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> anno_i:[1850 TO 1880}
TORINO, 5 OTTOBRE ( - , 1866 )
StampaQuotidiana ,
La pace è fatta . Sia la benvenuta ! Ora Dio ci salvi da una nuova guerra , perché in questa predestinata Italia l ' esercito sarebbe comandato dagli stessi uomini che han perduto a Custoza malgrado la vittoria dei soldati , e non sempre avremmo a salvarci dalle sconfitte dei nostri generali supremi i trionfi dell ' esercito prussiano ! Dio ci salvi da una nuova guerra , perché i pieni poteri cadrebbero nelle mani di quelli stessi che nella loro avvedutezza si lasciarono strappare Palermo da poche bande di malandrini . Dio ci salvi da una nuova guerra , perché le finanze sarebbero sgovernate dagli stessi che imposero il corso forzato dei biglietti dopo averlo stigmatizzato pochi giorni prima , dagli stessi che stabilirono il prestito forzato sulle basi eque e intelligenti che dànno i bellissimi risultati che tutti veggono ! ... La pace è fatta . Dio voglia che non sia la pace malsana . Viva la pace , viva la Venezia !
Saggistica ,
Le cose fuori del loro stato naturale né si adagiano , né vi durano . G . B . Vico Proemio Tra i fenomeni più recenti dell ' Italia politica è degno di nota quello di una nuova tendenza che sembra affermarsi sempre più , se lo si deve argomentare dal programma dei cattolici – nazionali e dalle ultime elezioni amministrative . Tale fenomeno ha richiamato l ' attenzione delle classi politiche . " Non è che il sogno innocente di conciliazioni impossibili , " dicono gli uni . Secondo altri invece , non sarebbe che l ' arrivo di fresche reclute anelanti a schierarsi incondizionatamente nelle file del partito moderato , e desiderose soltanto di un pretesto per giustificare l ' astensione loro nei tempi passati . Non mancano neppure i diffidenti che denunciano quelle tendenze come un pericolo per la libertà e per l ' unità nazionale . E finalmente si sono fatte sentire anche voci , le quali già hanno acclamato all ' Italia reale che muove a riscossa contro l ' Italia legale , adoperando una frase di cui lo scrivente si è servito , dieci anni fa , nel suo scritto " Sulle condizioni della cosa pubblica in Italia , dopo il 1866 " ; una frase che ha avuto il poco invidiabile onore di essere così spesso citata a sproposito , sebbene il significato attribuitole dall ' autore rendesse impossibile qualsiasi equivoco . Se non che , non potrebbe anche darsi che nessuna di queste spiegazioni fosse la vera ? e che non si tratti d ' altro se non del principio di un movimento di idee destinato a percorrere più di una fase e ad assumere forme diverse , di un movimento d ' idee meritevole di essere studiato nelle sue cause e nel suo possibile sviluppo , sebbene non maturo abbastanza per essere giudicato a prima vista solo tenendo conto del carattere superficiale dei pochi fatti che finora ci fu permesso di scorgere ? Confesso che inclino verso quest ' ultima ipotesi . Le nazioni che costituiscono la società europea , vanno diventando sempre più solidali tra loro . Apparisce chiaro che le identiche correnti oggi le percorrono tutte , manifestandosi sotto forme rispondenti alle condizioni proprie di ciascuna nazione . Fra queste correnti ce n ' è una conservatrice . Nell ' Impero britannico , il partito tory è salito e si mantiene al potere ; in Francia , AdolfoThiers lasciava di recente , per testamento , la profezia : la repubblica francese , o saprà essere conservatrice , o cadrà ; in Germania , il principe Bismarck si stacca dalla Nationalpartei , e ritorna , per un tratto di strada , verso gli amici della sua giovinezza ; in Austria , il Conte Taaffe attende a conciliare gli autonomisti colla colla costituzione . Tutto questo non accenna alla ristaurazione del passato , come si vorrebbe far credere da alcuni giornali italiani sull ' autorità della stampa partigiana estera , bensì al desiderio , non solo degli uomini di Stato , ma anche di una parte ragguardevole delle classi dirigenti di quei paesi , di rientrare nella carreggiata del progresso civile graduale , stato interrotto dai sussulti di profonde trasformazioni politiche e territoriali , di raccogliere in un fascio tutte le forze conservatrici del presente e di condurle a far fronte alle gravissime difficoltà interne e alle eventualità esterne piene di pericoli . Or bene , perché mai dovrebbe essere trovato assurdo supporre che quella medesima corrente cominci a diffondersi anche in Italia , favorita da circostanze , non somiglianti , ma corrispondenti ? e che , non trovando in Italia , né le classi dirigenti , né il governo disposti ad assecondarla , cerchi aprirsi nuove vie ? Alla studio spassionato della tendenza sopraindicata , in quanto potrebbe essere il punto di partenza di un aggruppamento di quelle forze conservatrici della società italiana , le quali sono rimaste finora disperse o spostate , e provocherebbe certamente , se ciò fosse , il risveglio operoso , per legge di contrasto , dei partiti disorientati e stagnanti , è consacrata la prima parte della pubblicazione presente . Che il partito governante sia oggi disorientato e come stagnante , e per conseguenza ridotto alla sterilità , non c ' è nessuno che non lo veda . L ' antica Sinistra non si mostra suscettibile di essere tenuta insieme se non da coalizioni artificiali di persone . In quanto alla antica Destra , i suoi uomini migliori hanno riacquistato credito ; ma , presa collettivamente , se dovesse rimanere chiusa nella originaria cerchia d ' idee , senza aver nulla imparato e nulla dimenticato , invano cercherebbe , in molte provincie almeno , durevole appoggio , e neppur potrebbe fare assegnamento sulla propria interna compattezza , tostoché dall ' atteggiamento passivo d ' opposizione passasse a quello attivo di reggere lo Stato . Da che deriva questo ? Non deriverebbe per avventura dal fatto che i partiti vecchi , non già gli uomini più preclari che li compongono , si sono esauriti , dopo aver prodotto tutto ciò che , costituiti com ' erano , e cogli intenti di un ' epoca che non è più , potevano produrre ; e che , per riprendere il cammino , e corrispondere ai nuovi bisogni del paese , è d ' uopo che si ritemprino , che riformino i quadri e allarghino le file ? La seconda parte di questo lavoro tende appunto a risolvere tali dubbi . Se non che neppure una ricostituzione di partiti , per sé sola , gioverebbe gran fatto . Una delle cause principali che contribuiscono a perturbare la cosa pubblica si è che certe verità , certe questioni di vitale importanza , le quali dovrebbero essere chiarite o risolute nel solo interesse della patria , perché stanno molto al disopra delle convenienze dei partiti , vengono invece date in pascolo a questi ultimi , e si vedono condannate a subire tutte le peripezie degli umori e dei conflitti partigiani , rimanendo per tal modo indefinitamente , o nell ' ombra , o sospese , o falsate . È sopra siffatta usurpazione che , nella terza parte dello scritto , che ho l ' onore di presentare al pubblico , mi provo a richiamare l ' attenzione di tutti coloro che amano l ' Italia , nella speranza di indurli a far valere ogni influenza , affinché quelle verità siano accettate da tutti , e quelle questioni rimesse al loro posto . Le considerazioni contenute in queste pagine hanno un carattere affatto obbiettivo , sono aliene da ogni spirito di parte , sono ispirate dal solo desiderio che la vita pubblica d ' Italia divenga più sana , più seria e più feconda . Valgano le buone intenzioni dell ' autore a cattivargli l ' indulgenza dei benevoli lettori . Casalbuttano , 1 Novembre 1879 . Parte Prima . Delle idee conservatrici nella nuova Italia . I . La scuola conservatrice nell ' Europa moderna . L ' idea di conservazione , in politica , non si concepisce disgiunta dall ' oggetto che s ' intende conservare , il quale è poi lo Stato , ossia un determinato consorzio di cittadini , considerato , non già sotto tutti i suoi aspetti , ma sotto quello del suo ordinamento giuridico e del suo governo . Un conservatore è colui che vuole la conservazione dello Stato a cui appartiene , purché indipendente da signoria straniera ; applicando i medesimi criterî , coi quali un individuo umano considera le condizioni di conservazione del proprio corpo , e suppone , per conseguenza , che nessun organismo estraneo parassita penetri in questo , e ne perturbi la normale esistenza , senza di che sarebbe inutile pensare a conservarlo . L ' idea di conservazione è complessa ; e comprende tanto il mantenimento di tutto quello che esiste di conforme alla ragione d ' essere dell ' oggetto conservato , quanto la eliminazione , entro i limiti del necessario , di tutto quello che un ' evidenza incontestabile , o una lunga esperienza , dimostrano come contrario a quella ragione d ' essere . Non basta quindi che una istituzione , o un modo di governare , esistano perché possano considerarsi da un conservatore , meritevoli d ' essere mantenuti soltanto perché esistono ; ma non basta neppure che un ' istituzione , o un modo di governare , contengano dei vizî di origine , perché si possa e si debba desiderare che vengano mutati , qualora facciano buona prova nell ' applicazione , e mostrino di acconciarsi sempre più al bene presente e futuro della maggioranza della nazione governata ; e infatti molte cose nate storte , man mano che crescono possono raddrizzarsi . Che se poi avviene che una istituzione , o un dato indirizzo di governo , producono insieme e del bene e del male , la tendenza conservatrice sarà rivolta , non già a farne tavola rasa , per lo scopo di sopprimere il male , ma solo a modificare quel tanto che basti per togliere ciò che vi ha di male , senza perdere ciò che vi ha di bene . La scuola dei conservatori prende le mosse dai fatti e dalle realtà politiche e sociali , ed applica il metodo esperimentale alla cosa pubblica . Essa non si può accusare di empirismo , per due ragioni . In primo luogo , perché tien conto anche di quelle leggi , le quali , derivando dalla natura morale e sociale dell ' uomo , sono inerenti a tutti gli umani consorzi e perciò non si lasciano violare impunemente ; e del resto la stessi indole positiva di questa scuola la induce ad ammettere come nulla possa reggere a lungo andare , se si è costretti a cozzare contro tali leggi . In secondo luogo , perché , proponendosi per meta il mantenimento , la consolidazione e lo sviluppo normale della patria , essa si prefigge un ideale non meno elevato e nobile di quello di coloro che si adoperarono a crearla ; solo esige che il modo di conseguirlo sia proporzionato ai mezzi che si hanno . Lontanissima , come quella che vive nell ' attualità , dalle dottrine retrive che si compiacciono degli anacronismi , essa accetta la democrazia , nel senso però soltanto della non esclusione d ' alcun cittadino dalla possibilità di raggiungere , per mezzo delle proprie opere , e non già in virtù di un diritto astratto , qualsiasi grado sociale e politico ; e considera poi la libertà ordinata e il sistema rappresentativo come poderose e indispensabili forze conservatrici . Essa si presta ad ispirare il governo , tanto in una repubblica , quanto in una monarchia rappresentativa ; ed anche in una monarchia assoluta , quando siffatta forma trovi la sua giustificazione nelle condizioni di una società ancor molto arretrata nell ' incivilimento , facendosi valere , in tal caso , coll ' opporsi all ' arbitrio , e col promuovere la scrupolosa osservanza delle leggi . Un adulatore del principe in una monarchia , non è un conservatore , ma un cortigiano ; come l ' adulatore del popolo , in una democrazia , non è un democratico , ma un demagogo . Alla scuola conservatrice si contrappone la radicale , la quale considera una nazione non come un organismo , ma , secondo la teoria del Contratto sociale del Rousseau , come un aggregato di individui tutti di egual valore , al quale aggregato è lecito applicare qualsiasi riforma , quando apparisca la migliore a priori , senza tener conto né delle tradizioni , né delle abitudini , né delle idee comunemente accettate , né degli interessi , né di tutto l ' insieme dei fatti sociali sempre sopravviventi alle mutazioni di Stato , e ripullulanti e reagenti più forti di prima , ogni qual volta furono compressi fuori di tempo . In Italia il radicalismo è rappresentato da una delle varietà dei repubblicani alla francese , e più specialmente dai semi – repubblicani ; e scambia facilmente licenza per libertà , demagogia per democrazia . Il radicalismo può concorrere a creare uno Stato , una forma di governo , nuove istituzioni ; ma non può contribuire a creare nessuna di quelle condizioni che occorrono per far sì che uno Stato , una forma di governo , una istituzione , si mantengano ; imperciocché tali condizioni non s ' improvvisano , e devono preesistere agli anzidetti mutamenti o con essi coesistere nel seno del consorzio civile . Se non ci sono , il radicalismo non le può decretare , nemmeno col suffragio universale . Quando un popolo , col suffragio universale , crede di poterle fornire mediante un semplice atto di volontà , esso mistifica sé medesimo . La tradizione del pensiero politico in Italia non fu mai radicale , incominciando dalla parabola di Menenio Agrippa e dal diritto romano , fino a Machiavelli , a Vico , a Romagnosi . Nemmeno i repubblicani moderni d ' Italia sono tutti radicali . Lo è stato Giuseppe Mazzini nel suo apostolato per la libertà , da non confondersi col suo apostolato per l ' idea nazionale , col quale seminò in terreno fecondo . Invece Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari considerarono il consorzio dei cittadini come un organismo vivente ; e , se conclusero alla repubblica e alla repubblica federativa , non fu già per premesse radicali , ma per premesse esageratamente conservative . Essi furono d ' avviso che la recente monarchia unitaria sia sopravvenuta a sconvolgere lo sviluppo organico della società italiana , solo perché si rifiutarono ad ammettere che l ' organismo vecchio fosse suscettibile assimilare elementi nuovi , e perché agli elementi nuovi negarono la dovuta importanza , non avendoli rinvenuti nella storia passata d ' Italia . Ma non allontaniamoci dal nostro soggetto . Nulla di essenziale invece separa i conservatori dai liberali , propriamente detti , imperciocché gli uni e gli altri ritengono necessario , tanto la stabilità , quanto il progresso e la libertà . Si distinguono però riguardo alla misura diversa , secondo la quale intendono applicare ciascuna di quelle forze ; e perciò , non già secondo l ' esclusività , ma secondo la prevalenza che attribuiscono gli uni alla stabilità , gli altri al progresso e alla libertà , vengono denominati , per antonomasia , conservatori i primi , liberali i secondi . I primi intendono camminare bensì , ma in guisa che , per modo di parlare , le masse si possano muovere ordinatamente , senza rompere le file e senza sforzi ; mentre i secondi mirano a spingere le masse a marcie forzate per compiere più rapide evoluzioni . Pei liberali inoltre , generalmente parlando , l ' istruzione pubblica molto diffusa e i precetti dell ' economia politica sarebbero argini sufficienti contro le passioni anarchiche e ardenti , e contro le idee confuse di trasformazioni sociali che si agitano nei bassi fondi della società moderna ; quando invece pei conservatori , quei mezzi non sono ritenuti sufficienti se non li corrobora e li completa il Cristianesimo profondamente sentito , e praticato , tanto dai ricchi quanto dai poveri . Conservantismo e liberalismo , quando coesistano in permanenza nel seno di un corpo politico , l ' uno di fronte all ' altro , formano insieme le condizioni necessarie della sua salute normale ; e sono destinati , nell ' interesse del progresso civile , a prevalere alternativamente ; questo , quando occorre dar mano ad un lavoro indefesso di riforme ; quello , quando occorre riparare le forze che , per effetto del lavoro , si sogliono logorare , ciascuno sorvegliando l ' altro e impedendogli di trasmodare . Ecco i caratteri distintivi del conservantismo nella Europa moderna . Esso siede oggi al governo in parecchi degli Stati più importanti e più colti ; in preda a molti contrasti , è vero ; ma vi siede . Non c ' è ragione perché quei caratteri non abbiano ad essere distintivi dei conservatori anche in Italia . Quale sia la missione devoluta a questi ultimi nell ' opera del risorgimento di una nazione , lo dice uno dei più insigni e liberali trattatisti contemporanei di diritto pubblico e di scienza di Stato : Il conservantismo ha il suo ufficio naturale dopo una rivoluzione e dopo una trasformazione politica di un popolo , quando si tratta di mantenere i risultati raggiunti e impedire che trasmodino ( BLUNTSCHLI : La Politica , lib . XII , cap . 8 ) . Lo Stato in Italia è oggi il Regno che abbraccia la stirpe italica dalle Alpi al Lilibeo , e che è retto dalla dinastia di Savoia e dallo Statuto di Carlo Alberto . Profonde cause storiche hanno potuto far sì che esistano in Europa alcune autonomie politiche solidissime e sostenute dal libero consenso della grande maggioranza dei cittadini , nelle quali convivono diverse unità etnografiche , p . es . , la Svizzera ; o dove , sebbene ne esista una sola , l ' autonomia politica ha forma federativa , p . es . , l ' Impero Germanico . In tali casi , va da sé che lo spirito conservatore si rivolga a mantenere quelle forme . Peraltro è più consentaneo all ' ideale moderno che lo Stato coincida presso a poco col complesso di una nazione , e comprenda questa in una unità incondizionata di reggimento . Infatti l ' idea di patria non è forse , per sé medesima , una forza eminentemente conservatrice ? e l ' idea di patria non si è forse oggigiorno identificata con quella di nazione , per effetto di un lento lavorio della civiltà europea , giunto a maturanza solo nel secolo nostro ? Questo ideale lo abbiamo in Italia . L ' unità d ' Italia , la legittimità della casa regnante , lo Statuto vigente , essendo dunque i tre fondamenti dello Stato , un conservatore italiano , affinché sia lecito designarlo con questa denominazione , non può ammetterne neppure la discussione . Eccettuati questi tre punti , i quali , del resto , pel carattere loro generale , si adatterebbero e alla massima espansione di libertà praticabile nel mondo moderno e al più vigoroso potere esecutivo , eccettuati questi tre punti , un conservatore italiano può sindacare ogni cosa che si riferisce allo Stato . Nel qual sindacato , appoggiandosi ad un ' esperienza ventenne , esso inclinerà naturalmente a difendere tutto ciò che , nelle istituzioni e nell ' indirizzo del governo , risulta conforme , secondo quell ' esperienza , o secondo l ' evidenza incontestabile , al concetto conservatore ; a correggere , nella misura del necessario , tutto ciò che imperfettamente ad esso risponde ; a rimuovere tutto ciò che si presenta come un ostacolo permanente e crescente al trionfo del concetto medesimo . Questo è il significato che si attribuisce nel presente scritto alla denominazione di conservatore in Italia , il quale significato non è per nulla arbitrario , ma risponde esattamente a quello che gli viene attribuito nella maggior parte degli altri paesi civili moderni . Se esistano o non esistano dei conservatori italiani , è un ' altra questione intorno alla quale più oltre discorreremo . Ciò che fin d ' ora importa aver ben presente si è che , se esistono , non possono essere che così . [ Significati erronei attribuiti alla parola "conservatore".] Non crediamo sia cosa inutile insistere sul significato vero della denominazione anzidetta , imperocché essa ha generato da per tutto , e specialmente in Italia , ogni sorta di pregiudizi , ed ha dato luogo a molti equivoci . È un pregiudizio , p . es . , quello di credere che il tornaconto personale e il grado sociale di un uomo , quando si connettano con tutto ciò che si riferisce alla conservazione dello Stato , o dei beni a cui solo alcune classi possono partecipare , bastino , per sé soli , a farne un conservatore . Quel tornaconto , quel grado sociale , sono condizioni molto importanti bensì , ma occorre ch ' egli abbia una chiara consapevolezza di una tale connessione , il che spesso non accade , specialmente nei paesi nuovi alla libertà , e inoltre che il desiderio di popolarità , o il proposito vigliacco di trovar protettori fra i suoi naturali avversarî in vista di certe eventualità , o una prepotente indipendenza d ' ingegno , non lo inducano ad emanciparsi dall ' influenza del proprio grado sociale e del proprio tornaconto . Che la condizione sociale e il vantaggio individuale non siano tutto quanto occorre per formare un conservatore , è così vero , che molti i quali nel disfacimento di un interesse politico o sociale nulla avrebbero da perdere personalmente , ne sono spesso i più fermi e più sicuri difensori , per impulso di temperamento o di profonde convinzioni . Altri ancora hanno convenienza di conservare , insieme a tutto che c ' è di buono , anche i difetti , i vizî , gli abusi che si sono introdotti nello Stato , nel Governo , o in altri importanti interessi , siffatte magagne solitamente generando legioni di uomini impegnati a perpetuarle e non essendovi cosa per quanto guasta , che non torni a profitto di qualche gaudente . Ora siccome tali difetti e vizî e abusi trarrebbero alla fine quelle istituzioni a rovina , così quegli uomini non possono dirsi conservatori . Così pure è un pregiudizio lo scambiare il conservantismo colla forza d ' inerzia , forza poderosa tanto nel mondo sociale , quanto nel mondo fisico , la quale vuole essere tenuta nel debito conto dalla politica , ma non è tutt ' al più che uno dei due poli del conservantismo . Lasciata a sé sola , condurrebbe direttamente alla distruzione anziché alla conservazione , ogni qualvolta gli elementi dissolventi , a cui lascerebbe libero campo , riuscissero a prevalere . Anche l ' attribuire la denominazione di conservatori ai puri autoritarî è un pregiudizio . Il regime militare , lo stato d ' assedio , un colpo di Stato al bisogno , un capo investito di un potere illimitato e arbitrario , ecco lo specifico , secondo l ' opinione di costoro . Or bene può darsi che siffatti mezzi riescano per un dato momento ad arrestare la cancrena dell ' anarchia , ma per sé medesimi non bastano mai a ridonare la salute normale nell ' organismo di uno Stato infermo ; perciò non conservano nulla se non provvisoriamente ; mentre è proprio del conservantismo il provvedere , non solo all ' oggi , ma anche al domani . D ' altronde un atto autoritario delle specie sopraindicate , si presta spesso ad esser posto al servizio di un sistema anticonservatore per eccellenza . Nemmeno si possono chiamare conservatori quei dottrinarî da gabinetto i quali concepiscono una teorica di governo conservatore , e ad essa pretenderebbero assoggettare un paese , senza aver verificato se poi tale teorica si acconcerebbe nella applicazione alle condizioni di fatto di esso paese . Venendo a parlare dell ' Italia in particolare , noi vedremo a suo luogo quanto sia inesatto attribuire il nome di partito conservatore alla Destra parlamentare , come molti sogliono fare . La Destra parlamentare racchiude nel suo seno dei veri conservatori , e dei conservatori virtuali , ma ne ha anche di quelli , e non fra i meno influenti , che non lo sono né punto né poco . Presa poi collettivamente , ha seguito finora , un tempo per necessità , più tardi di propria elezione , un indirizzo politico tutt ' altro che conservatore ; mentre nella Sinistra , specialmente nei deputati meridionali , i conservatori virtuali non mancano . Non avremo poi bisogno di spender molte parole per dimostrare quanto sia male applicata la denominazione di conservatori agli aderenti alle cadute dinastie . A torto sogliono essi venir paragonati ai legittimisti francesi . Questi sono , innanzi tutto , eminentemente nazionali , e non mirano che ad un mutamento nella forma del governo ; mentre in Italia i legittimisti mirano alla distruzione della nazione . Il richiamo delle antiche dinastie italiane implica l ' idea di spezzare in frantumi uno Stato che esiste da venti anni ; in altre parole , suppone , anziché un concetto conservatore , il più profondo sconvolgimento di ogni cosa pubblica e privata , che immaginare si possa . Ma c ' è un partito molto più numeroso ed importante in Italia che si qualifica , nel modo più improprio , come conservatore . È d ' uopo perciò che ci arrestiamo un po ' più a lungo a discorrerne . È il partito che alcuni in Italia denominano clericale , vocabolo indeterminato ed elastico , nel quale alcuni vorrebbero comprendere , a torto , tutti gli ecclesiastici , tutti quelli che professano la religione cattolica , e persino tutti quelli che attribuiscono qual importanza al sentimento religioso ; è per ciò che non crediamo opportuno adottarlo , a scanso d ' equivoci . Preferiamo adoperare la definizione di cattolici intransigenti , per distinguere coloro che sostengono la subordinazione dello Stato alla Chiesa e la ristaurazione del potere temporale dei Papi . Or bene , la questione religiosa si presenta in Italia sotto tre aspetti diversi , che sono – il sentimento religioso – i rapporti fra lo Stato e la Chiesa – il papato . Vediamo in quali punti debba separarsi il conservantismo politico italiano dal cattolicismo intransigente , riguardo a ciascuno di quei tre aspetti . Secondo gli intransigenti , ogni ordine sociale , civile e politico dovrebbe avere per fondamento unico la religione . Il conservantismo politico invece ammette anche quegli altri fondamenti che si riferiscono a tutte le forme di attività sociale , a tutte le sfere dei sentimenti e degli interessi . Il sentimento religioso ha un ' importanza grandissima a ' suoi occhi , sia in sé stesso , sia perché predispone l ' uomo a concepire un ideale che lo rende capace di azioni generose e di sagrifizî , e gli apre più facilmente il cuore ad altri sentimenti elevatissimi , come sono quelli del dovere e della patria , senza i quali nulla v ' ha di stabile nella politica . Ciò è talmente vero che tanto più grandi sono stati i popoli antichi e moderni , quanto più profondamente religiosi ; e lo dimostra l ' esempio dei Romani antichi , delle repubbliche italiane del Medio Evo , degli Inglesi moderni , dei vincitori di Wörth e di Sedan . E il sentimento religioso degli Italiani è cattolico , né può essere che cattolico , l ' esperienza avendo dimostrato quanto siano infruttuosi i tentativi di coloro che vorrebbero far loro accettare altri culti . In quanto a noi , possiamo dire che non siamo mai riusciti a comprendere la distinzione fra cattolicismo liberale e cattolicismo non liberale . Ma c ' è un ' altra distinzione che comprendiamo benissimo , ed è questa . Nella religione cattolica ci sono due cose da distinguere . L ' una , obbiettiva , che è il patrimonio dei dogmi comuni a tutti i credenti . L ' altra , subbiettiva , che si atteggia al sentimento individuale di chi professa quella religione . L ' identica fede alcuni l ' hanno in cuore come , la ebbero , nella realtà , Tommaso da Kempis , Dante , Colombo , Bossuet , Manzoni , e , nella finzione , il cardinale Federigo , il Padre Cristoforo ; altri , invece , come don Abbondio ; altri come fra Galdino , e fra Galdino in questi ultimi tempi sembra molto in voga ; ma le voghe passano ; e l ' ultima Enciclica , Aeterni patris di Leone X sul bisogno che il clero sia molto istruito , non è certamente favorevole ai fra Galdini . Ciò che ci pare possa essere ritenuto per fermo è che l ' indole di una nazione non si modifica a piacimento di chi la vuole modificare ; e che gli Italiani , generalmente parlando , o sono cattolici , o non hanno religione alcuna . Possono essere cattolici però alla maniera del cardinale Federigo e del padre Cristoforo , ed è a questa maniera che la politica conservatrice deve desiderare che siano . Ma , ammesso tutto questo , è indubitabile che il sentimento religioso non basta da sé solo alla politica . La grandezza dei popoli citati è dovuta al sentimento religioso bensì , ma al concorso anche di altri fattori che sono appunto quelli di cui si occupa la politica , mentre , sotto l ' aspetto puramente religioso , tali fattori appariscono poco importanti . Quindi un cittadino italiano , nato fuori del culto cattolico , può essere ritenuto a ragione come un perfetto conservatore , quando lo sia in ogni altra cosa , ed abbia rispetto per quella religione della maggioranza ch ' egli non professa . Su questo punto pertanto c ' è una grande differenza fra un conservatore politico e un cattolico intransigente , ma non essenziale , solo di più o di meno . Più spiccata la differenza si rivela riguardo ai rapporti fra lo Stato e la Chiesa . La tendenza dei cattolici intransigenti è di subordinare affatto il primo alla seconda , mentre quella del conservantismo politico consisterebbe nel procurare alla Chiesa il modo di adagiarsi in mezzo alla società civile , rispettata e onorata dallo Stato , senza che per questo lo Stato rinunci alle prerogative inerenti alla propria natura e conformi al proprio fine . Ogni podestà esercitata da uomini al contatto con altre potestà , inclina sempre ad invadere la sfera d ' efficienza altrui . La lotta fra il clero e il laicato è antica quanto lo sono le società civili del globo terracqueo e non fu mai interrotta nemmeno dai principi più pii e più santi , valga per tutti l ' esempio di san Luigi di Francia ; perché , sebbene pii e santi , essi non potevano abbandonare la difesa delle prerogative che avevano il dovere di custodire intatte . Quando sarà venuto il momento di scrivere la storia imparziale dei governi caduti d ' Italia , apparirà che , anche nei peggiori tempi della patria nostra , i suoi governanti più volte seppero resistere virilmente alle pretese della potestà ecclesiastica . Peraltro c ' è differenza fra lotta e lotta . Deve essere nel proposito dei conservatori italiani di attenuare gli attriti fra i due poteri , di non creare delle difficoltà inutili , e di rendere facile al sacerdozio il modo di adempiere la sublime sua missione religiosa nella società . In quanto al rendere impossibili le contestazioni , sarebbe follìa sperarlo . La questione del sentimento religioso e quella dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa , sono posti all ' ordine del giorno della odierna società civile di tutto il mondo , e vi rimarranno a lungo ; per conseguenza sopravviverebbero in Italia anche alla pace , se mai si stipulasse , fra il Vaticano e il Quirinale . La questione invece che si presenta come esclusiva della patria nostra e vi implica una difficoltà delle più acute , è quella relativa al papato . Intorno ad essa l ' antagonismo fra lo spirito conservatore e l ' intransigente non potrebbe essere più flagrante fino a che il secondo persisterà nelle sue pretese . Per cedere di un punto occorrerebbe che il primo si uccidesse , imperocché la restituzione del potere temporale al Papa distruggerebbe l ' integrità dello Stato , che i conservatori , per essere tali , sono tenuti a difendere . Su questo argomento avremo occasione di trattenerci in seguito . Basti per ora notare su quali oggetti e in quali limiti i clericali contrastano l ' idea conservatrice ; per cui non può spettar loro la denominazione di conservatori , dal punto di vista della politica . I cattolici intransigenti pongono il terribile dilemma : " rinunciare o alla nuova Italia o alla fede cattolica " ed hanno per sé una logica spietata . A favore dei conservatori , che non intendono rinunciare né alla nuova Italia né alla fede de ' loro padri , milita l ' indole stessa degli Italiani , i quali , sebbene amino le frasi e le teoriche assolute , in pratica sono incomparabili nel trovar modo di scivolare fra le corna dei più formidabili dilemmi , bianchi , rossi e neri . Ben chiarito così il solo significato che può avere il conservantismo in Italia , e sottrattolo dalla possibilità di essere frainteso , ci sembra che se venisse , con bandiera spiegata , a prendere posto anch ' esso nell ' arena della politica militante , dovrebbe essere accolto cogli onori dovuti ad un avversario rispettabile , anche da quei suoi naturali avversari che sentono di essere del pari rispettabili . Alludiamo a quegli avversari più riputati che siedono nel Parlamento , ai membri delle principali associazioni politiche del paese , ai pubblicisti che meritano questo nome ; certamente non ai faccendieri , ai fondatori di sottogruppi e di vicegruppi parlamentari , ai politicastri da caffè ed agli zingari della stampa , i quali , riguardo alla misera , artificiale , vita pubblica italiana presente , possono dire : Deus nobis haec otia fecit . Quel che dovrebbe apparire come cosa incontrastabile è che il sistema rappresentativo non può operare senza distinzione e lotta di partiti . Ma come potranno i partiti distinguersi e combattere utili battaglie se non c ' è un partito conservatore , rispetto al quale ciascuno degli altri possibili trovi preindicato il posto relativo che gli spetta ? Quando un tale partito si presentasse , gli elementi oggi agitantisi nel mare torbido delle personalità , verrebbero attratti dalle affinità di pensiero e di intenti intorno a nuclei determinati e naturali ; e dalle istituzioni parlamentari si otterrebbero quei benefizî che esse possono fornire , e che oggi ancora non si hanno . [ Se esistano in Italia gli elementi di un partito conservatore . ] Ma esistono poi in realtà gli elementi conservatori nella nazione italiana ? Ecco il primo quesito che si affaccia a chi voglia discorrere di questa materia ; imperocché la semplice definizione del conservantismo italiano non condurrebbe molto lontano ; né basterebbe un programma , che mai si formulasse in quel senso , a creare gli elementi di un partito qualora non ci fossero . Un programma non può far di più che coordinare gli elementi che già esistono . Or bene , a noi sembra che domandare se in un grande consorzio umano , mirabilmente bene determinato dalla geografia e dalla etnografia , costituito in un solo corpo politico già da vent ' anni , e tenuto insieme da nessuna violenza , ci siano elementi conservatori , equivale al porre in dubbio che esista aria respirabile dove si incontrano quadrupedi viventi , ovvero terra vegetale dove si vedono crescere , rigogliosi o no , i cereali . Non c ' è bisogno di molto profonda sapienza civile per comprendere che basta mettere insieme una comunità qualsiasi , perché sorga , dalla convivenza di tanti individui umani , un modo di vita collettiva , anche indipendente da qualunque azione di governo ; la quale azione , se sarà provvida , perfezionerà siffatto processo naturale , ma , quand ' anche improvvida , non basterà ad arrestarlo . Le infinite necessità che alimentano tale vita collettiva e che , secondo le norme degli interessi e di innumerevoli affinità elettive , aggruppano in varie guise i cittadini e intrecciano le relazioni loro , operano costantemente nel senso di cementare e di individualizzare sempre più la comunità . Lo Stato certamente è altra cosa dal consorzio ch ' esso rappresenta ; ma , traendo dal medesimo la sua ragione d ' essere , si risente naturalmente di tutto ciò che contribuisce a rafforzarne l ' interna struttura . Ecco la prima base degli elementi conservatori . Se non ci fosse questo intimo processo che agisce nel seno degli umani consorzi anche indipendentemente dalla mano dei governi , sarebbe impossibile spiegare come mai l ' Impero romano , malgrado l ' opera insensata del maggior numero de ' suoi reggitori , e sebbene già avanzato sul pendìo della decadenza , poté rivelare tanta forza di resistenza prima di precipitare all ' estrema ruina ; come mai la Grecia e la Spagna dei giorni nostri , aumentino di coltura e di prosperità in mezzo alle crisi quotidiane dei loro governi ; come mai la Francia odierna sappia resistere così splendidamente a tante cause deleterie ; come mai l ' Italia nostra non soglia respirare più liberamente né si mostri tranquilla più di quando , per effetto delle vicissitudini parlamentari , se ne sta un buon mese senza titolari ai più importanti ministeri , e come sia riuscita , di proprio moto , a ridurre a lettera morta certe leggi che non le convenivano , p . es . , quella della guardia nazionale , o a mutare il carattere di altre , per es . , quella della tassa per la ricchezza mobile , e così via discorrendo . Se non che il processo medesimo , mentre va rafforzando i vincoli che servono a tenere unita la comunità , abbandonato a sé , deposita anche i germi dissolventi che ne preparano col tempo la decadenza e la ruina , come avviene in tutti gli organismi viventi . Uno dei compiti dei governi consiste appunto nel prevenire e nel contrastare lo sviluppo di quei germi . Noi vedremo , a suo luogo , se in Italia il governo adempia o non adempia a quest ' ufficio in modo soddisfacente . Ciò che per ora ci limitiamo a stabilire è che contradirebbe alle nozioni più elementari di fisiologia sociale il supporre che una grande comunità , quale è il Regno d ' Italia , messa insieme da oltre venti anni , non abbia prodotto in questo frattempo , o coll ' aiuto , o senza l ' aiuto , o , se così piacesse di dire , anche a dispetto , del suo governo , una copia immensa di elementi acconci a cementarla , in altre parole , di elementi utilizzabili indirettamente a beneficio della conservazione dello Stato . Per dimostrare che a questa supposizione corrisponde la realtà , fra innumerevoli fatti che potremmo passare in rassegna , ne sceglieremo tre soltanto . Non c ' è remoto casolare , in cui non abbia fatto ritorno in seno alla propria famiglia qualcuno de ' suoi abitatori , dopo aver servito sotto la bandiera nazionale in quell ' esercito che è il crogiuolo dove si elabora il più puro sentimento della grande patria italiana . È diventata adulta un ' intera nuova generazione , per la quale le antiche divisioni d ' Italia sono storia antica , perché essa non le ha neppur vedute , e non saprebbe neppur raccapezzarsi se dovesse concepire un ' Italia diversamente che unita . Si contano oramai a milioni le persone , le quali , per il possesso di qualche cedola , sono rese finanziariamente cointeressate all ' esistenza dello Stato italiano , o debitore , o fideiussore , o sorvegliatore del titolo rappresentato da quella cedola . Non bastano questi fatti ? [ Dei capisaldi della conservazione e dei germi di dissoluzione dello stato italiano . ] Veniamo ora a parlare degli elementi che si riferiscono direttamente allo Stato , e che da per tutto soglionsi considerare come i capisaldi della conservazione politica . Essi sono copiosi e robustissimi . Impareggiabile è la situazione esterna del Regno l ' Italia dal 1866 in poi , per la forza delle cose . Imperocché , riconosciuto da tutti gli Stati , ammesso di primo acchito nell ' areopago dirigente delle grandi potenze , la sua esistenza , senza diminuzione della sua estensione attuale , è riguardata come una necessità di primo ordine dell ' equilibrio europeo , e lo sarà finché il presente equilibrio non verrà alterato . Il violare questa esistenza da parte di uno dei vicini , desterebbe la gelosia e la coalizione in di lei favore di tutti gli altri . Si potrà bisticciarsi con questo o quel governo ; ma , tranne il caso che commettesse addirittura qualche atto d ' insania , lo Stato italiano è al riparo , più di qualunque altro d ' Europa , da ogni pericolo esterno . In quanto all ' interno , ha una casa regnante antica , gloriosa , e incontrastata come dinastia dell ' Italia unita , popolarissima , come lo hanno provato i funerali commoventi di Vittorio Emanuele , e le dimostrazioni entusiastiche che accolgono Umberto e Margherita dovunque si presentino ; la corona , osservatrice sino allo scrupolo de ' suoi pubblici doveri , moralmente e legalmente ; unità di territorio , di schiatta , di linguaggio , di costumi , di religione ; un esercito ottimo , disciplinato , patriottico , affezionato al Re ed alle libere istituzioni , senza traccie di distinzioni di provincie ; una magistratura integra e resistente finora a tutte le pressioni che vorrebbero infeudarla a scopi partigiani ; una camera vitalizia gelosa delle proprie prerogative , ma non invadente , e che non cessa di prestare alla patria il concorso zelante e sereno della propria esperienza ; la ricchezza abbastanza suddivisa ; eccellenti le masse , come l ' hanno dimostrato , e la facilità con cui si poterono introdurre la coscrizione militare nelle regioni dove era prima sconosciuta , e una serie di tasse non meno vessatorie che gravose ; sconosciuto il fanatismo religioso ; l ' immensa maggioranza , fedele al culto dei suoi padri , malgrado la lotta in permanenza fra lo Stato e la Chiesa , e sorda alle suggestioni delle due contrapposte intolleranze . Si è detto da certuni che il nuovo ordine di cose è stato voluto da una minoranza . Questo può esser esatto . I rivolgimenti nazionali sono sempre l ' opera di minoranze ; però sogliono riuscire solo quando hanno per sé l ' adesione , per lo meno istintiva , delle maggioranze . Tanto è vero che se fu una minoranza quella che produsse l ' ordine di cose nuovo , non solo non vi trovò un ' altra minoranza , ma proprio nessuno , per difendere l ' ordine antico . Altri sostengono che i voti dei plebisciti rappresentano una forza inerte . Ma , data e non concessa tale supposizione , è egli poca cosa il fatto che questa immensa forza , comunque essa chiamar si voglia , è oggi utilizzata a favore dell ' Italia unitaria ? Guardiamo ora il rovescio della medaglia , e diciamo pure tutta la verità , senza esitanze . I mali interni sono molti , e sollevano infiniti lamenti ; anzi si può dire che apparisce come un altro fattore di unificazione anche questa unanimità , uniformità e parificazione nel malcontento che serpeggia da un capo all ' altro delle terre italiche . Aggravî talmente eccessivi che , rispetto specialmente all ' imposta diretta , abbiamo acquistato sul globo terraqueo un primato incontestabile , e viviamo quasi soffocati fra le spire del fisco , il quale non si limita punto a spogliarci , ma accompagna la spogliazione con artistica raffinatezza di vessazioni ; dal che la quasi impossibilità dei risparmi e della formazione del capitale riparatore e riproduttivo ; una macchina amministrativa delle più complicate , cosicché sembrerebbe che gli amministrati siano stati creati per il comodo dell ' amministrazione , e non sia l ' amministrazione istituita per il comodo degli amministrati ; la sicurezza pubblica imperfetta come in nessun altro paese del mondo civile ; i maggiori comuni sull ' orlo del fallimento ; verdetti di giurati , in alcune provincie , divenuti uno scandalo ; le sètte in fiore , e intente a congiurare , in un paese dove è pur lecito promuovere qualunque idea alla luce del sole ; la partigianeria politica invadente e perturbante l ' amministrazione ; una produzione strabocchevole di frasi rettoriche , di iperboli e di ciancie sonore , e una grande scarsezza di sano lavoro intellettuale e di progresso economico ; un continuo parlar di diritti e non mai di doveri ; la libera stampa , in gran parte , molto al disotto della sua missione , e rivolta a rendere sempre più morboso lo spirito pubblico ; il materialismo irrompente e soffocante ogni ideale ; l ' abbondanza crescente degli individui spostati dall ' impiegomania , che non può essere appagabile per tutti , dalla febbre dei subiti guadagni e da un falso indirizzo di educazione ; lo spirito d ' associazione prontissimo a lasciarsi usufruire dalle consorterie di pochi ; una inesplicabile commiserazione pei delinquenti , che si rivela nella proposta dell ' abolizione della pena di morte e in altri sintomi , mentre gli onesti , spogliati , ricattati e trucidati , trovano poca commiserazione e guarentigia nessuna ; l ' assorbente influenza degli avvocati , non per le qualità personali e la coltura distintissima di molti di essi , ma solo perché esercenti l ' avvocatura ; l ' ozio con grande indulgenza tollerato . Cose tutte , le quali , propalate con molte esagerazioni nei paesi esteri , incominciano a risvegliare l ' attenzione dei nostri più vecchi e provati amici d ' oltremonte , e a renderli perplessi nei loro giudizî riguardo all ' avvenire che ci stiamo preparando , e alla nostra ragione d ' essere come nazione . Affrettiamoci ad osservare che possiamo addurre molte circostanze attenuanti in nostro favore . Nulla era preparato in Italia per sì alti destini , tranne il desiderio di conseguirli . Un grande Stato moderno non può sorgere armato di tutto punto come Minerva dalla testa di Giove . La formazione degli Stati ha le sue leggi fisiologiche . Sarebbe occorso per l ' Italia , o che , vincitrice di una lunga e difficile lotta combattuta colle sole proprie forze , avesse trovato in questo supremo conato , le condizioni del proprio assetto , come gli Stati Uniti d ' America ; ovvero che di lunga mano fosse stata predisposta , sopra ogni punto del suo territorio , l ' unificazione nella coltura , nei commerci , nelle armi , nei mezzi dì comunicazione , e accumulato un rigoglioso capitale omogeneo , intellettuale , economico e morale , come avvenne in Germania ; ovvero che un conquistatore di genio , Napoleone I , si fosse ricordato di essere italiano , e , dopo avere unificata l ' Italia , l ' avesse condotta per alcuni anni con una ferrea dittatura civile . Nessuna di queste tre condizioni essendosi , verificata per l ' Italia , la sua immensa fortuna non toglie che essa sia stata condannata ad una difficile prova , ed a chiedere che il tempo , la prudenza e la virile perseveranza , le preparino quello che , nei tre casi sopraindicati , sarebbe venuto di getto . Molti dei mali enumerati non sono nuovi ; sono mali antichi della stirpe nostra , che si riproducono sotto forma moderna , e che non potevano essere sradicati in breve tempo ; la pianta uomo ( se è lecito usare questo modo d ' esprimerci ) rimanendo presso a poco quella di prima , anche in mezzo alle trasformazioni politiche territoriali . Siamo uno Stato recentissimo , ma un popolo vecchio ; e trasciniamo con noi un retaggio di secolare decadenza , del quale non è responsabile la generazione attuale . A far apparire più spiccati quei mali concorrono poi le illusioni e i pregiudizî . Come una volta la storia veniva ridotta alle proporzioni di una biografia di personaggi illustri , all ' iniziativa dei quali si attribuiva tutta la responsabilità degli avvenimenti , mentre una critica più accurata dimostrò che spesso quelli non furono se non strumenti , e talvolta anche inconsci , dello spirito dei loro tempi , determinato da un ' infinità di fattori ; così , ai giorni nostri , sono numerosi coloro , i quali pretendono che alcune idee astratte applicate alla cosa pubblica , che l ' opera isolata di pochi uomini investiti del potere , in mezzo alla universale inerzia , bastino a procacciare quei beni che non possono essere se non il premio dell ' assidua cooperazione di tutti , diretta dalla saggia iniziativa dei pochi , cooperazione della quale i pochi non potrebbero far senza . Da ciò quello scarso sentimento , che si trova in Italia , della solidarietà esistente fra governo e governati in un paese libero ; da ciò il poco impegno di correggere i nostri difetti ereditarî per la supposizione che , anche senza darsi questa briga , a furia di mutare uomini e istituzioni , si finirà a raggiungere l ' assetto normale desiderato . Ma ormai l ' esperienza deve aver diminuito siffatte illusioni , e dimostrato che la botte non può dare se non il vino che contiene . Così pure è d ' uopo ricordare , a nostro scarico , che la enormezza , non però la vessatorietà , delle imposte , è giustificata dalla necessità di uno dei maggiori rivolgimenti politici che si siano compiuti al mondo , e che è forse l ' unico rivolgimento , il quale si è voluto onorevolissimamente condurre a termine senza il fallimento del pubblico erario . Siamo dunque obbligati a liquidare molte passività materiali di un passato recente , insieme alle passività morali di un passato remoto . Impresa veramente colossale , che richiede molto tempo e molta fatica . Se non che , ammesse anche le circostanze attenuanti , il cumulo dei mali apparisce grave assai ; e guai se questi si lasciassero troppo invecchiare , perché , essendo di natura cancrenosa , finirebbero per corrodere quei cardini di conservazione dello Stato e della società che più sopra abbiamo dimostrato così numerosi e robusti nella nuova Italia . Speriamo di non meritar la taccia di ottimismo , imperocché non abbiamo nascosto nessuna delle forze deleterie che si agitano nel seno della nuova Italia , e abbiano riconosciuto che , non contrastate vittoriosamente , sarebbero tali da trarla a certa perdizione , in un tempo più o meno lungo ; ma non ci sembra neppure di aver peccato di pessimismo , considerando che non vi è uomo spassionato , per quanto nemico , il quale , ponendo a raffronto gli elementi di conservazione cogli elementi di dissoluzione , non veda che questi ultimi non possono aver avuto tempo finora d ' intaccare seriamente i primi ; che questi ultimi , presi ad uno ad uno , sono tutti suscettibili di riparazione ; e che il primo giorno in cui si potesse constatare un principio di descrescenza dei medesimi ( il che dipende da noi di ottenere senza straordinari sforzi ) l ' animo potrebbe aprirsi , non solo alla speranza ma alla certezza che , in un avvenire prossimo , essi saranno ridotti a quelle proporzioni che hanno negli altri paesi . V . Degli elementi conservatori proprî dell ' Italia odierna . Se non che qualcuno potrebbe osservare che gli elementi di conservazione di cui abbiamo ragionato fin qui , sono di indole generale , ammessi e non rinnegati da nessuno dei partiti anche non conservatori , quando siano appena costituzionali . C ' incombe pertanto di ricercare , se ne esistano di quelli che accennano ad un conservantismo più speciale . Ci sembra che non occorra molta fatica per trovarne . Non può essere sfuggito a nessuno che , da qualche tempo in qua , vanno manifestandosi sintomi di un certo risveglio a favore della cosa pubblica presso molti , i quali , sebbene investiti del diritto elettorale politico , o per lo meno amministrativo , si erano astenuti finora dal farne uso , o per deliberato proposito , o per indifferenza . Incominciarono alcuni aderenti al partito repubblicano a chiedere a sé stessi se , in un paese in cui tanta libertà è concessa , fosse il caso di sottrarsi alla vita politica , e non convenisse di ammettere gli ordini attuali come punti di partenza per raggiungere l ' ideale loro per le vie legali . Forse l ' apparizione di un partito molto più avanzato , l ' internazionalista , che denuncia i repubblicani puri come poco meno che retrogradi , o per lo meno come gente invecchiata , che vive nel passato e non capisce più nulla dei tempi nuovi , può aver influito sulle loro risoluzioni . Il fatto sta che scossero il giogo dei loro capi . Quest ' esempio di insubordinazione contro i proprî capi ebbe il suo contraccolpo nel campo religioso . Il campo religioso era rimasto per molti anni dominato esclusivamente dai suoi rispettivi intransigenti , i quali , coltivando nell ' animo la speranza che la nuova Italia fosse destinata ad andare a soqquadro quandochessia , si erano fatti forti del consiglio pronunciato dalla più alta autorità ecclesiastica , per imprimere nell ' animo del maggior numero dei buoni cattolici , anche di quelli che son ben lontani dal rinnegare la patria , essere un dovere di coscienza non mescolarsi né punto né poco nella gestione della cosa pubblica . Ora , coll ' andar del tempo , le conseguenze di siffatta astensione sull ' andamento del paese , in cui anche i buoni cattolici vivono colle loro famiglie e coi loro beni terrestri , e , di più , sugli interessi medesimi della religione , balzando agli occhi di molti di loro , non mancarono quelli che espressero dubbî sull ' opportunità di un tal modo di condursi . Un uomo eloquente e di grande dottrina , il padre Curci , si fece organo di siffatta tendenza , e scrisse nel 1878 , un libro intitolato : " Il moderno dissidio fra la Chiesa e l ' Italia " . In esso egli sostiene la tesi che l ' astensione non è obbligatoria pei buoni cattolici ; e che questi invece dovrebbero trar partito delle vie costituzionali per arrivare ancor essi alla dominazione . Questa pubblicazione fu molto avversata dai cattolici intransigenti , e non a torto , secondo il loro punto di vista . Infatti , alla dominazione coll ' intento di distruggere lo Stato , che è la mira loro , conoscendo a fondo l ' indole tutta propria degli Italiani , i quali non sono né Brettoni , né Belgi , né Tirolesi , sentivano essi che mai alcuno arriverebbe e che , se ci arrivasse , troverebbe che l ' impresa di distruggere la nuova Italia è molto più difficile e faticosa che non sia stata quella di crearla . Ciò che invece sarebbe risultato , se si eseguissero i suggerimenti del padre Curci , è che gli astensionisti cattolici , entrando nella vita pubblica , avrebbero finito per transigere in molte cose , la politica militante non essendo che un tessuto di transazioni , e per adagiarsi nella nuova Italia , contribuendo così a consolidarla . Questi intransigenti si adoperarono perciò , affinché quel libro fosse posto all ' Indice , durante il pontificato di Pio IX , ma senza successo ; cosicché è apparso chiaro anche ai più meticolosi cattolici che si possa professare la dottrina anti – astensionista del padre Curci senza uscire dall ' orbita della ortodossia . L ' assunzione del cardinale Pecci , di quest ' uomo eminente per sapere e per virtù , alla cattedra di San Pietro , non poteva che rinforzare la sopraccennata tendenza , anche indipendentemente da qualunque atto pubblico del sommo Pontefice ; e ad alcune persone rispettabili , professanti sentimenti religiosissimi , ma che non avevano mai rinnegata la patria italiana , rimaste soltanto perplesse davanti alla sicurezza con cui parlavano gli intransigenti , bastò che sorgesse la contestazione su quel punto , perché esse si risolvessero nel senso della opinione più consentanea alle loro tendenze individuali . Per tal modo nacque il tentativo recente della formazione di un partito cattolico – nazionale , il quale non si peritò a metter fuori un apposito programma , sotto il fuoco incrociato di due opposte obbiezioni . Se siete veramente cattolici , esclamarono gli intransigenti , dovete seguire il Papa nella riserva che fa per la restituzione del dominio temporale , quindi non potete ammettere l ' integrità territoriale dello Stato . Se siete veramente nazionali , osservò a sua volta la stampa liberale , dovete dichiarare esplicitamente che accettate senza alcuna riserva l ' unità e l ' integrità territoriale dello Stato italiano , checché ne dica il sommo Pontefice . Se non che il sommo Pontefice veramente non ha stabilito in modo assoluto che il potere temporale sia per sé stesso una cosa necessaria , bensì soltanto che l ' indipendenza pienissima del capo della Chiesa cattolica è assolutamente necessaria , soggiungendo poi , ma in via subordinata , che non apparisce come vi possa essere una garanzia di siffatta indipendenza se non nel principato terrestre . Il sommo Pontefice non ha dunque detto che non sia possibile trovare un altro modo di guarentire quella indipendenza all ' infuori del principato temporale , ma soltanto che finora quest ' altro modo non fu trovato . Rimane quindi aperto il campo alla ricerca di esso . In attesa che esso si trovi , i cattolici nazionali rispondono che non vogliono essere , al pari degli intransigenti , più papisti dello stesso Papa ; e che , accettando i fatti compiuti senza approvare il modo con cui furono compiuti , intendono non rinunciare alla patria , e non trascurare i mezzi legali che stanno a loro disposizione per difendere nella patria gli stessi interessi della religione . Per loro la religione cattolica è la verità , ma è anche una verità la patria ; e poiché tra due verità non può darsi contraddizione essenziale , se una apparente sembra esistere tra quelle , ciò non può essere , a loro giudizio , che qualcosa di accidentale e di transitorio . La patria non può essere concepita altrimenti che indipendente da ogni signoria straniera . Nel 1848 e nel 1858 , fra le soluzioni possibili , ci poteva essere anche quella di un ' Italia federativa , indipendente , destinata a preparare le vie alla futura unità ; imperocché , chi è padrone di tutta la valle del Po , trovasi investito virtualmente della signoria sul resto della penisola . Ma oggi chi non vede che l ' unità , se si spezzasse , non darebbe già luogo , dopo gli avvenimenti che si sono compiuti , ad una confederazione , ma ad una violenta ristaurazione , che non potrebbe durare un giorno senza l ' occupazione straniera in permanenza ? Si condanni pure il modo con cui l ' Italia è sorta ; ma è forse la prima volta che la divina Provvidenza ha tratto il bene dalla radice del male , ed ha reso istrumenti inconsci de ' suoi disegni anche coloro che non la riconoscono ? E questo grande concetto dell ' unità politica d ' Italia , il sospiro di tutte le anime più elette della gente italiana nel corso di tanti secoli , e miracolosamente attuato sotto i nostri occhi , anziché provocar continue contumelie , non sembra esso fatto apposta per suscitare tesori di sentimenti religiosi nei cuori anche dei meno pii ? Come si vede , ai conservatori cattolici non mancano i buoni argomenti . Non è qui il luogo di inoltrarci in questa controversia . Ci basti aver constatato che le falangi di colore diverso , le quali , per progetto , non partecipavano alla cosa pubblica della nuova Italia , non presentano più la fronte compatta d ' altri tempi ; e che , fra le falangi distaccate , ce n ' è una , il cui posto , supponendo risoluta la difficoltà del riconoscere incondizionatamente l ' integrità territoriale , l ' unità e lo Statuto del Regno d ' Italia , sarebbe nelle file di quel partito che offrirà più seria garanzia di non voler offendere le convinzioni proprie di coloro che la compongono , e di essere disposto ad assecondarle entro i limiti fissati dall ' interesse dello Stato ; in altre parole , nelle file d ' un partito conservatore , quando questo ci fosse . Veniamo ora a parlare degli astensionisti per indifferenza . Le più recenti elezioni amministrative ne trassero molti alle urne . – Clericali ! tutti clericali ! – ecco il giudizio che , in presenza di questo inatteso fatto , pronunziarono molti giornali . Or bene , a noi sembra che coloro , i quali si sono espressi in questo senso , vivano in una sfera affatto convenzionale , in una sfera d ' astrazioni , come è , generalmente parlando , il mondo politico in Italia , e non abbiano mai rivolta la mente a studiare il paese un po ' davvicino . L ' elemento inatteso che si è presentato alle urne elettorali amministrative , esiste in tutti i paesi , ed è composto di gente quieta , che va in chiesa , ma non divide minimamente le tendenze dei cattolici intransigenti , e tiepidamente assai quelle dei cattolici nazionali . Assorbita dalle sue occupazioni giornaliere , che fanno di essa il nerbo economico della nazione , ma che le lasciano poco tempo di seguire le vicende della politica , essa giudica sommariamente un governo alla stregua dei beneficî che da questo riceve ; desiderosa di essere bene governata ed amministrata e niente affatto di governare e di amministrare , si mostra indispettita quando si vede incessantemente disturbata nelle sue abitudini e sempre più vessata e smunta dagli agenti del fisco . L ' Italia unita e la libertà sono ottime cose per essa ; ma le vorrebbe feconde di un po ' più di sicurezza , di benessere e di ordine materiale e morale . Questo elemento non aderisce a nessun partito politico determinato . In parte simpatizzò coll ' assunzione della Sinistra al potere , solo perché questa portava scritta sulla bandiera la parola riparazione , standosene però in gran parte a casa , per innata diffidenza . Ma alla fine , vedendo che l ' appagamento dei suoi modesti desiderî , anziché avvicinarsi , sembra allontanarsi sempre più , ha incominciato a scuotersi ed a comprendere che era venuto il tempo di farsi sentire . Si è decisa a far uso dei suoi diritti nelle elezioni provinciali , e specialmente nelle comunali , perché gli affari della provincia e del comune sono quelli che stanno più alla portata delle sue cognizioni ; e ad appoggiare col voto quelli fra i candidati proposti i quali , nelle loro famiglie , nella gestione dei loro interessi privati , danno miglior saggio di sé , confidando che faranno altrettanto anche nella amministrazione della provincia e del comune . Questo elemento , finora latente , darà esso segni di vita anche nelle elezioni politiche ? Non oseremmo decidere questa questione . Ci basti solo constatare il fatto della apparizione di un numeroso contingente di persone non aliene dall ' uscire dalla loro riserva , e inclinate a pigliare una direzione che accenna evidentemente alla stabilità , alla sicurezza del domani , al governo vigoroso , insomma al conservantismo . Si aggiunge alle due indicate , una terza categoria di persone . Il partito moderato , se , preso collettivamente , non è stato un partito conservatore , comprende molti uomini , ai quali spetta , nell ' ordine delle idee , tale denominazione . Questi ammisero , e i rappresentanti di questa tendenza nel Parlamento accettarono , la responsabilità dei mezzi rivoluzionarî , indispensabili , a loro avviso , per mettere in salvo un interesse eminente di sociale conservazione , quale è la patria . Ma tutti i mezzi di tale natura che non furono e non sono assolutamente indispensabili a quello scopo , ripugnò e ripugna loro , e li rifiutarono e li rifiutano , né lo tacquero . Rimasero fedeli alla Destra , ma solo perché , sopraffatti dalle tendenze radicali sempre più estese ed accentuate nel paese , era naturale che aderissero a quella parte che rappresenta l ' ordine materiale , e che , confrontata colla Sinistra , meno si discosta dalle loro aspirazioni . Ma se potessero distaccarsi da molti di coloro , coi quali oggi votano concordi nelle urne elettorali , senza produrre o aumentare il trionfo del radicalismo , lo farebbero assai volentieri . Se non lo fanno , egli è solo per questo timore . Non si confonda siffatta tendenza con quella che è rappresentata dall ' estrema Destra , distinzione questa ultima puramente parlamentare , indicante i più fervorosi campioni delle tradizioni speciali della Destra collettiva . A questi conservatori moderati , rappresentati da una parte della Destra , se ne aggiungano altri , le di cui tendenze conservatrici , ma sotto certi rispetti soltanto , si sentono meglio interpretate sui banchi del Centro , e persino su quelli della Sinistra . Come si vede , gli elementi conservatori speciali , non mancano in Italia . In quanto all ' essere potenti , è un ' altra questione . A primo aspetto , sembrerebbero forze poderose , attratte da una comune tendenza ad associarsi . Ma questo non avviene . Certamente che , se i cattolici nazionali potessero trascinar seco tutte le numerose falangi dei cattolici , e i quietisti , che ultimamente sono accorsi alle urne , quelle altrettanto numerose degli astensionisti per inerzia , e i conservatori moderati il resto dei moderati , si avrebbe una forza soverchiante . Ma ciò per ora è fuori dell ' orizzonte . Ciascuna delle tre categorie sopradescritte viene paralizzata dai contrasti che trova rispettivamente presso coloro , coi quali ha militato insieme fino ad oggi , non che dalle diffidenze che nutre verso le altre categorie . I cattolici nazionali sono condannati ad intraprendere una faticosa propaganda . I loro avversarî , gli intransigenti , per annullarne i tentativi , si limitano a dire alla massa dei cattolici più scrupolosi : si chieda al sommo Pontefice se dobbiamo intervenire alle urne elettorali politiche ; quando egli dirà di sì , naturalmente ci sottometteremo alla sua sentenza . Ora , che il sommo Pontefice si comprometta con una solenne dichiarazione in quel senso , è poco presumibile . Il massimo che i conservatori – nazionali possono sperare da lui , è che egli li lasci fare , non li disdica apertamente . Ma se egli si limita a lasciar fare , gl ' intransigenti , riferendosi a vecchie dichiarazioni esplicite , conserveranno il sopravvento presso la massa dei cattolici scrupolosi . Perciò la propaganda dei cattolici – nazionali non è cosa facile . D ' altra parte questi , siccome , anche accettando i risultati del rivolgimento italiano , non approvano il modo con che quei risultati furono ottenuti , non possono essere molto inclinati ad associarsi agli autori di quel rivolgimento . Uomini poi di sincere convinzioni come sono , debbono provare qualche ripugnanza ad allearsi coi quietisti , vedendoli preoccupati non di alcun ideale , ma soltanto dei loro interessi materiali . I quietisti non sono di natura da far propaganda alcuna . Quelli di loro che sono usciti dal solito riserbo per accorrere alle elezioni amministrative lo hanno fatto , ciascuno per conto proprio , sotto l ' impulso del disagio del momento . Alleviato che sia il disagio , tenderanno a ritornare alla innata indifferenza . E con chi poi si dovrebbero associare ? Coi cattolici nazionali ? Ma non vedono il nesso fra le credenze di questi e le aspirazioni proprie . Coi conservatori moderati ? Ma non furono i moderati che , essendo al potere , li sopraccaricarono di tasse e di vessazioni d ' ogni specie ? Finalmente i conservatori moderati hanno sempre vissuto in un mondo che ci si richiede un certo coraggio civile per chi voglia discostarsi dalla carreggiata in cui si rimase finora . L ' abitudine , venuta in tanta voga nel nostro paese , di parlare e di scrivere di politica prima ancora di pensare ; il difetto , comune presso i popoli immaginosi , di considerare la politica come una pura divagazione del cervello , per cui viene ritenuto tanto più liberale e patriota e progressista , non già chi ha operato di più per la libertà , per la patria e per il progresso , ma chi , nulla avendo operato , supplisce a questa mancanza coll ' aver sempre in bocca quelle parole ; tutto ciò ha contribuito a dare allo spirito pubblico una tale intonazione , che quei moderati , i quali facessero un passo verso i cattolici nazionali , sarebbero condannati a sentirsi affibbiare gli epiteti di codini , clericali camuffati e peggio , cosa poco gradevole per certo . D ' altronde essi , che sono conservatori nel fondo del cuore , ma che nell ' opera della indipendenza nazionale si gloriano di essersi giovati dei mezzi rivoluzionarî , hanno contratta l ' abitudine di guardare con disprezzo alla categoria dei quietisti il di cui patriottismo è stato così tiepido , e di nutrire molta diffidenza verso i cattolici nazionali che si astennero nei momenti decisivi dal partecipare ai pericoli e alle responsabilità dell ' impresa , e devono fare uno sforzo per persuadersi che , terminata la lotta nazionale , le ripugnanze e le diffidenze , riferibili al passato , non hanno più ragione d ' essere . Aggiungasi che nuove amicizie li distaccherebbero probabilmente da amici antichi e provati , uomini d ' ordine anch ' essi , ma a cui sarebbe impossibile rinunciare alle tradizioni pretofobe , divenute , per loro , una seconda natura . Ecco dunque come la natura dei molti elementi conservatori speciali che esistono in Italia , non permette , né che una sola delle categorie , in cui si raggruppano , basti a costituire un forte partito , né che le tre categorie si associno per formarlo , senza adattarsi a molte reciproche e non facili transazioni . Sta però sempre che questi elementi sono copiosi nel paese nostro , e suscettibili d ' aumentare ; che l ' associazione loro , fatta senza rinunzia all ' individualità propria di ciascuno , li renderebbe potenti ; che gli impedimenti a che una simile associazione si effettui , non dipendono se non da cause destinate a svanire sotto la pressione di un interesse imperioso più alto , appena questo si manifesti . E qui facciamo punto . Parte seconda . Della ragione d ' essere dei partiti politici durante il primo ventennio del Regno d ' Italia . [ Se il modo di formazione dello stato italiano escluda la possibilità di un ordinamento normale di partiti politici . ] Lo Stato italiano , non ha ancora una base storica , al pari degli altri grandi Stati d ' Europa . Perciò due scuole opposte prendono occasione da questa circostanza per giungere alla medesima conclusione , e sostenere cioè che , anche supponendo l ' esistenza in esso di tutti gli elementi necessarî per un ordinamento normale di partiti politici , il modo medesimo della sua formazione esclude affatto la possibilità di un siffatto ordinamento . " È un ' opera effimera delle sètte e della rivoluzione " dicono i nemici della nuova Italia " che trascina seco il proprio peccato originario , e la condanna a non aver mai pace né tregua , a perire per mano delle sètte e della rivoluzione " . E i radicali esclamano alla loro volta : " Sì , è un ' opera tutta nostra , e ce ne vantiamo ; e appunto per questo deve mantenersi in una condizione rivoluzionaria permanente , sotto pena altrimenti di decadere e perire " . Siffatti ragionamenti si fondano sul significato infinitamente vario che si suole attribuire al vocabolo rivoluzione . Il vero è che se la fondazione del Regno d ' Italia è l ' effetto di una rivoluzione , questa non è tale che fornisca ragionevolmente materia di scandalo a coloro che parlano con venerazione dell ' origine degli altri Stati più vecchi del nostro , né che conferisca ai radicali il diritto di attribuirsene il merito principale . La storia c ' insegna che ogni qualvolta si presentò un complesso di condizioni omogenee e acconcie a riunire in un tutto politico le popolazioni di un dato territorio , queste popolazioni furono costituite ad unità di Stato , tostoché sorsero gli uomini , o l ' uomo , che , in circostanze storiche favorevoli , assunsero di fondare siffatta unità . Tutti i grandi Stati d ' Europa ripetono la loro origine , o dalla conquista , o dalla egemonia non interrotta di una parte di una nazione sul resto di essa , secondate da circostanze storiche favorevoli , in momento opportuno , e promosse dall ' iniziativa di uomini non comuni , che seppero , poterono e vollero . Ora , le conquiste e il lavoro egemonico furono quasi sempre accompagnati da stragi , delitti , violenze , nequizie di ogni specie . Ecco le origini degli Stati che i nemici dell ' Italia nuova hanno in tanta venerazione , solo perché su quei fatti orribili sono passati parecchi secoli . E circa a questo punto è degno di esser notato che , solo quelle fra le creazioni anzi dette resistettero all ' azione del tempo , nelle quali la conquista , o l ' egemonia , si applicò ad assimilare popolazioni omogenee che avrebbero finito per fondersi da sé , cosicché si può dire che la violenza non fece che anticipare quella naturale fusione . La differenza fra la fondazione dell ' unità politica d ' Italia e quella degli altri Stati non è che di tempo ; il procedimento fu lo stesso , tranne che all ' assimilazione violenta degli elementi politici omogenei , la nuova Italia sostituì l ' assimilazione pacifica per la via dei plebisciti . Fra le cose possibili c ' era che l ' unità politica della stirpe italiana , predisposta dalla natura , più d ' ogni altra stirpe d ' Europa , a formare un tutto politico , venisse fondata , colla legge del più forte , dai Goti , dai Longobardi , dai Re elettivi succeduti ai Carolingi , da Gian Galeazzo Visconti , da Napoleone I . Ma all ' Italia dei secoli scorsi non si offrirono mai favorevoli le circostanze politiche , in momento opportuno . Quando ci furono , le fece sempre difetto , o l ' uomo che sapesse e volesse compiere l ' impresa quando avrebbe potuto , o l ' uomo che potesse e volesse quando sapeva , o l ' uomo che volesse quando sapeva e avrebbe potuto . Se l ' Italia è finalmente riuscita anch ' essa a costituirsi politicamente , non è per opera delle sètte , o come frutto effimero delle idee rivoluzionarie , bensì perché soltanto ai giorni nostri hanno potuto operare in suo favore quegli stessi fattori che non mancarono , nei secoli scorsi , ad altri paesi ; e appena si mostrarono , emerse l ' autonomia politica italiana , quasi per incanto , dagli abissi del passato , e riguadagnò in un baleno il tempo perduto , siccome frutto maturo della civiltà e della storia contemporanea . Se pertanto la distinzione che i nemici del rivolgimento italiano stabiliscono fra lo Stato nostro e gli altri grandi Stati europei , si riferisce al modo di creazione , questo modo risulta evidentemente favorevole a noi . Le atrocità che presiedettero agli esordî dello Stato in Francia , in Ispagna , in Inghilterra , in Russia , non hanno impedito a questi paesi di vivere e di prosperare . Perché mai i peccati di procedura , relativamente piccoli e incruenti , del risorgimento italiano , dovrebbero condannare il solo Regno d ' Italia a non aver mai né pace né tregua , ed a perire per mano delle sètte , le quali , attribuendo a sé il merito della sua creazione , se lo attribuiscono così a torto ? Sul quale proposito , dei fattori della creazione del Regno d ' Italia , sarà bene che ci fermiamo , perché lo esige l ' indole del presente lavoro . Quei fattori sono tre , cioè : il sentimento nazionale degli Italiani – le condizioni politiche interne ed esterne favorevoli – il genio iniziatore di un vero uomo di Stato . Sono intervenuti anche altri fattori ; ma gli essenziali sono quei tre soltanto ; e li chiamiamo essenziali perché , se fosse mancato un solo di essi , i risultati ottenuti non sarebbero neppure immaginabili , mentre quegli altri fattori potevano anche non esserci , senza che ciò compromettesse la riuscita . Esaminiamoli da vicino , uno ad uno . Il sentimento nazionale è cosa affatto moderna , come fattore politico . Il bisogno di indipendenza dalla dominazione straniera e di autonomia politica è divenuto connaturale ad ogni consorzio civile , nel quale l ' unità di lingua , di costumi , di coltura , di territorio ( fonte di interessi economici consimili ) abbia infuso la consapevolezza di formare una individualità etnografica ; e questo sentimento si è oggi identificato , allargandosi ma senza perdere d ' intensità , coll ' amor di patria , indelebile nel cuore umano e vecchio come il mondo e sempre considerato come sublime e santo , sebbene applicato diversamente secondo lo spirito diverso dei tempi . Sfidiamo chicchessia a negare che l ' amor di patria sia uno dei sentimenti più nobili dell ' uomo ed a sconoscere che nel secolo nostro , l ' idea di patria , piaccia o non piaccia , si sia fusa coll ' idea di nazione . È questo anzi uno dei fenomeni morali più culminanti dell ' odierna civiltà ; è il protagonista , per così dire , del grande dramma storico che si è svolto nel nostro secolo . Ora quando tutto il mondo civile è trascinato da una corrente di tale natura , se c ' è un qualche paese che non ne sia ancora invaso , basta una causa eccezionale qualunque per aprirvi un varco , e , aperto il varco , la corrente vi irrompe e trabocca e tende a frangere i ritegni artificiali . È il caso dell ' Italia nostra . L ' idea di un ' unità politica della stirpe italica , preconizzata e invocata dai più grandi poeti e pensatori nelle epoche del maggior accasciamento della nazione , alimentata per vie latenti da una indistruttibile omogeneità di condizioni territoriali , di lingua , di letteratura , di costumi , ma rimasta assopita nei secoli scorsi , era penetrata anche fra noi durante la prima metà del secolo nostro nelle classi colte , per riverbero di ciò che avveniva in vicini paesi , e aveva dato luogo a parziali tentativi di rivolta contro ai governi imposti dal trattato del 1815 . Ma non era ancora compresa dalle masse . La causa occasionale che le aprì l ' accesso nel cuore di tutti , furono i primi atti del pontificato di Pio IX . Fra il 1846 e il 1859 , divenne evidente che l ' idea di una patria italiana , o federale , o unitaria , o repubblicana , o monarchica , era gigante e matura , sostenuta , lo ripetiamo , dal sacro sentimento di patria , il quale si era trasformato in sentimento nazionale , per opera , non già delle sètte , ma delle leggi morali che presiedono allo svolgimento della civiltà moderna . Che il sentimento nazionale , una volta penetrato nelle masse , abbia prodotto quelle gesta eroiche , che sono le cinque giornate di Milano , la guerra che per quattro mesi sostenne vittoriosamente l ' esercito del piccolo Piemonte contro l ' immenso Impero austriaco , la difesa di Brescia , gli assedî di Roma e di Venezia e la spedizione dei mille , non abbiamo bisogno di rammentarlo . Esso ha la sua storia a parte , concomitante quella degli altri due fattori . Però è certo che non sarebbe bastato da solo , a costituire lo Stato italiano . E infatti gli ostacoli all ' attuazione del grande concetto , per una nazione assoggettata in molta parte alla dominazione d ' una delle più grandi potenze militari d ' Europa , erano materialmente così formidabili , che tanta preparazione degli animi poteva rimanere affatto sterile , come fu il caso della Polonia , dove il sentimento nazionale non è meno generale e ardente e di più assecondato anche da una base storica ; ma non è riuscito a trionfare , malgrado tanto valore prodigato sui campi di battaglia . Era d ' uopo che si verificasse anche il secondo dei fattori indispensabili al successo , vale a dire le circostanze politiche favorevoli concorrenti a quella meta ; e queste furono , come è noto , la patriotica pertinacia del Piemonte e della sua illustre dinastia , in primo luogo ; l ' aiuto armato della Francia , per ispirazione di Napoleone III , in secondo luogo . Anche questo secondo fattore pertanto , che si presenta sotto la forma di eserciti regolari comandati dai rispettivi sovrani combattenti per iscopi di alta politica , non è tale da poter essere guardato con ispregio dagli ammiratori dei vecchi Stati . Senonché tante fortunate circostanze non sarebbero ancora state sufficienti ad assicurare il trionfo della causa nazionale , se un uomo di genio , Cavour , non avesse saputo utilizzarle con una chiaroveggenza prodigiosa accoppiata ad un ' audacia senza pari . E per verità è molto incerto se l ' ajuto francese sarebbe stato possibile nel 1859 , qualora il grande uomo di Stato italiano , non avesse preso l ' iniziativa di un intervento piemontese nella guerra di Crimea , con che egli apriva a sé la porta del Congresso di Parigi del 1856 . Quel che si può sostenere con maggior sicurezza è che , senza Cavour , l ' impresa italiana del 1859 , arrestata inaspettatamente dai preliminari di pace di Villafranca , avrebbe finito per naufragare . Il terzo fattore fu dunque Cavour . Ma chi era Cavour ? Forse un demagogo , un settario ? Un uomo politico di genio non può mai essere né un demagogo né un settario . Cavour era il ministro costituzionale di un ' antica monarchia , cresciuto al culto della lealtà verso la casa regnante , educato alla scuola politica inglese più ortodossa , vagheggiante l ' indipendenza e l ' unità politica d ' Italia , ma , fino a quel giorno , anche sotto forma federativa . Ci permettiamo pertanto di chiedere a qualunque nemico di buona fede se , a lume di buon senso , i fattori della formazione dello Stato italiano siano tali , per sé stessi , da condannar questo a non far altro che della politica rivoluzionaria , e da togliergli per sempre la possibilità di vivere nelle condizioni normali degli altri Stati liberi ? [ Come una razionale divisione dei partiti fosse impossibile durante la lotta per la vita della nazionalità italiana . ] Qui ci par di sentire qualcuno che ci rivolge la domanda : Se esistono in Italia tutti gli elementi politici necessarî ad un ordinamento normale di partiti , perché questo ordinamento non ha avuto luogo fin da principio ? A questa domanda la risposta è facile . La storia dello Stato italiano si divide in due periodi : quello che