Saggistica ,
Le
cose
fuori
del
loro
stato
naturale
né
si
adagiano
,
né
vi
durano
.
G
.
B
.
Vico
Proemio
Tra
i
fenomeni
più
recenti
dell
'
Italia
politica
è
degno
di
nota
quello
di
una
nuova
tendenza
che
sembra
affermarsi
sempre
più
,
se
lo
si
deve
argomentare
dal
programma
dei
cattolici
nazionali
e
dalle
ultime
elezioni
amministrative
.
Tale
fenomeno
ha
richiamato
l
'
attenzione
delle
classi
politiche
.
"
Non
è
che
il
sogno
innocente
di
conciliazioni
impossibili
,
"
dicono
gli
uni
.
Secondo
altri
invece
,
non
sarebbe
che
l
'
arrivo
di
fresche
reclute
anelanti
a
schierarsi
incondizionatamente
nelle
file
del
partito
moderato
,
e
desiderose
soltanto
di
un
pretesto
per
giustificare
l
'
astensione
loro
nei
tempi
passati
.
Non
mancano
neppure
i
diffidenti
che
denunciano
quelle
tendenze
come
un
pericolo
per
la
libertà
e
per
l
'
unità
nazionale
.
E
finalmente
si
sono
fatte
sentire
anche
voci
,
le
quali
già
hanno
acclamato
all
'
Italia
reale
che
muove
a
riscossa
contro
l
'
Italia
legale
,
adoperando
una
frase
di
cui
lo
scrivente
si
è
servito
,
dieci
anni
fa
,
nel
suo
scritto
"
Sulle
condizioni
della
cosa
pubblica
in
Italia
,
dopo
il
1866
"
;
una
frase
che
ha
avuto
il
poco
invidiabile
onore
di
essere
così
spesso
citata
a
sproposito
,
sebbene
il
significato
attribuitole
dall
'
autore
rendesse
impossibile
qualsiasi
equivoco
.
Se
non
che
,
non
potrebbe
anche
darsi
che
nessuna
di
queste
spiegazioni
fosse
la
vera
?
e
che
non
si
tratti
d
'
altro
se
non
del
principio
di
un
movimento
di
idee
destinato
a
percorrere
più
di
una
fase
e
ad
assumere
forme
diverse
,
di
un
movimento
d
'
idee
meritevole
di
essere
studiato
nelle
sue
cause
e
nel
suo
possibile
sviluppo
,
sebbene
non
maturo
abbastanza
per
essere
giudicato
a
prima
vista
solo
tenendo
conto
del
carattere
superficiale
dei
pochi
fatti
che
finora
ci
fu
permesso
di
scorgere
?
Confesso
che
inclino
verso
quest
'
ultima
ipotesi
.
Le
nazioni
che
costituiscono
la
società
europea
,
vanno
diventando
sempre
più
solidali
tra
loro
.
Apparisce
chiaro
che
le
identiche
correnti
oggi
le
percorrono
tutte
,
manifestandosi
sotto
forme
rispondenti
alle
condizioni
proprie
di
ciascuna
nazione
.
Fra
queste
correnti
ce
n
'
è
una
conservatrice
.
Nell
'
Impero
britannico
,
il
partito
tory
è
salito
e
si
mantiene
al
potere
;
in
Francia
,
AdolfoThiers
lasciava
di
recente
,
per
testamento
,
la
profezia
:
la
repubblica
francese
,
o
saprà
essere
conservatrice
,
o
cadrà
;
in
Germania
,
il
principe
Bismarck
si
stacca
dalla
Nationalpartei
,
e
ritorna
,
per
un
tratto
di
strada
,
verso
gli
amici
della
sua
giovinezza
;
in
Austria
,
il
Conte
Taaffe
attende
a
conciliare
gli
autonomisti
colla
colla
costituzione
.
Tutto
questo
non
accenna
alla
ristaurazione
del
passato
,
come
si
vorrebbe
far
credere
da
alcuni
giornali
italiani
sull
'
autorità
della
stampa
partigiana
estera
,
bensì
al
desiderio
,
non
solo
degli
uomini
di
Stato
,
ma
anche
di
una
parte
ragguardevole
delle
classi
dirigenti
di
quei
paesi
,
di
rientrare
nella
carreggiata
del
progresso
civile
graduale
,
stato
interrotto
dai
sussulti
di
profonde
trasformazioni
politiche
e
territoriali
,
di
raccogliere
in
un
fascio
tutte
le
forze
conservatrici
del
presente
e
di
condurle
a
far
fronte
alle
gravissime
difficoltà
interne
e
alle
eventualità
esterne
piene
di
pericoli
.
Or
bene
,
perché
mai
dovrebbe
essere
trovato
assurdo
supporre
che
quella
medesima
corrente
cominci
a
diffondersi
anche
in
Italia
,
favorita
da
circostanze
,
non
somiglianti
,
ma
corrispondenti
?
e
che
,
non
trovando
in
Italia
,
né
le
classi
dirigenti
,
né
il
governo
disposti
ad
assecondarla
,
cerchi
aprirsi
nuove
vie
?
Alla
studio
spassionato
della
tendenza
sopraindicata
,
in
quanto
potrebbe
essere
il
punto
di
partenza
di
un
aggruppamento
di
quelle
forze
conservatrici
della
società
italiana
,
le
quali
sono
rimaste
finora
disperse
o
spostate
,
e
provocherebbe
certamente
,
se
ciò
fosse
,
il
risveglio
operoso
,
per
legge
di
contrasto
,
dei
partiti
disorientati
e
stagnanti
,
è
consacrata
la
prima
parte
della
pubblicazione
presente
.
Che
il
partito
governante
sia
oggi
disorientato
e
come
stagnante
,
e
per
conseguenza
ridotto
alla
sterilità
,
non
c
'
è
nessuno
che
non
lo
veda
.
L
'
antica
Sinistra
non
si
mostra
suscettibile
di
essere
tenuta
insieme
se
non
da
coalizioni
artificiali
di
persone
.
In
quanto
alla
antica
Destra
,
i
suoi
uomini
migliori
hanno
riacquistato
credito
;
ma
,
presa
collettivamente
,
se
dovesse
rimanere
chiusa
nella
originaria
cerchia
d
'
idee
,
senza
aver
nulla
imparato
e
nulla
dimenticato
,
invano
cercherebbe
,
in
molte
provincie
almeno
,
durevole
appoggio
,
e
neppur
potrebbe
fare
assegnamento
sulla
propria
interna
compattezza
,
tostoché
dall
'
atteggiamento
passivo
d
'
opposizione
passasse
a
quello
attivo
di
reggere
lo
Stato
.
Da
che
deriva
questo
?
Non
deriverebbe
per
avventura
dal
fatto
che
i
partiti
vecchi
,
non
già
gli
uomini
più
preclari
che
li
compongono
,
si
sono
esauriti
,
dopo
aver
prodotto
tutto
ciò
che
,
costituiti
com
'
erano
,
e
cogli
intenti
di
un
'
epoca
che
non
è
più
,
potevano
produrre
;
e
che
,
per
riprendere
il
cammino
,
e
corrispondere
ai
nuovi
bisogni
del
paese
,
è
d
'
uopo
che
si
ritemprino
,
che
riformino
i
quadri
e
allarghino
le
file
?
La
seconda
parte
di
questo
lavoro
tende
appunto
a
risolvere
tali
dubbi
.
Se
non
che
neppure
una
ricostituzione
di
partiti
,
per
sé
sola
,
gioverebbe
gran
fatto
.
Una
delle
cause
principali
che
contribuiscono
a
perturbare
la
cosa
pubblica
si
è
che
certe
verità
,
certe
questioni
di
vitale
importanza
,
le
quali
dovrebbero
essere
chiarite
o
risolute
nel
solo
interesse
della
patria
,
perché
stanno
molto
al
disopra
delle
convenienze
dei
partiti
,
vengono
invece
date
in
pascolo
a
questi
ultimi
,
e
si
vedono
condannate
a
subire
tutte
le
peripezie
degli
umori
e
dei
conflitti
partigiani
,
rimanendo
per
tal
modo
indefinitamente
,
o
nell
'
ombra
,
o
sospese
,
o
falsate
.
È
sopra
siffatta
usurpazione
che
,
nella
terza
parte
dello
scritto
,
che
ho
l
'
onore
di
presentare
al
pubblico
,
mi
provo
a
richiamare
l
'
attenzione
di
tutti
coloro
che
amano
l
'
Italia
,
nella
speranza
di
indurli
a
far
valere
ogni
influenza
,
affinché
quelle
verità
siano
accettate
da
tutti
,
e
quelle
questioni
rimesse
al
loro
posto
.
Le
considerazioni
contenute
in
queste
pagine
hanno
un
carattere
affatto
obbiettivo
,
sono
aliene
da
ogni
spirito
di
parte
,
sono
ispirate
dal
solo
desiderio
che
la
vita
pubblica
d
'
Italia
divenga
più
sana
,
più
seria
e
più
feconda
.
Valgano
le
buone
intenzioni
dell
'
autore
a
cattivargli
l
'
indulgenza
dei
benevoli
lettori
.
Casalbuttano
,
1
Novembre
1879
.
Parte
Prima
.
Delle
idee
conservatrici
nella
nuova
Italia
.
I
.
La
scuola
conservatrice
nell
'
Europa
moderna
.
L
'
idea
di
conservazione
,
in
politica
,
non
si
concepisce
disgiunta
dall
'
oggetto
che
s
'
intende
conservare
,
il
quale
è
poi
lo
Stato
,
ossia
un
determinato
consorzio
di
cittadini
,
considerato
,
non
già
sotto
tutti
i
suoi
aspetti
,
ma
sotto
quello
del
suo
ordinamento
giuridico
e
del
suo
governo
.
Un
conservatore
è
colui
che
vuole
la
conservazione
dello
Stato
a
cui
appartiene
,
purché
indipendente
da
signoria
straniera
;
applicando
i
medesimi
criterî
,
coi
quali
un
individuo
umano
considera
le
condizioni
di
conservazione
del
proprio
corpo
,
e
suppone
,
per
conseguenza
,
che
nessun
organismo
estraneo
parassita
penetri
in
questo
,
e
ne
perturbi
la
normale
esistenza
,
senza
di
che
sarebbe
inutile
pensare
a
conservarlo
.
L
'
idea
di
conservazione
è
complessa
;
e
comprende
tanto
il
mantenimento
di
tutto
quello
che
esiste
di
conforme
alla
ragione
d
'
essere
dell
'
oggetto
conservato
,
quanto
la
eliminazione
,
entro
i
limiti
del
necessario
,
di
tutto
quello
che
un
'
evidenza
incontestabile
,
o
una
lunga
esperienza
,
dimostrano
come
contrario
a
quella
ragione
d
'
essere
.
Non
basta
quindi
che
una
istituzione
,
o
un
modo
di
governare
,
esistano
perché
possano
considerarsi
da
un
conservatore
,
meritevoli
d
'
essere
mantenuti
soltanto
perché
esistono
;
ma
non
basta
neppure
che
un
'
istituzione
,
o
un
modo
di
governare
,
contengano
dei
vizî
di
origine
,
perché
si
possa
e
si
debba
desiderare
che
vengano
mutati
,
qualora
facciano
buona
prova
nell
'
applicazione
,
e
mostrino
di
acconciarsi
sempre
più
al
bene
presente
e
futuro
della
maggioranza
della
nazione
governata
;
e
infatti
molte
cose
nate
storte
,
man
mano
che
crescono
possono
raddrizzarsi
.
Che
se
poi
avviene
che
una
istituzione
,
o
un
dato
indirizzo
di
governo
,
producono
insieme
e
del
bene
e
del
male
,
la
tendenza
conservatrice
sarà
rivolta
,
non
già
a
farne
tavola
rasa
,
per
lo
scopo
di
sopprimere
il
male
,
ma
solo
a
modificare
quel
tanto
che
basti
per
togliere
ciò
che
vi
ha
di
male
,
senza
perdere
ciò
che
vi
ha
di
bene
.
La
scuola
dei
conservatori
prende
le
mosse
dai
fatti
e
dalle
realtà
politiche
e
sociali
,
ed
applica
il
metodo
esperimentale
alla
cosa
pubblica
.
Essa
non
si
può
accusare
di
empirismo
,
per
due
ragioni
.
In
primo
luogo
,
perché
tien
conto
anche
di
quelle
leggi
,
le
quali
,
derivando
dalla
natura
morale
e
sociale
dell
'
uomo
,
sono
inerenti
a
tutti
gli
umani
consorzi
e
perciò
non
si
lasciano
violare
impunemente
;
e
del
resto
la
stessi
indole
positiva
di
questa
scuola
la
induce
ad
ammettere
come
nulla
possa
reggere
a
lungo
andare
,
se
si
è
costretti
a
cozzare
contro
tali
leggi
.
In
secondo
luogo
,
perché
,
proponendosi
per
meta
il
mantenimento
,
la
consolidazione
e
lo
sviluppo
normale
della
patria
,
essa
si
prefigge
un
ideale
non
meno
elevato
e
nobile
di
quello
di
coloro
che
si
adoperarono
a
crearla
;
solo
esige
che
il
modo
di
conseguirlo
sia
proporzionato
ai
mezzi
che
si
hanno
.
Lontanissima
,
come
quella
che
vive
nell
'
attualità
,
dalle
dottrine
retrive
che
si
compiacciono
degli
anacronismi
,
essa
accetta
la
democrazia
,
nel
senso
però
soltanto
della
non
esclusione
d
'
alcun
cittadino
dalla
possibilità
di
raggiungere
,
per
mezzo
delle
proprie
opere
,
e
non
già
in
virtù
di
un
diritto
astratto
,
qualsiasi
grado
sociale
e
politico
;
e
considera
poi
la
libertà
ordinata
e
il
sistema
rappresentativo
come
poderose
e
indispensabili
forze
conservatrici
.
Essa
si
presta
ad
ispirare
il
governo
,
tanto
in
una
repubblica
,
quanto
in
una
monarchia
rappresentativa
;
ed
anche
in
una
monarchia
assoluta
,
quando
siffatta
forma
trovi
la
sua
giustificazione
nelle
condizioni
di
una
società
ancor
molto
arretrata
nell
'
incivilimento
,
facendosi
valere
,
in
tal
caso
,
coll
'
opporsi
all
'
arbitrio
,
e
col
promuovere
la
scrupolosa
osservanza
delle
leggi
.
Un
adulatore
del
principe
in
una
monarchia
,
non
è
un
conservatore
,
ma
un
cortigiano
;
come
l
'
adulatore
del
popolo
,
in
una
democrazia
,
non
è
un
democratico
,
ma
un
demagogo
.
Alla
scuola
conservatrice
si
contrappone
la
radicale
,
la
quale
considera
una
nazione
non
come
un
organismo
,
ma
,
secondo
la
teoria
del
Contratto
sociale
del
Rousseau
,
come
un
aggregato
di
individui
tutti
di
egual
valore
,
al
quale
aggregato
è
lecito
applicare
qualsiasi
riforma
,
quando
apparisca
la
migliore
a
priori
,
senza
tener
conto
né
delle
tradizioni
,
né
delle
abitudini
,
né
delle
idee
comunemente
accettate
,
né
degli
interessi
,
né
di
tutto
l
'
insieme
dei
fatti
sociali
sempre
sopravviventi
alle
mutazioni
di
Stato
,
e
ripullulanti
e
reagenti
più
forti
di
prima
,
ogni
qual
volta
furono
compressi
fuori
di
tempo
.
In
Italia
il
radicalismo
è
rappresentato
da
una
delle
varietà
dei
repubblicani
alla
francese
,
e
più
specialmente
dai
semi
repubblicani
;
e
scambia
facilmente
licenza
per
libertà
,
demagogia
per
democrazia
.
Il
radicalismo
può
concorrere
a
creare
uno
Stato
,
una
forma
di
governo
,
nuove
istituzioni
;
ma
non
può
contribuire
a
creare
nessuna
di
quelle
condizioni
che
occorrono
per
far
sì
che
uno
Stato
,
una
forma
di
governo
,
una
istituzione
,
si
mantengano
;
imperciocché
tali
condizioni
non
s
'
improvvisano
,
e
devono
preesistere
agli
anzidetti
mutamenti
o
con
essi
coesistere
nel
seno
del
consorzio
civile
.
Se
non
ci
sono
,
il
radicalismo
non
le
può
decretare
,
nemmeno
col
suffragio
universale
.
Quando
un
popolo
,
col
suffragio
universale
,
crede
di
poterle
fornire
mediante
un
semplice
atto
di
volontà
,
esso
mistifica
sé
medesimo
.
La
tradizione
del
pensiero
politico
in
Italia
non
fu
mai
radicale
,
incominciando
dalla
parabola
di
Menenio
Agrippa
e
dal
diritto
romano
,
fino
a
Machiavelli
,
a
Vico
,
a
Romagnosi
.
Nemmeno
i
repubblicani
moderni
d
'
Italia
sono
tutti
radicali
.
Lo
è
stato
Giuseppe
Mazzini
nel
suo
apostolato
per
la
libertà
,
da
non
confondersi
col
suo
apostolato
per
l
'
idea
nazionale
,
col
quale
seminò
in
terreno
fecondo
.
Invece
Carlo
Cattaneo
e
Giuseppe
Ferrari
considerarono
il
consorzio
dei
cittadini
come
un
organismo
vivente
;
e
,
se
conclusero
alla
repubblica
e
alla
repubblica
federativa
,
non
fu
già
per
premesse
radicali
,
ma
per
premesse
esageratamente
conservative
.
Essi
furono
d
'
avviso
che
la
recente
monarchia
unitaria
sia
sopravvenuta
a
sconvolgere
lo
sviluppo
organico
della
società
italiana
,
solo
perché
si
rifiutarono
ad
ammettere
che
l
'
organismo
vecchio
fosse
suscettibile
assimilare
elementi
nuovi
,
e
perché
agli
elementi
nuovi
negarono
la
dovuta
importanza
,
non
avendoli
rinvenuti
nella
storia
passata
d
'
Italia
.
Ma
non
allontaniamoci
dal
nostro
soggetto
.
Nulla
di
essenziale
invece
separa
i
conservatori
dai
liberali
,
propriamente
detti
,
imperciocché
gli
uni
e
gli
altri
ritengono
necessario
,
tanto
la
stabilità
,
quanto
il
progresso
e
la
libertà
.
Si
distinguono
però
riguardo
alla
misura
diversa
,
secondo
la
quale
intendono
applicare
ciascuna
di
quelle
forze
;
e
perciò
,
non
già
secondo
l
'
esclusività
,
ma
secondo
la
prevalenza
che
attribuiscono
gli
uni
alla
stabilità
,
gli
altri
al
progresso
e
alla
libertà
,
vengono
denominati
,
per
antonomasia
,
conservatori
i
primi
,
liberali
i
secondi
.
I
primi
intendono
camminare
bensì
,
ma
in
guisa
che
,
per
modo
di
parlare
,
le
masse
si
possano
muovere
ordinatamente
,
senza
rompere
le
file
e
senza
sforzi
;
mentre
i
secondi
mirano
a
spingere
le
masse
a
marcie
forzate
per
compiere
più
rapide
evoluzioni
.
Pei
liberali
inoltre
,
generalmente
parlando
,
l
'
istruzione
pubblica
molto
diffusa
e
i
precetti
dell
'
economia
politica
sarebbero
argini
sufficienti
contro
le
passioni
anarchiche
e
ardenti
,
e
contro
le
idee
confuse
di
trasformazioni
sociali
che
si
agitano
nei
bassi
fondi
della
società
moderna
;
quando
invece
pei
conservatori
,
quei
mezzi
non
sono
ritenuti
sufficienti
se
non
li
corrobora
e
li
completa
il
Cristianesimo
profondamente
sentito
,
e
praticato
,
tanto
dai
ricchi
quanto
dai
poveri
.
Conservantismo
e
liberalismo
,
quando
coesistano
in
permanenza
nel
seno
di
un
corpo
politico
,
l
'
uno
di
fronte
all
'
altro
,
formano
insieme
le
condizioni
necessarie
della
sua
salute
normale
;
e
sono
destinati
,
nell
'
interesse
del
progresso
civile
,
a
prevalere
alternativamente
;
questo
,
quando
occorre
dar
mano
ad
un
lavoro
indefesso
di
riforme
;
quello
,
quando
occorre
riparare
le
forze
che
,
per
effetto
del
lavoro
,
si
sogliono
logorare
,
ciascuno
sorvegliando
l
'
altro
e
impedendogli
di
trasmodare
.
Ecco
i
caratteri
distintivi
del
conservantismo
nella
Europa
moderna
.
Esso
siede
oggi
al
governo
in
parecchi
degli
Stati
più
importanti
e
più
colti
;
in
preda
a
molti
contrasti
,
è
vero
;
ma
vi
siede
.
Non
c
'
è
ragione
perché
quei
caratteri
non
abbiano
ad
essere
distintivi
dei
conservatori
anche
in
Italia
.
Quale
sia
la
missione
devoluta
a
questi
ultimi
nell
'
opera
del
risorgimento
di
una
nazione
,
lo
dice
uno
dei
più
insigni
e
liberali
trattatisti
contemporanei
di
diritto
pubblico
e
di
scienza
di
Stato
:
Il
conservantismo
ha
il
suo
ufficio
naturale
dopo
una
rivoluzione
e
dopo
una
trasformazione
politica
di
un
popolo
,
quando
si
tratta
di
mantenere
i
risultati
raggiunti
e
impedire
che
trasmodino
(
BLUNTSCHLI
:
La
Politica
,
lib
.
XII
,
cap
.
8
)
.
Lo
Stato
in
Italia
è
oggi
il
Regno
che
abbraccia
la
stirpe
italica
dalle
Alpi
al
Lilibeo
,
e
che
è
retto
dalla
dinastia
di
Savoia
e
dallo
Statuto
di
Carlo
Alberto
.
Profonde
cause
storiche
hanno
potuto
far
sì
che
esistano
in
Europa
alcune
autonomie
politiche
solidissime
e
sostenute
dal
libero
consenso
della
grande
maggioranza
dei
cittadini
,
nelle
quali
convivono
diverse
unità
etnografiche
,
p
.
es
.
,
la
Svizzera
;
o
dove
,
sebbene
ne
esista
una
sola
,
l
'
autonomia
politica
ha
forma
federativa
,
p
.
es
.
,
l
'
Impero
Germanico
.
In
tali
casi
,
va
da
sé
che
lo
spirito
conservatore
si
rivolga
a
mantenere
quelle
forme
.
Peraltro
è
più
consentaneo
all
'
ideale
moderno
che
lo
Stato
coincida
presso
a
poco
col
complesso
di
una
nazione
,
e
comprenda
questa
in
una
unità
incondizionata
di
reggimento
.
Infatti
l
'
idea
di
patria
non
è
forse
,
per
sé
medesima
,
una
forza
eminentemente
conservatrice
?
e
l
'
idea
di
patria
non
si
è
forse
oggigiorno
identificata
con
quella
di
nazione
,
per
effetto
di
un
lento
lavorio
della
civiltà
europea
,
giunto
a
maturanza
solo
nel
secolo
nostro
?
Questo
ideale
lo
abbiamo
in
Italia
.
L
'
unità
d
'
Italia
,
la
legittimità
della
casa
regnante
,
lo
Statuto
vigente
,
essendo
dunque
i
tre
fondamenti
dello
Stato
,
un
conservatore
italiano
,
affinché
sia
lecito
designarlo
con
questa
denominazione
,
non
può
ammetterne
neppure
la
discussione
.
Eccettuati
questi
tre
punti
,
i
quali
,
del
resto
,
pel
carattere
loro
generale
,
si
adatterebbero
e
alla
massima
espansione
di
libertà
praticabile
nel
mondo
moderno
e
al
più
vigoroso
potere
esecutivo
,
eccettuati
questi
tre
punti
,
un
conservatore
italiano
può
sindacare
ogni
cosa
che
si
riferisce
allo
Stato
.
Nel
qual
sindacato
,
appoggiandosi
ad
un
'
esperienza
ventenne
,
esso
inclinerà
naturalmente
a
difendere
tutto
ciò
che
,
nelle
istituzioni
e
nell
'
indirizzo
del
governo
,
risulta
conforme
,
secondo
quell
'
esperienza
,
o
secondo
l
'
evidenza
incontestabile
,
al
concetto
conservatore
;
a
correggere
,
nella
misura
del
necessario
,
tutto
ciò
che
imperfettamente
ad
esso
risponde
;
a
rimuovere
tutto
ciò
che
si
presenta
come
un
ostacolo
permanente
e
crescente
al
trionfo
del
concetto
medesimo
.
Questo
è
il
significato
che
si
attribuisce
nel
presente
scritto
alla
denominazione
di
conservatore
in
Italia
,
il
quale
significato
non
è
per
nulla
arbitrario
,
ma
risponde
esattamente
a
quello
che
gli
viene
attribuito
nella
maggior
parte
degli
altri
paesi
civili
moderni
.
Se
esistano
o
non
esistano
dei
conservatori
italiani
,
è
un
'
altra
questione
intorno
alla
quale
più
oltre
discorreremo
.
Ciò
che
fin
d
'
ora
importa
aver
ben
presente
si
è
che
,
se
esistono
,
non
possono
essere
che
così
.
[
Significati
erronei
attribuiti
alla
parola
"conservatore".]
Non
crediamo
sia
cosa
inutile
insistere
sul
significato
vero
della
denominazione
anzidetta
,
imperocché
essa
ha
generato
da
per
tutto
,
e
specialmente
in
Italia
,
ogni
sorta
di
pregiudizi
,
ed
ha
dato
luogo
a
molti
equivoci
.
È
un
pregiudizio
,
p
.
es
.
,
quello
di
credere
che
il
tornaconto
personale
e
il
grado
sociale
di
un
uomo
,
quando
si
connettano
con
tutto
ciò
che
si
riferisce
alla
conservazione
dello
Stato
,
o
dei
beni
a
cui
solo
alcune
classi
possono
partecipare
,
bastino
,
per
sé
soli
,
a
farne
un
conservatore
.
Quel
tornaconto
,
quel
grado
sociale
,
sono
condizioni
molto
importanti
bensì
,
ma
occorre
ch
'
egli
abbia
una
chiara
consapevolezza
di
una
tale
connessione
,
il
che
spesso
non
accade
,
specialmente
nei
paesi
nuovi
alla
libertà
,
e
inoltre
che
il
desiderio
di
popolarità
,
o
il
proposito
vigliacco
di
trovar
protettori
fra
i
suoi
naturali
avversarî
in
vista
di
certe
eventualità
,
o
una
prepotente
indipendenza
d
'
ingegno
,
non
lo
inducano
ad
emanciparsi
dall
'
influenza
del
proprio
grado
sociale
e
del
proprio
tornaconto
.
Che
la
condizione
sociale
e
il
vantaggio
individuale
non
siano
tutto
quanto
occorre
per
formare
un
conservatore
,
è
così
vero
,
che
molti
i
quali
nel
disfacimento
di
un
interesse
politico
o
sociale
nulla
avrebbero
da
perdere
personalmente
,
ne
sono
spesso
i
più
fermi
e
più
sicuri
difensori
,
per
impulso
di
temperamento
o
di
profonde
convinzioni
.
Altri
ancora
hanno
convenienza
di
conservare
,
insieme
a
tutto
che
c
'
è
di
buono
,
anche
i
difetti
,
i
vizî
,
gli
abusi
che
si
sono
introdotti
nello
Stato
,
nel
Governo
,
o
in
altri
importanti
interessi
,
siffatte
magagne
solitamente
generando
legioni
di
uomini
impegnati
a
perpetuarle
e
non
essendovi
cosa
per
quanto
guasta
,
che
non
torni
a
profitto
di
qualche
gaudente
.
Ora
siccome
tali
difetti
e
vizî
e
abusi
trarrebbero
alla
fine
quelle
istituzioni
a
rovina
,
così
quegli
uomini
non
possono
dirsi
conservatori
.
Così
pure
è
un
pregiudizio
lo
scambiare
il
conservantismo
colla
forza
d
'
inerzia
,
forza
poderosa
tanto
nel
mondo
sociale
,
quanto
nel
mondo
fisico
,
la
quale
vuole
essere
tenuta
nel
debito
conto
dalla
politica
,
ma
non
è
tutt
'
al
più
che
uno
dei
due
poli
del
conservantismo
.
Lasciata
a
sé
sola
,
condurrebbe
direttamente
alla
distruzione
anziché
alla
conservazione
,
ogni
qualvolta
gli
elementi
dissolventi
,
a
cui
lascerebbe
libero
campo
,
riuscissero
a
prevalere
.
Anche
l
'
attribuire
la
denominazione
di
conservatori
ai
puri
autoritarî
è
un
pregiudizio
.
Il
regime
militare
,
lo
stato
d
'
assedio
,
un
colpo
di
Stato
al
bisogno
,
un
capo
investito
di
un
potere
illimitato
e
arbitrario
,
ecco
lo
specifico
,
secondo
l
'
opinione
di
costoro
.
Or
bene
può
darsi
che
siffatti
mezzi
riescano
per
un
dato
momento
ad
arrestare
la
cancrena
dell
'
anarchia
,
ma
per
sé
medesimi
non
bastano
mai
a
ridonare
la
salute
normale
nell
'
organismo
di
uno
Stato
infermo
;
perciò
non
conservano
nulla
se
non
provvisoriamente
;
mentre
è
proprio
del
conservantismo
il
provvedere
,
non
solo
all
'
oggi
,
ma
anche
al
domani
.
D
'
altronde
un
atto
autoritario
delle
specie
sopraindicate
,
si
presta
spesso
ad
esser
posto
al
servizio
di
un
sistema
anticonservatore
per
eccellenza
.
Nemmeno
si
possono
chiamare
conservatori
quei
dottrinarî
da
gabinetto
i
quali
concepiscono
una
teorica
di
governo
conservatore
,
e
ad
essa
pretenderebbero
assoggettare
un
paese
,
senza
aver
verificato
se
poi
tale
teorica
si
acconcerebbe
nella
applicazione
alle
condizioni
di
fatto
di
esso
paese
.
Venendo
a
parlare
dell
'
Italia
in
particolare
,
noi
vedremo
a
suo
luogo
quanto
sia
inesatto
attribuire
il
nome
di
partito
conservatore
alla
Destra
parlamentare
,
come
molti
sogliono
fare
.
La
Destra
parlamentare
racchiude
nel
suo
seno
dei
veri
conservatori
,
e
dei
conservatori
virtuali
,
ma
ne
ha
anche
di
quelli
,
e
non
fra
i
meno
influenti
,
che
non
lo
sono
né
punto
né
poco
.
Presa
poi
collettivamente
,
ha
seguito
finora
,
un
tempo
per
necessità
,
più
tardi
di
propria
elezione
,
un
indirizzo
politico
tutt
'
altro
che
conservatore
;
mentre
nella
Sinistra
,
specialmente
nei
deputati
meridionali
,
i
conservatori
virtuali
non
mancano
.
Non
avremo
poi
bisogno
di
spender
molte
parole
per
dimostrare
quanto
sia
male
applicata
la
denominazione
di
conservatori
agli
aderenti
alle
cadute
dinastie
.
A
torto
sogliono
essi
venir
paragonati
ai
legittimisti
francesi
.
Questi
sono
,
innanzi
tutto
,
eminentemente
nazionali
,
e
non
mirano
che
ad
un
mutamento
nella
forma
del
governo
;
mentre
in
Italia
i
legittimisti
mirano
alla
distruzione
della
nazione
.
Il
richiamo
delle
antiche
dinastie
italiane
implica
l
'
idea
di
spezzare
in
frantumi
uno
Stato
che
esiste
da
venti
anni
;
in
altre
parole
,
suppone
,
anziché
un
concetto
conservatore
,
il
più
profondo
sconvolgimento
di
ogni
cosa
pubblica
e
privata
,
che
immaginare
si
possa
.
Ma
c
'
è
un
partito
molto
più
numeroso
ed
importante
in
Italia
che
si
qualifica
,
nel
modo
più
improprio
,
come
conservatore
.
È
d
'
uopo
perciò
che
ci
arrestiamo
un
po
'
più
a
lungo
a
discorrerne
.
È
il
partito
che
alcuni
in
Italia
denominano
clericale
,
vocabolo
indeterminato
ed
elastico
,
nel
quale
alcuni
vorrebbero
comprendere
,
a
torto
,
tutti
gli
ecclesiastici
,
tutti
quelli
che
professano
la
religione
cattolica
,
e
persino
tutti
quelli
che
attribuiscono
qual
importanza
al
sentimento
religioso
;
è
per
ciò
che
non
crediamo
opportuno
adottarlo
,
a
scanso
d
'
equivoci
.
Preferiamo
adoperare
la
definizione
di
cattolici
intransigenti
,
per
distinguere
coloro
che
sostengono
la
subordinazione
dello
Stato
alla
Chiesa
e
la
ristaurazione
del
potere
temporale
dei
Papi
.
Or
bene
,
la
questione
religiosa
si
presenta
in
Italia
sotto
tre
aspetti
diversi
,
che
sono
il
sentimento
religioso
i
rapporti
fra
lo
Stato
e
la
Chiesa
il
papato
.
Vediamo
in
quali
punti
debba
separarsi
il
conservantismo
politico
italiano
dal
cattolicismo
intransigente
,
riguardo
a
ciascuno
di
quei
tre
aspetti
.
Secondo
gli
intransigenti
,
ogni
ordine
sociale
,
civile
e
politico
dovrebbe
avere
per
fondamento
unico
la
religione
.
Il
conservantismo
politico
invece
ammette
anche
quegli
altri
fondamenti
che
si
riferiscono
a
tutte
le
forme
di
attività
sociale
,
a
tutte
le
sfere
dei
sentimenti
e
degli
interessi
.
Il
sentimento
religioso
ha
un
'
importanza
grandissima
a
'
suoi
occhi
,
sia
in
sé
stesso
,
sia
perché
predispone
l
'
uomo
a
concepire
un
ideale
che
lo
rende
capace
di
azioni
generose
e
di
sagrifizî
,
e
gli
apre
più
facilmente
il
cuore
ad
altri
sentimenti
elevatissimi
,
come
sono
quelli
del
dovere
e
della
patria
,
senza
i
quali
nulla
v
'
ha
di
stabile
nella
politica
.
Ciò
è
talmente
vero
che
tanto
più
grandi
sono
stati
i
popoli
antichi
e
moderni
,
quanto
più
profondamente
religiosi
;
e
lo
dimostra
l
'
esempio
dei
Romani
antichi
,
delle
repubbliche
italiane
del
Medio
Evo
,
degli
Inglesi
moderni
,
dei
vincitori
di
Wörth
e
di
Sedan
.
E
il
sentimento
religioso
degli
Italiani
è
cattolico
,
né
può
essere
che
cattolico
,
l
'
esperienza
avendo
dimostrato
quanto
siano
infruttuosi
i
tentativi
di
coloro
che
vorrebbero
far
loro
accettare
altri
culti
.
In
quanto
a
noi
,
possiamo
dire
che
non
siamo
mai
riusciti
a
comprendere
la
distinzione
fra
cattolicismo
liberale
e
cattolicismo
non
liberale
.
Ma
c
'
è
un
'
altra
distinzione
che
comprendiamo
benissimo
,
ed
è
questa
.
Nella
religione
cattolica
ci
sono
due
cose
da
distinguere
.
L
'
una
,
obbiettiva
,
che
è
il
patrimonio
dei
dogmi
comuni
a
tutti
i
credenti
.
L
'
altra
,
subbiettiva
,
che
si
atteggia
al
sentimento
individuale
di
chi
professa
quella
religione
.
L
'
identica
fede
alcuni
l
'
hanno
in
cuore
come
,
la
ebbero
,
nella
realtà
,
Tommaso
da
Kempis
,
Dante
,
Colombo
,
Bossuet
,
Manzoni
,
e
,
nella
finzione
,
il
cardinale
Federigo
,
il
Padre
Cristoforo
;
altri
,
invece
,
come
don
Abbondio
;
altri
come
fra
Galdino
,
e
fra
Galdino
in
questi
ultimi
tempi
sembra
molto
in
voga
;
ma
le
voghe
passano
;
e
l
'
ultima
Enciclica
,
Aeterni
patris
di
Leone
X
sul
bisogno
che
il
clero
sia
molto
istruito
,
non
è
certamente
favorevole
ai
fra
Galdini
.
Ciò
che
ci
pare
possa
essere
ritenuto
per
fermo
è
che
l
'
indole
di
una
nazione
non
si
modifica
a
piacimento
di
chi
la
vuole
modificare
;
e
che
gli
Italiani
,
generalmente
parlando
,
o
sono
cattolici
,
o
non
hanno
religione
alcuna
.
Possono
essere
cattolici
però
alla
maniera
del
cardinale
Federigo
e
del
padre
Cristoforo
,
ed
è
a
questa
maniera
che
la
politica
conservatrice
deve
desiderare
che
siano
.
Ma
,
ammesso
tutto
questo
,
è
indubitabile
che
il
sentimento
religioso
non
basta
da
sé
solo
alla
politica
.
La
grandezza
dei
popoli
citati
è
dovuta
al
sentimento
religioso
bensì
,
ma
al
concorso
anche
di
altri
fattori
che
sono
appunto
quelli
di
cui
si
occupa
la
politica
,
mentre
,
sotto
l
'
aspetto
puramente
religioso
,
tali
fattori
appariscono
poco
importanti
.
Quindi
un
cittadino
italiano
,
nato
fuori
del
culto
cattolico
,
può
essere
ritenuto
a
ragione
come
un
perfetto
conservatore
,
quando
lo
sia
in
ogni
altra
cosa
,
ed
abbia
rispetto
per
quella
religione
della
maggioranza
ch
'
egli
non
professa
.
Su
questo
punto
pertanto
c
'
è
una
grande
differenza
fra
un
conservatore
politico
e
un
cattolico
intransigente
,
ma
non
essenziale
,
solo
di
più
o
di
meno
.
Più
spiccata
la
differenza
si
rivela
riguardo
ai
rapporti
fra
lo
Stato
e
la
Chiesa
.
La
tendenza
dei
cattolici
intransigenti
è
di
subordinare
affatto
il
primo
alla
seconda
,
mentre
quella
del
conservantismo
politico
consisterebbe
nel
procurare
alla
Chiesa
il
modo
di
adagiarsi
in
mezzo
alla
società
civile
,
rispettata
e
onorata
dallo
Stato
,
senza
che
per
questo
lo
Stato
rinunci
alle
prerogative
inerenti
alla
propria
natura
e
conformi
al
proprio
fine
.
Ogni
podestà
esercitata
da
uomini
al
contatto
con
altre
potestà
,
inclina
sempre
ad
invadere
la
sfera
d
'
efficienza
altrui
.
La
lotta
fra
il
clero
e
il
laicato
è
antica
quanto
lo
sono
le
società
civili
del
globo
terracqueo
e
non
fu
mai
interrotta
nemmeno
dai
principi
più
pii
e
più
santi
,
valga
per
tutti
l
'
esempio
di
san
Luigi
di
Francia
;
perché
,
sebbene
pii
e
santi
,
essi
non
potevano
abbandonare
la
difesa
delle
prerogative
che
avevano
il
dovere
di
custodire
intatte
.
Quando
sarà
venuto
il
momento
di
scrivere
la
storia
imparziale
dei
governi
caduti
d
'
Italia
,
apparirà
che
,
anche
nei
peggiori
tempi
della
patria
nostra
,
i
suoi
governanti
più
volte
seppero
resistere
virilmente
alle
pretese
della
potestà
ecclesiastica
.
Peraltro
c
'
è
differenza
fra
lotta
e
lotta
.
Deve
essere
nel
proposito
dei
conservatori
italiani
di
attenuare
gli
attriti
fra
i
due
poteri
,
di
non
creare
delle
difficoltà
inutili
,
e
di
rendere
facile
al
sacerdozio
il
modo
di
adempiere
la
sublime
sua
missione
religiosa
nella
società
.
In
quanto
al
rendere
impossibili
le
contestazioni
,
sarebbe
follìa
sperarlo
.
La
questione
del
sentimento
religioso
e
quella
dei
rapporti
fra
lo
Stato
e
la
Chiesa
,
sono
posti
all
'
ordine
del
giorno
della
odierna
società
civile
di
tutto
il
mondo
,
e
vi
rimarranno
a
lungo
;
per
conseguenza
sopravviverebbero
in
Italia
anche
alla
pace
,
se
mai
si
stipulasse
,
fra
il
Vaticano
e
il
Quirinale
.
La
questione
invece
che
si
presenta
come
esclusiva
della
patria
nostra
e
vi
implica
una
difficoltà
delle
più
acute
,
è
quella
relativa
al
papato
.
Intorno
ad
essa
l
'
antagonismo
fra
lo
spirito
conservatore
e
l
'
intransigente
non
potrebbe
essere
più
flagrante
fino
a
che
il
secondo
persisterà
nelle
sue
pretese
.
Per
cedere
di
un
punto
occorrerebbe
che
il
primo
si
uccidesse
,
imperocché
la
restituzione
del
potere
temporale
al
Papa
distruggerebbe
l
'
integrità
dello
Stato
,
che
i
conservatori
,
per
essere
tali
,
sono
tenuti
a
difendere
.
Su
questo
argomento
avremo
occasione
di
trattenerci
in
seguito
.
Basti
per
ora
notare
su
quali
oggetti
e
in
quali
limiti
i
clericali
contrastano
l
'
idea
conservatrice
;
per
cui
non
può
spettar
loro
la
denominazione
di
conservatori
,
dal
punto
di
vista
della
politica
.
I
cattolici
intransigenti
pongono
il
terribile
dilemma
:
"
rinunciare
o
alla
nuova
Italia
o
alla
fede
cattolica
"
ed
hanno
per
sé
una
logica
spietata
.
A
favore
dei
conservatori
,
che
non
intendono
rinunciare
né
alla
nuova
Italia
né
alla
fede
de
'
loro
padri
,
milita
l
'
indole
stessa
degli
Italiani
,
i
quali
,
sebbene
amino
le
frasi
e
le
teoriche
assolute
,
in
pratica
sono
incomparabili
nel
trovar
modo
di
scivolare
fra
le
corna
dei
più
formidabili
dilemmi
,
bianchi
,
rossi
e
neri
.
Ben
chiarito
così
il
solo
significato
che
può
avere
il
conservantismo
in
Italia
,
e
sottrattolo
dalla
possibilità
di
essere
frainteso
,
ci
sembra
che
se
venisse
,
con
bandiera
spiegata
,
a
prendere
posto
anch
'
esso
nell
'
arena
della
politica
militante
,
dovrebbe
essere
accolto
cogli
onori
dovuti
ad
un
avversario
rispettabile
,
anche
da
quei
suoi
naturali
avversari
che
sentono
di
essere
del
pari
rispettabili
.
Alludiamo
a
quegli
avversari
più
riputati
che
siedono
nel
Parlamento
,
ai
membri
delle
principali
associazioni
politiche
del
paese
,
ai
pubblicisti
che
meritano
questo
nome
;
certamente
non
ai
faccendieri
,
ai
fondatori
di
sottogruppi
e
di
vicegruppi
parlamentari
,
ai
politicastri
da
caffè
ed
agli
zingari
della
stampa
,
i
quali
,
riguardo
alla
misera
,
artificiale
,
vita
pubblica
italiana
presente
,
possono
dire
:
Deus
nobis
haec
otia
fecit
.
Quel
che
dovrebbe
apparire
come
cosa
incontrastabile
è
che
il
sistema
rappresentativo
non
può
operare
senza
distinzione
e
lotta
di
partiti
.
Ma
come
potranno
i
partiti
distinguersi
e
combattere
utili
battaglie
se
non
c
'
è
un
partito
conservatore
,
rispetto
al
quale
ciascuno
degli
altri
possibili
trovi
preindicato
il
posto
relativo
che
gli
spetta
?
Quando
un
tale
partito
si
presentasse
,
gli
elementi
oggi
agitantisi
nel
mare
torbido
delle
personalità
,
verrebbero
attratti
dalle
affinità
di
pensiero
e
di
intenti
intorno
a
nuclei
determinati
e
naturali
;
e
dalle
istituzioni
parlamentari
si
otterrebbero
quei
benefizî
che
esse
possono
fornire
,
e
che
oggi
ancora
non
si
hanno
.
[
Se
esistano
in
Italia
gli
elementi
di
un
partito
conservatore
.
]
Ma
esistono
poi
in
realtà
gli
elementi
conservatori
nella
nazione
italiana
?
Ecco
il
primo
quesito
che
si
affaccia
a
chi
voglia
discorrere
di
questa
materia
;
imperocché
la
semplice
definizione
del
conservantismo
italiano
non
condurrebbe
molto
lontano
;
né
basterebbe
un
programma
,
che
mai
si
formulasse
in
quel
senso
,
a
creare
gli
elementi
di
un
partito
qualora
non
ci
fossero
.
Un
programma
non
può
far
di
più
che
coordinare
gli
elementi
che
già
esistono
.
Or
bene
,
a
noi
sembra
che
domandare
se
in
un
grande
consorzio
umano
,
mirabilmente
bene
determinato
dalla
geografia
e
dalla
etnografia
,
costituito
in
un
solo
corpo
politico
già
da
vent
'
anni
,
e
tenuto
insieme
da
nessuna
violenza
,
ci
siano
elementi
conservatori
,
equivale
al
porre
in
dubbio
che
esista
aria
respirabile
dove
si
incontrano
quadrupedi
viventi
,
ovvero
terra
vegetale
dove
si
vedono
crescere
,
rigogliosi
o
no
,
i
cereali
.
Non
c
'
è
bisogno
di
molto
profonda
sapienza
civile
per
comprendere
che
basta
mettere
insieme
una
comunità
qualsiasi
,
perché
sorga
,
dalla
convivenza
di
tanti
individui
umani
,
un
modo
di
vita
collettiva
,
anche
indipendente
da
qualunque
azione
di
governo
;
la
quale
azione
,
se
sarà
provvida
,
perfezionerà
siffatto
processo
naturale
,
ma
,
quand
'
anche
improvvida
,
non
basterà
ad
arrestarlo
.
Le
infinite
necessità
che
alimentano
tale
vita
collettiva
e
che
,
secondo
le
norme
degli
interessi
e
di
innumerevoli
affinità
elettive
,
aggruppano
in
varie
guise
i
cittadini
e
intrecciano
le
relazioni
loro
,
operano
costantemente
nel
senso
di
cementare
e
di
individualizzare
sempre
più
la
comunità
.
Lo
Stato
certamente
è
altra
cosa
dal
consorzio
ch
'
esso
rappresenta
;
ma
,
traendo
dal
medesimo
la
sua
ragione
d
'
essere
,
si
risente
naturalmente
di
tutto
ciò
che
contribuisce
a
rafforzarne
l
'
interna
struttura
.
Ecco
la
prima
base
degli
elementi
conservatori
.
Se
non
ci
fosse
questo
intimo
processo
che
agisce
nel
seno
degli
umani
consorzi
anche
indipendentemente
dalla
mano
dei
governi
,
sarebbe
impossibile
spiegare
come
mai
l
'
Impero
romano
,
malgrado
l
'
opera
insensata
del
maggior
numero
de
'
suoi
reggitori
,
e
sebbene
già
avanzato
sul
pendìo
della
decadenza
,
poté
rivelare
tanta
forza
di
resistenza
prima
di
precipitare
all
'
estrema
ruina
;
come
mai
la
Grecia
e
la
Spagna
dei
giorni
nostri
,
aumentino
di
coltura
e
di
prosperità
in
mezzo
alle
crisi
quotidiane
dei
loro
governi
;
come
mai
la
Francia
odierna
sappia
resistere
così
splendidamente
a
tante
cause
deleterie
;
come
mai
l
'
Italia
nostra
non
soglia
respirare
più
liberamente
né
si
mostri
tranquilla
più
di
quando
,
per
effetto
delle
vicissitudini
parlamentari
,
se
ne
sta
un
buon
mese
senza
titolari
ai
più
importanti
ministeri
,
e
come
sia
riuscita
,
di
proprio
moto
,
a
ridurre
a
lettera
morta
certe
leggi
che
non
le
convenivano
,
p
.
es
.
,
quella
della
guardia
nazionale
,
o
a
mutare
il
carattere
di
altre
,
per
es
.
,
quella
della
tassa
per
la
ricchezza
mobile
,
e
così
via
discorrendo
.
Se
non
che
il
processo
medesimo
,
mentre
va
rafforzando
i
vincoli
che
servono
a
tenere
unita
la
comunità
,
abbandonato
a
sé
,
deposita
anche
i
germi
dissolventi
che
ne
preparano
col
tempo
la
decadenza
e
la
ruina
,
come
avviene
in
tutti
gli
organismi
viventi
.
Uno
dei
compiti
dei
governi
consiste
appunto
nel
prevenire
e
nel
contrastare
lo
sviluppo
di
quei
germi
.
Noi
vedremo
,
a
suo
luogo
,
se
in
Italia
il
governo
adempia
o
non
adempia
a
quest
'
ufficio
in
modo
soddisfacente
.
Ciò
che
per
ora
ci
limitiamo
a
stabilire
è
che
contradirebbe
alle
nozioni
più
elementari
di
fisiologia
sociale
il
supporre
che
una
grande
comunità
,
quale
è
il
Regno
d
'
Italia
,
messa
insieme
da
oltre
venti
anni
,
non
abbia
prodotto
in
questo
frattempo
,
o
coll
'
aiuto
,
o
senza
l
'
aiuto
,
o
,
se
così
piacesse
di
dire
,
anche
a
dispetto
,
del
suo
governo
,
una
copia
immensa
di
elementi
acconci
a
cementarla
,
in
altre
parole
,
di
elementi
utilizzabili
indirettamente
a
beneficio
della
conservazione
dello
Stato
.
Per
dimostrare
che
a
questa
supposizione
corrisponde
la
realtà
,
fra
innumerevoli
fatti
che
potremmo
passare
in
rassegna
,
ne
sceglieremo
tre
soltanto
.
Non
c
'
è
remoto
casolare
,
in
cui
non
abbia
fatto
ritorno
in
seno
alla
propria
famiglia
qualcuno
de
'
suoi
abitatori
,
dopo
aver
servito
sotto
la
bandiera
nazionale
in
quell
'
esercito
che
è
il
crogiuolo
dove
si
elabora
il
più
puro
sentimento
della
grande
patria
italiana
.
È
diventata
adulta
un
'
intera
nuova
generazione
,
per
la
quale
le
antiche
divisioni
d
'
Italia
sono
storia
antica
,
perché
essa
non
le
ha
neppur
vedute
,
e
non
saprebbe
neppur
raccapezzarsi
se
dovesse
concepire
un
'
Italia
diversamente
che
unita
.
Si
contano
oramai
a
milioni
le
persone
,
le
quali
,
per
il
possesso
di
qualche
cedola
,
sono
rese
finanziariamente
cointeressate
all
'
esistenza
dello
Stato
italiano
,
o
debitore
,
o
fideiussore
,
o
sorvegliatore
del
titolo
rappresentato
da
quella
cedola
.
Non
bastano
questi
fatti
?
[
Dei
capisaldi
della
conservazione
e
dei
germi
di
dissoluzione
dello
stato
italiano
.
]
Veniamo
ora
a
parlare
degli
elementi
che
si
riferiscono
direttamente
allo
Stato
,
e
che
da
per
tutto
soglionsi
considerare
come
i
capisaldi
della
conservazione
politica
.
Essi
sono
copiosi
e
robustissimi
.
Impareggiabile
è
la
situazione
esterna
del
Regno
l
'
Italia
dal
1866
in
poi
,
per
la
forza
delle
cose
.
Imperocché
,
riconosciuto
da
tutti
gli
Stati
,
ammesso
di
primo
acchito
nell
'
areopago
dirigente
delle
grandi
potenze
,
la
sua
esistenza
,
senza
diminuzione
della
sua
estensione
attuale
,
è
riguardata
come
una
necessità
di
primo
ordine
dell
'
equilibrio
europeo
,
e
lo
sarà
finché
il
presente
equilibrio
non
verrà
alterato
.
Il
violare
questa
esistenza
da
parte
di
uno
dei
vicini
,
desterebbe
la
gelosia
e
la
coalizione
in
di
lei
favore
di
tutti
gli
altri
.
Si
potrà
bisticciarsi
con
questo
o
quel
governo
;
ma
,
tranne
il
caso
che
commettesse
addirittura
qualche
atto
d
'
insania
,
lo
Stato
italiano
è
al
riparo
,
più
di
qualunque
altro
d
'
Europa
,
da
ogni
pericolo
esterno
.
In
quanto
all
'
interno
,
ha
una
casa
regnante
antica
,
gloriosa
,
e
incontrastata
come
dinastia
dell
'
Italia
unita
,
popolarissima
,
come
lo
hanno
provato
i
funerali
commoventi
di
Vittorio
Emanuele
,
e
le
dimostrazioni
entusiastiche
che
accolgono
Umberto
e
Margherita
dovunque
si
presentino
;
la
corona
,
osservatrice
sino
allo
scrupolo
de
'
suoi
pubblici
doveri
,
moralmente
e
legalmente
;
unità
di
territorio
,
di
schiatta
,
di
linguaggio
,
di
costumi
,
di
religione
;
un
esercito
ottimo
,
disciplinato
,
patriottico
,
affezionato
al
Re
ed
alle
libere
istituzioni
,
senza
traccie
di
distinzioni
di
provincie
;
una
magistratura
integra
e
resistente
finora
a
tutte
le
pressioni
che
vorrebbero
infeudarla
a
scopi
partigiani
;
una
camera
vitalizia
gelosa
delle
proprie
prerogative
,
ma
non
invadente
,
e
che
non
cessa
di
prestare
alla
patria
il
concorso
zelante
e
sereno
della
propria
esperienza
;
la
ricchezza
abbastanza
suddivisa
;
eccellenti
le
masse
,
come
l
'
hanno
dimostrato
,
e
la
facilità
con
cui
si
poterono
introdurre
la
coscrizione
militare
nelle
regioni
dove
era
prima
sconosciuta
,
e
una
serie
di
tasse
non
meno
vessatorie
che
gravose
;
sconosciuto
il
fanatismo
religioso
;
l
'
immensa
maggioranza
,
fedele
al
culto
dei
suoi
padri
,
malgrado
la
lotta
in
permanenza
fra
lo
Stato
e
la
Chiesa
,
e
sorda
alle
suggestioni
delle
due
contrapposte
intolleranze
.
Si
è
detto
da
certuni
che
il
nuovo
ordine
di
cose
è
stato
voluto
da
una
minoranza
.
Questo
può
esser
esatto
.
I
rivolgimenti
nazionali
sono
sempre
l
'
opera
di
minoranze
;
però
sogliono
riuscire
solo
quando
hanno
per
sé
l
'
adesione
,
per
lo
meno
istintiva
,
delle
maggioranze
.
Tanto
è
vero
che
se
fu
una
minoranza
quella
che
produsse
l
'
ordine
di
cose
nuovo
,
non
solo
non
vi
trovò
un
'
altra
minoranza
,
ma
proprio
nessuno
,
per
difendere
l
'
ordine
antico
.
Altri
sostengono
che
i
voti
dei
plebisciti
rappresentano
una
forza
inerte
.
Ma
,
data
e
non
concessa
tale
supposizione
,
è
egli
poca
cosa
il
fatto
che
questa
immensa
forza
,
comunque
essa
chiamar
si
voglia
,
è
oggi
utilizzata
a
favore
dell
'
Italia
unitaria
?
Guardiamo
ora
il
rovescio
della
medaglia
,
e
diciamo
pure
tutta
la
verità
,
senza
esitanze
.
I
mali
interni
sono
molti
,
e
sollevano
infiniti
lamenti
;
anzi
si
può
dire
che
apparisce
come
un
altro
fattore
di
unificazione
anche
questa
unanimità
,
uniformità
e
parificazione
nel
malcontento
che
serpeggia
da
un
capo
all
'
altro
delle
terre
italiche
.
Aggravî
talmente
eccessivi
che
,
rispetto
specialmente
all
'
imposta
diretta
,
abbiamo
acquistato
sul
globo
terraqueo
un
primato
incontestabile
,
e
viviamo
quasi
soffocati
fra
le
spire
del
fisco
,
il
quale
non
si
limita
punto
a
spogliarci
,
ma
accompagna
la
spogliazione
con
artistica
raffinatezza
di
vessazioni
;
dal
che
la
quasi
impossibilità
dei
risparmi
e
della
formazione
del
capitale
riparatore
e
riproduttivo
;
una
macchina
amministrativa
delle
più
complicate
,
cosicché
sembrerebbe
che
gli
amministrati
siano
stati
creati
per
il
comodo
dell
'
amministrazione
,
e
non
sia
l
'
amministrazione
istituita
per
il
comodo
degli
amministrati
;
la
sicurezza
pubblica
imperfetta
come
in
nessun
altro
paese
del
mondo
civile
;
i
maggiori
comuni
sull
'
orlo
del
fallimento
;
verdetti
di
giurati
,
in
alcune
provincie
,
divenuti
uno
scandalo
;
le
sètte
in
fiore
,
e
intente
a
congiurare
,
in
un
paese
dove
è
pur
lecito
promuovere
qualunque
idea
alla
luce
del
sole
;
la
partigianeria
politica
invadente
e
perturbante
l
'
amministrazione
;
una
produzione
strabocchevole
di
frasi
rettoriche
,
di
iperboli
e
di
ciancie
sonore
,
e
una
grande
scarsezza
di
sano
lavoro
intellettuale
e
di
progresso
economico
;
un
continuo
parlar
di
diritti
e
non
mai
di
doveri
;
la
libera
stampa
,
in
gran
parte
,
molto
al
disotto
della
sua
missione
,
e
rivolta
a
rendere
sempre
più
morboso
lo
spirito
pubblico
;
il
materialismo
irrompente
e
soffocante
ogni
ideale
;
l
'
abbondanza
crescente
degli
individui
spostati
dall
'
impiegomania
,
che
non
può
essere
appagabile
per
tutti
,
dalla
febbre
dei
subiti
guadagni
e
da
un
falso
indirizzo
di
educazione
;
lo
spirito
d
'
associazione
prontissimo
a
lasciarsi
usufruire
dalle
consorterie
di
pochi
;
una
inesplicabile
commiserazione
pei
delinquenti
,
che
si
rivela
nella
proposta
dell
'
abolizione
della
pena
di
morte
e
in
altri
sintomi
,
mentre
gli
onesti
,
spogliati
,
ricattati
e
trucidati
,
trovano
poca
commiserazione
e
guarentigia
nessuna
;
l
'
assorbente
influenza
degli
avvocati
,
non
per
le
qualità
personali
e
la
coltura
distintissima
di
molti
di
essi
,
ma
solo
perché
esercenti
l
'
avvocatura
;
l
'
ozio
con
grande
indulgenza
tollerato
.
Cose
tutte
,
le
quali
,
propalate
con
molte
esagerazioni
nei
paesi
esteri
,
incominciano
a
risvegliare
l
'
attenzione
dei
nostri
più
vecchi
e
provati
amici
d
'
oltremonte
,
e
a
renderli
perplessi
nei
loro
giudizî
riguardo
all
'
avvenire
che
ci
stiamo
preparando
,
e
alla
nostra
ragione
d
'
essere
come
nazione
.
Affrettiamoci
ad
osservare
che
possiamo
addurre
molte
circostanze
attenuanti
in
nostro
favore
.
Nulla
era
preparato
in
Italia
per
sì
alti
destini
,
tranne
il
desiderio
di
conseguirli
.
Un
grande
Stato
moderno
non
può
sorgere
armato
di
tutto
punto
come
Minerva
dalla
testa
di
Giove
.
La
formazione
degli
Stati
ha
le
sue
leggi
fisiologiche
.
Sarebbe
occorso
per
l
'
Italia
,
o
che
,
vincitrice
di
una
lunga
e
difficile
lotta
combattuta
colle
sole
proprie
forze
,
avesse
trovato
in
questo
supremo
conato
,
le
condizioni
del
proprio
assetto
,
come
gli
Stati
Uniti
d
'
America
;
ovvero
che
di
lunga
mano
fosse
stata
predisposta
,
sopra
ogni
punto
del
suo
territorio
,
l
'
unificazione
nella
coltura
,
nei
commerci
,
nelle
armi
,
nei
mezzi
dì
comunicazione
,
e
accumulato
un
rigoglioso
capitale
omogeneo
,
intellettuale
,
economico
e
morale
,
come
avvenne
in
Germania
;
ovvero
che
un
conquistatore
di
genio
,
Napoleone
I
,
si
fosse
ricordato
di
essere
italiano
,
e
,
dopo
avere
unificata
l
'
Italia
,
l
'
avesse
condotta
per
alcuni
anni
con
una
ferrea
dittatura
civile
.
Nessuna
di
queste
tre
condizioni
essendosi
,
verificata
per
l
'
Italia
,
la
sua
immensa
fortuna
non
toglie
che
essa
sia
stata
condannata
ad
una
difficile
prova
,
ed
a
chiedere
che
il
tempo
,
la
prudenza
e
la
virile
perseveranza
,
le
preparino
quello
che
,
nei
tre
casi
sopraindicati
,
sarebbe
venuto
di
getto
.
Molti
dei
mali
enumerati
non
sono
nuovi
;
sono
mali
antichi
della
stirpe
nostra
,
che
si
riproducono
sotto
forma
moderna
,
e
che
non
potevano
essere
sradicati
in
breve
tempo
;
la
pianta
uomo
(
se
è
lecito
usare
questo
modo
d
'
esprimerci
)
rimanendo
presso
a
poco
quella
di
prima
,
anche
in
mezzo
alle
trasformazioni
politiche
territoriali
.
Siamo
uno
Stato
recentissimo
,
ma
un
popolo
vecchio
;
e
trasciniamo
con
noi
un
retaggio
di
secolare
decadenza
,
del
quale
non
è
responsabile
la
generazione
attuale
.
A
far
apparire
più
spiccati
quei
mali
concorrono
poi
le
illusioni
e
i
pregiudizî
.
Come
una
volta
la
storia
veniva
ridotta
alle
proporzioni
di
una
biografia
di
personaggi
illustri
,
all
'
iniziativa
dei
quali
si
attribuiva
tutta
la
responsabilità
degli
avvenimenti
,
mentre
una
critica
più
accurata
dimostrò
che
spesso
quelli
non
furono
se
non
strumenti
,
e
talvolta
anche
inconsci
,
dello
spirito
dei
loro
tempi
,
determinato
da
un
'
infinità
di
fattori
;
così
,
ai
giorni
nostri
,
sono
numerosi
coloro
,
i
quali
pretendono
che
alcune
idee
astratte
applicate
alla
cosa
pubblica
,
che
l
'
opera
isolata
di
pochi
uomini
investiti
del
potere
,
in
mezzo
alla
universale
inerzia
,
bastino
a
procacciare
quei
beni
che
non
possono
essere
se
non
il
premio
dell
'
assidua
cooperazione
di
tutti
,
diretta
dalla
saggia
iniziativa
dei
pochi
,
cooperazione
della
quale
i
pochi
non
potrebbero
far
senza
.
Da
ciò
quello
scarso
sentimento
,
che
si
trova
in
Italia
,
della
solidarietà
esistente
fra
governo
e
governati
in
un
paese
libero
;
da
ciò
il
poco
impegno
di
correggere
i
nostri
difetti
ereditarî
per
la
supposizione
che
,
anche
senza
darsi
questa
briga
,
a
furia
di
mutare
uomini
e
istituzioni
,
si
finirà
a
raggiungere
l
'
assetto
normale
desiderato
.
Ma
ormai
l
'
esperienza
deve
aver
diminuito
siffatte
illusioni
,
e
dimostrato
che
la
botte
non
può
dare
se
non
il
vino
che
contiene
.
Così
pure
è
d
'
uopo
ricordare
,
a
nostro
scarico
,
che
la
enormezza
,
non
però
la
vessatorietà
,
delle
imposte
,
è
giustificata
dalla
necessità
di
uno
dei
maggiori
rivolgimenti
politici
che
si
siano
compiuti
al
mondo
,
e
che
è
forse
l
'
unico
rivolgimento
,
il
quale
si
è
voluto
onorevolissimamente
condurre
a
termine
senza
il
fallimento
del
pubblico
erario
.
Siamo
dunque
obbligati
a
liquidare
molte
passività
materiali
di
un
passato
recente
,
insieme
alle
passività
morali
di
un
passato
remoto
.
Impresa
veramente
colossale
,
che
richiede
molto
tempo
e
molta
fatica
.
Se
non
che
,
ammesse
anche
le
circostanze
attenuanti
,
il
cumulo
dei
mali
apparisce
grave
assai
;
e
guai
se
questi
si
lasciassero
troppo
invecchiare
,
perché
,
essendo
di
natura
cancrenosa
,
finirebbero
per
corrodere
quei
cardini
di
conservazione
dello
Stato
e
della
società
che
più
sopra
abbiamo
dimostrato
così
numerosi
e
robusti
nella
nuova
Italia
.
Speriamo
di
non
meritar
la
taccia
di
ottimismo
,
imperocché
non
abbiamo
nascosto
nessuna
delle
forze
deleterie
che
si
agitano
nel
seno
della
nuova
Italia
,
e
abbiano
riconosciuto
che
,
non
contrastate
vittoriosamente
,
sarebbero
tali
da
trarla
a
certa
perdizione
,
in
un
tempo
più
o
meno
lungo
;
ma
non
ci
sembra
neppure
di
aver
peccato
di
pessimismo
,
considerando
che
non
vi
è
uomo
spassionato
,
per
quanto
nemico
,
il
quale
,
ponendo
a
raffronto
gli
elementi
di
conservazione
cogli
elementi
di
dissoluzione
,
non
veda
che
questi
ultimi
non
possono
aver
avuto
tempo
finora
d
'
intaccare
seriamente
i
primi
;
che
questi
ultimi
,
presi
ad
uno
ad
uno
,
sono
tutti
suscettibili
di
riparazione
;
e
che
il
primo
giorno
in
cui
si
potesse
constatare
un
principio
di
descrescenza
dei
medesimi
(
il
che
dipende
da
noi
di
ottenere
senza
straordinari
sforzi
)
l
'
animo
potrebbe
aprirsi
,
non
solo
alla
speranza
ma
alla
certezza
che
,
in
un
avvenire
prossimo
,
essi
saranno
ridotti
a
quelle
proporzioni
che
hanno
negli
altri
paesi
.
V
.
Degli
elementi
conservatori
proprî
dell
'
Italia
odierna
.
Se
non
che
qualcuno
potrebbe
osservare
che
gli
elementi
di
conservazione
di
cui
abbiamo
ragionato
fin
qui
,
sono
di
indole
generale
,
ammessi
e
non
rinnegati
da
nessuno
dei
partiti
anche
non
conservatori
,
quando
siano
appena
costituzionali
.
C
'
incombe
pertanto
di
ricercare
,
se
ne
esistano
di
quelli
che
accennano
ad
un
conservantismo
più
speciale
.
Ci
sembra
che
non
occorra
molta
fatica
per
trovarne
.
Non
può
essere
sfuggito
a
nessuno
che
,
da
qualche
tempo
in
qua
,
vanno
manifestandosi
sintomi
di
un
certo
risveglio
a
favore
della
cosa
pubblica
presso
molti
,
i
quali
,
sebbene
investiti
del
diritto
elettorale
politico
,
o
per
lo
meno
amministrativo
,
si
erano
astenuti
finora
dal
farne
uso
,
o
per
deliberato
proposito
,
o
per
indifferenza
.
Incominciarono
alcuni
aderenti
al
partito
repubblicano
a
chiedere
a
sé
stessi
se
,
in
un
paese
in
cui
tanta
libertà
è
concessa
,
fosse
il
caso
di
sottrarsi
alla
vita
politica
,
e
non
convenisse
di
ammettere
gli
ordini
attuali
come
punti
di
partenza
per
raggiungere
l
'
ideale
loro
per
le
vie
legali
.
Forse
l
'
apparizione
di
un
partito
molto
più
avanzato
,
l
'
internazionalista
,
che
denuncia
i
repubblicani
puri
come
poco
meno
che
retrogradi
,
o
per
lo
meno
come
gente
invecchiata
,
che
vive
nel
passato
e
non
capisce
più
nulla
dei
tempi
nuovi
,
può
aver
influito
sulle
loro
risoluzioni
.
Il
fatto
sta
che
scossero
il
giogo
dei
loro
capi
.
Quest
'
esempio
di
insubordinazione
contro
i
proprî
capi
ebbe
il
suo
contraccolpo
nel
campo
religioso
.
Il
campo
religioso
era
rimasto
per
molti
anni
dominato
esclusivamente
dai
suoi
rispettivi
intransigenti
,
i
quali
,
coltivando
nell
'
animo
la
speranza
che
la
nuova
Italia
fosse
destinata
ad
andare
a
soqquadro
quandochessia
,
si
erano
fatti
forti
del
consiglio
pronunciato
dalla
più
alta
autorità
ecclesiastica
,
per
imprimere
nell
'
animo
del
maggior
numero
dei
buoni
cattolici
,
anche
di
quelli
che
son
ben
lontani
dal
rinnegare
la
patria
,
essere
un
dovere
di
coscienza
non
mescolarsi
né
punto
né
poco
nella
gestione
della
cosa
pubblica
.
Ora
,
coll
'
andar
del
tempo
,
le
conseguenze
di
siffatta
astensione
sull
'
andamento
del
paese
,
in
cui
anche
i
buoni
cattolici
vivono
colle
loro
famiglie
e
coi
loro
beni
terrestri
,
e
,
di
più
,
sugli
interessi
medesimi
della
religione
,
balzando
agli
occhi
di
molti
di
loro
,
non
mancarono
quelli
che
espressero
dubbî
sull
'
opportunità
di
un
tal
modo
di
condursi
.
Un
uomo
eloquente
e
di
grande
dottrina
,
il
padre
Curci
,
si
fece
organo
di
siffatta
tendenza
,
e
scrisse
nel
1878
,
un
libro
intitolato
:
"
Il
moderno
dissidio
fra
la
Chiesa
e
l
'
Italia
"
.
In
esso
egli
sostiene
la
tesi
che
l
'
astensione
non
è
obbligatoria
pei
buoni
cattolici
;
e
che
questi
invece
dovrebbero
trar
partito
delle
vie
costituzionali
per
arrivare
ancor
essi
alla
dominazione
.
Questa
pubblicazione
fu
molto
avversata
dai
cattolici
intransigenti
,
e
non
a
torto
,
secondo
il
loro
punto
di
vista
.
Infatti
,
alla
dominazione
coll
'
intento
di
distruggere
lo
Stato
,
che
è
la
mira
loro
,
conoscendo
a
fondo
l
'
indole
tutta
propria
degli
Italiani
,
i
quali
non
sono
né
Brettoni
,
né
Belgi
,
né
Tirolesi
,
sentivano
essi
che
mai
alcuno
arriverebbe
e
che
,
se
ci
arrivasse
,
troverebbe
che
l
'
impresa
di
distruggere
la
nuova
Italia
è
molto
più
difficile
e
faticosa
che
non
sia
stata
quella
di
crearla
.
Ciò
che
invece
sarebbe
risultato
,
se
si
eseguissero
i
suggerimenti
del
padre
Curci
,
è
che
gli
astensionisti
cattolici
,
entrando
nella
vita
pubblica
,
avrebbero
finito
per
transigere
in
molte
cose
,
la
politica
militante
non
essendo
che
un
tessuto
di
transazioni
,
e
per
adagiarsi
nella
nuova
Italia
,
contribuendo
così
a
consolidarla
.
Questi
intransigenti
si
adoperarono
perciò
,
affinché
quel
libro
fosse
posto
all
'
Indice
,
durante
il
pontificato
di
Pio
IX
,
ma
senza
successo
;
cosicché
è
apparso
chiaro
anche
ai
più
meticolosi
cattolici
che
si
possa
professare
la
dottrina
anti
astensionista
del
padre
Curci
senza
uscire
dall
'
orbita
della
ortodossia
.
L
'
assunzione
del
cardinale
Pecci
,
di
quest
'
uomo
eminente
per
sapere
e
per
virtù
,
alla
cattedra
di
San
Pietro
,
non
poteva
che
rinforzare
la
sopraccennata
tendenza
,
anche
indipendentemente
da
qualunque
atto
pubblico
del
sommo
Pontefice
;
e
ad
alcune
persone
rispettabili
,
professanti
sentimenti
religiosissimi
,
ma
che
non
avevano
mai
rinnegata
la
patria
italiana
,
rimaste
soltanto
perplesse
davanti
alla
sicurezza
con
cui
parlavano
gli
intransigenti
,
bastò
che
sorgesse
la
contestazione
su
quel
punto
,
perché
esse
si
risolvessero
nel
senso
della
opinione
più
consentanea
alle
loro
tendenze
individuali
.
Per
tal
modo
nacque
il
tentativo
recente
della
formazione
di
un
partito
cattolico
nazionale
,
il
quale
non
si
peritò
a
metter
fuori
un
apposito
programma
,
sotto
il
fuoco
incrociato
di
due
opposte
obbiezioni
.
Se
siete
veramente
cattolici
,
esclamarono
gli
intransigenti
,
dovete
seguire
il
Papa
nella
riserva
che
fa
per
la
restituzione
del
dominio
temporale
,
quindi
non
potete
ammettere
l
'
integrità
territoriale
dello
Stato
.
Se
siete
veramente
nazionali
,
osservò
a
sua
volta
la
stampa
liberale
,
dovete
dichiarare
esplicitamente
che
accettate
senza
alcuna
riserva
l
'
unità
e
l
'
integrità
territoriale
dello
Stato
italiano
,
checché
ne
dica
il
sommo
Pontefice
.
Se
non
che
il
sommo
Pontefice
veramente
non
ha
stabilito
in
modo
assoluto
che
il
potere
temporale
sia
per
sé
stesso
una
cosa
necessaria
,
bensì
soltanto
che
l
'
indipendenza
pienissima
del
capo
della
Chiesa
cattolica
è
assolutamente
necessaria
,
soggiungendo
poi
,
ma
in
via
subordinata
,
che
non
apparisce
come
vi
possa
essere
una
garanzia
di
siffatta
indipendenza
se
non
nel
principato
terrestre
.
Il
sommo
Pontefice
non
ha
dunque
detto
che
non
sia
possibile
trovare
un
altro
modo
di
guarentire
quella
indipendenza
all
'
infuori
del
principato
temporale
,
ma
soltanto
che
finora
quest
'
altro
modo
non
fu
trovato
.
Rimane
quindi
aperto
il
campo
alla
ricerca
di
esso
.
In
attesa
che
esso
si
trovi
,
i
cattolici
nazionali
rispondono
che
non
vogliono
essere
,
al
pari
degli
intransigenti
,
più
papisti
dello
stesso
Papa
;
e
che
,
accettando
i
fatti
compiuti
senza
approvare
il
modo
con
cui
furono
compiuti
,
intendono
non
rinunciare
alla
patria
,
e
non
trascurare
i
mezzi
legali
che
stanno
a
loro
disposizione
per
difendere
nella
patria
gli
stessi
interessi
della
religione
.
Per
loro
la
religione
cattolica
è
la
verità
,
ma
è
anche
una
verità
la
patria
;
e
poiché
tra
due
verità
non
può
darsi
contraddizione
essenziale
,
se
una
apparente
sembra
esistere
tra
quelle
,
ciò
non
può
essere
,
a
loro
giudizio
,
che
qualcosa
di
accidentale
e
di
transitorio
.
La
patria
non
può
essere
concepita
altrimenti
che
indipendente
da
ogni
signoria
straniera
.
Nel
1848
e
nel
1858
,
fra
le
soluzioni
possibili
,
ci
poteva
essere
anche
quella
di
un
'
Italia
federativa
,
indipendente
,
destinata
a
preparare
le
vie
alla
futura
unità
;
imperocché
,
chi
è
padrone
di
tutta
la
valle
del
Po
,
trovasi
investito
virtualmente
della
signoria
sul
resto
della
penisola
.
Ma
oggi
chi
non
vede
che
l
'
unità
,
se
si
spezzasse
,
non
darebbe
già
luogo
,
dopo
gli
avvenimenti
che
si
sono
compiuti
,
ad
una
confederazione
,
ma
ad
una
violenta
ristaurazione
,
che
non
potrebbe
durare
un
giorno
senza
l
'
occupazione
straniera
in
permanenza
?
Si
condanni
pure
il
modo
con
cui
l
'
Italia
è
sorta
;
ma
è
forse
la
prima
volta
che
la
divina
Provvidenza
ha
tratto
il
bene
dalla
radice
del
male
,
ed
ha
reso
istrumenti
inconsci
de
'
suoi
disegni
anche
coloro
che
non
la
riconoscono
?
E
questo
grande
concetto
dell
'
unità
politica
d
'
Italia
,
il
sospiro
di
tutte
le
anime
più
elette
della
gente
italiana
nel
corso
di
tanti
secoli
,
e
miracolosamente
attuato
sotto
i
nostri
occhi
,
anziché
provocar
continue
contumelie
,
non
sembra
esso
fatto
apposta
per
suscitare
tesori
di
sentimenti
religiosi
nei
cuori
anche
dei
meno
pii
?
Come
si
vede
,
ai
conservatori
cattolici
non
mancano
i
buoni
argomenti
.
Non
è
qui
il
luogo
di
inoltrarci
in
questa
controversia
.
Ci
basti
aver
constatato
che
le
falangi
di
colore
diverso
,
le
quali
,
per
progetto
,
non
partecipavano
alla
cosa
pubblica
della
nuova
Italia
,
non
presentano
più
la
fronte
compatta
d
'
altri
tempi
;
e
che
,
fra
le
falangi
distaccate
,
ce
n
'
è
una
,
il
cui
posto
,
supponendo
risoluta
la
difficoltà
del
riconoscere
incondizionatamente
l
'
integrità
territoriale
,
l
'
unità
e
lo
Statuto
del
Regno
d
'
Italia
,
sarebbe
nelle
file
di
quel
partito
che
offrirà
più
seria
garanzia
di
non
voler
offendere
le
convinzioni
proprie
di
coloro
che
la
compongono
,
e
di
essere
disposto
ad
assecondarle
entro
i
limiti
fissati
dall
'
interesse
dello
Stato
;
in
altre
parole
,
nelle
file
d
'
un
partito
conservatore
,
quando
questo
ci
fosse
.
Veniamo
ora
a
parlare
degli
astensionisti
per
indifferenza
.
Le
più
recenti
elezioni
amministrative
ne
trassero
molti
alle
urne
.
Clericali
!
tutti
clericali
!
ecco
il
giudizio
che
,
in
presenza
di
questo
inatteso
fatto
,
pronunziarono
molti
giornali
.
Or
bene
,
a
noi
sembra
che
coloro
,
i
quali
si
sono
espressi
in
questo
senso
,
vivano
in
una
sfera
affatto
convenzionale
,
in
una
sfera
d
'
astrazioni
,
come
è
,
generalmente
parlando
,
il
mondo
politico
in
Italia
,
e
non
abbiano
mai
rivolta
la
mente
a
studiare
il
paese
un
po
'
davvicino
.
L
'
elemento
inatteso
che
si
è
presentato
alle
urne
elettorali
amministrative
,
esiste
in
tutti
i
paesi
,
ed
è
composto
di
gente
quieta
,
che
va
in
chiesa
,
ma
non
divide
minimamente
le
tendenze
dei
cattolici
intransigenti
,
e
tiepidamente
assai
quelle
dei
cattolici
nazionali
.
Assorbita
dalle
sue
occupazioni
giornaliere
,
che
fanno
di
essa
il
nerbo
economico
della
nazione
,
ma
che
le
lasciano
poco
tempo
di
seguire
le
vicende
della
politica
,
essa
giudica
sommariamente
un
governo
alla
stregua
dei
beneficî
che
da
questo
riceve
;
desiderosa
di
essere
bene
governata
ed
amministrata
e
niente
affatto
di
governare
e
di
amministrare
,
si
mostra
indispettita
quando
si
vede
incessantemente
disturbata
nelle
sue
abitudini
e
sempre
più
vessata
e
smunta
dagli
agenti
del
fisco
.
L
'
Italia
unita
e
la
libertà
sono
ottime
cose
per
essa
;
ma
le
vorrebbe
feconde
di
un
po
'
più
di
sicurezza
,
di
benessere
e
di
ordine
materiale
e
morale
.
Questo
elemento
non
aderisce
a
nessun
partito
politico
determinato
.
In
parte
simpatizzò
coll
'
assunzione
della
Sinistra
al
potere
,
solo
perché
questa
portava
scritta
sulla
bandiera
la
parola
riparazione
,
standosene
però
in
gran
parte
a
casa
,
per
innata
diffidenza
.
Ma
alla
fine
,
vedendo
che
l
'
appagamento
dei
suoi
modesti
desiderî
,
anziché
avvicinarsi
,
sembra
allontanarsi
sempre
più
,
ha
incominciato
a
scuotersi
ed
a
comprendere
che
era
venuto
il
tempo
di
farsi
sentire
.
Si
è
decisa
a
far
uso
dei
suoi
diritti
nelle
elezioni
provinciali
,
e
specialmente
nelle
comunali
,
perché
gli
affari
della
provincia
e
del
comune
sono
quelli
che
stanno
più
alla
portata
delle
sue
cognizioni
;
e
ad
appoggiare
col
voto
quelli
fra
i
candidati
proposti
i
quali
,
nelle
loro
famiglie
,
nella
gestione
dei
loro
interessi
privati
,
danno
miglior
saggio
di
sé
,
confidando
che
faranno
altrettanto
anche
nella
amministrazione
della
provincia
e
del
comune
.
Questo
elemento
,
finora
latente
,
darà
esso
segni
di
vita
anche
nelle
elezioni
politiche
?
Non
oseremmo
decidere
questa
questione
.
Ci
basti
solo
constatare
il
fatto
della
apparizione
di
un
numeroso
contingente
di
persone
non
aliene
dall
'
uscire
dalla
loro
riserva
,
e
inclinate
a
pigliare
una
direzione
che
accenna
evidentemente
alla
stabilità
,
alla
sicurezza
del
domani
,
al
governo
vigoroso
,
insomma
al
conservantismo
.
Si
aggiunge
alle
due
indicate
,
una
terza
categoria
di
persone
.
Il
partito
moderato
,
se
,
preso
collettivamente
,
non
è
stato
un
partito
conservatore
,
comprende
molti
uomini
,
ai
quali
spetta
,
nell
'
ordine
delle
idee
,
tale
denominazione
.
Questi
ammisero
,
e
i
rappresentanti
di
questa
tendenza
nel
Parlamento
accettarono
,
la
responsabilità
dei
mezzi
rivoluzionarî
,
indispensabili
,
a
loro
avviso
,
per
mettere
in
salvo
un
interesse
eminente
di
sociale
conservazione
,
quale
è
la
patria
.
Ma
tutti
i
mezzi
di
tale
natura
che
non
furono
e
non
sono
assolutamente
indispensabili
a
quello
scopo
,
ripugnò
e
ripugna
loro
,
e
li
rifiutarono
e
li
rifiutano
,
né
lo
tacquero
.
Rimasero
fedeli
alla
Destra
,
ma
solo
perché
,
sopraffatti
dalle
tendenze
radicali
sempre
più
estese
ed
accentuate
nel
paese
,
era
naturale
che
aderissero
a
quella
parte
che
rappresenta
l
'
ordine
materiale
,
e
che
,
confrontata
colla
Sinistra
,
meno
si
discosta
dalle
loro
aspirazioni
.
Ma
se
potessero
distaccarsi
da
molti
di
coloro
,
coi
quali
oggi
votano
concordi
nelle
urne
elettorali
,
senza
produrre
o
aumentare
il
trionfo
del
radicalismo
,
lo
farebbero
assai
volentieri
.
Se
non
lo
fanno
,
egli
è
solo
per
questo
timore
.
Non
si
confonda
siffatta
tendenza
con
quella
che
è
rappresentata
dall
'
estrema
Destra
,
distinzione
questa
ultima
puramente
parlamentare
,
indicante
i
più
fervorosi
campioni
delle
tradizioni
speciali
della
Destra
collettiva
.
A
questi
conservatori
moderati
,
rappresentati
da
una
parte
della
Destra
,
se
ne
aggiungano
altri
,
le
di
cui
tendenze
conservatrici
,
ma
sotto
certi
rispetti
soltanto
,
si
sentono
meglio
interpretate
sui
banchi
del
Centro
,
e
persino
su
quelli
della
Sinistra
.
Come
si
vede
,
gli
elementi
conservatori
speciali
,
non
mancano
in
Italia
.
In
quanto
all
'
essere
potenti
,
è
un
'
altra
questione
.
A
primo
aspetto
,
sembrerebbero
forze
poderose
,
attratte
da
una
comune
tendenza
ad
associarsi
.
Ma
questo
non
avviene
.
Certamente
che
,
se
i
cattolici
nazionali
potessero
trascinar
seco
tutte
le
numerose
falangi
dei
cattolici
,
e
i
quietisti
,
che
ultimamente
sono
accorsi
alle
urne
,
quelle
altrettanto
numerose
degli
astensionisti
per
inerzia
,
e
i
conservatori
moderati
il
resto
dei
moderati
,
si
avrebbe
una
forza
soverchiante
.
Ma
ciò
per
ora
è
fuori
dell
'
orizzonte
.
Ciascuna
delle
tre
categorie
sopradescritte
viene
paralizzata
dai
contrasti
che
trova
rispettivamente
presso
coloro
,
coi
quali
ha
militato
insieme
fino
ad
oggi
,
non
che
dalle
diffidenze
che
nutre
verso
le
altre
categorie
.
I
cattolici
nazionali
sono
condannati
ad
intraprendere
una
faticosa
propaganda
.
I
loro
avversarî
,
gli
intransigenti
,
per
annullarne
i
tentativi
,
si
limitano
a
dire
alla
massa
dei
cattolici
più
scrupolosi
:
si
chieda
al
sommo
Pontefice
se
dobbiamo
intervenire
alle
urne
elettorali
politiche
;
quando
egli
dirà
di
sì
,
naturalmente
ci
sottometteremo
alla
sua
sentenza
.
Ora
,
che
il
sommo
Pontefice
si
comprometta
con
una
solenne
dichiarazione
in
quel
senso
,
è
poco
presumibile
.
Il
massimo
che
i
conservatori
nazionali
possono
sperare
da
lui
,
è
che
egli
li
lasci
fare
,
non
li
disdica
apertamente
.
Ma
se
egli
si
limita
a
lasciar
fare
,
gl
'
intransigenti
,
riferendosi
a
vecchie
dichiarazioni
esplicite
,
conserveranno
il
sopravvento
presso
la
massa
dei
cattolici
scrupolosi
.
Perciò
la
propaganda
dei
cattolici
nazionali
non
è
cosa
facile
.
D
'
altra
parte
questi
,
siccome
,
anche
accettando
i
risultati
del
rivolgimento
italiano
,
non
approvano
il
modo
con
che
quei
risultati
furono
ottenuti
,
non
possono
essere
molto
inclinati
ad
associarsi
agli
autori
di
quel
rivolgimento
.
Uomini
poi
di
sincere
convinzioni
come
sono
,
debbono
provare
qualche
ripugnanza
ad
allearsi
coi
quietisti
,
vedendoli
preoccupati
non
di
alcun
ideale
,
ma
soltanto
dei
loro
interessi
materiali
.
I
quietisti
non
sono
di
natura
da
far
propaganda
alcuna
.
Quelli
di
loro
che
sono
usciti
dal
solito
riserbo
per
accorrere
alle
elezioni
amministrative
lo
hanno
fatto
,
ciascuno
per
conto
proprio
,
sotto
l
'
impulso
del
disagio
del
momento
.
Alleviato
che
sia
il
disagio
,
tenderanno
a
ritornare
alla
innata
indifferenza
.
E
con
chi
poi
si
dovrebbero
associare
?
Coi
cattolici
nazionali
?
Ma
non
vedono
il
nesso
fra
le
credenze
di
questi
e
le
aspirazioni
proprie
.
Coi
conservatori
moderati
?
Ma
non
furono
i
moderati
che
,
essendo
al
potere
,
li
sopraccaricarono
di
tasse
e
di
vessazioni
d
'
ogni
specie
?
Finalmente
i
conservatori
moderati
hanno
sempre
vissuto
in
un
mondo
che
ci
si
richiede
un
certo
coraggio
civile
per
chi
voglia
discostarsi
dalla
carreggiata
in
cui
si
rimase
finora
.
L
'
abitudine
,
venuta
in
tanta
voga
nel
nostro
paese
,
di
parlare
e
di
scrivere
di
politica
prima
ancora
di
pensare
;
il
difetto
,
comune
presso
i
popoli
immaginosi
,
di
considerare
la
politica
come
una
pura
divagazione
del
cervello
,
per
cui
viene
ritenuto
tanto
più
liberale
e
patriota
e
progressista
,
non
già
chi
ha
operato
di
più
per
la
libertà
,
per
la
patria
e
per
il
progresso
,
ma
chi
,
nulla
avendo
operato
,
supplisce
a
questa
mancanza
coll
'
aver
sempre
in
bocca
quelle
parole
;
tutto
ciò
ha
contribuito
a
dare
allo
spirito
pubblico
una
tale
intonazione
,
che
quei
moderati
,
i
quali
facessero
un
passo
verso
i
cattolici
nazionali
,
sarebbero
condannati
a
sentirsi
affibbiare
gli
epiteti
di
codini
,
clericali
camuffati
e
peggio
,
cosa
poco
gradevole
per
certo
.
D
'
altronde
essi
,
che
sono
conservatori
nel
fondo
del
cuore
,
ma
che
nell
'
opera
della
indipendenza
nazionale
si
gloriano
di
essersi
giovati
dei
mezzi
rivoluzionarî
,
hanno
contratta
l
'
abitudine
di
guardare
con
disprezzo
alla
categoria
dei
quietisti
il
di
cui
patriottismo
è
stato
così
tiepido
,
e
di
nutrire
molta
diffidenza
verso
i
cattolici
nazionali
che
si
astennero
nei
momenti
decisivi
dal
partecipare
ai
pericoli
e
alle
responsabilità
dell
'
impresa
,
e
devono
fare
uno
sforzo
per
persuadersi
che
,
terminata
la
lotta
nazionale
,
le
ripugnanze
e
le
diffidenze
,
riferibili
al
passato
,
non
hanno
più
ragione
d
'
essere
.
Aggiungasi
che
nuove
amicizie
li
distaccherebbero
probabilmente
da
amici
antichi
e
provati
,
uomini
d
'
ordine
anch
'
essi
,
ma
a
cui
sarebbe
impossibile
rinunciare
alle
tradizioni
pretofobe
,
divenute
,
per
loro
,
una
seconda
natura
.
Ecco
dunque
come
la
natura
dei
molti
elementi
conservatori
speciali
che
esistono
in
Italia
,
non
permette
,
né
che
una
sola
delle
categorie
,
in
cui
si
raggruppano
,
basti
a
costituire
un
forte
partito
,
né
che
le
tre
categorie
si
associno
per
formarlo
,
senza
adattarsi
a
molte
reciproche
e
non
facili
transazioni
.
Sta
però
sempre
che
questi
elementi
sono
copiosi
nel
paese
nostro
,
e
suscettibili
d
'
aumentare
;
che
l
'
associazione
loro
,
fatta
senza
rinunzia
all
'
individualità
propria
di
ciascuno
,
li
renderebbe
potenti
;
che
gli
impedimenti
a
che
una
simile
associazione
si
effettui
,
non
dipendono
se
non
da
cause
destinate
a
svanire
sotto
la
pressione
di
un
interesse
imperioso
più
alto
,
appena
questo
si
manifesti
.
E
qui
facciamo
punto
.
Parte
seconda
.
Della
ragione
d
'
essere
dei
partiti
politici
durante
il
primo
ventennio
del
Regno
d
'
Italia
.
[
Se
il
modo
di
formazione
dello
stato
italiano
escluda
la
possibilità
di
un
ordinamento
normale
di
partiti
politici
.
]
Lo
Stato
italiano
,
non
ha
ancora
una
base
storica
,
al
pari
degli
altri
grandi
Stati
d
'
Europa
.
Perciò
due
scuole
opposte
prendono
occasione
da
questa
circostanza
per
giungere
alla
medesima
conclusione
,
e
sostenere
cioè
che
,
anche
supponendo
l
'
esistenza
in
esso
di
tutti
gli
elementi
necessarî
per
un
ordinamento
normale
di
partiti
politici
,
il
modo
medesimo
della
sua
formazione
esclude
affatto
la
possibilità
di
un
siffatto
ordinamento
.
"
È
un
'
opera
effimera
delle
sètte
e
della
rivoluzione
"
dicono
i
nemici
della
nuova
Italia
"
che
trascina
seco
il
proprio
peccato
originario
,
e
la
condanna
a
non
aver
mai
pace
né
tregua
,
a
perire
per
mano
delle
sètte
e
della
rivoluzione
"
.
E
i
radicali
esclamano
alla
loro
volta
:
"
Sì
,
è
un
'
opera
tutta
nostra
,
e
ce
ne
vantiamo
;
e
appunto
per
questo
deve
mantenersi
in
una
condizione
rivoluzionaria
permanente
,
sotto
pena
altrimenti
di
decadere
e
perire
"
.
Siffatti
ragionamenti
si
fondano
sul
significato
infinitamente
vario
che
si
suole
attribuire
al
vocabolo
rivoluzione
.
Il
vero
è
che
se
la
fondazione
del
Regno
d
'
Italia
è
l
'
effetto
di
una
rivoluzione
,
questa
non
è
tale
che
fornisca
ragionevolmente
materia
di
scandalo
a
coloro
che
parlano
con
venerazione
dell
'
origine
degli
altri
Stati
più
vecchi
del
nostro
,
né
che
conferisca
ai
radicali
il
diritto
di
attribuirsene
il
merito
principale
.
La
storia
c
'
insegna
che
ogni
qualvolta
si
presentò
un
complesso
di
condizioni
omogenee
e
acconcie
a
riunire
in
un
tutto
politico
le
popolazioni
di
un
dato
territorio
,
queste
popolazioni
furono
costituite
ad
unità
di
Stato
,
tostoché
sorsero
gli
uomini
,
o
l
'
uomo
,
che
,
in
circostanze
storiche
favorevoli
,
assunsero
di
fondare
siffatta
unità
.
Tutti
i
grandi
Stati
d
'
Europa
ripetono
la
loro
origine
,
o
dalla
conquista
,
o
dalla
egemonia
non
interrotta
di
una
parte
di
una
nazione
sul
resto
di
essa
,
secondate
da
circostanze
storiche
favorevoli
,
in
momento
opportuno
,
e
promosse
dall
'
iniziativa
di
uomini
non
comuni
,
che
seppero
,
poterono
e
vollero
.
Ora
,
le
conquiste
e
il
lavoro
egemonico
furono
quasi
sempre
accompagnati
da
stragi
,
delitti
,
violenze
,
nequizie
di
ogni
specie
.
Ecco
le
origini
degli
Stati
che
i
nemici
dell
'
Italia
nuova
hanno
in
tanta
venerazione
,
solo
perché
su
quei
fatti
orribili
sono
passati
parecchi
secoli
.
E
circa
a
questo
punto
è
degno
di
esser
notato
che
,
solo
quelle
fra
le
creazioni
anzi
dette
resistettero
all
'
azione
del
tempo
,
nelle
quali
la
conquista
,
o
l
'
egemonia
,
si
applicò
ad
assimilare
popolazioni
omogenee
che
avrebbero
finito
per
fondersi
da
sé
,
cosicché
si
può
dire
che
la
violenza
non
fece
che
anticipare
quella
naturale
fusione
.
La
differenza
fra
la
fondazione
dell
'
unità
politica
d
'
Italia
e
quella
degli
altri
Stati
non
è
che
di
tempo
;
il
procedimento
fu
lo
stesso
,
tranne
che
all
'
assimilazione
violenta
degli
elementi
politici
omogenei
,
la
nuova
Italia
sostituì
l
'
assimilazione
pacifica
per
la
via
dei
plebisciti
.
Fra
le
cose
possibili
c
'
era
che
l
'
unità
politica
della
stirpe
italiana
,
predisposta
dalla
natura
,
più
d
'
ogni
altra
stirpe
d
'
Europa
,
a
formare
un
tutto
politico
,
venisse
fondata
,
colla
legge
del
più
forte
,
dai
Goti
,
dai
Longobardi
,
dai
Re
elettivi
succeduti
ai
Carolingi
,
da
Gian
Galeazzo
Visconti
,
da
Napoleone
I
.
Ma
all
'
Italia
dei
secoli
scorsi
non
si
offrirono
mai
favorevoli
le
circostanze
politiche
,
in
momento
opportuno
.
Quando
ci
furono
,
le
fece
sempre
difetto
,
o
l
'
uomo
che
sapesse
e
volesse
compiere
l
'
impresa
quando
avrebbe
potuto
,
o
l
'
uomo
che
potesse
e
volesse
quando
sapeva
,
o
l
'
uomo
che
volesse
quando
sapeva
e
avrebbe
potuto
.
Se
l
'
Italia
è
finalmente
riuscita
anch
'
essa
a
costituirsi
politicamente
,
non
è
per
opera
delle
sètte
,
o
come
frutto
effimero
delle
idee
rivoluzionarie
,
bensì
perché
soltanto
ai
giorni
nostri
hanno
potuto
operare
in
suo
favore
quegli
stessi
fattori
che
non
mancarono
,
nei
secoli
scorsi
,
ad
altri
paesi
;
e
appena
si
mostrarono
,
emerse
l
'
autonomia
politica
italiana
,
quasi
per
incanto
,
dagli
abissi
del
passato
,
e
riguadagnò
in
un
baleno
il
tempo
perduto
,
siccome
frutto
maturo
della
civiltà
e
della
storia
contemporanea
.
Se
pertanto
la
distinzione
che
i
nemici
del
rivolgimento
italiano
stabiliscono
fra
lo
Stato
nostro
e
gli
altri
grandi
Stati
europei
,
si
riferisce
al
modo
di
creazione
,
questo
modo
risulta
evidentemente
favorevole
a
noi
.
Le
atrocità
che
presiedettero
agli
esordî
dello
Stato
in
Francia
,
in
Ispagna
,
in
Inghilterra
,
in
Russia
,
non
hanno
impedito
a
questi
paesi
di
vivere
e
di
prosperare
.
Perché
mai
i
peccati
di
procedura
,
relativamente
piccoli
e
incruenti
,
del
risorgimento
italiano
,
dovrebbero
condannare
il
solo
Regno
d
'
Italia
a
non
aver
mai
né
pace
né
tregua
,
ed
a
perire
per
mano
delle
sètte
,
le
quali
,
attribuendo
a
sé
il
merito
della
sua
creazione
,
se
lo
attribuiscono
così
a
torto
?
Sul
quale
proposito
,
dei
fattori
della
creazione
del
Regno
d
'
Italia
,
sarà
bene
che
ci
fermiamo
,
perché
lo
esige
l
'
indole
del
presente
lavoro
.
Quei
fattori
sono
tre
,
cioè
:
il
sentimento
nazionale
degli
Italiani
le
condizioni
politiche
interne
ed
esterne
favorevoli
il
genio
iniziatore
di
un
vero
uomo
di
Stato
.
Sono
intervenuti
anche
altri
fattori
;
ma
gli
essenziali
sono
quei
tre
soltanto
;
e
li
chiamiamo
essenziali
perché
,
se
fosse
mancato
un
solo
di
essi
,
i
risultati
ottenuti
non
sarebbero
neppure
immaginabili
,
mentre
quegli
altri
fattori
potevano
anche
non
esserci
,
senza
che
ciò
compromettesse
la
riuscita
.
Esaminiamoli
da
vicino
,
uno
ad
uno
.
Il
sentimento
nazionale
è
cosa
affatto
moderna
,
come
fattore
politico
.
Il
bisogno
di
indipendenza
dalla
dominazione
straniera
e
di
autonomia
politica
è
divenuto
connaturale
ad
ogni
consorzio
civile
,
nel
quale
l
'
unità
di
lingua
,
di
costumi
,
di
coltura
,
di
territorio
(
fonte
di
interessi
economici
consimili
)
abbia
infuso
la
consapevolezza
di
formare
una
individualità
etnografica
;
e
questo
sentimento
si
è
oggi
identificato
,
allargandosi
ma
senza
perdere
d
'
intensità
,
coll
'
amor
di
patria
,
indelebile
nel
cuore
umano
e
vecchio
come
il
mondo
e
sempre
considerato
come
sublime
e
santo
,
sebbene
applicato
diversamente
secondo
lo
spirito
diverso
dei
tempi
.
Sfidiamo
chicchessia
a
negare
che
l
'
amor
di
patria
sia
uno
dei
sentimenti
più
nobili
dell
'
uomo
ed
a
sconoscere
che
nel
secolo
nostro
,
l
'
idea
di
patria
,
piaccia
o
non
piaccia
,
si
sia
fusa
coll
'
idea
di
nazione
.
È
questo
anzi
uno
dei
fenomeni
morali
più
culminanti
dell
'
odierna
civiltà
;
è
il
protagonista
,
per
così
dire
,
del
grande
dramma
storico
che
si
è
svolto
nel
nostro
secolo
.
Ora
quando
tutto
il
mondo
civile
è
trascinato
da
una
corrente
di
tale
natura
,
se
c
'
è
un
qualche
paese
che
non
ne
sia
ancora
invaso
,
basta
una
causa
eccezionale
qualunque
per
aprirvi
un
varco
,
e
,
aperto
il
varco
,
la
corrente
vi
irrompe
e
trabocca
e
tende
a
frangere
i
ritegni
artificiali
.
È
il
caso
dell
'
Italia
nostra
.
