Tipi di Ricerca: Ricerca per parole
Trova:
> anno_i:[1850 TO 1880}
FRATELLANZA ( - , 1871 )
StampaQuotidiana ,
Libertà , Uguaglianza , Fratellanza . La fratellanza viene ultima nella formola , seguendo il suo vero posto d ' ordine nella realtà . Non si può essere fratello , se non si è uguale e libero . Siate dunque fratello del vostro padrone ! Il nostro nemico è il nostro padrone , ha detto Lafontaine in buon volgare . Il sentimento di fraterna amicizia non può nascere nella costrizione e nella inferiorità . La fratellanza è adunque il culmine del triangolo , di cui la libertà e l ' uguaglianza sono la base . E la conclusione delle due premesse : è la chiave della volta monumentale , lo incoronamento dell ' opere ; è la fiamma del faro ; è il fiore , è il frutto dell ' albero della vita , dell ' albero immortale , le di cui radici sono in cielo e i rami sopra la terra , dell ' albero di libertà . Così Libertà , Uguaglianza , Fraternità , ecco i tre supremi principii del futuro avvenire dei popoli ! Ecco la sublime formola che il popolo , da facitore maestro d ' astrazione , ha espresso come la più pura essenza del genere umano ! Chi trovò questa formola superiore ? Nessuno ... tutti . Essa è uscita intiera dal crogiuolo del 93 . E la grande opera di un grande alchimista , del popolo ... Questa formola francese , a cui ciascun popolo ha concorso , è l ' universale regola , è lo stare comunque a tutti ; è il metro infallibile , immortale , eterno ; è la misura divina di tutta la legge terrestre . Tutto che vi si avvicina è vero ; tutto ciò che se ne discosta è falso . Adattiamo adunque del nostro meglio le conseguenze ai principii , misuriamole ; camminiamo adunque direttamente verso la stella fissa , che indica lo scopo del futuro . La libertà , essendo il diritto dell ' uomo , chi dice uomo dice popolo , chi dice libertà dice sovranità del popolo , dice governo del popolo . Non si delega la sovranità più di quello che si possa abdicare . Conclusione adunque : non più governo derivativo , non più sovranità delegata , non più volontà che non sia del popolo , non più volontà fuori del popolo , non più Stato , propriamente detto , separato dal popolo , non più potere legislativo , esecutivo , giudiziario , confidato a uno o a molti del popolo , ma il popolo Stato , il governo diretto dal popolo , il popolo governandosi da lui stesso ; facendo da sé medesimo le funzioni di sovrano , esercitando da sé stesso le sue autorità , tutti i suoi poteri da solo e vero re , come infatti egli è , cioè votando la legge sempre modificabile , e nominando i suoi agenti sempre revocabili , quando e come a lui piace . Allora le leggi saranno la vera espressione della maggioranza , ed allora , infine , tuteleranno gl ' interessi di tutti , e non più delle sole classi privilegiate . Allora gli uomini , uguali , liberi e fratelli raggiungeranno la vera meta delle associazioni civili , il diritto di vivere senza strazj e privazioni col proficuo lavoro imposto a tutti , e non già ai soli infelici , diseredati da pochi privilegiati , che li dominano con la forza , e li soggiogano con l ' impostura .
IL BUON BORGHESE ( - , 1871 )
StampaQuotidiana ,
Che puossi aspettare di bello , d ' ardito , di libero , di grande dalla più numerosa parte della moderna borghesia , da questo esercito formidabile per la sua forza d ' inerzia , invincibile sin qui per la sua resistenza passiva ad ogni tentativo di radicale innovazione ? Da questo amalgama di spiriti gretti , di vedute corte una spanna , di cuori natanti nella salsa positiva del proprio utile , di pezzi corazzati dalla triplice paura dei re , dei preti e dei maggiorenti , come sperare un po ' di fuoco e di luce , una sola e misera favilla di vita ? Eccolo lì l ' ideale , il tipo del buon borghese , che parla poco di Dio e nulla del principe , fa regolarmente la digestione , e tutto ripieno della filosofia del rumores fuge , passeggia tranquillo , la sua faccia contenta e l ' epa ritondetta . Impiegato o possidente , ciò non cambia nulla ; architetto o calzolajo , medico o ingegnere , il tipo gli è pur sempre quello ; tutti i capi della specie si rassomigliano come due goccie d ' acqua fra loro . Nemico dei ladri , mettetelo fra i giurati alla Corte d ' Assise , e tutti gl ' imputati d ' aver dato di piglio in quello degli altri , te li condannerà senza uno scrupolo al mondo . Avesse sotto un innocente , ei ci manda anche quello . « In certe cose – pensa egli – non s ' ha a guardar tanto pel sottile ; la proprietà è sacra : piuttosto che un ladro solo abbia a rimanere impunito , meglio è che dieci innocenti vadano in galera » . Ed è appunto per questo culto della proprietà che il buon borghese non vede del miglior occhio le rivoluzioni : fate anzi che solo concepisca il sospetto che qualche maledetto problema socialista covi sotto ai rivolgimenti , che i tempi vanno maturando , e avrete col buon borghese un conservatore a tutta prova una lancia spezzata del governo , del quale pure non sa però tenersi di dir male , ogni volta che gli manda a casa l ' esattore . Ma gli è un broncio passeggiero più che altro . « Da che mondo è mondo – osserva il buon borghese – senza governo non s ' è mai fatto e , come l ' ottimo è nemico del bene e il peggio sta sempre dopo l ' uscio , così l ' affanar per la libertà , per la democrazia e per la repubblica , è proprio un pestar l ' acqua nel mortajo » . Per ciò il buon borghese ha maledettamente in uggia i giornali democratici e chi potesse – quando il fisco li colpisce – entrare nel suo cuore , vi vedrebbe che tutti i suoi sentimenti vi fanno baldoria . « Ben gli sta – dice egli – ben gli sta : questi giornali non rispettano nulla ; su tutto hanno da ridire ; nessuno , per essi è sacro ed inviolabile ... » . Questo è il cosiddetto buon borghese , che , preti e potenti disprezzano certamente in cuor loro , ma che in apparenza , almeno , decantano . Fortunatamente per il progresso e per la libertà , non tutti i borghesi sono buoni borghesi ! Fortunatamente !
AGLI OPERAI ( LA_CECILIA GIOVANNI , 1871 )
StampaQuotidiana ,
Che cosa sono oggi i diseredati operai ? NULLA . Che debbono essere ? TUTTO . Quando l ' abate Sieyès pronunziava questo medesimo oracolo a profitto della borghesia in Parigi , la borghesia lo comprese , e fece ogni sforzo per ottenere la suprema potestà , e l ' ottenne . Lo comprendano gli operaj . L ' Europa conosce in qual modo governarono e governano i borghesi , i pervenuti , gli uomini arricchiti col sudore e col sangue degli operaj . – Le miniere distruggono moltitudini di braccianti , il lavoro mal retribuito deprime l ' ingegno e logora la vita dell ' operajo , la guerra miete questa carne da cannone , e tutto il profitto , tutt ' il bottino va sempre ad impinguare il patrimonio del borghese ! In verità , la mente si confonde nel discernere dalle origini della società i milioni e milioni prostrati ed annichiliti sempre dalle furberie del sacerdote , e da un pugno di briganti che ora diconsi duci , ora legislatori e patrizii , ed ora conti e baroni . E da quel tempo i milioni si consumano , si struggono , tornano fango e polvere , ed i pochi si attribuiscono perfino la gloria assoluta , esclusiva dell ' industria , del commercio e dei monumenti . Ma se i poveri e sagrificati operaj si fossero negati di lavorare e di compiere le Piramidi d ' Egitto , o il Colosseo di Roma avrebbero forse ammirato i posteri la grandezza del genio dell ' uomo ? Se il contadino avesse ricusate le proprie braccia alla coltivazione dei campi , non sarebbe forse la terra coperta di rovi e di spine ? Se il meccanico , ed il fuochista non si dedicassero col pericolo della vita , e con sommo disagio , alla direzione delle macchine , né le navi solcherebbero il vasto oceano , né la celere locomotiva percorrerebbe immensi spazj terrestri . Si persuadano una volta i capitalisti , i possessori delle terre , i commercianti e gl ' industriali , che la forza , la civiltà , la ricchezza , il genio , tutto rimane a disposizione delle braccia delle moltitudini ; se quelle rimangono inerti , ogni cosa sparisce . Or bene , ci ascoltino gli operaj , come i borghesi ascoltarono Sieyès . – Vogliono essi imporre la legge , invece di subirla ? si associno , e pensino ai risparmi . L ' associazione in un paese agricolo , come la nostra Italia , non debbe limitarsi soltanto ai braccianti delle città , ma estendersi , e molto , nelle campagne . Ogni sforzo degli associati avrà di mira di costituire una casa , che possa un giorno bastare al sostentamento per un mese o due di quanti sonovi braccianti in Europa , i quali avranno per la prima volta la soddisfazione di vedere i loro padroni trasformarsi in prestinaj , macellai , spazzini , calzolaj , ecc . – se non vorranno dar lo spettacolo favoloso del misero , che moriva affamato tra i mucchi d ' oro . Non violenze , non esagerazioni , non utopie politiche . Con qualunque governo , senza una vera trasformazione sociale , le moltitudini furono , sono , e saranno sempre burlate . Non si vuole il capitale , e la terra degli altri ; ma è giusto dividerne i prodotti con la mano d ' opera . Non è più tempo di ritirarsi sul monte Aventino , o alzare barricate per ottenere ciò che prescrive il diritto , e la giustizia comanda . Il privilegio dei pochi gaudenti oziosi e la miseria e la fame di milioni e milioni di creature devono cessare : la sola forza d ' inerzia di questi milioni obbligherà quei pochi a cedere ed a riconoscere che gli uomini nascono uguali alla gioja come ai dolori . Il prete spacciò la favola dei gaudj del paradiso per l ' indigente , e così lo sottomise a tutte le privazioni , ed all ' atroce dolore di non poter satollare di pane i figli ! mentre il ricco seduto a lauta mensa banchettava col prete . La menzogna dell ' ipocrita lenone dei potenti è infine svelata : i veri nemici dell ' uomo , non sono il mondo , il demonio e la carne , ma i sacerdoti che fecero l ' uomo vile , abbietto , povero , famelico , ripetendo : « Ubbidite e godrete in cielo , ubbidite e lasciate a noi ed ai ricchi le delizie della terra » . E noi diciamo : « Ubbidite , ma fate valere i vostri diritti ; ma reclamate l ' uguaglianza nella divisione dei prodotti dell ' opera vostra : il cielo contiene abissi , ed è lontano . I godimenti della terra appartengono a tutti , e non è solo retaggio vostro , o bersagliati , l ' angoscia e la fame . Operaj : associatevi e risparmiate . Verrà il giorno della giustizia » .
Saggistica ,
Nota dell ' autore Nel levare per l ' ultima volta la mano da questi Discorsi , mi fo lecito di avvertire , che , sebbene finiti soltanto oggi , furono da assai tempo incominciati e maturati , e scritti anche e pubblicati in parte . Qualche germe o idea ne gittai già nel discorso Di un migliore avviamento delle lettere italiane moderne al proprio loro fine , che servì d ' introduzione al Poliziano , specie di periodico letterario fiorentino nato e morto nel 1859 . Di non poche osservazioni e giudizii intorno al secolo decimoquinto , che sono nel discorso quarto , mi giovai per il saggio Delle poesie toscane di messer Angelo Poliziano , messo innanzi alla edizione delle Stanze , Orfeo e Rime di quel poeta curata da me e pubblicata da G . Barbèra , Firenze , 1863 . Un breve compendio di tutti cinque lessi all ' Ateneo italiano in un ' adunanza tenuta per le feste del centenario di Dante ; e fu pubblicato quasi per intiero dalla Rivista italiana di scienze lettere ed arti stampata allora in Firenze ( anno VI , n . 248 , 16 ottobre 1865 ) . Molta parte del discorso secondo uscì nel vol . XIII , fasc . IV , della Nuova Antologia ( aprile 1870 ) con questa intitolazione , Dello Svolgimento letterario in Italia nel sec . XIII ; e quasi tutto il terzo uscì , intitolato Firenze e il triumvirato letterario del sec . XIV , nel vol . XIX , fasc . I ( 1 gennaio 1872 ) dello stesso periodico . Ora io non dico già di rifiutare ( che sarebbe troppo superbo e troppo umil vocabolo ) coteste pubblicazioni oramai vecchie e fatte a pezzi e brani e con errori non imputabili a me , ma prego , ove fosse il caso , di esser letto e giudicato nella presente , sola compiuta . ( 30 maggio 1873 ) DISCORSO PRIMO Dei tre elementi formatori della letteratura italiana : l ' elemento ecclesiastico , il cavalleresco , il nazionale . I . V ' imaginate il levar del sole nel primo giorno dell ' anno mille ? Questo fatto di tutte le mattine ricordate che fu quasi miracolo , fu promessa di vita nuova , per le generazioni uscenti dal secolo decimo ? Il termine delle profezie etrusche segnato all ' esser di Roma ; la venuta del Signore a rapir seco i morti e i vivi nell ' aere , annunziata già imminente da Paolo ai primi cristiani ; i pochi secoli di vita che fin dal tempo di Lattanzio credevasi rimanere al mondo ; il presentimento del giudizio finale prossimo attinto da Gregorio Magno nelle disperate ruine degli anni suoi ; tutti insieme questi terrori , come nubi diverse che aggroppandosi fan temporale , confluirono su ' l finire del millennio cristiano in una sola e immane paura . - - Mille , e non più mille - - aveva , secondo la tradizione , detto Gesù : dopo mille anni , leggevasi nell ' Apocalipsi , Satana sarà disciolto . Di fatto nelle nefandezze del secolo decimo , in quello sfracellarsi della monarchia e della società dei conquistatori nelle infinite unità feudali , in quell ' abiettarsi ineffabile del ponteficato cristiano , in quelle scorrerie procellose di barbari nuovi ed orribili , non era egli lecito riconoscere i segni descritti dal veggente di Patmo ? E già voci correvano tra la gente di nascite mostruose , di grandi battaglie combattute nel cielo da guerrieri ignoti a cavalcione di draghi . Per ciò tutto niun secolo al mondo fu torpido , sciagurato , codardo , siccome il decimo . Che doveva importare della patria e della società umana ai morituri , aspettanti d ' ora in ora la presenza di Cristo giudicatore ? E poi , piuttosto che ricomperarsi una misera vita coll ' argento rifrugato tra le ceneri della patria messa in fiamme dagli Ungari , come avean fatto i duecento sopravvissuti di Pavia , non era meglio dormire tutti insieme sepolti sotto la ruina delle Alpi e degli Appennini ? Battezzarsi e prepararsi alla morte , era tutta la vita . Alcuni , a dir vero , moveansi : cercavano peregrini la valle di Josafat , per ivi aspettar più da presso il primo squillo della tromba suprema . Fu cotesto l ' ultimo grado della fievolezza e dell ' avvilimento a cui le idee degli ascetici e la violenza dei barbari avevano condotta l ' Italia romana . E che stupore di gioia e che grido salì al cielo dalle turbe raccolte in gruppi silenziosi intorno a ' manieri feudali , accosciate e singhiozzanti nelle chiese tenebrose e ne ' chiostri , sparse con pallidi volti e sommessi mormorii per le piazze e alla campagna , quando il sole , eterno fonte di luce e di vita , si levò trionfale la mattina dell ' anno mille ! Folgoravano ancora sotto i suoi raggi le nevi delle Alpi , ancora tremolavano commosse le onde del Tirreno e dell ' Adriatico , superbi correvano dalle rocce alpestri per le pingui pianure i fiumi patrii , si tingevan di rosa al raggio mattutino così i ruderi neri del Campidoglio e del Fòro come le cupole azzurre delle basiliche di Maria . Il sole ! Il sole ! V ' è dunque ancora una patria ? v ' è il mondo ? E l ' Italia distendeva le membra raggricciate dal gelo della notte , e toglieasi d ' intorno al capo il velo dell ' ascetismo per guardare all ' oriente . II . Di fatti sin nei primi anni del secolo undecimo sentesi come un brulicare di vita ancor timida e occulta , che poi scoppierà in lampi e tuoni di pensieri e di opere : di qui veramente incomincia la storia del popolo italiano . Gl ' imperatori sassoni , intendendo a frenare l ' anarchia ribelle dei grandi feudatari , ne avevano spezzato i possedimenti , e , confinando essi nelle contee della campagna , avevan trasmesso ai vescovi la signoria delle città . Vero è che la corruzione già grande della chiesa spirituale ne divenne maggiore ; ma ne crebbe anche , anzi ne rinacque , la virtù dell ' elemento romano ; poiché i vescovi , o per essersi il clero mescolato ai nazionali conquistati e per essere in parte nazionale esso stesso , o per tener fronte ai feudatari della campagna , si aiutarono del popolo e soffiarono nelle ceneri ancor calde del municipio . Cresciuta intanto la corruzione ecclesiastica , i primi imperatori salici vollero aver la funesta gloria di purificare e riformare la chiesa . Ora la chiesa purificata , vale a dire , risanata e rinsanguata , con quel suo romano organamento rafforzatosi nei secoli , era naturale che non volesse sopra di sé padroni . Non era ella successa nelle tradizioni unitarie all ' antico impero , avendo suoi prefetti i vescovi per tutto l ' occidente ? non era ella che avea creato l ' impero nuovo ? Quindi la ruina della casa salica e del dominio tedesco . Gregorio VII , toscano e di popolo , apparisce nella istoria come un muro ciclopico delle città etrusche presso cui era nato : nell ' urto contro di lui , le labarde tedesche volano in ischegge ; e come ai promontorii della sua nativa maremma l ' onda del Mediterraneo , schiuma impotente a ' suoi piedi la rabbia dell ' imperator salico . Noi né compiangeremo quell ' imperatore né oltraggeremo quel papa : lasciamo certi sfoghi all ' arcadia ghibellina di coloro che odian Pietro per amore di Cesare , e ammiriamo il popolo ; il popolo italiano che , in mezzo a quel fracasso di tutta Europa , fattosi avanti senza rumore , nelle città riprende ai vescovi diritti e regalie , nelle campagne batte i feudatari , e un bel giorno piantatosi in mezzo tra i due contendenti li squadra in aria di dire : Ci sono anch ' io . I due contendenti allora si porsero in fretta la mano , perocché intesero troppo bene che cosa quel terzo venuto volesse . E indi a pochi anni Arnaldo da Brescia lo gridò alto - - Né papa né imperatore . Risaliamo il Campidoglio , e ristoriam la repubblica - - . L ' Italia s ' era rilevata appoggiandosi d ' una mano alla croce di Cristo , ma ben presto aveva disteso l ' altra a ricercare tra le rovine di Roma i fasci consolari . Il moto politico necessariamente commosse gl ' ingegni e le facoltà artistiche , indirizzando queste nel campo della vita effettiva , quelli alla coltura specialmente civile . E già sull ' aprire del secolo decimoprimo il tedesco Vippone proponeva ad Arrigo II l ' esempio degl ' italiani , che tutti facevano ai figliuoli sin dai primi anni imparare , non che lettere , la propria legge ; e , su ' l fine del decimosecondo , Corrado abate urspergense gli ammirava « agguerriti , discreti , sobrii , parchi nelle spese non necessarie , e soli tra tutt ' i popoli che reggansi a leggi scritte » : stoffa repubblicana in somma d ' uomini pratici , dalla quale non v ' è speranza di tagliare trovatori e menestrelli e perdigiorni poetici . E le città , ferventi di popolo nuovo , s ' arricchivano d ' officine e si munivano di costruzioni da guerra contro gl ' imperatori ed i nobili del contado ; poi , vinti questi e costrettili a farsi cittadini , elle spingevano al cielo altrettante torri quante eran le case , arnesi di battaglia sociale , necessaria e feconda , tra due ordini della nazione ; poi , impetrando da Dio la confermazione della libertà che si andava conquistando , gl ' inalzavano tempii eguali nella grandezza all ' animo d ' un popolo che solo nel cielo poteva accettare un re . Su ' l finire del secolo decimosecondo fu anche in Italia un gran fabbricare di basiliche e domi : era un festeggiare il risorgimento , un attestar la fidanza ; « era , scrive con grottesca evidenza un cronista alemanno , come se il mondo , scossa da sé la vecchiezza , si rivestisse per tutto d ' una candida veste di chiese » . Né gli scrittori mancarono ; latini , s ' intende : incomincia allora ne ' due primi campi d ' azione della penisola , il settentrione e il mezzogiorno , la storia secolare , comunale o monarchica ; e compariscono alfine gli storici cittadini . E rilevanti sono le attinenze tra gli scrittori latini di questi due secoli e gli scrittori volgari dei susseguenti , e notevolissima ed evidente l ' aria di famiglia . I cronisti democratici milanesi arieggiano assai i guelfi Villani , come il monarchista siciliano Falcando può in qualche parte esser paragonato al cittadino di parte bianca Compagni . Certamente Gherardo da Cremona , che per amore della scienza si esiglia e muore tra gli arabi di Spagna , è anticipata imagine degli eruditi del secolo decimoquinto . E gli Accursi e Cino da Pistola e Bartolo non fanno che seguitare a svolgere l ' opera d ' Irnerio ; e Tommaso d ' Aquino riassume e compie Anselmo d ' Aosta e Pietro Lombardo , i due institutori della scolastica nel secolo decimoprimo e decimosecondo , della scolastica che empie della sua prevalenza o della resistenza tutti i tre secoli della letteratura originale . In somma , uno è il fondo ; la diversità è della lingua . Ma con tutto questo non prima del trecento poté l ' Italia comparir degnamente nel campo dell ' arte . Chi ripensi la storia politica nostra dei secoli duodecimo e decimoterzo e riguardi poi alla letteratura di essi secoli , quegli anche crederà di leggero che a tanta mole di fatti non si agguagliasse di certo la gloria degli scritti . E già la lingua nuova più tardi che altrove fu qui levata all ' uso letterario : poi la nostra prosa e poesia per tutto quasi il duecento fu in gran parte eco di letterature straniere . Come ? La Spagna ha già tessuto la leggenda del Cid campeggiatore , la Francia settentrionale ripete da molti anni le sue canzoni di gesta e svolge quasi a trastullo i lunghi cicli delle sue cento epopee , esulta in mille forme la lirica su la mandola del trovatore di Provenza e sul liuto del minnesinghero nei castelli della verde Soavia e della Turingia , la Germania ha già fermato in un ' ultima composizione il suo poema nazionale ; e l ' Italia non fa che ricantare o rinarrare balbettando quel che fu già cantato in lingua d ' oc e in lingua d ' oil ? Si , ma intanto ella ha constituito a repubblica i suoi comuni ; ella ha fiaccato l ' impero e fa già paura al papato . Non vale tutto ciò una epopea a stanze monoritme ? Ella ha ristaurato il diritto romano , ed instaura i codici di commercio nell ' Europa feudale ; ella pe ' l commercio dominatrice d ' Europa cuopre di legni il Mediterraneo , dispensiera delle ricchezze d ' oriente spinge le sue peregrinazioni fino alla Cina ed al Malabar : ciò le scusa il difetto di canzoni originali . L ' italiano non è popolo nuovo : altrove dalla mistura dei galloromani e degl ' iberi coi burgundi coi vandali coi franchi coi goti escono i provenzali i francesi i catalani i castigliani : qui permane l ' Italia , qui l ' Italia delle confederazioni umbre latine sannitiche liguri etrusche , l ' Italia della guerra sociale , risorge dalle ruine di Roma . L ' Italia ha dunque un principio di civiltà proprio ed antico ; e , quando sarà tempo che questo sormonti agli altri principii i quali dettero una prima e nuova civiltà al resto d ' Europa , allora anche l ' Italia avrà una letteratura . Come due astri , riprendendo la solenne metafora , guidavano la società umana per la età di mezzo , il papa cioè e l ' imperatore ; così due erano i principii più generali di quella civiltà letteraria comune a tutta l ' Europa , l ' ecclesiastico e il cavalleresco . L ' Italia ebbe di proprio i comuni e l ' elemento romano e popolare . III . Discorrere del principio ecclesiastico , e pur della parte che egli ebbe nel soggetto dell ' arte e della letteratura , è cosa difficile e non senza odio ; né io vorrei disconoscere quel bene che la morale evangelica penetrata nelle instituzioni e nei costumi possa avere operato . Se non che , la morale evangelica quando mai regnò ella , sola e pura , su la società del medio evo ? e l ' età dell ' oro del cristianesimo non la vediamo noi , a mano a mano che risalgasi la storia , allontanarsi più sempre e dileguarsi nel buio delle catacombe ? e la comunione di Gesù dove fu ella , dopo la morte degli apostoli ? La idea religiosa dunque , la chiamerò così però che nei tempi di mezzo religione e cristianesimo fu tutt ' uno , la idea religiosa , chi la riguardi nel movimento letterario , si porge molto complessa ; ma più specialmente si manifesta per due guise d ' azione e con due forme : ascetica ed ecclesiastica . Nella sua parte ascetica , il cristianesimo rimane orientale , e ritiene la immobilità , e impone l ' annegamento del finito nell ' infinito e dell ' uomo in Dio : nella parte ecclesiastica , si fa romano , ed appropriandosi quale retaggio le tendenze universali e le tradizioni eclettiche dell ' impero trasforma a sua foggia il paganesimo sensuale delle genti latine e il paganesimo naturale delle germaniche per servirsi dell ' uno contro l ' altro e vicendevolmente modificarli . Tra spirito e materia , tra anima e corpo , tra cielo e terra non v ' è mezzo : lo spirito l ' anima il cielo è Gesù ; la materia il corpo la terra , Satana . La natura il mondo la società è Satana ; il vuoto il deserto la solitudine , Gesù . Felicità , dignità , libertà , è Satana ; servitù , mortificazione , dolore , Gesù . E questo Gesù è soave tanto da scendere co ' l perdono e con l ' amore fin tra i dannati ; ma a patto che prima sia l ' inferno nell ' universo . Questa l ' idea della perfezione cristiana , la cui più alta astrazione non manifestasi già nei martiri e nei controversisti , nei quali il fervor della lotta manteneva ancora l ' agitazione del sangue ; ma il suo fior più puro , le cui acute fragranze inebrian di morte , è l ' asceticismo monastico . La stoltezza della croce , l ' obbrobrio del mondo , la sete del dissolvimento , la rinnegazione della vita , questo è la legge e la filosofia : i Santi Padri del deserto sono la storia eroica plutarchiana . Nei funerali pagani le fiamme de ' roghi accompagnavano splendidamente l ' ultimo addio dell ' anima al corpo , e le belle urne cinerarie o negli atrii delle case e nelle vie popolose rammemoravano le virtù civili degli estinti o commovevano pietosamente gli affetti dei vivi : i miasmi della putrefazione nel santuario cristiano ammoniscono di continuo l ' uomo della viltà sua , e gl ' ispirano a un tempo il disgusto dell ' essere e l ' orrore del nonessere . Tutto rappresenta la morte ; e il dio crocefisso e gli ossami e gli scheletri esposti alla venerazione su gli altari han preso il luogo di Apollo e Diana , che lanciavansi , giovenili forme divine , dal marmo pario negli spazi della vita . E pure , no ' l negherò già io , quelle idee e quelle rappresentazioni furono storicamente necessarie ad abbattere pur una volta la sozza materialità dell ' impero e ad atterrire i Trimalcioni dell ' aristocrazia romana , tiranni godenti del mondo ; furono necessarie a contenere la materialità selvaggia de ' barbari , a infrenare la forza cieca e orgogliosa dei discendenti di Attila di Genserico di Clodoveo : con tanta carne e tanto sangue un po ' d ' astinenza ci voleva . E Gesù consolò molte anime d ' oppressi , asciugò molte lacrime di schiavi : nella servitù generale la chiesa del figliuol del legnaiuolo era pur sempre il ricovero della libertà e dell ' eguaglianza . Ma con idee e con rappresentazioni sì fatte non vi può essere arte umana ; anzi non vi può essere arte del tutto : non è ella in vero anche l ' arte vanità terrena , distrazione dell ' anima , peccato ? L ' anima cristiana può bene dinanzi a ' suoi fantasmi prorompere in un grido di terrore , di pietà , di adorazione ; può co ' suoi fantasmi profondarsi in sé stessa e sublimarsi negli spazi dell ' infinito ; può col pensiero sfrenato dalla solitudine nel vuoto rigirarsi sopra sé quasi con tanti molinelli fino alla vertigine : ecco il cantico , la visione , la meditazione ; ecco la Dies irae di Tommaso da Celano , lo Stabat mater di Jacopo da Todi , il Pange lingua di Tommaso d ' Aquino , le tre più grandi odi cristiane ; ecco la Imitazione di Cristo , il più sublime libro religioso del medio evo e un de ' più dannosi libri del mondo ; ecco le mille visioni stupende e stupide . Ma tutto questo è arte ? No . Tanto è vero , che , se i critici e i retori del rinascimento han disdegnato coteste scritture come monumenti letterari , i dogmatici e i fedeli si scandalizzano quando i critici e gli estetici odierni le discutono e le trattano come monumenti letterari . Tra l ' aspirazione cristiana e l ' arte v ' è odio . Tuttavia quelle idee e quelle rappresentazioni , né pur questo io negherò , non furono senza utili effetti su l ' arte moderna . Sembra , per esempio , che quel senso profondo della così detta letteratura interiore , da Dante e dal Petrarca al Rousseau e allo Chateaubriand e a ' più recenti , siasi per grandissima parte educato nel raccoglimento cui il cristianesimo avvezzò le anime , nell ' analisi della lotta de ' due Adami entro l ' uomo , tanto paventata ed esecrata , ma pur riconosciuta e studiata dagli osservatori cristiani . Non che il sentimento del mondo interno mancasse agli antichi ; ma per essi avea sempre del naturale , del materiato , carne e colore . La poesia intima cristiana invece sente l ' estenuamento e ha dell ' infermo : ricorda il febbricitante che si tócca il polso e guardasi l ' unghie , e l ' etico che si mira allo specchio e si palpa le braccia smunte e si tenta il petto . Sarà la malattia della conchiglia che produce la perla , ma è malattia . Questo , l ' ascetismo puro : veniamo ora al principio ecclesiastico misto . Perocché durar sempre così non potevasi : e la chiesa fattasi , dopo la distruzione dell ' antico impero , romana ella , pur serbando fede teoricamente al suo ideale , riconobbe quel non so che di pagano , che , a confessione di Agostino , è pur sempre insito nell ' uomo ; e seppe giovarsene . Così , passati i primi furori , santificò il colosseo piantandovi la croce ; raccolse nel panteon le ossa dei martiri ; dedicò a Maria i tempii di Vesta ; dei numi agresti e dei semòni delle campagne italiche , che si ostinavano a rimanere in vita , fe ' santi ; di quelli delle selve germaniche , demoni e mostri ; e così contentando l ' un popolo e l ' altro preparò materia al lavoro fantastico . Ancora : anatemizzò i mimi su le piazze , ma gli ribenedisse nei vestiboli delle chiese e gli accolse a mezzo la celebrazione della messa ; proscrisse i poeti gentili , ma vestì delle loro spoglie i suoi santi . Quasi allo stesso modo si comportò con la scienza . Distruggere tutta la civiltà passata non era né possibile né utile : onde cominciò dal cercare un accordo tra la filosofia pagana e i suoi dogmi , traviando in principio nelle scuole alessandrine : sopravvenute poi l ' età grosse della barbarie , come avea imposto il nome di Maria al tempio e al culto di Vesta , così indossò alla scienza la tonaca della teologia : indi all ' ombra dei chiostri , con lento processo , nel quale alla larghezza dei primi filosofi preferì l ' angusto metodo dei compilatori del decadimento e dei commentatori , ella pervenne a cristallizzare il sistema aristotelico nella scolastica . Quanto alle forme , avversata in principio la chiesa dall ' aristocrazia politica e letteraria di Roma e ogni forza riconoscendo dalla plebe , il suo processo , anche in letteratura , cominciò popolare . Dello scadere la lingua e letteratura romana non fu la chiesa cagione primissima , ma certo vi conferì potentemente aiutando co ' suoi scrittori lo scompaginarsi della sintesi grammaticale e della metrica , nobilitando nelle predicazioni e ne ' libri il sermone rustico e la locuzione volgare e il ritmo negl ' inni . Per tanto ella fu da prima instrumento efficacissimo alla formazione delle lingue e letterature nuove , alle quali partecipò dell ' ispirazione e dell ' afflato orientale : ma , come ogni forza , giunta che sia a condizione di potenza , diviene di natura sua conservatrice , così la chiesa , dinanzi ai barbari e anche dinanzi al prorompere d ' un ' altra forza , la popolare , nella manifestazione delle lingue nuove , si atteggiò a conservatrice , e gelosa , della lingua latina : con che , tenendo ella dello stile viziato dei tempi del decadimento romano , fu cagione principalissima di quel fare concettoso , artifizioso , scolastico , di quella servilità precoce , che regna nell ' opera letteraria del medio evo . Del resto , conservando la lingua latina e spingendola anche oltre il termine delle antiche colonie romane , facendone per questa guisa il veicolo onde tutte le tradizioni e le cognizioni dell ' Europa s ' incontrarono e mescolarono tra loro , la chiesa compieva un alto officio : succedendo nell ' opera dell ' unificazione civile all ' antico impero , ella manteneva a suo modo la romanità dell ' occidente ; romanità , glorioso vocabolo , trovato da uno de ' suoi , da Tertulliano . Ma ciò tutto in fondo è poco artistico , bisogna pur confessarlo . O sia che il tipo letterario ecclesiastico è troppo complesso e resulta d ' elementi troppo eterogenei , o sia che esso il cristianesimo puro è troppo fuor della natura , cotesta religione non ha inspirato che la lirica e la meditazione : un ' epopea evangelica , un dramma cristiano , per intiero , non è mai riuscito . Ma parzialmente il principio religioso penetrò tutte quasi le forme artistiche : ma nel medio evo la chiesa cristiana , conservatrice unica d ' una gran lingua , d ' una letteratura e d ' una scienza , si mescolò a tutto ; a tutto attaccò quella febbre , quel mal essere , quella nervosa tensione di idee ascetiche e incivili ed egoistiche , che han fatto del mondo , del sano e luminoso mondo dei Greci , un ospitale , dalla cui mefite non riesce né pure oggi a noi di trarci fuora , o ce ne leviamo indolenziti . O come avrebber potuto trarsene gli uomini del medio evo ? Perocché dove non è la chiesa nel medio evo ? Ella restituisce l ' impero , o lo combatte ; ella benedice la cavalleria , o la scomunica ; ella favoreggia i comuni , o gl ' invade ; ella canonizza i dotti , o gli brucia . Tanto meno poteva a questo predominio sottrarsi la letteratura in Italia ; ove la chiesa aveva accettato e nobilitato la sensualità pagana ; ove , mescolando i suoi spiriti invasori e ambiziosi negli odii nazionali contro lo straniero ed i nobili , erasi insinuata in tutte quasi le nuove instituzioni ; ove asseriva a sé il vanto della conservata civiltà antica . IV . Di faccia alla chiesa sorge la barbarie , o , diciam meglio , la società di conquista , rappresentata nella civiltà e nella letteratura cavalleresca . Ma dell ' elemento cavalleresco , per quanto diversamente si modificasse nelle sue molteplici congiunzioni al genio paesano , non dubitiamo asserire che fu straniero fra noi e importato . È esso l ' espressione artistica di quella generazione che le conquiste longobarde franche sassoni alemanne lasciarono su ' l nostro suolo , di quella generazione che , per le origini sue germaniche tenendo all ' individualismo , si ordinò nella feudalità , fiorì vigorosa da Carlomagno al Barbarossa , e prima ribellante si legò poi per la maggior parte agl ' imperatori nelle guerre d ' investitura e contro i comuni , sin che vinta da questi si assembrò entro un cerchio di mura coi vincitori , durando tuttavia la primitiva e necessaria discordia nelle parti e nei nomi di ghibellini o di grandi , di guelfi o di popolo . Ella ebbe le ispirazioni e le forme dell ' arte fuori d ' Italia : di qual maniera , vediamo . Fermatisi gl ' invasori con obblighi da prima reciproci su le terre conquistate , da poi col mutar delle signorie e col mancar d ' una supremazia legislativa certa raggiunsero quella indipendenza individuale , che è un istinto speciale delle razze germaniche . Ne vennero quelle forze personali dominanti la scomposta società del medio evo , rappresentate nei tipi dell ' epopea romanzesca ; la quale , vero mito della società feudale , ha tanti protagonisti quanti attori , tanti episodi quanti i fatti dei singoli eroi . Allora accadde che la società barbarica si scompose in mille piccole unità ; e un sol diritto parea presso ad emergere dall ' anarchia europea , quel della forza . La chiesa accorse al riparo tentando di collegare e disciplinare sotto un vincolo religioso tanta baldanza di personalità vigorose . A tutelare la società dalla forza brutale con la forza disciplinata ne risultò la cavalleria : della quale non può negarsi essere stati ecclesiastici i cominciamenti , chi pensi alle forme religiose che ne consacravano i diversi gradi e al mito del sangraal , che altro non è se non simbolo dell ' eucaristia . Cotesti uomini , o raccolti nella vita dei castelli solitari o agitati nei contrasti di quella cupa lor società , nutriron forti gli affetti , il culto delle tradizioni della famiglia e dell ' ordine loro , il sentimento dell ' onore , l ' amore dagl ' instituti germanici e dalle dottrine cristiane fatto più severo e ideale . Ma i sentimenti , per forti che siano , hanno , a tradursi nell ' arte , bisogno d ' un attrito col mondo esteriore ; e i baroni , sol quando riuniti su ' l campo delle crociate , trovarono al principio cavalleresco la forma estetica . Allora le tradizioni delle varie genti si fermarono in un ' epopea nuova ; e la chiesa , che prima le aveva riprovate e tentato distruggerle nella forma dei canti nazionali , le consacrò col suggello della religione ; e religione , amore , onore , individuità , avventure informarono quelle mille epopee che non hanno né oggetto né termine . Il sentimento delle nuove razze del medio evo , così intenso per lo innanzi nella solitudine , evaporò a poco a poco in una folla di parvenze bizzarre , che si accavallavano le une alle altre tumultuando e sfumavano a un tratto . Termini di tempi , di luoghi , di genti scomparvero ; e una metafora originava gli eroi e le geste . Ora tutto ciò non potea convenire con gli spiriti romanamente pratici e sociali del popolo italiano : di più l ' ordine feudale da cui moveva e a cui ritornava la poesia cavalleresca , rimanendo tra noi senza un centro monarchico nazionale , fu ben presto sopraffatto dall ' elemento indigeno e cittadino con cui per gran parte si fuse : il perché non ebbe mai l ' Italia né cavalleria vera né vera poesia cavalleresca , della quale attinse le materie e le forme al di fuori , per trasmutarle e rimaneggiarle . V . Il principio ecclesiastico dunque era comune a tutta la cristianità , comune a tutta la feudalità europea il principio cavalleresco ; né abbiamo ancora trovato un che di speciale all ' Italia . In fatti , fino a un certo punto dei nostri annali , del solo elemento straniero e della razza dominatrice è l ' istoria ; e che osi affrontarla con ardimento che talvolta veste sembianze di opposizione nazionale e democratica non v ' è che il chiericato . Ma intanto , all ' ombra della chiesa , un terzo elemento dalle gilde commerciali e dalle maestranze delle arti avanzava a poco a poco alla massa alla credenza al comune , e nelle contese tra pontefici e imperatori sorse , terzo e più vero potere , fin allora sconosciuto ed oppresso ; ma con lui e per lui stava il diritto e la forza e l ' avvenire ; e chiamavasi , con nome nella storia d ' Italia eternamente memorando , il popolo . Quel popolo , che altrove rimaso terzo stato aiutò i monarchi a snervare ed abbattere il clero e la nobiltà , qui all ' ardita opera procede primo e solo . E , come egli era in effetto il risvegliato elemento romano , così l ' opera sua di civiltà è essenzialmente pratica , e il movimento ideale è di restaurazione e continuazione delle tradizioni antiche . Né queste son fantasie indettate da un postumo classicismo . Interrogate le vecchie cronache delle nostre città ; e udite come tutte amino fidare le loro origini alla protezione del gran nome di Roma , quali germogli novelli sotto la materna ombra dell ' albero antico . Udite , nella canzone delle scólte modenesi che guardano la città dagli Unni , la ricordanza del vegliare di Ettore sopra Troia : udite il favoleggiare delle donne fiorentine su Fiesole e Roma , e i nomi di Catilina e di Cesare innestati alle origini della città guelfa : udite il rapsodo latino della vittoria pisana su i saracini affermare ch ' ei rinnova la memoria degli antichi romani e della guerra cartaginese . Vedete Firenze serbare con gelosa cura il tronco del suo Marte , opporsi Milano che non si abbatta il suo Ercole , Padova mostrar la tomba di Antenore , Mantova stampar nel conio delle monete l ' imagine di Virgilio e cantarne il nome nei sacri ufficii , i pescatori di Messina rinnovare a ogni anno la processione di Saturno e di Rea . Volevasi dimenticare la barbarie impiantatasi su le rovine italiche : in certi giorni , a certe rimembranze , torcevasi quasi la faccia dalla croce di Cristo per salutare ancora una volta gl ' iddii dell ' Italia vittoriosa : il paganesimo perdurava . Della qual devozione alle tradizioni antiche , come , per ciò che spetta a reggimento , fu insigne testimone nel secolo duodecimo Arnaldo , così fu nelle lettere il grammatico Vilgardo , che teneva scuola a Ravenna , nel secolo undecimo . Il quale di tanto amore s ' era preso pei solenni scrittori dell ' antichità , che insegnava doversi a tutti i loro dettati ed in tutto prestare credenza , ed altre cose molte contrarie alla fede ; e credea vedere nella notte le ombre gloriose di Virgilio di Orazio e di Giovenale , che , ringraziatolo del culto onde in secolo infelice ei proseguiva le sacre e diredate lettere , gli promettevano di metterlo a parte della lor gloria . Delirii innocenti dell ' infelice grammatico , se il chiericato desto sempre contro le lettere profane , che gli erano sospette quando non coltivate da lui , non avesse sentenziato le ombre degli antichi poeti esser demonii , lui eretico e condannabile , perocché troppi , aggiungea notabilmente la sentenza , erano in Italia gl ' ingegni macchiati dalla stessa labe . Se non che , questa forza vitale che fermentò lunghi secoli occulta ne ' residui dell ' antica Italia , che fu come il glutine della nuova Italia , che per ciò può dirittamente considerarsi come l ' elemento nazionale , non è del resto un proprio e puro elemento . Ma è anzi una forza complessa , che si spiega per due maniere di azione in effetti , se non opposti , diversi . Per una parte , in quanto ella mira alla ristorazione alla conservazione alla unità nelle forme delle instituzioni e dell ' arte , in quanto ella torna a un ideale di nazione di letteratura di stile , il suo elemento è romano , e l ' azione sua è dotta e aulica : per un ' altra parte , in quanto ella tende al rinnovamento e alla varietà , e si produce nelle mille forme dialettali rapsodiche tradizionali della regione e del comune , il suo elemento è l ' italico della guerra sociale , e l ' azione sua è popolare o plebea . VI . Ora la storia di queste tre varie o forze o elementi , l ' ecclesiastico , il cavalleresco , il nazionale , e dell ' accordo e della discordia tra il misto elemento ecclesiastico e l ' elemento nazionale complesso i quali a diversi fini incontraronsi in un ' azione medesima , e dell ' opera loro di modificazione su l ' elemento cavalleresco il quale in Italia fu soltanto e sempre soggetto e materia , e dell ' ultimo e final dissidio , dopo un momento di armonia , tra que ’ due primi elementi , e della scissione dell ' elemento nazionale vittorioso ne ' suoi due principii , il romano e l ' italico , il dotto e il popolare , e dell ' ultima armonia di essi due principii signoreggianti oramai nell ' ideal della forma tutta la materia soggetta del medio evo ; questa storia , dico , è la storia della letteratura italiana . Da Arnaldo al Savonarola , da Francesco d ' Assisi a Filippo Neri , da ' due Landolfi e da Falcando al Machiavelli e al Guicciardini , dalla traduzione della Tavola rotonda e dal Febusso e Breusso all ' Ariosto , da Dante o meglio da Giacomino di Verona al Tasso , dal Novellino al Bandello e al Giraldi , da Folgore di San Gemignano al Berni , da Albertano al Castiglione , da Lorenzo veronese e da Arrigo settimellese al Fracastoro al Vida al Flaminio , da Nicolò pisano e da Cimabue a Michelangelo e a Tiziano , è perennità , è continuità , è processo e progresso di svolgimento e di moto . DISCORSO SECONDO Dei quattro periodi di contrasto e di formazione : periodo latino , lombardo , siculo , bolognese . Quando , come , tra quali circostanze e su quali soggetti cominci l ' opera della letteratura nazionale . I . Quando contro la potenza di Federico II , che dal mezzogiorno riallargavasi ingrossando verso il settentrione solo a tempo abbandonato dal padre suo , si stringeva la seconda lega delle città lombarde , Tirteo della libera gesta fu Pier della Caravana , piemontese . Egli cantava : « Ecco il nostro imperadore che raccoglie gran gente . Lombardi , guardatevi bene , che non siate ridotti peggio che schiavi comprati , se non durate fermi .... Sovvengavi dei valenti baroni di Puglia , i quali nelle loro case non hanno oramai che dolore : guardate non avvenga altrettanto di voi . Non vogliate amare la gente di Lamagna , non vi piaccia usare la sua compagnia : lungi , lungi da voi questi cani arrabbiati . Dio salvi Lombardia , Bologna e Milano e loro consorti , e Brescia e ' l mantovano , e i buoni marchigiani , sì che niuno di loro sia servo » . Così il nobile Piemonte dava all ' Italia il primo poeta di libertà . Ma egli poetava in provenzale : oh perché non suonò nella lingua della patria la fierezza di quei sensi , l ' ardenza di quei versi , e il martellar feroce del ritornello finale , Lombart , beus gardaz , Qe ja non siaz Pejer qe compraz , Si ferm non estaz ! E già prima , circa il 1195 , quando Lombardia erasi anche levata contro Arrigo VI , all ' espressione dell ' odio popolare contro il tedesco avea dato violenti forme in provenzale Pier Vidal . All ' incontro , la vittoria parmense del 1248 che dette il colpo mortale a Federico II , quando il plebeo Gambacorta predò la corona imperiale mostruosa di ricchezza e di peso , fu cantata in latino : in latino l ' epinicio guelfo annunziava alle città confederate di Milano , di Bologna , di Venezia , d ' Ancona , che « il Signore levossi a tutela della nostra libertà e già apparve alla città sua di Parma » . Ora questo fatto delle battaglie nazionali d ' un popolo nuovo cantate in lingua straniera o antica a troppi altri consimili fatti succede , sì che non se ne vogliano sottilmente ricercare e discorrere le ragioni . Con che ci verrà fatto di rinvenire il perché s ' indugiasse di tanto il volgare italiano a manifestarsi nell ' opera letteraria , e di segnare i termini de ' periodi che a quella manifestazione furono innanzi e le ragioni varie dei fenomeni che vi si svolser per entro . II . Della vitalità tra noi del latino dobbiamo certo in gran parte riferir la cagione al principio religioso , il quale rappresentando allora una specie di gerarchica civiltà avea consacrato l ' idioma dell ' antico impero come lingua cattolica sì della chiesa sì della scienza d ' occidente . E ciò poté più efficacemente volere e più largamente conseguire in Italia , dove la chiesa era in questo suo intendimento aiutata dallo stesso principio popolare . Il quale e nella scuola conservava la tradizione classica , e con le leggi e con le forme del reggimento mirava tuttavia a Roma ; la cui grande imagine stié sempre dinanzi agli occhi degl ' italiani , gli confortò schiavi , gli inanimò ribelli , liberi gl ' illustrò della sua gloria radiante di tra le ruine , come la fiammella della lampade mortuaria la quale raccontasi si serbasse viva a traverso i secoli nella tomba della fanciulla romana figliuola del grande oratore . Anche per gli altri popoli d ' occidente era il latino la lingua officiale della chiesa e della scuola , dell ' impero e delle leggi : ma fuor di chiesa e del chiostro , al di qua dei cancelli della corte di giustizia , essi sbrigliavano il volo delle fantasie e l ' impeto degli affetti nei volgari nuovi . Per gl ' italiani il latino era la lingua dei padri loro , con la quale avevano imperato al mondo ; la intendevano e la parlavano più comunemente ; la reputavano sola degna a cui commettere i pensamenti dei savi , le gesta delle città , il lavorìo dell ' arte ; speravano per avventura di restituirle l ' antico uso di dignità . Per ciò , mentre gli altri popoli cominciarono ben presto a intessere il racconto epico o a svolgere il sentimento lirico nei nuovi idiomi , i nostri l ' una cosa e l ' altra fecero latinamente . Ebbero anch ' essi le loro leggende su le barbariche signorie , su le dinastie che li opprimevano ; ma gli avanzi informi d ' una leggenda italica primitiva di Valtario d ' Aquitania e di Carlo Magno e Adelchi giacciono trasfigurati nella cronaca del monastero della Novalesa . Tentarono di raccogliere le fila dei miti antichi ondeggianti ancora per l ' aere di primavera nei crepuscoli tinti in rosa dagli ultimi raggi del sole su le vette favolose dei colli etruschi e latini ; ma dei canti misteriosi , che le ninfe o le fate lasciavan sentire dagli spechi di Fiesole di Chiusi di Volterra , un ' eco a pena è ripercossa nel Ninfale fiesolano e nell ' Ameto del Boccaccio e nel Novelliere di Domenico da Prato . Di quel che le donne fiorentine nelle veglie severe favoleggiavano « de ' troiani , di Fiesole e di Roma » , una traccia rimane , leggera e interrotta , nelle croniche del Malespini e del Villani ; si leggono nelle croniche del Cobelli le vicende dei discendenti da ' fondatori romani di Forlì mescolate alle gesta dei signori nuovi goti e longobardi : ma il Malespini attesta di aver còlto il leggiadro racconto da certe antiche scritture ch ' ei vide in casa d ' un gentiluomo vecchio romano , e il Cobelli da altri libri pur latini d ' un cronicatore antico di Ravenna ; Roma e Ravenna , le due città classiche ed imperiali . E da croniche latine antiche delle due città romane d ' Aquileia e Concordia provenne il poema di Attila e de ' suoi italici antagonisti Giano e Foresto , romanzato poi nel secolo decimoquarto in versi francesi dal bolognese Nicolò Càsola e nel secolo decimoquinto in prosa popolare veneziana e nel decimosesto in elegante prosa italiana da Gian Maria Barbieri e da altri in ottave : documento non unico di tutte le trasformazioni per cui passò la materia primitiva della nazional letteratura nei primi quattro secoli originali . Cotesti libri latini del resto , che certamente esisterono e che potevano dimostrarci l ' azione prossima esercitata dalle tradizioni della patria antichità su le fantasie degl ' italiani del medio evo e darne a divedere l ' opera loro di rifusione dell ' ideale antico col nuovo soprannaturale e con la storia di tutti i giorni ; cotesti libri , dico , dopo il fiorir vigoroso della letteratura nazionale e il rifiorire del classicismo , andarono spregiati e perduti . A ogni modo ; e i vestigi sparsi che avanzano di così fatte leggende paesane nelle croniche latine e volgari fino al secolo decimoquinto ; e i lineamenti che un po ' svaniti o ver caricati pur emergono di quei miti nelle imitazioni letterarie , nelle rapsodie e nelle fiorite dello stesso tempo ; e i pochi canti lirici latini che sopravvivono interi , ultimo de ' quali l ' epinicio parmense pur ora ricordato ; tutto ciò dà fede d ' un periodo fossile , per così dire , e preistorico della letteratura nazionale : periodo che da ' Carolingi , se non da innanzi , estendesi a mezzo il secolo decimoterzo , e nel quale il principio popolare ebbe in lingua latina una letteratura sua , ma che pur sentì l ' influsso degli altri due principii , l ' ecclesiastico e il cavalleresco . E cotesta letteratura fu certamente il substrato della posteriore in lingua volgare . Così nulla va perduto nel mondo : non l ' orma de ' misteriosi augelli primitivi su l ' arena di tanti secoli che s ' è fatta pietra , e né pure , quel ch ' è più mirabile , lo sfiorar dell ' ala della fantasia umana su le brume del passato sfumanti in vetta alla montagna dei secoli . Ma l ' uomo non bada . III . Se non che , quando il settentrione della penisola diventò primo campo alle battaglie del risvegliato elemento romano , o perché il movimento letterario della nuova lingua non si accompagnò alla vitale contesa dei comuni lombardi coll ' impero e alla vittoria che la coronò ? Perché non si manifestò egli da prima nella valle del Po e dell ' Adige , tutta ancora fremente dell ' ardore della riscossa ? perché , in quella vece , i monumenti letterari di cotesta gloriosa regione in cotesta età gloriosissima sono eglino , tutti da prima , e quasi tutti anche di poi , in lingua provenzale ? Probabilmente anche tra noi il primo impulso a una poesia artifiziosa in lingua nuova mosse dal principio cavalleresco , che aggiunse il sommo dell ' esser suo prima che fosse maturo il nazionale . Ora il principio cavalleresco si manifestò colle imitazioni delle corti di Provenza e colla importazione della poesia provenzale in Lombardia , o più largamente nella Italia superiore , da mezzo l ' imperare del Barbarossa a tutto il regno di Federico II . Perocché i trovadori provenzali , gente di corte attratta dal barbaglio dell ' acciaio e dell ' oro , cominciarono a passare in Italia all ' occasione delle varie calate del Barbarossa , e , seguitando il campo o la corte di lui e alle varie corti feudali accogliendosi che allora in Italia fiorivano , vi portarono colle più belle costumanze e co ' più fini riti di cavalleria tutto il corpo della poesia loro , la lirica meglio loro propria e i romanzi che per lo più imitarono dalla Francia settentrionale . A questa prima immigrazione una più stabile ne seguitò nei primi trent ' anni del secolo decimoterzo , massimamente quando la spada di Simone di Montfort ebbe reciso nel proprio terreno quel lieto e gentil fiore della coltura occitanica . Allora i trovadori , e altri che della gaia scienza si facevano un mestiero per vivere , ripararono in Italia , quando a punto la potenza ghibellina e con essa il principio cavalleresco pareva raffermarsi tra noi mediante il naturalizzarsi dell ' impero con Federico II . A questo tempo la imitazione delle cortesie e delle fantasie cavalleresche risplende nelle feste , nelle costumanze , nei nomi ; e non fu solamente dei signori e feudatarii , ma e dei cittadini de ' nuovi comuni che pure in ciò vollero venire in gara con quelli . Ne seguì la coltura anche tra noi della gaia scienza , la quale aveva raggiunto la perfezione artistica nella poesia provenzale . Ma questa poesia era tale un sistema artificioso d ' idee complicate e riflesse , di sentimenti squisiti e affettati , di convenute sottigliezze e di forme consacrate e immutabili , che ricercava una lingua , se non doviziosa , raffinatissima e nata insieme con i concetti tutti speciali a cui doveva adattarsi . Ora i dialetti dell ' Italia superiore , ispidi di per sé né politi dall ' uso o al più adoperati in un ' arte di popolo semplicissima e primordiale , erano tutt ' altro che acconci a ricevere la studiatissima forma trovadorica e a rendere le sottigliezze dell ' amore cavalleresco . Il perché parve ai nostri più agevol cosa l ' usare a ciò la lingua stessa provenzale , che del resto era anche la lingua di moda , come più tardi fu la francese , del più bel fiore della cavalleria europea . Così pigliando le mosse da Nizza e giù per la riviera toccando Genova e spingendoci alle foci della Magra , risalendo poi Monferrato sino a Torino , sostando oltre Po a Pavia e a Milano e su ' l Mincio a Mantova , montando per il Friuli e discendendo a Venezia e ripassando in fine il Po da Ferrara a Bologna , in poco più di mezzo secolo , da Alberto Malaspina marchese di Lunigiana che rimava circa il 1204 fino a mastro Ferrari che visse alla corte di Azzo VII estense , possiamo contare un venticinque italiani i quali cantarono in provenzale : due soli , tra essi , toscani ; feudatarii quasi tutti , e , salvo pochissimi , di parte imperiale , od uomini di corte . E tutt ' insieme questi rimatori , provenzali nativi e italiani che provenzalmente componevano , agitarono la vita e le passioni entro la valle del Po nelle guerre de ' comuni con l ' impero o de ' comuni co ' grandi feudatarii o de ' feudatarii tra loro , constituendo un secondo periodo letterario , il periodo lombardo , che s ' incastra in parte nel primo periodo latino e precede in parte e in parte accompagna lo svolgimento del volgare italiano . Certo , in niuna altra regione d ' Italia fiorì la coltura cavalleresca meglio che in Lombardia e nella Marca trivigiana , ma fu coltura straniera ; tanto che , mentre in Lombardia poetavasi in provenzale , alle corti del Friuli si parlava francese , e francese si scrisse anche più tardi in Venezia e in Bologna da ' poeti cortigiani della cavalleresca casa d ' Este . Onde ciò ? Troppo era per avventura mista di sangui diversi la generazione lombarda , e troppo il sangue predominante era affine al celtico d ' oltr ' alpe , onde quella nuova letteratura procedeva . Che se cotesta mescolanza di sangui fu e allora e di poi argomento di vigore e cagione di lunga vitalità a quel forte popolo , le impedì anche di dare su quel súbito la propria impronta all ' opera artistica . O forse anche il principio cavalleresco era tra noi troppo debole , sì che potesse domare e fecondare un dialetto ancor vergine . Su ' l finire del periodo , circa il 1250 , l ' ombra di un nuovo idioma italiano sembrò voler sorgere nelle parti settentrionali d ' Italia e distinguersi dall ' italiano del centro , parve prossima a farsi un ' idealizzazione letteraria de ' dialetti circumpadani ; e tentativi di poesia religiosa ci furono nelle cantilene di fra ' Giacomino da Verona e nelle altre d ' ignoti , di poesia borghese in quelle di fra ' Bonvicino da Riva , e , un po ' più dopo , d ' imitazione delle rapsodie francesi nel Renardo . Ma era troppo tardi , rispetto alle condizioni politiche della Italia settentrionale ; e quei dialetti troppo riuscivano all ' opera poveri e rozzi , e troppo erano anche sottomesse le menti agl ' influssi d ' oltr ' alpe , sì che la nazione se ne potesse giovare . Da altri anni adunque e da altri paesi dové l ' Italia aspettarsi i primi e vigorosi esperimenti d ' una propria letteratura in lingua sua . IV . Del resto , che del mancato svolgimento d ' una letteratura nazionale in Lombardia non debba recarsi la cagione a solo il dialetto , ma sì più tosto al principio cavalleresco che informò quel periodo , anche da questo apparisce : quasi allo stesso tempo che in Lombardia , al mezzogiorno , secondo centro d ' attrazione alla vita nuova d ' Italia , si può determinare un terzo periodo letterario , che pur s ' incastra per il tempo nel periodo lombardo , ed è il siculo ; e questo in un dialetto che fu veramente idealizzato a idioma letterario , o che almeno molto influì e contribuì nella lingua letteraria , tanto che da Dante e dal Petrarca si dà a ' siciliani l ' onor del primato di tempo , che par difficile contrastare , nella volgar poesia : e tuttavia anche il periodo siculo è nazionale solo nelle forme esterne , e non in tutte . E pure se il principio cavalleresco avesse mai potuto esser cagione efficace da per sé solo di propria e nazionale letteratura , qual migliore occasione , qual miglior tempo , qual miglior luogo di quello ! L ' ideale cavalleresco , che oltre alpe cominciava già a illanguidire , pareva allora raccogliere i raggi più puri intorno al biondo capo del giovine imperador di Soavia : con lui era da principio la chiesa , ed egli conducea le crociate ; e quando la chiesa l ' abbandonò , gli vennero fedeli a ' due lati la scienza e la forza : ricco e bello ed ameno il paese , se altro mai , e lungo i fiorenti e odorati seni del Ionio sonante ancora delle sacre armonie della musa greca : molle , colorito , profondamente soave l ' accento su le rosee labbra delle donne di Sicilia ; potente e altamente intonato su la bocca della viril gioventù . Con tutto ciò quella misera poesia siciliana e pugliese fu tutt ' altro , ripetiamolo , che nazionale . Allor che il regno di Sicilia e Puglia passò per eredità negli svevi , spostatosi il centro della politica ghibellina , la coltura cavalleresca , aulica di sua natura e feudale non ostante qualche accenno in contrario , seguì dall ' alta Italia a Palermo , ove i normanni le avean preparato la stanza , la corte degli imperatori . Ma le contrade meridionali trasformano e fanno simili a sé così gli uomini come le piante : bisogna o morirvi o prender l ' abito del paese . A quel modo che gli svevi nel mezzogiorno divennero principi italiani , la poesia provenzale si fe ' siciliana . Ma , come sotto la simulazione italiana trasparisce più d ' una volta in Federico II la bestialità tedesca , così nella poesia siciliana , sol che guardiate oltre la prima pelle , vedrete scorrere , languido omai e scolorato , il sangue provenzale . Ragion vuole che si distinguano alcuni versi da cui spira fresco e odorato un alito di sensibile voluttà o da cui rompe alcun grido di passione degno d ' un popolo misto di sangue greco e di arabo , che si avverta ad alcuni echi dell ' idillio di Teocrito , ad alcune melodie che prenunziano il Mèli . E cotesta , qualunque siasi , è poesia che esce dall ' ordine delle ispirazioni e forme cavalleresche : son frammenti di un ' arte paesana e di popolo , anteriore alle imitazioni occitaniche : son faville di quella letteratura sensuale e ardente che si addimostrerà poi nelle novelle del Boccaccio , nelle ballate del Poliziano , nelle pastorali del Tasso e del Guarino . Ma quelle rime auliche , quelle rime della così detta academia fondata da Federico II , quelle rime oh che misera cosa son esse ! Né la miseria loro procede già dai difetti che son quasi necessari in arte nascente . Che anzi la pretensione v ' è troppa : v ' è arguzia , v ' è sforzo , v ' è erudizione accattata ; v ' è , innanzi alle academie propriamente dette , il colore academico : è il balbettare infantile della decrepitezza . E di fatti la poesia cavalleresca fu , dopo pochi anni di esistenza , ridotta al verde : lasciate pure che sotto il patrocinio di Manfredi la sua fiammolina si allarghi ancora tra i ghibellini di Toscana ; lasciate queste illusioni di vitalità alla povera moribonda . Ella trascinerà la sua poca vita fino al 1266 , poi cadrà anch ' ella su ' l campo di Benevento ; e il compianto che un trovator provenzale scioglierà su la morte del re tedesco nato in Italia sarà ad un tempo il canto di requie a una generazione di poeti defunti . Mentre i cavalieri angioini si spartivano co ' piedi i tesori di casa sveva , e un ribaldo dell ' esercito di Carlo gittava il corpo del re di Sicilia , del re dei poeti e delle belle , ignudo e sozzo di polvere e sangue , a traverso un asino , gridando pe ' l campo - - Chi compra Manfredi ? - - ; mentre de ' suoi baroni un solo , il prigioniere conte Giordano Lancia , osava riconoscere il suo re e lacrimando e piangendo abbracciarne il cadavere ; mentre niuno dei rimatori cortigiani di Sicilia e di Puglia aveva un accento di dolore per il nipote di tanti imperatori caduto con la sua casa e co ' l suo regno in battaglia ; un povero trovatore straniero , Americo di Peguilhan , si ricordò di lui , di lui che ne ' bei dì della gloria avrà a pena fatto un cenno di grazia al poeta . E - - Tutti gli onori , cantava , tutte le azioni gloriose furono guaste e messe in fondo il giorno che morte uccise colui che meglio le pregiava , il più piacente che nascesse mai di madre umana , il valente re Manfredi che fu capitano di valore e di ogni virtù . Ora l ' onore se ne va solo e piangendo , ché non è uomo né cosa che a sé lo chiami , non è conte né marchese né re che si faccia innanzi e lo inviti . Ora il disonore fa tutto ciò che mai volle fare . Per tutto il mondo e per tutt ' i mari voglio che vada questo mio sirventese , se potesse trovar uomo che gli sapesse dir nuove del re Artù e quando dee rivenire . - - Re Arturo , o poeta , dorme ben forte nelle grotte armoricane di sua sorella Morgana , e non torna più : i cavalieri e i trovatori della dolce Provenza giacciono per sempre schiacciati sotto le ruine dei loro castelli messi a fuoco dai gentiluomini francesi e dai frati spagnuoli : il re Manfredi non ode , sotto la « grave mora » degli Angioini , il tuo compianto . I re se ne vanno , o poeta , ma l ' onore rimane , e la poesia alla loro morte rinasce . La cavalleria è morta , ben veramente morta ; ma le succede il popolo . Firenze , ove e già nato Dante , ove stan per nascere il Petrarca e il Boccaccio , non ha per suo grido di guerra nome alcuno d ' imperatore o di re o di barone ; ella « in poca piazza fa mirabil cose » con due parole plebee , Popolo e Libertà . V . La poesia cavalleresca finisce dunque in Lombardia e in Sicilia senza eredi . Quelle piante esotiche menavano frutti , perché il favore principesco le annaffiava : tolto cotesto , appassiscono e in terreno non suo vengono meno . Ma in lor vece è ella fiorita per avventura la letteratura nazionale ? Dante nasce poco men d ' un anno prima che si combatta a Benevento . Intanto tra la vecchia poesia che rappresentava il principio caduto in Benevento e la poesia nuova che sgorgherà gloriosa dal petto di questo fanciullo intercede un momento d ' inerzia e incertezza . Col sormontare di parte guelfa conseguente a quella battaglia , spostato una terza volta il centro politico dell ' Italia , il primato civile che non poteva esser più ripreso dalle città lombarde rifinite omai di forze dalla difesa lunga contro l ' impero e già sottomesse a tiranni domestici o vicine ad essere , il primato civile , dico , passa alle città del mezzo , che se lo contendon tra loro fin che lo prende tutto Firenze . Allora quasi ognuna di quelle città e di quelle terre ebbe poeti e scrittori ; ma l ' arte non si levò súbito a nuove altezze . Tra due età che differiscono di spiriti e forme havvi sempre , chi sappia scorgerlo , un limite nel quale vengono a combaciarsi , trasmutandosi a grado a grado il vecchio nel nuovo . Ma degli autori che segnano nell ' età letterarie questo passaggio è destino esser poi sopraffatti dai successori , e obliati , quando non disprezzati ; se pure alcuno dei più grandi che mosse i primi passi sotto la loro scorta non gli salvi con un benigno riguardo di gratitudine . L ' oblio e lo spregio toccò per gran parte a Guittone d ' Arezzo , che pur s ' ingegnò primo di far passare la poesia dal principio cavalleresco al nazionale , dalle forme trovadoriche alle latine ; a Guittone , che aspirò a quella poesia politica concionatrice levata di poi sì alto dal Petrarca ; a Guittone , che diede il primo esempio della prosa dotta italiana . Lo sguardo benigno d ' un gran poeta toccò a Guido Guinicelli e alla scuola bolognese . Bologna , posta fra Lombardia e Toscana , raccolse in sé le tradizioni delle due più gloriose popolazioni italiane ; gloriosa la prima nel cominciare , gloriosa la seconda nel continuare il movimento nazionale . E non poteva non essere che l ' arte della parola , tócco a pena il suolo santificato dalla libertà , non ne attignesse forze nuove e altra vita . In Bologna , Guidotto , accomodando primo tra i nostri i precetti dell ' antica eloquenza alla lingua nuova , trovava modo , pur dedicando il suo libro a Manfredi re , trovava modo a designare l ' officio di parlator cittadino in comune libero . E nella canzone del Guinicelli la fredda affettazione dei siculi cede luogo all ' imaginoso sentimento lirico , la dovizia misera del ritmo provenzale all ' ondeggiamento armonioso e solenne della stanza italica , le forme convenute agl ' intelletti della scienza . Per amore del Guinicelli , riconosciuto novatore solenne fin da ' coetanei e salutato padre da Dante , a questo quarto periodo della nascente letteratura , che è periodo di passaggio e che si estese ad altre regioni dell ' Italia mediana , rimane e rimarrà l ' aggiunto di bolognese . Bologna , la madre degli studi , prima sentì l ' arte e prima all ' arte sposò la scienza , divinando gli spiriti e le forme della grande letteratura che era per venire . VI . Dalle prime croniche del mille , ove l ' elemento nazionale incomincia a dare indizio di vitalità , fino alla morte del Guinicelli avvenuta nel 1276 , è tutto dunque un contrasto fra i diversi elementi o principi che informar dovevano la letteratura novella . Come i quattro periodi letterari finora segnati s ' incrociano e incastrano l ' uno nell ' altro ; così i principii moventi s ' intrecciano ed avviluppano nell ' azion letteraria , e la materia soggetta si agita e si rimesce senza posarsi in una forma determinata . Nel periodo latino l ' elemento nazionale apparisce in potenza , ma sotto l ' azione prevalente del principio ecclesiastico e cavalleresco : nel periodo lombardo l ' elemento cavalleresco si mescola al nazionale , e questo per la parte sua più popolana al religioso : nel periodo siculo il principio cavalleresco informa un ' arte puramente feudale e di corte : il periodo bolognese in fine , serbando del contenuto e delle forme anteriori , discuopre gl ' intendimenti e i lineamenti primi di un ' arte nazionale e dotta . E quando in Italia sta per sorgere questa letteratura , nazionale ad un tempo ed europea ; quando cominciano ad apparire nella penisola i pensatori , gli scrittori , gli artisti , per i quali la patria nostra esercitò il glorioso officio di conciliatrice tra l ' antichità e l ' età di mezzo , tra l ' età di mezzo e la moderna ; quando si determina tra noi il proprio e vero rinascimento letterario , considerato come ideale ed artistica manifestazione del risvegliato e ritemperato elemento romano ; in quel tempo , dico , la nativa e legittima arte del medio evo va scadendo così nella feudale Germania come nella Francia cavalleresca . In Germania , il decadimento ha principio col finire della imperial casa sveva ; con quella stessa ruina che segnò un mutamento essenziale e un rinnovamento letterario per l ' Italia . Sotto gli Absburghi le grandi epopee intisichiscono , svaporano le sottili fantasie e i tenui sentimenti dei minnesingheri ; e invano Ulrico di Lichtenstein tenta di ravvivare con l ' esagerazione , come in simili casi suol farsi , la tradizione dell ' amore cavalleresco , ché Hadlaub di Zurigo volta in parodia i canti dei trovatori . Succede il poema didattico prosaico e pedantesco ; e la poesia piattamente borghese dei maestri artigiani tiene il campo per lunghi anni . Anche in Francia la gloriosa età letteraria del medio evo finisce press ' a poco in quel medesimo tempo , col regno di Luigi IX : nata con le crociate , quell ' arte non sopravvive al santo re che muore in potere degli infedeli . Suo fido vassallo e storico , il signor di Joinville , della partenza per oltremare scrive con la solita potente semplicità : « Io non volli rivolger mai gli occhi verso Joinville , perché il cuore non mi s ' intenerisse del bel castello che io lasciava e de ' miei due fanciulli » . Questo sentimento così umano di rincrescimento pe ' i beni terreni che si lasciano alle spalle , quando s ' ha dinanzi alla vista dell ' anima Terra Santa , è già ben lontano dal furor sacro che spingeva le turbe della prima crociata , guerrieri e vecchi , donne e fanciulli , a gridare : Dio lo vuole ! Il succhio di quella superba vegetazione di cento e cento epopee , la fede e l ' entusiasmo , s ' è dunque esaurito : anche qui è la volta dei poemi d ' imitazione , e , peggio , delle contraffazioni e delle parodie . Perocché con Filippo il bello , col re odiato da Dante , in Francia , nella terra dei cavalieri , comincia una letteratura borghese . Di tal mutamento la prova più parlante è nelle due parti , distinte così per l ' autore come per gli spiriti , del Romanzo della Rosa . Nella prima parte , composta sotto il regno di Luigi IX da Guglielmo di Lorris , spira l ' ultimo anelito dell ' amore cavalleresco : ella è una mummia che mostra i lineamenti disfatti dell ' Arte d ' amare di Ovidio , raffazzonata con gli stracci a più colori delle allegorie monacali , e suvvi tra le rappezzature qualche fiorellino vizzo dell ' arte trovadorica ; cammina in punta di piedi e barcollando su le sottigliezze della scolastica . La seconda parte , composta da Giovanni di Meung sotto Filippo il Bello , è un lungo , troppo lungo e troppo grossolano , scoppio di risa plebee contro tutto ciò che pochi anni innanzi era stato grande , gentile , ideale ; contro l ' amore e contro le donne , contro la cavalleria e contro la religione . Né basta . Così in Francia come in Germania la bella poesia della prima età del medio evo divenne ben presto antica , tanto antica , che , dimenticata per più secoli come cosa morta , ella fu solo a questi ultimi tempi dissotterrata dai dotti e rimessa su gli altari , nazionale reliquia . E non pur essa era morta , ma anche la lingua che le servì d ' instrumento . La Canzone di Rolando in Francia e i Nibelunghi in Germania , perché sieno intesi dai francesi e dai tedeschi d ' oggigiorno , convien tradurli nel francese e nel tedesco d ' oggigiorno . Quelle lingue , germanica e francese d ' allora , soggette a mutazioni continue , parevano non poter uscire dalla condizione tumultuosa di dialetti . E già in Alemagna il dialetto meridionale dei minnesingheri era succeduto a più altri più antichi , per cedere poi il luogo alla lingua di Lutero , che fu , solo fa ora a pena cent ' anni , classicamente fermata dal Klopstock e dal Goethe . In Francia alla lingua cavalleresca dei secoli decimosecondo e decimoterzo si frappose un ' anarchica invasione di dialetti , s ' impose il pedantismo dei dotti di Carlo V e VI , e su questo il grecismo e latinismo della pleiade in lotta coll ' imitazione italiana e con lo spirito gallese puro al tempo di Francesco I , e di poi la dittatura grammaticale del Malherbe sotto Enrico IV , e in fine il purismo academico del decimoquarto Luigi . Così cinque strati diversi di lingua s ' accumularono aggravando su la primitiva letteratura francese . Tutto al contrario in Italia . Qui la lingua nuova ascese tardi al ministero delle lettere : ma a pena si mostra , ed è già fermata , determinata : e con essa , le forme dell ' arte nazionale . Che cosa v ' è da aggiungere di essenziale , che cosa è stato mai aggiunto di veramente nuovo e bello e grande , che cosa d ' inevitabilmente necessario , all ' arte di Dante , del Petrarca , del Boccaccio ? O abbiam noi per avventura bisogno di tradurre , perché sia inteso dalla maggior parte della nazione , il canto di Ugolino ? Le letterature medievali di Francia e Germania , e come nazionali e come europee , furono per grandissima parte , lo abbiam detto più volte , la espressione di una civiltà di convenzione di un ordine privilegiato . Ora , quando su lo scorcio del secolo decimoterzo la grande unità cristiana s ' interruppe nell ' occidente , causa in parte il venir meno delle crociate e in parte l ' indebolimento dell ' impero ; quando le grandi guerre si ruppero tra francesi e fiamminghi , tra francesi e inglesi ; quando cominciarono in Germania le rivolte dei borghesi , e in Francia il sollevamento del terzo stato ; quelle letterature e divennero straniere l ' una all ' altra , e perdettero la continuità e il filo della tradizione , e furono sopraffatte dall ' elemento plebeo , che le ammaccò e infranse come il godendac dei fiamminghi fiaccò la cavalleria francese a Coltrai . Vero è che né in Germania né in Francia l ' elemento popolare era constituito politicamente o constituibile ; onde là la lotta sociale non fu che una delle conseguenze anarchiche dello sfacimento dell ' impero , e qua il terzo stato non fe ' che servire , credendosele collegato , alla monarchia , la quale , adoperato che l ' ebbe a recidere i nervi del feudalismo e del clero , pose d ' un sol cenno silenzio al canto fescennino , e ridusse l ' ilota all ' usata catena . Ma ad ogni modo , tra lo smembramento dell ' unità cristiana del medio evo su ' l finire del secolo decimoterzo e il ricostruirsi delle unità monarchiche nel decimosesto , una gran lacuna per l ' Europa ci fu : lacuna che è segnata dalle orme gravi della barbarie . In questo mezzo sta l ' Italia , che di tra la luce crepuscolare del medio evo ha ripreso la fiaccola della civiltà nelle tombe del passato , ne ha illuminato un gran tratto di cielo , e la distende benigna e incurante ad accendere le lampadi delle sorelle che la percuotono . Perocché in Italia il principio popolare era la forza dell ' elemento romano connaturato al terreno e ritemperatosi alla vita novella . Educato nelle tradizioni della civiltà antica , raffermatosi nell ' uso dei reggimenti e delle leggi , con gli attriti con le industrie co ' viaggi e i commerci s ' era fatto pratico di tutta l ' Europa . Scelse il tempo e il luogo opportuno , e poi guidato dal genio antico , e conscio dei nuovi fati , procedé grave , severo , all ' opera letteraria . Già lo dissi : l ' Italia avrà letteratura nuova e sua , quando il principio popolare , più veramente qui nazionale , potrà equilibrarsi o sormontare agli altri , l ' ecclesiastico e il cavalleresco . Ora siamo al punto . VII . Il termine della potenza imperiale tra noi fu segnato , lo ripeto , dalla battaglia di Benevento . In Benevento di fatti , meglio che l ' infelice e valoroso Manfredi , cadeva ferita al cuore la parte imperiale con le sue tradizioni necessariamente germaniche e feudali . La battaglia di Benevento compiva quella di Legnano ; e le spade dei guelfi fiorentini che seguivano , o , meglio , precedevano Carlo d ' Angiò , rescindevan di fatto i vincoli onde i mal destri guelfi lombardi si erano volontariamente impedite le mani a Costanza . Che importa se un papa bandisce cotesta guerra , se la conduce un francese ? Lasciate passare qualche anno ; e se il papa , libero al fine dalla téma dell ' imperatore presente , vorrà allungare li ugnòli , i comuni e i signori italiani non son più ormai bestiuole da prendersi a inganno e farne strazio : parte guelfa si rinnoverà per modo da far rientrare pietosamente quelle granfie . Lasciate passare qualche anno ; e la concordia tra i reali di Francia e la chiesa finirà con lo schiaffo di cui Filippo il Bello , mediante la mano inguantata di ferro di Sciarra Colonna , lasciò l ' impronta su la faccia senile di Bonifazio VIII . Conseguitata allora all ' abbiettazione del principio d ' autorità feudale quella dell ' ecclesiastico , e trasferita la sede alla così detta cattività babilonica d ' Avignone , nell ' ecclisse dei due luminari del medio evo , la luce della civiltà italiana empirà mirabilmente tutto il cielo d ' Europa . La battaglia di Benevento [ 1266 ] , e la caduta della repubblica di Firenze [ 1530 ] , la nascita di Dante e la morte dell ' Ariosto , sono dunque come l ' oriente e l ' occidente di questo glorioso giorno d ' Italia ; o , se volete comprendervi i crepuscoli dell ' aurora e quelli del vespero , la pace di Costanza [ 1183 ] e il trattato di Castel Cambresis [ 1559 ] che sottometteva del tutto l ' Italia alla casa austriaca di Spagna . Così , quando gli astri del ponteficato e dell ' impero tramontano , nasce quello d ' Italia : a pena i primi si rincrociano su l ' orizzonte come sinistre comete , quel d ' Italia ricade . VIII . Ma quando il principio popolare e nazionale si mise all ' opera letteraria , quali monumenti trovò egli per la sua via , quali avanzi , quali parti incompiute o lasciate a mezzo o a pena delineate , del gran lavoro che avean fatto per addietro o stavan facendo i due principii emuli ? Badò egli o disprezzò ? Riformò o distrusse ? Distruggere è dei barbari ; e l ' elemento italiano troppo è di natura sua assimilatore . E di più l ' opera di quei due principii tanto era stata prossima e tanto influsso aveva esercitato su le idee , che sottrarsele ed evitarla diveniva , per allora almeno , impossibile . Cominciamo dal principio cavalleresco , la cui arte si spande per due rivi : soggettiva , nella lirica amorosa dei trovadori e minnesingheri ; oggettiva , nelle epopee romanzesche normanne bretoni e alemanne . Ma l ' epopea romanzesca non divenne europea e popolare se non per la intromissione e la mezzanità del principio religioso . Ora nel primo ciclo di quelle epopee , intieramente germanico , anzi della Germania pagana , nel ciclo dei Nibelunghi e della Kudrun e del Libro degli eroi , la chiesa non ebbe che fare ; né il cristianesimo era ancor giunto a incivilire con la cavalleria quegli eroi , che son veri germani della migrazione e si scannano ferocemente tra loro da veri burgundi e franchi veri . Questo ciclo adunque rimase interamente germanico , e non poteva entrare a parte della letteratura cavalleresca europea , e tanto meno della italiana . Delle quali in vece è universal vanto il ciclo carolingio , probabilmente normannico , santificato dalla chiesa colla introduzione delle crociate e delle guerre per la fede , e per ciò , e per la memoria del ristorato impero , coltivato con amore speciale dai popoli di Europa . Romanzesco più veramente nel senso moderno , pieno cioè di avventure ardite e di tenere elegie d ' amore , era il terzo ciclo , celtica invenzione dei bretoni , più intimo , più moderno , più veramente francese : e anche di quello s ' impossessò la chiesa , e lo affidò a ' pii tedeschi che lo idealizzassero fino a simboleggiarvi il mistero dell ' eucaristia . Tale era la materia epica , germanica e celtica , che l ' Italia ebbe innanzi . Ma l ' ordine feudale da cui moveva e a cui ritornava la poesia cavalleresca , in Italia , senza centro suo d ' unità , fu bentosto sopraffatto dall ' elemento indigeno e cittadino con cui si fuse : onde ispirazione d ' arte puramente cavalleresca l ' Italia non ebbe mai . Ebbe una materia cavalleresca , che fu spasso al popolo e soggetto di esperienze artistiche ai poeti . Le canzoni di gesta e i romanzi avevano da un pezzo passate le Alpi , e seguitavano probabilmente a passarle dopo l ' avvenimento degli angioini . Ma gente che finiva allora d ' avere messo insieme il corpo del diritto romano , gente che aveva da affrontare la realtà della vita negl ' interessi dei comuni , nelle lotte dei partiti , negli ardimenti dell ' industria , potevano per allora pensare a rifar su ' l serio quegl ' intrecci di eroi dai lievi contorni che vanno sfumando in un turbine di avventure mal comprese ? potevano pensarvi essi che ammiravano Virgilio ed Ovidio ? Cavalieri e dame leggevano di Lancillotto e Ginevra in francese : il popolo ascoltava con diletto nelle piazze i cantastorie di Orlando e Carlo Magno , che potevano essere anche francesi o che cantavano un francese fatto a pena italiano nelle desinenze , come è quello del Renart veneto ; ascoltava , e , dov ' ei vedesse un masso di meravigliosa mole , diceva esser quello stesso che fu spezzato in due dalla spada del paladino d ' Anglante ; affermava rialzate o edificate dal santo imperatore quelle mura e quella basilica ; poneva nell ' Etna il fatale nascondiglio di Artù o nelle buche delle fate di Fiesole il misterioso sacrario dell ' incantagione d ' Orlando . Ma intanto il comune di Bologna , a cui certi oziosi circoli non garbavano , vietava con decreto del 1288 , che i cantores francigenarum si fermassero su le piazze . E i cavalieri attendevano alle loro possessioni allodiali , o con lor masnade andavano di terra in terra per capitani e podestà ; e il popolo badava a snidar dai castelli quel che avanzava di feudatarii e a costringerli a città e poi cacciarli anche di città come grandi . I romanzi d ' avventura furon dunque riserbati per il rifacimento , pe ' l ricreamento , dirò anzi , artistico , a secoli più oziosi o più aristocraticamente foggiati , il decimoquinto e il decimosesto ; per allora si tradussero alla meglio , tanto per servire alla richiesta dei disoccupati e delle donne , alla meglio , come sono stati tradotti a ' nostri tempi i romanzi del Dumas da mestieranti . Ci fu per avventura qualche tentativo poetico , ma di poco nome o di niuno : tutto finisce qui . Per adesso della poesia cavalleresca maggior vestigi lasciò e più si apprese alle menti quella parte che di natura sua è più universale e comune ; la lirica individuale . E due effetti operò ; buono l ' uno , e pessimo l ' altro : inculcò , almeno per moda , quello speciale rispetto alla donna , considerata come sorgente di virtù e perfezione , che mantenne certa gentilezza nel costume e nelle idee de ' nostri popoli di un po ' rude naturalezza : esercitò con le sue forme una ben triste influenza su la lirica italiana , impigliandone più d ' una volta e costringendone il proprio e libero procedere , e avvezzandola talvolta , e assai di buon ' ora , a un che di arguto e manierato . Più efficace opera , e di più durevole impressione , almeno in parte , aveva fatto il principio ecclesiastico . Lasciamo stare i suoi cicli leggendarii accumulati nelle età grosse del medio evo e tramandati di secolo in secolo ; i cicli orientali e bizantini dei martiri , dei solitari e dei contemplanti ; i cicli latini cominciati da Gregorio Magno col Dialogo e chiusi coll ' Aurea leggenda del Da Varagine ; lasciamoli stare , sebbene e ' sien qui tutti pronti su le soglie dell ' età nuova a fornire materia ed argomento ai raccontatori ed ai mistici del secolo decimoquarto , alla poesia drammatica del secolo decimoquinto , alla pittura dal duecento a tutto quasi il cinquecento . La chiesa avea fatto assai di più . Su ' l principio del secolo decimoterzo , contro le eresie della ragione e del sentimento d ' ogni dove irrompenti e favoreggiate più o meno apertamente , secondo le occasioni , da Federico II e dalla parte imperiale , la chiesa avea commesso il suo verbo a due potenti milizie ; e queste si erano sparse tra le genti rinnovando su ' l mondo il suggello della fede . Intorno al capo di san Francesco , frate innamorato di tutte le creature , socialista cristiano , volano le colombe , e i lupi gli lambiscon la mano ; e il popolo gl ' intesse una ghirlanda lucida e serena che si riflette su l ' arte della parola e del disegno . Intorno al capo di san Domenico rugghiano le fiamme dei roghi e sibila come fionda di piombo il sillogismo del definitore teologo : egli brandisce una facella , che vorrebbe esser di luce , ma che vapora d ' inferno per la via dei secoli . E due famiglie , due eserciti , seguitano quei padri e quei duci . In mezzo all ' una procede contemplando e inneggiando il serafico autore dell ' Itinerario della mente verso Dio , in mezzo all ' altra , tutto chiuso e concludendo in forma , l ' « Angelo delle scuole » . Gli uni si rivolgono al sentimento col misticismo , gli altri all ' intelletto colla scolastica . Letterati e artisti , gli uni fanno miglior prova nella leggenda nella lirica nell ' architettura , gli altri nel trattato e nella pittura . Ribelli all ' autorità , gli uni si chiameranno fraticelli della povera vita , specie di quaqueri , e daranno , vittima ignota , un fra ' Michele ; gli altri produranno fra ' Girolamo Savonarola e i piagnoni , tendenti a una democrazia monastica . Per intanto due forme d ' arte mistica rifioriscono intorno a loro , la visione e la meditazione . E in cima alla Somma di Tommaso d ' Aquino la teologia s ' abbraccia con la scienza ; e in cima alla ontologia di Bonaventura la fede s ' abbraccia con l ' arte ; e tutte quattro paion d ' alto irraggiare le belle cattedrali sorgenti nell ' Italia di mezzo e i timidi colori dell ' arte che aspetta Giotto . Dante sta ritto in piedi tra i colonnati solenni e leggiadri , e guarda , rapito in contemplazione . DISCORSO TERZO Del periodo toscano : affermarsi della letteratura nazionale : Firenze e il gran triumvirato . I . Diamo ora uno sguardo a tutto insieme il fluire maestoso di questo fiume divino , come avrebbe detto Omero , della letteratura italiana nel secolo decimoterzo e nel decimoquarto . Incominciata dalla poesia individuale , seguitò , come letteratura di popolo libero , segnando la superbia del nome latino rivendicato e i fasti della nuova libertà nelle croniche , descrivendo le tradizioni e i costumi nelle leggende e novelle ; abbracciò , come ne ' suoi principii ogni letteratura non primitiva , tutta la scienza e del passato e del presente nelle enciclopedie ; attestò nei volgarizzamenti la conservazione dell ' arte e della scienza antica . Altrove si scherzò con versi leggeri , ma nell ' Italia del mezzo e tra la cittadinanza fiorentina nacque la prosa del Trecento , gentile ed elevata , forte ed elegante , come poi l ' architettura di Santo Spirito ; qui prese moto e colore quella poesia che nelle luminose visioni della Vita nuova sembra tendere al cielo come i due angeli dipinti da Giotto nella cattedrale d ' Assisi , o che sorge come Santa Maria del Fiore gigantesca e solitaria nella Divina Commedia . Sublime spettacolo , il popolo italiano , raffermo e assodato , porre il fondamento e dare proprissime alla sua civiltà la forza e l ' azione , le figure e le sembianze , con un acconcio temperamento dell ' antico e del nuovo , del cristiano e dell ' etnico , del latino e del medievale , tanto ne ' reggimenti e negl ' instituti , quanto nella scienza e nell ' arte ; certo per quella facoltà di sapiente eclettismo e di artistica assimilazione che fu della gente nostra , degli elleni e latini . Ma il popolo d ' Italia , più simiglievole in ciò a ' greci che non a ' romani , questi mezzi di ravvicinamento gli ebbe in sé stesso ; come quello che si aveva connaturato , pur riadattandolo estrinsecamente a sé , il cristianesimo , e che ne ' forzati mescolamenti delle genti settentrionali qualche cosa aveva attinto di loro . E come il popolo d ' Italia , a quella guisa che i romani con le armi e i greci con le colonie e le dinastie , si stese con i commerci per tutto il levante e a settentrione ; così le lettere ed arti sue , a guisa di chi sentesi ricco di dottrina ed esperienza propria e pur gli giova guardare all ' altrui e profittarne , attinse largamente non che dal francese e dal germanico , ma e dal bizantino e dall ' orientale . E come la nuova plebe latina aveva co ' l lavoro di secoli contemperato a sé artisticamente il cristianesimo anzi che essersi lasciata ritemprare da quello ; e come ella , più presto che non distrusse , assorbì in sé molta parte di feudalismo e d ' aristocrazia , facendo cittadini e artigiani i suoi antichi signori ; e come lasciò poi sorgere di sé il popolo grasso e la nobiltà popolana , non restando ella veramente in soggezione de ' nuovi ordini , ma piuttosto partecipando con quelli il reggimento ; così la primitiva letteratura italiana , incominciata dal popolo e promossa e aiutata dal sentimento religioso e dal principio ecclesiastico , prese poi della feudale ed ecclesiastica quello che le conveniva , rinnovandola per altro a maggior durata col temprarne l ' essenza e le forme ; quindi lasciò sviluppare di sé una letteratura più dotta , alla quale seguitò ella a porger del suo , perché riuscisse più che altro una sua necessaria prosecuzione e un perfezionamento . Adunque , ricollegare pazientemente l ' antico col nuovo , la imitazione allargare , accomodare la scienza a tale arte che pur rimanesse popolana e sopra tutto guardar sempre al popolo e alla nazione ; furono i caratteri della prima letteratura d ' Italia . Quindi volgarizzamenti di scrittori greci e latini , sacri e profani ; vite di santi e leggende bizantine e orientali , e trattati e poemi di origine provenzale ed arabica ; quindi il re Artù e Tristano ed Isotta la bionda per una parte , e Alessandro e Cesare e Catilina per un ' altra ; e novelle che la materia pigliano da ogni paese ; e nella poesia la canzon filosofica accanto al sirventese politico e alla gaia ballata , e le ire di municipio con la carità di cristiano , e l ' erudizione classica col genio paesano d ' Italia e con gli spiriti cavallereschi di Provenza ; e l ' elegia che fiorisce d ' onde spunta la satira , e l ' entusiasmo lirico col sillogismo delle scuole ; e negli spazi della visione popolati di mille fantasie le arduità matematiche : il che tutto raccoglie in sé , rappresentatore supremo di questa universalità della prima arte italiana , Orfeo , Omero ed Esiodo a un tempo , Dante Alighieri . E in questa varietà è tuttavia da notare la potenza , che quei nostri vecchi ebbero mirabile , di dare l ' aria del paese e l ' atteggiamento di famiglia così alle erudizioni diverse e alle difficili astrazioni della scienza come alle fantasie che pigliavano di lontano . I romanzatori de ' Reali di Francia attinsero certo d ' oltre monte la materia e parte anche delle forme ; ma quei romanzi divennero accettissimi alla nazione , e tuttora rimangono lettura tradizionale di questo popolo , che dei moderni imitatori di Francia e di Germania non sa pure il nome . Ritraggono dall ' oriente le leggende cristiane ; ma sono ad un ' ora di quelle cose dove più cara fiorisce la favella toscana e dove il sentimento popolano fiammeggia più limpido . Il Cavalcanti poeteggia sottili filosofemi nelle gravi stanze della canzone ; ma le sue ballate furono certo intese e cantate dalle donne e dai giovani . E non erano elleno popolari le fantasie della Divina Commedia ? e anche l ' allegoria che la domina non era il popolo d ' allora avvezzo a contemplarla e meditarla nelle leggende nelle pitture e fin negli ornamenti architettonici delle chiese ? in fin , non era egli tutto avvivato dalle ricordanze del popolo italiano il poema dell ' aristocratico fiorentino ? Onde il popolo e lo cantò , come poi udì cantare nelle piazze versi del Petrarca , e volle che glie ne fosse dichiarata nelle chiese ai dì di festa la parte scientifica . E dal popolo desunse il Boccaccio non poco della materia al suo Decameron , e delle forme le più belle e durature . Allora Dante , il Petrarca , il Boccaccio , ingegni sovrani , parlavano al popolo d ' alte cose e di leggiadre con alti ed ornati sensi e parole ; e n ' erano compresi ed ammirati . Oggi ingegni mezzanissimi fanno prova d ' imitare il popolo ; e le sono smorfie ; e il popolo non bada a loro . Degnamente . Il popolo vuolsi rialzare ; non rimpiccolir noi né bamboleggiare senilmente , per mantenerlo sempre in condizion di minore . II . Del resto , la letteratura del Trecento è toscana quasi tutta , sì per gli scrittori e la lingua , come per le esterne cagioni che la informarono e condizionarono via via . Dei volgarizzamenti , che tanto conferirono a scozzonare la favella e scaltrirla agli stili diversi , i più e i maggiori , in tutte le direzioni dello spirito e in tutte le colture , la religiosa , la classica , la cavalleresca , sono opera di toscani : toscani i predicatori e gli autori spirituali , tanta parte allora della educazione e lettura popolare : toscani i meglio dei cronisti e i novellatori : toscani poi tutti gli scrittori che più fedelmente e largamente comprendono e rendono nelle opere loro il movimento il sentimento il colorito del tempo : Brunetto Latini , il Giamboni , Giordano da Rivalta , il Cavalcanti , Dante , Dino , il Cavalca , Bartolommeo da San Concordio , il Villani , il Petrarca , Fazio degli Uberti , il Passavanti , il Boccaccio , Caterina da Siena , Giovanni dalle Celle , Franco Sacchetti . Dinanzi a tali nomi ed opere perdono ogni importanza quegli alcuni o rimatori o volgarizzatori o cronisti di altre regioni italiane , i quali , del resto , se scrivono con intenzione di arte , seguono con più o meno d ' incertezza i toscani , o vero nella rozzezza loro tradiscono la niuna cultura del dialetto nativo ; quando invece dal volgare delle domestiche e private scritture fiorentine pisane e senesi al volgare del Villlani del Cavalca di Caterina non corre divario , o ben poco . Insomma , nella prima età della letteratura italiana , il suggello è nazionale e toscana l ' impronta . Toscana ho detto e doveva dir fiorentina . Perocché Arezzo Pistoia Lucca tacciono ben presto ; un poco più tardi , e onoratamente , ma pur anche Siena e Pisa cedon del campo ; che Firenze occupa e tiene , sempre , sola , gloriosa . III . Per quel che concerne la materia e l ' instrumento letterario ; più puro , più elegante , più regolare degli altri italici apparisce dalle scritture private che di quei tempi ci avanzano il dialetto che si parlava in Firenze . Non che si voglia o debbasi con ciò dare il vanto della lingua a lei tutta sola ; ché italiano erasi già scritto a Palermo , erasi scritto a Bologna . E fu notato che i primi tentativi per sollevare a dignità letteraria i varii dialetti riuscivano come al ritrovamento di una lingua comune . Il che non parrà strano , quando si ripensi che quei dialetti , reliquie dei vecchi linguaggi italici passati per il crogiuolo del latino , erano allora per la più parte men lontani tra loro e men diversi che oggi non siano ; e la prova veniva sempre facendosi allo specchio del latino da uomini ingegnosi , nelle città più cólte d ' Italia . Con tali condizioni e con sì fatta norma era naturale che ad una lingua comune , stabile e regolare , si arrivasse ben presto , quando la letteratura da benigna necessità storica fu condotta a fiorire nel bel mezzo dell ' Italia centrale , nel bel mezzo della famiglia de ' dialetti più veramente latini , dove più omogeneamente tenevasi raccolto l ' elemento antico e men turbato da misture straniere . Ma veramente per solo il dialetto non avrebbe Firenze potuto esercitare quella gran parte che ebbe nello svolgimento della letteratura nazionale e della coltura moderna . Altre e più forti ragioni vi sono per le quali il Comune che occupava poche miglia d ' un territorio non fertile dovesse occupare del suo nome l ' Europa . Nello scorcio del secolo decimoterzo gli angioini di Napoli , non avendo piè fermo né diritti sovrani su le parti più vitali della penisola , non ebbero più dopo Carlo I vera potenza , e l ' opera loro non fu che d ' intrighi più o meno avveduti e ambiziosi : al settentrione , i signori pullulavano da per tutto , rappresentanti , è vero , del popolo contro i nobili e i grandi , ma non amici di libertà , e i comuni , esauste le forze , si accasciavano omai sotto il giogo civile di uno più volontieri che non combattessero contro cento : le repubbliche marittime attendevano a ' lor commerci e conquisti e a contenderseli fra loro : nel centro , Roma , dopo l ' esilio de ' papi e negli scismi che lo accompagnarono e nella debolezza che da quelli conseguitò al ponteficato , travagliava nell ' anarchia sé e le province che le erano addette di diritto o di fatto . Ecco , parmi , le cagioni più apparenti per che focolare proprio alla nuova civiltà fu per gran parte Toscana , e per grandissima parte Firenze . Quando le altre repubbliche allentavano il corso e sostavano in una quiete che era stanchezza , ella , l ' ultima nata delle grandi sorelle , aveva a pena preso le mosse : con lei era la gioventù e la freschezza delle forze , e per lei l ' avvenire . In Firenze , il Comune , o meglio , la cittadinanza popolaresca che fu il nocciolo vero del Comune , di mezzo alle schiatte di nobili , tedesche e feudali , partite in guelfe e ghibelline , aveva con rigoroso ordinamento civile e militare saputo e potuto constituirsi in modo da acquistare un ' azione propria e indipendente , da infrenare le due parti , o , all ' occasione , abbatter l ' una collegandosi all ' altra . Guelfo il Comune di Firenze fu , come in fondo ogni comune italiano , per rispetto a quel certo favoreggiamento che le libertà civili ebbero , nel loro primo contendere ad affermarsi , dalla politica dei papi improvvida delle conseguenze ; fu guelfo in opposizione al ghibellinismo cesareo di casa sveva , al ghibellinismo tirannico e aristocratico degli aderenti suoi feudatari e nobili ; ma gl ' interessi dell ' esistenza libera , i diritti allo svolgimento infinito della vita democratica , gli manteneva e proseguiva contro guelfi e ghibellini del pari . La cittadinanza guelfa di Firenze , o , a dir più chiaro , la borghesia , nel contrasto dei due poteri e delle parti , fu neutrale ad un ' ora ed attiva : ella era anzi tutto fiorentina ; e con questa politica venne a stabilirsi nella constituzione del 1282 . Allora , posta tra l ' alta e la mediana Italia , con in mano le chiavi dell ' Appennino , con un ' indomita forza di espansione , con una operosità infaticabile , Firenze divenne ben presto potentato italiano , leva al movimento politico , economico , artistico della penisola . E ben presto , per ricchezza di commercio , per esuberanza di produzione materiale e intellettuale , per prosperità e civiltà interna , per influenza tutta popolare e industriale al di fuori , non ebbe pari , su ' l finire del secolo decimoterzo e nel decimoquarto ; più tardi , ebbe pari soltanto le città di Olanda . Ella era la prima potenza denaresca d ' Europa ; le sue banche fiorivano ad Augusta a Marsiglia a Parigi a Londra , negli scali d ' Oriente : il pontefice chiamavala fonte dell ' oro , il soldano ammirava i suoi fiorini , i re d ' Europa ricorrevano a ' suoi banchieri o li rubavano . Ma i fiorentini non erano solamente e grossolanamente banchieri e mercanti . Come le corporazioni delle arti venivano ad essere , più utilmente forse che non le società politiche della rivoluzione francese , altrettante repubbliche nella repubblica , così ogni mercante , ogni artigiano , anche prima di prender parte al governo , anche senza prendervi parte , si addestrava nella discussione , nella conoscenza degli statuti e del reggimento , nell ' amministrazione degl ' interessi pubblici , non che dei grandi interessi della sua corporazione sparsi per tutta la terra civile . E per tutta la terra civile cotesti mercanti e artigiani portavano il fino ingegno , lo scòrto maneggio , l ' acuta osservazione , il sentimento nobile della patria repubblicana : per essi Firenze si rispecchiava nell ' Europa e nell ' Asia , e l ' Asia e l ' Europa in Firenze : onde il detto di Bonifazio VIII , quando nel ricevere ambasciatori di varie e strane nazioni li sentì tutti fiorentini , essere i fiorentini il quinto elemento del mondo . E certo furono nel medio evo e nel Rinascimento l ' elemento essenziale della civiltà moderna . Né il commercio ammolliva loro il braccio o ne rimpiccioliva l ' animo o ne fiaccava gli spiriti . Fuori , i negozi e le banche spargevano le fiorentine manifatture , moltiplicavano l ' oro fiorentino : dentro , gli opificii delle sete e delle lane risuonavano del lieto strepito del lavoro : ma a un bisogno , sol che la nota insegna sventolasse dalla casa del gonfalonier di quartiere , le spole e i naspi tacevano , e quattordicimila lavoranti e capi di bottega erano in armi a difendere da ogni attentato la constituzione del popolo , a rivendicar tutti l ' oltraggio fatto ad un solo . E quando l ' imperatore o alcun de ' tiranni ghibellini minacciasse il comune , venticinquemila uomini portanti l ' armi rassegnava la città , settantamila si raccoglievano nel contado : onde alle minacce di Arrigo VII potevasi rispondere senza iattanza , Firenze non aver mai per niun signore abbassate le corna . E intanto in quel reggimento che passava per tutte le fasi di uno stato a popolo , con la partizione e lo sminuzzamento all ' infinito del potere e degli offici voluto dalla gelosia democratica , non che per le vive emulazioni delle parti , le forze individuali dovevano manifestarsi , esplicarsi , incontrarsi per tutti i versi . Aggiungete il sentimento generale che in paese piccolo e raccolto più facilmente viene educato dai personaggi gloriosi per poi alla sua volta educarli . Aggiungete l ' occasione , gli stimoli , l ' insegnamento , che lo Stato porgeva , risvegliava , forniva . Nel popolo di Firenze l ' istruzione più che elementare era diffusa come oggi nelle principali città di Germania : molti libri di compilazioni e di versioni , oggi testi di lingua , eran composti per il popolo ; e il bottegaio teneva sotto il banco Livio e Sallustio , l ' Eneide e la Tavola rotonda , ultimamente tradotti ; leggeva e giudicava il Villani e anche Dante , e ne trascriveva ne ' suoi quaderni le cose notevoli o che più lo toccassero . Le scuole di grammatica e di logica erano frequentate da seicento studenti , e dal fiore della gioventù popolana le prime università d ' Italia e d ' Europa . Intendesi così come le cure del guadagno e degli utili e materiali godimenti non ottundessero il senso de ' bisogni morali , non ghiacciassero l ' alito delle pure e sublimi aspirazioni , non intralciassero e impedissero lo svolgimento intimo e intellettivo : intendesi come quella libera larghezza di vivere non respingesse troppo presto le nobili usanze antiche , non rompesse così subito i confini dell ' antica disciplina . Onde quella varietà , quella molteplicità , quel contrasto di colori nella superficie della società fiorentina : qui le feste magnifiche ed eleganti , i lieti ritrovi dei giovani con giuochi d ' armi e di cavalleria , e il culto gentile della donna : là le famiglie attinenti ed avverse ragunate al corrotto de ' morti , e quindi d ' intorno alla bara e dalla chiesa saltare all ' armi in su la piazza : e le confraternite dalle lugubri fogge e dai lugubri canti nelle cappelle sotterranee , e le rappresentazioni dei misteri della vita oltremondana su i ponti e le piazze ; e in mezzo a tutto questo i tentativi severi nel campo della verità e della bellezza , della scienza e dell ' arte , salutati come una gioia e come una gloria del comune : la tradizione della Madonna dipinta da Cimabue e del popolo che trae raggiante di letizia a vederla , onde il nome di Borgo Allegri , quante mai cose dimostra , quanti secreti rivela ! Tutti i diversi elementi della vita nuova italiana ; la fantasia religiosa etrusca , l ' intelletto sociale romano , il sentimento individuale germanico , lo spirito leggiadro provenzale e francese , l ' istinto pratico e progressivo dei comuni lombardi ; tutto ciò ne si presenta in Firenze in meravigliosa varietà di fenomeni ; in Firenze che vede presso su ' l monte le ruine etrusche di Fiesole , in Firenze colonia romana e di romane memorie superba , in Firenze ove i tedeschi venuti con Ottone constituiscono la nobiltà più armigera e irrequieta , in Firenze il cui giglio ama fiorire co ' l giglio di Francia e che sormonta coll ' avvenimento degli angioini . Ma tutto ciò Firenze lo trasforma a nuova e originale unità . Arnolfo e Giotto dalla durezza dalla rigidità dall ' inceppamento dell ' arte bizantina e tedesca passano alle serene e liete forme italiane : il Cavalcanti e Dante appianano e arrotondano le asperità e la rozzezza della scolastica in quello stesso che sollevano nel dotto edificio della strofe la leggera canzone provenzale . Lo slancio degli uomini e degli ingegni , in così breve spazio , entro sì angusti termini , fu miracoloso , e non ha pari nella storia che quel d ' Atene dopo Maratona ; col quale ha pur questa essenzial somiglianza , che in tanto ardimento , in tanta realtà di vita , non fu deposto quel quasi senso fanciullesco , nel significato migliore della parola , d ' un ' arte nuova , il tremore l ' orrore l ' amore dinanzi al soprannaturale all ' infinito al divino ; orrore e tremore che è lo stesso in Eschilo e in Dante , amore che è in Sofocle e nel Petrarca . IV . Per le quali cose tutte , Firenze su ' l finire del medio evo fu all ' Europa dal lato della coltura e della civiltà secolare quel che era Roma per la religione , Parigi per la scolastica . Per la letteratura nazionale poi , i termini del primo originale periodo si riscontrano agevolmente e naturalmente nella storia fiorentina ; dal 1282 , quando il reggimento si rinnovò con la instituzione de ' priori delle arti e di libertà , nel quale anno o nell ' appresso Dante scrisse il primo sonetto della Vita nuova , al 1378 , quando la democrazia fiorentina passata per tutte le rivoluzioni precipitò nel tumulto sociale dei Ciompi : quattro anni avanti erano morti il Petrarca e il Boccaccio . L ' anno 1282 fu , nelle debite proporzioni , per il popolo di Firenze quel che il 1789 per la borghesia di Francia : sterpate già al di fuori le più prossime piante dell ' aristocrazia feudale , fu in cotesto anno con la instituzione de ' priori estirpato anche ogni germe interno dell ' aristocrazia di nascita , e assicurato il governo nelle mani del popolo grasso . L ' anno 1293 fu per Firenze quel che il 1793 per la Francia : allargò i termini del governo popolare , lo corroborò con la instituzione dei gonfalonieri capi della milizia civica , e con gli ordinamenti di giustizia che furono , senza sangue , la legge dei sospetti contro le famiglie grandi . La rivoluzione del 1301 , a cui seguitò la cacciata dei Bianchi , non fu che un colpo di stato di Corso Donati e di alcuni oligarchi borghesi , non contro la constituzione , ma contro parte Bianca , che aveva allora il potere e lo esercitava con molto rispetto alla legge , se bene non con efficacia democratica . Da quell ' avvenimento alla cacciata del duca d ' Atene , dal 1301 al 1343 , in un continuo alternare di oligarchie sofferte o rovesciate , di signorie invocate o cacciate , di guerre grosse vigorosamente sostenute dalla borghesia , il governo e la città sono dal più al meno in mano di essa , che dilaga e compenetra di sé tutte le instituzioni , tutti i fatti e le idee . Dal 1343 al 1378 la borghesia , pur seguitando a battere i grandi dentro la città e fuori per tutta la Toscana e a contrabilanciare minacciosa le signorie crescenti nella penisola , si divide sempre più tra sé , e così porge il fianco al popolo minuto ; il quale fin dalla cacciata del duca d ' Atene aveva cominciato a numerarsi e a paragonarsi , e che in fine piglia lo stato ed irrompe nel tumulto sociale , succeduto alla rivoluzione del 18 luglio 1376 fatta da Salvestro de ' Medici contro la borghesia , come le giornate del giugno 1848 successero alla rivoluzione di febbraio . Così tre generazioni diverse , tre diversi popoli , con origini con sentimenti con intendimenti diversi , passano su la scena del comune : il popolo vecchio , dei cittadini e grandi antichi , i quali avevano stabilita o accettata la constituzione dell'82 : il popolo nuovo , la borghesia più piccola e l ' avventizia del contado , che tiene il campo dopo il '93 e specialmente dopo il 1301 : il popolo minuto , o la plebe , che si fa avanti dal 1343 al '78 . Ora Dante , il Petrarca , il Boccaccio , per una ventura che non è tutta caso , ne si prestano a darne la storia dello svolgersi l ' ideale artistico e civile nelle diverse fasi , negli strati , per così dire , diversi del comune fiorentino , che del resto raccoglie e riflette in sé la vita degli altri comuni italiani che non ebbero letteratura . V . Dante rappresenta il popolo vecchio . Gli Elisei , ceppo di sua gente , vantavano sangue romano , un cavaliere di Carlomagno , un gentiluomo di compagnia d ' Arrigo II , un crociato cavaliere di Corrado III e martire della fede ; tennero parte ghibellina , e aveano castella in contado e torri in città . Gli Alighieri , diramatine al tempo dei consoli , seguitarono in vece parte guelfa , e furono della nobiltà del primo popolo : Brunetto , zio di Dante , era guardia al carroccio nella battaglia di Montaperto contro i ghibellini cesarei , come Dante combatté a Campaldino contro i ghibellini feudali . Cresciuto così tra memorie gentilizie e tradizioni guelfe , egli difese con le armi il governo del 1882 e l ' ornò con gli studii . In quella primavera della storia fiorentina che durò dall''82 al '93 e anche al 1300 , quando tra il popolo nuovo e le vecchie famiglie che avevano accettato la constituzione borghese era tregua che pareva pace , era accordo che pareva fusione ; quando la vita repubblicana abbellivasi ancora di fogge cavalleresche per le fósche vie non più asserragliate passava la « festa del dio d ' amore » , Dante prese dalla parte più severa dell ' anterior generazione la poesia lirica , quella poesia che , provenuta dall ' elemento cavalleresco , cantava già civilmente l ' amore come principio di gentilezza e salute , come instrumento e forma in somma di perfezionamento morale ; la prese e compenetrò di dottrine scolastiche per sollevarla a un ideale immateriato di meditazione e contemplazione mistica . Egli « trasse fuori le nuove rime » contro gli antichi trovatori : cioè l ' opera sua giovanile , che consiste nel recare l ' astrazione e la spiritualità dell ' amore e della poesia al più alto punto che mai toccassero , fu anch ' ella un ' opera di reazione intellettuale e morale del nuovo comune contro la corruzione monarchica e aristocratica dell ' impero di Federico II , contro l ' averroismo della corte sveva , l ' epicureismo di Farinata e dei ghibellini toscani , la sensualità della poesia siciliana e di parte imperiale : Dante scriveva le rime della Vita nuova in quegli anni stessi che l ' una dopo l ' altra , e l ' una a canto all ' altra , quasi per incanto , sorgevano le chiese bellissime di Firenze , Santa Maria Novella , Santa Croce , Santa Maria del fiore . Ma a rompere quella processione di visioni ove tutto è sovrumano , a fugare quelle forme angeliche ondeggianti nell ' azzurro infinito , a richiudere il cielo , sopravvenne non tanto la morte di Beatrice quanto Giano della Bella con gli Ordinamenti di giustizia , i quali escludevano dallo stato tutte le antiche famiglie che non lavorassero o non inscrivessero i loro nomi alle arti . Dante si segnò speziale , e diedesi a studi più gravi di filosofia e di arte civile sempre negl ' intendimenti , di ristaurazione e progresso a un tempo , del Comune . Così il Convito è la prima opera italiana , ove l ' elemento nazionale si manifesti con un ben determinato concetto sì della scienza sì delle forme antiche , e con la trattazione per volgare delle materie scolastiche segna a un ' ora il primo passo alla secolarizzazione della scienza e alla confermazione classica dell ' arte nuova . E il poeta aveva dalla parte sua fatto di tutto per seguitare il rapido corso della democrazia , si era adoperato del suo meglio per entrare come nella civiltà del comune così nella vita pratica del popolo nuovo : egli ambasciatore , egli priore , egli fin sindaco sulle strade : quando venne d ' un tratto il colpo di stato di Corso Donati e degli oligarchi alleati di parte guelfa a spazzar via il partito bianco , che fu come la Gironda della repubblica fiorentina . Dante esule sentì finalmente che ogni rivendicazione pacifica e legale tornava oramai impossibile , che il popolo vecchio aveva finito , che le antiche famiglie , le quali obliando tutto il glorioso passato non iscendessero a patti prima co ' tiranni del momento poi col nuovo ordine di cose , erano destinate inesorabilmente a consumarsi rabbiose nell ' esilio o a languire innominate in domestiche relegazioni entro quella patria che più non le conosceva . Le memorie soavi della giovinezza , le nobili ambizioni della virilità , le speranze di un bello e riposato vivere tra le vecchie tradizioni e le glorie nuove nella patria felice : tutto era perduto . E in lui risorse l ' antico aristocratico : dimenticò suo zio Brunetto e il carroccio , dimenticò Campaldino e il priorato , per ricordare soltanto gli avi suoi romani , gli avi suoi crociati , gli avi suoi cavalieri di Carlomagno , di Arrigo II , di Corrado III . Nella espansione vertiginosa del comune non vide che anarchia ; nella esuberanza della vita economica e commerciale non vide che corruzione ; nell ' affollarsi della plebe al conquisto dei diritti politici non vide che villani puzzolenti d ' Aguglione e di Signa , che villan rifatti figliuoli di padri accattoni , i quali andavano già alla cerca in Semifonte e ora chiudevano le porte della patria su ' l petto a lui , sangue romano , che per amor della patria si era fatto speziale . E al comune toscano incanagliato preferì le corti dell ' alta Italia : « S ' io son fatto romano e tu lombardo » , rinfacciavagli sin da quei giorni l ' Angiolieri senese , e Giuseppe Ferrari ben qualificò da questo lato la Divina Commedia per il poema della tirannia italiana . Perocché Dante per dispetto del presente ritornò non tanto al tempo di Federico II , da cui , pur ammirando egli quel diffuso splendore di civiltà profana , le credenze sue religiose e le opinioni filosofiche e l ' indirizzo de ' suoi studii e i ricordi de ' suoi giovenili sentimenti aborrivano , ma al tempo del buon Federico I , sotto il cui imperial protettorato il popolo vecchio delle città italiane avrebbe dopo la pace di Costanza con miglior senno potuto ordinarsi a regolata aristocrazia ; tornò anche più a dietro , e invidiò i tempi beati di Cacciaguida , quando Firenze aveva confine il Galluzzo . Da ciò all ' unità d ' Italia ci corre . E pure come smisuratamente , nel rimpicciolimento de ' concetti politici e delle passioni di parte , come smisuratamente si svolse e crebbe oltre i termini nostri quell ' animo e quell ' ingegno ! Quanto mai devono l ' Italia e l ' arte e il mondo a quell ' esilio , che d ' un priore fiorentino , d ' un poeta elegiaco , d ' un trattatista scolastico , fece l ' uomo fatale , il cui severo profilo , nel quale disegnasi tutta un ' epoca della storia umana , domina i secoli , ne fece , dico , il profeta non nazionale , ma europeo , ma cristiano , dell ' evo medio ! Profeta , ho detto ; e Dante in vero , come i profeti del popolo ebreo , ebbe un ideale del passato : quanti passi innanzi aveva fatti l ' Italia comunale nelle idee politiche e sociali , tanti egli ne fece per indietro : la sua Roma , « che il buon tempo feo » con i suoi due soli ( perocché è un degli ardimenti di Dante di aver sollevato l ' imperatore dal grado di luna , a cui il medio evo l ' avea confinato , a quel di sole , per agguagliarlo al pontefice ) , la sua Roma è la Roma di Costantino e di Giustiniano : quel paradiso , che con i suoi nove cieli concentrici quasi con altrettanti cerchi di adamante racchiude e sòffoca la terra , ha la sembianza d ' una cupola bizantina , sotto la cui stretta volta smaltata ad oro e azzurro il poeta contempli , figurato in rigido musaico , lo aggreggiarsi pacifico , uniforme , monotono , dei regni e dei popoli , dei signori e dei Comuni , nella monarchia di Dio , sotto lo scettro dell ' imperatore , sotto il pastorale del papa . E ciò quando i mercanti fiorentini segnavano schernevolmente nei loro libri di banco le partite inesigibili a conto d ' Arrigo di Lucimburgo imperator di Lamagna , quando del papa il re di Francia aveva fatto un suo cappellano , quando l ' uman pensiero cominciava già ad irrompere nel sacrario della teologia e della scolastica dietro la scienza e la libertà , a quel modo onde un de ' contemporanei antisegnani di quelle , Raimondo Lullo , aveva , essendo ancor cavaliere , seguìto galoppando a cavallo la dama de ' suoi pensieri entro la chiesa di Maiorca . E all ' idea sociale e politica risponde nella maggiore opera di Dante il concepimento estetico . Egli giunse a tempo a raccogliere in sé i riverberi delle mille visioni del medio evo e a rispecchiarli potentemente uniti su ' l mondo ; giunse a tempo a chiudere con un monumento gigantesco l ' età dell ' allegoria . Egli , in quel secolo stesso che le cattedrali di Germania e d ' Italia rimanevano interrotte per non essere riprese più mai ; egli , come per uno di quegl ' incanti o di quei miracoli de ' quali intorno alla fabbrica di quelle cattedrali favoleggiavasi ; egli , nella solitudine dell ' esilio , in una notte di dolore , imaginò , disegnò , distribuì , adornò , dipinse , finì in tutti i minimi particolari , il suo monumento gigantesco , il domo e la tomba del medio evo . Havvi momenti storici in che le nazioni , dopo lente e lunghe modificazioni che per una parte hanno operato su la religione e per l ' altra hanno dalla religione ricevuto , giungono quasi a identificarsi con essa religione nei sentimenti e nelle idee , nei costumi e nelle instituzioni : allora la religione prende quasi il carattere della nazione , e la nazione quel della religione alla sua volta : in cotesti momenti solo è possibile la epopea religiosa a un tempo e politica . Ciò dopo Pier Damiano , Francesco d ' Assisi , Tommaso d ' Aquino , Bonaventura da Bagnorea , dopo Gregorio VII ed Innocenzo III , vivente Bonifazio VIII , in quegli ultimi dieci anni del secolo XIII che furono la primavera della democrazia e dell ' arte toscana e dell ' anima di Dante , era avvenuto del cattolicismo rispetto all ' Italia . Ora Dante , com ' è natura de ' poeti veramente grandi di rappresentare e conchiudere un grande