chirurghi
,
levatrici
e
medicinali
.
Vi
sono
peregrini
lavori
del
Luini
,
del
Durero
,
dei
Caracci
,
del
Vinci
,
del
Procaccini
,
del
Correggio
,
del
Tiziano
,
del
Giorgione
,
di
Palma
il
Vecchio
,
di
Andrea
del
Sarto
,
di
Michelangelo
,
di
Reni
,
del
Guercino
,
di
Giulio
Romano
,
di
Bruguel
,
di
Rubens
,
ecc
.
,
ecc
.
Ad
un
membro
della
famiglia
Borromeo
,
e
già
al
proposto
degli
Oblati
,
spetta
la
prerogativa
di
Conservatore
perpetuo
della
Biblioteca
,
mentre
gli
altri
Conservatori
sono
quinquennali
.
I
bibliotecari
formano
un
Collegio
di
dottori
,
più
o
meno
di
numero
secondo
1'
opportunità
.
In
Piazza
di
San
Sepolcro
,
avanti
la
facciata
del
Mangone
,
venne
nel
1865
eretta
,
a
spese
di
alcuni
cittadini
,
la
statua
in
marmo
di
Federico
Borromeo
,
eseguita
dallo
scultore
Corti
;
nel
piedestallo
sono
incise
iscrizioni
allusive
al
fondatore
della
Ambrosiana
,
tolte
dal
libro
i
Promessi
Sposi
di
Manzoni
.
Qui
presso
,
nella
via
omonima
,
era
l
'
antichissima
Zecca
di
Milano
.
Chiesa
di
San
Sepolcro
.
Questa
chiesa
è
antichissima
.
Venne
innalzata
nell
'
anno
1030
ad
onore
della
Trinità
da
un
ricco
zecchiero
,
tale
Benedetto
Rozzone
di
Cortesella
.
Se
non
che
un
pronipote
di
Rozzone
,
reduce
dopo
il
1099
da
Terra
Santa
,
pur
per
desiderio
mostratogli
,
dall
'
arcivescovo
in
Costantinopoli
,
pose
mano
a
riedificare
la
chiesa
a
somiglianza
di
quella
del
Santo
Sepolcro
di
Gerusalemme
,
assumendo
il
titolo
di
San
Sepolcro
.
Nel
1578
fu
donata
da
San
Carlo
agli
Oblati
da
esso
istituiti
,
e
nel
1618
Federico
Borromeo
riabbellì
la
chiesa
,
non
rimanendovi
della
sua
prima
origine
che
le
due
ineguali
torri
.
Sulla
porta
evvi
un
bell
affresco
del
Bramantino
,
rappresentante
Cristo
morto
in
seno
alla
Madre
,
con
San
Giovanni
e
la
Maddalena
,
opera
molto
lodata
dal
Vasari
e
dal
Lomazzo
.
Nell
'
interno
della
chiesa
vi
sono
quadri
di
Carlo
Magatti
e
di
Francesco
Nuvolone
;
nella
sagrestia
trovasi
una
raccolta
di
varie
pitture
,
fra
cui
alcune
del
Luini
.
Curiose
,
ma
malfatte
,
sono
le
statue
in
plastica
che
rappresentano
due
fatti
di
Gesù
Cristo
;
al
contrario
si
stimano
assai
quelle
dello
Scurolo
,
rappresentanti
un
fatto
della
Vergine
,
opera
del
celebre
Caradosso
Foppa
.
In
questo
Scurolo
,
che
pur
possiede
due
affreschi
del
Luiui
,
veniva
a
meditare
San
Carlo
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Podone
.
Si
pretende
da
alcuni
che
il
fondatore
di
questa
chiesa
sia
stato
un
tal
Werulfo
,
detto
Podone
,
soldato
di
Carlo
Magno
nel
872;
altri
però
ne
attribuiscono
la
fondazione
nel
834
all
'
arcivescovo
Angilberto
Pusterla
,
lo
stesso
che
fece
fabbricare
il
famoso
paliotto
che
vedremo
nella
basilica
di
Sant
'
Ambrogio
.
Nel
semicircolo
sopra
la
porta
d
'
ingresso
,
scorgesi
in
un
basso
rilievo
di
marmo
,
intagliata
insieme
colla
Vergine
ed
il
Bambino
,
l
'
effigie
del
conte
Vitaliano
Borromeo
,
il
quale
,
nel
1440
,
a
proprie
spese
,
fece
riparare
la
chiesa
,
dotandola
di
molte
ricche
suppellettili
e
di
un
capitolo
di
canonici
,
stato
soppresso
;
nel
1625
il
cardinale
Federico
la
fece
ridurre
a
più
moderna
architettura
da
Fabio
Mangone
tomi
facciata
d
'
ordine
composito
,
decorata
con
pronao
.
I
Borromei
vi
collocarono
i
sepolcri
di
famiglia
,
come
chiesa
di
loro
juspatronato
.
Il
conte
Giberto
fece
ricostruire
l
'
antica
cappella
a
destra
con
pitture
ed
ornati
del
Sanquirico
onde
riporvi
il
corpo
di
San
Renato
,
dato
in
dono
alla
nobile
famiglia
da
Leone
XII
.
In
questa
chiesa
vi
è
una
buona
pittura
di
Cristoforo
Franchi
.
La
statua
di
rame
,
colla
testa
e
mani
di
getto
in
bronzo
,
rappresentante
San
Carlo
,
che
sta
nella
Piazza
,
fu
fatta
eseguire
da
Federico
Borromeo
nel
1624
su
modello
di
Dionigi
Bussola
;
essa
trovavisi
prima
al
Cordusio
.
Venne
donata
a
Giberto
Borromeo
da
Giuseppe
II
nel
1786
.
Palazzo
Borromeo
.
Di
contro
a
Santa
Maria
Podone
è
il
palazzo
della
cospicua
famiglia
Borromeo
,
il
quale
conserva
ancora
la
sua
antichissima
forma
gotica
.
In
una
sala
a
pian
terterreno
evvi
un
magnifico
affresco
dell
'
antica
scuola
lombarda
,
sconosciuto
in
Milano
,
ma
ricordato
e
fattone
il
disegno
nella
storia
della
Pittura
Italiana
del
Rosini
.
Il
palazzo
contiene
altre
pitture
,
e
si
conserva
la
camera
abitata
da
San
Carlo
,
ivi
nato
.
Caserma
di
San
Francesco
.
Ove
è
la
caserma
,
detta
di
San
Francesco
,
esisteva
una
bella
chiesa
dei
Minori
Conventuali
,
la
più
grande
dopo
il
Duomo
,
fabbricata
sull
'
area
dell
'
antichissima
Basilica
Naboriana
(
*
)
verso
(
*
)
La
Basilica
Naboriana
,
innalzata
fin
dal
primo
secolo
da
un
tal
Filippo
Oldano
nei
suoi
orti
per
seppellirvi
i
martiri
,
vuolsi
la
prima
chiesa
di
Milano
.
l
'
anno
1256
,
epoca
in
cui
andò
la
basilica
in
possesso
di
que
'
padri
.
In
San
Francesco
avevano
i
Corio
i
loro
sepolcri
,
e
vi
erano
raccolte
le
spoglie
di
Bernardino
Corio
,
di
Raimondo
Torriani
,
di
Frate
Buonvicino
da
Riva
,
poeta
anteriore
a
Dante
,
e
quella
di
Francesco
Carmagnola
,
e
molte
opere
d
'
arte
.
Disacrata
la
chiesa
,
e
soppressi
i
frati
,
nel
1798
,
venne
l
'
edificio
convertito
in
Ospedale
militare
;
quindi
vi
si
posero
provvisoriamente
gli
Orfanelli
.
Il
Governo
Italico
pensò
di
erigere
in
quel
luogo
una
grandiosa
caserma
,
dando
incarico
del
di
-
segno
all
'
ingegnere
militare
,
colonnello
Rossi
.
Ricollocati
gli
Orfanelli
in
San
Pietro
in
Gessate
,
se
ne
cominciarono
nel
1813
i
lavori
,
che
durarono
parecchi
anni
per
le
vicende
politiche
,
e
non
si
terminarono
che
nel
1851
.
Può
la
caserma
contenere
più
di
2000
soldati
di
fanteria
.
Ospedale
militare
.
Nel
vasto
monastero
dei
Cistercensi
è
stabilito
,
sin
dal
20
agosto
1798
,
l
'
Ospedale
militare
.
La
fabbrica
è
disegno
del
Bramante
,
e
fu
incominciata
nel
1499
per
ordine
del
cardinale
Ascanio
Sforza
.
Essa
consiste
in
due
grandiosi
cortili
con
portici
,
che
li
circondano
,
divisi
da
un
lungo
corridoio
.
Non
avvi
niente
di
più
magnifico
di
questi
cortili
,
dorico
l
'
uno
,
jonico
l
'
altro
,
con
colonne
appoggiate
sopra
un
continuato
basamento
a
guisa
di
parapetto
.
L
'
interno
dell
'
antico
refettorio
pure
presenta
grandiosità
e
magnificenza
.
Di
prospetto
all
'
ingresso
vedesi
la
bell
'
opera
dipinta
a
fresco
nel
1545
da
Calisto
Piazza
,
lo
scolare
del
Tiziano
,
divisa
in
tre
parti
,
che
rappresenta
le
nozze
di
Cana
in
Galilea
.
Dello
stesso
pittore
sono
pure
gli
Apostoli
dipinti
nelle
lunette
della
vòlta
.
All
'
ingresso
dello
scalone
vedesi
il
ritratto
del
duca
Lodovico
il
Moro
.
Sotto
il
Governo
Italico
era
questo
ospedale
molto
in
grido
.
Basilica
di
Sant
'
Ambrogio
.
La
basilica
Ambrosiana
fu
fondata
nel
387
dal
vescovo
Ambrogio
,
ove
già
era
il
palazzo
imperiale
coll
'
annesso
giardino
.
L
'
atrio
esteriore
,
eretto
nel
872
dall
'
arcivescovo
Ansperto
Confalonieri
,
e
tipo
dell
'
architettura
più
antica
che
si
conservi
dopo
i
Romani
,
è
cinto
da
portici
;
esso
è
un
vero
museo
d
'
iscrizioni
e
di
tombe
antiche
:
il
visitatore
legge
su
quelle
pareti
le
memorie
di
tante
passate
generazioni
.
-
-
Le
imposte
di
ci
-
presso
della
porta
di
mezzo
hanno
intagli
del
IX
secolo
.
-
-
L
'
interno
è
diviso
in
tre
navate
colla
tribuna
,
la
cripta
,
le
cancellate
,
l
'
ambone
.
Sorretta
da
quattro
colonne
di
porfido
,
quelle
delle
quali
abbiamo
accennato
parlando
di
San
Maurizio
,
è
la
tribuna
dell
'
altare
maggiore
,
sotto
il
quale
si
rinvenne
nel
1834
un
magnifico
avello
di
porfido
,
che
forse
racchiuse
le
ceneri
di
Sant
'
Ambrogio
.
Veri
capolavori
sono
i
mosaici
del
coro
,
il
sarcofago
sotto
il
pulpito
e
il
famoso
paliotto
dell
'
altare
maggiore
,
di
massiccio
argento
e
pietre
preziose
,
donato
nel
835
da
Angilberto
Pusterla
,
ed
eseguito
da
Wolvino
,
orefice
,
colla
spesa
,
che
immensa
doveva
essere
a
quei
tempi
,
di
ottantamila
fiorini
d
'
oro
.
Contiene
inoltre
questo
tempio
di
belle
pitture
di
Ambrogio
Borgognone
,
del
Lanzani
,
del
Tiepolo
,
del
Porta
,
del
Lanino
,
del
Ferrari
,
del
Procaccini
,
ecc
.
Nel
1002
1'
arcivescovo
Arnolfo
vi
fece
collo
-
care
,
su
di
una
colonna
,
il
serpente
di
bronzo
,
che
tuttodì
si
vede
,
che
egli
aveva
portato
da
Costantinopoli
;
vuolsi
lo
stesso
che
innalzò
Mosè
nel
deserto
a
terrore
degli
Israeliti
.
La
basilica
Ambrosiana
,
dove
incoronavansi
i
re
d
'
Italia
,
è
celebre
nella
storia
;
e
l
'
archivio
capitolare
conserva
preziose
pergamene
'
e
codici
,
fra
cui
un
messale
con
belle
miniature
del
1395
,
dono
di
Gian
Galeazzo
,
e
diversi
diplomi
dei
secoli
VIII
e
IX
.
Anticamente
erano
due
chiese
,
separate
da
muro
con
tre
porte
,
dalle
quali
si
passava
nella
parte
della
primitiva
basilica
di
Fausta
.
Esse
vennero
riunite
nel
1507
,
e
si
formò
una
sola
chiesa
.
Fu
la
basilica
piú
volte
ristaurata
;
la
prima
,
nel
1197
,
dall
'
arcivescovo
Uberto
.
Da
qualche
anno
importantissimi
lavori
vi
si
stanno
facendo
dal
Governo
sotto
la
direzione
di
una
Commissione
.
Molti
illustri
vennero
in
Sant
'
Ambrogio
sepolti
,
fra
cui
Domenico
Pagani
,
il
cronista
Pietro
Candido
Decembrio
,
il
latinista
Marcantonio
;
Miraggio
,
il
guerriero
Pietrasanta
,
ecc
.
Molte
favole
corsero
intorno
all
'
isolata
colonna
,
che
è
sulla
Piazza
omonima
;
alcuni
vollero
fosse
reliquia
d
'
antico
palazzo
,
detto
Ambrosiano
.
Questo
è
certo
che
fino
al
1500
il
podestà
di
Milano
,
nel
dì
in
cui
entrava
in
carica
,
prestava
su
quella
colonna
il
giuramento
di
mantenere
integri
gli
statuti
della
città
.
Vicino
alla
basilica
di
Sant
'
Ambrogio
,
verso
la
via
Lanzone
,
sorge
1'
oratorio
di
Sant
'
Agostino
.
Il
Torre
vuole
che
in
esso
questo
santo
abbia
ricevuto
le
acque
battesimali
dal
vescovo
Ambrogio
;
ma
è
più
facile
il
credere
che
fosse
uno
dei
due
battisteri
che
erano
in
que
'
tempi
in
Milano
per
dare
l
'
acqua
lustrale
ai
primi
cristiani
.
Di
contro
all
'
atrio
di
Ansperto
vedesi
la
chiesuola
di
San
Sigismondo
,
presso
la
quale
abitò
,
dall
'
anno
1353
al
1355
,
Francesco
Petrarca
.
Prendendo
la
via
per
andare
a
San
Vittore
,
giunti
al
ponte
,
dove
il
Naviglio
disvolta
alla
Porta
Ticinese
,
scorgesi
una
torre
che
conserva
ancora
tutti
i
caratteri
di
opera
fortilizia
.
Essa
è
avanzo
della
pusterla
di
Sant
'
Ambrogio
,
eretta
l
'
anno
1171
.
Fu
a
questa
porta
che
Gian
Galeazzo
Visconti
fece
,
il
0
maggio
1385
,
a
tradimento
,
prigioniero
lo
zio
Barnabò
coi
figli
di
lui
Rodolfo
e
Lodovico
.
Macello
pubblico
.
In
vicinanza
di
questa
torre
presentasi
la
nuova
via
Olona
,
in
fondo
alla
quale
è
il
Pubblico
macello
.
Ha
questo
edificio
forma
rettangolare
,
e
la
superficie
complessiva
di
oltre
37,000
metri
.
La
fronte
principale
prospetta
la
via
di
San
Calocero
.
All
'
ingiro
si
trovano
,
oltre
i
locali
per
1'
amministrazione
,
per
la
Questura
e
per
la
Finanza
,
le
stalle
di
deposito
per
le
bestie
,
i
magazzeni
,
il
macello
di
ovini
e
le
tripperie
.
Al
centro
il
parco
col
padiglione
per
1'
esazione
delle
tasse
;
a
ponente
il
macello
dei
suini
,
i
porcili
,
il
locale
delle
macchine
per
l
'
innalzamento
delle
acque
al
serbatojo
e
per
lo
sviluppo
del
vapore
.
Le
celle
macellatorie
per
le
bestie
mastre
e
soriane
costituiscono
quattro
corpi
di
fabbricati
isolati
fra
loro
e
suddivisi
da
strade
coperte
.
Le
celle
macellatorie
sono
di
varia
dimensione
ed
assegnate
a
seconda
dell
'
importanza
de
'
macellai
.
L
'
acqua
viene
distribuita
ad
ogni
singolo
locale
mediante
tubi
sotterranei
.
Fu
costrutto
nell
'
anno
1862
su
disegno
dell
'
ingegnere
civico
cav
.
Agostino
Nazari
per
cura
del
Municipio
,
a
spese
di
una
Società
privata
.
Basilica
di
San
Vittore
.
Questa
chiesa
,
che
dicesi
eretta
sull
'
area
di
un
tempio
di
Marte
,
è
di
antica
fondazione
;
ebbe
la
sua
origine
nel
114
da
Porzio
,
figlio
di
quel
Filippo
Oldano
,
noto
per
la
basilica
Naboriana
,
innalzata
da
lui
,
come
abbiamo
accennato
parlando
della
caserma
di
San
Francesco
,
ne
'
propri
orti
.
Da
esso
Porzio
la
nuova
basilica
fu
detta
Porziana
.
Essendovi
poi
stato
nel
303
posto
il
corpo
di
San
Vittore
,
venne
da
quel
tempo
detta
di
San
Vittore
al
corpo
.
Divenuta
l
'
antica
chiesa
cadente
dal
tempo
,
fu
nel
990
riparata
dall
'
arcivescovo
Arnolfo
;
ed
in
essa
furono
insediati
i
Benedettini
neri
,
che
vi
stettero
alcuni
secoli
;
indi
passò
in
Abbadia
,
e
finalmente
nel
1507
agli
Olivetani
,
i
quali
nel
1560
posero
la
prima
pietra
dell
'
attuale
bellissima
chiesa
,
costruita
su
disegno
di
Galeazzo
Alessi
.
E
tutta
ornata
di
stucchi
,
di
fregi
,
di
cornici
allumate
ad
oro
finissimo
con
nicchie
,
e
conserva
pitture
dei
Proeaccini
,
del
Crespi
,
del
Salmeggia
,
del
Nuvolone
,
del
Moncalvo
,
ecc
.
Finissimi
sono
gli
intagli
degli
stalli
del
coro
.
Fu
sulle
soglie
di
questa
basilica
che
il
vescovo
Ambrogio
cacciò
l
'
imperatore
Teodosio
,
perchè
macchiato
del
sangue
dei
Tessalonicesi
.
Il
monastero
di
San
Vittore
,
progetto
di
Giuseppe
Antonio
Castelli
di
Monza
,
riuscì
uno
dei
più
belli
di
Milano
.
Nel
1797
servì
di
ospedale
militare
;
quindi
,
senza
interruzione
,
di
caserma
di
cavalleria
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Di
rimarchevole
non
abbiamo
altro
in
questo
giro
che
l
'
ospedale
succursale
dei
Fate
-
bene
-
fratelli
,
eretto
su
disegno
di
Nicola
Dordoni
,
ed
aperto
nel
26
agosto
1860
.
Quivi
era
il
vecchio
convento
di
monache
Cappuccine
,
sotto
la
protezione
di
Santa
Maria
di
Loreto
,
fondato
nel
1620
dalla
famiglia
Secchi
.
L
'
ordine
sovrano
militare
Gerosolimitano
mantiene
in
quest
'
ospitale
19
letti
.
Si
ammira
nella
chiesa
una
cappella
che
riproduce
esattamente
la
Santa
Casa
di
Loreto
.
Nella
via
di
San
Vittore
ovvi
il
Pio
Istituto
del
Buon
Pastore
per
le
povere
figlie
traviate
,
iniziato
privatamente
pochi
anni
or
sono
da
al
-
cune
pie
giovani
.
Linea
G
.
(
Colore
arancio
.
Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
Porta
Romana
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Regia
Posta
delle
lettere
.
Palazzo
Annoni
.
Scuole
Comunali
,
Palazzo
Della
Somaglia
.
Scuola
Superiore
d
'
Agricoltura
(
*
)
.
Ospedale
Maggiore
ed
annessi
Pii
Istituti
.
Riformatorio
della
Gioventù
.
Collegio
Convitto
Calchi
-
Taeggi
.
Civica
Palestra
.
Porta
Romana
.
Fabbrica
del
gas
(
*
)
.
CHIESE
,
Sant
'
Eufemia
(
*
)
.
San
Paolo
(
*
)
.
San
Celso
(
*
)
.
San
Nazaro
.
San
Calimero
.
Santa
Maria
del
Paradiso
.
TEATRI
.
Canobbiana
Carcano
.
ALBERGHI
,
ECC
.
Reale
.
San
Marco
.
Tre
Svizzeri
.
Pensione
Svizzera
.
Reichmann
.
Due
Spade
.
(
*
)
Per
visitare
gli
edifici
segnati
con
asterisco
,
si
può
,
per
maggiore
comodità
.
,
abbandonare
la
linea
di
Porta
Romana
e
prendere
1'
omnibus
dell
'
impresa
Lissoni
con
stazione
in
Piazza
Fontana
,
linea
al
suburbio
di
Porta
.
Ticinese
.
Regia
Posta
delle
lettere
.
In
fondo
al
primo
tratto
della
via
Rastrelli
evvi
la
Regia
Posta
delle
lettere
.
La
facciata
dell
'
edificio
è
di
buona
architettura
,
disegnata
e
diretta
da
Leopoldo
Pollach
.
Vi
si
ammira
una
regolarità
ben
intesa
delle
parti
,
e
termina
con
un
elegante
frontone
.
Bella
è
la
sala
della
impostazione
e
distribuzione
delle
lettere
,
lavoro
della
locale
Direzione
del
Genio
Civile
,
eseguita
nell
'
anno
1862
.
E
sin
dal
1788
che
in
questo
luogo
si
trovano
gli
uffici
della
Posta
:
prima
erano
nella
demolita
via
dei
Profumieri
,
presso
Piazza
Mercanti
.
La
posta
delle
lettere
era
stata
introdotta
dai
Torriani
;
se
ne
pagava
tenuissima
tassa
;
ma
nè
pronta
la
spedizione
,
nè
esatto
il
riscontro
.
Teatro
della
Canobbiana
.
Parlando
del
Teatro
alla
Scala
,
tenemmo
pur
parola
del
Teatro
della
Canobbiana
.
Sappiamo
dunque
che
il
disegno
anche
di
questo
è
del
Piermarini
.
Esso
fu
inaugurato
nell
'
estate
del
1779
.
Pei
lavori
si
impiegò
maggior
tempo
di
quello
voluto
per
la
Scala
,
stante
le
gravi
difficoltà
incontrate
per
l
'
acqua
che
vi
scorre
al
disotto
.
-
Hla
cinque
ordini
di
logge
,
compreso
il
loggione
,
e
può
contenere
2200
spettatori
.
L
'
interno
è
stato
rinnovato
nell
'
autunno
del
1870
.
La
sua
facciata
è
bella
e
regolare
.
Per
mezzo
di
due
archi
,
gettati
sulla
via
dei
Rastrelli
,
il
teatro
comunica
col
palazzo
di
Corte
.