L
'
idea
di
un
'
unità
politica
della
stirpe
italica
,
preconizzata
e
invocata
dai
più
grandi
poeti
e
pensatori
nelle
epoche
del
maggior
accasciamento
della
nazione
,
alimentata
per
vie
latenti
da
una
indistruttibile
omogeneità
di
condizioni
territoriali
,
di
lingua
,
di
letteratura
,
di
costumi
,
ma
rimasta
assopita
nei
secoli
scorsi
,
era
penetrata
anche
fra
noi
durante
la
prima
metà
del
secolo
nostro
nelle
classi
colte
,
per
riverbero
di
ciò
che
avveniva
in
vicini
paesi
,
e
aveva
dato
luogo
a
parziali
tentativi
di
rivolta
contro
ai
governi
imposti
dal
trattato
del
1815
.
Ma
non
era
ancora
compresa
dalle
masse
.
La
causa
occasionale
che
le
aprì
l
'
accesso
nel
cuore
di
tutti
,
furono
i
primi
atti
del
pontificato
di
Pio
IX
.
Fra
il
1846
e
il
1859
,
divenne
evidente
che
l
'
idea
di
una
patria
italiana
,
o
federale
,
o
unitaria
,
o
repubblicana
,
o
monarchica
,
era
gigante
e
matura
,
sostenuta
,
lo
ripetiamo
,
dal
sacro
sentimento
di
patria
,
il
quale
si
era
trasformato
in
sentimento
nazionale
,
per
opera
,
non
già
delle
sètte
,
ma
delle
leggi
morali
che
presiedono
allo
svolgimento
della
civiltà
moderna
.
Che
il
sentimento
nazionale
,
una
volta
penetrato
nelle
masse
,
abbia
prodotto
quelle
gesta
eroiche
,
che
sono
le
cinque
giornate
di
Milano
,
la
guerra
che
per
quattro
mesi
sostenne
vittoriosamente
l
'
esercito
del
piccolo
Piemonte
contro
l
'
immenso
Impero
austriaco
,
la
difesa
di
Brescia
,
gli
assedî
di
Roma
e
di
Venezia
e
la
spedizione
dei
mille
,
non
abbiamo
bisogno
di
rammentarlo
.
Esso
ha
la
sua
storia
a
parte
,
concomitante
quella
degli
altri
due
fattori
.
Però
è
certo
che
non
sarebbe
bastato
da
solo
,
a
costituire
lo
Stato
italiano
.
E
infatti
gli
ostacoli
all
'
attuazione
del
grande
concetto
,
per
una
nazione
assoggettata
in
molta
parte
alla
dominazione
d
'
una
delle
più
grandi
potenze
militari
d
'
Europa
,
erano
materialmente
così
formidabili
,
che
tanta
preparazione
degli
animi
poteva
rimanere
affatto
sterile
,
come
fu
il
caso
della
Polonia
,
dove
il
sentimento
nazionale
non
è
meno
generale
e
ardente
e
di
più
assecondato
anche
da
una
base
storica
;
ma
non
è
riuscito
a
trionfare
,
malgrado
tanto
valore
prodigato
sui
campi
di
battaglia
.
Era
d
'
uopo
che
si
verificasse
anche
il
secondo
dei
fattori
indispensabili
al
successo
,
vale
a
dire
le
circostanze
politiche
favorevoli
concorrenti
a
quella
meta
;
e
queste
furono
,
come
è
noto
,
la
patriotica
pertinacia
del
Piemonte
e
della
sua
illustre
dinastia
,
in
primo
luogo
;
l
'
aiuto
armato
della
Francia
,
per
ispirazione
di
Napoleone
III
,
in
secondo
luogo
.
Anche
questo
secondo
fattore
pertanto
,
che
si
presenta
sotto
la
forma
di
eserciti
regolari
comandati
dai
rispettivi
sovrani
combattenti
per
iscopi
di
alta
politica
,
non
è
tale
da
poter
essere
guardato
con
ispregio
dagli
ammiratori
dei
vecchi
Stati
.
Senonché
tante
fortunate
circostanze
non
sarebbero
ancora
state
sufficienti
ad
assicurare
il
trionfo
della
causa
nazionale
,
se
un
uomo
di
genio
,
Cavour
,
non
avesse
saputo
utilizzarle
con
una
chiaroveggenza
prodigiosa
accoppiata
ad
un
'
audacia
senza
pari
.
E
per
verità
è
molto
incerto
se
l
'
ajuto
francese
sarebbe
stato
possibile
nel
1859
,
qualora
il
grande
uomo
di
Stato
italiano
,
non
avesse
preso
l
'
iniziativa
di
un
intervento
piemontese
nella
guerra
di
Crimea
,
con
che
egli
apriva
a
sé
la
porta
del
Congresso
di
Parigi
del
1856
.
Quel
che
si
può
sostenere
con
maggior
sicurezza
è
che
,
senza
Cavour
,
l
'
impresa
italiana
del
1859
,
arrestata
inaspettatamente
dai
preliminari
di
pace
di
Villafranca
,
avrebbe
finito
per
naufragare
.
Il
terzo
fattore
fu
dunque
Cavour
.
Ma
chi
era
Cavour
?
Forse
un
demagogo
,
un
settario
?
Un
uomo
politico
di
genio
non
può
mai
essere
né
un
demagogo
né
un
settario
.
Cavour
era
il
ministro
costituzionale
di
un
'
antica
monarchia
,
cresciuto
al
culto
della
lealtà
verso
la
casa
regnante
,
educato
alla
scuola
politica
inglese
più
ortodossa
,
vagheggiante
l
'
indipendenza
e
l
'
unità
politica
d
'
Italia
,
ma
,
fino
a
quel
giorno
,
anche
sotto
forma
federativa
.
Ci
permettiamo
pertanto
di
chiedere
a
qualunque
nemico
di
buona
fede
se
,
a
lume
di
buon
senso
,
i
fattori
della
formazione
dello
Stato
italiano
siano
tali
,
per
sé
stessi
,
da
condannar
questo
a
non
far
altro
che
della
politica
rivoluzionaria
,
e
da
togliergli
per
sempre
la
possibilità
di
vivere
nelle
condizioni
normali
degli
altri
Stati
liberi
?
[
Come
una
razionale
divisione
dei
partiti
fosse
impossibile
durante
la
lotta
per
la
vita
della
nazionalità
italiana
.
]
Qui
ci
par
di
sentire
qualcuno
che
ci
rivolge
la
domanda
:
Se
esistono
in
Italia
tutti
gli
elementi
politici
necessarî
ad
un
ordinamento
normale
di
partiti
,
perché
questo
ordinamento
non
ha
avuto
luogo
fin
da
principio
?
A
questa
domanda
la
risposta
è
facile
.
La
storia
dello
Stato
italiano
si
divide
in
due
periodi
:
quello
che
si
estende
dai
preliminari
di
pace
a
Villafranca
sino
alla
liberazione
del
Veneto
,
e
quello
che
è
posteriore
a
siffatto
avvenimento
.
Ci
è
mestieri
considerare
ciascuno
di
questi
.
Incominciando
a
parlare
del
primo
periodo
,
risponderemo
che
durante
il
medesimo
,
una
ragionevole
divisione
di
partiti
era
affatto
impossibile
.
Il
periodo
a
cui
accenniamo
,
si
distacca
per
ogni
rispetto
dal
periodo
precedente
e
dal
susseguente
,
e
forma
un
tutto
a
sé
,
che
non
ha
nessun
riscontro
con
nessun
periodo
della
storia
d
'
altri
paesi
,
e
vuol
essere
giudicato
con
criterî
suoi
propri
.
Che
se
si
trascura
siffatta
precauzione
,
tanto
gli
amici
come
i
nemici
dell
'
odierna
Italia
sono
condannati
a
cadere
in
una
confusione
irremediabile
,
ogni
qualvolta
si
mettono
a
discorrere
dell
'
attuale
situazione
politica
nostra
.
Tale
periodo
si
può
chiamare
,
con
perfetta
proprietà
di
linguaggio
,
il
periodo
della
lotta
per
la
vita
della
nazionalità
italiana
.
Esso
cominciò
a
metà
del
1859
,
all
'
annunzio
delle
stipulazioni
di
Villafranca
,
ed
ebbe
termine
alla
fine
del
1866
,
colla
cessione
del
Veneto
e
delle
fortezze
del
quadrilatero
per
parte
dell
'
Austria
,
e
colla
partenza
da
Roma
dell
'
esercito
francese
.
Gli
anzidetti
due
limiti
di
tempo
non
sono
determinati
arbitrariamente
.
E
invero
,
l
'
inaspettato
e
imprevedibile
armistizio
di
Villafranca
interruppe
e
rese
impossibile
lo
svolgimento
del
piano
politico
preesistente
,
che
era
in
corso
di
esecuzione
,
e
incamminò
il
movimento
nazionale
italiano
per
vie
affatto
nuove
,
difficili
ed
arrischiatissime
;
né
il
successo
di
esso
movimento
si
potè
considerare
assicurato
se
non
il
giorno
nel
quale
,
in
virtù
di
formali
trattati
,
le
due
grandi
potenze
vicine
ebbero
sgombrato
le
terre
italiche
,
e
lasciata
la
nazione
italiana
libera
affatto
di
disporre
di
sé
stessa
.
Il
periodo
della
lotta
per
la
vita
si
svolge
pertanto
fra
queste
due
date
eternamente
memorabili
;
ed
è
duopo
averle
sempre
presenti
,
imperocché
molti
hanno
l
'
abitudine
di
assegnare
alla
lotta
per
la
vita
un
periodo
molto
più
lungo
,
ma
a
torto
.
Alcuni
la
fanno
incominciare
molto
prima
,
cioè
dai
primi
tentativi
intesi
al
conseguimento
della
indipendenza
nazionale
,
senza
tener
conto
che
i
tentativi
non
riusciti
non
avevano
distrutto
lo
statu
quo
in
Italia
,
e
che
lo
statu
quo
avrebbe
servito
di
punto
di
partenza
per
nuovi
tentativi
,
mentre
invece
i
preliminari
di
pace
di
Villafranca
impedivano
il
proseguimento
del
piano
in
corso
e
in
pari
tempo
tagliavano
la
via
ad
un
ritorno
allo
statu
quo
,
come
verremo
fra
breve
a
spiegare
.
Altri
invece
vogliono
comprendere
nella
lotta
per
l
'
esistenza
anche
la
questione
delle
finanze
e
quella
del
possesso
di
Roma
,
cose
entrambe
di
cui
ci
guarderemmo
bene
dal
contestare
la
grande
importanza
,
ma
che
,
a
lume
di
buon
senso
,
non
si
lasciano
confondere
colla
questione
dell
'
essere
o
del
non
essere
,
creata
per
la
nazionalità
italiana
della
permanenza
di
un
nemico
potentissimo
nel
centro
della
valle
del
Po
,
e
di
un
protettore
altrettanto
potente
accampato
nel
mezzo
della
penisola
.
Riandiamo
un
momento
questo
periodo
della
lotta
per
l
'
esistenza
.
Napoleone
III
era
disceso
in
Italia
con
un
programma
federalista
accettato
da
Cavour
,
ma
subordinato
alla
liberazione
completa
della
penisola
dall
'
Alpi
all
'
Adriatico
.
La
distruzione
della
potenza
austriaca
nella
penisola
;
la
formazione
di
tre
Stati
indipendenti
,
oltre
ad
un
piccolo
territorio
pontificio
,
riuniti
in
una
confederazione
italiana
;
a
capo
del
più
importante
di
essi
Stati
,
il
quale
avrebbe
abbracciato
tutta
la
valle
del
Po
e
le
sue
adiacenze
,
Casa
Savoia
;
a
capo
degli
altri
,
dinastie
nuove
.
Ecco
in
che
consistevano
i
concerti
di
Plombières
,
concerti
conformi
alle
idee
di
una
gran
parte
dei
patrioti
italiani
d
'
allora
,
compreso
lo
stesso
Cavour
.
Agli
occhi
di
essi
,
la
riunione
di
tutta
L
'
Italia
in
uno
Stato
solo
doveva
essere
una
conseguenza
immancabile
,
ma
esclusa
,
nell
'
ordine
della
probabilità
,
dall
'
orizzonte
della
presente
generazione
.
L
'
Italia
avrebbe
avuto
presso
a
poco
l
'
assetto
dell
'
odierna
Germania
.
Il
Regno
dell
'
Alta
Italia
sarebbe
stato
la
Prussia
,
Napoli
la
Baviera
,
la
Toscana
il
Würtemberg
,
dello
Stato
federale
italiano
.
Villafranca
distrusse
in
germe
siffatto
programma
.
I
preliminari
,
formulati
poscia
a
Zurigo
in
forma
di
trattato
,
avrebbero
recato
all
'
Italia
una
situazione
molto
peggiore
dello
statu
quo
ante
bellum
,
se
fossero
stati
applicati
,
non
solo
nella
lettera
,
ma
anche
nello
spirito
.
E
invero
,
secondo
il
tenore
di
quelle
stipulazioni
,
l
'
Austria
,
perduta
la
Lombardia
,
doveva
rimanere
,
militarmente
forte
come
prima
,
nelle
fortezze
del
quadrilatero
;
e
,
conservando
alle
provincie
venete
,
che
le
erano
rimaste
,
la
denominazione
di
Regno
Lombardo
Veneto
,
e
custodendo
a
Vienna
gelosamente
la
Corona
di
ferro
,
essa
mostrava
chiaramente
quali
fossero
le
sue
intenzioni
.
Tutti
i
principi
spodestati
suoi
satelliti
,
dovevano
far
ritorno
e
non
essere
molestati
sui
loro
troni
,
col
solo
obbligo
di
diventare
membri
di
una
confederazione
italica
,
della
quale
anche
l
'
Austria
avrebbe
fatto
parte
.
Il
Regno
Sardo
veniva
ingrandito
della
Lombardia
,
è
vero
,
ma
di
una
Lombardia
senza
difese
,
e
posta
sotto
il
tiro
di
cannone
dell
'
Austria
armata
e
minacciosa
.
Prima
della
guerra
almeno
,
il
Piemonte
,
senza
vincoli
cogli
altri
Stati
della
penisola
,
aveva
potuto
seguire
liberamente
una
politica
sua
propria
.
Per
effetto
delle
stipulazioni
di
Villafranca
invece
,
esso
sarebbe
stato
condannato
a
subire
,
nel
seno
della
confederazione
,
la
legge
della
maggioranza
,
di
una
maggioranza
formata
dall
'
Austria
e
dai
suoi
satelliti
.
Siffatta
eventualità
disastrosa
,
Cavour
non
poteva
sopportarla
senza
tradire
il
proprio
Re
,
il
proprio
paese
nativo
,
la
causa
d
'
Italia
.
Era
questione
di
vita
e
di
morte
.
La
vita
consisteva
nel
contrapporre
all
'
Austria
,
rimasta
padrona
del
Veneto
e
delle
fortezze
del
quadrilatero
,
tutto
il
resto
d
'
Italia
riunita
in
una
Stato
solo
,
dalle
Alpi
al
Lilibeo
;
la
morte
,
nell
'
accettare
il
progetto
di
Villafranca
;
non
c
'
era
via
di
mezzo
possibile
.
Rispettare
dunque
la
lettera
delle
stipulazioni
di
Villafranca
tradotte
nel
trattato
di
Zurigo
,
ma
renderne
impossibile
l
'
esecuzione
;
per
raggiungere
siffatto
intento
,
ottenere
dall
'
Imperatore
Napoleone
III
una
dichiarazione
escludente
l
'
intervento
austriaco
nei
territorî
già
appartenenti
ai
principi
spodestati
,
dichiarazione
per
nulla
contraria
alla
lettera
del
trattato
di
Zurigo
,
secondo
il
quale
la
ristaurazione
di
quei
principi
non
doveva
aver
luogo
per
mezzo
di
forze
straniere
;
dato
quindi
,
lo
sfratto
ad
ogni
idea
federativa
coltivata
anteriormente
,
promuovere
in
tutti
i
modi
possibili
la
creazione
di
un
solo
Stato
,
sulla
ruina
di
tutte
le
antiche
divisioni
.
L
'
esecuzione
di
tutto
questo
piano
richiedeva
un
vero
prodigio
di
acume
,
specialmente
quando
si
trattò
di
annettere
il
reame
delle
due
Sicilie
,
mantenendo
salda
la
direzione
del
movimento
nelle
mani
del
regio
governo
sedente
a
Torino
,
e
subordinando
il
movimento
all
'
egemonia
piemontese
,
messa
così
alla
rischiosa
prova
di
abbracciare
in
una
sola
volta
sì
numerose
popolazioni
.
L
'
Europa
,
posta
nel
dilemma
di
dover
scegliere
fra
un
'
Italia
unita
,
ma
monarchica
e
ordinata
,
e
un
'
Italia
in
preda
ad
una
rivoluzione
le
di
cui
conseguenze
erano
imprevedibili
,
non
avrebbe
potuto
esitare
.
Ecco
l
'
evoluzione
nel
programma
nazionale
,
rapidamente
ideata
,
alla
notizia
dei
preliminari
di
Villafranca
,
dal
genio
di
Cavour
.
E
poiché
il
genio
in
politica
non
è
altro
che
il
buon
senso
elevato
alla
sua
maggior
potenza
,
così
non
deve
recar
meraviglia
,
se
quel
concetto
trovò
un
eco
così
pronto
in
un
popolo
dotato
di
un
meraviglioso
intuito
politico
.
Per
l
'
attuazione
di
un
simile
concetto
si
presentava
un
insieme
dì
circostanze
esterne
ed
interne
favorevoli
quali
non
sogliono
ripetersi
,
per
un
popolo
,
due
volte
in
un
medesimo
millennio
:
l
'
adesione
della
Francia
alla
proposta
di
.
impedite
ogni
intervento
straniero
nella
penisola
;
l
'
entusiasmo
,
per
la
prima
volta
concorde
,
della
grande
maggioranza
degli
Italiani
.
Bisognava
afferrare
al
varco
la
fortuna
che
un
insigne
uomo
di
Stato
aveva
saputo
scoprire
e
trattenere
,
quando
pareva
già
sparita
agli
occhi
di
tutti
,
e
gettarsi
con
lei
per
la
via
ch
'
essa
ci
apriva
.
Così
incominciò
per
la
nazione
italiana
la
vera
lotta
per
l
'
esistenza
politica
,
lotta
che
la
morte
del
suo
iniziatore
non
valse
ad
interrompere
,
e
che
durò
sette
anni
;
durante
la
quale
ogni
cosa
era
subordinata
in
siffatta
guisa
alla
questione
immanente
e
incalzante
dell
'
essere
e
del
non
essere
,
che
le
discussioni
circa
agli
ordinamenti
interni
del
grande
Stato
,
improvvisato
per
mezzo
delle
annessioni
,
non
potevano
richiamare
l
'
attenzione
dei
governanti
e
dei
governati
,
se
non
per
quel
tanto
che
si
riferisse
alle
esigenze
della
necessità
suprema
dell
'
esistenza
.
Durante
questa
lotta
,
in
cui
non
c
'
era
che
una
meta
sola
,
e
una
via
sola
per
raggiungerla
,
mancava
il
posto
per
una
seria
divisione
di
partiti
.
Tutti
coloro
che
volevano
l
'
indipendenza
nazionale
,
fossero
anche
stati
per
il
passato
fautori
di
una
confederazione
di
principi
,
dovevano
favorire
l
'
idea
dell
'
unità
di
Stato
,
avendo
i
patti
di
Villafranca
reso
impossibile
ogni
idea
federativa
;
fossero
anche
stati
,
per
il
passato
,
repubblicani
,
dovevano
accettare
la
dinastia
sabauda
,
perché
questa
soltanto
forniva
alla
nazione
quegli
elementi
di
forza
e
di
credito
che
erano
indispensabili
per
condurre
a
termine
l
'
impresa
.
Fu
dunque
sotto
l
'
incubo
di
siffatta
necessità
,
ognora
presente
ed
assorbente
,
la
quale
peraltro
,
protraendosi
per
sette
anni
,
non
escludeva
l
'
altra
necessità
di
provvedere
alle
mille
esigenze
quotidiane
della
vita
di
un
grande
Stato
,
che
si
adottò
il
parlamentarismo
ad
uso
francese
,
solo
perché
aveva
funzionato
nel
Piemonte
nel
decennio
precedente
,
e
perché
sembrava
dovesse
rendere
sempre
più
difficile
un
ritorno
all
'
assolutismo
del
passato
,
senza
badare
se
quella
forma
di
sistema
rappresentativo
,
applicata
in
quel
modo
,
corrispondeva
al
genio
della
nazione
riunita
.
Fu
sotto
la
medesima
pressione
che
si
abborracciò
all
'
infretta
una
amministrazione
calcata
sulle
orme
della
francese
e
della
belga
,
intesa
allo
scopo
di
far
sparire
le
vestigie
delle
divisioni
precedenti
,
senza
verificare
se
armonizzava
con
abitudini
immutabili
e
colle
migliori
tradizioni
del
pensiero
italiano
.
Fu
per
l
'
impulso
delle
medesime
cause
,
che
furono
amalgamati
nel
medesimo
lavoro
,
uomini
di
tendenze
diversissime
,
i
quali
,
in
tempi
normali
,
si
sarebbero
naturalmente
avversati
;
e
si
videro
conservatori
convinti
compiere
,
senza
esitanza
,
atti
eminentemente
rivoluzionarî
,
e
uomini
di
tempra
invincibilmente
rivoluzionaria
,
o
di
coltura
puramente
teorica
,
assumere
funzioni
amministrative
e
d
'
indole
pratica
,
che
a
quelle
qualità
male
si
addicevano
.
La
linea
di
condotta
del
governo
italiano
,
dalla
metà
del
1859
alla
fine
del
1866
,
era
fatalmente
tracciata
.
Non
poteva
essere
che
quella
di
un
governo
provvisorio
,
di
una
dittatura
temporanea
esercitata
dalle
classi
,
le
quali
delle
esigenze
della
situazione
straordinaria
erano
in
grado
di
formarsi
l
'
idea
più
chiara
,
e
assecondata
dall
'
istinto
delle
masse
.
Il
còmpito
suo
di
legislazione
,
di
amministrazione
,
di
finanza
,
in
presenza
delle
fortezze
del
quadrilatero
occupate
dall
'
Austria
minacciosa
,
è
paragonabile
al
còmpito
del
generale
Todleben
,
che
costruiva
le
fortificazioni
di
terra
di
Sebastopoli
sotto
il
tiro
dei
cannoni
degli
alleati
.
L
'
indole
della
politica
di
quel
periodo
consiste
in
ciò
che
patrioti
di
tendenze
diverse
,
ma
in
maggioranza
conservatori
pei
loro
precedenti
,
adoperarono
,
per
raggiungere
un
fine
conservatore
per
eccellenza
,
come
era
la
creazione
della
patria
,
mezzi
eminentemente
radicali
.
Questo
contrasto
fra
i
mezzi
e
il
fine
,
in
nessun
atto
si
rivela
più
spiccato
che
nella
Convenzione
del
15
settembre
1864
.
La
transazione
colla
Francia
,
secondo
la
quale
era
provveduto
allo
sgombro
di
un
territorio
italiano
da
un
esercito
straniero
,
e
venivano
rese
meno
acute
le
difficoltà
internazionali
rispetto
al
papato
,
fu
un
provvedimento
d
'
indole
conservatrice
;
ma
esso
veniva
accompagnato
dall
'
obbligo
assunto
verso
quella
potenza
di
trasportare
la
capitale
fuori
della
culla
del
nuovo
Regno
,
provvedimento
quest
'
ultimo
d
'
indole
radicale
.
Ammesse
alcune
riserve
circa
a
pochi
fatti
,
e
trascurati
molti
particolari
,
sui
quali
ci
sarebbe
da
censurare
(
se
non
ci
fosse
da
censurare
,
con
tanta
inesperienza
amministrativa
,
e
tante
illusioni
che
regnavano
,
si
sarebbe
compìto
un
miracolo
)
,
si
può
asserire
che
governo
e
Parlamento
,
classi
dirigenti
,
popolo
,
durante
il
periodo
suddetto
,
si
sono
resi
benemeriti
,
imperocché
riuscirono
ad
attuare
le
speranze
vagheggiate
indarno
per
tanti
secoli
,
di
riunire
in
un
tutto
autonomo
e
indipendente
,
le
sparse
membra
della
stirpe
italiana
.
Per
raggiungere
siffatta
meta
le
grandi
linee
della
politica
furono
quelle
che
dovevano
essere
;
ed
anche
riguardo
ai
particolari
difettosi
,
la
nuova
Italia
non
seppe
far
nulla
di
meglio
,
quando
più
tardi
ne
ebbe
tutto
l
'
agio
.
Anche
prescindendo
dalla
politica
estera
,
la
quale
per
opera
di
Cavour
,
colle
annessioni
,
e
per
opera
di
Lamarmora
,
coll
'
alleanza
prussiana
,
fu
addirittura
splendida
,
una
parte
di
ciò
che
si
riferisce
alla
legislazione
,
alla
amministrazione
,
alle
finanze
,
alla
milizia
,
ai
lavori
pubblici
,
all
'
istruzione
,
sebbene
improvvisata
,
resistette
alla
prova
dell
'
esperienza
.
Tutto
questo
può
essere
corretto
,
accresciuto
e
reso
più
compiuto
,
ma
si
presta
a
servire
di
fondamento
a
quanto
si
dovrebbe
fare
.
Per
le
ragioni
predette
,
sarebbe
tempo
ormai
che
tanto
i
nemici
quanto
i
fautori
dell
'
Italia
nuova
cessassero
di
mettere
in
un
fascio
il
periodo
sopra
descritto
coll
'
antecedente
e
sopratutto
poi
col
susseguente
;
i
primi
per
condannare
,
in
sé
medesimi
,
i
modi
di
formazione
del
Regno
italiano
,
quasiché
ce
ne
fossero
stati
degli
altri
disponibili
per
chi
non
era
disposto
a
rinnegare
la
nazionalità
italiana
;
i
secondi
per
invocare
quei
precedenti
,
dettati
dalla
necessità
,
affine
di
giustificare
ogni
atto
compiutosi
posteriormente
,
anche
quando
si
sarebbe
potuto
fare
altrimenti
.
Stipulata
la
pace
coll
'
Austria
,
il
Regno
d
'
Italia
,
la
cui
esistenza
era
ancora
sospesa
ad
un
filo
il
giorno
prima
,
venne
a
trovarsi
collocato
tutto
ad
un
tratto
in
una
situazione
esterna
così
solida
,
che
la
maggiore
non
si
saprebbe
immaginare
.
Non
solamente
non
avversato
da
nessuno
,
non
solamente
amico
di
tutti
,
non
era
forse
anche
divenuto
parte
integrante
e
solidale
di
un
nuovo
equilibrio
scaturito
dalla
guerra
italo
prussiana
austriaca
,
per
cui
l
'
interesse
di
tutti
concorreva
a
preservarlo
da
ogni
minaccia
?
L
'
esercito
francese
non
era
forse
partito
da
Roma
?
Se
questi
risultati
l
'
Italia
li
avesse
dovuti
esclusivamente
alle
proprie
forze
e
non
ad
aiuto
straniero
,
se
gli
ultimi
fatti
d
'
armi
per
terra
e
per
mare
non
fossero
stati
sfortunati
,
si
sarebbe
potuto
dire
che
nulla
mancava
alla
sua
felicità
.
Ad
ogni
modo
,
i
risultati
c
'
erano
.
Doveva
sembrar
naturale
dunque
che
al
consolidamento
esterno
non
si
sarebbe
tardato
un
momento
a
far
corrispondere
il
consolidamento
interno
,
e
a
procurare
al
paese
quell
'
assetto
normale
a
cui
negli
anni
precedenti
era
stato
impossibile
pensare
.
[
Come
,
compiuta
quella
lotta
,
l
'
intento
di
raggiungere
il
pareggio
finanziario
abbia
sconsigliato
le
classi
dirigenti
dal
mutare
indirizzo
di
governo
.
]
E
per
verità
,
pretender
che
non
solo
una
parte
,
ma
tutto
quello
che
era
stato
creato
d
'
improvviso
,
in
materia
d
'
istituzioni
civili
,
di
legislazione
,
di
amministrazione
sotto
l
'
influenza
di
circostanze
eccezionalissime
,
dovesse
essere
scrupolosamente
mantenuto
anche
quando
tali
circostanze
più
non
esistevano
;
supporre
che
popolazioni
così
diverse
fra
loro
,
nei
precedenti
,
nella
coltura
,
nelle
tendenze
,
nelle
relazioni
sociali
,
negli
interessi
morali
ed
economici
,
solo
pel
fatto
che
,
nel
momento
del
comune
pericolo
,
avevano
cooperato
,
tenute
insieme
da
un
sentimento
patriottico
,
dovessero
senza
ripugnanza
rinunziare
per
sempre
a
quelle
ingenite
diversità
;
credere
che
le
masse
,
le
quali
si
erano
assoggettate
ad
ogni
specie
di
disagi
,
e
di
perturbazioni
di
interessi
e
di
abitudini
,
senza
mormorare
,
sino
a
tanto
che
l
'
istinto
presentava
loro
tali
sacrificî
come
necessari
,
non
dovessero
risentirsi
,
tostoché
il
medesimo
istinto
le
ebbe
fatte
accorte
,
che
quella
necessità
più
non
esisteva
o
aveva
preso
un
diverso
aspetto
,
era
contrario
ad
ogni
ragionevole
presunzione
.
Compita
l
'
impresa
e
resa
sicura
contro
i
pericoli
esterni
,
tutti
coloro
che
avevano
ad
essa
partecipato
,
popolo
,
classi
dirigenti
,
uomini
parlamentari
,
dovevano
trovarsi
indotti
a
far
ritorno
alle
proprie
inclinazioni
rispettive
,
modificate
,
finché
si
vuole
,
nelle
applicazioni
,
per
le
mutate
condizioni
generali
della
patria
,
ma
indelebili
nell
'
essenza
.
Naturam
expellas
furca
,
tamen
usque
recurret
.
Mettersi
a
capo
di
siffatte
naturali
tendenze
,
per
dar
loro
un
indirizzo
più
conforme
alla
nuova
situazione
del
paese
,
avrebbe
potuto
essere
il
nuovo
còmpito
dei
partiti
.
Durante
la
lotta
per
la
vita
,
si
erano
formati
nel
Parlamento
due
partiti
,
denominati
l
'
uno
di
Destra
,
l
'
altro
di
Sinistra
.
La
loro
ragion
d
'
essere
rispettiva
si
rassomigliava
assai
.
Se
si
guardava
ai
precedenti
degli
uomini
che
li
componevano
,
si
trovavano
dei
precedenti
molto
rivoluzionarî
anche
in
non
pochi
che
militavano
nel
campo
della
Destra
,
e
che
non
permettevano
si
distinguessero
,
per
questo
titolo
,
dai
loro
colleghi
di
Sinistra
;
se
si
guardava
allo
scopo
a
cui
si
tendeva
,
non
era
esso
il
medesimo
?
e
i
mezzi
per
raggiungerlo
adottati
dal
partito
di
Destra
governante
,
potevano
essere
forse
più
radicali
?
L
'
unica
distinzione
fra
i
due
partiti
,
non
consisteva
se
non
in
questo
,
che
la
Destra
intendeva
che
la
direzione
del
movimento
nazionale
stesse
nelle
mani
del
governo
,
e
la
Sinistra
che
il
governo
si
lasciasse
un
po
'
più
rimorchiare
dalla
corrente
popolare
,
una
distinzione
impossibile
a
stabilirsi
nettamente
,
nell
'
ordine
delle
idee
.
Dopo
il
1866
invece
,
un
punto
di
partenza
più
razionale
e
più
pratico
per
una
divisione
di
partiti
,
era
divenuta
possibile
,
la
Destra
dovendo
essere
supposta
inclinata
a
promuovere
una
revisione
dell
'
interno
ordinamento
,
in
senso
più
conservatore
;
la
Sinistra
,
in
senso
opposto
.
Se
non
che
,
terminata
la
lotta
per
la
vita
,
le
abitudini
contratte
in
sette
anni
consecutivi
di
un
medesimo
indirizzo
,
ebbero
forza
abbastanza
per
far
sì
che
e
governo
e
classi
dirigenti
,
non
mostrassero
accorgersi
del
mutamento
essenziale
avvenuto
nella
situazione
del
paese
.
Nulla
è
cambiato
in
Italia
,
non
ci
sono
che
i
Veneti
di
più
,
sembrava
che
si
dicesse
.
E
sì
che
le
elezioni
del
1865
avevano
lasciato
trapelare
quali
umori
,
per
solo
ritardo
frapposto
dalle
circostanze
al
trionfo
della
lotta
per
l
'
indipendenza
,
fermentassero
nel
paese
.
Perché
poterono
le
abitudini
esercitar
tanto
potere
?
Non
si
vedeva
forse
che
le
condizioni
interne
dell
'
Italia
,
a
causa
vinta
,
lasciavano
molto
a
desiderare
?
Lo
si
vedeva
,
e
tutti
ne
parlavano
;
ma
ripugnava
ai
più
il
ricercare
le
vere
cause
di
ciò
.
Quali
dunque
erano
queste
?
Il
legittimo
compiacimento
per
tante
generazioni
contrastato
,
di
veder
raccolte
tutte
le
popolazioni
italiane
in
una
casa
sola
e
il
timore
di
ricadere
nelle
antiche
divisioni
,
avevano
indotto
i
legislatori
e
le
classi
politiche
,
animate
da
ardente
patriottismo
,
ma
pochissimo
esperte
nelle
cose
d
'
amministrazione
,
a
spingere
l
'
accentramento
governativo
a
proporzioni
assurde
,
esagerando
l
'
esempio
della
vicina
Francia
,
dove
quell
'
accentramento
è
il
prodotto
di
una
lunga
preparazione
storica
.
Il
governo
centrale
incaricato
di
pensare
a
tutto
e
provvedere
a
tutto
,
fino
alla
nomina
del
bidello
di
un
ginnasio
o
dell
'
usciere
di
sotto
prefettura
;
la
sorte
di
ogni
cittadino
e
le
decisioni
intorno
alle
cose
sue
,
esclusivamente
devolute
agli
uffici
ministeriali
della
capitale
,
sotto
alla
controlleria
,
s
'
intende
bene
,
del
Parlamento
;
ecco
il
pensiero
animatore
dell
'
assetto
amministrativo
del
nuovo
Stato
.
Or
bene
,
siccome
a
questi
ufficî
presiedono
i
ministri
,
e
la
sorte
dei
ministri
dipende
dai
deputati
,
l
'
accentramento
amministrativo
ebbe
per
conseguenza
l
'
accentramento
nei
deputati
di
ogni
specie
di
influenze
.
Non
esiste
cosa
che
più
dell
'
accentramento
amministrativo
francese
,
esagerato
,
sia
incompatibile
col
parlamentarismo
inglese
;
accoppiati
,
l
'
accentramento
amministrativo
snatura
lo
spirito
parlamentare
,
nel
mentre
che
il
parlamentarismo
guasta
l
'
amministrazione
.
Il
parlamentarismo
,
perché
funzioni
a
dovere
,
suppone
il
discentramento
,
o
istituzionale
o
territoriale
,
secondo
il
quale
,
o
tutti
i
grandi
interessi
abbiano
vita
autonoma
,
o
,
per
lo
meno
,
la
giustizia
amministrativa
sia
messa
a
comoda
portata
dei
cittadini
.
L
'
amministrazione
accentrata
,
alla
sua
volta
,
perché
adempia
il
proprio
uffizio
,
richiede
una
divisione
assoluta
di
competenze
,
una
rigorosa
controlleria
,
nessuna
ingerenza
estranea
che
s
'
intrometta
;
così
perfino
nei
governi
assoluti
si
riesce
a
porgere
ai
cittadini
una
certa
quale
garanzia
di
giustizia
assoluta
e
di
giustizia
distributiva
.
Ma
in
Italia
,
la
mancanza
di
discentramento
,
tanto
istituzionale
quanto
territoriale
,
riduce
tutti
i
beneficî
della
libertà
al
solo
poter
dire
,
per
torto
o
per
traverso
,
il
proprio
pensiero
,
o
a
voce
o
in
iscritto
,
e
alla
soddisfazione
di
nominare
i
deputati
onnipotenti
.
Quindi
non
basta
lo
Statuto
,
perché
i
cittadini
italiani
possano
pretendere
di
essere
pari
nell
'
esercizio
della
libertà
a
quelli
di
altri
paesi
,
che
hanno
il
modo
di
ingerirsi
,
sotto
molte
forme
diverse
,
negli
interessi
amministrativi
del
grande
consorzio
.
Tutto
essendo
nelle
mani
del
potere
centrale
,
i
cittadini
italiani
,
per
non
rimanere
danneggiati
,
ricorrono
al
rispettivo
deputato
,
perché
voglia
premere
sopra
il
ministro
e
indur
questo
a
premere
a
sua
volta
sugli
uffici
amministrativi
da
lui
dipendenti
,
affinché
soddisfacciano
al
desiderio
loro
,
più
o
meno
legittimo
.
Il
deputato
può
non
aderire
,
è
vero
,
all
'
importuna
sollecitazione
,
e
spesso
non
aderisce
;
così
pure
il
ministro
può
rifiutare
il
proprio
appoggio
ai
deputato
che
si
fa
organo
della
sollecitazione
,
e
spesso
lo
rifiuta
.
Sta
bene
.
Ma
in
questo
caso
il
deputato
può
esser
certo
di
non
aver
il
suffragio
di
quel
cittadino
,
nelle
future
elezioni
,
il
ministro
di
non
potere
contare
sul
voto
di
quel
deputato
,
nel
Parlamento
.
Per
conseguenza
,
siccome
la
vita
non
può
alimentarsi
esclusivamente
con
discorsi
politici
,
ne
consegue
che
la
mancanza
di
un
ordinamento
amministrativo
posto
al
riparo
di
qualunque
indebita
ingerenza
,
rende
peggiore
la
condizione
dei
cittadini
italiani
,
per
tutto
ciò
che
si
riferisce
agli
interessi
giornalieri
dipendenti
dal
governo
,
di
quella
dei
cittadini
di
uno
Stato
assoluto
,
ma
paterno
e
buon
massaio
;
dal
che
l
'
adagio
,
che
si
stava
meglio
quando
si
stava
peggio
.
Ciò
essendo
,
come
mai
si
sarebbe
potuto
togliere
dalla
mente
di
un
buon
borghese
che
,
in
quel
tempio
remoto
e
misterioso
,
quale
è
un
ministero
della
capitale
,
dove
si
dispensa
il
bene
e
il
male
,
dove
non
si
accede
se
non
per
l
'
intermezzo
di
pochi
iniziati
e
dei
sacerdoti
autorizzati
,
che
sono
i
deputati
,
non
si
compiano
riti
assai
brutti
e
sufficienti
a
spiegare
dove
vadano
a
finire
malamente
tanti
danari
,
che
vengono
tolti
dalle
tasche
dei
contribuenti
?
Quando
infieriva
la
peste
di
Milano
chi
avrebbe
potuto
impedire
che
non
si
credesse
agli
untori
,
una
volta
messa
in
giro
questa
superstizione
?
La
pubblica
amministrazione
in
Italia
si
è
mantenuta
effettivamente
,
sia
detto
a
sua
lode
,
una
delle
meno
corrotte
che
si
conoscano
in
Europa
e
in
America
.
Ma
alcuni
fatti
di
corruzione
si
verificarono
,
come
era
da
aspettarsi
,
in
mezzo
a
tanto
affastellamento
di
uomini
nuovi
e
di
affari
nuovi
.
Se
non
che
il
pubblico
,
eccitato
ai
sospetti
,
e
non
posto
in
condizione
di
veder
chiaro
in
quell
'
affastellamento
,
come
avrebbe
potuto
astenersi
dal
credere
che
i
fatti
di
corruzione
,
isolati
,
non
fossero
invece
lo
specchio
,
in
ristretto
,
di
tutto
quanto
accadeva
negli
uffici
dello
Stato
?
Or
bene
,
la
novità
delle
istituzioni
e
la
gioia
della
conquistata
indipendenza
nei
primi
anni
,
i
pericoli
incessanti
che
stavano
sospesi
sull
'
esistenza
della
patria
negli
anni
seguenti
,
avevan
fatto
si
che
sulle
prime
non
si
sentisse
molto
acutamente
il
male
del
sistema
vigente
.
L
'
ideale
della
patria
da
una
parte
,
l
'
inesperienza
relativamente
alla
influenza
che
si
poteva
esercitare
per
mezzo
del
deputato
,
avevano
servito
di
correttivo
.
Ma
,
soddisfatta
l
'
aspirazione
nazionale
colla
stipulazione
della
pace
coll
'
Austria
,
vedendo
ritardarsi
il
conseguimento
di
quei
beni
materiali
che
gli
iniziatori
della
rivoluzione
nazionale
avevano
fatto
balenare
agli
occhi
delle
popolazioni
,
e
soltanto
,
invece
,
aumentarsi
le
imposte
,
si
riprese
l
'
abitudine
ereditata
dall
'
epoca
della
signoria
straniera
e
dell
'
assolutismo
,
di
considerare
il
governo
,
non
già
come
il
mandatario
della
volontà
collettiva
della
nazione
,
ma
come
un
nemico
;
tanto
più
che
non
era
mai
stata
perduta
l
'
altra
abitudine
di
raffigurarselo
come
un
ente
,
dal
solo
beneplacito
del
quale
dipende
che
tutto
proceda
bene
o
male
nel
paese
.
Perdutosi
di
vista
ogni
ideale
,
incominciò
a
degenerare
sempre
più
il
concetto
della
deputazione
politica
,
ridotta
ad
essere
considerata
come
un
ufficio
di
sollecitatore
degli
interessi
locali
e
di
quelli
dei
singoli
elettori
,
facessero
o
non
facessero
a
pugni
tali
interessi
col
bene
della
nazione
;
e
nelle
elezioni
incominciò
ad
essere
praticato
il
sistema
della
selezione
,
ma
in
senso
inverso
di
quello
che
,
secondo
il
Darwin
,
si
effettua
nella
natura
.
In
non
pochi
collegi
elettorali
,
stante
il
numero
relativamente
scarso
degli
investiti
del
diritto
di
eleggere
,
e
il
numero
relativamente
forte
di
quelli
che
,
per
progetto
od
indifferenza
,
si
astengono
dall
'
esercitarlo
,
si
era
riusciti
ad
infeudare
una
maggioranza
sicura
a
questa
o
a
quella
setta
,
tanto
che
il
collegio
non
poteva
più
funzionare
a
beneficio
della
nazione
,
se
non
col
beneplacito
della
setta
.
Ai
partiti
parlamentari
,
i
quali
,
se
non
erano
mai
stati
una
realtà
durante
la
lotta
per
l
'
esistenza
,
avevano
almeno
esistito
in
aspirazione
,
si
erano
andate
sostituendo
le
clientele
,
tradizione
dell
'
antichissima
Italia
,
costituite
per
l
'
unico
scopo
,
o
di
farsi
del
governo
uno
strumento
cieco
degli
interessi
e
delle
piccole
ambizioni
dalle
clientele
patrocinate
,
o
di
abbatterlo
,
qualora
resistesse
.
Che
poi
le
sessioni
parlamentari
si
prolungassero
sterilmente
all
'
infinito
,
disgustando
i
migliori
dal
parteciparvi
,
è
una
conseguenza
inevitabile
di
tutto
questo
.
L
'
educazione
delle
classi
politiche
in
Italia
non
poteva
essere
eccellente
,
perché
non
aveva
avuta
occasione
di
formarsi
.
Né
il
reggimento
degli
antichi
governi
,
né
le
peripezie
e
le
emozioni
da
cui
si
era
appena
usciti
,
erano
circostanze
favorevoli
a
promuoverla
;
però
le
discussioni
parlamentari
avrebbero
potuto
contribuire
ad
affrettarla
,
quelle
discussioni
cioè
alle
quali
partecipavano
,
rivestiti
di
maggiore
o
di
minor
influenza
,
gli
uomini
più
eminenti
di
tutti
i
partiti
.
E
tanto
più
che
,
riguardo
a
molti
argomenti
d
'
indole
positiva
,
furono
forniti
in
seno
del
Parlamento
tali
schiarimenti
da
illuminare
completamente
il
paese
,
da
distruggere
un
'
infinità
di
pregiudizî
,
da
mettere
il
pubblico
al
fatto
della
vera
situazione
delle
cose
.
Ma
che
cosa
si
sapeva
nel
pubblico
delle
discussioni
del
Parlamento
,
se
non
dai
resoconti
che
si
stampano
,
molti
giorni
dopo
,
nella
Gazzetta
Ufficiale
,
e
che
perciò
nessuno
legge
,
ovvero
dai
monchi
estratti
dei
giornali
,
i
quali
,
quasi
sempre
per
ignoranza
delle
materie
trattate
,
talvolta
anche
per
ispirito
di
parte
,
sogliono
svisare
affatto
il
senso
delle
cose
dette
?
Non
si
è
mai
veduto
qualche
cosa
di
simile
in
nessun
paese
d
'
Europa
.
Un
gran
numero
di
elettori
,
forse
la
maggioranza
,
per
una
lunga
serie
d
'
anni
,
ha
letto
,
nei
propri
giornali
,
dei
resoconti
parlamentari
,
i
quali
hanno
a
fare
con
ciò
che
è
stato
detto
realmente
,
come
colle
discussioni
del
Parlamento
delle
isole
Sandwich
!
!
Questo
fu
il
costante
ed
esclusivo
nutrimento
della
loro
intelligenza
.
È
un
fatto
di
grande
importanza
,
e
che
ha
avuto
grandi
conseguenze
nelle
elezioni
,
ma
a
cui
non
si
è
posto
attenzione
in
quella
serra
calda
,
nella
quale
i
rappresentanti
della
nazione
si
tengono
segregati
dalla
nazione
*
.
Se
non
che
le
discussioni
serie
,
e
condotte
dagli
oratori
più
autorevoli
,
andarono
diventando
sempre
meno
frequenti
,
e
ciò
tolse
anche
quel
poco
d
'
influenza
buona
che
il
Parlamento
poteva
esercitare
sull
'
opinione
pubblica
per
mezzo
di
quei
poveri
resoconti
,
e
ne
produsse
invece
,
indirettamente
,
una
perniciosa
,
che
non
possiamo
passare
sotto
silenzio
.
Liberata
la
patria
,
sembrava
dover
esser
giunto
il
momento
,
in
cui
tutte
le
persone
,
anche
di
mediocre
coltura
,
si
dovessero
occupare
da
senno
di
quelle
molte
questioni
,
in
apparenza
modeste
ma
di
vitale
importanza
per
l
'
andamento
normale
della
cosa
pubblica
,
di
quelle
questioni
,
le
quali
sogliono
pur
assorbire
la
massima
parte
della
attività
intellettuale
di
altri
popoli
.
Le
idee
elaborate
nel
seno
del
paese
da
un
'
opinione
pubblica
seria
,
vengono
poi
discusse
nel
Parlamento
,
e
sogliono
stabilire
una
tale
solidarietà
fra
le
classi
politiche
rappresentate
e
i
loro
mandatarî
,
e
promuovono
un
tale
soffio
di
vita
sana
e
feconda
in
tutto
l
'
organismo
dello
Stato
,
che
questo
vien
posto
al
riparo
da
ogni
pericolo
di
corrompersi
.
Ma
come
era
ciò
possibile
in
mezzo
a
tanta
anarchia
prodotta
dal
mostruoso
connubio
dell
'
accentramento
amministrativo
coll
'
accentramento
parlamentare
?
Invece
lo
spettacolo
delle
sterili
ma
appassionate
diatribe
personali
,
dell
'
armeggio
partigiano
,
delle
frequenti
crisi
ministeriali
,
che
presentava
la
Camera
elettiva
,
essendo
soggetti
molto
acconci
a
destare
la
curiosità
,
distraeva
le
menti
della
maggioranza
delle
classi
politiche
,
e
le
distoglieva
dal
riflettere
ai
veri
interessi
del
paese
.
Inoltre
molta
parte
della
stampa
,
vedendo
che
aumentava
la
sua
diffusione
quanto
più
pasceva
il
pubblico
di
quello
spettacolo
,
contribuiva
ad
aumentare
la
distrazione
.
Sparite
le
trepidazioni
della
lotta
per
l
'
esistenza
nazionale
,
durante
la
quale
le
classi
politiche
,
avendo
davanti
a
sé
una
meta
nobilissima
ed
elevatissima
,
erano
state
mirabili
per
tatto
e
per
serietà
,
l
'
incessante
fantasmagoria
che
si
rappresentava
sulla
scena
parlamentare
,
fece
perder
di
vista
questa
verità
,
che
cioè
l
'
esistenza
nazionale
non
bastava
,
che
essa
aveva
urgente
bisogno
di
essere
rassodata
,
e
che
non
era
con
quella
fantasmagoria
che
ciò
si
sarebbe
ottenuto
.
Egli
è
per
questo
che
venne
in
grandissimo
fiore
,
e
si
costituì
sovrana
,
la
cosidetta
politica
da
caffè
,
la
quale
non
si
alimenta
che
di
crisi
ministeriali
,
di
pettegolezzi
parlamentari
,
di
connubii
,
di
alleanze
esterne
,
di
convegni
di
potentati
,
e
si
lamenta
se
i
giornali
non
le
somministrano
ogni
giorno
un
po
'
di
siffatta
merce
.
Insomma
,
sotto
l
'
azione
di
queste
cause
,
si
era
finito
per
cadere
nel
seguente
circolo
vizioso
:
instabilità
di
governo
,
ridotto
ormai
a
non
essere
altro
che
una
continua
fantasmagoria
di
uomini
che
vanno
e
vengono
,
non
già
pei
meriti
e
demeriti
loro
,
ma
quali
strumenti
di
un
proteiforme
giuoco
d
'
influenze
di
persone
,
di
gruppi
di
persone
e
di
coalizioni
che
nascono
e
muoiono
all
'
infuori
di
qualunque
pubblico
interesse
,
e
senza
che
il
paese
sappia
il
perché
;
infelice
gestione
dei
pubblici
affari
per
cagione
della
instabilità
di
governo
;
disagio
generale
prodotto
da
quella
infelice
gestione
;
malcontento
prodotto
dal
disagio
;
cattive
elezioni
parlamentari
ispirate
dal
malcontento
;
instabilità
di
governo
,
in
conseguenza
di
cattive
elezioni
;
quindi
,
da
capo
.
Il
regionalismo
,
escluso
dalle
cose
amministrative
dove
sarebbe
stato
a
suo
posto
(
e
Dio
ne
guardi
a
parlarne
!
)
,
entrato
trionfalmente
e
insediato
,
come
se
nulla
fosse
,
nell
'
aula
legislativa
della
nazione
.
Tutte
queste
cose
si
vedevano
e
si
lamentavano
.
Per
poco
che
si
fosse
approfondita
la
questione
,
non
sarebbe
stato
nemmeno
difficile
scoprire
la
radice
del
male
.
Avrebbe
dovuto
apparir
evidente
che
il
giorno
,
in
cui
si
fosse
provveduto
a
discentrare
l
'
amministrazione
,
in
parte
istituzionalmente
,
in
parte
territorialmente
,
per
il
solo
fatto
che
un
certo
numero
d
'
affari
,
i
quali
oggi
si
affastellano
negli
uffici
della
capitale
,
verrebbero
disimpegnati
a
miglior
portata
degli
amministrati
,
ed
altri
sottratti
all
'
ingerenza
del
Parlamento
,
e
affidati
alle
provincie
od
a
consorzi
di
provincie
,
molti
degli
accennati
inconvenienti
cesserebbero
da
sé
;
e
il
giorno
in
cui
si
fosse
modificata
la
base
elettorale
politica
,
verrebbe
ridotta
in
pezzi
una
gran
parte
di
quella
rete
di
clientele
e
di
combriccole
che
sono
riuscite
a
sostituirsi
al
sincero
verdetto
del
paese
;
il
quale
paese
,
nella
sua
maggioranza
,
non
cessava
d
'
invocare
quiete
,
sicurezza
del
domani
,
e
buon
governo
,
e
quindi
non
poteva
presumersi
fedelmente
rappresentato
da
'
suoi
più
turbolenti
mandatarî
.
E
la
ristaurazione
stessa
delle
finanze
,
non
sarebbe
forse
divenuta
meno
ardua
,
se
si
fossero
tolte
tante
cause
perturbatrici
,
da
noi
dimostrate
inseparabili
dal
mantenimento
integrale
dell
'
assetto
interno
che
era
stato
improvvisato
nei
primordi
dell
'
esistenza
dello
Stato
?
Come
mai
avvenne
dunque
che
le
classi
dirigentiuscite
fuor
del
pelago
alla
riva
non
si
risolvettero
ad
inaugurare
un
nuovo
indirizzo
interno
?
I
motivi
sono
tre
.
L
'
Italia
aveva
acquistato
l
'
indipendenza
,
ma
non
era
stata
fortunata
in
guerra
,
e
ne
era
conseguito
,
anche
per
questo
,
un
grande
accasciamento
.
Or
bene
,
il
malcontento
che
infieriva
,
soleva
essere
attribuito
interamente
a
quell
'
accasciamento
,
e
si
sperava
che
,
passato
un
po
'
di
tempo
,
senza
alcuna
mutazione
nell
'
assetto
delle
cose
interne
,
ogni
cosa
avrebbe
potuto
camminare
in
via
normale
.
Per
i
patrioti
insigni
che
presiedettero
al
rivolgimento
nazionale
,
il
trionfo
dell
'
idea
italiana
era
un
tal
bene
impareggiabile
,
che
presto
,
sembrava
loro
,
avrebbe
stornate
le
menti
da
ogni
inconveniente
accessorio
.
L
'
ordinamento
vigente
aveva
fatto
buona
prova
durante
i
più
terribili
cimenti
;
perché
non
avrebbe
continuato
a
farla
?
Quegli
uomini
benemeriti
,
proclivi
al
dottrinarismo
e
incanutiti
nel
costante
pensiero
della
patria
italiana
,
si
meravigliavano
che
si
potesse
attribuire
molta
importanza
a
qualche
imposta
di
più
o
a
qualche
inconveniente
amministrativo
.
Essi
giudicavano
tutti
gli
altri
da
sé
stessi
,
e
dimenticavano
che
il
più
degli
uomini
,
quando
ha
ottenuto
un
bene
,
lo
dimentica
facilmente
e
va
in
traccia
di
un
altro
.
Non
si
accorgevano
che
cresceva
una
nuova
generazione
,
la
quale
non
aveva
conosciuta
l
'
Italia
schiava
e
non
aveva
potuto
stabilire
,
per
esperienza
propria
,
il
confronto
fra
ciò
che
si
era
prima
con
ciò
che
si
era
divenuti
.
Per
la
generazione
che
tramontava
,
l
'
indipendenza
e
l
'
unità
d
'
Italia
erano
la
meta
;
per
la
nuova
,
quest
'
ultima
non
era
che
un
punto
di
partenza
per
raggiungere
altre
mete
.
In
secondo
luogo
,
ogni
sistema
anche
difettoso
crea
degli
interessi
impegnati
a
conservarlo
.
Un
tentativo
nel
senso
d
'
introdurre
mutamento
nel
medesimo
,
avrebbe
sollevato
infinite
difficoltà
,
le
quali
avrebbero
sempre
più
complicata
la
situazione
.
Si
aggiunga
che
una
modificazione
d
'
indirizzo
interno
,
avrebbe
avuto
per
conseguenza
inevitabile
di
sciogliere
,
stante
la
difficoltà
di
mettersi
d
'
accordo
circa
ad
alcuni
punti
essenziali
,
quel
sodalizio
composto
di
uomini
diversi
d
'
indole
,
ma
tenuti
insieme
dalla
lunga
abitudine
,
dalla
stima
reciproca
e
dalle
reminiscenze
della
lotta
recente
combattuta
nelle
medesime
file
.
Finalmente
,
la
preziosa
indipendenza
si
era
ottenuta
bensì
,
ma
a
patto
di
introdurre
il
corso
forzoso
;
e
le
nostre
finanze
si
presentavano
con
un
grosso
disavanzo
.
Era
una
questione
d
'
onore
per
l
'
Italia
cansare
l
'
onta
del
fallimento
,
adempire
gli
impegni
che
aveva
contratti
allo
scopo
di
costituirsi
,
affrettarsi
ad
aumentare
i
cespiti
delle
pubbliche
entrate
.
Or
bene
,
non
appariva
forse
un
'
idea
inconsulta
quella
di
complicare
i
provvedimenti
intesi
a
colpire
sempre
più
i
contribuenti
,
sia
con
quelli
richiesti
per
riordinare
l
'
amministrazione
,
sia
,
con
una
riforma
elettorale
?
Per
questi
motivi
le
classi
dirigenti
non
posero
nemmeno
in
discussione
l
'
idea
di
introdurre
profonde
riforme
;
e
i
capi
della
Destra
si
rivolsero
con
raddoppiato
vigore
,
e
con
successo
,
all
'
impresa
di
pareggiare
il
bilancio
,
non
lasciandosi
distrarre
o
sgomentare
,
né
dalla
immensa
impopolarità
a
cui
andavano
incontro
,
né
dalle
volgari
e
atroci
accuse
di
cui
si
vedevano
così
ingiustamente
fatti
bersaglio
.
Sarebbe
oggi
inutile
indagare
se
i
capi
della
Destra
bene
si
apponessero
con
siffatti
ragionamenti
;
se
non
era
cosa
troppo
ardita
pretendere
che
un
paese
si
lasci
indurre
,
per
anni
,
a
limitare
tutte
le
sue
aspirazioni
al
solo
pagare
più
di
prima
per
lo
scopo
di
saldare
i
conti
della
rivoluzione
;
e
se
invece
la
prospettiva
di
qualche
interna
riforma
non
sarebbe
stata
acconcia
a
rendere
più
sopportabile
il
peso
delle
imposte
.
Di
questo
argomento
l
'
autore
del
presente
lavoro
ebbe
occasione
di
occuparsi
nel
suo
libro
pubblicato
nel
1868
,
sotto
il
titolo
:
Le
condizioni
della
cosa
pubblica
in
Italia
dopo
il
1866
.
Il
fatto
è
che
quegli
uomini
egregi
non
si
lasciarono
smuovere
dalle
vie
nelle
quali
s
'
erano
inoltrati
.
Intanto
,
in
mezzo
alla
confusione
d
'
idee
dominante
e
crescente
nel
seno
di
un
pubblico
ancora
così
poco
educato
alla
vita
politica
,
e
sistematicamente
sviato
dal
retto
apprezzamento
delle
realità
della
situazione
interna
,
in
mezzo
a
tante
bieche
insinuazioni
che
trovavano
facile
accoglienza
e
che
rinfocolavano
il
malcontento
,
lo
scoraggiamento
e
il
disgusto
,
l
'
opposizione
aveva
buon
gioco
,
imperocché
non
tralasciava
di
far
intravedere
che
se
fosse
salita
essa
al
governo
,
tutto
si
sarebbe
mutato
in
meglio
,
come
per
incanto
.
Aumento
di
spese
per
moltiplicare
le
forze
produttive
d
'
Italia
,
e
,
in
pari
tempo
,
diminuzione
d
'
imposte
;
riforme
dell
'
amministrazione
,
e
appagamento
di
tutti
i
desiderî
del
popolo
italiano
.
Tutta
la
differenza
pertanto
fra
il
partito
di
Destra
e
quello
di
Sinistra
,
durante
questo
nuovo
periodo
,
consistette
in
questo
,
che
il
primo
stava
al
governo
,
che
ne
sentiva
tutta
la
responsabilità
e
credeva
non
poter
reggere
lo
Stato
diversamente
di
così
,
se
si
voleva
raggiungere
il
pareggio
finanziario
;
mentre
il
secondo
,
supponendosi
dispensato
da
ogni
responsabilità
e
da
ogni
obbligo
di
concretare
le
proprie
idee
,
sosteneva
in
genere
che
si
sarebbe
potuto
governare
molto
meglio
.
L
'
opposizione
sarebbe
anche
salita
al
potere
molto
prima
del
1876
,
se
la
campagna
del
pareggio
non
fosse
stata
interrotta
dall
'
episodio
della
presa
di
Roma
.
Lo
scrivente
tralascerà
di
parlare
della
politica
seguìta
dal
governo
nel
1870
rispetto
a
Roma
,
perché
potrebbe
essere
accagionato
di
parzialità
,
avendola
,
a
suo
tempo
,
pubblicamente
disapprovata
.
Per
debito
di
giustizia
peraltro
,
lo
scrivente
non
tralascierà
di
ricordare
che
,
allorché
si
trattò
di
trasferire
la
capitale
da
Firenze
a
Roma
,
avendo
egli
osservato
,
in
una
seduta
della
Camera
vitalizia
,
non
sembrargli
che
la
breccia
di
Porta
Pia
fosse
precisamente
uno
dei
mezzi
morali
per
aver
Roma
,
di
quei
mezzi
morali
i
quali
,
secondo
Cavour
e
la
sua
scuola
,
erano
i
soli
raccomandabili
coll
'
aiuto
del
tempo
,
un
illustre
amico
e
contradditore
,
in
quella
occasione
,
gli
diede
una
risposta
che
ci
piace
trascrivere
.
Conveniva
sospendere
,
diss
'
egli
,
ogni
giudizio
meno
favorevole
,
imperocché
Roma
è
la
città
delle
cose
più
maravigliose
che
si
siano
prodotte
nel
seno
del
genere
umano
,
la
grandezza
latina
,
il
diritto
romano
,
e
più
tardi
lo
splendore
del
governo
della
Chiesa
cattolica
;
ed
ora
la
nazione
italiana
,
trasportando
la
sua
capitale
nella
città
dei
prodigi
,
è
impossibile
non
s
'
inspiri
alla
memoria
di
tanta
gloria
passata
,
e
non
sappia
trovare
in
sé
stessa
la
soluzione
dei
problemi
che
le
rimangono
tuttora
da
risolvere
.
Veramente
di
prodigi
non
ne
abbiamo
visti
.
Ma
bisogna
ammettere
che
una
vittoria
politica
importantissima
,
a
beneficio
della
nazione
,
fu
riportata
in
Roma
.
Se
a
Torino
furono
gettate
le
basi
dell
'
unità
nazionale
,
se
a
Firenze
si
stipulò
l
'
alleanza
italo
prussiana
,
la
quale
mutò
la
faccia
dell
'
Italia
e
dell
'
Europa
,
a
Roma
raggiungemmo
il
pareggio
.
Marco
Minghetti
in
principio
del
1876
fu
in
grado
di
annunciare
al
paese
che
finalmente
eravamo
entrati
nel
porto
dell
'
equilibrio
finanziario
.
Quell
'
annuncio
fu
l
'
estremo
anelito
della
Destra
.
Essa
era
riuscita
a
toccare
anche
questa
meta
,
ma
v
'
era
giunta
lacera
,
dissanguata
e
in
fin
di
vita
.
I
Centri
parlamentari
dissero
allora
a
sé
stessi
:
ora
che
si
ha
il
pareggio
,
perché
non
potrebbe
arrivare
al
potere
la
Sinistra
?
A
non
prendere
ombra
di
questa
eventualità
,
il
paese
s
'
era
già
abituato
da
parecchi
anni
,
a
poco
a
poco
.
La
Destra
moriva
dignitosamente
,
di
morte
naturale
,
nel
mese
di
marzo
1876
,
lasciando
il
posto
ai
suoi
avversarî
.
Fondare
lo
Stato
e
liquidare
le
spese
di
quella
fondazione
,
era
stata
la
sua
ragione
d
'
essere
.
Se
fosse
rimasta
al
potere
,
il
suo
còmpito
sarebbe
stato
di
perfezionare
,
correggere
e
rassodare
l
'
opera
fondata
.
Avrebbe
essa
avuto
forza
sufficiente
a
questo
,
così
scarsa
di
numero
,
divenuta
così
impopolare
,
e
appoggiata
sui
soli
elementi
da
cui
era
costituita
,
senza
allargare
le
proprie
basi
?
Ne
dubitiamo
assai
.
Se
i
suoi
avversarî
fossero
meglio
di
lei
in
grado
di
assumere
quel
còmpito
,
il
fatto
lo
avrebbe
dimostrato
.
Era
necessario
ormai
,
nell
'
interesse
delle
istituzioni
,
che
la
Sinistra
venisse
assunta
al
governo
e
fosse
presa
in
parola
.
L
'
educazione
politica
di
un
paese
non
si
fa
mai
abbastanza
bene
né
coi
ragionamenti
dei
pubblicisti
,
né
cogli
esempî
di
altri
paesi
,
ma
,
come
avviene
per
gli
individui
giovani
riguardo
al
vivere
sociale
,
solo
coll
'
esperienza
propria
.
[
Come
l
'
assunzione
della
sinistra
al
potere
sia
stata
una
conseguenza
logica
della
situazione
preparata
dalla
destra
,
e
quali
effetti
abbia
prodotto
rispetto
al
paese
.
]
Tutto
era
predisposto
pertanto
per
il
trionfo
della
Sinistra
parlamentare
,
e
nel
marzo
1876
questa
prese
in
mano
le
redini
dello
Stato
.
Giammai
crisi
ministeriale
ebbe
così
piena
giustificazione
come
questa
.
Il
deputato
Depretis
fa
chiamato
al
governo
;
e
la
maggioranza
del
paese
,
specialmente
nelle
provincie
del
mezzogiorno
,
salutò
l
'
avvenimento
con
grandissimo
tripudio
,
e
lo
avvalorò
eleggendo
,
nell
'
autunno
seguente
,
una
camera
composta
per
quattro
quinti
di
avversarî
della
antica
Destra
.
La
dimostrazione
non
poteva
essere
né
più
esplicita
né
più
solenne
.
Il
discorso
programma
pronunciato
dal
nuovo
presidente
dei
ministri
in
un
banchetto
tenutosi
a
Stradella
,
era
di
una
mirabile
elasticità
,
acconcio
a
lusingare
tutti
i
desiderî
di
coloro
,
che
vagheggiavano
un
indirizzo
diverso
da
quello
seguìto
fino
allora
,
senza
nulla
determinare
.
In
pari
tempo
i
precedenti
dell
'
onor
.
Depretis
,
lo
additavano
,
e
meritamente
,
come
un
uomo
che
aveva
già
fatto
esperienza
delle
cose
di
governo
,
e
che
perciò
si
sarebbe
tenuto
alieno
da
ogni
utopia
,
La
pretesa
dei
vincitori
alla
qualifica
di
liberali
e
di
progressisti
per
antonomasia
,
trovò
poco
eco
nel
paese
e
fu
accettata
come
un
modo
di
dire
,
tutt
'
al
più
;
imperocché
tra
le
accuse
,
sotto
il
peso
delle
quali
aveva
dovuto
la
Destra
cedere
il
posto
,
la
maggiore
non
era
punto
quella
di
essere
antiliberale
o
antiprogressista
.
Invece
la
qualifica
che
andò
al
cuore
delle
moltitudini
,
e
su
cui
esse
insistettero
nel
parlare
di
quell
'
avvenimento
,
si
riassumeva
nella
parola
riparazione
.
Sì
,
certamente
.
La
Sinistra
era
chiamata
a
riparare
alla
enormezza
e
alla
vessatorietà
delle
imposte
,
allo
sperpero
del
pubblico
danaro
in
ispese
improduttive
,
ai
debiti
insensati
contratti
dai
comuni
,
all
'
accentramento
della
pubblica
amministrazione
,
alla
mancanza
di
pubblica
sicurezza
,
alla
scarsezza
delle
opere
pubbliche
in
confronto
dei
paesi
più
progrediti
d
'
Europa
,
all
'
arenamento
dei
commerci
,
dell
'
industria
,
e
dell
'
agricoltura
,
alla
decadenza
del
prestigio
italiano
all
'
estero
,
allo
spreco
di
decorazioni
riservate
non
al
merito
,
ma
ai
fautori
del
governo
,
alla
crescente
immoralità
che
si
rivelava
nei
casi
verificatisi
di
malversatori
del
pubblico
danaro
,
di
cassieri
che
scappavano
,
di
uomini
che
si
facevano
scala
della
deputazione
per
accaparrare
lucrosi
posti
ovvero
più
numerose
clientele
di
affari
,
allo
spirito
esclusivo
dello
stato
maggiore
della
Destra
,
designato
col
nome
di
consorteria
.
Siccome
alla
generalità
s
i
era
fatto
credere
che
di
tutti
questi
malanni
si
doveva
attribuire
la
colpa
,
non
già
in
parte
alla
necessità
di
dover
pagaie
le
spese
di
una
profonda
rivoluzione
come
fu
quella
d
'
Italia
,
in
parte
alle
illusioni
dei
primi
anni
intorno
alla
ricchezza
del
paese
,
in
parte
alla
inesperienza
,
in
parte
alle
tristi
eredità
dell
'
epoca
ancora
recentissima
della
decadenza
italiana
,
in
parte
alla
naturale
perversità
della
natura
umana
lasciata
senza
freni
morali
sufficienti
,
in
parte
alla
conseguenza
del
parlamentarismo
,
applicato
come
era
,
del
quale
multiforme
e
gravissimo
inconveniente
però
nessuno
aveva
mai
creduto
bene
di
far
motto
;
ma
che
tutto
invece
era
da
addebitarsi
alla
volontà
e
alla
perversità
degli
uomini
che
fino
allora
erano
seduti
al
governo
,
e
di
quelli
che
li
avevano
sostenuti
,
così
era
stata
creata
artificialmente
la
generale
convinzione
che
,
mutati
quegli
uomini
e
sostituiti
al
governo
i
loro
accusatori
,
la
riparazione
si
sarebbe
effettuata
da
sé
.
Fra
pochi
mesi
l
'
Italia
avrebbe
navigato
in
piena
riforma
della
amministrazione
,
dei
tributi
,
dell
'
elettorato
;
dal
che
la
felicità
generale
.
Ogni
nostro
lettore
imparziale
è
in
grado
di
giudicare
da
solo
se
ai
mali
sopra
enumerati
e
specificati
,
si
sia
posto
rimedio
!
Il
nostro
non
è
uno
scritto
di
polemica
.
A
questa
illusione
non
poteva
partecipare
certamente
,
né
l
'
onorevole
Depretis
,
né
gli
altri
capi
della
Sinistra
,
troppo
esperti
delle
misere
realtà
di
questo
basso
mondo
.
Era
facile
accorgersi
che
l
'
inaudito
successo
elettorale
del
1876
non
era
ispirato
da
un
sentimento
di
deferenza
personale
per
loro
,
bensì
dal
malcontento
generale
prodotto
da
cause
diversissime
.
Bastava
una
rassegna
attenta
dei
nomi
dei
nuovi
deputati
per
trovare
,
nelle
file
ministeriali
,
accanto
a
repubblicani
,
uomini
di
tendenze
,
specialmente
nei
nuovi
eletti
del
mezzogiorno
,
assai
più
conservatrici
che
non
i
capi
dell
'
antica
Destra
.
Era
evidente
che
i
nuovi
governanti
avevano
accettato
una
cambiale
terribile
,
per
una
somma
enorme
,
affatto
sproporzionata
alle
loro
forze
;
e
che
di
questa
cambiale
doveva
pur
venire
il
giorno
della
scadenza
.
Per
impedire
che
la
cambiale
cadesse
in
protesto
,
non
c
'
era
che
un
mezzo
:
trovare
un
diversivo
alla
pubblica
aspettazione
sterminata
,
appagandola
in
parte
.
A
noi
sembra
singolare
,
che
l
'
onor
.
Depretis
,
invece
che
ricorrere
ai
piccoli
espedienti
,
soddisfare
ai
rancori
o
alle
pretese
dei
suoi
partigiani
più
esigenti
,
frugare
di
qua
e
di
là
per
scoprire
e
se
fosse
possibile
escogitare
,
alla
spicciolata
,
nuove
leggi
che
lo
mostrassero
più
liberale
de
'
suoi
predecessori
,
non
abbia
approfittato
dell
'
occasione
unica
che
si
è
presentata
a
un
uomo
di
Stato
italiano
,
da
Cavour
in
poi
,
dell
'
occasione
di
poter
disporre
di
una
maggioranza
così
colossale
,
per
ottenere
dal
Parlamento
,
o
meglio
ancora
per
introdurre
,
salva
l
'
approvazione
del
Parlamento
,
alcuni
provvedimenti
intesi
a
semplificare
e
a
rendere
meglio
rispondente
ai
bisogni
locali
dei
cittadini
,
la
pubblica
amministrazione
,
in
quanto
dipende
dai
ministeri
dell
'
interno
,
della
giustizia
,
delle
finanze
,
della
istruzione
pubblica
,
dei
lavori
pubblici
e
dell
'
agricoltura
e
commercio
.
Che
tali
provvedimenti
possano
tornar
utili
,
nessuno
ne
ha
mai
dubitato
;
ma
non
c
'
è
mai
stato
ministero
che
si
trovasse
in
grado
di
farli
sanzionare
dal
Parlamento
;
perché
,
disponendo
sempre
di
una
debole
maggioranza
,
e
dovendo
naturalmente
quei
provvedimenti
ferire
gl
'
interessi
di
un
certo
numero
di
collegi
elettorali
,
i
rappresentanti
di
questi
,
coalizzandosi
coll
'
opposizione
politica
sempre
pronta
alle
offese
,
avrebbero
rovesciato
il
ministero
che
avesse
osato
farsene
iniziatore
.
L
'
onor
.
Depretis
fu
il
primo
che
si
trovò
nella
fortunata
posizione
di
poter
dar
mano
con
successo
a
questa
operazione
importante
.
Essa
gli
avrebbe
probabilmente
fatto
perdere
,
lungo
la
strada
,
non
pochi
seguaci
;
ma
una
maggioranza
l
'
avrebbe
sempre
conservata
,
cosicché
sarebbe
riuscito
a
poter
dire
con
orgoglio
al
paese
:
"
Ecco
un
atto
riparatore
,
che
nessuno
dei
miei
predecessori
sarebbe
stato
in
grado
neppur
di
proporre
,
e
ch
'
io
ho
saputo
compiere
.
C
'
è
ancora
un
lungo
tratto
da
percorrere
.
Ma
intanto
nessuno
potrebbe
negare
che
un
passo
è
fatto
.
Lasciatemi
tempo
e
faremo
anche
il
resto
.
"
Egli
invece
,
per
timore
di
perdere
qualcuno
de
'
suoi
seguaci
,
finì
,
in
pochi
mesi
,
col
perderli
quasi
tutti
,
e
coll
'
abbandonare
il
potere
senza
aver
potuto
far
nulla
di
diverso
dai
suoi
predecessori
,
sciupando
così
un
'
opportunità
che
forse
non
si
ripresenterà
più
a
nessuno
.
Gli
succedette
l
'
onor
.
Cairoli
,
patriota
insuperabile
,
e
popolarissimo
in
tutta
l
'
Italia
.
Ma
neppure
a
lui
riuscì
di
riparare
alcuna
cosa
sul
serio
,
per
quanto
lo
abbia
desiderato
ardentemente
e
per
quanto
il
favore
della
popolarità
,
malgrado
l
'
insuccesso
,
non
gli
sia
mai
venuto
meno
.
Personalmente
anzi
egli
crebbe
nel
pubblico
favore
,
dopo
quanto
fece
per
la
salvezza
del
Re
.
Ma
appunto
la
popolarità
inesauribile
dell
'
onor
.
Cairoli
avrebbe
fornito
anche
a
lui
un
'
ottima
occasione
di
soddisfare
il
paese
,
molto
sitibondo
di
saggio
,
vigoroso
e
liberale
governo
,
e
per
nulla
affatto
sitibondo
di
rigorosa
coerenza
nei
governanti
,
purché
facciano
bene
.
Egli
solo
,
dopo
aver
verificato
coll
'
esperienza
propria
,
che
un
nuovo
indirizzo
di
governo
è
cosa
più
facile
a
dirsi
che
a
farsi
,
avrebbe
potuto
elevarsi
al
disopra
dei
partiti
e
delle
clientele
militanti
,
formare
un
ministero
composto
degli
uomini
più
capaci
che
il
paese
è
in
grado
di
fornire
pei
diversi
rami
della
cosa
pubblica
,
affinché
lo
coadiuvassero
nel
determinare
l
'
indirizzo
di
governo
più
conforme
all
'
interesse
presente
della
patria
;
poscia
appellarsi
alle
urne
elettorali
con
questo
semplice
programma
:
di
voler
,
cioè
,
governare
saggiamente
,
vigorosamente
e
liberalmente
,
col
concorso
degli
uomini
,
che
a
lui
sembrassero
più
addatti
all
'
uopo
.
Ma
i
legami
di
partito
,
probabilmente
,
lo
avranno
impedito
,
di
riconoscere
tutta
la
forza
vera
che
stava
in
lui
solo
;
ed
egli
pertanto
non
entrò
in
questa
via
.
Preferì
cadere
sulla
teoria
del
reprimere
anziché
prevenire
,
pochi
giorni
dopo
aver
egli
stesso
prevenuto
,
e
non
essersi
accontentato
di
reprimere
,
il
colpo
che
la
mano
assassina
vibrava
contro
il
Re
.
È
vero
che
ritornò
al
potere
alcuni
mesi
dopo
,
ma
diminuito
di
prestigio
,
non
come
patriota
certamente
,
bensì
come
uomo
di
governo
.
L
'
unica
riforma
seria
inaugurata
dalla
Sinistra
al
potere
fu
l
'
abolizione
della
tassa
del
macinato
.
Or
bene
,
questo
provvedimento
meriterebbe
invero
il
nome
di
riforma
liberale
,
se
l
'
anzidetto
cespite
di
pubblica
entrata
fosse
stato
introdotto
dai
ministeri
precedenti
senza
aver
prima
aggravato
la
mano
sulle
classi
più
agiate
fino
all
'
estremo
limite
del
possibile
.
Invece
è
stato
proposto
come
una
triste
necessità
,
destinata
a
sopperire
al
disavanzo
,
dopo
esauriti
tutti
gli
altri
mezzi
.
Si
tratta
dunque
di
verificare
se
il
disavanzo
ci
sarebbe
o
non
ci
sarebbe
coll
'
abolizione
di
questa
tassa
.
È
questione
di
contabilità
.
Quando
mai
è
avvenuto
che
ad
una
questione
di
pura
contabilità
si
sia
attribuito
un
carattere
di
riforma
finanziaria
?
Malgrado
le
anzidette
osservazioni
,
lo
scrivente
è
d
'
avviso
che
l
'
assunzione
della
Sinistra
al
potere
è
stata
utilissima
al
paese
per
tre
ragioni
.
Primieramente
,
ne
nacque
che
i
suoi
capi
ebbero
occasione
di
fare
atto
di
lealtà
monarchica
al
momento
del
lutto
per
la
morte
di
Vittorio
Emanuele
e
della
trasmissione
della
corona
all
'
augusto
suo
figlio
,
e
di
controfirmare
i
primi
atti
del
nuovo
Regno
;
il
che
è
importante
,
non
già
perché
si
potesse
metter
in
dubbio
la
lealtà
di
quei
capi
,
ma
perché
ciò
ha
dimostrato
ai
nemici
d
'
Italia
,
non
esser
vero
quello
che
andavano
dicendo
,
appoggiarsi
,
cioè
,
la
monarchia
italiana
esclusivamente
sulla
base
poco
estesa
del
partito
moderato
.
In
secondo
luogo
,
è
un
bene
che
un
ministero
di
Sinistra
abbia
appostola
sua
firma
al
trattato
di
Berlino
.
Non
si
poteva
ottenere
che
i
risultati
fossero
diversi
,
e
lo
scrivente
lo
ha
dimostrato
a
suo
tempo
(
V
.
il
libro
Un
po
'
di
commenti
sul
trattato
di
Berlino
)
.
Ma
guai
se
un
ministero
di
destra
avesse
sanzionato
quell
'
atto
!
Non
si
sarebbe
mai
più
rifinito
,
nel
campo
de
'
suoi
avversarî
,
di
muovergli
le
più
acerbe
accuse
,
e
di
aggiungere
,
a
tutti
gli
altri
,
questo
nuovo
fomite
di
malcontento
.
Finalmente
,
l
'
esperimento
triennale
del
governo
di
Sinistra
dovrebbe
avere
ormai
contribuito
a
mostrare
al
paese
come
"
fra
il
detto
e
il
fatto
corre
un
gran
tratto
"
;
sopratutto
poi
a
distruggere
un
grosso
equivoco
,
ed
a
convincerlo
di
una
verità
,
la
quale
i
posteri
si
meraviglieranno
sia
rimasta
sì
a
lungo
nascosta
.
Questa
verità
è
che
la
Destra
parlamentare
italiana
,
presa
collettivamente
,
non
solo
non
è
mai
stata
un
partito
conservatore
,
bensì
è
stata
il
partito
più
avanzato
,
e
spesso
anche
il
più
radicale
,
che
sia
compatibile
col
sistema
monarchico
,
sebbene
abbia
compiti
anche
taluni
atti
intrinsecamente
conservatori
.
In
qualunque
altra
monarchia
d
'
Europa
essa
avrebbe
figurato
come
un
'
estrema
Sinistra
,
e
presso
a
poco
altrettanto
in
qualunque
repubblica
ordinata
.
Coloro
che
seguono
le
discussioni
delle
rappresentanze
politiche
di
altri
Stati
europei
,
repubbliche
o
monarchie
costituzionali
,
sono
costretti
a
meravigliarsi
vedendo
ivi
i
riformatori
più
spinti
mettere
avanti
proposte
di
leggi
,
fieramente
combattute
dagli
altri
partiti
come
proposte
eccessivamente
radicali
,
le
quali
esistono
,
applicate
già
da
anni
,
fra
noi
,
e
per
opera
dei
ministeri
di
Destra
.
Perciò
non
deve
far
meraviglia
se
parecchi
chiari
pubblicisti
d
'
Europa
,
giudicando
le
cose
nostre
con
criterî
molto
elevati
ed
affatto
ed
imparziali
,
si
sono
posti
il
quesito
,
più
d
'
una
volta
,
se
il
governo
italiano
(
stava
allora
la
Destra
al
potere
)
non
avesse
per
avventura
preceduto
di
troppo
il
moto
naturale
,
di
cui
è
suscettibile
il
proprio
paese
.
Uno
dei
più
illustri
contemporanei
,
appartenente
alla
scuola
liberale
,
in
uno
degli
Stati
,
in
cui
la
coltura
è
più
progredita
,
chiedeva
allo
scrivente
,
nel
1875
,
se
il
malcontento
contro
il
governo
in
Italia
,
di
cui
giungeva
l
'
eco
oltremonte
,
non
nascondesse
per
avventura
,
sotto
il
velo
di
vaghe
aspirazioni
,
a
cui
si
attribuiva
gratuitamente
il
carattere
di
un
desiderio
di
maggior
progresso
,
una
resistenza
invece
della
maggioranza
degli
Italiani
a
seguire
il
governo
nella
sua
troppo
rapida
corsa
alla
ricerca
di
ideali
troppo
elevati
,
o
,
per
meglio
dire
,
di
ideali
che
costano
,
per
poter
essere
raggiunti
,
troppo
disturbo
,
e
troppo
lavoro
collettivo
,
e
troppa
spesa
alla
massa
del
paese
,
mentre
soddisfanno
,
raggiunti
che
siano
,
la
sola
classe
dei
politicanti
,
rimanendo
al
volgo
dei
contribuenti
di
pagarne
i
conti
.
E
per
verità
la
Destra
,
prima
di
abbandonare
il
timone
dello
Stato
,
ha
mietuto
sulla
via
tutte
le
idee
avanzate
che
sono
compatibili
con
un
reggimento
ordinato
,
e
nulla
lasciò
da
spigolare
,
in
fatto
di
tali
idee
,
ai
suoi
successori
di
Sinistra
.
Gli
uomini
di
Sinistra
,
i
quali
da
anni
avevano
accusato
la
Destra
di
professare
idee
troppo
conservatrici
,
ed
erano
riusciti
a
far
credere
ad
una
parte
del
ceto
elettorale
,
che
la
cagione
del
malessere
del
paese
dipendeva
da
quelle
tendenze
di
governo
,
arrivati
al
potere
,
portativi
da
una
marea
irresistibile
di
malcontento
,
rovistarono
da
ogni
parte
per
trovar
qualcosa
da
fare
in
un
senso
più
radicale
,
ma
non
lo
trovarono
,
per
il
semplice
motivo
che
più
di
quello
che
era
già
stato
fatto
,
non
si
poteva
fare
,
in
quel
senso
.
Come
la
Sinistra
giunse
al
governo
e
vi
rimase
per
breve
tempo
nel
1862
,
avendo
essa
accusato
la
Destra
,
sotto
agli
auspici
della
quale
erano
pure
state
fatte
le
annessioni
,
di
procedere
troppo
a
rilento
,
e
vedendo
che
non
c
'
era
altro
modo
di
far
onore
alle
proprie
accuse
,
si
provò
a
rallentare
un
momento
le
redini
della
rivoluzione
,
usufruita
fino
allora
,
ma
sempre
frenata
,
dalla
mano
del
governo
,
e
il
risultato
fu
Aspromonte
;
e
un
grido
di
spavento
rimise
tosto
le
redini
in
mano
alla
Destra
.
Anche
nel
1867
la
Sinistra
ebbe
un
episodio
di
governo
;
ricalcò
le
orme
del
1862;
e
si
ebbe
Mentana
;
e
una
seconda
volta
il
terrore
del
paese
richiamò
la
Destra
.
Pervenuta
per
la
terza
volta
alla
direzione
dello
Stato
,
per
far
qualche
cosa
di
più
liberale
della
Destra
,
tollerò
per
qualche
tempo
l
'
agitazione
per
l
'
Italia
irredenta
;
ma
l
'
atteggiamento
di
tutti
i
governi
vicini
,
anche
i
più
amici
,
la
fece
accorta
che
aveva
toccato
un
tasto
,
con
cui
non
è
lecito
scherzare
,
tanto
più
quando
si
è
divenuti
una
delle
grandi
potenze
.
Poi
venne
fuori
colla
teoria
del
reprimere
e
non
prevenire
;
ma
uno
sgomento
,
che
s
'
impossessò
di
tutta
Italia
,
e
che
trovò
eco
in
quasi
tutti
i
banchi
della
Camera
dei
deputati
,
ricordando
gli
sgomenti
per
Aspromonte
e
per
Mentana
,
provocò
la
caduta
del
ministero
Cairoli
.
Se
la
Sinistra
avesse
frugato
invece
nell
'
arsenale
delle
idee
conservatrici
di
governo
e
non
di
partito
,
quante
cose
avrebbe
trovato
da
fare
,
liberali
,
utili
e
pratiche
,
che
la
Destra
trascurò
sempre
,
o
per
iscrupoli
dottrinarî
,
o
perché
,
distratta
da
altre
preoccupazioni
,
non
ci
aveva
pensato
.
Ma
chi
avesse
appena
coltivato
l
'
idea
di
ricorrere
a
quell
'
arsenale
,
come
avrebbe
potuto
salvarsi
dalle
ire
di
certi
amici
?
La
Destra
,
come
si
è
già
detto
,
aveva
mietuto
tutto
il
campo
delle
idee
liberali
e
radicali
attuabili
,
durante
i
quindici
anni
del
suo
governo
,
distrutto
tutte
le
leggi
preesistenti
,
sconvolte
inveterate
abitudini
,
spostati
e
feriti
molti
interessi
,
sempre
colla
meta
davanti
agli
occhi
di
creare
d
'
un
colpo
l
'
Italia
una
,
libera
,
ricca
e
potente
;
e
tutto
ciò
senza
badare
agli
attriti
e
alla
spesa
.
Aveva
introdotto
una
legislazione
affatto
democratica
,
come
di
più
non
sarebbe
stato
possibile
,
tranne
in
ciò
che
si
riferisce
al
diritto
elettorale
;
e
questa
eccezione
non
fu
già
motivata
dai
suoi
intenti
conservatori
,
bensì
dalla
convinzione
,
in
cui
era
,
che
la
legge
elettorale
vigente
,
attribuiva
la
prevalenza
alle
classi
autrici
del
rivolgimento
italiano
,
e
che
,
allargandola
,
si
correva
pericolo
di
aprir
l
'
adito
alla
influenza
del
clero
.
Nei
rapporti
colla
Chiesa
,
la
Destra
aveva
incamerati
i
beni
ecclesiastici
,
adottate
misure
di
rigore
contro
sacerdoti
renitenti
,
sottoposti
i
chierici
alla
leva
militare
,
stabilito
il
matrimonio
civile
,
protetto
il
razionalismo
in
ogni
maniera
,
rispettata
non
solo
la
libertà
di
stampa
,
ma
sottratta
questa
al
diritto
comune
per
mezzo
della
finzione
del
gerente
responsabile
,
lasciando
esistere
una
così
immunità
a
beneficio
dei
giornalisti
.
Essa
fu
così
poco
esclusiva
nei
piccoli
favori
ai
suoi
aderenti
,
da
esser
passato
in
proverbio
che
,
per
ottenere
qualche
cosa
dal
ministero
,
bisognava
rivolgersi
al
patrocinio
di
qualche
deputato
dell
'
opposizione
.
Convinta
sinceramente
che
nei
primordi
del
regno
,
essa
sola
era
in
grado
di
governare
,
le
premeva
di
non
lasciar
in
mano
alla
Sinistra
nessuna
idea
di
realizzazione
possibile
,
in
modo
da
spingere
questa
al
bivio
di
diventare
o
faziosa
o
assurda
.
Appena
la
Sinistra
sollevava
una
questione
che
avrebbe
potuto
procacciarle
favore
nelle
moltitudini
,
la
Destra
se
ne
impadroniva
subito
,
sapendo
di
essere
in
grado
di
soddisfare
le
moltitudini
senza
mettere
in
pericolo
lo
Stato
;
il
che
,
a
suo
giudizio
,
non
si
sarebbe
potuto
fare
dalla
Sinistra
.
Così
,
per
esempio
,
la
Sinistra
si
era
fatta
organo
delle
ripugnanze
di
una
gran
parte
d
'
Italia
ad
accettare
l
'
egemonia
piemontese
,
egemonia
indispensabile
durante
la
gestazione
dello
Stato
unitario
;
e
la
Destra
prese
la
palla
al
balzo
,
e
promosse
il
trasferimento
della
capitale
da
Torino
a
Firenze
,
con
rischio
di
strappare
intempestivamente
la
dinastia
dalla
sua
base
secolare
,
e
colla
probabilità
di
provocare
lo
sdegno
di
una
fiera
popolazione
;
sdegno
che
non
mancò
di
prorompere
,
e
le
di
cui
traccie
non
sono
ancora
del
tutto
cancellate
.
La
Sinistra
portava
scritto
sulla
sua
bandiera
:
"
Roma
capitale
,
senza
le
riserve
cavouriane
.
"
Ebbene
,
la
Destra
aveva
sottoscritta
la
convenzione
del
15
settembre
1864
,
e
adduceva
ottimi
argomenti
per
sostenere
che
quello
era
un
atto
utile
in
sé
stesso
,
come
un
espediente
diplomatico
che
,
impedendo
ogni
attrito
immediato
fra
l
'
Italia
e
il
papato
,
lasciava
che
il
tempo
e
le
forze
della
civiltà
preparassero
il
terreno
ad
una
soluzione
completa
di
sì
grande
problema
,
senza
pregiudizio
dell
'
unità
e
integrità
della
patria
italiana
.
È
naturale
quindi
che
non
abbia
dubitato
di
riconfermar
quella
convenzione
nel
1870
,
sul
principio
della
guerra
franco
prussiana
,
coll
'
intenzione
di
mantenerla
fedelmente
.
Perché
mai
dunque
si
lasciò
indurre
a
violare
un
trattato
stipulato
liberamente
,
e
di
propria
iniziativa
,
sei
anni
prima
,
e
ad
aprir
la
breccia
di
Porta
Pia
?
Lo
fece
solo
per
non
lasciare
un
'
arma
nelle
mani
della
Sinistra
(
spalleggiata
,
in
tale
questione
,
dagli
uomini
più
notevoli
della
Destra
piemontese
)
e
impedirle
di
salire
in
quell
'
occasione
al
potere
dove
,
secondo
il
suo
più
profondo
convincimento
,
avrebbe
compromesso
ogni
cosa
,
senza
volerlo
.
Quattro
fattori
si
erano
dati
la
posta
,
ad
un
tempo
,
per
compromettere
il
programma
dei
mezzi
morali
,
l
'
occasione
propizia
cioè
,
l
'
idea
fissa
delle
classi
dirigenti
piemontesi
,
l
'
interesse
dei
meridionali
d
'
avere
la
capitale
più
vicina
,
le
reminiscenze
classiche
.
Appariva
dunque
assai
probabile
che
quel
programma
sarebbe
caduto
in
ogni
caso
,
ma
col
grave
pericolo
che
mani
inesperte
creassero
una
situazione
arruffatissima
,
il
che
invece
si
riuscì
a
schivare
.
La
Sinistra
accusava
la
Destra
di
non
voler
esercitare
alcuna
importante
influenza
nei
grandi
affari
del
mondo
.
La
Destra
,
sebbene
sapesse
che
,
dopo
il
1866
,
la
posizione
esterna
era
eccezionalmente
sicura
,
e
che
non
si
correva
alcun
pericolo
;
sebbene
preoccupata
delle
condizioni
finanziarie
,
pure
,
per
mostrare
fallace
l
'
accusa
,
si
lanciava
in
costosissimi
armamenti
marittimi
,
d
'
indole
affatto
nuova
,
senza
il
conforto
di
alcuna
esperienza
già
fatta
dalle
nazioni
più
ricche
.
La
potenza
della
banca
nazionale
destava
i
mali
umori
della
Sinistra
.
La
Destra
le
dava
soddisfazione
per
mezzo
del
consorzio
delle
banche
.
Ma
sarebbe
troppo
lungo
enumerare
tutto
ciò
che
fece
la
Destra
nel
senso
sovraesposto
.
Basti
dire
che
essa
consegnò
,
colla
massima
lealtà
,
alla
Sinistra
la
macchina
dello
Stato
così
congegnata
e
accentrata
,
da
permettere
ai
vincitori
di
compiere
legalmente
contro
di
lei
molti
atti
partigiani
,
i
quali
,
se
quella
macchina
fosse
stata
corretta
a
tempo
,
sarebbero
stati
impossibili
.
La
Destra
però
era
capitanata
da
uomini
eminentemente
serî
,
logici
,
e
consci
della
responsabilità
che
pesava
su
loro
.
Essi
non
potevan
supporre
che
chi
voleva
il
fine
escludesse
i
mezzi
per
raggiungerlo
.
Vedendo
che
la
sola
opposizione
,
la
quale
venisse
mossa
contro
l
'
indirizzo
da
essi
dato
alla
cosa
pubblica
,
si
riassumeva
nella
accusa
che
non
facessero
abbastanza
,
sebbene
evidentemente
tale
indirizzo
dovesse
riuscire
costosissimo
,
dovevano
ritenere
che
quella
parte
del
paese
,
la
quale
inclinava
verso
l
'
opposizione
,
implicitamente
accettasse
anche
la
spesa
relativa
,
e
quindi
il
corrispondente
aumento
d
'
imposte
.
Se
non
che
siffatto
rapporto
necessario
fra
il
fine
e
i
mezzi
,
non
era
capito
da
molta
parte
dei
contribuenti
,
ai
quali
anzi
si
faceva
o
si
lasciava
credere
che
,
se
l
'
opposizione
fosse
stata
chiamata
a
governare
,
si
sarebbe
potuto
spendere
assai
più
proficuamente
,
diminuendo
gli
aggravî
.
Per
conseguenza
l
'
impopolarità
della
Destra
era
giunta
all
'
apogeo
nel
1876;
e
,
siccome
sarebbe
irragionevole
pretendere
che
una
nazione
nuova
venga
spontaneamente
essa
medesima
ad
imporre
ai
suoi
governanti
di
soprassedere
alle
spese
così
dette
produttive
,
di
seguire
una
politica
modesta
,
di
completo
raccoglimento
,
quindi
in
contraddizione
coll
'
amor
proprio
nazionale
che
tutti
i
suoi
capo
partiti
avevano
gareggiato
a
stuzzicare
,
così
diventava
naturalissimo
che
l
'
opposizione
,
o
un
po
'
prima
,
o
un
po
'
dopo
,
dovesse
avere
il
sopravvento
.
L
'
esperimento
doveva
farsi
,
lo
ripetiamo
,
e
fu
fatto
;
e
non
è
riuscito
,
perché
non
poteva
riuscire
.
Nessuna
delle
aspettative
sotto
gli
auspicî
delle
quali
la
Sinistra
poté
salire
al
potere
,
fu
appagata
.
Come
si
è
veduto
,
la
Sinistra
,
giunta
al
potere
,
è
stata
perseguitata
inesorabilmente
da
un
duplice
peccato
originale
.
Avendo
sempre
censurato
,
allorché
era
opposizione
,
tutto
ciò
che
fu
fatto
dai
suoi
avversarî
,
senza
eccettuare
neppure
quegli
atti
che
la
Destra
aveva
eseguiti
solo
perché
sedeva
al
governo
e
che
chiunque
avrebbe
compiuti
a
quel
posto
,
e
in
pari
tempo
avendo
stuzzicato
e
accarezzato
ogni
specie
di
aspettative
,
anche
le
più
irrealizzabili
,
si
è
tagliata
da
sé
la
via
ad
attuare
molte
cose
che
altrimenti
avrebbe
potuto
assumere
nell
'
interesse
del
paese
.
Serva
questo
almeno
per
l
'
avvenire
!
Anche
le
opposizioni
devono
ricordarsi
di
avere
una
responsabilità
.
La
Sinistra
ha
finito
per
cacciarsi
,
probabilmente
,
in
un
bivio
pieno
di
pericoli
:
o
distruggere
il
pareggio
per
salvare
il
decoro
del
partito
,
ovvero
imporre
nuovi
balzelli
.
Ma
in
entrambi
i
casi
,
che
cosa
direbbe
il
paese
,
o
ricaduto
nel
disavanzo
,
o
ridotto
a
dover
pagare
più
di
prima
?
Malgrado
tutto
ciò
,
giustizia
vuole
che
si
riconoscano
anche
i
meriti
della
Sinistra
.
Nell
'
impotenza
,
in
cui
erano
i
ministeri
dal
suo
seno
usciti
,
di
introdurre
le
riforme
preconizzate
,
essa
commise
bensì
alla
spicciolata
molti
atti
di
partigianeria
,
con
danno
della
amministrazione
,
per
ingraziarsi
i
proprî
addetti
,
ma
si
arrestò
sempre
(
finora
almeno
)
davanti
a
gravi
risoluzioni
che
avrebbero
potuto
compromettere
durevolmente
il
paese
,
anche
a
costo
di
essere
accusata
di
inconseguenza
.
Di
ciò
bisogna
tenerle
conto
.
L
'
uso
del
potere
svegliò
anche
in
lei
il
sentimento
della
responsabilità
.
Se
poi
si
volesse
fare
una
distinzione
fra
il
partito
,
preso
collettivamente
,
e
gli
uomini
che
lo
compongono
,
come
abbiamo
fatto
nel
discorrere
della
Destra
,
esso
ha
anche
mostrato
di
possedere
parecchie
individualità
utili
al
paese
,
le
quali
forse
sarebbero
rimaste
sempre
nell
'
ombra
,
ovvero
in
una
falsa
luce
,
quando
quel
partito
non
avesse
fatto
le
sue
prove
.
Perciò
si
può
dire
che
se
la
Sinistra
,
formata
com
'
era
,
si
è
esaurita
,
è
pur
d
'
uopo
ammettere
che
vi
sono
degli
uomini
,
anche
nella
medesima
,
i
quali
sopravviveranno
al
partito
.
Egli
è
vero
che
si
sente
parlare
della
ricostituzione
della
Sinistra
.
Ma
un
semplice
accordo
dei
capi
,
poco
conterebbe
.
Ciò
che
importa
sapere
è
secondo
quale
programma
,
rispondente
a
qualcuna
delle
aspirazioni
reali
e
non
immaginarie
del
paese
,
o
,
in
altre
parole
,
su
quale
base
duratura
si
fonderebbe
siffatta
ricostituzione
.
Se
la
base
duratura
si
troverà
,
allora
non
sarà
più
la
Sinistra
di
prima
,
ma
una
nuova
Sinistra
.
Se
non
si
troverà
,
svanirà
come
fumo
ogni
ricostituzione
.
La
Destra
,
divenuta
opposizione
,
si
condusse
nobilmente
,
e
quindi
anche
abilmente
.
Il
suo
programma
di
opposizione
fu
semplicissimo
:
impedire
,
cioè
,
che
i
risultati
utili
al
paese
e
da
essa
conseguiti
,
vengano
compromessi
.
Un
programma
negativo
,
come
si
vede
;
un
programma
però
importantissimo
,
imperocché
il
pareggio
finanziario
è
la
condizione
elementare
della
esistenza
normale
di
uno
Stato
,
e
,
se
fosse
compromesso
,
la
prima
cosa
,
anzi
l
'
unica
cosa
,
a
cui
pensare
,
dovrebbe
essere
certamente
quella
di
ristaurarlo
.
Ma
,
conservato
il
pareggio
o
ristauratolo
,
qualora
ce
ne
fosse
bisogno
,
il
che
si
riferisce
al
passato
,
che
cosa
farebbe
la
Destra
rispetto
all
'
avvenire
?
Può
essa
ragionevolmente
sperare
di
riuscire
a
trovare
adesioni
numerose
,
sicure
,
e
durevoli
nel
paese
,
rimanendo
nella
cerchia
identica
delle
idee
di
prima
?
Sempre
fedele
al
proposito
di
mostrare
che
nessuno
potrebbe
essere
né
più
liberale
,
né
più
progressista
,
la
Destra
intanto
si
scelse
a
capo
l
'
onorevole
Sella
,
la
personificazione
più
completa
e
più
degna
di
questa
duplice
tendenza
.
Gli
altri
uomini
eminenti
e
riputati
del
partito
,
con
molta
abnegazione
,
e
per
spirito
di
disciplina
,
si
trassero
in
disparte
.