passato , Dante fu l ' Omero di cotesto momento di civiltà . Ma son momenti che presto passano ; e i diversi elementi , dopo incontratisi nelle loro correnti , riprendono ognun la sua via . Per ciò avvenne che della Divina Commedia , rimanendo vivo tutto che è concezione e rappresentazione individuale , fosse già antica fin nel Trecento la forma primigenia , la visione teologica : per ciò Dante non ebbe successori in integro . Egli discese di paradiso portando seco le chiavi dell ' altro mondo , e le gettò nell ' abisso del passato : niuno le ha più ritrovate . VI . Il Petrarca , figliuolo d ' un notaio venuto dall ' Incisa , rappresenta quella parte più eletta del popolo nuovo che sorse intorno a Giano della Bella o poco dopo lui ; ritrae moralmente dai Bianchi , dei quali il padre suo partecipò gli affetti politici e la sorte , meglio di Dante , che tratto fra loro dal corso degli avvenimenti se ne distaccò poi bruscamente ; e ciò tutto rappresenta e ritrae con tanto più nobile e più pura astrazione , quanto egli visse lontano da Firenze e dagli affari e dai turbamenti delle parti . E come quegli che vide sol da lontano e senza passioni la vita dei comuni d ' Italia , allargò il nome e l ' affetto di patria : per lui l ' Italia non è il giardino dell ' impero né la polledra indomita che il Cesare tedesco ha da inforcare , ella è la gloriosa nazione romana che si stende dall ' Alpi al mare e che dee sterminare da sé ogni straniero , ogni barbaro : egli creò il concetto o l ' ideale letterario d ' un ' Italia . Ancora : come quegli che secondo gl ' instinti suoi nobili rappresentò l ' elemento italico del popolo nuovo , specialmente nella tendenza alla ristorazione delle instituzioni e della civiltà antica , così egli sollevò l ' idea del comune fino alla repubblica degli Scipioni . Per l ' impero fu freddissimo , senza amore e senza odio ; sebbene qualche volta sentì e confessò riciso esser nome vano senza soggetto ; sebbene altra volta , dopo la mala prova della repubblica di Cola , alle lusinghe di Carlo di Lussemburgo rispose con un omaggio da antiquario inviandogli certe monete romane ( il povero imperatore avrebbe tolto invece fiorini ) e molti conforti a venir in Italia e ricalcar le orme degli Augusti e de ' Traiani , non senza rampogne d ' inerzia e d ' inettitudine . Odiò la corte romana e assalse la chiesa corrotta con tanta ira che parve poi ribellione ; sebbene egli rimanesse intimamente devoto , ma non , come Dante , religioso essenzialmente . Con queste affezioni e con questi istinti affrettò l ' uscita dal medio evo . Come il popolo , di cui era nato , invocava di quando in quando la balía di un re o di un signore , così egli non rigettò le grazie de ' príncipi , alla cui protezione del resto anche Dante erasi male affidato ; e , se vi lasciaste ingannare alle brutte forme della sua retorica latina , parrebbe che gli adulasse . Non è vero : niuno sentì così fieramente l ' eguaglianza democratica e la dignità umana in conspetto agli ordini privilegiati e prepossenti . Il Petrarca nella vita letteraria prosegue a modo suo l ' opera di Giano della Bella : che anzi nella esortatoria a Cola di Rienzo l ' odio suo contro i grandi oltrepassa gli ordinamenti di giustizia , e in quel bando di persecuzione e di sterminio diresti che il « dolce testor degli amorosi detti » rasentasse alcuna volta la feroce eloquenza dell ' « Amico del Popolo » . Letterato , si lasciò richiedere e desiderare ai principi , li trattò graziosamente da pari a pari , fe ' sentire ai tiranni guelfi e ghibellini , ai re di Napoli e d ' Ungheria , all ' imperatore e al papa esservi al mondo oramai un ' altra potenza , crescente ogni di più e tendente a cacciar di luogo quella della nascita e della spada , la potenza del pensiero . Niuno onorò in sé e fece onorata da popoli e principi l ' arte e la dottrina meglio e più del Petrarca : niuno fece rispettare e ammirare il popolo d ' Italia , che dalle sue città piene di gloria e lavoro chiedeva i titoli di nobiltà non ai secoli passati ma agli avvenire , non all ' imperatore ma al mondo , niuno , dico , fece riverire e ammirare all ' Europa feudale cotesto popolo di borghesi ribelli meglio e più del Petrarca , di questo figliuolo d ' un notaio fiorentino , al quale i re s ' inchinavano . La incoronazione di lui in Campidoglio , tra il popolo plaudente , con la fortunata assenza del papa e dell ' imperatore , fu come la sacra del Rinascimento in mezzo all ' Europa nel medio evo : su la quale , a grande augumento della civiltà , egli esercitò nel tempo suo quella medesima dittatura , anzi legislazione dell ' ingegno e dell ' arte , che esercitarono poi su ' l secolo XVI Erasmo di Rotterdam e sul XVIII il Voltaire . Come artista , egli , uscito di un popolo che faceva constituzioni e commerci , non comprese il mondo fantastico e avventuriere del medio evo , e sentì che era finito co ' poemi francesi ; sentì che anche il mondo soprannaturale cristiano erasi chiuso con Dante , e non avea certo l ' intuizione universale di lui ; del mondo antico non sentì che le forme , e non le migliori . Ma sentì in sé l ' uomo ; e mentre gl ' infiniti lirici del medio evo , francesi , tedeschi , italiani , dei quali è mal vezzo di critici superficiali e ripetitori l ' accusarlo imitatore , lui originalissimo e che deve agli antecessori suoi solo qualche frase di cattivo gusto , mentre quei lirici cantarono o il senso ben limitato o l ' idea molto indeterminata , egli scoprì in sé e rivelò l ' uomo ; l ' uomo del medio evo , a cui la natura ha cominciato a rifavellare da ' libri de ' poeti antichi , l ' uomo del medio evo in contrasto tra la materia e la forma , tra il senso e lo spirito , tra il cristiano e il pagano . E questo contrasto ei lo prese ad analizzare e a svolgere sottilmente , finamente , profondamente , per ogni verso , con tutta leggerezza di tócco , con tutta delicatezza di ombreggiamento , con tutta misura , senza lasciarsi vincer la mano alla passione inestetica . Riprese l ' opera giovanile di Dante , movendo anch ' egli dall ' antecedente lirica cavalleresca : ma Dante risalì o si smarrì nel misticismo , il Petrarca ritornò al naturalismo ideale , e anche per questa parte apre l ' età del Rinascimento . VII . Dante e il Petrarca avean mosso ambedue dal medio evo e dal principio cavalleresco : Dante poi erasi fermato al principio ecclesiastico e alle sue forme , la visione e l ' allegoria . Contro l ' uno e l ' altro di questi principii insorge ora il più fervido ammiratore di Dante , l ' amico più affettuoso del Petrarca , Giovanni Boccaccio , cittadin fiorentino . Il Boccaccio era nipote a un Chellino venuto a città dal contado di Val d ' Elsa , da Certaldo che allora aveva nome soltanto dalle cipolle che produce in copia ; apparteneva dunque a quella cittadinanza che Dante spregiava di cuore , « la cittadinanza , ch ' è or mista Di Campi , di Certaldo e di Figghine » ; e la nobil donna , de ' cui fastidi il certaldese si vendicò nel Corbaccio , poteva bene mandargli a dire « Torni a sarchiar le cipolle e lasci star le gentildonne » . Più : egli era nato a Parigi dagli amori non consecrati di suo padre mercante con una donna francese . Plebeo , bastardo , e con sangue parigino dentro le vene , il gran distruttore dell ' amore cavalleresco e dell ' ideale monastico è il più sicuro rappresentante di quel popolo grasso del secolo XIV , che finì di ricoprire con la sua alluvione il popolo vecchio e l ' Italia del secolo XIII . Egli è il vero borghese italiano del Trecento ; se non quanto , non ostante la pompa delle sue allusioni , delle sue erudizioni , del suo stile , non ostante l ' ammirazione e devozione sua all ' aristocrazia dell ' ingegno , egli piega inconsciamente verso i Ciompi ; però che anch ' egli intende a distruggere ciò ch ' era stato venerato fin allora . Come uomo e cittadino , è repubblicano più francamente del Petrarca ; più francamente e finamente di lui deride l ' imperatore e l ' impero : anche , rimprovera l ' amico del frequentare ch ' ei fa i tiranni lombardi : non fioretta panegirici ai re , e poco usa a corte , se non da giovane e per amoreggiarne le figliuole : al suo comune e ai cittadini dice aspre verità , ma quello serve e con questi si trova a suo agio ; non gli odia come Dante , non gli sfugge come il Petrarca , ne studia il ridicolo . Una sola grandezza v ' è , della quale egli si fa volentieri cortigiano , che egli ama di amor più tenero che non le donne : la grandezza dell ' ingegno . L ' ideale suo è tutto soggettivo : l ' arte . E per ciò , riproduttore largo e indifferente , diresti ch ' e ' cercasse di fondare come il Goethe una letteratura eclettica : certo , fece anche egli le sue prove in tutt ' i generi , nella visione allegorica di Dante , nella lirica amorosa del Petrarca , nella epopea antica , nella epopea cavalleresca , nel romanzo d ' avventura , nel racconto mitologico , nella leggenda , nella satira , nell ' orazione , nell ' ecloga e nell ' idillio , nella geografia , nella mitologia , nella filologia e nella erudizione ; e riesce solo quando scende al reale , quando rappresenta il sensuale , il sensuale , dico , nel migliore e peggior significato : del reale è veramente pittore , anzi scultore , miracoloso . Ma , se pone l ' arte in cima d ' ogni idea , non per ciò egli è scrittore ozioso , non per ciò egli sbizzarrisce soltanto . Il Decameron non fu scritto , come una ignorante e parzial critica afferma , per trarre l ' Italia al bordello : il Decameron fu opera d ' opposizione contro il principio cavalleresco ed ecclesiastico . Ricordiamo che le cento novelle s ' incoronano con la « Griselda » , stupenda rappresentazione della donna del dovere , glorioso trionfo della donna moglie e madre , come cavalieri e frati non volevano che la donna fosse . Contro cavalieri e frati , e contro i borghesi in parte , il ridicolo , il grottesco , il triviale e il sublime , sì , anche il sublime , sono in cotesta grande commedia umana del plebeo certaldese adoperati come niuno gli adoperò dopo Aristofane e avanti il Molière . Il Decameron , la commedia umana di Giovanni Boccaccio , è la sola opera comparabile per universalità alla Commedia divina di Dante . Due grandi artisti , con intendimenti diversi , da opposti lati , sorpresero e abbracciarono tutt ' insieme con un olimpico sguardo due mondi antipodi , e gl ' improntarono vivi e spiranti in tale una materia e forma , che è marmo per lo splendore e la durata , cristallo per la trasparenza . VIII . Così in Dante nel Petrarca nel Boccaccio si raccoglie la somma della letteratura del secolo decimoquarto , del periodo del comune ; nel quale il principio nazionale con i suoi due elementi romano e italico s ' equilibrò da prima e poi prevalse agli altri principii : s ' equilibrò nell ' opera di Dante al principio ecclesiastico , trasformò in quella del Petrarca il principio cavalleresco , e all ' uno e all ' altro prevalse in quella del Boccaccio . Così Dante , il Petrarca , il Boccaccio , accogliendo in sé il secolo XIV , quel secolo , cioè , nel quale il movimento democratico dei comuni attinse l ' ultima velocità e pienezza , diedero ancora alla letteratura nazionale la materia e gl ' instrumenti e le forme che meglio fiorirono nell ' età migliori e che durano ancora : Dante , la lingua lo stile e gli animi a tutta la poesia ; il Petrarca , i metri e le forme alla lirica ; il Boccaccio , l ' ottava e il periodo alla epopea e alla prosa del Rinascimento . E come il Rinascimento muove da essi , così nelle opere loro è in germe il fiore lussureggiante dell ' arte del Cinquecento : v ' è quel carattere speciale che fu proprio della nostra letteratura e pe ' l quale ella è quasi mezzo tra l ' arte antica e l ' arte del medio evo , tra la Grecia e la Germania ; quel , come uno scrittor tedesco lo chiama , non pure presentimento , nato da affinità , del bello classico , ma vera affinità elettiva con quello spirito d ' intelligente e discreta proporzione in tutte cose che è l ' essenza fondamentale di esso bello , con quella sofrosine in opposizione alla stravaganza senza forma e senza misura che domina le rappresentazioni medioevali . Se non che , mentre il Petrarca e il Boccaccio furono subito fatti famigliari alla lontana Inghilterra dallo Chaucer , ed ebbero poco di poi la cittadinanza in tutte le nuove letterature ; mentre il Petrarca restò lungamente modello alla lirica non pure italiana , ma francese e spagnola , ma tedesca e inglese ; mentre non pur le forme del Boccaccio si perennarono nei novellatori italiani e francesi del secolo XV e XVI ma ne rivissero gli spiriti nel Machiavelli e nell ' Ariosto comici , nel Rabelais , nel Molière , nel Voltaire , nel Lessing ; scarso per contro e debole fu l ' influsso di Dante , sebbene la singolar grandezza sua fosse , massime in Italia , riconosciuta sempre . Anche il suo metro , la mistica terzina , ch ' egli creò veramente quasi risonante segno della sua venerazione al cabalistico tre continuamente rintrecciantesi nel nove , non ebbe quella splendida posterità che la ottava limitata del novellatore : non ebbe la Divina Commedia tra noi altro che pallide imitazioni nella parte dottrinale e allegorica , il Dittamondo e il Quadriregio ; al di fuori , appena una traduzione francese di quel secolo stesso , che , per trovarsi in solo un codice , è da credere fosse più che altro uno studio individuale ; ebbe invece ben presto , e in poco più che cent ' anni , tre versioni nella cattolica Spagna e imitatore valente un baron castigliano . Or vengano i soliti critici a rimproverare all ' Italia l ' abbandono delle tradizioni dantesche . E già , se non intendano delle tradizioni di stile e di forma e di pura poesia , che non sarebbe vero ; se per avventura non pretendono che tutta la nostra letteratura fosse una continua e fedel ripetizione della Commedia ; che cosa sono allora coteste tradizioni dantesche ? la filosofia di san Tommaso ? la mistica di Dionigi Areopagita e d ' Ugo o di Riccardo da San Vittore ? la visione teologica ? l ' allegoria ? l ' impero del buon Barbarossa o di Giustiniano santo ? l ' età dell ' oro di Cacciaguida ? il concerto di maledizioni a tutt ' i comuni d ' Italia ? Dante stesso ci narra come egli dopo la morte di Beatrice si lasciasse movere ai segni di pietà che scòrse in viso di una donna gentile , e tanto se ne lasciasse poi attrarre da darsi per qualche tempo in signoria di lei , dimenticando la gentilissima Beatrice passata al reame ove gli angeli hanno pace . Quella nuova donna gentile era , com ' egli stesso ci afferma , la filosofia , e gli toccò poi smarrirsi nella selva a ruinare in basso loco , e gli bisognò attraversare il centro della terra , per ritornare alla sua Beatrice beata , alla Beatrice trasfigurata , alla Beatrice teologale . Egli dunque , l ' uomo del medio evo , ritornò a Beatrice ; ma l ' Italia non più mai . IX . Un ' ultima osservazione resta a fare . La poesia delle altre genti d ' Europa , divenute nazioni molto prima della italiana , ebbe anche oltre le forme un contenuto nazionale : i Nibelunghi rappresentano i Germani delle migrazioni , i romanzi francesi cantano le glorie dell ' impero di Carlomagno e la lotta della feudalità co ' discendenti di lui , quelli spagnoli la guerra continuata con gli invasori . La poesia italiana , tardiva come la nazione , non ha un fondo nazionale : la Commedia , il Canzoniere , il Decameron sono per il contenuto più presto europei , cristiani o umani , che non italiani . Ricordiamo che l ' elemento popolare risorse nella penisola come romano , e che l ' Italia appariva a Dante come il giardino dell ' impero , al Petrarca come la sede della repubblica degli Scipioni . Di qui avvenne che i nostri cercassero le loro tradizioni nazionali nell ' antichità , e la parte epica della storia italiana consista nelle origini troiane o romane delle città e nella derivazione delle famiglie nobili dagli ultimi romani che contrastarono ai barbari : Virgilio , Lucano , Claudiano erano sempre i poeti di nostra gente ; Cesare , Livio , Sallustio , gli storici . E l ' Italia , in quello stesso che non aveva la conscienza di nazione moderna , sentivasi , nella sua continuazione romana , la capitale d ' Europa . I nostri poeti quindi vennero a compiere e a nobilitare il medio evo con le forme antiche , come poeti dell ' Europa cristiana , dell ' occidente latino . Ecco : Dante dà la consecrazione cattolica e classica a tutte le visioni dell ' oltremondo smarrite per le isole brittaniche , per la Germania e la Francia : il Petrarca chiude il ciclo dei poeti d ' amore provenzali , francesi , tedeschi , nel suo virgiliano « bosco degli ombrosi mirti » : il Boccaccio raccoglie le pietruzze dai conti dai favolelli dalle leggende di tutti i giullari e menestrelli per istoriarne il suo musaico romano . Quel che le altre nazioni produssero singolo , staccato , informe , in Italia è uno , armonico , vivo . La terra dei comuni non può restringersi troppo tosto nella esclusività di nazione : come i suoi padri con le armi , ella conquista con l ' arte tutti i paesi : come l ' impero e la chiesa cattolica , onde ella eredita , diedero la cittadinanza romana a tutti i corpi e a tutte le anime , così ella la dà a tutte le tradizioni , a tutte le idee : dà alla turbolenta rappresentanza del medio evo germanico la forma artistica antica e lo spirito nuovo sociale , creando la letteratura universale del Rinascimento . E tutto ciò fu fatto nello spazio di tre generazioni da tre uomini di Firenze : così il comune specchia l ' umanità . DISCORSO QUARTO Del Quattrocento : il rinascimento e la federazione ; la letteratura dotta e la popolare . I . Nominanza non buona ha tra i secoli della coltura italiana il decimoquinto ; e gli nuoce forse più ch ' altro la gloria grande della età che gli fu innanzi e di quella che dopo . Gli storici della nostra letteratura , attratti agli splendori del Trecento e del Cinquecento , cercano solo in que ' due secoli le manifestazioni della vita italiana nell ' arte , e , pur trovandole tanto diverse tra loro , di quella diversità non curano indagar le ragioni o ne recano di tali che potrebbero al più valer per le forme : nel Quattrocento poi non veggono che densa barbarie e ricrudescenza di vecchiume e brulicame di pedanteria , dove galleggia , non si sa come , il Boiardo e il Poliziano , e onde emergono il Bembo e il Sannazzaro , il Machiavello e l ' Ariosto , così la storia della letteratura , la storia cioè de ' mutamenti e degli avvenimenti de arte , mutamenti e avvenimenti che procedendo dalle facoltà intellettuali e morali dell ' uomo hanno uno svolgimento tutto graduale e coordinato , si cambia per molti in una storia di miracoli . O , meglio , così certi geografi , conosciuti da Plutarco , i paesi a loro ignoti sopprimevano nelle estremità di lor tavole , notando ne ' margini che al di là erano secche arene e torbida palude o freddo scitico o mare agghiacciato . Ma perché la produzione letteraria del Cinquecento è tanto ricca e svariata e lieta in confronto a quella del Trecento che per parte sua è più profonda più comprensiva più vera ? Perché tanta differenza tra la poesia di Dante e quella dell ' Ariosto ? E quale delle due risponde meglio al genio del popolo italiano ? quale ne rende meglio gli spiriti ? e come si trasmutò o come si fermò questo genio , che dall ' una si potesse passare all ' altra ? Dalla risposta a tali dimande si avrà la piena intelligenza del generale svolgimento della letteratura nazionale ; e quella risposta non saprei richiederla che allo studio su le mutazioni della vita intellettuale italiana nel secolo XV , il quale non fu né di sosta né di scadimento , ma di fermentazione e di maggior dichiarazione del carattere e del sentimento italiano . Né altrimenti poteva essere il secolo , nel quale l ' Europa vide fermarsi le diverse nazionalità e gli ordini politici tuttora esistenti , e , nel cominciato dissidio tra il ragionamento e la fede , il pensiero umano in faccia alle presentite battaglie armarsi di nuovi e stupendi trovati ; il secolo nel quale non fu speranza agl ' italiani dolorosa e scherno agli estranei miserabile la indipendenza d ' Italia , e Italia vide lo scoprimento del nuovo e il ritrovamento dell ' antico mondo compiuto da soli quasi italiani , e fiorire nelle lettere insieme il Belcari ed il Poggio , il Pulci e il Ficino , il Boiardo e il Pontano , e Lorenzo de ' Medici e il Savonarola . II . Le novissime parole su la grande letteratura del secolo XIV , con la espressione del presentimento , radamente vano , che ha della debolezza de ' suoi successori ogni generazione vigorosa , furono dette da Franco Sacchetti nella canzone per la morte del Boccaccio : Sonati sono i corni D ' ogni parte a ricolta : La stagione è rivolta : Se tornerà non so , ma credo tardi . E in vero come disco su la fine del corso segna ancora per la forza del primo impulso alcuni giri nella rena , poi vacilla , poi cade ; così , su ' l declinare del Trecento e ' l cominciare del secolo di poi , la letteratura toscana divenuta per virtù del triumvirato italiana . Ora di quello scoramento e di quella diminuzione di pensieri e di produzioni debbonsi cercare più sottilmente le cause . Unico Dante aveva potuto rivolgere laicamente il principio religioso ad una sua grande concezione artistica , del resto più tosto cristiana che nazionale , più tosto europea che italiana . Del principio cavalleresco il Petrarca aveva saputo trasformare classicamente l ' elemento soggettivo lirico : l ' elemento oggettivo ed epico era stato incominciato a lavorare con sola intenzione e a solo fine di arte dal Boccaccio ne ' suoi poemi . Quanto al principio nazionale , la restaurazione della tradizion romana nell ' idea di stato e di patria e nelle forme civili , e con ciò della tradizion virgiliana e tulliana nell ' arte e nello stile , la restaurazione in somma della tradizione solenne aristocratica unitaria , era stata in gran parte operata per intiero e in altre parti tentata felicemente da tutti tre insieme quei grandi scrittori : ma il Boccaccio poi rappresentava meglio nell ' opera sua maggiore la tradizione italica di varietà , di libertà , di resistenza , la tradizione democratica e federale di Nevio , di Lucilio , di Plauto . La Divina Commedia , ammirata , venerata , ma solitaria , rimaneva quasi monumento di un favoloso gigante , che gli uomini contemplano stupiti , ma che non lascia addentellato alle costruzioni di una generazione minore , che niuno osa abitare , niuno edificarvi appresso , e sorge come avvolto nell ' ombra di una sacra paura : la luce della visione allegorica già abbuiatasi nel Quadriregio finisce spegnendosi in alcuni poemi inferiori nominati appena dai dotti . È pur forza persuadersene : Dante nella vita del popolo italiano è una apparizion singolare : più che romano o italico , lo direste etrusco : vissuto un po ' prima , nel secolo duodecimo , egli avrebbe forse suscitato una letteratura religiosa e ideale , ma più civile che non fosse poi quella della Spagna cattolica , ma più pratica che non quella della panteistica Germania : fiorito nel Trecento , di vivo ed effettuale non lasciò che il movimento impresso alla lingua , il lavoro poetico , la passione sua , e non è poco ; ma l ' essersi vent ' anni dopo la Commedia potuto comporre e universalmente ammirare il Decameron , prova che l ' idea fondamentale , l ' anima di quella era sparita , era fuggita dalla nazione . Tanto ciò è vero , che la forma dell ' epopea dantesca servì nel Quattrocento al Medici per la satira comica de ' Beoni , e la solenne terzina andò a finire ne ' capitoli berneschi ; mentre l ' ottava del novellatore , del Filocopo , della Teseide , del Ninfale , divenne di più in più popolare , visse di florida vita , maestrevolmente coltivata dal Poliziano , dall ' Ariosto , dal Tasso . Della poesia del Petrarca il contenuto era molto inferiore al dantesco e più limitato il campo , ma quello più comprensibile e a più , più accessibile questo : onde gli effetti furono più larghi e più duraturi . Se non che , anche del Petrarca le forme anzi che altro rimasero : le forme che eccitavano il vagheggiamento lo studio la imitazione , perché meglio mostravano il lavorio , a dir vero finissimo e meraviglioso : onde tutt ' insieme esercitarono non inutilmente le facoltà artistiche dei successori . Ma l ' intima poesia del canzoniere non poteva , come s ' intende facilmente , essere riprodotta : ci voleva quell ' anima e quella vita : onde che la elegia psicologica del Petrarca , già svaporata nelle eleganti fantasiucce del Montemagno , inacidì ben presto tra le frasi contorte o pedantesche di Cino Rinuccini e coetanei , e svanì del tutto nelle lievi imitazioni di Giusto de ' Conti . Rimaneva il Boccaccio ; il cui ingegno eclettico , oggettivo , sensuale , meglio accordavasi al genio del popolo italiano ; la cui opera molteplice , con la rappresentazione della vita reale nelle novelle , col rimaneggiamento non epico ma romanzesco della materia cavalleresca ne ' poemi d ' argomento medioevale , colla riproduzione del fantastico dell ' arte antica innovellato ne ' poemi d ' argomento classico , fornì gli esempi e le norme al lavoro delle generazioni posteriori , che meno distratte dalla agitazione politica e nulla preoccupate dal sentimento religioso dovevano essere più artistiche se meno poetiche . Ma e il Boccaccio e gli altri maggiori del Trecento , quantunque traessero intenzioni e modi dall ' età loro , tuttavia nei concepimenti dell ' arte e nell ' uso della dottrina di troppo avanzarono i contemporanei e i prossimi successori , i quali non avevano più né forze né mezzi ad aiutare e continuare adeguatamente il rinnovamento da quelli promosso . Anche : è vero che i tre grandi scrittori del Trecento improntarono saldamente e immutabilmente alla nuova produzione letteraria un suggello nazionale ; ma l ' opera fu , più che altro , individuale , e toscano l ' instrumento e la materia . Occorreva adunque esercitar le forze e mettere in comune i mezzi del lavoro artistico , per aggiungere quel grado di perfezione , per serbare quell ' ideale di bellezza che il gran triumvirato del Trecento avea tócco . Occorreva che l ' opera stessa da individuale divenisse comparativamente sociale , e l ' impronta di toscana si facesse italiana . Il movimento letterario nel Trecento fu parziale , generale nel Cinquecento : il processo fu nel Trecento toscano , italiano nel Cinquecento . Il Quattrocento fu secolo di passaggio ; un po ' staccato , un po ' anarchico , ma tutto fermentante e fecondo di trasformazioni e fenomeni nuovi . Sotto questo aspetto vuolsi studiare il Quattrocento , o , meglio , quella età critica della nostra letteratura che corre dal tumulto de ' Ciompi alla seconda cacciata dei Medici , dal ristabilimento dei papi in Italia e dal primo affermarsi delle signorie in principati regionali fino alla calata di Carlo VIII , dal 1378 al 1494 , dalla morte del Petrarca e del Boccaccio a quella del Boiardo e del Poliziano , dalla morte di Caterina da Siena a Girolamo Savonarola . Ora questa età presenta così negli avvenimenti storici come in quelli della coltura e degli spiriti due periodi nettamente distinti : il primo , nella storia politica , è dello scisma e dei condottieri ; nella letteraria , è del dissidio tra l ' italiano e il latino e della poesia popolare : il secondo , nella storia politica , è della confederazione ordinata e dell ' equilibrio , nella letteraria , è il rinascimento della vita italiana nella forma classica . III . La letteratura dell ' età anteriore , come scintilla dall ' attrito di due massi , come fulmine dallo scontro di due nubi , proruppe dai contrasti della chiesa con l ' impero , e poi del popolo con l ' impero e la chiesa : l ' elemento romano contro il germanico , la borghesia contro la feudalità , la plebe contro la borghesia , il laicismo contro il chiericato , ecco i moventi , o almeno le circostanze di quella letteratura . Ma il papato , conteso per settanta interi anni tra due o tre pretendenti , schiaffeggiato da tutti i principi e dai preti stessi nei concilii di Costanza e Basilea , mentre un soldato di ventura assidevasi nella Marca funesta agli imperatori del secolo XIII segnando le lettere Ex Girifalco nostro firmiano invito Petro et Paulo ; il papato , non che delle ire di Dante e del Petrarca , era indegno oramai degli sghignazzamenti del Boccaccio e del Sacchetti : « Papa Martino non vale un quattrino » , questo distico intonato dietro il successore di Gregorio VII d ' Innocenzo III di Bonifazio VIII dai ragazzi della guelfa Firenze , ecco i paralipomeni dell ' invettiva di san Pietro nel ventisettesimo del Paradiso , ecco la sola poesia degna del papato nel secolo XV . E l ' impero ? A chi importava più dell ' impero in Italia ? L ' ultimo dei lussemburghesi , di quella famiglia che tanti amori e odi di sé aveva eccitati nel secolo prima , Sigismondo , mercanteggi pure a sua posta le alleanze , ingrossi gli stati ereditari , faccia il gendarme ai preti di Costanza ; l ' Italia sa a pena che egli esista . E in Italia intanto la democrazia avea da per tutto ceduto o cedeva il luogo ai tiranni mutantisi in príncipi , e la borghesia con le invidie e paure sue avea sollevato i signori . Chi ricorda come finisse Michele di Lando , il Cavaignac dei Ciompi , dai borghesi , per merito di averli sottratti alla vendetta plebea , cacciato in esilio ? La stessa oscurità che è su la fine dell ' eroe popolare involge il lento venir meno della democrazia fiorentina . Spaventata co ' supplizi , dispersa per gli esili , lusingata , domata forse con la miseria e con la corruzione ad un ' ora , la plebe tace , s ' allontana , sparisce , se non quanto si mostra a bestemmiare i vinti ad applaudire i vincitori padroni . Le grandi casate del popolo grasso costituiscono a poco a poco un ' aristocrazia dell ' oro , avida , inetta , brigante , senza né onore né valore ; e come già ai comuni del Duecento e del Trecento si sovrappose a poco alla volta l ' oligarchia della capital regionale , così tra le famiglie borghesi insorge e soverchia , quasi da parte della plebe e rappresentante e vindice de ' suoi diritti , prima un uomo , poi una famiglia ; e ne riesce il più corruttor de ' governi , il principato civile in uno stato a forme repubblicane . Né i príncipi sentirono più le grandi ambizioni , onde dai popoli troppo spesso si fan perdonare la tirannia : niuno di essi dopo Giovan Galeazzo Visconti ordinò al suo gioielliere la corona d ' Italia . Battaglie ingloriose degli angioini tra loro nel mezzogiorno e nel centro , poi d ' angioini e d ' aragonesi ; schermaglie tra il senato veneto la cui cupidigia non può chiamarsi ambizione , la debolezza di Filippo Maria Visconti e l ' astuzia di Cosimo dei Medici ; e scorrazzare delle masnade di ventura da una parte ad un ' altra , e sorgerne un prode o fortunato od accorto e giungere al regno : ecco i fatti della metà prima del secolo . L ' oscurarsi delle idee , il mancare de ' principii , la incertezza degli stessi avvenimenti avean tolto via quei contrasti fecondi delle passioni e dei pensieri onde risulta la letteratura viva . In verità la sola letteratura a cotesti anni possibile fu quella degli antiquari , che nel fervore dei ritrovamenti e nella adorazione del passato non avean agio da riguardare al presente o non se ne accorgevano , o solo ne coglievano le apparenze mobili e false . In fatti súbito dopo la morte del Boccaccio l ' elemento nazionale cominciò a manifestare nello svolgimento letterario due tendenze diverse : l ' armonia , che nelle opere del triumvirato era stata meravigliosa , tra la ristorazione e l ' innovazione , tra le memorie dell ' antichità e le instituzioni nuove e il sentimento del presente , tra l ' ideale e il reale , tra la nobiltà dei concetti e la popolarità delle forme , si rompe ; e , per l ' una parte , la forza viva popolare , sopraffatta nel Trecento dallo splendore del triumvirato , si risente ora e sbizzarrisce a baldanza in una quasi anarchica foggia di produzione , e il tumulto de ' Ciompi passa dalla piazza nell ' arte , ove par che vada perdendosi ogni decoro , ogni norma , ogni ordine ; per l ' altra la letteratura dotta crede che la tradizione classica basti a sé sola , e tesaurizzando l ' antichità riprende l ' opera della ristorazione romana dai tre grandi fiorentini con devoto ardore incominciata , ma rimasta ben di qua dal termine di perfezione a cui aveano condotto il rinnovamento italiano ; la riprende con intendimenti esclusivi e come fine a sé stessa . Ed ecco : per un Petrarca che andava frugando le città dei barbari in cerca di qualche opera obliata di Cicerone ; per un Boccaccio che saliva trepidante di gioia nella biblioteca di Montecassino tra l ' erba cresciuta grande su ' l pavimento , mentre il vento soffiava libero per le finestre scassinate e le porte lasciate senza serrami scotendo la polvere da lunghi anni ammontata su ' volumi immortali , e sdegnavasi a vederli mancanti de ' quadernetti onde la stupida ignoranza dei monaci avea fatto brevi da vendere alle donne ; per uno , dico , ecco sorgere le diecine di questi devoti dell ' antichità , affrontando pericoli di lunghi viaggi , passando monti e mari , peregrinando poveri e soli per contrade inospitali , tra popoli o avversi o sopettosi , de ' quali non sapevan la lingua , tra tedeschi , tra turchi . Andavano , dicean essi , a liberare i gloriosi padri « dagli ergastoli dei germani e dei galli » . E i baroni dai torrazzi del castello e i servi dalla gleba per avventura ridevano al veder passare quegl ' italiani magri , sparuti , con lo sguardo fisso , con l ' aria trasognata , e salire affannosi le scale ruinate di qualche abbazia gotica , e scenderne raggianti con un codice sotto il braccio : ridevano , e non sapevano che da quel codice era per uscire la parola e la libertà , che dovea radere al suolo quelle torri e spezzare quelle catene ; non sapevano che quei poveri stranieri erano i vati d ' un dio ancora ignoto ma prossimo successore al dio medioevale , immane dio medioevale con la cui sanzione non solo i servi esistevano , ma erano dati cibo ai mastini del barone , e le loro donne arse per istreghe dai monaci . Fino a questi ultimi tempi usò in Italia ridere del fanatismo erudito del Quattrocento ; e più ne ridevano e declamavano i più ignoranti , ai quali è permesso godere i frutti della coltura laica moderna e schernirne i primi operai , perché non ebbero propriamente l ' aria di giardinieri eleganti . Ma è forza ai discreti ammirare la fede e la religione che ebbe per la scienza e per l ' arte il secolo XV , riconoscere il progredimento della società italiana ne ' suoi amori nelle sue passioni intellettive , quando leggesi ( e sia pur un mito ) come il Guarino veronese , perdute per naufragio due casse di libri che trasportava da Costantinopoli , incanutì dal cordoglio , come il Panormita per comperare un Tito Livio vendé un podere , come gli antichi manoscritti rubavansi con lo stesso furore di devozione che secoli innanzi le reliquie dei santi . E a quella guisa che alcuni secoli innanzi l ' un re mandava all ' altro per dono preziosissimo qualche frammento di un legno della croce , così ora la repubblica di Lucca attestava la sua gratitudine al duca Filippo Maria di Milano col presente di due codici ; e Cosimo de ' Medici inviava per tessera di pace ad Alfonso di Napoli un Tito Livio , aperto súbito con avidità grande dal re contro l ' avviso dei cortigiani e dei fisici , i quali coi sospetti d ' allora ammonivano , badasse bene , in quel libro , dono di nemico , potersi ascondere un veleno che solo aspirato uccidesse l ' uomo ; e quel re stesso a udirsi leggere un capitolo di Quinto Curzio guaría dalla febbre . Secolo strano cotesto , in cui i re ed i potenti facevano da cortigiani a poveri grammatici . Cotanto amore sfrenato per la ritrovata antichità prese veramente la forma di superstizione : il furore dei crociati parve rinascere negli eruditi viaggianti in cerca di codici , ma fu una crociata della civiltà : come quella fratellanza degli studi umani per mezzo della lingua latina fu quasi un cattolicismo letterario contro la barbarie e la tirannia spirituale . E testimonianza onesta rendevane Poggio Bracciolini , quando in mezzo a ' chierici del concilio di Costanza e a ' masnadieri di Sigismondo imperatore osava , solo forse in Europa , venerare la gran figura di Girolamo da Praga e accoglier nel cuore gli ultimi accenti dell ' inno che tra il vortice delle fiamme attizzate dallo scettro e dal pastorale quel martire del libero esame cristiano innalzava al trono del suo dio . Ora questo ritorno all ' antichità , il quale contribuì più d ' ogni altra cosa a liberar l ' Europa dai lacci della scolastica e dal carcere tenebroso del medio evo , è senza dubbio il fatto del secolo XV più notato e più notevole : del quale alcuni vorrebbero dar l ' onore ai greci sfuggenti dinanzi alla ruina ottomana , e nel quale altri veggono un furore intempestivo che venne a interrompere il filo delle tradizioni nazionali nell ' arte e impedì lo svolgimento ulteriore dell ' original medio evo . Per noi è la continuazione e l ' esplicazione necessaria del moto di restaurazione del risvegliato elemento romano . Come ? pochi greci passando in Italia avranno informato un secolo intiero e fatto rinascere la letteratura classica qui , dove , pur tacendo del Petrarca e del Boccaccio , fin Tommaso d ' Aquino fu ricercatore avidissimo degli autori antichi ? ove la Divina Commedia fu cominciata in versi latini , ove in latino fu scritta la più antica forse delle tragedie europee , certo la prima d ' argomento moderno , da Albertino Mussato ? La caduta dell ' impero orientale recò nuovi aiuti al classico rinascimento : ma la cagione intrinseca era , lo ripeto , nel genio paesano , allettato anche da quel bisogno di riposo in un ideale artistico determinato , che ogni nazione sente dopo le grandi creazioni prime . L ' idea di ristorazione , e l ' ho avvertito già più d ' una volta in questi discorsi , ebbe gran parte nelle rivoluzioni italiane del medio evo ; o almeno il movimento fu sentito e operato come restaurazione dai nostri . Dante credeva nell ' impero romano , reduce con Cesare , quando che fosse , in Campidoglio , e scriveva latino ; come latino scriveva il Petrarca , aspettando ch ' e ' ritornasse lingua civile dell ' Italia innovata e affrettando co ' voti la repubblica degli Scipioni . E se i cronisti del secolo XIII chiamavano figliuola di Roma Firenze e la dicevano fabbricata da Cesare a imagine di Roma , se i nobili del primo cerchio vantavano sé di puro sangue romano ; potea bene il Poliziano chiamarla anch ' egli città meonia , potea ben dire , come avrebbe detto Catullo della Roma dei tempi suoi , essere in essa trasportato con tutto il suo suolo e con ogni suppellettile Atene . E se i pavesi celebravano offici di santo a Boezio , se Dante d ' accordo col tempo suo metteva in paradiso Traiano e custode al purgatorio Catone , qual meraviglia che il Ficino tentasse d ' intramettere all ' ufficiatura ecclesiastica qualche sentenza di Platone ? E quando Pomponio Leto , per l ' amore dell ' antichità romana a cui aveva consacrato il suo libero e alto animo e la vita innocente , mutava in gentili i nomi cristiani degli ascritti alla sua academia , quando partiva il tempo per calende , quando nell ' annuale dell ' edificazione di Roma si prostrava co ' suoi dinanzi alla statua di Romolo Quirino ; non era ciò una conseguenza , fantastica se volete , ma pur conseguenza , dell ' essere stato il rinascimento italiano inauspicato nel nome di Roma antica e delle antiche instituzioni da Arnaldo ? E osservate : per una parte Paolo II scomunica l ' academia romana e imprigiona gli academici , a quel modo stesso e per quella stessa ragione che l ' arcivescovo di Ravenna aveva nel secolo XI scomunicato il grammatico Vilgardo : per l ' altra Lorenzo Valla , lo scrittore delle eleganze latine , combatte non pure gli aristotelici e gli scolastici in nome della natura e della voluttà , ma la donazione di Constantino e il dominio temporale dei papi in nome della critica storica . IV . Il che tutto se è vero , pur da questo apparrà vana l ' accusa che altri fanno al culto delle risorte lettere latine e greche : cioè dello avere l ' arte italiana per esse smarrito il sentimento e il concetto religioso , abbandonato le tradizioni nazionali , alterato le forme , impoverito la lingua . È vero che il secolo XV non ebbe nei primi cinquanta o sessanta anni scrittori italiani degni di nota : ché tali non sono certamente i poveri imitatori del Petrarca o di Dante , né i continuatori delle leggende ascetiche , e né pure Leon Battista Alberti e quei pochi i quali del Boccaccio ripresero più o meno felicemente lo stile non i modi larghi e vivi della rappresentazione . Ma in quella metà prima del Quattrocento séguita da canto alla corrente un po ' mista e non troppo abondevole della letteratura dotta , séguita dalle sorgive del Duecento e Trecento a devolversi il bel fiume della popolar letteratura , e par che acquisti in cammino maggior copia di acque , e a certi luoghi anche rompendo dilaga per nuove campagne con avviamenti nuovi . Vi sarebbe da mettere insieme una rara e non breve biblioteca di cotesta letteratura popolare , e per ciò quasi tutta anonima , del secolo XV : la quale , in disparte dalle tre grandi opere classiche del Trecento , onde solo accettò certe forme e colori di stile , ebbe largamente coltivati , oltre le novelle e leggende in prosa , i tre generi della poesia , la lirica , la epica , la drammatica . Della lirica popolare del Quattrocento , che trae la vita dal secolo innanzi benché allora fosse più regolata su gli esempi de ' poeti letterati , e che su quelli esempi improntò o modificò le forme retoriche e metriche , poco v ' è a dire , non potendosi né dovendosi qui far dimostrazioni od analisi . Vi scarseggia , se non manca del tutto , l ' elemento epico : nulla che pur da lontano assomigli alla ballata scozzese , alla romanza spagnuola : v ' è in quella vece l ' elemento della novella borghese , satirica e cinica , con le smorfie della farsa . Del resto , la maggior sua materia sono le laudi religiose , le canzoni a ballo , le canzonette e frottole , gli strambotti o rispetti d ' amore : né tra il canto religioso e l ' amoroso v ' è differenza altro che dell ' oggetto ; la intonazione , la espressione , la versificazione è la stessa ne ' due diversi indirizzi : si cantavano i medesimi strambotti alla Vergine e alla donna del cuore , alla rosa di Gerico e alla rosa rossa del balcone : le antiche stampe delle laudi avvertono che « Crocifisso a capo chino » si canta su l ' aria di una delle più sconce ballate . Non è lirica di riflessione come quella de ' migliori poeti de ' due secoli anteriori , e né pur di forma , di pura forma classica , come quella de ' secoli di poi . È lirica di sentimento , e , più che di sentimento , di senso , con tutti i rapimenti e le delicature , ma anche con le volgarità e i traviamenti , del senso : esclamazione enfatica , più che espressione ; improvvisazione abondante in cui il sospiro si smarrisce tra le parole , l ' affetto tra i colori . E con tutto ciò v ' è passione , la passione degli elegiaci latini che fu sublimata e diversamente atteggiata dall ' Ariosto e dal Tasso in Olimpia e in Fiordiligi , in Armida e in Erminia . Del resto , quella lirica vive tutt ' ora , a punto perché è la natural rappresentazione della vita affettiva del popolo nostro , vive materiata nei canti popolari che si van raccogliendo per le diverse regioni d ' Italia , vive idealizzata nella nostra opera in musica dal Cimarosa al Rossini . Più notevoli , per la opposizione tra la materia e il lavoro , per la complicazione dei soggetti con l ' opera , sono la epica e la drammatica popolare del Quattrocento . Il popolo italiano era risorto pagano e classico , e ciò non per tanto nel secolo XV lavora e rilavora la materia cavalleresca e cristiana . Né poteva altrimenti avvenire . Antico , e molto meno misto di nuovi elementi che non fossero al paragone gli altri popoli neo ­ latini , come quello che con la sua potente vitalità romana aveasi assorbito e assimilato il germanesimo , egli non aveva né materia né idea epica sua : imperocché la epopea , quando è indigena , necessaria , primitiva , sia quasi l ' ardore e la luce che manda una nazione ancor rovente nella fusione de ' suoi vari elementi . Per la drammatica poi , almeno in quanto la drammatica non è intieramente comica né recente , doveva anch ' esso partire dalla religione : nella razza nostra le origini del dramma sono religiose , il primo teatro è il tempio . Così , nell ' Italia del Quattrocento , l ' epopea , o , a dir meglio , il racconto poetico fu cavalleresco , biblico od evangelico il dramma . Ho detto che il nostro racconto poetico fu cavalleresco ; e avrei dovuto dire che i nostri lavorarono la materia epica francese importata in Italia con le idee cavalleresche fin dal primo Duecento . La quale , fatta ormai volgare nel Trecento dai cantastorie specialmente lombardi e veneti che la riproducevano in un francese italianizzato o in un italiano francesizzato , avea già preso nella prosa de ' Reali di Francia le forme classiche nostre , con un ' ampiezza di riposata narrazione quasi liviana , con una macchina ideale quasi virgiliana , con un accendimento nella rappresentazione delle passioni d ' amore quasi ovidiano , con un apparente intendimento di cristianesimo , ma di cristianesimo tutto politico , tutto romano . I Reali di Francia sono ancora oggi lettura del popolo , e specialmente dei campagnoli ; e ciò dimostra che quella ricomposizione romanzesca rispondea veramente al sentimento epico fantastico del popolo italiano preso in generale . Ma per il popolo delle città italiane del secolo XV , ove le cattedrali rimanevano interrotte , ove le logge d ' ordine misto s ' eran fatte largo tra le torri feudali smozzate o atterrate , ove su le pareti a bozze che rammentavano i castelli feudali cominciava a ridere la finestra del rinascimento co ' l suo colonnato ad arco rotondo e , dentro , l ' atrio ad ordine dorico , ciò era già troppo : in quella prosa quasi aristocratica soverchia l ' idealismo del Trecento . Ignoti raspodi ripresero adunque quella materia : la rimaneggiarono e la rimpastarono in forma più moderna , più ciompa : la volgarizzarono con un senso di crudo realismo . I paladini ne divennero un po ' bèceri e lazzaroni ; ma ne acquistarono un tanto di vita , in paragone almeno non degli originali francesi , ma delle misere traduzioni e imitazioni italiane del Duecento e dei rifacimenti del Trecento . Con le sacre rappresentanze il popolo italiano arrivò da sé , senza o prima che gli scrittori propriamente detti se ne accorgessero o lo tentassero essi , a quello che è il terzo stadio d ' una civiltà letteraria , il passaggio dal racconto all ' imitazione del fatto , dall ' epopea o dalla leggenda al dramma . E questo procedimento lo fece su la materia greggia ch ' egli aveva presente , il mito religioso , la leggenda cristiana . Ma al modo onde il popolo italiano maneggia cotesta materia , alla trasformazione ch ' ei fa de ' tipi mitici , è facile avvedersi come a perdere il sentimento intimamente religioso non gli occorressero motivi od esempi esterni ; ei di per sé non lo aveva . Nelle sacre rappresentanze del secolo XV ricerchereste in vano l ' ideale e la fede ; in vano guardate intorno al capo dei personaggi del vecchio e nuovo Testamento , intorno al capo dei martiri o dei padri del deserto , per l ' aureola d ' oro e d ' azzurro : i santi han messo il cappuccio e portano la barbetta aguzza ed arguta del cittadin fiorentino . Nelle città di Palestina o d ' Egitto , nel tempio ebraico , nel pretorio o nell ' anfiteatro romano , nelle catacombe voi rivedete la piazza di Firenze , il palazzo dei Signori , Mercato vecchio , San Marco e Santa Maria Novella , con le loro anguste superstizioni , coll ' ipocrisia loro , co ' l loro formalismo , con la commedia , che non avendo ancora un campo proprio e una forma sua , sbizzarrisce ad arbitrio nella leggenda del martirologio e sotto i veli della religione . Nella poesia sacra è avvenuto ben presto , troppo presto forse , lo stesso che nella pittura religiosa : le figure bizantine hanno disciolto quelle loro avviluppate e indistinte gambe , e movon quegl ' informi piedi danzando : le teste estatiche , ove Giotto raccogliea tutta la vita della figura , hanno scosso il lor duro incordamento , e si volgono meravigliate e ridenti su ' l corpo di carne novellamente acquistato , tutte liete che siasi rotto lo incanto che le condannava all ' immobilità ascetica . Masaccio e il naturalismo fioriscono e regnano : frate Angelico , che dipinge in ginocchio , è solitario nel suo chiostro di San Marco : Lippo Lippi disegna le vergini facendo all ' amore con le monache , e rapisce dal convento i modelli . Quindi è facile presentire che , quando l ' antichità con le sue forme e co ' l senso del naturale idealizzato si rivelerà a questo popolo , questo popolo sarà ben preparato ad accoglierla e ad abbracciarla . V . Ma ciò non poteva essere nei primi cinquanta anni del secolo XV ; quando , tra perché la poesia popolare o borghese trasse a sé le moltitudini al cui intendimento agguagliavasi senza sollevarlo , e perché i dotti non curarono d ' indirizzarsi al popolo reputando la erudizione sola degna a cui si attendesse , avvenne che letteratura propriamente nazionale in lingua italiana non esistesse ; quella letteratura , cioè , che al di sopra delle partizioni di scuole e di classi si fa specchio a tutto il pensiero e il sentimento della nazione , ne séguita i movimenti , ne è come l ' irradiazione spirituale . In questi anni preparavansi soltanto gli elementi di una nuova assimilazione . Ma il necessario procedere degli avvenimenti cagionava circa la metà del secolo un mutamento notevolissimo nelle condizioni così civili come letterarie d ' Italia . E prima di tutto per la occupazione di Costantinopoli ( 1453 ) la patria nostra divenne sola erede e conservatrice della civiltà antica , come già era la ordinatrice della nuova . Quindi lo stimolo a una letteratura più operosa , fatto poi maggiore dalla invenzione della stampa che ben presto di Germania passò tra di noi ( 1465 ) . Aggiungasi che il fine dello scisma occidentale ( 1438 ) rese stabile a Roma il papato e una successione per alcuni anni di pontefici men tristi ; che l ' impiantamento definitivo degli aragonesi in Napoli ( 1441 ) e degli Sforza in Lombardia ( 1447 ) e la nuova dignità degli estensi ( 1450 ) e l ' affermarsi dei Medici in Firenze ( 1434­1480 ) determinarono meglio le relazioni dei maggiori stati d ' Italia : onde si condusse questa a più pacifico e ordinato vivere , e nella confederazione mantenuta coll ' equilibrio si aprirono quei quarant ' anni di florida se non gloriosa indipendenza tanto ricordati poi e rimpianti dal Machiavelli e dal Guicciardini . In quella quiete confortata dalla prosperità materiale , rallegrata dai sollazzi , dalle feste , dalle magnificenze civili e principesche , la poesia italiana risalì di per le strade e le piazze , nei palagi e nelle regge : dove strinse e riaffermò un ' alleanza talvolta un po ' servile , come avviene ai potentati freschi , con la classica letteratura . Lo studio dei grandi modelli dell ' antichità , lo addestramento e il disciplinamento degli ingegni e delle facoltà in quelle forme organiche e sintetiche , doveva essere il mezzo onde gli scrittori delle varie regioni italiche riuscissero a fare italiana la toscanità nazionale di Dante del Petrarca del Boccaccio . Ciò si preparava , ciò cominciava a scorgersi : ma la fusione , la trasformazione , non era ancora avvenuta . La nuova letteratura del Quattrocento rimase letteratura della confederazione . E come la confederazione ebbe specialmente tre centri intorno a cui si raccolsero le forze minori , Napoli pe ' l mezzogiorno , Milano pe ' l settentrione , Firenze pe ' l mezzo ; così tre scuole o tre capitali ebbe la letteratura della confederazione ; Napoli con isfoggio di erudizione e lussuria di forma monarchica ; non Milano che troppo poco aveva nel Bellincioni e nel Visconti ed era riserbata centro a un posteriore rinnovamento , ma Ferrara coi suoi duchi già ospiti dei trovatori , con le sue tradizioni signorili e l ' aria magnifica e cavalleresca ; e Firenze in ultimo , sempre democratica per una parte , per l ' altra contemperatrice dei diversi elementi nell ' arte a quel modo che nell ' ordine politico era co ' l Medici conservatrice dell ' equilibrio . VI . A Napoli avvenne ciò che a Roma : erano ambedue quelle città troppo rimaste fuori dal movimento dei comuni , e per ciò tardi entrarono al lavoro letterario , e vi entrarono con il latino . Napoli nel Quattrocento con la sua academia pontaniana promuove e coopera anche più che essa Roma al movimento di restaurazione dell ' arte classica e della poesia latina . All ' ultima perfezione dell ' arte classica , quale dimostravasi nella poesia latina rinnovellata allora genialmente in Italia , toccò , in mezzo la erudizione del secolo XV , Gioviano Pontano . Da quella folla di grammatici e retori , di filologi ed eruditi , che empierono di lor fatiche la maggior parte del secolo , più lavoranti che artisti , più zappatori che costruttori , egli uscì fuori poeta ; egli , e il Poliziano : ma il Pontano rende ancora più spiccata imagine che non il Poliziano di ciò che fu il pensiero e l ' opera di tutto insieme il secolo , la reazione estetica e dotta contro il misticismo e l ' idealismo cristiano dell ' età anteriore . I libri suoi degli amori e li endecasillabi baiani sono proprio il contrario dei canzonieri di Dante e del Petrarca , e Fannia e Focilla il contrapposto di Beatrice e di Laura : queste non hanno mai velo che basti , quelle si affrettano ridenti a denudare ogni loro bellezza in conspetto al sole e all ' amore : quelli adorarono , inginocchiati o con gli occhi levati ; il Pontano abbraccia con un rapimento di voluttà non meno lirico di quell ' estasi . Tutto ciò che la fantasia riflessa dell ' antichità poteva operare su ' l sentimento assai superficiale d ' un borghese italiano del Quattrocento , il Pontano lo provò e lo rese . E , con quel suo riposato senso di voluttà e di sincero godimento della vita , egli , in latino , è il poeta più moderno e più vero del suo tempo e del suo paese . Perocché Napoli , la sensuale e imaginosa Napoli , non ha poeti ed artisti nel più severo significato della parola : quel popolo , così potente nell ' astrazione , non ha vigore alla concezione feconda e all ' espressione vitale del fantasma : un ' onda colorata e sonante , senza armonia nel suo monotono flusso e riflusso ; un vortice di forme e d ' imagini lussureggianti che s ' incalzano e si confondono tra loro sino al delirio della tarantella ; ecco la poesia napolitana o meridionale . E così la rappresenta nel secolo XV il Pontano fattosi napolitano d ' imaginazione , di studi , di affetti , il Pontano che è per avventura il maggiore dei napolitani poeti , che ricorda Ovidio e che accenna un po ' a quel che sarà nelle parti più elette il Marini . Ma il Pontano non presenta che una sembianza del Rinascimento : questo nel concetto suo più nobile , come risorgimento del naturalismo ideale , doveva nell ' accordo dell ' antichità e del cristianesimo e nell ' accordo esteticamente migliore delle belle forme greche alle belle forme toscane , di Omero a Dante , di Virgilio al Petrarca , doveva , dico , essere inteso e tentato in Firenze . Nel palazzo di Via Larga , monumento magnifico dell ' arte toscana adorno delle più rare e pregiate reliquie di Grecia , Lorenzo de ' Medici dà l ' una mano al Poliziano , l ' altra al Pulci . Ei per sé non fu artista o inventore eccellentissimo , ma operò efficacemente su i circostanti e i contemporanei , risollevando a più razionalità col platonismo l ' ideale dantesco e petrarchesco , e con ciò ritornando egli e richiamando l ' arte e lo stile alle nobili tradizioni del Trecento per quanto , e non era poco , rimaneva in esse di vivo , e in quelle chiare fresche e dolci acque riforbendo la poesia popolare dall ' attrito plebeo : nella quale ultima opera gli fu compagno il Poliziano . E tutti due presero a rifare un po ' più letterariamente il dramma popolare , senza che riuscissero a dargli novità alcuna o movimento di vita e di composizione ; ripresero , e con incomparabile felicità , la lirica popolare : le canzoni a ballo e certe ottave sì dell ' uno sì dell ' altro sono delle cose più spontanee e più schiette di tutta la nostra poesia , ridono d ' una rosea morbidezza che è pur gran pregio dell ' arte e non fu raggiunta più mai . Ma il sommo di quell ' arte assimilatrice in originale imitazione , che uscir dovea dagli antichi monumenti e da quei del Trecento studiati con ingegno e con animo desto al senso del presente , il sommo di quella bella e breve arte fu toccato dal Poliziano . Scrittore greco e latino a quattordici anni , traduttore di Omero a quindici , padre della filologia , revisore del testo delle Pandette , poeta di mitologia viva e di classicismo elegante e fervido nelle Stanze e nell ' Orfeo , e insieme improvvisator fiorentino ; egli , accoppiando la dottrina alla popolarità , la riflessione alla spontaneità , è il tipo , se non più grande , certo più universale e più vero , del miglior Quattrocento . E , non ostante alcune macchie della sua vita e alcune brutture de ' suoi carmi latini , anche il più gentile . Il Pontano è troppo materialmente sensuale e stanca : il Poliziano ama con sentimento di greco la natura bella e serena , e ne rispecchia la imagine nella quiete dell ' idillio , ch ' egli insegnò o lasciò in retaggio con l ' armonia dell ' ottava all ' Ariosto ed al Tasso . Il Medici e il Poliziano detersero quella parte di poesia popolana ch ' e ' tolsero a maneggiare ; il Pulci nella massa informe dell ' epopea di popolare sollazzo , della quale abbozzai più sopra l ' imagine , impresse il suo individuale suggello . Egli sentendosi , come ogni poeta vero , tratto ad espandere la disposizione dell ' animo suo nel suo tempo , le cui tempre e condizioni partecipava e sperimentava tutte , non andò cercando materie e forme strane ; ma ad infondervi l ' anima sua tolse la materia che più aveva alla mano , le rapsodie cavalleresche e avventuriere delle piazze e delle strade ; e anche serbò il colorito e le formole dei rapsodi che le componevano o le cantavano . Ma non si lasciò assorbire com ' essi dall ' argomento : egli intervenne co ' sentimenti suoi all ' opera epica , vi mescolò i suoi intendimenti , che erano a punto i sentimenti e gl ' intendimenti della borghesia italiana del tempo . Il Pulci non è ateo : egli , come il popolo italiano , ondeggia tra lo scetticismo a cui la educazione delle circostanze lo portarono , e le memorie affettive , più che credenze , della religione a cui il sentimento della prima educazione lo richiama : quindi una professione di fede epicurea a canto d ' una invocazione a Maria . Il Pulci in fondo non crede a quelli imperatori e re , a quelli eroi , a que ' giganti , e più d ' una volta dà loro repubblicanamente e filosoficamente la baia ; ma curioso , e , come il popolo italiano , avido del mirabile , del fantastico , del soprannaturale ben trovato e bene adobbato , cupido d ' impressioni e di sensazioni tuttor rinnovantisi , si lascia trasportare dal suo racconto ; e a certi punti grida , strepita , benedice , prega e piange , per poi tornare a scherzare e sorridere quando il nodo dell ' avventura è sciolto . Tale è Luigi Pulci : non credente ma né pure ateo , non certo caldo di spiriti cavallereschi ma né pure intenzionato di parodiarli , non romanzesco ma né pure burlesco : tutto insieme , il poeta più indipendente del Rinascimento , il più popolare forse della nostra letteratura o quello almeno che più si lascia andare alla natura sua ; e per ciò forse il più maltrattato dai cultori della poesia fatturata . Il Pulci , in Firenze democratica , infondeva i suoi spiriti e la vita del suo ingegno nella materia epica cavalleresca , pur serbandole la trasformazione che il popolo le aveva dato : Matteo Boiardo , nell ' aristocratica Ferrara , prendeva a rinnovarla signorilmente con l ' intenzione a un ideale artistico . Ciò che dell ' elemento feudale e delle tradizioni cavalleresche poté salvarsi e soprannuotare alla invasione borghese e plebea erasi raccolto nelle corti lombarde , e le popolazioni lombarde , forse per una segreta affinità elettiva a quelle tradizioni , le conservarono più volentieri e più lungamente ; e da codeste tradizioni fu ben presto attratto il conte di Scandiano , gentiluomo e feudatario . Egli sarebbe , senza Torquato Tasso , il primo e l ' ultimo vero cavaliere della poesia italiana : certo , è il solo cavaliere della prima età del Rinascimento , e pure non ha nulla del don Chisciotte : è cavaliere e dotto e cittadino italiano insigne . Studia i poeti francesi , e traduce Erodoto e Senofonte ; compone rime colle più squisite forme dantesche e petrarchiane ammollite e rifiorenti alla tepid ' aura dell ' antica poesia , e traduce lo Anfitrione e l ' Asino d ' oro ; ricerca memorie storiche pe ' suoi castelli e contraffà i cronisti del medio evo , e scrive ecloghe latine ; serve i duchi come governatore militare , e si fa rimproverare da un solenne giurista l ' avversione alla pena di morte ; conversa con i contadini del suo feudo , e fa suonare le campane a doppio quando ha trovato un bel nome per un bell ' episodio . Così fatto il Boiardo , un de ' più vari e larghi e amabili esemplari dell ' ingegno italiano , imprese la più varia e larga e genial rinnovazione della materia cavalleresca a racconto romanzesco che abbiano le letterature del Rinascimento , fondendo insieme per una parte i poemi del ciclo carolingio e quelli del ciclo bretone , l ' eroismo e l ' avventura , l ' ideale epico e l ' intreccio amoroso , e in quella fusione mescolando per l ' altra parte l ' epopea antica , gli episodi omerici e virgiliani . E tutto questo fece su ' l serio , imperocché egli credeva a ' suoi cavalieri e gli amava : quanto studio di verità , quanto fervore di artista nei caratteri che egli primo in questa terza lavorazione dell ' antica materia determinò , e fissò ! quanta gentilezza in quelle donne , ch ' egli creò , naturali e tenere e nobili insieme ! Il Boiardo è senza dubbio un de ' più grandi poeti italiani : con tutto ciò a quella prolissità , a quel suo manco , alle volte , di forza risentita nel colorire , mentre ha pur così larga facoltà di comprendere e rappresentare , voi v ' accorgete che egli , il cavaliere , è vecchio di qualche secolo . Che aveva a fare con la età dei condottieri e degli avvelenatori il principio cavalleresco ? E , poi che la Divina Commedia non aveva lasciato effetti , che cosa poteva ormai operare in Italia il principio religioso ? Dal lavoro letterario troppo è evidente la sua assenza . E pure , mentre per un lato l ' elemento ecclesiastico seguitava esagerando la sua trasformazione romana sino a far pagana la corte dei papi , il principio religioso , per l ' altro lato , contro il sensualismo classico del Pontano , contro lo scetticismo popolaresco del Pulci , contro il paganesimo artistico del Poliziano , contro l ' idealismo romanzesco del Boiardo , contro la corruzione dei Medici , di Firenze , d ' Italia e della Chiesa , contro il Rinascimento in somma insorgeva con un ultimo tentativo di ascetica reazione in persona di Girolamo Savonarola . Non tutto il clero , a dir vero , avea seguitato il pontificato nella sua abiettazione , e nella sua degenerazione la Chiesa : che anzi , quanto più quello e questa avanzavano , tanto più , in quegli ordini specialmente che parteciparono con maggior ardenza al rinnovamento cattolico dei secoli XII e XIII , andavano crescendo gli spiriti dell ' opposizione : la quale negli scrittori ascetici del Trecento e del Quattrocento va sempre più maturando un cotal concetto di riformazione , tanto più chiaramente accennato quanto quegli scrittori sentivano la necessità di raffermare , purificando la Chiesa , il sentimento cristiano e il dogma cattolico contro la civiltà profana che d ' ogni parte dilagava e premeva . E il movimento di opposizione cristiana mise capo in Girolamo Savonarola . Nel quale , posto , per un ' incidenza che non è tutta caso , tra il chiudere del medio evo e l ' aprirsi della modernità , quasi a raccogliere e benedire gli ultimi aneliti della libertà popolana già sórta nel nome del cristianesimo e a mandare l ' ultima vampa di fede verso i tempi nuovi , voi vedete convergere le aspirazioni più pure , voi vedete rinascere le figure più ardite del monachismo democratico . In lui lo sdegno su la corruzione della chiesa che traeva alla solitudine i contemplanti , in lui l ' amore alle plebi fraterne che richiamava su le piazze e tra le armi dei cittadini contendenti ad uccidersi i frati paceri , in lui la scienza teologica e civile di Tommaso , in lui il repubblicanismo di Arnaldo , in lui finalmente anche le fantasie e le fantasticherie di Iacopone da Todi . E di quel pensiero italiano che intorno alla religione andavasi da secoli svolgendo nell ' arte nella scienza nella politica , di quel pensiero che è lo stesso così in Arnaldo repubblicano all ' antica come in Dante ghibellino o nel Petrarca letterato , così in fra ' Iacopone maniaco religioso come nel Sacchetti novelliere profano , il Savonarola pronunziò la formola : Rinnovamento della Chiesa . Era troppo tardi . Quel che nella mente italiana del Savonarola era avanzato di intendimento civile tra le ebrietà mistiche del chiostro , ei lo depose grandiosamente nella instituzione del Consiglio grande : del resto , come martire religioso , salva la reverenza debita sempre a cui nobilita il genere umano attestando col sangue suo la sua fede , come novatore mistico , egli ( perché no ' l diremo ? ) egli è misero . Rivocare il medio evo su la fine del secolo XV ; far da profeta alla generazione tra cui cresceva il Guicciardini ; ridurre tutta a un monastero la città ove il Boccaccio avea novellato di ser Ciappelletto e dell ' agnolo Gabriele , la città ove di poco era morto il Pulci ; respingere le fantasie dalla natura , novamente rivelatasi , alla visione , le menti dalla libertà e dagli strumenti suoi , novamente conquistati , alla scolastica : fu concetto quanto superbo altr ' e tanto importuno e vano . Il Rinascimento sfolgorava da tutte le parti ; da tutti i marmi scolpiti , da tutte le tele dipinte , da tutti i libri stampati in Firenze e in Italia irrompeva la ribellione della carne contro lo spirito , della ragione contro il misticismo ; ed egli , povero frate , rizzando suoi roghi innocenti contro l ' arte e la natura , parodiava gli argomenti di discussione di Roma ; egli ribelle , egli scomunicato , egli in nome del principio d ' autorità destinato a ben altri roghi . E non sentiva che la riforma d ' Italia era il Rinascimento pagano , che la riforma puramente religiosa era riservata ad altri popoli più sinceramente cristiani ; e tra le ridde de ' suoi piagnoni non vedeva , povero frate , in qualche canto della piazza sorridere pietosamente il pallido viso di Nicolò Machiavelli . DISCORSO QUINTO Del Cinquecento : l ' unità classica , l ' idealismo e lo scadimento . I . L ' ultimo canto dell ' Orlando innamorato , breve contro il consueto degli altri , termina abbandonando i lettori a mezzo un racconto d ' amore . Però che il poeta vede la Italia tutta a fiamma e foco per i Galli che vengono e non può più cantare ; racconterà , egli promette , un ' altra volta : ma non raccontò , perché mori poco dopo , in quel funesto 1494 venuto a chiudere i quaranta anni di pace e prosperità dell ' Italia equilibrata nella federazione . La quinta età della letteratura nazionale , l ' età del perfezionamento nella copia ordinata , nella ricca e baliosa eleganza , nell ' armonica varietà , nell ' unità concettuale delle forme , si svolge a punto dal 1494 , l ' anno della prima invasione straniera , con l ' uscire del Sannazaro e del Bembo a dittatori del nuovo gusto e riformatori della lingua nelle regioni del mezzogiorno e del settentrione , co ' l crescere del maggior poeta , l ' Ariosto , e del maggior prosatore , il Machiavelli . La maturità è circa il 1530 , l ' anno della caduta di Firenze , nel quale morirono il Sannazaro e Andrea del Sarto : il Machiavelli era morto nel '27 e il Castiglione nel '29; Leonardo da Vinci nel '19 e Raffaello nel '20 : l ' Ariosto morrà nel '33 e il Correggio nel '34 . Il movimento fecondo séguita fino al 1559 , l ' anno della pace di Castel Cambrésis che affermò il dominio e il predominio della casa austriaca di Spagna sopra l ' Italia e aprì nella penisola l ' età delle signorie straniere avvalorate dal diritto europeo ; e si può tenere che venisse mancando circa il 1565 , un anno dopo la chiusura del concilio tridentino , che compì il rinnovamento cattolico e soffocò la libertà del pensiero e della parola , fino allora , di fatto se non di diritto , lasciata alle lettere , o , salvo qualche resipiscenza furiosa , almen tollerata . Questi ultimi anni nell ' arte son pieni della vecchiezza di Michelangelo e di Tiziano ; nella letteratura , del fiore dei minori prosatori : il Guicciardini morì nel '40 e il Bembo nel '47 , il Fracastoro nel '53 e il Vida nel '66 : Torquato Tasso era nato nel '44 . II . Ora , enumerando pur questi nomi e ricorrendo con la memoria quelle tante opere a cui vanno congiunti , avviene di dubitare se parecchi storici delle cose e delle lettere italiane non abbiano per avventura fatto del piagnone a gridare la morte dell ' Italia , quando ella più fervidamente addimostrava la sua vitalità in così frequenti e così nobili produzioni di pensiero e di arte . E come per fermo creder morto o malato a morte un popolo , dal cui mezzo esce il Colombo a trovare fra gli errori paurosi della tradizione un nuovo mondo ? dal cui mezzo esce il Machiavello a liberare d ' ogni ombra mitica , d ' ogni apparenza fantastica , il campo della storia e riporvi la verità del fatto umano ? dal cui mezzo uscirà il Galileo a cacciare dai pianeti , loro ultimo nido , l ' autorità e la fizione scolastica , a rifare co ' l cannocchiale i cieli , co ' l metodo sperimentale le menti ? Morto questo popolo , che in nome della ragione e da parte della libertà prende possesso del mare , del cielo , della terra e dell ' uomo ? E che morti sono questi a cui canta le esequie l ' Ariosto , Michelangelo edifica il cimitero e scolpisce i sepolcri , i quali a gara dipingono Leonardo e Raffaello e Tiziano ? Sono dunque testamenti le filosofie del Telesio e del Bruno ? Potrà bene quel filosofo della storia con molta accensione d ' ingegno provarci che il movimento dell ' Italia nel secolo XVI altro non fu che oblio spensierato della realità e un prepararsi a ben morire , che l ' Italia doveva morire perché non si era fatta nazione e non aveva la conscienza di nazione : potrà questo storico della letteratura con isquisite sottigliezze mostrarci che tutta l ' arte del secolo XVI è dissoluzione , e che l ' Italia doveva dissolversi perché non credeva , perché non aveva operato la riforma della religione . Ma la storia è quel che è : volerla rifare noi a nostro senno , voler riveder noi come un tema scolastico il gran libro dei secoli e inscrivervi sopra con cipiglio di maestri le correzioni , e , peggio , cancellar d ' un frego di penna le pagine che non ci gustano , e , peggio ancora , castigare con la ferula della dialettica nostra o della nostra declamazione un popolo come uno scolare , o anche tagliargli il capo di netto quando è tutto vivo , perché non ha fatto a punto come noi intendevamo che fosse il meglio o come noi avremmo voluto che facesse ; tutto ciò è arbitrio o ginnastica d ' ingegno , ma non è il vero , anzi è il contrario . La storia è quel che è : certi spostamenti , certi oscuramenti , certe , direi , sincopi , nella ragione dell ' universal movimento , nel rifrangersi della luce da uno ad altro lato , nell ' affluire del sangue più tosto a quella che a questa parte del corpo sociale , sono necessarie ; né avvengon già sempre per colpa del popolo che pure ha più da soffrirne , né si potevano per altre disposizioni evitare , né era bene che si evitassero . Il Cinquecento apre in Europa un ' età nuova : alla quale dié principio la Francia , rafforzatasi nell ' unità sotto l ' undecimo Luigi e compiutasi per l ' aggiunta del gran feudo di Borgogna sotto l ' ottavo Carlo , col manifestare la sua forza d ' espansione , e la Spagna , uscendo dalle lunghissime guerre co ' Mori vittoriosa , compatta , irritata al combattimento , con la conquista ; e con la rivoluzione religiosa la Germania , covante nell ' inerzia feudale ardori di battaglia e lusingante gli odii antichi di razza con novelli ardiri di ragionamento ; la Germania a cui anche l ' impero , incominciando e fermarsi nella casa d ' Austria forte di stati ereditari , dava , se non la compattezza di quelle altre due nazioni , il peso d ' una gran mole ; la Germania cui anche la irrequietezza del nuovo imperatore Massimiliano conferiva a riportare nell ' azione europea . A cotesta età dunque la Francia e la Spagna impartirono il movimento storico , che fu quello degl ' interessi dinastici , al cui servigio i monarchi adoperarono le nazioni novellamente formatesi intorno a loro ; la Germania impartì un po ' più tardi l ' ardore della controversia e della discussione , che non doveva né restringersi nei limiti della conscienza religiosa né finire con i soli effetti estrinseci della riforma . Ora , dinanzi alla foga della Francia e della Spagna traboccanti dall ' alveo loro , da poi che ivi il popolo nell ' urto contro gli stranieri si era agglomerato con le feudalità attorno il re a forma di nazione , l ' Italia non aveva che le sue tradizioni e gli ordinamenti suoi federali : il turbine poi delle passioni religiose che ventava dalle alpi germaniche non la distrasse dalla quiete solenne nella quale ella svolgeva l ' elaborazione ultima del suo organamento nazionale e politico , della sua conscienza di popolo , nel pensiero e nell ' arte . Imperocché nazione ella sentivasi ed era nelle tradizioni , nella lingua , nella gloria : ma , scossa che ebbe la soma dell ' impero tedesco , non aveva voluto sacrificare la libertà alla forza , la varietà all ' unità . E perché avrebbe dovuto farlo , ella , che dalle ruine di Roma era risorta col senso dell ' Italia sociale , dell ' Italia delle confederazioni sannitiche ed etrusche ? E se lo avesse fatto , se fossesi lasciata maneggiare da uno svevo o da un angioino o da un Visconti che , domata , spremuta , battuta , l ' avesse poi spinta come caval di battaglia alle conquiste , avrebbe ella operato quel che operò nello svolgimento libero di tutti gli elementi suoi , di tutte le sue genti ? avrebbe ella avuto i suoi commerci unificatori d ' Europa , l ' arte sua conciliatrice dell ' antichità e del medio evo , il suo rinascimento ? o avrebbe ella potuto produrlo con tale una rifioritura universale , con tale un ' efficacia feconda , da inocularne lo spirito vivificatore alle altre nazioni ? o non più tosto lo avrebbe prodotto manco e superficiale come la Francia , parziale come la Germania ? La riforma religiosa come avrebbe dovuto o potuto promuoverla o accettarla l ' Italia , ella che aveva fatto ad imagine sua pagano il cristianesimo ? Come avrebbe dovuto accettar da Lutero l ' autorità della bibbia ella che nella politica poneva co ' l Machiavelli fattore e signore del tutto il pensiero umano , ella che nella scienza era co ' l Galileo per dare il primo crollo alla Genesi , ella che nell ' arte fastidiva co ' l Bembo lo stile di san Paolo ? Ma è egli possibile a imaginare il rinascimento in Italia luterano ? e un Ariosto zuingliano ? un Machiavelli puritano ? un Raffaello calvinista ? un Michelangelo quaquero ? No , veramente : la vita e l ' anima dell ' Italia fu la federazione nell ' ordinamento politico , il razionalismo in filosofia e in religione , il naturalismo in arte . Ella nel secolo XVI finiva di compiere , per quel che spetta ad arte e pensiero , l ' opera che aveva cominciato fino dal mille , con la rivoluzione sociale dei Comuni , il rinascimento : il rinascimento che fu motivo alla riforma religiosa di Germania , la quale alla sua volta trasportatasi e trasformatasi tra gli olandesi e gl ' inglesi fu nutrimento e incentivo alla rivoluzione politica maturata dalla Francia nell ' ottantanove . A ciascuna nazione l ' età sua , a ciascuna età il suo officio . Che colpa , del resto , aveva la nostra patria , se ella era a quel tempo la più libera , la più bella , la più ricca , la più civile e comparativamente la più felice tra le nazioni d ' Europa ? Ella compiva serenamente disinteressata l ' officio suo , quando Spagna Francia e Germania nel lor bisogno di gittarsi fuora a pascolare e a sbizzarrire secondarono gli avidi e avventurieri istinti dei re condottieri intorno ai quali eransi aggreggiate , e presero questa bella musa che cantava la libertà la natura la ragione , e la gittarono con le mani e i piedi legati e co ' l bavaglio alla bocca in balia dei due ciclopi del medio evo . Certo , che , quando papa ed imperatore fossero per necessità di cose tornati concordi all ' azione loro in Europa , la vita dell ' Italia liberamente federale e produttiva , che era un ribellamento a quell ' azione ed avea vigoreggiato negl ' intervalli o nella sòsta di essa , dovea finire e languire . E così la ruina ultima dell ' Italia provenne da ciò che era stato oggetto alle utopie idealistiche de ' suoi grandi uomini . Cesare tornò pur troppo , e questa volta pose da vero mano alla predella e inforcò la polledra selvaggia : Dante poteva esser contento , l ' idea ghibellina aveva trionfato . Pietro si era riconciliato con Cesare , e in una città del retaggio di Matilde gli avea dato il bacio di pace in bocca e la corona dell ' impero in capo , e ne avea ricevuto il donativo dell ' altare : il Petrarca e Caterina da Siena potevano ringraziare Dio , i vóti dei guelfi eran pieni . Firenze e Siena lo seppero , ed esperimentò ben Milano per oltre tre secoli gli effetti pratici del trattato di monarchia . Ma dire che ciò avvenisse non curante e non resistente l ' Italia , non resistente per la debolezza e la opposizione d ' interessi cagionata dall ' ordinamento federale , non curante per la dissoluzione in cui lo scetticismo e il materialismo pratico l ' avevano precipitata , non è né vero né giusto né generoso . E , anzi tutto , onde partirono le provocazioni all ' invasione straniera ? da ' due stati monarchici , da Milano e da Napoli ; e la causa più vera o il pretesto più prossimo ne fu una ragione di succession dinastica a Napoli , al regno da antico accentratore . E dove la resistenza agli oppressori stranieri e indigeni fu nobile , eroica , senza concessioni , fino agli estremi , con aureola di sacrificio ? nelle repubbliche democratiche di Firenze e di Siena . E quali furono gli stati che la piena barbarica non ricoprì o che si tennero diritti in mezzo al temporale ? Ancora le repubbliche , Venezia e Genova . Io non dico se quelle repubbliche sarebbero desiderabili oggi : elle erano quel che dovevano e potevano essere secondo le rivoluzioni loro e rispetto alle condizioni italiane e europee : io rilevo un fatto . E tanto aveva l ' Italia poca voglia di morire , che il sacro romano impero dové adoperarsi con tutte le sue forze , con tutti gli argomenti anche co ' l tradimento , per istrangolare due città come Firenze e Siena ; e pur tra le branche del ciclope le due viragini belle si divincolavano fieramente , ed empievano della meraviglia dei loro ultimi sforzi e della pietà di lor grida Europa : soccomberono , ma non furono violate . E tanta era la vitalità del popolo italiano , e tanto era egli poco rassegnato a morire , che , mancato all ' operosità sua il campo domestico , ei ne si ripresenta meditante e operante in tutta la storia d ' Europa . Questa Europa , che ci voleva morti , i nostri scrittori la illuminano , i nostri artisti l ' adornano , i nostri uomini di stato l ' agitano o la infrenano , i nostri guerrieri la insanguinano . Chi ornò Versaglia ed il Louvre ? chi l ' Escuriale ? E onde vennero all ' impero i Farnesi , i Piccolomini , i Montecuccoli , gli Eugenio di Savoia ? E non pare una vendetta del fato che il Mazzarino governasse la Francia e l ' Alberoni la Spagna ? III . Il sin qui detto mi esenterà da altre apologie e da parziali difese , e servirà pure a determinar meglio l ' essere e i modi della letteratura italiana nel secolo XVI . Il cui svolgimento procedé poi così largo e magnifico , che le ragioni di tutte le sue varietà non possono restar contenute nei limiti di un discorso : del resto , chi non sa esser quella , almeno per gli effetti largamente ed efficacemente prodotti su la nuova coltura europea , l ' età più gloriosa delle lettere italiane ? E io credo che nulla di propriamente nuovo avanzi a dire , per esempio , su ' l Machiavelli o su l ' Ariosto : essi , rispetto a Dante e agli altri scrittori del Trecento e del Quattrocento , sono moderni , o sì veramente principiasi con essi quella età che fu moderna fino all ' ottantanove , che sussiste ancora per poco : tutti noi gli comprendiamo a un modo , e l ' Europa li ha giudicati con la sicurtà del senso recente . Per ciò , a non voler ripetere cose già dette , mi contenterò di rilevare più netto ch ' io possa le linee del movimento e i contorni del confine di quella letteratura . Della quale se il decimosesto secolo vide il frutto , il germe fu nel decimoquinto . Nel secolo XV eran nati a poca distanza tra loro il Machiavelli , il Buonarroti , il Guicciardini che in sé accolsero gli ultimi spiriti dei Comuni e la somma dell ' esperienza e le virtù estreme del reggimento libero , e il Sannazaro il Bembo il Castiglione , rappresentanti della più eletta coltura aulica secondo l ' intendimento di Dante , che sórsero dittatori del bel costume alle nuove generazioni e del linguaggio regolare e dello stile elegante . Nel secolo XV era cresciuto l ' Ariosto , che nella maggiore opera sua procede senza dubbio dal Boiardo : come il Machiavelli procede per una piccola parte dalla erudizione e dalla critica degli umanisti , per esempio , del Valla , e indubbiamente poi ritrae la materia e il meccanismo di storico più dagli storiografi latini del Quattrocento che dai cronisti del Trecento . Anzi che concepimenti e produzioni nuove , vide adunque il secolo XVI compiersi e fermarsi , nell ' accordo delle attività diverse e nell ' armonia delle forme , l ' ultimo perfezionamento di tutta la produzione anteriore ancor viva o vitale . La letteratura del Trecento nella espressione artistica era stata individuale e d ' impronta toscana : quella del Quattrocento , parziale e federale : quella del Cinquecento fu una , classica , italiana . Sì , il carattere più rilevatamente storico ed estetico della letteratura del Cinquecento è l ' unità nel classicismo della forma e nella italianità della lingua . L ' unità italica non risultò mai così evidente nell ' arte come in quel secolo : parve che la patria nostra nell ' imminenza del suo sfacelo politico intendesse con ogni vigor che le avanzava a chiarirsi ed affermarsi nazione . E tuttavia non vi fu sfórzo : era l ' ultima conseguente modificazione dello svolgimento . Cessato l ' urto tra i diversi elementi a mano a mano con l ' estinguersi sin dalla fine del secolo XIII dell ' elemento feudale , co ' l languire del religioso e co ' l sormontare necessario dell ' elemento nazionale ; cessò nel secolo XVI anche il dissidio tra le due forze o tendenze differenti di quest ' ultimo elemento , l ' aristocratica e la democratica , la unitaria e la federale , la romana e l ' italica : forze e tendenze che Dante aveva già riconosciute e contrassegnate , quando distingueva l ' idioma illustre , cardinale , aulico , curiale , e la poesia che in quello componevasi , dal volgare plebeo e paesano . Il contrasto e il distacco tra Dante e l ' Angiolieri , tra Battista Alberti e il Burchiello , tra il Boiardo e Sostegno di Zanobi , non fu più possibile nel Cinquecento come fatto letterario notevole e notato . Il processo di assimilazione era compíto , dell ' assimilazione della materia indigena e medievale co ' l classicismo rinato ; e le idee e le forme ne avean preso un atteggiamento nuovo . L ' assimilazione , se vuolsi , non fu tutta omogenea , e l ' atteggiamento non senza sforzo : ma la mutazione o , meglio , la trasformazione era avvenuta . Di che deesi per gran parte recar la cagione all ' avere la coltura classica acquistato sempre più del terreno : ma è anche vero che il popolo nel secolo XVI si ritrasse quasi volontario dell ' intervenir più come autore nel lavoro letterario . E di codesto ritrarsi altri potrebbe , con apparenza e forse con parte di verità , trovar la ragione nella caduta d ' ogni reggimento democratico , nel forzato spegnersi della vita pubblica e nella società artifiziata delle corti e delle academie da per tutto prevalsa . Sebbene è forse più vero che quello che nel nostro popolo , non nuovo e per ciò non intimamente poeta , vigeva d ' impulso creatore o modificatore , erasi omai rilassato . E di fatti pare che l ' avvenimento dell ' ottava , metro popolare e per ciò passato in silenzio dall ' autore del Vulgare Eloquio e dagli altri trattatisti del Trecento , al regno dell ' epopea classica segni l ' ultimo grado dell ' ascensione poetica del popolo italiano : come il suo sentimento soggettivo era evaporato compenetrando la parte più viva e calda della lirica del Duecento e del Quattrocento , del Cavalcanti e del Poliziano , così il sentimento oggettivo si era idealizzato , o stava idealizzandosi , ne ' poemi dell ' Ariosto e del Tasso : dopo di che , pago a contemplare e ad ammirare in quei poemi la sua trasformazione ideale , il popolo italiano non dié veramente più opera , né con inspirare le forme né con provvedere gli argomenti , al lavoro letterario nazionale . Nella lingua avvenne quasi lo stesso . Il primato della Toscana , la quale co ' l suo dialetto foggiato a idioma letterario rappresentava la tendenza popolare , scadde un tal poco nel Cinquecento ; ma le successe l ' Italia , e piemontesi e istriani e marchigiani e lombardi scrissero regolarmente e quasi ad un tipo solo . E primo introduttore del regolare italiano nel mezzogiorno fu un solenne poeta latino , il Sannazaro : e primo a fermare in regole pratiche la grammatica e a restituire il bell ' uso del Petrarca e del Boccaccio fu il Bembo , la cui maggiore opera è di prosa latina : tanto è vero che in questo fatto della unificazione e fermazion della lingua e della prosa è più veramente e specialmente da riconoscere il lavorío lungo lento instancabile della tradizione aulica e dotta . Già da principio Guittone nelle Lettere , Dante nel Convito , e in tutte le prose il Boccaccio , avevano inteso a cotesto , con l ' esempio del latino essi toscani ; e solo il molto uso del latino nel secolo XV riuscì a disciplinare le impazienze anarchiche delle regioni italiane : allo specchio del latino gli altri dialetti si raffrontarono col toscano , e il toscano si rassettò ; e in quel rassettamento , che fu concessione , venne accolto . Così nel secolo XVI il concetto del Vulgare Eloquio e di tutta la teorica di Dante era effettuato , e assommato l ' edifizio della letteratura nazionale . E pure cotesta classica unità letteraria , fatta bene ma con un po ' di sopraffazione e di frode , come del resto tutte le unità , lasciò in fine solo e malcontento il popolo . E questo , per quel tanto che gli era rimasto di vita , fece la secessione nel campo de ' dialetti . In fatti , la letteratura dei dialetti , ricchissima negli ultimi tre secoli e più originale , in molte parti , che non la nazionale , incomincia dal Cinquecento ; e in essa sopravvive l ' autonomia fantastica e artistica delle regioni . IV . Dopo ciò , chi si rechi a mente la contenenza della letteratura italiana nel Cinquecento , dovrà , se abbia osservato largamente e con quiete , ammirare tanta ricchezza e orginalità di prosa , tanta squisita eleganza di poesia . Prima del Cinquecento , per quanto grandi o felici esempi individuali possano arrecarsi e contrapporsi da ' due secoli anteriori , prima del Cinquecento resta pur sempre vero che l ' Italia non ebbe prosa stabile e formata ; e nel Cinquecento questo , per così dire , tipo nazionale di prosa lo ebbe . Non sarà quello che possa piacere a noi , non risponderà ai nostri gusti e bisogni ; ma allora fu vivo e vero e bello , fu quel che occorreva alla coltura e civiltà d ' allora : tanto è vero che francesi e spagnoli lo presero ad imitare . Né quella prosa era certamente , nella sua idealità tipica , tutta uniforme o improntata a uno stampo : quanta varietà più tosto e che diversità dal Machiavelli al Caro , dal Sannazaro al Firenzuola , dal Castiglione al Davanzati , dal Tasso al Cellini ! Minore per contrario nella moltitudine delle rime la varietà : ma negare la bontà estetica di non poche tra quelle poesie italiane e latine non potrebbe senza ingiustizia chi abbia conoscenza adeguata dell ' arte : per esempio , le Api del Rucellai e la Ninfa tiberina del Molza hanno la stessa ragion d ' essere che certi lavori d ' oreficeria del Cellini . Se non che tra tanta prosa e sì grave come mai tante rime e sì leggere ? Se il determinarsi della storia a genere letterario e la classificazione della prosa sono i segni più certi che l ' intendimento e il lavoro sociale dell ' epopea e della poesia universalmente sono finiti , come mai il Cinquecento , non pur ricchissimo di storie e quali storie ! , ma che tutti produsse e perfezionò i generi della prosa , come poté essere secolo poetico ? Poetico veramente non fu , fu artistico . Dante e il Boccaccio , il Boiardo e il Pulci , il Petrarca e il Poliziano erano passati ; e il popolo italiano era giunto alla maturità per mezzo ogni maniera di esperimenti , eravi giunto un po ' lasso e disilluso e tra tali circostanze che gli toglievano luogo e agio a rifarsi . Per ciò la maturità sua non fu consolata di memorie o speranze liete , non ebbe né Erodoto , né Platone né Demostene : ebbe la intuizione del reale nell ' universo e l ' idealismo dell ' arte nella vita . Tali furono le condizioni morali e le manifestazioni spirituali dell ' Italia al secolo XVI ; e in questa ella cercava riposo da quella , e ambedue erano il portato necessario dello svolgimento anteriore : e si addimostrarono più che altrove insigni nelle opere di Nicolò Machiavelli e di Ludovico Ariosto , nei quali pare che si raccolga e rifletta tutto ciò che sparsamente fu il pensiero e l ' arte italiana in quella età grande e triste . Negli scritti del Machiavelli risorge , senza pompa di toga e spacciatamente succinto , il genio romano , pratico , ordinatore , imperatorio , accresciuto della energia tumultuosa e della forte pazienza dei Comuni , avvalorato alla freddezza della contemplazione senza visioni dall ' accoramento del cittadino che vede fuor di speranza cadersi sotto gli occhi la patria e la repubblica . A misurar giusto l ' altezza del Principe , dei Discorsi su le Deche , dell ' Arte della guerra , delle Storie fiorentine , servono mirabilmente le tante commissioni e provvisioni e le legazioni e relazioni del gran segretario , dietro la cui scorta possiamo seguitarne i passi nella conoscenza dei fatti e delle persone dell ' Italia , dell ' Europa , del mondo . E l ' uom si spaventa a considerare come non v ' è cosa per piccola la quale non si faccia immensa sotto la osservazione di lui , che l ' abbraccia la compenetra la riempie di luce per ogni minutissima fibra : come non v ' è personaggio o avvenimento grande che sotto lo sguardo acuto freddo fisso di quell ' occhio nero e duro non rimpiccolisca . Come diventan meschini Massimiliano imperatore e Luigi re di Francia , e che importanza acquistano la guerra di Pisa e la ribellione d ' Arezzo ! E qual sublime e doloroso spettacolo quella grandezza inaudita d ' ingegno costretto a dibattersi impotente nell ' angustia dal difetto dei tempi ! Egli , con in sé la forza di un fatale institutore e legislator di repubbliche , dover vedere nel 1512 la ruina miserabile dell ' onesto governo di Pier Soderini , dover sentirsi interdetto il palazzo della Signoria dal misero governo del cardinal Giulio : egli , con in mente tutta la futura rivoluzione del pensiero europeo , andare commissario di questo governo al capitolo dei frati minori in Carpi , e riconoscere il sommo non della gratitudine o della stima ma dei favori della sua patria e del secolo nella provvisione con cui gli officiali dello Studio fiorentino , per volere del cardinale dei Medici , lo stipendiano , pe ' l termine di due anni e a cento fiorini di lire quattro per anno , a far più cose in loro servigio , e , tra le altre , gli annali e le cronache fiorentine ! E pure né lagni né dispetti , e né meno l ' ombra di una preoccupazione privata , risalivano a turbare l ' asciutta serenità di quell ' alta mente virile , quando , nei tristi ozii della villa di San Casciano , dopo ingaglioffatosi tutto il giorno giocando a tric trac e contendendo per un quattrino con beccai mugnai e fornaciai , il segretario rientrava la sera nel suo studio , e , spogliatasi quella vesta contadina tutta piena di fango e rivestitosi condecentemente di panni reali e curiali , ritornava a parlare con gli antichi uomini e a intrattenersi con loro da pari a pari , pascendosi di quel cibo che solo era suo e per il quale era nato . Ora in questo sentimento artistico di trattare e considerare la politica in sé e per sé senza riguardo a un fine immediato , in questo astrarre dalle apparenze parziali del presente transitorio per meglio impossessarsi del reale eterno e imminente e assoggettarselo , in questo a punto è la singolarità dell ' ingegno di Nicolò Machiavelli , ed in questo egli prende e rende gli spiriti e gl ' intendimenti tutti dell ' Italia del Cinquecento . Chi potrebbe senza ingiustizia negare al Commines e al De Thou qualità e virtù di osservatori e storici non comuni ? ma essi rimangono sempre incatenati al fatto presente ; l ' avvenimento giorno per giorno impaccia loro il passo e ne occupa e ritiene troppo gli sguardi , che non si stendono mai riposati su larga distesa . Nicolò Machiavelli in vece non è propriamente il politico del tempo suo : forse nel giudizio dei fatti e degli uomini di quel tempo , e certo nella larga rappresentazione della storia contemporanea e nel sapiente svolger dei fili che gli avvenimenti d ' Italia collegavano a quelli d ' Europa , gli va innanzi d ' assai Francesco Guicciardini , il più poderoso storico del rinascimento . Ancora : il Machiavelli non ebbe forse l ' attitudine e l ' abitudine storica ; e le sue Storie fiorentine sono per avventura più tosto un gran libro di dimostrazione e un ' eloquente opera politica , che non una storia vera , esatta , fedele , ordinata della città di Firenze ; che anzi , e per la scelta critica e per la intierezza della esposizione , lasciano a desiderare , e appariscono più che altro come la improvvisazione di un grand ' ingegno . Cha importa cotesto ? Il Machiavelli ha tre fasi e tre stili . Negli scritti d ' officio , il segretario fiorentino osserva , pensa e scrive , avvisato e arguto , spigliato e serrato , in farsetto ; è in somma fiorentino , come altri molti , salvo la maggior prestanza dell ' ingegno suo : nei lavori letterarii , eccetto la Mandragora e la Commedia in versi , è anch ' egli rotondo e ridondante e profuso e incerto , e somiglia un po ' troppo agli altri cinquecentisti della metà prima del secolo che avevano il gusto non ancora formato : nelle Storie tiene molto delle virtù fiorentine e qualcosa dei vizi retorici , e non poco de ' pregi e delle qualità sue proprie uniche e sole : pregi e qualità che risplendono nell ' Arte della guerra e specialmente nel Principe e nei Discorsi . In coteste opere lo stile è combattimento , combattimento a corpo a corpo della parola lucidissima col profondissimo pensiero ; e l ' alitare del combattente rileva a pena il tessuto sopraffino delle maglie sottilissime del periodo : e i colpi sono freddi , spessi , sicuri , e dati co ' l riposo solenne e leggiadro di schermidore maestro . Imperocché non bisogna credere che la conversazione serale del villeggiante di San Casciano fosse così idilliaca com ' egli ce la descrive nella mirabile lettera del 10 decembre 1513 , onde la ho riferita più sopra : non gli credete ch ' ei si rivestisse di panni reali e tanto men di curiali . Egli con la vesta contadina spogliavasi ogni vezzo , ogni affezione nazionale e cittadina , e nell ' atletica nudità muscolosa del suo pensiero lottava con tutte le apparizioni monumentali e gigantesche e mostruose del tempo antico e del nuovo , e se le abbatteva a ' piedi , e le cacciava dal campo della storia , per poi su quello disgombrato continuare la sua lotta fredda , accanita , anelante , col fenomeno informe del fatto politico . Da alcuni luoghi dei Discorsi su le Deche e dalle Storie apparrebbe che egli intendesse a dar documenti e instituzioni di repubblica ; dalla conchiusione del Principe , ch ' egli pensasse alla unificazione d ' Italia : e all ' Italia gitta qualche volta un grido di fiero amore , e volge gli occhi quasi in cerca di qualcheduno , sia un Borgia sia un Medici , che metta le mani nelle trecce alla sciagurata e la strappi alle voglie dei forestieri e dei preti , dell ' imperatore e del papa . Ma non lasciate illudervi al movimento passionato dell ' istante . Egli torna súbito e tutto freddo a studiare così la patria sua come la patria degli svizzeri e le altre patrie antiche e moderne , a dissolvere e ricomporre così monarchie come repubbliche , a discutere dittatori e profeti , re e numi . E stritolando sotto i suoi colpi il mondo eroico e il mondo sacro , e soffiando via con un alito il mondo artisticamente fattizio del rinascimento , prepara la rivoluzione e la informa alla pura energia del pensiero umano . Di Ludovico Ariosto non si può dire che preparasse o incominciasse un rivolgimento nella poesia ; perocché , mentre le opere del Machiavelli segnano il passaggio della conscienza e del pensiero della nazione italiana dalla concezione e produzione fantastica alla osservazione sperimentale e reale , la maggior poesia dell ' Ariosto è l ' ultimo fenomeno di quel primo stato , il frutto maturo di quella fervida estate : ma del resto , come per il Machiavelli la meditazione politica è fine a sé stessa , così per l ' Ariosto la poesia : egli è tra i poeti italiani quello che più veramente fece ciò che i moderni dicono l ' arte per l ' arte . Non che l ' Ariosto non sentisse i mali della patria e le brutture di quel mondo tra cui era sortito a vivere ; che anzi se ne compianse e se ne sdegnò più d ' una volta , e dié anche qualche crollo per iscuoter via dalle sue belle ali di fenice la polvere e il fango della corte e del secolo . Ma poi egli cercava e trovava per sé e apriva altrui un refugio nell ' arte . E l ' arte ei non trattò né come un simbolo né come un apologo né come la dimostrazione di una tesi : egli inventò per amore dell ' invenzione , tutto inteso a svolgere dilettosamente la sua facoltà creativa e a riprodurre moltiplicata la sua lieta e serena fantasia per mille aspetti e in mille forme , che empiessero a lui di sorrisi gl ' intervalli della vita , e di luce e di canto all ' Italia gl ' intermezzi del triste dramma storico che precipitava alla catastrofe . Egli fece quel che desiderava , quel che voleva e ispirava l ' Italia d ' allora : un ' opera da esser letta nelle sale del ducal palazzo d ' Urbino immenso e leggiadro , posto che avesse termine il Castiglione ai discorsi di gentilezza e d ' amore , tra i cerchi delle gentildonne presiedute dalla elegante e pensosa Elisabetta Gonzaga : un ' opera da esser letta nelle sale del castello di Ferrara o del palazzo di Belfiore , dopo alcuno dei pranzi inauditamente sfarzosi d ' Alfonso I , tra i cavalieri italiani e francesi concorsi ai tornei ed alle feste , arridente Lucrezia Borgia che sapea di latino e ammirante la giovinetta Renata di Francia : un ' opera da poter esser letta nelle sale di Roma o di Venezia , alle cui pareti ridesse o una Galatea affrescata da Raffaello o una Venere colorita da Tiziano , nel cui mezzo risplendesse un candelabro di Benvenuto e si contorcesse in un angolo un satiro di bronzo di Michelangelo ; sale che la sera potessero essere preparate per la recitazione della Calandra o della Mandragora o della Cassaria : un ' opera in fine da potere esser letta e cantata per le vie di Ferrara , su le piazze e i ponti di Roma e di Firenze , ne ' canali di Venezia , su ' l porto di Napoli , da un popolo abituato a spettacoli e pompe di cui eran parte imperatori e re e principi e cavalieri e soldati di tutte le lingue d ' Europa , francesi , spagnoli , tedeschi , fiamminghi ; da un popolo abituato a vedersi da un giorno all ' altro sorgere sotto gli occhi quei palazzi quelle chiese quelle piazze e fontane di stile e di ornato così originalmente classico così bizzaramente puro , a contemplare in quelle chiese in quei palazzi in quelle piazze tanta copia di statue e di bassorilievi e di quadri e di cose belle , che a ripensarci in questa gretta e gelida vita odierna , nella quale per riscaldarci leggiamo o inventiamo ciascuno a nostra posta un sistema estetico al giorno , paiono un giuoco di ridenti e prodighe fate : e tutto ciò in mezzo a rumore di guerre grosse e spicciolate , lente e furiose , lunghe , rinnovate , continue , che desolavano regioni intiere per lunghi anni , e oggi levavano di mezzo uno stato , domani un altro . Cotali circostanze , tra le quali fu maturato e compito l ' Orlando furioso , aiutano a intendere e a mostrare ciò che l ' opera sia . È la riproduzione della vista esterna , estetica e morale , d ' allora : è uno specchio in cui apparenze straordinarie , mobili , instabili , abbaglianti , ma senza fisionomia , s ' affacciano , s ' intrecciano , s ' inseguono , spariscono , rapide , improvvise , inconsulte : all ' Orlando furioso manca il nodo epico , come alla storia italiana del Cinquecento una ragione intima sua . Ma non perciò l ' opera è meno meravigliosa . L ' Ariosto , pur lavorandovi intorno con quella serietà che gli artisti grandi portano nelle cose dell ' arte , non ebbe l ' intendimento di fare un poema , un di quei poemi di composizione riflessa che pur tengono sì alto luogo nelle età secondarie di una letteratura : senza rendersene forse ragione , egli sentiva che la cavalleria , cosa rimorta , non poteva dar vita a un poema . Ma anche sottilizzò , e con poco adeguata conoscenza dell ' uomo e del tempo , chi sostenne ch ' e ' mirasse a una parodia de ' poemi cavallereschi , ch ' e ' fosse come il precursore del Cervantes . L ' Ariosto non ebbe secondi fini : egli intese di fare un romanzo da dilettare e meravigliare la generazione tra cui viveva . L ' epopea francese , che dovrebbe essere la materia sua , non gli è che mezzo : il Boiardo aveva empito della sua fama e dell ' infinito poema gli ultimi anni del secolo XV e abituato specialmente la corte e la città di Ferrara a quel genere : l ' Ariosto , che l ' aveva fin da giovinetto ammirato , maturo lo continuò : era il più comodo : Ferrara con i suoi antichissimi estensi non era omai la città epica e romanzesca ? Ma della leggenda epica francese il fondo è storico ; l ' anima , nazionale e cristiana ; la forma , popolare e primitiva come poteva nel medio evo : dalla parte loro gl ' italiani , che prima dell ' Ariosto avean preso a rifare tutto cotesto , avevan pure , secondo che eran borghesi o cavalieri , dato a quei loro poemi , di genere , per così dire , composito , le sembianze nazionali del tempo loro e del loro ordine . L ' Ariosto no ; egli , intimamente italiano nella pienezza armonica delle sue facoltà e nella determinatezza smagliante del colorito , nel soggetto e nei caratteri non è poi né italiano né francese : di storico non ha che le appendici estensi , di nazionale che qualche grido di dolore mandato quasi tra parentesi . L ' Italia si presentava per l ' ultima volta nella sua sembianza cosmopolitica e romana di capitale dell ' Europa ; e come avea dato al medio evo il maggior poeta cristiano in Dante , così diede al rinascimento il maggiore artista pagano nell ' Ariosto . Ed egli , come Michelangelo le statue bibliche , come Raffaello le Vergini , moltiplicava le sue fantasie di dame e cavalieri e amori per versar loro attorno tutti i tesori della divina arte plastica greca e romana . Direste che egli si compiacesse di veder tumultuare nel mondo fantastico da sé creato un popolo d ' imperatori e di re e di guerrieri e di donne e di giganti e di nani e di mostri e di spiriti e di maghi e di fate , per poi trarseli dietro ammaliati al suono dell ' orfica lira e attelati al suo carro infrenarli con le redini d ' oro dell ' Apollo ellenico . V . Così , mentre l ' apparizione del Machiavelli , e con lui dell ' osservazione esperimentale su ' l fatto umano , annunzia finita l ' età della poesia , come causa a un tempo ed effetto di una data civiltà , come lavoro a cui la nazione tutta coopera ; il poema dell ' Ariosto , nel quale la fantasia individuale licenziasi a un viaggio senza termine ed oggetto , viene a dire lo stesso . L ' arte per l ' arte è la fine della poesia popolare e nazionale o sociale che voglia dirsi : l ' arte per l ' arte gira e rigira sopra sé stessa , e anche nega e rinnega e oltraggia e distrugge , non sé veramente e il sentimento o lavoro individuale , ma il termine oggettivo della poesia . Ed ecco : al poema romanzesco prima assai che la dolorosa e alta satira del Cervantes e il lepido travestimento del Tassoni , tocca la parodia grossolana del Folengo e dell ' Aretino : le maccaronee sbizzarriscono a canto alle eleganze latine del Fracastoro e del Vida ; e un nuovo genere , il bernesco , si contrappone alla lirica . L ' Italia nel secolo XVI levò la poesia a idealismo artistico , e insieme , che è effetto assai comune dell ' idealizzare , la fissò , la cristallizzò . Pure le rimaneva ancora del movimento e dell ' azione : il Machiavelli e l ' Ariosto da due parti opposte venivano a riscontrarsi e toccarsi nella commedia ; e il fatto di uno storico e di un epico commediografi dà ragione , più assai che ogni lungo discorrere , di quel secolo e di quella letteratura . Ma in vece di buone commedie l ' Italia ebbe un altro poema , un poema eroico e religioso , la Gerusalemme liberata . L ' Europa latina pareva su quelle prime accettar con fervore il rinnovamento cattolico che la chiesa tentò opporre nel concilio tridentino alla riforma protestante ; tutta l ' Europa cristiana sentiva minacciata la sua civiltà dall ' impero ottomano : suonava ancora dai mari il fragore della battaglia di Lepanto , l ' ultima grande battaglia cristiana della quale tanta parte furono gl ' italiani , l ' ultimo còzzo glorioso tra l ' occidente e l ' oriente . Il tempo era opportuno , e il Tasso tale da poter sorgere poeta e del rinnovamento cattolico e della civiltà cristiana . Nessuna figura in fatti ha il Cinquecento così seria e gentile come quella di Torquato Tasso . Egli è l ' erede legittimo di Dante Alighieri : crede , e ragiona la sua fede per filosofia : ama , e comenta gli amori dottrinalmente : è artista , e scrive dialoghi di speculazioni scolastiche che vorrebbon essere platonici : innova , e teorizza . E , come Dante , ha sempre qualcosa da rimproverarsi nella conscienza sua di cattolico : al suo poema , pur essenzialmente religioso e cavalleresco , sovraintesse un ' allegoria spirituale e morale : a ogni modo teme sempre di averlo fatto soverchiamente profano , e lo rifà purificato : né anche del rifacimento si contenta , e finisce co ' l poema della creazione . Egli è il solo cristiano del nostro rinascimento : del quale per altro partecipa tanto , che il sensualismo nell ' opera sua si mescola al misticismo ; ed egli se ne addolora e pente , mentre il popolo se ne piace . Ma di questa duplicità dell ' essere suo ondeggiante tra il sensualismo e l ' idealismo tra il misticismo e l ' arte ; ma di questa discordia della vita a cui è condannato egli , cavaliere del medio evo , scolastico del secolo XIII , erede di Dante , smarrito in mezzo al rinascimento , tra l ' Ariosto e il Machiavelli , tra il Rabelais e il Cervantes ; di questa duplicità , di questa discordia egli porta innocente la pena , e se ne accora tanto che ne impazza . Il grido molle e straziante della elegia che pur tra gli accordi della tromba epica gli prorompe dal cuore mesto e voluttuoso lo annunzia il primo in tempo dei poeti moderni : il Tasso ha la malattia delle età di passaggio , dello Chateaubriand , del Byron , del Leopardi . E così in disaccordo com ' egli era co ' l tempo suo , poté raccogliere in sé gli estremi spiriti della cavalleria e della religione . E fu l ' ultima prova . Dopo lui , né la raffermatasi autorità ecclesiastica né la tradizione monarchica cominciata coll ' impianto di una gran dinastia straniera al mezzogiorno e al settentrione poterono o eccitare o ravvivare più oltre fra noi il movimento cavalleresco e il religioso . E quello andava oscuramente a finire nei cavalieri serventi ; e questo , aduggiato dalla triste ombra del gesuitismo , degenerò dai santi popolari , la cui serie si chiude con Filippo Neri , nell ' egoismo ascetico di Luigi Gonzaga , e dalle grandi leggende del medio evo nell ' eroicomica scimunitaggine del padre Ceva De puero Jesu . Del resto , terminata l ' età del sentimento e della fantasia ed esaurito anche l ' idealismo artistico , con quale azione e a qual punto l ' Italia libera del suo svolgimento avrebbe potuto seguitare ad espandersi nella riflessione nell ' osservazione nell ' indagine del pensiero , e a quali effetti avrebbe portato il suo lavoro di trecento anni , e come ne fosse impedita , lo dicano il Telesio , il Bruno , il Vanini . Ma oramai dopo la pace di Castel Cambrésis e il concilio di Trento al Machiavelli non poteva succedere altri che il Galileo . Il cielo rimaneva libero , e non senza pericolo : con men di pericolo i sepolcri . Notevole in fatti su lo scorcio del secolo XVI apparisce la trasformazione della storia ; la quale di particolare tende a farsi generale , di politica o patriottica diviene erudita e critica . L ' Italia , non potendo altro , sfoga il bisogno del dubbio , dell ' investigazione e della disamina intorno la materia dei fatti ; e dopo i Discorsi su le Deche e le Istorie fiorentine produce i Trattati su ' l diritto romano e la Storia del regno d ' Italia di Carlo Sigonio , che aprono insignemente all ' Europa l ' età critica degli studi su l ' antichità e su ' l medio evo . Nulla doveva mancare a quella nostra universal letteratura del Cinquecento . Ma intanto la poesia e l ' arte emigravano alle altre genti latine , alle giovini e vittoriose nazioni di Spagna e di Francia : nella prima delle quali il principio religioso e nella seconda il cavalleresco o feudale doveano fare la miglior prova d ' una letteratura cattolica e monarchica . E così in Spagna e in Francia , come in Inghilterra che a punto allora presentava i primi frutti dell ' ingegno germanico maturatosi nella riforma , la gloria maggiore della nuova letteratura fu il dramma . L ' Europa in fatti era giunta a quel secondo stadio storico , nel quale il dramma è la vera estrinsecazione artistica di un popolo , che , passato per una gran prova , si sente essere nel rigoglio delle sue forze e nella pienezza della vita , ha in fine la conscienza di nazione co ' l sentimento o il presentimento della civiltà che gli conviene , non importa poi sotto qual reggimento o con quali forme politiche . Ora l ' Italia , non per colpa sua , ma per la necessità storica dello svolgersi di altre genti con idee di stato altre da quelle tra le quali ella aveva esercitato la sua operosità civile , l ' Italia sopraffatta e spostata non aveva più né quel senso del presente né quel presentimento fiducioso . E però non ebbe un teatro , quale i primi esperimenti e massime quel del Machiavelli parevano imprometterle . Ebbe per altro due opere drammatiche originali e sue , che dopo la Gerusalemme furono anche le due opere più insigni dello scorcio del secolo ; l ' Aminta e il Pastor fido : originali e sue veramente , come quelle che sono la miglior dimostrazione estetica dell ' idealismo artistino italiano del Cinquecento applicato al dramma ; e l ' Aminta per la finitezza determinata pare far riscontro alla Gerusalemme e il Pastor fido per la florida e bizzarra varietà all ' Orlando . E voglionsi ricordare , non tanto perché al meno nelle forme offersero quelle opere il passaggio dall ' idealismo del Cinquecento alla maniera dell ' Arcadia , quanto perché il dramma pastorale e mitologico fu la materia propria della musica . La poesia italiana nel suo progressivo idealizzarsi andò sempre più estenuandosi : a poco a poco non più invenzione né movimento né azione , non più caratteri né passioni , non più stile né forme : ma colori e parole e suoni che simulavano lusinghieramente la vita ; sin che la poesia evaporò , e fu la musica : la musica , sola arte che all ' Italia rimanesse dopo il secolo XVI , e sola sua gloria per troppo tempo di poi . La sua grande letteratura , la letteratura viva , nazionale a un tempo ed umana , con la quale ella conciliò l ' antichità e il medio evo e rappresentò romanamente l ' Europa innovata , finì co ' l Tasso . VI . Spettacolo che altri potrà dir vergognoso e che a me apparisce pieno di sacra pietà , cotesto di un popolo di filosofi di poeti di artisti , che in mezzo ai soldati stranieri d ' ogni parte irrompenti séguita accorato e sicuro l ' opera sua di civiltà . Crosciano sotto le artiglierie di tutte le genti le mura che pur videro tante fughe di barbari : guizza la fiamma intorno ai monumenti dell ' antichità , e son messe a ruba le case paterne : la solitudine delle guaste campagne è piena di cadaveri : e pure le tele e le pareti non risero mai di più allegri colori , non mai lo scalpello disascose dal marmo più terribili fantasie e forme più pure , non mai più allegre selve di colonne sorsero a proteggere ozii e sollazzi e pensamenti che oramai venivano meno ; e il canto de ' poeti supera il triste squillo delle trombe , straniere , e i torchi di Venezia di Firenze di Roma stridono all ' opera d ' illuminare il mondo . Non è codardia : perocché , dove fu popolo , ivi fu ancora resistenza e pugna gloriosa . E né pure è spensieratezza . Oh quanta mestizia nel dolce viso di Raffaello , che cipiglio corruccioso in quel del Buonarroti e quanta pena nelle figure del Machiavelli e del Guicciardini ! l ' Ariosto sorride , ma come triste ! fino il Berni si adira . Perché oltraggiare quei grandi intelletti del Cinquecento ? non vediamo noi l ' arcano dolore , il fastidio fatale che da ogni parte gl ' investe ? Sempre grande il sacrifizio ; ma , quando sia una nazione che si sacrifichi , è cosa divina : e l ' Italia sacrificò sé all ' avvenire degli altri popoli . Cara e santa patria ! ella ricreò il mondo intellettuale degli antichi , ella diè la forma dell ' arte al mondo tumultuante e selvaggio del medio evo , ella aprì alle menti un mondo superiore di libertà e di ragione ; e di tutto fe ' dono all ' Europa : poi avvolta nel suo manto sopportò con la decenza d ' Ifigenia i colpi dell ' Europa . Così finiva l ' Italia .
LAVORO E MONOPOLIO ( GALLI LÉO , 1871 )
StampaQuotidiana ,
Una quistione difficile , che irrita ed appassiona gli animi , è quella del capitale monopolio . La quistione che oggi noi abbordiamo è il nodo della rivoluzione sociale , che attira l ' attenzione di tutti , e che prova più che mai la necessità di un governo popolare diretto . La plebe , che ha l ' intuizione delle grandi verità , l ' ha perfettamente compreso : d ' onde la formola – diritto al lavoro ; la quale ne domanda un ' altra – diritto del lavoro . Ora un diritto implica il mezzo . Se la vita è un principio , il lavoro che è un mezzo legittimo di vivere , non può essere né un freno , né una pena , come dicono i pietisti protestanti e cattolici . Ma , come diciamo noi , repubblicani internazionali e socialisti , il lavoro è un dovere e un diritto per tutti ! Chi dice sovranità , dice proprietà : per essere sovrano , il popolo dev ' essere capitalista , deve possedere : egli deve essere suo banchiere , come è suo legislatore , suo giudice , suo prete , suo soldato ; – gl ' intermediarii privilegiati finiscono sempre per asservirlo . Ora il capitale è intieramente nelle mani di questi intermediarii privilegiati , degli amici dell ' ordine e della proprietà , come essi si chiamano , cioè in mano ai suoi nemici ; i quali ne reclamano il monopolio in perpetuo . Ecco , o popolo – re fantasma – qual è la situazione . La reazione ha versato il tuo sangue per sessanta secoli di seguito : essa ha ucciso i tuoi figli , rapite e violate le tue donne ; essa t ' imprigiona , ti deruba , ti assassina col tuo consenso : il leone è divenuto un coniglio : codardo e servile , ti sei trasformato in lacchè dei tuoi domatori e carnefici per la speculazione e la guerra . Bisogna dunque anzitutto che a titolo – danni e interessi – e per diritto di riparazione , gl ' intermediarii privilegiati uniti e solidali nella medesima persecuzione , restino uniti e solidali nella rivendicazione . Bisogna che le razze esaurite e incapaci di produrre rendano al popolo ciò che gli appartiene ; non importa sotto qual formola , perché il diritto del lavoro e al lavoro cessi di essere un ' ironia , come il diritto di proprietà è finora un privilegio . L ' anno 1793 colpiva alla testa la nobiltà del blasone : l ' anno 1872 derive colpire la nobiltà della borsa , del capitale illegittimo , il monopolio , al cuore , cioè alla tasca . Al punto in cui siamo è il monopolio del capitale e del potere , che bisogna decapitare insieme . Se la vita è sacra per l ' individuo , la fortuna nella quale risiede la sovranità , è sacra per la collettività . In ogni modo si deve risparmiare il nemico , quando lo si è disarmato : la società ha un mezzo di difesa più efficace che la morte – e poiché il denaro è il nerbo della guerra – che ella se ne impadronisca per farne miglior uso che non ne facciano gl ' intermediarii privilegiati ; i quali sotto una infinità di pretesti , s ' impossessarono della fortuna pubblica per darla in feudo ai loro satelliti , o per alienarla a loro profitto . Tutti i monarchici e le caste autoritarie , a parole sono protezionisti ; ma in pratica sono comunisti della peggiore specie , perché spartiscono l ' altrui avere per aumentare il proprio . La rivoluzione imminente creerà interessi nuovi sulle rovine dei vecchi monopolii , e si consoliderà facendo con dei pezzi grossi delle piccole monete , moltiplicando gli aventi - diritto , rendendo accessibile a tutti la proprietà . – La contribuzione , le spese necessarie al nuovo ordinamento saranno a carico di coloro , che più lungamente hanno speculato sul lavoro e sulla vita delle moltitudini . Non si tratta di attentare alla vita e ai diritti legittimamente acquistati , ma soltanto di ristabilire l ' equilibrio tra il capitale ed il lavoro , rotto dal privilegio eretto a sistema , dall ' avidità di lucro smodato : sotto forma d ' imposta sociale o d ' altro , chi ha troppo ingoiato dovrà rigurgitare . Bisogna che gli operai sappiano , che il capitale costituito com ' è attualmente è la negazione del lavoro ; il monopolio , il privilegio è il vero nemico pubblico , la chiave falsa del diritto moderno , il parricida dell ' umanità , la disperazione della gente onesta . E lui che allontana ogni limite al delitto , che confonde l ' agiotaggio con la famiglia , il vino di Sciampagna coll ' acqua benedetta . Con la fame e le fucilate , il monopolio sbarra la via al progresso umano . Ebbene , bisogna che la plebe , come la figlia di Tarquinio , piuttosto che retrocedere , gli passi sopra il ventre . Operai e contadini , modellatori del pensiero e della forma , marciate dunque tutti contro il monopolio : egli è il gesuitismo camuffato da mandarino .