Trovandosi
in
questo
punto
devesi
ammirare
la
parte
del
palazzo
Reale
prospicente
la
via
Larga
:
la
bella
facciata
è
dell
'
architetto
Tazzini
.
Nella
casa
al
numero
1
,
nella
vicina
via
Pantano
,
vedesi
l
'
iscrizione
che
ricorda
la
nascita
di
Gaetana
Agnesi
,
illustre
nelle
matematiche
,
ivi
avvenuta
il
16
maggio
1718
.
Palazzo
Annoni
.
Il
palazzo
Annoni
venne
eretto
nel
1631
su
disegno
di
Francesco
Richini
con
magnifica
facciata
.
L
'
interno
è
sontuosa
-
mente
decorato
,
ed
è
fornito
d
'
una
collezione
di
pitture
originali
di
Rubens
,
di
Cesare
Magno
da
Sesto
,
di
Wandick
e
di
altri
insigni
autori
.
L
'
albergo
Reichmann
,
che
è
di
contro
al
palazzo
Annoni
,
era
già
abitazione
del
generale
conte
Domenico
Pino
,
illustre
nelle
guerre
del
primo
impero
.
Poco
lungi
da
questo
luogo
,
verso
la
via
Unione
,
vedesi
una
casa
di
moderna
costruzione
,
la
cui
facciata
innesta
assai
bene
le
teste
dei
Visconti
colle
teste
di
cani
a
fregio
delle
soprapporte
e
dei
balconi
.
In
quest
'
area
era
il
palazzo
fatto
erigere
da
Luchino
Visconti
;
veniva
soprannominato
la
Casa
dei
Cani
,
essendo
ivi
che
i
Visconti
tenevano
rinchiusi
quei
cinque
mila
cani
,
i
quali
furono
cagione
di
molti
dolori
.
Era
questo
poi
l
'
edificio
che
comunicava
col
palazzo
ducale
,
come
abbiamo
veduto
parlando
del
reale
palazzo
.
Vicino
a
questa
casa
esiste
tuttora
la
soppressa
chiesa
di
San
Giovanni
in
Conca
con
facciata
che
mostra
la
sua
antichità
anteriore
al
secolo
XII
.
In
essa
era
la
statua
equestre
di
Barnabò
Visconti
,
che
vedesi
nel
museo
archeologico
.
Fu
in
questa
chiesa
che
il
feroce
Barnabò
aveva
fatto
collocare
il
cada
-
vere
di
sua
moglie
Regina
degli
Scaligeri
.
Dell
'
alta
torre
di
San
Giovanni
,
l
'
eruditissimo
dottor
fisico
Pietro
Moscati
trasse
profitto
per
formarvi
un
Osservatorio
astronomico
dei
più
accreditati
.
Lasciato
in
dono
al
Vicerè
Raineri
,
questi
lo
aggregava
ad
uso
del
Liceo
Beccaria
.
La
casa
vicina
,
che
nell
'
ornato
della
porta
ha
i
ritratti
in
marmo
di
Traiano
e
di
Tito
,
era
l
'
antico
palazzo
degli
Sforza
-
Visconti
,
edificato
sull
'
area
di
quello
di
Barnabò
.
Scuole
Comunali
.
Grandioso
edificio
eretto
a
spese
del
Comune
di
Milano
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Agostino
Nazari
.
In
esso
sono
collocate
parecchie
scuole
comunali
.
Venne
terminato
nell
'
anno
1867
.
Palazzo
della
Somaglia
.
I1
palazzo
della
Somaglia
,
già
Mellerio
,
è
dell
'
architetto
Simone
Cantoni
.
Nell
'
interno
vi
sono
buone
pitture
,
e
tra
queste
una
Madonna
di
Sassoferrato
.
Adorna
questo
edificio
anche
una
bella
scultura
del
Fabris
,
rappresentante
Astianatte
cd
Andromaca
.
Il
generale
Massena
,
entrando
in
Milano
il
14
maggio
1796
coll
'
antiguardia
dell
'
esercito
repubblicano
francese
,
prendeva
stanza
in
questo
palazzo
.
Per
visitare
i
monumenti
che
sono
lungo
il
corso
San
Celso
è
d
'
uopo
percorrere
la
via
Rugabella
.
In
questa
via
era
la
casa
dei
Borromei
,
venduta
non
sono
moltissimi
anni
ai
signori
Valerio
e
Carpani
,
che
la
rifabbricarono
.
In
essa
nacque
il
cardinale
Federico
Borromeo
,
e
visse
e
morì
,
durante
la
lunga
vedovanza
,
la
contessa
Clelia
Borromeo
,
valente
nelle
matematiche
non
meno
della
contemporanea
Agnesi
.
Abitò
pure
in
questa
via
Gian
Giacomo
Trivulzio
,
maresciallo
di
Francia
.
Altra
casa
storica
è
quella
ove
ebbe
culla
Nicolò
Sfondrato
,
che
fu
poi
papa
col
nome
di
Gregorio
XIV
.
In
fondo
alla
via
Rugabella
sorge
una
colonna
;
essa
fa
innalzata
nel
1613
,
e
detta
di
San
Senatore
.
Rappresenta
Sant
'
Elena
coronata
che
tiene
fra
le
braccia
la
croce
.
Chiesa
di
Sant
'
Eufemia
.
La
chiesa
di
Sant
'
Eufemia
è
antichissima
;
fu
fondata
verso
il
478
da
San
Senatore
,
vescovo
di
Milano
,
presso
la
casa
di
sua
abitazione
.
Venne
rifabbricata
nel
XIV
secolo
sulle
basi
dell
'
antica
,
e
ridotta
dalla
gotica
forma
all
'
ordine
corintio
sul
principio
del
XVII
.
La
facciata
ha
un
bel
pronao
d
'
ordine
fonico
;
grande
ne
è
il
pregio
per
la
sua
elegante
semplicità
;
il
restante
al
di
sopra
è
di
ordine
composito
.
Possiede
la
chiesa
pitture
del
Tiziano
,
di
Marco
da
Oggiono
,
la
più
stimabile
di
questo
pittore
su
tavola
,
rappresentante
Sant
'
Eufemia
,
e
di
altri
.
Nell
'
anno
1870
si
intrapresero
lavori
su
disegno
dell
'
architetto
Enrico
Terzaghi
per
la
rivendicazione
dell
'
antica
gotica
forma
.
Chiesa
di
San
Paolo
.
Del
vasto
monastero
di
Agostiniane
,
dette
Angeliche
,
sotto
il
titolo
di
San
Paolo
,
non
rimane
che
la
sola
chiesa
.
La
contessa
di
Guastalla
Lodovica
Torelli
fu
la
fon
-
datrice
di
questo
stabilimento
,
eretto
nel
1531
.
La
elegante
facciata
della
chiesa
fu
eseguita
su
di
-
segno
di
Giovan
Battista
Crespi
,
detto
il
Cerano
,
celebre
pittore
non
meno
elle
valente
architetto
.
Essa
è
ricca
d
'
ornamenti
giudiziosamente
distribuiti
.
I
bassorilievi
furono
dal
Cerano
medesimo
inventati
,
e
scolpiti
da
Gaspare
Vismara
,
dal
Lasagna
,
da
Andrea
Biffi
,
ecc
.
L
'
interno
del
tempio
,
ad
una
sola
nave
di
ordine
corintio
,
fu
saviamente
architettato
da
Galeazzo
Alessi
,
il
quale
disegnò
anche
il
fianco
del
medesimo
dalla
parte
di
Sant
'
Eufemia
.
Contiene
la
chiesa
pitture
dei
fratelli
Vincenzo
,
Giulio
ed
Antonio
Campi
e
del
Salmeggia
.
L
'
importanza
dei
capi
d
'
arte
che
vi
sono
raccolti
fece
sì
che
la
chiesa
di
San
Paolo
,
come
il
Monastero
Maggiore
,
venisse
conservata
nella
soppressione
generale
.
Chiesa
di
Santa
,
Maria
presso
San
Colse
.
Il
tempio
della
Madonna
presso
San
Celso
è
il
più
illustre
dei
nostri
santuari
per
la
sua
architettura
e
ricchezza
dei
capolavori
che
vi
si
veggono
.
E
antica
tradizione
che
Sant
'
Ambrogio
,
avendo
trovato
i
corpi
dei
Santi
Nazaro
e
Celso
,
facesse
erigere
in
quel
luogo
,
a
perpetuarne
la
memoria
,
un
pilastro
,
e
vi
volesse
dipinta
l
'
immagine
della
Vergine
col
figlio
,
che
tuttodì
si
venera
dai
fedeli
.
Il
pilastro
rimase
esposto
fino
all
'
anno
992
,
tempo
in
cui
Landolfo
fece
fabbricare
la
chiesa
e
monastero
di
San
Celso
.
Filippo
Maria
Visconti
,
nel
1429
,
fece
circondare
con
una
piccola
chiesa
quell
'
immagine
;
poi
,
crescendo
la
venerazione
del
santuario
,
Giovanni
Galeazzo
Maria
Sforza
,
nipote
di
Lodovico
il
Moro
,
pensò
di
edificare
la
chiesa
attuale
che
ebbe
principio
nel
1491
.
-
Il
disegno
di
questo
sontuoso
edificio
,
del
vestibolo
,
che
gli
sta
davanti
,
è
del
Bramante
.
La
facciata
,
costrutta
posteriormente
,
è
disegno
di
Galeazzo
Alessi
,
con
bassorilievi
e
sculture
,
quali
dello
Stoldo
fiorentino
,
quali
del
milanese
Annibale
Fontana
.
L
'
interno
mostra
una
dovizia
di
dipinti
di
Cesare
Procaccini
,
Gaudenzio
Ferrari
,
Paris
Bordone
,
A
.
Campi
,
Carlo
da
Urbino
,
Calisto
da
Lodi
,
Moretto
da
Brescia
e
Andrea
Appiani
,
di
cui
sono
anche
i
bellissimi
affreschi
della
cupola
.
L
'
Assunta
nella
sontuosa
cappella
della
Madonna
è
del
Fontana
.
L
'
altare
di
questa
cappella
e
quello
dell
'
altare
maggiore
sono
preziosi
.
Galeazzo
Alessi
disegnò
pure
gli
stalli
del
coro
,
che
furono
eseguiti
da
Paolo
Banza
milanese
.
Nell
'
attigua
chiesa
di
San
Celso
vedonsi
parecchi
avanzi
antichi
.
Scuola
Superiore
di
Agricoltura
.
(
Locale
di
San
Luca
)
.
Questa
scuola
,
istituita
per
iniziativa
della
Provincia
di
Milano
con
Reale
Decreto
10
aprile
1870
,
venne
aperta
il
2
gennaio
1871
col
concorso
del
Governo
,
della
Provincia
e
del
Municipio
;
ed
è
unica
finora
in
Italia
.
Il
locale
ove
essa
si
trova
ci
richiama
molte
memorie
patrie
.
Quivi
era
un
ospedale
per
gli
esposti
in
sostituzione
dello
Xenodochio
,
fondato
,
come
abbiamo
veduto
,
da
Dateo
in
San
Salvatore
:
era
chiamato
Ospedale
di
San
Celso
.
L
'
arcivescovo
Galdino
nel
1168
lo
ringrandì
col
patrimonio
del
consorzio
dei
poveri
.
E
qui
dall
'
ospedale
del
Brolio
si
trasferivano
gli
esposti
,
allorchè
pervenivano
ai
due
anni
;
disposizione
conservatasi
per
alcuni
secoli
.
Questo
ospedale
fu
anche
molto
favorito
da
Barnabò
Visconti
.
Riunito
il
Brefotrofio
nell
'
Ospedale
Maggiore
,
l
'
edificio
venne
nel
1750
comperato
dai
monaci
di
Sant
'
Ambrogio
,
e
nel
1765
convertito
in
un
bellissimo
monastero
di
Cistercensi
con
vago
e
comodo
locale
,
e
con
chiesa
dedicata
a
San
Luca
.
Soppressi
questi
frati
nel
1798
,
servì
di
ospedale
ai
soldati
francesi
,
tedeschi
e
cisalpini
,
e
quindi
di
quartiere
alle
milizie
veterane
cisalpine
.
Un
cartello
fu
posto
al
sommo
della
porta
così
espresso
:
AI
VETERANI
ED
INVALIDI
NAZIONALI
ONORE
E
RIPOSO
ANNO
IX
.
Nel
1801
,
il
generale
Pietro
Theulié
,
morto
il
19
giugno
1807
sotto
Colberg
,
in
allora
ministro
della
guerra
,
concepì
il
disegno
di
raccogliere
in
San
Luca
i
figli
dei
soldati
orfani
e
bisognosi
.
L
'
Istituto
di
beneficenza
fu
aperto
nell
'
anno
1802
,
e
durò
fino
al
1839
,
contenendo
oltre
250
alunni
gratuiti
,
e
50
a
pensione
.
Trasportato
altrove
l
'
Istituto
,
fu
qui
posta
una
casa
di
cadetti
,
che
cessò
il
22
marzo
1848
.
Servito
1'
edificio
a
diversi
usi
militari
,
nel
1859
di
ospedale
pei
soldati
feriti
francesi
ed
au
-
striaci
,
venivavi
nel
1861
insediato
un
Collegio
militare
,
che
nel
1869
fu
concentrato
in
quello
di
Napoli
.
Fuori
della
vicina
Porta
,
chiamata
Lodovica
da
Lodovico
il
Moro
,
che
è
una
delle
informi
di
Milano
,
trovansi
,
a
destra
,
le
officine
della
Impresa
del
gas
per
la
illuminazione
pubblica
e
privata
della
città
.
Ritornando
sul
Corso
di
Porta
Romana
per
le
vie
di
Sant
'
Eufemia
e
delle
Capre
si
trova
,
di
contro
a
quell
ultima
via
,
la
Chiesa
di
San
Nazaro
.
Questa
basilica
fu
edificata
nell
'
anno
382
da
Sant
'
Ambrogio
ad
onore
degli
Apostoli
;
quindi
detta
Nazariana
pel
corpo
di
S
.
Nazaro
in
essa
trasportato
.
Vuolsi
che
quivi
fosse
un
antico
teatro
,
e
che
la
chiesa
sortavi
venisse
pavimentata
con
marmi
africani
da
Sirena
,
moglie
di
Stilicone
.
Guasta
dal
fuoco
nel
1075
,
fu
ristaurata
con
archi
assai
tesi
,
ma
robusti
.
Forma
vestibolo
alla
chiesa
il
grandioso
edificio
sepolcrale
,
con
cappella
dedicata
alla
Vergine
.
Assunta
,
costrutto
nel
1518
dal
maresciallo
Gian
Giacomo
Trivulzio
,
soprannomato
il
Magno
,
che
,
vivo
,
volle
prepararsi
il
soggiorno
della
morte
..
.
La
facciata
di
questo
vestibolo
è
di
figura
quadrata
;
è
ornata
di
pilastri
dorici
con
base
attica
e
capitelli
un
poco
liberi
;
il
secondo
ordine
superiore
è
fonico
moderno
,
con
finestre
quadrate
,
tramezzate
da
colonnette
doriche
.
Il
vestibolo
ha
tre
porte
,
le
quali
danno
accesso
all
'
interno
,
di
figura
ottagona
,
semplice
e
conveniente
al
carattere
dell
'
edificio
.
San
Carlo
,
in
esecuzione
alle
deliberazioni
del
Concilio
Tridentino
,
fece
trasportare
le
ossa
del
Trivulzio
nel
deposito
sotterraneo
.
Dal
vestibolo
si
passa
al
tempio
,
stato
più
volte
ristaurato
e
rimodernato
.
E
in
una
sola
nave
in
forma
di
croce
latina
.
In
esso
vi
sono
di
pregevoli
pitture
di
Vitale
Sala
,
di
Carlo
Cane
,
di
Bernardino
Lanino
,
di
Gaudenzio
Ferrari
.
Il
14
dicembre
1870
furono
scoperti
nel
presbitero
alcuni
grandiosi
affreschi
,
altamente
lodati
,
del
pittore
Giuseppe
Ugolini
,
il
quale
,
in
costume
del
400
dell
'
éra
volgare
,
vi
effigiò
due
santi
arcivescovi
,
fra
i
molti
seppelliti
sotto
quell
'
altare
maggiore
;
essi
fiancheggiano
un
gran
dipinto
di
una
ventina
circa
di
figure
al
naturale
rappresentanti
San
Paolo
apostolo
che
nell
'
atrio
dell
'
areopago
d
'
Atene
predica
e
fa
conoscere
agli
Ateniesi
non
l
'
Ignoto
,
ma
il
vero
Dio
risorto
.
Vi
si
vede
Dionigi
l
'
areopagista
,
e
la
celebre
Damaride
,
convertita
da
quell
'
apostolo
.
Nella
cappella
di
San
Martoriano
,
architettata
,
come
quella
al
lato
del
Vangelo
,
da
Carlo
Ruzzi
nel
1653
,
è
sepolto
il
celebre
Manfredo
Settala
,
uomo
istrutto
e
raccoglitore
di
un
prezioso
museo
di
cose
naturali
,
che
vedemmo
in
parte
nella
Biblioteca
Ambrosiana
.
Altri
illustri
uomini
sono
in
San
Nazaro
sepolti
,
fra
cui
Venanzio
Oldrado
,
Clicerio
Landriano
,
Lazzaro
Beccardo
,
il
canonico
Torri
,
Carlo
Maggi
,
Domenico
Balestrieri
,
ecc
.
A
destra
dell
'
altare
maggiore
è
la
chiesuola
di
Santa
Caterina
alla
Ruota
,
di
stile
bramantesco
,
e
della
stessa
scuola
vuolsi
il
vestibolo
sopra
descritto
.
Essa
è
di
forma
rettangola
e
semplicissima
.
Vi
sono
pregevoli
dipinti
del
Lanino
,
e
pitture
su
vetri
,
sullo
stile
di
Alberto
Durero
,
che
si
credono
eseguite
da
Luca
d
'
Olanda
.
A
manca
di
San
Nazaro
sta
la
canonica
,
che
tra
i
suoi
fasti
vanta
il
soggiorno
fattovi
da
San
Domenico
.
Ospedale
Maggiore
ed
annessi
.
Prima
di
proseguire
pel
corso
di
Porta
Romana
è
d
'
uopo
visitare
l
'
Ospedale
Maggiore
.
Questo
stabilimento
di
pubblica
beneficenza
si
deve
alla
generosità
di
Francesco
Sforza
,
duca
di
Milano
,
e
della
moglie
di
lui
Bianca
Maria
Visconti
.
Per
la
costruzione
dell
'
ospedale
lo
Sforza
dava
un
proprio
palazzo
con
orto
e
una
rôcca
ai
deputati
della
città
,
e
ne
poneva
egli
stesso
con
grande
solennità
la
prima
pietra
il
4
aprile
1456;
.
e
con
Bianca
e
col
popolo
chiese
ed
ottenne
da
Pio
II
,
con
bolla
9
dicembre
145S
,
di
concentrare
nel
nuovo
ospedale
i
patrimoni
di
sette
piccoli
ancora
esistenti
;
epperò
fu
detto
Maggiore
.
Il
quale
avvenimento
venne
festeggiato
come
una
grande
ventura
:
un
'
epigrafe
e
due
quadri
,
tuttora
esistenti
presso
il
Luogo
Pio
,
ne
perpetuano
la
memoria
.
Si
vuole
che
nel
1460
fosse
già
l
'
ospedale
aperto
.
Antonio
Filarete
;
detto
l
'
Averulino
,
ne
fu
l
'
architetto
.
Lo
stile
è
gotico
.
La
fabbrica
primitiva
forma
un
quadrato
perfetto
con
quattro
cortili
,
con
portici
inferiori
e
superiori
.
Nel
centro
delle
crociere
l
'
architetto
collocò
una
cupola
,
formata
non
solo
ad
ornamento
,
ma
anche
per
una
più
copiosa
illuminazione
e
maggiore
aria
;
ed
in
questo
centro
pose
un
altare
isolato
a
comodo
degli
ammalati
.
A
fianco
di
essa
fabbrica
scorre
un
emissario
del
Naviglio
,
che
serve
agli
opportuni
usi
dell
'
ospedale
.
Del
Bramante
è
il
portico
che
si
presenta
a
destra
entrando
nel
gran
cortile
di
mezzo
,
stato
aggiunto
posteriormente
alla
fabbrica
di
Filerete
,
che
non
fu
terminata
in
un
sol
tempo
.
La
parte
di
mezzo
,
che
prospetta
la
via
Paletta
,
fu
edificata
in
conseguenza
al
testamento
18
maggio
1621
di
Giovanni
Pietro
Carcano
,
il
quale
lasciava
al
grande
Ospedale
l
'
usufrutto
della
metà
del
suo
ingentissimo
patrimonio
per
sedici
anni
,
che
salì
alla
somma
di
330,000
scudi
d
'
oro
,
equivalenti
all
'
incirca
a
quattro
milioni
di
lire
italiane
.
Quel
denaro
servì
appunto
all
'
ampliamento
del
fabbricato
dello
Sforza
.
Il
nuovo
edificio
venne
terminato
verso
l
'
anno
1642
.
Il
concetto
è
di
Fabio
Mangone
e
Francesco
Richini
,
i
quali
si
servirono
del
portico
esteriore
disegnato
dal
Bramante
fino
all
'
altezza
del
parapetto
,
cambiando
sotto
le
colonne
;
e
da
quella
disposizione
concepirono
l
'
idea
delle
altre
tre
parti
,
e
formarono
per
tal
modo
l
'
elegante
disegno
di
questo
maestoso
cortile
,
sorprendente
per
la
sua
vastità
,
per
la
ricchezza
delle
sculture
e
pei
doppi
portici
che
lo
circondano
,
con
colonne
d
'
ordine
jonico
moderno
al
piano
terreno
e
composito
al
superiore
.
Di
fronte
al
magnifico
ingresso
della
porta
maggiore
è
la
chiesa
di
buona
forma
,
ed
in
essa
si
ammirano
un
quadro
dell
'
Assunta
del
Guercino
,
e
due
altri
del
secolo
XV
della
Scuola
lombarda
,
che
rappresentano
le
cerimonie
dell
'
innalzamento
dell
ospedale
.
Nel
sotterraneo
di
questa
chiesa
sono
sepolti
parecchi
dei
caduti
nella
rivoluzione
milanese
del
marzo
1848
.
L
'
ala
sinistra
dell
'
ospedale
,
cioè
quella
verso
la
Porta
Vittoria
,
fu
eretta
in
sullo
spirare
dello
scorso
secolo
col
denaro
del
notaio
causidico
Giuseppe
Macchi
,
il
quale
,
dopo
una
vita
più
gretta
e
misera
che
mai
per
spilorcia
avarizia
,
lasciava
nel
1797
all
'
ospedale
un
assai
pingue
patrimonio
.
L
'
architetto
fu
l
'
ingegnere
Castelli
.
Si
conservano
in
quest
'
ospedale
i
ritratti
dei
benefattori
,
fra
i
quali
del
Tiziano
,
del
Procacciai
,
Traballesi
,
Hayez
,
ecc
.
,
ecc
.
,
che
nel
loro
assieme
rappresentano
la
storia
della
pittura
lombarda
dalla
fondazione
del
nosocomio
a
noi
.