Non
deve
quindi
recar
meraviglia
se
,
in
seno
al
paese
,
tutti
coloro
che
giudicano
la
politica
secondo
l
'
ordine
delle
idee
,
e
non
secondo
le
attinenze
delle
persone
,
vanno
facendo
a
sé
stessi
queste
due
domande
:
Quale
differenza
c
'
è
fra
gli
uomini
di
quella
parte
della
Destra
che
sta
sempre
in
prima
fila
,
ogni
qualvolta
si
tratti
di
idee
liberali
e
di
progresso
,
e
quegli
uomini
della
Sinistra
i
quali
,
negli
ultimi
tre
anni
,
hanno
dato
miglior
saggio
di
sé
?
Quale
è
la
distanza
che
separa
gli
uomini
più
conservatori
della
stessa
Destra
,
da
quei
nuovi
conservatori
di
cui
parlammo
nella
Parte
Prima
,
dato
che
questi
riconoscano
,
senza
reticenze
,
i
fatti
compiuti
dalla
nazione
?
E
non
deve
neppure
recar
maraviglia
se
l
'
estrema
Sinistra
,
con
una
logica
stringente
,
va
dimostrando
che
gli
ultimi
ministeri
che
si
sono
succeduti
,
si
sono
immersi
in
un
pelago
di
contraddizioni
per
non
avere
voluto
mutare
ogni
cosa
ab
imis
fundamentis
.
Accettando
e
conservando
l
'
edificio
dello
Stato
tal
quale
l
'
avevano
ricevuto
dai
loro
predecessori
,
e
facendolo
servire
agli
usi
di
prima
,
è
naturale
che
la
nazione
dovesse
finire
per
trovarvisi
alloggiata
male
come
prima
.
Se
si
vuole
riformare
sul
serio
,
dice
essa
,
è
d
'
uopo
modificare
più
di
un
articolo
dello
Statuto
.
Pertanto
,
se
abbiamo
descritto
esattamente
la
situazione
dei
partiti
politici
,
dopo
tre
anni
di
governo
della
Sinistra
,
non
può
essere
sfuggito
ai
nostri
lettori
che
ci
troviamo
in
presenza
di
un
lavoro
di
decomposizione
dei
partiti
vecchi
,
e
di
un
altro
di
ricomposizione
dei
loro
elementi
in
nuove
combinazioni
.
[
Di
un
riordinamento
dei
partiti
politici
per
legge
naturale
di
evoluzione
.
]
Arrivati
a
questo
punto
,
la
parte
principale
del
nostro
còmpito
potrebbe
ritenersi
come
esaurita
,
entro
i
limiti
concessi
alle
scarse
nostre
forze
.
Infatti
non
abbiamo
voluto
fare
altro
che
contribuire
,
con
un
esame
critico
e
spassionato
della
situazione
,
a
sgombrare
l
'
orizzonte
politico
da
una
infinità
di
pregiudizî
e
di
equivoci
i
quali
,
se
si
perpetuassero
,
impedirebbero
alla
generalità
di
raccapezzarsi
in
mezzo
all
'
attuale
confusione
.
Il
pensiero
di
indurre
qualcuno
ad
assumere
l
'
iniziativa
di
costituire
un
partito
nuovo
non
doveva
di
certo
passarci
per
la
mente
,
per
il
semplice
motivo
che
ci
parrebbe
il
più
assurdo
che
immaginare
si
possa
.
La
costituzione
di
un
partito
non
si
lascia
improvvisare
,
né
si
lascia
creare
di
getto
per
mezzo
o
di
concerti
stabiliti
fra
poche
persone
,
o
della
enunciazione
di
alcune
idee
.
Essa
suol
essere
il
frutto
di
evoluzioni
che
si
compiono
sotto
la
pressione
delle
circostanze
.
Ciò
soltanto
che
ad
un
cultore
delle
scienze
politiche
e
sociali
è
lecito
e
ragionevole
tentare
,
si
riduce
al
rimuovere
gli
ostacoli
che
appunto
i
pregiudizî
e
gli
equivoci
opporrebbero
ad
un
riordinamento
razionale
di
partiti
rispondente
alle
realità
del
paese
,
qualora
le
circostanze
favorevoli
alla
attuazione
di
siffatto
riordinamento
,
si
presentassero
;
ritenuto
che
ciò
sarebbe
utile
alla
patria
,
e
che
il
processo
di
evoluzione
potrebbe
avvenire
tanto
per
la
via
delle
affinità
,
quanto
per
quella
dei
contrasti
.
È
uno
studio
politico
,
e
non
un
atto
politico
,
che
lo
scrivente
ha
inteso
fare
.
Gli
sembra
che
il
momento
psicologico
di
predisporre
l
'
opinione
pubblica
ad
assecondare
siffatta
evoluzione
,
sia
venuto
e
,
in
questo
convincimento
,
ha
stimato
opportuno
esprimere
pubblicamente
il
proprio
avviso
.
Quali
potrebbero
essere
le
circostanze
favorevoli
più
acconcie
a
produrre
l
'
evoluzione
,
e
quale
forma
prenderebbe
questa
,
non
sono
cose
che
si
lascino
facilmente
pronosticare
.
Ciò
che
crediamo
poter
dire
con
certezza
è
che
qualunque
risultato
per
tal
modo
si
ottenesse
,
sarà
sempre
da
preferirsi
alla
continuazione
di
una
vita
pubblica
acciaccosa
e
stiracchiata
come
è
la
nostra
attuale
,
di
una
vita
pubblica
che
tanto
riscontro
presenta
con
quelle
della
Grecia
e
della
Spagna
;
e
crediamo
poter
dire
con
pari
certezza
che
sarà
da
preferirsi
anche
ad
una
artificiale
ristaurazione
pura
e
semplice
dello
stato
delle
cose
parlamentari
precedente
il
marzo
1876
.
Una
tale
ristaurazione
,
forse
,
sarebbe
bene
accolta
sulle
prime
in
alcune
provincie
,
e
potrebbe
celebrare
una
lieta
luna
di
miele
;
ma
,
se
si
volge
il
pensiero
all
'
avvenire
,
è
impossibile
non
iscorgere
i
due
gravi
inconvenienti
ch
'
essa
racchiuderebbe
.
Il
primo
è
che
arresterebbe
quel
duplice
movimento
di
idee
in
senso
conservatore
,
da
noi
descritto
nella
Prima
Parte
,
un
movimento
d
'
idee
tendente
a
rifornire
di
nuove
forze
la
vita
pubblica
.
Queste
forze
non
esistono
esse
realmente
nel
paese
?
Se
dunque
esistono
,
è
bene
che
entrino
anch
'
esse
nell
'
orbita
costituzionale
.
Il
secondo
inconveniente
consisterebbe
in
questo
che
,
dopo
l
'
esperimento
fatto
dalla
Sinistra
al
governo
,
è
divenuto
chiaro
per
tutti
che
,
se
questo
partito
fosse
ricacciato
nell
'
opposizione
,
perderebbero
ogni
seguito
quelli
fra
i
componenti
suoi
più
capaci
,
i
quali
vengono
accusati
,
in
seno
stesso
del
partito
,
di
aver
ricalcato
,
mentre
furono
al
governo
,
le
orme
della
Destra
.
Acquisterebbero
invece
il
sopravvento
i
più
radicali
.
L
'
opposizione
futura
così
,
per
potersi
sostenere
,
diventerebbe
radicalissima
,
e
rasenterebbe
gli
ultimi
limiti
che
dividono
la
monarchia
dalla
repubblica
.
Or
bene
,
nel
caso
che
la
Destra
attuale
,
ritornata
al
potere
,
venisse
poi
costretta
ad
abbandonarlo
un
'
altra
volta
,
quali
sarebbero
i
suoi
successori
?
L
'
estrema
Sinistra
ha
anch
'
essa
la
sua
ragione
d
'
essere
,
perché
rappresenta
una
delle
opinioni
che
hanno
corso
nel
paese
,
ed
ha
un
programma
molto
più
concreto
che
non
l
'
avesse
l
'
antica
Sinistra
.
Perciò
è
utile
che
abbia
il
suo
posto
nel
Parlamento
,
e
che
ivi
discuta
liberamente
delle
cose
del
paese
in
contradditorio
cogli
altri
partiti
;
ma
da
ciò
al
diventare
essa
l
'
esclusiva
opposizione
,
aspirante
al
governo
,
c
'
è
un
gran
tratto
.
Affinché
l
'
estrema
Sinistra
,
anzi
lo
stesso
partito
esplicitamente
repubblicano
,
abbiano
a
funzionare
utilmente
,
nella
Monarchia
costituzionale
italiana
,
occorre
che
faccia
loro
contrappeso
un
'
estrema
Destra
,
che
i
cattolici
intransigenti
formeranno
il
giorno
,
non
lontano
,
nel
quale
avranno
cessato
di
far
professione
d
'
astensionismo
;
occorre
inoltre
che
tra
quei
due
estremi
,
non
esista
già
un
solo
partito
,
ma
abbiano
a
militare
due
partiti
,
entrambi
capaci
di
governare
;
l
'
uno
decisamente
conservatore
,
nel
senso
ortodosso
e
nazionale
della
parola
;
l
'
altro
eminentemente
liberale
e
progressista
,
ma
monarchico
.
Or
bene
non
è
che
il
processo
naturale
della
evoluzione
dei
partiti
oggi
militanti
,
aiutato
dalle
circostanze
e
dall
'
intervento
di
nuovi
elementi
nel
campo
della
vita
pubblica
,
che
potrebbe
produrre
questa
razionale
divisione
di
partiti
,
esprimenti
ciascuno
,
non
già
le
qualità
personali
e
le
ambizioni
dei
loro
componenti
,
bensì
un
complesso
di
idee
,
di
intenti
,
di
sentimenti
e
di
pubblici
interessi
.
Parte
terza
.
Di
alcuni
criterî
di
Governo
che
potrebbero
essere
applicati
astrazion
fatta
dalle
lotte
di
partito
.
I
.
La
politica
estera
.
In
attesa
che
una
ricostituzione
di
partiti
si
compia
sotto
l
'
influenza
di
circostanze
che
già
stanno
in
prospettiva
come
possibili
,
crederemmo
non
aver
esaurito
il
nostro
studio
,
se
non
ci
arrestassimo
un
momento
,
prima
di
deporre
la
penna
,
sopra
alcuni
criterî
di
governo
i
quali
,
sebbene
di
carattere
conservatore
,
stanno
,
a
parer
nostro
,
al
disopra
dei
partiti
,
e
si
presterebbero
ad
essere
adottati
da
essi
tutti
.
Incominciamo
dalla
politica
estera
.
Le
condizioni
necessarie
perché
un
governo
adempia
convenientemente
ai
suoi
doveri
,
in
questa
parte
della
cosa
pubblica
,
sono
tre
.
Bisogna
,
in
primo
luogo
,
che
abbia
un
'
idea
molto
chiara
,
precisa
e
determinata
degli
interessi
permanenti
del
proprio
paese
;
in
secondo
luogo
,
che
abbia
un
'
idea
altrettanto
chiara
,
precisa
e
determinata
della
situazione
degli
altri
paesi
e
degli
altri
governi
;
in
terzo
luogo
,
che
non
gli
sfugga
mai
il
nesso
che
esiste
fra
questi
due
termini
,
ogni
qualvolta
si
presenta
il
caso
di
qualche
mutamento
nella
situazione
degli
altri
paesi
.
Questi
due
ultimi
punti
sono
fuori
del
nostro
soggetto
,
e
sogliono
variare
da
un
giorno
all
'
altro
.
Riguardo
al
primo
invece
,
ci
è
d
'
uopo
spendere
alcune
parole
per
lo
scopo
di
chiarire
alcune
verità
che
,
ci
sembra
,
potrebbero
essere
accettate
come
assiomi
,
da
tutti
i
partiti
.
È
un
assioma
,
a
nostro
avviso
,
che
non
ci
può
essere
in
Italia
che
una
sola
politica
estera
,
la
quale
non
è
di
Destra
né
di
Sinistra
,
ma
è
la
politica
nazionale
.
Ad
eccezione
dell
'
Impero
Britannico
,
il
quale
,
circondato
dal
mare
come
è
,
padrone
del
mare
,
senza
vicini
,
inattaccabile
in
casa
,
può
darsi
il
lusso
di
tenere
a
sua
disposizione
la
scelta
fra
due
diversi
indirizzi
di
politica
estera
,
tutti
gli
Stati
d
'
Europa
non
ne
hanno
,
e
non
ne
possono
avere
,
che
uno
solo
.
E
invero
i
rapporti
d
'
uno
Stato
cogli
Stati
esteri
non
sono
accidentali
,
ma
sogliono
scaturire
immediatamente
dalle
stesse
necessità
della
sua
creazione
,
della
sua
esistenza
e
della
sua
conservazione
,
ed
hanno
,
nella
essenza
loro
,
un
carattere
così
permanente
e
fisso
che
sopravvivono
perfino
al
mutamento
delle
forme
di
governo
,
appena
siano
forme
regolari
.
Ed
è
perciò
che
sorgono
da
sé
le
così
dette
tradizioni
di
politica
estera
dei
grandi
Stati
;
e
male
ne
incoglie
a
quei
capi
di
nazioni
,
i
quali
abbandonano
siffatte
tradizioni
.
Che
un
governo
,
soltanto
perché
liberale
,
debba
essere
naturalmente
alleato
di
tutti
gli
altri
governi
liberali
,
e
avversario
di
quelli
che
non
lo
sono
,
e
viceversa
,
è
una
proposizione
che
ha
dell
'
assurdo
,
e
che
viene
smentita
da
tutta
la
storia
.
Questa
non
ci
mostra
forse
Richelieu
,
cardinale
,
proteggere
i
protestanti
di
Germania
contro
i
cattolici
?
Luigi
XVI
di
Francia
prendere
la
parte
dei
repubblicani
d
'
America
contro
la
monarchia
inglese
?
la
Russia
conculcare
,
in
casa
,
la
nazionalità
polacca
,
e
combattere
fuori
di
casa
a
favore
della
nazionalità
greca
?
e
Bismarck
,
monarchico
fino
al
midollo
,
far
voti
non
dissimulati
per
il
mantenimento
della
forma
repubblicana
moderata
in
Francia
?
La
politica
estera
ha
di
mira
interessi
e
non
sentimenti
;
si
fonda
nei
rapporti
reali
fra
Stato
e
Stato
.
Gli
affari
che
dipendono
dal
dicastero
delle
cose
estere
offrono
scarsa
materia
a
controversie
dei
partiti
interni
,
a
meno
che
si
tratti
della
questione
personale
della
maggiore
o
minore
idoneità
del
suo
titolare
,
perché
hanno
per
contraenti
degli
Stati
stranieri
,
e
non
dipende
dal
governo
di
un
paese
far
sì
che
gli
Stati
stranieri
siano
quello
che
non
sono
,
o
non
siano
quel
che
sono
.
D
'
altra
parte
,
i
governi
stranieri
che
si
rivolgono
al
governo
di
un
dato
paese
non
si
curano
già
di
sapere
a
quale
partito
questo
appartenga
;
ma
importa
loro
che
sia
serio
,
solido
,
capace
di
mantenere
i
propri
impegni
,
e
tale
che
,
parlando
esso
in
nome
del
proprio
paese
,
quei
governi
siano
certi
di
rispondere
come
se
rispondessero
al
paese
stesso
da
lui
rappresentato
.
La
differenza
dei
partiti
non
può
riferirsi
che
alle
cose
interne
.
Or
bene
,
malgrado
queste
evidenti
verità
,
in
Italia
si
è
sempre
parlato
di
una
politica
estera
di
Destra
e
di
una
di
Sinistra
;
attribuendo
la
denominazione
di
politica
di
Destra
,
o
a
quegli
atti
che
furono
suggeriti
dalla
stessa
forza
delle
cose
,
e
furono
eseguiti
dalla
Destra
perché
era
suo
dovere
eseguirli
così
,
trovandosi
essa
al
governo
(
e
li
eseguì
bene
,
quasi
sempre
)
;
o
alle
memorabili
campagne
diplomatiche
compiute
da
uomini
insigni
che
appartengono
a
tutta
la
nazione
,
più
che
ad
un
partito
,
sebbene
militassero
nel
partito
di
Destra
,
come
Cavour
e
Lamarmora
,
e
che
furono
condotte
a
termine
da
loro
,
nell
'
interesse
della
nazione
,
senza
domandare
il
permesso
ai
proprî
seguaci
,
anzi
talvolta
con
grandissima
ripugnanza
della
maggior
parte
di
questi
,
i
quali
poscia
li
applaudirono
.
Un
partito
perciò
ha
ragione
di
vantarsi
che
gli
uomini
che
hanno
saputo
meglio
applicare
l
'
unica
politica
estera
nazionale
possibile
,
siano
dei
suoi
;
ma
non
può
dire
di
avere
una
politica
estera
propria
esclusiva
.
Questo
errore
ha
avuto
le
sue
conseguenze
.
La
Sinistra
,
avendo
sempre
condannato
l
'
unica
politica
estera
possibile
,
che
era
chiamata
di
Destra
,
tentò
sulle
prime
di
farne
una
propria
;
e
siccome
non
ce
n
'
era
che
una
possibile
,
incespicò
;
fortunatamente
che
subito
ritrasse
il
piede
.
Molti
giornali
d
'
opposizione
di
Destra
,
alla
loro
volta
,
sentendo
parlare
di
una
nuova
politica
estera
,
che
la
Sinistra
al
potere
intendeva
inaugurare
,
ne
seguirono
con
occhio
di
lince
,
e
con
ispirito
sospettoso
e
prevenuto
tutti
i
passi
,
veri
e
supposti
,
che
si
riferivano
all
'
indirizzo
tecnico
,
per
così
dire
,
del
ministro
speciale
che
agli
affari
esterni
soprassiede
,
come
se
si
trattasse
di
cose
che
possano
offrire
materia
a
lotta
di
partito
;
e
parlarono
,
a
torto
,
di
umiliazioni
subìte
,
anche
quando
non
ce
ne
furono
punto
,
toccando
una
corda
sensibile
del
paese
che
suole
rispondere
collo
sconforto
,
quando
non
risponde
con
propositi
inconsulti
e
pericolosi
,
di
rappresaglie
.
Il
punto
veramente
debole
della
condotta
della
Sinistra
nella
politica
estera
,
non
consiste
nella
trattazione
degli
affari
diplomatici
,
se
si
eccettua
qualche
velleità
,
a
cui
non
corrispose
il
successo
,
ma
che
non
ci
ha
recato
alcun
danno
irreparabile
;
oltrecché
sarebbe
ingiusto
pretendere
che
,
in
un
periodo
di
intenso
e
arruffato
lavoro
diplomatico
,
pieno
di
peripezie
e
di
improvvisi
mutamenti
di
fronte
operati
da
parecchie
delle
grandi
potenze
,
quale
fu
il
periodo
dello
svolgimento
della
questione
d
'
Oriente
,
ogni
cosa
dovesse
procedere
liscia
come
nel
periodo
precedente
di
profonda
pace
.
Il
punto
veramente
debole
sta
nel
non
avere
i
ministeri
di
Sinistra
compreso
nei
loro
primordî
,
che
la
politica
estera
è
strettamente
collegata
coll
'
interna
,
né
si
presta
ad
essere
considerata
come
una
cosa
affatto
a
parte
,
e
che
essa
non
può
dare
utili
frutti
se
non
è
in
perfetta
consonanza
con
tutto
l
'
insieme
delle
condizioni
di
un
paese
,
e
cogli
atti
che
si
compiono
in
casa
.
O
si
credeva
poter
esercitare
una
grande
influenza
nello
svolgimento
della
questione
d
'
Oriente
(
noi
non
crediamo
che
ciò
fosse
possibile
)
,
e
allora
si
doveva
soprassedere
dal
promuovere
tanto
scompiglio
nel
paese
,
sollevando
una
farraggine
(
di
)
problemi
interni
,
uno
più
difficile
dell
'
altro
,
e
tali
da
farci
comparire
,
agli
occhi
degli
stranieri
,
più
divisi
che
mai
,
e
quindi
deboli
;
o
invece
non
lo
si
credeva
,
e
in
tal
caso
,
sarebbe
stato
meglio
assumere
un
atteggiamento
degno
e
vigilante
,
ma
molto
conciliante
,
nelle
cose
estere
,
facilmente
giustificabile
in
faccia
al
paese
per
l
'
urgenza
degli
affari
interni
.
Per
tutto
questo
,
può
essere
ritenuto
come
un
altro
assioma
,
che
tanto
migliori
saranno
le
nostre
relazioni
cogli
altri
Stati
,
e
che
tanto
più
saremo
da
questi
rispettati
,
temuti
e
ascoltati
,
quanto
migliori
saranno
le
nostre
condizioni
generali
di
sicurezza
pubblica
,
di
finanze
,
di
armamento
,
di
fiducia
reciproca
fra
governanti
e
governati
,
quanto
maggiore
la
serietà
e
la
coerenza
della
politica
interna
,
chiunque
sieda
al
potere
.
Così
pure
è
un
assioma
che
non
dipende
dal
beneplacito
di
questo
o
di
quel
ministro
il
far
sì
che
l
'
unica
politica
possibile
per
l
'
Italia
,
nei
rapporti
internazionali
,
non
abbia
per
necessità
un
carattere
eminentemente
conservatore
,
in
senso
europeo
,
e
quindi
pacifico
.
E
per
verità
quel
medesimo
sconvolgimento
che
ha
tratto
all
'
esistenza
il
Regno
d
'
Italia
,
ha
creato
contemporaneamente
,
e
di
consenso
,
tutto
un
nuovo
assetto
europeo
in
sostituzione
dell
'
equilibrio
del
1815
.
Di
questo
nuovo
equilibrio
l
'
Italia
è
divenuta
solidale
,
ne
è
parte
integrante
e
sostanziale
,
ed
è
fra
tutte
le
potenze
la
più
interessata
a
mantenerlo
intatto
.
Perciò
qualunque
iniziativa
che
il
suo
governo
prendesse
per
sconvolgerlo
,
somiglierebbe
all
'
atto
di
quel
demente
che
,
per
cogliere
un
frutto
,
tagliava
l
'
albero
straordinariamente
produttivo
che
lo
portava
.
Egli
è
vero
che
altri
governi
potrebber
trovare
essi
il
loro
utile
nello
sconvolgerlo
;
anzi
non
è
fuori
della
probabilità
che
un
qualche
giorno
lo
tentino
.
Ma
in
quel
giorno
emergerà
più
luminosa
che
mai
l
'
eccellenza
della
nostra
posizione
esterna
,
se
non
la
comprometteremo
con
mosse
intempestive
,
o
col
cader
nell
'
anarchia
e
nell
'
impotenza
.
La
postura
del
nostro
paese
è
tale
in
mezzo
ai
possibili
contendenti
,
che
,
senza
bisogno
di
armamenti
straordinarî
,
colla
sola
libera
scelta
di
poter
portare
il
proprio
peso
da
una
parte
o
dall
'
altra
,
l
'
Italia
è
in
misura
di
far
traboccar
la
bilancia
;
anzi
,
solo
minacciando
di
portar
quel
suo
peso
contro
il
primo
che
perturbasse
la
pace
,
potrebbe
anche
impedire
il
conflitto
.
Da
ciò
la
differenza
essenziale
fra
il
carattere
della
politica
del
Piemonte
dal
1847
al
1859
,
del
Regno
d
'
Italia
dal
1859
al
1866
,
l
'
una
e
l
'
altra
essenzialmente
offensive
e
bellicose
,
e
il
carattere
della
politica
del
Regno
d
'
Italia
dal
1866
al
giorno
d
'
oggi
,
essenzialmente
difensiva
e
pacifica
;
per
cui
l
'
invocare
l
'
esempio
di
Cavour
,
a
fin
di
invogliare
i
contemporanei
a
seguirne
passo
per
passo
la
procedura
,
non
regge
.
"
In
politica
,
"
scrive
Cesare
Balbo
,
"
la
situazione
naturale
,
che
è
perenne
,
può
molto
più
che
non
le
alleanze
,
i
trattati
,
le
promesse
,
le
gratitudini
,
e
tutti
gli
altri
accidenti
temporarj
.
"
Liberiamoci
quindi
dalla
nervosità
che
da
qualche
tempo
si
è
impadronita
del
nostro
ceto
politico
per
ogni
fatto
estero
anche
di
minima
importanza
;
non
corriamo
dietro
a
tutte
le
mosche
che
ci
volano
dappresso
.
Non
isgomentiamoci
troppo
quando
vediamo
la
medesima
preda
essere
addentata
da
due
naturali
rivali
.
Respice
finem
.
Anche
la
guerra
combattuta
in
comune
dall
'
Austria
e
dalla
Prussia
contro
la
Danimarca
nel
1863
,
e
l
'
occupazione
mista
dello
Schleswig
Holstein
,
diedero
luogo
a
pronostici
che
furono
precisamente
l
'
opposto
di
ciò
che
si
è
verificato
.
Fino
a
che
in
qualche
grande
paese
vicino
ci
stuzzicheranno
con
opuscoli
e
articoli
di
giornali
,
i
giuocatori
di
Borsa
possono
operare
al
rialzo
imperterriti
.
Nessuno
ci
assalirebbe
isolati
,
senza
sconvolgere
l
'
Europa
,
se
noi
non
assaliremo
per
i
primi
;
e
il
giorno
in
cui
la
pace
europea
fosse
davvero
minacciata
,
il
sintomo
più
significativo
di
questa
situazione
sarà
che
,
non
solo
nessuno
ci
stuzzicherà
più
,
ma
che
tutti
i
vicini
faranno
a
gara
ad
esaltare
e
a
corteggiare
l
'
Italia
,
e
a
stringere
pratiche
col
suo
governo
;
a
meno
che
la
patria
nostra
,
decadendo
intanto
sempre
più
,
non
conti
proprio
per
nulla
.
Che
se
l
'
equilibrio
attuale
corresse
rischio
davvero
di
essere
sconvolto
,
o
in
oriente
o
in
occidente
,
a
nostro
danno
,
siccome
il
nostro
danno
è
anche
il
danno
di
altri
,
così
non
saremmo
isolati
.
Procuriamo
dunque
di
mantenere
rapporti
d
'
amicizia
con
tutte
le
potenze
,
senza
sbilanciarci
.
Il
che
non
è
una
frase
vaporosa
.
Infatti
è
nostro
interesse
che
nessuna
delle
altre
cinque
grandi
potenze
diminuisca
d
'
importanza
,
questa
per
un
motivo
,
quella
per
un
altro
.
La
buona
amicizia
non
impedisce
di
essere
vigilanti
,
di
prevedere
e
di
provvedere
a
tempo
;
anzi
ce
ne
fornirà
il
mezzo
più
sicuro
.
Qualora
siffatti
assiomi
fossero
ben
compresi
dalle
classi
dirigenti
di
tutti
i
partiti
,
anche
un
giudizio
più
sereno
intorno
alla
misura
necessaria
dei
nostri
armamenti
ed
alle
spese
corrispondenti
,
diventerebbe
possibile
;
e
cesserebbero
quei
sussulti
per
cui
l
'
opinione
pubblica
,
spaventata
senza
motivo
,
si
abbandona
talvolta
alla
smania
di
armamenti
eccessivi
,
esiziali
per
l
'
erario
nazionale
.
Un
esercito
proporzionato
ai
nostri
mezzi
finanziarî
,
ben
disciplinato
,
e
perfezionato
nel
suo
ordinamento
,
sostenuto
da
opere
di
difesa
,
e
sopratutto
da
una
politica
interna
assennata
,
e
dai
buoni
rapporti
colle
potenze
vicine
,
ci
renderà
assai
più
forti
,
rispettati
,
e
preparati
per
l
'
avvenire
,
che
non
un
inconsulto
sciupìo
di
danaro
per
emulare
col
numero
dei
militi
,
i
più
ricchi
di
noi
,
cosa
che
ci
lascerebbe
dissanguati
ed
esausti
prima
di
potercene
valere
.
[
La
questione
della
santa
sede
,
considerata
dal
punto
di
vista
della
politica
estera
italiana
.
]
Posti
questi
tre
assiomi
,
ci
si
affaccia
una
grave
questione
di
politica
estera
,
delicatissima
,
difficilissima
,
che
lasceremmo
assai
volentieri
in
disparte
,
se
,
lasciandola
in
disparte
,
potessimo
ottenere
che
non
esistesse
punto
.
Ma
essa
esiste
,
piaccia
o
non
piaccia
.
Non
ci
sentiamo
in
grado
di
indicare
quale
sia
la
miglior
soluzione
della
medesima
.
Sosteniamo
soltanto
che
è
una
questione
suscettibile
di
essere
riaperta
,
e
che
non
è
prudente
per
uno
Stato
trascinare
con
sé
la
servitù
passiva
di
questioni
diplomatiche
di
tale
natura
.
Di
ciò
si
mostrò
convinto
il
principe
Bismarck
,
il
quale
,
giunto
all
'
apogeo
della
sua
potenza
,
e
senza
che
nulla
si
presentasse
sull
'
orizzonte
immediato
che
sembrasse
spingerlo
,
forte
di
un
uti
possidetis
di
dodici
anni
,
mise
tanto
impegno
ad
ottenere
dall
'
Austria
l
'
abrogazione
dell
'
art
.
5
del
trattato
di
Praga
,
a
proposito
dello
Schleswig
settentrionale
.
Di
ciò
si
mostrò
non
meno
convinto
il
principe
Gortschakoff
,
quando
provocò
,
nel
1871
,
l
'
abolizione
della
clausola
del
trattato
di
Parigi
del
1856
,
che
limitava
alla
Russia
il
diritto
di
costruir
fortezze
e
navi
da
guerra
in
casa
propria
,
sebbene
sapesse
che
,
data
la
situazione
politica
d
'
allora
,
quella
potenza
avrebbe
potuto
costruire
,
senza
impedimento
,
quante
Sebastopoli
e
quante
navi
da
guerra
le
fosse
piaciuto
,
e
sebbene
non
sentisse
affatto
l
'
urgenza
di
tali
costruzioni
;
tanto
è
vero
che
mise
pochissimo
a
profitto
il
suo
successo
diplomatico
.
Oltre
questo
sosteniamo
che
l
'
assumere
un
'
aria
distratta
e
spensierata
davanti
ad
un
problema
molesto
,
e
il
professare
che
si
deve
vivere
dell
'
oggi
e
lasciar
al
caso
la
cura
del
domani
,
può
conferire
popolarità
a
chi
segue
siffatta
corrente
,
ma
non
è
una
prova
di
senno
.
Intendiamo
alludere
alla
questione
dell
'
indipendenza
del
papato
,
considerata
nei
suoi
rapporti
coll
'
Italia
.
Non
bisogna
confondere
la
questione
dei
rapporti
fra
lo
Stato
e
la
Chiesa
,
e
l
'
altra
dello
spirito
religioso
,
con
quella
della
indipendenza
del
papato
.
Le
prime
due
sono
questioni
interne
,
e
sembrano
fatte
apposta
per
alimentare
,
come
nessun
'
altra
di
più
,
la
lotta
dei
partiti
;
l
'
ultima
invece
è
una
questione
estera
,
anche
per
l
'
Italia
,
sebbene
il
Papa
viva
in
Italia
;
e
ci
sembra
superiore
ai
partiti
.
Infatti
il
papato
,
costituito
come
è
,
possegga
o
non
possegga
un
principato
temporale
,
è
riconosciuto
come
un
potere
soprannazionale
,
universale
,
il
quale
,
stante
la
grande
influenza
politica
su
tutto
il
mondo
cattolico
della
quale
dispone
,
e
che
è
dovuta
al
modo
in
cui
si
trova
costituito
,
deve
essere
assolutamente
indipendente
;
e
ciò
nell
'
interesse
,
non
solo
degli
Stati
cattolici
,
ma
anche
di
quelli
che
semplicemente
racchiudono
molti
cittadini
cattolici
.
Come
tale
è
ammesso
da
tutti
i
governi
del
mondo
i
quali
,
quasi
tutti
,
mantengono
con
lui
relazioni
diplomatiche
per
mezzo
di
speciali
ambasciatori
,
o
ministri
,
o
agenti
diplomatici
.
Come
tale
è
ammesso
anche
dal
Regno
d
'
Italia
,
per
mezzo
della
legge
del
13
maggio
1871
,
sulle
prerogative
del
sommo
Pontefice
e
della
Santa
Sede
.
Ora
,
il
papato
protesta
incessantemente
contro
la
posizione
che
gli
ha
creato
il
governo
italiano
,
dopo
avergli
tolto
il
principato
temporale
,
e
dichiara
non
essere
libero
né
indipendente
,
ma
essere
soggetto
al
beneplacito
di
quel
governo
;
e
tutti
gli
Stati
,
sebbene
,
per
la
loro
benevolenza
verso
l
'
Italia
,
non
pronuncino
verbo
che
sappia
di
opposizione
contro
di
questa
a
proposito
di
tale
questione
,
e
non
dichiarino
che
il
sommo
Pontefice
abbia
ragione
,
non
si
sono
però
nemmeno
compromessi
fino
al
punto
di
dichiarare
,
con
qualche
documento
solenne
,
irrevocabile
,
che
il
governo
italiano
abbia
ragione
,
e
il
sommo
Pontefice
torto
.
Probabilmente
non
è
a
caso
che
la
visita
fatta
ad
Habsburg
Lorena
,
e
ad
Hohenzollern
,
nelle
rispettive
capitali
,
da
Savoia
,
venne
cordialmente
restituita
da
Habsburg
Lorena
e
da
Hohenzollern
a
Savoia
,
il
che
è
stato
un
vero
successo
pel
ministero
Minghetti
,
ma
non
nella
capitale
Roma
,
bensì
a
Venezia
ed
a
Milano
.
Esaminiamo
freddamente
la
situazione
.
Il
governo
italiano
ha
occupato
Roma
nel
1870
,
vi
si
è
insediato
,
l
'
ha
dichiarata
capitale
d
'
Italia
.
Nessuna
potenza
si
è
opposta
a
questo
atto
,
e
certamente
l
'
opposizione
non
era
da
aspettarsi
allora
,
né
dalla
Francia
schiacciata
dalle
armi
germaniche
,
né
dalla
Germania
protestante
impegnata
in
un
'
acerba
lotta
col
Vaticano
,
né
dalla
Russia
scismatica
,
né
dall
'
Austria
la
quale
,
posta
fra
la
Germania
vincitrice
e
la
Russia
,
doveva
pensare
ai
casi
suoi
,
né
dalla
Spagna
che
aveva
espulso
la
regina
Isabella
.
Comunque
sia
,
nessuna
potenza
si
è
opposta
;
e
ciò
è
qualche
cosa
.
Il
governo
italiano
vi
risiede
già
da
dieci
anni
;
non
ha
disturbato
la
libertà
delle
comunicazioni
e
dei
rapporti
fra
il
Papa
e
le
altre
potenze
e
il
mondo
cattolico
;
ha
promulgato
ed
eseguito
fedelmente
la
sopracitata
ingegnosissima
legge
sulle
guarentigie
;
e
,
di
più
,
è
stato
tenuto
in
Roma
l
'
ultimo
conclave
.
Questi
quattro
fatti
sono
ancora
più
importanti
di
quello
che
sia
l
'
aver
potuto
occupare
Roma
senza
opposizione
della
diplomazia
.
Anzi
,
dal
punto
di
vista
del
liberalismo
italiano
,
sono
più
che
sufficienti
per
ritenere
ormai
la
questione
della
Santa
Sede
come
chiusa
sotto
ogni
aspetto
possibile
.
E
lo
sarebbe
,
se
la
questione
papale
si
riducesse
tutta
a
questione
di
possesso
territoriale
.
Ma
c
'
è
di
mezzo
quell
'
altra
dell
'
indipendenza
della
Santa
Sede
,
la
quale
non
è
ancora
chiusa
,
dal
punto
di
vista
della
diplomazia
.
Se
il
diritto
di
nazionalità
fosse
ammesso
in
diplomazia
,
la
stessa
legge
sulle
guarentigie
sarebbe
superflua
.
L
'
Italia
ha
occupato
Roma
,
potrebbesi
sostenere
,
in
virtù
di
questo
diritto
.
Ha
assicurato
,
senza
esservi
stata
costretta
,
al
Papa
,
il
modo
di
godere
della
più
completa
libertà
.
Se
c
'
è
qualche
potenza
che
,
oggi
o
in
avvenire
,
volesse
fare
alla
Santa
Sede
condizioni
migliori
,
ci
pensi
essa
per
proprio
conto
.
Il
governo
italiano
non
c
'
entra
per
nulla
in
tutto
questo
,
e
pretende
non
essere
tirato
in
causa
da
chicchessia
né
oggi
né
in
futuro
.
Se
non
che
il
diritto
di
nazionalità
non
esiste
per
la
diplomazia
.
Questa
riconosce
bensì
molti
fatti
che
furono
compiuti
in
virtù
del
principio
di
nazionalità
,
ma
i
titoli
giuridici
che
legalizzano
quei
fatti
,
ai
suoi
occhi
,
non
sono
che
due
:
la
prescrizione
,
cioè
,
e
i
trattati
coi
quali
si
riconoscono
o
esplicitamente
o
implicitamente
i
fatti
compiuti
.
Or
bene
,
nel
caso
di
cui
discorriamo
,
non
può
costituire
materia
di
prescrizione
il
fatto
della
indipendenza
effettiva
del
sommo
Pontefice
,
consacrata
sotto
una
forma
tale
che
lo
Stato
italiano
è
sempre
libero
di
modificarla
a
suo
piacimento
.
La
prescrizione
deve
avere
per
oggetto
qualche
cosa
di
immutabile
in
sé
stessa
;
quindi
il
carattere
di
mutabilità
delle
garanzie
italiane
impedisce
che
si
fondi
la
prescrizione
.
D
'
altri
parte
,
non
è
intervenuto
finora
alcun
trattato
né
che
riconosca
al
governo
italiano
il
diritto
,
in
genere
,
di
determinare
esso
,
nel
modo
che
gli
sembra
più
acconcio
,
quali
debbano
essere
le
condizioni
della
indipendenza
del
Papa
,
né
che
imprima
un
carattere
di
stabilità
e
di
irrevocabilità
alle
condizioni
oggi
esistenti
in
forza
della
legge
delle
guarentigie
.
Insomma
la
soluzione
che
l
'
Italia
ha
dato
al
problema
papale
sta
ancora
sospesa
in
aria
,
diplomaticamente
parlando
,
s
'
intende
bene
.
Nessuno
è
sorto
finora
a
richiamarci
alla
memoria
questa
circostanza
e
non
pare
che
abbia
a
sorgere
in
un
prossimo
avvenire
.
Ma
,
se
in
un
avvenire
più
lontano
,
si
modificasse
il
presente
assetto
d
'
Europa
,
una
potenza
a
cui
interessasse
per
altri
suoi
fini
,
di
assumere
un
atteggiamento
ostile
all
'
Italia
,
non
avrebbe
bisogno
di
andare
in
cerca
di
un
pretesto
;
lo
avrebbe
già
bell
'
e
pronto
.
"
La
legge
sulle
guarentigie
,
direbbe
,
non
è
che
un
atto
interno
dell
'
Italia
,
e
,
potendo
essere
revocata
da
un
momento
all
'
altro
dai
legislatori
italiani
,
non
offre
sufficiente
sicurezza
per
l
'
avvenire
,
a
meno
che
il
Papa
la
accettasse
.
Ma
il
Papa
persiste
a
respingerla
.
Siamo
stati
lunganimi
finora
,
soggiungerebbe
quella
potenza
a
noi
ostile
,
ad
aspettare
,
con
grandissima
benevolenza
verso
gli
Italiani
,
come
sarebbe
andata
a
finire
questa
controversia
fra
l
'
Italia
e
il
papato
,
a
proposito
della
indipendenza
della
Santa
Sede
,
alla
quale
controversia
non
possiam
restare
eternamente
estranei
.
Vedendo
che
non
finisce
,
crediamo
venuto
il
momento
di
immischiarcene
anche
noi
,
perché
sia
risoluta
in
qualche
altra
maniera
"
;
e
potrebbe
finire
poi
collo
immischiarsene
con
animo
ostile
.
Ne
risulta
che
,
noi
abbiamo
accettata
e
messa
in
giro
una
cambiale
in
bianco
.
Questa
cambiale
si
trova
ora
in
mani
amiche
,
incapaci
di
abusarne
.
Ma
potrebbe
un
giorno
passare
anche
in
mani
nemiche
,
e
quindi
non
è
prudenza
lasciar
in
giro
(
un
)
in
bianco
simile
.
Lo
stesso
fatto
che
oggi
il
sommo
Pontefice
approfitta
parzialmente
delle
guarentigie
,
risiedendo
in
Vaticano
e
governando
il
mondo
cattolico
da
Roma
,
non
scioglie
il
nodo
,
per
la
ragione
che
il
fatto
si
fonda
,
come
si
è
già
detto
,
sopra
una
base
mutabile
ad
arbitrio
dell
'
Italia
.
A
noi
sembra
pertanto
che
la
situazione
presente
del
papato
,
se
è
fonte
di
debolezza
all
'
interno
per
la
nuova
Italia
,
perché
tien
perplesse
le
coscienze
timorose
di
molti
suoi
cittadini
,
non
lo
è
meno
all
'
estero
;
e
che
quando
il
suo
governo
potesse
dire
che
una
tale
questione
è
diplomaticamente
chiusa
,
non
sarebbe
per
la
nuova
Italia
un
giorno
meno
fausto
di
quello
che
fu
per
la
Germania
il
giorno
in
cui
Bismarck
poté
dire
che
l
'
articolo
5
del
Trattato
di
Praga
era
abrogato
,
e
per
la
Russia
il
giorno
in
cui
Gortschakoff
le
annunciò
che
quelle
clausole
del
Trattato
di
Parigi
,
le
quali
le
vietavano
di
costruire
fortezze
e
navi
da
guerra
nel
mar
Nero
,
erano
state
soppresse
.
Ci
vedremmo
allora
sottratti
al
grande
onore
,
al
soverchio
onore
anzi
,
ma
alla
pesante
responsabilità
,
di
garantire
noi
soli
un
interesse
che
riguarda
tutto
il
mondo
;
e
l
'
Italia
si
troverebbe
,
rispetto
alla
Santa
Sede
,
nell
'
identica
posizione
,
presso
a
poco
,
in
cui
si
trovano
gli
altri
Stati
,
mentre
oggi
ci
siam
messi
in
una
posizione
eccezionale
,
con
un
grave
impegno
incontrato
,
cioè
,
ma
senza
il
corrispettivo
di
avere
almeno
,
con
quello
,
chiusa
definitivamente
la
questione
.
Molti
si
compiacciono
appunto
della
revocabilità
delle
guarentigie
;
ma
non
riflettono
che
un
legame
positivo
,
ben
determinato
,
e
quindi
limitato
,
e
dagli
altri
accettato
,
vincola
la
libertà
assai
meno
che
non
un
obbligo
assunto
,
il
quale
lasci
ad
altri
la
facoltà
di
discutere
,
in
ogni
tempo
,
i
limiti
entro
i
quali
un
tale
obbligo
deve
essere
adempiuto
.
Ci
sembra
pertanto
che
il
chiudere
la
questione
dell
'
indipendenza
della
Santa
Sede
in
modo
da
collocare
l
'
Italia
nella
stessa
condizione
,
rispetto
alla
medesima
,
in
cui
si
trovano
presso
a
poco
gli
altri
Stati
,
si
presenti
come
un
provvedimento
di
sicurezza
esterna
,
superiore
ai
partiti
.
Vediamo
ora
in
quanti
modi
la
questione
dell
'
indipendenza
del
papato
si
potrebbe
ritenere
diplomaticamente
,
chiusa
.
I
modi
che
si
possono
immaginare
sarebbero
molti
,
e
procurererno
di
enumerarli
.
1.º
Il
Papa
finisce
per
accettare
la
legge
delle
guarentigie
quale
fu
promulgata
,
venendo
ad
un
accordo
diretto
col
governo
italiano
.
È
questa
una
soluzione
molto
gradita
alla
maggioranza
del
ceto
politico
italiano
,
ma
,
in
tutti
i
casi
,
lontanissima
dall
'
essere
attuata
,
certamente
non
attuabile
durante
il
pontificato
presente
.
Così
,
mentre
si
aspetterebbe
l
'
adempimento
lontanissimo
di
una
speranza
,
continuerebbe
il
doppio
disagio
di
una
questione
che
rimarrebbe
aperta
,
all
'
estero
in
un
senso
,
all
'
interno
in
un
altro
.
2.º
L
'
istituzione
del
papato
cade
sotto
i
colpi
del
razionalismo
e
dell
'
indifferentismo
.
Coloro
che
ragionano
in
questo
modo
,
si
condannano
,
per
lo
meno
,
ad
aspettare
maggior
tempo
ancora
.
Essi
fanno
assegnamento
sulla
mutilazione
della
natura
morale
dell
'
uomo
.
Non
si
avvedono
che
la
scienza
soddisfa
a
un
solo
bisogno
umano
,
quello
di
pensare
;
mentre
gli
uomini
ne
hanno
anche
un
altro
,
quello
di
credere
e
di
sperare
.
La
sola
fede
ha
una
parola
pei
deboli
e
per
gli
infelici
;
e
fra
una
religione
che
promette
un
'
eterna
felicità
,
e
una
scienza
,
in
fondo
alla
quale
,
si
trova
il
nulla
,
non
vi
ha
dubbio
quale
delle
due
alla
lunga
finirà
per
avere
più
ascoltatori
e
seguaci
.
Ora
,
è
nel
genio
della
nazione
italiana
che
questa
fede
abbia
la
forma
cattolica
,
e
il
papato
è
suscettibile
di
trasformazioni
bensì
,
ma
rimarrà
sempre
il
perno
della
Chiesa
cattolica
.
D
'
altronde
il
razionalismo
e
l
'
indifferentismo
hanno
molti
proseliti
nelle
classi
agiate
e
negli
operai
delle
città
;
ma
tutti
costoro
,
sommati
insieme
,
non
formano
che
una
piccola
minoranza
nel
mondo
cattolico
.
I
milioni
e
milioni
che
vivono
nelle
campagne
,
il
sesso
femminile
in
tutte
le
classi
,
stanno
fermi
nella
fede
avita
;
e
nella
maggior
parte
dell
'
Europa
cattolica
è
notevole
anzi
un
movimento
molto
pronunciato
di
ritorno
verso
le
antiche
credenze
presso
le
alte
classi
,
movimento
che
di
riverbero
finirà
per
propagarsi
anche
in
Italia
.
3.º
L
'
istituzione
del
papato
si
trasforma
in
modo
che
debba
diminuire
,
nella
Chiesa
cattolica
,
l
'
importanza
personale
del
suo
Capo
,
nello
stesso
modo
che
è
minore
l
'
importanza
personale
di
un
Re
costituzionale
in
confronto
di
quella
di
un
Re
assoluto
.
In
tal
caso
,
il
vescovo
di
Roma
,
che
regnerebbe
e
non
governerebbe
,
non
avrebbe
bisogno
di
molte
garanzie
,
perché
la
Chiesa
cattolica
si
potesse
ritenere
indipendente
.
Ma
dove
si
vede
il
principio
di
una
tale
trasformazione
?
Ciò
che
vediamo
invece
,
è
l
'
insuccesso
completo
del
tentativo
dei
vecchi
cattolici
.
4.º
L
'
Italia
diventa
un
paese
così
profondamente
istituzionale
da
permettere
che
la
Chiesa
cattolica
vi
conviva
con
tante
altre
istituzioni
di
attività
sociale
,
e
il
suo
Capo
,
per
tal
modo
,
sia
collocato
sotto
la
guarentigia
dell
'
ordinamento
stesso
della
società
italiana
.
È
questo
un
ideale
vagheggiato
da
alcuni
onesti
dottrinarî
poco
famigliari
col
paese
reale
;
e
quindi
non
occorre
spendere
molte
parole
per
dimostrare
quanto
esso
sia
poco
pratico
nell
'
epoca
nostra
.
Dio
volesse
che
divenisse
pratico
!
È
uno
dei
problemi
dell
'
avvenire
,
ma
non
di
un
prossimo
avvenire
certamente
.
5.º
Il
partito
cattolico
italiano
,
di
tutte
le
gradazioni
,
divenuto
,
per
le
vie
legali
,
il
più
potente
fra
tutti
i
partiti
interni
,
subordina
la
legislazione
interna
alla
Chiesa
,
e
fa
dell
'
Italia
uno
Stato
teocratico
.
Il
Regno
d
'
Italia
,
ha
voluto
distruggere
il
potere
temporale
dei
Papi
?
Ebbene
,
i
Papi
reagiscono
coi
mezzi
morali
,
conquistando
in
certo
modo
tutta
l
'
Italia
,
e
riducendo
il
suo
Re
a
rimaner
tale
di
nome
,
ma
ad
essere
in
fatto
il
luogotenente
del
Papa
.
Se
non
che
,
per
realizzare
questa
utopia
,
occorrerebbe
cambiare
la
natura
degli
Italiani
,
il
popolo
meno
fanatico
che
ci
sia
in
Europa
,
e
il
più
alieno
dal
prestarsi
a
un
tentativo
di
questa
fatta
,
poiché
,
per
la
vena
di
scetticismo
che
è
in
lui
,
gli
sembrerebbe
nientemeno
che
ridicolo
.
Siffatto
tentativo
del
resto
sarebbe
assurdo
,
anche
per
altri
motivi
evidenti
.
6.º
Si
mantiene
il
principio
della
indipendenza
del
Papa
fondata
sopra
una
sovranità
territoriale
,
dichiarando
Roma
città
libera
,
e
il
Papa
sovrano
onorifico
di
essa
.
Così
rimarrebbe
inalterato
il
principio
che
,
dove
è
il
Papa
,
nessuna
sovranità
territoriale
sia
accanto
a
lui
,
o
sopra
lui
;
e
infatti
,
che
il
Papa
abbia
tre
milioni
di
sudditi
,
o
ne
abbia
solo
centomila
,
e
che
li
governi
con
reggimento
assoluto
,
o
invece
che
questi
si
reggano
da
sé
,
lasciando
che
il
sovrano
regni
e
non
governi
,
ciò
torna
lo
stesso
,
e
non
altera
minimamente
quel
principio
.
Ma
l
'
eterna
città
è
stata
dichiarata
,
non
solo
città
,
ma
anche
capitale
,
dello
Stato
italiano
.
Come
si
potrebbe
pensar
sul
serio
a
cambiar
capitale
per
la
terza
volta
?
Perciò
non
occorre
nemmeno
confutare
siffatta
soluzione
.
7.º
Le
principali
potenze
,
apponendo
la
loro
firma
alla
legge
italiana
delle
guarentigie
la
convertono
in
un
impegno
internazionale
.
L
'
indipendenza
del
Papa
,
posta
sotto
il
protettorato
perpetuo
dell
'
Europa
invece
di
quello
revocabile
del
Regno
d
'
Italia
,
sarebbe
allora
pienissima
.
Se
ciò
avvenisse
,
il
Papa
probabilmente
protesterebbe
ancora
pro
forma
;
ma
,
reso
realmente
più
sicuro
,
potrebbe
acconciarsi
poco
a
poco
alla
sua
nuova
situazione
.
Ma
in
questo
caso
,
chi
dovrebbe
opporsi
saremmo
noi
stessi
.
Noi
concederemmo
alle
altre
potenze
il
diritto
di
intervenire
nelle
cose
nostre
per
verificare
se
manteniamo
fedelmente
tutti
gli
impegni
contenuti
nella
legge
delle
guarentigie
,
sebbene
alcuni
di
quelli
impegni
non
riguardino
che
condizioni
interne
del
nostro
Stato
.
Esse
avrebbero
il
diritto
persino
di
controllare
il
modo
con
cui
spendiamo
il
nostro
danaro
,
perché
,
spendendolo
male
,
potremmo
essere
condotti
nella
impossibilità
di
pagare
al
sommo
Pontefice
il
pattuito
appannaggio
.
8.º
L
'
ultima
soluzione
immaginabile
sarebbe
che
si
stralciasse
dalla
legge
delle
guarentigie
quelle
disposizioni
che
si
riferiscono
esclusivamente
alla
posizione
estranazionale
del
papato
,
e
se
ne
facesse
un
tutto
a
parte
;
e
,
in
quanto
all
'
appannaggio
annuo
,
lo
si
tramutasse
in
un
capitale
corrispondente
,
costituito
di
beni
stabili
inalienabili
,
sui
quali
il
governo
italiano
s
'
impegnerebbe
a
non
prelevare
in
perpetuo
nessuna
imposta
,
ovvero
costituito
sotto
altra
forma
indipendente
dalla
gestione
delle
finanze
italiane
;
e
si
consacrasse
la
parte
,
così
stralciata
,
della
legge
delle
guarentigie
,
mediante
un
formale
impegno
diplomatico
.
Confessiamo
che
,
allo
stato
presente
,
questa
ultima
soluzione
o
,
per
parlare
più
esattamente
,
questo
semplice
miglioramento
arrecato
alla
situazione
di
fatto
attuale
,
ci
sembra
degno
di
qualche
considerazione
.
Non
siamo
temerarî
fino
al
punto
di
immaginare
una
soluzione
definitiva
del
problema
del
papato
.
La
grande
istituzione
del
papato
non
è
mai
stata
immobile
,
ma
invece
è
stata
costantemente
in
via
di
formazione
e
di
progresso
,
nel
che
si
rivela
la
sua
forza
prodigiosa
.
La
sua
forma
esteriore
è
flessibile
,
e
si
rinnova
sul
modello
delle
società
politiche
e
civili
.
Il
governo
della
Chiesa
cattolica
fu
semplice
,
severo
,
democratico
nelle
sue
origini
;
unitario
cogli
ultimi
Cesari
;
feudale
,
federativo
e
frazionato
nel
medio
evo
;
costituzionale
coi
concilî
,
vere
assemblee
deliberanti
;
finalmente
assoluto
e
accentrato
colle
grandi
monarchie
moderne
;
chi
può
dire
quale
sarà
la
sua
forma
esterna
per
l
'
avvenire
in
conseguenza
dei
rivolgimenti
del
secolo
nostro
?
Non
si
può
pensare
da
noi
che
a
trovar
un
modus
vivendi
.
Dio
farà
il
resto
.
Non
sarà
cosa
facile
indurre
le
maggiori
potenze
ad
accedere
ad
una
siffatta
combinazione
la
quale
limiterebbe
,
in
modo
tassativo
,
la
responsabilità
dell
'
Italia
rispetto
alla
indipendenza
papale
,
per
cui
,
mantenendo
l
'
Italia
i
proprj
impegni
,
facilissimi
a
mantenere
,
la
responsabilità
di
quella
indipendenza
verrebbe
ad
essere
indirettamente
divisa
fra
tutte
le
potenze
.
Esse
si
trovano
oggi
in
questa
ottima
condizione
,
che
,
nulla
facendo
a
proposito
della
questione
papale
,
non
offendono
né
il
Papa
né
il
governo
d
'
Italia
.
Peraltro
è
da
ritenersi
che
la
situazione
presente
anormale
del
papato
è
una
cagione
d
'
inquietudine
in
tutto
il
mondo
cattolico
;
e
che
,
se
le
potenze
vedessero
una
soluzione
la
quale
,
non
richiedendo
che
il
Papa
dichiari
esplicitamente
di
accettarla
senza
riserve
,
recherebbe
però
un
miglioramento
sensibilissimo
alla
situazione
della
Santa
Sede
,
parecchie
di
esse
dovrebbero
essere
disposte
ad
appoggiarla
.
E
qui
si
affaccia
tutta
l
'
importanza
che
potrebbe
avere
,
anche
per
un
negoziato
delicatissimo
come
questo
,
la
misura
del
credito
che
il
governo
italiano
sapesse
procurarsi
,
per
mezzo
,
sia
di
una
buona
politica
interna
,
sia
dei
buoni
rapporti
che
dipende
da
lui
coltivare
e
di
mantenere
con
tutte
le
potenze
estere
.
Oggi
ci
troviamo
posti
in
un
circolo
vizioso
che
,
se
non
fosse
rotto
,
prolungherebbe
all
'
infinito
la
situazione
attuale
reciproca
del
Regno
d
'
Italia
e
del
papato
,
disastrosa
per
entrambi
.
Il
sommo
Pontefice
non
può
prendere
alcuna
iniziativa
;
è
impedito
dai
propri
giuramenti
di
far
altra
cosa
che
non
sia
il
chiedere
la
restituzione
dei
suoi
Stati
.
Le
potenze
,
tutte
amiche
dell
'
Italia
,
si
guardano
dall
'
offendere
quest
'
ultima
con
proposte
che
,
possono
presumere
,
essa
riguarderebbe
come
ingiuriose
.
Il
governo
italiano
non
fa
alcun
passo
verso
le
medesime
;
farlo
col
Papa
sarebbe
un
'
utopia
.
Dunque
?
Dunque
per
uscire
da
questa
via
cieca
,
sembrerebbe
che
non
ci
possa
essere
che
l
'
ultima
indicata
combinazione
,
da
stipularsi
fra
l
'
Italia
e
le
grandi
potenze
,
per
la
quale
,
da
una
parte
,
la
condizione
della
Santa
Sede
verrebbe
immensamente
avvantaggiata
in
confronto
di
ciò
che
è
,
senza
che
si
pretenda
dal
Papa
alcuna
ritrattazione
;
dall
'
altra
,
il
Regno
d
'
Italia
chiuderebbe
diplomaticamente
una
questione
importantissima
che
lo
riguarda
,
senza
alcun
sagrificio
di
sorta
.
Da
cosa
nasce
cosa
.
Chi
non
vede
che
un
effetto
immancabile
di
tale
espediente
sarebbe
quello
di
diminuire
assai
la
tensione
dei
rapporti
fra
l
'
Italia
e
la
Santa
Sede
,
con
fondata
speranza
che
un
giorno
la
tensione
cessi
affatto
,
o
si
riduca
alle
proporzioni
di
altri
casi
,
in
sui
si
verificarono
dei
contrasti
fra
il
Papa
e
qualcuna
delle
potenze
?
E
tutto
questo
,
lo
ripetiamo
,
senza
incontrare
alcun
reale
sacrificio
;
imperocché
se
l
'
Italia
è
disposta
a
tener
sempre
a
disposizione
del
Papa
la
somma
annua
stabilita
nella
legge
delle
guarentigie
,
ed
a
circondare
il
Capo
della
chiesa
di
quel
rispetto
,
di
quella
inviolabilità
,
di
quel
carattere
di
estra
territorialità
,
e
di
quella
libertà
di
comunicazioni
col
mondo
cattolico
,
che
gli
assicura
la
legge
sopraindicata
,
tanto
vale
convertire
siffatti
impegni
interni
,
da
cui
non
intende
dipartirsi
,
e
da
cui
non
ci
fu
neppur
uno
dei
ministeri
di
Sinistra
che
mostrasse
di
voler
dipartirsi
,
in
un
atto
diplomatico
.
Quest
'
atto
,
essendo
irrevocabile
,
farebbe
cadere
la
principale
delle
obbiezioni
che
viene
mossa
alla
legge
delle
guarentigie
,
l
'
obbiezione
cioè
,
che
la
sicurezza
e
l
'
indipendenza
di
quel
potere
mondiale
e
sopranazionale
,
che
è
la
Santa
Sede
,
rimanga
abbandonato
al
beneplacito
mutabile
dei
legislatori
italiani
,
e
che
i
suoi
mezzi
di
sussistenza
figurino
inscritti
nel
nostro
bilancio
.
Non
fu
nostra
intenzione
di
formulare
una
proposta
normale
.
Volemmo
soltanto
far
presente
che
lo
scopo
della
legge
del
13
maggio
1871
è
stato
di
guarentire
,
ad
un
tempo
,
e
l
'
indipendenza
del
papato
e
la
sicurezza
futura
del
Regno
d
'
Italia
;
e
che
quanto
più
indiscutibile
sarà
resa
la
prima
,
di
altrettanto
crescerà
la
seconda
.
III
.
Il
discentramento
amministrativo
.
Non
si
aspetti
il
benevolo
lettore
,
che
,
sotto
questo
titolo
,
si
passino
da
noi
in
rassegna
tutti
quanti
i
problemi
della
situazione
interna
dell
'
Italia
,
i
quali
con
esso
si
collegano
.
Oltreché
l
'
impresa
sarebbe
superiore
alle
nostre
forze
,
intorno
a
molti
di
quei
problemi
è
consolante
poter
dire
che
uomini
assai
competenti
ed
autorevoli
hanno
saputo
in
questi
ultimi
tempi
spargere
grandissima
luce
,
per
cui
nulla
saremmo
in
grado
di
aggiungere
.
Riguardo
alle
finanze
,
per
esempio
,
il
progresso
dell
'
opinione
pubblica
,
nell
'
ordine
delle
idee
,
è
incontestabile
,
per
merito
di
uno
stuolo
di
valorosi
che
si
sono
dedicati
allo
studio
del
problema
finanziario
con
un
'
assiduità
,
con
una
passione
,
con
un
'
intelligenza
,
superiori
ad
ogni
elogio
.
Si
deve
a
loro
se
non
c
'
è
ormai
più
nessuno
che
osi
contestare
la
necessità
di
mantenere
il
pareggio
fra
le
entrate
e
le
spese
,
e
per
conseguenza
quella
di
contrapporre
a
qualunque
nuova
spesa
una
nuova
entrata
corrispondente
.
Non
c
'
è
più
nessuno
che
non
ammetta
doversi
porre
un
freno
a
nuove
proposte
di
spese
,
sotto
qualsiasi
pretesto
si
vogliano
,
e
anche
si
possano
,
giustificare
.
Non
c
'
è
più
nessuno
che
,
più
o
meno
,
non
riconosca
,
fatta
eccezione
di
coloro
,
i
quali
per
onore
delle
armi
sono
costretti
di
sostenere
la
tesi
contraria
,
e
tranne
i
mugnai
,
essersi
commesso
un
grande
errore
abolendo
una
imposta
a
larga
base
come
il
macinato
;
un
'
imposta
che
,
fatti
bene
i
conti
,
ricadeva
bensì
sulle
classi
povere
direttamente
,
ma
indirettamente
anche
sulla
possidenza
e
sull
'
industria
,
come
ogni
aumento
d
'
imposta
diretta
sulla
possidenza
e
sull
'
industria
si
ripercuote
indirettamente
sugli
operai
di
campagna
e
di
città
,
e
può
reclamare
,
anche
per
sé
,
la
denominazione
di
imposta
della
fame
;
e
ciò
per
effetto
della
legge
naturale
di
riversabilità
e
di
compenetrazione
di
tutte
le
imposte
.
Se
si
dovranno
sostituire
nuove
tasse
a
quella
del
macinato
,
è
difficile
immaginare
che
gli
effetti
non
abbiano
ad
essere
risentiti
da
tutte
le
classi
,
nessuna
eccettuata
.
Non
c
'
è
più
nessuno
che
non
sia
ormai
persuaso
che
delle
economie
se
ne
possono
introdurre
bensì
,
perfezionando
gli
organici
,
ma
che
tutte
le
economie
possibili
non
sono
tali
da
recare
un
miglioramento
immediato
molto
rilevante
al
bilancio
della
spesa
,
a
meno
che
si
mettesse
fra
le
economie
possibili
la
distruzione
dell
'
esercito
,
o
una
forte
trattenuta
sul
pagamento
degli
interessi
del
debito
pubblico
,
cose
incompatibili
colla
sicurezza
e
coll
'
onore
dello
Stato
.
Si
dirà
che
queste
verità
,
se
sono
ammesse
generalmente
,
non
si
vede
ancora
che
siano
applicate
,
né
dal
governo
,
né
dal
Parlamento
.
Ciò
è
vero
.
Non
si
abbandonano
facilmente
da
un
giorno
all
'
altro
le
cattive
abitudini
.
Ma
è
impossibile
supporre
che
la
consapevolezza
,
ormai
penetrata
in
tutto
il
paese
della
realità
della
situazione
finanziaria
,
non
finisca
per
forzare
la
mano
ai
legislatori
.
Il
paese
è
arrivato
oggi
al
punto
che
si
rassegna
a
pagare
,
purché
sia
indotto
nella
convinzione
,
non
già
da
vaghe
e
illusorie
promesse
,
ma
da
tutto
l
'
insieme
della
condotta
del
potere
legislativo
e
del
potere
esecutivo
,
che
non
vi
saranno
ulteriori
aumenti
;
purché
tocchi
con
mano
che
s
'
incomincia
sul
serio
a
perequare
l
'
imposta
fondiaria
la
quale
,
come
oggi
è
,
consacra
la
più
flagrante
violazione
della
giustizia
distributiva
;
purché
si
elimini
ciò
che
esiste
di
vessatorio
e
di
arbitrario
nella
applicazione
della
tassa
sulla
ricchezza
mobile
,
sostituendo
gli
indizi
alle
denuncie
e
alle
discussioni
fra
l
'
agente
fiscale
e
le
parti
,
per
determinare
il
reddito
annuo
del
commercio
,
delle
industrie
e
delle
professioni
.
Dovrebbe
perciò
servire
d
'
incoraggiamento
agli
amministratori
delle
finanze
italiane
il
pensiero
che
oramai
la
nazione
sa
di
dover
pagare
quello
che
paga
,
vale
a
dire
pagar
molto
,
e
che
essi
potrebbero
diventar
popolari
ponendo
termine
soltanto
a
pretendere
un
aumento
di
carichi
,
e
risparmiando
un
po
'
di
vessazioni
ai
contribuenti
.
Voti
codesti
modestissimi
e
relativamente
facili
ad
appagare
.
Assicurato
una
volta
un
sopravvanzo
reale
di
entrate
,
potrebbesi
allora
dar
mano
a
quella
riforma
tributaria
la
quale
,
collegata
con
una
corrispondente
riforma
amministrativa
,
permetterebbe
ai
contribuenti
di
sentir
meno
il
peso
della
medesima
somina
stessa
di
imposte
,
anche
mantenuta
nella
sua
entità
.
Riguardo
alla
giustizia
,
l
'
incongruenza
delle
quattro
Corti
di
cassazione
,
e
della
soverchia
moltiplicazione
delle
Preture
con
magistrati
così
mal
retribuiti
,
è
il
discorso
di
tutti
,
e
gli
elementi
non
mancano
che
permettono
una
discussione
seria
sulla
preferenza
da
accordarsi
,
non
nell
'
interesse
della
giustizia
formale
,
ma
della
giustizia
effettiva
,
piuttosto
al
sistema
della
cassazione
che
a
quello
della
terza
istanza
,
non
che
sull
'
opportunità
del
sistema
dei
giurati
in
Italia
,
considerato
,
non
già
astrattamente
,
ma
praticamente
,
in
ordine
alla
sicurezza
pubblica
in
molte
provincie
.
Altrettanto
si
può
dire
riguardo
a
molti
argomenti
relativi
ai
lavori
pubblici
,
alla
sicurezza
pubblica
,
ed
all
'
istruzione
pubblica
i
quali
,
già
profondamente
studiati
,
si
presterebbero
ad
essere
discussi
con
criterî
superiori
allo
spirito
di
parte
,
tostoché
lo
spirito
di
parte
,
cessando
dall
'
invadere
ogni
cosa
e
dall
'
imprimere
un
carattere
di
parzialità
ad
ogni
deliberazione
del
Parlamento
,
non
sarà
più
un
ostacolo
ad
un
serio
lavoro
legislativo
.
Piuttosto
ci
arresteremo
sopra
due
soggetti
,
intorno
ai
quali
corrono
ancora
molti
equivoci
e
pregiudizî
;
intendiamo
alludere
al
discentramento
amministrativo
e
alla
riforma
elettorale
.
Che
la
questione
del
discentramento
non
sia
una
questione
di
partito
,
lo
dimostra
il
fatto
che
,
or
sono
otto
anni
,
si
costituì
,
per
iniziativa
del
conte
Ponza
di
San
Martino
e
dello
scrivente
,
una
commissione
reclutata
in
tutti
i
campi
politici
e
in
tutte
le
regioni
d
'
Italia
.
Ne
facevano
parte
,
fra
gli
altri
,
i
senatori
Alfieri
,
Benintendi
,
Cambray
Digny
,
Casaretto
,
Cantelli
,
De
Gori
,
Magliani
,
Perez
,
Pasolini
,
Scialoja
,
Tabarrini
,
e
i
deputati
Berti
Domenico
,
Englen
,
Mordini
,
Pianciani
,
Corte
,
Puccioni
,
Lacava
,
Ferracciù
,
Seismit
Doda
,
Restelli
ecc
.
,
coll
'
intento
di
studiare
quel
problema
.
Si
tennero
quindici
sedute
,
si
scoperse
che
i
dissensi
in
seno
alla
maggioranza
della
commissione
si
riducevano
a
poca
cosa
,
si
discussero
e
si
formularono
varie
proposte
;
ma
la
salute
malferma
del
presidente
,
il
conte
Ponza
di
San
Martino
,
la
difficoltà
materiale
di
tener
riuniti
in
Firenze
,
per
un
tempo
sufficiente
ad
un
lavoro
sterminato
,
tanti
uomini
domiciliati
ed
occupatissimi
nelle
rispettive
provincie
,
furono
le
cagioni
per
le
quali
gli
studî
venissero
interrotti
,
e
che
non
si
giungesse
ad
alcuna
conclusione
definitiva
,
rimanendo
però
negli
animi
di
tutti
la
convinzione
che
questo
discentramento
non
era
cosa
temibile
,
né
nell
'
interesse
della
patria
,
né
in
quello
d
'
alcun
partito
,
e
che
non
era
di
difficile
attuazione
.
Che
male
non
ci
apponemmo
,
nel
presente
scritto
,
stabilendo
una
distinzione
fra
i
partiti
presi
collettivamente
e
gli
uomini
che
li
compongono
,
lo
si
può
argomentare
anche
da
questo
che
la
Destra
,
presa
collettivamente
,
ha
sempre
avversato
il
discentramento
,
ravvisando
in
quel
concetto
un
pericolo
per
l
'
unità
d
'
Italia
,
eppure
racchiudeva
nel
suo
seno
discentratori
dichiarati
e
di
elevatissimo
ingegno
e
provato
patriottismo
,
basti
citare
l
'
onorevole
Minghetti
;
e
la
Sinistra
,
presa
collettivamente
,
ha
inscritto
quella
parola
sulla
sua
bandiera
,
e
conta
non
pochi
discentratori
fra
i
suoi
adepti
,
ma
,
ottenuta
la
vittoria
,
non
ha
discentrato
nulla
,
e
non
ha
più
nemmeno
parlato
se
non
vaporosamente
,
di
questo
assunto
.
Il
discentramento
si
può
concepire
sotto
forma
istituzionale
e
sotto
forma
territoriale
;
la
forma
territoriale
poi
può
riferirsi
,
tanto
all
'
organismo
della
amministrazione
governativa
,
quanto
alle
rappresentanze
degli
interessi
locali
.
La
cagione
per
la
quale
hanno
potuto
spargersi
idee
tanto
erronee
circa
a
quel
concetto
,
si
è
che
fra
noi
si
suol
confondere
assai
facilmente
,
l
'
una
coll
'
altra
,
quelle
forme
e
quelle
applicazioni
del
discentramento
.
La
forma
istituzionale
si
può
chiamare
l
'
ultima
parola
della
civiltà
moderna
;
ma
finora
le
sole
nazioni
anglo
sassoni
l
'
hanno
saputa
attuare
.
Presso
quelle
nazioni
,
lo
spirito
dell
'
autogoverno
è
,
per
così
dire
,
nel
sangue
.
Incomincia
dall
'
individuo
e
dalla
famiglia
.
Le
principali
funzioni
della
vita
pubblica
che
sussistono
per
forza
propria
organica
,
che
si
alimentano
da
sé
,
secondo
la
stregua
della
interessenza
rispettiva
delle
persone
che
vi
partecipano
,
che
si
eleggono
liberamente
i
propri
capi
,
che
votano
il
proprio
bilancio
,
che
rimangono
entro
la
sfera
d
'
efficienza
determinata
dalla
loro
ragione
d
'
essere
,
è
un
'
ideale
attuazione
del
quale
ogni
buon
Italiano
deve
desiderare
per
il
proprio
paese
,
e
deve
sperare
che
divenga
possibile
un
giorno
;
e
che
la
speranza
non
sia
irragionevole
,
lo
si
desume
da
alcuni
fatti
di
discentramento
istituzionale
che
già
esistono
nel
nostro
paese
,
ci
basti
citare
,
fra
gli
altri
,
l
'
istituzione
della
cassa
di
risparmio
di
Milano
.
Sfortunatamente
però
esso
suppone
una
strabocchevole
abbondanza
di
forze
economiche
,
morali
,
intellettuali
e
sociali
,
e
di
predisposizioni
storiche
,
che
noi
siamo
ancora
lontanissimi
dal
possedere
.
Coloro
che
vagheggiano
per
l
'
Italia
odierna
un
ordinamento
simile
,
mostrano
di
non
essere
stati
nel
mezzogiorno
,
e
di
conoscere
poco
anche
il
settentrione
del
nostro
paese
.
Non
bisogna
dimenticare
che
siamo
tutti
usciti
ieri
soltanto
dall
'
assolutismo
,
e
che
già
da
tre
secoli
furono
distrutti
nella
nazione
nostra
i
germi
di
ogni
autogoverno
e
d
'
ogni
autonomia
istituzionale
,
che
le
età
precedenti
avevano
sparso
.
In
Italia
non
si
può
pensare
per
ora
che
a
un
discentramento
territoriale
,
il
quale
si
può
effettuare
,
come
già
dicemmo
in
due
modi
;
nell
'
ordinamento
dell
'
amministrazione
governativa
,
cioè
,
e
in
quello
delle
rappresentanze
degli
interessi
locali
.
Esaminiamo
a
parte
ciascuno
di
questi
due
modi
.
L
'
organismo
della
amministrazione
governativa
si
presenta
in
Italia
sotto
l
'
aspetto
di
un
accentramento
che
non
ha
l
'
eguale
in
nessun
paese
,
nemmeno
in
Francia
,
che
è
pure
la
terra
classica
degli
accentratori
.
Tutto
fa
capo
in
Italia
ai
dicasteri
centrali
.
Tutto
è
regolato
,
assorbito
,
dal
potere
centrale
,
fino
nei
più
minuti
particolari
;
gli
uffici
che
rappresentano
il
governo
nelle
località
,
non
possono
nulla
;
privi
di
potere
e
di
responsabilità
,
non
fanno
che
trasmettere
al
centro
le
petizioni
,
e
ricevere
dal
centro
,
per
trasmettere
agli
amministrati
,
i
responsi
dei
dicasteri
ministeriali
,
onniscienti
,
onniveggenti
,
onnipossenti
.
Quante
complicazioni
!
quanti
giri
e
rigiri
dal
centro
alle
località
,
per
avere
schiarimenti
,
informazioni
;
dalle
località
al
centro
,
per
far
prevenire
reclami
,
proteste
,
rettifiche
!
Quanti
intoppi
!
Quante
spese
inutili
!
Quanto
perditempo
!
Abbiamo
descritto
le
conseguenze
di
questa
mostruosità
al
contatto
col
potere
parlamentare
.
Gli
amministrati
che
hanno
qualche
affare
,
o
bisogna
che
intraprendano
un
viaggio
alla
capitale
,
o
che
si
rivolgano
al
rispettivo
deputato
.
Se
questo
deputato
è
d
'
un
altro
partito
,
o
bisogna
lasciar
che
ne
soffra
l
'
interesse
,
o
commettere
un
atto
poco
decoroso
per
il
sollecitante
e
per
il
sollecitato
.
Ora
,
quale
difficoltà
e
pericolo
vi
sarebbe
se
il
governo
nazionale
diventasse
un
po
'
più
vivo
ed
efficace
nei
suoi
organi
locali
,
almeno
quanto
lo
è
in
Francia
,
che
è
tutto
dire
,
o
quanto
lo
era
nel
primo
Regno
d
'
Italia
,
investendo
i
suoi
uffizî
nelle
provincie
,
di
più
ampie
facoltà
e
di
una
corrispondente
maggior
responsabilità
verso
il
potere
centrale
,
affinché
i
cittadini
trovino
presso
di
sé
,
più
immediata
,
più
pronta
,
e
più
illuminata
rispetto
alle
condizioni
locali
,
la
giustizia
amministrativa
a
cui
hanno
diritto
?
E
quale
pericolo
vi
sarebbe
se
si
abolisse
il
controllo
preventivo
sui
mandati
,
oggi
affidato
alla
Corte
dei
conti
?
Per
non
ripetere
ciò
che
lo
scrivente
ha
avuto
l
'
occasione
di
sostenere
altre
volte
rispetto
al
discentramento
,
egli
ama
lasciar
la
parola
al
deputato
Allievi
,
il
quale
,
dopo
essere
stato
prefetto
alcuni
anni
,
e
sebbene
aderente
ad
un
ministero
di
Sinistra
(
il
quale
però
non
fu
indotto
per
questo
a
dargli
retta
)
non
esitava
a
proclamare
,
rivolgendosi
a
proprî
elettori
,
che
questa
facoltà
del
controllo
preventivo
,
non
compete
alla
Corte
dei
conti
,
o
a
qualsiasi
altra
istituzione
analoga
,
in
nessun
grande
Stato
d
'
Europa
;
che
il
controllo
preventivo
sui
mandati
,
quale
è
da
noi
,
non
esiste
se
non
nel
piccolo
Belgio
,
paese
che
,
per
le
sue
condizioni
geografiche
e
la
sua
concentrazione
ferroviaria
,
si
può
dire
tutto
rinchiuso
in
un
pugno
;
che
il
controllo
preventivo
sui
mandati
,
obbligando
ogni
menomo
affare
che
importi
spesa
,
ad
affluire
al
centro
,
è
uno
dei
fattori
massimi
della
centralità
amministrativa
.
Né
si
deve
credere
,
soggiungeva
egli
ottimamente
,
che
le
garanzie
nella
erogazione
del
pubblico
denaro
siano
per
questo
maggiori
.
Di
tanto
si
ingrandisce
il
controllo
preventivo
,
di
altrettanto
scema
l
'
efficacia
del
controllo
consuntivo
;
e
sopratutto
si
annulla
la
responsabilità
dei
funzionarî
pubblici
.
Non
è
ignoto
a
nessuno
,
infatti
,
che
la
cura
più
assidua
e
più
ingegnosa
pei
ministeri
è
di
far
passare
gli
atti
al
controllo
preventivo
della
Corte
dei
conti
.
Quando
si
è
passati
attraverso
a
quella
filiera
,
si
può
vivere
tranquilli
!
La
Corte
dei
conti
,
non
vorrà
,
nel
periodo
di
revisione
consuntiva
,
disdire
quello
che
essa
ha
detto
nel
periodo
del
controllo
preventivo
.
La
Corte
dei
conti
è
di
sua
natura
diffidente
;
cerca
vedere
il
fondo
delle
cose
;
e
ci
arriva
assai
spesso
;
ma
anche
in
molti
casi
non
vede
,
e
respinge
od
accetta
fuor
di
ragione
.
Quanto
è
più
serio
,
più
temuto
il
controllo
successivo
,
quando
il
funzionario
pubblico
deve
unicamente
consultarsi
colla
propria
coscienza
e
colla
propria
responsabilità
,
per
mettersi
in
regola
con
quelli
che
devono
poi
giudicare
i
suoi
atti
!
L
'
assenza
del
controllo
preventivo
sui
mandati
permetterebbe
di
delegare
molti
fra
gli
atti
amministrativi
ai
poteri
locali
,
agli
ufficî
delle
provincie
,
in
modo
che
tali
atti
vi
fossero
condotti
,
senz
'
altro
,
al
pieno
loro
compimento
.
L
'
on
.
Allievi
ha
voluto
pigliare
un
caso
pratico
,
un
esempio
,
da
un
paese
che
ha
fama
di
essere
molto
accentrato
,
dalla
Francia
,
esaminando
un
servizio
del
ramo
lavori
pubblici
:
Strade
nazionali
,
manutenzione
di
porti
e
di
fari
.
Votato
il
bilancio
dal
Parlamento
,
il
ministro
dei
lavori
pubblici
ripartisce
le
somme
dei
capitali
relativi
in
altrettanti
crediti
aperti
agli
ingegneri
capi
dei
dipartimenti
,
ai
prefetti
.
E
questi
fanno
contratti
,
sorvegliano
,
liquidano
,
pagano
;
solo
che
,
appena
compiuto
un
atto
amministrativo
,
debbono
tosto
ragguagliare
,
non
solo
il
ministero
,
ma
la
stessa
Corte
dei
conti
,
la
quale
segue
,
con
il
suo
controllo
consuntivo
,
assai
davvicino
tutti
gli
atti
della
amministrazione
.
Tutto
si
compie
nella
provincia
;
il
cittadino
ha
davanti
a
sé
l
'
amministratore
;
non
ha
d
'
uopo
di
cercarlo
lontano
.
Quanta
maggior
rapidità
,
quante
semplificazioni
,
quante
ingiustizie
di
meno
!
Resta
ben
inteso
che
l
'
organismo
governativo
locale
dovrebbe
essere
completo
nella
parte
amministrativa
e
nella
finanziaria
,
affinché
i
diversi
uffici
tra
loro
si
assistessero
,
e
anche
non
mancassero
le
controllerie
tra
gli
stessi
ufficî
locali
.
E
ciò
si
potrebbe
ottenere
facilmente
.
Il
bilancio
votato
dal
Parlamento
dovrebbe
,
per
le
spese
stabilmente
determinate
da
leggi
o
regolamenti
,
e
per
le
somme
di
minore
rilievo
tradursi
in
bilanci
governativi
di
ciascuna
circoscrizione
amministrativa
;
e
un
'
autorità
politica
,
una
di
finanza
,
e
una
di
controllo
soggetta
alla
Corte
dei
conti
e
indipendente
,
tutte
con
residenza
nella
circoscrizione
,
potrebbero
aver
la
gestione
autonoma
del
bilancio
locale
di
quella
.
Queste
considerazioni
dell
'
on
.
deputato
di
Macerata
ci
sembrano
assennatissime
.
Non
invano
la
sua
qualità
di
prefetto
lo
ha
messo
a
contatto
colla
realtà
.
Come
si
vede
,
non
si
tratta
di
una
instauratio
ab
imis
fundamentis
,
bensì
soltanto
di
una
migliore
distribuzione
di
lavoro
il
quale
,
previe
alcune
modificazioni
nelle
istituzioni
del
Consiglio
di
Stato
e
della
Corte
dei
conti
,
potrebbe
essere
compiuto
dal
medesimo
personale
d
'
oggidì
,
solo
che
questo
in
parte
dovrebbe
disertare
i
ministeri
della
capitale
per
trasmigrare
nelle
provincie
.
In
tutte
le
provincie
?
Ecco
un
grave
scoglio
.
Le
provincie
sono
69
.
Essendo
così
numerose
,
si
avrebbe
bisogno
di
un
aumento
di
personale
governativo
,
il
quale
è
già
esuberante
.
Come
rimediare
a
questo
inconveniente
?
Alcuni
ci
hanno
già
pensato
.
Sopprimiamo
,
dicono
essi
,
le
piccole
provincie
,
e
riduciamole
al
numero
di
25
al
più
.
Non
conveniamo
in
questa
opinione
.
Le
provincie
devono
rimanere
,
come
oggi
sono
,
fornite
dei
medesimi
ufficî
presso
a
poco
,
che
oggi
hanno
.
Il
sopprimerle
desterebbe
un
malcontento
che
devesi
evitare
.
Per
ragioni
d
'
economia
,
e
nell
'
interesse
della
buona
amministrazione
,
gli
organi
del
potere
centrale
distaccati
dalla
capitale
allo
scopo
di
poter
funzionare
localmente
,
dovrebbero
essere
,
a
nostro
avviso
,
principalmente
regionali
.
La
parola
regione
fa
sopra
molti
un
effetto
che
somiglia
a
quello
che
produce
un
panno
rosso
sventolato
davanti
agli
occhi
di
un
toro
.
Ciò
non
toglie
che
sia
stata
fatta
,
proprio
in
Italia
,
la
celebre
formola
:
governare
da
lontano
,
amministrare
da
vicino
nella
quale
formola
sta
il
fondamento
di
una
buona
amministrazione
in
ogni
vasto
Stato
.
Ciò
non
toglie
che
,
essendo
l
'
Italia
indelebilmente
regionale
,
sebbene
indissolubilmente
cementata
nell
'
unità
politica
,
l
'
espansione
naturale
della
sua
vita
economica
,
sociale
ed
intellettuale
,
ha
fatto
sì
che
oggi
,
in
essa
,
le
regioni
esistono
più
che
mai
,
economicamente
,
socialmente
ed
intellettualmente
.
Le
quali
regioni
del
resto
non
corrispondono
sempre
alle
vecchie
divisioni
politiche
.
Tanto
è
vero
che
,
p
.
es
.
,
l
'
antico
reame
napolitano
al
di
qua
dal
Faro
,
si
va
sempre
più
scomponendo
in
quattro
,
o
per
lo
meno
in
tre
,
regioni
.
Ormai
si
può
dire
che
,
tranne
nell
'
Annuario
officiale
e
nella
distribuzione
degli
ufficî
governativi
,
Milano
non
è
mai
stata
così
completamente
la
capitale
della
Lombardia
come
lo
è
oggidì
,
né
Torino
dell
'
antico
Piemonte
,
né
Firenze
della
Toscana
,
né
Napoli
delle
provincie
napoletane
del
Tirreno
,
ecc
.
Ma
v
'
ha
di
più
,
e
questo
è
il
peggio
.
Il
regionalismo
,
espulso
ufficialmente
dagli
ordini
dell
'
amministrazione
,
nei
quali
lo
Stato
,
se
si
servisse
di
questa
forza
per
i
suoi
scopi
,
otterrebbe
tanti
vantaggi
,
il
regionalismo
,
diciamo
,
poiché
esiste
né
si
può
sopprimere
,
è
penetrato
di
contrabbando
e
si
è
assiso
,
senza
pudore
,
nel
luogo
d
'
onde
avrebbe
dovuto
rimanere
sempre
espulso
,
cioè
nel
Parlamento
della
nazione
;
ed
oggi
la
fa
da
padrone
,
e
discute
e
decide
,
con
criteri
propri
,
e
quindi
affatto
regionali
,
dei
grandi
interessi
e
del
governo
della
nazione
.
Questa
violenza
commessa
a
danno
dell
'
Italia
reale
,
la
quale
si
vendica
colle
armi
fornitele
dall
'
Italia
legale
,
incomincia
a
destare
l
'
attenzione
degli
uomini
più
eminenti
nelle
stesse
provincie
meridionali
,
dove
un
tempo
perfino
la
parola
regione
incontrava
tante
ripugnanze
nel
partito
liberale
.
L
'
onor
.
Bonghi
ebbe
a
dire
,
in
un
recente
discorso
,
che
la
forza
d
'
Italia
risiede
nella
prosperità
delle
sue
regioni
;
e
l
'
onor
.
De
Sanctis
così
si
esprimeva
non
è
molto
tempo
:
"
L
'
Italia
,
signori
,
non
è
un
'
astrazione
;
è
la
casa
,
la
famiglia
,
il
comune
,
la
provincia
,
la
regione
;
e
chi
si
sente
fortemente
legato
a
questi
interessi
,
quello
può
sentire
l
'
Italia
.
Non
faccio
colpa
all
'
Italiano
del
Piemonte
di
essere
buon
piemontese
,
all
'
Italiano
di
Toscana
di
essere
buon
toscano
,
all
'
Italiano
di
Sicilia
di
essere
buon
siciliano
.
Dico
a
voi
,
se
volete
essere
buoni
Italiani
,
cominciate
con
esser
buoni
napoletani
.
Triste
l
'
uomo
solo
,
senza
legami
,
con
l
'
Italia
innanzi
,
un
'
Italia
astratta
,
un
'
Italia
da
accademia
e
da
scuola
.
Più
la
mia
anima
è
piena
,
più
mi
commuove
il
nome
della
mia
famiglia
,
del
mio
paese
nativo
,
della
mia
provincia
,
della
mia
regione
,
io
più
mi
elevo
,
più
sento
vibrare
in
me
l
'Italia."
Or
bene
,
se
questa
benedetta
regione
c
'
è
e
rimane
,
checché
si
faccia
per
distruggerla
,
perché
mai
l
'
Italia
ufficiale
non
imita
Maometto
,
il
quale
avendo
intimato
ad
una
montagna
di
venire
da
lui
,
e
questa
non
movendosi
,
esclamò
,
da
quell
'
uomo
di
spirito
che
era
:
ebbene
,
anderò
io
verso
la
montagna
?
L
'
Italia
ufficiale
,
perché
mai
non
potrebbe
approfittare
di
questa
distribuzione
delle
provincie
in
naturali
regioni
,
per
insediare
nelle
metropoli
naturali
di
queste
regioni
,
dove
già
convengono
spontaneamente
gli
affari
delle
provincie
circostanti
,
le
direzioni
distaccate
dai
dicasteri
centrali
,
per
ciascuno
dei
principali
servigi
,
incominciando
da
quello
dalla
pubblica
sicurezza
?
L
'
argomento
è
troppo
vasto
perché
ci
sia
possibile
esaurirlo
in
poche
pagine
.
Ci
basti
averne
dato
un
cenno
che
valga
a
mostrare
che
,
mediante
alcune
riforme
,
di
cui
poche
per
legge
,
il
resto
per
decreti
reali
,
si
potrebbe
ovviare
ad
una
gran
parte
del
malcontento
amministrativo
,
soddisfare
gli
interessi
locali
dei
cittadini
,
senza
alterare
le
attuali
circoscrizioni
,
senza
scapito
,
né
della
forza
,
né
del
prestigio
del
governo
centrale
,
il
quale
non
cesserebbe
di
essere
il
governo
centrale
,
anche
delegando
,
sotto
la
propria
responsabilità
,
alcuni
suoi
poteri
a
funzionarî
lontani
,
come
oggi
ne
delega
a
funzionarî
vicini
.
Lo
scrivente
,
essendo
ministro
dei
lavori
pubblici
nel
1860
,
ordinò
il
servizio
dei
telegrafi
e
quello
delle
poste
,
regionalmente
;
e
nel
1865
presentò
una
proposta
per
applicare
il
sistema
regionale
al
genio
civile
.
Che
se
la
posizione
degli
impiegati
e
sopratutto
le
norme
pei
loro
traslocamenti
,
dei
quali
tanto
si
è
abusato
in
questi
ultimi
tempi
,
con
criterî
affatto
partigiani
,
fossero
meglio
determinate
per
legge
,
vigilate
e
controllate
,
da
un
'
autorità
irremovibile
estraparlamentare
,
i
fomiti
,
descritti
a
suo
luogo
,
di
regionalismo
politico
,
cesserebbero
forse
del
tutto
.
È
stata
una
vera
disgrazia
quella
che
,
nei
primordi
del
Regno
,
quando
si
trattò
di
creare
il
nuovo
assetto
amministrativo
,
anziché
il
sistema
francese
e
il
belga
,
non
si
sia
preso
,
per
norma
,
l
'
austriaco
,
sistema
discentratore
,
eppure
semplice
e
poco
spendereccio
.
Il
grande
argomento
che
si
fece
valere
in
quel
tempo
,
è
che
ai
Veneti
,
tuttora
viventi
sotto
la
dominazione
austriaca
,
non
conveniva
far
vedere
che
si
seguivano
le
pedate
dei
loro
dominatori
;
quasiché
per
questo
i
Veneti
dovessero
trovarsi
meno
disposti
a
riunirsi
alla
grande
famiglia
italiana
!
Ma
tant
'
è
;
l
'
influenza
dei
pregiudizi
nello
ordinamento
del
nuovo
Stato
,
meriterebbe
uno
studio
a
parte
,
e
riuscirebbe
molto
istruttivo
il
verificare
con
quale
cifra
di
milioni
quei
pregiudizî
figurino
direttamente
o
indirettamente
nel
gran
libro
del
debito
pubblico
!
A
questo
discentramento
territoriale
dell
'
amministrazione
governativa
,
potrebbe
aggiungersi
come
abbiamo
già
avvertito
,
l
'
altro
discentramento
,
quello
cioè
delle
rappresentanze
degli
interessi
locali
.
Ci
sono
molti
,
i
quali
,
quando
sono
invitati
ad
uscire
dalle
nebulosità
in
cui
tengono
avvolto
il
concetto
che
si
formano
da
discentramento
,
hanno
sempre
in
bocca
:
dobbiamo
accordare
la
massima
autonomia
,
e
maggiori
attribuzioni
,
al
comune
e
alla
provincia
.
Or
bene
,
a
noi
sembra
che
,
in
quanto
ad
autonomia
,
provincia
e
comune
ne
hanno
,
presso
a
poco
,
quello
che
loro
occorre
;
e
in
quanto
ad
attribuzioni
,
quello
ch
'
essi
sono
in
grado
di
sopportare
,
colle
forze
intellettuali
ed
economiche
di
cui
dispongono
;
anzi
ci
sembra
che
i
comuni
piccoli
ne
hanno
troppe
,
e
che
sia
stato
un
errore
quello
della
legge
vigente
,
di
parificarli
ai
grandi
.
La
questione
non
è
questa
,
è
un
'
altra
.
Ogni
discentramento
che
non
sia
istituzionale
,
non
ha
serietà
in
Italia
se
non
è
regionale
,
per
il
solo
fatto
che
la
maggior
parte
delle
attuali
provincie
,
isolatamente
,
scarseggia
troppo
di
mezzi
e
di
personale
per
assumere
incombenze
molto
più
estese
di
quelle
che
oggi
disimpegna
.
Le
regioni
invece
posseggono
siffatti
requisiti
.
Molte
spese
collettivamente
sarebbero
minori
e
verrebbero
eseguite
meglio
.
Esistono
interessi
,
i
quali
non
sono
niente
affatto
nazionali
,
ed
hanno
un
carattere
perfettamente
locale
;
si
riferiscono
questi
a
'
lavori
pubblici
,
alla
istruzione
pubblica
,
al
commercio
,
alla
industria
,
alla
agricoltura
,
alla
selvicoltura
,
alle
miniere
,
alla
navigazione
;
ma
sono
troppo
vasti
per
poter
essere
appagati
da
una
sola
provincia
;
perciò
vanno
ad
accrescere
il
lavoro
governativo
sotto
la
controlleria
del
parlamento
.
Invece
parecchie
provincie
associate
,
sarebbero
in
grado
di
assumere
tali
incombenze
,
qualora
lo
Stato
lasciasse
a
loro
la
disposizione
delle
somme
da
esse
oggi
versate
,
a
tal
uopo
,
nelle
casse
erariali
.
Finché
alcune
provincie
del
mezzogiorno
si
credevano
in
diritto
di
reclamare
dalla
nazione
che
questa
,
per
ragioni
di
giustizia
distributiva
,
assumesse
le
spese
occorrenti
per
fornirle
di
certe
opere
,
le
quali
,
se
non
erano
di
utilità
nazionale
,
convenivano
a
parecchie
di
esse
,
si
poteva
comprendere
facilmente
la
ripugnanza
delle
medesime
ad
ammettere
il
principio
che
le
provincie
associate
,
e
non
la
nazione
tutta
,
assumessero
quell
'
onere
.
Ma
oggi
,
dopo
che
è
in
corso
di
esecuzione
la
legge
per
le
strade
obbligatorie
,
dopo
che
si
sono
stanziate
nei
bilanci
tante
spese
per
porti
secondarî
,
dopo
la
votazione
del
recente
provvedimento
sulle
ferrovie
,
leggi
tutte
le
quali
,
buone
o
cattive
che
siano
,
devono
essere
attuate
,
quella
ripugnanza
non
dovrebbe
aver
più
fondamento
.
La
situazione
delle
finanze
è
tale
,
che
guai
se
non
si
ponesse
un
freno
alle
spese
che
non
riguardano
interessi
nazionali
!
È
necessario
che
d
'
ora
in
avanti
,
meno
eccezioni
straordinarie
a
favore
di
interessi
puramente
locali
,
intorno
alle
quali
deciderà
il
Parlamento
,
i
singoli
comuni
,
le
singole
provincie
,
non
ricorrano
all
'
erario
nazionale
per
ottenere
ciò
che
sarebbe
utile
ad
esse
soltanto
,
ma
che
se
lo
procaccino
da
sé
;
e
che
quando
l
'
utilità
di
tali
spese
si
estende
a
parecchie
provincie
,
ci
pensino
,
nella
misura
della
interessenza
rispettiva
,
le
provincie
associate
.
Or
bene
,
le
provincie
associate
non
costituirebbero
forse
appunto
una
regione
?
e
questa
associazione
non
potrebbe
forse
ricevere
un
organismo
?
Un
parlamentino
regionale
!
Dio
ne
guardi
!
Ci
sembra
sentir
esclamare
.
No
,
non
ci
sarebbe
bisogno
di
un
parlamentino
regionale
.
Basterebbe
che
le
singole
Deputazioni
provinciali
di
una
data
regione
,
incaricassero
ciascuna
,
due
o
tre
dei
proprî
colleghi
a
convenire
insieme
con
quelli
delle
altre
,
per
deliberare
intorno
alle
spese
da
farsi
in
comune
,
salva
l
'
approvazione
dei
rispettivi
Consigli
provinciali
.
In
piccola
scala
imiterebbero
l
'
esempio
delle
Delegazioni
austro
ungariche
.
Così
potrebbe
essere
attuata
la
rappresentanza
degli
interessi
regionali
,
a
scarico
delle
incumbenze
del
Parlamento
,
con
probabilità
che
a
quegli
interessi
venga
provveduto
meglio
.
Oggi
per
esempio
,
un
interesse
evidente
e
sacrosanto
,
comune
a
tutte
le
provincie
piemontesi
,
può
andar
sagrificato
per
una
coalizione
parlamentare
di
siciliani
,
di
toscani
e
di
veneti
,
o
viceversa
.
Per
sventare
siffatto
pericolo
i
deputati
piemontesi
devono
venire
a
patti
con
quelli
di
altre
regioni
;
e
siccome
tali
patti
si
fondano
sempre
sul
principio
:
do
ut
des
,
facio
ut
facias
,
così
chi
finisce
ad
andarci
di
mezzo
,
è
l
'
erario
nazionale
.
Se
si
entrasse
in
questa
via
,
solo
allora
sarebbe
lecito
sperare
che
le
sessioni
del
Parlamento
possano
durare
non
più
di
pochi
mesi
,
che
il
Parlamento
non
si
abbia
ad
occupare
d
'
altro
che
degli
interessi
nazionali
,
che
i
deputati
sollecitatori
ricevano
lo
sfratto
,
e
che
nessuno
più
venga
a
domandare
in
quale
provincia
sia
nato
un
consigliere
della
corona
,
per
sapere
se
si
deve
combatterlo
od
appoggiarlo
.
Altrimenti
temiamo
che
,
più
o
meno
,
saremo
sempre
da
capo
cogli
inconvenienti
del
parlamentarismo
italiano
.
L
'
Italia
ha
bisogno
di
un
governo
forte
,
forte
entro
la
sfera
delle
attribuzioni
che
gli
assegna
lo
Statuto
,
e
capace
di
durare
senza
aver
bisogno
di
ricorrere
ad
indecorose
compiacenze
verso
interessi
che
non
sono
quelli
della
nazione
;
ma
non
lo
avrà
mai
questo
governo
forte
,
finché
il
potere
centrale
non
venga
esonerato
da
una
infinità
di
minute
incombenze
che
lo
screditano
,
lo
inceppano
,
lo
affogano
,
e
aprono
la
via
alle
ingerenze
indebite
della
politica
nella
amministrazione
.
Anche
liberati
da
molte
incombenze
minute
,
tutti
i
dicasteri
centrali
,
avrebbero
abbastanza
da
fare
.
A
quelli
che
dipendono
,
prendiamoli
come
un
esempio
,
dal
ministero
d
'
agricoltura
e
commercio
,
resterebbe
sempre
un
campo
abbastanza
vasto
per
mettere
alla
prova
lo
spirito
di
iniziativa
di
un
ministro
operoso
,
circondato
da
uno
stato
maggiore
poco
numeroso
,
ma
ottimo
,
e
per
giustificare
la
presenza
di
lui
nei
consigli
della
corona
.
E
ciò
valga
anche
per
altri
ministeri
.
IV
.
La
riforma
elettorale
.
Veniamo
ora
alla
questione
della
riforma
elettorale
.
Ci
sembra
che
,
al
pari
di
quella
del
discentramento
,
si
presenti
essa
pure
,
nello
stato
attuale
d
'
Italia
,
come
un
argomento
superiore
ai
partiti
.
Infatti
,
una
riforma
della
legge
elettorale
,
quando
apparisca
chiaro
che
la
legge
vigente
non
risponda
allo
scopo
di
fornire
al
paese
,
quale
esso
è
costituito
in
realtà
,
il
modo
di
esprimere
fedelmente
il
proprio
pensiero
politico
,
e
che
la
riforma
da
introdursi
si
debba
limitare
unicamente
a
conseguire
siffatto
scopo
,
non
potrebbe
essere
avversata
da
nessun
partito
serio
.
Gli
effetti
delle
riforme
di
questa
specie
,
per
poco
che
siano
profonde
,
sono
sempre
una
grande
incognita
.
L
'
esperienza
di
altri
paesi
c
'
insegna
che
talvolta
l
'
innovazione
introdotta
finì
per
rivolgersi
contro
coloro
che
l
'
avevano
promossa
.
Ma
c
'
è
sempre
questo
di
buono
,
in
una
riforma
che
risponda
allo
scopo
,
che
essa
,
cioè
,
fornisce
la
certezza
ad
ogni
partito
che
abbia
solide
basi
nel
paese
,
di
poter
fare
assegnamento
anche
sopra
un
ritorno
verso
lui
del
pubblico
favore
,
quando
questo
lo
avesse
abbandonato
.
E
invero
il
numero
degli
elettori
inalterabilmente
fedeli
ad
un
partito
è
scarso
dovunque
.