si estende dai preliminari di pace a Villafranca sino alla liberazione del Veneto , e quello che è posteriore a siffatto avvenimento . Ci è mestieri considerare ciascuno di questi . Incominciando a parlare del primo periodo , risponderemo che durante il medesimo , una ragionevole divisione di partiti era affatto impossibile . Il periodo a cui accenniamo , si distacca per ogni rispetto dal periodo precedente e dal susseguente , e forma un tutto a sé , che non ha nessun riscontro con nessun periodo della storia d ' altri paesi , e vuol essere giudicato con criterî suoi propri . Che se si trascura siffatta precauzione , tanto gli amici come i nemici dell ' odierna Italia sono condannati a cadere in una confusione irremediabile , ogni qualvolta si mettono a discorrere dell ' attuale situazione politica nostra . Tale periodo si può chiamare , con perfetta proprietà di linguaggio , il periodo della lotta per la vita della nazionalità italiana . Esso cominciò a metà del 1859 , all ' annunzio delle stipulazioni di Villafranca , ed ebbe termine alla fine del 1866 , colla cessione del Veneto e delle fortezze del quadrilatero per parte dell ' Austria , e colla partenza da Roma dell ' esercito francese . Gli anzidetti due limiti di tempo non sono determinati arbitrariamente . E invero , l ' inaspettato e imprevedibile armistizio di Villafranca interruppe e rese impossibile lo svolgimento del piano politico preesistente , che era in corso di esecuzione , e incamminò il movimento nazionale italiano per vie affatto nuove , difficili ed arrischiatissime ; né il successo di esso movimento si potè considerare assicurato se non il giorno nel quale , in virtù di formali trattati , le due grandi potenze vicine ebbero sgombrato le terre italiche , e lasciata la nazione italiana libera affatto di disporre di sé stessa . Il periodo della lotta per la vita si svolge pertanto fra queste due date eternamente memorabili ; ed è duopo averle sempre presenti , imperocché molti hanno l ' abitudine di assegnare alla lotta per la vita un periodo molto più lungo , ma a torto . Alcuni la fanno incominciare molto prima , cioè dai primi tentativi intesi al conseguimento della indipendenza nazionale , senza tener conto che i tentativi non riusciti non avevano distrutto lo statu quo in Italia , e che lo statu quo avrebbe servito di punto di partenza per nuovi tentativi , mentre invece i preliminari di pace di Villafranca impedivano il proseguimento del piano in corso e in pari tempo tagliavano la via ad un ritorno allo statu quo , come verremo fra breve a spiegare . Altri invece vogliono comprendere nella lotta per l ' esistenza anche la questione delle finanze e quella del possesso di Roma , cose entrambe di cui ci guarderemmo bene dal contestare la grande importanza , ma che , a lume di buon senso , non si lasciano confondere colla questione dell ' essere o del non essere , creata per la nazionalità italiana della permanenza di un nemico potentissimo nel centro della valle del Po , e di un protettore altrettanto potente accampato nel mezzo della penisola . Riandiamo un momento questo periodo della lotta per l ' esistenza . Napoleone III era disceso in Italia con un programma federalista accettato da Cavour , ma subordinato alla liberazione completa della penisola dall ' Alpi all ' Adriatico . La distruzione della potenza austriaca nella penisola ; la formazione di tre Stati indipendenti , oltre ad un piccolo territorio pontificio , riuniti in una confederazione italiana ; a capo del più importante di essi Stati , il quale avrebbe abbracciato tutta la valle del Po e le sue adiacenze , Casa Savoia ; a capo degli altri , dinastie nuove . Ecco in che consistevano i concerti di Plombières , concerti conformi alle idee di una gran parte dei patrioti italiani d ' allora , compreso lo stesso Cavour . Agli occhi di essi , la riunione di tutta L ' Italia in uno Stato solo doveva essere una conseguenza immancabile , ma esclusa , nell ' ordine della probabilità , dall ' orizzonte della presente generazione . L ' Italia avrebbe avuto presso a poco l ' assetto dell ' odierna Germania . Il Regno dell ' Alta Italia sarebbe stato la Prussia , Napoli la Baviera , la Toscana il Würtemberg , dello Stato federale italiano . Villafranca distrusse in germe siffatto programma . I preliminari , formulati poscia a Zurigo in forma di trattato , avrebbero recato all ' Italia una situazione molto peggiore dello statu quo ante bellum , se fossero stati applicati , non solo nella lettera , ma anche nello spirito . E invero , secondo il tenore di quelle stipulazioni , l ' Austria , perduta la Lombardia , doveva rimanere , militarmente forte come prima , nelle fortezze del quadrilatero ; e , conservando alle provincie venete , che le erano rimaste , la denominazione di Regno Lombardo – Veneto , e custodendo a Vienna gelosamente la Corona di ferro , essa mostrava chiaramente quali fossero le sue intenzioni . Tutti i principi spodestati suoi satelliti , dovevano far ritorno e non essere molestati sui loro troni , col solo obbligo di diventare membri di una confederazione italica , della quale anche l ' Austria avrebbe fatto parte . Il Regno Sardo veniva ingrandito della Lombardia , è vero , ma di una Lombardia senza difese , e posta sotto il tiro di cannone dell ' Austria armata e minacciosa . Prima della guerra almeno , il Piemonte , senza vincoli cogli altri Stati della penisola , aveva potuto seguire liberamente una politica sua propria . Per effetto delle stipulazioni di Villafranca invece , esso sarebbe stato condannato a subire , nel seno della confederazione , la legge della maggioranza , di una maggioranza formata dall ' Austria e dai suoi satelliti . Siffatta eventualità disastrosa , Cavour non poteva sopportarla senza tradire il proprio Re , il proprio paese nativo , la causa d ' Italia . Era questione di vita e di morte . La vita consisteva nel contrapporre all ' Austria , rimasta padrona del Veneto e delle fortezze del quadrilatero , tutto il resto d ' Italia riunita in una Stato solo , dalle Alpi al Lilibeo ; la morte , nell ' accettare il progetto di Villafranca ; non c ' era via di mezzo possibile . Rispettare dunque la lettera delle stipulazioni di Villafranca tradotte nel trattato di Zurigo , ma renderne impossibile l ' esecuzione ; per raggiungere siffatto intento , ottenere dall ' Imperatore Napoleone III una dichiarazione escludente l ' intervento austriaco nei territorî già appartenenti ai principi spodestati , dichiarazione per nulla contraria alla lettera del trattato di Zurigo , secondo il quale la ristaurazione di quei principi non doveva aver luogo per mezzo di forze straniere ; dato quindi , lo sfratto ad ogni idea federativa coltivata anteriormente , promuovere in tutti i modi possibili la creazione di un solo Stato , sulla ruina di tutte le antiche divisioni . L ' esecuzione di tutto questo piano richiedeva un vero prodigio di acume , specialmente quando si trattò di annettere il reame delle due Sicilie , mantenendo salda la direzione del movimento nelle mani del regio governo sedente a Torino , e subordinando il movimento all ' egemonia piemontese , messa così alla rischiosa prova di abbracciare in una sola volta sì numerose popolazioni . L ' Europa , posta nel dilemma di dover scegliere fra un ' Italia unita , ma monarchica e ordinata , e un ' Italia in preda ad una rivoluzione le di cui conseguenze erano imprevedibili , non avrebbe potuto esitare . Ecco l ' evoluzione nel programma nazionale , rapidamente ideata , alla notizia dei preliminari di Villafranca , dal genio di Cavour . E poiché il genio in politica non è altro che il buon senso elevato alla sua maggior potenza , così non deve recar meraviglia , se quel concetto trovò un eco così pronto in un popolo dotato di un meraviglioso intuito politico . Per l ' attuazione di un simile concetto si presentava un insieme dì circostanze esterne ed interne favorevoli quali non sogliono ripetersi , per un popolo , due volte in un medesimo millennio : l ' adesione della Francia alla proposta di . impedite ogni intervento straniero nella penisola ; l ' entusiasmo , per la prima volta concorde , della grande maggioranza degli Italiani . Bisognava afferrare al varco la fortuna che un insigne uomo di Stato aveva saputo scoprire e trattenere , quando pareva già sparita agli occhi di tutti , e gettarsi con lei per la via ch ' essa ci apriva . Così incominciò per la nazione italiana la vera lotta per l ' esistenza politica , lotta che la morte del suo iniziatore non valse ad interrompere , e che durò sette anni ; durante la quale ogni cosa era subordinata in siffatta guisa alla questione immanente e incalzante dell ' essere e del non essere , che le discussioni circa agli ordinamenti interni del grande Stato , improvvisato per mezzo delle annessioni , non potevano richiamare l ' attenzione dei governanti e dei governati , se non per quel tanto che si riferisse alle esigenze della necessità suprema dell ' esistenza . Durante questa lotta , in cui non c ' era che una meta sola , e una via sola per raggiungerla , mancava il posto per una seria divisione di partiti . Tutti coloro che volevano l ' indipendenza nazionale , fossero anche stati per il passato fautori di una confederazione di principi , dovevano favorire l ' idea dell ' unità di Stato , avendo i patti di Villafranca reso impossibile ogni idea federativa ; fossero anche stati , per il passato , repubblicani , dovevano accettare la dinastia sabauda , perché questa soltanto forniva alla nazione quegli elementi di forza e di credito che erano indispensabili per condurre a termine l ' impresa . Fu dunque sotto l ' incubo di siffatta necessità , ognora presente ed assorbente , la quale peraltro , protraendosi per sette anni , non escludeva l ' altra necessità di provvedere alle mille esigenze quotidiane della vita di un grande Stato , che si adottò il parlamentarismo ad uso francese , solo perché aveva funzionato nel Piemonte nel decennio precedente , e perché sembrava dovesse rendere sempre più difficile un ritorno all ' assolutismo del passato , senza badare se quella forma di sistema rappresentativo , applicata in quel modo , corrispondeva al genio della nazione riunita . Fu sotto la medesima pressione che si abborracciò all ' infretta una amministrazione calcata sulle orme della francese e della belga , intesa allo scopo di far sparire le vestigie delle divisioni precedenti , senza verificare se armonizzava con abitudini immutabili e colle migliori tradizioni del pensiero italiano . Fu per l ' impulso delle medesime cause , che furono amalgamati nel medesimo lavoro , uomini di tendenze diversissime , i quali , in tempi normali , si sarebbero naturalmente avversati ; e si videro conservatori convinti compiere , senza esitanza , atti eminentemente rivoluzionarî , e uomini di tempra invincibilmente rivoluzionaria , o di coltura puramente teorica , assumere funzioni amministrative e d ' indole pratica , che a quelle qualità male si addicevano . La linea di condotta del governo italiano , dalla metà del 1859 alla fine del 1866 , era fatalmente tracciata . Non poteva essere che quella di un governo provvisorio , di una dittatura temporanea esercitata dalle classi , le quali delle esigenze della situazione straordinaria erano in grado di formarsi l ' idea più chiara , e assecondata dall ' istinto delle masse . Il còmpito suo di legislazione , di amministrazione , di finanza , in presenza delle fortezze del quadrilatero occupate dall ' Austria minacciosa , è paragonabile al còmpito del generale Todleben , che costruiva le fortificazioni di terra di Sebastopoli sotto il tiro dei cannoni degli alleati . L ' indole della politica di quel periodo consiste in ciò che patrioti di tendenze diverse , ma in maggioranza conservatori pei loro precedenti , adoperarono , per raggiungere un fine conservatore per eccellenza , come era la creazione della patria , mezzi eminentemente radicali . Questo contrasto fra i mezzi e il fine , in nessun atto si rivela più spiccato che nella Convenzione del 15 settembre 1864 . La transazione colla Francia , secondo la quale era provveduto allo sgombro di un territorio italiano da un esercito straniero , e venivano rese meno acute le difficoltà internazionali rispetto al papato , fu un provvedimento d ' indole conservatrice ; ma esso veniva accompagnato dall ' obbligo assunto verso quella potenza di trasportare la capitale fuori della culla del nuovo Regno , provvedimento quest ' ultimo d ' indole radicale . Ammesse alcune riserve circa a pochi fatti , e trascurati molti particolari , sui quali ci sarebbe da censurare ( se non ci fosse da censurare , con tanta inesperienza amministrativa , e tante illusioni che regnavano , si sarebbe compìto un miracolo ) , si può asserire che governo e Parlamento , classi dirigenti , popolo , durante il periodo suddetto , si sono resi benemeriti , imperocché riuscirono ad attuare le speranze vagheggiate indarno per tanti secoli , di riunire in un tutto autonomo e indipendente , le sparse membra della stirpe italiana . Per raggiungere siffatta meta le grandi linee della politica furono quelle che dovevano essere ; ed anche riguardo ai particolari difettosi , la nuova Italia non seppe far nulla di meglio , quando più tardi ne ebbe tutto l ' agio . Anche prescindendo dalla politica estera , la quale per opera di Cavour , colle annessioni , e per opera di Lamarmora , coll ' alleanza prussiana , fu addirittura splendida , una parte di ciò che si riferisce alla legislazione , alla amministrazione , alle finanze , alla milizia , ai lavori pubblici , all ' istruzione , sebbene improvvisata , resistette alla prova dell ' esperienza . Tutto questo può essere corretto , accresciuto e reso più compiuto , ma si presta a servire di fondamento a quanto si dovrebbe fare . Per le ragioni predette , sarebbe tempo ormai che tanto i nemici quanto i fautori dell ' Italia nuova cessassero di mettere in un fascio il periodo sopra descritto coll ' antecedente e sopratutto poi col susseguente ; i primi per condannare , in sé medesimi , i modi di formazione del Regno italiano , quasiché ce ne fossero stati degli altri disponibili per chi non era disposto a rinnegare la nazionalità italiana ; i secondi per invocare quei precedenti , dettati dalla necessità , affine di giustificare ogni atto compiutosi posteriormente , anche quando si sarebbe potuto fare altrimenti . Stipulata la pace coll ' Austria , il Regno d ' Italia , la cui esistenza era ancora sospesa ad un filo il giorno prima , venne a trovarsi collocato tutto ad un tratto in una situazione esterna così solida , che la maggiore non si saprebbe immaginare . Non solamente non avversato da nessuno , non solamente amico di tutti , non era forse anche divenuto parte integrante e solidale di un nuovo equilibrio scaturito dalla guerra italo prussiana – austriaca , per cui l ' interesse di tutti concorreva a preservarlo da ogni minaccia ? L ' esercito francese non era forse partito da Roma ? Se questi risultati l ' Italia li avesse dovuti esclusivamente alle proprie forze e non ad aiuto straniero , se gli ultimi fatti d ' armi per terra e per mare non fossero stati sfortunati , si sarebbe potuto dire che nulla mancava alla sua felicità . Ad ogni modo , i risultati c ' erano . Doveva sembrar naturale dunque che al consolidamento esterno non si sarebbe tardato un momento a far corrispondere il consolidamento interno , e a procurare al paese quell ' assetto normale a cui negli anni precedenti era stato impossibile pensare . [ Come , compiuta quella lotta , l ' intento di raggiungere il pareggio finanziario abbia sconsigliato le classi dirigenti dal mutare indirizzo di governo . ] E per verità , pretender che non solo una parte , ma tutto quello che era stato creato d ' improvviso , in materia d ' istituzioni civili , di legislazione , di amministrazione sotto l ' influenza di circostanze eccezionalissime , dovesse essere scrupolosamente mantenuto anche quando tali circostanze più non esistevano ; supporre che popolazioni così diverse fra loro , nei precedenti , nella coltura , nelle tendenze , nelle relazioni sociali , negli interessi morali ed economici , solo pel fatto che , nel momento del comune pericolo , avevano cooperato , tenute insieme da un sentimento patriottico , dovessero senza ripugnanza rinunziare per sempre a quelle ingenite diversità ; credere che le masse , le quali si erano assoggettate ad ogni specie di disagi , e di perturbazioni di interessi e di abitudini , senza mormorare , sino a tanto che l ' istinto presentava loro tali sacrificî come necessari , non dovessero risentirsi , tostoché il medesimo istinto le ebbe fatte accorte , che quella necessità più non esisteva o aveva preso un diverso aspetto , era contrario ad ogni ragionevole presunzione . Compita l ' impresa e resa sicura contro i pericoli esterni , tutti coloro che avevano ad essa partecipato , popolo , classi dirigenti , uomini parlamentari , dovevano trovarsi indotti a far ritorno alle proprie inclinazioni rispettive , modificate , finché si vuole , nelle applicazioni , per le mutate condizioni generali della patria , ma indelebili nell ' essenza . Naturam expellas furca , tamen usque recurret . Mettersi a capo di siffatte naturali tendenze , per dar loro un indirizzo più conforme alla nuova situazione del paese , avrebbe potuto essere il nuovo còmpito dei partiti . Durante la lotta per la vita , si erano formati nel Parlamento due partiti , denominati l ' uno di Destra , l ' altro di Sinistra . La loro ragion d ' essere rispettiva si rassomigliava assai . Se si guardava ai precedenti degli uomini che li componevano , si trovavano dei precedenti molto rivoluzionarî anche in non pochi che militavano nel campo della Destra , e che non permettevano si distinguessero , per questo titolo , dai loro colleghi di Sinistra ; se si guardava allo scopo a cui si tendeva , non era esso il medesimo ? e i mezzi per raggiungerlo adottati dal partito di Destra governante , potevano essere forse più radicali ? L ' unica distinzione fra i due partiti , non consisteva se non in questo , che la Destra intendeva che la direzione del movimento nazionale stesse nelle mani del governo , e la Sinistra che il governo si lasciasse un po ' più rimorchiare dalla corrente popolare , una distinzione impossibile a stabilirsi nettamente , nell ' ordine delle idee . Dopo il 1866 invece , un punto di partenza più razionale e più pratico per una divisione di partiti , era divenuta possibile , la Destra dovendo essere supposta inclinata a promuovere una revisione dell ' interno ordinamento , in senso più conservatore ; la Sinistra , in senso opposto . Se non che , terminata la lotta per la vita , le abitudini contratte in sette anni consecutivi di un medesimo indirizzo , ebbero forza abbastanza per far sì che e governo e classi dirigenti , non mostrassero accorgersi del mutamento essenziale avvenuto nella situazione del paese . Nulla è cambiato in Italia , non ci sono che i Veneti di più , sembrava che si dicesse . E sì che le elezioni del 1865 avevano lasciato trapelare quali umori , per solo ritardo frapposto dalle circostanze al trionfo della lotta per l ' indipendenza , fermentassero nel paese . Perché poterono le abitudini esercitar tanto potere ? Non si vedeva forse che le condizioni interne dell ' Italia , a causa vinta , lasciavano molto a desiderare ? Lo si vedeva , e tutti ne parlavano ; ma ripugnava ai più il ricercare le vere cause di ciò . Quali dunque erano queste ? Il legittimo compiacimento per tante generazioni contrastato , di veder raccolte tutte le popolazioni italiane in una casa sola e il timore di ricadere nelle antiche divisioni , avevano indotto i legislatori e le classi politiche , animate da ardente patriottismo , ma pochissimo esperte nelle cose d ' amministrazione , a spingere l ' accentramento governativo a proporzioni assurde , esagerando l ' esempio della vicina Francia , dove quell ' accentramento è il prodotto di una lunga preparazione storica . Il governo centrale incaricato di pensare a tutto e provvedere a tutto , fino alla nomina del bidello di un ginnasio o dell ' usciere di sotto – prefettura ; la sorte di ogni cittadino e le decisioni intorno alle cose sue , esclusivamente devolute agli uffici ministeriali della capitale , sotto alla controlleria , s ' intende bene , del Parlamento ; ecco il pensiero animatore dell ' assetto amministrativo del nuovo Stato . Or bene , siccome a questi ufficî presiedono i ministri , e la sorte dei ministri dipende dai deputati , l ' accentramento amministrativo ebbe per conseguenza l ' accentramento nei deputati di ogni specie di influenze . Non esiste cosa che più dell ' accentramento amministrativo francese , esagerato , sia incompatibile col parlamentarismo inglese ; accoppiati , l ' accentramento amministrativo snatura lo spirito parlamentare , nel mentre che il parlamentarismo guasta l ' amministrazione . Il parlamentarismo , perché funzioni a dovere , suppone il discentramento , o istituzionale o territoriale , secondo il quale , o tutti i grandi interessi abbiano vita autonoma , o , per lo meno , la giustizia amministrativa sia messa a comoda portata dei cittadini . L ' amministrazione accentrata , alla sua volta , perché adempia il proprio uffizio , richiede una divisione assoluta di competenze , una rigorosa controlleria , nessuna ingerenza estranea che s ' intrometta ; così perfino nei governi assoluti si riesce a porgere ai cittadini una certa quale garanzia di giustizia assoluta e di giustizia distributiva . Ma in Italia , la mancanza di discentramento , tanto istituzionale quanto territoriale , riduce tutti i beneficî della libertà al solo poter dire , per torto o per traverso , il proprio pensiero , o a voce o in iscritto , e alla soddisfazione di nominare i deputati onnipotenti . Quindi non basta lo Statuto , perché i cittadini italiani possano pretendere di essere pari nell ' esercizio della libertà a quelli di altri paesi , che hanno il modo di ingerirsi , sotto molte forme diverse , negli interessi amministrativi del grande consorzio . Tutto essendo nelle mani del potere centrale , i cittadini italiani , per non rimanere danneggiati , ricorrono al rispettivo deputato , perché voglia premere sopra il ministro e indur questo a premere a sua volta sugli uffici amministrativi da lui dipendenti , affinché soddisfacciano al desiderio loro , più o meno legittimo . Il deputato può non aderire , è vero , all ' importuna sollecitazione , e spesso non aderisce ; così pure il ministro può rifiutare il proprio appoggio ai deputato che si fa organo della sollecitazione , e spesso lo rifiuta . Sta bene . Ma in questo caso il deputato può esser certo di non aver il suffragio di quel cittadino , nelle future elezioni , il ministro di non potere contare sul voto di quel deputato , nel Parlamento . Per conseguenza , siccome la vita non può alimentarsi esclusivamente con discorsi politici , ne consegue che la mancanza di un ordinamento amministrativo posto al riparo di qualunque indebita ingerenza , rende peggiore la condizione dei cittadini italiani , per tutto ciò che si riferisce agli interessi giornalieri dipendenti dal governo , di quella dei cittadini di uno Stato assoluto , ma paterno e buon massaio ; dal che l ' adagio , che si stava meglio quando si stava peggio . Ciò essendo , come mai si sarebbe potuto togliere dalla mente di un buon borghese che , in quel tempio remoto e misterioso , quale è un ministero della capitale , dove si dispensa il bene e il male , dove non si accede se non per l ' intermezzo di pochi iniziati e dei sacerdoti autorizzati , che sono i deputati , non si compiano riti assai brutti e sufficienti a spiegare dove vadano a finire malamente tanti danari , che vengono tolti dalle tasche dei contribuenti ? Quando infieriva la peste di Milano chi avrebbe potuto impedire che non si credesse agli untori , una volta messa in giro questa superstizione ? La pubblica amministrazione in Italia si è mantenuta effettivamente , sia detto a sua lode , una delle meno corrotte che si conoscano in Europa e in America . Ma alcuni fatti di corruzione si verificarono , come era da aspettarsi , in mezzo a tanto affastellamento di uomini nuovi e di affari nuovi . Se non che il pubblico , eccitato ai sospetti , e non posto in condizione di veder chiaro in quell ' affastellamento , come avrebbe potuto astenersi dal credere che i fatti di corruzione , isolati , non fossero invece lo specchio , in ristretto , di tutto quanto accadeva negli uffici dello Stato ? Or bene , la novità delle istituzioni e la gioia della conquistata indipendenza nei primi anni , i pericoli incessanti che stavano sospesi sull ' esistenza della patria negli anni seguenti , avevan fatto si che sulle prime non si sentisse molto acutamente il male del sistema vigente . L ' ideale della patria da una parte , l ' inesperienza relativamente alla influenza che si poteva esercitare per mezzo del deputato , avevano servito di correttivo . Ma , soddisfatta l ' aspirazione nazionale colla stipulazione della pace coll ' Austria , vedendo ritardarsi il conseguimento di quei beni materiali che gli iniziatori della rivoluzione nazionale avevano fatto balenare agli occhi delle popolazioni , e soltanto , invece , aumentarsi le imposte , si riprese l ' abitudine ereditata dall ' epoca della signoria straniera e dell ' assolutismo , di considerare il governo , non già come il mandatario della volontà collettiva della nazione , ma come un nemico ; tanto più che non era mai stata perduta l ' altra abitudine di raffigurarselo come un ente , dal solo beneplacito del quale dipende che tutto proceda bene o male nel paese . Perdutosi di vista ogni ideale , incominciò a degenerare sempre più il concetto della deputazione politica , ridotta ad essere considerata come un ufficio di sollecitatore degli interessi locali e di quelli dei singoli elettori , facessero o non facessero a pugni tali interessi col bene della nazione ; e nelle elezioni incominciò ad essere praticato il sistema della selezione , ma in senso inverso di quello che , secondo il Darwin , si effettua nella natura . In non pochi collegi elettorali , stante il numero relativamente scarso degli investiti del diritto di eleggere , e il numero relativamente forte di quelli che , per progetto od indifferenza , si astengono dall ' esercitarlo , si era riusciti ad infeudare una maggioranza sicura a questa o a quella setta , tanto che il collegio non poteva più funzionare a beneficio della nazione , se non col beneplacito della setta . Ai partiti parlamentari , i quali , se non erano mai stati una realtà durante la lotta per l ' esistenza , avevano almeno esistito in aspirazione , si erano andate sostituendo le clientele , tradizione dell ' antichissima Italia , costituite per l ' unico scopo , o di farsi del governo uno strumento cieco degli interessi e delle piccole ambizioni dalle clientele patrocinate , o di abbatterlo , qualora resistesse . Che poi le sessioni parlamentari si prolungassero sterilmente all ' infinito , disgustando i migliori dal parteciparvi , è una conseguenza inevitabile di tutto questo . L ' educazione delle classi politiche in Italia non poteva essere eccellente , perché non aveva avuta occasione di formarsi . Né il reggimento degli antichi governi , né le peripezie e le emozioni da cui si era appena usciti , erano circostanze favorevoli a promuoverla ; però le discussioni parlamentari avrebbero potuto contribuire ad affrettarla , quelle discussioni cioè alle quali partecipavano , rivestiti di maggiore o di minor influenza , gli uomini più eminenti di tutti i partiti . E tanto più che , riguardo a molti argomenti d ' indole positiva , furono forniti in seno del Parlamento tali schiarimenti da illuminare completamente il paese , da distruggere un ' infinità di pregiudizî , da mettere il pubblico al fatto della vera situazione delle cose . Ma che cosa si sapeva nel pubblico delle discussioni del Parlamento , se non dai resoconti che si stampano , molti giorni dopo , nella Gazzetta Ufficiale , e che perciò nessuno legge , ovvero dai monchi estratti dei giornali , i quali , quasi sempre per ignoranza delle materie trattate , talvolta anche per ispirito di parte , sogliono svisare affatto il senso delle cose dette ? Non si è mai veduto qualche cosa di simile in nessun paese d ' Europa . Un gran numero di elettori , forse la maggioranza , per una lunga serie d ' anni , ha letto , nei propri giornali , dei resoconti parlamentari , i quali hanno a fare con ciò che è stato detto realmente , come colle discussioni del Parlamento delle isole Sandwich ! ! Questo fu il costante ed esclusivo nutrimento della loro intelligenza . È un fatto di grande importanza , e che ha avuto grandi conseguenze nelle elezioni , ma a cui non si è posto attenzione in quella serra calda , nella quale i rappresentanti della nazione si tengono segregati dalla nazione * . Se non che le discussioni serie , e condotte dagli oratori più autorevoli , andarono diventando sempre meno frequenti , e ciò tolse anche quel poco d ' influenza buona che il Parlamento poteva esercitare sull ' opinione pubblica per mezzo di quei poveri resoconti , e ne produsse invece , indirettamente , una perniciosa , che non possiamo passare sotto silenzio . Liberata la patria , sembrava dover esser giunto il momento , in cui tutte le persone , anche di mediocre coltura , si dovessero occupare da senno di quelle molte questioni , in apparenza modeste ma di vitale importanza per l ' andamento normale della cosa pubblica , di quelle questioni , le quali sogliono pur assorbire la massima parte della attività intellettuale di altri popoli . Le idee elaborate nel seno del paese da un ' opinione pubblica seria , vengono poi discusse nel Parlamento , e sogliono stabilire una tale solidarietà fra le classi politiche rappresentate e i loro mandatarî , e promuovono un tale soffio di vita sana e feconda in tutto l ' organismo dello Stato , che questo vien posto al riparo da ogni pericolo di corrompersi . Ma come era ciò possibile in mezzo a tanta anarchia prodotta dal mostruoso connubio dell ' accentramento amministrativo coll ' accentramento parlamentare ? Invece lo spettacolo delle sterili ma appassionate diatribe personali , dell ' armeggio partigiano , delle frequenti crisi ministeriali , che presentava la Camera elettiva , essendo soggetti molto acconci a destare la curiosità , distraeva le menti della maggioranza delle classi politiche , e le distoglieva dal riflettere ai veri interessi del paese . Inoltre molta parte della stampa , vedendo che aumentava la sua diffusione quanto più pasceva il pubblico di quello spettacolo , contribuiva ad aumentare la distrazione . Sparite le trepidazioni della lotta per l ' esistenza nazionale , durante la quale le classi politiche , avendo davanti a sé una meta nobilissima ed elevatissima , erano state mirabili per tatto e per serietà , l ' incessante fantasmagoria che si rappresentava sulla scena parlamentare , fece perder di vista questa verità , che cioè l ' esistenza nazionale non bastava , che essa aveva urgente bisogno di essere rassodata , e che non era con quella fantasmagoria che ciò si sarebbe ottenuto . Egli è per questo che venne in grandissimo fiore , e si costituì sovrana , la cosidetta politica da caffè , la quale non si alimenta che di crisi ministeriali , di pettegolezzi parlamentari , di connubii , di alleanze esterne , di convegni di potentati , e si lamenta se i giornali non le somministrano ogni giorno un po ' di siffatta merce . Insomma , sotto l ' azione di queste cause , si era finito per cadere nel seguente circolo vizioso : instabilità di governo , ridotto ormai a non essere altro che una continua fantasmagoria di uomini che vanno e vengono , non già pei meriti e demeriti loro , ma quali strumenti di un proteiforme giuoco d ' influenze di persone , di gruppi di persone e di coalizioni che nascono e muoiono all ' infuori di qualunque pubblico interesse , e senza che il paese sappia il perché ; infelice gestione dei pubblici affari per cagione della instabilità di governo ; disagio generale prodotto da quella infelice gestione ; malcontento prodotto dal disagio ; cattive elezioni parlamentari ispirate dal malcontento ; instabilità di governo , in conseguenza di cattive elezioni ; quindi , da capo . Il regionalismo , escluso dalle cose amministrative dove sarebbe stato a suo posto ( e Dio ne guardi a parlarne ! ) , entrato trionfalmente e insediato , come se nulla fosse , nell ' aula legislativa della nazione . Tutte queste cose si vedevano e si lamentavano . Per poco che si fosse approfondita la questione , non sarebbe stato nemmeno difficile scoprire la radice del male . Avrebbe dovuto apparir evidente che il giorno , in cui si fosse provveduto a discentrare l ' amministrazione , in parte istituzionalmente , in parte territorialmente , per il solo fatto che un certo numero d ' affari , i quali oggi si affastellano negli uffici della capitale , verrebbero disimpegnati a miglior portata degli amministrati , ed altri sottratti all ' ingerenza del Parlamento , e affidati alle provincie od a consorzi di provincie , molti degli accennati inconvenienti cesserebbero da sé ; e il giorno in cui si fosse modificata la base elettorale politica , verrebbe ridotta in pezzi una gran parte di quella rete di clientele e di combriccole che sono riuscite a sostituirsi al sincero verdetto del paese ; il quale paese , nella sua maggioranza , non cessava d ' invocare quiete , sicurezza del domani , e buon governo , e quindi non poteva presumersi fedelmente rappresentato da ' suoi più turbolenti mandatarî . E la ristaurazione stessa delle finanze , non sarebbe forse divenuta meno ardua , se si fossero tolte tante cause perturbatrici , da noi dimostrate inseparabili dal mantenimento integrale dell ' assetto interno che era stato improvvisato nei primordi dell ' esistenza dello Stato ? Come mai avvenne dunque che le classi dirigentiuscite fuor del pelago alla riva non si risolvettero ad inaugurare un nuovo indirizzo interno ? I motivi sono tre . L ' Italia aveva acquistato l ' indipendenza , ma non era stata fortunata in guerra , e ne era conseguito , anche per questo , un grande accasciamento . Or bene , il malcontento che infieriva , soleva essere attribuito interamente a quell ' accasciamento , e si sperava che , passato un po ' di tempo , senza alcuna mutazione nell ' assetto delle cose interne , ogni cosa avrebbe potuto camminare in via normale . Per i patrioti insigni che presiedettero al rivolgimento nazionale , il trionfo dell ' idea italiana era un tal bene impareggiabile , che presto , sembrava loro , avrebbe stornate le menti da ogni inconveniente accessorio . L ' ordinamento vigente aveva fatto buona prova durante i più terribili cimenti ; perché non avrebbe continuato a farla ? Quegli uomini benemeriti , proclivi al dottrinarismo e incanutiti nel costante pensiero della patria italiana , si meravigliavano che si potesse attribuire molta importanza a qualche imposta di più o a qualche inconveniente amministrativo . Essi giudicavano tutti gli altri da sé stessi , e dimenticavano che il più degli uomini , quando ha ottenuto un bene , lo dimentica facilmente e va in traccia di un altro . Non si accorgevano che cresceva una nuova generazione , la quale non aveva conosciuta l ' Italia schiava e non aveva potuto stabilire , per esperienza propria , il confronto fra ciò che si era prima con ciò che si era divenuti . Per la generazione che tramontava , l ' indipendenza e l ' unità d ' Italia erano la meta ; per la nuova , quest ' ultima non era che un punto di partenza per raggiungere altre mete . In secondo luogo , ogni sistema anche difettoso crea degli interessi impegnati a conservarlo . Un tentativo nel senso d ' introdurre mutamento nel medesimo , avrebbe sollevato infinite difficoltà , le quali avrebbero sempre più complicata la situazione . Si aggiunga che una modificazione d ' indirizzo interno , avrebbe avuto per conseguenza inevitabile di sciogliere , stante la difficoltà di mettersi d ' accordo circa ad alcuni punti essenziali , quel sodalizio composto di uomini diversi d ' indole , ma tenuti insieme dalla lunga abitudine , dalla stima reciproca e dalle reminiscenze della lotta recente combattuta nelle medesime file . Finalmente , la preziosa indipendenza si era ottenuta bensì , ma a patto di introdurre il corso forzoso ; e le nostre finanze si presentavano con un grosso disavanzo . Era una questione d ' onore per l ' Italia cansare l ' onta del fallimento , adempire gli impegni che aveva contratti allo scopo di costituirsi , affrettarsi ad aumentare i cespiti delle pubbliche entrate . Or bene , non appariva forse un ' idea inconsulta quella di complicare i provvedimenti intesi a colpire sempre più i contribuenti , sia con quelli richiesti per riordinare l ' amministrazione , sia , con una riforma elettorale ? Per questi motivi le classi dirigenti non posero nemmeno in discussione l ' idea di introdurre profonde riforme ; e i capi della Destra si rivolsero con raddoppiato vigore , e con successo , all ' impresa di pareggiare il bilancio , non lasciandosi distrarre o sgomentare , né dalla immensa impopolarità a cui andavano incontro , né dalle volgari e atroci accuse di cui si vedevano così ingiustamente fatti bersaglio . Sarebbe oggi inutile indagare se i capi della Destra bene si apponessero con siffatti ragionamenti ; se non era cosa troppo ardita pretendere che un paese si lasci indurre , per anni , a limitare tutte le sue aspirazioni al solo pagare più di prima per lo scopo di saldare i conti della rivoluzione ; e se invece la prospettiva di qualche interna riforma non sarebbe stata acconcia a rendere più sopportabile il peso delle imposte . Di questo argomento l ' autore del presente lavoro ebbe occasione di occuparsi nel suo libro pubblicato nel 1868 , sotto il titolo : Le condizioni della cosa pubblica in Italia dopo il 1866 . Il fatto è che quegli uomini egregi non si lasciarono smuovere dalle vie nelle quali s ' erano inoltrati . Intanto , in mezzo alla confusione d ' idee dominante e crescente nel seno di un pubblico ancora così poco educato alla vita politica , e sistematicamente sviato dal retto apprezzamento delle realità della situazione interna , in mezzo a tante bieche insinuazioni che trovavano facile accoglienza e che rinfocolavano il malcontento , lo scoraggiamento e il disgusto , l ' opposizione aveva buon gioco , imperocché non tralasciava di far intravedere che se fosse salita essa al governo , tutto si sarebbe mutato in meglio , come per incanto . Aumento di spese per moltiplicare le forze produttive d ' Italia , e , in pari tempo , diminuzione d ' imposte ; riforme dell ' amministrazione , e appagamento di tutti i desiderî del popolo italiano . Tutta la differenza pertanto fra il partito di Destra e quello di Sinistra , durante questo nuovo periodo , consistette in questo , che il primo stava al governo , che ne sentiva tutta la responsabilità e credeva non poter reggere lo Stato diversamente di così , se si voleva raggiungere il pareggio finanziario ; mentre il secondo , supponendosi dispensato da ogni responsabilità e da ogni obbligo di concretare le proprie idee , sosteneva in genere che si sarebbe potuto governare molto meglio . L ' opposizione sarebbe anche salita al potere molto prima del 1876 , se la campagna del pareggio non fosse stata interrotta dall ' episodio della presa di Roma . Lo scrivente tralascerà di parlare della politica seguìta dal governo nel 1870 rispetto a Roma , perché potrebbe essere accagionato di parzialità , avendola , a suo tempo , pubblicamente disapprovata . Per debito di giustizia peraltro , lo scrivente non tralascierà di ricordare che , allorché si trattò di trasferire la capitale da Firenze a Roma , avendo egli osservato , in una seduta della Camera vitalizia , non sembrargli che la breccia di Porta Pia fosse precisamente uno dei mezzi morali per aver Roma , di quei mezzi morali i quali , secondo Cavour e la sua scuola , erano i soli raccomandabili coll ' aiuto del tempo , un illustre amico e contradditore , in quella occasione , gli diede una risposta che ci piace trascrivere . Conveniva sospendere , diss ' egli , ogni giudizio meno favorevole , imperocché Roma è la città delle cose più maravigliose che si siano prodotte nel seno del genere umano , la grandezza latina , il diritto romano , e più tardi lo splendore del governo della Chiesa cattolica ; ed ora la nazione italiana , trasportando la sua capitale nella città dei prodigi , è impossibile non s ' inspiri alla memoria di tanta gloria passata , e non sappia trovare in sé stessa la soluzione dei problemi che le rimangono tuttora da risolvere . Veramente di prodigi non ne abbiamo visti . Ma bisogna ammettere che una vittoria politica importantissima , a beneficio della nazione , fu riportata in Roma . Se a Torino furono gettate le basi dell ' unità nazionale , se a Firenze si stipulò l ' alleanza italo – prussiana , la quale mutò la faccia dell ' Italia e dell ' Europa , a Roma raggiungemmo il pareggio . Marco Minghetti in principio del 1876 fu in grado di annunciare al paese che finalmente eravamo entrati nel porto dell ' equilibrio finanziario . Quell ' annuncio fu l ' estremo anelito della Destra . Essa era riuscita a toccare anche questa meta , ma v ' era giunta lacera , dissanguata e in fin di vita . I Centri parlamentari dissero allora a sé stessi : ora che si ha il pareggio , perché non potrebbe arrivare al potere la Sinistra ? A non prendere ombra di questa eventualità , il paese s ' era già abituato da parecchi anni , a poco a poco . La Destra moriva dignitosamente , di morte naturale , nel mese di marzo 1876 , lasciando il posto ai suoi avversarî . Fondare lo Stato e liquidare le spese di quella fondazione , era stata la sua ragione d ' essere . Se fosse rimasta al potere , il suo còmpito sarebbe stato di perfezionare , correggere e rassodare l ' opera fondata . Avrebbe essa avuto forza sufficiente a questo , così scarsa di numero , divenuta così impopolare , e appoggiata sui soli elementi da cui era costituita , senza allargare le proprie basi ? Ne dubitiamo assai . Se i suoi avversarî fossero meglio di lei in grado di assumere quel còmpito , il fatto lo avrebbe dimostrato . Era necessario ormai , nell ' interesse delle istituzioni , che la Sinistra venisse assunta al governo e fosse presa in parola . L ' educazione politica di un paese non si fa mai abbastanza bene né coi ragionamenti dei pubblicisti , né cogli esempî di altri paesi , ma , come avviene per gli individui giovani riguardo al vivere sociale , solo coll ' esperienza propria . [ Come l ' assunzione della sinistra al potere sia stata una conseguenza logica della situazione preparata dalla destra , e quali effetti abbia prodotto rispetto al paese . ] Tutto era predisposto pertanto per il trionfo della Sinistra parlamentare , e nel marzo 1876 questa prese in mano le redini dello Stato . Giammai crisi ministeriale ebbe così piena giustificazione come questa . Il deputato Depretis fa chiamato al governo ; e la maggioranza del paese , specialmente nelle provincie del mezzogiorno , salutò l ' avvenimento con grandissimo tripudio , e lo avvalorò eleggendo , nell ' autunno seguente , una camera composta per quattro quinti di avversarî della antica Destra . La dimostrazione non poteva essere né più esplicita né più solenne . Il discorso – programma pronunciato dal nuovo presidente dei ministri in un banchetto tenutosi a Stradella , era di una mirabile elasticità , acconcio a lusingare tutti i desiderî di coloro , che vagheggiavano un indirizzo diverso da quello seguìto fino allora , senza nulla determinare . In pari tempo i precedenti dell ' onor . Depretis , lo additavano , e meritamente , come un uomo che aveva già fatto esperienza delle cose di governo , e che perciò si sarebbe tenuto alieno da ogni utopia , La pretesa dei vincitori alla qualifica di liberali e di progressisti per antonomasia , trovò poco eco nel paese e fu accettata come un modo di dire , tutt ' al più ; imperocché tra le accuse , sotto il peso delle quali aveva dovuto la Destra cedere il posto , la maggiore non era punto quella di essere antiliberale o antiprogressista . Invece la qualifica che andò al cuore delle moltitudini , e su cui esse insistettero nel parlare di quell ' avvenimento , si riassumeva nella parola riparazione . Sì , certamente . La Sinistra era chiamata a riparare alla enormezza e alla vessatorietà delle imposte , allo sperpero del pubblico danaro in ispese improduttive , ai debiti insensati contratti dai comuni , all ' accentramento della pubblica amministrazione , alla mancanza di pubblica sicurezza , alla scarsezza delle opere pubbliche in confronto dei paesi più progrediti d ' Europa , all ' arenamento dei commerci , dell ' industria , e dell ' agricoltura , alla decadenza del prestigio italiano all ' estero , allo spreco di decorazioni riservate non al merito , ma ai fautori del governo , alla crescente immoralità che si rivelava nei casi verificatisi di malversatori del pubblico danaro , di cassieri che scappavano , di uomini che si facevano scala della deputazione per accaparrare lucrosi posti ovvero più numerose clientele di affari , allo spirito esclusivo dello stato maggiore della Destra , designato col nome di consorteria . Siccome alla generalità s i era fatto credere che di tutti questi malanni si doveva attribuire la colpa , non già in parte alla necessità di dover pagaie le spese di una profonda rivoluzione come fu quella d ' Italia , in parte alle illusioni dei primi anni intorno alla ricchezza del paese , in parte alla inesperienza , in parte alle tristi eredità dell ' epoca ancora recentissima della decadenza italiana , in parte alla naturale perversità della natura umana lasciata senza freni morali sufficienti , in parte alla conseguenza del parlamentarismo , applicato come era , del quale multiforme e gravissimo inconveniente però nessuno aveva mai creduto bene di far motto ; ma che tutto invece era da addebitarsi alla volontà e alla perversità degli uomini che fino allora erano seduti al governo , e di quelli che li avevano sostenuti , così era stata creata artificialmente la generale convinzione che , mutati quegli uomini e sostituiti al governo i loro accusatori , la riparazione si sarebbe effettuata da sé . Fra pochi mesi l ' Italia avrebbe navigato in piena riforma della amministrazione , dei tributi , dell ' elettorato ; dal che la felicità generale . Ogni nostro lettore imparziale è in grado di giudicare da solo se ai mali sopra enumerati e specificati , si sia posto rimedio ! Il nostro non è uno scritto di polemica . A questa illusione non poteva partecipare certamente , né l ' onorevole Depretis , né gli altri capi della Sinistra , troppo esperti delle misere realtà di questo basso mondo . Era facile accorgersi che l ' inaudito successo elettorale del 1876 non era ispirato da un sentimento di deferenza personale per loro , bensì dal malcontento generale prodotto da cause diversissime . Bastava una rassegna attenta dei nomi dei nuovi deputati per trovare , nelle file ministeriali , accanto a repubblicani , uomini di tendenze , specialmente nei nuovi eletti del mezzogiorno , assai più conservatrici che non i capi dell ' antica Destra . Era evidente che i nuovi governanti avevano accettato una cambiale terribile , per una somma enorme , affatto sproporzionata alle loro forze ; e che di questa cambiale doveva pur venire il giorno della scadenza . Per impedire che la cambiale cadesse in protesto , non c ' era che un mezzo : trovare un diversivo alla pubblica aspettazione sterminata , appagandola in parte . A noi sembra singolare , che l ' onor . Depretis , invece che ricorrere ai piccoli espedienti , soddisfare ai rancori o alle pretese dei suoi partigiani più esigenti , frugare di qua e di là per scoprire e se fosse possibile escogitare , alla spicciolata , nuove leggi che lo mostrassero più liberale de ' suoi predecessori , non abbia approfittato dell ' occasione unica che si è presentata a un uomo di Stato italiano , da Cavour in poi , dell ' occasione di poter disporre di una maggioranza così colossale , per ottenere dal Parlamento , o meglio ancora per introdurre , salva l ' approvazione del Parlamento , alcuni provvedimenti intesi a semplificare e a rendere meglio rispondente ai bisogni locali dei cittadini , la pubblica amministrazione , in quanto dipende dai ministeri dell ' interno , della giustizia , delle finanze , della istruzione pubblica , dei lavori pubblici e dell ' agricoltura e commercio . Che tali provvedimenti possano tornar utili , nessuno ne ha mai dubitato ; ma non c ' è mai stato ministero che si trovasse in grado di farli sanzionare dal Parlamento ; perché , disponendo sempre di una debole maggioranza , e dovendo naturalmente quei provvedimenti ferire gl ' interessi di un certo numero di collegi elettorali , i rappresentanti di questi , coalizzandosi coll ' opposizione politica sempre pronta alle offese , avrebbero rovesciato il ministero che avesse osato farsene iniziatore . L ' onor . Depretis fu il primo che si trovò nella fortunata posizione di poter dar mano con successo a questa operazione importante . Essa gli avrebbe probabilmente fatto perdere , lungo la strada , non pochi seguaci ; ma una maggioranza l ' avrebbe sempre conservata , cosicché sarebbe riuscito a poter dire con orgoglio al paese : " Ecco un atto riparatore , che nessuno dei miei predecessori sarebbe stato in grado neppur di proporre , e ch ' io ho saputo compiere . C ' è ancora un lungo tratto da percorrere . Ma intanto nessuno potrebbe negare che un passo è fatto . Lasciatemi tempo e faremo anche il resto . " Egli invece , per timore di perdere qualcuno de ' suoi seguaci , finì , in pochi mesi , col perderli quasi tutti , e coll ' abbandonare il potere senza aver potuto far nulla di diverso dai suoi predecessori , sciupando così un ' opportunità che forse non si ripresenterà più a nessuno . Gli succedette l ' onor . Cairoli , patriota insuperabile , e popolarissimo in tutta l ' Italia . Ma neppure a lui riuscì di riparare alcuna cosa sul serio , per quanto lo abbia desiderato ardentemente e per quanto il favore della popolarità , malgrado l ' insuccesso , non gli sia mai venuto meno . Personalmente anzi egli crebbe nel pubblico favore , dopo quanto fece per la salvezza del Re . Ma appunto la popolarità inesauribile dell ' onor . Cairoli avrebbe fornito anche a lui un ' ottima occasione di soddisfare il paese , molto sitibondo di saggio , vigoroso e liberale governo , e per nulla affatto sitibondo di rigorosa coerenza nei governanti , purché facciano bene . Egli solo , dopo aver verificato coll ' esperienza propria , che un nuovo indirizzo di governo è cosa più facile a dirsi che a farsi , avrebbe potuto elevarsi al disopra dei partiti e delle clientele militanti , formare un ministero composto degli uomini più capaci che il paese è in grado di fornire pei diversi rami della cosa pubblica , affinché lo coadiuvassero nel determinare l ' indirizzo di governo più conforme all ' interesse presente della patria ; poscia appellarsi alle urne elettorali con questo semplice programma : di voler , cioè , governare saggiamente , vigorosamente e liberalmente , col concorso degli uomini , che a lui sembrassero più addatti all ' uopo . Ma i legami di partito , probabilmente , lo avranno impedito , di riconoscere tutta la forza vera che stava in lui solo ; ed egli pertanto non entrò in questa via . Preferì cadere sulla teoria del reprimere anziché prevenire , pochi giorni dopo aver egli stesso prevenuto , e non essersi accontentato di reprimere , il colpo che la mano assassina vibrava contro il Re . È vero che ritornò al potere alcuni mesi dopo , ma diminuito di prestigio , non come patriota certamente , bensì come uomo di governo . L ' unica riforma seria inaugurata dalla Sinistra al potere fu l ' abolizione della tassa del macinato . Or bene , questo provvedimento meriterebbe invero il nome di riforma liberale , se l ' anzidetto cespite di pubblica entrata fosse stato introdotto dai ministeri precedenti senza aver prima aggravato la mano sulle classi più agiate fino all ' estremo limite del possibile . Invece è stato proposto come una triste necessità , destinata a sopperire al disavanzo , dopo esauriti tutti gli altri mezzi . Si tratta dunque di verificare se il disavanzo ci sarebbe o non ci sarebbe coll ' abolizione di questa tassa . È questione di contabilità . Quando mai è avvenuto che ad una questione di pura contabilità si sia attribuito un carattere di riforma finanziaria ? Malgrado le anzidette osservazioni , lo scrivente è d ' avviso che l ' assunzione della Sinistra al potere è stata utilissima al paese per tre ragioni . Primieramente , ne nacque che i suoi capi ebbero occasione di fare atto di lealtà monarchica al momento del lutto per la morte di Vittorio Emanuele e della trasmissione della corona all ' augusto suo figlio , e di controfirmare i primi atti del nuovo Regno ; il che è importante , non già perché si potesse metter in dubbio la lealtà di quei capi , ma perché ciò ha dimostrato ai nemici d ' Italia , non esser vero quello che andavano dicendo , appoggiarsi , cioè , la monarchia italiana esclusivamente sulla base poco estesa del partito moderato . In secondo luogo , è un bene che un ministero di Sinistra abbia appostola sua firma al trattato di Berlino . Non si poteva ottenere che i risultati fossero diversi , e lo scrivente lo ha dimostrato a suo tempo ( V . il libro Un po ' di commenti sul trattato di Berlino ) . Ma guai se un ministero di destra avesse sanzionato quell ' atto ! Non si sarebbe mai più rifinito , nel campo de ' suoi avversarî , di muovergli le più acerbe accuse , e di aggiungere , a tutti gli altri , questo nuovo fomite di malcontento . Finalmente , l ' esperimento triennale del governo di Sinistra dovrebbe avere ormai contribuito a mostrare al paese come " fra il detto e il fatto corre un gran tratto " ; sopratutto poi a distruggere un grosso equivoco , ed a convincerlo di una verità , la quale i posteri si meraviglieranno sia rimasta sì a lungo nascosta . Questa verità è che la Destra parlamentare italiana , presa collettivamente , non solo non è mai stata un partito conservatore , bensì è stata il partito più avanzato , e spesso anche il più radicale , che sia compatibile col sistema monarchico , sebbene abbia compiti anche taluni atti intrinsecamente conservatori . In qualunque altra monarchia d ' Europa essa avrebbe figurato come un ' estrema Sinistra , e presso a poco altrettanto in qualunque repubblica ordinata . Coloro che seguono le discussioni delle rappresentanze politiche di altri Stati europei , repubbliche o monarchie costituzionali , sono costretti a meravigliarsi vedendo ivi i riformatori più spinti mettere avanti proposte di leggi , fieramente combattute dagli altri partiti come proposte eccessivamente radicali , le quali esistono , applicate già da anni , fra noi , e per opera dei ministeri di Destra . Perciò non deve far meraviglia se parecchi chiari pubblicisti d ' Europa , giudicando le cose nostre con criterî molto elevati ed affatto ed imparziali , si sono posti il quesito , più d ' una volta , se il governo italiano ( stava allora la Destra al potere ) non avesse per avventura preceduto di troppo il moto naturale , di cui è suscettibile il proprio paese . Uno dei più illustri contemporanei , appartenente alla scuola liberale , in uno degli Stati , in cui la coltura è più progredita , chiedeva allo scrivente , nel 1875 , se il malcontento contro il governo in Italia , di cui giungeva l ' eco oltremonte , non nascondesse per avventura , sotto il velo di vaghe aspirazioni , a cui si attribuiva gratuitamente il carattere di un desiderio di maggior progresso , una resistenza invece della maggioranza degli Italiani a seguire il governo nella sua troppo rapida corsa alla ricerca di ideali troppo elevati , o , per meglio dire , di ideali che costano , per poter essere raggiunti , troppo disturbo , e troppo lavoro collettivo , e troppa spesa alla massa del paese , mentre soddisfanno , raggiunti che siano , la sola classe dei politicanti , rimanendo al volgo dei contribuenti di pagarne i conti . E per verità la Destra , prima di abbandonare il timone dello Stato , ha mietuto sulla via tutte le idee avanzate che sono compatibili con un reggimento ordinato , e nulla lasciò da spigolare , in fatto di tali idee , ai suoi successori di Sinistra . Gli uomini di Sinistra , i quali da anni avevano accusato la Destra di professare idee troppo conservatrici , ed erano riusciti a far credere ad una parte del ceto elettorale , che la cagione del malessere del paese dipendeva da quelle tendenze di governo , arrivati al potere , portativi da una marea irresistibile di malcontento , rovistarono da ogni parte per trovar qualcosa da fare in un senso più radicale , ma non lo trovarono , per il semplice motivo che più di quello che era già stato fatto , non si poteva fare , in quel senso . Come la Sinistra giunse al governo e vi rimase per breve tempo nel 1862 , avendo essa accusato la Destra , sotto agli auspici della quale erano pure state fatte le annessioni , di procedere troppo a rilento , e vedendo che non c ' era altro modo di far onore alle proprie accuse , si provò a rallentare un momento le redini della rivoluzione , usufruita fino allora , ma sempre frenata , dalla mano del governo , e il risultato fu Aspromonte ; e un grido di spavento rimise tosto le redini in mano alla Destra . Anche nel 1867 la Sinistra ebbe un episodio di governo ; ricalcò le orme del 1862; e si ebbe Mentana ; e una seconda volta il terrore del paese richiamò la Destra . Pervenuta per la terza volta alla direzione dello Stato , per far qualche cosa di più liberale della Destra , tollerò per qualche tempo l ' agitazione per l ' Italia irredenta ; ma l ' atteggiamento di tutti i governi vicini , anche i più amici , la fece accorta che aveva toccato un tasto , con cui non è lecito scherzare , tanto più quando si è divenuti una delle grandi potenze . Poi venne fuori colla teoria del reprimere e non prevenire ; ma uno sgomento , che s ' impossessò di tutta Italia , e che trovò eco in quasi tutti i banchi della Camera dei deputati , ricordando gli sgomenti per Aspromonte e per Mentana , provocò la caduta del ministero Cairoli . Se la Sinistra avesse frugato invece nell ' arsenale delle idee conservatrici di governo e non di partito , quante cose avrebbe trovato da fare , liberali , utili e pratiche , che la Destra trascurò sempre , o per iscrupoli dottrinarî , o perché , distratta da altre preoccupazioni , non ci aveva pensato . Ma chi avesse appena coltivato l ' idea di ricorrere a quell ' arsenale , come avrebbe potuto salvarsi dalle ire di certi amici ? La Destra , come si è già detto , aveva mietuto tutto il campo delle idee liberali e radicali attuabili , durante i quindici anni del suo governo , distrutto tutte le leggi preesistenti , sconvolte inveterate abitudini , spostati e feriti molti interessi , sempre colla meta davanti agli occhi di creare d ' un colpo l ' Italia una , libera , ricca e potente ; e tutto ciò senza badare agli attriti e alla spesa . Aveva introdotto una legislazione affatto democratica , come di più non sarebbe stato possibile , tranne in ciò che si riferisce al diritto elettorale ; e questa eccezione non fu già motivata dai suoi intenti conservatori , bensì dalla convinzione , in cui era , che la legge elettorale vigente , attribuiva la prevalenza alle classi autrici del rivolgimento italiano , e che , allargandola , si correva pericolo di aprir l ' adito alla influenza del clero . Nei rapporti colla Chiesa , la Destra aveva incamerati i beni ecclesiastici , adottate misure di rigore contro sacerdoti renitenti , sottoposti i chierici alla leva militare , stabilito il matrimonio civile , protetto il razionalismo in ogni maniera , rispettata non solo la libertà di stampa , ma sottratta questa al diritto comune per mezzo della finzione del gerente responsabile , lasciando esistere una così immunità a beneficio dei giornalisti . Essa fu così poco esclusiva nei piccoli favori ai suoi aderenti , da esser passato in proverbio che , per ottenere qualche cosa dal ministero , bisognava rivolgersi al patrocinio di qualche deputato dell ' opposizione . Convinta sinceramente che nei primordi del regno , essa sola era in grado di governare , le premeva di non lasciar in mano alla Sinistra nessuna idea di realizzazione possibile , in modo da spingere questa al bivio di diventare o faziosa o assurda . Appena la Sinistra sollevava una questione che avrebbe potuto procacciarle favore nelle moltitudini , la Destra se ne impadroniva subito , sapendo di essere in grado di soddisfare le moltitudini senza mettere in pericolo lo Stato ; il che , a suo giudizio , non si sarebbe potuto fare dalla Sinistra . Così , per esempio , la Sinistra si era fatta organo delle ripugnanze di una gran parte d ' Italia ad accettare l ' egemonia piemontese , egemonia indispensabile durante la gestazione dello Stato unitario ; e la Destra prese la palla al balzo , e promosse il trasferimento della capitale da Torino a Firenze , con rischio di strappare intempestivamente la dinastia dalla sua base secolare , e colla probabilità di provocare lo sdegno di una fiera popolazione ; sdegno che non mancò di prorompere , e le di cui traccie non sono ancora del tutto cancellate . La Sinistra portava scritto sulla sua bandiera : " Roma capitale , senza le riserve cavouriane . " Ebbene , la Destra aveva sottoscritta la convenzione del 15 settembre 1864 , e adduceva ottimi argomenti per sostenere che quello era un atto utile in sé stesso , come un espediente diplomatico che , impedendo ogni attrito immediato fra l ' Italia e il papato , lasciava che il tempo e le forze della civiltà preparassero il terreno ad una soluzione completa di sì grande problema , senza pregiudizio dell ' unità e integrità della patria italiana . È naturale quindi che non abbia dubitato di riconfermar quella convenzione nel 1870 , sul principio della guerra franco prussiana , coll ' intenzione di mantenerla fedelmente . Perché mai dunque si lasciò indurre a violare un trattato stipulato liberamente , e di propria iniziativa , sei anni prima , e ad aprir la breccia di Porta Pia ? Lo fece solo per non lasciare un ' arma nelle mani della Sinistra ( spalleggiata , in tale questione , dagli uomini più notevoli della Destra piemontese ) e impedirle di salire in quell ' occasione al potere dove , secondo il suo più profondo convincimento , avrebbe compromesso ogni cosa , senza volerlo . Quattro fattori si erano dati la posta , ad un tempo , per compromettere il programma dei mezzi morali , l ' occasione propizia cioè , l ' idea fissa delle classi dirigenti piemontesi , l ' interesse dei meridionali d ' avere la capitale più vicina , le reminiscenze classiche . Appariva dunque assai probabile che quel programma sarebbe caduto in ogni caso , ma col grave pericolo che mani inesperte creassero una situazione arruffatissima , il che invece si riuscì a schivare . La Sinistra accusava la Destra di non voler esercitare alcuna importante influenza nei grandi affari del mondo . La Destra , sebbene sapesse che , dopo il 1866 , la posizione esterna era eccezionalmente sicura , e che non si correva alcun pericolo ; sebbene preoccupata delle condizioni finanziarie , pure , per mostrare fallace l ' accusa , si lanciava in costosissimi armamenti marittimi , d ' indole affatto nuova , senza il conforto di alcuna esperienza già fatta dalle nazioni più ricche . La potenza della banca nazionale destava i mali umori della Sinistra . La Destra le dava soddisfazione per mezzo del consorzio delle banche . Ma sarebbe troppo lungo enumerare tutto ciò che fece la Destra nel senso sovraesposto . Basti dire che essa consegnò , colla massima lealtà , alla Sinistra la macchina dello Stato così congegnata e accentrata , da permettere ai vincitori di compiere legalmente contro di lei molti atti partigiani , i quali , se quella macchina fosse stata corretta a tempo , sarebbero stati impossibili . La Destra però era capitanata da uomini eminentemente serî , logici , e consci della responsabilità che pesava su loro . Essi non potevan supporre che chi voleva il fine escludesse i mezzi per raggiungerlo . Vedendo che la sola opposizione , la quale venisse mossa contro l ' indirizzo da essi dato alla cosa pubblica , si riassumeva nella accusa che non facessero abbastanza , sebbene evidentemente tale indirizzo dovesse riuscire costosissimo , dovevano ritenere che quella parte del paese , la quale inclinava verso l ' opposizione , implicitamente accettasse anche la spesa relativa , e quindi il corrispondente aumento d ' imposte . Se non che siffatto rapporto necessario fra il fine e i mezzi , non era capito da molta parte dei contribuenti , ai quali anzi si faceva o si lasciava credere che , se l ' opposizione fosse stata chiamata a governare , si sarebbe potuto spendere assai più proficuamente , diminuendo gli aggravî . Per conseguenza l ' impopolarità della Destra era giunta all ' apogeo nel 1876; e , siccome sarebbe irragionevole pretendere che una nazione nuova venga spontaneamente essa medesima ad imporre ai suoi governanti di soprassedere alle spese così dette produttive , di seguire una politica modesta , di completo raccoglimento , quindi in contraddizione coll ' amor proprio nazionale che tutti i suoi capo – partiti avevano gareggiato a stuzzicare , così diventava naturalissimo che l ' opposizione , o un po ' prima , o un po ' dopo , dovesse avere il sopravvento . L ' esperimento doveva farsi , lo ripetiamo , e fu fatto ; e non è riuscito , perché non poteva riuscire . Nessuna delle aspettative sotto gli auspicî delle quali la Sinistra poté salire al potere , fu appagata . Come si è veduto , la Sinistra , giunta al potere , è stata perseguitata inesorabilmente da un duplice peccato originale . Avendo sempre censurato , allorché era opposizione , tutto ciò che fu fatto dai suoi avversarî , senza eccettuare neppure quegli atti che la Destra aveva eseguiti solo perché sedeva al governo e che chiunque avrebbe compiuti a quel posto , e in pari tempo avendo stuzzicato e accarezzato ogni specie di aspettative , anche le più irrealizzabili , si è tagliata da sé la via ad attuare molte cose che altrimenti avrebbe potuto assumere nell ' interesse del paese . Serva questo almeno per l ' avvenire ! Anche le opposizioni devono ricordarsi di avere una responsabilità . La Sinistra ha finito per cacciarsi , probabilmente , in un bivio pieno di pericoli : o distruggere il pareggio per salvare il decoro del partito , ovvero imporre nuovi balzelli . Ma in entrambi i casi , che cosa direbbe il paese , o ricaduto nel disavanzo , o ridotto a dover pagare più di prima ? Malgrado tutto ciò , giustizia vuole che si riconoscano anche i meriti della Sinistra . Nell ' impotenza , in cui erano i ministeri dal suo seno usciti , di introdurre le riforme preconizzate , essa commise bensì alla spicciolata molti atti di partigianeria , con danno della amministrazione , per ingraziarsi i proprî addetti , ma si arrestò sempre ( finora almeno ) davanti a gravi risoluzioni che avrebbero potuto compromettere durevolmente il paese , anche a costo di essere accusata di inconseguenza . Di ciò bisogna tenerle conto . L ' uso del potere svegliò anche in lei il sentimento della responsabilità . Se poi si volesse fare una distinzione fra il partito , preso collettivamente , e gli uomini che lo compongono , come abbiamo fatto nel discorrere della Destra , esso ha anche mostrato di possedere parecchie individualità utili al paese , le quali forse sarebbero rimaste sempre nell ' ombra , ovvero in una falsa luce , quando quel partito non avesse fatto le sue prove . Perciò si può dire che se la Sinistra , formata com ' era , si è esaurita , è pur d ' uopo ammettere che vi sono degli uomini , anche nella medesima , i quali sopravviveranno al partito . Egli è vero che si sente parlare della ricostituzione della Sinistra . Ma un semplice accordo dei capi , poco conterebbe . Ciò che importa sapere è secondo quale programma , rispondente a qualcuna delle aspirazioni reali e non immaginarie del paese , o , in altre parole , su quale base duratura si fonderebbe siffatta ricostituzione . Se la base duratura si troverà , allora non sarà più la Sinistra di prima , ma una nuova Sinistra . Se non si troverà , svanirà come fumo ogni ricostituzione . La Destra , divenuta opposizione , si condusse nobilmente , e quindi anche abilmente . Il suo programma di opposizione fu semplicissimo : impedire , cioè , che i risultati utili al paese e da essa conseguiti , vengano compromessi . Un programma negativo , come si vede ; un programma però importantissimo , imperocché il pareggio finanziario è la condizione elementare della esistenza normale di uno Stato , e , se fosse compromesso , la prima cosa , anzi l ' unica cosa , a cui pensare , dovrebbe essere certamente quella di ristaurarlo . Ma , conservato il pareggio o ristauratolo , qualora ce ne fosse bisogno , il che si riferisce al passato , che cosa farebbe la Destra rispetto all ' avvenire ? Può essa ragionevolmente sperare di riuscire a trovare adesioni numerose , sicure , e durevoli nel paese , rimanendo nella cerchia identica delle idee di prima ? Sempre fedele al proposito di mostrare che nessuno potrebbe essere né più liberale , né più progressista , la Destra intanto si scelse a capo l ' onorevole Sella , la personificazione più completa e più degna di questa duplice tendenza . Gli altri uomini eminenti e riputati del partito , con molta abnegazione , e per spirito di disciplina , si trassero in disparte . Non deve quindi recar meraviglia se , in seno al paese , tutti coloro che giudicano la politica secondo l ' ordine delle idee , e non secondo le attinenze delle persone , vanno facendo a sé stessi queste due domande : Quale differenza c ' è fra gli uomini di quella parte della Destra che sta sempre in prima fila , ogni qualvolta si tratti di idee liberali e di progresso , e quegli uomini della Sinistra i quali , negli ultimi tre anni , hanno dato miglior saggio di sé ? Quale è la distanza che separa gli uomini più conservatori della stessa Destra , da quei nuovi conservatori di cui parlammo nella Parte Prima , dato che questi riconoscano , senza reticenze , i fatti compiuti dalla nazione ? E non deve neppure recar maraviglia se l ' estrema Sinistra , con una logica stringente , va dimostrando che gli ultimi ministeri che si sono succeduti , si sono immersi in un pelago di contraddizioni per non avere voluto mutare ogni cosa ab imis fundamentis . Accettando e conservando l ' edificio dello Stato tal quale l ' avevano ricevuto dai loro predecessori , e facendolo servire agli usi di prima , è naturale che la nazione dovesse finire per trovarvisi alloggiata male come prima . Se si vuole riformare sul serio , dice essa , è d ' uopo modificare più di un articolo dello Statuto . Pertanto , se abbiamo descritto esattamente la situazione dei partiti politici , dopo tre anni di governo della Sinistra , non può essere sfuggito ai nostri lettori che ci troviamo in presenza di un lavoro di decomposizione dei partiti vecchi , e di un altro di ricomposizione dei loro elementi in nuove combinazioni . [ Di un riordinamento dei partiti politici per legge naturale di evoluzione . ] Arrivati a questo punto , la parte principale del nostro còmpito potrebbe ritenersi come esaurita , entro i limiti concessi alle scarse nostre forze . Infatti non abbiamo voluto fare altro che contribuire , con un esame critico e spassionato della situazione , a sgombrare l ' orizzonte politico da una infinità di pregiudizî e di equivoci i quali , se si perpetuassero , impedirebbero alla generalità di raccapezzarsi in mezzo all ' attuale confusione . Il pensiero di indurre qualcuno ad assumere l ' iniziativa di costituire un partito nuovo non doveva di certo passarci per la mente , per il semplice motivo che ci parrebbe il più assurdo che immaginare si possa . La costituzione di un partito non si lascia improvvisare , né si lascia creare di getto per mezzo o di concerti stabiliti fra poche persone , o della enunciazione di alcune idee . Essa suol essere il frutto di evoluzioni che si compiono sotto la pressione delle circostanze . Ciò soltanto che ad un cultore delle scienze politiche e sociali è lecito e ragionevole tentare , si riduce al rimuovere gli ostacoli che appunto i pregiudizî e gli equivoci opporrebbero ad un riordinamento razionale di partiti rispondente alle realità del paese , qualora le circostanze favorevoli alla attuazione di siffatto riordinamento , si presentassero ; ritenuto che ciò sarebbe utile alla patria , e che il processo di evoluzione potrebbe avvenire tanto per la via delle affinità , quanto per quella dei contrasti . È uno studio politico , e non un atto politico , che lo scrivente ha inteso fare . Gli sembra che il momento psicologico di predisporre l ' opinione pubblica ad assecondare siffatta evoluzione , sia venuto e , in questo convincimento , ha stimato opportuno esprimere pubblicamente il proprio avviso . Quali potrebbero essere le circostanze favorevoli più acconcie a produrre l ' evoluzione , e quale forma prenderebbe questa , non sono cose che si lascino facilmente pronosticare . Ciò che crediamo poter dire con certezza è che qualunque risultato per tal modo si ottenesse , sarà sempre da preferirsi alla continuazione di una vita pubblica acciaccosa e stiracchiata come è la nostra attuale , di una vita pubblica che tanto riscontro presenta con quelle della Grecia e della Spagna ; e crediamo poter dire con pari certezza che sarà da preferirsi anche ad una artificiale ristaurazione pura e semplice dello stato delle cose parlamentari precedente il marzo 1876 . Una tale ristaurazione , forse , sarebbe bene accolta sulle prime in alcune provincie , e potrebbe celebrare una lieta luna di miele ; ma , se si volge il pensiero all ' avvenire , è impossibile non iscorgere i due gravi inconvenienti ch ' essa racchiuderebbe . Il primo è che arresterebbe quel duplice movimento di idee in senso conservatore , da noi descritto nella Prima Parte , un movimento d ' idee tendente a rifornire di nuove forze la vita pubblica . Queste forze non esistono esse realmente nel paese ? Se dunque esistono , è bene che entrino anch ' esse nell ' orbita costituzionale . Il secondo inconveniente consisterebbe in questo che , dopo l ' esperimento fatto dalla Sinistra al governo , è divenuto chiaro per tutti che , se questo partito fosse ricacciato nell ' opposizione , perderebbero ogni seguito quelli fra i componenti suoi più capaci , i quali vengono accusati , in seno stesso del partito , di aver ricalcato , mentre furono al governo , le orme della Destra . Acquisterebbero invece il sopravvento i più radicali . L ' opposizione futura così , per potersi sostenere , diventerebbe radicalissima , e rasenterebbe gli ultimi limiti che dividono la monarchia dalla repubblica . Or bene , nel caso che la Destra attuale , ritornata al potere , venisse poi costretta ad abbandonarlo un ' altra volta , quali sarebbero i suoi successori ? L ' estrema Sinistra ha anch ' essa la sua ragione d ' essere , perché rappresenta una delle opinioni che hanno corso nel paese , ed ha un programma molto più concreto che non l ' avesse l ' antica Sinistra . Perciò è utile che abbia il suo posto nel Parlamento , e che ivi discuta liberamente delle cose del paese in contradditorio cogli altri partiti ; ma da ciò al diventare essa l ' esclusiva opposizione , aspirante al governo , c ' è un gran tratto . Affinché l ' estrema Sinistra , anzi lo stesso partito esplicitamente repubblicano , abbiano a funzionare utilmente , nella Monarchia costituzionale italiana , occorre che faccia loro contrappeso un ' estrema Destra , che i cattolici intransigenti formeranno il giorno , non lontano , nel quale avranno cessato di far professione d ' astensionismo ; occorre inoltre che tra quei due estremi , non esista già un solo partito , ma abbiano a militare due partiti , entrambi capaci di governare ; l ' uno decisamente conservatore , nel senso ortodosso e nazionale della parola ; l ' altro eminentemente liberale e progressista , ma monarchico . Or bene non è che il processo naturale della evoluzione dei partiti oggi militanti , aiutato dalle circostanze e dall ' intervento di nuovi elementi nel campo della vita pubblica , che potrebbe produrre questa razionale divisione di partiti , esprimenti ciascuno , non già le qualità personali e le ambizioni dei loro componenti , bensì un complesso di idee , di intenti , di sentimenti e di pubblici interessi . Parte terza . Di alcuni criterî di Governo che potrebbero essere applicati astrazion fatta dalle lotte di partito . I . La politica estera . In attesa che una ricostituzione di partiti si compia sotto l ' influenza di circostanze che già stanno in prospettiva come possibili , crederemmo non aver esaurito il nostro studio , se non ci arrestassimo un momento , prima di deporre la penna , sopra alcuni criterî di governo i quali , sebbene di carattere conservatore , stanno , a parer nostro , al disopra dei partiti , e si presterebbero ad essere adottati da essi tutti . Incominciamo dalla politica estera . Le condizioni necessarie perché un governo adempia convenientemente ai suoi doveri , in questa parte della cosa pubblica , sono tre . Bisogna , in primo luogo , che abbia un ' idea molto chiara , precisa e determinata degli interessi permanenti del proprio paese ; in secondo luogo , che abbia un ' idea altrettanto chiara , precisa e determinata della situazione degli altri paesi e degli altri governi ; in terzo luogo , che non gli sfugga mai il nesso che esiste fra questi due termini , ogni qualvolta si presenta il caso di qualche mutamento nella situazione degli altri paesi . Questi due ultimi punti sono fuori del nostro soggetto , e sogliono variare da un giorno all ' altro . Riguardo al primo invece , ci è d ' uopo spendere alcune parole per lo scopo di chiarire alcune verità che , ci sembra , potrebbero essere accettate come assiomi , da tutti i partiti . È un assioma , a nostro avviso , che non ci può essere in Italia che una sola politica estera , la quale non è di Destra né di Sinistra , ma è la politica nazionale . Ad eccezione dell ' Impero Britannico , il quale , circondato dal mare come è , padrone del mare , senza vicini , inattaccabile in casa , può darsi il lusso di tenere a sua disposizione la scelta fra due diversi indirizzi di politica estera , tutti gli Stati d ' Europa non ne hanno , e non ne possono avere , che uno solo . E invero i rapporti d ' uno Stato cogli Stati esteri non sono accidentali , ma sogliono scaturire immediatamente dalle stesse necessità della sua creazione , della sua esistenza e della sua conservazione , ed hanno , nella essenza loro , un carattere così permanente e fisso che sopravvivono perfino al mutamento delle forme di governo , appena siano forme regolari . Ed è perciò che sorgono da sé le così dette tradizioni di politica estera dei grandi Stati ; e male ne incoglie a quei capi di nazioni , i quali abbandonano siffatte tradizioni . Che un governo , soltanto perché liberale , debba essere naturalmente alleato di tutti gli altri governi liberali , e avversario di quelli che non lo sono , e viceversa , è una proposizione che ha dell ' assurdo , e che viene smentita da tutta la storia . Questa non ci mostra forse Richelieu , cardinale , proteggere i protestanti di Germania contro i cattolici ? Luigi XVI di Francia prendere la parte dei repubblicani d ' America contro la monarchia inglese ? la Russia conculcare , in casa , la nazionalità polacca , e combattere fuori di casa a favore della nazionalità greca ? e Bismarck , monarchico fino al midollo , far voti non dissimulati per il mantenimento della forma repubblicana moderata in Francia ? La politica estera ha di mira interessi e non sentimenti ; si fonda nei rapporti reali fra Stato e Stato . Gli affari che dipendono dal dicastero delle cose estere offrono scarsa materia a controversie dei partiti interni , a meno che si tratti della questione personale della maggiore o minore idoneità del suo titolare , perché hanno per contraenti degli Stati stranieri , e non dipende dal governo di un paese far sì che gli Stati stranieri siano quello che non sono , o non siano quel che sono . D ' altra parte , i governi stranieri che si rivolgono al governo di un dato paese non si curano già di sapere a quale partito questo appartenga ; ma importa loro che sia serio , solido , capace di mantenere i propri impegni , e tale che , parlando esso in nome del proprio paese , quei governi siano certi di rispondere come se rispondessero al paese stesso da lui rappresentato . La differenza dei partiti non può riferirsi che alle cose interne . Or bene , malgrado queste evidenti verità , in Italia si è sempre parlato di una politica estera di Destra e di una di Sinistra ; attribuendo la denominazione di politica di Destra , o a quegli atti che furono suggeriti dalla stessa forza delle cose , e furono eseguiti dalla Destra perché era suo dovere eseguirli così , trovandosi essa al governo ( e li eseguì bene , quasi sempre ) ; o alle memorabili campagne diplomatiche compiute da uomini insigni che appartengono a tutta la nazione , più che ad un partito , sebbene militassero nel partito di Destra , come Cavour e Lamarmora , e che furono condotte a termine da loro , nell ' interesse della nazione , senza domandare il permesso ai proprî seguaci , anzi talvolta con grandissima ripugnanza della maggior parte di questi , i quali poscia li applaudirono . Un partito perciò ha ragione di vantarsi che gli uomini che hanno saputo meglio applicare l ' unica politica estera nazionale possibile , siano dei suoi ; ma non può dire di avere una politica estera propria esclusiva . Questo errore ha avuto le sue conseguenze . La Sinistra , avendo sempre condannato l ' unica politica estera possibile , che era chiamata di Destra , tentò sulle prime di farne una propria ; e siccome non ce n ' era che una possibile , incespicò ; fortunatamente che subito ritrasse il piede . Molti giornali d ' opposizione di Destra , alla loro volta , sentendo parlare di una nuova politica – estera , che la Sinistra al potere intendeva inaugurare , ne seguirono con occhio di lince , e con ispirito sospettoso e prevenuto tutti i passi , veri e supposti , che si riferivano all ' indirizzo tecnico , per così dire , del ministro speciale che agli affari esterni soprassiede , come se si trattasse di cose che possano offrire materia a lotta di partito ; e parlarono , a torto , di umiliazioni subìte , anche quando non ce ne furono punto , toccando una corda sensibile del paese che suole rispondere collo sconforto , quando non risponde con propositi inconsulti e pericolosi , di rappresaglie . Il punto veramente debole della condotta della Sinistra nella politica estera , non consiste nella trattazione degli affari diplomatici , se si eccettua qualche velleità , a cui non corrispose il successo , ma che non ci ha recato alcun danno irreparabile ; oltrecché sarebbe ingiusto pretendere che , in un periodo di intenso e arruffato lavoro diplomatico , pieno di peripezie e di improvvisi mutamenti di fronte operati da parecchie delle grandi potenze , quale fu il periodo dello svolgimento della questione d ' Oriente , ogni cosa dovesse procedere liscia come nel periodo precedente di profonda pace . Il punto veramente debole sta nel non avere i ministeri di Sinistra compreso nei loro primordî , che la politica estera è strettamente collegata coll ' interna , né si presta ad essere considerata come una cosa affatto a parte , e che essa non può dare utili frutti se non è in perfetta consonanza con tutto l ' insieme delle condizioni di un paese , e cogli atti che si compiono in casa . O si credeva poter esercitare una grande influenza nello svolgimento della questione d ' Oriente ( noi non crediamo che ciò fosse possibile ) , e allora si doveva soprassedere dal promuovere tanto scompiglio nel paese , sollevando una farraggine ( di ) problemi interni , uno più difficile dell ' altro , e tali da farci comparire , agli occhi degli stranieri , più divisi che mai , e quindi deboli ; o invece non lo si credeva , e in tal caso , sarebbe stato meglio assumere un atteggiamento degno e vigilante , ma molto conciliante , nelle cose estere , facilmente giustificabile in faccia al paese per l ' urgenza degli affari interni . Per tutto questo , può essere ritenuto come un altro assioma , che tanto migliori saranno le nostre relazioni cogli altri Stati , e che tanto più saremo da questi rispettati , temuti e ascoltati , quanto migliori saranno le nostre condizioni generali di sicurezza pubblica , di finanze , di armamento , di fiducia reciproca fra governanti e governati , quanto maggiore la serietà e la coerenza della politica interna , chiunque sieda al potere . Così pure è un assioma che non dipende dal beneplacito di questo o di quel ministro il far sì che l ' unica politica possibile per l ' Italia , nei rapporti internazionali , non abbia per necessità un carattere eminentemente conservatore , in senso europeo , e quindi pacifico . E per verità quel medesimo sconvolgimento che ha tratto all ' esistenza il Regno d ' Italia , ha creato contemporaneamente , e di consenso , tutto un nuovo assetto europeo in sostituzione dell ' equilibrio del 1815 . Di questo nuovo equilibrio l ' Italia è divenuta solidale , ne è parte integrante e sostanziale , ed è fra tutte le potenze la più interessata a mantenerlo intatto . Perciò qualunque iniziativa che il suo governo prendesse per sconvolgerlo , somiglierebbe all ' atto di quel demente che , per cogliere un frutto , tagliava l ' albero straordinariamente produttivo che lo portava . Egli è vero che altri governi potrebber trovare essi il loro utile nello sconvolgerlo ; anzi non è fuori della probabilità che un qualche giorno lo tentino . Ma in quel giorno emergerà più luminosa che mai l ' eccellenza della nostra posizione esterna , se non la comprometteremo con mosse intempestive , o col cader nell ' anarchia e nell ' impotenza . La postura del nostro paese è tale in mezzo ai possibili contendenti , che , senza bisogno di armamenti straordinarî , colla sola libera scelta di poter portare il proprio peso da una parte o dall ' altra , l ' Italia è in misura di far traboccar la bilancia ; anzi , solo minacciando di portar quel suo peso contro il primo che perturbasse la pace , potrebbe anche impedire il conflitto . Da ciò la differenza essenziale fra il carattere della politica del Piemonte dal 1847 al 1859 , del Regno d ' Italia dal 1859 al 1866 , l ' una e l ' altra essenzialmente offensive e bellicose , e il carattere della politica del Regno d ' Italia dal 1866 al giorno d ' oggi , essenzialmente difensiva e pacifica ; per cui l ' invocare l ' esempio di Cavour , a fin di invogliare i contemporanei a seguirne passo per passo la procedura , non regge . " In politica , " scrive Cesare Balbo , " la situazione naturale , che è perenne , può molto più che non le alleanze , i trattati , le promesse , le gratitudini , e tutti gli altri accidenti temporarj . " Liberiamoci quindi dalla nervosità che da qualche tempo si è impadronita del nostro ceto politico per ogni fatto estero anche di minima importanza ; non corriamo dietro a tutte le mosche che ci volano dappresso . Non isgomentiamoci troppo quando vediamo la medesima preda essere addentata da due naturali rivali . Respice finem . Anche la guerra combattuta in comune dall ' Austria e dalla Prussia contro la Danimarca nel 1863 , e l ' occupazione mista dello Schleswig – Holstein , diedero luogo a pronostici che furono precisamente l ' opposto di ciò che si è verificato . Fino a che in qualche grande paese vicino ci stuzzicheranno con opuscoli e articoli di giornali , i giuocatori di Borsa possono operare al rialzo imperterriti . Nessuno ci assalirebbe isolati , senza sconvolgere l ' Europa , se noi non assaliremo per i primi ; e il giorno in cui la pace europea fosse davvero minacciata , il sintomo più significativo di questa situazione sarà che , non solo nessuno ci stuzzicherà più , ma che tutti i vicini faranno a gara ad esaltare e a corteggiare l ' Italia , e a stringere pratiche col suo governo ; a meno che la patria nostra , decadendo intanto sempre più , non conti proprio per nulla . Che se l ' equilibrio attuale corresse rischio davvero di essere sconvolto , o in oriente o in occidente , a nostro danno , siccome il nostro danno è anche il danno di altri , così non saremmo isolati . Procuriamo dunque di mantenere rapporti d ' amicizia con tutte le potenze , senza sbilanciarci . Il che non è una frase vaporosa . Infatti è nostro interesse che nessuna delle altre cinque grandi potenze diminuisca d ' importanza , questa per un motivo , quella per un altro . La buona amicizia non impedisce di essere vigilanti , di prevedere e di provvedere a tempo ; anzi ce ne fornirà il mezzo più sicuro . Qualora siffatti assiomi fossero ben compresi dalle classi dirigenti di tutti i partiti , anche un giudizio più sereno intorno alla misura necessaria dei nostri armamenti ed alle spese corrispondenti , diventerebbe possibile ; e cesserebbero quei sussulti per cui l ' opinione pubblica , spaventata senza motivo , si abbandona talvolta alla smania di armamenti eccessivi , esiziali per l ' erario nazionale . Un esercito proporzionato ai nostri mezzi finanziarî , ben disciplinato , e perfezionato nel suo ordinamento , sostenuto da opere di difesa , e sopratutto da una politica interna assennata , e dai buoni rapporti colle potenze vicine , ci renderà assai più forti , rispettati , e preparati per l ' avvenire , che non un inconsulto sciupìo di danaro per emulare col numero dei militi , i più ricchi di noi , cosa che ci lascerebbe dissanguati ed esausti prima di potercene valere . [ La questione della santa sede , considerata dal punto di vista della politica estera italiana . ] Posti questi tre assiomi , ci si affaccia una grave questione di politica estera , delicatissima , difficilissima , che lasceremmo assai volentieri in disparte , se , lasciandola in disparte , potessimo ottenere che non esistesse punto . Ma essa esiste , piaccia o non piaccia . Non ci sentiamo in grado di indicare quale sia la miglior soluzione della medesima . Sosteniamo soltanto che è una questione suscettibile di essere riaperta , e che non è prudente per uno Stato trascinare con sé la servitù passiva di questioni diplomatiche di tale natura . Di ciò si mostrò convinto il principe Bismarck , il quale , giunto all ' apogeo della sua potenza , e senza che nulla si presentasse sull ' orizzonte immediato che sembrasse spingerlo , forte di un uti possidetis di dodici anni , mise tanto impegno ad ottenere dall ' Austria l ' abrogazione dell ' art . 