Essi
,
ogni
biennio
,
vengono
esposti
alla
pubblica
vista
sotto
i
portici
del
grande
cortile
,
e
precisamente
nel
giorno
25
marzo
;
e
in
questo
anno
(
1871
)
appunto
se
ne
fa
l
'
esposizione
.
All
'
Ospedale
Maggiore
sono
riuniti
il
Luogo
Pio
di
Santa
Corona
,
di
cui
tenemmo
parola
,
descrivendo
la
Biblioteca
Ambrosiana
;
non
che
l
'
ospizio
degli
Esposti
e
delle
Partorienti
;
il
locale
di
Sant
'
Antonino
,
per
le
deliranti
e
le
pazze
;
di
San
Michele
ai
nuovi
sepolcri
per
le
croniche
,
ecc
.
Palazzo
Venini
.
Nella
vicina
via
di
Chiaravalle
evvi
il
palazzo
Venini
,
il
quale
è
di
elegante
architettura
:
fu
ristaurato
non
sono
molti
anni
.
Palazzo
Greppi
.
-
-
In
via
Sant
'
Antonio
,
dicontro
alla
chiesa
omonima
,
vi
è
il
palazzo
Greppi
,
il
cui
architetto
fu
il
Piermarini
.
Vi
hanno
nell
'
interno
di
esso
grandiose
sale
;
una
di
queste
,
d
'
ordine
corintio
,
fu
ornata
dall
'
Albertolli
,
dal
Franchi
,
da
M
.
Knoller
,
ed
altre
vennero
affrescate
da
Calani
,
Traballesi
,
Appiani
.
Chiesa
di
Sant
'
Antonio
.
La
chiesa
di
Sant
'
Antonio
rimonta
al
secolo
XIV
,
venne
ricostruita
nel
XVII
su
disegno
di
Francesco
Richini
:
è
in
una
sola
nave
d
'
ordine
corintio
.
Conserva
tuttavia
dell
'
antico
il
campanile
,
il
più
bel
lavoro
gotico
di
Milano
dopo
quello
di
San
Gottardo
e
di
Sant
'
Eustorgio
.
Per
ammirare
questo
campanile
è
d
'
uopo
recarsi
nella
via
Bergamini
.
L
'
interno
ha
buoni
dipinti
dei
fratelli
Carloni
,
del
Moncalvo
,
di
A
.
Figini
,
di
C
.
Procaccini
,
di
Del
Cairo
,
del
Bernardino
Campi
,
di
F
.
Gallizia
,
di
E
.
Salmoggia
,
di
Carlo
Cani
,
di
A
.
Caracci
,
di
Palma
il
giovane
,
ecc
.
Ritornando
sul
Corso
di
Porta
Romana
devonsi
ammirare
sulla
facciata
della
casa
,
a
destra
,
portante
il
numero
54
,
alcuni
avanzi
antichi
,
che
già
appartenevano
alla
porta
clic
venne
eretta
colà
nell
'
anno
1171
dai
Consoli
milanesi
a
memorare
il
fatto
avventuroso
del
ristabilimento
dei
cittadini
nella
patria
,
succeduto
il
27
aprile
1167
per
opera
dei
confederati
lombardi
,
guidati
da
un
frate
Jacopo
.
La
porta
fu
di
-
strutta
per
ordine
dell
'
imperatore
Leopoldo
II
nell
'
anno
1791
.
In
pari
tempo
si
demolì
la
torretta
colle
carceri
ch
'
era
lì
presso
,
innalzata
da
Luchino
Visconti
,
la
quale
tenne
pur
rinchiusa
Margherita
Pusterla
.
Chiesa
di
San
Calimero
.
La
chiesa
di
San
Calimero
,
che
trovasi
a
destra
non
lungi
dal
ponte
di
Porta
Romana
,
vuolsi
fabbricata
nel
secolo
XII
nell
'
area
ove
esisteva
mi
tempio
di
Apollo
,
la
statua
del
quale
fu
distrutta
dallo
stesso
San
Calimero
.
L
'
interno
del
tempio
fu
rifatto
dal
Richini
.
Nello
scurolo
vedesi
il
pozzo
ove
,
secondo
la
tradizione
,
fu
gettato
il
corpo
di
Calimero
.
Di
rimarchevole
in
questo
tempio
non
vi
è
che
una
pittura
di
Carlo
Cane
,
e
una
memoria
del
Tempesta
,
celebre
pittore
di
paesi
e
di
marmi
,
ivi
sepolto
.
Vicino
a
San
Calimero
è
il
collegio
di
Santa
Sofia
delle
Salesiane
.
Riformatorio
della
Gioventù
.
In
fondo
alla
via
San
Calimero
evvi
il
Riformatorio
del
-
la
Gioventù
,
già
Pia
Casa
di
Patronato
pei
carcerati
e
liberati
dal
carcere
.
Scopo
della
istituzione
,
approvata
dal
Governo
con
decreto
4
aprile
1854
,
per
iniziativa
del
sacerdote
Giovanni
Spagliardi
,
è
di
visitare
i
carcerati
per
confortarli
alla
rassegnazione
,
migliorarli
con
assidue
istruzioni
,
e
indurli
a
ravvedimento
;
di
prestare
assistenza
e
sussidio
ai
liberati
dal
carcere
che
danno
speranza
di
emenda
,
accogliendo
in
apposito
ospizio
quelli
fra
essi
che
per
le
loro
particolari
circostanze
richiedono
questo
speciale
patrocinio
;
di
provvedere
di
stabile
alloggio
i
detti
individui
quando
offrano
sufficiente
guarentigia
di
buona
condotta
e
si
possano
credere
stabilmente
emendati
.
Nello
scorso
anno
1870
venne
il
Riformatorio
sottoposto
ad
un
nuovo
Statuto
.
Il
progetto
di
questo
edificio
è
dell
'
architetto
Enrico
Terzaghi
.
Allungandosi
per
la
via
Quadronno
,
a
destra
uscendo
dal
Riformatorio
,
allo
sbocco
presentasi
il
Civico
collegio
Calchi
-
Taeggi
.
Il
collegio
Calchi
-
Taeggi
dipende
dal
Municipio
per
Reale
decreto
19
settembre
1861
.
Trovasi
quivi
fino
dall
'
anno
1795
.
Esso
è
l
'
unione
del
Collegio
Calchi
,
fondato
verso
il
1500
da
Bartolomeo
Calchi
in
via
Borgonovo
,
e
del
collegio
Taeggi
,
fondato
nel
1559
dal
conte
palatino
Ambrogio
Taeggi
nel
convento
di
San
Simone
.
L
'
unione
avvenne
per
decreto
di
Leopoldo
del
20
giugno
1792
.
Questo
Istituto
serve
per
gli
studi
ginnasiali
,
tecnici
e
liceali
,
di
lingua
,
ecc
.
E
regolato
da
civici
amministratori
,
e
diretto
da
un
rettore
,
da
un
censore
di
disciplina
,
ecc
.
Ha
otto
piazze
gratuite
e
venti
a
metà
pensione
.
L
'
edificio
fu
rimodernato
con
disegno
dell
'
architetto
Giacomo
Moraglia
.
Chiesa
di
Santa
Maria
del
Paradiso
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
del
Paradiso
possiede
quadri
di
Francesco
Fabbrica
,
di
Camillo
Procaccini
,
di
Domenico
Pellegrini
;
nella
vò1ta
Ferdinando
Porta
dipinse
l
'
Assunta
.
Nelle
vicinanze
evvi
l
'
altra
chiesa
di
San
Pietro
dei
Pellegrini
;
Barnabò
Visconti
aveva
unito
ad
essa
uno
spedale
pel
ricovero
dei
poveri
pellegrini
,
i
quali
venivano
per
due
giorni
alloggiati
ed
alimentati
.
Teatro
Carcano
.
Il
teatro
Carcano
,
così
chiamato
dal
nome
del
proprietario
,
fu
eretto
su
disegno
del
Canonica
nel
1805
,
ove
antica
-
mente
esisteva
la
chiesa
coll
'
ospedale
di
San
Lazzaro
,
convertito
nel
1498
in
convento
di
monache
domenicane
,
soppresse
nel
1799
.
Il
teatro
è
armonico
,
però
non
troppo
elegante
.
Agli
amatori
di
fiori
consigliamo
una
visita
al
giardino
di
casa
Pertusati
,
che
è
rimpetto
al
teatro
.
Ha
una
pregevole
raccolta
botanica
.
Civica
Palestra
.
Poco
lungi
dal
teatro
Carcano
,
a
destra
,
è
la
Civica
Palestra
,
eretta
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Agostino
Nazari
,
ed
inaugurata
or
sono
pochi
anni
.
Serve
agli
esercizi
ginnici
degli
allievi
,
specialmente
delle
scuole
comunali
.
Porta
Romana
.
L
'
antichissima
Porta
Romana
era
dedicata
ad
Apollo
.
L
'
attuale
fu
fatta
costruire
dai
Milanesi
nell
'
anno
1598
su
disegno
di
Martino
Bassi
pel
ricevimento
di
Margherita
d
'
Austria
,
destinata
sposa
a
Filippo
III
di
Spagna
.
E
di
ordine
dorico
bugnato
,
ed
era
già
fortificata
.
Venne
ristaurata
nel
1794
.
Entrarono
per
essa
parecchi
principi
e
sovrani
,
e
il
generale
Bonaparte
,
vincitore
degli
Austriaci
,
nel
giorno
14
maggio
1796
.
In
quell
'
occasione
vi
venne
posta
la
seguente
iscrizione
:
ALLA
VALOROSA
ARMATA
FRANCESE
DAL
SUPREMO
GENERALE
BONAPARTE
GUIDATA
AL
TRIONFO
CHE
NEL
GIORNO
14
MAGGIO
1796
PER
QUESTA
VIA
PORTO
'
LA
LIBERTA
'
ALL
'
INSUBRIA
IL
POLOLO
MILANESE
MEMORE
E
RICONOSCENTE
.
Questa
epigrafe
fu
tolta
al
ritorno
degli
Austriaci
.
Linea
H
.
(
Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
Porta
Vittoria
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
:
Monumento
a
Beccaria
.
Palazzo
di
Giustizia
.
Colonna
di
Porta
Vittoria
.
Luogo
Pio
Trivulzio
.
Palazzo
Sormani
.
Collegio
della
Guastalla
.
Riformatorio
della
Pace
.
Edificio
di
San
Michele
ai
nuovi
sepolcri
,
Orfanotrofio
maschile
.
Porta
Vittoria
.
CHIESE
.
Santo
Stefano
.
San
Bernardino
.
San
Barnaba
.
Santa
Prassede
.
San
Pietro
in
Gessate
.
TEATRI
,
Gerolamo
.
ALBERGHI
ECC
,
Passarella
.
Monumento
a
Cesare
Beccaria
.
Nel
mezzo
della
nuova
Piazza
dedicata
a
Cesare
Beccaria
sorge
un
monumento
a
quel
grande
filantropo
nostro
concittadino
.
La
solenne
inaugurazione
di
esso
ebbe
luogo
il
giorno
19
marzo
1871
.
E
lavoro
peregrino
dello
scultore
Giuseppe
Grandi
.
La
statua
del
Beccaria
posa
su
ampio
piedestallo
rettangolare
di
granito
;
i
quattro
lati
di
questo
presentano
due
bassorilievi
in
bronzo
,
la
Civiltà
ed
il
Tempo
,
che
stende
un
velo
sugli
emblemi
del
barbarismo
,
e
due
iscrizioni
.
La
prima
di
queste
suona
così
....
Italiani
e
Stranieri
eressero
,
augurando
che
il
voto
13
marzo
1865
della
Camera
dei
Deputati
per
l
'
ABOLIZIONE
DELLA
PENA
DI
MORTE
sia
tradotto
in
legge
.
E
l
'
altra
il
seguente
brano
dello
stesso
Beccaria
:
....
Se
dimostrerò
non
essere
la
pena
di
morte
nè
utile
,
nè
necessaria
,
avrò
vinto
la
causa
dell
'
umanità
.
Attorno
alla
base
della
statua
vi
è
scolpito
:
Cesare
Beccaria
nato
in
Milano
il
15
marzo
1738
Morto
il
28
novembre
1794
Inaugurato
il
19
marzo
1871
.
Palazzo
di
Giustizia
.
Il
palazzo
di
Giustizia
,
ora
del
Tribunale
Civile
e
Correzionale
,
è
di
un
'
imponente
e
ben
intesa
architettura
,
in
-
dicante
il
carattere
del
luogo
;
il
cortile
,
a
doppio
porticato
,
è
pur
grazioso
.
Venne
questo
edificio
fatto
innalzare
nell
'
anno
1605
su
disegno
di
Vincenzo
Seregni
,
per
ordine
di
Pietro
Enrico
Azevedo
,
conte
di
Fuentes
,
governatore
di
Milano
per
Filippo
III
di
Spagna
,
come
lo
indicavano
due
epigrafi
latine
tolte
nel
1796
.
Allorchè
si
demolirono
le
prigioni
del
Podestà
alla
Piazza
dei
Mercanti
,
queste
carceri
furono
dilatate
e
fortificate
con
una
cinta
soda
e
massiccia
di
muro
.
Nel
1796
si
levarono
le
tredici
armi
rappresentanti
gli
stemmi
di
diversi
fiscali
,
capitani
e
vicari
di
giustizia
,
ed
al
luogo
delle
accennate
epigrafi
,
venne
sostituito
l
'
assioma
del
celebre
Gaetano
Filangeri
,
che
è
il
seguente
:
LO
SPAVENTO
DEL
MALVAGIO
DEVE
ESSERE
COMBINATO
COLLA
SICUREZZA
DELL
'
INNOCENTE
Nell
'
anno
1815
dagli
Austriaci
era
fatto
scomparire
sotto
uno
strato
di
calcina
;
e
non
fu
che
nel
marzo
1871
che
,
mercè
l
'
iniziativa
di
un
capo
della
magistratura
milanese
,
rivisse
.
Superiormente
alla
porta
vedesi
un
terrazzo
donde
pubblicavansi
i
bandi
e
le
sentenze
.
Teatro
Gerolamo
.
In
sostituzione
di
demolito
teatro
,
disegno
del
Canonica
,
veniva
,
nell
'
anno
1868
,
costruito
l
'
attuale
su
disegno
dell
'
architetto
Ambrogio
Spinella
.
Fu
inaugurato
nel
1869
.
Il
teatro
è
elegante
:
conserva
un
bel
telone
dipinto
dal
Vacca
,
rappresentante
la
caduta
di
Ippolito
.
Serve
a
spettacoli
di
burattini
colla
maschera
di
Gerolamo
,
protagonista
monferrino
.
Può
anche
servire
per
attori
.
Chiesa
di
Santo
Stefano
.
La
chiesa
di
Santo
Stefano
è
antichissima
,
ed
era
prima
detta
di
San
Zaccaria
.
La
fondazione
viene
attribuita
all
'
arcivescovo
San
Martiniano
,
il
quale
vi
fu
seppellito
nel
433
.
Il
primitivo
tempio
venne
distrutto
nel
1075
da
un
forte
incendio
;
rifatto
,
ma
non
colla
vaghezza
e
maestà
del
precedente
,
l
'
arcivescovo
Visconti
volle
che
fosse
ricostruito
su
disegno
di
Aurelio
Trezzi
.
Federico
Borromeo
lo
fece
perfezionare
nel
1596
.
Contiene
l
'
interno
di
buone
pitture
di
G
.
Cesare
Procacciai
,
di
Federico
Bianchi
,
di
Camillo
Procaccini
,
di
Del
Cairo
,
del
Fiammenghini
,
di
Francesco
Casella
,
ecc
.
Girolamo
Quadrio
,
nel
1642
,
alzò
1'
attuale
campanile
di
bella
forma
archi
-
tettonica
.
Il
26
dicembre
1476
,
all
'
ingresso
di
questa
chiesa
,
fu
assassinato
il
duca
Galeazzo
Maria
Sforza
per
opera
dell
'
Olgiati
,
del
Visconti
e
del
Lampugnani
.
La
Piazza
di
Santo
Stefano
serve
al
mercato
del
pesce
,
selvaggiume
,
pollame
,
ecc
.
Chiesa
di
San
Bernardino
.
Presso
Santo
Stefano
trovasi
la
chiesa
di
San
Bernardino
,
eretta
nel
1696
.
Superiormente
all
'
atrio
di
essa
evvi
un
particolare
oratorio
,
ove
esistono
giovanili
lavori
di
Andrea
Appiani
.
Giovanni
V
,
re
di
Portogallo
,
fece
levare
il
disegno
di
questa
chiesa
per
erigerne
altra
a
Lisbona
.
Attiguo
vi
è
un
Ossario
,
in
cui
vedesi
una
bizzarra
decorazione
di
ossa
e
di
teschi
umani
,
che
il
volgo
crede
dei
cristiani
morti
dagli
Ariani
al
tempo
di
Sane
Ambrogio
;
ma
noi
non
dubitiamo
a
supporre
vengano
dall
'
ospedale
del
Brolio
,
detto
(
li
San
Giobbe
.
E
un
ornamento
che
dovrebbe
ormai
scomparire
.
Colonna
di
Porta
Vittoria
.
Dalla
via
di
San
Bernardino
,
recandosi
al
Verziere
,
o
mercato
delle
erbe
,
trovasi
una
colonna
di
granito
.
Essa
venne
fatta
erigere
nel
1576
da
San
Carlo
,
su
disegno
del
Pellegrini
,
in
onore
di
San
Martiniano
.
La
statua
del
Redentore
è
del
Vismara
.
Questa
colonna
è
ora
sacra
alla
libertà
di
Milano
.
Attorno
al
piedestallo
di
essa
,
su
lapidi
di
bronzo
,
collocate
il
18
marzo
1861
a
cura
del
Municipio
,
trovansi
incisi
i
nomi
dei
morti
nella
gloriosa
rivoluzione
del
marzo
1818
.
Evvi
pure
la
seguente
epigrafe
:
CITTADINI
ONORATE
LA
MEMORIA
DEI
VOSTRI
CHE
A
18
MARZO
1848
SI
LEVARONO
NEL
NOME
D
'
ITALIA
E
TRIONFATA
L
'
AUSTRIACA
TENACIA
COLLA
VIRTU
'
DEL
VOLERE
QUESTE
VIE
RIBATTEZZARONO
PRIME
COL
SANGUE
E
COLLA
VITTORIA
MDCCCLX
.
Ai
22
marzo
il
popolo
trae
quivi
a
deporre
corone
e
fiori
.
Luogo
Pio
Trivulzi
.
Il
Pio
Albergo
Trivulzi
trovasi
nella
vicina
via
della
Signora
.
Questo
istituto
di
beneficenza
lo
si
deve
al
principe
Tolomeo
Trivulzi
,
il
quale
,
con
testamento
23
agosto
1766
,
ordinò
si
convertisse
il
suo
palazzo
in
casa
di
rifugio
poi
vecchi
d
'
ambo
i
sessi
nativi
di
Milano
o
domiciliativi
da
dieci
anni
almeno
,
resi
inetti
,
per
età
settuagenaria
,
a
procurarsi
col
lavoro
la
sussistenza
.
L
'
ospizio
fa
aperto
il
1°
gennaio
1771
,
e
venne
poscia
ampliato
con
altre
elargizioni
.
Ora
vi
sono
ricoverati
oltre
400
vecchi
fra
maschi
e
femmine
.
In
quest
'
ospizio
morì
,
il
9
gennaio
1799
,
1'
illustre
Gaetana
Agnesi
,
e
vi
fu
il
21
marzo
1812
trasportata
la
salma
del
principe
Trivulzi
,
che
era
nella
chiesa
de
'
Cappuccini
a
Porta
Orientale
.
Palazzo
Sormani
.
Passato
il
ponte
di
Porta
Vittoria
,
a
destra
voltando
,
vedesi
il
palazzo
Sormani
.
Esso
fu
eretto
su
disegno
licenzioso
,
ed
apparteneva
alla
famiglia
patrizia
Monti
.
Quivi
nacque
Cesare
Monti
,
che
fu
arcivescovo
di
Milano
,
non
che
il
fratello
di
lui
,
Marco
Antonio
,
presidente
del
Magistrato
di
Sanità
,
e
benemerito
per
savio
provvidenze
e
per
civile
coraggio
durante
la
peste
1630
.
Estinta
la
fa
-
miglia
Monti
passò
il
palazzo
all
'
Andreani
,
e
quindi
,
estinta
pur
questa
,
alla
Sormani
.
Collegio
della
Guastalla
.
Nel
parlare
della
chiesa
di
San
Paolo
,
abbiamo
accennato
alla
contessa
della
Guastalla
Lodovica
Torelli
.
E
alla
stessa
che
devesi
questo
collegio
,
fondato
nell
'
anno
1557
,
per
l
'
educazione
civile
e
religiosa
di
donzelle
milanesi
nobili
e
povere
.
Esso
è
il
più
antico
di
questa
specie
.
Chiesa
di
San
Barnaba
.
La
chiesa
di
San
Barnaba
,
eretta
prima
del
secolo
XII
,
venne
ricostruita
nel
1545
su
disegno
di
Giacomo
Antonio
Morigia
.
E
di
ordine
corintio
con
tre
altari
da
ciascun
lato
,
comodo
presbiterio
e
coro
.
Vi
sono
buone
pitture
di
Aurelio
Luini
,
Carlo
Urbino
,
del
Lomazzo
,
di
C
.
Procaccini
,
ecc
.
Poco
discosto
da
San
Barnaba
,
verso
la
Porta
Romana
,
eravi
un
chiostro
di
Templari
;
ivi
prese
alloggio
Barbarossa
sì
nel
primo
che
nel
secondo
assedio
di
Milano
.
Riformatorio
alla
Pace
.
Questo
Riformatorio
,
regolato
come
quello
di
cui
abbiamo
parlato
,
era
già
Istituto
di
Santa
Maria
della
Pace
pei
giovanetti
traviati
,
fondato
dal
religioso
comasco
Paolo
Marchiondi
,
ed
aperto
nel
1841
.
La
chiesa
è
di
gotica
architettura
;
fu
fondata
nel
1466
da
un
tal
Amadeo
,
cavaliere
portoghese
,
frate
francescano
,
che
andava
per
la
città
gridando
pace
,
pace
,
onde
far
cessare
i
dissidi
tra
'
Milanesi
;
e
perciò
detta
della
Pace
.
Il
duca
Galeazzo
Maria
Sforza
ed
altri
somministrarono
di
poi
i
soccorsi
per
terminarla
.
Vi
sono
in
essa
pitture
,
pur
troppo
in
deperimento
,
del
Luini
,
del
Semini
,
di
Marco
d
'
Oggionno
;
una
copia
della
Cena
di
Leonardo
,
fatta
dal
Lomazzo
.
Presso
questo
luogo
evvi
una
caserma
di
soldati
di
fanteria
:
era
quel
fabbricato
già
convento
di
monache
agostiniane
,
dette
di
San
Filippo
.
Fu
in
esso
che
Napoleone
I
fondò
,
nel
1810
,
il
reale
Collegio
delle
Fanciulle
.
Edificio
di
San
Michele
.
In
fondo
alla
via
,
presso
il
bastione
a
destra
,
presentasi
un
edificio
di
forma
quasi
circolare
:
è
desso
San
Michele
ai
nuovi
sepolcri
,
succursale
dell
'
Ospedale
Maggiore
.