COSTANTINOPOLI ( DE_AMICIS EDMONDO , 1878 )
Saggistica ,
AI MIEI CARI AMICI DI PERA ENRICO SANTORO GIOVANNI ROSSASCO E FAUSTO ALBERI Amigos , es este mi último libro de viaje ; desde adelante no escucharé mas que las inspiraciones del corazón . Luis de Guevara , Viaje en Egypto . L ' ARRIVO L ' emozione che provai entrando in Costantinopoli mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all ' imboccatura del Bosforo . Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago , i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole , l ' Arcipelago dorato dal tramonto , le rovine d ' Atene , il golfo di Salonicco , Lemno , Tenedo , i Dardanelli , e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio , si sbiadirono per modo nella mente , dopo visto il Corno d ' oro , che se ora li volessi descrivere , dovrei lavorare più d ' immaginazione che di memoria . Perché la prima pagina del mio libro m ' esca viva e calda dall ' anima , debbo cominciare dall ' ultima notte del viaggio , in mezzo al mare di Marmara , nel punto che il capitano del bastimento s ' avvicinò a me e al mio amico Yunk , e mettendoci le mani sulle spalle , disse col suo schietto accento palermitano : - Signori ! Domattina all ' alba vedremo i primi minareti di Stambul . Ah ! ella sorride , mio buon lettore , pieno di quattrini e di noia ; ella che , anni sono , quando le saltò il ticchio d ' andare a Costantinopoli , in ventiquattr ' ore rifornì la borsa e fece le valigie , e partì tranquillamente come per una gita in campagna , incerto fino all ' ultimo momento se non fosse meglio prendere invece la via di Baden - Baden ! Se il capitano del bastimento ha detto anche a lei : - Domani mattina vedremo Stambul - lei avrà risposto flemmaticamente : - Ne ho piacere . - Ma bisogna aver covato quel desiderio per dieci anni , aver passato molte sere d ' inverno guardando melanconicamente la carta d ' Oriente , essersi rinfocolata l ' immaginazione colla lettura di cento volumi , aver girato mezza l ' Europa soltanto per consolarsi di non poter vedere quell ' altra mezza , essere stati inchiodati un anno a tavolino con quell ' unico scopo , aver fatto mille piccoli sacrifizi , e conti su conti , e castelli su castelli , e battagliole in casa ; bisogna infine aver passato nove notti insonni sul mare , con quell ' immagine immensa e luminosa davanti agli occhi , felici tanto da provar quasi un sentimento di rimorso pensando alle persone care che si sono lasciate a casa ; e allora si capisce che cosa voglion dire quelle parole : - Domani all ' alba vedremo i primi minareti di Stambul ; - e invece di rispondere flemmaticamente : - ne ho piacere - si picchia un pugno formidabile sul parapetto del bastimento . Un gran piacere per me e per il mio amico era la profonda certezza che la nostra immensa aspettazione non sarebbe stata delusa . Su Costantinopoli infatti non ci son dubbi ; anche il viaggiatore più diffidente ci va sicuro del fatto suo ; nessuno ci ha mai provato un disinganno . E non c ' entra il fascino delle grandi memorie e la consuetudine dell ' ammirazione . È una bellezza universale e sovrana , dinanzi alla quale il poeta e l ' archeologo , l ' ambasciatore e il negoziante , la principessa e il marinaio , il figlio del settentrione e il figlio del mezzogiorno , tutti hanno messo un grido di maraviglia . È il più bel luogo della terra a giudizio di tutta la terra . Gli scrittori di viaggi , arrivati là , perdono il capo . Il Perthusier balbetta , il Tournefort dice che la lingua umana è impotente , il Pouqueville crede d ' esser rapito in un altro mondo , il La Croix è innebriato , il visconte di Marcellus rimane estatico , il Lamartine ringrazia Iddio , il Gautier dubita della realtà di quello che vede ; e tutti accumulano immagini sopra immagini , fanno scintillare lo stile e si tormentano invano per trovare un ' espressione che non riesca miseramente al disotto del proprio pensiero . Il solo Chateaubriand descrive la sua entrata in Costantinopoli con un ' apparenza di tranquillità d ' animo che reca stupore ; ma non tralascia di dire che è il più bello spettacolo dell ' universo ; e se la celebre Lady Montague , pronunziando la stessa sentenza , ci premette un forse , è da credersi che l ' abbia fatto per lasciare tacitamente il primo posto alla propria bellezza , della quale si dava molto pensiero . C ' è persino un freddo tedesco il quale dice che le più belle illusioni della gioventù e i sogni stessi del primo amore sono pallide immagini in confronto del senso di dolcezza che invade l ' anima alla vista di quei luoghi fatati ; e un dotto francese afferma che la prima impressione che fa Costantinopoli è lo spavento . Immagini chi legge il ribollimento che dovevano produrre tutte queste parole di foco , cento volte ripetute , nel cervello d ' un bravo pittore di ventiquattr ' anni , e in quello d ' un cattivo poeta di vent ' otto ! Ma nemmeno queste lodi illustri di Costantinopoli ci bastavano , e cercavamo le testimonianze dei marinai . E anch ' essi , povera gente rozza , per dare un ' idea di quella bellezza , sentivano il bisogno d ' esprimersi con qualche similitudine o parola straordinaria , e la cercavano volgendo gli occhi qua e là e stropicciando le dita , e facevano dei tentativi di descrizione con quel suono di voce che par che venga di lontano e quei gesti larghi e lenti con cui la gente del popolo esprime la meraviglia quando non le bastano le parole . - Entrare con una bella mattinata in Costantinopoli - , ci disse il capo dei timonieri - , credete a me , signori : è un bel momento nella vita d ' un uomo . Anche il tempo ci sorrideva ; era una notte serena e tepida ; il mare accarezzava con un mormorìo leggerissimo i fianchi del bastimento ; gli alberi e i più minuti cordami si disegnavano netti ed immobili sul cielo coperto di stelle ; non pareva nemmeno che si navigasse . A prora v ' era una folla di turchi sdraiati che fumavano beatamente il loro narghilè col viso rivolto alla luna , la quale faceva un contorno d ' argento ai loro turbanti bianchi ; a poppa un visibilio di gente d ' ogni paese , fra cui una compagnia famelica di commedianti greci che s ' erano imbarcati al Pireo . Vedo ancora , in mezzo a una nidiata di bambine russe che vanno a Odessa colla madre , il visetto della piccola Olga , tutta meravigliata ch ' io non capisca la sua lingua e indispettita d ' avermi fatto tre volte la medesima domanda senza ottenere una risposta intelligibile . Ho da una parte un grosso e sucido prete greco , col cappello a staio rovesciato , che cerca col canocchiale l ' arcipelago di Marmara ; dall ' altra un ministro evangelico inglese , rigido e freddo come una statua , che in tre giorni non ha ancora detto una parola nè guardato in faccia anima viva ; davanti , due belle signorine ateniesi colla berrettina rossa e le treccie giù per le spalle , che appena uno le guarda , si voltano tutte due insieme verso il mare per farsi vedere di profilo ; un po ' più in là un negoziante armeno che fa scorrere tra le dita le pallottoline del rosario orientale , un gruppo d ' ebrei vestiti del costume antico , degli albanesi colle sottanine bianche , un ' istitutrice francese che fa la malinconica , qualcuno di quei soliti viaggiatori di nessuna tinta , che non si capisce di che paese siano nè che mestiere facciano ; e in mezzo a questa gente , una piccola famiglia turca composta d ' un babbo in fez , d ' una mamma velata e di due bambine coi calzoncini , tutti e quattro accovacciati sotto una tenda , a traverso un mucchio di materasse e di cuscinetti variopinti , in mezzo a una corona di carabattole d ' ogni forma e d ' ogni colore . Come si sentiva la vicinanza di Costantinopoli ! C ' era una vivacità insolita . Quasi tutti i visi che s ' intravvedevano al lume delle lanterne , erano visi allegri . Le bambine russe saltellavano intorno alla madre gridando l ' antico nome russo di Stambul : - Zavegorod ! Zavegorod ! - Passando accanto ai crocchi , si udivano qua e là i nomi di Galata , di Pera , di Scutari , di Bujukderé , di Terapia , che luccicavano alla mia fantasia come le prime scintille d ' un grande foco d ' artifizio sul punto d ' accendersi . Anche i marinai erano contenti d ' avvicinarsi a quel luogo dove , com ' essi dicevano , si dimenticano almeno per un ' ora tutte le noie della vita . Persino a prora , in mezzo a quel biancume di turbanti , c ' era un movimento straordinario : anche quei mussulmani pigri e impassibili vedevano già cogli occhi della immaginazione ondulare all ' orizzonte i fantastici contorni di Ummelunià , la madre del mondo , " la città " , come dice il Corano , " di cui un lato guarda la terra e due guardano il mare . " Pareva che il bastimento , anche senza la forza motrice del vapore , avrebbe dovuto andare innanzi da sè , spinto dall ' impeto dei desiderii e delle impazienze che fremevano sulle sue tavole . Di tratto in tratto mi appoggiavo al parapetto per guardare in mare , e mi pareva che cento voci confuse mi parlassero col mormorìo delle acque . Erano tutte le persone che mi amano , che dicevano : Va , va , figliuolo , fratello , amico , va ; va a goderti la tua Costantinopoli ; te la sei guadagnata , sii felice , e Dio t ' accompagni . Soltanto verso la mezzanotte i viaggiatori cominciarono a scendere sotto coperta . Il mio amico ed io scendemmo gli ultimi e a passo di formica , perché ci ripugnava d ' andare a chiudere fra quattro pareti un ' allegrezza a cui pareva angusto il circuito della Propontide . Quando fummo a metà della scaletta sentimmo la voce del capitano che c ' invitava a salire la mattina seguente sul ponte riserbato al comando . - Siano su prima del levar del sole , - gridò affacciandosi alla botola - ; faccio buttare in mare chi ritarda . Una minaccia più superflua non è mai stata fatta dopo che mondo è mondo . Io non chiusi occhio . Credo che il giovane Maometto II , in quella famosa notte di Adrianopoli , in cui disfece il letto a furia di voltarsi e di rivoltarsi , agitato dalla visione della città di Costantino , non abbia fatto tanti rivoltoloni quanti ne feci io nella mia cuccetta in quelle quattr ' ore d ' aspettazione . Per dominare i miei nervi , provai a contare fino a mille , a tener l ' occhio fisso sulle ghirlande bianche che l ' acqua rotta dal bastimento sollevava intorno all ' occhio del mio camerino , a canterellare delle ariette cadenzate sul rumore monotono della macchina a vapore ; ma era inutile . Avevo la febbre , mi sentivo mancare il respiro e la notte mi pareva eterna . Appena vidi un barlume di giorno , saltai giù ; Yunk era già in piedi ; ci vestimmo in furia , e salimmo in tre salti sopra coperta . Maledizione ! C ' era la nebbia . Una nebbia fitta copriva l ' orizzonte da tutte le parti ; pareva imminente la pioggia ; il grande spettacolo dell ' entrata in Costantinopoli era perduto ; il nostro più ardente desiderio , deluso ; il viaggio in una parola , sciupato ! Io rimasi annichilito . In quel punto comparve il capitano col suo solito sorrisetto sulle labbra . Non ci fu bisogno di parlare ; appena ci vide , capì , e battendoci una mano sulla spalla , disse in tuono di consolazione : - Niente , niente . Non si sgomentino , signori . Benedicano anzi questa nebbia . In grazia della nebbia loro faranno la più bella entrata in Costantinopoli che abbiano mai potuto desiderare . Fra due ore avremo un sereno meraviglioso . Riposino sulla mia parola . Mi sentii tornare la vita . Salimmo sul ponte del Comando . A prora tutti i turchi erano già seduti a gambe incrociate sui loro tappeti , col viso rivolto verso Costantinopoli . In pochi minuti tutti gli altri viaggiatori usciron fuori , armati di canocchiali d ' ogni forma , e si appoggiarono , stesi in una lunga fila , al parapetto di sinistra , come alla balaustrata d ' una galleria di teatro . Tirava un ' arietta fresca ; nessuno parlava . Tutti gli occhi e tutti i canocchiali si rivolsero a poco a poco verso la riva settentrionale del mare di Marmara . Ma non si vedeva ancor nulla . La nebbia però non formava che una fascia biancastra all ' orizzonte , sopra la quale splendeva il cielo sereno e dorato . Diritto dinanzi a noi , nella direzione della prora , appariva confusamente il piccolo arcipelago delle nove Isole dei Principi , le Demonesi degli antichi , luogo di piaceri della Corte al tempo del Basso Impero , ed ora luogo di ritrovo e di festa degli abitanti di Costantinopoli . Le due rive del mar di Marmara erano ancora completamente nascoste . Soltanto dopo un ' ora che s ' era sul ponte si vide ... Ma è impossibile intender bene la descrizione dell ' entrata in Costantinopoli , se non si ha chiara nella mente la configurazione della città . Supponga il lettore d ' aver davanti a sè l ' imboccatura del Bosforo , il braccio di mare che separa l ' Asia dall ' Europa e congiunge il mar di Marmara col mar Nero . Stando così s ' ha la riva asiatica a destra e la riva europea a sinistra ; di qui l ' antica Tracia , di là l ' antica Anatolia . Andando innanzi , infilando cioè il braccio di mare , si trova a sinistra , appena oltrepassata l ' imboccatura , un golfo , una rada strettissima , la quale forma col Bosforo un angolo quasi retto , e si sprofonda per parecchie miglia nella terra europea , incurvandosi a modo di un corno di bue ; donde il nome di Corno d ' oro , ossia corno dell ' abbondanza , perché v ' affluivano , quand ' era porto di Bisanzio , le ricchezze di tre continenti . Nell ' angolo di terra europea , che da una parte è bagnato dal mar di Marmara e dall ' altra dal Corno d ' oro , dov ' era l ' antica Bisanzio , s ' innalza , sopra sette colline , Stambul , la città turca . Nell ' altro angolo , bagnato dal Corno d ' oro e dal Bosforo , s ' innalzano Galata e Pera , le città franche . In faccia all ' apertura del Corno d ' oro , sopra le colline della riva asiatica , sorge la città di Scutari . Quella dunque , che si chiama Costantinopoli , è formata da tre grandi città divise dal mare , ma poste l ' una in faccia all ' altra , e la terza in faccia alle due prime , e tanto vicine tra loro , che da ciascuna delle tre rive si vedono distintamente gli edifizii delle altre due , presso a poco come da una parte all ' altra della Senna e del Tamigi nei punti dove sono più larghi a Parigi e a Londra . La punta del triangolo su cui s ' innalza Stambul , ritorta verso il Corno d ' oro , è quel famoso Capo del Serraglio , il quale nasconde fino all ' ultimo momento , agli occhi di chi viene dal mar di Marmara , la vista delle due rive del Corno , ossia la parte più grande e più bella di Costantinopoli . Fu il Capitano del bastimento , che col suo occhio di marinaio scoperse per il primo il primo barlume di Stambul . Le due signore ateniesi , la famiglia russa , il ministro inglese , Yunk , io ed altri , che andavamo tutti a Costantinopoli per la prima volta , stavamo intorno a lui stretti in un gruppo , silenziosi , stancandoci gli occhi inutilmente sopra la nebbia , quand ' egli stese il braccio a sinistra , verso la riva europea , e gridò : - Signori , ecco il primo spiraglio . Era un punto bianco , la sommità d ' un minareto altissimo , di cui la parte di sotto rimaneva ancora nascosta . Tutti vi appuntarono su i canocchiali e si misero a frugare cogli occhi in quel piccolo squarcio della nebbia come per farlo più largo . Il bastimento filava rapidamente . Dopo pochi minuti si vide accanto al minareto una macchia incerta , poi due , poi tre , poi molte che a poco a poco prendevano il contorno di case , e la fila s ' allungava , s ' allungava . Dinanzi a noi e sulla nostra destra , tutto era ancora coperto dalla nebbia . Quella che s ' andava scoprendo allora , era la parte di Stambul che s ' allunga , formando un arco di circa quattro miglia italiane , sulla riva settentrionale del mar di Marmara , fra il Capo del Serraglio e il Castello delle Sette Torri . Ma tutta la collina del Serraglio era ancora velata . Dietro le case spuntavano l ' un dopo l ' altro i minareti , altissimi e bianchi , e le loro sommità , illuminate dal sole , erano color di rosa . Sotto le case cominciavano a scoprirsi le vecchie mura merlate , di color fosco , rafforzate , a distanze eguali , da grosse torri , che formano intorno a tutta la città una cintura non interrotta , contro la quale si rompono le onde del mare . In poco tempo rimase scoperto un tratto di città lungo due miglia ; ma , dico il vero , lo spettacolo non corrispondeva alla mia aspettazione . Eravamo nel punto in cui il Lamartine domandò a sè stesso : - È questa Costantinopoli ? - e gridò : - Che delusione ! - Le colline erano ancora nascoste , non si vedeva che la riva , le case formavano una sola fila lunghissima , la città pareva tutta piana . - Capitano ! - esclamai anch ' io - ; è questa Costantinopoli ? - Il capitano m ' afferrò per un braccio , e accennando colla mano dinanzi a sè : - Uomo di poca fede ! - gridò - ; guardi lassù . - Guardai ! e mi fuggì un ' esclamazione di stupore . Un ' ombra enorme , una mole altissima e leggiera , ancora coperta da un velo vaporoso , si sollevava al cielo dalla sommità d ' un ' altura , e rotondeggiava gloriosamente nell ' aria , in mezzo a quattro minareti smisurati e snelli , di cui le punte inargentate scintillavano ai primi raggi del sole . - Santa Sofia ! - gridò un marinaio ; e una delle due signore ateniesi disse a bassa voce : - Hagia Sofia ! ( La santa sapienza ) . I turchi a prora s ' alzarono in piedi . Ma già dinanzi e accanto alla grande basilica , si sbozzavano a traverso la nebbia altre cupole enormi , e minareti fitti e confusi come una foresta di gigantesche palme senza rami - La moschea del Sultano Ahmed ! - gridava il capitano , accennando - ; la moschea di Bajazet , la moschea d ' Osman , la moschea di Laleli , la moschea di Solimano . Ma nessuno lo sentiva più . Il velo si squarciava rapidamente , e da ogni parte balzavan fuori moschee , torri , mucchi di verzura , case su case ; e più andavamo innanzi , più la città s ' alzava e mostrava più distinti i suoi grandi contorni rotti , capricciosi , bianchi , verdi , rosati , scintillanti ; e la collina del serraglio disegnava già intera la sua forma gentile sopra il fondo grigio della nebbia lontana . Quattro miglia di città , tutta la parte di Stambul che guarda il mare di Marmara , si stendeva dinanzi a noi , e le sue mura fosche e le sue case di mille colori si riflettevano nell ' acqua terse e nitide come in uno specchio . A un tratto il bastimento si fermò . Tutti s ' affollarono intorno al capitano domandando perchè . Egli ci spiegò che per andare innanzi bisognava aspettare che svanisse la nebbia . La nebbia infatti nascondeva ancora l ' imboccatura del Bosforo come una fitta cortina . Ma dopo meno d ' un minuto , si poté proseguire , andando però cautissimamente . Ci avvicinavamo alla collina dell ' antico serraglio . Qui la curiosità mia e di tutti diventò febbrile . - Si volti in là - , mi disse il capitano - e aspetti a guardare quando tutta la collina ci sia davanti . Mi voltai e fissai gli occhi sopra uno sgabello che mi pareva che ballasse . - Eccoci ! - esclamò il Capitano dopo qualche momento . Mi voltai . Il bastimento s ' era fermato . Eravamo in faccia alla collina , vicinissimi . È una grande collina tutta vestita di cipressi , di terebinti , d ' abeti e di platani giganteschi , che spingono i rami fuori delle mura merlate fino a far ombra sul mare ; e in mezzo a questo mucchio di verzura s ' alzano disordinatamente , separati e a gruppi , come sparsi a caso , cime di chioschi , padiglioncini coronati di gallerie , cupolette inargentate , piccoli edifizii di forme gentili e strane , colle finestre ingraticolate e le porte a rabeschi ; tutto bianco , piccino , mezzo nascosto , che lascia indovinare un labirinto di giardini , di corridoi , di cortili , di recessi ; un ' intera città chiusa in un bosco ; separata dal mondo , piena di mistero e di tristezza . In quel momento vi batteva su il sole , ma la ricopriva ancora un velo leggerissimo . Non vi si vedeva nessuno , non vi si sentiva il più leggiero rumore . Tutti i viaggiatori stavano là cogli occhi fissi su quel colle coronato dalle memorie di quattro secoli di gloria , di piaceri , d ' amori , di congiure e di sangue ; reggia , cittadella e tomba della grande monarchia ottomana ; e nessuno parlava , nessuno si moveva . Quando a un tratto il secondo del bastimento gridò : - Signori , si vede Scutari ! Ci voltammo tutti verso la riva asiatica . Scutari , la Città d ' oro , era là sparsa a perdita d ' occhi sulle sommità e per i fianchi delle sue grandi colline , velata dai vapori luminosi del mattino , ridente , fresca come una città sorta allora al tocco d ' una verga fatata . Chi può descrivere quello spettacolo ? Il linguaggio con cui descriviamo le città nostre non serve a dare una idea di quella immensa varietà di colori e di prospetti , di quella meravigliosa confusione di città e di paesaggio , di gaio e d ' austero , d ' europeo , d ' orientale , di bizzarro , di gentile , di grande ! S ' immagini una città composta di diecimila villette gialle e purpuree , e di diecimila giardini lussureggianti di verde , in mezzo a cui s ' alzano cento moschee candide come la neve ; di sopra , una foresta di cipressi enormi : il più grande cimitero dell ' Oriente ; alle estremità , smisurate caserme bianche , gruppi di case e di cipressi , villaggetti raccolti sui poggi , dietro ai quali ne spuntano altri mezzo nascosti fra la verzura ; e per tutto cime di minareti e sommità di cupole biancheggianti fino a mezzo il dorso d ' una montagna che chiude come una gran cortina l ' orizzonte ; una grande città sparpagliata in un immenso giardino , sopra una riva qui rotta da burroni a picco , vestiti di sicomori , là digradante in piani verdi , aperta in piccoli seni pieni d ' ombra e di fiori ; e lo specchio azzurro del Bosforo che riflette tutta questa bellezza . Mentre stavo guardando Scutari , il mio amico mi toccò col gomito per annunziarmi che aveva scoperto un ' altra città . E vidi infatti , voltandomi verso il mar di Marmara , sulla stessa riva asiatica , al di là di Scutari , una lunghissima fila di case , di moschee e di giardini dinanzi a cui era passato il bastimento , e che fino allora eran rimasti nascosti dalla nebbia . Col canocchiale si discernevano benissimo i caffè , i bazar , le case all ' europea , gli scali , i muri di cinta degli orti , le barchette sparse lungo la riva . Era Kadi - Kioi , il villaggio dei giudici , posto sulle rovine dell ' antica Calcedonia , già rivale di Bisanzio ; quella Calcedonia fondata seicento ottantacinque anni prima di Cristo dai Megaresi , ai quali fu dato dall ' oracolo di Delfo il soprannome di ciechi per avere scelto quel sito invece della riva opposta dove sorge Stambul . - E tre città - ci disse il Capitano - ; le contino sulle dita perché a momenti ne salteranno fuori delle altre . Il bastimento era sempre immobile fra Scutari e la collina del Serraglio . La nebbia nascondeva affatto il Bosforo da Scutari in là , e tutta Galata e tutta Pera che stavano dinanzi a noi . Ci passavano accanto dei barconi , dei vaporini , dei caicchi , dei piccoli legni a vela ; ma nessuno li guardava . Tutti gli occhi erano fissi sulla cortina grigia che copriva la città franca . Io fremevo d ' impazienza e di piacere . Ancora pochi momenti , e lo spettacolo meraviglioso , che strappa un grido dall ' anima ! Appena potevo tener fermo agli occhi il canocchiale , tanto mi tremava la mano . Il capitano mi guardava , pover ' uomo , e godeva della mia emozione , e fregandosi le mani esclamava : - Ci siamo ! ci siamo ! Finalmente incominciarono ad apparire dietro al velo prima delle macchie bianchiccie , poi il contorno vago d ' una grande altura , poi uno sparso e vivissimo luccichio di vetrate percosse dal sole , e infine Galata e Pera in piena luce , un monte , una miriade di casette di tutti i colori , le une sulle altre ; una città altissima coronata di minareti , di cupole e di cipressi ; sulla sommità i palazzi monumentali delle Ambasciate , e la gran torre di Galata ; ai piedi il vasto arsenale di Tophanè e una foresta di bastimenti ; e diradando sempre la nebbia , la città s ' allungava rapidamente dalla parte del Bosforo , e balzavano fuori borghi dietro borghi , distesi dall ' alto dei colli fino al mare , vasti , fitti , picchiettati di bianco dalle moschee ; file di bastimenti , piccoli porti , palazzi a fior d ' acqua , padiglioni , giardini , chioschi , boschetti ; e confusi nella nebbia lontana , altri borghi di cui si vedevano soltanto le sommità dorate dal sole ; uno sbarbaglio di colori , un rigoglio di verde , una fuga di vedute , una grandezza , una delizia , una grazia da far prorompere in esclamazioni insensate . Sul bastimento tutti erano a bocca aperta : viaggiatori , marinai , turchi , europei , bambini . Non si sentiva uno zitto . Non si sapeva più da che parte guardare . Avevamo da una parte Scutari e Kadi - Kioi ; dall ' altra la collina del Serraglio ; in faccia Galata , Pera , il Bosforo . Per vedere ogni cosa , bisognava girare sopra sè stessi ; e giravano , lanciando da tutte le parti degli sguardi fiammeggianti , e ridendo e gesticolando senza parlare , con un piacere che ci soffocava . Che bei momenti , Dio eterno ! Eppure il più grande e il più bello rimaneva da vedere . Noi eravamo ancora immobili al di qua della punta del Serraglio ; senza oltrepassare la quale non si può vedere il Corno d ' oro , e la più meravigliosa veduta di Costantinopoli è sul Corno d ' oro . - Signori , stiano attenti - esclamò il capitano prima di dar l ' ordine d ' andare avanti ; - ora viene il momento critico . In tre minuti siamo in faccia a Costantinopoli ! Provai un senso di freddo . Si aspettò qualche altro momento . Ah ! come mi saltava il cuore ! Con che febbre nell ' anima aspettavo quella benedetta parola : - Avanti ! - Avanti ! - gridò il capitano . Il bastimento si mosse . Andiamo ! Re , principi , Cresi , potenti e fortunati della terra , in quel momento io ebbi compassione di voi ; il mio posto sul bastimento valeva tutti i vostri tesori , e non avrei venduto un mio sguardo per un impero . Un minuto - un altro minuto - si passa la punta del Serraglio - intravvedo un enorme spazio pieno di luce e un ' immensità di cose e di colori - la punta è passata ... Ecco Costantinopoli ! Costantinopoli sterminata , superba , sublime ! Gloria alla creazione ed all ' uomo ! Io non avevo sognato questa bellezza ! Ed ora descrivi , miserabile ! profana colla tua parola questa visione divina ! Chi osa descrivere Costantinopoli ? Chateaubriand , Lamartine , Gautier , che cosa avete balbettato ? Eppure le immagini e le parole s ' affollano alla mente e fuggono dalla penna . Vedo , parlo , scrivo , tutto ad un tempo , senza speranza , ma con una voluttà che m ' innebria . Vediamo dunque . Il Corno d ' oro , diritto dinanzi a noi , come un largo fiume ; e sulle due rive , due catene d ' alture su cui s ' innalzano e s ' allungano due catene parallele di città , che abbracciano otto miglia di colli , di vallette , di seni , di promontorii ; cento anfiteatri di monumenti e di giardini ; una doppia immensa gradinata di case , di moschee , di bazar , di serragli , di bagni , di chioschi , svariati di colori infiniti ; in mezzo ai quali migliaia di minareti dalla punta lucente s ' alzano al cielo come smisurate colonne d ' avorio ; e sporgono boschi di cipressi che discendono in striscie cupe dalle alture al mare , inghirlandando sobborghi e forti ; e una possente vegetazione sparsa si rizza e ribocca da ogni parte , impennacchia le cime , serpeggia fra i tetti e si curva sulle sponde . A destra , Galata con dinanzi una selva di antenne e di bandiere ; sopra Galata , Pera che disegna sul cielo i possenti contorni dei suoi palazzi europei ; dinanzi , un ponte che unisce le due rive , corso da due opposte folle variopinte ; a sinistra , Stambul , distesa sulle sue larghe colline , ognuna delle quali sorregge una moschea gigantesca dalla cupola di piombo e dalle guglie d ' oro : Santa Sofia , bianca e rosata ; Sultano Ahmed , fiancheggiata da sei minareti ; Solimano il Grande , coronata di dieci cupole ; Sultana Validè , che si specchia nelle acque ; sulla quarta collina , la moschea di Maometto II ; sulla quinta , la moschea di Selim ; sulla sesta , il serraglio di Tekyr ; e al disopra di tutte le altezze , la torre bianca del Seraschiere che domina le rive dei due continenti dai Dardanelli al mar Nero . Di là dalla sesta collina di Stambul e di là da Galata non si vedono più che profili vaghi , punte di città e di sobborghi , scorci di porti , di flotte e di boschi , quasi svaniti in una atmosfera azzurrina , che non paiono più cose reali , ma inganni dell ' aria e della luce . Come afferrare i particolari di questo quadro prodigioso ? Lo sguardo si fissa per qualche momento sulle rive vicine , sopra una casetta turca o sopra un minareto dorato ; ma subito si rilancia in quella profondità luminosa e spazia a caso fra quelle due fughe di città fantastiche , seguito a stento dalla mente sbalordita . Una maestà infinitamente serena è diffusa su tutta quella bellezza : un non so che di giovanile e d ' amoroso , che risveglia mille rimembranze di racconti di fate e di sogni primaverili ; un che d ' aereo , d ' arcano e di grande , che rapisce la fantasia fuori del vero . Il cielo , sfumato a finissime tinte opaline ed argentee , contorna con una nettezza meravigliosa tutte le cose ; il mare , color di zaffiro , tutto picchiettato di gavitelli porporini , fa tremolare i lunghi riflessi bianchi dei minareti ; le cupole scintillano ; tutta quella immensa vegetazione s ' agita e freme all ' aria della mattina ; nuvoli di colombi svolazzano intorno alle moschee ; migliaia di caicchi dipinti e dorati guizzano sulle acque ; il venticello del Mar Nero porta i profumi di dieci miglia di giardini ; e quando inebriati da questo paradiso , e già dimentichi d ' ogni altra cosa , ci si volta indietro , si vede con un sentimento nuovo di meraviglia la riva dell ' Asia che chiude il panorama colla bellezza pomposa di Scutari e colle cime nevose dell ' Olimpo di Bitinia ; il mar di Marmara sparso d ' isolette e biancheggiante di vele ; e il Bosforo coperto di navi , che serpeggia fra due file interminabili di chioschi , di palazzi e di ville , e si perde misteriosamente in mezzo alle più ridenti colline dell ' Oriente . Ah sì ! Questo è il più bello spettacolo della terra ; chi lo nega è ingrato a Dio e ingiuria la creazione ; una più grande bellezza soverchierebbe i sensi dell ' uomo ! Passata la prima emozione , guardai i viaggiatori : tutte le faccie erano mutate . Le due signore ateniesi avevano gli occhi inumiditi ; la signora russa , nel momento solenne , s ' era stretta sul cuore la piccola Olga ; persino il freddo prete inglese faceva sentire per la prima volta la sua voce , esclamando di tratto in tratto : - wonderful ! wonderful ! - ( stupendo stupendo ! ) . Il bastimento s ' era fermato poco lontano dal ponte ; in pochi minuti vi si radunò intorno un visibilio di barchette e irruppe sopra coperta una folla di facchini turchi , greci , armeni ed ebrei , che bestemmiando un italiano dell ' altro mondo , s ' impadronirono delle nostre robe e delle nostre persone . Dopo un tentativo inutile di resistenza , diedi un abbraccio al capitano , un bacio a Olga , un addio a tutti e scesi col mio amico in un caicco a quattro remi , che ci condusse alla dogana , di dove ci arrampicammo per un labirinto di stradicciuole fino all ' albergo di Bisanzio , sulla sommità della collina di Pera . CINQUE ORE DOPO La visione di stamattina è svanita . Quella Costantinopoli tutta luce e tutta bellezza è una città mostruosa , sparpagliata per un saliscendi infinito di colline e di valli ; è un labirinto di formicai umani , di cimiteri , di rovine , di solitudini ; una confusione non mai veduta di civiltà e di barbarie , che presenta un ' immagine di tutte le città della terra e raccoglie in sè tutti gli aspetti della vita umana . Non ha veramente di una grande città che lo scheletro , che è la piccola parte in muratura ; il resto è un enorme agglomeramento di baracche , uno sterminato accampamento asiatico , in cui brulica una popolazione che non fu mai numerata , di gente d ' ogni razza e d ' ogni religione . È una grande città in trasformazione , composta di città vecchie che si sfasciano , di città nuove sorte ieri , d ' altre città che stanno sorgendo . Tutto v ' è sossopra ; da ogni parte si vedono le traccie d ' un gigantesco lavoro : monti traforati , colli sfiancati , borghi rasi al suolo , grandi strade disegnate ; un immenso sparpagliamento di macerie e d ' avanzi d ' incendi sopra un terreno perpetuamente tormentato dalla mano dell ' uomo . È un disordine , una confusione d ' aspetti disparati , un succedersi continuo di vedute imprevedibili e strane , che dà il capogiro . Andate in fondo a una strada signorile , è chiusa da un burrone ; uscite dal teatro , vi trovate in mezzo alle tombe ; giungete sulla sommità d ' una collina , vi vedete un bosco sotto i piedi , e un ' altra città sulla collina in faccia ; il borgo che avete attraversato poc ' anzi , lo vedete , voltandovi improvvisamente , in fondo a una valle profonda , mezzo nascosto dagli alberi ; svoltate intorno a una casa , ecco un porto ; scendete per una strada , addio città ! siete in una gola deserta , da cui non si vede altro che cielo ; le città spuntano , si nascondono , balzan fuori continuamente sul vostro capo , ai vostri piedi , alle vostre spalle , vicine e lontane , al sole , nell ' ombra , fra i boschi , sul mare ; fate un passo avanti , vedete un panorama immenso ; fate un passo indietro , non vedete più nulla ; alzate il capo , mille punte di minareti ; scendete d ' un palmo , spariscon tutti e mille . Le strade , infinitamente reticolate , serpeggiano fra i poggi , corrono su terrapieni , rasentano precipizi , passano sotto gli acquedotti , si rompono in vicoli , discendono in gradinate , in mezzo ai cespugli , alle roccie , alle rovine , alle sabbie . Di tratto in tratto , la gran città piglia come un respiro nella solitudine della campagna , e poi ricomincia più fitta , più colorita , più allegra ; qui pianeggia , là s ' arrampica , più in là precipita , si disperde e poi si riaffolla ; in un luogo fuma e strepita , in un altro dorme ; in una parte rosseggia tutta , in un ' altra parte è tutta bianca , in una terza vi domina il color d ' oro , una quarta presenta l ' aspetto d ' un monte di fiori . La città elegante , il villaggio , la campagna , il giardino , il porto , il deserto , il mercato , la necropoli , si alternano senza fine innalzandosi l ' uno sull ' altro , a scaglioni , in modo che da certe alture si abbracciano con uno sguardo solo , sopra una sola china , tutte le varietà d ' una provincia . Un ' infinità di contorni bizzarri si disegna da ogni parte sul cielo e sulle acque , così fitti , così pazzamente spezzettati e dentellati dalla meravigliosa varietà delle architetture , che si confondono agli occhi come se tremolassero e s ' intricassero gli uni cogli altri . In mezzo alle casette turche si alza il palazzo europeo ; dietro il minareto , il campanile ; sopra la terrazza , la cupola ; dietro la cupola , il muro merlato ; i tetti alla chinese dei chioschi sopra i frontoni dei teatri , i balconi ingraticolati degli arem di rimpetto ai finestroni a vetrate , le finestrine moresche in faccia ai terrazzi a balaustri , le nicchie delle madonne sotto gli archetti arabi , i sepolcri nei cortili , le torri fra i tugurii ; le moschee , le sinagoghe , le chiese greche , le cattoliche , le armene , le une sulle altre , come se facessero a soverchiarsi , e in tutti i vani , cipressi , pini a ombrello , fichi e platani che stendono i rami sopra i tetti . Una indescrivibile architettura di ripiego asseconda gli infiniti capricci del terreno con un tritume di case tagliate a spicchi , in forma di torri triangolari , di piramidi diritte e rovesciate , circondate di ponti , di puntelli e di fossi , ammucchiate alla rinfusa , come massi franati da una montagna . A ogni cento passi tutto muta . Qui siete in una strada d ' un sobborgo di Marsiglia ; svoltate : è un villaggio asiatico ; tornate a svoltare : è un quartiere greco ; svoltate ancora : è un sobborgo di Trebisonda . Alla lingua , ai visi , all ' aspetto delle case riconoscete di aver cangiato di stato ; sono spicchi di Francia , striscie d ' Italia , screziature d ' Inghilterra , innesti di Russia . Sulla immensa faccia della città si vede rappresentata ad architetture e a colori la grande lotta che si combatte fra la famiglia cristiana che riconquista e la famiglia islamitica che difende colle ultime sue forze la terra sacra . Stambul , una volta tutta turca , è assalita da ogni parte da quartieri cristiani , che la rodono lentamente lungo la sponda del Corno d ' oro e del Mar di Marmara ; dall ' altra parte la conquista procede in furia : le chiese , i palazzi , gli ospedali , i giardini pubblici , gli opifici , le scuole squarciano i quartieri musulmani , soverchiano i cimiteri , si avanzano di collina in collina , e già disegnano vagamente sul terreno sconvolto la forma d ' una grande città che un giorno coprirà la riva europea del Bosforo come quella d ' ora copre le rive del Corno d ' oro . Ma da queste osservazioni generali distraggono ad ogni passo mille cose nuove : in una via il convento dei dervis , in un ' altra la caserma di stile moresco , il caffè turco , il bazar , la fontana , l ' acquedotto . In un quarto d ' ora bisogna cangiar dieci volte d ' andatura : scendere , arrampicarsi , saltellar giù per una china , salire per una scalinata di macigni , affondar nella mota e scansar mille ostacoli , aprendosi la via ora tra la folla , ora tra gli arbusti , ora tra i cenci appesi , ora turandosi il naso , ora aspirando ondate d ' aria odorosa . Dalla gran luce d ' un sito aperto , donde si vede il Bosforo , l ' Asia e un cielo infinito , si cala con pochi passi nell ' oscurità triste d ' una rete di vicoli fiancheggiati da case cadenti ed irti di sassi come letti di ruscelli ; da un verde fresco e ombroso , in un polverio soffocante , saettato dal sole ; da crocicchi pieni di rumore e di colori , in recessi sepolcrali , dove non è mai sonata una voce umana ; dal divino Oriente dei nostri sogni , in un altro Oriente lugubre , immondo , decrepito che supera ogni più nera immaginazione . Dopo un giro di poche ore non si sa più dove s ' abbia la testa . A chi ci domandasse improvvisamente che cos ' è Costantinopoli , non si saprebbe rispondere che mettendosi una mano sulla fronte per quetare la tempesta dei pensieri . Costantinopoli è una Babilonia , un mondo , un caos . È bella ? Prodigiosa . È brutta ? Orrenda . Vi piace ? Ubbriaca . Ci stareste ? Chi lo sa ! Chi può dire che starebbe in un altro astro ? Si ritorna a casa pieni d ' entusiasmo e di disinganni , rapiti , stomacati , abbarbagliati , storditi , con un disordine nella mente che somiglia al principio d ' una congestione cerebrale , e che si queta poi a poco a poco in una prostrazione profonda e in un tedio mortale . Si son vissuti parecchi anni in fretta , e ci si sente invecchiati . E la popolazione di questa città mostruosa ? IL PONTE Per vedere la popolazione di Costantinopoli bisogna andare sul ponte galleggiante , lungo circa un quarto di miglio , che si stende dalla punta più avanzata di Galata fino alla riva opposta del Corno d ' oro , in faccia alla grande moschea della sultana Validè . L ' una e l ' altra riva sono terra europea ; ma si può dire che il ponte unisce l ' Europa all ' Asia , perché in Stambul non v ' è d ' europeo che la terra , ed hanno colore e carattere asiatico anche i pochi sobborghi cristiani che le fanno corona . Il Corno d ' Oro , che ha l ' aspetto d ' un fiume , separa , come un oceano , due mondi . Le notizie degli avvenimenti d ' Europa , che circolano per Galata e per Pera , vive , chiare , minute , commentate , non giungono all ' altra riva che monche e confuse come un eco lontano ; la fama degli uomini e delle cose più grandi dell ' Occidente , s ' arresta dinanzi a quella poc ' acqua , come dinanzi a un baluardo insuperabile ; e su quel ponte dove passano centomila persone al giorno , non passa ogni dieci anni un ' idea . Stando là , si vede sfilare in un ' ora tutta Costantinopoli . Sono due correnti umane inesauribili , che s ' incontrano e si confondono senza posa dal levar del sole al tramonto , presentando uno spettacolo del quale non sono certamente che una pallida immagine i mercati delle Indie , le fiere di Niinj - Norgorod e le feste di Pekino . Per veder qualche cosa bisogna fissarsi un piccolo tratto del ponte e non guardare che lì ; se si vaga cogli occhi , la vista s ' abbarbaglia e la testa si confonde . La folla passa a grandi ondate , ognuna delle quali offre mille colori , ed ogni gruppo di persone rappresenta un gruppo di popoli . S ' immagini pure qualunque più stravagante accozzo di tipi , di costumi e di classi sociali ; non si giungerà mai ad avere un ' idea della favolosa confusione che si vede là nello spazio di venti passi e nel giro di dieci minuti . Dietro una frotta di facchini turchi , che passano correndo , curvi sotto pesi enormi , s ' avanza una portantina intarsiata di madreperla e d ' avorio , a cui fa capolino una signora armena ; e ai due lati un beduino ravvolto in un mantello bianco e un vecchio turco col turbante di mussolina e il caffettano color celeste , accanto al quale cavalca un giovane greco seguito dal suo dracomanno colla zuavina ricamata , e un dervis col gran cappello conico e la tonaca di pelo di cammello , che si scansa per lasciar passare la carrozza d ' un ambasciatore europeo , preceduta da un battistrada gallonato . Tutto questo non si vede , s ' intravvede . Prima che vi siate voltati indietro , vi trovate in mezzo a una brigata di Persiani col berrettone piramidale d ' astrakan , passati i quali vi vedete dinanzi un ebreo insaccato in un lungo vestito giallo aperto sui fianchi ; una zingara scapigliata , che porta un bambino in un sacco appeso alla schiena ; un prete cattolico , con bastone e breviario ; mentre in mezzo a una folla confusa di greci , di turchi e d ' armeni , s ' avanza gridando : - Largo ! - un grosso eunuco a cavallo che precede una carrozza turca , dipinta a fiori e ad uccelli , con dentro le donne d ' un arem , vestite di violetto e di verde , e ravvolte in grandi veli bianchi ; e dietro , una suora di carità d ' uno spedale di Pera , seguita da uno schiavo africano che porta una scimmia , e da un raccontatore di storie in abito di negromante . E , cosa naturale , ma che par strana al nuovo venuto , tutta questa gente così diversa s ' incontra e passa oltre senza guardarsi , come la folla di Londra ; nessuno si ferma ; tutti vanno a passo affrettato , e su cento visi , non se ne vede uno che sorrida . L ' albanese colle sottanine bianche e i pistoloni alla cintura , passa accanto al tartaro vestito di pelle di montone ; il turco a cavallo a un asino bardato con gran pompa , guizza fra due file di cammelli ; dietro all ' aiutante di campo dodicenne d ' un principino imperiale , piantato sopra un corsiero arabo , barcolla un carro carico delle masserizie bizzarre d ' una casa turca ; la mussulmana a piedi , la schiava velata , la greca colla berrettina rossa e le treccie giù per le spalle , la maltese incapucciata nella faldetta nera , l ' ebrea vestita dell ' antichissimo costume della Giudea , la negra ravvolta in uno scialle variopinto del Cairo , l ' armena di Trebisonda tutta nera e velata come un ' apparizione funebre , si trovano qualche volta in una sola fila , come se vi si fossero messe apposta , per prender risalto l ' una dall ' altra . È un musaico cangiante di razze e di religioni che si compone e si scompone continuamente con una rapidità che si può appena seguire collo sguardo . È bello tener gli occhi fissi sul tavolato del ponte , non guardando altro che i piedi : passano tutte le calzature della terra , da quella d ' Adamo agli stivaletti all ' ultima moda di Parigi : babbuccie gialle di turchi , rosse di armeni , turchine di greci , nere d ' israeliti ; sandali , stivaloni del Turkestan , ghette albanesi , scarpette scollate , gambass di mille colori dei cavallari dell ' Asia minore , pantofole ricamate d ' oro , alpargatas alla spagnuola , calzature di raso , di corda , di cenci , di legno , fitte in maniera che mentre se ne guarda una , se ne intravvedono cento . A non badarci bene , c ' è da essere rovesciati a ogni passo . Ora è un portatore d ' acqua con un otre colossale sul dorso , ora una signora russa a cavallo , ora un drappello di soldati imperiali , vestiti alla zuava , che par che vadano all ' assalto , ora una squadra di facchini armeni che passano reggendo sulle spalle , a due a due , delle lunghissime sbarre , a cui sono sospese delle balle smisurate di mercanzia ; ora delle frotte di turchi che si lanciano a destra e a sinistra del ponte per imbarcarsi sui piroscafi . È uno scalpiccio , un fruscio , un sonare di voci esotiche , di note gutturali , d ' aspirazioni , d ' interjezioni incomprensibili , in mezzo a cui le poche parole francesi o italiane che arrivano agli orecchi di tratto in tratto , fanno l ' effetto di punti luminosi in una tenebra fitta . Le figure che dan più nell ' occhio in quella folla , sono i Circassi , che vanno per lo più a tre , a cinque insieme , a passo lento ; pezzi d ' uomini barbuti , dalla faccia terribile , che portano un grosso berrettone di pelo alla foggia dell ' antica guardia napoleonica , un lungo caffettano nero , un pugnale alla cintura e un cartucciere d ' argento sul petto ; vere figure di briganti , ognuno dei quali pare che sia venuto a Costantinopoli per vendere una figliuola o una sorella , e debba avere le mani intrise di sangue russo . Poi i siriani col loro vestito in forma di dalmatica bizantina e il capo ravvolto in un fazzoletto rigato d ' oro ; i bulgari , vestiti d ' un saio grossolano , con un berretto incoronato di pelliccia ; i giorgiani con un caschetto di cuoio verniciato e la tunica stretta alla vita da un cerchio metallico ; i greci dell ' arcipelago coperti da capo a piedi di ricami , di nappine e di bottoncini luccicanti . La folla di tanto in tanto radeggia un poco ; ma subito s ' avanzano altre frotte serrate , ondate di papaline rosse e di turbanti bianchi , in mezzo ai quali spuntano cappelli cilindrici , ombrelle e pettinature piramidali di signore europee , che par che galleggino portate via da quel torrente musulmano . C ' è da stupire soltanto a notare la varietà della gente di religione . Qui luccica il cucuzzolo d ' un padre cappuccino , là torreggia il turbante alla giannizzera d ' un ulema , più in là ondeggia il velo nero d ' un prete armeno . Passano degli iman colla tunica bianca , delle monache stimmatine , dei cappellani dell ' esercito turco , vestiti di verde , colla sciabola al fianco , dei frati domenicani , dei pellegrini reduci dalla Mecca con un talismano appeso al collo , dei gesuiti , dei dervis , - e questo è strano davvero - dei dervis che nelle moschee si straziano le carni in espiazione dei peccati , e passando il ponte si riparano dal sole coll ' ombrellino . A starci bene attenti , seguono in quella confusione mille piccoli accidenti amenissimi . È un eunuco che mostra il bianco dell ' occhio a un zerbinotto cristiano , il quale ha guardato troppo curiosamente dentro alla carrozza della sua padrona ; è una cocotte francese , vestita coll ' ultimo figurino , che pedina il figliuolo d ' un pascià ingioiellato e inguantato ; è una signora di Stambul che finge di aggiustarsi il velo per sbirciar lo strascico d ' una signora di Pera ; è un sergente di cavalleria in uniforme di gala , che si ferma nel bel mezzo del ponte , si stringe il naso con due dita e slancia nello spazio un guai a chi tocca , da mettere i brividi ; è un ciurmadore che , preso un soldo da un povero diavolo , gli fa sul viso un gesto cabalistico , che lo deve guarire del mal d ' occhi ; è una famiglia di viaggiatori grandi e piccini , arrivata quel giorno stesso , che s ' è smarrita in mezzo a una turba di canaglia asiatica , e la madre cerca i bimbi che strillano , e gli uomini si fanno largo a spintoni . I cammelli , i cavalli , le portantine , le carrozze , i buoi , le carrette , le botti rotolate , gli asini sanguinolenti , i cani spelacchiati , formano delle lunghe file , che dividono per mezzo la folla . Qualche volta passa un grosso pascià di tre code , sdraiato in una carrozza splendida , seguito a piedi dal suo portapipa , dalla sua guardia e da un nero , e allora tutti i turchi salutano toccandosi la fronte e il petto , e le mendicanti musulmane , orribili megere , col volto imbaccucato e il seno nudo , si slanciano agli sportelli chiedendo l ' elemosina . Gli eunuchi fuor di servizio , passano a due , a tre , a cinque insieme , colla sigaretta in bocca ; e si riconoscono alla molle corpulenza , alle lunghe braccia , ai grandi abiti neri . Le belle bambine turche , vestite da maschietti , con calzoncini verdi e panciottini rosati o gialli , corrono e saltellano con un ' agilità felina , facendosi largo colle piccole mani tinte di color di porpora . I lustrascarpe colla cassetta dorata , i barbieri ambulanti colla seggiola e la catinella in mano , i venditori d ' acqua e di dolci , fendono la calca in tutte le direzioni , urlando in greco ed in turco . A ogni passo si vede luccicare una divisa militare : uffiziali in fez e calzoni scarlatti , col petto costellato di decorazioni ; palafrenieri del serraglio , che paiono generali d ' armata ; gendarmi con un arsenale alla cintura ; zeibek , o soldati liberi , con quegli enormi calzoni a borsa deretana , che danno loro il profilo della venere ottentotta ; guardie imperiali , con un lungo pennacchio bianco sul casco e il petto coperto di galloni ; guardie di città che girano colle manette fra le mani ; guardie di città a Costantinopoli ! È come chi dicesse : gente incaricata di tener a segno l ' oceano Atlantico . È bizzarro il contrasto di tutto quell ' oro e di tutti quei cenci , della gente sovraccarica di roba , che paion bazar ambulanti , e della gente quasi nuda . Il solo spettacolo della nudità è una meraviglia . Si vedono tutte le sfumature della pelle umana , dal bianco latteo dell ' Albania al nero corvino dell ' Africa centrale e al nero azzurrognolo del Darfur ; dei petti che , a picchiarli , par che debbano risonare come vasi di bronzo , o sgretolarsi come forme di terra secca ; schiene oleose , petrose , lignee , irsute come dorsi di cinghiale ; braccia rabescate di rosso e di blù , con disegni di rami e di fiori , e iscrizioni del Corano e immagini grossolane di battelli , e di cuori attraversati da freccie . Ma in una prima passeggiata , per il ponte , non c ' è nè tempo nè modo d ' osservare tutti questi particolari . Mentre guardate i rabeschi d ' un braccio , il vostro cicerone vi avverte che è passato un serbo , un montenegrino , un valacco , un cosacco dell ' Ukrania , un cosacco del Don , un egiziano , un tunisino , un principe d ' Imerezia . C ' è appena tempo a tener d ' occhio le nazioni . Pare che Costantinopoli sia sempre quella che fu : la capitale di tre continenti e la regina di venti vicereami . Ma nemmeno quest ' idea risponde alla grandezza di quello spettacolo , e si fantastica un incrociamento d ' emigrazioni , prodotto da qualche enorme cataclisma che abbia sconvolto l ' antico continente . Un occhio esperto discerne ancora in quel mare magno i volti e i costumi della Caramania e dell ' Anatolia , quei di Cipro e di Candia , quei di Damasco e di Gerusalemme , il druso , il curdo , il maronita , il talemano , il pumacco , il croato , ed altre innumerevoli varietà dell ' innumerevole confederazione d ' anarchie che si stende dal Nilo al Danubio e dall ' Eufrate all ' Adriatico . Chi cerca il bello e chi cerca l ' orrido , trovano qui egualmente superati i loro più audaci desiderii : Raffaello rimarrebbe estatico e il Rembrandt si caccierebbe le mani nei capelli . La più pura bellezza della Grecia e delle razze caucasee , è mescolata coi nasi camusi e colle teste schiacciate ; vi passano accanto figure di regine e faccie di furie ; visi imbellettati e visi sformati dai morbi e dalle ferite , piedoni colossali e piedini circassi lunghi come la mano , facchini giganteschi , enormi pinguedini di turchi , e neri stecchiti come scheletri , larve d ' uomini che mettono pietà e raccapriccio ; tutti gli aspetti più strani in cui si possano presentare al mondo la vita ascetica , l ' abuso della voluttà , le fatiche estreme , l ' opulenza che impera e la miseria che muore . E nondimeno la varietà di vestimenti è senza confronto più meravigliosa della varietà delle persone . Chi sente i colori , ci ha da ammattire . Non ci son due persone vestite eguali . Sono scialli attorcigliati intorno al capo , bendature di selvaggi , corone di cenci , camicie e sottovesti rigate e quadrettate come il vestito d ' arlecchino , cinture irte di coltellacci che salgono dai fianchi alle ascelle , calzoni alla mammalucca , mezze mutande , gonnellini , toghe , lenzuoli che strascicano , abiti ornati d ' ermellino , panciotti che sembrano corazze d ' oro , maniche a gozzo e a sgonfietti , vestiti monacali e spudorati , uomini abbigliati da donna , donne che sembran uomini , pezzenti che sembran principi , un ' eleganza di stracci , una follìa di colori , una profusione di frangie , di gale , di frappe , di svolazzi , d ' ornamenti teatrali e bambineschi , che dà l ' immagine d ' un veglione dentro a un immenso manicomio , in cui abbiano vuotate le loro casse tutti i rigattieri dell ' universo . Sopra il mormorìo sordo , che esce da questa moltitudine , si sentono gli strilli acuti dei ragazzi greci , carichi di giornali d ' ogni lingua ; le grida stentoree dei facchini , le risa sgangherate delle donne turche , le voci infantili degli eunuchi , i trilli in falsetto dei ciechi che cantano versetti del Corano , il rumor cupo del ponte che ondeggia , i fischi e le campanelle di cento piroscafi , di cui il vento abbatte tratto tratto il fumo denso sopra la folla , in modo che per qualche minuto non si vede più nulla . Questa mascherata di popoli scende nei vaporini che partono ogni momento per Scutari , per il villaggio del Bosforo e per i sobborghi del Corno d ' oro ; si spande per Stambul , nei bazar , nelle moschee , nei borghi di Fanar e di Balata , fino ai quartieri più lontani del mar di Marmara ; irrompe sulla riva franca , a destra verso i palazzi del Sultano , a sinistra verso gli alti quartieri di Pera , di dove poi ricasca sul ponte per le innumerevoli stradicciuole che serpeggiano lungo i fianchi delle colline ; e allaccia così l ' Asia e l ' Europa , dieci città e cento sobborghi , in una rete di faccende , d ' intrighi e di misteri , dinanzi a cui l ' immaginazione si sgomenta . Pare che questo spettacolo debba mettere allegrezza . E non è vero . Passata la prima meraviglia , i colori festosi si sbiadiscono : non è più una grande processione carnevalesca che ci passa dinanzi ; è l ' umanità intera che sfila con tutte le sue miserie , con tutte le sue follìe , coll ' infinita discordia delle sue credenze e delle sue leggi ; è un pellegrinaggio di popoli decaduti e di razze avvilite ; una immensità di sventure da soccorrere , di vergogne da lavare , di catene da rompere ; un cumulo di tremendi problemi scritti a caratteri di sangue , e che non si scioglieranno che con torrenti di sangue ; e questo immenso disordine rattrista . E poi il senso della curiosità è prima rintuzzato che soddisfatto da questa sterminata varietà di cose strane . Che misteriosi rivolgimenti accadono nell ' anima umana ! Non era passato un quarto d ' ora dal mio arrivo sul ponte , che stavo appoggiato alle spallette , rabescando sbadatamente un pezzo di trave colla matita , e dicendo a me stesso , tra uno sbadiglio e l ' altro , che c ' è qualchecosa di vero in quella famosa sentenza della Stael , che il viaggiare è il più triste dei piaceri . STAMBUL Per riaversi da questo sbalordimento , non c ' è che infilare una delle mille stradicciuole che serpeggiano su per i fianchi delle colline di Stambul . Qui regna una pace profonda , e si può contemplare tranquillamente in tutti i suoi aspetti quell ' Oriente misterioso e geloso , che sull ' altra riva del Corno d ' oro non si vede che a tratti fuggitivi in mezzo alla confusione rumorosa della vita europea . Qui tutto è schiettamente orientale . Dopo un quarto d ' ora di cammino non si vede più nessuno e non si sente più alcun rumore . Di qua e di là son tutte casette di legno , dipinte di mille colori , nelle quali il primo piano sporge sopra il piano terreno , e il secondo sul primo ; e le finestre hanno dinanzi una specie di tribune , invetriate da ogni parte , e chiuse da grate di legno a piccolissimi fori , che paiono altrettante casette appese alle case principali , e danno alle strade un aspetto singolarissimo di tristezza e di mistero . In alcuni luoghi le strade sono così strette , che le parti sporgenti delle case opposte quasi si toccano , e così si cammina per lunghi tratti all ' ombra di quelle gabbie umane , proprio sotto i piedi delle donne turche che vi passano una gran parte della giornata , non vedendo che una striscia sottilissima di cielo . Le porte son tutte chiuse ; le finestre del pian terreno , ingraticolate ; tutto spira diffidenza e gelosia ; par di attraversare una città di monasteri . Tratto tratto sentite uno scoppio di risa , e alzando il capo , vedete per qualche spiraglio un nodo di treccie o un occhietto scintillante che subito sparisce . In alcuni punti sorprendete una conversazione vivace e sommessa da una parte all ' altra della strada ; ma cessa improvvisamente al rumore del vostro passo . Passando , scompigliate per un momento chi sa che rete di pettegolezzi e d ' intrighi . Non vedete nessuno e mille occhi vi vedono ; siete soli , e vi sentite come in mezzo a una folla ; vorreste passare inosservati , aleggerite il passo , camminate composti , misurate lo sguardo . Una porta che s ' apra o una finestra che si chiuda , vi riscuote bruscamente come un grande rumore . Pare che queste strade debbano riuscire uggiose . Ma è tutt ' altro . Una macchia verde in fondo da cui esce un minareto bianco ; un turco vestito di rosso che scende verso di voi ; una serva nera ferma dinanzi a una porta , un tappeto persiano appeso a una finestra , bastano a formare un quadretto così pieno di vita e d ' armonia , che stareste un ' ora a contemplarlo . Della poca gente che vi passa accanto , nessuno vi guarda . Soltanto qualche volta sentite gridare alle vostre spalle : - Giaur ! ( Infedele ) ; - e voltandovi , vedete sparire dietro un ' imposta la testa d ' un ragazzo . Altre volte s ' apre la porticina d ' una di quelle casette : vi soffermate aspettando l ' apparizione della bella d ' un arem , e n ' esce invece una signora europea , con cappellotto e strascico , che mormora un adieu o un au revoir , e s ' allontana rapidamente , lasciandovi colla bocca aperta . In un ' altra strada , tutta turca e tutta silenziosa , sentite a un tratto uno squillo di corno e uno scalpitio di cavalli : vi voltate , che cos ' è ? Appena credete ai vostri occhi . È un grande omnibus , che viene innanzi su due rotaie che non avevate vedute , pieno di turchi e di franchi , col suo usciere in uniforme e coi suoi cartelli delle tariffe , come un tramway di Vienna o di Parigi . La stonatura che fa quest ' apparizione in una di queste strade , non si può esprimere con parole : vi pare una burla o uno sbaglio , e vi vien da ridere , e guardate quel veicolo stupiti come se non ne aveste mai visti . Passato l ' omnibus , par che sia passata l ' immagine viva dell ' Europa , e vi ritrovate in Asia come al cangiar di scena in un teatro . Da queste strade solitarie riuscite in piazzette aperte , quasi interamente ombreggiate da un platano gigantesco . Da una parte c ' è una fontana , dove bevono dei cammelli ; dall ' altra un caffè , con una fila di materasse distese dinanzi alla porta , e qualche turco sdraiato , che fuma ; e accanto alla porta un gran fico , abbracciato da una vite , i cui pampini spenzolano fino a terra , lasciando vedere tra foglia e foglia l ' azzurro lontano del mar di Marmara , e qualche veletta bianca . Una luce bianchissima e un silenzio mortale danno a tutti questi luoghi un carattere così tra solenne e melanconico , che li rende indimenticabili , anche a vederli una volta sola . Si va innanzi , innanzi , quasi attirati da quella quiete arcana , che entra a poco a poco nell ' anima come una leggera sonnolenza , e dopo breve tempo si perde ogni sentimento della distanza e dell ' ora . Si trovano dei vasti spazi colle traccie d ' un grande incendio recente ; chine dove non sono che poche case sparpagliate , fra le quali cresce l ' erba , e serpeggiano dei sentieri da capre ; punti elevati , da cui si abbracciano collo sguardo strade , vicoletti , giardini , centinaia di case , e non si vede da nessuna parte nè una creatura umana , nè un nuvolo di fumo , nè una porta aperta , nè il menomo indizio d ' abitazione e di vita ; tanto che si potrebbe credere d ' essere soli in quell ' immensa città , e a pensarci un momento , s ' è quasi presi dalla paura . Ma scendete la china , arrivate in fondo a una di quelle stradette : tutto è cangiato . Siete in una delle grandi vie di Stambul , fiancheggiata da monumenti , dove non bastano più gli occhi all ' ammirazione . Camminate in mezzo alle moschee , ai chioschi , ai minareti , alle gallerie arcate , alle fontane di marmo e di lapislazzuli , ai mausolei dei sultani splendenti di rabeschi e d ' iscrizioni d ' oro , ai muri coperti di musaici , sotto le tettoie di cedro intarsiato , all ' ombra d ' una vegetazione pomposa che supera i muri di cinta e i cancelli dorati dei giardini , e riempie la via di profumi . Per queste vie s ' incontrano a ogni passo carrozze di pascià , ufficiali , impiegati , aiutanti di campo , eunuchi di grandi case , una processione di servitori e di parassiti , che vanno e vengono fra i ministeri . Qui si riconosce la metropoli del grande impero , e s ' ammira in tutta la sua magnificenza . È per tutto una bianchezza , una grazia d ' architetture , un gorgoglio d ' acque , una freschezza d ' ombre , che accarezza i sensi come una musica sommessa , e riempie la mente d ' immagini ridenti . Per queste vie s ' arriva alle grandi piazze dove s ' innalzano le moschee imperiali , e dinanzi a queste moli si rimane sgomenti . Ognuna di esse forma come il nodo d ' una piccola città di collegi , di spedali , di scuole , di biblioteche , di magazzini , di bagni , che quasi non si avvertono , schiacciati come sono dalla cupola enorme a cui fanno corona . L ' architettura , che s ' immaginava semplicissima , presenta invece una varietà di particolari , che tira gli sguardi da mille parti . Sono cupolette rivestite di piombo , tetti di forme bizzarre che s ' alzano l ' uno sull ' altro , gallerie aeree , grandi portici , finestre a colonnine , archi a festoni , minareti accannellati , cinti di terrazzini lavorati a giorno , con capitelli a stalattiti ; porte e fontane monumentali , che sembrano rivestite di trina ; muri picchiettati d ' oro e di mille colori ; tutto ricamato , cesellato , leggero , ardito , ombreggiato da quercie , da cipressi e da salici , da cui escono nuvoli d ' uccelli che vagano a lenti giri intorno alle cupole e riempiono d ' armonia tutti i recessi dell ' immenso edifizio . Qui si comincia a provar qualchecosa che è più profondo e più forte del sentimento della bellezza . Quei monumenti che sono come una colossale affermazione marmorea d ' un ordine d ' idee e di sentimenti diverso da quello in cui siamo nati e cresciuti , che sono quasi l ' ossatura d ' una razza e d ' una fede ostile , che ci raccontano con un linguaggio muto di linee superbe e di altezze temerarie le glorie d ' un Dio che non è nostro e d ' un popolo che ha fatto tremare i nostri padri , incutono un rispetto misto di diffidenza e di timore , che sulle prime vince la curiosità , e ce ne trattiene lontani . Si vedono , dentro ai cortili ombrosi , turchi che fanno le abluzioni alle fontane , pezzenti accovacciati ai piedi dei pilastri , donne velate che passeggiano lentamente sotto le arcate ; tutto quieto , e come adombrato d ' una tinta di mestizia e di voluttà , che non si capisce bene d ' onde derivi , e su cui la mente si ferma e lavora come sopra un enimma . Galata , Pera , quanto sono lontane ! Voi vi sentite soli in un altro mondo e in un altro tempo , nella Stambul di Solimano il Grande e di Baiazet secondo , e provate un vivo sentimento di stupore quando , usciti da quella piazza , e perduto d ' occhio quel monumento smisurato della potenza degli Osmanli , vi ritrovate in mezzo alla Costantinopoli di legno , meschina , cadente , piena di sudiciume e di miseria . Via via che andate innanzi le case si scoloriscono , i pergolati si sfasciano , le vasche delle fontane si coprono di muschio ; trovate delle moschee nane , coi muri screpolati e i minareti di legno , circondate di rovi e d ' ortiche ; dei mausolei in rovina , delle scale infrante , dei passaggi coperti ingombri di macerie , dei quartieri decrepiti d ' una tristezza infinita , dove non si sente altro rumore che il frullo dell ' ali degli sparvieri e delle cicogne , o la voce gutturale d ' un muezzin solitario , che grida la parola di Dio dall ' alto d ' un minareto nascosto . Nessuna città rappresenta meglio di Stambul la natura e la filosofia del suo popolo . Tutto ciò che v ' è di grande e di bello è di Dio o del sultano , immagine di Dio sulla terra ; tutto il rimanente è passeggiero e porta l ' impronta d ' una profonda trascuranza delle cose mondane . La tribù dei pastori è diventata nazione ; ma il suo amore istintivo della natura campestre , della contemplazione e dell ' ozio , ha conservato alla metropoli l ' aspetto dell ' accampamento . Stambul non è una città , non lavora , non pensa , non crea ; la civiltà sfonda le sue porte e assalta le sue vie ; essa sonnecchia e fantastica all ' ombra delle moschee , e lascia fare . È una città slegata , dispersa , deforme , che rappresenta piuttosto , la sosta d ' una razza pellegrinante , che la potenza d ' uno Stato immobile ; un immenso abbozzo di metropoli ; un grande spettacolo piuttosto che una grande città . E non se ne può avere una giusta immagine , se non si percorre intera . Bisogna partire dalla prima collina , quella che forma la punta del triangolo , ed è bagnata dal mar di Marmora . Qui è per così dire la testa di Stambul ; un quartiere monumentale , pieno di memorie , di maestà e di luce . Qui l ' antico serraglio , dove sorgeva prima Bisanzio colla sua acropoli e il tempio di Giove , e poi il palazzo dell ' imperatrice Placidia e le terme d ' Arcadio ; qui la moschea di Santa Sofia e la moschea d ' Ahmed , e l ' At - meidan che occupa lo spazio dell ' Ippodromo antico , dove in mezzo a un Olimpo di bronzo e di marmo , tra le grida d ' una folla vestita di seta e di porpora , volavano le quadrighe d ' oro al cospetto degl ' imperatori sfolgoranti di perle . Da questa collina si scende in una valle poco profonda , dove si stendono le mura occidentali del serraglio , che segnano il confine della Bisanzio antica , e s ' alza la Sublime Porta , per la quale s ' entra nel palazzo del gran vizir e nel Ministero degli esteri : quartiere austero e silenzioso , in cui sembra raccolta tutta la tristezza delle sorti dell ' impero . Da questa valle si sale sulla seconda collina , dove sorge la moschea marmorea di Nuri - Osmanié , luce d ' Osmano , e la colonna bruciata di Costantino , che sosteneva un Apollo di bronzo colla testa del grande Imperatore , ed era nel bel mezzo dell ' antico foro , circondato di portici , d ' archi di trionfo e di statue . Al di là di questa collina si apre la valle dei bazar , che dalla moschea di Bajazet va fino a quella della sultana Validè , ed abbraccia un labirinto immenso di strade coperte , piene di gente e di rumore , da cui s ' esce colla vista annebbiata e colle orecchie stordite . Sulla terza collina , che domina ad un tempo il mar di Marmara e il Corno d ' oro , giganteggia la moschea di Solimano , rivale di Santa Sofia , gioia e splendore di Stambul , come dicono i poeti turchi , e la torre meravigliosa del Ministero della guerra , il quale s ' alza sulle rovine degli antichi palazzi dei Costantini , abitati un tempo da Maometto il conquistatore , poi convertiti in serraglio delle vecchie sultane . Fra la terza e la quarta altura si stende come un ponte aereo l ' enorme acquedotto dell ' imperatore Valente , formato da due ordini d ' archi leggerissimi , vestiti di verzura , che spenzola a ghirlande sopra la valle popolata di case . Si passa sotto l ' acquedotto , si sale sulla quarta collina . Qui , sulle rovine della chiesa famosa dei Santi Apostoli , fondata dall ' imperatrice Elena e rifabbricata da Teodora , s ' eleva la moschea di Maometto II , circondata di scuole , d ' ospedali e d ' alberghi da carovane ; accanto alla moschea , il bazar degli schiavi , i bagni di Maometto e la colonna granitica di Marciano , che porta ancora il suo cippo di marmo ornato delle aquile imperiali ; e vicino alla colonna il luogo dove era la piazza dell ' Et - Meidan , in cui fu consumata la strage famosa dei Giannizzeri . S ' attraversa un ' altra valle , coperta da un ' altra città , e si sale alla quinta collina , sulla quale è posta la moschea di Selim , presso all ' antica cisterna di San Pietro , convertita in giardino . Sotto , lungo il Corno d ' oro , si stende il Fanar , quartiere greco , sede del patriarca , in cui s ' è rifugiata l ' antica Bisanzio , coi discendenti dei Paleologhi e dei Comneni , e dove seguirono le orrende carnificine del 1821 . Si scende in una quinta valle , si sale sopra la sesta collina . Qui s ' è già sul terreno che occupavano le otto coorti dei quarantamila Goti di Costantino , fuori della cerchia delle prime mura , le quali non abbracciavano che la quarta collina ; e appunto nello spazio occupato dalla coorte settima , che ha lasciato al luogo il nome di Hebdomon . Sulla sesta collina , rimangono le mura del palazzo di Costantino Porfirogenete , dove si coronavano gl ' imperatori , chiamato ora dai turchi Tekir - Serai , palazzo dei principi . Ai piedi della collina , Balata , il ghetto di Costantinopoli , quartiere immondo , che s ' allunga sulla riva del Corno fino alle mura della città , e al di qua di Balata , il sobborgo antico delle Blacherne , una volta ornato di palazzi dai tetti dorati , soggiorno prediletto degl ' imperatori , famoso per la gran chiesa dell ' imperatrice Pulcheria e per il santuario delle reliquie ; ora pieno di rovine e tristezza . Alle Blacherne cominciano le mura merlate che dal Corno d ' oro corrono fino al mar di Marmara , abbracciando la settima collina , dov ' era il foro boario , e c ' è ancora il piedestallo della colonna d ' Arcadio : la collina più orientale e più grande di Stambul , fra la quale e le altre sei scorre il piccolo fiume Lykus , che entra nella città presso la porta di Carisio e si va a gettar nel mare vicino all ' antico porto di Teodosio . Dalle mura delle Blacherne , si vede ancora il sobborgo d ' Ortaksiler , che scende dolcemente verso la rada , incoronato di giardini ; al di là d ' Ortaksiler il sobborgo d ' Eyub , terra santa degli Osmanli , colla sua moschea gentile , e il suo vasto cimitero ombreggiato da un bosco di cipressi e biancheggiante di mausolei e di tombe ; dietro Eyub , l ' altopiano dell ' antico campo militare , dove le legioni levavan sugli scudi i nuovi imperatori ; e di là dall ' altopiano , altri villaggi i cui vivi colori ridono vagamente in mezzo al verde dei boschetti bagnati dalle ultime acque del Corno d ' oro . Ecco Stambul . È divina . Ma il cuore si sgomenta a pensare che questo sterminato villaggio asiatico si stende sulle rovine di quella seconda Roma , di quell ' immenso museo di tesori rapiti all ' Italia , alla Grecia , all ' Egitto , all ' Asia minore , di cui il solo ricordo abbaglia la mente come un sogno divino . Dove sono i grandi portici che attraversavano la città dal mare alle mura , le cupole dorate , i colossi equestri che s ' innalzavano sui pilastri titanici dinanzi agli anfiteatri e alle terme , le sfingi di bronzo sedute sui piedestalli di porfido , i templi e i palazzi che innalzavano i frontoni di granito in mezzo a un popolo aereo di numi di marmo e d ' imperatori d ' argento ? Tutto è sparito o trasformato . Le statue equestri di bronzo son state fuse in cannoni ; le rivestiture di rame degli obelischi , ridotte in monete ; i sarcofagi delle imperatrici , cangiati in fontane ; la chiesa di Santa Irene è un arsenale , la cisterna di Costantino un ' officina , il piedestallo della colonna d ' Arcadio una bottega di maniscalco , l ' Ippodromo un mercato di cavalli ; l ' edera e le macerie coprono le fondamenta delle reggie , sul suolo degli anfiteatri cresce l ' erba dei cimiteri , e poche iscrizioni calcinate dagli incendi o mutilate dalle scimitarre degl ' invasori rammentano che su quei colli vi fu la metropoli meravigliosa dell ' impero d ' Oriente . Su questa immane rovina siede Stambul , come un ' odalisca sopra un sepolcro , aspettando la sua ora . ALL ' ALBERGO Ed ora i lettori vengano con me all ' albergo a prendere un po ' di respiro . Una gran parte di quello che ho descritto fin qui , il mio amico ed io lo vedemmo il giorno stesso dell ' arrivo : immagini chi legge come dovessimo aver la testa ritornando all ' albergo sul far della notte . Per strada non si disse una parola , e appena entrati nella camera , ci lasciammo cadere sul sofà guardandoci in viso e domandandoci tutt ' e due insieme : - Che te ne pare ? - Che cosa ne dici ? - E pensare ch ' io son venuto qui per dipingere ! - Ed io per scrivere ! E ci ridemmo sul viso in atto di fraterno compatimento . Quella sera , in fatti , ed anche per varii giorni dopo , sua maestà Abdul - Aziz m ' avrebbe potuto offrire in premio una provincia dell ' Asia Minore , che non sarei riuscito a metter insieme dieci righe intorno alla capitale dei suoi Stati , tanto è vero che per descrivere le grandi cose bisogna farsi di lontano , e per ricordarsene bene , averle un po ' dimenticate . E poi come avrei potuto scrivere in una camera da cui si vedeva il Bosforo , Scutari e la cima dell ' Olimpo ? L ' albergo stesso era uno spettacolo . A tutte le ore del giorno , per le scale e pei corridoi , andava e veniva gente d ' ogni paese . Alla tavola rotonda sedevano ogni giorno venti nazioni . Desinando , non mi potevo levar dalla testa d ' essere un delegato del governo italiano , e di dover prendere la parola alle frutta su qualche grande questione internazionale . C ' erano visi rosei di lady , teste scapigliate d ' artisti , grinte d ' avventurieri da batterci moneta sopra , testine di vergini bizantine a cui non mancava che il nimbo d ' oro , faccie bizzarre e sinistre ; e ogni giorno cangiavano . Alle frutta , quando tutti parlavano , pareva d ' essere nella torre di Babele . Vi conobbi fin dal primo giorno parecchi russi infatuati di Costantinopoli . Ogni sera ci ritrovavamo là , di ritorno dai punti estremi della città , e ognuno aveva un viaggio da raccontare . Chi era salito in cima alla torre del Seraschiere , chi aveva visitato i cimiteri di Eyub , chi veniva da Scutari , chi aveva fatto una corsa sul Bosforo ; la conversazione era tutta ordita di descrizioni piene di colori e di luce ; e quando mancava la parola , i vini dolci e profumati dell ' Arcipelago facevano da suggeritori . C ' erano pure alcuni miei concittadini , bellimbusti danarosi , che mi fecero divorar molta stizza , perché dalla minestra alle frutta non facevano che dire ira d ' Iddio di Costantinopoli : e che non c ' eran marciapiedi , e che i teatri erano oscuri , e che non si sapeva come passar la sera . Erano venuti a Costantinopoli per passar la sera . Uno di costoro aveva fatto il viaggio sul Danubio . Gli domandai se gli era piaciuto il gran fiume . Mi rispose che in nessuna parte del mondo si cucinava lo storione come sui piroscafi della reale e imperiale Compagnia austriaca . Un altro era un tipo amenissimo di viaggiatore amoroso ; uno di coloro che viaggiano per sedurre , col taccuino delle conquiste . Era un contino lungo e biondo , largamente dotato dell ' ottavo dono dello Spirito Santo , che quando il discorso cadeva sulle donne turche , chinava la testa con un sorriso misterioso , e non pigliava parte alla conversazione se non con mezze parole troncate sempre artificialmente da una sorsata di vino . Arrivava tutti i giorni a desinare un po ' più tardi degli altri , tutto ansante , coll ' aria d ' averla fatta al Sultano un quarto d ' ora prima , e tra un piatto e l ' altro faceva passare di tasca in tasca , con molta cautela , dei bigliettini piegati , che dovevano parere lettere d ' odalische , ed erano sicurissimamente note d ' albergo . Ma i soggetti che s ' inciampano in questi alberghi di città cosmopolite ! Bisogna esserci stati per crederci . V ' era un giovane ungherese , sulla trentina , alto , nervoso , con due occhi diabolici e una parlantina febbrile , il quale , dopo aver fatto il segretario d ' un ricco signore a Parigi , era andato ad arruolarsi fra gli zuavi francesi in Algeria , era stato ferito e preso prigioniero dagli Arabi , poi scappato nel Marocco , poi ritornato in Europa e corso all ' Aja a chiedere il grado d ' ufficiale per andare a combattere contro gli Accinesi ; respinto all ' Aja , aveva deciso d ' arrolarsi nell ' esercito turco ; ma passando a Vienna per venire a Costantinopoli , s ' era preso una palla di pistola nel collo , in un duello per una donna , e faceva vedere la cicatrice ; respinto anche a Costantinopoli , - cos ' ho da fare ? - diceva - je suis enfant de l ' aventure ; bisogna bene ch ' io mi batta ; ho già trovato chi mi conduce alle Indie , - e mostrava il biglietto d ' imbarco - ; mi farò soldato inglese ; nell ' interno c ' è sempre qualcosa da fare ; io non cerco che di battermi ; che cosa m ' importa di morire ? Tanto ho un polmone rovinato . - Un altro bell ' originale era un francese , la cui vita pareva non fosse altro che una perpetua guerra colla posta : aveva una quistione pendente con la posta austriaca , colla francese , coll ' inglese ; mandava articoli di protesta alla Neue Freie Presse ; lanciava impertinenze telegrafiche a tutte le stazioni postali del continente , aveva ogni giorno un diverbio a qualche finestrino di posta , non riceveva una lettera a tempo , non ne scriveva una che arrivasse dov ' era mandata , e raccontava a tavola tutte le sue disgrazie e tutte le sue baruffe , concludendo sempre coll ' assicurarci che la Posta gli avrebbe accorciata la vita . Mi ricordo pure d ' una signora greca , un viso di spiritata , vestita bizzarramente , e sempre sola , che ogni sera si alzava da tavola a metà del desinare , e se n ' andava dopo aver fatto sul piatto un segno cabalistico di cui nessuno riuscì mai a capire il significato . Non ho più dimenticata nemmeno una coppia valacca , un bel giovane sui venticinque anni e una giovanetta sul primo sboccio , comparsi una sera sola , che erano indubitatamente due fuggiaschi ; lui rapitore , lei complice ; perché bastava fissarli un momento per farli arrossire , e ogni volta che s ' apriva la porta , scattavano come due molle . Di chi altri mi ricordo ? di cento altri , se ci pensassi . Era una lanterna magica . Ci divertivamo , il mio amico ed io , i giorni dell ' arrivo d ' un piroscafo , a veder entrare la gente per la porta di strada : tutti stanchi , sbalorditi , qualcuno ancora commosso dallo spettacolo della prima entrata ; faccie che dicevano : - Che mondo è questo ? Dove siamo venuti a cascare ? - Un giorno entrò un giovinetto , arrivato allora , che pareva matto dalla contentezza di essere finalmente a Costantinopoli , sogno della sua infanzia , e stringeva con tutt ' e due le mani la mano di suo padre ; e suo padre gli diceva con voce commossa : - Je suis heureux de te voir heureux , mon cher enfant . - Poi passavamo le ore calde alla finestra a guardare la Torre della fanciulla , che s ' alza , bianca come la neve , sopra uno scoglio solitario del Bosforo , in faccia a Scutari ; e mentre fantasticavamo sulla leggenda del principe di Persia che va a succhiare il veleno dal braccio della bella sultana , morsicata dall ' aspide , da una finestra della casa in faccia , ogni giorno alla stess ' ora , un ragazzo di cinque anni ci faceva le corna . Tutto era curioso in quell ' albergo . Fra le altre cose , dinanzi alla porta , trovavamo ogni sera uno o due soggetti di faccia equivoca , che dovevano essere provveditori di modelle per i pittori , e che pigliando tutti per pittori , a tutti domandavano a bassa voce : - Una turca ? una greca ? un ' armena ? un ' ebrea ? una nera ? COSTANTINOPOLI Ma torniamo a Costantinopoli , e spaziamovi come gli uccelli nel cielo . Qui ci si può levare tutti i capricci . Si può accendere il sigaro in Europa e andare a buttar la cenere in Asia . La mattina , levandoci , possiamo domandarci : - Che parte del mondo vedrò quest ' oggi ? - Si può scegliere fra due continenti e due mari . S ' ha a nostra disposizione dei cavalli sellati in ogni piazzetta , delle barchette a vela in ogni seno , dei piroscafi a cento scali ; il caicco che guizza , la talika che vola , e un esercito di ciceroni che parlano tutte le lingue d ' Europa . Volete sentir la commedia italiana ? veder ballare i dervis ? sentir le buffonate di Caragheuz , il pulcinella turco ? udire le canzonette licenziose dei teatrini di Parigi ? assistere alle rappresentazioni ginnastiche degli zingari ? farvi raccontare una leggenda araba da un rapsodo ? andare al teatro greco ? sentir predicare un iman ? veder passare il Sultano ? Chiedete e domandate . Tutte le nazioni sono al vostro servizio : l ' armeno per farvi la barba , l ' ebreo per lustrarvi le scarpe , il turco per condurvi in barca , il nero per strofinarvi nel bagno , il greco per porgervi il caffè , e tutti quanti per truffarvi . Per dissetarvi , passeggiando , trovate dei gelati fatti colla neve dell ' Olimpo ; se siete golosi , potete bere dell ' acqua del Nilo , come il Sultano ; se siete deboli di stomaco , acqua dell ' Eufrate ; se siete nervosi , acqua del Danubio . Potete desinare come l ' arabo nel deserto o come l ' epulone alla Maison dorée . Per far la siesta , avete i cimiteri ; per stordirvi , il ponte della Sultana Validè ; per sognare , il Bosforo ; per passar la domenica , l ' Arcipelago dei Principi ; per veder l ' Asia Minore , il monte di Bulgurlù ; per vedere il Corno d ' Oro , la torre di Galata ; per veder ogni cosa , la torre del Seraschiere . Ma è una città ancora più strana che bella . Le cose che non si presentarono mai insieme alla nostra mente , là si presentano insieme al nostro sguardo . Da Scutari parte la carovana per la Mecca e parte il treno diretto per Brussa , l ' antica metropoli ; fra le mura misteriose del vecchio serraglio , passa la strada ferrata che va a Sofia ; i soldati turchi scortano il prete cattolico che porta il Santo Sacramento ; il popolo fa festa nei cimiteri ; la vita , la morte , i piaceri , tutto s ' allaccia e si confonde . V ' è il movimento di Londra e la letargia dell ' ozio orientale , un ' immensa vita pubblica e un impenetrabile mistero nella vita privata ; un governo assoluto e una libertà senza confini . Per i primi giorni non si raccapezza nulla ; pare che d ' ora in ora o debba cessare quel disordine o seguire una rivoluzione ; ogni sera , tornando a casa , ci sembra di tornare da un viaggio ; ogni mattina uno si domanda : - Ma è proprio qui vicina Stambul ? - Non si sa dove andare a battere il capo , un ' impressione cancella l ' altra , i desiderii s ' affollano , il tempo fugge ; si vorrebbe restar là tutta la vita , si vorrebbe partire il giorno dopo . E quando poi s ' ha da descriverlo questo caos ? A momenti vi vien la tentazione di fare un fascio di tutti i libri e di tutti i fogli che ho sul tavolino , e di buttare ogni cosa dalla finestra . GALATA Il mio amico ed io non mettemmo testa a partito che il quarto giorno dopo l ' arrivo . Eravamo sul ponte , di buon mattino , ancora incerti di quello che avremmo fatto nella giornata , quando Yunk mi propose di fare una prima grande passeggiata , con una meta determinata , coll ' animo tranquillo , per osservare e studiare . - Percorriamo , - mi disse , - tutta la riva settentrionale del Corno d ' Oro , anche a costo di camminare fino a notte . Faremo colezione in una taverna turca , faremo la siesta all ' ombra d ' un platano e ritorneremo in caicco . - Accettai la proposta ; ci provvedemmo di sigari e di spiccioli , e data un ' occhiata alla carta della città , ci avviammo verso Galata . Il lettore che vuol conoscer bene Costantinopoli faccia il sacrifizio d ' accompagnarci . Arriviamo a Galata . Di qui deve cominciare la nostra escursione . Galata è posta sopra una collina che forma promontorio tra il Corno d ' Oro ed il Bosforo , dov ' era il grande cimitero dei Bizantini antichi . È la city di Costantinopoli . Son quasi tutte vie strette e tortuose , fiancheggiate da taverne , da botteghe di pasticcieri , di barbieri e di macellai , da caffè greci ed armeni , da ufficii di negozianti , da officine , da baracche ; tutto fosco , umido , fangoso , viscoso , come nei bassi quartieri di Londra . Una folla fitta e affaccendata va e viene per le vie , aprendosi continuamente per dar passo ai facchini , alle carrozze , agli asini , agli omnibus . Quasi tutto il commercio di Costantinopoli passa per questo borgo . Qui la Borsa , la Dogana , gli uffici del Lloyd austriaco , quelli delle Messaggerie francesi ; chiese , conventi , ospedali , magazzeni . Una strada ferrata sotterranea unisce Galata a Pera . Se non si vedessero per le strade dei turbanti e dei fez , non parrebbe d ' essere in Oriente . Da tutte le parti si sente parlar francese , italiano e genovese . Qui i Genovesi sono quasi in casa propria , e si danno ancora un po ' d ' aria di padroni , come quando chiudevano il porto a loro piacimento , e rispondevano col cannone alle minaccie degl ' Imperatori . Ma della loro potenza non rimangono più altri monumenti che alcune vecchie case sostenute da grossi pilastri e da arcate pesanti , e l ' antico edifizio dove risiedeva il Podestà . La Galata antica è quasi interamente sparita . Migliaia di casupole sono state rase al suolo per far luogo a due lunghe strade : una delle quali rimonta la collina verso Pera , e l ' altra corre parallela alla riva del mare da un ' estremità all ' altra di Galata . Per questa c ' innoltrammo il mio amico ed io , rifugiandoci ogni momento nelle botteghe per lasciar passare dei grandi omnibus , preceduti da turchi scamiciati che sgombravano la strada a colpi di verga . A ogni passo ci suonava nell ' orecchio un grido . Il facchino turco urlava : - Sacun ha ! - ( Largo ! ) ; il saccà armeno , portatore d ' acqua : - Varme su ! - l ' acquaiolo greco : - Crio nero ! - l ' asinaio turco : - Burada ! - il venditore di dolci : - Scerbet ! - il venditore di giornali : - Neologos ! - il carrozziere franco : Guarda ! Guarda ! Dopo dieci minuti di cammino , eravamo assordati . A un certo punto , con nostra meraviglia , ci accorgemmo che la strada non era più lastricata , e pareva che il lastrico fosse stato levato di fresco . Ci fermammo a guardare , cercando d ' indovinar la cagione . Un bottegaio italiano ci levò la curiosità . Quella strada conduce ai palazzi del Sultano . [ Torre di Galata ] Pochi mesi prima passando di là il corteo imperiale , il cavallo di sua maestà Abdul - Aziz era scivolato e caduto , e il buon Sultano , irritato , aveva ordinato che fosse tolto immediatamente il lastrico dal luogo della caduta fino al suo palazzo . In questo punto memorabile fissammo il termine orientale del nostro pellegrinaggio , e voltate le spalle al Bosforo , ci dirigemmo , per una serie di vicoli tetri e sudici , verso la torre di Galata . La città di Galata ha la forma d ' un ventaglio spiegato , e la torre , posta sul culmine della collina , rappresenta il suo perno . È una torre rotonda , altissima , di color fosco , che termina in una punta conica , formata da un tetto di rame , sotto il quale ricorre un giro di larghe finestre vetrate , una specie di terrazza coperta e trasparente , dove giorno e notte vigila una guardia per segnalare il primo indizio d ' incendio che apparisca nell ' immensa città . Fino a questa torre giungeva la Galata dei Genovesi , e la torre s ' innalza appunto sulla linea delle mura che separavano Galata da Pera ; mura di cui non rimane più traccia . E neanche la torre non è più l ' antica torre di Cristo , eretta in onore dei Genovesi caduti combattendo ; poichè la rifabbricò il sultano Mahmut II , ed era già stata prima restaurata da Selim III ; ma è pur sempre un monumento incoronato della gloria di Genova , e un Italiano non può contemplarlo , senza pensare con un sentimento d ' alterezza a quel pugno di mercanti , di marinai e di soldati , orgogliosamente audaci ed eroicamente cocciuti , che vi tennero su inalberata per secoli la bandiera della madre repubblica , trattando da pari a pari cogl ' Imperatori d ' Oriente . Appena oltrepassata la torre , ci trovammo in un cimitero musulmano . [ Cimitero di Galata ] Era quello che si chiama il cimitero di Galata : un grande bosco di cipressi , che dalla sommità della collina di Pera scende ripidamente fino al Corno d ' Oro , ombreggiando una miriade di colonnette di pietra o di marmo , inclinate in tutte le direzioni , e sparse in disordine giù per la china . Alcune di queste colonnette son terminate in forma di turbante rotondo , e serbano traccie di colori e d ' iscrizioni ; altre son terminate in punta ; molte rovesciate ; alcune monche , col turbante portato via di netto , e si crede che sian quelle dei giannizzeri , che il Sultano Mahmut volle sfregiare anche dopo la morte . La maggior parte delle fosse sono indicate da un rialzamento di terra in forma di prisma , e da due sassi confitti alle due estremità , sui quali , giusta la superstizione musulmana , devono sedere i due angeli Nekir e Munkir per giudicare l ' anima del defunto . Qua e là si vedono dei piccoli terrapieni circondati da un muricciolo o da una ringhiera , in mezzo ai quali s ' alza una colonnetta sormontata da un grosso turbante , e intorno altre colonnette minori : è un pascià o un gran signore , sepolto in mezzo alle sue donne e ai suoi figliuoli . Dei piccoli sentieri serpeggiano e s ' incrociano in mille punti da un ' estremità all ' altra del bosco ; qualche turco fuma la pipa seduto all ' ombra ; alcuni ragazzi corrono e saltellano in mezzo ai sepolcri ; qualche vacca pascola ; centinaia di tortore grugano fra i rami dei cipressi ; passano gruppi di donne velate ; e fra cipresso e cipresso , luccica giù in fondo l ' azzurro del Corno d ' Oro rigato di bianco dai minareti di Stambul . [ Pera ] Usciamo dal cimitero , ripassiamo ai piedi della torre di Galata e infiliamo la strada principale di Pera . Pera è alta cento metri sopra il mare , è ariosa ed allegra , e guarda il Corno d ' Oro ed il Bosforo . È la Westend della colonia europea ; la città dell ' eleganza e dei piaceri . La strada che percorriamo è fiancheggiata da alberghi inglesi e francesi , da caffè signorili , da botteghe luccicanti , da teatri , da Consolati , da club , da palazzi d ' ambasciatori ; tra i quali giganteggia il palazzo di pietra dell ' ambasciata russa , che domina come una fortezza Pera Galata e il sobborgo di Funduclù , posto sulla riva del Bosforo . Qui brulica una folla affatto diversa da quella di Galata . Sono quasi tutti cappelli a staio e cappelletti piumati o infiorati di signore . Sono zerbinotti greci , italiani e francesi , negozianti d ' alto bordo , impiegati delle legazioni , ufficiali di navi straniere , carrozze d ' ambasciatori , e figurine equivoche d ' ogni nazione . I turchi si fermano ad ammirare le teste di cera delle botteghe dei barbieri , le turche si piantano colla bocca aperta davanti alle vetrine delle modiste ; l ' europeo parla ad alta voce , sghignazza e scherza in mezzo alla strada ; il musulmano , si sente in casa d ' altri , e passa colla testa meno alta che a Stambul . Tutt ' a un tratto il mio amico mi fece voltare indietro perché guardassi Stambul : da quel punto , infatti , si vedeva lontano , dietro un velo azzurrino , la collina del Serraglio , Santa Sofia e i minareti del Sultano Ahmed ; un altro mondo da quello in cui eravamo ; e poi mi disse : - Guarda qui , adesso . - Abbassai gli occhi e lessi in una vetrina : - La dame aux camelias , Madame Bovary , Mademoiselle Giraud ma femme . E anche a me quel rapido passaggio fece un senso vivissimo , e dovetti star là un momento a pensarci sopra . Un ' altra volta fermai io il mio compagno e fu per mostrargli un caffè meraviglioso : un lungo e largo corridoio oscuro , in fondo al quale , per una grande finestra spalancata , si vedeva a una lontananza che pareva immensa , Scutari illuminata dal sole . Andiamo innanzi per la gran strada di Pera , e siamo quasi arrivati in fondo , quando sentiamo gridare da una voce tonante : - T ' amo , Adele ! t ' amo più della vita ! T ' amo quanto si può amare sulla terra ! - Ci guardiamo in faccia trasecolati . Di dove viene quella voce ? Voltandoci , vediamo per le fessure d ' un assito un giardino pieno di sedili , un palco scenico e dei commedianti che fanno le prove . Una signora turca , poco lontano da noi , guarda anch ' essa per le fessure , e ride dai precordi . Un vecchio turco che passa scrolla la testa in segno di compassione . All ' improvviso la turca getta un grido e fugge ; altre donne là intorno mettono uno strillo e voltan le spalle . Che è accaduto ? È un turco , un uomo sulla cinquantina , conosciuto da tutta Costantinopoli , il quale passeggia per le vie nello stato in cui voleva ridurre tutti i musulmani il famoso monaco Turk sotto il regno di Maometto IV : ignudo dalla testa ai piedi . Il disgraziato saltella sui ciottoli urlando e sghignazzando , e un branco di monelli lo insegue facendo un baccano d ' inferno . - È da sperarsi che lo arresteranno , - dico al portinaio del teatro . - Nemmen per sogno , - mi risponde ; - son mesi che gira per la città liberamente . - Intanto vedo giù per la via di Pera gente che vien fuori dalle botteghe , donne che scappano , ragazze che si coprono il viso , porte che si chiudono , teste che si ritirano dalle finestre . E questo segue tutti i giorni e nessuno se ne dà pensiero ! Uscendo dalla via di Pera , ci troviamo dinanzi a un altro cimitero musulmano , ombreggiato da un boschetto di cipressi e chiuso tutt ' intorno da un alto muro . Se non ce l ' avessero detto poi , non avremmo mai indovinato il perché di quel muro , che fu innalzato di fresco : ed è che il bosco sacro al riposo dei morti era diventato un nido d ' amori soldateschi ! Andando oltre , infatti , trovammo l ' immensa caserma d ' artiglieria innalzata da Scialil - Pascià : un solido edificio di forma rettangolare , dello stile moresco del rinascimento turco , con una porta fiancheggiata da colonne leggere e sormontata dalla mezzaluna e dalla stella d ' oro di Mahmut , con gallerie sporgenti e finestrine ornate di stemmi e di arabeschi . Dinanzi alla caserma passa la strada di Dgiedessy che è un prolungamento di quella di Pera , di là dalla strada si stende una vasta piazza d ' armi , e di là dalla piazza d ' armi altri borghi . Qui , dove nei giorni feriali regna ordinariamente un profondo silenzio , la sera della domenica passa un torrente di gente e una processione di carrozze , tutta la società elegante di Pera , che va a spandersi nei giardini nelle birrerie e nei caffè di là dalla Caserma . In uno di questi caffè si fece la nostra prima sosta ; nel caffè della Bella vista , luogo di ritrovo del fiore della società perota , e degno veramente del suo nome ; perché dal suo vasto giardino , che sporge come una terrazza sulla sommità dell ' altura , si vede sotto il grande sobborgo musulmano di Funduclù , il Bosforo coperto di bastimenti , la riva asiatica sparsa di giardini e di villaggi , Scutari colle sue bianche moschee , una bellezza di verde , d ' azzurro , e di luce , che sembra un sogno . Ci levammo di là con rammarico , e ci parve a tutt ' e due d ' esser pitocchi a buttar sul vassoio otto miserabili soldi per due tazze di caffè , dopo aver goduto quella visione di paradiso terrestre . [ Gran Campo dei Morti ] Uscendo dalla Bella vista ci trovammo in mezzo al Gran Campo dei morti dove è sepolta in cimiteri distinti gente di tutti i culti , eccettuato l ' ebraico . È un bosco fitto di cipressi , d ' acacie e di sicomori , nel quale biancheggiano migliaia di pietre sepolcrali , che da lontano paiono le rovine d ' un immenso edifizio . Tra albero e albero si vede il Bosforo e la riva asiatica . Fra le tombe serpeggiano dei larghi viali in cui passeggiano dei greci e degli armeni . Su alcune pietre stanno seduti dei turchi colle gambe incrociate , guardando il Bosforo . V ' è un ' ombra , un fresco e una pace che , al primo entrarvi , si prova una sensazione deliziosa , come entrando d ' estate in una grande cattedrale semioscura . Ci arrestammo nel cimitero armeno . Le pietre sepolcrali son tutte grandi e piane , coperte d ' iscrizioni nel carattere regolare ed elegante della lingua armena , e su quasi tutte è scolpita un ' immagine che rappresenta il mestiere o la professione del morto . Sono martelli , seghe , penne , scrigni , collane ; il banchiere è rappresentato da una bilancia , il prete da una mitra , il barbiere da una catinella , il chirurgo da una lancetta . Sopra una pietra vedemmo una testa spiccata dal busto , e il busto grondante di sangue : era il sepolcro d ' un assassinato o d ' un giustiziato . Un armeno vi dormiva accanto , sdraiato sull ' erba , colla faccia in aria . Entrammo nel cimitero musulmano . Anche qui una infinità di colonnette a file e a gruppi disordinati ; alcune colla testa dipinta e dorata ; quelle delle donne terminate da un gruppo d ' ornamenti in rilievo che rappresentano dei fiori ; molte circondate d ' arbusti e di pianticelle fiorite . Mentre stavamo osservando una di queste colonne , due turchi che tenevano per mano un bambino , ci passarono accanto , andarono innanzi altri cinquanta passi , si fermarono dinanzi a un tumulo , vi sedettero sopra , e aperto un involto che portavano sotto il braccio , si misero a mangiare . Io stetti ad osservarli . Quand ' ebbero finito , il più avanzato in età raccolse qualchecosa in un foglio di carta , - mi parve un pesce e del pane , - e con un atto rispettoso , mise il piccolo pacco in un buco accanto al sepolcro . Dopo questo accesero tutti e due la pipa e fumarono tranquillamente : il bambino s ' alzò e si mise a scorrazzare per il cimitero . Quel pesce e quel pane , ci fu spiegato poi , erano la parte di cibo che i turchi lasciavano in segno d ' affetto al loro parente , sepolto probabilmente da poco ; e quel buco era l ' apertura che si lascia nella terra vicino al capo di tutti i sepolti musulmani , perché possano udire i lamenti e i pianti dei loro cari e ricevere qualche goccia d ' acqua di rosa o sentir il profumo di qualche fiore . Finita la loro fumatina funebre , i due turchi pietosi si alzarono , e ripreso per mano il bambino , disparvero in mezzo ai cipressi . [ Pancaldi ] Usciamo dal cimitero , ci troviamo in un altro quartiere cristiano , Pancaldi , attraversato da strade spaziose , fiancheggiate da edifizi nuovi ; circondato di villette , di giardini , di ospedali e di grandi caserme ; il sobborgo di Costantinopoli più lontano dal mare ; visitato il quale , torniamo indietro per ridiscendere verso il Corno d ' Oro . Ma nell ' ultima strada del sobborgo , assistiamo a uno spettacolo nuovo e solenne : il passaggio d ' un convoglio funebre greco . Una folla silenziosa si schiera dalle due parti della strada : viene innanzi un gruppo di preti greci , colle toghe ricamate ; l ' archimandrita con una corona sul capo e un lungo abito luccicante d ' oro ; dei giovani ecclesiastici vestiti di colori vivi ; uno stuolo di parenti e d ' amici coi loro vestimenti più ricchi , e in mezzo a loro una bara inghirlandata di fiori , sulla quale è distesa una giovanetta di quindici anni , vestita di raso e tutta splendente di gioielli , col viso scoperto , - un piccolo viso bianco come la neve , colla bocca leggermente contratta in una espressione di spasimo , - e due bellissime treccie nere distese sulle spalle e sul seno . La bara passa , la folla si chiude , il convoglio s ' allontana , e noi rimaniamo soli e pensierosi in una strada deserta . [ San Dimitri ] Scendiamo dalla collina di Pancaldi , attraversiamo il letto asciutto d ' un torrentello , saliamo su per un altro colle , ci troviamo in un altro sobborgo : San Dimitri . Qui la popolazione è quasi tutta greca . Si vedono da ogni parte occhi neri e nasi aquilini e affilati ; vecchi d ' aspetto patriarcale ; giovani svelti e arditi ; donnine colle trecce sulle spalle ; ragazzi dai visetti astuti che sgallettano in mezzo alla via fra le galline e i maiali , riempiendo l ' aria di grida argentine e di parole armoniose . Ci avvicinammo a un gruppo di quei ragazzi che si baloccavano coi sassi , chiacchierando tutti ad una voce . Uno di essi , sugli otto anni , il più indiavolato di tutti , che ogni momento buttava in aria il suo piccolo fez gridando : - Zito ! Zito ! - ( Viva ! Viva ! ) - si voltò improvvisamente verso un altro monello seduto dinanzi a una porta e gridò : - Checchino ! Buttami la palla ! - Io lo afferrai per il braccio con un movimento da zingaro rapitore di fanciulli e gli dissi : - Tu sei italiano ! - No signore , - rispose , - sono di Costantinopoli . - E chi t ' ha insegnato a parlare italiano ? - domandai . - Oh bella ! - rispose , - la mamma . - E dov ' è la mamma ? In quel punto mi s ' avvicinò una donna con un bimbo in collo , tutta sorridente , e mi disse ch ' era pisana , moglie d ' uno scalpellino livornese , che si trovava a Costantinopoli da ott ' anni , e che quel ragazzo era suo figlio . Se quella buona donna avesse avuto un bel viso di matrona , una corona turrita sulla testa e un manto sulle spalle , non avrebbe rappresentato più vivamente l ' Italia ai miei occhi e al mio cuore . - Come vi ritrovate qui ? - le domandai ; - che ne dite di Costantinopoli ? - Che n ' ho da dire ? - rispose sorridendo ingenuamente . - L ' è una città che ... a dirle il vero , mi ci par sempre l ' ultimo giorno di carnovale . - E qui , dando la stura alla sua parlantina toscana , ci fece sapere che pe ' musulmani il loro Gesù è Maometto , che un turco può sposare quattro donne , che la lingua turca è bravo chi ne intende una parola , e altre novità dello stesso conio ; ma che dette in quella lingua , in mezzo a quel quartiere greco , ci riuscirono più care di qualunque notizia più peregrina , tanto che prima di andarcene lasciammo un piccolo ricordo d ' argento nella manina del monello , e andandocene esclamammo tutti e due insieme : - Ah ! una boccata d ' Italia , di tanto in tanto , come fa bene ! [ Tataola ] Attraversammo una seconda volta la piccola valle , e ci trovammo in un altro quartiere greco , Tataola , dove lo stomaco suonando a soccorso , cogliemmo l ' occasione per visitare l ' interno d ' una di quelle taverne innumerevoli di Costantinopoli , che hanno un aspetto singolarissimo , e son tutte fatte ad un modo . È uno stanzone grandissimo , di cui si potrebbe fare un teatro , non rischiarato per lo più che dalla porta di strada , e ricorso tutt ' intorno da un alta galleria di legno a balaustri . Da una parte v ' è un enorme fornello dove un brigante in maniche di camicia frigge dei pesci , fa girare degli arrosti , rimesta degl ' intingoli , e s ' adopera in altri modi ad accorciare la vita umana ; dall ' altra un banco dove un ' altra faccia minacciosa distribuisce vino bianco e vino nero in bicchieri a manico ; in mezzo e sul davanti , seggiole nane senza spalliera e tavolette poco più alte delle seggiole che rammentano i bischetti dei calzolai . Entrammo un po ' vergognosi perché v ' era un gruppo di greci e d ' armeni di bassa lega , e temevamo che ci guardassero con curiosità canzonatoria ; ma nessuno invece ci degnò d ' un ' occhiata . Gli abitanti di Costantinopoli sono , io credo , la gente meno curiosa di questo mondo ; bisogna almeno essere Sultani o passeggiar nudi per le strade come il pazzo di Pera , perché qualcuno s ' accorga che siete al mondo . Ci sedemmo in un angolo e stemmo ad aspettare . Ma nessuno veniva . Allora capimmo che nelle taverne costantinopolitane c ' è l ' uso di servirsi da sè . Andammo prima al fornello a farci dare un arrosto , Dio sa di che quadrupede , poi al banco a prendere un bicchier di vino resinoso di Tenedo , e portato ogni cosa sopra la tavola che ci arrivava al ginocchio , mostrandoci l ' un l ' altro il bianco degli occhi , si consumò il sacrificio . Pagammo con rassegnazione , e usciti in silenzio per paura che ci uscisse dalla bocca un raglio o un latrato , ripigliammo il nostro viaggio verso il Corno d ' Oro . [ Kassim - pascià ] Dopo dieci minuti di cammino , ci trovammo daccapo in piena Turchia , nel grande sobborgo musulmano di Kassim - pascià , in una vera città popolata di moschee e di conventi di dervis , piena d ' orti e di giardini , che occupa una collina e una valle , e si distende fino al Corno d ' Oro , abbracciando tutta l ' antica baia di Mandracchio , dal cimitero di Galata fino al promontorio che prospetta il sobborgo di Balata sull ' altra riva . Dall ' alto di Kassim - pascià si gode uno spettacolo incantevole . Si vede sotto , sulla riva , l ' immenso arsenale Ters - Kané : un labirinto di bacini , d ' opifici , di piazze , di magazzini e di caserme , che si stende per la lunghezza d ' un miglio lungo tutta la parte del Corno d ' Oro che serve di Porto di guerra ; il palazzo del Ministro della Marina , elegante e leggero , che par che galleggi sull ' acqua , e disegna le sue forme bianche sul verde cupo del cimitero di Galata ; il porto percorso da vaporini e caicchi pieni di gente , che guizzano in mezzo alle corazzate immobili e alle vecchie fregate della Guerra di Crimea ; e sulla sponda opposta , Stambul , l ' acquedotto di Valente che slancia i suoi archi altissimi nell ' azzurro del cielo , le grandi moschee di Maometto e di Solimano , e una miriade di case e di minareti . Per godere meglio questo spettacolo ci sedemmo dinanzi a un caffè turco , e sorbimmo la quarta o la quinta delle dodici tazze che , volere o non volere , stando a Costantinopoli , bisogna tracannare ogni giorno . Era un caffè meschino , ma come tutti i caffè turchi , originalissimo : non molto diverso , forse , dai primissimi caffè dei tempi di Solimano il Grande , o da quelli in cui irrompeva colla scimitarra nel pugno il quarto Amurat , quando faceva la ronda notturna per castigar di sua mano gli spacciatori del liquore proibito . Di quanti editti imperiali , di quante dispute di teologi e lotte sanguinose è stato cagione questo " nemico del sonno e della fecondità , " come lo chiamavano gli ulema austeri ; questo " genio dei sogni e sorgente dell ' immaginazione " , come lo chiamavano gli ulema di manica larga , ch ' è ora , dopo l ' amore e il tabacco , il conforto più dolce d ' ogni più povero Osmano ! Ora si beve il caffè sulla cima della torre di Galata e della torre del Seraschiere , il caffè in tutti i vaporini , il caffè nei cimiteri , nelle botteghe dei barbieri , nei bagni , nei bazar . In qualunque parte di Costantinopoli uno si trovi non ha che a gridare , senza voltarsi : - Caffè - gì ! ( Caffettiere ! ) e dopo tre minuti gli fuma dinanzi una tazza . [ Il Caffè ] Il nostro caffè era una stanza tutta bianca , rivestita di legno fino all ' altezza d ' un uomo , con un divano bassissimo lungo le quattro pareti . In un angolo c ' era un fornello su cui un turco dal naso forcuto stava facendo il caffè in piccole caffettiere di rame , che vuotava man mano in piccolissime tazze , mettendovi egli stesso lo zucchero ; poichè da per tutto , a Costantinopoli , si fa il caffè apposta per ogni avventore , e gli si porta bell ' inzuccherato , con un bicchiere d ' acqua che i Turchi bevono sempre prima di avvicinare la tazza alle labbra . Ad una parete era appeso un piccolo specchio , e accanto allo specchio una specie di rastrelliera piena di rasoi a manico fisso ; poichè la maggior parte dei caffè turchi sono ad un tempo botteghe di barbieri , e non di rado il caffettiere è anche cavadenti e salassatore , e macella le sue vittime nella stanza medesima dove gli altri avventori pigliano il caffè . Alla parete opposta era appesa un ' altra rastrelliera piena di narghilè di cristallo coi lunghi tubi flessibili , attorcigliati come serpenti , e di cibuk di terra cotta colle cannette di legno di ciliegio . Cinque turchi pensierosi stavano seduti sul divano , fumando il narghilè ; altri tre erano dinanzi alla porta , accoccolati sopra bassissime seggiole di paglia senza spalliera , l ' uno accanto all ' altro , colle spalle appoggiate al muro e colla pipa alle labbra ; un giovane della bottega radeva il capo , davanti allo specchio , a un grosso dervis insaccato in una tonaca di pelo di cammello . Nessuno ci guardò quando sedemmo , nessuno parlava , e fuorchè il caffettiere e il suo giovane , nessuno faceva il menomo movimento . Non si sentiva altro rumore che il gorgoglio dell ' acqua dei narghilè , che somiglia alla voce dei gatti quando fanno le fusa . Tutti guardavano diritto dinanzi a sè , cogli occhi fissi , e con un viso che non esprimeva assolutamente nulla . Pareva un piccolo museo di statue di cera . Quante di queste scene mi son rimaste impresse nella memoria ! Una casa di legno , un turco seduto , una bellissima veduta lontana , una gran luce e un gran silenzio : ecco la Turchia . Ogni volta che questo nome mi passa per la mente , ci passano nello stesse punto quelle immagini , come un mulino a vento e un canale all ' udir nominare Olanda . [ Pialì - Pascià ] Di là , fiancheggiando un grande cimitero mussulmano , che dall ' alto della collina di Kassim - pascià scende fino a Ters - Kanè , rimontammo verso settentrione , scendemmo nella valletta di Pialì - Pascià , piccolo sobborgo mezzo nascosto in mezzo alla verzura dei giardini e degli orti ; e ci fermammo dinanzi alla moschea che gli dà il nome . È una moschea bianca , sormontata da sei cupole graziose , con un cortile circondato d ' archi e di colonnine gentili , un minareto leggerissimo e una corona di cipressi giganteschi . In quel momento tutte le casette circostanti erano chiuse , le strade deserte , il cortile stesso della moschea , solitario ; la luce e l ' uggia del mezzogiorno avvolgevano ogni cosa ; e non si sentiva che il ronzìo dei tafani . Guardammo l ' orologio : mancavano tre minuti alle dodici : una delle cinque ore canoniche dei musulmani , in cui i muezzin s ' affacciano al terrazzo dei minareti per gridare ai quattro punti dell ' orizzonte le formole sacramentali dell ' Islam . Sapevamo bene che non c ' è minareto in tutta Costantinopoli sul quale , a quell ' ora fissa , non comparisca , puntuale come l ' automa d ' un orologio , l ' annunziatore del profeta . Eppure ci pareva strano che anche in quella estremità della città immensa , su quella moschea solitaria , a quell ' ora , in quel silenzio profondo , dovesse comparire quella figura e suonare quella voce . Tenni l ' orologio in mano , e guardando attentamente la lancetta dei minuti e la porticina del terrazzo del minareto , alta quasi come un terzo piano d ' una casa ordinaria , stetti aspettando con viva curiosità . La lancetta toccò il sessantesimo trattino nero , e nessuno comparve . - Non viene ! - dissi . - [ Pialì - Pascià ] Eccolo ! - rispose Yunk . Era comparso . Il parapetto del terrazzo lo nascondeva tutto , fuorchè il viso , di cui , per la lontananza , non si distingueva la fisonomia . Stette per qualche secondo immobile ; poi si tappò le orecchie colle dita , e alzando il volto al cielo , gridò con una voce lenta , tremula e acutissima , con un accento solenne e lamentevole , le sacre parole , che risuonano , nello stesso punto su tutti i minareti dell ' Affrica , dell ' Asia e dell ' Europa : - Dio è grande ! Non v ' è che un Dio ! Maometto è il profeta di Dio ! Venite alla preghiera ! Venite alla salute ! Dio è grande ! Dio è un solo ! Venite alla preghiera ! - Poi fece un mezzo giro sul terrazzo e ripetè le stesse parole rivolto a settentrione ; poi a levante , poi a occidente , e poi disparve . In quel punto ci arrivarono all ' orecchio fioche fioche le ultime note d ' un ' altra voce lontana , che pareva il grido d ' uno che chiedesse soccorso , e poi tutto tacque , e rimanemmo anche noi per qualche minuto silenziosi , con un sentimento vago di tristezza come se quelle due voci avessero consigliato la preghiera soltanto a noi , e sparendo quel fantasma , fossimo rimasti soli nella valle come due abbandonati da Dio . Nessun suono di campana mi ha mai toccato il cuore così intimamente ; e soltanto quel giorno compresi il perché Maometto , per chiamare i fedeli alla preghiera , abbia preferito all ' antica tromba israelitica e all ' antica tabella cristiana , il grido dell ' uomo . E su quella scelta fu lungo tempo incerto ; onde poco mancò che tutto l ' Oriente non pigliasse un aspetto assai diverso da quello che ha ora ; poichè s ' era scelta la tabella , che poi si cangiò in campana , si sarebbe certo trasformato il minareto , e uno dei tratti più originali e più graziosi della città e del paesaggio orientale sarebbe andato perduto . [ Ok - Meidan ] Risalendo da Pialì - Pascià sulla collina , verso occidente , ci trovammo in un vastissimo spazio di terreno brullo , da cui si vedeva tutto il Corno d ' Oro e tutta Stambul , dal borgo d ' Eyub alla collina del serraglio ; quattro miglia di giardini e di moschee , una grandezza e una leggiadria , da contemplarsi in ginocchio come una apparizione celeste . Era l ' Ok - meïdan , la piazza delle freccie , dove andavano i Sultani a tirar dell ' arco secondo l ' uso dei re Persiani . Vi sono ancora sparse , a distanze ineguali , alcune colonnine di marmo , segnate d ' iscrizioni , che indicano i punti dove caddero le freccie imperiali . V ' è ancora il chiosco elegante , con una tribuna , da cui i sultani tendevano l ' arco . A destra , nei campi , si stendeva una lunga fila di pascià e di bey , punti viventi d ' ammirazione , coi quali il padiscià rendeva omaggio alla propria destrezza ; a sinistra , dodici paggi della famiglia imperiale , che correvano a raccogliere gli strali e a segnare il punto della caduta ; intorno , dietro gli alberi e i cespugli , qualche turco temerario venuto per contemplare di nascosto le sembianze sublimi del Gran Signore ; e sulla tribuna campeggiava nell ' atteggiamento d ' un atleta superbo , Mahmut , il più vigoroso arciere dell ' impero , di cui l ' occhio scintillante faceva curvar la fronte agli spettatori , e la barba famosa , nera come il corvo del Monte Tauro , spiccava di lontano sul grande mantello candido , spruzzato del sangue dei Giannizzeri . Ora tutto è cangiato e diventato prosaico : il Sultano tira colla rivoltella nei cortili del suo palazzo e sull ' Ok - meïdan s ' esercita al bersaglio la fanteria . Da una parte v ' è un convento di dervis , dall ' altra un caffè solitario ; e tutta la campagna è desolata e malinconica come una steppa . [ Piri - Pascià ] Scendendo dall ' Ok - meïdan verso il Corno d ' Oro , ci trovammo in un altro piccolo sobborgo musulmano , chiamato Piri - Pascià , forse da quel famoso gran vizir del primo Selim , che educò Solimano il Grande . Piri - Pascià prospetta il sobborgo israelitico di Balata , posto sull ' altra riva del Corno . Non v ' incontrammo che qualche cane e qualche vecchia turca mendicante . Ma questa solitudine ci permise di considerare a nostro bell ' agio la struttura del borgo . È una cosa singolare . In quel borgo , come in qualunque altra parte di Costantinopoli uno s ' addentri , dopo averla vista o dal mare o dalle alture vicine , si prova la medesima impressione che a guardare un bello spettacolo coreografico dal palco scenico dopo averlo visto dalla platea ; ci si meraviglia che quell ' insieme di cose brutte e meschine possa produrre una così bella illusione . Non v ' è nessuna città al mondo , io credo , nella quale la bellezza sia così pura apparenza come a Costantinopoli . Veduta da Balata , Piri - Pascià è una cittadina gentile , tutta colori ridenti , inghirlandata di verzura , che si specchia nelle acque del Corno d ' Oro come una ninfa , e desta mille immagini d ' amore e di delizia . Entrateci , tutto svanisce . Non sono che casupole rozze , tinte di coloracci da baracche di fiera ; cortiletti angusti e sucidi , che paiono ricettacoli di streghe ; gruppi di fichi e di cipressi polverosi , giardini ingombri di calcinacci , vicoli deserti , miseria , immondizie , tristezza . Ma scendete una china , saltate in un caicco , e dopo cinque remate , rivedete la cittadina fantastica , in tutta la pompa della sua bellezza e della sua grazia . [ Hasskioi ] Andando innanzi , sempre lungo la riva del Corno d ' Oro , scendiamo in un altro sobborgo , vasto , popoloso , d ' aspetto strano , dove , fin dai primi passi , ci accorgiamo di non essere più in mezzo ai musulmani . Da ogni parte si vedono bambini coperti di gore e di scaglie che si ravvoltolano per terra ; vecchie sformate e cenciose che lavorano colle mani scheletrite sugli usci delle case ingombre di ciarpame e ferravecchi ; uomini ravvolti in lunghi vestiti sudici , con un fazzoletto in brandelli attorcigliato intorno alla testa , che passano lungo i muri in aspetto furtivo ; visi macilenti alle finestre ; cenci appesi fra casa e casa ; strame e belletta in ogni parte . È Hasskioi , il sobborgo israelitico , il ghetto della riva settentrionale del Corno d ' Oro , che fa fronte a quello dell ' altra riva , al quale lo congiungeva durante la guerra di Crimea un ponte di legno di cui non rimane più traccia . Di qui comincia un ' altra lunga catena di arsenali , di scuole militari , di caserme e di piazze d ' armi , che si stende fin quasi in fondo al Corno d ' oro . Ma di questo non vedemmo nulla perché ormai non ce lo consentivano nè le gambe , nè la testa . Già tutte le cose vedute ci si confondevano nella mente ; ci pareva di essere in viaggio da una settimana ; pensavamo a Pera lontanissima con un leggiero sentimento di nostalgia , e saremmo tornati indietro , se non ci avesse trattenuto il proposito fatto solennemente sul vecchio ponte , e se Yunk non m ' avesse rianimato , secondo il suo solito , intonando la gran marcia dell ' Aida . [ Halidgi - Oghli ] Avanti dunque . Attraversiamo un altro cimitero musulmano , saliamo sopra un ' altra collina , entriamo in un altro sobborgo , nel sobborgo di Halidgi - Oghli , abitato da una popolazione mista ; una piccola città dove ad ogni svolto di vicolo , si trova una nuova razza e una nuova religione . Si sale , si scende , si rampica , si passa in mezzo alle tombe , alle moschee , alle chiese , alle sinagoghe ; si gira intorno a cimiteri e a giardini ; s ' incontrano delle belle armene di forme matronali e delle turche leggiere che sbirciano a traverso il velo ; si sente parlar greco , armeno e spagnuolo , - lo spagnuolo degli ebrei - ; e si cammina , si cammina . Si dovrà pure arrivare in fondo a questa Costantinopoli ! - diciamo fra noi . - Tutto ha un confine su questa terra ! Già le case di Halidgi - Oghli diradano , cominciano a verdeggiare li orti , non c ' è più che un gruppo di abituri , vi passiamo in mezzo , siamo finalmente arrivati ... [ Sudludgé ] Ahimè ! non siamo arrivati che a un altro sobborgo . È il sobborgo cristiano di Sudludgé , che s ' innalza sopra una collina , circondato di orti e di cimiteri ; sulla collina ai piedi della quale metteva capo il solo ponte che unisse anticamente le due rive del Corno d ' oro . Ma questo sobborgo , come Dio vuole , è l ' ultimo , e la nostra escursione è finita . Usciamo di fra le case per cercare un luogo di riposo ; saliamo su per una altura ripida e nuda che s ' alza alle spalle di Sudludgé , e ci troviamo dinanzi al più grande cimitero israelitico di Costantinopoli : un vasto piano coperto d ' una miriade di pietre abbattute , le quali presentano l ' aspetto sinistro d ' una città rovinata dal terremoto , senza un albero , senza un fiore , senza un filo d ' erba , senza una traccia di sentiero : una solitudine desolata che stringe il cuore , come lo spettacolo d ' una grande sventura . Sediamo sopra una tomba , rivolti verso il Corno d ' oro , ed ammiriamo , riposando , il panorama immenso e gentile che ci si stende dintorno . Si vede , sotto , Sudludgé , Halidgi - Oghli , Hasskioj , Piri - Pascià , una fuga di sobborghi chiusi fra l ' azzurro del mare e il verde dei cimiteri e dei giardini ; a sinistra l ' Okmeïdan solitario , e i cento minareti di Kassim - Pascià ; più lontano , Stambul , sterminata e confusa ; di là da Stambul , le somme linee delle montagne dell ' Asia , quasi svanite nel cielo ; dinanzi , proprio in faccia a Sudludgé , dall ' altra parte del Corno d ' oro , il borgo misterioso d ' Eyub , di cui si distinguono uno per uno i ricchi mausolei , le moschee di marmo , le chine ombrose sparse di tombe , i viali solitari , e i recessi pieni di tristezza di grazia ; e a destra d ' Eyub altri villaggi che si guardan nell ' acqua , e poi l ' ultima svolta del Corno d ' oro , che si perde fra due alte rive rivestite d ' alberi e di fiori . Spaziando collo sguardo su quel panorama , stanchi , quasi in uno stato di dormiveglia , senz ' accorgercene , mettiamo in musica quella bellezza , canterellando non so che cosa ; ci domandiamo chi sarà il morto su cui siamo seduti ; frughiamo con un fuscello dentro un formicaio ; parliamo di mille sciocchezze ; ci diciamo di tratto in tratto : - Ma siamo proprio a Costantinopoli ? - ; poi pensiamo che la vita è breve e che tutto è vanità ; e poi ci piglian dei fremiti d ' allegrezza ; ma in fondo sentiamo che nessuna bellezza della terra dà una gioia veramente intera , se contemplandola , non si sente nella propria mano la manina della donna che si ama . [ In caicco ] Verso il tramonto scendiamo al Corno d ' oro , entriamo in un caicco a quattro remi , e non abbiamo ancora pronunziato la parola : - Galata ! - che la barchetta gentile è già lontana dalla riva . E il caicco è veramente la barchetta più gentile che abbia mai solcato le acque . È più lungo della gondola , ma più stretto e più sottile ; è scolpito , dipinto e dorato ; non ha nè timone , nè sedili ; vi si siede sopra in cuscino o un tappeto , in modo che non riman fuori che la testa e le spalle ; è terminato alle due estremità in maniera da poter andare nelle due direzioni ; si squilibra al menomo movimento , si spicca dalla riva come una freccia dall ' arco , par che voli a fior d ' acqua come una rondine , passa da per tutto , scivola e fugge specchiando nell ' onde i suoi mille colori come un delfino inseguito . I nostri rematori erano due bei giovani turchi col fez rosso , con una camicia cilestrina , con un paio di grandi calzoni bianchissimi , colle braccia e colle gambe nude ; due atleti ventenni , color di bronzo , puliti , allegri e baldanzosi , che ad ogni remata mandavano innanzi la barca di tutta la sua lunghezza ; altri caicchi ci passavano accanto di volo , che appena si vedevano ; ci passavano vicino degli stormi d ' anitre , ci roteavano sul capo degli uccelli , ci rasentavano delle grandi barche coperte , piene di turche velate , e le alghe di tratto in tratto ci nascondevano ogni cosa . Vista d ' in fondo al Corno d ' Oro , a quell ' ora , la città presentava un aspetto nuovissimo . Non si vedeva la riva asiatica , a cagione della curvatura della rada ; la collina del Serraglio chiudeva il Corno d ' oro come un lunghissimo lago ; le colline delle due rive sembravano ingigantite ; e , Stambul , lontana lontana , sfumata con una gradazione dolcissima di tinte cineree e azzurrine , enorme e leggera come una città fatata , pareva che galleggiasse sul mare e si perdesse nel cielo . Il caicco volava , le due rive fuggivano , i seni succedevano ai seni , i boschetti ai boschetti , i sobborghi ai sobborghi ; e via via che s ' andava innanzi , tutto ci s ' allargava e ci s ' innalzava dintorno , i colori della città illanguidivano , l ' orizzonte s ' infocava , le acque mandavano dei riflessi d ' oro e di porpora , e un profondo stupore ci entrava a poco a poco nell ' anima , misto a una dolcezza indefinibile , che ci faceva sorridere e non ci lasciava parlare . Quando il caicco si fermò allo scalo di Galata , uno dei barcaioli ci dovette gridare negli orecchi : Monsù ! Arrivar ! - e ci destammo come da un sogno . IL GRAN BAZAR Dopo aver visto di volo tutta Costantinopoli , percorrendo le due rive del Corno d ' oro , è tempo di entrare nel cuore di Stambul , d ' andar a vedere quella fiera universale e perpetua , quella città nascosta , oscura , piena di meraviglie , tesori e di memorie , che si distende fra la collina di Nuri - Osmanié e quella del Seraschiere , e si chiama il Grande Bazar . Partiamo dalla piazza della moschea Sultana - Validè . Qui forse si vorrebbe fermare più d ' un lettore goloso per dare un ' occhiata al Balik - Bazar , mercato dei pesci , famoso fin dai tempi di quel vecchio Andronico Paleologo , il quale , com ' è noto , dal solo prodotto della pesca lungo le mura della città ricavava di che far fronte alle spese culinarie di tutta la sua corte . La pesca , infatti , è ancora abbondantissima a Costantinopoli , e il Balik - Bazar , nei suoi bei giorni , potrebbe offrire all ' autore del Ventre de Paris il soggetto d ' una descrizione pomposa e appetitosa come le grandi mense dei vecchi quadri olandesi . I venditori son quasi tutti turchi , e stanno schierati intorno alla piazza , coi pesci ammucchiati sopra stuoie distese in terra , o sopra lunghe tavole , intorno a cui si disputano lo spazio una folla di compratori e un esercito di cani . Là si ritrovano le triglie squisite del Bosforo , quattro volte più grosse di quelle dei nostri mari ; le ostriche dell ' isola di Marmara , che i Greci e gli Armeni soli sanno cuocere a punto sulla brace ; le palamite e i tonni che son salati quasi esclusivamente dagli Ebrei ; le alici che i Turchi impararono a salare dai Marsigliesi ; le sardelle di cui Costantinopoli provvede l ' Arcipelago ; gli ulufer , i pesci più saporiti del Bosforo , che si pigliano al lume della luna ; gli scombri del Mar Nero , che fanno sette invasioni successive nelle acque della città , levando uno strepito che si sente dalle ville delle due rive ; isdaurid colossali , pesci spada enormi , rombi , o come li chiamano i Turchi , Kalkan - baluk , pesci scudo , e altri mille pesci minori , che guizzano fra i due mari , inseguiti dai delfini e dai falianos , e cacciati da innumerevoli alcioni , a cui strappano la preda dal becco i piombini . Cuochi di pascià , vecchi buongustai musulmani , schiave e giovani di taverna , s ' avvicinano alle tavole , guardano i pesci in atto meditabondo , contrattano a monosillabi , e se ne vanno colla loro compra appesa a uno spago , tutti gravi e taciturni , come se portassero la testa d ' un nemico ; a mezzogiorno la piazza è sgombra , e i rivenditori son già sparsi per i caffè vicini , dove stanno fino al cader del sole , sognando ad occhi aperti , colle spalle al muro , e il bocchino del narghilè tra le labbra . Per andare al Gran Bazar , s ' infila una strada che sbocca nel mercato dei pesci , tanto stretta che le sporgenze delle case opposte quasi si toccano , e si va innanzi per un buon tratto in mezzo a due file di botteghe basse ed oscure , dove si vende il tabacco " la quarta colonna della tenda della voluttà " dopo il caffè , l ' oppio ed il vino , o " il quarto sofà dei godimenti " , anch ' esso , come il caffè , fulminato un tempo da editti di sultani e da sentenze di muftì , e cagione di torbidi e di supplizi , che lo resero più saporito . Tutta la strada è occupata dai tabaccai . Il tabacco è messo in mostra sopra assicciuole , a piramidi e a mucchi rotondi , ognuno sormontato da un limone . Sono piramidi di latakié d ' Antiochia , di tabacco del Serraglio biondo e sottilissimo che par seta della più fina , di tabacco da sigarette e da cibuk , di tutte le gradazioni di sapore e di forza , da quel che fuma il facchino gigantesco di Galata a quello che concilia il sonno alle odalische annoiate nei chioschi dei giardini imperiali . Il tombeki , tabacco fortissimo , che darebbe al capo anche a un vecchio fumatore , se il fumo non giungesse alla bocca purificato dall ' acqua del narghilè , è chiuso in boccie di vetro come un medicinale . I tabaccai son quasi tutti greci od armeni cerimoniosi , che affettano un certo fare signorile ; gli avventori tengono crocchio ; vi si fermano degli impiegati del ministero degli esteri e del Seraschierato ; alle volte vi dà una capatina qualche pezzo grosso ; vi si spolitica , si va a raccogliervi la notizia e a raccontarvi il fattarello ; è un piccolo bazar appartato e aristocratico , che invita al riposo , e fa sentire , anche a passarvi soltanto , la voluttà della chiacchera e del fumo . Andando innanzi , si passa sotto una vecchia porta ad arco , inghirlandata di pampini , e si riesce in faccia ad un vasto edifizio di pietra , attraversato da una lunga strada diritta e coperta , fiancheggiata da botteghe oscure , e ingombra di gente , di casse , di sacchi , di mucchi di mercanzie . Entrando , si sente un odore d ' aromi acutissimo , che quasi ributta indietro . È il bazar egiziano dove sono raccolte tutte le derrate dell ' India , della Siria , dell ' Egitto e dell ' Arrabia , che ridotte poi in essenze , in pastiglie , in polveri , in unguenti , vanno a colorar visetti e manine d ' odalische , a profumar stanze e bagni e bocche e barbe e pietanze , a rinvigorire Pascià sfibrati , ad assopire spose infelici , a istupidire fumatori , a spander sogni , ebbrezza ed obblìo nella città sterminata . Fatti pochi passi in questo bazar , si comincia a sentir la testa pesante , e si fugge ; ma la sensazione di quell ' aria calda e grave , e di quei profumi inebbrianti , ci accompagna ancora per un buon tratto all ' aria libera , e rimane poi viva nella memoria come una delle più intime e più significanti impressioni dell ' Oriente . Uscendo dal bazar egiziano , si passa in mezzo a officine rumorose di calderai , a taverne turche , che riempiono la strada di puzzi nauseabondi , a mille botteguccie e nicchiette e buchi oscuri , dove si fabbrica e si vende una minutaglia infinita d ' oggetti senza nome , e si arriva finalmente al Grande Bazar . Ma assai prima d ' arrivarci , s ' è assaliti e bisogna difendersi . A cento passi dalla gran porta d ' entrata , sono appostati , come bravi , i sensali dei mercanti , e i sensali dei sensali , che alla prima occhiata v ' hanno riconosciuto per forestiero , hanno capito che andate al bazar per la prima volta , e indovinato presso a poco di che paese siete , tanto che assai di rado sbagliano lingua nel dirigervi la parola . S ' avvicinano col fez in mano e col sorriso sulle labbra e v ' offrono i loro servizi . Allora segue quasi sempre un dialogo come questo . - Non compro nulla - rispondete . - Che importa , signore ? Io non voglio che farle vedere il bazar . - Non voglio vedere il bazar . - Ma io l ' accompagno gratis . - Non voglio essere accompagnato gratis . - Ebbene , non l ' accompagnerò che fino in fondo alla strada , per darle qualche informazione che le sarà utile un altro giorno , quando verrà per comprare . - Ma se non voglio neppur sentir discorrere di comprare ! - Parleremo d ' altro , signore . È a Costantinopoli da molto tempo ? È soddisfatto del suo albergo ? Ha ottenuto il permesso di visitare le moschee ? - Ma se vi dico che non voglio parlare , che voglio esser solo ! - Ebbene , la lascierò solo ; la seguiterò alla distanza di dieci passi . - Ma perché mi volete seguitare ? - Per impedire che la truffino nelle botteghe . - Ma se non entro nelle botteghe ! - Allora ... per impedire che le diano noia per la strada . Insomma , o bisogna rimetterci il fiato , o lasciarsi accompagnare . Il grande bazar non ha nulla all ' esterno che attiri l ' occhio e faccia indovinare il di dentro . È un immenso edifizio di pietra , di stile bizantino , di forma irregolare , circondato d ' alte mura grigie , e sormontato da centinaia di cupolette rivestite di piombo e traforate , che danno luce all ' interno : l ' entrata principale è una porta arcata , senza carattere architettonico ; dai vicoli intorno non si sente nessun rumore ; a quattro passi dalla porta si può credere ancora che dietro quei muri di fortezza non ci sia altro che solitudine e silenzio . Ma appena entrati , si rimane sbalorditi . Non si è dentro a un edifizio , ma in un labirinto di strade coperte da volte arcate e fiancheggiate da pilastri scolpiti e da colonne ; in una vera città , colle sue moschee , colle sue fontane , coi suoi crocicchi , colle sue piazzette , rischiarata da una luce vaga come quella d ' una foresta fitta in cui non penetri un raggio di sole ; e percorsa da una folla immensa . Ogni strada è un bazar , e quasi tutte metton capo in una strada principale , coperta da una volta ad archi di pietre bianche e nere , e decorata d ' arabeschi , come una navata di moschea . In queste strade semioscure , in mezzo alla folla ondeggiante , passano carrozze , cammelli e cavalieri , che fanno uno strepito assordante . In ogni parte si è apostrofati a parole e a cenni . Il mercante greco chiama ad alta voce e gesticola in atto quasi imperioso ; l ' armeno , altrettanto furbo , ma d ' apparenza più modesta sollecita con maniere ossequiose ; l ' ebreo susurra le sue offerte nell ' orecchio ; il turco silenzioso , accosciato sopra un cuscino sulla soglia della bottega , non invita che cogli occhi e si rimette al destino . Dieci voci insieme vi chiamano : Monsieur ! Captan ! Caballero ! Signore ! Eccellenza ! Kyrie ! Milord ! - Ad ogni svolta , per le porte laterali , si vedono fughe d ' arcate e di pilastri , lunghi corridoi , scorci di stradette , prospetti lontani e confusi di bazar , e per tutto botteghe , merci appese ai muri e alle volte , mercanti affaccendati , facchini carichi , gruppi di donne velate , un fermarsi e un disfarsi continuo di crocchi rumorosi , un rimescolìo di gente e di cose , da dare il capogiro . La confusione , però , non è che apparente . Questo immenso bazar è ordinato come una caserma , e bastano poche ore per mettersi in grado di trovarci qualunque cosa vi si cerchi , senza bisogno di guida . Ogni genere di mercanzia ha il suo piccolo quartiere , la sua stradetta , il suo corridoio , la sua piazzuola . Sono cento piccoli bazar che mettono l ' uno nell ' altro , come le sale di un vastissimo appartamento ; ed ogni bazar è nello stesso tempo un museo , un passeggio , un mercato e un teatro , nel quale si può veder tutto senza comprar nulla , prendere il caffè , godere il fresco , chiacchierare in dieci lingue e fare agli occhi colle più belle donnine dell ' Oriente . Si può prendere un bazar a caso e passarci una mezza giornata senz ' accorgersene : per esempio il bazar delle stoffe e dei vestiti . È un emporio di bellezze e di ricchezze da perderci gli occhi , il cervello e la borsa ; e bisogna star in guardia , perché il menomo capriccio può aver per conseguenza di farci chiedere soccorso a casa per telegrafo . Si passeggia in mezzo a mucchi e a torri di broccati di Bagdad , di tappeti di Caramania , di sete di Brussa , di tele dell ' Indostan , di mussoline del Bengala , di scialli di Madras , di casimir dell ' India e della Persia , di tessuti variopinti del Cairo , di cuscini rabescati d ' oro , di veli di seta rigati d ' argento , di sciarpe di tocca a righe azzurre e incarnate , leggiere e trasparenti che paiono vaporose , di stoffe d ' ogni forma e d ' ogni disegno , in cui il chermisino , il blu , il verde , il giallo , i colori più ribelli alle combinazioni simpatiche , si avvicinano e s ' intrecciano con un ardimento e un ' armonia da far rimanere a bocca aperta ; di tappeti da tavola d ' ogni grandezza , a fondo rosso o bianco , ricamati d ' arabeschi , di fiori , di versetti del Corano , di cifre imperiali , che si starebbe un giorno a contemplarli come le pareti dell ' Alhambra . Qui si possono ammirare ad una ad una tutte le parti del vestiario turco signorile , come nelle alcove d ' un arem , dalle cappe verdi , ranciate e color di giacinto , che coprono ogni cosa , fino alle camicie di seta , ai fazzoletti ricamati d ' oro e alle cinture di raso a cui non può giungere altro sguardo d ' uomo che quel del signore e dell ' eunuco . Qui i caffettani di velluto rosso , contornati d ' ermellino e coperti di stelle ; i bustini di raso giallo , i calzoncini di seta color di rosa , le sottovesti di damasco bianco tempestate di fiori d ' oro , i veli di sposa scintillanti di pagliuole d ' argento , i casacchini di terzopelo verde , orlati di piumino di cigno ; le vesti greche , armene e circasse , di mille tagli capricciosi , sovraccariche d ' ornamenti , dure e splendenti come corazze ; e in mezzo a tutti questi tesori , le stoffe prosaiche di Francia e d ' Inghilterra , dai colori sinistri , che ci fanno la figura della nota d ' un sarto in mezzo alle pagine d ' un poema . Nessuno che ami una donna , può passare in quel bazar senza considerare come una grande sventura di non essere millionario , e senza sentirsi per un momento divampare nell ' anima il furore del saccheggio . Per liberarsi da queste idee , non c ' è che a svoltare nel bazar delle pipe . Qui l ' immaginazione è ricondotta a desiderii più tranquilli . Sono fasci di cibuk di gelsomino , di ciliegio , d ' acero e di rosaio ; bocchini d ' ambra gialla del mar Baltico , levigati e luccicanti come il cristallo , d ' innumerevoli gradazioni di colore e di trasparenza , ornati di rubini e di diamanti ; pipe di Cesarea , colla cannetta fasciata di fili d ' oro e di seta ; borse da tabacco del Libano , a losanghe di varii colori , rabescati di ricami splendenti ; narghilè di cristallo di Boemia , d ' acciaio e d ' argento , di belle forme antiche , damaschinati , niellati , tempestati di pietre preziose , con tubi di marocchino scintillanti di dorature e d ' anelli , fasciati nella bambagia , e perpetuamente custoditi da due occhi fissi , che all ' avvicinarsi d ' ogni curioso si dilatano come occhi di civetta , e fanno morir sulle labbra la richiesta del prezzo a chiunque non sia almeno vizir o pascià e non abbia dissanguato per qualche anno una provincia dell ' Asia Minore . Qui non viene a comprare che il messo della Sultana che vuol dare un pegno di gratitudine al gran vizir arrendevole , o l ' alto dignitario di Corte che , prendendo possesso della nuova carica , è costretto , per suo decoro , a spendere cinquanta mila lire in una rastrelliera di pipe ; o l ' ambasciatore del Sultano che vuol portare al Monarca europeo un ricordo splendido di Stambul . Il turco modesto dà uno sguardo malinconico e passa oltre , parafrasando , per consolarsi , la sentenza del Profeta : - il fuoco dell ' inferno tuonerà come il muggito del cammello nel ventre di colui che fuma in una pipa d ' oro o d ' argento . Di qui si ricasca fra le tentazioni entrando nel bazar dei profumieri , che è uno dei più schiettamente orientali e dei più cari al Profeta , il quale diceva : - Donne , bambini e profumi - , per dire i suoi tre più dolci piaceri . Qui si trovano le famose pastiglie del Serraglio che profumano i baci , le cassule di gomma odorosa che staccano dal mastico le forti fanciulle di Chio , per mandarla a rafforzar le gengive delle molli musulmane ; le essenze squisite di bergamotto e di gelsomino , e quelle potentissime di rosa , chiuse in astucci di velluto ricamato d ' oro , d ' un prezzo da far rizzare i capelli ; qui il collirio per le sopracciglia , l ' antimonio per gli occhi , l ' henné per le unghie , i saponi che ammorbidiscono la cute delle belle siriane , le pillole che fanno cadere i peli dal volto delle maschie circasse , le acque di cedro e d ' arancio , i sacchetti di muschio , l ' olio di sandalo , l ' ambra grigia , l ' aloè per profumare le chicchere e le pipe , una miriade di polveri , d ' acque e di pomate , distinte con nomi fantastici e destinate ad usi indicibili , che rappresentano ciascuna un capriccio amoroso , un proposito di seduzione , un raffinamento di voluttà , e spandono tutte insieme una fragranza acuta e sensuale , che fa veder come in sogno dei grandi occhi languidi e delle manine carezzevoli , e sentire un suono sommesso di respiri e di baci . Tutte queste fantasie svaniscono entrando nel bazar dei gioiellieri , che è una stradetta oscura e deserta , fiancheggiata da botteguccie d ' aspetto meschino , in cui nessuno direbbe mai che sian nascosti , come ci sono , dei tesori favolosi . Le gioie sono chiuse in cofani di legno di quercia , cerchiati e corazzati di ferro , e posti sul davanti delle botteghe , sotto gli occhi dei mercanti : vecchi turchi o vecchi ebrei , dalle lunghe barbe e dallo sguardo acuto , che par che penetri nelle tasche e trapassi i portamonete . Qualcuno sta ritto dinanzi alla sua tana , e quando gli passate accanto , prima vi ficca gli occhi negli occhi , poi con un rapido movimento vi mette sotto il viso un diamante di Golconda o uno zaffiro d ' Ormus o un rubino di Giamscid , che al menomo vostro cenno negativo , ritira colla medesima rapidità con cui l ' ha porto . Altri girano a passi lenti , vi fermano in mezzo alla strada e , dopo aver rivolto intorno uno sguardo sospettoso , tirano fuor del seno un cencio sucido , e lo spiegano , e vi fanno vedere un bel topazio del Brasile o una bella turchina di Macedonia , guardandovi coll ' occhio di demoni tentatori . Altri non fanno che darvi un ' occhiata scrutatrice , e non giudicandovi una faccia da pietre preziose , non si degnano di offrirvi nulla . Nessuno poi fa l ' atto d ' aprire il cofanetto , se anche aveste la faccia d ' un santo o l ' aria d ' un Creso . Le collane d ' opale , i fiori e le stelle di smeraldo , le mezzelune e i diademi contornati di perle d ' Ofir , i mucchietti abbarbaglianti di acque - di - mare , di crisoberilli , d ' avventurine , di agate , di granate , di lapislazzuli , rimangono inesorabilmente nascosti agli occhi dei curiosi senza quattrini , e specialmente a quelli d ' uno scrittore italiano . Tutt ' al più egli può arrischiarsi a domandare il prezzo di qualche tespí , o coroncina d ' ambra , di sandalo o di corallo , da far scorrere tra le dita , come i turchi , per ingannare il tempo negli intervalli dei suoi lavori forzati . Per divertirsi bisogna entrare nelle botteghe dei franchi , mercanti di stoffe , dove c ' è merce per tutte le borse . Appena entrati , si ha intorno un cerchio di gente che non si capisce di dove sia sbucata . Non è mai possibile l ' aver che fare con un solo . Tra il mercante , i soci del mercante , i sensali , i manutengoli e i tirapiedi , son sempre una mezza dozzina . Se non v ' accoppa uno , v ' impicca l ' altro : non c ' è modo di scansare una brutta fine . E non si può dire con che arte , con che pazienza , con che ostinazione , con che diabolici raggiri fanno comprare quello che vogliono . Domandano d ' ogni cosa un subisso : offrite il terzo : lasciano cader le braccia in segno di profondo scoraggiamento , o si battono la fronte in atto disperato , e non rispondono ; oppure si espandono in un torrente di parole appassionate per toccarvi il cuore . Siete un uomo crudele , volete costringerli a chiuder bottega , volete ridurli alla miseria , non avete compassione dei loro figliuoli , non capiscono che cosa possano avervi fatto di male per trattarli in quella maniera . Mentre vi dicono il prezzo d ' un oggetto , un sensale d ' una bottega vicina vi susurra nell ' orecchio : - Non comprate , vi truffano . - Voi credete che sia sincero , e invece è d ' accordo col mercante ; vi dice che vi truffano collo scialle , per guadagnare la vostra fiducia , e farvi rompere il collo un minuto dopo , consigliandovi di comprare il tappeto . Mentre esaminate la stoffa , essi si parlano a gesti , a occhiate , a colpi di gomito , a mezze parole . Se sapete il greco , parlano turco ; se sapete il turco , parlano armeno ; se sapete l ' armeno , parlano spagnuolo ; ma in qualche modo s ' intendono e ve l ' accoccano . Se poi tenete duro , v ' insaponano ; vi dicono che parlate bene la loro lingua , che avete un fare da gentiluomo e che non dimenticheranno mai più la vostra bella figura ; vi discorrono del vostro paese , nel quale sono stati molto tempo , perché sono stati da per tutto ; vi fanno il caffè , vi offrono d ' accompagnarvi alla dogana quando partirete , per impedire che vi facciano dei soprusi , ossia per truffar voi , la dogana e i vostri compagni di viaggio , se ne avete ; mettono sottosopra tutta la bottega , e non vi fanno punto il viso arcigno se ve n ' andate senza comprare : se non è quel giorno , sarà un altro ; al bazar ci dovete tornare , i loro cani da caccia vi riconosceranno ; se non cadrete nelle loro mani , cadrete in quelle d ' un loro socio ; se non vi peleranno come mercanti , vi scorticheranno come sensali ; se non vi aggiusteranno in bottega , vi serviranno la messa alla dogana ; il colpo non può fallire . A che popolo appartengono costoro ? Non si capisce . A furia di parlar lingue diverse , han perduto il loro accento primitivo ; a forza di far la commedia , hanno alterati i tratti fisionomici della loro razza ; son di che paese si vuole , fanno il mestiere che si desidera , sono interpreti , guide , mercanti , usurai ; e sopra ogni cosa , artisti insuperabili nell ' arte di scroccare l ' universo . I mercanti musulmani offrono un campo d ' osservazioni affatto diverso . Fra loro si ritrovano ancora quei vecchi turchi , ormai rari per le vie di Costantinopoli , che sono come la personificazione del tempo dei Maometti e dei Bajazet , i resti viventi del vecchio edifizio ottomano , ch ' ebbe il primo crollo dalle riforme di Mahmut , e che di giorno in giorno , pietra per pietra , rovina e si trasforma . Bisogna venire nel gran bazar e ficcare lo sguardo in fondo alle botteguccie più oscure delle stradette più appartate , per ritrovare i vecchi turbanti enormi dei tempi di Solimano , dalla forma di cupole di moschee ; le faccie impassibili , gli occhi di vetro , i nasi adunchi , le lunghe barbe bianche , gli antichi caffettani aranciati e purpurei , i grandi calzoni a mille pieghe stretti intorno alla vita dalle sciarpe smisurate , gli atteggiamenti alteri e tristi dell ' antico popolo dominatore , i visi istupiditi dall ' oppio o illuminati dal sentimento d ' una fede ardente . Essi son là in fondo alle loro nicchie , colle braccia e colle gambe incrociate , immobili e gravi come idoli , e aspettano , senz ' aprir bocca , i compratori predestinati . Se le cose vanno bene , mormorano : - Mach Allà ! - Sia lodato Iddio ! - ; se vanno male : - Olsun ! - Così sia - , e chinano la testa rassegnati . Alcuni leggono il Corano , altri fanno scorrere fra le dita le pallettine del tespì , mormorando sbadatamente i cento epiteti d ' Allà ; altri che han fatto buoni affari , bevono il loro narghilè , per dirla coll ' espressione turca , girando intorno lentamente uno sguardo voluttuoso e pieno di sonno ; altri stanno curvi , cogli occhi socchiusi e colla fronte corrugata come occupati da un profondo pensiero . A che cosa pensano ? Forse ai loro figliuoli morti sotto le mura di Sebastopoli o alle loro carovane disperse o alle loro voluttà perdute o ai giardini eterni , promessi dal Profeta , dove all ' ombra delle palme e dei granati , sposeranno le vergini dagli occhi neri , che nè uomo nè genio non ha mai profanate . Tutti hanno qualchecosa di bizzarro , tutti sono pittoreschi ; ogni bottega è la cornice d ' un quadro pieno di colori e di pensiero , che fa balenare alla mente la storia intera d ' una vita avventurosa e fantastica . Quest ' uomo secco e abbronzato , dai lineamenti arditi , è un arabo che ha guidato egli stesso dal fondo della sua patria lontana i suoi cammelli carichi di gemme e d ' alabastro , e s ' è sentito più volte fischiare agli orecchi le palle dei ladroni del deserto . Quest ' altro dal turbante giallo e dall ' aspetto signorile , ha attraversato a cavallo le solitudini della Siria , portando le sete di Tiro e di Sidone . Questo nero col capo ravvolto in un vecchio scialle di Persia , colla fronte rigata di cicatrici che gli fecero i negromanti per salvarlo dalla morte , che tiene il viso alto , come se guardasse ancora le teste dei colossi di Tebe e le cime delle Piramidi , è venuto dalla Nubia . Questo bel moro dalla faccia pallida e dagli occhi neri , ravvolto in una cappa bianchissima , ha portato i suoi caic e i suoi tappeti dalle ultime falde occidentali della catena dell ' Atlante . Questo turco dal turbante verde e dal volto estenuato ha fatto quest ' anno stesso il grande pellegrinaggio , ha visto parenti ed amici morir di sete in mezzo alle pianure interminabili dell ' Asia Minore , è arrivato alla Mecca in fin di vita , ha fatto sette volte strascinandosi il giro della Kaaba , ed è caduto in deliquio coprendo di baci furiosi la Pietra nera . Questo colosso dal viso bianco , dalle sopracciglia arcate , dagli occhi fulminei , che par più un guerriero che un mercante , e spira da tutta la persona l ' ambizione e l ' orgoglio , ha portato le sue pelliccie dalle regioni settentrionali del Caucaso , dove , nei suoi begli anni , fece cader la testa dalle spalle a più d ' un Cosacco . E questo povero mercante di lane , dal viso schiacciato e dagli occhi piccoli e obliqui , tarchiato e rude come un atleta , non è gran tempo che disse le sue preghiere all ' ombra dell ' immensa cupola che protegge il sepolcro di Timur : egli è partito da Samarkanda , ha valicato i deserti della grande Bukaria , è passato in mezzo alle orde dei turcomanni , ha attraversato il Mar Morto , è sfuggito alle palle dei Circassi , ha ringraziato Allà nelle moschee di Trebisonda , ed è venuto a cercar fortuna a Stambul , di dove ritornerà , vecchio , in fondo alla sua Tartaria , che gli sta sempre nel cuore . Uno dei bazar più splendidi è il bazar delle calzature , ed è forse anche quello che mette più grilli nel capo . Sono due file di botteghe smaglianti che danno alla strada l ' aspetto d ' una sala di reggia , o d ' uno di quei giardini delle leggende arabe in cui gli alberi hanno le foglie d ' oro e fiori di perle . C ' è da calzare tutti i piedini di tutte le corti dell ' Asia e dell ' Europa . Le pareti son coperte di pantofole di velluto , di pelle , di broccato , di raso , dei colori più petulanti e delle forme più capricciose , ornate di filigrana , contornate di lustrini , abbellite di nappine di seta e di piuma di cigno , stelleggiate e infiorate d ' argento e d ' oro , coperte d ' arabeschi intricati che non lasciano più vedere il tessuto , e lampeggianti di zaffiri e di smeraldi . Ce n ' è per le spose dei barcaiuoli e per le belle del Sultano , da cinque e da mille lire il paio ; ci sono le scarpette di marocchino che premeranno i ciottoli di Pera , le babbuccie che striscieranno sui tappeti degli arem , gli zoccoletti che faranno risonare i marmi dei bagni imperiali , le pianelline di raso bianco su cui s ' inchioderanno le labbra ardenti dei Pascià , e forse qualche paio di pantofole imperlate che aspetteranno ogni mattina lo svegliarsi d ' una bella Georgiana accanto al letto del Gran Signore . Ma che piedi possono entrare in quelle babbuccie ? Ve ne sono che paion tagliate ai piedi delle urì e delle fate ; lunghe come una foglia di giglio , larghe come una foglia di rosa , d ' una piccolezza da far disperare tutta l ' Andalusia , d ' una grazia da farsi sognare ; non babbuccie , ma gioielli da tenersi sul tavolino ; scatolini da metterci dei dolci o dei bigliettini amorosi ; da non poter immaginare che ci sia un piedino che v ' entri , senza desiderare di rivoltarselo un mese fra le mani affollandolo di domande e di vezzi . Questo bazar è uno dei più frequentati dagli stranieri . Vi si vedono spesso dei giovani europei , che hanno in un pezzetto di carta la misura d ' un piedino italiano o francese , di cui forse sono alteri , e che fanno un atto di stupore o di dispetto , riconoscendo che passa di molto la lunghezza d ' una certa babbuccina su cui han posto gli occhi ; ed altri che , domandato il prezzo , e sentita una schiopettata , scappano senza ribatter parola . Qui pure spesseggiano le signore mussulmane , le hanum dai grandi veli bianchi , e occorre sovente di cogliere passando qualche frammento dei loro lunghi dialoghi coi venditori , qualche parola armoniosa della loro bella lingua , pronunziata da una voce chiara e dolce che accarezza l ' orecchio come il suono d ' una mandòla . - Buni catscia verersin ? - Quanto vale questo ? - Pahalli dir . - È troppo caro . - Ziadè veremèm . - Non pagherò di più . E poi una risata fanciullesca e sonora , che mette voglia di pigliarle un pizzico di guancia e darle una presa di monella . Il bazar più ricco e più pittoresco è quello delle armi . Non è un bazar , è un museo , riboccante di tesori , pieno di memorie e d ' immagini che trasportano il pensiero nelle regioni della storia e della leggenda , e destano un sentimento indescrivibile di meraviglia e di sgomento . Tutte le armi più strane , più spaventose e più feroci che sono state brandite dalla Mecca al Danubio in difesa dell ' Islam , sono là schierate e forbite , come se ce l ' avessero appese poco prima le mani dei soldati fanatici di Maometto e di Selim ; e par di veder scintillare fra le loro lame gli occhi iniettati di sangue di quei sultani formidabili , di quei giannizzeri forsennati , di quegli spahì , di quegli azab , di quei silidar senza pietà e senza paura che seminarono l ' Asia Minore e l ' Europa di teste recise e di corpi dilaniati . Là si ritrovano le scimitarre famose che tagliavano le penne in aria e spiccavan le orecchie agli ambasciatori insolenti ; i cangiari pesanti che d ' un colpo fendevano il cranio e scoprivano il cuore ; le mazze d ' armi che stritolavano i caschi serbi e ungheresi ; gli yatagan dal manico intarsiato d ' avorio e tempestato d ' amatiste e di rubini , che serbano ancora segnato a intagli nella lama il numero delle teste troncate ; i pugnali dai foderi d ' argento , di velluto e di raso , coi manichi di agata e d ' avorio , ornati di granate , di corallo e di turchine , istoriati di versetti del Corano in lettere d ' oro , colle lame incurvate e ritorte che par che cerchino un cuore . Chi sa che in questa armeria confusa e terribile non ci sia la scimitarra d ' Orcano , o la sciabola di legno con cui il braccio poderoso d ' Abd - el - Murad , il dervis guerriero , spiccava d ' un colpo le teste ; o il famoso jatagan col quale il Sultano Musa spaccò Hassan dalla spalla al cuore ; o la sciabola enorme del gigantesco bulgaro che appoggiò la prima scala alle mura di Costantinopoli ; o la mazza con cui Maometto II freddò il soldato rapace sotto le vôlte di Santa Sofia ; o la gran sciabola damascata di Scanderberg che fendette in due Firuz - Pascià sotto le mura di Stetigrad ? I più formidabili fendenti e le più orrende morti della storia ottomana s ' affacciano alla mente , e par che proprio su quelle lame debba esser rappreso quel sangue , e che i vecchi turchi rintanati in quelle botteghe , abbiano raccolto armi e cadaveri sul terreno della strage , e custodiscano ancora gli scheletri sfracellati in qualche angolo oscuro . In mezzo alle armi si vedono pure le grandi selle di velluto scarlatto e celeste , ricamate a stelle e a mezzelune d ' oro e di perle , i frontali impennacchiati , i morsi d ' argento niellato e le gualdrappe splendide come manti reali : bardature da cavalli delle Mille e una notte , fatte per l ' entrata trionfale d ' un re dei genii in una città dorata del mondo dei sogni . Al di sopra di questi tesori , sono sospesi alle pareti vecchi moschetti a ruota e a miccia , grosse pistole albanesi , lunghissimi fucili arabi lavorati come gioielli , scudi antichi di scorza di tartaruga e di pelle d ' ippopotamo , maglie circasse , scudi cosacchi , celate mongoliche , archi turcassi , coltellacci da carnefici , lamaccie di forme sinistre , ognuna delle quali pare la rivelazione d ' un delitto , e fa pensare agli spasimi di un ' agonia . In mezzo a quest ' apparato minaccioso e magnifico , siedono a gambe incrociate i mercanti più schiettamente turchi del Grande Bazar , la più parte vecchi , d ' aspetto tetro , smunti come anacoreti e superbi come Sultani , figure d ' altri secoli , vestiti alla foggia delle prime egire , che sembrano risuscitati dal sepolcro per richiamare i nipoti imbastarditi alla austerità dell ' antica razza . Un altro bazar da vedersi è quello degli abiti vecchi . Qui il Rembrant ci avrebbe preso domicilio e il Goya speso la sua ultima peceta . Chi non ha mai visto una bottega di rigattiere orientale non può immaginare che stravaganza di stracci , che pompa di colori , che ironia di contrasti , che spettacolo ad un tempo carnevalesco , lugubre e schifoso , presenti questo bazar , questa cloaca di cenci , in cui tutti i rifiuti degli arem , delle caserme , della corte , dei teatri , vengono ad aspettare che il capriccio d ' un pittore o il bisogno d ' un pezzente li riporti alla luce del sole . Da lunghe pertiche confitte nei muri , pendono vecchie uniformi turche , giubbe a coda di rondine , dolman di gran signori , tuniche di dervis , cappe di beduini , tutte untume , brindelli e buchi , che paiono state crivellate a colpi di pugnale e rammentano le spoglie sinistre degli assassinati che si vedono sulle tavole delle Corte d ' Assisie . In mezzo a questi cenci luccica ancora qua e là qualche rabesco d ' oro ; spenzolano vecchie cinture di seta , turbanti sciolti , ricchi scialli lacerati , bustini di velluto a cui pare che la mano furiosa d ' un ladro abbia strappato insieme il pelo e le perle , calzoncini e veli che sono forse appartenuti a qualche bella infedele , la quale dorme cucita in un sacco in fondo alle acque del Bosforo , ed altre vesti ed ornamenti di donna , di mille colori gentili , imprigionati fra i grossi caffettani circassi , dai cartuccieri irruginiti , fra le lunghe toghe nere degli ebrei , fra le rozze casacche e i pesanti mantelli , che hanno nascosto chi sa quante volte il fucile del bandito o lo stile del sicario . Verso sera , alla luce misteriosa che scende dai fori della volta , tutti quei vestiti appesi prendono una vaga apparenza di corpi d ' impiccati ; e quando in fondo a una bottega si vedono scintillare gli occhi astuti d ' un vecchio ebreo , che si gratta la fronte con una mano adunca , si direbbe che è quella la mano che ha stretto i lacci , e si dà uno sguardo alla porta del bazar , per paura che sia chiusa . Non basterebbe una giornata di giri e di rigiri se si volessero veder tutte le stradette di questa strana città . V ' è il bazar dei fez , dove si trovano fez di tutti i paesi , da quelli del Marocco a quelli di Vienna , ornati d ' iscrizioni del Corano che preservano dagli spiriti maligni ; i fez che le belle greche di Smirne portano sulla sommità della testa , sopra il nodo delle treccie nere scintillanti di monete ; le berrettine rosse delle turche ; fez da soldati , da generali , di sultani , da zerbinotti , di tutte le sfumature di rosso e di tutte le forme , da quelli primitivi dei tempi d ' Orcano fino al gran fez elegante del Sultano Mahmut , emblema delle riforme e abbominazione dei vecchi mussulmani . V ' è il bazar delle pelliccie dove si trova la sacra pelle di volpe nera , che una volta poteva portare il solo Sultano o il gran vizir ; la martora con cui si foderavano i caffettani di gala ; l ' orso bianco , l ' orso nero , la volpe azzurra , l ' astrakan , l ' ermellino , lo zibellino , in cui altre volte i sultani profusero tesori favolosi . È pure da vedersi il bazar dei coltellinai , non fosse che per pigliare in mano una di quelle enormi forbici turche , colle lame bronzate e dorate , adorne di disegni fantastici d ' uccelli e di fiori , che s ' incrociano ferocemente lasciando in mezzo un vano in cui potrebbe entrare la testa d ' un critico maligno . V ' è ancora il bazar dei filatori d ' oro , quello dei ricamatori , quello dei chincaglieri , quello dei sarti , quello dei vasellami , tutti diversi l ' un dall ' altro di forma e di gradazione di luce ; ma tutti eguali in questo : che non vi si vede nè vendere , nè lavorare una donna . Tutt ' al più può accadere che qualche greca seduta per un momento davanti a una sartoria vi offra timidamente un fazzoletto finito allora di ricamare . La gelosia orientale interdice la bottega al bel sesso come una scuola di civetteria e un nascondiglio d ' intrighi . Ma ci sono ancora altre parti del gran bazar in cui uno straniero non può avventurarsi se non lo accompagna un mercante o un sensale ; e sono le parti interne dei piccoli quartieri in cui è divisa questa città singolare , il di dentro dei piccoli isolati intorno a cui girano le stradette percorse dalla folla . Se nelle stradette c ' è pericolo di smarrirsi , là dentro è impossibile non perdersi . Da corridoi poco più larghi d ' un uomo , in cui bisogna chinarsi per non urtar nella volta , si riesce in cortiletti grandi come celle , ingombri di casse e di balle , e appena rischiarati da un barlume ; si scende a tentoni per scalette di legno , si ripassa per altri cortili rischiarati da lanterne , si ridiscende sotto terra , si risale alla luce del giorno , si cammina a capo basso per lunghi anditi serpeggianti , sotto volte umide , in mezzo a muri neri e ad assiti muscosi , che conducono a porticine segrete , dalle quali si ritorna inaspettatamente nel luogo di dove s ' è partiti ; e da per tutto ombre che vanno e che vengono , spettri immobili negli angoli , gente che rimesta mercanzie o che conta denari ; lumicini che appaiono e dispaiono , voci e passi frettolosi che risuonano non si sa dove ; e incontri inaspettati di ostacoli neri che non si capisce che cosa siano , e giuochi di luce non mai veduti , e contatti sospetti , e odori strani , che par di girare per i meandri d ' una caverna di fattucchieri , e non si vede l ' ora d ' esserne fuori . Per solito i sensali fanno passare in questi luoghi gli stranieri per condurli a quelle botteghe , per lo più appartate , nelle quali si vende un po ' di tutto : specie di Gran - bazar in miniatura , botteghe da rigattieri signorili , curiosissime a vedersi , ma molto pericolose , perché contengono tante e così strane e così rare cose da far vuotare la borsa anche all ' avarizia incarnata . Questi mercanti d ' un po ' d ' ogni cosa , furbacchioni matricolati , si sottintende , e poliglotti come i loro fratelli di banda , usano nel tentare la gente un certo procedimento drammatico che diverte assai , e che di rado fallisce allo scopo dell ' attore . Le loro botteghe son quasi tutte stanzuccie oscure piene di casse e d ' armadi , dove bisogna accendere il lume e c ' è appena posto da rigirarsi . Dopo avervi fatto vedere qualche vecchio stipetto intarsiato d ' avorio e di madreperla , qualche porcellana chinese , qualche vaso del Giappone , il mercante vi dice che ha qualche cosa di speciale per voi , tira fuori un cassetto e vi rovescia sulla tavola un mucchio di ninnoli : un ventaglio di penne di pavone , per esempio , un braccialetto di vecchie monete turche , un cuscinetto di pelo di cammello colla cifra del Sultano ricamata in oro , uno specchietto persiano dipinto d ' una scena del libro di paradiso , una spatola di tartaruga con cui i turchi mangiano la composta di ciliegie , un vecchio gran cordone dell ' ordine dell ' Osmaniè . Non c ' è nulla che vi piaccia ? Rovescia un altro cassetto e questo è proprio un cassetto che aspettava voi solo . È una zanna rotta d ' elefante , un braccialetto di Trebisonda che pare una treccia di capelli d ' argento , un idoletto giapponese , un pettine di sandalo della Mecca , un gran cucchiaio turco lavorato a rabeschi e a trafori , un antico narghilè d ' argento dorato e istoriato , delle pietruzze dei musaici di Santa Sofia , una penna d ' airone che ha ornato il turbante di Selim III , il mercante ve lo assicura da uomo d ' onore . Non trovate nulla di vostro genio ? E lui rovescia un altro cassetto , da cui casca un ovo di struzzo del Sennahar , un calamaio persiano , un anello damaschinato , un arco di Mingrelia col suo turcasso di pelle d ' alce , un caschetto circasso a due punte , un tespì di diaspro , una profumiera d ' oro smaltato , un talismano turco , un coltello da cammelliere , una boccettina d ' atar - gull . Non c ' è nulla che vi tenti , per Dio ? Non avete regali da fare ? Non pensate ai vostri parenti ? Non avete cuore per i vostri amici ? Ma forse voi avete la passione delle stoffe e dei tappeti , e anche in questo egli può servirvi da amico . - Ecco un mantello rigato del Kurdistan , milord ; ecco una pelle di leone , ecco un tappeto d ' Aleppo coi chiodini d ' acciaio , ecco un tappeto di Casa - blanca spesso tre dita che dura per quattro generazioni , guarentito ; ecco , eccellenza , i vecchi cuscini , le vecchie cinture di broccato e i vecchi copripiedi di seta , un po ' sbiaditi e un po ' tarlati , ma ricamati come ora non si ricamano più , nemmeno a pagarli un tesoro . A lei , caballero , ch ' è venuto qui condotto da un amico , a lei dò questa vecchia cintura per cinque napoleoni , e mi rassegno a mangiar pane e aglio per una settimana . - Se nemmeno da questo vi lasciate tentare , vi dirà nell ' orecchio che può vendervi la corda con cui i terribili muti del Serraglio hanno strangolato Nassuh Pascià , il gran vizir di Maometto III ; e se voi gli ridete sul viso dicendogli che non la bevete , la lascia cascare da uomo di spirito , e fa l ' ultimo tentativo buttandovi davanti una coda da cavallo di quelle che si portavano davanti e dietro ai pascià ; una marmitta di Giannizzero portata via da suo padre , ancora spruzzata di sangue , il giorno stesso della strage famosa ; un pezzo di bandiera di Crimea , colla mezzaluna e le stelline d ' argento ; un vaso da lavarsi le mani , tempestato di agate ; un bracierino di rame cesellato ; un collare di dromedario colle conchiglie e le campanelle , un frustino da eunuco di cuoio d ' ippopotamo , un corano legato in oro , una sciarpa del Korassan , un paio di babbuccie da Cadina , un candelliere fatto con un artiglio d ' aquila , tanto che infine la fantasia s ' accende , i capricci saltellano , e vi assale una matta voglia di buttar là portamonete , orologio , pastrano , e gridare : - Caricatemi ! - ; e bisogna proprio esser figliuoli assestati o padri di giudizio per resistere alla tentazione . Quanti artisti sono usciti di là scannati come Giobbe e quanti ricconi ci hanno bucato il patrimonio ! Ma prima che il gran bazar si chiuda bisogna ancora fare un giro per vedere il suo aspetto dell ' ultima ora . Il movimento della folla si fa più affrettato , i mercanti chiamano con gesti più imperiosi , greci ed armeni corrono gridando per le strade con uno scialle o un tappeto sul braccio , si formano dei gruppi , si contratta alla spiccia , i gruppi si sciolgono e si rifanno più lontano ; i cavalli , le carrozze , le bestie da soma passano in lunghe file diretti verso l ' uscita . In quell ' ora tutti i bottegai con cui avete litigato senza cadere d ' accordo , vi vaneggiano intorno , in quella mezza oscurità , come pipistrelli ; li vedete far capolino dietro le colonne , li incontrate alle svolte , vi attraversano la strada e vi passano sui piedi guardando in aria , per rammentarvi colla loro presenza quel tal tessuto , quel certo gingillo , e farvene rinascere il desiderio . Alle volte ne avete un drappello alle spalle : se vi fermate , si fermano , se scantonate , scantonano , se vi voltate indietro incontrate dieci occhioni dilatati e fissi che vi mangian vivo . Ma già la luce manca , la folla si dirada . Sotto le lunghe volte arcate risuona la voce di qualche mezzuin invisibile che annunzia il tramonto da un minareto di legno ; qualche turco stende il tappeto dinanzi alla bottega e mormora la preghiera della sera ; altri fanno le abluzioni alle fontane . Già i vecchi centenarii del bazar delle armi hanno chiuso le grandi porte di ferro ; i piccoli bazar sono deserti , i corridoi si perdono nelle tenebre , le imboccature delle strade paiono aperture di caverne , i cammelli vi giungono addosso all ' impensata , la voce dei venditori d ' acqua muore sotto le arcate lontane , le turche affrettano il passo , gli eunuchi aguzzano gli occhi , gli stranieri scappano , le imposte si chiudono , la giornata è finita . * * * Ed ora io mi sento domandare da ogni parte : - E Santa Sofia ? E l ' antico Serraglio ? E i palazzi del Sultano ? E il castello delle Sette torri ? E Abdul - Aziz ? E il Bosforo ? Descriverò tutto e con tutta l ' anima ; ma prima ho ancora bisogno di spaziare un po ' liberamente per Costantinopoli , cambiando d ' argomento a ogni pagina , come là cangiavo di pensieri a ogni passo . * * * [ La luce ] E prima d ' ogni cosa , la luce ! Uno dei miei piaceri più vivi , a Costantinopoli , era di veder levare e tramontare il sole , stando sul ponte della Sultana Validè . All ' alba , in autunno , il Corno d ' oro è quasi sempre coperto da una nebbia leggiera , dietro alla quale si vede la città confusamente , come a traverso que ' veli bianchi che si calano sul palco scenico per nascondere gli apparecchi d ' una scena spettacolosa . Scutari è tutta coperta : non si vedono che i contorni scuri ed incerti delle sue colline . Il ponte e le rive sono deserte , Costantinopoli dorme : la solitudine e il silenzio rendono lo spettacolo più solenne . Il cielo comincia a dorarsi dietro le colline di Scutari . Su quella striscia luminosa si disegnano ad una ad una , precise e nerissime , le punte dei cipressi del vastissimo cimitero , come un esercito di giganti schierati sopra le alture ; e da un capo all ' altro del Corno d ' oro corre un lucicchio leggerissimo che è come il primo fremito della grande città che risente la vita . Poi dietro ai cipressi della riva asiatica , spunta un occhio di foco , e subito le sommità bianche dei quattro minareti di Santa Sofia si colorano di rosa . In pochi momenti , di collina in collina , di moschea in moschea , fino in fondo al Corno d ' oro , tutti i minareti , l ' un dopo l ' altro , arrossiscono , tutte le cupole , una dopo l ' altra , s ' inargentano , il rossore discende di terrazzo in terrazzo , il lucicchio s ' allarga , il gran velo cade , e tutta Stambul appare , rosata e risplendente sulle alture , azzurrina e violacea lungo le rive , tersa e fresca , che pare uscita dalle acque . A misura che il sole s ' alza , la delicatezza delle prime tinte svanisce in un immenso chiarore , e tutto rimane come velato dalla bianchezza della luce fin verso sera . Allora lo spettacolo divino ricomincia . L ' aria è limpida tanto che da Galata si vedono nettamente uno per uno gli alberi lontanissimi dell ' ultima punta di Kadi - Kioi . Tutto l ' immenso profilo di Stambul si stacca dal cielo con una nitidezza di linee e un vigore di colori , che si potrebbero contare , punta per punta , tutti i minareti , tutte le guglie , tutti i cipressi che coronano le alture dal capo del Serraglio al cimitero d ' Eyub . Il Corno d ' oro e il Bosforo pigliano un meraviglioso colore oltramarino : il cielo , color d ' amatista a oriente , s ' infuoca dietro Stambul , tingendo l ' orizzonte d ' infiniti lumeggiamenti di rosa e di carbonchio che fanno pensare al primo giorno della creazione ; Stambul s ' oscura , Galata s ' indora , e Scutari , percossa dal sole cadente , tutta scintillante di vetri , pare una città in preda alle fiamme . È questo il più bel momento per contemplare Costantinopoli . È una rapida successione di tinte soavissime , d ' oro pallido , di rosa e di lilla , che tremolano e fuggono su per i fianchi dei colli e sulle acque , dando e togliendo ora all ' una ora all ' altra parte della città il primato della bellezza e rivelando mille piccole grazie pudiche di paesaggio che non osavano mostrarsi alla gran luce . Si vedono dei grandi sobborghi malinconici , perduti nell ' ombra delle valli ; delle piccole città purpuree , che ridono sulle alture ; villaggi e città che languono , come se mancasse loro la vita ; altre che muoiono tutt ' a un tratto come incendi soffocati ; altre che , credute già morte , risuscitano improvvisamente , tutte in foco , e tripudiano ancora per qualche momento sotto l ' ultimo raggio del sole . Poi non rimangono più che due cime risplendenti sulla riva dell ' Asia : la sommità del monte Bulgurlù e la punta del capo che guarda l ' entrata della Propontide ; son prima due corone d ' oro , poi due berrettine di porpora , poi due rubini ; poi tutta Costantinopoli è nell ' ombra , e dieci mila voci annunziano il tramonto dall ' alto di dieci mila minareti . * * * [ Gli uccelli ] Costantinopoli ha una gaiezza e una grazia sua propria , che le viene da un ' infinità d ' uccelli d ' ogni specie , per i quali i Turchi nutrono un vivo sentimento di simpatia e di rispetto . Moschee , boschi , vecchie mura , giardini , palazzi , tutto canta , tutto gruga , tutto chiocchiola , tutto pigola ; per tutto si sente frullo d ' ali , per tutto c ' è vita e armonia . I passeri entrano arditamente nelle case e beccano nella mano dei bimbi e delle donne ; le rondini fanno il nido sulle porte dei caffè e sotto le vôlte dei bazar ; i piccioni , a sciami innumerevoli , mantenuti con làsciti di Sultani e di privati , formano delle ghirlande bianche e nere lungo i cornicioni delle cupole e intorno ai terrazzi dei minareti ; i gabbiani volteggiano festosamente intorno ai caicchi , migliaia di tortorelle amoreggiano fra cipressi dei cimiteri ; intorno al castello delle Sette torri crocitano i corvi e rotano gli avvoltoi ; gli alcioni vanno e vengono in lunghe file fra il mar Nero e il mar di Marmara ; e le cicogne gloterano sulle cupolette dei mausolei solitari . Per il Turco ognuno di questi uccelli ha un senso gentile o una virtù benigna : le tortore proteggono gli amori , le rondini scongiurano gl ' incendi dalle case dove appendono il nido , le cicogne fanno ogni inverno un pellegrinaggio alla Mecca , gli alcioni portano in paradiso le anime dei fedeli . Così egli li protegge e li alimenta per gratitudine e per religione , ed essi gli fanno festa intorno alla casa , sul mare e tra i sepolcri . In ogni parte di Stambul si è sorvolati , circuiti , rasentati dai loro stormi sonori , che spandono per la città l ' allegrezza della campagna e rinfrescano continuamente nell ' anima il sentimento della natura . * * * [ Le memorie ] In nessun ' altra città d ' Europa i luoghi e i monumenti leggendarii o storici muovono così vivamente la fantasia come a Stambul , poichè in nessun ' altra città essi ricordano avvenimenti così recenti ad un tempo e così fantastici . Altrove , per ritrovar la poesia delle memorie , bisogna tornar indietro col pensiero di parecchi secoli ; a Stambul , basta retrocedere di pochi anni . La leggenda , o ciò che ha natura ed efficacia di leggenda , è di ieri . Sono pochi anni che nella piazza dell ' At - meidan fu consumata l ' ecatombe favolosa dei Giannizzeri ; pochi anni che il mar di Marmara rigettò sulla riva dei giardini imperiali i venti sacchi che racchiudevano le belle di Mustafà ; che nel castello delle Sette torri fu scannata la famiglia di Brancovano ; che due capigì - basci trattenevano per le braccia gli ambasciatori europei al cospetto del Gran Signore , del quale non appariva che mezzo il viso , rischiarato da una luce misteriosa ; e che fra le mura dell ' antico serraglio cessò quella vita così stranamente intrecciata d ' amori , d ' orrori e di follie , che ci pare già tanto lontana . Girando per Stambul con questi pensieri , si prova quasi un sentimento di stupore al veder la città così quieta , così ridente di vegetazione e di colori . Ah perfida ! - si direbbe , - che cos ' hai fatto di que ' monti di teste e di quei laghi di sangue ? Possibile che tutto sia già così ben nascosto , spazzato , lavato , che non se ne ritrovi più traccia ? Sul Bosforo , in faccia alla torre di Leandro che sorge dalle acque come un monumento d ' amore , sotto le mura dei giardini del Serraglio , si vede ancora il piano inclinato per cui si facevano rotolare nel mare le odalische infedeli ; in mezzo all ' At - meidan la colonna serpentina porta ancora la traccia della sciabolata famosa di Maometto il Conquistatore ; sul ponte di Mahmut si segna ancora il luogo dove il sultano focoso freddò con un fendente il dervis temerario che gli scagliò in volto l ' anatema ; nella cisterna dell ' antica chiesa di Balukli , guizzano ancora i pesci miracolosi che vaticinarono la caduta della città dei Paleologhi ; sotto gli alberi delle Acque dolci d ' Asia si accennano ancora i recessi dove una Sultana dissoluta imponeva ai favoriti d ' un istante un amore che finiva colla morte . Ogni porta , ogni torre , ogni moschea , ogni piazza , rammenta un prodigio , una strage , un amore , un mistero , una prodezza di Padiscià o un capriccio di Sultana ; tutto ha la sua leggenda , e quasi per tutto gli oggetti vicini , le vedute lontane , l ' odore dell ' aria e il silenzio , concorrono a portar l ' immaginazione dello straniero , che s ' immerge in quei ricordi , fuori del suo secolo e della città dell ' oggi e di sè stesso ; tanto che accade sovente , a Stambul , di riscotersi improvvisamente alla strana idea di dover tornare all ' albergo . Come ? - si pensa , - c ' è un albergo ? * * * [ Le rassomiglianze ] Nei primi giorni , fresco com ' ero di letture orientali , vedevo da ogni parte i personaggi famosi delle storie e delle leggende , e le figure che me li rammentavano , somigliavano qualche volta così fedelmente a quelle che m ' ero foggiate coll ' immaginazione , ch ' ero costretto a fermarmi per contemplarle . Quante volte ho afferrato per un braccio il mio amico , e accennandogli una persona che passava , gli dissi : - Ma è lui , cospetto ! non lo riconosci ? - Nella piazzetta della Sultana - Validè ho visto molte volte il turco gigante che dalle mura di Nicea rovesciava i macigni sulle teste dei soldati del Buglione ; ho visto dinanzi a una moschea Umm Dgiemil , la vecchia megera della Mecca , che spargeva i rovi e le ortiche dinanzi alla casa di Maometto ; ho trovato nei bazar dei librai , con un volume sotto il braccio , Digiemal - eddin , il gran dotto di Brussa , che sapeva a memoria tutto il dizionario arabo ; son passato accanto ad Aiscié , la sposa prediletta del Profeta , che mi fissò in volto i suoi occhi lucenti e umidi come la stella nel pozzo ; ho riconosciuto nell ' At - meidan la bellezza famosa della povera greca uccisa ai piedi della colonna serpentina da una palla dei cannoni d ' Orban ; mi son trovato faccia a faccia , allo svolto d ' una stradetta del Fanar , con Kara - Abderrahman , il più bel giovane turco dei tempi d ' Orkano ; ho riconosciuto Coswa , la cammella di Maometto ; ho ritrovato Karabulut , il cavallo nero di Selim ; ho visto il povero poeta Fighani condannato a girare per Stambul legato a un asino , per aver ferito con un distico insolente il gran vizir d ' Ibrahim ; ho trovato in un caffè Solimano il grosso , l ' ammiraglio mostruoso , che quattro schiavi robusti riuscivano appena a sollevar dal divano ; Alì , il gran vizir , che non trovò in tutta l ' Arabia un cavallo che lo reggesse ; Mahmut Pascià , l ' ercole feroce che strozzò il figlio di Solimano ; e lo stupido Ahmet II che ripeteva continuamente : Kosc ! Kosc ! - va bene , va bene - accovacciato dinanzi alla porta del bazar dei copisti , vicino alla piazza di Bajazet . Tutti i personaggi delle Mille e una notte , gli Aladini , le Zobeidi , i Sindbad , le Gulnare , i vecchi mercanti ebrei possessori di tappeti fatati e di lampade meravigliose , mi sfilarono dinanzi , come una processione di fantasmi . * * * [ Il vestire ] Questo è veramente il periodo di tempo migliore per veder la popolazione musulmana di Costantinopoli , perché nel secolo scorso era troppo uniforme e sarà probabilmente troppo uniforme nel secolo venturo . Ora si coglie quel popolo nell ' atto della sua trasformazione , e perciò presenta una varietà meravigliosa . Il progresso dei riformatori , la resistenza dei vecchi turchi , e le incertezze e le transazioni della grande massa che ondeggia fra quei due estremi , tutte le fasi , insomma , della lotta fra la nuova e la vecchia Turchia , sono fedelmente rappresentate dalla varietà dei vestimenti . Il vecchio turco inflessibile porta ancora il turbante , il caffettano e le scarpe tradizionali di marocchino giallo ; e i più ostinati fra i vecchi un turbante più voluminoso . Il turco riformato porta un lungo soprabito nero abbottonato fin sotto il mento e i calzoni scuri colle staffe , non conservando altro di turco che il fez . Fra questi , però , i giovani più arditi hanno già buttato via il lungo soprabito nero , portano panciotti aperti , calzoni chiari , cravattine eleganti , gingilli , mazza e fiori all ' occhiello . Fra quelli e questi , fra chi porta caffettano e chi porta soprabito , v ' è un abisso ; non v ' è più altro di comune che il nome ; sono due popoli affatto diversi . Il turco del turbante crede ancora fermamente al ponte Sirath , che passa sopra all ' inferno , più sottile d ' un capello e più affilato d ' una scimitarra ; fa le sue abluzioni alle ore debite , e si rincasa al calar del sole . Il turco del soprabito si ride del Profeta , si fa fotografare , parla francese e passa la sera al teatro . Fra l ' uno e l ' altro vi son poi i titubanti , dei quali alcuni hanno ancora il turbante , ma piccolissimo , in modo che potranno inaugurare il fez senza scandalo ; altri portano ancora il caffettano , ma hanno già inaugurato il fez ; altri vestono ancora all ' antica , ma non han più nè cintura nè babbuccie , nè colori vistosi ; e a poco a poco butteranno via tutto il resto . Le donne soltanto conservano tutte l ' antico velo e il mantello che nasconde le forme ; ma il velo è diventato trasparente e lascia intravvedere un cappelletto piumato , e il mantello copre spesso una veste tagliata sul figurino di Parigi . Ogni anno cadono migliaia di caffettani e sorgono migliaia di soprabiti ; ogni giorno muore un vecchio turco e nasce un turco riformato . Il giornale succede al tespì , il sigaro al cibuk , il vino all ' acqua concia , la carrozza all ' arabà , la grammatica francese alla grammatica araba , il pianoforte al timbur , la casa di pietra alla casa di legno . Tutto si altera , tutto si trasforma . Forse tra meno d ' un secolo bisognerà andar a cercare i resti della vecchia Turchia in fondo alle più lontane provincie dell ' Asia Minore , come si va a cercare quelli della vecchia Spagna nei villaggi più remoti dell ' Andalusia . * * * [ Costantinopoli futura ] Questo pensiero m ' assaliva sovente , contemplando Costantinopoli dal ponte della Sultana - Validè . Che cosa sarà questa città fra uno o due secoli , anche se i Turchi non siano cacciati d ' Europa ? Ahimè ! Il grande olocausto della bellezza alla civiltà sarà già consumato . Io la vedo quella Costantinopoli futura , quella Londra dell ' Oriente che innalzerà la sua maestà minacciosa e triste sulle rovine della più ridente città della terra . I colli saranno spianati , i boschetti rasi al suolo , le casette multicolori atterrate ; l ' orizzonte sarà tagliato da ogni parte dalle lunghe linee rigide dei palazzi , delle case operaie e degli opifici , in mezzo a cui si drizzerà una miriade di camini altissimi d ' officine , e di tetti piramidali di campanili ; lunghe strade diritte e uniformi divideranno Stambul in diecimila parallelepipedi enormi ; i fili del telegrafo s ' incrocieranno come un ' immensa tela di ragno sopra i tetti della città rumorosa ; sul ponte della Sultana - Validè non si vedrà più che un torrente nero di cappelli cilindrici e di berrette ; la collina misteriosa del Serraglio sarà un giardino zoologico , il Castello delle Sette torri un penitenziario , l ' Ebdomon un museo di storia naturale ; tutto sarà solido , geometrico , utile , grigio , uggioso , e una immensa nuvola oscura velerà perpetuamente il bel cielo della Tracia , a cui non s ' alzeranno più nè preghiere ardenti nè occhi innamorati nè canti di poeti . Quando quest ' immagine mi si presentava , sentivo proprio una stretta al cuore ; ma poi mi consolavo pensando : - Chi sa che qualche sposa italiana del secolo ventunesimo , venendo qui a fare il suo viaggio di nozze , non esclami qualche volta : - Peccato ! Peccato che Costantinopoli non sia più come la descrive quel vecchio libro tarlato dell ' ottocento che ritrovai per caso in fondo all ' armadio della nonna ! * * * [ I cani ] E allora sarà anche sparita da Costantinopoli una delle sue curiosità più curiose , che sono i cani . Qui proprio voglio lasciar correre un po ' la penna perché l ' argomento lo merita . Costantinopoli è un immenso canile : tutti l ' osservano appena arrivati . I cani costituiscono una seconda popolazione della città , meno numerosa , ma non meno strana della prima . Tutti sanno quanto i Turchi li amino e li proteggano . Non ho potuto sapere se lo facciano per il sentimento di carità che raccomanda il Corano anche verso le bestie ; o perché li credano , come certi uccelli , apportatori di fortuna , o perché li amava il Profeta , o perché ne parlano le loro sacre storie , o perchè , come altri pretende , Maometto il Conquistatore si conduceva dietro un folto stato maggiore canino che entrò trionfante con lui per la breccia di porta San Romano . Il fatto è che li hanno a cuore , che molti Turchi lasciano per testamento delle somme cospicue per la loro alimentazione , e che quando il sultano Abdul - Mejid li fece portar tutti nell ' isola di Marmara , il popolo ne mormorò , e quando ritornarono , li ricevette a festa , e il Governo , per non provocar malumori , li lasciò in pace per sempre . Però , siccome il cane , secondo il Corano , è un animale immondo , e ogni turco , ospitandolo , crederebbe di contaminare la casa , così nessuno degli innumerevoli cani di Costantinopoli ha padrone . Formano tutti insieme una grande repubblica di vagabondi liberissimi , senza collare , senza nome , senza uffici , senza casa , senza leggi . Fanno tutto nella strada ; vi si scavano delle piccole tane , vi dormono , vi mangiano , vi nascono , vi allattano i piccini , e vi muoiono ; e nessuno , almeno a Stambul , li disturba menomamente dalle loro occupazioni e dai loro riposi . Essi sono i padroni della via . Nelle nostre città è il cane che si scansa per lasciar passare i cavalli e la gente . Là è la gente , sono i cavalli , i cammelli , gli asini che fanno anche un lungo giro per non pestare i cani . Nei luoghi più frequentati di Stambul , quattro o cinque cani raggomitolati e addormentati proprio nel bel mezzo della strada , si fanno girare intorno per una mezza giornata tutta la popolazione d ' un quartiere . E lo stesso accade a Pera e a Galata , benchè qui siano lasciati in pace non già per rispetto , ma perché sono tanti , che a volerseli cacciare di fra i piedi , bisognerebbe non far altro che tirar calci e legnate dal momento che s ' esce di casa al momento che si ritorna . A mala pena si scomodano quando , nelle strade piane , si vedono venire addosso una carrozza a tiro a quattro , che va come il vento , e non ha più tempo di deviare . Allora si alzano , ma non prima dell ' ultimo momento , quando hanno le zampe dei cavalli a un filo dalla testa , e trasportano stentatamente la loro pigrizia quattro dita più lontano : lo strettissimo necessario per salvare la vita . La pigrizia è il tratto distintivo dei cani di Costantinopoli . Si accucciano in mezzo alle strade , cinque , sei , dieci in fila od in cerchio , arrotondati in maniera che non paion più bestie , ma mucchi di sterco , e lì dormono delle giornate intere , fra un viavai e uno strepito assordante , e non c ' è nè acqua , nè sole , nè freddo che li riscuota . Quando nevica , rimangon sotto la neve ; quando piove , restano immersi nella mota fin sopra la testa , tanto che poi , alzandosi , paiono cani sbozzati nella creta , e non ci si vede più nè occhi , nè orecchie , nè muso . A Pera e a Galata , però , son meno indolenti che a Stambul , perché ci trovano meno facilmente da mangiare . A Stambul sono in pensione , a Pera e a Galata mangiano alla carta . Sono le scope viventi delle strade . Quello che rifiutano i maiali , per loro è ghiottoneria . Fuor che i sassi mangiano tutto , e appena hanno tanto in corpo da non morire , tornano a raggomitolarsi in terra e ridormono fin che non li sveglia la fame . Dormono quasi sempre nello stesso luogo . La popolazione canina di Costantinopoli è divisa per quartieri come la popolazione umana . Ogni quartiere , ogni strada è abitata , o piuttosto posseduta da un certo numero di cani , parenti ed amici , che non se ne allontanano mai , e non vi lasciano penetrare stranieri . Esercitano una specie di servizio di polizia . Hanno i loro corpi di guardia , i loro posti avanzati , le loro sentinelle fanno la ronda e le esplorazioni . Guai se un cane d ' un altro quartiere , spinto dalla fame , s ' arrischia nei possedimenti dei suoi vicini ! Una frotta di cagnacci insatanassati gli piomba addosso , e se lo coglie , lo finisce ; se non può coglierlo , lo insegue rabbiosamente fino ai confini del quartiere . Sino ai confini , non più in là ; il paese nemico è quasi sempre rispettato e temuto . Non si può dare un ' idea delle battaglie , dei sottosopra che seguono per un osso , per una bella , o per una violazione di territorio . Ogni momento si vede una frotta di cani stringersi furiosamente in un gruppo intricato e confuso , e sparire in un nuvolo di polvere , e lì urli e latrati e guaiti da lacerare le orecchie ad un sordo ; poi la frotta si sparpaglia , e a traverso il polverìo diradato si vedono distese sul terreno le vittime della mischia . Amori , gelosie , duelli , sangue , gambe rotte e orecchie lacerate , son l ' affare d ' ogni momento . Alle volte se ne radunan tanti e fanno tali baldorie davanti a una bottega , che il bottegaio e i garzoni son costretti ad armarsi di stanghe e di seggiole e a fare una sortita militare in tutte le regole per sgombrare la strada ; e allora si sentono risonar teste e schiene e pancie , e ululati che fanno venir giù l ' aria . A Pera e a Galata in specie , quelle povere bestie sono tanto malmenate , tanto abituate a toccare una percossa ogni volta che vedono un bastone , che al solo sentir battere sul ciottolato un ombrello o una mazzina , o scappano o si preparano a scappare ; ed anche quando sembra che dormano , tengono quasi sempre un occhio socchiuso , un puntino impercettibile di pupilla , con cui seguono attentissimamente , anche per un quarto d ' ora filato , e a qualunque distanza , tutti i più leggieri movimenti di qualsiasi oggetto che abbia apparenza d ' un bastone . E son così poco assuefatti a trattamenti umani , che basta , passando , accarezzarne uno , che dieci altri accorrono saltellando , mugolando , dimenando la coda , e accompagnano il protettore generoso fino in fondo alla strada , cogli occhi luccicanti di gioia e di gratitudine . La condizione d ' un cane a Pera e a Galata è peggiore , ed è tutto dire , di quella d ' un ragno in Olanda , che è l ' essere più perseguitato di tutto il regno animale . Non si può , vedendoli , non credere che ci sia anche per loro un compenso dopo morte . Anch ' essi , come ogni altra cosa a Costantinopoli , mi destavano una reminiscenza storica ; ma era un ' amara ironia ; erano i cani delle caccie famose di Baiazet , che correvano per le foreste imperiali dell ' Olimpo colle gualdrappine di porpora e coi collari imperlati . Quale diversità di condizione sociale ! La loro sorte infelice dipende anche in parte dalla loro bruttezza . Sono quasi tutti cani della razza dei mastini o dei can lupi , e ritraggono un po ' del lupo e della volpe ; o piuttosto non ritraggono di nulla ; sono orribili prodotti d ' incrociamenti fortuiti , screziati di colori bizzarri , della grandezza dei così detti cani da macellaio , e magri che se ne possono contar le costole a venti passi . La maggior parte poi , oltre alla magrezza , son ridotti dalle risse in uno stato che , se non si vedessero camminare , si piglierebbero per carcami di cani macellati . Se ne vedono colla coda mozza , colle orecchie monche , col dorso spelato , col collo scorticato , orbi d ' un occhio , zoppi di due gambe , coperti di guidaleschi e divorati dalle mosche ; ridotti agli ultimi termini a cui si può ridurre un cane vivente ; veri avanzi della fame , della guerra e della vaga venere . La coda , si può dire che è un membro di lusso : è raro il cane di Costantinopoli che la serbi intera per più di due mesi di vita pubblica . Povere bestie ! metterebbero pietà in un cuore di sasso ; eppure si vedono qualche volta potati e rosicchiati in un modo così strano , si vedono camminare con certi dondolamenti così svenevoli , con certi barcollii così grotteschi , che non si possono trattenere le risa . E non son nè la fame nè la guerra nè le legnate il loro peggiore flagello : è un uso crudele invalso da qualche tempo a Galata e a Pera . Sovente , di notte , i pacifici peroti sono svegliati nei loro letti da un baccano indiavolato ; e affacciandosi alle finestre , vedon giù nella strada una ridda spaventevole di cani che spiccano salti altissimi , e fanno rivoltoloni furiosi e battono capate tremende nei muri ; e la mattina all ' alba la strada è coperta di cadaveri . È il dottorino o lo speziale del quartiere , che avendo l ' abitudine di studiare la notte , e non volendo esser disturbati dalla canea , si sono procurati una settimana di silenzio con una distribuzione di polpette . Queste ed altre cagioni fanno sì che il numero dei cani diminuisca continuamente a Pera e a Galata ; ma a che pro ? Intanto a Stambul crescono e si moltiplicano , sin che non trovando più alimento nella città turca , migrano a poco a poco all ' altra riva , e riempiono nella famiglia sterminata tutti i vuoti che v ' han fatto le battaglie , la carestia e il veleno . * * * [ Gli eunuchi ] Ma vi sono altri esseri , a Costantinopoli , che fanno più compassione dei cani , e son gli eunuchi , i quali , come s ' introdussero fra i turchi malgrado i precetti formali del Corano che condannano questa infame degradazione della natura , sussistono ancora , malgrado la legge recente che ne proibisce il traffico , poichè è più forte della legge la scellerata avidità dell ' oro che fa commettere il delitto , e l ' egoismo spietato che se ne vale . Questi disgraziati s ' incontrano ad ogni passo nelle strade , come s ' incontrano , ad ogni passo nella storia . In fondo a ogni quadro della storia turca , campeggia una di queste figure sinistre , colle fila d ' una congiura nel pugno ; coperto d ' oro o intriso di sangue , vittima , o favorito , o carnefice , palesemente od occultamente formidabile , ritto come uno spettro all ' ombra del trono , o affacciato allo spiraglio d ' una porta misteriosa . Così per Costantinopoli , in mezzo alla folla affaccendata dei bazar , tra la moltitudine allegra delle Acque dolci , fra le colonne delle moschee , accanto alle carrozze , nei piroscafi , nei caicchi , in tutte le feste , in tutte le folle , si vede questa larva d ' uomo , questa figura dolorosa , che fa colla sua persona una macchia lugubre su tutti gli aspetti ridenti della vita orientale . Scemata l ' onnipotenza della corte , è scemata la loro importanza politica , come rilassandosi la gelosia orientale , è diminuita la loro importanza nelle case private ; i vantaggi del loro stato son quindi molto scaduti ; essi non trovano più che assai difficilmente nella ricchezza e nella dominazione un compenso alla loro sventura ; non si trovano più i Ghaznefer Agà che consentono alla mutilazione per diventar capi degli eunuchi bianchi ; tutti sono ora certamente vittime , e vittime senza conforti ; comprati o rubati bambini , in Abissinia od in Siria , uno su tre sopravvissuti al coltello infame , e rivenduti in onta alla legge , con una ipocrisia di segretezza , più odiosa d ' un aperto mercato . Non c ' è bisogno di farseli indicare , si riconoscono all ' aspetto . Son quasi tutti d ' alta statura , grassi , flosci , col viso imberbe e avvizzito , corti di busto , lunghissimi di gambe e di braccia . Portano il fez , un lungo soprabito scuro , i calzoni all ' europea e uno staffile di cuoio d ' ippopotamo , che è l ' insegna del loro ufficio . Camminano a lunghi passi , mollemente , come grandi bambini . Accompagnano le signore a piedi o a cavallo , davanti e dietro le carrozze , quando uno , quando due insieme , e rivolgono sempre intorno un occhio vigilante , che al menomo sguardo o atto irriverente di chi passa , piglia un ' espressione di rabbia ferina che mette paura e ribrezzo . Fuor di questi casi , il loro viso o non dice assolutamente nulla , o non esprime che un tedio infinito d ' ogni cosa . Non mi ricordo d ' averne visto ridere alcuno . Ce ne sono dei giovanissimi , che par che abbiano cinquant ' anni ; dei vecchi , che sembrano adolescenti invecchiati in un giorno ; dei molto pingui , tondi , molli , lucidi , che sembrano enfiati o ingrassati apposta come bestie suine ; tutti vestiti di panni fini , puliti e profumati come damerini vanitosi . Ci sono degli uomini senza cuore che passando accanto a quei disgraziati li guardano e ridono . Costoro credono forse che , essendo così come sono fin dall ' infanzia , non comprendano la loro sventura . Si sa invece che la comprendono e che la sentono ; ma se anche non si sapesse , come si potrebbe dubitarne ? Non appartenere ad alcun sesso , non essere che una mostra d ' uomo ; vivere in mezzo agli uomini e vedersene separati da un abisso ; sentir fremere la vita intorno a sè , come un mare , e dovervi rimanere in mezzo , immobili e solitarii come uno scoglio ; sentire tutti i propri pensieri e tutti i sentimenti strozzati da un cerchio di ferro che nessuna virtù umana potrà mai spezzare ; aver perpetuamente dinanzi un ' immagine di felicità , a cui tutto tende , intorno a cui tutto gira , di cui tutto si colora e s ' illumina , e sentirsene smisuratamente lontani , nell ' oscurità , in un vuoto immenso e freddo , come creature maledette da Dio ; essere anzi i custodi di quella felicità , la barriera che l ' uomo geloso mette fra i suoi piaceri ed il mondo , il puntello con cui assicura la sua porta , il cencio con cui copre il suo tesoro ; e dover vivere tra i profumi , in mezzo alle seduzioni , alla gioventù , alla bellezza , ai tripudi , colla vergogna sulla fronte , colla rabbia nell ' anima , disprezzati , scherniti , senza nome , senza famiglia , senza madre , senza un ricordo affettuoso , segregati dall ' umanità e dalla natura , ah ! dev ' essere un tormento che la mente umana non può comprendere , come quello di vivere con un pugnale confitto nel cuore . E questa infamia si sopporta ancora , questi sventurati passeggiano per le vie di una città d ' Europa , vivono in mezzo agli uomini , e non urlano , non mordono , non uccidono , non sputano in viso all ' umanità codarda che li guarda senza arrossire e senza piangere , e fa delle associazioni internazionali per la protezione dei gatti e dei cani ! La loro vita non è che un supplizio continuo . Quando le donne non li trovano arrendevoli ai loro intrighi , li odiano come carcerieri e come spie , e li torturano con una civetteria crudele , sino a farli diventar furiosi o insensati , come il povero eunuco nero delle Lettere persiane quando metteva nel bagno la sua signora . Tutto è sarcasmo per loro : portano dei nomi di profumi e di fiori , per allusione alle donne di cui sono custodi : sono possessori di giacinti , guardiani di gigli , custodi di rose e di viole . E qualche volta amano , gli sciagurati ! perché in loro delle passioni sono spenti gli effetti , non le cause ; e son gelosi , e si rodono e piangono lagrime di sangue ; e qualche volta , quando uno sguardo procace si fissa in volto alla loro donna , e s ' accorgono che è corrisposto , perdon la ragione e percuotono . Al tempo della guerra di Crimea un eunuco diede una frustata in viso ad un ufficiale francese , e questi gli spaccò il cranio con una sciabolata . Chi può dire che cosa soffrano , come li desoli la bellezza , come li strazii un vezzo , come li trafigga un sorriso , e quante volte mentre al loro orecchio arriva il suono d ' un bacio , la loro mano afferra il manico del pugnale ! Non è meraviglia che nel vuoto immenso del loro cuore non attecchiscano per lo più che le passioni fredde dell ' odio , della vendetta e dell ' ambizione ; che crescano acri , mordaci , pettegoli , pusillanimi , feroci ; che siano o bestialmente devoti o astutissimamente traditori , e che quando sono potenti , cerchino di vendicarsi sull ' uomo dell ' affronto che fu fatto in loro alla natura . Ma per quanto siano intristiti , sentono sempre nel cuore il bisogno prepotente della donna , e poichè non possono averla amante , la cercano amica ; si ammogliano ; sposano delle donne incinte , come Sunbullù , il grand ' eunuco di Ibraim I , per avere un bambino da amare ; si fanno un arem di vergini , come il grand ' eunuco di Ahmed II , per avere almeno lo spettacolo della bellezza e della grazia , l ' amplesso affettuoso , un ' illusione d ' amore ; adottano una figliuola per aver un seno di donna su cui chinare la testa quando son vecchi , per non morire senza sapere che cos ' è una carezza , per sentire nei loro ultimi anni una voce amorosa dopo aver sentito per tutta la vita il riso dell ' ironia e del disprezzo ; e non son rari quelli che , arricchiti alla corte o nelle grandi case , dove esercitano insieme l ' ufficio di capi degli eunuchi e d ' intendenti , si comprano , vecchi , una bella villetta sul Bosforo , e là cercano di dimenticare , di sopire il sentimento della propria sventura nell ' allegrezza delle feste e dei conviti . Fra le molte cose che mi furon dette di questi infelici , una mi è rimasta viva più di tutte nella memoria ; ed è un giovane medico di Pera che me l ' ha raccontata . Confutando gli argomenti di chi crede che gli eunuchi non soffrano : - Una sera , - mi disse , - uscivo dalla casa d ' un ricco musulmano , dov ' ero andato a visitare per la terza volta una delle sue quattro mogli malata di cuore . All ' uscire come all ' entrare m ' aveva accompagnato un eunuco gridando le solite parole : - donne , ritiratevi ! - per avvertir signore e schiave che un uomo era nell ' arem , e che non dovevano lasciarsi vedere . Quando fui nel cortile , l ' eunuco mi lasciò , ed io mi diressi solo verso la porta . Nel punto che stavo per aprire , mi sentii toccare il braccio , e voltandomi , mi vidi dinanzi , così tra il chiaro e lo scuro , un altro eunuco , un giovanetto di diciotto o vent ' anni , di aspetto simpatico , che mi guardava fisso con gli occhi umidi di lagrime . Gli domandai che cosa voleva . Titubò un momento a rispondere , poi m ' afferrò una mano con tutt ' e due le mani , e stringendomela convulsivamente mi disse con una voce tremante , in cui si sentiva un dolore disperato : - Dottore ! Tu che sai un rimedio per tutti i mali , non ne sapresti uno per il mio ? - Io non so dire quello che produssero in me queste semplici parole ; volli rispondere , mi mancò la voce , e non sapendo nè che fare nè che dire , apersi bruscamente la porta e fuggii . Ma per tutta quella sera e per molti giorni dopo , mi parve di vedere quel giovane e di sentir quelle parole , e più d ' una volta dovetti far forza a me stesso per non piangere di pietà . - O filantropi , pubblicisti , ministri , ambasciatori , e voi , signori deputati al Parlamento di Stambul e senatori della mezzaluna , levate un grido , in nome di Dio , perché questa sanguinosa ignominia , questa orrenda macchia dell ' onore umano , non sia più nel ventesimo secolo che una memoria dolorosa come le carneficine della Bulgaria . * * * [ L ' esercito ] Benchè sapessi , prima d ' arrivare a Costantinopoli , che non ci avrei più ritrovato traccia dello splendido esercito dei bei tempi antichi , pure , appena arrivato , cercai con vivissima curiosità i soldati , mia perpetua simpatia . Ma , pur troppo , trovai la realtà peggiore dell ' aspettazione . In luogo delle antiche vestimenta ampie , pittoresche e guerriere , trovai le divise nere e attillate , i calzoni rossi , le giacchettine scarse , i galloni da usciere , i cinturini da collegiale , e su tutte le teste , da quella del Sultano a quella del soldato , quel deplorabile fez , che oltre ad esser meschino e puerile , in specie sul cocuzzolo dei musulmani corpulenti , è cagione d ' infinite oftalmie ed emicranie . L ' esercito turco non ha più la bellezza d ' un esercito turco , non ha ancora la bellezza d ' un esercito europeo ; i soldati mi parvero tristi , svogliati e sudici ; saranno valorosi , ma non son simpatici . E quanto alla loro educazione , mi basta questo : che ho visto sergenti e ufficiali soffiarsi il naso colle dita in mezzo alla strada ; che ho visto un soldato di guardia al ponte , dove è proibito di fumare , strappar il sigaro di bocca a un viceconsole ; e che nella moschea dei dervis giranti di via di Pera , un altro soldato , me presente , per far capire a tre signori europei che bisognava levarsi il cappello , li scappellò tutti e tre con una manata . E ho saputo che , ad alzar la voce in simili casi , il meno che possa capitare è d ' essere abbracciati come un sacco di cenci e portati di peso nel corpo di guardia . Per la qual cosa , in tutto il tempo che rimasi a Costantinopoli , ho sempre dimostrato un profondo rispetto ai soldati . E d ' altra parte , cessai di meravigliarmi delle loro maniere , dopo aver visto coi miei occhi che cosa è quella gente prima di vestir l ' uniforme . Vidi un giorno passare per una strada di Scutari un centinaio di reclute che venivano probabilmente dall ' interno dell ' Asia Minore . Mi fecero compassione e ribrezzo . Mi parve di vedere quegli spaventosi banditi d ' Hassan il pazzo , che attraversarono Costantinopoli sulla fine del sedicesimo secolo , per andar a morire sotto la mitraglia austriaca nella pianura di Pest . Vedo ancora quelle faccie sinistre , quelle lunghe ciocche di capelli , quei corpi seminudi e arabescati , quegli ornamenti selvaggi , e sento il tanfo di serraglio di belve che lasciarono nella via . Quando giunsero le prime notizie delle stragi di Bulgaria , pensai subito a loro . - Debbono essere i miei amici di Scutari , - dissi in cuor mio . Essi però sono l ' unica immagine pittoresca che mi sia rimasta de ' soldati musulmani . Belli eserciti di Bajazet , di Solimano e di Maometto , chi vi potesse rivedere per un minuto , dall ' alto delle mura di Stambul , schierati sulla pianura di Daud - Pascià ! Ogni volta che passavo dinanzi alla porta trionfale d ' Adrianopoli , quei belli eserciti mi si affacciavano alla mente come una visione luminosa , e mi soffermavo a contemplare la porta , come se di momento in momento dovesse apparire il pascià quartier mastro , araldo delle schiere imperiali . Il pascià quartier mastro , in fatti , camminava alla testa dell ' esercito , con due code di cavallo , insegna della sua dignità . Dietro a lui , si vedeva di lontano un vivissimo luccichìo . Erano ottomila cucchiai di rame confitti nei turbanti di ottomila giannizzeri , in mezzo ai quali ondeggiavano le penne d ' airone e scintillavano le armature dei colonnelli , seguiti da uno sciame di servi carichi di armi e di vivande . Dietro ai giannizzeri veniva un piccolo esercito di volontarii e di paggi , colle vesti di seta , colle maglie di ferro , coi caschi luccicanti , accompagnati da una banda di musici ; dietro ai paggi , i cannonieri , coi cannoni uniti da catene di ferro ; e poi un altro piccolo esercito di agà , di paggi , di ciambellani , di soldati feudatarii , piantati sopra cavalli corazzati e impennacchiati . E questa non era che l ' avanguardia . Sopra le schiere serrate sventolavano stendardi di mille colori , ondeggiavano code di cavallo , s ' urtavano lancie , spade , archi , turcassi , archibugi , in mezzo ai quali si vedevano appena le faccie annerite dal sole delle guerre di Candia e di Persia ; e i suoni scordati dei tamburi , dei flauti , delle trombe e delle timballe , la voce dei cantanti che accompagnavano i giannizzeri , il tintinnio delle armature , lo strepito delle catene , le grida di : Allà , si confondevano in un frastuono festoso e terribile , che dal campo di Daud - Pascià si spandeva fino all ' altra riva del Corno d ' oro . Oh ! pittori e poeti che avete studiato amorosamente quel bel mondo orientale , svanito per sempre , aiutatemi a far uscir intero dalle vecchie mura di Stambul l ' esercito favoloso di Maometto III . L ' avanguardia è passata : un altro sfolgorìo s ' avanza . È il Sultano ? No , il Nume non è forse ancora uscito dal tempio . Non è che il corteo del vizir favorito . Sono quaranta agà vestiti di zibellino , su quaranta cavalli dalle gualdrappe di velluto e dalle redini d ' argento , a cui tien dietro una folla di paggi e di palafrenieri pomposi , che conducono a mano altri quaranta corsieri , bardati d ' oro , carichi di scudi , di mazze e di scimitarre . Viene innanzi un altro corteo . Non è ancora il Sultano . Sono i membri della Cancelleria di Stato , i grandi dignitari del Serraglio , il gran tesoriere , accompagnati da una banda di suonatori e da uno sciame di volontarii coi berretti purpurei ornati d ' ale d ' uccelli , vestiti di pelliccie , di taffettà incarnato , di pelli di leopardo , di kolpak ungheresi , e armati di lunghe lancie fasciate di seta e inghirlandate di fiori . Un ' altra onda di cavalli sfolgoranti esce dalla porta d ' Adrianopoli . Non è ancora il Sultano . È il corteo del gran vizir . Vien prima una folla d ' archibugieri a cavallo , di furieri e d ' agà benemeriti del gran Signore , e poi altri quaranta agà del gran vizir in mezzo a una foresta di mille e duecento lancie di bambù impugnate da mille e duecento paggi , e altri quaranta paggi del gran vizir vestiti di color ranciato e armati d ' archi e di turcassi ricamati d ' oro , e altri duecento giovanetti divisi in sei schiere di sei colori , in mezzo ai quali cavalcano governatori e parenti del primo ministro , seguiti da una turba di palafrenieri , d ' armigeri , d ' impiegati , di servi , di paggi , d ' agà dalle vesti dorate e di vessilliferi dalle bandiere di seta ; e ultimo il Kiaya , ministro dell ' interno , in mezzo a dodici sciaù , esecutori di giustizia , seguiti dalla banda del gran vizir . Un ' altra folla sbocca fuori dalle mura . Non è ancora il Sultano . È una folla di sciaù , di furieri , d ' impiegati , vestiti di assise splendide , che fanno corteo ai giureconsulti , ai mollà , ai muderrì , a cui tien dietro il gran cacciatore per le caccie al falcone , all ' avoltoio , allo sparviero ed al nibbio , seguito da una fila di cavalieri che portano in sella i gatti pardi ammaestrati alla caccia , e da una processione di falconieri , di scudieri , di squartatori , di guardiani di furetti , di drappelli di trombettieri e di mute di cani ingualdrappati e ingioiellati . Un ' altra folla compare . Gli spettatori accalcati si prostrano : è il Sultano ! Non è ancora il Sultano ; non è la testa , ma il cuore dell ' esercito ; il focolare del coraggio e dell ' ira sacra , l ' arca santa , il carroccio dei musulmani , intorno a cui s ' alzeranno mucchi di cadaveri e scorreranno torrenti di sangue , la bandiera verde del Profeta , l ' insegna delle insegne , tolta alla moschea del Sultano Ahmed , che sventola in mezzo a una turba feroce di dervis coperti di pelli d ' orso e di leone , in mezzo a una corona di sceicchi predicatori dall ' aspetto ispirato , ravvolti in mantelli di pelo di cammello ; fra due schiere d ' emiri , discendenti di Maometto , coronati di turbanti verdi , che levano tutti insieme un clamore minaccioso e sinistro di evviva , di ruggiti , di preghiere , di canti . Esce un ' altra ondata d ' uomini e di cavalli . Non è ancora il Sultano . È uno stuolo di sciaù che brandiscono i loro bastoni inargentati per far largo al giudice di Costantinopoli e al gran giudice d ' Asia e d ' Europa , i cui turbanti enormi torreggiano al disopra della folla ; sono il vizir favorito e il vizir caimacan , coi turbanti stelleggiati d ' argento e gallonati d ' oro ; sono tutti i vizir del divano , dinanzi ai quali ondeggiano le code di cavallo tinte di henné , appese in cima a lancie rosse ed azzurre ; e infine i giudici dell ' esercito e un codazzo sterminato di servi vestiti di pelli di leopardo e armati di stocco , e paggi e armigeri e vivandieri . Un altro barbaglio di colori e di splendori annunzia un altro corteo : è il Sultano finalmente ! Non è ancora il Sultano . È il gran vizir , vestito d ' un caffettano purpureo foderato di zibellino ; montato sopra un cavallo coperto d ' acciaio e d ' oro , seguito da uno sciame di servi in abito di velluto rosso , attorniato da una folla di alti dignitari e di luogotenenti generali dei giannizzeri , fra i quali biancheggia il muftì , come un cigno in mezzo a uno stormo di pavoni ; e dietro a costoro , fra due schiere di lancieri dai giustacuori dorati , fra due file d ' arcieri dai pennacchi a mezzaluna , i palafrenieri sfarzosi del serraglio che conducono per mano una frotta di cavalli arabi , turcomanni , persiani , caramaniani , dalle selle di velluto , dalle nappine di canutiglia , dalle redini dorate , dalle staffe damaschinate , carichi di scudi e d ' armi scintillanti di rubini e di smeraldi ; e infine due cammelli consacrati , uno dei quali porta il Corano e l ' altro una reliquia della Kaaba . Passato il corteo del gran vizir , scoppia una musica fragorosa di trombe e di tamburi , gli spettatori fuggono , il cannone tuona , uno stuolo di battistrada irrompe fuor della porta mulinando le scimitarre , ed ecco in mezzo a una selva fitta di lancie , di pennacchi e di spade , tra uno sfolgorio abbagliante di caschi d ' oro e d ' argento , sotto un nuvolo di stendardi di raso , ecco il Sultano dei Sultani , il re dei re , il distributore delle corone ai principi del mondo , l ' ombra di Dio sulla terra , l ' imperatore e signore sovrano del mar bianco e del mar nero , della Rumelia e dell ' Anatolia , della provincia di Sulkadr , del Diarbekir , del Kurdistan , dell ' Aderbigian , dell ' Agiem , dello Sciam , di Haleb , d ' Egitto , della Mecca , di Medina , di Gerusalemme , di tutte le contrade dell ' Arabia e dell ' Yemen e di tutte le altre provincie conquistate dai suoi gloriosi predecessori ed augusti antenati o sottomesse alla sua gloriosa maestà dalla sua spada fiammeggiante e trionfatrice . Il corteo solenne e tremendo passa lentamente , aprendo a quando a quando un piccolo spiraglio ; e allora s ' intravvedono i tre pennacchi imperlati del turbante del Dio , il viso pallido e grave e il petto lampeggiante di diamanti ; poi il cerchio si richiude , la cavalcata s ' allontana , le scimitarre minacciose s ' abbassano , gli spettatori atterriti rialzano la fronte , la visione è svanita . Al corteo imperiale tien dietro una folla d ' ufficiali di corte , di cui uno porta sul capo lo sgabello del Sultano , un altro la sciabola , un altro il turbante , un altro il mantello , un quinto la caffettiera d ' argento , un sesto la caffettiera d ' oro ; passano altre schiere di paggi ; passa il drappello degli eunuchi bianchi , passano trecento ciambellani a cavallo , vestiti di caffettani candidi ; passano le cento carrozze dell ' arem dalle ruote inargentate , tratte da buoi inghirlandati di fiori o da cavalli bardati di velluto , e fiancheggiate da una legione d ' eunuchi neri ; passano trecento schiere di mule che portano i bagagli e il tesoro della corte , passano mille cammelli carichi di acqua , passano mille dromedarii carichi di viveri ; passa un esercito di minatori , d ' armaioli e d ' operai di Stambul , accompagnati da bande di buffoni e di giocolieri ; e in fine passa il grosso dell ' esercito combattente : le orte dei giannizzeri , i silidar gialli , gli azab porporini , gli spahí dalle insegne rosse , i cavalieri stranieri dagli stendardi bianchi , i cannoni che vomitano blocchi di marmo e di piombo , le milizie feudatarie dei tre continenti , i volontarii selvaggi delle estreme provincie dell ' impero ; nuvoli di bandiere , selve di pennacchi , torrenti di turbanti , valanghe di ferro , che vanno a rovesciarsi sull ' Europa come una maledizione di Dio , lasciando dietro di sè un deserto sparso di macerie fumanti e di piramidi di teschi . * * * [ L ' ozio ] Benchè in qualche ora del giorno Costantinopoli paia molto operosa , in realtà è forse la città più pigra dell ' Europa . Per questo , turchi e franchi si possono dare la mano . Si levano tutti il più tardi possibile . Anche d ' estate , all ' ora in cui le nostre città son già in movimento da un capo all ' altro , Costantinopoli dorme ancora . Prima che il sole sia alto , è difficile trovare una bottega aperta e poter bere una tazza di caffè . Alberghi , uffici , bazar , banche , tutto russa allegramente , e non si scuoterebbe nemmeno col cannone . S ' aggiungano le feste : il venerdì dei turchi , il sabato degli ebrei , la domenica dei cristiani , i santi innumerevoli del calendarii greci ed armeni , osservati scrupolosamente ; tutte feste che , sebbene siano parziali , costringono all ' ozio anche una parte della popolazione che v ' è straniera ; e s ' avrà un ' idea del lavoro che può fare Costantinopoli nel giro di sette giorni . Vi sono degli uffici che non stanno aperti più di ventiquattr ' ore per settimana . Ogni giorno v ' è uno dei cinque popoli della grande città che va a zonzo per le strade , in abito festivo , senz ' altro pensiero che d ' ammazzare il tempo . In quest ' arte i turchi sono maestri . Son capaci di far durare per una mezza giornata una tazza di caffè da due soldi e di star cinque ore immobili a ' piedi d ' un cipresso d ' un cimitero . Il loro ozio è veramente l ' ozio assoluto , fratello della morte come il sonno , un riposo profondo di tutte le facoltà , una sospensione di tutte le cure , un modo di esistenza affatto sconosciuto agli europei . Non vogliono nemmeno aver il pensiero di passeggiare . A Stambul non ci sono passeggi fatti espressamente , e se ci fossero , il turco non ci andrebbe , perché l ' andare apposta in un luogo determinato per far del movimento , gli parrebbe una specie di lavoro . Egli entra nel primo cimitero o infila la prima strada che gli si presenta , e va senza proposito dove lo portan le gambe , dove lo conducono i serpeggiamenti del sentiero , dove lo trascina la folla . Raramente egli va in un luogo per vedere il luogo . Vi sono dei turchi di Stambul che non sono mai andati più in là di Kassim - pascià , dei signori musulmani che non si sono mai spinti oltre le isole dei Principi dove hanno un amico , e oltre il Bosforo dove hanno una villa . Per loro il colmo della beatitudine consiste nell ' inerzia della mente e del corpo . Perciò lasciano ai cristiani irrequieti le grandi industrie che richiedono cure , passi e viaggi ; e si ristringono al commercio minuto , che si può esercitar da seduti , e quasi più cogli occhi che col pensiero . Il lavoro che fra noi è quello che signoreggia e regola tutte le altre occupazioni della vita , là è subordinato , come un ' occupazione secondaria , a tutti i comodi e a tutti i piaceri . Qui , il riposo non è che un ' interruzione del lavoro ; là il lavoro non è che una sospensione del riposo . Prima bisogna a qualunque costo dormicchiare , sognare , fumare , quelle tante ore ; e poi , nei ritagli di tempo , far qualche cosa per procacciarsi la vita . Il tempo , per i turchi , significa tutt ' altra cosa da quel che significa per noi . La moneta giorno , mese , anno , per loro non ha che la centesima parte del valore che ha in Europa . Il minor tempo che domandi un impiegato d ' un ministero turco per dare una qualunque risposta intorno al più semplice affare , è un paio di settimane . La premura di finire una cosa per il piacere di finirla , non sanno che cosa sia . Dai facchini all ' infuori , non si vede mai per le vie di Stambul un turco affaccendato che affretti il passo . Tutti camminano colla stessa cadenza , come se misurassero tutti l ' andatura al suono d ' uno stesso tamburo . Per noi la vita è un torrente che precipita ; per loro è un ' acqua che dorme . * * * [ La notte ] Costantinopoli è di giorno la città più splendida e di notte la città più tenebrosa d ' Europa . Pochi fanali , a gran distanza l ' un dall ' altro , rompono appena l ' oscurità nelle vie principali ; le altre son buie come spelonche , e non vi è chi ci s ' arrischii senza un lume alla mano . Perciò , col cader della notte , la città si fa deserta ; non si vedono più che guardie notturne , frotte di cani , peccatrici furtive , qualche brigata di giovanotti che sbuca dalle birrerie sotterranee , e lanterne misteriose che appariscono e spariscono , come fuochi fatui , qua e là per i vicoli e pei cimiteri . Allora bisogna contemplare Stambul dai luoghi alti di Pera e di Galata . Le innumerevoli finestrine illuminate , i fanali dei bastimenti , i riflessi del Corno d ' oro e le stelle , formano sopra un orizzonte di quattro miglia un immenso tremolìo di punti di foco , in cui si confondono il porto , la città ed il cielo , e par tutto firmamento . E quando il cielo è nuvoloso e in un piccolo spazio sereno splende la luna , si vedono sopra Stambul tutta scura , sopra le macchie nerissime dei boschi e dei giardini , biancheggiare le moschee imperiali , come una fila di enormi tombe di marmo , e la città presenta l ' immagine della necropoli d ' un popolo di giganti . Ma è anche più bella e più solenne nelle notti senza stelle e senza luna , nell ' ora in cui tutti i lumi son spenti . Allora non si vede che un ' immensa macchia nera dal Capo del Serraglio al sobborgo d ' Eyub , un profilo smisurato in cui le colline sembran montagne , e le punte infinite che le coronano , pigliano apparenze fantastiche di foreste , di eserciti , di rovine , di castelli , di roccie , che fanno vagare la mente nelle regioni dei sogni . In queste notti oscure , è bello il contemplare Stambul da un ' alta terrazza e abbandonarsi alla propria fantasia : penetrar col pensiero in quella grande città tenebrosa , scoperchiare quella miriade di arem rischiarati da una luce languente , veder le belle favorite che tripudiano , le abbandonate che piangono , gli eunuchi frementi che tendono l ' orecchio alle porticine ; seguire gli amanti notturni per i labirinti dei vicoli montuosi ; girare per le gallerie silenziose del gran bazar , passeggiare per i vasti cimiteri deserti , smarrirsi in mezzo alle innumerevoli colonne delle grandi cisterne sotterranee ; raffigurarsi d ' esser rimasti chiusi nella gigantesca moschea di Solimano e di far risonare le navate oscure di grida di spavento e d ' orrore strappandosi i capelli e invocando la misericordia di Dio ; e poi tutt ' a un tratto esclamare : - Che baie ! Sono sulla terrazza del mio amico Santoro , e nella sala di sotto m ' aspetta una cena da sibarita in compagnia dei più amabili capi ameni di Pera . * * * [ La vita a Costantinopoli ] In casa del mio buon amico Santoro si radunavano ogni sera molti italiani : avvocati , artisti , medici , negozianti , coi quali passai delle ore carissime . Quella era una conversazione ! Se fossi stato stenografo , avrei potuto cavarne ogni sera un libro amenissimo . Il medico che aveva visitato un arem , il pittore ch ' era stato sul Bosforo a fare il ritratto a un pascià , l ' avvocato che aveva difeso una causa dinanzi a un tribunale , il caposcarico che aveva stretto il nodo d ' un amoretto internazionale , raccontavano le loro avventure , ed ogni racconto era un bozzetto graziosissimo di costumi orientali . Ogni momento se ne sentiva una nuova . Arrivava uno : - Sapete quello che è seguito stamani ? Il Sultano ha tirato un calamaio sulla testa al ministro delle finanze . - Arrivava un altro : - Avete inteso la notizia ? Il governo , dopo tre mesi , ha finalmente pagato gli stipendi agli impiegati , e Galata è inondata da un torrente di monete di rame . - Arrivava un terzo , e raccontava che un turco presidente di tribunale , irritato delle cattive ragioni colle quali un cattivo avvocato francese difendeva una causa sballata , gli aveva fatto questo bel complimento in presenza di tutto l ' uditorio : - Caro avvocato , è inutile che tu ti affanni tanto per far parer buona la tua causa ; la ... - e aveva pronunziato in tutte lettere la parola di Cambronne - per quanto la si volti e la si rivolti , è sempre ... - e aveva pronunziato un ' altra volta quella parola . La conversazione , naturalmente , spaziava in un campo geografico affatto nuovo per me . Colla stessa frequenza con cui si parla fra noi di persone e di cose di Parigi , di Vienna , di Ginevra , là si parlava di persone e di cose di Tiflis , di Trebisonda , di Teheran , di Damasco , dove uno aveva un amico , un altro c ' era stato , un terzo ci voleva andare ; io mi sentivo nel centro d ' un altro mondo , e tutt ' intorno mi si aprivano nuovi orizzonti . E qualche volta pensavo con rammarico al giorno in cui avrei dovuto rientrare nel cerchio angusto della mia vita ordinaria . Come potrò più adattarmi - dicevo tra me - a quei soliti discorsi e a quei soliti casi ? E questo è un sentimento che provano tutti gli Europei di Costantinopoli . A chi ha vissuto quella vita , ogni altra pare che debba riuscire scolorita e uniforme . È una vita più leggiera , più facile , più giovanile di quella d ' ogni altra città d ' Europa . Quel viver là come accampati in un paese straniero , in mezzo a un succedersi continuo d ' avvenimenti strani e imprevedibili , finisce coll ' infondere un certo sentimento della instabilità e della futilità delle cose mondane , che somiglia molto alla fede fatalistica dei musulmani , e dà una certa serenità spensierata d ' avventurieri . L ' indole di quel popolo che vive , come disse un poeta , in una specie di famigliarità intima colla morte , considerando la vita come un pellegrinaggio , durante il quale nè c ' è tempo nè mette conto di prefiggersi dei grandi scopi da conseguire con lunghe fatiche , si attacca a poco a poco anche all ' europeo , e lo riduce a vivere un po ' alla giornata , senza frugar troppo dentro sè stesso , e facendo nel mondo , per quanto gli è possibile , la parte semplice e riposata di spettatore . L ' aver che fare con popoli tanto diversi , e il dover pensare e parlare un po ' a modo di tutti , dà allo spirito una certa leggerezza che lo fa come sorvolare a molti sentimenti ed idee , a cui noi , nei nostri paesi , vorremmo che si conformasse il mondo , e per ottenerlo , e del non poterlo ottenere , ci affanniamo . Oltrechè la presenza del popolo musulmano , oggetto continuo di curiosità e di osservazione , è uno spettacolo di tutti i giorni , che rallegra e svia la mente da molti pensieri e da molte cure . E a questo giova anche la forma della città assai più che non potrebbero fare le città nostre , nelle quali lo sguardo e il pensiero è quasi sempre come imprigionato in una strada o in un circuito angusto ; mentre là , ad ogni tratto , occhio e mente trovano una scappatoia per la quale si slanciano a immense lontananze ridenti . E c ' è infine una illimitata libertà di vita , concessa dalla grandissima varietà dei costumi : là tutto si può fare , nulla stupisce ; la notizia della cosa più strana muore appena uscita in quell ' immensa anarchia morale ; gli europei vivono là come in una confederazione di repubbliche ; vi si gode la libertà che si godrebbe in qualunque città europea nel momento d ' un grande trambusto ; è come un veglione interminabile o un perpetuo martedì grasso . Per questo , più che per la bellezza , Costantinopoli è una città , che non si può abitare un certo tempo , senza ricordarla poi con un sentimento quasi di nostalgia ; per questo gli europei l ' amano ardentemente e vi mettono radici profonde ; ed è giusto in questo senso il chiamarla come i turchi " la fata dai mille amanti " o dire col loro proverbio che chi ha bevuto dell ' acqua di Top - hané , - non c ' è più rimedio , - è innamorato per la vita . * * * [ Gl ' Italiani ] La colonia italiana è una delle più numerose di Costantinopoli ; ma non delle più prospere . Ha pochi ricchi , molti miserabili , specialmente operai dell ' Italia meridionale che non trovan lavoro , ed è la colonia più meschinamente rappresentata dalla stampa periodica , quando pure è rappresentata , perché i suoi giornali non fanno che nascere e morire . Quando c ' ero io , s ' aspettava l ' apparizione del Levantino , ed era uscito intanto un numero di saggio , che annunziava i titoli accademici e i meriti speciali del direttore : settantasette in tutto , senza contare la modestia . Bisogna passeggiare la mattina della domenica in via di Pera , quando le famiglie italiane vanno alla messa . Si sentono parlare tutti i dialetti d ' Italia . Io mi ci godevo ; ma non sempre . Qualche volta sentivo quasi pietà al vedere tanti miei concittadini senza patria , molti dei quali dovevano esser stati sbalestrati là chi sa da che avvenimenti dolorosi o strani ; al veder quei vecchi , che forse non avrebbero mai più riveduta l ' Italia ; quei bambini , a cui quel nome non doveva risvegliare che un ' immagine confusa d ' un paese caro e lontano ; quelle ragazze di cui molte dovevano forse sposare uomini d ' un ' altra nazione , e fondar famiglie in cui non sarebbe rimasto altro d ' italiano che il nome e le memorie della madre . Vedevo delle belle genovesine che parevano discese allora dai giardini dell ' Acquasola , dei bei visetti napoletani , delle testine capricciose che mi pareva d ' aver incontrate cento volte sotto i portici di Po o sotto la Galleria di Milano . Avrei voluto legarle tutte a due a due con un nastrino color di rosa , metterle in un bastimento e ricondurle in Italia filando quindici nodi all ' ora . Come curiosità , avrei anche voluto portare in Italia un saggio della lingua italiana che si parla a Pera dagl ' italiani nati nella colonia ; e specialmente da quelli della terza o della quarta generazione . Un accademico della Crusca che li sentisse , si metterebbe a letto colla terzana . La lingua che formerebbero mescolando il loro italiano un usciere piemontese , un fiaccheraio lombardo e un facchino romagnolo , credo che sarebbe meno sciagurata di quella che si parla in riva al Corno d ' oro . È un italiano già bastardo , screziato d ' altre quattro o cinque lingue alla loro volta imbastardite . E il curioso è che , in mezzo agl ' infiniti barbarismi , si senton dire di tratto in tratto , da coloro che hanno qualche coltura , delle frasi scelte e delle parole illustri , come dei puote , degli imperocchè , degli a ogni piè sospinto , degli havvi , dei puossi ; ricordi di letture d ' Antologia , colle quali molti di quei nostri buoni compatrioti cercano , nei ritagli di tempo , di rifarsi la bocca al toscano parlar celeste . Ma appetto agli altri , costoro posson pretendere , come diceva il Cesari , alla fama di buoni dicitori . Ce n ' è di quelli che non si capiscono quasi più . Un giorno fui accompagnato non so dove da un giovanetto italiano di sedici o diciassette anni , amico d ' un mio amico , nato a Pera . Per strada , attaccai discorso . Mi parve che non volesse parlare . Rispondeva a mezza voce , a parole tronche , abbassando la testa , e facendo il viso rosso : si vedeva che pativa . - Via che cos ' ha ? - gli domandai . - Ho - rispose sospirando - che parlo tanto male ! - Continuando a discorrere , in fatti , m ' accorsi che balbettava un italiano bizzarro , pieno di parole contraffatte e incomprensibili , molto somigliante a quella così detta lingua franca , la quale , come disse un bell ' umore francese , consiste in un certo numero di vocaboli e di modi italiani , spagnuoli , francesi , greci , che si buttano fuori l ' un dopo l ' altro rapidissimamente , finchè se ne imbrocca uno che sia capito dalla persona che ascolta . Questo lavoro , però , occorre raramente di farlo a Pera e a Galata , dove un po ' d ' italiano lo capiscono e lo parlano quasi tutti , compresi i turchi . Ma è lingua , se si può chiamar lingua , quasi esclusivamente parlata , se si può dir parlata . La lingua più comunemente usata scrivendo è la francese . Letteratura italiana non ce n ' è . Mi ricordo soltanto d ' aver trovato un giorno , in un caffè di Galata affollato di negozianti , in fondo a un giornaletto commerciale scritto metà in francese e metà in italiano , sotto le notizie della Borsa , otto versetti malinconici , che parlavano di zeffiri , di stelle e di sospiri . Oh povero poeta ! Mi parve di veder lui , in persona , sepolto sotto un mucchio di mercanzie , che esalasse con quei versi il suo ultimo fiato . * * * [ I teatri ] A Costantinopoli , chi è molto forte di stomaco , può passar la sera al teatro , e può scegliere tra una canaglia di teatruccoli d ' ogni specie , molti dei quali sono insieme giardini e birrerie , e in qualcuno si ritrova sempre la commedia italiana , o piuttosto una muta di attori italiani , i quali fanno spesso desiderare di veder convertita la platea in un vasto mercato di frutte verdi . I turchi , però , frequentano di preferenza i teatri in cui certe francesi imbellettate , scollacciate e sfrontate , cantano delle canzonette coll ' accompagnamento d ' un ' orchestra da galera . Uno di questi teatri era allora l ' Alhambra , posto nella gran via di Pera : un lungo stanzone , sempre affollato , e tutto rosso di fez dal palco scenico alla porta . Che cosa fossero quelle canzonette e con che razza di gesti quelle intrepide signore s ' ingegnassero di farne capire ai turchi i significati riposti , non si può nè immaginare nè credere . Solo chi è stato al teatro los Capellanes di Madrid , può dire d ' aver sentito e visto qualchecosa di simile . Agli scherzi più procaci , ai gesti più impudenti , tutti quei turconi , seduti in lunghe file , prorompevano in grasse risa ; e cadendo allora dalle loro faccie la maschera della dignità abituale , vi appariva tutto il fondo della loro natura e tutti i segreti della loro vita grossolanamente sensuale . Eppure non v ' è nulla che il turco nasconda abitualmente così bene come la sensualità della sua natura e della sua vita . Per le strade , l ' uomo non s ' accompagna mai alla donna ; raramente la guarda ; più raramente ne parla ; ritiene quasi come un ' offesa che gli si domandi notizia delle sue mogli ; a giudicar dalle apparenze , si direbbe che quel popolo è il più casto e il più austero della terra . Ma sono mere apparenze . Quello stesso turco che arrossisce fino alle orecchie se gli si domanda come sta la sua sposa , manda i suoi bimbi e le sue bimbe a sentire le turpissime oscenità di Caragheus , che corrompe la loro fantasia prima che si sian svegliati i loro sensi ; ed egli stesso dimentica sovente le dolcezze dell ' arem per le voluttà nefande di cui diede il primo esempio famoso Baiazet la folgore , e non l ' ultimo , probabilmente , Mahmut il riformatore . E quando non ci fosse altro , basterebbe quel Caragheus a dare nello stesso tempo un ' immagine e una prova della profonda corruzione che si nasconde sotto il velo dell ' austerità musulmana . È una figurina grottesca che rappresenta la caricatura del turco del mezzo ceto , una specie d ' ombra chinese , che muove le braccia , le gambe e la testa dietro un velo trasparente , e fa quasi sempre da protagonista in certe commediole strampalatamente buffonesche , di cui il soggetto è per lo più un intrigo amoroso . Egli è un quissimile , ma depravato , di Pulcinella : sciocco , furbo e cinico , lussurioso come un satiro , sboccato come una baldracca , e fa ridere , anzi urlare d ' entusiasmo l ' uditorio con ogni sorta di lazzi , di bisticci e di gesticolamenti stravaganti , che sono o nascondono ordinariamente un ' oscenità . E di che natura siano queste oscenità , è facile immaginarlo quando si sappia che se Caragheus nello spirito somiglia a Pulcinella , nel corpo somiglia a Priapo ; della quale somiglianza , prima che la censura restringesse d ' alquanto la sua libertà sconfinata , egli dava tratto tratto la prova visibile alla platea , e spesso tutta la commedia girava sopra questo nobilissimo perno . * * * [ La cucina ] Volendo fare un po ' di studio anche della cucina turca , mi feci condurre dai miei buoni amici di Pera in una trattoria ad hoc , dove si trova qualunque piatto orientale , dalle più squisite ghiottornie del Serraglio fino alla carne di cammello acconciata all ' araba e alla carne di cavallo condita alla turcomanna . L ' amico Santoro ordinò un desinare rigorosamente turco dall ' antipasto alle frutta , ed io , incoraggiandomi col pensiero dei molti uomini egregi morti per la scienza , mandai giù un po ' di tutto senza emettere un grido . Ci furono serviti più d ' una ventina di piatti . I Turchi , come gli altri popoli orientali , sono un po ' in questo come i ragazzi : al satollarsi di poche cose , preferiscono il beccare un tantino di moltissime ; pastori d ' ieri l ' altro , poichè son diventati cittadini , pare che disdegnino la semplicità del mangiare come una pitoccheria da villani . Non potrei rendere un conto esatto di tutte le pietanze poichè di molte non m ' è rimasta che una vaga reminiscenza sinistra . Ricordo il Rebab , che è composto di piccolissimi pezzetti di montone arrostiti a fuoco vivo , conditi con molto pepe e molto garofano , e serviti su due biscotti molli e grassi : piatto indicabile per i reati leggieri . Risento ancora qualche volta il sapore del pilav , composto di riso e di montone , ch ' è il sine qua non di tutti i desinari , e per così dire il piatto sacramentale dei turchi , come i maccheroni per i napoletani , il cuscussù per gli arabi e il puchero per gli Spagnuoli . Ricordo , ed è la sola cosa che ricordi con desiderio , il Rosh ' ab , che si beve col cucchiaio in fin di tavola : fatto d ' uva secca , di pomi , di prune , di ciliegie e d ' altre frutta , cotte nell ' acqua con molto zucchero , e aggraziate con essenza di muschio o con acqua di rosa e di cedro . C ' erano poi molti altri piattini di carne d ' agnello e di montone , ridotta in bricioli e bollita tanto che non aveva quasi più sapore ; dei pesci natanti nell ' olio , delle pallottoline di riso ravvolte in foglie di vite , della zucca giulebbata , delle insalatine impastate , delle composte , delle conserve , degl ' intingoli conditi con ogni sorta di erbe aromatiche , da poterne notar uno in coda ad ogni articolo del codice penale , per i delinquenti recidivi . Infine un gran piatto di dolci , capolavoro di qualche pasticciere arabo , fra cui v ' era un piccolo piroscafo , un leoncino chimerico e una casettina di zucchero colle sue finestrine ingraticolate . Tutto sommato , mi parve d ' essermi vuotata in corpo una farmacia portatile , e d ' aver veduto uno di quei desinaretti che preparano per spasso i ragazzi , coprendo una tavola di piattini pieni di mattone trito , d ' erba pesta e di frutti spiaccicati , che facciano un bel vedere di lontano . Tutti quei piatti vengon serviti rapidamente a quattro o cinque alla volta , e i turchi vi pescano colle dita , non essendo in uso fra loro altro che il coltello e il cucchiaio ; e serve per tutti una sola coppa , nella quale un servitore versa continuamente acqua concia . Così non facevano però i turchi che desinavano vicino a noi nella trattoria . Eran turchi amanti dei proprii comodi , tanto è vero che tenevano le babbuccie sulla tavola ; avevano ciascuno il loro piatto , si servivano bravamente della forchetta , e trincavano liquore a tutto spiano , in barba a Maometto . Osservai di più che non baciarono il pane , da buoni musulmani , prima di cominciare a mangiare , e che non si peritavano a slanciare tratto tratto un ' occhiata concupiscente alle nostre bottiglie , quantunque , giusta le sentenze dei muftì , sia peccato anche il fissar gli occhi sopra una bottiglia di vino . Del resto questo " padre delle abbominazioni " , del quale basta una goccia a far cadere sul capo del musulmano " gli anatemi di tutti gli angioli del cielo e della terra " va di giorno in giorno guadagnando devoti fra i turchi , e ormai si può dire che è un resto di rispetto umano quello che li trattiene dal rendergli un pubblico omaggio ; e io credo che se un giorno scendesse tutt ' a un tratto sopra Costantinopoli una tenebra fitta , e dopo un ' ora tornasse a splendere il sole improvvisamente , si sorprenderebbero cinquantamila turchi colla bottiglia alla bocca . E anche in questo , come in molti altri traviamenti degli Osmanli , furono la pietra dello scandalo i Sultani ; ed è curioso che sia appunto