5 del trattato di Praga , a proposito dello Schleswig settentrionale . Di ciò si mostrò non meno convinto il principe Gortschakoff , quando provocò , nel 1871 , l ' abolizione della clausola del trattato di Parigi del 1856 , che limitava alla Russia il diritto di costruir fortezze e navi da guerra in casa propria , sebbene sapesse che , data la situazione politica d ' allora , quella potenza avrebbe potuto costruire , senza impedimento , quante Sebastopoli e quante navi da guerra le fosse piaciuto , e sebbene non sentisse affatto l ' urgenza di tali costruzioni ; tanto è vero che mise pochissimo a profitto il suo successo diplomatico . Oltre questo sosteniamo che l ' assumere un ' aria distratta e spensierata davanti ad un problema molesto , e il professare che si deve vivere dell ' oggi e lasciar al caso la cura del domani , può conferire popolarità a chi segue siffatta corrente , ma non è una prova di senno . Intendiamo alludere alla questione dell ' indipendenza del papato , considerata nei suoi rapporti coll ' Italia . Non bisogna confondere la questione dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa , e l ' altra dello spirito religioso , con quella della indipendenza del papato . Le prime due sono questioni interne , e sembrano fatte apposta per alimentare , come nessun ' altra di più , la lotta dei partiti ; l ' ultima invece è una questione estera , anche per l ' Italia , sebbene il Papa viva in Italia ; e ci sembra superiore ai partiti . Infatti il papato , costituito come è , possegga o non possegga un principato temporale , è riconosciuto come un potere soprannazionale , universale , il quale , stante la grande influenza politica su tutto il mondo cattolico della quale dispone , e che è dovuta al modo in cui si trova costituito , deve essere assolutamente indipendente ; e ciò nell ' interesse , non solo degli Stati cattolici , ma anche di quelli che semplicemente racchiudono molti cittadini cattolici . Come tale è ammesso da tutti i governi del mondo i quali , quasi tutti , mantengono con lui relazioni diplomatiche per mezzo di speciali ambasciatori , o ministri , o agenti diplomatici . Come tale è ammesso anche dal Regno d ' Italia , per mezzo della legge del 13 maggio 1871 , sulle prerogative del sommo Pontefice e della Santa Sede . Ora , il papato protesta incessantemente contro la posizione che gli ha creato il governo italiano , dopo avergli tolto il principato temporale , e dichiara non essere libero né indipendente , ma essere soggetto al beneplacito di quel governo ; e tutti gli Stati , sebbene , per la loro benevolenza verso l ' Italia , non pronuncino verbo che sappia di opposizione contro di questa a proposito di tale questione , e non dichiarino che il sommo Pontefice abbia ragione , non si sono però nemmeno compromessi fino al punto di dichiarare , con qualche documento solenne , irrevocabile , che il governo italiano abbia ragione , e il sommo Pontefice torto . Probabilmente non è a caso che la visita fatta ad Habsburg – Lorena , e ad Hohenzollern , nelle rispettive capitali , da Savoia , venne cordialmente restituita da Habsburg – Lorena e da Hohenzollern a Savoia , il che è stato un vero successo pel ministero Minghetti , ma non nella capitale Roma , bensì a Venezia ed a Milano . Esaminiamo freddamente la situazione . Il governo italiano ha occupato Roma nel 1870 , vi si è insediato , l ' ha dichiarata capitale d ' Italia . Nessuna potenza si è opposta a questo atto , e certamente l ' opposizione non era da aspettarsi allora , né dalla Francia schiacciata dalle armi germaniche , né dalla Germania protestante impegnata in un ' acerba lotta col Vaticano , né dalla Russia scismatica , né dall ' Austria la quale , posta fra la Germania vincitrice e la Russia , doveva pensare ai casi suoi , né dalla Spagna che aveva espulso la regina Isabella . Comunque sia , nessuna potenza si è opposta ; e ciò è qualche cosa . Il governo italiano vi risiede già da dieci anni ; non ha disturbato la libertà delle comunicazioni e dei rapporti fra il Papa e le altre potenze e il mondo cattolico ; ha promulgato ed eseguito fedelmente la sopracitata ingegnosissima legge sulle guarentigie ; e , di più , è stato tenuto in Roma l ' ultimo conclave . Questi quattro fatti sono ancora più importanti di quello che sia l ' aver potuto occupare Roma senza opposizione della diplomazia . Anzi , dal punto di vista del liberalismo italiano , sono più che sufficienti per ritenere ormai la questione della Santa Sede come chiusa sotto ogni aspetto possibile . E lo sarebbe , se la questione papale si riducesse tutta a questione di possesso territoriale . Ma c ' è di mezzo quell ' altra dell ' indipendenza della Santa Sede , la quale non è ancora chiusa , dal punto di vista della diplomazia . Se il diritto di nazionalità fosse ammesso in diplomazia , la stessa legge sulle guarentigie sarebbe superflua . L ' Italia ha occupato Roma , potrebbesi sostenere , in virtù di questo diritto . Ha assicurato , senza esservi stata costretta , al Papa , il modo di godere della più completa libertà . Se c ' è qualche potenza che , oggi o in avvenire , volesse fare alla Santa Sede condizioni migliori , ci pensi essa per proprio conto . Il governo italiano non c ' entra per nulla in tutto questo , e pretende non essere tirato in causa da chicchessia né oggi né in futuro . Se non che il diritto di nazionalità non esiste per la diplomazia . Questa riconosce bensì molti fatti che furono compiuti in virtù del principio di nazionalità , ma i titoli giuridici che legalizzano quei fatti , ai suoi occhi , non sono che due : la prescrizione , cioè , e i trattati coi quali si riconoscono o esplicitamente o implicitamente i fatti compiuti . Or bene , nel caso di cui discorriamo , non può costituire materia di prescrizione il fatto della indipendenza effettiva del sommo Pontefice , consacrata sotto una forma tale che lo Stato italiano è sempre libero di modificarla a suo piacimento . La prescrizione deve avere per oggetto qualche cosa di immutabile in sé stessa ; quindi il carattere di mutabilità delle garanzie italiane impedisce che si fondi la prescrizione . D ' altri parte , non è intervenuto finora alcun trattato né che riconosca al governo italiano il diritto , in genere , di determinare esso , nel modo che gli sembra più acconcio , quali debbano essere le condizioni della indipendenza del Papa , né che imprima un carattere di stabilità e di irrevocabilità alle condizioni oggi esistenti in forza della legge delle guarentigie . Insomma la soluzione che l ' Italia ha dato al problema papale sta ancora sospesa in aria , diplomaticamente parlando , s ' intende bene . Nessuno è sorto finora a richiamarci alla memoria questa circostanza e non pare che abbia a sorgere in un prossimo avvenire . Ma , se in un avvenire più lontano , si modificasse il presente assetto d ' Europa , una potenza a cui interessasse per altri suoi fini , di assumere un atteggiamento ostile all ' Italia , non avrebbe bisogno di andare in cerca di un pretesto ; lo avrebbe già bell ' e pronto . " La legge sulle guarentigie , direbbe , non è che un atto interno dell ' Italia , e , potendo essere revocata da un momento all ' altro dai legislatori italiani , non offre sufficiente sicurezza per l ' avvenire , a meno che il Papa la accettasse . Ma il Papa persiste a respingerla . Siamo stati lunganimi finora , soggiungerebbe quella potenza a noi ostile , ad aspettare , con grandissima benevolenza verso gli Italiani , come sarebbe andata a finire questa controversia fra l ' Italia e il papato , a proposito della indipendenza della Santa Sede , alla quale controversia non possiam restare eternamente estranei . Vedendo che non finisce , crediamo venuto il momento di immischiarcene anche noi , perché sia risoluta in qualche altra maniera " ; e potrebbe finire poi collo immischiarsene con animo ostile . Ne risulta che , noi abbiamo accettata e messa in giro una cambiale in bianco . Questa cambiale si trova ora in mani amiche , incapaci di abusarne . Ma potrebbe un giorno passare anche in mani nemiche , e quindi non è prudenza lasciar in giro ( un ) in bianco simile . Lo stesso fatto che oggi il sommo Pontefice approfitta parzialmente delle guarentigie , risiedendo in Vaticano e governando il mondo cattolico da Roma , non scioglie il nodo , per la ragione che il fatto si fonda , come si è già detto , sopra una base mutabile ad arbitrio dell ' Italia . A noi sembra pertanto che la situazione presente del papato , se è fonte di debolezza all ' interno per la nuova Italia , perché tien perplesse le coscienze timorose di molti suoi cittadini , non lo è meno all ' estero ; e che quando il suo governo potesse dire che una tale questione è diplomaticamente chiusa , non sarebbe per la nuova Italia un giorno meno fausto di quello che fu per la Germania il giorno in cui Bismarck poté dire che l ' articolo 5 del Trattato di Praga era abrogato , e per la Russia il giorno in cui Gortschakoff le annunciò che quelle clausole del Trattato di Parigi , le quali le vietavano di costruire fortezze e navi da guerra nel mar Nero , erano state soppresse . Ci vedremmo allora sottratti al grande onore , al soverchio onore anzi , ma alla pesante responsabilità , di garantire noi soli un interesse che riguarda tutto il mondo ; e l ' Italia si troverebbe , rispetto alla Santa Sede , nell ' identica posizione , presso a poco , in cui si trovano gli altri Stati , mentre oggi ci siam messi in una posizione eccezionale , con un grave impegno incontrato , cioè , ma senza il corrispettivo di avere almeno , con quello , chiusa definitivamente la questione . Molti si compiacciono appunto della revocabilità delle guarentigie ; ma non riflettono che un legame positivo , ben determinato , e quindi limitato , e dagli altri accettato , vincola la libertà assai meno che non un obbligo assunto , il quale lasci ad altri la facoltà di discutere , in ogni tempo , i limiti entro i quali un tale obbligo deve essere adempiuto . Ci sembra pertanto che il chiudere la questione dell ' indipendenza della Santa Sede in modo da collocare l ' Italia nella stessa condizione , rispetto alla medesima , in cui si trovano presso a poco gli altri Stati , si presenti come un provvedimento di sicurezza esterna , superiore ai partiti . Vediamo ora in quanti modi la questione dell ' indipendenza del papato si potrebbe ritenere diplomaticamente , chiusa . I modi che si possono immaginare sarebbero molti , e procurererno di enumerarli . 1.º Il Papa finisce per accettare la legge delle guarentigie quale fu promulgata , venendo ad un accordo diretto col governo italiano . È questa una soluzione molto gradita alla maggioranza del ceto politico italiano , ma , in tutti i casi , lontanissima dall ' essere attuata , certamente non attuabile durante il pontificato presente . Così , mentre si aspetterebbe l ' adempimento lontanissimo di una speranza , continuerebbe il doppio disagio di una questione che rimarrebbe aperta , all ' estero in un senso , all ' interno in un altro . 2.º L ' istituzione del papato cade sotto i colpi del razionalismo e dell ' indifferentismo . Coloro che ragionano in questo modo , si condannano , per lo meno , ad aspettare maggior tempo ancora . Essi fanno assegnamento sulla mutilazione della natura morale dell ' uomo . Non si avvedono che la scienza soddisfa a un solo bisogno umano , quello di pensare ; mentre gli uomini ne hanno anche un altro , quello di credere e di sperare . La sola fede ha una parola pei deboli e per gli infelici ; e fra una religione che promette un ' eterna felicità , e una scienza , in fondo alla quale , si trova il nulla , non vi ha dubbio quale delle due alla lunga finirà per avere più ascoltatori e seguaci . Ora , è nel genio della nazione italiana che questa fede abbia la forma cattolica , e il papato è suscettibile di trasformazioni bensì , ma rimarrà sempre il perno della Chiesa cattolica . D ' altronde il razionalismo e l ' indifferentismo hanno molti proseliti nelle classi agiate e negli operai delle città ; ma tutti costoro , sommati insieme , non formano che una piccola minoranza nel mondo cattolico . I milioni e milioni che vivono nelle campagne , il sesso femminile in tutte le classi , stanno fermi nella fede avita ; e nella maggior parte dell ' Europa cattolica è notevole anzi un movimento molto pronunciato di ritorno verso le antiche credenze presso le alte classi , movimento che di riverbero finirà per propagarsi anche in Italia . 3.º L ' istituzione del papato si trasforma in modo che debba diminuire , nella Chiesa cattolica , l ' importanza personale del suo Capo , nello stesso modo che è minore l ' importanza personale di un Re costituzionale in confronto di quella di un Re assoluto . In tal caso , il vescovo di Roma , che regnerebbe e non governerebbe , non avrebbe bisogno di molte garanzie , perché la Chiesa cattolica si potesse ritenere indipendente . Ma dove si vede il principio di una tale trasformazione ? Ciò che vediamo invece , è l ' insuccesso completo del tentativo dei vecchi cattolici . 4.º L ' Italia diventa un paese così profondamente istituzionale da permettere che la Chiesa cattolica vi conviva con tante altre istituzioni di attività sociale , e il suo Capo , per tal modo , sia collocato sotto la guarentigia dell ' ordinamento stesso della società italiana . È questo un ideale vagheggiato da alcuni onesti dottrinarî poco famigliari col paese reale ; e quindi non occorre spendere molte parole per dimostrare quanto esso sia poco pratico nell ' epoca nostra . Dio volesse che divenisse pratico ! È uno dei problemi dell ' avvenire , ma non di un prossimo avvenire certamente . 5.º Il partito cattolico italiano , di tutte le gradazioni , divenuto , per le vie legali , il più potente fra tutti i partiti interni , subordina la legislazione interna alla Chiesa , e fa dell ' Italia uno Stato teocratico . Il Regno d ' Italia , ha voluto distruggere il potere temporale dei Papi ? Ebbene , i Papi reagiscono coi mezzi morali , conquistando in certo modo tutta l ' Italia , e riducendo il suo Re a rimaner tale di nome , ma ad essere in fatto il luogotenente del Papa . Se non che , per realizzare questa utopia , occorrerebbe cambiare la natura degli Italiani , il popolo meno fanatico che ci sia in Europa , e il più alieno dal prestarsi a un tentativo di questa fatta , poiché , per la vena di scetticismo che è in lui , gli sembrerebbe nientemeno che ridicolo . Siffatto tentativo del resto sarebbe assurdo , anche per altri motivi evidenti . 6.º Si mantiene il principio della indipendenza del Papa fondata sopra una sovranità territoriale , dichiarando Roma città libera , e il Papa sovrano onorifico di essa . Così rimarrebbe inalterato il principio che , dove è il Papa , nessuna sovranità territoriale sia accanto a lui , o sopra lui ; e infatti , che il Papa abbia tre milioni di sudditi , o ne abbia solo centomila , e che li governi con reggimento assoluto , o invece che questi si reggano da sé , lasciando che il sovrano regni e non governi , ciò torna lo stesso , e non altera minimamente quel principio . Ma l ' eterna città è stata dichiarata , non solo città , ma anche capitale , dello Stato italiano . Come si potrebbe pensar sul serio a cambiar capitale per la terza volta ? Perciò non occorre nemmeno confutare siffatta soluzione . 7.º Le principali potenze , apponendo la loro firma alla legge italiana delle guarentigie la convertono in un impegno internazionale . L ' indipendenza del Papa , posta sotto il protettorato perpetuo dell ' Europa invece di quello revocabile del Regno d ' Italia , sarebbe allora pienissima . Se ciò avvenisse , il Papa probabilmente protesterebbe ancora pro forma ; ma , reso realmente più sicuro , potrebbe acconciarsi poco a poco alla sua nuova situazione . Ma in questo caso , chi dovrebbe opporsi saremmo noi stessi . Noi concederemmo alle altre potenze il diritto di intervenire nelle cose nostre per verificare se manteniamo fedelmente tutti gli impegni contenuti nella legge delle guarentigie , sebbene alcuni di quelli impegni non riguardino che condizioni interne del nostro Stato . Esse avrebbero il diritto persino di controllare il modo con cui spendiamo il nostro danaro , perché , spendendolo male , potremmo essere condotti nella impossibilità di pagare al sommo Pontefice il pattuito appannaggio . 8.º L ' ultima soluzione immaginabile sarebbe che si stralciasse dalla legge delle guarentigie quelle disposizioni che si riferiscono esclusivamente alla posizione estranazionale del papato , e se ne facesse un tutto a parte ; e , in quanto all ' appannaggio annuo , lo si tramutasse in un capitale corrispondente , costituito di beni stabili inalienabili , sui quali il governo italiano s ' impegnerebbe a non prelevare in perpetuo nessuna imposta , ovvero costituito sotto altra forma indipendente dalla gestione delle finanze italiane ; e si consacrasse la parte , così stralciata , della legge delle guarentigie , mediante un formale impegno diplomatico . Confessiamo che , allo stato presente , questa ultima soluzione o , per parlare più esattamente , questo semplice miglioramento arrecato alla situazione di fatto attuale , ci sembra degno di qualche considerazione . Non siamo temerarî fino al punto di immaginare una soluzione definitiva del problema del papato . La grande istituzione del papato non è mai stata immobile , ma invece è stata costantemente in via di formazione e di progresso , nel che si rivela la sua forza prodigiosa . La sua forma esteriore è flessibile , e si rinnova sul modello delle società politiche e civili . Il governo della Chiesa cattolica fu semplice , severo , democratico nelle sue origini ; unitario cogli ultimi Cesari ; feudale , federativo e frazionato nel medio evo ; costituzionale coi concilî , vere assemblee deliberanti ; finalmente assoluto e accentrato colle grandi monarchie moderne ; chi può dire quale sarà la sua forma esterna per l ' avvenire in conseguenza dei rivolgimenti del secolo nostro ? Non si può pensare da noi che a trovar un modus vivendi . Dio farà il resto . Non sarà cosa facile indurre le maggiori potenze ad accedere ad una siffatta combinazione la quale limiterebbe , in modo tassativo , la responsabilità dell ' Italia rispetto alla indipendenza papale , per cui , mantenendo l ' Italia i proprj impegni , facilissimi a mantenere , la responsabilità di quella indipendenza verrebbe ad essere indirettamente divisa fra tutte le potenze . Esse si trovano oggi in questa ottima condizione , che , nulla facendo a proposito della questione papale , non offendono né il Papa né il governo d ' Italia . Peraltro è da ritenersi che la situazione presente anormale del papato è una cagione d ' inquietudine in tutto il mondo cattolico ; e che , se le potenze vedessero una soluzione la quale , non richiedendo che il Papa dichiari esplicitamente di accettarla senza riserve , recherebbe però un miglioramento sensibilissimo alla situazione della Santa Sede , parecchie di esse dovrebbero essere disposte ad appoggiarla . E qui si affaccia tutta l ' importanza che potrebbe avere , anche per un negoziato delicatissimo come questo , la misura del credito che il governo italiano sapesse procurarsi , per mezzo , sia di una buona politica interna , sia dei buoni rapporti che dipende da lui coltivare e di mantenere con tutte le potenze estere . Oggi ci troviamo posti in un circolo vizioso che , se non fosse rotto , prolungherebbe all ' infinito la situazione attuale reciproca del Regno d ' Italia e del papato , disastrosa per entrambi . Il sommo Pontefice non può prendere alcuna iniziativa ; è impedito dai propri giuramenti di far altra cosa che non sia il chiedere la restituzione dei suoi Stati . Le potenze , tutte amiche dell ' Italia , si guardano dall ' offendere quest ' ultima con proposte che , possono presumere , essa riguarderebbe come ingiuriose . Il governo italiano non fa alcun passo verso le medesime ; farlo col Papa sarebbe un ' utopia . Dunque ? Dunque per uscire da questa via cieca , sembrerebbe che non ci possa essere che l ' ultima indicata combinazione , da stipularsi fra l ' Italia e le grandi potenze , per la quale , da una parte , la condizione della Santa Sede verrebbe immensamente avvantaggiata in confronto di ciò che è , senza che si pretenda dal Papa alcuna ritrattazione ; dall ' altra , il Regno d ' Italia chiuderebbe diplomaticamente una questione importantissima che lo riguarda , senza alcun sagrificio di sorta . Da cosa nasce cosa . Chi non vede che un effetto immancabile di tale espediente sarebbe quello di diminuire assai la tensione dei rapporti fra l ' Italia e la Santa Sede , con fondata speranza che un giorno la tensione cessi affatto , o si riduca alle proporzioni di altri casi , in sui si verificarono dei contrasti fra il Papa e qualcuna delle potenze ? E tutto questo , lo ripetiamo , senza incontrare alcun reale sacrificio ; imperocché se l ' Italia è disposta a tener sempre a disposizione del Papa la somma annua stabilita nella legge delle guarentigie , ed a circondare il Capo della chiesa di quel rispetto , di quella inviolabilità , di quel carattere di estra – territorialità , e di quella libertà di comunicazioni col mondo cattolico , che gli assicura la legge sopraindicata , tanto vale convertire siffatti impegni interni , da cui non intende dipartirsi , e da cui non ci fu neppur uno dei ministeri di Sinistra che mostrasse di voler dipartirsi , in un atto diplomatico . Quest ' atto , essendo irrevocabile , farebbe cadere la principale delle obbiezioni che viene mossa alla legge delle guarentigie , l ' obbiezione cioè , che la sicurezza e l ' indipendenza di quel potere mondiale e sopranazionale , che è la Santa Sede , rimanga abbandonato al beneplacito mutabile dei legislatori italiani , e che i suoi mezzi di sussistenza figurino inscritti nel nostro bilancio . Non fu nostra intenzione di formulare una proposta normale . Volemmo soltanto far presente che lo scopo della legge del 13 maggio 1871 è stato di guarentire , ad un tempo , e l ' indipendenza del papato e la sicurezza futura del Regno d ' Italia ; e che quanto più indiscutibile sarà resa la prima , di altrettanto crescerà la seconda . III . Il discentramento amministrativo . Non si aspetti il benevolo lettore , che , sotto questo titolo , si passino da noi in rassegna tutti quanti i problemi della situazione interna dell ' Italia , i quali con esso si collegano . Oltreché l ' impresa sarebbe superiore alle nostre forze , intorno a molti di quei problemi è consolante poter dire che uomini assai competenti ed autorevoli hanno saputo in questi ultimi tempi spargere grandissima luce , per cui nulla saremmo in grado di aggiungere . Riguardo alle finanze , per esempio , il progresso dell ' opinione pubblica , nell ' ordine delle idee , è incontestabile , per merito di uno stuolo di valorosi che si sono dedicati allo studio del problema finanziario con un ' assiduità , con una passione , con un ' intelligenza , superiori ad ogni elogio . Si deve a loro se non c ' è ormai più nessuno che osi contestare la necessità di mantenere il pareggio fra le entrate e le spese , e per conseguenza quella di contrapporre a qualunque nuova spesa una nuova entrata corrispondente . Non c ' è più nessuno che non ammetta doversi porre un freno a nuove proposte di spese , sotto qualsiasi pretesto si vogliano , e anche si possano , giustificare . Non c ' è più nessuno che , più o meno , non riconosca , fatta eccezione di coloro , i quali per onore delle armi sono costretti di sostenere la tesi contraria , e tranne i mugnai , essersi commesso un grande errore abolendo una imposta a larga base come il macinato ; un ' imposta che , fatti bene i conti , ricadeva bensì sulle classi povere direttamente , ma indirettamente anche sulla possidenza e sull ' industria , come ogni aumento d ' imposta diretta sulla possidenza e sull ' industria si ripercuote indirettamente sugli operai di campagna e di città , e può reclamare , anche per sé , la denominazione di imposta della fame ; e ciò per effetto della legge naturale di riversabilità e di compenetrazione di tutte le imposte . Se si dovranno sostituire nuove tasse a quella del macinato , è difficile immaginare che gli effetti non abbiano ad essere risentiti da tutte le classi , nessuna eccettuata . Non c ' è più nessuno che non sia ormai persuaso che delle economie se ne possono introdurre bensì , perfezionando gli organici , ma che tutte le economie possibili non sono tali da recare un miglioramento immediato molto rilevante al bilancio della spesa , a meno che si mettesse fra le economie possibili la distruzione dell ' esercito , o una forte trattenuta sul pagamento degli interessi del debito pubblico , cose incompatibili colla sicurezza e coll ' onore dello Stato . Si dirà che queste verità , se sono ammesse generalmente , non si vede ancora che siano applicate , né dal governo , né dal Parlamento . Ciò è vero . Non si abbandonano facilmente da un giorno all ' altro le cattive abitudini . Ma è impossibile supporre che la consapevolezza , ormai penetrata in tutto il paese della realità della situazione finanziaria , non finisca per forzare la mano ai legislatori . Il paese è arrivato oggi al punto che si rassegna a pagare , purché sia indotto nella convinzione , non già da vaghe e illusorie promesse , ma da tutto l ' insieme della condotta del potere legislativo e del potere esecutivo , che non vi saranno ulteriori aumenti ; purché tocchi con mano che s ' incomincia sul serio a perequare l ' imposta fondiaria la quale , come oggi è , consacra la più flagrante violazione della giustizia distributiva ; purché si elimini ciò che esiste di vessatorio e di arbitrario nella applicazione della tassa sulla ricchezza mobile , sostituendo gli indizi alle denuncie e alle discussioni fra l ' agente fiscale e le parti , per determinare il reddito annuo del commercio , delle industrie e delle professioni . Dovrebbe perciò servire d ' incoraggiamento agli amministratori delle finanze italiane il pensiero che oramai la nazione sa di dover pagare quello che paga , vale a dire pagar molto , e che essi potrebbero diventar popolari ponendo termine soltanto a pretendere un aumento di carichi , e risparmiando un po ' di vessazioni ai contribuenti . Voti codesti modestissimi e relativamente facili ad appagare . Assicurato una volta un sopravvanzo reale di entrate , potrebbesi allora dar mano a quella riforma tributaria la quale , collegata con una corrispondente riforma amministrativa , permetterebbe ai contribuenti di sentir meno il peso della medesima somina stessa di imposte , anche mantenuta nella sua entità . Riguardo alla giustizia , l ' incongruenza delle quattro Corti di cassazione , e della soverchia moltiplicazione delle Preture con magistrati così mal retribuiti , è il discorso di tutti , e gli elementi non mancano che permettono una discussione seria sulla preferenza da accordarsi , non nell ' interesse della giustizia formale , ma della giustizia effettiva , piuttosto al sistema della cassazione che a quello della terza istanza , non che sull ' opportunità del sistema dei giurati in Italia , considerato , non già astrattamente , ma praticamente , in ordine alla sicurezza pubblica in molte provincie . Altrettanto si può dire riguardo a molti argomenti relativi ai lavori pubblici , alla sicurezza pubblica , ed all ' istruzione pubblica i quali , già profondamente studiati , si presterebbero ad essere discussi con criterî superiori allo spirito di parte , tostoché lo spirito di parte , cessando dall ' invadere ogni cosa e dall ' imprimere un carattere di parzialità ad ogni deliberazione del Parlamento , non sarà più un ostacolo ad un serio lavoro legislativo . Piuttosto ci arresteremo sopra due soggetti , intorno ai quali corrono ancora molti equivoci e pregiudizî ; intendiamo alludere al discentramento amministrativo e alla riforma elettorale . Che la questione del discentramento non sia una questione di partito , lo dimostra il fatto che , or sono otto anni , si costituì , per iniziativa del conte Ponza di San Martino e dello scrivente , una commissione reclutata in tutti i campi politici e in tutte le regioni d ' Italia . Ne facevano parte , fra gli altri , i senatori Alfieri , Benintendi , Cambray – Digny , Casaretto , Cantelli , De Gori , Magliani , Perez , Pasolini , Scialoja , Tabarrini , e i deputati Berti Domenico , Englen , Mordini , Pianciani , Corte , Puccioni , Lacava , Ferracciù , Seismit – Doda , Restelli ecc . , coll ' intento di studiare quel problema . Si tennero quindici sedute , si scoperse che i dissensi in seno alla maggioranza della commissione si riducevano a poca cosa , si discussero e si formularono varie proposte ; ma la salute malferma del presidente , il conte Ponza di San Martino , la difficoltà materiale di tener riuniti in Firenze , per un tempo sufficiente ad un lavoro sterminato , tanti uomini domiciliati ed occupatissimi nelle rispettive provincie , furono le cagioni per le quali gli studî venissero interrotti , e che non si giungesse ad alcuna conclusione definitiva , rimanendo però negli animi di tutti la convinzione che questo discentramento non era cosa temibile , né nell ' interesse della patria , né in quello d ' alcun partito , e che non era di difficile attuazione . Che male non ci apponemmo , nel presente scritto , stabilendo una distinzione fra i partiti presi collettivamente e gli uomini che li compongono , lo si può argomentare anche da questo che la Destra , presa collettivamente , ha sempre avversato il discentramento , ravvisando in quel concetto un pericolo per l ' unità d ' Italia , eppure racchiudeva nel suo seno discentratori dichiarati e di elevatissimo ingegno e provato patriottismo , basti citare l ' onorevole Minghetti ; e la Sinistra , presa collettivamente , ha inscritto quella parola sulla sua bandiera , e conta non pochi discentratori fra i suoi adepti , ma , ottenuta la vittoria , non ha discentrato nulla , e non ha più nemmeno parlato se non vaporosamente , di questo assunto . Il discentramento si può concepire sotto forma istituzionale e sotto forma territoriale ; la forma territoriale poi può riferirsi , tanto all ' organismo della amministrazione governativa , quanto alle rappresentanze degli interessi locali . La cagione per la quale hanno potuto spargersi idee tanto erronee circa a quel concetto , si è che fra noi si suol confondere assai facilmente , l ' una coll ' altra , quelle forme e quelle applicazioni del discentramento . La forma istituzionale si può chiamare l ' ultima parola della civiltà moderna ; ma finora le sole nazioni anglo – sassoni l ' hanno saputa attuare . Presso quelle nazioni , lo spirito dell ' autogoverno è , per così dire , nel sangue . Incomincia dall ' individuo e dalla famiglia . Le principali funzioni della vita pubblica che sussistono per forza propria organica , che si alimentano da sé , secondo la stregua della interessenza rispettiva delle persone che vi partecipano , che si eleggono liberamente i propri capi , che votano il proprio bilancio , che rimangono entro la sfera d ' efficienza determinata dalla loro ragione d ' essere , è un ' ideale attuazione del quale ogni buon Italiano deve desiderare per il proprio paese , e deve sperare che divenga possibile un giorno ; e che la speranza non sia irragionevole , lo si desume da alcuni fatti di discentramento istituzionale che già esistono nel nostro paese , ci basti citare , fra gli altri , l ' istituzione della cassa di risparmio di Milano . Sfortunatamente però esso suppone una strabocchevole abbondanza di forze economiche , morali , intellettuali e sociali , e di predisposizioni storiche , che noi siamo ancora lontanissimi dal possedere . Coloro che vagheggiano per l ' Italia odierna un ordinamento simile , mostrano di non essere stati nel mezzogiorno , e di conoscere poco anche il settentrione del nostro paese . Non bisogna dimenticare che siamo tutti usciti ieri soltanto dall ' assolutismo , e che già da tre secoli furono distrutti nella nazione nostra i germi di ogni autogoverno e d ' ogni autonomia istituzionale , che le età precedenti avevano sparso . In Italia non si può pensare per ora che a un discentramento territoriale , il quale si può effettuare , come già dicemmo in due modi ; nell ' ordinamento dell ' amministrazione governativa , cioè , e in quello delle rappresentanze degli interessi locali . Esaminiamo a parte ciascuno di questi due modi . L ' organismo della amministrazione governativa si presenta in Italia sotto l ' aspetto di un accentramento che non ha l ' eguale in nessun paese , nemmeno in Francia , che è pure la terra classica degli accentratori . Tutto fa capo in Italia ai dicasteri centrali . Tutto è regolato , assorbito , dal potere centrale , fino nei più minuti particolari ; gli uffici che rappresentano il governo nelle località , non possono nulla ; privi di potere e di responsabilità , non fanno che trasmettere al centro le petizioni , e ricevere dal centro , per trasmettere agli amministrati , i responsi dei dicasteri ministeriali , onniscienti , onniveggenti , onnipossenti . Quante complicazioni ! quanti giri e rigiri dal centro alle località , per avere schiarimenti , informazioni ; dalle località al centro , per far prevenire reclami , proteste , rettifiche ! Quanti intoppi ! Quante spese inutili ! Quanto perditempo ! Abbiamo descritto le conseguenze di questa mostruosità al contatto col potere parlamentare . Gli amministrati che hanno qualche affare , o bisogna che intraprendano un viaggio alla capitale , o che si rivolgano al rispettivo deputato . Se questo deputato è d ' un altro partito , o bisogna lasciar che ne soffra l ' interesse , o commettere un atto poco decoroso per il sollecitante e per il sollecitato . Ora , quale difficoltà e pericolo vi sarebbe se il governo nazionale diventasse un po ' più vivo ed efficace nei suoi organi locali , almeno quanto lo è in Francia , che è tutto dire , o quanto lo era nel primo Regno d ' Italia , investendo i suoi uffizî nelle provincie , di più ampie facoltà e di una corrispondente maggior responsabilità verso il potere centrale , affinché i cittadini trovino presso di sé , più immediata , più pronta , e più illuminata rispetto alle condizioni locali , la giustizia amministrativa a cui hanno diritto ? E quale pericolo vi sarebbe se si abolisse il controllo preventivo sui mandati , oggi affidato alla Corte dei conti ? Per non ripetere ciò che lo scrivente ha avuto l ' occasione di sostenere altre volte rispetto al discentramento , egli ama lasciar la parola al deputato Allievi , il quale , dopo essere stato prefetto alcuni anni , e sebbene aderente ad un ministero di Sinistra ( il quale però non fu indotto per questo a dargli retta ) non esitava a proclamare , rivolgendosi a proprî elettori , che questa facoltà del controllo preventivo , non compete alla Corte dei conti , o a qualsiasi altra istituzione analoga , in nessun grande Stato d ' Europa ; che il controllo preventivo sui mandati , quale è da noi , non esiste se non nel piccolo Belgio , paese che , per le sue condizioni geografiche e la sua concentrazione ferroviaria , si può dire tutto rinchiuso in un pugno ; che il controllo preventivo sui mandati , obbligando ogni menomo affare che importi spesa , ad affluire al centro , è uno dei fattori massimi della centralità amministrativa . Né si deve credere , soggiungeva egli ottimamente , che le garanzie nella erogazione del pubblico denaro siano per questo maggiori . Di tanto si ingrandisce il controllo preventivo , di altrettanto scema l ' efficacia del controllo consuntivo ; e sopratutto si annulla la responsabilità dei funzionarî pubblici . Non è ignoto a nessuno , infatti , che la cura più assidua e più ingegnosa pei ministeri è di far passare gli atti al controllo preventivo della Corte dei conti . Quando si è passati attraverso a quella filiera , si può vivere tranquilli ! La Corte dei conti , non vorrà , nel periodo di revisione consuntiva , disdire quello che essa ha detto nel periodo del controllo preventivo . La Corte dei conti è di sua natura diffidente ; cerca vedere il fondo delle cose ; e ci arriva assai spesso ; ma anche in molti casi non vede , e respinge od accetta fuor di ragione . Quanto è più serio , più temuto il controllo successivo , quando il funzionario pubblico deve unicamente consultarsi colla propria coscienza e colla propria responsabilità , per mettersi in regola con quelli che devono poi giudicare i suoi atti ! L ' assenza del controllo preventivo sui mandati permetterebbe di delegare molti fra gli atti amministrativi ai poteri locali , agli ufficî delle provincie , in modo che tali atti vi fossero condotti , senz ' altro , al pieno loro compimento . L ' on . Allievi ha voluto pigliare un caso pratico , un esempio , da un paese che ha fama di essere molto accentrato , dalla Francia , esaminando un servizio del ramo lavori pubblici : Strade nazionali , manutenzione di porti e di fari . Votato il bilancio dal Parlamento , il ministro dei lavori pubblici ripartisce le somme dei capitali relativi in altrettanti crediti aperti agli ingegneri – capi dei dipartimenti , ai prefetti . E questi fanno contratti , sorvegliano , liquidano , pagano ; solo che , appena compiuto un atto amministrativo , debbono tosto ragguagliare , non solo il ministero , ma la stessa Corte dei conti , la quale segue , con il suo controllo consuntivo , assai davvicino tutti gli atti della amministrazione . Tutto si compie nella provincia ; il cittadino ha davanti a sé l ' amministratore ; non ha d ' uopo di cercarlo lontano . Quanta maggior rapidità , quante semplificazioni , quante ingiustizie di meno ! Resta ben inteso che l ' organismo governativo locale dovrebbe essere completo nella parte amministrativa e nella finanziaria , affinché i diversi uffici tra loro si assistessero , e anche non mancassero le controllerie tra gli stessi ufficî locali . E ciò si potrebbe ottenere facilmente . Il bilancio votato dal Parlamento dovrebbe , per le spese stabilmente determinate da leggi o regolamenti , e per le somme di minore rilievo tradursi in bilanci governativi di ciascuna circoscrizione amministrativa ; e un ' autorità politica , una di finanza , e una di controllo soggetta alla Corte dei conti e indipendente , tutte con residenza nella circoscrizione , potrebbero aver la gestione autonoma del bilancio locale di quella . Queste considerazioni dell ' on . deputato di Macerata ci sembrano assennatissime . Non invano la sua qualità di prefetto lo ha messo a contatto colla realtà . Come si vede , non si tratta di una instauratio ab imis fundamentis , bensì soltanto di una migliore distribuzione di lavoro il quale , previe alcune modificazioni nelle istituzioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti , potrebbe essere compiuto dal medesimo personale d ' oggidì , solo che questo in parte dovrebbe disertare i ministeri della capitale per trasmigrare nelle provincie . In tutte le provincie ? Ecco un grave scoglio . Le provincie sono 69 . Essendo così numerose , si avrebbe bisogno di un aumento di personale governativo , il quale è già esuberante . Come rimediare a questo inconveniente ? Alcuni ci hanno già pensato . Sopprimiamo , dicono essi , le piccole provincie , e riduciamole al numero di 25 al più . Non conveniamo in questa opinione . Le provincie devono rimanere , come oggi sono , fornite dei medesimi ufficî presso a poco , che oggi hanno . Il sopprimerle desterebbe un malcontento che devesi evitare . Per ragioni d ' economia , e nell ' interesse della buona amministrazione , gli organi del potere centrale distaccati dalla capitale allo scopo di poter funzionare localmente , dovrebbero essere , a nostro avviso , principalmente regionali . La parola regione fa sopra molti un effetto che somiglia a quello che produce un panno rosso sventolato davanti agli occhi di un toro . Ciò non toglie che sia stata fatta , proprio in Italia , la celebre formola : – governare da lontano , amministrare da vicino – nella quale formola sta il fondamento di una buona amministrazione in ogni vasto Stato . Ciò non toglie che , essendo l ' Italia indelebilmente regionale , sebbene indissolubilmente cementata nell ' unità politica , l ' espansione naturale della sua vita economica , sociale ed intellettuale , ha fatto sì che oggi , in essa , le regioni esistono più che mai , economicamente , socialmente ed intellettualmente . Le quali regioni del resto non corrispondono sempre alle vecchie divisioni politiche . Tanto è vero che , p . es . , l ' antico reame napolitano al di qua dal Faro , si va sempre più scomponendo in quattro , o per lo meno in tre , regioni . Ormai si può dire che , tranne nell ' Annuario officiale e nella distribuzione degli ufficî governativi , Milano non è mai stata così completamente la capitale della Lombardia come lo è oggidì , né Torino dell ' antico Piemonte , né Firenze della Toscana , né Napoli delle provincie napoletane del Tirreno , ecc . Ma v ' ha di più , e questo è il peggio . Il regionalismo , espulso ufficialmente dagli ordini dell ' amministrazione , nei quali lo Stato , se si servisse di questa forza per i suoi scopi , otterrebbe tanti vantaggi , il regionalismo , diciamo , poiché esiste né si può sopprimere , è penetrato di contrabbando e si è assiso , senza pudore , nel luogo d ' onde avrebbe dovuto rimanere sempre espulso , cioè nel Parlamento della nazione ; ed oggi la fa da padrone , e discute e decide , con criteri propri , e quindi affatto regionali , dei grandi interessi e del governo della nazione . Questa violenza commessa a danno dell ' Italia reale , la quale si vendica colle armi fornitele dall ' Italia legale , incomincia a destare l ' attenzione degli uomini più eminenti nelle stesse provincie meridionali , dove un tempo perfino la parola regione incontrava tante ripugnanze nel partito liberale . L ' onor . Bonghi ebbe a dire , in un recente discorso , che la forza d ' Italia risiede nella prosperità delle sue regioni ; e l ' onor . De Sanctis così si esprimeva non è molto tempo : " L ' Italia , signori , non è un ' astrazione ; è la casa , la famiglia , il comune , la provincia , la regione ; e chi si sente fortemente legato a questi interessi , quello può sentire l ' Italia . Non faccio colpa all ' Italiano del Piemonte di essere buon piemontese , all ' Italiano di Toscana di essere buon toscano , all ' Italiano di Sicilia di essere buon siciliano . Dico a voi , se volete essere buoni Italiani , cominciate con esser buoni napoletani . Triste l ' uomo solo , senza legami , con l ' Italia innanzi , un ' Italia astratta , un ' Italia da accademia e da scuola . Più la mia anima è piena , più mi commuove il nome della mia famiglia , del mio paese nativo , della mia provincia , della mia regione , io più mi elevo , più sento vibrare in me l 'Italia." Or bene , se questa benedetta regione c ' è e rimane , checché si faccia per distruggerla , perché mai l ' Italia ufficiale non imita Maometto , il quale avendo intimato ad una montagna di venire da lui , e questa non movendosi , esclamò , da quell ' uomo di spirito che era : ebbene , anderò io verso la montagna ? L ' Italia ufficiale , perché mai non potrebbe approfittare di questa distribuzione delle provincie in naturali regioni , per insediare nelle metropoli naturali di queste regioni , dove già convengono spontaneamente gli affari delle provincie circostanti , le direzioni distaccate dai dicasteri centrali , per ciascuno dei principali servigi , incominciando da quello dalla pubblica sicurezza ? L ' argomento è troppo vasto perché ci sia possibile esaurirlo in poche pagine . Ci basti averne dato un cenno che valga a mostrare che , mediante alcune riforme , di cui poche per legge , il resto per decreti reali , si potrebbe ovviare ad una gran parte del malcontento amministrativo , soddisfare gli interessi locali dei cittadini , senza alterare le attuali circoscrizioni , senza scapito , né della forza , né del prestigio del governo centrale , il quale non cesserebbe di essere il governo centrale , anche delegando , sotto la propria responsabilità , alcuni suoi poteri a funzionarî lontani , come oggi ne delega a funzionarî vicini . Lo scrivente , essendo ministro dei lavori pubblici nel 1860 , ordinò il servizio dei telegrafi e quello delle poste , regionalmente ; e nel 1865 presentò una proposta per applicare il sistema regionale al genio civile . Che se la posizione degli impiegati e sopratutto le norme pei loro traslocamenti , dei quali tanto si è abusato in questi ultimi tempi , con criterî affatto partigiani , fossero meglio determinate per legge , vigilate e controllate , da un ' autorità irremovibile estraparlamentare , i fomiti , descritti a suo luogo , di regionalismo politico , cesserebbero forse del tutto . È stata una vera disgrazia quella che , nei primordi del Regno , quando si trattò di creare il nuovo assetto amministrativo , anziché il sistema francese e il belga , non si sia preso , per norma , l ' austriaco , sistema discentratore , eppure semplice e poco spendereccio . Il grande argomento che si fece valere in quel tempo , è che ai Veneti , tuttora viventi sotto la dominazione austriaca , non conveniva far vedere che si seguivano le pedate dei loro dominatori ; quasiché per questo i Veneti dovessero trovarsi meno disposti a riunirsi alla grande famiglia italiana ! Ma tant ' è ; l ' influenza dei pregiudizi nello ordinamento del nuovo Stato , meriterebbe uno studio a parte , e riuscirebbe molto istruttivo il verificare con quale cifra di milioni quei pregiudizî figurino direttamente o indirettamente nel gran libro del debito pubblico ! A questo discentramento territoriale dell ' amministrazione governativa , potrebbe aggiungersi come abbiamo già avvertito , l ' altro discentramento , quello cioè delle rappresentanze degli interessi locali . Ci sono molti , i quali , quando sono invitati ad uscire dalle nebulosità in cui tengono avvolto il concetto che si formano da discentramento , hanno sempre in bocca : dobbiamo accordare la massima autonomia , e maggiori attribuzioni , al comune e alla provincia . Or bene , a noi sembra che , in quanto ad autonomia , provincia e comune ne hanno , presso a poco , quello che loro occorre ; e in quanto ad attribuzioni , quello ch ' essi sono in grado di sopportare , colle forze intellettuali ed economiche di cui dispongono ; anzi ci sembra che i comuni piccoli ne hanno troppe , e che sia stato un errore quello della legge vigente , di parificarli ai grandi . La questione non è questa , è un ' altra . Ogni discentramento che non sia istituzionale , non ha serietà in Italia se non è regionale , per il solo fatto che la maggior parte delle attuali provincie , isolatamente , scarseggia troppo di mezzi e di personale per assumere incombenze molto più estese di quelle che oggi disimpegna . Le regioni invece posseggono siffatti requisiti . Molte spese collettivamente sarebbero minori e verrebbero eseguite meglio . Esistono interessi , i quali non sono niente affatto nazionali , ed hanno un carattere perfettamente locale ; si riferiscono questi a ' lavori pubblici , alla istruzione pubblica , al commercio , alla industria , alla agricoltura , alla selvicoltura , alle miniere , alla navigazione ; ma sono troppo vasti per poter essere appagati da una sola provincia ; perciò vanno ad accrescere il lavoro governativo sotto la controlleria del parlamento . Invece parecchie provincie associate , sarebbero in grado di assumere tali incombenze , qualora lo Stato lasciasse a loro la disposizione delle somme da esse oggi versate , a tal uopo , nelle casse erariali . Finché alcune provincie del mezzogiorno si credevano in diritto di reclamare dalla nazione che questa , per ragioni di giustizia distributiva , assumesse le spese occorrenti per fornirle di certe opere , le quali , se non erano di utilità nazionale , convenivano a parecchie di esse , si poteva comprendere facilmente la ripugnanza delle medesime ad ammettere il principio che le provincie associate , e non la nazione tutta , assumessero quell ' onere . Ma oggi , dopo che è in corso di esecuzione la legge per le strade obbligatorie , dopo che si sono stanziate nei bilanci tante spese per porti secondarî , dopo la votazione del recente provvedimento sulle ferrovie , leggi tutte le quali , buone o cattive che siano , devono essere attuate , quella ripugnanza non dovrebbe aver più fondamento . La situazione delle finanze è tale , che guai se non si ponesse un freno alle spese che non riguardano interessi nazionali ! È necessario che d ' ora in avanti , meno eccezioni straordinarie a favore di interessi puramente locali , intorno alle quali deciderà il Parlamento , i singoli comuni , le singole provincie , non ricorrano all ' erario nazionale per ottenere ciò che sarebbe utile ad esse soltanto , ma che se lo procaccino da sé ; e che quando l ' utilità di tali spese si estende a parecchie provincie , ci pensino , nella misura della interessenza rispettiva , le provincie associate . Or bene , le provincie associate non costituirebbero forse appunto una regione ? e questa associazione non potrebbe forse ricevere un organismo ? – Un parlamentino regionale ! Dio ne guardi ! – Ci sembra sentir esclamare . No , non ci sarebbe bisogno di un parlamentino regionale . Basterebbe che le singole Deputazioni provinciali di una data regione , incaricassero ciascuna , due o tre dei proprî colleghi a convenire insieme con quelli delle altre , per deliberare intorno alle spese da farsi in comune , salva l ' approvazione dei rispettivi Consigli provinciali . In piccola scala imiterebbero l ' esempio delle Delegazioni austro – ungariche . Così potrebbe essere attuata la rappresentanza degli interessi regionali , a scarico delle incumbenze del Parlamento , con probabilità che a quegli interessi venga provveduto meglio . Oggi per esempio , un interesse evidente e sacrosanto , comune a tutte le provincie piemontesi , può andar sagrificato per una coalizione parlamentare di siciliani , di toscani e di veneti , o viceversa . Per sventare siffatto pericolo i deputati piemontesi devono venire a patti con quelli di altre regioni ; e siccome tali patti si fondano sempre sul principio : do ut des , facio ut facias , così chi finisce ad andarci di mezzo , è l ' erario nazionale . Se si entrasse in questa via , solo allora sarebbe lecito sperare che le sessioni del Parlamento possano durare non più di pochi mesi , che il Parlamento non si abbia ad occupare d ' altro che degli interessi nazionali , che i deputati sollecitatori ricevano lo sfratto , e che nessuno più venga a domandare in quale provincia sia nato un consigliere della corona , per sapere se si deve combatterlo od appoggiarlo . Altrimenti temiamo che , più o meno , saremo sempre da capo cogli inconvenienti del parlamentarismo italiano . L ' Italia ha bisogno di un governo forte , forte entro la sfera delle attribuzioni che gli assegna lo Statuto , e capace di durare senza aver bisogno di ricorrere ad indecorose compiacenze verso interessi che non sono quelli della nazione ; ma non lo avrà mai questo governo forte , finché il potere centrale non venga esonerato da una infinità di minute incombenze che lo screditano , lo inceppano , lo affogano , e aprono la via alle ingerenze indebite della politica nella amministrazione . Anche liberati da molte incombenze minute , tutti i dicasteri centrali , avrebbero abbastanza da fare . A quelli che dipendono , prendiamoli come un esempio , dal ministero d ' agricoltura e commercio , resterebbe sempre un campo abbastanza vasto per mettere alla prova lo spirito di iniziativa di un ministro operoso , circondato da uno stato maggiore poco numeroso , ma ottimo , e per giustificare la presenza di lui nei consigli della corona . E ciò valga anche per altri ministeri . IV . La riforma elettorale . Veniamo ora alla questione della riforma elettorale . Ci sembra che , al pari di quella del discentramento , si presenti essa pure , nello stato attuale d ' Italia , come un argomento superiore ai partiti . Infatti , una riforma della legge elettorale , quando apparisca chiaro che la legge vigente non risponda allo scopo di fornire al paese , quale esso è costituito in realtà , il modo di esprimere fedelmente il proprio pensiero politico , e che la riforma da introdursi si debba limitare unicamente a conseguire siffatto scopo , non potrebbe essere avversata da nessun partito serio . Gli effetti delle riforme di questa specie , per poco che siano profonde , sono sempre una grande incognita . L ' esperienza di altri paesi c ' insegna che talvolta l ' innovazione introdotta finì per rivolgersi contro coloro che l ' avevano promossa . Ma c ' è sempre questo di buono , in una riforma che risponda allo scopo , che essa , cioè , fornisce la certezza ad ogni partito che abbia solide basi nel paese , di poter fare assegnamento anche sopra un ritorno verso lui del pubblico favore , quando questo lo avesse abbandonato . E invero il numero degli elettori inalterabilmente fedeli ad un partito è scarso dovunque . La grande massa dei medesimi suol funzionare da bilanciere e propendere piuttosto in un senso che in un altro , secondo che il momento in cui è consultata , essa giudica più utile al paese che prevalga piuttosto questo che quel partito . Se ciò non fosse , o i wigh o i tories si perpetuerebbero al governo . Se non che ci sembra che in Italia , da quando è stato messo sul tappeto il problema di una riforma elettorale , si sono manifestate due preoccupazioni opposte , le quali è a desiderarsi , a nostro avviso , non finiscano ad avere il sopravvento né l ' una , né l ' altra . Molti uomini della Destra ( malgrado il brutto tiro che ha fatto loro il sistema elettorale vigente , nel 1876 ) , non che dei Centri , hanno in grandissima diffidenza ogni mutamento a quel sistema , salvo che fosse di poca importanza , come p . es . , sarebbe il far discendere a 21 anni il limite d ' età voluto per l ' esercizio di esso diritto . Malgrado alcuni inconvenienti , la legge attuale ha questo di buono , secondo essi , che , presumibilmente , assicura il predominio a quella minoranza più colta del popolo italiano che ha preparato e compiuto la rivoluzione italiana . Se l ' applicazione di questa legge , in questi ultimi anni , si rivolse contro la Destra , siffatto sfregio inflittole sarà probabilmente passaggero . Dunque perché farne getto ? Ad avvalorare siffatta tesi , si mettono avanti due argomenti . In primo luogo , si dice che una vera agitazione nel paese a favore di un allargamento del diritto , non si è scorta finora ; in secondo luogo , che uno dei fatti politici più salienti che hanno richiamato finora la pubblica attenzione , è la scarsezza del numero degli attuali elettori inscritti che sogliono presentarsi alle urne , dal che si deve indurre che la base del diritto elettorale vigente è già fin troppo larga . Nella Sinistra invece si è sempre parlato di allargamento di base , e s ' invocava persino il suffragio universale diretto . Però in questi ultimi anni , una gran parte di essa finì per riconoscere che qualche restrizione era necessaria , e si ventilarono parecchi progetti in cui erano ammesse le categorie ; solo che , secondo tali progetti , la legge dovrebbe essere congegnata in modo da assicurare il predominio a quelle classi nelle quali è probabile che il partito recluterà il maggior numero di seguaci . S ' intenderebbe insomma di istituire una specie di oligarchia delle così dette capacità , con poco riguardo al censo , ossia a quelli che pagano . Coloro che avranno seguìto fin qui i ragionamenti svolti nel presente scritto , sono già in grado di scorgere le ragioni che c ' impediscono di associarci a coloro che vorrebbero conservata integralmente l ' attuale legge elettorale . Questa era perfettamente giustificata come una necessità nel periodo della lotta per l ' esistenza nazionale , durante la quale una minoranza aveva dovuto assumere ed esercitare una specie di dittatura patriottica . Ma , giunto il periodo del consolidamento dell ' opera compiuta è d ' uopo che sia ammesso a partecipare alla cosa pubblica il maggior numero di coloro che sono capaci di contribuire a consolidarla . Ora , se la creazione richiedeva un grado di cognizioni politiche e di iniziativa patriottica che solo certe classi potevano dare , il consolidamento si effettua sopratutto col lavoro più modesto di quei membri del consorzio civile , i quali recano ogni giorno la loro pietra all ' edifizio nazionale , e sebbene , né ricchi , né dotti , sono però forniti di una idoneità sufficiente a valutare la portata dei loro atti in relazione colla cosa pubblica . Allargare la base dell ' elettorato politico in questa misura , equivale a rendere più robusto l ' edificio dello Stato . Oggi il numero degli elettori politici inscritti non è che poco più di un mezzo milione , per una nazione di 27 milioni d ' abitanti ; il che significa la base elettorale più ristretta che oggi si conosca nei paesi liberi , salve poche eccezioni che il nostro amor proprio ci vieta d ' invocare . Sopra un numero così ristretto , ogni specie di pressioni illecite e di corruzioni si possono tentare con successo ; e non devono recar stupore i verdetti talvolta artificiali delle urne . Che se non si scorge alcuna agitazione nel paese a favore di un allargamento del diritto elettorale , ciò non ci sembra gran fatto concludente . Non c ' è stata agitazione nemmeno per ottenere la legge oggi vigente . Fu ricevuta quale venne decretata , come se ne sarebbe accettata una che fosse stata diversa . I plebisciti si riferivano all ' unità d ' Italia , alla dinastia di Savoia , allo Statuto ; queste erano idee chiare ; non già alla legge elettorale . Non è dunque col criterio della maggiore o minore agitazione pubblica per averla , che bisogna giudicare se una innovazione nell ' elettorato , sia da introdursi o no . Bensì bisogna cercare se l ' innovazione sarebbe utile , o no , allo Stato . Si ammette generalmente che il paese è oggi politicamente ammalato , e che ai buoni patrioti spetta di far da medici . Ora , che cosa si dovrebbe pensare di un medico il quale dicesse di non poter somministrare il tale rimedio salutare , solo perché l ' ammalato non glielo indica ? Se si avesse ragione di parlar così , non occorrerebbero i medici , basterebbero i farmacisti . Riguardo all ' altra obbiezione , della scarsezza dei votanti alle elezioni politiche , questo fatto deriva da molte cause , fra le altre dalla sfiducia che è andata sempre più diffondendosi nel paese , e dalla naturale pigrizia , che è un fenomeno affatto individuale , e che è comune a tutte le classi . Ammettendo che la pigrizia oggi dominante persista nel ceto elettorale , e che , anche dopo l ' allargamento del diritto elettorale , si conservi l ' attuale proporzione fra i votanti e gli inscritti , ci sarà sempre questo di guadagnato che la rappresentanza nazionale sarà eletta da un numero assoluto di votanti maggiore di prima . D ' altronde l ' allargamento del suffragio è una di quelle questioni che si ponno differire , ma se una volta sono poste , è pericoloso lasciarle troppo trascinare , perché sembrano fatte apposta per fornir pretesti alle agitazioni , anche quando le agitazioni a quel proposito non sorgono spontaneamente . Se queste ragioni c ' inducono a considerare come uno dei criteri conservatori di governo e non di partito , che si ammetta una riforma elettorale , è naturale che dobbiamo dichiararci di gran lunga più avversi ancora a tutti i progetti di riforma tendenti a falsificare sempre più , a beneficio di uno scopo di partito , l ' espressione del sincero voto del paese quale questo è costituito . Ci asteniamo dal discorrere dello scrutinio di lista e della rappresentanza delle minoranze , due argomenti degni d ' esame anch ' essi , ma la di cui importanza è maggiore o minore secondo i fondamenti dell ' elettorato che s ' intende adottare . Ma quali potrebbero essere dunque i fondamenti dell ' elettorato ? L ' indole di questo scritto ci dispensa dal formulare una concreta proposta , ma ci impegna ad indicare i criteri a cui si dovrebbe , a nostro avviso , ricorrere per formularla . I fondamenti di una riforma elettorale politica , quando l ' elettorato non abbia un carattere storico , come è il caso dell ' Inghilterra , possono essere , o naturali , o artificiali . Il fondamento più naturale è sembrato a molti consistere nel suffragio universale diretto . Ora , se c ' è un sistema elettorale , il quale sembra immaginato al solo intento di rappresentare il mondo al rovescio , è precisamente quello , tranne il caso di alcune società di costumi patriarcali , ovvero di popoli in formazione sopra un suolo vergine per effetto di emigrazioni da altri paesi . E per verità , nel regime del suffragio universale non si tiene conto della realtà . Invece di partire dai fatti , si immagina una teoria estraumana . Cesserebbe di rappresentare il mondo al rovescio solo quando tutti gli uomini fossero parificati , non già nel saper leggere e scrivere , che è l ' istrumento del sapere e non il sapere , ma anche nella coltura , nei servigi resi al paese , nel merito , nelle condizioni di famiglia , e quando , soppresso il diritto di proprietà , il capitale , e l ' iniziativa individuale nell ' industria e nel commercio , tutti i cittadini contribuissero in egual misura ai pubblici pesi . Ma , preso il mondo come oggi è , il buon senso si rivolta al pensiero che non ci debba essere la minima proporzione fra i diritti e i servigi , che quelli i quali più contribuiscono alla cosa pubblica non abbiano maggiori titoli al potere sociale , che i cittadini i quali danno più alla Società della loro virtù e intelligenza , della loro fortuna e del loro lavoro , non debbano partecipare di più al governo . No , dacché siamo stati risparmiati da questo malanno , teniamolo lontano , radicali , liberali , conservatori , retrivi , e quanti viviamo in Italia . Nei paesi dove è stato introdotto , i suoi effetti si vedono alquanto attenuati da circostanze speciali , p . es . , negli Stati Uniti d ' America , dove la società è ordinata istituzionalmente e lo Stato non è che una delle tante forze sociali ( e , diciamolo fra parentesi , la sola forza sociale che funziona male ) ; nell ' Impero Germanico , dove la società non è passata attraverso al crogiuolo livellatore della rivoluzione francese , e presenta poderose basi istoriche ; in Francia , dove l ' abbondanza della ricchezza economica suddivisa ha creato un fitto intreccio di interessi , i quali , finora almeno , hanno fatto argine allo straripamento del proletariato ignorante . Però le menti più liberali e più elevate di quei paesi si mostrano grandemente impensierite degli effetti di quel sistema , nel timore che alla lunga abbia a far capo ad una nuova barbarie . In Italia dove non esiste , né ordinamento istituzionale , né poderosi basi storiche nella società , né un fitto intreccio di interessi economici , se si introducesse il suffragio universale , all ' indomani , la barbarie , il caos , sarebbero alle porte . Invece ci sembra non riescirebbe contrario al buon senso che si distinguesse la fonte del diritto elettorale dall ' esercizio di questo , e si ammettesse che la fonte del diritto risieda in ogni cittadino adulto , ma che l ' esercizio abbia ad esserne ordinato in modo da atteggiarsi alle realità dei fatti sociali esistenti . Ciò si potrebbe ottenere in molte maniere . Ne citeremo due sole . L ' una sarebbe il sistema della elezione a due gradi , che è oggi praticato in parecchi fra i paesi più colti . Secondo quel sistema , il suffragio universale non elegge i rappresentanti della nazione , ma designa soltanto gli elettori che dovranno eleggere quei rappresentanti . Se è assurdo attribuire a tutti la stessa facoltà di eleggere immediatamente coloro , nelle cui mani sono riposti i più alti interessi della patria , non lo è il presumere che tutti siano in grado di decidere quale fra le persone che conoscono sia meglio d ' ogni altra adattata ad esercitare un mandato di fiducia , come quello di eleggere un rappresentante . Anche l ' uomo più rozzo , nella sua ingenuità , raramente s ' inganna quando giudica delle qualità morali di una persona che conosce . Al suffragio universale pertanto non si domanda che quello che può dare utilmente ; e siccome non viene impedito a nessun elettore di primo grado di essere anche eletto elettore di secondo grado , ed a nessun elettore di secondo grado di essere eletto rappresentante , e a nessun rappresentante di diventar ministro , così la parificazione potenziale di tutti rispetto al diritto elettorale , risulta completa . È la legge della selezione applicata alla materia elettorale . Come si vede , la differenza fra il suffragio universale diretto e l ' indiretto , in diritto pubblico , equivale alla differenza che ci sarebbe , in diritto privato , fra un codice civile che concedesse a tutti il diritto di avere un eguale possesso , e i codici vigenti d ' Europa , i quali concedono a tutti il diritto di poter possedere sotto certe condizioni determinate della legge . Il suffragio per censo invece , equivale , in diritto privato , alla esclusione di ogni individuo di una classe dalla facoltà di poter possedere , solo perché appartiene a quella classe . Oggi in Italia l ' elezione a due gradi esiste in fatto , ma in senso inverso . I prefetti , le sette , il giornalismo , i comitati elettorali , si costituiscono a modo di elettori di secondo grado , di uomini di fiducia ; scelgono essi il rappresentante , e poi si rivolgono agli elettori di primo grado , perché lo confermino e rendano legale la nomina . Col sistema in discorso non si lascerebbe che gli elettori di secondo grado , gli uomini di fiducia , si nominino da sé , come oggi avviene , talvolta con pochissima modestia e non senza petulanza , ma sarebbero scelti e nominati immediatamente dagli elettori di primo grado . L ' altro sistema sarebbe l ' elezione per classi , come avveniva nell ' antica Roma , e avviene oggi nell ' Impero d ' Austria . La classificazione più naturale peraltro , ma non ci consta che venga oggi applicata in alcun paese , sarebbe quella per cui ad ogni cittadino adulto venisse conferito il diritto ad un voto , ma a questo voto unitario ne potesse aggiungere tanti quanti corrispondono alle diverse qualifiche che possono riunirsi in lui e che accrescono il suo reale valore sociale . Un uomo pertanto potrebbe aver un voto politico come cittadino adulto , un altro come capo di famiglia , un terzo come possidente , un quarto come professionista , un quinto come membro di un ' accademia , un sesto come consigliere comunale ecc . , e disporre così di otto o dieci voti . Il Conte di Cavour e il suo mozzo di stalla concorrerebbero egualmente all ' elezione , ma il primo con quindici o venti voti , l ' altro con uno solo . Veniamo ora a parlare dei fondamenti artificiali , ossia delle categorie di censo e di capacità . La determinazione dei confini di queste categorie ha sempre qualche cosa di arbitrario a cui non si può rimediare . Oggi , per esempio , si richiede che si paghi 40 lire d ' imposta per essere elettore politico . Or bene , si può domandare qual differenza esiste nella mente del legislatore fra un uomo che paga 39 lire di imposta e uno che ne paga 40 ? eppure il primo è escluso . La stessa obbiezione si presenta anche se si abbassasse la cifra , imperocché , ammesse le categorie , occorre che la legge ne determini i limiti . Ciononostante , se è d ' uopo ricorrere ad una riforma che abbia un fondamento artificiale , ci sembra che il miglior argomento che si potrebbe invocare a favore di un sistema proposto , si è che abbia già fatto buona prova nel paese . In Italia la legge elettorale amministrativa è molto più larga della politica , e funziona regolarmente . Perché non si potrebbero introdurre in quest ' ultima i criterî elettorali ammessi perla prima ? È molto diverso , risponderanno alcuni , scegliere un buon deputato al Parlamento e un buon consigliere comunale . Non ci arrestiamo davanti a questa obbiezione . Chi è riuscito a scegliere un buon consigliere comunale applichi pure le norme del suo buon senso , facendo le debite distinzioni che lo stesso buon senso gli suggerirà , all ' elezione del deputato , e la nazione non avrà che a congratularsi con lui per quella scelta . Lo scrivente ha già avuto occasione di manifestare la sua preferenza per il sistema elettorale a due gradi , il quale ha dato , e dà , buoni risultati in altri paesi . Ma se l ' opinione pubblica non fosse ancora abbastanza preparata a fare buona accoglienza a questo sistema , perché non si potrebbe adottare come esperimento , l ' applicazione alle elezioni politiche la legge elettorale amministrativa vigente , le conseguenze della quale possono essere calcolate con bastante precisione ? E qui porremo termine alle nostre considerazioni . Non possiamo sapere fino a qual punto saranno approvate dai lettori . Osiamo sperare peraltro che questi , senza eccezione , vorranno ammettere due cose : l ' una che , nel dettarle , fu sempre presente alla nostra mente quella sentenza di Vico , da noi apposta per epigrafe al presente libro , che , cioè le cose fuori del loro stato naturale né si adagiano , né vi durano ; l ' altra che è vivissimo il nostro desiderio che la nazione italiana si adagi davvero nel nuovo ordine politico e vi duri .