Questo
fabbricato
risale
al
1698
,
eretto
su
disegno
dell
'
ingegnere
Attilio
Arigone
.
Consiste
in
una
chiesa
a
croce
greca
,
con
cupola
nel
centro
,
la
quale
oggidì
forma
soltanto
il
corpo
di
mezzo
dell
'
edificio
.
Fu
innalzato
per
la
tumulazione
dei
cadaveri
dell
'
ospedale
.
In
seguito
si
formò
il
magnifico
portico
all
'
in
-
torno
della
chiesa
,
nel
quale
si
pose
un
continuato
numero
di
sepolcri
più
alti
da
terra
,
a
fine
di
preservarli
dall
'
acqua
sorgente
.
Il
disegno
di
questo
porticato
è
dell
'
architetto
Francesco
Croce
,
perfezionato
nell
'
anno
1731
.
Cessò
quivi
la
tumulazione
in
conseguenza
della
legge
di
Giuseppe
II
,
che
prescriveva
la
sepoltura
dei
cadaveri
fuori
città
.
Sotto
il
Regno
Italico
si
pensava
di
convertire
quest
'
edificio
in
Panteon
per
gli
uomini
illustri
.
Chiesa
di
Santa
Prassede
.
Questa
chiesa
fu
fondata
da
San
Carlo
nell
'
anno
1579
con
ritiro
per
le
Cappuccine
;
nel
1782
vi
subentrarono
le
Benedettine
di
Santa
Radegonda
,
secolarizzate
dalla
Repubblica
Cisalpina
.
La
chiesa
conserva
tuttodì
due
bellissimi
quadri
,
uno
di
Simone
Preterazzano
,
l
'
altro
di
G
.
Cesare
Procaccini
.
Il
convento
,
che
eravi
annesso
,
fu
convertito
sotto
il
Regno
Italico
in
caserma
di
soldati
,
e
tuttodì
serve
a
tale
uso
.
Chiesa
di
San
Pietro
in
Gessate
.
Da
una
nobile
famiglia
di
Gessate
,
o
Glassiate
,
si
vuole
fondata
questa
chiesa
nel
1344
con
monastero
di
Umiliati
,
nel
quale
chiostro
,
nel
1436
,
succedettero
i
Maurini
,
in
ultimo
i
Somaschi
.
La
chiesa
è
in
tre
navi
,
di
gotica
architettura
,
alquanto
sformata
nei
tempi
posteriori
.
Il
coro
fu
innalzato
nell
'
anno
1450
,
di
poi
ingrandito
nel
1640
.
V
'
hanno
in
questo
tempio
pitture
del
Luini
,
del
Crespi
,
del
Caravaggino
,
del
Lanzani
,
del
Moncalvo
,
dello
Zenale
,
del
Civerchio
,
del
Vajani
e
del
Buttinoni
.
La
Madonna
col
Bambino
si
crede
del
Bramante
.
Nell
'
ultima
cappella
è
pur
degno
di
osservazione
il
monumento
della
famiglia
Griffi
.
Orfanotrofio
Maschile
.
Il
convento
di
San
Pietro
in
Gessate
coi
grandi
chiostri
,
attribuiti
al
Bramante
,
per
decreto
22
giugno
1772
,
venne
da
Maria
Teresa
donato
all
'
Orfanotrofio
Maschile
,
fondato
in
via
Crocifisso
nel
1533
da
Girolamo
Miani
.
Il
patrimonio
di
quest
'
Istituto
,
che
può
calcolarsi
a
tre
milioni
,
è
frutto
di
doni
e
di
lasciti
di
molti
benefattori
.
I
ricoverati
sono
in
numero
di
250
circa
.
Vi
si
accettano
dagli
anni
sette
ai
dieci
,
e
vi
rimangono
sino
ai
diciotto
;
vengono
istruiti
nelle
materie
proprie
delle
classi
elementari
,
nel
disegno
;
ed
avviati
nelle
arti
meccaniche
;
alcuni
,
i
più
idonei
,
vi
apprendono
anche
la
musica
istrumeutale
,
la
ginnastica
e
i
militari
esercizi
.
Ai
tempi
della
Repubblica
Cisalpina
questi
orfani
vennero
soldatescamente
disciplinati
:
formarono
un
battaglione
,
che
fu
denominato
Battaglione
della
Speranza
.
Nelle
cinque
giornate
del
marzo
1848
gli
orfanelli
prestarono
pure
un
grande
servizio
alla
patria
;
parte
di
essi
stettero
alle
barricate
,
parte
servirono
alla
trasmissione
degli
ordini
dei
capi
della
insurrezione
da
un
punto
all
'
altera
del
-
la
città
..
Porta
Vittoria
.
-
-
La
Porta
Vittoria
,
così
denominata
in
memoria
della
vittoria
riportata
nel
1848
dai
Milanesi
sulle
soldatesche
austriache
,
chiamavasi
prima
Tosa
.
L
'
origine
di
questo
nome
non
è
dagli
storici
ben
definita
.
Il
più
probabile
è
che
possa
derivare
da
Tusca
,
perchè
in
antiche
carte
viene
chiamata
Tusa
e
non
Tosa
.
Dalla
cittadinanza
si
fanno
voti
perchè
il
Municipio
abbia
a
ricostruire
questa
Porta
e
renderla
degna
del
gran
fatto
al
quale
è
stata
dedicata
.
Fuori
la
città
,
non
molto
lungi
,
evvi
l
'
ospedale
dei
pazzi
,
detto
la
Senavra
.
Il
locale
era
altre
volte
convento
di
Gesuiti
.
Linea
I
.
(
Colore
rosa
.
Dalla
Porta
Ticinese
alla
Porta
Garibaldi
)
.
(
1
.
Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
P
.
a
Ticinese
)
.
MONUMENTI
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Ginnasio
e
Liceo
Beccaria
.
Palazzo
Trivulzi
.
Congregazione
di
Carità
.
Istituto
Tecnico
.
Colonne
di
San
Lorenzo
.
Arco
di
Porta
Ticinese
.
Barriera
.
Bagni
pubblici
.
Stazione
Milano
-
Vigevano
.
La
Conca
in
via
Arena
.
Istituti
dei
Sordo
-
Muti
.
Casa
d
'
Industria
.
CHIESE
.
San
Satiro
.
Santa
Maria
Beltrade
.
San
Sebastiano
.
Sant
'
Alessandro
.
San
Michele
alla
Chiusa
.
San
Giorgio
in
Palazzo
.
San
Sisto
.
San
Lorenzo
.
Sant
'
Eustorgio
.
Santa
Maria
della
Vittoria
.
San
Calocero
.
TEATRI
.
Re
(
nuovo
)
.
ALBERGHI
.
Cappello
.
Falcone
.
Pozzo
.
Gran
Bretagna
.
Gran
Parigi
.
D
'
Italia
.
Chiesa
di
Santa
Maria
presso
San
Satiro
.
-
-
La
chiesa
di
Santa
Maria
presso
San
Satiro
affermasi
innalzata
nell
'
anno
869
dall
'
arcivescovo
Ansperto
Confalonieri
,
ove
era
una
sua
casa
eretta
sull
'
area
di
un
tempio
romano
,
e
che
de
-
dicò
a
San
Satiro
.
Un
fatto
singolare
diede
il
nome
di
Santa
Maria
alla
chiesa
,
ed
origine
all
'
edificazione
dell
'
attuale
,
chè
mal
si
attribuisce
al
Bramante
,
e
molto
meno
al
Suardi
,
suo
scolaro
.
Prima
della
venuta
in
Milano
del
Bramante
la
chiesa
era
già
in
costruzione
.
Non
tornerà
discaro
sapere
il
fatto
accennato
.
Nel
1242
,
un
tal
Masazio
,
uscendo
furioso
da
una
casa
da
giuoco
,
ove
aveva
perduto
tutto
il
suo
avere
,
si
fece
a
passare
per
la
via
del
Falcone
.
Ivi
vedendo
l
'
immagine
della
Madonna
,
che
era
sul
muro
esterno
della
chiesa
di
San
Satiro
,
cieco
d
'
ira
,
le
scagliò
una
coltellata
,
che
colse
nel
collo
il
Bambino
.
Narra
la
tradizione
che
dal
quadro
stillasse
sangue
.
La
voce
dell
'
avvenuto
,
propagatasi
tosto
,
fuvvi
gran
ressa
alla
via
del
Falcone
;
la
Madonna
venne
posta
nella
chiesa
,
e
da
quel
giorno
la
divozione
andò
crescendo
.
La
chiesa
è
formata
di
tre
navi
,
in
figura
di
croce
mozza
,
non
essendovi
,
cagione
l
'
attigua
pubblica
via
,
spazio
pel
coro
;
onde
l
'
architetto
vi
surrogò
una
prospettiva
a
'
rilievo
di
mirabile
effetto
;
opera
assai
lodata
dal
Vasari
e
da
altri
.
Dell
'
antichissimo
tempio
evvi
un
avanzo
nella
cappella
della
crociera
a
sinistra
,
verso
la
via
del
Falcone
,
con
quattro
colonne
di
materia
,
dimensione
e
capitelli
differenti
,
raccolti
da
edifici
anteriori
,
come
allora
si
soleva
.
In
questa
cappella
vi
è
anche
un
bel
lavoro
in
plastica
del
Caradosso
Foppa
.
La
sagrestia
è
un
tempietto
ottagono
del
Bramante
,
somma
,
mente
lodato
dal
Vasari
e
dal
Milizia
.
Fu
assai
bene
ristaurato
nel
1857
.
Vi
sono
in
questa
chiesa
pitture
del
Boltraffio
,
del
Borgognone
,
del
Bramantino
,
di
Gaetano
Vaccani
,
ecc
.
-
-
Quanto
prima
si
darà
mano
alla
costruzione
della
facciata
del
tempio
,
ancora
in
rustico
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Giuseppe
Vandoni
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Beltrade
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
Beltrade
fu
fondata
da
una
contessa
Beltrado
nell
'
anno
836
,
e
ristaurata
nel
1717
,
e
da
ultimo
,
da
Giacomo
Moraglia
,
nel
1855
con
buoni
affreschi
.
Una
rozza
scultura
,
che
prima
vedevasi
sulla
porta
maggiore
,
ora
da
un
canto
,
rappresenta
l
'
immagine
che
chiamavasi
Idea
;
essa
era
il
simbolo
di
una
processione
che
sino
all
'
anno
1586
soleva
farsi
nel
giorno
della
Purificazione
da
questa
chiesa
alla
Metropolitana
.
Chiesa
di
San
Sebastiano
.
La
chiesa
di
San
Sebastiano
,
di
proprietà
del
Comune
,
è
opera
del
Pellegrini
,
e
devesi
la
sua
erezione
al
voto
fatto
dai
Milanesi
durante
la
peste
dell
'
anno
1576
.
La
prima
pietra
fu
posta
da
San
Carlo
.
E
di
forma
circolare
,
ed
una
delle
più
belle
che
vanti
Milano
.
Magnifica
è
la
parte
esterna
,
ornata
di
lesene
binate
,
d
'
ordine
dorico
,
con
cornice
elegantemente
lavorata
;
l
'
ordine
jonico
si
vede
superiormente
all
'
attico
praticabile
.
La
cupola
torreggia
sopra
questo
secondo
ordine
.
Tre
porte
,
una
maggiore
ornata
con
colonne
,
e
due
laterali
più
semplici
,
danno
ingresso
all
'
interno
,
il
quale
corrisponde
alla
bellezza
esterna
per
la
sua
semplicità
ed
eleganza
;
un
ordine
di
lesene
disposte
in
giro
divide
le
cappelle
arcuate
;
il
coro
è
di
figura
ottagona
con
cupola
circolare
.
Vi
sono
in
questa
chiesa
pregevoli
pitture
:
il
San
Sebastiano
è
del
Bramante
.
Sotto
la
Repubblica
Cisalpina
essa
servì
di
Circolo
costituzionale
.
E
generalmente
reclamato
che
quest
'
edificio
venga
isolato
,
colla
demolizione
delle
catapecchie
addossatevi
negli
ultimi
tempi
della
dominazione
spagnuola
.
Chiesa
di
Sant
'
Alessandro
.
La
chiesa
di
Sant
'
Alessandro
,
detta
in
Zebedia
,
vuolsi
eretta
sull
'
area
di
una
prigione
chiamata
appunto
Zebedia
,
nella
quale
l
'
alfiere
della
legione
tebea
,
Alessandro
,
fu
detenuto
.
La
facciata
dell
'
antico
tempio
era
verso
San
Giovanni
in
Conca
.
L
'
attuale
edificio
venne
elevato
nell
'
anno
1602
con
tanta
solennità
che
si
coniarono
persino
medaglie
commemorative
.
L
'
architetto
ne
fu
Lorenzo
Binaghi
,
barnabita
.
Esso
ha
la
forma
di
una
croce
greca
con
magnifica
cupola
,
sostenuta
da
otto
colonne
di
granito
rosso
lucido
.
La
facciata
,
con
due
campanili
e
bella
scalinata
,
sarebbe
stata
più
grandiosa
se
avesse
avuto
un
second
'
ordine
:
così
appare
tozza
.
Questo
tempio
,
restaurato
non
sono
molti
anni
,
è
ricco
nell
'
interno
di
fregi
e
stucchi
,
e
vi
meritano
particolare
osservazione
l
'
altare
maggiore
,
il
pulpito
e
due
confessionali
,
incastonati
in
pietre
dure
,
gli
intagli
dell
'
organo
,
vari
dipinti
del
Crespi
,
del
Procaccini
,
del
Campi
,
del
Fiamminghino
,
dello
Scaramuccia
,
del
Moncalvo
,
del
Guadagnini
,
dello
Scuri
,
ecc
.
,
non
che
il
monumento
al
matematico
Paolo
Frisi
,
il
cui
ritratto
è
del
celebre
Franchi
.
Liceo
e
Ginnasio
Beccarla
.
Al
lato
destro
della
chiesa
di
Sant
'
Alessandro
,
uscendo
,
trovansi
pubbliche
scuole
,
altre
volte
Arcimbolde
,
da
monsignor
Giovanni
Battista
Arcimboldi
,
il
quale
nel
1609
fondava
due
cattedre
di
logica
e
morale
appunto
presso
i
Barnabiti
di
Sant
'
Alessandro
.
Soppressa
la
Congregazione
di
questi
padri
,
vi
fu
stabilito
dal
Governo
un
Liceo
ed
un
Ginnasio
pubblico
,
diretti
da
professori
secolari
Il
liceo
Beccaria
possiede
un
gabinetto
di
fisica
,
eretto
fino
dall
'
anno
1787
,
una
raccolta
di
animali
,
ed
una
collezione
mineralogica
,
che
ebbe
origine
nel
1773
,
e
resa
quindi
molto
ricca
dal
celebre
naturalista
,
ex
-
barnabita
,
Ermenegildo
Pini
,
mercè
le
sue
fatiche
,
i
suoi
viaggi
e
le
sue
corrispondenze
coi
più
celebrati
naturalisti
.
Palazzo
Trivulzi
.
Nella
Piazza
di
Sant
'
Alessandro
,
dicontro
la
chiesa
,
vedesi
il
palazzo
Trivulzi
;
esso
è
di
una
soda
costruzione
,
e
ragguardevole
per
le
cose
rare
e
preziose
che
vi
si
contengono
,
fra
cui
una
ricca
libreria
ed
un
,
museo
di
pregevolissime
antichità
,
formato
in
gran
parte
dal
filologo
abate
don
Carlo
Trivulzi
,
morto
nel
1789
,
dal
fratello
di
lui
Giorgio
,
morto
nel
1802
,
e
continuato
dai
discendenti
della
famiglia
,
la
quale
cortesemente
ne
permette
la
visita
al
forestiero
.
Congregazione
di
Carità
.
La
Congregazione
di
Carità
ha
la
propria
sede
in
via
Olmetto
,
nella
già
casa
Archinti
,
la
quale
conserva
pregevoli
pitture
del
Lanzani
,
del
Tiepolo
,
del
Piazzetta
e
del
Bigori
.
Chiesa
di
San
Michele
alla
Chiusa
.
La
chiesa
di
San
Michele
alla
Chiusa
,
che
trovasi
qui
presso
,
ritiene
il
suo
nome
dalla
chiusa
,
posta
nel
1171
ad
un
acquidotto
a
trattenere
le
acque
che
da
essa
poi
uscivano
poco
lungi
dalla
città
.
Sono
due
chiese
riunite
verso
il
1750
;
contengono
qualche
buon
dipinto
.
Nel
portico
del
piccolo
cortile
si
osserva
1'
antico
metodo
,
detto
Graffito
,
introdottosi
in
Italia
nel
principio
del
XVI
secolo
,
col
quale
si
ornavano
e
si
abbellivano
le
case
nel
loro
esterno
.
Chiesa
di
San
Giorgio
in
palazzo
.
La
chiesa
di
San
Giorgio
credesi
eretta
nel
750
da
San
Natale
,
arcivescovo
di
Milano
,
sull
'
area
ov
'
era
un
tempio
di
Mercurio
.
L
'
aggiunto
di
Palazzo
,
che
ancora
essa
ritiene
,
si
vuole
derivato
da
un
palazzo
imperiale
edificato
da
Trajano
o
da
Massimiano
.
Nel
1600
fu
l
'
edificio
abbellito
da
Federico
Borromeo
.
L
'
attuale
facciata
di
granito
è
disegno
di
Bernardino
Ferrari
.
Vi
sono
in
questa
chiesa
da
ammirarsi
un
San
Gerolamo
,
opera
celebre
di
Gaudenzio
Ferrari
,
la
Deposizione
,
di
Bernardino
Luini
.
Nella
casa
Stampa
-
Soncino
,
presso
S
.
Giorgio
,
sorge
,
monumento
particolare
,
una
torre
a
sei
piani
,
con
terrazzi
accessibili
,
alta
metri
42
24
,
sulla
cui
sommità
sono
le
colonne
col
plus
ultra
,
stemma
di
Carlo
V
,
al
cui
onore
fu
eretta
.
Chiesa
di
San
Sisto
-
-
La
chiesa
di
San
Sisto
si
pretende
essere
fondata
da
Desiderio
,
ultimo
re
dei
Longobardi
nell
'
anno
770;
fu
rifabbricata
da
Federico
Borromeo
:
vi
sono
pitture
del
Pietra
.
Istituto
Tecnico
.
Nell
'
area
,
ove
sorgeva
il
convento
di
monache
agostiniane
,
fondato
da
Simone
da
Casale
nel
1345
,
venne
eretto
,
nella
prima
metà
di
questo
secolo
,
un
edificio
ad
uso
scuole
ginnasiali
su
disegno
del
conte
Gian
Luca
della
Somaglia
.
Soppresse
queste
scuole
,
sostituendole
con
quelle
tecniche
,
dal
Comune
si
rifabbricò
ed
ingrandì
l
'
edificio
,
con
progetto
dell
'
ingegnere
A
.
Nazari
,
comprendendovi
anche
la
già
chiesa
di
Santa
Marta
,
che
era
una
delle
più
belle
opere
del
Richini
.
L
'
Istituto
tecnico
impartisce
l
'
istruzione
a
circa
180
alunni
.
Presso
il
Carrobbio
,
nella
via
San
Simone
,
evvi
un
teatro
adatto
a
rappresentazioni
drammatiche
.
Chiesa
e
colonne
di
San
Lorenzo
.
Le
sedici
colonne
,
che
veggonsi
lungo
il
Corso
di
Porta
Ticinese
,
e
che
sono
parallele
alla
pubblica
strada
,
formano
il
monumento
romano
più
grandioso
che
conservi
ancora
Milano
.
Esse
sono
di
marmo
bianco
scanalate
,
d
'
ordine
corintio
,
e
composte
di
quattro
pezzi
ciascuna
,
compreso
il
capitello
e
la
base
,
che
ha
unita
una
piccola
porzione
di
colonna
.
Una
giusta
ed
uniforme
distanza
si
osserva
nel
loro
scomparto
;
la
base
è
atticurga
;
posano
esse
a
perfetto
livello
sopra
un
rozzo
zoccolo
di
pietra
.
Da
ciascuna
parte
hanno
per
termine
un
pilastro
innalzato
in
tempi
posteriori
.
Gli
architravi
sono
alti
due
terzi
del
diametro
delle
colonne
con
tre
fasce
,
come
debbe
avere
il
corintio
.
Nella
soffitta
,
fra
capitello
e
capitello
,
avvi
un
riquadro
decente
-
mente
intagliato
.
Queste
colonne
da
alcuni
credonsi
una
parte
delle
Terme
Erculee
,
costruite
da
Massimiano
;
altri
opinano
del
tempio
di
Ercole
,
pure
eretto
da
quell
'
imperatore
.
L
'
iscrizione
romana
,
che
vedesi
sul
pilastro
verso
la
città
.
ad
onore
di
Lucio
Vero
,
non
deve
avere
nessuna
relazione
colle
colonne
,
nè
coll
'
edificio
:
questa
lapide
fu
ritrovata
e
dissotterrata
1'
anno
1505
vicino
al
colonnato
.
Da
questi
avanzi
antichi
si
ha
accesso
in
un
cortile
,
intorno
al
quale
sono
poste
le
abitazioni
altre
volte
canonicali
,
fatte
costruire
da
Federico
Borromeo
;
è
il
sagrato
di
una
delle
più
vaste
e
più
belle
chiese
di
Milano
,
quella
cioè
di
San
Lorenzo
.
Questo
tempio
fu
eretto
fin
dai
tempi
di
Sant
'
Ambrogio
sulle
rovine
di
opera
romana
.
Fu
distrutto
da
un
incendio
nel
1071
,
poi
ricostrutto
;
rovinato
di
nuovo
nell
'
anno
1573
,
venne
infine
riedificato
per
ordine
di
San
Carlo
su
disegno
di
Martino
Bassi
,
che
imitò
San
Vitale
di
Ravenna
.
Il
corpo
dell
'
edificio
è
composto
di
un
ottagono
formato
da
quattro
archi
grandi
e
da
quattro
minori
.
L
'
ordine
principale
è
dorico
con
lesene
.
I
lavori
terminarono
verso
il
1593
.
In
questa
chiesa
vi
sono
buone
pitture
di
Ercole
Procaccini
,
Aurelio
Luini
,
Giambattista
della
Cerva
,
Carlo
Urbino
,
dello
Storer
,
ecc
.
Alla
sinistra
,
verso
la
Vetra
,
evvi
una
chiesetta
ottangolare
,
la
quale
ha
servito
di
primitivo
tempio
dedicato
a
San
Genesio
,
ed
ora
a
Sant
'
Aquilino
martire
,
con
un
vestibolo
che
ha
comunicazione
colla
strada
.
Questa
cappella
dicesi
eretta
da
Galla
Placidia
,
figlia
di
Teodosio
,
e
vi
si
vede
l
'
urna
sepolcrale
della
medesima
e
di
Ataulfo
,
marito
di
lei
.
Posteriormente
vi
fu
aggiunta
la
cupola
con
un
lucernario
.
La
porta
di
questa
cappella
è
adorna
di
ricche
sculture
;
negli
absidi
si
vedono
mosaici
del
nono
secolo
,
guasti
però
dai
ristauratori
.
Nella
chiesa
è
pur
rimarchevole
il
mausoleo
di
Giovanni
Conti
,
eretto
nel
secolo
XVI
da
Gaspare
Visconti
,
non
che
l
'
altro
dell
'
antica
famiglia
Robiano
.