la dinastia regnante sopra un popolo per il quale è un ' offesa a Dio il bever vino , quella che forse , fra tutte le dinastie d ' Europa , ha dato da registrare alla storia un maggior numero d ' ubbriaconi : tanto è parso dolce il frutto proibito anche alle ombre di Dio sulla terra . Fu , si dice , Baiazet I quello che iniziò la serie interminabile delle cotte imperiali , e come nel peccato originale , fu anche in questo prima colpevole la donna : la moglie dello stesso Baiazet , figlia del re dei Serbi , che offerse al marito il primo bicchiere di Tokai . Poi Baiazet II s ' ubbriacò di vin di Cipro e di vin di Schiraz . Poi quel medesimo Solimano I , che fece bruciare nel porto di Costantinopoli tutti i bastimenti carichi di vino e versar piombo liquefatto in bocca ai bevitori , morì brillo per mano d ' un arciere . Poi venne Selim II , soprannominato il messth , l ' ubbriaco , il quale pigliava delle bertucce che duravan tre giorni , e durante il suo regno trincarono pubblicamente uomini di legge e uomini di religione . Invano Maometto III tuona contro " l ' abbominazione suggerita dal demonio " ; invano Ahmed I fa distruggere tutte le taverne e sfondare tutti i tini di Stambul ; invano Murad IV gira per la città accompagnato dal carnefice , e fa cader la testa di chi ha il fiato vinoso . Egli stesso , l ' ipocrita feroce , barcolla per le sale del serraglio come un bettolante plebeo ; e dopo di lui la bottiglia , piccolo e festoso folletto nero , irrompe nei serragli , si caccia nelle botteghe dei bazar , si nasconde sotto il capezzale dei soldati , ficca la sua testa inargentata o purpurea sotto il divano delle belle , e violata la soglia delle moschee , spruzza le sue spume sacrileghe sulle pagine ingiallite del Corano . * * * [ Maometto ] A proposito di religione , io non potevo , passeggiando per Costantinopoli , levarmi dalla testa questo pensiero : se non si sentisse la voce dei muezzin , come s ' accorgerebbe un cristiano che la religione di questo popolo non è la sua ? L ' architettura bizantina delle moschee può farle parere chiese cristiane ; del rito islamitico non si vede alcun segno esteriore ; i soldati turchi scortano il viatico ; un cristiano ignorante potrebbe vivere un anno a Costantinopoli senz ' accorgersi che sulla maggior parte della popolazione regna Maometto invece di Cristo . E questo pensiero mi riconduceva sempre a quello delle piccole differenze sostanziali , del filo d ' erba , come dicevano gli abissini cristiani ai primi seguaci di Maometto , che divide le due religioni ; e alla piccola causa per la quale avvenne che l ' Arabia si convertisse all ' islamismo , invece che al cristianesimo , o se non al cristianesimo a una religione così strettamente affine ad esso , che , o confondendosi con esso posteriormente od anche rimanendo tal quale , avrebbe mutate affatto le sorti del mondo orientale . E quella piccola causa fu la natura voluttuosa d ' un bel giovane arabo , alto , bianco , dagli occhi neri , dalla voce grave , dall ' anima ardente , il quale , non avendo la forza di dominare i propri sensi , invece di recidere alle radici il vizio dominante del suo popolo , si contentò di potarlo ; invece di proclamare l ' unità coniugale come proclamò l ' unità di Dio , non fece che stringere in un cerchio più angusto , consacrato dalla religione , la dissolutezza e l ' egoismo dell ' uomo . Certo ch ' egli avrebbe avuto a vincere una resistenza più forte ; ma non può parere impossibile che la vincesse , chi atterrò , per fondare il culto d ' un Dio unico fra un popolo idolatra , un edifizio enorme di tradizioni , di superstizioni , di privilegi , d ' interessi d ' ogni natura , strettissimamente intrecciati da secoli , e chi fece accettare fra i dogmi della sua religione , per cui morirono poi milioni di credenti , un paradiso , il cui primo annunzio destò in tutto il suo popolo un sentimento d ' indignazione e di scherno . Ma il bel giovane arabo patteggiò coi suoi sensi e mezza la terra mutò faccia , poichè fu veramente la poligamia il vizio capitale della sua legislazione , e la cagione prima della decadenza di tutti i popoli che abbracciarono la sua fede . Senza questa degradazione dell ' un sesso a favore dell ' altro , senza la sanzione di questa enorme ingiustizia , che turba tutto quanto l ' ordine dei doveri umani , che corrompe la ricchezza , che opprime la povertà , che fomenta l ' ignavia , che snerva la famiglia , che generando la confusione dei diritti di nascita nelle dinastie regnanti , sconvolge le reggie e gli Stati , che s ' oppone , infine , come una barriera insuperabile all ' unione della società musulmana colle società d ' altra fede che popolano l ' oriente ; se , per tornare alla prima cagione , il bel giovane arabo avesse avuto la disgrazia di nascere un po ' meno robusto o la forza di vivere un po ' più casto , chi sa ! forse ci sarebbe ora un Oriente ordinato e civile , e sarebbe più innanzi d ' un secolo la civiltà universale . * * * [ Il Ramazan ] Trovandomi a Costantinopoli nel mese di Ramazan , che è il nono mese dell ' anno turco , nel quale cade la quaresima musulmana , vidi ogni sera una scena comica che merita d ' essere descritta . Durante tutta la quaresima è proibito ai turchi di mangiare , di bere e di fumare dal levar del sole al tramonto . Quasi tutti gozzovigliano poi tutta la notte ; ma fin che c ' è il sole , rispettano quasi tutti il precetto religioso , e nessuno ardisce di trasgredirlo pubblicamente . Una mattina il mio amico ed io andammo a visitare un nostro conoscente , aiutante di campo del Sultano , un giovane ufficiale spregiudicato , e lo trovammo in una stanza a terreno del palazzo imperiale , con una tazza di caffè fra le mani . Come mai - gli domandò Yunk - osate prendere il caffè dopo il levar del sole ? - L ' ufficiale scrollò le spalle e rispose che se ne rideva del Ramazan e del digiuno ; ma proprio in quel punto s ' aperse improvvisamente una porta , ed egli fece un movimento così rapido per nasconder la tazza , che se la versò mezza sui piedi . Si capisce da questo che rigorosa astinenza debbano serbare tutti coloro che stanno tutto il giorno sotto gli occhi della gente : i barcaiuoli per esempio . Per godersela , bisogna andarli a vedere dal ponte della Sultana Validè , qualche minuto prima che si nasconda il sole . Tra quei che stan fermi e quei che vogano , tra vicini e lontani , se ne vede intorno a un migliaio . Sono tutti digiuni dall ' alba , arrabbiano dalla fame , han già la loro cenetta pronta nel caicco , girano continuamente gli occhi dal sole alla cena e dalla cena al sole , s ' agitano e sbuffano come le fiere d ' un serraglio nel momento della distribuzione delle carni . Il nascondersi del sole è annunziato da un colpo di cannone . Non c ' è caso che prima di quel momento sospirato nessuno si metta in bocca nè un briciolo di pane nè una goccia d ' acqua . Qualche volta , in un angolo del Corno d ' oro , abbiamo stimolato a mangiare i barcaiuoli che ci conducevano ; ma ci hanno sempre risposto : - Jok ! Jok ! Jok ! - No , no , no - , accennando il sole con un atto timoroso . Quando il sole è nascosto per più della metà dietro i monti , cominciano a prendere in mano i loro pani , e a palparli e a fiutarli voluttuosamente . Quando non si vede più che un sottile arco luminoso , allora tutti quei che son fermi e tutti quei che remano , quelli che attraversano il Corno d ' oro , quelli che guizzano sul Bosforo , quelli che vogano nel Mar di Marmara , quelli che riposano nei seni più solitarii della riva asiatica , tutti si voltano verso occidente , e stanno immobili collo sguardo nel sole , colla bocca aperta , col pane in aria , colla gioia negli occhi . Quando non si vede più che un punto di foco , già i mille pani toccano le mille bocche . Finalmente il punto di foco si spegne , il cannone tuona , e nello stesso momento trentaduemila denti staccano dai mille pani mille enormi bocconi ; ma che dico mille ! in tutte le case , in tutti i caffè , in tutte le taverne , accade nel medesimo punto la medesima cosa ; e per qualche minuto , la città turca non è più che un mostro di centomila bocche che tracanna e divora . * * * [ Costantinopoli antica ] Ma che cosa doveva essere quella città nei bei tempi della gloria ottomana ! Io non potevo levarmi dalla testa questo pensiero . Allora , dal Bosforo tutto bianco di vele , non s ' alzava un nuvolo di fumo nero a macchiar l ' azzurro del cielo e delle acque . Nel porto e nei seni del Mar di Marmara , fra le vecchie navi da guerra , dalle alte poppe scolpite , dalle mezzelune d ' argento , dagli stendardi di porpora , dai fanali d ' oro , galleggiavano carcasse fracassate e insanguinate di galere genovesi , veneziane e spagnuole . Sul Corno d ' oro non v ' erano ponti : da una sponda all ' altra guizzava perpetuamente una miriade di barchette pompose , in mezzo alle quali spiccavano di lontano le lancie bianchissime del serraglio , coperte di baldacchini scarlatti dalle frangie dorate , e condotte da rematori vestiti di seta . Scutari era ancora un villaggio ; di là da Galata non si vedevano che case sparpagliate per la campagna ; nessun grande palazzo alzava ancora la testa sopra la collina di Pera ; l ' aspetto della città era meno grandioso che non è ora ; ma era più schiettamente orientale . La legge che prescriveva i colori essendo ancora in vigore , dai colori delle case si riconosceva la religione degli abitanti : Stambul era tutta gialla e rossa , fuorchè gli edifizi pubblici e sacri ch ' erano bianchi come la neve ; i quartieri armeni erano cinerini chiari , i quartieri greci cinerini carichi , i quartieri ebrei pavonazzi . Era universale , come in Olanda , la passione dei fiori , e i giardini parevan grandi mazzi di giacinti , di tulipani e di rose . La vegetazione rigogliosa delle colline non essendo ancora atterrata dai nuovi sobborghi , Costantinopoli presentava l ' immagine d ' una città nascosta in una foresta . Dentro non c ' eran che viuzze ; ma le abbelliva una folla meravigliosamente pittoresca . Non si vedevano che turbanti enormi , che davano alla popolazione mascolina un ' apparenza colossale e magnifica . Tutte le donne , fuor che la madre del sultano , essendo rigorosamente velate , e in modo da non lasciar vedere che gli occhi , formavano una popolazione a parte , anonima ed enimmatica , che spandeva per tutta la città un ' aura di mistero gentile . Una legge severa determinando il vestiario di tutti , si distinguevano dalle forme dei turbanti e dai colori dei caffettani i ceti , i gradi , gli uffici , le età , come se Costantinopoli fosse un ' immensa corte . Il cavallo essendo ancora quasi " il solo cocchio dell ' uomo " , giravano per le vie migliaia di cavalieri , e le lunghe file dei cammelli e dei dromedarii dell ' esercito che attraversavano la città in tutte le direzioni le davano l ' aspetto selvaggio e grandioso d ' un ' antica metropoli asiatica . Le arabà dorate , tratte dai buoi , s ' incrociavano colle carrozze rivestite di panno verde degli ulemi , con quelle rivestite di panno rosso dei Kadì - aschieri , colle talike leggerissime dalle tendine di raso , colle bussole ornate di pitture fantastiche . Schiavi di tutti i paesi , dalla Polonia all ' Etiopia , passavano a frotte , facendo risuonare le loro catene ribadite sui campi di battaglia . Sui crocicchi , nelle piazze , nei cortili delle moschee , si vedevano gruppi di soldati vestiti di cenci gloriosi , che mostravano le braccia monche e le cicatrici ancor fresche delle ferite toccate a Vienna , a Belgrado , a Rodi , a Damasco . Centinaia di rapsodi dalla voce tonante e dal gesto ispirato raccontavano , in mezzo a crocchi di musulmani superbi , le gesta degli eserciti che combattevano a tre mesi di marcia da Stambul . I pascià , i bey , gli agà , i musselim , un ' infinità di dignitari e di gran signori , vestiti con uno sfarzo teatrale , accompagnati da frotte di servi , fendevano la folla che si curvava al loro passaggio come una messe sotto il soffio del vento ; passavano , con un corteo da principi , ambasciatori di tutti gli Stati d ' Europa , venuti a chieder pace o alleanza ; sfilavano carovane cariche di doni di re affricani ed asiatici ; sciami di silidar e di spahì fastosi e insolenti , trascinavano per le vie i sciaboloni macchiati del sangue di venti popoli , e i bei paggi greci ed ungheresi del serraglio , vestiti come piccoli re , passeggiavano alteramente fra la moltitudine ossequiosa , che rispettava in loro i capricci snaturati del suo Signore . Qua e là , dinanzi alle porte , si vedeva un trofeo di bastoni nodosi : era un corpo di guardia di Giannizzeri , che allora esercitavano la polizia nell ' interno della città . S ' incontravano degli ebrei che portavano nel Bosforo il corpo dei giustiziati ; si trovava ogni mattina nel Balik - bazar qualche cadavere disteso in terra , con la testa sotto l ' ascella destra , la sentenza sul petto e una pietra sulla sentenza ; si vedevano per le vie nobili impiccati al primo gancio o alla prima trave che avevan trovata i carnefici frettolosi ; s ' inciampava di notte in qualche disgraziato buttato in mezzo alla strada da una stanza di tortura dove gli avevano spezzato i piedi e le mani con una mazza ; si vedevano sotto il sole di mezzogiorno dei mercanti colti in frode inchiodati per un orecchio all ' uscio della loro bottega . E non c ' essendo ancora la legge che restrinse poi la libertà sconfinata delle sepolture , si vedevano scavar fosse e sotterrar morti , ad ogni ora del giorno , nei giardini , nei vicoli , nelle piazze , dinanzi alle porte delle case . Si sentivano nei cortili gli urli dei montoni e degli agnelli scannati in olocausto ad Allà per le nascite e per le circoncisioni . A quando a quando passava di galoppo un drappello d ' eunuchi gridando e minacciando , le vie si facevano deserte , le porte si chiudevano , le finestre si coprivano , un intiero quartiere pareva morto : e allora passavano in una fila di carrozze luccicanti le belle del Gran Signore , che empievano l ' aria di profumi e di risa . Qualche volta un personaggio della corte , attraversando una strada affollata , impallidiva improvvisamente alla vista di sei popolani di meschina apparenza che entravano in una bottega : quei sei popolani erano il sultano , quattro ufficiali e un carnefice , che giravano di bottega in bottega per verificare i pesi e le misure . In tutto quanto il corpo enorme di Costantinopoli ribolliva una vita pletorica e febbrile . Il tesoro riboccava di gemme , gli arsenali , d ' armi , le caserme , di soldati , i caravanserai , di viaggiatori ; il mercato di schiavi era un formicaio di belle , di mercantesse e di gran signori ; i dotti s ' affollavano nei grandi archivii delle moschee ; i vizir dalla lunga lena preparavano alle generazioni future gli annali sterminati dell ' impero ; i poeti , pensionati dal serraglio , si raccoglievano nei bagni a cantare le guerre e gli amori imperiali ; turbe d ' operai bulgari ed armeni lavoravano ad innalzar moschee con blocchi di granito d ' Egitto e di marmo di Paros , mentre per mare arrivavano le colonne dei tempii dell ' Arcipelago e per terra le spoglie delle chiese di Pest e di Ofen ; nel porto si allestivano le flotte di trecento vele che dovevano portare il terrore su tutte le rive del Mediterraneo ; fra Stambul e Adrianopoli si spandevano cavalcate di settemila falconieri e di settemila guardacaccia , e negl ' intervalli delle rivolte soldatesche , delle guerre lontane , degli incendi che riducevano in cenere ventimila case in una notte , si celebravano feste di trenta giorni dinanzi ai plenipotenziarii di tutti gli stati dell ' Affrica , dell ' Asia e dell ' Europa . Allora l ' entusiasmo musulmano diventava follia . Al cospetto del Sultano e della corte , in mezzo a quelle smisurate palme di nozze , cariche d ' uccelli , di frutti e di specchi , per dar passo alle quali si atterravano le case e le mura ; in mezzo a file di leoni e di sirene di zucchero , portati da cavalli ingualdrappati di damasco argentato ; in mezzo a monti di doni reali recati da tutte le parti dell ' Impero e da tutte le corti del mondo , si alternavano le finte battaglie dei giannizzeri , i balli furiosi dei dervis , le mischie sanguinose dei prigionieri cristiani , i banchetti popolari di diecimila piatti di cuscussù ; nell ' Ippodromo danzavano gli elefanti e le giraffe ; si sguinzagliavano tra la folla gli orsi e le volpi coi razzi alla coda ; alle pantomime allegoriche succedevano le danze lascive , le mascherate grottesche , le processioni fantastiche , le corse , i carri simbolici , i giochi , le commedie , le ridde ; la festa degenerava a poco a poco , col calar della notte , in un tumulto forsennato , e cinquecento moschee scintillanti di lumi formavano sopra la città un ' immensa aureola di foco che annunziava ai pastori delle montagne dell ' Asia e ai naviganti della Propontide , le orgie della nuova Babilonia . Così era Stambul , la sultana formidabile , voluttuosa e sfrenata ; appetto alla quale la città d ' oggi non è più che una vecchia regina malata d ' ipocondria . * * * [ Gli Armeni ] Occupato quasi sempre dei turchi , non ebbi il tempo , come ognuno può capire , di studiare molto le tre nazioni , armena , greca ed ebrea , che formano la popolazione dei rajà ; studio , d ' altra parte , assai lungo , poichè se ognuno di quei popoli ha conservato dal più al meno la natura propria , la vita esteriore di tutti e tre ha preso come una velatura di colore musulmano , la quale va ora perdendosi alla sua volta sotto la tinta della civiltà europea : onde presentano tutti e tre la difficoltà d ' osservazione che presenterebbe un quadro mobile e cangiante . Gli armeni , in special modo , " cristiani di spirito e di fede , e musulmani asiatici di nascita e di carne " , non sono soltanto difficili a studiare intimamente , ma anche a distinguere a occhio dai turchi , poichè quella parte di loro che non ha ancora preso il vestiario europeo , è vestita alla turca , salvo piccolissime differenze ; e non usa quasi più affatto l ' antico berrettone di feltro , che era , con certi colori speciali , il segno distintivo della nazione . E non differiscono molto dai turchi anche nell ' aspetto . Sono per lo più alti di statura , robusti , corpulenti , di carnagione chiara , d ' andatura e di modi gravi , e mostrano nel viso le due qualità proprie della loro natura : lo spirito aperto , alacre , industrioso , pertinace , per cui sono meravigliosamente atti al commercio , e quella placidità , che altri vuol chiamare pieghevolezza servile , con cui riuscirono a farsi un covo per tutto , dall ' Ungheria alla China , e a rendersi accetti particolarmente ai turchi , dei quali si cattivarono la fiducia , sudditi docili e amici ossequenti . Non hanno nè fuori nè dentro nulla di bellicoso e d ' eroico . Tali , forse , non erano anticamente nella regione asiatica da cui vennero , e si dice infatti che siano tuttora assai diversi i loro fratelli che l ' abitano ; ma quei che furon trapiantati di qua dal Bosforo , sono veramente un popolo mansueto e prudente , modesto nella vita , non inteso ad altro che ai suoi traffici , e più sinceramente religioso , si dice , d ' ogni altro popolo di Costantinopoli . I turchi li chiamano i cammelli dell ' impero e i franchi dicono che ogni armeno nasce calcolatore ; questi due motti sono in gran parte giustificati dal fatto , poichè in grazia appunto della loro forza fisica e della loro intelligenza agile ed acuta , oltre a un buon numero d ' architetti , d ' ingegneri , di medici , d ' artefici ingegnosi e pazienti , essi forniscono a Costantinopoli la maggior parte dei facchini e dei banchieri : facchini che portan pesi e banchieri che ammassano tesori favolosi . A primo aspetto , però , nessuno s ' accorgerebbe che v ' è un popolo armeno a Costantinopoli , tanto la pianta ha preso , come suol dirsi , il colore del concio . Le donne stesse , per cagione delle quali la casa armena è chiusa allo straniero quasi altrettanto severamente che la musulmana , vestono alla turca , e non c ' è che un occhio molto esperto che le possa riconoscere in mezzo alle loro concittadine maomettane . Sono anch ' esse per lo più bianche e grassotte , ed hanno la linea aquilina del profilo orientale , grandi occhi e lunghe ciglia ; molte d ' alta statura e di forme matronali , che coronate d ' un turbante , parrebbero bellissimi sceicchi ; e quasi tutte d ' aspetto signorile e modesto ad un tempo , in cui se qualche cosa manca , è la luce dell ' anima che brilla sul volto della donna greca . * * * [ I Greci ] Quanto è difficile riconoscere a occhio l ' armeno , altrettanto è facile riconoscere il greco , anche non badando al vestire ; tanto egli è diverso di natura e d ' aspetto dagli altri sudditi dell ' Impero , e principalmente dal turco . Per rendersi ragione di questa diversità , o piuttosto di questo contrasto , basta osservare un turco ed un greco , che si trovino seduti l ' uno accanto all ' altro in un caffè o in un piroscafo . Hanno un bell ' essere press ' a poco della stessa età e dello stesso ceto , e vestiti tutt ' e due all ' europea , ed anche somiglianti di viso ; non è possibile sbagliare . Il turco è immobile , e tutti i suoi lineamenti riposano in una specie di quiete senza pensiero , che somiglia a quella d ' un animale satollo ; o se il suo viso rivela un pensiero , pare che debba essere un pensiero immobile come il suo corpo . Non guarda nessuno , non dà segno d ' accorgersi d ' esser guardato ; il suo atteggiamento mostra una profonda noncuranza di tutti coloro e di tutto quello che ha intorno ; il suo viso esprime qualcosa della tristezza rassegnata d ' uno schiavo e dell ' orgoglio freddo d ' un despota ; un che di duro , di chiuso , di cocciuto , da far disperare alla prima chi si proponesse di persuaderlo di qualche cosa o di rimoverlo di una risoluzione . Ha , insomma , l ' aspetto d ' uno di quegli uomini tutti d ' un pezzo , coi quali pare che non si possa vivere altrimenti che obbedendoli o comandandoli ; e che per quanto tempo ci si viva insieme , non si debba mai poterci prendere una famigliarità intera . Il greco invece è mobilissimo , e rivela con mille sfuggevoli guizzi dello sguardo e delle labbra tutto quello che gli passa nell ' anima ; scuote la testa con movimenti di cavallo indomito ; il suo volto esprime un ' alterezza giovanile , e qualche volta quasi fanciullesca ; se si vede guardato , s ' atteggia ; se non è guardato , si mette in mostra ; par sempre che desideri o che fantastichi qualche cosa ; spira da tutta la persona l ' accorgimento e l ' ambizione ; e inspira simpatia , anche se ha la faccia d ' un cattivo soggetto , e gli si darebbe la mano anche quando non si vorrebbe affidargli la borsa . Basta veder vicini questi due uomini , per capire che l ' uno deve parere all ' altro un barbaro , un orgoglioso , un prepotente , un brutale ; che questi deve giudicar quello un uomo leggiero , falso , maligno , turbolento ; e che debbono disprezzarsi e detestarsi reciprocamente con tutte le forze dell ' anima ; e non trovar la via di vivere d ' accordo . La stessa differenza si osserva tra le donne greche e le altre donne levantine . In mezzo alle turche e alle armene belle e floride , ma che toccan quasi più i sensi di quello che parlino all ' anima , si riconoscono alla prima , con un sentimento di grata meraviglia , i visi eleganti e puri delle greche , illuminati da due occhi pieni di pensiero , dei quali ogni sguardo fa venir sulle labbra il verso d ' un ode ; e i bei corpi maestosi insieme e leggeri , che ispirano il desiderio di stringerli fra le braccia , piuttosto per metterli sopra un piedestallo , che per portarli nell ' arem . Se ne vedono di quelle che portano ancora i capelli cadenti , all ' antica , in lunghe ciocche ondulate , e una grossa treccia ravvolta intorno alla testa in forma di diadema ; così belle , così nobili , così classiche , che si piglierebbero per statue di Prassitele e di Lisippo , o per giovanette immortali ritrovate dopo venti secoli in qualche valle ignorata della Laconia o in qualche isoletta dimenticata dell ' Egeo . Sono però rarissime queste bellezze sovrane anche tra le greche , e oramai non se ne trova più esempio che fra la vecchia aristocrazia dell ' impero , nel quartiere silenzioso e triste del Fanar , dove s ' è rifugiata l ' anima dell ' antica Bisanzio . Là si vede ancora qualche volta una di quelle donne superbe affacciata a un balcone a balaustri , o all ' inferriata d ' una finestra altissima , cogli occhi fissi nella strada solitaria , nell ' atteggiamento d ' una regina prigioniera ; e quando il servidorame dei discendenti dei Paleologhi e dei Comneni , non sta oziando dinanzi alle porte , si può , contemplandola di nascosto , credere per un momento di veder per lo squarcio d ' una nuvola il viso d ' una dea dell ' Olimpo . * * * [ Gli Ebrei ] Riguardo alle ebree , posso affermare , dopo esser stato nel Marocco , che quelle di Costantinopoli non hanno che fare con quelle della costa settentrionale dell ' Affrica , nelle quali i dotti osservatori credono di vedere ancora in tutta la sua purezza il primo tipo orientale della bellezza ebraica . Colla speranza di trovare questa bellezza , mi armai di coraggio , e feci molti giri per il vasto ghetto di Balata , che s ' allunga , come un serpente immondo , sulla riva del Corno d ' oro . Mi spinsi fin nei vicoli più miserabili , in mezzo a casupole " grommate di muffa " come le ripe della bolgia dantesca , per crocicchi dove non ripasserei più che sui trampoli e colle narici turate ; guardando per le finestre tappezzate di cenci nauseabondi , nelle stanze nere e viscose ; soffermandomi dinanzi alle porte dei cortili umidi da cui usciva un tanfo da mozzare il fiato , facendomi largo in mezzo a gruppi di ragazzi scrofolosi e tignosi , toccando col gomito dei vecchi orrendi , che parevano morti di peste risuscitati ; scansando a ogni passo cani coperti di piaghe e laghi di mota nera e panni schifosi appesi a corde bisunte , e mucchi di putridumi da far cadere in deliquio ; ma il mio coraggio non fu ricompensato . Fra le molte donne che incontrai imbacuccate nel loro calpak nazionale , che sembra un turbante allungato e copre i capelli e le orecchie , vidi bensì qualche viso in cui riconobbi quella regolarità delicata di lineamenti e quell ' aria soave di rassegnazione , che si considera come il tratto distintivo delle ebree di Costantinopoli ; vidi qualche vago profilo di Rebecca e di Rachele , dagli occhi a mandorla , pieni di dolcezza e di grazia ; e qualche figura elegante , ritta in un atteggiamento raffaellesco sulla soglia d ' una porta , con una mano sottile appoggiata sul capo ricciuto d ' un bimbo . Ma nella maggior parte non vidi che i segni della degradazione della razza . Che differenza tra quelle figure stentite , e gli occhi di fuoco , i colori pomposi e le forme opulente che ammirai un anno dopo nei mellà di Tangeri e di Fez ! Ed è lo stesso degli uomini , spersoniti , giallognoli , molli , di cui tutta la vitalità pare che si sia raccolta negli occhi scintillanti d ' astuzia e di cupidigia , che essi girano continuamente intorno a sè stessi , come se da tutte le parti sentissero saltellare delle monete . Ed ora m ' aspetto che i miei buoni critici israeliti , che già mi diedero sulle dita a proposito dei loro correligionarii del Marocco , ricantino la stessa canzone , scrivendo a colpa dei turchi oppressori la decadenza e l ' avvilimento degli ebrei di Costantinopoli . Ma badino che nelle medesime condizioni politiche e civili degli ebrei si trovarono tutti gli altri sudditi non musulmani della Porta ; e che se anche questo non fosse , sarebbe assai difficile il provare che la vergognosa immondizia , la precocità dei matrimonii e l ' astensione da tutti i mestieri faticosi , considerate come cause efficacissime di quella decadenza , siano una conseguenza logica della mancanza di libertà e d ' indipendenza . E se mi vorranno dire invece , che non l ' oppressione politica dei turchi , ma le piccole persecuzioni e il disprezzo di tutti , sono stati la cagione di quell ' avvilimento , domandino prima a sè stessi se per caso non fosse vero il contrario ; se la prima cagione non sia piuttosto da ricercarsi nei loro costumi e nella loro vita ; e se invece di nasconder la piaga , non sarebbe utile che essi medesimi la toccassero col ferro rovente . * * * [ Il bagno ] Dopo aver fatto un giro per Balata , non è delle peggio , come si dice a Firenze , l ' andare a fare un bagno turco . Le case dei bagni si riconoscono di fuori : sono edifizi senza finestre , della forma di piccole moschee , sormontati da una cupola e da alti camini conici , che fumano perpetuamente . Ma prima d ' entrare , bisogna pensarci due volte , e domandarsi quid valeant humeri , perché non tutti possono resistere all ' aspro governo che si fa d ' un uomo fra quelle mura salutari . Io confesso che dopo quello che ne avevo inteso dire , c ' entrai con un po ' di trepidazione ; e i lettori vedranno che ero da compatire . Ripensandoci , mi sento uscire dalle tempie due goccioline di sudore che aspettano ch ' io sia nel vivo della descrizione per filarmi giù per le guancie . Ecco dunque quello che fu fatto della mia povera persona . Entro timidamente e mi trovo in una gran sala che mi lascia un momento incerto , se sia un teatro o un ospedale . Nel mezzo zampilla una fontana , coronata di fiori ; e lungo le pareti gira una galleria di legno , dove dormono profondamente o fumano sonnecchiando alcuni turchi sdraiati su materasse e ravvolti dalla testa ai piedi in pannolini bianchissimi . Mentre guardo intorno in cerca del bagnaiuolo , due tarchiati mulatti seminudi , sbucati non so di dove , mi si rizzano dinanzi come due spettri , e mi domandano tutti e due insieme con voce cavernosa : Hammamun ? ( bagno ? ) - Evvet ( sì ) rispondo con un filo di voce . Mi accennano di seguirli e mi rimorchiano su per una scaletta di legno in una stanza piena di stuoie e di cuscini , dove mi fanno capire che mi debbo spogliare . Mi stringono una stoffa azzurra e bianca intorno alle reni , mi raspano la testa con un pezzo di mussolina , mi fanno infilare due zoccoli colossali , mi pigliano sotto le braccia come un ubbriaco e mi conducono , o piuttosto mi traducono in un ' altra sala calda e semi - oscura , dove mi distendono sopra un tappeto e stanno ad aspettare colle mani sui fianchi che mi si ammorbidisca la pelle . Tutti questi apparecchi , che somigliano molto a quelli d ' un supplizio , mi mettono addosso una inquietudine , la quale si cangia in un sentimento anche meno onorevole , quando i due aguzzini mi toccano la fronte , si scambiano uno sguardo che significa : - può resistere - e par che vogliano dire : - alla ruota - e ripigliandomi per le braccia mi accompagnano in una terza sala . Qui provo una sensazione stranissima . Mi par d ' essere in un tempio sottomarino . Vedo vagamente , a traverso un velo bianco di vapori , delle alte pareti marmoree , delle colonne , degli archi , la vôlta d ' una cupola finestrata , da cui scendono dei raggi di luce rossa , azzurra e verde , dei fantasmi bianchi che vanno e vengono rasente le pareti , e nel mezzo della sala , uomini seminudi distesi sul pavimento come cadaveri , sui quali altri uomini seminudi stanno chinati nell ' atteggiamento di medici che facciano un ' autopsia . La temperatura della sala è tale che , appena entrato , mi sento tutto in sudore , e mi pare che non potrò più uscir di là che sotto la forme d ' un fiumicello , come l ' amante d ' Aretusa . I due mulatti trasportano il mio corpo in mezzo alla sala e lo adagiano sopra una specie di tavola anatomica , che è una grande lastra di marmo bianco , rilevata dal pavimento , sotto la quale ardono le stufe . La lastra scotta ed io vedo le stelle ; ma oramai ci sono e bisogna striderci . I due mulatti cominciano la vivisezione , canterellando una canzonetta funebre . Mi pizzicano le braccia e le gambe , mi premono i muscoli , mi fanno scricchiolare le articolazioni , mi fregano , mi strizzano , mi stropicciano ; mi fanno voltar bocconi , e ricominciano ; mi rimettono supino , e tornan da capo ; mi stirano e mi schiacciano come un fantoccio di pasta , a cui vogliano dare una forma che hanno in mente , e non ci riescano , e ci s ' arrabbino ; poi pigliano un po ' di respiro ; poi di nuovo pizzicotti e strizzatine e schiacciature da farmi temere che sia quello il mio ultimo quarto d ' ora . Finalmente , quando tutto il mio corpo schizza acqua come una spugna spremuta , quando mi vedono circolare il sangue sotto la pelle , quando s ' accorgono che proprio non ci posso più reggere , tiran su i miei resti da quel letto di tortura , e li portano in un angolo , dinanzi a una piccola nicchia , dove sono due cannelle di rame , che gettano acqua calda e acqua fresca in una vaschetta di marmo . Ma , ahimè ! qui comincia un altro martirio . E veramente la cosa piglia un certo andare , che , senza celia , io mi domando se non è il caso di appoggiare un cappiotto a destra e uno scopaccione a sinistra , e di battermela come mi trovo . Uno dei due tormentatori si mette un guanto di pelo di cammello e comincia a fregarmi la schiena , il petto , le braccia e le gambe , colla grazia con cui striglierebbe un cavallo , e la strigliatura si prolunga per la bellezza di cinque minuti . Finita la strigliatura , mi rovesciano addosso un torrente d ' acqua tepida , e ripigliano fiato . E lo ripiglio anch ' io , ringraziando il cielo che sia finita . Ma non è finita ! Il mulatto feroce si leva il guanto e ricomincia l ' operazione colla mano nuda , ed io m ' indispettisco e gli fo cenno di smettere , e lui , mostrandomi la mano , mi prova , con mia grande meraviglia , che deve fregare ancora . Finito di fregare , un altro rovescio d ' acqua , e poi un ' altra operazione . Prendono tutti e due uno strofinaccio di stoppa imbevuto di sapone di Candia , e m ' insaponano dalla testa ai piedi . Finita l ' insaponata , un altro diluvio d ' acqua profumata , e poi da capo lo strofinamento colla stoppa . Ma questa volta , come dio vuole , la stoppa è asciutta e strofinano per asciugare . Asciugato che sono , mi rifasciano la testa , mi rimettono il grembiale , mi ravvolgono in un lenzuolo , mi riconducono nella seconda sala , e dopo una sosta di qualche minuto , mi fanno rientrar nella prima . Qui trovo una materassa tepida sulla quale mi distendo mollemente e i due esecutori di giustizia mi danno gli ultimi pizzicotti per rendere uguale in tutte le membra la circolazione del sangue . Ciò fatto , mi mettono un cuscino ricamato sotto la testa , una coperta bianca addosso , una pipa in bocca , una limonata accanto , e mi lascian lì fresco , leggiero , odoroso , colla mente serena , col cuore contento , con un senso così puro e così giovanile della vita , che mi par d ' esser nato allora , come Venere , dalla spuma del mare , e di sentirmi frullare sopra la testa le ali degli amorini . * * * [ La Torre del Seraschiere ] Sentendosi così puri e disposti a riveder le stelle non c ' è di meglio che arrampicarsi sopra la testa di quel titano di pietra che si chiama la torre del Seraschiere . Io credo che Satana , se volesse tentare un ' altra volta qualcuno coll ' offerta del regno della terra , sarebbe sicuro del fatto suo , trasportando la sua vittima su quella cima . La torre , fabbricata sotto il regno di Mahmud II , è piantata sulla collina più alta di Stambul , nel mezzo del cortile vastissimo del ministero della guerra , nel punto che i turchi chiamano l ' ombelico della città . È costrutta in gran parte con marmo bianco di Marmara , sul piano d ' un poligono regolare di sedici lati , e si slancia in alto , ardita e svelta come una colonna , sorpassando d ' un buon tratto i minareti giganteschi della vicina moschea di Solimano . Si va su per una scala a chiocciola , rischiarata da poche finestre quadrate , per le quali s ' intravvede , passando , ora Galata , ora Stambul , ora i sobborghi del Corno d ' oro ; e non s ' è ancora a mezza altezza , che già , lanciando uno sguardo fuori , pare di essere nella regione delle nuvole . Qualche volta salendo , si sente un leggero rumore sul proprio capo , e quasi nello stesso punto si vede passare e sparire una larva , che sembra una cosa che precipita piuttosto che un uomo che discende ; ed è uno dei guardiani che stanno giorno e notte alla vedetta sulla sommità della torre , il quale ha visto probabilmente in qualche punto lontano dell ' orizzonte un nuvolo di fumo sospetto , e ne porta avviso al Seraschierato . La scala ha circa duecento scalini , e conduce a una specie di terrazza rotonda , coperta di sopra e vetrata tutt ' intorno , nella quale gira perpetuamente un guardiano , che serve il caffè ai visitatori . Al primo entrare in quella gabbia trasparente , che par sospesa tra il cielo e la terra , al vedere tutt ' intorno quell ' immenso vuoto azzurro , al sentire il vento che strepita e fa sonare i vetri e scricchiolare gli assiti , s ' è quasi presi dalle vertigini e tentati di rinunziare al panorama . Ma alla vista della scaletta appoggiata al finestrino del tetto , il coraggio ritorna , si sale col cuore palpitante , e si getta un grido di meraviglia . È un momento sublime . Si rimane come sfolgorati . Tutta Costantinopoli è là e s ' abbraccia tutta con un giro dello sguardo ; tutte le colline e tutte le valli di Stambul , dal castello delle Sette Torri ai cimiteri d ' Eyub ; tutta Galata e tutta Pera , come se lo sguardo vi cadesse a fil di piombo ; tutta Scutari , come se fosse lì sotto ; tre file di città , di boschi , di flotte , che fuggono a perdita d ' occhi lungo tre rive incantevoli , e altre striscie interminabili di villaggi e di giardini che si perdono serpeggiando nell ' interno delle terre ; tutto il Corno d ' oro , immobile , cristallino e picchiettato d ' innumerevoli caicchi , che sembrano moscerini natanti ; tutto il Bosforo , che par chiuso qua e là dalle colline più avanzate delle due rive , e presenta l ' immagine d ' una successione di laghi , e ogni lago par circondato da una città , e ogni città è inghirladata di giardini ; di là dal Bosforo , il mar Nero azzurrino che si confonde col cielo ; dalla parte opposta , il mar di Marmara , il golfo di Nicomedia , le isole dei Principi , la riva europea e la riva asiatica biancheggianti di villaggi ; di là dal mar di Marmara , lo stretto dei Dardanelli , che luccica come un sottile nastro d ' argento ; oltre i Dardanelli un vago bagliore bianco , ch ' è il mare Egeo e una curva oscura che è la riva della Troade ; di là da Scutari , la Bitinia e l ' Olimpo ; di là da Stambul , le solitudini ondulate e giallognole della Tracia ; due golfi , due stretti , due continenti , tre mari , venti città , una miriade di cupole inargentate e di guglie d ' oro , una gloria di colori e di luce , da far dubitare se quella sia una veduta del nostro pianeta o di un altro astro più favorito da Dio . * * * [ Costantinopoli ] E sulla torre del Seraschiere , come su quella di Galata , come sul vecchio ponte , come a Scutari , io mi domandai cento volte : - Ma in che maniera hai potuto innamorarti dell ' Olanda ? - E non solo quel paese , ma Parigi , ma Madrid , ma Siviglia , mi parevano città oscure e malinconiche , in cui non avrei più potuto vivere un mese . Poi ripensavo alle mie povere descrizioni e mi dicevo con rammarico : - Ah ! disgraziato ! Quante volte hai sciupato le parole bello , splendido , immenso ! Ed ora che cosa dirai di questo spettacolo ? - Ma già mi pareva che da Costantinopoli non avrei cavato una pagina . E il mio amico Rossasco mi diceva : - Ma perché non ti ci provi ? - Ed io gli rispondevo : - Ma se non ho nulla da dire ! - E alle volte , chi lo crederebbe ? quello spettacolo , per qualche minuto secondo , a certe ore , a una certa luce , mi pareva meschino , ed esclamavo quasi con sgomento : - O dov ' è la mia Costantinopoli ? - Altre volte mi pigliava un sentimento di tristezza pensando che mentre io ero là dinanzi a quella immensità e a quella bellezza , mia madre era in una piccola stanza , da cui non si vedeva che un cortile uggioso e una piccola striscia di cielo ; e mi pareva una colpa mia , e avrei dato un occhio per aver la mia buona vecchia a bracetto e condurla a Santa Sofia . La giornata però correva quasi sempre allegra e leggera come un ' ora d ' ebbrezza . E le rare volte che faceva capolino l ' umor nero , il mio amico ed io avevamo un mezzo sicuro di liberarcene . Scendevamo a Galata in due caicchi a due remi , i più variopinti e i più dorati dello scalo , e gridavamo : - Eyub ! - ed eravamo già in mezzo al Corno d ' oro . I nostri rematori si chiamavano Mahmut , Baiazet , Ibraim , Murat , avevano vent ' anni per uno e due braccia di ferro , e vogavano a gara incitandosi con grida e ridendo come bambini ; il cielo era sereno e il mare trasparente ; noi rovesciavamo il capo indietro per bere a sorsate più lunghe l ' aria piena di profumi , e lasciavamo spenzolare una mano nell ' acqua ; i due caicchi volavano , di qua e di là ci fuggivano allo sguardo i chioschi , i palazzi , i giardini , le moschee ; ci pareva d ' esser portati dal vento a traverso un mondo fatato , sentivamo un piacere inesprimibile d ' esser giovani e d ' essere a Stambul , Yunk cantava , io recitavo delle ballate orientali di Vittor Hugo , e vedevo ora a destra , ora a sinistra , ora vicino , ora lontano , balenare per aria un viso amoroso , coronato di capelli bianchi e illuminato da un sorriso dolcissimo , che diceva : - Sii felice , figliuolo ! Io ti benedico e ti seguo . SANTA SOFIA Ed ora , se anche un povero scrittore di viaggi può invocare una musa , io la invoco a mani giunte perché la mia mente si smarrisce " in faccia al nobile subbietto " e le grandi linee della basilica bizantina mi tremano dinanzi come un ' immagine riflessa da un ' acqua agitata . La musa m ' ispiri , Santa Sofia m ' illumini e l ' imperatore Giustiniano mi perdoni . Una bella mattina d ' ottobre , accompagnati da un cavas turco del Consolato d ' Italia e da un dracomanno greco , andammo finalmente a visitare il " paradiso terrestre , il secondo firmamento , il carro dei cherubini , il trono della gloria di Dio , la meraviglia della terra , il maggior tempio del mondo dopo San Pietro " . La quale ultima sentenza , - lo sappiano i miei amici di Burgos , di Colonia , di Milano , di Firenze , - non è mia , e non oserei farla mia ; ma l ' ho citata , colle altre , perché è una delle molte espressioni consacrate dall ' entusiasmo dei Greci , che il nostro dracomanno ci andava ripetendo per via . E avevamo scelto pensatamente , insieme a un vecchio cavas turco , un vecchio dracomanno greco , colla speranza , che non fu delusa , di sentire nelle loro spiegazioni e nelle loro leggende cozzare le due religioni , le due storie , i due popoli ; e che l ' uno ci avrebbe esaltato la chiesa l ' altro magnificato la moschea , in modo da farci vedere Santa Sofia come dev ' esser veduta : con un occhio di cristiano e un occhio di turco . La mia aspettazione era grande e la curiosità vivissima ; eppure , strada facendo , pensavo come penso ancora , che non c ' è monumento famoso , e sia pure degno della sua fama , dal quale venga all ' anima una commozione così vivamente e schiettamente piacevole com ' è quella che si prova nell ' andarlo a vedere . Se dovessi rivivere un ' ora di tutti i giorni in cui vidi qualche grande cosa , sceglierei quella che passò fra il momento in cui dissi : - Andiamo - ; e il momento in cui intesi dire : - Siamo giunti . Le più belle ore dei viaggi son quelle . Andando , par di sentirsi ingrandir l ' anima come per contenere il sentimento di ammirazione che vi sorgerà tra poco ; si rammentano i desiderii della prima giovinezza , che parevan sogni ; si rivede un vecchio professore di geografia che , dopo aver segnato Costantinopoli sulla carta d ' Europa , traccia per aria , con una presa di tabacco tra le dita , le linee della grande basilica ; si vede quella stanza , quel caminetto , dinanzi al quale , nel prossimo inverno , si descriverà il monumento in mezzo a un cerchio di visi meravigliati ed immobili ; si sente sonar quel nome di Santa Sofia nella testa , nel cuore , nelle orecchie , come il nome d ' un essere vivo che ci aspetti e ci chiami per rivelarci qualche grande segreto ; si vedono apparire sul nostro capo archi e pilastri prodigiosi d ' edifizii che si perdono nel cielo ; e quando si è a pochi passi dalla meta , si prova ancora un piacere inesprimibile a soffermarsi per guardare un ciottolo , per veder fuggire una lucertola , per raccontare una barzelletta , per perdere un po ' di tempo , per ritardare di qualche minuto quel momento che s ' è desiderato per vent ' anni e che si ricorderà per tutta la vita . Per modo che rimane assai poca cosa di questi celebrati piaceri dell ' ammirazione , se si toglie il sentimento che li precede e quello che li segue . È quasi sempre un ' illusione , seguita da un leggiero disinganno , dal quale noi , ostinati , facciamo pullulare altre illusioni . La moschea di Santa Sofia è posta in faccia all ' entrata principale dell ' antico Serraglio . Arrivando , però , nella piazza che si stende dinanzi al Serraglio , la prima cosa che attira gli occhi , non è la moschea , ma la fontana famosa del Sultano Ahmed III . È uno dei più originali e più ricchi monumenti dell ' arte turca . Ma più che un monumento , è un vezzo di marmo , che un galante sultano mise in fronte alla sua Stambul in un momento d ' amore . Io credo che non lo possa descriver bene che una donna . La mia penna non è abbastanza fina per ritrarne l ' immagine . A prima vista , non si direbbe una fontana . Ha la forma d ' un tempietto quadrato , ed è coperto da un tetto alla chinese , che spinge le sue falde ondulate molto al di fuori dei muri , e gli dà una vaga apparenza di pagoda . Ai quattro angoli vi sono quattro torricciuole rotonde , munite di finestrine ingraticolate , o piuttosto quattro chioschetti di forma gentilissima , ai quali corrispondono , sopra il tetto , altrettante cupolette svelte , sormontate ciascuna da una guglia graziosa ; le quali fanno corona a una cupoletta più grande , posta nel mezzo . In ciascuno dei quattro muri ci sono due nicchie eleganti ; fra le nicchie un arco a sesto acuto ; sotto l ' arco , una cannella che versa l ' acqua in una piccola vasca . Intorno all ' edifizio gira una iscrizione che dice : - Questa fontana ti parla della sua età nei seguenti versi del sultano Ahmed : volgi la chiave di questa sorgente pura e tranquilla e invoca il nome di Dio ; bevi di quest ' acqua inesauribile e limpida e prega per il Sultano . - Il piccolo edifizio è tutto di marmo bianco , che appena apparisce sotto gl ' infiniti ornamenti che coprono i muri ; sono archetti , nicchiette , colonnine , rosoni , poligoni , nastri , ricami di marmo , dorature su fondo azzurro , frangie intorno alle cupole , intarsiature sotto il tetto , musaici di cento colori , arabeschi di mille forme , che par che s ' intrichino a fissarvi lo sguardo , ed irritano quasi il senso dell ' ammirazione . Non c ' è lo spazio d ' una mano che non sia scolpito , miniato , tormentato . È un prodigio di grazia , di ricchezza e di pazienza , da tenersi sotto una campana di cristallo ; una cosa che pare non sia fatta soltanto per gli occhi , ma che debba avere un sapore , e se ne vorrebbe succhiare una scheggia ; uno scrigno , che si vorrebbe aprire , per vedere che cosa c ' è dentro : se una dea bambina o una perla enorme o un anello fatato . Il tempo n ' ha in parte sbiadito le dorature , confusi i colori e anneriti i marmi . Che cosa doveva essere questo gioiello colossale quando fu scoperto la prima volta , tutto nuovo e sfolgorante , agli occhi del Salomone del Bosforo , cento e sessant ' anni or sono ? Ma così vecchio e nero come si ritrova , tiene ancora il primato su tutte le piccole meraviglie di Costantinopoli ; ed oltre a ciò , è un monumento così schiettamente turco , che visto una volta , si fissa per sempre nella memoria in mezzo a quel certo numero d ' immagini , che balenano poi tutte insieme alla mente ogni volta che ci suoni all ' orecchio il nome di Stambul , e formano come il fondo del quadro orientale , su cui si moverà perpetuamente il nostro pensiero . Dalla fontana si vede la moschea di Santa Sofia , che chiude un lato della piazza . L ' aspetto esterno non ha nulla di notevole . La sola cosa che arresti lo sguardo sono i quattro altissimi minareti bianchi , che sorgono ai quattro angoli dell ' edifizio su piedestalli grandi come case . La cupola famosa sembra piccina . Non pare che possa essere quella medesima cupola che si vede rotondeggiare nell ' azzurro , come la testa d ' un titano , da Pera , dal Bosforo , dal mar di Marmara e dalle colline dell ' Asia . È una cupola schiacciata , fiancheggiata da due mezze cupole , rivestita di piombo , coronata di finestre , che s ' appoggia su quattro muri dipinti a larghe striscie bianche e rosate , sostenuti alla loro volta da enormi contrafforti , intorno ai quali sorgono confusamente molti piccoli edifizii d ' aspetto meschino , - bagni , scuole , mausolei , ospizi , cucine pei poveri . - che nascondono l ' antica forma architettonica della basilica . Non si vede che una mole pesante , irregolare , di color scialbo , nuda come una fortezza , e non tanto grande all ' apparenza , da far supporre a chi non lo sappia che vi sia dentro il vano immenso della navata di Santa Sofia . Della basilica antica non apparisce propriamente che la cupola , la quale pure ha perduto lo splendore argentino che si vedeva , a detta dei Greci , dalla sommità dell ' Olimpo . Tutto il rimanente è musulmano . Un minareto fu innalzato da Maometto il Conquistatore , un altro da Selim II , gli altri due dal terzo Amurat . Dello stesso Amurat sono i contrafforti innalzati sulla fine del sedicesimo secolo per sostenere i muri stati scossi da un terremoto , e la smisurata mezzaluna di bronzo , piantata sulla sommità della cupola , di cui la sola doratura costò cinquantamila ducati . L ' antico atrio è sparito ; il battisterio convertito in mausoleo di Mustafà e d ' Ibraim I quasi tutti gli altri piccoli edifizii annessi alla chiesa greca , o distrutti , o nascosti da nuovi muri , o trasformati in maniera che non si riconoscono . Da tutte le parti la moschea stringe , opprime e maschera la chiesa , che non ha più libero che il capo , sul quale però vigilano , come quattro sentinelle gigantesche i quattro minareti imperiali . Dalla parte d ' Oriente v ' è una porta ornata di sei colonne di porfido e di marmo ; a mezzogiorno un ' altra porta per cui s ' entra in un cortile , circondato d ' edifìci bassi e disuguali , in mezzo al quale zampilla una fontana per le abluzioni , coperta da un tempietto arcato , sostenuto da otto colonnine . A guardarla di fuori , non si distinguerebbe Santa Sofia dalle altre grandi moschee di Stambul , se non perché è meno bianca e meno leggiera ; e molto meno passerebbe pel capo che sia quello " il maggior tempio del mondo dopo San Pietro " . Le nostre guide ci condussero , per una stradicciuola che fiancheggia il lato settentrionale dell ' edifizio , a una porta di bronzo che girò lentamente sui cardini , ed entrammo nel vestibolo . Questo vestibolo , che è una lunghissima ed altissima sala , rivestita di marmo e ancora luccicante qua e là degli antichi mosaici , dà accesso alla navata dal lato orientale per nove porte , e dal lato opposto metteva anticamente , per altre cinque porte , in un altro vestibolo , che per altre tredici porte comunicava coll ' atrio . Appena oltrepassata la soglia , mostrammo il nostro firmano d ' entrata a un sacrestano in turbante , infilammo le pantofole , e a un cenno delle guide , ci avvicinammo , trepidando , alla porta di mezzo del lato orientale , che ci aspettava spalancata . Messo appena il piede nella navata , rimanemmo tutti e due come inchiodati . Il primo effetto , veramente , è grande e nuovo . Si abbraccia con uno sguardo un vuoto enorme , un ' architettura ardita di mezze cupole che paion sospese nell ' aria , di pilastri smisurati , di archi giganteschi , di colonne colossali , di gallerie , di tribune , di portici , su cui scende da mille grandi finestre un torrente di luce ; un non so che di teatrale e di principesco , più che di sacro ; una ostentazione di grandezza e di forza , un ' aria d ' eleganza mondana , una confusione di classico , di barbaro , di capriccioso , di presuntuoso , di magnifico ; una grande armonia , in cui , alle note tonanti e formidabili dei pilastri e degli archi ciclopici , che rammentano le cattedrali nordiche , si mescono gentili e sommesse cantilene orientali , musiche clamorose dei conviti di Giustiniano e d ' Eraclio , echi di canti pagani , voci fioche d ' un popolo effeminato e stanco , e grida lontane di Vandali , d ' Avari e di Goti ; una grande maestà sfregiata , una nudità sinistra , una pace profonda ; un ' idea della basilica di San Pietro raccorciata e intonacata , e della basilica di San Marco ingigantita e deserta ; un misto non mai veduto di tempio , di chiesa e di moschea , d ' aspetti severi e d ' ornamenti puerili , di cose antiche e di cose nove , e di colori disparati , e d ' accessorii sconosciuti e bizzarri ; uno spettacolo , insomma , che desta un sentimento di stupore insieme e di rammarico , e fa stare per qualche tempo coll ' animo incerto , come cercando una parola che esprima ed affermi il proprio pensiero . L ' edifizio è fabbricato sopra un rettangolo quasi equilatero , nel mezzo del quale s ' innalza la cupola maggiore , sorretta da quattro grandi archi , i quali posano su quattro pilastri altissimi , che sono come l ' ossatura di tutta la basilica . Ai due archi che si presentano in faccia a chi entra , si appoggiano due grandi semicupole , le quali coprono tutta la navata , e ciascuna d ' esse s ' apre in altre due semicupole minori , che formano come quattro tempietti rotondi nel grande tempio . Fra i due tempietti della parte opposta all ' entrata , s ' apre l ' abside , pure coperta da una vôlta a quarto di sfera . Sono dunque sette mezze cupole che fanno corona alla cupola maggiore , due sotto questa , e cinque sotto quelle due , senza punto d ' appoggio apparente , in modo che presentano tutte insieme un aspetto di leggerezza meravigliosa , e sembrano davvero , come disse un poeta greco , appese per sette fili alla volta del cielo . Tutte queste cupole sono rischiarate da grandi finestre arcate e simmetriche . Fra i quattro pilastri enormi che formano un quadrato nel mezzo della basilica , s ' alzano , a destra e a sinistra di chi entra , otto meravigliose colonne di breccia verde , su cui s ' incurvano degli archi graziosi scolpiti a fogliami , che formano un porticato elegantissimo ai due lati della navata , e sorreggono a una grande altezza due vaste gallerie , le quali presentano due altri ordini di colonne e d ' archi scolpiti . Una terza galleria , che comunica colle due prime , corre lungo tutto il lato dell ' entrata , e s ' apre sulla navata con tre grandi archi , sostenuti da colonne gemelle . Altre gallerie minori , sostenute da colonne di porfido , tramezzano i quattro tempietti posti alle estremità della navata , e sorreggono altre colonne , sulle quali s ' appoggiano delle tribune . Questa è la basilica . La moschea è come sparpagliata nel suo seno e appiccicata alle sue mura . Il Mirab , - la nicchia che indica la direzione della Mecca , - è scavato in un pilastro dell ' abside . Alla sua destra , in alto , è appeso uno dei quattro tappeti , su cui Maometto faceva le sue preghiere . Sull ' angolo dell ' abside più vicino al Mirab , in cima a una scaletta ripidissima , fiancheggiata da due balaustrate di marmo scolpite con una delicatezza magistrale , sotto un bizzarro tetto conico , in mezzo a due bandiere trionfali di Maometto II , sporge il pulpito dove sale il Ratib a leggere il Corano , con una scimitarra sguainata nel pugno , per significare che Santa Sofia è moschea conquistata . In faccia al pulpito v ' è la tribuna del Sultano , coperta da una graticola dorata . Altri pulpiti , o specie di terrazze , munite di balaustrate scolpite a giorno , e sorrette da colonnine di marmo e da archi arabescati , si stendono qua e là lungo i muri o s ' avanzano verso il mezzo della navata . A destra e a sinistra dell ' entrata , ci sono due enormi urne d ' alabastro , rinvenute fra le rovine di Pergamo , e fatte trasportare a Costantinopoli da Amurat III . Dai pilastri , a una grande altezza , pendono dei dischi verdi smisurati , con iscrizioni del Corano a caratteri d ' oro . Di sotto sono attaccate ai muri delle grandi cartelle di porfido , che portano scritti i nomi d ' Allà , di Maometto e dei quattro primi Califfi . Negli angoli formati dai quattro archi che sostengono la cupola si vedono ancora le ali gigantesche di quattro cherubini di musaico , ai quali è stato coperto il viso con un rosone dorato . Dalle volte delle cupole pendono innumerevoli cordoni di seta , che misurano quasi tutta l ' altezza della basilica , e sostengono ova di struzzo , lampade di bronzo cesellato e globi di cristallo . Qua e là si vedono dei leggii di legno a ìccase , intarsiati di madreperla e di rame , con su dei Corani manoscritti . Il pavimento è coperto di tappeti e di stuoie . I muri son nudi , biancastri , giallognoli , grigi oscuri , ornati ancora in qualche punto di musaici scoloriti . L ' aspetto generale , triste . La prima meraviglia della moschea è la grande cupola . Guardandola dal mezzo della navata , par davvero di vedere , come dice la Stael della cupola di San Pietro , un abisso sospeso sul nostro capo . È altissima , ha una circonferenza enorme e la sua profondità non è che un sesto del suo diametro ; il che la fa apparire anche più grande . Alla sua base gira un terrazzino ; sopra il terrazzino una corona di quaranta finestre ad arco . Sulla sommità c ' è scritta la sentenza che pronunciò Maometto II arrestando il suo cavallo dinanzi all ' altar maggiore della basilica , il giorno della presa di Costantinopoli : - Allà è la luce del cielo e della terra - ; e alcune delle lettere , bianche su fondo oscuro , hanno la lunghezza di nove metri . Come tutti sanno , questo prodigio aereo non si sarebbe potuto compiere coi materiali ordinarii ; le volte furon costrutte con pietra pomice che galleggia sull ' acqua e con mattoni dell ' isola di Rodi , cinque dei quali pesano appena quanto un mattone comune . In ogni mattone era iscritta la sentenza di Davide : - Deus in medio eius non commovebitur . Adiuvabit eam Deus vultu suo . - Ogni dodici giri di mattoni , si muravano nella volta delle reliquie di santi . Mentre gli operai lavoravano , i sacerdoti cantavano ; Giustiniano , vestito d ' una tunica di lino , assisteva ; una folla immensa ammirava . E non c ' è da stupire quando si pensi che la costruzione di questo " secondo firmamento " ancora meraviglioso ai giorni nostri , era un ardimento senza esempio nel sesto secolo . Il volgo credeva che stesse su per incanto , e i turchi , per molto tempo dopo la conquista , dovettero , pregando nella moschea di Santa Sofia , far forza a sè stessi per volgere lo sguardo ad Oriente invece d ' innalzarlo a quel " cielo di pietra " . La cupola , infatti , copre circa la metà della navata in modo che signoreggia e rischiara tutto l ' edifizio e da tutte le parti se ne vede un segmento ; e vai vai si finisce sempre per trovarvisi sotto , e tornare per la centesima volta a farci rotear dentro il proprio sguardo e i propri pensieri , con un brivido di piacere acuto , che somiglia alla sensazione del volo . Vista la navata e la cupola , non s ' è che cominciato a veder Santa Sofia . Chi appena ha un ' ombra di curiosità storica , per esempio , può dedicare un ' ora all ' esame delle colonne . Qui ci sono le spoglie di tutti i templi del mondo . Le colonne di breccia verde che sostengono le due grandi gallerie , furon regalate a Giustiniano dai magistrati d ' Efeso , e appartenevano al tempio di Diana , messo in fiamme da Erostrato . Le otto colonne di porfido che s ' alzano a due a due fra i pilastri , appartenevano al tempio del Sole innalzato da Aureliano a Balbek . Altre colonne sono del tempio di Giove di Cizico , del tempio d ' Helios di Palmira , dei templi di Tebe , d ' Atene , di Roma , della Troade , delle Cicladi , d ' Alessandria ; e presentano una varietà infinita di grandezze e di colori . Tra le colonne , le balaustrate , i piedestalli , e le lastre che rimangono dell ' antico rivestimento dei muri , si vedon marmi di tutte le cave dell ' Arcipelago , dell ' Asia Minore , dell ' Affrica e della Gallia . Il marmo del Bosforo , bianco , picchiettato di nero , fa contrapposto al celtico nero venato di bianco ; il marmo verde di Laconia si riflette nel marmo azzurro di Libia ; il porfido punteggiato d ' Egitto , il granito stellato di Tessaglia , il cario del monte Iassi strisciato di bianco e di rosso , il caristio pallido screziato di ferro , mescolano i loro colori alla porpora del marmo frigio , alla rosa del marmo di Synada , all ' oro del marmo di Mauritania , alla neve del marmo di Paros . A questa varietà di colori , s ' aggiunge la varietà indescrivibile delle forme dei fregi , dei cornicioni , dei rosoni , dei balaustri , dei capitelli d ' un bizzarro stile corinzio , in cui s ' intrecciano animali , fogliami , croci , chimere , e di altri che non appartengono a nessun ordine , fantastici di disegno e disuguali di grandezza , accoppiati a casaccio ; e dei fusti di colonne e dei piedestalli ornati di sculture capricciose , logorati dai secoli e scheggiati dalle scimitarre ; che presentano tutt ' insieme un aspetto bizzarro di magnificenza disordinata e barbaresca , e sono il vilipendio del buon gusto , e non se ne può staccare lo sguardo . Stando nella navata , però , non si può comprendere tutta la vastità della moschea . La navata , infatti , non ne è che una piccola parte . I due porticati che sorreggono le gallerie laterali sono per sè soli due grandi edifizii , di cui si potrebbero fare due tempii . Ciascuno d ' essi è diviso in tre parti , separate da archi altissimi . Qui pure colonne , architravi , pilastri , volte , tutto è enorme . Passeggiando sotto quelle arcate , s ' intravvede appena , per gl ' interstizii delle colonne del tempio d ' Efeso , la grande navata , e par quasi di essere in un ' altra basilica . Lo stesso effetto si prova dalle gallerie a cui si va per una scala a spirale d ' inclinazione leggerissima , o piuttosto per una strada in salita , poichè non ci sono gradini , e potrebbe salirvi comodamente un uomo a cavallo . Le gallerie erano il " gineceo " ossia la parte della chiesa riserbata alle donne ; i penitenti stavano nel vestibolo , il comune dei fedeli nella navata . Ciascuna galleria potrebbe contenere la popolazione d ' un sobborgo di Costantinopoli . Non par più di essere in una chiesa ; par di passeggiare per la loggia d ' un teatro titanico , dove debba scoppiare da un momento all ' altro un canto di centomila voci . Per veder la moschea bisogna affacciarsi alla balaustrata e allora tutta la grandezza appare . Gli archi , le volte , i pilastri , tutto è ingigantito . I dischi verdi , che parevano da misurarsi colle braccia , coprirebbero una casa . Le finestre sono portoni di palazzi ; le ali dei cherubini sono vele di bastimento ; le tribune son piazze ; la cupola dà il capogiro . Abbassando lo sguardo si prova un ' altra meraviglia . Non si credeva d ' essere saliti tant ' alto . Il piano della navata è giù in fondo a un abisso , e i pulpiti , le urne di Pergamo , le stuoie , le lampade , sembrano straordinariamente rimpicciolite . Di là si vede meglio che di sotto una particolarità curiosa della moschea di Santa Sofia , ed è che la navata non avendo la direzione precisa della Mecca , a cui i musulmani debbono rivolgersi pregando , tutte le stuoie e tutti i tappeti sono disposti obliquamente alle linee dell ' edifizio , e offendono gli occhi come un madornale errore di prospettiva . Di lassù si abbraccia bene collo sguardo e col pensiero tutta la vita della moschea . Si vedono dei turchi inginocchiati sulle stuoie colla fronte a terra ; altri ritti come statue colle mani dinanzi al viso , come se interrogassero le rughe delle palme ; alcuni seduti a gambe incrociate ai piedi d ' un pilastro , come se riposassero all ' ombra d ' un albero ; qualche donna velata , in ginocchio in un angolo solitario ; dei vecchi seduti dinanzi ai leggii , che leggono il Corano ; un iman che fa recitare dei versetti sacri a un gruppo di ragazzi ; e qua e là , sotto le arcate lontane e per le gallerie , iman , ratib , muezzin , servitori della moschea , in abiti strani , che vanno e vengono tacitamente come se non toccassero il pavimento . La melodia vaga formata dalle voci sommesse e monotone di chi legge e di chi prega , quelle mille lampade bizzarre , quella luce chiara ed eguale , quell ' abside deserta , quelle vaste gallerie silenziose , quella immensità , quelle memorie , quella pace lasciano nell ' animo un ' impressione di grandezza e di mistero , che nè la parola può esprimere nè il tempo può cancellare . Ma in fondo , come già dissi , è un ' impression triste , e non diede nel falso il grande poeta che paragonò la moschea di Santa Sofia a un " colossale sepolcro " , perché da tutte le parti vi si vedono le traccie d ' una devastazione orrenda , e si prova maggior rammarico pensando a ciò che fu , di quello che si goda nell ' ammirazione di ciò che è ancora . Quietato il sentimento della prima meraviglia , il pensiero si slancia irresistibilmente nel passato . E oggi ancora , dopo tre anni , non mi si affaccia mai alla mente la grande moschea , ch ' io non mi sforzi di rappresentarmi invece la chiesa . Atterro i pulpiti musulmani , levo le lampade e le urne , stacco i dischi , e le cartelle di porfido , riapro le porte e le finestre murate , raschio l ' intonaco che copre le pareti e le vôlte , ed ecco la basilica intera e novissima , come tredici secoli or sono , quando Giustiniano esclamò : - Gloria a Dio che m ' ha giudicato degno di compiere quest ' opera ! Salomone , io t ' ho vinto ! - Da qualunque parte si giri lo sguardo , tutto luccica , scintilla e lampeggia come nelle reggie fatate delle leggende . Le grandi pareti , rivestite di marmi preziosi , mandano dei riflessi d ' oro , di avorio , d ' acciaio , di corallo , di madreperla ; le innumerevoli macchiette dei marmi , offrono l ' aspetto di corone e di ghirlande di fiori ; gli infiniti mosaici di cristallo danno ai muri , su cui batte un raggio di sole , l ' apparenza di muri d ' argento tempestati di diamanti . I capitelli , i cornicioni , le porte , i fregi degli archi sono di bronzo dorato . Le vôlte dei porticati e delle gallerie , dipinte a fuoco , offrono immagini colossali d ' angeli e di santi in campo d ' oro . Dinanzi ai pilastri , nelle cappelle , accanto alle porte , in mezzo alle colonne , si drizzano statue di marmo e di bronzo , candelabri enormi d ' oro massiccio , vangeli giganteschi appoggiati sopra leggii risplendenti come sedie reali , alte croci d ' avorio , vasi scintillanti di perle . In fondo alla navata non si vede che un bagliore confuso come di molte cose che ardano . È la balaustrata del coro , di bronzo dorato ; è il pulpito , incrostato di quarantamila libbre d ' argento , che costò il tributo d ' un anno dell ' Egitto ; sono le sedie dei sette preti , il trono del patriarca , il trono dell ' imperatore , dorati , scolpiti , intarsiati , imperlati , su cui , quando scende diritta la luce , non si può fissare lo sguardo . Al di là di questi splendori , nell ' abside , si vede uno sfolgorio più vivo . È l ' altare , di cui la mensa , sostenuta da quattro colonne d ' oro , è fatta d ' una fusione d ' argento , d ' oro , di stagno e di perle , e il ciborio formato da quattro colonne d ' argento puro , sulle quali s ' innalza una cupola d ' oro massiccio , sormontata da un globo e da una croce d ' oro del peso di ducento sessanta libbre . Di là dall ' altare , s ' alza una figura gigantesca della divina Sapienza che tocca il pavimento coi piedi e la vôlta dell ' abside col capo . Su tutti questi tesori splendono in alto le sette mezzecupole coperte di mosaici di cristallo e d ' oro , e la grande cupola , su cui s ' allungano le immagini smisurate degli apostoli , degli evangelisti , della Vergine e della Croce , tutta dorata , colorita e scintillante , come una vôlta di gioielli e di fiori . E cupole e colonne e statue e candelabri si specchiano sull ' immenso pavimento di marmo proconnesio ondulato , che visto dalle quattro porte principali , presenta l ' immagine di quattro fiumi maestosi , increspati dal vento . Così era l ' interno della basilica . Ma bisogna rappresentarsi ancora il grande atrio , circondato di colonne e di muri rivestiti di mosaico , e ornato di fontane di marmo e di statuette equestri ; la torre da cui trentadue campane facevano sentire i loro rintocchi formidabili alle sette colline ; le cento porte di bronzo decorate di bassorilievi e d ' iscrizioni d ' argento ; le sale dei sinodi , le stanze dell ' Imperatore , le prigioni dei sacerdoti , il battisterio , le vaste sacristie riboccanti di tesori , e un labirinto di vestiboli , di triclinii , di corridoi , di scale nascoste che giravano nei fianchi dell ' edifizio e conducevano alle tribune o gli oratorii segreti . Ora si può immaginare che spettacolo offerisse una tale basilica nelle grandi solennità di nozze imperiali , di concilii , d ' incoronazioni ; quando dal palazzo enorme dei Cesari , per una strada fiancheggiata da mille colonne , sparsa di mirto e di fiori , profumata d ' incenso e di mirra , fra le case ornate di vasi preziosi e di parati di seta , fra due schiere d ' azzurri e di verdi , fra i canti dei poeti e i clamori degli araldi che gridavano evviva in tutte le lingue dell ' impero , veniva innanzi l ' Imperatore , colla tiara sormontata da una croce , imperlato come un idolo , seduto sopra un carro d ' oro dalle tende di porpora , tirato da due mule bianche , e circondato da un corteo di monarca persiano ; e gli andava incontro il clero pomposo nell ' atrio della basilica ; e tutta quella turba di cortigiani , di scudieri , di logoteti , di protospatari , di drongarii , di conestabili , di generali eunuchi , di governatori ladri , di magistrati venduti , di patrizie spudorate , di senatori codardi , di schiavi , di buffoni , di casisti , di mercenarii d ' ogni paese , tutta quella canaglia fastosa , tutto quel putridume dorato irrompeva per ventisette porte nella navata illuminata da sei mila candelabri ; e si vedeva lungo la balaustrata del coro , sotto i portici e nelle tribune un via vai , un rimescolìo concitato di teste chiomate e di cappe purpuree , uno sfolgorìo di berretti gemmati , di collane d ' oro , di corazze d ' argento , un ricambiarsi di atti cerimoniosi , un incrociarsi d ' inchini e di sorrisi , uno strascicare affettato di zimarre di seta e di spade di gala ; e un molle profumo riempiva l ' aria ; e una immensa folla vigliacca faceva risonare le vôlte di grida di gioia e d ' applausi profani . Dopo aver fatto in silenzio parecchi giri per la moschea , lasciammo parlare le nostre guide , che cominciarono col farci vedere le cappelle poste sotto le gallerie e spogliate d ' ogni cosa , come ogni altra parte della basilica . Alcune servono di tesorerie , come l ' opistodomo del Partenone , nelle quali i turchi che partono per un lungo viaggio o che temono i ladri , depositano i loro denari e i loro oggetti preziosi , e ce li lasciano anche per anni sotto la guardia di Dio ; altre , chiuse da un muro , son convertite in infermerie , in cui aspetta la guarigione o la morte qualche malato incurabile o qualche idiota , che fanno tratto tratto risonare la moschea di grida lamentevoli o di risate infantili . Di qui ci ricondussero in mezzo alla navata , e cominciò il dracomanno greco a raccontar le maraviglie della basilica . Il disegno fu tracciato , è vero , dagli architetti Antemio di Tralles e da Isidoro di Mileto ; ma è un angelo che ne ha ispirato loro il primo concetto . È un angelo pure che ha suggerito a Giustiniano di far aprire tre finestre nell ' abside , che rappresentassero le tre persone della Trinità . Così le cento e sette colonne della chiesa rappresentano le cento e sette colonne che sostengono la casa della Sapienza . Per radunare i materiali necessarii alla costruzione dell ' edifizio , furono impiegati sette anni . Cento capi mastri sopraintendevano al lavoro , e diecimila operai lavoravano nello stesso tempo , cinque mila da una parte e cinque mila dall ' altra . I muri non erano ancora alti da terra che pochi palmi , e già s ' era speso per più di quattro cento cinquanta quintali d ' oro . La spesa totale per il solo edifizio ammontò a venticinque milioni di lire . La chiesa fu consacrata dal Patriarca cinque anni , undici mesi e dieci giorni dopo che n ' era stata messa la prima pietra , e Giustiniano ordinò in quell ' occasione dei sacrifizi , delle feste , delle distribuzioni di danaro e di viveri , che durarono due settimane . Qui prese la parola il cavas turco , e fu per accennarci il pilastro su cui il sultano Maometto II , entrando vincitore in Santa Sofia , lasciò l ' impronta sanguinosa della mano destra come per suggellare la sua conquista . Poi ci mostrò , vicino al Mirab , la così detta finestra fredda , dalla quale spira continuamente un ' aria freschissima , che ispirò le più belle prediche ai più grandi dottori dell ' Islamismo . Ci fece vedere , a un ' altra finestra , la famosa pietra risplendente , che è una lastra di marmo diafano , la quale risplende come un pezzo di cristallo quando vi batte il raggio del sole . A sinistra di chi entra per la porta dal lato settentrionale , ci fece toccare la colonna che suda : una colonna rivestita di bronzo , della quale si vede il marmo sempre umido per una piccola screpolatura del rivestimento . E infine ci indicò un blocco di marmo cavo , portato da Betlemme , nel quale si dice che fu messo , appena nato , Sidi Yssa " il figlio di Maria , l ' apostolo di Dio , lo spirito che da lui procede , e che merita onore in questo mondo e nell ' altro " . Ma mi parve che nè il turco nè il greco ci credessero molto . Prese ancora una volta la parola il dracomanno , passando dinanzi a una porta murata delle gallerie , per raccontare la leggenda celebre del vescovo , e questa volta parlò con un accento di persuasione , che se non era schietto , era ben simulato . Nel momento che i turchi irruppero nella chiesa di Santa Sofia , un vescovo greco stava dicendo la messa all ' altar maggiore . Alla vista degl ' invasori abbandonò l ' altare , salì sulla galleria e , inseguito dai soldati , scomparve per quella piccola porta , che rimase istantaneamente chiusa da un muro di pietra . I soldati si misero a percuotere il muro furiosamente ; ma non riuscirono che a lasciarvi le traccie delle loro armi ; furono chiamati dei muratori ; ma dopo aver lavorato un giorno intero coi picconi e le stanghe , dovettero rinunziare all ' impresa ; ci si provarono in seguito tutti i muratori di Costantinopoli , e tutti caddero inutilmente spossati dinanzi al muro miracoloso . Ma quel muro si aprirà ; s ' aprirà il giorno in cui la basilica profanata sarà restituita al culto di Cristo , e allora ne uscirà il vescovo greco , vestito dei suoi abiti pontificali , col calice in mano , col volto radiante , e risaliti i gradini dell ' altare , ripiglierà la messa nel punto a cui l ' aveva lasciata ; e quel giorno splenderà l ' aurora di nuovi secoli per la città di Costantino . Al momento d ' uscire , il sacrestano turco , che ci aveva seguiti sino allora ciondolando e sbadigliando , ci diede una manata di pezzetti di mosaico che aveva staccati poco prima da un muro , e il dracomanno , fermandoci sulla porta , incominciò il racconto , che gli tagliammo in bocca , della profanazione di Santa Sofia . Ma non vorrei che altri lo tagliasse in bocca a me ora che la descrizione della basilica mi ha ravvivato nella mente i particolari di quella scena . Appena sparsa la notizia , verso le sette della mattina , che i turchi avevano superate le mura , una folla immensa s ' era rifugiata in Santa Sofia . Erano intorno a centomila persone : soldati fuggiaschi , monaci , sacerdoti , senatori , migliaia di vergini fuggite dai monasteri , famiglie patrizie coi loro tesori , grandi dignitari dello Stato e principi del sangue imperiale , che correvano per le gallerie e per la navata , e si pigiavano per tutti i recessi dell ' edifizio , alla rinfusa con la feccia del volgo , cogli schiavi , coi malfattori vomitati dalle carceri e dalle galere , e tutta la basilica risonava di grida di terrore come un teatro affollato al divampare d ' un incendio . Quando la navata , tutte le gallerie e tutti i vestiboli furon pieni stipati , si sbarrarono e si asserragliarono le porte , e al frastuono dei primi momenti succedette una quiete spaventosa . Molti credevano ancora che i vincitori non avrebbero osato profanare la chiesa di Santa Sofia ; altri aspettavano con una stupida sicurezza l ' apparizione dell ' Angelo , annunziato dai profeti , il quale avrebbe sterminato l ' esercito musulmano prima che le avanguardie arrivassero alla colonna di Costantino ; altri , saliti sul terrazzo interno della grande cupola , spiavano dalle finestre l ' avanzarsi del pericolo , e ne davano notizia coi cenni ai centomila volti smorti che guardavano in su dalle gallerie e dalla navata . Di lassù si vedeva un ' immensa nuvola bianca che copriva le mura dalle Blacherne fino alla Porta dorata ; e di qua dalle mura , quattro striscie lampeggianti , che s ' avanzavano fra le case come quattro torrenti di lava , allargandosi e rumoreggiando , in mezzo al fumo e alle fiamme . Erano le quattro colonne assalitrici dell ' esercito turco , che cacciavano dinanzi a sè gli avanzi disordinati dell ' esercito greco , e convergevano , saccheggiando e incendiando , verso Santa Sofia , l ' Ippodromo e il palazzo imperiale . Quando le avanguardie delle colonne arrivarono sulla seconda collina , gli squilli delle trombe risonarono improvvisamente nella chiesa , e la moltitudine atterrita cadde in ginocchio . Ma anche in quei momenti , molti confidavano ancora nell ' apparizione dell ' Angelo ed altri speravano che un sentimento di rispetto e di terrore avrebbe arrestato gl ' invasori dinanzi alla maestà di quell ' enorme edificio consacrato a Dio . Ma anche quest ' ultima illusione non tardò a dileguarsi . Gli squilli delle trombe s ' avvicinarono , un rumore confuso di armi e di grida , irrompendo dalle mille finestre , riempì la basilica , e un minuto dopo rimbombarono i primi colpi delle ascie ottomane sulle porte di bronzo dei vestiboli . Allora quella immensa folla sentì il freddo della morte , e tutti si raccomandarono a Dio . Le porte sfracellate o sgangherate rovinarono , e un ' orda selvaggia di giannizzeri , di spahì , di timmarioti , di dervis , di sciaù , lordi di polvere e di sangue , trasfigurati dal furore della battaglia , della rapina e dello stupro , apparve sulle soglie . Al primo aspetto della grande navata sfolgorante di tesori , gettarono un grido altissimo di meraviglia e di gioia ; poi irruppero dentro come un torrente furioso . Una parte si precipitò sulle vergini , sulle dame , sui patrizii , schiavi preziosi , che , istupiditi dal terrore , porsero spontaneamente le braccia alle corde e alle catene ; gli altri piombarono sulle ricchezze della chiesa . I tabernacoli furono predati , le statue stramazzate , i crocifissi d ' avorio frantumati ; i musaici , creduti gemme , disfatti a colpi di scimitarra , caddero in pioggie scintillanti nei caffettani e nelle cappe aperte ; le perle dei vasi , scastonate dalle punte dei pugnali , saltellarono sul pavimento inseguite come cose vive , e disputate a morsi e a sciabolate ; l ' altar maggiore andò disperso in mille rottami d ' oro e d ' argento ; le seggiole , i troni , il pulpito , la balaustrata del coro scomparvero come stritolati da una valanga di pietra . E intanto continuavano a irrompere nella chiesa , a ondate sanguinose , le orde asiatiche ; e in breve non si vide più che un turbinìo vertiginoso di predoni briachi , camuffati di tiare e di abiti sacerdotali , che agitavano nell ' aria calici e ostensorii , trascinando file di schiavi legati colle cinture dorate dei pontefici , in mezzo ai cammelli e ai cavalli carichi di bottino , scalpitanti sul pavimento ingombro di scheggie di statue , di vangeli lacerati e di reliquie di santi ; un ' orgia forsennata e sacrilega , accompagnata da un frastuono orrendo di urli di trionfo , di minaccie , di nitriti , di risa , di grida di fanciulle e di squilli di trombe ; fin che tutto tacque improvvisamente , e sulla soglia della porta maggiore apparve a cavallo Maometto II , circondato da una folla di principi , di vizir e di generali , superbo e impassibile come l ' immagine vivente della vendetta di Dio , e rizzandosi sulle staffe , lanciò con voce tonante nella basilica devastata la prima formula della nuova religione : - Allà è la luce del cielo e della terra ! DOLMA BAGCÉ Ogni venerdì il Sultano va a far le sue preghiere in una moschea di Costantinopoli . Noi lo vedemmo un giorno che andò alla moschea d ' Abdul - Megid , posta sulla riva europea del Bosforo , vicino al palazzo imperiale di Dolma Bagcé . Per andare a Dolma Bagcé , da Galata , si passa per il quartiere popoloso di Top - hané , fra una grande fonderia di cannoni e un vasto arsenale ; si percorre tutto il sobborgo musulmano di Funduclù , che occupa il luogo dell ' antico Aïanteion , e si riesce in una piazza spaziosa , aperta verso il mare , di là dalla quale , lungo la riva del Bosforo , s ' innalza il palazzo famoso dove risiedono i Sultani . È la più grande mole di marmo che riflettano le acque dello stretto dalla collina del Serraglio alle bocche del Mar Nero , e non si abbraccia tutta con uno sguardo che passandovi davanti in caicco . La facciata , che si stende per la lunghezza di circa un mezzo miglio italiano , è rivolta verso l ' Asia , e si vede biancheggiare a una grande distanza fra l ' azzurro del mare e il verde cupo delle colline della riva . Non è propriamente un palazzo perché non c ' è un unico concetto architettonico ; le varie parti sono slegate e vi si mescolano in una confusione non mai veduta lo stile arabo , il greco , il gotico , il turco , il romano , quello del nascimento ; e colla maestà dei palazzi reali d ' Europa , la grazia quasi femminea delle moresche di Siviglia e di Granata . Piuttosto che il " palazzo " si potrebbe chiamare " la città imperiale " come quella dell ' Imperatore della China ; e più che per la vastità , per la forma , pare che debba essere abitato , non da un solo monarca , ma da dieci re fratelli od amici , che vi passino il tempo fra gli ozi e i piaceri . Dalla parte del Bosforo presenta una serie di facciate di teatri o di templi , sulle quali v ' è una profusione indescrivibile d ' ornamenti , buttati via , come dice un poeta turco , dalle mani d ' un pazzo ; che rammentano quelle favolose pagode indiane , su cui l ' occhio si stanca al primo sguardo , e sembrano l ' immagine degli infiniti capricci amorosi e fastosi dei principi sfrenati che vivono tra quelle mura . Sono file di colonne doriche e ioniche , leggiere come aste di lancia ; finestre inquadrate in cornici a festoni e in colonnine accannellate ; archi pieni di fogliami e di fiori che s ' incurvano su porte coperte di ricami ; terrazze gentili coi parapetti scolpiti a giorno ; trofei , rosoni , viticci ; ghirlande che s ' annodano e s ' intrecciano , vezzi di marmo che s ' affollano sui cornicioni , lungo le finestre , intorno a tutti i rilievi ; una rete d ' arabeschi che si stende dalle porte ai frontoni , una fioritura , uno sfarzo e una finezza di fregi e di gale architettoniche , che danno ad ognuno dei piccoli palazzi di cui è composto il grande edifizio multiforme , l ' apparenza d ' un prodigioso lavoro di cesellatura . Pare che non debba essere un tranquillo architetto armeno quello che n ' ebbe il primo concetto ; ma un sultano innamorato il quale l ' abbia visto in sogno , dormendo tra le braccia della più ambiziosa delle sue amanti . Dinanzi si stende una fila di pilastri monumentali di marmo bianco , uniti da cancellate dorate , che rappresentano un intreccio delicatissimo di rami e di fiori , e che viste di lontano sembrano cortine di trina , che il vento debba portar via . Lunghe gradinate marmoree discendono dalle porte alla sponda e si nascondono nel mare . Tutto è bianco , fresco , nitido come se il palazzo fosse fatto d ' ieri . L ' occhio d ' un artista ci potrà vedere mille errori d ' armonia e di gusto ; ma l ' insieme di quella mole smisurata e ricchissima , il primo aspetto di quella schiera di reggie bianche come la neve , niellate come gioielli , coronate da quel verde , riflesse da quelle acque , lascia un ' impressione di potenza , di mistero e d ' amore , che fa quasi dimenticare la collina dell ' antico Serraglio . Quelli che ebbero la fortuna di penetrare fra quelle mura , dicono che il di dentro corrisponde alla facciata : che son lunghe sfilate di sale dipinte a fresco di soggetti fantastici e di colori ridenti , con porte di cedro e d ' acagiù scolpite e ornate d ' oro , che s ' aprono su interminabili corridoi rischiarati da una luce dolcissima , dai quali si va in altre sale colorate di foco da cupolette di cristallo porporino , e in stanze da bagno che sembrano scavate in un solo blocco di marmo di Paros ; e di qui su terrazze aeree , che pendono sopra giardini misteriosi e sopra boschetti di cipressi e di rose , dai quali , per lunghe fughe di portici moreschi , si vede l ' azzurro del mare ; e finestre , terrazze , loggie , chioschetti , tutto ribocca di fiori , per tutto c ' è acqua che schizza e ricasca in piogge vaporose sulla verzura e sui marmi , e da ogni parte s ' aprono vedute divine sul Bosforo , di cui l ' aria viva spande in tutti i recessi della reggia enorme un delizioso fresco marino . Dalla parte di Funduclù v ' è una porta monumentale , sopraccarica d ' ornamenti ; il Sultano doveva uscire da quella porta e attraversare la piazza . Non c ' è altro re sulla terra che abbia una così bella piazza per fare una uscita solenne dalla sua reggia . Stando ai piedi della collina , si vede da un lato la porta del palazzo , che sembra un arco di trionfo d ' una regina ; dall ' altro la moschea graziosa di Abdul - Megid , fiancheggiata da due minareti gentili , in faccia , il Bosforo ; di là , le colline dell ' Asia , verdissime , picchiettate d ' infiniti colori dai chioschi , dai palazzi , dalle moschee , dalle ville , che presentano l ' aspetto d ' una grande città parata a festa ; più lontano , la maestà ridente di Scutari , colla sua corona funebre di cipressi ; e fra le due rive , un incrociarsi continuo di legni a vela , di navi da guerra imbandierate , di vaporini affollati che paiono colmi di fiori , di bastimenti asiatici di forme antiche e bizzarre , di lancie del Serraglio , di barchette signorili , di stormi d ' uccelli che radono le acque : una bellezza piena d ' allegria e di vita , dinanzi alla quale lo straniero che aspetta l ' uscita del corteo imperiale , non può che immaginare un Sultano bello come un angelo e sereno come un fanciullo . Mezz ' ora prima , v ' erano già nella piazza due schiere di soldati vestiti alla zuava , che dovevano far ala al passaggio del Sultano , e un migliaio di curiosi . Non c ' è nulla di più strano della raccolta di gente che si vede per il solito in quell ' occasione . C ' erano ferme qua e là parecchie splendide carrozze chiuse , con dentro delle turche " dell ' alta signoria " guardate da giganteschi eunuchi a cavallo , immobili accanto gli sportelli ; alcune signore inglesi in carrozze da nolo scoperte ; varii crocchi di viaggiatori col cannocchiale a tracolla , fra i quali vidi il contino conquistatore dell ' albergo di Bisanzio , venuto forse , il crudele ! per fulminare d ' uno sguardo di trionfo il suo rivale potente e infelice . Tra la folla giravano parecchie figure cappellute , con un album sotto il braccio , che mi parvero disegnatori venuti per schizzare furtivamente le sembianze imperiali . Vicino alla banda musicale c ' era una bellissima signora francese , vestita un po ' stranamente , d ' aspetto e di atteggiamenti arditi , che stava dinanzi a tutti , che doveva essere un ' avventuriera cosmopolitica venuta là per dar nell ' occhio al Gran Signore , poichè le si leggeva sul viso " la trepida gioia d ' un gran disegno " . C ' erano di quei vecchi turchi , sudditi fanatici e sospettosi , che non mancano mai al passaggio del loro Sultano , perché vogliono proprio assicurarsi coi loro occhi che è vivo e sano per la gloria e la prosperità dell ' universo ; e il Sultano esce appunto ogni venerdì per dare al suo buon popolo una prova della propria esistenza , potendo accadere , come accadde più volte , che la sua morte naturale o violenta sia tenuta segreta da una congiura di corte . C ' erano dei mendicanti , dei bellimbusti musulmani , degli eunuchi sfaccendati , dei dervis . Fra questi notai un vecchio alto e sparuto , dagli occhi terribili , immobile , che guardava verso la porta del palazzo con un ' espressione sinistra ; e pensai che aspettasse il Sultano per piantarglisi davanti e gridargli in faccia come il dervis delle Orientali al Pascià Alì di Tepeleni : - Tu non sei che un cane e un maledetto ! - Ma di questi ardimenti sublimi non si dà più esempio dopo la sciabolata famosa di Mahmud . C ' erano poi varii gruppi di donnine turche , in disparte , che parevano gruppi di maschere , e quella solita accozzaglia di comparse da palco scenico che è la folla di Costantinopoli . Tutte le teste si profilavano sull ' azzurro del Bosforo , e probabilmente tutte le bocche dicevano le stesse parole . Si cominciava a parlare appunto in quei giorni delle stravaganze d ' Abdul Aziz . Già da un pezzo si parlava della sua insaziabile avidità di denaro . Il popolo diceva : - Mamhud avido di sangue , Abdul - Megid di donne , Abdul - Aziz d ' oro . - Tutte le speranze che s ' erano fondate su di lui , principe imperiale , quando , ammazzando un bue con un pugno , diceva : - Così ammazzerò la barbarie , - erano già svanite d ' un pezzo . Le tendenze a una vita semplice e severa , di cui aveva dato prova nei primi anni del suo regno , amando , come si diceva , una donna sola , e ristringendo inesorabilmente le spese enormi del Serraglio , non erano più che una memoria . Forse erano anche anni ed anni che aveva smesso affatto quegli studi di legislazione , d ' arte militare e di letteratura europea , di cui s ' era fatto tanto scalpore , come se in essi riposassero tutte le speranze della rigenerazione dell ' Impero . Da molto tempo non pensava più che a sè stesso . Ogni momento correva la voce di qualche sua escandescenza contro il ministro delle finanze che non voleva o non poteva dargli tutto il denaro ch ' egli avrebbe voluto . Alla prima obbiezione scaraventava addosso alla malcapitata Eccellenza il primo oggetto che gli cadeva nelle mani , recitando per filo e per segno , con quanta voce aveva in gola , la formola antica del giuramento imperiale : per il Dio creatore del cielo e della terra , per il profeta Maometto , per le sette varianti del Corano , per i centoventiquattromila profeti di Dio , per l ' anima di mio nonno e per l ' anima di mio padre , per i miei figli e per la mia spada , portami del danaro o faccio piantare la tua testa sulla punta del più alto minareto di Stambul . E per un verso o per un altro veniva a capo di quel che voleva , e il danaro estorto in quella maniera , ora lo ammucchiava e se lo covava gelosamente come un avaro volgare , ora lo profondeva a piene mani in capricci puerili . Oggi era il capriccio dei leoni , domani delle tigri , e mandava incettatori nelle Indie e nell ' Affrica ; poi per un mese filato cinquecento pappagalli facevano risonare i giardini imperiali della stessa parola ; poi gli pigliava il furore delle carrozze e dei pianoforti che voleva far sonare sorretti dalla schiena di quattro schiavi ; poi la mania dei combattimenti dei galli , a cui assisteva con entusiasmo , e appendeva di sua mano una medaglia al collo dei vincitori , e cacciava in esilio , di là dal Bosforo , i vinti ; poi la passione del gioco , dei chioschi , dei quadri ; la corte pareva tornata ai tempi del primo Ibraim ; ma il povero principe non trovava pace , non faceva che passare da una noja mortale a un ' inquietudine tormentosa ; era torbido e triste ; pareva che presentisse la fine infelice che lo aspettava . A volte si ficcava nel capo di dover morire avvelenato , e per un pezzo , diffidando di tutti , non mangiava più che ova sode ; altre volte , preso dal terrore degl ' incendi , faceva togliere dalle sue stanze tutti gli oggetti di legno , persino le cornici degli specchi . In quel tempo appunto si diceva che , per paura del fuoco , leggesse di notte al lume d ' una candela piantata in un secchio d ' acqua . E malgrado queste follie , di cui si diceva che fosse la prima cagione una cagione che non c ' è bisogno di dire , egli conservava tutta la forza imperiosa della volontà antica , e sapeva farsi obbedire e faceva tremare i più arditi . La sola persona che potesse sull ' animo suo era sua madre , donna d ' indole altera e vana , che nei primi anni del suo regno faceva coprire di tappeti di broccato le strade dove passava suo figlio per andare alla moschea , e il giorno dopo regalava tutti quei tappeti agli schiavi che li andavano a levare . Però , anche nel disordine della sua vita affannosa , fra l ' uno e l ' altro dei suoi grandi capricci , Abdul Aziz aveva pure dei capricci piccolissimi , come quello di volere sopra una data porta un dipinto a fresco di natura morta , con quei certi frutti e quei certi fiori , combinati in quella data maniera , e prescriveva accuratamente ogni cosa al pittore , e stava là lungo tempo a contare le pennellate , come se non avesse altro pensiero al mondo . Di tutte queste bizzarrie , frangiate chi sa come dalle mille bocche del Serraglio , tutta la città parlava , e forse fin d ' allora s ' andavano raccogliendo le prime fila della congiura che lo rovesciò dal trono due anni dopo . La sua caduta , come dicono i Musulmani , era già scritta , e con essa la sentenza che fu poi pronunziata sopra di lui e sopra il suo regno . La quale non è molto diversa da quella che si potrebbe dare su quasi tutti i Sultani degli ultimi tempi . Principi imperiali , spinti verso la civiltà europea da un ' educazione superficiale , ma varia e libera , e dal fervore della giovinezza desiderosa di novità e di gloria , vagheggiano , prima di salire sul trono , grandi disegni di riforme e di rinnovamenti , e fanno il proposito fermo e sincero di dedicare a quel fine tutta la loro vita , che dovrà essere una vita austera di lavoro e di lotta . Ma dopo qualche anno di regno e di lotte inutili , circondati da mille oracoli , inceppati da tradizioni e da consuetudini avversati dagli uomini e dalle cose , spaventati dalla grandezza non prima misurata dell ' impresa , se ne sdanno sfiduciati , per domandare ai piaceri quello che non possono avere dalla gloria , e perdono a poco a poco , in una vita tutta sensuale , perfino la memoria dei primi propositi e la coscienza del loro avvilimento . Così accade che al sorgere d ' ogni nuovo Sultano si faccia sempre , e non senza fondamento , un pronostico felice a cui segue sempre un disinganno . Abdul - Aziz non si fece aspettare . All ' ora fissata , s ' udì uno squillo di tromba , la banda intonò una marcia di guerra , i soldati presentarono le armi , un drappello di lancieri uscì improvvisamente dalla porta del palazzo , e si vide apparire il Sultano a cavallo , che venne innanzi lentamente , seguito dal suo corteo . Mi passò dinanzi a pochi passi , ed ebbi tutto il tempo di considerarlo attentamente . La mia immaginazione fu stranamente delusa . Il re dei re , il sultano scialacquatore , violento , capriccioso , imperioso , - che era allora sui quarantaquattr ' anni , - aveva l ' aspetto di una buonissima pasta di turco , che si trovasse a fare il sultano senza saperlo . Era un uomo tarchiato e grasso , un bel faccione con due grandi occhi sereni e una barba intera e corta , già un po ' brizzolata di bianco ; aveva una fisonomia aperta e mansueta , un atteggiamento naturalissimo , quasi trascurato ; e uno sguardo quieto e lento in cui non appariva la minima preoccupazione dei mille sguardi che gli erano addosso . Montava un cavallo grigio bardato d ' oro , di bellissime forme , tenuto per le briglie da due palafrenieri sfolgoranti . Il corteo lo seguiva a grande distanza , e da questo solo si poteva capire che era il Sultano . Il suo vestimento era modestissimo . Aveva un semplice fez , un lungo soprabito di color scuro abbottonato fin sotto il mento , un paio di calzoni chiari e gli stivali di marocchino . Veniva innanzi lentissimamente , guardando intorno con un ' espressione tra benevola e stanca , come se volesse dire agli spettatori : - Ah ! se sapeste come mi secco ! - I musulmani s ' inchinavano profondamente ; molti europei si levavano il cappello : egli non restituì il saluto a nessuno . Passando dinanzi a noi , diede uno sguardo a un ufficiale d ' alta statura che lo salutava colla sciabola , un altro sguardo al Bosforo , e poi uno sguardo più lungo a due giovani signore inglesi che lo guardavano da una carrozza , e che si fecero rosse come due fragole . Osservai che aveva la mano bianca e ben fatta , ed era appunto la mano destra , colla quale , due anni dopo , si aperse le vene nel bagno . Dietro di lui passò uno stuolo di pascià , di cortigiani , di pezzi grossi , a cavallo ; quasi tutti omaccioni con gran barbe nere , vestiti senza pompa , silenziosi , gravi , cupi , come se accompagnassero un convoglio funebre ; dopo , un drappello di palafrenieri che conducevano a mano dei cavalli superbi ; poi uno stuolo d ' ufficiali a piedi col petto coperto di cordoni d ' oro ; passati i quali , i soldati abbassarono le armi , la folla si sparpagliò per la piazza , ed io rimasi là immobile , cogli occhi fissi sulla cima del monte Bulgurlù , pensando alla singolarissima condizione in cui si trova un sultano di Stambul . È un monarca maomettano , pensavo , e ha la reggia ai piedi di una città cristiana , Pera , che gli torreggia sul capo . È sovrano assoluto d ' uno dei più vasti imperi del mondo , e ci sono nella sua metropoli , poco lontano da lui , dentro ai grandi palazzi che sovrastano al suo Serraglio , quattro o cinque stranieri cerimoniosi che la fanno da padroni in casa sua , e che trattando con lui , nascondono sotto un linguaggio reverente una minaccia perpetua che lo fa tremare . Ha nelle mani un potere smisurato , gli averi e la vita di milioni di sudditi , il mezzo di soddisfare i suoi più pazzi desiderii , e non può cambiare la forma della sua copertura di capo . È circondato da un esercito di cortigiani e di guardie , che bacerebbero l ' orma dei suoi piedi , e trema continuamente per la propria vita e per quella dei suoi figliuoli . Possiede mille donne fra le più belle donne della terra , ed egli solo , tra tutti i musulmani del suo impero , non può dare la mano di sposo a una donna libera , non può aver che figli di schiave , ed è chiamato egli stesso : - Figlio di schiava , - da quello stesso popolo che lo chiama " ombra di Dio " . Il suo nome suona riverito e terribile dagli ultimi confini della Tartaria agli ultimi confini del Maghreb , e nella sua stessa metropoli v ' è un popolo innumerevole , e sempre crescente , su cui non ha ombra di potere e che si ride di lui , della sua forza e della sua fede . Su tutta la faccia del suo immenso impero , fra le tribù più miserabili delle provincie più lontane , nelle moschee e nei conventi più solitarii delle terre più selvaggie , si prega ardentemente per la sua vita e per la sua gloria ; ed egli non può fare un passo nei suoi stati , senza trovarsi in mezzo a nemici che lo esecrano e che invocano sul suo capo la vendetta di Dio . Per tutta la parte del mondo che si stende dinanzi alla sua reggia , egli è uno dei più augusti e più formidabili monarchi dell ' universo ; per quella che gli si stende alle spalle , è il più debole , il più pusillo , il più miserevole uomo che porti una corona sul capo . Una corrente enorme d ' idee , di volontà , di forze contrarie alla natura e alle tradizioni della sua potenza , lo avvolge , lo soverchia , trasforma sotto di lui , intorno a lui , suo malgrado , senza che se n ' avveda , consuetudini , leggi , usi , credenze , uomini , ogni cosa . Ed egli è là , tra l ' Europa e l ' Asia , nel suo smisurato palazzo bagnato dal mare , come in una nave pronta a far vela , in mezzo a una confusione infinita d ' idee e di cose , circondato d ' un fasto favoloso e d ' una miseria immensa , già non più nè due nè uno , non più vero musulmano , non ancora vero europeo , regnante sopra un popolo già in parte mutato , barbaro di sangue , civile d ' aspetto , bifronte come Giano , servito come un nume , sorvegliato come uno schiavo , adorato , insidiato , accecato , e intanto ogni giorno che passa spegne un raggio della sua aureola e stacca una pietra dal suo piedestallo . A me pare che se fossi in lui , stanco di quella condizione così singolare nel mondo , sazio di piaceri , stomacato d ' adulazioni , affranco dai sospetti , indignato di quella sovranità malsicura ed oziosa sopra quel disordine senza nome , qualche volta , nell ' ora in cui l ' enorme Serraglio è immerso nel sonno , mi butterei a nuoto nel Bosforo come un galeotto fuggitivo , e andrei a passar la notte in una taverna di Galata in mezzo a una brigata di marinai , con un bicchiere di birra in mano e una pipa di gesso fra i denti , urlando la marsigliese . Dopo una mezz ' ora , il Sultano ripassò rapidamente in carrozza chiusa , seguito da un drappello d ' ufficiali a piedi , e lo spettacolo fu finito . Di tutto , quello che mi fece un senso più vivo , furono quegli ufficiali in grande uniforme , che correvano saltellando , come una frotta di lacchè , dietro la carrozza imperiale . Non vidi mai una prostituzione simile della divisa militare . Questo spettacolo del passaggio del Sultano , è ora , come si vede , una cosa assai meschina . I sultani d ' altri tempi uscivano in gran pompa , preceduti e seguiti da un nuvolo di cavalieri , di schiavi , di guardie dei giardini , d ' eunuchi , di ciambellani , che visti di lontano , presentavano l ' aspetto , come dicevano i cronisti entusiastici , " d ' una vasta aiuola di tulipani . " I sultani d ' oggi invece par che rifuggano dalle pompe come da un ' ostentazione teatrale della grandezza perduta . Io mi domando sovente che cosa direbbe uno di quei primi monarchi se , risorgendo per un momento dal suo sepolcro di Brussa o dal suo turbè di Stambul , vedesse passare uno di questi suoi nepoti del secolo diciannovesimo , insaccato in un soprabito nero , senza turbante , senza spada , senza gemme , in mezzo a una folla di stranieri insolenti . Io credo che arrossirebbe di rabbia e di vergogna , e che in segno di supremo disprezzo gli farebbe , come Solimano I ad Hassan , tagliare la barba a colpi di scimitarra , che è la più crudele ingiuria che si passa fare a un osmano . E veramente , fra i sultani d ' ora e quei primi , i cui nomi risonarono in Europa tra il secolo XII e il XVI come scoppi di folgore , corre la stessa differenza che tra l ' impero ottomano dei nostri giorni e quello dei primi secoli . Quelli raccoglievano davvero in sè la gioventù , la bellezza e il vigore della loro razza ; e non erano soltanto un ' immagine vivente del proprio popolo , una bella insegna , una perla preziosa della spada dell ' islamismo ; ma ne costituivano per sè soli una vera forza , e tale , che non c ' è chi possa disconoscere nelle loro qualità personali una delle cagioni più efficaci del meraviglioso incremento della potenza ottomana . Il più bel periodo è quello della prima giovinezza della dinastia che abbraccia centonovantatrè anni da Osmano a Maometto II . Quella fu davvero una catena di principi fortissimi , e fatta una sola eccezione , e tenuto conto dei tempi e delle condizioni della razza , austeri e saggi e amati dai propri sudditi ; spesso feroci , ma di rado ingiusti , e sovente anche generosi e benefici verso i nemici ; e tutti poi quali si capisce che dovessero essere dei principi di quella gente , belli e tremendi d ' aspetto , leoni veri , come le loro madri li chiamavano " di cui il ruggito faceva tremare la terra . " Gli Abdul - Megid , gli Abdul - Aziz , i Murad , gli Hamid non sono che larve di padiscià in confronto di quei giovani formidabili , figli di madri di quindici e di padri di diciott ' anni , nati dal fiore del sangue tartaro e dal fiore della bellezza greca , persiana , caucasea . A quattordici anni comandavano eserciti e governavano provincie , e ricevevano in premio dalle proprie madri delle schiave belle ed ardenti come loro . A sedici anni erano già padri , a settanta lo diventavano ancora . Ma l ' amore non infiacchiva in loro la tempra gagliardissima dell ' animo e delle membra . L ' animo era di ferro , dicevano i poeti , e il corpo era d ' acciaio . Avevano tutti certi tratti comuni , che si perdettero poi nei loro nepoti degeneri : la fronte alta , le sopracciglia arcate e riunite come quelle dei persiani , gli occhi azzurrini dei figli delle steppe , il naso che si curvava sulla bocca purpurea " come il becco d ' un pappagallo sopra una ciliegia " e foltissime barbe nere , per le quali i poeti del serraglio si stillavano a cercar paragoni gentili o terribili . Avevano " lo sguardo dell ' aquila di monte Tauro e la forza del re del deserto ; colli di toro , larghissime spalle , petti sporgenti che poteva contenere tutta l ' ira guerriera dei loro popoli " , braccia lunghissime , articolazioni colossali , gambe corte ed arcate , che facevano nitrir di dolore i più vigorosi cavalli turcomanni , e grandi mani irsute che palleggiavano come canne le mazze e gli archi enormi dei loro soldati di bronzo . E portavano dei soprannomi degni di loro : il lottatore , il campione , la folgore , lo stritolatore d ' ossa , lo spargitore di sangue . La guerra era dopo Allà il primo dei loro pensieri , e la morte era l ' ultimo . Non avevano il genio dei grandi capitani , ma erano dotati tutti di quella prontezza di risoluzione che quasi sempre vi supplisce , e di quella feroce ostinatezza che consegue non di rado i medesimi effetti . Trasvolavano , come furie alate , pei campi di battaglia , mostrando di lontano le lunghe penne d ' airone confitte nei turbanti candidi , e gli ampi caffettani tessuti d ' oro e di porpora , e i loro urli selvaggi ricacciavano innanzi le schiere macellate dalla mitraglia serba e tedesca , quando non bastavano più i nerbi di bue di mille sciaù furibondi . Lanciavano i loro cavalli a nuoto nei fiumi mulinando al disopra delle acque le scimitarre stillanti di sangue ; afferravano per la strozza e stramazzavano di sella , passando , i pascià infingardi o vigliacchi ; balzavano giù da cavallo , nelle rotte , e piantavano i loro pugnali scintillanti di rubini nel dorso dei soldati fuggiaschi ; e feriti a morte , salivano , comprimendo la ferita , sopra un rialto del campo , per mostrare ai loro giannizzeri il volto smorto ma ancora minacciane e imperioso , finchè cadevano ruggendo di rabbia ma non di dolore . Quale doveva essere il sentimento di quelle loro giovanette circasse o persiane appena uscite dalla puerizia , quando per la prima volta , la sera d ' un giorno di battaglia , sotto una tenda purpurea , al lume velato d ' una lampada , si vedevano comparire davanti uno di quei sultani spaventosi e superbi , inebbriati dalla vittoria e dal sangue ? Ma allora essi diventavano dolci e amorosi , e stringendo quelle mani infantili nelle loro gigantesche mani ancora convulse dalla stretta della spada , cercavano mille immagini dai fiori dei loro giardini , dalle perle dei loro pugnali , dai più belli uccelli dei loro boschi , dai più bei colori delle aurore dell ' Anatolia e della Mesopotamia per lodare la bellezza delle loro schiave tremanti , fin che esse prendevano animo , e rispondevano nel loro linguaggio appassionato e fantastico : - Corona del mio capo ! Gloria della mia vita ! Mio dolce e tremendo Signore ! Che il tuo volto sia sempre bianco e splendido nei due mondi dell ' Asia e dell ' Europa ! Che la vittoria ti segua da per tutto dove ti porterà il tuo cavallo ! Che la tua ombra si stenda sopra tutta la terra ! Io vorrei essere una rosa per olezzare sulla cima del tuo turbante , o una farfalla per battere le ali sulla tua fronte ! - E poi , colla voce velata , raccontavano a quei grandi amanti appagati , che s ' assopivano sul loro seno , le loro storie fanciullesche di palazzi di smeraldo e di montagne d ' oro , mentre intorno alla tenda , per la campagna insanguinata ed oscura , l ' esercito feroce dormiva . Ma essi lasciavano ogni mollezza sulla soglia dell ' arem , e uscivano da quegli amori più fieri e più ardenti . Erano dolci nell ' arem , feroci sul campo , umili nella moschea , superbi sul trono . Di qui parlavano un linguaggio pieno d ' iperboli sfolgoranti e di minacce fulminee , ed ogni loro sentenza era una sentenza irrevocabile che bandiva una guerra , o innalzava un uomo all ' apice della fortuna , o faceva rotolare una testa ai piedi del trono , o scatenava un uragano di ferro o di foco sopra una provincia ribelle . Così turbinando dalla Persia al Danubio e dall ' Arabia alla Macedonia , fra le battaglie , i trionfi , le caccie , gli amori , passavano dal fiore degli anni a una virilità più bollente e più audace della giovinezza , e poi a una vecchiaia della quale non s ' accorgeva nè il seno delle loro belle nè il dorso dei loro cavalli nè l ' elsa della loro spada . E non solo nella vecchiaia , anche nell ' età verde avveniva qualche volta che , oppressi dal sentimento della loro mostruosa potenza , sgomentati tutt ' a un tratto , nel furore delle vittorie e dei trionfi , dalla coscienza d ' una responsabilità più che umana , e presi da una specie di terrore nella solitudine della propria altezza , si volgevano con tutta l ' anima a Dio , e passavano i giorni e le notti nei recessi oscuri dei loro giardini a comporre poesie religiose , o andavano a meditare il Corano sulle rive del mare o a ballare le ridde frenetiche dei dervis o a macerarsi coi digiuni e coi cilicii nella caverna d ' un vecchio eremita . E come nella vita , così nella morte si presentarono quasi tutti ai loro popoli in una figura o venerabile o tremenda , sia che morissero colla serenità dei santi come il capo della dinastia , o carichi d ' anni di gloria e di tristezza come Orkano , o del pugnale d ' un traditore come Murad I , o nella disperazione dell ' esilio come Baiazet , o conversando placidamente fra una corona di dotti e di poeti come il primo Maometto , o del dolore d ' una sconfitta come il secondo Murad ; e si può dir con sicurezza che i loro fantasmi minacciosi sono quanto rimarrà di più grande e di più poetico sugli orizzonti color di sangue della storia ottomana . LE TURCHE È una grande sorpresa per chi arriva a Costantinopoli , dopo aver inteso parlar tanto della schiavitù delle donne turche , il veder donne da tutte le parti e a tutte le ore del giorno , come in una qualunque città europea . Pare che appunto in quel giorno a tutte quelle rondini prigioniere sia stato dato il volo per la prima volta e che sia cominciata un ' èra nuova di libertà per il bel sesso musulmano . La prima impressione è curiosissima . Lo straniero si domanda , al vedere tutte le donne con quei veli bianchi e quelle lunghe cappe di colori ciarlataneschi , se son maschere o monache o pazze ; e siccome non se ne vede una sola accompagnata da un uomo , pare che non debbano essere di nessuno , che siano tutte vedove o ragazze , o che appartengano tutte a un qualche grande ritiro di " malmaritate " . Nei primi giorni non ci si può persuadere che tutti quei turchi e tutte quelle turche che s ' incontrano e si toccano senza guardarsi e senza accompagnarsi mai , possano avere tra loro qualcosa di comune . E ogni momento s ' è costretti a fermarsi per osservare quelle strane figure e per meditare su quello stranissimo uso . Son queste dunque , si dice , son proprio queste quelle " avvincitrici di cuori " , quelle " fonti di piacere " , quelle " piccole foglie di rosa " e " uve primaticcie " e " rugiade del mattino " e " aurore " e " vivificatrici " e " lune splendenti " di cui mille poeti ci hanno empita la testa ? Queste le hanum e le odalische misteriose , che a vent ' anni , leggendo le ballate di Victor Hugo all ' ombra d ' un giardino , abbiamo sognate tante volte , come creature d ' un altro mondo , di cui un solo amplesso avrebbe consunto tutte le forze della nostra giovinezza ? Queste le belle infelici , nascoste dalle grate , vigilate dagli eunuchi , separate dal mondo , che passano sulla terra , come larve , gettando un grido di voluttà e un grido di dolore ? Vediamo che cosa c ' è ancora di vero in tutta questa poesia . - Prima di tutto , il viso della donna turca non è più un mistero , e perciò una gran parte della poesia che la circondava è svanita . Quel velo geloso che , secondo il Corano , doveva essere " un segno della sua virtù e un freno ai discorsi del mondo " , non è più che un ' apparenza . Tutti sanno come è fatto il jasmac . Sono due grandi veli bianchi , di cui uno , stretto intorno al capo come una benda , copre la fronte fino alle sopracciglia , s ' annoda dietro , nei capelli , al di sopra della nuca , e ricade sulla schiena , in due lembi , fino alla cintura ; l ' altro copre tutta la parte inferiore del viso , e va ad annodarsi col primo , in modo che par tutto un velo solo . Ma questi due veli , che dovrebbero essere di mussolina e stretti in maniera da non lasciar vedere che gli occhi e la sommità delle guancia , sono invece di tulle radissimo , e allentati tanto , che lasciano vedere non solo il viso , ma gli orecchi , il collo , le treccie , e spesso anche i cappellini all ' europea , ornati di penne e di fiori , che portano le signore " riformate " . E perciò accade appunto il contrario di quello che si vedeva una volta , quando alle donne attempate era lecito di andare col viso un po ' più scoperto , e alle giovani era imposto di coprirsi più rigorosamente . Ora son le giovani , e specialmente le belle , quelle che si mostrano meglio , e son le vecchie che per ingannare il mondo portano il velo fitto e serrato . Quindi un ' infinità di bei misteri e di belle sorprese , raccontate dai romanzieri e dai poeti , non sono più possibili ; ed è una fiaba , fra le altre , quella che lo sposo veda per la prima volta il viso della sua sposa nella notte nuziale . Ma fuorchè il viso , tutto è ancora nascosto ; non si può intravvedere nè il seno , nè la vita , nè il braccio , nè il fianco ; il feregé nasconde rigorosamente ogni cosa . È una specie di tonaca , guernita d ' una pellegrina , di maniche lunghissime , larga , senza garbo , cadente come un mantellaccio dalle spalle ai piedi , di panno l ' inverno , di seta l ' estate , e tutta d ' un colore , quasi sempre vivissimo : ora rosso vivo , ora ranciato , ora verde ; e l ' uno o l ' altro predomina d ' anno in anno , rimanendo inalterata la forma . Ma benchè insaccate in quel modo , tanta è l ' arte con cui sanno aggiustarsi il jasmac , che le belle paiono bellissime , e le brutte graziose . Non si può dire che cosa fanno con quei due veli , con che grazia se li dispongono a corona e a turbante , con che ampiezza e con che nobiltà di pieghe li ravvolgono e li sovrappongono , con che leggerezza e con che elegante trascuranza li allentano e li lasciano cadere , come li fanno servire nello stesso tempo a mostrare , a nascondere , a promettere , a proporre degli indovinelli e a rivelare inaspettatamente delle piccole meraviglie . Alcune pare che abbiano intorno al capo una nuvola bianca e diafana , che debba svanire ad un soffio ; altre sembrano inghirlandate di gigli e di gelsomini ; tutte paiono di pelle bianchissima , e prendono da quei veli delle sfumature nivee e un ' apparenza di morbidezza e di freschezza che innamora . È un ' acconciatura ad un tempo austera e ridente , che ha qualche cosa di sacerdotale e di virgineo ; sotto la quale pare che non debbano nascere che pensieri gentili e capricci innocenti .... Ma vi nasce un po ' d ' ogni cosa . - È difficile definire la bellezza della donna turca . Posso dire che quando ci penso vedo un viso bianchissimo , due occhi neri , una bocca purpurea e un ' espressione di dolcezza . Quasi tutte però son dipinte . S ' imbiancano il viso con pasta di mandorle e di gelsomino , s ' ingrandiscono le sopracciglia con inchiostro di china , si tingono le palpebre , s ' infarinano il collo , si fanno un cerchio nero intorno agli occhi , si mettono dei nei sulle guance . Ma fanno questo con garbo ; non come le belle di Fez , che si danno delle pennellate da imbianchini . La maggior parte hanno un bel contorno ovale , un nasino un po ' arcato , le labbra grossette , il mento rotondo , colla fossetta ; molte hanno le fossette anche nelle guance ; un bel collo lunghetto e flessibile ; e mani piccine , quasi sempre coperte , peccato , dalle maniche della cappa . Quasi tutte poi sono grassotte e moltissime di statura più che mezzana : rarissime le acciughe e i crostini dei nostri paesi . Se hanno un difetto comune , è quello di camminar curve e un po ' scomposte , con una certa cascaggine di bambolone cresciute tutt ' a un tratto ; il che deriva , si dice , da una mollezza di membra , di cui è cagione l ' abuso del bagno , ed anche un po ' dalla calzatura disadatta . Si vedono , infatti , delle donnine elegantissime , che debbono avere un piedino di nulla , calzate di babbuccie da uomo o di stivaletti lunghi , larghi e aggrinziti , che una pezzente europea sdegnerebbe . Ma anche in quella brutta andatura hanno un certo garbo fanciullesco che , quando ci si è fatto l ' occhio , non dispiace . Non si vede nessuna di quelle figure impettite , di quelle mostre da modista , così frequenti nelle città europee , che vanno a passetti di marionetta , e che par che saltellino sopra uno scacchiere . Non hanno ancora perduto la pesantezza e la trascuranza naturale dell ' andatura orientale , e se la perdessero , riuscirebbero forse più maestose , ma meno simpatiche . Si vedono delle figure bellissime e di bellezza infinitamente svariata , poichè c ' entra col sangue turco , il sangue circasso , l ' arabo , il persiano . Ci sono delle matrone di trent ' anni , di forme opulente , che il feregé non basta a nascondere , altissime , con grandi occhi scuri , colle labbra tumide , colle narici dilatate , - pezzi di hanum da far tremare cento schiave con uno sguardo , - vedendo le quali , par davvero una ridicola e temeraria spacconata quella dei signori turchi che pretendono d ' esser quattro volte mariti . Ce n ' è dell ' altre , piccolette e paffutelle , che han tutto rotondo - volto , occhi , naso , bocca - ed un ' aria così queta , così benevola , così bambina , un ' apparenza di rassegnazione così docile al loro destino , di non essere che un trastullo e una ricreazione , che passandogli accanto , vi verrebbe voglia di mettergli in bocca una caramella . Ci son poi anche le figurine svelte , sposine di sedici anni , ardite e vivacissime , cogli occhi pieni di capricci e d ' astuzie , che fanno pensare con un sentimento di pietà al povero effendi che le ha da tenere in freno e al disgraziato eunuco che le deve tener d ' occhio . E la città si presta mirabilmente a inquadrare , per dir così , la loro bellezza e il loro vestiario . Bisogna vedere una di quelle figurine col velo bianco e col feregé purpureo , seduta in un caicco , in mezzo all ' azzurro del Bosforo ; o adagiata sull ' erba , in mezzo al verde bruno d ' un cimitero ; o anche meglio , vederla venir giù per una stradetta ripida e solitaria di Stambul , chiusa in fondo da un grande platano , quando tira vento , e i veli e il feregé svolazzano , e scoprono collo , piedino e calzina ; e v ' assicuro che in quel momento , se fosse sempre in vigore l ' indulgente decreto di Solimano il Magnifico , che multa d ' un aspro ogni bacio dato alla moglie e alla figliola altrui , allungherebbe un calcio all ' avarizia anche Arpagone . E non c ' è caso che quando tira vento , la donna turca s ' affanni a tener basso il feregé , perché il pudore delle