La
grande
massa
dei
medesimi
suol
funzionare
da
bilanciere
e
propendere
piuttosto
in
un
senso
che
in
un
altro
,
secondo
che
il
momento
in
cui
è
consultata
,
essa
giudica
più
utile
al
paese
che
prevalga
piuttosto
questo
che
quel
partito
.
Se
ciò
non
fosse
,
o
i
wigh
o
i
tories
si
perpetuerebbero
al
governo
.
Se
non
che
ci
sembra
che
in
Italia
,
da
quando
è
stato
messo
sul
tappeto
il
problema
di
una
riforma
elettorale
,
si
sono
manifestate
due
preoccupazioni
opposte
,
le
quali
è
a
desiderarsi
,
a
nostro
avviso
,
non
finiscano
ad
avere
il
sopravvento
né
l
'
una
,
né
l
'
altra
.
Molti
uomini
della
Destra
(
malgrado
il
brutto
tiro
che
ha
fatto
loro
il
sistema
elettorale
vigente
,
nel
1876
)
,
non
che
dei
Centri
,
hanno
in
grandissima
diffidenza
ogni
mutamento
a
quel
sistema
,
salvo
che
fosse
di
poca
importanza
,
come
p
.
es
.
,
sarebbe
il
far
discendere
a
21
anni
il
limite
d
'
età
voluto
per
l
'
esercizio
di
esso
diritto
.
Malgrado
alcuni
inconvenienti
,
la
legge
attuale
ha
questo
di
buono
,
secondo
essi
,
che
,
presumibilmente
,
assicura
il
predominio
a
quella
minoranza
più
colta
del
popolo
italiano
che
ha
preparato
e
compiuto
la
rivoluzione
italiana
.
Se
l
'
applicazione
di
questa
legge
,
in
questi
ultimi
anni
,
si
rivolse
contro
la
Destra
,
siffatto
sfregio
inflittole
sarà
probabilmente
passaggero
.
Dunque
perché
farne
getto
?
Ad
avvalorare
siffatta
tesi
,
si
mettono
avanti
due
argomenti
.
In
primo
luogo
,
si
dice
che
una
vera
agitazione
nel
paese
a
favore
di
un
allargamento
del
diritto
,
non
si
è
scorta
finora
;
in
secondo
luogo
,
che
uno
dei
fatti
politici
più
salienti
che
hanno
richiamato
finora
la
pubblica
attenzione
,
è
la
scarsezza
del
numero
degli
attuali
elettori
inscritti
che
sogliono
presentarsi
alle
urne
,
dal
che
si
deve
indurre
che
la
base
del
diritto
elettorale
vigente
è
già
fin
troppo
larga
.
Nella
Sinistra
invece
si
è
sempre
parlato
di
allargamento
di
base
,
e
s
'
invocava
persino
il
suffragio
universale
diretto
.
Però
in
questi
ultimi
anni
,
una
gran
parte
di
essa
finì
per
riconoscere
che
qualche
restrizione
era
necessaria
,
e
si
ventilarono
parecchi
progetti
in
cui
erano
ammesse
le
categorie
;
solo
che
,
secondo
tali
progetti
,
la
legge
dovrebbe
essere
congegnata
in
modo
da
assicurare
il
predominio
a
quelle
classi
nelle
quali
è
probabile
che
il
partito
recluterà
il
maggior
numero
di
seguaci
.
S
'
intenderebbe
insomma
di
istituire
una
specie
di
oligarchia
delle
così
dette
capacità
,
con
poco
riguardo
al
censo
,
ossia
a
quelli
che
pagano
.
Coloro
che
avranno
seguìto
fin
qui
i
ragionamenti
svolti
nel
presente
scritto
,
sono
già
in
grado
di
scorgere
le
ragioni
che
c
'
impediscono
di
associarci
a
coloro
che
vorrebbero
conservata
integralmente
l
'
attuale
legge
elettorale
.
Questa
era
perfettamente
giustificata
come
una
necessità
nel
periodo
della
lotta
per
l
'
esistenza
nazionale
,
durante
la
quale
una
minoranza
aveva
dovuto
assumere
ed
esercitare
una
specie
di
dittatura
patriottica
.
Ma
,
giunto
il
periodo
del
consolidamento
dell
'
opera
compiuta
è
d
'
uopo
che
sia
ammesso
a
partecipare
alla
cosa
pubblica
il
maggior
numero
di
coloro
che
sono
capaci
di
contribuire
a
consolidarla
.
Ora
,
se
la
creazione
richiedeva
un
grado
di
cognizioni
politiche
e
di
iniziativa
patriottica
che
solo
certe
classi
potevano
dare
,
il
consolidamento
si
effettua
sopratutto
col
lavoro
più
modesto
di
quei
membri
del
consorzio
civile
,
i
quali
recano
ogni
giorno
la
loro
pietra
all
'
edifizio
nazionale
,
e
sebbene
,
né
ricchi
,
né
dotti
,
sono
però
forniti
di
una
idoneità
sufficiente
a
valutare
la
portata
dei
loro
atti
in
relazione
colla
cosa
pubblica
.
Allargare
la
base
dell
'
elettorato
politico
in
questa
misura
,
equivale
a
rendere
più
robusto
l
'
edificio
dello
Stato
.
Oggi
il
numero
degli
elettori
politici
inscritti
non
è
che
poco
più
di
un
mezzo
milione
,
per
una
nazione
di
27
milioni
d
'
abitanti
;
il
che
significa
la
base
elettorale
più
ristretta
che
oggi
si
conosca
nei
paesi
liberi
,
salve
poche
eccezioni
che
il
nostro
amor
proprio
ci
vieta
d
'
invocare
.
Sopra
un
numero
così
ristretto
,
ogni
specie
di
pressioni
illecite
e
di
corruzioni
si
possono
tentare
con
successo
;
e
non
devono
recar
stupore
i
verdetti
talvolta
artificiali
delle
urne
.
Che
se
non
si
scorge
alcuna
agitazione
nel
paese
a
favore
di
un
allargamento
del
diritto
elettorale
,
ciò
non
ci
sembra
gran
fatto
concludente
.
Non
c
'
è
stata
agitazione
nemmeno
per
ottenere
la
legge
oggi
vigente
.
Fu
ricevuta
quale
venne
decretata
,
come
se
ne
sarebbe
accettata
una
che
fosse
stata
diversa
.
I
plebisciti
si
riferivano
all
'
unità
d
'
Italia
,
alla
dinastia
di
Savoia
,
allo
Statuto
;
queste
erano
idee
chiare
;
non
già
alla
legge
elettorale
.
Non
è
dunque
col
criterio
della
maggiore
o
minore
agitazione
pubblica
per
averla
,
che
bisogna
giudicare
se
una
innovazione
nell
'
elettorato
,
sia
da
introdursi
o
no
.
Bensì
bisogna
cercare
se
l
'
innovazione
sarebbe
utile
,
o
no
,
allo
Stato
.
Si
ammette
generalmente
che
il
paese
è
oggi
politicamente
ammalato
,
e
che
ai
buoni
patrioti
spetta
di
far
da
medici
.
Ora
,
che
cosa
si
dovrebbe
pensare
di
un
medico
il
quale
dicesse
di
non
poter
somministrare
il
tale
rimedio
salutare
,
solo
perché
l
'
ammalato
non
glielo
indica
?
Se
si
avesse
ragione
di
parlar
così
,
non
occorrerebbero
i
medici
,
basterebbero
i
farmacisti
.
Riguardo
all
'
altra
obbiezione
,
della
scarsezza
dei
votanti
alle
elezioni
politiche
,
questo
fatto
deriva
da
molte
cause
,
fra
le
altre
dalla
sfiducia
che
è
andata
sempre
più
diffondendosi
nel
paese
,
e
dalla
naturale
pigrizia
,
che
è
un
fenomeno
affatto
individuale
,
e
che
è
comune
a
tutte
le
classi
.
Ammettendo
che
la
pigrizia
oggi
dominante
persista
nel
ceto
elettorale
,
e
che
,
anche
dopo
l
'
allargamento
del
diritto
elettorale
,
si
conservi
l
'
attuale
proporzione
fra
i
votanti
e
gli
inscritti
,
ci
sarà
sempre
questo
di
guadagnato
che
la
rappresentanza
nazionale
sarà
eletta
da
un
numero
assoluto
di
votanti
maggiore
di
prima
.
D
'
altronde
l
'
allargamento
del
suffragio
è
una
di
quelle
questioni
che
si
ponno
differire
,
ma
se
una
volta
sono
poste
,
è
pericoloso
lasciarle
troppo
trascinare
,
perché
sembrano
fatte
apposta
per
fornir
pretesti
alle
agitazioni
,
anche
quando
le
agitazioni
a
quel
proposito
non
sorgono
spontaneamente
.
Se
queste
ragioni
c
'
inducono
a
considerare
come
uno
dei
criteri
conservatori
di
governo
e
non
di
partito
,
che
si
ammetta
una
riforma
elettorale
,
è
naturale
che
dobbiamo
dichiararci
di
gran
lunga
più
avversi
ancora
a
tutti
i
progetti
di
riforma
tendenti
a
falsificare
sempre
più
,
a
beneficio
di
uno
scopo
di
partito
,
l
'
espressione
del
sincero
voto
del
paese
quale
questo
è
costituito
.
Ci
asteniamo
dal
discorrere
dello
scrutinio
di
lista
e
della
rappresentanza
delle
minoranze
,
due
argomenti
degni
d
'
esame
anch
'
essi
,
ma
la
di
cui
importanza
è
maggiore
o
minore
secondo
i
fondamenti
dell
'
elettorato
che
s
'
intende
adottare
.
Ma
quali
potrebbero
essere
dunque
i
fondamenti
dell
'
elettorato
?
L
'
indole
di
questo
scritto
ci
dispensa
dal
formulare
una
concreta
proposta
,
ma
ci
impegna
ad
indicare
i
criteri
a
cui
si
dovrebbe
,
a
nostro
avviso
,
ricorrere
per
formularla
.
I
fondamenti
di
una
riforma
elettorale
politica
,
quando
l
'
elettorato
non
abbia
un
carattere
storico
,
come
è
il
caso
dell
'
Inghilterra
,
possono
essere
,
o
naturali
,
o
artificiali
.
Il
fondamento
più
naturale
è
sembrato
a
molti
consistere
nel
suffragio
universale
diretto
.
Ora
,
se
c
'
è
un
sistema
elettorale
,
il
quale
sembra
immaginato
al
solo
intento
di
rappresentare
il
mondo
al
rovescio
,
è
precisamente
quello
,
tranne
il
caso
di
alcune
società
di
costumi
patriarcali
,
ovvero
di
popoli
in
formazione
sopra
un
suolo
vergine
per
effetto
di
emigrazioni
da
altri
paesi
.
E
per
verità
,
nel
regime
del
suffragio
universale
non
si
tiene
conto
della
realtà
.
Invece
di
partire
dai
fatti
,
si
immagina
una
teoria
estraumana
.
Cesserebbe
di
rappresentare
il
mondo
al
rovescio
solo
quando
tutti
gli
uomini
fossero
parificati
,
non
già
nel
saper
leggere
e
scrivere
,
che
è
l
'
istrumento
del
sapere
e
non
il
sapere
,
ma
anche
nella
coltura
,
nei
servigi
resi
al
paese
,
nel
merito
,
nelle
condizioni
di
famiglia
,
e
quando
,
soppresso
il
diritto
di
proprietà
,
il
capitale
,
e
l
'
iniziativa
individuale
nell
'
industria
e
nel
commercio
,
tutti
i
cittadini
contribuissero
in
egual
misura
ai
pubblici
pesi
.
Ma
,
preso
il
mondo
come
oggi
è
,
il
buon
senso
si
rivolta
al
pensiero
che
non
ci
debba
essere
la
minima
proporzione
fra
i
diritti
e
i
servigi
,
che
quelli
i
quali
più
contribuiscono
alla
cosa
pubblica
non
abbiano
maggiori
titoli
al
potere
sociale
,
che
i
cittadini
i
quali
danno
più
alla
Società
della
loro
virtù
e
intelligenza
,
della
loro
fortuna
e
del
loro
lavoro
,
non
debbano
partecipare
di
più
al
governo
.
No
,
dacché
siamo
stati
risparmiati
da
questo
malanno
,
teniamolo
lontano
,
radicali
,
liberali
,
conservatori
,
retrivi
,
e
quanti
viviamo
in
Italia
.
Nei
paesi
dove
è
stato
introdotto
,
i
suoi
effetti
si
vedono
alquanto
attenuati
da
circostanze
speciali
,
p
.
es
.
,
negli
Stati
Uniti
d
'
America
,
dove
la
società
è
ordinata
istituzionalmente
e
lo
Stato
non
è
che
una
delle
tante
forze
sociali
(
e
,
diciamolo
fra
parentesi
,
la
sola
forza
sociale
che
funziona
male
)
;
nell
'
Impero
Germanico
,
dove
la
società
non
è
passata
attraverso
al
crogiuolo
livellatore
della
rivoluzione
francese
,
e
presenta
poderose
basi
istoriche
;
in
Francia
,
dove
l
'
abbondanza
della
ricchezza
economica
suddivisa
ha
creato
un
fitto
intreccio
di
interessi
,
i
quali
,
finora
almeno
,
hanno
fatto
argine
allo
straripamento
del
proletariato
ignorante
.
Però
le
menti
più
liberali
e
più
elevate
di
quei
paesi
si
mostrano
grandemente
impensierite
degli
effetti
di
quel
sistema
,
nel
timore
che
alla
lunga
abbia
a
far
capo
ad
una
nuova
barbarie
.
In
Italia
dove
non
esiste
,
né
ordinamento
istituzionale
,
né
poderosi
basi
storiche
nella
società
,
né
un
fitto
intreccio
di
interessi
economici
,
se
si
introducesse
il
suffragio
universale
,
all
'
indomani
,
la
barbarie
,
il
caos
,
sarebbero
alle
porte
.
Invece
ci
sembra
non
riescirebbe
contrario
al
buon
senso
che
si
distinguesse
la
fonte
del
diritto
elettorale
dall
'
esercizio
di
questo
,
e
si
ammettesse
che
la
fonte
del
diritto
risieda
in
ogni
cittadino
adulto
,
ma
che
l
'
esercizio
abbia
ad
esserne
ordinato
in
modo
da
atteggiarsi
alle
realità
dei
fatti
sociali
esistenti
.
Ciò
si
potrebbe
ottenere
in
molte
maniere
.
Ne
citeremo
due
sole
.
L
'
una
sarebbe
il
sistema
della
elezione
a
due
gradi
,
che
è
oggi
praticato
in
parecchi
fra
i
paesi
più
colti
.
Secondo
quel
sistema
,
il
suffragio
universale
non
elegge
i
rappresentanti
della
nazione
,
ma
designa
soltanto
gli
elettori
che
dovranno
eleggere
quei
rappresentanti
.
Se
è
assurdo
attribuire
a
tutti
la
stessa
facoltà
di
eleggere
immediatamente
coloro
,
nelle
cui
mani
sono
riposti
i
più
alti
interessi
della
patria
,
non
lo
è
il
presumere
che
tutti
siano
in
grado
di
decidere
quale
fra
le
persone
che
conoscono
sia
meglio
d
'
ogni
altra
adattata
ad
esercitare
un
mandato
di
fiducia
,
come
quello
di
eleggere
un
rappresentante
.
Anche
l
'
uomo
più
rozzo
,
nella
sua
ingenuità
,
raramente
s
'
inganna
quando
giudica
delle
qualità
morali
di
una
persona
che
conosce
.
Al
suffragio
universale
pertanto
non
si
domanda
che
quello
che
può
dare
utilmente
;
e
siccome
non
viene
impedito
a
nessun
elettore
di
primo
grado
di
essere
anche
eletto
elettore
di
secondo
grado
,
ed
a
nessun
elettore
di
secondo
grado
di
essere
eletto
rappresentante
,
e
a
nessun
rappresentante
di
diventar
ministro
,
così
la
parificazione
potenziale
di
tutti
rispetto
al
diritto
elettorale
,
risulta
completa
.
È
la
legge
della
selezione
applicata
alla
materia
elettorale
.
Come
si
vede
,
la
differenza
fra
il
suffragio
universale
diretto
e
l
'
indiretto
,
in
diritto
pubblico
,
equivale
alla
differenza
che
ci
sarebbe
,
in
diritto
privato
,
fra
un
codice
civile
che
concedesse
a
tutti
il
diritto
di
avere
un
eguale
possesso
,
e
i
codici
vigenti
d
'
Europa
,
i
quali
concedono
a
tutti
il
diritto
di
poter
possedere
sotto
certe
condizioni
determinate
della
legge
.
Il
suffragio
per
censo
invece
,
equivale
,
in
diritto
privato
,
alla
esclusione
di
ogni
individuo
di
una
classe
dalla
facoltà
di
poter
possedere
,
solo
perché
appartiene
a
quella
classe
.
Oggi
in
Italia
l
'
elezione
a
due
gradi
esiste
in
fatto
,
ma
in
senso
inverso
.
I
prefetti
,
le
sette
,
il
giornalismo
,
i
comitati
elettorali
,
si
costituiscono
a
modo
di
elettori
di
secondo
grado
,
di
uomini
di
fiducia
;
scelgono
essi
il
rappresentante
,
e
poi
si
rivolgono
agli
elettori
di
primo
grado
,
perché
lo
confermino
e
rendano
legale
la
nomina
.
Col
sistema
in
discorso
non
si
lascerebbe
che
gli
elettori
di
secondo
grado
,
gli
uomini
di
fiducia
,
si
nominino
da
sé
,
come
oggi
avviene
,
talvolta
con
pochissima
modestia
e
non
senza
petulanza
,
ma
sarebbero
scelti
e
nominati
immediatamente
dagli
elettori
di
primo
grado
.
L
'
altro
sistema
sarebbe
l
'
elezione
per
classi
,
come
avveniva
nell
'
antica
Roma
,
e
avviene
oggi
nell
'
Impero
d
'
Austria
.
La
classificazione
più
naturale
peraltro
,
ma
non
ci
consta
che
venga
oggi
applicata
in
alcun
paese
,
sarebbe
quella
per
cui
ad
ogni
cittadino
adulto
venisse
conferito
il
diritto
ad
un
voto
,
ma
a
questo
voto
unitario
ne
potesse
aggiungere
tanti
quanti
corrispondono
alle
diverse
qualifiche
che
possono
riunirsi
in
lui
e
che
accrescono
il
suo
reale
valore
sociale
.
Un
uomo
pertanto
potrebbe
aver
un
voto
politico
come
cittadino
adulto
,
un
altro
come
capo
di
famiglia
,
un
terzo
come
possidente
,
un
quarto
come
professionista
,
un
quinto
come
membro
di
un
'
accademia
,
un
sesto
come
consigliere
comunale
ecc
.
,
e
disporre
così
di
otto
o
dieci
voti
.
Il
Conte
di
Cavour
e
il
suo
mozzo
di
stalla
concorrerebbero
egualmente
all
'
elezione
,
ma
il
primo
con
quindici
o
venti
voti
,
l
'
altro
con
uno
solo
.
Veniamo
ora
a
parlare
dei
fondamenti
artificiali
,
ossia
delle
categorie
di
censo
e
di
capacità
.
La
determinazione
dei
confini
di
queste
categorie
ha
sempre
qualche
cosa
di
arbitrario
a
cui
non
si
può
rimediare
.
Oggi
,
per
esempio
,
si
richiede
che
si
paghi
40
lire
d
'
imposta
per
essere
elettore
politico
.
Or
bene
,
si
può
domandare
qual
differenza
esiste
nella
mente
del
legislatore
fra
un
uomo
che
paga
39
lire
di
imposta
e
uno
che
ne
paga
40
?
eppure
il
primo
è
escluso
.
La
stessa
obbiezione
si
presenta
anche
se
si
abbassasse
la
cifra
,
imperocché
,
ammesse
le
categorie
,
occorre
che
la
legge
ne
determini
i
limiti
.
Ciononostante
,
se
è
d
'
uopo
ricorrere
ad
una
riforma
che
abbia
un
fondamento
artificiale
,
ci
sembra
che
il
miglior
argomento
che
si
potrebbe
invocare
a
favore
di
un
sistema
proposto
,
si
è
che
abbia
già
fatto
buona
prova
nel
paese
.
In
Italia
la
legge
elettorale
amministrativa
è
molto
più
larga
della
politica
,
e
funziona
regolarmente
.
Perché
non
si
potrebbero
introdurre
in
quest
'
ultima
i
criterî
elettorali
ammessi
perla
prima
?
È
molto
diverso
,
risponderanno
alcuni
,
scegliere
un
buon
deputato
al
Parlamento
e
un
buon
consigliere
comunale
.
Non
ci
arrestiamo
davanti
a
questa
obbiezione
.
Chi
è
riuscito
a
scegliere
un
buon
consigliere
comunale
applichi
pure
le
norme
del
suo
buon
senso
,
facendo
le
debite
distinzioni
che
lo
stesso
buon
senso
gli
suggerirà
,
all
'
elezione
del
deputato
,
e
la
nazione
non
avrà
che
a
congratularsi
con
lui
per
quella
scelta
.
Lo
scrivente
ha
già
avuto
occasione
di
manifestare
la
sua
preferenza
per
il
sistema
elettorale
a
due
gradi
,
il
quale
ha
dato
,
e
dà
,
buoni
risultati
in
altri
paesi
.
Ma
se
l
'
opinione
pubblica
non
fosse
ancora
abbastanza
preparata
a
fare
buona
accoglienza
a
questo
sistema
,
perché
non
si
potrebbe
adottare
come
esperimento
,
l
'
applicazione
alle
elezioni
politiche
la
legge
elettorale
amministrativa
vigente
,
le
conseguenze
della
quale
possono
essere
calcolate
con
bastante
precisione
?
E
qui
porremo
termine
alle
nostre
considerazioni
.
Non
possiamo
sapere
fino
a
qual
punto
saranno
approvate
dai
lettori
.
Osiamo
sperare
peraltro
che
questi
,
senza
eccezione
,
vorranno
ammettere
due
cose
:
l
'
una
che
,
nel
dettarle
,
fu
sempre
presente
alla
nostra
mente
quella
sentenza
di
Vico
,
da
noi
apposta
per
epigrafe
al
presente
libro
,
che
,
cioè
le
cose
fuori
del
loro
stato
naturale
né
si
adagiano
,
né
vi
durano
;
l
'
altra
che
è
vivissimo
il
nostro
desiderio
che
la
nazione
italiana
si
adagi
davvero
nel
nuovo
ordine
politico
e
vi
duri
.
Miscellanea ,
IL
PRIMO
GIORNO
A
PARIGI
Eccomi
preso
daccapo
a
quest
'
immensa
rete
dorata
,
in
cui
ogni
tanto
bisogna
cascare
,
volere
o
non
volere
.
La
prima
volta
ci
restai
quattro
mesi
,
dibattendomi
disperatamente
,
e
benedissi
il
giorno
che
ne
uscii
.
Ma
vedo
che
la
colpa
era
tutta
mia
,
ora
che
ci
ritorno
....
composto
a
nobile
quiete
,
perchè
guai
a
chi
viene
a
Parigi
troppo
giovane
,
senza
uno
scopo
fermo
,
colla
testa
in
tumulto
e
colle
tasche
vuote
!
Ora
vedo
Parigi
serenamente
,
e
la
vedo
a
traverso
all
'
anima
d
'
un
caro
amico
,
che
mi
fa
risentire
più
vive
e
più
fresche
tutte
le
impressioni
della
prima
volta
.
Ed
ecco
quelle
del
primo
giorno
,
come
le
può
rendere
una
mente
stanca
e
una
penna
presa
ad
imprestito
dall
'
albergatore
.
Prima
d
'
esser
condotto
all
'
Esposizione
,
bisogna
che
il
lettore
entri
con
noi
in
Parigi
;
daremo
insieme
un
'
occhiata
al
teatro
prima
di
voltarci
verso
il
palco
scenico
.
Siamo
discesi
alla
stazione
della
strada
ferrata
di
Lione
,
alle
otto
della
mattina
,
con
un
tempo
bellissimo
.
E
ci
trovammo
subito
imbarazzati
.
Avevamo
letto
nei
giornali
che
i
fiaccherai
di
Parigi
spingevano
le
loro
pretese
fino
al
punto
di
non
voler
più
trasportare
persone
grasse
.
Io
feci
osservare
al
Giacosa
che
noi
due
eravamo
fatti
apposta
per
provocare
e
giustificare
un
rifiuto
sdegnoso
dal
più
cortese
dei
fiaccherai
.
Egli
s
'
impensierì
,
io
pure
.
Avevamo
indosso
,
per
giunta
,
due
spolverine
che
c
'
ingrossavano
spietatamente
.
Come
fare
?
Non
c
'
era
che
da
tentare
di
produrre
un
po
'
d
'
illusione
avvicinandosi
a
una
carrozza
a
passo
di
contraddanza
e
interpellando
l
'
uomo
con
una
voce
in
falsetto
.
Il
tentativo
riuscì
.
Il
fiaccheraio
ci
rivolse
uno
sguardo
inquieto
,
ma
ci
lasciò
salire
,
e
si
diresse
rapidamente
verso
i
boulevards
.
Dovevamo
andare
fino
al
boulevard
degli
Italiani
,
ossia
diritti
al
centro
di
Parigi
passando
per
la
più
ammirabile
delle
sue
strade
,
La
prima
impressione
è
gradevole
.
È
la
grande
piazza
irregolare
della
Bastiglia
,
spettacolosa
e
tumultuosa
,
nella
quale
sboccano
quattro
boulevards
e
dieci
vie
,
e
da
cui
si
sente
rumoreggiar
sordamente
il
vasto
sobborgo
di
Sant
'
Antonio
.
Ma
s
'
è
ancora
intronati
dallo
strepito
della
grande
Stazione
lugubre
,
dove
s
'
è
discesi
rotti
e
sonnolenti
;
e
quel
vasto
spazio
pieno
di
luce
,
quei
mille
colori
,
la
grande
colonna
di
Luglio
,
gli
alberi
,
il
viavai
rapidissimo
delle
carrozze
e
della
folla
,
s
'
intravvedono
appena
.
È
il
primo
soffio
impetuoso
e
sonoro
della
vita
di
Parigi
,
e
si
riceve
a
occhi
socchiusi
.
Non
si
comincia
a
veder
nettamente
che
nel
boulevard
Beaumarchais
.
Qui
comincia
ad
apparire
Parigi
.
La
via
larghissima
,
la
doppia
fila
degli
alberi
,
le
case
allegre
;
tutto
è
nitido
e
fresco
,
e
da
tutto
spira
un
'
aria
giovanile
.
Si
riconoscono
al
primo
sguardo
mille
piccole
raffinatezze
di
comodità
e
d
'
eleganza
,
che
rivelano
un
popolo
pieno
di
bisogni
e
di
capricci
,
per
il
quale
il
superfluo
è
più
indispensabile
del
necessario
e
che
gode
la
vita
con
un
'
arte
ingegnosa
.
È
la
buvette
tutta
risplendente
di
vetri
e
di
metalli
,
è
il
piccolo
caffè
pieno
di
pretese
signorili
,
è
la
piccola
trattoria
che
ostenta
i
ghiottumi
squisiti
del
gran
restaurant
,
sono
mille
piccole
botteghe
,
linde
e
ridenti
,
che
fanno
a
soverchiarsi
le
une
le
altre
a
furia
di
colori
,
di
mostre
,
d
'
iscrizioni
,
di
fantocci
,
di
piccole
gale
e
di
piccoli
vezzi
.
Fra
le
due
file
degli
alberi
è
un
andirivieni
di
carrozze
,
di
grandi
carri
,
di
carrozzoni
tirati
da
macchine
a
vapore
,
e
d
'
omnibus
altissimi
,
carichi
di
gente
,
che
sobbalzano
sul
selciato
ineguale
con
un
fracasso
assordante
.
Ma
è
un
movimento
diverso
da
quello
di
Londra
.
Il
luogo
aperto
e
verde
,
i
visi
,
le
voci
,
i
colori
,
danno
a
quel
tramestìo
l
'
aspetto
più
di
un
divertimento
che
di
un
lavoro
.
E
poi
la
popolazione
non
è
nuova
.
Son
tutte
figure
conosciute
,
che
fanno
sorridere
.
È
Gervaise
che
s
'
affaccia
alla
porta
della
bottega
col
ferro
in
mano
,
è
monsieur
Joyeuse
che
va
all
'
ufficio
fantasticando
una
gratificazione
,
è
Pipelet
che
legge
la
Gazzetta
,
è
Frédéric
che
passa
sotto
le
finestre
di
Bernerette
la
sartina
del
Murger
,
è
la
merciaia
del
Kock
,
è
il
gamin
di
Vittor
Hugo
,
o
il
Prudhomme
del
Monnier
,
è
'
l
'
homme
d
'
affaire
del
Balzac
,
è
l
'
operaio
dello
Zola
.
Eccoli
tutti
!
Come
ci
accorgiamo
che
,
anche
lontani
le
mille
miglia
,
si
viveva
nella
immensa
cinta
di
Parigi
!
Sono
le
otto
e
mezzo
,
e
la
grande
giornata
della
grande
città
,
-
giornata
per
Parigi
,
mese
per
chi
arriva
,
-
è
già
cominciata
,
calda
e
clamorosa
come
una
battaglia
.
Di
là
dal
clamore
della
strada
,
si
sente
confusamente
la
voce
profonda
degli
enormi
quartieri
nascosti
,
come
il
muggito
d
'
un
mare
mascherato
dalle
dune
.
S
'
è
appena
usciti
dal
boulevard
Beaumarchais
,
non
s
'
è
ancora
arrivati
in
fondo
al
boulevard
delle
Figlie
del
Calvario
,
e
già
s
'
indovina
,
si
sente
,
si
respira
,
sto
per
dire
,
l
'
immensità
di
Parigi
.
E
si
pensa
con
stupore
a
quelle
cittadine
solitarie
e
silenziose
,
da
cui
s
'
è
partiti
;
che
si
chiamano
Torino
o
Milano
o
Firenze
;
dove
si
stava
tutti
a
uscio
e
bottega
,
e
si
viveva
quasi
in
famiglia
.
Ieri
vogavamo
in
un
laghetto
;
oggi
navighiamo
in
un
oceano
.
Si
è
fatto
un
po
'
più
d
'
un
miglio
,
s
'
entra
nel
boulevard
du
Temple
.
Qui
la
strada
larghissima
s
'
allarga
ancora
,
le
case
s
'
innalzano
,
le
vie
laterali
s
'
allungano
.
La
maestà
di
Parigi
comincia
ad
apparire
.
E
così
,
andando
innanzi
,
tutto
cresce
di
proporzioni
e
s
'
ingentilisce
.
Cominciano
a
sfilare
i
teatri
:
il
Circo
olimpico
,
il
Lyrique
,
la
Gaîtè
,
les
Folies
;
i
caffè
eleganti
,
i
grandi
«
magazzini
»
,
le
trattorie
signorili
;
e
la
folla
va
pigliando
un
aspetto
più
schiettamente
parigino
.
Il
movimento
è
notevolmente
maggiore
che
nei
tempi
ordinarii
.
La
nostra
carrozza
è
costretta
a
fermarsi
ogni
momento
per
aspettare
che
la
lunga
fila
che
la
precede
si
metta
in
moto
.
Gli
omnibus
di
tutte
le
forme
,
che
paion
case
ambulanti
,
s
'
incalzano
.
La
gente
s
'
incrocia
correndo
in
tutte
le
direzioni
come
se
giocasse
a
bomba
da
una
parte
all
'
altra
della
strada
,
e
sui
due
marciapiedi
passano
due
processioni
non
interrotte
.
S
'
entra
nel
boulevard
Saint
Martin
.
È
un
altro
passo
innanzi
sulla
via
dell
'
eleganza
e
della
grandezza
.
I
chioschi
variopinti
si
fanno
più
fitti
,
le
botteghe
più
splendide
,
i
caffè
più
pomposi
.
I
terrazzini
e
le
righinette
delle
case
si
coprono
di
cubitali
caratteri
dorati
che
danno
a
ogni
facciata
l
'
aspetto
del
frontispizio
d
'
un
libro
gigantesco
.
I
frontoni
dei
teatri
,
gli
archi
delle
gallerie
di
passaggio
,
gli
edifizi
rivestiti
di
legno
fino
ai
primi
piani
,
le
trattorie
che
s
'
aprono
sulla
strada
in
forma
di
tempietti
e
di
teatri
luccicanti
di
specchi
,
si
succedono
senza
interstizii
,
gli
uni
congiunti
agli
altri
,
come
una
sola
bottega
sterminata
.
Mille
ornamenti
,
mille
gingilli
,
mille
richiami
,
vistosi
,
capricciosi
,
ciarlataneschi
,
sporgono
,
dondolano
,
si
rizzano
da
tutte
le
parti
,
luccicano
a
tutte
le
altezze
,
confusamente
,
dietro
agli
alberi
,
che
stendono
i
loro
rami
frondosi
sui
chioschetti
,
sui
sedili
dei
marciapiedi
,
sulle
piccole
stazioni
degli
omnibus
,
sulle
fontane
,
sui
tavolini
esterni
dei
caffè
,
sulle
tende
ricamate
delle
botteghe
,
sulle
gradinate
marmoree
dei
teatri
.
Al
boulevard
Saint
Martin
succede
il
boulevard
St
.
Denis
.
La
grande
strada
s
'
abbassa
,
si
rialza
,
si
stringe
,
riceve
dalle
grandi
arterie
dei
popolosi
quartieri
vicini
ondate
di
cavalli
e
di
gente
,
e
si
stende
davanti
a
noi
,
a
perdita
d
'
occhi
,
brulicante
di
carrozze
e
nera
di
folla
,
divisa
in
tre
parti
da
due
enormi
ghirlande
di
verzura
che
la
riempiono
d
'
ombra
e
di
freschezza
.
Son
tre
quarti
d
'
ora
che
si
va
a
passo
a
passo
,
serpeggiando
,
rasentando
file
interminabili
di
carrozze
che
danno
l
'
immagine
di
favolosi
cortei
nuziali
che
si
estendano
da
un
capo
all
'
altro
di
Parigi
.
Si
entra
nel
boulevard
Bonne
nouvelle
,
e
cresce
ancora
il
formicolìo
,
il
ronzìo
,
lo
strepito
;
la
pompa
dei
grandi
«
magazzini
»
che
schierano
sulla
strada
le
vetrate
enormi
;
l
'
ostentazione
della
réclame
,
che
sale
dai
primi
piani
ai
secondi
,
ai
terzi
,
ai
cornicioni
,
ai
tetti
;
le
vetrine
diventan
sale
,
le
merci
preziose
s
'
ammucchiano
,
i
cartelloni
multicolori
si
moltiplicano
,
i
muri
delle
case
spariscono
sotto
una
decorazione
smagliante
,
puerile
e
magnifica
che
seduce
e
stanca
lo
sguardo
.
Non
è
una
strada
per
cui
si
passa
;
è
una
successione
di
piazze
,
una
sola
immensa
piazza
parata
a
festa
,
dove
rigurgita
una
moltitudine
che
ha
addosso
l
'
argento
vivo
.
Tutto
è
aperto
,
trasparente
,
messo
in
vista
,
come
in
un
grande
mercato
signorile
all
'
aria
libera
.
Lo
sguardo
penetra
fin
nelle
ultime
sale
delle
botteghe
straricche
,
fino
ai
comptoirs
lontani
dei
lunghi
caffè
bianchi
e
dorati
,
e
nelle
stanze
alte
dei
restaurants
principeschi
,
e
abbraccia
a
ogni
leggerissimo
cambiamento
di
direzione
,
mille
bellezze
,
mille
sorprese
,
mille
minuzie
pompose
,
una
varietà
infinita
di
tesori
,
di
ghiottonerie
,
di
giocattoli
,
di
opere
d
'
arte
,
di
bagattelle
rovinose
,
di
tentazioni
di
ogni
specie
,
da
cui
non
si
libera
che
per
ricadervi
dall
'
altra
parte
della
strada
,
o
per
ricrearsi
lungo
le
due
file
senza
fine
di
chioschi
,
scaccheggiati
di
tutti
i
colori
d
'
arlecchino
,
coperti
d
'
iscrizioni
e
di
figure
grottesche
,
tappezzati
di
giornali
d
'
ogni
paese
e
di
ogni
forma
,
che
danno
al
vasto
boulevard
l
'
apparenza
bizzarra
e
simpatica
d
'
una
grande
fiera
letteraria
carnovalesca
.
E
intanto
dal
boulevard
Bonne
nouvelle
si
entra
nel
boulevard
Poissonniére
,
e
lo
spettacolo
si
fa
sempre
più
vario
,
più
ampio
e
più
ricco
.
E
s
'
è
già
percorsa
una
lunghezza
di
quattromila
metri
;
provando
di
più
in
più
un
vivo
sentimento
nuovo
,
che
non
è
sola
meraviglia
,
ma
una
scontentezza
confusa
,
un
rammarico
pieno
di
desiderii
,
l
'
amarezza
del
giovinetto
che
si
sente
umiliato
al
suo
primo
entrare
nel
mondo
,
una
specie
di
delusione
d
'
amor
proprio
,
che
si
esprime
in
occhiate
pietose
e
stizzose
sulla
miseria
del
proprio
bagaglio
,
messo
là
alla
berlina
,
sulla
cassetta
della
carrozza
,
in
mezzo
a
quel
lusso
insolente
.
E
finalmente
s
'
entra
nel
boulevard
Montmartre
,
a
cui
fa
seguito
quello
degl
'
Italiani
,
quello
delle
Capucines
,
e
quello
della
Madeleine
.
Ah
!
ceco
il
cuore
ardente
di
Parigi
,
la
via
massima
dei
trionfi
mondani
,
il
grande
teatro
delle
ambizioni
e
delle
dissolutezze
famose
,
dove
affluisce
l
'
oro
,
il
vizio
e
la
follia
dai
quattro
angoli
della
terra
!
Qui
è
la
pompa
suprema
,
è
la
metropoli
della
metropoli
,
la
reggia
aperta
e
perpetua
di
Parigi
,
a
cui
tutto
aspira
e
tutto
tende
.
Qui
la
strada
diventa
piazza
,
il
marciapiede
diventa
strada
,
la
bottega
diventa
museo
;
il
caffè
,
teatro
;
l
'
eleganza
,
fasto
;
lo
splendore
,
sfolgorìo
;
la
vita
,
febbre
.
I
cavalli
passano
a
stormi
e
la
folla
a
torrenti
.
Vetri
,
insegne
,
avvisi
,
porte
,
facciate
,
tutto
s
'
innalza
,
s
'
allarga
,
s
'
inargenta
,
s
'
indora
,
s
'
illumina
.
È
una
gara
di
sfarzo
e
di
appariscenza
che
tocca
la
follia
.
V
'
è
la
pulizia
olandese
,
la
gaiezza
d
'
un
giardino
,
e
tutta
la
varietà
di
colori
d
'
un
bazar
orientale
.
Pare
una
sola
smisurata
sala
d
'
un
museo
enorme
,
dove
gli
ori
,
le
gemme
,
le
trine
,
i
fiori
,
i
cristalli
,
i
bronzi
,
i
quadri
,
tutti
i
capolavori
delle
industrie
,
tutte
le
seduzioni
delle
arti
,
tutte
le
gale
della
ricchezza
,
tutti
i
capricci
della
moda
si
affollano
o
si
ostentano
con
una
profusione
che
sgomenta
e
una
grazia
d
'
esposizione
che
innamora
.
Le
lastre
gigantesche
di
cristallo
o
gli
specchi
innumerevoli
,
le
rivestiture
di
legno
nitidissimo
che
salgono
fino
a
mezzo
degli
edifizi
,
riflettono
ogni
cosa
.
Le
grandi
iscrizioni
d
'
oro
corrono
lungo
tutti
i
rilievi
delle
facciate
,
come
i
versetti
del
Corano
sulle
pareti
delle
moschee
.
L
'
occhio
non
trova
spazio
dove
riposare
.
Da
ogni
parte
brillano
i
nomi
illustri
nel
regno
dei
piaceri
e
della
moda
;
i
titoli
dei
restaurants
,
celebrati
da
Nuova
York
a
Pietroburgo
;
gli
alberghi
dei
principi
e
dei
Cresi
;
le
botteghe
di
cui
si
apre
la
porta
colla
mano
tremante
.
Per
tutto
un
lusso
aristocratico
,
provocante
e
sfacciato
,
che
dice
:
-
Spendi
,
spandi
e
godi
-
e
nello
stesso
tempo
suscita
e
umilia
i
desiderii
.
Non
vi
è
nessuna
bellezza
monumentale
.
È
una
specie
di
magnificenza
teatrale
e
femminea
,
una
maestà
d
'
apparato
,
eccessiva
,
e
piena
di
civetteria
e
di
superbia
,
che
sbalordisce
ed
abbaglia
come
un
immenso
tremolìo
di
punti
luminosi
;
ed
esprime
appunto
la
natura
della
grande
città
opulenta
e
lasciva
,
che
lavora
per
furore
di
godimento
e
di
gloria
.
Ci
si
prova
una
certa
soggezione
.
Non
par
di
passare
in
un
luogo
pubblico
,
tanta
è
la
nitidezza
e
la
pompa
.
La
folla
stessa
vi
passa
con
una
certa
grazia
contegnosa
come
per
una
grandissima
sala
,
scivolando
sull
'
asfalto
,
senza
rumore
,
come
sopra
un
tappeto
.
I
bottegai
stanno
dietro
alle
colossali
vetrine
con
una
dignità
di
gran
signori
,
come
se
non
aspettassero
che
avventori
milionari
.
Persino
le
venditrici
di
giornali
dei
chioschi
sono
atteggiate
a
una
certa
altezza
letteraria
.
Par
che
tutti
siano
compresi
della
sovranità
del
luogo
,
e
che
tutti
si
studino
di
aggiungere
colla
propria
persona
una
pennellata
ben
intonata
al
gran
quadro
dei
boulevards
.
Gran
quadro
davvero
!
E
si
possono
accumulare
col
pensiero
,
fin
che
si
vuole
,
tutte
le
immagini
sparse
che
se
ne
ritrovano
nelle
nostre
città
più
floride
;
ma
non
si
riuscirà
mai
,
chi
non
l
'
abbia
visto
,
nè
a
rappresentarsi
lo
spettacolo
di
quella
fiumana
vivente
che
scorre
senza
posa
tra
quelle
due
interminabili
pareti
di
cristallo
,
in
mezzo
a
quel
verde
e
a
quell
'
oro
,
accanto
a
quel
turbinio
fragoroso
di
cavalli
e
di
ruote
,
in
quella
strada
ampissima
di
cui
non
si
vede
la
fine
;
nè
a
formarsi
una
giusta
idea
della
figura
che
facevano
là
in
mezzo
le
nostre
miserabili
valigie
di
letterati
.
Appena
s
'
ebbe
ripreso
fiato
all
'
albergo
si
tornò
sui
boulevards
,
davanti
al
Cafè
Riche
,
attirati
come
farfalle
al
lume
,
senz
'
accorgercene
.
Strano
!
Mi
pareva
d
'
essere
a
Parigi
da
una
settimana
.
La
folla
però
ha
un
aspetto
alquanto
diverso
dai
tempi
ordinarii
.
Abbondano
le
faccie
esotiche
,
i
vestiti
da
viaggio
,
le
famiglie
di
provincia
,
affaticate
e
stupite
;
i
visi
bruni
del
mezzogiorno
e
le
barbe
e
le
capigliature
biondissime
del
settentrione
.
Sul
ponte
di
Costantinopoli
si
vede
sfilare
tutto
l
'
Oriente
;
qua
tutto
l
'
Occidente
.
Le
solite
gonnelle
sono
come
smarrite
in
quel
pelago
.
Di
tratto
in
tratto
si
vede
una
faccia
giapponese
,
un
negro
,
un
turbante
,
un
cencio
orientale
;
ma
è
subito
travolto
dal
fiotto
nero
della
folla
in
cilindro
.
Ho
notato
molti
soggetti
di
quella
innumerevole
famiglia
dei
grandi
uomini
falliti
,
che
tutti
riconoscono
a
primo
aspetto
:
figure
strane
,
col
viso
smunto
e
gli
occhiali
,
coi
capelli
cadenti
sulle
spalle
,
vestiti
di
nero
,
bisunti
,
con
uno
scartafaccio
sotto
il
braccio
:
sognatori
di
tutti
i
paesi
venuti
a
Parigi
in
questa
grande
occasione
a
tentare
il
terno
della
gloria
e
della
ricchezza
con
una
invenzione
meccanica
o
un
capolavoro
letterario
.
Questo
è
il
grande
torrente
dove
annegano
tutte
le
glorie
di
mezza
taglia
.
«
Celebrità
»
di
provincia
e
«
illustrazioni
»
nazionali
,
gran
personaggi
gallonati
e
blasonati
,
e
principi
e
ricconi
,
dieci
per
una
crazia
!
Non
si
vedono
nè
faccie
superbe
,
nè
sorrisi
di
vanità
soddisfatta
.
Son
tutte
goccie
indistinte
dell
'
onda
inesauribile
,
a
cui
non
sovrastano
che
i
giganti
.
E
si
capisce
da
che
molle
formidabili
,
debba
prendere
impulso
l
'
ambizione
della
gloria
per
sollevarsi
su
questo
pandemonio
,
e
con
che
rabbiosa
ostinazione
si
rodano
i
cervelli
per
trovare
la
parola
ed
il
grido
che
faccia
voltare
le
centomila
teste
di
questa
folla
meravigliosa
!
E
si
prova
un
piacere
a
esser
là
su
quel
lastrico
sparso
d
'
ambizioni
stritolate
e
di
glorie
morte
,
su
cui
altre
ambizioni
si
rizzano
e
altre
forze
si
provano
,
senza
posa
;
si
gode
di
trovarsi
là
,
come
in
mezzo
a
una
gigantesca
officina
vibrante
e
sonora
;
di
sentirsi
aggregato
anche
per
poco
,
molecola
viva
,
al
grande
corpo
intorno
a
cui
tutto
gravita
;
di
respirare
una
boccata
d
'
aria
su
quella
torre
di
Babele
,
assistendo
da
un
gradino
della
scala
sterminata
al
lavoro
immenso
,
confortati
dal
dolce
pensiero
....
che
si
scapperà
fra
quindici
giorni
.
Poi
facciamo
una
corsa
di
due
ore
,
in
carrozza
,
descrivendo
un
immenso
zig
-
zag
sulla
destra
della
Senna
,
per
veder
circolare
la
vita
nelle
arterie
minori
di
Parigi
.
Rivedo
con
vivo
piacere
quel
verdeggiante
e
splendido
boulevard
di
Sebastopoli
e
di
Strasburgo
,
che
par
fatto
per
il
passaggio
trionfale
d
'
un
esercito
,
e
quella
infinita
via
Lafayette
,
in
cui
le
due
striscie
nere
della
folla
si
perdono
allo
sguardo
in
una
lontananza
vaporosa
dove
pare
che
cominci
un
'
altra
metropoli
.
Ripasso
per
quelle
smisurate
spaccature
di
Parigi
,
che
si
chiamano
il
boulevard
Haussman
,
il
boulevard
Malesherbes
,
il
boulevard
Magenta
,
il
boulevard
Principe
Eugenio
,
in
cui
si
sprofonda
lo
sguardo
con
un
fremito
,
come
in
un
abisso
,
afferrando
per
un
braccio
il
compagno
.
Andiamo
al
Rondpoint
de
l
'
Etoile
a
veder
fuggire
in
tutte
le
direzioni
,
come
una
corona
di
raggi
,
le
grandi
vie
che
dividono
in
una
rosa
di
quattordici
allegri
quartieri
triangolari
la
decima
parte
di
Parigi
.
Ritorniamo
nel
cuore
della
città
:
percorriamo
la
rete
inestricabile
delle
piccole
vie
,
piene
di
rumori
,
smaglianti
di
vetrine
e
affollate
di
memorie
;
tutte
obliquità
e
svolti
maliziosi
,
che
preparano
le
grandi
vedute
inaspettate
dei
quadrivi
pieni
di
luce
e
delle
vie
monumentali
,
chiuse
in
fondo
da
una
mole
magnifica
,
che
sovrasta
alla
città
come
una
montagna
di
granito
cesellato
.
Per
tutto
è
una
fuga
di
carrozze
cariche
di
bagagli
,
e
visi
sonnolenti
e
polverosi
di
nuovi
arrivati
,
che
s
'
affacciano
agli
sportelli
a
interrogare
quel
caos
;
e
vicino
alle
stazioni
,
file
di
viaggiatori
a
piedi
,
che
s
'
inseguono
colla
valigia
in
mano
,
come
se
uno
l
'
avesse
rubata
all
'
altro
.
Non
c
'
è
un
momento
di
riposo
,
nè
per
l
'
orecchio
,
nè
per
l
'
occhio
,
nè
per
il
pensiero
.
Sperate
di
bere
la
vostra
birra
in
pace
davanti
a
un
caffè
quasi
vuoto
.
Illusione
.
La
réclame
vi
perseguita
.
Il
primo
che
passa
vi
mette
in
mano
una
lirica
che
comincia
con
un
'
invettiva
contro
l
'
Internazionale
e
finisce
coll
'
invitarvi
a
comprare
un
soprabito
da
Monsieur
Armangan
,
coupeur
émérite
;
e
un
momento
dopo
vi
trovate
tra
le
mani
un
sonetto
che
vi
promette
un
biglietto
per
l
'
Esposizione
se
andate
a
ordinare
un
paio
di
stivali
in
via
Rougemont
.
Per
liberarvene
alzate
gli
occhi
.
Oh
Dio
!
Passa
una
carrozza
dorata
di
réclame
coi
servitori
in
livrea
,
che
vi
propone
dei
cilindri
al
ribasso
.
Guardate
in
fondo
alla
strada
.
Che
!
A
mezzo
miglio
di
distanza
,
c
'
è
una
réclame
a
caratteri
titanici
del
Petit
journal
,
-
«
seicento
mila
esemplari
al
giorno
,
tre
milioni
di
lettori
»
-
che
vi
fa
l
'
effetto
d
'
un
urlo
nell
'
orecchio
.
Alzate
gli
occhi
al
cielo
,
allora
!
Ma
non
c
'
è
di
libero
nemmeno
il
cielo
.
Al
di
sopra
del
più
alto
tetto
del
quartiere
,
si
disegna
nell
'
azzurro
,
in
sottili
e
altissimi
caratteri
di
ferro
,
il
nome
d
'
un
artista
delle
nuvole
che
vuol
farvi
la
fotografia
.
Non
c
'
è
dunque
altro
che
tener
gli
occhi
inchiodati
sul
tavolino
!
No
,
nemmeno
!
Il
tavolino
è
diviso
in
tanti
quadretti
colorati
e
stampati
,
che
vi
offrono
delle
tinture
e
delle
pomate
.
Torcete
il
volto
stizziti
....
Ah
disgraziati
!
La
spalliera
della
seggiola
vi
raccomanda
un
guantaio
.
Non
resta
altro
rifugio
che
guardarsi
i
piedi
,
dunque
!
No
,
non
resta
neppure
questo
rifugio
.
Sotto
i
vostri
piedi
,
sull
'
asfalto
,
c
'
è
un
avviso
a
stampatello
che
vuol
farvi
mangiare
alla
casalinga
in
via
della
Chaussée
d
'
Antin
.
Camminando
un
'
ora
,
si
legge
,
senza
volerlo
,
un
mezzo
volume
.
È
una
inesauribile
decorazione
grafica
variopinta
ed
enorme
aiutata
da
immagini
grottesche
di
diavoli
e
di
fantocci
alti
come
case
,
che
v
'
assedia
,
vi
opprime
,
vi
fa
maledire
l
'
alfabeto
.
Quel
Petit
journal
,
per
esempio
,
che
copre
mezza
Parigi
!
Ma
bisogna
o
ammazzarsi
o
comprarlo
.
Tutto
ciò
che
vi
si
mette
in
mano
,
dal
biglietto
del
battello
al
contrassegno
della
seggiola
su
cui
riposate
le
ossa
nel
giardino
pubblico
,
tutto
nasconde
l
'
insidia
della
réclame
.
Persino
le
pareti
dei
tempietti
,
dove
non
s
'
entra
che
per
forza
,
parlano
,
offrono
,
raccomandano
.
Ci
sono
in
tutti
gli
angoli
mille
bocche
che
vi
chiamano
e
mille
mani
che
v
'
accennano
.
È
una
rete
che
avvolge
tutta
Parigi
.
E
tutto
è
economico
.
Potete
spendere
fino
all
'
ultimo
centesimo
credendo
sempre
di
fare
economia
.
Ma
quanta
varietà
di
oggetti
e
di
spettacoli
!
Nello
spazio
di
quindici
passi
vedete
una
corona
di
diamanti
,
un
mazzo
spropositato
di
camelie
,
un
mucchio
di
tartarughe
vive
,
un
quadro
a
olio
,
una
coppia
di
signorine
automatiche
che
nuotano
in
una
vaschetta
di
latta
,
un
vestimento
completo
da
contentare
l
'
uomo
«
più
scrupolosamente
elegante
»
per
otto
lire
e
cinquanta
centesimi
,
un
numero
del
Journal
des
abrutis
con
un
articolo
a
doppio
taglio
sull
'
esposizione
delle
vacche
,
un
gabinetto
per
gli
esperimenti
del
fonografo
,
e
un
bottegaio
che
dà
il
volo
a
un
nuvolo
di
farfalle
di
penna
per
adescare
i
bimbi
che
passano
.
A
ogni
tratto
vedete
schierate
tutte
le
faccie
illustri
della
Francia
.
Non
c
'
è
città
che
in
questo
genere
d
'
esposizione
eguagli
Parigi
.
L
'
Hugo
,
l
'
Augier
,
mademoiselle
Judic
,
il
Littré
,
il
Coquelin
,
il
Dufaure
,
il
Daudet
,
sono
in
tutt
'
i
buchi
.
Incontrate
dei
visi
d
'
amici
da
tutte
le
parti
.
E
nessuna
impressione
,
neanche
dei
luoghi
,
è
veramente
nuova
.
Parigi
non
si
vede
mai
per
la
prima
volta
;
si
rivede
.
Non
ricorda
nessuna
città
italiana
;
eppure
non
par
straniera
,
tanto
vi
si
ritrovano
fitte
le
reminiscenze
della
nostra
vita
intellettuale
.
Un
amico
vi
dice
:
-
Ecco
la
casa
del
Sardou
,
ecco
il
palazzo
del
Gambetta
,
ecco
le
finestre
del
Dumas
,
ecco
l
'
ufficio
del
Figaro
-
e
a
voi
vien
naturale
di
rispondere
:
Eh
!
lo
sapevo
.
-
Così
riconoscendo
mille
cose
e
mille
aspetti
,
continuiamo
a
girare
,
rapidamente
,
in
mezzo
a
incrociamenti
di
legni
da
cui
non
vedo
come
usciremo
,
a
traverso
a
folle
serrate
che
ci
arrestano
all
'
improvviso
,
nelle
ombre
deliziose
del
Parco
Monceaux
,
intorno
alle
grandi
arcate
leggiere
delle
Halles
,
davanti
agli
immensi
«
magazzini
di
novità
»
assiepati
di
carrozze
,
intravvedendo
,
di
lontano
,
ora
un
fianco
del
teatro
dell
'
Opera
,
ora
il
colonnato
della
Borsa
,
ora
la
tettoia
enorme
d
'
una
Stazione
,
ora
un
palazzo
incendiato
dalla
Comune
,
ora
la
cupola
dorata
degli
Invalidi
,
e
dicendoci
l
'
un
l
'
altro
mille
cose
,
e
le
stesse
cose
,
e
con
la
più
viva
espansione
,
senza
pronunziare
una
parola
e
senza
ricambiarci
uno
sguardo
.
Avevo
inteso
dire
che
uno
straniero
a
Parigi
non
si
accorge
quasi
che
ci
sia
l
'
Esposizione
.
Baie
.
Tutto
conduce
il
pensiero
all
'
Esposizione
.
Le
torri
del
Trocadero
si
vedono
effigiate
da
tutte
le
parti
,
come
se
mille
migliaia
di
specchi
le
riflettessero
,
e
l
'
immagine
del
Campo
di
Marte
vi
si
presenta
per
mille
vie
e
sotto
mille
forme
.
Tutta
la
popolazione
sembra
ed
è
infatti
d
'
accordo
per
fare
ben
riescire
la
festa
.
V
'
è
un
raffinamento
universale
di
cortesia
.
Tutti
fanno
la
loro
parte
.
Fin
l
'
ultimo
bottegaio
sente
la
dignità
dell
'
ospite
;
si
legge
in
viso
a
ogni
parigino
la
soddisfazione
d
'
essere
«
azionista
»
del
teatro
in
cui
si
offre
al
mondo
il
grande
spettacolo
,
e
la
coscienza
di
essere
un
oggetto
d
'
ammirazione
.
Il
che
serve
moltissimo
a
rendersi
davvero
ammirabili
.
La
grande
città
fa
il
bocchino
,
è
premurosa
,
vuol
contentar
tutti
.
E
infatti
a
tutti
i
bisogni
,
a
tutti
i
desiderii
,
a
tutti
i
capricci
,
ha
provvisto
,
in
mille
modi
,
a
ogni
prezzo
e
a
ogni
passo
.
Per
questa
«
festa
del
lavoro
»
c
'
è
la
febbre
.
Il
lavoro
,
la
pace
,
la
grande
fratellanza
,
la
grande
ospitalità
fraterna
,
risuonano
da
ogni
parte
.
E
forse
,
anzi
certo
,
vi
si
nasconde
sotto
un
altro
sentimento
.
È
l
'
amor
proprio
ferito
in
un
'
altra
gloria
,
che
s
'
afferra
tutto
alla
gloria
presente
,
per
compensarsi
della
passata
;
ed
esalta
con
tutte
le
sue
forze
il
primato
che
le
rimane
,
per
gettare
l
'
oscurità
su
quello
,
in
fondo
al
cuore
forse
più
caro
,
che
ha
perduto
.
È
nondimeno
prodigioso
il
vedere
questa
città
,
che
parve
un
giorno
caduta
in
fondo
,
sotto
il
peso
di
tutte
le
maledizioni
di
Dio
,
dopo
sette
anni
,
così
splendida
,
così
superba
,
così
piena
di
sangue
,
d
'
oro
e
di
gloria
!
E
si
prova
un
sentimento
inaspettato
arrivandoci
.
S
'
era
partiti
per
l
'
Esposizione
;
era
lo
scopo
,
la
prima
cosa
.
Appena
arrivati
,
diventa
l
'
ultima
.
Parigi
che
l
'
ha
fatta
,
l
'
ammazza
.
Si
pensa
,
sì
,
che
c
'
è
laggiù
,
in
fondo
alla
grande
città
,
uno
smisurato
palazzo
posticcio
che
contiene
molte
bellissime
cose
;
ma
ci
si
pensa
quasi
con
dispetto
,
come
a
un
importuno
che
voglia
contendervi
e
turbarvi
il
godimento
di
Parigi
.
Il
primo
giorno
,
l
'
immagine
delle
Torri
del
Trocadero
m
'
era
odiosa
.
Così
al
Campo
di
Marte
,
estatici
davanti
a
una
bellissima
ragazza
inglese
che
lavora
,
degnate
appena
d
'
uno
sguardo
la
macchinetta
ingegnosa
che
luccica
sotto
le
sue
mani
.
Arriviamo
finalmente
sulla
Senna
.
Che
largo
e
sano
respiro
!
E
come
è
sempre
bella
questa
grande
strada
azzurra
che
fugge
,
riflettendo
i
colori
allegri
delle
sue
mille
case
galleggianti
,
fra
le
due
alte
rive
coronate
di
colossi
di
pietra
!
Davanti
e
dietro
di
noi
i
ponti
lunghissimi
confondono
i
loro
archi
d
'
ogni
forma
,
e
le
strisce
nere
della
folla
che
brulica
dietro
ai
loro
parapetti
;
sotto
,
i
battelli
stipati
di
teste
s
'
inseguono
;
frotte
di
gente
scendono
continuamente
dalle
gradinate
delle
rive
e
fanno
ressa
agli
scali
;
e
la
voce
confusa
della
moltitudine
si
mesce
ai
canti
delle
mille
donne
affollate
nei
lavatoi
,
al
suono
dei
corni
e
delle
campanelle
,
allo
strepito
delle
carrozze
dei
quais
,
al
lamento
del
fiume
e
al
mormorio
degli
alberi
delle
due
rive
,
agitati
da
un
'
arietta
vivace
che
fa
sentire
la
freschezza
della
campagna
e
del
mare
.
Anche
la
Senna
lavora
per
«
la
gran
festa
della
pace
»
e
par
che
spieghi
più
benevolmente
dell
'
usato
,
in
mezzo
alle
due
Parigi
che
la
guardano
,
la
sua
maestà
regale
e
materna
.
Qui
il
mio
compagno
non
potè
resistere
alla
tentazione
di
Nôtre
Dame
,
e
salimmo
sulla
cima
d
'
una
delle
due
torri
per
vedere
«
il
mostro
.
»
Ottima
cosa
che
mette
i
pensieri
in
calma
.
Bisogna
almeno
dominarle
,
queste
mostruose
città
,
in
quel
solo
modo
che
ci
è
possibile
:
collo
sguardo
.
Salimmo
sulla
punta
del
tetto
della
torre
di
sinistra
,
dove
Quasimodo
delirava
a
cavallo
alla
campana
,
e
ci
afferrammo
all
'
asta
di
ferro
.
Che
immensità
gloriosa
!
Parigi
empie
l
'
orizzonte
e
par
che
voglia
coprire
tutta
la
terra
colle
smisurate
onde
immobili
e
grigie
dei
suoi
tetti
e
delle
sue
mura
.
Il
cielo
era
inquieto
.
Le
nuvole
gettavano
qua
e
là
ombre
fosche
che
coprivano
spazi
grandi
come
Roma
;
e
in
altre
parti
apparivano
montagne
,
grandi
vallate
e
vastissimi
altipiani
di
case
dorate
dal
sole
.
La
Senna
luccicava
come
una
sciarpa
d
'
argento
da
un
capo
all
'
altro
di
Parigi
,
rigata
di
nero
dai
suoi
trenta
ponti
,
che
parevan
fili
tesi
tra
le
due
rive
,
e
punteggiata
appena
dai
suoi
cento
battelli
,
che
parevano
foglioline
natanti
.
Sotto
,
la
mole
delicata
e
triste
della
cattedrale
,
le
due
isole
,
piazze
nereggianti
di
formiche
,
lo
scheletro
del
futuro
Hôtel
de
ville
,
simile
a
una
grande
gabbia
d
'
uccelli
,
e
la
réclame
smisurata
e
insolente
d
'
un
mercante
d
'
abiti
fatti
che
sfondava
gli
occhi
a
mille
e
duecento
metri
di
distanza
.
Qua
e
là
,
le
grandi
macchie
dei
cimiteri
,
dei
giardini
e
dei
parchi
;
isole
verdi
in
quell
'
oceano
.
Lontano
,
all
'
orizzonte
,
a
traverso
a
brume
violacee
leggerissime
,
contorni
incerti
di
vasti
sobborghi
fumanti
,
dietro
i
quali
non
si
vede
più
,
ma
s
'
indovina
ancora
Parigi
;
da
un
'
altra
parte
,
altri
sobborghi
enormi
,
affollati
sulle
alture
,
come
eserciti
pronti
a
discendere
,
pieni
di
tristezze
e
di
minaccie
;
a
valle
della
Senna
,
in
una
chiarezza
un
po
'
velata
,
come
in
un
vasto
polverio
luminoso
,
a
tre
miglia
da
noi
,
le
architetture
colossali
e
trasparenti
del
Campo
di
Marte
.
Che
belli
slanci
vertiginosi
dello
sguardo
da
Belleville
a
Ivry
,
dal
bosco
di
Boulogne
a
Pantin
,
da
Courbevoie
al
bosco
di
Vincennes
,
saltando
di
cupola
in
cupola
,
di
torre
in
torre
,
di
colosso
in
colosso
,
di
memoria
in
memoria
,
di
secolo
in
secolo
,
accompagnati
,
come
da
una
musica
,
dall
'
immenso
respiro
di
Parigi
!
Povero
e
caro
nido
della
mia
famigliuola
,
dove
sei
?
Poi
il
mio
amico
mi
disse
:
-
Ridiscendiamo
nell
'
inferno
-
e
tornammo
a
tuffarci
nell
'
oscurità
dell
'
interminabile
scala
a
chiocciola
,
dove
un
rintocco
inaspettato
della
grande
campana
di
Luigi
XIV
ci
fece
tremare
le
vene
e
i
polsi
come
un
colpo
di
cannone
.
E
ritornammo
sui
boulevards
.
Era
l
'
ora
del
desinare
.
In
quell
'
ora
il
movimento
è
tale
da
non
poterne
dare
un
'
idea
.
Le
carrozze
passano
a
sei
di
fronte
,
a
cinquanta
di
fila
,
a
grandi
gruppi
,
a
masse
fitte
e
serrate
che
si
sparpagliano
qua
e
là
verso
le
vie
laterali
,
e
par
che
escano
le
une
dalle
altre
,
come
razzi
,
levando
un
rumore
cupo
e
monotono
,
come
d
'
un
solo
enorme
treno
di
strada
ferrata
che
passi
senza
fine
.
Allora
tutta
la
vita
gaia
di
Parigi
si
riversa
là
da
tutte
le
strade
vicine
,
dalle
gallerie
,
dalle
piazze
;
arrivano
e
si
scaricano
i
cento
omnibus
del
Trocadero
;
le
carrozze
e
la
folla
a
piedi
che
viene
dagli
scali
della
Senna
;
flutti
di
gente
che
attraversa
la
strada
di
corsa
arrischiando
le
ossa
,
s
'
accalca
sui
marciapiedi
,
assalta
i
chioschi
da
cui
si
spandono
miriadi
di
giornali
,
si
disputa
le
sedie
davanti
ai
caffè
e
rigurgita
all
'
imboccatura
delle
strade
.
Si
accendono
i
primi
lumi
.
Il
grande
banchetto
comincia
.
Da
tutte
le
parti
tintinnano
e
scintillano
i
cristalli
e
le
posate
sulle
tovaglie
bianchissime
,
distese
in
vista
di
tutti
.
Zaffate
d
'
odori
ghiotti
escono
dai
grandi
restaurants
,
di
cui
si
vanno
illuminando
le
finestre
dei
piani
superiori
,
lasciando
vedere
scorci
di
sale
luccicanti
e
ombre
di
donne
che
guizzano
dietro
le
tende
di
trina
.
Un
'
aria
calda
e
molle
,
come
di
teatro
,
si
spande
,
pregna
d
'
odor
di
sigari
d
'
Avana
,
dell
'
odore
acuto
dell
'
assenzio
che
verdeggia
in
diecimila
bicchieri
,
delle
fragranze
che
escono
dalle
botteghe
di
fiori
,
di
muschio
,
di
vesti
profumate
,
di
capigliature
femminili
;
-
un
odore
proprio
dei
boulevards
di
Parigi
,
misto
di
grand
'
albergo
e
d
'
alcova
,
-
che
dà
alla
testa
.
Le
carrozze
si
fermano
;
le
cocottes
dai
lunghi
strascichi
discendono
,
fra
due
ali
di
curiosi
,
e
spariscono
come
freccie
nelle
porte
delle
trattorie
.
Fra
la
folla
dei
caffè
suonano
le
risa
argentine
e
forzate
di
quelle
che
siedono
a
crocchio
.
Le
«
coppie
»
fendono
audacemente
la
calca
.
La
gente
comincia
a
serrarsi
,
in
doppia
fila
,
alle
porte
dei
teatri
.
La
circolazione
è
interrotta
ogni
momento
.
Bisogna
camminare
a
zig
-
zag
,
a
passetti
,
respingendo
dolcemente
gomiti
e
toraci
,
fra
una
selva
di
cilindri
e
di
gibus
,
fra
i
soprabiti
neri
,
le
giubbe
,
i
gran
panciotti
spettorati
e
le
camicie
ricamate
,
badando
sempre
ai
piedini
e
alle
code
,
in
mezzo
a
un
mormorìo
sordo
,
diffuso
,
affrettato
,
sul
quale
echeggiano
i
colpi
sonori
delle
bottiglie
stappate
,
dentro
un
polverìo
finissimo
che
vien
su
da
quel
terribile
asfalto
che
brucia
i
talloni
alle
ragazze
.
Non
è
più
un
andirivieni
di
gente
;
è
un
ribollimento
,
un
rimescolìo
febbrile
,
come
se
sotto
la
strada
divampasse
una
fornace
immensa
.
È
un
ozio
che
pare
un
lavoro
,
una
festa
faticosa
,
come
una
smania
e
un
timore
di
tutti
di
non
arrivare
in
tempo
a
prender
posto
al
gran
convito
.
Il
vastissimo
spazio
non
basta
più
alla
moltitudine
nera
,
elegante
,
nervosa
,
sensuale
,
profumata
,
piena
d
'
oro
e
d
'
appetiti
,
che
cerca
con
tutti
i
sensi
tutti
i
piaceri
.
E
di
minuto
in
minuto
lo
spettacolo
si
ravviva
.
Il
via
vai
delle
carrozze
somiglia
alla
fuga
disordinata
delle
salmerie
d
'
un
esercito
in
rotta
;
i
caffè
risuonano
come
officine
;
all
'
ombra
degli
alberi
si
stringono
i
dolci
colloqui
;
tutto
s
'
agita
e
freme
in
quella
mezza
oscurità
,
non
ancor
vinta
dall
'
illuminazione
notturna
;
e
un
non
so
che
di
voluttuoso
spira
nell
'
aria
,
mentre
la
notte
di
Parigi
,
carica
di
follie
e
di
peccati
,
prepara
le
sue
insidie
famose
.
Quello
è
davvero
il
momento
in
cui
la
grande
città
s
'
impadronisce
di
voi
e
vi
soggioga
,
se
anche
foste
l
'
uomo
più
austero
della
terra
.
È
il
lenocinio
gallico
del
Gioberti
.
È
una
mano
invisibile
che
v
'
accarezza
,
una
voce
dolce
che
vi
parla
nell
'
orecchio
,
una
scintilla
che
vi
corre
nelle
vene
,
una
voglia
impetuosa
di
tuffarvi
in
quel
vortice
,
e
d
'annegarvi...;
passata
la
quale
si
va
a
desinare
benissimo
a
due
lire
e
settantacinque
.
E
anche
il
desinare
è
uno
spettacolo
per
chi
si
ritrova
impensatamente
,
come
accadde
a
noi
,
in
una
trattoria
vasta
e
rischiarata
come
un
teatro
,
formata
d
'
una
sala
unica
,
cinta
d
'
una
larghissima
galleria
,
dove
si
sfamano
insieme
cinquecento
persone
,
rumoreggiando
come
una
grande
assemblea
di
buon
umore
.
E
dopo
vien
l
'
ultima
scena
della
meravigliosa
rappresentazione
cominciata
alle
otto
della
mattina
in
piazza
della
Bastiglia
:
la
notte
di
Parigi
.
Ritorniamo
nel
cuore
della
città
.
Qui
par
che
faccia
giorno
daccapo
.
Non
è
un
'
illuminazione
;
è
un
incendio
.
I
boulevards
ardono
.
Tutto
il
pian
terreno
degli
edifizi
sembra
in
fuoco
.
Socchiudendo
gli
occhi
,
par
di
vedere
a
destra
e
a
sinistra
due
file
di
fornaci
fiammanti
.
Le
botteghe
gettano
dei
fasci
di
luce
vivissima
fino
a
metà
della
strada
e
avvolgono
la
folla
come
in
una
polvere
d
'
oro
.
Da
tutte
le
parti
piovono
raggi
e
chiarori
diffusi
che
fanno
brillare
i
caratteri
dorati
e
i
rivestimenti
lucidi
delle
facciate
,
come
se
tutto
fosse
fosforescente
.
I
chioschi
,
che
si
allungano
in
due
file
senza
fine
,
rischiarati
di
dentro
,
coi
loro
vetri
di
mille
colori
,
simili
a
enormi
lanterne
chinesi
piantate
in
terra
,
o
a
teatrini
trasparenti
di
marionette
,
danno
alla
strada
l
'
aspetto
fantastico
e
puerile
d
'
una
festa
orientale
I
riflessi
infiniti
dei
cristalli
,
i
mille
punti
luminosi
che
traspaiono
fra
i
rami
degli
alberi
,
le
iscrizioni
di
fuoco
che
splendono
sui
frontoni
dei
teatri
,
il
movimento
rapidissimo
delle
innumerevoli
fiammelle
delle
carrozze
,
che
sembrano
miriadi
di
lucciole
mulinate
dal
vento
,
le
lanterne
porporine
degli
omnibus
,
le
grandi
sale
ardenti
aperte
sulla
strada
,
le
botteghe
che
somigliano
a
cave
d
'
oro
e
d
'
argento
incandescente
,
le
centomila
finestre
illuminate
,
gli
alberi
che
paiono
accesi
;
tutti
questi
splendori
teatrali
,
frastagliati
dalla
verzura
,
che
lascia
vedere
ora
sì
ora
no
le
illuminazioni
lontane
,
e
presenta
lo
spettacolo
ad
apparizioni
successive
;
tutta
questa
luce
rotta
,
rispecchiata
,
variopinta
,
mobilissima
,
piovuta
e
saettata
,
raccolta
a
torrenti
e
sparpagliata
a
stelle
e
a
diamanti
,
produce
la
prima
volta
un
'
impressione
di
cui
non
si
può
dare
l
'
idea
.
Par
di
vedere
un
solo
immenso
fuoco
d
'
artifizio
,
che
debba
spegnersi
improvvisamente
,
e
lasciar
tutta
la
città
sepolta
nel
fumo
.
Sui
marciapiedi
non
c
'
è
una
riga
d
'
ombra
;
ci
si
ritroverebbe
una
spilla
.
Tutti
i
visi
sono
rischiarati
.
Si
vede
la
propria
immagine
riflessa
da
tutte
le
parti
.
Si
vede
tutto
,
in
fondo
ai
caffè
,
sino
agli
ultimi
specchi
delle
sale
riposte
,
incisi
dai
diamanti
delle
belle
peccatrici
.
Nella
folla
abbonda
il
bel
sesso
che
di
giorno
pareva
sopraffatto
e
disperso
.
Gli
sguardi
languidi
e
interrogativi
s
'
incrociano
e
gareggiano
.
Davanti
a
ogni
caffè
c
'
è
la
platea
d
'
un
teatro
,
di
cui
il
boulevard
è
il
palcoscenico
.
Tutti
i
visi
sono
rivolti
verso
la
strada
.
Ed
è
curioso
:
fuor
che
le
carrozze
,
non
si
sente
nessun
forte
rumore
.
Si
guarda
molto
e
si
parla
poco
,
o
a
bassa
voce
,
come
per
rispetto
al
luogo
,
o
perchè
la
gran
luce
impone
un
certo
riserbo
.
V
'
è
una
specie
di
silenzio
signorile
.
Andate
innanzi
,
innanzi
,
sempre
in
mezzo
a
un
incendio
,
tra
una
folla
immobile
e
una
folla
seduta
,
e
vi
sembra
di
passare
di
salone
in
salone
,
in
un
immenso
palazzo
scoperto
,
o
per
un
seguito
di
vastissimi
patios
spagnuoli
,
fra
le
pompe
d
'
una
veglia
,
in
mezzo
a
un
milione
di
invitati
,
senza
sapere
quando
arriverete
all
'
uscita
,
se
pur
c
'
è
un
'
uscita
.
E
intanto
,
passo
passo
,
arrivate
sulla
piazza
dell
'
Opéra
.
E
qui
Parigi
notturna
vi
fa
uno
dei
suoi
più
bei
colpi
di
scena
.
Avete
dinanzi
la
facciata
del
Teatro
,
enorme
e
spudorata
,
risplendente
di
lampade
colossali
negli
intercolonni
elegantissimi
;
dinanzi
alla
quale
sboccano
le
vie
Auber
e
Halévy
;
a
destra
la
gran
fornace
del
boulevard
degli
Italiani
;
a
sinistra
il
boulevard
infocato
delle
Cappuccine
che
si
prolunga
fra
i
due
muri
ardenti
del
boulevard
della
Maddalena
;
e
voltandovi
,
vedete
tre
grandi
vie
divergenti
che
v
'
abbagliano
come
tre
abissi
luminosi
:
la
via
della
Pace
,
tutta
smagliante
d
'
ori
e
di
gioielli
,
in
fondo
alla
quale
si
drizza
sul
cielo
stellato
la
mole
nera
della
colonna
Vendôme
;
l
'
Avenue
dell
'
Opéra
inondata
di
luce
elettrica
;
la
via
Quattro
settembre
lucente
di
mille
fiammelle
;
e
sette
file
continue
di
carrozze
che
vengono
dai
due
boulevards
e
dalle
cinque
strade
,
incrociandosi
furiosamente
sulla
piazza
,
e
una
folla
che
accorre
e
una
folla
che
fugge
,
sotto
una
pioggia
di
luce
rossa
e
di
luce
bianchissima
,
diffusa
da
grandi
globi
di
cristallo
spulito
,
che
fan
l
'
effetto
di
ghirlande
e
di
corone
di
lune
piene
,
e
colorano
gli
alberi
,
gli
alti
edifizi
,
la
moltitudine
,
dei
riflessi
bizzarri
e
misteriosi
della
scena
finale
d
'
un
ballo
fantastico
.
Qui
proprio
si
prova
per
qualche
momento
una
sensazione
che
somiglia
a
quella
dell
'
hasciss
.
Quella
rosa
di
strade
sfolgoranti
,
che
conducono
al
Théâtre
français
,
alle
Tuileries
,
alla
Concordia
,
ai
Campi
Elisi
,
che
vi
portano
ciascuna
una
voce
della
gran
festa
di
Parigi
,
che
vi
chiamano
e
che
v
'
attirano
da
sette
parti
come
le
entrate
maestose
di
sette
palazzi
fatati
,
vi
accendono
nel
cervello
o
nelle
ossa
il
furore
dei
piaceri
.
Vorreste
veder
tutto
ed
esser
da
per
tutto
ad
un
tempo
;
a
sentire
dalla
bocca
del
grande
Got
l
'
efface
sublime
dei
Fourchambault
a
folleggiare
a
Mabille
,
a
nuotare
nella
Senna
,
a
cenare
alla
Maison
dorée
;
vorreste
volare
di
palco
scenico
in
palco
scenico
,
di
ballo
in
ballo
,
di
giardino
in
giardino
,
di
splendore
in
splendore
,
e
profondere
l
'
oro
,
lo
champagne
e
i
bons
mots
,
e
vivere
dieci
anni
in
una
notte
.
Eppure
non
è
questo
il
più
bello
spettacolo
della
notte
.
Si
va
innanzi
fino
alla
Maddalena
,
si
svolta
in
Rue
royale
,
si
sbocca
in
piazza
della
Concordia
,
e
là
si
lascia
sfuggire
la
più
alta
e
più
allegra
esclamazione
di
meraviglia
che
strappi
Parigi
dalle
labbra
d
'
uno
straniero
.
Non
c
'
è
sicuramente
un
'
altra
piazza
di
città
europea
dove
la
grazia
,
la
luce
,
l
'
arte
,
la
natura
,
s
'
aiutino
così
mirabilmente
fra
loro
per
formare
uno
spettacolo
che
rapisca
l
'
immaginazione
.
A
primo
aspetto
non
si
raccapezza
nulla
,
nè
i
confini
della
piazza
,
nè
le
distanze
,
nè
dove
si
sia
,
nè
che
cosa
si
veda
.
È
uno
sterminato
teatro
aperto
,
in
mezzo
a
uno
sterminato
giardino
ardente
,
che
fa
pensare
all
'
accampamento
illuminato
di
un
esercito
di
trecento
mila
uomini
.
Ma
quando
si
è
arrivati
nel
centro
della
piazza
,
ai
piedi
dell
'
obelisco
di
Sesostri
,
fra
le
due
fontane
monumentali
,
e
si
vede
a
destra
,
in
mezzo
ai
due
grandi
edifizii
a
colonne
del
Gabriel
,
la
splendida
Via
reale
,
chiusa
in
fondo
dalla
facciata
superba
della
Maddalena
;
a
sinistra
il
ponte
della
Concordia
che
sbocca
in
faccia
al
palazzo
del
Corpo
legislativo
,
imbiancato
da
un
torrente
di
luce
elettrica
;
dall
'
altra
parte
la
vasta
macchia
bruna
dei
giardini
imperiali
,
inghirlandati
di
lumi
,
in
fondo
a
cui
nereggiano
le
rovine
delle
Tuilerie
;
e
dalla
parte
opposta
il
viale
maestoso
dei
Campi
Elisi
,
chiuso
dall
'
arco
altissimo
della
Stella
,
picchiettato
di
foco
dalle
lanterne
di
diecimila
carrozze
e
fiancheggiato
da
due
boschi
sparsi
di
caffè
e
di
teatri
sfolgoranti
;
quando
s
'
abbraccia
con
un
sguardo
le
rive
illuminate
della
Senna
,
i
giardini
,
i
monumenti
,
la
folla
immensa
e
sparsa
che
viene
dal
ponte
,
dai
boulevards
,
dai
boschetti
,
dai
quais
,
dai
teatri
,
e
brulica
confusamente
da
tutti
i
lati
della
piazza
,
in
quella
luce
strana
,
fra
i
zampilli
e
le
cascate
d
'
acqua
argentata
,
in
mezzo
alle
statue
,
ai
candelabri
giganteschi
,
alle
colonne
rostrali
,
alla
verzura
,
nell
'
aria
limpida
e
odorosa
di
una
bella
notte
d
'
estate
;
allora
si
sente
tutta
la
bellezza
di
quel
luogo
unico
al
mondo
,
e
non
si
può
a
meno
di
gridare
:
-
Ah
Parigi
!
Maledetta
e
cara
Parigi
!
Sirena
sfrontata
!
È
dunque
proprio
una
verità
che
bisogna
fuggirti
come
una
furia
o
adorarti
come
una
dea
?
Di
là
ci
spingemmo
ancora
nei
giardini
dei
Campi
Elisi
,
a
girare
fra
i
teatri
a
cielo
aperto
,
i
chioschi
,
gli
alcazar
,
i
circhi
,
i
concerti
,
le
giostre
,
per
interminabili
viali
affollati
,
da
cui
si
sentivano
i
suoni
fragorosi
delle
orchestre
,
gli
applausi
e
le
risate
delle
vaste
platee
trincanti
,
e
le
voci
in
falsetto
delle
cantatrici
di
canzonette
,
delle
quali
si
vedevano
a
traverso
i
cespugli
le
nudità
opulente
e
gli
abiti
zingareschi
,
in
mezzo
allo
splendore
dei
palchi
scenici
inquadrati
fra
le
piante
.
E
volevamo
andare
sino
in
fondo
.
Ma
più
s
'
andava
innanzi
,
più
quel
baccanale
notturno
s
'
allargava
e
s
'
allungava
;
dietro
a
ogni
gruppo
d
'
alberi
saltava
fuori
un
nuovo
teatro
e
una
nuova
luminaria
,
ad
ogni
svolto
di
viale
ci
trovavamo
in
faccia
a
una
nuova
baldoria
;
e
d
'
altra
parte
il
mio
buon
Giacosa
mi
domandava
grazia
da
un
pezzo
,
con
voce
lamentevole
,
dicendomi
che
gli
occhi
gli
si
chiudevano
e
che
la
testa
non
gli
si
reggeva
più
sulle
spalle
.
Allora
si
ritornò
in
piazza
della
Concordia
,
si
restò
un
momento
in
contemplazione
davanti
a
quella
meraviglia
di
via
di
Rivoli
,
rischiarata
per
la
lunghezza
di
due
miglia
come
una
sala
da
ballo
,
e
si
rientrò
a
mezzanotte
sonata
nei
boulevards
,
ancora
risplendenti
,
affollati
,
rumorosi
,
allegri
come
sul
far
della
sera
,
come
se
la
giornata
ardente
di
Parigi
cominciasse
allora
,
come
se
la
grande
città
avesse
ucciso
il
sonno
per
sempre
e
fosse
condannata
da
Dio
al
supplizio
d
'
una
festa
eterna
.
E
di
là
trasportammo
le
nostre
salme
all
'
albergo
.
Ecco
come
passò
il
nostro
primo
giorno
a
Parigi
.
UNO
SGUARDO
ALL
'
ESPOSIZIONE
La
prima
volta
che
entrai
nel
recinto
dell
'
Esposizione
dalla
parte
del
Trocadero
,
mi
fermai
qualche
minuto
in
mezzo
al
ponte
di
Jena
per
cercare
una
similitudine
,
che
rendesse
ai
miei
lettori
futuri
un
'
immagine
fedele
di
quello
spettacolo
.
E
mi
venne
in
mente
di
paragonare
il
senso
che
si
prova
entrando
là
dentro
,
a
quello
che
si
proverebbe
capitando
in
una
gran
piazza
dove
da
una
parte
sonassero
le
orchestre
del
Nouvel
-
Opéra
e
dell
'
Opéra
-
Comique
,
dall
'
altra
le
bande
di
dieci
reggimenti
,
e
nel
mezzo
tutti
gli
strumenti
musicali
della
terra
,
dal
nuovo
pianoforte
a
doppia
tastiera
rovesciata
fino
al
corno
e
al
tamburino
dei
selvaggi
,
accompagnati
dai
trilli
in
falsetto
di
mille
soprani
da
cafè
chantant
,
dallo
strepito
d
'
una
grandine
di
petardi
e
dal
rimbombo
lontano
del
cannone
.
Non
è
una
similitudine
da
Antologia
;
ma
dà
un
'
idea
della
cosa
.
Infatti
,
arrivando
sul
ponte
di
Jena
,
si
sente
il
bisogno
di
chiuder
gli
occhi
per
qualche
momento
,
come
arrivando
su
quella
piazza
si
sentirebbe
il
bisogno
di
tapparsi
le
orecchie
.
Si
resta
nello
stesso
tempo
meravigliati
,
stizziti
,
confusi
e
esilarati
;
che
so
io
?
-
incerti
fra
l
'
applauso
e
la
scrollata
di
spalle
,
fra
l
'
ammirazione
e
la
delusione
;
in
una
di
quelle
incertezze
in
cui
,
per
solito
,
dopo
aver
lungamente
meditato
,
si
prende
la
risoluzione
di
accendere
il
sigaro
.
Figuratevi
,
da
una
parte
,
sopra
un
'
altura
,
quell
'
enorme
spacconata
architettonica
del
palazzo
del
Trocadero
,
con
una
cupola
più
alta
di
quella
di
San
Pietro
,
fiancheggiata
da
due
torri
che
arieggiano
il
campanile
,
il
minareto
ed
il
faro
;
con
quella
pancia
odiosa
e
quelle
due
grandi
ali
graziosissime
,
colle
sue
cento
colonnine
greche
,
coi
suoi
padiglioni
moreschi
,
coi
suoi
archi
bizantini
;
colorito
e
decorato
come
una
reggia
indiana
,
da
cui
precipita
un
torrente
d
'
acqua
in
mezzo
a
una
corona
di
statue
dorate
:
-
un
arco
d
'
anfiteatro
immenso
che
corona
l
'
orizzonte
e
schiaccia
intorno
a
sè
tutte
le
altezze
.
Dalla
parte
opposta
,
a
una
grande
distanza
,
rappresentatevi
quell
'
altro
smisurato
edificio
di
vetro
e
di
ferro
,
dipinto
,
stemmato
,
dorato
,
imbandierato
,
scintillante
,
coi
suoi
tre
grandi
padiglioni
trasparenti
,
colle
sue
statue
colossali
,
colle
sue
sessanta
porte
,
maestoso
come
un
tempio
e
leggiero
come
una
sola
immensa
tenda
d
'
un
popolo
vagabondo
.
Fra
questi
due
enormi
edifizi
teatrali
,
raffiguratevi
quel
gran
fiume
e
quel
gran
ponte
;
e
a
destra
e
a
sinistra
del
fiume
,
un
labirinto
indescrivibile
d
'
orti
e
di
giardini
,
di
roccie
e
di
laghi
,
di
salite
,
di
discese
,
di
grotte
,
d
'
acquarii
,
di
fontane
,
di
scali
,
di
viali
fiancheggiati
da
statue
:
una
miniatura
di
mondo
;
una
pianura
e
un
'
altura
su
cui
ogni
popolo
della
terra
ha
deposto
il
suo
balocco
;
un
presepio
internazionale
,
popolato
di
botteghe
e
di
caffè
africani
ed
asiatici
,
di
villini
,
di
musei
e
d
'
officine
,
in
mezzo
alle
quali
una
piccola
città
barbaresca
alza
i
suoi
minareti
bianchi
e
le
sue
cupole
verdi
,
e
i
tetti
chinesi
,
i
chioschi
di
Siam
,
le
terrazze
persiane
,
i
bazar
di
Egitto
e
del
Marocco
,
e
innumerevoli
edifizi
di
pietra
,
di
marmo
,
di
legno
,
di
vetro
,
di
ferro
,
di
tutti
i
paesi
,
di
tutte
le
forme
e
di
tutti
i
colori
,
sorgono
l
'
uno
accanto
all
'
altro
e
l
'
un
sull
'
altro
,
formando
come
un
modellino
di
città
cosmopolita
,
fabbricata
,
per
esperimento
,
dentro
a
un
gran
giardino
botanico
,
per
esser
poi
rifatta
più
grande
.
Rappresentatevi
questo
spettacolo
e
la
popolazione
stranissima
di
venditori
e
di
guardiani
che
lo
anima
:
tutti
quei
neri
ambigui
,
quegli
arabi
impariginati
,
quell
'
orientalume
ritinto
,
quell
'
Africa
da
comparsa
,
quell
'
Asia
da
camera
ottica
,
tutta
quella
barbarie
ripulita
,
inverniciata
e
messa
in
vetrina
col
nastrino
rosso
al
collo
;
e
quell
'
inesauribile
folla
nera
di
curiosi
che
girano
lentamente
,
coll
'
andatura
stracca
e
gli
occhi
languidi
,
guardando
da
tutte
le
parti
senza
saper
dove
battere
il
capo
....
Ebbene
?
Che
cosa
dirne
?
Non
ci
manca
che
il
teatrino
di
Guignol
.
È
un
grande
Broeck
assai
più
bello
,
senza
dubbio
,
e
più
svariato
di
quello
d
'
Olanda
;
una
bella
enciclopedia
figurata
per
i
ragazzi
studiosi
:
proprio
da
far
domandare
se
è
da
vendere
prima
che
il
1879
butti
in
aria
ogni
cosa
con
un
gran
colpo
di
scopa
;
uno
spettacolo
unico
al
mondo
,
veramente
;
immenso
,
splendido
e
bruttino
,
che
innamora
.
Il
primo
senso
schietto
di
meraviglia
si
prova
entrando
nel
vestibolo
del
palazzo
del
Campo
di
Marte
.
Par
d
'
entrare
in
una
enorme
navata
di
cattedrale
scintillante
d
'
oro
e
innondata
di
luce
.
È
più
lungo
d
'
un
terzo
della
navata
maggiore
di
San
Pietro
,
e
l
'
Arco
della
Stella
potrebbe
ripararsi
sotto
le
volte
dei
suoi
padiglioni
senza
urtarvi
la
fronte
.
Qui
si
comincia
a
sentire
il
ronzio
profondo
della
folla
di
dentro
,
che
somiglia
a
quello
d
'
una
città
in
festa
.
La
gente
si
aggruppa
intorno
alla
statua
equestre
di
Carlo
Magno
,
davanti
al
tempietto
classico
delle
porcellane
di
Sévres
,
ai
piedi
dell
'
altissimo
trofeo
del
Canadà
,
che
s
'
innalza
all
'
estremità
del
vestibolo
come
un
'
antica
torre
d
'
assedio
,
e
una
doppia
processione
sale
e
scende
per
le
scale
di
quel
bizzarro
palazzo
indiano
,
sostenuto
da
cento
colonnine
e
coronato
da
dieci
cupole
,
nel
quale
bisogna
entrare
assolutamente
per
accertarsi
che
non
c
'
è
una
nidiata
di
principessine
dell
'
Indostan
da
rapire
.
Un
gruppo
di
curiosi
affascinati
circonda
la
vetrina
dei
diamanti
reali
d
'
Inghilterra
,
fra
i
quali
scintilla
sopra
un
diadema
il
Kandevassy
famoso
,
del
valore
di
tre
milioni
di
lire
,
abbagliante
e
perfido
come
la
pupilla
fissa
d
'
una
fata
,
che
nello
stesso
punto
vi
arda
il
cuore
e
vi
danni
l
'
anima
.
Ma
tutto
è
oscurato
dai
tesori
favolosi
delle
Indie
,
da
quel
monte
di
armature
,
di
coppe
,
di
vassoi
,
di
selle
,
di
tappeti
,
di
narghilè
,
sfolgoranti
d
'
oro
,
d
'
argento
e
di
gemme
,
che
fan
pensare
alle
ricchezze
d
'
una
di
quelle
regine
insensate
delle
leggende
arabe
,
dai
capricci
immensi
e
inesorabili
,
che
stancano
le
bacchette
onnipotenti
dei
genii
.
E
veramente
quando
si
pensa
che
son
tutti
doni
spontanei
di
principi
o
di
popoli
,
ci
si
crede
,
senz
'
alcun
dubbio
;
ma
si
guarda
intorno
involontariamente
,
con
una
vaga
idea
di
trovar
là
,
a
'
piedi
della
statua
equestre
del
principe
di
Galles
,
tutti
i
donatori
scamiciati
e
legati
.
E
si
pensa
pure
,
qualche
volta
,
se
in
tutto
quel
tratto
di
vestibolo
pieno
di
tesori
,
compreso
fra
il
palazzo
indiano
e
la
statua
del
principe
,
accatastandoli
bene
dal
pavimento
alla
volta
,
pigiandoli
,
non
lasciandoci
nemmeno
un
piccolissimo
vano
,
ci
starebbe
la
metà
degli
scheletri
dei
morti
di
fame
nelle
Indie
al
tempo
dell
'
ultima
carestia
.
Dato
uno
sguardo
al
vestibolo
,
m
'
affacciai
subito
con
viva
curiosità
alla
porta
interna
che
dà
sulla
via
delle
nazioni
Sì
,
è
un
po
'
una
cosa
da
teatrino
,
ma
bella
;
un
grazioso
scherzo
combinato
da
venti
popoli
,
ingegnosamente
;
mezzo
mondo
veduto
di
scorcio
;
la
via
d
'
una
grande
città
di
là
da
venire
,
in
un
tempo
di
fratellanza
universale
,
quando
saranno
sparite
le
patrie
.
A
primo
aspetto
non
sembra
che
una
splendida
bizzarria
,
e
si
pensa
che
il
mondo
ha
avuto
un
quarto
d
'
ora
di
buon
umore
.
Tutta
quella
linea
così
mattamente
spezzettata
di
tetti
acutissimi
,
di
torricciuole
gotiche
,
di
chioschetti
e
di
campanili
,
di
guglie
e
di
piramidi
,
quella
fuga
di
facciate
di
colori
vivissimi
,
lucenti
di
mosaici
e
di
dorature
,
ornate
di
stemmi
,
decorate
di
statue
,
coronate
di
bandierine
che
s
'
aprono
in
colonnati
ed
in
portici
e
sporgono
in
terrazze
a
balaustri
,
in
balconi
vetrati
,
in
loggie
aeree
,
in
scale
esterne
e
in
gradinate
,
fra
aiuole
di
fiori
e
zampilli
di
fontane
;
quella
fila
di
villini
,
di
reggie
,
di
chiostri
,
di
palazzine
,
dei
quali
non
si
riconosce
subito
nè
la
nazionalità
nè
lo
stile
,
non
destano
da
principio
che
un
senso
di
confusione
piacevole
,
come
il
frastuono
allegro
d
'
una
festa
.
Ma
dopo
la
prima
corsa
,
quando
si
son
riconosciuti
gli
edifizi
,
lo
spettacolo
muta
significato
.
Allora
da
ognuna
di
quelle
facciate
esce
un
'
idea
,
l
'
espressione
di
un
sentimento
diverso
della
vita
,
e
come
un
soffio
d
'
aria
d
'
un
altro
cielo
e
d
'
un
altro
secolo
,
che
bisbiglia
nomi
d
'
imperatori
e
di
poeti
,
e
porta
il
suono
di
musiche
lontane
,
piene
di
pensieri
e
di
memorie
.
E
fanno
una
impressione
strana
tutti
quei
belli
edifizi
muti
e
senza
vita
.
Pure
che
dentro
vi
si
prepari
qualche
cosa
,
e
che
al
sonare
di
mezzogiorno
,
come
da
tante
cassette
di
orologi
,
debbano
affacciarsi
improvvisamente
a
tutte
quelle
finestre
e
a
tutte
quelle
porte
,
e
correre
lungo
le
balaustrate
,
castellani
inglesi
e
borgomastri
fiamminghi
,
girolamiti
del
Portogallo
e
sacerdoti
dell
'
Elefante
bianco
,
mandarini
e
sultane
,
e
ateniesi
del
tempo
di
Pericle
e
gentildonne
italiane
del
quattordicesimo
secolo
,
e
fatte
le
loro
riverenze
automatiche
,
rientrare
alla
battuta
dell
'
ultim
'
ora
.
La
via
è
lunghissima
.
Stando
a
metà
si
vede
appena
in
fondo
,
confusamente
,
la
facciata
rossa
e
bianca
dei
Paesi
Bassi
e
la
ricchissima
porta
claustrale
del
Portogallo
,
accanto
alla
quale
i
piccoli
Stati
africani
ed
asiatici
aggruppano
le
loro
bizzarre
architetture
variopinte
,
schiacciate
dall
'
edifizio
elegante
ed
altiero
dell
'
America
del
Sud
.
Più
in
qua
signoreggia
il
palazzo
del
Belgio
,
severo
e
magnifico
,
colle
sue
belle
colonne
di
marmo
scuro
,
dai
capitelli
dorati
;
e
fra
il
Belgio
aristocratico
e
la
Danimarca
pensierosa
,
fa
capolino
timidamente
,
come
una
prigioniera
,
la
piccola
Grecia
bianca
e
gentile
.
Alcune
facciate
par
che
abbiano
un
senso
politico
.
La
Svizzera
slancia
innanzi
bruscamente
,
con
una
specie
d
'
insolenza
democratica
,
il
suo
enorme
tetto
bernese
accanto
alla
mole
giallastra
della
santa
Russia
,
che
affetta
la
superbia
minacciosa
d
'
un
castello
imperiale
.
Fra
il
lungo
porticato
austriaco
e
la
faccia
nera
e
fantastica
della
China
,
s
'
alza
la
Spagna
arabescata
e
dorata
dei
Califfi
;
e
fanno
uno
strano
senso
,
dopo
le
due
casette
semplici
e
quasi
melanconiche
della
Scandinavia
,
le
arcate
teatrali
d
'
Italia
,
messe
in
rilievo
dalle
tende
purpuree
;
dietro
alle
quali
salta
fuori
inaspettatamente
la
facciata
rustica
del
Giappone
colle
sue
grandi
carte
geografiche
piene
di
pretensione
scolaresca
.
E
finalmente
,
più
vicino
all
'
entrata
,
dan
nell
'
occhio
gli
Stati
Uniti
sdegnosi
,
che
non
vollero
prender
parte
alla
gara
,
contentandosi
di
esporre
fieramente
i
loro
cinquanta
stemmi
repubblicani
sopra
una
piccola
casa
bianca
e
vetrata
,
accanto
alla
quale
s
'
alzano
i
cinque
edifizi
graziosi
dell
'
Inghilterra
.
Una
folla
di
stranieri
che
vanno
e
vengono
,
tutti
col
viso
rivolto
dalla
stessa
parte
,
cercando
curiosamente
l
'
immagine
della
patria
,
e
riconoscendola
con
un
sorriso
,
dà
a
questa
strana
via
un
aspetto
amabile
d
'
allegrezza
,
e
come
un
'
aria
di
pace
e
di
cortesia
,
che
mette
il
desiderio
di
distribuire
strette
di
mano
da
tutte
le
parti
,
e
di
fondare
un
giornaletto
settimanale
per
intimare
il
disarmo
dell
'
Europa
.
Per
prima
cosa
entrai
nell
'
immenso
palazzo
coperto
delle
«
sezioni
straniere
»
e
mi
trovai
in
mezzo
al
magnifico
disordine
dell
'
Esposizione
d
'
Inghilterra
.
Qui
la
prima
idea
che
passa
per
il
capo
è
di
voltar
le
spalle
e
di
tornarsene
a
casa
.
Il
primo
giorno
si
passa
fra
tutte
quelle
meraviglie
inglesi
con
una
indifferenza
di
cretini
.
Si
gira
per
un
pezzo
in
mezzo
ai
cristallami
purissimi
,
alle
ceramiche
,
alle
orerie
,
ai
mobili
,
a
oggetti
d
'
arte
improntati
delle
ispirazioni
di
tutti
i
tempi
o
di
tutti
i
popoli
;
frutti
dell
'
ingegno
e
della
pazienza
,
che
riuniscono
la
bellezza
e
l
'
utile
,
e
accusano
il
lusso
severo
d
'
un
'
aristocrazia
straricca
e
fedele
alle
sue
tradizioni
,
e
l
'
osservazione
variatissima
di
un
popolo
sparso
per
tutta
la
terra
;
e
qui
si
sente
l
'
aria
delle
grandi
officine
di
Manchester
,
là
si
vive
un
istante
in
un
castello
delle
rive
del
Tamigi
,
più
in
là
spira
la
poesia
intima
e
quieta
dell
'
home
modesto
,
che
aspetta
la
fortuna
dal
navigatore
lontano
.