Uscendo
in
istrada
dalla
cappella
di
Sant
'
Aquilino
a
destra
trovasi
la
Piazza
della
Vetra
.
Questo
luogo
,
pochi
anni
or
sono
,
offriva
un
misero
spettacolo
.
Da
una
parte
scoperta
correva
la
gora
,
e
all
'
intorno
erano
povere
case
,
con
terrazze
di
legno
,
occupate
le
più
dai
conciapelli
.
Da
antico
deturpava
inoltre
questa
Piazza
la
forca
,
trasferita
nel
1814
altrove
.
Le
catapecchie
dall
'
anno
1829
vennero
scomparendo
mano
mano
,
e
moderni
edifici
vi
vanno
sorgendo
;
le
acque
furono
coperte
;
e
il
Comune
,
nel
1863
,
vi
erigeva
un
Mercato
per
gli
erbaggi
e
le
frutta
,
e
nell
'
anno
1866
altro
pei
latticini
;
entrambi
su
disegno
dell
'
architetto
Enrico
Terzaghi
.
Dicontro
la
Vetra
,
verso
il
Corso
di
Porta
Ticinese
,
è
la
via
Gian
Giacomo
Mora
,
nome
dell
'
infelice
barbiere
,
che
ivi
aveva
la
bottega
e
l
'
abitazione
,
i
cui
casi
miserissimi
sono
sovranamente
descritti
da
Alessandro
Manzoni
nel
suo
libro
:
Processo
degli
Untori
nel
1630
.
E
qui
appunto
,
ove
ora
è
la
casa
al
numero
1
,
sorgeva
la
Colonna
infame
,
stata
posta
sulle
rovine
della
casa
e
bottega
del
Mora
.
La
colonna
,
testimonio
di
barbarie
,
venne
fatta
togliere
da
Pietro
Verri
,
il
1°
settembre
1778
per
consiglio
di
Cesare
Beccaria
.
123
-
Arco
di
Porta
Ticinese
.
Proseguendo
pel
Corso
trovasi
il
ponte
attraversante
il
Naviglio
,
costruito
pochi
anni
sono
,
in
istile
lombardo
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
Emilio
Bignami
.
Questo
ponte
conserva
l
'
arco
e
parte
della
torre
di
cui
erano
munite
le
porte
dei
Visconti
.
Nel
1863
vennero
questi
avanzi
dell
'
antichità
,
modello
dei
primordi
dell
'
architettura
gotico
-
lombarda
,
ristaurati
da
inesperto
architetto
;
sicché
le
torri
furono
guaste
.
Teatro
Re
.
Questo
teatro
venne
fatto
costruire
da
un
Giovanni
Re
nel
1864
,
e
fu
inaugurato
nel
settembre
di
quell
'
anno
.
Il
disegno
è
dell
'
architetto
Concorreggi
;
riuscì
difettoso
.
Può
contenere
circa
1200
persone
.
Chiesa
di
Sant
'
Enstorgio
.
La
chiesa
di
Sant
'
Eustorgio
si
annovera
tra
le
più
antiche
di
Milano
,
e
si
riguarda
come
uno
dei
primi
edifici
cristiani
.
Essa
è
una
delle
meraviglie
dell
'
arte
lombarda
.
Fu
fondata
nel
320
dallo
stesso
Eustorgio
,
che
la
dedicò
ai
Re
Magi
,
le
reliquie
dei
quali
vennero
appunto
a
lui
regalate
dall
'
imperatore
di
Costantinopoli
,
ed
ivi
sepolte
(
*
)
;
quindi
prese
il
nome
di
Sant
'
Eustorgio
in
onore
dello
stesso
vescovo
,
per
essere
ivi
stato
tumulato
.
Nei
primi
tempi
la
chiesa
trovavasi
ben
lontana
dalla
città
;
la
fronte
era
verso
la
via
di
Santa
Croce
con
due
archi
che
le
servivano
di
portico
.
Fu
rimodernata
nell
'
anno
1278
da
Ottone
Visconti
coll
'
opera
di
Tosano
,
detto
il
Lombardino
,
e
quindi
da
Francesco
Richini
,
il
quale
guastò
la
bella
architettura
lombarda
.
(
*
)
Il
sarcofago
è
ora
vuoto
di
quelle
reliquie
,
le
quali
,
poste
in
San
Giorgio
per
salvarle
dalle
mani
del
Barbarossa
,
furono
quindi
nel
1162
trasportate
in
Germania
.
Da
qualche
anno
,
sotto
la
direzione
degli
architetti
Enrico
Terzaghi
e
Giovanni
Brocca
,
si
sono
intrapresi
da
quella
Fabbriceria
lavori
di
ripristino
dell
'
architettura
antica
.
Il
fianco
meridionale
della
chiesa
e
la
facciata
sono
stati
egregiamente
compiuti
,
ed
anche
l
'
interno
è
a
buon
punto
di
avanzamento
.
Il
campanile
,
assai
ragguardevole
per
l
'
altezza
e
per
la
bella
costruzione
,
fu
ultimato
nel
1309
,
e
vi
venne
posto
il
primo
quadrante
che
dinotasse
le
ore
.
Il
pulpito
di
pietra
,
che
si
vede
posto
nell
'
angolo
della
facciata
servì
a
Pietro
da
Verona
per
iscagliare
i
suoi
fulmini
contro
gli
eretici
.
Nell
'
interno
sonovi
magni
-
fiche
opere
di
architettura
,
fra
cui
del
Bramante
e
del
Michelozzo
Michelozzi
,
-
lo
scolaro
del
Donatello
e
il
seguace
del
Brunelleschi
,
il
primo
che
da
noi
incominciò
a
scostarsi
dallo
stile
gotico
,
-
consistenti
specialmente
nelle
cappelle
fatte
erigere
a
destra
dai
Visconti
,
una
delle
quali
ha
bellissima
arca
dovuta
a
Gian
Giacomo
Balduccio
da
Pisa
.
Molte
pitture
peregrine
pur
vi
sono
del
Borgognone
,
del
Bramantino
,
del
Fiammenghini
,
del
Fratazzi
,
dello
Storer
,
dei
fratelli
Procaccini
,
del
Civerchio
,
del
Figini
,
ecc
.
In
Sant
'
Eustorgio
sono
sepolti
alcuni
uomini
illustri
,
fra
cui
il
grecista
Emanuele
Crisolara
e
gli
storici
Gaspare
Bugati
e
Giorgio
Merula
.
Del
convento
annesso
,
ora
caserma
di
soldati
,
entrarono
nel
1220
in
possesso
i
Domenicani
.
Vi
ebbe
per
qualche
tempo
sede
il
Tribunale
dell
'
Inquisizione
.
Porta
Ticinese
.
Anticamente
la
Porta
Ticinese
era
situata
dove
ora
è
il
Carrobbio
,
e
chiamavasi
Marzia
,
perchè
dedicata
a
Marte
.
La
terza
Porta
,
quella
costruita
al
tempo
degli
Spagnuoli
,
era
ancora
nel
1800
un
informe
fabbricato
.
Quando
Napoleone
Bonaparte
,
vinta
la
battaglia
di
Marengo
,
ritornò
per
questa
Porta
in
Milano
coll
'
esercito
francese
,
dando
nuova
esistenza
alla
Repubblica
Cisalpina
,
si
pensò
di
rammemorare
il
fatto
in
uno
alla
gloriosa
giornata
campale
con
un
monumento
.
Il
16
giugno
dell
'
anno
1801
il
Governo
e
le
autorità
francesi
,
con
solenne
pompa
,
recaronsi
alla
Porta
Ticinese
,
e
posero
la
prima
pietra
d
'
un
nuovo
edificio
.
Il
progetto
però
non
fu
eseguito
per
allora
.
Rivisse
soltanto
verso
il
1810;
e
con
soscrizioni
private
,
ma
vuolsi
superiormente
eccitate
,
si
diede
mano
nel
1812
alla
costruzione
del
severo
Portico
isolato
che
tuttodì
esiste
.
Il
disegno
è
del
marchese
Cagnola
,
il
quale
prese
ad
imitare
quegli
onorari
che
si
facevano
in
Roma
.
E
di
grandioso
effetto
;
raggiunto
dall
'
architetto
con
pochissimi
mezzi
.
Ai
lati
dell
'
Arco
trovansi
due
vistosi
e
sodi
fabbricati
a
bugnato
,
per
uso
degli
agenti
daziari
.
Per
la
Porta
Ticinese
facevano
il
solenne
ingresso
i
principi
,
gli
arcivescovi
,
i
governatori
nostri
ed
i
monarchi
che
venivano
a
visitare
Milano
,
usanza
derivata
dai
tempi
in
cui
Pavia
era
residenza
dei
re
longobardi
.
Fuori
di
questa
Porta
veggonsi
i
meravigliosi
lavori
fatti
per
1'
unione
delle
acque
dell
'
Adda
con
quelle
del
Ticino
,
ed
il
canale
detto
il
Naviglio
di
Pavia
.
Più
innanzi
ne
parleremo
.
Presso
la
Porta
stessa
,
a
sinistra
,
lungo
la
via
di
circonvallazione
alla
Porta
Lodovica
è
lo
Stabilimento
nazionale
pei
bagni
,
costruito
dall
'
ingegnere
cav
.
Sfondrini
.
E
grandioso
,
e
con
vasche
da
nuoto
eleganti
.
Prendendo
la
via
a
destra
,
e
seguendo
la
strada
di
circonvallazione
alla
Porta
Magenta
,
trovasi
,
alla
sinistra
,
la
nuova
Stazione
succursale
per
la
linea
Milano
-
Vigevano
,
inaugurata
nel
novembre
1869;
stazione
che
fra
non
molto
tempo
sarà
posta
in
diretta
comunicazione
coll
'
interno
di
Milano
,
andandosi
a
dar
mano
ai
lavori
per
l
'
apertura
di
una
nuova
Porta
,
che
si
chiamerà
dalla
città
di
Genova
.
Ritornando
in
città
per
la
Porta
Ticinese
devesi
visitare
la
via
della
Conca
,
che
è
presso
il
bastione
a
sinistra
.
Quivi
trovasi
la
magnifica
conca
,
eseguita
nella
prima
metà
del
decimoquinto
secolo
per
opera
degli
ingegneri
ducali
Filippo
da
Modena
e
Fioravanti
da
Bologna
,
durante
la
signoria
di
Filippo
Maria
Visconti
,
allo
scopo
non
solo
di
procurare
il
vantaggio
a
Milano
coll
'
introdurvi
acqua
navigabile
,
ma
eziandio
per
congiungere
le
acque
dell
'
Adda
,
o
Martesana
,
con
quelle
del
Ticino
,
o
Naviglio
Grande
,
come
sopra
si
è
accennato
.
Si
vede
quindi
che
le
conche
sono
ingegnose
opere
idrauliche
,
le
quali
,
succedendosi
in
vari
punti
,
portano
due
acque
ad
unirsi
,
malgrado
la
diversità
dei
loro
livelli
.
Nel
1497
,
per
ordine
di
Lodovico
il
Moro
,
Leonardo
da
Vinci
non
rese
che
regolare
questa
conca
per
alzarsi
dal
Naviglio
grande
fino
alla
fossa
di
fortificazione
.
In
quell
'
anno
,
1497
,
il
duca
Lodovico
faceva
eseguire
il
monumento
che
vedesi
presso
la
conca
,
il
quale
rammenta
e
come
egli
avesse
alla
fabbrica
del
duomo
ridonato
il
diritto
del
dazio
sulle
navi
che
passavano
per
di
là
,
e
la
morte
della
diletta
di
lui
sposa
Beatrice
d
'
Este
.
Santa
Maria
della
Vittoria
.
Allungandosi
per
la
via
Arena
,
verso
la
città
,
trovasi
la
chiesa
di
Santa
Maria
della
Vittoria
,
così
chiamata
da
una
vittoria
non
lungi
da
quel
luogo
,
allora
fuori
mura
,
riportata
dai
Milanesi
contro
gli
Imperiali
,
comandati
da
Lodovico
il
Bavaro
.
La
chiesa
fu
eretta
nel
1339
,
e
di
nuovo
fabbricata
nel
1669
dal
cardinale
Omodei
,
con
disegno
del
Mangone
.
L
'
Omodei
vi
pose
i
sepolcri
di
sua
famiglia
in
forma
di
piramidi
con
erme
in
bronzo
.
L
'
interno
del
tempio
è
di
buona
e
grandiosa
architettura
,
di
forma
quadrata
,
con
quattro
archi
,
sui
quali
si
innalza
una
maestosa
cupola
.
L
'
ordine
è
fonico
composito
.
Si
ammirano
in
essa
pitture
di
Camillo
Procaccini
,
di
Giacinto
Brandi
,
di
Giovanni
Ghisolfi
,
di
Antonio
Raggi
,
del
Fiammenghini
,
ecc
.
Chiesa
di
San
Calocero
.
Percorrendo
la
strada
a
sinistra
,
lungo
il
Naviglio
,
trovasi
nella
via
omonima
,
la
chiesa
di
San
Calocero
.
Essa
venne
innalzata
da
San
Carlo
nel
1565
,
e
ciò
,
vuole
una
volgare
tradizione
,
per
una
immagine
della
Madonna
dipinta
su
d
'
un
muro
,
che
fu
veduta
piangere
alla
vista
dei
mali
che
i
Francesi
facevano
soffrire
nel
1500
ai
Milanesi
.
Altra
tradizione
narra
poi
che
San
Calocero
istruisse
ivi
nella
fede
San
Secondo
,
e
lo
facesse
battezzare
dai
Santi
Faustino
e
Giovita
,
sgorgando
al
sacro
uso
una
fonte
che
tuttodì
quivi
si
riguarda
.
Annessa
a
San
Calocero
è
la
casa
dei
padri
delle
Missioni
nelle
parti
degli
infedeli
.
Di
contro
evvi
la
soppressa
chiesa
di
San
Vincenzo
al
Prato
,
di
gotica
architettura
,
il
cui
primitivo
edificio
era
stato
nel
550
eretto
sull
'
area
di
un
tempio
dedicato
a
Giove
.
Istituto
dei
Sordo
-
muti
.
Nella
vicina
via
di
San
Vincenzo
,
e
precisamente
nel
convento
già
dei
Padri
Cistercensi
,
soppresso
nel
secolo
scorso
,
venne
nel
1830
posto
l
'
Istituto
pei
sordo
-
muti
,
iniziato
in
Milano
nel
1805
da
Antonio
Heyraud
di
Lione
,
sotto
la
protezione
del
Governo
italico
.
Sessanta
sono
i
ricoverati
;
v
'
hanno
24
piazze
gratuite
,
16
per
maschi
e
8
per
femmine
,
a
carico
del
Governo
.
Coi
legati
conseguiti
dappoi
e
cogli
avanzi
dell
'
Istituto
si
sono
costituite
alcune
pensioni
semigratuite
sì
pei
maschi
che
per
le
femmine
,
a
norma
dei
casi
.
Ottima
è
1'
istruzione
che
si
impartisce
a
quegli
infelici
,
i
quali
,
uscendo
ai
ventidue
anni
dall
'
Istituto
,
ponno
procurarsi
una
vita
meno
dolorosa
.
Annesso
all
'
Istituto
principale
avvene
altro
pei
sordo
-
muti
poveri
di
campagna
,
sorto
nell
anno
1853
.
Ha
un
patrimonio
proprio
,
formato
da
lasciti
di
benefattori
,
colla
cui
rendita
e
col
frutto
di
assegni
mantiene
circa
120
sordo
-
muti
d
'
ambo
i
sessi
.
129
Casa
d
'
Industria
.
Ove
era
l
'
ospedale
di
San
Vincenzo
de
'
Pazzi
,
nell
'
anno
1786
aprivasi
una
Casa
di
lavoro
volontario
pei
poveri
della
città
.
Essa
venne
riformata
colla
denominazione
di
Casa
d
'
Industria
,
nel
1808
,
nel
qual
tempo
si
proibiva
la
mendicità
nel
Dipartimento
dell
'
Olona
.
Mentre
in
quella
di
San
Marco
si
accettano
i
soli
uomini
,
quivi
le
sole
donne
.
Per
chi
,
percorrendo
la
linea
di
San
Vittore
,
non
avesse
visitato
il
Macello
pubblico
,
potrà
recarvisi
da
questo
lato
.
In
principio
della
via
di
San
Vincenzo
,
per
ritornare
nel
centro
della
città
,
al
ponte
sul
Naviglio
,
vedesi
l
'
Arco
già
della
pusterla
Fabbrica
;
esso
,
come
quello
di
Porta
Ticinese
,
ci
dà
un
saggio
dei
primordi
dell
'
architettura
lombardo
-
gotica
.
Linea
I
.
(
Colore
rosa
.
Dalla
Porta
Ticinese
alla
Porta
Garibaldi
)
.
(2.--Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
P
.
Garibaldi
)
.
MONUMENTI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
Broletto
.
Clerici
.
Mercato
.
Forni
militari
.
Porta
Garibaldi
.
Cimitero
maggiore
.
CHIESE
.
San
Protaso
.
San
Tomaso
.
Santa
Maria
del
Carmine
.
San
Simpliciano
.
Santa
Maria
Incoronata
.
TEATRI
.
Fossati
.
ALBERGHI
.
Madonna
del
Monte
.
Torre
di
Londra
.
Palazzo
Carmagnola
o
del
Broletto
.
Il
palazzo
,
detto
tuttodì
del
Broletto
,
fu
ricostruito
nel
1410
circa
dal
noto
capitano
Francesco
Busone
di
Carmagnola
,
il
quale
lo
abitò
dal
1413
al
1424
,
come
lo
indica
l
'
apposita
lapide
,
e
fu
quivi
che
condusse
la
propria
sposa
Antonietta
Visconti
,
parente
del
duca
di
Milano
Filippo
Maria
.
Passato
il
Carmagnola
,
per
disgusti
col
Ducato
,
al
servizio
della
Repubblica
Veneta
e
dichiarato
ribelle
,
dispose
,
con
testamento
8
settembre
1429
,
che
questo
palazzo
toccasse
come
quota
ereditaria
alle
sue
figlie
Luchina
,
maritata
al
conte
Luigi
Dal
Verme
,
ed
Antonia
,
maritata
al
dottor
in
legge
Garnerio
di
Castilione
i
ma
il
9
marzo
1464
,
per
contratto
fra
le
due
sorelle
,
passò
in
unica
proprietà
della
contessa
Luchina
.
Per
varie
vicende
subite
dai
Dal
Verme
l
'
edificio
venne
ad
appartenere
al
Governo
spagnuolo
,
e
Filippo
III
,
nel
1605
,
lo
donava
alla
città
di
Milano
,
che
vi
collocò
il
mercato
dei
grani
.
Nell
'
anno
1714
vi
fu
trasportato
il
Banco
di
Sant
'
Ambrogio
,
specie
di
Monte
Mercantile
;
nel
1770
,
sotto
la
direzione
dello
storico
Giulini
,
vi
si
pose
l
'
Archivio
civico
,
e
finalmente
,
nel
1786
,
vi
presero
stanza
gli
uffici
del
Comune
,
che
sino
dal
1228
trovavansi
in
Piazza
Mercanti
,
dandogli
appunto
il
nome
di
Broletto
,
e
vi
rimasero
fino
all
'
anno
1861
.
Consiste
esso
in
un
ampio
caseggiato
,
diviso
in
due
cortili
con
portici
nell
'
intorno
,
e
con
porte
di
prospetto
che
mettono
alle
vie
del
Broletto
e
Giulini
.
Di
antico
pur
conserva
qualche
finestrone
ed
alcune
sale
con
buoni
dipinti
.
Ora
è
sede
dell
'
Intendenza
di
Finanza
.
Trovandosi
in
questo
punto
si
può
visitare
il
Palazzo
Clerici
.
Questo
palazzo
,
sede
della
Gran
Carte
d
'
Appello
,
non
che
del
Tribunale
di
Commercio
,
che
è
posto
nella
via
omonima
,
apparteneva
alla
nobile
famiglia
Clerici
.
Il
capostipite
di
questa
famiglia
,
venuto
in
Milano
da
Domaso
,
divenne
straricco
,
commerciando
in
società
con
quel
Pietro
Carcano
,
quasi
secondo
fondatore
dell
'
Ospedale
Maggiore
.
Il
palazzo
,
quantunque
barocco
,
è
tuttavia
grandioso
:
vi
si
vede
una
magnifica
sala
con
stucchi
dorati
,
ed
una
bellissima
pittura
a
fresco
nella
vólta
,
di
Gio
.
Battista
Tiepolo
.
Chiesa
di
San
Protaso
.
Poco
lungi
dal
palazzo
Clerici
trovasi
la
chiesa
di
San
Protaso
,
detta
ad
Monacos
,
aggiunto
derivatole
dall
'
esservi
stati
fin
dal
800
i
Benedettini
.
Eretta
poi
in
parrocchia
,
il
diritto
di
nomina
spettava
ai
monaci
di
San
Simpliciano
.
Fu
l
'
antica
chiesa
ricostruita
con
disegno
del
Pellegrini
,
e
restaurata
nel
1852
.
Vi
sono
in
questo
tempio
pitture
del
Fiammenghini
,
del
Nuvolone
,
di
Daniele
Crespi
,
del
Cunio
,
del
Cerano
,
di
Camillo
Procaccini
.
Chiesa
di
San
Tomaso
.
La
chiesa
di
San
Tomaso
in
Terra
Mala
è
d
'
incerta
origine
.
Secondo
una
tradizione
l
'
aggiunto
di
terra
mala
o
amara
le
deriva
da
questo
fatto
.
,
Essendo
morto
un
povero
,
e
non
volendo
il
parroco
di
San
Tomaso
dargli
sepoltura
,
se
prima
la
moglie
non
gli
pagasse
il
dovuto
;
la
donna
,
disperata
di
non
avere
,
nè
trovare
il
denaro
,
diede
in
alti
lamenti
.
Passò
in
quel
mentre
il
duca
Giovan
-
Maria
Visconti
,
il
quale
,
udito
il
motivo
di
quelle
strida
,
comandò
che
il
parroco
non
solo
desse
sepoltura
gratis
al
morto
,
ma
fosse
,
che
è
peggio
,
seppellito
insieme
;
e
non
vi
fu
prece
peroratrice
,
nè
pianto
capace
a
far
muovere
il
duca
.
Vuolsi
che
il
parroco
,
calandosi
nella
fossa
,
andasse
altamente
sciamando
:
Quanto
è
amara
questa
terra
.
La
chiesa
ha
un
bellissimo
pronao
,
e
pitture
di
Cesare
Procaccini
,
di
Aurelio
Luini
,
di
Rodolfo
Cunio
.
L
'
altare
maggiore
è
disegno
dell
'
architetto
cav
.
Zanoja
.
Chiesa
di
Santa
Maria
del
Carmine
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
del
Carmine
fu
eretta
dai
padri
Carmelitani
nel
1268
.
Se
non
che
essa
,
dominata
dal
vicino
castello
,
ne
fu
molto
guasta
.
Rifatta
in
forma
più
grande
a
tre
navi
,
le
si
diede
l
'
architettura
gotica
.
L
'
ornato
esterno
della
porta
,
che
tuttodì
si
conserva
,
vuolsi
di
-
segno
di
F
.