TORINO, 12 DICEMBRE ( - , 1866 )
StampaQuotidiana ,
Eccoci al giorno solenne . Non è tempo di vane frasi . Riporteremo bensì il sunto del memorando discorso pronunciato dal Conte di Cavour il giorno in cui la Camera votò che Roma Capitale acclamata dall ' opinione nazionale fosse congiunta all ' Italia . « Se noi , diceva in sostanza l ' immortale statista , non potessimo far valere il potente argomento che Roma è la Capitale necessaria d ' Italia , non otterremmo giammai il consenso del mondo cattolico e della Francia da cui esso è rappresentato a Roma . « Supponiamo infatti che la sede del pontefice non sia a Roma , ma in una città collocata in una provincia non del tutto necessaria all ' Italia , p . e . in Aquileia . Alle nostre domande di riavere Aquileia la diplomazia risponderebbe che , non essendoci questa strettamente necessaria , non franca la spesa di sconvolgere l ' ordinamento materiale del cattolicismo per soddisfare i nostri desideri . « Importa adunque fondare le nostre ragioni sulla considerazione che Roma è indispensabile all ' Italia come Capitale . « Egli è evidente che quando Roma sarà libera la quistione del trasferimento sarà oggetto di nuove deliberazioni . Ma portiamoci al giorno in cui si dovrà discutere tra coloro che vogliono andare a Roma immediatamente , e quelli che vogliono differire . Ebbene se i 200 deputati delle provincie meridionali nel venire al Parlamento si trovassero di passaggio sur una piazza di Roma e una forza irresistibile li distogliesse dal proseguire il viaggio ? ... » . Ai deputati delle provincie meridionali la risposta a questa ipotesi del Conte di Cavour ! A noi basta aver ricordato in questo giorno il voto solenne che proclamava Roma Capitale necessaria d ' Italia , e rammentate le ragioni principali di quel voto nazionale !
StampaQuotidiana ,
In molte parti d ' Italia l ' annunzio dell ' entrata delle truppe italiane nell ' Agro Romano è stato festeggiato con luminarie e dimostrazioni popolari . E questo è bene . Il Piemonte ha esultato ma s ' è astenuto finora dal farne pubblica manifestazione con feste speciali . E questa è previdenza . L ' occupazione infatti dell ' Agro Romano è già molto anzi moltissimo ; ma non è né il tutto né il più . Finché il vessillo tricolore non sventola sul Campidoglio , finché l ' esercito italiano non è in Roma come nella Capitale del Regno e col programma dei plebisciti , qui si temon tuttora e incagli e insidie ; qui si teme fra gli altri l ' ostinato sistema dell ' Oasi religiosa del settembrista Minghetti mandato a fare propaganda a Vienna . Queste apprensioni saran vane , saranno esagerate ; ma esistono e consigliano alle popolazioni di stare all ' erta e vigilare perché nell ' ebbrezza d ' entusiasmi anticipati non si accettino convenzioni illusorie e mezzi termini non conformi al diritto plebiscitario . Facendo vivo plauso a questo contegno delle popolazioni noi abbiamo fiducia che il giorno in cui l ' entrata in Roma avrà realmente avuto luogo anche ogni angolo del Piemonte si coprirà di fuochi di gioia . Nessun municipio manchi a questo dovere . Celebrando il compimento della unità nazionale , voi celebrate , o piemontesi , l ' opera più sublime a cui abbiate posto mano ! Il giorno in cui Roma tornerà all ' Italia , negli uomini giusti di tutti i paesi brillerà ( non fosse che per un secondo ! ) un pensiero di riconoscenza pei vostri martiri , per la vostra costanza , per la parola d ' ordine di ROMA CAPITALE D ' ITALIA che voi sapeste irremovibilmente opporre al grande inganno del 64 . Molti furono i giorni d ' amarezza , : molti i disinganni e le individuali evoluzioni ; il ministero di Mentana poté rompere con arti oblique un celebre fascio , e riaprire al Minghetti l ' adito al portafoglio . Ma la sua gioia fu passeggera . Si lusingava d ' aver diviso , imbavagliato il Piemonte , e non era riuscito che ad ingombrare la propria nave di pesantissima zavorra che la traeva a fondo Onore alla costanza piemontese ! Municipio di Torino ! La festa per l ' entrata a Roma ha per te un significato più speciale e più caro . Sii degno di Roma e di te stesso !
TORINO, 21 SETTEMBRE ( - , 1870 )
StampaQuotidiana ,
L ' Unità Nazionale è compiuta ; l ' Italia ha la sua Capitale naturale ! VIVA ROMA ! VIVA L ' ITALIA ! VIVA L ' ESERCITO LIBERATORE ! La notizia della liberazione di Roma cominciò ieri a spargersi , ma incerta ancora , dopo le due pomeridiane . Dopo le quattro essa si diffuse dovunque ma ancora con qualche restrizione , con qualche dubbio angoscioso . Alle sei il dispaccio dell ' Agenzia - Stefani annunziò la vittoria definitiva , e quasi contemporaneamente l ' autorità politica s ' affrettava a confermarla anch ' essa al Municipio . Un grido di gioia proruppe da ogni petto . Mancava il tempo a dimostrazioni regolari , ma poco monta ; l ' esultanza d ' un popolo sa immaginare . VIVA ROMA !
LA CAPITALE A ROMA ( - , 1870 )
StampaQuotidiana ,
Si dice da taluno che un trasferimento immediato della capitale a Roma sia impossibile materialmente e moralmente . Rispondiamo che IMPOSSIBILE è invece il NON ANDARVI . Cosa fatta capo ha . Fin da questo momento la Capitale è Roma , Roma sola , e chi non se ne accorge è cieco dell ' intelletto . A Roma , a Roma sola è rivolto l ' occhio , il pensiero , il cuore della Nazione . A Roma accorrono come al centro a cui tende ogni cosa italiana , come al crogiuolo in cui s ' affinerà domani l ' opinione pubblica nazionale , tutti i partiti , tutte le forze vive e capaci d ' influenza politica . Domani il giornalismo della grande Metropoli sarà quello che avrà nome e sostanza di giornalismo della Capitale . Domani Roma e l ' Italia convenuta in Roma chiederanno a se stesse : « Dov ' è il governo ? Natura abhorret a vacuo . Dov ' è il governo ? » . È urgente che a tal domanda si possa rispondere : « Al Quirinale ! Al Quirinale ! » . Badateci ! Se il vuoto si prolunga altri lo riempie . Natura abhorret a vacuo . Se non andate voi ci andrà la Repubblica . Badateci ! I meridionali non vorran più risalire oltre Roma ; e i settentrionali che anelano alla stabilità della cosa pubblica vi scongiurano d ' uscir dal provvisorio al più presto possibile , e di portare al Congresso un fatto compiuto dinanzi al quale la diplomazia s ' inchini , e non una passeggiata militare a cui d ' un tratto di penna si possa dare contrordine .
LA LIBERTÀ ( BONGHI RUGGIERO , 1867 )
StampaQuotidiana ,
V ' è egli puntura più dolorosa per chi nei ceppi , negli esili , rincorso dagli sgherri , appiattato nel solingo studio , minacciato dai carnefici , non ha per lunghi anni risparmiato né pericoli , né fatica perché la patria sua fosse indipendente da ogni forestiero , e libera nei suoi ordini di governo ; vi ha egli , diciamo , puntura più dolorosa per lui che il vedere , il sentire , oggi , tanti sussurrare sommessamente che , quanto son persuasi dei benefici che l ' indipendenza può portare all ' Italia , tanto cominciano a sospettare che la libertà politica non sia in grado di fargliene ; e che una prova di sei o sette anni mostra oramai che un governo , in cui vi fosse meno luogo a parole e più a spazio ai fatti , sarebbe meglio in grado di sanare le piaghe che nel bel corpo d ' Italia , oggi , come ai tempi di Petrarca , si vedono sì spesse ? Ebbene , costoro seguono un ' apparenza ingannevole ; e la sostanza delle cose sfugge loro . Sì , l ' Italia ha le finanze in dissesto , e l ' amministrazione sossopra ; le mutazioni dei ministeri , troppo frequenti , hanno impedito che nessuna cosa pigliasse un assetto a dirittura stabile ; le discussioni dei parlamenti hanno talora indugiato d ' un anno o più provvedimenti che , presi un anno prima , avrebbero soffocato nel nascere le difficoltà che ora ci assiepano ; il demonio del parteggiare ci ha tenuto troppo la mano nei capelli , e abbiamo sciupato nelle gare il tempo che dovevano spendere a fare ; l ' imitazione della Francia ci ha sedotti troppo , e , consumati nelle discussioni astratte e teoriche dei diritti , ci siamo lasciati a sviare dalla considerazione e dall ' esame concreto dei fatti . Sì , è vero ; gli elettori hanno scambiato la viltà col coraggio , e , assuefatti a governi assoluti , non hanno inteso le necessità dei governi liberi . Sì , si son lasciati sopraffare dalle accuse bugiarde , dalle calunnie demagogiche di quelli che , all ' indomani della libertà , colle grida scomposte e coi finti ardori , tentavano di far dimenticare la lor condotta della vigilia ; e , invidiosi d ' ogni primato morale , d ' ogni influenza legittima acquistata , d ' ogni virtù civile , versavano la bava velenosa del loro animo sopra i migliori , sopra quegli stessi che avevano loro aperta la bocca già serva . Sì , tutto questo è vero ; è dolorosamente vero ; ma chi gli ha educati cotesti italiani , dei quali ci lagniamo nelle assemblee , nei collegi , nei circoli , nei giornali ? È la libertà forse ? Coloro i quali la vollero e la vogliono , non la vollero e non la vogliono se non perché sanno ch ' essa è la sola Dea adatta a svegliare colla gran voce tutto un popolo , e a ridargli vigore morale ; sola in grado di suscitarne le virtù sonnolente , di acuire le menti , di sferzare gli animi , di agitare gl ' interessi , di provocare la gara di tutti sopra ogni cosa , e di farne prorompere quell ' emulazione rigogliosa che sopraffà e vince gli ostacoli . Quale è la radice dei tanti mali dei quali ci lagniamo , la radice sola dalla quale pullulano tutti , così vari e diversi come sono ? Una sola . La poca operosità intellettuale , morale , economica di ciascuno di noi . Noi non siamo contenti del governo , né delle assemblee , e abbiamo ragione . Ma il governo e le assemblee hanno ragione d ' essere contenti di ciascun cittadino ? Ciascun cittadino di essere contento di sé ? Il governo e le assemblee hanno una gran parte nella prosperità dei paesi liberi ; chi lo nega ? Ma non l ' hanno tutta ; e ne spetta una grandissima al complesso della cittadinanza . Questa ha egli fatta la sua ? Chi l ' affermerebbe ? E se la camera ultima è riuscita così inferiore al bisogno , non è stato perché , non creata , come la prima , in un gran momento d ' eccitazione morale e politica , ha ritratto troppo fedelmente l ' inerzia scapigliata , discorde , querula del paese stesso ? Non è chiaro , quindi , che una rigenerazione morale , intima , quella di cui abbisogniamo tutti ; che in questa sola è il germe d ' ogni altro bene , il seme di ogni operosità intellettuale , d ' ogni prosperità economica ; il fondamento su cui possiamo solo sperare di edificare parlamenti e governi che ci contentino o ci soddisfacciano ? Ora , questa rigenerazione morale non possiamo aspettarla che dalla libertà politica . Chi crede che , facendo gettito della libertà , rimedierebbe prima ai mali del paese , deve credere che anche dando a tracannare oppio a chi dorme , riuscirebbe a svegliarlo . Chi sussurra questo consiglio al paese o a sé , consiglia a Esaù di vendere la sua primogenitura . Se con i parlamenti l ' Italia non è riuscita a porsi affatto in assetto , senza quelli non avrebbe anche principiato a mettersi insieme ; non sarebbe stata neanche in grado di stare insieme sinora . Sono state le influenze onorate , vigorose , fide degli uomini i quali si sono raccolti nel primo parlamento dell ' Italia , quelle le quali hanno dato modo a un governo centrale , insolito e nuovo , e nei principi scarso di forza , di stendere la sua azione , d ' imporre la volontà sua da un capo all ' altro d ' un paese diviso sin allora in sette Stati , discordi d ' abitudini , di legislazione , di storia , di sentimenti , di desideri . Nessun ' opera potrebb ' essere compiuta in Italia , senza difficoltà infinite , quando in un parlamento comune non vi fosse modo di temperare le voglie diverse , di moderare e conciliare gl ' interessi contraddittori . La libertà , quindi , che sola può rifondere il succhio della vita nelle nostre membra stanche , può anche sola compiere l ' opera ch ' essa ha principiato , e tenerla , sin che dura , insieme . È facile , quando si sentono i dolori d ' una situazione , immaginarne un ' altra diversa , e fantasticare che in questa non si sentirebbero . Ma è fallace illusione ; fate che arrivi coi fatti l ' altra situazione che oggi sognate , e ne proverete nelle midolle gli aculei . Il pericolo , che un uso non retto delle forme parlamentari del governo ancora per un anno o due creerebbe , è appunto questo : che nel paese si generi quell ' illusione fallace , e non si accorga di essere caduto d ' un errore in un altro , se non quando fosse troppo tardi . Da quest ' illusione spetta di scaltrirlo a tutti quelli i quali hanno col consiglio , colla penna , colla parola qualche influenza sopra esso . Ma , nel farlo , è utile persuadersi , è utile fissarsi bene in mente , che inganna se medesimo chiunque si dice amico della libertà , e procura insieme di stornare i suffragi degli elettori dall ' elezione d ' un uomo provato d ' animo e di mente , e di rivolgerli , invece , a quella d ' un misero e vizioso intrigante , d ' un povero strumento logoro di partito , d ' uno spirito incerto , vano , flaccido , senza costrutto . La libertà è il principio d ' ogni bene e d ' ogni vita : persino viziata , agitata , scarmigliata , val meglio che un dispotismo tranquillo ; sono più i semi che feconda essa col soffio , che non quelli che il dispotismo promette di sapere schiudere nella stufa . Ma scapigliata , scarmigliata , sconclusionata , le masse non la tollerano , perché impazienti dei danni che intanto soffrono . Ciò è necessario che ricordino bene tutti coloro i quali desiderano veramente che essa duri e prosperi ; tutti coloro i quali , sapendo le prove ch ' essa ha fatte in Grecia e in Roma , in Inghilterra e in America , sperano che le rinnovi tra noi . Tra pochi giorni dovranno i circoli , i giornali proporre agli elettori i nomi sui quali raccogliere i loro suffragi . Quei nomi saranno il solo e il migliore indizio della saldezza dei loro criteri , e della verità dei loro affetti a quella libertà che Alfieri invocava con quei ferocissimi e santissimi versi : O Dea , tu figlia del valor , che aggiugni Duo gran contrari , indipendenza e leggi ; Tu che da ' miei venti anni il cor mi pungi E miei studi e mia vita arbitra reggi : pur aggiungendo che non la riconosceva in quella che , camuffata del suo nome , vociava e si dimenava ai suoi tempi , sulle rive della Senna : Licenza è questa ; alla lasciva gota Ben la conosco : e d ' ogni pudor priva Volger s ' affretta la sua breve rota .
MASTAI E MAZZINI ( BONGHI RUGGIERO , 1870 )
StampaQuotidiana ,
Quest ' accoppiamento di cognomi parrà irriverente a molti ; e l ' avremmo cansato , se non fossimo sicuri , che a taluni di questi riuscirà dispettoso il Mazzini messo insieme col Mastai , l ' avvenire speranzoso aggiogato col passato semispento ; ad altri invece , sembrerà appunto il contrario : intollerabile il congiungere colla costanza eterna della fede l ' illusione passeggera della fantasia e della passioni . Pure , così gli uni come gli altri possono fare questa considerazione : che v ' è al mondo persone le quali credono infallibile per l ' appunto l ' opposto di ciò ch ' essi credono tale e che noi , quindi , i quali non siamo qui a giudicare chi dei due abbia ragione , – tra perché non è il nostro proponimento , e perché anche né dagli uni né dagli altri ce ne sarebbe riconosciuta la competenza , ma ci contentiamo di rilevare i tratti umani delle cose umane , abbiamo il diritto d ' indicare le somiglianze nella condotta di quelli che raccolgono in sé la suprema autorità e guida delle due avverse opinioni . E ora questa somiglianza balza agli occhi di tutti . Come Pio IX vuol rimanere prigioniero per forza , così il Mazzini vuol rimanere per forze esule . Né l ' uno né l ' altro teme di aggiungere al tipo comico dell ' ammalato immaginario quello del prigioniero , dell ' esule immaginario . Il governo italiano è condannato a fare rispetto all ' uno il carceriere , rispetto all ' altro lo scacciatore , malgrado suo . Né quegli , né questi accetta da esso la libertà di cittadino ; anzi , diciamo meglio , Pio IX ricusa persino la libertà di sovrano . Può parere alla prima che ci corra questo divario : Pio IX si può dire spogliato della dignità di principe , che ha pur tenuto sino a ieri l ' altro : il che Mazzini non può pretendere di sé . Ma anche questi è stato presidente della Repubblica romana ; e d ' altra parte , il dispetto dell ' esser scaduto testé da un altissimo grado non è minore di quello di non averlo mai potuto raggiungere ; e Pio IX resta pontefice della cattolicità , mentre il Mazzini non è anche riuscito a essere né principe , né pontefice della Repubblica universale . Nella verità , è lo stesso criterio che inspira la lor condotta , anzi la costringe a essere quale è . Le potenze , ch ' essi devono mantenere o fondare , sono tali che tutta la forza ne consiste nella impressione fatta da talune idee e sentimenti sulle coscienze . Sfumano affatto , se quelli che n ' hanno la principale rappresentanza , paiono patteggiare con i rappresentanti delle idee e dei sentimenti opposti . Sfumano tanto più quanto più si chiede loro di scendere a patti , mentre appaiono fiaccati e deboli . I pontefici , quando nessuno dubitava della legittimità del lor principato , hanno potuto cedere ai re e agli imperatori cristiani l ' esercizio di taluni dei diritti appartenenti alla Chiesa ; ma Pio IX , cacciato di Roma e chiuso in Vaticano , non può o non crede di potere , più che potesse o volesse Gregorio VII esule . Il Mazzini , da parte sua , sente che , messo in carcere da uno sbirro mentre andava cospirando di città in città , rovinerebbe il suo credito affatto , se paresse contento di essere liberato di carcere e vivesse , come ogni altro cittadino , tra noi , pur lavorando per promuovere le idee sue , sotto la protezione delle leggi e del re . Per non morir affatto gli bisogna o star lontano e parere minaccioso , oppure venire , sì , al di qua delle Alpi , ma camuffato da operaio o altrimenti , con finta barba , e con falsi mostacci , così da non essere riconosciuto e da potere dare qualche verosimile pretesto alla polizia , che ne segue i passi , di non mettergli sino dal primo le mani addosso . Non è possibile mantenere ad altro patto l ' ardore nelle loro reciproche chiese . L ' apparenza d ' un ' umile ragionevolezza li spegnerebbe affatto . Ed è disperato , parrebbe il disputare così coll ' uno come coll ' altro , e l ' opporsi ad argomenti adatti a sviarli dal loro proponimento . A Pio IX , di certo , non è rincresciuto se non il dover pure rimanere in Roma , il che potrebbe farlo credere meno ostinato e tenace di quello che è davvero ; il Mazzini , certo , non s ' addolora , se non d ' aver pure dovuto traversare l ' Italia prima di ripassare le Alpi , senza che nessuno gli desse noia , o s ' accorgesse , non che d ' altro di lui . La persecuzione è uno dei principali elementi di rigoglio e di vita così per l ' una come per l ' altra fede . E invero , per la fede di noi liberali , gente a modo discreta , fredda , mediocre , se si vuole , la vita è tutt ' altro . Noi proponiamo ad amendue di tenere il presente nelle lor mani od occupar l ' avvenire , se possono , con tutti i mezzi che ci paiono soli leciti al propagamento delle opinioni e delle persuasioni di qualunque natura siano ; ma non con altri . Ecco la società , diciamo loro , davanti a voi ; non vi permettiamo né di martoriarla perché crede a un modo , né di mandarla sossopra perché crede a un altro ; ma scrivete , parlate , ragionate , associatevi pure , ordinatevi , predicate dai pulpiti o sermonate dalle tribune ; insomma , convincete , se vi riesce , mantenete le convinzioni vecchie o insinuatene di nuove ; questo non vi vogliamo , né possiamo impedire , e ci limitiamo a mantenervi tutti tranquilli nel giro dei vostri diritti e doveri insino a che la lotta dura , – e durerà , per fortuna dell ' uomo , sempre , poiché senza di essa egli marcirebbe – e vi prenderemo , secondo il nostro giudizio , parte anche noi . Ci sono tra noi anche molti cattolici e cristiani , molti i quali fermamente credono che la parola di Cristo sia stata e sia parola di verità e di vita , e la Chiesa cattolica la conservi più sana e intatta d ' ogni altra ; ma questi cattolici , che stanno con noi , credono che appunto la lor fede non riprenderà tutto l ' antico suo spirito , tutta la sua antica forza di restaurare e di rinnovare l ' uomo , se non quando il sacerdote , che ne è l ' interprete , ritorni a fidare , come una volta , solo sulla virtù e sulla sua dottrina . E così vi possono essere tra noi liberali molti , i quali o non credono che la monarchia costituzionale sia l ' ultima parola delle società politiche , o non si sgomentano per ciò solo che il Capo dello Stato deva essere eletto a suffragio di popolo , anziché ereditario ; ma ritengono altresì che nei popoli , i quali si vogliono ordinare a repubblica , si devono formare prima , o esistere , taluni sentimenti e condizioni morali e sociali . A nessuno è vietato di procurare di formarli in Italia , di prepararli via via ; ma a chi può essere lecito l ' immaginare che ci sono , e con questa immaginazione mandarci tutti all ' aria , come se ci fossero ? Al Mazzini non è possibile consigliare nulla , né mette conto ; a Pio IX neanche , perché non sentirebbe . Ma al capo della cattolicità giova dire quello che all ' altro sarebbe soverchio l ' inculcare . È impossibile difatti , ch ' egli scordi o trascuri ciò che la fede , di cui egli è dottore vivo , promette all ' uomo ; ciò di cui anzi essa afferma di essere sola lo strumento indispensabile . Ebbene , se questa dottrina è vera – e al pontefice non può parere altrimenti che tale – , quale enorme responsabilità è la sua , se ne lascia cadere in maggiore disordine nella sua patria stessa il governo e la regola e la credenza ? Se , nel contrasto , lascia che se ne spezzino le fibre e i nerbi ? Se l ' uccide colle sue mani stesse nel cuore di molti , i quali sentono pure il bisogno di non negare da una parte ciò che la ragione dice loro legittimo , e non negare dall ' altra ciò che la coscienza grida loro essere santo ? La cattolicità non può essere retta al modo che si farebbe d ' una setta . O il papa è cattolico e crede , e bisogna che la regga nel modo che i tempi vogliono e le condizioni presenti delle società civili consentono ; o se persiste nell ' ostinazione sua , vuol dire , che nel principio cattolico ogni vigore morale si è estinto , e , nel capo della Chiesa , il principe durato troppo tempo ha spento il pontefice .
GLI ANALFABETI NELLE ELEZIONI POLITICHE ( SONNINO SIDNEY , 1877 )
StampaQuotidiana ,
Firenze , li 4 novembre 1877 Gentilissimo sig . Direttore . Ora che sono di moda le proposte di riforma , più o meno radicali , della nostra legge comunale e provinciale , vorrei anch ' io suggerire un emendamento , lievissimo nella forma , ma importante per la sostanza , con il quale si verrebbe a rimediare ad una grave lacuna della legislazione attuale , lacuna a cui non si è in alcun modo provveduto né nella proposta di legge ministeriale né in quella della commissione parlamentare . Secondo la legge del 1865 come pure secondo i nuovi progetti presentati alla Camera l ' analfabeta è per regola generale , e salvo alcuni casi eccezionali tassativamente determinati dal legislatore , escluso affatto dall ' elettorato . Il solo motivo che giustifichi una tale esclusione è quello , che l ' analfabeta non può essere mai certo del suo voto , dovendosi fidare alla buona fede altrui ; e non è quindi interamente libero nell ' esercizio del suo diritto . Insomma non si ha nessuna sicurezza della sincerità del voto dell ' analfabeta . Noto , in parentesi , per chi non lo sapesse , che nelle elezioni amministrative la legge non richiede che il voto sia scritto di proprio pugno dall ' elettore , onde la giurisprudenza , sebbene non perfettamente concorde nei suoi giudizi sulla maggiore o minore capacità di scrivere richiesta dall ' elettore , ha però ritenuto sempre come requisito indispensabile quello di saper leggere un nome scritto da mano altrui . E sin qui nulla avrei da criticare , quanto alla questione teorica . Ma vediamo un poco quali sono nella pratica gli effetti di una tale esclusione . Avverto che mi restringerò a parlare della Toscana , come quella regione che è meglio cognita alla maggioranza dei lettori della « Nazione » ; le mie osservazioni però si possono applicare egualmente a quasi tutte le diverse regioni d ' Italia , e più specialmente in cui vige , come contratto agricolo , la mezzadria , sotto una qualunque delle sue molteplici forme . L ' esclusione degli analfabeti dall ' elettorato amministrativo non ha una grande importanza pratica nelle nostre città , e nemmeno nei paesi e nelle borgate , ma invece porta alla radiazione dalle liste elettorali della maggioranza dei contadini . E perché mai ? Perché i capoccia , ossia i capi delle famiglie coloniche , sono per la maggior parte illetterati , sebbene per censo avrebbero quasi tutti diritto all ' elettorato , sia in proprio come imposti da tasse di famiglia , sia imputando nel loro censo , in virtù dell ' art . 24 della legge del 1865 un terzo delle imposte reali pagate dal padrone del fondo . Or bene , siffatta esclusione della massa dei contadini dalle liste elettorali amministrative è , come ben sa chiunque ha pratica d ' amministrazione , un danno grandissimo per il nostro paese . Essa disturba la proporzionalità della rappresentanza dei diversi interessi nei consigli comunali , e , specialmente nei comuni di natura mista , cioè in parte urbani e in parte rurali , produce sconci gravissimi , ed ingiustizie ed oppressioni non poche , dando il potere esclusivamente in mano ad una piccola minoranza cittadina . Pei democratici dovrebbe essere argomento di dolore il veder leso a questo modo il principio delle maggioranze , come pure il principio del diritto di ogni contribuente di vegliare sulla gestione del denaro pubblico ; e d ' altra parte i conservatori dovrebbero deplorare la insufficiente rappresentanza della classe dei contadini , la quale è , per sua natura , conservatrice , e nemica delle rivoluzioni , delle guerre , e dei cataclismi . Il capoccia delle nostre famiglie coloniche , sebbene pur troppo spesso illetterato , è tutt ' altro che ignorante o rozzo ; ha invece buon senso , ha esperienza , una discreta cultura tecnica , ed una grande conoscenza degli uomini . E non si dica che l ' esclusione dei contadini dalle liste elettorali dipenda da colpa dei proprietari , i quali avendo in tante questioni interessi conformi a quelli dei contadini , dorrebbero adoperarsi ed insegnare a questi a leggere ed a scrivere . Ed invero non si può sperare né pretendere che i vecchi capoccia , uomini che hanno quasi tutti dai quarant ' anni in su , ed hanno sulle spalle tutto il peso del sostentamento della famiglia , possano ora andare a scuola ad imparare l ' abbicì . Le scuole serviranno per la nuova generazione , ma oramai i vecchi sono quel che sono . Di qui a venti o trent ' anni si sarà , forse , riparato all ' inconveniente attuale coll ' istruzione elementare più diffusa , ma intanto in venti o trent ' anni c ' è il tempo di mandare in rovina tutti i bilanci comunali e di fare dei danni incalcolabili ed irreparabili . E come si può sperare che i proprietari si adoprino efficacemente a diffondere l ' istruzione nelle campagne , quando non dovranno fruire del vantaggio di una tal diffusione che di qui a vent ' anni o più , mentre saranno per risentirne immediatamente i pesi per l ' aumentata spesa delle scuole , per la minore docilità dei contadini , ecc . Non esigiamo eroismi dalla media degli uomini , a qualunque classe appartengano ; e se vogliano che i proprietari si adoprino a tutt ' uomo all ' incremento dell ' istruzione pubblica , malgrado i danni diretti che ad essi ne proverranno , dobbiamo d ' altra parte far sì , che essi possano risentirne anche un qualche vantaggio immediato . Se no , faremo un buco nell ' acqua con tutte le nostre leggi di istruzione obbligatoria . « Ma dunque ? mi si domanderà vorreste forse dare il voto agli analfabeti ? » No ; tutt ' altro . E qui scendo alla parte positiva del mio ragionamento . L ' art . 22 dispone che « il padre può delegare ad uno dei figli l ' esercizio dei suoi diritti elettorali , purché nel delegato concorrano gli altri requisiti prescritti per essere elettori » . Con questa savia disposizione parrebbe che si fosse provveduto a tutto , poiché il padre che sarebbe elettore per censo ma che si trovasse escluso dalle liste perché analfabeta , delegherebbe il suo diritto ad uno dei suoi figli , il quale o avrà già frequentato la scuola elementare , oppure potrà sempre , andando alle scuole serali , acquistare ben presto la capacità di leggere e scrivere un nome sopra una scheda . Ma nossignori ! Ci stanno di mezzo le formole giuridiche . « Non si può delegare ad altri facoltà che non si hanno » . Dunque il padre che non è elettore , perché analfabeta , non può delegare nulla al figlio letterato . E quando in Italia si è trovato una formula giuridica , non c ' è più logica che tenga ; e gl ' Intendenti piemontesi decisero che il padre analfabeta non può delegare il censo al figlio . Questa decisione a me pare ingiusta ed assurda . All ' analfabeta si toglie l ' elettorato perché mancano in lui le garanzie di libertà e di sincerità del voto ; e non per punirlo , ché ogni pena siffatta , in Italia , sarebbe una iniquità . Ma quali sono le ragioni per cui un analfabeta non potrebbe , con egual cognizione di causa che un presidente dell ' Accademia della Crusca , delegare il suo voto al figlio ? Qui si tratta soltanto della questione se quel tale Tizio , il quale paga un censo adequato , abbia o no fiducia sufficiente nel suo figlio per delegare a lui la rappresentanza civica di quegl ' interessi familiari che hanno , per regola , diritto ad una voce nell ' elezione della autorità locale . E dovendosi tal delegazione far sempre per atto autentico , qual è la garanzia che manchi nel caso dell ' analfabeta più che in qualunque altro caso ? Quando ammettiate la delegazione del censo del padre analfabeta al figlio letterato , avrete in questi un elettore che sa leggere e scrivere e che rappresenta una somma d ' interessi nel comune . Quale può dunque essere la ragione di una tal esclusione ? Io non saprei davvero escogitarne una buona . Qui si tratta di una vera e propria delegazione di censo da padre a figlio , e non di altro ; tant ' è vero , che la delegazione è sempre revocabile , e che il padre che può essere elettore per capacità oltreché per censo , può , anche attualmente , delegare al figlio il censo restando egli stesso elettore . Ciò per la teoria . Quanto poi alla pratica , si otterrebbero colla delegazione del censo fatta dal padre analfabeta parecchi vantaggi grandissimi in primo luogo una classe importantissima della nostra popolazione tornerebbe ad avere la sua giusta parte d ' influenza nella gestione delle amministrazioni locali ; e in secondo luogo i proprietari avrebbero d ' ora in poi in moltissimi comuni un interesse diretto ed immediato alla diffusione dell ' istruzione elementare nelle campagne , interesse che ora manca affatto . In qualche provincia d ' Italia per esempio nel Palermitano , la deputazione provinciale ha , di fatto , ammesso la delegazione di censo fatta dal padre analfabeta ; ma questa ammissione è reputata generalmente illegale , e condannata dai commentatori della legge del 1865 . Le nuove proposte di legge presentate alla Camera ripetono a questo riguardo le disposizioni della legge attuale , senza pronunciarsi sulla questione che ho esaminato : mi reputerei davvero fortunato se , in occasione delle prossime discussioni parlamentari , potessi con questi rozzi appunti richiamare su di essa l ' attenzione dei nostri uomini pubblici . Le stringo cordialmente la mano confermandomi suo devotissimo SIDNEY SONNINO .
RICORDI DI PARIGI ( DE_AMICIS EDMONDO , 1879 )
Miscellanea ,
IL PRIMO GIORNO A PARIGI Eccomi preso daccapo a quest ' immensa rete dorata , in cui ogni tanto bisogna cascare , volere o non volere . La prima volta ci restai quattro mesi , dibattendomi disperatamente , e benedissi il giorno che ne uscii . Ma vedo che la colpa era tutta mia , ora che ci ritorno .... composto a nobile quiete , perchè guai a chi viene a Parigi troppo giovane , senza uno scopo fermo , colla testa in tumulto e colle tasche vuote ! Ora vedo Parigi serenamente , e la vedo a traverso all ' anima d ' un caro amico , che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta . Ed ecco quelle del primo giorno , come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall ' albergatore . Prima d ' esser condotto all ' Esposizione , bisogna che il lettore entri con noi in Parigi ; daremo insieme un ' occhiata al teatro prima di voltarci verso il palco scenico . Siamo discesi alla stazione della strada ferrata di Lione , alle otto della mattina , con un tempo bellissimo . E ci trovammo subito imbarazzati . Avevamo letto nei giornali che i fiaccherai di Parigi spingevano le loro pretese fino al punto di non voler più trasportare persone grasse . Io feci osservare al Giacosa che noi due eravamo fatti apposta per provocare e giustificare un rifiuto sdegnoso dal più cortese dei fiaccherai . Egli s ' impensierì , io pure . Avevamo indosso , per giunta , due spolverine che c ' ingrossavano spietatamente . Come fare ? Non c ' era che da tentare di produrre un po ' d ' illusione avvicinandosi a una carrozza a passo di contraddanza e interpellando l ' uomo con una voce in falsetto . Il tentativo riuscì . Il fiaccheraio ci rivolse uno sguardo inquieto , ma ci lasciò salire , e si diresse rapidamente verso i boulevards . Dovevamo andare fino al boulevard degli Italiani , ossia diritti al centro di Parigi passando per la più ammirabile delle sue strade , La prima impressione è gradevole . È la grande piazza irregolare della Bastiglia , spettacolosa e tumultuosa , nella quale sboccano quattro boulevards e dieci vie , e da cui si sente rumoreggiar sordamente il vasto sobborgo di Sant ' Antonio . Ma s ' è ancora intronati dallo strepito della grande Stazione lugubre , dove s ' è discesi rotti e sonnolenti ; e quel vasto spazio pieno di luce , quei mille colori , la grande colonna di Luglio , gli alberi , il viavai rapidissimo delle carrozze e della folla , s ' intravvedono appena . È il primo soffio impetuoso e sonoro della vita di Parigi , e si riceve a occhi socchiusi . Non si comincia a veder nettamente che nel boulevard Beaumarchais . Qui comincia ad apparire Parigi . La via larghissima , la doppia fila degli alberi , le case allegre ; tutto è nitido e fresco , e da tutto spira un ' aria giovanile . Si riconoscono al primo sguardo mille piccole raffinatezze di comodità e d ' eleganza , che rivelano un popolo pieno di bisogni e di capricci , per il quale il superfluo è più indispensabile del necessario e che gode la vita con un ' arte ingegnosa . È la buvette tutta risplendente di vetri e di metalli , è il piccolo caffè pieno di pretese signorili , è la piccola trattoria che ostenta i ghiottumi squisiti del gran restaurant , sono mille piccole botteghe , linde e ridenti , che fanno a soverchiarsi le une le altre a furia di colori , di mostre , d ' iscrizioni , di fantocci , di piccole gale e di piccoli vezzi . Fra le due file degli alberi è un andirivieni di carrozze , di grandi carri , di carrozzoni tirati da macchine a vapore , e d ' omnibus altissimi , carichi di gente , che sobbalzano sul selciato ineguale con un fracasso assordante . Ma è un movimento diverso da quello di Londra . Il luogo aperto e verde , i visi , le voci , i colori , danno a quel tramestìo l ' aspetto più di un divertimento che di un lavoro . E poi la popolazione non è nuova . Son tutte figure conosciute , che fanno sorridere . È Gervaise che s ' affaccia alla porta della bottega col ferro in mano , è monsieur Joyeuse che va all ' ufficio fantasticando una gratificazione , è Pipelet che legge la Gazzetta , è Frédéric che passa sotto le finestre di Bernerette la sartina del Murger , è la merciaia del Kock , è il gamin di Vittor Hugo , o il Prudhomme del Monnier , è ' l ' homme d ' affaire del Balzac , è l ' operaio dello Zola . Eccoli tutti ! Come ci accorgiamo che , anche lontani le mille miglia , si viveva nella immensa cinta di Parigi ! Sono le otto e mezzo , e la grande giornata della grande città , - giornata per Parigi , mese per chi arriva , - è già cominciata , calda e clamorosa come una battaglia . Di là dal clamore della strada , si sente confusamente la voce profonda degli enormi quartieri nascosti , come il muggito d ' un mare mascherato dalle dune . S ' è appena usciti dal boulevard Beaumarchais , non s ' è ancora arrivati in fondo al boulevard delle Figlie del Calvario , e già s ' indovina , si sente , si respira , sto per dire , l ' immensità di Parigi . E si pensa con stupore a quelle cittadine solitarie e silenziose , da cui s ' è partiti ; che si chiamano Torino o Milano o Firenze ; dove si stava tutti a uscio e bottega , e si viveva quasi in famiglia . Ieri vogavamo in un laghetto ; oggi navighiamo in un oceano . Si è fatto un po ' più d ' un miglio , s ' entra nel boulevard du Temple . Qui la strada larghissima s ' allarga ancora , le case s ' innalzano , le vie laterali s ' allungano . La maestà di Parigi comincia ad apparire . E così , andando innanzi , tutto cresce di proporzioni e s ' ingentilisce . Cominciano a sfilare i teatri : il Circo olimpico , il Lyrique , la Gaîtè , les Folies ; i caffè eleganti , i grandi « magazzini » , le trattorie signorili ; e la folla va pigliando un aspetto più schiettamente parigino . Il movimento è notevolmente maggiore che nei tempi ordinarii . La nostra carrozza è costretta a fermarsi ogni momento per aspettare che la lunga fila che la precede si metta in moto . Gli omnibus di tutte le forme , che paion case ambulanti , s ' incalzano . La gente s ' incrocia correndo in tutte le direzioni come se giocasse a bomba da una parte all ' altra della strada , e sui due marciapiedi passano due processioni non interrotte . S ' entra nel boulevard Saint Martin . È un altro passo innanzi sulla via dell ' eleganza e della grandezza . I chioschi variopinti si fanno più fitti , le botteghe più splendide , i caffè più pomposi . I terrazzini e le righinette delle case si coprono di cubitali caratteri dorati che danno a ogni facciata l ' aspetto del frontispizio d ' un libro gigantesco . I frontoni dei teatri , gli archi delle gallerie di passaggio , gli edifizi rivestiti di legno fino ai primi piani , le trattorie che s ' aprono sulla strada in forma di tempietti e di teatri luccicanti di specchi , si succedono senza interstizii , gli uni congiunti agli altri , come una sola bottega sterminata . Mille ornamenti , mille gingilli , mille richiami , vistosi , capricciosi , ciarlataneschi , sporgono , dondolano , si rizzano da tutte le parti , luccicano a tutte le altezze , confusamente , dietro agli alberi , che stendono i loro rami frondosi sui chioschetti , sui sedili dei marciapiedi , sulle piccole stazioni degli omnibus , sulle fontane , sui tavolini esterni dei caffè , sulle tende ricamate delle botteghe , sulle gradinate marmoree dei teatri . Al boulevard Saint Martin succede il boulevard St . Denis . La grande strada s ' abbassa , si rialza , si stringe , riceve dalle grandi arterie dei popolosi quartieri vicini ondate di cavalli e di gente , e si stende davanti a noi , a perdita d ' occhi , brulicante di carrozze e nera di folla , divisa in tre parti da due enormi ghirlande di verzura che la riempiono d ' ombra e di freschezza . Son tre quarti d ' ora che si va a passo a passo , serpeggiando , rasentando file interminabili di carrozze che danno l ' immagine di favolosi cortei nuziali che si estendano da un capo all ' altro di Parigi . Si entra nel boulevard Bonne nouvelle , e cresce ancora il formicolìo , il ronzìo , lo strepito ; la pompa dei grandi « magazzini » che schierano sulla strada le vetrate enormi ; l ' ostentazione della réclame , che sale dai primi piani ai secondi , ai terzi , ai cornicioni , ai tetti ; le vetrine diventan sale , le merci preziose s ' ammucchiano , i cartelloni multicolori si moltiplicano , i muri delle case spariscono sotto una decorazione smagliante , puerile e magnifica che seduce e stanca lo sguardo . Non è una strada per cui si passa ; è una successione di piazze , una sola immensa piazza parata a festa , dove rigurgita una moltitudine che ha addosso l ' argento vivo . Tutto è aperto , trasparente , messo in vista , come in un grande mercato signorile all ' aria libera . Lo sguardo penetra fin nelle ultime sale delle botteghe straricche , fino ai comptoirs lontani dei lunghi caffè bianchi e dorati , e nelle stanze alte dei restaurants principeschi , e abbraccia a ogni leggerissimo cambiamento di direzione , mille bellezze , mille sorprese , mille minuzie pompose , una varietà infinita di tesori , di ghiottonerie , di giocattoli , di opere d ' arte , di bagattelle rovinose , di tentazioni di ogni specie , da cui non si libera che per ricadervi dall ' altra parte della strada , o per ricrearsi lungo le due file senza fine di chioschi , scaccheggiati di tutti i colori d ' arlecchino , coperti d ' iscrizioni e di figure grottesche , tappezzati di giornali d ' ogni paese e di ogni forma , che danno al vasto boulevard l ' apparenza bizzarra e simpatica d ' una grande fiera letteraria carnovalesca . E intanto dal boulevard Bonne nouvelle si entra nel boulevard Poissonniére , e lo spettacolo si fa sempre più vario , più ampio e più ricco . E s ' è già percorsa una lunghezza di quattromila metri ; provando di più in più un vivo sentimento nuovo , che non è sola meraviglia , ma una scontentezza confusa , un rammarico pieno di desiderii , l ' amarezza del giovinetto che si sente umiliato al suo primo entrare nel mondo , una specie di delusione d ' amor proprio , che si esprime in occhiate pietose e stizzose sulla miseria del proprio bagaglio , messo là alla berlina , sulla cassetta della carrozza , in mezzo a quel lusso insolente . E finalmente s ' entra nel boulevard Montmartre , a cui fa seguito quello degl ' Italiani , quello delle Capucines , e quello della Madeleine . Ah ! ceco il cuore ardente di Parigi , la via massima dei trionfi mondani , il grande teatro delle ambizioni e delle dissolutezze famose , dove affluisce l ' oro , il vizio e la follia dai quattro angoli della terra ! Qui è la pompa suprema , è la metropoli della metropoli , la reggia aperta e perpetua di Parigi , a cui tutto aspira e tutto tende . Qui la strada diventa piazza , il marciapiede diventa strada , la bottega diventa museo ; il caffè , teatro ; l ' eleganza , fasto ; lo splendore , sfolgorìo ; la vita , febbre . I cavalli passano a stormi e la folla a torrenti . Vetri , insegne , avvisi , porte , facciate , tutto s ' innalza , s ' allarga , s ' inargenta , s ' indora , s ' illumina . È una gara di sfarzo e di appariscenza che tocca la follia . V ' è la pulizia olandese , la gaiezza d ' un giardino , e tutta la varietà di colori d ' un bazar orientale . Pare una sola smisurata sala d ' un museo enorme , dove gli ori , le gemme , le trine , i fiori , i cristalli , i bronzi , i quadri , tutti i capolavori delle industrie , tutte le seduzioni delle arti , tutte le gale della ricchezza , tutti i capricci della moda si affollano o si ostentano con una profusione che sgomenta e una grazia d ' esposizione che innamora . Le lastre gigantesche di cristallo o gli specchi innumerevoli , le rivestiture di legno nitidissimo che salgono fino a mezzo degli edifizi , riflettono ogni cosa . Le grandi iscrizioni d ' oro corrono lungo tutti i rilievi delle facciate , come i versetti del Corano sulle pareti delle moschee . L ' occhio non trova spazio dove riposare . Da ogni parte brillano i nomi illustri nel regno dei piaceri e della moda ; i titoli dei restaurants , celebrati da Nuova York a Pietroburgo ; gli alberghi dei principi e dei Cresi ; le botteghe di cui si apre la porta colla mano tremante . Per tutto un lusso aristocratico , provocante e sfacciato , che dice : - Spendi , spandi e godi - e nello stesso tempo suscita e umilia i desiderii . Non vi è nessuna bellezza monumentale . È una specie di magnificenza teatrale e femminea , una maestà d ' apparato , eccessiva , e piena di civetteria e di superbia , che sbalordisce ed abbaglia come un immenso tremolìo di punti luminosi ; ed esprime appunto la natura della grande città opulenta e lasciva , che lavora per furore di godimento e di gloria . Ci si prova una certa soggezione . Non par di passare in un luogo pubblico , tanta è la nitidezza e la pompa . La folla stessa vi passa con una certa grazia contegnosa come per una grandissima sala , scivolando sull ' asfalto , senza rumore , come sopra un tappeto . I bottegai stanno dietro alle colossali vetrine con una dignità di gran signori , come se non aspettassero che avventori milionari . Persino le venditrici di giornali dei chioschi sono atteggiate a una certa altezza letteraria . Par che tutti siano compresi della sovranità del luogo , e che tutti si studino di aggiungere colla propria persona una pennellata ben intonata al gran quadro dei boulevards . Gran quadro davvero ! E si possono accumulare col pensiero , fin che si vuole , tutte le immagini sparse che se ne ritrovano nelle nostre città più floride ; ma non si riuscirà mai , chi non l ' abbia visto , nè a rappresentarsi lo spettacolo di quella fiumana vivente che scorre senza posa tra quelle due interminabili pareti di cristallo , in mezzo a quel verde e a quell ' oro , accanto a quel turbinio fragoroso di cavalli e di ruote , in quella strada ampissima di cui non si vede la fine ; nè a formarsi una giusta idea della figura che facevano là in mezzo le nostre miserabili valigie di letterati . Appena s ' ebbe ripreso fiato all ' albergo si tornò sui boulevards , davanti al Cafè Riche , attirati come farfalle al lume , senz ' accorgercene . Strano ! Mi pareva d ' essere a Parigi da una settimana . La folla però ha un aspetto alquanto diverso dai tempi ordinarii . Abbondano le faccie esotiche , i vestiti da viaggio , le famiglie di provincia , affaticate e stupite ; i visi bruni del mezzogiorno e le barbe e le capigliature biondissime del settentrione . Sul ponte di Costantinopoli si vede sfilare tutto l ' Oriente ; qua tutto l ' Occidente . Le solite gonnelle sono come smarrite in quel pelago . Di tratto in tratto si vede una faccia giapponese , un negro , un turbante , un cencio orientale ; ma è subito travolto dal fiotto nero della folla in cilindro . Ho notato molti soggetti di quella innumerevole famiglia dei grandi uomini falliti , che tutti riconoscono a primo aspetto : figure strane , col viso smunto e gli occhiali , coi capelli cadenti sulle spalle , vestiti di nero , bisunti , con uno scartafaccio sotto il braccio : sognatori di tutti i paesi venuti a Parigi in questa grande occasione a tentare il terno della gloria e della ricchezza con una invenzione meccanica o un capolavoro letterario . Questo è il grande torrente dove annegano tutte le glorie di mezza taglia . « Celebrità » di provincia e « illustrazioni » nazionali , gran personaggi gallonati e blasonati , e principi e ricconi , dieci per una crazia ! Non si vedono nè faccie superbe , nè sorrisi di vanità soddisfatta . Son tutte goccie indistinte dell ' onda inesauribile , a cui non sovrastano che i giganti . E si capisce da che molle formidabili , debba prendere impulso l ' ambizione della gloria per sollevarsi su questo pandemonio , e con che rabbiosa ostinazione si rodano i cervelli per trovare la parola ed il grido che faccia voltare le centomila teste di questa folla meravigliosa ! E si prova un piacere a esser là su quel lastrico sparso d ' ambizioni stritolate e di glorie morte , su cui altre ambizioni si rizzano e altre forze si provano , senza posa ; si gode di trovarsi là , come in mezzo a una gigantesca officina vibrante e sonora ; di sentirsi aggregato anche per poco , molecola viva , al grande corpo intorno a cui tutto gravita ; di respirare una boccata d ' aria su quella torre di Babele , assistendo da un gradino della scala sterminata al lavoro immenso , confortati dal dolce pensiero .... che si scapperà fra quindici giorni . Poi facciamo una corsa di due ore , in carrozza , descrivendo un immenso zig - zag sulla destra della Senna , per veder circolare la vita nelle arterie minori di Parigi . Rivedo con vivo piacere quel verdeggiante e splendido boulevard di Sebastopoli e di Strasburgo , che par fatto per il passaggio trionfale d ' un esercito , e quella infinita via Lafayette , in cui le due striscie nere della folla si perdono allo sguardo in una lontananza vaporosa dove pare che cominci un ' altra metropoli . Ripasso per quelle smisurate spaccature di Parigi , che si chiamano il boulevard Haussman , il boulevard Malesherbes , il boulevard Magenta , il boulevard Principe Eugenio , in cui si sprofonda lo sguardo con un fremito , come in un abisso , afferrando per un braccio il compagno . Andiamo al Rondpoint de l ' Etoile a veder fuggire in tutte le direzioni , come una corona di raggi , le grandi vie che dividono in una rosa di quattordici allegri quartieri triangolari la decima parte di Parigi . Ritorniamo nel cuore della città : percorriamo la rete inestricabile delle piccole vie , piene di rumori , smaglianti di vetrine e affollate di memorie ; tutte obliquità e svolti maliziosi , che preparano le grandi vedute inaspettate dei quadrivi pieni di luce e delle vie monumentali , chiuse in fondo da una mole magnifica , che sovrasta alla città come una montagna di granito cesellato . Per tutto è una fuga di carrozze cariche di bagagli , e visi sonnolenti e polverosi di nuovi arrivati , che s ' affacciano agli sportelli a interrogare quel caos ; e vicino alle stazioni , file di viaggiatori a piedi , che s ' inseguono colla valigia in mano , come se uno l ' avesse rubata all ' altro . Non c ' è un momento di riposo , nè per l ' orecchio , nè per l ' occhio , nè per il pensiero . Sperate di bere la vostra birra in pace davanti a un caffè quasi vuoto . Illusione . La réclame vi perseguita . Il primo che passa vi mette in mano una lirica che comincia con un ' invettiva contro l ' Internazionale e finisce coll ' invitarvi a comprare un soprabito da Monsieur Armangan , coupeur émérite ; e un momento dopo vi trovate tra le mani un sonetto che vi promette un biglietto per l ' Esposizione se andate a ordinare un paio di stivali in via Rougemont . Per liberarvene alzate gli occhi . Oh Dio ! Passa una carrozza dorata di réclame coi servitori in livrea , che vi propone dei cilindri al ribasso . Guardate in fondo alla strada . Che ! A mezzo miglio di distanza , c ' è una réclame a caratteri titanici del Petit journal , - « seicento mila esemplari al giorno , tre milioni di lettori » - che vi fa l ' effetto d ' un urlo nell ' orecchio . Alzate gli occhi al cielo , allora ! Ma non c ' è di libero nemmeno il cielo . Al di sopra del più alto tetto del quartiere , si disegna nell ' azzurro , in sottili e altissimi caratteri di ferro , il nome d ' un artista delle nuvole che vuol farvi la fotografia . Non c ' è dunque altro che tener gli occhi inchiodati sul tavolino ! No , nemmeno ! Il tavolino è diviso in tanti quadretti colorati e stampati , che vi offrono delle tinture e delle pomate . Torcete il volto stizziti .... Ah disgraziati ! La spalliera della seggiola vi raccomanda un guantaio . Non resta altro rifugio che guardarsi i piedi , dunque ! No , non resta neppure questo rifugio . Sotto i vostri piedi , sull ' asfalto , c ' è un avviso a stampatello che vuol farvi mangiare alla casalinga in via della Chaussée d ' Antin . Camminando un ' ora , si legge , senza volerlo , un mezzo volume . È una inesauribile decorazione grafica variopinta ed enorme aiutata da immagini grottesche di diavoli e di fantocci alti come case , che v ' assedia , vi opprime , vi fa maledire l ' alfabeto . Quel Petit journal , per esempio , che copre mezza Parigi ! Ma bisogna o ammazzarsi o comprarlo . Tutto ciò che vi si mette in mano , dal biglietto del battello al contrassegno della seggiola su cui riposate le ossa nel giardino pubblico , tutto nasconde l ' insidia della réclame . Persino le pareti dei tempietti , dove non s ' entra che per forza , parlano , offrono , raccomandano . Ci sono in tutti gli angoli mille bocche che vi chiamano e mille mani che v ' accennano . È una rete che avvolge tutta Parigi . E tutto è economico . Potete spendere fino all ' ultimo centesimo credendo sempre di fare economia . Ma quanta varietà di oggetti e di spettacoli ! Nello spazio di quindici passi vedete una corona di diamanti , un mazzo spropositato di camelie , un mucchio di tartarughe vive , un quadro a olio , una coppia di signorine automatiche che nuotano in una vaschetta di latta , un vestimento completo da contentare l ' uomo « più scrupolosamente elegante » per otto lire e cinquanta centesimi , un numero del Journal des abrutis con un articolo a doppio taglio sull ' esposizione delle vacche , un gabinetto per gli esperimenti del fonografo , e un bottegaio che dà il volo a un nuvolo di farfalle di penna per adescare i bimbi che passano . A ogni tratto vedete schierate tutte le faccie illustri della Francia . Non c ' è città che in questo genere d ' esposizione eguagli Parigi . L ' Hugo , l ' Augier , mademoiselle Judic , il Littré , il Coquelin , il Dufaure , il Daudet , sono in tutt ' i buchi . Incontrate dei visi d ' amici da tutte le parti . E nessuna impressione , neanche dei luoghi , è veramente nuova . Parigi non si vede mai per la prima volta ; si rivede . Non ricorda nessuna città italiana ; eppure non par straniera , tanto vi si ritrovano fitte le reminiscenze della nostra vita intellettuale . Un amico vi dice : - Ecco la casa del Sardou , ecco il palazzo del Gambetta , ecco le finestre del Dumas , ecco l ' ufficio del Figaro - e a voi vien naturale di rispondere : Eh ! lo sapevo . - Così riconoscendo mille cose e mille aspetti , continuiamo a girare , rapidamente , in mezzo a incrociamenti di legni da cui non vedo come usciremo , a traverso a folle serrate che ci arrestano all ' improvviso , nelle ombre deliziose del Parco Monceaux , intorno alle grandi arcate leggiere delle Halles , davanti agli immensi « magazzini di novità » assiepati di carrozze , intravvedendo , di lontano , ora un fianco del teatro dell ' Opera , ora il colonnato della Borsa , ora la tettoia enorme d ' una Stazione , ora un palazzo incendiato dalla Comune , ora la cupola dorata degli Invalidi , e dicendoci l ' un l ' altro mille cose , e le stesse cose , e con la più viva espansione , senza pronunziare una parola e senza ricambiarci uno sguardo . Avevo inteso dire che uno straniero a Parigi non si accorge quasi che ci sia l ' Esposizione . Baie . Tutto conduce il pensiero all ' Esposizione . Le torri del Trocadero si vedono effigiate da tutte le parti , come se mille migliaia di specchi le riflettessero , e l ' immagine del Campo di Marte vi si presenta per mille vie e sotto mille forme . Tutta la popolazione sembra ed è infatti d ' accordo per fare ben riescire la festa . V ' è un raffinamento universale di cortesia . Tutti fanno la loro parte . Fin l ' ultimo bottegaio sente la dignità dell ' ospite ; si legge in viso a ogni parigino la soddisfazione d ' essere « azionista » del teatro in cui si offre al mondo il grande spettacolo , e la coscienza di essere un oggetto d ' ammirazione . Il che serve moltissimo a rendersi davvero ammirabili . La grande città fa il bocchino , è premurosa , vuol contentar tutti . E infatti a tutti i bisogni , a tutti i desiderii , a tutti i capricci , ha provvisto , in mille modi , a ogni prezzo e a ogni passo . Per questa « festa del lavoro » c ' è la febbre . Il lavoro , la pace , la grande fratellanza , la grande ospitalità fraterna , risuonano da ogni parte . E forse , anzi certo , vi si nasconde sotto un altro sentimento . È l ' amor proprio ferito in un ' altra gloria , che s ' afferra tutto alla gloria presente , per compensarsi della passata ; ed esalta con tutte le sue forze il primato che le rimane , per gettare l ' oscurità su quello , in fondo al cuore forse più caro , che ha perduto . È nondimeno prodigioso il vedere questa città , che parve un giorno caduta in fondo , sotto il peso di tutte le maledizioni di Dio , dopo sette anni , così splendida , così superba , così piena di sangue , d ' oro e di gloria ! E si prova un sentimento inaspettato arrivandoci . S ' era partiti per l ' Esposizione ; era lo scopo , la prima cosa . Appena arrivati , diventa l ' ultima . Parigi che l ' ha fatta , l ' ammazza . Si pensa , sì , che c ' è laggiù , in fondo alla grande città , uno smisurato palazzo posticcio che contiene molte bellissime cose ; ma ci si pensa quasi con dispetto , come a un importuno che voglia contendervi e turbarvi il godimento di Parigi . Il primo giorno , l ' immagine delle Torri del Trocadero m ' era odiosa . Così al Campo di Marte , estatici davanti a una bellissima ragazza inglese che lavora , degnate appena d ' uno sguardo la macchinetta ingegnosa che luccica sotto le sue mani . Arriviamo finalmente sulla Senna . Che largo e sano respiro ! E come è sempre bella questa grande strada azzurra che fugge , riflettendo i colori allegri delle sue mille case galleggianti , fra le due alte rive coronate di colossi di pietra ! Davanti e dietro di noi i ponti lunghissimi confondono i loro archi d ' ogni forma , e le strisce nere della folla che brulica dietro ai loro parapetti ; sotto , i battelli stipati di teste s ' inseguono ; frotte di gente scendono continuamente dalle gradinate delle rive e fanno ressa agli scali ; e la voce confusa della moltitudine si mesce ai canti delle mille donne affollate nei lavatoi , al suono dei corni e delle campanelle , allo strepito delle carrozze dei quais , al lamento del fiume e al mormorio degli alberi delle due rive , agitati da un ' arietta vivace che fa sentire la freschezza della campagna e del mare . Anche la Senna lavora per « la gran festa della pace » e par che spieghi più benevolmente dell ' usato , in mezzo alle due Parigi che la guardano , la sua maestà regale e materna . Qui il mio compagno non potè resistere alla tentazione di Nôtre Dame , e salimmo sulla cima d ' una delle due torri per vedere « il mostro . » Ottima cosa che mette i pensieri in calma . Bisogna almeno dominarle , queste mostruose città , in quel solo modo che ci è possibile : collo sguardo . Salimmo sulla punta del tetto della torre di sinistra , dove Quasimodo delirava a cavallo alla campana , e ci afferrammo all ' asta di ferro . Che immensità gloriosa ! Parigi empie l ' orizzonte e par che voglia coprire tutta la terra colle smisurate onde immobili e grigie dei suoi tetti e delle sue mura . Il cielo era inquieto . Le nuvole gettavano qua e là ombre fosche che coprivano spazi grandi come Roma ; e in altre parti apparivano montagne , grandi vallate e vastissimi altipiani di case dorate dal sole . La Senna luccicava come una sciarpa d ' argento da un capo all ' altro di Parigi , rigata di nero dai suoi trenta ponti , che parevan fili tesi tra le due rive , e punteggiata appena dai suoi cento battelli , che parevano foglioline natanti . Sotto , la mole delicata e triste della cattedrale , le due isole , piazze nereggianti di formiche , lo scheletro del futuro Hôtel de ville , simile a una grande gabbia d ' uccelli , e la réclame smisurata e insolente d ' un mercante d ' abiti fatti che sfondava gli occhi a mille e duecento metri di distanza . Qua e là , le grandi macchie dei cimiteri , dei giardini e dei parchi ; isole verdi in quell ' oceano . Lontano , all ' orizzonte , a traverso a brume violacee leggerissime , contorni incerti di vasti sobborghi fumanti , dietro i quali non si vede più , ma s ' indovina ancora Parigi ; da un ' altra parte , altri sobborghi enormi , affollati sulle alture , come eserciti pronti a discendere , pieni di tristezze e di minaccie ; a valle della Senna , in una chiarezza un po ' velata , come in un vasto polverio luminoso , a tre miglia da noi , le architetture colossali e trasparenti del Campo di Marte . Che belli slanci vertiginosi dello sguardo da Belleville a Ivry , dal bosco di Boulogne a Pantin , da Courbevoie al bosco di Vincennes , saltando di cupola in cupola , di torre in torre , di colosso in colosso , di memoria in memoria , di secolo in secolo , accompagnati , come da una musica , dall ' immenso respiro di Parigi ! Povero e caro nido della mia famigliuola , dove sei ? Poi il mio amico mi disse : - Ridiscendiamo nell ' inferno - e tornammo a tuffarci nell ' oscurità dell ' interminabile scala a chiocciola , dove un rintocco inaspettato della grande campana di Luigi XIV ci fece tremare le vene e i polsi come un colpo di cannone . E ritornammo sui boulevards . Era l ' ora del desinare . In quell ' ora il movimento è tale da non poterne dare un ' idea . Le carrozze passano a sei di fronte , a cinquanta di fila , a grandi gruppi , a masse fitte e serrate che si sparpagliano qua e là verso le vie laterali , e par che escano le une dalle altre , come razzi , levando un rumore cupo e monotono , come d ' un solo enorme treno di strada ferrata che passi senza fine . Allora tutta la vita gaia di Parigi si riversa là da tutte le strade vicine , dalle gallerie , dalle piazze ; arrivano e si scaricano i cento omnibus del Trocadero ; le carrozze e la folla a piedi che viene dagli scali della Senna ; flutti di gente che attraversa la strada di corsa arrischiando le ossa , s ' accalca sui marciapiedi , assalta i chioschi da cui si spandono miriadi di giornali , si disputa le sedie davanti ai caffè e rigurgita all ' imboccatura delle strade . Si accendono i primi lumi . Il grande banchetto comincia . Da tutte le parti tintinnano e scintillano i cristalli e le posate sulle tovaglie bianchissime , distese in vista di tutti . Zaffate d ' odori ghiotti escono dai grandi restaurants , di cui si vanno illuminando le finestre dei piani superiori , lasciando vedere scorci di sale luccicanti e ombre di donne che guizzano dietro le tende di trina . Un ' aria calda e molle , come di teatro , si spande , pregna d ' odor di sigari d ' Avana , dell ' odore acuto dell ' assenzio che verdeggia in diecimila bicchieri , delle fragranze che escono dalle botteghe di fiori , di muschio , di vesti profumate , di capigliature femminili ; - un odore proprio dei boulevards di Parigi , misto di grand ' albergo e d ' alcova , - che dà alla testa . Le carrozze si fermano ; le cocottes dai lunghi strascichi discendono , fra due ali di curiosi , e spariscono come freccie nelle porte delle trattorie . Fra la folla dei caffè suonano le risa argentine e forzate di quelle che siedono a crocchio . Le « coppie » fendono audacemente la calca . La gente comincia a serrarsi , in doppia fila , alle porte dei teatri . La circolazione è interrotta ogni momento . Bisogna camminare a zig - zag , a passetti , respingendo dolcemente gomiti e toraci , fra una selva di cilindri e di gibus , fra i soprabiti neri , le giubbe , i gran panciotti spettorati e le camicie ricamate , badando sempre ai piedini e alle code , in mezzo a un mormorìo sordo , diffuso , affrettato , sul quale echeggiano i colpi sonori delle bottiglie stappate , dentro un polverìo finissimo che vien su da quel terribile asfalto che brucia i talloni alle ragazze . Non è più un andirivieni di gente ; è un ribollimento , un rimescolìo febbrile , come se sotto la strada divampasse una fornace immensa . È un ozio che pare un lavoro , una festa faticosa , come una smania e un timore di tutti di non arrivare in tempo a prender posto al gran convito . Il vastissimo spazio non basta più alla moltitudine nera , elegante , nervosa , sensuale , profumata , piena d ' oro e d ' appetiti , che cerca con tutti i sensi tutti i piaceri . E di minuto in minuto lo spettacolo si ravviva . Il via vai delle carrozze somiglia alla fuga disordinata delle salmerie d ' un esercito in rotta ; i caffè risuonano come officine ; all ' ombra degli alberi si stringono i dolci colloqui ; tutto s ' agita e freme in quella mezza oscurità , non ancor vinta dall ' illuminazione notturna ; e un non so che di voluttuoso spira nell ' aria , mentre la notte di Parigi , carica di follie e di peccati , prepara le sue insidie famose . Quello è davvero il momento in cui la grande città s ' impadronisce di voi e vi soggioga , se anche foste l ' uomo più austero della terra . È il lenocinio gallico del Gioberti . È una mano invisibile che v ' accarezza , una voce dolce che vi parla nell ' orecchio , una scintilla che vi corre nelle vene , una voglia impetuosa di tuffarvi in quel vortice , e d 'annegarvi...; passata la quale si va a desinare benissimo a due lire e settantacinque . E anche il desinare è uno spettacolo per chi si ritrova impensatamente , come accadde a noi , in una trattoria vasta e rischiarata come un teatro , formata d ' una sala unica , cinta d ' una larghissima galleria , dove si sfamano insieme cinquecento persone , rumoreggiando come una grande assemblea di buon umore . E dopo vien l ' ultima scena della meravigliosa rappresentazione cominciata alle otto della mattina in piazza della Bastiglia : la notte di Parigi . Ritorniamo nel cuore della città . Qui par che faccia giorno daccapo . Non è un ' illuminazione ; è un incendio . I boulevards ardono . Tutto il pian terreno degli edifizi sembra in fuoco . Socchiudendo gli occhi , par di vedere a destra e a sinistra due file di fornaci fiammanti . Le botteghe gettano dei fasci di luce vivissima fino a metà della strada e avvolgono la folla come in una polvere d ' oro . Da tutte le parti piovono raggi e chiarori diffusi che fanno brillare i caratteri dorati e i rivestimenti lucidi delle facciate , come se tutto fosse fosforescente . I chioschi , che si allungano in due file senza fine , rischiarati di dentro , coi loro vetri di mille colori , simili a enormi lanterne chinesi piantate in terra , o a teatrini trasparenti di marionette , danno alla strada l ' aspetto fantastico e puerile d ' una festa orientale I riflessi infiniti dei cristalli , i mille punti luminosi che traspaiono fra i rami degli alberi , le iscrizioni di fuoco che splendono sui frontoni dei teatri , il movimento rapidissimo delle innumerevoli fiammelle delle carrozze , che sembrano miriadi di lucciole mulinate dal vento , le lanterne porporine degli omnibus , le grandi sale ardenti aperte sulla strada , le botteghe che somigliano a cave d ' oro e d ' argento incandescente , le centomila finestre illuminate , gli alberi che paiono accesi ; tutti questi splendori teatrali , frastagliati dalla verzura , che lascia vedere ora sì ora no le illuminazioni lontane , e presenta lo spettacolo ad apparizioni successive ; tutta questa luce rotta , rispecchiata , variopinta , mobilissima , piovuta e saettata , raccolta a torrenti e sparpagliata a stelle e a diamanti , produce la prima volta un ' impressione di cui non si può dare l ' idea . Par di vedere un solo immenso fuoco d ' artifizio , che debba spegnersi improvvisamente , e lasciar tutta la città sepolta nel fumo . Sui marciapiedi non c ' è una riga d ' ombra ; ci si ritroverebbe una spilla . Tutti i visi sono rischiarati . Si vede la propria immagine riflessa da tutte le parti . Si vede tutto , in fondo ai caffè , sino agli ultimi specchi delle sale riposte , incisi dai diamanti delle belle peccatrici . Nella folla abbonda il bel sesso che di giorno pareva sopraffatto e disperso . Gli sguardi languidi e interrogativi s ' incrociano e gareggiano . Davanti a ogni caffè c ' è la platea d ' un teatro , di cui il boulevard è il palcoscenico . Tutti i visi sono rivolti verso la strada . Ed è curioso : fuor che le carrozze , non si sente nessun forte rumore . Si guarda molto e si parla poco , o a bassa voce , come per rispetto al luogo , o perchè la gran luce impone un certo riserbo . V ' è una specie di silenzio signorile . Andate innanzi , innanzi , sempre in mezzo a un incendio , tra una folla immobile e una folla seduta , e vi sembra di passare di salone in salone , in un immenso palazzo scoperto , o per un seguito di vastissimi patios spagnuoli , fra le pompe d ' una veglia , in mezzo a un milione di invitati , senza sapere quando arriverete all ' uscita , se pur c ' è un ' uscita . E intanto , passo passo , arrivate sulla piazza dell ' Opéra . E qui Parigi notturna vi fa uno dei suoi più bei colpi di scena . Avete dinanzi la facciata del Teatro , enorme e spudorata , risplendente di lampade colossali negli intercolonni elegantissimi ; dinanzi alla quale sboccano le vie Auber e Halévy ; a destra la gran fornace del boulevard degli Italiani ; a sinistra il boulevard infocato delle Cappuccine che si prolunga fra i due muri ardenti del boulevard della Maddalena ; e voltandovi , vedete tre grandi vie divergenti che v ' abbagliano come tre abissi luminosi : la via della Pace , tutta smagliante d ' ori e di gioielli , in fondo alla quale si drizza sul cielo stellato la mole nera della colonna Vendôme ; l ' Avenue dell ' Opéra inondata di luce elettrica ; la via Quattro settembre lucente di mille fiammelle ; e sette file continue di carrozze che vengono dai due boulevards e dalle cinque strade , incrociandosi furiosamente sulla piazza , e una folla che accorre e una folla che fugge , sotto una pioggia di luce rossa e di luce bianchissima , diffusa da grandi globi di cristallo spulito , che fan l ' effetto di ghirlande e di corone di lune piene , e colorano gli alberi , gli alti edifizi , la moltitudine , dei riflessi bizzarri e misteriosi della scena finale d ' un ballo fantastico . Qui proprio si prova per qualche momento una sensazione che somiglia a quella dell ' hasciss . Quella rosa di strade sfolgoranti , che conducono al Théâtre français , alle Tuileries , alla Concordia , ai Campi Elisi , che vi portano ciascuna una voce della gran festa di Parigi , che vi chiamano e che v ' attirano da sette parti come le entrate maestose di sette palazzi fatati , vi accendono nel cervello o nelle ossa il furore dei piaceri . Vorreste veder tutto ed esser da per tutto ad un tempo ; a sentire dalla bocca del grande Got l ' efface sublime dei Fourchambault a folleggiare a Mabille , a nuotare nella Senna , a cenare alla Maison dorée ; vorreste volare di palco scenico in palco scenico , di ballo in ballo , di giardino in giardino , di splendore in splendore , e profondere l ' oro , lo champagne e i bons mots , e vivere dieci anni in una notte . Eppure non è questo il più bello spettacolo della notte . Si va innanzi fino alla Maddalena , si svolta in Rue royale , si sbocca in piazza della Concordia , e là si lascia sfuggire la più alta e più allegra esclamazione di meraviglia che strappi Parigi dalle labbra d ' uno straniero . Non c ' è sicuramente un ' altra piazza di città europea dove la grazia , la luce , l ' arte , la natura , s ' aiutino così mirabilmente fra loro per formare uno spettacolo che rapisca l ' immaginazione . A primo aspetto non si raccapezza nulla , nè i confini della piazza , nè le distanze , nè dove si sia , nè che cosa si veda . È uno sterminato teatro aperto , in mezzo a uno sterminato giardino ardente , che fa pensare all ' accampamento illuminato di un esercito di trecento mila uomini . Ma quando si è arrivati nel centro della piazza , ai piedi dell ' obelisco di Sesostri , fra le due fontane monumentali , e si vede a destra , in mezzo ai due grandi edifizii a colonne del Gabriel , la splendida Via reale , chiusa in fondo dalla facciata superba della Maddalena ; a sinistra il ponte della Concordia che sbocca in faccia al palazzo del Corpo legislativo , imbiancato da un torrente di luce elettrica ; dall ' altra parte la vasta macchia bruna dei giardini imperiali , inghirlandati di lumi , in fondo a cui nereggiano le rovine delle Tuilerie ; e dalla parte opposta il viale maestoso dei Campi Elisi , chiuso dall ' arco altissimo della Stella , picchiettato di foco dalle lanterne di diecimila carrozze e fiancheggiato da due boschi sparsi di caffè e di teatri sfolgoranti ; quando s ' abbraccia con un sguardo le rive illuminate della Senna , i giardini , i monumenti , la folla immensa e sparsa che viene dal ponte , dai boulevards , dai boschetti , dai quais , dai teatri , e brulica confusamente da tutti i lati della piazza , in quella luce strana , fra i zampilli e le cascate d ' acqua argentata , in mezzo alle statue , ai candelabri giganteschi , alle colonne rostrali , alla verzura , nell ' aria limpida e odorosa di una bella notte d ' estate ; allora si sente tutta la bellezza di quel luogo unico al mondo , e non si può a meno di