Si
passa
fra
le
grandi
alghe
marine
del
Capo
di
Buona
Speranza
,
fra
i
canguri
e
gli
eucalipti
di
Victoria
e
della
Nuova
Galles
,
fra
i
minerali
di
Queensland
,
fra
i
gioielli
bizzarri
dell
'
Australia
del
Sud
,
tra
un
'
esposizione
interminabile
di
flore
,
di
faune
,
di
industrie
e
di
costumi
di
tutte
le
colonie
dell
'
immenso
regno
,
e
non
s
'
è
ancora
arrivati
in
fondo
che
s
'
è
già
fatto
cento
volte
col
pensiero
il
giro
del
globo
,
e
s
'
è
sazii
.
Ma
ogni
cambiamento
di
«
sezione
»
fa
l
'
effetto
di
una
rinfrescata
alla
fronte
.
Cento
passi
più
in
là
,
è
un
altro
mondo
.
Vi
trovate
improvvisamente
davanti
a
uno
spettacolo
nuovissimo
.
È
da
ogni
parte
un
sollevarsi
e
un
abbassarsi
di
letti
chirurgici
,
un
allargarsi
e
un
restringersi
di
sedie
,
che
sembravan
vive
,
per
le
operazioni
oculistiche
;
un
girar
di
tavole
anatomiche
,
un
aprirsi
di
dentiere
,
un
alzarsi
di
ferri
minacciosi
e
feroci
,
uno
scricchiolio
e
uno
scintillamento
che
mette
freddo
nelle
ossa
.
Non
c
'
è
bisogno
di
chiedere
in
che
parte
del
mondo
ci
si
trovi
.
L
'
oreficeria
solida
,
i
vasi
enormi
d
'
argento
,
gli
orologi
dei
minatori
della
California
,
i
trofei
delle
ascie
di
Boston
,
i
congegni
elettrici
,
le
carte
monetate
,
le
vetrine
irte
di
ferro
e
le
mitragliatrici
formidabili
;
una
certa
fierezza
poderosa
e
rude
di
cose
utili
,
annunzia
l
'
esposizione
degli
Stati
Uniti
,
non
so
se
rallegrata
o
rattristata
da
una
musica
fragorosa
d
'
organi
,
d
'
armonium
e
di
pianoforti
,
la
quale
seconda
mirabilmente
le
divagazioni
della
fantasia
in
mezzo
ai
mille
oggetti
che
ricordano
le
lotte
e
i
lavori
immani
dei
coloni
nelle
solitudini
del
nuovo
mondo
.
Ma
un
nuovo
spettacolo
cancella
subito
questa
impressione
violenta
,
La
ricchezza
dei
legni
scolpiti
delle
vetrine
annunzia
il
paese
delle
grandi
foreste
,
e
mille
immagini
rammentano
la
dolce
tristezza
dei
bei
laghi
coronati
di
montagne
irte
di
pini
e
bianche
di
neve
.
In
mezzo
ai
prodotti
delle
miniere
di
Falum
e
ai
blocchi
di
nikel
,
si
alzano
i
trofei
di
pelliccie
,
circondati
di
teste
d
'
orsi
,
di
lontre
e
di
castori
;
le
stufe
colossali
,
le
piramidi
nere
di
bottiglie
sferiche
,
i
pattini
,
i
cordami
,
e
i
grandi
mucchi
di
fiammiferi
svedesi
;
ai
quali
succedono
le
ceramiche
in
cui
brilla
un
riflesso
pallido
dei
mari
boreali
,
e
i
mille
oggetti
scolpiti
dai
contadini
norvegi
nelle
veglie
interminabili
delle
notti
d
'
inverno
.
Immagini
e
colori
che
presentano
tutti
insieme
un
gran
quadro
malinconico
,
nel
quale
matte
appena
un
sorriso
la
bianchezza
argentea
delle
filigrane
di
Cristiania
,
come
uno
spiraglio
sereno
in
un
cielo
rannuvolato
.
Lo
spiraglio
però
s
'
allarga
improvvisamente
all
'
uscire
dalle
sale
della
Scandinavia
,
e
alle
brume
boreali
succede
in
un
batter
d
'
occhio
l
'
ampio
sereno
immacolato
di
un
cielo
primaverile
;
un
popolo
di
statue
candide
,
uno
sfolgorìo
diffuso
di
cristalli
,
un
luccichio
di
sete
e
di
musaici
,
un
riso
di
colori
e
di
forme
,
davanti
a
cui
tutti
i
visi
si
rischiarano
,
tutti
i
cuori
s
'
allargano
,
e
tutte
le
bocche
dicono
:
-
Italia
-
prima
che
gli
occhi
ne
abbiano
letto
l
'
annunzio
.
È
un
vero
colpo
di
scena
,
al
quale
segue
immediatamente
un
altro
non
meno
meraviglioso
.
Passate
la
soglia
d
'
una
porta
:
avete
fatto
un
viaggio
di
mare
di
due
mesi
.
Siete
in
un
altro
emisfero
.
Vi
trovate
dinanzi
a
un
ideale
artistico
nuovo
,
che
urta
e
scompiglia
violentemente
tutte
le
immagini
che
vi
si
sono
affollate
nel
capo
fino
a
quel
punto
;
in
mezzo
a
visi
esotici
,
a
oggetti
strani
,
a
combinazioni
inaspettate
di
colori
,
a
prodotti
bizzarri
d
'
industrie
enigmatiche
,
che
mandano
profumi
sconosciuti
,
e
destano
a
poco
a
poco
,
oltre
la
curiosità
,
un
'
ammirazione
accresciuta
di
non
so
che
simpatia
intima
,
come
di
natura
.
È
il
Giappone
,
la
Francia
dell
'
Asia
,
che
espone
i
suoi
vasi
colossali
dipinti
su
fondo
d
'
oro
,
i
salotti
arredati
di
mobili
di
porcellana
,
i
quadri
di
seta
ricamati
a
uccelli
e
a
fiorami
,
le
intarsiature
d
'
avorio
,
di
lacca
e
di
bronzo
,
e
mille
piccole
meraviglie
innominabili
;
e
in
ogni
cosa
quella
nitidezza
cristallina
,
quella
perfezione
disperata
delle
minuzie
,
quella
finezza
aristocratica
di
colori
,
quell
'
ingenuità
gentile
d
'
immaginazione
femminea
,
che
è
l
'
impronta
propria
e
indimenticabile
dell
'
arte
sua
.
Il
Giappone
prepara
alla
China
;
ma
è
in
ogni
modo
un
gran
salto
.
Alla
musica
dei
colori
succede
il
tumulto
,
al
grazioso
il
grottesco
,
al
finito
il
tormentato
,
alla
varietà
la
confusione
,
al
capriccio
la
follia
.
Al
primo
entrare
,
la
vista
rimane
offesa
.
In
mezzo
ai
mobili
di
mille
forme
sconosciute
,
di
legno
di
rosa
o
di
legno
di
ferro
,
intarsiati
di
avorio
o
di
madreperla
,
cesellati
con
una
pazienza
prodigiosa
,
si
rizzano
i
baldacchini
purpurei
,
i
paraventi
dipinti
di
giardini
misteriosi
,
i
parafuochi
ricamati
di
farfalle
argentee
e
di
uccelli
dorati
,
le
pagode
a
sette
piani
coperte
di
chimere
e
di
mostri
,
i
chioschi
snelli
dai
tetti
arrovesciati
e
frangiati
,
su
cui
spenzolano
dalla
vôlta
le
enormi
lanterne
fantastiche
,
simili
a
tempietti
aerei
d
'
oro
e
di
corallo
,
fra
le
pareti
coperte
di
grandi
stendardi
di
seta
gialla
ornati
di
caratteri
cabalistici
di
velluto
nero
;
dai
quali
,
abbassando
lo
sguardo
,
si
ritrovano
le
portantine
delle
dame
,
i
bottoni
dei
mandarini
,
le
scarpette
ricurve
,
le
pipe
da
oppio
,
le
bacchettine
da
riso
,
i
bizzarri
strumenti
di
musica
,
e
immagini
della
vita
chinese
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
ceto
,
che
appagano
cento
curiosità
,
svegliandone
mille
,
e
metton
la
testa
in
tumulto
.
Ah
!
come
si
riposa
l
'
occhio
e
la
mente
uscendo
dalla
porta
rossa
di
Pekino
!
Par
di
tornare
nella
propria
patria
,
in
mezzo
ai
fratelli
e
agli
amici
.
Siviglia
canta
,
Granata
sorride
,
Barcellona
lavora
.
Alla
prima
occhiata
riconosco
le
mie
belle
amiche
dei
venticinque
anni
.
Ecco
la
chitarra
di
Figaro
,
ecco
i
pugnali
di
Toledo
,
ecco
le
mantiglie
insidiose
,
le
scarpettine
calamitate
,
i
ventagli
che
parlano
,
i
bustini
che
fanno
scattare
le
braccia
,
le
stoffe
pittoresche
della
Catalogna
e
dell
'
Andalusia
,
e
i
vasi
moreschi
,
e
i
ricami
di
seta
dei
chiostri
antichi
,
e
gli
svelti
fantaccini
di
Espartero
e
di
Prim
,
che
drizzano
i
loro
graziosi
cappelletti
alla
Ros
in
mezzo
ai
cannoni
che
fulmineranno
il
terzo
esercito
di
don
Carlos
.
Ma
è
una
visione
fuggitiva
.
Passano
i
Pirenei
,
passano
le
Alpi
;
uno
scintillio
diffuso
di
cristallami
,
che
mandano
riflessi
di
tutti
i
metalli
e
di
tutte
le
perle
,
fra
cui
brilla
da
ogni
parte
il
widerkomme
verde
,
stemmato
e
coronato
,
annunzia
la
Boemia
.
Si
va
innanzi
fra
la
mostra
splendida
dell
'
orologeria
viennese
e
i
ricchi
mobili
improntati
del
gusto
del
cinquecento
e
del
gusto
nuovissimo
,
sposati
graziosamente
;
a
traverso
a
un
museo
di
pipe
splendide
,
in
mezzo
a
mucchi
di
saponi
del
Danubio
,
dell
'
apparenza
di
formaggi
e
di
frutti
,
fra
i
tessuti
di
vetro
e
i
prodotti
delle
miniere
d
'
Ungheria
,
che
mostra
la
novità
preziosa
del
suo
opale
nero
;
e
poi
....
dove
si
riesce
?
Siamo
nell
'
estremo
settentrione
o
nell
'
estremo
oriente
?
Si
può
credere
l
'
uno
e
l
'
altro
.
Son
due
spettacoli
in
uno
.
Di
qua
,
le
pietre
preziose
della
Siberia
,
i
grandi
blocchi
di
malachite
dell
'
Ural
,
gli
orsi
bianchi
,
e
la
volpe
azzurra
,
le
stufe
enormi
,
le
stoffe
porporine
di
Mosca
,
mille
scene
dipinte
della
vita
russa
,
intima
e
grave
,
e
saggi
ingegnosi
di
nuovi
metodi
d
'
insegnamento
,
che
rivelano
una
cultura
fiorente
;
di
là
,
i
vestiarii
briganteschi
e
splendidi
del
Caucaso
,
i
pugnali
e
i
gioielli
barbarici
,
e
un
barlume
del
cielo
di
Tartaria
e
un
riflesso
del
sole
di
Persia
;
e
poi
l
'
oreficeria
e
la
ceramica
dall
'
impronta
bizantina
,
fra
cui
brillano
i
grandi
piatti
di
mosaico
a
fondo
d
'
oro
,
nuova
gloria
di
Mosca
:
una
esposizione
varia
e
tumultuosa
che
conduce
il
pensiero
a
salti
,
d
'
oggetto
in
oggetto
,
dalle
rive
della
Vistola
alla
muraglia
della
China
,
e
lascia
quasi
sgomenti
dinanzi
all
'
immagine
dell
'
Impero
smisurato
e
deforme
.
Improvvisamente
un
alito
d
'
aria
montanina
vi
porta
una
vaga
fragranza
d
'
Italia
,
e
vi
ritrovate
in
mezzo
a
mille
cose
e
a
mille
colori
famigliari
al
vostro
sguardo
.
La
Svizzera
c
'
è
tutta
,
verde
,
fresca
,
nevosa
,
vigorosa
,
ricca
e
contenta
.
Ginevra
ha
mandato
i
suoi
orologi
,
Neufchâtel
i
suoi
gioielli
,
Choume
le
sue
maioliche
,
Glaris
le
sue
indiane
,
Zurigo
le
sue
sete
,
Interlaken
le
sue
sculture
,
Vevey
i
suoi
sigari
,
e
San
Gallo
e
Appenzel
hanno
riempito
una
vasta
sala
dei
loro
ricami
insuperabili
,
davanti
a
cui
s
'
accalca
una
folla
meravigliata
.
Ma
di
qui
s
'
intravvede
già
,
nelle
sale
vicine
,
l
'
arte
e
la
splendidezza
d
'
un
popolo
più
fine
e
più
opulento
.
Qui
decorazioni
d
'
appartamenti
principeschi
,
pulpiti
e
seggioloni
di
cori
,
prodigiosamente
scolpiti
,
che
si
riflettono
nei
palchetti
intarsiati
e
negli
specchi
colossali
,
in
mezzo
ai
bronzi
e
ai
pianoforti
;
e
una
ceramica
superba
che
riproduce
i
grandi
capolavori
della
pittura
nazionale
.
Le
trine
di
Malines
riempiono
della
loro
grazia
aerea
ed
aristocratica
una
sala
affollata
di
signore
che
gettan
lampi
dagli
occhi
.
Dalle
pareti
pendon
le
tappezzerie
istoriate
d
'
Ingelmunter
,
le
belle
armi
di
Lièges
,
vicino
alle
sculture
in
legno
di
Spa
e
ai
prodotti
metallurgici
della
Vecchia
montagna
;
dopo
i
quali
si
può
prendere
un
po
'
di
respiro
in
un
gabinetto
di
Re
Leopoldo
,
scolpito
in
legno
di
quercia
,
che
fa
sinceramente
desiderare
,
per
un
'
oretta
al
giorno
,
la
corona
del
Belgio
.
E
poi
un
contrasto
curiosissimo
:
le
esposizioni
di
due
paesi
profondamente
diversi
,
che
par
che
si
guardino
l
'
un
l
'
altro
,
stupiti
di
trovarsi
di
fronte
.
Figuratevi
da
una
parte
le
pelli
degli
orsi
bianchi
uccisi
dai
navigatori
danesi
in
mezzo
ai
ghiacci
polari
,
dall
'
altra
i
tappeti
fatti
a
mano
dalle
belle
fanciulle
brune
nei
villaggi
irradiati
del
Peloponneso
;
di
qui
i
legni
della
foresta
di
Dodona
,
di
là
gli
zoccoli
delle
grosse
contadine
di
Fionia
;
a
destra
i
marmi
delle
miniere
del
Laurium
,
che
rammentano
le
glorie
dello
scalpello
antico
;
a
sinistra
le
reti
dei
pescatori
del
Baltico
,
che
fanno
sentire
nella
mente
echi
lontani
di
canzoni
pie
e
melanconiche
;
e
dirimpetto
alle
immagini
degli
oggetti
ritrovati
negli
scavi
delle
terre
famose
,
di
fronte
alla
poesia
delle
rovine
immortali
e
delle
ceneri
glorificate
dal
mondo
,
i
visi
pacati
,
i
costumi
semplici
,
le
feste
patriarcali
di
un
popolo
grave
e
paziente
,
industrioso
ed
economo
,
che
ispira
l
'
amore
del
lavoro
tranquillo
e
della
vita
oscura
e
raccolta
.
Di
là
dalla
Danimarca
,
s
'
apre
un
nuovo
infinito
orizzonte
,
dinanzi
al
quale
il
visitatore
si
arresta
,
e
gli
balenano
alla
mente
i
pampas
sterminati
,
le
tempeste
di
sabbia
,
i
nembi
di
cavallette
,
gli
armenti
innumerevoli
,
i
viali
deserti
fiancheggiati
da
monumenti
titanici
di
pietra
,
e
le
foreste
senza
fine
e
le
immense
valli
solitarie
su
cui
sorge
appena
l
'
aurora
della
vita
umana
,
e
qua
e
là
,
dietro
un
velo
di
nebbia
,
faccie
mostruose
e
stupefatte
,
di
Incas
,
che
tendon
l
'
orecchio
agli
squilli
vittoriosi
della
civiltà
che
s
'
avanza
.
Qui
è
un
labirinto
di
sale
e
di
gallerie
,
che
vi
conducono
dal
Perù
all
'
Uraguay
,
dall
'
Uraguay
a
Venezuela
,
a
Nicaragua
,
al
Messico
,
a
San
Salvador
ad
Haiti
,
alla
Bolivia
,
tra
i
mobili
di
Buenos
Ayres
e
gli
abbigliamenti
delle
signore
di
Lima
,
fra
i
cappelli
di
foglie
di
sen
,
le
stoffe
d
'
alpaga
e
i
tappeti
di
lama
,
in
mezzo
alle
canne
di
zucchero
,
ai
bambù
,
alle
liane
,
alle
scaglie
di
coccodrillo
,
agl
'
idoli
informi
,
alle
memorie
dei
primi
conquistatori
;
fin
che
il
quadro
selvaggio
e
grandioso
,
che
vi
riempie
di
pensieri
solenni
,
s
'
interrompe
bruscamente
fra
i
mille
colori
ridenti
e
i
mille
ninnoli
puerili
d
'
un
bazar
musulmano
,
da
cui
,
fra
due
pesanti
cortine
,
s
'
intravvedono
le
pareti
misteriose
d
'
un
arem
.
Eccovi
a
Tunisi
.
E
oramai
,
per
un
pezzo
,
non
uscirete
dai
paesi
«
prediletti
dal
sole
»
.
Ecco
le
graziose
decorazioni
moresche
dell
'
impero
dei
Sceriffi
,
accanto
al
quale
la
Persia
mostra
i
suoi
tappeti
regali
e
le
sue
ricche
armi
damascate
.
Poi
un
piccolo
gruppo
di
paesi
semifavolosi
,
e
un
visibilio
di
cose
indescrivibili
,
che
mi
par
di
aver
viste
sognando
:
Annam
coi
suoi
mobili
grotteschi
e
coi
suoi
ventagli
incredibili
;
Bankok
coi
suoi
strumenti
d
'
una
musica
dell
'
altro
mondo
e
colle
maschere
mostruose
dei
suoi
attori
drammatici
;
Cambodge
....
Ah
!
è
bravo
chi
si
ricorda
di
Cambodge
.
E
dopo
la
favola
vien
la
barzelletta
,
gli
stati
putti
,
i
nani
della
festa
,
che
si
rizzano
l
'
uno
sulle
spalle
dell
'
altro
,
in
Via
delle
nazioni
,
per
parer
di
statura
:
Monaco
che
offre
una
tavola
,
Lussemburgo
che
mostra
dei
banchi
di
scuola
,
Andorre
che
presenta
le
sue
leggi
,
San
Marino
che
fa
vedere
una
macchinetta
.
Qui
l
'
Esposizione
volge
un
poco
all
'
ameno
.
Ma
si
ripiglia
immediatamente
,
ricca
e
severa
,
colle
arcate
del
chiosco
di
Belem
e
colle
mura
dell
'
abbazia
di
Bathala
,
fra
i
modelli
dell
'
antica
architettura
portoghese
sopravvissuta
al
terremoto
famoso
,
negli
splendidi
vasi
moreschi
,
nelle
sculture
in
legno
,
nelle
belle
stuoie
di
Lisbona
e
nelle
innumerevoli
figurine
d
'
argilla
dipinte
,
che
rivelano
tipi
,
foggie
e
costumi
,
e
vi
fanno
vivere
un
'
ora
nella
città
di
Camoens
in
via
do
Chiado
a
al
paseio
don
Pedro
de
Alcantara
,
in
mezzo
ai
fidalgos
,
ai
marinai
,
ai
toreros
,
e
ai
tagliacantoni
inferraiolati
e
alle
belle
ragazze
brune
del
Bairro
alto
.
E
finalmente
lo
spettacolo
cambia
per
l
'
ultima
volta
.
Si
rientra
nella
nebbia
del
settentrione
in
mezzo
a
un
popolo
ben
coperto
e
ben
pasciuto
,
che
trinca
,
fuma
e
lavora
,
col
corpo
e
coll
'
anima
in
pace
,
e
qui
si
ritrovano
le
sue
dighe
e
i
suoi
canali
,
le
sue
stanzine
piene
di
comodi
,
le
sue
grosse
massaie
,
le
sue
tavole
apparecchiate
,
i
mercati
e
le
scuole
,
i
ponti
e
le
slitte
:
tutta
l
'
Olanda
,
umida
e
grigia
,
nella
quale
termina
il
mondo
e
la
visione
faticosa
svanisce
.
Usciti
di
qui
,
è
bene
scappare
,
se
si
può
,
a
prender
le
doccie
nella
più
vicina
casa
di
bagni
,
e
poi
si
ritorna
per
vedere
«
la
sezione
francese
.
»
Fatto
il
conto
,
è
una
passeggiata
di
ottomila
passi
.
Son
circa
duecento
sale
,
varie
di
colore
e
di
gradazione
di
luce
,
ma
quasi
tutte
rischiarate
da
una
luce
soave
,
in
cui
l
'
occhio
si
riposa
.
Ora
par
d
'
essere
in
una
reggia
,
ora
in
un
museo
,
ora
in
una
chiesa
,
ora
in
un
'
Accademia
.
La
Francia
si
prese
,
in
spazio
,
la
parte
del
leone
;
ma
seppe
mostrarsene
degna
.
Una
delle
mostre
più
belle
è
quella
dei
cristallami
,
in
una
vastissima
sala
bianca
e
azzurrina
,
che
attira
gli
sguardi
da
tutte
le
parti
.
È
una
foresta
di
cristallo
inondata
di
luce
,
un
palazzo
di
ghiaccio
traforato
e
niellato
,
tutto
trasparenza
e
leggerezza
,
nel
quale
brillano
i
colori
di
tutti
i
fiori
e
di
tutte
le
conchiglie
,
e
lampeggia
l
'
oro
e
l
'
argento
,
fra
un
barbaglio
diffuso
di
scintille
diamantine
e
un
'
incrociamento
d
'
iridi
infinite
,
che
fa
socchiudere
gli
occhi
.
Lascio
ad
altri
la
descrizione
dei
grandi
lampadarii
dalle
miriadi
di
prismi
,
dei
candelabri
e
dei
vasi
cesellati
,
delle
bottiglie
e
delle
tazze
elegantissime
color
di
cielo
,
di
sangue
e
di
neve
,
delle
imitazioni
di
Murano
del
Baccarat
o
dei
famosi
vetri
,
smaltati
del
Broccard
.
Io
mi
ristringo
ad
esprimere
una
matta
ammirazione
per
la
leggerezza
miracolosa
dei
servizi
da
tavola
di
Clichy
,
fabbricati
proprio
per
un
banchetto
di
regine
di
diciott
'
anni
,
bionde
e
sottili
come
creature
d
'
un
sogno
.
Ah
!
detesto
il
grosso
banchiere
che
metterà
quella
grazia
davanti
ai
suoi
grossi
amici
della
Borsa
,
sulla
mensa
del
giorno
di
Natale
!
I
tesori
più
preziosi
dell
'
Esposizione
son
quasi
tutti
là
presso
.
Fatti
pochi
passi
,
si
arriva
nello
scompartimento
dei
gioielli
,
che
è
un
solo
enorme
scrigno
,
che
contiene
ottanta
milioni
di
lire
in
perle
e
in
diamanti
;
pieno
di
rarità
bizzarre
e
di
lavori
meravigliosamente
delicati
,
da
far
desiderare
a
un
osservatore
onesto
d
'
aver
le
mani
legate
;
e
nelle
sale
dell
'
oreficeria
,
in
mezzo
ai
vasi
e
alle
statuette
da
salotti
reali
,
alle
posate
d
'
oro
,
agli
altari
sfolgoranti
,
a
mille
piccoli
capolavori
da
grandi
borse
che
metterebbero
il
furore
del
lusso
casalingo
in
un
Arabo
del
deserto
.
Arrivati
là
s
'
è
chiamati
in
un
'
altra
parte
da
una
musica
strana
.
È
un
gran
numero
di
uccelli
meccanici
,
che
fischiano
,
pigolano
e
trillano
,
aprendo
il
becco
e
dimenando
graziosamente
la
testa
e
la
coda
,
per
annunziare
l
'
esposizione
dell
'
orologeria
;
nella
quale
son
raccolti
i
più
bei
lavori
dei
quarantamila
operai
di
Besançon
,
dagli
orologi
microscopici
che
si
possono
spedire
alla
fidanzata
nella
busta
d
'
una
lettera
,
ai
macchinoni
che
vi
suonano
a
festa
l
'
ora
dei
dolci
appuntamenti
coi
rintocchi
d
'
una
campana
da
cattedrale
.
Quasi
tutti
gli
scompartimenti
sono
preannunziati
da
qualche
cosa
.
Arrivati
a
un
certo
punto
,
sentite
un
fracasso
Indemoniato
d
'
organi
,
di
clarini
,
di
violoncelli
,
di
trombe
,
che
sembra
un
'
orchestra
di
pazzi
:
è
l
'
esposizione
degli
strumenti
di
musica
.
Passate
per
le
sale
delle
tappezzerie
e
dei
tappeti
,
decorate
di
nero
:
a
un
tratto
un
'
aria
infocata
vi
soffia
nel
viso
,
la
decorazione
si
fa
rossa
di
fiamma
,
vi
ritrovate
in
mezzo
ai
forni
,
ai
fornelli
,
ai
cammini
,
alle
cucine
a
gaz
,
alle
lampade
fotoelettriche
,
ai
caloriferi
e
alle
stufe
che
allungano
in
tutte
le
direzioni
le
loro
gigantesche
braccia
nere
,
e
danno
alla
sala
l
'
aspetto
cupo
d
'
un
'
officina
.
Ma
qui
vi
sentite
già
dare
al
capo
un
misto
di
profumi
femminei
,
che
vi
mettono
in
ribollimento
l
'
immaginazione
,
e
un
passo
più
là
siete
nell
'
esposizione
seducente
delle
profumerie
,
splendida
di
mille
colori
,
dove
,
chiudendo
gli
occhi
,
sognate
in
un
minuto
secondo
tutti
i
peccati
mortali
di
Parigi
,
Questi
contrasti
son
frequentissimi
.
Girate
,
per
esempio
,
nello
scompartimento
del
così
detto
article
de
Paris
,
pieno
di
cofanetti
,
di
pettini
,
di
canestrini
,
di
scrignetti
,
d
'
infiniti
ninnoli
graziosi
e
preziosi
,
che
esprimono
tutte
le
più
raffinate
mollezze
della
vita
signorile
,
e
già
vi
sentite
come
viziati
da
mille
desiderii
da
bellimbusto
e
da
donnetta
:
ecco
tutt
'
a
un
tratto
una
raffica
brutale
di
vento
oceanico
e
un
coro
di
voci
rudi
e
sinistre
,
che
vi
dà
una
scossa
alle
fibre
.
Siete
entrati
in
una
vasta
sala
decorata
selvaggiamente
di
reti
e
di
cordami
enormi
,
in
mezzo
ai
prodotti
delle
colonie
francesi
,
tra
le
lancie
e
le
freccie
,
tra
gli
uccelli
strani
e
i
feticci
mostruosi
,
tra
i
bambù
della
Martinica
e
i
piedi
d
'
elefante
della
Cocincina
;
tra
i
vegetali
del
Senegal
e
i
lavori
dei
deportati
della
Nuova
Caledonia
;
tra
mille
cose
che
vi
raccontano
storie
di
fatiche
,
di
dolori
e
di
pericoli
,
da
cui
uscite
pensierosi
e
ritemperati
.
Di
qui
ritornate
nella
civiltà
,
fra
le
meraviglie
della
ceramica
,
in
una
sala
che
presenta
l
'
aspetto
di
una
galleria
di
quadri
;
nella
quale
si
vedono
gli
appassionati
senza
quattrini
cogli
occhi
fuor
della
testa
.
Qui
c
'
è
la
varietà
e
la
ricchezza
d
'
un
industria
fiorente
,
piena
di
speranze
e
d
'
ardimenti
,
a
cui
sorride
la
fortuna
:
imitazioni
dell
'
antico
,
tradizioni
ringiovanite
,
vittorie
nuove
dell
'
arte
,
come
lo
smalto
a
fondo
d
'
oro
e
il
rosso
ottenuto
mirabilmente
;
busti
e
statue
,
paesaggi
,
figurine
,
fiori
,
ritratti
,
d
'
un
colorito
fresco
e
possente
,
che
paiono
pitture
ad
olio
;
le
pareti
coperte
di
terre
cotte
,
di
porcellane
,
di
lave
smaltate
,
di
cammini
altissimi
,
e
d
'
ogni
sorta
di
decorazioni
colossali
,
che
promettono
alla
nuova
ceramica
uno
splendido
avvenire
di
conquiste
sull
'
architettura
;
già
incominciate
,
di
fatto
,
nel
palazzo
stesso
dell
'
Esposizione
.
Poi
vengono
le
regioni
che
s
'
attraversano
di
corsa
;
selve
di
lame
sguainate
e
irte
,
e
file
di
sale
in
cui
non
son
che
fili
e
tessuti
;
dove
grazie
alla
solitudine
,
potete
prendere
l
'
andatura
libera
del
viandante
dalle
ossa
rotte
.
Improvvisamente
vi
fermate
davanti
alla
magnificenza
delle
sete
:
sete
di
tutti
i
colori
e
di
tutti
i
disegni
,
antiche
e
nuove
,
fra
cui
risplendono
quelle
ricamate
d
'
oro
e
d
'
argento
,
che
piglieranno
la
via
dell
'
Oriente
,
per
esser
tagliate
in
caffettani
e
in
calzoncini
per
le
belle
donne
degli
arem
.
Qui
,
per
le
signore
,
comincia
il
regno
della
tentazione
.
Le
più
riserbate
non
riescono
a
padroneggiarsi
.
È
una
cosa
amenissima
vedere
gli
sguardi
languidi
,
sentire
i
sospiri
amorosi
e
le
esclamazioni
irresistibili
di
meraviglia
,
che
suonano
dinanzi
a
quelle
vetrine
.
S
'
entra
nelle
sale
delle
trine
,
dove
c
'
è
il
lavoro
di
cinquecento
mila
mani
di
donna
;
veli
e
gale
da
imperatrici
,
che
si
manderebbero
in
aria
con
un
soffio
,
quadri
di
pizzo
pieni
di
figurine
aeree
,
ombrellini
e
ventagli
che
paion
fatti
di
ragnateli
,
e
ricami
di
fata
,
vere
pitture
dell
'
ago
,
che
farebbero
domandare
su
due
piedi
,
come
un
re
delle
Mille
e
una
notte
,
la
mano
della
ricamatrice
incognita
,
a
rischio
di
legarsi
a
un
rosticcio
.
Poi
si
capita
in
un
giardino
d
'
Andalusia
nei
primi
giorni
di
maggio
,
in
mezzo
alle
penne
e
ai
fiori
;
e
di
là
fra
i
vestimenti
dei
due
sessi
,
da
cacciatore
e
da
amazzone
,
da
ballo
,
da
bagno
,
da
nozze
,
da
morte
,
pei
ministri
,
per
le
commedianti
e
pei
putti
;
meraviglie
d
'
eleganza
e
di
gusto
,
dinanzi
a
cui
si
vedono
dei
sarti
di
provincia
immobili
,
in
atto
di
profondo
scoraggiamento
.
Qui
c
'
è
un
'
alcova
misteriosa
,
tutta
bianca
,
azzurrina
e
rosea
,
rischiarata
da
una
luce
languidissima
,
in
cui
vi
sloghereste
le
braccia
a
abbracciare
,
tanti
e
così
gentili
e
così
provocanti
sono
i
bustini
da
verginelle
,
da
matrone
,
da
belle
trentenni
nervose
e
da
maschiette
cresciute
tutt
'
a
un
tratto
,
che
vi
svelano
i
più
preziosi
segreti
della
bellezza
femminile
d
'
ogni
età
e
d
'
ogni
complessione
.
Di
là
si
ritorna
fra
i
ventagli
dipinti
da
artisti
celebri
che
fanno
fresco
al
viso
e
al
pensiero
con
paesaggi
deliziosi
delle
Alpi
e
del
Reno
;
poi
in
un
bazar
di
calzature
che
rivende
quelle
di
Stambul
,
dove
potete
passare
un
'
ora
piacevole
a
calzare
piedini
immaginarii
di
principesse
circasse
e
di
marchesine
spagnuole
;
poi
fra
gli
scialli
dorati
della
Compagnia
delle
Indie
;
poi
nelle
sale
degli
oggetti
da
viaggio
e
da
accampamento
,
che
fanno
ribollire
il
sangue
dei
vagabondi
;
poi
nell
'
esposizione
dei
giocattoli
;
dove
tutto
move
,
strepita
,
salta
,
canta
,
tintinna
,
da
far
disperare
tutti
i
bebés
dell
'
universo
.
Ma
è
la
profusione
delle
cose
che
sgomenta
.
Entrate
fra
le
bretelle
:
c
'
è
da
imbretellare
tutti
i
giubilati
d
'
Italia
;
tra
i
legacci
:
ce
ne
sono
da
provvedere
tutti
gli
innamorati
della
Frisia
per
i
loro
regali
di
nozze
.
Così
nella
galleria
lunghissima
delle
arti
liberali
,
decorata
con
una
semplicità
severa
,
dalla
sala
delle
missioni
giù
giù
fra
le
biblioteche
e
le
mappe
,
fra
gli
strumenti
chirurgici
e
i
modelli
anatomici
,
dove
s
'
arrestano
pochi
visitatori
silenziosi
,
che
meditano
e
notano
.
Qui
c
'
è
la
splendida
esposizione
libraria
della
Francia
,
prima
fra
tutte
,
dove
gli
editori
espongono
sulle
pareti
,
come
titoli
di
nobiltà
,
gli
elenchi
interminabili
degli
autori
illustri
a
cui
prestarono
i
tipi
:
una
collezione
di
gioielli
del
Plon
,
del
Didot
,
del
Jouvet
,
dell
'
Hachette
,
che
annunzia
al
mondo
il
connubio
desiderato
e
glorioso
del
genio
dell
'
Ariosto
e
dell
'
ispirazione
del
Dorè
;
e
le
legature
delicate
e
magnifiche
del
Rossigneux
,
dinanzi
a
cui
la
mano
si
slancia
prima
al
portamonete
,
e
poi
si
alza
a
dare
una
grattatina
rassegnata
alla
barba
.
E
via
,
a
traverso
all
'
esposizione
brillante
delle
armi
,
nelle
sale
della
scultura
dei
metalli
,
che
è
un
vasto
museo
d
'
orologi
monumentali
di
bronzo
,
di
statue
d
'
argento
di
grandezza
umana
,
di
candelabri
,
di
lampade
e
di
lanterne
da
vestiboli
di
reggia
;
a
cui
tien
dietro
,
in
una
doppia
fila
senza
fine
di
saloni
aperti
come
teatri
,
la
mostra
meravigliosa
del
mobilio
,
nella
quale
s
'
alternano
colle
bizzarrie
graziose
della
moda
le
forme
correttamente
eleganti
del
rinascimento
;
dopo
di
che
non
resta
che
la
galleria
dei
prodotti
.
Ci
avete
però
un
quarto
d
'
ora
di
cammino
fra
i
lavori
ciclopici
dell
'
industria
metallurgica
,
fra
migliaia
di
tubi
enormi
che
presentan
l
'
aspetto
delle
pareti
d
'
una
grotta
di
basalto
,
a
traverso
a
foreste
di
ferro
e
di
rame
,
in
mezzo
alle
opere
innumerevoli
della
galvanoplastica
,
fra
cui
torreggia
il
vaso
colossale
del
Dorè
;
e
via
via
,
il
museo
statuario
del
Cristophle
,
una
montagna
di
pelliccie
,
una
selva
di
penne
,
un
palazzo
di
corallo
,
e
i
prodotti
chimici
,
e
le
pelli
,
e
che
so
io
?
Verso
la
fine
la
stessa
stanchezza
vi
mette
le
ali
ai
piedi
,
le
sale
fuggono
,
gli
oggetti
si
confondono
;
se
ci
fosse
un
treno
di
strada
ferrata
,
pigliereste
il
treno
;
e
quando
arrivate
in
fondo
,
dareste
la
testa
per
uno
scudo
,
ma
proprio
colla
sicurezza
di
fare
un
buonissimo
affare
.
Facciamo
un
sonnellino
sopra
uno
dei
mille
divani
del
Campo
di
Marte
e
poi
ritorniamo
nel
mare
magno
.
Io
esprimo
le
mie
impressioni
del
primo
giorno
,
semplicemente
.
Ebbene
,
ciò
che
mi
fece
più
meraviglia
non
sono
le
cose
esposte
;
è
l
'
arte
dell
'
esposizione
.
Qui
davvero
bisogna
ammirare
l
'
inesauribile
fecondità
dell
'
immaginazione
umana
.
L
'
esposizione
dei
mezzi
d
'
esposizione
sarebbe
per
sè
sola
una
cosa
da
sbalordire
.
Figuratevi
dei
grandi
chioschi
di
legno
scolpiti
,
leggieri
che
paiono
di
carta
o
di
paglia
;
delle
vetrine
cesellate
,
per
la
mostra
dei
fili
di
Scozia
,
che
costano
mille
sterline
l
'
una
;
delle
case
di
vetro
,
degli
archi
trionfali
,
delle
specie
di
colossali
trionfi
da
tavola
,
carichi
di
oggetti
,
che
potrebbero
stare
in
mezzo
a
una
piazza
.
Il
cotone
è
disposto
in
forma
di
tabernacoli
e
di
cappelle
commemorative
;
le
spille
,
a
milioni
,
in
trofei
;
l
'
allume
di
potassa
a
muraglie
;
la
cera
di
Spagna
in
torri
alte
come
case
;
i
tappeti
in
piramidi
che
toccan
la
vôlta
;
la
glicerina
modellata
in
busti
d
'
uomini
celebri
;
il
sapone
fuso
in
colonne
monumentali
d
'
apparenza
marmorea
;
i
tubi
di
ferro
congiunti
in
forma
di
organi
titanici
o
di
chiesuole
di
stile
gotico
,
le
marmitte
in
obelischi
egizii
,
i
cilindri
di
rame
in
colonnati
babilonesi
,
le
funi
telegrafiche
in
campanili
.
V
'
è
una
gara
di
bizzarrie
architettoniche
spinta
a
un
segno
che
fa
ridere
.
Un
mercante
di
stoffe
fabbrica
un
castello
di
materasse
?
L
'
orologiaio
vicino
innalza
una
piramide
di
duemila
casse
d
'
orologi
.
Un
olandese
espone
un
tempio
di
stearina
che
può
contenere
venti
persone
,
colle
sue
statue
e
colle
sue
gradinate
?
E
un
francese
costruisce
un
tempio
di
cristallo
sorretto
da
sei
colonne
e
circondato
da
una
balaustrata
,
che
costa
venticinque
mila
napoleoni
.
Un
profumiere
inglese
consacra
una
palazzina
ai
suoi
cosmetici
e
alle
sue
boccette
?
E
un
chiodaio
parigino
rappresenta
con
nient
'
altro
che
coi
suoi
chiodi
dalla
testa
dorata
,
il
palazzo
del
Trocadero
colla
sua
cupola
,
colle
gallerie
e
colla
cascata
.
Un
liquorista
d
'
Amsterdam
fa
colle
sue
bottigline
un
altare
da
cattedrale
?
E
un
profumiere
di
Rotterdam
gli
fa
zampillare
davanti
una
fontana
d
'
acqua
di
Colonia
.
Questo
per
attirare
gli
sguardi
e
i
quattrini
.
Aggiungete
una
infinità
di
medaglie
d
'
onore
e
di
documenti
d
'
ogni
sorta
,
esposti
dai
venditori
,
molti
dei
quali
mettono
persino
in
mostra
le
fotografie
e
le
lettere
di
complimento
dei
loro
clienti
.
Altri
s
'
aiutano
con
mezzi
meccanici
.
I
gibus
s
'
alzano
e
s
'
abbassano
da
sè
,
manine
di
cera
suggellano
le
lettere
,
i
trofei
rotano
,
gli
automi
vi
chiamano
,
le
scatole
musicali
vi
ricreano
,
gli
espositori
v
'
apostrofano
o
vi
spiegano
.
Ci
son
poi
i
colossi
che
fan
presso
a
poco
lo
stesso
ufficio
.
In
ogni
Esposizione
c
'
è
un
certo
numero
di
queste
grandi
fanciullaggini
.
Qui
c
'
è
una
bottiglia
spropositata
di
vino
di
Champagne
che
basterebbe
a
ubbriacare
un
battaglione
di
bersaglieri
;
là
un
cavaturaccioli
mostruoso
che
par
fatto
per
tirar
su
i
tetti
.
Nell
'
esposizione
francese
delle
lame
un
coltellaccio
damascato
davanti
al
quale
le
più
grandi
navajas
della
Spagna
non
paiono
che
temperini
.
V
'
è
una
botte
francese
che
contiene
quattrocento
ettolitri
,
una
ungherese
che
ne
contiene
mille
,
e
quella
della
fabbrica
di
Champagne
che
è
capace
di
settantacinque
mila
bottiglie
.
Vi
son
gli
specchi
di
ventisette
metri
quadrati
di
superficie
;
rotaie
d
'
un
sol
pezzo
di
cinquanta
metri
,
e
fili
metallici
lunghi
venticinque
chilometri
.
Aggiungete
ancora
il
martello
smisurato
del
Creusot
che
pesa
ottantamila
chilogrammi
;
e
il
girarrosto
gigantesco
della
casa
Baudon
,
che
vi
arrostisce
venti
capretti
per
volta
.
Poi
le
meraviglie
della
pazienza
umana
:
i
coltellini
microscopici
,
colle
loro
belle
guaine
,
che
stanno
in
cento
e
quattro
dentro
un
nocciolo
di
ciliegia
;
i
tappeti
orientali
fatti
di
sei
mila
frammenti
;
il
cassettone
spagnuolo
composto
di
tre
milioni
e
mezzo
di
pezzetti
di
legno
;
le
stoffe
da
cinquecento
lire
il
metro
,
fatte
a
cinque
centimetri
il
giorno
;
il
servizio
da
tavola
degli
Stati
Uniti
,
a
cui
lavorarono
per
diciotto
mesi
duecento
operai
;
la
fontana
scolpita
a
cui
lavorò
un
contadino
scozzese
per
sette
anni
.
E
in
fine
le
stranezze
,
i
ghiribizzi
dell
'
ingegno
umano
,
del
genere
dell
'
ago
di
refe
d
'
Emilio
Praga
.
Questi
avrebbe
potuto
fare
alla
sua
amante
,
in
quella
certa
poesia
,
tutte
quest
'
altre
domande
.
Vuoi
un
pendolo
che
ti
faccia
vento
?
un
orologio
fatto
con
un
girasole
,
da
cui
esca
un
ragno
ad
acchiappare
una
mosca
?
un
mobile
che
ti
si
trasformi
sotto
le
mani
,
a
tuo
piacere
,
in
bigliardo
,
in
scrivania
,
in
scacchiera
e
in
tavola
da
mangiare
?
una
barca
vera
con
remi
e
timone
,
da
portar
sotto
il
braccio
al
lago
di
Como
?
un
portamonete
che
tiri
delle
pistolettate
?
la
carta
dell
'
Europa
in
un
fazzoletto
?
un
paio
di
stivaletti
di
squame
di
pesce
?
un
letto
di
ceralacca
?
una
poltrona
di
cristallo
?
un
violino
di
maiolica
?
un
velocipede
a
vapore
?
Qui
c
'
è
tutto
:
gli
orologi
magici
,
le
trottole
miracolose
,
le
bambole
che
parlan
francese
,
le
spagnuole
di
legno
che
v
'
insegnano
a
maneggiare
il
ventaglio
....
Non
ci
manca
proprio
altro
che
l
'
ago
di
Emilio
Praga
.
E
le
cose
belle
dunque
!
Infinite
;
ma
un
po
'
care
.
Non
c
'
è
mezzo
di
mobiliarsi
una
casa
a
proprio
gusto
,
fantasticando
,
senza
profondere
un
milioncino
in
un
quarto
d
'
ora
.
A
ogni
passo
trovate
un
mobile
che
vi
incapriccia
,
e
sareste
quasi
tentati
di
fare
uno
sproposito
;
ma
avvicinandovi
al
cartellino
del
prezzo
,
vedete
dietro
a
un
uno
che
vi
dà
un
filo
di
speranza
quattro
maledettissimi
zeri
che
paiono
quattro
bocche
spalancate
che
vi
sghignazzino
in
faccia
.
È
un
continuo
supplizio
di
Tantalo
.
Non
c
'
è
che
un
solo
conforto
:
che
molte
cose
son
già
comprate
.
Avete
messo
gli
occhi
sopra
un
meraviglioso
servizio
da
tavola
della
casa
Cristophle
,
che
vale
quattrocento
mila
lire
;
ma
ve
l
'
ha
buffato
il
duca
di
Santoña
.
Così
la
duchessa
v
'
ha
liberato
dalla
tentazione
di
portar
a
casa
una
splendida
veste
Colbert
e
Aleçon
,
che
avrebbe
spazzato
netto
il
vostro
piccolo
patrimonio
.
Il
gran
vaso
di
malachite
ornato
d
'
oro
,
della
sezione
russa
,
alto
tre
metri
,
ve
l
'
ha
portato
via
il
principe
Demidoff
.
Il
più
bel
paio
di
stivaletti
trinati
di
tutta
l
'
Esposizione
sono
della
principessa
di
Metternich
,
i
due
più
bei
manicotti
di
volpe
nera
appartengono
alla
principessa
di
Galles
,
e
l
'
Imperatore
d
'
Austria
ha
già
messo
il
suo
augusto
suggello
sopra
un
impareggiabile
cofano
d
'
argento
cesellato
,
che
sarebbe
stato
la
vostra
delizia
.
Ci
rimane
però
dell
'
altro
.
Io
mi
permetterei
di
suggerire
alle
signore
facili
a
contentarsi
un
graziosissimo
velo
di
trina
dell
'
esposizione
belga
,
fatto
con
un
filo
che
costa
cinquemila
scudi
il
chilogramma
;
e
agli
sposi
di
giudizio
un
letto
chinese
di
legno
di
rosa
intarsiato
d
'
avorio
che
costa
poco
più
di
una
villetta
passabile
sulle
rive
del
lago
di
Como
.
Alla
porta
della
camera
si
potrebbero
mettere
le
due
tende
di
seta
ricamate
d
'
oro
e
d
'
argento
,
che
sono
in
vendita
nell
'
esposizione
austriaca
per
mille
e
duecento
napoleoni
.
C
'
è
la
comodità
di
poter
comprare
delle
sale
intere
,
anzi
degl
'
interi
appartamenti
,
d
'
ogni
stile
e
d
'
ogni
paese
,
lì
su
due
piedi
,
d
'
un
colpo
,
con
un
gran
risparmio
di
tempo
e
di
seccature
.
E
ci
sono
pure
delle
ammirabili
cose
per
le
borse
modeste
.
Lo
zaffiro
del
Rouvenat
,
circondato
di
diamanti
,
si
può
avere
con
un
milione
e
mezzo
;
e
stiracchiando
un
poco
,
si
può
anche
ottenere
a
un
prezzo
ragionevole
un
curiosissimo
diamante
tagliato
in
forma
di
una
lanterna
a
gaz
e
incastonato
in
un
candelabro
d
'
oro
microscopico
,
ch
'
è
una
vera
bellezza
.
Tutte
cose
che
sulle
prime
fanno
girare
un
po
'
il
capo
,
ma
poi
si
scrollano
le
spalle
,
e
si
tira
via
senza
badarci
,
dicendo
:
-
corbellerie
,
corbellerie
-
coll
'
indifferenza
d
'
un
franco
....
impostore
.
E
si
va
a
vedere
l
'
esposizione
dei
prodotti
alimentari
,
meno
pericolosa
per
la
fantasia
:
una
passeggiata
d
'
un
miglio
,
o
poco
meno
.
Chiudete
gli
occhi
,
pigliatevi
la
testa
fra
le
mani
,
e
cercate
di
rappresentarvi
tutto
quanto
di
più
strano
e
di
più
raro
può
mettersi
in
corpo
un
uomo
senza
rischiare
la
vita
:
c
'
è
tutto
.
Potete
bere
,
a
quindici
centesimi
,
un
bicchiere
delle
quattordici
sorgenti
d
'
acqua
minerale
della
Francia
,
o
un
bicchiere
d
'
acqua
delle
Termopili
,
nella
sezione
greca
,
o
birra
della
Danimarca
che
ha
fatto
il
giro
del
mondo
;
o
se
preferite
i
vini
,
vino
di
Champagne
che
si
fa
sotto
i
vostri
occhi
,
tutti
i
vini
della
Spagna
in
bottigline
graziose
da
mezza
lira
,
che
vi
vende
una
bella
ragazza
di
Jerez
;
e
vini
di
Porto
e
di
Madera
,
imbottigliati
nel
1792
,
a
cento
lire
la
bottiglia
,
compresi
i
documenti
storici
«
debitamente
legalizzati
.
»
E
se
il
vino
di
ottantasei
anni
vi
par
troppo
giovane
,
trovate
nella
sezione
francese
,
in
mezzo
a
una
corona
di
sorelle
nonagenarie
,
una
bottiglia
di
vin
del
Giura
del
1774
,
coronata
di
semprevive
,
a
un
prezzo
da
convenirsi
.
Trovate
il
chiosco
dei
vini
di
Sicilia
e
il
chiosco
dei
vini
di
Guiro
;
tutti
i
vini
d
'
Australia
nella
capanna
da
minatore
eretta
dal
governo
di
Malbourne
;
e
nella
sezione
delle
colonie
inglesi
,
il
misterioso
vino
di
Costanza
,
del
Capo
di
Buona
Speranza
,
e
l
'
enigmatico
vino
del
Romitaggio
della
nuova
Galles
,
fatto
con
uva
secca
.
Ci
avete
il
vino
di
Schiraz
nella
sezione
di
Persia
,
il
vino
di
Corinto
accanto
all
'
acqua
delle
Termopili
,
e
potete
gustare
un
Tokai
squisito
nella
trattoria
rustica
dell
'
Ungheria
,
al
suono
d
'
una
banda
di
zingari
.
Per
mangiare
poi
non
c
'
è
che
da
chiedere
.
Nei
padiglioni
delle
colonie
francesi
una
creola
vi
dà
l
'
ananasso
,
una
mulatta
vi
dà
il
banano
,
un
negro
la
vaniglia
.
Potete
mangiare
della
marmellata
del
Canadà
e
intingere
in
un
bicchiere
del
famoso
Sant
'
Uberto
di
Vittoria
dei
biscotti
che
hanno
attraversato
l
'
Atlantico
.
Potete
scegliere
fra
i
pesci
celebrati
della
Norvegia
e
i
maiali
illustri
di
Chicago
.
Potete
fare
anche
meglio
:
prendervi
un
pezzo
di
carne
cruda
venuta
dall
'
Uraguay
,
ma
fresca
e
sanguinante
che
par
della
mattina
,
e
andarvela
a
far
cuocere
voi
stessi
collo
specchio
ustorio
dell
'
Università
di
Tours
,
nella
galleria
delle
arti
liberali
di
Francia
.
Poi
ci
sono
le
trattorie
olandesi
,
americane
,
inglesi
e
spagnuole
.
Avete
al
vostro
servizio
cento
bei
pezzi
di
ragazze
vestite
di
nero
e
di
bianco
in
un
monumentale
bouillon
Duval
che
pare
un
tempio
delle
Indie
.
Se
avete
un
debole
per
la
Russia
,
potete
andare
alla
trattoria
russa
dove
da
manine
polacche
,
moscovite
,
armene
,
caucasee
v
'
è
servito
il
vero
kumysy
venuto
dalle
steppe
dell
'
Ural
,
o
l
'
acqua
igienica
della
Neva
,
o
la
colebiaka
d
'
erbaggi
e
di
pesce
,
o
qualche
altro
pasticcio
russo
-
turco
condito
con
vin
di
Cipro
.
Per
dolci
la
Francia
vi
offre
il
palazzo
di
Fontainebleau
e
delle
cattedrali
gotiche
di
zucchero
,
e
dei
mazzi
gustosissimi
di
rose
e
di
violette
,
che
sembran
colte
un
'
ora
prima
.
Dopo
il
desinare
,
ricevete
il
caffè
gratis
dalla
repubblica
del
Guatemala
,
se
pure
non
preferite
quello
scelto
e
tritato
dalle
negre
di
Venezuela
.
E
poi
,
per
rincette
,
potete
sorseggiare
un
bitter
di
nuova
invenzione
che
vi
porge
una
svizzera
in
costume
di
Berna
all
'
ombra
d
'
un
chioschetto
signorile
;
o
andare
nel
chiosco
olandese
,
dove
tre
belle
frisone
rosee
,
col
casco
dorato
,
vi
fanno
sentire
il
curasò
o
lo
scidam
;
o
arrischiarvi
a
gustare
il
liquor
di
fichi
nel
padiglione
del
Marocco
,
rallegrato
dagli
strimpellamenti
di
tre
suonatori
,
uno
dei
quali
pesa
centonovanta
chilogrammi
a
stomaco
vuoto
;
o
mettervi
fra
le
labbra
un
sigaro
di
nuovo
genere
che
invece
d
'
un
nuvoletto
di
fumo
vi
caccia
in
bocca
un
bicchierino
di
cognac
.
Ne
avete
abbastanza
?
Ma
voi
volete
fumare
.
Ebbene
,
ci
sono
i
sigari
avvelenati
della
Repubblica
d
'
Andorre
,
e
la
magnifica
esposizione
dei
sigari
di
Cuba
,
d
'
ogni
grandezza
e
di
ogni
forma
,
dorati
,
stemmati
,
odorosi
,
-
veri
lavoretti
d
'
arte
-
profusi
a
miriadi
,
-
davanti
ai
quali
il
fumatore
italiano
estenuato
dai
patimenti
passa
«
sospirando
e
fremendo
.
»
Tutta
questa
doppia
galleria
dei
prodotti
alimentari
è
ammirabile
per
varietà
e
per
ricchezza
.
È
un
'
architettura
interminabile
di
bottiglie
che
s
'
alzano
in
torri
,
in
scale
a
chiocciola
,
in
gradinate
multicolori
e
scintillanti
;
una
moltitudine
di
tempietti
splendidi
d
'
oro
e
di
cristalli
,
che
potrebbero
coprire
delle
statue
di
numi
,
e
coprono
dei
porci
salati
;
una
magnificenza
di
teatrini
,
d
'
altari
,
di
troni
,
di
biblioteche
,
pieni
di
ghiottumi
così
graziosamente
disposti
e
decorati
,
che
il
gran
pittore
delle
Halles
di
Parigi
ne
potrebbe
cavare
un
quadro
meraviglioso
per
uno
dei
suoi
romanzi
avvenire
.
Lo
spettacolo
più
bello
è
quello
che
presenta
la
gente
.
A
certe
ore
il
recinto
dell
'
Esposizione
è
più
popolato
di
molte
grandi
città
.
I
visitatori
entrano
per
venti
porte
.
I
viali
,
i
vestiboli
,
le
gallerie
,
i
passaggi
traversali
,
e
il
labirinto
infinito
delle
sale
del
campo
di
Marte
,
è
tutto
un
brulicame
nero
,
in
cui
c
'
è
da
fare
a
non
perdersi
.
Specialmente
nelle
«
sezioni
estere
»
,
dove
i
venditori
formano
da
sè
soli
una
specie
d
'
esposizione
antropologica
dilettevolissima
,
C
'
è
un
gran
numero
di
belle
ragazze
inglesi
che
lavorano
ai
loro
registri
,
intente
e
impassibili
,
in
mezzo
a
quel
via
vai
,
come
se
fossero
in
casa
propria
.
I
Giapponesi
,
-
vestiti
all
'
europea
,
-
chiaccherano
rano
e
giocano
,
seduti
intorno
ai
loro
tavolini
,
allegri
,
forse
con
un
po
'
d
'
ostentazione
,
per
darsi
l
'
aria
di
gente
che
si
sente
benissimo
al
suo
posto
nel
cuore
della
civiltà
occidentale
;
e
infatti
hanno
già
preso
tanto
l
'
aria
di
casa
,
che
quasi
nessuno
li
guarda
.
I
Chinesi
,
invece
,
hanno
sempre
intorno
un
cerchio
di
curiosi
,
ai
quali
rivolgono
di
tratto
in
tratto
uno
sguardo
sprezzante
,
che
rivela
,
come
un
lampo
,
la
superbia
cocciuta
della
loro
razza
;
e
poi
ripigliano
la
loro
impassibilità
di
idoli
,
da
cui
li
smuove
soltanto
la
voce
dei
compratori
.
Si
vedon
dei
mercanti
orientali
,
in
turbante
,
che
strascicano
le
loro
ciabatte
in
mezzo
a
tutte
quelle
meraviglie
,
guardando
intorno
oziosamente
colla
stessa
stupida
e
irritante
indifferenza
che
mostrerebbero
nelle
loro
vecchie
baracche
di
bazar
.
Tratto
tratto
se
ne
trovano
tre
o
quattro
estatici
davanti
a
una
faccia
di
cartapesta
o
a
una
marionetta
che
allarga
le
braccia
.
Ci
son
molti
algerini
:
arabi
,
mori
,
negri
.
S
'
incontrano
delle
brigatelle
di
spahi
,
ravvolti
nei
loro
grandi
mantelli
bianchi
;
ma
non
son
più
le
faccie
baldanzose
del
1859
.
L
'
orgoglio
del
vecchio
esercito
d
'
Africa
non
brilla
più
nei
loro
grandi
occhi
neri
.
Come
cambia
i
volti
una
guerra
perduta
!
Qua
e
là
si
vede
pure
qualche
faccia
color
di
rame
,
e
qualche
vestimento
arlecchinesco
dei
paesi
confinanti
colla
China
.
Oltre
a
questo
c
'
è
una
moltitudine
immobile
e
muta
di
gente
d
'
ogni
paese
,
che
produce
una
strana
illusione
.
Ogni
momento
rasentate
col
gomito
qualcuno
,
che
vi
pare
una
persona
viva
,
ed
è
un
grosso
fantoccio
colorito
e
vestito
di
tutto
punto
,
che
vi
fa
restare
a
bocca
aperta
.
Ci
sono
dei
selvaggi
del
Perù
,
degli
indigeni
d
'
Australia
colle
loro
grandi
capigliature
,
lanose
,
dei
guerrieri
medioevali
,
delle
signore
vestite
in
gala
,
dei
soldati
italiani
,
delle
contadine
di
Danimarca
,
delle
lavandaie
malesi
,
delle
guardie
civili
di
Spagna
,
e
annamiti
e
indiani
e
cafri
e
ottentotti
,
che
vi
si
parano
dinanzi
improvvisamente
,
e
vi
fissano
in
volto
i
loro
occhi
trasognati
,
come
fantasime
.
Lo
spettacolo
è
ancora
variato
e
rallegrato
da
un
gran
numero
di
signore
che
girano
su
poltrone
a
ruote
o
su
carrozzine
da
bimbi
,
tirate
davanti
da
un
servitore
,
spinte
per
la
spalliera
dai
mariti
,
fiancheggiate
dai
ragazzi
;
matrone
poderose
,
le
cui
rotondità
sporgono
da
tutte
le
parti
fuori
del
piccolo
veicolo
,
lunghissime
zitelle
inglesi
che
ci
stanno
tutte
raggruppate
,
colle
ginocchia
aguzze
all
'
altezza
del
mento
;
signoroni
decrepiti
che
godono
là
,
probabilmente
,
l
'
ultimo
piacere
della
vita
;
vecchie
patrizie
paralitiche
,
e
putti
meravigliosamente
biondi
e
rosati
dei
paesi
nordici
,
che
formano
tutti
insieme
,
in
quel
labirinto
di
vie
fiancheggiate
da
case
di
vetro
,
una
specie
di
corso
in
burletta
,
degno
della
matita
del
Cham
.
Nella
Via
delle
nazioni
,
all
'
ombra
delle
capannette
di
paglia
,
molta
gente
fa
colezione
sulle
ginocchia
come
per
viaggio
,
e
i
bimbi
vanno
a
prender
acqua
alle
fontane
del
Giappone
e
dell
'
Italia
;
altri
sgranocchiano
pane
e
prosciutto
camminando
;
delle
coppie
coniugali
dormono
saporitamente
sui
sedili
in
mezzo
alla
folla
;
e
altre
coppie
,
che
hanno
portato
i
loro
amori
all
'
Esposizione
,
si
servono
di
due
capannine
avvicinate
per
farsi
qualche
carezza
di
contrabbando
.
È
un
divertimento
poi
,
nelle
sale
,
studiare
i
varii
tipi
dei
visitatori
.
Ci
sono
i
cavalli
matti
che
scorazzano
da
tutte
le
parti
senza
vedere
una
maledetta
,
presi
da
una
specie
d
'
esaltazione
febbrile
,
e
i
visitatori
pazienti
,
che
si
son
fatti
un
programma
,
che
muovono
un
passo
ogni
quarto
d
'
ora
,
che
meditano
sui
cataloghi
,
che
guardano
,
fiutano
e
discutono
ogni
menoma
cosa
,
che
impiegheranno
probabilmente
sei
mesi
a
fare
il
giro
di
tutto
il
Campo
di
Marte
.
Tra
gli
espositori
,
si
vedono
i
visi
radianti
dei
fortunati
,
che
hanno
trovato
là
gloria
e
fortuna
,
e
troneggiano
sui
loro
banchi
in
mezzo
alla
folla
dei
curiosi
e
dei
compratori
;
e
i
poveri
diavoli
trascurati
,
seduti
nei
loro
cantucci
solitarii
,
colla
testa
bassa
e
la
faccia
malinconica
,
che
meditano
sulle
speranze
perdute
.
Nelle
ultime
sale
,
i
divani
son
tutti
occupati
dai
visitatori
spossati
.
Si
vedono
delle
famiglie
intere
di
buoni
provinciali
,
sfiniti
,
sbalorditi
,
istupiditi
;
i
papà
tutti
in
acqua
,
le
mamme
che
soffocano
,
le
ragazze
ingobbite
,
i
piccini
morti
di
sonno
;
proprio
da
farsi
domandare
:
-
Ma
chi
v
'
ha
consigliato
di
venire
all
'
Esposizione
,
disgraziati
?
-
L
'
affollamento
maggiore
è
sotto
le
grandi
arcate
delle
Belle
arti
,
e
intorno
al
Padiglione
della
città
di
Parigi
,
che
drizza
i
suoi
sei
frontoni
imbandierati
nel
mezzo
del
Campo
di
Marte
.
Qui
è
il
luogo
di
convegno
dello
«
stato
maggiore
»
dell
'
Esposizione
.
Qui
fanno
crocchio
gli
artisti
e
i
commissarii
di
tutti
i
paesi
,
gli
operai
si
radunano
e
si
sciolgono
,
i
critici
tagliano
l
'
aria
coi
gesti
cattedratici
,
i
giornalisti
notano
,
i
disegnatori
schizzano
,
le
discussioni
fervono
,
i
curiosi
cercano
i
visi
illustri
,
i
nuovi
arrivati
si
ritrovano
,
le
«
celebrità
»
dell
'
Esposizione
passano
fra
le
scappellate
e
gli
inchini
.
Ecco
qui
monsieur
Hardy
,
per
esempio
,
l
'
architetto
del
Palazzo
del
Campo
di
Marte
;
ecco
là
monsieur
Duval
,
direttore
dei
lavori
idraulici
,
e
i
signori
Bourdais
e
Davioud
,
architetti
del
Palazzo
del
Trocadero
.
E
purchè
abbiate
una
faccia
un
po
'
straordinaria
,
e
due
amici
ai
fianchi
,
che
vi
parlino
in
atto
rispettoso
,
potete
passare
facilissimamente
per
un
principe
o
per
un
re
che
visita
l
'
Esposizione
in
stretto
incognito
,
e
sentirvi
intorno
,
qua
e
là
,
un
mormorio
sommesso
da
vestibolo
di
Corte
.
C
'
è
da
cavarsi
tutti
i
gusti
,
da
soddisfare
tutti
i
bisogni
e
da
riparare
a
tutti
gli
accidenti
.
Potete
telegrafare
a
casa
,
scrivere
le
vostre
lettere
,
fare
il
bagno
,
prendere
di
tanto
in
tanto
una
scossetta
elettrica
,
farvi
pesare
,
portare
,
fotografare
,
profumare
,
curare
;
ci
sono
stazioni
di
pompieri
,
corpi
di
guardia
,
farmacie
,
infermerie
:
non
manca
che
il
camposanto
.
Ci
son
poi
le
ore
fisse
per
lo
studio
e
per
le
esperienze
scientifiche
,
e
allora
i
visitatori
accorrono
e
s
'
affollano
in
quei
dati
punti
.
Qui
,
nella
sezione
francese
,
si
comunicano
al
pubblico
le
opere
della
biblioteca
del
Corpo
insegnante
;
più
in
là
un
professore
spiega
i
modelli
anatomici
;
nella
sezione
russa
si
fanno
gli
esperimenti
del
passaggio
dell
'
aria
a
traverso
i
muri
;
un
medico
americano
fa
funzionare
i
mobili
chirurgici
;
un
dentista
opera
l
'
estrazione
della
carie
con
uno
strumento
a
vapore
.
Si
può
andare
ad
assistere
alla
fabbricazione
delle
sigarette
di
Francia
,
a
veder
fare
la
carta
dalla
fabbrica
Darblay
,
a
vedere
le
esperienze
della
luce
elettrica
nel
padiglione
russo
,
o
quelle
del
riscaldamento
e
dell
'
illuminazione
nel
parco
del
Campo
di
Marte
.
Altri
vanno
a
vedere
alla
prova
il
telefono
Bell
,
o
l
'
apparecchio
telegrafico
che
trasmette
con
un
solo
filo
duecento
cinquanta
dispacci
in
un
'
ora
,
o
il
semaforo
del
nostro
Pellegrino
;
oppure
a
leggere
i
vecchi
processi
per
stregoneria
esposti
nel
padiglione
del
Ministero
degl
'
interni
di
Francia
.
Intanto
dei
maestri
spiegano
i
nuovi
metodi
d
'
insegnamento
,
tutti
gl
'
inventori
di
qualche
cosa
hanno
il
loro
circolo
di
uditori
,
tutte
le
nuove
macchinette
sono
in
movimento
,
gli
album
colossali
si
aprono
,
le
carte
geografiche
si
spiegano
,
i
mappamondi
girano
,
mille
strumenti
suonano
;
da
ogni
parte
c
'
è
uno
spettacolo
,
una
scuola
o
una
conferenza
;
l
'
Esposizione
è
diventata
un
enorme
ateneo
internazionale
che
ci
dà
per
venti
soldi
tutto
lo
scibile
umano
.
Quella
che
attira
più
gente
,
a
tutte
le
ore
,
è
l
'
esposizione
delle
belle
arti
.
Ma
a
me
manca
quasi
il
coraggio
d
'
entrarvi
.
Mi
conforta
soltanto
il
pensiero
di
non
aver
da
rendere
che
l
'
impressione
confusa
della
prima
visita
.
Sono
diciassette
pinacoteche
in
una
successione
di
padiglioni
che
si
estendono
da
un
'
estremità
all
'
altra
del
Campo
di
Marte
;
-
il
mondo
intero
-
qui
si
può
dire
propriamente
,
-
il
passato
e
il
presente
,
le
visioni
dell
'
avvenire
,
le
battaglie
,
le
feste
,
i
martirii
,
le
grida
d
'
angoscia
e
le
risate
pazze
;
tutta
la
grande
commedia
umana
con
l
'
infinita
varietà
delle
scene
tra
cui
si
svolge
,
dalla
reggia
alla
capanna
,
dai
deserti
di
ghiaccio
ai
deserti
di
sabbia
,
dalle
più
sublimi
altezze
alle
più
arcane
profondità
della
terra
.
Questa
è
la
parte
dell
'
Esposizione
dove
si
ricevono
le
impressioni
più
vive
.
Quanti
occhi
rossi
ho
veduti
,
quante
espressioni
di
pietà
,
di
dolore
,
d
'
orrore
,
e
quanti
bei
sorrisi
di
bei
volti
che
mi
rimasero
nella
memoria
come
un
riflesso
dei
quadri
!
Il
museo
enorme
s
'
apre
colla
esposizione
della
scultura
di
Francia
,
a
cui
seguono
le
sale
dell
'
Inghilterra
.
Qui
,
a
dirla
schiettamente
,
di
tutta
quella
pittura
corretta
,
pallida
,
diafana
,
di
colori
limpidi
,
piena
di
pensieri
delicati
e
di
belle
minuzie
,
ricordo
soltanto
quella
splendida
glorificazione
della
vecchiezza
guerriera
,
dell
'
Herkomer
,
intitolata
gl
'
Invalidi
di
Chelsea
,
dinanzi
ai
quali
si
chinerebbe
la
fronte
in
atto
di
venerazione
;
i
poveri
di
Londra
,
di
Luke
Fildes
,
che
m
'
hanno
fatto
sentire
il
freddo
d
'
una
notte
di
gennaio
e
l
'
angoscia
della
miseria
senza
tetto
;
e
il
Daniele
tra
i
leoni
di
Briton
Rivière
,
nel
quale
la
tranquillità
sublime
dell
'
uomo
in
cospetto
di
quel
gruppo
di
belve
fameliche
,
ma
affascinate
,
soggiogate
,
schiacciate
da
una
forza
sovrumana
e
invisibile
,
è
resa
con
una
potenza
che
mette
in
cuore
lo
sgomento
misterioso
del
prodigio
.
Dinanzi
a
cento
altri
quadri
,
passo
frettolosamente
,
spinto
dall
'
impazienza
di
arrivare
all
'
Italia
,
dove
trovo
una
folla
sorridente
che
amoreggia
colle
statue
.
Sento
uno
che
brontola
:
-
E
dire
che
tutte
queste
cosettine
ci
vengono
dalla
patria
di
Michelangelo
!
-
Ma
tutti
i
visi
intorno
esprimono
un
sentimento
d
'
ammirazione
amorosa
e
serena
.
Davanti
ai
quadri
del
De
Nittis
,
il
pittore
ardito
e
fine
di
Parigi
e
di
Londra
,
c
'
è
un
gruppo
di
curiosi
che
si
disputano
lo
spazio
;
e
s
'
indovina
dal
movimento
dei
volti
,
dalla
vivacità
dei
gesti
,
dalla
concitazione
dei
dialoghi
,
quel
cozzo
forte
di
giudizi
contrarii
,
da
cui
scaturiscono
le
scintille
che
vanno
a
formare
le
aureole
.
Un
tale
dice
:
-
Belle
pagine
di
giornale
illustrato
!
-
Ma
l
'
aria
dei
boulevards
si
respira
,
l
'
umidità
del
Tamigi
si
sente
,
l
'
ora
s
'
indovina
,
i
visi
si
riconoscono
,
tutta
quella
vita
si
vive
.
Nell
'
altra
sala
guardo
intorno
se
c
'
è
il
Pasini
,
per
gridargli
:
-
Salve
,
o
fratello
del
sole
!
-
Il
suo
forte
e
splendido
Oriente
è
là
,
vagheggiato
da
cento
occhi
pensierosi
.
E
vorrei
vedere
il
Michetti
,
quel
caro
viso
di
scapigliato
di
genio
,
per
stringergli
la
guancia
tra
l
'
indice
e
il
pollice
,
e
dirgli
che
adoro
le
gambine
pazze
delle
sue
bagnanti
e
l
'
azzurro
favoloso
della
sua
marina
.
Ed
ecco
finalmente
Jenner
.
Qui
osservo
una
cosa
singolare
.
La
gente
che
entra
con
un
sorriso
sulle
labbra
,
si
ferma
e
corruga
la
fronte
.
Tutti
i
visi
,
fuggitivamente
,
riflettono
il
viso
intento
e
risoluto
di
Jenner
,
come
se
tutti
,
per
un
momento
,
si
sentissero
nelle
mani
la
lancetta
benefica
del
dottore
e
il
braccio
renitente
del
bambino
;
e
tutti
pensano
,
e
nessuno
parla
,
e
chi
s
'
è
già
allontanato
,
o
si
sofferma
o
ritorna
,
come
tirato
indietro
a
forza
dal
filo
tenace
d
'
un
pensiero
.
Che
cara
soddisfazione
!
E
ne
provo
un
'
altra
subito
nella
sala
vicina
incontrando
il
viso
onesto
e
benevolo
del
Monteverde
il
quale
mi
accompagna
fino
alla
frontiera
d
'
Italia
.
E
di
là
vo
innanzi
nelle
sale
della
pittura
straniera
,
dove
il
cielo
si
rannuvola
e
l
'
aria
si
raffredda
.
La
Svezia
e
la
Norvegia
hanno
dipinto
i
loro
crepuscoli
melanconici
,
mattinate
grigie
di
autunno
,
chiarori
strani
di
luna
su
mari
strani
,
e
pescatori
e
naufragi
in
cui
si
mostra
maggiore
dell
'
arte
l
'
amore
dolce
e
profondo
della
patria
,
colorato
d
'
un
sentimento
di
tristezza
virile
:
centocinquanta
quadri
dominati
tutti
dai
«
Soldati
svedesi
che
portano
il
cadavere
di
re
Carlo
XII
»
giù
per
la
china
d
'
una
via
solitaria
,
nella
neve
,
sanguinosi
,
tristi
,
superbi
;
bel
quadro
semplice
e
solenne
dell
'
Oederstrom
,
concepito
da
un
'
anima
di
poeta
e
sentito
da
un
cuor
di
soldato
.
Seguono
gli
Stati
Uniti
.
Il
colosso
dalle
cento
teste
ha
ancora
la
sua
grossa
mano
di
lavoratore
un
po
'
restìa
al
pennello
.
Io
non
ricordo
che
la
risata
della
bella
donna
dell
'
Hamilton
,
e
le
faccie
buffe
dei
ridacchioni
del
Brown
.
Il
più
degli
altri
quadri
tradiscono
i
pittori
scappati
di
casa
,
che
hanno
rifatta
la
pelle
a
Parigi
,
a
Dusseldorf
,
a
Monaco
,
a
Roma
,
-
e
preso
il
colore
-
ma
dilavato
-
della
nuova
patria
.
E
subito
dopo
,
la
Francia
...
che
ha
messo
il
mondo
a
soqquadro
.
La
storia
,
la
leggenda
,
la
mitologia
,
il
cristianesimo
,
l
'
epopea
napoleonica
e
la
vita
mondana
,
il
ritratto
,
la
miniatura
e
il
quadro
smisurato
;
l
'
audacia
pazza
e
la
pedanteria
fradicia
;
c
'
è
ogni
cosa
;
ma
sopra
tutto
una
ricchezza
grande
d
'
invenzione
e
di
pensiero
,
che
rivela
l
'
aiuto
potente
d
'
una
letteratura
immaginosa
e
popolare
,
d
'
un
sentimento
drammatico
vivo
e
diffuso
,
e
della
vita
varia
,
piena
,
appassionata
,
tumultuosa
d
'
una
metropoli
enorme
.
Nelle
prime
sale
intravvedo
i
quadri
sentimentali
,
leccati
,
del
Bouguerau
.
Il
Dorè
v
'
ha
messo
una
delle
sue
mille
visioni
d
'
un
mondo
arcano
,
in
cui
si
riconosce
appena
qualche
forma
vaga
di
cose
e
di
creature
terrene
.
Poi
vien
la
storia
dotta
e
severa
d
'
Albert
Maignan
,
e
quella
immaginosa
,
confusa
,
vista
come
a
traverso
il
velo
d
'
un
sogno
,
in
una
grande
lontananza
di
spazio
e
di
tempo
,
dell
'
Isabey
.
In
un
'
altra
sala
si
drizza
davanti
a
Massimiano
Ercole
il
fantasma
spaventoso
di
San
Sebastiano
,
del
Boulanger
,
e
il
Moreau
affatica
e
tormenta
le
fantasie
coi
suoi
sogni
biblici
e
mitologici
pieni
di
terrori
,
d
'
illusioni
e
d
'
enimmi
,
che
restano
conflitti
nella
memoria
come
le
formule
misteriose
e
sinistre
di
uno
scongiuro
.
Poi
si
succedono
i
ritratti
pieni
di
vita
e
di
forza
.
Il
Dubufe
presenta
Emilio
Augier
,
il
Gounod
,
il
Dumas
;
il
Durand
presenta
il
Girardin
;
il
Perrin
espone
il
Daudet
;
e
il
Thiers
rivive
gloriosamente
nella
tela
del
Bonnat
,
davanti
a
cui
si
accalca
la
folla
.
Un
'
altra
folla
silenziosa
e
immobile
annunzia
nella
medesima
sala
le
miniature
meravigliose
del
Meissonnier
.
Più
in
là
sorridono
le
patrizie
eleganti
del
Cabanel
,
e
il
Laurens
strappa
un
sospiro
presentando
insieme
,
nel
suo
nobilissimo
Marceau
,
la
bellezza
,
l
'
eroismo
e
la
morte
.
Andando
innanzi
,
trovo
quella
meravigliosa
curvatura
di
schiene
che
ha
fatto
sorridere
il
mondo
:
l
'
Eminence
grise
del
Gerôme
;
e
il
giustiziere
formidabile
del
povero
Henri
Regnault
:
quadro
splendido
e
triste
,
che
serve
di
coperchio
a
un
sepolcro
.
E
in
fine
le
gigantesche
e
tragiche
tele
di
Benjamin
Constant
:
Respha
che
respinge
l
'
avoltoio
dal
patibolo
dei
figli
di
Saul
e
Maometto
II
che
irrompe
in
Costantinopoli
fra
le
rovine
e
la
morte
;
nella
stessa
sala
,
dove
lo
schiavo
avvelenato
del
Sylvestre
agonizza
sotto
gli
occhi
di
Nerone
impassibile
,
e
il
Davide
del
Ferrier
solleva
la
testa
mostruosa
del
gigante
.
E
in
fondo
strepita
e
ride
il
grande
baccanale
del
Duval
.
Di
là
si
esce
affaticati
e
confusi
,
come
dalla
rappresentazione
d
'
una
tragedia
dello
Shakespeare
,
e
s
'
entra
fra
i
vasti
quadri
storici
dell
'
Austria
-
Ungheria
,
splendidi
d
'
armi
,
d
'
oro
e
di
sete
,
e
in
mezzo
ai
grandi
ritratti
alla
Velasquez
e
alla
Van
Dyck
,
che
danno
al
luogo
l
'
aspetto
grave
e
magnifico
d
'
una
reggia
.
Qui
vorrei
baciare
in
fronte
il
Munkacsy
,
che
dipinse
quella
divina
testa
del
Milton
,
e
gridare
un
viva
sonoro
davanti
all
'
enorme
,
splendida
,
tumultuosa
,
temeraria
tela
del
Makart
,
tutta
irradiata
dal
viso
bianco
di
Carlo
V
,
su
cui
brilla
un
pensiero
vasto
come
il
suo
regno
,
e
un
'
espressione
indimenticabile
di
grazia
giovanile
e
di
maestà
serena
,
che
ci
fa
aggiungere
un
applauso
al
clamore
del
suo
trionfo
.
Ed
ecco
Don
Chisciotte
,
le
manolas
,
i
majos
,
i
ritratti
graziosi
del
Madrazo
e
la
Lucrezia
romana
del
Plasencia
,
in
cui
guizza
un
lampo
degli
ardimenti
del
Goya
.
Ma
c
'
è
una
parete
dinanzi
alla
quale
il
cuore
si
stringe
.
Povero
e
caro
Fortuny
,
bel
fiore
di
Siviglia
sbocciato
al
sole
di
Roma
!
I
suoi
capolavori
son
là
,
caldi
,
luminosi
,
pieni
di
riso
e
di
vita
,
divorati
cogli
occhi
da
una
folla
commossa
,
ed
egli
è
sotterra
.
E
così
il
povero
Zamoïcis
non
può
più
venir
a
godere
del
trionfo
delle
sue
belle
scene
di
monaci
e
di
pazzi
,
come
nelle
sale
austriache
non
può
più
affacciarsi
il
Cermak
per
veder
scintillare
e
inumidirsi
mille
occhi
davanti
al
suo
glorioso
Montenegrino
ferito
.
Quanti
cari
e
nobili
artisti
mancano
alla
festa
!
Lo
sguardo
li
cerca
ancora
tra
la
folla
mentre
il
pensiero
corre
ai
cimiteri
lontani
,
e
i
loro
quadri
spandono
intorno
la
tristezza
dell
'
ultimo
addio
.
Delle
sale
successive
non
conservo
che
una
reminiscenza
vaga
di
mari
in
tempesta
,
di
steppe
illuminate
dalla
luna
,
di
tramonti
solenni
sopra
immense
solitudini
di
neve
,
e
paesaggi
tristi
di
Finlandia
e
d
'
Ukrania
,
fra
cui
m
'
appariscono
confusamente
i
volti
minacciosi
d
'
Ivan
il
Terribile
e
di
Pietro
il
Grande
,
e
i
cadaveri
insanguinati
dei
martiri
bulgari
.
Qui
l
'
arte
pare
che
riposi
un
poco
per
rialzarsi
più
vigorosa
e
più
ardita
.
E
si
rialza
infatti
nel
Belgio
,
ricca
,
ispirata
,
improntata
d
'
un
carattere
proprio
,
nudrita
di
forti
studi
e
di
tradizioni
gloriose
.
A
.
Stevens
e
il
Villems
espongono
i
loro
quadri
di
costumi
,
mirabili
di
grazia
e
di
colorito
,
e
I
.
Stevens
i
suoi
cani
inimitabili
;
il
Wauters
o
il
Cluysenaar
superano
trionfalmente
gli
alti
pericoli
del
quadro
storico
e
le
difficoltà
delicate
del
ritratto
;
e
altri
cento
artisti
gareggiano
con
una
varietà
stupenda
di
paesaggi
pieni
di
poesia
,
di
marine
melanconiche
,
di
teste
adorabili
di
fanciulli
,
di
scherzi
arguti
,
di
fantasie
gentili
,
che
sollevano
la
mente
ed
allargano
il
cuore
.
Poi
il
Portogallo
e
la
Grecia
;
grandi
nomi
,
piccole
cose
.
Eppure
ci
son
dei
quadretti
trascurati
e
spregiati
,
che
lasciano
un
'
impressione
indelebile
,
come
la
madre
megarese
del
Rallis
,
quella
povera
moglie
di
pescatore
seduta
nella
sua
povera
stanza
,
che
tien
le
mani
incrocicchiate
e
gli
occhi
fissi
sopra
una
culla
vuota
,
fatta
di
quattro
tavole
rozze
,
in
atto
di
dire
;
-
Non
c
'
è
più
!
-
mentre
i
pannilini
ancora
freschi
fanno
comprendere
che
l
'
han
portato
via
poco
prima
,
e
su
quella
desolazione
scende
per
la
finestra
aperta
il
raggio
allegro
dell
'
alba
che
lo
svegliava
ogni
giorno
:
espressione
manchevole
forse
,
ma
d
'
un
sentimento
sublime
,
che
mette
nel
petto
il
tremito
d
'
un
singhiozzo
.
Dopo
la
Grecia
vien
la
pittura
facile
e
fresca
della
Svizzera
,
svariata
di
cento
stili
;
immagine
vera
d
'
un
paese
di
cento
pezzi
e
d
'
una
famiglia
d
'
artisti
vaganti
alla
ricerca
d
'
un
ideale
,
d
'
una
scuola
,
d
'
un
centro
di
sentimenti
e
di
idee
;
che
frammischiano
alla
loro
patria
dal
rozzo
fianco
,
alle
cascate
,
alle
gole
,
ai
ghiacciai
,
agli
uragani
delle
Alpi
,
le
rive
ridenti
di
Sorrento
,
le
architetture
arabescate
del
Cairo
,
le
solitudini
ardenti
della
Siria
,
la
campagna
desolata
di
Roma
,
e
ogni
sorta
di
ricordi
della
loro
vita
varia
e
avventurosa
;
somigliante
a
quella
degli
avi
loro
,
che
vestirono
la
divisa
di
tutti
i
principi
e
versarono
sangue
per
tutte
le
bandiere
,
Alla
Svizzera
tien
dietro
la
Danimarca
,
che
ricorda
al
mondo
le
sue
glorie
guerriere
,
colla
battaglia
d
'
Isted
,
del
Sonne
,
e
colla
battaglia
navale
di
Lemern
,
del
Mastrand
.
Ma
è
bello
,
è
commovente
il
veder
passare
tutti
questi
popoli
,
ognuno
dei
quali
mostra
con
amore
e
con
alterezza
i
suoi
soldati
,
i
suoi
re
,
le
suo
belle
donne
,
i
suoi
bimbi
,
le
sue
cattedrali
,
le
sue
montagne
.
L
'
impulso
di
simpatia
che
non
si
sentirebbe
per
ciascuno
,
visto
a
parte
,
si
sente
per
tutti
,
vedendoli
insieme
;
e
il
cuore
risponde
e
acconsente
a
tutti
quei
palpiti
d
'
amor
di
patria
con
un
'
espansione
d
'
affetto
che
abbraccia
il
mondo
.
Gli
altri
quadri
danesi
son
paesaggi
che
rendono
effetti
pallidi
di
sole
sopra
campagne
nevose
,
su
parchi
e
su
castelli
feudali
,
e
su
grandi
boschi
,
e
scene
intime
di
costumi
,
sentite
ingenuamente
e
rese
con
fedeltà
scrupolosa
,
che
lasciano
nella
memoria
mille
immagini
di
volti
,
di
atteggiamenti
,
di
oggetti
,
di
faccende
,
come
farebbe
il
soggiorno
d
'
un
mese
in
Danimarca
.
E
di
qui
riesco
,
quasi
senza
avvedermene
,
nelle
sale
dell
'
Olanda
,
dinanzi
a
una
pittura
che
par
velata
dai
vapori
delle
grandi
pianure
allagate
,
e
vedo
infatti
vagamente
,
come
a
traverso
un
velo
,
i
poveri
e
gli
infermi
dell
'
Israels
,
il
pittore
della
sventura
;
le
belle
marine
del
Mesdag
,
i
polders
del
Gabriel
,
i
gatti
di
Enrichetta
Ronner
,
e
cento
altri
quadri
grigi
,
foschi
,
umidi
,
di
cattivo
umore
,
fra
i
quali
cerco
inutilmente
un
raggio
della
luce
miracolosa
del
Rembrandt
o
un
riflesso
del
grande
riso
irresistibile
dello
Steen
.
Ultima
è
la
vasta
sala
della
Germania
,
magnifica
e
triste
,
nella
quale
si
avverte
,
appena
entrati
,
il
vuoto
enorme
lasciato
dal
Kaulbach
.
Ma
è
una
pittura
poderosa
,
ringiovanita
a
tutte
le
sorgenti
vive
,
fortificata
di
larghi
studi
,
varia
,
ardita
,
virile
,
piena
di
sentimento
,
finissima
d
'
osservazione
e
d
'
intenti
,
che
desta
un
'
ammirazione
pensierosa
e
scuote
il
cuore
nelle
sue
più
intime
fibre
.
Non
scorderò
mai
più
,
certo
,
nè
le
teste
vive
e
parlanti
dello
Knaus
,
nè
l
'
officina
ardente
del
Menzel
,
nè
i
superbi
cosacchi
del
Brandt
,
nè
la
profonda
tristezza
del
Battesimo
dell
'
Hoff
,
nè
il
comicissimo
riso
dei
soldati
e
delle
nutrici
del
Werner
,
nè
la
madre
e
il
padre
ammirabili
dell
'
Hildebrand
che
interrogano
il
volto
smorto
del
bimbo
infermo
sgomentati
da
un
presentimento
tremendo
.
E
con
questa
tristezza
nel
cuore
,
esco
dall
'
Esposizione
delle
Belle
Arti
.
Ma
mi
venne
un
altro
pensiero
,
appena
fui
fuori
.
Mi
si
affacciarono
alla
mente
i
mille
artisti
di
cui
avevo
visto
le
opere
,
sconosciuti
e
famosi
,
giovani
che
mandaron
là
la
loro
prima
ispirazione
e
vecchi
che
ci
lasciarono
l
'
ultima
;
li
vidi
sparsi
per
tutto
il
mondo
,
nei
loro
studi
pieni
di
luce
,
aperti
sulle
campagne
solitarie
,
sui
giardini
,
sul
mare
e
sulle
vie
rumorose
;
e
pensai
quanta
vita
avevano
versato
fra
tutti
in
quelle
cento
sale
ch
'
io
avevo
attraversate
di
corsa
,
quanta
parte
dell
'
anima
loro
c
'
era
in
quelle
tele
e
in
quei
marmi
innumerevoli
,
quante
ispirazioni
d
'
amanti
e
di
spose
,
quante
veglie
,
quante
meditazioni
,
quanti
pennelli
spezzati
,
quanto
sangue
di
cuori
trafitti
,
quante
reminiscenze
d
'
avventure
e
di
pellegrinazioni
lontane
,
che
vasta
epopea
d
'
amori
,
di
dolori
,
di
trionfi
e
di
miserie
;
e
quanti
eran
già
calati
nel
sepolcro
,
consunti
dalla
febbre
tremenda
dell
'
arte
,
e
quanti
altri
vi
sarebbero
discesi
ancor
giovani
e
pieni
di
speranze
;
e
che
immenso
tesoro
d
'
immagini
di
sentimenti
e
di
idee
portavan
via
da
quel
luogo
milioni
di
visitatori
di
tutta
la
terra
;
e
pensando
a
queste
cose
,
collo
sguardo
rivolto
a
quella
lunga
fila
di
padiglioni
,
mi
sentii
compreso
improvvisamente
d
'
un
sentimento
di
affetto
e
di
gratitudine
così
vivo
,
che
se
in
quel
momento
mi
passava
a
tiro
un
pittore
,
il
primo
venuto
,
gli
saltavo
al
collo
com
'
è
vero
il
sole
.
L
'
ultima
sala
delle
belle
arti
mette
nella
galleria
del
lavoro
.
Non
si
può
immaginare
un
più
strano
cambiamento
di
scena
.
Qui
tutto
è
agitazione
e
strepito
.
Si
vedono
le
piccole
industrie
all
'
opera
.
C
'
è
un
gran
numero
di
banchi
circolari
e
quadrati
,
che
servono
insieme
d
'
officina
e
di
bottega
,
dove
lavorano
continuamente
uomini
,
donne
e
ragazzi
,
in
mezzo
a
una
folla
di
curiosi
,
che
formano
una
catena
non
interrotta
di
grandi
anelli
neri
mobilissimi
da
una
estremità
all
'
altra
dell
'
immensa
sala
.
Qui
si
lavora
l
'
oro
,
la
tartaruga
,
l
'
avorio
,
la
madreperla
,
si
fabbricano
gli
oggetti
di
filigrana
,
si
fanno
i
ventagli
,
le
spazzole
,
i
portamonete
,
gli
orologi
.
C
'
è
,
fra
gli
altri
,
un
gruppo
d
'
operaie
che
fabbricano
le
bambole
con
una
rapidità
di
prestigiatrici
,
e
altre
che
fanno
i
fiori
di
stoffa
,
di
smalto
,
di
penne
d
'
uccelli
del
tropico
,
con
una
sveltezza
ed
un
garbo
,
che
par
di
vederli
sbocciare
fra
le
loro
dita
.
In
altre
parti
si
tesse
la
seta
,
si
dipinge
la
porcellana
,
si
lavora
il
rame
,
si
fa
la
guttaperca
,
si
fabbricano
le
pipe
di
schiuma
.
In
un
angolo
si
vedono
le
pazienti
manine
normanne
lavorare
la
trina
.
Nel
mezzo
della
sala
si
taglia
il
diamante
.
Qui
piovono
i
biglietti
di
visita
,
là
le
spille
,
più
in
là
i
bottoni
;
da
una
parte
si
fanno
le
treccie
e
i
chignons
,
dall
'
altra
i
canestrini
e
le
scatolette
di
paglia
.
Un
gruppo
d
'
indiani
,
col
capo
coperto
di
enormi
turbanti
variopinti
,
lavorano
agli
scialli
.
È
una
lunghissima
fila
di
piccoli
fornelli
,
di
macchinette
vibranti
,
di
fiammelle
di
gaz
,
di
teste
chine
,
di
mani
in
moto
,
di
gente
che
interroga
e
di
gente
che
spiega
;
un
chiacchierio
,
un
affaccendamento
allegro
,
un
lavorio
accelerato
e
sonoro
,
che
mette
la
smania
di
far
qualche
cosa
.
E
la
vôlta
altissima
ripercuote
rumorosamente
i
sibili
acuti
che
paiono
grida
di
gioia
infantile
,
il
picchiettio
cadenzato
di
cento
martelli
,
lo
stridore
delle
lime
e
delle
seghe
e
mille
tintinni
cristallini
e
metallici
,
e
il
ronzìo
sordo
della
moltitudine
che
passa
a
processioni
,
a
turbe
,
a
gruppi
,
come
un
esercito
sbandato
,
per
riversarsi
nei
giardini
esterni
o
nelle
gallerie
delle
macchine
.
Qui
lo
spettacolo
è
degno
d
'
un
'
ode
di
Vittor
Hugo
.
Sul
primo
momento
par
di
essere
sotto
una
delle
immense
tettoie
arcate
delle
stazioni
di
Londra
.
Son
due
gallerie
lunghe
come
il
Campo
di
Marte
,
larghe
novanta
uomini
di
fronte
,
e
piene
di
luce
,
nelle
quali
mille
macchine
enormi
,
un
esercito
di
ciclopi
di
metallo
,
minacciosi
e
splendidi
,
alzano
le
teste
,
le
braccia
,
le
mazze
,
le
lame
,
fitte
e
intricate
,
fino
alle
vôlte
altissime
,
producendo
il
fragore
d
'
una
battaglia
.
Una
immensa
trasformazione
di
cose
si
compie
da
tutte
le
parti
.
Il
foglio
di
carta
esce
in
buste
da
lettera
,
lo
spago
in
corde
,
il
bronzo
in
medaglie
,
il
filo
di
ottone
in
spille
,
il
filo
di
lana
in
calze
,
il
pezzo
di
legno
in
frammenti
di
mobili
;
la
ricamatrice
svizzera
ricama
con
trecento
aghi
,
il
papirografo
inglese
riproduce
trecento
esemplari
d
'
un
manoscritto
,
la
macchina
dei
saponi
taglia
i
cubi
,
gl
'
involta
e
li
pesa
;
la
macchina
del
Marinoni
mette
fuori
i
giornali
piegati
;
le
gigantesche
filatrici
di
Birmingham
e
di
Manchester
lavorano
accanto
alle
macchine
d
'
estrazione
delle
miniere
;
la
grande
macchina
da
ghiaccio
getta
il
suo
furioso
soffio
gelato
in
mezzo
agli
aliti
di
fuoco
delle
macchine
da
gaz
;
altre
lavorano
i
diamanti
,
altre
lacerano
e
torcono
il
metallo
come
una
pasta
,
altre
lavano
,
raffinano
,
travasano
,
disegnano
,
dipingono
,
scrivono
;
in
ogni
parte
freme
una
vita
meravigliosa
ed
orribile
di
mostri
di
cento
bocche
e
di
cento
mani
,
che
irrita
i
nervi
,
introna
le
orecchie
e
confonde
l
'
immaginazione
.
Qua
e
là
si
vede
la
materia
informe
sparire
nel
ventre
tenebroso
di
quei
colossi
,
riapparire
in
alto
,
dopo
qualche
momento
,
già
mezzo
lavorata
,
e
come
portata
in
trionfo
,
e
poi
rinascondersi
,
ricacciata
giù
sdegnosamente
a
subire
le
ultime
violenze
....
Qui
lavorano
delle
braccia
di
gigante
,
là
delle
dita
di
fata
.
In
una
parte
il
lavoro
si
presenta
sotto
l
'
aspetto
d
'
una
distruzione
furiosa
,
fra
denti
enormi
di
ferro
e
artigli
d
'
acciaio
,
che
stritolano
e
sbranano
con
un
fracasso
d
'
inferno
,
in
cui
si
sente
un
suono
confuso
di
lamenti
umani
;
in
mezzo
a
un
roteggio
intricato
,
vertiginoso
,
feroce
,
che
sbricciolerebbe
un
titano
come
un
gingillo
di
vetro
.
In
un
'
altra
parte
il
mostro
mansueto
accarezza
la
materia
prigioniera
,
la
palleggia
,
la
lambisce
,
la
liscia
,
delicatamente
,
lentamente
,
in
silenzio
,
come
se
facesse
per
gioco
.
Altre
macchine
colossali
,
come
quelle
da
maglie
,
fanno
movimenti
strani
e
misteriosi
,
d
'
apparenza
quasi
umana
,
con
una
certa
grazia
languida
d
'
ondulazioni
femminee
;
che
ispirano
un
senso
inesplicabile
di
ripugnanza
,
come
se
fossero
esseri
viventi
dei
quali
non
sì
riuscisse
ad
afferrare
la
forma
.
Fra
le
grandi
membra
di
tutti
questi
lavoratori
smisurati
,
s
'
agita
come
una
vita
segreta
un
indescrivibile
lavorio
di
rotine
che
sembrano
immobili
,
di
seghe
che
paion
fili
,
di
congegni
delicatissimi
e
quasi
invisibili
,
che
vibrano
,
tremano
,
trepidano
,
e
ingigantiscono
ancora
,
col
paragone
della
loro
umile
piccolezza
,
le
ruote
enormi
,
le
cerniere
colossali
,
le
caldaie
titaniche
,
le
correggie
spropositate
,
le
gru
,
gli
stantuffi
,
i
tubi
mostruosi
,
che
si
slanciano
in
alto
come
colonne
monumentali
,
e
si
succedono
in
una
fila
senza
fine
,
presentando
l
'
aspetto
di
non
so
che
bizzarra
e
deforme
città
di
metallo
,
in
cui
si
dibatta
fra
le
catene
una
legione
di
dannati
o
di
pazzi
.
Ma
anche
l
'
uomo
lavora
;
un
gran
numero
di
donne
cuciscono
colle
macchinette
;
intorno
alle
grandi
macchine
vigilano
degli
operai
,
e
meccanici
e
artefici
di
tutti
i
paesi
,
vestiti
trascuratamente
,
osservano
,
notano
,
si
caccian
per
tutto
,
fra
gli
stantuffi
e
le
ruote
,
a
rischio
della
vita
;
fra
i
quali
si
vedono
qua
e
là
delle
faccie
scarne
e
pallide
,
ma
piene
di
vita
,
su
cui
lampeggia
una
volontà
di
ferro
e
un
'
ambizione
implacabile
.
Chi
sa
!
operai
oscuri
oggi
,
forse
inventori
gloriosi
domani
.
Tutta
l
'
enorme
galleria
è
piena
dell
'
immenso
affanno
del
lavoro
.
E
sulle
prime
quell
'
agitazione
affatica
e
rattrista
.
Ma
a
poco
a
poco
,
facendovi
l
'
udito
e
fermandovi
il
pensiero
,
in
quel
fragore
pauroso
di
fischi
,
di
sbuffi
,
di
scoppii
,
di
scricchiolamenti
,
di
gemiti
e
d
'
ululati
,
si
sente
la
voce
profonda
delle
moltitudini
,
le
grida
eccitatrici
della
lotta
e
l
'
urrà
formidabile
della
vittoria
umana
.
L
'
uomo
che
,
entrando
,
s
'
era
sentito
schiacciato
,
riacquista
la
coscienza
di
sè
,
e
contempla
quell
'
immensa
forza
,
suscitata
e
disciplinata
dal
suo
pensiero
,
con
un
fremito
d
'
alterezza
,
in
cui
tutto
l
'
essere
suo
si
rinvigorisce
e
s
'
innalza
.
E
quello
smisurato
arsenale
di
armi
pacifiche
,
le
bandiere
grandi
come
vele
di
nave
che
spenzolano
dalla
vôlta
,
gonfiate
dall
'
aria
commossa
dalle
ruote
innumerevoli
,
quei
monumenti
selvaggi
di
cordami
e
di
reti
,
le
piramidi
delle
zappe
che
servirono
a
dissodare
i
deserti
del
nuovo
emisfero
,
i
trofei
degli
strumenti
per
la
pesca
dei
grandi
cetacei
dei
mari
polari
,
i
tronchi
giganteschi
delle
foreste
vergini
,
le
armature
colossali
dei
palombari
,
le
torri
di
merci
,
e
i
fari
giranti
tra
i
nuvoli
di
fumo
,
i
getti
d
'
acqua
e
le
pioggie
vaporose
delle
macchine
a
vapore
,
questo
maestoso
e
terribile
spettacolo
,
salutato
dalle
detonazioni
delle
macchine
da
gaz
,
dagli
squilli
delle
trombe
marine
e
dalle
note
solenni
degli
organi
lontani
,
che
portano
in
quell
'
inferno
la
poesia
della
speranza
e
della
preghiera
,
a
poco
a
poco
s
'
impadronisce
di
voi
,
vi
fa
vibrare
tutte
le
facoltà
dello
spirito
,
vi
fa
scattare
tutte
le
molle
dell
'
operosità
e
del
coraggio
,
vi
accende
nel
cuore
la
febbre
della
battaglia
,
e
vi
fa
uscire
di
là
colla
mente
piena
di
disegni
audaci
e
di
risoluzioni
gloriose
.
Dalla
galleria
delle
macchine
francesi
si
viene
in
un
lunghissimo
viale
tutto
vermiglio
di
rose
,
e
di
là
....
Ma
non
c
'
è
un
lettore
ragionevole
il
quale
pretenda
da
me
la
descrizione
dei
così
detti
«
annessi
»
del
palazzo
del
Campo
di
Marte
;
che
formano
essi
soli
una
seconda
Esposizione
universale
.