Richini
.
La
chiesa
fu
rimodernata
nel
1840
.
Vi
sono
pitture
di
Cesare
Procaccini
,
di
Filippo
Abbiati
,
di
Stefano
Maria
Legnani
,
di
Bernardino
Luini
,
del
Montalto
;
sculture
del
Volpi
.
Vi
si
ammirano
inoltre
un
Battistero
gotico
-
moderno
ed
alcuni
monumenti
.
Nella
parte
del
Foro
Bonaparte
,
che
trovasi
a
sinistra
di
chi
si
reca
al
Corso
Garibaldi
,
lambente
la
strada
,
si
sta
erigendo
,
a
cura
del
Municipio
,
un
Mercato
per
gli
erbaggi
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Agostino
Nazari
.
Teatro
Fossati
.
Il
teatro
Fossati
venne
eretto
dalla
famiglia
omonima
nell
'
anno
1859
,
su
elegante
disegno
dell
'
architetto
Fermo
Zuccari
.
L
'
interno
è
in
legno
;
può
contenere
circa
2500
spettatori
.
Esso
ha
due
facciate
,
una
prospicente
il
Foro
Bonaparte
,
ì
'
altra
il
Corso
Garibaldi
.
Vi
si
danno
variati
spettacoli
.
Chiesa
di
San
Simpliciano
.
La
chiesa
di
San
Simpliciano
,
di
gotica
costruzione
,
è
una
delle
quattro
basiliche
che
anticamente
esiste
-
vano
fuori
della
città
,
e
si
vuole
fondata
dal
vescovo
Ambrogio
sotto
il
titolo
di
Santa
Maria
.
Essendovi
seppellito
nell
'
anno
400
Simpliciano
,
prese
il
nome
di
questo
santo
.
L
'
interno
della
chiesa
è
costrutto
in
tre
navi
in
forma
di
croce
latina
con
cupola
.
Contiene
di
belle
pitture
di
Ambrogio
Borgognone
,
-
che
eseguì
mirabilmente
nell
'
abside
del
coro
l
'
affresco
la
Coronazione
della
Madonna
,
-
di
Francesco
Terzi
,
di
Camillo
Procaccini
,
di
Antonio
Fratazzi
,
di
Aurelio
Luini
,
ecc
.
La
facciata
venne
compiuta
soltanto
nel
novembre
del
1870
su
disegno
dell
'
architetto
Carlo
Macciachini
,
il
quale
le
conservò
assai
lodevolmente
il
carattere
del
XIII
secolo
.
Il
bellissimo
chiostro
,
che
era
annesso
alla
chiesa
di
San
Simpliciano
,
architettato
dal
Bramante
e
finito
dal
Seregni
nel
1563
,
fu
convertito
dall
'
arciduca
Ferdinando
a
quartiere
pei
soldati
.
Sotto
il
Governo
Italico
venne
rimodernato
con
disegno
del
colonnello
Rossi
.
Forni
militari
.
Proseguendo
la
via
per
alla
Porta
Garibaldi
,
trovansi
a
destra
,
nella
via
Moscova
,
i
Forni
militari
,
stati
costruiti
verso
il
1828
dal
Governo
austriaco
,
il
quale
si
serviva
dell
'
area
e
di
una
parte
dei
fondamenti
che
erano
stati
preparati
dal
cessato
Governo
italiano
per
la
principale
caserma
militare
di
cavalleria
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Incoronata
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
Incoronata
fu
eretta
nel
1451
dal
duca
Francesco
Sforza
;
e
nel
1460
Bianca
Maria
,
moglie
di
lui
,
ne
fabbricò
altra
unita
alla
prima
,
che
dedicò
a
San
Nicola
da
Tolentino
,
volendo
colle
due
fabbriche
formare
simbolo
della
sua
unione
col
duca
.
La
facciata
è
eguale
e
semplice
,
di
forma
pure
eguale
è
l
'
interno
con
due
presbiteri
e
due
altari
maggiori
.
L
'
architettura
gotica
fu
guasta
nel
1654
.
Vi
sono
bei
monumenti
della
famiglia
Bossi
,
di
Giovanni
Tolentino
e
di
Gabriele
di
Cotignola
,
arcivescovo
di
Milano
,
fratello
germano
di
Francesco
Sforza
.
V
'
hanno
pregevoli
pitture
di
Luigi
Scaramuccia
,
di
Ercole
Procaccini
e
del
Montalto
.
Il
convento
,
che
era
annesso
a
questa
chiesa
,
fu
convertito
in
caserma
pei
soldati
.
Porta
Garibaldi
.
La
Porta
Garibaldi
,
già
Comasina
,
è
una
delle
principali
di
Milano
.
Essa
era
nei
primi
tempi
al
Ponte
Vetero
e
dedicata
alla
Luna
.
La
Porta
che
qui
si
trovava
,
costruita
dal
Governo
spagnuolo
,
venne
demolita
,
e
su
disegno
dell
'
architetto
Giacomo
Moraglia
,
dai
negozianti
della
città
eretta
l
'
attuale
fra
gli
anni
1826
e
1828
.
E
un
arco
ornato
alla
dorica
,
sormontato
da
quattro
colossi
del
Perabò
,
rappresentanti
i
fiumi
primari
di
Lombardia
:
il
Po
,
il
Ticino
,
l
'
Adda
e
l
'
Olona
.
Nel
1860
la
Rappresentanza
cittadina
la
intitolava
a
Garibaldi
a
rammentare
le
vittorie
comensi
.
Nell
'
attico
superiore
,
cancellata
l
'
impronta
servile
,
venne
posta
la
seguente
epigrafe
:
QUI
SULL
'
ORME
DEL
NOME
NEMICO
IL
FERRO
DELL
'
ITALICA
GIOVENTU
'
INCISE
LE
VITTORIE
COMENSI
MDCCCLIX
ai
lati
:
VARESE
.
SAN
FERMO
.
Prima
di
terminare
il
giro
di
Milano
non
si
deve
tralasciare
di
visitare
il
Cimitero
monumentale
.
Il
Cimitero
monumentale
trovasi
fuora
la
Porta
Garibaldi
,
a
sinistra
,
tra
la
strada
comunale
di
Bovisio
e
la
ferrovia
.
I
lavori
di
questa
grandiosa
necropoli
vennero
iniziati
nell
'
anno
1863
su
disegno
dell
'
architetto
Carlo
Macciachini
.
Eseguitasi
la
generale
fondazione
della
parte
anteriore
,
tratte
a
compimento
e
la
metà
degli
spalti
circostanti
e
il
giardino
rialzato
dal
lato
di
ponente
,
colle
sottoposte
gallerie
,
la
Giunta
Municipale
pensò
di
farne
l
'
inaugurazione
solenne
il
2
novembre
1866
.
I
lavori
continuano
annualmente
;
e
appunto
in
oggi
si
stanno
ponendo
le
fondamenta
della
gran
cripta
od
ossario
,
e
quanto
prima
si
getteranno
quelle
del
Famedio
,
che
raccoglierà
la
memoria
degli
illustri
cittadini
.
Il
Cimitero
è
già
ricco
di
pregevoli
monumenti
dovuti
ad
artisti
milanesi
,
fra
i
quali
Tantardini
,
Pandiani
,
Miglioretti
,
Strazza
,
Spertini
,
Crippa
,
Buzzi
-
Giberto
,
Corti
,
ecc
.
Lo
stile
di
esso
è
lombardo
della
seconda
metà
del
.
XIII
secolo
.
La
Piazza
del
Duomo
,
la
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
il
Cimitero
monumentale
e
il
Macello
pubblico
sono
le
maggiori
opere
edili
iniziate
dal
Comune
in
questo
decennio
di
libertà
.
137
Notizie
indispensabili
od
utili
al
viaggiatore
(
*
)
.
Chiunque
visiti
Milano
dimentica
presto
i
comodi
e
gli
agi
del
suo
domicilio
,
trovando
negli
alberghi
e
nelle
locande
alloggio
e
trattamento
confacente
alla
sua
condizione
qualunque
essa
siasi
.
In
nessun
albergo
si
penuria
di
mezzi
accessori
.
Buone
vetture
,
legni
di
piazza
e
destri
servitori
sono
al
minimo
cenno
a
vostra
disposizione
.
Il
banchiere
,
il
negoziante
,
l
'
amico
,
cui
siete
raccomandato
,
vi
servono
di
guida
.
Le
Autorità
di
qualunque
grado
sono
accessibili
in
ispecie
al
forestiere
;
anche
mancando
di
protezioni
e
di
raccomandazioni
non
avete
nulla
a
temere
nel
disimpegno
dei
vostri
affari
.
Il
Sindaco
riceve
in
udienza
particolare
ogni
settimana
;
per
essere
ammessi
a
queste
udienze
bisogna
farsi
inscrivere
in
apposito
registro
.
Per
affari
d
'
urgenza
riceve
tutti
i
giorni
.
Le
risposte
alle
suppliche
od
ai
reclami
che
si
presentano
al
protocollo
generale
si
ricevono
per
mezzo
della
divisione
a
cui
l
'
affare
appartiene
.
Al
Prefetto
si
ricorre
,
sia
direttamente
,
sia
col
mezzo
delle
Autorità
locali
,
per
tutto
ciò
che
concerne
l
'
amministrazione
politica
.
L
'
esito
delle
suppliche
e
delle
dimande
o
reclami
contro
le
decisioni
delle
Autorità
subalterne
si
conosce
o
col
mezzo
della
Prefettura
stessa
o
delle
Autorità
locali
da
cui
il
ricorso
è
partito
.
Il
Prefetto
dà
udienza
in
determinati
giorni
della
settimana
.
(
*
)
Non
permettendoci
il
limitato
spazio
di
questa
Guida
di
dare
un
elenco
generale
di
ogni
ramo
di
commercio
e
d
'
industria
,
ci
limitiamo
ad
additare
al
viaggiatore
alcuno
di
essi
fra
i
pii
.
accreditati
.
Se
fa
bisogno
di
rinvenire
persone
di
cui
si
ignori
il
domicilio
,
se
ne
fa
ricerca
all
'
Ufficio
del
Ruolo
di
popolazione
(
Anagrafe
)
,
esistente
al
Municipio
,
via
Case
Rotte
,
al
numero
4
.
Qualunque
reclamo
che
il
forestiero
abbia
per
avventura
a
fare
contro
il
servizio
delle
vetture
da
nolo
,
od
ogni
altro
riflettente
la
sicurezza
pubblica
,
notificazioni
di
smarrimenti
,
ecc
.
,
un
ufficio
di
Sorveglianza
urbana
è
posto
nel
Palazzo
del
Marino
ad
accoglierlo
.
Il
forestiero
può
rivolgersi
anche
agli
Agenti
urbani
.
Ecco
intanto
alcuni
dei
principali
indirizzi
che
crediamo
segnalare
al
viaggiatore
per
gli
emergenti
suoi
bisogni
.
Alberghi
(
*
)
.
*
Agnello
-
*
Ancora
-
*
Angioli
-
*
Aquila
-
*
Beccaccia
-
Bella
Venezia
-
*
Biscione
-
*
Borsa
-
*
Cappello
-
Cavour
-
Città
(
Ville
)
-
*
Corona
d
'
Italia
-
*
Due
Spade
-
*
Europa
-
*
Falcone
-
*
Firenze
-
*
Francia
-
*
Gallo
-
Gran
Brettagna
-
*
Leone
-
*
Madonna
del
Monte
-
*
Milano
-
*
Passarella
-
Pensione
Svizzera
-
*
Ponzone
-
*
Popolo
-
*
Pozzo
-
Reale
-
Reichman
-
*
Roma
-
San
Marco
-
*
San
Michele
-
*
Torre
di
Londra
-
Tre
Svizzeri
.
Antiquari
.
-
-
Arrigoni
,
Corso
Venezia
n
.
6
.
-
Baslini
,
Corso
Venezia
n
.
12
.
-
Franchi
Ulisse
,
via
del
Pesce
n
.
2
.
Sanquirico
Antonio
,
Galleria
De
Cristoforis
n
.
43
,
ecc
.
(
*
)
Gli
alberghi
contrassegnati
coll
'
asterisco
hanno
trattoria
in
casa
,
pronta
ad
ogni
ora
del
giorno
.
Con
tre
,
quattro
o
cinque
lire
al
maximum
si
può
avere
in
tutti
questi
alberghi
un
buon
pranzo
.
Articoli
da
Viaggio
.
Bouffier
Pietro
di
Giovanni
,
via
Torino
n
.
14
.
-
Ghezzi
Enrico
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
18
.
-
Münster
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
28
,
ecc
.
Bagni
particolari
.
Bagni
con
gabinetti
separati
e
acque
calde
.
Bagni
dell
'
ex
Ville
,
via
Pasquirolo
n
.
11
.
del
Giardinetto
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
17
.
Reali
,
via
Pantano
n
.
2
e
via
Larga
n
.
33
.
di
proprietà
di
Clotilde
vedova
Jodani
,
via
Tre
Alberghi
n
.
24
.
dell
'
Annunciata
,
via
omonima
n
.
11
.
Russi
ed
Orientali
,
anche
per
cura
idropatica
,
via
Sala
n
.
7
.
Bagni
pubblici
:
con
vasche
grandi
e
maestri
di
nuoto
.
Bagno
di
Diana
,
fuori
di
Porta
Venezia
.
Bagno
in
via
Castelfidardo
.
Bagno
Nazionale
,
anche
con
gabinetti
separati
e
doccia
,
fuori
di
Porta
Ticinese
.
Bagno
del
Ticino
,
fuori
di
Porta
Ticinese
.
Banche
e
Banchieri
.
Banca
Franco
-
Italiana
,
via
San
Pietro
all
'
Orto
n
.
8
.
-
Banca
Nazionale
,
via
Giardino
n
.
6
.
-
Banca
popolare
,
Piazza
Mercanti
.
-
Banca
del
Popolo
,
via
Brera
n
.
19
.
-
Banca
Lombarda
,
via
Giardino
n
.
7
.
-
Belinzaghi
commendatore
Giulio
,
via
Andegari
n
.
14
.
Brot
cav
.
Carlo
Francesco
,
via
Giardino
n
.
14
.
-
Campagnoni
Francesco
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
n
.
8
e
10
.
-
Cavajani
Oneto
e
Comp
.
,
via
Giardino
n
.
5
.
-
Mazzoni
e
Campi
,
via
Bigli
n
.
15
.
-
Mylius
Enrico
e
Comp
.
,
via
Clerici
n
.
6
.
-
Pisa
Zaccaria
,
via
Meravigli
n
.
11
.
-
Spagliardi
Giuseppe
ed
Antonio
e
Comp
.
,
via
Cusani
n
.
5
.
-
Ulrich
e
Comp
.
,
via
Bigli
n
.
21
.
-
Warchex
vedova
,
Garavaglia
e
Comp
.
,
via
Oriani
n
.
1
.
-
Weill
-
Schott
figli
e
Comp
.
,
via
Pietro
Verri
n
.
7
,
ecc
.
Biblioteche
pubbliche
.
Biblioteca
Nazionale
di
Brera
,
via
Brera
n
.
28
,
aperta
dalle
ore
9
antimeridiane
alle
5
pomeridiane
,
meno
i
giorni
festivi
,
le
ferie
del
carnovale
,
della
Pasqua
,
e
le
autunnali
dal
15
settembre
al
4
novembre
.
Ambrosiana
,
San
Sepolcro
n
.
1
.
Pei
forestieri
è
aperta
tutto
l
'
anno
dalle
ore
10
antimeridiane
alle
3
pomeridiane
;
nei
dì
festivi
da
un
'
ora
alle
3
pomeridiane
.
Popolare
,
via
Circo
n
.
4
,
aperta
dalle
ore
7
alle
9
pomeridiane
;
nei
dì
festivi
dalle
ore
2
pomerid
.
alle
4
.
Per
ogni
volume
che
si
estrae
dalla
Biblioteca
Popolare
si
pagano
cent
.
5
per
la
durata
di
venticinque
giorni
;
scorsi
i
quali
,
se
il
libro
non
viene
riconsegnato
alla
Biblioteca
,
si
paga
di
nuovo
una
tassa
e
una
sopratassa
di
cent
.
5
per
ogni
mese
o
frazione
di
mese
.
Per
ritirare
il
libro
bisogna
far
constare
di
sè
a
chi
sepraintende
alla
distribuzione
.
Biblioteche
private
.
Belgiojoso
fu
principe
Emilio
,
piazza
Belgiojoso
n
.
2
.
Borromeo
Arese
conte
Vitaliano
,
piazza
Borromeo
n
.
7
.
Bruschetti
ing
.
Giuseppe
,
corso
Porta
Romana
,
n
.
66
.
(
Archivio
storico
di
architettura
civile
,
idraulica
e
militare
,
già
proprietà
del
fu
ingegnere
F
.
B
.
Ferrari
,
Cavagna
Sangiuliani
conte
cav
.
Antonio
(
Raccolta
di
storie
municipali
italiane
e
illustrazioni
patrie
)
,
via
Pietro
Verri
n
.
18
.
Cavaleri
avv
.
Michele
,
Corso
Magenta
,
n
.
86
.
D
'
Adda
marchese
Girolamo
,
via
Gesù
n
.
12
.
Rocca
Saporiti
conte
Apollinare
,
marchese
della
Sforzesca
,
Corso
Venezia
n
.
56
.
Trivulzio
marchese
Gian
Giacomo
,
Piazza
di
Sant
'
Alessandro
n
.
4
.
Bijoutieri
,
Orefici
,
Orologiai
.
Bigatti
fratelli
,
negozianti
in
gioje
,
fabbricatori
di
giojellerie
,
bijouterie
e
argenterie
,
via
Giardino
7
.
-
Carenzio
e
Confalonieri
,
giojellieri
e
bijoutieri
,
Piazza
del
Duomo
n
.
27
.
-
Conti
Annibale
,
orefice
e
giojelliere
,
via
orefici
n
.
28
.
-
Grisetti
Eugenio
,
orefice
e
giojelliere
,
via
Tomaso
Grossi
n
.
9
.
-
Sartirana
G
.
,
orefice
e
orologiaio
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
.
-
Terruggia
Pietro
,
orefice
e
giojelliere
,
via
Orefici
n
.
38
,
ecc
.
Broughams
.
-
Stazioni
principali
.
-
Piazze
:
Duomo
-
Fontana
-
Mercanti
-
Santa
Marta
-
Scala
-
San
Sepolcro
-
Cavour
.
Vie
:
Giardino
-
Brera
-
Bottonuto
-
San
Giuseppe
-
Corso
Venezia
-
Corso
di
Porta
Romana
-
Corso
Magenta
-
Ponte
Vetero
,
ecc
.
Tariffe
:
Per
una
corsa
che
non
oltrepassi
la
mezz
'
ora
si
paga
di
giorno
Lir
.
1
.
e
di
notte
Lir
.
1
.
25
.
Fino
ad
un
'
ora
intiera
Lir
.
1
.
50
di
giorno
e
Lir
.
1
.
75
di
notte
.
Per
ogni
mezz
'
ora
successiva
Cent
.
75
di
giorno
e
Lir
.
1
di
notte
.
La
mezz
'
ora
incominciata
si
considera
come
completa
.
Per
ogni
bagaglio
od
oggetto
che
non
stia
nell
'
interno
si
paga
Cent
.
25
sia
di
giorno
che
di
notte
.
Caffè
e
Pasticcerie
principali
.
Caffè
(
*
)
.
Caffè
Cova
,
via
San
Giuseppe
-
Caffè
Biffi
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
Gnocchi
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
Gnocchi
,
al
Foro
Bonaparte
-
Caffè
Martini
,
Piazza
della
Scala
-
Caffè
Merlo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
dell
'
Europa
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
dell
'
Accademia
,
Piazza
della
Scala
-
Caffè
Maldifassi
,
via
Principe
Umberto
-
Caffè
del
Rinascimento
,
Corso
Venezia
-
Caffè
del
Risorgimento
,
Corso
Magenta
-
Caffè
del
Duomo
,
in
Piazza
del
Duomo
(
*
*
)
-
Caffè
ai
Giardini
Pubblici
-
Caffè
Moresco
,
via
Solferino
.
Pasticcieri
od
Offellieri
.
Biffi
,
Piazza
del
Duomo
n
.
33
-
Lazzaroni
,
Corso
Venezia
n
.
1-
Dell
'
Acqua
,
via
Santa
Margherita
n
.
4
,
e
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Puricelli
,
via
Monte
Napoleone
n
.
45
-
Cova
,
via
Giardino
n
.
1
-
Baj
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
4
-
Castiglioni
Luigi
,
via
Tre
Alberghi
n
.
2
-
Lorioli
Carlo
,
via
Brera
n
.
2
,
ecc
.
Calzolai
da
donna
.
Beltrami
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
17
-
Brivio
,
Corso
Venezia
n
.
4
-
Dupin
,
via
della
Passarella
n
.
26
-
Bianchi
,
via
Tre
Alberghi
n
.
14
,
ecc
.
(
*
)
Tutti
questi
caffè
dalle
ore
10
antimeridiane
alle
2
pomeridiane
servono
il
déjeuné
alla
forchetta
.
(
*
*
)
Questo
caffè
è
provveduto
di
una
grande
quantità
di
giornali
.
Calzolai
da
uomo
.
Borioli
Alessandro
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Mejani
Carlo
,
via
Lupetta
n
.
1
-
Mosconi
Domenico
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
31
-
Mûnster
fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
28
,
e
Galleria
Vittorio
Emanuele
(
calzature
specialmente
di
Vienna
)
-
Veronesi
,
Corso
Venezia
n
.
11
,
ecc
.
Cambia
valute
.
Casati
Ignazio
,
via
Santa
Margherita
-
Grisi
Francesco
e
Comp
.
,
Piazza
Mercanti
-
Mazzucchelli
Luigi
,
Cordusio
-
Prada
Celestino
,
Piazza
del
Duomo
n
.
20
-
Strada
Luigi
,
via
Giardino
n
.
4
,
ecc
.
Cappellai
.
Bergamo
Giuseppe
,
Piazza
del
Duomo
n
.
35
-
Chiesa
Antonio
,
Piazza
del
Duomo
n
.
27
-
De
Marchi
-
Gherini
Ambrogio
,
via
delle
Asole
n
.
2
-
Insom
Domenico
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
3
-
Mariani
Gaetano
,
Cordusio
-
Migliavacca
Giovanni
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Ponzone
Antonio
(
Ditta
)
,
via
Santa
Margherita
n
.
4
,
ecc
.
Cartolai
,
oggetti
di
cancelleria
.
Maglia
Antonio
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
n
.
20
-
Crivelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
36
-
Ripamonti
-
Carpano
Antonio
,
Galleria
De
Cristoforis
n
.
18
-
De
Grandi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
29
-
Ferrario
Luigi
,
via
Armorari
n
.
3
-
Bontà
(
Ditta
)
,
via
Pantano
n
.
9
-
Orgneri
Michele
,
via
San
Giuseppe
n
.
12
,
ecc
.
Chincaglieria
,
Bronzi
,
Bijouteria
di
lusso
,
Grande
novità
.
Baglia
Carlo
,
Piazza
del
Duomo
n
.
43
.
-
Brioschi
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
4
.
-
Pirotta
e
Caprotti
,
Galleria
De
Cristoforis
.