musulmane non va più in giù delle ginocchia , e s ' arresta qualche volta assai prima . - Una cosa che stupisce , sulle prime , è la loro maniera di guardare e di ridere , che scuserebbe qualunque giudizio più temerario . Accade spessissimo che un giovane europeo , guardando fisso una donna turca , anche di alto bordo , sia ricambiato con uno sguardo sorridente o con un sorriso aperto . Non è raro nemmeno che una bella hanum in carrozza , faccia , di nascosto all ' eunuco , un saluto grazioso colla mano a un giovanotto franco a cui si sia accorta di piacere . Qualche volta , in un cimitero o in una strada appartata , una turca capricciosa s ' arrischia perfino a gettare un fiore passando , o a lasciarlo cadere in terra coll ' intenzione manifesta che sia raccolto dal giaurro elegante che le vien dietro . Per questo un viaggiatore fatuo può prendere dei grandi abbagli , e ci sono infatti degli europei scimuniti , che , essendo stati un mese a Costantinopoli , credono in buona fede d ' aver rubata la pace a un centinaio di sventurate . C ' è senza dubbio , in quegli atti , un ' espressione ingenua di simpatia ; ma c ' entra in parte assai maggiore uno spirito di ribellione , che tutte le turche hanno in cuore , nato dall ' uggia della soggezione in cui sono tenute , e al quale danno sfogo , come e quando possono , in piccole monellerie , non fosse che per far dispetto , in segreto , ai loro padroni . Fanno in quel modo più per fanciullaggine che per civetteria . E la loro civetteria è d ' un genere singolarissimo , che somiglia molto ai primi esperimenti delle ragazzine quando cominciano ad accorgersi d ' esser guardate . È un gran ridere , un guardare in su colla bocca aperta in atto di stupore , un fingere d ' aver male al capo o a una gamba , certi atti di dispetto il feregé che le imbarazza , certi scatti da scolarette , che sembran fatti più per far ridere che per sedurre . Mai un atteggiamento da salotto o da fotografia . Quella po ' d ' arte che mostrano è proprio un ' arte rudimentale . Si vede , come direbbe il Tommaseo , che non hanno molti veli da gettar via ; che non sono abituate ai lunghi amoreggiamenti , ad " essere circuite alla muta " come le donne geroglifiche del Giusti ; e che quando hanno una simpatia , invece di star lì tanto a sospirare e a girar gli occhi , direbbero addirittura , se potessero esprimere il loro sentimento : - Cristiano , tu mi piaci . - Non potendolo dire colla voce , glie lo dicono francamente , mostrando due belle file di perle luccicanti , ossia ridendogli sul viso . Sono belle tartare ingentilite . - E son libere : è una verità che lo straniero tocca con mano appena arrivato . È una esagerazione il dire come Lady Montague che son più libere delle europee ; ma chiunque è stato a Costantinopoli non può a meno di ridere quando sente parlare della loro " schiavitù " . Le signore , quando vogliono uscire , ordinano agli eunuchi di preparar la carrozza , escono senza chiedere il permesso a nessuno , e tornano a casa quando vogliono , purchè sia prima di notte . Una volta non potevano uscire senz ' essere accompagnate da un eunuco , o da una schiava , o da un ' amica , e le più ardite , se non volevano altri , dovevano almeno condur con sè un figlioletto , che fosse come un titolo al rispetto della gente . Se qualcheduna si faceva veder sola in un luogo appartato , era facilissimo che una guardia di città o un qualunque vecchio turco rigorista la fermasse e le domandasse : - Dove vai ? D ' onde vieni ? Perché non hai nessuno con te ? Così rispetti il tuo effendi ? Torna a casa ! - Ma ora escon sole a centinaia , e se ne vedono a tutte le ore per le vie dei sobborghi musulmani e della città franca . Vanno a far visita alle amiche da un capo all ' altro di Stambul , vanno a passar delle mezze giornate nelle case di bagni , fanno delle gite in barchetta , il giovedì alle Acque dolci d ' Europa , la domenica alle acque d ' Asia , il venerdì al cimitero di Scutari , gli altri giorni alle isole dei Principi , a Terapia , a Bujukderé , a Kalender , a far merenda colle loro schiave , in brigatelle di otto o dieci ; vanno a pregare alle tombe dei Padiscià e delle Sultane , a vedere i conventi dei dervis , a visitare le mostre pubbliche dei corredi nuziali , e non c ' è effigie d ' uomo , non che le accompagni o le segua , ma che , se anche son sole , ardisca di far loro un ' osservazione . Vedere un turco in una via di Costantinopoli , non dico a braccetto , ma al fianco , ma fermo per un momento a discorrere con una " velata " , quando anche portassero scritto in fronte che son marito e moglie , parrebbe a tutti la più strana delle stranezze , o per meglio dire un ' impudenza inaudita , come nelle nostre vie un uomo e una donna che si facessero ad alta voce delle dichiarazioni d ' amore . Da questo lato le donne turche sono veramente più libere che le europee , e non si può dire questa libertà quanto la godano , e con che matto desiderio corrano allo strepito , alla folla , alla luce , all ' aria aperta , esse che in casa non vedono che un uomo solo , ed hanno finestre e giardini claustrali . Escono e scorazzano per la città coll ' allegrezza di prigioniere liberate . C ' è da divertirsi a pedinarne una a caso , alla lontana , per vedere come sanno sminuzzarsi e raffinarsi i piaceri del vagabondaggio . Vanno nella moschea più vicina a dire una preghiera e si fermano a cicalare un quarto d ' ora con un ' amica sotto le arcate del cortile ; poi al bazar a dare una capatina in dieci botteghe , e a farne metter sottosopra un paio , per comprare una bagattella ; poi pigliano il tramway , scendono al mercato dei pesci , passano il ponte , si fermano a contemplare tutte le treccie e tutte le parrucche dei parrucchieri di via di Pera , entrano in un cimitero e mangiano un dolce sopra una tomba , ritornano in città , ridiscendono al Corno d ' oro scantonando cento volte e guardando colla coda dell ' occhio ogni cosa - vetrine , stampe , annunzi , signore che passano , carrozze , insegne , porte di teatri - comprano un mazzo di fiori , bevono una limonata da un acquaiolo , fanno l ' elemosina a un povero , ripassano il Corno d ' oro in caicco , ricominciano a far dei nastri per Stambul ; poi pigliano il tramway un ' altra volta , e arrivate sulla porta di casa , son capaci di tornare indietro , per fare ancora un giro di cento passi intorno a un gruppo di casette ; tale e quale come i ragazzi che escon soli la prima volta , e che in quell ' oretta di libertà ci vogliono far entrare un po ' di tutto . Un povero effendi corpulento che volesse tener dietro a sua moglie per scoprire se ha qualche ripesco , rimarrebbe sgambato a mezza strada . - Per vedere il bel sesso musulmano , bisogna andare un giorno di gran festa alle Acque dolci d ' Europa , in fondo al Corno d ' oro , o a quelle d ' Asia , vicino al villaggio di Anaduli - Hissar ; che sono due grandi giardini pubblici , coperti da boschetti foltissimi , attraversati da due piccoli fiumi , e sparsi di caffè e di fontane . Là sopra un vasto piano erboso , all ' ombra dei noci , dei terebinti , dei platani , dei sicomori , che formano una successione di padiglioni verdi , per cui non passa un raggio di sole , si vedono migliaia di turche sedute a gruppi e a circoli , circondate di schiave , d ' eunuchi , di bambini , che merendano e folleggiano per una mezza giornata , in mezzo a un via vai di gente infinito . Appena giunti si rimane come trasognati . Par di vedere una festa del paradiso islamitico . Quella miriade di veli bianchissimi e di feregé scarlatti , gialli , verdi e cinerei , quegli innumerevoli gruppi di schiave vestite di mille colori , quel formicolìo di bimbi in costume di mascherine , i grandi tappeti di Smirne distesi in terra , i vasellami argentati e dorati che passano di mano in mano , i caffettieri musulmani , in abito di gala , che corrono in giro portando frutti e gelati , gli zingari che danzano , i pastori bulgari che suonano , i cavalli bardati d ' oro e di seta che scalpitano legati agli alberi , i pascià , i bey , i giovani signori che galoppano lungo la riva del fiume , il movimento della folla lontana che sembra il tremolìo d ' un campo di camelie e di rose , i caicchi variopinti e le carrozze splendide che arrivano continuamente a versare in quel mare di colori altri colori , e il suono confuso dei canti , dei flauti , delle zampogne , delle nacchere , delle grida infantili , in mezzo a quella bellezza di verde e d ' ombra , svariata qua e là da piccole vedute luminose di paesaggi lontani ; presentano uno spettacolo così festoso e così nuovo che al primo vederlo vien voglia di batter le mani e di gridare : - Bravissimi ! - come a scena di teatro . - Ed anche là , malgrado la confusione , è rarissimo il cogliere sul fatto un turco e una turca che amoreggino cogli occhi o si scambino dei sorrisi e dei gesti d ' intelligenza . Là non esiste la galanteria coram populo come nei nostri paesi ; non ci sono nè le sentinelle melanconiche , che vanno e vengono sotto le finestre , nè le retroguardie affannose che camminano per tre ore sulle orme delle loro belle . L ' amore si fa tutto in casa . Se qualche volta , in una strada solitaria , si sorprende un giovane turco che guarda in su a una finestrina ingraticolata dietro la quale scintilla un occhietto nero o spunta una manina bianca , si può esser quasi certi che è un fidanzato . Ai fidanzati soli si permette il servizio di ronda e di scorta e tutte le altre fanciullaggini dell ' amore ufficiale , come quella di parlarsi di lontano con un fiore , con un nastro , o per mezzo del colore d ' un vestito o di una ciarpa . E in questo le turche sono maestre . Hanno migliaia di oggetti , tra fiori , frutti , erbe , penne , pietre , ciascuno dei quali possiede un significato convenuto , che è un epiteto o un verbo od anche una proposizione intera , in modo che possono mettere insieme una lettera con un mazzetto e dir mille cose con una scatolina o una borsa piena di oggettini svariatissimi , che paiono riuniti a caso ; e siccome il significato d ' ogni oggetto è per lo più espresso in un verso , così ogni amante è in grado di comporre una poesia amorosa od anche un poemetto polimetrico in cinque minuti . Un chiodetto di garofano , una striscia di carta , una fettina di pera , un pezzetto di sapone , un fiammifero , un po ' di fil d ' oro e un grano di cannella e di pepe , vogliono dire : - È molto tempo che t ' amo - , che ardo - , che languisco - , che muoio d ' amore per te . - Dammi un po ' di speranza - non mi respingere - rispondimi una parola . - E oltre all ' amore , c ' è modo di dir mille cose : si possono far dei rimproveri , dar consigli , avvertimenti , notizie ; ed è una grande occupazione delle giovanette , al tempo dei primi palpiti , quella d ' imparare questo frasario simbolico , e di comporne delle lunghe lettere dirette a dei bei sultani ventenni , veduti in sogno . E fanno lo stesso per il linguaggio dei gesti , alcuni dei quali sono graziosissimi ; quello che fa l ' uomo , per esempio , fingendo di lacerarsi il petto con un pugnale , che significa : - Sono lacerato dalle furie dell ' amore - ; a cui la donna risponde lasciando cader le braccia lungo i fianchi , in modo che s ' apra un poco dinanzi il feregé , che vuol dire : - Io t ' apro le mie braccia . - Ma non c ' è forse un Europeo che abbia mai visto far queste cose ; le quali , d ' altra parte , sono oramai piuttosto tradizioni che usi ; e non s ' imparano dai Turchi , i quali arrossirebbero di parlarne , ma da qualche ingenua hanum , che le confida a qualche amica cristiana . - Per questo mezzo pure si conosce il modo di vestire della donna turca fra le pareti dell ' arem , quel bel costume capriccioso e pomposo , di cui tutti hanno un ' idea , e che dà a ogni donna la dignità d ' una principessa e la grazia d ' una bambina . Noi non lo vedremo mai , eccetto che la moda lo porti nei nostri paesi , perchè , se anche un giorno cadrà il feregé , le turche saranno allora vestite all ' europea anche di sotto . Che rodimento per i pittori e che peccato per tutti ! Bisogna raffigurarsi una bella turca " svelta come un cipresso " e colorita " di tutte le sfumature dei petali della rosa " con una berrettina di velluto rosso o di stoffa argentata , un po ' inclinata a destra ; colle treccie nere giù per le spalle ; con una veste di damasco bianco ricamata d ' oro , colle maniche a gozzi e un lunghissimo strascico , aperta dinanzi in modo da lasciar vedere due grandi calzoni di seta rosea , che cascano con mille pieghe su due scarpettine ritorte in su alla chinese ; con una cintura di raso verde intorno alla vita ; con diamanti nelle collane , negli spilloni , nei braccialetti , nei fermagli , nelle treccie , nella nappina del berretto , sulle babbuccie , sul collo della camicia , sulla cintura , intorno alla fronte ; lampeggiante da capo a piedi come una madonna delle cattedrali spagnuole , e adagiata , in un atteggiamento infantile , sopra un largo divano , in mezzo a una corona di belle schiave circasse , arabe e persiane , ravvolte , come statue antiche , in grandi vesti cadenti ; - o immaginare una sposa " bianca come la cima dell ' Olimpo " , vestita di raso cilestrino e tutta coperta da un grande velo intessuto d ' oro , seduta sopra un ' ottomana imperlata , dinanzi alla quale lo sposo , inginocchiato sopra un tappeto di Teheran , fa la sua ultima preghiera prima di scoprire il suo tesoro ; - o rappresentarsi una favorita innamorata , che aspetta il suo signore nella stanza più segreta dell ' arem , non più vestita che della zuavina e dei calzoncini , che mettono in rilievo tutte le grazie del suo corpo flessibile , e le danno l ' aspetto d ' un bel paggio snello e elegante ; e bisogna convenire che quei brutti turchi " riformati " colla testa pelata e il soprabito nero , hanno assai più di quello che meritano . Questo vestiario di casa , però , va soggetto ai capricci della moda . Le donne , non avendo altro da fare , passano il tempo a cercare nuove acconciature ; si coprono di gale e di fronzoli , si mettono penne e nastri nei capelli , bende intorno al capo , pelliccie intorno al collo e alle braccia ; prendono qualcosa ad imprestito da tutti i vestimenti orientali ; mescolano la moda europea colla moda turca ; si mettono delle parrucche , si tingono i capelli di nero , di biondo , di rosso , si sbizzarriscono in mille modi e gareggiano fra di loro come le più sfrenate ambiziose delle grandi città europee . Se un giorno di festa , alle Acque dolci , si potessero far sparire con un colpo di bacchetta magica tutti i feregé e tutti i veli , si vedrebbero probabilmente delle turche vestite da regine asiatiche , altre da crestaine francesi , altre da gran signore in abbigliamento da ballo , altre da mercantesse in pompa magna , da vivandiere , da cavallerizze , da greche , da zingarelle : tante varietà di vestiario quante se ne vedono nel sesso mascolino sul ponte della Sultana Validè . - Gli appartamenti dove stanno queste belle e ricche maomettane corrispondono in qualche modo al loro vestiario seducente e bizzarro . Le stanze riserbate alle donne sono per lo più in bei siti , da cui si godono vedute meravigliose sulla campagna o sul mare o sopra una gran parte di Costantinopoli . Sotto , c ' è un giardinetto chiuso da alti muri , rivestiti d ' edera e di gelsomini ; sopra , una terrazza ; dalla parte della strada , dei camerini sporgenti e vetrati , come i miradores delle case spagnuole . L ' interno è delizioso . Sono quasi tutte piccole sale : i palchetti coperti di stuoie chinesi o di tappeti , i soffitti dipinti di frutti e di fiori , larghi divani lungo le pareti , una fontanella di marmo nel mezzo , vasi di fiori alle finestre , e quella luce vaga e soavissima , che è tutta propria della casa orientale , una luce di bosco , che so io ? di claustro , di luogo sacro e gentile , che impone di camminare sulla punta dei piedi , di parlar con un filo di voce , di non dire che parole umili e dolci , di non discorrere che d ' amore o di Dio . Questa luce languida , i profumi del giardino , il mormorio dell ' acqua , le schiave che passano come ombre , il silenzio profondo che regna in tutta la casa , le montagne dell ' Asia di cui si vede l ' azzurro a traverso i fori delle grate e i rami del caprifoglio che fanno tenda alle finestre , destano nelle europee , che entrano fra quelle mura per la prima volta , un sentimento inesprimibile di dolcezza e di malinconia . La decorazione della maggior parte di questi arem è semplice e quasi severa ; ma ve ne sono pure degli splendidissimi , colle pareti coperte di raso bianco rabescato d ' oro , coi soffitti di cedro , colle grate dorate , con suppellettili preziose . Dalle suppellettili s ' indovina la vita . Non si vedono che poltrone , ottomane grandi e piccine , piccoli tappeti , sgabelli , panchettini , cuscini di tutte le forme e materasse coperte di scialli e di broccati ; un mobilio tutto mollezza e delicature , che dice in mille modi : - Siedi , allungati , ama , addormentati , sogna . - Ci si trovano qua e là degli specchietti a mano e dei larghi ventagli di penne di struzzo ; dalle pareti pendono dei cibuk cesellati ; ci son gabbie d ' uccelli alle finestre , profumiere in mezzo alle stanze , orologi a musica sui tavolini , balocchi e gingilli d ' ogni maniera , che accusano i mille capricci puerili d ' una donnina sfaccendata che si secca . E non c ' è soltanto il lusso delle cose apparenti . Ci son case in cui tutto il servizio da tavola è d ' argento dorato , d ' oro massiccio i vasi delle acque odorose , le serviette di raso frangiate d ' oro , e brillanti e pietre preziose nelle posate , nelle tazze da caffè , nelle anfore , nelle pipe , nelle tappezzerie , nei ventagli ; come ci son altre case , e in molto maggior numero , si capisce , in cui nulla o quasi nulla è mutato dall ' antica tenda o capanna tartara , di cui tutta la masserizia sta sul dorso di un mulo , dove tutto è pronto per un nuovo pellegrinaggio a traverso l ' Asia ; case verginalmente maomettane ed austere , nelle quali , quando sia giunta l ' ora della partenza , non suonerà che la voce pacata del padrone , che dirà : - Olsun ! - Così sia ! - - La casa turca è divisa , come tutti sanno , in due parti : l ' arem e il selamlik . Il selamlik è la parte riserbata all ' uomo . Qui egli ci lavora , ci desina , ci riceve gli amici , ci fa la siesta , e ci dorme la notte quando amore " non gli detta dentro " . La donna non ci penetra mai . E come nel selamlik è padrone l ' uomo , nell ' arem è padrona la donna . Essa ne ha l ' amministrazione ed il governo e ci fa quello che vuole fuorchè ricevervi degli uomini . Quando non le garbi di ricevere suo marito , può anche fargli dire cortesemente che torni un ' altra volta . Una sola porta e un piccolo corridoio divide per lo più il selamlik dall ' arem ; eppure sono come due case lontanissime l ' una dall ' altra . Gli uomini vanno a visitar l ' effendi e le donne vanno a trovar la hanum senza incontrarsi e senza sentirsi , e il più delle volte son gente sconosciuti gli uni agli altri . Le persone di servizio sono separate , e separate quasi sempre le cucine . Ciascuno si diverte e scialaqua per conto suo . Raramente il marito desina colla moglie , in ispecie quando ne ha più d ' una . Non hanno nulla di comune fuorchè il divano su cui s ' avvicinano . L ' uomo non entra quasi mai nell ' arem come marito , ossia come compagno e come educatore dei figliuoli ; non v ' entra che come amante . Entrandovi , lascia sulla soglia , se può , tutti i pensieri che potrebbero turbare il piacere ch ' egli va a cercarvi ; tutta quella parte di sè stesso , che non ha che fare col suo desiderio di quel momento . Egli va là per dimenticare le cure o i dolori della giornata , o piuttosto per assopirne in sè il sentimento ; non per domandar lume a una mente serena e conforto a un cuore gentile . Nè la sua donna , sarebbe atta a quell ' ufficio . Egli non si cura nemmeno di presentarsele circondato di quella qualsiasi gloria d ' ingegno o di sapere o di potenza , che potrebbe renderlo più amabile . A che pro ? Egli è il dio del tempio e l ' adorazione gli è dovuta ; non ha bisogno di farsi valere ; la preferenza ch ' egli dà alla donna che ricerca basta a far sì ch ' essa gli dia con un sentimento di gratitudine che sembra amore l ' amplesso desiderato da lui . " Donna " per lui significa " piacere " . Quel nome porta il suo pensiero diritto a quel senso ; è anzi quasi il nome stesso del senso ; e per questo gli pare impudico il pronunziarlo , e non lo pronuncia mai ; e se ha da dire : - M ' è nata una femmina - dice : - M ' è nata una velata , una nascosta , una straniera . - Così non ci può essere un ' intimità vera fra loro , perché v ' è sempre tra l ' uno e l ' altro come il velo del senso , il quale nasconde quegli infiniti segretissimi recessi dell ' anima , che non si vedono se non a traverso la limpidezza d ' una famigliarità lunga e tranquilla . Oltrechè la donna , sempre preparata alla visita , abbigliata e atteggiata quasi per quel momento , intesa sempre a vincere una rivale o a conservare una predominanza che è continuamente in pericolo , dev ' essere sempre un po ' cortigiana , far forza a sè stessa perché tutto sorrida intorno al suo signore , anche quando il suo cuore è triste , mostrargli sempre la maschera ridente d ' una donna fortunata e felice , perché egli non se ne uggisca e se ne sdia . Perciò il marito la conosce di rado come sposa , come non ha e non può averla conosciuta figliuola , sorella , amica ; come non la conosce madre . Ed essa lascia così isterilire a poco a poco in sè medesima le qualità nobili che non può rivelare o che non le sono pregiate ; s ' abitua a non curare se non quello che le si cerca , e soffoca spesso risolutamente la voce del suo cuore e del suo spirito , per trovare in una certa sonnolenza di vita animalesca , se non la felicità , la pace . Ha , è vero , il conforto dei figliuoli , e il marito li cerca e li abbraccia dinanzi a lei ; ma è un conforto amareggiato dal pensiero che forse , un ' ora prima , egli ha baciato i figliuoli d ' un ' altra , che bacierà forse un ' ora dopo quelli d ' una terza , e che bacierà quelli d ' una quarta tra qualche anno . L ' amore d ' amante , l ' affetto di padre , l ' amicizia , la confidenza , tutto è diviso e suddiviso , ed ha il suo orario , i suoi riguardi , le sue misure , le sue cerimonie ; quindi tutto è freddo e insufficiente . E poi v ' è sempre in fondo qualcosa di sprezzante e di mortalmente ingiurioso per la donna nell ' amore del marito che le tiene ai fianchi un eunuco . Egli le dice in sostanza : - Io t ' amo , tu sei " la mia gioia e la mia gloria " , tu sei " la perla della mia casa " ; ma sono sicuro che se questo mostro che ti sorveglia fosse un uomo , tu ti prostituiresti al tuo servitore . - Variano però grandemente le condizioni della vita coniugale secondo i mezzi pecuniarii del marito , anche non tenuto conto di questo , che chi non ha mezzi di mantenere più d ' una donna è costretto ad avere una moglie sola . Il ricco signore vive separato di casa e di spirito dalla moglie , perché può tenere un appartamento od anche una casa per lei sola , e perchè , volendo ricevere amici , clienti , adulatori , senza che le sue donne sian viste o disturbate , è costretto ad avere una casa separata . Il turco di mezzo ceto , per ragioni d ' economia , sta più vicino a sua moglie , la vede più sovente e vive con essa in maggiore famigliarità . Il turco povero , in fine , che è costretto a vivere nel minor spazio e colla minor spesa possibile , mangia , dorme , passa tutte le sue ore libere colla moglie e coi figliuoli . La ricchezza divide , la povertà unisce . Nella casa del povero non c ' è differenza reale tra la vita della famiglia cristiana e quella della famiglia turca . La donna , che non può avere una schiava , lavora , e il lavoro rialza la sua dignità e la sua autorevolezza . Non è raro che essa vada a tirar fuori il marito ozioso dal caffè o dalla taverna , e che lo spinga a casa a colpi di pantofola . Si trattano da pari a pari , passano la sera l ' uno accanto all ' altro davanti alla porta di casa ; nei quartieri più appartati , vanno sovente insieme a far le spese per la famiglia ; e occorre molte volte di vedere , in un cimitero solitario , il marito e la moglie che fanno merenda vicino al cippo d ' un parente , coi loro bambini intorno , come una famigliuola d ' operai dei nostri paesi . Ed è uno spettacolo più commovente appunto perché è più singolare . E non si può , vedendolo , non sentire che c ' è qualcosa di necessario e d ' universalmente ed eternamente bello in quel nodo d ' anime e di corpi , in quel gruppo unico d ' affetti ; che non c ' è posto per altri ; che una nota di più in quell ' armonia la guasta o la distrugge ; che s ' ha un bel dire e un bel fare , ma che la forza prima , l ' elemento necessario , la pietra angolare d ' una società ordinata e giusta è là ; - che ogni altra combinazione d ' affetti e d ' interessi è fuori della natura ; - che quella sola è una famiglia , e l ' altra un armento ; - che quella sola è una casa , e l ' altra un lupanare . - E v ' è chi dice che le donne orientali sono soddisfatte della poligamia e che non ne comprendono neppure l ' ingiustizia . Per creder questo bisogna non conoscere , non dico l ' Oriente , ma nemmeno l ' anima umana . Se questo fosse vero , non seguirebbe quello che segue : cioè che non v ' è quasi ragazza turca la quale , accettando la mano d ' un uomo , non gli metta per condizione di non sposarne un ' altra , lei viva ; non ci sarebbero tante spose che ritornano alla loro famiglia quando il marito manca a quella promessa ; e non ci sarebbe un proverbio turco che dice : - casa di quattro donne , barca nella burrasca . - Anche se è adorata da suo marito , la donna orientale non può che maledire la poligamia , per cui vive sempre con quella spada di Damocle sul capo , di avere di giorno in giorno una rivale , non nascosta o lontana e sempre colpevole , com ' è necessariamente quella di una moglie europea ; ma installata accanto a lei , in casa sua , col suo titolo , coi suoi stessi diritti ; di vedere fors ' anche una delle sue schiave , prescelta a odalisca , alzare tutt ' a un tratto la fronte dinanzi a lei , e trattarla da eguale , e mettere al mondo dei figliuoli che hanno gli stessi diritti dei suoi . È impossibile che il suo cuore non senta l ' ingiustizia di quella legge . Quando il marito amato da lei , le conduce in casa un ' altra donna , essa avrà un bel pensare che , facendo questo , l ' uomo non fa che valersi d ' un diritto che gli dà il codice del Profeta . In fondo all ' anima sua sentirà che v ' è una legge più antica e più sacra che condanna quell ' atto come un tradimento e una prepotenza , sentirà che quell ' uomo non è più suo , che il nodo è sciolto , che la sua vita è spezzata , ch ' essa ha il diritto di ribellarsi e di maledire . E se anche non ama suo marito , ha mille ragioni di detestare quella legge : l ' interesse leso dei suoi figliuoli , il suo amor proprio ferito , la necessità in cui è posta , o di vivere abbandonata o di non essere più cercata dall ' uomo che per compassione o per un desiderio senz ' amore . Si dirà che la donna turca sa che queste cose accadono pure alla donna europea : è vero ; ma sa pure che la donna europea non è costretta dalla legge civile e religiosa a rispettare e a chiamar sorella colei che le avvelena la vita , e che ha almeno la consolazione di esser considerata come una vittima , e che ha mille modi di consolarsi e di vendicarsi senza che il marito le possa dire , come può dire il poligamo a una delle sue mogli infedeli : - Io ho il diritto di amare cento donne , e tu hai il dovere di non amar che me solo . - È vero che la donna turca ha molte guarentigie dalla legge e molti privilegi per consuetudine . È generalmente rispettata con una certa forma di gentilezza cavalleresca . Nessun uomo oserebbe alzar la mano sopra una donna in mezzo alla via . Nessun soldato , anche nel tafferuglio d ' una sedizione , s ' arrischierebbe a maltrattare la più insolente delle popolane . Il marito tratta la moglie con una certa deferenza cerimoniosa . La madre è oggetto d ' un culto particolare . Non c ' è uomo che osi far lavorare la donna per campare sul suo lavoro . È lo sposo che assegna una dote alla sposa ; essa non porta alla casa maritale che il suo corredo e qualche schiava . In caso di ripudio o di divorzio , il marito è obbligato a dare alla moglie tanto che basti per vivere senza disagio ; e quest ' obbligo lo trattiene da usar con lei dei cattivi trattamenti , che le diano il diritto d ' ottenere la separazione . La facilità del divorzio rimedia in parte alle tristi conseguenze dei matrimonii , fatti quasi sempre alla cieca per effetto della costituzione speciale della società turca , nella quale i due sessi vivono divisi . Alla donna , per ottenere il divorzio , basta poca cosa : che il marito l ' abbia maltrattata una volta , che l ' abbia offesa parlando con altri , che l ' abbia trascurata per un certo tempo . Quando essa ha da lagnarsi di suo marito , non ha che da presentare le sue lagnanze per scritto al tribunale ; può , quando occorra , presentarsi in persona a un vizir , al gran vizir stesso , da cui è quasi sempre ricevuta e ascoltata senza ritardo e benignamente . Se non può andar d ' accordo colle altre mogli , il marito è tenuto a darle una casa separata ; e se anche va d ' accordo , ha diritto a un appartamento per sè sola . L ' uomo non può nè sposare nè far sue odalische le schiave che la moglie ha portato con sè dalla casa paterna . Una donna stata sedotta e abbandonata , può farsi sposare dal suo seduttore , se questi non ha già quattro mogli ; e se ne ha quattro , farsi pigliare in casa come odalisca , e il padre deve riconoscere il figliuolo ; il perché fra i turchi non ci son bastardi . Rarissimi i celibi , rarissime le vecchie ragazze ; assai meno frequenti che non si creda i matrimonii forzati , perché la legge punisce i padri che se ne rendono colpevoli . Lo Stato dà una pensione alle vedove senza parenti e senza mezzi , e provvede alle orfane ; molte bambine rimaste in mezzo alla strada , sono pure raccolte da signore ricche , che le educano e le maritano ; è raro che una donna sia lasciata nella miseria . Tutto questo è vero ed è buono ; ma non toglie che i Turchi ci facciano ridere quando vogliono confrontare con vantaggio la condizione sociale della loro donna a quella della nostra , e affermare la loro società immune dalla corruzione di cui accusano la società europea . Che valgono alla donna le forme del rispetto , se la sua condizione di moglie suppletoria è per sè stessa umiliante ? Che le vale la facilità di divorziare e di rimaritarsi , se qualunque altro uomo la sposi , ha il diritto di metterla nelle condizioni medesime , per le quali s ' è separata dal primo marito ? Che gran cosa che l ' uomo abbia l ' obbligo di riconoscere il figlio illegittimo se non ha i mezzi di mantenerlo , e se può averne legittimamente cinquanta , ai quali , se non il nome , tocca di bastardi la miseria o l ' abbandono ? Ci dicono che non commettono infanticidii ; ma li aborti voluti , per i quali hanno delle case apposite , chi li conta ? Ci dicono che non hanno prostituzione . Ma come ! E che altro mestiere è quello delle mille concubine caucasee , comprate e rivendute cento volte ? Dicono : non c ' è almeno quella pubblica . Che baie ! Murad III non avrebbe ordinato di mandare di là dal Bosforo tutte le donne di mala vita , e si sa che ne fu fatta una grande retata . Vorrebbero poi farci credere che è più facile ad uomo aver la fedeltà di quattro donne che di una sola ? E darci ad intendere che il turco che ha quattro mogli , non commette più peccati fuori di casa e fuori della propria religione ? E ci parleranno di moralità gli uomini più devoti alla nefanda voluptas che sian sulla terra ? - Da tutto questo è facile argomentare che cosa siano le donne turche . Non sono la maggior parte che " femmine piacevoli " . Le più non sanno che leggere e scrivere , e nè leggono nè scrivono ; e sono creature miracolose quelle che hanno una superficialissima coltura . Già ai turchi , secondo i quali le donne " hanno i capelli lunghi e l ' intelligenza corta " , non garba ch ' esse coltivino la mente perché non conviene che siano in nulla eguali o superiori a loro . Così , non ricavando istruzione dai libri , e non potendo riceverne dalla conversazione cogli uomini , rimangono in una crassa ignoranza . Dalla separazione dei due sessi nasce che all ' uno manca qualche cosa di gentile e all ' altro qualche cosa di alto : gli uomini diventano rozzi , le donne diventano comari . E non praticando della società altro che un piccolo cerchio donnesco , ritengono quasi tutte fino alla vecchiezza qualche cosa di puerile nelle idee e nelle maniere : una curiosità matta di mille cose , uno stupirsi di tutto , un fare un gran caso d ' ogni inezia , una maldicenza piccina , un ' abitudine di sdegni e di dispettucci da educande , un ridere sguaiato a tutti i propositi , e un divertirsi per ore a giochi bambineschi , come inseguirsi di stanza in stanza e strapparsi di bocca i confetti . È vero che hanno per contrapposto , per dirla alla rovescia dei francesi , la buona qualità nel difetto ; ed è che sono nature schiette e trasparenti , dentro alle quali si legge alla prima ; che sono quello che paiono , persone vere , come diceva la signora di Sevigné , non maschere , nè caricature , nè scimmie ; donne aperte e tutte d ' un pezzo anche nella tristizia ; e se è vero che basta che una di esse giuri e spergiuri una cosa perché nessuno ci creda , vuol dire appunto che non hanno arte abbastanza per riuscire nell ' inganno . E non è una piccola lode il dire anche che non ci sono fra loro nè dottoresse pesanti , nè maestruccole che non ciancino altro che di lingua e di stile , nè creature vaporose che vivano fuori della vita . Ma è anche vero che in quella vita angusta , priva di alte ricreazioni dello spirito , nella quale rimane perpetuamente insoddisfatto il desiderio istintivo della gioventù e della bellezza , di essere ammirate e lodate , l ' animo loro s ' inasprisce ; e che , non avendo il freno dell ' educazione , corrono a qualunque eccesso , quando una brutta passione le muove . E l ' ozio fomenta in loro mille capricci insensati , in cui s ' ostinano con furore , e li vogliono appagati a qualunque prezzo . Oltrechè , in quell ' aria sensuale dell ' arem , in quella compagnia di donne inferiori a loro di nascita e d ' educazione , lontane dall ' uomo che servirebbe loro di freno , s ' assuefanno a una crudità indicibile di linguaggio , non conoscono le sfumature dell ' espressione , dicono le cose senza velo , amano la parola che fa arrossire , lo scherzo inverecondo , l ' equivoco plebeo ; diventano sboccatamente mordaci ed insolenti ; tanto che all ' europeo che intende il turco , occorre qualche volta di sentire dalla bocca d ' una hanum d ' aspetto signorile , stizzita contro un bottegaio indiscreto o sgarbato , delle impertinenze che non isfuggono tra noi se non alle donne della specie peggiore . E questa loro acrimonia va crescendo col crescere delle loro relazioni colle donne europee o della loro conoscenza dei nostri costumi , che alimentano in esse lo spirito di ribellione ; e quando sono amate , si vendicano con una tirannide capricciosa sui loro mariti della tirannide sociale a cui sono soggette . Molti hanno dipinte le donne turche tutte dolci , mansuete , peritose . Ma ci sono anche fra loro le anime ardite e feroci . Anche là , nelle sommosse popolari , si vedono le donne in prima linea ; si armano , s ' assembrano , arrestano le carrozze dei vizir invisi , li coprono di contumelie , li pigliano a sassate e resistono alla forza . Sono dolci e mansuete , come tutte le donne , quando nessuna passione le rode o le accende . Trattano amorevolmente le schiave , se non ne sono gelose ; dimostrano tenerezza pei figliuoli , benchè non sappiano o non si curino d ' educarli ; contraggono fra di loro , specialmente quelle divise dai mariti o afflitte dallo stesso dolore , delle amicizie tenerissime , piene d ' entusiasmo giovanile , e si dimostrano l ' affetto reciproco vestendosi degli stessi colori , profumandosi colle medesime essenze , e facendosi dei nei della stessa forma . E qui potrei aggiungere quello che scrisse più d ' una viaggiatrice europea , " che ci sono fra loro tutti i vizii di Babilonia " ; ma mi ripugna , in una cosa così grave , l ' affermare sulla fede altrui . - Quale è la loro indole , tali sono le loro maniere . Somigliano la maggior parte a quelle ragazze di buona famiglia , ma cresciute in campagna , le quali , nell ' età in cui non sono più bambine e non sono ancora donne , commettono in società mille piacevolissime sconvenienze , per cui ogni momento si fanno far gli occhiacci dalla mamma . Bisogna sentirne parlare da una signora europea , che abbia visitato un arem . È una cosa comicissima . La hanum , per esempio , che nei primi minuti sarà stata seduta sopra il sofà nello stesso atteggiamento composto della sua visitatrice , tutt ' a un tratto incrocicchierà le dita sopra la testa , o tirerà un lungo sbadiglio , o si piglierà un ginocchio tra le mani . Abituate alla libertà , per non dire alla licenza , dell ' arem , agli atteggiamenti cascanti dell ' ozio e della noia , e ammollite come sono dai lunghi bagni , si stancano subito d ' una qualunque compostezza forzata . Si coricano sul divano , si voltano e si rivoltano continuamente attorcigliando e districando in mille modi il loro lunghissimo strascico , si raggomitolano , si pigliano i piedini in mano , si mettono un cuscino sulle ginocchia e i gomiti sul cuscino , s ' allungano , si storcono , si stirano , fanno la gobbina come i gatti , rotolano dal divano sulla materassa , dalla materassa sul tappeto , dal tappeto sul marmo del pavimento , e s ' addormentano dove il sonno le coglie come i bambini . Una viaggiatrice francese ha detto che hanno qualcosa del mollusco . Son quasi sempre in un atteggiamento da poterle prendere fra le braccia come una cosa rotonda . La loro posizione meno rilassata è quella di star sedute a gambe incrociate . E dicono che derivi appunto dallo star sedute quasi sempre in questa maniera , fin dall ' infanzia , il difetto che hanno quasi tutte delle gambe un po ' arcate . Ma con che garbo si siedono ! Si vede nei cimiteri e nei giardini . Cascano a piombo e rimangono sedute in terra , senza puntar le mani , immobili come statue , e si drizzano poi in piedi , senz ' appoggiarsi , d ' un sol tratto , come se scattassero . Ma è forse questo il loro solo movimento vivace . La grazia della donna turca è tutta nel riposo ; - nell ' arte di mettere in evidenza le belle curve con atteggiamenti stanchi d ' addormentata , col capo arrovesciato indietro , coi capelli sciolti , colle braccia penzoloni , - l ' arte che strappa l ' oro e i gioielli al marito , e sconvolge il sangue e la ragione all ' eunuco . - E lo studio di quest ' arte non è l ' ultimo dei mezzi con cui esse cercano di alleggerire la noia mortale che pesa sulla maggior parte degli arem ; noia che deriva non tanto dalla mancanza d ' occupazioni e di distrazioni , quanto dall ' esser queste tutte d ' un colore ; come certi libri che , pure essendo svariati nella sostanza , seccano per l ' uniformità dello stile . Per salvarsi dalla noia fanno di tutto ; la loro giornata non è spesso che una lotta continua contro questo mostro ostinato . Sedute sui cuscini o sui tappeti , accanto alle loro schiave , orlano innumerevoli fazzoletti da regalare alle amiche , ricamano berretti da notte o borse da tabacco pei mariti , per i padri , e per i fratelli ; fanno scorrere cento volte le pallottoline del tespì ; contano fin al numero più alto a cui sanno contare ; seguitano coll ' occhio , per lunghi tratti , dai finestrini rotondi delle stanze alte , i bastimenti che passano sul Bosforo o sul Mar di Marmara , o si mettono a fantasticare ricchezze , libertà ed amori accompagnando collo sguardo le spire azzurrine del fumo della sigaretta . Quando son stanche della sigaretta assaporano nel cibuk i " biondi capelli del Latachié " ; sazie di fumare , sorbono una tazzina di caffè di Siria ; rosicchiano frutta e confetti ; si fanno durare mezz ' ora un gelato ; poi fanno un ' altra fumatina col narghilè profumato d ' acqua di rosa ; poi succhiano un po ' di mastico per levarsi il sapore del fumo ; poi prendono la limonata per levarsi il sapore del mastico . Si vestono , si svestono , si mettono tutte le robe del loro cassettone , esperimentano tutte le tinture dei loro vasetti , si fanno e si disfanno dei nei in forma di stelle e di mezzelune , e combinano in tutte le maniere possibili una dozzina di specchi e di specchietti per vedersi da tutte le parti , finchè si vengono in uggia . Allora due schiave di quindici anni ballano il balletto obbligato colle nacchere e col tamburello ; una terza ripete per la centesima volta una canzonetta o una favola che sanno tutte a memoria ; o le due solite maschiotte vestite da acróbata fanno la solita lotta , che finisce con un pattone sul pavimento e una risata senza sapore . Qualche volta c ' è la novità d ' una brigatella di ballerine egiziane , e allora è una piccola festa ; qualche altra volta capita una zingara , e allora la hanum si fa dir la ventura sulla palma , o compera un talismano per esser sempre giovane , un decotto per aver figliuoli , un filtro per farsi amare . Stanno ore col viso alle grate a guardar la gente e i cani che passano , insegnano una parola nuova a un pappagallo , scendono in giardino a fare all ' altalena , risalgono in casa a dir le preghiere , tornano a sdraiarsi sul divano per giocare alle carte , saltan su per ricever la visita d ' una parente o d ' un ' amica , e allora ricomincia la solita sequela di caffè , di fumatine , di limonate , di merenduccie , di risate stanche e di sbadigli sonori , fin che l ' amica se ne va , e l ' eunuco , apparendo sulla soglia , dice a bassa voce : - L ' Effendi . - Ah ! finalmente ! È proprio Allà che lo manda , foss ' anche il più brutto marito di Stambul . - Questo segue negli arem dove c ' è , se non altro , la pace ; negli altri la noia è soffocata dal furore delle passioni , e vi si mena una vita affatto diversa . Regna la pace nell ' arem in cui v ' è una donna sola , amata da suo marito , il quale non bada alle schiave , e non ha intrighi fuor di casa . C ' è pure , se non felicità , pace , negli arem dove sono parecchie mogli di carattere leggiero o freddo , indifferenti per il marito il quale non fa differenza tra loro , che ricevono ciascuna alla propria volta le sue preferenze senza amore , senza gelosia e senza ambizione di predominio . Queste mogli di buona pasta cercano di cavare all ' Effendi tutto il denaro che possono , stanno nella stessa casa , vivono d ' accordo , si chiamano sorelle , si divertono insieme , e addio ; la barca è fatta alla diavola , ma tanto e tanto va avanti . C ' è ancora la pace , un ' apparenza almeno di pace , negli arem dove la moglie posposta a una nuova venuta , si rassegna tristamente al suo destino , e pure rifiutando i ritagli d ' amore che le vorrebbe dar suo marito , rimane amica sua , nella sua casa , e cerca un conforto nei figli , e vive in un raccoglimento dignitoso . Ma è un tutt ' altro vivere negli arem dove ci sono donne di cuor fiero e di sangue ardente che non vogliono sottostare al trionfo d ' una rivale , che non possono sopportar l ' onta dell ' abbandono , che non si rassegnano a veder posposti i propri figli a quelli d ' un ' altra madre . In questi arem c ' è l ' inferno . Qui si piange , si strepita , si spezzano porcellane e cristalli , si fanno morir delle schiave a colpi di spillo , si ordiscono delle congiure , si meditano dei delitti , e qualche volta si consumano : si avvelena , si stiletta , si gettano delle bocce di vitriolo nel viso ; qui la vita non è che una trama orribile di persecuzioni , di odii implacabili , di guerre sorde e feroci . L ' uomo che ha più mogli , in conclusione , o ne ama una sola davvero , e non ha la pace ; o le ama tutte ad un modo per aver la pace , e non ha l ' amore . E nell ' un caso e nell ' altro , va quasi sempre diritto alla rovina , poichè se fra le sue donne non c ' è gelosia d ' amore , c ' è sempre gelosia d ' amor proprio , rivalità d ' ambizione , gara di splendidezze ; ed egli non può regalare alla sua prediletta del giorno un gioiello o una carrozza o una villetta sul Bosforo , senza che ne nasca un sottosopra ; il perché è costretto a far per tutte quello che vorrebbe fare per una , vale a dire a comprar la pace a peso d ' oro . E quello che segue tra le donne , segue tra i figliuoli , i quali o son figli della madre negletta , e odiano ; o son figli della favorita , e sono odiati . Ed è facile immaginare che educazione possono ricevere nell ' arem , in quelle case piene di rancori e d ' intrighi , in mezzo alle schiave e agli eunuchi , senza l ' assistenza del padre , senza l ' esempio del lavoro , in quell ' aria bassa e sensuale ; le ragazze in special modo , che s ' avvezzano fin dai primi anni a fondare tutte le speranze della propria fortuna sopra le arti d ' una seduzione per la quale è troppo alto l ' epiteto di " amorosa " , e che imparano queste arti dalla madre , e il rimanente dalle schiave , e il di più da Caragheuz . - Vi sono poi due altre specie di arem , oltre ai pacifici e ai tempestosi : l ' arem del turco giovane e spregiudicato , che seconda le tendenze europee della moglie , e quello del turco o rigorista per sentimento proprio , o dominato da parenti , e in particolar modo da una vecchia madre , musulmana inflessibile , avversa ad ogni novità , che gli fa governar la casa a modo suo . Fra questi due arem corre una gran differenza . Il primo arieggia la casa d ' una signora europea . C ' è un pianoforte che la hanum impara a sonare da una maestra cristiana ; ci son dei tavolini da lavoro , delle seggiole impagliate , un letto di mogogon , una scrivania ; c ' è appeso a una parete un bel ritratto a matita dell ' Effendi fatto da un pittore italiano di Pera ; c ' è in un cantuccio uno scaffaletto con una ventina di libri , fra i quali un piccolo dizionario turco e francese e l ' ultimo numero della Mode illustrée che la signora riceve di seconda mano dalla consolessa di Spagna . La signora possiede pure tutto l ' occorrente per dipingere all ' acquerello e dipinge con passione fiori e frutti . Essa assicura alle sue amiche che non ha un momento di noia . Tra un lavoro e l ' altro scrive le sue memorie . A una cert ' ora riceve il maestro di francese ( un vecchio gobbo e sfiatato , s ' intende ) col quale fa esercizio di conversazione . Qualche volta viene a farle il ritratto una fotografa tedesca di Galata . Quando è malata , viene a visitarla un medico europeo , il quale può anche essere un bel giovane , chè il marito non è poi così bestialmente geloso come certi suoi amici antiquati . E viene una volta ogni tanto anche una modista francese a misurarle un vestito tagliato proprio sull ' ultimo figurino del giornale della moda , col quale la signora vuol fare una bella sorpresa al marito la sera del giovedì , che è la sera sacramentale degli sposi musulmani , nella quale l ' effendi ha una specie di cambiale galante da pagare alla sua " foglia di rosa " . E l ' effendi , che è uomo d ' alto affare , le ha promesso di farle vedere dallo spiraglio d ' una porta il primo gran ballo che darà nel prossimo inverno l ' ambasciata d ' Inghilterra . La hanum , insomma , è una signora europea di religione musulmana , e lo dice con compiacenza alle amiche : - Io vivo come una cocona , - come una cristiana ; - e le amiche e le parenti sue professano almeno gli stessi principii , se non possono condurre la stessa vita , e fra lei e loro si discorre di mode e di teatri , si canzonano le " superstizioni " , le " pedanterie " , le " bigotterie della vecchia Turchia " e si finisce ogni discorso col dire che " è tempo di cominciare a vivere in una maniera più ragionevole " . Ma nell ' altro arem ? Qui tutto è rigorosamente turco dal vestire della signora fino alla più piccola suppellettile . Di libri non c ' entra che il Corano , di giornali non ci penetra che lo Stambul . Se la signora s ' ammala , non si chiama il medico , ma una di quelle tante dottoresse turche , che hanno uno specifico miracoloso per tutti i mali . Se il padre e la madre della signora son gente infetta dalla tabe europea , non si permette loro di veder la figliuola che una volta la settimana . Tutte le aperture della casa sono bene ingraticolate e chiavistellate , e d ' europeo non c ' entra proprio altro che l ' aria , eccetto il caso che la signora abbia avuto la disgrazia d ' imparare un po ' di francese da bambina , chè allora la suocera è capace di metterle in mano un qualche romanzaccio della peggio specie , per poterle dir poi : - Lo vedete che bella società è quella che voi volete scimmiottare ? che fior di roba produce ? che belli esempi vi porge ? - Eppure la vita delle donne turche è piena d ' accidenti , di brighe , di pettegolezzi , che a primo aspetto non si credono possibili in una società dove i due sessi non hanno comunicazione diretta fra loro . In un arem , per esempio , c ' è la vecchia madre che vuol levar dal cuore di suo figlio una delle mogli per farci entrare la prediletta da lei , e cerca ogni modo di nascondergli i figliuoli di quella , e di farne trasandare l ' educazione perché egli non ci ponga affetto , e non li preferisca a quei dell ' altra . In un altro c ' è una moglie , che non potendo staccare il marito dalla sua rivale per riaverne l ' amore essa sola , cerca almeno di sfogare il proprio dispetto staccandolo da quella per un ' altra , e a questo scopo cerca per mare e per terra una bella schiava da metter sotto gli occhi all ' Effendi , perché se ne incapricci e tradisca con essa la sua favorita . Un ' altra moglie , che fa per inclinazione naturale la sensale di matrimonii , s ' ingegna di fare in maniera che un tale suo parente veda spesso una tale ragazza , e se ne innamori , e la sposi , e la rubi così al proprio marito il quale cova da un pezzo il proposito di farla sua . Qui è un gruppo di signore che si quotano a un tanto ciascuna per regalare , con qualche secondo fine , una bella schiava al gran Visir o al Sultano ; là sono altre signore , alto locate , che movendo mille fili segreti di parentele potenti , vengono a capo di quello che vogliono , e fanno cader nemici da alte cariche , e salirvi amici , e divorziar l ' uno , e partire un altro per una provincia lontana . E benchè ci sia meno commercio sociale che nelle nostre città , non si sanno meno che fra noi i fatti degli altri . La fama d ' una donna spiritosa , o d ' una gran maldicente , o d ' una gelosa feroce , o d ' una grulla , si spande molto al di là del cerchio dei conoscenti . Anche là i motti arguti e i bei giochi di parole , a cui la lingua turca si presta mirabilmente , corrono di bocca in bocca e fanno dei giri infiniti . Le nascite , le circoncisioni , i matrimonii , le feste , tutti i più piccoli avvenimenti che seguono nelle colonie europee e nel Serraglio , sono argomento di chiacchiere interminabili . Avete visto il nuovo cappellino dell ' Ambasciatrice di Francia ? Si sa nulla della bella schiava venuta dalla Georgia , che la Sultana Validè regalerà al Sultano il giorno del gran Beiram ? È vero che la moglie di Ahmed - Pascià è uscita ieri l ' altro cogli stivaletti all ' europea guerniti di nappine di seta ? Sono finalmente arrivati i vestiarii da Parigi per la rappresentazione del Bourgeois gentilhomme al teatro del Serraglio ? È una settimana che la moglie di Mahmud - effendi va a pregare ogni mattina nella moschea di Baiazet per ottenere la grazia di due gemelli . È seguito uno scandalo in casa del tal fotografo di via di Pera , perché Ahmed - effendi ci ha trovato il ritratto di sua moglie . La signora Aiscè beve vino . La signora Fatima s ' è fatta fare dei biglietti di visita . La signora Hafiten è stata vista entrare alle tre e uscire alle quattro dalla bottega d ' un franco . La piccola cronaca maligna circola con una rapidità incredibile fra quelle innumerevoli casette gialle e vermiglie , s ' allaccia con quella della corte , si spande per Scutari , s ' allunga sulle due rive del Bosforo fino al mar Nero , e arriva non di rado fino alle grandi città di provincia , di dove ritorna ricamata e frangiata a provocar nuove risate e nuovi pettegolezzi nei mille arem della metropoli . - Sarebbe un divertimento curioso , se ci fossero fra i turchi , come ce n ' è fra noi , di quei gazzettini viventi del bel mondo , che conoscono tutti e sanno e propalano tutto ; sarebbe un divertimento insieme e uno studio amenissimo dei costumi di Costantinopoli , l ' andarsi a piantare con uno di costoro all ' entrata delle Acque dolci d ' Europa , un giorno di festa , e farsi dire una paroletta a proposito di tutte le persone notevoli per un verso o per l ' altro che ci passerebbero davanti . Ma che importa che non si sia fatto ? Le cose si sanno , le persone si possono immaginare . Per me è come se vedessi e sentissi in questo momento . La gente passa , e il turco accenna e ciancia . Quella signora lì s ' è rotta che è poco con suo marito ed è andata a stare a Scutari ; Scutari è il rifugio delle malcontente e delle imbronciate ; è andata a stare con una sua amica , e ci starà fin che suo marito , il quale in fondo le vuol bene , le andrà ad annunziare che s ' è sbarazzato della concubina , cagione della rottura , e la ricondurrà a casa pacificata . Questo effendi che passa è un impiegato del Ministero degli esteri , il quale per non aver che fare con parenti e parenti di parenti , che spesso mettono la discordia in casa , ha fatto come fanno tanti altri : ha sposato una schiava araba , che prende appunto in questi giorni le prime lezioni di lingua turca dalla sorella del marito . Quest ' altra bella donnina è una divorziata , la quale aspetta che l ' effendi tale abbia ripudiata una delle sue quattro mogli per andare a prendere il posto che le è stato promesso da un pezzo . Quell ' altra laggiù è una signora che dopo aver fatto divorzio due volte dallo stesso marito , lo vuol sposare daccapo , e lui è d ' accordo ; e per far questo essa sposa fra qualche giorno , come vuole la legge , un altr ' uomo , il quale sarà suo marito per una notte sola , e farà divorzio subito , dopo di che la bella capricciosa potrà celebrare il suo terzo matrimonio col primo sposo . Questa brunetta cogli occhi spiritati è una schiava abissina , stata regalata da una gran signora del Cairo a una gran signora di Stambul , la quale è morta , e le ha lasciato il posto di padrona di casa . Questo effendi di cinquant ' anni è già stato marito di dieci donne . Questa vecchietta vestita di verde può vantarsi d ' essere stata moglie legittima di dodici uomini . Quest ' altra è una signora che si fa d ' oro comprando ragazze di quattordici anni , a cui fa insegnare la musica , il ballo , il canto , le belle maniere della società signorile , e poi le rivende col guadagno del cinquecento per cento . Ecco là un ' altra bella signora di cui posso dirvi il costo esatto : è una circassa che fu comprata a Tophané per cento e venti lire turche e rivenduta tre anni dopo per la bagattella di quattrocento . Questa qui che s ' aggiusta il velo è passata per una trafila singolare : è stata prima schiava , poi odalisca , poi moglie , poi divorziata , poi moglie daccapo , e adesso è vedova e sta brigando per un nuovo matrimonio . Guardate questo effendi : è in una condizione curiosa ; ve la do in mille a indovinare ; sua moglie è innamorata d ' un eunuco , e si dice che è capace di dare a suo marito una cattiva tazza di caffè , per andare a stare in pace coll ' amante , e non sarebbe il primo esempio d ' un amore così mostruosamente spirituale . Quello là è un negoziante che per ragioni di commercio ha sposate quattro donne , e ne tiene una a Costantinopoli , una a Trebisonda , una a Salonico e la quarta in Alessandria d ' Egitto , ed ha così quattro porti amorosi in cui riparare al termine dei suoi viaggi . Questo bel pascià di ventiquattr ' anni non era un mese fa che un povero uffiziale subalterno della guardia imperiale , e l ' ha fatto pascià di sbalzo il Sultano per dargli in moglie una sua sorella ; ma sconta i peccati degli altri mariti turchi , perché con una Sultana non si celia , e si sa che quella è " gelosa come un usignolo " , e forse , se cercassimo bene tra la folla , troveremmo una schiava che lo pedina alla lontana per scoprir chi guarda e chi non guarda . Guardate questo bel fusto di donna : non c ' è bisogno d ' un occhio fine per accorgersi che è un fiore uscito dal Serraglio ; è stata una bella del Sultano , e l ' ha sposata mesi sono un impiegato del Ministero della guerra , che per mezzo suo ha ora un piede nella Corte e farà in poco tempo molta strada . Ecco là una bambina di cinque anni che fu fidanzata oggi a un ragazzo di otto ; lo sposino è stato condotto dai parenti a farle visita , l ' ha trovata di suo genio e ha fatto subito le furie perché un cuginetto alto un metro l ' ha baciata in presenza sua . Ecco una vecchia strega che ieri l ' altro ha fatto scannar due montoni in ringraziamento ad Allà perché la sbarazzò d ' una nuora che detestava . Ecco là una medichessa briccona , a cui una signora ha messo nelle mani una delle sue schiave , incaricandola di farle andare a male il frutto d ' un suo intrighetto coll ' Effendi , poichè se la schiava mette al mondo una creatura , la padrona non la può più vendere e il padrone bisogna che se la tenga . Quest ' altra è una donna dello stesso conio , a cui certi effendi danno di tratto in tratto l ' incarico di verificare de visu se una schiava che vogliono pigliarsi in casa è proprio schietta farina . Quella là col viso tutto coperto e col feregé lilla , è la moglie d ' un turco amico mio ; ma non è turca , è cristiana , è va tutte le domeniche in chiesa ; ma non ne dite nulla a nessuno , per riguardo a lei , non già per il marito , chè il Corano non proibisce di sposar le cristiane , e per purificarsi dall ' abbraccio d ' un infedele basta lavarsi il viso e le mani . Ah ! che cos ' abbiamo perduto ! È passata una carrozza del Serraglio ; c ' era dentro la terza cadina del Sultano : ho riconosciuto il nastro color di rosa al collo dell ' intendente : la terza cadina , regalo del pascià di Smirne , che ha i più grandi occhi e la più piccola bocca dell ' impero ; una figura sul gusto di questa piccola hanum col nasino arcato , che ieri offese Gesù e Maometto con un pittore inglese di mia conoscenza . La sciagurata ! E pensare che quando i due angeli Nekir e Munkir giudicheranno l ' anima sua , essa crederà di scusarsi colla solita bugia , dicendo che in quel momento aveva gli occhi chiusi e non riconobbe l ' infedele ! - Ma dunque ci sono delle turche infedeli ? Se ce ne sono ! Nonostante la gelosia degli effendi e la vigilanza degli eunuchi , nonostante i cento colpi di frusta che il Corano minaccia ai colpevoli , nonostante che i mariti turchi formino tra loro una specie di società di mutua assicurazione , e che segua là tutto l ' opposto di quello che segue in altri paesi , dove par che tutti cospirino tacitamente a danno della felicità coniugale ; si può quasi affermare che le " velate " di Costantinopoli non commettono meno peccati che le " non velate " di molte città cristiane . Se ciò non fosse , Caragheuz non avrebbe così spesso sulla bocca la parola kerata , la quale , tradotta in un nome storico , significa Menelao . O com ' è possibile ? È possibile in mille maniere . Già bisogna dire che donne nel Bosforo non se ne gettano più , nè dentro un sacco , nè senza sacco , e che i castighi del digiuno , del silenzio , del cilicio , delle bastonate sulle piante dei piedi , non son più che minacce di qualche kerata bestiale . La gelosia cerca d ' impedire il tradimento ; ma quando s ' accorge di non esservi riuscita , non fa più nè le furie nè le vendette d ' una volta , poichè ora è assai più difficile di tener nascoste le tragedie domestiche fra le mura della casa , e nella società musulmana è entrata , con molte altre forze europee , la forza del ridicolo , di cui la gelosia ha paura . E oltre a ciò la gelosia turca , che nella maggior parte dei casi è una gelosia fredda , corporale , d ' amor proprio più che d ' amore , è bensì severa , pesante , ed anche vendicativa ; ma non può avere i mille occhi e l ' attività investigatrice e infaticabile di quella che vien proprio dal vivo dell ' anima innamorata . E poi chi vigila sulle donne separate dal marito , od anche non separate , ma che stanno in una casa a parte , dove egli non va tutti i giorni ? Chi le segue per i vicoli intricati di Pera e di Galata e per i quartieri lontani di Stambul ? Chi impedisce a un bell ' aiutante di campo del Sultano di fare quel che gli vidi far io , di passar di galoppo accanto a una carrozza , alla svoltata d ' uno stradone , nel punto in cui l ' eunuco che è dinanzi gli volge le spalle e quello di dietro non può vederlo perché c ' è la carrozza frammezzo , e di gettare passando un bigliettino nello sportello ? E le sere del Ramazan che le donne stan fuori fino a mezzanotte ? E le cocone compiacenti , specie quelle che stanno sul confine d ' un sobborgo cristiano e d ' un sobborgo musulmano , che ricevono in casa un ' amica velata , senza chiuder la porta ad un amico europeo ? Le avventure però non son più nè strane nè terribili come altre volte . Non ci son più le gran dame che di notte , dopo soddisfatto un capriccio , precipitano nel Bosforo per un trabocchetto il giovane di bottega che ha portata all ' arem la stoffa comprata da loro la mattina ; come faceva una Sultana del secolo scorso . Ora tutto procede prosaicamente . I primi convegni si danno per lo più nelle retrobotteghe . Si sa ; ci sono da per tutto dei bottegai che fanno bottega d ' ogni cosa . E non c ' è da domandare se le autorità turche cerchino di impedire questi abusi . Basti il dire che delle prescrizioni per il buon ordine che dà la Polizia di Costantinopoli in occasione delle grandi feste , la maggior parte si riferiscono alle donne , e sono direttamente rivolte a loro in forma di consigli o di minaccie . È proibito alle donne , per esempio , d ' entrare nelle stanze interne delle botteghe : debbono stare in modo da esser viste dalla strada . È proibito alle donne di andare in tramway per divertimento : ossia debbono scendere al termine della corsa e non tornare subito indietro per la stessa via . È proibito alle donne di far segni alla gente che passa , di fermarsi qui , di passar per di là , di trattenersi più di quel certo tempo in quei dati luoghi : tutte prescrizioni che ognuno può immaginare come vengano poi rispettate e se sia possibile farle rispettare . E poi c ' è quel benedetto velo , che fu istituito come una salvaguardia dell ' uomo , e che ora è diventato una salvaguardia della donna , perché se lo mettono trasparente per far saltare i capricci , e fitto per poterli appagare ; dal che si dice che nascano molti accidenti bizzarri : di amanti fortunati che dopo molto tempo non sanno ancora chi siano le loro belle ; di donne che si nascondono sotto il nome d ' un ' altra per fare una vendetta ; di corbellature , di riconoscimenti , d ' imbrogli , che danno luogo a chiacchiere e a battibecchi infiniti . - Le chiacchiere vanno poi tutte a confondersi e a ribollire nelle case di bagni , che sono i luoghi usuali di convegno per le donne turche . Il bagno è in certo modo il loro teatro . Ci vanno a coppie e a brigate colle schiave , portando con sè cuscini , tappeti , oggetti di toeletta , ghiottonerie , e qualche volta il desinare , per starvi dalla mattina alla sera . Là , in quelle sale semioscure , fra i marmi e le fontane , si trovano qualche volta insieme più di duecento donne , nude come ninfe o mal velate , che a detta delle signore europee che ci furono , presentano uno spettacolo da far cadere il pennello di mano a cento pittori . Vi si vedono le hanum bianchissime accanto alle schiave nere come l ' ebano ; le belle matrone dalle forme poderose che rappresentano l ' ideale della bellezza per i turchi di gusto antico ; delle sposine smilze e giovanissime , coi capelli corti e ricciuti , che sembrano giovinetti ; circasse coi capelli d ' oro che cascano fino alle ginocchia ; turche che hanno fino a cento trecce nerissime sparse per il seno e per le spalle ; altre coi capelli divisi in un ' infinità di piccole ciocche disordinate che fanno la figura d ' una parrucca enorme ; una con un amuleto al collo , un ' altra con uno spicchio d ' aglio legato al capo per scongiurare il mal d ' occhio ; delle mezze selvagge con rabeschi sopra le braccia ; le donnine alla moda che hanno intorno alla vita le tracce del busto e intorno al collo del piede i segni dello stivaletto ; e qualche volta anche delle povere schiave che mostrano sulle spalle le impronte del frustino degli eunuchi . Si vedono mille gruppi e mille atteggiamenti graziosi e bizzarri ; alcune fumano sdraiate sui tappeti , altre si fanno pettinar dalle schiave , altre ricamano , altre canterellano , ridono , si spruzzano e si rincorrono , o strillano sotto le doccie , o gozzovigliano sedute in cerchio , o tagliano i panni al prossimo aggruppate in disparte . E scoprendo il loro corpo , scoprono anche , là più che altrove , la loro indole fanciullesca . Si misurano i piedini , si giudicano , si confrontano . Una dice francamente : - Son bella ; - un ' altra : - Son passabile : - un ' altra : - Mi rincresce d ' aver questo difetto - oppure : - Ma sai che sei più bella di me , tu ? - E qualcuna dice in tuono di rimprovero all ' amica : - Ma guarda dunque la signora Ferideh com ' è diventata grassa a mangiar gamberi schiacciati , tu che dicevi che fanno meglio le pallottole di riso ? - E quando c ' è una cocona garbata la circondano e le fanno mille domande : - Ma è vero che andate ai balli scoperte fin qui ? Il vostro effendi che cosa ne pensa ? E gli altri uomini che cosa ne dicono ? E come vi pigliate per ballare ? In codesto modo ? Ma davvero ? Ma son proprio cose che bisognerebbe vederle per poterci credere ! - E non solo nei bagni , ma per tutto e in tutte le occasioni cercano di conoscere signore europee , e son felici quando possono attaccar discorso con esse , e specialmente quando possono riceverle in casa . Allora radunano le amiche , mettono in vista tutte le donne di servizio , fanno un po ' di festa , rimpinzano la visitatrice di dolci e di frutti , e di rado la lasciano andar via senza un regalo . Il sentimento che le muove a queste dimostrazioni è più la curiosità , si capisce , che la benevolenza ; e infatti , appena hanno preso un po ' di famigliarità colla nuova amica , si fanno dire mille particolari della vita europea , esaminano il suo vestiario parte per parte dal cappellino agli stivaletti , e non sono soddisfatte se non quando l ' hanno condotta al bagno e hanno visto bene com ' è fatta una nazarena , una di queste donne straordinarie , che studiano tante cose , che dipingono , che scrivono per le stampe , che lavorano negli uffici pubblici , che montano a cavallo , che salgono sulla cima delle montagne . Da molto tempo , però , non hanno più di loro le strane idee che avevano prima della riforma ; non credono più , per esempio , che il busto sia una specie di corazza messa dai mariti alle mogli per assicurarsi della loro fedeltà , e di cui essi soli abbian la chiave ; nè che le donne europee siano di tutti coloro con cui vanno una volta a braccetto ; per il che le guardavano con diffidenza e ne parlavano con disprezzo , non invidiando nemmeno la loro coltura , di cui non avevano idea o che non erano in grado d ' apprezzare . Ora nutrono invece per esse un tutt ' altro sentimento , e son diventate diffidenti nel senso opposto ; si vergognano , cioè , in faccia a loro , della propria ignoranza ; temono di parer rozze o sciocche o puerili ; e molte non s ' abbandonano più coll ' ingenuità confidente delle prime volte . Ma le imitano sempre più nel vestire e nei modi . Quelle che studiano una lingua europea , la studiano più per imitazione che per desiderio di sapere , o la studiano per parlare con le cristiane . Discorrendo , s ' ingegnano d ' incastrare nel turco qualche parola francese ; quelle che non sanno quella lingua , fingon di saperla o almeno d ' intenderla ; sono beate di sentirsi chiamar madame ; vanno apposta in certe botteghe di franchi per essere salutate con quel titolo ; e Pera , la gran Pera le attira , come il lume le farfalle ; attira i loro passi , le loro fantasie e i loro quattrini , e qualche volta anche i loro peccati . Per questo son smaniose di conoscer signore franche , che sono per esse come le rivelatrici d ' un nuovo mondo . Da loro si fanno descrivere i grandi spettacoli dei teatri d ' occidente , i balli splendidi , i bei conviti , i ricevimenti sontuosi delle gran dame , le avventure carnevalesche e i grandi viaggi , e tutte queste immagini luminose turbinano poi tutte insieme nella loro testina affaticata , fra le pareti uggiose dell ' arem , all ' ombra dei giardini malinconici ; e come le donne europee sognano gli orizzonti sereni dell ' Oriente , esse sospirano in quei momenti , la vita varia e febbrile dei nostri paesi , e darebbero tutte le meraviglie del Bosforo per un quartiere nebbioso di Parigi . Ma non è soltanto la vita varia e febbrile ch ' esse sospirano ; è anche , e più sovente e più intimamente desiderata , la vita domestica , il piccolo mondo della casa europea , il cerchio degli amici devoti , le mense coronate di figli , le belle vecchiezze onorate ; quel santuario pieno di memorie , di confidenze e di tenerezze , che può render bella l ' unione di due anime anche senza l ' amore ; al quale si ritorna anche dopo una lunga vita d ' aberrazioni e di colpe ; nel quale , anche fra i dolori del presente e le tempeste della giovinezza , il pensiero si rifugia e il cuore si conforta , come in una promessa di pace per gli anni più tardi , come nella bellezza d ' un tramonto sereno contemplato dall ' oscurità della valle . - Ma c ' è una gran cosa da dire a conforto di tutti coloro che lamentano la sorte della donna turca , ed è che la poligamia decade di giorno in giorno . Già è stata considerata sempre dai turchi medesimi piuttosto come un abuso tollerabile che come diritto naturale dell ' uomo . Maometto disse : - È sempre lodevole chi sposa una donna sola , - benchè egli ne abbia sposato parecchie ; e sposano infatti una donna sola tutti coloro che vogliono dar l ' esempio di costumi onesti ed austeri . Chi n ' ha più d ' una , non è apertamente disapprovato , ma non è nemmeno lodato . Sono pochi i turchi che sostengono la poligamia apertamente , più rari quelli che l ' approvino nella loro coscienza . Quasi tutti ne comprendono l ' ingiustizia e le male conseguenze ; molti la combattono a viso aperto e con ardore . Tutti coloro che sono in una condizione sociale che impone una certa rispettabilità di carattere e una qualche dignità di vita , non hanno che una donna . Ne hanno una sola gli alti impiegati dei ministeri , gli ufficiali dell ' esercito , i magistrati , gli uomini di religione . Una sola , per necessità , tutti i poveri e quasi tutti gli uomini del mezzo ceto . Quattro quinti dei turchi di Costantinopoli non sono più poligami . Molti , è vero , non sposano che una donna per la manìa d ' imitar gli europei ; e molti altri , che hanno una moglie sola , si rifanno colle odalische . Ma quella manìa d ' imitazione ha le sue prime radici in un sentimento confuso della necessità d ' un cangiamento nella società musulmana ; e l ' uso delle odalische , apertamente biasimato come vizio , non può che scemare col ristringersi del commercio , ancora tollerato , delle schiave , fin che si confonderà colla corruzione ordinaria di tutti i paesi europei . Ne nascerà una corruzione maggiore ? Ad altri la sentenza . Questo è il fatto : che la trasformazione europea della società turca non è possibile senza la redenzione della donna , che la redenzione della donna non si può compiere senza la caduta della poligamia , e che la poligamia cade . Nessuno forse leverebbe la voce , se la sopprimesse improvvisamente domani un decreto del Gran Signore . L ' edifizio è crollato e non c ' è più che da sgombrar le rovine . La nuova aurora tinge già di rosa le terrazze degli arem . Sperate , o belle hanum ! Le porte del selamlik saranno spezzate , le grate cadranno , il feregé andrà a decorare i musei del gran bazar , l ' eunuco non sarà più che una reminiscenza nera dell ' infanzia , e voi mostrerete liberamente al mondo le grazie del vostro viso e i tesori della vostra anima ; e allora , ogni volta che si nomineranno in Europa le " perle dell ' Oriente " , s ' intenderà di nominar voi , o bianche hanum ; voi , belle musulmane , colte , argute e gentili ; non le inutili perle che brillano intorno alla vostra fronte in mezzo alle pompe fredde dell ' arem . Coraggio , dunque ! Il Sole si leva . Per me - e questo lo dico ai miei amici increduli - vecchio come sono , non ho ancora rinunziato alla speranza di dare il braccio alla moglie d ' un pascià di passaggio per Torino , e di condurla a passeggiare sulle rive del Po , recitandole un capitolo dei Promessi Sposi . IANGHEN VAR Stavo appunto fantasticando intorno a questa passeggiata , verso le cinque della mattina , nella mia camera dell ' Albergo di Bisanzio , e così tra il sonno e la veglia , vedendo lontano la collina di Superga , cominciavo a dire alla mia hanum viaggiatrice : - " Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno fra due catene non interrotte .... " - quando mi comparve dinanzi , col lume in mano , il mio amico Yunk " bianco vestito " e mi domandò con gran meraviglia : - Che cosa accade questa notte a Costantinopoli ? Tesi l ' orecchio e sentii un rumore sordo e confuso che veniva dalla strada , un suono di passi affrettati per le scale , un mormorio , un fremito , che pareva di giorno . Mi affacciai alla finestra e vidi giù nell ' oscurità un gran correre di gente verso il Corno d ' oro . Corsi sul pianerottolo , afferrai un cameriere greco che scendeva le scale a precipizio e gli domandai che cos ' era accaduto . Egli si svincolò dicendo : - Ianghen var , per Dio ! Non avete sentito il grido ? - E poi soggiunse scappando : - Guardate la cima della Torre di Galata . - Tornammo alla finestra e guardando giù verso Galata vedemmo tutta la parte superiore della gran torre illuminata da una luce purpurea vivissima , e una gran nuvola nera che s ' alzava dalle case vicine in mezzo a un vortice di scintille e s ' allargava rapidamente sopra il cielo stellato . Subito il nostro pensiero corse ai formidabili incendii di Costantinopoli , e specialmente a quello spaventevole di quattr ' anni innanzi ; e il nostro primo sentimento fu di terrore e di compassione . Ma immediatamente dopo , - lo confesso e me ne vergogno , - un altro sentimento egoistico e crudele , - la curiosità del pittore e del descrittore , - prese il disopra e , - confesso anche questo , - ci scambiammo un sorriso che il Doré avrebbe potuto cogliere a volo per stamparlo sulla faccia d ' uno dei suoi demoni danteschi . Chi ci avesse aperto il petto , in quel momento , non ci avrebbe trovato che un calamaio e una tavolozza . Ci vestimmo e scendemmo in furia giù per la gran strada di Pera . Ma la nostra curiosità , per fortuna , fu delusa . Non eravamo ancora arrivati alla torre di Galata che l ' incendio era quasi spento . Finivano di bruciare due piccole case ; la gente cominciava a ritirarsi ; le strade erano allagate dall ' acqua delle pompe e ingombre di mobili e di materasse , fra le quali andavano e venivano , nell ' oscurità grigia del mattino , uomini e donne in camicia , tremanti dal freddo , levando in cento lingue un vocìo assordante , nel quale non si sentiva più che quel resto di paura che dà sapore alla chiacchiera dopo un grave pericolo svanito . Vedendo che tutto stava per finire , scendemmo verso il ponte per consolarci del nostro dispetto scellerato colla levata del sole . Qui assistemmo a uno spettacolo che valeva quello d ' un incendio . Il cielo cominciava appena a chiarirsi dietro le colline dell ' Asia . Stambul , scossa per poco al primo annunzio dell ' incendio , era già rientrata nella quiete solenne della notte . Le rive e il ponte erano deserti ; tutto il Corno d ' oro dormiva , coperto da una bruma leggerissima e immerso in un silenzio profondo . Non moveva una barca , non volava un uccello , non stormiva un albero , non si sentiva un respiro . Quella interminabile città azzurra , muta e velata , pareva dipinta nell ' aria , e sembrava che , gettando un grido , avrebbe dovuto svanire . Costantinopoli non ci s ' era mai mostrata in un aspetto così aereo e così misterioso ; non ci aveva mai presentato più vivamente l ' immagine di quelle città favolose delle storie orientali , che il pellegrino vede sorgere improvvisamente dinanzi a sè , e vi trova , entrando , un popolo immobile , pietrificato , negli infiniti atteggiamenti di una vita affaccendata ed allegra , dalla vendetta improvvisa d ' un Re dei geni . Stavamo là appoggiati alle spallette del ponte , contemplando quella scena meravigliosa , senza più pensare all ' incendio , quando sentimmo prima un vocìo fioco e confuso di là dal Corno d ' oro , come di gente che chiedesse soccorso , e poi uno scoppio di grida altissime : - Allà ! Allà ! Allà ! - che risonarono improvvisamente nel vano enorme e silenzioso della rada , e nello stesso tempo apparve sulla sponda opposta , e si slanciò giù per il ponte , correndo precipitosamente verso di noi , una folla rumorosa e sinistra . - Tulumbadgi ! - gridò uno dei guardiani del ponte . - ( I pompieri ! ) Noi ci tirammo da una parte . Un ' orda di selvaggi seminudi , col capo scoperto , coi petti irsuti , grondanti di sudore , vecchi , giovani , neri , nani e giganti cappelluti e rapati , faccie d ' assassini e di ladri , quattro dei quali portavano sulle spalle una piccola pompa e pareva una bara di fanciullo ; armati di lunghe aste uncinate , di fasci di corde , d ' ascie , e di picconi , - ci passarono accanto , urlando e anelando , cogli occhi dilatati , coi capelli sparsi , coi cenci al vento , stretti , impetuosi e biechi , - e gettandoci in viso una tanfata d ' odor di belve , disparvero nella strada di Galata , d ' onde ci giunsero le loro ultime grida fioche di Allà , e poi fu di nuovo un silenzio profondo . L ' impressione che mi fece quell ' apparizione tumultuosa e fulminea in quella quiete arcana della grande città addormentata , non la so esprimere ; - so che compresi e vidi in un momento mille scene d ' invasioni barbariche , di saccheggi e d ' orrori di paesi e di tempi lontani , che fino allora la mia immaginazione si era sforzata inutilmente di rappresentarsi al vivo , e che mi domandai se quella era la città , se quello era proprio il ponte , su cui , di giorno , passavano degli ambasciatori europei , delle signore vestite alla parigina e dei venditori di giornali francesi . Un minuto dopo , il silenzio solenne del Corno d ' oro fu rotto di nuovo da un gridìo lontano , e un ' altra turba scamiciata e selvaggia ci passò dinanzi , come un turbine , sul ponte ondeggiante e sonante , levando un frastuono confuso di urli , di sbuffi , d ' aneliti , di risa soffocate e sinistre , e un ' altra volta le grida prolungate e lamentevoli di Allà si perdettero per le strade di Galata , seguite da un silenzio mortale . Poco dopo passò un ' altra turba , e poi una quarta , e poi altre due , e infine passò il pazzo di Pera , nudo dalla testa ai piedi , mezzo morto dal freddo , gettando grida acutissime , inseguito da un branco di monelli turchi , che disparvero con lui e coi pompieri dietro le case della riva franca ; e sulla grande città , dorata dai primi raggi dell ' aurora , tornò a regnare un altissimo silenzio . Di lì a poco si levò il sole , comparvero i muezzin sui minareti , si mossero i caicchi , si svegliò il porto , cominciò a passar gente sul ponte e a spandersi intorno il rumor sordo della vita cittadina , e noi ritornammo verso Pera . Ma l ' immagine di quella grande città assopita , di quel cielo albeggiante , di quella pace solenne , di quelle orde selvaggie , ci rimase così profondamente stampata nella mente , che oggi ancora non ci rivediamo una volta senza ricordarcela , con un misto piacevolissimo di stupore e di paura , come una scena veduta nella Stambul d ' altri secoli , o sognata nell ' ebbrezza dell ' hascisc . Così non vidi lo spettacolo di un incendio a Costantinopoli ; ma se non lo vidi coi miei occhi , conobbi tanti testimonii oculari di quello che distrusse Pera nel 1870 , e ne raccolsi notizie così minute , che posso dire d ' averlo visto colla mente , e descriverlo forse con non minore evidenza che se ne fossi stato anch ' io spettatore . La prima fiamma s ' accese in una piccola casa di via Feridié , in Pera , il giorno cinque di giugno , stagione in cui una buona parte della popolazione agiata di Costantinopoli villeggia sul Bosforo ; al tocco dopo mezzogiorno , ora in cui quasi tutti gli abitanti della città , anche europei , stanno chiusi in casa a far la siesta . Nella casa di via Feridié non c ' era che una vecchia serva ; la famiglia era partita la mattina per la campagna . Appena s ' accorse dell ' incendio , la vecchia si slanciò nella strada e si mise a correre gridando : - Al fuoco ! - Subito accorse gente dalle case intorno , con secchie e con piccole pompe - , perché era già caduta la legge insensata che proibiva di spegnere gli incendii prima che arrivassero gli ufficiali dei Seraschierato - , e , come sempre , si precipitarono tutti verso la fontana più vicina per prender acqua . Le fontane di Pera , a cui i portatori d ' acqua vanno ad attingere , a certe ore , per le famiglie del quartiere , vengono tutte chiuse a chiave dopo la distribuzione , e l ' impiegato che le ha in custodia non può più aprirle senza il permesso dell ' autorità . In quel momento appunto v ' era accanto alla fontana una guardia turca della municipalità di Pera , che aveva la chiave in tasca , e stava là spettatrice impassibile dell ' incendio . La folla affannata lo circonda e gl ' intima di aprire . Egli rifiuta dicendo che non ha l ' ordine . Gli si stringono addosso , lo minacciano , lo afferrano : egli resiste , si dibatte , grida che non leveranno la chiave che dal suo cadavere . Intanto le fiamme avvolgono tutta la casa e cominciano ad attaccarsi alle case vicine . La notizia dell ' incendio si propaga di quartiere in quartiere . Dalla sommità della torre di Galata e di quella del Seraschiere , i guardiani hanno visto il fumo e messo fuori le grandi ceste purpuree , segnale degl ' incendii di giorno . Tutte le guardie di città corrono per le strade battendo i loro lunghi bastoni sul ciottolato e mettendo il grido sinistro : - Ianghen var ! - C ' è il fuoco ! - a cui rispondono con rulli cupi e precipitosi i mille tamburi delle caserme . Il cannone di Top - hané annunzia il pericolo alla immensa città con tre colpi che risuonano dal mar di Marmara al mar Nero . Il Seraschierato , il serraglio , le ambasciate , tutta Pera e tutta Galata sono sottosopra ; e pochi minuti dopo arrivano a spron battuto in via Feridié il ministro della guerra , un nuvolo di ufficiali , un esercito di pompieri , e cominciano precipitosamente il lavoro . Ma come accade quasi sempre , quel primo tentativo riuscì inutile . Le strade strettissime non concedevano libertà di movimenti ; le pompe non servivano , l ' acqua era insufficiente e lontana ; i pompieri , mal disciplinati , come sempre , e piuttosto intesi a crescere che a scemare la confusione , per pescare nel torbido ; e per di più scarseggiavano i facchini per il trasporto delle robe , essendone andato un gran numero , quel giorno , alla festa nazionale armena che si celebra a Beicos . È a notarsi , inoltre , che le case di legno erano allora in assai maggior numero che non siano ora , e che anche le case di pietra e di mattoni avevano , come quelle di legno , dei tetti sottili , difesi da radissime tegole , e perciò facilissimi ad accendersi . E non v ' era nemmeno il vantaggio che presenta , in simili occasioni , la popolazione musulmana , la quale , fatalista ed apatica com ' è in faccia alla sventura , non si atterrisce gran fatto all ' aspetto d ' un incendio , e se non aiuta abbastanza a spegnere , non intralcia almeno l ' opera degli altri con la propria forsennatezza . Quella era popolazione quasi tutta cristiana e perdette immediatamente la testa . L ' incendio non abbracciava ancora che poche case , che già in tutte le strade d ' intorno era un tramestìo indescrivibile , un precipitar di mobili dalle finestre , un tumulto di pianti e di grida , uno sgomento , un ingombro , contro cui non potevano nè le minaccie , nè la forza , nè le armi . Un ' ora era appena trascorsa dall ' apparire delle prime fiamme , e già tutta la strada Feridié era accesa , e gli ufficiali e i pompieri indietreggiavano rapidamente da tutte le parti , lasciando qua e là morti e feriti , e la speranza di soffocar l ' incendio sul nascere era perduta . Per maggior disgrazia tirava quel giorno un vento fortissimo che abbatteva le fiamme delle case ardenti sopra i tetti delle case vicine , in larghe vampe orizzontali , che parevano tende ondeggianti , in modo che il fuoco penetrava in tutte le case dal tetto , come rovesciatovi sopra da un vulcano . L ' accensione era così rapida , che le famiglie raccolte nelle case , sicure d ' essere ancora in tempo a portar via una parte dei loro averi , si sentivano tutt ' a un tratto crepitare il tetto sul capo , e appena riuscivano a metter in salvo la vita . Le case s ' accendevano l ' una dopo l ' altra come se fossero state intonacate di pece , e subito , dalle innumerevoli finestrine prorompevano le fiamme lunghe , diritte , mobilissime , come serpenti smaniosi di preda , che si curvavano fino a lambire la strada quasi per cercar vittime umane . L ' incendio non correva , volava , e prima di avvolgere , copriva , come un mare di fuoco . Dalla via Feridiè irruppe furiosamente nella via di Tarla - Bascì , di qui tornò indietro e invase come un torrente la via di Misc , poi infiammò come una foresta secca il quartiere Aga - Dgiami , poi la via Sakes - Agatsce , poi quella di Kalindgi - Kuluk , e poi di strada in strada , coprì di fuoco tutta la china di Yeni - Sceir , e s ' incrociò col turbine di fiamme che veniva giù strepitando e muggendo per la gran strada di Pera . Non c ' erano soltanto mille incendii da spegnere , mille nemici sparsi da combattere ; erano come le insidie e i colpi di mano inaspettati d ' un grande esercito , che pareva fosse guidato astutamente da una volontà unica , per cogliere nella rete la città intera , e non lasciar scampo a nessuno . Erano tanti torrenti di lava che si riunivano e s ' incrociavano , precipitando e spandendosi in laghi di fuoco con una rapidità che preveniva tutti i soccorsi . In capo a tre ore metà di Pera era in fiamme . Una miriade di colonne di fumo vermiglio , sulfureo , bianco , nero , fuggivano rapidissimamente rasente i tetti e s ' allungavano a perdita d ' occhi lungo le colline , ottenebrando e tingendo di colori sinistri i vasti sobborghi del Corno d ' oro ; per tutto era un turbinio furioso di cenere e di scintille ; e il vento sbatteva contro le case ancora intatte dei bassi quartieri una vera grandine di braci e di tizzi , che spazzavano le strade come scariche di mitraglia . Le strade dei quartieri accesi non erano più che grandi fornaci , sopra alcune delle quali le fiamme formavano come un fitto padiglione , e là precipitavano e saltellavano con un fracasso orrendo i pini del mar Nero delle travature dei tetti , i travicelli sottili dei ciardak , i balconi vetrati , i minareti di legno delle piccole moschee , che pareva rovinassero spezzati da un terremoto . Per le strade ancora accessibili , si vedevano passare , come spettri , illuminati da bagliori d ' inferno , lancieri a cavallo , ventre a terra , che portavano in tutte le direzioni gli ordini del Seraschierato ; ufficiali del Serraglio , col capo scoperto e la divisa abbruciacchiata ; cavalli sciolti di soldati caduti ; frotte di facchini carichi di masserizie , sciami di cani ululanti , turbe di fuggiaschi che inciampavano e stramazzavano urlando giù per le chine , tra i feriti , i cadaveri e le macerie , e sparivano tra il fumo e le fiamme , come legioni di dannati . Per un momento , fu visto immobile dinanzi all ' imboccatura d ' una strada accesa del quartier Aga - Dgiami , il Sultano Abdul - Aziz , a cavallo , circondato dal suo corteo , pallido come un cadavere , cogli occhi dilatati e fissi nelle fiamme , come se ripetesse tra sè le parole memorabili di Selim I : - Ecco il soffio ardente delle mie vittime ! Io lo sento , che distruggerà la città , il mio serraglio e me pure ! - E poi disparve in un nuvolo di cenere , trascinato dai suoi cortigiani . Tutto l ' esercito di Costantinopoli e tutta l ' innumerevole turba dei pompieri era in moto , a frotte , a lunghissime catene , a semicerchi immensi che abbracciavano interi quartieri , sorvegliati e diretti da visir , da ufficiali di corte , da pascià , da ulema ; in alcuni punti , per tagliar la strada alle fiamme , fervevano battaglie disperate ; case dietro case , in pochi minuti , cadevano sotto le scuri ; i tetti formicolavano di gente ardita che affrontava il fuoco a bruciapelo , e cadevano a capofitto nei crateri aperti sotto i loro piedi , e altri vi succedevano , come in una mischia , ostinati , gettando grida selvaggie , e agitando i fez abbruciacchiati in mezzo al fumo color di foco . Ma l ' incendio s ' avanzava vittorioso in mezzo ai mille getti d ' acqua , sorpassando a grandi salti piazze , giardini , grandi edifici di pietra , piccoli cimiteri , e faceva da tutte le parti retrocedere pompieri , soldati e cittadini , come un esercito in rotta , flagellandoli alle spalle con una pioggia di carboni roventi . Si compievano , anche in quell ' orrenda confusione , dei belli atti di coraggio e di umanità . Si videro in molti punti , fra le rovine ardenti delle case , sventolare i veli bianchi delle Suore di Carità , curve sui moribondi ; dei turchi che si slanciarono tra le fiamme e ricomparvero poco dopo sollevando sulle braccia scorticate dei bambini cristiani ; altri musulmani che , dinanzi a una casa infiammata , immobili , colle braccia incrociate in mezzo a una famiglia cristiana in preda alla disperazione , offrivano freddamente cento lire turche a chi salvasse un ragazzo europeo rimasto nel fuoco ; alcuni che raccoglievano in drappelli , per le strade , i bimbi smarriti , e li legavano colle bende del turbante , per restituirli poi ai parenti ; altri che aprivano le loro case ai fuggitivi seminudi ; più d ' uno , che , per dar un esempio di coraggio e di disprezzo dei beni terreni , mentre la propria casa bruciava , stava seduto nella via sopra un tappeto , fumando tranquillamente il narghilè , e si faceva in là , con suprema indifferenza , man mano che le fiamme s ' avvicinavano . Ma il coraggio e la freddezza d ' animo non valevano più oramai contro quella tempesta di fuoco . A momenti , pareva che , scemando un poco il vento , l ' incendio rimettesse della sua furia ; ma subito il vento ricominciava a soffiare con maggior veemenza , e le fiamme , che s ' erano appena risollevate , tornavano a curvarsi con impeto e a vibrare come freccie le loro punte diritte e implacabili , levando uno strepito cupo e precipitoso , rotto dagli scoppi improvvisi delle farmacie piene di petrolio , dalle detonazioni del gaz sparso per le case , di cui i tubi disfatti mandavano fuori rigagnoli di piombo fuso ; dai tetti che rovinavano d ' un colpo come schiacciati da una valanga ; dal crepitìo dei giardini di cipressi che si contorcevano e s ' infiammavano a un tratto , sciogliendosi in una pioggia di resina ardente ; dai gruppi di vecchie case di legno , che s ' accendevano scoppiettando come fuochi d ' artifizio , e sprigionavano fasci enormi di fiamme bianche in cui parevano che soffiassero mantici di cento officine . Era uno stritolamento , un rovinìo , una distruzione rabbiosa , che pareva prodotta nello stesso tempo da un incendio , da un ' inondazione , da una convulsione della terra e dalla rapina d ' un esercito . Nessuno aveva mai nè visto nè sognato un simile orrore . La popolazione pareva impazzita . Per le strade di Pera era un rimescolamento vertiginoso e un urlìo forsennato come sul ponte d ' un bastimento nel momento del naufragio . In mezzo ai mobili rotolati , sotto al balenìo delle spade degli ufficiali , fra gli urti e le bastonate dei facchini e dei portatori d ' acqua , in mezzo ai cavalli dei Pascià e alle frotte dei pompieri che passavano di corsa investendo e rovesciando quanto incontravano , famiglie italiane , francesi , greche , armene , poveri e ricchi , donne e fanciulli , smarriti , smemorati , si cercavano brancolando , si chiamavano gridando e piangendo , soffocati dal fumo e accecati dalle scintille ; passavano ambasciatori , seguiti da drappelli di servi , carichi di carte e di libri ; frati che innalzavano un crocifisso sopra la folla ; gruppi di donne turche che portavano fra le braccia gli oggetti più preziosi dell ' arem ; stuoli di gente curva sotto spoglie di chiese , di teatri , di scuole , di moschee ; e a quando a quando , una nuvola enorme di fumo caliginoso , spinta giù da una ventata improvvisa , immergeva tutti nelle tenebre e cresceva lo scompiglio e il terrore . A crescere ancora gli orrori di quel disastro , c ' era , come sempre , ma più quel giorno che mai , una miriade di ladri d ' ogni paese , sbucati da tutti i covi di Costantinopoli , riuniti a drappelli d ' intesa fra loro , e vestiti da facchini , da signori o da soldati , i quali entravano nelle case e rubavano a man salva , e correvano poi in frotte a Kassim - Pascià e a Tataola , a depositarvi il bottino ; e i soldati li cacciavano , stendendosi in cordoni , e assalendoli a pattuglie , e seguivano lotte , dispersioni e inseguimenti , che aggiungevano sgomento a sgomento . I pompieri , i facchini , i portatori d ' acqua , spalleggiati dai loro parenti , stretti in bande brigantesche , sotto gli occhi delle famiglie desolate di cui ardevano le case , interrompevano il lavoro , e mettevano a prezzo d ' oro la continuazione . I mobili ammucchiati a traverso le strade strette , difesi dalle famiglie , erano presi d ' assalto da torme di predoni , colle armi alla mano , e poi ridifesi , come barricate , dall ' assalto di altri predoni . Turbe di fuggitivi , incontrandosi colle loro robe nei varchi angusti , si disputavano ferocemente la precedenza del passaggio , e lasciavano il terreno ingombro di gente soffocata o ferita . Ma già dopo le prime quattr ' ore d ' incendio , la furia del foco era tale che pochi s ' affannavano più per le proprie robe , e a tutti pareva già molto di metter in salvo la vita . Due terzi di Pera ardevano , e le fiamme , correndo sempre più rapidamente in tutte le direzioni , accerchiavano quasi all ' improvviso dei vasti spazii prima che la gente , ch ' era dentro , se ne avvedesse . Centinaia di sventurati , stretti in folla , si slanciavano su per una stradicciuola tortuosa per cercare uno scampo , e improvvisamente , a una svoltata , si vedevano venir contro un uragano di vampe e di fumo , che li ricacciava indietro , forsennati , a cercare un ' altra uscita . Famiglie intere , - ed una , fra queste , di ventidue persone , - erano tutt ' a un tratto circondate , asfissiate , arse , carbonizzate . Presi dalla disperazione , si rifugiavano nelle cantine dove rimanevano soffocati , si precipitavano nei pozzi e nelle cisterne , s ' impiccavano agli alberi , o dopo aver cercato inutilmente un ricovero nei ripostigli più segreti della casa , smarrita la ragione , uscivano all ' aperto e correvano a buttarsi nelle fiamme . Dai luoghi alti di Pera , si vedevano giù per le chine , in mezzo a cerchi di fuoco , famiglie inginocchiate sulle terrazze , colle braccia tese e le mani giunte , che chiedevano al cielo il soccorso che non speravano più dalla terra . Si vedevano venir giù di corsa dalle alture di Pera e sparpagliarsi per Galata , per Top - hanè , per Funduclù , per i bassi cimiteri , stormi di gente pallida e scapigliata , stravolta dal terrore , che cercava ancora dove nascondersi , come se fosse inseguita dal fuoco ; fanciulli insanguinati , donne lacere , coi capelli arsi , che stringevano fra le braccia bimbi morti o acciecati ; uomini col viso e le braccia scorticate che si scontorcevano per terra fra gli spasimi dell ' agonia ; vecchi singhiozzanti come bambini , signori ridotti alla miseria che davan del capo nei muri , giovanetti deliranti che andavano a cadere estenuati sulla riva del Corno d ' oro , famiglie che portavano cadaveri anneriti , sventurati impazziti dallo spavento che trascinavano seggiole attaccate a uno spago o si serravano sul petto delle bracciate di cocci e di cenci , prorompendo in grida lamentevoli o in risa frenetiche . E intanto , continuavano a salire dai quartieri bassi , dagli arsenali di Ters - hanè e di Top - hanè , dalle caserme , dalle moschee , dai palazzi del Sultano , e correvano come a un assalto , urlando Janghen var e Allà , su per le colline , fra il turbinìo della cenere e delle scintille , sotto una pioggia di caligine ardente , per le strade coperte di tizzoni e di rottami , battaglioni di nizam , bande di ladri , falangi di pompieri , generali , dervis , messi della Corte , famiglie che tornavano indietro a cercare i parenti perduti , predatori ed eroi , la sventura , la carità e il delitto , confusi in una turba spaventevole , che montava rumoreggiando come un mare in tempesta , colorata dai riflessi vermigli dell ' immensa fornace . E poco lontano da quell ' inferno , rideva , come sempre , la maestà serena di Stambul e la bellezza primaverile della riva asiatica , specchiata dal mar di Marmara e dal Bosforo , coperto di bastimenti immobili ; una folla immensa , che faceva nere tutte le rive , assisteva muta e impassibile allo spettacolo spaventoso ; i muezzin annunziavano con lente cantilene dai terrazzi dei minareti il tramonto del sole ; gli uccelli roteavano allegramente intorno alle moschee delle sette colline ; e i vecchi turchi , seduti all ' ombra dei platani , sopra le alture verdi di Scutari , mormoravano con voce pacata : - È sonata l ' ultima ora per la città dei Sultani . - Il giorno prescritto è venuto . - La sentenza d ' Allà si compisce . - Così sia - Così sia . L ' incendio , per fortuna , non si protrasse nella notte . Alle sette della sera s ' accendeva , per ultimo , il palazzo dell ' ambasciata d ' Inghilterra ; dopo di che il vento cessava improvvisamente , e le fiamme morivano , spontaneamente o soffocate , da tutte le parti . In sei ore due terzi di Pera erano stati distrutti dalle fondamenta , nove mila case incenerite , due mila persone morte . Dopo l ' incendio famoso del 1756 , che distrusse ottanta mila case , e spianò due terzi di Stambul , sotto il regno di Otmano III , non s ' era più visto un disastro così tremendo ; e nessun incendio , dalla presa di Costantinopoli in poi , mietè un così gran numero di vite . Il giorno seguente Pera offriva un aspetto meno spaventevole , ma non meno triste che durante l ' infuriare dell ' incendio . Dov ' era passato il fuoco , era un deserto , e apparivano le forme nude e sinistre della grande collina ; nuovi prospetti , una luce nuova , vastissimi spazi coperti di cenere in mezzo ai quali non rimanevano che le torricine affumicate dei camini , come monumenti funebri ; quartieri interi scomparsi come accampamenti di beduini portati via dall ' uragano ; strade e crocicchi di cui non rimanevan più che le traccie nere e fumanti sulla terra , fra le quali erravano migliaia di sventurati cenciosi e sparuti , che chiedevano l ' elemosina in mezzo a un via vai di soldati , di medici , di monache , di sacerdoti d ' ogni religione e d ' impiegati di tutti i gradi , che distribuivano pane e denaro , e guidavano lunghe file di carri carichi di materasse e di coperte , mandate dal governo per la gente rimasta senza casa . Il governo aveva fatto pure distribuire le tende dei soldati . Le alture di Tataola e il grande cimitero armeno erano coperti d ' accampamenti , in cui brulicava una folla immensa . Per tutto si vedevano strati e monti di masserizie su cui sedevano famiglie estenuate e istupidite . Nel vasto cimitero di Galata erano sparsi e accatastati alla rinfusa , come in un bazar messo sottosopra , lungo i sentieri e in mezzo ai sepolcri , divani , letti , cuscini , pianoforti , quadri , libri , carrozze sconquassate , cavalli feriti legati ai cipressi , portantine dorate d ' ambasciatori e gabbie di pappagalli degli arem , custoditi da una folla di servi e di facchini neri di caligine e cascanti di sonno . Una poveraglia innumerevole , immonda , non mai veduta , girava per le strade a cercar chiodi e serrature fra le macerie , scansando i soldati e i pompieri addormentati per terra , sfiniti dalle fatiche della notte ; si vedeva per tutto gente affaccendata a rizzar baracche sulle rovine delle proprie case , con tende ed assiti ; famiglie inginocchiate in mezzo ai muri affumicati di chiese senza tetto , dinanzi ad altari bruciati ; gruppi di uomini e di donne che correvano affannosamente , col capo chino , osservando viso per viso lunghe file di cadaveri carbonizzati e sformati , e lì riconoscimenti , grida disperate , scoppi di pianto , gente che stramazzava come fulminata , in mezzo a una processione di lettighe e di bare , a un polverìo denso , a un ' aria infocata , a un puzzo di carni arse , a nuvoli di scintille che si sollevavano improvvisamente sotto le vanghe e i picconi degli scavatori , e ricadevano sopra una folla fitta , lenta , silenziosa , sbalordita , accorsa da tutte le parti di Costantinopoli , sopra alla quale apparivano le faccie pallide e gravi dei Consoli e degli Ambasciatori , che arrestavano i cavalli sui crocicchi , e guardavano intorno sgomentati dall ' immensità del disastro . Eppure anche quell ' immenso disastro , come segue sempre nei paesi orientali , fu presto dimenticato . Quattro anni dopo io non ne vidi più traccia , fuorchè qualche tratto di terreno sgombro all ' estremità di Pera , dinanzi all ' altura di Tataola . Dell ' incendio si parlava già come d ' un avvenimento molto lontano . Per qualche tempo , mentre le ceneri erano ancora calde , i giornali avevano chiesto al governo dei provvedimenti : che riordinasse il corpo dei pompieri , che mutasse le pompe , che si procurasse maggior abbondanza d ' acqua , che regolasse la costruzione delle case ; ma il governo aveva fatto il sordo e gli europei avevano rimesso il cuore in pace , continuando a vivere alla turca , ossia fidando un po ' nel buon Dio e un po ' nella buona fortuna . Così , nulla o quasi nulla essendo mutato , si può andar sicuri che quello del 1870 non fu l ' ultimo dei grandi incendi dai quali " è scritto " che la città dei Sultani sia ogni tanti anni desolata . Le case di Pera sono ora quasi tutte , è vero , di muratura ; ma costrutte la maggior parte malamente , da architetti senza studii e senza esperienza , non invigilati dal Governo , e spesso anche costrutte dal primo venuto , in maniera che molte rovinano prima d ' esser terminate , e quelle che rimangono su , non possono opporre alcuna resistenza alle fiamme . L ' acqua , specialmente a Pera , è sempre scarsa e soggetta a un monopolio vergognoso ; e siccome viene in gran parte dai serbatoi del villaggio di Belgrado , costrutti dai Romani , manca affatto quando non cadono pioggie abbondanti in primavera e in autunno ; onde chi ha denari deve pagarla a peso d ' oro e i poveri bevono fango . I pompieri sono sempre piuttosto una grande banda di malfattori , che un corpo ordinato di operai ; banda composta di gente d ' ogni paese , dipendenti più di nome che di fatto dal Seraschierato , da cui non ricevono che una razione di pane ; inesperti , indisciplinati , ladri , detestati e temuti dalla popolazione quanto il fuoco che non sanno spegnere , e sospetti , non senza fondamento , di desiderare gl ' incendi , come occasione di far bottino . Le pompe non scarseggiano , è vero , e i turchi ne vanno alteri come di macchine meravigliose ; ma sono ridicole carabattole , che contengono una dozzina di litri d ' acqua , e mandano uno zampillo sottilissimo , piuttosto adatto a innaffiare giardini che a spegnere incendi . E sarebbe nondineno una gran fortuna , se rimanendo questi inconvenienti , fossero cessati gli altri , che sono molto più gravi . Non è credibile , senza dubbio , quello che molti credono ancora , che il Governo , cioè , susciti gl ' incendii per allargare le strade , chè il danno e il pericolo sarebbero troppo sproporzionati ai vantaggi ; nè accade più come per il passato , che il " partito d ' opposizione " dia fuoco a un quartiere di Costantinopoli per spaventare il Sultano , nè che l ' esercito incendii un sobborgo per ottenere un accrescimento di paga . Ma il sospetto , che gl ' incendii siano molte volte suscitati da coloro che ne possono trarre guadagno , è sempre vivo , e il fatto provò troppo spesso che non è un sospetto infondato . Per il che la popolazione vive in un ' ansietà continua . Teme dei portatori d ' acqua , dei facchini , degli architetti , dei mercanti di legna e di calce , e massimamente dei servitori , che sono la peggior genìa di Costantinopoli , legati la maggior parte con ladri , i quali sono alla loro volta ordinati in associazioni e in comitati , da cui altre compagnie occulte compran la roba rubata e facilitano con varii mezzi il delitto . E la polizia locale mostra con questa gente una fiacchezza , per non chiamarla indulgenza , la quale produce quasi gli effetti della complicità . Non fu mai condannato un incendiario . Raramente i ladri , dopo gl ' incendii , sono colti e puniti . È anche più raro che gli oggetti sequestrati dalla polizia siano restituiti ai proprietarii . Di più , essendoci a Costantinopoli del canagliume di tutti i paesi , l ' azione della giustizia è inceppata in mille modi dai trattati internazionali ; i Consolati reclamano a sè i malfattori della propria nazione ; i processi durano un secolo ; molti delinquenti scappano ; il timore del castigo non serve quasi affatto di freno agli scellerati , e il saccheggio negl ' incendii è considerato da loro quasi come un privilegio tacitamente riconosciuto dalle autorità , come era altre volte per gli eserciti il mettere a sacco le città espugnate . Per questo la parola " incendio " significa ancora per la popolazione di Costantinopoli " tutte le sventure " e il grido di Janghen var è sempre un grido tremendo , solenne , fatale , al cui suono tutta la città si rimescola fin nel più profondo delle sue viscere , come all ' annunzio d ' un castigo di Dio . E chi sa quante volte la grande metropoli dovrà ancora essere incenerita e rialzata sulle sue ceneri prima che la civiltà europea abbia piantato la sua bandiera sul palazzo imperiale di Dolma - Bagcé ! Nei tempi andati , quando scoppiava un incendio in Costantinopoli , se il Sultano si trovava in quel momento nell ' arem , gli portava l ' annunzio del pericolo un ' odalisca tutta vestita color di porpora dal turbante alle babbuccie , la quale aveva l ' ordine di presentarsi a Lui in qualunque luogo egli fosse ; fosse anche stato in braccio alla più cara delle sue favorite . Essa non aveva che da presentarsi sulla soglia : il color di fuoco dei suoi panni era l ' annunzio muto della sventura . Ebbene , chi crederebbe che fra tante immagini grandiose e terribili che mi si affacciano alla mente quando penso agl ' incendii di Costantinopoli , sia la figura di quell ' odalisca quella che scuote più vivamente tutte le mie fibre d ' artista ? Io vorrei essere pittore per dipingere quel quadro , e supplicherò tutti i pittori di dipingerlo , sin che n ' abbia trovato uno che s ' innamori dell ' argomento , e a lui sarò grato per la vita . Egli rappresenterà , in una stanza dell ' arem imperiale , tappezzata di raso e rischiarata da una luce soavissima , sopra un largo divano , accanto a una circassa bionda di quindici anni , coperta di perle , Selim I , il Sultano tremendo , che s ' è svincolato impetuosamente dalle braccia della sua cadina , e fissa i grand ' occhi atterriti sopra l ' odalisca purpurea , muta , sinistra , ritta sulla soglia come una statua , la quale , con un volto pallido che rivela la venerazione e il terrore , sembra voler dire : - Re dei Re , Allà ti chiama e il tuo popolo desolato t ' aspetta ! - e sollevando la cortina della porta , mostra di là da un terrazzo , in una grande lontananza azzurrina , la città enorme che fuma . LE MURA Il giro intorno alle antiche mura di Stambul lo volli far solo , e consiglio ad imitarmi tutti gl ' Italiani che andranno a Costantinopoli , perché lo spettacolo delle grandi rovine solitarie non lascia un ' impressione veramente profonda e durevole se non in chi è tutto inteso a riceverla , e può seguire liberamente il corso dei suoi pensieri , in silenzio . C ' era da fare una passeggiata di circa quindici miglia italiane , a piedi , sotto i raggi del sole , per strade deserte . - Forse - dissi al mio amico - a metà strada mi piglierà la tristezza della solitudine e t ' invocherò come un Santo ; ma tant ' è , voglio andar solo . - Alleggerii il portamonete per il caso che qualche ladro suburbano avesse voluto vederci dentro , gittai qualchecosa " dentro alle bramose canne " per poter dir poi a me stesso : - " taci , maledetto lupo " - ; e m ' incamminai alle otto della mattina , sotto un bel cielo lavato da una pioggerella della notte , verso il ponte della Sultana Validè . Il mio disegno era d ' uscire da Stambul per la porta del quartiere delle Blacherne , di percorrere la linea delle mura dal Corno d ' oro fino al castello delle Sette Torri , e di ritornare lungo la riva del Mar di Marmara , girando così intorno a tutto il grande triangolo della città musulmana . Passato il ponte , svoltai a destra e m ' innoltrai nel vasto quartiere chiamato Istambul - disciaré , o Stambul esterna , che è una lunga striscia di città , compresa fra le mura ed il porto , tutta casupole e magazzini d ' oli e di legna , stata distrutta più volte dagli incendii . Fra le viuzze e la riva del Corno d ' oro , lungo la quale si stende una fila di piccoli scali e di seni pieni di bastimenti e di barconi , c ' è un viavai fitto di facchini , di ciucci e di cammelli , un rimescolìo di gente strana e di cose sporche , e un urlìo incomprensibile , che fa pensare a quei porti meravigliosi del mar dell ' Indie e del mar della China dove s ' incontrano i popoli e le merci dei due emisferi . Le mura che rimangono da questo lato della città , sono alte cinque volte un uomo , merlate , fiancheggiate di cento in cento passi da piccole torri quadrangolari , e in molte parti rovinate ; ma sono il tratto meno notevole e per arte e per memorie delle mura di Stambul . Attraversai il quartiere del Fanar , passando sulla riva ingombra di fruttaioli , di pasticcieri , di venditori d ' anice e di rosolio , e di cucine esposte all ' aria aperta , in mezzo a gruppi di bei marinari greci atteggiati come le statue dei loro Numi antichi ; girai intorno al vastissimo ghetto di Balata ; percorsi il quartiere silenzioso delle Blacherne , e uscii finalmente di città per la porta chiamata Egri - Kapú , poco lontana dalla riva del Corno d ' oro . Tutto questo è presto detto ; ma è una camminata di un ' ora e mezzo , ora in salita , ora in discesa , intorno a laghi di mota , sopra ciottoli enormi , per vicoli senza fine , sotto volte oscure , a traverso a vasti spazii solitari , senz ' altra guida che la punta dei minareti della moschea di Selim . A un certo punto si cominciano a non veder più nè faccie nè abiti di franchi ; poi spariscono le casette all ' europea ; poi il ciottolato , poi le insegne delle botteghe , poi l ' indicazione delle strade , poi ogni rumor di lavoro ; e più si va innanzi , più i cani guardano torvo , più i monelli turchi fissano con l ' occhio ardito , più le donne del volgo si nascondono la faccia con cura , fin che ci si trova in piena barbarie asiatica , e la passeggiata di due ore pare che sia stata un viaggio di due giorni . Uscendo da Egri - Kapú , voltai a sinistra e vidi improvvisamente un larghissimo tratto delle mura famose che difendono Stambul dalla parte di terra . Sono passati tre anni da quel momento ; ma non posso ricordarmene senza provare un sentimento vivissimo di maraviglia . Non so in quale altro luogo dell ' Oriente si trovino così raccolte la grandezza dell ' opera umana , la maestà della potenza , la gloria dei secoli , la solennità delle memorie , la mestizia delle rovine , la bellezza della natura . È una vista che ispira insieme ammirazione , venerazione e terrore ; uno spettacolo degno d ' un canto d ' Omero . A primo aspetto , si scoprirebbe il capo e si griderebbe : - Gloria ! - come dinanzi a una schiera interminabile di giganteschi eroi mutilati . La cinta delle mura e delle torri enormi si stende fin dove arriva lo sguardo , salendo e scendendo a seconda delle alture e degli avvallamenti , dove bassissima che par che si sprofondi nella terra , dove alta che par che coroni la sommità d ' una montagna ; svariata d ' infinite forme di rovine , tinta di mille colori severi , dal calcareo fosco quasi nero al giallo caldo quasi dorato , e rivestita d ' una vegetazione rigogliosa d ' un verde cupo , che s ' arrampica su per i muri , ricasca in ghirlande dai merli e dalle feritoie , si rizza in ciuffi alteri sulla cima delle torri , s ' ammucchia in piramidi altissime , vien giù quasi a cascatelle dalle cortine , e colma brecce , spaccature e fossati , e si avanza fin sulla via . Sono tre ordini di mura che formano come una gradinata gigantesca di rovine : il muro interno , che è il più alto , fiancheggiato , a brevi distanze eguali , da grossissime torri quadrate ; quel di mezzo , rafforzato da piccole torri rotonde ; l ' esterno senza torri , bassissimo , e difeso da un fosso largo e profondo , anticamente riempito dalle acque del Corno d ' oro e del Mar di Marmara , ora coperto d ' erba e di cespugli . Tutte queste mura sono ancora , presso a poco , quali erano il giorno dopo la presa di Costantinopoli : perché sono pochissima cosa i ristauri fatti da Maometto e da Bajazet II . Vi si vedono ancora le breccie che v ' apersero i cannoni enormi d ' Orbano , le tracce dei colpi degli arieti e delle catapulte , gli squarci delle mine , e tutti gl ' indizii dei luoghi dove si diedero gli assalti più furiosi e si opposero le resistenze più disperate . Le torri rotonde delle mura di mezzo sono quasi tutte rovinate fino alle fondamenta ; le torri delle mura interne , quasi tutte ritte ; ma smerlate , scantonate , ridotte in punta alla sommità come tronchi d ' alberi enormi acuminati a colpi d ' accetta , e screpolate di cima in fondo o incavate alla base come scogli rosi dal mare . Pezzi smisurati di muratura , rotolati giù dalle cortine , ingombrano la piattaforma del muro di mezzo , quella del muro esterno ed il fosso . Piccoli sentieri serpeggiano fra le macerie e le erbaccie e si perdono nell ' ombra cupa della vegetazione alta , fra i macigni e gli scoscendimenti della terra messa a nudo dai muri precipitati . Ogni tratto di bastione compreso fra due torri è un quadro stupendo di rovine e di verde , pieno di maestà e di grandezza . Tutto è colossale , selvatico , irto , minaccioso , e improntato d ' una bellezza pomposa e triste , che impone la riverenza . Par di vedere le rovine d ' una catena sterminata di castelli feudali , o i resti d ' una di quelle muraglie prodigiose che circondavano i grandi imperi leggendarii dell ' Asia orientale . La Costantinopoli del secolo decimonono è sparita ; si è dinanzi alla città dei Costantini ; si respira l ' aria del quattrocento ; tutti i pensieri corrono al giorno dell ' immensa caduta e si rimane per un momento sbalorditi e sgomenti . La porta per cui ero uscito , chiamata dai turchi Egri - Kapú , era quella famosa porta Caligaria , per la quale fece la sua entrata trionfale Giustiniano , ed entrò poi Alessio Comneno per impadronirsi del trono . Dinanzi v ' è un cimitero musulmano . Nei primi giorni dell ' assedio era stato messo là quello smisurato cannone d ' Orbano , intorno al quale lavoravano quattrocento artiglieri e che cento buoi stentavano a smovere . La porta era difesa da Teodoro di Caristo e da Giovanni Greant , contro l ' ala sinistra dell ' esercito turco che si stendeva fino al Corno d ' oro . Da quel punto fino al Mar di Marmara non c ' è più un sobborgo nè un gruppo di case . La strada corre diritta fra le mura e la campagna . Non v ' è nulla che distragga dalla contemplazione delle rovine . Mi misi in cammino . Andai per un lungo tratto in mezzo a due cimiteri ; uno cristiano a sinistra , sotto le mura ; un altro maomettano , a destra , vastissimo e ombreggiato da una selva di cipressi . Il sole scottava ; la strada si stendeva dinanzi a me bianca e solitaria , e sollevandosi a poco a poco tagliava con una linea retta , sulla sommità dell ' altura , il cielo , limpidissimo . Da una parte le torri succedevano alle torri , dall ' altra le tombe succedevano alle tombe . Non sentivo che il rumore cadenzato del mio passo e di tratto in tratto il fruscìo di un lucertolone fra i cespugli vicini . Andai così per un lungo tratto , fin che mi trovai impensatamente davanti a una bella porta quadrata , sormontata da un grande arco a tutto sesto e fiancheggiata da due grosse torri ottagone . Era la porta d ' Adrianopoli , la Polyandria dei Greci ; quella che sostenne nel 625 , sotto Eraclio , l ' urto formidabile degli Avari , che fu difesa contro Maometto II dai fratelli Paolo e Antonino Troilo Bochiardi , e che divenne poi la porta delle uscite e dell ' entrate trionfali degli eserciti musulmani . Nè dinanzi nè intorno non c ' era anima viva . Improvvisamente uscirono di galoppo due cavalieri turchi , mi ravvolsero in un nuvolo di polvere e sparirono per la strada d ' Adrianopoli ; poi tornò a regnare un silenzio profondo . Di là , voltando le spalle alle mura , mi avanzai per la strada d ' Adrianopoli , discesi nel vallone del Lykus , salii sopra un ' altura , e mi trovai dinanzi al vastissimo piano ondulato e arido di Dahud - Pascià , dove tenne il quartier generale Maometto II , durante l ' assedio di Costantinopoli . Stetti qualche tempo là immobile , guardando intorno con una mano sugli occhi , come per cercare le traccie dell ' accampamento imperiale e rappresentarmi il grande e strano spettacolo che doveva offrire quel luogo sul finire della primavera del 1453 . Là proprio rifluiva , come al suo cuore , la vita di tutto l ' enorme esercito che stringeva nel suo formidabile amplesso la grande città moribonda . Di là partivano gli ordini fulminei che movevano le braccia di centomila operai , che facevano trascinare per terra duecento galere dalla baia di Besci - tass alla baia di Kassim - Pascià , che spingevano nelle viscere della terra eserciti di minatori armeni , che sguinzagliavano da cento parti i drappelli d ' araldi ad annunziar l ' ora degli assalti , e facevano , nel tempo che s ' impiega a contare le pallottoline d ' un tespì , tendere trecentomila archi e sguainare trecentomila scimitarre . Là i messi pallidi di Costantino s ' incontravano coi genovesi di Galata venuti a vender l ' olio per rinfrescare i cannoni d ' Orbano e colle vedette musulmane che spiavano dalla riva del Mar di Marmara se apparissero all ' orizzonte le flotte europee a portar gli ultimi soccorsi della cristianità all ' ultimo baluardo dei Costantini . Là era un formicolìo di cristiani rinnegati , d ' avventurieri asiatici , di vecchi sceicchi , di dervis macilenti , laceri e stremati dalle lunghe marcie , che andavano e venivano affannosamente intorno alle tende di quattordicimila giannizzeri , fra schiere interminabili di cavalli bardati , fra lunghissime file di alti cammelli immobili , in mezzo a catapulte e a baliste infrante , a rottami di cannoni scoppiati , a piramidi di palle enormi di granito ; incrociandosi con le processioni dei soldati polverosi che portavano a due a due , dalle mura all ' aperta campagna , cadaveri sformati e feriti urlanti , a traverso una nuvola perpetua di fumo . In mezzo all ' accampamento dei giannizzeri s ' alzavano le tende variopinte della Corte , e al di sopra di queste , il padiglione vermiglio di Maometto II . E ogni mattina , allo spuntar del giorno , egli era là , ritto dinanzi all ' apertura del suo padiglione , pallido della veglia affannosa della notte , col suo gran turbante ornato d ' un pennacchio giallo e il suo lungo caffettano color di sangue , e fissava il suo sguardo d ' aquila sull ' immensa città che gli si stendeva dinanzi , tormentando con una mano la folta barba nera e coll ' altra il manico d ' argento del suo pugnale ricurvo . Accanto a lui c ' era Orbano , l ' inventore del cannone prodigioso , che doveva pochi giorni dopo , scoppiando , slanciare le sue ossa sulla spianata dell ' Ippodromo ; l ' ammiraglio Balta - Ogli , già turbato dal presentimento della sconfitta , che fece cadere sul suo capo il bastone d ' oro del Gran Signore ; il comandante temerario dell ' Epepolin , il grande castello mobile , coronato di torri e irto di ferro , che cadde poi incenerito davanti alla porta di San Romano ; una corona di legisti e di poeti abbronzati dal sole di cento battaglie ; un corteo di pascià colle membra coperte di cicatrici e i caffettani lacerati dalle freccie ; una folla di giannizzeri giganteschi colle lame nude nel pugno e di sciaù armati di verghe di acciaio , pronti a far cadere le teste e a lacerare le carni ai ribelli e ai vigliacchi ; tutto il fiore di quella sterminata moltitudine asiatica , piena di gioventù , di ferocia e di forza , che stava per rovesciarsi , come un torrente di ferro e di fuoco , sugli avanzi decrepiti dell ' Impero bizantino ; e tutti , immobili come statue , tinti di rosa dai primi raggi dell ' aurora , guardavano all ' orizzonte le mille cupole argentee della città promessa dal Profeta , sotto le quali sonavano , in quell ' ora , le preghiere e i singhiozzi del popolo codardo . Io vedevo i visi , gli atteggiamenti , i pugnali , le pieghe delle cappe e dei caffettani , e le grandi ombre che s ' allungavano sul terreno incavato dalle ruote dei cannoni e delle torri . Ma a un tratto , lasciando cader gli occhi sopra una grossa pietra mezzo affondata nella terra , e leggendovi una rozza iscrizione , quel gran quadro disparve come una visione fantasmagorica , e vidi sparpagliarsi per la pianura brulla una moltitudine allegra di cacciatori di Vincennes , di zuavi e di fantaccini dai calzoni rossi ; sentii cantare le canzonette della Provenza e della Normandia ; vidi il maresciallo Saint - Arnaud , Canrobert , Forey , Espinasse , Pelissier ; riconobbi mille volti e mille colori vivi nella mia memoria e cari al mio cuore fin dall ' infanzia ... e rilessi con un sentimento inesprimibile di sorpresa e di piacere quella povera iscrizione . La quale diceva : - Eugène Saccard , caporal dans le 22° léger , 16 Juin 1854 . Di là ripassai per il vallone del Lykus e ritornai sulla strada che fiancheggia le mura , sempre solitaria e sempre serpeggiante fra le rovine e i cimiteri . Passai dinanzi all ' antica porta militare di Pempti , ora murata ; attraversai un ' altra volta il Lykus , che entra nella città in quel punto , e arrivai finalmente dinanzi alla porta chiamata del Cannone , dal gran cannone d ' Orbano , che v ' era appostato davanti ; la porta contro cui rivolse il suo ultimo assalto l ' esercito di Maometto . Alzando gli occhi alla sommità delle mura , vidi dietro ai merli parecchie orribili faccie nere , coi capelli scarmigliati , che mi guardavano in aria di stupore . Seppi poi che s ' era annidata là una tribù di zingari , ficcando le sue capanne nelle spaccature delle cortine e delle torri . Qui le traccie della lotta sono veramente gigantesche e superbe : le mura sventrate , crivellate , stritolate ; le torri dimezzate ed informi , le piattaforme sepolte sotto monti di ruderi , le feritoie squarciate , il terreno sconvolto , il fosso ingombro di rottami colossali , che sembrano massi di roccie franati da una montagna . La battaglia tremenda sembra stata combattuta il giorno innanzi e le rovine raccontano meglio d ' una voce umana l ' orribile eccidio di cui furono spettatrici . E fu poco meno che il medesimo dinanzi a tutte le porte , per tutta la lunghezza delle mura . La lotta cominciò allo spuntare del giorno . L ' esercito ottomano era diviso in quattro enormi colonne , e preceduto da centomila volontarii , che formavano un ' immensa avanguardia predestinata alla morte . Tutta questa carne da cannone , questa turba indisciplinata e temeraria di tartari , di caucasei , d ' arabi , di negri , guidati dai sceicchi , eccitati dai dervis , cacciati innanzi a nerbate da un esercito di sciaù , si slanciò per la prima all ' assalto , carica di terra e di fascine , formando una sola catena e cacciando un urlo solo dal Mar di Marmara al Corno d ' oro . Arrivati sulla sponda del fosso , una grandine di ferro e di pietre li arresta e li macella ; cadono a cento a cento , schiacciati dai macigni , crivellati dalle freccie , fulminati dalle palle , arsi dalle vampe delle spingarde , vecchi , fanciulli , schiavi , ladri , pastori , briganti ; altre turbe , spinte da turbe più lontane , sottentrano ; in poco tempo il fosso e le sponde sono coperte di mucchi di cadaveri , di membra palpitanti , di turbanti insanguinati , d ' archi , di scimitarre ; su cui altri torrenti d ' armati passano muggendo e vanno a frangersi e a insanguinarsi ai piedi delle cortine e delle torri , sotto un rovescio più fitto di giavellotti e di sassi , in una nuvola densa che nasconde le mura , i difensori , i morti , la strada ; fin che mille trombe ottomane fanno sentire i loro squilli selvaggi sopra il tumulto della battaglia , e la grande avanguardia dimezzata e sanguinosa retrocede confusamente da tutta la linea delle mura . Allora Maometto II sguinzaglia all ' assalto il grosso delle sue forze . Tre grandi eserciti , tre fiumane d ' uomini , condotti da cento Pascià , sorvolati da mille stendardi , s ' avanzano , s ' allargano , coprono le alture , allagano le valli , scendono levando un frastuono spaventoso di trombe , di timballi e di spade , e gettando un grido : - La Ilah illa lah ! - che rimbomba come uno scoppio di fulmine dal Corno d ' oro alle Sette Torri , spiccano la corsa e vanno a precipitarsi contro le mura come un oceano in tempesta contro una riva di roccie tagliate a picco . Allora comincia la grande battaglia , ossia cento battaglie , alle porte , alle breccie , nei fossi , sulle piattaforme , ai piedi delle cortine , da un capo all ' altro dell ' enorme baluardo secolare di Costantinopoli . Dieci mila feritoie vomitano la morte sopra duecento mila vite . Dall ' alto delle cortine e delle torri ruzzolano i macigni , le travi , le botti piene di terra , le fascine accese . Le scale , cariche d ' assalitori , rovinano ; i ponti levatoi delle torri di assedio precipitano ; le catapulte fiammeggiano . Schiere dietro schiere s ' avventano e ricadono , sfolgorate , sulle macerie , sui molti sfracellati , sui moribondi , nel sangue , nell ' acqua , sulle armi dei compagni , dentro a un fumo fitto , illuminato qua e là dalle vampe improvvise del fuoco greco , fra i sibili rabbiosi della mitraglia , fra gli scoppi delle mine , fra gli urli dei mutilati , fra i rimbombi formidabili delle diciotto batterie di Maometto , che fulminano la città dalle alture . Di tratto in tratto la battaglia si rallenta come per riprender respiro , e allora sulla larga breccia di porta San Romano , a traverso il fumo diradato , si vede per qualche momento ondeggiare il mantello di porpora di Costantino , scintillare le armature di Giustiniani e di Francesco di Toledo , e agitarsi confusamente le terribili figure dei trecento arcieri genovesi . Poi la mischia si riaccende , il fumo rinasconde le breccie , le scale si riappoggiano alle mura , e ricominciano a cader rovine su rovine e cadaveri su cadaveri alla porta d ' Adrianopoli , alla porta Dorata , alla porta di Selymbria , alla porta di Tetarté , alla porta di Pempti , alla porta di Russion , alle Blacherne , all ' Heptapyrgion ; e turbe armate dietro turbe armate , che par che escano dalla terra , seguitano a irrompere contro le mura , valicano il fosso , superano le prime cortine , cadono , risorgono , s ' arrampicano su per le macerie , strisciano sui cadaveri , sotto nuvoli di freccie , sotto tempeste di palle , sotto nembi di fuoco . Finalmente gli assalitori , diradati e sfiniti , cedono , retrocedono , si sparpagliano , e un grido altissimo di vittoria e un coro solenne di canti sacri s ' innalza dalle mura . Dall ' altura di fronte a San Romano , Maometto II , circondato da quattordicimila giannizzeri , vede , e rimane qualche tempo incerto se debba ritentare l ' assalto o rinunziare all ' impresa . Ma girato uno sguardo sui suoi formidabili soldati che lo guardano in volto fremendo d ' impazienza e d ' ira , si rizza superbamente sulle staffe e getta un ' altra volta il grido della battaglia . Allora è la vendetta di Dio che si scatena . I giannizzeri rispondono con quattordicimila grida in un grido ; le colonne si movono ; una turba di dervis si spande per il campo a rianimare i dispersi , i sciaù arrestano i fuggenti , i pascià riformano le schiere , il Sultano , brandendo la sua mazza di ferro , s ' avanza tra uno sfolgorìo di scimitarre e d ' archi , in mezzo a un mare di turbanti e di caschi ; sulla porta di San Romano torna a rovesciarsi una grandine di freccie e di palle ; Giustiniani , ferito , scompare ; gl ' italiani , scoraggiti , si scompigliano ; il gigantesco giannizzero Hassan d ' Olubad sale per il primo sui baluardi ; Costantino , combattendo in mezzo agli ultimi suoi valorosi della Morea , è precipitato dai merli , lotta ancora sotto alla porta , stramazza in mezzo ai cadaveri ... ; l ' Impero d ' Oriente è caduto . La tradizione dice che un grande albero segnava il luogo dove fu trovato il corpo di Costantino ; ma non ne vidi più traccia . Fra quei ruderi , dove corsero rigagnoli di sangue , la terra era tutta bianca di margheritine e di ombrellifere , sulle quali svolazzava un nuvolo di farfalle . Colsi un fiore per ricordo , sotto gli sguardi attoniti degli zingari , e mi rimisi in cammino . Le mura mi si stendevano sempre dinanzi a perdita d ' occhi . Nei luoghi alti nascondevano affatto la città , in modo che chi non l ' avesse saputo , non avrebbe pensato mai che dietro quelle rovine solitarie e silenziose , ci potesse essere una vasta metropoli , coronata di grandi monumenti e abitata da un grande popolo . Nei luoghi bassi , invece , apparivano dietro i merli punte inargentate di minareti , sommità di cupole , tetti di chiese greche , vette di cipressi . Qua e là , per uno squarcio delle cortine , vedevo di sfuggita , come per una porta improvvisamente aperta e chiusa , un pezzo di città : gruppi di case che parevano abbandonate , vallette deserte , orti , giardini , e più lontano , sfumati nella chiarezza bianca del mezzogiorno , i contorni fantastici di Stambul . Passai dinanzi alla porta murata di Tetartè , non indicata che da due torri vicinissime . In quel tratto le mura sono meglio conservate . Si vedono dei lunghi pezzi delle cortine di Teodosio II , quasi intatte ; delle belle torri del prefetto del Pretorio Antemio e dell ' imperatore Ciro Costantino , che portano ancora gloriosamente sul capo invulnerato la loro corona di quindici secoli , e par che sfidino un nuovo assalto . In alcuni punti , sulle piattaforme , ci sono delle capanne di contadini , che danno un risalto inaspettato , colla loro fragile piccolezza , alla salda maestà delle mura , e paion nidi d ' uccelli appesi ai fianchi dirupati d ' una montagna . E a destra sempre cimiteri , boschi di cipressi in salita e in discesa , vallette grigie di pietre sepolcrali ; qui un convento di dervis , mezzo nascosto da una corona di platani ; là un caffè solitario ; più in là una fontana ombreggiata da un salice ; e di là dai boschetti , sentieri bianchi che si perdono nella campagna alta ed arida , sotto un cielo abbagliante , in cui ruotano degli avoltoi . Dopo un altro quarto d ' ora di cammino arrivai dinanzi alla porta chiamata Yeni - Mewle - hane , da un famoso convento di dervis che c ' è davanti : una porta bassa , nella quale sono incastrate quattro colonne di marmo , e ai cui lati s ' innalzano due torri quadrate , ornate d ' un ' iscrizione di Ciro Costantino , del 447 , e d ' un ' iscrizione di Giustino II e di Sofia , nella quale l ' ortografia dei nomi imperiali è sbagliata : saggio curioso della ignoranza barbarica del V secolo . Guardai dentro la porta , sulle mura , intorno al convento , nei cimiteri : non c ' era anima nata . Riposai qualche momento appoggiato alle spallette del piccolo ponte che accavalcia il fosso delle mura , e poi ripresi la mia strada . Io darei il ricordo d ' una delle più belle vedute di Costantinopoli per poter trasfondere in chi legge soltanto un ' ombra del sentimento profondo e singolarissimo che provavo andando così solo fra quelle due catene interminabili di rovine e di sepolcri , sotto quel sole , in quella solitudine severa , in mezzo a quella immensa pace . Molte volte , nei giorni tristi della mia vita , fantasticando , desiderai di trovarmi fra una carovana di gente misteriosa e muta , che camminasse eternamente , per paesi sconosciuti , verso una meta ignorata . Ebbene , quella strada rispondeva a quel mio desiderio . Avrei voluto che non finisse mai . Ma non m ' inspirava mestizia ; mi dava invece serenità e ardimento . Quei colori vigorosi della vegetazione , quelle forme ciclopiche delle mura , quelle grandi linee del terreno simili alle onde d ' un oceano agitato , quelle solenni memorie d ' imperatori , d ' eserciti , di lotte titaniche , di popoli scomparsi , di generazioni defunte , accanto a quella città enorme , in quel silenzio mortale , rotto soltanto dal frullo possente delle ali dell ' aquile che spiccavano il volo dalla sommità delle torri , mi destavano nella mente un ribollimento di fantasie gigantesche e di desiderii smisurati , che mi raddoppiava il sentimento della vita . Avrei voluto esser più alto di due palmi e vestire l ' armatura colossale del Grand ' Elettore di Sassonia che avevo veduto nell ' Armeria di Madrid , e che il mio passo risonasse in quel silenzio come il passo misurato d ' un reggimento d ' alabardieri del medioevo . Avrei voluto aver la forza d ' un Titano per sollevare fra le braccia i ruderi immani di quelle mura superbe . Camminavo colla fronte alta , colle sopracciglia corrugate , colla mano destra serrata , apostrofando a grandi versi sciolti Costantino e Maometto , rapito in una specie d ' ebbrezza guerriera , con tutta l ' anima nel passato ; e mi sentivo tanta giovinezza nella mente e nel sangue , ed ero così beato d ' esser solo , e così geloso di quella solitudine piena di vita , che non avrei voluto incontrare nemmeno il più intimo dei miei amici . Passai dinanzi all ' antica porta militare di Trite , oggi chiusa . Le cortine e le torri sfracellate indicano che dinanzi a quel tratto di mura debbono esser stati posti alcuni dei grossi cannoni d ' Orbano . Si crede anzi che fosse là una delle tre grandi breccie che Maometto II accennò all ' esercito il giorno prima dell ' assalto , quando disse : - Voi potrete entrare in Costantinopoli a cavallo per le tre brecce che ho aperte . - Di là riuscii davanti a una porta aperta , fiancheggiata da due torri ottagone , e riconobbi dal piccolo ponte a tre archi d ' un bel color d ' oro , la porta di Selivri , da cui partiva la grande strada che conduceva alla città di Selybmria , che le diede il nome , cangiato dai Turchi in Selivri . Durante l ' assedio di Maometto , difendeva quella porta Maurizio Cattaneo , genovese . La strada conserva ancora alcune pietre del lastricato che vi fece fare Giustiniano . Dinanzi c ' è un vasto cimitero e di là dal cimitero il monastero notissimo di Baluklù . Appena entrato nel cimitero , trovai da me solo il luogo solitario dove sono sepolte le teste del famoso Alì di Tepeleni , pascià di Giannina ; dei suoi figli : Velì , governatore di Trihala , Muctar , comandante d ' Arlonia , Saalih , comandante di Lepanto ; e di suo nipote Mehemet , figlio di Velì , comandante di Delvina . Sono cinque colonnine di pietra , terminate in forma di turbante , che portano tutte la data del 1827 , e un ' iscrizione semplicissima , fatta da quel povero Solimano dervis , amico d ' infanzia d ' Alì , che comperò le teste , dopo che furono staccate dai merli del Serraglio , e le seppellì di sua mano . L ' iscrizione del cippo d ' Alì , che è posto nel mezzo , dice : - Qui giace la testa del famoso Alì - Pascià di Tepeleni , governatore del Sangiaccato di Giannina , il quale , per più di cinquant ' anni , s ' affaticò per l ' indipendenza dell ' Albania . - Il che prova che anche sui sepolcri musulmani si scrivono delle pietose menzogne . Mi arrestai qualche momento a contemplare quella poca terra che copriva quel formidabile capo , e mi venivano in mente le domande d ' Amleto al teschio di Yorik . Dove sono i tuoi Palicari , leone d ' Epiro ? Dove sono i tuoi bravi Arnauti e i tuoi palazzi irti di cannoni e il tuo bel chiosco riflesso dal lago di Giannina e i tuoi tesori sepolti nelle roccie e i begli occhi della tua Vasiliki ? E pensavo alla bellissima donna vagante per le vie di Costantinopoli , povera e desolata dai ricordi della sua felicità e della sua grandezza , quando sentii un leggero fruscio , e voltandomi , vidi un uomo lungo e stecchito , vestito d ' una gran tonaca scura , col capo scoperto , che mi guardava in aria interrogativa . Da un cenno che mi fece , capii che era un monaco greco di Baluklù , che voleva farmi vedere la fontana miracolosa , e m ' incamminai con lui verso il monastero . Mi condusse a traverso un cortile silenzioso , aperse una porticina , accese una candela , mi fece scendere con sè per una scaletta , sotto una volta umida e oscura , e fermandosi dinanzi a una specie di cisterna , sulla quale raccolse con una mano la luce della fiammella , mi accennò di guardare i pesci rossi che guizzavano nell ' acqua . Mentre guardavo , mi borbottò un discorso incomprensibile che doveva essere la favola famosa del miracolo dei pesci . Mentre i Musulmani davano l ' ultimo assalto alle mura di Costantinopoli , un monaco greco , in quel convento , friggeva dei pesci . Improvvisamente s ' affacciò alla porta della cucina un altro monaco , tutto atterrito , e gridò : - La città è presa ! - Che ! - rispose l ' altro : - lo crederò quando vedrò i miei pesci saltar fuori della padella . - E i pesci saltarono fuori sull ' atto , belli e vivi , mezzi bruni e mezzi rossi perché non erano fritti che da una parte , e furono rimessi religiosamente , come ognuno può pensare , nell ' acqua dov ' erano stati pigliati e dove guizzano ancora . Finita la sua chiacchierata , il monaco mi gettò sul viso alcune goccie dell ' acqua sacra , che gli ricascarono in mano convertite in soldi , e dopo avermi riaccompagnato alla porta , stette un pezzo a guardarmi , mentre m ' allontanavo , coi suoi piccoli occhi annoiati e sonnolenti . E sempre , da una parte , mura dietro mura e torri dietro torri , e dall ' altra cimiteri ombrosi , qualche campo verde , qualche vigneto , qualche casa chiusa , e di là , il deserto . Qualche volta , guardando le mura da un luogo basso , mi pareva di vederne l ' ultimo profilo ; ma fatta una breve salita , le vedevo di nuovo stendersi dinanzi a me senza fine , e a ogni passo saltavan fuori le torri , lontano , l ' una dietro l ' altra , a due , a tre insieme , come se accorressero sulla strada per veder chi turbava il silenzio di quella solitudine . La vegetazione , in quel tratto , è maravigliosa . Alberi frondosi si rizzano sulle torri , come sopra vasi giganteschi ; dai merli spenzolano ciuffi di fiori gialli e di fiori rossi e ghirlande d ' edera e di caprifoglio ; di sotto ci son mucchi inestricabili di corbezzoli , di lentischi , di ortiche , di pruni , in mezzo a cui sorgono dei platani e dei salici , che coprono d ' ombra il fosso e le sponde . Grandi tratti di muro sono completamente coperti dall ' edera , che trattiene come una rete i mattoni e i calcinacci staccati , e nasconde le breccie e le feritoie . Il fosso è coltivato a orticelli ; sulle sponde pascolano capre e pecore custodite da ragazzi greci , coricati all ' ombra degli alberi ; dai muri escono stormi d ' uccelli ; l ' aria è piena delle fragranze acute dell ' erbe selvatiche ; e spira non so che allegrezza primaverile sulle rovine , che paiono inghirlandate e infiorate per il passaggio trionfale d ' una Sultana . Tutt ' a un tratto mi sentii nel volto un soffio d ' aria salina , e alzando gli occhi vidi lontano , dinanzi a me , l ' azzurro del Mar di Marmara . Nello stesso punto mi parve che una voce sommessa mi mormorasse nell ' orecchio : - Il castello delle Sette Torri - e mi fermai un momento in mezzo alla strada , con un sentimento vago d ' inquietudine . Poi ripresi il cammino , passai dinanzi all ' antica porta Deleutera , oltrepassai la porta Melandesia , e mi trovai in faccia al castello . Questo edificio di malaugurio , innalzato da Maometto II sull ' antico Cyclobion dei Greci , per difendere la città nel punto in cui le mura che la proteggono dalla parte di terra si congiungono con quelle che la difendono dalla parte del Mar di Marmara , e convertito poi in prigione di Stato , appena le ulteriori conquiste dei Sultani , mettendo al sicuro Stambul dal pericolo d ' un assedio , lo ebbero reso inutile come fortezza ; non è più ora che uno scheletro di castello , custodito da pochi soldati ; una rovina maledetta , piena di memorie dolorose e orribili , che corrono in leggende sinistre per le bocche di tutti i popoli di Costantinopoli , e non veduta dai viaggiatori , per solito , che di sfuggita , dalla prora del bastimento che li porta al Corno d ' oro . I Turchi lo chiamano Jedi - Kulé , ed è per loro ciò che la Bastiglia per la Francia e la Torre di Londra per l ' Inghilterra : un monumento che ricorda i tempi più nefandi della tirannia dei Sultani . Le mura della città lo nascondono agli occhi di chi guarda dalla strada , eccetto due delle sette grandi torri che gli diedero il nome , delle quali non ce n ' è più intere che quattro . Nel muro esterno rimangono due colonne corinzie , che appartenevano all ' antica Porta dorata , per la quale fecero le loro entrate trionfali Narsete ed Eraclio , e che è la stessa , giusta una leggenda comune ai musulmani ed ai greci , per la quale passeranno i Cristiani il giorno che rientreranno vincitori nella città di Costantino . La porta d ' entrata è dentro le mura , in una piccola torre quadrata , dinanzi a cui sonnecchia una sentinella in babbuccie , la quale acconsente quasi sempre a lasciar entrare nello stesso tempo una moneta in tasca e un viaggiatore nel castello . Entrai e mi trovai solo in un grande recinto , d ' un aspetto lugubre di cimitero e di carcere , che mi fece arrestare il passo . Tutt ' intorno s ' alzano mura enormi e nere , che formano un pentagono , coronate di grosse torri quadrate e rotonde , altissime e basse , alcune diroccate , altre intere e coperte da alti tetti conici , rivestiti di piombo , e innumerevoli scale in rovina , che conducono ai merli e alle feritoie . Dentro al recinto c ' è una vegetazione alta e fitta , dominata da un gruppo di cipressi e di platani , sopra i quali spunta il minareto d ' una piccola moschea nascosta ; fra le piante più basse , i tetti d ' un gruppo di capanne , in cui dormono i soldati ; nel mezzo , la tomba d ' un vizir che fu strangolato nel castello ; qua e là i resti deformi d ' un antico ridotto ; e fra i cespugli e lungo i muri , frammenti di bassorilievi , tronchi di colonne e capitelli affondati nella terra , mezzo coperti dalle erbaccie e dall ' acqua dei pantani : un disordine bizzarro e triste , pieno di misteri e di minaccie , che mette ripugnanza a inoltrarsi . Stetti un po ' incerto guardando intorno , e poi andai innanzi , con circospezione , come per timore di mettere il piede in una pozza di sangue . Le capanne erano chiuse , la moschea chiusa ; tutto solitario e quieto , come in una rovina abbandonata . In qualche punto dei muri ci sono ancora tracce di croci greche , frammenti di monogrammi costantiniani , ali spezzate d ' aquile romane e resti di fregi dell ' antico edifizio bizantino , anneriti dal tempo . Su alcune pietre si vedono incise rozzamente delle iscrizioni greche in caratteri minuti : quasi tutte iscrizioni dei soldati di Costantino , che custodivano la fortezza , sotto il comando del fiorentino Giuliani , il giorno prima della caduta di Costantinopoli ; povera gente rassegnata a morire , che invocava Iddio perché salvasse la loro città dal saccheggio e le loro famiglie dalla schiavitù . Delle due torri poste dietro alla Porta dorata , una è quella in cui venivano chiusi gli ambasciatori degli Stati ch ' erano in guerra coi Sultani , e vi si leggono ancora sui muri parecchie iscrizioni latine , delle quali la più recente è degli ambasciatori veneti imprigionati sotto il regno d ' Ahmed III , quando scoppiò la guerra della Morea . L ' altra è la torre famosa a cui si riferiscono le più lugubri tradizioni del castello : la torre che racchiudeva un labirinto di segrete orrende , sepolcri di vivi , nelle quali i vizir e i grandi della Corte aspettavano , pregando nelle tenebre , l ' apparizione del carnefice , o impazziti dalla disperazione , lasciavano sulle pareti le traccie sanguinose delle unghie e del cranio . In uno di quei sepolcri c ' era il grande mortaio in cui si stritolavano le ossa e le carni agli ulema . A pian terreno v ' è lo stanzone rotondo , chiamato prigione di sangue , dove si decapitavano secretamente i condannati , e si buttavano le teste in un pozzo , detto il pozzo di sangue , di cui si vede ancora la bocca nel mezzo del pavimento ineguale , coperta da due lastre di pietra . Sotto c ' era la così detta caverna rocciosa , rischiarata da una lanterna appesa alla volta , dove si tagliava la pelle a striscie ai condannati alla tortura , si versava la pece infiammata nelle piaghe aperte dalle verghe e si schiacciavano colle mazze i piedi e le mani , e gli urli orrendi degli agonizzanti non arrivavano che come un lamento fioco agli orecchi dei prigionieri della torre . In un angolo del recinto si vedono ancora le traccie d ' un cortile nel quale si troncava la testa , di notte , ai condannati comuni ; e là vicino c ' era ancora , non è gran tempo , un muro di ossa umane che s ' innalzava fin quasi alla piattaforma del castello . Vicino all ' entrata c ' è la prigione di Otmano II , la prima vittima imperiale dei Giannizzeri . È la stanza dove il povero Sultano diciottenne , a cui la disperazione raddoppiava le forze , resistette furiosamente ai suoi quattro carnefici , fin che una mano spietata e codarda , esercitata a far gli eunuchi , lo afferrò " alle sorgenti della virilità " e gli strappò un altissimo grido , che fu soffocato dal capestro . In tutte le altre torri e in parte delle mura c ' era un andirivieni di corridoi tenebrosi , di scalette segrete , di porte basse , chiuse da battenti di ferro o di travi , sotto le quali curvarono la testa per l ' ultima volta pascià , principi imperiali , governatori , ciambellani , grandi ufficiali nel fiore della giovinezza e nel colmo della potenza , a cui tutto veniva tolto in un ' ora ; e il loro capo aveva già rigato di sangue le mura esterne del castello , che le loro spose li aspettavano ancora vestite a festa fra gli splendori degli arem . Passavano per quei corridoi stillanti d ' acqua e per quelle scale sepolcrali , di notte , al lume delle lanterne , soldati e carnefici dalle mani sanguinose , e messaggieri del Serraglio che venivano a portare ai condannati a morte , ancora illusi da un barlume di speranza , l ' ultimo no dei Sultani , e cadaveri cogli occhi fuor della fronte e coll ' orrendo cordone di seta alla gola , portati da sciaù affannati e stanchi dalle lunghe lotte combattute nelle tenebre contro la rabbia della disperazione . Alla estremità opposta di Stambul , sulla collina del Serraglio , v ' era il tribunale spaventoso della Corte . Qui era una macchina enorme di supplizio , coronata da sette patiboli di pietra , la quale riceveva dal mare e dalla terra , al lume della luna , le vittime vive , e non restituiva al sole che teschi e cadaveri ; e dall ' alto delle torri , in cui si moriva , le sentinelle notturne vedevano lontano i chioschi del Serraglio illuminati per le feste imperiali . Ed ora si prova un senso di piacere al veder il castello infame così deformato , come se tutte le vittime risuscitate l ' avessero roso e sgretolato colle unghie e coi denti per vendicarsi sulle mura non potendo vendicarsi sugli uomini . Il grande mostro , disarmato e decrepito , sbadiglia colle cento bocche delle sue feritoie e delle sue porte squarciate , ridotto a un vano spauracchio , e una miriade di topi , di biscie e di scorpioni giallognoli , pullulati , come vermi , dal suo corpaccio infracidito , gli brulica nel ventre vuoto e per le reni spezzate , in mezzo a una vegetazione insolente che lo inghirlanda e lo impennacchia per ludibrio . Dopo essermi affacciato a varie porte senza veder altro che una fuga precipitosa di topacci , salii per una scala erbosa sopra una delle cortine del lato occidentale . Di là si domina tutto il castello : un vasto disordine di rovine , di torri , di merli , di scale , dì piatteforme , tutto nerastro o rosso cupo , intorno a un gran mucchio di verde vivo ; e di là , altre torri e altri merli innumerevoli delle mura orientali di Stambul ; così che a socchiuder gli occhi , par di vedere una sola vastissima fortezza abbandonata , che si disegna sull ' azzurro del Mar di Marmara . A sinistra si vede una gran parte di Stambul , tagliata da parecchie lunghissime strade serpeggianti , che fuggono nella direzione dell ' antica via trionfale degl ' Imperatori Bizantini , la quale dalla Porta Dorata , passando per il foro d ' Arcadio e per il foro di Costantino , andava fino alla reggia . Era una veduta immensa e ridente , che mi faceva parer più sinistro il mucchio di rovine malaugurate che avevo ai piedi . Rimasi lungo tempo là , appoggiato a un merlo infocato dal sole , abbagliato da una luce vivissima , guardando sotto quel grande sepolcro scoperchiato con quella curiosità pensierosa e diffidente con cui si guardano i luoghi dove fu commesso di fresco un delitto . Regnava un silenzio profondo . Per i muri correvano delle grosse lucertole , giù nei fossi gracidavano i rospi , sopra le torri roteavano dei corvi , intorno al capo mi ronzava un nuvolo d ' insetti venuti su dai pantani delle rovine , e l ' aria un po ' agitata mi portava il puzzo d ' un cavallo putrefatto , disteso in fondo al fosso esterno della fortezza . Mi prese un senso di schifo e di ribrezzo ; eppure mi sentivo inchiodato là , come affascinato , immerso in una specie d ' assopimento ; e tenendo gli occhi socchiusi , quasi sognando , in quella pace morta del mezzogiorno , mi pareva d ' udire , nel ronzio monotono degl ' insetti , il tonfo dei teschi gettati nel pozzo , le grida lamentevoli dei moribondi dei sotterranei e la voce del figliuolo minore di Brancovano , che sentendosi sul collo il freddo del capestro , gridava : - Padre mio ! Padre mio ! - E siccome ero stanco e la luce m ' abbagliava , chiusi gli occhi e rimasi un momento assopito ; e subito tutte quelle orribili immagini mi si affollarono alla mente con un ' evidenza spaventosa . In quel punto fui riscosso da un grido acuto e sonoro , e vidi sotto , sul terrazzo del piccolo minareto , il muezzin della moschea del castello . Quella voce lenta , dolce , solenne , che parlava di Dio , in quel luogo , in quel momento , mi discese nel più profondo dell ' anima ! Pareva che parlasse in nome di tutti coloro che eran morti là dentro , che dicesse che i loro dolori non erano stati inutili , che le loro ultime lacrime erano state raccolte , che le loro torture avevano avuto un compenso , che essi avevano perdonato , che bisognava perdonare , che si doveva pregare e confidare in Dio , anche quando il mondo ci abbandona , e che tutto è vano sulla terra fuorchè questo sentimento infinito di amore e di pietà ... E uscii dal castello , commosso . Ripresi il mio cammino verso il mare lungo le mura esterne di Stambul . Là vicino c ' è la stazione di Adrianopoli e s ' incrociano sotto le mura parecchi tronchi di strada ferrata . Mi trovai in mezzo a lunghe file di vagoni logori e polverosi . Non c ' era nessuno . Se fossi stato un turco fanatico , nemico delle novità europee , avrei potuto incendiare l ' una dopo l ' altra quelle baracche , e andarmene tranquillamente senz ' essere molestato . Andai innanzi sull ' orlo della strada temendo di sentire da un momento all ' altro l ' olà minaccioso d ' un guardiano ; ma nessuno mi diede noia , In poco tempo arrivai all ' estremità delle mura . Credevo di poter entrare in Stambul per di là : fui deluso . Le mura del lato di terra si congiungono sulla spiaggia con quelle della parte di mare , e non c ' è effigie di porta . Allora mi avanzai su per le rovine d ' un antico molo e sedetti sopra un macigno , in mezzo all ' acqua . Di là non vedevo altro che il Mar di Marmara , i monti dell ' Asia , e le alture azzurrine , che parevano lontanissime , di Scutari . La spiaggia era deserta ; mi pareva d ' esser solo nell ' universo . Le onde venivano a rompersi ai miei piedi e mi spruzzavano il volto . Rimasi là un pezzo , pensando a mille cose , vagamente . Vedevo me , solo , uscir dalla porta Caligaria e venir giù lentamente per la strada solitaria , fra i cimiteri e le torri , e seguitavo quell ' uomo , come se fosse un altro . Poi mi diedi a cercare Yunk nella città immensa . Poi stetti a osservare le onde che venivano l ' una dopo l ' altra a distendersi mormorando sulla riva e sparivano l ' una dopo l ' altra in silenzio ; e vedevo in esse l ' immagine dei popoli e degli eserciti che eran venuti l ' un dopo l ' altro a urtarsi contro le mura di Bisanzio : le falangi di Pausania e d ' Alcibiade , le legioni di Massimo e di Severo , le torme dei Persiani , le orde degli Avari , e gli Slavi e gli Arabi e i Bulgari e i Crociati , e gli eserciti di Michele Paleologo e di Comneno e quei di Baiazet Ilderim e quelli del secondo Amurat e quelli di Maometto il conquistatore , svaniti l ' un dopo l ' altro nel silenzio infinito della morte ; e provavo la tristezza che stringeva il cuore al Leopardi la sera del dì di festa , quando sentiva morire a poco a poco il canto solitario dell ' artigiano , che gli rammentava il suono dei popoli antichi , e pensava che tutto passa come un sogno sopra la terra . Di là tornai indietro fino alla porta delle Sette Torri ed entrai dentro le mura per percorrere tutta Stambul lungo la riva del Mar di Marmara . Ero già mezzo sgambato ; ma nelle lunghe passeggiate , a un certo punto , nasce dalla stanchezza medesima una cocciutaggine animalesca che ravviva le forze . Mi vedo ancora camminare e camminare per quelle strade deserte , sotto quel sole ardente , dominato da non so che sonnolenza fantastica , nella quale mi passavan dinanzi faccie d ' amici di Torino , episodi di romanzi , vedute di altri paesi e pensieri vaghi sulla vita umana e sull ' immortalità dell ' anima ; e tutto metteva a capo alla tavola rotonda dell ' albergo di Bisanzio , scintillante di lumi e di cristalli , che vedevo lontanissima , al di là d ' una città cento volte più grande di Stambul , e già coperta dalla notte . Attraverso un sobborgo musulmano , che par disabitato , nel quale spira ancora la tristezza del castello delle Sette Torri , ed entro nel vasto quartiere di Psammatia , abitato da greci e da armeni , e anch ' esso deserto . Vado innanzi per una interminabile stradicciuola tortuosa , dalla quale vedo giù a destra , fra casa e casa , le mura merlate della città , che profilano i loro merli neri nell ' azzurro vivo del mare . Passo sotto la porta di Psammatia e mi trovo daccapo in un quartiere musulmano , tra finestre ingraticolate , porte chiuse , piccole moschee , giardini nascosti , cisterne erbose , fontane abbandonate . Attraverso lo spazio dov ' era l ' antico foro boario , vedendo sempre , giù a destra , le mura e le torri , e non incontrando che qualche cane che si ferma per vedermi passare e qualche monello turco , seduto in terra , che mi fissa in volto , pensando un ' impertinenza . Qualche finestra s ' apre e si chiude improvvisamente , e vedo di sfuggita una mano o il lembo d ' una manica di donna . Giro intorno ai vasti giardini di Vlanga che fanno corona all ' antico porto di Teodosio ; vedo dei vasti spazii colle traccie d ' un incendio recente , dei luoghi dove pare che la città finisca nella campagna , dei conventi di dervis , delle chiese greche , delle piazzette misteriose ombreggiate da un grande platano , sotto il quale sonnecchia qualche vecchio col bocchino del narghilè tra le dita . Vado innanzi , mi fermo dinanzi a un piccolo caffè per bere un bicchier d ' acqua messo in mostra sulla finestra , chiamo , picchio , nessuno risponde . Esco dal quartiere greco di Jeni - Kapú , entro in un altro quartiere musulmano , rientro un ' altra volta fra le casette greche ed armene del quartiere di porta Kum , e m ' accompagnano sempre da una parte i merli delle mura e l ' azzurro del mare , e non incontro che cani , mendicanti , monelli , e sento sonare in alto la voce dei muezzin che annunziano il tramonto . L ' aria si fa oscura ; e continuano a succedersi le casette , le moschee malinconiche , i crocicchi deserti , le imboccature dei vicoli ; e comincio a sentirmi spossato e a pensare di buttarmi sopra una materassa dinanzi al primo caffè veduto , quando , a una svoltata , mi sorge improvvisamente dinanzi la mole enorme di Santa Sofia . Oh , la cara vista ! Le forze mi tornano , i pensieri si rasserenano , affretto il passo , arrivo al porto , passo il ponte , ed ecco dinanzi alla porta illuminata del primo caffè di Galata , Yunk , Rosasco , Santoro , tutta la mia piccola Italia che mi viene incontro col volto sorridente e colle mani tese ... e tiro uno dei più lunghi e larghi respiri che abbiano mai tirato i polmoni d ' un galantuomo . L ' ANTICO SERRAGLIO Come a Granata prima d ' aver visto l ' Alhambra , così a Costantinopoli pare che tutto rimanga da vedere fin che non si è penetrati fra le mura dell ' antico Serraglio . Mille volte al giorno , da tutti i punti della città e del mare , si vede là quella collina verdissima , piena di segreti e di promesse , che attira sempre gli sguardi come una cosa nuova , che tormenta la fantasia come un enimma , che si caccia in mezzo a tutti i pensieri , a segno che si finisce per andarci prima del giorno fissato , più per liberarsi da un tormento che per cercarvi un piacere . Non c ' è infatti un altro angolo di terra in tutta Europa , di cui il solo nome risvegli nella mente una più strana confusione d ' immagini belle o terribili ; intorno al quale si sia tanto pensato e scritto e cercato d ' indovinare ; che abbia dato luogo a tante notizie vaghe e contradditorie ; che sia ancora oggetto di tante curiosità inappagabili , di tanti pregiudizii insensati , di tanti racconti meravigliosi . Ora tutti ci penetrano e molti ne escono coll ' animo freddo . Ma si può esser sicuri che , anche fra secoli , quando forse la dominazione ottomana non sarà più che una reminiscenza in Europa , e su quella bella collina s ' incroceranno le vie popolose d ' una città nuova , nessun viaggiatore vi passerà senza riveder col pensiero gli antichi chioschi imperiali , e senza pensare con invidia a noi del secolo diciannovesimo che abbiamo ancora ritrovato in quei luoghi le memorie vive e parlanti della grande reggia ottomana . Chi sa quanti archeologi cercheranno pazientemente le traccie d ' una porta o d ' un muro nei cortili dei nuovi edifizii e quanti poeti scriveranno dei versi sopra poche macerie sparse sulla riva del mare ! O forse anche , fra molti secoli , quelle mura saranno ancora gelosamente custodite , e andranno a visitarle dotti , innamorati ed artisti , e la vita favolosa che vi fu vissuta per quattrocent ' anni , si ridesterà e si spanderà in una miriade di volumi e di quadri su tutta la faccia della terra . Non è la bellezza architettonica che attira su quelle mura la curiosità universale . Il Serraglio non è un grande monumento artistico come l ' Alhambra . Il solo cortile dei leoni della reggia araba vale tutti i chioschi e tutte le torri della reggia turca . Il pregio del Serraglio è d ' essere un grande monumento storico , che commenta ed illumina quasi tutta la vita della dinastia ottomana ; che porta scritta sulle pietre dei suoi muri e sul tronco dei suoi alberi secolari tutta la cronaca più intima e più secreta dell ' impero . Non vi manca che quella degli ultimi trent ' anni e quella dei due secoli che precedettero la conquista di Costantinopoli . Da Maometto II che ne pose la fondamenta a Abdul - Megid che l ' abbandonò per andare ad abitare il palazzo di Dolma - Bagcé , ci vissero venticinque Sultani . Qui la dinastia pose il piede appena conquistata la sua metropoli europea , qui salì all ' apice della sua fortuna , qui cominciò la sua decadenza . Era insieme una reggia , una fortezza e un santuario ; v ' era il cervello dell ' impero e il cuore dell ' islamismo ; era una città nella città , una rocca augusta e magnifica , abitata da un popolo e custodita da un esercito , la quale abbracciava fra le sue mura una varietà infinita d ' edifizi , luoghi di delizie e luoghi d ' orrore , città e campagna , reggie , arsenali , scuole , uffici , moschee ; dove si alternavano le feste e le stragi , le cerimonie religiose e gli amori , le solennità diplomatiche e le follie ; dove i Sultani nascevano , erano innalzati al trono , deposti , incarcerati , strozzati ; dove s ' ordiva la trama di tutte le congiure ed echeggiava il grido di tutte le ribellioni ; dove affluiva l ' oro e il sangue più puro dell ' impero ; dove girava l ' elsa della spada immensa che balenava sul capo di cento popoli ; dove per quasi tre secoli tennero fisso lo sguardo l ' Europa inquieta , l ' Asia diffidente e l ' Affrica impaurita , come a un vulcano fumante , che minacciasse la terra . Questa reggia mostruosa è posta sulla collina più orientale di Stambul , che declina dolcemente verso il mar di Marmara , verso l ' imboccatura del Bosforo e verso il Corno d ' oro ; nello spazio occupato anticamente dall ' Acropoli di Bisanzio , da una parte della città e da un ' ala dei grandi palazzi degl ' imperatori . È la più bella collina di Costantinopoli e il promontorio più favorito dalla natura di tutta la riva europea . Vi convergono , come a un centro , due mari e due stretti ; vi mettevano capo le grandi strade militari e commerciali dell ' Europa orientale ; gli acquedotti degl ' imperatori bizantini vi conducevano torrenti d ' acqua ; le colline della Tracia lo riparano dai venti del settentrione ; il mare lo bagna da tre parti ; Galata lo prospetta dal lato del porto ; Scutari lo guarda dalla parte del Bosforo ; e le grandi montagne della Bitinia gli chiudono dinanzi colle loro cime nevose gli orizzonti dell ' Asia . È un colle solitario , posto all ' estremità della grande metropoli , quasi isolato , fortissimo e bellissimo , che sembra fatto dalla natura per servire di piedestallo a una grande monarchia e per proteggere la vita deliziosa ed arcana d ' un principe quasi Dio . Tutta la collina è circondata , ai piedi , da un alto muro merlato , fiancheggiato da grosse torri . Sulla riva del mar di Marmara e lungo il Corno d ' oro , queste mura sono le mura stesse della città ; dalla parte di terra , son mura innalzate da Maometto II , le quali separano la collina del Serraglio da quella su cui s ' innalza la Moschea di Nuri - Osmaniè , svoltano ad angolo retto vicino alla Sublime Porta , passano dinanzi a Santa Sofia , e descrivendo una grande curva in avanti , vanno a congiungersi con quelle di Stambul sulla riva del mare . Questa è la cinta esterna del Serraglio . Il Serraglio propriamente detto si stende sulla sommità , circondato alla sua volta da alti muri , che formano come un ridotto centrale della gran fortezza della collina . Ma sarebbe fatica sprecata il descrivere il Serraglio quale è ridotto al presente . La strada ferrata passa a traverso le mura esterne ; un grande incendio , nel 1865 , distrusse molti edifizi ; i giardini sono in gran parte devastati ; vi furono innalzati ospedali , caserme e scuole militari ; degli edifizi rimasti parecchi vennero cangiati di forma e di uso ; e benchè i muri principali rimangano , in modo da presentare ancora tutta intera la forma del Serraglio antico , le piccole alterazioni son tante e tali , e l ' abbandono in cui è lasciata ogni cosa da circa trent ' anni ha mutato in maniera l ' aspetto delle parti intatte , che non si potrebbe descrivere il luogo fedelmente senza che ne rimanesse delusa anche la più modesta aspettazione . Val meglio per chi scrive e per chi legge il rivedere questo Serraglio famoso qual era nei bei tempi della grandezza ottomana . Allora , chi poteva abbracciare tutta la collina con uno sguardo , o dai merli d ' una delle torri più alte , o da un minareto della moschea di Santa Sofia , godeva una veduta meravigliosa . In mezzo all ' azzurro vivo del mare , del Bosforo e del porto , dentro al grande semicerchio bianco delle vele della flotta , si vedeva la vasta macchia verde della collina , circondata di mura e di torri , coronate di cannoni e di sentinelle ; e in mezzo a questa macchia , ch ' era una selva d ' alberi enormi , fra i quali biancheggiava un labirinto di sentieri e ridevano i colori di mille aiuole fiorite , si stendeva , sull ' alto del colle , il vastissimo rettangolo degli edifizi del serraglio , diviso in tre grandi cortili , o meglio in tre piccole città fabbricate intorno a tre piazze ineguali , da cui s ' innalzava una moltitudine confusa di tetti variopinti , di terrazze colme di fiori , di cupole dorate , di minareti bianchi , di cime aeree di chioschi , d ' archi di porte monumentali , frammezzati di giardini e di boschetti , e mezzo nascosti dalle fronde . Era una piccola metropoli bianca , scintillante e disordinata , leggera come un accampamento di tende , da cui spirava non so che di voluttuoso , di pastorale e di guerriero ; in una parte piena di gente e di vita ; in un ' altra solitaria e muta come una necropoli ; dove tutta scoperta e dorata dal sole ; dove inaccessibile ad ogni sguardo umano e immersa in un ' ombra perpetua ; rallegrata da infiniti zampilli , abbellita da mille contrasti di splendori e d ' oscurità e di colori possenti e di sfumature di tinte argentee e azzurrine , riflesse dai marmi dei colonnati e dalle acque dei laghetti , e sorvolata da nuvoli di rondini e di colombi . Tale era l ' aspetto esterno della città imperiale , non vastissima all ' occhio di chi la guardava dall ' alto ; ma così divisa e suddivisa e intricata dentro , che servitori , i quali ci vivevano da cinquant ' anni , non riuscivano a racappezzarvisi , e i giannizzeri che l ' invadevano per la terza volta ci si smarrivano ancora . La porta principale era ed è sempre la Bab - Umaiùn , o porta augusta , che dà sulla piccola piazza dove s ' innalza la fontana del Sultano Ahmed , dietro alla moschea di Santa Sofia . È una grande porta di marmo bianco e nero , decorata di ricchi arabeschi , sulla quale s ' appoggia un alto edifizio , con otto finestre , coperto da un tetto sporgente ; e appartiene a quel misto di stile arabo e persiano , da cui si riconoscono quasi tutti i monumenti innalzati dai Turchi nei primi anni dopo la conquista , prima che cominciassero ad imitare l ' architettura bizantina . Sopra l ' apertura , in una cartella di marmo , si legge ancora l ' iscrizione di Maometto II : - Allà conservi in eterno la gloria del suo possessore - Allà consolidi il suo edifizio - Allà fortifichi le sue fondamenta . È la porta dinanzi alla quale veniva ogni mattina il popolo di Stambul a vedere di quali grandi dello Stato o della corte fosse caduta la testa nella notte . Le teste erano appese a un chiodo dentro a due nicchie che si vedono ancora , quasi intatte , a destra e a sinistra dell ' entrata ; oppure esposte in un bacino d ' argento , accanto al quale era affissa l ' accusa e la sentenza . Sulla piazza , davanti alla porta , si buttavano i cadaveri dei condannati al capestro ; e là s ' arrestavano , aspettando l ' ordine d ' entrare nel primo recinto del Serraglio , i distaccamenti degli eserciti lontani , venuti a portare i trofei delle vittorie ; e ammucchiavano sulla soglia augusta armi , bandiere , teschi di capitani e splendide divise insanguinate . La porta era custodita da un grosso drappello di capigì , figli di bey e di pascià , vestiti pomposamente ; i quali assistevano dall ' alto delle mura e delle finestre alla processione continua della gente che entrava ed usciva , o tenevano indietro colle larghe scimitarre la folla muta dei curiosi , venuti là per veder di sfuggita , per uno spiraglio , un pezzo di cortile , un frammento della seconda porta , un barlume almeno di quella reggia enorme ed arcana , argomento di tanti desiderii e di tanti terrori . Passando di là , il musulmano devoto mormorava una preghiera per il suo Sublime Signore ; il giovinetto povero e ambizioso , sognava il giorno in cui avrebbe oltrepassato quella soglia per andar a ricevere la coda di cavallo ; la fanciulla bella e cenciosa fantasticava , con una vaga speranza , la vita splendida della Cadina ; i parenti delle vittime abbassavano il capo , fremendo ; e in tutta la piazza regnava un silenzio severo , non turbato che tre volte al giorno dalla voce sonora dei muezzin di Santa Sofia . Dalla porta Umaium s ' entrava nel così detto cortile dei Giannizzeri , che era il primo recinto del Serraglio . Questo gran cortile c ' è ancora , circondato d ' edifizi irregolari , lunghissimo , e ombreggiato da varii gruppi d ' alberi , fra cui il platano enorme detto dei Giannizzeri , del quale dieci uomini non bastano ad abbracciare il tronco . A sinistra di chi entra , v ' è la chiesa di Sant ' Irene , fondata da Costantino il Grande , e convertita dai turchi in armeria . Più in là e tutt ' intorno v ' era l ' ospedale del Serraglio , l ' edifizio del tesoro pubblico , il magazzino degli aranci , le scuderie imperiali , le cucine , le caserme dei capigì , la zecca , e le case degli alti ufficiali della Corte . Sotto il grande platano ci sono ancora due colonnette di pietra , sulle quali si eseguivano le decapitazioni . Di qui passavano tutti coloro che dovevano andare al divano o dal Padiscià . Era come uno smisurato vestibolo aperto , sempre affollato , nel quale tutto era rimescolìo e affaccendamento . Centocinquanta fornai e duecento tra cuochi e sguatteri lavoravano nelle grandi cucine , a preparare il vitto per la famiglia sterminata " che mangiava il pane e il sale del Gran Signore " . Dalla parte opposta s ' affollavano le guardie ed i servi , finti malati , per farsi ammettere alla vita molle dell ' ospedale sontuoso , in cui erano impiegati venti medici e un esercito di schiavi . Lunghe carovane di muli e di cammelli entravano a portar provvigioni alle cucine , o a portar armi d ' eserciti vinti nella chiesa di Sant ' Irene , dove accanto alla sciabola di Maometto II scintillava la scimitarra di Scanderberg e il bracciale di Tamerlano . I percettori delle imposte passavano , seguiti da schiavi carichi d ' oro , diretti alla tesoreria , dove c ' erano tante ricchezze , come diceva Sokolli , gran vizir di Solimano il Grande , da costrurre delle flotte colle ancore d ' argento e coi cordami di seta . Passavano a frotte , condotti dai bei palafrenieri della Bulgaria , i novecento cavalli di Murad IV , che si pascevano a mangiatoie d ' argento massiccio . V ' era dalla mattina alla sera un formicolìo luccicante d ' uniformi , in mezzo al quale spiccavano gli alti turbanti bianchi dei giannizzeri , i grandi pennacchi d ' airone dei solak , i caschi argentati dei peik , guardie del Sultano , vestite d ' una tunica d ' oro stretta alla vita da una cintura ingemmata ; i zuluftú - baltagì , impiegati al servizio degli ufficiali di camera , colle loro treccie di lana pendenti dal berretto ; i kassekì , col loro bastone emblematico in mano ; i balta - gì coll ' accetta ; i valletti del gran vizir colla frusta ornata di catenelle d ' argento ; i bostangì , guardie dei giardini , coi grandi berretti purpurei ; e una folla svariata di cento colori e di cento emblemi , d ' arcieri , di lancieri , di guardie del tesoro , di guardie coraggiose , di guardie temerarie , d ' eunuchi neri e d ' eunuchi bianchi , di scudieri e di sciaù , uomini alti e poderosi , d ' aspetto altero , improntato della dignità signorile della Corte , che riempivano il cortile di profumi . Un orario minuzioso e severo regolava le faccende di tutti in quell ' apparente disordine . Tutti si movevano in quel cortile come gli automi giranti sopra la tavola che rinchiude il meccanismo . Allo spuntare del giorno comparivano i trentadue muezzin della Corte , scelti fra i cantori più dolci di Stambul , ad annunziare l ' alba dai minareti delle moschee del Serraglio , e s ' incontravano cogli astrologhi e cogli astronomi che scendevano dalle terrazze , dove avevano passato la notte studiando il firmamento dalle terrazze per determinare le ore propizie alle occupazioni del Sultano . Poi il primo medico del Serraglio entrava a chieder notizie della salute del Padiscià ; l ' ulema istitutore andava a dare all ' augusto discepolo il solito insegnamento religioso ; il segretario privato a leggergli le suppliche ricevute la sera ; i professori di arti e di scienze passavano per recarsi nel terzo cortile a far le lezioni ai paggi imperiali . Ognuno alla sua ora , tutti i personaggi impiegati al servizio dell ' augusta persona passavano di là per andare a chieder gli ordini per la giornata . Il bostangi - bascì , generale delle guardie imperiali , governatore del Serraglio e delle ville del Sultano sparse sulle rive del Bosforo e della Propontide , veniva a informarsi se al Gran Signore piacesse di fare una gita sul mare , perché spettava a lui il governo del timone e ai suoi bostangì l ' onore dei remi . Venivano a interrogare i capricci del Padiscià il gran maestro delle caccie , accompagnato dal gran falconiere , insieme al capo dei cacciatori dei falconi bianchi , al capo dei cacciatori degli avoltoi e a quello dei cacciatori degli sparvieri . Veniva l ' intendente generale della città , uno stuolo d ' intendenti , delle cucine , delle monete , dei foraggi , del tesoro , l ' uno dopo l ' altro , in un ordine prestabilito , ciascuno coi suoi memoriali , colle sue parole preparate , coi suoi servi distinti da un vestimento speciale . Più tardi , seguiti da un corteo di segretari e di famigliari , passavano i vizir della Cupola per recarsi al divano . Passavano personaggi a cavallo , in carrozza , in bussola , e scendevano tutti alla seconda porta , la quale non si poteva oltrepassare che a piedi . Tutta questa gente era riconoscibile , carica per carica , dalla forma dei turbanti , dal taglio delle maniche , dalla qualità delle pelliccie , dai colori delle fodere , dagli ornamenti delle selle , dall ' avere la barba intera o i baffi soli . Nessuna confusione seguiva in quell ' affollamento continuo . Il muftì era bianco ; i vizir si riconoscevano al verde chiaro , i ciambellani allo scarlatto ; l ' azzurro carico distingueva i sei primi ufficiali legislativi , il capo degli emiri e i giudici della Mecca , di Medina e di Costantinopoli ; i grandi ulema avevano il color violaceo ; i muderrì e gli sceicchi indossavano l ' azzurro chiaro ; il cilestrino chiarissimo segnalava gli sciaù feudatarii e gli agà dei vizir ; il verde cupo era privilegio degli agà della staffa imperiale e del portatore dello stendardo sacro ; gl ' impiegati delle scuderie del sultano vestivano il verde pallido ; i generali dell ' esercito portavano gli stivali rossi , gli ufficiali della Porta , gialli , gli ulema , turchini ; e alla scala dei colori corrispondeva una gradazione nella profondità degl ' inchini . Il bostangì - bascì , capo della polizia del Serraglio , comandante un esercito di carcerieri e di carnefici , che spandeva il terrore col suono del suo nome e dei suoi passi , attraversava il cortile in mezzo a due schiere di teste chinate a terra . Passava il capo degli Eunuchi , gran maresciallo della Corte interna ed esterna , e si curvavano i caschi , i turbanti , i pennacchi , come spinti giù da cento mani invisibili . Il grande elemosiniere passava fra mille saluti ossequiosi . Tutti coloro che avvicinavano il Sultano , il capo degli staffieri che gli reggeva la staffa , il primo cameriere che portava i suoi sandali , il Silihdar agà che forbiva le sue armi , l ' eunuco bianco che lambiva il pavimento colla lingua prima di stendere il tappeto , il paggio che versava al Sultano l ' acqua per le abluzioni , quello che gli porgeva l ' archibugio nelle caccie , quello che custodiva i suoi turbanti , quello che spolverava i suoi pennacchi ingemmati , quello che aveva cura delle sue vesti di volpe nera , passavano in mezzo a dimostrazioni speciali di curiosità e di rispetto . Un bisbiglio sommesso precedeva e seguiva il passaggio del predicatore della Corte e del gran mastro della guardaroba , che gettava i denari al popolo nelle feste imperiali . Passava saettato da molti sguardi invidiosi il musulmano fortunato che ogni dieci giorni radeva il capo al Sultano dei Sultani . La folla s ' apriva con una premura particolare davanti al primo chirurgo incaricato della circoncisione dei principi , davanti al primo oculista che preparava il collirio per le palpebre delle cadine e delle odalische , davanti al gran maestro dei fiori , affaccendato dai capricci di cento belle , che portava sotto il caffettano il suo poetico diploma ornato di rose dorate . Il primo cuoco riceveva i suoi saluti adulatorii . Sorrisi cerimoniosi salutavano il guardiano dei pappagalli e degli usignuoli che potevano varcare le soglie dei chioschi più segreti . Erano migliaia di persone , divise in una gerarchia minutissimamente graduata , governate da un cerimoniale di cinquanta volumi , vestite in mille foggie pittoresche , che sfilavano o circolavano per il vasto cortile , e ad ogni minuto era una folla nuova . Tratto tratto passava rapidamente un messaggiero e tutte le teste si voltavano . Era il vizir karakulak , messaggiere tra il Sultano e il primo ministro , che andava a fare un ' imbasciata segreta al Gran Vizir ; era un capigí che correva al palazzo d ' un pascià caduto in sospetto , a portargli l ' ordine di presentarsi immediatamente al divano ; era il portatore di buone notizie che veniva ad annunziare al Padiscià il fortunato arrivo della grande carovana alla Mecca . Altri messaggieri speciali tra il Sultano e i grandi ufficiali dello Stato , ciascuno distinto con un titolo e riconoscibile a qualche particolarità del vestimento , s ' aprivano il passo , correndo , e sparivano per le due porte del cortile . Passavano sciami di caffettieri per recarsi alle cucine della corte , frotte di cacciatori imperiali curvi dal peso dei carnieri dorati ; file di facchini carichi di stoffe , preceduti dal Gran Mercante , provveditore del Sultano ; drappelli di galeotti condotti dagli schiavi ai lavori più faticosi del Serraglio . Poi cento sguatteri , due volte al giorno , uscivano dalle cucine e portavano all ' ombra dei platani , sotto le arcate , lungo i muri , piramidi enormi di riso e montoni interi arrostiti ; una turba di guardie e di servitori accorreva , e il grande cortile offriva lo spettacolo festoso del convito d ' un esercito . Poco dopo la scena mutava , e si vedeva venir innanzi un ' ambasciata straniera in mezzo a due muri d ' oro e di seta . Là , come scriveva Solimano il grande allo Scià di Persia , " affluiva tutto l 'universo." Gli ambasciatori di Carlo V vi si trovavano al fianco degli ambasciatori di Francesco I ; gl ' inviati dell ' Ungheria , della Serbia e della Polonia vi entravano accanto ai rappresentanti della repubblica di Genova e di Venezia . Il peskesdgi - bascì , incaricato di ricevere i doni , andava incontro alle carovane straniere sul limitare di Bab - Umaiùn , e venivano innanzi , tra mille spettatori , elefanti che portavano troni d ' oro , gazzelle gigantesche , gabbie di leoni , cavalli della Tartaria , e cavalli dei deserti , vestiti di pelli di tigri e carichi di scudi d ' orecchie d ' elefante ; gl ' inviati della Persia coi vasi della china ; i messi dei Sultani delle Indie con scatole d ' oro colme di gemme ; gli ambasciatori dei re affricani con tappeti di pelo di cammelli strappati dal ventre delle madri e pezzi di stoffa argentata che facevan piegar le schiene di dieci schiavi ; gli ambasciatori degli Stati nordici seguiti da drappelli di servi carichi di pelliccie e d ' armi preziose . Entravano , dopo le guerre fortunate , per esser mostrati al Padiscià , generali carichi di catene e principesse prigioniere , velate , coi loro cortei disarmati e tristi , e stuoli d ' eunuchi d ' ogni età e d ' ogni colore , carpiti come bottino di guerra , o offerti in dono dai principi vinti . E intanto gli ufficiali degli eserciti vincitori s ' affollavano alle porte della Tesoreria a deporre i broccati e le sciabole imperlate prese nei saccheggi delle città persiane , l ' oro e le gemme tolte ai mammalucchi d ' Egitto , le coppe d ' oro intopaziate del tesoro dei Cavalieri di Rodi , i torsi delle statue di Diana e d ' Apollo rapite alla Grecia e all ' Ungheria , e chiavi di città e di castelli ; e altri conducevano al secondo cortile i giovanetti e le fanciulle rubate all ' isola di Lesbo . Tutte le enormi provvigioni d ' ogni natura che venivano al Serraglio dai porti dell ' Africa , della Caramania , della Morea , del mar Egeo , passavano o s ' arrestavano fra quelle mura , e un esercito di maggiordomi e di segretarii erano continuamente affaccendati a registrare , a pagare , a disporre , a fissare udienze , a dare ordinazioni . I mercanti dei bazar di schiave di Brussa e di Trebisonda si trovavano dinanzi alla seconda porta , ad aspettare il turno d ' entrata , insieme ai poeti venuti da Bagdad per recitar dei versi al Sultano . I governatori caduti in disgrazia , venuti per comprare la propria salvezza con una coppa piena di monete d ' oro , aspettavano accanto ai messi d ' un Pascià venuti ad offrire in dono al Gran Signore una bella vergine tredicenne , trovata dopo tre mesi di ricerche sotto a una capanna dell ' Anatolia ; in mezzo a spie ritornate da tutti i confini dell ' Impero , vicino a famiglie stanche arrivate da provincie lontane per chieder giustizia , tra donne e fanciulli dell ' infima plebe di Stambul ammessi a presentare le loro querele al divano . E i giorni di divano si vedevano passar di là , fra gli scherni dei curiosi , gli ambasciatori delle provincie ribelli , a cavallo a un asino , colla barba rasa e un berretto di donna sul capo , e i messi insolenti dei principi asiatici col naso spuntato dalle scimitarre dei sciaù ; di là gli ufficiali dello Stato che uscivano , inconsapevoli , per portare a un governatore lontano uno scialle prezioso , dono del Gran vizir , che nascondeva fra le sue pieghe la loro sentenza di morte ; di là i visi radianti degli ambiziosi che avevano ottenuto una satrapìa coll ' intrigo e i visi pallidi di quei che avevano sentito nel divano la minaccia sorda d ' una disgrazia vicina ; di là i portatori di quegli hattiscerif , inesorabili come il destino , che andavano , sulla groppa d ' un cavallo , lontano trecento miglia , a portar la rovina e la morte nel palazzo di un vicerè ; di là i terribili muti della corte mandati a strozzare i prigionieri illustri nei sotterranei delle Sette Torri . E con questi si incontravano gli ulema , i bey , i mollà , gli emiri , che tornavano o si recavano alle udienze col capo basso , cogli occhi a terra , con le mani nascoste nelle grandi maniche ; i vizir , che tenevano il Corano in tasca per leggere , a un ' occorrenza , le orazioni dei morti ; il gran vizir , despota spiato dal boia , che portava sotto il caffettano il proprio testamento , per essere sempre pronto a morire . E tutti passavano composti , a passo lento , in silenzio , o parlando a bassa voce un linguaggio circospetto e corretto , proprio del Serraglio ; e si vedeva un continuo ricambiarsi di sguardi gravi e scrutatori , e un posar delle mani sulla fronte e sul petto , accompagnato da bisbigli interrotti , da un fruscìo discreto di cappe e di babbuccie , da un tintinnare sommesso di scimitarre , da non so che di monacale e di triste , che faceva contrasto colla fierezza guerriera dei volti , colla pompa dei colori , collo splendore delle armi . In tutti gli occhi si leggeva un pensiero , su tutte le fronti si vedeva il terrore d ' un uomo , che era sopra tutti , che era scopo di tutto , davanti al quale tutto s ' inchinava , strisciava , s ' annichiliva , e pareva che ogni cosa ne presentasse l ' immagine e che in ogni rumore si sentisse il suo nome . Da questo cortile s ' entrava nel secondo per la grande porta Bab - el - selam , o porta della Salute , che è ancora intatta in mezzo a due grosse torri , e non ci si passa , nemmeno ora , senza un firmano . Anticamente due grandi battenti la chiudevano dalla parte del primo cortile e altri due dalla parte del secondo , in modo che ci rimaneva dentro , quando tutto era chiuso , uno stanzone oscuro , dove un uomo poteva essere spacciato segretamente . Là sotto c ' erano le celle dei carnefici , le quali , per un andito cieco , comunicavano colla sala del divano . Là andavano ad aspettare la loro sentenza gli alti personaggi caduti in disgrazia , e vi ricevevano sovente , nello stesso punto , la sentenza e la morte . Altre volte il governatore o il vizir disgraziato , era chiamato al Serraglio con un pretesto ; veniva ; passava , senza sospetti , sotto la volta sinistra , entrava nel divano , era ricevuto con un sorriso benevolo o con una severità mite che non minacciava che un castigo lontano , e congedato , tornava a passare tranquillamente sotto la porta . Ma all ' improvviso , senza veder nessuno , si sentiva una lama nelle reni o un capestro alla gola , e stramazzava senz ' aver tempo a resistere . Al grido del moribondo , cento visi si voltavano per un momento dai due cortili ; poi tutti ripigliavano , in silenzio , le loro faccende . La testa era portata in una nicchia di Bab - Umaiùn , il cadavere ai corvi della spiaggia di Santo Stefano , la notizia al Sultano , e tutto era finito . C ' è ancora a destra , sotto la volta , la porticina ferrata della prigione in cui si gettavano le vittime , quando veniva disdetto a tempo l ' ordine di morte o per prolungare la loro agonia o per cacciarle invece in esilio . Uscendo di sotto a Bab - el - selam si entra immediatamente nel secondo cortile . Qui si cominciava a sentir più viva l ' aura sacra del Signore " dei due mari e dei due mondi , " e chi vi penetrava per la prima volta , si fermava involontariamente , appena entrato , preso da un sentimento di timore e di venerazione . Era un vastissimo cortile irregolare , una smisurata sala a cielo aperto , circondata da edifizii graziosi e da cupole argentate e dorate , sparsa di gruppi d ' alberi bellissimi , e attraversata da due viali fiancheggiati di cipressi giganteschi . Tutt ' intorno girava un bel loggiato , sorretto da delicate colonne di marmo bianco , e coperto da un tetto sporgente rivestito di piombo . A sinistra , entrando , v ' era la sala del divano , sormontata da una cupola scintillante ; più in là , la sala dei grandi ricevimenti , dinanzi alla quale sei enormi colonne di marmo di Marmara sostenevano un largo tetto a falde , ondulate : basi , capitelli , muri , tetto , porte , archi , tutto cesellato , intarsiato , dipinto , dorato , leggerissimo e gentile come un padiglione di merletti tempestati di gemme , e ombreggiato da un gruppo di platani superbi . Dagli altri lati , v ' erano gli archivi , le sale dove si custodivano i vestimenti d ' onore , i magazzeni delle tende , la casa del grande Eunuco nero , le cucine della Corte . Qui stava quel grande Intendente , più affaccendato d ' un Ministro della Cupola , che aveva ai suoi ordini cinquanta sottintendenti , ai quali obbediva un esercito di cuochi e di confettieri , aiutati , nelle grandi occasioni , da artisti fatti venire d ' ogni parte dell ' impero . Là si faceva il desinare per i visir i giorni di divano ; là si preparavano , in occasione delle circoncisioni e delle nozze principesche , i famosi giardini di pasta dolce , le cicogne , i falchi , le giraffe , i cammelli di zucchero , i montoni arrostiti da cui uscivano stormi d ' uccelli ; che si portavano poi , in gran pompa , nella piazza dell ' Ippodromo ; là gl ' infiniti dolciumi di mille forme e di mille colori che andavano a sciogliersi nelle innumerevoli boccuccie golose dell ' arem . Vicino alle cucine formicolavano , nelle grandi feste , gli ottocento operai incaricati di drizzare le tende del Sultano e dell ' arem nei giardini del Serraglio o sulle colline del Bosforo ; e quando non bastavan più le tende dei vastissimi magazzini , si formavano i padiglioni colle vele della flotta , e con cipressi interi sradicati dai boschetti delle ville imperiali . La casa del grande Eunuco , là vicina , era una piccola reggia , fra la quale e il terzo cortile andava e veniva una processione continua d ' eunuchi neri , di schiave e di servi . In questo cortile passavano le Ambasciate per andare dal Sultano . Allora tutto il loggiato era parato di panno vermiglio , i muri luccicavano , il suolo era pulito come il pavimento d ' una sala ; duecento tra giannizzeri , spahì e silihdar , che formavano la guardia del divano , vestiti e armati come principi , stavano schierati all ' ombra dei cipressi e dei platani , e drappelli d ' eunuchi bianchi e d ' eunuchi neri , lindi e profumati , facevano ala alle porte . Tutto , in questo secondo cortile , annunziava la vicinanza del Gran Signore ; le voci suonavano più basse , i movimenti eran più raccolti , non vi si sentiva nè scalpitìo di cavalli nè rumor di lavoro ; i servi e i soldati passavano tacitamente ; e una certa quiete di santuario regnava in tutto il recinto , non turbata che dallo strepito improvviso degli uccelli che fuggivano dagli alberi o dall ' urto sonoro delle grandi porte di ferro chiuse dai capigì . Di tutti gli edifizii del cortile non vidi che la sala del divano , la quale è quasi intatta , com ' era quando vi si teneva il consiglio supremo dello Stato . È una grande sala a vôlta , rischiarata dall ' alto , da finestrine moresche , e rivestita di marmi ornati di rabeschi d ' oro , senz ' altra suppellettile che il divano su cui sedevano i membri del Consiglio . Sopra il posto del gran vizir c ' è ancora la finestrina chiusa da una graticola di legno dorato , dietro alla quale prima Solimano il grande e poi tutti gli altri Padiscià assistevano , non visti , o si credeva che assistessero alle sedute : un corridoio segreto conduceva da quello stanzino nascosto agli appartamenti imperiali del terzo cortile . In questa sala sedeva cinque volte la settimana il gran consesso dei ministri , presieduti dal gran vizir . L ' apparato era solenne . Il gran vizir sedeva in faccia alla porta d ' entrata ; vicino a lui i vizir della Cupola , il capudan - pascià , grande ammiraglio ; i due grandi giudici d ' Anatolia e di Rumelia , rappresentanti della magistratura delle provincie d ' Asia e d ' Europa ; da una parte i tesorieri dell ' impero ; dall ' altra il nisciandgì , che metteva il suggello del Sultano ai decreti ; più in là , a destra e a sinistra , due schiere di ulema e di ciambellani ; agli angoli , sciaù , portatori d ' ordini , esecutori di supplizii , esercitati a comprendere ogni cenno e ogni sguardo . Era uno spettacolo davanti a cui i più arditi tremavano e i più innocenti interrogavano paurosamente la propria coscienza . Tutta quella gente stava là col volto impassibile , colle braccie incrociate , colle mani nascoste . Una luce vaga , scendendo dalla vôlta , tingeva d ' un color d ' oro pallido i turbanti bianchi , le faccie gravi , le lunghe barbe immobili , le ricche pellicce , i manichi gemmati dei pugnali . A prima vista il Consiglio presentava l ' apparenza morta d ' un grande gruppo di statue vestite e dipinte . Le stuoie non lasciavan sentire il passo di chi entrava e di chi usciva , l ' aria odorava dei profumi delle pelliccie , le pareti marmoree riflettevano il verde degli alberi del cortile ; il canto degli uccelli , nei momenti di silenzio , risonava sotto la vôlta luccicante d ' oro ; tutto era dolce e grazioso in quel tribunale tremendo . Le voci sonavano una alla volta , tranquille e monotone come il mormorio d ' un ruscello , senza che chi accusava o si scolpava , ritto in mezzo alla sala , s ' accorgesse da che bocca uscivano . Cento grandi occhi fissi scrutavano il volto d ' un solo . Gli sguardi erano studiati , le parole pesate , i pensieri indovinati dai più sfuggevoli movimenti del viso . Le sentenze di morte escivano a parole pacate , dopo lunghi dialoghi sommessi , accolte con un silenzio sepolcrale ; oppure scoppiavano improvvisamente , come folgori , e avevan per eco quelle tremende parole che escono dall ' anima disperata nei momenti supremi ; e allora , a un cenno , le scimitarre spezzavano le vertebre , il sangue spicciava sui tappeti e sui marmi ; agà di spahì e di giannizzeri , cadevano crivellati di pugnalate ; governatori e kaimacan stramazzavano col laccio al collo e cogli occhi fuori della fronte . Un minuto dopo , i cadaveri erano distesi all ' ombra dei platani , coperti da un panno verde ; il sangue era lavato , l ' aria profumata , i carnefici al posto , e il consesso ripigliava la sua seduta coi volti impassibili , colle mani nascoste , colle voci pacate e monotone , sotto la luce vaga delle finestrine moresche che tingeva d ' un colore d ' oro pallido i grandi turbanti e le grandi barbe . Ma si scotevano alla loro volta , quei fieri giudici , quando Murad IV o il secondo Selim , scontenti del divano , facevano scricchiolare con un pugno furioso la graticola dorata della segreta imperiale ! Dopo un lungo silenzio e un consultarsi a vicenda cogli sguardi smarriti , ripigliavano anche allora la seduta , col volto impassibile e colle voci solenni ; ma le mani agghiacciate tremavano per lungo tempo nelle grandi maniche , e le anime si raccomandavano a Dio . In fondo a questo secondo cortile , che era in certo modo il cortile diplomatico del Serraglio , s ' apriva la terza grande porta , fiancheggiata da colonne di marmo e coperta da un gran tetto sporgente , dinanzi alla quale stava di guardia notte e giorno un drappello d ' eunuchi bianchi e uno stuolo di capigì , armati di sciabole e di pugnali . Era questa la famosa Bab - Seadet o porta della Felicità , che conduceva al terzo cortile ; la porta sacra che rimase chiusa per quasi quattro secoli ad ogni cristiano , che non si presentasse in nome d ' un re o d ' un popolo ; la porta misteriosa alla quale picchiò invano la curiosità supplichevole di mille viaggiatori potenti ed illustri ; la porta da cui uscirono e si sparsero per il mondo tante fole gentili e tante leggende di dolori , tanti fantasmi di bellezza e di piacere , tante rivelazioni vaghe di segreti d ' amore e di sangue e un ' aura infinita di poesia voluttuosa e terribile ; la porta solenne del Santuario del re dei re , che il popolo nominava con un senso segreto di sgomento , come la porta d ' un recinto fatato , entrando nel quale una creatura profana dovesse rimaner petrificata o veder cose che il linguaggio umano non avrebbe potuto descrivere ; la porta dinanzi a cui , anche ora , il viaggiatore più freddo d ' immaginazione e di sentimento si arresta con una certa titubanza e guarda con stupore l ' ombra del suo cappello cilindrico che si allunga sui battenti socchiusi . Eppure anche là , davanti a quella porta solenne , arrivò il flutto muggente delle ribellioni soldatesche . Si può anzi dire che quell ' angolo del grande cortile , che è compreso fra la sala del divano e la porta Seadet , è il punto del Serraglio dove il furore dei ribelli commise gli atti più temerarii e più sanguinosi . Il Gran Signore governava colla spada e la spada gli dettava la legge . Il despotismo che difendeva gli accessi del Grande Serraglio era lo stesso che ne violava i penetrali . Allora si vedeva su che fragile piedestallo si reggesse il colosso minaccioso , quando gli si ritiravano d ' intorno i puntelli delle scimitarre ! Orde armate di giannizzeri e di spahì , nel cuore della notte , colle fiaccole nel pugno , rovesciavano a colpi di scure le porte del primo e del secondo cortile , e irrompevano là agitando sulla punta delle lame le suppliche che chiedevano le teste dei vizir , e le loro grida di morte risonavano di là dai muri inviolabili , nel recinto sacro dei loro Sovrani , dove tutto era confusione e spavento . Invano dall ' alto dei muri si gettavano sacchi di monete d ' oro e d ' argento ; invano il muftì , gli sceicchi , gli ulema , i grandi della Corte , smarriti , ragionavano , pregavano , tentavano dolcemente d ' abbassare le braccia convulse dall ' ira ; invano le Sultane - validè , smorte , mostravano dalle finestre ingraticolate i piccoli figliuoli innocenti . Il mostro dalle mille teste , scatenato e cieco , voleva la sua preda , le vittime vive , le carni da lacerare , il sangue da spargere , i teschi da piantare sulle picche . I Sultani s ' affacciavano fra i merli , s ' arrischiavano fin sulle barricate della porta , in mezzo agli eunuchi e ai paggi tremanti , armati di pugnali inutili ; disputavano le teste a una a una , promettevano , piangevano , chiedevano grazia in nome della propria madre , dei propri figli , del Profeta , della gloria dell ' impero , della pace del mondo . Uno scoppio di minaccie e d ' insulti e un agitare vertiginoso di fiaccole e di scimitarre rispondeva alle loro grida impotenti . E allora dalla porta della Felicità uscivan fuori a uno a uno , brancolando , e cadevano in mezzo alle belve assetate di sangue , i tesorieri , i vizir , gli eunuchi , le favorite , i generali , e l ' un dopo l ' altro cadevano lacerati da cento lame e sformati da cento piedi . Così Murad III gettava Mehemed , il suo falconiere favorito , che era messo in brani sotto i suoi occhi ; così Maometto III gettava il Kislaragà Otmano e il capo degli eunuchi bianchi Ghaznéfer , ed era costretto a salutare la soldatesca dinanzi ai due cadaveri insanguinati ; così Murad IV gettava , singhiozzando , il gran vizir Hafiz , a cui diciassette pugnali squarciavano il petto e le reni ; così Selim III gettava tutte le teste del suo divano ; e mentre i Padiscià rientravano nelle loro stanze , imprecando , straziati dal dolore e dalla vergogna , le mille fiaccole dei ribelli correvano per le vie di Stambul , rischiarando gli avanzi dei cadaveri , trascinati in trionfo in mezzo alla folla briaca . La porta della Felicità formava , come la Bab - el - Selam , un lungo andito , dal quale si riusciva direttamente nel recinto arcano che racchiudeva il " fratello del sole . " Qui , per dare un ' immagine viva del luogo , bisognerebbe che la mia parola fosse accompagnata da una musica sommessa , piena di sorprese e di capricci . Era una piccola città fatata , un disordine bizzarro d ' architetture misteriose e gentili , nascoste in un bosco di cipressi e di platani smisurati , che stendevano i loro rami sui tetti , e coprivano d ' ombra un labirinto intricatissimo di giardini pieni di rose e di verbene , di cortiletti circondati di portici , di stradicciuole fiancheggiate da chioschi e da padiglioncini chinesi , di praticelli , di laghetti coronati di mirti , che riflettevano piccole moschee bianchissime e cupolette argentate d ' edifizi della forma di tempietti e di chiostri , congiunti da gallerie coperte , sostenute da file di colonne leggere ; e tetti di legno intarsiato e dipinto che sporgevano sopra porticine coperte di rabeschi e sopra scalette esterne che conducevano a terrazze munite di balaustri graziosi ; e per tutto prospetti oscuri , in cui biancheggiavano fontane di marmo e apparivano tra le fronde archetti e colonnine d ' altri chioschi ; e da tutti i punti , fra il verde dei pini e dei sicomori , vedute lontane ed immense del mar di Marmara , delle due rive del Bosforo , del porto e di Stambul ; e sopra questo paradiso , quel cielo . Era una piccola città sepolta in un mucchio enorme di verzura , costrutta a poco a poco , senza un disegno prefisso , secondo i bisogni o i capricci del momento , pomposa e fragile come un apparato teatrale , tutta nascondigli e bizzarrie gelose e puerili ; che vedeva tutto ed era invisibile , che formicolava di gente e pareva solitaria , come se vi regnasse ancora lo spirito pastorale e meditativo degli antichi principi ottomani ; un accampamento di pietra , che ricordava ancora , tra il fasto , quello di tela delle tribù erranti della Tartaria ; una gran reggia sparpagliata , composta di cento piccole reggie nascoste l ' una all ' altra , da cui spiravano insieme la mestizia della prigione , l ' austerità del tempio e la gaiezza della campagna ; uno spettacolo pieno d ' ostentazione principesca e d ' ingenuità barbarica , dinanzi al quale il nuovo venuto si domandava in che secolo vivesse e in che mondo fosse cascato . Questo era il cuore del Serraglio a cui mettevano tutte le vene della monarchia e da cui partivano tutte le arterie dell ' impero . Il primo edifizio che s ' incontrava entrando , era quello della sala del Trono , che c ' è ancora , e che potei visitare . È un piccolo edifizio quadrato , intorno al quale gira un bel porticato di marmo , e ci s ' entra per una ricca porta , fiancheggiata da due belle fontane . La sala è coperta da una volta decorata d ' arabeschi dorati , le pareti son rivestite di marmi e di lastrine di porcellana combinate a figure simmetriche , nel mezzo c ' è una fontana di marmo , la luce scende da alte finestre chiuse da vetri coloriti , e in fondo c ' è il trono della forma d ' un grande letto , coperto da un baldacchino frangiato di perle , che s ' appoggia su quattro alte e sottili colonne di rame dorato , ornate d ' arabeschi e di pietre preziose , e sormontate da quattro palle d ' oro , con quattro mezzalune , da cui spenzolano delle code di cavallo , emblema della potenza militare dei Padiscià . Qui il Gran Signore faceva i ricevimenti solenni , in presenza di tutta la Corte ; qui venivano buttati ai suoi piedi i fratelli e i nipoti uccisi per rassicurare il suo regno dalle congiure e dai tradimenti . Pensai , appena entrato , ai diciannove fratelli di Maometto III . Essi avevano ricevuto la sentenza di morte , in fondo alle loro prigioni , dai colpi di cannone che annunziavano all ' Asia e all ' Europa la morte del loro padre . I muti del Serraglio ammucchiarono i loro cadaveri davanti al trono . Ce n ' eran di tutte le età , dall ' infanzia all ' età matura , l ' uno sull ' altro , cogli occhi fuori dell ' orbite , coll ' impronta delle mani omicide sul viso e nel collo ; le piccole teste bionde dei bambini appoggiate sul petto robusto degli adolescenti , le teste grigie schiacciate contro il pavimento dai piedi dei fratelli decenni ; caffettani rozzi di prigionieri e pannolini levati dalle culle , contaminati insieme dal capestro , e confusi fra le membra irrigidite e i volti deformi . Ne videro dei zampilli di sangue quei bei rabeschi d ' oro e quelle porcellane luccicanti , qui dove scoppiarono le collere formidabili di Selim II , di Murad IV , di Ahmed I , d ' Ibraim , spettatori esultanti delle agonie disperate ! Qui ne stramazzavano dei vizir , sotto i piedi dei sciaù , spezzandosi il cranio contro il marmo della fontana ! Qui ne rotolarono delle teste di governatori portate dalla Siria e dall ' Egitto , appese alla sella d ' un agà ! Chi entrava là colla coscienza malsicura , si voltava sulla soglia a dare un addio al bel cielo e alle belle colline dell ' Asia , e chi n ' usciva salvo risalutava il sole col sentimento d ' un infermo che ritorna alla vita . Questo padiglione del trono non è il solo che si possa visitare . Uscendo di là , si passa per varii giardini e cortiletti circondati da piccoli edifizii ad archi moreschi , sostenuti da colonnine di marmo . Là i paggi stavano riuniti in un collegio , in cui erano istrutti per occupare poi le alte cariche dell ' impero e della corte , e avevano abitazioni sontuose e sale di ricreazione e servi e maestri scelti fra gli uomini più dotti dello Stato . In mezzo a quegli edifizii s ' alzava una fila di graziosi chioschi seracineschi , coi peristilii aperti , nei quali c ' era la biblioteca , e ne rimane uno , ammirabile principalmente per la sua grande porta di bronzo , ornata di rilievi di diaspro e di lapislazzuli , e coperta d ' una cesellatura prodigiosa d ' arabeschi , di stelle , di fogliami , di figure d ' ogni forma , delicatissime e intricatissime , che non sembrano opera umana . Poco lontano dalla biblioteca s ' alzava il padiglione del Tesoro imperiale , tutto luccicante di porcellana , dove eran chiuse ricchezze immense , composte in gran parte d ' armi conquistate o donate ai Sultani o lasciate per testamento dai Sultani stessi , come ricordi . Il solo Mahmud II , ch ' era calligrafo valente , e se ne teneva , ci lasciò il suo calamaio d ' oro , tempestato di diamanti . Ora una buona parte di questi tesori passò , cangiata in oro , nelle casse dell ' erario . Ma ai bei tempi della monarchia il padiglione era tutto sfolgorante di scimitarre damascate , di cui l ' elsa pareva un nodo solo di perle e di gemme ; di pistole enormi , con fino a duecento diamanti sull ' impugnatura ; di pugnali che valevano la rendita d ' un anno d ' una provincia asiatica ; di mazze d ' argento massiccio o d ' acciaio colla testa formata da un solo pezzo di cristallo faccettato e dorato , frammiste ai pennacchi ingioiellati dei Murad e dei Maometti , alle tazze d ' agata in cui avevano spumato i vini di Ungheria nei banchetti imperiali , alle coppe incavate in una sola turchina , ch ' eran passate per le reggie dei re persiani e di Timur , alle collane ornate di diamanti grossi come noci di Caramania , alle cinture imperlate , alle selle coperte d ' oro , ai tappeti scintillanti di gemme , per cui la sala pareva tutta ardente , e offuscava insieme la ragione e la vista . Poco lontano dal padiglione del Tesoro v ' è ancora , in mezzo a un giardino solitario , quella famosa gabbia degli uccelli , in cui , da Maometto IV in poi , si chiudevano i principi del sangue , che facevano ombra al Padiscià ; e là rimanevano , sepolti vivi , ad aspettare che le grida dei giannizzeri li chiamassero al trono o che venisse il carnefice a strozzarli . È un edifizio della forma d ' un tempietto , di grosse mura , senza finestre , rischiarato dall ' alto e chiuso da una piccola porta di ferro , contro la quale si metteva un grosso macigno . Là fu chiuso Abdul - Aziz durante i pochi giorni che trascorsero fra la sua caduta dal trono e la sua morte . Là fece la sua orribile e miseranda fine il Caligola degli Ottomani , Ibrahim , e la sua immagine è la prima che si rizza sulla soglia di quella necropoli di vivi in faccia al visitatore straniero . Gli agà militari l ' avevano tirato giù dal trono e strascinato , come un miserabile , alla prigione . Qui era stato chiuso con due delle sue odalische predilette . Dopo le prime furie della disperazione , s ' era rassegnato . - Questo - diceva - era scritto sulla mia fronte ; era l ' ordine di Dio . - Di tutto il suo impero e dell ' immenso arem in cui aveva folleggiato per nove anni , non gli rimaneva più che una carcere , due schiave e il Corano ; ma si credeva sicuro della vita , e viveva tranquillamente , consolato ancora da un raggio di speranza ; che i suoi partigiani delle taverne e delle caserme di Stambul riuscissero a mutare le sue sorti . Ma egli aveva dimenticato la sentenza del Corano : se ci sono due Califfi , uccidetene uno , e il muftì , interrogato dagli agà e dai vizir , se n ' era ricordato . Il suo ultimo giorno egli stava seduto sopra una stuoia in un angolo della sua tomba e leggeva il Corano alle due schiave , ritte dinanzi a lui , colle braccia incrociate sul petto . Era vestito d ' un caffettano nero , stretto intorno alla vita da uno scialle in brandelli ; e aveva in capo un berretto di lana rossa . Un raggio di luce pallida , scendendo dalla vôlta , rischiarava il suo viso smunto e cereo , ma tranquillo . A un tratto udì un rumore cupo e balzò in piedi ; la porta era aperta e un gruppo di figure sinistre occupava la soglia . Capì , alzò gli occhi a una tribuna ingraticolata che sporgeva dall ' alto d ' una parete , e vide traverso ai fori i volti impassibili del muftì , degli agà e dei vizir , su cui era scritta la sua sentenza . Il terrore lo invase , e un ' onda di parole supplichevoli gli uscì dalla bocca : - Pietà di me ! Pietà del Padiscià ! Fatemi grazia della vita ! Se c ' è qualcuno fra voi che abbia mangiato del mio pane , mi soccorra , in nome di Dio ! Tu , muftì Abdul - rahim , bada a quello che stai per fare ! Vedi se gli uomini son ciechi insensati ! Ora te lo dico : Iusuf - pascià m ' aveva consigliato a farti morire come traditore , e io non volli , e tu ora vuoi la mia morte ! Leggi il Corano come me , leggi la parola di Dio , che condanna l ' ingratitudine e l ' ingiustizia . Lasciami la vita , Abdul - rahim , la vita ! la vita ! - Il carnefice , tremante , alzò gli occhi verso la tribuna ; ma una voce secca , uscita di mezzo a quei visi immobili come simulacri , rispose : - Kara - alì , eseguisci . - Il carnefice gettò le mani sulle spalle di Ibrahim . Ibrahim gettò un urlo e si rifugiò in un angolo , dietro le due schiave . Allora Kara - alì e gli sciaù accorsero , gettarono a terra le donne , e si precipitarono sul Padiscià ; s ' intese uno scoppio di maledizioni e di bestemmie , il rumore d ' un corpo stramazzato , un grido altissimo che morì in un rantolo sordo , e poi un silenzio profondo . Un piccolo cordoncino di seta aveva slanciato nell ' eternità il diciannovesimo Padiscià della dinastia degli Osmani . Altri edifizi , oltre ai descritti e a quelli dell ' arem , erano sparsi qua e là in mezzo ai giardini e ai boschetti . V ' erano i bagni di Selim II , che comprendevano trentadue vastissime sale , tutte marmo , oro e pittura ; v ' erano dei chioschi ottagoni e rotondi , sormontati da cupole e da tetti d ' ogni forma , che coprivano salotti rivestiti di madreperla e decorati d ' iscrizioni arabe , dove a tutte le finestre spenzolavano gabbie dorate di usignoli e di pappagalli , e i vetri colorati spandevano una dolcissima luce azzurrina o rosea ; chioschi in cui i Padiscià andavano a sentir leggere le Mille e una notte dai vecchi dervis ; altri in cui eran date solennemente le prime lezioni di lettura ai principini ; piccoli chioschi per le meditazioni , padiglioncini per convegni notturni , nidi e prigioni gentili , innalzati e rovesciati da un ghiribizzo , che godevano la vista di Scutari imporporata dal tramonto e dell ' Olimpo inargentato dalla luna , e la carezza perpetua dei venticelli del Bosforo , pieni di fragranze , che facevano tremolare le mezzalune d ' oro sulla punta delle loro guglie sottili . E infine , nella parte più segreta dell ' arem , il tempietto delle reliquie , o camera della nobile veste , imitata dalla sala aurea degl ' Imperatori bizantini , e chiusa da una porta argentata ; nella quale si conservava il mantello del Profeta , scoperto solennemente , una volta all ' anno , in presenza di tutta la Corte , il suo bastone , l ' arco chiuso in una guaina d ' argento , le reliquie della Kaaba , e il venerato e tremendo stendardo delle guerre sante , ravvolto in quaranta coperte di seta , dal quale sarebbe rimasto acciecato , come da un colpo di fulmine , l ' infedele che v ' avesse fissato lo sguardo . Tutto quello che aveva di più sacro la razza , di più prezioso l ' impero , di più diletto e di più arcano la dinastia , era raccolto là , in quel recinto ombroso e discreto , in quella piccola città occulta , verso la quale pareva che convergesse da tutte le parti la metropoli immensa , come una folla innumerevole che volesse prostrarsi e adorare . In un angolo di questo terzo recinto , a sinistra di chi entrava , all ' ombra di alberi più folti , fra un mormorio più sonante di fontane e un bisbiglio più fitto d ' uccelli , s ' innalzava l ' arem , che era come un quartiere separato della cittadina imperiale , e si componeva di molti piccoli edifizii bianchi coperti da cupolette di piombo , ombreggiati da aranci e da pini a ombrello , separati da giardinetti cinti di muri rivestiti di caprifoglio e d ' edera , in mezzo ai quali serpeggiavano sentieri sparsi di minutissime conchiglie combinate a musaico , che si perdevano fra i roseti , gli ebani e i mirti ; tutto piccino , chiuso , diviso , suddiviso ; i balconi coperti , le finestrine ingraticolate , i loggiati nascosti da tendine color di rosa , i vetri coloriti , le porte ferrate , le stradicciuole senza uscita ; e in ogni parte una luce crepuscolare dolcissima , una freschezza di foresta , un ' aria di mistero e di pace , che faceva sognare . Qui viveva , amava , languiva , serviva , rinnovandosi continuamente , tutta la grande famiglia muliebre del Serraglio . Era un vasto monastero , che aveva per religione il piacere e per Dio il Sultano . C ' erano gli appartamenti imperiali . Ci stavano le quattro cadine , amanti titolate del Gran Signore , ciascuna delle quali aveva il suo chiosco , la sua piccola corte , i suoi grandi ufficiali , le sue barchette rivestite di raso , le sue carrozze dorate , i suoi eunuchi , le sue schiave e il suo denaro delle pantofole , ch ' era la rendita d ' una provincia . Ci abitava la Sultana Madre , col suo corteo innumerevole d ' ustà , divise in compagnie di venti o trenta , ciascuna impiegata a un servizio speciale . C ' era tutta la famiglia del Padiscià , zie , sorelle , figliuole , nipoti , che formavano una corte nella corte , coi principi bambini e adolescenti . C ' erano le ghediclù , di cui le dodici più belle servivano , ciascuna con un titolo e un ufficio speciale , la persona del Sultano ; cento sciaghird , o novizie , che facevano il tirocinio per occupare i posti vacanti delle ustà ; un formicaio di schiave d ' ogni paese , d ' ogni colore , d ' ogni divisa , scelte fra mille e mille , che empivano quell ' enorme gineceo , scompartito come un alveare in cellette innumerevoli , d ' un fremito di gioventù poderosa , d ' un profumo caldo di voluttà affricana ed asiatica , che montava al capo del Nume , e si rispandeva poi , trasfuso nelle sue passioni formidabili , su tutta la faccia dell ' impero . Quante memorie fra gli alberi di quei giardini e le pareti di quei piccoli chiostri bianchi ! Quante belle figliuole del Caucaso e dell ' Arcipelago , delle montagne dell ' Albania e dell ' Etiopia , del deserto e del mare , musulmane , nazarene , idolatre , conquistate dai pascià , comprate dai mercanti , regalate dai principi , rubate dai corsari , passarono , come ombre , sotto quelle cupolette argentine ! Son questi i muri e le volte che videro folleggiare , col capo incoronato di fiori e la barba scintillante di gemme , il primo Ibraim , il quale faceva rincarare le schiave in tutti i mercati dell ' Asia , e decuplare il prezzo dei profumi dell ' Arabia ; che assistettero alle furie della sensualità morbosa del terzo Murad , padre di cento figli ; che videro Murad IV , decrepito a trentun ' anno , irrompere barcollando agli amplessi infami ; che furono testimoni delle orgie e dei delirii del secondo Selim . Per questi sentieri passavano , la notte , ebbri di vino e di lussuria , quei dissoluti feroci , a cui la madre , i vizir , i pascià , offerendo schiave su schiave , non facevano che infocare i desiderii ; e correvano di chiosco in chiosco , cercando la voluttà e non trovando che lo spasimo , fin che la fantasia stravolta li trascinava , rabbiosi , fuor della reggia , a cercare i resti delle bellezze famose fra le mura malinconiche dell ' Eschi - Seraï . Qui si celebravano quelle strane feste notturne , in cui sulle cupole , sui tetti e sugli alberi erano disegnate a tratti di fuoco le navi della flotta , e migliaia di vasi di fiori , illuminati da migliaia di fiammelle , riflesse da innumerevoli specchi , presentavano l ' immagine d ' un vasto giardino ardente , dove centinaia di belle s ' affollavano intorno a bazar pieni di tesori , e gli eunuchi sollevavano fra le braccia , spasimando , le schiave seminude , abbandonate al vortice dei balli sfrenati , in mezzo al fumo di mille profumiere , che il vento del Mar Nero spandeva per tutto il serraglio insieme al frastuono d ' una musica barbaresca e guerriera . Risuscitiamo quella vita , in una bella giornata d ' aprile , sotto il regno del grande Solimano o del terzo Ahmed . Il cielo è sereno , l ' aria piena di fragranze primaverili , i giardini tutti in fiore . Per il labirinto dei sentieri ancora umidi della rugiada , girano , oziando , eunuchi neri vestiti di tuniche dorate , e passano schiave , vestite di stoffe rigate di colori vivissimi , che portano e riportano vassoi e panierini coperti di veli verdi fra i chioschi e le cucine . Le ustà della Validé s ' incontrano sotto i piccoli portici moreschi colle gheduclù del Sultano , che passano alteramente , seguite da schiave novizie , cariche della biancheria imperiale . Tutti gli sguardi si voltano da una parte : è uscita per una porticina e sparita su per una scaletta la più giovane delle dodici gheduclù privilegiate , la coppiera , una fanciulla siriana benedetta da Allà , che piacque al Gran Signore , il quale le ha già accordato il titolo di figlia della felicità , e le darà la pelliccia di zibellino , appena essa dia segno d ' esser madre . Lontano , all ' ombra dei platani , giocano i buffoni del Sultano , vestiti di panni arlecchineschi , e nani deformi col capo coperto da turbanti spropositati . Più in là , dietro una siepe , un eunuco gigantesco , con un cenno impercettibile delle dita e del capo , ordina a cinque muti , esecutori di supplizi , di recarsi da Kislar - agà , che li cerca per un affare segreto . Dei giovinetti , d ' una bellezza ambigua , abbigliati con una ricercatezza femminea , s ' inseguono , correndo , fra le siepi d ' un giardino ombreggiato da un enorme platano . In un ' altra parte , un drappello di schiave s ' arresta improvvisamente e si divide in due ali , inchinandosi per lasciar passare la Kiaya , grande governatrice dell ' arem , la quale restituisce il saluto con un cenno del suo bastoncino ornato di lamine d ' argento , che porta a un ' estremità il suggello imperiale . Nello stesso punto , la porta d ' un chiosco vicino s ' apre , e n ' esce una cadina , in abito celeste , ravvolta in un fitto velo bianco , seguita dalle sue schiave , la quale va , col permesso della Governatrice , ottenuto il giorno prima , a giocare al palloncino volante con un ' altra cadina , e svoltando in un vialetto ombroso , incontra e saluta mollemente una sorella del Sultano , che si reca al bagno colle sue bimbe e colle sue ancelle . In fondo al piccolo viale , davanti al chiosco di un ' altra cadina , sotto una graziosa tettoia sorretta da quattro colonnine alte e snelle come fusti di palma , un eunuco aspetta un cenno per far entrare una ebrea , mercantessa di gioielli , che dopo molto intrigare ha ottenuto il diritto d ' entrata nell ' arem imperiale , dove , coi gioielli , porterà imbasciate segrete di pascià ambiziosi e d ' amanti temerarii . All ' estremità opposta dell ' arem , la hanum incaricata di visitare le nuove schiave , va in cerca della Governatrice , per riferirle che la giovane abissina presentata il giorno avanti , le è parsa degna d ' esser ricevuta fra le gheduclù , se non si bada a una piccola escrescenza che ha sulla spalla sinistra . Intanto , in un praticello circondato di mortelle , sotto un alto pergolato , si raccolgono le venti nutrici dei principini nati nell ' anno , e un gruppo di schiave suonano il flauto e la chitarra in mezzo a un cerchio saltellante di bambine vestite di velluto cilestrino e di raso vermiglio , a cui la Sultana Validé getta dei dolci dall ' alto d ' una terrazza . Passano le maestre che vanno a dar lezioni di danza , di musica e di ricamo alle sciaghird ; eunuchi che portano grandi piatti pieni di dolci della forma di leoncini e di pappagalli ; schiave che reggono fra le braccia grossi vasi di fiori e pesanti tappeti : doni d ' una sultana a una cadina , d ' una cadina alla Validè , della Validè alle nipoti . La tesoriera dell ' arem , accompagnata da tre schiave , arriva con una notizia sul volto : i bastimenti imperiali mandati incontro alle galere veneziane e genovesi , le hanno incrociate a venti miglia dal porto di Sira , e hanno accaparrato tutte le sete e tutti i velluti del carico per l ' arem del Padiscià . Arriva di corsa un eunuco ad annunciare a una Sultana trepidante che la circoncisione del bimbo è riuscita a meraviglia , e poco dopo due altri eunuchi sopraggiungono , di cui l ' uno porta in un piatto d ' argento , alla madre , la parte tagliata dal chirurgo , l ' altro , in un piatto d ' oro , alla Validè , il coltello insanguinato . È un continuo aprire e chiudere di porte e sollevare e ricascar di cortine , per lasciar passare notizie , imbasciate , regaletti , pettegolezzi . Chi potesse dall ' alto penetrar collo sguardo a traverso ai tetti e alle cupole , vedrebbe in una sala una Sultana alla finestra , che guarda melanconicamente , fra le tendine di raso , le montagne azzurre dell ' Asia , pensando forse al suo sposo , un bel pascià , governatore d ' una provincia lontana , stato strappato alle sue braccia , secondo il costume , dopo sei mesi d ' amore , perché non avessero figli ; in un ' altra saletta , rivestita di marmi e di specchi , una cadina di quindici anni , che aspetta nella giornata una visita del Padiscià , scherza fanciullescamente in mezzo a un gruppo di schiave che la profumano e l ' infiorano , magnificando le sue bellezze più segrete con atti servili di meraviglia e di gioia ; sultane giovinette che si rincorrono pei giardinetti chiusi , intorno ai bacini luccicanti di pesci dorati , facendo scricchiolare le conchiglie dei sentieri sotto le loro babbuccie di raso bianco ; altre , pallide , sedute in fondo a stanzine oscure , in atto di meditare vendette ; salotti tappezzati di broccato , dove bimbi condannati a morte nascendo , si ravvoltolano sui cuscini di raso rigati d ' oro e sotto le tavole di madreperla ; belle principesse nude nei bagni di marmo di Paros ; gheduclù addormentate sui tappeti ; crocchi e viavai di schiave e d ' eunuchi per le gallerie coperte , giù per le scalette nascoste , nei vestiboli , per i corridoi semioscuri ; e da per tutto volti curiosi dietro le grate , saluti muti ricambiati fra le terrazze e i giardini , cenni furtivi dietro le tende , dialoghetti a monosillabi , fra spiraglio e spiraglio , rotti di tratto in tratto da risate sonore e compresse , seguite da rapide fughe di gonnelle che svaniscono lungo i muri claustrali . Ma non s ' incrociavano soltanto intrighi amorosi e pettegolezzi puerili in quel labirinto di giardini e di tempietti . La politica c ' entrava per le commessure di tutte le porte e per i fori di tutte le grate , e la potenza dei begli occhi sugli affari dello Stato non era minore là che nelle reggie d ' occidente ; chè anzi la vita reclusa e monotona cresceva intensità alle gelosie e alle ambizioni . Quelle testoline ingemmate agitavano , da quelle piccole prigioni odorose , la corte , i divani , il serraglio intero . Per mezzo degli eunuchi comunicavano col muftì , coi vizir e cogli agà dei giannizzeri . Dagli amministratori dei loro beni , coi quali potevano conferire , a traverso a una tenda o a una grata , sui propri interessi , erano tenute in corrente di tutti i più piccoli avvenimenti della reggia e della metropoli ; sapevano i pericoli da cui erano minacciate , imparavano a conoscere gli uomini di Stato di cui avevano a temere o da cui potevano sperare , e ordivano pazientemente le congiure misteriose che precipitavano i nemici e sollevavano i protetti . Tutti i partiti della Corte e dell ' Impero avevano là dentro una radice , cento radici , ramificate nei cuori delle validè , delle sorelle del Sultano , delle cadine , delle odalische . Erano quistioni e armeggi infiniti per l ' educazione dei figli , per il matrimonio delle figliuole , per le dotazioni , per le precedenze nelle feste , per la successione dei principini al trono , per le paci e per le guerre . I capricci delle belle mandavano eserciti di trentamila giannizzeri e di quarantamila spahì a coprir di cadaveri le rive del Danubio , e flotte di cento navi a insanguinare il Mar Nero e l ' Arcipelago . A loro ricorrevano , con lettere segrete , i principi d ' Europa per assicurare il buon esito dei negoziati . Dalle loro manine bianche uscivano i decreti che davano i governi delle provincie e gli alti gradi dell ' esercito . Sono le carezze di Rosellana che fecero stringere il laccio al collo ai gran vizir Ahmed e Ibrahim . Sono i baci di Saffié , la bella veneziana , perla e conchiglia del califfato , che mantennero per tanti anni le relazioni amichevoli della Porta e della repubblica di Venezia . Sono le sette cadine di Murad III che governarono l ' impero per gli ultimi vent ' anni del secolo sedicesimo . È la bella Makpeiker , forma di luna , la cadina dai duemila settecento scialli , che regnò sui due mari e sui due mondi da Ahmed I sino al quarto Maometto . Fu Rebia Gulnuz , l ' odalisca dalle cento carrozze d ' argento , che resse i divani imperiali nei primi dieci anni della seconda metà del secolo decimosettimo . È Scekerbulì , il pezzettino di zucchero , che faceva viaggiare pei suoi fini , come un automa , fra Stambul e Adrianopoli , il sanguinario Ibrahim . Che confusione di maneggi , che reticolazione intricata di spionaggi terribili e di ciancie puerili ci doveva essere in quella piccola città amorosa e onnipotente ! Passando per quei viali , mi pareva di sentire da ogni parte un bisbiglio accelerato di voci femminili , che svolgessero , interrogando e rispondendo , tutta la cronaca intima del serraglio . E doveva essere una cronaca stranamente svariata e intrecciata . Si trattava di sapere quale cadina il Sultano avrebbe condotto nell ' estate al suo chiosco delle Acque dolci ; che dote sarebbe stata fatta alla terza figliola del Padiscià , che doveva sposare il grande ammiraglio ; se era vero che l ' erba data alla governatrice Raazgié dal mago Sciugaa avesse fatto concepire la terza cadina infeconda da cinque anni ; se era un fatto sicuro che la favorita Giamfeda avesse ottenuto per il governatore d ' Anatolia il governo della provincia di Caramania . Di chiosco in chiosco circolava la notizia che , sgravandosi felicemente la prima cadina , il nuovo gran vizir , per superare il suo predecessore , le avrebbe regalato una culla d ' argento massiccio , tutta tempestata di smeraldi ; che la prescelta dal Sultano sarebbe stata la schiava regalata dalla kiaya - harem e non quella regalata dal Pascià d ' Adrianopoli ; che morendo il grande eunuco bianco ch ' era agli estremi , il giovane paggio Mehemet avrebbe comprato col sacrifizio della sua virilità la carica ambita da tanto tempo . Si diceva sotto voce che non si sarebbe più fatto il gran canale dell ' Asia Minore proposto dal gran vizir Sinau , per non allontanare gli operai occupati ad innalzare il nuovo chiosco per la Sultana Baffo ; e che la cadina Saharai , trentacinquenne , piangeva da due giorni e da due notti per timore d ' essere relegata al vecchio Serraglio ; e che il buffone Ahmed aveva fatto ridere così di cuore il Sultano , che questi l ' aveva nominato sul momento agà dei Giannizzeri . E poi scoppiettavano mille chiacchiere sulle prossime feste per il matrimonio d ' Otman - pascià colla Sultana Ummetullà , nelle quali un drago di bronzo avrebbe vomitato fuoco nell ' At - meidan ; sul nuovo vestito della Sultana Validè , tutto di zibellino , di cui ogni bottone era una pietra preziosa del valore di cento scudi d ' oro ; sul nuovo appannaggio dato alla cadina Kamarigé , luna di bellezza , della rendita della Valachia , e sulla piccola rosa color di sangue scoperta nel collo alla sciamascirusta , custode della biancheria del Sultano , e sui bei capelli biondi inanellati dell ' ambasciatore della repubblica di Genova , e sulla meravigliosa lettera scritta di proprio pugno dalla prima moglie dello Scià di Persia in risposta alla sultana Currem , l ' allegra . Tutte le voci venute dalla città , tutti gl ' incidenti clamorosi delle discussioni del divano , tutti i rumori uditi la notte nel serraglio , erano commentati e passati alla trafila di mille congetture in tutti quei giardinetti , da cento gruppi di testoline circospette e curiose . Là pure passavano di mano in mano e di bocca in bocca i madrigali anonimi dei Padiscià , i versi tristi e liberi di Abdul - Baki l ' immortale , e le poesie smaglianti d ' Abu - Sud , di cui " ogni parola era un diamante " , e i canti ebbri d ' oppio e di vino di Fuzuli , e le lascivie canore di Gazali . E tutto cangiava col cangiare dell ' indole e della vita dei Padiscià . Ora passava a traverso quel piccolo mondo come una corrente di tenerezza e di malinconia , e allora una certa dignità gentile rialzava tutte le fronti , il furore del lusso si quetava , i modi si correggevano , il linguaggio si purgava , nasceva il gusto delle letture pie , si ostentava il raccoglimento e la devozione religiosa , e le feste medesime , senza essere meno splendide , assumevano l ' aspetto di cerimonie liete , ma composte . Ora invece saliva al trono un Padiscià educato dall ' infanzia al vizio e alle follie , e allora la dea Voluttà riconquistava il suo impero , i veli cadevano , si tornava a sentire il linguaggio senza sottintesi e la risata clamorosa , si tornavano a vedere le nudità senza pudore ; gl ' incettatori della bellezza partivano per la Georgia e per la Circassia ; le fanciulle affluivano ; cento donne si potevano vantare degli amplessi del Gran Signore , i chioschi si popolavano di culle , le casse dell ' erario versavano torrenti d ' oro , i vini di Cipro e d ' Ungheria gorgogliavano sulle mense coperte di fiori , Sodoma alzava la fronte , Lesbo trionfava , i bei volti dai grandi occhi neri impallidivano , e tutto l ' arem febbricitava , rabbioso di voluttà , in un ' atmosfera carica di profumi e di vizio , fin che una notte si svegliava improvvisamente abbagliato da mille fiaccole , e subiva dalle scimitarre dei Giannizzeri il castigo di Dio . Venivano le notti tremende anche per quella piccola Babilonia nascosta tra i fiori . La ribellione non rispettava il terzo recinto più di quel che rispettasse gli altri due . La soldatesca atterrava le porte della Felicità e irrompeva nell ' arem . Cento eunuchi difendevano invano , a pugnalate , le soglie dei chioschi . I giannizzeri salivano sui tetti , rompevano le cupole , si precipitammo nelle sale a strappare i principi dalle braccia delle madri . Le Validè erano tirate per i piedi fuori dei loro nascondigli , si difendevano a unghiate e a morsi , cadevano riverse sotto le ginocchia dei baltagì e morivano strangolate coi cordoni delle tendine . Le Sultane , rientrando in casa , gettavano grida disperate alla vista delle culle vuote , e voltandosi a interrogare le schiave , n ' avevano in risposta un silenzio tremendo , che voleva dire : - Vallo a cercare ai piedi del trono il tuo bambino ! - Gli eunuchi , atterriti , venivano ad annunziare alle favorite , svegliate da un tumulto lontano , che le loro teste erano aspettate e che bisognava prepararsi a morire . Le tre cadine del terzo Selim , condannate al capestro ed al sacco , sentivano , nella notte , le grida supreme l ' una dell ' altra , e spiravano nelle tenebre sotto le mani convulse dei muti . Gelosie mortali e vendette orrende facevano risonare i chioschi di gemiti e di strida che spandevano il terrore in tutto l ' arem . La Circassa madre di Mustafà lacerava il viso a Rosellana , le favorite rivali schiaffeggiavano Scekerbulì , la sultana Tarchan vedeva balenare sul capo delle sue creature il pugnale di Maometto IV , la prima cadina del primo Ahmed strozzava colle proprie mani la schiava rivale , e stramazzava alla sua volta , pugnalata in viso , sotto i piedi del Padiscià , urlando di dolore e di rabbia ; le cadine gelose s ' aspettavano nei corridoi oscuri , si trattavano ad alte grida di " carne venduta " e s ' avvinghiavano come tigri straziandosi il collo e le reni colla punta degli stiletti avvelenati . E chi sa quanti eccidi rimasti ignoti , di schiave soffocate nelle fontane , freddate a colpi d ' elsa nelle tempie , lacerate dal colbac degli eunuchi , schiacciate fra le porte di ferro dalle braccia d ' acciaio di dieci gelose frenetiche ! I veli soffocavano i lamenti , i fiori nascondevano il sangue , due ombre si perdevano nel labirinto dei viali oscuri portando una cosa nera ; le sentinelle delle torri , sulla riva del Mar di Marmara , sentivano un tonfo nelle acque , e l ' arem si ridestava all ' alba , come sempre , odoroso e ridente , senza accorgersi che una delle sue mille stanze era vuota . Tutte queste immagini mi venivano alla mente , girando per quel recinto , e alzando gli occhi alle grate di quei chioschi abbandonati e tristi come sepolcri . Eppure , in mezzo a quelle memorie sinistre , provavo di tratto in tratto un certo batticuore piacevole , una specie di trepidazione voluttuosa d ' adolescente , mista di malinconia e di tenerezza , pensando che le scalette per cui salivo e scendevo , avevano sentito il peso di quelle donne bellissime e famose ; che i sentieri che calpestavo avevano udito il fruscìo delle loro vesti , che le vôlte di quei piccoli portici di cui accarezzavo , passando , le colonnine , avevano ripercosso il suono delle loro risa infantili . Mi pareva che qualche cosa di loro ci dovesse ancora essere dietro quei muri , in quell ' aria . Avrei voluto cercare , gridare quei nomi memorabili , chiamarle a una a una cento volte , e mi pareva che qualche risposta di voce lontana l ' avrei sentita , che qualchecosa di bianco l ' avrei visto passare sulle alte terrazze o in fondo ai boschetti solitarii . E giravo gli occhi qua e là , e interrogavo le grate e le porte . Quanto avrei dato per sapere dove era stata chiusa la vedova di Alessio Comneno , la più bella delle prigioniere di Lesbo e la più seducente greca del suo secolo , o dov ' era stata pugnalata la cara figliuola d ' Erizzo , governatore di Negroponte , che preferì la morte all ' amplesso brutale di Maometto II ! E Currem , la favorita di Solimano , a che finestra si affacciava , coi suoi belli atteggiamenti languidi di persiana , per fissare nel Mar di Marmara i suoi potenti occhi neri , velati dalle lunghissime ciglia di seta ? Qui , su questo sentiero , non avrà lasciato molte volte le traccie del suo passo leggiero la bella danzatrice ungherese che levò Saffiè dal cuore di Murad III , scattando come una lama d ' acciaio fra le braccia imperiali ? E da quest ' aiuola non avrà mai strappato un fiore , passando , Kesem , la bella greca , la gelosa feroce , dal viso pallido e malinconico , che vide il regno di sette Sultani ? E l ' armena gigantesca , che fece impazzir d ' amore Ibrahim , non avrà mai immerso il suo enorme braccio bianco nell ' acqua di questa fontana ? E chi aveva il piede più piccino , la piccola favorita di Maometto IV , di cui due babbuccie non facevano la lunghezza d ' uno stiletto , o Rebia Gulnuz , la bevanda delle rose di primavera , che aveva i più begli occhi azzurri dell ' Arcipelago , e non lasciava traccia del suo passo sulle sabbie bianche del suo giardino ? E i capelli più dorati e più morbidi chi li possedeva , Marhfiruz , la favorita dell ' astro delle notti , o Miliclia , la giovane odalisca russa , che soggiogò la ferocia del secondo Otmano ? E le fanciulle persiane ed arabe che addormentavano colle loro favole Ibrahim ? E le quaranta giovinette che bevettero il sangue del terzo Murad ? Non ne rimane più nulla , nemmeno una ciocca di capelli , nemmeno il filo d ' un velo , nemmeno un segno nelle pareti ? E queste fantasie terminavano tutte in una visione dolorosa e spaventevole . Le vedevo passare , a file interminabili , lontano , fra i tronchi fitti degli alberi e sotto i lunghi portici , l ' una dietro l ' altra , sultane validè , sultane sorelle , cadine , odalische , schiave , fanciulle appena sbocciate , donne trentenni , vecchie coi capelli bianchi , visi timidi di vergini e visi terribili di gelose , dominatrici d ' imperi , favorite d ' un giorno , trastulli d ' un ' ora ; creature di dieci generazioni e di cento popoli , coi loro bimbi strozzati fra le braccia o per mano ; una col laccio al collo , una con un pugnale nel cuore , un ' altra grondante d ' acqua del Mar di Marmara , splendenti di gemme , coperte di ferite , moribonde di veleno , trasfigurate dalle lunghe agonie del vecchio Serraglio ; e passavano mute e leggiere come fantasime , e si perdevano in file interminabili nell ' oscurità dei boschetti , lasciando dietro di sè una lunga traccia di fiori appassiti e di goccie di pianto e di sangue ; e un ' immensa pietà mi stringeva il cuore . Di là dal terzo recinto , si stende un tratto di terreno piano , tutto coperto d ' una vegetazione rigogliosa , e sparso di piccoli edifizi gentili , in mezzo ai quali s ' innalza la così detta colonna di Teodosio , di granito grigio , sormontata da un bel capitello corinzio , e sorretta da un largo piedestallo , su cui si leggono ancora le due ultime parole d ' una iscrizione latina che diceva : Fortunae reduci ob devictos Gothos . E qui finisce l ' alto piano sul quale si distende il grande rettangolo centrale degli edifizi del Serraglio . Di qui fino al capo del Serraglio , e in tutto lo spazio compreso fra il circuito dei tre recinti e le mura esteriori , lungo i fianchi della collina , era tutto un bosco di grandi platani , di cipressi altissimi , di filari di pini , di gruppi d ' allori e di terebinti e di pioppi inghirlandati di pampini , che ombreggiavano una successione di giardini pieni di rose e d ' elitropie , disposti a scaglioni , e attraversati da larghe gradinate di marmo per le quali si scendeva fino al mare . Lungo le mura , in faccia a Scutari , c ' era il nuovo palazzo del Sultano Mahmud , che s ' apriva sul mare in una grande porta rivestita di rame dorato . Vicino al Capo del Serraglio , s ' innalzava l ' arem d ' estate , che era un vastissimo edifizio semicircolare , capace di cinquecento donne , con vasti cortili e bagni splendidi e giardini , dove si facevano quelle luminarie fantastiche , che diventarono celebri sotto il nome di feste dei tulipani . Davanti a quest ' arem , fuori delle mura , sopra la riva del mare , c ' era la batteria famosa del Serraglio , formata di venti cannoni di forme bizzarre , scolpiti e istoriati , ch ' erano stati tolti agli eserciti cristiani nelle prime guerre europee . Le mura avevano otto porte , tre dalla parte della città , e cinque dalla parte del mare . Grandi terrazze di marmo s ' avanzavano dalle mura sulla riva . Strade sotterranee conducevano dalla reggia alle porte del Mar di Marmara , in modo che i Sultani potevano salvarsi da un assalto imbarcandosi segretamente , e riparando a Scutari o a Top - Hané . Nè qui era tutto il Serraglio . Vicino alle mura esterne e per i fianchi della collina s ' innalzavano ancora molti chioschi , della forma di piccole moschee , di fortini e di gallerie , da ognuno dei quali , per un sentiero nascosto da alte spalliere di verzura , si riusciva alle porte secondarie del terzo recinto . V ' era il chiosco Yali , ora distrutto , che si specchiava nel Corno d ' oro . C ' è ancora , quasi intatto , il Nuovo chiosco , che è una piccola reggia rotonda , tutta ornata di dorature e di pitture , nella quale i Sultani andavano , sul tramonto , a godere la vista delle mille navi del porto . Vicino all ' arem d ' estate v ' era il chiosco degli Specchi , dove fu segnato il trattato di pace del 1784 , con cui la Turchia cedette la Crimea alla Russia , e il chiosco d ' Hassan Pascià , tutto splendente d ' oro , le cui pareti coperte di specchi rallegravano con un gioco fantastico di riflessi le feste e le orgie notturne dei Sultani . Il chiosco del Cannone per le cui finestre si gettavano nel mare i cadaveri , sorgeva vicino alla batteria del Capo del Serraglio . Il chiosco del Mare , in cui teneva i suoi divani segreti la Validè di Maometto IV , pendeva a filo sulle correnti confuse del Mar di Marmara e del Bosforo . Il chiosco delle Rose dominava la spianata in cui facevano gli esercizi i paggi , e dove fu proclamata , nel 1839 , la nuova costituzione dell ' Impero , col famoso hatti - scerif di Gul - Hané . Dall ' altra parte del Serraglio c ' era ancora il chiosco delle Riviste , da cui i Sultani vedevano passare , non visti , tutti coloro che andavano al divano ; sull ' angolo delle mura vicino a Santa Sofia , il chiosco d ' Alai , dal quale Maometto IV gittò all ' esercito ribelle la sua favovita Meleki , e ventinove ufficiali della Corte , sbranati sotto i suoi occhi ; e all ' altra estremità delle mura , il chiosco Sepedgiler , vicino al quale i Padiscià davano congedo ai grandi ammiragli che partivano per le guerre lontane . Così la reggia formidabile , dall ' alto del colle , dov ' erano raccolte e nascoste le sue parti più vitali , si sparpagliava per la china e lungo la riva del mare , coronata di torri , irta di cannoni , inghirlandata di rose ; slanciava da tutte le parti le sue barchette dorate , levava al cielo un nuvolo di profumi come un enorme altare , specchiava nelle acque le mille fiammelle delle sue feste , gettava dall ' alto delle sue mura oro alla folla e cadaveri alle onde , ieri in balìa d ' una schiava , oggi in potere d ' un forsennato , domani ludibrio della soldatesca , bella come un ' isola fatata e sinistra come un sepolcro di vivi ... La notte è alta ; il Mar di Marmara riflette il cielo ardente di stelle ; la luna inargenta le cento cupole del Serraglio e imbianca le cime dei cipressi e dei platani , che distendono le loro grandi ombre nei vasti recinti , circondati da innumerevoli finestrine illuminate che si vanno spegnendo a una a una . I chioschi e le moschee risaltano con una bianchezza di neve in mezzo al verde lugubre dei boschetti . Le guglie , le punte dei minareti , le mezzelune aeree , le porte di bronzo , le graticole dorate luccicano fra gli alberi , presentando l ' apparenza vaga d ' una città d ' oro e d ' argento . La città imperiale s ' addormenta . Le tre grandi porte son state chiuse ora ora , e le chiavi enormi suonano ancora fra le mani dei capigì , sotto le vôlte degli alti vestiboli . Un drappello di capigì veglia dinanzi alla porta della Salute ; trenta eunuchi bianchi custodiscono la porta della Felicità , appiccicati ai muri e immobili come bassorilievi , col volto nell ' ombra . Centinaia di sentinelle invisibili , vigilano dalle mura e dalle torri , guardando il mare , il porto , le strade tenebrose di Stambul , e la mole enorme e muta di Santa Sofia . Nelle grandi cucine del primo cortile si vede ancora un saliscendi di lanterne , che rischiarano gli ultimi lavori ; poi tutto l ' edifizio rimane oscuro . Un lume brilla ancora nelle case del Veznedar agà e del Defterdar effendi . Qualche cosa brulica , nel secondo recinto , dinanzi alla casa del Grand ' Eunuco nero . Nel labirinto dell ' arem si vanno chiudendo le ultime porte . Gli eunuchi girano per i viali deserti , intorno ai chioschi oscuri , non udendo altro rumore che lo stormire degli alberi agitati dall ' aria marina e il mormorio monotono delle fontane . Un ' alta pace par che regni su tutta la reggia . Eppure una vita febbrile ribolle ancora fra quelle mura . Da tutto quel popolo di schiave , di soldati , di prigionieri , di servi , i pensieri della notte si levano confusamente , e superate le mura del Serraglio , volano ai quattro angoli del mondo a cercar luoghi cari e madri abbandonate dall ' infanzia , e a riandare vicende strane e terribili di tempi lontani . Le preghiere e i lamenti muti s ' incrociano per gli anditi e per i boschetti oscuri coi propositi di vendetta e di sangue , e coi desiderii insensati delle ambizioni segrete . La grande reggia dorme un sonno torbido , interrotto da riscotimenti improvvisi di diffidenza e di paura . Un bisbiglio diffuso di parole di cento lingue si confonde col suono dei respiri e col mormorio della vegetazione ventilata . A breve distanza , divisi da poche pareti , dorme il paggio che s ' è prostituito , l ' iman che ha predicato la parola di Dio , il carnefice che ha strozzato un innocente , il principe prigioniero che aspetta la morte , la sultana innamorata che si prepara alle nozze . Creature diseredate d ' ogni bene , riposano accanto a ricchezze favolose ; la bellezza divina , la deformità derisa , tutti i vizii , tutte le sventure , tutte le prostituzioni dell ' anima e della carne , si trovano rinchiuse fra le stesse mura . Le architetture moresche , che s ' innalzano sopra gli alberi , profilano nel cielo stellato le loro mille forme bizzarre ed aeree ; sui muri si allungano ombre graziose di frangie , di festoni e di trine ; le fontane illuminate dalla luna schizzano zaffiri e diamanti ; e tutti i profumi del giardino volano , portati dall ' aria notturna , confusi in una fragranza potente che entra per le grate nelle sale a destar fremiti di piacere e sogni lascivi . È l ' ora in cui gli eunuchi , seduti sotto gli alberi , cogli occhi fissi nel lume fioco che traluce dalle finestre dei chioschi , si rodono l ' anima e il cuore , tastando colle dita tremanti la punta del pugnale ; l ' ora in cui la povera giovinetta , rubata e venduta di fresco , dal finestrino alto della sua cella , guarda cogli occhi umidi di lagrime gli orizzonti sereni dell ' Asia , rimpiangendo la capanna dov ' è nata e la valle dove sono sepolti i suoi padri ; l ' ora in cui il galeotto incatenato , il muto macchiato di sangue , il nano spregiato , misurano con un tremito di sgomento l ' infinita distanza che li separa dall ' uomo che è sopra tutti , e interrogano dolorosamente il potere ascoso che tolse all ' uno la libertà , all ' altro la parola , al terzo la forma umana per dare ogni cosa ad un solo . È l ' ora in cui piangono i reietti e in cui tremano i grandi , malsicuri del domani . Le lanterne sparse per gli edifizi multiformi rischiarano fronti pallide di tesorieri curvi sulle carte ; teste scarmigliate d ' odalische , disperate d ' un lungo abbandono , che cercano il sonno invano sui guanciali infocati ; visi abbronzati di giannizzeri erculei , addormentati con un sorriso feroce , che tradisce la visione di una strage . I muri sottili sentono aneliti di voluttà e singhiozzi rotti da parole disperate . E mentre in un chiosco spuma il liquore maledetto in mezzo a un cerchio di baccanti seminude ; mentre in una sala semioscura , una povera sultana , madre da un istante , nasconde , urlando , il viso nei guanciali , per non vedere un lago di sangue nel quale spira la sua creatura , a cui , per ordine del Padiscià , la levatrice lasciò aperto il tubo ombelicale ; mentre le teste dei bey , uccisi al cader della notte , stillano le loro ultime goccie di sangue sui marmi delle nicchie di Bab - Umaiun ; nel chiosco più alto del terzo recinto , in una sala tappezzata di damasco vermiglio , sopra un letto di zibellino , in mezzo a un disordine sfarzoso di cuscini imperlati e di coperte di velluto splendenti d ' oro , su cui scende la luce vaga d ' una lanterna moresca d ' argento cesellato , appesa al soffitto di cedro , una bella fanciulla bruna , ravvolta in un grande velo bianco , che pochi anni sono conduceva l ' armento a traverso le pianure dell ' Arabia Felice , chinata sul viso pallido del terzo Murad , che riposa , sonnecchiando , ai suoi piedi , gli mormora con una voce timida e dolce : - V ' era una volta a Damasco un mercante chiamato Abu - Eiub che aveva raccolte molte ricchezze e viveva onorevolmente . E possedeva un figliuolo , ch ' era bello e che sapeva molte cose e che si chiamava Schiavo d ' amore , e una figliuola bellissima , che aveva per soprannome Forza dei cuori . Ora Abu - Eiub venne a morire e lasciò tutte le sue mercanzie fasciate e legate , e su tutte c ' era scritto : Per Bagdad . E Schiavo d ' amore domandò alla madre : - Perché c ' è scritto per Bagdad su tutte le mercanzie di mio padre ? - E la madre rispose : - Figliuol mio .... - Ma il Padiscià s ' è addormentato e la schiava abbandona dolcemente il suo capo sopra i guanciali . Tutte le porte dell ' arem son chiuse , tutti i lumi son spenti , la luna inargenta le cento cupole , le mezzelune e le finestre dorate luccicano tra gli alberi , le fontane zampillano rumorosamente nell ' alto silenzio della notte : tutto il Serraglio riposa . E così riposa da trent ' anni , abbandonato sulla sua collina solitaria ; e si possono ripetere per esso i versi del poeta persiano che vennero sulle labbra a Maometto il conquistatore quando pose il piede nel palazzo devastato degl ' Imperatori d ' Oriente : L ' immondo ragno ordisce le sue tele nelle sale dei re , e dalle vette superbe d ' Erasciab , il corvo vibra nell ' aria il suo canto sinistro . GLI ULTIMI GIORNI A questo punto mi trovo spezzata la catena delle reminiscenze minute e lucide , che permettono le lunghe descrizioni ; e non ricordo più che una serie di corse affannose da una riva all ' altra del Corno d ' oro e dall ' Europa all ' Asia , dopo le quali , la sera , mi vedevo passare davanti rapidissimamente , come in sogno , città luminose , folle immense , boschi , flotte , colline , e il pensiero della partenza vicina dava a ogni cosa un leggiero colore di tristezza , come se già quelle visioni non fossero più che ricordi d ' un paese lontano . [ Le moschee ] Eppure alcune immagini rimangono immobili in mezzo alla fuga di persone e di cose , a cui mi sembra d ' assistere quando penso a quei giorni . Ricordo la bella mattinata in cui visitai la maggior parte delle moschee imperiali , e pensandoci , mi pare ancora che si faccia intorno a me un immenso vuoto e un silenzio solenne . L ' immagine di Santa Sofia non scema affatto la meraviglia che si prova al primo entrare in mezzo a quelle mura titaniche . Anche là , come altrove , la religione dei vincitori s ' è appropriata l ' arte della religione dei vinti . Quasi tutte le moschee sono imitate dalla Basilica di Giustiniano ; hanno la grande cupola , le mezze cupole sottoposte , i cortili , i portici ; qualcheduna , la forma della croce greca . Ma l ' islamismo ha sparso su ogni cosa il colore e la luce propria , in modo che il complesso di quelle forme note presenta l ' apparenza d ' un edifizio nuovo , in cui s ' intravvedono gli orizzonti d ' un mondo sconosciuto e si sente l ' aura d ' un altro Dio . Sono navate enormi , d ' una semplicità austera e grandiosa , bianche in ogni parte , e rischiarate da finestre innumerevoli , che mettono per tutto una luce dolce ed uguale , in cui l ' occhio vede ogni cosa , da un ' estremità all ' altra , e riposa , insieme col pensiero , quasi addormentato in una quiete soave e diffusa , che somiglia a quella d ' una valle nevosa , coperta da un cielo bianco . Non si crederebbe d ' essere in un luogo chiuso se non si sentisse l ' eco sonora del proprio passo . Non v ' è nulla che distragga la mente : il pensiero va dritto , a traverso quel vuoto e quella chiarezza , all ' oggetto dell ' adorazione . Non v ' è argomento nè di malinconie nè di terrori ; non vi sono nè illusioni , nè misteri , nè angoli oscuri , in cui brillino vagamente le immagini d ' una gerarchia complicata d ' esseri sovrumani , che confondon la mente ; non v ' è che l ' idea chiara , netta , abbagliante , formidabile d ' un Dio solitario , che predilige la nudità severa dei deserti inondati di luce , e non ammette altro simulacro di sè stesso che il cielo . Tutte le moschee imperiali di Costantinopoli presentano questo medesimo aspetto di grandezza che solleva la mente , e di semplicità che la fissa in un solo pensiero , e differiscono così poco nei particolari , che è difficile il ricordarle a una , a una . La moschea d ' Ahmed , enorme , e pure graziosa e leggera , all ' esterno , come un edifizio aereo , appoggia la sua cupola sopra quattro smisurati pilastri rotondi di marmo bianco , nel cui seno si potrebbero aprire quattro piccole moschee , ed è la sola di Stambul che abbia la corona gloriosa di sei minareti . La moschea di Solimano , che è , più che un tempio , una città sacra , nella quale lo straniero si smarrisce , è formata da tre navate , e la sua cupola , più alta di quella di Santa Sofia , riposa sopra quattro colonne meravigliose di granito roseo , che fanno pensare ai fusti dei famosi alberi giganteschi della California . La moschea di Maometto è una Santa Sofia bianca ed allegra ; quella di Baiazet gode la primazia dell ' eleganza delle forme ; quella di Osmano è tutta di marmo ; quella di Scià - Zadé ha i due più graziosi minareti di Stambul ; quella di Ak - Serai è il più gentile modello del rinascimento dell ' arte turca ; quella di Selim è la più grave , quella di Mahmud la più capricciosa , quella della Sultana Validè la più ornata . Ognuna ha qualche bellezza sua propria o una leggenda o un privilegio . Sultan - Ahmed custodisce lo stendardo del Profeta , Sultan - Baizit è coronata di colombi , Solimaniè vanta le iscrizioni di Karà - hissari , Validè Sultan ha la falsa colonna d ' oro che costò la vita al conquistatore della Canea ; Sultan - Mehemet vede " undici moschee imperiali chinar la testa intorno a lei , come davanti al manipolo di Giuseppe s ' inchinavano i manipoli dei fratelli " . In una s ' innalzano le colonne del palazzo imperiale e dell ' Augusteon di Giustiniano , che portarono le statue di Venere , di Teodora e d ' Eudossia ; in altre si ritrovano i marmi delle chiese antiche di Calcedonia , colonne delle rovine di Troia , pilastri di templi d ' Egitto , vetri preziosi rapiti alle reggie persiane , materiali di circhi , di fori , di acquedotti , di basiliche : tutto confuso e svanito nell ' immensa bianchezza della religione vincitrice . Dentro differiscono anche meno che nella forma esterna . In fondo v ' è un pulpito di marmo ; in faccia , la loggia del Sultano chiusa da una grata dorata ; accanto al Mihrab , due candelabri enormi che sorreggono torcie alte come fusti di palme ; e per tutta la navata , lampade innumerevoli formate di grandi globi di vetro , e disposte in una maniera bizzarra , che par più propria a una grande festa di ballo che a una solennità religiosa . Le grandi iscrizioni sacre che girano intorno ai pilastri , alle porte , alle finestre delle cupole , qualche finto fregio dipinto a imitazione del marmo , e i vetri disegnati e coloriti a fiorami , sono i soli ornamenti che risaltino nella nudità bianca di quelle mura monumentali . Tesori di marmo sono profusi nei pavimenti dei vestiboli , nei portici che circondano i cortili , nelle fontane per le abluzioni , nei minareti ; ma non alterano il carattere graziosamente sobrio ed austero dell ' edifizio , tutto bianco , circondato di verde e coronato di cupole , scintillanti sull ' azzurro del cielo . E la moschea non occupa che la parte minore del recinto , il quale abbraccia un labirinto di cortili e di case . E qui ci sono auditorii per la lettura del Corano e luoghi di deposito per i tesori dei privati , biblioteche e accademie , scuole di medicina e scuole pei bambini , quartieri per gli studenti e cucine per i poveri , manicomi , infermerie , ricoveri per i viaggiatori , sale da bagno : una piccola città ospitale e benefica , affollata intorno alla mole altissima del tempio , come ai piedi d ' una montagna , e ombreggiata da alberi giganteschi . Ma tutte queste immagini si sono oscurate nella mia mente ; e non vedo più , in questo punto , che la piccola macchietta nera della mia persona , quasi smarrita , come un atomo , nelle enormi navate , in mezzo a lunghe file di piccolissimi turchi prostrati che pregano ; e vo innanzi abbagliato da quella bianchezza , stupito da quella luce strana , sbalordito da quella immensità , strascicando le mie babbuccie sdruscite e il mio orgoglio schiacciato di descrittore ; e mi par che una moschea si confonda coll ' altra , e che mi si stenda d ' intorno , in tutte le direzioni , una successione interminabile di pilastri e di volte , e una folla bianca infinita , nella quale il mio sguardo si perde . [ Le cisterne ] Le reminiscenze d ' un altro giorno son tutte oscure e piene di misteri e di fantasmi . Entro nel cortile d ' una casa musulmana , discendo , al lume di una fiaccola , sino all ' ultimo gradino di una scala tetra e umida , e mi trovo sotto le volte di Kere - batan Serai , la grande cisterna basilica di Costantino , della quale il volgo di Stambul dice che non si conoscono i confini . Le acque verdastre si perdono sotto le volte nere , rischiarate qua e là da un barlume di luce livida che accresce l ' orrore delle tenebre . La fiaccola colora di fuoco gli archi vicini alla porta , fa luccicare i muri sgocciolanti , e rivela confusamente file sterminate di colonne che intercettano lo sguardo da tutte le parti , come i tronchi degli alberi in una fittissima foresta allagata . La fantasia , attratta dalla voluttà del terrore , si slancia per quelle fughe di portici sepolcrali , sorvolando le acque sinistre , e si smarrisce in infiniti giri vertiginosi in mezzo alle colonne innumerevoli , mentre la voce sommessa d ' un dracomanno racconta le storie paurose di chi s ' avventurò sopra una barca in quel sotterraneo per scoprirne i confini , e tornò indietro molte ore dopo , remando disperatamente , col volto trasfigurato e coi capelli irti , mentre le volte lontane echeggiavano di risate fragorose e di fischi acuti ; e d ' altri che non tornarono più , che finirono chi sa come , forse impazziti dal terrore , forse morti di fame , forse trascinati da una corrente misteriosa in un abisso sconosciuto , molto lontano da Stambul , Dio solo sa dove . Questa visione lugubre sparisce improvvisamente nella grande luce della piazza dell ' At - meidan , e pochi minuti dopo mi trovo daccapo sotto terra , fra le duecento colonne della cisterna asciutta Bin - birdirek , dove cento operai greci filano la seta , cantando con voci acute una canzone guerriera , rischiarati da un raggio di luce pallida che si rompe negl ' incrociamenti delle arcate ; e sento sopra il mio capo lo strepito confuso d ' una carovana che passa . Poi daccapo l ' aria aperta e la luce del sole , e poi di nuovo l ' oscurità , sotto altre arcate secolari , in mezzo ad altre file di colonne , in una quiete di sepolcro , turbata da un suono fioco di voci lontane ; e così fino a sera , un pellegrinaggio misterioso e pensieroso , dopo il quale mi rimane per molto tempo dinanzi agli occhi l ' immagine di un vasto lago sotterraneo , in cui sia sprofondata la metropoli dell ' impero greco , e in cui Stambul , ridente ed incauta debba un giorno alla sua volta sparire . [ Scutari ] Tutta questa oscurità svanisce dinanzi all ' immagine splendida di Scutari . Andando a Scutari , sopra un piroscafo affollato , discutevamo sempre , il mio amico ed io , se il primato della bellezza appartenesse a quella riva o alle due rive del Corno d ' oro . Yunk preferiva Scutari ; io , Stambul . Ma Scutari m ' innamorava coi suoi improvvisi cangiamenti d ' aspetto , coi quali pare che voglia pigliarsi gioco di chi le s ' avvicina dal mare . Guardata dal Mar di Marmara , non pare che un grande villaggio disteso sopra una collina . Guardata dal Corno d ' oro , presenta già l ' aspetto d ' una città . Ma quando il piroscafo , girando intorno alla punta più avanzata della riva asiatica , va dritto verso il suo porto , allora la cittadina s ' allarga e s ' innalza ; le colline coperte d ' edifizi saltan fuori l ' una di dietro all ' altra ; i sobborghi sbucano dalle valli , le villette si sparpagliano sulle alture ; la riva , tutta variopinta di casette , si svolge a perdita d ' occhi ; una città enorme , pomposa , teatrale , che non si comprende dove potesse stare nascosta , si scopre allo sguardo in pochi momenti come all ' alzarsi d ' un telone immenso , e fa rimaner là stupefatti come aspettando che torni a sparire . Si scende sopra uno scalo di legno , fra un visibilio di barcaiuoli , di noleggiatori di cavalli e di dracomanni , e si va su per la via principale che sale dolcemente , serpeggiando , in mezzo a casette rosse e gialle , vestite d ' edera e di pampini , fra muri di giardini riboccanti di verzura , sotto alti pergolati , all ' ombra di grandi platani che chiudono quasi il passaggio ; si passa dinanzi a caffè turchi , ingombri di fannulloni asiatici , che fumano , sdraiati , cogli occhi fissi non si sa dove ; s ' incontrano branchi di capre , carri pesanti di campagna , tirati da bufali colla testa infiorata , contadini in fez e in turbante , convogli funebri musulmani , e brigatelle di hanum villeggianti , che portano mazzi di fiori e ramoscelli . Par di vedere un ' altra Stambul , meno maestosa , ma più gaia e più fresca di quella delle sette colline . È come una grande città villereccia . La campagna l ' invade da tutte le parti . Le stradicciuole , fiancheggiate da casine da presepio , scendono e salgono per valli e per colline , e si perdono nel verde dei giardini e degli orti . Nelle parti alte della città regna la pace profonda della campagna ; nelle parti basse brulica la vita affaccendata delle città di mare ; dalle grandi caserme che sorgono qua e là , esce un frastuono confuso di grida , di canti e di tamburi , e migliaia d ' uccelletti saltellano , per le viuzze solitarie . Seguitando un convoglio mortuario , usciamo dalla città , ci addentriamo nel cimitero famoso , ci smarriamo in una grande foresta di cipressi altissimi , che si stende da una parte verso il Mar di Marmara e dall ' altra verso il Corno d ' oro , sopra un vasto terreno montuoso . Le pietre sepolcrali biancheggiano tutt ' intorno fin dove arriva lo sguardo , a mucchi , a file sterminate , in mezzo ai cespugli e ai fiori selvatici , in una rete infinita di sentieri , fra i tronchi fittissimi , che lasciano appena vedere l ' orizzonte come una lontana striscia luminosa e ondeggiante . Andiamo innanzi , a caso , in mezzo ai cippi dipinti e dorati , ritti e rovesci , fra le cancellate dei sepolcri di famiglia , fra i piccoli mausolei dei pascià , fra le colonnette rozze del volgo , vedendo qua e là mazzi di fiori appassiti e cocuzzoli di cranii che spuntano fra la terra smossa , udendo grugare da ogni parte i colombi nascosti nei cipressi ; e via via , pare che la foresta si allarghi , che le pietre pullulino , che i sentieri si moltiplichino , che la striscia luminosa dell ' orizzonte si allontani , che il regno della morte s ' avanzi a passo a passo con noi ; e cominciamo a domandarci come n ' usciremo , quando sbocchiamo inaspettatamente in un larghissimo viale , che ci conduce nella vasta pianura aperta d ' Haidar pascià , dove si raccoglievano gli eserciti musulmani per muovere alle guerre dell ' Asia , e di là abbracciamo con uno sguardo il Mar di Marmara , Stambul , l ' imboccatura del Corno d ' oro , Galata e Pera , tutto velato leggermente dai vapori della mattina e tinto di colori di paradiso , che ci fanno risentire un fremito della meraviglia e della gioia dell ' arrivo . [ Palazzo di Ceragan ] Un ' altra mattina ci troviamo in un carrozzone del tramway , in mezzo a due colossali eunuchi neri , incaricati da un aiutante di campo d ' Abdul - Aziz di condurci a visitare il palazzo imperiale di Ceragan , posto sulla riva del Bosforo ai piedi del sobborgo di Bescic - Tass . Mi ricordo del sentimento indefinibile , misto di curiosità e di ribrezzo , che provavo guardando colla coda dell ' occhio l ' eunuco che m ' era accanto , il quale mi sorpassava di quasi tutta la testa , e teneva stesa sul ginocchio una mano smisurata ; e ogni volta che mi voltavo , sentivo un profumo leggiero di essenza di bergamotto che usciva dai suoi panni lucidi e corretti di cortigiano . Quando il carrozzone si fermò , misi la mano in tasca per prendere il portamonete ; ma la mano smisurata dell ' eunuco m ' afferrò il braccio come una tanaglia di ferro , e i suoi grandi occhi di negro si fissarono nei miei , come per dire : - Cristiano , non mi far questo affronto o ti slogo le ossa . - Si discese dinanzi a una piccola porta arabescata , si percorse un lunghissimo corridoio , dove ci venne incontro un drappello di servitori in livrea , e infilate le babbuccie , si salì per una larga scala , che metteva alle sale della reggia . Qui non ci fu bisogno d ' evocare i ricordi storici per procurarsi un ' illusione di vita . L ' aria era ancora calda dell ' alito della Corte . I larghissimi divani coperti di velluto e di raso , che si stendevano lungo le pareti , erano proprio quelli su cui , poche settimane prima , si erano sedute le odalische del Gran Signore . Un vago profumo di vita molle e fastosa riempiva ancora l ' aria . Si passò per un lungo giro di sale , decorate con uno stile misto di europeo e di moresco , nitidissime e belle d ' una certa semplicità superba , che ci faceva abbassare la voce ; mentre gli eunuchi , borbottando spiegazioni incomprensibili , ci indicavano ora un angolo , ora una porta , con un gesto circospetto , come se accennassero a un mistero . Le cortine di seta , i tappeti di mille colori , le tavole di musaico , i bei quadri a olio messi a contrallume , i begli archi a stalattiti delle porte tramezzate da colonnine arabe , gli altissimi candelabri simili ad alberi di cristallo che tintinnavano rumorosamente al nostro passaggio , si succedevano e si confondevano , appena visti , nella nostra fantasia , tutta intesa a inseguire immagini fuggenti di cadine sorprese . Non mi è rimasta dinanzi agli occhi che la sala da bagno del Sultano , tutta di marmo bianchissimo , scolpito a stalattiti , a fiori penzoli , a frangio e a ricami aerei , d ' una delicatezza , da far temere che si stacchino a toccarli colla punta delle dita . La disposizione delle sale mi ricordava vagamente l ' Alhambra . Camminavamo in fretta sui tappeti spessissimi , senza far rumore , quasi furtivamente . Di tanto in tanto un eunuco tirava un cordone , una tenda verde s ' alzava , e vedevamo , per un ' ampia finestra , il Bosforo , l ' Asia , mille navi , una gran luce ; poi tutto spariva ad un tratto lasciandoci come abbarbagliati da un lampo . Da una finestra vedemmo di sfuggita un piccolo giardino , chiuso da alti muri , lindo , compassato , monacale , che ci rivelò in un momento mille segrete malinconie di belle donne assetate d ' amore e di libertà , e disparve improvvisamente dietro la tenda . E le sale non finivan mai , e alla vista d ' ogni nuova porta , affrettavamo il passo per affacciarci inaspettati alla nuova sala ; ma non si vedeva più nemmeno lo strascico d ' una veste , le odalische erano scomparse , un silenzio profondo regnava in ogni parte , il fruscìo che ci faceva voltare indietro curiosamente non era che il fruscìo delle tende pesanti di broccato che ricadevano sulla soglia della porta ; e il tintinnìo dei candelabri di cristallo c ' indispettiva come se fosse la risata argentina di qualche bella nascosta , che ci schernisse . E infine ci venne in uggia quell ' andare e venire senza fine per quella reggia muta , fra quelle ricchezze morte , vedendo riflesse a ogni passo , dai grandi specchi , quelle faccie nere d ' eunuchi , quel drappello sinistro di servitori pensierosi , e i nostri due visi attoniti di vagabondi ; e uscimmo quasi correndo , e provammo un gran piacere nel ritrovarci all ' aria libera , fra le case miserabili , in mezzo alla popolaglia cenciosa e vociferante del quartiere di Top - hanè . Eyub E la necropoli d ' Eyub come dimenticarla ? Ci andammo una sera al tramonto , e m ' è sempre rimasta nella memoria , così come la vidi , illuminata dagli ultimi raggi del sole . Un caicco leggerissimo ci condusse fino in fondo al Corno d ' oro , e salimmo alla " terra santa " degli Osmani per un sentiero ripido , fiancheggiato di sepolcri . In quell ' ora gli scalpellini che lavorano il giorno intorno ai cippi , e fanno echeggiare la vasta necropoli dei loro colpi sonori , erano già partiti ; il luogo era deserto . Andammo innanzi , circospetti , guardando intorno se apparisse il volto severo d ' un iman o d ' un dervis , poichè là , meno che in ogni altro luogo sacro , è tollerata la curiosità profana di un giaurro ; ma non vedemmo nè cappelli conici nè turbanti . Arrivammo , con qualche trepidazione , sino a quella misteriosa moschea d ' Eyub , della quale avevamo visto mille volte dalle colline dell ' altra riva e da tutti i seni del Corno d ' oro le cupolone scintillanti e i minareti leggieri . Nel cortile , all ' ombra d ' un grande platano , s ' innalza in forma di chiosco , perpetuamente rischiarato da una corona di lampade , il mausoleo che racchiude il corpo del portastendardo famoso del Profeta , morto coi primi musulmani sotto Bisanzio , e ritrovato otto secoli dopo , sepolto su quella riva , da Maometto il conquistatore . Maometto gli consacrò quella moschea , nella quale vanno i Padiscià a cingere solennemente la spada d ' Otmano ; poichè è quella la moschea più santa di Costantinopoli , come il cimitero che la circonda è il più sacro dei cimiteri . Intorno alla moschea , all ' ombra di grandi alberi , s ' innalzano turbè di Sultane , di vizir , di grandi della Corte , circondati di fiori , splendidi di marmi e di rabeschi d ' oro , e decorati d ' iscrizioni pompose . In disparte v ' è il tempietto mortuario dei muftì coperto da una cupola ottagona , nel quale riposano i grandi sacerdoti chiusi in enormi catafalchi neri , sormontati da altissimi turbanti di mussolina . È una città di tombe , tutta bianca e ombrosa , e regalmente gentile , che insieme alla tristezza religiosa ispira non so che sentimento di soggezione mondana , come un quartiere aristocratico , muto d ' un silenzio superbo . Si passa in mezzo a muri bianchi e a cancellate delicatissime da cui scende a ghirlande e a ciocche la verzura dei giardini funebri , e sporgono i rami delle acacie , delle quercie e dei mirti , e per le trine di ferro dorato che chiudono le finestre arcate dei turbè , si vedono dentro , in una luce soave , i mausolei marmorei , tinti dei riflessi verdi degli alberi . In nessun altro luogo di Stambul si spiega così graziosamente l ' arte musulmana di illeggiadrire l ' immagine della morte e di farvi fissare il pensiero senza terrore . È una necropoli , una reggia , un giardino , un panteon , pieno di malinconia e di grazia , che chiama insieme sulle labbra la preghiera e il sorriso . E da tutte le parti gli si stendono intorno i cimiteri , ombreggiati da cipressi secolari , attraversati da viali serpeggianti , bianchi di miriadi di cippi che par che si precipitino giù per le chine per andarsi a tuffare nelle acque o che si affollino lungo i sentieri per veder passare delle larve . E da mille recessi oscuri , allargando i rami dei cespugli , si vede a destra , confusamente , Stambul lontana , che presenta l ' aspetto d ' una fuga di città azzurrine , staccate l ' una dall ' altra ; sotto , il Corno d ' oro , su cui lampeggia l ' ultimo raggio del sole ; in faccia , i sobborghi di Sudlugé , di Halidgi - Ogli , di Piri - Pascià , di Hass - kioi , e più lontano il grande quartiere di Kassim e il profilo vago di Galata , perduti in una dolcezza infinita di tinte tremole e morenti , che non paion cosa di questa terra . [ Il museo dei Giannizzeri ] Tutto questo svanisce , e mi trovo a passeggiare per lunghissimi cameroni nudi , in mezzo a due schiere immobili di figure sinistre , che paiono cadaveri inchiodati alle pareti . Non ricordo d ' aver mai provato un senso così vivo di ribrezzo fuorchè a Londra , nell ' ultima sala del museo Tussaud , dove s ' intravvedono nell ' oscurità i più orrendi assassini d ' Inghilterra . È come un museo di spettri , o piuttosto un sepolcro aperto , in cui si trovano , mummificati , i più famosi personaggi di quella vecchia Turchia splendida , stravagante e feroce , che non esiste più se non nella memoria dei vecchi e nella fantasia dei poeti . Sono centinaia di grandi figure di legno , colorite , vestite dei vecchi costumi , ritte , in atteggiamenti rigidi e superbi , coi visi alti , cogli occhi spalancati , colle mani sull ' else , che par che aspettino un cenno per snudare le lame e far sangue , come al buon tempo antico . Prima viene la casa del Padiscià : il grand ' eunuco , il gran vizir , il muftì , ciambellani e grandi ufficiali , col capo coperto di turbanti d ' ogni colore , piramidali , sferici , quadrati , spropositati , prodigiosi , con caffettani di broccato di colori smaglianti , coperti di ricami , con tuniche di seta vermiglia e di seta bianca , strette alla vita da sciarpe di casimir , con vesti dorate , coi petti coperti di lastre d ' oro e d ' argento , con armi principesche : due lunghe file di spauracchi bizzarri e splendidi , che rivelano in modo ammirabile la natura dell ' antica corte ottomana , spudoratamente fastosa e barbaricamente superba . Seguono i paggi che portano le pelliccie del Padiscià , il turbante , lo sgabello , la spada . Poi le guardie delle porte e dei giardini , le guardie del Sultano , gli eunuchi bianchi e gli eunuchi neri , con visi di magi e d ' idoli , scintillanti , impennacchiati , colle teste coperte di cappelli persiani e di caschi metallici , di berrette purpuree , di turbanti strani , della forma di mezzelune , di coni , di piramidi rovescie ; armati di verghe d ' acciaio , di pugnalacci e di fruste come un branco d ' assassini e di carnefici ; e l ' uno guarda in aria di disprezzo , un altro digrigna i denti , un terzo caccia fuor dell ' orbita due occhi assetati di sangue , un quarto sorride con un ' espressione di sarcasmo satanico . E in fine , il corpo dei giannizzeri , col suo santo patrono , Emin babà , scheletrito , vestito d ' una tunica bianca , e ufficiali di tutti i gradi simboleggiati dai varii uffici della cucina , e soldati di ogni classe con tutti gli emblemi e tutte le divise di quell ' esercito insolente sterminato dalla mitraglia di Mahmud . E qui la bizzarria grottesca e puerile dei vestiari , mista al terrore delle memorie , produce l ' impressione d ' una pagliacciata feroce . La più sbrigliata fantasia di pittore non riuscirebbe mai a formare una così pazza confusione di vestimenti da re , da sacerdoti , da briganti , da giullari . I " portatori d ' acqua " , i " preparatori della minestra " , i " cuochi superiori " , i " capi dei guatteri " , i soldati incaricati di servizii speciali , si succedono in lunghe file , colle scope e coi cucchiai nei turbanti , cui sonagli appesi alle tuniche , cogli otri , colle marmitte famose che davano il segnale delle rivolte , coi grandi berretti di pelo , colle larghe stoffe cadenti , come mantelli di negromanti , dalla nuca sui lombi , colle larghe cinture di dischi di metallo cesellato , colle sciabole gigantesche , cogli occhi di granchio , coi busti enormi , coi volti contratti in atteggiamenti di beffa , di minaccia e d ' insulto . Ultimi vengono i muti del Serraglio , col cordone di seta alla mano , e i nani e i buffoni , con visi ributtanti di cretini inviperiti , e corone burlesche sul capo . Le grandi vetrine in cui è chiusa tutta questa gente , danno al luogo una cert ' aria di museo anatomico , che rende più verosimile l ' apparenza cadaverica dei simulacri e fa qualche volta torcere il viso con orrore . Arrivati in fondo , sembra d ' esser passati per una sala dell ' antico serraglio , in mezzo a tutta la Corte , agghiacciata di terrore da un grido minaccioso del Padiscià ; ed uscendo e incontrando sulla piazza dell ' Atmeidan i pascià in abito nero e i nizam vestiti modestamente alla zuava , oh come par mite ed amabile la Turchia dei nostri giorni ! E anche di là ritorno irresistibilmente fra le tombe , in mezzo agli innumerevoli turbé imperiali sparsi per la città turca , che rimarranno sempre nella mia memoria come una delle più gentili manifestazioni dell ' arte e della filosofia musulmana . Un firmano ci fece aprire , per il primo , il turbè di Mahmud il riformatore , posto poco lontano dall ' Atmeidan , in un giardino pieno di rose e di gelsomini . È un bel tempietto esagono , di marmo bianco , coperto di una cupola rivestita di piombo , sostenuto da pilastri ionici e rischiarato da sette finestre chiuse da inferriate dorate , alcune delle quali guardano in una delle vie principali di Stambul . Le pareti interne sono ornate di bassorilievi e decorate di tappeti di seta e di broccato . Nel mezzo sorge il sarcofago coperto di bellissimi scialli persiani ; e v ' è sopra il fez , emblema della riforma , col pennacchietto scintillante di diamanti , e intorno una graziosa balaustrata , intarsiata di madreperla , che racchiude quattro grandi candelabri d ' argento . Lungo le pareti ci sono i sarcofagi di sette sultane . Il pavimento è coperto di stuoie finissime e di tappeti variopinti . Qua e là , sopra ricchi leggii , brillano dei corani preziosi , scritti in caratteri d ' oro . In una cassetta d ' argento v ' è un lungo pezzo di mussolina , arrotolato , tutto coperto di minutissimi caratteri arabi , tracciati dalla mano di Mahmud . Prima di salire al trono , quando viveva prigioniero nell ' antico serraglio , egli trascrisse pazientemente su quel pezzo di stoffa una gran parte del Corano , e morendo , ordinò che quel suo ricordo giovanile fosse posto sulla sua tomba . Dall ' interno del turbé si vede a traverso le inferriate dorate il verde del giardino e si sente l ' odor delle rose ; una luce viva rischiara tutto il tempietto ; tutti i rumori della città vi risuonano come sotto un portico aperto ; le donne e i fanciulli , dalla strada , s ' affacciano alle finestre e bisbigliano una preghiera . V ' è in tutto questo un che di primitivo e di dolce , che tocca il cuore . Pare che non il cadavere , ma l ' anima del Sultano sia chiusa fra quelle pareti , e che veda e senta ancora il suo popolo , che passa e lo saluta . Morendo , egli non ha fatto che cambiare di chiosco ; dai chioschi del Serraglio è venuto in quest ' altro , non meno ridente , ed è sempre alla luce del sole , in mezzo allo strepito della vita di Stambul , tra i suoi figli , anzi più vicino ad essi , sull ' orlo della via , sotto gli occhi di tutti , e mostra ancora al popolo il suo pennacchietto scintillante come quando andava alla moschea , pieno di vita e di gloria , a pregare per la prosperità dell ' Impero . E così son quasi tutti gli altri turbé , quello d ' Ahmed , quello di Bajazet , che appoggia la testa sopra un mattone composto colla polvere raccolta dai suoi abiti e dalle sue babbuccie ; quello di Solimano , quello di Mustafà e di Selim III , quello d ' Abdul - Hamid , quello della sultana Rosellana . Son tempietti sostenuti da pilastri di marmo bianco e di porfido , luccicanti d ' ambra e di madreperla ; in alcuni dei quali scende l ' acqua piovana , per un ' apertura della cupola , a bagnare i fiori e l ' erbe intorno ai sarcofagi , coperti di velluti e di trine ; e dalle volte pendono ova di struzzo e lampade dorate che rischiarano le tombe dei principi , disposte a corona intorno al sepolcro paterno , con su i fazzoletti che servirono a strozzarli bambini o giovinetti ; forse per indurre nei fedeli , colla pietà delle vittime , il sentimento della necessità fatale di quei delitti . E ricordo , che a furia di vedere immagini di quelle morti , cominciavo a sentire in me come un principio di asservimento del pensiero e del cuore alla iniqua ragione di Stato che le sanciva ; come a furia di trovare a ogni passo , nelle moschee , nelle fontane , nei turbé , in mille immagini , ricordato e glorificato il nome d ' un uomo , una potenza assoluta e suprema , qualche cosa , dentro di me , cominciava a sottomettersi ; come a furia di errare all ' ombra dei cimiteri e di fissare il pensiero nei sepolcri , cominciavo a considerare sotto un nuovo aspetto , quasi sereno , la morte ; a provare un sentimento più queto e più noncurante della vita ; a abbandonarmi a non so che filosofia odiosa , a un vagare indefinito del pensiero , a uno stato nuovo dell ' animo , in cui mi pareva che il meglio fosse passare il tempo placidamente sognando e lasciare che quello che è scritto si compia . E provavo un sentimento improvvido di uggia e d ' avversione quando in mezzo a quelle fantasie serene e quiete , mi s ' affacciava l ' immagine delle nostre città affaticate , delle nostre chiese oscure , dei nostri cimiteri murati e deserti . [ I dervis ] E anche i dervis mi passano dinanzi , fra le immagini di quegli ultimi giorni ; e sono i dervis Mevlevi ( il più famoso dei trentadue ordini ) che hanno un notissimo tekké in via di Pera . Ci andai preparato a vedere dei volti luminosi di santi , rapiti da allucinazioni paradisiache . Ma ci ebbi una gran delusione . Ahimè ! anche nei dervis la fiamma della fede " lambe l ' arido stame " . La famosa danza divina non mi parve che una fredda rappresentazione teatrale . Sono curiosi a vedersi , senza dubbio , quando entrano nella moschea circolare , l ' un dietro l ' altro , ravvolti in un grande mantello bruno , col capo basso , colle braccia nascoste , accompagnati da una musica barbara , monotona e dolcissima , che somiglia al gemito del vento fra i cipressi del cimitero di Scutari , e fa sognare a occhi aperti ; e quando girano intorno , e s ' inchinano a due a due dinanzi al Mirab , con un movimento maestoso e languido che fa nascere un dubbio improvviso sul loro sesso . Così è pure una bella scena quando buttano in terra il mantello con un gesto vivace , e appariscono tutti vestiti di bianco , colla lunga gonnella di lana , e allargando le braccia in atto amoroso e rovesciando la testa , si abbandonano l ' un dopo l ' altro ai giri , come se fossero slanciati da una mano invisibile ; e quando girano tutti insieme nel mezzo della moschea , equidistanti fra loro , senza scostarsi d ' un filo dal proprio posto , come automi sur un perno , bianchi , leggeri , rapidissimi , colla gonnella gonfia e ondeggiante , e cogli occhi socchiusi ; e quando si precipitano tutti insieme , come atterrati da una apparizione sovrumana , soffocando contro il pavimento il grido tonante di Allà ; e quando ricominciano a inchinarsi e a baciarsi le mani e a girare intorno , rasente il muro , con un passo grazioso tra l ' andatura e la danza . Ma le estasi , i rapimenti , i volti trasfigurati , che tanti viaggiatori videro e descrissero , io non li vidi . Non vidi che dei ballerini agilissimi e infaticabili che facevano il loro mestiere colla massima indifferenza . Vidi anzi delle risa represse ; scopersi un giovane dervis che non pareva punto scontento d ' esser guardato fisso da una signora inglese affacciata a una tribuna in faccia a lui ; e ne colsi sul fatto parecchi che , nell ' atto di baciar le mani ai compagni , tiravano a morderli di nascosto , e questi li respingevano a pizzicotti . Ah gl ' ipocriti ! Quello che mi fece più senso fu il vedere in tutti quegli uomini , e ce n ' eran d ' ogni età e d ' ogni aspetto , una grazia e un ' eleganza di mosse e d ' atteggiamenti , che potrebbero invidiare molti dei nostri ballerini da salotto ; e che è certo un pregio naturale delle razze orientali , dovuto ad una particolare struttura del corpo . E lo notai anche meglio un altro giorno , in cui potei penetrare in una celletta del tekké , e veder da vicino un dervis che si preparava alla funzione . Era un giovane imberbe , alto e snello , di fisonomia femminea . Si stringeva ai fianchi la sottana bianca , guardandosi nello specchio ; si voltava verso di noi e sorrideva ; si tastava colle mani la vita sottile ; si accomodava in fretta , ma con garbo , e con un occhio d ' artista , tutte le parti del vestimento , come una signora che dia gli ultimi tocchi alla sua acconciatura ; e visto di dietro , con quello strascico , presentava infatti il profilo di un bel fusto di ragazza vestita da ballo che domandasse un giudizio allo specchio .... Ed era un frate ! . Oh strane cose in vero , come diceva Desdemona a Otello . [ Ciamligià ] Ma il più bello dei miei ultimi ricordi è sulla cima del monte Ciamligià , che s ' alza alle spalle di Scutari . Di là diedi alla città il mio ultimo saluto , e fu l ' ultima e la più splendida delle mie grandi visioni di Costantinopoli . Andammo a Scutari allo spuntare del giorno con un tempo nebbioso . La nebbia c ' era ancora , quando s ' arrivò sulla cima del monte ; ma il cielo prometteva una giornata serena . Sotto di noi , tutto era nascosto . Era uno spettacolo singolarissimo . Una immensa tenda grigia orizzontale , che noi dominavamo tutta collo sguardo , copriva Scutari , il Bosforo , il Corno d ' oro , tutta Costantinopoli . Non si vedeva assolutamente nulla . La grande città , con tutti i suoi sobborghi e tutti i suoi porti , pareva che fosse sparita . Era come un mare di nebbia da cui non usciva che la cima di Ciamligià , come un ' isola . E noi guardavamo quel mare grigio , immaginando di essere due poveri pellegrini , venuti d ' in fondo all ' Asia Minore , e arrivati là , prima dell ' alba , sopra quella gran nebbia , senza sapere che ci fosse sotto la grande metropoli dell ' Impero ottomano , e provavamo un gran piacere a seguire colla fantasia il sentimento crescente di stupore e di meraviglia che quei pellegrini avrebbero provato vedendo apparire a poco a poco , al levarsi del sole , sotto quell ' immenso velo grigio , la città meravigliosa e inaspettata . E infatti , di là a poco , il velo fittissimo si cominciò a rompere nello stesso tempo in varii punti . Si videro apparire qua e là , su quella vasta superficie grigia , come tanti principii di città , che parevano isolette ; un arcipelago di cittadine nuotanti nella nebbia , e sparpagliate a grandi distanze : la cima di Scutari , le sette cime delle colline di Stambul , la sommità di Pera , i sobborghi più alti della riva europea del Bosforo , la cresta di Kassim Pascià , qualcosa di confuso dei più lontani sobborghi del Corno d ' Oro , laggiù verso Eyub e Hass - Kioi ; venti piccole Costantinopoli , rosate ed aree , irte di innumerevoli punte bianche , verdi e argentine . Poi ciascheduna prese a allargarsi , a allargarsi , come se s ' innalzasse lentamente sopra quel mare vaporoso , e venivan su , a galla , da tutte le parti , migliaia di tetti , di cupole , di torri , di minareti , che pareva s ' affollassero , o si schierassero in furia , per trovarsi al proprio posto prima di esser sorprese dal sole . Già si vedeva sotto tutta Scutari ; in faccia , quasi tutta Stambul ; sull ' altra riva del Corno d ' oro , la parte più alta di tutti i sobborghi che si stendono da Galata alle Acque dolci ; e sulla riva europea del Bosforo , Top - hané , Funduclú , Dolma bagcè , Besci - tass , e via , a perdita d ' occhi , città accanto a città , gradinate immense di edifizi , e città più lontane che non mostravano che la fronte , suffuse dall ' aurora d ' un soavissimo rossore di corallo . Ma il Corno d ' oro , il Bosforo , il mare erano ancora nascosti . I pellegrini non ci avrebbero capito nulla . Avrebbero potuto immaginare che l ' immensa città fosse fabbricata sopra due valli profonde , e perpetuamente nebbiose , di cui l ' una entrasse nell ' altra , e domandarsi che cosa si potesse nascondere in quei due abissi misteriosi . Ma ecco , in pochi momenti , il grigio delle ultime nebbie si chiarisce - azzurreggia - splende - è acqua - è una rada - uno stretto - un mare - due mari : tutta Costantinopoli è là , immersa in un oceano di luce , d ' azzurro e di verde , che par creato da un ' ora . Ah ! in quel punto , s ' ha un bell ' avere già contemplato da mille altezze quella bellezza , s ' ha un bell ' averla scrutata in tutti i suoi particolari , e aver espresso in mille modi lo stupore e l ' ammirazione ; ma bisogna strepitare e gridare ancora ; e pensando che fra pochi giorni tutto sparirà dai nostri occhi , per non esser più che un ricordo confuso , che quel velo di nebbia non si alzerà mai più , che è quello il momento di dare l ' ultimo addio a ogni cosa ... non so ... sembra di dover partire per l ' esilio e che l ' orizzonte della nostra vita s ' oscuri . Eppure anche a Costantinopoli , negli ultimi giorni , ci colse la noia . La mente affaticata si rifiutava alle nuove impressioni . Passavamo sul ponte senza voltarci . Tutto ci pareva d ' un colore . Giravamo senza scopo , sbadigliando , coll ' aria di vagabondi sconclusionati . Passavamo ore ed ore dinanzi a un caffè turco , cogli occhi fissi sui ciottoli , o alla finestra dall ' albergo a guardare i gatti che vagavano sui tetti delle case dirimpetto . Eravamo sazii d ' Oriente ; cominciavamo a sentire un bisogno prepotente di raccoglimento e di lavoro . Poi piovve per due giorni : Costantinopoli si convertì in un immenso pantano e diventò tutta grigia . E quello fu il colpo di grazia . Ci pigliò l ' umor nero , dicevamo corna della città , eravamo diventati insolenti , sfrontati , pieni di pretese e di boria europea . Chi ce l ' avesse detto il giorno dell ' arrivo ! E a che punto si giunse ! Si giunse a far festa il giorno che s ' uscì dall ' ufficio del Lloyd austriaco con due biglietti d ' imbarco per Varna e per il Danubio ! Ma c ' era un punto nero in quella festa , ed era il dispiacere di doverci separare dai nostri buoni amici di Pera , coi quali passammo tutte quelle ultime sere , affettuosamente . Com ' è tristo questo dover sempre dire addio , e spezzar sempre dei legami , e lasciare un briciolo del proprio cuore da per tutto ! Non c ' è dunque proprio in nessuna parte del mondo una bacchetta fatata con cui io possa un giorno , a una data ora , far ricomparire tutti insieme intorno a una gran tavola imbandita tutti i miei buoni amici sparsi alle quattro plaghe dei venti : te da Costantinopoli , Santoro ; te dalle rive dell ' Affrica , Selam ; te dalle dune dell ' Olanda , Ten Brink ; te , Segovia , dal Guadalguivir , e te , Saavedra , dal Tago , per gridarvi che vi avrò sempre nel cuore ? Ahimè ! la bacchetta non si trova , e intanto gli anni passano e le speranze volano via . I TURCHI Ora , prima di salire sul bastimento austriaco che fuma nel Corno d ' oro , in faccia a Galata , pronto a partire per il Mar Nero , mi rimane da esporre modestamente , da povero viaggiatore , alcune osservazioni generali , che rispondano alla domanda : - Che cosa t ' è parso dei Turchi ? - osservazioni spontanee , liberissime da ogni considerazione degli avvenimenti presenti , e ricavate tali e quali dalle mie memorie di quei giorni . A quella domanda : - Che cosa t ' è parso dei Turchi ? - mi si ravviva , per prima cosa , l ' impressione che produsse in me , così il primo giorno che l ' ultimo , l ' aspetto esteriore della popolazione maschia di Stambul . Anche non tenendo conto della differenza delle forme fisiche , è un ' impressione affatto diversa da quella che produce la gente di qualunque altra città europea . Sembra di vedere un popolo - non so come render meglio la mia idea - nel quale tutti pensino perpetuamente alla medesima cosa . La stessa impressione possono produrre , in un abitante dell ' Europa meridionale , che osservi superficialmente , gli abitanti delle città nordiche ; ma la cosa è molto diversa . Questi hanno la serietà e il raccoglimento di gente affaccendata , che pensi ai fatti proprii ; i turchi hanno l ' aspetto di gente che pensi a qualche cosa remota e indeterminata . Paiono tutti filosofi assorti in un ' idea fissa , o sonnambuli , che camminino senza accorgersi del luogo dove sono e delle cose che hanno intorno . Guardano tutti diritto e lontano come chi è abituato a contemplare dei grandi orizzonti , e hanno una vaga espressione di tristezza negli occhi e nella bocca , come chi è abituato a vivere molto chiuso in sè stesso . È in tutti la stessa gravità , la stessa compostezza di modi , lo stesso riserbo del linguaggio , dello sguardo , dei gesti . Paiono tutti signori , educati tutti ad un modo , dal pascià al merciaiolo , e ammantati d ' una specie di dignità aristocratica , la quale fa sì che nessuno s ' accorgerebbe , a primo aspetto , che ci sia una plebe a Stambul , se non fosse la differenza dei vestimenti . Son quasi tutti visi freddi , che non rivelano affatto l ' animo e il pensiero . È rarissimo trovare una di quelle fisonomie chiare , così frequenti tra noi , che sono come lo specchio d ' un ' indole amorevole o appassionata o bisbetica , e che consentono un giudizio pronto e sicuro dell ' uomo . Fra loro ogni viso è un enimma ; il loro sguardo interroga , ma non risponde ; la loro bocca non tradisce nessun movimento del cuore . Non si può dire quanto pesi sull ' animo dello straniero questo mutismo dei volti , questa freddezza , questa uniformità d ' atteggiamenti statuarii e di sguardi fissi , che non dicono nulla . A volte vien voglia di gridare in mezzo alla folla : - Ma scotetevi una volta ! diteci chi siete , che cosa pensate , che cosa vedete dinanzi a voi , per aria , con quegli occhi di vetro ! - E la cosa par tanto strana , che si stenta quasi a credere che sia naturale ; si dubita , in qualche momento , che sia una finzione convenuta , o l ' effetto passeggiero di qualche malattia morale comune a tutti i musulmani di Costantinopoli . Dà nell ' occhio alle prime , però , in quella uniformità di modi e d ' atteggiamenti , una differenza notevole d ' aspetto fra una parte e l ' altra della popolazione . I tratti originali della razza turca , che è bella e robusta , non son rimasti inalterati che nel basso popolo , che serba per necessità o per sentimento religioso la sobrietà di vita dei suoi padri . In esso si vedono i corpi asciutti e vigorosi , le teste ben formate , gli occhi vivi , il naso aquilino , le ossa mascellari prominenti , e un che di forte e d ' ardito in tutte le forme della persona . I turchi delle alte classi , per contro , in cui è antica la corruzione e maggiore la mescolanza del sangue straniero , hanno per lo più dei corpi grossi d ' una molle pinguedine , teste piccine , fronti basse , occhi senza lampo , labbra cadenti . E a questa differenza fisica corrisponde una non meno grande , o forse maggiore differenza morale , che è quella che corre fra il turco vero , schietto , antico , e quell ' essere ambiguo , senza colore e senza sapore , che si chiama il turco della riforma . Dal che nasce una grande difficoltà allo studiare quello che si chiama in modo generale il popolo turco ; poichè colla parte di esso , che ha serbato intatto il carattere nazionale , o non c ' è modo di mescolarsi o non c ' è verso d ' intendersi ; e l ' altra parte , colla quale c ' è facilità di commercio e d ' osservazione , non rappresenta fedelmente nè l ' indole ne le idee della nazione . Ma nè la corruzione nè la nuova tinta di civiltà europea ha ancora tolto ai turchi delle classi superiori quel non so che d ' austero e di vagamente triste , che si osserva nel popolo basso , e che , non considerato negli individui , ma nella generalità della popolazione , produce un ' impressione innegabilmente favorevole . A giudicarne , in fatti , dall ' apparenza , la popolazione turca di Costantinopoli parrebbe la più civile e la più onesta dell ' Europa . Non si dà caso , nemmeno per le strade più solitarie di Stambul , che uno straniero sia insultato ; si possono visitare le moschee , anche durante le preghiere , con assai più sicurezza d ' essere rispettati che non potrebbe averne un turco che visitasse le nostre chiese ; tra la folla , non s ' incontra mai uno sguardo , non dico insolente , ma neanche troppo curioso ; rarissime le risse , rarissima la gente del popolo che si scanagli in mezzo alla strada , nessun vocìo di donnacole alle porte , alle finestre , nelle botteghe ; nessun ' apparenza pubblica di prostituzione , nessun atto indecente ; il mercato poco meno dignitoso della moschea ; per tutto una gran parsimonia di gesti e di parole ; non canti , non risate clamorose , non schiamazzi plebei , non crocchi importuni che impediscano il passo ; visi , mani e piedi puliti ; rari i cenci , e raramente sudici ; punto becerume ; e una manifestazione universale e reciproca di rispetto fra tutte le classi sociali . Ma ciò non è che apparenza . Il marcio è nascosto . La corruzione è dissimulata dalla separazione dei due sessi , l ' ozio è larvato dalla quiete , la dignità fa da maschera all ' orgoglio , la compostezza grave dei visi , che pare indizio di profondi pensieri , nasconde l ' inerzia mortale dell ' intelletto , e quella che sembra temperanza civile di vita , non è che mancanza di vera vita . La natura , la filosofia , l ' intera vita di questo popolo è significata da uno stato particolare dello spirito e del corpo , che si chiama Kief , e che è il supremo dei suoi piaceri . Aver mangiato parcamente , aver bevuto un bicchiere d ' acqua di fonte , aver detto le preghiere , sentire la carne quieta e la coscienza tranquilla , e star così , in un punto da cui si veda un vasto orizzonte , seduti all ' ombra d ' un albero , seguitando collo sguardo i colombi del cimitero sottoposto , i bastimenti lontani , gl ' insetti vicini , le nuvole del cielo e il fumo del narghilé , pensando vagamente a Dio , alla morte , alla vanità dei beni della terra e alla dolcezza del riposo eterno d ' un ' altra vita : ecco il Kief . Star spettatore inoperoso del gran teatro del mondo : ecco la grande aspirazione del turco . A questo lo porta la sua natura antica di pastore contemplativo e lento , la sua religione che lega le braccia all ' uomo , rimettendo ogni cosa a Dio , la sua tradizione di soldato dell ' islamismo , per il quale non c ' è altra azione veramente grande e necessaria che combattere e vincere per la propria fede , e finita la battaglia , ogni dovere è compiuto . Per lui , tutto è fatale ; l ' uomo non è che uno strumento nelle mani della Provvidenza ; è inutile che egli si agiti per dare alle cose umane altro corso da quello che è prescritto nel cielo ; la terra è un caravanserai ; Dio ha creato l ' uomo perché vi passi , pregando e ammirando le suo opere ; lasciamo fare a Dio ; lasciamo cadere quello che cade e passare quello che passa ; non ci affanniamo per rinnovare , non ci affanniamo per conservare . Così il suo supremo desiderio è la quiete , ed egli si preserva con somma cura da tutte le commozioni che possono turbare l ' armonia pacata della sua vita . Quindi nè avidità di sapere , nè febbre di guadagni , nè furore di viaggi , nè passioni vaghe e inappagabili d ' amore e d ' ambizione . La mancanza dei moltissimi bisogni intellettuali e fisici , per soddisfare i quali noi lottiamo con un lavoro continuo , fa sì ch ' egli non comprenda nemmeno in noi la ragione di questo lavoro . Egli lo considera come un indizio di aberrazione morbosa del nostro spirito . L ' ultimo scopo d ' ogni fatica parendogli necessariamente la pace di cui egli gode senza affaticarsi , gli pare altresì che sia più saggio e più utile l ' arrivarci per la via breve e piana per cui egli ci arriva . Tutto il grande lavorìo di pensieri e di braccia dei popoli europei , gli pare un anfanamento puerile , perché non ne vede gli effetti in una possessione maggiore della sua felicità ideale . Non lavorando , non ha sentimento del valore del tempo ; e mancandogli questo sentimento , non può nè desiderare nè pregiare tutti i trovati dell ' ingegno umano che tendono ad accelerare la vita e il cammino dell ' umanità . È capace di domandarsi a che cosa giovi una strada ferrata se non conduce a una città dove si possa viver più felici che in quella da cui si parte . La sua fede fatalista , che gli fa parer vano il darsi pensiero dell ' avvenire , è cagione pure ch ' egli non pregi nessuna cosa se non per quel tanto di godimento sicuro e immediato che gli può procurare . Perciò non gli pare che un sognatore l ' europeo che prevede e che prepara , che getta le fondamenta d ' un edifizio di cui non vedrà il compimento , che consuma le sue forze , che sacrifica la sua pace ad un fine dubbio e lontano . Perciò giudica la nostra razza una razza frivola , meschina , presuntuosa , imbastardita , di cui il solo pregio è una scienza orgogliosa delle cose terrene , ch ' egli disdegna , se non in quanto è costretto a valersene per non rimanerci al di sotto . E ci disprezza . Per me è questo il sentimento dominante che ispiriamo noi europei ai veri turchi che costituiscono ancora la grande maggioranza della nazione ; e si potrà negare e fingere di non crederci ; ma non si può non sentire da chi sia vissuto poco o molto in mezzo a loro . E questo sentimento di disprezzo deriva da molte cagioni : la prima delle quali è la considerazione d ' un fatto significantissimo per essi : che cioè , da più di quattro secoli , benchè relativamente scarsi di numero , dominano una gran parte di Europa di fede avversa alla loro , e vi si mantengono malgrado tutto quello che accadde e che accade . La parte minima della nazione vede la cagione di questo fatto nelle gelosie e nelle discordie degli Stati d ' Europa ; la parte maggiore la vede invece nella superiorità delle proprie forze , e nel nostro avvilimento . Non cade neppur nella mente , infatti , a nessun turco del volgo che un ' Europa islamitica avrebbe subito e subirebbe l ' affronto d ' una conquista cristiana dai Dardanelli al Danubio . Ai vanti della nostra civiltà , essi oppongono il fatto della loro dominazione . Orgogliosi di sangue , fortificati in quest ' orgoglio dalla consuetudine dell ' impero , abituati a sentirsi dire , in nome di Dio , ch ' essi appartengono a una razza conquistatrice , nata alla guerra , non al lavoro , abituati anzi a vivere del lavoro dei vinti , non comprendono nemmeno come i popoli soggetti a loro possano accampare un diritto qualsiasi all ' eguaglianza civile . Per loro , posseduti da una fede cieca nel regno sensibile della Provvidenza , la conquista dell ' Europa è stata l ' adempimento di un decreto di Dio ; è Dio che li ha investiti , in segno di predilezione , di questa sovranità terrena ; e il fatto ch ' essi la conservino , contro tante forze ostili , è una prova incontestabile del loro diritto divino , e nello stesso tempo un argomento luminoso in favore della verità della loro fede . Contro questo loro sentimento si spezzano tutti i ragionamenti di civiltà , di diritto , d ' eguaglianza . La civiltà per loro non è che una forza ostile che vuol disarmarli senza combattere , a poco a poco , a tradimento , per abbassarli a paro dei loro soggetti e spogliarli della loro dominazione . Quindi , oltre al disprezzarla come vana , la temono come nemica ; e poichè non possono respingerla colla forza , le oppongono la invincibile resistenza della loro inerzia . Trasformarsi , incivilirsi , eguagliarsi ai loro soggetti , essi comprendono che significa doversi mettere a gareggiare con quelli d ' ingegno , di studio e di lavoro ; acquistare una superiorità nuova ; rifare colle forze dello spirito la conquista già fatta colla spada ; e a questo s ' oppone , oltre il loro interesse materiale di dominatori , il loro disprezzo religioso per gli infedeli , la loro alterezza soldatesca , la loro indolenza fatta seconda natura , l ' indole del loro ingegno mancante d ' ogni facoltà iniziatrice , e intorpidito nell ' immobilità di quelle cinque idee tradizionali , che formano tutto il patrimonio intellettuale della nazione . Essi non vedono , d ' altra parte , in quella classe sociale , che accetta , secondo loro , la civiltà europea , e che rappresenta ai loro occhi lo stato in cui l ' Europa vorrebbe veder ridotti tutti i figli d ' Osmano , non vedono in quei loro fratelli in soprabito e in guanti , che balbettano il francese e non vanno alla moschea , un esempio che possa ragionevolmente convertirli . Come rappresenta la civiltà quella parte della nazione ottomana ? Su questo son presso a poco tutti d ' accordo . Il nuovo turco non vale il vecchio . Egli ha preso i nostri panni , i nostri comodi , i nostri vizii , le nostre vanità ; ma non ha accolto , per ora , nè i nostri sentimenti , nè le nostre idee ; e in questa trasformazione parziale , ha perduto quello che c ' era di buono in fondo alla sua natura genuina di Osmano . Il vecchio turco non vede per ora altri frutti dell ' incivilimento che una più diffusa peste dicasterica , un ' impiegataglia innumerevole , oziosa , inetta , miscredente , rapace , mascherata alla franca , che disprezza tutte le tradizioni nazionali , e una specie di jeunesse dorée , corrotta e sfrontata , che promette di riuscire assai peggiore dei suoi padri . Così vestire e così vivere , giusta il concetto del vero turco , è esser civili ; e infatti egli chiama fare , pensare , vivere alla franca , tutti gli usi e tutte le azioni che non solo la sua coscienza di maomettano , ma la coscienza di qualunque uomo onesto condanna . Considera quindi gli " inciviliti " , non come musulmani più avanzati degli altri sulla via d ' un miglioramento qualsiasi ; ma come gente scaduta , traviata , poco meno che apostata e che traditrice della nazione ; e diffida delle novità , e le respinge per quanto è in lui , non foss ' altro che perché gli vengono da quella parte , in cui egli ne vede tutto giorno gli effetti funesti . Ogni novità europea è per lui un attentato contro il suo carattere e contro i suoi interessi . Il governo è rivoluzionario , il popolo è conservatore ; la semenza delle nuove idee casca in un terreno rigido e unito che le rifiuta gli umori per la fecondazione ; la mano di chi regge le cose , stringe ed agita l ' elsa ; ma la lama gira nel manico . Questa è la ragione per cui tutta l ' opera riformatrice che si va tentando da cinquant ' anni , non ha ancora passato la prima pelle della nazione . Si sono mutati i nomi , sono rimaste le cose . Il poco che fu fatto , fu fatto colla violenza , e a questo il popolo attribuisce l ' audacia crescente degl ' infedeli , la corruzione che piglia campo nel cuore dell ' impero , e tutte le sventure nazionali . Perché mutare le nostre istituzioni , egli si domanda , se son quelle colle quali abbiamo vinto e dominato per secoli ? Perché adottar quelle che non ebbero forza di resistere all ' urto della nostra spada ? L ' organesimo , la vita , le tradizioni del popolo turco son quelle d ' un esercito vincitore accampato in Europa ; esso ne esercita il comando , ne gode i privilegi e gli ozii , e ne sente l ' orgoglio ; e come tutti gli eserciti , preferisce la disciplina di ferro , che gli concede la prepotenza sui vinti , a una disciplina più mite , ma che incatena il suo arbitrio di vincitore . Ora lo sperare che questo stato di cose , immobile da secoli , possa mutare nel giro di pochi anni , è un sogno . Le avanguardie leggere della civiltà possono procedere quanto vogliono rapidamente ; ma il grosso dell ' esercito , carico ancora delle pesanti armature medioevali , o non si muove , o non le segue che alla lontana , a lentissimo passo . Non sono che cose di ieri , convien ricordarsi , il dispotismo cieco , i giannizzeri , il serraglio coronato di teste , il sentimento dell ' invincibilità degli osmani , il raià considerato e trattato con un essere immondo , gli ambasciatori di Francia vestiti e pasciuti sul limitare della sala del trono , per simboleggiare la vile povertà degl ' infedeli al cospetto del Gran Signore . Ma su questo argomento , non c ' è , credo , gran disparità di pareri nemmeno fra gli Europei e i Turchi medesimi . La disparità dei giudizii , e quindi la difficoltà per uno straniero di dare un giudizio proprio , è nell ' estimazione delle intime qualità individuali del turco ; poichè a interrogarne i raià , non si sentono che i vilipendii dell ' oppresso contro l ' oppressore ; a domandarne gli Europei liberi delle colonie , i quali non hanno ragione nè di temere nè di odiare gli Osmani , non solo , ma hanno mille ragioni di compiacersi dello stato attuale delle cose , non si ottengono in generale che giudizii , forse coscienziosamente , ma certo eccessivamente favorevoli . I più di questi sono concordi nel riconoscere il turco probo , franco , leale , e sinceramente religioso . Ma riguardo al sentimento religioso , la cui conservazione gli potrebbe esser tenuta in conto d ' un grande merito , è da notarsi che la religione in cui si mantiene saldo , non s ' oppone ad alcune delle sue tendenze e ad alcuno dei suoi interessi ; accarezza , anzi , la sua natura sensuale , giustifica la sua inerzia , sancisce la sua dominazione ; egli vi si attiene tenacemente , poichè sente che la sua nazionalità è nel suo dogma e il suo destino nella sua fede . Riguardo alla probità , si citano molte prove di fatti individuali dei quali si potrebbero citare esempi innumerevoli anche fra il più corrotto popolo europeo . Ma è da considerarsi , anche a questo riguardo , che non ha poca parte l ' ostentazione nella probità che mostra il turco nei suoi commerci coi cristiani , coi quali fa spesso per orgoglio quello che non farebbe per semplice impulso della coscienza , poichè gli ripugna di comparire dappoco in faccia a gente a cui si tiene superiore di razza e di valore morale . Così nascono pure dalla sua stessa condizione di dominatore certe qualità , astrattamente pregevoli , di franchezza , di fierezza , di dignità , che non è ben certo se avrebbe conservate , messo nella condizione di chi gli è soggetto . Non gli si può negare , però , nè il sentimento della carità , il quale è il solo balsamo agl ' infiniti mali della sua società mal ordinata , benchè incoraggi l ' indolenza e moltiplichi la miseria ; nè altri sentimenti che sono indizii di gentilezza d ' animo , come la gratitudine ch ' egli serba per i più piccoli benefizii , il culto dei morti , la cortesia ospitale , il rispetto degli animali . È bello il suo sentimento dell ' eguaglianza di tutte le classi sociali . È innegabile una certa moderazione severa della sua indole , che traspare dagli innumerevoli proverbi pieni di saggezza e di prudenza ; una certa semplicità patriarcale , una tendenza vaga alla solitudine e alla malinconia , che esclude la volgarità e la tristizia dell ' animo . Senonchè tutte queste qualità galleggiano , per così dire , al sommo dell ' anima sua , nella quiete non turbata della vita ordinaria ; e v ' è in fondo , come addormentata , la sua violenta natura asiatica , il suo fanatismo , il suo furore di soldato , la sua ferocia di barbaro , che , stimolati , prorompono , e ne balza fuori un altr ' uomo . Il perché è giusta la sentenza che il turco ha un ' indole mitissima quando non taglia le teste . Il tartaro è come rannicchiato dentro di lui , e assopito . Il vigore nativo è rimasto intero in lui , quasi custodito dalla indolente mollezza della sua vita , la quale non se ne serve che nelle occasioni supreme . Così gli è rimasto intero il coraggio di cui la cultura dell ' intelligenza rallenta la molla , raffinando il sentimento della vita , resa più cara dal concetto e dalla speranza di godimenti maggiori . In lui la passione religiosa e guerriera trova un campo non guasto nè da dubbi , nè da ribellioni dello spirito , nè da cozzi d ' idee ; una sostanza tutta e istantaneamente infiammabile ; un uomo tutto d ' un pezzo che scatta , a un tocco , tutto intero ; una lama sempre affilata , su cui non è scritto che il nome d ' un Dio e d ' un Sovrano . La vita sociale ha appena digrossato in lui l ' uomo antico della steppa e della capanna . Spiritualmente , egli vive ancora nella città presso a poco come viveva nella tribù , in mezzo alla gente , ma solitario coi suoi pensieri . Non c ' è , anzi , fra loro , una vera vita sociale . La vita dei due sessi dà l ' immagine di due fiumi paralleli , i quali non confondono le loro acque , se non qua e là per via di comunicazioni sotterranee . Gli uomini si raccolgono fra loro , ma non vivono in intimità di pensiero gli uni cogli altri ; si avvicinano , ma non si legano ; ciascuno preferisce alla espansione di sè medesimo , quella che un grande poeta definì mirabilmente la vegetazione sorda delle idee . La nostra conversazione , agile e varia , che scherza , discute , insegna , ricrea , il nostro bisogno di dare e di ricevere sentimenti e pensieri , questa estrinsecazione reciproca del nostro essere , in cui l ' intelligenza si esercita e il cuore si riscalda , pochissimi tra loro la conoscono . I loro discorsi radono quasi sempre la terra e trattano per lo più di cose materialmente necessarie . L ' amore è escluso , la letteratura è privilegio di pochi , la scienza è un mito , la politica si riduce per lo più a una quistione di nomi , gli affari non occupano che una piccolissima parte nella vita del maggior numero . Alle discussioni astratte la natura della loro intelligenza si rifiuta . Essi non comprendono bene che quello che vedono e quello che toccano ; del che è una prova la loro lingua stessa , la quale difetta ogni volta che c ' è da esprimere un ' astrazione ; per il che i turchi istruiti sono costretti a ricorrere all ' arabo e al persiano , o a una lingua europea . Essi non sentono il bisogno , d ' altra parte , di forzare la mente a comprendere cose che son fuori dei loro desiderii , e quasi della loro vita . Il persiano è più investigatore , l ' arabo è più curioso : il turco non ha che una suprema indifferenza per quello che non conosce . E non avendo idee da scambiare , non cerca la compagnia degli europei ; e non ama nè le loro interminabili e sottili discussioni , nè loro stessi . Nè ci può esser intera confidenza fra gli uni e gli altri , dacchè l ' uno dei due nasconde perpetuamente una parte di sè : i suoi affetti più intimi , la sua casa , i suoi piaceri , e quello che più importa , il vero sentimento che nutre verso l ' altro ; che è un sentimento invincibile di diffidenza . Il turco tollera l ' armeno , sprezza l ' ebreo , odia il greco , diffida del franco . Sopporta , in generale , tutti quanti , come un grosso animale che si lascia passeggiare sulla schiena una miriade di mosche , riserbandosi a darci su una codata quando si senta pungere nel vivo . Lascia che tutti facciano , armeggino , rimestino ogni cosa intorno a lui ; si vale degli europei che gli possono essere utili ; accetta le novazioni materiali di cui riconosce il vantaggio immediato ; sta a sentire senza batter palpebra le lezioni di civiltà che gli si danno ; muta leggi , foggie e cerimoniali ; impara a ripetere correttamente le nostre sentenze filosofiche ; si lascia travestire , imbellettare , mascherare ; ma dentro è sempre , immutabilmente , invincibilmente lo stesso . Eppure ripugna alla ragione il rassegnarsi a credere che l ' azione lenta e continua della civiltà non possa , in un periodo di tempo indeterminato , infondere la scintilla d ' una nuova vita in questo gigantesco soldato asiatico , che dorme a traverso ai due continenti , e non si sveglia mai che per brandire la spada . Ma considerando gli sforzi fatti e i frutti ottenuti sinora , questo periodo di tempo appare alla mente tanto lungo , in confronto ai bisogni e alle impazienze dei popoli cristiani d ' Oriente , da rendere vana la speranza che la quistione intorno a cui s ' affanna ora l ' Europa si possa risolvere coll ' incivilimento progressivo del popolo turco . Questa è l ' opinione che mi son formata nel mio breve soggiorno a Costantinopoli . - O in che altro modo si può dunque risolvere la quistione ? Ah ! signori , qui proprio non mi credo obbligato a rispondere , perché non potrei rispondere senz ' aver l ' aria di dar consigli all ' Europa ; e a questo si rifiuta inesorabilmente la mia modestia . E poi ... l ' ho già detto che v ' è un bastimento austriaco che fuma sul Corno d ' oro , in faccia a Galata , pronto a partire per il Mar Nero ; e il lettore lo sa dove deve passare , questo bastimento ! IL BOSFORO Appena saliti a bordo , vediamo come un velo grigio stendersi su Costantinopoli , e su questo velo disegnarsi le montagne della Moravia e dell ' Ungheria , e le alpi della bassa Austria . È un rapido cangiamento di scena che si vede sempre salendo sopra un bastimento in cui s ' incontrano già i visi e si sentono già gli accenti del paese per cui si parte . Siamo imprigionati in un cerchio di faccie tedesche che ci fanno sentire innanzi tempo il freddo e l ' uggia del settentrione . I nostri amici ci hanno lasciati : non vediamo più che tre fazzoletti bianchi che sventolano sopra un caicco lontano , in mezzo a un via vai di barconi neri , in faccia alla casa della dogana . Siamo nello stessissimo punto in cui si fermò il nostro bastimento siciliano il giorno dell ' arrivo . È una bella sera d ' autunno , splendida e tiepida . Costantinopoli non ci è mai parsa così ridente e così grande . Per l ' ultima volta cerchiamo di fissarci nella mente i suoi contorni immensi e i suoi colori vaghi di città fatata ; e slanciamo lo sguardo per l ' ultima volta in fondo a quel meraviglioso Corno d ' oro , che ci si nasconderà fra pochi momenti per sempre . I fazzoletti bianchi sono scomparsi . Il bastimento si muove . Tutto pare che si sposti . Scutari viene avanti , Stambul si tira indietro , Galata gira sopra sè stessa , come per vederci partire . Addio al Corno d ' oro ! Un guizzo del bastimento ci rapisce il sobborgo di Kassim - Pascià , un altro guizzo ci porta via Eyub , un altro , la sesta collina di Stambul ; scompare la quinta , si nasconde la quarta , svanisce la terza , sfuma la seconda ; non rimane più che la collina del Serraglio , la quale , grazie al cielo , non ci lascierà per un pezzo . Navighiamo già nel bel mezzo del Bosforo , rapidamente . Passa il quartiere di Top - hané , passa il quartiere di Funduclù ; fuggono le facciate bianche e cesellate del palazzo di Dolma - Bagcé ; e Scutari distende , per l ' ultima volta , il suo anfiteatro di colli coperti di giardini e di ville . Addio , Costantinopoli ! cara e immensa città , sogno della mia infanzia , sospiro della mia giovinezza , ricordo incancellabile della mia vita ! Addio , bella e immortale regina dell ' Oriente ! Che il tempo muti le tue sorti , senza offendere la tua bellezza , e possano vederti un giorno i miei figli colla stessa ebbrezza d ' entusiasmo giovanile colla quale io ti vidi e t ' abbandono . La mestizia dell ' addio , però , non durò che pochi momenti , perché un ' altra Costantinopoli , più vasta , più bella , più allegra di quella che lasciavo sul Corno d ' oro , mi si stendeva dinanzi per la lunghezza di ventisettemila metri , sulle due più belle rive della terra . Il primo villaggio che si presenta a sinistra , sulla riva europea del Bosforo , è Bescik - Tass ; un grosso villaggio turco , o piuttosto un grande sobborgo di Costantinopoli , che si stende ai piedi d ' una collina , intorno a un piccolo porto . Dietro gli s ' apre una bella valle ; l ' antica valle degli allori di Stefano , di Bisanzio , che rimonta verso Pera ; fra le case s ' innalza un gruppo di platani che ombreggiano il sepolcro del famoso corsaro Barbarossa ; un gran caffè , stipato di gente , sporge sulle acque , sorretto da una selva di palafitte ; il porto è pieno di barche e di caicchi ; la riva affollata ; la collina coperta di verzura , la valle piena di case e di giardini . Ma non c ' è più l ' aspetto dei sobborghi di Costantinopoli . C ' è già la grazia e la gaiezza tutta propria e indimenticabile dei villaggi del Bosforo . Le forme son più piccine , la verzura più fitta , i colori più arditi . È come una nidiata di casette ridenti , che paiono sospese fra la terra e l ' acqua , una cittadina da innamorati e da poeti , destinata a durare quanto una passione od un estro , piantata là per un capriccio , in una bella notte d ' estate . Non vi si è ancora fissato lo sguardo , che già è lontana , e ci passa davanti il palazzo di Ceragan , o piuttosto una schiera di palazzi di marmo bianco , semplici e magnifici , decorati di lunghe file di colonne e coronati di terrazze a balaustri , sui quali si drizza una merlatura vivente d ' innumerevoli uccelli bianchi del Bosforo , messi in rilievo dal verde vigoroso delle colline della riva . Ma qui comincia il caro tormento di veder fuggire mille bellezze , nel punto che se ne ammira una sola . Mentre noi contempliamo Bescik - Tass e Ceragan , dall ' altra parte fugge la riva asiatica , coperta di villaggi deliziosi , che si vorrebbero poter comprare e portar via , come gioielli . Fugge Kuzgundgiuk , tinto di tutti i colori dell ' iride , col suo piccolo porto , dove dice la tradizione che approdasse la giovenca Io , dopo aver attraversato il Bosforo , per salvarsi dai tafani di Giunone ; passa Istauros , colla sua bella moschea dai due minareti ; scompare il palazzo imperiale di Beylerbey , coi suoi tetti conici e piramidali , e le sue mura gialle e grigie , che presenta l ' aspetto misterioso e bizzarro di un convento di principesse ; e poi il villaggio di Beylerbey , riflesso dalle acque , dietro al quale s ' innalza il monte di Bulgurlù ; e tutti questi villaggi , raccolti o sparsi ai piedi di piccole colline verdissime , e tuffati in una vegetazione opulenta , che par che tenda a coprirli , sono legati fra loro da ghirlande di ville e di casette e da lunghi filari d ' alberi che corrono lungo la riva , o scendono a zig zag dalle alture al mare , a traverso a innumerevoli giardini e orti e piccoli prati , disposti a scacchi e a scaglioni , e coloriti d ' infinite sfumature di verde . Bisogna dunque rassegnarsi a veder tutto di volo , girando continuamente la testa a destra e a sinistra , con una regolarità automatica . Oltrepassato di poco Ceragan , si vede , a sinistra , sulla riva europea , il grande villaggio Orta - Kioi , al di sopra del quale mostra la sua cupola luccicante la moschea della Sultana Validè , madre d ' Abdul - Aziz , e sporge i suoi tetti graziosi il palazzo di Riza - Pascià ; ai piedi d ' una collina , sulla cui cima , in mezzo a una folta vegetazione , s ' alzano le muraglie bianche e leggiere del chiosco imperiale della Stella . Orta - Kioi è abitato da molti banchieri armeni , franchi e greci . In quel momento vi approdava il piroscafo di Costantinopoli . Una folla sbarcava , un ' altra folla stava aspettando sullo scalo , per imbarcarsi . Erano signore turche , signore europee , ufficiali , frati , eunuchi , zerbinotti , fez , turbanti , cappellini , cappelli a staio , confusi : spettacolo che si vede in tutte le venti stazioni del Bosforo , principalmente la sera . In faccia a Orta - Kioi , sulla riva asiatica , brilla di mille colori , in mezzo a una corona di ville , il villaggio di Cengel , dell ' ancora , da una vecchia ancora di ferro che trovò su quella riva Maometto II ; e gli si alza alle spalle il chiosco bianco , di trista memoria , da cui Murad IV , roso da un ' invidia feroce , ordinava la morte della gente allegra che passava pei campi cantando . Guardando daccapo verso l ' Europa , ci troviamo in faccia al bel villaggio e al porto grazioso di Kuru - Cesmé , l ' antica Anaplos , dove Medea , sbarcata con Giasone , piantò l ' alloro famoso ; e voltandoci nuovamente verso l ' Asia , vediamo i due villaggi ridenti di Kulleli e di Vani - Kioi , sparsi lungo la riva , a destra e a sinistra d ' una smisurata caserma , simile a un palazzo reale , che si specchia nelle acque . Dietro ai due villaggi s ' alza una collina coronata da un grande giardino , in mezzo al quale biancheggia , quasi tutto nascosto dagli alberi , il chiosco dove Solimano il Grande visse tre anni , nascosto in una piccola torre , per sottrarsi alle ricerche delle spie e dei carnefici di suo padre Selim . Mentre noi cerchiamo la torre fra gli alberi , il bastimento passa dinanzi ad Arnot - Kioi , il villaggio degli Albanesi , ora abitato da Greci , disteso in forma di mezzaluna , sulla riva europea , intorno a un piccolo seno , pieno di bastimenti a vela . Ma come si può vedere ogni cosa ? Un villaggio ci ruba l ' altro , una bella moschea ci distrae da un paesaggio gentile , e mentre si guardano i villaggi ed i porti , passano i palazzi dei vizir , dei pascià , delle Sultane , dei grandi eunuchi , dei gran signori ; case gialle , azzurre e purpuree , che paiono galleggianti sull ' acqua , vestite d ' edera e di liane , coperte di terrazze colme di fiori , e mezzo nascoste in boschetti di cipressi , d ' allori e d ' aranci ; edifizi sormontati da frontoni corinzii e decorati di colonne di marmo bianco ; villette svizzere , casine giapponesi , piccole reggie moresche , chioschi turchi , di tre piani , sporgenti l ' uno sull ' altro , che sospendono sull ' azzurro del Bosforo i balconi ingraticolati degli arem , e spingono innanzi i loro piccoli scali a gradinate e i loro giardinetti accarezzati dalla corrente ; tutti piccoli edifizii leggeri e passeggieri , che rappresentano appunto la fortuna dei loro abitatori : il trionfo d ' una giovinetta , il buon successo d ' un intrigo , un ' alta carica che sarà perduta domani , una gloria che finirà nell ' esilio , una ricchezza che svapora , una grandezza che crolla . Non c ' è quasi tratto delle due rive che non sia coperto di case . È una specie di Canal grande d ' una smisurata Venezia campestre . Le ville , i chioschi , i palazzi s ' alzano l ' un dietro l ' altro , disposti in modo che tutta la facciata di ciascheduno è visibile , e quei di dietro paiono piantati sul tetto di quei davanti , e in mezzo agli uni e agli altri , e di là dai più lontani , tutto è verde , per tutto s ' alzano punte e chiome di quercie , di platani , d ' aceri , di pioppi , di pini , di fichi , fra cui biancheggiano fontane e scintillano cupolette di turbé e di moschee solitarie . Voltandoci verso Costantinopoli , vediamo ancora , confusamente , la collina del Serraglio , e la cupola enorme di Santa Sofia , che nereggia sul cielo limpido e dorato . Intanto sparisce Arnot - Kioi , Vani , Kulleli , Cengel , Orta , e tutto è mutato intorno a noi . Par di essere in un vasto lago . Una piccola baia si apre a sinistra , sulla riva europea ; un ' altra piccola baia a destra , sulla riva asiatica . Sulla riva di sinistra si stende a semicerchio la bella cittadina greca di Bebek , ombreggiata da alberi altissimi , fra i quali sorge una bella moschea antica e il chiosco imperiale d ' Humaiun - Habad , dove altre volte i Sultani ricevevano a convegni segreti gli ambasciatori europei . Una parte della città si nasconde nella verzura folta d ' una piccola valle ; un ' altra parte si sparpaglia alle falde d ' una collina , coperta di quercie , sulla cima della quale è un bosco famoso per un ' eco potentissima , che risponde alla pesta d ' un cavallo collo scalpitìo d ' uno squadrone . È un paesaggio grazioso e ridente da incapricciare una regina ; ma si dimentica , voltandosi dalla parte opposta . Qui la riva dell ' Asia offre una veduta da paradiso terrestre . Sopra un largo promontorio si distende , ad arco sporgente , il villaggio di Kandilli , variopinto come un villaggio olandese , con una moschea bianchissima , e un folto corteo di villette ; dietro al quale s ' alza la collina florida di Igiadié , sormontata da una torre merlata , che spia gl ' incendii sulle due rive . A destra di Kandilli , sboccano sulla baia , a breve distanza l ' una dall ' altra , due valli : quella del grande e quella del piccolo ruscello celeste , fra le quali si stende la prateria deliziosa delle Acque dolci d ' Asia , coperta di sicomori , di quercie e di platani , e dominata dal chiosco ricchissimo della madre d ' Abdul - Megid , disegnato e scolpito sullo stile del palazzo di Dolma - Bagcé , e circondato di alti giardini , rosseggianti di rose . E di là dal " gran ruscello celeste " si vedono ancora i mille colori del villaggio d ' Anaduli - Hissar , steso alle falde d ' un ' altura , su cui si drizzano le torri snelle del castello di Baiazet - Ilderim , che fronteggia il castello di Maometto II , posto sulla riva europea . Tutto questo bel tratto del Bosforo , in quel momento , era pieno di vita . Nella baia di Europa guizzavano centinaia di barchette ; passavano legni a vela e a vapore , diretti al porto di Bebek ; i pescatori turchi gettavano le reti dai loro gabbiotti aerei , sostenuti sull ' acqua da altissime travi incrociate ; un piroscafo di Costantinopoli versava sullo scalo della cittadina europea una folla di signore greche , di Lazzaristi , di allievi della scuola protestante americana , di famigliuole cariche d ' involti e di vesti ; e dalla parte opposta , si vedevano , col cannocchiale , gruppi di signore musulmane , che passeggiavano sotto gli alberi delle Acque dolci , o stavano sedute in crocchio sulla sponda del ruscello celeste , mentre un gran numero di caicchi e di barche a baldacchino , piene di turchi e di turche , andavano e venivano lungo la riva . Pareva una festa . Era un non so che d ' arcadico e d ' amoroso , che metteva voglia di buttarsi giù dal bastimento , di raggiungere a nuoto una delle due rive , e di piantarsi là , e di dire : - Nasca che nasca , non mi voglio più muovere di qui ; voglio vivere e morir qui , in mezzo a questa beatitudine musulmana . Ma a un tratto lo spettacolo cangia e tutte quelle fantasie pigliano il volo . Il Bosforo si stende diritto dinanzi a noi , e presenta una vaga immagine del Reno ; ma d ' un Reno ingentilito , e tinto sempre dei colori caldi e pomposi dell ' oriente . A sinistra , un cimitero coperto da un bosco di cipressi e di pini , rompe la linea delle case , sino a quel punto non interrotta ; e subito appresso , alle falde del piccolo monte roccioso d ' Hermaion , s ' innalzano le tre grandi torri di Rumili - Hissar , il castello d ' Europa , circondate di avanzi di mura merlate e di torri minori , che scendono in una gradinata pittoresca di rovine fin sull ' orlo della riva . È il castello famoso che innalzò Maometto II un anno prima della presa di Costantinopoli , malgrado le calde rimostranze di Costantino , i cui ambasciatori , come tutti sanno , furono rimandati indietro minacciati di morte . È quello il punto in cui è più impetuosa la corrente ( chiamata perciò " gran corrente " dai Greci e corrente di Satana dai Turchi ) ed è pure il tratto più stretto del Bosforo , non distando le due rive che poco più di cinquecento metri . Là fu gettato da Mandocle di Samo il ponte di barche su cui passarono i settecentomila soldati di Dario , e là pure si crede che siano passati i diecimila , ritornando dall ' Asia . Ma non rimane più traccia nè delle due colonne di Mandocle , nè del trono scavato nella roccia del monte Hermaion , dal quale il re persiano avrebbe assistito al passaggio del suo esercito . Un piccolo villaggio turco sorride segretamente , rannicchiato ai piedi del castello , e la riva asiatica fugge sempre più verde e più allegra . È una successione continua di casette di barcaioli e di giardinieri , di vallette che riboccano di vegetazione , di piccoli seni solitarii quasi coperti dai rami giganteschi degli alberi della riva , sotto i quali passano lentamente delle velette bianche di pescatori ; di prati fioriti che scendono con un declivio dolcissimo fino all ' orlo della riva ; di piccole roccie da giardino fasciate d ' edera ; di piccoli cimiteri che biancheggiano sulla sommità di alti poggi tagliati a picco . Improvvisamente , balza fuori sulla stessa riva asiatica , il bel villaggio di Kanlidgié , tutto vermiglio , posto su due promontorii rocciosi , contro i quali si rompono le onde rumorosamente , e ornato d ' una bella moschea che slancia i suoi due minareti candidi fuori d ' una macchia di cipressi e di pini a ombrello . E qui ricominciano a innalzarsi i giardini , a modo di belvederi , l ' uno dietro l ' altro , e a spesseggiare le ville , fra le quali splende il palazzo incantevole di quel celebre Fuad - Pascià , diplomatico e poeta , vanitoso , voluttuoso e gentile , che fu chiamato il Lamartine ottomano . Poco più innanzi , sulla riva europea , si mostra il villaggio amenissimo di Balta - Liman , posto all ' imboccatura d ' una valletta , per cui scende nel porto un piccolo fiume , e dominato da una collina sparsa di ville , fra le quali s ' alza l ' antico palazzo di Rescid - Pascià ; e poi la piccola baia d ' Emir - Ghian - Ogli Bagcè , tutta verde di cipressi , in mezzo ai quali brilla d ' una bianchezza di neve una moschea solitaria , lambita dalle acque , e sormontata da un grande globo irto di raggi d ' oro . Intanto il bastimento s ' avvicina ora all ' una ora all ' altra riva , e allora si vedono mille particolari del grande paesaggio : qui il vestibolo del selamlik d ' una ricca casa turca , aperto sulla sponda , in fondo al quale fuma un grosso maggiordomo , coricato sopra un divano ; là un eunuco , ritto sull ' ultimo gradino della scala esterna d ' una villa , che aiuta due turche velate a scendere in un caicco ; più oltre un giardinetto circondato di siepi , e quasi interamente coperto da un platano , ai piedi del quale riposa , a gambe incrociate , un vecchio turco dalla barba bianca , che medita sul Corano ; famiglie di villeggianti raccolte sulle terrazze ; branchi di capre e di pecore che pascolano per i prati alti ; cavalieri che galoppano lungo la riva , carovane di cammelli che passano sulla sommità delle colline , disegnando i loro contorni bizzarri sul cielo sereno . All ' improvviso il Bosforo s ' allarga , la scena cangia , siamo di nuovo fra due baie , nel mezzo d ' un vasto lago . A sinistra è una baia stretta e profonda , intorno alla quale gira la cittadina greca d ' Istenia ; Sosthenios , dal tempio e dalla statua alata che innalzarono là gli Argonauti , in onore del Genio tutelare che li aveva resi vittoriosi nella lotta contro Amico , re di Bebrice . Grazie a una leggera curva che descrive il bastimento verso l ' Europa , vediamo distintamente i caffè e le casette schierate lungo la riva , le piccole ville sparse fra gli olivi e i vigneti , la valle che sbocca nel porto , il torrentello che precipita da un ' altura e la famosa fontana moresca di marmo bianco nitidissimo , ombreggiata da un gruppo d ' aceri enormi , da cui spenzolano le reti dei pescatori , in mezzo a un va e vieni di donnine greche , che portano le anfore sul capo . In faccia a Istenia , sopra la baia della riva asiatica , fa capolino , fra gli alberi , il villaggio turco di Cibulkú , dove c ' era il convento rinomato dei Vigili , che pregavano e cantavano , senza interruzione , il giorno e la notte . Le due rive del Bosforo sono piene , da un mare all ' altro , delle memorie di questi cenobiti e anacoreti fanatici del quinto secolo , che erravano per i colli , carichi di croci e di catene , tormentati da cilici e da collari di ferro , o che stavano settimane e mesi , immobili sulla cima d ' una colonna o d ' un albero , intorno a cui andavano a prostrarsi , a digiunare , a pregare , a percotersi il petto principi , soldati , magistrati e pastori , invocando una benedizione o un consiglio , come una grazia di Dio . Ma è un potere singolare che ha il Bosforo , quello di sviare irresistibilmente dal passato il pensiero del viaggiatore che scorra per le prime volte lungo le sue rive . Tutti i ricordi , tutte le immagini più grandi , più belle o più tristi , che possa fornire la storia o la leggenda di quei luoghi , rimangono offuscate , soverchiate , sto per dire sepolte da quel rigoglio prodigioso di vegetazione , da quello sfolgorio di colori festosi , da quella esuberanza di vita , dalla giovinezza poderosa e superba di quella bella natura tutta sorriso e tutta festa . Bisogna fare uno sforzo per credere che in quelle acque , in mezzo a quella bellezza fatata , abbiano potuto urtarsi furiosamente , ardersi e insanguinarsi , le flotte dei bulgari , dei goti , degli eruli , dei bizantini , dei russi , dei turchi . I castelli medesimi , che coronano le colline , non destano nemmeno un ' idea di quel sentimento di terrore poetico , che ispirano in altri luoghi le rovine di quella natura ; e paion piuttosto una decorazione artificiale del paesaggio , che monumenti veri di guerra , che un giorno abbiano vomitato la morte . Tutto è come velato da una tinta di languore e di dolcezza che non desta se non pensieri sereni e un desiderio immenso di pace . Di là da Istenia il Bosforo s ' allarga ancora , e il bastimento arriva in pochi minuti in un punto da cui si gode la più stupenda veduta di quante se ne sono offerte sinora ai nostri occhi . Voltandoci verso l ' Europa , abbiamo davanti la piccola città greca ed armena di Ieni - Kioi , posta alle falde d ' un ' alta collina coperta di vigneti e di boschetti di pini , e distesa ad arco sporgente sopra una riva rocciosa , contro cui si rompe la corrente con grande strepito ; e un po ' più in là , la bellissima baia di Kalender , piena di barchette , contornata di casette da giardino , e inghirlandata da una vegetazione lussureggiante , sopra la quale sporgono le terrazze aeree d ' un chiosco imperiale . Voltandoci indietro , abbiamo davanti la riva asiatica che s ' incurva in un grande arco , formando un meraviglioso anfiteatro di colli , di villaggi e di porti . È Indgir - Kioi , il villaggio dei fichi , coronato di giardini ; accanto a Indgir - Kioi , Sultanié , che par nascosto in un bosco ; dopo Sultanié , il grosso villaggio di Beikos , circondato di orti e di vigneti , e ombreggiato da altissimi noci , il quale si specchia nel più bel golfo del Bosforo , che è l ' antico golfo dove il re di Bebrice fu vinto da Polluce , e dov ' era l ' alloro prodigioso che faceva impazzire chi ne toccava le foglie ; e di là da Beikos , lontano , il villaggio di Iali , l ' antica Amea , che non par più che un mucchio di fiori gialli e vermigli sopra un grande tappeto verde . Ma questo non è che un abbozzo del grande quadro . Bisogna immaginare le forme indescrivibilmente gentili di quei colli , che si vorrebbero accarezzare colla mano ; quegli innumerevoli piccolissimi villaggi senza nome , che paiono messi là dalla mano d ' un pittore ; quella vegetazione di tutti i climi , quelle architetture di tutti i paesi , quelle gradinate di giardini , quelle cascatelle d ' acqua , quelle ombre cupe , quelle moschee luccicanti , quell ' azzurro picchiettato di vele bianche e quel cielo rosato dal tramonto . Ma arrivato là provai anch ' io un senso di sazietà , come lo provan quasi tutti , a un certo punto del Bosforo . Stanca quella successione interminabile di linee molli e di colori ridenti . È una monotonia di gentilezza e di grazia in cui il pensiero si addormenta . Si vorrebbe veder sorgere tutt ' a un tratto sopra una di quelle rive una roccia smisurata e deforme o stendersi un lunghissimo tratto di spiaggia deserta e triste , sparsa degli avanzi d ' un naufragio . E allora , per distrarsi , non c ' è che a fissar l ' attenzione sulle acque . Il Bosforo pare un porto continuo . Si passa accanto alle corazzate splendide dell ' armata ottomana ; in mezzo a flotte di bastimenti mercantili di tutti i paesi , dalle vele variopinte e dalle poppe bizzarre , affollate di gente strana ; s ' incontrano i legni dalle forme antiche dei porti asiatici del Mar Nero , e le piccole corvette eleganti delle Ambasciate ; passano , come saette , le barchette a vela dei signori , che volano a gara , sotto gli occhi degli spettatori schierati sulla riva ; barche di tutte le forme , piene di gente di tutti i colori , si spiccano o approdano ai mille piccoli scali dei due continenti ; i caicchi rimorchiati guizzano in mezzo a lunghe file di barconi carichi di mercanzie ; le lancie imbandierate dei marinai si incrociano colle zattere dei pescatori , coi caicchi dorati dei Pascià , coi piroscafi di Costantinopoli , pieni di turbanti , di fez e di veli , che attraversano il canale a zig zag per toccare tutte le stazioni . E siccome anche il nostro bastimento va innanzi serpeggiando , così tutto questo spettacolo par che ci giri intorno : i promontorii si spostano , le colline cambiano inaspettatamente di forma , i villaggi si nascondono e poi ricompaiono in un nuovo aspetto , e davanti e dietro di noi , ora il Bosforo si chiude come un lago , ora s ' apre e lascia vedere una fuga di laghi e di colli lontani ; poi , tutt ' a un tratto , le colline tornano a congiungersi davanti e di dietro , e si rimane in una conca verde da cui non si capisce come si potrà uscire ; ma s ' ha appena il tempo di scambiar dieci parole con un vicino , che già la conca è sparita , e si vedono intorno nuove alture , nuove città , nuovi porti . Si è fra la baia di Terapia , - Pharmacia , dei veleni di Medea - , e la baia di Hunchiar Iskelessi , scalo dei Sultani , dove fu segnato nel 1833 il trattato famoso che chiuse i Dardanelli alle flotte straniere . Qui lo spettacolo del Bosforo è al penultimo grado della sua bellezza . Terapia è la più splendida cittadina che orni le sue rive , dopo Bujukderè , e la valle che si apre dietro la baia di Hunchiar - Iskelessi è la più verde , la più cara , la più poetica valle che si possa ammirare fra il Mar di Marmara e il Mar Nero . Terapia si stende in parte sopra una riva diritta , ai piedi di una grande collina , e parte intorno a un seno profondo , che è il suo porto , pieno di bastimenti e di barche , sul quale sbocca la valletta di Krio - nero , in cui un ' altra parte della città s ' appiatta fra la verzura . La riva del mare è tutta coperta di caffè pittoreschi , che sporgono sull ' acqua , di alberghi signorili , di casette pompose , di gruppi d ' alberi altissimi , che ombreggiano piazzette e fontane ; di là dai quali s ' alzano i palazzi d ' estate delle Ambasciate di Francia , d ' Italia e di Inghilterra , e sopra questi , un chiosco imperiale ; e tutt ' intorno , e su per la collina , terrazze su terrazze , giardini su giardini , ville su ville , boschetti sopra boschetti ; e gente vestita di vivi colori formicola nei caffè , nel porto , sulle rive , su per i sentieri delle alture , come in una piccola metropoli in festa . Dalla parte dell ' Asia , invece , tutto è pace . Il piccolo villaggio di Hunchiar - Iskelessi , soggiorno prediletto dei ricchi armeni di Costantinopoli , dorme fra i platani e i cipressi , intorno al suo piccolo porto , percorso da poche barchette furtive ; di là dal villaggio , sulla cima d ' una vasta scala di giardini , torreggia , solitario , il chiosco magnifico d ' Abdul - Aziz ; e di là dal chiosco svolta e si nasconde , in mezzo a uno sfarzo indescrivibile di vegetazione tropicale , la valle favorita dei Padiscià , piena di misteri e di sogni . Ma tutta questa bellezza non par più nulla , un miglio più innanzi , quando il bastimento è arrivato davanti al golfo di Bujuk - deré . Qui è la maestà e la grazia suprema del Bosforo . Qui chi era già stanco della sua bellezza , ed aveva pronunciato irriverentemente il suo nome , si scopre la fronte , e gli domanda perdono . Si è in mezzo a un vasto lago coronato di meraviglie , che ispira l ' idea di mettersi a girare , come i dervis , sulla prora del bastimento , per veder tutte le rive e tutte le colline in un punto . Sulla riva d ' Europa , intorno a un golfo profondo , dove va a morire la corrente in molli ondulazioni , alle falde d ' una grande collina , sparsa di ville innumerevoli , s ' allarga la città di Bujuk - derè , vasta , colorita come un ' immensa aiuola di fiori , tutta palazzine , chioschi e villette tuffate in una verzura vivissima , che par che esca dai tetti e dai muri , e colmi le strade e le piazze . La città si stende a destra fino ad un piccolo seno , che è come un golfo nel golfo , intorno a cui gira il villaggio di Kefele - Kioi ; e dietro a questo s ' apre una larga vallata , tutta verde di praterie , e biancheggiante di case , per la quale si va al grande acquedotto di Mahmud e alla foresta di Belgrado . È la valle in cui , giusta la tradizione , si sarebbe accampato nel 1096 l ' esercito della prima crociata ; e uno dei sette platani giganteschi , a cui il luogo deve la sua fama , è chiamato il platano di Goffredo di Buglione . Di là da Kefele - Kioi , s ' apre un ' altra baia , verde di cipressi e bianca di case , e di là dalla baia , si vede ancora Terapia , sparpagliata ai piedi della sua collina verdecupa . Arrivati fin là collo sguardo , ci si volta indietro , verso l ' Asia , e si prova un sentimento vivissimo di sorpresa . Si è dinanzi al più alto monte del Bosforo , il monte del Gigante , della forma d ' una enorme piramide verde , dov ' è il sepolcro famoso , chiamato da tre leggende " letto d ' Ercole , fossa d ' Amico , tomba di Giosuè giudice degli Ebrei ; " custodito ora da due dervis e visitato dai musulmani infermi , che vanno a deporvi i brandelli dei loro vestiti . Il monte spinge le sue falde alberate e fiorite fin sulla riva , dove , fra due promontorii verdeggianti , s ' apre la bella baia d ' Umuryeri , macchiettata di cento colori dalle case d ' un villaggio musulmano disperso capricciosamente sulle sue sponde , al quale fanno ala altri branchi di villini e di casette , disseminate , come fiori buttati via , per le praterie e per le alture vicine . Ma lo spettacolo non è tutto in questo cerchio . Diritto in faccia a noi luccica il Mar Nero ; e voltandoci verso Costantinopoli , si vede ancora , di là da Terapia , in una lontananza violacea e confusa , la baia di Kalender , Kieni - Kioi , Indgir - Kioi , Sultanié , che paiono , piuttosto che prospetti veri , vedute immaginarie d ' un mondo remoto . Il sole tramonta ; la riva d ' Europa comincia a velarsi di ombre azzurrine e cineree ; la riva d ' Asia è ancora dorata ; le acque lampeggiano ; sciami di barchette , cariche di mariti e d ' amanti , reduci da Costantinopoli , corrono verso la riva europea , incontrate , arrestate , circuite da altre barchette , cariche di signore e di fanciulli , che vengono dalle ville ; dai caffè di Bujukderè ci arrivano suoni interrotti di musiche e di canti ; le aquile ruotano sopra la montagna del Gigante , i marki bianchi svolazzano lungo la riva , gli alcioni radono le acque , i delfini guizzano intorno al bastimento , l ' aria fresca del Mar Nero ci soffia nel viso . Dove siamo ? Dove andiamo ? È un momento d ' illusione e d ' ebbrezza , in cui i ricordi di tutto quello che vediamo da due ore sulle due rive del Bosforo , si confondono nella nostra mente nella immagine d ' una sola prodigiosa città , dieci volte più grande di Costantinopoli , abitata da popoli di tutta la terra , privilegiata di tutti i favori di Dio , e abbandonata a una festa perpetua , che ci riempie di tristezza e d ' invidia . Ma questa è l ' ultima visione . Il bastimento esce rapidamente fuori del golfo di Buiukderé . Vediamo a sinistra il villaggio di Sariyer , circondato di cimiteri , dinanzi al quale s ' apre una piccola baia , formata da quell ' antico promontorio di Simas , dove s ' innalzava il tempio a Venere meretricia , oggetto d ' un culto particolare dei naviganti greci ; poi il villaggio di Jeni - Makallé ; poi il forte di Teli - Tabia , che fa fronte a un altro piccolo forte posto sulla riva asiatica , ai piedi del monte del Gigante ; poi il castello Rumili - Cavak , che segna i suoi contorni severi sul cielo rosato dagli ultimi chiarori del crepuscolo . Sull ' altra riva , di fronte a Rumili - Kavak , s ' alza un ' altra fortezza , la quale corona il promontorio , ove sorgeva il tempio dei dodici Dei , costrutto dall ' argivo Frygos , vicino a quello di Giove " distributore dei venti propizii " , fondato dai Calcedonesi , e convertito poi da Giustiniano in una chiesa consacrata all ' arcangelo Michele . È quello il punto dove il Bosforo si restringe per l ' ultima volta , fra l ' estremo contrafforte delle montagne di Bitinia e l ' estrema punta della catena dell ' Hemus ; considerato sempre come la prima porta del canale , da difendersi contro le invasioni del Settentrione , e teatro , perciò , di lotte ostinate fra bizantini e barbari , fra veneziani e genovesi . Due castelli genovesi , posti l ' uno in faccia all ' altro , fra i quali era stesa una catena di ferro che chiudeva il canale , mostrano ancora confusamente , là presso , le loro torri e le loro mura rovinate . Da quel punto il Bosforo va diritto , gradatamente allargandosi , al mare ; le due rive sono alte e ripide , come due enormi bastioni , e non mostrano più che qualche gruppo di case meschine , qualche torre solitaria , qualche rovina di monastero , qualche avanzo di moli e d ' argini antichi . Dopo un lungo tragitto , vediamo ancora scintillare sulla riva europea i lumi del villaggio di Buiuk - Liman , e dall ' altra parte la lanterna d ' una fortezza , che domina il promontorio dell ' Elefante ; poi , a sinistra , la gran massa rocciosa dell ' antica Gipopoli , dove sorgeva il palazzo di Fineo , infestato dalle Arpie ; e a destra la fortezza del capo Poiraz , che ci appare come una vaga macchia oscura sul cielo grigiastro . Qui le rive sono lontanissime ; il canale par già un grande golfo ; la notte discende , la brezza marina geme fra i cordami del bastimento , e il tristo mare cimmerium stende dinanzi a noi il suo infinito orizzonte livido e inquieto . Ma il pensiero non si può ancora staccare da quelle rive piene di poesia e di memorie , non più sopraffatte dalla bellezza della natura ; e vola , a sinistra , ai piedi dei piccoli Balcani , a cercare la torre d ' Ovidio esule , e la muraglia meravigliosa d ' Anastasio ; e vaga , a destra , per una vasta terra vulcanica , a traverso le foreste infestate dai cinghiali e dagli sciacalli , in mezzo alle capanne d ' un popolo selvaggio e malnoto , di cui ci par di vedere le ombre bizzarre affollate sull ' alta riva , che c ' imprechino un viaggio malavventurato sulle fera litora Ponti . Due punti luminosi rompono per l ' ultima volta l ' oscurità , come gli occhi ardenti di due ciclopi , messi a guardia dello stretto fatato : l ' Anaduli - Fanar , il fanale dell ' Asia , a destra ; e il Rumili - Fanar a sinistra , ai piedi del quale le Simplegadi favolose ci mostrano ancora vagamente , nell ' ombra della riva , i profili tormentati delle loro roccie . Poi i due lidi dell ' Europa e dell ' Asia non son più che due striscie nere , e poi quocumque adspicias , nihil est nisi pontus et aer , come cantava il povero Ovidio . Ma la vedo ancora , la mia Costantinopoli , dietro a quelle due rive nere scomparse ; la vedo più grande e più luminosa ch ' io non l ' abbia mai veduta dal ponte della Sultana Validé e dalle alture di Scutari ; e le parlo e la saluto e l ' adoro come l ' ultima e la più cara visione della mia giovinezza che tramonta . Ma uno spruzzo improvviso d ' acqua salsa m ' innaffia il volto e mi butta in terra il cappello ; - mi sveglio ; - mi guardo intorno ; - la prora è deserta , il cielo è nebbioso , un vento rigido d ' autunno mi agghiaccia le ossa , il mio buon Yunk , preso dal mal di mare , m ' ha lasciato ; non sento più che il tintinnio delle lanterne e lo scricchiolìo del bastimento che fugge , sballottato dalle onde , nell ' oscurità della notte .... Il mio bel sogno orientale è finito . FINE .
StampaQuotidiana ,
Gaeta è nostra , e non ha costato poco , e fu una asprissima impresa , e lo attestano le fumanti e colossali rovine dei tre bastioni saltati in aria successivamente . La breccia era largamente aperta sui sepolti cadaveri e sulle vittime ancor vive , ed il generale Cialdini poteva , profittando della costernazione degli assediati , spingervi sopra i suoi soldati e farla terribilmente finita . Ma il nemico fece un appello alla sua umanità per dissotterrare i sepolti vivi ed il cuore generoso del generale concesse ; ma spingendosi avanti e colla spada alla mano . Egli aveva vinto ed il nemico non poté più sfuggire alla sua inevitabile stretta , e concesse persino prigioniera l ' intera guarnigione , pegno sino alle imminenti ed inevitabili cadute dei fortilizi di Messina e di Civitella del Tronto . E così il generale Cialdini , prendendo Gaeta , ha espugnato tre fortezze . La notte scorsa egli ha avuto la soddisfazione staccandosi la sciabola di deporla in un angolo della torre d ' Orlando . Onore al generale Cialdini , onore ai nostri bravi soldati . Essi hanno tutti quanti , sulla terra e sul mare , lungamente ben meritato della patria . Cittadini , chi vuole concorrere con noi a dare una corona a Cialdini ? È una proposizione che fu ieri fatta da molti , mentre i cento ed un colpi di cannone rallegravano il cuore ed il volto di tutti . Ma siccome il piacere diviso è un piacere maggiore , e che non si deve mai agire in modo esclusivo , così apriamo la sottoscrizione a tutti quelli che vorranno parteciparvi con noi . Vi ha una condizione ed è quella di far presto . Perciò si è creduto opportuno di interpellarne in proposito il cavaliere Borani . Possiamo quindi assicurare che la corona sarà fatta in giorni quindici . Essa sarà di lauro e quercia in oro smaltato ad imitazione del vero . Porterà sul nastro l ' iscrizione al generale Cialdini , con la data della capitolazione della fortezza . Se la sottoscrizione eccederà la somma necessaria al peso dell ' oro e fattura , si aggiungerà nel mezzo il nome di Gaeta in brillanti . Perché la cosa si faccia con soddisfazione di tutti , ogni sottoscrittore riceverà il resoconto stampato di tutte le somme ricevute , nel quale sarà pure notato il peso ed il costo della corona , firmato dal cav . Borani , dai fratelli Cora e dal Direttore di questo giornale . La corona sarà presentata al generale sopra un cuscino bianco in seta , ricamato in oro . Essa rimarrà prima esposta al pubblico per tre giorni nelle vetrine del negozio dei fratelli Borani , orefici . Le sottoscrizioni si ricevono presso l ' uffizio di distribuzione della Gazzetta del Popolo .
TORINO, 13 MARZO ( - , 1861 )
StampaQuotidiana ,
I rappresentanti d ' Italia proclameranno oggi l ' unità della patria sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele . I prodigi di cui l ' Italia è stata teatro nei due anni trascorsi hanno talmente avvezzi gli animi alle cose straordinarie , che questo grande atto che corona l ' edifizio altro non pare che il riconoscimento d ' un fatto compiuto . Per poterne apprezzare tutta la maestà e l ' immenso suo significato , è forza che la mente si riporti a qualche anno addietro , quando il regno d ' Italia unita non solo non era fra le cose probabili , ma pareva sogno di mente inferma o pio desiderio di utopista . Comprenderete allora come nei secoli futuri quel modesto palazzo Carignano in cui la proclamazione avrà luogo , sarà per ogni italiano un monumento ben caro e memorabile . Il regno d ' Italia è un fatto compiuto , ma nella esultanza di questo grande avvenimento non perdete memoria dei secoli d ' angoscia , del sangue sparso per elevare un tale edificio . Questa memoria vi servirà di ammaestramento per l ' avvenire , per non perdere il frutto di quel sangue . Questa memoria sarà inoltre un atto di riconoscenza ai generosi che sacrificando la vita per la patria e per la libertà vi hanno portati ad essere una grande nazione . Nato dal sangue di martiri , e fondato ad un tempo sulle tradizioni gloriose della più antica Casa Coronata d ' Europa , il regno d ' Italia ha eguali elementi di progresso e di stabilità , di libertà e d ' ordine . Parte d ' Europa può bensì considerarlo con sentimenti ostili , ma la forza del nostro diritto è tale nel concetto de ' popoli che quei sentimenti debbono tacere ; e il più gran fatto d ' innovazione nell ' assetto dell ' Europa moderna si compie senza che alcuno si attenti di impugnarlo colle armi . Ma passeranno anni prima che sia spenta nei nostri nemici la speranza di poter rompere nuovamente il fascio delle provincie italiane , di poter ristabilire odiate dinastie sui troni abbattuti . Se l ' oppressione fu consigliera d ' unione agli Italiani , lo sia ora il pericolo manifesto delle insidie nemiche . Quello spirito d ' unione si rivelò nella proclamazione stessa del regno d ' Italia . È indispensabile in una Camera una opposizione costituzionale , ma in questa circostanza straordinaria l ' opposizione è inconcepibile . A che dunque si verrebbe in campo con ammendamenti come ne è corsa voce ? In ultima analisi ogni membro della Camera voterà il progetto di legge nella forma in cui è proposto , e allora perché opporre difficoltà che non sono destinate ad aver un risultato ? Sin da quando si è stabilito che gli atti del Governo saranno intestati in nome del Re per divina provvidenza e per volere degli Italiani anche coloro i quali vogliono che nel titolo del Re d ' Italia l ' elezione popolare sia fatta palese , hanno ampia soddisfazione senza pretendere che invece di Re d ' Italia si dica con espressione insufficiente Re degli Italiani . A coloro poi i quali vorrebbero cogliere quest ' occasione per sollevare discussioni politiche , il signor Massari col proprio esempio ha indicato un mezzo assai migliore , domandando di rivolgere in tempo opportuno interpellanze al ministero sulle condizioni interne delle provincie della Italia meridionale .
TORINO, 9 APRILE ( - , 1861 )
StampaQuotidiana ,
Nel numero precedente abbiamo parlato del caso improbabile in cui il Parlamento volesse rendersi da se stesso impopolarissimo . Ma in qual modo un Parlamento si rende impopolare ? Anzi tutto col trattar male gli affari della Nazione . In secondo luogo col non trattarli né bene né male , vale a dire col perdere il tempo . Amici della presente maggioranza , frutto della concordia nazionale , noi confidiamo che essa non correrà mai pericolo d ' impopolarità pel primo di questi due motivi . Ma non potrebbe cadervi pel secondo ? Potrebbe , pur troppo , se non provvede a tempo . Le vecchie provincie avvezze a certe lentezze inevitabili in qualsiasi regime rappresentativo , saprebbero aspettare senza stupirsene e senza inquietarsene . Ma nelle provincie meridionali , siccome è estrema l ' aspettazione , così sarebbe più facilmente preso in mala parte il tardare di qualche risultato pratico e dei lavori di riordinamento che s ' attendono dalla Camera . Finora si sono fatte utili interpellanze ed altre ne sono annunziate . E sta bene ; purché si badi poi che il troppo è troppo ! Le interpellanze che porgono l ' occasione di sciorinare eloquenti discorsi portano la luce sopra certe quistioni , ma non riorganizzano niente . Or bene , oramai ciò che più preme all ' Italia è un pronto ed efficace riordinamento . Ben presto saranno trascorsi due mesi dacché la Camera è aperta , e salvo la proclamazione del Regno d ' Italia , essa d ' altro non s ' è nutrita che d ' interpellanze . Era cosa inevitabile , lo sappiamo ; ma non era intieramente inevitabile il disordine con cui esse hanno avuto luogo . Non era inevitabile che quasi tutti gli oratori parlassero per proprio conto senza un previo concerto col proprio partito che avrebbe risparmiate molte ripetizioni , ed anche alcune dicerie inutili . Non era inevitabile che per prendere una deliberazione sopra quistioni urgentissime come quella di Napoli e Sicilia , si spendessero cinque tornate . Mentre qui si discuteva i cospiratori borbonici a Napoli operavano . Nei tempi normali e nei paesi da lungo tempo costituiti , i deputati sono uomini di consiglio , e si comprende che non procedano colla rapidità degli uomini d ' azione . Ma nelle presenti condizioni d ' Italia la Camera , volere o non volere , deve partecipare assai delle qualità degli uomini d ' azione ; ed imitare ciò che Cavour diceva della diplomazia italiana che in questi ultimi tempi scrisse poco ed operò molto . Così la Camera deve operar molto e parlar poco .
StampaQuotidiana ,
Un drappello di Viterbesi , circa 90 a 100 , si armò fuori della città il giorno 30 settembre , marciò su Bomarzo , lasciando la città di Viterbo tranquilla , forse per non promuovere un immediato intervento delle truppe italiane ; a Bomarzo , col concorso dell ' intera popolazione , proclamò il governo nazionale . Nello stesso giorno alle 3 pom . gli insorti si impossessarono delle porte della città di Acquapendente , mentre i carabinieri pontifici si ritiravano in caserma , ed ivi resistettero sino ad essere fatti prigionieri . Gli insorti s ' impossessarono della cassa erariale , e ingrossati , marciarono lasciando in Acquapendente istituito il governo nazionale . L ' insurrezione delle provincie romane è certa , generale . Si aspettano notizie di Roma , ove il fermento si fa ognor più vivo . Le truppe al confine dànno segni evidenti di simpatia al movimento , talché una repressione allo slancio nazionale , in soccorso di Roma , si rende ognora più difficile , anzi impossibile . Le notizie di dilatazione del movimento insurrezionale proseguirono e proseguono ad arrivare telegraficamente al governo dalla frontiera . La proporzione delle camicie rosse sinora si conosceva minima nella forza insurrezionale , talché è evidente il fondo locale , quando pure dimenticassimo che molti cittadini delle provincie romane la indossavano essi stessi nelle file dei volontari , sempre e recentemente nella campagna del 1866 . È stata aperta una sottoscrizione per soccorrere i feriti . Nessun uomo di cuore mancherà all ' appello .