Sono
due
miglia
di
giardini
,
d
'
orti
,
di
tettoie
,
di
padiglioni
,
di
case
rustiche
,
in
cui
ricomincia
la
serie
dei
musei
e
delle
officine
;
e
c
'
è
da
girar
per
un
mese
.
Qui
si
trattengono
soltanto
gli
«specialisti.»
La
maggior
parte
dei
visitatori
non
ci
va
che
per
rinfrescarsi
la
testa
all
'
aria
libera
.
Ma
là
c
'
è
da
farsi
un
concetto
di
quel
che
costò
la
costruzione
di
quella
gran
città
passeggiera
,
e
di
quello
che
costa
continuamente
il
farla
vivere
.
È
una
cosa
che
sgomenta
davvero
.
Bisogna
considerare
prima
il
grande
lavoro
del
livellamento
,
per
il
quale
si
smossero
o
si
trasportarono
cinquecentomila
metri
cubi
di
terra
;
rappresentarsi
l
'
enorme
trincea
che
serpeggia
sotto
il
palazzo
del
Campo
di
Marte
,
e
distribuisce
in
sedici
grandi
correnti
l
'
aria
addensata
dai
venditori
;
abbracciare
col
pensiero
l
'
azione
poderosa
dei
grandi
«
generatori
»
che
provvedono
il
vapore
alle
macchine
motrici
;
il
lavoro
titanico
delle
trenta
macchine
motrici
che
trasmettono
la
vita
a
tutte
le
macchine
dell
'
Esposizione
;
il
movimento
continuo
delle
formidabili
trombe
aspiranti
che
assorbono
dei
torrenti
dalla
Senna
e
li
rispandono
,
per
un
labirinto
di
canali
e
di
serbatoi
sotterranei
,
ai
condotti
del
Campo
di
Marte
,
ai
bacini
,
alle
fontane
,
agli
acquarii
,
agli
ascensori
delle
torri
,
alla
cascata
del
Trocadero
;
rappresentarsi
la
rete
infinita
di
strade
ferrate
che
coprì
quello
spazio
durante
i
lavori
di
costruzione
,
e
le
macchine
innumerevoli
che
aiutarono
le
braccia
dell
'
uomo
al
collocamento
delle
cose
enormi
;
poi
richiamare
alla
mente
il
lavoro
immenso
e
febbrile
dell
'
ultimo
mese
,
un
esercito
d
'
operai
d
'
ogni
paese
,
formicolanti
sull
'
orlo
dei
tetti
,
sulla
sommità
delle
cupole
,
nelle
profondità
della
terra
,
sospesi
alle
corde
,
ritti
sulle
impalcature
vertiginose
,
a
gruppi
,
a
catene
,
a
sciami
,
di
giorno
,
di
notte
,
al
lume
delle
fiaccole
,
al
bagliore
della
luce
elettrica
,
in
mezzo
a
nuvoli
di
polvere
e
di
vapori
,
sollecitati
da
mille
voci
in
cento
lingue
,
in
mezzo
al
frastuono
d
'
un
mare
in
tempesta
e
ai
fremiti
d
'
impazienza
del
mondo
,
-
e
infine
ricordarsi
che
ne
uscì
quasi
inaspettatamente
quel
meraviglioso
caravanserai
di
cento
popoli
,
pieno
di
tesori
,
di
vegetazione
e
di
vita
,
-
e
che
ventiquattro
mesi
prima
non
c
'
era
là
che
un
deserto
;
-
allora
non
si
frena
più
quel
sentimento
d
'
ammirazione
che
,
al
primo
entrare
,
era
stato
turbato
da
un
effetto
spiacevole
d
'
apparenza
.
Ma
questo
grande
spettacolo
bisogna
vederlo
la
sera
dalle
alte
gallerie
del
Trocadero
.
Lassù
,
abbracciando
con
uno
sguardo
solo
,
come
dalla
cima
d
'
un
monte
,
quella
vastissima
spianata
piena
di
memorie
,
che
vide
le
feste
simboliche
della
Rivoluzione
e
senti
gli
urrà
degli
eserciti
di
Marengo
e
di
Waterloo
;
quel
palazzo
enorme
e
magnifico
,
su
cui
sventolano
tutte
le
bandiere
della
terra
;
il
grande
fiume
,
i
vasti
parchi
,
i
mille
tetti
,
i
cento
torrenti
umani
che
serpeggiano
nel
recinto
immenso
,
inondato
dalla
luce
dorata
e
calda
del
tramonto
;
la
mente
si
apre
a
mille
nuovi
pensieri
.
Si
pensa
ai
milioni
di
creature
umane
che
lavorarono
per
riempire
quello
sterminato
museo
,
dagli
artisti
gloriosi
nel
mondo
ai
lavoratori
solitarii
e
sconosciuti
dei
tugurii
;
alle
mille
cose
là
raccolte
,
su
cui
è
caduta
la
lacrima
dell
'
operaia
e
stillato
il
sudore
del
forzato
;
ai
tesori
conquistati
a
prezzo
di
vite
innumerevoli
;
alle
vittorie
conseguite
dal
lavoro
accumulato
di
dieci
generazioni
;
alle
ricchezze
dei
re
,
ai
quaderni
dei
bimbi
,
alle
sculture
informi
degli
schiavi
,
confusi
tutti
,
sotto
quelle
vôlte
,
in
una
specie
di
santa
eguaglianza
al
cospetto
del
mondo
;
ai
viaggi
favolosi
che
fecero
quei
lavori
e
quei
prodotti
,
calati
sulle
slitte
dalle
montagne
,
portati
dalle
carovane
a
traverso
alle
foreste
e
ai
deserti
,
cavati
dal
fondo
del
mare
e
dalle
viscere
della
terra
,
trasportati
per
i
fiumi
immensi
e
fra
le
tempeste
degli
oceani
,
come
a
un
sacro
pellegrinaggio
;
alle
mille
speranze
che
li
accompagnarono
,
alle
mille
ambizioni
che
vi
si
fondano
,
alle
idee
infinite
che
scaturiranno
dai
confronti
,
ai
nuovi
ardimenti
che
nasceranno
dai
trionfi
,
ai
racconti
favolosi
che
si
ripeteranno
fin
sotto
le
capanne
delle
più
remote
colonie
;
e
finalmente
che
,
grazie
a
tutto
ciò
,
mille
mani
che
non
si
sarebbero
mai
incontrate
,
si
strinsero
;
che
per
un
tempo
molti
odii
,
come
in
virtù
d
'
una
tregua
di
Dio
,
si
quetarono
;
che
milioni
d
'
uomini
,
accorsi
qui
,
si
rispanderanno
per
tutta
la
terra
portando
un
tesoro
di
nomi
cari
,
prima
ignorati
,
di
nuove
ammirazioni
,
di
nuove
simpatie
,
di
nuove
sperante
,
e
un
sentimento
più
grande
e
più
potente
dell
'
amor
di
patria
.
Si
pensano
queste
cose
e
si
applaude
senza
dubbio
,
in
quei
momenti
,
con
più
vivo
entusiasmo
all
'
Esposizione
;
ma
più
che
all
'
Esposizione
si
benedice
a
questa
augusta
legge
,
a
questo
immortale
e
santo
affanno
:
il
Lavoro
.
E
si
vorrebbe
vederlo
,
come
un
nume
,
simboleggiato
in
una
statua
smisurata
e
splendida
,
che
avesse
i
piedi
nelle
viscere
del
globo
e
la
testa
più
alta
delle
montagne
,
e
dirgli
:
-
Gloria
a
te
,
secondo
creatore
della
terra
,
Signore
formidabile
e
dolce
.
Noi
consacriamo
a
te
il
vigore
della
gioventù
,
la
tenacia
dell
'
età
virile
,
la
saggezza
della
vecchiaia
,
il
nostro
entusiasmo
,
le
nostre
speranze
,
il
nostro
sangue
;
e
tu
tempera
i
dolori
,
fortifica
gli
affetti
,
rasserena
le
anime
,
prodiga
le
sante
alterezze
,
dispensa
i
riposi
fecondi
,
affratella
gli
uomini
,
pacifica
il
mondo
,
sublime
amico
e
divino
Consolatore
!
VITTOR
HUGO
I
.
V
'
è
uno
scrittore
,
in
Francia
,
salito
in
questi
ultimi
anni
a
un
tal
grado
di
gloria
e
di
potenza
che
nessun
'
ambizione
letteraria
può
aver
mai
sognato
d
'
arrivare
più
alto
.
Egli
è
,
per
consenso
quasi
universale
,
il
primo
poeta
vivente
d
'
Europa
.
Ha
quasi
ottant
'
anni
:
è
nato
il
secondo
anno
del
secolo
.
Le
siècle
avait
deux
ans
.
Era
già
celebre
cinquant
'
anni
sono
,
quando
Alessandro
Dumas
diceva
ai
suoi
amici
,
parlando
di
lui
:
-
Nous
sommes
tous
flambés
-
e
non
aveva
,
inteso
che
il
dramma
Marion
Delorme
.
Il
suo
nome
e
le
sue
opere
sono
sparsi
per
tutta
la
terra
.
D
'
un
nuovo
suo
libro
spariscono
centomila
esemplari
in
pochi
giorni
.
I
suoi
lavori
giovanili
sono
ancora
ricercati
oggi
come
quando
annunziarono
per
la
prima
volta
il
suo
nome
all
'
Europa
.
Tutti
i
suoi
cinquanta
volumi
sono
pieni
di
gioventù
e
di
vita
come
se
fossero
venuti
alla
luce
,
tutti
insieme
,
pochi
anni
sono
.
La
vita
di
quest
'
uomo
è
stata
una
guerra
continua
;
una
guerra
letteraria
,
prima
,
bandita
dal
teatro
;
una
guerra
politica
,
dopo
,
rotta
nelle
assemblee
e
proseguita
in
esilio
:
l
'
una
contro
il
classicismo
,
l
'
altra
contro
un
imperatore
;
tutt
'
e
due
vinte
da
lui
.
Nessun
altro
scrittore
del
suo
tempo
fu
più
di
lui
combattuto
,
e
nessun
altro
sedette
,
vecchio
,
sopra
un
più
alto
piedestallo
di
spoglie
nemiche
.
Falangi
d
'
avversarii
furiosi
gli
attraversarono
la
strada
;
-
egli
passò
-
e
quelli
disparvero
.
I
suoi
grandi
rivali
discesero
l
'
un
dopo
l
'
altro
nel
sepolcro
,
sotto
i
suoi
occhi
.
Una
serie
di
sventure
tragiche
disperse
la
sua
famiglia
:
tutti
i
rami
della
quercia
caddero
l
'
un
sull
'
altro
fulminati
;
il
vecchio
tronco
rimase
saldo
ed
immobile
.
Egli
passò
per
tutte
le
prove
:
fu
povero
,
fu
perseguitato
,
fu
proscritto
,
-
solo
-
vagabondo
-
vituperato
-
deriso
;
ma
continuò
impassibilmente
,
con
una
ostinazione
meravigliosa
,
il
suo
enorme
lavoro
.
In
tempi
in
cui
pareva
finito
,
si
rialzò
tutt
'
a
un
tratto
,
trasfigurato
,
con
opere
piene
di
nuove
forze
e
di
nuove
,
promesse
.
Su
tutte
le
vie
della
letteratura
mise
l
'
impronta
dei
suoi
passi
giganteschi
.
Non
tentò
,
assalì
tutti
i
campi
dell
'
arte
,
e
v
'
irruppe
tempestando
,
rovesciando
,
sfracellando
,
lasciando
da
ogni
parte
le
traccie
di
una
battaglia
.
Alla
tribuna
,
nel
teatro
,
in
tribunale
,
in
patria
,
in
esilio
,
nella
poesia
e
nella
critica
,
giovane
e
settuagenario
,
fu
sempre
ad
un
modo
,
audace
,
ostinato
,
sfrenato
,
provocatore
,
rude
,
furioso
,
selvaggio
.
E
suscitò
degli
eserciti
di
nemici
,
ma
si
trascinò
dietro
degli
eserciti
.
Una
legione
di
scrittori
fanatici
e
devoti
gli
si
strinse
e
gli
si
stringe
intorno
,
e
combatte
in
sua
difesa
e
nel
suo
nome
.
Mille
ingegni
eletti
,
in
varii
tempi
,
non
brillarono
d
'
altra
luce
che
del
riflesso
del
suo
genio
;
altri
,
attratti
nella
sua
orbita
,
sparirono
nel
suo
seno
;
altri
s
'
affaticarono
inutilmente
,
tutta
la
vita
,
per
levarsi
dalla
fronte
l
'
impronta
ch
'
egli
v
'
aveva
stampata
.
La
pittura
,
la
scultura
e
la
musica
s
'
impadronirono
delle
creazioni
della
sua
mente
,
e
le
resero
popolari
,
per
la
seconda
volta
,
in
tutti
i
paesi
civili
.
Una
ricchezza
enorme
d
'
immagini
,
di
sentenze
,
di
traslati
,
di
modi
,
di
forme
nuove
dell
'
arte
,
profusa
da
lui
,
circola
,
vive
e
fruttifica
in
tutte
le
letterature
d
'
Europa
.
Egli
è
da
mezzo
secolo
argomento
continuo
di
discussioni
ardenti
e
feconde
.
Quasi
tutte
le
nuove
questioni
letterarie
o
hanno
radice
nelle
sue
opere
o
vi
girano
intorno
forzatamente
,
ed
egli
presiede
,
innominato
e
invisibile
,
a
tutte
le
contese
.
Ma
ora
le
contese
,
per
quello
che
riguarda
lui
,
almeno
in
Francia
,
sono
quasi
affatto
cessate
.
La
sua
età
,
le
sue
sventure
,
la
sua
immensa
fama
,
la
vitalità
poderosa
delle
sue
opere
,
rinvigorita
da
recenti
trionfi
,
la
popolarità
grande
del
suo
nome
tenuta
viva
continuamente
dalla
sua
parola
e
dalla
sua
presenza
,
lo
hanno
messo
quasi
al
di
fuori
e
al
di
sopra
della
critica
.
I
suoi
più
acerrimi
nemici
letterarii
d
'
un
tempo
tacciono
;
i
suoi
più
accaniti
avversarii
politici
saettano
il
repubblicano
,
ma
rispettano
il
poeta
,
come
una
gloria
della
Francia
.
Chi
non
lo
riconosce
come
poeta
drammatico
,
lo
ammette
come
romanziere
;
chi
lo
respinge
come
romanziere
,
lo
adora
come
poeta
lirico
;
altri
che
detestano
il
suo
gusto
letterario
,
accettano
le
sue
idee
;
altri
che
combattono
le
sue
idee
,
sono
entusiasmati
della
sua
forma
;
chi
non
ammira
nessuna
delle
sue
opere
partitamente
,
ammira
ed
esalta
la
vastità
grandiosa
dell
'
edifizio
che
formano
tutte
insieme
:
nessuno
gli
contesta
il
genio
;
nessuno
,
parlandone
cogli
stranieri
,
si
mostra
incurante
od
ostile
all
'
omaggio
che
gli
vien
reso
;
e
anche
chi
l
'
odia
,
ne
è
altero
.
Oltre
a
ciò
,
l
'
aura
politica
del
momento
gli
è
favorevole
.
Egli
è
un
poeta
popolare
e
un
tribuno
vittorioso
,
e
porta
sulla
corona
d
'
alloro
come
un
'
aureola
sacra
di
genio
tutelare
della
patria
.
È
arrivato
a
quel
punto
culminante
della
gloria
,
oltre
il
quale
non
si
può
più
salire
che
morendo
.
La
sua
casa
è
come
una
reggia
.
Scrittori
ed
artisti
di
tutti
i
paesi
,
principi
ed
operai
,
donne
e
giovanetti
,
entusiasti
ardenti
,
vanno
a
visitarlo
.
Ogni
sua
apparizione
in
pubblico
è
un
trionfo
.
La
sua
immagine
è
da
per
tutto
,
il
suo
nome
suona
ad
ogni
proposito
.
Si
parla
già
di
lui
come
d
'
una
gloria
consacrata
dai
secoli
,
e
gli
si
prodigan
già
quelle
lodi
smisurate
e
solenni
che
non
si
concedono
che
ai
morti
.
Ed
egli
è
ancora
pieno
di
vita
,
di
forza
,
d
'
idee
,
di
disegni
,
ed
annunzia
ogni
momento
la
pubblicazione
d
'
un
'
opera
nuova
.
Ecco
l
'
uomo
di
cui
intendo
di
scrivere
oggi
.
Dopo
l
'
Esposizione
universale
,
Vittor
Hugo
.
Un
argomento
val
l
'
altro
,
mi
pare
.
II
.
Io
credo
,
esprimendo
quello
che
penso
di
Vittor
Hugo
,
d
'
esprimere
presso
a
poco
quello
che
ne
pensano
tutti
i
giovani
del
mio
tempo
.
Non
c
'
è
nessuno
di
noi
,
certamente
,
che
non
si
ricordi
dei
giorni
in
cui
divorò
,
giovanetto
,
i
primi
volumi
dell
'
Hugo
che
gli
caddero
fra
le
mani
.
È
stata
senza
dubbio
per
tutti
una
emozione
nuova
,
profonda
,
confusa
,
indimenticabile
.
Tutti
ci
siamo
,
domandati
tratto
tratto
,
interrompendo
la
lettura
:
-
Che
uomo
è
costui
?
-
Nello
stesso
tempo
dolce
e
tremendo
,
fantastico
e
profondo
,
insensato
e
sublime
,
egli
mette
accanto
a
una
stramberia
rettorica
che
rivolta
,
la
rivelazione
d
'
una
grande
verità
che
fa
dare
un
grido
di
stupore
.
Colla
stessa
potenza
ci
fa
sentire
la
dolcezza
del
bacio
di
due
amanti
e
l
'
orrore
di
un
delitto
.
È
ingenuo
come
un
fanciullo
,
è
truce
come
un
uomo
di
sangue
,
è
affettuoso
come
una
donna
,
è
mistico
come
un
profeta
,
è
violento
come
un
oratore
della
Convenzione
,
è
triste
come
un
uomo
senz
'
affetti
e
senza
speranze
.
In
cento
pagine
ci
mostra
cento
faccie
.
Egli
sa
esprimere
tutto
:
sensazioni
vaghe
dell
'
infanzia
,
su
cui
s
'
era
mille
volte
tormentato
invano
il
nostro
pensiero
;
i
primi
inesplicabili
turbamenti
amorosi
della
pubertà
,
le
lotte
più
intime
del
cuore
della
fanciulla
e
della
coscienza
dell
'
assassino
;
profondità
segrete
dell
'
anima
,
che
sentivamo
in
noi
,
ma
in
cui
l
'
occhio
della
nostra
mente
non
era
mai
penetrato
;
sfumature
di
sentimenti
che
credevamo
ribelli
al
linguaggio
umano
.
Egli
abbraccia
colla
mente
tutto
l
'
universo
.
Ha
,
se
si
può
dire
,
due
anime
che
spaziano
contemporaneamente
in
due
mondi
,
e
ogni
opera
sua
porta
l
'
impronta
di
questa
sua
doppia
natura
.
Chi
non
ha
fatto
mille
volte
quest
'
osservazione
?
In
alto
v
'
è
quel
suo
eterno
ciel
bleu
che
ricorre
ad
ogni
pagina
,
i
firmamenti
mille
volte
percorsi
,
gli
astri
continuamente
invocati
,
gli
angeli
,
le
aurore
,
gli
oceani
di
luce
,
mille
sogni
e
mille
visioni
della
vita
futura
,
un
mondo
tutto
ideale
,
in
cui
egli
si
sprofonda
come
un
estatico
,
trasportando
con
sè
il
lettore
abbarbagliato
e
stordito
;
e
sotto
,
dei
mari
neri
e
tempestosi
,
tenebre
su
tenebre
,
la
sua
eterna
ombre
,
i
suoi
abîmes
,
i
suoi
gouffres
,
il
bagno
,
la
cloaca
,
la
corte
dei
miracoli
,
il
carnefice
,
il
rospo
,
la
putredine
,
la
deformità
,
la
miseria
,
tutto
quanto
v
'
ha
di
più
orribile
e
di
più
immondo
sopra
la
terra
.
Il
campo
della
sua
creazione
non
ha
confini
.
Ravvicinate
Cosetta
e
Lucrezia
Borgia
,
Rolando
della
Leggenda
dei
secoli
e
Quasimodo
,
Dea
e
Maria
Tudor
,
Gavroche
e
Carlo
V
,
le
sue
vergini
morte
a
quindici
anni
,
i
suoi
galeotti
,
i
suoi
sultani
,
le
sue
guardie
imperiali
,
i
suoi
pezzenti
,
i
suoi
frati
,
e
vi
parrà
d
'
aver
dinanzi
l
'
opera
non
d
'
un
solo
,
ma
d
'
una
legione
di
poeti
.
Riandate
rapidamente
tutte
le
sue
creazioni
:
esse
lasciano
l
'
impressione
d
'
un
'
enorme
epopea
di
frammenti
,
che
risale
da
Caino
a
Napoleone
il
grande
,
e
una
memoria
confusa
di
amori
divini
,
di
lotte
titaniche
,
di
miserie
inaudite
,
di
morti
orrende
,
viste
come
a
traverso
a
una
bruma
paurosa
,
rotta
qua
e
là
da
torrenti
di
luce
,
in
cui
formicola
una
miriade
di
personaggi
metà
creature
reali
e
metà
fantasmi
,
che
sconvolgono
l
'
immaginazione
,
Tutte
le
opere
sue
son
come
colorate
dal
riflesso
d
'
una
vita
arcana
ch
'
egli
abbia
vissuta
,
altre
volte
,
in
un
mondo
arcano
,
al
quale
par
che
alluda
vagamente
ad
ogni
pagina
,
e
alle
cui
porte
s
'
affaccia
continuamente
,
impaziente
dei
confini
che
gli
sono
assegnati
sulla
terra
,
Una
fantasmagoria
immensa
di
cose
ignote
all
'
umanità
par
che
lo
tormenti
di
continuo
,
come
una
visione
febbrile
.
Tutto
quello
che
v
'
è
di
più
strano
e
di
più
oscuro
sul
limite
che
separa
il
mondo
reale
dal
mondo
dei
sogni
,
egli
lo
cerca
,
lo
studia
e
lo
fa
suo
.
I
re
favolosi
dell
'
Asia
,
le
superstizioni
di
tutti
i
secoli
,
le
leggende
più
bizzarre
di
tutti
i
paesi
,
i
paesaggi
più
tetri
della
terra
,
i
mostri
più
orribili
del
mare
,
i
fenomeni
più
spaventosi
della
natura
,
le
agonie
più
tragiche
,
tutte
le
stregonerie
,
tutti
i
delirii
,
tutte
le
allucinazioni
della
mente
umana
sono
passate
per
la
sua
penna
.
Egli
vede
tutto
per
non
so
che
prisma
meraviglioso
;
a
traverso
il
quale
,
per
contro
,
il
lettore
vede
sempre
lui
.
In
fondo
a
tutte
le
sue
scene
e
dietro
tutti
i
suoi
personaggi
spunta
la
sua
testa
enorme
e
superba
.
Quasi
tutte
le
sue
creature
portano
l
'
impronta
colossale
del
suo
suggello
,
e
parlano
il
linguaggio
del
genio
;
sono
,
come
lui
,
grandi
poeti
o
grandi
sognatori
;
statue
,
a
cui
ha
stampato
sulla
fronte
il
suo
nome
;
larve
dai
contorni
più
che
umani
,
che
si
vedono
ingigantite
come
a
traverso
le
nebbie
dei
mari
polari
,
o
accese
della
luce
d
'
una
glorificazione
teatrale
che
le
trasfigura
,
Così
Javert
,
Gymplaine
,
Triboulet
,
Simoudain
,
Gilliat
,
Giosiana
,
Ursus
,
Quasimodo
,
Jean
Valjean
.
Così
il
suo
Napoleone
III
,
rappresentato
come
un
volgare
malfattore
,
tutto
d
'
un
pezzo
,
liricamente
.
Pochi
i
personaggi
d
'
ossa
e
di
carne
,
che
abbiano
la
nostra
statura
e
la
nostra
voce
.
E
così
la
sua
cattedrale
di
Notre
Dame
,
convertita
da
lui
in
un
monumento
enorme
e
formidabile
come
una
montagna
delle
Alpi
.
Tutte
le
sue
creazioni
sono
,
com
'
egli
dice
delle
onde
di
un
oceano
in
tempesta
,
mélanges
de
montagne
et
de
songe
.
Solo
nel
primo
momento
della
concezione
è
osservatore
tranquillo
e
fedele
;
poi
la
sua
natura
invincibilmente
lirica
irrompe
,
ed
egli
afferra
colla
mano
poderosa
la
sua
creatura
,
e
la
trasporta
al
di
sopra
della
terra
.
Dalla
prima
all
'
ultima
pagina
è
sempre
presente
,
despota
orgoglioso
e
violento
,
e
ci
fa
della
lettura
una
lotta
.
Ci
caccia
innanzi
a
spintoni
,
ci
solleva
,
ci
stramazza
,
ci
rialza
,
ci
scrolla
,
ci
umilia
,
ci
travolge
nella
sua
fuga
precipitosa
,
senza
dar
segno
d
'
avvedersi
che
noi
esistiamo
.
Balziamo
rapidissimamente
fra
i
più
opposti
sentimenti
che
può
suscitar
la
lettura
,
dalla
noia
irritata
all
'
entusiasmo
ardente
,
come
palleggiati
dalla
sua
mano
.
Eterne
pagine
si
succedono
in
cui
l
'
Hugo
non
è
più
lui
,
Egli
travia
,
erra
a
tentoni
nelle
tenebre
,
e
delira
.
Non
sentiamo
più
la
parola
dell
'
uomo
;
ma
l
'
urlo
o
il
balbettio
del
forsennato
.
E
i
periodi
enormi
cascano
sui
periodi
enormi
,
a
valanghe
,
oscuri
e
pesanti
,
o
i
piccoli
incisi
sui
piccoli
incisi
,
fitti
e
rabbiosi
come
la
grandine
,
e
s
'
incalzano
e
s
'
affollano
confusamente
le
assurdità
,
le
vacuità
,
le
iperboli
pazze
e
le
pedanterie
.
Vittor
Hugo
pedante
!
Eppure
sì
;
quando
ci
esprime
cento
volte
l
'
idea
che
abbiamo
afferrata
alla
prima
,
quando
ci
mostra
lentamente
e
ostinatamente
,
una
per
una
,
le
mille
faccette
d
'
una
pietra
ch
'
egli
crede
un
tesoro
e
ch
'
è
un
diamante
falso
.
E
in
quel
frattempo
,
mentre
sonnecchiamo
o
fremiamo
,
ci
si
affacciano
alla
menti
;
le
analisi
spietate
dei
critici
,
lo
ire
dei
classicisti
,
gli
anatemi
dei
pedanti
,
gli
scherni
dei
suoi
infiniti
avversarii
,
e
stiamo
per
dir
:
-
Han
ragione
!
-
Ma
che
!
Arrivati
in
fondo
alla
pagina
,
v
'
è
un
pensiero
che
ci
fa
balzare
in
piedi
e
gridare
:
-
No
,
per
Dio
!
Hanno
torto
!
-
;
una
frase
che
ci
s
'
inchioda
nel
cervello
e
nel
cuore
per
tutta
la
vita
;
una
parola
sublime
,
che
ci
compensa
di
tutto
.
E
l
'
Hugo
è
di
nuovo
là
ritto
e
gigante
sul
piedestallo
che
vacillava
.
Questa
è
la
sua
grande
potenza
:
lo
scatto
improvviso
,
la
parola
impreveduta
che
ci
rimescola
,
il
lampo
inaspettato
che
illumina
la
vasta
regione
sconosciuta
,
la
porta
bruscamente
aperta
e
richiusa
per
la
quale
intravvediamo
il
prodigio
,
un
gran
coup
dans
la
poitrine
,
come
direbbe
lo
Zola
,
che
ci
toglie
per
un
momento
il
respiro
,
e
ci
lascia
rotti
e
sgomenti
.
Non
è
l
'
aquila
che
si
libra
sull
'
ali
;
è
il
masso
che
erompe
dal
vulcano
,
tocca
le
nubi
e
ricasca
.
La
sua
arte
è
quasi
tutta
qui
:
un
lungo
lavorìo
paziente
che
prepara
un
effetto
inatteso
.
Egli
non
ha
riguardi
per
noi
mentre
prepara
;
ci
strapazza
e
ci
provoca
;
è
un
lavoratore
sprezzante
e
brutale
;
non
bada
nè
alle
nostre
impazienze
,
nè
alle
nostre
censure
.
I
suoi
difetti
sono
grandi
come
il
suo
genio
;
non
nèi
,
ma
gobbe
colossali
,
che
ci
fan
torcere
il
viso
.
L
'
architettura
della
più
parte
dei
suoi
romanzi
è
deforme
.
Sono
episodi
spropositati
,
spedienti
brutali
,
inverosimiglianze
sfrontatamente
accumulate
,
fili
di
racconti
pazzamente
spezzati
e
riannodati
;
divagazioni
,
o
piuttosto
corse
furiose
,
di
cui
non
si
vede
la
meta
,
e
che
fanno
presentire
a
ogni
passo
un
precipizio
.
Ma
egli
vuol
condurvi
là
,
dove
vuole
,
e
vi
trascina
,
renitenti
,
barcollando
ed
ansando
,
calpestando
la
ragione
,
il
buon
gusto
,
il
buon
senso
,
la
verità
.
E
a
un
certo
punto
vi
svincolate
gridando
:
-
No
,
Hugo
,
non
ti
seguo
!
-
e
lo
lasciate
fuggir
solo
.
Dov
'
è
andato
?
È
caduto
?
Ah
!
eccolo
là
,
sull
'
altura
,
colla
fronte
dorata
dal
sole
.
Ha
vinto
e
ha
ragione
.
Ma
egli
ha
tutto
per
combattere
e
per
vincere
:
ha
l
'
audacia
,
la
forza
e
le
armi
;
ha
il
genio
e
la
pazienza
;
è
nato
poeta
e
s
'
è
fatto
;
ha
scavato
dentro
a
sè
stesso
,
con
mano
pertinace
,
la
vena
più
profonda
dei
suoi
tesori
;
ogni
opera
sua
è
un
immenso
,
lavoro
di
scavazione
,
a
cui
si
assiste
leggendo
,
e
si
sente
il
formidabile
affanno
del
suo
respiro
.
È
una
strana
cosa
veramente
l
'
arte
sua
.
Egli
non
ci
presenta
il
lavoro
fatto
,
il
risultamento
netto
ed
ultimo
dei
suoi
sforzi
,
l
'
ultima
idea
a
cui
è
arrivato
per
una
successione
d
'
idee
;
ma
ci
fa
seguire
tutto
il
processo
intimo
del
suo
pensiero
,
ci
fa
contare
e
toccare
prima
tutte
le
pietre
con
cui
innalzerà
l
'
edifizio
,
ci
fa
assistere
a
tutti
i
suoi
tentativi
inutili
,
a
tutti
i
crollamenti
successivi
delle
parti
mal
fabbricate
,
e
vediamo
poi
l
'
edifizio
compiuto
,
ma
circondato
e
ingombro
dei
ruderi
,
ch
'
egli
disdegna
di
spazzare
.
Il
suo
lavoro
è
uno
strano
accoppiamento
di
pazienza
da
musicista
e
di
furia
da
pittore
ispirato
.
Egli
scrive
come
il
Goya
dipingeva
.
Ora
minia
,
liscia
,
accarezza
l
'
opera
propria
,
lento
,
quasi
sonnolento
,
minuto
,
scrupoloso
;
si
diverte
a
stendere
elenchi
accurati
di
nomi
e
di
cose
,
a
spiegare
il
proprio
concetto
con
similitudini
interminabili
diligentemente
condotte
;
procede
colle
seste
,
cerca
le
simmetrie
,
dice
,
corregge
,
aggiunge
,
modifica
,
rettifica
,
sfuma
,
cesella
,
brunisce
.
A
un
tratto
il
soffio
della
grande
ispirazione
lo
investe
,
e
allora
butta
via
il
pennello
delicato
,
e
,
come
il
Goya
faceva
,
dipinge
a
furia
con
quello
che
gli
casca
fra
le
mani
,
spande
i
colori
colle
spugne
,
getta
le
grandi
macchie
cogli
strofinacci
e
le
scope
,
dà
i
tocchi
di
sentimento
a
colpi
furiosi
di
pollice
che
sfondan
la
tela
.
Il
suo
stile
è
tutto
rilievi
acuti
,
rialti
di
granito
,
punte
di
ferro
e
vene
d
'
oro
,
pieno
d
'
asprezze
e
d
'
affondamenti
oscuri
,
rotto
qua
e
là
in
grandi
squarci
,
da
cui
si
vedono
prospetti
confusi
e
lontani
;
ora
semplice
fino
all
'
ingenuità
scolaresca
,
ora
architettato
coll
'
arte
sapiente
d
'
un
pensatore
;
a
volta
a
volta
acqua
limpida
e
mare
in
burrasca
,
su
cui
errano
nuvole
rosee
che
riflettono
il
sole
o
nuvole
nere
da
cui
si
sprigiona
la
folgore
.
Le
immagini
nuove
e
potenti
pullulano
a
miriadi
sotto
la
sua
penna
,
e
le
idee
gli
erompono
dal
capo
armate
,
impennacchiate
,
sfolgoranti
;
e
sonanti
,
qualche
volta
offuscate
dalla
ricchezza
e
schiacciate
dal
peso
dell
'
armatura
.
Egli
non
spende
,
profonde
a
piene
mani
,
sperpera
i
tesori
inesauribili
della
sua
potenza
espressiva
col
furore
d
'
un
giuocatore
forsennato
.
La
lingua
sua
non
gli
basta
.
Egli
toglie
ad
imprestito
il
gergo
della
plebe
,
la
lingua
furfantina
delle
galere
,
il
balbettio
informe
ed
illogico
dei
bambini
;
tempesta
la
sua
prosa
di
parole
straniere
di
cento
popoli
e
di
traslati
proprii
di
tutte
le
letterature
;
e
si
fabbrica
superbamente
un
linguaggio
suo
,
tutto
colori
e
scintille
,
pieno
d
'
enimmi
e
di
licenze
,
di
laconismi
potenti
e
di
delicatezze
inimitabili
;
secondo
il
bisogno
,
triviale
,
tecnico
,
accademico
,
vaporoso
,
brutale
,
solenne
;
così
che
lette
le
sue
opere
,
non
par
d
'
aver
sentito
parlare
la
lingua
di
un
solo
popolo
e
d
'
un
solo
secolo
,
ma
una
vasta
e
confusa
lingua
d
'
un
tempo
avvenire
,
per
la
quale
non
ci
sia
nulla
d
'
inesprimibile
e
di
straniero
.
Di
questa
potenza
espressiva
,
come
del
coraggio
del
suo
genio
,
egli
abusa
,
e
allora
s
'
impiglia
e
si
ravvolge
nel
proprio
pensiero
,
e
vi
s
'
aggira
come
in
un
labirinto
,
senza
trovarne
l
'
uscita
.
Ma
anche
nei
suoi
smarrimenti
è
grande
.
Anche
in
quelle
pagine
affaticate
,
tormentate
,
astruse
,
in
cui
volendo
esprimere
l
'
inesprimibile
,
tenta
da
tutte
le
parti
il
proprio
concetto
,
e
accumula
metafore
su
metafore
,
paragoni
su
paragoni
,
e
ricorre
inutilmente
al
suo
misterioso
linguaggio
di
tenebre
e
di
luce
,
d
'
ombre
e
d
'
abissi
,
di
inconnu
e
di
insondable
,
e
tutta
la
sua
fortissima
e
ricchissima
lingua
non
basta
a
render
nemmeno
una
pallida
idea
di
quel
non
so
che
di
immane
e
di
mostruoso
che
ha
nel
capo
;
in
quelle
pagine
i
freddi
pedanti
trovano
con
gioia
una
presa
assai
facile
alla
critica
che
distrugge
e
deride
;
ma
l
'
anima
dell
'
artista
vi
sente
l
'
anelito
del
titano
che
lotta
con
una
potenza
sovrumana
,
e
assiste
a
quegli
sforzi
poderosi
con
un
sentimento
di
stupore
e
di
rispetto
,
come
a
uno
di
quegli
spettacoli
in
cui
un
uomo
rischia
la
vita
.
Eppure
si
,
leggendo
le
opere
sue
,
accade
qualche
volta
che
,
arrivati
a
un
certo
punto
,
lo
squilibrio
delle
facoltà
,
la
continua
prevalenza
della
fantasia
sfrenata
sulla
ragione
,
la
eccessiva
frequenza
delle
aberrazioni
e
delle
cadute
,
vi
stanca
;
i
lampi
di
genio
non
bastano
più
a
compensarvi
dei
continui
sacrifizii
che
deve
fare
il
vostro
buon
senso
;
siete
sazii
,
sdegnati
,
qualche
volta
nauseati
;
sentite
il
bisogno
di
riposarvi
da
quella
tortura
;
ritornate
con
piacere
ai
vostri
scrittori
sensati
,
rigorosi
,
sempre
eguali
;
respirate
,
vi
ritrovate
nel
mondo
reale
,
benedite
la
logica
,
riacquistate
la
vostra
dignità
d
'
uomini
e
di
lettori
.
E
lasciate
in
un
canto
l
'
Hugo
per
mesi
,
e
qualche
volta
per
anni
,
e
vi
pare
d
'
esservene
staccati
per
sempre
.
Ma
che
!
Egli
v
'
aspetta
.
Un
giorno
arriva
finalmente
in
cui
,
tutt
'
a
un
tratto
,
un
entusiasmo
a
cui
volete
un
'
eco
,
un
dolore
che
domanda
un
conforto
,
un
bisogno
istintivo
di
strano
o
di
terribile
,
vi
risospinge
verso
quei
libri
.
E
allora
tutti
gli
entusiasmi
sopiti
si
ridestano
tumultuosamente
.
Egli
v
'
afferra
di
nuovo
,
vi
soggioga
,
siete
suoi
,
rivivete
in
lui
per
un
altro
periodo
della
vostra
vita
.
È
perchè
le
somme
linee
delle
opere
sue
sono
veramente
d
'
un
genio
.
L
'
abuso
ch
'
egli
fa
d
'
un
concetto
sublime
,
alla
lettura
,
v
'
offende
;
ma
spariti
dalla
memoria
i
particolari
errati
o
eccessivi
,
il
concetto
vi
resta
incancellabile
,
e
più
s
'
appura
col
tempo
,
più
vi
pare
che
ingrandisca
,
e
ingrandisce
davvero
.
Le
sue
grandi
idee
e
i
suoi
grandi
sentimenti
son
grandi
tanto
che
sovrastano
ai
difetti
infiniti
dell
'
arte
sua
,
come
le
colonne
d
'
un
tempio
antico
ai
rottami
ammucchiati
ai
suoi
piedi
.
E
di
qui
nasce
il
fatto
strano
ch
'
egli
ha
più
ammiratori
ardenti
delle
sue
creazioni
che
lettori
fedeli
dei
suoi
volumi
,
e
che
moltissimi
ammiratori
suoi
non
lo
conoscono
che
nei
frammenti
delle
sue
opere
,
o
nelle
ispirazioni
che
v
'
hanno
attinte
le
altre
arti
.
Chi
strapperà
più
dalla
memoria
umana
Ernani
,
Triboulet
,
il
campanaro
di
Nôtre
Dame
,
l
'
amore
di
Ruy
Blas
,
la
disperazione
di
Fantina
?
E
chi
può
scordare
i
brividi
di
terrore
ch
'
egli
ci
ha
fatto
correre
per
le
vene
,
e
le
lacrime
che
ci
ha
fatto
sgorgare
dagli
occhi
?
Poichè
egli
può
tutto
,
ed
è
grande
nella
tragedia
e
insuperabile
nell
'
idillio
.
Noi
tutti
abbiamo
sentito
scricchiolare
le
ossa
d
'
Esmeralda
nel
letto
della
tortura
,
e
abbiamo
visto
faccia
a
faccia
la
morte
,
quando
ce
la
presenta
orrenda
come
in
Claudio
Frollo
appeso
al
cornicione
della
cattedrale
,
o
furiosa
come
sulla
barricata
di
via
Saint
-
Denis
,
o
epica
come
sul
campo
di
Waterloo
,
o
infinitamente
triste
come
nelle
nevi
della
Russia
,
o
solennemente
lugubre
,
come
nel
naufragio
dei
Comprachicos
.
Ed
è
lo
stess
'
uomo
che
fa
vibrare
sovrumanamente
le
corde
più
delicate
dell
'
anima
;
l
'
autore
del
Revenant
su
cui
milioni
di
madri
singhiozzarono
,
l
'
autore
di
quel
celeste
Idillio
di
Rue
Plumet
,
di
quella
santa
agonia
di
Jean
Valjean
,
che
strazia
l
'
anima
,
e
di
quei
versi
meravigliosi
,
in
cui
Triboulet
spande
piangendo
l
'
immensa
ed
umile
tenerezza
del
suo
amore
di
padre
.
No
,
mai
parole
più
dolci
,
preghiere
più
soavi
,
grida
d
'
amore
più
appassionate
,
slanci
d
'
affetto
e
di
generosità
più
nobili
e
più
potenti
,
sono
usciti
da
un
cuore
di
poeta
.
E
allora
Vittor
Hugo
è
grande
,
buono
,
venerabile
,
augusto
,
e
non
c
'
è
anima
umana
che
in
quelle
pagine
non
l
'
abbia
benedetto
ed
amato
.
In
momenti
solenni
della
vita
,
accanto
al
letto
d
'
un
moribondo
,
durante
una
grande
battaglia
della
coscienza
,
i
suoi
versi
ripassano
per
la
mente
,
come
lampi
,
e
risuonano
all
'
orecchio
consigli
d
'
un
amico
affettuoso
e
severo
che
ci
dica
:
-
Sii
uomo
!
-
Poichè
egli
ha
tutto
sentito
,
tutto
compreso
e
tutto
detto
;
ha
le
disperazioni
tremende
e
le
rassegnazioni
sublimi
;
non
v
'
è
dolore
umano
a
cui
non
abbia
detto
una
parola
di
conforto
;
non
c
'
è
sventura
al
mondo
su
cui
non
abbia
fatto
versare
delle
lagrime
.
Egli
è
il
patrocinatore
amoroso
e
terribile
di
tutte
le
miserie
,
dei
diseredati
dalla
natura
e
degli
abbandonati
dal
mondo
,
di
chi
non
ha
pane
,
di
chi
non
ha
patria
,
di
chi
non
ha
libertà
,
di
chi
non
ha
speranze
,
di
chi
non
ha
luce
.
Questa
è
la
sua
grandezza
vera
e
incontestabile
.
Non
c
'
è
altro
scrittore
moderno
che
abbia
esercitato
con
una
maggior
quantità
d
'
opere
e
con
una
più
intrepida
ostinazione
questo
glorioso
apostolato
;
che
abbia
maneggiato
un
pennello
più
potente
per
dipingere
le
miserie
,
un
coltello
anatomico
più
affilato
per
aprire
i
cuori
straziati
,
uno
scalpello
più
magistrale
per
scolpire
gli
eroi
della
sventura
,
un
ferro
più
rovente
per
segnare
la
fronte
di
chi
fa
soffrire
,
una
mano
più
delicata
per
accarezzare
la
fronte
di
chi
soffre
.
Egli
è
il
grande
assalitore
e
il
grande
difensore
;
ha
combattuto
su
tutte
le
arene
;
è
salito
su
tutte
le
sommità
ed
è
sceso
in
tutte
le
bassure
.
E
questo
è
ammirabile
in
lui
,
che
per
quanto
sia
disceso
,
non
s
'
è
mai
abbassato
.
La
sua
mano
è
rimasta
incontaminata
fra
tutte
le
sozzure
in
cui
sguazzò
la
sua
penna
.
Egli
non
ha
mai
prostituito
l
'
arte
sua
.
È
austero
e
superbo
.
Non
s
'
inflette
e
non
ride
.
Il
suo
riso
non
è
che
una
maschera
,
dietro
la
quale
s
'
intravvede
sempre
il
suo
volto
pallido
e
accigliato
.
Una
specie
di
tristezza
fatale
pesa
su
tutte
le
opere
sue
.
Anche
nella
sua
grande
e
costante
aspirazione
alla
virtù
,
alla
concordia
,
alla
pace
,
alla
redenzione
degli
oppressi
e
degli
infelici
,
v
'
è
qualcosa
di
malinconico
e
di
tetro
,
come
se
le
mancasse
l
'
alimento
della
speranza
.
Tutti
i
suoi
libri
terminano
con
un
grido
straziante
.
Tutte
le
voci
che
escono
dalle
sue
opere
formano
,
riunite
,
un
lamento
solenne
,
misto
di
preghiera
e
di
minaccia
.
La
sua
stessa
credenza
in
Dio
,
quella
ch
'
egli
chiama
la
suprema
certezza
della
sua
ragione
,
è
forse
piuttosto
un
'
aspirazione
potentissima
del
suo
cuore
e
un
pascolo
immenso
della
sua
immaginazione
smisurata
,
che
una
fede
ferma
,
in
cui
la
sua
anima
si
riposi
:
la
fede
è
una
sorgente
,
a
lui
necessaria
,
di
torrenti
di
poesia
,
e
Dio
è
un
personaggio
dei
suoi
romanzi
e
dei
suoi
canti
.
Da
qualunque
lato
si
guardi
,
apparisce
in
lui
qualcosa
di
strano
e
di
non
chiaramente
esplicabile
.
L
'
uomo
non
emerge
netto
dallo
scrittore
.
Si
stende
la
mano
a
toccarlo
,
e
invece
della
carne
umana
,
si
sente
una
sostanza
nuova
al
tatto
,
che
fa
rimanere
perplessi
.
La
sua
figura
,
velata
,
s
'
innalza
,
s
'
abbassa
,
s
'
avvicina
,
s
'
allontana
,
e
non
presenta
mai
per
tanto
tempo
i
contorni
fermi
e
precisi
,
da
poterseli
fissare
immutabilmente
nel
pensiero
.
E
così
v
'
affaticate
per
anni
intorno
alle
sue
opere
senza
riuscir
mai
a
formarvene
un
giudizio
che
non
abbiate
di
tratto
in
tratto
a
mutare
.
Esse
offrono
mille
parti
scoperte
alla
critica
d
'
un
fanciullo
,
e
presentano
mille
aspetti
irresistibili
all
'
ammirazione
dell
'
uomo
.
C
'
è
poco
da
obbiettare
a
chi
le
lacera
senza
remissione
,
non
si
sa
che
cosa
opporre
a
chi
n
'
è
entusiasta
appassionato
.
Distruggetele
col
ragionamento
:
esse
si
rialzano
da
sè
,
a
poco
a
poco
,
nella
vostra
mente
,
più
maestose
e
più
salde
.
Disponetevi
invece
ad
adorarle
ciecamente
,
e
sarete
ogni
momento
costretti
a
soffocare
mille
voci
di
protesta
che
usciranno
dal
vostro
cuore
e
dalla
vostra
ragione
.
Una
sola
cosa
è
fuor
di
dubbio
,
ed
è
che
non
si
può
rifiutare
a
quest
'
uomo
il
titolo
augusto
e
solenne
di
Genio
.
Il
più
ostinato
avversario
suo
sente
,
in
fondo
a
sè
stesso
,
chè
la
qualificazione
di
«
ingegno
»
,
da
qualunque
attributo
accompagnata
,
non
basta
per
lui
.
Potete
preferirgli
una
legione
d
'
altri
ingegni
viventi
;
ma
siete
costretti
a
riconoscere
che
alle
mille
teste
di
quella
legione
sovrasta
la
sua
.
Potete
voltargli
le
spalle
,
ma
non
potete
fare
un
passo
senza
mettere
il
piede
sulla
sua
ombra
.
Ma
è
difficile
credere
che
la
ripugnanza
dell
'
indole
,
o
la
disparità
del
gusto
e
delle
idee
,
o
l
'
odio
di
parte
possano
tanto
in
un
uomo
da
fargli
negare
la
grandezza
che
presentano
insieme
le
creazioni
,
le
lotte
,
i
trionfi
,
gli
errori
e
gli
ardimenti
di
questo
vecchio
formidabile
.
Per
me
,
penso
ai
suoi
cinquanta
volumi
,
pieni
d
'
ispirazioni
e
di
fatiche
,
in
cui
si
rivela
col
genio
prepotente
una
volontà
indomabile
o
una
tempra
fisica
d
'
acciaio
;
penso
ai
torrenti
di
vita
che
uscirono
dal
suo
petto
,
all
'
amore
immenso
che
profuse
,
alle
ire
selvaggie
e
agli
odii
implacabili
che
provocò
e
che
gli
infuriarono
nell
'
anima
;
ricorro
la
sua
vita
da
quando
giocava
,
ragazzo
,
sotto
gli
occhi
di
sua
madre
,
noi
giardino
delle
Feuillantines
;
lo
vedo
,
sedicenne
,
quando
scriveva
in
quindici
giorni
,
per
guadagnare
una
scommessa
,
le
pagine
ardenti
di
Bug
-
Jargal
;
penso
a
quando
comprò
il
primo
scialle
a
sua
moglie
coi
denari
dell
'
Han
d
'
Islanda
;
me
lo
raffiguro
,
fiero
e
impassibile
,
in
mezzo
alle
tempeste
delle
assemblee
scatenate
dalla
sua
parola
temeraria
;
lo
vedo
servire
umilmente
i
quaranta
bambini
poveri
seduti
alla
sua
mensa
a
Hauteville
-
house
;
me
lo
rappresento
grave
e
triste
,
in
mezzo
alla
folla
,
dinanzi
ai
cento
sepolcri
illustri
su
cui
fece
sentire
la
sua
parola
piena
di
maestà
e
di
dolcezza
;
lo
vedo
per
le
vie
di
Parigi
,
in
mezzo
alla
moltitudine
riverente
,
costernato
e
invecchiato
,
seguire
i
feretri
dei
suoi
figli
;
lo
vedo
in
quelle
sue
veglie
febbrili
,
ch
'
egli
descrisse
così
potentemente
,
quando
di
lontano
,
nel
silenzio
della
notte
,
sentiva
squillare
il
corno
di
Silva
ed
echeggiare
il
grido
di
Gennaro
;
lo
vedo
assistere
nel
Teatro
francese
,
dopo
mezzo
secolo
dalla
prima
rappresentazione
,
al
trionfo
clamoroso
dell
'
Hernani
,
salutato
dai
primi
scrittori
e
dai
primi
artisti
della
Francia
,
come
il
loro
Principe
rieletto
e
riconsacrato
;
penso
al
suo
Oriente
splendido
,
al
suo
Medio
evo
tremendo
,
alla
Preghiera
per
tutti
,
all
'
infanta
che
perde
la
rosa
mentre
Filippo
II
perde
l
'
Armada
,
alla
carica
dei
corazzieri
della
guardia
contro
i
quadrati
del
Wellington
,
alla
scarpetta
d
'
Esmeralda
,
all
'
agonia
d
'
Eponina
,
a
tutte
le
creature
del
mondo
arcano
,
sfolgorante
,
immenso
che
uscì
dal
suo
capo
;
al
suo
esilio
,
alle
sue
sventure
,
ai
suoi
settantasette
anni
,
-
e
sento
una
mano
che
mi
fa
curvare
la
fronte
.
III
.
"
Vittor
Hugo
è
certamente
uno
di
quelli
scrittori
che
ispirano
un
più
ardente
desiderio
di
vederli
;
perchè
i
suoi
cento
aspetti
di
scrittore
ci
fanno
domandare
ogni
momento
a
quale
di
essi
corrisponda
il
suo
aspetto
d
'
uomo
.
Sarà
il
viso
dell
'
Hugo
che
ci
fa
inorridire
o
quello
dell
'
Hugo
che
ci
fa
piangere
?
E
ci
riesce
ugualmente
difficile
rappresentarcelo
benevolo
e
rappresentarcelo
truce
.
Io
mi
ricordo
d
'
aver
passato
molte
ore
,
giovanotto
,
all
'
ombra
d
'
un
giardino
,
con
un
suo
libro
tra
le
mani
,
cercando
di
dipingermelo
coll
'
immaginazione
,
e
componendo
e
ricomponendo
cento
volte
il
suo
viso
e
la
sua
persona
,
senza
trovar
mai
una
figura
che
m
'
appagasse
.
Il
suo
spettro
,
di
forme
incerte
,
mi
stava
sempre
davanti
.
Quest
'
uomo
era
un
enimma
per
me
.
Io
non
sapevo
bene
rendermi
conto
del
sentimento
che
m
'
ispirava
.
Alle
volte
mi
pareva
che
,
vedendolo
,
gli
sarei
corso
incontro
coll
'
espansione
di
un
figlio
e
mi
sarei
strette
le
sue
mani
sul
cuore
;
altre
volte
mi
pareva
che
,
incontrandolo
improvvisamente
,
mi
sarei
scansato
con
un
sentimento
di
diffidenza
e
di
timore
,
e
avrei
detto
sommessamente
ai
miei
vicini
:
-
Indietro
!
Hugo
passa
.
-
Che
so
io
?
Era
l
'
uomo
che
m
'
aveva
spinto
cento
volte
,
col
cuore
gonfio
di
tenerezza
,
tra
,
le
braccia
di
mia
madre
;
ma
era
anche
l
'
uomo
che
m
'
aveva
fatto
balzar
sul
letto
,
più
volte
,
nel
cuor
della
notte
,
atterrito
dall
'
apparizione
improvvisa
dei
cinque
cataletti
di
Lucrezia
Borgia
.
Sentivo
per
lui
un
affetto
pieno
di
trepidazione
e
di
sospetto
.
Ma
il
desiderio
di
vederlo
era
ardente
,
e
andò
crescendo
cogli
anni
.
Quanta
è
la
potenza
del
genio
!
Voi
arrivate
in
una
città
enorme
,
trascorrete
di
divertimento
in
divertimento
,
d
'
emozione
in
emozione
,
in
mezzo
a
un
popolo
immenso
e
tumultuoso
,
fra
gente
di
ogni
paese
,
fra
i
capolavori
delle
arti
e
delle
industrie
di
unta
la
terra
,
fra
mille
spettacoli
,
mille
pompe
o
mille
seduzioni
.
Ebbene
,
tutto
questo
non
è
per
voi
che
una
cosa
secondaria
.
Fra
quell
'
immenso
spettacolo
e
voi
si
drizza
il
fantasma
di
un
uomo
che
non
avete
mai
visto
,
che
non
vedrete
forse
mai
,
che
non
sa
nemmeno
che
siate
al
mondo
;
e
questo
fantasma
occupa
tutta
la
vostra
mente
e
tutto
il
vostro
cuore
.
In
quell
'
oceano
di
teste
,
voi
non
cercate
che
la
sua
.
A
ogni
vecchio
che
passi
,
il
quale
vi
rammenti
alla
lontana
la
sua
immagine
,
una
voce
intima
vi
dice
:
-
È
lui
!
-
e
il
vostro
sangue
si
rimescola
.
Tutta
quell
'
enorme
città
non
vi
parla
che
di
quell
'
uomo
.
Le
torri
della
Cattedrale
sono
popolate
dei
fantasmi
della
sua
mente
,
ad
ogni
svolto
di
strada
vi
si
affaccia
una
creatura
della
sua
immaginazioni
,
i
frontoni
dei
teatri
vi
rammentano
i
suoi
trionfi
,
gli
alberi
dei
giardini
vi
bisbigliano
i
suoi
versi
e
le
acque
della
Senna
vi
mormorano
il
suo
nome
.
E
allora
prendete
una
risoluzione
eroica
e
rivolgete
una
domanda
,
da
lungo
tempo
meditata
,
a
un
amico
.
E
non
si
può
dire
l
'
effetto
che
vi
fanno
queste
cinque
semplicissime
parole
:
-
Via
di
Clichy
,
numero
venti
.
IV
.
V
'
è
una
considerazione
però
,
che
rende
titubanti
molti
ammiratori
che
desiderano
di
visitare
Vittor
Hugo
;
ed
è
l
'
accusa
che
gli
si
fa
d
'
avere
un
immenso
orgoglio
.
Certo
è
che
egli
sente
altissimamente
di
sè
,
e
non
lo
nasconde
.
Tutti
sanno
quello
che
disse
,
ancor
giovane
,
all
'
attrice
Mars
,
che
si
permetteva
,
alle
prove
dell
'
Hernani
,
di
criticare
i
suoi
versi
.
-
Signorina
,
voi
dimenticate
con
chi
avete
da
fare
.
Voi
avete
un
grande
ingegno
;
non
lo
nego
;
ma
ho
un
grande
ingegno
.
anch
'
io
,
e
merito
qualche
riguardo
.
-
Io
lascio
ad
altri
il
risolvere
questa
quistione
:
se
,
in
qualche
caso
,
uno
smisurato
sentimento
di
sè
non
sia
un
elemento
del
genio
:
quello
che
dà
l
'
impulso
ai
grandi
ardimenti
;
e
se
,
ammessa
la
indole
artistica
di
Vittor
Hugo
,
sia
possibile
concepire
un
Vittor
Hugo
modesto
.
Mi
ristringo
a
considerare
il
fatto
.
Si
,
Vittor
Hugo
dev
'
essere
sovranamente
orgoglioso
.
Si
riconosce
da
mille
segni
.
Egli
,
per
esempio
,
-
è
cosa
notissima
,
-
non
ammette
la
critica
.
Il
genio
,
dice
,
è
blocco
.
Bisogna
accettarlo
intero
o
respingerlo
intero
.
L
'
opera
del
genio
è
un
tempio
in
cui
si
deve
entrare
col
capo
scoperto
,
e
in
silenzio
.
On
ne
chicane
pas
le
génie
.
Ammirate
,
ringraziate
e
tacete
.
Il
genio
non
ha
difetti
.
I
suoi
difetti
sono
il
rovescio
delle
sue
qualità
.
Ecco
tutto
.
Egli
lo
ha
detto
a
chiare
note
nel
suo
libro
sullo
Shakespeare
,
nel
quale
s
'
è
servito
del
tragico
inglese
per
dire
al
mondo
quello
che
pensa
di
se
stesso
.
Il
ritratto
ch
'
egli
traccia
dello
Shakespeare
è
il
ritratto
suo
;
quella
deificazione
che
egli
fa
del
genio
,
la
quale
per
un
uomo
che
creda
in
Dio
è
quasi
sacrilega
,
è
,
insomma
,
la
sua
apoteosi
;
in
quell
'
oceano
a
cui
paragona
i
grandi
poeti
,
si
vede
riflessa
,
prima
d
'
ogni
altra
,
la
sua
grandezza
;
quella
montagna
che
ha
tutti
i
climi
e
tutte
le
vegetazioni
,
è
Vittor
Hugo
.
In
quegli
elenchi
,
ch
'
egli
fa
ad
ogni
pagina
,
dei
genii
di
tutti
i
tempi
e
di
,
tutti
i
paesi
,
da
Giobbe
al
Voltaire
,
si
capisce
,
si
giurerebbe
che
,
arrivato
all
'
ultimo
nome
,
è
stato
,
lì
sul
punto
d
'
aggiungervi
il
suo
,
e
che
non
lo
fece
,
non
per
modestia
,
ma
per
salvare
,
come
,
suol
dirsi
,
le
convenienze
.
Egli
tratta
tutti
quei
grandi
da
pari
a
pari
.
Tutti
i
genii
,
d
'
altra
parte
.
-
è
una
sua
idea
,
-
sono
uguali
.
La
regione
dei
genii
è
la
regione
dell
'
eguaglianza
.
Egli
parla
di
Dante
come
d
'
un
fratello
.
Ma
oltre
a
queste
ci
sono
mille
altre
manifestazioni
della
coscienza
ch
'
egli
ha
della
sua
grandezza
:
l
'
ardimento
,
superbo
con
cui
mette
le
mani
nella
scienza
e
con
cui
affronta
,
passando
,
i
più
alti
problemi
della
filosofia
;
la
baldanza
con
cui
ostenta
le
sue
licenze
letterarie
,
come
se
fosse
certo
che
,
coniate
da
lui
,
saranno
moneta
corrente
e
ricchezza
comune
;
l
'
intonazione
solenne
delle
sue
prefazioni
,
che
,
annunziano
l
'
opera
come
un
avvenimento
sociale
;
la
cura
scrupolosa
con
cui
raccoglie
o
fa
raccogliere
tutte
le
sue
minime
parole
e
gli
atti
più
insignificanti
della
sua
vita
.
Quando
vuol
fare
il
modesto
riesce
all
'
effetto
opposto
,
tanto
inesperto
è
in
quell
'
arte
,
e
tanto
è
abituato
a
passar
la
misura
in
ogni
cosa
.
Come
quando
comincia
una
lettera
:
«
Un
oscuro
lavoratore
.
»
E
così
,
sotto
la
forzata
pacatezza
con
cui
risponde
alle
osservazioni
di
Lamartine
sui
Miserabili
,
si
sente
il
ruggito
soffocato
del
leone
ferito
.
La
sua
stessa
prodigalità
nella
lode
tradisce
l
'
uomo
che
crede
di
gettarla
tanto
dall
'
alto
,
da
non
aver
da
temere
l
'
orgoglio
che
ne
potrà
nascere
,
se
anche
crescesse
smisurato
.
E
poi
egli
rivela
l
'
animo
suo
candidamente
.
In
un
'
occasione
in
cui
non
volle
lasciar
rappresentare
un
suo
dramma
perchè
un
altro
aveva
trattato
lo
stesso
soggetto
,
disse
:
-
Non
voglio
esser
paragonato
,
-
A
un
editore
che
gli
proponeva
di
pubblicare
una
scelta
delle
sue
poesie
,
rispose
:
-
Voi
mi
avete
l
'
aria
d
'
un
uomo
che
,
mostrando
in
una
mano
dei
sassi
raccolti
sul
Monte
Bianco
,
creda
di
poter
dire
alla
gente
:
Ecco
il
Monte
Bianco
.
-
Egli
si
considera
al
di
sopra
d
'
ogni
confronto
possibile
con
qualunque
scrittore
contemporaneo
.
Non
piglia
,
infatti
,
alcuna
parte
in
quella
guerra
continua
che
si
movono
gli
scrittori
di
Francia
a
motti
arguti
e
maligni
,
che
scorticano
senza
far
stridere
,
e
fanno
il
giro
di
Parigi
.
Se
ne
sta
in
disparte
,
muto
.
E
non
sarebbe
atto
,
d
'
altra
parte
,
a
questa
specie
di
guerra
.
Dicono
:
perchè
non
ha
«spirito.»
Egli
ha
risposto
acerbamente
a
questa
critica
.
-
Dire
che
un
uomo
di
genio
non
ha
spirito
,
è
una
gran
consolazione
per
i
moltissimi
uomini
di
spirito
che
non
hanno
genio
.
-
Ma
la
critica
è
giusta
forse
,
benchè
si
trovino
nei
suoi
discorsi
parlamentari
dei
mirabili
esempi
di
risposte
improvvise
a
botte
inaspettate
.
Il
suo
scherno
ha
spesso
il
conio
del
grande
ingegno
;
ma
non
provoca
il
riso
salato
e
pepato
della
vera
arguzia
francese
.
Lo
stiletto
sottile
dell
'
ironia
sfugge
dalle
sue
mani
di
colosso
;
egli
non
è
atto
che
a
dare
i
grandi
colpi
di
mazza
che
sfracellano
il
casco
e
la
testa
.
E
poi
oramai
si
ritiene
quasi
al
di
sopra
della
letteratura
.
Si
riguarda
quasi
come
un
sacerdote
di
tutte
le
genti
,
sopravvissuto
,
per
decreto
della
Provvidenza
,
a
mille
prove
e
a
mille
sventure
,
per
vegliare
sull
'
umanità
.
Questo
apparisce
lucidamente
dalle
sue
apostrofi
ai
popoli
,
dalle
sue
intimazioni
ai
monarchi
,
dal
tono
di
profezia
che
dà
ai
suoi
presentimenti
,
dalla
forma
di
responso
che
dà
alle
sue
sentenze
,
dal
carattere
di
minaccia
che
dà
ai
suoi
rimproveri
,
da
tutto
il
suo
linguaggio
spezzato
in
affermazioni
altiere
e
in
giudizii
assoluti
,
come
se
ogni
sua
proposizione
fosse
un
decreto
,
da
incidersi
sul
bronzo
o
nel
marmo
per
le
generazioni
avvenire
.
Tutte
queste
cose
,
o
sapute
prima
o
intese
dire
,
fanno
lungamente
esitar
lo
straniero
che
vuol
andare
a
battere
alla
sua
porta
.
Certo
che
,
dopo
la
prima
esitanza
,
si
fanno
delle
riflessioni
incoraggianti
.
Si
pensa
,
per
esempio
,
che
il
sentimento
che
ci
trattiene
dal
presentarci
a
un
uomo
orgoglioso
che
ammiriamo
,
non
è
,
in
fondo
,
che
un
sentimento
d
'
orgoglio
.
Poi
si
pensa
a
quanti
scrittorelli
miserabili
di
mente
e
di
cuore
,
a
quanti
pedanti
fradici
e
impotenti
,
a
quanti
imbrattacarte
sconosciuti
di
villaggio
non
si
sentono
da
meno
di
Vittor
Hugo
.
E
infine
ci
si
dice
che
è
una
pazza
presunzione
la
nostra
,
di
credere
che
a
noi
,
messi
in
luogo
suo
,
non
darebbe
punto
al
capo
la
gloria
di
primo
poeta
d
'
Europa
.
E
allora
si
ripiglia
coraggio
.
Ma
pure
è
una
cosa
che
spaventa
quel
presentarsi
là
sconosciuti
,
senz
'
altra
scusa
che
l
'
impulso
del
cuore
,
davanti
a
un
uomo
famoso
nel
mondo
,
nella
grande
città
che
lo
festeggia
,
in
casa
sua
,
in
mezzo
a
una
folla
di
ammiratori
,
per
dirgli
...
che
cosa
?
Voglio
vedervi
!
V
.
E
non
ostante
,
una
mattina
,
mi
trovai
senza
avvedermene
nel
cortile
della
casa
N
.
°
20
di
via
Clichy
,
in
faccia
al
finestrino
del
portinaio
,
e
sentii
con
un
certo
stupore
,
come
se
parlasse
un
altro
,
la
mia
voce
che
diceva
:
-
Sta
qui
Vittor
Hugo
?
-
Ero
ben
certo
che
stava
là
;
eppure
restai
un
po
'
meravigliato
nel
sentirmi
rispondere
:
-
Si
signore
,
al
secondo
piano
-
coll
'
accento
della
più
fredda
indifferenza
.
Mi
parve
molto
strano
che
a
quel
portinaio
paresse
tanto
naturale
che
là
ci
stesse
Vittor
Hugo
.
Poi
,
tutt
'
a
un
tratto
,
mi
parve
un
'
assurdissima
cosa
l
'
andarmi
a
presentare
a
quell
'
uomo
in
quella
maniera
.
E
dissi
forte
a
me
stesso
:
-
Ma
tu
sei
matto
!
-
e
rimasi
profondamente
assorto
,
per
qualche
minuto
,
nella
contemplazione
d
'
un
gatto
che
dormiva
sopra
una
finestra
del
pian
terreno
.
E
l
'
ho
da
dire
tal
quale
?
Sentivo
un
leggierissimo
tremito
nelle
ginocchia
,
come
se
mi
fosse
già
passata
da
un
pezzo
l
'
ora
della
colezione
.
Poi
non
ricordo
più
bene
.
So
che
m
'
accorsi
improvvisamente
che
salivo
le
scale
;
ma
colla
profonda
sicurezza
che
,
arrivato
alla
porta
,
sarei
tornato
giù
senza
sonare
.
Salivo
lentamente
;
sopra
uno
scalino
mi
sentivo
un
coraggio
da
leone
;
sopra
un
altro
scalino
mi
pigliava
la
tentazione
di
voltar
le
spalle
e
di
scappar
come
un
ladro
.
Mi
fermai
due
o
tre
volte
per
asciugarmi
la
fronte
,
che
stillava
.
Oh
mai
nessun
alpinista
,
ne
son
sicuro
,
ha
fatto
un
'
ascensione
più
affannosa
di
quella
!
Avrei
voluto
tornar
indietro
;
ma
non
potevo
.
Che
so
io
?
C
'
erano
Cinquecento
De
Amicis
,
di
tutte
le
stature
,
che
ingombravano
la
scala
dietro
di
me
,
affollati
e
stretti
come
acciughe
tra
il
muro
e
la
ringhiera
,
che
mi
dicevano
tutt
'
insieme
a
bassa
voce
;
-
Avanti
!
-
All
'
improvviso
,
come
se
fino
allora
avessi
pensato
a
tutt
'
altro
,
mi
trovai
ai
piedi
dell
'
ultima
branca
di
scala
,
in
faccia
alla
porta
.
Allora
non
so
come
,
bruscamente
,
tutte
le
paure
sparirono
.
Sentii
un
impulso
potente
che
mi
diedero
insieme
mille
ricordi
dell
'
adolescenza
e
della
giovinezza
,
il
sangue
mi
diede
un
tuffo
violento
,
Cosetta
mi
mormorò
:
-
Coraggio
!
-
Ernani
mi
disse
:
-
Sali
!
-
Gennaro
mi
gridò
:
-
Suona
!
-
E
suonai
.
-
Dio
eterno
!
Mi
parve
di
sentir
sonare
a
distesa
,
per
un
quarto
d
'
ora
filato
,
la
gran
campana
di
Notre
Dâme
,
e
stetti
là
trepidante
come
se
quel
suono
dovesse
aver
messo
sottosopra
mezza
Parigi
.
Finalmente
nello
stesso
punto
sentii
l
'
impressione
d
'
un
pugno
nel
petto
e
vidi
spalancarsi
la
porta
.
Mi
trovai
dinanzi
una
governante
,
una
bella
donna
,
vestita
con
garbo
.
In
un
angolo
dell
'
anticamera
due
servitori
lucidavano
dei
candelieri
d
'
argento
.
Per
una
porta
aperta
si
vedeva
in
un
'
altra
stanza
una
tavola
mezzo
sparecchiata
,
con
un
giornale
nel
mezzo
,
Cose
insignificanti
e
indimenticabili
.
Domandai
alla
governante
con
una
voce
da
tenore
sgolato
se
stava
là
Vittor
Hugo
.
Mi
rispose
di
sì
,
con
un
'
indifferenza
,
anche
lei
,
che
mi
fece
gran
meraviglia
.
Domandai
se
avrebbe
potuto
ricevermi
.
Mi
rispose
che
era
ancora
a
letto
.
Io
rimasi
là
,
senza
parola
,
scombussolato
.
L
'
idea
di
aver
da
fare
un
'
altra
volta
l
'
ascensione
di
quella
montagna
,
mi
sgomentava
.
Ma
la
governante
doveva
esser
abituata
a
veder
dei
giovani
presentarsi
così
,
col
viso
un
po
'
alterato
,
alla
porta
del
suo
padrone
,
e
a
indovinare
dal
viso
il
sentimento
che
li
moveva
;
perchè
mi
diede
un
'
occhiata
tra
sorridente
e
pietosa
,
come
se
volesse
dire
:
-
Ho
capito
!
Sei
uno
dei
tanti
-
e
soggiunse
con
un
accento
benevolo
:
-
Credo
però
che
sia
svegliato
....
posso
domandargli
quando
la
potrà
ricevere
-
e
senza
darmi
tempo
di
rispondere
,
disparve
.
A
me
pareva
di
sognare
o
di
essere
briaco
.
Mi
sfuggiva
il
sentimento
della
realtà
.
Mi
domandavo
se
il
Vittor
Hugo
ch
'
era
nella
stanza
accanto
fosse
proprio
quel
Vittor
Hugo
che
io
cercavo
,
e
non
mi
pareva
possibile
.
E
avrei
voluto
,
infatti
,
che
non
fosse
possibile
.
Mi
pareva
d
'
aver
commesso
un
atto
insensato
.
-
Ma
cosa
ho
fatto
!
-
mi
dicevo
.
-
Bisogna
che
mi
abbia
dato
volta
il
cervello
.
E
cosa
seguirà
adesso
?
-
E
pensando
ch
'
era
possibile
ch
'
egli
non
mi
volesse
ricevere
,
mi
sentivo
salire
delle
ondate
di
sangue
alla
testa
.
Improvvisamente
la
governante
ricomparve
e
disse
gentilmente
:
-
Il
signor
Vittor
Hugo
la
riceverà
con
piacere
questa
sera
alle
nove
e
mezzo
.
-
Ah
,
governante
adorata
!
Bisogna
ch
'
io
risalga
a
vent
'
anni
fa
,
quando
dopo
aver
aspettato
per
tre
ore
,
immobile
davanti
a
una
porta
,
una
parola
che
doveva
darmi
tre
mesi
di
libertà
e
di
piaceri
o
tre
mesi
di
schiavitù
e
di
umiliazione
,
usciva
finalmente
il
segretario
della
Commissione
a
dirmi
solennemente
:
-
Promosso
!
-
;
bisogna
ch
'
io
risalga
a
uno
di
quei
giorni
,
per
poter
dire
d
'
aver
sentito
altre
volte
un
allargamento
di
polmoni
così
delizioso
,
una
soddisfazione
così
piena
,
una
così
matta
voglia
di
scender
le
scale
a
cinque
gradini
per
volta
,
come
quella
che
m
'
hai
fatto
provar
tu
,
con
quelle
quattordici
benedette
parole
,
o
governante
dell
'
anima
mia
.
VI
.
E
dalle
nove
e
mezzo
della
mattina
alle
nove
e
mezzo
della
sera
fui
re
di
Francia
.
Ah
,
Vittor
Hugo
superbo
,
Vittor
Hugo
comunardo
,
Vittor
Hugo
energumeno
,
Vittor
Hugo
matto
;
che
baie
!
Tutti
questi
Vittor
Hugo
della
critica
o
della
calunnia
,
col
berretto
frigio
o
colle
corna
dell
'
orgoglio
satanico
,
erano
spariti
dalla
mia
mente
.
Per
me
non
c
'
era
più
che
un
solo
Hugo
,
il
grande
poeta
amoroso
e
sdegnoso
,
pieno
di
consigli
fortissimi
e
di
sante
consolazioni
;
l
'
uomo
che
m
'
aveva
fatto
delirare
d
'
amore
da
giovanetto
;
che
m
'
aveva
fatto
pensare
e
lottare
da
uomo
;
il
poeta
di
cui
le
strofe
fulminee
m
'
eran
sonate
nel
cuore
sul
campo
di
battaglia
come
grida
eccitatrici
d
'
un
generale
lontano
;
lo
scrittore
che
aveva
mille
volte
schiacciato
il
mio
misero
orgoglio
d
'
impiastrafogli
,
facendomi
provare
non
so
che
voluttà
acre
e
salutare
nell
'
umiliazione
,
che
mi
acquietava
l
'
anima
;
l
'
autore
di
cui
parlando
m
'
era
sgorgata
mille
volte
dal
cuore
commosso
la
parola
facile
e
calda
che
m
'
aveva
cattivato
delle
simpatie
;
l
'
artista
che
mi
aveva
aiutato
a
esprimere
mille
sentimenti
e
a
render
l
'
immagine
di
mille
cose
che
senza
di
lui
mi
sarebbero
forse
rimaste
sepolte
per
sempre
nell
'
anima
;
lo
scrittore
di
cui
in
Spagna
,
in
Grecia
,
sul
Reno
,
sul
Bosforo
,
sul
mare
,
mi
ricorreva
ogni
momento
alla
memoria
un
pensiero
o
una
immagine
,
che
rischiarava
,
formulava
e
commentava
la
mia
emozione
;
il
poeta
dei
fanciulli
,
il
consolatore
delle
madri
sventurate
,
il
cantore
delle
morti
gloriose
,
il
grande
pittore
dei
cieli
e
degli
oceani
;
oggetto
di
vent
'
anni
,
di
studio
,
di
curiosità
e
di
discussioni
;
mille
volte
abbandonato
,
mille
volte
ripreso
,
mille
volte
difeso
;
Galeotto
d
'
amori
gentili
,
auspice
d
'
amicizie
ardenti
,
compagno
di
veglie
febbrili
e
provocatore
di
scoppi
di
pianto
disperati
;
l
'
uomo
,
insomma
,
in
cui
avevo
vissuto
una
gran
parte
della
parte
più
bella
della
mia
vita
;
che
m
'
aveva
trasfuso
nelle
vene
il
suo
sangue
,
e
delle
cui
opere
mi
ero
fatto
ossa
,
nervi
e
cervello
.
Questo
era
il
Vittor
Hugo
che
mi
vedevo
davanti
,
e
ad
ogni
ora
che
passava
,
mi
pareva
che
la
sua
figura
si
innalzasse
di
un
palmo
e
che
il
mio
cuore
ringiovanisse
d
'
un
anno
.
VII
.
Eppure
,
ecco
un
problema
per
gli
scrutatori
del
cuore
umano
.
Verso
sera
,
un
'
ora
prima
d
'
andare
,
tutt
'
a
un
tratto
mi
si
fece
dentro
come
un
silenzio
mortale
.
Mi
sentii
improvvisamente
vuoto
,
asciutto
e
freddo
.
Mi
parve
che
,
comparendo
davanti
a
Vittor
Hugo
,
non
avrei
sentito
la
menoma
scossa
,
nè
trovato
una
parola
da
dire
.
E
ne
rimasi
atterrito
.
Poichè
,
insomma
,
non
c
'
è
che
una
commozione
profonda
e
visibile
che
giustifichi
l
'
audacia
di
quelle
visite
:
quando
la
commozione
manca
,
par
che
si
vada
là
per
curiosità
,
e
la
pura
curiosità
,
in
quei
casi
,
è
sfrontatezza
.
Che
cosa
sono
questi
ammutolimenti
improvvisi
del
cuore
?
Forse
che
il
cuore
s
'
addormenta
,
stanco
della
commozione
,
per
ripigliar
nuove
forze
?
Io
non
so
.
So
che
avevo
un
bell
'
eccitarmi
,
e
richiamare
alla
mente
tutti
i
pensieri
e
tutti
i
sentimenti
della
mattina
;
ogni
sforzo
era
inutile
;
per
quanto
mi
soffiassi
dentro
,
non
riuscivo
a
sollevare
una
scintilla
;
e
salii
le
scale
con
una
indifferenza
che
mi
costernava
.
-
Sono
istupidito
,
-
mi
domandavo
,
-
o
son
malato
?
Ed
ora
che
cosa
dirò
?
-
La
stizza
mi
divorava
;
mi
sarei
morso
le
mani
e
dato
dei
pugni
nella
testa
.
E
mi
ricordo
ch
'
ero
ancora
in
questo
stato
quando
la
porta
s
'
aperse
e
mi
trovai
nell
'
anticamera
illuminata
da
una
lampada
appesa
al
soffitto
.
Ma
fu
quello
,
grazie
al
cielo
,
l
'
ultimo
momento
.
La
governante
mi
domandò
il
nome
per
andare
ad
annunziarmi
.
Il
suono
del
mio
nome
pronunziato
da
me
,
e
ripetuto
da
lei
,
in
quella
stanza
,
mi
svegliò
,
come
se
qualcuno
m
'
avesse
chiamato
;
la
mia
mente
si
rischiarò
e
un
torrente
di
vita
mi
affluì
al
cuore
.
La
donna
aperse
una
porta
e
disparve
.
Per
la
porta
semiaperta
uscì
un
suono
confuso
di
voci
allegre
e
forti
,
da
cui
capii
che
si
stava
terminando
di
cenare
.
In
mezzo
a
quel
vocio
afferrai
due
parole
:
-
La
philosophie
indienne
....
-
Ebbi
appena
il
tempo
di
pensare
:
Oh
numi
!
Che
cosa
dirò
se
mi
attaccano
sulla
filosofia
indiana
?
La
porta
si
richiuse
.
Mi
parve
che
seguisse
un
silenzio
profondo
.
La
governante
faceva
l
'
imbasciata
.
I
minuti
secondi
mi
sembravano
quarti
d
'
ora
.
Quel
silenzio
mi
pareva
tremendo
.
Finalmente
la
donna
ricomparve
,
mi
accennò
di
seguirla
,
guardandomi
curiosamente
,
come
se
il
mio
viso
avesse
qualche
cosa
di
strano
;
mi
fece
passare
per
un
corridoio
,
spinse
leggermente
il
battente
d
'
una
porta
e
mi
disse
sottovoce
:
-
Entrate
,
signore
.
Il
signor
Vittor
Hugo
è
là
.
-
Stetti
un
momento
immobile
.
Mi
sentivo
....
poco
bene
.
Se
la
governante
m
'
avesse
guardato
in
viso
,
m
'
avrebbe
offerto
un
bicchiere
d
'
acqua
.
-
Animo
!
-
dissi
poi
a
me
stesso
;
sollevai
una
tenda
,
feci
un
passo
innanzi
e
mi
trovai
in
faccia
a
Vittor
Hugo
.
Era
in
piedi
,
solo
,
immobile
.
Che
cosa
gli
dissi
?
A
diciott
'
anni
,
in
quelle
occasioni
,
si
versano
delle
lagrime
.
Il
pianto
è
la
grande
e
dolce
eloquenza
della
prima
giovinezza
.
Ma
a
trent
'
anni
non
si
piange
più
.
A
trent
'
anni
si
domina
la
commozione
senza
soffocarla
,
e
si
parla
.
L
'
entusiasmo
trabocca
,
altero
di
sè
stesso
,
in
parole
ardite
e
virili
;
la
fronte
si
alza
,
l
'
occhio
divampa
,
la
voce
vibra
,
l
'
anima
grandeggia
.
Che
cos
'
abbia
detto
,
non
so
.
Qualcuno
mi
suggeriva
nell
'
orecchio
,
rapidamente
,
delle
parole
ardenti
,
che
io
ripetevo
colla
voce
tremante
e
sonora
,
provando
una
immensa
dolcezza
nel
cuore
,
e
vedendo
davanti
a
me
,
in
confuso
,
una
testa
bianca
che
mi
pareva
enorme
,
e
due
pupille
fisse
nelle
mie
che
pigliavano
a
grado
a
grado
una
espressione
di
curiosità
e
di
benevolenza
.
Tutt
'
a
un
tratto
tacqui
,
come
se
una
mano
mi
avesse
afferrato
alla
gola
e
restai
col
respiro
sospeso
,
Allora
la
mia
affettuosa
ammirazione
di
venti
anni
,
la
costanza
del
mio
ardente
desiderio
,
le
mie
trepidazioni
di
quel
giorno
,
le
mie
inquietudini
dei
giorni
innanzi
,
i
miei
terrori
di
fanciullo
,
le
mie
veglie
di
giovanetto
,
le
mie
febbri
di
uomo
,
le
mie
umiliazioni
di
scrittore
ebbero
un
grande
compenso
.
La
mano
che
scrisse
Notre
Dame
,
e
la
Lègende
des
siècles
strinse
la
mia
.
E
subito
dopo
provai
un
secondo
sentimento
,
forse
più
dolce
del
primo
.
La
mano
sinistra
del
grande
poeta
raggiunse
la
destra
,
e
la
mia
mano
calda
e
tremante
rimase
per
qualche
momento
tra
le
sue
.
Seguì
un
breve
silenzio
,
durante
il
quale
sentii
il
suono
del
mio
respiro
,
come
se
avessi
fatto
una
corsa
.
Poi
sentii
la
sua
voce
;
una
voce
grave
,
ma
dolce
,
in
cui
mi
parve
di
sentire
mille
voci
,
e
che
mi
stupì
,
come
se
,
udendola
,
vedessi
comparire
Vittor
Hugo
per
la
seconda
volta
.
-
Siete
il
benvenuto
in
casa
mia
,
signore
-
disse
.
-
Voi
avete
cuore
.
Siete
un
amico
.
Avete
fatto
bene
a
presentarvi
così
.
Vi
ringrazio
con
tutta
l
'
anima
.
Non
volete
mica
lasciarmi
subito
,
non
è
vero
?
Voi
resterete
con
me
tutta
la
sera
.
Poi
mi
domandò
:
-
Di
che
paese
siete
?
Inteso
ch
'
ero
italiano
,
mi
guardò
fisso
.
Poi
mi
prese
di
nuovo
la
mano
,
mi
fece
sedere
e
sedette
.
Che
cosa
dirgli
,
Dio
buono
!
A
un
uomo
così
,
quando
gli
avete
espresso
con
tutta
l
'
anima
quello
che
sentite
per
lui
,
lì
su
due
piedi
,
nel
primo
impeto
dell
'
entusiasmo
,
gli
avete
detto
tutto
.
Non
rimane
che
rivolgergli
delle
domande
.
Ma
che
cosa
fargli
dire
ch
'
egli
non
abbia
scritto
?
Conoscete
da
tanti
anni
tutti
i
suoi
più
intimi
pensieri
,
ogni
domanda
par
che
sia
oziosa
,
e
poi
quando
si
ha
appena
tanto
animo
da
rispondere
,
non
si
può
averne
abbastanza
da
interrogare
.
Perciò
rimasi
lì
,
senza
parola
.
E
d
'
altra
parte
,
che
cosa
poteva
dire
a
me
,
lui
?
Nondimeno
,
per
levarmi
d
'
imbarazzo
,
mi
fece
parecchie
domande
intorno
alle
mie
impressioni
di
Parigi
,
all
'
Esposizione
,
all
'
Italia
;
domande
che
,
invece
di
togliermi
d
'
imbarazzo
,
mi
ci
avrebbero
messo
fino
agli
occhi
,
se
non
mi
fossi
accorto
che
,
da
osservatore
fine
degli
uomini
,
egli
badava
assai
più
alla
viva
commozione
che
trapelava
dalla
mia
voce
incerta
,
dalle
mie
risposte
monosillabiche
e
dal
mio
sguardo
fisso
che
io
divorava
,
che
non
al
senso
di
quello
che
io
dicevo
.
E
mi
guardava
con
una
cert
'
aria
affettuosa
,
corrugando
le
sopracciglia
e
socchiudendo
gli
occhi
per
aguzzare
lo
sguardo
,
e
sorridendo
leggerissimamente
,
come
se
si
compiacesse
dell
'
effetto
che
mi
produceva
,
e
mi
dicesse
in
cuor
suo
:
-
Guardami
,
via
;
levatene
un
po
'
la
voglia
,
povero
giovane
,
perchè
te
la
leggo
proprio
sul
viso
,
e
m
'
hai
l
'
aria
d
'
un
buon
diavolo
sincero
.
E
l
'
osservai
infatti
,
in
quei
pochi
minuti
,
attentissimamente
;
ma
non
potei
vederlo
bene
che
più
tardi
perchè
il
lume
non
gli
batteva
sul
viso
.
È
di
statura
media
,
leggermente
curvo
,
tarchiato
.
Ha
la
testa
grossa
,
ma
ben
fatta
;
fronte
vasta
,
collo
di
toro
,
spalle
larghe
,
mani
corte
e
grosse
,
e
una
carnagione
rossigna
da
cui
traspira
la
salute
e
la
forza
.
Tutta
la
sua
persona
ha
qualcosa
di
poderoso
e
d
'
atletico
,
come
il
suo
genio
.
Ha
i
capelli
irti
e
fitti
,
la
barba
intera
e
corta
,
bianchissima
;
gli
occhi
lunghi
e
stretti
,
un
po
'
obliqui
,
come
i
fauni
;
il
che
dà
al
suo
viso
un
aspetto
un
po
'
strano
.
Se
siano
neri
o
azzurri
,
non
ricordo
.
Sono
occhi
vivissimi
e
mobilissimi
,
che
paiono
socchiusi
,
e
appariscono
soltanto
come
due
punti
scintillanti
,
che
quando
fissano
,
penetrano
in
fondo
all
'
anima
.
Aveva
una
giacchetta
d
'
orleans
nero
e
il
suo
solito
panciotto
oscuro
,
abbottonato
fin
sotto
il
mento
.
La
prima
impressione
che
mi
fece
fu
d
'
un
uomo
abitualmente
triste
.
-
Ora
staremo
un
po
'
insieme
,
-
mi
disse
,
dopo
avermi
fatto
qualche
altra
domanda
,
-
e
poi
verrete
di
là
con
me
,
nel
salotto
,
dove
conoscerete
alcuni
degli
uomini
più
notevoli
della
Francia
.
In
che
città
abitate
,
in
Italia
?
Diedi
la
mia
risposta
in
fretta
,
e
nello
stesso
punto
mi
prese
una
grande
paura
.
-
Se
mi
domandasse
qual
è
la
mia
professione
!
-
dissi
tra
me
.
E
mi
sentii
diventar
rosso
fino
alla
radice
dei
capelli
.
Fortunatamente
per
me
,
mentre
apriva
la
bocca
per
interrogare
,
entrò
gente
.
Allora
assistetti
a
una
scena
,
o
piuttosto
a
una
serie
di
scene
tra
amene
e
commoventi
,
che
mi
diedero
un
'
idea
di
cosa
dev
'
essere
la
giornata
di
Vittor
Hugo
,
e
mi
compensarono
di
non
aver
potuto
continuare
la
conversazione
a
quattr
'
occhi
.
Un
signore
venne
innanzi
,
e
dopo
di
lui
,
a
intervalli
di
pochi
minuti
,
vari
altri
,
di
età
diversa
,
i
quali
vedevano
tutti
Vittor
Hugo
per
la
prima
volta
,
e
avevan
chiesto
per
lettera
quel
giorno
stesso
,
da
quanto
m
'
accorsi
,
d
'
essere
ricevuti
.
Uno
veniva
per
domandare
il
permesso
d
'
una
ristampa
di
non
so
che
poesia
,
un
altro
a
chiedere
una
spiegazione
intorno
alla
variante
della
scena
di
un
dramma
;
un
terzo
a
chiedere
la
licenza
di
dedicare
un
'
opera
;
un
quarto
,
un
bel
giovane
belga
,
con
una
lunga
cicatrice
sul
viso
,
si
trovava
nei
miei
stessissimi
panni
:
veniva
,
mosso
dalla
ammirazione
,
non
per
altro
che
per
veder
Vittor
Hugo
.
D
'
altri
non
mi
ricordo
.
Ebbene
,
ebbi
la
consolazione
di
vedere
che
giovani
e
vecchi
,
francesi
e
stranieri
,
si
presentavano
presso
a
poco
nel
medesimo
stato
in
cui
mi
trovava
io
al
momento
di
passare
la
soglia
.
Le
loro
facce
esprimevano
,
tutte
una
viva
emozione
,
e
tutti
più
o
meno
,
spiccicavano
le
parole
con
molta
fatica
.
E
ammirai
la
dolcezza
di
modi
di
Vittor
Hugo
.
A
ognuno
andava
incontro
e
gli
stendeva
la
mano
con
un
atto
cordiale
e
semplice
.
Ma
non
si
ricordava
,
naturalmente
,
del
nome
di
nessuno
.
Fingeva
però
di
ricordarsene
.
-
Mi
ricordo
benissimo
-
diceva
-
;
senza
dubbio
.
Voi
siete
molto
amabile
con
me
,
signore
.
-
Faceva
seder
tutti
e
stava
a
sentire
,
l
'
un
dopo
l
'
altro
,
i
loro
discorsi
balbettati
e
imbrogliati
,
assentendo
di
tratto
in
tratto
col
capo
.
Non
lo
vidi
mai
sorridere
.
Pareva
stanco
,
-
Ma
sicuro
,
-
diceva
infine
,
con
voce
dolce
,
-
avrete
quello
che
desiderate
.
Posso
esservi
utile
in
qualche
cos
'
altro
?
-
Parlando
con
quello
della
variante
,
mi
fece
strabiliare
.
Si
trattava
,
se
non
sbaglio
,
d
'
una
scena
del
Roi
s
'
amuse
.
Egli
se
la
ricordava
verso
per
verso
,
e
ne
recitò
speditamente
una
decina
per
rammentarsene
uno
che
nel
primo
momento
non
gli
era
venuto
alla
mente
.
La
sua
memoria
prodigiosa
,
del
resto
,
si
rivela
nella
immensa
ricchezza
della
sua
lingua
e
nelle
citazioni
infinite
delle
sue
opere
.
Per
ultimo
si
fece
innanzi
il
giovane
belga
,
timidamente
,
tormentando
con
tutt
'
e
due
le
mani
l
'
ala
del
suo
cappello
cilindrico
,
e
disse
con
voce
commossa
,
fissando
in
viso
a
Vittor
Hugo
due
occhi
azzurri
e
umidi
:
-
Signore
!
Io
son
venuto
a
Parigi
per
vedervi
.
Sono
di
Bruges
.
Non
avevo
il
coraggio
di
presentarmi
.
Mio
padre
mi
scrisse
:
-
Va
,
Vittor
Hugo
è
grande
e
buono
;
non
rifiuterà
di
riceverti
.
-
E
allora
vi
scrissi
.
Vi
ringrazio
.
Mi
sarei
contentato
di
vedervi
passare
per
la
strada
.
Io
vi
debbo
uno
dei
più
bei
giorni
della
mia
vita
,
signore
!
-
Disse
queste
poche
parole
con
una
semplicità
e
una
grazia
,
da
farsi
baciare
sulla
fronte
.
Vittor
Hugo
gli
rispose
non
so
che
cosa
,
affettuosamente
,
mettendogli
una
mano
sulla
spalla
.
Il
suo
viso
sfolgorò
.
Tutti
gli
altri
,
in
disparte
,
tacevano
.
Poi
Vittor
Hugo
ci
guardò
tutti
,
l
'
un
dopo
l
'
altro
,
benevolmente
;
tutti
gli
tenevan
gli
occhi
addosso
,
nessuno
fiatava
,
egli
parve
un
po
'
imbarazzato
e
sorrise
;
e
fu
per
qualche
momento
una
scena
muta
,
ma
piena
di
vita
e
di
poesia
,
di
cui
serberò
il
ricordo
e
sentirò
la
gentilezza
per
sempre
.
Poi
alcuni
si
congedarono
e
Vittor
Hugo
fece
entrar
gli
altri
nel
salotto
accanto
,
stringendo
la
mano
a
tutti
,
mentre
gli
passavano
davanti
.
Questo
secondo
salotto
era
pieno
di
gente
,
la
maggior
parte
amici
di
casa
.
Era
un
salotto
di
grandezza
media
,
piuttosto
basso
,
tappezzato
di
rosso
,
mobiliato
signorilmente
,
senza
pompa
.
Da
una
parte
c
'
eran
quattro
sofà
disposti
a
semicircolo
,
un
po
'
discosti
l
'
un
dall
'
altro
,
intorno
a
un
camminetto
di
marmo
;
sul
camminetto
,
un
antico
specchio
;
sulle
pareti
,
nessun
quadro
.
La
casa
,
tutto
considerato
,
non
mi
parve
una
casa
da
poeta
milionario
.
C
'
era
però
nella
decorazione
una
predominanza
di
rosso
cupo
e
di
rosso
sanguigno
,
che
armonizzava
col
genio
del
padrone
.
La
gente
sparsa
per
la
sala
formava
un
quadro
assai
curioso
.
Il
primo
che
mi
diede
nell
'
occhio
,
per
la
macchia
stranissima
che
formava
in
quel
quadro
,
-
come
certe
parole
bizzarre
in
una
bella
pagina
dell
'
Hugo
,
-
fu
un
mulatto
di
forme
colossali
,
in
giubba
e
cravatta
bianca
,
che
sfogliava
un
album
.
E
gli
domando
scusa
,
ma
voglio
dir
la
verità
,
ed
è
che
al
primo
vederlo
pensai
a
quell
'
Homére
-
Hogu
,
nègre
,
che
fa
uno
spicco
così
pittoresco
nell
'
elenco
nominativo
della
banda
di
Patron
-
Minette
,
nei
Miserabili
.
Mi
fu
detto
poi
ch
'
era
un
collaboratore
della
Petite
Presse
,
pieno
d
'
ingegno
,
e
molto
stimato
.
In
un
angolo
c
'
era
un
gruppo
di
giovani
che
discorrevano
fitto
,
ridendo
elegantemente
:
belle
fronti
,
occhi
vivi
,
capigliature
poetiche
,
atteggiamenti
d
'
attori
corretti
;
da
cui
argomentai
che
fossero
dei
così
detti
Parnassiens
,
poeti
dell
'
arte
per
l
'
arte
,
o
meglio
del
verso
pel
verso
,
che
hanno
per
capo
il
De
Lisle
;
e
formano
un
drappello
di
paggi
nella
corte
di
Vittor
Hugo
.
Mi
fu
poi
indicato
,
infatti
,
in
mezzo
a
loro
,
un
poeta
di
quella
famiglia
,
Catullus
Mendes
,
del
quale
avevo
già
osservato
il
viso
espressivo
e
simpatico
,
e
i
lunghi
capelli
alla
nazzarena
.
Da
un
'
altra
parte
c
'
era
un
crocchio
d
'
uomini
maturi
,
quasi
tutti
d
'
alta
statura
,
fra
cui
alcune
belle
teste
grigie
,
dai
profili
arditi
,
nelle
quali
mi
parve
di
riconoscere
quell
'
impronta
particolare
d
'
austerità
e
di
tristezza
,
che
lasciano
le
traversie
della
vita
politica
,
e
che
rammenta
un
po
'
la
fierezza
pensierosa
dei
vecchi
capitani
di
bastimento
.
C
'
erano
due
sole
signore
,
sedute
vicino
al
camminetto
;
una
che
m
'
è
sfuggita
affatto
alla
memoria
,
e
un
'
altra
che
m
'
è
rimasta
impressa
profondamente
:
una
signora
di
forti
membra
,
di
capelli
bianchissimi
,
di
viso
grande
e
aperto
,
illuminato
da
due
occhi
profondi
,
taciturna
;
una
dama
del
Velasquez
,
senza
gorgiera
.
Era
quella
mademoiselle
Drouet
,
attrice
potente
,
che
rappresentò
per
la
prima
volta
Lucrezia
Borgia
,
nel
1833
,
al
teatro
della
Porte
Saint
-
Martin
,
dove
,
come
tutti
sanno
,
quel
terribile
dramma
scritto
in
sei
settimane
riportò
un
trionfo
meraviglioso
,
V
'
erano
altri
personaggi
,
che
mi
parvero
stranieri
,
e
che
avevan
l
'
aria
un
po
'
impacciata
di
chi
si
trova
in
una
casa
illustre
per
la
prima
volta
.
Quasi
tutti
parlavano
.
Quando
entrò
Vittor
Hugo
tutti
tacquero
.
Egli
sedette
vicino
al
camminetto
,
sopra
un
sofà
,
e
gli
altri
gli
formarono
intorno
un
grande
semicerchio
.
Allora
potei
vederlo
e
sentirlo
bene
.
Non
so
come
,
la
conversazione
cadde
sul
Congresso
letterario
.
Vittor
Hugo
,
interrogato
,
espose
qualcuna
delle
idee
che
avrebbe
svolte
nel
suo
discorso
inaugurale
.
Ebbene
,
riconobbi
ch
'
era
vero
,
con
mia
sorpresa
,
quello
che
m
'
era
stato
detto
del
suo
modo
di
parlare
in
privato
.
Io
m
'
aspettavo
di
sentire
le
antitesi
,
i
grandi
traslati
,
la
forma
concettosa
e
paradossale
,
e
l
'
intonazione
imperativa
che
è
nei
suoi
scritti
,
specialmente
degli
ultimi
anni
.
Nulla
di
tutto
questo
,
È
difficile
immaginare
un
linguaggio
più
semplice
,
un
tuono
più
modesto
,
un
modo
di
porgere
più
naturale
di
quello
ch
'
egli
usava
in
quella
conversazione
.
Per
non
aver
l
'
aria
di
parlare
in
cattedra
,
discorreva
guardando
in
viso
uno
solo
,
e
a
bassa
voce
.
-
Ecco
quello
che
io
direi
-
diceva
-
quello
che
credo
di
poter
dire
;
ditemi
voi
se
vi
pare
che
sia
a
proposito
.
-
Non
gestiva
affatto
;
teneva
tutt
'
e
due
le
mani
sulle
ginocchia
.
Solo
di
tratto
in
tratto
si
grattava
la
fronte
con
un
dito
:
movimento
che
gli
è
abituale
.
E
dicono
che
anche
discutendo
di
letteratura
,
in
crocchio
ristrettissimo
,
e
toccando
le
quistioni
più
ardenti
,
parla
colla
medesima
semplicità
.
Di
che
bisogna
concludere
proprio
che
,
scrivendo
,
nell
'
esaltazione
della
fantasia
,
egli
cangi
quasi
di
natura
,
o
che
parli
di
freddo
proposito
quell
'
altro
linguaggio
perchè
lo
creda
più
alto
e
più
efficace
.
Mentre
parlava
,
tutti
stavano
intenti
.
Mi
fece
senso
il
tuono
più
che
rispettoso
,
quasi
timido
,
con
cui
gli
rivolgevano
la
parola
anche
coloro
che
parevano
suoi
famigliari
.
Nessuno
l
'
interrogava
senza
dire
:
Mon
maître
-
Mon
cher
maître
,
-
Uno
disse
:
-
grand
maître
.
-
Non
vidi
mai
uno
scrittore
celebre
circondato
da
uno
stuolo
d
'
ammiratori
,
che
somigliasse
,
come
quello
,
al
corteo
d
'
un
monarca
.
È
mio
dovere
d
'
aggiungere
,
però
,
che
non
vidi
mai
sul
suo
viso
nemmeno
un
lampo
,
che
esprimesse
compiacenza
vanitosa
dell
'
ammirazione
che
lo
circondava
.
È
vero
,
d
'
altra
parte
,
che
c
'
è
abituato
da
cinquant
'
anni
.
Un
grande
lume
rischiarava
in
pieno
il
suo
viso
,
e
io
non
potevo
saziarmi
di
guardarlo
,
tanto
mi
pareva
singolare
.