-
Galli
e
Bonnefoy
,
al
Gran
Mercurio
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
n
.
15
.
-
Grande
Emporio
d
'
ogni
genere
d
'
addobbi
in
pendole
,
bronzi
,
lampade
,
porcellana
e
cristalleria
,
macchine
per
usi
domestici
,
bijouterie
ed
articoli
da
viaggio
.
Si
spedisce
gratis
il
catalogo
dei
vari
articoli
a
chi
ne
fa
domanda
per
lettera
.
Consoli
.
Austria
-
Ungheria
.
Cantoni
Eugenio
,
console
generale
,
via
Meravigli
n
.
15
.
-
Belgio
.
Belinzaghi
Giulio
,
console
generale
,
via
Andegari
n
.
14
.
-
Bolivia
.
Brambilla
Pietro
,
vice
-
console
,
via
Torino
n
.
51
.
-
Brasile
.
Mazzone
cav
.
Carlo
,
vice
-
console
,
via
Solferino
n
.
20
.
-
Chili
.
Brivio
marchese
Giacomo
,
console
,
via
Olmetto
n
.
17
.
-
Confederazione
Argentina
Juan
F
.
Pelanda
.
-
Confederazione
Svizzera
.
Vonwiller
Oscar
,
console
,
via
Broletto
n
.
37
.
-
Francia
.
Bouillat
cav
.
Edoardo
,
console
,
via
Sant
'
Andrea
n
.
8
.
-
Germania
del
Nord
e
Granducato
di
Baden
.
Mack
Davide
,
console
,
via
Bassano
Porrone
n
.
2
.
-
Grecia
.
Ralli
cav
.
Giacomo
,
console
,
via
San
Simone
n
.
8
.
-
Inghilterra
.
Kelly
Thomas
William
,
vice
-
console
,
nell
'
Albergo
Reale
,
via
Tre
Alberghi
.
-
Messico
.
Brocca
dott
.
Giovanni
,
console
,
corso
Vittorio
Emanuele
n
.
21
.
-
Monaco
(
Principato
di
)
.
Cavriani
nobile
Ippolito
,
console
,
via
Olmetto
n
.
7
.
-
Paraguay
.
Visconti
di
Modrone
conte
Guido
,
vice
-
console
,
via
Cerva
n
.
28
.
-
Portogallo
.
De
Souza
Holstein
cav
.
Federico
Filippo
,
console
,
Piazza
San
Sepolcro
n
.
11
.
-
San
Marino
.
Antona
-
Traversi
avv
.
Giovanni
,
console
,
via
Giardino
n
.
10
.
-
Spagna
.
Brocca
commendatore
Luigi
,
console
,
corso
Vittorio
Emanuele
n
.
21
.
Stati
Uniti
d
'
America
.
Clark
William
,
via
Monforte
.
-
Turchia
.
J
.
Dominian
effendi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
20
.
Dentisti
e
Pedicuri
.
Ballerio
Isidoro
,
dentista
,
via
Rastrelli
n
.
16
-
Banfi
Girolamo
,
dentista
,
via
Palazzo
Reale
n
.
3
-
Bauer
Adolfo
,
dentista
,
via
San
Dalmazio
n
.
5
.
-
Briziano
Pompeo
,
pedicure
,
via
Pattari
n
.
3
.
Buzenac
Luigi
,
dentista
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
24
-
Clément
Arbib
,
dentista
,
via
San
Protaso
n
.
3
-
Winderling
L
.
Noé1
-
e
G
.
Noél
,
dentista
,
via
Borgospesso
n
.
21
-
De
Ambrosis
Giovanni
,
pedicure
,
via
Falcone
n
.
1
,
ecc
.
Editori
di
musica
.
Ricordi
Tito
,
via
Omenoni
n
.
1
,
ed
ottagono
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Lucca
Francesco
,
via
San
Paolo
n
.
10
,
e
via
Santa
Radegonda
n
.
5
-
Canti
Giovanni
,
via
Giardino
n
.
1
,
e
via
Meravigli
n
.
11
,
ecc
.
Facchini
e
Fattorini
.
La
società
dei
Facchini
,
con
brevetto
municipale
,
e
quella
de
'
Fattorini
di
Piazza
,
prestano
un
lodevole
servizio
di
scorta
e
trasporto
di
effetti
per
indicazione
da
uno
ad
altro
punto
della
città
,
ricapito
lettere
,
gruppi
,
circolari
,
ecc
.
Le
due
Società
si
distinguono
in
fra
esse
dal
berretto
;
hanno
stazioni
nelle
Piazze
e
grandi
vie
;
la
stazione
principale
è
in
Piazza
Mercanti
.
Tariffa
della
Società
dei
Facchini
.
Per
servizio
di
scorta
e
per
indicazione
da
uno
ad
altro
punto
della
città
senza
interruzioni
o
fermate
L
.
25
Per
ogni
ora
L
50
Per
ricapito
di
lettere
,
gruppi
,
fatture
e
di
tutto
quanto
può
contenersi
nella
borsa
,
per
ciascun
capo
L
20
Trasporto
di
bagagli
,
casse
,
bauli
e
simili
,
in
qualunque
direzione
nell
'
interno
della
città
del
peso
di
kilogr
.
1
a
30
L
30
fino
a
kilogr
.
50
L
50
fino
ad
un
quintale
L
70
Pel
trasporto
nei
sobborghi
,
in
aumento
per
ogni
tassa
L
15
Tariffa
della
Società
dei
Fattorini
di
Piazza
.
Per
servizio
di
scorta
e
per
indicazione
da
uno
ad
altro
punto
della
città
senza
interruzioni
o
fermate
L
.
30
Per
ogni
ora
L
60
Per
ricapito
di
lettere
,
gruppi
,
fatture
e
di
tutto
quanto
può
contenersi
nella
borsa
,
per
ciascun
pezzo
L
20
Trasporto
di
bagagli
,
casse
,
bauli
e
simili
,
in
qualunque
direzione
nell
'
interno
della
città
del
peso
dikilogr
.
1
a
30
L
.
30
fino
a
kilogr
.
50
L
50
fino
ad
un
quintaleL
70
Pel
trasporto
nei
sobborghi
,
in
aumento
per
ogni
tassa
L
20
Farmacie
.
Biraghi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
5
-
Brera
(
di
)
,
via
Fiori
Oscuri
n
.
15
-
De
Ponti
Donnino
,
alle
Cinque
Vie
n
.
22
-
Foglia
Antonio
,
Corso
di
Porta
Romana
n
.
22
-
Franzini
,
via
Santa
Margherita
n
.
12
-
Garofoletti
Alberto
,
via
Santa
Maria
alla
Porta
n
.
1
-
Migliavacca
Gio
.
Battista
,
via
Monte
Napoleone
n
.
1
-
Porati
,
Corso
di
Porta
Ticinese
-
Pozzi
Giuseppe
,
Corso
Venezia
n
.
41
-
Riva
Palazzi
,
Piazza
della
Scala
-
Stagnoli
,
via
Bigli
n
.
28
-
Zambelletti
Lodovico
,
piazza
San
Carlo
n
.
5
.
Farmacie
omeopatiche
.
Biraghi
Carlo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
3
-
Franzini
,
via
Santa
Margherita
n
.
12
-
Garofoletti
Alberto
,
via
Santa
Maria
alla
Porta
n
.
1
-
Pozzi
Giuseppe
,
Corso
Venezia
n
.
41
.
Fotografi
.
Calzolari
Figlio
,
successore
a
Duroni
Alessandro
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
13
-
Deroche
ed
Heyland
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
15
-
Ganzini
Giovanni
Battista
,
via
Unione
n
.
10
-
Montabone
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
22
-
Pagliano
Leonida
,
via
Monforte
n
.
3
-
Rossi
Giulio
(
sistema
Crozat
)
,
via
Bigli
n
.
7
-
Triestina
,
Corso
Venezia
n
.
77
.
Gabinetti
di
decenza
.
Due
sono
i
Gabinetti
di
decenza
in
Milano
con
assai
proprie
ritirate
per
uomini
e
signore
,
l
'
uno
in
via
Pasquirolo
,
l
'
altro
al
nuovo
Giardino
Pubblico
,
sotto
l
'
edificio
del
caffè
.
-
Il
prezzo
d
'
accesso
è
di
cent
.
10
.
-
Nel
primo
,
a
convenienti
prezzi
,
si
può
anche
avere
profumerie
.
-
In
esso
da
appositi
incaricati
si
ricevono
in
deposito
effetti
da
viaggio
,
e
si
fa
ripulitura
d
'
abiti
e
di
scarpe
.
-
Pel
deposito
di
effetti
pagansi
cent
.
10
.
-
Pella
pulitura
di
abiti
e
scarpe
cent
.
10
.
Giornali
politici
.
La
Lombardia
,
giornale
ufficiale
della
Provincia
di
Milano
-
La
Perseveranza
-
La
Gazzetta
di
Milano
-
Il
Secolo
-
Il
Pungolo
-
Il
Corriere
di
Milano
-
Il
Sole
,
anche
commerciale
-
L
'
Unità
Italiana
-
Il
Gazzettino
Rosa
.
-
-
Questi
giornali
si
ponilo
comperare
presso
le
apposite
edicole
,
poste
nei
principali
centri
di
Milano
.
Istituti
e
Collegi
principali
d
'
Educazione
.
Convitto
Nazionale
Longoni
,
Corso
ginnasiale
-
Iiceale
e
tecnica
superiore
,
via
Fatebene
-
fratelli
n
.
11
.
Civico
Collegio
-
Ginnasio
-
Liceo
Calchi
Taeggi
,
via
Porta
Vigentina
n
.
17
.
Istituto
Dolci
,
premiato
più
volte
dalla
Società
Pedagogica
italiana
.
È
provveduto
d
'
un
scelto
Corpo
di
professori
per
l
'
insegnamento
elementare
,
ginnasiale
,
liceale
tecnico
,
militare
,
amministrativo
e
commerciale
,
ecc
.
Lo
stabilimento
è
arricchito
di
copiosa
suppellettile
,
in
libreria
,
macchine
,
musei
,
ecc
.
per
lo
studio
della
geometria
,
fisica
,
storia
naturale
,
geografia
,
chimica
,
meccanica
,
ecc
.
Ha
unito
un
Convitto
regolato
sulle
norme
dei
migliori
della
Svizzera
e
della
Germania
.
L
'
Istituto
,
che
raccomandiamo
specialmente
,
e
che
può
essere
visitato
in
ogni
tempo
,
è
posto
in
vasto
locale
,
con
giardino
,
cortile
e
portici
,
Corso
di
Porta
Ticinese
n
.
83
.
Collegio
di
preparazione
agli
Istituti
militari
con
annesso
Corso
tecnico
.
E
molto
in
credito
,
diretto
essendo
da
professori
addetti
al
già
Collegio
militare
che
esisteva
in
Milano
.
Trovasi
in
via
Camminadella
n
.
22
.
Collegio
reale
delle
fanciulle
con
24
posti
gratuiti
,
via
Passione
n
.
12
.
Liceo
privato
De
Angeli
,
via
Zebedia
n
.
1
.
Istituto
privato
Boselli
per
l
'
istruzione
elementare
e
ginnasiale
,
via
San
Giuseppe
n
.
4
.
Istituto
privato
Pietrasanta
,
per
Corsi
ginnasiali
,
elementari
,
tecnici
e
commercio
.
Possiede
un
museo
di
Storia
Naturale
e
Mineralogia
,
via
San
Paolo
n
.
10
.
Istituto
privato
Stampa
.
Insegnamento
diurno
e
serale
del
Corso
elementare
,
di
ragioneria
,
amministrazione
e
commercio
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
scala
n
.
15
.
Vi
è
annesso
un
ufficio
approvato
per
interpretazioni
e
traduzioni
in
qualunque
lingua
.
Insegnamenti
speciali
.
Reale
Conservatorio
di
Musica
.
Istruzione
in
ogni
ramo
di
materia
musicale
,
via
Conservatorio
n
.
12
.
Accademia
de
'
Filodrammatici
.
Scuola
di
declamazione
,
via
Filodrammatici
n
.
1
.
Reale
Istituto
Sordo
-
muti
per
l
'
istruzione
de
-
gli
stessi
,
via
San
Vincenzo
n
.
7
.
Istituto
dei
Ciechi
,
corso
Porta
Nuova
n
.
5
.
Collegio
Tipografico
fondato
dal
tipografo
-
editore
signor
Francesco
Pagnoni
,
inaugurato
il
14
maggio
1871
,
via
Ancona
n
.
3
.
Scopo
di
questo
Collegio
è
la
professione
e
la
educazione
perfezionata
dell
'
Arte
Tipografica
,
Fonderia
,
Stereotipia
,
Galvanoplastica
,
Legatoria
ed
Arti
affini
.
Non
si
accettano
giovinetti
se
non
di
madri
vedove
e
bisognose
.
La
durata
di
permanenza
per
l
'
istruzione
ed
educazione
agli
Allievi
professionisti
non
deve
oltrepassare
gli
anni
sei
;
scorsi
i
quali
ognuno
dovrà
provvedersi
il
proprio
sostentamento
procacciandosi
onorato
lavoro
nelle
altrui
officine
.
Scuola
civica
di
Musica
,
Piazza
Mercanti
,
n
.
4
.
Scuola
di
Cauto
per
adolescenti
,
piazza
del
Duomo
n
.
16
.
Scuola
di
Ballo
e
Canto
,
annessa
al
R
.
Teatro
della
Scala
.
Civica
Palestra
ginnastica
,
Corso
di
Porta
Romana
n
.
108
.
Scuole
di
nuoto
presso
i
Bagni
Pubblici
,
di
Diana
,
Castelfidardo
,
Nazionale
,
Ticino
,
ecc
.
Scuola
Orfeonica
femminile
,
Corso
Magenta
,
locale
del
Monastero
Maggiore
pel
canto
corale
da
impartirsi
alle
fanciulle
,
fondato
dal
maestro
Cr
.
Varisco
.
Librerie
italiane
e
straniere
.
Brigola
Gaetano
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
-
Bolchesi
Domenico
,
Galleria
De
Cristoforis
-
Dumolard
fratelli
(
libreria
francese
)
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
21
-
Hoepl
,
successore
a
Laengner
Teodoro
(
libreria
tedesca
)
,
Galleria
De
Cristoforis
n
.
59
-
Agnelli
Giacomo
,
via
Santa
Margherita
n
.
2
,
specialmente
per
libri
scolastici
ed
educativi
,
-
Carrara
Paolo
,
via
Santa
Margherita
n
.
5
-
Paravia
Cr
.
Batt
.
,
Galleria
De
Cristoforis
.
Libri
antichi
.
-
Barbini
Carlo
,
via
Chiaravalle
n
.
9
,
editore
anche
della
Biblioteca
Ebdomadaria
-
Galleria
Teatrale
-
Repertorio
del
Teatro
Milanese
e
Poliantea
Drammatica
-
Branca
Carlo
,
via
Monte
Napoleone
n
.
23
-
Schieppati
Gaetano
,
via
San
Pietro
all
'
Orto
n
.
17
-
Frisiani
Carlo
,
via
San
Paolo
n
.
11
.
-
Vergani
Pietro
,
via
Sant
'
Antonio
n
.
20
.
Mercanti
in
stoffe
,
seterie
e
snoda
.
Landi
Mafessoni
e
Pollenghi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
22
-
Vernazzi
Fulvio
e
Comp
.
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
28
-
Ronchi
e
Dell
'
Orto
,
ottagono
della
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Cozzi
Aliprandi
,
successori
a
Panseri
,
piazza
del
Duomo
-
Osnago
,
Eredi
,
via
Santa
Radegonda
n
.
5
-
Manfredi
,
Zanardi
e
Comp
.
,
via
Rastrelli
n
.
24
-
Rossignol
G
.
,
via
Torino
,
ecc
.
Modiste
e
Sarte
.
Lebrun
-
Ferrandi
Giuseppina
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
5
-
Chaillon
Enrichetta
,
via
Pattari
n
.
2
-
Corti
,
sorelle
,
via
Passarella
n
.
2
-
Nessi
Elena
.
via
San
Paolo
n
.
5
-
Vigorelli
Induno
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Jeannette
Landi
,
via
Borgogna
n
.
2
.
Musei
.
Museo
Cavaleri
,
dal
suo
fondatore
,
l
'
egregio
avvocato
Michele
Cavaleri
,
inaugura
-
tosi
nel
marzo
1871
.
Trovasi
al
Corso
Magenta
n
.
86
.
Museo
Molinari
,
del
suo
fondatore
,
il
popolano
Francesco
Molinari
,
inauguratosi
il
29
settembre
1870
.
Trovasi
in
via
Maddalena
n
.
17
.
Museo
Civico
,
nel
palazzo
Comunale
de
'
Giardini
Pubblici
.
Museo
Patrio
di
Archeologia
,
nel
palazzo
di
Belle
Arti
via
Brera
.
Museo
Ambrosiano
,
presso
la
Biblioteca
Abrosiana
,
Piazza
della
Rosa
n
.
2
,
ed
altri
in
case
private
.
Numismatica
.
Avvi
un
gabinetto
di
numismatica
nel
palazzo
di
Belle
Arti
in
via
Brera
-
altro
nella
Biblioteca
Ambrosiana
-
altro
nel
palazzo
Municipale
del
Marino
,
proveniente
al
Comune
da
eredità
del
defunto
conte
Carlo
Taverna
.
Parecchi
altri
Gabinetti
di
numismatica
sono
in
case
private
.
Oggetti
chirurgici
,
Cinti
,
ecc
.
Baldinelli
Ferdinando
,
via
Pattari
n
.
7
-
Gennari
P
.
Enrico
,
via
Ospedale
n
.
14
-
Repossi
Flaminio
,
via
Torino
24
-
Sighinolfi
,
via
Santa
Maria
Segreta
n
.
1
.
Orario
ferroviario
,
vedi
pag
.
III
Ottici
.
Duroni
Antonio
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Brenta
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
12
-
Quercetti
Fortunato
,
Piazza
del
Duomo
n
.
35
-
Albini
Luigi
,
via
Santa
Margherita
,
n
.
7
.
Pinacoteche
.
Nel
palazzo
di
Belle
Arti
in
via
Brera
.
-
Nella
Biblioteca
Ambrosiana
,
Piazza
della
Rosa
n
.
2
.
Una
raccolta
di
quadri
ed
altri
oggetti
d
'
arte
sono
giornalmente
visibili
nella
Esposizione
permanente
in
via
Palermo
n
.
1
.
Si
fanno
esposizioni
di
Belle
Arti
nella
Gran
Sala
ai
vecchi
Giardini
Pubblici
.
Vi
sono
molte
altre
Gallerie
private
di
quadri
,
ecc
.
Posta
delle
lettere
.
L
'
ufficio
delle
Regie
Poste
è
in
via
Rastrelli
num
.
20
.
Esso
è
aperto
dalle
ore
8
della
mattina
alle
10
della
sera
per
la
distribuzione
,
raccomandazione
ed
assicurazione
delle
lettere
,
giornali
e
vendita
francobolli
;
pel
rilascio
e
pagamento
di
vaglia
dalle
ore
8
della
mattina
alle
4
pomeridiane
.
La
levata
delle
lettere
dalle
buche
sussidiarie
ha
luogo
cinque
volte
al
giorno
,
cioè
:
alle
ore
7
e
30
e
10
mattina
,
ed
alle
2
e
30
,
4
e
15
e
8
pomeridiane
.
Quelle
site
nei
quartieri
di
Porta
Vittoria
,
Porta
Venezia
,
Porta
Nuova
e
Porta
Garibaldi
sono
levate
mezz
'
ora
più
tardi
.
E
fatta
eccezione
per
le
buche
-
poste
in
via
Broletto
,
via
Armorari
,
Piazza
Mercanti
e
Piazza
della
Scala
,
per
le
quali
viene
stabilita
una
levata
straordinaria
alle
12
meridiane
.
Le
lettere
della
città
fra
la
città
e
sobborghi
dovranno
essere
impostate
nell
'
apposita
buca
presso
l
'
ufficio
centrale
.
Giornali
,
stampe
e
campioni
non
potranno
impostarsi
nelle
buche
succursali
della
città
.
Le
lettere
che
si
vogliono
raccomandare
od
assicurare
,
i
giornali
,
le
opere
periodiche
devono
essere
presentate
agli
uffici
appositi
un
'
ora
prima
del
tempo
stabilito
per
l
'
impostazione
delle
corrispondenze
ordinarie
.
Le
lettere
contenenti
valori
devono
assoggettarsi
almeno
alla
formalità
della
raccomandazione
,
non
rispondendo
l
'
Amministrazione
,
in
caso
diverso
,
del
non
avvenutone
ricapito
.
Regia
Questura
.
La
Direzione
centrale
è
in
via
Santa
Margherita
num
.
18
,
ed
è
sede
della
Questura
.
V
'
hanno
sei
Sezioni
distribuite
per
la
città
:
la
prima
.
,
via
Pontaccio
n
.
19
-
la
seconda
,
via
Santa
Margherita
n
.
10
-
la
terza
,
via
Cerva
n
.
14
-
la
quarta
Corso
di
Porta
Romana
n
.
98
-
la
quinta
,
via
San
Simone
n
.
12
-
la
sesta
,
via
Terraggio
n
.
4
.
Restaurants
.
Borsa
,
via
San
Giuseppe
n
.
2
Pranzo
da
franchi
4
in
avanti
a
tutte
le
ore
.
Manin
,
via
Manin
n
.
7
-
Rebecchino
,
via
Rebecchino
n
.
7
-
Ristoro
,
via
Aquila
n
.
6
-
Annunciata
,
via
Annunciata
n
.
11
-
Firenze
,
via
Principe
Umberto
n
.
29
-
Trattoria
Galli
nella
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
ecc
.
La
maggior
parte
degli
Alberghi
e
Caffè
primari
danno
pranzi
e
déjeunés
alla
carta
e
a
prezzo
fisso
.
Fra
questi
citiamo
come
principali
:
L
'
albergo
Milano
-
di
Francia
-
Roma
-
del
Leone
-
della
Passarella
-
del
Bissone
-
e
del
Falcone
.
Quando
vogliasi
uscire
dalle
porte
della
città
per
godere
della
vista
della
campagna
,
nei
suburbi
vi
sono
parecchie
trattorie
molto
frequentate
dai
Milanesi
,
specialmente
nella
stagione
estiva
,
le
quali
offrono
pranzi
succosi
:
le
più
in
grido
sono
:
l
'
Isola
Bella
,
il
Giardino
d
'
Italia
,
l
'
Isola
Botta
,
la
Magna
,
I
Promessi
Sposi
,
Loreto
,
la
Noce
,
ecc
.
Sarti
da
uomo
.
Marzio
Carlo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
-
Prandoni
,
via
Farine
n
.
10
-
Tonelli
,
via
Carlo
Alberto
n
.
1
.
-
Segramora
Alessandro
,
via
Pattari
n
.
3
-
Segramora
Giacomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
32
-
Lampugnani
Giuseppe
,
Piazza
del
Duomo
n
.
22
,
ecc
.
Sorveglianza
Urbana
.
La
Sorveglianza
Urbana
ha
pure
sei
Mandamenti
,
ai
quali
il
forestiere
potrà
rivolgersi
per
quanto
gli
verrà
ad
occorrere
per
illustrazioni
o
per
reclami
dipendenti
da
servizi
di
spettanza
civica
.