gridare : - Ah Parigi ! Maledetta e cara Parigi ! Sirena sfrontata ! È dunque proprio una verità che bisogna fuggirti come una furia o adorarti come una dea ? Di là ci spingemmo ancora nei giardini dei Campi Elisi , a girare fra i teatri a cielo aperto , i chioschi , gli alcazar , i circhi , i concerti , le giostre , per interminabili viali affollati , da cui si sentivano i suoni fragorosi delle orchestre , gli applausi e le risate delle vaste platee trincanti , e le voci in falsetto delle cantatrici di canzonette , delle quali si vedevano a traverso i cespugli le nudità opulente e gli abiti zingareschi , in mezzo allo splendore dei palchi scenici inquadrati fra le piante . E volevamo andare sino in fondo . Ma più s ' andava innanzi , più quel baccanale notturno s ' allargava e s ' allungava ; dietro a ogni gruppo d ' alberi saltava fuori un nuovo teatro e una nuova luminaria , ad ogni svolto di viale ci trovavamo in faccia a una nuova baldoria ; e d ' altra parte il mio buon Giacosa mi domandava grazia da un pezzo , con voce lamentevole , dicendomi che gli occhi gli si chiudevano e che la testa non gli si reggeva più sulle spalle . Allora si ritornò in piazza della Concordia , si restò un momento in contemplazione davanti a quella meraviglia di via di Rivoli , rischiarata per la lunghezza di due miglia come una sala da ballo , e si rientrò a mezzanotte sonata nei boulevards , ancora risplendenti , affollati , rumorosi , allegri come sul far della sera , come se la giornata ardente di Parigi cominciasse allora , come se la grande città avesse ucciso il sonno per sempre e fosse condannata da Dio al supplizio d ' una festa eterna . E di là trasportammo le nostre salme all ' albergo . Ecco come passò il nostro primo giorno a Parigi . UNO SGUARDO ALL ' ESPOSIZIONE La prima volta che entrai nel recinto dell ' Esposizione dalla parte del Trocadero , mi fermai qualche minuto in mezzo al ponte di Jena per cercare una similitudine , che rendesse ai miei lettori futuri un ' immagine fedele di quello spettacolo . E mi venne in mente di paragonare il senso che si prova entrando là dentro , a quello che si proverebbe capitando in una gran piazza dove da una parte sonassero le orchestre del Nouvel - Opéra e dell ' Opéra - Comique , dall ' altra le bande di dieci reggimenti , e nel mezzo tutti gli strumenti musicali della terra , dal nuovo pianoforte a doppia tastiera rovesciata fino al corno e al tamburino dei selvaggi , accompagnati dai trilli in falsetto di mille soprani da cafè chantant , dallo strepito d ' una grandine di petardi e dal rimbombo lontano del cannone . Non è una similitudine da Antologia ; ma dà un ' idea della cosa . Infatti , arrivando sul ponte di Jena , si sente il bisogno di chiuder gli occhi per qualche momento , come arrivando su quella piazza si sentirebbe il bisogno di tapparsi le orecchie . Si resta nello stesso tempo meravigliati , stizziti , confusi e esilarati ; che so io ? - incerti fra l ' applauso e la scrollata di spalle , fra l ' ammirazione e la delusione ; in una di quelle incertezze in cui , per solito , dopo aver lungamente meditato , si prende la risoluzione di accendere il sigaro . Figuratevi , da una parte , sopra un ' altura , quell ' enorme spacconata architettonica del palazzo del Trocadero , con una cupola più alta di quella di San Pietro , fiancheggiata da due torri che arieggiano il campanile , il minareto ed il faro ; con quella pancia odiosa e quelle due grandi ali graziosissime , colle sue cento colonnine greche , coi suoi padiglioni moreschi , coi suoi archi bizantini ; colorito e decorato come una reggia indiana , da cui precipita un torrente d ' acqua in mezzo a una corona di statue dorate : - un arco d ' anfiteatro immenso che corona l ' orizzonte e schiaccia intorno a sè tutte le altezze . Dalla parte opposta , a una grande distanza , rappresentatevi quell ' altro smisurato edificio di vetro e di ferro , dipinto , stemmato , dorato , imbandierato , scintillante , coi suoi tre grandi padiglioni trasparenti , colle sue statue colossali , colle sue sessanta porte , maestoso come un tempio e leggiero come una sola immensa tenda d ' un popolo vagabondo . Fra questi due enormi edifizi teatrali , raffiguratevi quel gran fiume e quel gran ponte ; e a destra e a sinistra del fiume , un labirinto indescrivibile d ' orti e di giardini , di roccie e di laghi , di salite , di discese , di grotte , d ' acquarii , di fontane , di scali , di viali fiancheggiati da statue : una miniatura di mondo ; una pianura e un ' altura su cui ogni popolo della terra ha deposto il suo balocco ; un presepio internazionale , popolato di botteghe e di caffè africani ed asiatici , di villini , di musei e d ' officine , in mezzo alle quali una piccola città barbaresca alza i suoi minareti bianchi e le sue cupole verdi , e i tetti chinesi , i chioschi di Siam , le terrazze persiane , i bazar di Egitto e del Marocco , e innumerevoli edifizi di pietra , di marmo , di legno , di vetro , di ferro , di tutti i paesi , di tutte le forme e di tutti i colori , sorgono l ' uno accanto all ' altro e l ' un sull ' altro , formando come un modellino di città cosmopolita , fabbricata , per esperimento , dentro a un gran giardino botanico , per esser poi rifatta più grande . Rappresentatevi questo spettacolo e la popolazione stranissima di venditori e di guardiani che lo anima : tutti quei neri ambigui , quegli arabi impariginati , quell ' orientalume ritinto , quell ' Africa da comparsa , quell ' Asia da camera ottica , tutta quella barbarie ripulita , inverniciata e messa in vetrina col nastrino rosso al collo ; e quell ' inesauribile folla nera di curiosi che girano lentamente , coll ' andatura stracca e gli occhi languidi , guardando da tutte le parti senza saper dove battere il capo .... Ebbene ? Che cosa dirne ? Non ci manca che il teatrino di Guignol . È un grande Broeck assai più bello , senza dubbio , e più svariato di quello d ' Olanda ; una bella enciclopedia figurata per i ragazzi studiosi : proprio da far domandare se è da vendere prima che il 1879 butti in aria ogni cosa con un gran colpo di scopa ; uno spettacolo unico al mondo , veramente ; immenso , splendido e bruttino , che innamora . Il primo senso schietto di meraviglia si prova entrando nel vestibolo del palazzo del Campo di Marte . Par d ' entrare in una enorme navata di cattedrale scintillante d ' oro e innondata di luce . È più lungo d ' un terzo della navata maggiore di San Pietro , e l ' Arco della Stella potrebbe ripararsi sotto le volte dei suoi padiglioni senza urtarvi la fronte . Qui si comincia a sentire il ronzio profondo della folla di dentro , che somiglia a quello d ' una città in festa . La gente si aggruppa intorno alla statua equestre di Carlo Magno , davanti al tempietto classico delle porcellane di Sévres , ai piedi dell ' altissimo trofeo del Canadà , che s ' innalza all ' estremità del vestibolo come un ' antica torre d ' assedio , e una doppia processione sale e scende per le scale di quel bizzarro palazzo indiano , sostenuto da cento colonnine e coronato da dieci cupole , nel quale bisogna entrare assolutamente per accertarsi che non c ' è una nidiata di principessine dell ' Indostan da rapire . Un gruppo di curiosi affascinati circonda la vetrina dei diamanti reali d ' Inghilterra , fra i quali scintilla sopra un diadema il Kandevassy famoso , del valore di tre milioni di lire , abbagliante e perfido come la pupilla fissa d ' una fata , che nello stesso punto vi arda il cuore e vi danni l ' anima . Ma tutto è oscurato dai tesori favolosi delle Indie , da quel monte di armature , di coppe , di vassoi , di selle , di tappeti , di narghilè , sfolgoranti d ' oro , d ' argento e di gemme , che fan pensare alle ricchezze d ' una di quelle regine insensate delle leggende arabe , dai capricci immensi e inesorabili , che stancano le bacchette onnipotenti dei genii . E veramente quando si pensa che son tutti doni spontanei di principi o di popoli , ci si crede , senz ' alcun dubbio ; ma si guarda intorno involontariamente , con una vaga idea di trovar là , a ' piedi della statua equestre del principe di Galles , tutti i donatori scamiciati e legati . E si pensa pure , qualche volta , se in tutto quel tratto di vestibolo pieno di tesori , compreso fra il palazzo indiano e la statua del principe , accatastandoli bene dal pavimento alla volta , pigiandoli , non lasciandoci nemmeno un piccolissimo vano , ci starebbe la metà degli scheletri dei morti di fame nelle Indie al tempo dell ' ultima carestia . Dato uno sguardo al vestibolo , m ' affacciai subito con viva curiosità alla porta interna che dà sulla via delle nazioni Sì , è un po ' una cosa da teatrino , ma bella ; un grazioso scherzo combinato da venti popoli , ingegnosamente ; mezzo mondo veduto di scorcio ; la via d ' una grande città di là da venire , in un tempo di fratellanza universale , quando saranno sparite le patrie . A primo aspetto non sembra che una splendida bizzarria , e si pensa che il mondo ha avuto un quarto d ' ora di buon umore . Tutta quella linea così mattamente spezzettata di tetti acutissimi , di torricciuole gotiche , di chioschetti e di campanili , di guglie e di piramidi , quella fuga di facciate di colori vivissimi , lucenti di mosaici e di dorature , ornate di stemmi , decorate di statue , coronate di bandierine che s ' aprono in colonnati ed in portici e sporgono in terrazze a balaustri , in balconi vetrati , in loggie aeree , in scale esterne e in gradinate , fra aiuole di fiori e zampilli di fontane ; quella fila di villini , di reggie , di chiostri , di palazzine , dei quali non si riconosce subito nè la nazionalità nè lo stile , non destano da principio che un senso di confusione piacevole , come il frastuono allegro d ' una festa . Ma dopo la prima corsa , quando si son riconosciuti gli edifizi , lo spettacolo muta significato . Allora da ognuna di quelle facciate esce un ' idea , l ' espressione di un sentimento diverso della vita , e come un soffio d ' aria d ' un altro cielo e d ' un altro secolo , che bisbiglia nomi d ' imperatori e di poeti , e porta il suono di musiche lontane , piene di pensieri e di memorie . E fanno una impressione strana tutti quei belli edifizi muti e senza vita . Pure che dentro vi si prepari qualche cosa , e che al sonare di mezzogiorno , come da tante cassette di orologi , debbano affacciarsi improvvisamente a tutte quelle finestre e a tutte quelle porte , e correre lungo le balaustrate , castellani inglesi e borgomastri fiamminghi , girolamiti del Portogallo e sacerdoti dell ' Elefante bianco , mandarini e sultane , e ateniesi del tempo di Pericle e gentildonne italiane del quattordicesimo secolo , e fatte le loro riverenze automatiche , rientrare alla battuta dell ' ultim ' ora . La via è lunghissima . Stando a metà si vede appena in fondo , confusamente , la facciata rossa e bianca dei Paesi Bassi e la ricchissima porta claustrale del Portogallo , accanto alla quale i piccoli Stati africani ed asiatici aggruppano le loro bizzarre architetture variopinte , schiacciate dall ' edifizio elegante ed altiero dell ' America del Sud . Più in qua signoreggia il palazzo del Belgio , severo e magnifico , colle sue belle colonne di marmo scuro , dai capitelli dorati ; e fra il Belgio aristocratico e la Danimarca pensierosa , fa capolino timidamente , come una prigioniera , la piccola Grecia bianca e gentile . Alcune facciate par che abbiano un senso politico . La Svizzera slancia innanzi bruscamente , con una specie d ' insolenza democratica , il suo enorme tetto bernese accanto alla mole giallastra della santa Russia , che affetta la superbia minacciosa d ' un castello imperiale . Fra il lungo porticato austriaco e la faccia nera e fantastica della China , s ' alza la Spagna arabescata e dorata dei Califfi ; e fanno uno strano senso , dopo le due casette semplici e quasi melanconiche della Scandinavia , le arcate teatrali d ' Italia , messe in rilievo dalle tende purpuree ; dietro alle quali salta fuori inaspettatamente la facciata rustica del Giappone colle sue grandi carte geografiche piene di pretensione scolaresca . E finalmente , più vicino all ' entrata , dan nell ' occhio gli Stati Uniti sdegnosi , che non vollero prender parte alla gara , contentandosi di esporre fieramente i loro cinquanta stemmi repubblicani sopra una piccola casa bianca e vetrata , accanto alla quale s ' alzano i cinque edifizi graziosi dell ' Inghilterra . Una folla di stranieri che vanno e vengono , tutti col viso rivolto dalla stessa parte , cercando curiosamente l ' immagine della patria , e riconoscendola con un sorriso , dà a questa strana via un aspetto amabile d ' allegrezza , e come un ' aria di pace e di cortesia , che mette il desiderio di distribuire strette di mano da tutte le parti , e di fondare un giornaletto settimanale per intimare il disarmo dell ' Europa . Per prima cosa entrai nell ' immenso palazzo coperto delle « sezioni straniere » e mi trovai in mezzo al magnifico disordine dell ' Esposizione d ' Inghilterra . Qui la prima idea che passa per il capo è di voltar le spalle e di tornarsene a casa . Il primo giorno si passa fra tutte quelle meraviglie inglesi con una indifferenza di cretini . Si gira per un pezzo in mezzo ai cristallami purissimi , alle ceramiche , alle orerie , ai mobili , a oggetti d ' arte improntati delle ispirazioni di tutti i tempi o di tutti i popoli ; frutti dell ' ingegno e della pazienza , che riuniscono la bellezza e l ' utile , e accusano il lusso severo d ' un ' aristocrazia straricca e fedele alle sue tradizioni , e l ' osservazione variatissima di un popolo sparso per tutta la terra ; e qui si sente l ' aria delle grandi officine di Manchester , là si vive un istante in un castello delle rive del Tamigi , più in là spira la poesia intima e quieta dell ' home modesto , che aspetta la fortuna dal navigatore lontano . Si passa fra le grandi alghe marine del Capo di Buona Speranza , fra i canguri e gli eucalipti di Victoria e della Nuova Galles , fra i minerali di Queensland , fra i gioielli bizzarri dell ' Australia del Sud , tra un ' esposizione interminabile di flore , di faune , di industrie e di costumi di tutte le colonie dell ' immenso regno , e non s ' è ancora arrivati in fondo che s ' è già fatto cento volte col pensiero il giro del globo , e s ' è sazii . Ma ogni cambiamento di « sezione » fa l ' effetto di una rinfrescata alla fronte . Cento passi più in là , è un altro mondo . Vi trovate improvvisamente davanti a uno spettacolo nuovissimo . È da ogni parte un sollevarsi e un abbassarsi di letti chirurgici , un allargarsi e un restringersi di sedie , che sembravan vive , per le operazioni oculistiche ; un girar di tavole anatomiche , un aprirsi di dentiere , un alzarsi di ferri minacciosi e feroci , uno scricchiolio e uno scintillamento che mette freddo nelle ossa . Non c ' è bisogno di chiedere in che parte del mondo ci si trovi . L ' oreficeria solida , i vasi enormi d ' argento , gli orologi dei minatori della California , i trofei delle ascie di Boston , i congegni elettrici , le carte monetate , le vetrine irte di ferro e le mitragliatrici formidabili ; una certa fierezza poderosa e rude di cose utili , annunzia l ' esposizione degli Stati Uniti , non so se rallegrata o rattristata da una musica fragorosa d ' organi , d ' armonium e di pianoforti , la quale seconda mirabilmente le divagazioni della fantasia in mezzo ai mille oggetti che ricordano le lotte e i lavori immani dei coloni nelle solitudini del nuovo mondo . Ma un nuovo spettacolo cancella subito questa impressione violenta , La ricchezza dei legni scolpiti delle vetrine annunzia il paese delle grandi foreste , e mille immagini rammentano la dolce tristezza dei bei laghi coronati di montagne irte di pini e bianche di neve . In mezzo ai prodotti delle miniere di Falum e ai blocchi di nikel , si alzano i trofei di pelliccie , circondati di teste d ' orsi , di lontre e di castori ; le stufe colossali , le piramidi nere di bottiglie sferiche , i pattini , i cordami , e i grandi mucchi di fiammiferi svedesi ; ai quali succedono le ceramiche in cui brilla un riflesso pallido dei mari boreali , e i mille oggetti scolpiti dai contadini norvegi nelle veglie interminabili delle notti d ' inverno . Immagini e colori che presentano tutti insieme un gran quadro malinconico , nel quale matte appena un sorriso la bianchezza argentea delle filigrane di Cristiania , come uno spiraglio sereno in un cielo rannuvolato . Lo spiraglio però s ' allarga improvvisamente all ' uscire dalle sale della Scandinavia , e alle brume boreali succede in un batter d ' occhio l ' ampio sereno immacolato di un cielo primaverile ; un popolo di statue candide , uno sfolgorìo diffuso di cristalli , un luccichio di sete e di musaici , un riso di colori e di forme , davanti a cui tutti i visi si rischiarano , tutti i cuori s ' allargano , e tutte le bocche dicono : - Italia - prima che gli occhi ne abbiano letto l ' annunzio . È un vero colpo di scena , al quale segue immediatamente un altro non meno meraviglioso . Passate la soglia d ' una porta : avete fatto un viaggio di mare di due mesi . Siete in un altro emisfero . Vi trovate dinanzi a un ideale artistico nuovo , che urta e scompiglia violentemente tutte le immagini che vi si sono affollate nel capo fino a quel punto ; in mezzo a visi esotici , a oggetti strani , a combinazioni inaspettate di colori , a prodotti bizzarri d ' industrie enigmatiche , che mandano profumi sconosciuti , e destano a poco a poco , oltre la curiosità , un ' ammirazione accresciuta di non so che simpatia intima , come di natura . È il Giappone , la Francia dell ' Asia , che espone i suoi vasi colossali dipinti su fondo d ' oro , i salotti arredati di mobili di porcellana , i quadri di seta ricamati a uccelli e a fiorami , le intarsiature d ' avorio , di lacca e di bronzo , e mille piccole meraviglie innominabili ; e in ogni cosa quella nitidezza cristallina , quella perfezione disperata delle minuzie , quella finezza aristocratica di colori , quell ' ingenuità gentile d ' immaginazione femminea , che è l ' impronta propria e indimenticabile dell ' arte sua . Il Giappone prepara alla China ; ma è in ogni modo un gran salto . Alla musica dei colori succede il tumulto , al grazioso il grottesco , al finito il tormentato , alla varietà la confusione , al capriccio la follia . Al primo entrare , la vista rimane offesa . In mezzo ai mobili di mille forme sconosciute , di legno di rosa o di legno di ferro , intarsiati di avorio o di madreperla , cesellati con una pazienza prodigiosa , si rizzano i baldacchini purpurei , i paraventi dipinti di giardini misteriosi , i parafuochi ricamati di farfalle argentee e di uccelli dorati , le pagode a sette piani coperte di chimere e di mostri , i chioschi snelli dai tetti arrovesciati e frangiati , su cui spenzolano dalla vôlta le enormi lanterne fantastiche , simili a tempietti aerei d ' oro e di corallo , fra le pareti coperte di grandi stendardi di seta gialla ornati di caratteri cabalistici di velluto nero ; dai quali , abbassando lo sguardo , si ritrovano le portantine delle dame , i bottoni dei mandarini , le scarpette ricurve , le pipe da oppio , le bacchettine da riso , i bizzarri strumenti di musica , e immagini della vita chinese d ' ogni tempo e d ' ogni ceto , che appagano cento curiosità , svegliandone mille , e metton la testa in tumulto . Ah ! come si riposa l ' occhio e la mente uscendo dalla porta rossa di Pekino ! Par di tornare nella propria patria , in mezzo ai fratelli e agli amici . Siviglia canta , Granata sorride , Barcellona lavora . Alla prima occhiata riconosco le mie belle amiche dei venticinque anni . Ecco la chitarra di Figaro , ecco i pugnali di Toledo , ecco le mantiglie insidiose , le scarpettine calamitate , i ventagli che parlano , i bustini che fanno scattare le braccia , le stoffe pittoresche della Catalogna e dell ' Andalusia , e i vasi moreschi , e i ricami di seta dei chiostri antichi , e gli svelti fantaccini di Espartero e di Prim , che drizzano i loro graziosi cappelletti alla Ros in mezzo ai cannoni che fulmineranno il terzo esercito di don Carlos . Ma è una visione fuggitiva . Passano i Pirenei , passano le Alpi ; uno scintillio diffuso di cristallami , che mandano riflessi di tutti i metalli e di tutte le perle , fra cui brilla da ogni parte il widerkomme verde , stemmato e coronato , annunzia la Boemia . Si va innanzi fra la mostra splendida dell ' orologeria viennese e i ricchi mobili improntati del gusto del cinquecento e del gusto nuovissimo , sposati graziosamente ; a traverso a un museo di pipe splendide , in mezzo a mucchi di saponi del Danubio , dell ' apparenza di formaggi e di frutti , fra i tessuti di vetro e i prodotti delle miniere d ' Ungheria , che mostra la novità preziosa del suo opale nero ; e poi .... dove si riesce ? Siamo nell ' estremo settentrione o nell ' estremo oriente ? Si può credere l ' uno e l ' altro . Son due spettacoli in uno . Di qua , le pietre preziose della Siberia , i grandi blocchi di malachite dell ' Ural , gli orsi bianchi , e la volpe azzurra , le stufe enormi , le stoffe porporine di Mosca , mille scene dipinte della vita russa , intima e grave , e saggi ingegnosi di nuovi metodi d ' insegnamento , che rivelano una cultura fiorente ; di là , i vestiarii briganteschi e splendidi del Caucaso , i pugnali e i gioielli barbarici , e un barlume del cielo di Tartaria e un riflesso del sole di Persia ; e poi l ' oreficeria e la ceramica dall ' impronta bizantina , fra cui brillano i grandi piatti di mosaico a fondo d ' oro , nuova gloria di Mosca : una esposizione varia e tumultuosa che conduce il pensiero a salti , d ' oggetto in oggetto , dalle rive della Vistola alla muraglia della China , e lascia quasi sgomenti dinanzi all ' immagine dell ' Impero smisurato e deforme . Improvvisamente un alito d ' aria montanina vi porta una vaga fragranza d ' Italia , e vi ritrovate in mezzo a mille cose e a mille colori famigliari al vostro sguardo . La Svizzera c ' è tutta , verde , fresca , nevosa , vigorosa , ricca e contenta . Ginevra ha mandato i suoi orologi , Neufchâtel i suoi gioielli , Choume le sue maioliche , Glaris le sue indiane , Zurigo le sue sete , Interlaken le sue sculture , Vevey i suoi sigari , e San Gallo e Appenzel hanno riempito una vasta sala dei loro ricami insuperabili , davanti a cui s ' accalca una folla meravigliata . Ma di qui s ' intravvede già , nelle sale vicine , l ' arte e la splendidezza d ' un popolo più fine e più opulento . Qui decorazioni d ' appartamenti principeschi , pulpiti e seggioloni di cori , prodigiosamente scolpiti , che si riflettono nei palchetti intarsiati e negli specchi colossali , in mezzo ai bronzi e ai pianoforti ; e una ceramica superba che riproduce i grandi capolavori della pittura nazionale . Le trine di Malines riempiono della loro grazia aerea ed aristocratica una sala affollata di signore che gettan lampi dagli occhi . Dalle pareti pendon le tappezzerie istoriate d ' Ingelmunter , le belle armi di Lièges , vicino alle sculture in legno di Spa e ai prodotti metallurgici della Vecchia montagna ; dopo i quali si può prendere un po ' di respiro in un gabinetto di Re Leopoldo , scolpito in legno di quercia , che fa sinceramente desiderare , per un ' oretta al giorno , la corona del Belgio . E poi un contrasto curiosissimo : le esposizioni di due paesi profondamente diversi , che par che si guardino l ' un l ' altro , stupiti di trovarsi di fronte . Figuratevi da una parte le pelli degli orsi bianchi uccisi dai navigatori danesi in mezzo ai ghiacci polari , dall ' altra i tappeti fatti a mano dalle belle fanciulle brune nei villaggi irradiati del Peloponneso ; di qui i legni della foresta di Dodona , di là gli zoccoli delle grosse contadine di Fionia ; a destra i marmi delle miniere del Laurium , che rammentano le glorie dello scalpello antico ; a sinistra le reti dei pescatori del Baltico , che fanno sentire nella mente echi lontani di canzoni pie e melanconiche ; e dirimpetto alle immagini degli oggetti ritrovati negli scavi delle terre famose , di fronte alla poesia delle rovine immortali e delle ceneri glorificate dal mondo , i visi pacati , i costumi semplici , le feste patriarcali di un popolo grave e paziente , industrioso ed economo , che ispira l ' amore del lavoro tranquillo e della vita oscura e raccolta . Di là dalla Danimarca , s ' apre un nuovo infinito orizzonte , dinanzi al quale il visitatore si arresta , e gli balenano alla mente i pampas sterminati , le tempeste di sabbia , i nembi di cavallette , gli armenti innumerevoli , i viali deserti fiancheggiati da monumenti titanici di pietra , e le foreste senza fine e le immense valli solitarie su cui sorge appena l ' aurora della vita umana , e qua e là , dietro un velo di nebbia , faccie mostruose e stupefatte , di Incas , che tendon l ' orecchio agli squilli vittoriosi della civiltà che s ' avanza . Qui è un labirinto di sale e di gallerie , che vi conducono dal Perù all ' Uraguay , dall ' Uraguay a Venezuela , a Nicaragua , al Messico , a San Salvador ad Haiti , alla Bolivia , tra i mobili di Buenos Ayres e gli abbigliamenti delle signore di Lima , fra i cappelli di foglie di sen , le stoffe d ' alpaga e i tappeti di lama , in mezzo alle canne di zucchero , ai bambù , alle liane , alle scaglie di coccodrillo , agl ' idoli informi , alle memorie dei primi conquistatori ; fin che il quadro selvaggio e grandioso , che vi riempie di pensieri solenni , s ' interrompe bruscamente fra i mille colori ridenti e i mille ninnoli puerili d ' un bazar musulmano , da cui , fra due pesanti cortine , s ' intravvedono le pareti misteriose d ' un arem . Eccovi a Tunisi . E oramai , per un pezzo , non uscirete dai paesi « prediletti dal sole » . Ecco le graziose decorazioni moresche dell ' impero dei Sceriffi , accanto al quale la Persia mostra i suoi tappeti regali e le sue ricche armi damascate . Poi un piccolo gruppo di paesi semifavolosi , e un visibilio di cose indescrivibili , che mi par di aver viste sognando : Annam coi suoi mobili grotteschi e coi suoi ventagli incredibili ; Bankok coi suoi strumenti d ' una musica dell ' altro mondo e colle maschere mostruose dei suoi attori drammatici ; Cambodge .... Ah ! è bravo chi si ricorda di Cambodge . E dopo la favola vien la barzelletta , gli stati putti , i nani della festa , che si rizzano l ' uno sulle spalle dell ' altro , in Via delle nazioni , per parer di statura : Monaco che offre una tavola , Lussemburgo che mostra dei banchi di scuola , Andorre che presenta le sue leggi , San Marino che fa vedere una macchinetta . Qui l ' Esposizione volge un poco all ' ameno . Ma si ripiglia immediatamente , ricca e severa , colle arcate del chiosco di Belem e colle mura dell ' abbazia di Bathala , fra i modelli dell ' antica architettura portoghese sopravvissuta al terremoto famoso , negli splendidi vasi moreschi , nelle sculture in legno , nelle belle stuoie di Lisbona e nelle innumerevoli figurine d ' argilla dipinte , che rivelano tipi , foggie e costumi , e vi fanno vivere un ' ora nella città di Camoens in via do Chiado a al paseio don Pedro de Alcantara , in mezzo ai fidalgos , ai marinai , ai toreros , e ai tagliacantoni inferraiolati e alle belle ragazze brune del Bairro alto . E finalmente lo spettacolo cambia per l ' ultima volta . Si rientra nella nebbia del settentrione in mezzo a un popolo ben coperto e ben pasciuto , che trinca , fuma e lavora , col corpo e coll ' anima in pace , e qui si ritrovano le sue dighe e i suoi canali , le sue stanzine piene di comodi , le sue grosse massaie , le sue tavole apparecchiate , i mercati e le scuole , i ponti e le slitte : tutta l ' Olanda , umida e grigia , nella quale termina il mondo e la visione faticosa svanisce . Usciti di qui , è bene scappare , se si può , a prender le doccie nella più vicina casa di bagni , e poi si ritorna per vedere « la sezione francese . » Fatto il conto , è una passeggiata di ottomila passi . Son circa duecento sale , varie di colore e di gradazione di luce , ma quasi tutte rischiarate da una luce soave , in cui l ' occhio si riposa . Ora par d ' essere in una reggia , ora in un museo , ora in una chiesa , ora in un ' Accademia . La Francia si prese , in spazio , la parte del leone ; ma seppe mostrarsene degna . Una delle mostre più belle è quella dei cristallami , in una vastissima sala bianca e azzurrina , che attira gli sguardi da tutte le parti . È una foresta di cristallo inondata di luce , un palazzo di ghiaccio traforato e niellato , tutto trasparenza e leggerezza , nel quale brillano i colori di tutti i fiori e di tutte le conchiglie , e lampeggia l ' oro e l ' argento , fra un barbaglio diffuso di scintille diamantine e un ' incrociamento d ' iridi infinite , che fa socchiudere gli occhi . Lascio ad altri la descrizione dei grandi lampadarii dalle miriadi di prismi , dei candelabri e dei vasi cesellati , delle bottiglie e delle tazze elegantissime color di cielo , di sangue e di neve , delle imitazioni di Murano del Baccarat o dei famosi vetri , smaltati del Broccard . Io mi ristringo ad esprimere una matta ammirazione per la leggerezza miracolosa dei servizi da tavola di Clichy , fabbricati proprio per un banchetto di regine di diciott ' anni , bionde e sottili come creature d ' un sogno . Ah ! detesto il grosso banchiere che metterà quella grazia davanti ai suoi grossi amici della Borsa , sulla mensa del giorno di Natale ! I tesori più preziosi dell ' Esposizione son quasi tutti là presso . Fatti pochi passi , si arriva nello scompartimento dei gioielli , che è un solo enorme scrigno , che contiene ottanta milioni di lire in perle e in diamanti ; pieno di rarità bizzarre e di lavori meravigliosamente delicati , da far desiderare a un osservatore onesto d ' aver le mani legate ; e nelle sale dell ' oreficeria , in mezzo ai vasi e alle statuette da salotti reali , alle posate d ' oro , agli altari sfolgoranti , a mille piccoli capolavori da grandi borse che metterebbero il furore del lusso casalingo in un Arabo del deserto . Arrivati là s ' è chiamati in un ' altra parte da una musica strana . È un gran numero di uccelli meccanici , che fischiano , pigolano e trillano , aprendo il becco e dimenando graziosamente la testa e la coda , per annunziare l ' esposizione dell ' orologeria ; nella quale son raccolti i più bei lavori dei quarantamila operai di Besançon , dagli orologi microscopici che si possono spedire alla fidanzata nella busta d ' una lettera , ai macchinoni che vi suonano a festa l ' ora dei dolci appuntamenti coi rintocchi d ' una campana da cattedrale . Quasi tutti gli scompartimenti sono preannunziati da qualche cosa . Arrivati a un certo punto , sentite un fracasso Indemoniato d ' organi , di clarini , di violoncelli , di trombe , che sembra un ' orchestra di pazzi : è l ' esposizione degli strumenti di musica . Passate per le sale delle tappezzerie e dei tappeti , decorate di nero : a un tratto un ' aria infocata vi soffia nel viso , la decorazione si fa rossa di fiamma , vi ritrovate in mezzo ai forni , ai fornelli , ai cammini , alle cucine a gaz , alle lampade fotoelettriche , ai caloriferi e alle stufe che allungano in tutte le direzioni le loro gigantesche braccia nere , e danno alla sala l ' aspetto cupo d ' un ' officina . Ma qui vi sentite già dare al capo un misto di profumi femminei , che vi mettono in ribollimento l ' immaginazione , e un passo più là siete nell ' esposizione seducente delle profumerie , splendida di mille colori , dove , chiudendo gli occhi , sognate in un minuto secondo tutti i peccati mortali di Parigi , Questi contrasti son frequentissimi . Girate , per esempio , nello scompartimento del così detto article de Paris , pieno di cofanetti , di pettini , di canestrini , di scrignetti , d ' infiniti ninnoli graziosi e preziosi , che esprimono tutte le più raffinate mollezze della vita signorile , e già vi sentite come viziati da mille desiderii da bellimbusto e da donnetta : ecco tutt ' a un tratto una raffica brutale di vento oceanico e un coro di voci rudi e sinistre , che vi dà una scossa alle fibre . Siete entrati in una vasta sala decorata selvaggiamente di reti e di cordami enormi , in mezzo ai prodotti delle colonie francesi , tra le lancie e le freccie , tra gli uccelli strani e i feticci mostruosi , tra i bambù della Martinica e i piedi d ' elefante della Cocincina ; tra i vegetali del Senegal e i lavori dei deportati della Nuova Caledonia ; tra mille cose che vi raccontano storie di fatiche , di dolori e di pericoli , da cui uscite pensierosi e ritemperati . Di qui ritornate nella civiltà , fra le meraviglie della ceramica , in una sala che presenta l ' aspetto di una galleria di quadri ; nella quale si vedono gli appassionati senza quattrini cogli occhi fuor della testa . Qui c ' è la varietà e la ricchezza d ' un industria fiorente , piena di speranze e d ' ardimenti , a cui sorride la fortuna : imitazioni dell ' antico , tradizioni ringiovanite , vittorie nuove dell ' arte , come lo smalto a fondo d ' oro e il rosso ottenuto mirabilmente ; busti e statue , paesaggi , figurine , fiori , ritratti , d ' un colorito fresco e possente , che paiono pitture ad olio ; le pareti coperte di terre cotte , di porcellane , di lave smaltate , di cammini altissimi , e d ' ogni sorta di decorazioni colossali , che promettono alla nuova ceramica uno splendido avvenire di conquiste sull ' architettura ; già incominciate , di fatto , nel palazzo stesso dell ' Esposizione . Poi vengono le regioni che s ' attraversano di corsa ; selve di lame sguainate e irte , e file di sale in cui non son che fili e tessuti ; dove grazie alla solitudine , potete prendere l ' andatura libera del viandante dalle ossa rotte . Improvvisamente vi fermate davanti alla magnificenza delle sete : sete di tutti i colori e di tutti i disegni , antiche e nuove , fra cui risplendono quelle ricamate d ' oro e d ' argento , che piglieranno la via dell ' Oriente , per esser tagliate in caffettani e in calzoncini per le belle donne degli arem . Qui , per le signore , comincia il regno della tentazione . Le più riserbate non riescono a padroneggiarsi . È una cosa amenissima vedere gli sguardi languidi , sentire i sospiri amorosi e le esclamazioni irresistibili di meraviglia , che suonano dinanzi a quelle vetrine . S ' entra nelle sale delle trine , dove c ' è il lavoro di cinquecento mila mani di donna ; veli e gale da imperatrici , che si manderebbero in aria con un soffio , quadri di pizzo pieni di figurine aeree , ombrellini e ventagli che paion fatti di ragnateli , e ricami di fata , vere pitture dell ' ago , che farebbero domandare su due piedi , come un re delle Mille e una notte , la mano della ricamatrice incognita , a rischio di legarsi a un rosticcio . Poi si capita in un giardino d ' Andalusia nei primi giorni di maggio , in mezzo alle penne e ai fiori ; e di là fra i vestimenti dei due sessi , da cacciatore e da amazzone , da ballo , da bagno , da nozze , da morte , pei ministri , per le commedianti e pei putti ; meraviglie d ' eleganza e di gusto , dinanzi a cui si vedono dei sarti di provincia immobili , in atto di profondo scoraggiamento . Qui c ' è un ' alcova misteriosa , tutta bianca , azzurrina e rosea , rischiarata da una luce languidissima , in cui vi sloghereste le braccia a abbracciare , tanti e così gentili e così provocanti sono i bustini da verginelle , da matrone , da belle trentenni nervose e da maschiette cresciute tutt ' a un tratto , che vi svelano i più preziosi segreti della bellezza femminile d ' ogni età e d ' ogni complessione . Di là si ritorna fra i ventagli dipinti da artisti celebri che fanno fresco al viso e al pensiero con paesaggi deliziosi delle Alpi e del Reno ; poi in un bazar di calzature che rivende quelle di Stambul , dove potete passare un ' ora piacevole a calzare piedini immaginarii di principesse circasse e di marchesine spagnuole ; poi fra gli scialli dorati della Compagnia delle Indie ; poi nelle sale degli oggetti da viaggio e da accampamento , che fanno ribollire il sangue dei vagabondi ; poi nell ' esposizione dei giocattoli ; dove tutto move , strepita , salta , canta , tintinna , da far disperare tutti i bebés dell ' universo . Ma è la profusione delle cose che sgomenta . Entrate fra le bretelle : c ' è da imbretellare tutti i giubilati d ' Italia ; tra i legacci : ce ne sono da provvedere tutti gli innamorati della Frisia per i loro regali di nozze . Così nella galleria lunghissima delle arti liberali , decorata con una semplicità severa , dalla sala delle missioni giù giù fra le biblioteche e le mappe , fra gli strumenti chirurgici e i modelli anatomici , dove s ' arrestano pochi visitatori silenziosi , che meditano e notano . Qui c ' è la splendida esposizione libraria della Francia , prima fra tutte , dove gli editori espongono sulle pareti , come titoli di nobiltà , gli elenchi interminabili degli autori illustri a cui prestarono i tipi : una collezione di gioielli del Plon , del Didot , del Jouvet , dell ' Hachette , che annunzia al mondo il connubio desiderato e glorioso del genio dell ' Ariosto e dell ' ispirazione del Dorè ; e le legature delicate e magnifiche del Rossigneux , dinanzi a cui la mano si slancia prima al portamonete , e poi si alza a dare una grattatina rassegnata alla barba . E via , a traverso all ' esposizione brillante delle armi , nelle sale della scultura dei metalli , che è un vasto museo d ' orologi monumentali di bronzo , di statue d ' argento di grandezza umana , di candelabri , di lampade e di lanterne da vestiboli di reggia ; a cui tien dietro , in una doppia fila senza fine di saloni aperti come teatri , la mostra meravigliosa del mobilio , nella quale s ' alternano colle bizzarrie graziose della moda le forme correttamente eleganti del rinascimento ; dopo di che non resta che la galleria dei prodotti . Ci avete però un quarto d ' ora di cammino fra i lavori ciclopici dell ' industria metallurgica , fra migliaia di tubi enormi che presentan l ' aspetto delle pareti d ' una grotta di basalto , a traverso a foreste di ferro e di rame , in mezzo alle opere innumerevoli della galvanoplastica , fra cui torreggia il vaso colossale del Dorè ; e via via , il museo statuario del Cristophle , una montagna di pelliccie , una selva di penne , un palazzo di corallo , e i prodotti chimici , e le pelli , e che so io ? Verso la fine la stessa stanchezza vi mette le ali ai piedi , le sale fuggono , gli oggetti si confondono ; se ci fosse un treno di strada ferrata , pigliereste il treno ; e quando arrivate in fondo , dareste la testa per uno scudo , ma proprio colla sicurezza di fare un buonissimo affare . Facciamo un sonnellino sopra uno dei mille divani del Campo di Marte e poi ritorniamo nel mare magno . Io esprimo le mie impressioni del primo giorno , semplicemente . Ebbene , ciò che mi fece più meraviglia non sono le cose esposte ; è l ' arte dell ' esposizione . Qui davvero bisogna ammirare l ' inesauribile fecondità dell ' immaginazione umana . L ' esposizione dei mezzi d ' esposizione sarebbe per sè sola una cosa da sbalordire . Figuratevi dei grandi chioschi di legno scolpiti , leggieri che paiono di carta o di paglia ; delle vetrine cesellate , per la mostra dei fili di Scozia , che costano mille sterline l ' una ; delle case di vetro , degli archi trionfali , delle specie di colossali trionfi da tavola , carichi di oggetti , che potrebbero stare in mezzo a una piazza . Il cotone è disposto in forma di tabernacoli e di cappelle commemorative ; le spille , a milioni , in trofei ; l ' allume di potassa a muraglie ; la cera di Spagna in torri alte come case ; i tappeti in piramidi che toccan la vôlta ; la glicerina modellata in busti d ' uomini celebri ; il sapone fuso in colonne monumentali d ' apparenza marmorea ; i tubi di ferro congiunti in forma di organi titanici o di chiesuole di stile gotico , le marmitte in obelischi egizii , i cilindri di rame in colonnati babilonesi , le funi telegrafiche in campanili . V ' è una gara di bizzarrie architettoniche spinta a un segno che fa ridere . Un mercante di stoffe fabbrica un castello di materasse ? L ' orologiaio vicino innalza una piramide di duemila casse d ' orologi . Un olandese espone un tempio di stearina che può contenere venti persone , colle sue statue e colle sue gradinate ? E un francese costruisce un tempio di cristallo sorretto da sei colonne e circondato da una balaustrata , che costa venticinque mila napoleoni . Un profumiere inglese consacra una palazzina ai suoi cosmetici e alle sue boccette ? E un chiodaio parigino rappresenta con nient ' altro che coi suoi chiodi dalla testa dorata , il palazzo del Trocadero colla sua cupola , colle gallerie e colla cascata . Un liquorista d ' Amsterdam fa colle sue bottigline un altare da cattedrale ? E un profumiere di Rotterdam gli fa zampillare davanti una fontana d ' acqua di Colonia . Questo per attirare gli sguardi e i quattrini . Aggiungete una infinità di medaglie d ' onore e di documenti d ' ogni sorta , esposti dai venditori , molti dei quali mettono persino in mostra le fotografie e le lettere di complimento dei loro clienti . Altri s ' aiutano con mezzi meccanici . I gibus s ' alzano e s ' abbassano da sè , manine di cera suggellano le lettere , i trofei rotano , gli automi vi chiamano , le scatole musicali vi ricreano , gli espositori v ' apostrofano o vi spiegano . Ci son poi i colossi che fan presso a poco lo stesso ufficio . In ogni Esposizione c ' è un certo numero di queste grandi fanciullaggini . Qui c ' è una bottiglia spropositata di vino di Champagne che basterebbe a ubbriacare un battaglione di bersaglieri ; là un cavaturaccioli mostruoso che par fatto per tirar su i tetti . Nell ' esposizione francese delle lame un coltellaccio damascato davanti al quale le più grandi navajas della Spagna non paiono che temperini . V ' è una botte francese che contiene quattrocento ettolitri , una ungherese che ne contiene mille , e quella della fabbrica di Champagne che è capace di settantacinque mila bottiglie . Vi son gli specchi di ventisette metri quadrati di superficie ; rotaie d ' un sol pezzo di cinquanta metri , e fili metallici lunghi venticinque chilometri . Aggiungete ancora il martello smisurato del Creusot che pesa ottantamila chilogrammi ; e il girarrosto gigantesco della casa Baudon , che vi arrostisce venti capretti per volta . Poi le meraviglie della pazienza umana : i coltellini microscopici , colle loro belle guaine , che stanno in cento e quattro dentro un nocciolo di ciliegia ; i tappeti orientali fatti di sei mila frammenti ; il cassettone spagnuolo composto di tre milioni e mezzo di pezzetti di legno ; le stoffe da cinquecento lire il metro , fatte a cinque centimetri il giorno ; il servizio da tavola degli Stati Uniti , a cui lavorarono per diciotto mesi duecento operai ; la fontana scolpita a cui lavorò un contadino scozzese per sette anni . E in fine le stranezze , i ghiribizzi dell ' ingegno umano , del genere dell ' ago di refe d ' Emilio Praga . Questi avrebbe potuto fare alla sua amante , in quella certa poesia , tutte quest ' altre domande . Vuoi un pendolo che ti faccia vento ? un orologio fatto con un girasole , da cui esca un ragno ad acchiappare una mosca ? un mobile che ti si trasformi sotto le mani , a tuo piacere , in bigliardo , in scrivania , in scacchiera e in tavola da mangiare ? una barca vera con remi e timone , da portar sotto il braccio al lago di Como ? un portamonete che tiri delle pistolettate ? la carta dell ' Europa in un fazzoletto ? un paio di stivaletti di squame di pesce ? un letto di ceralacca ? una poltrona di cristallo ? un violino di maiolica ? un velocipede a vapore ? Qui c ' è tutto : gli orologi magici , le trottole miracolose , le bambole che parlan francese , le spagnuole di legno che v ' insegnano a maneggiare il ventaglio .... Non ci manca proprio altro che l ' ago di Emilio Praga . E le cose belle dunque ! Infinite ; ma un po ' care . Non c ' è mezzo di mobiliarsi una casa a proprio gusto , fantasticando , senza profondere un milioncino in un quarto d ' ora . A ogni passo trovate un mobile che vi incapriccia , e sareste quasi tentati di fare uno sproposito ; ma avvicinandovi al cartellino del prezzo , vedete dietro a un uno che vi dà un filo di speranza quattro maledettissimi zeri che paiono quattro bocche spalancate che vi sghignazzino in faccia . È un continuo supplizio di Tantalo . Non c ' è che un solo conforto : che molte cose son già comprate . Avete messo gli occhi sopra un meraviglioso servizio da tavola della casa Cristophle , che vale quattrocento mila lire ; ma ve l ' ha buffato il duca di Santoña . Così la duchessa v ' ha liberato dalla tentazione di portar a casa una splendida veste Colbert e Aleçon , che avrebbe spazzato netto il vostro piccolo patrimonio . Il gran vaso di malachite ornato d ' oro , della sezione russa , alto tre metri , ve l ' ha portato via il principe Demidoff . Il più bel paio di stivaletti trinati di tutta l ' Esposizione sono della principessa di Metternich , i due più bei manicotti di volpe nera appartengono alla principessa di Galles , e l ' Imperatore d ' Austria ha già messo il suo augusto suggello sopra un impareggiabile cofano d ' argento cesellato , che sarebbe stato la vostra delizia . Ci rimane però dell ' altro . Io mi permetterei di suggerire alle signore facili a contentarsi un graziosissimo velo di trina dell ' esposizione belga , fatto con un filo che costa cinquemila scudi il chilogramma ; e agli sposi di giudizio un letto chinese di legno di rosa intarsiato d ' avorio che costa poco più di una villetta passabile sulle rive del lago di Como . Alla porta della camera si potrebbero mettere le due tende di seta ricamate d ' oro e d ' argento , che sono in vendita nell ' esposizione austriaca per mille e duecento napoleoni . C ' è la comodità di poter comprare delle sale intere , anzi degl ' interi appartamenti , d ' ogni stile e d ' ogni paese , lì su due piedi , d ' un colpo , con un gran risparmio di tempo e di seccature . E ci sono pure delle ammirabili cose per le borse modeste . Lo zaffiro del Rouvenat , circondato di diamanti , si può avere con un milione e mezzo ; e stiracchiando un poco , si può anche ottenere a un prezzo ragionevole un curiosissimo diamante tagliato in forma di una lanterna a gaz e incastonato in un candelabro d ' oro microscopico , ch ' è una vera bellezza . Tutte cose che sulle prime fanno girare un po ' il capo , ma poi si scrollano le spalle , e si tira via senza badarci , dicendo : - corbellerie , corbellerie - coll ' indifferenza d ' un franco .... impostore . E si va a vedere l ' esposizione dei prodotti alimentari , meno pericolosa per la fantasia : una passeggiata d ' un miglio , o poco meno . Chiudete gli occhi , pigliatevi la testa fra le mani , e cercate di rappresentarvi tutto quanto di più strano e di più raro può mettersi in corpo un uomo senza rischiare la vita : c ' è tutto . Potete bere , a quindici centesimi , un bicchiere delle quattordici sorgenti d ' acqua minerale della Francia , o un bicchiere d ' acqua delle Termopili , nella sezione greca , o birra della Danimarca che ha fatto il giro del mondo ; o se preferite i vini , vino di Champagne che si fa sotto i vostri occhi , tutti i vini della Spagna in bottigline graziose da mezza lira , che vi vende una bella ragazza di Jerez ; e vini di Porto e di Madera , imbottigliati nel 1792 , a cento lire la bottiglia , compresi i documenti storici « debitamente legalizzati . » E se il vino di ottantasei anni vi par troppo giovane , trovate nella sezione francese , in mezzo a una corona di sorelle nonagenarie , una bottiglia di vin del Giura del 1774 , coronata di semprevive , a un prezzo da convenirsi . Trovate il chiosco dei vini di Sicilia e il chiosco dei vini di Guiro ; tutti i vini d ' Australia nella capanna da minatore eretta dal governo di Malbourne ; e nella sezione delle colonie inglesi , il misterioso vino di Costanza , del Capo di Buona Speranza , e l ' enigmatico vino del Romitaggio della nuova Galles , fatto con uva secca . Ci avete il vino di Schiraz nella sezione di Persia , il vino di Corinto accanto all ' acqua delle Termopili , e potete gustare un Tokai squisito nella trattoria rustica dell ' Ungheria , al suono d ' una banda di zingari . Per mangiare poi non c ' è che da chiedere . Nei padiglioni delle colonie francesi una creola vi dà l ' ananasso , una mulatta vi dà il banano , un negro la vaniglia . Potete mangiare della marmellata del Canadà e intingere in un bicchiere del famoso Sant ' Uberto di Vittoria dei biscotti che hanno attraversato l ' Atlantico . Potete scegliere fra i pesci celebrati della Norvegia e i maiali illustri di Chicago . Potete fare anche meglio : prendervi un pezzo di carne cruda venuta dall ' Uraguay , ma fresca e sanguinante che par della mattina , e andarvela a far cuocere voi stessi collo specchio ustorio dell ' Università di Tours , nella galleria delle arti liberali di Francia . Poi ci sono le trattorie olandesi , americane , inglesi e spagnuole . Avete al vostro servizio cento bei pezzi di ragazze vestite di nero e di bianco in un monumentale bouillon Duval che pare un tempio delle Indie . Se avete un debole per la Russia , potete andare alla trattoria russa dove da manine polacche , moscovite , armene , caucasee v ' è servito il vero kumysy venuto dalle steppe dell ' Ural , o l ' acqua igienica della Neva , o la colebiaka d ' erbaggi e di pesce , o qualche altro pasticcio russo - turco condito con vin di Cipro . Per dolci la Francia vi offre il palazzo di Fontainebleau e delle cattedrali gotiche di zucchero , e dei mazzi gustosissimi di rose e di violette , che sembran colte un ' ora prima . Dopo il desinare , ricevete il caffè gratis dalla repubblica del Guatemala , se pure non preferite quello scelto e tritato dalle negre di Venezuela . E poi , per rincette , potete sorseggiare un bitter di nuova invenzione che vi porge una svizzera in costume di Berna all ' ombra d ' un chioschetto signorile ; o andare nel chiosco olandese , dove tre belle frisone rosee , col casco dorato , vi fanno sentire il curasò o lo scidam ; o arrischiarvi a gustare il liquor di fichi nel padiglione del Marocco , rallegrato dagli strimpellamenti di tre suonatori , uno dei quali pesa centonovanta chilogrammi a stomaco vuoto ; o mettervi fra le labbra un sigaro di nuovo genere che invece d ' un nuvoletto di fumo vi caccia in bocca un bicchierino di cognac . Ne avete abbastanza ? Ma voi volete fumare . Ebbene , ci sono i sigari avvelenati della Repubblica d ' Andorre , e la magnifica esposizione dei sigari di Cuba , d ' ogni grandezza e di ogni forma , dorati , stemmati , odorosi , - veri lavoretti d ' arte - profusi a miriadi , - davanti ai quali il fumatore italiano estenuato dai patimenti passa « sospirando e fremendo . » Tutta questa doppia galleria dei prodotti alimentari è ammirabile per varietà e per ricchezza . È un ' architettura interminabile di bottiglie che s ' alzano in torri , in scale a chiocciola , in gradinate multicolori e scintillanti ; una moltitudine di tempietti splendidi d ' oro e di cristalli , che potrebbero coprire delle statue di numi , e coprono dei porci salati ; una magnificenza di teatrini , d ' altari , di troni , di biblioteche , pieni di ghiottumi così graziosamente disposti e decorati , che il gran pittore delle Halles di Parigi ne potrebbe cavare un quadro meraviglioso per uno dei suoi romanzi avvenire . Lo spettacolo più bello è quello che presenta la gente . A certe ore il recinto dell ' Esposizione è più popolato di molte grandi città . I visitatori entrano per venti porte . I viali , i vestiboli , le gallerie , i passaggi traversali , e il labirinto infinito delle sale del campo di Marte , è tutto un brulicame nero , in cui c ' è da fare a non perdersi . Specialmente nelle « sezioni estere » , dove i venditori formano da sè soli una specie d ' esposizione antropologica dilettevolissima , C ' è un gran numero di belle ragazze inglesi che lavorano ai loro registri , intente e impassibili , in mezzo a quel via vai , come se fossero in casa propria . I Giapponesi , - vestiti all ' europea , - chiaccherano rano e giocano , seduti intorno ai loro tavolini , allegri , forse con un po ' d ' ostentazione , per darsi l ' aria di gente che si sente benissimo al suo posto nel cuore della civiltà occidentale ; e infatti hanno già preso tanto l ' aria di casa , che quasi nessuno li guarda . I Chinesi , invece , hanno sempre intorno un cerchio di curiosi , ai quali rivolgono di tratto in tratto uno sguardo sprezzante , che rivela , come un lampo , la superbia cocciuta della loro razza ; e poi ripigliano la loro impassibilità di idoli , da cui li smuove soltanto la voce dei compratori . Si vedon dei mercanti orientali , in turbante , che strascicano le loro ciabatte in mezzo a tutte quelle meraviglie , guardando intorno oziosamente colla stessa stupida e irritante indifferenza che mostrerebbero nelle loro vecchie baracche di bazar . Tratto tratto se ne trovano tre o quattro estatici davanti a una faccia di cartapesta o a una marionetta che allarga le braccia . Ci son molti algerini : arabi , mori , negri . S ' incontrano delle brigatelle di spahi , ravvolti nei loro grandi mantelli bianchi ; ma non son più le faccie baldanzose del 1859 . L ' orgoglio del vecchio esercito d ' Africa non brilla più nei loro grandi occhi neri . Come cambia i volti una guerra perduta ! Qua e là si vede pure qualche faccia color di rame , e qualche vestimento arlecchinesco dei paesi confinanti colla China . Oltre a questo c ' è una moltitudine immobile e muta di gente d ' ogni paese , che produce una strana illusione . Ogni momento rasentate col gomito qualcuno , che vi pare una persona viva , ed è un grosso fantoccio colorito e vestito di tutto punto , che vi fa restare a bocca aperta . Ci sono dei selvaggi del Perù , degli indigeni d ' Australia colle loro grandi capigliature , lanose , dei guerrieri medioevali , delle signore vestite in gala , dei soldati italiani , delle contadine di Danimarca , delle lavandaie malesi , delle guardie civili di Spagna , e annamiti e indiani e cafri e ottentotti , che vi si parano dinanzi improvvisamente , e vi fissano in volto i loro occhi trasognati , come fantasime . Lo spettacolo è ancora variato e rallegrato da un gran numero di signore che girano su poltrone a ruote o su carrozzine da bimbi , tirate davanti da un servitore , spinte per la spalliera dai mariti , fiancheggiate dai ragazzi ; matrone poderose , le cui rotondità sporgono da tutte le parti fuori del piccolo veicolo , lunghissime zitelle inglesi che ci stanno tutte raggruppate , colle ginocchia aguzze all ' altezza del mento ; signoroni decrepiti che godono là , probabilmente , l ' ultimo piacere della vita ; vecchie patrizie paralitiche , e putti meravigliosamente biondi e rosati dei paesi nordici , che formano tutti insieme , in quel labirinto di vie fiancheggiate da case di vetro , una specie di corso in burletta , degno della matita del Cham . Nella Via delle nazioni , all ' ombra delle capannette di paglia , molta gente fa colezione sulle ginocchia come per viaggio , e i bimbi vanno a prender acqua alle fontane del Giappone e dell ' Italia ; altri sgranocchiano pane e prosciutto camminando ; delle coppie coniugali dormono saporitamente sui sedili in mezzo alla folla ; e altre coppie , che hanno portato i loro amori all ' Esposizione , si servono di due capannine avvicinate per farsi qualche carezza di contrabbando . È un divertimento poi , nelle sale , studiare i varii tipi dei visitatori . Ci sono i cavalli matti che scorazzano da tutte le parti senza vedere una maledetta , presi da una specie d ' esaltazione febbrile , e i visitatori pazienti , che si son fatti un programma , che muovono un passo ogni quarto d ' ora , che meditano sui cataloghi , che guardano , fiutano e discutono ogni menoma cosa , che impiegheranno probabilmente sei mesi a fare il giro di tutto il Campo di Marte . Tra gli espositori , si vedono i visi radianti dei fortunati , che hanno trovato là gloria e fortuna , e troneggiano sui loro banchi in mezzo alla folla dei curiosi e dei compratori ; e i poveri diavoli trascurati , seduti nei loro cantucci solitarii , colla testa bassa e la faccia malinconica , che meditano sulle speranze perdute . Nelle ultime sale , i divani son tutti occupati dai visitatori spossati . Si vedono delle famiglie intere di buoni provinciali , sfiniti , sbalorditi , istupiditi ; i papà tutti in acqua , le mamme che soffocano , le ragazze ingobbite , i piccini morti di sonno ; proprio da farsi domandare : - Ma chi v ' ha consigliato di venire all ' Esposizione , disgraziati ? - L ' affollamento maggiore è sotto le grandi arcate delle Belle arti , e intorno al Padiglione della città di Parigi , che drizza i suoi sei frontoni imbandierati nel mezzo del Campo di Marte . Qui è il luogo di convegno dello « stato maggiore » dell ' Esposizione . Qui fanno crocchio gli artisti e i commissarii di tutti i paesi , gli operai si radunano e si sciolgono , i critici tagliano l ' aria coi gesti cattedratici , i giornalisti notano , i disegnatori schizzano , le discussioni fervono , i curiosi cercano i visi illustri , i nuovi arrivati si ritrovano , le « celebrità » dell ' Esposizione passano fra le scappellate e gli inchini . Ecco qui monsieur Hardy , per esempio , l ' architetto del Palazzo del Campo di Marte ; ecco là monsieur Duval , direttore dei lavori idraulici , e i signori Bourdais e Davioud , architetti del Palazzo del Trocadero . E purchè abbiate una faccia un po ' straordinaria , e due amici ai fianchi , che vi parlino in atto rispettoso , potete passare facilissimamente per un principe o per un re che visita l ' Esposizione in stretto incognito , e sentirvi intorno , qua e là , un mormorio sommesso da vestibolo di Corte . C ' è da cavarsi tutti i gusti , da soddisfare tutti i bisogni e da riparare a tutti gli accidenti . Potete telegrafare a casa , scrivere le vostre lettere , fare il bagno , prendere di tanto in tanto una scossetta elettrica , farvi pesare , portare , fotografare , profumare , curare ; ci sono stazioni di pompieri , corpi di guardia , farmacie , infermerie : non manca che il camposanto . Ci son poi le ore fisse per lo studio e per le esperienze scientifiche , e allora i visitatori accorrono e s ' affollano in quei dati punti . Qui , nella sezione francese , si comunicano al pubblico le opere della biblioteca del Corpo insegnante ; più in là un professore spiega i modelli anatomici ; nella sezione russa si fanno gli esperimenti del passaggio dell ' aria a traverso i muri ; un medico americano fa funzionare i mobili chirurgici ; un dentista opera l ' estrazione della carie con uno strumento a vapore . Si può andare ad assistere alla fabbricazione delle sigarette di Francia , a veder fare la carta dalla fabbrica Darblay , a vedere le esperienze della luce elettrica nel padiglione russo , o quelle del riscaldamento e dell ' illuminazione nel parco del Campo di Marte . Altri vanno a vedere alla prova il telefono Bell , o l ' apparecchio telegrafico che trasmette con un solo filo duecento cinquanta dispacci in un ' ora , o il semaforo del nostro Pellegrino ; oppure a leggere i vecchi processi per stregoneria esposti nel padiglione del Ministero degl ' interni di Francia . Intanto dei maestri spiegano i nuovi metodi d ' insegnamento , tutti gl ' inventori di qualche cosa hanno il loro circolo di uditori , tutte le nuove macchinette sono in movimento , gli album colossali si aprono , le carte geografiche si spiegano , i mappamondi girano , mille strumenti suonano ; da ogni parte c ' è uno spettacolo , una scuola o una conferenza ; l ' Esposizione è diventata un enorme ateneo internazionale che ci dà per venti soldi tutto lo scibile umano . Quella che attira più gente , a tutte le ore , è l ' esposizione delle belle arti . Ma a me manca quasi il coraggio d ' entrarvi . Mi conforta soltanto il pensiero di non aver da rendere che l ' impressione confusa della prima visita . Sono diciassette pinacoteche in una successione di padiglioni che si estendono da un ' estremità all ' altra del Campo di Marte ; - il mondo intero - qui si può dire propriamente , - il passato e il presente , le visioni dell ' avvenire , le battaglie , le feste , i martirii , le grida d ' angoscia e le risate pazze ; tutta la grande commedia umana con l ' infinita varietà delle scene tra cui si svolge , dalla reggia alla capanna , dai deserti di ghiaccio ai deserti di sabbia , dalle più sublimi altezze alle più arcane profondità della terra . Questa è la parte dell ' Esposizione dove si ricevono le impressioni più vive . Quanti occhi rossi ho veduti , quante espressioni di pietà , di dolore , d ' orrore , e quanti bei sorrisi di bei volti che mi rimasero nella memoria come un riflesso dei quadri ! Il museo enorme s ' apre colla esposizione della scultura di Francia , a cui seguono le sale dell ' Inghilterra . Qui , a dirla schiettamente , di tutta quella pittura corretta , pallida , diafana , di colori limpidi , piena di pensieri delicati e di belle minuzie , ricordo soltanto quella splendida glorificazione della vecchiezza guerriera , dell ' Herkomer , intitolata gl ' Invalidi di Chelsea , dinanzi ai quali si chinerebbe la fronte in atto di venerazione ; i poveri di Londra , di Luke Fildes , che m ' hanno fatto sentire il freddo d ' una notte di gennaio e l ' angoscia della miseria senza tetto ; e il Daniele tra i leoni di Briton Rivière , nel quale la tranquillità sublime dell ' uomo in cospetto di quel gruppo di belve fameliche , ma affascinate , soggiogate , schiacciate da una forza sovrumana e invisibile , è resa con una potenza che mette in cuore lo sgomento misterioso del prodigio . Dinanzi a cento altri quadri , passo frettolosamente , spinto dall ' impazienza di arrivare all ' Italia , dove trovo una folla sorridente che amoreggia colle statue . Sento uno che brontola : - E dire che tutte queste cosettine ci vengono dalla patria di Michelangelo ! - Ma tutti i visi intorno esprimono un sentimento d ' ammirazione amorosa e serena . Davanti ai quadri del De Nittis , il pittore ardito e fine di Parigi e di Londra , c ' è un gruppo di curiosi che si disputano lo spazio ; e s ' indovina dal movimento dei volti , dalla vivacità dei gesti , dalla concitazione dei dialoghi , quel cozzo forte di giudizi contrarii , da cui scaturiscono le scintille che vanno a formare le aureole . Un tale dice : - Belle pagine di giornale illustrato ! - Ma l ' aria dei boulevards si respira , l ' umidità del Tamigi si sente , l ' ora s ' indovina , i visi si riconoscono , tutta quella vita si vive . Nell ' altra sala guardo intorno se c ' è il Pasini , per gridargli : - Salve , o fratello del sole ! - Il suo forte e splendido Oriente è là , vagheggiato da cento occhi pensierosi . E vorrei vedere il Michetti , quel caro viso di scapigliato di genio , per stringergli la guancia tra l ' indice e il pollice , e dirgli che adoro le gambine pazze delle sue bagnanti e l ' azzurro favoloso della sua marina . Ed ecco finalmente Jenner . Qui osservo una cosa singolare . La gente che entra con un sorriso sulle labbra , si ferma e corruga la fronte . Tutti i visi , fuggitivamente , riflettono il viso intento e risoluto di Jenner , come se tutti , per un momento , si sentissero nelle mani la lancetta benefica del dottore e il braccio renitente del bambino ; e tutti pensano , e nessuno parla , e chi s ' è già allontanato , o si sofferma o ritorna , come tirato indietro a forza dal filo tenace d ' un pensiero . Che cara soddisfazione ! E ne provo un ' altra subito nella sala vicina incontrando il viso onesto e benevolo del Monteverde il quale mi accompagna fino alla frontiera d ' Italia . E di là vo innanzi nelle sale della pittura straniera , dove il cielo si rannuvola e l ' aria si raffredda . La Svezia e la Norvegia hanno dipinto i loro crepuscoli melanconici , mattinate grigie di autunno , chiarori strani di luna su mari strani , e pescatori e naufragi in cui si mostra maggiore dell ' arte l ' amore dolce e profondo della patria , colorato d ' un sentimento di tristezza virile : centocinquanta quadri dominati tutti dai « Soldati svedesi che portano il cadavere di re Carlo XII » giù per la china d ' una via solitaria , nella neve , sanguinosi , tristi , superbi ; bel quadro semplice e solenne dell ' Oederstrom , concepito da un ' anima di poeta e sentito da un cuor di soldato . Seguono gli Stati Uniti . Il colosso dalle cento teste ha ancora la sua grossa mano di lavoratore un po ' restìa al pennello . Io non ricordo che la risata della bella donna dell ' Hamilton , e le faccie buffe dei ridacchioni del Brown . Il più degli altri quadri tradiscono i pittori scappati di casa , che hanno rifatta la pelle a Parigi , a Dusseldorf , a Monaco , a Roma , - e preso il colore - ma dilavato - della nuova patria . E subito dopo , la Francia ... che ha messo il mondo a soqquadro . La storia , la leggenda , la mitologia , il cristianesimo , l ' epopea napoleonica e la vita mondana , il ritratto , la miniatura e il quadro smisurato ; l ' audacia pazza e la pedanteria fradicia ; c ' è ogni cosa ; ma sopra tutto una ricchezza grande d ' invenzione e di pensiero , che rivela l ' aiuto potente d ' una letteratura immaginosa e popolare , d ' un sentimento drammatico vivo e diffuso , e della vita varia , piena , appassionata , tumultuosa d ' una metropoli enorme . Nelle prime sale intravvedo i quadri sentimentali , leccati , del Bouguerau . Il Dorè v ' ha messo una delle sue mille visioni d ' un mondo arcano , in cui si riconosce appena qualche forma vaga di cose e di creature terrene . Poi vien la storia dotta e severa d ' Albert Maignan , e quella immaginosa , confusa , vista come a traverso il velo d ' un sogno , in una grande lontananza di spazio e di tempo , dell ' Isabey . In un ' altra sala si drizza davanti a Massimiano Ercole il fantasma spaventoso di San Sebastiano , del Boulanger , e il Moreau affatica e tormenta le fantasie coi suoi sogni biblici e mitologici pieni di terrori , d ' illusioni e d ' enimmi , che restano conflitti nella memoria come le formule misteriose e sinistre di uno scongiuro . Poi si succedono i ritratti pieni di vita e di forza . Il Dubufe presenta Emilio Augier , il Gounod , il Dumas ; il Durand presenta il Girardin ; il Perrin espone il Daudet ; e il Thiers rivive gloriosamente nella tela del Bonnat , davanti a cui si accalca la folla . Un ' altra folla silenziosa e immobile annunzia nella medesima sala le miniature meravigliose del Meissonnier . Più in là sorridono le patrizie eleganti del Cabanel , e il Laurens strappa un sospiro presentando insieme , nel suo nobilissimo Marceau , la bellezza , l ' eroismo e la morte . Andando innanzi , trovo quella meravigliosa curvatura di schiene che ha fatto sorridere il mondo : l ' Eminence grise del Gerôme ; e il giustiziere formidabile del povero Henri Regnault : quadro splendido e triste , che serve di coperchio a un sepolcro . E in fine le gigantesche e tragiche tele di Benjamin Constant : Respha che respinge l ' avoltoio dal patibolo dei figli di Saul e Maometto II che irrompe in Costantinopoli fra le rovine e la morte ; nella stessa sala , dove lo schiavo avvelenato del Sylvestre agonizza sotto gli occhi di Nerone impassibile , e il Davide del Ferrier solleva la testa mostruosa del gigante . E in fondo strepita e ride il grande baccanale del Duval . Di là si esce affaticati e confusi , come dalla rappresentazione d ' una tragedia dello Shakespeare , e s ' entra fra i vasti quadri storici dell ' Austria - Ungheria , splendidi d ' armi , d ' oro e di sete , e in mezzo ai grandi ritratti alla Velasquez e alla Van Dyck , che danno al luogo l ' aspetto grave e magnifico d ' una reggia . Qui vorrei baciare in fronte il Munkacsy , che dipinse quella divina testa del Milton , e gridare un viva sonoro davanti all ' enorme , splendida , tumultuosa , temeraria tela del Makart , tutta irradiata dal viso bianco di Carlo V , su cui brilla un pensiero vasto come il suo regno , e un ' espressione indimenticabile di grazia giovanile e di maestà serena , che ci fa aggiungere un applauso al clamore del suo trionfo . Ed ecco Don Chisciotte , le manolas , i majos , i ritratti graziosi del Madrazo e la Lucrezia romana del Plasencia , in cui guizza un lampo degli ardimenti del Goya . Ma c ' è una parete dinanzi alla quale il cuore si stringe . Povero e caro Fortuny , bel fiore di Siviglia sbocciato al sole di Roma ! I suoi capolavori son là , caldi , luminosi , pieni di riso e di vita , divorati cogli occhi da una folla commossa , ed egli è sotterra . E così il povero Zamoïcis non può più venir a godere del trionfo delle sue belle scene di monaci e di pazzi , come nelle sale austriache non può più affacciarsi il Cermak per veder scintillare e inumidirsi mille occhi davanti al suo glorioso Montenegrino ferito . Quanti cari e nobili artisti mancano alla festa ! Lo sguardo li cerca ancora tra la folla mentre il pensiero corre ai cimiteri lontani , e i loro quadri spandono intorno la tristezza dell ' ultimo addio . Delle sale successive non conservo che una reminiscenza vaga di mari in tempesta , di steppe illuminate dalla luna , di tramonti solenni sopra immense solitudini di neve , e paesaggi tristi di Finlandia e d ' Ukrania , fra cui m ' appariscono confusamente i volti minacciosi d ' Ivan il Terribile e di Pietro il Grande , e i cadaveri insanguinati dei martiri bulgari . Qui l ' arte pare che riposi un poco per rialzarsi più vigorosa e più ardita . E si rialza infatti nel Belgio , ricca , ispirata , improntata d ' un carattere proprio , nudrita di forti studi e di tradizioni gloriose . A . Stevens e il Villems espongono i loro quadri di costumi , mirabili di grazia e di colorito , e I . Stevens i suoi cani inimitabili ; il Wauters o il Cluysenaar superano trionfalmente gli alti pericoli del quadro storico e le difficoltà delicate del ritratto ; e altri cento artisti gareggiano con una varietà stupenda di paesaggi pieni di poesia , di marine melanconiche , di teste adorabili di fanciulli , di scherzi arguti , di fantasie gentili , che sollevano la mente ed allargano il cuore . Poi il Portogallo e la Grecia ; grandi nomi , piccole cose . Eppure ci son dei quadretti trascurati e spregiati , che lasciano un ' impressione indelebile , come la madre megarese del Rallis , quella povera moglie di pescatore seduta nella sua povera stanza , che tien le mani incrocicchiate e gli occhi fissi sopra una culla vuota , fatta di quattro tavole rozze , in atto di dire ; - Non c ' è più ! - mentre i pannilini ancora freschi fanno comprendere che l ' han portato via poco prima , e su quella desolazione scende per la finestra aperta il raggio allegro dell ' alba che lo svegliava ogni giorno : espressione manchevole forse , ma d ' un sentimento sublime , che mette nel petto il tremito d ' un singhiozzo . Dopo la Grecia vien la pittura facile e fresca della Svizzera , svariata di cento stili ; immagine vera d ' un paese di cento pezzi e d ' una famiglia d ' artisti vaganti alla ricerca d ' un ideale , d ' una scuola , d ' un centro di sentimenti e di idee ; che frammischiano alla loro patria dal rozzo fianco , alle cascate , alle gole , ai ghiacciai , agli uragani delle Alpi , le rive ridenti di Sorrento , le architetture arabescate del Cairo , le solitudini ardenti della Siria , la campagna desolata di Roma , e ogni sorta di ricordi della loro vita varia e avventurosa ; somigliante a quella degli avi loro , che vestirono la divisa di tutti i principi e versarono sangue per tutte le bandiere , Alla Svizzera tien dietro la Danimarca , che ricorda al mondo le sue glorie guerriere , colla battaglia d ' Isted , del Sonne , e colla battaglia navale di Lemern , del Mastrand . Ma è bello , è commovente il veder passare tutti questi popoli , ognuno dei quali mostra con amore e con alterezza i suoi soldati , i suoi re , le suo belle donne , i suoi bimbi , le sue cattedrali , le sue montagne . L ' impulso di simpatia che non si sentirebbe per ciascuno , visto a parte , si sente per tutti , vedendoli insieme ; e il cuore risponde e acconsente a tutti quei palpiti d ' amor di patria con un ' espansione d ' affetto che abbraccia il mondo . Gli altri quadri danesi son paesaggi che rendono effetti pallidi di sole sopra campagne nevose , su parchi e su castelli feudali , e su grandi boschi , e scene intime di costumi , sentite ingenuamente e rese con fedeltà scrupolosa , che lasciano nella memoria mille immagini di volti , di atteggiamenti , di oggetti , di faccende , come farebbe il soggiorno d ' un mese in Danimarca . E di qui riesco , quasi senza avvedermene , nelle sale dell ' Olanda , dinanzi a una pittura che par velata dai vapori delle grandi pianure allagate , e vedo infatti