Il
viso
,
di
Vittor
Hugo
,
infatti
,
per
me
,
è
ancora
un
problema
.
È
un
viso
che
ha
due
fisonomie
.
Quando
è
serio
,
è
serissimo
,
quasi
cupo
;
pare
un
viso
che
non
abbia
mai
riso
,
non
solo
,
ma
che
non
possa
ridere
;
e
i
suoi
occhi
guardano
la
gente
con
un
'
espressione
che
mette
inquietudine
.
Gli
si
direbbe
:
-
Hugo
,
fatemi
la
grazia
di
guardare
da
un
'
altra
parte
.
-
Sono
gli
occhi
d
'
un
giudice
glaciale
o
d
'
un
duellante
più
forte
di
voi
,
che
voglia
affascinarvi
collo
sguardo
.
In
quei
momenti
mettetegli
,
col
pensiero
,
un
turbante
bianco
sul
capo
:
è
un
vecchio
sceicco
;
mettetegli
un
casco
:
è
un
vecchio
soldato
;
mettetegli
una
corona
:
è
un
vecchio
re
vendicativo
e
inesorabile
.
Ha
non
so
che
dell
'
austerità
d
'
un
sacerdote
e
della
tetraggine
d
'
un
mago
.
Ha
una
faccia
leonina
.
Quando
apre
la
bocca
,
par
che
ne
debba
uscire
un
ruggito
,
e
quando
alza
il
pugno
robusto
,
par
che
non
debba
abbassarlo
che
per
stritolar
qualche
cosa
.
In
quei
momenti
sul
suo
viso
si
legge
la
storia
di
tutte
le
sue
lotte
e
di
tutti
i
suoi
dolori
,
la
tenacia
ferrea
della
sua
natura
,
le
simpatie
tetre
della
sua
immaginazione
,
i
suoi
fornati
,
i
suoi
feretri
,
i
suoi
spettri
,
le
sue
ire
,
i
suoi
odii
;
tutta
l
'
ombre
,
come
egli
direbbe
,
tutto
il
côte
noir
delle
opere
sue
.
Ma
a
un
tratto
,
come
m
'
accadde
di
vedere
quella
sera
,
mentre
un
tale
gli
raccontava
un
aneddoto
comico
d
'
un
fiaccheraio
di
Parigi
,
egli
dà
in
una
risata
così
fresca
e
così
allegra
,
mostrando
tutti
i
suoi
denti
uniti
,
piccoli
e
bianchi
;
e
in
quel
riso
i
suoi
occhi
e
la
sua
bocca
pigliano
un
'
espressione
così
giovanile
e
così
ingenua
,
che
non
si
riconosce
più
l
'
uomo
di
prima
,
e
si
riman
là
stupiti
,
come
se
gli
fosse
caduta
dal
viso
una
maschera
,
e
si
vedesse
per
la
prima
volta
il
vero
Hugo
.
E
in
quei
momenti
vedete
,
come
per
uno
spiraglio
,
dietro
di
lui
,
Deruchette
,
Guillormand
,
Mademoiselle
Lise
,
Don
Cesare
di
Bazan
,
Gavroche
,
i
suoi
angeli
,
il
suo
ciel
bleu
,
e
tutto
il
suo
mondo
luminoso
e
soave
.
Ma
non
sono
che
lampi
,
rari
sul
suo
viso
come
nei
suoi
libri
;
dopo
di
che
egli
riprende
il
suo
aspetto
pensieroso
e
tetro
,
come
se
meditasse
la
catastrofe
d
'
uno
dei
suoi
drammi
sanguinosi
.
E
più
si
guarda
,
meno
si
può
credere
che
sia
quello
stesso
Hugo
di
mezzo
secolo
fa
,
magro
,
biondo
,
gentile
,
al
quale
gli
editori
e
i
direttori
di
teatro
che
andavano
a
cercare
a
casa
l
'
autore
dell
'
Ernani
,
dicevano
:
-
Fateci
il
favore
di
chiamar
vostro
padre
.
Mentre
Vittor
Hugo
parlava
a
bassa
voce
con
un
suo
vicino
,
io
attaccai
discorso
con
un
signore
accanto
a
me
,
un
uomo
sulla
cinquantina
,
d
'
una
bella
fisonomia
d
'
artista
;
il
quale
,
dopo
poche
parole
,
mi
disse
ch
'
era
amico
di
Vittor
Hugo
,
e
che
qualche
volta
scriveva
delle
lettere
in
nome
suo
.
Fra
le
altre
cose
gli
parlai
dell
'
emozione
che
avevo
provata
la
mattina
salendo
le
scale
.
-
Perchè
mai
?
-
mi
domandò
gentilmente
.
-
Vittor
Hugo
è
così
dolce
,
così
affabile
con
tutti
!
Egli
ha
il
cuore
d
'
una
fanciulla
e
i
modi
d
'
un
bambino
.
Tutto
quello
che
v
'
è
di
aspro
e
di
terribile
nei
suoi
libri
è
uscito
dalla
sua
grande
immaginazione
,
non
dal
suo
cuore
.
Non
vedete
che
gli
trapela
la
dolcezza
dal
viso
?
Guardatelo
.
Lo
guardai
.
In
quel
momento
appunto
era
così
accigliato
e
così
fosco
,
che
non
avrei
osato
sostenere
il
suo
sguardo
.
-
È
vero
-
risposi
.
Poi
mi
parlò
delle
sue
abitudini
.
-
Egli
ha
le
abitudini
più
semplici
di
questo
mondo
-
disse
.
-
Non
lo
avete
mai
incontrato
sull
'
imperiale
dell
'
omnibus
di
via
Clichy
?
Di
tanto
in
tanto
va
a
far
un
giro
per
Parigi
nell
'
omnibus
che
passa
per
la
sua
strada
,
in
specie
quando
ha
bisogno
di
scrivere
.
Ritrovarsi
così
in
mezzo
al
popolo
,
rivedere
tanti
luoghi
pieni
di
memorie
per
lui
,
contemplare
Parigi
di
volo
,
dall
'
alto
,
all
'
aria
fresca
della
mattina
,
lo
ispira
.
In
quel
momento
colsi
a
volo
una
frase
di
Vittor
Hugo
che
mi
rimase
impressa
.
-
L
'
Académie
-
diceva
-
qui
est
pleine
de
bonté
pour
moi
.
-
E
mi
ricordai
di
quello
che
avevo
inteso
dire
:
che
in
non
so
quale
occasione
,
comparendo
lui
all
'
Accademia
,
tutti
gli
accademici
,
caso
rarissimo
,
si
alzarono
in
piedi
.
E
il
mio
vicino
continuò
:
-
Egli
lavora
ogni
giorno
,
lavora
sempre
.
Dalla
mattina
quando
si
leva
fino
alle
quattro
dopo
mezzogiorno
,
è
a
tavolino
.
Il
suo
cervello
è
sempre
in
attività
.
La
creazione
,
per
lui
,
è
un
bisogno
.
E
anche
quando
non
si
sente
ispirato
,
lavora
,
com
'
egli
dice
,
pour
se
faire
la
main
.
La
giornata
non
gli
basta
per
mettere
sulla
carta
tutto
quello
che
gli
ribolle
nella
testa
e
nel
cuore
.
Ma
il
buon
Dio
gli
darà
lunga
vita
ed
egli
ci
darà
ancora
venti
volumi
.
Udendo
queste
parole
,
non
potevo
trattenermi
dal
guardare
quel
vecchio
meraviglioso
,
come
una
creatura
d
'
un
altro
mondo
,
e
al
pensare
ch
'
egli
lavorava
ancora
,
a
quell
'
età
,
con
un
vigore
che
io
non
avevo
mai
avuto
,
e
che
lavorava
già
in
quella
maniera
venticinque
anni
prima
ch
'
io
fossi
nato
,
mi
sentii
annichilito
.
Intanto
Vittor
Hugo
parlava
di
molte
piccole
occupazioni
che
sovente
gli
portavan
via
la
giornata
senza
che
quasi
se
n
'
accorgesse
,
e
diceva
con
voce
stanca
,
ma
bonariamente
:
-
Je
n
'
ai
pas
un
minute
á
moi
,
vous
le
voyez
bien
.
E
tutti
risposero
a
una
voce
:
-
È
vero
.
Poi
un
po
'
l
'
uno
e
un
po
'
l
'
altro
ricominciarono
a
raccontare
delle
barzellette
,
col
proposito
espresso
,
credo
,
di
rallegrarlo
;
ma
ci
riuscivano
di
rado
.
Di
tratto
in
tratto
egli
girava
lo
sguardo
intorno
,
e
lo
fissava
su
di
me
o
sul
giovane
belga
,
come
se
s
'
accorgesse
soltanto
in
quel
momento
che
noi
eravamo
là
,
e
per
toglierci
questo
sospetto
,
ci
salutava
con
un
sorriso
benevolo
e
rapido
,
che
voleva
dire
:
-
Non
vi
scordo
.
-
Poi
gli
ridiscendeva
sul
viso
,
come
una
visiera
,
la
sua
tristezza
.
E
intanto
io
spiavo
l
'
occasione
di
potergli
dir
qualche
cosa
in
un
cantuccio
,
che
nessun
altro
sentisse
.
Ah
!
non
mi
mancavano
mica
,
allora
,
le
cose
da
dirgli
.
Il
coraggio
m
'
era
venuto
,
mille
domande
mi
s
'
affollavano
.
Avrei
dato
un
anno
della
mia
vita
per
poter
esser
solo
un
'
ora
con
lui
,
e
afferrarlo
per
le
mani
,
e
dirgli
sfrontatamente
,
guardandolo
fisso
:
-
Ma
insomma
,
Hugo
!
Io
voglio
leggerti
dentro
!
Che
cosa
ti
senti
nel
sangue
quando
scrivi
?
Che
cosa
vedi
intorno
a
te
,
per
aria
;
che
voce
senti
,
che
ti
parla
nell
'
orecchio
quando
crei
?
Che
cosa
fai
nella
tua
stanza
,
quando
ti
splende
alla
mente
una
di
quelle
grandi
idee
che
fanno
il
giro
della
terra
,
e
quando
ti
sgorga
dalla
penna
uno
di
quei
versi
che
vanno
al
cuore
come
un
colpo
di
pugnale
o
come
il
grido
d
'
un
angelo
?
Dove
l
'
hai
conosciuta
la
tua
Rose
della
vieille
chanson
du
Printemps
,
che
mi
ha
fatto
sospirare
per
un
anno
?
Di
dove
t
'
è
uscito
quello
spaventoso
Mazzeppa
,
di
cui
vedo
perpetuamente
la
fuga
?
Come
l
'
hai
sognata
la
Fidanzata
del
Timballiere
?
Di
dove
l
'
hai
cavato
Quasimodo
?
Rivelami
dunque
uno
dei
tuoi
mille
segreti
.
Parlami
di
Fantina
,
parlami
del
Petit
roi
de
Galice
,
dimmi
qualche
cosa
del
marchese
di
Lantenac
,
spiegami
come
t
'
è
apparso
lo
spettro
che
t
'
ispirò
quella
spietata
pioggia
di
sangue
sulla
testa
del
parricida
Kanut
,
e
quell
'
orribile
occhio
di
fuoco
che
insegue
Caino
;
dimmi
in
che
parte
dell
'
inferno
hai
scovato
l
'
amore
del
prete
Claudio
e
in
che
parte
del
cielo
hai
visto
il
viso
bianco
di
Dea
!
Parlami
della
tua
infanzia
,
delle
prime
rivelazioni
del
tuo
genio
,
di
quando
il
Chateaubriand
ti
chiamò
fanciullo
sublime
;
raccontami
delle
tue
veglie
tempestose
;
dimmi
se
gridi
quando
ti
balenano
le
immagini
che
sgomentano
,
dimmi
se
piangi
quando
scrivi
le
parole
che
strappano
i
singhiozzi
,
descrivimi
le
tue
torture
,
le
tue
ebbrezze
e
le
tue
furie
,
dimmi
che
cosa
pensi
e
che
cosa
sei
,
vecchio
misterioso
e
tremendo
!
E
pensando
queste
cose
andavo
cercando
una
frase
molto
significante
con
cui
cominciare
il
discorso
,
nel
caso
che
il
destro
si
presentasse
.
La
fortuna
m
'
assistè
.
Vittor
Hugo
uscì
per
un
momento
,
poi
tornò
vicino
al
camminetto
e
mi
sedette
accanto
.
La
conversazione
s
'
era
rotta
in
molte
conversazioni
.
Il
momento
non
poteva
essere
più
opportuno
.
Cento
interrogazioni
mi
corsero
in
un
punto
alle
labbra
,
e
cominciai
arditamente
:
-
Signore
!
Vittor
Hugo
si
voltò
cortesemente
,
mi
mise
una
mano
sopra
un
ginocchio
e
mi
guardò
in
atto
d
'
aspettazione
.
Che
cosa
volete
!
Sono
disgrazie
che
possono
capitare
a
tutti
.
Vi
ricordate
del
sarto
letterato
dei
Promessi
sposi
,
che
dopo
aver
studiate
mille
belle
cose
da
dire
al
cardinal
Federigo
per
farsi
onore
,
arrivato
il
momento
,
non
sa
dir
altro
che
un
:
-
Si
figuri
!
-
di
cui
rimane
avvilito
per
tutta
la
vita
?
Ebbene
,
mi
duole
il
dirlo
,
e
lo
dico
per
castigarmi
:
io
feci
la
stessissima
figura
di
quel
sarto
;
anzi
una
figura
cento
volte
più
trista
.
Lo
sguardo
fisso
di
Vittor
Hugo
mi
turbò
,
tutte
le
mie
belle
idee
scapparono
,
e
non
dissi
altro
che
questo
...
Insomma
,
bisogna
ch
'
io
lo
dica
.
Io
gli
domandai
se
era
stato
a
vedere
l
'
Esposizione
!
E
rimasi
là
fulminato
dalla
mia
domanda
.
Non
ricordo
più
che
cosa
Vittor
Hugo
m
'
abbia
risposto
.
Ricordo
soltanto
che
,
qualche
momento
dopo
,
parlando
dell
'
Esposizione
,
disse
:
-
C
'
est
un
beau
joujou
.
-
Mais
c
'
est
immense
,
savez
vous
,
mon
maître
,
-
gli
osservò
un
tale
.
Ed
egli
rispose
sorridendo
:
-
c
'
est
un
immense
joujou
.
Queste
parole
,
presso
a
poco
,
mi
parve
di
sentire
dal
cupo
fondo
della
mia
umiliazione
.
E
non
osai
più
aprir
bocca
.
Vittor
Hugo
,
poco
dopo
,
cambiò
di
posto
,
le
conversazioni
parziali
tornarono
a
confondersi
in
una
sola
:
l
'
occasione
era
perduta
.
Ma
mi
consolai
presto
.
Vittor
Hugo
ricominciò
a
parlare
,
ed
io
socchiudendo
gli
occhi
e
guardando
in
alto
,
per
essere
un
po
'
solo
con
me
stesso
,
cominciai
a
riandare
tutte
le
belle
emozioni
di
cui
ero
debitore
a
quell
'
uomo
,
accompagnando
il
mio
pensiero
al
suono
dolce
e
grave
della
sua
voce
;
e
pensavo
alle
letture
di
Notre
Dâme
fatte
di
nascosto
dietro
i
banchi
della
scuola
,
alle
tante
volte
che
avevo
baciato
i
volumi
delle
Contemplazioni
sotto
un
capanno
di
gelsomini
,
nel
giardino
della
mia
casa
paterna
;
ai
versi
suoi
che
solevo
declamare
sotto
la
tenda
,
di
notte
,
in
mezzo
al
silenzio
degli
accampamenti
;
al
batticuore
che
avevo
provato
la
prima
volta
che
m
'
era
caduto
sotto
gli
occhi
un
suo
informe
ritratto
in
litografia
;
all
'
immensa
distanza
che
sentivo
tra
lui
e
il
mio
desiderio
di
conoscerlo
,
nella
piccola
città
di
provincia
dove
avevo
letto
il
suo
primo
libro
;
a
un
giorno
che
,
ancora
ragazzo
,
avevo
fatto
ridere
mio
padre
domandandogli
:
-
E
se
comparisse
tutt
'
a
un
tratto
Vittor
Hugo
,
mentre
noi
siamo
a
tavola
,
che
cosa
faresti
?
-
;
e
tutti
questi
ricordi
lontani
,
evocati
là
,
vicino
a
lui
,
mi
commovevano
,
e
ripetevo
tra
me
:
-
Ed
ora
l
'
ho
conosciuto
,
lo
conosco
,
sono
nella
sua
casa
;
questa
voce
che
sento
è
la
sua
;
-
egli
è
qui
,
-
a
un
passo
da
me
.
Ma
è
proprio
vero
?
-
E
aprivo
gli
occhi
e
dicevo
:
-
Eccolo
lì
,
il
mio
caro
e
terribile
Hugo
;
non
è
mica
un
sogno
,
per
Dio
!
Mentre
m
'
abbandonavo
a
questi
pensieri
,
sentii
tutt
'
a
un
tratto
che
tutti
s
'
alzavano
e
salutavano
.
M
'
avvicinai
anch
'
io
a
Vittor
Hugo
,
gli
presi
la
destra
con
tutt
'
e
due
le
mani
....
e
non
potei
dire
una
parola
.
Ma
egli
mi
guardò
e
mi
comprese
,
e
disse
,
stringendomi
la
mano
,
e
fissandomi
con
uno
sguardo
sorridente
e
un
po
'
triste
:
-
Addio
,
caro
signore
.
Poi
soggiunse
:
-
No
,
addio
.
A
rivederci
,
non
è
vero
?
Non
so
....
mi
par
d
'
aver
fatto
la
bestialità
di
rispondere
:
A
rivederci
.
E
uscii
di
là
commosso
,
felice
,
con
un
po
'
di
melanconia
,
e
molto
confuso
,
dando
una
fiancata
in
un
seggiolone
.
VIII
.
Questa
è
l
'
impressione
che
mi
fece
Vittor
Hugo
in
casa
sua
.
Ma
non
l
'
avrei
visto
intero
,
se
non
l
'
avessi
visto
in
pubblico
,
in
una
di
quelle
solennità
,
nelle
quali
,
qualunque
siano
,
la
sua
presenza
è
lo
spettacolo
più
curiosamente
desiderato
.
Lo
vidi
nel
teatro
del
Châtelet
quando
pronunziò
il
suo
discorso
di
presidente
per
l
'
inaugurazione
del
Congresso
letterario
.
Un
'
ora
prima
che
comparisse
,
quel
vasto
teatro
era
già
affollato
.
La
platea
era
piena
di
scrittori
e
d
'
artisti
d
'
ogni
paese
,
fra
cui
s
'
incrociavano
gli
sguardi
curiosi
,
i
cenni
e
le
interrogazioni
,
conoscendo
ciascuno
,
in
quella
folla
,
moltissimi
nomi
e
pochissimi
visi
,
ed
essendo
desiderio
di
tutti
di
completare
in
quella
bella
occasione
le
proprie
conoscenze
.
Si
vedeva
un
gran
movimento
di
teste
canute
e
di
teste
giovanili
,
di
begli
occhi
pieni
di
pensiero
,
di
visi
che
s
'
avvicinavano
e
si
sorridevano
,
di
chiome
nere
che
si
chinavano
dinanzi
alle
chiome
bianche
,
di
mani
che
si
cercavano
e
si
stringevano
;
e
si
sentiva
parlare
tutte
le
lingue
,
e
correre
in
ogni
parte
un
fremito
di
vita
,
che
rallegrava
.
Sul
vasto
palco
scenico
illuminato
,
v
'
erano
i
delegati
di
tutte
le
nazioni
,
dalla
Svezia
all
'
Italia
,
e
dalla
repubblica
di
San
Salvador
alla
Russia
:
un
grande
stato
maggiore
di
poeti
,
di
romanzieri
,
di
dotti
,
d
'
uomini
di
Stato
,
di
pubblicisti
e
d
'
editori
,
fra
cui
spiccava
il
viso
fine
e
sorridente
del
Turghenieff
,
la
bella
testa
ardita
di
Edmondo
About
e
la
figura
simpatica
di
Jules
Simon
,
bersagliati
da
mille
sguardi
.
Ma
la
grande
curiosità
era
di
vedere
Vittor
Hugo
.
C
'
erano
centinaia
di
stranieri
che
non
l
'
avevano
mai
visto
;
il
suo
nome
suonava
su
tutte
le
labbra
;
quasi
tutti
gli
sguardi
eran
rivolti
dalla
parte
del
palco
dove
doveva
apparire
.
Ad
ogni
movimento
che
si
facesse
tra
le
scene
,
seguiva
un
rimescolìo
profondo
in
tutto
il
teatro
.
Era
bello
e
consolante
vedere
una
curiosità
così
ardente
in
quella
gran
folla
così
varia
di
sangue
,
e
pensare
che
chi
la
provocava
era
un
vecchio
poeta
.
Improvvisamente
tutti
i
delegati
s
'
alzarono
,
fra
tutte
quelle
teste
grigie
e
bianche
si
vide
apparire
una
testa
più
bianca
di
tutte
,
e
uno
scoppio
formidabile
d
'
applausi
-
uno
di
quegli
applausi
che
debbono
destare
nell
'
anima
di
chi
li
riceve
un
senso
quasi
di
sgomento
,
e
che
ripercuotendosi
nell
'
anima
di
chi
applaudisce
,
v
'
ingigantiscono
il
sentimento
che
li
ha
fatti
prorompere
;
-
un
solo
immenso
applauso
,
tempestoso
,
ostinato
,
interminabile
,
fece
tremare
il
teatro
.
Sul
viso
di
Vittor
Hugo
passò
un
lampo
-
un
lampo
solo
-
ma
che
rivelò
tutta
l
'
anima
sua
.
Subito
dopo
riprese
il
suo
aspetto
abituale
di
gravità
.
S
'
avvicinò
alla
ribalta
.
a
passi
un
po
'
incerti
,
circondato
dal
suo
illustre
corteo
,
si
mise
accanto
a
un
tavolino
,
e
cominciò
a
leggere
il
suo
discorso
,
scritto
a
caratteri
enormi
sopra
grandissimi
fogli
.
Non
fu
uno
dei
suoi
discorsi
più
felici
;
ma
non
è
qui
il
luogo
di
giudicarlo
.
Lesse
lentamente
,
ad
alta
voce
,
spiccando
con
arte
perfetta
ogni
frase
,
ogni
parola
,
ogni
sillaba
.
La
sua
voce
è
ancora
gagliarda
e
sonora
,
benchè
nei
lunghi
periodi
s
'
affievolisca
un
poco
,
e
gli
sfugga
qualche
volta
in
note
acute
e
stridenti
.
Ebbe
dei
momenti
stupendi
.
Quando
disse
:
-
Voi
siete
gli
ambasciatori
dello
spirito
umano
in
questa
grande
Parigi
;
siate
i
benvenuti
;
la
Francia
vi
saluta
,
-
disse
le
ultime
parole
con
un
accento
pieno
di
nobiltà
e
con
un
gesto
largo
e
vigoroso
,
che
scosse
tutto
il
teatro
.
Quando
disse
:
-
Hommes
du
passé
,
prenez
-
en
votre
parti
,
nous
ne
vous
craignons
pas
,
-
e
così
dicendo
,
scrollò
e
levò
in
alto
,
come
un
leone
,
la
sua
testa
possente
,
e
fissò
gli
occhi
fulminei
in
fondo
alla
sala
,
in
aria
di
sfida
e
di
minaccia
,
e
restò
qualche
momento
immobile
in
quell
'
atto
,
col
viso
infocato
,
in
mezzo
a
un
silenzio
profondo
;
fu
veramente
bello
e
terribile
come
un
canto
dei
suoi
Châtiments
,
e
un
brivido
corse
per
la
platea
.
Poi
il
suo
discorso
pieno
fino
a
quel
punto
di
collere
sorde
,
si
raddolcì
sull
'
argomento
dell
'
amnistia
,
e
allora
la
sua
voce
mutò
suono
,
e
parve
quella
d
'
un
altro
,
e
quelle
nobili
parole
:
-
Tutte
le
feste
son
fraterne
;
una
festa
non
è
festa
se
non
perdona
a
qualcuno
,
-
le
disse
con
un
accento
inesprimibilmente
soave
di
pietà
e
di
preghiera
,
che
suscitò
nella
folla
un
violento
fremito
di
consenso
,
cento
volte
più
eloquente
dell
'
applauso
.
E
infine
dicendo
quella
frase
:
-
V
'
è
una
cosa
più
grande
di
qualunque
trionfo
,
ed
è
lo
spettacolo
della
patria
che
apre
le
braccia
e
del
proscritto
che
appare
all
'
orizzonte
,
-
colorì
il
suo
pensiero
con
un
atto
solenne
della
mano
e
con
uno
sguardo
dolcissimo
e
triste
,
che
provocò
un
uragano
d
'
applausi
e
di
grida
.
Dopo
di
lui
,
parlarono
molti
altri
,
terminando
tutti
i
loro
discorsi
con
un
saluto
riverente
al
grande
maestro
;
ma
egli
non
diede
segno
alcune
di
commozione
.
Solo
di
tratto
in
tratto
la
sua
fronte
si
rischiarava
;
ma
tornava
subito
a
corrugarsi
,
come
se
il
pensiero
ostinato
e
implacabile
,
che
l
'
aveva
lasciato
libero
un
momento
,
si
fosse
daccapo
impadronito
di
lui
.
Finito
l
'
ultimo
discorso
,
si
alzò
e
s
'
avviò
per
uscire
.
E
allora
tuonò
un
ultimo
applauso
,
più
caldo
,
più
fragoroso
e
più
persistente
del
primo
,
accompagnato
da
uno
scoppio
,
di
grida
d
'
entusiasmo
,
che
lo
costrinsero
a
soffermarsi
.
Non
era
un
applauso
al
discorso
;
era
un
applauso
alle
Orientali
e
alla
Leggenda
,
era
un
tributo
di
gratitudine
al
poeta
dei
grandi
affetti
,
un
saluto
all
'
antico
lottatore
,
un
buon
augurio
al
settuagenario
,
un
addio
all
'
uomo
che
molti
non
avrebbero
mai
più
riveduto
.
-
Egli
rispose
con
un
lungo
sguardo
e
disparve
.
IX
.
Ecco
Vittor
Hugo
come
io
lo
vidi
,
nel
colmo
delle
sua
gloria
.
Le
generazioni
avvenire
lo
vedranno
alla
stessa
altezza
?
I
più
ne
dubitano
.
Ma
il
tempo
non
potrà
far
di
più
che
spolparlo
:
la
sua
ossatura
colossale
rimarrà
diritta
,
come
un
enorme
albero
sfrondato
,
sull
'
orizzonte
della
storia
letteraria
del
secolo
,
e
legioni
d
'
ingegni
voleranno
colle
penne
cadute
dalle
sue
ali
.
Egli
è
uno
di
quegli
scrittori
poderosi
,
che
si
presentano
alla
posterità
insanguinati
,
scapigliati
ed
ansanti
,
portando
sul
proprio
stemma
i
titoli
delle
loro
opere
come
nomi
di
battaglie
vinte
o
di
disastri
gloriosi
o
di
sublimi
follie
,
e
la
posterità
li
saluta
con
riverenza
,
come
grandi
atleti
feriti
.
Egli
sarà
certo
ammirato
almeno
come
uno
dei
più
strani
fenomeni
letterari
del
suo
tempo
,
e
uno
degli
esempi
più
meravigliosi
della
forza
e
dell
'
ardimento
dell
'
ingegno
umano.Il
est
bon
,
come
disse
egli
stesso
,
quel
'
on
trouve
sur
les
sommets
ces
grands
exemples
d
'
audace
.
Egli
ha
mostrato
le
altezze
a
cui
il
genio
può
salire
e
ha
rischiarato
i
precipizii
in
cui
il
genio
rovina
.
Ha
fatto
pensare
e
palpitare
per
mezzo
secolo
milioni
di
creature
umane
.
Quando
non
rimanesse
altro
di
lui
,
rimarrebbe
come
un
fatto
storico
la
sua
popolarità
immensa
fra
tutte
le
genti
,
come
un
esempio
consolante
dell
'
eco
che
può
trovare
nell
'
umanità
la
parola
d
'
un
uomo
che
non
ha
altra
forza
che
la
parola
.
Ma
egli
rimarrà
saldo
e
superbo
sopra
una
sommità
solitaria
,
e
quanto
più
la
letteratura
,
nel
suo
paese
e
in
tutta
Europa
,
s
'
affonderà
nello
scetticismo
,
nella
sensualità
e
nella
putredine
,
e
più
parrà
alta
e
nobile
la
sua
figura
lontana
.
E
la
giornata
del
grande
lavoratore
non
è
per
anco
finita
.
Ora
par
che
attraversi
un
triste
periodo
.
Dio
voglia
che
ne
esca
,
e
che
noi
sentiamo
ancora
per
molti
anni
la
sua
voce
potente
,
che
commosse
già
la
giovinezza
dei
nostri
padri
.
Essa
ci
dirà
fino
all
'
ultimo
momento
qualche
cosa
di
grande
e
di
vero
.
L
'
abbiamo
intesa
da
fanciulli
;
vorremmo
intenderla
ancora
«
quando
l
'
albero
comincierà
a
rendere
alla
terra
le
sue
foglie
morte
.
»
Noi
gli
facciamo
quest
'
augurio
.
Noi
speriamo
che
il
grande
poeta
,
sorto
coll
'
alba
dell
'
ottocento
,
accompagni
il
secolo
fino
al
tramonto
;
che
il
suo
genio
risplenda
fin
che
batterà
il
suo
cuore
,
e
che
l
'
Europa
raccolga
insieme
l
'
ultimo
soffio
della
sua
vita
secolare
e
l
'
ultimo
canto
della
sua
epopea
immortale
.
EMILIO
ZOLA
I
.
Una
volta
,
in
un
vagone
,
vidi
un
francese
che
leggeva
un
libro
con
grande
attenzione
,
facendo
di
tanto
in
tanto
un
segno
di
stupore
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
mentre
cercavo
di
leggere
il
titolo
sulla
copertina
,
esclamò
:
-
Ah
!
c
'
est
dégoûtant
!
-
e
cacciò
il
libro
nella
valigia
,
con
un
atto
di
sdegno
e
di
disprezzo
.
Rimase
qualche
minuto
sopra
pensiero
;
poi
riaperse
la
valigia
,
riprese
il
libro
e
ricominciò
a
leggere
.
Poteva
aver
letto
un
paio
di
pagine
,
quando
diede
improvvisamente
in
una
grande
risata
,
e
voltandosi
verso
il
suo
vicino
,
disse
:
-
Ah
!
caro
mio
,
c
'
è
qui
una
descrizione
d
'
un
pranzo
di
nozze
che
è
una
vera
meraviglia
!
-
Poi
continuò
la
lettura
,
dando
a
vedere
in
mille
modi
che
ci
provava
un
gusto
infinito
.
Il
libro
era
l
'
Assommoir
.
Quello
che
accadde
a
quel
francese
leggendo
l
'
Assommoir
,
accade
a
quasi
tutti
alla
prima
lettura
dei
romanzi
dello
Zola
.
Bisogna
vincere
il
primo
senso
di
ripugnanza
:
poi
,
qualunque
sia
l
'
ultimo
giudizio
che
si
porta
sullo
scrittore
,
si
è
contenti
d
'
averlo
letto
,
e
si
conclude
che
si
doveva
leggere
.
Il
primo
effetto
che
produce
,
in
specie
dopo
la
lettura
d
'
altri
romanzi
,
è
come
quello
che
si
prova
all
'
uscire
da
un
teatro
caldo
e
profumato
,
ricevendo
nel
viso
il
soffio
fresco
dell
'
aria
aperta
,
il
quale
dà
una
sensazione
viva
di
piacere
,
anche
quando
porta
un
cattivo
odore
.
Letti
i
romanzi
suoi
,
pare
che
in
tutti
gli
altri
,
anche
nei
più
veri
,
ci
sia
un
velo
tra
il
lettore
e
le
cose
;
e
che
ci
corra
la
stessa
differenza
che
fra
visi
umani
,
gli
uni
ritratti
in
una
tela
e
gli
altri
riflessi
in
uno
specchio
.
Par
di
vedere
e
di
toccare
la
Verità
per
la
prima
volta
.
Certo
che
,
per
quanto
si
abbia
lo
stomaco
forte
e
le
nez
solide
;
come
Gervaise
all
'
ospedale
,
qualche
volta
bisogna
fare
un
salto
indietro
,
come
a
una
fiatata
improvvisa
d
'
aria
pestifera
.
Ma
anche
in
quei
punti
,
come
quasi
ad
ogni
pagina
,
nell
'
atto
stesso
che
protestiamo
furiosamente
:
-
Questo
è
troppo
!
-
c
'
è
un
diavolo
dentro
di
noi
che
ride
e
strepita
e
se
la
gode
mattamente
,
a
nostro
dispetto
.
Si
prova
lo
stesso
piacere
che
a
sentir
parlare
un
uomo
infinitamente
schietto
,
anche
quando
sia
brutale
;
un
uomo
che
esprime
,
come
dice
Otello
,
la
sua
peggiore
idea
colla
sua
peggiore
parola
,
che
descrive
quello
che
vede
,
che
ripete
quello
che
ascolta
,
che
dice
quello
che
pensa
,
che
racconta
quello
che
è
,
senza
nessun
riguardo
di
nessunissima
natura
,
come
se
parlasse
a
sè
stesso
.
Alla
buon
'
ora
.
Fin
dalle
prime
righe
,
si
sa
con
chi
s
'
ha
da
fare
.
I
delicati
si
ritirino
.
È
un
affar
convenuto
:
egli
non
tacerà
nulla
,
non
abbellirà
nulla
,
non
velerà
nulla
,
nè
sentimenti
,
nè
pensieri
,
nè
discorsi
,
nè
atti
,
nè
luoghi
.
Sarà
un
romanziere
giudice
,
chirurgo
,
casista
,
fisiologo
,
perito
fiscale
,
che
solleverà
tutti
i
veli
,
e
metterà
le
mani
in
tutte
le
vergogne
,
e
darà
il
nome
proprio
a
tutte
le
cose
,
freddamente
,
non
badando
,
anzi
meravigliandosi
altamente
della
vostra
meraviglia
.
E
così
è
in
fatti
.
Nell
'
ordine
morale
,
egli
svela
dei
suoi
personaggi
fin
quei
profondissimi
sentimenti
,
che
sogliono
essere
per
tutti
segreti
eterni
,
quando
non
si
bisbiglino
tremando
nel
finestrino
d
'
un
confessionale
;
nell
'
ordine
materiale
,
ci
fa
sentire
tutti
gli
odori
,
tutti
i
sapori
e
tutti
i
contatti
;
e
in
fatto
di
lingua
ci
fa
grazia
appena
di
quelle
pochissime
parole
assolutamente
impronunziabili
,
che
i
ragazzi
viziosi
cercano
di
soppiatto
nei
vocabolari
.
Su
questa
via
nessuno
è
mai
andato
più
in
là
,
e
non
si
sa
proprio
se
si
debba
ammirare
di
più
il
suo
ingegno
o
il
suo
coraggio
.
Fra
le
miriadi
di
personaggi
di
romanzo
che
abbiamo
nella
memoria
,
i
suoi
rimangono
come
affollati
in
disparte
,
e
sono
i
più
grossi
e
i
più
palpabili
di
tutti
.
Non
li
abbiamo
solamente
visti
passare
e
sentiti
discorrere
;
ci
siamo
strofinati
contro
di
loro
,
abbiamo
sentito
il
loro
fiato
,
l
'
odore
delle
loro
carni
e
dei
loro
panni
;
abbiamo
visto
circolare
il
sangue
sotto
la
loro
pelle
;
sappiamo
in
che
atteggiamento
dormono
,
che
cosa
mangiano
,
come
si
vestono
e
come
si
spogliano
;
conosciamo
il
loro
temperamento
al
pari
del
nostro
,
le
predilezioni
più
segrete
dei
loro
sensi
,
le
escandescenze
più
turpi
del
loro
linguaggio
,
il
gesto
,
la
smorfia
,
le
macchie
della
camicia
,
le
scaglie
della
cute
e
il
sudiciume
delle
unghie
.
E
come
i
personaggi
,
ci
stampa
nella
mente
i
luoghi
,
poichè
contempla
tutte
le
cose
collo
stesso
sguardo
,
che
abbraccia
tutto
,
e
le
riproduce
colla
stessa
arte
,
a
cui
non
sfugge
nulla
.
In
una
stanza
già
disegnata
e
dipinta
,
si
sposta
il
lume
;
egli
interrompe
il
racconto
per
dirci
dove
guizza
e
in
che
cosa
si
frange
,
nella
nuova
direzione
,
il
raggio
della
fiammella
,
e
come
luccicano
,
in
un
angolo
oscuro
,
le
gambe
d
'
una
seggiola
e
i
cardini
d
'
una
porta
.
Dalla
descrizione
d
'
una
bottega
ci
fa
capire
che
è
sonato
da
poco
mezzogiorno
,
o
che
manca
un
'
ora
circa
al
tramonto
.
Nota
tutte
le
ombre
,
tutte
le
macchie
di
sole
,
tutte
le
sfumature
di
colore
che
si
succedono
d
'
ora
in
ora
sulla
parete
,
e
rende
ogni
cosa
con
una
così
meravigliosa
evidenza
,
che
cinque
anni
dopo
la
lettura
,
ci
ricorderemo
dell
'
apparenza
che
presentava
una
tappezzeria
,
verso
le
cinque
di
sera
,
quando
le
tendine
della
finestra
erano
calate
,
e
dell
'
azione
che
esercitava
quella
apparenza
sull
'
animo
d
'
un
personaggio
ch
'
era
seduto
in
un
angolo
di
quella
stanza
.
Non
dimentica
nulla
,
e
dà
vita
ad
ogni
cosa
,
e
non
c
'
è
cosa
dinanzi
a
cui
il
suo
pennello
onnipotente
s
'
arresti
;
nè
i
mucchi
di
biancheria
sudicia
,
nè
i
vomiti
dei
briachi
,
nè
la
carne
fradicia
,
nè
i
cadaveri
disfatti
.
Ci
fa
uscire
col
mal
di
capo
dall
'
alcova
profumata
di
Renée
,
e
ci
fa
stare
un
'
ora
in
una
bottega
da
salumaio
,
in
compagnia
della
bella
Lisa
,
dal
seno
saldo
e
immobile
che
pare
un
ventre
,
in
mezzo
alle
teste
di
porco
affondate
nella
gelatina
,
alle
scatole
di
sardelle
,
che
trasudano
l
'
olio
,
ai
prosciutti
sanguinanti
,
al
vitello
lardato
e
ai
pasticci
di
fegato
di
lepre
,
dipinti
,
o
piuttosto
dati
a
fiutare
e
a
toccare
in
maniera
,
che
,
terminata
la
lettura
,
si
lascia
il
libro
,
senz
'
avvedersene
,
e
si
cerca
colle
mani
la
catinella
.
E
via
via
,
il
buon
odore
delle
spalle
di
Nana
,
l
'
odor
di
pescheria
delle
sottane
della
bella
normanna
,
il
puzzo
dell
'
alito
di
Boit
-
sans
-
soif
,
il
tanfo
del
baule
di
Lantier
;
egli
ci
fa
sentir
tutto
,
inesorabilmente
,
aprendoci
le
narici
a
forza
coll
'
asticciuola
della
penna
;
e
descrive
il
parco
del
Paradou
fiore
per
fiore
,
il
mercato
di
Sant
'
Eustachio
pesce
per
pesce
,
la
bottega
di
madame
Lecoeur
cacio
per
cacio
,
e
il
pranzo
di
Gervaise
boccone
per
boccone
.
Nella
stessa
maniera
procede
riguardo
alle
occupazioni
dei
suoi
personaggi
,
alle
quali
ci
fa
assistere
,
spiegandole
minutamente
,
di
qualunque
natura
esse
siano
,
in
modo
che
s
'
impara
dai
suoi
romanzi
,
come
da
Guide
pratiche
d
'
arti
e
mestieri
,
a
fare
i
biroldi
,
a
lavorar
da
ferraio
,
a
stirar
le
camicie
,
a
trinciare
i
polli
,
a
saldar
le
grondaie
,
a
servire
la
messa
,
a
dirigere
una
contraddanza
.
Fra
tutte
queste
cose
,
in
tutti
questi
luoghi
,
di
cui
si
respira
1'aria
,
e
in
cui
si
vede
e
si
tocca
tutto
,
si
muove
una
folla
svariatissima
,
di
signore
corrotte
fino
alla
midolla
,
d
'
operai
incarogniti
,
di
bottegaie
sboccate
,
di
banchieri
bindoli
,
di
preti
bricconi
,
di
sgualdrinelle
,
di
bellimbusti
,
di
mascalzoni
e
di
sudicioni
d
'
ogni
tinta
e
d
'
ogni
pelo
,
-
fra
i
quali
apparisce
qua
e
là
,
rara
avis
,
qualche
faccia
di
galantuomo
,
-
:
e
lì
fanno
fra
tutti
un
po
'
di
tutto
,
dal
furto
all
'
incesto
,
girando
fra
il
codice
penale
e
l
'
ospedale
o
il
monte
di
pietà
e
la
taverna
,
a
traverso
a
tutte
le
passioni
e
a
tutti
gli
abbrutimenti
,
fitti
nel
fango
fino
al
mento
,
in
un
'
aria
densa
e
grave
,
ravvivata
appena
di
tempo
in
tempo
dal
soffio
d
'
un
affetto
gentile
,
e
agitata
alternatamene
da
alti
cachinni
plebei
e
da
grida
strazianti
di
affamati
e
di
moribondi
.
E
malgrado
ciò
,
egli
è
uno
scrittore
morale
.
Si
può
affermarlo
risolutamente
.
Emilio
Zola
è
uno
dei
romanzieri
più
morali
della
Francia
.
E
fa
davvero
stupore
che
ci
sia
chi
lo
mette
in
dubbio
.
Del
vizio
egli
fa
sentire
il
puzzo
,
non
il
profumo
;
le
sue
nudità
son
nudità
di
tavola
anatomica
,
che
non
ispirano
il
menomo
pensiero
sensuale
;
non
c
'
è
nessuno
dei
suoi
libri
,
neanche
il
più
crudo
,
che
non
lasci
nell
'
animo
netta
,
ferma
,
immutabile
l
'
avversione
o
il
disprezzo
per
le
basse
passioni
che
vi
sono
trattate
.
Egli
non
è
,
come
il
Dumas
figlio
,
legato
da
un
'
invincibile
simpatia
ai
suoi
mostri
di
donne
,
a
cui
dice
:
-
Infami
-
ad
alta
voce
o
-
care
-
a
fior
di
labbra
.
Egli
mette
il
vizio
alla
berlina
,
nudo
,
brutalmente
,
senza
ipocrisia
e
senza
pietà
,
e
standone
tanto
lontano
che
non
lo
sfiora
neanche
coi
panni
.
Forzato
dalla
sua
mano
,
è
il
vizio
stesso
che
dice
:
-
sputate
e
passate
.
-
I
suoi
romanzi
,
come
dice
egli
stesso
,
sono
veramente
«
morale
in
azione
.
»
Lo
scandalo
che
n
'
esce
non
è
che
per
gli
occhi
e
per
gli
orecchi
.
E
come
si
tien
fuori
,
come
uomo
,
dalla
melma
che
rimescola
colla
penna
,
si
tien
fuori
completamente
,
come
scrittore
,
dai
personaggi
che
crea
.
Non
c
'
è
forse
altro
romanziere
moderno
che
si
rimpiatti
più
abilmente
di
lui
nelle
opere
proprie
.
Letti
tutti
i
suoi
romanzi
,
non
si
capisce
chi
sia
e
che
cosa
sia
.
È
un
osservatore
profondo
,
è
un
pittore
strapotente
,
è
uno
scrittore
meraviglioso
,
forte
,
senza
rispetti
umani
,
brusco
,
risoluto
,
ardito
,
un
po
'
di
malumore
e
poco
benevolo
;
ma
non
si
sa
altro
.
Soltanto
,
benchè
non
si
veda
mai
a
traverso
le
pagine
del
suoi
libri
il
suo
viso
intero
,
si
intravvede
però
la
sua
fronte
segnata
da
una
ruga
diritta
o
profonda
,
o
s
'
indovina
ch
'
egli
deve
aver
visto
da
vicino
una
gran
parte
delle
miserie
e
delle
prostituzioni
che
descrive
.
E
pare
un
uomo
,
il
quale
essendo
stato
offeso
dal
mondo
,
se
ne
vendichi
strappandogli
la
maschera
e
mostrando
per
la
prima
volta
com
'
è
:
in
gran
parte
odioso
e
schifoso
.
Una
persuasione
profonda
lo
guida
e
lo
fa
forte
:
che
si
debba
dire
e
descrivere
la
verità
;
dirla
e
descriverla
ad
ogni
proposito
,
a
qualunque
costo
,
qualunque
essa
sia
,
tutta
,
sempre
,
senza
transazioni
,
sfrontatamente
.
Ha
in
questo
anche
lui
,
come
dice
dello
Shakespeare
Vittor
Hugo
,
une
sorte
de
parti
pris
gigantesque
.
A
questo
«
partito
preso
»
adatta
conseguentemente
l
'
arte
sua
,
che
viene
ad
essere
una
riproduzione
piuttosto
che
una
creazione
;
ed
è
infatti
un
'
arte
tranquilla
,
paziente
,
metodica
,
che
non
manda
grandi
lampi
,
ma
che
rischiara
ogni
cosa
,
d
'
una
luce
eguale
,
da
tutte
le
parti
;
ardimentosa
,
ma
guardinga
nei
suoi
ardimenti
;
sempre
sicura
dei
fatti
propri
;
che
s
'
alza
poco
,
ma
non
casca
mai
,
e
procede
a
passo
lento
,
ma
per
una
via
direttissima
,
verso
un
termine
che
vede
chiarissimamente
.
I
suoi
romanzi
non
son
quasi
romanzi
.
Non
hanno
scheletro
,
o
appena
la
colonna
vertebrale
.
Provate
a
raccontarne
uno
:
è
impossibile
.
Sono
composti
d
'
una
quantità
enorme
di
particolari
,
che
vi
sfuggono
in
gran
parte
dopo
la
lettura
,
come
i
mille
quadretti
senza
soggetto
d
'
un
museo
olandese
.
Perciò
si
rileggono
con
piacere
.
Vi
si
aspetta
di
pagina
in
pagina
un
grosso
fatto
,
che
ci
fugge
davanti
,
e
non
si
raggiunge
mai
.
Non
vi
accade
mai
un
urto
forte
di
affetti
,
d
'
interessi
,
di
persone
,
che
tenga
l
'
animo
sospeso
,
e
da
cui
tutto
il
romanzo
dipenda
.
Non
ci
sono
punti
alti
,
da
cui
si
domini
con
uno
sguardo
un
grande
spazio
;
è
una
continua
pianura
in
cui
si
cammina
a
capo
chino
,
deviando
ogni
momento
e
arrestandosi
ad
ogni
passo
ad
osservare
la
pietra
,
l
'
insetto
,
l
'
orma
,
il
filo
d
'
erba
.
I
suoi
personaggi
non
agiscono
quasi
.
La
maggior
parte
non
sono
necessarii
a
quella
qualsiasi
azione
che
si
svolge
nel
romanzo
.
Non
son
personaggi
che
recitino
la
commedia
;
son
gente
intesa
alle
proprie
faccende
,
colta
colla
fotografia
istantanea
,
senza
che
se
n
'
accorga
.
Nel
romanzo
c
'
è
qualche
mese
o
qualche
anno
della
vita
di
ciascuno
.
Li
vedete
vivere
,
ciascuno
per
conto
proprio
,
e
ciascuno
v
'
interessa
principalmente
per
sè
medesimo
;
poco
o
punto
per
quello
che
ha
che
fare
cogli
altri
.
Di
qui
nasce
la
grande
efficacia
dello
Zola
.
Di
quanto
difetta
il
suo
romanzo
in
orditura
,
di
tanto
abbonda
in
verità
.
Non
ci
si
vede
la
mano
del
romanziere
che
sceglie
i
fatti
,
che
li
accomoda
per
congegnarli
,
che
li
nasconde
l
'
un
dietro
l
'
altro
per
sorprenderci
,
e
che
prepara
un
grande
effetto
con
mille
piccoli
sacrifizi
della
verosimiglianza
e
della
ragione
.
Il
racconto
va
da
sè
,
in
modo
che
non
par
possibile
altrimenti
,
e
sembra
una
esposizione
semplice
del
vero
,
non
solo
per
i
caratteri
,
ma
anche
per
la
natura
dei
fatti
,
e
per
l
'
ordine
in
cui
si
succedono
.
Si
legge
e
par
di
stare
alla
finestra
,
e
di
assistere
ai
mille
piccoli
accidenti
della
vita
della
strada
.
Perciò
quasi
tutti
i
romanzieri
,
in
confronto
suo
,
fanno
un
po
'
l
'
effetto
di
giocatori
di
bussolotti
.
E
non
avendo
la
preoccupazione
comune
degli
scrittori
di
romanzo
,
d
'
annodare
e
di
districare
molte
fila
e
di
tirarle
da
varie
parti
ad
un
punto
,
è
libero
di
rivolgere
tutte
le
sue
facoltà
al
proprio
fine
,
che
è
di
ritrarre
dal
vero
,
e
può
così
raggiungere
in
quest
'
arte
un
grado
altissimo
di
potenza
.
Non
ha
,
d
'
altra
parte
,
delle
facoltà
molto
varie
;
e
lo
sente
;
e
quindi
aguzza
e
fortifica
mirabilmente
quelle
che
possiede
,
per
supplire
al
difetto
delle
altre
.
E
si
può
mettere
in
dubbio
se
questo
difetto
sia
a
deplorarsi
,
che
forse
una
più
vasta
immaginazione
avrebbe
dimezzato
da
un
altro
lato
la
sua
potenza
,
distraendo
una
parte
delle
sue
forze
dalla
descrizione
e
dall
'
analisi
.
Dotato
invece
come
si
ritrova
,
egli
concepisce
il
romanzo
in
maniera
,
che
il
suo
concetto
e
il
suo
scopo
,
non
inceppano
menomamente
la
libertà
del
suo
lavoro
.
Inteso
ad
una
scena
e
ad
un
dialogo
,
par
che
dimentichi
il
romanzo
;
è
tutto
lì
;
vi
si
sprofonda
e
vi
lavora
con
tutta
l
'
anima
sua
.
Il
dialogo
procede
senza
scopo
,
la
scena
si
svolge
senza
vincoli
,
e
perciò
son
sempre
,
l
'
uno
e
l
'
altra
verissimi
.
Intanto
egli
coglie
a
volo
mille
nonnulla
,
il
carro
che
passa
,
la
nuvola
che
nasconde
il
sole
,
il
vento
che
agita
la
tenda
,
il
riflesso
d
'
uno
specchio
,
un
rumore
lontano
,
e
il
lettore
stesso
,
dimenticando
ogni
altra
cosa
,
vive
tutto
collo
scrittore
in
quel
momento
e
in
quel
luogo
,
e
vi
prova
una
illusione
piacevolissima
,
che
non
gli
lascia
desiderare
null
'
altro
.
Con
questa
facoltà
di
dar
rilievo
a
ogni
menoma
cosa
,
e
lavorando
,
come
fa
,
ordinato
e
paziente
,
riesce
insuperabile
nell
'
arte
delle
gradazioni
,
nell
'
esporre
,
per
una
serie
di
transizioni
finissime
,
la
trasformazione
lenta
e
completa
d
'
un
carattere
o
d
'
uno
stato
di
cose
,
in
modo
che
il
lettore
va
innanzi
,
con
lui
,
senz
'
accorgersene
,
a
piccolissimi
passi
,
e
prova
poi
un
sentimento
di
profonda
meraviglia
,
quando
arriva
alla
fine
,
e
riconosce
,
voltandosi
indietro
,
che
ha
fatto
un
immenso
cammino
.
La
efficacia
grande
di
parecchi
suoi
romanzi
consiste
,
quasi
intera
in
quest
'
arte
.
I
suoi
romanzi
son
fatti
a
maglia
:
una
maglia
fittissima
di
piccoli
episodi
,
formati
di
dialoghi
rotti
e
di
descrizioni
a
ritornello
,
in
cui
ogni
parola
ha
colore
e
sapore
,
e
ogni
inciso
fa
punta
,
e
in
ogni
periodo
c
'
è
,
per
così
dire
,
tutto
lo
scrittore
.
È
raro
che
ci
si
provi
una
emozione
fortissima
e
improvvisa
.
È
forse
unica
nei
suoi
romanzi
la
scena
desolante
e
sublime
del
Monsieur
,
écoutez
donc
,
di
Gervaise
,
quando
s
'
offre
a
chi
passa
,
moribonda
di
fame
,
e
quando
si
sfama
,
piangendo
,
sotto
gli
occhi
di
Goujet
.
Quasi
sempre
,
leggendo
,
si
prova
un
seguito
di
sensazioni
acri
di
piacere
,
di
piccole
scosse
e
di
sorprese
che
lasciano
l
'
animo
incerto
;
qui
una
risata
,
là
un
brivido
di
ribrezzo
,
un
po
'
d
'
impazienza
,
una
meraviglia
grande
per
una
descrizione
prodigiosamente
viva
,
una
stretta
al
cuore
per
una
piaga
umana
spietatamente
denudata
,
e
un
leggiero
stupore
continuo
dalla
prima
all
'
ultima
pagina
,
come
allo
svolgersi
d
'
una
serie
di
vedute
d
'
un
paese
nuovo
.
Son
romanzi
che
si
fiutano
,
che
si
assaporano
a
centellini
,
come
bicchieri
di
liquore
,
e
che
lasciano
l
'
alito
forte
e
il
palato
insensibile
ai
dolciumi
.
A
ciò
contribuisce
in
gran
parte
il
suo
stile
,
solido
,
sempre
stretto
al
pensiero
,
pieno
d
'
artifizi
ingegnosissimi
,
accortamente
nascosti
sotto
un
certo
andamento
uniforme
,
padroneggiato
sempre
dallo
scrittore
,
stupendamente
imitativo
dei
movimenti
e
dei
suoni
,
risoluto
ed
armonico
,
che
par
accompagnato
dal
picchio
cadenzato
d
'
un
pugno
di
ferro
sul
tavolino
,
e
in
cui
si
sente
il
respiro
largo
e
tranquillo
d
'
un
giovane
poderoso
.
La
forza
,
infatti
,
è
la
dote
preminente
dello
Zola
,
e
chiunque
voglia
definirlo
dice
per
prima
cosa
:
-
È
potente
.
Ognuno
dei
suoi
romanzi
è
un
grand
tour
de
force
,
un
peso
enorme
ch
'
egli
solleva
lentamente
e
rimette
lentamente
per
terra
,
facendo
quanto
è
in
lui
per
dissimulare
lo
sforzo
.
Letta
l
'
ultima
pagina
,
vien
fatto
di
dire
:
-
Hein
?
quelle
poigne
!
-
come
quei
tre
beoni
dell
'
Assommoir
,
a
proposito
del
marchese
che
aveva
steso
in
terra
tre
facchini
a
colpi
di
testa
nel
ventre
.
Ed
è
strana
veramente
l
'
apparizione
di
questo
romanziere
in
maniche
di
camicia
,
dal
petto
irsuto
e
dalla
voce
rude
,
che
dice
tutto
a
tutti
,
in
piena
piazza
,
impudentissimamente
;
la
sua
apparizione
improvvisa
in
mezzo
a
una
folla
di
romanzieri
in
abito
nero
,
ben
educati
e
sorridenti
,
che
dicono
mille
oscenità
in
forma
decente
,
in
romanzetti
color
di
rosa
fatti
per
le
alcove
e
per
le
scene
.
Questo
è
il
suo
più
alto
merito
.
Egli
ha
buttato
in
aria
con
un
calcio
tutti
i
vasetti
della
toeletta
letteraria
e
ha
lavato
con
uno
strofinaccio
di
tela
greggia
la
faccia
imbellettata
della
Verità
:
Ha
fatto
il
primo
romanzo
popolare
che
abbia
veramente
«
l
'
odore
del
popolo
.
»
Ha
aggredito
quasi
tutte
le
classi
sociali
,
flagellando
a
sangue
la
grettezza
maligna
delle
piccole
città
di
provincia
,
la
furfanteria
dei
faccendieri
d
'
alto
bordo
;
la
corruzione
ingioiellata
,
l
'
intrigo
politico
,
l
'
armeggio
del
prete
ambizioso
,
la
freddezza
crudele
dell
'
egoismo
bottegaio
,
l
'
ozio
,
la
ghiottoneria
;
la
lascivia
,
con
una
tale
potenza
,
che
quantunque
preceduto
su
questa
via
da
altri
scrittori
ammirabili
,
vi
parve
entrato
per
il
primo
,
e
i
flagellati
si
sentirono
riaprire
le
ferite
antiche
con
uno
spasimo
non
mai
provato
.
Compiendo
quest
'
ufficio
,
si
è
forse
spinto
qualche
volta
di
là
dall
'
arte
;
ma
aperse
all
'
arte
nuovi
spiragli
,
per
cui
si
vedono
nuovi
orizzonti
,
e
insegnò
colori
,
colpi
di
scalpello
,
sfumature
,
forme
,
mezzi
d
'
ogni
natura
,
da
cui
potranno
trarre
un
vantaggio
immenso
altri
mille
ingegni
,
benchè
avviati
,
per
un
'
altra
strada
,
ad
una
meta
affatto
diversa
.
E
non
c
'
è
da
temere
che
derivi
da
lui
una
scuola
eccessiva
e
funesta
,
poichè
la
facoltà
descrittiva
,
che
è
la
sua
dominante
,
non
può
arrivare
più
in
là
sulla
via
che
egli
percorre
,
nè
il
culto
della
verità
nuda
avere
un
sacerdote
più
intrepido
e
più
fedele
.
Gli
imitatori
cadranno
miserabilmente
sulle
sue
orme
,
sfiancati
,
ed
egli
rimarrà
solo
dov
'
è
giunto
sull
'
ultimo
confine
dell
'
arte
sua
,
ritto
a
filo
sopra
un
precipizio
,
nel
quale
chi
vorrà
passargli
innanzi
a
ogni
costo
,
cadrà
a
capofitto
.
Ma
non
si
può
pronunciare
su
di
lui
,
per
ora
,
l
'
ultimo
giudizio
.
Non
ha
che
trentasette
anni
,
è
ancora
nel
fiore
della
sua
gioventù
di
scrittore
,
ed
è
possibile
che
si
trasformi
crescendo
di
statura
.
È
vero
che
la
strada
per
cui
s
'
è
messo
è
così
profondamente
incassata
e
inclinata
,
che
non
si
capisce
come
ne
possa
uscire
.
Ma
è
certo
che
ci
si
proverà
,
e
se
non
riuscirà
nel
suo
intento
,
noi
assisteremo
almeno
a
uno
di
quegli
sforzi
potenti
,
e
avremo
da
lui
uno
di
quei
«
capolavori
sbagliati
»
che
non
destano
minor
meraviglia
dei
grandi
trionfi
.
II
La
sua
storia
letteraria
è
una
delle
più
curiose
di
questi
tempi
.
I
suoi
primi
lavori
furono
i
Contes
à
Ninon
,
scritti
a
ventidue
anni
e
pubblicati
molto
tempo
dopo
.
Lì
c
'
è
ancora
lo
Zola
imberbe
,
con
una
lagrima
negli
occhi
e
un
sorriso
sulle
labbra
,
appena
turbato
da
una
leggera
espressione
di
tristezza
.
Non
tiene
affatto
a
questi
racconti
,
e
s
'
arrabbia
coi
critici
che
,
o
sinceramente
o
malignamente
,
dicono
di
preferirli
ai
suoi
romanzi
.
A
un
tale
che
gli
espresse
tempo
fa
questo
giudizio
,
rispose
:
-
Vi
ringrazio
;
ma
se
venite
a
casa
mia
vi
farò
vedere
certi
miei
componimenti
di
terza
grammatica
,
che
vi
piaceranno
anche
di
più
.
-
I
suoi
primi
romanzi
furono
quei
quattro
arditissimi
,
fra
cui
Thérèse
Raquin
,
ora
un
po
'
dimenticati
,
che
vennero
definiti
da
un
critico
«
letteratura
putrida
.
»
C
'
era
già
lo
Zola
uomo
;
ma
solamente
dalla
cintola
in
su
.
Le
sue
grandi
facoltà
artistiche
,
già
spiegate
,
ma
non
ancora
sicure
,
sentivano
il
bisogno
di
reggersi
sopra
argomenti
mostruosi
,
che
attirassero
per
sè
soli
l
'
attenzione
.
Si
vedeva
però
già
in
quei
romanzi
uno
scrittore
imperterrito
,
ch
'
era
risoluto
a
farsi
largo
a
colpi
di
gomito
,
e
che
aveva
il
gomito
di
bronzo
.
Uno
di
quei
romanzi
,
Madeleine
Férat
,
che
s
'
aggira
sopra
un
fatto
osservato
dall
'
autore
,
d
'
una
ragazza
la
quale
,
abbandonata
dall
'
uomo
che
ama
,
ne
sposa
un
altro
;
ed
ha
parecchi
anni
dopo
un
figliuolo
che
somiglia
al
primo
,
gli
suggerì
l
'
idea
di
scrivere
quella
serie
di
romanzi
fisiologici
,
che
intitolò
Histoire
naturelle
et
sociale
d
'
une
famille
sous
le
second
Empire
;
e
fin
dal
primo
giorno
gli
balenò
alla
mente
tutto
il
lavoro
,
e
tracciò
l
'
albero
genealogico
che
pubblicò
poi
nella
Page
d
'
amour
.
Credevo
che
fosse
anche
questa
una
delle
tante
ostentazioni
di
«
un
disegno
vasto
ed
antico
»
con
cui
gli
autori
cercano
d
'
ingrandire
nel
pubblico
il
concetto
delle
proprie
opere
;
ma
i
manoscritti
,
ch
'
ebbi
l
'
onore
di
vedere
,
mi
disingannarono
.
Fin
dal
primo
principio
egli
stese
l
'
elenco
dei
personaggi
principali
della
famiglia
Rougon
-
Macquart
,
e
destinò
a
ciascuno
la
sua
carriera
,
proponendosi
di
dimostrare
in
tutti
gli
effetti
dell
'
origine
,
dell
'
educazione
,
della
classe
sociale
,
dei
luoghi
,
delle
circostanze
,
del
tempo
.
I
primi
romanzi
di
questo
nuovo
«
ciclo
»
non
ottennero
molto
successo
.
I
linguisti
,
gli
stilisti
,
tutti
coloro
che
sorseggiano
i
libri
con
un
palato
letterario
,
ci
sentirono
della
forza
,
ci
trovarono
del
bello
e
ci
presentirono
del
meglio
;
ma
non
sospettarono
che
ci
fosse
sotto
un
romanziere
di
primo
ordine
.
Lo
Zola
se
ne
indispettì
,
e
gettò
allora
un
guanto
di
sfida
a
Parigi
,
pubblicando
quella
famosa
Curée
,
in
cui
è
manifesta
la
risoluzione
di
levar
rumore
a
ogni
costo
;
quello
splendido
e
orrendo
saturnale
di
mascalzoni
in
guanti
bianchi
,
in
cui
il
meno
turpe
degli
amori
è
l
'
amor
d
'
un
figliastro
per
la
matrigna
e
la
donna
più
onesta
è
una
mezzana
.
Il
romanzo
,
infatti
,
fece
chiasso
;
si
gridò
allo
scandalo
,
come
si
grida
a
Parigi
,
per
educazione
;
ma
si
lesse
il
libro
avidamente
,
e
quel
nome
esotico
di
Zola
suonò
per
qualche
tempo
da
tutte
le
parti
.
Ma
non
fu
nemmen
quello
un
successo
come
egli
aspettava
o
desiderava
.
E
fu
anche
minore
per
i
romanzi
posteriori
.
Lo
spaccio
era
scarso
;
la
cerchia
dei
lettori
,
ristretta
,
e
lo
Zola
,
che
sentiva
in
sè
l
'
originalità
e
la
forza
d
'
un
romanziere
popolare
,
se
ne
rodeva
.
Ma
non
si
perdeva
d
'
animo
.
-
Non
sono
abituato
,
-
scriveva
,
-
ad
aspettare
una
ricompensa
immediata
dai
miei
lavori
.
Da
dieci
anni
pubblico
dei
romanzi
senza
tender
l
'
orecchio
al
rumore
che
fanno
cadendo
nella
folla
.
Quando
ce
ne
sarà
un
mucchio
,
la
gente
che
passa
sarà
ben
forzata
a
fermarsi
.
-
La
sua
fama
,
non
di
meno
,
andava
allargandosi
,
benchè
lentamente
,
In
Russia
,
dove
si
tien
dietro
con
simpatia
a
tutte
le
novità
più
ardite
della
letteratura
francese
,
era
già
notissimo
,
e
tenuto
in
gran
conto
.
Ma
questo
non
gli
bastava
.
Egli
aveva
bisogno
d
'
un
successo
clamoroso
e
durevole
,
che
lo
sollevasse
d
'
un
balzo
,
e
per
sempre
,
dalla
schiera
degli
«
scrittori
di
talento
»
che
si
salutano
confidenzialmente
con
un
atto
della
mano
.
E
ottenne
finalmente
il
suo
intento
coll
'
Assommoir
Cominciarono
a
pubblicarlo
in
appendice
nel
Bien
public
;
ma
dovettero
lasciarlo
a
mezzo
,
tante
furono
lo
proteste
che
lanciarono
gli
abbonati
contro
quell
'«orrore.»
Allora
fu
pubblicato
tutto
intero
in
un
giornale
letterario
,
e
prima
che
fosse
finito
cominciarono
quelle
calde
polemiche
,
che
divennero
ardenti
dopo
la
pubblicazione
del
volume
,
e
che
saranno
ricordate
sempre
come
una
delle
più
furiose
battaglie
letterarie
dei
tempi
presenti
.
Queste
polemiche
diedero
un
impulso
potente
al
successo
del
romanzo
.
Fu
un
successo
strepitoso
,
enorme
,
incredibile
.
Erano
anni
che
non
s
'
era
più
sentito
,
a
proposito
d
'
un
libro
,
un
fracasso
di
quella
fatta
.
Per
lungo
tempo
tutta
Parigi
non
parlò
d
'
altro
che
dell
'
Assommoir
;
lo
si
sentiva
discutere
ad
alta
voce
nei
caffè
,
nei
teatri
,
nei
club
,
nei
gabinetti
di
lettura
,
persino
nelle
botteghe
;
e
c
'
erano
gli
ammiratori
fanatici
,
ma
erano
assai
di
più
gli
avversati
acerrimi
.
La
brutalità
inaudita
di
quel
romanzo
parve
una
provocazione
,
una
ceffata
a
Parigi
,
una
calunnia
contro
il
popolo
francese
;
e
si
chiamava
il
libro
una
«
sudicieria
da
prendere
colle
molle
»
,
un
«
aborto
mostruoso
,
»
un
'
«
azione
da
galera
.
»
Si
scagliarono
contro
l
'
autore
tutte
le
litanie
delle
ingiurie
,
da
quella
di
nemico
della
patria
,
a
quella
d
'
«
égoutier
littéraire
»
e
di
porco
pretto
sputato
,
senza
giri
di
frase
.
Le
riviste
teatrali
della
fin
dell
'
anno
lo
rappresentarono
nei
panni
d
'
uno
spazzaturaio
che
andava
raccattando
le
immondizie
colla
fiocina
per
le
vie
di
Parigi
.
Ce
n
'
ètait
plus
de
la
critique
,
com
'
egli
disse
:
c
'
ètait
,
du
massacre
.
Gli
negavano
l
'
ingegno
,
l
'
originalità
,
lo
stile
,
persino
la
grammatica
;
c
'
era
chi
non
lo
voleva
nemmeno
discutere
;
poco
mancò
che
non
gli
si
facessero
delle
provocazioni
personali
per
la
strada
.
E
si
spandevano
intorno
alla
sua
persona
le
più
stravaganti
e
più
odiose
dicerie
:
che
,
era
un
sacco
di
vizi
,
un
mezzo
bruto
,
un
uomo
,
senza
cuore
come
Lantier
,
un
beone
come
Coupeau
,
un
sudicione
come
Bec
-
Salé
,
una
brutta
faccia
come
il
suo
père
Bezougue
,
il
becchino
.
Ma
intanto
le
edizioni
succedevano
alle
edizioni
;
i
buongustai
spassionati
dicevano
a
bassa
voce
che
il
romanzo
era
un
capolavoro
;
il
popolo
parigino
lo
leggeva
con
passione
,
perchè
ci
trovava
il
suo
boulevard
,
la
sua
buvette
,
la
sua
bottega
,
la
sua
vita
dipinta
insuperabilmente
,
con
colori
nuovi
e
tocchi
di
pennello
,
in
confronto
ai
quali
tutti
gli
altri
gli
parevano
sbiaditi
;
e
i
critici
più
arrabbiati
erano
costretti
a
riconoscere
che
in
quelle
pagine
tanto
bersagliate
c
'
era
qualche
cosa
contro
cui
si
sarebbero
rintuzzate
eternamente
le
punte
delle
loro
freccie
.
Il
grande
successo
dell
'
Assommoir
fece
ricercare
gli
altri
romanzi
,
e
si
può
dire
che
lo
Zola
diventò
celebre
allora
.
La
sua
celebrità
vera
non
data
che
da
tre
anni
.
Egli
stesso
scrisse
poco
tempo
fa
a
un
suo
ammiratore
d
'
Italia
:
-
On
ne
m
'
a
pas
gâté
en
France
.
Il
n
'
y
a
pas
longtemps
qu
'
on
m
'
y
salue
.
È
però
una
celebrità
singolare
la
sua
.
Un
immenso
«
pubblico
»
lo
ammira
,
ma
d
'
un
'
ammirazione
in
cui
c
'
è
un
po
'
di
broncio
e
un
po
'
di
diffidenza
,
e
lo
guarda
di
lontano
,
come
un
orso
male
addomesticato
.
Ha
un
grande
ingegno
,
non
c
'
è
che
fare
;
bisogna
pure
rassegnarsi
a
dirlo
e
a
lasciarlo
dire
.
Egli
è
ancora
a
Parigi
il
lion
du
jour
,
e
non
ha
che
un
rivale
,
il
Daudet
,
che
non
è
però
della
sua
tarchiutura
;
ma
si
trattano
coi
guanti
,
reciprocamente
,
per
non
destare
sospetti
.
Lo
Zola
però
non
si
vale
,
e
par
che
non
si
curi
della
sua
celebrità
.
Non
si
fa
innanzi
;
vive
raccolto
,
nel
suo
cantuccio
,
con
sua
moglie
,
con
sua
madre
e
coi
suoi
bambini
.
Pochi
lo
conoscono
di
vista
ed
è
raro
il
trovare
un
suo
ritratto
.
Non
frequenta
la
società
,
se
non
quando
ci
deve
andare
per
studiarla
,
e
quando
non
ci
va
con
questo
scopo
si
secca
:
non
va
che
dall
'
editore
Charpentier
,
che
ha
una
splendida
casa
,
e
dà
delle
feste
splendide
a
cui
interviene
anche
il
Gambetta
.
Non
appartiene
a
nessuna
consorteria
.
Non
sta
a
Parigi
che
l
'
inverno
;
l
'
estate
va
in
campagna
per
lavorare
tranquillo
.
Una
volta
stava
all
'
estremità
dell
'
Avenue
Clichy
,
luogo
opportunissimo
per
studiare
il
popolo
dell
'
Assommoir
;
ora
sta
in
via
di
Boulogne
,
dove
stava
il
Ruffini
,
poco
lontano
dalla
casa
del
Sardou
.
III
.
Per
mezzo
del
mio
caro
amico
Parodi
,
ebbi
l
'
onore
di
conoscere
lo
Zola
,
e
di
passar
con
lui
parecchie
ore
in
casa
sua
.
È
un
giovane
ben
piantato
;
solidement
bâti
;
un
po
'
somigliante
,
nella
travatura
delle
membra
,
a
Vittor
Hugo
;
più
grasso
,
non
molto
alto
,
ritto
come
una
colonna
,
pallidissimo
;
e
la
sua
pallidezza
apparisce
anche
maggiore
per
effetto
della
barba
e
dei
cappelli
neri
,
che
gli
stanno
ritti
sulla
fronte
come
peli
di
spazzola
.
È
curioso
che
quasi
tutti
coloro
che
vedono
il
ritratto
dello
Zola
dicono
:
-
Questo
viso
non
mi
riesce
nuovo
.
-
Ha
il
viso
rotondo
,
un
naso
audace
,
gli
occhi
scuri
e
vivi
,
che
guardano
con
una
espressione
scrutatrice
,
fieramente
-
,
la
testa
d
'
un
pensatore
e
il
corpo
d
'
un
atleta
,
-
e
mani
ben
fatte
e
salde
,
di
quelle
che
si
stringono
e
si
ritengono
strette
con
piacere
.
Mi
rammentò
a
primo
aspetto
il
suo
Gueule
-
d
'
or
,
e
mi
parve
che
sarebbe
stato
in
grado
di
fare
le
stesse
prodezze
sopra
l
'
incudine
.
La
sua
corporatura
gagliarda
era
messa
meglio
in
evidenza
dal
suo
vestimento
.
Era
in
babbuccie
,
senza
colletto
e
senza
cravatta
,
con
una
giacchetta
ampia
e
sbottonata
,
che
lasciava
vedere
un
largo
torace
sporgente
,
atto
a
rompere
l
'
onda
degli
odii
e
delle
ire
letterarie
.
In
tutto
il
tempo
che
rimasi
con
lui
non
lo
vidi
mai
ridere
.
Mi
ricevette
cortesemente
,
con
una
certa
franchezza
soldatesca
,
senza
le
solite
formule
di
complimento
.
Appena
fummo
seduti
,
prese
in
mano
un
tagliacarte
fatto
a
pugnale
,
colla
guaina
,
e
lo
ritenne
finchè
durò
la
conversazione
,
sguainandolo
e
ringuainandolo
continuamente
con
un
gesto
vivace
.
Eravamo
nel
suo
studio
:
una
bella
sala
piena
di
luce
,
decorata
di
molti
quadri
a
olio
;
da
cui
s
'
indovinava
l
'
uomo
che
ama
molto
la
casa
e
che
vive
molto
solo
.
Certe
descrizioni
,
infatti
,
di
stanze
calde
e
piene
di
comodi
,
che
si
trovano
nei
suoi
romanzi
,
non
possono
essere
fatte
che
da
un
uomo
che
sta
volentieri
nel
suo
nido
,
in
mezzo
a
tutte
le
raffinatezze
della
buona
vita
casalinga
.
Aveva
davanti
un
grande
tavolino
coperto
di
carte
e
di
libri
,
disposti
con
ordine
,
e
sparso
di
molti
piccoli
oggetti
luccicanti
,
di
forma
graziosa
,
come
il
tagliacarte
;
che
rivelavano
un
fino
gusto
artistico
.
Tutta
la
sala
indicava
l
'
agiatezza
elegante
dello
scrittore
parigino
in
voga
.
In
una
parete
c
'
era
un
suo
grande
ritratto
a
olio
,
di
quando
aveva
ventisei
anni
.
Parlò
per
prima
cosa
della
lingua
italiana
.
-
Mi
rincresce
,
-
disse
,
-
di
non
poter
leggere
libri
italiani
.
Noi
altri
francesi
,
in
questo
,
siamo
proprio
da
compiangere
.
Non
sappiamo
nessuna
lingua
.
Ma
io
l
'
italiano
lo
dovrei
sapere
,
essendo
figliuolo
d
'
un
italiano
.
-
E
ci
accennò
lo
studio
critico
della
nostra
Emma
sopra
la
Page
d
'
amour
,
pubblicato
dall
'
Antologia
,
dicendo
che
era
costretto
a
farselo
tradurre
perchè
,
essendosi
provato
a
leggerlo
,
la
metà
del
senso
gli
era
sfuggita
.
Si
rassegnino
dunque
i
nostri
coraggiosi
traduttori
dell
'
Assommoir
;
lo
Zola
non
è
in
grado
di
compensare
i
loro
sudori
con
una
lode
sincera
.
Poi
diede
al
Parodi
due
risposte
monosillabiche
in
cui
si
rivelò
tutta
la
franchezza
della
sua
natura
.
Il
Parodi
aveva
inteso
dire
d
'
una
discussione
sopra
il
Chateaubriand
seguita
a
tavola
fra
il
Turghenieff
,
lo
Zola
,
il
Flaubert
e
uno
dei
fratelli
Goncourt
;
che
questa
discussione
era
durata
sei
ore
,
ardentissima
,
e
che
due
dei
commensali
avevano
difeso
l
'
autore
del
Genio
del
Cristianesimo
contro
gli
altri
due
,
i
quali
negavano
che
fosse
un
grande
scrittore
.
Gli
pareva
che
lo
Zola
fosse
stato
uno
dei
difensori
,
e
lo
interrogò
per
accertarsene
.
E
allora
segui
questo
curioso
dialogo
:
-
Vous
aimez
beaucoup
Chateaubriand
?
-
Non
-
Vous
avez
beaucoup
lu
Chateaubriand
?
-
Non
.
-
Allora
non
siete
voi
che
l
'
avete
difeso
nella
vostra
discussione
col
signor
Turghenieff
?
-
Jamais
.
I
difensori
del
Chateaubriand
erano
stati
il
Turghenieff
e
il
Flaubert
;
lo
Zola
e
il
Goncourt
l
'
avevano
ostinatamente
combattuto
.
Tutti
e
quattro
sogliono
fare
colazione
insieme
una
volta
al
mese
,
e
ogni
volta
nasce
fra
loro
una
discussione
di
quel
genere
,
che
li
tiene
inchiodati
a
tavola
per
mezza
giornata
.
Questa
fu
l
'
introduzione
;
dopo
la
quale
lo
Zola
fu
costretto
a
parlare
esclusivamente
dello
Zola
.
Il
mio
buon
amico
gli
aveva
detto
il
giorno
avanti
,
annunziandogli
la
mia
visita
:
-
Preparatevi
a
subire
un
interrogatorio
in
tutto
le
regole
,
-
ed
egli
aveva
risposto
gentilmente
:
-
Son
bell
'
e
preparato
.
-
Si
cominciò
dunque
l
'
interrogatorio
.
Ma
non
lo
feci
io
;
non
l
'
avrei
mai
osato
:
lo
fece
il
mio
amico
con
un
garbo
squisito
,
e
lo
Zola
cominciò
a
parlare
di
sè
,
senza
preamboli
,
naturalissimamente
,
come
se
parlasse
d
'
un
altro
.
Non
c
'
è
da
dire
se
stavo
inteso
con
tutta
l
'
anima
alle
sue
parole
.
Eppure
,
nel
punto
che
cominciò
a
parlare
,
fui
colto
da
una
distrazione
che
mi
fece
patir
la
tortura
,
Non
so
come
,
mi
balenò
alla
mente
quella
comicissima
scena
della
Faute
de
l
'
abbé
Mouret
,
quando
il
vecchio
ateo
Jeanbernat
dà
un
carico
di
legnate
al
frataccio
Archangias
,
al
lume
della
luna
,
e
mi
prese
tutt
'
a
un
tratto
così
terribile
bisogno
di
ridere
,
che
dovetti
mordermi
le
labbra
a
sangue
per
non
scoppiare
.
Parlò
prima
della
sua
famiglia
.
La
madre
di
suo
padre
era
candiota
,
e
suo
padre
Francesco
Zola
,
di
Treviso
.
Dopo
la
pubblicazione
dell
'
Assommoir
egli
ricevette
dal
Veneto
parecchie
lettere
di
parenti
lontani
che
non
conosceva
.
Parlò
con
amore
di
suo
padre
.
Era
ingegnere
militare
nell
'
esercito
austriaco
;
era
assai
colto
;
sapeva
lo
spagnuolo
,
l
'
inglese
,
il
francese
,
il
tedesco
;
pubblicò
vari
scritti
scientifici
,
che
lo
Zola
conserva
,
e
ce
ne
mostrò
uno
con
alterezza
.
Non
ricordo
in
che
anno
,
ma
ancora
assai
giovane
,
lasciò
il
servizio
militare
e
si
mise
a
far
l
'
ingegnere
civile
.
Andò
in
Germania
,
dove
lavorò
alla
costruzione
d
'
una
delle
prime
strade
ferrate
;
poi
in
Inghilterra
,
poi
a
Marsiglia
,
donde
fece
varie
escursioni
in
Algeria
,
sempre
lavorando
.
Da
Marsiglia
fu
chiamato
a
Parigi
per
le
fortificazioni
.
Qui
si
ammogliò
e
qui
nacque
Emilio
Zola
,
che
rimase
a
Parigi
fino
all
'
età
di
tre
anni
.
Poi
la
famiglia
andò
a
stabilirsi
a
Aix
,
dove
Francesco
Zola
lavorò
alla
costruzione
d
'
un
gran
canale
,
che
fu
battezzato
col
suo
nome
o
lo
serba
ancora
.
Il
padre
Zola
possedeva
una
gran
parte
delle
«
azioni
»
di
questo
canale
;
circa
centocinquantamila
lire
.
Morto
lui
,
la
società
fallì
,
e
alla
stretta
dei
conti
,
pagati
i
creditori
,
non
rimase
alla
vedova
che
un
piccolissimo
capitale
.
Il
figliuolo
Emilio
provò
perciò
la
strettezza
fin
da
ragazzo
,
ed
ebbe
una
giovinezza
poco
lieta
.
A
diciott
'
anni
venne
a
Parigi
a
cercar
fortuna
,
e
qui
cominciò
,
per
lui
una
serie
di
prove
durissime
.
Fu
per
qualche
tempo
impiegato
nella
casa
Hachette
,
prima
a
cento
lire
il
mese
,
poi
a
cento
cinquanta
,
poi
a
duecento
.
Poi
fu
collaboratore
del
Figaro
.
Dopo
poco
tempo
,
perdette
quel
posto
,
e
rimase
sul
lastrico
.
Arrivato
a
questo
punto
lo
Zola
tagliò
corto
,
ma
capii
da
certi
lampi
de
'
suoi
occhi
e
da
certi
suoi
stringimenti
di
labbra
,
che
quello
dev
'
esser
stato
un
periodo
tremendo
della
sua
vita
.
S
'
ingegnò
di
campare
scribacchiando
qua
e
là
;
ma
ne
cavava
appena
tanto
da
reggersi
,
e
non
tutti
i
giorni
.
Fu
quello
il
tempo
in
cui
fece
quegli
studi
tristi
e
profondi
sul
popolo
parigino
,
che
appariscono
particolarmente
nell
'
Assommoir
e
nel
Ventre
de
Paris
.
Visse
in
mezzo
alla
povera
gente
,
abitò
in
parecchie
di
quelle
case
operaie
che
descrisse
poi
maestrevolmente
nell
'
Assommoir
;
-
in
una
,
fra
le
altre
,
dove
stavano
trecento
operai
dei
più
miserabili
;
-
studiò
il
vizio
e
la
fame
,
conobbe
delle
Nana
,
faticò
,
digiunò
,
pianse
,
si
perdette
d
'
animo
,
lottò
con
coraggio
;
ma
infine
il
suo
carattere
si
fortificò
in
quella
vita
,
e
ne
uscì
armato
e
preparato
alle
battaglie
che
lo
aspettavano
nella
grande
arena
dell
'
arte
.
All
'
età
della
leva
,
però
,
non
era
ancora
nè
francese
nè
italiano
,
e
poteva
scegliere
fra
le
due
nazionalità
.
-
Ma
ero
nato
qui
,
-
disse
-
avevo
qui
molti
ricordi
e
molti
legami
;
cominciavo
ad
aprirmi
una
strada
;
amavo
il
luogo
dove
avevo
sofferto
;
scelsi
per
patria
la
Francia
.
Questa
è
la
sua
prima
vita
d
'
uomo
.
La
sua
prima
vita
letteraria
non
è
meno
singolare
,
ed
egli
la
espose
colla
medesima
franchezza
,
continuando
a
giocare
col
pugnaletto
.
Cominciò
tardi
le
sue
scuole
perchè
aveva
poca
salute
.
-
Studiai
poco
,
-
disse
;
-
prendevo
dei
premi
;
ma
ero
un
cattivo
scolaro
.
-
Sentì
il
primo
impulso
a
scrivere
verso
i
quattordici
anni
.
Era
in
Umanità
.
Scrisse
fra
le
altre
cose
un
romanzo
sulle
Crociate
,
che
conserva
ancora
,
e
mise
in
versi
dei
lunghi
squarci
di
prosa
del
Chateaubriand
;
cosa
che
deve
sconcertare
alquanto
i
critici
che
vogliono
ad
ogni
costo
veder
gl
'
indizii
dell
'
indole
d
'
un
grande
scrittore
anche
nelle
prime
manifestazioni
dell
'
ingegno
adolescente
.
Le
sue
prime
letture
furono
Walter
Scott
e
Vittor
Hugo
.
-
Lessi
i
due
autori
insieme
-
disse
-
ma
senza
sentir
gran
fatto
la
differenza
,
perchè
non
capivo
ancora
nè
lo
stile
nè
la
lingua
di
Vittor
Hugo
.
-
Poi
cominciò
a
leggere
il
Balzac
.
E
anche
questa
è
strana
.
Il
Balzac
l
'
annoiò
;
gli
pareva
lungo
,
pesante
,
poco
«
interessante
»
;
non
lo
capì
e
non
lo
fece
suo
che
lungo
tempo
dopo
.
Fin
qui
nessuna
lettura
gli
aveva
lasciata
una
profonda
impressione
.
Più
tardi
,
quando
cominciò
a
leggere
pensando
,
i
suoi
tre
scrittori
prediletti
furono
il
Musset
,
il
Flaubert
e
il
Taine
.
Nel
Musset
non
si
vede
chiaramente
che
cosa
abbia
attinto
,
se
non
è
il
sentimento
di
certe
finezze
voluttuose
della
vita
signorile
,
ch
'
egli
esprime
però
senza
compiacenza
,
da
artista
profondo
,
ma
freddo
.
Del
Flaubert
non
occorre
dire
:
è
l
'
arte
medesima
,
spinta
più
in
là
,
più
minuziosa
,
più
cruda
,
più
vistosamente
colorita
,
e
anche
più
faticosa
.
Del
Taine
ritrae
specialmente
nell
'
analisi
.
Il
suo
metodo
è
quello
seguito
dal
Taine
nello
studio
sopra
il
Balzac
;
procede
come
lui
ordinato
,
serrato
,
cadenzato
,
a
passi
eguali
e
pesanti
;
dal
che
deriva
,
a
giudizio
di
alcuni
,
un
certo
difetto
di
sveltezza
al
suo
stile
,
che
è
in
ispecial
modo
apparente
nei
suoi
ultimi
libri
.
Egli
ha
un
po
'
,
come
si
dice
in
Francia
,
le
pas
de
l
'
éléphant
.
L
'
azione
poi
che
esercitò
su
di
lui
il
Balzac
è
immensa
e
visibilissima
in
tutte
le
sue
opere
.
Egli
l
'
adora
,
è
suo
figlio
,
e
se
ne
gloria
.
All
'
apparire
dei
suoi
primi
romanzi
,
tutti
pronunziarono
il
nome
del
Balzac
.
Il
Charpentier
lo
presentava
agli
amici
dicendo
:
-
Ecco
un
nuovo
Balzac
.
-
Perciò
toccò
appena
di
volo
di
questo
suo
padre
letterario
,
come
se
la
cosa
dovesse
essere
sottintesa
.
Dei
suoi
studii
non
disse
altro
.
Non
deve
avere
coltura
classica
,
poichè
confessò
egli
stesso
d
'
essersi
trovato
imbarazzato
a
leggere
certi
libri
in
latino
volgare
;
e
in
questo
è
alla
pari
con
molti
dei
più
illustri
scrittori
francesi
di
questi
tempi
.
Ma
fece
la
sua
educazione
da
sè
stesso
;
studiò
combattendo
,
come
i
generali
della
rivoluzione
;
studia
man
mano
che
ha
da
scrivere
un
romanzo
,
per
quel
romanzo
,
tutte
le
quistioni
che
v
'
hanno
attinenza
,
come
faceva
George
Sand
;
legge
continuamente
,
forzato
dalle
esigenze
imperiose
della
polemica
;
ha
sulla
punta
delle
dita
tutto
il
romanzo
di
questo
secolo
,
conosce
profondamente
Parigi
,
padroneggia
insuperabilmente
la
lingua
-
e
pensa
.
Si
venne
poi
al
più
importante
degli
argomenti
.
Il
Parodi
gli
domandò
ex
-
abrupto
come
faceva
a
fare
il
romanzo
.
Era
proprio
un
toccarlo
sul
vivo
.
Sguainò
quasi
tutto
il
suo
pugnaletto
,
lo
ricacciò
con
forza
nel
fodero
,
e
cominciò
a
parlare
speditamente
,
animandosi
a
grado
a
grado
.
Ecco
,
-
disse
,
-
come
faccio
il
romanzo
,
Non
lo
faccio
affatto
.
Lascio
che
si
faccia
da
sè
.
Io
non
so
inventare
dei
fatti
;
mi
manca
assolutamente
questo
genere
di
immaginazione
.
Se
mi
metto
a
tavolino
per
cercare
un
intreccio
,
una
tela
qualsiasi
di
romanzo
,
sto
anche
lì
tre
giorni
a
stillarmi
il
cervello
,
colla
testa
fra
le
mani
,
ci
perdo
la
bussola
e
non
riesco
a
nulla
.
Perciò
ho
preso
la
risoluzione
di
non
occuparmi
mai
del
soggetto
.
Comincio
a
lavorare
al
mio
romanzo
,
senza
sapere
nè
che
avvenimenti
vi
si
svolgeranno
,
nè
che
personaggi
vi
avranno
parte
,
nè
quale
sarà
il
principio
e
la
fine
.
Conosco
soltanto
il
mio
protagonista
,
il
mio
Rougon
o
Macquart
,
uomo
o
donna
;
che
è
una
conoscenza
antica
.
Mi
occupo
anzi
tutto
di
lui
,
medito
sul
suo
temperamento
,
sulla
famiglia
da
cui
è
nato
,
sulle
prime
impressioni
che
può
aver
ricevute
,
e
sulla
classe
sociale
in
cui
ho
stabilito
che
debba
vivere
.
Questa
è
la
mia
occupazione
più
importante
:
studiare
la
gente
con
cui
questo
personaggio
avrà
che
fare
,
i
luoghi
in
cui
dovrà
trovarsi
,
l
'
aria
che
dovrà
respirare
,
la
sua
professione
,
le
sue
abitudini
,
fin
le
più
insignificanti
occupazioni
a
cui
dedicherà
i
ritagli
della
sua
giornata
.
Mettendomi
a
studiare
queste
cose
,
mi
balena
subito
alla
mente
una
serie
di
descrizioni
che
possono
trovar
luogo
nel
romanzo
,
e
che
saranno
come
lo
pietre
miliari
della
strada
che
debbo
percorrere
.
Ora
,
per
esempio
,
sto
scrivendo
Nana
:
una
cocotte
.
Non
so
ancora
affatto
che
cosa
seguirà
di
lei
.
Ma
so
già
tutte
le
descrizioni
che
ci
saranno
nel
mio
romanzo
.
Mi
son
domandato
prima
di
ogni
cosa
:
-
Dove
va
una
cocotte
?
-
Va
ai
teatri
,
alle
prime
rappresentazioni
.
Sta
bene
.
Ecco
cominciato
il
romanzo
.
Il
primo
capitolo
sarà
la
descrizione
d
'
una
prima
rappresentazione
in
uno
dei
nostri
teatri
eleganti
.
Per
far
questo
bisogna
che
studi
.
Vado
a
parecchie
prime
rappresentazioni
.
Domani
sera
vado
alla
Gaité
.
Studio
la
platea
,
i
palchi
,
il
palcoscenico
;
osservo
tutti
i
più
minuti
particolari
della
vita
delle
scene
;
assisto
alla
toeletta
d
'
un
'
attrice
,
e
tornato
a
casa
,
abbozzo
la
mia
descrizione
.
Una
cocotte
va
alle
corse
,
a
un
grand
prix
.
Ecco
un
'
altra
descrizione
che
metterò
nel
romanzo
,
a
una
conveniente
distanza
dalla
prima
.
Vado
a
studiare
un
grand
prix
.
Una
cocotte
frequenta
i
gran
restaurants
.
Mi
metto
a
studiare
i
gran
restaurants
.
Frequento
quei
luoghi
per
qualche
tempo
.
Osservo
,
interrogo
,
noto
,
indovino
.
E
così
avanti
fin
che
non
abbia
studiato
tutti
gli
aspetti
di
quella
parte
di
mondo
in
cui
suole
agitarsi
la
vita
d
'
una
donna
di
quella
fatta
.
Dopo
due
o
tre
mesi
di
questo
studio
,
mi
sono
impadronito
di
quella
maniera
di
vita
:
la
vedo
,
la
sento
,
la
vivo
nella
mia
testa
,
per
modo
che
son
sicuro
di
dare
il
mio
romanzo
il
colore
e
il
profumo
proprio
di
quel
mondo
.
Oltrecchè
,
vivendo
per
qualche
tempo
,
come
ho
fatto
,
in
quella
cerchia
sociale
,
ho
conosciute
delle
persone
che
vi
appartengono
,
ho
inteso
raccontare
dei
fatti
veri
,
so
quello
che
vi
suole
accadere
,
ho
imparato
il
linguaggio
che
vi
si
parla
,
ho
in
capo
una
quantità
di
tipi
,
di
scene
,
di
frammenti
di
dialogo
,
di
episodi
d
'
avvenimenti
,
che
formano
come
un
romanzo
confuso
di
mille
pezzi
staccati
ed
informi
.
Allora
mi
riman
da
fare
quello
che
per
me
è
più
difficile
:
legare
con
un
solo
filo
,
alla
meglio
,
tutte
quelle
reminiscenze
e
tutte
quelle
impressioni
sparse
.
È
un
lavoro
quasi
sempre
lungo
.
Ma
io
mi
ci
metto
flemmaticamente
,
e
invece
d
'
adoperarci
l
'
immaginazione
,
ci
adopero
la
logica
.
Ragiono
tra
me
,
e
scrivo
i
miei
soliloqui
,
parola
per
parola
,
tali
e
quali
mi
vengono
,
in
modo
che
,
letti
da
un
altro
,
parrebbero
una
stranissima
cosa
.
Il
tale
fa
questo
.
Che
cosa
nasce
solitamente
da
un
fatto
di
questa
natura
?
Quest
'
altro
fatto
,
Quest
'
altro
fatto
è
tale
che
possa
interessare
quell
'
altra
persona
?
Certamente
.
È
dunque
logico
che
quest
'
altra
persona
reagisca
in
quest
'
altra
maniera
,
E
allora
può
intervenire
un
nuovo
personaggio
;
quel
tale
,
per
esempio
,
che
ho
conosciuto
in
quel
tal
luogo
,
quella
tal
sera
.
Cerco
di
ogni
più
piccolo
avvenimento
le
conseguenze
immediate
;
quello
che
deriva
logicamente
,
naturalmente
,
inevitabilmente
dal
carattere
e
dalla
situazione
dei
miei
personaggi
.
Faccio
il
lavoro
d
'
un
commissario
di
polizia
che
da
qualche
indizio
voglia
riuscire
a
scoprire
gli
autori
d
'
un
delitto
misterioso
.
Incontro
nondimeno
,
assai
sovente
,
molte
difficoltà
.
Alle
volte
non
ci
sono
più
che
due
sottilissimi
fili
da
annodare
,
una
conseguenza
semplicissima
da
dedurre
,
e
non
ci
riesco
,
e
mi
affatico
e
m
'
inquieto
inutilmente
.
Allora
smetto
di
pensarci
,
perchè
so
che
è
tempo
perduto
.
Passano
due
,
tre
,
quattro
giorni
.
Una
bella
mattina
,
finalmente
,
mentre
fo
colazione
e
penso
ad
altro
,
tutto
a
un
tratto
i
due
fili
si
riannodano
,
la
conseguenza
è
trovata
,
tutte
le
difficoltà
sono
sciolte
.
Allora
un
torrente
di
luce
scorre
su
tutto
il
romanzo
.
Un
flot
de
lumière
coule
sur
tout
le
roman
.
Vedo
tutto
e
tutto
è
fatto
.
Riacquisto
la
mia
serenità
,
son
sicuro
del
fatto
mio
,
non
mi
resta
più
a
fare
che
la
parte
tutta
piacevole
del
mio
lavoro
.
E
mi
ci
metto
tranquillamente
,
metodicamente
,
coll
'
orario
alla
mano
,
come
un
muratore
.
Scrivo
ogni
giorno
quel
tanto
;
tre
pagine
di
stampa
;
non
una
riga
di
più
,
e
la
mattina
solamente
.
Scrivo
quasi
senza
correggere
perchè
son
mesi
che
rumino
tutto
,
e
appena
scritto
,
metto
le
pagine
da
parte
,
e
non
le
rivedo
più
che
stampate
.
E
posso
calcolare
infallibilmente
il
giorno
che
finirò
.
Ho
impiegato
sei
mesi
a
scrivere
Une
page
d
'
Amour
;
un
anno
a
scriver
l
'
Assommoir
.
-
L
'
Assommoir
,
-
soggiunse
poi
,
dando
un
colpo
della
mano
aperta
sul
manico
del
pugnale
,
-
è
stato
la
mia
tortura
.
È
quello
che
m
'
ha
fatto
penare
di
più
per
mettere
insieme
i
pochissimi
fatti
su
cui
si
regge
.
Avevo
in
mente
di
fare
un
romanzo
sull
'
alcoolismo
.
Non
sapevo
altro
.
Avevo
preso
un
monte
di
note
sugli
effetti
dell
'
abuso
dei
liquori
.
Avevo
fissato
di
far
morire
un
beone
della
morte
di
cui
muore
Coupeau
.
Non
sapevo
però
chi
sarebbe
stato
la
vittima
,
e
anche
prima
di
cercarla
,
andai
all
'
ospedale
di
Sant
'
Anna
a
studiare
la
malattia
e
la
morte
,
come
un
medico
.
Poi
assegnai
a
Gervaise
il
mestiere
di
lavandaia
,
e
pensai
subito
a
quella
descrizione
del
lavatoio
che
misi
nel
romanzo
;
che
è
la
descrizione
d
'
un
lavatoio
vero
,
in
cui
passai
molte
ore
.
Poi
,
senza
saper
nulla
del
Goujet
,
che
immaginai
in
seguito
,
pensai
di
valermi
dei
ricordi
d
'
un
'
officina
di
fabbro
ferraio
,
dove
avevo
passato
delle
mezze
giornate
da
ragazzo
,
e
che
è
accennata
nei
Contes
à
Ninon
.
Così
,
prima
d
'
aver
fatto
la
tela
del
romanzo
,
avevo
già
concepita
la
descrizione
di
un
pranzo
nella
bottega
di
Gervaise
,
e
quella
della
visita
al
museo
del
Louvre
.
Avevo
già
studiate
le
mie
bettole
,
l
'
Assommoir
di
père
Colombe
,
le
botteghe
,
l
'
Hôtel
Bonc
ur
,
ogni
cosa
.
Quando
tutto
il
rimanente
fu
predisposto
,
cominciai
a
occuparmi
di
quello
che
doveva
accadere
;
e
feci
questo
ragionamento
,
scrivendolo
.
Gervaise
viene
a
Parigi
con
Lantier
,
suo
amante
.
Che
cosa
seguirà
?
Lantier
è
un
pessimo
soggetto
:
la
pianta
.
E
poi
?
Lo
credereste
che
mi
sono
intoppato
qui
,
e
che
non
andai
più
avanti
per
vari
giorni
?
Dopo
vari
giorni
feci
un
altro
passo
.
Gervaise
è
giovane
;
è
naturale
che
si
rimariti
;
si
rimarita
,
sposa
un
operaio
,
Coupeau
.
Ecco
quello
che
morirà
a
Sant
'
Anna
.
Ma
qui
rimasi
in
asso
da
capo
.
Per
mettere
a
posto
i
personaggi
e
le
scene
che
avevo
in
mente
,
per
dare
un
'
ossatura
qualunque
al
romanzo
,
mi
occorreva
ancora
un
fatto
,
uno
solo
,
che
facesse
nodo
coi
due
precedenti
.
Questi
tre
soli
fatti
mi
bastavano
;
il
rimanente
era
tutto
trovato
,
preparato
,
e
come
già
scritto
per
disteso
nella
mia
mente
.
Ma
questo
terzo
fatto
non
riuscivo
a
raccappezzarlo
.
Passai
varii
giorni
agitato
e
scontento
.
Una
mattina
,
improvvisamene
,
mi
balena
un
'
idea
.
Lantier
ritrova
Gervaise
,
-
fa
amicizia
con
Coupeau
,
-
s
'
installa
in
casa
sua
....
et
alors
il
s
'
établit
un
ménage
a
trois
,
comme
j
'
en
ai
vu
plusieurs
;
e
ne
segue
la
rovina
.
Respirai
.
Il
romanzo
era
fatto
.
Detto
questo
,
aperse
un
cassetto
,
prese
un
fascio
di
manoscritti
e
me
li
mise
sotto
gli
occhi
.
Erano
i
primi
studi
dell
'
Assommoir
,
in
tanti
foglietti
volanti
.
Sui
primi
fogli
c
'
era
uno
schizzo
dei
personaggi
:
appunti
sulla
persona
,
sul
temperamento
,
sull
'
indole
.
Ci
trovai
lo
«
specchio
caratteristico
»
di
Gervaise
,
di
Coupeau
,
di
maman
Coupeau
,
dei
Lorilleux
,
dei
Boche
,
di
Goujet
,
di
madame
Lérat
:
c
'
eran
tutti
.