Il
primo
Mandamento
è
posto
in
via
San
Simpliciano
n
.
5
-
il
secondo
via
Case
Rotte
n
.
4
-
il
terzo
via
Durini
n
.
19
-
il
quarto
via
Sant
'
Eufemia
n
.
14
-
il
quinto
Piazza
Vetra
n
.
9
-
il
sesto
via
Terraggio
n
.
2
.
Telegrafo
.
L
'
Ufficio
telegrafico
è
situato
in
Piazza
Mercanti
n
.
19
.
Esso
è
aperto
giorno
e
notte
senza
interruzione
.
La
tariffa
dei
prezzi
dei
dispacci
è
esposta
nell
'
ufficio
stesso
.
Nella
sala
d
'
accesso
vi
sono
le
module
per
l
'
invio
dei
dispacci
,
non
che
l
'
occorrente
per
iscriverli
.
Uffici
d
'
indizio
.
Per
ricerca
di
alloggi
,
persone
di
servizio
,
impiegati
,
ecc
.
:
Amadori
Marino
,
via
Tre
Alberghi
n
.
28
-
Gavazzeni
Carlo
,
via
San
Raffaele
n
.
1
.
-
Bertolazzi
Giuseppe
,
Piazza
Duomo
n
.
41
-
Bestetti
Ambrogio
Luigi
,
Verziere
n
.
5
-
Bonfico
Giuseppe
,
via
San
Vito
n
.
18
-
Camisasca
Francesco
,
via
San
Giuseppe
n
.
13
-
De
Vecchi
Giuseppe
,
via
San
Raffaele
n
.
10
.
Vedute
di
Milano
,
Stampe
,
Fotografie
,
Guide
,
ecc
.
Artaria
Ferdinando
e
Figli
,
via
Santa
Margherita
-
Pozzi
Pompeo
,
Galleria
De
Cristoforis
-
Ronchi
Luigi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
22
-
Vallardi
Antonio
,
via
Santa
Margherita
,
ecc
.
Guide
,
Dizionari
in
tutte
le
lingue
,
Dialoghi
,
ecc
.
,
Brigola
Gaetano
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
.
Divertimenti
.
Sotto
questo
titolo
esponiamo
al
lettore
quanto
la
città
di
Milano
offre
al
viaggiatore
in
materia
di
Spettacoli
teatrali
diurni
e
serali
,
Concerti
,
Passeggi
,
Società
di
Riunione
,
Balli
,
Equitazione
,
Velocipedi
,
Scherma
,
Ginnastica
,
Pattinaggio
,
Bersaglio
,
Salita
al
Duomo
,
Gite
piacevoli
ai
dintorni
di
Milano
,
ecc
.
Quando
il
forestiere
,
dopo
visitati
i
monumenti
della
Città
,
voglia
conoscerne
i
passa
-
tempi
,
dovrà
innanzi
tutto
recarsi
al
Teatro
alla
Scala
,
il
quale
offre
il
primo
spettacolo
che
si
possa
godere
in
Italia
d
'
opera
seria
e
di
ballo
,
con
attori
di
canto
,
ballerini
e
mimi
di
cartello
,
e
con
decorazioni
sceniche
che
invano
cercherebbonsi
in
altre
città
anche
principali
.
Non
dovrà
in
seguito
dimenticare
i
Teatri
secondari
,
come
la
Canobbiana
,
il
Carcano
,
il
Vecchio
Re
,
Santa
Radegonda
,
il
Milanese
(
*
)
,
il
Politeama
Milanese
,
nel
quale
ultimo
,
nelle
stagioni
principalmente
di
estate
ed
autunno
,
si
danno
opere
e
balli
con
abili
artisti
.
Per
la
commedia
italiana
o
francese
è
raccomandabile
il
Vecchio
Teatro
Re
,
il
quale
sarà
nel
1872
surrogato
dal
Teatro
della
Commedia
,
che
si
sta
costruendo
in
Piazza
San
Fedele
.
Al
Fossati
ed
al
Nuovo
Teatro
Re
si
danno
operette
buffe
,
balletti
e
commedie
.
Questi
ultimi
(
*
)
Non
ometta
il
viaggiatore
la
visita
al
Teatro
Milanese
,
ove
vi
si
recita
la
Commedia
in
dialetto
,
che
dipinge
al
vivo
i
costumi
della
città
.
teatri
sono
frequentatissimi
dal
popolo
dei
quartieri
operai
,
e
vi
è
permesso
anche
il
fumare
.
Seguono
i
teatri
diurni
:
il
Padiglione
nazionale
,
i
Circhi
al
Nuovo
Tivoli
,
e
la
Commenda
,
ecc
.
Quando
nella
sosta
che
un
forestiere
fa
in
Milano
,
egli
vegga
annunciato
uno
spettacolo
nell
'
Arena
,
non
deve
tralasciare
di
recarvisi
,
onde
godere
del
magnifico
colpo
d
'
occhio
che
offre
quell
'
edificio
,
particolarmente
dal
Pulvinare
se
,
specialmente
,
siavi
concorso
di
spettatori
.
Eccovi
intanto
i
prezzi
ordinari
d
'
entrata
ai
teatri
di
Milano
.
Teatro
R
.
alla
Scala
L
.
3
50
In
prime
sere
di
spettacolo
o
di
Veglione
(
*
)
L
5
R
.
della
Canobbiana
L
1
25
Quando
vi
si
fa
musica
L
2
Carcano
L
1
50
Re
(
vecchio
)
L
1
50
Milanese
L
1
50
Politeama
Milanese
(
*
*
)
L
1
00
Fossati
L
80
Re
(
nuovo
)
L
80
Santa
Radegonda
L
1
25
A
seconda
degli
spettacoli
.
L
1
50
(
*
)
Un
Gabinetto
di
decenza
per
signore
,
custodito
da
apposita
donna
,
trovasi
tra
la
seconda
e
terza
fila
a
sinistra
del
R
.
Teatro
alla
Scala
.
La
tariffa
è
di
cent
.
10
.
(
*
*
)
Varia
il
prezzo
poi
a
seconda
dei
posti
.
Il
teatro
fu
inaugurato
il
4
maggio
1871
.
Architetto
ne
fu
il
signor
Carlo
Naymiller
.
Commenda
(spettac.i
diurni
)
L
.
80
Fiando
,
detto
Gerolamo
(
marionette
)
L
.
50
Prandi
(
marionette
)
L
50
Filodrammatici
,
vi
si
ha
accesso
con
biglietto
d
'
invito
emesso
dalla
Presidenza
,
o
dato
da
un
socio
.
San
Simone
,
occupato
dalla
Società
di
dilettanti
Gustavo
Modena
.
Vi
si
può
entrare
con
biglietto
come
nel
teatro
dell
'
Accademia
dei
Filodrammatici
.
In
altra
sera
,
anzichò
rinchiudersi
nei
teatri
,
si
può
godere
ottimi
concerti
nei
caffè
Gnocchi
e
Biffi
nella
Galleria
Vittorio
Emanuele
.
Si
danno
concerti
assai
di
frequente
nel
Salone
ai
vecchi
Giardini
Pubblici
,
nella
gran
sala
del
R
.
Conservatorio
.
Nelle
sere
d
'
estate
si
fa
musica
nel
giardino
dei
caffè
Cova
in
via
San
Giuseppe
,
in
quello
del
Rinascimento
al
Corso
Venezia
,
e
Gnocchi
al
Foro
Bonaparte
;
al
caffè
Maldifassi
,
in
via
Principe
Umberto
,
ogni
giovedì
e
domenica
,
come
anche
al
caffe
Garibaldi
in
Piazza
Fontana
,
ed
in
altre
sale
di
caffè
secondari
.
Pure
in
estate
,
ogni
giorno
di
festa
,
vi
è
musica
e
gran
passeggio
ai
Giardini
Pubblici
Vecchi
dalle
ore
due
alle
quattro
pomeridiane
;
dalle
ore
sei
alle
otto
di
sera
ai
Nuovi
Giardini
.
In
questi
geniali
ritrovi
il
gentil
sesso
milanese
fa
pompa
di
bellezza
e
d
'
eleganza
.
Dalle
ore
3
alle
4
pomeridiane
,
nei
giorni
di
martedì
e
giovedì
,
il
corpo
di
musica
della
Guardia
Nazionale
eseguisce
concerti
in
Piazza
della
Scala
.
Ogni
giorno
,
dalle
ore
2
alle
5
pomeridiane
,
passeggio
dalla
Piazza
del
Duomo
,
lungo
i
Corsi
Vittorio
Emanuele
e
Venezia
,
e
bastioni
dalla
Porta
Venezia
alla
Nuova
.
Particolarmente
nei
dì
festivi
vi
si
ammirano
numerosi
ed
eleganti
cocchi
.
Nei
più
caldi
giorni
dell
'
estate
il
corso
delle
carrozze
sui
bastioni
si
fa
dalle
ore
7
alle
9
pomeridiane
.
Luogo
di
passatempo
pel
cittadino
e
il
forestiero
,
offrono
pure
e
la
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
il
Foro
Bonaparte
,
special
-
mente
nell
'
estate
,
ove
sonvi
vari
divertimenti
,
ed
il
Tivoli
,
dove
si
eseguisce
musica
ogni
giovedì
e
domenica
;
vi
hanno
in
esso
caffè
,
liquoristi
ed
altri
esercenti
pel
popolo
;
un
circolo
per
cavalli
o
comiche
compagnie
per
chi
ama
gli
spettacoli
a
poco
prezzo
;
giostre
,
saltimbanchi
,
suonatori
ambulanti
,
ecc
.
Ogni
forestiere
che
soggiorni
a
Milano
per
alcuni
giorni
può
,
presentato
da
un
socio
,
frequentare
i
concerti
della
Società
del
Quartetto
,
e
le
riunioni
serali
delle
Società
Patriottica
,
dell
'
Unione
,
degli
Artisti
,
del
Durino
e
del
Giardino
.
In
quest
'
ultima
vi
sono
assai
splendide
sale
,
nelle
quali
nel
carnevale
si
danno
bellissime
feste
da
ballo
;
possiede
essa
di
molti
giornali
,
ed
una
buona
raccolta
di
libri
.
Anche
alla
Società
degli
Artisti
e
del
Durino
si
danno
frequentemente
concerti
,
feste
da
ballo
,
alle
quali
il
forestiero
è
ammesso
munito
di
viglietto
procurato
da
un
socio
.
Sono
celebratissimi
i
Risotti
masqué
,
che
una
volta
l
'
anno
dà
la
Società
degli
Artisti
,
per
le
spiritose
mascherate
,
parodie
e
la
vivacità
più
bizzarra
che
mai
.
Amate
il
ballo
,
1'
equitazione
,
il
velocipede
,
la
scherma
,
la
ginnastica
o
il
bersaglio
,
ecc
.
?
,
vi
hanno
luoghi
di
riunione
anche
per
ciò
con
ottimi
maestri
.
Ne
diamo
un
saggio
.
Maestri
e
maestre
da
ballo
.
Angiolini
Silvia
,
via
Durini
n
.
34
-
Casati
,
conjugi
,
Giovanni
e
Wouthier
Margherita
,
via
Santa
Margherita
n
.
22
-
Della
Croce
Achille
,
via
Bagutta
n
.
8
-
Della
Croce
Carlo
,
via
Soncino
Merati
n
.
8
,
ecc
.
Maestri
di
equitazione
.
Beretta
Angelo
,
vicolo
Tignoni
n
.
14
-
Bergomi
Saule
,
Corso
Venezia
78
-
Mangiagalli
Alessandro
,
Corso
Venezia
n
.
78
.
Società
del
Veloce
Club
.
Ogni
socio
paga
annualmente
L
.
50
,
ed
è
obbligato
per
un
triennio
.
I
ragazzi
dai
sette
ai
quattordici
anni
pagano
la
metà
,
e
sono
obbligati
solamente
per
un
anno
.
Scopo
dell
'
Istituzione
è
quella
di
diffondere
questo
nobile
e
salutare
esercizio
ginnastico
.
La
Società
ha
una
scuola
nel
locale
presso
Porta
Tenaglia
,
il
cui
terreno
è
adattato
con
salite
,
ostacoli
,
ecc
.
,
pel
perfezionamento
del
dilettante
.
Stabilisce
gare
di
velocità
,
gite
di
piacere
.
E
in
comunicazione
colle
altre
Società
principali
di
velocisti
.
Maestri
di
scherma
.
Citterio
Fortunato
,
via
San
Vito
n
.
22
-
Carmine
Luigi
,
vicolo
Rasivi
-
Cerri
Giuseppe
,
via
Passarella
n
.
8
-
Galli
Giovanni
,
Corso
Venezia
n
.
31
,
e
Galli
Enrico
,
via
San
Zeno
n
.
9
,
ecc
.
Maestri
di
ginnastica
.
Bardelli
Luigi
,
Corso
Magenta
n
.
45
-
Martinelli
Paolo
,
via
Gesù
n
.
23
-
Lomazzi
Ippolito
,
via
Guastalla
n
.
13
-
Ronchi
Giovanni
,
via
Armorari
n
.
12
-
Zibecchi
Luigi
,
via
Stampa
11
.
Una
Società
di
Ginnastica
ha
sede
presso
la
Civica
Palestra
a
Porta
Romana
,
col
precipuo
scopo
di
generalizzare
l
'
igienico
esercizio
.
Anche
la
Giunta
Municipale
ha
nominata
una
Commissione
all
'
uopo
.
Pattinaggio
.
Nella
stagione
invernale
l
'
Arena
è
allagata
e
ridotta
ad
uso
degli
amatori
del
Pattinaggio
.
Qui
convengono
i
più
esperti
sdrucciolatori
sul
ghiaccio
,
e
la
spaziosa
piazza
presenta
un
incantevole
colpo
d
'
occhio
.
Un
'
apposita
Società
si
è
formata
per
rendere
più
agevole
e
più
divertente
quest
'
esercizio
ginnastico
.
La
Società
è
retta
da
una
Commissione
di
cinque
membri
.
Ogni
socio
è
vincolato
al
pag
-
mento
della
sua
quota
per
anni
tre
consecutivi
,
e
salvo
il
diffidamento
in
iscritto
tre
mesi
prima
della
scadenza
del
suo
triennio
,
e
perciò
prima
del
mese
di
settembre
,
s
'
intenderà
vincolato
per
un
altro
triennio
successivo
.
La
quota
di
ogni
socio
è
fissata
in
lire
15
annue
;
pei
soci
che
non
raggiungono
l
'
età
di
quindici
anni
la
quota
annuale
è
di
lire
7
.
50
.
Sono
esclusi
dal
vincolo
triennale
gli
ufficiali
della
guarnigione
,
gli
impiegati
ed
i
forastieri
non
aventi
domicilio
stabile
in
Milano
.
Nessuno
può
pattinare
nel
recinto
della
Società
non
essendo
socio
;
ai
soli
forastieri
di
passaggio
in
Milano
è
permesso
di
pattinare
,
mediante
il
contributo
di
lire
2
ogni
volta
approfitteranno
del
permesso
,
quando
però
siano
presentati
da
tre
soci
ed
ammessi
dalla
Commissione
.
Bersaglio
al
Lazzaretto
fuori
di
Porta
Venezia
.
Tiro
di
Carabina
e
di
Pistola
.
Si
fanno
spesso
partite
di
gara
con
premi
analoghi
.
Tassa
per
ogni
colpo
di
Carabina
L
.
06
ogni
100
L
5
ogni
colpo
di
Pistola
L
03
con
figurina
di
gessoL
08
con
cartone
L
08
Alla
Piazza
Castello
,
vicino
al
bastione
di
Porta
Magenta
,
evvi
il
Bersaglio
Municipale
.
Esso
è
amministrato
,
ad
esempio
delle
istituzioni
simili
,
da
una
speciale
Commissione
civica
di
sette
membri
,
sotto
la
presidenza
del
Sindaco
,
col
precipuo
incarico
di
promuovere
lo
sviluppo
dell
'
esercizio
del
tiro
a
segno
con
premi
,
incoraggiamenti
,
ecc
.
Serve
anche
ad
uso
della
Società
dei
carabinieri
Milanesi
,
il
cui
circolo
è
Corso
Magenta
n
.
34
.
Tariffa
pel
Tiro
a
segno
nel
Bersaglio
Municipale
N
.
1
Ettogrammo
polvere
di
fucileria
.
.
L.-30
N
10
Palle
bersaglio
L
-15
N
100
Id
.
id
L
1
25
N
1
Scatola
di
250
capsule
rigate
L
-50
N
1
id
.
id
.
lisce
L
-
40
N
10
Cartucce
arma
retrocarica
L
-
60
N
10
»
per
fucili
lisci
L
-
55
N
.
1
Gramma
pezzuole
L
.
-
20
N
1
Cartone
L
-
06
N
1
Marca
per
colpo
di
carabina
con
arma
e
munizione
del
Bersaglio
L
-
05
N
10
Marche
per
colpo
di
qualunque
arma
privata
con
munizione
propria
L
-
15
N
1
Marca
per
colpo
di
fucile
liscio
o
rigato
con
arma
del
Bersaglio
e
munizioni
proprie
L
-
02
N
1
Marca
per
colpo
di
pistola
con
arma
e
munizione
del
Bersaglio
L
-
03
N
10
Marche
per
colpo
di
pistola
con
arma
e
munizione
propria
L
10
Avvertenze
.
I
Tiratori
con
arma
e
munizioni
proprie
possono
acquistare
una
marca
personale
per
trenta
giorni
continui
al
prezzo
di
lire
3
.
Il
diritto
che
accorda
tale
marca
viene
sospeso
nei
giorni
di
partita
.
Le
munizioni
acquistate
al
Bersaglio
debbono
essere
consumate
nel
luogo
e
non
possono
asportarsi
dallo
stesso
.
La
polvere
non
viene
accordata
in
quantità
maggiore
di
un
ettogramo
.
Salita
al
Duomo
.
Il
forastiero
,
prima
della
sua
partenza
da
Milano
,
non
deve
dispensarsi
dalla
salita
al
Duomo
da
noi
citata
a
pag
.
14
,
Gite
di
piacere
noi
dintorni
di
Milano
.
Al
forestiere
,
che
abbia
tempo
di
fermarsi
in
Milano
,
consigliamo
di
visitare
i
suoi
dintorni
.
In
alcuni
di
essi
vi
si
può
recare
col
mezzo
della
164
ferrovia
;
ma
val
meglio
prendere
apposita
vettura
,
e
per
ciò
proponiamo
la
Società
Anonima
degli
omnibus
per
1'
ottimo
servizio
.
Ne
diamo
1'
apposita
tariffa
.
Vetture
per
servizio
di
città
.
Durata
del
Servizio
A
2
cavalli
Ad
1
cavallo
Per
ore
due
L
.
Ogni
ora
successiva
Andata
e
ritorno
dal
teatro
.
Un
servitore
8
2
4
2
5
1
3
2
Si
fanno
abbonamenti
settimanali
e
mensili
,
sia
per
la
passeggiata
del
Corso
,
sia
per
il
Teatro
,
a
prezzi
da
convenirsi
.
Non
competono
mancie
al
personale
.
Vetture
per
servizio
di
campagna
.
Percorrenza
Con
cocchiere
Con
postigl
.
e
Fino
a
chilometri
40
fra
andata
e
ritorno
Ogni
chilometro
in
più
All
'
uomo
per
vitto
e
mancia
15
30
2
18
50
4
Foraggio
a
carico
dei
committenti
.
Sconto
del
10
per
100
nei
giorni
feriali
e
di
ordinario
concorso
pei
soli
servizi
con
cocchiere
.
I
principali
luoghi
da
visitarsi
sono
:
L
'
Abbazia
di
Chiaravalle
,
fuori
di
Porta
Romana
,
innalzata
nel
1135
da
San
Bernardo
per
desiderio
dei
Milanesi
.
La
Cascina
Linterna
,
fuori
di
Porta
Magenta
,
ove
è
la
villa
abitata
da
Francesco
Petrarca
.
La
Certosa
di
Garignano
,
fuori
di
Porta
Sempione
,
fondata
dall
'
arcivescovo
Giovanni
Visconti
.
Vi
sono
le
migliori
opere
di
Daniele
Crespi
.
La
Chiesa
di
Saronno
,
una
delle
più
belle
e
ricche
chiese
di
Lombardia
.
La
Certosa
di
Pavia
,
il
più
bel
tempio
del
-
l
'
Alta
Italia
dopo
il
Duomo
di
Milano
ed
il
San
Marco
di
Venezia
.
Fu
innalzato
nel
1396
da
Galeazzo
Visconti
.
Il
Santuario
di
Rho
,
assai
rinomato
.
Nelle
vicinanze
vi
è
la
principesca
villa
di
Lainate
.
Cinisello
,
per
la
villa
Ghirlanda
-
Silva
,
ricca
di
pitture
,
di
oggetti
d
'
arte
e
di
libri
preziosi
,
sopratutto
del
XV
secolo
.
Monza
,
per
la
sua
Cattedrale
,
la
chiesa
di
Santa
Maria
in
Strada
,
il
più
ricco
lavoro
gotico
in
mattoni
del
Milanese
,
ristaurato
egregiamente
nel
1870
dall
'
architetto
Carlo
Macciachini
,
e
la
sontuosa
Villa
Reale
co
'
suoi
giardini
e
il
Parco
.
Desio
,
ove
evvi
la
bella
villa
Traversi
-
Antona
.
Como
,
per
la
Cattedrale
cominciata
nel
1396
,
le
chiese
di
San
Fedele
,
del
Crocifisso
,
di
Sant
'
Abbondio
e
San
Carpoforo
;
la
Biblioteca
Comunale
,
il
Palazzo
del
Comune
,
il
Palazzo
Giovio
,
ecc
.
Il
lago
di
Como
,
ove
natura
ed
arte
hanno
intrecciati
tutti
i
loro
tesori
.
Vaprio
,
per
la
villa
Castelbarco
,
detta
Monastirolo
,
e
il
palazzo
Melzi
.
Evvi
in
Vaprio
una
grande
manifattura
di
velluti
di
cotone
e
di
cotonerie
,
ora
del
duca
Visconti
di
Modrone
,
una
grandiosa
fabbrica
di
carta
con
macchine
inglesi
,
della
ditta
Binda
e
Comp
.
Non
sarà
male
impiegata
anche
una
gita
al
Santuario
di
Caravaggio
,
ai
dintorni
di
Varese
,
ricchi
di
ville
amenissime
,
non
che
al
suo
Santuario
la
Madonna
del
Monte
,
a
Magenta
,
che
diede
il
nome
alla
battaglia
combattuta
il
4
giugno
1859
,
e
vinta
dai
Francesi
contro
gli
Austriaci
;
alla
Brianza
amenissima
per
vedute
e
luoghi
incantevoli
,
al
Lago
Maggiore
,
ecc
.
,
e
per
ciò
il
viaggiatore
può
ricorrere
alle
Guide
analoghe
.
FINE
Miscellanea ,
,
perché
non
c
è
sicurezza
pubblica
?
Anche
questa
è
un
armonia
fra
causa
ed
effetto
.
E
se
da
un
lato
Saggistica ,
parole
francesi
o
italiane
che
arrivano
agli
orecchi
di
tratto
in
tratto
,
fanno
l
'
effetto
di
punti