vagamente , come a traverso un velo , i poveri e gli infermi dell ' Israels , il pittore della sventura ; le belle marine del Mesdag , i polders del Gabriel , i gatti di Enrichetta Ronner , e cento altri quadri grigi , foschi , umidi , di cattivo umore , fra i quali cerco inutilmente un raggio della luce miracolosa del Rembrandt o un riflesso del grande riso irresistibile dello Steen . Ultima è la vasta sala della Germania , magnifica e triste , nella quale si avverte , appena entrati , il vuoto enorme lasciato dal Kaulbach . Ma è una pittura poderosa , ringiovanita a tutte le sorgenti vive , fortificata di larghi studi , varia , ardita , virile , piena di sentimento , finissima d ' osservazione e d ' intenti , che desta un ' ammirazione pensierosa e scuote il cuore nelle sue più intime fibre . Non scorderò mai più , certo , nè le teste vive e parlanti dello Knaus , nè l ' officina ardente del Menzel , nè i superbi cosacchi del Brandt , nè la profonda tristezza del Battesimo dell ' Hoff , nè il comicissimo riso dei soldati e delle nutrici del Werner , nè la madre e il padre ammirabili dell ' Hildebrand che interrogano il volto smorto del bimbo infermo sgomentati da un presentimento tremendo . E con questa tristezza nel cuore , esco dall ' Esposizione delle Belle Arti . Ma mi venne un altro pensiero , appena fui fuori . Mi si affacciarono alla mente i mille artisti di cui avevo visto le opere , sconosciuti e famosi , giovani che mandaron là la loro prima ispirazione e vecchi che ci lasciarono l ' ultima ; li vidi sparsi per tutto il mondo , nei loro studi pieni di luce , aperti sulle campagne solitarie , sui giardini , sul mare e sulle vie rumorose ; e pensai quanta vita avevano versato fra tutti in quelle cento sale ch ' io avevo attraversate di corsa , quanta parte dell ' anima loro c ' era in quelle tele e in quei marmi innumerevoli , quante ispirazioni d ' amanti e di spose , quante veglie , quante meditazioni , quanti pennelli spezzati , quanto sangue di cuori trafitti , quante reminiscenze d ' avventure e di pellegrinazioni lontane , che vasta epopea d ' amori , di dolori , di trionfi e di miserie ; e quanti eran già calati nel sepolcro , consunti dalla febbre tremenda dell ' arte , e quanti altri vi sarebbero discesi ancor giovani e pieni di speranze ; e che immenso tesoro d ' immagini di sentimenti e di idee portavan via da quel luogo milioni di visitatori di tutta la terra ; e pensando a queste cose , collo sguardo rivolto a quella lunga fila di padiglioni , mi sentii compreso improvvisamente d ' un sentimento di affetto e di gratitudine così vivo , che se in quel momento mi passava a tiro un pittore , il primo venuto , gli saltavo al collo com ' è vero il sole . L ' ultima sala delle belle arti mette nella galleria del lavoro . Non si può immaginare un più strano cambiamento di scena . Qui tutto è agitazione e strepito . Si vedono le piccole industrie all ' opera . C ' è un gran numero di banchi circolari e quadrati , che servono insieme d ' officina e di bottega , dove lavorano continuamente uomini , donne e ragazzi , in mezzo a una folla di curiosi , che formano una catena non interrotta di grandi anelli neri mobilissimi da una estremità all ' altra dell ' immensa sala . Qui si lavora l ' oro , la tartaruga , l ' avorio , la madreperla , si fabbricano gli oggetti di filigrana , si fanno i ventagli , le spazzole , i portamonete , gli orologi . C ' è , fra gli altri , un gruppo d ' operaie che fabbricano le bambole con una rapidità di prestigiatrici , e altre che fanno i fiori di stoffa , di smalto , di penne d ' uccelli del tropico , con una sveltezza ed un garbo , che par di vederli sbocciare fra le loro dita . In altre parti si tesse la seta , si dipinge la porcellana , si lavora il rame , si fa la guttaperca , si fabbricano le pipe di schiuma . In un angolo si vedono le pazienti manine normanne lavorare la trina . Nel mezzo della sala si taglia il diamante . Qui piovono i biglietti di visita , là le spille , più in là i bottoni ; da una parte si fanno le treccie e i chignons , dall ' altra i canestrini e le scatolette di paglia . Un gruppo d ' indiani , col capo coperto di enormi turbanti variopinti , lavorano agli scialli . È una lunghissima fila di piccoli fornelli , di macchinette vibranti , di fiammelle di gaz , di teste chine , di mani in moto , di gente che interroga e di gente che spiega ; un chiacchierio , un affaccendamento allegro , un lavorio accelerato e sonoro , che mette la smania di far qualche cosa . E la vôlta altissima ripercuote rumorosamente i sibili acuti che paiono grida di gioia infantile , il picchiettio cadenzato di cento martelli , lo stridore delle lime e delle seghe e mille tintinni cristallini e metallici , e il ronzìo sordo della moltitudine che passa a processioni , a turbe , a gruppi , come un esercito sbandato , per riversarsi nei giardini esterni o nelle gallerie delle macchine . Qui lo spettacolo è degno d ' un ' ode di Vittor Hugo . Sul primo momento par di essere sotto una delle immense tettoie arcate delle stazioni di Londra . Son due gallerie lunghe come il Campo di Marte , larghe novanta uomini di fronte , e piene di luce , nelle quali mille macchine enormi , un esercito di ciclopi di metallo , minacciosi e splendidi , alzano le teste , le braccia , le mazze , le lame , fitte e intricate , fino alle vôlte altissime , producendo il fragore d ' una battaglia . Una immensa trasformazione di cose si compie da tutte le parti . Il foglio di carta esce in buste da lettera , lo spago in corde , il bronzo in medaglie , il filo di ottone in spille , il filo di lana in calze , il pezzo di legno in frammenti di mobili ; la ricamatrice svizzera ricama con trecento aghi , il papirografo inglese riproduce trecento esemplari d ' un manoscritto , la macchina dei saponi taglia i cubi , gl ' involta e li pesa ; la macchina del Marinoni mette fuori i giornali piegati ; le gigantesche filatrici di Birmingham e di Manchester lavorano accanto alle macchine d ' estrazione delle miniere ; la grande macchina da ghiaccio getta il suo furioso soffio gelato in mezzo agli aliti di fuoco delle macchine da gaz ; altre lavorano i diamanti , altre lacerano e torcono il metallo come una pasta , altre lavano , raffinano , travasano , disegnano , dipingono , scrivono ; in ogni parte freme una vita meravigliosa ed orribile di mostri di cento bocche e di cento mani , che irrita i nervi , introna le orecchie e confonde l ' immaginazione . Qua e là si vede la materia informe sparire nel ventre tenebroso di quei colossi , riapparire in alto , dopo qualche momento , già mezzo lavorata , e come portata in trionfo , e poi rinascondersi , ricacciata giù sdegnosamente a subire le ultime violenze .... Qui lavorano delle braccia di gigante , là delle dita di fata . In una parte il lavoro si presenta sotto l ' aspetto d ' una distruzione furiosa , fra denti enormi di ferro e artigli d ' acciaio , che stritolano e sbranano con un fracasso d ' inferno , in cui si sente un suono confuso di lamenti umani ; in mezzo a un roteggio intricato , vertiginoso , feroce , che sbricciolerebbe un titano come un gingillo di vetro . In un ' altra parte il mostro mansueto accarezza la materia prigioniera , la palleggia , la lambisce , la liscia , delicatamente , lentamente , in silenzio , come se facesse per gioco . Altre macchine colossali , come quelle da maglie , fanno movimenti strani e misteriosi , d ' apparenza quasi umana , con una certa grazia languida d ' ondulazioni femminee ; che ispirano un senso inesplicabile di ripugnanza , come se fossero esseri viventi dei quali non sì riuscisse ad afferrare la forma . Fra le grandi membra di tutti questi lavoratori smisurati , s ' agita come una vita segreta un indescrivibile lavorio di rotine che sembrano immobili , di seghe che paion fili , di congegni delicatissimi e quasi invisibili , che vibrano , tremano , trepidano , e ingigantiscono ancora , col paragone della loro umile piccolezza , le ruote enormi , le cerniere colossali , le caldaie titaniche , le correggie spropositate , le gru , gli stantuffi , i tubi mostruosi , che si slanciano in alto come colonne monumentali , e si succedono in una fila senza fine , presentando l ' aspetto di non so che bizzarra e deforme città di metallo , in cui si dibatta fra le catene una legione di dannati o di pazzi . Ma anche l ' uomo lavora ; un gran numero di donne cuciscono colle macchinette ; intorno alle grandi macchine vigilano degli operai , e meccanici e artefici di tutti i paesi , vestiti trascuratamente , osservano , notano , si caccian per tutto , fra gli stantuffi e le ruote , a rischio della vita ; fra i quali si vedono qua e là delle faccie scarne e pallide , ma piene di vita , su cui lampeggia una volontà di ferro e un ' ambizione implacabile . Chi sa ! operai oscuri oggi , forse inventori gloriosi domani . Tutta l ' enorme galleria è piena dell ' immenso affanno del lavoro . E sulle prime quell ' agitazione affatica e rattrista . Ma a poco a poco , facendovi l ' udito e fermandovi il pensiero , in quel fragore pauroso di fischi , di sbuffi , di scoppii , di scricchiolamenti , di gemiti e d ' ululati , si sente la voce profonda delle moltitudini , le grida eccitatrici della lotta e l ' urrà formidabile della vittoria umana . L ' uomo che , entrando , s ' era sentito schiacciato , riacquista la coscienza di sè , e contempla quell ' immensa forza , suscitata e disciplinata dal suo pensiero , con un fremito d ' alterezza , in cui tutto l ' essere suo si rinvigorisce e s ' innalza . E quello smisurato arsenale di armi pacifiche , le bandiere grandi come vele di nave che spenzolano dalla vôlta , gonfiate dall ' aria commossa dalle ruote innumerevoli , quei monumenti selvaggi di cordami e di reti , le piramidi delle zappe che servirono a dissodare i deserti del nuovo emisfero , i trofei degli strumenti per la pesca dei grandi cetacei dei mari polari , i tronchi giganteschi delle foreste vergini , le armature colossali dei palombari , le torri di merci , e i fari giranti tra i nuvoli di fumo , i getti d ' acqua e le pioggie vaporose delle macchine a vapore , questo maestoso e terribile spettacolo , salutato dalle detonazioni delle macchine da gaz , dagli squilli delle trombe marine e dalle note solenni degli organi lontani , che portano in quell ' inferno la poesia della speranza e della preghiera , a poco a poco s ' impadronisce di voi , vi fa vibrare tutte le facoltà dello spirito , vi fa scattare tutte le molle dell ' operosità e del coraggio , vi accende nel cuore la febbre della battaglia , e vi fa uscire di là colla mente piena di disegni audaci e di risoluzioni gloriose . Dalla galleria delle macchine francesi si viene in un lunghissimo viale tutto vermiglio di rose , e di là .... Ma non c ' è un lettore ragionevole il quale pretenda da me la descrizione dei così detti « annessi » del palazzo del Campo di Marte ; che formano essi soli una seconda Esposizione universale . Sono due miglia di giardini , d ' orti , di tettoie , di padiglioni , di case rustiche , in cui ricomincia la serie dei musei e delle officine ; e c ' è da girar per un mese . Qui si trattengono soltanto gli «specialisti.» La maggior parte dei visitatori non ci va che per rinfrescarsi la testa all ' aria libera . Ma là c ' è da farsi un concetto di quel che costò la costruzione di quella gran città passeggiera , e di quello che costa continuamente il farla vivere . È una cosa che sgomenta davvero . Bisogna considerare prima il grande lavoro del livellamento , per il quale si smossero o si trasportarono cinquecentomila metri cubi di terra ; rappresentarsi l ' enorme trincea che serpeggia sotto il palazzo del Campo di Marte , e distribuisce in sedici grandi correnti l ' aria addensata dai venditori ; abbracciare col pensiero l ' azione poderosa dei grandi « generatori » che provvedono il vapore alle macchine motrici ; il lavoro titanico delle trenta macchine motrici che trasmettono la vita a tutte le macchine dell ' Esposizione ; il movimento continuo delle formidabili trombe aspiranti che assorbono dei torrenti dalla Senna e li rispandono , per un labirinto di canali e di serbatoi sotterranei , ai condotti del Campo di Marte , ai bacini , alle fontane , agli acquarii , agli ascensori delle torri , alla cascata del Trocadero ; rappresentarsi la rete infinita di strade ferrate che coprì quello spazio durante i lavori di costruzione , e le macchine innumerevoli che aiutarono le braccia dell ' uomo al collocamento delle cose enormi ; poi richiamare alla mente il lavoro immenso e febbrile dell ' ultimo mese , un esercito d ' operai d ' ogni paese , formicolanti sull ' orlo dei tetti , sulla sommità delle cupole , nelle profondità della terra , sospesi alle corde , ritti sulle impalcature vertiginose , a gruppi , a catene , a sciami , di giorno , di notte , al lume delle fiaccole , al bagliore della luce elettrica , in mezzo a nuvoli di polvere e di vapori , sollecitati da mille voci in cento lingue , in mezzo al frastuono d ' un mare in tempesta e ai fremiti d ' impazienza del mondo , - e infine ricordarsi che ne uscì quasi inaspettatamente quel meraviglioso caravanserai di cento popoli , pieno di tesori , di vegetazione e di vita , - e che ventiquattro mesi prima non c ' era là che un deserto ; - allora non si frena più quel sentimento d ' ammirazione che , al primo entrare , era stato turbato da un effetto spiacevole d ' apparenza . Ma questo grande spettacolo bisogna vederlo la sera dalle alte gallerie del Trocadero . Lassù , abbracciando con uno sguardo solo , come dalla cima d ' un monte , quella vastissima spianata piena di memorie , che vide le feste simboliche della Rivoluzione e senti gli urrà degli eserciti di Marengo e di Waterloo ; quel palazzo enorme e magnifico , su cui sventolano tutte le bandiere della terra ; il grande fiume , i vasti parchi , i mille tetti , i cento torrenti umani che serpeggiano nel recinto immenso , inondato dalla luce dorata e calda del tramonto ; la mente si apre a mille nuovi pensieri . Si pensa ai milioni di creature umane che lavorarono per riempire quello sterminato museo , dagli artisti gloriosi nel mondo ai lavoratori solitarii e sconosciuti dei tugurii ; alle mille cose là raccolte , su cui è caduta la lacrima dell ' operaia e stillato il sudore del forzato ; ai tesori conquistati a prezzo di vite innumerevoli ; alle vittorie conseguite dal lavoro accumulato di dieci generazioni ; alle ricchezze dei re , ai quaderni dei bimbi , alle sculture informi degli schiavi , confusi tutti , sotto quelle vôlte , in una specie di santa eguaglianza al cospetto del mondo ; ai viaggi favolosi che fecero quei lavori e quei prodotti , calati sulle slitte dalle montagne , portati dalle carovane a traverso alle foreste e ai deserti , cavati dal fondo del mare e dalle viscere della terra , trasportati per i fiumi immensi e fra le tempeste degli oceani , come a un sacro pellegrinaggio ; alle mille speranze che li accompagnarono , alle mille ambizioni che vi si fondano , alle idee infinite che scaturiranno dai confronti , ai nuovi ardimenti che nasceranno dai trionfi , ai racconti favolosi che si ripeteranno fin sotto le capanne delle più remote colonie ; e finalmente che , grazie a tutto ciò , mille mani che non si sarebbero mai incontrate , si strinsero ; che per un tempo molti odii , come in virtù d ' una tregua di Dio , si quetarono ; che milioni d ' uomini , accorsi qui , si rispanderanno per tutta la terra portando un tesoro di nomi cari , prima ignorati , di nuove ammirazioni , di nuove simpatie , di nuove sperante , e un sentimento più grande e più potente dell ' amor di patria . Si pensano queste cose e si applaude senza dubbio , in quei momenti , con più vivo entusiasmo all ' Esposizione ; ma più che all ' Esposizione si benedice a questa augusta legge , a questo immortale e santo affanno : il Lavoro . E si vorrebbe vederlo , come un nume , simboleggiato in una statua smisurata e splendida , che avesse i piedi nelle viscere del globo e la testa più alta delle montagne , e dirgli : - Gloria a te , secondo creatore della terra , Signore formidabile e dolce . Noi consacriamo a te il vigore della gioventù , la tenacia dell ' età virile , la saggezza della vecchiaia , il nostro entusiasmo , le nostre speranze , il nostro sangue ; e tu tempera i dolori , fortifica gli affetti , rasserena le anime , prodiga le sante alterezze , dispensa i riposi fecondi , affratella gli uomini , pacifica il mondo , sublime amico e divino Consolatore ! VITTOR HUGO I . V ' è uno scrittore , in Francia , salito in questi ultimi anni a un tal grado di gloria e di potenza che nessun ' ambizione letteraria può aver mai sognato d ' arrivare più alto . Egli è , per consenso quasi universale , il primo poeta vivente d ' Europa . Ha quasi ottant ' anni : è nato il secondo anno del secolo . Le siècle avait deux ans . Era già celebre cinquant ' anni sono , quando Alessandro Dumas diceva ai suoi amici , parlando di lui : - Nous sommes tous flambés - e non aveva , inteso che il dramma Marion Delorme . Il suo nome e le sue opere sono sparsi per tutta la terra . D ' un nuovo suo libro spariscono centomila esemplari in pochi giorni . I suoi lavori giovanili sono ancora ricercati oggi come quando annunziarono per la prima volta il suo nome all ' Europa . Tutti i suoi cinquanta volumi sono pieni di gioventù e di vita come se fossero venuti alla luce , tutti insieme , pochi anni sono . La vita di quest ' uomo è stata una guerra continua ; una guerra letteraria , prima , bandita dal teatro ; una guerra politica , dopo , rotta nelle assemblee e proseguita in esilio : l ' una contro il classicismo , l ' altra contro un imperatore ; tutt ' e due vinte da lui . Nessun altro scrittore del suo tempo fu più di lui combattuto , e nessun altro sedette , vecchio , sopra un più alto piedestallo di spoglie nemiche . Falangi d ' avversarii furiosi gli attraversarono la strada ; - egli passò - e quelli disparvero . I suoi grandi rivali discesero l ' un dopo l ' altro nel sepolcro , sotto i suoi occhi . Una serie di sventure tragiche disperse la sua famiglia : tutti i rami della quercia caddero l ' un sull ' altro fulminati ; il vecchio tronco rimase saldo ed immobile . Egli passò per tutte le prove : fu povero , fu perseguitato , fu proscritto , - solo - vagabondo - vituperato - deriso ; ma continuò impassibilmente , con una ostinazione meravigliosa , il suo enorme lavoro . In tempi in cui pareva finito , si rialzò tutt ' a un tratto , trasfigurato , con opere piene di nuove forze e di nuove , promesse . Su tutte le vie della letteratura mise l ' impronta dei suoi passi giganteschi . Non tentò , assalì tutti i campi dell ' arte , e v ' irruppe tempestando , rovesciando , sfracellando , lasciando da ogni parte le traccie di una battaglia . Alla tribuna , nel teatro , in tribunale , in patria , in esilio , nella poesia e nella critica , giovane e settuagenario , fu sempre ad un modo , audace , ostinato , sfrenato , provocatore , rude , furioso , selvaggio . E suscitò degli eserciti di nemici , ma si trascinò dietro degli eserciti . Una legione di scrittori fanatici e devoti gli si strinse e gli si stringe intorno , e combatte in sua difesa e nel suo nome . Mille ingegni eletti , in varii tempi , non brillarono d ' altra luce che del riflesso del suo genio ; altri , attratti nella sua orbita , sparirono nel suo seno ; altri s ' affaticarono inutilmente , tutta la vita , per levarsi dalla fronte l ' impronta ch ' egli v ' aveva stampata . La pittura , la scultura e la musica s ' impadronirono delle creazioni della sua mente , e le resero popolari , per la seconda volta , in tutti i paesi civili . Una ricchezza enorme d ' immagini , di sentenze , di traslati , di modi , di forme nuove dell ' arte , profusa da lui , circola , vive e fruttifica in tutte le letterature d ' Europa . Egli è da mezzo secolo argomento continuo di discussioni ardenti e feconde . Quasi tutte le nuove questioni letterarie o hanno radice nelle sue opere o vi girano intorno forzatamente , ed egli presiede , innominato e invisibile , a tutte le contese . Ma ora le contese , per quello che riguarda lui , almeno in Francia , sono quasi affatto cessate . La sua età , le sue sventure , la sua immensa fama , la vitalità poderosa delle sue opere , rinvigorita da recenti trionfi , la popolarità grande del suo nome tenuta viva continuamente dalla sua parola e dalla sua presenza , lo hanno messo quasi al di fuori e al di sopra della critica . I suoi più acerrimi nemici letterarii d ' un tempo tacciono ; i suoi più accaniti avversarii politici saettano il repubblicano , ma rispettano il poeta , come una gloria della Francia . Chi non lo riconosce come poeta drammatico , lo ammette come romanziere ; chi lo respinge come romanziere , lo adora come poeta lirico ; altri che detestano il suo gusto letterario , accettano le sue idee ; altri che combattono le sue idee , sono entusiasmati della sua forma ; chi non ammira nessuna delle sue opere partitamente , ammira ed esalta la vastità grandiosa dell ' edifizio che formano tutte insieme : nessuno gli contesta il genio ; nessuno , parlandone cogli stranieri , si mostra incurante od ostile all ' omaggio che gli vien reso ; e anche chi l ' odia , ne è altero . Oltre a ciò , l ' aura politica del momento gli è favorevole . Egli è un poeta popolare e un tribuno vittorioso , e porta sulla corona d ' alloro come un ' aureola sacra di genio tutelare della patria . È arrivato a quel punto culminante della gloria , oltre il quale non si può più salire che morendo . La sua casa è come una reggia . Scrittori ed artisti di tutti i paesi , principi ed operai , donne e giovanetti , entusiasti ardenti , vanno a visitarlo . Ogni sua apparizione in pubblico è un trionfo . La sua immagine è da per tutto , il suo nome suona ad ogni proposito . Si parla già di lui come d ' una gloria consacrata dai secoli , e gli si prodigan già quelle lodi smisurate e solenni che non si concedono che ai morti . Ed egli è ancora pieno di vita , di forza , d ' idee , di disegni , ed annunzia ogni momento la pubblicazione d ' un ' opera nuova . Ecco l ' uomo di cui intendo di scrivere oggi . Dopo l ' Esposizione universale , Vittor Hugo . Un argomento val l ' altro , mi pare . II . Io credo , esprimendo quello che penso di Vittor Hugo , d ' esprimere presso a poco quello che ne pensano tutti i giovani del mio tempo . Non c ' è nessuno di noi , certamente , che non si ricordi dei giorni in cui divorò , giovanetto , i primi volumi dell ' Hugo che gli caddero fra le mani . È stata senza dubbio per tutti una emozione nuova , profonda , confusa , indimenticabile . Tutti ci siamo , domandati tratto tratto , interrompendo la lettura : - Che uomo è costui ? - Nello stesso tempo dolce e tremendo , fantastico e profondo , insensato e sublime , egli mette accanto a una stramberia rettorica che rivolta , la rivelazione d ' una grande verità che fa dare un grido di stupore . Colla stessa potenza ci fa sentire la dolcezza del bacio di due amanti e l ' orrore di un delitto . È ingenuo come un fanciullo , è truce come un uomo di sangue , è affettuoso come una donna , è mistico come un profeta , è violento come un oratore della Convenzione , è triste come un uomo senz ' affetti e senza speranze . In cento pagine ci mostra cento faccie . Egli sa esprimere tutto : sensazioni vaghe dell ' infanzia , su cui s ' era mille volte tormentato invano il nostro pensiero ; i primi inesplicabili turbamenti amorosi della pubertà , le lotte più intime del cuore della fanciulla e della coscienza dell ' assassino ; profondità segrete dell ' anima , che sentivamo in noi , ma in cui l ' occhio della nostra mente non era mai penetrato ; sfumature di sentimenti che credevamo ribelli al linguaggio umano . Egli abbraccia colla mente tutto l ' universo . Ha , se si può dire , due anime che spaziano contemporaneamente in due mondi , e ogni opera sua porta l ' impronta di questa sua doppia natura . Chi non ha fatto mille volte quest ' osservazione ? In alto v ' è quel suo eterno ciel bleu che ricorre ad ogni pagina , i firmamenti mille volte percorsi , gli astri continuamente invocati , gli angeli , le aurore , gli oceani di luce , mille sogni e mille visioni della vita futura , un mondo tutto ideale , in cui egli si sprofonda come un estatico , trasportando con sè il lettore abbarbagliato e stordito ; e sotto , dei mari neri e tempestosi , tenebre su tenebre , la sua eterna ombre , i suoi abîmes , i suoi gouffres , il bagno , la cloaca , la corte dei miracoli , il carnefice , il rospo , la putredine , la deformità , la miseria , tutto quanto v ' ha di più orribile e di più immondo sopra la terra . Il campo della sua creazione non ha confini . Ravvicinate Cosetta e Lucrezia Borgia , Rolando della Leggenda dei secoli e Quasimodo , Dea e Maria Tudor , Gavroche e Carlo V , le sue vergini morte a quindici anni , i suoi galeotti , i suoi sultani , le sue guardie imperiali , i suoi pezzenti , i suoi frati , e vi parrà d ' aver dinanzi l ' opera non d ' un solo , ma d ' una legione di poeti . Riandate rapidamente tutte le sue creazioni : esse lasciano l ' impressione d ' un ' enorme epopea di frammenti , che risale da Caino a Napoleone il grande , e una memoria confusa di amori divini , di lotte titaniche , di miserie inaudite , di morti orrende , viste come a traverso a una bruma paurosa , rotta qua e là da torrenti di luce , in cui formicola una miriade di personaggi metà creature reali e metà fantasmi , che sconvolgono l ' immaginazione , Tutte le opere sue son come colorate dal riflesso d ' una vita arcana ch ' egli abbia vissuta , altre volte , in un mondo arcano , al quale par che alluda vagamente ad ogni pagina , e alle cui porte s ' affaccia continuamente , impaziente dei confini che gli sono assegnati sulla terra , Una fantasmagoria immensa di cose ignote all ' umanità par che lo tormenti di continuo , come una visione febbrile . Tutto quello che v ' è di più strano e di più oscuro sul limite che separa il mondo reale dal mondo dei sogni , egli lo cerca , lo studia e lo fa suo . I re favolosi dell ' Asia , le superstizioni di tutti i secoli , le leggende più bizzarre di tutti i paesi , i paesaggi più tetri della terra , i mostri più orribili del mare , i fenomeni più spaventosi della natura , le agonie più tragiche , tutte le stregonerie , tutti i delirii , tutte le allucinazioni della mente umana sono passate per la sua penna . Egli vede tutto per non so che prisma meraviglioso ; a traverso il quale , per contro , il lettore vede sempre lui . In fondo a tutte le sue scene e dietro tutti i suoi personaggi spunta la sua testa enorme e superba . Quasi tutte le sue creature portano l ' impronta colossale del suo suggello , e parlano il linguaggio del genio ; sono , come lui , grandi poeti o grandi sognatori ; statue , a cui ha stampato sulla fronte il suo nome ; larve dai contorni più che umani , che si vedono ingigantite come a traverso le nebbie dei mari polari , o accese della luce d ' una glorificazione teatrale che le trasfigura , Così Javert , Gymplaine , Triboulet , Simoudain , Gilliat , Giosiana , Ursus , Quasimodo , Jean Valjean . Così il suo Napoleone III , rappresentato come un volgare malfattore , tutto d ' un pezzo , liricamente . Pochi i personaggi d ' ossa e di carne , che abbiano la nostra statura e la nostra voce . E così la sua cattedrale di Notre Dame , convertita da lui in un monumento enorme e formidabile come una montagna delle Alpi . Tutte le sue creazioni sono , com ' egli dice delle onde di un oceano in tempesta , mélanges de montagne et de songe . Solo nel primo momento della concezione è osservatore tranquillo e fedele ; poi la sua natura invincibilmente lirica irrompe , ed egli afferra colla mano poderosa la sua creatura , e la trasporta al di sopra della terra . Dalla prima all ' ultima pagina è sempre presente , despota orgoglioso e violento , e ci fa della lettura una lotta . Ci caccia innanzi a spintoni , ci solleva , ci stramazza , ci rialza , ci scrolla , ci umilia , ci travolge nella sua fuga precipitosa , senza dar segno d ' avvedersi che noi esistiamo . Balziamo rapidissimamente fra i più opposti sentimenti che può suscitar la lettura , dalla noia irritata all ' entusiasmo ardente , come palleggiati dalla sua mano . Eterne pagine si succedono in cui l ' Hugo non è più lui , Egli travia , erra a tentoni nelle tenebre , e delira . Non sentiamo più la parola dell ' uomo ; ma l ' urlo o il balbettio del forsennato . E i periodi enormi cascano sui periodi enormi , a valanghe , oscuri e pesanti , o i piccoli incisi sui piccoli incisi , fitti e rabbiosi come la grandine , e s ' incalzano e s ' affollano confusamente le assurdità , le vacuità , le iperboli pazze e le pedanterie . Vittor Hugo pedante ! Eppure sì ; quando ci esprime cento volte l ' idea che abbiamo afferrata alla prima , quando ci mostra lentamente e ostinatamente , una per una , le mille faccette d ' una pietra ch ' egli crede un tesoro e ch ' è un diamante falso . E in quel frattempo , mentre sonnecchiamo o fremiamo , ci si affacciano alla menti ; le analisi spietate dei critici , lo ire dei classicisti , gli anatemi dei pedanti , gli scherni dei suoi infiniti avversarii , e stiamo per dir : - Han ragione ! - Ma che ! Arrivati in fondo alla pagina , v ' è un pensiero che ci fa balzare in piedi e gridare : - No , per Dio ! Hanno torto ! - ; una frase che ci s ' inchioda nel cervello e nel cuore per tutta la vita ; una parola sublime , che ci compensa di tutto . E l ' Hugo è di nuovo là ritto e gigante sul piedestallo che vacillava . Questa è la sua grande potenza : lo scatto improvviso , la parola impreveduta che ci rimescola , il lampo inaspettato che illumina la vasta regione sconosciuta , la porta bruscamente aperta e richiusa per la quale intravvediamo il prodigio , un gran coup dans la poitrine , come direbbe lo Zola , che ci toglie per un momento il respiro , e ci lascia rotti e sgomenti . Non è l ' aquila che si libra sull ' ali ; è il masso che erompe dal vulcano , tocca le nubi e ricasca . La sua arte è quasi tutta qui : un lungo lavorìo paziente che prepara un effetto inatteso . Egli non ha riguardi per noi mentre prepara ; ci strapazza e ci provoca ; è un lavoratore sprezzante e brutale ; non bada nè alle nostre impazienze , nè alle nostre censure . I suoi difetti sono grandi come il suo genio ; non nèi , ma gobbe colossali , che ci fan torcere il viso . L ' architettura della più parte dei suoi romanzi è deforme . Sono episodi spropositati , spedienti brutali , inverosimiglianze sfrontatamente accumulate , fili di racconti pazzamente spezzati e riannodati ; divagazioni , o piuttosto corse furiose , di cui non si vede la meta , e che fanno presentire a ogni passo un precipizio . Ma egli vuol condurvi là , dove vuole , e vi trascina , renitenti , barcollando ed ansando , calpestando la ragione , il buon gusto , il buon senso , la verità . E a un certo punto vi svincolate gridando : - No , Hugo , non ti seguo ! - e lo lasciate fuggir solo . Dov ' è andato ? È caduto ? Ah ! eccolo là , sull ' altura , colla fronte dorata dal sole . Ha vinto e ha ragione . Ma egli ha tutto per combattere e per vincere : ha l ' audacia , la forza e le armi ; ha il genio e la pazienza ; è nato poeta e s ' è fatto ; ha scavato dentro a sè stesso , con mano pertinace , la vena più profonda dei suoi tesori ; ogni opera sua è un immenso , lavoro di scavazione , a cui si assiste leggendo , e si sente il formidabile affanno del suo respiro . È una strana cosa veramente l ' arte sua . Egli non ci presenta il lavoro fatto , il risultamento netto ed ultimo dei suoi sforzi , l ' ultima idea a cui è arrivato per una successione d ' idee ; ma ci fa seguire tutto il processo intimo del suo pensiero , ci fa contare e toccare prima tutte le pietre con cui innalzerà l ' edifizio , ci fa assistere a tutti i suoi tentativi inutili , a tutti i crollamenti successivi delle parti mal fabbricate , e vediamo poi l ' edifizio compiuto , ma circondato e ingombro dei ruderi , ch ' egli disdegna di spazzare . Il suo lavoro è uno strano accoppiamento di pazienza da musicista e di furia da pittore ispirato . Egli scrive come il Goya dipingeva . Ora minia , liscia , accarezza l ' opera propria , lento , quasi sonnolento , minuto , scrupoloso ; si diverte a stendere elenchi accurati di nomi e di cose , a spiegare il proprio concetto con similitudini interminabili diligentemente condotte ; procede colle seste , cerca le simmetrie , dice , corregge , aggiunge , modifica , rettifica , sfuma , cesella , brunisce . A un tratto il soffio della grande ispirazione lo investe , e allora butta via il pennello delicato , e , come il Goya faceva , dipinge a furia con quello che gli casca fra le mani , spande i colori colle spugne , getta le grandi macchie cogli strofinacci e le scope , dà i tocchi di sentimento a colpi furiosi di pollice che sfondan la tela . Il suo stile è tutto rilievi acuti , rialti di granito , punte di ferro e vene d ' oro , pieno d ' asprezze e d ' affondamenti oscuri , rotto qua e là in grandi squarci , da cui si vedono prospetti confusi e lontani ; ora semplice fino all ' ingenuità scolaresca , ora architettato coll ' arte sapiente d ' un pensatore ; a volta a volta acqua limpida e mare in burrasca , su cui errano nuvole rosee che riflettono il sole o nuvole nere da cui si sprigiona la folgore . Le immagini nuove e potenti pullulano a miriadi sotto la sua penna , e le idee gli erompono dal capo armate , impennacchiate , sfolgoranti ; e sonanti , qualche volta offuscate dalla ricchezza e schiacciate dal peso dell ' armatura . Egli non spende , profonde a piene mani , sperpera i tesori inesauribili della sua potenza espressiva col furore d ' un giuocatore forsennato . La lingua sua non gli basta . Egli toglie ad imprestito il gergo della plebe , la lingua furfantina delle galere , il balbettio informe ed illogico dei bambini ; tempesta la sua prosa di parole straniere di cento popoli e di traslati proprii di tutte le letterature ; e si fabbrica superbamente un linguaggio suo , tutto colori e scintille , pieno d ' enimmi e di licenze , di laconismi potenti e di delicatezze inimitabili ; secondo il bisogno , triviale , tecnico , accademico , vaporoso , brutale , solenne ; così che lette le sue opere , non par d ' aver sentito parlare la lingua di un solo popolo e d ' un solo secolo , ma una vasta e confusa lingua d ' un tempo avvenire , per la quale non ci sia nulla d ' inesprimibile e di straniero . Di questa potenza espressiva , come del coraggio del suo genio , egli abusa , e allora s ' impiglia e si ravvolge nel proprio pensiero , e vi s ' aggira come in un labirinto , senza trovarne l ' uscita . Ma anche nei suoi smarrimenti è grande . Anche in quelle pagine affaticate , tormentate , astruse , in cui volendo esprimere l ' inesprimibile , tenta da tutte le parti il proprio concetto , e accumula metafore su metafore , paragoni su paragoni , e ricorre inutilmente al suo misterioso linguaggio di tenebre e di luce , d ' ombre e d ' abissi , di inconnu e di insondable , e tutta la sua fortissima e ricchissima lingua non basta a render nemmeno una pallida idea di quel non so che di immane e di mostruoso che ha nel capo ; in quelle pagine i freddi pedanti trovano con gioia una presa assai facile alla critica che distrugge e deride ; ma l ' anima dell ' artista vi sente l ' anelito del titano che lotta con una potenza sovrumana , e assiste a quegli sforzi poderosi con un sentimento di stupore e di rispetto , come a uno di quegli spettacoli in cui un uomo rischia la vita . Eppure si , leggendo le opere sue , accade qualche volta che , arrivati a un certo punto , lo squilibrio delle facoltà , la continua prevalenza della fantasia sfrenata sulla ragione , la eccessiva frequenza delle aberrazioni e delle cadute , vi stanca ; i lampi di genio non bastano più a compensarvi dei continui sacrifizii che deve fare il vostro buon senso ; siete sazii , sdegnati , qualche volta nauseati ; sentite il bisogno di riposarvi da quella tortura ; ritornate con piacere ai vostri scrittori sensati , rigorosi , sempre eguali ; respirate , vi ritrovate nel mondo reale , benedite la logica , riacquistate la vostra dignità d ' uomini e di lettori . E lasciate in un canto l ' Hugo per mesi , e qualche volta per anni , e vi pare d ' esservene staccati per sempre . Ma che ! Egli v ' aspetta . Un giorno arriva finalmente in cui , tutt ' a un tratto , un entusiasmo a cui volete un ' eco , un dolore che domanda un conforto , un bisogno istintivo di strano o di terribile , vi risospinge verso quei libri . E allora tutti gli entusiasmi sopiti si ridestano tumultuosamente . Egli v ' afferra di nuovo , vi soggioga , siete suoi , rivivete in lui per un altro periodo della vostra vita . È perchè le somme linee delle opere sue sono veramente d ' un genio . L ' abuso ch ' egli fa d ' un concetto sublime , alla lettura , v ' offende ; ma spariti dalla memoria i particolari errati o eccessivi , il concetto vi resta incancellabile , e più s ' appura col tempo , più vi pare che ingrandisca , e ingrandisce davvero . Le sue grandi idee e i suoi grandi sentimenti son grandi tanto che sovrastano ai difetti infiniti dell ' arte sua , come le colonne d ' un tempio antico ai rottami ammucchiati ai suoi piedi . E di qui nasce il fatto strano ch ' egli ha più ammiratori ardenti delle sue creazioni che lettori fedeli dei suoi volumi , e che moltissimi ammiratori suoi non lo conoscono che nei frammenti delle sue opere , o nelle ispirazioni che v ' hanno attinte le altre arti . Chi strapperà più dalla memoria umana Ernani , Triboulet , il campanaro di Nôtre Dame , l ' amore di Ruy Blas , la disperazione di Fantina ? E chi può scordare i brividi di terrore ch ' egli ci ha fatto correre per le vene , e le lacrime che ci ha fatto sgorgare dagli occhi ? Poichè egli può tutto , ed è grande nella tragedia e insuperabile nell ' idillio . Noi tutti abbiamo sentito scricchiolare le ossa d ' Esmeralda nel letto della tortura , e abbiamo visto faccia a faccia la morte , quando ce la presenta orrenda come in Claudio Frollo appeso al cornicione della cattedrale , o furiosa come sulla barricata di via Saint - Denis , o epica come sul campo di Waterloo , o infinitamente triste come nelle nevi della Russia , o solennemente lugubre , come nel naufragio dei Comprachicos . Ed è lo stess ' uomo che fa vibrare sovrumanamente le corde più delicate dell ' anima ; l ' autore del Revenant su cui milioni di madri singhiozzarono , l ' autore di quel celeste Idillio di Rue Plumet , di quella santa agonia di Jean Valjean , che strazia l ' anima , e di quei versi meravigliosi , in cui Triboulet spande piangendo l ' immensa ed umile tenerezza del suo amore di padre . No , mai parole più dolci , preghiere più soavi , grida d ' amore più appassionate , slanci d ' affetto e di generosità più nobili e più potenti , sono usciti da un cuore di poeta . E allora Vittor Hugo è grande , buono , venerabile , augusto , e non c ' è anima umana che in quelle pagine non l ' abbia benedetto ed amato . In momenti solenni della vita , accanto al letto d ' un moribondo , durante una grande battaglia della coscienza , i suoi versi ripassano per la mente , come lampi , e risuonano all ' orecchio consigli d ' un amico affettuoso e severo che ci dica : - Sii uomo ! - Poichè egli ha tutto sentito , tutto compreso e tutto detto ; ha le disperazioni tremende e le rassegnazioni sublimi ; non v ' è dolore umano a cui non abbia detto una parola di conforto ; non c ' è sventura al mondo su cui non abbia fatto versare delle lagrime . Egli è il patrocinatore amoroso e terribile di tutte le miserie , dei diseredati dalla natura e degli abbandonati dal mondo , di chi non ha pane , di chi non ha patria , di chi non ha libertà , di chi non ha speranze , di chi non ha luce . Questa è la sua grandezza vera e incontestabile . Non c ' è altro scrittore moderno che abbia esercitato con una maggior quantità d ' opere e con una più intrepida ostinazione questo glorioso apostolato ; che abbia maneggiato un pennello più potente per dipingere le miserie , un coltello anatomico più affilato per aprire i cuori straziati , uno scalpello più magistrale per scolpire gli eroi della sventura , un ferro più rovente per segnare la fronte di chi fa soffrire , una mano più delicata per accarezzare la fronte di chi soffre . Egli è il grande assalitore e il grande difensore ; ha combattuto su tutte le arene ; è salito su tutte le sommità ed è sceso in tutte le bassure . E questo è ammirabile in lui , che per quanto sia disceso , non s ' è mai abbassato . La sua mano è rimasta incontaminata fra tutte le sozzure in cui sguazzò la sua penna . Egli non ha mai prostituito l ' arte sua . È austero e superbo . Non s ' inflette e non ride . Il suo riso non è che una maschera , dietro la quale s ' intravvede sempre il suo volto pallido e accigliato . Una specie di tristezza fatale pesa su tutte le opere sue . Anche nella sua grande e costante aspirazione alla virtù , alla concordia , alla pace , alla redenzione degli oppressi e degli infelici , v ' è qualcosa di malinconico e di tetro , come se le mancasse l ' alimento della speranza . Tutti i suoi libri terminano con un grido straziante . Tutte le voci che escono dalle sue opere formano , riunite , un lamento solenne , misto di preghiera e di minaccia . La sua stessa credenza in Dio , quella ch ' egli chiama la suprema certezza della sua ragione , è forse piuttosto un ' aspirazione potentissima del suo cuore e un pascolo immenso della sua immaginazione smisurata , che una fede ferma , in cui la sua anima si riposi : la fede è una sorgente , a lui necessaria , di torrenti di poesia , e Dio è un personaggio dei suoi romanzi e dei suoi canti . Da qualunque lato si guardi , apparisce in lui qualcosa di strano e di non chiaramente esplicabile . L ' uomo non emerge netto dallo scrittore . Si stende la mano a toccarlo , e invece della carne umana , si sente una sostanza nuova al tatto , che fa rimanere perplessi . La sua figura , velata , s ' innalza , s ' abbassa , s ' avvicina , s ' allontana , e non presenta mai per tanto tempo i contorni fermi e precisi , da poterseli fissare immutabilmente nel pensiero . E così v ' affaticate per anni intorno alle sue opere senza riuscir mai a formarvene un giudizio che non abbiate di tratto in tratto a mutare . Esse offrono mille parti scoperte alla critica d ' un fanciullo , e presentano mille aspetti irresistibili all ' ammirazione dell ' uomo . C ' è poco da obbiettare a chi le lacera senza remissione , non si sa che cosa opporre a chi n ' è entusiasta appassionato . Distruggetele col ragionamento : esse si rialzano da sè , a poco a poco , nella vostra mente , più maestose e più salde . Disponetevi invece ad adorarle ciecamente , e sarete ogni momento costretti a soffocare mille voci di protesta che usciranno dal vostro cuore e dalla vostra ragione . Una sola cosa è fuor di dubbio , ed è che non si può rifiutare a quest ' uomo il titolo augusto e solenne di Genio . Il più ostinato avversario suo sente , in fondo a sè stesso , chè la qualificazione di « ingegno » , da qualunque attributo accompagnata , non basta per lui . Potete preferirgli una legione d ' altri ingegni viventi ; ma siete costretti a riconoscere che alle mille teste di quella legione sovrasta la sua . Potete voltargli le spalle , ma non potete fare un passo senza mettere il piede sulla sua ombra . Ma è difficile credere che la ripugnanza dell ' indole , o la disparità del gusto e delle idee , o l ' odio di parte possano tanto in un uomo da fargli negare la grandezza che presentano insieme le creazioni , le lotte , i trionfi , gli errori e gli ardimenti di questo vecchio formidabile . Per me , penso ai suoi cinquanta volumi , pieni d ' ispirazioni e di fatiche , in cui si rivela col genio prepotente una volontà indomabile o una tempra fisica d ' acciaio ; penso ai torrenti di vita che uscirono dal suo petto , all ' amore immenso che profuse , alle ire selvaggie e agli odii implacabili che provocò e che gli infuriarono nell ' anima ; ricorro la sua vita da quando giocava , ragazzo , sotto gli occhi di sua madre , noi giardino delle Feuillantines ; lo vedo , sedicenne , quando scriveva in quindici giorni , per guadagnare una scommessa , le pagine ardenti di Bug - Jargal ; penso a quando comprò il primo scialle a sua moglie coi denari dell ' Han d ' Islanda ; me lo raffiguro , fiero e impassibile , in mezzo alle tempeste delle assemblee scatenate dalla sua parola temeraria ; lo vedo servire umilmente i quaranta bambini poveri seduti alla sua mensa a Hauteville - house ; me lo rappresento grave e triste , in mezzo alla folla , dinanzi ai cento sepolcri illustri su cui fece sentire la sua parola piena di maestà e di dolcezza ; lo vedo per le vie di Parigi , in mezzo alla moltitudine riverente , costernato e invecchiato , seguire i feretri dei suoi figli ; lo vedo in quelle sue veglie febbrili , ch ' egli descrisse così potentemente , quando di lontano , nel silenzio della notte , sentiva squillare il corno di Silva ed echeggiare il grido di Gennaro ; lo vedo assistere nel Teatro francese , dopo mezzo secolo dalla prima rappresentazione , al trionfo clamoroso dell ' Hernani , salutato dai primi scrittori e dai primi artisti della Francia , come il loro Principe rieletto e riconsacrato ; penso al suo Oriente splendido , al suo Medio evo tremendo , alla Preghiera per tutti , all ' infanta che perde la rosa mentre Filippo II perde l ' Armada , alla carica dei corazzieri della guardia contro i quadrati del Wellington , alla scarpetta d ' Esmeralda , all ' agonia d ' Eponina , a tutte le creature del mondo arcano , sfolgorante , immenso che uscì dal suo capo ; al suo esilio , alle sue sventure , ai suoi settantasette anni , - e sento una mano che mi fa curvare la fronte . III . " Vittor Hugo è certamente uno di quelli scrittori che ispirano un più ardente desiderio di vederli ; perchè i suoi cento aspetti di scrittore ci fanno domandare ogni momento a quale di essi corrisponda il suo aspetto d ' uomo . Sarà il viso dell ' Hugo che ci fa inorridire o quello dell ' Hugo che ci fa piangere ? E ci riesce ugualmente difficile rappresentarcelo benevolo e rappresentarcelo truce . Io mi ricordo d ' aver passato molte ore , giovanotto , all ' ombra d ' un giardino , con un suo libro tra le mani , cercando di dipingermelo coll ' immaginazione , e componendo e ricomponendo cento volte il suo viso e la sua persona , senza trovar mai una figura che m ' appagasse . Il suo spettro , di forme incerte , mi stava sempre davanti . Quest ' uomo era un enimma per me . Io non sapevo bene rendermi conto del sentimento che m ' ispirava . Alle volte mi pareva che , vedendolo , gli sarei corso incontro coll ' espansione di un figlio e mi sarei strette le sue mani sul cuore ; altre volte mi pareva che , incontrandolo improvvisamente , mi sarei scansato con un sentimento di diffidenza e di timore , e avrei detto sommessamente ai miei vicini : - Indietro ! Hugo passa . - Che so io ? Era l ' uomo che m ' aveva spinto cento volte , col cuore gonfio di tenerezza , tra , le braccia di mia madre ; ma era anche l ' uomo che m ' aveva fatto balzar sul letto , più volte , nel cuor della notte , atterrito dall ' apparizione improvvisa dei cinque cataletti di Lucrezia Borgia . Sentivo per lui un affetto pieno di trepidazione e di sospetto . Ma il desiderio di vederlo era ardente , e andò crescendo cogli anni . Quanta è la potenza del genio ! Voi arrivate in una città enorme , trascorrete di divertimento in divertimento , d ' emozione in emozione , in mezzo a un popolo immenso e tumultuoso , fra gente di ogni paese , fra i capolavori delle arti e delle industrie di unta la terra , fra mille spettacoli , mille pompe o mille seduzioni . Ebbene , tutto questo non è per voi che una cosa secondaria . Fra quell ' immenso spettacolo e voi si drizza il fantasma di un uomo che non avete mai visto , che non vedrete forse mai , che non sa nemmeno che siate al mondo ; e questo fantasma occupa tutta la vostra mente e tutto il vostro cuore . In quell ' oceano di teste , voi non cercate che la sua . A ogni vecchio che passi , il quale vi rammenti alla lontana la sua immagine , una voce intima vi dice : - È lui ! - e il vostro sangue si rimescola . Tutta quell ' enorme città non vi parla che di quell ' uomo . Le torri della Cattedrale sono popolate dei fantasmi della sua mente , ad ogni svolto di strada vi si affaccia una creatura della sua immaginazioni , i frontoni dei teatri vi rammentano i suoi trionfi , gli alberi dei giardini vi bisbigliano i suoi versi e le acque della Senna vi mormorano il suo nome . E allora prendete una risoluzione eroica e rivolgete una domanda , da lungo tempo meditata , a un amico . E non si può dire l ' effetto che vi fanno queste cinque semplicissime parole : - Via di Clichy , numero venti . IV . V ' è una considerazione però , che rende titubanti molti ammiratori che desiderano di visitare Vittor Hugo ; ed è l ' accusa che gli si fa d ' avere un immenso orgoglio . Certo è che egli sente altissimamente di sè , e non lo nasconde . Tutti sanno quello che disse , ancor giovane , all ' attrice Mars , che si permetteva , alle prove dell ' Hernani , di criticare i suoi versi . - Signorina , voi dimenticate con chi avete da fare . Voi avete un grande ingegno ; non lo nego ; ma ho un grande ingegno . anch ' io , e merito qualche riguardo . - Io lascio ad altri il risolvere questa quistione : se , in qualche caso , uno smisurato sentimento di sè non sia un elemento del genio : quello che dà l ' impulso ai grandi ardimenti ; e se , ammessa la indole artistica di Vittor Hugo , sia possibile concepire un Vittor Hugo modesto . Mi ristringo a considerare il fatto . Si , Vittor Hugo dev ' essere sovranamente orgoglioso . Si riconosce da mille segni . Egli , per esempio , - è cosa notissima , - non ammette la critica . Il genio , dice , è blocco . Bisogna accettarlo intero o respingerlo intero . L ' opera del genio è un tempio in cui si deve entrare col capo scoperto , e in silenzio . On ne chicane pas le génie . Ammirate , ringraziate e tacete . Il genio non ha difetti . I suoi difetti sono il rovescio delle sue qualità . Ecco tutto . Egli lo ha detto a chiare note nel suo libro sullo Shakespeare , nel quale s ' è servito del tragico inglese per dire al mondo quello che pensa di se stesso . Il ritratto ch ' egli traccia dello Shakespeare è il ritratto suo ; quella deificazione che egli fa del genio , la quale per un uomo che creda in Dio è quasi sacrilega , è , insomma , la sua apoteosi ; in quell ' oceano a cui paragona i grandi poeti , si vede riflessa , prima d ' ogni altra , la sua grandezza ; quella montagna che ha tutti i climi e tutte le vegetazioni , è Vittor Hugo . In quegli elenchi , ch ' egli fa ad ogni pagina , dei genii di tutti i tempi e di , tutti i paesi , da Giobbe al Voltaire , si capisce , si giurerebbe che , arrivato all ' ultimo nome , è stato , lì sul punto d ' aggiungervi il suo , e che non lo fece , non per modestia , ma per salvare , come , suol dirsi , le convenienze . Egli tratta tutti quei grandi da pari a pari . Tutti i genii , d ' altra parte . - è una sua idea , - sono uguali . La regione dei genii è la regione dell ' eguaglianza . Egli parla di Dante come d ' un fratello . Ma oltre a queste ci sono mille altre manifestazioni della coscienza ch ' egli ha della sua grandezza : l ' ardimento , superbo con cui mette le mani nella scienza e con cui affronta , passando , i più alti problemi della filosofia ; la baldanza con cui ostenta le sue licenze letterarie , come se fosse certo che , coniate da lui , saranno moneta corrente e ricchezza comune ; l ' intonazione solenne delle sue prefazioni , che , annunziano l ' opera come un avvenimento sociale ; la cura scrupolosa con cui raccoglie o fa raccogliere tutte le sue minime parole e gli atti più insignificanti della sua vita . Quando vuol fare il modesto riesce all ' effetto opposto , tanto inesperto è in quell ' arte , e tanto è abituato a passar la misura in ogni cosa . Come quando comincia una lettera : « Un oscuro lavoratore . » E così , sotto la forzata pacatezza con cui risponde alle osservazioni di Lamartine sui Miserabili , si sente il ruggito soffocato del leone ferito . La sua stessa prodigalità nella lode tradisce l ' uomo che crede di gettarla tanto dall ' alto , da non aver da temere l ' orgoglio che ne potrà nascere , se anche crescesse smisurato . E poi egli rivela l ' animo suo candidamente . In un ' occasione in cui non volle lasciar rappresentare un suo dramma perchè un altro aveva trattato lo stesso soggetto , disse : - Non voglio esser paragonato , - A un editore che gli proponeva di pubblicare una scelta delle sue poesie , rispose : - Voi mi avete l ' aria d ' un uomo che , mostrando in una mano dei sassi raccolti sul Monte Bianco , creda di poter dire alla gente : Ecco il Monte Bianco . - Egli si considera al di sopra d ' ogni confronto possibile con qualunque scrittore contemporaneo . Non piglia , infatti , alcuna parte in quella guerra continua che si movono gli scrittori di Francia a motti arguti e maligni , che scorticano senza far stridere , e fanno il giro di Parigi . Se ne sta in disparte , muto . E non sarebbe atto , d ' altra parte , a questa specie di guerra . Dicono : perchè non ha «spirito.» Egli ha risposto acerbamente a questa critica . - Dire che un uomo di genio non ha spirito , è una gran consolazione per i moltissimi uomini di spirito che non hanno genio . - Ma la critica è giusta forse , benchè si trovino nei suoi discorsi parlamentari dei mirabili esempi di risposte improvvise a botte inaspettate . Il suo scherno ha spesso il conio del grande ingegno ; ma non provoca il riso salato e pepato della vera arguzia francese . Lo stiletto sottile dell ' ironia sfugge dalle sue mani di colosso ; egli non è atto che a dare i grandi colpi di mazza che sfracellano il casco e la testa . E poi oramai si ritiene quasi al di sopra della letteratura . Si riguarda quasi come un sacerdote di tutte le genti , sopravvissuto , per decreto della Provvidenza , a mille prove e a mille sventure , per vegliare sull ' umanità . Questo apparisce lucidamente dalle sue apostrofi ai popoli , dalle sue intimazioni ai monarchi , dal tono di profezia che dà ai suoi presentimenti , dalla forma di responso che dà alle sue sentenze , dal carattere di minaccia che dà ai suoi rimproveri , da tutto il suo linguaggio spezzato in affermazioni altiere e in giudizii assoluti , come se ogni sua proposizione fosse un decreto , da incidersi sul bronzo o nel marmo per le generazioni avvenire . Tutte queste cose , o sapute prima o intese dire , fanno lungamente esitar lo straniero che vuol andare a battere alla sua porta . Certo che , dopo la prima esitanza , si fanno delle riflessioni incoraggianti . Si pensa , per esempio , che il sentimento che ci trattiene dal presentarci a un uomo orgoglioso che ammiriamo , non è , in fondo , che un sentimento d ' orgoglio . Poi si pensa a quanti scrittorelli miserabili di mente e di cuore , a quanti pedanti fradici e impotenti , a quanti imbrattacarte sconosciuti di villaggio non si sentono da meno di Vittor Hugo . E infine ci si dice che è una pazza presunzione la nostra , di credere che a noi , messi in luogo suo , non darebbe punto al capo la gloria di primo poeta d ' Europa . E allora si ripiglia coraggio . Ma pure è una cosa che spaventa quel presentarsi là sconosciuti , senz ' altra scusa che l ' impulso del cuore , davanti a un uomo famoso nel mondo , nella grande città che lo festeggia , in casa sua , in mezzo a una folla di ammiratori , per dirgli ... che cosa ? Voglio vedervi ! V . E non ostante , una mattina , mi trovai senza avvedermene nel cortile della casa N . ° 20 di via Clichy , in faccia al finestrino del portinaio , e sentii con un certo stupore , come se parlasse un altro , la mia voce che diceva : - Sta qui Vittor Hugo ? - Ero ben certo che stava là ; eppure restai un po ' meravigliato nel sentirmi rispondere : - Si signore , al secondo piano - coll ' accento della più fredda indifferenza . Mi parve molto strano che a quel portinaio paresse tanto naturale che là ci stesse Vittor Hugo . Poi , tutt ' a un tratto , mi parve un ' assurdissima cosa l ' andarmi a presentare a quell ' uomo in quella maniera . E dissi forte a me stesso : - Ma tu sei matto ! - e rimasi profondamente assorto , per qualche minuto , nella contemplazione d ' un gatto che dormiva sopra una finestra del pian terreno . E l ' ho da dire tal quale ? Sentivo un leggierissimo tremito nelle ginocchia , come se mi fosse già passata da un pezzo l ' ora della colezione . Poi non ricordo più bene . So che m ' accorsi improvvisamente che salivo le scale ; ma colla profonda sicurezza che , arrivato alla porta , sarei tornato giù senza sonare . Salivo lentamente ; sopra uno scalino mi sentivo un coraggio da leone ; sopra un altro scalino mi pigliava la tentazione di voltar le spalle e di scappar come un ladro . Mi fermai due o tre volte per asciugarmi la fronte , che stillava . Oh mai nessun alpinista , ne son sicuro , ha fatto un ' ascensione più affannosa di quella ! Avrei voluto tornar indietro ; ma non potevo . Che so io ? C ' erano Cinquecento De Amicis , di tutte le stature , che ingombravano la scala dietro di me , affollati e stretti come acciughe tra il muro e la ringhiera , che mi dicevano tutt ' insieme a bassa voce ; - Avanti ! - All ' improvviso , come se fino allora avessi pensato a tutt ' altro , mi trovai ai piedi dell ' ultima branca di scala , in faccia alla porta . Allora non so come , bruscamente , tutte le paure sparirono . Sentii un impulso potente che mi diedero insieme mille ricordi dell ' adolescenza e della giovinezza , il sangue mi diede un tuffo violento , Cosetta mi mormorò : - Coraggio ! - Ernani mi disse : - Sali ! - Gennaro mi gridò : - Suona ! - E suonai . - Dio eterno ! Mi parve di sentir sonare a distesa , per un quarto d ' ora filato , la gran campana di Notre Dâme , e stetti là trepidante come se quel suono dovesse aver messo sottosopra mezza Parigi . Finalmente nello stesso punto sentii l ' impressione d ' un pugno nel petto e vidi spalancarsi la porta . Mi trovai dinanzi una governante , una bella donna , vestita con garbo . In un angolo dell ' anticamera due servitori lucidavano dei candelieri d ' argento . Per una porta aperta si vedeva in un ' altra stanza una tavola mezzo sparecchiata , con un giornale nel mezzo , Cose insignificanti e indimenticabili . Domandai alla governante con una voce da tenore sgolato se stava là Vittor Hugo . Mi rispose di sì , con un ' indifferenza , anche lei , che mi fece gran meraviglia . Domandai se avrebbe potuto ricevermi . Mi rispose che era ancora a letto . Io rimasi là , senza parola , scombussolato . L ' idea di aver da fare un ' altra volta l ' ascensione di quella montagna , mi sgomentava . Ma la governante doveva esser abituata a veder dei giovani presentarsi così , col viso un po ' alterato , alla porta del suo padrone , e a indovinare dal viso il sentimento che li moveva ; perchè mi diede un ' occhiata tra sorridente e pietosa , come se volesse dire : - Ho capito ! Sei uno dei tanti - e soggiunse con un accento benevolo : - Credo però che sia svegliato .... posso domandargli quando la potrà ricevere - e senza darmi tempo di rispondere , disparve . A me pareva di sognare o di essere briaco . Mi sfuggiva il sentimento della realtà . Mi domandavo se il Vittor Hugo ch ' era nella stanza accanto fosse proprio quel Vittor Hugo che io cercavo , e non mi pareva possibile . E avrei voluto , infatti , che non fosse possibile . Mi pareva d ' aver commesso un atto insensato . - Ma cosa ho fatto ! - mi dicevo . - Bisogna che mi abbia dato volta il cervello . E cosa seguirà adesso ? - E pensando ch ' era possibile ch ' egli non mi volesse ricevere , mi sentivo salire delle ondate di sangue alla testa . Improvvisamente la governante ricomparve e disse gentilmente : - Il signor Vittor Hugo la riceverà con piacere questa sera alle nove e mezzo . - Ah , governante adorata ! Bisogna ch ' io risalga a vent ' anni fa , quando dopo aver aspettato per tre ore , immobile davanti a una porta , una parola che doveva darmi tre mesi di libertà e di piaceri o tre mesi di schiavitù e di umiliazione , usciva finalmente il segretario della Commissione a dirmi solennemente : - Promosso ! - ; bisogna ch ' io risalga a uno di quei giorni , per poter dire d ' aver sentito altre volte un allargamento di polmoni così delizioso , una soddisfazione così piena , una così matta voglia di scender le scale a cinque gradini per volta , come quella che m ' hai fatto provar tu , con quelle quattordici benedette parole , o governante dell ' anima mia . VI . E dalle nove e mezzo della mattina alle nove e mezzo della sera fui re di Francia . Ah , Vittor Hugo superbo , Vittor Hugo comunardo , Vittor Hugo energumeno , Vittor Hugo matto ; che baie ! Tutti questi Vittor Hugo della critica o della calunnia , col berretto frigio o colle corna dell ' orgoglio satanico , erano spariti dalla mia mente . Per me non c ' era più che un solo Hugo , il grande poeta amoroso e sdegnoso , pieno di consigli fortissimi e di sante consolazioni ; l ' uomo che m ' aveva fatto delirare d ' amore da giovanetto ; che m ' aveva fatto pensare e lottare da uomo ; il poeta di cui le strofe fulminee m ' eran sonate nel cuore sul campo di battaglia come grida eccitatrici d ' un generale lontano ; lo scrittore che aveva mille volte schiacciato il mio misero orgoglio d ' impiastrafogli , facendomi provare non so che voluttà acre e salutare nell ' umiliazione , che mi acquietava l ' anima ; l ' autore di cui parlando m ' era sgorgata mille volte dal cuore commosso la parola facile e calda che m ' aveva cattivato delle simpatie ; l ' artista che mi aveva aiutato a esprimere mille sentimenti e a render l ' immagine di mille cose che senza di lui mi sarebbero forse rimaste sepolte per sempre nell ' anima ; lo scrittore di cui in Spagna , in Grecia , sul Reno , sul Bosforo , sul mare , mi ricorreva ogni momento alla memoria un pensiero o una immagine , che rischiarava , formulava e commentava la mia emozione ; il poeta dei fanciulli , il consolatore delle madri sventurate , il cantore delle morti gloriose , il grande pittore dei cieli e degli oceani ; oggetto di vent ' anni , di studio , di curiosità e di discussioni ; mille volte abbandonato , mille volte ripreso , mille volte difeso ; Galeotto d ' amori gentili , auspice d ' amicizie ardenti , compagno di veglie febbrili e provocatore di scoppi di pianto disperati ; l ' uomo , insomma , in cui avevo vissuto una gran parte della parte più bella della mia vita ; che m ' aveva trasfuso nelle vene il suo sangue , e delle cui opere mi ero fatto ossa , nervi e cervello . Questo era il Vittor Hugo che mi vedevo davanti , e ad ogni ora che passava , mi pareva che la sua figura si innalzasse di un palmo e che il mio cuore ringiovanisse d ' un anno . VII . Eppure , ecco un problema per gli scrutatori del cuore umano . Verso sera , un ' ora prima d ' andare , tutt ' a un tratto mi si fece dentro come un silenzio mortale . Mi sentii improvvisamente vuoto , asciutto e freddo . Mi parve che , comparendo davanti a Vittor Hugo , non avrei sentito la menoma scossa , nè trovato una parola da dire . E ne rimasi atterrito . Poichè , insomma , non c ' è che una commozione profonda e visibile che giustifichi l ' audacia di quelle visite : quando la commozione manca , par che si vada là per curiosità , e la pura curiosità , in quei casi , è sfrontatezza . Che cosa sono questi ammutolimenti improvvisi del cuore ? Forse che il cuore s ' addormenta , stanco della commozione , per ripigliar nuove forze ? Io non so . So che avevo un bell ' eccitarmi , e richiamare alla mente tutti i pensieri e tutti i sentimenti della mattina ; ogni sforzo era inutile ; per quanto mi soffiassi dentro , non riuscivo a sollevare una scintilla ; e salii le scale con una indifferenza che mi costernava . - Sono istupidito , - mi domandavo , - o son malato ? Ed ora che cosa dirò ? - La stizza mi divorava ; mi sarei morso le mani e dato dei pugni nella testa . E mi ricordo ch ' ero ancora in questo stato quando la porta s ' aperse e mi trovai nell ' anticamera illuminata da una lampada appesa al soffitto . Ma fu quello , grazie al cielo , l ' ultimo momento . La governante mi domandò il nome per andare ad annunziarmi . Il suono del mio nome pronunziato da me , e ripetuto da lei , in quella stanza , mi svegliò , come se qualcuno m ' avesse chiamato ; la mia mente si rischiarò e un torrente di vita mi affluì al cuore . La donna aperse una porta e disparve . Per la porta semiaperta uscì un suono confuso di voci allegre e forti , da cui capii che si stava terminando di cenare . In mezzo a quel vocio afferrai due parole : - La philosophie indienne .... - Ebbi appena il tempo di pensare : Oh numi ! Che cosa dirò se mi attaccano sulla filosofia indiana ? La porta si richiuse . Mi parve che seguisse un silenzio profondo . La governante faceva l ' imbasciata . I minuti secondi mi sembravano quarti d ' ora . Quel silenzio mi pareva tremendo . Finalmente la donna ricomparve , mi accennò di seguirla , guardandomi curiosamente , come se il mio viso avesse qualche cosa di strano ; mi fece passare per un corridoio , spinse leggermente il battente d ' una porta e mi disse sottovoce : - Entrate , signore . Il signor Vittor Hugo è là . - Stetti un momento immobile . Mi sentivo .... poco bene . Se la governante m ' avesse guardato in viso , m ' avrebbe offerto un bicchiere d ' acqua . - Animo ! - dissi poi a me stesso ; sollevai una tenda , feci un passo innanzi e mi trovai in faccia a Vittor Hugo . Era in piedi , solo , immobile . Che cosa gli dissi ? A diciott ' anni , in quelle occasioni , si versano delle lagrime . Il pianto è la grande e dolce eloquenza della prima giovinezza . Ma a trent ' anni non si piange più . A trent ' anni si domina la commozione senza soffocarla , e si parla . L ' entusiasmo trabocca , altero di sè stesso , in parole ardite e virili ; la fronte si alza , l ' occhio divampa , la voce vibra , l ' anima grandeggia . Che cos ' abbia detto , non so . Qualcuno mi suggeriva nell ' orecchio , rapidamente , delle parole ardenti , che io ripetevo colla voce tremante e sonora , provando una immensa dolcezza nel cuore , e vedendo davanti a me , in confuso , una testa bianca che mi pareva enorme , e due pupille fisse nelle mie che pigliavano a grado a grado una espressione di curiosità e di benevolenza . Tutt ' a un tratto tacqui , come se una mano mi avesse afferrato alla gola e restai col respiro sospeso , Allora la mia affettuosa ammirazione di venti anni , la costanza del mio ardente desiderio , le mie trepidazioni di quel giorno , le mie inquietudini dei giorni innanzi , i miei terrori di fanciullo , le mie veglie di giovanetto , le mie febbri di uomo , le mie umiliazioni di scrittore ebbero un grande compenso . La mano che scrisse Notre Dame , e la Lègende des siècles strinse la mia . E subito dopo provai un secondo sentimento , forse più dolce del primo . La mano sinistra del grande poeta raggiunse la destra , e la mia mano calda e tremante rimase per qualche momento tra le sue . Seguì un breve silenzio , durante il quale sentii il suono del mio respiro , come se avessi fatto una corsa . Poi sentii la sua voce ; una voce grave , ma dolce , in cui mi parve di sentire mille voci , e che mi stupì , come se , udendola , vedessi comparire Vittor Hugo per la seconda volta . - Siete il benvenuto in casa mia , signore - disse . - Voi avete cuore . Siete un amico . Avete fatto bene a presentarvi così . Vi ringrazio con tutta l ' anima . Non volete mica lasciarmi subito , non è vero ? Voi resterete con me tutta la sera . Poi mi domandò : - Di che paese siete ? Inteso ch ' ero italiano , mi guardò fisso . Poi mi prese di nuovo la mano , mi fece sedere e sedette . Che cosa dirgli , Dio buono ! A un uomo così , quando gli avete espresso con tutta l ' anima quello che sentite per lui , lì su due piedi , nel primo impeto dell ' entusiasmo , gli avete detto tutto . Non rimane che rivolgergli delle domande . Ma che cosa fargli dire ch ' egli non abbia scritto ? Conoscete da tanti anni tutti i suoi più intimi pensieri , ogni domanda par che sia oziosa , e poi quando si ha appena tanto animo da rispondere , non si può averne abbastanza da interrogare . Perciò rimasi lì , senza parola . E d ' altra parte , che cosa poteva dire a me , lui ? Nondimeno , per levarmi d ' imbarazzo , mi fece parecchie domande intorno alle mie impressioni di Parigi , all ' Esposizione , all ' Italia ; domande che , invece di togliermi d ' imbarazzo , mi ci avrebbero messo fino agli occhi , se non mi fossi accorto che , da osservatore fine degli uomini , egli badava assai più alla viva commozione che trapelava dalla mia voce incerta , dalle mie risposte monosillabiche e dal mio sguardo fisso che io divorava , che non al senso di quello che io dicevo . E mi guardava con una cert ' aria affettuosa , corrugando le sopracciglia e socchiudendo gli occhi per aguzzare lo sguardo , e sorridendo leggerissimamente , come se si compiacesse dell ' effetto che mi produceva , e mi dicesse in cuor suo : - Guardami , via ; levatene un po ' la voglia , povero giovane , perchè te la leggo proprio sul viso , e m ' hai l ' aria d ' un buon diavolo sincero . E l ' osservai infatti , in quei pochi minuti , attentissimamente ; ma non potei vederlo bene che più tardi perchè il lume non gli batteva sul viso . È di statura media , leggermente curvo , tarchiato . Ha la testa grossa , ma ben fatta ; fronte vasta , collo di toro , spalle larghe , mani corte e grosse , e una carnagione rossigna da cui traspira la salute e la forza . Tutta la sua persona ha qualcosa di poderoso e d ' atletico , come il suo genio . Ha i capelli irti e fitti , la barba intera e corta , bianchissima ; gli occhi lunghi e stretti , un po ' obliqui , come i fauni ; il che dà al suo viso un aspetto un po ' strano . Se siano neri o azzurri , non ricordo . Sono occhi vivissimi e mobilissimi , che paiono socchiusi , e appariscono soltanto come due punti scintillanti , che quando fissano , penetrano in fondo all ' anima . Aveva una giacchetta d ' orleans nero e il suo solito panciotto oscuro , abbottonato fin sotto il mento . La prima impressione che mi fece fu d ' un uomo abitualmente triste . - Ora staremo un po ' insieme , - mi disse , dopo avermi fatto qualche altra domanda , - e poi verrete di là con me , nel salotto , dove conoscerete alcuni degli uomini più notevoli della Francia . In che città abitate , in Italia ? Diedi la mia risposta in fretta , e nello stesso punto mi prese una grande paura . - Se mi domandasse qual è la mia professione ! - dissi tra me . E mi sentii diventar rosso fino alla radice dei capelli . Fortunatamente per me , mentre apriva la bocca per interrogare , entrò gente . Allora assistetti a una scena , o piuttosto a una serie di scene tra amene e commoventi , che mi diedero un ' idea di cosa dev ' essere la giornata di Vittor Hugo , e mi compensarono di non aver potuto continuare la conversazione a quattr ' occhi . Un signore venne innanzi , e dopo di lui , a intervalli di pochi minuti , vari altri , di età diversa , i quali vedevano tutti Vittor Hugo per la prima volta , e avevan chiesto per lettera quel giorno stesso , da quanto m ' accorsi , d ' essere ricevuti . Uno veniva per domandare il permesso d ' una ristampa di non so che poesia , un altro a chiedere una spiegazione intorno alla variante della scena di un dramma ; un terzo a chiedere la licenza di dedicare un ' opera ; un quarto , un bel giovane belga , con una lunga cicatrice sul viso , si trovava nei miei stessissimi panni : veniva , mosso dalla ammirazione , non per altro che per veder Vittor Hugo . D ' altri non mi ricordo . Ebbene , ebbi la consolazione di vedere che giovani e vecchi , francesi e stranieri , si presentavano presso a poco nel medesimo stato in cui mi trovava io al momento di passare la soglia . Le loro facce esprimevano , tutte una viva emozione , e tutti più o meno , spiccicavano le parole con molta fatica . E ammirai la dolcezza di modi di Vittor Hugo . A ognuno andava incontro e gli stendeva la mano con un atto cordiale e semplice . Ma non si ricordava , naturalmente , del nome di nessuno . Fingeva però di ricordarsene . - Mi ricordo benissimo - diceva - ; senza dubbio . Voi siete molto amabile con me , signore . - Faceva seder tutti e stava a sentire , l ' un dopo l ' altro , i loro discorsi balbettati e imbrogliati , assentendo di tratto in tratto col capo . Non lo vidi mai sorridere . Pareva stanco , - Ma sicuro , - diceva infine , con voce dolce , - avrete quello che desiderate . Posso esservi utile in qualche cos ' altro ? - Parlando con quello della variante , mi fece strabiliare . Si trattava , se non sbaglio , d ' una scena del Roi s ' amuse . Egli se la ricordava verso per verso , e ne recitò speditamente una decina per rammentarsene uno che nel primo momento non gli era venuto alla mente . La sua memoria prodigiosa , del resto , si rivela nella immensa ricchezza della sua lingua e nelle citazioni infinite delle sue opere . Per ultimo si fece innanzi il giovane belga , timidamente , tormentando con tutt ' e due le mani l ' ala del suo cappello cilindrico , e disse con voce commossa , fissando in viso a Vittor Hugo due occhi azzurri e umidi : - Signore ! Io son venuto a Parigi per vedervi . Sono di Bruges . Non avevo il coraggio di presentarmi . Mio padre mi scrisse : - Va , Vittor Hugo è grande e buono ; non rifiuterà di riceverti . - E allora vi scrissi . Vi ringrazio . Mi sarei contentato di vedervi passare per la strada . Io vi debbo uno dei più bei giorni della mia vita , signore ! - Disse queste poche parole con una semplicità e una grazia , da farsi baciare sulla fronte . Vittor Hugo gli rispose non so che cosa , affettuosamente , mettendogli una mano sulla spalla . Il suo viso sfolgorò . Tutti gli altri , in disparte , tacevano . Poi Vittor Hugo ci guardò tutti , l ' un dopo l ' altro , benevolmente ; tutti gli tenevan gli occhi addosso , nessuno fiatava , egli parve un po ' imbarazzato e sorrise ; e fu per qualche momento una scena muta , ma piena di vita e di poesia , di cui serberò il ricordo e sentirò la gentilezza per sempre . Poi alcuni si congedarono e Vittor Hugo fece entrar gli altri nel salotto accanto , stringendo la mano a tutti , mentre gli passavano davanti . Questo secondo salotto era pieno di gente , la maggior parte amici di casa . Era un salotto di grandezza media , piuttosto basso , tappezzato di rosso , mobiliato signorilmente , senza pompa . Da una parte c ' eran quattro sofà disposti a semicircolo , un po ' discosti l ' un dall ' altro , intorno a un camminetto di marmo ; sul camminetto , un antico specchio ; sulle pareti , nessun quadro . La casa , tutto considerato , non mi parve una casa da poeta milionario . C ' era però nella decorazione una predominanza di rosso cupo e di rosso sanguigno , che armonizzava col genio del padrone . La gente sparsa per la sala formava un quadro assai curioso . Il primo che mi diede nell ' occhio , per la macchia stranissima che formava in quel quadro , - come certe parole bizzarre in una bella pagina dell ' Hugo , - fu un mulatto di forme colossali , in giubba e cravatta bianca , che sfogliava un album . E gli domando scusa , ma voglio dir la verità , ed è che al primo vederlo pensai a quell ' Homére - Hogu , nègre , che fa uno spicco così pittoresco nell ' elenco nominativo della banda di Patron - Minette , nei Miserabili . Mi fu detto poi ch ' era un collaboratore della Petite Presse , pieno d ' ingegno , e molto stimato . In un angolo c ' era un gruppo di giovani che discorrevano fitto , ridendo elegantemente : belle fronti , occhi vivi , capigliature poetiche , atteggiamenti d ' attori corretti ; da cui argomentai che fossero dei così detti Parnassiens , poeti dell ' arte per l ' arte , o meglio del verso pel verso , che hanno per capo il De Lisle ; e formano un drappello di paggi nella corte di Vittor Hugo . Mi fu poi indicato , infatti , in mezzo a loro , un poeta di quella famiglia , Catullus Mendes , del quale avevo già osservato il viso espressivo e simpatico , e i lunghi capelli alla nazzarena . Da un ' altra parte c ' era un crocchio d ' uomini maturi , quasi tutti d ' alta statura , fra cui alcune belle teste grigie , dai profili arditi , nelle quali mi parve di riconoscere quell ' impronta particolare d ' austerità e di tristezza , che lasciano le traversie della vita politica , e che rammenta un po ' la fierezza pensierosa dei vecchi capitani di bastimento . C ' erano due sole signore , sedute vicino al camminetto ; una che m ' è sfuggita affatto alla memoria , e un ' altra che m ' è rimasta impressa profondamente : una signora di forti membra , di capelli bianchissimi , di viso grande e aperto , illuminato da due occhi profondi , taciturna ; una dama del Velasquez , senza gorgiera . Era quella mademoiselle Drouet , attrice potente , che rappresentò per la prima volta Lucrezia Borgia , nel 1833 , al teatro della Porte Saint - Martin , dove , come tutti sanno , quel terribile dramma scritto in sei settimane riportò un trionfo meraviglioso , V ' erano altri personaggi , che mi parvero stranieri , e che avevan l ' aria un po ' impacciata di chi si trova in una casa illustre per la prima volta . Quasi tutti parlavano . Quando entrò Vittor Hugo tutti tacquero . Egli sedette vicino al camminetto , sopra un sofà , e gli altri gli formarono intorno un grande semicerchio . Allora potei vederlo e sentirlo bene . Non so come , la conversazione cadde sul Congresso letterario . Vittor Hugo , interrogato , espose qualcuna delle idee che avrebbe svolte nel suo discorso inaugurale . Ebbene , riconobbi ch ' era vero , con mia sorpresa , quello che m ' era stato detto del suo modo di parlare in privato . Io m ' aspettavo di sentire le antitesi , i grandi traslati , la forma concettosa e paradossale , e l ' intonazione imperativa che è nei suoi scritti , specialmente degli ultimi anni . Nulla di tutto questo , È difficile immaginare un linguaggio più semplice , un tuono più modesto , un modo di porgere più naturale di quello ch ' egli usava in quella conversazione . Per non aver l ' aria di parlare in cattedra , discorreva guardando in viso uno solo , e a bassa voce . - Ecco quello che io direi - diceva - quello che credo di poter dire ; ditemi voi se vi pare che sia a proposito . - Non gestiva affatto ; teneva tutt ' e due le mani sulle ginocchia . Solo di tratto in tratto si grattava la fronte con un dito : movimento che gli è abituale . E dicono che anche discutendo di letteratura , in crocchio ristrettissimo , e toccando le quistioni più ardenti , parla colla medesima semplicità . Di che bisogna concludere proprio che , scrivendo , nell ' esaltazione della fantasia , egli cangi quasi di natura , o che parli di freddo proposito quell ' altro linguaggio perchè lo creda più alto e più efficace . Mentre parlava , tutti stavano intenti . Mi fece senso il tuono più che rispettoso , quasi timido , con cui gli rivolgevano la parola anche coloro che parevano suoi famigliari . Nessuno l ' interrogava senza dire : Mon maître - Mon cher maître , - Uno disse : - grand maître . - Non vidi mai uno scrittore celebre circondato da uno stuolo d ' ammiratori , che somigliasse , come quello , al corteo d ' un monarca . È mio dovere d ' aggiungere , però , che non vidi mai sul suo viso nemmeno un lampo , che esprimesse compiacenza vanitosa dell ' ammirazione che lo circondava . È vero , d ' altra parte , che c ' è abituato da cinquant ' anni . Un grande lume rischiarava in pieno il suo viso , e io non potevo saziarmi di guardarlo , tanto mi pareva singolare . Il viso , di Vittor Hugo , infatti , per me , è ancora un problema . È un viso che ha due fisonomie . Quando è serio , è serissimo , quasi cupo ; pare un viso che non abbia mai riso , non solo , ma che non possa ridere ; e i suoi occhi guardano la gente con un ' espressione che mette inquietudine . Gli si direbbe : - Hugo , fatemi la grazia di guardare da un ' altra parte . - Sono gli occhi d ' un giudice glaciale o d ' un duellante più forte di voi , che voglia affascinarvi collo sguardo . In quei momenti mettetegli , col pensiero , un turbante bianco sul capo : è un vecchio sceicco ; mettetegli un casco : è un vecchio soldato ; mettetegli una corona : è un vecchio re vendicativo e inesorabile . Ha non so che dell ' austerità d ' un sacerdote e della tetraggine d ' un mago . Ha una faccia leonina . Quando apre la bocca , par che ne debba uscire un ruggito , e quando alza il pugno robusto , par che non debba abbassarlo che per stritolar qualche cosa . In quei momenti sul suo viso si legge la storia di tutte le sue lotte e di tutti i suoi dolori , la tenacia ferrea della sua natura , le simpatie tetre della sua immaginazione , i suoi fornati , i suoi feretri , i suoi spettri , le sue ire , i suoi odii ; tutta l ' ombre , come egli direbbe , tutto il côte noir delle opere sue . Ma a un tratto , come m ' accadde di vedere quella sera , mentre un tale gli raccontava un aneddoto comico d ' un fiaccheraio di Parigi , egli dà in una risata così fresca e così allegra , mostrando tutti i suoi denti uniti , piccoli e bianchi ; e in quel riso i suoi occhi e la sua bocca pigliano un ' espressione così giovanile e così ingenua , che non si riconosce più l ' uomo di prima , e si riman là stupiti , come se gli fosse caduta dal viso una maschera , e si vedesse per la prima volta il vero Hugo . E in quei momenti vedete , come per uno spiraglio , dietro di lui , Deruchette , Guillormand , Mademoiselle Lise , Don Cesare di Bazan , Gavroche , i suoi angeli , il suo ciel bleu , e tutto il suo mondo luminoso e soave . Ma non sono che lampi , rari sul suo viso come nei suoi libri ; dopo di che egli riprende il suo aspetto pensieroso e tetro , come se meditasse la catastrofe d ' uno dei suoi drammi sanguinosi . E più si guarda , meno si può credere che sia quello stesso Hugo di mezzo secolo fa , magro , biondo , gentile , al quale gli editori e i direttori di teatro che andavano a cercare a casa l ' autore dell ' Ernani , dicevano : - Fateci il favore di chiamar vostro padre . Mentre Vittor Hugo parlava a bassa voce con un suo vicino , io attaccai discorso con un signore accanto a me , un uomo sulla cinquantina , d ' una bella fisonomia d ' artista ; il quale , dopo poche parole , mi disse ch ' era amico di Vittor Hugo , e che qualche volta scriveva delle lettere in nome suo . Fra le altre cose gli parlai dell ' emozione che avevo provata la mattina salendo le scale . - Perchè mai ? - mi domandò gentilmente . - Vittor Hugo è così dolce , così affabile con tutti ! Egli ha il cuore d ' una fanciulla e i modi d ' un bambino . Tutto quello che v ' è di aspro e di terribile nei suoi libri è uscito dalla sua grande immaginazione , non dal suo cuore . Non vedete che gli trapela la dolcezza dal viso ? Guardatelo . Lo guardai . In quel momento appunto era così accigliato e così fosco , che non avrei osato sostenere il suo sguardo . - È vero - risposi . Poi mi parlò delle sue abitudini . - Egli ha le abitudini più semplici di questo mondo - disse . - Non lo avete mai incontrato sull ' imperiale dell ' omnibus di via Clichy ? Di tanto in tanto va a far un giro per Parigi nell ' omnibus che passa per la sua strada , in specie quando ha bisogno di scrivere . Ritrovarsi così in mezzo al popolo , rivedere tanti luoghi pieni di memorie per lui , contemplare Parigi di volo , dall ' alto , all ' aria fresca della mattina , lo ispira . In quel momento colsi a volo una frase di Vittor Hugo che mi rimase impressa . - L ' Académie - diceva - qui est pleine de bonté pour moi . - E mi ricordai di quello che avevo inteso dire : che in non so quale occasione , comparendo lui all ' Accademia , tutti gli accademici , caso rarissimo , si alzarono in piedi . E il mio vicino continuò : - Egli lavora ogni giorno , lavora sempre . Dalla mattina quando si leva fino alle quattro dopo mezzogiorno , è a tavolino . Il suo cervello è sempre in attività . La creazione , per lui , è un bisogno . E anche quando non si sente ispirato , lavora , com ' egli dice , pour se faire la main . La giornata non gli basta per mettere sulla carta tutto quello che gli ribolle nella testa e nel cuore . Ma il buon Dio gli darà lunga vita ed egli ci darà ancora venti volumi . Udendo queste parole , non potevo trattenermi dal guardare quel vecchio meraviglioso , come una creatura d ' un altro mondo , e al pensare ch ' egli lavorava ancora , a quell ' età , con un vigore che io non avevo mai avuto , e che lavorava già in quella maniera venticinque anni prima ch ' io fossi nato , mi sentii annichilito . Intanto Vittor Hugo parlava di molte piccole occupazioni che sovente gli portavan via la giornata senza che quasi se n ' accorgesse , e diceva con voce stanca , ma bonariamente : - Je n ' ai pas un minute á moi , vous le voyez bien . E tutti risposero a una voce : - È vero . Poi un po ' l ' uno e un po ' l ' altro ricominciarono a raccontare delle barzellette , col proposito espresso , credo , di rallegrarlo ; ma ci riuscivano di rado . Di tratto in tratto egli girava lo sguardo intorno , e lo fissava su di me o sul giovane belga , come se s ' accorgesse soltanto in quel momento che noi eravamo là , e per toglierci questo sospetto , ci salutava con un sorriso benevolo e rapido , che voleva dire : - Non vi scordo . - Poi gli ridiscendeva sul viso , come una visiera , la sua tristezza . E intanto io spiavo l ' occasione di potergli dir qualche cosa in un cantuccio , che nessun altro sentisse . Ah ! non mi mancavano mica , allora , le cose da dirgli . Il coraggio m ' era venuto , mille domande mi s ' affollavano . Avrei dato un anno della mia vita per poter esser solo un ' ora con lui , e afferrarlo per le mani , e dirgli sfrontatamente , guardandolo fisso : - Ma insomma , Hugo ! Io voglio leggerti dentro ! Che cosa ti senti nel sangue quando scrivi ? Che cosa vedi intorno a te , per aria ; che voce senti , che ti parla nell ' orecchio quando crei ? Che cosa fai nella tua stanza , quando ti splende alla mente una di quelle grandi idee che fanno il giro della terra , e quando ti sgorga dalla penna uno di quei versi che vanno al cuore come un colpo di pugnale o come il grido d ' un angelo ? Dove l ' hai conosciuta la tua Rose della vieille chanson du Printemps , che mi ha fatto sospirare per un anno ? Di dove t ' è uscito quello spaventoso Mazzeppa , di cui vedo perpetuamente la fuga ? Come l ' hai sognata la Fidanzata del Timballiere ? Di dove l ' hai cavato Quasimodo ? Rivelami dunque uno dei tuoi mille segreti . Parlami di Fantina , parlami del Petit roi de Galice , dimmi qualche cosa del marchese di Lantenac , spiegami come t ' è apparso lo spettro che t ' ispirò quella spietata pioggia di sangue sulla testa del parricida Kanut , e quell ' orribile occhio di fuoco che insegue Caino ; dimmi in che parte dell ' inferno hai scovato l ' amore del prete Claudio e in che parte del cielo hai visto il viso bianco di Dea ! Parlami della tua infanzia , delle prime rivelazioni del tuo genio , di quando il Chateaubriand ti chiamò fanciullo sublime ; raccontami delle tue veglie tempestose ; dimmi se gridi quando ti balenano le immagini che sgomentano , dimmi se piangi quando scrivi le parole che strappano i singhiozzi , descrivimi le tue torture , le tue ebbrezze e le tue furie , dimmi che cosa pensi e che cosa sei , vecchio misterioso e tremendo ! E pensando queste cose andavo cercando una frase molto significante con cui cominciare il discorso , nel caso che il destro si presentasse . La fortuna m ' assistè . Vittor Hugo uscì per un momento , poi tornò vicino al camminetto e mi sedette accanto . La conversazione s ' era rotta in molte conversazioni . Il momento non poteva essere più opportuno . Cento interrogazioni mi corsero in un punto alle labbra , e cominciai arditamente : - Signore ! Vittor Hugo si voltò cortesemente , mi mise una mano sopra un ginocchio e mi guardò in atto d ' aspettazione . Che cosa volete ! Sono disgrazie che possono capitare a tutti . Vi ricordate del sarto letterato dei Promessi sposi , che dopo aver studiate mille belle cose da dire al cardinal Federigo per farsi onore , arrivato il momento , non sa dir altro che un : - Si figuri ! - di cui rimane avvilito per tutta la vita ? Ebbene , mi duole il dirlo , e lo dico per castigarmi : io feci la stessissima figura di quel sarto ; anzi una figura cento volte più trista . Lo sguardo fisso di Vittor Hugo mi turbò , tutte le mie belle idee scapparono , e non dissi altro che questo ... Insomma , bisogna ch ' io lo dica . Io gli domandai se era stato a vedere l ' Esposizione ! E rimasi là fulminato dalla mia domanda . Non ricordo più che cosa Vittor Hugo m ' abbia risposto . Ricordo soltanto che , qualche momento dopo , parlando dell ' Esposizione , disse : - C ' est un beau joujou . - Mais c ' est immense , savez vous , mon maître , - gli osservò un tale . Ed egli rispose sorridendo : - c ' est un immense joujou . Queste parole , presso a poco , mi parve di sentire dal cupo fondo della mia umiliazione . E non osai più aprir bocca . Vittor Hugo , poco dopo , cambiò di posto , le conversazioni parziali tornarono a confondersi in una sola : l ' occasione era perduta . Ma mi consolai presto . Vittor Hugo ricominciò a parlare , ed io socchiudendo gli occhi e guardando in alto , per essere un po ' solo con me stesso , cominciai a riandare tutte le belle emozioni di cui ero debitore a quell ' uomo , accompagnando il mio pensiero al suono dolce e grave della sua voce ; e pensavo alle letture di Notre Dâme fatte di nascosto dietro i banchi della scuola , alle tante volte che avevo baciato i volumi delle Contemplazioni sotto un capanno di gelsomini , nel giardino della mia casa paterna ; ai versi suoi che solevo declamare sotto la tenda , di notte , in mezzo al silenzio degli accampamenti ; al batticuore che avevo provato la prima volta che m ' era caduto sotto gli occhi un suo informe ritratto in litografia ; all ' immensa distanza che sentivo tra lui e il mio desiderio di conoscerlo , nella piccola città di provincia dove avevo letto il suo primo libro ; a un giorno che , ancora ragazzo , avevo fatto ridere mio padre domandandogli : - E se comparisse tutt ' a un tratto Vittor Hugo , mentre noi siamo a tavola , che cosa faresti ? - ; e tutti questi ricordi lontani , evocati là , vicino a lui , mi commovevano , e ripetevo tra me : - Ed ora l ' ho conosciuto , lo conosco , sono nella sua casa ; questa voce che sento è la sua ; - egli è qui , - a un passo da me . Ma è proprio vero ? - E aprivo gli occhi e dicevo : - Eccolo lì , il mio caro e terribile Hugo ; non è mica un sogno , per Dio ! Mentre m ' abbandonavo a questi pensieri , sentii tutt ' a un tratto che tutti s ' alzavano e salutavano . M ' avvicinai anch ' io a Vittor Hugo , gli presi la destra con tutt ' e due le mani .... e non potei dire una parola . Ma egli mi guardò e mi comprese , e disse , stringendomi la mano , e fissandomi con uno sguardo sorridente e un po ' triste : - Addio , caro signore . Poi soggiunse : - No , addio . A rivederci , non è vero ? Non so .... mi par d ' aver fatto la bestialità di rispondere : A rivederci . E uscii di là commosso , felice , con un po ' di melanconia , e molto confuso , dando una fiancata in un seggiolone . VIII . Questa è l ' impressione che mi fece Vittor Hugo in casa sua . Ma non l ' avrei visto intero , se non l ' avessi visto in pubblico , in una di quelle solennità , nelle quali , qualunque siano , la sua presenza è lo spettacolo più curiosamente desiderato . Lo vidi nel teatro del Châtelet quando pronunziò il suo discorso di presidente per l ' inaugurazione del Congresso letterario . Un ' ora prima che comparisse , quel vasto teatro era già affollato . La platea era piena di scrittori e d ' artisti d ' ogni paese , fra cui s ' incrociavano gli sguardi curiosi , i cenni e le interrogazioni , conoscendo ciascuno , in quella folla , moltissimi nomi e pochissimi visi , ed essendo desiderio di tutti di completare in quella bella occasione le proprie conoscenze . Si vedeva un gran movimento di teste canute e di teste giovanili , di begli occhi pieni di pensiero , di visi che s ' avvicinavano e si sorridevano , di chiome nere che si chinavano dinanzi alle chiome bianche , di mani che si cercavano e si stringevano ; e si sentiva parlare tutte le lingue , e correre in ogni parte un fremito di vita , che rallegrava . Sul vasto palco scenico illuminato , v ' erano i delegati di tutte le nazioni , dalla Svezia all ' Italia , e dalla repubblica di San Salvador alla Russia : un grande stato maggiore di poeti , di romanzieri , di dotti , d ' uomini di Stato , di pubblicisti e d ' editori , fra cui spiccava il viso fine e sorridente del Turghenieff , la bella testa ardita di Edmondo About e la figura simpatica di Jules Simon , bersagliati da mille sguardi . Ma la grande curiosità era di vedere Vittor Hugo . C ' erano centinaia di stranieri che non l ' avevano mai visto ; il suo nome suonava su tutte le labbra ; quasi tutti gli sguardi eran rivolti dalla parte del palco dove doveva apparire . Ad ogni movimento che si facesse tra le scene , seguiva un rimescolìo profondo in tutto il teatro . Era bello e consolante vedere una curiosità così ardente in quella gran folla così varia di sangue , e pensare che chi la provocava era un vecchio poeta . Improvvisamente tutti i delegati s ' alzarono , fra tutte quelle teste grigie e bianche si vide apparire una testa più bianca di tutte , e uno scoppio formidabile d ' applausi - uno di quegli applausi che debbono destare nell ' anima di chi li riceve un senso quasi di sgomento , e che ripercuotendosi nell ' anima di chi applaudisce , v ' ingigantiscono il sentimento che li ha fatti prorompere ; - un solo immenso applauso , tempestoso , ostinato , interminabile , fece tremare il teatro . Sul viso di Vittor Hugo passò un lampo - un lampo solo - ma che rivelò tutta l ' anima sua . Subito dopo riprese il suo aspetto abituale di gravità . S ' avvicinò alla ribalta . a passi un po ' incerti , circondato dal suo illustre corteo , si mise accanto a un tavolino , e cominciò a leggere il suo discorso , scritto a caratteri enormi sopra grandissimi fogli . Non fu uno dei suoi discorsi più felici ; ma non è qui il luogo di giudicarlo . Lesse lentamente , ad alta voce , spiccando con arte perfetta ogni frase , ogni parola , ogni sillaba . La sua voce è ancora gagliarda e sonora , benchè nei lunghi periodi s ' affievolisca un poco , e gli sfugga qualche volta in note acute e stridenti . Ebbe dei momenti stupendi . Quando disse : - Voi siete gli ambasciatori dello spirito umano in questa grande Parigi ; siate i benvenuti ; la Francia vi saluta , - disse le ultime parole con un accento pieno di nobiltà e con un gesto largo e vigoroso , che scosse tutto il teatro . Quando disse : - Hommes du passé , prenez - en votre parti , nous ne vous craignons pas , - e così dicendo , scrollò e levò in alto , come un leone , la sua testa possente , e fissò gli occhi fulminei in fondo alla sala , in aria di sfida e di minaccia , e restò qualche momento immobile in quell ' atto , col viso infocato , in mezzo a un silenzio profondo ; fu veramente bello e terribile come un canto dei suoi Châtiments , e un brivido corse per la platea . Poi il suo discorso pieno fino a quel punto di collere sorde , si raddolcì sull ' argomento dell ' amnistia , e allora la sua voce mutò suono , e parve quella d ' un altro , e quelle nobili parole : - Tutte le feste son fraterne ; una festa non è festa se non perdona a qualcuno , - le disse con un accento inesprimibilmente soave di pietà e di preghiera , che suscitò nella folla un violento fremito di consenso , cento volte più eloquente dell ' applauso . E infine dicendo quella frase : - V ' è una cosa più grande di qualunque trionfo , ed è lo spettacolo della patria che apre le braccia e del proscritto che appare all ' orizzonte , - colorì il suo pensiero con un atto solenne della mano e con uno sguardo dolcissimo e triste , che provocò un uragano d ' applausi e di grida . Dopo di lui , parlarono molti altri , terminando tutti i loro discorsi con un saluto riverente al grande maestro ; ma egli non diede segno alcune di commozione . Solo di tratto in tratto la sua fronte si rischiarava ; ma tornava subito a corrugarsi , come se il pensiero ostinato e implacabile , che l ' aveva lasciato libero un momento , si fosse daccapo impadronito di lui . Finito l ' ultimo discorso , si alzò e s ' avviò per uscire . E allora tuonò un ultimo applauso , più caldo , più fragoroso e più persistente del primo , accompagnato da uno scoppio , di grida d ' entusiasmo , che lo costrinsero a soffermarsi . Non era un applauso al discorso ; era un applauso alle Orientali e alla Leggenda , era un tributo di gratitudine al poeta dei grandi affetti , un saluto all ' antico lottatore , un buon augurio al settuagenario , un addio all ' uomo che molti non avrebbero mai più riveduto . - Egli rispose con un lungo sguardo e disparve . IX . Ecco Vittor Hugo come io lo vidi , nel colmo delle sua gloria . Le generazioni avvenire lo vedranno alla stessa altezza ? I più ne dubitano . Ma il tempo non potrà far di più che spolparlo : la sua ossatura colossale rimarrà diritta , come un enorme albero sfrondato , sull ' orizzonte della storia letteraria del secolo , e legioni d ' ingegni voleranno colle penne cadute dalle sue ali . Egli è uno di quegli scrittori poderosi , che si presentano alla posterità insanguinati , scapigliati ed ansanti , portando sul proprio stemma i titoli delle loro opere come nomi di battaglie vinte o di disastri gloriosi o di sublimi follie , e la posterità li saluta con riverenza , come grandi atleti feriti . Egli sarà certo ammirato almeno come uno dei più strani fenomeni letterari del suo tempo , e uno degli esempi più meravigliosi della forza e dell ' ardimento dell ' ingegno umano.Il est bon , come disse egli stesso , quel ' on trouve sur les sommets ces grands exemples d ' audace . Egli ha mostrato le altezze a cui il genio può salire e ha rischiarato i precipizii in cui il genio rovina . Ha fatto pensare e palpitare per mezzo secolo milioni di creature umane . Quando non rimanesse altro di lui , rimarrebbe come un fatto storico la sua popolarità immensa fra tutte le genti , come un esempio consolante dell ' eco che può trovare nell ' umanità la parola d ' un uomo che non ha altra forza che la parola . Ma egli rimarrà saldo e superbo sopra una sommità solitaria , e quanto più la letteratura , nel suo paese e in tutta Europa , s ' affonderà nello scetticismo , nella sensualità e nella putredine , e più parrà alta e nobile la sua figura lontana . E la giornata del grande lavoratore non è per anco finita . Ora par che attraversi un triste periodo . Dio voglia che ne esca , e che noi sentiamo ancora per molti anni la sua voce potente , che commosse già la giovinezza dei nostri padri . Essa ci dirà fino all ' ultimo momento qualche cosa di grande e di vero . L ' abbiamo intesa da fanciulli ; vorremmo intenderla ancora « quando l ' albero comincierà a rendere alla terra le sue foglie morte . » Noi gli facciamo quest ' augurio . Noi speriamo che il grande poeta , sorto coll ' alba dell ' ottocento , accompagni il secolo fino al tramonto ; che il suo genio risplenda fin che batterà il suo cuore , e che l ' Europa raccolga insieme l ' ultimo soffio della sua vita secolare e l ' ultimo canto della sua epopea immortale . EMILIO ZOLA I . Una volta , in un vagone , vidi un francese che leggeva un libro con grande attenzione , facendo di tanto in tanto un segno di stupore . Tutt ' a un tratto , mentre cercavo di leggere il titolo sulla copertina , esclamò : - Ah ! c ' est dégoûtant ! - e cacciò il libro nella valigia , con un atto di sdegno e di disprezzo . Rimase qualche minuto sopra pensiero ; poi riaperse la valigia , riprese il libro e ricominciò a leggere . Poteva aver letto un paio di pagine , quando diede improvvisamente in una grande risata , e voltandosi verso il suo vicino , disse : - Ah ! caro mio , c ' è qui una descrizione d ' un pranzo di nozze che è una vera meraviglia ! - Poi continuò la lettura , dando a vedere in mille modi che ci provava un gusto infinito . Il libro era l ' Assommoir . Quello che accadde a quel francese leggendo l ' Assommoir , accade a quasi tutti alla prima lettura dei romanzi dello Zola . Bisogna vincere il primo senso di ripugnanza : poi , qualunque sia l ' ultimo giudizio che si porta sullo scrittore , si è contenti d ' averlo letto , e si conclude che si doveva leggere . Il primo effetto che produce , in specie dopo la lettura d ' altri romanzi , è come quello che si prova all ' uscire da un teatro caldo e profumato , ricevendo nel viso il soffio fresco dell ' aria aperta , il quale dà una sensazione viva di piacere , anche quando porta un cattivo odore . Letti i romanzi suoi , pare che in tutti gli altri , anche nei più veri , ci sia un velo tra il lettore e le cose ; e che ci corra la stessa differenza che fra visi umani , gli uni ritratti in una tela e gli altri riflessi in uno specchio . Par di vedere e di toccare la Verità per la prima volta . Certo che , per quanto si abbia lo stomaco forte e le nez solide ; come Gervaise all ' ospedale , qualche volta bisogna fare un salto indietro , come a una fiatata improvvisa d ' aria pestifera . Ma anche in quei punti , come quasi ad ogni pagina , nell ' atto stesso che protestiamo furiosamente : - Questo è troppo ! - c ' è un diavolo dentro di noi che ride e strepita e se la gode mattamente , a nostro dispetto . Si prova lo stesso piacere che a sentir parlare un uomo infinitamente schietto , anche quando sia brutale ; un uomo che esprime , come dice Otello , la sua peggiore idea colla sua peggiore parola , che descrive quello che vede , che ripete quello che ascolta , che dice quello che pensa , che racconta quello che è , senza nessun riguardo di nessunissima natura , come se parlasse a sè stesso . Alla buon ' ora . Fin dalle prime righe , si sa con chi s ' ha da fare . I delicati si ritirino . È un affar convenuto : egli non tacerà nulla , non abbellirà nulla , non velerà nulla , nè sentimenti , nè pensieri , nè discorsi , nè atti , nè luoghi . Sarà un romanziere giudice , chirurgo , casista , fisiologo , perito fiscale , che solleverà tutti i veli , e metterà le mani in tutte le vergogne , e darà il nome proprio a tutte le cose , freddamente , non badando , anzi meravigliandosi altamente della vostra meraviglia . E così è in fatti . Nell ' ordine morale , egli svela dei suoi personaggi fin quei profondissimi sentimenti , che sogliono essere per tutti segreti eterni , quando non si bisbiglino tremando nel finestrino d ' un confessionale ; nell ' ordine materiale , ci fa sentire tutti gli odori , tutti i sapori e tutti i contatti ; e in fatto di lingua ci fa grazia appena di quelle pochissime parole assolutamente impronunziabili , che i ragazzi viziosi cercano di soppiatto nei vocabolari . Su questa via nessuno è mai andato più in là , e non si sa proprio se si debba ammirare di più il suo ingegno o il suo coraggio . Fra le miriadi di personaggi di romanzo che abbiamo nella memoria , i suoi rimangono come affollati in disparte , e sono i più grossi e i più palpabili di tutti . Non li abbiamo solamente visti passare e sentiti discorrere ; ci siamo strofinati contro di loro , abbiamo sentito il loro fiato , l ' odore delle loro carni e dei loro panni ; abbiamo visto circolare il sangue sotto la loro pelle ; sappiamo in che atteggiamento dormono , che cosa mangiano , come si vestono e come si spogliano ; conosciamo il loro temperamento al pari del nostro , le predilezioni più segrete dei loro sensi , le escandescenze più turpi del loro linguaggio , il gesto , la smorfia , le macchie della camicia , le scaglie della cute e il sudiciume delle unghie . E come i personaggi , ci stampa nella mente i luoghi , poichè contempla tutte le cose collo stesso sguardo , che abbraccia tutto , e le riproduce colla stessa arte , a cui non sfugge nulla . In una stanza già disegnata e dipinta , si sposta il lume ; egli interrompe il racconto per dirci dove guizza e in che cosa si frange , nella nuova direzione , il raggio della fiammella , e come luccicano , in un angolo oscuro , le gambe d ' una seggiola e i cardini d ' una porta . Dalla descrizione d ' una bottega ci fa capire che è sonato da poco mezzogiorno , o che manca un ' ora circa al tramonto . Nota tutte le ombre , tutte le macchie di sole , tutte le sfumature di colore che si succedono d ' ora in ora sulla parete , e rende ogni cosa con una così meravigliosa evidenza , che cinque anni dopo la lettura , ci ricorderemo dell ' apparenza che presentava una tappezzeria , verso le cinque di sera , quando le tendine della finestra erano calate , e dell ' azione che esercitava quella apparenza sull ' animo d ' un personaggio ch ' era seduto in un angolo di quella stanza . Non dimentica nulla , e dà vita ad ogni cosa , e non c ' è cosa dinanzi a cui il suo pennello onnipotente s ' arresti ; nè i mucchi di biancheria sudicia , nè i vomiti dei briachi , nè la carne fradicia , nè i cadaveri disfatti . Ci fa uscire col mal di capo dall ' alcova profumata di Renée , e ci fa stare un ' ora in una bottega da salumaio , in compagnia della bella Lisa , dal seno saldo e immobile che pare un ventre , in mezzo alle teste di porco affondate nella gelatina , alle scatole di sardelle , che trasudano l ' olio , ai prosciutti sanguinanti , al vitello lardato e ai pasticci di fegato di lepre , dipinti , o piuttosto dati a fiutare e a toccare in maniera , che , terminata la lettura , si lascia il libro , senz ' avvedersene , e si cerca colle mani la catinella . E via via , il buon odore delle spalle di Nana , l ' odor di pescheria delle sottane della bella normanna , il puzzo dell ' alito di Boit - sans - soif , il tanfo del baule di Lantier ; egli ci fa sentir tutto , inesorabilmente , aprendoci le narici a forza coll ' asticciuola della penna ; e descrive il parco del Paradou fiore per fiore , il mercato di Sant ' Eustachio pesce per pesce , la bottega di madame Lecoeur cacio per cacio , e il pranzo di Gervaise boccone per boccone . Nella stessa maniera procede riguardo alle occupazioni dei suoi personaggi , alle quali ci fa assistere , spiegandole minutamente , di qualunque natura esse siano , in modo che s ' impara dai suoi romanzi , come da Guide pratiche d ' arti e mestieri , a fare i biroldi , a lavorar da ferraio , a stirar le camicie , a trinciare i polli , a saldar le grondaie , a servire la messa , a dirigere una contraddanza . Fra tutte queste cose , in tutti questi luoghi , di cui si respira 1'aria , e in cui si vede e si tocca tutto , si muove una folla svariatissima , di signore corrotte fino alla midolla , d ' operai incarogniti , di bottegaie sboccate , di banchieri bindoli , di preti bricconi , di sgualdrinelle , di bellimbusti , di mascalzoni e di sudicioni d ' ogni tinta e d ' ogni pelo , - fra i quali apparisce qua e là , rara avis , qualche faccia di galantuomo , - : e lì fanno fra tutti un po ' di tutto , dal furto all ' incesto , girando fra il codice penale e l ' ospedale o il monte di pietà e la taverna , a traverso a tutte le passioni e a tutti gli abbrutimenti , fitti nel fango fino al mento , in un ' aria densa e grave , ravvivata appena di tempo in tempo dal soffio d ' un affetto gentile , e agitata alternatamene da alti cachinni plebei e da grida strazianti di affamati e di moribondi . E malgrado ciò , egli è uno scrittore morale . Si può affermarlo risolutamente . Emilio Zola è uno dei romanzieri più morali della Francia . E fa davvero stupore che ci sia chi lo mette in dubbio . Del vizio egli fa sentire il puzzo , non il profumo ; le sue nudità son nudità di tavola anatomica , che non ispirano il menomo pensiero sensuale ; non c ' è nessuno dei suoi libri , neanche il più crudo , che non lasci nell ' animo netta , ferma , immutabile l ' avversione o il disprezzo per le basse passioni che vi sono trattate . Egli non è , come il Dumas figlio , legato da un ' invincibile simpatia ai suoi mostri di donne , a cui dice : - Infami - ad alta voce o - care - a fior di labbra . Egli mette il vizio alla berlina , nudo , brutalmente , senza ipocrisia e senza pietà , e standone tanto lontano che non lo sfiora neanche coi panni . Forzato dalla sua mano , è il vizio stesso che dice : - sputate e passate . - I suoi romanzi , come dice egli stesso , sono veramente « morale in azione . » Lo scandalo che n ' esce non è che per gli occhi e per gli orecchi . E come si tien fuori , come uomo , dalla melma che rimescola colla penna , si tien fuori completamente , come scrittore , dai personaggi che crea . Non c ' è forse altro romanziere moderno che si rimpiatti più abilmente di lui nelle opere proprie . Letti tutti i suoi romanzi , non si capisce chi sia e che cosa sia . È un osservatore profondo , è un pittore strapotente , è uno scrittore meraviglioso , forte , senza rispetti umani , brusco , risoluto , ardito , un po ' di malumore e poco benevolo ; ma non si sa altro . Soltanto , benchè non si veda mai a traverso le pagine del suoi libri il suo viso intero , si intravvede però la sua fronte segnata da una ruga diritta o profonda , o s ' indovina ch ' egli deve aver visto da vicino una gran parte delle miserie e delle prostituzioni che descrive . E pare un uomo , il quale essendo stato offeso dal mondo , se ne vendichi strappandogli la maschera e mostrando per la prima volta com ' è : in gran parte odioso e schifoso . Una persuasione profonda lo guida e lo fa forte : che si debba dire e descrivere la verità ; dirla e descriverla ad ogni proposito , a qualunque costo , qualunque essa sia , tutta , sempre , senza transazioni , sfrontatamente . Ha in questo anche lui , come dice dello Shakespeare Vittor Hugo , une sorte de parti pris gigantesque . A questo « partito preso » adatta conseguentemente l ' arte sua , che viene ad essere una riproduzione piuttosto che una creazione ; ed è infatti un ' arte tranquilla , paziente , metodica , che non manda grandi lampi , ma che rischiara ogni cosa , d ' una luce eguale , da tutte le parti ; ardimentosa , ma guardinga nei suoi ardimenti ; sempre sicura dei fatti propri ; che s ' alza poco , ma non casca mai , e procede a passo lento , ma per una via direttissima , verso un termine che vede chiarissimamente . I suoi romanzi non son quasi romanzi . Non hanno scheletro , o appena la colonna vertebrale . Provate a raccontarne uno : è impossibile . Sono composti d ' una quantità enorme di particolari , che vi sfuggono in gran parte dopo la lettura , come i mille quadretti senza soggetto d ' un museo olandese . Perciò si rileggono con piacere . Vi si aspetta di pagina in pagina un grosso fatto , che ci fugge davanti , e non si raggiunge mai . Non vi accade mai un urto forte di affetti , d ' interessi , di persone , che tenga l ' animo sospeso , e da cui tutto il romanzo dipenda . Non ci sono punti alti , da cui si domini con uno sguardo un grande spazio ; è una continua pianura in cui si cammina a capo chino , deviando ogni momento e arrestandosi ad ogni passo ad osservare la pietra , l ' insetto , l ' orma , il filo d ' erba . I suoi personaggi non agiscono quasi . La maggior parte non sono necessarii a quella qualsiasi azione che si svolge nel romanzo . Non son personaggi che recitino la commedia ; son gente intesa alle proprie faccende , colta colla fotografia istantanea , senza che se n ' accorga . Nel romanzo c ' è qualche mese o qualche anno della vita di ciascuno . Li vedete vivere , ciascuno per conto proprio , e ciascuno v ' interessa principalmente per sè medesimo ; poco o punto per quello che ha che fare cogli altri . Di qui nasce la grande efficacia dello Zola . Di quanto difetta il suo romanzo in orditura , di tanto abbonda in verità . Non ci si vede la mano del romanziere che sceglie i fatti , che li accomoda per congegnarli , che li nasconde l ' un dietro l ' altro per sorprenderci , e che prepara un grande effetto con mille piccoli sacrifizi della verosimiglianza e della ragione . Il racconto va da sè , in modo che non par possibile altrimenti , e sembra una esposizione semplice del vero , non solo per i caratteri , ma anche per la natura dei fatti , e per l ' ordine in cui si succedono . Si legge e par di stare alla finestra , e di assistere ai mille piccoli accidenti della vita della strada . Perciò quasi tutti i romanzieri , in confronto suo , fanno un po ' l ' effetto di giocatori di bussolotti . E non avendo la preoccupazione comune degli scrittori di romanzo , d ' annodare e di districare molte fila e di tirarle da varie parti ad un punto , è libero di rivolgere tutte le sue facoltà al proprio fine , che è di ritrarre dal vero , e può così raggiungere in quest ' arte un grado altissimo di potenza . Non ha , d ' altra parte , delle facoltà molto varie ; e lo sente ; e quindi aguzza e fortifica mirabilmente quelle che possiede , per supplire al difetto delle altre . E si può mettere in dubbio se questo difetto sia a deplorarsi , che forse una più vasta immaginazione avrebbe dimezzato da un altro lato la sua potenza , distraendo una parte delle sue forze dalla descrizione e dall ' analisi . Dotato invece come si ritrova , egli concepisce il romanzo in maniera , che il suo concetto e il suo scopo , non inceppano menomamente la libertà del suo lavoro . Inteso ad una scena e ad un dialogo , par che dimentichi il romanzo ; è tutto lì ; vi si sprofonda e vi lavora con tutta l ' anima sua . Il dialogo procede senza scopo , la scena si svolge senza vincoli , e perciò son sempre , l ' uno e l ' altra verissimi . Intanto egli coglie a volo mille nonnulla , il carro che passa , la nuvola che nasconde il sole , il vento che agita la tenda , il riflesso d ' uno specchio , un rumore lontano , e il lettore stesso , dimenticando ogni altra cosa , vive tutto collo scrittore in quel momento e in quel luogo , e vi prova una illusione piacevolissima , che non gli lascia desiderare null ' altro . Con questa facoltà di dar rilievo a ogni menoma cosa , e lavorando , come fa , ordinato e paziente , riesce insuperabile nell ' arte delle gradazioni , nell ' esporre , per una serie di transizioni finissime , la trasformazione lenta e completa d ' un carattere o d ' uno stato di cose , in modo che il lettore va innanzi , con lui , senz ' accorgersene , a piccolissimi passi , e prova poi un sentimento di profonda meraviglia , quando arriva alla fine , e riconosce , voltandosi indietro , che ha fatto un immenso cammino . La efficacia grande di parecchi suoi romanzi consiste , quasi intera in quest ' arte . I suoi romanzi son fatti a maglia : una maglia fittissima di piccoli episodi , formati di dialoghi rotti e di descrizioni a ritornello , in cui ogni parola ha colore e sapore , e ogni inciso fa punta , e in ogni periodo c ' è , per così dire , tutto lo scrittore . È raro che ci si provi una emozione fortissima e improvvisa . È forse unica nei suoi romanzi la scena desolante e sublime del Monsieur , écoutez donc , di Gervaise , quando s ' offre a chi passa , moribonda di fame , e quando si sfama , piangendo , sotto gli occhi di Goujet . Quasi sempre , leggendo , si prova un seguito di sensazioni acri di piacere , di piccole scosse e di sorprese che lasciano l ' animo incerto ; qui una risata , là un brivido di ribrezzo , un po ' d ' impazienza , una meraviglia grande per una descrizione prodigiosamente viva , una stretta al cuore per una piaga umana spietatamente denudata , e un leggiero stupore continuo dalla prima all ' ultima pagina , come allo svolgersi d ' una serie di vedute d ' un paese nuovo . Son romanzi che si fiutano , che si assaporano a centellini , come bicchieri di liquore , e che lasciano l ' alito forte e il palato insensibile ai dolciumi . A ciò contribuisce in gran parte il suo stile , solido , sempre stretto al pensiero , pieno d ' artifizi ingegnosissimi , accortamente nascosti sotto un certo andamento uniforme , padroneggiato sempre dallo scrittore , stupendamente imitativo dei movimenti e dei suoni , risoluto ed armonico , che par accompagnato dal picchio cadenzato d ' un pugno di ferro sul tavolino , e in cui si sente il respiro largo e tranquillo d ' un giovane poderoso . La forza , infatti , è la dote preminente dello Zola , e chiunque voglia definirlo dice per prima cosa : - È potente . Ognuno dei suoi romanzi è un grand tour de force , un peso enorme ch ' egli solleva lentamente e rimette lentamente per terra , facendo quanto è in lui per dissimulare lo sforzo . Letta l ' ultima pagina , vien fatto di dire : - Hein ? quelle poigne ! - come quei tre beoni dell ' Assommoir , a proposito del marchese che aveva steso in terra tre facchini a colpi di testa nel ventre . Ed è strana veramente l ' apparizione di questo romanziere in maniche di camicia , dal petto irsuto e dalla voce rude , che dice tutto a tutti , in piena piazza , impudentissimamente ; la sua apparizione improvvisa in mezzo a una folla di romanzieri in abito nero , ben educati e sorridenti , che dicono mille oscenità in forma decente , in romanzetti color di rosa fatti per le alcove e per le scene . Questo è il suo più alto merito . Egli ha buttato in aria con un calcio tutti i vasetti della toeletta letteraria e ha lavato con uno strofinaccio di tela greggia la faccia imbellettata della Verità : Ha fatto il primo romanzo popolare che abbia veramente « l ' odore del popolo . » Ha aggredito quasi tutte le classi sociali , flagellando a sangue la grettezza maligna delle piccole città di provincia , la furfanteria dei faccendieri d ' alto bordo ; la corruzione ingioiellata , l ' intrigo politico , l ' armeggio del prete ambizioso , la freddezza crudele dell ' egoismo bottegaio , l ' ozio , la ghiottoneria ; la lascivia , con una tale potenza , che quantunque preceduto su questa via da altri scrittori ammirabili , vi parve entrato per il primo , e i flagellati si sentirono riaprire le ferite antiche con uno spasimo non mai provato . Compiendo quest ' ufficio , si è forse spinto qualche volta di là dall ' arte ; ma aperse all ' arte nuovi spiragli , per cui si vedono nuovi orizzonti , e insegnò colori , colpi di scalpello , sfumature , forme , mezzi d ' ogni natura , da cui potranno trarre un vantaggio immenso altri mille ingegni , benchè avviati , per un ' altra strada , ad una meta affatto diversa . E non c ' è da temere che derivi da lui una scuola eccessiva e funesta , poichè la facoltà descrittiva , che è la sua dominante , non può arrivare più in là sulla via che egli percorre , nè il culto della verità nuda avere un sacerdote più intrepido e più fedele . Gli imitatori cadranno miserabilmente sulle sue orme , sfiancati , ed egli rimarrà solo dov ' è giunto sull ' ultimo confine dell ' arte sua , ritto a filo sopra un precipizio , nel quale chi vorrà passargli innanzi a ogni costo , cadrà a capofitto . Ma non si può pronunciare su di lui , per ora , l ' ultimo giudizio . Non ha che trentasette anni , è ancora nel fiore della sua gioventù di scrittore , ed è possibile che si trasformi crescendo di statura . È vero che la strada per cui s ' è messo è così profondamente incassata e inclinata , che non si capisce come ne possa uscire . Ma è certo che ci si proverà , e se non riuscirà nel suo intento , noi assisteremo almeno a uno di quegli sforzi potenti , e avremo da lui uno di quei « capolavori sbagliati » che non destano minor meraviglia dei grandi trionfi . II La sua storia letteraria è una delle più curiose di questi tempi . I suoi primi lavori furono i Contes à Ninon , scritti a ventidue anni e pubblicati molto tempo dopo . Lì c ' è ancora lo Zola imberbe , con una lagrima negli occhi e un sorriso sulle labbra , appena turbato da una leggera espressione di tristezza . Non tiene affatto a questi racconti , e s ' arrabbia coi critici che , o sinceramente o malignamente , dicono di preferirli ai suoi romanzi . A un tale che gli espresse tempo fa questo giudizio , rispose : - Vi ringrazio ; ma se venite a casa mia vi farò vedere certi miei componimenti di terza grammatica , che vi piaceranno anche di più . - I suoi primi romanzi furono quei quattro arditissimi , fra cui Thérèse Raquin , ora un po ' dimenticati , che vennero definiti da un critico « letteratura putrida . » C ' era già lo Zola uomo ; ma solamente dalla cintola in su . Le sue grandi facoltà artistiche , già spiegate , ma non ancora sicure , sentivano il bisogno di reggersi sopra argomenti mostruosi , che attirassero per sè soli l ' attenzione . Si vedeva però già in quei romanzi uno scrittore imperterrito , ch ' era risoluto a farsi largo a colpi di gomito , e che aveva il gomito di bronzo . Uno di quei romanzi , Madeleine Férat , che s ' aggira sopra un fatto osservato dall ' autore , d ' una ragazza la quale , abbandonata dall ' uomo che ama , ne sposa un altro ; ed ha parecchi anni dopo un figliuolo che somiglia al primo , gli suggerì l ' idea di scrivere quella serie di romanzi fisiologici , che intitolò Histoire naturelle et sociale d ' une famille sous le second Empire ; e fin dal primo giorno gli balenò alla mente tutto il lavoro , e tracciò l ' albero genealogico che pubblicò poi nella Page d ' amour . Credevo che fosse anche questa una delle tante ostentazioni di « un disegno vasto ed antico » con cui gli autori cercano d ' ingrandire nel pubblico il concetto delle proprie opere ; ma i manoscritti , ch ' ebbi l ' onore di vedere , mi disingannarono . Fin dal primo principio egli stese l ' elenco dei personaggi principali della famiglia Rougon - Macquart , e destinò a ciascuno la sua carriera , proponendosi di dimostrare in tutti gli effetti dell ' origine , dell ' educazione , della classe sociale , dei luoghi , delle circostanze , del tempo . I primi romanzi di questo nuovo « ciclo » non ottennero molto successo . I linguisti , gli stilisti , tutti coloro che sorseggiano i libri con un palato letterario , ci sentirono della forza , ci trovarono del bello e ci presentirono del meglio ; ma non sospettarono che ci fosse sotto un romanziere di primo ordine . Lo Zola se ne indispettì , e gettò allora un guanto di sfida a Parigi , pubblicando quella famosa Curée , in cui è manifesta la risoluzione di levar rumore a ogni costo ; quello splendido e orrendo saturnale di mascalzoni in guanti bianchi , in cui il meno turpe degli amori è l ' amor d ' un figliastro per la matrigna e la donna più onesta è una mezzana . Il romanzo , infatti , fece chiasso ; si gridò allo scandalo , come si grida a Parigi , per educazione ; ma si lesse il libro avidamente , e quel nome esotico di Zola suonò per qualche tempo da tutte le parti . Ma non fu nemmen quello un successo come egli aspettava o desiderava . E fu anche minore per i romanzi posteriori . Lo spaccio era scarso ; la cerchia dei lettori , ristretta , e lo Zola , che sentiva in sè l ' originalità e la forza d ' un romanziere popolare , se ne rodeva . Ma non si perdeva d ' animo . - Non sono abituato , - scriveva , - ad aspettare una ricompensa immediata dai miei lavori . Da dieci anni pubblico dei romanzi senza tender l ' orecchio al rumore che fanno cadendo nella folla . Quando ce ne sarà un mucchio , la gente che passa sarà ben forzata a fermarsi . - La sua fama , non di meno , andava allargandosi , benchè lentamente , In Russia , dove si tien dietro con simpatia a tutte le novità più ardite della letteratura francese , era già notissimo , e tenuto in gran conto . Ma questo non gli bastava . Egli aveva bisogno d ' un successo clamoroso e durevole , che lo sollevasse d ' un balzo , e per sempre , dalla schiera degli « scrittori di talento » che si salutano confidenzialmente con un atto della mano . E ottenne finalmente il suo intento coll ' Assommoir Cominciarono a pubblicarlo in appendice nel Bien public ; ma dovettero lasciarlo a mezzo , tante furono lo proteste che lanciarono gli abbonati contro quell '«orrore.» Allora fu pubblicato tutto intero in un giornale letterario , e prima che fosse finito cominciarono quelle calde polemiche , che divennero ardenti dopo la pubblicazione del volume , e che saranno ricordate sempre come una delle più furiose battaglie letterarie dei tempi presenti . Queste polemiche diedero un impulso potente al successo del romanzo . Fu un successo strepitoso , enorme , incredibile . Erano anni che non s ' era più sentito , a proposito d ' un libro , un fracasso di quella fatta . Per lungo tempo tutta Parigi non parlò d ' altro che dell ' Assommoir ; lo si sentiva discutere ad alta voce nei caffè , nei teatri , nei club , nei gabinetti di lettura , persino nelle botteghe ; e c ' erano gli ammiratori fanatici , ma erano assai di più gli avversati acerrimi . La brutalità inaudita di quel romanzo parve una provocazione , una ceffata a Parigi , una calunnia contro il popolo francese ; e si chiamava il libro una « sudicieria da prendere colle molle » , un « aborto mostruoso , » un ' « azione da galera . » Si scagliarono contro l ' autore tutte le litanie delle ingiurie , da quella di nemico della patria , a quella d ' « égoutier littéraire » e di porco pretto sputato , senza giri di frase . Le riviste teatrali della fin dell ' anno lo rappresentarono nei panni d ' uno spazzaturaio che andava raccattando le immondizie colla fiocina per le vie di Parigi . Ce n ' ètait plus de la critique , com ' egli disse : c ' ètait , du massacre . Gli negavano l ' ingegno , l ' originalità , lo stile , persino la grammatica ; c ' era chi non lo voleva nemmeno discutere ; poco mancò che non gli si facessero delle provocazioni personali per la strada . E si spandevano intorno alla sua persona le più stravaganti e più odiose dicerie : che , era un sacco di vizi , un mezzo bruto , un uomo , senza cuore come Lantier , un beone come Coupeau , un sudicione come Bec - Salé , una brutta faccia come il suo père Bezougue , il becchino . Ma intanto le edizioni succedevano alle edizioni ; i buongustai spassionati dicevano a bassa voce che il romanzo era un capolavoro ; il popolo parigino lo leggeva con passione , perchè ci trovava il suo boulevard , la sua buvette , la sua bottega , la sua vita dipinta insuperabilmente , con colori nuovi e tocchi di pennello , in confronto ai quali tutti gli altri gli parevano sbiaditi ; e i critici più arrabbiati erano costretti a riconoscere che in quelle pagine tanto bersagliate c ' era qualche cosa contro cui si sarebbero rintuzzate eternamente le punte delle loro freccie . Il grande successo dell ' Assommoir fece ricercare gli altri romanzi , e si può dire che lo Zola diventò celebre allora . La sua celebrità vera non data che da tre anni . Egli stesso scrisse poco tempo fa a un suo ammiratore d ' Italia : - On ne m ' a pas gâté en France . Il n ' y a pas longtemps qu ' on m ' y salue . È però una celebrità singolare la sua . Un immenso « pubblico » lo ammira , ma d ' un ' ammirazione in cui c ' è un po ' di broncio e un po ' di diffidenza , e lo guarda di lontano , come un orso male addomesticato . Ha un grande ingegno , non c ' è che fare ; bisogna pure rassegnarsi a dirlo e a lasciarlo dire . Egli è ancora a Parigi il lion du jour , e non ha che un rivale , il Daudet , che non è però della sua tarchiutura ; ma si trattano coi guanti , reciprocamente , per non destare sospetti . Lo Zola però non si vale , e par che non si curi della sua celebrità . Non si fa innanzi ; vive raccolto , nel suo cantuccio , con sua moglie , con sua madre e coi suoi bambini . Pochi lo conoscono di vista ed è raro il trovare un suo ritratto . Non frequenta la società , se non quando ci deve andare per studiarla , e quando non ci va con questo scopo si secca : non va che dall ' editore Charpentier , che ha una splendida casa , e dà delle feste splendide a cui interviene anche il Gambetta . Non appartiene a nessuna consorteria . Non sta a Parigi che l ' inverno ; l ' estate va in campagna per lavorare tranquillo . Una volta stava all ' estremità dell ' Avenue Clichy , luogo opportunissimo per studiare il popolo dell ' Assommoir ; ora sta in via di Boulogne , dove stava il Ruffini , poco lontano dalla casa del Sardou . III . Per mezzo del mio caro amico Parodi , ebbi l ' onore di conoscere lo Zola , e di passar con lui parecchie ore in casa sua . È un giovane ben piantato ; solidement bâti ; un po ' somigliante , nella travatura delle membra , a Vittor Hugo ; più grasso , non molto alto , ritto come una colonna , pallidissimo ; e la sua pallidezza apparisce anche maggiore per effetto della barba e dei cappelli neri , che gli stanno ritti sulla fronte come peli di spazzola . È curioso che quasi tutti coloro che vedono il ritratto dello Zola dicono : - Questo viso non mi riesce nuovo . - Ha il viso rotondo , un naso audace , gli occhi scuri e vivi , che guardano con una espressione scrutatrice , fieramente - , la testa d ' un pensatore e il corpo d ' un atleta , - e mani ben fatte e salde , di quelle che si stringono e si ritengono strette con piacere . Mi rammentò a primo aspetto il suo Gueule - d ' or , e mi parve che sarebbe stato in grado di fare le stesse prodezze sopra l ' incudine . La sua corporatura gagliarda era messa meglio in evidenza dal suo vestimento . Era in babbuccie , senza colletto e senza cravatta , con una giacchetta ampia e sbottonata , che lasciava vedere un largo torace sporgente , atto a rompere l ' onda degli odii e delle ire letterarie . In tutto il tempo che rimasi con lui non lo vidi mai ridere . Mi ricevette cortesemente , con una certa franchezza soldatesca , senza le solite formule di complimento . Appena fummo seduti , prese in mano un tagliacarte fatto a pugnale , colla guaina , e lo ritenne finchè durò la conversazione , sguainandolo e ringuainandolo continuamente con un gesto vivace . Eravamo nel suo studio : una bella sala piena di luce , decorata di molti quadri a olio ; da cui s ' indovinava l ' uomo che ama molto la casa e che vive molto solo . Certe descrizioni , infatti , di stanze calde e piene di comodi , che si trovano nei suoi romanzi , non possono essere fatte che da un uomo che sta volentieri nel suo nido , in mezzo a tutte le raffinatezze della buona vita casalinga . Aveva davanti un grande tavolino coperto di carte e di libri , disposti con ordine , e sparso di molti piccoli oggetti luccicanti , di forma graziosa , come il tagliacarte ; che rivelavano un fino gusto artistico . Tutta la sala indicava l ' agiatezza elegante dello scrittore parigino in voga . In una parete c ' era un suo grande ritratto a olio , di quando aveva ventisei anni . Parlò per prima cosa della lingua italiana . - Mi rincresce , - disse , - di non poter leggere libri italiani . Noi altri francesi , in questo , siamo proprio da compiangere . Non sappiamo nessuna lingua . Ma io l ' italiano lo dovrei sapere , essendo figliuolo d ' un italiano . - E ci accennò lo studio critico della nostra Emma sopra la Page d ' amour , pubblicato dall ' Antologia , dicendo che era costretto a farselo tradurre perchè , essendosi provato a leggerlo , la metà del senso gli era sfuggita . Si rassegnino dunque i nostri coraggiosi traduttori dell ' Assommoir ; lo Zola non è in grado di compensare i loro sudori con una lode sincera . Poi diede al Parodi due risposte monosillabiche in cui si rivelò tutta la franchezza della sua natura . Il Parodi aveva inteso dire d ' una discussione sopra il Chateaubriand seguita a tavola fra il Turghenieff , lo Zola , il Flaubert e uno dei fratelli Goncourt ; che questa discussione era durata sei ore , ardentissima , e che due dei commensali avevano difeso l ' autore del Genio del Cristianesimo contro gli altri due , i quali negavano che fosse un grande scrittore . Gli pareva che lo Zola fosse stato uno dei difensori , e lo interrogò per accertarsene . E allora segui questo curioso dialogo : - Vous aimez beaucoup Chateaubriand ? - Non - Vous avez beaucoup lu Chateaubriand ? - Non . - Allora non siete voi che l ' avete difeso nella vostra discussione col signor Turghenieff ? - Jamais . I difensori del Chateaubriand erano stati il Turghenieff e il Flaubert ; lo Zola e il Goncourt l ' avevano ostinatamente combattuto . Tutti e quattro sogliono fare colazione insieme una volta al mese , e ogni volta nasce fra loro una discussione di quel genere , che li tiene inchiodati a tavola per mezza giornata . Questa fu l ' introduzione ; dopo la quale lo Zola fu costretto a parlare esclusivamente dello Zola . Il mio buon amico gli aveva detto il giorno avanti , annunziandogli la mia visita : - Preparatevi a subire un interrogatorio in tutto le regole , - ed egli aveva risposto gentilmente : - Son bell ' e preparato . - Si cominciò dunque l ' interrogatorio . Ma non lo feci io ; non l ' avrei mai osato : lo fece il mio amico con un garbo squisito , e lo Zola cominciò a parlare di sè , senza preamboli , naturalissimamente , come se parlasse d ' un altro . Non c ' è da dire se stavo inteso con tutta l ' anima alle sue parole . Eppure , nel punto che cominciò a parlare , fui colto da una distrazione che mi fece patir la tortura , Non so come , mi balenò alla mente quella comicissima scena della Faute de l ' abbé Mouret , quando il vecchio ateo Jeanbernat dà un carico di legnate al frataccio Archangias , al lume della luna , e mi prese tutt ' a un tratto così terribile bisogno di ridere , che dovetti mordermi le labbra a sangue per non scoppiare . Parlò prima della sua famiglia . La madre di suo padre era candiota , e suo padre Francesco Zola , di Treviso . Dopo la pubblicazione dell ' Assommoir egli ricevette dal Veneto parecchie lettere di parenti lontani che non conosceva . Parlò con amore di suo padre . Era ingegnere militare nell ' esercito austriaco ; era assai colto ; sapeva lo spagnuolo , l ' inglese , il francese , il tedesco ; pubblicò vari scritti scientifici , che lo Zola conserva , e ce ne mostrò uno con alterezza . Non ricordo in che anno , ma ancora assai giovane , lasciò il servizio militare e si mise a far l ' ingegnere civile . Andò in Germania , dove lavorò alla costruzione d ' una delle prime strade ferrate ; poi in Inghilterra , poi a Marsiglia , donde fece varie escursioni in Algeria , sempre lavorando . Da Marsiglia fu chiamato a Parigi per le fortificazioni . Qui si ammogliò e qui nacque Emilio Zola , che rimase a Parigi fino all ' età di tre anni . Poi la famiglia andò a stabilirsi a Aix , dove Francesco Zola lavorò alla costruzione d ' un gran canale , che fu battezzato col suo nome o lo serba ancora . Il padre Zola possedeva una gran parte delle « azioni » di questo canale ; circa centocinquantamila lire . Morto lui , la società fallì , e alla stretta dei conti , pagati i creditori , non rimase alla vedova che un piccolissimo capitale . Il figliuolo Emilio provò perciò la strettezza fin da ragazzo , ed ebbe una giovinezza poco lieta . A diciott ' anni venne a Parigi a cercar fortuna , e qui cominciò , per lui una serie di prove durissime . Fu per qualche tempo impiegato nella casa Hachette , prima a cento lire il mese , poi a cento cinquanta , poi a duecento . Poi fu collaboratore del Figaro . Dopo poco tempo , perdette quel posto , e rimase sul lastrico . Arrivato a questo punto lo Zola tagliò corto , ma capii da certi lampi de ' suoi occhi e da certi suoi stringimenti di labbra , che quello dev ' esser stato un periodo tremendo della sua vita . S ' ingegnò di campare scribacchiando qua e là ; ma ne cavava appena tanto da reggersi , e non tutti i giorni . Fu quello il tempo in cui fece quegli studi tristi e profondi sul popolo parigino , che appariscono particolarmente nell ' Assommoir e nel Ventre de Paris . Visse in mezzo alla povera gente , abitò in parecchie di quelle case operaie che descrisse poi maestrevolmente nell ' Assommoir ; - in una , fra le altre , dove stavano trecento operai dei più miserabili ; - studiò il vizio e la fame , conobbe delle Nana , faticò , digiunò , pianse , si perdette d ' animo , lottò con coraggio ; ma infine il suo carattere si fortificò in quella vita , e ne uscì armato e preparato alle battaglie che lo aspettavano nella grande arena dell ' arte . All ' età della leva , però , non era ancora nè francese nè italiano , e poteva scegliere fra le due nazionalità . - Ma ero nato qui , - disse - avevo qui molti ricordi e molti legami ; cominciavo ad aprirmi una strada ; amavo il luogo dove avevo sofferto ; scelsi per patria la Francia . Questa è la sua prima vita d ' uomo . La sua prima vita letteraria non è meno singolare , ed egli la espose colla medesima franchezza , continuando a giocare col pugnaletto . Cominciò tardi le sue scuole perchè aveva poca salute . - Studiai poco , - disse ; - prendevo dei premi ; ma ero un cattivo scolaro . - Sentì il primo impulso a scrivere verso i quattordici anni . Era in Umanità . Scrisse fra le altre cose un romanzo sulle Crociate , che conserva ancora , e mise in versi dei lunghi squarci di prosa del Chateaubriand ; cosa che deve sconcertare alquanto i critici che vogliono ad ogni costo veder gl ' indizii dell ' indole d ' un grande scrittore anche nelle prime manifestazioni dell ' ingegno adolescente . Le sue prime letture furono Walter Scott e Vittor Hugo . - Lessi i due autori insieme - disse - ma senza sentir gran fatto la differenza , perchè non capivo ancora nè lo stile nè la lingua di Vittor Hugo . - Poi cominciò a leggere il Balzac . E anche questa è strana . Il Balzac l ' annoiò ; gli pareva lungo , pesante , poco « interessante » ; non lo capì e non lo fece suo che lungo tempo dopo . Fin qui nessuna lettura gli aveva lasciata una profonda impressione . Più tardi , quando cominciò a leggere pensando , i suoi tre scrittori prediletti furono il Musset , il Flaubert e il Taine . Nel Musset non si vede chiaramente che cosa abbia attinto , se non è il sentimento di certe finezze voluttuose della vita signorile , ch ' egli esprime però senza compiacenza , da artista profondo , ma freddo . Del Flaubert non occorre dire : è l ' arte medesima , spinta più in là , più minuziosa , più cruda , più vistosamente colorita , e anche più faticosa . Del Taine ritrae specialmente nell ' analisi . Il suo metodo è quello seguito dal Taine nello studio sopra il Balzac ; procede come lui ordinato , serrato , cadenzato , a passi eguali e pesanti ; dal che deriva , a giudizio di alcuni , un certo difetto di sveltezza al suo stile , che è in ispecial modo apparente nei suoi ultimi libri . Egli ha un po ' , come si dice in Francia , le pas de l ' éléphant . L ' azione poi che esercitò su di lui il Balzac è immensa e visibilissima in tutte le sue opere . Egli l ' adora , è suo figlio , e se ne gloria . All ' apparire dei suoi primi romanzi , tutti pronunziarono il nome del Balzac . Il Charpentier lo presentava agli amici dicendo : - Ecco un nuovo Balzac . - Perciò toccò appena di volo di questo suo padre letterario , come se la cosa dovesse essere sottintesa . Dei suoi studii non disse altro . Non deve avere coltura classica , poichè confessò egli stesso d ' essersi trovato imbarazzato a leggere certi libri in latino volgare ; e in questo è alla pari con molti dei più illustri scrittori francesi di questi tempi . Ma fece la sua educazione da sè stesso ; studiò combattendo , come i generali della rivoluzione ; studia man mano che ha da scrivere un romanzo , per quel romanzo , tutte le quistioni che v ' hanno attinenza , come faceva George Sand ; legge continuamente , forzato dalle esigenze imperiose della polemica ; ha sulla punta delle dita tutto il romanzo di questo secolo , conosce profondamente Parigi , padroneggia insuperabilmente la lingua - e pensa . Si venne poi al più importante degli argomenti . Il Parodi gli domandò ex - abrupto come faceva a fare il romanzo . Era proprio un toccarlo sul vivo . Sguainò quasi tutto il suo pugnaletto , lo ricacciò con forza nel fodero , e cominciò a parlare speditamente , animandosi a grado a grado . Ecco , - disse , - come faccio il romanzo , Non lo faccio affatto . Lascio che si faccia da sè . Io non so inventare dei fatti ; mi manca assolutamente questo genere di immaginazione . Se mi metto a tavolino per cercare un intreccio , una tela qualsiasi di romanzo , sto anche lì tre giorni a stillarmi il cervello , colla testa fra le mani , ci perdo la bussola e non riesco a nulla . Perciò ho preso la risoluzione di non occuparmi mai del soggetto . Comincio a lavorare al mio romanzo , senza sapere nè che avvenimenti vi si svolgeranno , nè che personaggi vi avranno parte , nè quale sarà il principio e la fine . Conosco soltanto il mio protagonista , il mio Rougon o Macquart , uomo o donna ; che è una conoscenza antica . Mi occupo anzi tutto di lui , medito sul suo temperamento , sulla famiglia da cui è nato , sulle prime impressioni che può aver ricevute , e sulla classe sociale in cui ho stabilito che debba vivere . Questa è la mia occupazione più importante : studiare la gente con cui questo personaggio avrà che fare , i luoghi in cui dovrà trovarsi , l ' aria che dovrà respirare , la sua professione , le sue abitudini , fin le più insignificanti occupazioni a cui dedicherà i ritagli della sua giornata . Mettendomi a studiare queste cose , mi balena subito alla mente una serie di descrizioni che possono trovar luogo nel romanzo , e che saranno come lo pietre miliari della strada che debbo percorrere . Ora , per esempio , sto scrivendo Nana : una cocotte . Non so ancora affatto che cosa seguirà di lei . Ma so già tutte le descrizioni che ci saranno nel mio romanzo . Mi son domandato prima di ogni cosa : - Dove va una cocotte ? - Va ai teatri , alle prime rappresentazioni . Sta bene . Ecco cominciato il romanzo . Il primo capitolo sarà la descrizione d ' una prima rappresentazione in uno dei nostri teatri eleganti . Per far questo bisogna che studi . Vado a parecchie prime rappresentazioni . Domani sera vado alla Gaité . Studio la platea , i palchi , il palcoscenico ; osservo tutti i più minuti particolari della vita delle scene ; assisto alla toeletta d ' un ' attrice , e tornato a casa , abbozzo la mia descrizione . Una cocotte va alle corse , a un grand prix . Ecco un ' altra descrizione che metterò nel romanzo , a una conveniente distanza dalla prima . Vado a studiare un grand prix . Una cocotte frequenta i gran restaurants . Mi metto a studiare i gran restaurants . Frequento quei luoghi per qualche tempo . Osservo , interrogo , noto , indovino . E così avanti fin che non abbia studiato tutti gli aspetti di quella parte di mondo in cui suole agitarsi la vita d ' una donna di quella fatta . Dopo due o tre mesi di questo studio , mi sono impadronito di quella maniera di vita : la vedo , la sento , la vivo nella mia testa , per modo che son sicuro di dare il mio romanzo il colore e il profumo proprio di quel mondo . Oltrecchè , vivendo per qualche tempo , come ho fatto , in quella cerchia sociale , ho conosciute delle persone che vi appartengono , ho inteso raccontare dei fatti veri , so quello che vi suole accadere , ho imparato il linguaggio che vi si parla , ho in capo una quantità di tipi , di scene , di frammenti di dialogo , di episodi d ' avvenimenti , che formano come un romanzo confuso di mille pezzi staccati ed informi . Allora mi riman da fare quello che per me è più difficile : legare con un solo filo , alla meglio , tutte quelle reminiscenze e tutte quelle impressioni sparse . È un lavoro quasi sempre lungo . Ma io mi ci metto flemmaticamente , e invece d ' adoperarci l ' immaginazione , ci adopero la logica . Ragiono tra me , e scrivo i miei soliloqui , parola per parola , tali e quali mi vengono , in modo che , letti da un altro , parrebbero una stranissima cosa . Il tale fa questo . Che cosa nasce solitamente da un fatto di questa natura ? Quest ' altro fatto , Quest ' altro fatto è tale che possa interessare quell ' altra persona ? Certamente . È dunque logico che quest ' altra persona reagisca in quest ' altra maniera , E allora può intervenire un nuovo personaggio ; quel tale , per esempio , che ho conosciuto in quel tal luogo , quella tal sera . Cerco di ogni più piccolo avvenimento le conseguenze immediate ; quello che deriva logicamente , naturalmente , inevitabilmente dal carattere e dalla situazione dei miei personaggi . Faccio il lavoro d ' un commissario di polizia che da qualche indizio voglia riuscire a scoprire gli autori d ' un delitto misterioso . Incontro nondimeno , assai sovente , molte difficoltà . Alle volte non ci sono più che due sottilissimi fili da annodare , una conseguenza semplicissima da dedurre , e non ci riesco , e mi affatico e m ' inquieto inutilmente . Allora smetto di pensarci , perchè so che è tempo perduto . Passano due , tre , quattro giorni . Una bella mattina , finalmente , mentre fo colazione e penso ad altro , tutto a un tratto i due fili si riannodano , la conseguenza è trovata , tutte le difficoltà sono sciolte . Allora un torrente di luce scorre su tutto il romanzo . Un flot de lumière coule sur tout le roman . Vedo tutto e tutto è fatto . Riacquisto la mia serenità , son sicuro del fatto mio , non mi resta più a fare che la parte tutta piacevole del mio lavoro . E mi ci metto tranquillamente , metodicamente , coll ' orario alla mano , come un muratore . Scrivo ogni giorno quel tanto ; tre pagine di stampa ; non una riga di più , e la mattina solamente . Scrivo quasi senza correggere perchè son mesi che rumino tutto , e appena scritto , metto le pagine da parte , e non le rivedo più che stampate . E posso calcolare infallibilmente il giorno che finirò . Ho impiegato sei mesi a scrivere Une page d ' Amour ; un anno a scriver l ' Assommoir . - L ' Assommoir , - soggiunse poi , dando un colpo della mano aperta sul manico del pugnale , - è stato la mia tortura . È quello che m ' ha fatto penare di più per mettere insieme i pochissimi fatti su cui si regge . Avevo in mente di fare un romanzo sull ' alcoolismo . Non sapevo altro . Avevo preso un monte di note sugli effetti dell ' abuso dei liquori . Avevo fissato di far morire un beone della morte di cui muore Coupeau . Non sapevo però chi sarebbe stato la vittima , e anche prima di cercarla , andai all ' ospedale di Sant ' Anna a studiare la malattia e la morte , come un medico . Poi assegnai a Gervaise il mestiere di lavandaia , e pensai subito a quella descrizione del lavatoio che misi nel romanzo ; che è la descrizione d ' un lavatoio vero , in cui passai molte ore . Poi , senza saper nulla del Goujet , che immaginai in seguito , pensai di valermi dei ricordi d ' un ' officina di fabbro ferraio , dove avevo passato delle mezze giornate da ragazzo , e che è accennata nei Contes à Ninon . Così , prima d ' aver fatto la tela del romanzo , avevo già concepita la descrizione di un pranzo nella bottega di Gervaise , e quella della visita al museo del Louvre . Avevo già studiate le mie bettole , l ' Assommoir di père Colombe , le botteghe , l ' Hôtel Bonc œ ur , ogni cosa . Quando tutto il rimanente fu predisposto , cominciai a occuparmi di quello che doveva accadere ; e feci questo ragionamento , scrivendolo . Gervaise viene a Parigi con Lantier , suo amante . Che cosa seguirà ? Lantier è un pessimo soggetto : la pianta . E poi ? Lo credereste che mi sono intoppato qui , e che non andai più avanti per vari giorni ? Dopo vari giorni feci un altro passo . Gervaise è giovane ; è naturale che si rimariti ; si rimarita , sposa un operaio , Coupeau . Ecco quello che morirà a Sant ' Anna . Ma qui rimasi in asso da capo . Per mettere a posto i personaggi e le scene che avevo in mente , per dare un ' ossatura qualunque al romanzo , mi occorreva ancora un fatto , uno solo , che facesse nodo coi due precedenti . Questi tre soli fatti mi bastavano ; il rimanente era tutto trovato , preparato , e come già scritto per disteso nella mia mente . Ma questo terzo fatto non riuscivo a raccappezzarlo . Passai varii giorni agitato e scontento . Una mattina , improvvisamene , mi balena un ' idea . Lantier ritrova Gervaise , - fa amicizia con Coupeau , - s ' installa in casa sua .... et alors il s ' établit un ménage a trois , comme j ' en ai vu plusieurs ; e ne segue la rovina . Respirai . Il romanzo era fatto . Detto questo , aperse un cassetto , prese un fascio di manoscritti e me li mise sotto gli occhi . Erano i primi studi dell ' Assommoir , in tanti foglietti volanti . Sui primi fogli c ' era uno schizzo dei personaggi : appunti sulla persona , sul temperamento , sull ' indole . Ci trovai lo « specchio caratteristico » di Gervaise , di Coupeau , di maman Coupeau , dei Lorilleux , dei Boche , di Goujet , di madame Lérat : c ' eran tutti . Parevano note d ' un registro di questura , scritte in linguaggio laconico , e liberissimo , come quello del romanzo , e interpolate di brevi ragionamenti , come : - Nato così , educato così ; si porterà in questo modo . - In un luogo c ' era scritto : - E che può far altro una canaglia di questa specie ? - M ' è rimasto impresso , fra gli altri , lo schizzo di Lantier , che era un filza d ' aggettivi , che formavano una gradazione crescente d ' ingiurie : - grossier , sensuel , brutal , egoiste , polisson . - In alcuni punti c ' era detto : - servirsi del tale - una persona conosciuta dall ' autore . Tutto scritto in caratteri grossi e chiari , e con ordine . Poi mi caddero sotto gli occhi gli schizzi dei luoghi , fatti a penna , accuratamente , come un disegno d ' ingegnere . Ce n ' era un mucchio : tutto l ' Assommoir disegnato : le strade del quartiere in cui si svolge il romanzo , colle cantonate , e coll ' indicazione delle botteghe ; i zig - zag che faceva Gervaise per scansare i creditori ; le scappate domenicali di Nana ; le pellegrinazioni della comitiva dei briaconi di bastringue in bastringue e di bousingot in bousingot ; l ' ospedale e il macello , fra cui andava e veniva , in quella terribile sera , la povera stiratrice straziata dalla fame . La gran casa del Marescot era tracciata minutissimamente ; tutto l ' ultimo piano ; i pianerottoli , le finestre , lo stambugio del becchino , la buca di père Bru , tutti quei corridori lugubri , in cui si sentiva un souffle de crevaison , quei muri che risonavano come pancie vuote , quelle porte da cui usciva una perpetua musica di legnate e di strilli di mioches morti di fame . C ' era pure la pianta della bottega di Gervaise , stanza per stanza , coll ' indicazione dei letti e delle tavole , in alcuni punti cancellata e corretta . Si vedeva che lo Zola ci s ' era divertito per ore e per ore , dimenticando forse anche il romanzo , tutto immerso nella sua finzione , come in un proprio ricordo . Su altri fogli c ' erano appunti di vario genere . Ne notai due principalmente : - venti pagine di descrizione della tal cosa , - dodici pagine di descrizione della tal scena , da dividersi in tre parti . - Si capisce che aveva la descrizione in capo , formulata prima d ' essere fatta , e che se la sentiva sonar dentro cadenzata e misurata , come un ' arietta a cui dovesse ancora trovare le parole . Son meno rare di quello che si pensi , queste maniere di lavorare , anche in cose d ' immaginazione , col compasso . Lo Zola è un grande meccanico . Si vede come le sue descrizioni procedono simmetricamente , a riprese , separate qualche volta da una specie d ' intercalare , messo là perchè il lettore ripigli rifiato , e divise in parti quasi uguali ; come quella dei fiori del parco nella Faute de l ' abbé Mouret , quella del temporale nella Page d ' amour , quella della morte del Coupeau nell ' Assommoir . Si direbbe che la sua mente , per lavorar poi tranquilla e libera intorno alle minuzie , ha bisogno di tracciarsi prima i confini netti del suo lavoro , di sapere esattamente in quali punti potrà riposare , e quasi che estensione e che forma presenterà nella stampa il lavoro proprio . Quando la materia gli cresce , la recide per farla rientrare in quella forma , o quando gli manca , fa un sforzo per tirarla a quel segno . È un invincibile amore delle proporzioni armoniche , che qualche volta può generare prolissità ; ma che spesso , costringendo il pensiero ad insistere sul suo soggetto , renda l ' opera più profonda e più completa . C ' erano , oltre a queste , delle note estratte dalla Réforme sociale en France del Le Play , dall ' Hérédité naturelleel dottor Lucas , e da altre opere di cui si valse per scrivere il suo romanzo ; Le sublime , fra le altre , che dopo la pubblicazione dell ' Assommoir fu ristampato e riletto ; poichè è un privilegio dei capolavori quello di mettere in onore anche le opere mediocri di cui si sono giovati . Lo interrogammo intorno ai suoi studi di lingua . Ne parlò con molta compiacenza . Si crede generalmente che abbia studiato l ' argot nel popolo ; sì , in parte ; ma più nei dizionarii speciali , che son parecchi , e buonissimi ; come imparò in special modo dai dizionari d ' arti e mestieri quella ricchissima terminologia d ' officina e di bottega , che è nei suoi romanzi popolari . Ma per scrivere l ' argot non bastava consultare il dizionario ; bisognava saperlo , ossia rifarselo . Si fece perciò un dizionario diviso a soggetti , e vi andò man mano registrando le parole e le frasi che trovava nei libri e che raccattava per la strada . Scrivendo Assommoir , prima di trattare un soggetto , scorreva la parte corrispondente del dizionario ; poi scriveva tenendolo sotto gli occhi , e cancellava con un lapis rosso ogni frase , via via che la metteva nel libro , per evitar di ripeterla . - Io son un uomo paziente , vedete , - disse poi ; - lavoro colla placidità d ' un vecchio compilatore ; provo piacere anche nelle occupazioni più materiali ; prendo amore alle mie note e ai miei scartafacci ; mi cullo nel mio lavoro , e mi ci trovo bene , come un pigro nella sua poltrona . Lo strano è che diceva tutte queste cose senza sorridere ; ma nemmeno con un barlume di sorriso . Il suo viso pallidissimo non ebbe mai una di quelle mille espressioni convenzionali di amabilità o di gaiezza , che si usano dalle persone più fredde per dar colore alla conversazione . In verità non ricordo d ' aver mai visto al mondo un viso più «indipendente.» Faceva un solo movimento di tratto in tratto : dilatava le narici e stringeva i denti , facendo risaltar le mascelle ; il che gli dava un ' espressione più vigorosa di risoluzione e di fierezza . Parlò del successo dell ' Assommoir . Disse che , mentre scriveva quel romanzo , era le mille miglia lontano dal prevedere il chiasso che fece . Era stato costretto a interromperlo per una malattia della sua signora ; ci s ' era poi rimesso di mala voglia ; il cuore non gliene diceva bene . Di più , un amico di cui egli faceva gran conto , letto il manoscritto , gli aveva presagito un mezzo fiasco . A lui stesso pareva che il soggetto non fosse «interessante.» Lasciò indovinare , insomma , che nemmeno dopo il suo grande successo , non era quello il romanzo a cui teneva di più . - Qual è dunque ? - gli domandai . La sua risposta mi diede una grande soddisfazione . - Le ventre de Paris , - rispose . E infatti la storia di quel grasso e iniquo pettegolezzo plebeo , che finisce per perdere un povero galantuomo , e che si svolge dalla prima all ' ultima pagina in quel singolarissimo teatro delle Halles , pieno di colori , di sapori e d ' odori , fra quelle pescivendole dalle rotondità enormi e impudenti , fra quegli amori annidati nei legumi e nelle penne di pollo , in mezzo a quello strano intreccio di rivalità bottegaie e di congiure repubblicane , m ' è sempre parsa una delle più originali e delle più felici invenzioni dell ' ingegno francese . Venne a parlare delle critiche che si fecero all ' Assommoir . Anche parlando , egli sceglie sempre la frase più dura e più recisa per esprimere il proprio pensiero . Accennando a una scuola che non gli va a genio , disse : - Vedrete che famoso colpo di scopa ci daremo dentro ! - In ogni sua parola si sente il suo carattere fortemente temprato , non solo alle resistenze ostinate , ma agli assalti temerarii . Nelle sue critiche , infatti , dà addosso a tutti . Ne raccolse parecchie in un volume e le intitolò : - I miei odii . - Si capisce . Deve tutto a sè stesso , è passato per tutte le prove , è coperto di cicatrici : la battaglia è la sua vita ; vuole la gloria , ma strappata a forza ; e accompagnata dal fragore della tempesta . Le critiche più spietate non fanno che irritare il suo coraggio . Gli gridarono la croce per le crudità della Curée ; egli andò del doppio più in là nell ' Assommoir . Prova una feroce voluttà nel provocare il pubblico . « Gli insuccessi » non gli passano nemmeno la prima pelle . Avanti ! - disse dopo una delle sue più grandi cadute - ; io sono a terra ; ma l ' arte è in piedi . Forse che la battaglia è perduta perchè il soldato è ferito ? Al lavoro , e ricominciamo ! - E dice il fatto suo alla critica , alla sua maniera . - La critica francese manca d ' intelligenza - ; nientemeno . - Non ci sono in tutta la Francia che tre o quattro uomini capaci di giudicare un libro . - Gli altri o giudicano con tutti i pregiudizii letterarii degli sciocchi , o sono pretti impostori . - Ha questo gran difetto , - come gli diceva un amico : - che quando parla con un imbecille , gli fa capire immediatamente che è un imbecille ; - difetto , - dice , - che gli chiuderà sempre tutte le porte . Ma a lui non importa d ' essere , amato . Egli considera il pubblico come il suo nemico naturale . Che serve accarezzarlo ? È una mala bestia che risponde alle carezze coi morsi . Tanto vale mostrargli i denti e fargli vedere che non sono meno forti dei suoi . Latri a sua posta , purchè ci segua . Eppure s ' ingannano quelli che argomentano da questa sua asprezza di carattere ch ' egli non abbia cuore . Tutti i suoi amici intimi lo affermano . In casa , colla sua famiglia , è un altro Zola ; ha pochi amici , ma li ama fortemente ; non è espansivo , ma servizievole . E scrive delle lettere piene di sentimento . Ha un cuore affettuoso , sotto una corazza d ' acciaio . Spiegò poi meglio il concetto che ha del pubblico , parlando della vendita dei libri a Parigi . - Qui non si fa nulla , - disse , smettendo per la prima volta il pugnale , ma riafferrandolo subito , - nulla , se non si fa chiasso . Bisogna essere discussi , maltrattati , levati in alto dal bollore delle ire nemiche . Il parigino non compra quasi mai il libro spontaneamente , per un sentimento proprio di curiosità ; non lo compra che quando glie ne hanno intronate le orecchie , quando è diventato come un avvenimento da cronaca , del quale bisogna saper dir qualche cosa in conversazione . Pur che se ne parli , comunque se ne parli , è una fortuna . La critica vivifica tutto ; non c ' è che il silenzio che uccida . Parigi è un oceano ; ma un oceano in cui la calma perde , e la burrasca salva . Come si può scuotere altrimenti l ' indifferenza di questa enorme città tutta intenta ai suoi affari e ai suoi piaceri , ad ammassar quattrini e a profonderli ? Essa non sente che i ruggiti e le cannonate . E guai a chi non ha coraggio ! È quello che mi diceva il Parodi : - Qui non si stima chi mostra di non stimare sè stesso . Per prima cosa bisogna affermare risolutamente il proprio diritto alla gloria . Chi si fa piccino , è perduto . Guai al modesto ! E lo Zola non è nè modesto , nè orgoglioso ; è schietto . Colla stessa schiettezza con cui riconosce i lati deboli del suo ingegno , come si è visto , ne dice i lati forti . Parlando dei suoi studi dal vero dice : - Non ho però bisogno di veder tutto ; un aspetto mi basta , gli altri li indovino ; qui sta l ' ingegno . - Quando scriveva la Page d ' amour , diceva : - Farò piangere tutta Parigi . - Difendendo una sua commedia caduta dice : - Perchè è caduta ? Perchè il pubblico s ' aspettava dall ' autore dei Rougon - Macquart una commedia straordinaria , di primissimo ordine ; qualcosa di miracoloso . - Ma dice questo con una sicurezza e con una semplicità , che non vien nemmeno in capo di accusarlo di presunzione . E in ciò si rivela appunto la sua natura italiana , meno inverniciata della francese , come si rivela nelle sue critiche , in cui dice le più dure cose senza giri di frase e senza epiteti lenitivi , e paccia le pillole amare senza dorarle ; cosa che ripugna all ' indole della critica parigina . Ed è italiano anche in questo , che ha la nostra causticità genuina , consistente più nella cosa che nella parola , e non il vero spirito francese . E lo riconosce e se ne vanta . - Je n ' ai pas cet entortillement d ' esprit . - Je ne sais parler le papotage à la mode . - Io detesto i bons mots e il pubblico li adora . Questa è la grande ragione per cui non ci possiamo intendere . Accennò pure , di volo , alla gran quistione del realismo e dell ' idealismo . Su questo argomento rispetto profondamente le opinioni di uno scrittore come lo Zola . Ma a queste professioni di fede irremovibile e a queste bandiere sventolate con tanto furore , ci credo poco . Uno scrittore si trova a scrivere in una data maniera perchè la sua indole , la sua educazione , le condizioni della sua vita lo spinsero da quella parte . Quando ha fatto per quella via un lungo cammino , quando ha speso in quella forma d ' arte un gran tesoro di forze , e v ' ha riportato dei trionfi , e s ' è persuaso che non andrà mai innanzi altrettanto in una direzione diversa , allora alza la sua insegna e dice : - In hoc signo vinces . - Ma che diverrebbe l ' arte se tutti lo seguissero ? Mi vien sempre in mente quella sentenza del Rénan : - Il mondo è uno spettacolo che Dio dà a sè stesso . Per carità , non facciamolo tutto d ' un colore , se non vogliamo annoiarci anche noi . - C ' è posto per tutti - come diceva Silvio Pellico - e nessuno se ne vuol persuadere . - Non capisco come ci sia della gente d ' ingegno che picchia sulla testa a una parte dell ' umanità unicamente perchè non sente e non esprime la vita come essi la sentono e la esprimono . È come se i magri volessero mettere al bando dell ' umanità i grassi ; e i linfatici , i nervosi . In fondo , chi non vede chiaramente che è una guerra che certe facoltà dello spirito fanno ad altre facoltà ? Emilio Zola , non men degli altri , non fa che tirar l ' acqua al suo mulino , Egli dirà , per esempio , che la tragedia greca è realistica , e che non si deve descrivere che quello che si vede o che s ' è visto , e che quando si mette un albero sulla scena , dev ' essere un albero vero ; e forse , in cuor suo , sorriderà di queste affermazioni . E quando qualcuno lo coglierà in contraddizione , risponderà ingenuamente : - Que voulez vous ? Il faut bien avoir un drapeau . - Siamo d ' accordo ; ma è quasi sempre la bandiera , non della propria fede , ma del proprio ingegno . E lo stesso Zola è sempre realista , anche quando dà cuore e mente agli alberi e ai fiori ? A un uomo come lui si può ben dire quello che si pensa . Parlò pure del teatro . Disse che era falsa la notizia data dai giornali , che egli avesse incaricato due commediografi , di cui non ricordo il nome , di fare un dramma dell ' Assommoir . S ' era parlato pure , a questo proposito , della Curée , per la cui protagonista , Renée , la celebre attrice Sarah Bernard aveva manifestato una gran simpatia . Ma dei suoi romanzi , uno solo , finora , Thérèse Raquin , fu convertito da lui stesso in un dramma , nel quale è riuscita una fortissima scena la descrizione di quella tremenda notte nuziale di Teresa e di Laurent , fra cui s ' interpone il fantasma schifoso del marito annegato . Il Teatro però esercita anche sullo Zola un ' attrazione irresistibile e inebriante , come su tutti gli scrittori moderni , ai quali nessuna gloria letteraria pare bastevole , se non è coronata da un trionfo sulle scene . Poichè a Parigi , la città più teatrale del mondo , una vittoria drammatica dà d ' un solo tratto la fama e la fortuna che non dà il buon successo di dieci libri . A questo scopo egli converge perciò tutti i suoi sforzi . La sua grande ambizione è di fare un Assommoir teatrale . Finora non lavorò , si può dire , che per prepararsi a questa gran prova . Non ebbe successi notevoli ; cadde più d ' una volta ; ma persiste tenacemente . E s ' affatica a sgombrarsi il passo colla critica , battendo in breccia la commedia alla moda , la comédie d ' intrigue , ce joujou donné au public , ce jeu de patience , che egli vorrebbe ricondurre alla forma antica , alla comicità di buona lega , la quale consiste tutta nei tipi e nelle situazioni , e non in quello spirito fouetté en neige , rélevé d ' une pointe de musc , che piace per la novità , e che non saprà più di nulla fra cinque anni ; ai caratteri largamente sviluppati in un ' azione semplice e logica , alle analisi libere e profonde , e ai dialoghi sciolti da ogni convenzione ; a una forma insomma , in cui possano spiegarsi e prevalere le sue forti facoltà di romanziere . E propugnando queste teorie , difende ostinatamente i suoi lavori drammatici . Un amico andò a visitarlo dopo la caduta del suo Bouton de rose al Palais Royal , e lo trovò a tavolino con davanti un mucchio di fogli scritti . - Che cosa fate ? - gli domandò , - Vous comprenez - rispose - je ne veux pus lâcher ma pièce . - » Stava facendo una difesa del Bouton de Rose , curiosissima , nella quale si rivela il suo carattere meglio che in un epistolario di cinque volumi . Cominciò coll ' esporre il soggetto della commedia , ricavata in parte dai Contes drólatiques del Balzac , e come si svolse nella sua mente , e le ragioni d ' ogni personaggio e d ' ogni scena . E poi : - Sta bene - disse - il dramma è caduto . - Riferisco presso a poco le sue parole . - Io accetto altamente tutte le responsabilità . Questo dramma m ' è diventato caro per la brutalità odiosa con cui fu trattato . Lo scatenamento feroce della folla l ' ha rialzato e ingrandito ai miei occhi . Più tardi ci sarà appello : i processi letterari sono suscettibili di cassazione . Il pubblico non ha voluto capire il mio lavoro , perchè non vi ha trovato quella specie di vis comica che vi cercava , che è un fiore tutto parigino , sbocciato sui marciapiedi dei boulevards . Ha trovato il mio spirito grossolano ! Diavolo ! Come si fa a sopportare la franchezza d ' un uomo che viene avanti con un stile diretto e che chiama le cose col loro nome ? Già , il sapore dell ' antico racconto francese non si sente più ; non si capiscono più quei tipi : io avrei dovuto mettere un avviso a stampa sulla schiena dei miei personaggi . E poi una buona metà del teatro faceva voti ardenti perchè il mio Bouton de rose capitombolasse . Erano andati là come si va nella baracca d ' un domatore di fiere , col segreto desiderio di vedermi divorare . Io mi son fatti molti nemici colle mie critiche teatrali , in cui la sincerità è la mia sola forza . Chi giudica i lavori degli altri , s ' espone alle rappresaglie . I vaudevillisti vessati e i drammaturghi esasperati si son detti : - Finalmente ! Lo andremo a giudicare una volta , questo terribile uomo ! Nell ' orchestra c ' erano dei signori che si mostravano reciprocamente le chiavi . C ' era poi un ' altra ragione . Io sono romanziere . Questo basta . Riuscendo nel teatro , avrei occupato troppo posto . Bisognava impedire . E d ' altra parte era giusto che io espiassi le quarantadue edizioni dell ' Assommoir e le diciasette edizioni della Page d ' amour . - Schiacciamolo , - si son detti . E l ' han fatto . Si ascoltò il primo atto , si fischiò : il secondo e non si volle sentire il terzo . Il fracasso era tale che i critici non potevano neppur sentire il nome dei personaggi ; alcune innocentissime parole di argot scoppiarono nel teatro come bombe ; i muri minacciavano di crollare ; non si capiva più nulla . E così sono stato ammazzato . Ora non ho più nè rancore nè tristezza . Ma il giorno dopo non riuscii a soffocare un sentimento di giusta indignazione . Credevo che la seconda sera la commedia non sarebbe arrivata di là dal secondo atto . Mi pareva che il pubblico pagante dovesse completare il disastro . Andai al teatro , a ora tarda , e salendo le scale , interrogai un artista : - Ebbene , vanno in collera , di sopra ? - L ' artista mi rispose sorridendo : - Ma no , signore ! Tutti i frizzi sono gustati . La salle est superbe , e si smascella dalle risa . - Ed era vero ; non si sentiva una disapprovazione ; il successo era enorme . Io rimasi là per tutto un atto , ad ascoltare quelle risa , e soffocavo , mi sentivo venir le lagrime agli occhi . Pensavo al teatro della sera prima , e mi domandavo il perchè di quella inesplicabile brutalità , dal momento che il vero pubblico faceva al mio lavoro una accoglienza tanto diversa . Questi sono i fatti . Mi diano una spiegazione i critici sinceri . Il Bouton de rose ebbe quattro rappresentazioni ; l ' incasso maggiore fu quello della seconda . Per che ragione , se è lecito ? Perchè la stampa non aveva ancora parlato e il pubblico veniva e rideva con confidenza . Il terzo giorno la critica comincia il suo lavoro di strangolamento ; una prima scarica di articoli furibondi ferisce la commedia al cuore ; e allora la gente esita e s ' allontana da un ' opera che non una voce difende e che i più tolleranti gettano nel fango . I pochi curiosi che si arrischiano , si divertono sinceramente ; l ' effetto cresce ad ogni rappresentazione ; gli artisti , rinfrancati , recitano con un accordo maraviglioso . Che importa ? Lo strangolamento è riuscito ; il pubblico della prima sera ha stretto la corda e la critica ha dato l ' ultimo strappo . Eppure ! Eppure il Bouton de rose resiste solidamente sulle scene pur che ci sia chi si degni di sentirlo . Io credo che sia ben fatto , che certe situazioni siano comiche e originali , e che il tempo gli darà ragione . Un tale , la prima sera , nei corridoi del teatro diceva ad alta voce : - Ebbene , farà ancora il critico teatrale Emilio Zola ? - Perdio se lo farò ancora ! E più ardentemente di prima , potete andarne sicuri . La conversazione cadde ancora una volta sui romanzi , e lo Zola soddisfece parecchie mie vivissime curiosità . I suoi personaggi son quasi tutti ricordi , conoscenze sue d ' altri tempi ; alcuni già abbozzati nei Contes à Ninon . Il Lantier , per esempio , lo conobbe in carne ed ossa , ed è infatti uno dei caratteri più stupendamente veri dell ' Assommoir . L ' idea del frate Archangias della Faute de l ' abbé Mouret , di quel comicissimo villanaccio incappucciato , che predica la religione con un linguaggio da facchino ubbriaco , gli venne dall ' aver letto in un giornale di provincia , d ' un certo frate , maestro di scuola , stato condannato dai tribunali per abuso .... di forza . Certe rispostaccie date dall ' accusato ai giudici gli avevano presentato il carattere bell ' e fatto . Poichè si parlava di quel romanzo , non potei trattenermi dall ' esprimergli la mia viva ammirazione per quelle splendide pagine , in cui descrisse i rapimenti religiosi del giovane prete dinanzi all ' immagine della Vergine ; pagine degne davvero d ' un grande poeta . - Voi non potete immaginare , - mi rispose , - la fatica che mi costò quel benedetto abate Mouret . Per poterlo descrivere all ' altare , andai parecchie volte a sentire tre o quattro messe di seguito a Nôtre Dame . Per la sua educazione religiosa consultai molti preti . Nessuno però mi volle o mi seppe dare tutte le spiegazioni di cui avevo bisogno . Misi sottosopra delle botteghe di librai cattolici ; mi digerii dei grossi volumi di Cerimoniali religiosi e di Manuali da curati di campagna . Ma non mi pareva ancora di possedere abbastanza la materia . Un prete spretato , finalmente , completò le mie cognizioni . Gli domandai se aveva fatto pure degli studi così accurati e così pratici per descrivere la vita delle halles , le botteghe di formaggi , il lavoro delle stiratrici , le discussioni del Parlamento , le ribotte degli operai . - Necessariamente , - rispose . - E per descrivere il temporale della Page d ' amour ? - Per descrivere il temporale , mi asciugai parecchie volte tutta l ' acqua che Dio ha mandata , osservando Parigi dalle torri di Nôtre Dame . Gli domandai se era mai stato presente a una battaglia . Disse di no , e questo mi fece gran meraviglia , perchè nella descrizione del combattimento fra gl ' insorti e le truppe imperiali , nella Fortune des Rougons , si sente il fischio delle palle e si vede il disordine e la morte , come nessun scrittore li ha mai resi . Da ultimo venne a parlare dei suoi romanzi futuri , e in questo discorso si animò più che non avesse fatto fino allora ; il suo viso si colorò d ' un leggero rossore , la sua voce si rinvigorì , e non dico come lavorasse il pugnaletto . Egli farà un romanzo in cui descriverà la vita militare francese , com ' è . Questo solleverà una tempesta ; gli daranno del nemico della Francia ; sta bene . Il suo romanzo sarà intitolato Le soldat , e conterrà una grande descrizione della battaglia di Sédan . Egli andrà apposta a Sédan , ci starà quindici giorni , studierà il terreno con una guida palmo per palmo , e forse .... ne uscirà qualche cosa . In un altro romanzo metterà la descrizione d ' una morte per combustione spontanea , d ' un bevitore . Altri l ' han fatta ; egli la farà a modo suo . L ' uomo avrà l ' abitudine di passare la sera accanto al camino , colla pipa in bocca , e piglierà fuoco accendendo la pipa . Egli descriverà tutto - e dicendo questo corrugò le sopracciglia e gli lampeggiarono gli occhi , come se vedesse in quel punto lo spettacolo orrendo . - La gente di casa entrerà la mattina nella stanza e non troverà più che la pipa e une poignée de quelque chose . Poi scriverà un romanzo che avrà per soggetto il commercio , i « grandi magazzini » come il Louvre e il Bon Marchè , la lotta del grande commercio col piccolo , dei milioni coi cento mila franchi : un soggetto vasto e originale , pieno di nuovi colori , di nuovi tipi e di nuove scene , col quale tratterà a ferro rovente una nuova piaga di Parigi . Poi un altro romanzo : le lotte dell ' ingegno per aprirsi una strada nel mondo , un drappello di giovani che vanno a cercar fortuna a Parigi , la vita giornalistica , la vita letteraria , l ' arte , la critica , la miseria in abito decente , le febbri , le disperazioni e i trionfi del giovane di genio , divorato dall ' ambizione e dalla fame : una storia in cui riverserà tutto il sangue che uscì dalle ferite del suo cuore di vent ' anni . E infine un romanzo più originale di tutti , che si svolgerà sopra una rete di strade ferrate : una grande stazione in cui s ' incrocieranno dieci strade , e per ogni « binario » correrà un episodio , e si riannoderanno tutti alla stazione principale , e tutto il romanzo avrà il colore dei luoghi , e vi si sentirà , come un accompagnamento musicale , lo strepito di quella vita precipitosa , e vi sarà l ' amore nel vagone , l ' accidente nella galleria , il lavoro della locomotiva , l ' incontro , l ' urto , il disastro , la fuga ; tutto quel mondo nero , fumoso e rumoroso , nel quale egli vive col pensiero da lungo tempo . E saran tutti romanzi del « ciclo » Rougon Macquart . Egli ne ha già nella mente , come una visione , mille scene : abbozzi confusi , pagine lucidissime , catastrofi tremende e avventure comiche e descrizioni sfolgoranti , che gli ribollono dentro senza posa , e sono l ' alimento vitale dell ' anima sua . Ha ancora otto romanzi da scrivere . Quando la storia dei Rougon Macquart sarà finita , egli spera che , giudicando l ' opera intera , la critica gli renderà giustizia . Intanto lavora tranquillamente , e va diritto alla sua meta , senza guardar nè indietro nè ai lati , Il suo studio è la sua cittadella , nella quale egli sì sente sicuro , e scorda il mondo , tutto assorto nelle graves jouissances de la recherche du vrai . - Vedete , - disse in fine , - io sono un uomo tutto di casa . Non son buono a nulla se non ho la mia penna , il mio calamaio , quel quadro là davanti agli occhi , questo panchettino qui sotto i piedi . Portato fuor del mio nido , son finito . Ecco perchè non ho passione per viaggiare . Quando arrivo in una nuova città , mi segue sempre la medesima cosa . Mi chiudo nella mia camera d ' albergo , tiro fuori i miei libri e leggo per tre giorni filati senza mettere il naso fuor dell ' uscio . Il quarto giorno m ' affaccio alla finestra e conto le persone che passano . Il quinto giorno riparto . - C ' è un viaggio però - soggiunse - che farò sicurissimamente : un viaggio in Italia . - Quando ? - gli domandai ansiosamente . - Quando avrò finito Nana , - rispose . - Probabilmente la ventura primavera . È un mio antico desiderio . E domandò infatti quali erano i mesi propizii per fare un viaggio in Italia colla famiglia . È inutile che io dica se lo scongiurai di non cambiar proposito , e con che piacere intravvidi lontano una mensa splendida , coronata di realisti e d ' idealisti italiani d ' ogni età e d ' ogni colore , affratellati almeno una sera per onorare un grande ingegno e un carattere forte e sincero . E intanto egli continuava a discorrere , in piedi , vicino alla porta , colla sua amabile e virile franchezza , coi suoi gesti risoluti , col suo bel viso pallido e fiero , e veduto così sul fondo del suo studio elegante , pieno di libri e di carte , e dorato da un raggio di sole , dava l ' immagine d ' un bellissimo quadro , che rappresentasse l ' ingegno , la fortuna e la forza ; e il gridio dei due piccoli Zola che giocavano nella stanza accanto , vi aggiungeva una nota di gentilezza , che lo rendeva più nobile e più caro . E mi suonano sempre all ' orecchio le ultime parole che mi disse sulla soglia , stringendomi la destra con una mano e tenendo su coll ' altra la tenda della porta : - Je suis toujours très - sensible aux poignées de main amicales qui me viennent des étrangers ; mais ce n ' est pas d ' un étranger que me vient la vôtre ; c ' est de l ' Italie , de ma première patrie , ou est né mon père . Adieu ! PARIGI Per quanto si stia volentieri a Parigi viene un giorno in cui la città diventa antipatica . Passata la febbre dei primi giorni , quando si comincia a entrare un po ' addentro a quella vita tumultuosa , si prova un disinganno , come al vedere la città la mattina per tempo , mentre è ancora scarmigliata e insonnita . Com ' è brutta Parigi in quell ' ora ! Quei boulevards famosi , così sfolgoranti poche ore prima , non sono più che uno stradone irregolare , fiancheggiato da case misere , alte e basse , sbiadite , annerite , sformate sulla sommità da un orribile disordine di camini altissimi , che paiono la travatura di edifizi non finiti ; e ogni cosa essendo ancora chiusa e velata da un po ' di nebbia , non si vede che un grande spazio solitario e grigio , nel quale non si riconoscono più , a primo aspetto , i luoghi più noti ; e tutto pare invecchiato , logoro e pieno di pentimenti e di tristezze ; a cui sembra che vogliano sfuggire le rare carrozze che passano rapidamente , come peccatrici sorprese dall ' alba e dalla vergogna , dopo l ' ultima orgia del carnovale . - Son questi i boulevards ? - si dice con un senso di rammarico , davanti a quel miserabile spettacolo . E così dopo qualche mese di vita parigina si dice : - Questa è Parigi ? Ma i primi mesi sono bellissimi , in specie per i cambiamenti che seguono in noi . Si prova subito un raddoppiamento d ' attività fisica per effetto del raddoppiamento di valore del tempo , e l ' orologio , fino allora sprezzato , assume la direzione della vita . Tre giorni dopo l ' arrivo , senza che ce n ' accorgiamo , la cadenza abituale del nostro passo è già accelerata , e il giro del nostro sguardo , ingrandito . Tutto , anche il divertimento , richiede previdenza e cura ; ogni passo ha il suo scopo ; ogni giornata ci si presenta , fin dallo svegliarsi , divisa e ordinata in una serie di occupazioni ; e non ci rimane più alcuno di quei piccoli ozii , i quali , come in una marcia militare i riposi irregolari , infiacchiscono invece di ristorare le forze . La più torpida pigrizia è scossa e vinta . La vita sensuale e la vita intellettuale si intrecciano così sottilmente , e ci allacciano la giornata in una rete così fitta di piaceri e di pensieri , che non è più possibile stricarsene . Una curiosità smaniosa di mille cose s ' impadronisce di noi , e ci fa correre dalla mattina alla sera coll ' interrogazione sulle labbra e colla borsa in mano , come affamati in cerca di alimento . Il delitto clamoroso , il re che passa , l ' astro che si spegne , la gloria che sorge , la solennità scientifica , il libro nuovo , il nuovo quadro , il nuovo scandalo , le grida di stupore e le alte risate di Parigi , si succedono così rapidamente che non c ' è neppur il tempo di voltarsi a dare uno sguardo a ogni cosa ; e siamo costretti a difendere faticosamente la nostra libertà di spirito , se vogliamo attendere a un qualsiasi lavoro . Tutto precipita e la menoma sosta produce una piena . Stiamo quarant ' otto ore in casa ; è come starci un mese in una città italiana . Uscendo , troviamo cento nuove cose nei luoghi soliti dove davamo una capatina , e cento nei discorsi del nostro crocchio d ' amici ; e torniamo a casa con una retata di notizie e d ' idee , ciascuna già bollata d ' un giudizio arguto , e come battuta in moneta spicciola , da potersi spendere immediatamente . In capo a pochi giorni ci troviamo nelle condizioni d ' ogni buon « borghese » parigino : scambiamo cioè per dottrina e per spirito nostro tutta la dottrina e tutto lo spirito che ci corre intorno , tanto sentiamo nel serra serra di quella moltitudine che si rimescola vertiginosamente , il calore e il palpito della vita di tutti . Per quanto si viva in disparte , la grande città ci parla nell ' orecchio continuamente , ci accende il viso col suo fiato , ci costringe a poco a poco a pensare e a vivere a modo suo , e ci attacca tutte le sue sensualità . Dopo quindici giorni lo straniero più restio fa già la gobba , come il gatto , sotto la sua mano profumata . Si sentono come i fumi d ' un vino traditore , che salgono a grado a grado alla testa ; un ' irritazione voluttuosa , provocata dalla furia di quella vita , dallo sfolgorio , dagli odori , dalla cucina afrodisiaca , dagli spettacoli eccitanti , dalla forma acuta in cui ogni nuova idea ci ferisce ; e non è passato un mese , che quel ritornello eterno di tutte le canzonette , - la bella donnina , il teatro e la cenetta - ci s ' è piantato nella testa tirannicamente , e tutti i nostri pensieri gli battono le ali dintorno . Abbiamo già dinanzi un altro ideale di vita , da quello che avevamo arrivando , più facile allo spirito , più difficile alla borsa , verso il quale la nostra coscienza ha già fatto , prima che ce n ' accorgiamo , mille piccole transazioni codarde . Certo non bisogna avere in sè cagioni di grandi dolori , perchè è tremendo per chi è in terra sentirsi passare addosso quell ' immensa folla che corre ai piaceri . Ma Parigi è per la gioventù , per la salute e per la fortuna , e dà loro quello che nessun ' altra città al mondo può dare . Certi stati d ' animo , in fatti , brevi , ma deliziosi , sono specialissimi di quella vita : come è passare in carrozza per una delle strade più splendide e più rumorose , verso sera , sotto un bel cielo azzurro lavato di fresco da un temporale di primavera , pensando che ci aspetta dopo la corsa una bella mensa coronata di spalle bianche e tempestata di frizzi , e dopo la mensa , una nuova commedia dell ' Augier , e poi un ' ora in un crocchio d ' amici colti ed amabili al caffè Tortoni , e in fine , a letto , un capitolo d ' un nuovo romanzo del Flaubert , tra riga e riga del quale penseremo già alla gita che faremo a Saint - Cloud la mattina seguente . In nessun ' altra città si danno delle ore così piene zeppe di sensazioni e di aspettazioni piacevoli . Non l ' ora , ma il quarto d ' ora è pieno di promesse misteriose e d ' indovinelli , che tengono l ' animo sospeso nella speranza di qualche cosa d ' impreveduto : supremo alimento della vita . Abbiamo un amico al Giappone di cui non sappiamo nulla da anni ? Mettiamoci davanti al Grand Cafè tra le quattro o le cinque : non è mica improbabile che lo vediamo passare . Là abbiamo tutto di prima mano . Siamo all ' avanguardia , tra i primi dell ' esercito umano a veder la faccia della nuova idea che s ' avanza , le calcagna dell ' errore che fugge , la nuova direzione del cammino dopo la svolta ; e subito s ' innesta sul nostro amor proprio una specie di vanagloria parigina , di cui ci spoglieremo alla stazione partendo ; ma che s ' impadronisce anche di coloro che detestano la città sin dal primo giorno . Ed è inutile tentar di fuggire a quel turbinìo d ' idee e di discorsi . La discussione ci aspetta a cento varchi , ci provoca coll ' arguzia , colla canzonatura , col paradosso , collo sproposito , e costringe l ' uomo più apatico a farsi soldato in quella battaglia . Da principio si rimane sopraffatti , e per quanto si possegga la lingua , non si trova più la parola . Ai pranzi , in special modo , verso la fine , quando tutti i visi si colorano , non si ardisce slanciare il proprio in mezzo ai mille razzi matti di quelle conversazioni precipitose e sonore . Il sorriso canzonatorio della bella signora , che par che si serva di noi , nuovi a quel mondo , per fare i suoi esperimenti in anima vili , e la disinvoltura del giovanotto artisticamente pettinato , un po ' maligno , e sempre lì coll ' arco teso per coglier a volo il ridicolo , ci troncano i nervi ; e ci sentiamo tornar su gli ultimi resti della timidità e della zoticaggine del collegio , e a dispetto di qualche capello grigio , arrossiamo . Ma poi dalla cassettina dei liquori spiccia anche per noi uno zampillo dell ' eloquenza argentina dei conviti , e un piccolo trionfo riportato là , in quella terribile arena , ci pare il primo trionfo legittimo della nostra vita . E ogni giorno sentiamo d ' acquistare qualche cosa . La lingua si snoda , ed anche parlando il linguaggio proprio riusciamo a trovare di più in più facilmente , in quella conversazione che è sempre una gara di destrezza , la formola più breve e più lucida del nostro pensiero ; lo scherzo s ' affila , confricato come è sempre , come lama a lama , con uno scherzo rivale ; il senso comico , continuamente esercitato , s ' affina ; e a poco a poco ci si attacca col riso parigino la filosofia allegramente coraggiosa del boulevardier , per cui il mondo comincia alla Porta Saint Martin e termina alla Madeleine . Ma già il piccolo carico di cure e di rammarichi che avevamo portato da casa , c ' è stato strappato via , appena arrivati , dalla prima ondata di quel mare enorme e non lo vediamo più che come un punto nero molto lontano da noi . Intanto la catena degli amici si allunga rapidamente ; pigliarne delle nuove abitudini ; tutte le nostre debolezze trovano la fossetta morbida in cui adagiarsi ; allo sgomento che ci dava la grandezza di Parigi succede l ' allegrezza della libertà che deriva appunto da quella grandezza ; lo strepito che ci frastornava da principio , finisce per accarezzarci l ' orecchio come il rumore di un ' enorme cascata d ' acqua ; quella immensa magnificenza posticcia finisce per sedurci come la poesia maestrevolmente inorpellata d ' un seicentista d ' ingegno ; il nostro passo comincia a sonare sul marciapiede dei boulevards , come dice lo Zola , avec des familiarités particulières ; facciamo la mente al bisticcio , il palato alle salse , l ' occhio ai visi imbellettati , l ' orecchio ai canti in falsetto ; si compie in noi a poco a poco una profonda e deliziosa depravazione di gusti ; fin che un bel giorno ci accorgiamo d ' essere Parigini fin nel midollo delle ossa . Eh ! allora , durante quel primo tempo della luna di miele , si scusa tutto . La corruzione ! Fanno ridere . Accorrono là gli scapestrati da tutte le plaghe dei venti , affamati di vizio , e ci fanno ira di Dio , rabbiosi che non ci si possa fare di peggio , e quando si son vuotati la borsa e le ossa , tornano nei loro paesi e gridano : - Che lupanare ! - Ah sì , tocca davvero alle altre grandi città d ' Europa a gridare allo scandalo : le ipocrite ! E poi « la leggerezza ! » È vero ; ma « i gravi pensieri » di altri popoli ci rammentano un po ' i pensieri di quel tal poeta tedesco , canzonato dall ' Heine ; quei pensieri celibi , che si fanno il caffè da sè e la barba da sè , e vanno a cogliere dei fiori pel proprio giorno onomastico nel giardino di Brandeburgo . E poi « la blague ! » Ma se già si è appiccicata a noi , stranieri , nel soggiorno d ' un mese , e ne portan via tutti un pochino , per il proprio consumo , quando tornano nelle loro patrie modeste ! Ma s ' ha ben altro da fare che difender Parigi mentre ci agitiamo fra le sue braccia . Il tempo vola , non vogliamo perderne un ' ora , abbiamo mille cose da cercare , da studiare , da godere ; ci piglia la furia di far entrar in ogni giornata , come il ladro nel sacco , tutta la ricchezza che vi può capire ; un demone implacabile ci caccia a sferzate di salotto in salotto , dal teatro all ' accademia , dall ' uomo illustre al bouquiniste , dal caffè al museo , dalla sala da ballo all ' ufficio del giornale ; e la sera , quando la grande città ci ha detto e dato tutto quello che le abbiamo domandato , sempre amabile e allegra ; quando sediamo a cena cogli amici , stanchi , ma contenti di sentirci la nostra preda nella testa e nel cuore , e ci cominciano a scoppiettare intorno le arguzie e gli aneddoti , e il primo bicchiere di Champagne ci tinge di color d ' oro tutti i ricordi della giornata ; allora con che slancio d ' entusiasmo salutiamo la grande Parigi , l ' ospite amorosa e magnifica , che a tutti apre le braccia , e profonde ridendo baci , oro ed idee , e rinfiamma in tutti i cuori col suo soffio giovanile il furore della gloria e l ' amore della vita ! Ma dopo alcuni mesi , che cambiamento ! Comincia a nascervi in cuore una piccola antipatia per una cosa insignificantissima ; poi ve ne salta su ogni giorno una nuova ; e in capo a un mese scappereste da Parigi mandandole il famoso saluto del Montesquieu a Genova ; Adieu .... séjour détestable ; Il n ' y a pas de plaisir comparable A celui de te quitter . È davvero un rivolgimento d ' idee stranissimo ; ma segue , credo , a quasi tutti . Una bella mattina comincia per rivoltarvi uno scipitissimo calembourg , cento volte rifatto , del giornale che leggete tutti i giorni . La mattina dopo vi urta i nervi il sorriso rassegato della padrona del vostro Hôtel che somiglia a tutti i sorrisi che vi si fanno a Parigi da per tutto dove andate a portar dei denari ; o per la strada , osservate che è intollerabilmente brutta l ' uniforme dei gendarmi . Poi via via , pigliate in tasca l ' impiegatessa cogli occhiali e coi baffi che vi domanda il nome , la patria e la professione per vendervi un biglietto pel Théâtre français ; vi fa pizzicare le mani la goffa albagìa dei concierges , l ' impertinenza di quei ridicoli camerieri in gonnella bianca , la brutalità dei fiaccherai , e la boria da grand ' uomo di tout ce qui est un peu fonctionnaire . E quei dieci mascalzoni pagati , che in tutti i teatri , tutte le sere , vogliono farvi ammirare a suono d ' applausi quel dato verso ? E quelle eterne romanze , cantate da voci di gallina spennata viva , che vi tocca a ingoiare in tutte le case ? Poi vi ristucca quel desinare a bocconcini numerati e classificati , tutta quella esposizione di prezzi , a centesimi , quel non so che di gretto e di pedantesco , da collegio - convitto , mascherato d ' un lusso di baracca da fiera ; quell ' eterno sacrifizio d ' ogni cosa all ' apparenza , quell ' eleganza leccata e pretenziosa , quel puzzo perpetuo di marchand de vin e di cosmetici , quegli spicchi di case , quelle scalette a chiocciola , quelle scatole di botteghe , quelle stie di teatri , quella réclame da saltimbanchi , quella pompa da bazar , la fontanella misera , l ' albero tisico , il muro nero , l ' asfalto fangoso ; e appena fuori del centro , quei sobborghi immensi e uniformi , quegli spazii interminabili che non sono nè città nè campagna , sparsi di casoni solitarii e tristi , e quei giardinetti da asilo infantile , e quei villaggi da palco scenico . Ed è questa la grande Parigi ? Se un terremoto fa crollare tutte le vetrine e una pioggia ardente cancella tutte le dorature , che cosa ci resta ? Dov ' è la ricchezza di Genova , la bellezza di Firenze , la grazia di Venezia , la maestà di Roma ? Vi piace davvero quella vanagloriosa parodia di S . Pietro che è il Panteon , o quel tempiaccio greco - romano della Borsa , o quell ' enorme e splendida caserma di cavalleria delle Tuileries , e la decorazione da Opéra comique della piazza della Concordia , e le facciate dei teatrini rococò , e le torri in forma di clarini giganteschi , e le cupole fatte sul modello del berretto dei jokey ? E questa è la città che « riassume » Atene , Roma , Tiro , Ninive e Babilonia ? Gomorra e Sodoma , sì , davvero . E non lo dite per la grandezza , della corruzione , ma per la sua insolenza . Ognuno ha il suo impiccato all ' uscio , ci s ' intende , ma est modus in rebus . In casa vostra almeno , come vi dice anche qualche francese , elles se conduisent bien . Ma dove sì vede , fuorchè là , una doppia fila di lupanari aperti sulla strada , colle belle esposte sul marciapiede , che alzano lo stivaletto ad altezze .... vertiginose , e mille restaurants , dove si gettano i mots crus da una parte all ' altra della sala , o giocan di scherma coi piedi , sotto la tavola , coll ' amico del cuore , a puntate pericolose ? E che « genere » ! Andate alle Folies Bergère : vi par di sentir ridere delle macchinette ; sembra che abbian fatto tutte un corso di civetteria dalla stessa maestra ; non movono un pelo senza uno scopo ; regolano l ' arte della seduzione col termometro , per non sciuparla , e la fan salire d ' un grado alla volta , e hanno una tariffa per grado . Il sangue , poi ! « Tra due guancie impiastrate un mezzo naso . » La bellezza è tutta nelle carrozze chiuse o nei salotti inaccessibili ; alla luce del sole non ci sono che le acciughe Di lussuria anelanti e semivive o i donnoni che scoppian nel busto , immobili dietro ai comptoirs , come grosse gatte , con quei faccioni antigeometrici , che non dicono il bellissimo nulla . E il sesso mascolino , dunque ! Quel formicolìo di gommeux , mostre di uomini , con quei vestiti da modellini di sarto , da cui spunta la cocca del fazzoletto e la punta della borsina e il guantino e il mazzettino ; environnés , come dice il Dumas , d ' une légére atmosphère de perruquier ; senza spalle , senza petto , senza testa , senza sangue , che paiono fatti apposta per essere scappellati con una pedata da una ballerina del Valentino ! E che ragazzaglia tutti quanti , giovani e vecchi , di tutte le classi ! Trecento « cittadini » si affacciano alle spallette d ' un ponte per veder lavare un cane ; passa un tamburo , s ' affolla mezzo mondo ; e mille persone , in una stazione di strada ferrata , fanno un fracasso interminabile di battimani , d ' urli e di risa perchè è caduto il cappello a un guardatreni ; e guardatevi bene dal tossire , perchè possono mettersi a tossire tutti e mille insieme per tre quarti d ' ora . E che democratici ! Oh questo sì ; democratici nel sangue , e fierissimi sprezzatori d ' ogni vanità , come monsieur Poirier . Il vostro amico intimo , per desinare faccia a faccia con voi , in casa propria , si mette il nastro all ' occhiello ; il ricco negoziante di telerie vi annunzia col viso radiante , come un trionfo della casa , che avrà a pranzo un sotto prefetto dègommé ; i sergents de ville si pigliano impunemente , colla folla , delle licenze manesche di cui basterebbe una mezza , fra noi , a provocare un sottosopra ; e il popolo sovrano , nelle feste pubbliche , è fermato a tutti i varchi a furia di sentinelle e di barricate , scacciato , malmenato con una brutalità , che persino l ' aristocratico Figaro , il giornale che concilia con tanto garbo la descrizione d ' una santa comunione e l ' aneddoto della fille aux cheveux carotte , si sente in dovere di levare un grido d ' indignazione . E dove s ' è mai vista una letteratura più spasimante per il blasone ; scrittori che si lascino venire così ingenuamente l ' acquolina sulle labbra al suono di un titolo gentilizio , e che mettano più stemmi e più boria aristocratica nelle loro creazioni ? Quando ci libereranno dai loro eterni visconti e dalle loro eterne marchese questi ostinati frustasalotti ? Non ce n ' hanno ancora imbanditi abbastanza di quei loro « protagonisti » nobili , giovani , belli , spiritosi , coraggiosi , spadaccini , irresistibili , che hanno tutti i doni di Dio « même une jolie voix de tènor ? » E ghiotti di ciondoli , Dio buono ! Quel povero Paul de Kock , che a settantaquattro anni scrive venti pagine per provare che non gl ' importa nulla di non aver ricevuto la Legion d ' onore , e ha quasi voglia di piangere ! E dov ' è un altro paese democratico , in cui gli scrittori coprano d ' un ridicolo così sanguinosamente ingiurioso intere classi della cittadinanza , dove l ' epiteto di bourgeois abbia assunto , in mente di coloro stessi a cui spetta , un significato più aristocraticamente sprezzante , e dove basti un nome , solo perchè ha il suggello plebeo , a far scoppiare dalle risa una platea ? Ma cos ' è dunque questo bizzarro impasto di contraddizioni , il Parigino ? Chi lo sa ? Afferratelo ; vi sguiscia di mano . Presentategli il bandolo d ' una di quelle quistioni in cui si rivela un uomo , ed egli , astutamente , lo rimette in mano a voi con un colpo di mano da prestigiatore . Hanno spirito : ce lo cantano in tutti i tuoni , ed è vero . Ma fino a un certo segno . Hanno un ricchissimo corredo di proposizioni e di giri di frase , arguti , svelti , elasticissimi , con cui se la cavano dalle strette più difficili , e tagliano la parola a uno spirito più profondo ma meno destro . Ci sono molti Parigini , certo , che sono spiritosissimi ; ma questi lavorano per tutti . La superiorità loro è che il grosso della popolazione è un eccellente conduttore di questa specie d ' elettricità dell ' ingegno , per cui il motto arguto detto da uno la mattina , girando con rapidità meravigliosa , diventa proprietà di mille la sera , e ciascuno è sempre ricco di tutta la ricchezza circolante . Ma che il gamin di Parigi sia proprio di tanto più arguto del vallione di Napoli e del becerino di Firenze ? E come ci studiano ! Si preparano per i pranzi , vanno alla conversazione col repertorio già scelto e ordinato , e conducono il discorso a zig zag , a salti , a giravolte , a sgambetti , con un ' arte infinita , per metter fuori , in quel dato momento , il gran tesoro d ' una corbelleria . E questi spiritosi di seconda mano si somiglian tutti ; sentito un commis voyageur , ne avete sentito mille . Ci son certi ingredienti e un certo meccanismo per distillare quello spirito , che una volta scoperti , è finita , come delle botte « di riserva » degli schermitori . Ma ci tengono ! Fa pietà e dispetto davvero , vedere il vecchio acciaccoso , affetto d ' incipiente delirium tremens , che quando è riuscito , nella folla , a infilare un giochetto di parole che fa sorridere cinque grulli , rialza la fronte sfolgorante di gloria e di gioia , e se ne va beato per una settimana ! E poi questa mania universale di fair de l ' esprit che castra il pensiero , che fa dir tante goffaggini , e sacrificare così spesso la ragione , la dignità e l ' amicizia a un succés di cinque minuti , è come un velo continuamente sventolato davanti al pensiero , che intorbida la vista delle anime . Potete mai sapere che cosa rimpiatti un uomo dietro quello scherzo eterno ? Ma ci son ben altri veli tra il Parigino e voi . Il Parigino « della buona società » sembra un uomo , come suol dirsi , alla mano ; ma non lo è affatto . È raro che proviate con lui il piacere d ' una conversazione famigliarissima e liberissima . Preoccupato , com ' è sempre , dal pensiero di essere un oggetto di curiosità e di studio per lo straniero , sta in guardia , regola il gesto e il sorriso , studia l ' inflessione della voce , pensa continuamente a giustificare l ' ammirazione che presuppone in voi , e ha sempre un po ' della civetteria della donna e della vanità dell ' artista . Ogni momento vi vien la voglia di dirgli : - Ma leviamoci i guanti una volta ! - La sua natura corrisponde al suo modo di vestire , che , anche quando è modesto , ha qualche piccolissima cosa che tradisce la ricercatezza effeminata del bellimbusto . Egli è gentile senza dubbio , ma d ' una gentilezza che vi tiene in là , come la mano leggiera d ' una ragazza che non vuol essere toccata . Vada per lo Spagnuolo , il quale fa sentire la sua superiorità con una vanteria colossale , sballata tanto dall ' alto , che vi passa al di sopra della testa . Ma il Parigino vi umilia delicatamente , a colpi di spilla , con quel perpetuo sorriso aguzzo di chi assaggia una salsa piccante , facendovi delle interrogazioni sbadate , colorite d ' una curiosità benevola delle cose vostre . Oh poveri Italiani , com ' è conciato , a Parigi , il vostro povero amor proprio ! Se non nominate proprio Dante , Michelangelo e Raffaello , per tutto il rimanente non ne caverete altro che un : - Qu ' est ce que c ' est que ça ? Il deputato papista vi domanda se Civitavecchia è rimasta al Papa . Il buon padre di famiglia vede i briganti col fucile a tracolla che fumano tranquillamente un Avana davanti al Caffè d ' Europa a Napoli . Il gentiluomo è stato in Italia , senza dubbio ; ma per poter causer Italie colla bella signora , nel vano della finestra , dopo desinare ; o per appendere il ciondolo Italia , alla catenella delle sue cognizioni , e farlo saltellar nella mano nei momenti d ' ozio , con quelle solite formule , che ogni Francese possiede , sul paesaggio , sul quadro e sull ' albergo . Il famoso De Forcade diceva del Manzoni , a tavola : - Il a du talent . - Quasi vi domanderebbero : - Ma che proprio si può nascere in Italia ? - Quest ' idea d ' esser nato a Parigi , d ' aver avuto questo segno di predilezione da Dio , sta in cima a tutti i pensieri del Parigino , come una stella , che irradia tutta la sua vita d ' una consolazione celeste . La benevolenza ch ' egli dimostra a tutti gli stranieri , è ispirata in gran parte da un sentimento di commiserazione , e i suoi odii contro di essi non sono profondi , appunto perchè considera i suoi nemici abbastanza puniti dalla sorte , che non li fece nascere dove egli è nato . Perciò adora tutte le fanciullaggini e tutti i vizii della sua città , e ne va superbo , solo perchè sono fanciullaggini e vizii di Parigi , che per lui sta sopra alla critica umana . E si può dare una città capitale che sputi più audacemente in faccia al popolo della provincia , rappresentato dai suoi scrittori come un ammasso di cretini ? e scrittori che incensino la loro città con una impudenza più oltraggiosa , non solo per ogni altro amor proprio nazionale , ma per la dignità umana ? E vi dicono in faccia , dal palco scenico , che i fumi dei suoi camini sono le idee dell ' universo ! Tutti sono prostrati col ventre a terra davanti a questa enorme cortigiana , madre e nutrice di tutte le vanità ; della vanità smaniosa di piacerle , prima fra tutte , di ottenere da lei , a qualunque costo , almeno uno sguardo ; di quella vanità vigliacca che spinge uno scrittore a dichiararsi , nella prefazione d ' un romanzo infame , capace di tutte le turpitudini e di tutti i delitti di Eliogabalo e di Nerone . Pigliate dunque sul serio le loro prefazioni piene di smorfie , di puerilità , di spacconate , di imposture . La vanità li appesta tutti . Non c ' è in tutta la letteratura contemporanea uno di quei caratteri grandi , modesti , benevoli , logici , che uniscono allo splendore della mente la dignità della vita ; una di quelle figure alte e candide , davanti a cui si scopre la fronte senza esitazione e senza reticenze , e il cui nome è un titolo di nobiltà e un conforto per il genere umano . Tutto è dominato e guasto dalla mania della pose : pose nella letteratura , pose nella religione , pose nell ' amore , pose anche nei più grandi dolori . Una sensualità immensa e morbosa costituisce il fondo di tutta quella vita , e si rivela nelle lettere , nella musica , nell ' architettura , nelle mode , nel suono delle voci , negli sguardi , persino nelle andature . Godere ! Tutto il resto non è che un mezzo per arrivarci . Da un capo all ' altro di quegli splendidi boulevards suona una enorme risata di scherno per tutti gli scrupoli e per tutti i pudori dell ' anima umana . E viene un giorno , infine , in cui quella vita v ' indigna ; un giorno in cui vi sentite rabbiosamente stanchi di quell ' immenso teatro , impregnato d ' odor di gaz e di pasciulì , dove ogni spettacolo finisce in una canzonetta ; un giorno in cui siete stufi di bisticci , di blague , d ' intingoli , di tinture , di réclame , di voci fesse , di sorrisi falsi , di piaceri comprati ; e allora l ' odiate , quella città svergognata , e vi pare che per purificarvi da tre mesi di quella vita , dovreste vivere un anno sulla sommità d ' una montagna , e provate una smania irresistibile di correre ai campi aperti e all ' aria pura , di sentir l ' odore della terra , di rinverginarvi l ' anima e il sangue nella solitudine , faccia a faccia colla natura . La sfuriata è fatta : sta bene . Facciamoci in là perchè passi , come dicono gli Spagnuoli . A Parigi si può dire quello che si vuole : essa non ci bada più di quello che gli elefanti dei suoi giardini zoologici badino ai fanciulli che portano sul dorso nei giorni di festa . E poi non son queste le ultime impressioni di Parigi . Al periodo in cui si vede roseo e a quello in cui si vede nero ne succede un terzo che è un ritorno verso il primo ; il periodo in cui si comincia a vivere pacatamente in un cerchio d ' amicizie scelte e provate . E convien dirlo : l ' amico trovato là , il buono e schietto Francese , vale veramente per due . In nessun altro Europeo trovate un ' armonia più amabile della mente , del cuore e delle maniere . Fra l ' amicizia più espansiva che profonda degli europei meridionali o quella profonda , ma chiusa , dei nordici , preferite la sua , calda e forte ad un tempo , e piena di giocondità e di delicatezze . Com ' è bello , quando s ' è stanchi del tumulto della grande città , la sera , andare sull ' altra riva della Senna , in una strada silenziosa , a ritrovare la piccola famiglia tranquilla , che vive come in una isoletta in mezzo a quel mare turbolento ! Che care accoglienze vi ricevete , che schietta giovialità trovate a quella mensa signorilmente modesta , e come vi riposa il vostro spirito ! Parigi stessa vi offre mille scampi ai suoi pericoli e mille rimedi alle sue febbri . Dopo le notti ardenti vi slanciate con un piacere inesprimibile a traverso ai suoi bellissimi boschi , per i sobborghi ridenti della Senna , dove trovate l ' allegria delle feste campagnole , e nei suoi vasti giardini , in mezzo a un formicolìo immenso di fanciulli ; o per una di quelle sue avenues enormi e solitarie , in cui il cuore e il pensiero s ' allargano , e l ' immagine trista della Babilonia dei boulevards vi appare infinitamente lontana . E per tutto trovate un popolo che più si studia , più rivela dei difetti ; ma in cui ogni difetto ha per riscontro una qualità ammirabile . È un popolo frivolo , ma in cui una parola nobile e risoluta trova sempre un eco . C ' è sempre una via aperta e sicura per arrivare al suo cuore . Non c ' è alto sentimento o bella idea che non trovi presa istantaneamente nell ' anima sua . La sua intelligenza agilissima rende mirabilmente facili e piacevoli tutte le comunicazioni del pensiero . La parola sfuggevole , la sfumatura , la mezza intenzione , il sottinteso , l ' accento , il cenno ; tutto coglie a volo . Mille persone riunite hanno un ' anima sola per comprendere e per sentire . È impossibile non sentirsi presi da simpatia per quelle sue feste , per quelle tumultuose baraonde , in cui l ' allegrezza eguaglia tutte le età e tutte le condizioni , e una folla innumerevole non è più che una sola immensa radunata di amici spensierati e felici . Il più cocciuto nemico bisogna che rompa in uno scoppio d ' ilarità e che spalanchi il cuore alla benevolenza . Perchè sotto quella fanciullaggine del Parigino , in fondo , c ' è necessariamente della bontà , come sotto una bella spuma un buon vino . Egli è naturalmente franco , anche se i suoi modi non lo paiono ; non diffidente ; più facile a essere ingannato che a ingannare ; inclinato a perdonare le offese , conciliante , sdegnoso dei rancori meschini e di tutte le piccole grettezze della vita . È costantemente , per sua natura , nello stato d ' animo in cui si trovano tutti dopo un banchetto festoso , in cui il vino sia colato a profusione : disposto e pronto in egual modo a commettere un grosso sproposito e una grande azione , ad abbracciare un nemico accanito e a provocare il vicino per una parola , a fare una enorme buffonata ritto sulla tavola e a impietosirsi per il piccolo mendicante che domanda un pezzo di pane alla porta . Uscito fuori dal piccolo cerchio della sua vita ordinaria , lo spettacolo della vita immensa di Parigi esalta tutte le sue facoltà e tutti i suoi sentimenti buoni e cattivi . Un effetto simile lo proviamo noi pure . L ' ingrandimento delle proporzioni di tutte le cose ci dà a poco a poco un altro concetto delle cose stesse . La corruzione medesima , enorme e splendida , finisce per sedurci come un vasto e svariatissimo campo di studio , più di quello che ci respinga per la sua laidezza ; e ci abituiamo a considerarla quasi come una forma utile della vita , come una grande e terribile scuola , che chiude un tesoro infinito d ' esperienze e d ' idee , e fa scattare la molla di mille ingegni potenti . Nelle sale del Bullier , in mezzo al turbinio di trecento ragazze , che ballano tutte insieme cantando a una voce Perruque blonde , invece d ' un grido contro la corruzione , ci esce dal cuore un inno ardente alla gioventù e alla vita . Stomacati dei paesi dove non c ' è d ' originale nemmeno il vizio e il suo linguaggio , là troviamo almeno la assenza della forma più schifosa e più vile della corruzione , che è la manìa di fingerla per vanagloria , mentre non s ' ha nè la forza nè il modo di goderla nella sua tremenda pienezza . E a poco a poco ci persuadiamo che molte che credevamo malattie colpevoli , non sono là che efflorescenze d ' un sangue troppo ricco ; mentre non sono che mancanza di vitalità certe virtù negative di cui menano vanto in faccia a Parigi altri popoli ; ai quali si potrebbe dire come la Messalina del Cossa a Silio : - Siete tanto corrotti che non sopportate la grandezza del vizio . - E così in tutti i campi della vita , trovate là con un sentimento misto di rammarico per voi e di ammirazione per Parigi , l ' originale di mille cose di cui in casa vostra non avevate visto che il fac simile , ridotto a forma tascabile per la gente minuta . E vi sentite disposti a perdonar molto all ' orgoglio , quando osservate da vicino le cose , e potete mettervi nei panni d ' un popolo che si vede scimmiottato dall ' universo ; che vede raccolte e portate in giro le briciole della sua mensa , glorificate opere fatte coi ritagli delle sue ; innalzati dei busti , in certi tempi e in certi luoghi , a gente che non ha altro merito che di essere abbonata alla Revue des deux Mondes ; rubacchiata la sua lingua e rivomitata cruda in molte lingue straniere ; messo a sacco il suo romanzo e il suo teatro ; tesoreggiati tutti i pettegolezzi della sua storia e della sua cronaca ; conosciuta la sua città come la palma della mano ; Tortoni più famoso di molti monumenti immortali ; la Maison dorée in cima ai sogni dei dissipati di tutta la terra ; contraffatti i suoi modi , ripetute le sue risate , ricalcati i suoi scherzi , adorati i suoi capricci ; e si capisce anche come si stizzisca quando qualcuno dei suoi più pedanti scolari gli tira il calcio dell ' asino . Come stupirsi che non si occupi che di sè un paese così sfegatatamente adulato , a fatti se non a parole ? E non riesce tutto a danno suo od altrui questo difetto poichè deriva dal conoscere profondamente le cose proprie , dall ' amarle anche d ' un amore eccessivo , e dal credere che il mondo intero ne faccia la medesima stima , quel che di caldo , di colorito , di originale , di vitale , che mette in tutte le manifestazioni di sè stesso . Ha un minor campo da percorrere , come diceva di sè lo Schiller al Goethe ; ma lo percorre perciò in minor tempo in tutte le sue parti . Quindi un inseguirsi e un congiungersi continuo d ' idee e di sforzi diretti al medesimo segno , una frequenza grande di attriti da cui esce luce e calore ; ogni palmo di spazio disputato da mille contendenti ; invece del cammino la corsa , invece della controversia la mischia ; e in questa mischia perpetua , buttato via tutto il bagaglio superfluo , tutto fatto arma di offesa e di difesa , sfrondato il pensiero , stretto il linguaggio , precipitata l ' azione ; arte e vita ugualmente ardite e rapide , e tutto incoraggiato dalla gran voce festiva della grande città , che parla ad acutissime note cristalline , intese da tutta la terra . E più ci s ' addentra nello studio di quella vita , più si rimane meravigliati vedendo l ' immenso lavoro che si fa sotto quell ' apparenza di dissipazione universale ; quanti lavoratori sudano nella solitudine ; quanti si preparano alla lotta pubblica , nell ' oscurità , con incredibili fatiche ; come ogni maniera d ' ingegno , non solo , ma qualsiasi parzialissima facoltà appena più che mediocre , trovi là il modo d ' esercitarsi con vantaggio proprio e comune ; come a ogni ingegno si formi subito intorno spontaneamente un cerchio d ' intelligenze colte ed amiche che lo aiutano a estrinsecarsi e a salire ; come ogni menoma promessa di riuscita nel campo dell ' intelligenza , desti intorno a sè , in tutte le classi della cittadinanza , un sentimento gentile di curiosità e di rispetto , e strappi a tutti quel tributo anticipato di gloria , che concorre mirabilmente a farla diventare realtà ; che impulso strapotente sia alle forze umane la certezza dell ' improvviso e largo cambiamento di fortuna che produce là il vero « successo » ; come sia grande e inebbriante in quella città il trionfo dell ' ingegno , che appena salutato da lei , riceve saluti di ammiratori ignoti e offerte e consigli da ogni parte del mondo ; come all ' uomo caduto sopra una via , rimangano aperte cento altre vie , solo che si rassegni ad abbassare d ' un piccolissimo grado le sue pretensioni alla gloria ; come la natura obbliosa della grande città , che non lasciando addormentar nessuno sopra un solo trionfo , obbliga tutti a ripresentarsi continuamente alla gara , produca quelle vite meravigliosamente operose , quelle vecchiaie ostinatamente battagliere , il cui esempio mette il furore del lavoro nelle generazioni seguenti ; e infine che enorme quantità si ritrovi là di lavoro non finito , di prove , di abbozzi , di materiale sciupato dagli uni , ma non inutile per chi verrà , e di creazioni pregevoli , in tutti i campi , ma condannate a morire dove sorgono , perchè schiacciate dall ' abbondanza del meglio . Quando s ' è osservato tutto ciò , il soggiorno di Parigi riesce caro ed utile solo per veder lavorare quella macchina immensa , per vedere come essa leviga , perfeziona , trasforma , spreme , stritola l ' inesauribile materiale d ' ingegno , di ricchezza , di gioventù , d ' ambizione , di coraggio , che la Francia e il mondo gettano continuamente fra le sue ruote formidabili , e come versa dalla parte opposta grandi nomi , celebrità sventrate , capolavori , parole immortali , ossa rotte , armi , gemme e trastulli , che la Francia e il mondo s ' affannano a raccogliere e a commentare . Fate dunque i censori addosso a questo colosso ! Strillate contro i suoi operai perchè bevono l ' assenzio e cantano in falsetto e hanno la donnina che li aspetta alla porta . Che pedanteria ! Ma non è neppur questa l ' ultima impressione che si riceve da Parigi . Standovi lungo tempo , si passa ancora per la trafila di altri entusiasmi e di altri disinganni . Molte sere ritornerete a casa , fra quelle file interminabili di lumi , malinconici , uggiti a morte di tutto , con un rabbioso amor di patria nel cuore . Poi vi riconcilierete colla città in una bella giornata d ' autunno , assistendo a una di quelle sue espansioni clamorose di gioia che rasserenano le anime più fosche . Un ' altra volta una piccola umiliazione , uno stupido gioco di parole ripetuto da un milione di bocche , uno spettacolo d ' un ' oscenità stomachevole , un cielo chiuso e plumbeo che fa mutar aspetto a ogni cosa , vi risolleveranno dentro tutte le antipatie e tutte le stizze con una tale violenza , che vorreste veder sparire quella città come un accampamento portato via da un uragano . Ma vi vergognerete improvvisamente di quell ' odio un altro giorno , pensando all ' enormità del vuoto che vi rimarrebbe nella mente se ne uscisse a un tratto tutto ciò che quella città vi ci ha messo dalla vostra infanzia fino a quel giorno . Fino all ' ultimo momento Parigi vi farà mille dispetti e mille carezze , come una bella donna nervosa , e voi proverete tutti gli alti e bassi d ' una passione : oggi a ' suoi piedi , umili ; domani presi dal furore di morderla e di insultarla , e poi daccapo a chiederle perdono , affascinati . Ma sentirete ogni giorno più stringersi il legame che v ' unisce a lei . E si sente più che mai quando si parte , la sera che si passa per l ' ultima volta , rapidamente , in mezzo a quell ' immenso splendore dei boulevards , a cui succede tutt ' a un tratto la mezza oscurità lugubre d ' una stazione enorme e nuda . Allora , per quanto si desideri di riveder la patria , si è presi da una grande tristezza all ' idea di ritornare in quel piccolo dormitorio di città da cui si è partiti , e si porge l ' orecchio per l ' ultima volta al tumulto lontano di Parigi con uno struggimento inesprimibile di desiderio e d ' invidia . E dal fondo del vagone , al buio , rivedete la città , come l ' avete vista una bella mattina di luglio da una torre di Nôtre Dame ; attraversata dall ' enorme arco azzurro della Senna , coi suoi lontani orizzonti violacei , immensa e fumante , nel punto in cui dalla piazza sottoposta i tamburi d ' un reggimento vi mandavano su un eco della battaglia di Magenta . Oh ! bella e tremenda peccatrice - esclamate allora - io t ' assolvo , e a rischio della dannazione dell ' anima , t ' amo ! FINE