Parevano
note
d
'
un
registro
di
questura
,
scritte
in
linguaggio
laconico
,
e
liberissimo
,
come
quello
del
romanzo
,
e
interpolate
di
brevi
ragionamenti
,
come
:
-
Nato
così
,
educato
così
;
si
porterà
in
questo
modo
.
-
In
un
luogo
c
'
era
scritto
:
-
E
che
può
far
altro
una
canaglia
di
questa
specie
?
-
M
'
è
rimasto
impresso
,
fra
gli
altri
,
lo
schizzo
di
Lantier
,
che
era
un
filza
d
'
aggettivi
,
che
formavano
una
gradazione
crescente
d
'
ingiurie
:
-
grossier
,
sensuel
,
brutal
,
egoiste
,
polisson
.
-
In
alcuni
punti
c
'
era
detto
:
-
servirsi
del
tale
-
una
persona
conosciuta
dall
'
autore
.
Tutto
scritto
in
caratteri
grossi
e
chiari
,
e
con
ordine
.
Poi
mi
caddero
sotto
gli
occhi
gli
schizzi
dei
luoghi
,
fatti
a
penna
,
accuratamente
,
come
un
disegno
d
'
ingegnere
.
Ce
n
'
era
un
mucchio
:
tutto
l
'
Assommoir
disegnato
:
le
strade
del
quartiere
in
cui
si
svolge
il
romanzo
,
colle
cantonate
,
e
coll
'
indicazione
delle
botteghe
;
i
zig
-
zag
che
faceva
Gervaise
per
scansare
i
creditori
;
le
scappate
domenicali
di
Nana
;
le
pellegrinazioni
della
comitiva
dei
briaconi
di
bastringue
in
bastringue
e
di
bousingot
in
bousingot
;
l
'
ospedale
e
il
macello
,
fra
cui
andava
e
veniva
,
in
quella
terribile
sera
,
la
povera
stiratrice
straziata
dalla
fame
.
La
gran
casa
del
Marescot
era
tracciata
minutissimamente
;
tutto
l
'
ultimo
piano
;
i
pianerottoli
,
le
finestre
,
lo
stambugio
del
becchino
,
la
buca
di
père
Bru
,
tutti
quei
corridori
lugubri
,
in
cui
si
sentiva
un
souffle
de
crevaison
,
quei
muri
che
risonavano
come
pancie
vuote
,
quelle
porte
da
cui
usciva
una
perpetua
musica
di
legnate
e
di
strilli
di
mioches
morti
di
fame
.
C
'
era
pure
la
pianta
della
bottega
di
Gervaise
,
stanza
per
stanza
,
coll
'
indicazione
dei
letti
e
delle
tavole
,
in
alcuni
punti
cancellata
e
corretta
.
Si
vedeva
che
lo
Zola
ci
s
'
era
divertito
per
ore
e
per
ore
,
dimenticando
forse
anche
il
romanzo
,
tutto
immerso
nella
sua
finzione
,
come
in
un
proprio
ricordo
.
Su
altri
fogli
c
'
erano
appunti
di
vario
genere
.
Ne
notai
due
principalmente
:
-
venti
pagine
di
descrizione
della
tal
cosa
,
-
dodici
pagine
di
descrizione
della
tal
scena
,
da
dividersi
in
tre
parti
.
-
Si
capisce
che
aveva
la
descrizione
in
capo
,
formulata
prima
d
'
essere
fatta
,
e
che
se
la
sentiva
sonar
dentro
cadenzata
e
misurata
,
come
un
'
arietta
a
cui
dovesse
ancora
trovare
le
parole
.
Son
meno
rare
di
quello
che
si
pensi
,
queste
maniere
di
lavorare
,
anche
in
cose
d
'
immaginazione
,
col
compasso
.
Lo
Zola
è
un
grande
meccanico
.
Si
vede
come
le
sue
descrizioni
procedono
simmetricamente
,
a
riprese
,
separate
qualche
volta
da
una
specie
d
'
intercalare
,
messo
là
perchè
il
lettore
ripigli
rifiato
,
e
divise
in
parti
quasi
uguali
;
come
quella
dei
fiori
del
parco
nella
Faute
de
l
'
abbé
Mouret
,
quella
del
temporale
nella
Page
d
'
amour
,
quella
della
morte
del
Coupeau
nell
'
Assommoir
.
Si
direbbe
che
la
sua
mente
,
per
lavorar
poi
tranquilla
e
libera
intorno
alle
minuzie
,
ha
bisogno
di
tracciarsi
prima
i
confini
netti
del
suo
lavoro
,
di
sapere
esattamente
in
quali
punti
potrà
riposare
,
e
quasi
che
estensione
e
che
forma
presenterà
nella
stampa
il
lavoro
proprio
.
Quando
la
materia
gli
cresce
,
la
recide
per
farla
rientrare
in
quella
forma
,
o
quando
gli
manca
,
fa
un
sforzo
per
tirarla
a
quel
segno
.
È
un
invincibile
amore
delle
proporzioni
armoniche
,
che
qualche
volta
può
generare
prolissità
;
ma
che
spesso
,
costringendo
il
pensiero
ad
insistere
sul
suo
soggetto
,
renda
l
'
opera
più
profonda
e
più
completa
.
C
'
erano
,
oltre
a
queste
,
delle
note
estratte
dalla
Réforme
sociale
en
France
del
Le
Play
,
dall
'
Hérédité
naturelleel
dottor
Lucas
,
e
da
altre
opere
di
cui
si
valse
per
scrivere
il
suo
romanzo
;
Le
sublime
,
fra
le
altre
,
che
dopo
la
pubblicazione
dell
'
Assommoir
fu
ristampato
e
riletto
;
poichè
è
un
privilegio
dei
capolavori
quello
di
mettere
in
onore
anche
le
opere
mediocri
di
cui
si
sono
giovati
.
Lo
interrogammo
intorno
ai
suoi
studi
di
lingua
.
Ne
parlò
con
molta
compiacenza
.
Si
crede
generalmente
che
abbia
studiato
l
'
argot
nel
popolo
;
sì
,
in
parte
;
ma
più
nei
dizionarii
speciali
,
che
son
parecchi
,
e
buonissimi
;
come
imparò
in
special
modo
dai
dizionari
d
'
arti
e
mestieri
quella
ricchissima
terminologia
d
'
officina
e
di
bottega
,
che
è
nei
suoi
romanzi
popolari
.
Ma
per
scrivere
l
'
argot
non
bastava
consultare
il
dizionario
;
bisognava
saperlo
,
ossia
rifarselo
.
Si
fece
perciò
un
dizionario
diviso
a
soggetti
,
e
vi
andò
man
mano
registrando
le
parole
e
le
frasi
che
trovava
nei
libri
e
che
raccattava
per
la
strada
.
Scrivendo
Assommoir
,
prima
di
trattare
un
soggetto
,
scorreva
la
parte
corrispondente
del
dizionario
;
poi
scriveva
tenendolo
sotto
gli
occhi
,
e
cancellava
con
un
lapis
rosso
ogni
frase
,
via
via
che
la
metteva
nel
libro
,
per
evitar
di
ripeterla
.
-
Io
son
un
uomo
paziente
,
vedete
,
-
disse
poi
;
-
lavoro
colla
placidità
d
'
un
vecchio
compilatore
;
provo
piacere
anche
nelle
occupazioni
più
materiali
;
prendo
amore
alle
mie
note
e
ai
miei
scartafacci
;
mi
cullo
nel
mio
lavoro
,
e
mi
ci
trovo
bene
,
come
un
pigro
nella
sua
poltrona
.
Lo
strano
è
che
diceva
tutte
queste
cose
senza
sorridere
;
ma
nemmeno
con
un
barlume
di
sorriso
.
Il
suo
viso
pallidissimo
non
ebbe
mai
una
di
quelle
mille
espressioni
convenzionali
di
amabilità
o
di
gaiezza
,
che
si
usano
dalle
persone
più
fredde
per
dar
colore
alla
conversazione
.
In
verità
non
ricordo
d
'
aver
mai
visto
al
mondo
un
viso
più
«indipendente.»
Faceva
un
solo
movimento
di
tratto
in
tratto
:
dilatava
le
narici
e
stringeva
i
denti
,
facendo
risaltar
le
mascelle
;
il
che
gli
dava
un
'
espressione
più
vigorosa
di
risoluzione
e
di
fierezza
.
Parlò
del
successo
dell
'
Assommoir
.
Disse
che
,
mentre
scriveva
quel
romanzo
,
era
le
mille
miglia
lontano
dal
prevedere
il
chiasso
che
fece
.
Era
stato
costretto
a
interromperlo
per
una
malattia
della
sua
signora
;
ci
s
'
era
poi
rimesso
di
mala
voglia
;
il
cuore
non
gliene
diceva
bene
.
Di
più
,
un
amico
di
cui
egli
faceva
gran
conto
,
letto
il
manoscritto
,
gli
aveva
presagito
un
mezzo
fiasco
.
A
lui
stesso
pareva
che
il
soggetto
non
fosse
«interessante.»
Lasciò
indovinare
,
insomma
,
che
nemmeno
dopo
il
suo
grande
successo
,
non
era
quello
il
romanzo
a
cui
teneva
di
più
.
-
Qual
è
dunque
?
-
gli
domandai
.
La
sua
risposta
mi
diede
una
grande
soddisfazione
.
-
Le
ventre
de
Paris
,
-
rispose
.
E
infatti
la
storia
di
quel
grasso
e
iniquo
pettegolezzo
plebeo
,
che
finisce
per
perdere
un
povero
galantuomo
,
e
che
si
svolge
dalla
prima
all
'
ultima
pagina
in
quel
singolarissimo
teatro
delle
Halles
,
pieno
di
colori
,
di
sapori
e
d
'
odori
,
fra
quelle
pescivendole
dalle
rotondità
enormi
e
impudenti
,
fra
quegli
amori
annidati
nei
legumi
e
nelle
penne
di
pollo
,
in
mezzo
a
quello
strano
intreccio
di
rivalità
bottegaie
e
di
congiure
repubblicane
,
m
'
è
sempre
parsa
una
delle
più
originali
e
delle
più
felici
invenzioni
dell
'
ingegno
francese
.
Venne
a
parlare
delle
critiche
che
si
fecero
all
'
Assommoir
.
Anche
parlando
,
egli
sceglie
sempre
la
frase
più
dura
e
più
recisa
per
esprimere
il
proprio
pensiero
.
Accennando
a
una
scuola
che
non
gli
va
a
genio
,
disse
:
-
Vedrete
che
famoso
colpo
di
scopa
ci
daremo
dentro
!
-
In
ogni
sua
parola
si
sente
il
suo
carattere
fortemente
temprato
,
non
solo
alle
resistenze
ostinate
,
ma
agli
assalti
temerarii
.
Nelle
sue
critiche
,
infatti
,
dà
addosso
a
tutti
.
Ne
raccolse
parecchie
in
un
volume
e
le
intitolò
:
-
I
miei
odii
.
-
Si
capisce
.
Deve
tutto
a
sè
stesso
,
è
passato
per
tutte
le
prove
,
è
coperto
di
cicatrici
:
la
battaglia
è
la
sua
vita
;
vuole
la
gloria
,
ma
strappata
a
forza
;
e
accompagnata
dal
fragore
della
tempesta
.
Le
critiche
più
spietate
non
fanno
che
irritare
il
suo
coraggio
.
Gli
gridarono
la
croce
per
le
crudità
della
Curée
;
egli
andò
del
doppio
più
in
là
nell
'
Assommoir
.
Prova
una
feroce
voluttà
nel
provocare
il
pubblico
.
«
Gli
insuccessi
»
non
gli
passano
nemmeno
la
prima
pelle
.
Avanti
!
-
disse
dopo
una
delle
sue
più
grandi
cadute
-
;
io
sono
a
terra
;
ma
l
'
arte
è
in
piedi
.
Forse
che
la
battaglia
è
perduta
perchè
il
soldato
è
ferito
?
Al
lavoro
,
e
ricominciamo
!
-
E
dice
il
fatto
suo
alla
critica
,
alla
sua
maniera
.
-
La
critica
francese
manca
d
'
intelligenza
-
;
nientemeno
.
-
Non
ci
sono
in
tutta
la
Francia
che
tre
o
quattro
uomini
capaci
di
giudicare
un
libro
.
-
Gli
altri
o
giudicano
con
tutti
i
pregiudizii
letterarii
degli
sciocchi
,
o
sono
pretti
impostori
.
-
Ha
questo
gran
difetto
,
-
come
gli
diceva
un
amico
:
-
che
quando
parla
con
un
imbecille
,
gli
fa
capire
immediatamente
che
è
un
imbecille
;
-
difetto
,
-
dice
,
-
che
gli
chiuderà
sempre
tutte
le
porte
.
Ma
a
lui
non
importa
d
'
essere
,
amato
.
Egli
considera
il
pubblico
come
il
suo
nemico
naturale
.
Che
serve
accarezzarlo
?
È
una
mala
bestia
che
risponde
alle
carezze
coi
morsi
.
Tanto
vale
mostrargli
i
denti
e
fargli
vedere
che
non
sono
meno
forti
dei
suoi
.
Latri
a
sua
posta
,
purchè
ci
segua
.
Eppure
s
'
ingannano
quelli
che
argomentano
da
questa
sua
asprezza
di
carattere
ch
'
egli
non
abbia
cuore
.
Tutti
i
suoi
amici
intimi
lo
affermano
.
In
casa
,
colla
sua
famiglia
,
è
un
altro
Zola
;
ha
pochi
amici
,
ma
li
ama
fortemente
;
non
è
espansivo
,
ma
servizievole
.
E
scrive
delle
lettere
piene
di
sentimento
.
Ha
un
cuore
affettuoso
,
sotto
una
corazza
d
'
acciaio
.
Spiegò
poi
meglio
il
concetto
che
ha
del
pubblico
,
parlando
della
vendita
dei
libri
a
Parigi
.
-
Qui
non
si
fa
nulla
,
-
disse
,
smettendo
per
la
prima
volta
il
pugnale
,
ma
riafferrandolo
subito
,
-
nulla
,
se
non
si
fa
chiasso
.
Bisogna
essere
discussi
,
maltrattati
,
levati
in
alto
dal
bollore
delle
ire
nemiche
.
Il
parigino
non
compra
quasi
mai
il
libro
spontaneamente
,
per
un
sentimento
proprio
di
curiosità
;
non
lo
compra
che
quando
glie
ne
hanno
intronate
le
orecchie
,
quando
è
diventato
come
un
avvenimento
da
cronaca
,
del
quale
bisogna
saper
dir
qualche
cosa
in
conversazione
.
Pur
che
se
ne
parli
,
comunque
se
ne
parli
,
è
una
fortuna
.
La
critica
vivifica
tutto
;
non
c
'
è
che
il
silenzio
che
uccida
.
Parigi
è
un
oceano
;
ma
un
oceano
in
cui
la
calma
perde
,
e
la
burrasca
salva
.
Come
si
può
scuotere
altrimenti
l
'
indifferenza
di
questa
enorme
città
tutta
intenta
ai
suoi
affari
e
ai
suoi
piaceri
,
ad
ammassar
quattrini
e
a
profonderli
?
Essa
non
sente
che
i
ruggiti
e
le
cannonate
.
E
guai
a
chi
non
ha
coraggio
!
È
quello
che
mi
diceva
il
Parodi
:
-
Qui
non
si
stima
chi
mostra
di
non
stimare
sè
stesso
.
Per
prima
cosa
bisogna
affermare
risolutamente
il
proprio
diritto
alla
gloria
.
Chi
si
fa
piccino
,
è
perduto
.
Guai
al
modesto
!
E
lo
Zola
non
è
nè
modesto
,
nè
orgoglioso
;
è
schietto
.
Colla
stessa
schiettezza
con
cui
riconosce
i
lati
deboli
del
suo
ingegno
,
come
si
è
visto
,
ne
dice
i
lati
forti
.
Parlando
dei
suoi
studi
dal
vero
dice
:
-
Non
ho
però
bisogno
di
veder
tutto
;
un
aspetto
mi
basta
,
gli
altri
li
indovino
;
qui
sta
l
'
ingegno
.
-
Quando
scriveva
la
Page
d
'
amour
,
diceva
:
-
Farò
piangere
tutta
Parigi
.
-
Difendendo
una
sua
commedia
caduta
dice
:
-
Perchè
è
caduta
?
Perchè
il
pubblico
s
'
aspettava
dall
'
autore
dei
Rougon
-
Macquart
una
commedia
straordinaria
,
di
primissimo
ordine
;
qualcosa
di
miracoloso
.
-
Ma
dice
questo
con
una
sicurezza
e
con
una
semplicità
,
che
non
vien
nemmeno
in
capo
di
accusarlo
di
presunzione
.
E
in
ciò
si
rivela
appunto
la
sua
natura
italiana
,
meno
inverniciata
della
francese
,
come
si
rivela
nelle
sue
critiche
,
in
cui
dice
le
più
dure
cose
senza
giri
di
frase
e
senza
epiteti
lenitivi
,
e
paccia
le
pillole
amare
senza
dorarle
;
cosa
che
ripugna
all
'
indole
della
critica
parigina
.
Ed
è
italiano
anche
in
questo
,
che
ha
la
nostra
causticità
genuina
,
consistente
più
nella
cosa
che
nella
parola
,
e
non
il
vero
spirito
francese
.
E
lo
riconosce
e
se
ne
vanta
.
-
Je
n
'
ai
pas
cet
entortillement
d
'
esprit
.
-
Je
ne
sais
parler
le
papotage
à
la
mode
.
-
Io
detesto
i
bons
mots
e
il
pubblico
li
adora
.
Questa
è
la
grande
ragione
per
cui
non
ci
possiamo
intendere
.
Accennò
pure
,
di
volo
,
alla
gran
quistione
del
realismo
e
dell
'
idealismo
.
Su
questo
argomento
rispetto
profondamente
le
opinioni
di
uno
scrittore
come
lo
Zola
.
Ma
a
queste
professioni
di
fede
irremovibile
e
a
queste
bandiere
sventolate
con
tanto
furore
,
ci
credo
poco
.
Uno
scrittore
si
trova
a
scrivere
in
una
data
maniera
perchè
la
sua
indole
,
la
sua
educazione
,
le
condizioni
della
sua
vita
lo
spinsero
da
quella
parte
.
Quando
ha
fatto
per
quella
via
un
lungo
cammino
,
quando
ha
speso
in
quella
forma
d
'
arte
un
gran
tesoro
di
forze
,
e
v
'
ha
riportato
dei
trionfi
,
e
s
'
è
persuaso
che
non
andrà
mai
innanzi
altrettanto
in
una
direzione
diversa
,
allora
alza
la
sua
insegna
e
dice
:
-
In
hoc
signo
vinces
.
-
Ma
che
diverrebbe
l
'
arte
se
tutti
lo
seguissero
?
Mi
vien
sempre
in
mente
quella
sentenza
del
Rénan
:
-
Il
mondo
è
uno
spettacolo
che
Dio
dà
a
sè
stesso
.
Per
carità
,
non
facciamolo
tutto
d
'
un
colore
,
se
non
vogliamo
annoiarci
anche
noi
.
-
C
'
è
posto
per
tutti
-
come
diceva
Silvio
Pellico
-
e
nessuno
se
ne
vuol
persuadere
.
-
Non
capisco
come
ci
sia
della
gente
d
'
ingegno
che
picchia
sulla
testa
a
una
parte
dell
'
umanità
unicamente
perchè
non
sente
e
non
esprime
la
vita
come
essi
la
sentono
e
la
esprimono
.
È
come
se
i
magri
volessero
mettere
al
bando
dell
'
umanità
i
grassi
;
e
i
linfatici
,
i
nervosi
.
In
fondo
,
chi
non
vede
chiaramente
che
è
una
guerra
che
certe
facoltà
dello
spirito
fanno
ad
altre
facoltà
?
Emilio
Zola
,
non
men
degli
altri
,
non
fa
che
tirar
l
'
acqua
al
suo
mulino
,
Egli
dirà
,
per
esempio
,
che
la
tragedia
greca
è
realistica
,
e
che
non
si
deve
descrivere
che
quello
che
si
vede
o
che
s
'
è
visto
,
e
che
quando
si
mette
un
albero
sulla
scena
,
dev
'
essere
un
albero
vero
;
e
forse
,
in
cuor
suo
,
sorriderà
di
queste
affermazioni
.
E
quando
qualcuno
lo
coglierà
in
contraddizione
,
risponderà
ingenuamente
:
-
Que
voulez
vous
?
Il
faut
bien
avoir
un
drapeau
.
-
Siamo
d
'
accordo
;
ma
è
quasi
sempre
la
bandiera
,
non
della
propria
fede
,
ma
del
proprio
ingegno
.
E
lo
stesso
Zola
è
sempre
realista
,
anche
quando
dà
cuore
e
mente
agli
alberi
e
ai
fiori
?
A
un
uomo
come
lui
si
può
ben
dire
quello
che
si
pensa
.
Parlò
pure
del
teatro
.
Disse
che
era
falsa
la
notizia
data
dai
giornali
,
che
egli
avesse
incaricato
due
commediografi
,
di
cui
non
ricordo
il
nome
,
di
fare
un
dramma
dell
'
Assommoir
.
S
'
era
parlato
pure
,
a
questo
proposito
,
della
Curée
,
per
la
cui
protagonista
,
Renée
,
la
celebre
attrice
Sarah
Bernard
aveva
manifestato
una
gran
simpatia
.
Ma
dei
suoi
romanzi
,
uno
solo
,
finora
,
Thérèse
Raquin
,
fu
convertito
da
lui
stesso
in
un
dramma
,
nel
quale
è
riuscita
una
fortissima
scena
la
descrizione
di
quella
tremenda
notte
nuziale
di
Teresa
e
di
Laurent
,
fra
cui
s
'
interpone
il
fantasma
schifoso
del
marito
annegato
.
Il
Teatro
però
esercita
anche
sullo
Zola
un
'
attrazione
irresistibile
e
inebriante
,
come
su
tutti
gli
scrittori
moderni
,
ai
quali
nessuna
gloria
letteraria
pare
bastevole
,
se
non
è
coronata
da
un
trionfo
sulle
scene
.
Poichè
a
Parigi
,
la
città
più
teatrale
del
mondo
,
una
vittoria
drammatica
dà
d
'
un
solo
tratto
la
fama
e
la
fortuna
che
non
dà
il
buon
successo
di
dieci
libri
.
A
questo
scopo
egli
converge
perciò
tutti
i
suoi
sforzi
.
La
sua
grande
ambizione
è
di
fare
un
Assommoir
teatrale
.
Finora
non
lavorò
,
si
può
dire
,
che
per
prepararsi
a
questa
gran
prova
.
Non
ebbe
successi
notevoli
;
cadde
più
d
'
una
volta
;
ma
persiste
tenacemente
.
E
s
'
affatica
a
sgombrarsi
il
passo
colla
critica
,
battendo
in
breccia
la
commedia
alla
moda
,
la
comédie
d
'
intrigue
,
ce
joujou
donné
au
public
,
ce
jeu
de
patience
,
che
egli
vorrebbe
ricondurre
alla
forma
antica
,
alla
comicità
di
buona
lega
,
la
quale
consiste
tutta
nei
tipi
e
nelle
situazioni
,
e
non
in
quello
spirito
fouetté
en
neige
,
rélevé
d
'
une
pointe
de
musc
,
che
piace
per
la
novità
,
e
che
non
saprà
più
di
nulla
fra
cinque
anni
;
ai
caratteri
largamente
sviluppati
in
un
'
azione
semplice
e
logica
,
alle
analisi
libere
e
profonde
,
e
ai
dialoghi
sciolti
da
ogni
convenzione
;
a
una
forma
insomma
,
in
cui
possano
spiegarsi
e
prevalere
le
sue
forti
facoltà
di
romanziere
.
E
propugnando
queste
teorie
,
difende
ostinatamente
i
suoi
lavori
drammatici
.
Un
amico
andò
a
visitarlo
dopo
la
caduta
del
suo
Bouton
de
rose
al
Palais
Royal
,
e
lo
trovò
a
tavolino
con
davanti
un
mucchio
di
fogli
scritti
.
-
Che
cosa
fate
?
-
gli
domandò
,
-
Vous
comprenez
-
rispose
-
je
ne
veux
pus
lâcher
ma
pièce
.
-
»
Stava
facendo
una
difesa
del
Bouton
de
Rose
,
curiosissima
,
nella
quale
si
rivela
il
suo
carattere
meglio
che
in
un
epistolario
di
cinque
volumi
.
Cominciò
coll
'
esporre
il
soggetto
della
commedia
,
ricavata
in
parte
dai
Contes
drólatiques
del
Balzac
,
e
come
si
svolse
nella
sua
mente
,
e
le
ragioni
d
'
ogni
personaggio
e
d
'
ogni
scena
.
E
poi
:
-
Sta
bene
-
disse
-
il
dramma
è
caduto
.
-
Riferisco
presso
a
poco
le
sue
parole
.
-
Io
accetto
altamente
tutte
le
responsabilità
.
Questo
dramma
m
'
è
diventato
caro
per
la
brutalità
odiosa
con
cui
fu
trattato
.
Lo
scatenamento
feroce
della
folla
l
'
ha
rialzato
e
ingrandito
ai
miei
occhi
.
Più
tardi
ci
sarà
appello
:
i
processi
letterari
sono
suscettibili
di
cassazione
.
Il
pubblico
non
ha
voluto
capire
il
mio
lavoro
,
perchè
non
vi
ha
trovato
quella
specie
di
vis
comica
che
vi
cercava
,
che
è
un
fiore
tutto
parigino
,
sbocciato
sui
marciapiedi
dei
boulevards
.
Ha
trovato
il
mio
spirito
grossolano
!
Diavolo
!
Come
si
fa
a
sopportare
la
franchezza
d
'
un
uomo
che
viene
avanti
con
un
stile
diretto
e
che
chiama
le
cose
col
loro
nome
?
Già
,
il
sapore
dell
'
antico
racconto
francese
non
si
sente
più
;
non
si
capiscono
più
quei
tipi
:
io
avrei
dovuto
mettere
un
avviso
a
stampa
sulla
schiena
dei
miei
personaggi
.
E
poi
una
buona
metà
del
teatro
faceva
voti
ardenti
perchè
il
mio
Bouton
de
rose
capitombolasse
.
Erano
andati
là
come
si
va
nella
baracca
d
'
un
domatore
di
fiere
,
col
segreto
desiderio
di
vedermi
divorare
.
Io
mi
son
fatti
molti
nemici
colle
mie
critiche
teatrali
,
in
cui
la
sincerità
è
la
mia
sola
forza
.
Chi
giudica
i
lavori
degli
altri
,
s
'
espone
alle
rappresaglie
.
I
vaudevillisti
vessati
e
i
drammaturghi
esasperati
si
son
detti
:
-
Finalmente
!
Lo
andremo
a
giudicare
una
volta
,
questo
terribile
uomo
!
Nell
'
orchestra
c
'
erano
dei
signori
che
si
mostravano
reciprocamente
le
chiavi
.
C
'
era
poi
un
'
altra
ragione
.
Io
sono
romanziere
.
Questo
basta
.
Riuscendo
nel
teatro
,
avrei
occupato
troppo
posto
.
Bisognava
impedire
.
E
d
'
altra
parte
era
giusto
che
io
espiassi
le
quarantadue
edizioni
dell
'
Assommoir
e
le
diciasette
edizioni
della
Page
d
'
amour
.
-
Schiacciamolo
,
-
si
son
detti
.
E
l
'
han
fatto
.
Si
ascoltò
il
primo
atto
,
si
fischiò
:
il
secondo
e
non
si
volle
sentire
il
terzo
.
Il
fracasso
era
tale
che
i
critici
non
potevano
neppur
sentire
il
nome
dei
personaggi
;
alcune
innocentissime
parole
di
argot
scoppiarono
nel
teatro
come
bombe
;
i
muri
minacciavano
di
crollare
;
non
si
capiva
più
nulla
.
E
così
sono
stato
ammazzato
.
Ora
non
ho
più
nè
rancore
nè
tristezza
.
Ma
il
giorno
dopo
non
riuscii
a
soffocare
un
sentimento
di
giusta
indignazione
.
Credevo
che
la
seconda
sera
la
commedia
non
sarebbe
arrivata
di
là
dal
secondo
atto
.
Mi
pareva
che
il
pubblico
pagante
dovesse
completare
il
disastro
.
Andai
al
teatro
,
a
ora
tarda
,
e
salendo
le
scale
,
interrogai
un
artista
:
-
Ebbene
,
vanno
in
collera
,
di
sopra
?
-
L
'
artista
mi
rispose
sorridendo
:
-
Ma
no
,
signore
!
Tutti
i
frizzi
sono
gustati
.
La
salle
est
superbe
,
e
si
smascella
dalle
risa
.
-
Ed
era
vero
;
non
si
sentiva
una
disapprovazione
;
il
successo
era
enorme
.
Io
rimasi
là
per
tutto
un
atto
,
ad
ascoltare
quelle
risa
,
e
soffocavo
,
mi
sentivo
venir
le
lagrime
agli
occhi
.
Pensavo
al
teatro
della
sera
prima
,
e
mi
domandavo
il
perchè
di
quella
inesplicabile
brutalità
,
dal
momento
che
il
vero
pubblico
faceva
al
mio
lavoro
una
accoglienza
tanto
diversa
.
Questi
sono
i
fatti
.
Mi
diano
una
spiegazione
i
critici
sinceri
.
Il
Bouton
de
rose
ebbe
quattro
rappresentazioni
;
l
'
incasso
maggiore
fu
quello
della
seconda
.
Per
che
ragione
,
se
è
lecito
?
Perchè
la
stampa
non
aveva
ancora
parlato
e
il
pubblico
veniva
e
rideva
con
confidenza
.
Il
terzo
giorno
la
critica
comincia
il
suo
lavoro
di
strangolamento
;
una
prima
scarica
di
articoli
furibondi
ferisce
la
commedia
al
cuore
;
e
allora
la
gente
esita
e
s
'
allontana
da
un
'
opera
che
non
una
voce
difende
e
che
i
più
tolleranti
gettano
nel
fango
.
I
pochi
curiosi
che
si
arrischiano
,
si
divertono
sinceramente
;
l
'
effetto
cresce
ad
ogni
rappresentazione
;
gli
artisti
,
rinfrancati
,
recitano
con
un
accordo
maraviglioso
.
Che
importa
?
Lo
strangolamento
è
riuscito
;
il
pubblico
della
prima
sera
ha
stretto
la
corda
e
la
critica
ha
dato
l
'
ultimo
strappo
.
Eppure
!
Eppure
il
Bouton
de
rose
resiste
solidamente
sulle
scene
pur
che
ci
sia
chi
si
degni
di
sentirlo
.
Io
credo
che
sia
ben
fatto
,
che
certe
situazioni
siano
comiche
e
originali
,
e
che
il
tempo
gli
darà
ragione
.
Un
tale
,
la
prima
sera
,
nei
corridoi
del
teatro
diceva
ad
alta
voce
:
-
Ebbene
,
farà
ancora
il
critico
teatrale
Emilio
Zola
?
-
Perdio
se
lo
farò
ancora
!
E
più
ardentemente
di
prima
,
potete
andarne
sicuri
.
La
conversazione
cadde
ancora
una
volta
sui
romanzi
,
e
lo
Zola
soddisfece
parecchie
mie
vivissime
curiosità
.
I
suoi
personaggi
son
quasi
tutti
ricordi
,
conoscenze
sue
d
'
altri
tempi
;
alcuni
già
abbozzati
nei
Contes
à
Ninon
.
Il
Lantier
,
per
esempio
,
lo
conobbe
in
carne
ed
ossa
,
ed
è
infatti
uno
dei
caratteri
più
stupendamente
veri
dell
'
Assommoir
.
L
'
idea
del
frate
Archangias
della
Faute
de
l
'
abbé
Mouret
,
di
quel
comicissimo
villanaccio
incappucciato
,
che
predica
la
religione
con
un
linguaggio
da
facchino
ubbriaco
,
gli
venne
dall
'
aver
letto
in
un
giornale
di
provincia
,
d
'
un
certo
frate
,
maestro
di
scuola
,
stato
condannato
dai
tribunali
per
abuso
....
di
forza
.
Certe
rispostaccie
date
dall
'
accusato
ai
giudici
gli
avevano
presentato
il
carattere
bell
'
e
fatto
.
Poichè
si
parlava
di
quel
romanzo
,
non
potei
trattenermi
dall
'
esprimergli
la
mia
viva
ammirazione
per
quelle
splendide
pagine
,
in
cui
descrisse
i
rapimenti
religiosi
del
giovane
prete
dinanzi
all
'
immagine
della
Vergine
;
pagine
degne
davvero
d
'
un
grande
poeta
.
-
Voi
non
potete
immaginare
,
-
mi
rispose
,
-
la
fatica
che
mi
costò
quel
benedetto
abate
Mouret
.
Per
poterlo
descrivere
all
'
altare
,
andai
parecchie
volte
a
sentire
tre
o
quattro
messe
di
seguito
a
Nôtre
Dame
.
Per
la
sua
educazione
religiosa
consultai
molti
preti
.
Nessuno
però
mi
volle
o
mi
seppe
dare
tutte
le
spiegazioni
di
cui
avevo
bisogno
.
Misi
sottosopra
delle
botteghe
di
librai
cattolici
;
mi
digerii
dei
grossi
volumi
di
Cerimoniali
religiosi
e
di
Manuali
da
curati
di
campagna
.
Ma
non
mi
pareva
ancora
di
possedere
abbastanza
la
materia
.
Un
prete
spretato
,
finalmente
,
completò
le
mie
cognizioni
.
Gli
domandai
se
aveva
fatto
pure
degli
studi
così
accurati
e
così
pratici
per
descrivere
la
vita
delle
halles
,
le
botteghe
di
formaggi
,
il
lavoro
delle
stiratrici
,
le
discussioni
del
Parlamento
,
le
ribotte
degli
operai
.
-
Necessariamente
,
-
rispose
.
-
E
per
descrivere
il
temporale
della
Page
d
'
amour
?
-
Per
descrivere
il
temporale
,
mi
asciugai
parecchie
volte
tutta
l
'
acqua
che
Dio
ha
mandata
,
osservando
Parigi
dalle
torri
di
Nôtre
Dame
.
Gli
domandai
se
era
mai
stato
presente
a
una
battaglia
.
Disse
di
no
,
e
questo
mi
fece
gran
meraviglia
,
perchè
nella
descrizione
del
combattimento
fra
gl
'
insorti
e
le
truppe
imperiali
,
nella
Fortune
des
Rougons
,
si
sente
il
fischio
delle
palle
e
si
vede
il
disordine
e
la
morte
,
come
nessun
scrittore
li
ha
mai
resi
.
Da
ultimo
venne
a
parlare
dei
suoi
romanzi
futuri
,
e
in
questo
discorso
si
animò
più
che
non
avesse
fatto
fino
allora
;
il
suo
viso
si
colorò
d
'
un
leggero
rossore
,
la
sua
voce
si
rinvigorì
,
e
non
dico
come
lavorasse
il
pugnaletto
.
Egli
farà
un
romanzo
in
cui
descriverà
la
vita
militare
francese
,
com
'
è
.
Questo
solleverà
una
tempesta
;
gli
daranno
del
nemico
della
Francia
;
sta
bene
.
Il
suo
romanzo
sarà
intitolato
Le
soldat
,
e
conterrà
una
grande
descrizione
della
battaglia
di
Sédan
.
Egli
andrà
apposta
a
Sédan
,
ci
starà
quindici
giorni
,
studierà
il
terreno
con
una
guida
palmo
per
palmo
,
e
forse
....
ne
uscirà
qualche
cosa
.
In
un
altro
romanzo
metterà
la
descrizione
d
'
una
morte
per
combustione
spontanea
,
d
'
un
bevitore
.
Altri
l
'
han
fatta
;
egli
la
farà
a
modo
suo
.
L
'
uomo
avrà
l
'
abitudine
di
passare
la
sera
accanto
al
camino
,
colla
pipa
in
bocca
,
e
piglierà
fuoco
accendendo
la
pipa
.
Egli
descriverà
tutto
-
e
dicendo
questo
corrugò
le
sopracciglia
e
gli
lampeggiarono
gli
occhi
,
come
se
vedesse
in
quel
punto
lo
spettacolo
orrendo
.
-
La
gente
di
casa
entrerà
la
mattina
nella
stanza
e
non
troverà
più
che
la
pipa
e
une
poignée
de
quelque
chose
.
Poi
scriverà
un
romanzo
che
avrà
per
soggetto
il
commercio
,
i
«
grandi
magazzini
»
come
il
Louvre
e
il
Bon
Marchè
,
la
lotta
del
grande
commercio
col
piccolo
,
dei
milioni
coi
cento
mila
franchi
:
un
soggetto
vasto
e
originale
,
pieno
di
nuovi
colori
,
di
nuovi
tipi
e
di
nuove
scene
,
col
quale
tratterà
a
ferro
rovente
una
nuova
piaga
di
Parigi
.
Poi
un
altro
romanzo
:
le
lotte
dell
'
ingegno
per
aprirsi
una
strada
nel
mondo
,
un
drappello
di
giovani
che
vanno
a
cercar
fortuna
a
Parigi
,
la
vita
giornalistica
,
la
vita
letteraria
,
l
'
arte
,
la
critica
,
la
miseria
in
abito
decente
,
le
febbri
,
le
disperazioni
e
i
trionfi
del
giovane
di
genio
,
divorato
dall
'
ambizione
e
dalla
fame
:
una
storia
in
cui
riverserà
tutto
il
sangue
che
uscì
dalle
ferite
del
suo
cuore
di
vent
'
anni
.
E
infine
un
romanzo
più
originale
di
tutti
,
che
si
svolgerà
sopra
una
rete
di
strade
ferrate
:
una
grande
stazione
in
cui
s
'
incrocieranno
dieci
strade
,
e
per
ogni
«
binario
»
correrà
un
episodio
,
e
si
riannoderanno
tutti
alla
stazione
principale
,
e
tutto
il
romanzo
avrà
il
colore
dei
luoghi
,
e
vi
si
sentirà
,
come
un
accompagnamento
musicale
,
lo
strepito
di
quella
vita
precipitosa
,
e
vi
sarà
l
'
amore
nel
vagone
,
l
'
accidente
nella
galleria
,
il
lavoro
della
locomotiva
,
l
'
incontro
,
l
'
urto
,
il
disastro
,
la
fuga
;
tutto
quel
mondo
nero
,
fumoso
e
rumoroso
,
nel
quale
egli
vive
col
pensiero
da
lungo
tempo
.
E
saran
tutti
romanzi
del
«
ciclo
»
Rougon
Macquart
.
Egli
ne
ha
già
nella
mente
,
come
una
visione
,
mille
scene
:
abbozzi
confusi
,
pagine
lucidissime
,
catastrofi
tremende
e
avventure
comiche
e
descrizioni
sfolgoranti
,
che
gli
ribollono
dentro
senza
posa
,
e
sono
l
'
alimento
vitale
dell
'
anima
sua
.
Ha
ancora
otto
romanzi
da
scrivere
.
Quando
la
storia
dei
Rougon
Macquart
sarà
finita
,
egli
spera
che
,
giudicando
l
'
opera
intera
,
la
critica
gli
renderà
giustizia
.
Intanto
lavora
tranquillamente
,
e
va
diritto
alla
sua
meta
,
senza
guardar
nè
indietro
nè
ai
lati
,
Il
suo
studio
è
la
sua
cittadella
,
nella
quale
egli
sì
sente
sicuro
,
e
scorda
il
mondo
,
tutto
assorto
nelle
graves
jouissances
de
la
recherche
du
vrai
.
-
Vedete
,
-
disse
in
fine
,
-
io
sono
un
uomo
tutto
di
casa
.
Non
son
buono
a
nulla
se
non
ho
la
mia
penna
,
il
mio
calamaio
,
quel
quadro
là
davanti
agli
occhi
,
questo
panchettino
qui
sotto
i
piedi
.
Portato
fuor
del
mio
nido
,
son
finito
.
Ecco
perchè
non
ho
passione
per
viaggiare
.
Quando
arrivo
in
una
nuova
città
,
mi
segue
sempre
la
medesima
cosa
.
Mi
chiudo
nella
mia
camera
d
'
albergo
,
tiro
fuori
i
miei
libri
e
leggo
per
tre
giorni
filati
senza
mettere
il
naso
fuor
dell
'
uscio
.
Il
quarto
giorno
m
'
affaccio
alla
finestra
e
conto
le
persone
che
passano
.
Il
quinto
giorno
riparto
.
-
C
'
è
un
viaggio
però
-
soggiunse
-
che
farò
sicurissimamente
:
un
viaggio
in
Italia
.
-
Quando
?
-
gli
domandai
ansiosamente
.
-
Quando
avrò
finito
Nana
,
-
rispose
.
-
Probabilmente
la
ventura
primavera
.
È
un
mio
antico
desiderio
.
E
domandò
infatti
quali
erano
i
mesi
propizii
per
fare
un
viaggio
in
Italia
colla
famiglia
.
È
inutile
che
io
dica
se
lo
scongiurai
di
non
cambiar
proposito
,
e
con
che
piacere
intravvidi
lontano
una
mensa
splendida
,
coronata
di
realisti
e
d
'
idealisti
italiani
d
'
ogni
età
e
d
'
ogni
colore
,
affratellati
almeno
una
sera
per
onorare
un
grande
ingegno
e
un
carattere
forte
e
sincero
.
E
intanto
egli
continuava
a
discorrere
,
in
piedi
,
vicino
alla
porta
,
colla
sua
amabile
e
virile
franchezza
,
coi
suoi
gesti
risoluti
,
col
suo
bel
viso
pallido
e
fiero
,
e
veduto
così
sul
fondo
del
suo
studio
elegante
,
pieno
di
libri
e
di
carte
,
e
dorato
da
un
raggio
di
sole
,
dava
l
'
immagine
d
'
un
bellissimo
quadro
,
che
rappresentasse
l
'
ingegno
,
la
fortuna
e
la
forza
;
e
il
gridio
dei
due
piccoli
Zola
che
giocavano
nella
stanza
accanto
,
vi
aggiungeva
una
nota
di
gentilezza
,
che
lo
rendeva
più
nobile
e
più
caro
.
E
mi
suonano
sempre
all
'
orecchio
le
ultime
parole
che
mi
disse
sulla
soglia
,
stringendomi
la
destra
con
una
mano
e
tenendo
su
coll
'
altra
la
tenda
della
porta
:
-
Je
suis
toujours
très
-
sensible
aux
poignées
de
main
amicales
qui
me
viennent
des
étrangers
;
mais
ce
n
'
est
pas
d
'
un
étranger
que
me
vient
la
vôtre
;
c
'
est
de
l
'
Italie
,
de
ma
première
patrie
,
ou
est
né
mon
père
.
Adieu
!
PARIGI
Per
quanto
si
stia
volentieri
a
Parigi
viene
un
giorno
in
cui
la
città
diventa
antipatica
.
Passata
la
febbre
dei
primi
giorni
,
quando
si
comincia
a
entrare
un
po
'
addentro
a
quella
vita
tumultuosa
,
si
prova
un
disinganno
,
come
al
vedere
la
città
la
mattina
per
tempo
,
mentre
è
ancora
scarmigliata
e
insonnita
.
Com
'
è
brutta
Parigi
in
quell
'
ora
!
Quei
boulevards
famosi
,
così
sfolgoranti
poche
ore
prima
,
non
sono
più
che
uno
stradone
irregolare
,
fiancheggiato
da
case
misere
,
alte
e
basse
,
sbiadite
,
annerite
,
sformate
sulla
sommità
da
un
orribile
disordine
di
camini
altissimi
,
che
paiono
la
travatura
di
edifizi
non
finiti
;
e
ogni
cosa
essendo
ancora
chiusa
e
velata
da
un
po
'
di
nebbia
,
non
si
vede
che
un
grande
spazio
solitario
e
grigio
,
nel
quale
non
si
riconoscono
più
,
a
primo
aspetto
,
i
luoghi
più
noti
;
e
tutto
pare
invecchiato
,
logoro
e
pieno
di
pentimenti
e
di
tristezze
;
a
cui
sembra
che
vogliano
sfuggire
le
rare
carrozze
che
passano
rapidamente
,
come
peccatrici
sorprese
dall
'
alba
e
dalla
vergogna
,
dopo
l
'
ultima
orgia
del
carnovale
.
-
Son
questi
i
boulevards
?
-
si
dice
con
un
senso
di
rammarico
,
davanti
a
quel
miserabile
spettacolo
.
E
così
dopo
qualche
mese
di
vita
parigina
si
dice
:
-
Questa
è
Parigi
?
Ma
i
primi
mesi
sono
bellissimi
,
in
specie
per
i
cambiamenti
che
seguono
in
noi
.
Si
prova
subito
un
raddoppiamento
d
'
attività
fisica
per
effetto
del
raddoppiamento
di
valore
del
tempo
,
e
l
'
orologio
,
fino
allora
sprezzato
,
assume
la
direzione
della
vita
.
Tre
giorni
dopo
l
'
arrivo
,
senza
che
ce
n
'
accorgiamo
,
la
cadenza
abituale
del
nostro
passo
è
già
accelerata
,
e
il
giro
del
nostro
sguardo
,
ingrandito
.
Tutto
,
anche
il
divertimento
,
richiede
previdenza
e
cura
;
ogni
passo
ha
il
suo
scopo
;
ogni
giornata
ci
si
presenta
,
fin
dallo
svegliarsi
,
divisa
e
ordinata
in
una
serie
di
occupazioni
;
e
non
ci
rimane
più
alcuno
di
quei
piccoli
ozii
,
i
quali
,
come
in
una
marcia
militare
i
riposi
irregolari
,
infiacchiscono
invece
di
ristorare
le
forze
.
La
più
torpida
pigrizia
è
scossa
e
vinta
.
La
vita
sensuale
e
la
vita
intellettuale
si
intrecciano
così
sottilmente
,
e
ci
allacciano
la
giornata
in
una
rete
così
fitta
di
piaceri
e
di
pensieri
,
che
non
è
più
possibile
stricarsene
.
Una
curiosità
smaniosa
di
mille
cose
s
'
impadronisce
di
noi
,
e
ci
fa
correre
dalla
mattina
alla
sera
coll
'
interrogazione
sulle
labbra
e
colla
borsa
in
mano
,
come
affamati
in
cerca
di
alimento
.
Il
delitto
clamoroso
,
il
re
che
passa
,
l
'
astro
che
si
spegne
,
la
gloria
che
sorge
,
la
solennità
scientifica
,
il
libro
nuovo
,
il
nuovo
quadro
,
il
nuovo
scandalo
,
le
grida
di
stupore
e
le
alte
risate
di
Parigi
,
si
succedono
così
rapidamente
che
non
c
'
è
neppur
il
tempo
di
voltarsi
a
dare
uno
sguardo
a
ogni
cosa
;
e
siamo
costretti
a
difendere
faticosamente
la
nostra
libertà
di
spirito
,
se
vogliamo
attendere
a
un
qualsiasi
lavoro
.
Tutto
precipita
e
la
menoma
sosta
produce
una
piena
.
Stiamo
quarant
'
otto
ore
in
casa
;
è
come
starci
un
mese
in
una
città
italiana
.
Uscendo
,
troviamo
cento
nuove
cose
nei
luoghi
soliti
dove
davamo
una
capatina
,
e
cento
nei
discorsi
del
nostro
crocchio
d
'
amici
;
e
torniamo
a
casa
con
una
retata
di
notizie
e
d
'
idee
,
ciascuna
già
bollata
d
'
un
giudizio
arguto
,
e
come
battuta
in
moneta
spicciola
,
da
potersi
spendere
immediatamente
.
In
capo
a
pochi
giorni
ci
troviamo
nelle
condizioni
d
'
ogni
buon
«
borghese
»
parigino
:
scambiamo
cioè
per
dottrina
e
per
spirito
nostro
tutta
la
dottrina
e
tutto
lo
spirito
che
ci
corre
intorno
,
tanto
sentiamo
nel
serra
serra
di
quella
moltitudine
che
si
rimescola
vertiginosamente
,
il
calore
e
il
palpito
della
vita
di
tutti
.
Per
quanto
si
viva
in
disparte
,
la
grande
città
ci
parla
nell
'
orecchio
continuamente
,
ci
accende
il
viso
col
suo
fiato
,
ci
costringe
a
poco
a
poco
a
pensare
e
a
vivere
a
modo
suo
,
e
ci
attacca
tutte
le
sue
sensualità
.
Dopo
quindici
giorni
lo
straniero
più
restio
fa
già
la
gobba
,
come
il
gatto
,
sotto
la
sua
mano
profumata
.
Si
sentono
come
i
fumi
d
'
un
vino
traditore
,
che
salgono
a
grado
a
grado
alla
testa
;
un
'
irritazione
voluttuosa
,
provocata
dalla
furia
di
quella
vita
,
dallo
sfolgorio
,
dagli
odori
,
dalla
cucina
afrodisiaca
,
dagli
spettacoli
eccitanti
,
dalla
forma
acuta
in
cui
ogni
nuova
idea
ci
ferisce
;
e
non
è
passato
un
mese
,
che
quel
ritornello
eterno
di
tutte
le
canzonette
,
-
la
bella
donnina
,
il
teatro
e
la
cenetta
-
ci
s
'
è
piantato
nella
testa
tirannicamente
,
e
tutti
i
nostri
pensieri
gli
battono
le
ali
dintorno
.
Abbiamo
già
dinanzi
un
altro
ideale
di
vita
,
da
quello
che
avevamo
arrivando
,
più
facile
allo
spirito
,
più
difficile
alla
borsa
,
verso
il
quale
la
nostra
coscienza
ha
già
fatto
,
prima
che
ce
n
'
accorgiamo
,
mille
piccole
transazioni
codarde
.
Certo
non
bisogna
avere
in
sè
cagioni
di
grandi
dolori
,
perchè
è
tremendo
per
chi
è
in
terra
sentirsi
passare
addosso
quell
'
immensa
folla
che
corre
ai
piaceri
.
Ma
Parigi
è
per
la
gioventù
,
per
la
salute
e
per
la
fortuna
,
e
dà
loro
quello
che
nessun
'
altra
città
al
mondo
può
dare
.
Certi
stati
d
'
animo
,
in
fatti
,
brevi
,
ma
deliziosi
,
sono
specialissimi
di
quella
vita
:
come
è
passare
in
carrozza
per
una
delle
strade
più
splendide
e
più
rumorose
,
verso
sera
,
sotto
un
bel
cielo
azzurro
lavato
di
fresco
da
un
temporale
di
primavera
,
pensando
che
ci
aspetta
dopo
la
corsa
una
bella
mensa
coronata
di
spalle
bianche
e
tempestata
di
frizzi
,
e
dopo
la
mensa
,
una
nuova
commedia
dell
'
Augier
,
e
poi
un
'
ora
in
un
crocchio
d
'
amici
colti
ed
amabili
al
caffè
Tortoni
,
e
in
fine
,
a
letto
,
un
capitolo
d
'
un
nuovo
romanzo
del
Flaubert
,
tra
riga
e
riga
del
quale
penseremo
già
alla
gita
che
faremo
a
Saint
-
Cloud
la
mattina
seguente
.
In
nessun
'
altra
città
si
danno
delle
ore
così
piene
zeppe
di
sensazioni
e
di
aspettazioni
piacevoli
.
Non
l
'
ora
,
ma
il
quarto
d
'
ora
è
pieno
di
promesse
misteriose
e
d
'
indovinelli
,
che
tengono
l
'
animo
sospeso
nella
speranza
di
qualche
cosa
d
'
impreveduto
:
supremo
alimento
della
vita
.
Abbiamo
un
amico
al
Giappone
di
cui
non
sappiamo
nulla
da
anni
?
Mettiamoci
davanti
al
Grand
Cafè
tra
le
quattro
o
le
cinque
:
non
è
mica
improbabile
che
lo
vediamo
passare
.
Là
abbiamo
tutto
di
prima
mano
.
Siamo
all
'
avanguardia
,
tra
i
primi
dell
'
esercito
umano
a
veder
la
faccia
della
nuova
idea
che
s
'
avanza
,
le
calcagna
dell
'
errore
che
fugge
,
la
nuova
direzione
del
cammino
dopo
la
svolta
;
e
subito
s
'
innesta
sul
nostro
amor
proprio
una
specie
di
vanagloria
parigina
,
di
cui
ci
spoglieremo
alla
stazione
partendo
;
ma
che
s
'
impadronisce
anche
di
coloro
che
detestano
la
città
sin
dal
primo
giorno
.
Ed
è
inutile
tentar
di
fuggire
a
quel
turbinìo
d
'
idee
e
di
discorsi
.
La
discussione
ci
aspetta
a
cento
varchi
,
ci
provoca
coll
'
arguzia
,
colla
canzonatura
,
col
paradosso
,
collo
sproposito
,
e
costringe
l
'
uomo
più
apatico
a
farsi
soldato
in
quella
battaglia
.
Da
principio
si
rimane
sopraffatti
,
e
per
quanto
si
possegga
la
lingua
,
non
si
trova
più
la
parola
.
Ai
pranzi
,
in
special
modo
,
verso
la
fine
,
quando
tutti
i
visi
si
colorano
,
non
si
ardisce
slanciare
il
proprio
in
mezzo
ai
mille
razzi
matti
di
quelle
conversazioni
precipitose
e
sonore
.
Il
sorriso
canzonatorio
della
bella
signora
,
che
par
che
si
serva
di
noi
,
nuovi
a
quel
mondo
,
per
fare
i
suoi
esperimenti
in
anima
vili
,
e
la
disinvoltura
del
giovanotto
artisticamente
pettinato
,
un
po
'
maligno
,
e
sempre
lì
coll
'
arco
teso
per
coglier
a
volo
il
ridicolo
,
ci
troncano
i
nervi
;
e
ci
sentiamo
tornar
su
gli
ultimi
resti
della
timidità
e
della
zoticaggine
del
collegio
,
e
a
dispetto
di
qualche
capello
grigio
,
arrossiamo
.
Ma
poi
dalla
cassettina
dei
liquori
spiccia
anche
per
noi
uno
zampillo
dell
'
eloquenza
argentina
dei
conviti
,
e
un
piccolo
trionfo
riportato
là
,
in
quella
terribile
arena
,
ci
pare
il
primo
trionfo
legittimo
della
nostra
vita
.
E
ogni
giorno
sentiamo
d
'
acquistare
qualche
cosa
.
La
lingua
si
snoda
,
ed
anche
parlando
il
linguaggio
proprio
riusciamo
a
trovare
di
più
in
più
facilmente
,
in
quella
conversazione
che
è
sempre
una
gara
di
destrezza
,
la
formola
più
breve
e
più
lucida
del
nostro
pensiero
;
lo
scherzo
s
'
affila
,
confricato
come
è
sempre
,
come
lama
a
lama
,
con
uno
scherzo
rivale
;
il
senso
comico
,
continuamente
esercitato
,
s
'
affina
;
e
a
poco
a
poco
ci
si
attacca
col
riso
parigino
la
filosofia
allegramente
coraggiosa
del
boulevardier
,
per
cui
il
mondo
comincia
alla
Porta
Saint
Martin
e
termina
alla
Madeleine
.
Ma
già
il
piccolo
carico
di
cure
e
di
rammarichi
che
avevamo
portato
da
casa
,
c
'
è
stato
strappato
via
,
appena
arrivati
,
dalla
prima
ondata
di
quel
mare
enorme
e
non
lo
vediamo
più
che
come
un
punto
nero
molto
lontano
da
noi
.
Intanto
la
catena
degli
amici
si
allunga
rapidamente
;
pigliarne
delle
nuove
abitudini
;
tutte
le
nostre
debolezze
trovano
la
fossetta
morbida
in
cui
adagiarsi
;
allo
sgomento
che
ci
dava
la
grandezza
di
Parigi
succede
l
'
allegrezza
della
libertà
che
deriva
appunto
da
quella
grandezza
;
lo
strepito
che
ci
frastornava
da
principio
,
finisce
per
accarezzarci
l
'
orecchio
come
il
rumore
di
un
'
enorme
cascata
d
'
acqua
;
quella
immensa
magnificenza
posticcia
finisce
per
sedurci
come
la
poesia
maestrevolmente
inorpellata
d
'
un
seicentista
d
'
ingegno
;
il
nostro
passo
comincia
a
sonare
sul
marciapiede
dei
boulevards
,
come
dice
lo
Zola
,
avec
des
familiarités
particulières
;
facciamo
la
mente
al
bisticcio
,
il
palato
alle
salse
,
l
'
occhio
ai
visi
imbellettati
,
l
'
orecchio
ai
canti
in
falsetto
;
si
compie
in
noi
a
poco
a
poco
una
profonda
e
deliziosa
depravazione
di
gusti
;
fin
che
un
bel
giorno
ci
accorgiamo
d
'
essere
Parigini
fin
nel
midollo
delle
ossa
.
Eh
!
allora
,
durante
quel
primo
tempo
della
luna
di
miele
,
si
scusa
tutto
.
La
corruzione
!
Fanno
ridere
.
Accorrono
là
gli
scapestrati
da
tutte
le
plaghe
dei
venti
,
affamati
di
vizio
,
e
ci
fanno
ira
di
Dio
,
rabbiosi
che
non
ci
si
possa
fare
di
peggio
,
e
quando
si
son
vuotati
la
borsa
e
le
ossa
,
tornano
nei
loro
paesi
e
gridano
:
-
Che
lupanare
!
-
Ah
sì
,
tocca
davvero
alle
altre
grandi
città
d
'
Europa
a
gridare
allo
scandalo
:
le
ipocrite
!
E
poi
«
la
leggerezza
!
»
È
vero
;
ma
«
i
gravi
pensieri
»
di
altri
popoli
ci
rammentano
un
po
'
i
pensieri
di
quel
tal
poeta
tedesco
,
canzonato
dall
'
Heine
;
quei
pensieri
celibi
,
che
si
fanno
il
caffè
da
sè
e
la
barba
da
sè
,
e
vanno
a
cogliere
dei
fiori
pel
proprio
giorno
onomastico
nel
giardino
di
Brandeburgo
.
E
poi
«
la
blague
!
»
Ma
se
già
si
è
appiccicata
a
noi
,
stranieri
,
nel
soggiorno
d
'
un
mese
,
e
ne
portan
via
tutti
un
pochino
,
per
il
proprio
consumo
,
quando
tornano
nelle
loro
patrie
modeste
!
Ma
s
'
ha
ben
altro
da
fare
che
difender
Parigi
mentre
ci
agitiamo
fra
le
sue
braccia
.
Il
tempo
vola
,
non
vogliamo
perderne
un
'
ora
,
abbiamo
mille
cose
da
cercare
,
da
studiare
,
da
godere
;
ci
piglia
la
furia
di
far
entrar
in
ogni
giornata
,
come
il
ladro
nel
sacco
,
tutta
la
ricchezza
che
vi
può
capire
;
un
demone
implacabile
ci
caccia
a
sferzate
di
salotto
in
salotto
,
dal
teatro
all
'
accademia
,
dall
'
uomo
illustre
al
bouquiniste
,
dal
caffè
al
museo
,
dalla
sala
da
ballo
all
'
ufficio
del
giornale
;
e
la
sera
,
quando
la
grande
città
ci
ha
detto
e
dato
tutto
quello
che
le
abbiamo
domandato
,
sempre
amabile
e
allegra
;
quando
sediamo
a
cena
cogli
amici
,
stanchi
,
ma
contenti
di
sentirci
la
nostra
preda
nella
testa
e
nel
cuore
,
e
ci
cominciano
a
scoppiettare
intorno
le
arguzie
e
gli
aneddoti
,
e
il
primo
bicchiere
di
Champagne
ci
tinge
di
color
d
'
oro
tutti
i
ricordi
della
giornata
;
allora
con
che
slancio
d
'
entusiasmo
salutiamo
la
grande
Parigi
,
l
'
ospite
amorosa
e
magnifica
,
che
a
tutti
apre
le
braccia
,
e
profonde
ridendo
baci
,
oro
ed
idee
,
e
rinfiamma
in
tutti
i
cuori
col
suo
soffio
giovanile
il
furore
della
gloria
e
l
'
amore
della
vita
!
Ma
dopo
alcuni
mesi
,
che
cambiamento
!
Comincia
a
nascervi
in
cuore
una
piccola
antipatia
per
una
cosa
insignificantissima
;
poi
ve
ne
salta
su
ogni
giorno
una
nuova
;
e
in
capo
a
un
mese
scappereste
da
Parigi
mandandole
il
famoso
saluto
del
Montesquieu
a
Genova
;
Adieu
....
séjour
détestable
;
Il
n
'
y
a
pas
de
plaisir
comparable
A
celui
de
te
quitter
.
È
davvero
un
rivolgimento
d
'
idee
stranissimo
;
ma
segue
,
credo
,
a
quasi
tutti
.
Una
bella
mattina
comincia
per
rivoltarvi
uno
scipitissimo
calembourg
,
cento
volte
rifatto
,
del
giornale
che
leggete
tutti
i
giorni
.
La
mattina
dopo
vi
urta
i
nervi
il
sorriso
rassegato
della
padrona
del
vostro
Hôtel
che
somiglia
a
tutti
i
sorrisi
che
vi
si
fanno
a
Parigi
da
per
tutto
dove
andate
a
portar
dei
denari
;
o
per
la
strada
,
osservate
che
è
intollerabilmente
brutta
l
'
uniforme
dei
gendarmi
.
Poi
via
via
,
pigliate
in
tasca
l
'
impiegatessa
cogli
occhiali
e
coi
baffi
che
vi
domanda
il
nome
,
la
patria
e
la
professione
per
vendervi
un
biglietto
pel
Théâtre
français
;
vi
fa
pizzicare
le
mani
la
goffa
albagìa
dei
concierges
,
l
'
impertinenza
di
quei
ridicoli
camerieri
in
gonnella
bianca
,
la
brutalità
dei
fiaccherai
,
e
la
boria
da
grand
'
uomo
di
tout
ce
qui
est
un
peu
fonctionnaire
.
E
quei
dieci
mascalzoni
pagati
,
che
in
tutti
i
teatri
,
tutte
le
sere
,
vogliono
farvi
ammirare
a
suono
d
'
applausi
quel
dato
verso
?
E
quelle
eterne
romanze
,
cantate
da
voci
di
gallina
spennata
viva
,
che
vi
tocca
a
ingoiare
in
tutte
le
case
?
Poi
vi
ristucca
quel
desinare
a
bocconcini
numerati
e
classificati
,
tutta
quella
esposizione
di
prezzi
,
a
centesimi
,
quel
non
so
che
di
gretto
e
di
pedantesco
,
da
collegio
-
convitto
,
mascherato
d
'
un
lusso
di
baracca
da
fiera
;
quell
'
eterno
sacrifizio
d
'
ogni
cosa
all
'
apparenza
,
quell
'
eleganza
leccata
e
pretenziosa
,
quel
puzzo
perpetuo
di
marchand
de
vin
e
di
cosmetici
,
quegli
spicchi
di
case
,
quelle
scalette
a
chiocciola
,
quelle
scatole
di
botteghe
,
quelle
stie
di
teatri
,
quella
réclame
da
saltimbanchi
,
quella
pompa
da
bazar
,
la
fontanella
misera
,
l
'
albero
tisico
,
il
muro
nero
,
l
'
asfalto
fangoso
;
e
appena
fuori
del
centro
,
quei
sobborghi
immensi
e
uniformi
,
quegli
spazii
interminabili
che
non
sono
nè
città
nè
campagna
,
sparsi
di
casoni
solitarii
e
tristi
,
e
quei
giardinetti
da
asilo
infantile
,
e
quei
villaggi
da
palco
scenico
.
Ed
è
questa
la
grande
Parigi
?
Se
un
terremoto
fa
crollare
tutte
le
vetrine
e
una
pioggia
ardente
cancella
tutte
le
dorature
,
che
cosa
ci
resta
?
Dov
'
è
la
ricchezza
di
Genova
,
la
bellezza
di
Firenze
,
la
grazia
di
Venezia
,
la
maestà
di
Roma
?
Vi
piace
davvero
quella
vanagloriosa
parodia
di
S
.
Pietro
che
è
il
Panteon
,
o
quel
tempiaccio
greco
-
romano
della
Borsa
,
o
quell
'
enorme
e
splendida
caserma
di
cavalleria
delle
Tuileries
,
e
la
decorazione
da
Opéra
comique
della
piazza
della
Concordia
,
e
le
facciate
dei
teatrini
rococò
,
e
le
torri
in
forma
di
clarini
giganteschi
,
e
le
cupole
fatte
sul
modello
del
berretto
dei
jokey
?
E
questa
è
la
città
che
«
riassume
»
Atene
,
Roma
,
Tiro
,
Ninive
e
Babilonia
?
Gomorra
e
Sodoma
,
sì
,
davvero
.
E
non
lo
dite
per
la
grandezza
,
della
corruzione
,
ma
per
la
sua
insolenza
.
Ognuno
ha
il
suo
impiccato
all
'
uscio
,
ci
s
'
intende
,
ma
est
modus
in
rebus
.
In
casa
vostra
almeno
,
come
vi
dice
anche
qualche
francese
,
elles
se
conduisent
bien
.
Ma
dove
sì
vede
,
fuorchè
là
,
una
doppia
fila
di
lupanari
aperti
sulla
strada
,
colle
belle
esposte
sul
marciapiede
,
che
alzano
lo
stivaletto
ad
altezze
....
vertiginose
,
e
mille
restaurants
,
dove
si
gettano
i
mots
crus
da
una
parte
all
'
altra
della
sala
,
o
giocan
di
scherma
coi
piedi
,
sotto
la
tavola
,
coll
'
amico
del
cuore
,
a
puntate
pericolose
?
E
che
«
genere
»
!
Andate
alle
Folies
Bergère
:
vi
par
di
sentir
ridere
delle
macchinette
;
sembra
che
abbian
fatto
tutte
un
corso
di
civetteria
dalla
stessa
maestra
;
non
movono
un
pelo
senza
uno
scopo
;
regolano
l
'
arte
della
seduzione
col
termometro
,
per
non
sciuparla
,
e
la
fan
salire
d
'
un
grado
alla
volta
,
e
hanno
una
tariffa
per
grado
.
Il
sangue
,
poi
!
«
Tra
due
guancie
impiastrate
un
mezzo
naso
.
»
La
bellezza
è
tutta
nelle
carrozze
chiuse
o
nei
salotti
inaccessibili
;
alla
luce
del
sole
non
ci
sono
che
le
acciughe
Di
lussuria
anelanti
e
semivive
o
i
donnoni
che
scoppian
nel
busto
,
immobili
dietro
ai
comptoirs
,
come
grosse
gatte
,
con
quei
faccioni
antigeometrici
,
che
non
dicono
il
bellissimo
nulla
.
E
il
sesso
mascolino
,
dunque
!
Quel
formicolìo
di
gommeux
,
mostre
di
uomini
,
con
quei
vestiti
da
modellini
di
sarto
,
da
cui
spunta
la
cocca
del
fazzoletto
e
la
punta
della
borsina
e
il
guantino
e
il
mazzettino
;
environnés
,
come
dice
il
Dumas
,
d
'
une
légére
atmosphère
de
perruquier
;
senza
spalle
,
senza
petto
,
senza
testa
,
senza
sangue
,
che
paiono
fatti
apposta
per
essere
scappellati
con
una
pedata
da
una
ballerina
del
Valentino
!
E
che
ragazzaglia
tutti
quanti
,
giovani
e
vecchi
,
di
tutte
le
classi
!
Trecento
«
cittadini
»
si
affacciano
alle
spallette
d
'
un
ponte
per
veder
lavare
un
cane
;
passa
un
tamburo
,
s
'
affolla
mezzo
mondo
;
e
mille
persone
,
in
una
stazione
di
strada
ferrata
,
fanno
un
fracasso
interminabile
di
battimani
,
d
'
urli
e
di
risa
perchè
è
caduto
il
cappello
a
un
guardatreni
;
e
guardatevi
bene
dal
tossire
,
perchè
possono
mettersi
a
tossire
tutti
e
mille
insieme
per
tre
quarti
d
'
ora
.
E
che
democratici
!
Oh
questo
sì
;
democratici
nel
sangue
,
e
fierissimi
sprezzatori
d
'
ogni
vanità
,
come
monsieur
Poirier
.
Il
vostro
amico
intimo
,
per
desinare
faccia
a
faccia
con
voi
,
in
casa
propria
,
si
mette
il
nastro
all
'
occhiello
;
il
ricco
negoziante
di
telerie
vi
annunzia
col
viso
radiante
,
come
un
trionfo
della
casa
,
che
avrà
a
pranzo
un
sotto
prefetto
dègommé
;
i
sergents
de
ville
si
pigliano
impunemente
,
colla
folla
,
delle
licenze
manesche
di
cui
basterebbe
una
mezza
,
fra
noi
,
a
provocare
un
sottosopra
;
e
il
popolo
sovrano
,
nelle
feste
pubbliche
,
è
fermato
a
tutti
i
varchi
a
furia
di
sentinelle
e
di
barricate
,
scacciato
,
malmenato
con
una
brutalità
,
che
persino
l
'
aristocratico
Figaro
,
il
giornale
che
concilia
con
tanto
garbo
la
descrizione
d
'
una
santa
comunione
e
l
'
aneddoto
della
fille
aux
cheveux
carotte
,
si
sente
in
dovere
di
levare
un
grido
d
'
indignazione
.
E
dove
s
'
è
mai
vista
una
letteratura
più
spasimante
per
il
blasone
;
scrittori
che
si
lascino
venire
così
ingenuamente
l
'
acquolina
sulle
labbra
al
suono
di
un
titolo
gentilizio
,
e
che
mettano
più
stemmi
e
più
boria
aristocratica
nelle
loro
creazioni
?
Quando
ci
libereranno
dai
loro
eterni
visconti
e
dalle
loro
eterne
marchese
questi
ostinati
frustasalotti
?
Non
ce
n
'
hanno
ancora
imbanditi
abbastanza
di
quei
loro
«
protagonisti
»
nobili
,
giovani
,
belli
,
spiritosi
,
coraggiosi
,
spadaccini
,
irresistibili
,
che
hanno
tutti
i
doni
di
Dio
«
même
une
jolie
voix
de
tènor
?
»
E
ghiotti
di
ciondoli
,
Dio
buono
!
Quel
povero
Paul
de
Kock
,
che
a
settantaquattro
anni
scrive
venti
pagine
per
provare
che
non
gl
'
importa
nulla
di
non
aver
ricevuto
la
Legion
d
'
onore
,
e
ha
quasi
voglia
di
piangere
!
E
dov
'
è
un
altro
paese
democratico
,
in
cui
gli
scrittori
coprano
d
'
un
ridicolo
così
sanguinosamente
ingiurioso
intere
classi
della
cittadinanza
,
dove
l
'
epiteto
di
bourgeois
abbia
assunto
,
in
mente
di
coloro
stessi
a
cui
spetta
,
un
significato
più
aristocraticamente
sprezzante
,
e
dove
basti
un
nome
,
solo
perchè
ha
il
suggello
plebeo
,
a
far
scoppiare
dalle
risa
una
platea
?
Ma
cos
'
è
dunque
questo
bizzarro
impasto
di
contraddizioni
,
il
Parigino
?
Chi
lo
sa
?
Afferratelo
;
vi
sguiscia
di
mano
.
Presentategli
il
bandolo
d
'
una
di
quelle
quistioni
in
cui
si
rivela
un
uomo
,
ed
egli
,
astutamente
,
lo
rimette
in
mano
a
voi
con
un
colpo
di
mano
da
prestigiatore
.
Hanno
spirito
:
ce
lo
cantano
in
tutti
i
tuoni
,
ed
è
vero
.
Ma
fino
a
un
certo
segno
.
Hanno
un
ricchissimo
corredo
di
proposizioni
e
di
giri
di
frase
,
arguti
,
svelti
,
elasticissimi
,
con
cui
se
la
cavano
dalle
strette
più
difficili
,
e
tagliano
la
parola
a
uno
spirito
più
profondo
ma
meno
destro
.
Ci
sono
molti
Parigini
,
certo
,
che
sono
spiritosissimi
;
ma
questi
lavorano
per
tutti
.
La
superiorità
loro
è
che
il
grosso
della
popolazione
è
un
eccellente
conduttore
di
questa
specie
d
'
elettricità
dell
'
ingegno
,
per
cui
il
motto
arguto
detto
da
uno
la
mattina
,
girando
con
rapidità
meravigliosa
,
diventa
proprietà
di
mille
la
sera
,
e
ciascuno
è
sempre
ricco
di
tutta
la
ricchezza
circolante
.
Ma
che
il
gamin
di
Parigi
sia
proprio
di
tanto
più
arguto
del
vallione
di
Napoli
e
del
becerino
di
Firenze
?
E
come
ci
studiano
!
Si
preparano
per
i
pranzi
,
vanno
alla
conversazione
col
repertorio
già
scelto
e
ordinato
,
e
conducono
il
discorso
a
zig
zag
,
a
salti
,
a
giravolte
,
a
sgambetti
,
con
un
'
arte
infinita
,
per
metter
fuori
,
in
quel
dato
momento
,
il
gran
tesoro
d
'
una
corbelleria
.
E
questi
spiritosi
di
seconda
mano
si
somiglian
tutti
;
sentito
un
commis
voyageur
,
ne
avete
sentito
mille
.
Ci
son
certi
ingredienti
e
un
certo
meccanismo
per
distillare
quello
spirito
,
che
una
volta
scoperti
,
è
finita
,
come
delle
botte
«
di
riserva
»
degli
schermitori
.
Ma
ci
tengono
!
Fa
pietà
e
dispetto
davvero
,
vedere
il
vecchio
acciaccoso
,
affetto
d
'
incipiente
delirium
tremens
,
che
quando
è
riuscito
,
nella
folla
,
a
infilare
un
giochetto
di
parole
che
fa
sorridere
cinque
grulli
,
rialza
la
fronte
sfolgorante
di
gloria
e
di
gioia
,
e
se
ne
va
beato
per
una
settimana
!
E
poi
questa
mania
universale
di
fair
de
l
'
esprit
che
castra
il
pensiero
,
che
fa
dir
tante
goffaggini
,
e
sacrificare
così
spesso
la
ragione
,
la
dignità
e
l
'
amicizia
a
un
succés
di
cinque
minuti
,
è
come
un
velo
continuamente
sventolato
davanti
al
pensiero
,
che
intorbida
la
vista
delle
anime
.
Potete
mai
sapere
che
cosa
rimpiatti
un
uomo
dietro
quello
scherzo
eterno
?
Ma
ci
son
ben
altri
veli
tra
il
Parigino
e
voi
.
Il
Parigino
«
della
buona
società
»
sembra
un
uomo
,
come
suol
dirsi
,
alla
mano
;
ma
non
lo
è
affatto
.
È
raro
che
proviate
con
lui
il
piacere
d
'
una
conversazione
famigliarissima
e
liberissima
.
Preoccupato
,
com
'
è
sempre
,
dal
pensiero
di
essere
un
oggetto
di
curiosità
e
di
studio
per
lo
straniero
,
sta
in
guardia
,
regola
il
gesto
e
il
sorriso
,
studia
l
'
inflessione
della
voce
,
pensa
continuamente
a
giustificare
l
'
ammirazione
che
presuppone
in
voi
,
e
ha
sempre
un
po
'
della
civetteria
della
donna
e
della
vanità
dell
'
artista
.
Ogni
momento
vi
vien
la
voglia
di
dirgli
:
-
Ma
leviamoci
i
guanti
una
volta
!
-
La
sua
natura
corrisponde
al
suo
modo
di
vestire
,
che
,
anche
quando
è
modesto
,
ha
qualche
piccolissima
cosa
che
tradisce
la
ricercatezza
effeminata
del
bellimbusto
.
Egli
è
gentile
senza
dubbio
,
ma
d
'
una
gentilezza
che
vi
tiene
in
là
,
come
la
mano
leggiera
d
'
una
ragazza
che
non
vuol
essere
toccata
.
Vada
per
lo
Spagnuolo
,
il
quale
fa
sentire
la
sua
superiorità
con
una
vanteria
colossale
,
sballata
tanto
dall
'
alto
,
che
vi
passa
al
di
sopra
della
testa
.
Ma
il
Parigino
vi
umilia
delicatamente
,
a
colpi
di
spilla
,
con
quel
perpetuo
sorriso
aguzzo
di
chi
assaggia
una
salsa
piccante
,
facendovi
delle
interrogazioni
sbadate
,
colorite
d
'
una
curiosità
benevola
delle
cose
vostre
.
Oh
poveri
Italiani
,
com
'
è
conciato
,
a
Parigi
,
il
vostro
povero
amor
proprio
!
Se
non
nominate
proprio
Dante
,
Michelangelo
e
Raffaello
,
per
tutto
il
rimanente
non
ne
caverete
altro
che
un
:
-
Qu
'
est
ce
que
c
'
est
que
ça
?
Il
deputato
papista
vi
domanda
se
Civitavecchia
è
rimasta
al
Papa
.
Il
buon
padre
di
famiglia
vede
i
briganti
col
fucile
a
tracolla
che
fumano
tranquillamente
un
Avana
davanti
al
Caffè
d
'
Europa
a
Napoli
.
Il
gentiluomo
è
stato
in
Italia
,
senza
dubbio
;
ma
per
poter
causer
Italie
colla
bella
signora
,
nel
vano
della
finestra
,
dopo
desinare
;
o
per
appendere
il
ciondolo
Italia
,
alla
catenella
delle
sue
cognizioni
,
e
farlo
saltellar
nella
mano
nei
momenti
d
'
ozio
,
con
quelle
solite
formule
,
che
ogni
Francese
possiede
,
sul
paesaggio
,
sul
quadro
e
sull
'
albergo
.
Il
famoso
De
Forcade
diceva
del
Manzoni
,
a
tavola
:
-
Il
a
du
talent
.
-
Quasi
vi
domanderebbero
:
-
Ma
che
proprio
si
può
nascere
in
Italia
?
-
Quest
'
idea
d
'
esser
nato
a
Parigi
,
d
'
aver
avuto
questo
segno
di
predilezione
da
Dio
,
sta
in
cima
a
tutti
i
pensieri
del
Parigino
,
come
una
stella
,
che
irradia
tutta
la
sua
vita
d
'
una
consolazione
celeste
.
La
benevolenza
ch
'
egli
dimostra
a
tutti
gli
stranieri
,
è
ispirata
in
gran
parte
da
un
sentimento
di
commiserazione
,
e
i
suoi
odii
contro
di
essi
non
sono
profondi
,
appunto
perchè
considera
i
suoi
nemici
abbastanza
puniti
dalla
sorte
,
che
non
li
fece
nascere
dove
egli
è
nato
.
Perciò
adora
tutte
le
fanciullaggini
e
tutti
i
vizii
della
sua
città
,
e
ne
va
superbo
,
solo
perchè
sono
fanciullaggini
e
vizii
di
Parigi
,
che
per
lui
sta
sopra
alla
critica
umana
.
E
si
può
dare
una
città
capitale
che
sputi
più
audacemente
in
faccia
al
popolo
della
provincia
,
rappresentato
dai
suoi
scrittori
come
un
ammasso
di
cretini
?
e
scrittori
che
incensino
la
loro
città
con
una
impudenza
più
oltraggiosa
,
non
solo
per
ogni
altro
amor
proprio
nazionale
,
ma
per
la
dignità
umana
?
E
vi
dicono
in
faccia
,
dal
palco
scenico
,
che
i
fumi
dei
suoi
camini
sono
le
idee
dell
'
universo
!
Tutti
sono
prostrati
col
ventre
a
terra
davanti
a
questa
enorme
cortigiana
,
madre
e
nutrice
di
tutte
le
vanità
;
della
vanità
smaniosa
di
piacerle
,
prima
fra
tutte
,
di
ottenere
da
lei
,
a
qualunque
costo
,
almeno
uno
sguardo
;
di
quella
vanità
vigliacca
che
spinge
uno
scrittore
a
dichiararsi
,
nella
prefazione
d
'
un
romanzo
infame
,
capace
di
tutte
le
turpitudini
e
di
tutti
i
delitti
di
Eliogabalo
e
di
Nerone
.
Pigliate
dunque
sul
serio
le
loro
prefazioni
piene
di
smorfie
,
di
puerilità
,
di
spacconate
,
di
imposture
.
La
vanità
li
appesta
tutti
.
Non
c
'
è
in
tutta
la
letteratura
contemporanea
uno
di
quei
caratteri
grandi
,
modesti
,
benevoli
,
logici
,
che
uniscono
allo
splendore
della
mente
la
dignità
della
vita
;
una
di
quelle
figure
alte
e
candide
,
davanti
a
cui
si
scopre
la
fronte
senza
esitazione
e
senza
reticenze
,
e
il
cui
nome
è
un
titolo
di
nobiltà
e
un
conforto
per
il
genere
umano
.
Tutto
è
dominato
e
guasto
dalla
mania
della
pose
:
pose
nella
letteratura
,
pose
nella
religione
,
pose
nell
'
amore
,
pose
anche
nei
più
grandi
dolori
.
Una
sensualità
immensa
e
morbosa
costituisce
il
fondo
di
tutta
quella
vita
,
e
si
rivela
nelle
lettere
,
nella
musica
,
nell
'
architettura
,
nelle
mode
,
nel
suono
delle
voci
,
negli
sguardi
,
persino
nelle
andature
.
Godere
!
Tutto
il
resto
non
è
che
un
mezzo
per
arrivarci
.
Da
un
capo
all
'
altro
di
quegli
splendidi
boulevards
suona
una
enorme
risata
di
scherno
per
tutti
gli
scrupoli
e
per
tutti
i
pudori
dell
'
anima
umana
.
E
viene
un
giorno
,
infine
,
in
cui
quella
vita
v
'
indigna
;
un
giorno
in
cui
vi
sentite
rabbiosamente
stanchi
di
quell
'
immenso
teatro
,
impregnato
d
'
odor
di
gaz
e
di
pasciulì
,
dove
ogni
spettacolo
finisce
in
una
canzonetta
;
un
giorno
in
cui
siete
stufi
di
bisticci
,
di
blague
,
d
'
intingoli
,
di
tinture
,
di
réclame
,
di
voci
fesse
,
di
sorrisi
falsi
,
di
piaceri
comprati
;
e
allora
l
'
odiate
,
quella
città
svergognata
,
e
vi
pare
che
per
purificarvi
da
tre
mesi
di
quella
vita
,
dovreste
vivere
un
anno
sulla
sommità
d
'
una
montagna
,
e
provate
una
smania
irresistibile
di
correre
ai
campi
aperti
e
all
'
aria
pura
,
di
sentir
l
'
odore
della
terra
,
di
rinverginarvi
l
'
anima
e
il
sangue
nella
solitudine
,
faccia
a
faccia
colla
natura
.
La
sfuriata
è
fatta
:
sta
bene
.
Facciamoci
in
là
perchè
passi
,
come
dicono
gli
Spagnuoli
.
A
Parigi
si
può
dire
quello
che
si
vuole
:
essa
non
ci
bada
più
di
quello
che
gli
elefanti
dei
suoi
giardini
zoologici
badino
ai
fanciulli
che
portano
sul
dorso
nei
giorni
di
festa
.
E
poi
non
son
queste
le
ultime
impressioni
di
Parigi
.
Al
periodo
in
cui
si
vede
roseo
e
a
quello
in
cui
si
vede
nero
ne
succede
un
terzo
che
è
un
ritorno
verso
il
primo
;
il
periodo
in
cui
si
comincia
a
vivere
pacatamente
in
un
cerchio
d
'
amicizie
scelte
e
provate
.
E
convien
dirlo
:
l
'
amico
trovato
là
,
il
buono
e
schietto
Francese
,
vale
veramente
per
due
.
In
nessun
altro
Europeo
trovate
un
'
armonia
più
amabile
della
mente
,
del
cuore
e
delle
maniere
.
Fra
l
'
amicizia
più
espansiva
che
profonda
degli
europei
meridionali
o
quella
profonda
,
ma
chiusa
,
dei
nordici
,
preferite
la
sua
,
calda
e
forte
ad
un
tempo
,
e
piena
di
giocondità
e
di
delicatezze
.
Com
'
è
bello
,
quando
s
'
è
stanchi
del
tumulto
della
grande
città
,
la
sera
,
andare
sull
'
altra
riva
della
Senna
,
in
una
strada
silenziosa
,
a
ritrovare
la
piccola
famiglia
tranquilla
,
che
vive
come
in
una
isoletta
in
mezzo
a
quel
mare
turbolento
!
Che
care
accoglienze
vi
ricevete
,
che
schietta
giovialità
trovate
a
quella
mensa
signorilmente
modesta
,
e
come
vi
riposa
il
vostro
spirito
!
Parigi
stessa
vi
offre
mille
scampi
ai
suoi
pericoli
e
mille
rimedi
alle
sue
febbri
.
Dopo
le
notti
ardenti
vi
slanciate
con
un
piacere
inesprimibile
a
traverso
ai
suoi
bellissimi
boschi
,
per
i
sobborghi
ridenti
della
Senna
,
dove
trovate
l
'
allegria
delle
feste
campagnole
,
e
nei
suoi
vasti
giardini
,
in
mezzo
a
un
formicolìo
immenso
di
fanciulli
;
o
per
una
di
quelle
sue
avenues
enormi
e
solitarie
,
in
cui
il
cuore
e
il
pensiero
s
'
allargano
,
e
l
'
immagine
trista
della
Babilonia
dei
boulevards
vi
appare
infinitamente
lontana
.
E
per
tutto
trovate
un
popolo
che
più
si
studia
,
più
rivela
dei
difetti
;
ma
in
cui
ogni
difetto
ha
per
riscontro
una
qualità
ammirabile
.
È
un
popolo
frivolo
,
ma
in
cui
una
parola
nobile
e
risoluta
trova
sempre
un
eco
.
C
'
è
sempre
una
via
aperta
e
sicura
per
arrivare
al
suo
cuore
.
Non
c
'
è
alto
sentimento
o
bella
idea
che
non
trovi
presa
istantaneamente
nell
'
anima
sua
.
La
sua
intelligenza
agilissima
rende
mirabilmente
facili
e
piacevoli
tutte
le
comunicazioni
del
pensiero
.
La
parola
sfuggevole
,
la
sfumatura
,
la
mezza
intenzione
,
il
sottinteso
,
l
'
accento
,
il
cenno
;
tutto
coglie
a
volo
.
Mille
persone
riunite
hanno
un
'
anima
sola
per
comprendere
e
per
sentire
.
È
impossibile
non
sentirsi
presi
da
simpatia
per
quelle
sue
feste
,
per
quelle
tumultuose
baraonde
,
in
cui
l
'
allegrezza
eguaglia
tutte
le
età
e
tutte
le
condizioni
,
e
una
folla
innumerevole
non
è
più
che
una
sola
immensa
radunata
di
amici
spensierati
e
felici
.
Il
più
cocciuto
nemico
bisogna
che
rompa
in
uno
scoppio
d
'
ilarità
e
che
spalanchi
il
cuore
alla
benevolenza
.
Perchè
sotto
quella
fanciullaggine
del
Parigino
,
in
fondo
,
c
'
è
necessariamente
della
bontà
,
come
sotto
una
bella
spuma
un
buon
vino
.
Egli
è
naturalmente
franco
,
anche
se
i
suoi
modi
non
lo
paiono
;
non
diffidente
;
più
facile
a
essere
ingannato
che
a
ingannare
;
inclinato
a
perdonare
le
offese
,
conciliante
,
sdegnoso
dei
rancori
meschini
e
di
tutte
le
piccole
grettezze
della
vita
.
È
costantemente
,
per
sua
natura
,
nello
stato
d
'
animo
in
cui
si
trovano
tutti
dopo
un
banchetto
festoso
,
in
cui
il
vino
sia
colato
a
profusione
:
disposto
e
pronto
in
egual
modo
a
commettere
un
grosso
sproposito
e
una
grande
azione
,
ad
abbracciare
un
nemico
accanito
e
a
provocare
il
vicino
per
una
parola
,
a
fare
una
enorme
buffonata
ritto
sulla
tavola
e
a
impietosirsi
per
il
piccolo
mendicante
che
domanda
un
pezzo
di
pane
alla
porta
.
Uscito
fuori
dal
piccolo
cerchio
della
sua
vita
ordinaria
,
lo
spettacolo
della
vita
immensa
di
Parigi
esalta
tutte
le
sue
facoltà
e
tutti
i
suoi
sentimenti
buoni
e
cattivi
.
Un
effetto
simile
lo
proviamo
noi
pure
.
L
'
ingrandimento
delle
proporzioni
di
tutte
le
cose
ci
dà
a
poco
a
poco
un
altro
concetto
delle
cose
stesse
.
La
corruzione
medesima
,
enorme
e
splendida
,
finisce
per
sedurci
come
un
vasto
e
svariatissimo
campo
di
studio
,
più
di
quello
che
ci
respinga
per
la
sua
laidezza
;
e
ci
abituiamo
a
considerarla
quasi
come
una
forma
utile
della
vita
,
come
una
grande
e
terribile
scuola
,
che
chiude
un
tesoro
infinito
d
'
esperienze
e
d
'
idee
,
e
fa
scattare
la
molla
di
mille
ingegni
potenti
.
Nelle
sale
del
Bullier
,
in
mezzo
al
turbinio
di
trecento
ragazze
,
che
ballano
tutte
insieme
cantando
a
una
voce
Perruque
blonde
,
invece
d
'
un
grido
contro
la
corruzione
,
ci
esce
dal
cuore
un
inno
ardente
alla
gioventù
e
alla
vita
.
Stomacati
dei
paesi
dove
non
c
'
è
d
'
originale
nemmeno
il
vizio
e
il
suo
linguaggio
,
là
troviamo
almeno
la
assenza
della
forma
più
schifosa
e
più
vile
della
corruzione
,
che
è
la
manìa
di
fingerla
per
vanagloria
,
mentre
non
s
'
ha
nè
la
forza
nè
il
modo
di
goderla
nella
sua
tremenda
pienezza
.
E
a
poco
a
poco
ci
persuadiamo
che
molte
che
credevamo
malattie
colpevoli
,
non
sono
là
che
efflorescenze
d
'
un
sangue
troppo
ricco
;
mentre
non
sono
che
mancanza
di
vitalità
certe
virtù
negative
di
cui
menano
vanto
in
faccia
a
Parigi
altri
popoli
;
ai
quali
si
potrebbe
dire
come
la
Messalina
del
Cossa
a
Silio
:
-
Siete
tanto
corrotti
che
non
sopportate
la
grandezza
del
vizio
.
-
E
così
in
tutti
i
campi
della
vita
,
trovate
là
con
un
sentimento
misto
di
rammarico
per
voi
e
di
ammirazione
per
Parigi
,
l
'
originale
di
mille
cose
di
cui
in
casa
vostra
non
avevate
visto
che
il
fac
simile
,
ridotto
a
forma
tascabile
per
la
gente
minuta
.
E
vi
sentite
disposti
a
perdonar
molto
all
'
orgoglio
,
quando
osservate
da
vicino
le
cose
,
e
potete
mettervi
nei
panni
d
'
un
popolo
che
si
vede
scimmiottato
dall
'
universo
;
che
vede
raccolte
e
portate
in
giro
le
briciole
della
sua
mensa
,
glorificate
opere
fatte
coi
ritagli
delle
sue
;
innalzati
dei
busti
,
in
certi
tempi
e
in
certi
luoghi
,
a
gente
che
non
ha
altro
merito
che
di
essere
abbonata
alla
Revue
des
deux
Mondes
;
rubacchiata
la
sua
lingua
e
rivomitata
cruda
in
molte
lingue
straniere
;
messo
a
sacco
il
suo
romanzo
e
il
suo
teatro
;
tesoreggiati
tutti
i
pettegolezzi
della
sua
storia
e
della
sua
cronaca
;
conosciuta
la
sua
città
come
la
palma
della
mano
;
Tortoni
più
famoso
di
molti
monumenti
immortali
;
la
Maison
dorée
in
cima
ai
sogni
dei
dissipati
di
tutta
la
terra
;
contraffatti
i
suoi
modi
,
ripetute
le
sue
risate
,
ricalcati
i
suoi
scherzi
,
adorati
i
suoi
capricci
;
e
si
capisce
anche
come
si
stizzisca
quando
qualcuno
dei
suoi
più
pedanti
scolari
gli
tira
il
calcio
dell
'
asino
.
Come
stupirsi
che
non
si
occupi
che
di
sè
un
paese
così
sfegatatamente
adulato
,
a
fatti
se
non
a
parole
?
E
non
riesce
tutto
a
danno
suo
od
altrui
questo
difetto
poichè
deriva
dal
conoscere
profondamente
le
cose
proprie
,
dall
'
amarle
anche
d
'
un
amore
eccessivo
,
e
dal
credere
che
il
mondo
intero
ne
faccia
la
medesima
stima
,
quel
che
di
caldo
,
di
colorito
,
di
originale
,
di
vitale
,
che
mette
in
tutte
le
manifestazioni
di
sè
stesso
.
Ha
un
minor
campo
da
percorrere
,
come
diceva
di
sè
lo
Schiller
al
Goethe
;
ma
lo
percorre
perciò
in
minor
tempo
in
tutte
le
sue
parti
.
Quindi
un
inseguirsi
e
un
congiungersi
continuo
d
'
idee
e
di
sforzi
diretti
al
medesimo
segno
,
una
frequenza
grande
di
attriti
da
cui
esce
luce
e
calore
;
ogni
palmo
di
spazio
disputato
da
mille
contendenti
;
invece
del
cammino
la
corsa
,
invece
della
controversia
la
mischia
;
e
in
questa
mischia
perpetua
,
buttato
via
tutto
il
bagaglio
superfluo
,
tutto
fatto
arma
di
offesa
e
di
difesa
,
sfrondato
il
pensiero
,
stretto
il
linguaggio
,
precipitata
l
'
azione
;
arte
e
vita
ugualmente
ardite
e
rapide
,
e
tutto
incoraggiato
dalla
gran
voce
festiva
della
grande
città
,
che
parla
ad
acutissime
note
cristalline
,
intese
da
tutta
la
terra
.
E
più
ci
s
'
addentra
nello
studio
di
quella
vita
,
più
si
rimane
meravigliati
vedendo
l
'
immenso
lavoro
che
si
fa
sotto
quell
'
apparenza
di
dissipazione
universale
;
quanti
lavoratori
sudano
nella
solitudine
;
quanti
si
preparano
alla
lotta
pubblica
,
nell
'
oscurità
,
con
incredibili
fatiche
;
come
ogni
maniera
d
'
ingegno
,
non
solo
,
ma
qualsiasi
parzialissima
facoltà
appena
più
che
mediocre
,
trovi
là
il
modo
d
'
esercitarsi
con
vantaggio
proprio
e
comune
;
come
a
ogni
ingegno
si
formi
subito
intorno
spontaneamente
un
cerchio
d
'
intelligenze
colte
ed
amiche
che
lo
aiutano
a
estrinsecarsi
e
a
salire
;
come
ogni
menoma
promessa
di
riuscita
nel
campo
dell
'
intelligenza
,
desti
intorno
a
sè
,
in
tutte
le
classi
della
cittadinanza
,
un
sentimento
gentile
di
curiosità
e
di
rispetto
,
e
strappi
a
tutti
quel
tributo
anticipato
di
gloria
,
che
concorre
mirabilmente
a
farla
diventare
realtà
;
che
impulso
strapotente
sia
alle
forze
umane
la
certezza
dell
'
improvviso
e
largo
cambiamento
di
fortuna
che
produce
là
il
vero
«
successo
»
;
come
sia
grande
e
inebbriante
in
quella
città
il
trionfo
dell
'
ingegno
,
che
appena
salutato
da
lei
,
riceve
saluti
di
ammiratori
ignoti
e
offerte
e
consigli
da
ogni
parte
del
mondo
;
come
all
'
uomo
caduto
sopra
una
via
,
rimangano
aperte
cento
altre
vie
,
solo
che
si
rassegni
ad
abbassare
d
'
un
piccolissimo
grado
le
sue
pretensioni
alla
gloria
;
come
la
natura
obbliosa
della
grande
città
,
che
non
lasciando
addormentar
nessuno
sopra
un
solo
trionfo
,
obbliga
tutti
a
ripresentarsi
continuamente
alla
gara
,
produca
quelle
vite
meravigliosamente
operose
,
quelle
vecchiaie
ostinatamente
battagliere
,
il
cui
esempio
mette
il
furore
del
lavoro
nelle
generazioni
seguenti
;
e
infine
che
enorme
quantità
si
ritrovi
là
di
lavoro
non
finito
,
di
prove
,
di
abbozzi
,
di
materiale
sciupato
dagli
uni
,
ma
non
inutile
per
chi
verrà
,
e
di
creazioni
pregevoli
,
in
tutti
i
campi
,
ma
condannate
a
morire
dove
sorgono
,
perchè
schiacciate
dall
'
abbondanza
del
meglio
.
Quando
s
'
è
osservato
tutto
ciò
,
il
soggiorno
di
Parigi
riesce
caro
ed
utile
solo
per
veder
lavorare
quella
macchina
immensa
,
per
vedere
come
essa
leviga
,
perfeziona
,
trasforma
,
spreme
,
stritola
l
'
inesauribile
materiale
d
'
ingegno
,
di
ricchezza
,
di
gioventù
,
d
'
ambizione
,
di
coraggio
,
che
la
Francia
e
il
mondo
gettano
continuamente
fra
le
sue
ruote
formidabili
,
e
come
versa
dalla
parte
opposta
grandi
nomi
,
celebrità
sventrate
,
capolavori
,
parole
immortali
,
ossa
rotte
,
armi
,
gemme
e
trastulli
,
che
la
Francia
e
il
mondo
s
'
affannano
a
raccogliere
e
a
commentare
.
Fate
dunque
i
censori
addosso
a
questo
colosso
!
Strillate
contro
i
suoi
operai
perchè
bevono
l
'
assenzio
e
cantano
in
falsetto
e
hanno
la
donnina
che
li
aspetta
alla
porta
.
Che
pedanteria
!
Ma
non
è
neppur
questa
l
'
ultima
impressione
che
si
riceve
da
Parigi
.
Standovi
lungo
tempo
,
si
passa
ancora
per
la
trafila
di
altri
entusiasmi
e
di
altri
disinganni
.
Molte
sere
ritornerete
a
casa
,
fra
quelle
file
interminabili
di
lumi
,
malinconici
,
uggiti
a
morte
di
tutto
,
con
un
rabbioso
amor
di
patria
nel
cuore
.
Poi
vi
riconcilierete
colla
città
in
una
bella
giornata
d
'
autunno
,
assistendo
a
una
di
quelle
sue
espansioni
clamorose
di
gioia
che
rasserenano
le
anime
più
fosche
.
Un
'
altra
volta
una
piccola
umiliazione
,
uno
stupido
gioco
di
parole
ripetuto
da
un
milione
di
bocche
,
uno
spettacolo
d
'
un
'
oscenità
stomachevole
,
un
cielo
chiuso
e
plumbeo
che
fa
mutar
aspetto
a
ogni
cosa
,
vi
risolleveranno
dentro
tutte
le
antipatie
e
tutte
le
stizze
con
una
tale
violenza
,
che
vorreste
veder
sparire
quella
città
come
un
accampamento
portato
via
da
un
uragano
.
Ma
vi
vergognerete
improvvisamente
di
quell
'
odio
un
altro
giorno
,
pensando
all
'
enormità
del
vuoto
che
vi
rimarrebbe
nella
mente
se
ne
uscisse
a
un
tratto
tutto
ciò
che
quella
città
vi
ci
ha
messo
dalla
vostra
infanzia
fino
a
quel
giorno
.
Fino
all
'
ultimo
momento
Parigi
vi
farà
mille
dispetti
e
mille
carezze
,
come
una
bella
donna
nervosa
,
e
voi
proverete
tutti
gli
alti
e
bassi
d
'
una
passione
:
oggi
a
'
suoi
piedi
,
umili
;
domani
presi
dal
furore
di
morderla
e
di
insultarla
,
e
poi
daccapo
a
chiederle
perdono
,
affascinati
.
Ma
sentirete
ogni
giorno
più
stringersi
il
legame
che
v
'
unisce
a
lei
.
E
si
sente
più
che
mai
quando
si
parte
,
la
sera
che
si
passa
per
l
'
ultima
volta
,
rapidamente
,
in
mezzo
a
quell
'
immenso
splendore
dei
boulevards
,
a
cui
succede
tutt
'
a
un
tratto
la
mezza
oscurità
lugubre
d
'
una
stazione
enorme
e
nuda
.
Allora
,
per
quanto
si
desideri
di
riveder
la
patria
,
si
è
presi
da
una
grande
tristezza
all
'
idea
di
ritornare
in
quel
piccolo
dormitorio
di
città
da
cui
si
è
partiti
,
e
si
porge
l
'
orecchio
per
l
'
ultima
volta
al
tumulto
lontano
di
Parigi
con
uno
struggimento
inesprimibile
di
desiderio
e
d
'
invidia
.
E
dal
fondo
del
vagone
,
al
buio
,
rivedete
la
città
,
come
l
'
avete
vista
una
bella
mattina
di
luglio
da
una
torre
di
Nôtre
Dame
;
attraversata
dall
'
enorme
arco
azzurro
della
Senna
,
coi
suoi
lontani
orizzonti
violacei
,
immensa
e
fumante
,
nel
punto
in
cui
dalla
piazza
sottoposta
i
tamburi
d
'
un
reggimento
vi
mandavano
su
un
eco
della
battaglia
di
Magenta
.
Oh
!
bella
e
tremenda
peccatrice
-
esclamate
allora
-
io
t
'
assolvo
,
e
a
rischio
della
dannazione
dell
'
anima
,
t
'
amo
!
FINE